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Timestamp: 2020-02-22 22:20:13+00:00
Document Index: 30658812

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 87', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 87', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 1227', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 26', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 116', 'art. 186', 'art. 2732', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 59', 'sentenza ', 'sentenza ']

LAZIO - Gazzetta Amministrativa
Corso sul Procedimento Amministrativo, Processo Amministrativo ed Innovazione Tecnologica
ALBO PRETORIO REGIONE LAZIO
CONTENZIOSO ON LINE REGIONE LAZIO
CONTENZIOSO ON LINE COMUNI DEL LAZIO
martedì 15 aprile 2014 22:24
Roma Capiltale: Non serve il titolo edilizio abilitativo per la struttura senza ancoraggio al pavimento del terrazzo con binario in scorrimento a telo in PVC
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 11.4.2014
Il Consiglio di Stato ha accolto il motivo di error in iudicando costituito dall’erronea valutazione delle caratteristiche di fatto connotanti l’opera in oggetto, atteso il mancato ancoraggio – invece erroneamente supposto dal T.a.r. – dei pali di sostegno della struttura in esame al pavimento del terrazzo pertinenziale dell’appartamento dell’appellante (infatti, nel verbale di sopralluogo della Polizia municipale, posto a base degli impugnati provvedimenti, si discorre di pali «poggiati sul pavimento», e non già di pali ancorativi in modo fisso; v., altresì, la documentazione fotografica, in atti), con conseguente facile amovibilità della struttura medesima. La struttura in esame costituita da due pali dello spessore di 8,50 cm x 11,50 cm poggiati sul pavimento del terrazzo a livello e da quattro traverse con binario di scorrimento a telo in PVC della superficie di 15 mq e dell’altezza variabile da 2,80 m a 2,10 m, ancorata al sovrastante balcone e munita di una copertura rigida di 0,80 (in aggetto) x 5,00 m a riparo del telo retraibile (v. il citato verbale e la documentazione fotografica) –, non configura né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa, in ragione della sua inidoneità a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni interessati, della sua facile e completa rimuovibilità, dell’assenza di tamponature verticale e della facile rimuovibilità della copertura orizzontale (addirittura retraibile a mezzo di motore elettrico). La stessa deve, invece, qualificarsi alla stregua di arredo esterno, di riparo e protezione, funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’appartamento cui accede, in quanto tale riconducibile agli interventi manutentivi non subordinati ad alcun titolo abilitativo ai sensi dell’art. 6, comma 1, d.P.R. n. 380 del 2001. Ne consegue la fondatezza del motivo d’appello, di erronea reiezione della censura di violazione degli artt. 3, 6, 10 e 33 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e 14 e 16 l. reg. - Lazio 11 agosto 2008, n. 15, avendo gli impugnati provvedimenti erroneamente qualificato l’opera in oggetto come intervento di «ristrutturazione edilizia e/o cambio di destinazione d’uso da una categoria all’altra», anziché come semplice intervento di natura manutentiva rientrante nell’attività edilizia c.d. libera.
Il Consiglio di Stato ha accolto il motivo di error in iudicando costituito dall’erronea valutazione delle caratteristiche di fatto connotanti l’opera in oggetto, atteso il mancato ancoraggio – invece erroneamente supposto dal T.a.r. – dei pali di sostegno della struttura in esame al pavimento del ... Continua a leggere
domenica 6 aprile 2014 21:07
Comune di Cerveteri: I Comuni non possono aggravare il procedimento finalizzato al rilascio dei titoli abilitativi contemplati dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche
Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato evidenzia come i, Regolamento comunale abbia imposto agli operatori e, in particolare, ad H3G s.p.a. un ingiustificato aggravio procedimentale, richiedendo la “conferma” dei titoli autorizzatori già rilasciati, addirittura a pena di decadenza dei titoli stessi, con una previsione che è contraria alla ratio di semplificazione e di speditezza, che informa l’intera disciplina dettata dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche in questa materia; aggravio che appare tanto più irragionevole e penalizzante, nel caso di specie, quanto più si consideri che H3G s.p.a., già dotata di regolare autorizzazione, aveva richiesto solo l’ammodernamento tecnologico del proprio impianto ai sensi dell’art. 87-bis del d. lgs. n. 259/2003. Esula invero dai poteri riconosciuti dall’art. 8, comma 6, della l. n. 36/2001 ai Comuni la potestà di aggravare, senza che ve ne siano le specifiche ragioni da tale legge previste, il procedimento finalizzato al rilascio dei titoli abilitativi contemplati dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, onerando gli operatori, come nel caso di specie, di nuove e/o periodiche procedure di “conferma” di titoli già validi ed efficaci, ai sensi della normativa nazionale, sotto comminatoria di decadenza, dato che tale potestà non si può mai tradurre nel potere di sospendere la efficacia e validità dei titoli abilitativi formati e di incidere, come appunto accade nel caso di specie, sul procedimento di formazione della d.i.a. presentata per l’ammodernamento tecnologico dell’impianto, così introducendo un’inammissibile misura di carattere generale, sostanzialmente cautelativa rispetto alle emissioni derivanti dagli impianti di telefonia mobile (v., ex plurimis, Cons. St., sez. VI, 15.6.2011, n. 3646). Vero è che la Sezione non ha mancato di ribadire, nella sua costante giurisprudenza e ancor di recente, che il favor assicurato, soprattutto dagli artt. 86 ss. del d. lgs. 259/2003, alla diffusione delle infrastrutture a rete della comunicazione elettronica, se comporta una forte compressione dei poteri urbanistici conformativi ordinariamente spettanti ai Comuni, non arriva a derogare alle discipline poste a tutela degli interessi differenziati (in quanto espressione di principi fondamentali della Costituzione), come quello naturalistico-ambientale. Ma questa stessa Sezione ha anche chiaramente precisato, nel solco della giurisprudenza costituzionale (cfr, tra le altre, Corte cost. n. 331/2003, n. 307/2003 e n. 336/2005 ), che la potestà assegnata ai Comuni dall’art. 8, comma 6, della legge quadro n. 36/2001 (che prevede la possibilità che i Comuni adottino un regolamento c.d. di minimizzazione finalizzato a garantire "il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e a minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici") deve tradursi nell’introduzione, sotto il profilo urbanistico, di regole a tutela di zone e beni di particolare pregio ambientale, paesaggistico o storico-artistico (ovvero, per ciò che riguarda la minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, nell’individuazione di siti che per destinazione d’uso e qualità degli utenti possano essere considerati sensibili alle immissioni radioelettriche), senza trasformarsi in limitazioni alla localizzazione degli impianti di telefonia mobile per intere ed estese porzioni del territorio comunale, in assenza di una plausibile ragione giustificativa (cfr., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 4.4.2013, n. 1873). 15.5. E tanto è accaduto nel caso di specie, dove il Comune, in mancanza di tale plausibile ragione giustificativa, è giunto ad introdurre una indiscriminata ed indebita limitazione alla localizzazione degli impianti, richiedendo una inutile e non consentita conferma della validità dell’autorizzazione già legittimamente posseduta dagli operatori per l’installazione delle apparecchiature tecnologiche e prevedendo persino che l’autorizzazione si intenda decaduta e l’impianto debba considerarsi abusivo nell’ipotesi di omissione dell’apposita comunicazione introdotta dalla norma regolamentare comunale, con conseguente illegittima paralisi dell’attività regolarmente esercitata ed autorizzata. 15.6. Premesso che in merito all'interpretazione della disposizione dell’art. 8 cit. si è ormai consolidato in giurisprudenza un condiviso orientamento secondo il quale le previsioni dei regolamenti c.d. di minimizzazione possono ritenersi legittime solo qualora indirizzate al perseguimento delle finalità indicate dalla norma e non anche quando tendano a scopi differenti, palese risulta l’illegittimità dell’art. 11, lett. b), del Regolamento comunale, laddove ha introdotto, a pena di decadenza, una simile ingiustificata limitazione alla localizzazione degli impianti. Né certo a giustificare tale previsione valgono le inconferenti considerazioni sul punto svolte dal T.A.R. in ordine alla delocalizzazione degli impianti, ben evidente essendo l’error in iudicando nel quale è incorso il primo giudice laddove non si è avveduto che l’impianto di H3G s.p.a. non rientra in alcuna delle ipotesi contemplate dell’art. 11, lett. h), del Regolamento e che, comunque, la sua installazione non si pone in conflitto con alcuno dei requisiti localizzativi indicati dall’art. 8, lett. a), del medesimo Regolamento. Non sussistevano, nel caso di specie, e non sussistono quelle esigenze di tutela della salute collettiva e quelle necessità di ordine urbanistico, connesse all’attuazione del piano di rete, che invece il T.A.R. ha ritenuto prevalenti e addirittura tali da motivare un ingiustificato, inutile e soverchio aggravio procedimentale in danno degli operatori. Ciò in contrasto con un orientamento giurisprudenziale ormai del tutto consolidato, secondo cui non spetta ai Comuni disciplinare, nei loro regolamenti, l'installazione di impianti di telefonia mobile con limitazioni o divieti generalizzati e tali da non consentire una diffusa localizzazione sul territorio del servizio pubblico relativo, quando tale potere sia rivolto ad aspetti collegati con la salute umana, dal momento che siffatte esigenze sono valutate dagli organi statali a ciò deputati.....16.3. Il Collegio non può al riguardo che ribadire, anche in questa sede, il consolidato orientamento di questo Consiglio, secondo cui l’autorizzazione, di cui all’art. 87 del d. lgs. 259/2003, non costituisce atto che presuppone o è presupposto a quello richiesto dal testo unico in materia edilizia, ma assorbe in sé e sintetizza, all’esito del procedimento previsto dallo stesso art. 87, anche la valutazione urbanistico-edilizia che presiede al titolo, facendo salve le sole disposizioni, non rilevanti nel caso all’esame, del D. Lgs. n. 42/2004. Laddove infatti il nuovo procedimento fosse destinato non a sostituire, ma ad abbinarsi a quello edilizio ordinario, verrebbero di fatto vanificati i principii ispiratori del Codice delle Comunicazioni Elettroniche e, in particolare, quelli della previsione di procedure tempestive, non discriminatorie e trasparenti per la concessione del diritto di installazione e della riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti nonché della regolazione uniforme dei medesimi (v., ex plurimis, Cons. St., sez. VI, 12.1.2011, n. 98). Deve insomma escludersi, in applicazione degli ordinari principi in materia di gerarchia delle fonti, che i regolamenti comunali possano derogare al modulo procedimentale previsto in materia dalla legge, ispirato alla ratio di semplificazione e di concentrazione al suo interno di tutte le relative valutazioni di carattere urbanistico-edilizio ed igienico- sanitario. Ne deriva, quindi, l’illegittimità del provvedimento di diniego anche nella parte in cui, in pretesa applicazione dell’art. 22 del d.P.R. 380/2001, ha richiesto ad H3G s.p.a. il nominativo dell’impresa commissionaria degli interventi, aggiungendo indebitamente requisiti ulteriori rispetto a quelli esclusivamente richiesti, in subiecta materia, dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche e dal modello B da esso previsto, sicché l’impugnata sentenza, anche laddove ha ritenuto legittima tale richiesta, ha fatto erronea applicazione del d.P.R. 380/2001 in tale materia, sì da non poter essere condivisa e meritare quindi riforma.
Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato evidenzia come i, Regolamento comunale abbia imposto agli operatori e, in particolare, ad H3G s.p.a. un ingiustificato aggravio procedimentale, richiedendo la “conferma” dei titoli autorizzatori già rilasciati, addirittura a pena di decadenza dei titoli ... Continua a leggere
sabato 5 aprile 2014 20:01
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 19.3.2014 n. 1361
Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato evidenzia come i, Regolamento comunale abbia imposto agli operatori e, in particolare, ad H3G s.p.a. un ingiustificato aggravio procedimentale, richiedendo la “conferma” dei titoli autorizzatori già rilasciati, addirittura a pena di decadenza dei titoli stessi, con una previsione che è contraria alla ratio di semplificazione e di speditezza, che informa l’intera disciplina dettata dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche in questa materia; aggravio che appare tanto più irragionevole e penalizzante, nel caso di specie, quanto più si consideri che H3G s.p.a., già dotata di regolare autorizzazione, aveva richiesto solo l’ammodernamento tecnologico del proprio impianto ai sensi dell’art. 87-bis del d. lgs. n. 259/2003. Esula invero dai poteri riconosciuti dall’art. 8, comma 6, della l. n. 36/2001 ai Comuni la potestà di aggravare, senza che ve ne siano le specifiche ragioni da tale legge previste, il procedimento finalizzato al rilascio dei titoli abilitativi contemplati dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, onerando gli operatori, come nel caso di specie, di nuove e/o periodiche procedure di “conferma” di titoli già validi ed efficaci, ai sensi della normativa nazionale, sotto comminatoria di decadenza, dato che tale potestà non si può mai tradurre nel potere di sospendere la efficacia e validità dei titoli abilitativi formati e di incidere, come appunto accade nel caso di specie, sul procedimento di formazione della d.i.a. presentata per l’ammodernamento tecnologico dell’impianto, così introducendo un’inammissibile misura di carattere generale, sostanzialmente cautelativa rispetto alle emissioni derivanti dagli impianti di telefonia mobile (v., ex plurimis, Cons. St., sez. VI, 15.6.2011, n. 3646). Vero è che la Sezione non ha mancato di ribadire, nella sua costante giurisprudenza e ancor di recente, che il favor assicurato, soprattutto dagli artt. 86 ss. del d. lgs. 259/2003, alla diffusione delle infrastrutture a rete della comunicazione elettronica, se comporta una forte compressione dei poteri urbanistici conformativi ordinariamente spettanti ai Comuni, non arriva a derogare alle discipline poste a tutela degli interessi differenziati (in quanto espressione di principi fondamentali della Costituzione), come quello naturalistico-ambientale. Ma questa stessa Sezione ha anche chiaramente precisato, nel solco della giurisprudenza costituzionale (cfr, tra le altre, Corte cost. n. 331/2003, n. 307/2003 e n. 336/2005 ), che la potestà assegnata ai Comuni dall’art. 8, comma 6, della legge quadro n. 36/2001 (che prevede la possibilità che i Comuni adottino un regolamento c.d. di minimizzazione finalizzato a garantire "il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e a minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici") deve tradursi nell’introduzione, sotto il profilo urbanistico, di regole a tutela di zone e beni di particolare pregio ambientale, paesaggistico o storico-artistico (ovvero, per ciò che riguarda la minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, nell’individuazione di siti che per destinazione d’uso e qualità degli utenti possano essere considerati sensibili alle immissioni radioelettriche), senza trasformarsi in limitazioni alla localizzazione degli impianti di telefonia mobile per intere ed estese porzioni del territorio comunale, in assenza di una plausibile ragione giustificativa (cfr., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 4.4.2013, n. 1873). 15.5. E tanto è accaduto nel caso di specie, dove il Comune, in mancanza di tale plausibile ragione giustificativa, è giunto ad introdurre una indiscriminata ed indebita limitazione alla localizzazione degli impianti, richiedendo una inutile e non consentita conferma della validità dell’autorizzazione già legittimamente posseduta dagli operatori per l’installazione delle apparecchiature tecnologiche e prevedendo persino che l’autorizzazione si intenda decaduta e l’impianto debba considerarsi abusivo nell’ipotesi di omissione dell’apposita comunicazione introdotta dalla norma regolamentare comunale, con conseguente illegittima paralisi dell’attività regolarmente esercitata ed autorizzata. 15.6. Premesso che in merito all'interpretazione della disposizione dell’art. 8 cit. si è ormai consolidato in giurisprudenza un condiviso orientamento secondo il quale le previsioni dei regolamenti c.d. di minimizzazione possono ritenersi legittime solo qualora indirizzate al perseguimento delle finalità indicate dalla norma e non anche quando tendano a scopi differenti, palese risulta l’illegittimità dell’art. 11, lett. b), del Regolamento comunale, laddove ha introdotto, a pena di decadenza, una simile ingiustificata limitazione alla localizzazione degli impianti. Né certo a giustificare tale previsione valgono le inconferenti considerazioni sul punto svolte dal T.A.R. in ordine alla delocalizzazione degli impianti, ben evidente essendo l’error in iudicando nel quale è incorso il primo giudice laddove non si è avveduto che l’impianto di H3G s.p.a. non rientra in alcuna delle ipotesi contemplate dell’art. 11, lett. h), del Regolamento e che, comunque, la sua installazione non si pone in conflitto con alcuno dei requisiti localizzativi indicati dall’art. 8, lett. a), del medesimo Regolamento. Non sussistevano, nel caso di specie, e non sussistono quelle esigenze di tutela della salute collettiva e quelle necessità di ordine urbanistico, connesse all’attuazione del piano di rete, che invece il T.A.R. ha ritenuto prevalenti e addirittura tali da motivare un ingiustificato, inutile e soverchio aggravio procedimentale in danno degli operatori. Ciò in contrasto con un orientamento giurisprudenziale ormai del tutto consolidato, secondo cui non spetta ai Comuni disciplinare, nei loro regolamenti, l'installazione di impianti di telefonia mobile con limitazioni o divieti generalizzati e tali da non consentire una diffusa localizzazione sul territorio del servizio pubblico relativo, quando tale potere sia rivolto ad aspetti collegati con la salute umana, dal momento che siffatte esigenze sono valutate dagli organi statali a ciò deputati.....16.3. Il Collegio non può al riguardo che ribadire, anche in questa sede, il consolidato orientamento di questo Consiglio, secondo cui l’autorizzazione, di cui all’art. 87 del d. lgs. 259/2003, non costituisce atto che presuppone o è presupposto a quello richiesto dal testo unico in materia edilizia, ma assorbe in sé e sintetizza, all’esito del procedimento previsto dallo stesso art. 87, anche la valutazione urbanistico-edilizia che presiede al titolo, facendo salve le sole disposizioni, non rilevanti nel caso all’esame, del D. Lgs. n. 42/2004. Laddove infatti il nuovo procedimento fosse destinato non a sostituire, ma ad abbinarsi a quello edilizio ordinario, verrebbero di fatto vanificati i principii ispiratori del Codice delle Comunicazioni Elettroniche e, in particolare, quelli della previsione di procedure tempestive, non discriminatorie e trasparenti per la concessione del diritto di installazione e della riduzione dei termini per la conclusione dei procedimenti nonché della regolazione uniforme dei medesimi (v., ex plurimis, Cons. St., sez. VI, 12.1.2011, n. 98). Deve insomma escludersi, in applicazione degli ordinari principi in materia di gerarchia delle fonti, che i regolamenti comunali possano derogare al modulo procedimentale previsto in materia dalla legge, ispirato alla ratio di semplificazione e di concentrazione al suo interno di tutte le relative valutazioni di carattere urbanistico-edilizio ed igienico- sanitario. Ne deriva, quindi, l’illegittimità del provvedimento di diniego anche nella parte in cui, in pretesa applicazione dell’art. 22 del d.P.R. 380/2001, ha richiesto ad H3G s.p.a. il nominativo dell’impresa commissionaria degli interventi, aggiungendo indebitamente requisiti ulteriori rispetto a quelli esclusivamente richiesti, in subiecta materia, dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche e dal modello B da esso previsto, sicché l’impugnata sentenza, anche laddove ha ritenuto legittima tale richiesta, ha fatto erronea applicazione del d.P.R. 380/2001 in tale materia, sì da non poter essere condivisa e meritare quindi riforma. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
mercoledì 2 aprile 2014 23:27
Regione Lazio: il nuovo piano per valorizzare gli agriturismi
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del piano per gli agriturismi
É stato presentato dalla Regione il nuovo regolamento sugli agriturismi. L’obiettivo è quello di tutelare le aziende agricole, promuovere il territorio e i prodotti tipici regionali. Ecco cosa prevede il regolamento: Il fascicolo aziendale. Dovrà essere adottato da tutte le aziende agrituristiche, che saranno tenute ad aggiornare costantemente i dati. Il fascicolo, che conterrà informazioni utili anche sulle superfici e sulla tipologia dei prodotti coltivati, sarà una garanzia sia per gli imprenditori che per i consumatori. Regole certe per incidere con fermezza sui falsi agriturismi valorizzando le aziende in regola. Potranno essere classificate come agriturismi solo le imprese agricole che svolgono anche attività di ricezione, ospitalità e ristorazione. Sostegno alle attività connesse a quelle agricole. Come ad esempio quelle di tipo ricreativo, sportivo e culturale: non potranno superare il 10% della superficie agricola totale. Accordi per le forniture con gli imprenditori agricoli delle zone limitrofe. Offrendo questa possibilità agli agriturismi la Regione intende anche favorire la diffusione dei prodotti tipici del Lazio. La valutazione delle strutture, con una nuova classificazione per valutare la qualità, il comfort e i servizi offerti alla clientela. Il simbolo scelto è quello del sole: le strutture potranno averne un massimo di cinque, come la stella per gli alberghi. Grazie a questo simbolo, chiunque potrà riconoscere quali siano i veri agriturismi. La ‘App’ degli agriturismi. Una vera e propria guida, pratica e semplice, per far conoscere a tutti la nostra offerta agrituristica. Il servizio, gratuito, è funzionale anche per trovare agriturismi nelle vicinanze. La App, già disponibile su Android e su iOS, si potrà avere tra qualche settimana anche sui dispositivi Apple.
É stato presentato dalla Regione il nuovo regolamento sugli agriturismi. L’obiettivo è quello di tutelare le aziende agricole, promuovere il territorio e i prodotti tipici regionali. Ecco cosa prevede il regolamento: Il fascicolo aziendale. Dovrà essere adottato da tutte le aziende agriturist ... Continua a leggere
mercoledì 2 aprile 2014 21:23
Roma Capitale: Impianti per la distribuzione di carburante, non può configurarsi una tutela dell’affidamento del titolare dell’impianto alla sua conservazione in quanto l'interesse personale economico, cede di fronte al superiore interesse di permanenza della compatibilità
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.3.2014 n. 1174
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rigettato la censura formulata avverso la sentenza di primo grado, perché non avrebbe preso in considerazione la circostanza dell’esistenza dell’impianto da oltre cinquant’anni. Il D.Lgs 32/98 e l’art. 4 comma 4, lett. c della legge 15 marzo 1997, n. 59, stabiliscono che tutti gli impianti per la distribuzione di carburante sono assoggettati a verifica ogni quindici anni, verifica che ha per oggetto l’idoneità tecnica ai fini della sicurezza sanitaria, ambientale e la verifica della permanente compatibilità con la normativa urbanistica e con le disposizioni a tutela dell’ambiente, del traffico urbano ed extraurbano, della sicurezza stradale e dei beni di interesse storico e architettonico e, comunque, con le disposizioni emanate dalle regioni e dai comuni. E’ evidente che, nella fattispecie, non può configurarsi una tutela dell’affidamento del titolare dell’impianto alla sua conservazione, dal momento che il personale interesse di carattere meramente economico, cede di fronte al superiore interesse rappresentato dai parametri di valutazione posti a base della compatibilità dell’impianto, espressamente codificati dal legislatore.
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rigettato la censura formulata avverso la sentenza di primo grado, perché non avrebbe preso in considerazione la circostanza dell’esistenza dell’impianto da oltre cinquant’anni. Il D.Lgs 32/98 e l’art. 4 comma 4, lett. c del ... Continua a leggere
mercoledì 2 aprile 2014 21:18
Comune di Marino: Il vizio di violazione e/o elusione del giudicato si attualizza quando l’Amministrazione aggira l'ordine contenuto nella decisione
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 10.3.2014 n. 1092
Secondo un preciso orientamento giurisprudenziale il vizio di violazione e/o elusione del giudicato si attualizza quando l’Amministrazione, con l’atto a mezzo del quale si sia nuovamente determinata, va ad alterare l’assetto degli interessi stabilito dal giudice con la sentenza di cui si chiede l’esecuzione, ponendosi in contrasto con quanto statuito nel giudizio di merito o comunque aggirando l’ordine contenuto nella decisione (Cons. Stato Sez. VI 5 luglio 2011 n. 4037; Cons. Stato Sez. V 28 febbraio 2006 n.861).
Secondo un preciso orientamento giurisprudenziale il vizio di violazione e/o elusione del giudicato si attualizza quando l’Amministrazione, con l’atto a mezzo del quale si sia nuovamente determinata, va ad alterare l’assetto degli interessi stabilito dal giudice con la sentenza di cui si chiede l’e ... Continua a leggere
mercoledì 2 aprile 2014 21:14
Comune di Gallicano nel Lazio: Le tipologie di “abusi minori” ex l. n. 326/2003 non contemplano tra le fattispecie di abuso sanabili, le “nuove costruzioni con destinazione non residenziale”
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 10.3.2014 n. 1090
Come chiarito già chiarito dal Consiglio di Stato (sez. IV, 27 luglio 2012, n. 4214) “La normativa (c.d. del “piccolo condono”) di cui al comma 25 dell’art. 32 del d.l. 30 settembre 2003 n.269 (conv. in L. n. 326/2003) riaprì la possibilità di richiedere il condono delle opere abusive che risultino essere ultimate entro il 31 marzo 2003 limitatamente: all’ampliamento di manufatti esistenti non superiore al 30% della volumetria della costruzione originaria, con il limite dei 750 metri cubi; alle “nuove costruzioni residenziali” non superiori a 750 metri cubi per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 metri cubi. In base alla costruzione letterale stessa della norma, in linea di principio la disciplina del condono edilizio del 2003, a differenza dei precedenti, non era dunque applicabile all’istallazione di nuove strutture ad uso diverso da quello residenziale in quanto come esattamente rilevato nella sentenza impugnata dal TAR “Le tipologie di “abusi minori” come definite dall’art. 32 comma 25 del d.l. n. 269/2003 conv in l. n. 326/2003 non contemplano evidentemente, tra le fattispecie di abuso sanabili, le “nuove costruzioni con destinazione non residenziale”. Nessun rilievo al contrario può assurgere nella specie la tesi riportata dalla Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 7 dicembre 2005, n. 2699, secondo cui sono condonabili tutte le opere, "ab origine" prive di titolo abilitativo, residenziali e non, in quanto la natura eccezionale dell'istituto del condono edilizio e la sua incidenza su illeciti amministrativi, a rilevanza penale, implicano che la tipologia e consistenza delle opere suscettibili di sanatoria devono essere individuate con rigorosa tassatività dalle singole leggi istitutive, senza possibilità di integrazioni con le diverse fattispecie previste dalle leggi precedenti (cfr. Consiglio Stato, A. Plen., 23 aprile 2009 n.4; Cassazione penale, sez. III, 02 dicembre 2010, n. 762; idem, 24 febbraio 2004, n. 15283, ecc. )”. Il provvedimento impugnato risulta perciò legittimo, come correttamente valutato dal primo giudice, né l’interesse della ricorrente alla sanatoria di opere abusive, in mancanza dei previsti presupposti, può essere ritenuto prevalente rispetto al primario interesse pubblico al legittimo uso del territorio.
Come chiarito già chiarito dal Consiglio di Stato (sez. IV, 27 luglio 2012, n. 4214) “La normativa (c.d. del “piccolo condono”) di cui al comma 25 dell’art. 32 del d.l. 30 settembre 2003 n.269 (conv. in L. n. 326/2003) riaprì la possibilità di richiedere il condono delle opere abusive che risultino ... Continua a leggere
lunedì 31 marzo 2014 23:03
Comune di Aprilia: Per il Consiglio di Stato è inverosimile che un’Amministrazione di dimensioni non minimali non sia in grado di gestire autonomamente un procedimento della delicatezza propria di un concorso pubblico
Ad avviso della Quinta Sezione del Consiglio di Stato e' quanto mai inverosimile il fatto che un’Amministrazione di dimensioni non minimali non sia in grado di gestire autonomamente un procedimento della delicatezza propria di un concorso pubblico. Inoltre, è evidente che eventuali problemi organizzativi devono essere tenuti presenti in comparazione con l’esigenza di assicurare che il concorso sia svolto con le necessarie garanzie di imparzialità. L’affidamento del relativo incarico “intuitu personae” sottrae la scelta dei responsabili della procedura a criteri obiettivi, ancorandola invece ad una valutazione soggettiva di affidabilità, in questo caso imputabile esclusivamente al Sindaco. Inoltre, l’accertamento del possesso, da parte dell’affidatario, dei necessari requisiti tecnici deve essere condotto, evidentemente, con la necessaria completezza. Il Comune di Aprilia ha scelto il soggetto chiamato in giudizio in primo grado come controinteressato in quanto docente di scienza dell’amministrazione ed esperto nella gestione di procedure concorsuali informatizzate. Non è dato conoscere in base a quali elementi sia stato accertato il reale possesso di tali requisiti, oggi pesantemente messo in discussione anche in sede penale. Cliccare su "Accedi al provvedimento" per la lettura della sentenza.
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domenica 23 marzo 2014 08:50
Regione Lazio: al via "App on" bando per giovani da 40mila euro a progetto
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato linea amica del 21.3.2014
Sono circa 4 milioni di euro i fondi che la Regione Lazio ha deciso di destinare per progetti rivolti all'ideazione di Applicazioni per tablet e smartphone nell'ambito del turismo, della cultura fino alla internazionalizzazione. Il bando è rivolto a ai giovani sotto i 35 anni non occupati e senza partita Iva e alle piccole e medie imprese costituite da almeno un anno (con sede nel Lazio) e che abbiano prodotto almeno una app negli ultimi cinque anni. Il bando è aperto anche a professionisti, esperti del settore e sviluppatori affermati. I vincitori saranno seguiti da un tutor, che intensificherà il rapporto con piccole e medie imprese. I finanziamenti sono di importi fino a 40mila euro a progetto per coprire il 100% dei costi di realizzazione. "App On" rientra tra i bandi di ‘Creativi Digitali’, che la Regione finanzia con 4 milioni di euro di risorse europee. Per saperne di più cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Sono circa 4 milioni di euro i fondi che la Regione Lazio ha deciso di destinare per progetti rivolti all'ideazione di Applicazioni per tablet e smartphone nell'ambito del turismo, della cultura fino alla internazionalizzazione. Il bando è rivolto a ai giovani sotto i 35 anni non occupati e se ... Continua a leggere
domenica 16 marzo 2014 08:20
Regione Lazio: L'omessa o tardiva impugnazione preclude la risarcibilità di danni che sarebbero stati presumibilmente evitati in caso di rituale utilizzazione dello strumento di tutela
L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3 del 23 marzo 2011, ha affermato che l’articolo 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, nel prevedere che in sede di determinazione del risarcimento, il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti, pur non evocando in modo esplicito il disposto dell’art. 1227, comma 2, del codice civile, afferma che l'omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, un dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell’esclusione o della mitigazione del danno evitabile con l’ordinaria diligenza. Con la conseguente rilevanza, sul versante causale, dell’omessa o tardiva impugnazione come fatto che preclude la risarcibilità di danni che sarebbero stati presumibilmente evitati in caso di rituale utilizzazione dello strumento di tutela specifica predisposto dall’ordinamento a protezione delle posizioni di interesse legittimo e per evitare il consolidamento di effetti dannosi. L’Adunanza plenaria ha quindi sostenuto che la disposizione contenuta nel codice del processo amministrativo, pur non evocando in modo esplicito il disposto dell'art. 1227, comma 2, del codice civile, afferma che l'omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, un dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell'esclusione o della mitigazione del danno evitabile con l'ordinaria diligenza. E ciò in una logica che vede l'omessa impugnazione non più come preclusione di rito ma come un fatto da considerare in sede di merito ai fini del giudizio sulla sussistenza e consistenza del pregiudizio risarcibile. Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3 del 23 marzo 2011, ha affermato che l’articolo 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, nel prevedere che in sede di determinazione del risarcimento, il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento compl ... Continua a leggere
mercoledì 12 marzo 2014 10:58
Regione Lazio: Niente ricorso avverso il silenzio per le richieste di informazioni e chiarimenti
Ai sensi dell’art. 117 del c.p.a. la procedura del silenzio non può applicarsi alla mera richiesta di informazioni e chiarimenti priva di qualsiasi contenuto provvedimentale, quale deve considerarsi la istanza nella quale non è formulata la richiesta di un determinato provvedimento, ma come nel caso giunto innanzi al Consiglio di Stato si sostiene solo la tesi della piena assimilazione delle posizioni ai partecipanti ai corsi di formazione in medicina generale a quella dei specializzandi in ambito universitario, chiedendo informazioni e chiarimenti sulle procedure che conducono ad un diverso trattamento economico. La richiesta di informazioni e chiarimenti tende evidentemente - per l’argomentazione svolta - ad ottenere un cambiamento, ma non giunge a formulare la concreta richiesta di un determinato provvedimento amministrativo perché non ne esistono i presupposti nella normativa e il cambiamento richiede modifiche a livello legislativo.
Ai sensi dell’art. 117 del c.p.a. la procedura del silenzio non può applicarsi alla mera richiesta di informazioni e chiarimenti priva di qualsiasi contenuto provvedimentale, quale deve considerarsi la istanza nella quale non è formulata la richiesta di un determinato provvedimento, ma come nel ... Continua a leggere
venerdì 7 marzo 2014 21:48
segnalazione del Prof. Avv. Enrico michetti del comunicato di "Musei in comune" del 7.3.2014
L’Arte festeggia le donne, "8 marzo al Museo" è l’iniziativa dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale per celebrare l’8 marzo, Giornata Internazionale della donna. Tutte le donne potranno visitare il Sistema Museale di Roma Capitale gestito da Zètema Progetto Cultura usufruendo di un ingresso gratuito. L’offerta, valida in tutti i musei civici riguarda sia le collezioni permanenti sia le esposizioni temporanee. Di seguito l’elenco dei Musei interessati: Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano, Museo dell'Ara Pacis, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo delle Mura, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo di Roma, Museo Napoleonico, Galleria d'Arte Moderna, MACRO, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica, Museo di Roma in Trastevere, Musei di Villa Torlonia e Museo Civico di Zoologia.
L’Arte festeggia le donne, "8 marzo al Museo" è l’iniziativa dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale per celebrare l’8 marzo, Giornata Internazionale della donna. Tutte le donne potranno visitare il Sistema Museal ... Continua a leggere
venerdì 28 febbraio 2014 22:10
Comune di San Felice Circeo: Sanzione di euro 278.000,00 per violazione del Patto di Stabilità 2011
decreto interministeriale 24.2.2014 - tabelle sanzioni
E’ in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto ministeriale del 24 febbraio 2014 concernente "applicazione sanzione, per accertamento successivo, ad alcuni enti locali che sono risultati non rispettosi del patto di stabilità interno relativo agli anni 2010 e 2011". Nell'elenco e'stato inserito il Comune di San Felice Circeo con una sanzione pari al 3 per cento delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo.
E’ in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto ministeriale del 24 febbraio 2014 concernente "applicazione sanzione, per accertamento successivo, ad alcuni enti locali che sono risultati non rispettosi del patto di stabilità interno relativo agli anni 201 ... Continua a leggere
mercoledì 26 febbraio 2014 21:21
Regione Lazio: Le nuove azioni nel "Pacchetto lavoro" per sostenere l'occupazione
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Lazio del 25.2.2014
La Regione Lazio dà risposte concrete e operative contro la crisi, con nuove risorse e nuovi strumenti operativi contenute nel Pacchetto “al lavoro” dirette a sostenere l’occupazione attraverso nuove opportunità e introduciamo importanti novità normative a garanzia dei diritti di tutti contro le insidie della precarietà. Ecco i progetti che la Regione sta portando avanti. GARANZIA GIOVANI. UN’OCCASIONE PER TUTTI GLI UNDER 24 Un’esperienza unica in Italia, nata dallo sviluppo del progetto europeo “Garanzia Giovani”, con un investimento di circa 140 milioni di euro, grazie alla quale i giovani tra i 15 e i 24 anni riceveranno, entro 4 mesi dalla presa in carico da parte dei centri per l’impiego, un percorso di formazione mirato all’inserimento lavorativo e un percorso di accompagnamento attivo nel mondo del lavoro. OCCUPAZIONE FEMMINILE: CONCILIARE I TEMPI DI VITA E DI LAVORO Aumentare il tasso di occupazione femminile è una priorità per promuovere sviluppo e il benessere sociale nella nostra Regione. Per questo il Lazio si è dotato di nuove linee guida per le misure di conciliazione vita - lavoro per le donne, sostenendo le imprese nell’adozione di interventi di flessibilità organizzativa e misure di conciliazione e favorendo la nascita di nuove micro imprese femminili con finanziamenti diretti, assistenza e tutoraggio. DISCIPLINA DEI TIROCINI. MAI PIÙ GRATIS, MAI PIÙ FINTI I tirocini sono uno strumento fondamentale per favorire l’accesso al mondo del lavoro per i giovani. La Regione Lazio ha stabilito nuove regole per evitare che questo strumento venga usato male o sfruttato a danno degli stessi tirocinanti. È stata definita un’indennità minima di partecipazione di 400 euro lordi mensili e una durata massima a seconda delle diverse tipologie. Siamo, insieme alla Liguria, l’unica Regione ad aver approvato una delibera ad hoc sui tirocini per l’inserimento, la riabilitazione e l’inclusione sociale di persone svantaggiate, con deroghe particolari sia nella retribuzione che nella durata. CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE. L’ACCOMPAGNAMENTO ATTIVO NEL MONDO DEL LAVORO Analogamente al progetto “Garanzia Giovani”, il contratto di ricollocazione è una nuova opportunità per guidare la persona fino all’inserimento lavorativo supportandola nel cercare oerte in linea con le proprie competenze e personalità. Possono accedere al contratto di ricollocazione i lavoratori disoccupati o inoccupati di ogni età. La sperimentazione sarà avviata nel 2014 grazie all’utilizzo di fondi nazionali ed europei. CONTRATTO DI APPRENDISTATO. ALTA FORMAZIONE E RICERCA. NUOVE POSSIBILITÀ PER LAVORARE STUDIANDO Per la prima volta dal 2003, la Regione Lazio definisce le regole e gli accordi che consentono ai giovani tra i 18 e i 29 anni che frequentano l’università o un master o un dottorato di ricerca o un istituto tecnico superiore, di poter lavorare e studiare contemporaneamente. Una nuova disciplina che valorizza l’esperienza del lavoro come strumento di crescita e acquisizione di competenze anche nel campo dell’alta formazione. CONSULTA DEI LAVORATORI AUTONOMI. DARE UNA RAPPRESENTANZA A CHI NON CE L’HA Per dare voce a tutti i lavoratori, anche a chi fino ad oggi non ha avuto sedi di rappresentanza e di confronto con le istituzioni, nasce la Consulta dei lavoratori autonomi e atipici del Lazio. Perché tutti abbiano il diritto di dire la loro sulle scelte che direttamente o indirettamente li riguardano. STAFFETTA GENERAZIONALE. CHI VA IN PENSIONE PASSA IL TESTIMONE A NUOVE ASSUNZIONI Un nuovo strumento per garantire l’avvicendamento tra i lavoratori prossimi alla pensione e giovani neoassunti, attraverso un percorso di formazione e inserimento professionale, in cui il lavoratore più anziano diventa tutor del giovane al quale lascerà il posto accedendo a un contratto part time. La Regione paga il delta contributivo mancante. UNA NUOVA GOVERNANCE PER LA TRASPARENZA E LA SEMPLIFICAZIONE L’impegno della Regione Lazio per sostenere in modo innovativo le politiche attive del lavoro è solo il primo passo di una riorganizzazione complessiva dei servizi per l’occupazione. C’è bisogno di una nuova governance, in grado di garantire servizi più efficienti a più persone, a partire dalla riforma della rete dei centri per l’impiego e dalla creazione di un nuovo sistema informatico unico e integrato con tutte le banche dati, come abbiamo già fatto per i tirocini e l’apprendistato, evitando inutili passaggi di documenti cartacei. Inoltre, grazie alla firma di una Convenzione tra Regione e Inps, Comando dei Carabinieri e Direzione Territoriale del Lavoro verrà garantita piena trasparenza nella erogazione della Cassa Integrazione in deroga.
La Regione Lazio dà risposte concrete e operative contro la crisi, con nuove risorse e nuovi strumenti operativi contenute nel Pacchetto “al lavoro” dirette a sostenere l’occupazione attraverso nuove opportunità e introduciamo importanti novità normative a garanzia dei diritti di tutti contro le i ... Continua a leggere
mercoledì 26 febbraio 2014 21:12
Comune di Sabaudia: Nel riesercizio del potere la P.A. è tenuta non solo a uniformarsi alle indicazioni rese dal giudice, ma anche a prendere diligentemente in esame la situazione controversa nella sua complessiva estensione
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 20.2.2014 n. 797
Secondo una precisa regula iuris dettata in materia di esecuzione del giudicato e dei doveri dell’Amministrazione in sede di riesercizio del proprio potere, la P.A. è tenuta non solo a uniformarsi alle indicazioni rese dal giudice ed a determinarsi secondo i limiti impostile dalla rilevanza sostanziale della posizione soggettiva azionata e consolidata in sentenza, ma anche a prendere diligentemente in esame la situazione controversa nella sua complessiva estensione (Cons. Stato sez. IV 4 marzo 2011 n.1415; idem 27 maggio 2010 n.3382; Cons. Stato Sez. V 13 marzo 2000 n.1328). Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
Secondo una precisa regula iuris dettata in materia di esecuzione del giudicato e dei doveri dell’Amministrazione in sede di riesercizio del proprio potere, la P.A. è tenuta non solo a uniformarsi alle indicazioni rese dal giudice ed a determinarsi secondo i limiti impostile dalla rilevanza sostanz ... Continua a leggere
lunedì 17 febbraio 2014 22:15
Regione Lazio: Pronto Soccorso con Accessi in tempo reale
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Lazio del 17.2.2014
Un nuovo strumento che permette di conoscere in tempo reale gli accessi nei Pronto Soccorso del Lazio. L'iniziativa s'inserisce nel percorso che la Regione Lazio ha intrapreso per costruire un sistema d'informazioni, permettendo ai cittadini di potere accedere ai dati sul Sistema Sanitario Regionale. Perché solo condividendo le informazioni si potrà portare la sanità a rispondere ai bisogni di tutti in maniera adeguata. Va sottolineato che questi dati non possono essere utilizzati per misurare la qualità e tempestività dell'assistenza fornita nei Pronto Soccorso, è uno strumento importante d'informazione e trasparenza dei servizi sanitari e non fornisce classifiche o giudizi. Come funziona Il portale è di facile consultazione con tabelle aggiornate costantemente in tempo reale. I dati si riferiscono agli accessi nei Pronto Soccorso o Dipartimenti di Emergenza di I o II livello, registrati dai singoli presidi attraverso il sistema GIPSE (software per la gestione delle accettazioni in PS). La rilevazione copre la quasi totalità delle strutture, tranne 4 PS di ospedali privati, i PS specialistici dell'Ospedale S. Camillo-Forlanini (Pediatrico e Ostetrico) e i PS specialistici odontoiatrici G. Eastman e del Policlinico di Tor Vergata. In tabella sono riportati sia il numero di pazienti in attesa che quelli in trattamento, distinti per colore del triage. Nelle ultime colonne sono indicati il numero di pazienti già trattati in attesa di ricovero o di trasferimento ad altro istituto, il totale dei pazienti per i quali è ritenuta necessaria un'ulteriore osservazione e il totale dei pazienti presenti nel Pronto Soccorso. I dati sono ordinabili anche per nome dell'Ospedale, per ASL o Comune di ubicazione o per ruolo della struttura nella rete dell'emergenza (PS, DEA I, DEA II). Nel Pronto Soccorso con metodi codificati (triage) sono individuati i problemi più importanti e stabiliti, in base alle condizioni d'urgenza, il livello di gravità e la priorità. A ciascun paziente è attribuito un codice, corrispondente alla sua condizione: •	codice rosso: molto critico, pericolo di vita, priorità massima, accesso immediato alle cure; •	codice giallo: mediamente critico, presenza di rischio evolutivo, possibile pericolo di vita; •	codice verde: poco critico, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili; •	codice bianco: non critico, pazienti non urgenti. Le attese variano in base al codice-colore attribuitone al numero di pazienti presenti.
Un nuovo strumento che permette di conoscere in tempo reale gli accessi nei Pronto Soccorso del Lazio. L'iniziativa s'inserisce nel percorso che la Regione Lazio ha intrapreso per costruire un sistema d'informazioni, permettendo ai cittadini di potere accedere ai dati sul Sistema Sanitario Regiona ... Continua a leggere
lunedì 17 febbraio 2014 22:10
Trasporto pubblico locale: gli sconti per gli under 30 nella Regione Lazio
segnalazione del Prof. Enrico Michetti del comunicato della Regione Lazio del 17.2.2014
E' possibile accedere al sito per le agevolazioni tariffarie per il trasporto pubblico destinate ai giovani under 30. Si tratta di una procedura semplice e veloce, indispensabile per l’ottenimento dei titoli agevolati. Per collegarti al sistema clicca qui Le card potranno essere ritirate a partire dalla prima settimana di febbraio presso le biglietterie ATAC. Per meglio soddisfare le esigenze di tutti gli utenti della Regione, sarà allargata la rete dei punti di distribuzione alle biglietterie Trenitalia fuori dal Comune di Roma (Cassino-Frosinone-Orte- Latina-Formia e Civitavecchia) e alle biglietterie/punti logistici gestiti da Cotral (Viterbo- Rieti-Sora e Latina). Inoltre Cotral implementerà ulteriormente i siti/punti logistici ove è possibile acquisire i titoli agevolati. Per saperne di più cliccare su "Accedi al provvedimento".
E' possibile accedere al sito per le agevolazioni tariffarie per il trasporto pubblico destinate ai giovani under 30. Si tratta di una procedura semplice e veloce, indispensabile per l’ottenimento dei titoli agevolati. Per collegarti al sistema clicca qui Le card potranno essere ritirat ... Continua a leggere
lunedì 17 febbraio 2014 22:02
Opportunità di lavoro in agricoltura nella Regione Lazio
segnalazione del Prof. Enrico Michetti del comunicato della Regione Lazio
Era da 45 anni che non si faceva una cosa del genere. La Regione Lazio assegna terre pubbliche a giovani che si vogliono avvicinare all’agricoltura. Le terre non possono rimanere incolte, sono una risorsa preziosa: si può costruire una nuova economia che crea lavoro e sviluppo e difende l’ambiente. Nel comunicato diffuso dalla Regione Lazio si precisa che si tratta di 320 ettari di terreni per nuove imprese agricole di proprietà dell’Arsial, l’agenzia regionale per l’Agricoltura. Saranno privilegiati i giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 e i 39 anni, ma potranno manifestare il loro interesse anche imprenditori agricoli o coltivatori diretti di qualsiasi età con sede sociale in uno dei Comuni della Regione Lazio. I terreni saranno concessi in affitto per un periodo di 15 anni con la possibilità di rinnovo dell’accordo per altri 15 anni. In questo modo sarà possibile rigenerare terre che altrimenti resterebbero incolte regalando nuove opportunità di lavoro. Il bando uscirà il 5 marzo. Per saperne di più cliccare su accedi al provvedimento.
Era da 45 anni che non si faceva una cosa del genere. La Regione Lazio assegna terre pubbliche a giovani che si vogliono avvicinare all’agricoltura. Le terre non possono rimanere incolte, sono una risorsa preziosa: si può costruire una nuova economia che crea lavoro e sviluppo e difende l’ambiente. ... Continua a leggere
giovedì 13 febbraio 2014 16:57
Corte dei Conti: condannato Fiorito a risarcire euro 1.200.784,31 oltre rivalutazione e interessi in favore della Regione Lazio
La Corte dei Conti nella sentenza in esame ha confermato il proprio orientamento secondo il quale le somme erogate ai partiti, gruppi o movimenti politici - nella loro rappresentanza nazionale o regionale - e destinate ad una finalità istituzionale vincolata, hanno natura pubblica per cui la loro utilizzazione per uno scopo diverso da quello previsto dalla legge costituisce uno sviamento illegale generatore di responsabilità e di danno erariale la cui valutazione è soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti (Sez. Lazio n. 914/13). Superata l’eccezione di difetto di giurisdizione della Corte dei conti, il Collegio ritiene, prima di esaminare il merito della contestazione mossa al Sig. Franco Fiorito dalla Procura regionale con l’atto di citazione in epigrafe, di analizzare la natura e l’operatività nell’ambito del giudizio contabile dell’ordinanza n. 155/2013 emessa nel procedimento di cui all’art. 186-bis del cod. proc. civ. che si è concluso con l’accoglimento dell’istanza presentata dal Fiorito. Nel giudizio civile costituiscono principi generalmente condivisi quelli secondo i quali: a) l’ordinanza di pagamento delle somme non contestate prevista dall’art. 186-bis non ha natura cautelare, ma semplicemente anticipatoria della pronuncia di merito (Trib. Milano, ord. 28.02.1994); b) l’ordinanza di condanna al pagamento di somme non contestate è, inoltre, un provvedimento endoprocessuale, privo di decisorietà in quanto revocabile e modificabile sia in corso di causa, da parte dello stesso giudice che lo ha emesso, sia in sentenza, da parte del giudice che decide la causa; c) detta ordinanza non è vincolante in ordine alla debenza delle somme delle quali viene ordinato il pagamento, poiché solo la sentenza che definisce il giudizio determina l’ammontare del debito (Cass. n. 11023/2005). La non contestazione di somme quale presupposto per l’emissione dell’ordinanza di cui all’art. 186-bis non si identifica con il concetto di “ammissione” o “riconoscimento del diritto” e non è esclusa da una contestazione assolutamente generica o dalla mancata “presa di posizione” sui fatti allegati dall’avversario (Trib. Trani, ord. 30.09.1996). Pertanto, secondo la giurisprudenza e la prevalente dottrina, la revoca (o la modifica) dell’ordinanza ex art. 186-bis c.p.c. è disponibile dallo stesso giudice che l’ha emessa, sia su istanza di parte che d’ufficio, sia in conseguenza di una rivalutazione degli elementi di fatto, sia a seguito della emersione di impedimenti di rito sollevati dal convenuto - ma con i limiti derivanti dal regime delle preclusioni - o rilevati d’ufficio. Nel giudizio contabile - nel quale il predetto istituto giuridico può trovare ingresso in virtù del rinvio dinamico alle norme del processo civile contenuto nell’art. 26 del r.d. n. 1038/1933 – la non contestazione di somme dovute acquista sul piano probatorio una valenza più pregnante che nel processo civile, in stretta correlazione con il comportamento processuale tenuto dalla parte convenuta e dal contenuto delle sue ammissioni. Diversamente dal processo civile, nel processo contabile, in cui la non contestazione di somme coincide con il riconoscimento in tutto o in parte della richiesta risarcitoria del danno erariale formulata dalla Procura regionale nell’atto introduttivo del giudizio, l’ammissione della debenza di somme equivale al riconoscimento della responsabilità erariale escludendo l’obbligo del giudice di valutare gli elementi probatori addotti dal Pubblico Ministero a sostegno della propria domanda risarcitoria. L’influenza sul sistema probatorio del giudizio contabile della non contestazione di somme, poi, è tanto più determinante a seconda del contenuto delle affermazioni e delle ammissioni che accompagnano la manifestazione di volontà della parte che presenta l’istanza ex art. 186-bis cod. proc. civ.. Anche nel caso, sempre possibile, che il convenuto ritratti, prima che la causa passi in decisione, la precedente affermazione di non contestazione, il giudice, pur indotto a revocare l’ordinanza emessa ex art. 186-bis o, comunque, a rivalutare il merito del giudizio, potrà sempre trarre elementi di convincimento per la propria decisione dal comportamento processuale del convenuto e dal tenore delle affermazioni fatte nel corso del processo stesso (ex art. 116 c.p.c.). Nella fattispecie che ne occupa, l’ordinanza n. 155/2013, emessa ex art. 186-bis c.p.c., non ha tenuto solo in considerazione la non contestazione di somme ma anche il riconoscimento di responsabilità erariale sottesa a tale riconoscimento e l’esplicita affermazione del convenuto della propria responsabilità amministrativa – ai sensi e per gli effetti degli artt. 115 cod. proc. civ. e artt. 2730-2733 cod. civ. - che ha costituito il presupposto dell’adozione dell’ordinanza stessa. Tale affermazione assume il contenuto ed il valore probatorio di confessione che esime il giudice dalla valutazione della fondatezza della responsabilità erariale in base agli elementi di prova forniti dalla Procura, essendo sufficiente ai fini decisori la formale dichiarazione del Sig. Franco Fiorito; e ciò sia per la non ritrattabilità della confessione se non nei casi eccezionali previsti dall’art. 2732 c.c., sia perché il Fiorito ha confermato la propria responsabilità anche all’udienza di discussione del 16.01.2014, contestando solo la giurisdizione contabile. Nondimeno, il Collegio ritiene, anche per l’assenza di precedenti in termini (se non il caso deciso con la richiamata sent. n. 914/13, ove, peraltro, la giurisdizione della Corte non era stata contestata), di valutare la responsabilità amministrativa del convenuto alla luce dei principi che governano tale tipologia di illecito. I contributi erogati al Gruppo consiliare PDL dalla Regione Lazio ai sensi degli artt. 3 e 3-bis della l.r. n. 6/1973 sono affluiti esclusivamente sul c/c bancario IT89D0300205105000401372093-Unicredit e nel periodo giugno 2010 – giugno 2012 sono stati calcolati in euro 6.059.371,08. Di tale rapporto di conto corrente il Presidente p.t. del Gruppo, Sig. Franco Fiorito, aveva diretta, immediata e personale disponibilità, come dimostrano gli ordinativi di pagamento tratti a valere sulle disponibilità del predetto conto e ordinati a firma del medesimo, che in definitiva ne ha avuto la concreta possibilità di destinarli ed erogarli in conformità alle prescrizioni di legge. Così, invece, non è stato in quanto il Fiorito ha utilizzato detti contributi per fini diversi da quelli istituzionali - “alterando dolosamente la connessione funzionale impressa dalla legge tra provvista finanziaria pubblica e spese pubbliche di funzionamento dei Gruppi consiliari” - come accertato dalla Guardia di Finanza, e dalla stessa riferito, sia nell’ambito del procedimento penale n. 44714/12 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma che presso la Procura regionale della Corte dei conti presso la Sezione Lazio, con le informative pervenute in data 10.10.2010 e 15.04.2013 (con allegati documenti), ove sono specificatamente indicati le operazioni bancarie, i pagamenti, i riferimenti monetari in cui l’attività illecita del Fiorito si è concretizzata e ai quali il Collegio integralmente si riporta. La distrazione dai fini istituzionali dei contributi regionali erogati al Gruppo consiliare di cui il Fiorito era Presidente pro-tempore nel periodo giugno 2010 – giugno 2012, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, è stata fatta propria anche dal Gip del Tribunale penale di Roma nella citata sentenza n. 1290/13, per cui sul piano probatorio le risultanze investigative sono fatte proprie dal Collegio e del resto, per quanto riguarda la responsabilità produttiva del danno per cui è causa, non sono state nemmeno contestate e anzi hanno fatto oggetto da parte dello stesso Fiorito della istanza di condanna di cui all’art. 186-bis c.p.c. (e confermate all’udienza odierna in subordine all’eccezione pregiudiziale di difetto di giurisdizione). Peraltro, in ordine all’entità del danno generato dalla condotta illecita del convenuto, Il P.M., con la memoria depositata in data 20.11.2013 e poi con specificazione fatta nell’intervento orale, ha modificato, incrementandola rispetto alla cifra di euro 1.090.944,00 “concordata” appunto ex art. 186-bis c.p.c., la domanda risarcitoria portandola ad euro 1.200.784,31 e allegando a riprova copia del seguito della annotazione di polizia giudiziaria n. 134660/12 del 24.09.2012 della GdF-Nucleo Speciale Polizia Valutaria, trasmesso con nota prot. n. 0137566 del 28.09.2012 alla Procura della Repubblica di Roma. La Procura ha spiegato, depositando per maggiore chiarezza un prospetto riepilogativo, quali sarebbero le spese “non inerenti” all’attività consiliare produttive di danno erariale la cui definitiva misura risulta essere (dedotte le spese “inerenti” all’attività del Gruppo consiliare) pari ad euro 1.200.784,31. Le voci di spesa indicate nel prospetto dal Requirente ineriscono, infatti, a spese non rientranti fra quelle che ne giustificano l’erogazione ai sensi degli artt. 3 e 3-bis della l.n. 6/73, ma piuttosto a quelle che potrebbero avere copertura nel più ampio quadro delle spese (elettorali) ammesse a rimborso ai sensi della l.n. 515/93 e s.m.i. e leggi collaterali. Poiché il Collegio ritiene incontestabili le risultanze fattuali emerse dalle indagini della Guardia di Finanza e la qualificazione di non inerenza alle finalità della legge regionale n. 6/73 delle spese effettuate dal Sig. Fiorito a valere sulle somme erogate al Gruppo consiliare, per i fini di cui agli artt. 3 e 3-bis, non contestate dal convenuto nella maggiore entità indicata all’udienza odierna dalla Procura - il medesimo deve essere condannato al risarcimento del danno a favore della Regione Lazio nella misura di euro 1.200.784,31.
La Corte dei Conti nella sentenza in esame ha confermato il proprio orientamento secondo il quale le somme erogate ai partiti, gruppi o movimenti politici - nella loro rappresentanza nazionale o regionale - e destinate ad una finalità istituzionale vincolata, hanno natura pubblica per cui la lor ... Continua a leggere
domenica 9 febbraio 2014 13:53
Provincia di Roma: arriva il bando caldaie
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato linea Amica del 7.2.2014
Impianti termici a norma significa più sicurezza. Così la Provincia di Roma ha indetto, per il quarto anno consecutivo, il Bando caldaie ovvero un finanziamento per la sostituzione di impianti termici installati da Condomini o singoli cittadini. In quest'ultimo caso è necessario che l’indicatore I.S.E.E. non superi 40.000 euro, che l' impianto termico abbia almeno 10 anni di vecchiaia e si trovi in un Comune della Provincia di Roma con una popolazione fino a 40.000 abitanti. Per le caldaie di tipo domestico il contributo è pari all’80% della spesa fino a un massimo di 800 euro. Mentre per le caldaie di tipo collettivo il massimo è pari a 2.000 euro. Per gli impianti condominiali è previsto un ulteriore contributo per l’installazione di sistemi di controllo integrati pari all’80% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 2.500 euro. Le nuove caldaie dovranno essere ad alto rendimento energetico e a basso livello di emissione di sostanze inquinanti.
Impianti termici a norma significa più sicurezza. Così la Provincia di Roma ha indetto, per il quarto anno consecutivo, il Bando caldaie ovvero un finanziamento per la sostituzione di impianti termici installati da Condomini o singoli cittadini. In quest'ultimo caso è necessario che l’indicatore I. ... Continua a leggere
domenica 2 febbraio 2014 09:15
Distruzione di una Villa romana in localit�� Eleuterio del Comune di Cisterna (Latina): Sulla sanzione amministrativa irrogata per la distruzione il Consiglio di Stato statuisce che le sanzioni amministrative, per principio generale, si estinguono ope legis (art. 7, legge n. 689/1981) con la morte del trasgressore, non essendo trasmissibili agli eredi
Giunge all'attenzione della Sesta Sezione del Consiglio di Stato la controversa con la quale i ricorrenti nella qualit�� eredi, impugnano la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio, Roma che ha respinto il ricorso proposto dal dante causa degli odierni appellanti, per l���annullamento del decreto del Ministero dei beni culturali 3 ottobre 1997 recante l���intimazione di pagamento, a titolo di sanzione amministrativa, della somma di lire 1.026.760.000, quale responsabile della distruzione di una villa romana in localit�� Eleuterio del Comune di Cisterna (Latina). Gli appellanti tornano a contestare in questo grado la legittimit�� della pretesa sanzionatoria fatta valere dall���Amministrazione di tutela dei beni culturali, rilevando l���erroneit�� della sua duplicazione rispetto alla misura risarcitoria e della sua determinazione da parte della speciale commissione di cui al quarto comma dell���art. 59 della legge n. 1089 del 1939. Orbene, rileva il collegio che le sanzioni amministrative, per principio generale, si estinguono ope legis (art. 7, legge n. 689/1981) con la morte del trasgressore, non essendo trasmissibili agli eredi. Pertanto, nel caso in esame, gli eredi che hanno riassunto il giudizio di primo grado ed hanno interposto appello nella dichiarata veste di aventi causa dell���originario destinatario della sanzione, non hanno un interesse autonomo, sul piano processuale, a contrastare una pretesa sanzionatoria che l���amministrazione avrebbe potuto far valere solo nei confronti dell���effettivo trasgressore (e cio�� del dante causa degli appellanti, deceduto durante la pendenza del giudizio di primo grado). Il principio dell���intrasmissibilit�� agli eredi della sanzione amministrativa �� corollario del carattere personale che contraddistingue (quantomeno a far data dall���entrata in vigore della legge di depenalizzazione n. 689/1981), oltre che la responsabilit�� penale, anche la responsabilit�� amministrativa dell���agente, di tal che lo stesso principio deve ritenersi di applicazione indistinta e generalizzata, senza cio�� che sia necessaria una espressa previsione in tal senso nell���ambito della particolare disciplina normativa di settore (cfr. Cass. civ., sez. I, sent. 23 marzo 2004 n. 5743; Cass., sez. lavoro, sent. 8 settembre 2003 n. 13113). La correttezza della conclusione riguardo alla natura sanzionatoria della somma posta a carico del trasgressore, ai sensi del citato art. 59, legge n. 1089/1939 (applicabile ratione temporis alla fattispecie dedotta, ma analoga previsione �� stata riprodotta) �� confermata dalla circostanza che il giudice penale (cfr. sentenza della Corte d���appello di Roma n. 3283/1996), nell���irrogare la sanzione penale all���imputato, ha riservato alla sede civile la sola determinazione del risarcimento del danno. Tuttavia, come correttamente argomentato sul punto dal giudice di primo grado, detta misura risarcitoria non �� assimilabile alla sanzione amministrativa, che qui solo viene in rilievo, la quale ultima ha natura punitiva, in quanto costituisce la monetizzazione dell���ordine di ripristino rimasto non eseguito da parte del trasgressore (per impossibilit�� oggettiva del recupero dei reperti ormai irreversibilmente distrutti). Ed invero, mentre le sanzioni civili sono sanzioni aggiuntive, destinate a risarcire il danno ed a rafforzare l'obbligazione con funzione di deterrente per scoraggiare l'inadempimento, le sanzioni amministrative (di cui alla legge n. 689/1981) e quelle - altrettanto intrasmissibili - tributarie (di cui alla legge n. 472/1997) hanno un carattere afflittivo ed una portata di carattere generale e non settoriale, sicch�� rientra nella discrezionalit�� del legislatore stabilire, nei limiti della ragionevolezza, quando la violazione debba essere colpita da un tipo di sanzione piuttosto che da un altro (in tal senso, cfr. Cass., sez. lavoro, sent. n. 15067 del 6 giugno 2008). A tale scelta si ricollega il regime applicabile, anche in riferimento alla trasmissibilit�� agli eredi, prevista solo per le sanzioni civili, quale principio generale in materia di obbligazioni, e non per le altre, per le quali opera il diverso principio dell'intrasmissibilit��, quale corollario del carattere personale della responsabilit��. In definitiva, alla luce dei rilievi svolti l���appello e, prima ancora, il ricorso in riassunzione proposto in primo grado dagli odierni appellanti vanno dichiarati inammissibili per difetto d���interesse.
Giunge all'attenzione della Sesta Sezione del Consiglio di Stato la controversa con la quale i ricorrenti nella qualit�� eredi, impugnano la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio, Roma che ha respinto il ricorso proposto dal dante causa degli odierni appellanti, per l���annullamento del d ... Continua a leggere
sabato 1 febbraio 2014 15:50
Comune di Civitavecchia: sciolto il Consiglio Comunale
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del DPR 15.1.2014 - Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29.1.2013
Con DPR 15.1.2014 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29.1.2013 si �� disposto lo Scioglimento del consiglio comunale e nominato il commissario straordinario Dott. Ferdinando Santoriello.
ALBO PRETORIO LAZIO