Source: https://www.aiganapoli.com/t-a-r-campania-napoli-sez-vi-sentenza-del-9-maggio-2019-n-2486-3/
Timestamp: 2019-12-09 05:01:26+00:00
Document Index: 67087555

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

T.A.R. CAMPANIA, NAPOLI, SEZ.VI – sentenza del 9 maggio 2019 n. 2486 | AigaNapoli
Trasparenza – Accesso agli atti e accesso civico generalizzato – Differenze – Finalità degli istituti – Ambito di applicazione
L’accesso agli atti amministrativi, disciplinato dagli artt. 22 e ss. della legge n.241/1990, e l’accesso civico generalizzato, disciplinato dal d. lgs. n. 33/2013, sono istituti distinti – entrambi ispirati ai principi di trasparenza e partecipazione – che si differenziano per presupposti, ambito di applicazione, limitazioni e finalità.
Sotto tale ultimo profilo, le due forme di accesso, pur condividendo lo stesso tipo di tutela processuale, non possono considerarsi sovrapponibili: l’una, infatti, è strumentale alla tutela degli interessi individuali di un soggetto che si trova in una posizione differenziata rispetto agli altri cittadini, in ragione della quale ha il diritto di conoscere e di avere copia di un documento amministrativo; l’altra, viceversa, è finalizzata a consentire a chiunque – senza la previa dimostrazione della sussistenza di un interesse attuale e concreto per la tutela di situazioni rilevanti e senza dover motivare la richiesta – di esercitare un controllo diffuso e integrale dei dati, dei documenti e delle informazioni che sono già considerati pubblici e quindi conoscibili.
Pertanto – stante la differenza sul piano teleologico – anche a seguito dell’introduzione dell’accesso civico ‘generalizzato’, permane un settore ‘a limitata accessibilità’, nel quale continuano ad applicarsi le più rigorose norme della legge 241/1990, così da giustificare la permanenza di tale istituto nell’ordinamento.
Trasparenza – Accesso agli atti e accesso civico generalizzato – Richiesta di un’ampia mole di documenti – Dialogo cooperativo – Necessità – Sussiste
È legittimo il diniego di accesso agli atti ai sensi della legge n. 241/1990, quando la mole dei documenti indicati nell’istanza (sebbene collegati all’interesse del richiedente) si traduce, per la sua ampiezza, in una forma di controllo sull’efficienza o sull’efficacia dell’azione amministrativa, in quanto tali obiettivi – pure tutelati dall’ordinamento – sono estranei alle finalità cui è preposto l’istituto di cui agli artt. 22 e ss. della legge n. 241/1990.
Viceversa, è illegittimo il diniego di accesso generalizzato ai sensi della disciplina di cui al d.lgs. n. 33/2013, per difetto di motivazione, quando non risultano sufficientemente rappresentate le ragioni di grave pregiudizio che giustificano il diniego stesso. In tali ipotesi, nel caso in cui l’istanza abbia ad oggetto una mole di documenti tale da rappresentare un aggravio importante per l’attività dell’Ente, questo attiverà l’istituto del “dialogo cooperativo” volto ad assistere il richiedente nel tentativo di ridefinire l’oggetto della richiesta entro limiti compatibili con i principi di buon andamento e di proporzionalità.
Massime a cura di Avv. Valeria Aveta
02486/2019 REG.PROV.COLL.
03570/2018 REG.RIC.
….., rappresentato e difeso dall’avvocato ……, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio … in …, piazza … n….;
Comune di …., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato …., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Hotel ….. S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di ….;
Espone il ricorrente che in data 9 maggio 2018 questa Sezione, con la sentenza n. 3100/2018, ha respinto i ricorsi proposti dallo stesso avverso i provvedimenti del Comune di …. e precisamente:
– il ricorso RG 690/2017 avente ad oggetto la nota prot. n. 8824 del 23.11.2016 con la quale il responsabile del procedimento aveva dichiarato improcedibile la richiesta di agibilità per pendenza della domanda di condono;
– il ricorso RG 1253/2017 con cui è stato impugnato il provvedimento adottato dal responsabile SUAP n. 11/2017, il quale, in ragione della citata nota n. 8824 del 23.11.2016, aveva adottato il provvedimento di sospensione dell’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande di tipo A) e B) all’insegna “Ristorante ….”.
« – tutte le licenze commerciali di qualunque natura rilasciate nel comune di …..;
Con provvedimento n. 5773 del 10 luglio 2018 il Comune di ….. ha respinto l’istanza di accesso sulla scorta delle seguenti argomentazioni:
– il Tribunale amministrativo con la ricordata sentenza n. 3100/2018 non si è espresso in ordine alla legittimità o meno delle c.d. agibilità provvisorie, né sulle c.d. continuità d’uso (queste estranee al thema decidendum), ciò riverberando sull’interesse all’accesso;
– la disciplina in tema di accesso documentale presuppone una legittimazione del richiedente che si fonda anche sull’interesse personale e concreto a conoscere la documentazione richiesta, che deve essere individuata o facilmente individuabile;
– la norma sull’accesso documentale esclude che possano essere proposte e considerate istanze volte a un controllo generalizzato dell’operato dell’amministrazione ovvero che sostanzino un controllo ispettivo;
– l’accesso civico generalizzato introdotto dall’art. 6 del d. lg. 97/2016 (che ha modificato l’art. 5 del d. lgs. 33/2013) non può essere usato in maniera distorta e divenire causa di intralcio dell’azione della pubblica amministrazione, in particolare in presenza di istanze massive;
– l’istanza proposta, secondo recente giurisprudenza, non sarebbe rispondente al soddisfacimento di un interesse che presenta una valenza pubblica, ma resta confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico (cfr. TAR Lazio, Roma, n. 7326/2018);
– non si tratterebbe di atti per i quali pende un obbligo di pubblicazione.
2) – I presupposti per esercitare il diritto di accesso. Come già anticipato, è legittimato all’accesso il soggetto che ha un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento che intende conoscere. Il carattere dell’attualità non è collegato all’interesse ad agire in giudizio, ma direttamente alla richiesta di conoscere il documento; inoltre, il carattere della concretezza impone che si tratti di un interesse effettivo e tangibile. Il soggetto richiedente deve poter vantare un interesse che, oltre ad essere serio e non emulativo, deve essere ricollegabile alla persona dell’istante da uno specifico rapporto.
3) – I limiti all’accesso documentale: istanze preordinate al controllo generalizzato. L’art. 24, della legge 241/1990 prevede gli interessi pubblici e privati che devono essere tutelati in caso di istanza di accesso documentale e che necessariamente devono essere considerati e bilanciati in sede di decisione. Il co. 3 del medesimo articolo dispone, inoltre, che non possono essere ammesse istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni, intendendosi con ciò che l’istituto dell’accesso ai documenti (contrariamente a ciò che consente la disciplina in tema di accesso civico, di cui si dirà a breve) non è preordinato a soddisfare, in senso lato, l’interesse al buon andamento dell’attività amministrativa, ovvero ad assicurare un regime di trasparenza finalizzato a consentire “il controllo” sull’efficienza o sull’efficacia dell’azione amministrativa.
4) – Il ricorso, quindi, con riguardo all’accesso ai documenti richiesti in base alla legge 241/1990 deve essere respinto in quanto la mole dei documenti indicati nell’istanza, sebbene collegati all’interesse del ricorrente di conoscere, relativamente al territorio del Comune di ….., quanti esercizi commerciali operano in regime di agibilità provvisoria in pendenza di istanza di condono, non trattata dal Comune, nonché all’interesse (se del caso) di far emergere che l’ente locale “normalmente” opera nei termini quali censurati dal TAR Campania con la sentenza n. 3100/2018, sostanzia, per la sua ampiezza, un accesso rivolto, in senso lato, a soddisfare l’interesse al buon andamento dell’attività amministrativa ovvero a consentire “il controllo” sull’efficienza o sull’efficacia dell’azione amministrativa, non consentito dalla legge 241/1990.
5) – A diverso esito si giunge allorquando si esamina la domanda di accesso del ricorrente in base all’art. 5, co. 2 del d. lg. 33/2013.
6) – Accesso civico generalizzato: ambito oggettivo e finalità – Sulla scia dei concetti introdotti dal d.lg. n. 150 del 2009 in materia di trasparenza e in attuazione della delega recata dall’art. 1, commi 35 e 36 della l. 28 novembre 2012, n. 190, in tema di “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, è stato adottato il d.lg. 14 marzo 2013, n. 33, come modificato dal d. lg. 97/2016, che ha operato una importante estensione dei confini della trasparenza intesa oggi come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
12) – Fatta questa premessa di carattere normativo-interpretativo, e passando all’esame dell’istanza di accesso, il ricorrente ha chiesto di avere copia, ex art. 5, co. 2 del d. lg. 33/2013 «- ditutte le licenze commerciali di qualunque natura rilasciate nel comune di Serrara Fontana …;
25) – Infine, va solo fatto un breve cenno, per respingerlo, al motivo di ricorso formulato dal ricorrente e riguardante la procedura di riesame secondo cui l’amministrazione avrebbe agito illegittimamente, in violazione dell’art. 5, co. 7 del d. lg. 33/2013, adottando tout court un rigetto senza attivare il controllo “interno” prevista in capo al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.
L’art. 5, co. 7 del decreto trasparenza prevede infatti che “ Nei casi di diniego totale o parziale dell’accesso o di mancata risposta entro il termine indicato al comma 6, il richiedente può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, di cui all’articolo 43, che decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni”.
26) – Alla luce delle esposte argomentazioni il ricorso va accolto in parte, con riguardo all’istanza di accesso generalizzato richiesto ai sensi dell’art. 5, co. 2 del d. lg. 33/2013, e per l’effetto annullato, in parte qua, il provvedimento impugnato e intrapresa una nuova interlocuzione procedimentale con il richiedente secondo quanto affermato in motivazione.
Francesco Gargiulo2019-08-01T19:14:45+02:00