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Timestamp: 2018-05-26 06:18:21+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 3']

Sentenza n. 250/2017 della Corte Costituzionale su legittimità costituzionale del DL 65/2016 – FNP Emilia Centrale
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Il 1° dicembre 2017 la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 250, decisa il 25 ottobre u.s., sulla legittimità costituzionale del DL 65/2015, convertito dalla Legge 109/2015.
Per tali ragioni i giudici della Suprema Corte hanno affidato al legislatore un nuovo intervento legislativo per bilanciare in modo diverso i valori e gli interessi coinvolti, nei limiti di ragionevolezza e proporzionalità. Il successivo DL 65/2015 ha seguito tali indicazioni, con effetto retroattivo, seppur limitatamente al biennio
Con la recente sentenza n. 250/2017, la Corte Costituzionale ha respinto tutte le censure al DL 65/2015, contenute nelle 15 ordinanze di rinvio, sostenendo che essa si colloca nel solco della giurisprudenza della Consulta, in piena continuità con la nota sentenza n. 70/2015.
Sempre secondo i giudici della Suprema Corte, il blocco della perequazione per i due soli anni e il conseguente “trascinamento” dello stesso blocco agli anni successivi “non costituiscono un sacrificio sproporzionato rispetto alle esigenze di interesse generale”, perseguite dalle disposizioni impugnate.
E’ stato altresì ribadito, sulla scorta della sentenza n. 70/2015, che la rivalutazione automatica è uno “strumento tecnico” necessario per salvaguardare le pensioni dall’erosione del loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione e per assicurare nel tempo il rispetto di principi di adeguatezza e proporzionalità dei trattamenti pensionistici. Va inoltre salvaguardata la garanzia di un reddito che non comprima “le esigenze di vita cui era precedentemente commisurata la prestazione previdenziale”.
Orbene, proprio dalla Relazione tecnica e dalla Verifica delle quantificazioni relative al DL 65/2015, emergono con evidenza le esigenze finanziarie di cui ha tenuto conto il legislatore nell’esercizio della sua discrezionalità e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità dei trattamenti pensionistici, oltreché del principio di solidarietà (art. 38 della Costituzione) coordinato al principio di razionalità equità (art. 3 della Costituzione). Ne è conferma, secondo i giudici, la scelta da parte del legislatore non irragionevole di riconoscere la perequazione in misure percentuali decrescenti all’aumentare dell’importo complessivo del trattamento pensionistico, fino ad escluderla per quelli superiori a sei volte il Minimo Inps.
Sulla scorta di tale pronunciamento, potranno adesso proseguire tutti quei giudizi di merito, pendenti innanzi ai Tribunali del Lavoro e alle Corti dei Conti, rimasti sospesi in attesa della pronuncia da parte della Corte Costituzionale.
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