Source: http://noiradiomobile.org/no-al-porto-darmi-se-il-richiedente-eo-la-sua-famiglia-frequentano-pregiudicati/
Timestamp: 2017-12-17 09:57:32+00:00
Document Index: 115016743

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 101', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ']

No al porto d’armi se il richiedente e/o la sua famiglia frequentano pregiudicati. – Noi Radiomobile™
Home »News»No al porto d’armi se il richiedente e/o la sua famiglia frequentano pregiudicati.
No al porto d’armi se il richiedente e/o la sua famiglia frequentano pregiudicati.
(Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 14 settembre 2015, n. 4270)
1.Il sig. E. S. impugnava il decreto di divieto di detenzione d’armi emesso dal Prefetto di Reggio Calabria in data 18.11.2013.
Il sig. S. affidava il ricorso ai seguenti motivi di diritto:
I) Illegittimità del provvedimento per violazione di legge, illogicità e carenza della motivazione – eccesso di potere;
– le frequentazioni personali contestate al ricorrente erano del tutto occasionali e irrilevanti (una risalente al 2004, la seconda, più recente, ma con soggetto con precedenti penali attinenti a delitti in ambito familiare);
-del pari irrilevante era la frequentazione contestata al padre del sig. S. con il proprio fratello, peraltro assolto dai reati contestati;
– risalenti nel tempo erano quelle contestate alla propria sorella, due nel 2004 una nel 2007, non più convivente con il sig. S. dal 5.5.2012, giorno in cui aveva contratto matrimonio.
– il sig. S. E. era stato arruolato nell’Esercito Italiano a far data dal 07.06.2011, con il grado di caporale VFP1 in rafferma annuale, assegnato alla Brigata Flaminia ed aveva ottenuto un elogio per il servizio svolto in data 10.08.2012 (attestato in atti);
-attualmente lavorava alle dipendenze della F.lli S. snc, società dedita alla lavorazione del legno.
2. – Nell’atto di appello il Ministero dell’Interno sostiene la erroneità della sentenza per travisamento dei fatti ed erronea applicazione della normativa di riferimento evidenziando che nel nostro ordinamento portare le armi è vietato e le eccezionali deroghe al divieto sono circondate da particolari cautele a tutela dell’ordine pubblico e della pacifica convivenza; inoltre l’Autorità preposta alla cura di tali beni gode di amplissima discrezionalità, nel caso in esame bene esercitata attesa la non completa affidabilità del ricorrente.
Si è costituito l’appellato signor E. Sgambbetterra evidenziando la inammissibilità/improcedibilità dell’appello per nullità della notificazione del ricorso introduttivo del giudizio a mezzo PEC, decadenza del diritto di impugnativa, inammissibilità e/o nullità del gravame per mancata indicazione delle specifiche censure contro i capi della sentenza gravata, violazione dell’art. 101 c.p.a.. e nel merito infondatezza dell’appello.
La Sezione richiama le conclusioni della giurisprudenza amministrativa che ha osservato che ai sensi degli artt. 39 e 43 del RD 18 giugno 1931 n. 773 l’amministrazione è titolare di un potere discrezionale molto esteso in materia di rilascio e ritiro di licenze abilitanti il possesso di armi e munizioni.
Tale ampia discrezionalità si evince nella previsione contenuta nel citato art. 43 ove si prevede che la licenza può essere ricusata, oltre che in confronto dei soggetti che hanno riportato condanne penali, anche nei riguardi di chi non dà affidamento di non abusare delle armi. Il fine perseguito è, infatti, la tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza, non solo in caso di accertata lesione, ma anche in caso di pericolo di lesione, sicché si tratta di un potere attribuito anche con finalità di prevenzione rispetto alla commissione di illeciti.
Ne consegue che il divieto di detenzione di armi, munizioni, esplosivi, così come il diniego di licenza o la revoca della licenza di porto d’armi, non richiedono un oggettivo ed accertato abuso nell’uso delle armi, essendo sufficiente che, secondo una valutazione non inattendibile, il soggetto non dia affidamento di non abusarne.
La valutazione di inaffidabilità del soggetto è attribuita all’autorità amministrativa la quale è chiamata ad un accertamento incensurabile in sede di legittimità nel momento in cui risulta congruamente motivato avuto riguardo a circostanze di fatto specifiche.
6. – Conclusivamente le motivazioni del provvedimento impugnato sono idonee a supportare il giudizio ampiamente discrezionale di possibile rischio di abuso del titolo che la legge affida alla autorità prefettizia nella attività di emissione delle autorizzazioni aventi ad oggetto armi, giudizio fondato, nel caso in esame, prevalentemente nell’ambiente sociale e familiare in cui concretamente si esplicava la vita di relazione dell’interessato che evidenziava la possibilità di incidenza di detto ambiente sul modus agendi del medesimo.
7. – L’appello quindi merita accoglimento.
8. – La sentenza appellata deve essere riformata, il ricorso di primo grado respinto.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado.
← Previous Previous post: Il servizio di leva svolto dopo la conclusione degli studi deve essere considerato valido, a fini concorsuali per l’accesso all’insegnamento.
Next → Next post: Luogotenente imputato per truffa militare continuata pluriaggravata, in servizio alla sezione finanziaria della Cassa di Previdenza delle FF.AA., condannato a restituire alla Cassa di Previdenza delle Forze Armate euro 461.398,72.