Source: http://anclsu.com/quesiti/2011/compatibilita-lavoro-part-time-presso-azienda-partecipata-con-iscrizione-albo-consulenti-lavoro.html
Timestamp: 2018-07-17 21:16:13+00:00
Document Index: 47054835

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4']

Compatibilità lavoro part time presso azienda partecipata con iscrizione Albo Consulenti lavoro
22 giugno 2018 - terziario - CCNL applicato:ccnl servizi ambientali
Si chiede se un lavoratore occupato con contratto di lavoro part/time (50% orario settimanale) presso Società per Azioni a controllo pubblico (100% capitale pubblico) può iscriversi all'Albo dei consulenti del lavoro
Ritengo compatibile l'iscrizione all'Albo dei consulenti del lavoro in quanto:
considerata "la legge 12/79 Art. 4 (Incompatibilita')
L'iscrizione nell'albo dei consulenti del lavoro non e' consentita in permanenza del rapporto di lavoro agli impiegati dello Stato,delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri enti pubblici, ai dipendenti degli istituti di patronato o delle associazioni sindacali dei lavoratori, agli esattori di tributi, ai notai e ai giornalisti professionisti."
il "Dlgs 175/2016 (Testo unico in materia di soc. partecipate)
Art. 19 (Gestione del personale)
1. Salvo quanto previsto dal presente decreto, ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle societa' a controllo pubblico si applicano le disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del
codice civile, dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, ivi incluse quelle in materia di ammortizzatori sociali, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, e dai contratti collettivi."
e da ultimo (se si volesse assimilare a pubblico impiego part/time il lavoro alle dipendenze di una società partecipata, che escluderei), anche la Legge 662/96 art 1
c. 56. Le disposizioni di cui all'articolo 58, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed integrazioni, nonche' le disposizioni di legge e di regolamento che vietano l'iscrizione in albi professionali non si applicano ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.
c. 56-bis. Sono abrogate le disposizioni che vietano l'iscrizione ad albi e l'esercizio di attivita' professionali per i soggetti di cui al comma 56. Restano ferme le altre disposizioni in materia di requisiti per l'iscrizione ad albi professionali e per l'esercizio delle relative attivita'. Ai dipendenti pubblici iscritti ad albi professionali e che esercitino attivita' professionale non possono essere conferiti incarichi professionali dalle amministrazioni pubbliche; gli stessi dipendenti non possono assumere il patrocinio in controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione.
Per poter fornire un’adeguata risposta al quesito posto, è necessario analizzare le disposizioni pertinenti. La legge n. 12 del 1979, all’art. 4 prevede che “l'iscrizione nell'albo dei consulenti del lavoro non è consentita in permanenza del rapporto di lavoro agli impiegati dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri enti pubblici, ai dipendenti degli istituti di patronato o delle associazioni sindacali dei lavoratori, agli esattori di tributi, ai notai e ai giornalisti professionisti”. Dalla lettera della legge, sembrerebbe quindi che è escluso che il dipendente di qualsiasi “ente pubblico”, senza distinguere se questo sia a carattere economico o meno, possa iscriversi all’albo dei consulenti del lavoro.
Vero è che gli enti pubblici nazionali fanno parte del concetto di amministrazione pubblica, ma non rientrano propriamente nell’amministrazione dello Stato, tanto che sono stati anche denominati ‘amministrazioni parallele’. Hanno strutture eterogenee e sono dotati di personalità giuridica. Possiedono organi propri (di regola, presidente e consiglio di amministrazione), nominati dal governo, che dettano gli obiettivi e le direttive ai loro uffici. I poteri di vigilanza spettano, in genere, all’autorità di governo, che talora è titolare di poteri di direttiva. Una maggiore autonomia organizzativa e funzionale è riconosciuta agli enti pubblici che sono espressione di comunità di settore, come le camere di commercio, o svolgono attività assistite da garanzie costituzionali, come le università e le istituzioni scolastiche. Tuttavia, la legge li riconduce al più ampio concetto di pubblica amministrazione. Più precisamente, l’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 165/2001 definisce cosa sia e cosa va assimilato al concetto di pubblica amministrazione: “si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300”.
L’art. 4 della legge n. 12/1979 non distingue, in realtà, tra ente pubblico non economico ed economico ma stabilisce genericamente, senza individuarli, un’incompatibilità con questi e con altri soggetti giuridici (associazioni sindacali, patronati). Tuttavia, la legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della Finanza
Pubblica) all’art. 1, comma 56, prevede espressamente che “le disposizioni di cui all'articolo 58, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le disposizioni di legge e di regolamento che vietano l'iscrizione in albi professionali non si applicano ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno”.
Al comma successivo, l 56-bis, la medesima legge dispone l’abrogazione delle “disposizioni che vietano l'iscrizione ad albi e l'esercizio di attività professionali per i soggetti di cui al comma 56. Restano ferme le altre disposizioni in materia di requisiti per l'iscrizione ad albi professionali e per l'esercizio delle relative attività. Ai dipendenti pubblici iscritti ad albi professionali e che esercitino attività professionale non possono essere conferiti incarichi professionali dalle amministrazioni pubbliche; gli stessi dipendenti non possono assumere il patrocinio in controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione”.
Sembrerebbe quindi che la legge n. 662/1996 si ponga in rapporto di specialità rispetto alla legge n. 12/1979, prevedendo l’abrogazione espressa di quelle disposizioni che impediscono ai pubblici dipendenti con contratto di lavoro part-time di potersi iscrivere ad un ordine professionale. In tale quadro, l’incompatibilità dell’art. 4 della legge n. 12/1979 resterebbe efficace solo per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni che abbiano un rapporto di lavoro full-time oppure superiore al 50% dell’orario pieno.
In conclusione, sembrerebbe possibile per un dipendente part-time di un ente pubblico (con l’orario di lavoro ridotto del 50%) poter richiedere l’iscrizione all’albo dei consulenti del lavoro per tutte le motivazioni sopra esposte.