Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-296-cod-proc-penale-latitanza
Timestamp: 2018-10-22 17:44:28+00:00
Document Index: 17980409

Matched Legal Cases: ['art. 165', 'art. 165', 'art. 295', 'art. 296', 'art. 295', 'sentenza ']

1. E’ latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all’obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione.
Ai fini dell'accertamento della volontarietà della sottrazione ad un provvedimento restrittivo della libertà personale, che costituisce il presupposto psicologico della declaratoria di latitanza, non occorre dimostrare la conoscenza della avvenuta emissione di tale provvedimento, ma è sufficiente che l'interessato si ponga in condizioni di irreperibilità, sapendo che quel provvedimento può essere emesso. (Annulla con rinvio, Ass.App.Milano, 11/12/2012)
Cassazione penale sez. V 30 gennaio 2014 n. 19891
È legittima l'emissione del decreto di latitanza all'esito di ricerche svolte dalla polizia giudiziaria nei luoghi che risultano nella disponibilità dell'indagato sulla base delle risultanze in atti e non estese all'estero risultando la presenza dello stesso sul territorio nazionale nel periodo di adozione del provvedimento cautelare in ragione del rilascio in Italia di plurimi atti di nomina di difensori di fiducia dei quali gli stessi hanno provveduto ad autenticare la sottoscrizione. Rigetta, Trib. lib. Brescia, 14/09/2011
Cassazione penale sez. V 07 dicembre 2011 n. 9637
Il semplice dato storico dell'emissione di un decreto di latitanza, in assenza della possibilità di conoscere il contenuto del decreto stesso non rintracciato negli atti del processo, non consente al giudicante di verificare la sussistenza dei presupposti che hanno legittimato l'adozione del decreto, la nomina di un difensore d'ufficio e le notifiche ai sensi dell'art. 165 c.p.p., con conseguenze tali da incidere sull'intervento e la difesa dell'imputato. L'assenza del provvedimento impedisce, inoltre, di verificare l'apprezzamento operato dal giudice di merito, posto che la dichiarazione dello stato di latitanza non è la conseguenza automatica della redazione del verbale di vane ricerche, ma presuppone una specifica valutazione di merito del giudice in ordine alla ricorrenza di una situazione di “irreperibilità” volontaria della persona ricercata. Nell'impossibilità di verificare tali irrinunciabili presupposti, il decreto di latitanza non può dunque considerarsi validamente emesso con la conseguenza che manca il presupposto necessario al verificarsi degli effetti che le norme del codice di rito a tale stato attribuiscono, in particolare l'applicabilità delle modalità di notifica previste dall'art. 165 c.p.p.
Corte appello Milano sez. IV 15 giugno 2010
Considerato che gli effetti della dichiarazione dello stato di latitanza si estendono per tutto il procedimento sino alla cessazione del predetto stato, la verifica della ritualità della sua adozione condiziona quella della ritualità della notificazione della citazione in giudizio, per cui l'invalida dichiarazione di latitanza comporta l'irregolarità della notifica della citazione giudizio e della successiva dichiarazione di contumacia.
Cassazione penale sez. VI 28 aprile 2010 n. 20514
La completezza delle ricerche, ai fini della dichiarazione della latitanza, va valutata non come riferimento a parametri prefissati ma alla condizione personale del soggetto, così da consentire al giudice, in relazione allo specifico caso in esame, di valutare l'esaustività o meno delle indagini svolte. (Nella specie la Corte ha ritenuto correttamente valutata l'esaustività di ricerche effettuate, in relazione alla condizione di nomade dell'imputato, unicamente in un campo nomadi quale luogo di precedente reperibilità dello stesso). Rigetta, Ass.App. Bari, 01 luglio 2008
Cassazione penale sez. III 15 ottobre 2009 n. 46983
Poiché la legge non opera alcuna distinzione e dovendosi i commi 3 e 3 bis dell'art. 295 c.p.p. coordinare con il precedente comma 2, che contempla lo stato di latitanza per tutti i casi di cui all'art. 296, comma 1, c.p.p., deve ritenersi possibile disporre, ex art. 295, commi 3 e 3 bis c.p.p., intercettazioni di conversazioni o comunicazioni anche per agevolare la cattura di persona condannata con «sentenza definitiva» e resasi latitante a ordine di esecuzione.