Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11858-del-12-05-2017
Timestamp: 2020-03-29 03:57:08+00:00
Document Index: 175523831

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 378', 'art. 62', 'art. 35', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11858 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11858 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 28/02/2017, dep.12/05/2017), n. 11858
sul ricorso n. 10155 /12, proposto da:
GE.TRA.ME. s.r.l., in persona del legale rappres. p.t., elett.te
domic. in Roma, alla via Barberini n. 29, presso l’avv. Manfredi
Bettoni, rappres. e difeso dall’avv. Tiziano Giovanelli, con procura
avverso la sentenza n. 132/31/11 della Commissione tributaria
regionale della Lombardia, depositata il 30/11/2011;
udito il difensore della parte controricorrente, avv. M. Bettoni per
delega dell’avv. Giovanelli;
La GETRAME s.r.l. impugnò, innanzi alla CTP di Milano, una cartella di pagamento, emessa a norma del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, per il recupero di maggior imposta per iva, per il 2005, a seguito di accertamento sulla base degli studi di settore, adducendo di aver iniziato in concreto l’attività nel 2005, quando furono concesse le autorizzazioni per la raccolta dei rifiuti, e non nel 2003 come contestato dall’ufficio.
Resiste la suddetta società con deposito del controricorso, eccependo l’infondatezza del ricorso; è stata altresì depositata memoria ex art. 378 c.p.c..
Con un unico motivo, l’Agenzia delle entrate ha lamentato: la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 35, e art. 2697 c.c., nonchè del provvedimento amministrativo emesso in applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; l’omessa e insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Al riguardo, parte ricorrente ha addotto che lo studio di settore è stato correttamente applicato, in quanto la società iniziò l’attività di trasporto su strada nel 2003 e non nel 2005 (in riferimento al trasporto di rifiuti, come eccepito), considerando altresì che solo nel 2007 fu effettata la modificazione del codice-attività.
Occorre premettere che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest’ultimo ha la facoltà di contestare I’ applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l’ufficio ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento. Tuttavia, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l’ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri (Cass., n. 17646 del 6.8.2014).
Ora, tale ricostruzione dei fatti di causa rende legittima la decisione della CTR, considerando altresì che, secondo un consolidato orientamento della Corte, gli studi di settore, L. n. 146 del 1998, ex art. 10, comma 4, (applicabile ratione temporis) presuppongono una situazione di normale svolgimento dell’attività imprenditoriale.
Inoltre, a norma del predetto art. 10, comma 1, gli accertamenti basati sugli studi di settore sono effettuati nei confronti dei contribuenti con periodo d’imposta pari a dodici mesi.
Parimenti infondato è il capo del motivo di ricorso afferente al vizio motivazionale, in quanto la sentenza impugnata contiene una motivazione chiara ed esaustiva, che consente agevolmente di ripercorrere l’iter logico-argomentativo adottato dal giudice.
La Corte rigetta il ricorso, condannando la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 7200,00 oltre alla maggiorazione del 15%, quale rimborso forfettario delle spese generali, e accessori di legge.