Source: https://www.laleggepertutti.it/106142_le-procedure-ambientali-via-vas-e-aia
Timestamp: 2018-06-21 16:03:02+00:00
Document Index: 39800803

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 6', 'art.17', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 29']

Professionisti Le procedure ambientali: VIA, VAS E AIA
La valutazione di impatto ambientale, la valutazione ambientale strategica e l’autorizzazione integrata ambientale.
L’esigenza, sempre più forte, da parte degli ordinamenti nazionali e sovranazionali, di tutelare l’ambiente è alla base della predisposizione di alcune procedure ambientali dirette ad analizzare la rilevanza che la realizzazione di determinati progetti può produrre sulle risorse ambientali in termini di impatto. L’attività amministrativa deve, infatti, essere orientata al rispetto di determinati principi ambientali (quali quello di precauzione, dello sviluppo sostenibile, del «qui inquina paga», di prevenzione) ed è tenuta a verificare l’impatto sull’ambiente di determinate attività e la compatibilità ambientale di progetti ed attività.
Per salvaguardare l’ambiente e fare in modo che tutte le attività dell’uomo fossero svolte nel rispetto del criterio della sostenibilità, infatti, l’Unione europea ha approvato importanti Direttive (Dir. 85/337 CEE, Dir. 96/61/CEE, Dir. 97/11/CEE, Dir. 42/2001 CEE) che, dopo parziali provvedimenti di recepimento nell’ordinamento italiano sono confluite nel Testo unico ambiente, recato dal D.Lgs. 3-4-2006, n. 152 (testo che ha soppiantato il previgente quadro legislativo, recato dalla L. 349/1986, istitutiva del Ministero dell’ambiente).
L’ambiente è definito come: «(…) il sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici» (art. 5 comma 1 lett. c d.lgs. n. 152 del 2006).
Esso è «un bene immateriale unitario sebbene a varie componenti, ciascuna delle quali può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di cura e di tutela; ma tutte, nell’insieme, sono riconducibili ad unità (…) La sua protezione non persegue astratte finalità naturalistiche o estetizzanti, ma esprime l’esigenza di un habitat naturale nel quale l’uomo vive ed agisce e che é necessario alla collettività e, per essa, ai cittadini, secondo valori largamente sentiti» (Corte cost., sent. n. 641 del 1987).
La nozione globale di «ambiente» comprende in sé ogni componente dell’habitat (inteso come complesso degli elementi ambientali e culturali, che caratterizzano gli insediamenti umani) e quindi, soprattutto negli insediamenti urbani, anche il patrimonio storico-artistico (…).
In sintesi, quindi, l’ambiente è un bene immateriale unitario ma vi sono sue componenti che sono oggetto di disciplina, cura e tutela isolatamente e separatamente: tra queste, i beni culturali» (C.d.S., sez. VI, 31-7-2013, n. 4034).
Le procedure di preventiva valutazione delineate nell’attuale ordinamento sono: VAS (valutazione ambientale strategica), VIA (valutazione di impatto ambientale) e AIA (autorizzazione integrata ambientale).
Sebbene differenti tra di loro, esse appaiono accomunate in quanto dirette a prefigurare gli impatti ambientali di piani e programmi (VAS) e di alcune tipologie di opere (VIA), nonché le condizioni cui determinati impianti industriali possono funzionare (AIA).
Il Codice ambiente, già nella sua formulazione originaria, aveva risistemato in maniera organica la procedura di VIA, integrandola con i procedimenti a monte quale la VAS, e dedicando la sua Parte II all’attuazione della normativa europea.
Tale Parte è stata poi sostituita dal D.Lgs. 4/2008, allo scopo di riordinare la relativa disciplina e porre rimedio alle procedure di infrazione rivolte contro il nostro Paese, e, successivamente, dal D.Lgs. 128/2010, che ha trasposto al suo interno la disciplina dell’AIA (recata in precedenza dal D.Lgs. 59/2005) e ha riordinato le procedure di VIA e VAS, semplificandone l’iter di approvazione.
L’attuale Parte II del Codice, pertanto, appare così suddivisa:
— il Titolo I reca la disciplina unitaria della VIA, VAS e AIA:
— il Titolo II stabilisce una procedura specifica in tema di VAS;
— il Titolo III detta una disciplina unitaria per ogni tipologia di VIA (eccetto quelle interregionali e transfrontaliere regolate dal Titolo IV);
— il Titolo III bis, introdotto dal D.Lgs. 128/2010, che si occupa della procedura di rilascio dell’AIA;
— il Titolo V, che detta le norme transitorie e finali e le abrogazioni in materia.
Tra le procedure ambientali deve, infine, essere ricordata la VINCA, valutazione di incidenza, prevista dalla Direttiva 92/43/CEE cd. «habitat», e ad oggi disciplinata dal D.P.R. 357/1997, modificato dopo procedura di infrazione ex art. 6 D.P.R. 120/2003. Si tratta di una valutazione preventiva, riferita alla tutela degli habitat e delle specie che li abitano.
Tutte le procedure, come anticipato, presentano dei tratti comuni. In particolare:
— la relativa disciplina procedimentale si pone come speciale rispetto al procedimento amministrativo classico delineato dalla L. 241/1990, dalla quale non si discosta circa il rispetto delle regole ordinarie, sebbene ne dettagli, ne strutturi e in alcuni casi, ne irrigidisca le disposizioni.
Si fa riferimento, ad esempio, alle disposizioni che sottraggono le autorizzazioni ambientali all’istituto del silenzio assenso, oppure alle particolari tempistiche endoprocedimentali.
Al contrario, a titolo esemplificativo, si fa un ampio richiamo alla disciplina della conferenza di servizi;
— l’affermazione dei diritti partecipativi del pubblico al procedimento che si estende agli studi, alla discussione e all’esito dell’istruttoria. L’accesso in materia ambientale, in effetti, si presenta come molto più ampio rispetto a quello delineato nella legge sul procedimento amministrativo.
Deve sottolinearsi, poi, che tra tutte le procedure, quella maggiormente difficoltosa da semplificare è stata la VIA, sicuramente a causa del complicato bilanciamento tra le esigenze di rapida definizione del procedimento e quelle di tutela ambientale, mentre l’iter procedurale più rispondente al canone della semplificazione è l’AIA.
1. Definizione, oggetto, finalità e competenza
La valutazione ambientale dei progetti ovvero valutazione di impatto ambientale è il procedimento mediante il quale vengono preventivamente individuati gli effetti sull’ambiente di un determinato progetto.
La finalità generale della VIA (come della VAS) è quella di assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica. In particolare, la VIA ha la peculiare finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso peculiare e secondo le disposizioni del decreto, gli impatti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
3) i beni materiali e il patrimonio culturale;
La valutazione di impatto ambientale riguarda i progetti che possono avere impatti significativi e negativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale (art. 6, comma 5, Codice ambiente) indicando, ai successivi commi 6 e 7, gli ulteriori progetti assoggettati alla valutazione di impatto ambientale e al comma 11 quelli che, invece, sono esclusi, in tutto o in parte dal campo di applicazione del decreto, quando non sia possibile in alcun modo svolgere la VIA. Si tratta di singoli interventi disposti in via d’urgenza, ai sensi dell’art. 5, commi 2 e 5 della L. 24 febbraio 1992, n. 225, al solo scopo di salvaguardare l’incolumità delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da un pericolo imminente o a seguito di calamità.
La competenza specifica alla valutazione spetta al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, per i progetti sottoposti a VIA in sede statale (ovvero quelli di cui all’allegato II del decreto) e con il supporto tecnico scientifico della Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale, istituita dall’art. 9 del D.P.R. 14 maggio 2007, n. 90. In sede regionale (per i progetti di cui agli allegati III e IV al decreto) l’autorità competente è la Pubblica amministrazione, con compiti di tutela protezione e valorizzazione ambientale, individuata secondo le disposizioni delle leggi regionali o delle Province autonome (art. 7, dal D.Lgs. 128/2010 nonché dal D.Lgs. 46/2014).
Il procedimento di VIA si articola, ai sensi del titolo III della parte II del Codice dell’ambiente (artt. 19-29), in più fasi che possono (in maniera necessariamente sintetica vista la natura della trattazione) così riassumersi:
— verifica di assoggettabilità (cd. screening) (art. 20 D.Lgs. 152/2006, come mod. dal D.Lgs. 28/2010, nonché dai decreti legislativi nn. 46 e 116 del 2014): trattasi della verifica attivata allo scopo di valutare, ove previsto, se i progetti possono avere un impatto significativo e negativo sull’ambiente e devono essere sottoposti alla fase di VIA (art. 5, comma 1, lett. m).
Tale procedimento è limitato ai casi previsti dall’art. 6, comma 7 e, dunque, solo:
— ai progetti elencati nell’All. II, che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per più di due anni;
— alle modifiche o estensioni dei progetti elencati nell’All. II che possono avere impatti significativi e negativi sull’ambiente;
— ai progetti elencati nell’All. IV, secondo le modalità stabilite dalle Regioni e dalle Province autonome. La relativa documentazione viene digitalizzata;
— studio di impatto ambientale: trattasi di un elaborato che deve essere predisposto a cura e spese del proponente. La definizione dei contenuti di tale documento piò avvenire attraverso la preventiva fase di consultazione (cd. scoping) del proponente con l’Autorità competente (art. 21, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010).
d) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta “opzione zero”, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale;
Allo studio di impatto ambientale deve essere allegata una sintesi non tecnica delle caratteristiche dimensionali e funzionali del progetto e dei dati e delle informazioni contenuti nello studio stesso (art. 22);
— presentazione dell’istanza: è effettuata da parte del proponente l’opera o l’intervento all’Autorità competente (art. 23, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010). Ad essa sono allegati il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale e la sintesi non tecnica, nonché l’elenco delle intese, licenze, autorizzazioni o altri provvedimenti già acquisiti o da acquisire. Dalla data di presentazione decorrono i termini per l’informazione e la partecipazione, la valutazione e la decisione;
— consultazione: è la fase istruttoria (prevista dall’art. 24, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010 nonché dalla L. 116/2014) caratterizzata da ampie misure di pubblicità e di partecipazione.
In particolare, la pubblicità e la conoscibilità dei contenuti dell’opera da realizzare sono assicurati già al momento della presentazione della domanda perché contestualmente il proponente deve provvedere al deposito della documentazione di cui all’art. 23, nonché alla diffusione del progetto dandone notizia a mezzo stampa e su sito web dell’Autorità competente, di modo che, entro 60 giorni dalla presentazione del progetto, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto medesimo e del relativo studio ambientale, presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi;
— valutazione dello studio di impatto ambientale e degli esiti della consultazione (art. 25, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010): è la fase istruttoria caratterizzata da una verifica tecnica nella quale si acquisisce e valuta la documentazione presentata. È prevista la facoltà per le amministrazioni pubbliche interessate di stipulare accordi con l’Autorità competente per semplificare la procedura;
— decisione (art. 26, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010): è la fase conclusiva del procedimento che prevede l’adozione di un provvedimento espresso e motivato da rendersi nei 150 giorni successivi alla presentazione dell’istanza, salvo sospensioni o interruzioni per integrazioni.
In particolare, l’Autorità competente può sospendere il predetto termine per 45 giorni prorogabili, su istanza del proponente solo per giustificati motivi, di ulteriori 45 giorni, per richiedere al proponente una integrazione della documentazione. In tal caso l’Autorità competente esprime il provvedimento di VIA entro 90 giorni dalla presentazione degli elaborati modificati.
Il provvedimento di VIA sostituisce o coordina tutti i provvedimenti in materia ambientale necessari per la realizzazione e l’esercizio dell’opera o dell’impianto (quali autorizzazioni, concessioni, intese, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati). Esso contiene le condizioni di realizzazione, esercizio e dismissione dei progetti nonché quelle relative ad eventuali malfunzionamenti; costituisce, inoltre, condizione per l’inizio dei lavori. Quanto all’efficacia temporale della VIA è previsto che i relativi progetti devono essere realizzati entro 5 anni dalla pubblicazione del provvedimento, trascorso il quale la procedura deve essere reiterata;
— pubblicazione, monitoraggio, controllo e sanzioni: trattasi della fase integrativa dell’efficacia che prevede la pubblicazione, per estratto, del provvedimento di VIA a cura del proponente nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana o nel Bollettino Ufficiale della Regione per consentire eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte dei soggetti interessati, nonché la pubblicazione, per intero, sul sito web dell’Autorità competente (art. 27).
Oltre ai contenuti sopra riportati, il provvedimento di VIA contiene ogni opportuna indicazione per la progettazione e lo svolgimento delle attività di controllo e monitoraggio degli impatti.
1. Definizione, ambito di applicazione, finalità e competenze
La valutazione ambientale strategica è quell’iter procedimentale, la cui finalità è quella di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di piani e programmi, assicurando che questi siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile (art. 4).
Si evidenzia, inoltre, che la VAS, come precisato dall’art. 11 Codice ambiente, è effettuata anteriormente all’approvazione del piano o del programma, ovvero all’avvio della relativa procedura legislativa, e comunque durante la fase di predisposizione dello stesso. Essa è preordinata a garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione. Essa viene a costituire parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione, la cui mancanza comporta l’annullabilità dei provvedimenti amministrativi di approvazione, per violazione di legge.
I piani ed i programmi oggetto della VAS, in base allo stesso criterio adottato per la VIA, sono quelli possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale (art. 6). In particolare, la VAS viene effettuata per i piani ed i programmi elencati nel successivo comma 2 ed inoltre per quelli che, seppur diversi da quelli elencati, producono impatti significativi sull’ambiente tenuto conto del diverso livello di sensibilità ambientale dell’area oggetto di intervento, in base ad una valutazione effettuata dall’Autorità competente.
Il comma 4 indica invece, con precisione, le tipologie di piani e programmi esclusi.Si tratta, in particolare, di: piani e programmi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o ricadenti nella disciplina di cui all’art.17 del D.Lgs. 163/2006 (contratti segretati e che richiedono particolari misure di sicurezza); piani e i programmi finanziari o di bilancio; piani di protezione civile in caso di pericolo per l’incolumità pubblica; piani di gestione forestale o strumenti equivalenti, riferiti ad un ambito aziendale o sovraziendale di livello locale, redatti secondo i criteri della gestione forestale sostenibile e approvati dalle regioni o dagli organismi dalle stesse individuati.
L’art. 7 Codice ambiente stabilisce la competenza, al pari dei progetti sottoposti a VIA nel Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare a livello statale e della pubblica amministrazione in sede regionale.
Il Codice dell’ambiente del 2006 detta, al titolo II della Parte II, interamente sostituita dall’art. 1, comma 2 del decreto correttivo n. 4/2008, una disciplina unitaria in materia di VAS.
Le varie fasi sono elencate nell’art. 11 e sviluppate nei successivi articoli da 12 a 18. Esse consistono:
a) nello svolgimento di una verifica di assoggettabilità, ovvero di una verifica attivata allo scopo di valutare, ove previsto, se piani, programmi o le loro modifiche, possano avere effetti significativi sull’ambiente e devono essere sottoposti alla fase di valutazione secondo le disposizioni del Codice considerato il diverso livello di sensibilità ambientale delle aree interessate (art. 12 Codice ambiente, mod. dal D.Lgs. 128/2010);
b) nell’elaborazione del rapporto ambientale, che spetta al proponente o all’Autorità procedente, a seguito di consultazioni tra questi ultimi e l’Autorità competente nonché gli altri soggetti competenti in materia ambientale (art. 13 Codice ambiente).
Esso costituisce parte integrante del piano o del programma e ne accompagna l’intero processo di elaborazione ed approvazione. Nel rapporto ambientale devono essere individuati, descritti e valutati gli impatti significativi che l’attuazione del piano o del programma proposto potrebbe avere sull’ambiente e sul patrimonio culturale nonché le ragionevoli alternative che possono adottarsi tenendo conto degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma;
c) nello svolgimento di consultazioni con il pubblico a seguito di idonee forme di pubblicità a cura dell’Autorità procedente ovvero della pubblicazione di un avviso in Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino ufficiale della Regione o Provincia autonoma, contenente il titolo della proposta di piano o di programma, il proponente, l’Autorità procedente, l’indicazione delle sedi ove può essere presa visione di tale documentazione etc. (art. 14, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010);
d) nella valutazione del rapporto ambientale a cura dell’Autorità competente che, dopo aver svolto le attività tecnico istruttorie con la collaborazione dell’Autorità procedente e sulla base delle consultazioni effettuate, esprime il proprio parere motivato entro il termine di 90 giorni a decorrere dalla scadenza di tutti i termini di cui all’art. 14.
Si tratta del provvedimento obbligatorio con eventuali osservazioni e condizioni che conclude la fase di valutazione di VAS. La tutela avverso il silenzio dell’amministrazione è disciplinata dalle disposizioni generali del processo amministrativo. L’Autorità procedente, in collaborazione con l’Autorità competente, provvede, prima della presentazione del piano o programma per l’approvazione e tenendo conto delle risultanze del parere motivato di cui al comma 1 e dei risultati delle consultazioni transfrontaliere, alle opportune revisioni del piano o programma (art. 15, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010);
e) nella decisione finale, da parte dell’organo competente sulla base del piano o programma, del rapporto ambientale, del parere motivato e della documentazione acquisita nell’ambito della consultazione, che viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino della Regione (artt. 16 e 17, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010);
f) nell’attività di monitoraggio, effettuata dall’Autorità procedente in collaborazione con l’Autorità competente, delle cui modalità di svolgimento e delle eventuali misure correttive viene data adeguata informazione (art. 18, come modif. dall’art. 2 del D.Lgs. 128/2010).
Differenze tra VIA e VAS
La VAS pone rimedio a quello che è il maggior limite della VIA: il riferimento, cioè, a progetti di opere specifiche e non ad un quadro di scala vasta. La valutazione degli effetti ambientali non costituisce più un limite rispetto all’attuazione di determinate opere (delle quali è già stata irrevocabilmente decisa la localizzazione) e diviene, invece, un passaggio ordinario nell’ambito delle relative decisioni che si collocano a monte nelle singole realizzazione infrastrutturali.
Sulla distinzione tra VIA e VAS cfr. anche T.A.R. Marche, 6 marzo 2014, che nella pronuncia n. 291 sottolinea che, mentre la VIA analizza l’impianto ambientale del singolo progetto e quindi una più ridotta porzione di territorio, la VAS, al contrario, prende in esame l’incidenza di piani e programmi su un’«area vasta», e analizza tutte le possibili interrelazioni che le relative decisioni possono arrecare alla salute umana, al paesaggio, all’ambiente, all’economia etc.
L’AIA, nel contesto delle finalità perseguite da VIA e VAS, ha ad oggetto la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento proveniente dalle attività industriali e prevede misure volte ad evitare e, ove possibile ridurre, le emissioni nell’acqua, nel suolo e nell’aria, comprese le misure relative ai rifiuti, per conseguire un elevato livello di protezione ambientale.
L’autorizzazione integrata ambientale (AIA) è definita infatti — ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. o-bis, Codice ambiente, sostituita dal D.Lgs. 128/2010 — come il provvedimento che autorizza l’esercizio di una installazione, o di parte di essa a determinate condizioni che devono garantire che la stessa sia conforme ai requisiti previsti dal Codice medesimo.
Un’autorizzazione integrata ambientale può infatti valere per una o più installazioni o parti di esse che siano localizzate sullo stesso sito e gestite dal medesimo gestore. Nel caso in cui diverse parti di una installazione siano gestite da gestori differenti, le relative autorizzazioni integrate ambientali sono opportunamente coordinate a livello istruttorio.
Si anticipa che la disciplina dell’AIA (artt. 29bis e seguenti del Codice ambiente) è stata profondamente novellata, nell’ottica della semplificazione procedurale e provvedimentale, dal D.Lgs. 46/2014.
In primo luogo, tenendo presenti le novità legislative, si legge nel Codice che essa è necessaria:
— per le installazioni che svolgono attività di cui all’Allegato VIII alla Parte Seconda (ossia attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli, industria mineraria, chimica e gestione dei rifiuti);
— per le modifiche sostanziali ai suddetti impianti.
Inoltre, lo è anche:
— per le attività di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche qualora costituiscano solo una parte delle attività svolte nell’installazione, l’AIA, ai sensi di quanto disposto dall’art. 29quater, comma 11, costituisce anche autorizzazione alla realizzazione o alla modifica;
— per le installazioni nonché per le loro modifiche sostanziali, l’AIA è rilasciata nel rispetto della disciplina di cui al Codice medesimo e dei termini di cui all’art. 29quater, comma 10.
Il provvedimento di AIA viene rilasciato dal Ministro dell’ambiente, sentiti i Ministri dell’interno, del lavoro, della salute, dello sviluppo economico e delle politiche agricole, alimentari e forestali.
Quali sono i principi generali in materia di AIA?
Ai sensi di quanto previsto ex art. 6, comma 16, del Codice ambiente, come novellato dal cit. D.Lgs. 46/2014, l’autorità competente, nel determinare le condizioni per l’autorizzazione integrata ambientale, fermo restando il rispetto delle norme di qualità ambientale, tiene conto dei seguenti principi generali:
f) deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività e il sito stesso deve essere ripristinato.
Sul versante della semplificazione procedurale, in virtù del combinato disposto di cui agli artt. 29bis e quater del Codice ambiente, si vede che:
— entro 30 giorni dal ricevimento della domanda l’autorità competente comunica al gestore la data di avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 L. 241/1990;
— nello stesso termine, l’autorità può richiedere di completare la documentazione e, in caso di mancata integrazione, la richiesta si intende ritirata;
— nei 15 giorni successivi all’avvio del procedimento, devono essere pubblicati sul sito web dell’autorità competente diversi dati, tra cui il nominativo del gestore, la localizzazione della installazione e gli uffici cui prendere visione e trasmettere la documentazione;
— per le installazioni di competenza statale la domanda è presentata all’autorità competente per mezzo di procedure telematiche, con il formato e le modalità stabiliti con il decreto di cui all’art. 29duodecies, comma 2;
— l’autorità competente individua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, al fine della consultazione del pubblico. Tale consultazione è garantita anche mediante pubblicazione sul sito internet dell’autorità competente almeno per quanto riguarda il contenuto della decisione, compresa una copia dell’autorizzazione e degli eventuali successivi aggiornamenti;
— la conferenza di servizi viene convocata ai sensi degli artt. 14 e seguenti della legge sul procedimento amministrativo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda;
— l’autorità competente esprime le proprie determinazioni sulla domanda di autorizzazione integrata ambientale entro 150 giorni dalla presentazione della domanda.
La bonifica dei siti contaminati prevista dal decreto competitività
In materia di semplificazioni nel settore ambiente un cenno va fatto anche alla procedura «accelerata» prevista dal D.L. 91/2014, conv. in L. 116/2014, cd. decreto competitività, per bonificare e mettere in sicurezza i siti contaminati, da parte dei privati e a proprie spese.
La ratio è quella di superare le difficoltà e le incertezze procedimentali della disciplina precedente, permettendo l’inizio degli interventi di bonifica in tempi brevi e rinviando l’approvazione del piano di caratterizzazione e la verifica del raggiungimento delle soglie di concentrazione ad una seconda fase, per cui sono comunque stabilite tempistiche ridotte.