Source: https://www.laleggepertutti.it/95250_cause-tributarie-parti-e-difensori
Timestamp: 2018-10-21 11:27:12+00:00
Document Index: 79828303

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 76', 'art. 14', 'art. 15']

Cause tributarie, le parti in giudizio e i difensori
> L’esperto Pubblicato il 13 agosto 2015
Le parti in giudizio, loro rappresentanza ed assistenza: il ricorrente e la Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate o l’ente locale o Equitalia, patrocinio a spese dello Stato.
Sono parti al processo dinanzi alle Commissioni tributarie, oltre al ricorrente (ossia il cittadino che si rivolge alla pubblica amministrazione per ottenere la rimozione di atti ritenuti illegittimi): la Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate o l’ente locale o l’agente della riscossione (Equitalia) che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto ovvero, se l’ufficio era un Centro di servizio, o altre articolazioni dell’Agenzia delle entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, nell’ambito della dotazione organica prevista e anche mediante riorganizzazione degli uffici, la Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso (art. 10 D.Lgs. 546/92).
In relazione ai soggetti sopra indicati, la capacità di stare in giudizio, in base al disposto dell’art. 11 del D.Lgs. 546/92, viene attribuita:
— a tutte le parti diverse dall’Ufficio finanziario o dell’ente locale, nei cui confronti sarà proposto il ricorso: esse hanno capacità di stare in giudizio direttamente o per il tramite di procuratore generale o speciale;
— all’Ufficio finanziario chiamato in causa, che potrà intervenire in giudizio direttamente o tramite l’Ufficio Contenzioso dell’Agenzia delle entrate da cui dipende;
— all’ente locale, il quale può stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’Ufficio tributi, ovvero per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto Ufficio.
Tali disposizioni si applicano anche agli uffici giudiziari per il contenzioso in materia di contributo unificato davanti alle Commissioni tributarie provinciali.
Le parti del giudizio diverse dall’amministrazione finanziaria o dall’ente locale dovranno essere obbligatoriamente assistite da un difensore abilitato (avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali nonché consulenti del lavoro purché non dipendenti della pubblica amministrazione. Sono inoltre abilitati per le materie di rispettiva competenza gli esperti iscritti in albi o in elenchi da tenersi presso gli uffici dell’amministrazione finanziaria ex art. 12, co. 1 e 2, D.Lgs. 546/92): la mancata nomina del difensore rende inammissibile il ricorso.
Tale disposizione, mutuata dal rito civile, ammette, tuttavia, alcune deroghe: è il caso delle controversie di modico valore (inferiore a 2.582,28 euro), delle controversie in materia di cartelle di pagamento emesse dai Centri di servizio e delle controversie nelle quali il contribuente può stare personalmente in giudizio perché è in possesso dei requisiti previsti per i difensori abilitati.
Per evitare, comunque, che il nuovo istituto possa danneggiare i meno abbienti è assicurato nei loro confronti il patrocinio a spese dello Stato, purché ci sia fondato motivo per ritenere che la causa avrà esito favorevole. Le norme che disciplinano il patrocinio, prima contenute nell’art. 13 del D.Lgs. 546/92 (assistenza tecnica gratuita), sono ora inserite nella parte III, titolo I, del D.P.R. 115/2002. In particolare l’art. 76 stabilisce che può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.369,24 euro.
Ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche dei redditi esenti dall’IRPEF o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.
Un cenno merita la disciplina dei processi con pluralità di parti. L’art. 14 del D.Lgs. 546/92 individua l’ipotesi di litisconsorzio necessario e facoltativo. Si ha litisconsorzio necessario quando l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, ossia quando la partecipazione di altri soggetti è imposta dalla necessità che la decisione, per essere efficace, sia pronunciata nei confronti di tutti.
Ipotesi di litisconsorzio necessario nel diritto tributario
In diritto tributario l’ipotesi di litisconsorzio necessario è tuttavia del tutto eventuale, in quanto è difficile individuare casi in cui si ha una situazione di inscindibilità.
La giurisprudenza individua due ipotesi di litisconsorzio necessario:
— nelle liti per il rimborso delle ritenute in cui sono coinvolti sostituto e sostituito ma in cui si ritiene debba prendere parte anche l’amministrazione finanziaria in quanto il sostituito può solo chiedere a quest’ultima il rimborso delle ritenute e, in caso di diniego, di rivolgersi al giudice tributario;
— nelle liti in ipotesi di cessione del credito da rimborso IVA tra cedente e cessionario. Anche in questo caso deve necessariamente essere parte in causa l’amministrazione finanziaria.
In caso di litisconsorzio facoltativo, invece, possono intervenire volontariamente o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dell’atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso.
L’art. 15 del D.Lgs. 546/92, per scoraggiare la presentazione di ricorsi a meri fini dilatori introduce il principio della soccombenza che pone a carico della parte perdente la responsabilità delle spese processuali che vengono liquidate con sentenza.