Source: http://bianchettrasporti.it/news/75-divieto-di-alcol-al-lavoro
Timestamp: 2017-06-28 00:09:44+00:00
Document Index: 171405891

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 41', 'art 28', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 20']

Divieto di alcol al lavoro
HomeDove siamoNewsContattiMappa del sitoFeedLogin	HomeNewsDivieto di alcol al lavoro	Divieto di alcol al lavoro
È TASSATIVO: DIVIETO DI ALCOL AL LAVORO
Spetta alle aziende stabilire il divieto sul regolamento aziendale e vietarne l'uso nelle mense o nelle convenzioni per servizi di ristorazione esterni.
Di fronte a un uso smodato dell'alcol anche in ambito lavorativo e soprattutto nelle persone fino ai 35 anni di età, oltre che all'alta percentuale di infortuni sul lavoro da ricollegarsi a tale errata abitudine, il legislatore è intervenuto con una normativa
adeguata, che interessa sia il datore di lavoro sia il lavoratore. In particolare, con la legge n.125/2001 ha introdotto il divieto di assunzione e somministrazione di bevande alcoliche e superalco-liche ai lavoratori occupati in attività comportanti un elevato rischio di infortuni sul lavoro, così come individuate dal Provvedimento attuativo del 16.03.06 (vedi riquadro a ....), ratificante in materia l'Accordo Stato-Regioni, che compre­de sia le mansioni ad alto rischio infortunistico sia le lavorazioni ad alta responsabilità educativa (insegnanti) e quelle con rischio per danni a terzi (operatori sanitari). Con la stessa legge il legislatore ha previsto pure la possibilità di sottoporre il lavoratore ad accertamenti alcolimetrici, da effettuarsi in via esclusiva dal MC o dal Medico del Lavoro dei Servizi Pubblici di vigilanza. Purtroppo la norma non esplicita procedure, tempistiche, tipologia di test da utilizzare, livelli di riferimento e criteri su cosa fare in caso di riscontro positivo. La legislazione in materia di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008), riprendendo i principi generali già indicati dal decreto precedente, vale a dire l'obbligo per il datore di Lavoro di occuparsi della salute dei propri dipendenti inquadrando i rischi specifici dell'azienda all'interno di tutti i rischi per la salute, è andata a precisare la questione degli accertamenti in caso di dipendenza alcolica e ha stabilito:
art. 28, comma 1: il datore di lavoro valuta tutti i rischi per la si­curezza e la salute di lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari tra cui quelli collegati allo stress.;
art. 18, comma 1, lettera z) aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e protezione;
art. 18, comma 1, lettera e): il datore di lavoro nell'affidare i compiti ai lavoratori, tiene conto delle capacità e condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza;
art. 20, comma 2, lettera b): i lavoratori osservano le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti ai fini della protezione collettiva e individuale;
art. 41, comma 4: nei casi e alle condizioni previste dall'ordinamento vigente, le visite mediche previste nell'ambito della sorveglianza sanitaria sono altresì finalizzate alla verifica dell'assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
Le sanzioni amministrative sono indicate dalla legge n.125/01 e variano da 516 a 2.582 euro, e sono commisurate a chiunque contravvenga al divieto di somministrazione e assunzione dì bevande alcoliche durante le lavorazioni individuate nel provvedimento applicativo: quindi, si tratta di sanzioni applicabili sia al datore di lavoro che al lavoratore. La norma, dunque, punisce l'azione del somministrare e dell'assumere e non il tasso alcolico conseguente a queste azioni. Se l'inosservanza viene riscontrata dallo SPISAL, a tale organo spetta anche valutare l'applicazione della normativa speciale posta a tutela della sicurezza sul lavoro. Questo comporta la verifica dell'attuazione degli obblighi del datore di lavoro, di cui all'art 28, comma 1 del D.Lgs. 81/2008 (inserimento nel documento di vantazione dei rischi delle lavorazioni in cui deve essere vietato il consumo di alcolici e messa in atto delle misure di prevenzione: informazione, formazione, divieto, sorveglianza sull'osservanza del divieto) e il rispetto degli obblighi del lavoratore di cui all'art. 20 del D.Las. 81/2008 (osservanza delle disposizioni impartite dell'azienda). Sul datore di lavoro incombe, dunque, il diritto-dovere di attuare la sorveglianza sulle disposizioni (regolamento) impartite e conseguen-temente di mettere in atto le azioni di richiamo previste dal contratto. Ma se queste non fossero sufficienti c'è sempre la possibilità di segnalare/denunciare il caso alle autorità competenti (SPISAL) per l'eventuale applicazione della sanzione amministrativa prevista dall'art. 15 della L. 125/2001 o per la sanzione penale prevista dall'art. 20 del D.Lsg. 81/2008.
GLI OBBLIGHI PER L'AZIENDA
Nell'approccio alle problematiche legate all'alcol nei luoghi di lavoro devono essere distinti l'attuazione del divieto di assunzione e somministrazione di alcol per le lavorazioni a rischio infortunistico e la condizione di abuso alcolico (etilismo acuto e cronico) di un dipendente.
ATTUAZIONE DEI DIVIETI DI ASSUNZIONE E SOMMINISTRAZIONE DI ALCOL NEI LUOGHI DI LAVORO In presenza di lavorazioni a rischio infortunistico, il rischio da assunzione di alcol deve essere inserito nel documento di vantazione del rischio. Coerentemente con tali principi, lo stesso tipo di rischio dovrà essere preso in considerazione in attività non espressamente citate nell'intesa in parola, che prevedano per i rischi infortunistici intrinse­chi un buon grado di attenzione. Le risposte organizzative in tal caso dovranno comunque privilegiare gli aspetti di tipo preventivo (adeguata informazione, formazione, etc.).
LA POLITICA AZIENDALE La completa realizzazione della norma introduce non solo un divieto, ma un vero e proprio cambiamento culturale, che comporta modificazioni dello stile di vita. Un simile obiettivo evidentemente non può coinvolgere solo le figure aziendali, ma deve prevedere la collaborazione del complesso insieme di figure sanitarie, di rappresentanti aziendali e delle parti sociali. Tuttavia il datore di lavoro rimane il principale promotore e controllore del processo. Infatti la completa ge­stione dell'alt. 15 della L. 125/01 e degli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008 fissa una serie di azioni, ognuna indispensabile e in stretta connessione/progressione con le altre, quali: La promozione della sa­lute e la verifica e il controllo
PROMOZIONE DELLA SALUTE Dopo aver effettuato la valutazione del rischio alcol e lavoro, possibile con metodi diversi e in modo graduale a seconda della situazione aziendale e coinvolgendo direttamente il medico competente, devono essere individuate le misure di protezione e prevenzione conseguenti alla situazione evidenziata, che potranno prevedere i seguenti possibili interventi:
semplicazioni informative (incontri con medico competente, altri esperti, distribuzione di opuscoli,ecc);
informazione effettuata dal medico competente durante le visite mediche della sorveglianza sanitaria (intervento breve);
intervento di promozione della salute, che prevede diverse fasi:
costituzione di un gruppo di lavoro aziendale, analisi del problema, progettazione, verifiche di processo e di risultato, rivalutazione periodica.
L'obiettivo di questa politica aziendale è la completa astensione dell'assunzione di alcolici durante l'orario di lavoro. Il nuovo atteggiamento che bisogna affermare rispetto all'alcol è che esso non è un alimento né tantomeno ha effetti farmacologici positivi e quindi non esiste una giustificazione nemmeno al bere moderato durante il lavoro. Tutti questi interventi devono essere fatti nel rispetto della libertà dell'individuo nella sua sfera privata.
VERIFICA E CONTROLLO Dopo gli interventi descritti sopra, se le lavorazioni rientrano tra quelle elencate nel decreto attuativo, il datore di lavoro deve vietare la somministrazione e l'assunzione di bevande alcoliche in ogni luogo e in ogni tempo di lavoro: mensa, spaccio aziendale, distributori automatici. È auspicabile che nelle aziende dove ci sono varie mansioni, sia quelle rientranti nel divieto che quelle non a rischio, il divieto venga esteso a tutte le mansioni e a tutti i lavoratori, per ovvi motivi di gestione aziendale. È importante che l'azienda prenda una posizione chiara sul consumo di bevande alcoliche sul lavoro attraverso la stesura di un documento (regolamento aziendale) in cui si esplicita il divieto. Il regolamento dovrà esplicitare come viene affrontato il problema della assunzione di alcol durante il pasto: ad esempio, se l'azienda ha un servizio di mensa interna dovrà eliminare l'erogazione delle bevande alcoliche, se usufruisce
di convenzioni con trattorie, dovrà escludere dalla convenzione tale fornitura. È importante anche che ogni lavoratore riceva un'informazione scritta, sottoforma di disposizione aziendale, nella quale, oltre a sottolineare il comportamento del datore di lavoro che non fornisce più bevande alcoliche, venga richiesto un comportamento del Lavoratore che non deve assumere né bevande alcoliche proprie durante il lavoro, durante La pausa pranzo, né prima del lavoro. Nel documento l'azienda deve chiarire anche le misure disciplinari che saranno prese nei confronti di coloro che non rispettano la regola aziendale. In sintesi il datore di lavoro deve:
per le attività che comportano elevato rischio di infortuni sul lavoro e/o sicurezza, incolumità o salute di terzi, il datore di lavoro deve integrare il documento di valutazione dei rischi;
concordare con il medico competente e il rappresentante dei lavoratori un regolamento interno che contenga l'espresso divieto di assunzione di alcol immediatamente prima e durante il turno di lavoro;
verificare che il regolamento venga rispettato.
A partire dal mese di luglio lo Spi-sal inizierà i monitoraggi nelle aziende del comparto edile, per poi estenderlo anche alle altre attività interessate.
Il CATA dell'Unione Artigiani e Piccola Industria di Belluno, con sede operativa a Sedico presso II Centro Consorzi, è disponibile per la consulenza operativa per gli adempimenti inerenti la salute e sicurezza sui luoahi di lavoro.