Source: http://movimentoperlagiustizia.it/csm/notizie/404-csm-news-n-109-del-5-giugno-2006.html
Timestamp: 2017-05-26 09:08:02+00:00
Document Index: 128725983

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 101', 'art. 111', 'art. 51', 'art. 78', 'art. 51', 'art. 51', 'Cass. Sez. ', 'art. 25', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 111']

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2.INCARICHI DIRETTIVI (PRESIDENTI DI CORTE D'APPELLO DI CAGLIARI E PERUGIA; PROCURATORE GENERALE DI
CATANIA) 3.SULLA SELEZIONE DELLA COMMISSIONE PER L'ESAME DI AVVOCATO
6.SULLA SINDACABILITA' DELL'ASTENSIONE 7.FUORI RUOLO 8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI 9.RINNOVO DELLE COMMISSIONI PER LA FORMAZIONE DELLA M.O.
Per una volta un Consiglio Superiore accusato (sovente anche a ragione) di estrema lentezza nella gestione delle procedure di copertura di incarichi direttivi, semidirettivi o dei posti per mobilitÃ orizzontale o verticale, non potrÃ patire alcun rilievo, visto il "record" di tempestivitÃ applicativa della riforma ordinamentale (evidentemente criticata solo a parole ma non certo nelle condotteâ€¦), ma non riusciamo a ricavare alcuna soddisfazione da quanto Ã¨ accaduto. 2.INCARICHI DIRETTIVI (PRESIDENTI DI CORTE D'APPELLO DI CAGLIARI E PERUGIA; PROCURATORE GENERALE DI CATANIA)
Decisione unanime per due posti di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Bari in favore dei dott. FRANCESCO MONTARULI (Appello Bari) e ALDO NAPOLEONE (Presidente di sezione del Tribunale di Bari). Assegnato a maggioranza l'incarico di Presidente di sezione del Tribunale di Sassari con 16 voti (Unicost, Movimento, MI, laici del Polo, Berlinguer) alla dott.ssa PLINIA CLARA AZZENA (Trib. Sassari), rispetto ai 5 voti (MD) confluiti sul dott. MARIANO GIOVANNI AGOSTINO BRIANDA (Trib. Sassari).
Nella settimana Ã¨ stata disposta l'archiviazione delle procedure di incompatibilitÃ ambientale e funzionale aperte nei confronti del dott. GIUSEPPE SURACI (Presidente del Tribunale di Messina), trasferito alla Corte d'Appello di Palermo, e del dott. GIUSEPPE MARABOTTO (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pinerolo), trasferito alla Corte d'Appello di Genova. 6.SULLA SINDACABILITA' DELL'ASTENSIONE Chiamato a pronunziarsi su un quesito formulato da una collega, il C.S.M. ha approvato la seguente delibera - che si segnala per l'ampia portata applicativa - diretta a delimitare l'ambito di sindacabilitÃ , da parte del dirigente, della dichiarazione di astensione formulata da un magistrato dell'ufficio:
"Il quesito Ã¨ formulato a seguito della reiezione di un'istanza di astensione della richiedente presentata in corso di causa in ragione della circostanza che la stessa era debitrice di un istituto di credito, parte in causa, per aver stipulato con lo steso un contratto di mutuo garantito da ipoteca immobiliare. Il Presidente della Corte ha ritenuto che la causa di astensione obbligatoria di cui all'art. 51, c. 1, n. 3, c.p.c. (esistenza di rapporto di credito o debito tra il giudice ed una delle parti) in questo caso non sussista, in quanto non ha ravvisato una rilevanza tale della posizione debitoria da rendere possibile in astratto la non parzialitÃ o la mancanza di serenitÃ del giudice. Pertanto, ha rigettato l'istanza dichiarandola "non fondata", sulla base della valutazione che "si tratta di rapporto con un ente impersonale garantito da un contratto di mutuo e l'entitÃ del debito di per sÃ© non rilevante per la banca non lo Ã¨ nemmeno per il giudice â€¦". La ricorrente, ritenendo che nella fattispecie l'esistenza del contratto di mutuo abbia determinato una ragione di debito verso una delle parti di causa che rende obbligatoria l'astensione e che avrebbe dovuto rendere superflua ogni valutazione di opportunitÃ da parte del Presidente della Corte, ha avanzato il dubbio che il Presidente stesso nell'adottare il provvedimento abbia esorbitato dai suoi poteri e chiede se la dichiarazione di astensione possa essere oggetto di sindacato da parte del dirigente dell'ufficio chiamato a pronunziarsi su di essa e quale debba essere l'atteggiamento che il magistrato deve tenere in presenza della valutazione dallo stesso effettuata. Gli istituti dell'astensione e della ricusazione riguardano entrambi il presupposto processuale dell'imparzialitÃ e terzietÃ del giudice e si ricollegano ai principi costituzionali dell'obbedienza del giudice solo alla legge (art. 101) e del diritto delle parti processuali a che il giudizio sia tenuto da un giudice terzo, nell'ambito di un giusto processo (art. 111). L'art. 51 del codice di procedura civile prevede le ipotesi in cui il magistrato Ã¨ tenuto ad astenersi (c. 1) e quelle in cui lo stesso magistrato puÃ² chiedere di essere autorizzato ad astenersi (c. 2). Nel primo caso i motivi di astensione sono tassativamente indicati (c. 1, nn. 1-5, astensione obbligatoria) e possono condurre anche alla ricusazione ad iniziativa di una delle parti processuali, nel secondo caso l'astensione trova origine in motivi di mera convenienza che non possono essere oggetto di ricusazione (astensione facoltativa). L'art. 78 disp. att. del c.p.c. prevede che "il giudice istruttore, che riconosce l'esistenza di un motivo di astensione a norma dell'art. 51 del codice, deve farne espressa dichiarazione oppure istanza scritta al presidente del tribunale appena ricevuto il decreto di nomina". Tale disposizione distingue tra la dichiarazione del motivo di astensione e la presentazione dell'istanza di astensione, nella sostanza rimarcando la tradizionale distinzione tra la astensione obbligatoria che opera automaticamente e la astensione facoltativa, che opera solo se la relativa istanza viene accolta. Il punto interessato dal quesito Ã¨ quello dell'individuazione dei poteri del magistrato che dirige l'ufficio a fronte della dichiarazione di esistenza del motivo di astensione obbligatoria o dell'istanza di astensione facoltativa, in quanto mentre Ã¨ evidente che in quest'ultimo caso deve compiere una valutazione del motivo di opportunitÃ dedotto, non Ã¨ chiaro se nel primo caso egli debba limitarsi a prendere atto della dichiarazione del motivo di astensione o non possa in qualche modo sindacare la dichiarazione fatta dal giudice. La Commissione richiama il parere dell'Ufficio Studi n. 108/06 del 10.4.06 (all. a), che riporta la giurisprudenza della Corte di legittimitÃ e pone in rilievo che l'autorizzazione ad astenersi Ã¨ richiesta solo per le ipotesi di astensione di cui all'art. 51, c. 2, c.p.c. (gravi ragioni di convenienza), e non per le ipotesi di astensione obbligatoria, rileva che il provvedimento del capo dell'ufficio (di rigetto o accoglimento dell'istanza di astensione) Ã¨, comunque, atto autorizzativo di carattere ordinatorio con evidenti ricadute giurisdizionali, essendo destinato ad incidere sull'individuazione stessa del giudice..
Sulla base di questi elementi deve, innanzitutto, rilevarsi la competenza del C.S.M. a rispondere al quesito, investendo esso materia attinente l'organizzazione della giurisdizione, sottratta alla disponibilitÃ delle parti e rimessa solo all'iniziativa del giudice. Deve essere, inoltre, posto in risalto che, sul piano deontologico "a fronte del fondamentale rilievo che nel sistema costituzionale assumono i beni protetti dal dovere di astensione (imparzialitÃ e terzietÃ del giudice) â€¦ di grandissima intensitÃ deve essere l'impegno del magistrato nell'individuazione delle situazioni di pericolo e nel perseguimento, con tutta la determinazione necessaria, delle possibilitÃ che l'ordinamento appresta per evitare il grave pregiudizio che la mancata astensione reca alla credibilitÃ della giurisdizione e del magistrato stesso".
Pertanto, "se Ã¨ vero che la legge non offre rimedi al magistrato che abbia presentato istanza di astensione nei confronti del provvedimento che non lo accolga, resta pur fermo che Ã¨ dovere del magistrato presentare l'istanza ed eventualmente reiterarla o comunque assumere anche le opportune iniziative, all'interno dell'amministrazione della giurisdizione â€¦ per evitare la lesione dei principi del giusto processo" (Cass. Sez. un., 22.11.04 n. 21947). Tanto premesso, rispondendo al quesito del magistrato richiedente, puÃ² affermarsi che il capo dell'ufficio investito della dichiarazione del motivo di astensione non puÃ² limitarsi ad una passiva ricezione ed alla presa d'atto di quanto dichiarato dal giudice. Il principio della terzietÃ ed imparzialitÃ deve trovare, infatti, un necessario contemperamento con il principio del giudice naturale, anch'esso di livello costituzionale (art. 25 Cost.), di modo che il dirigente dell'ufficio investito della dichiarazione del motivo di astensione deve valutare la sussistenza delle circostanze dedotte a sostegno della dichiarazione stessa.
Solo la puntuale corrispondenza della fattispecie denunziata con quelle previste dai nn. 1-5 dell'art. 51, c. 1, del c.p.c. legittima la sostituzione del magistrato e, quindi, la coerente conciliazione del principio di terzietÃ e imparzialitÃ con quello di salvaguardia del giudice naturale. In conclusione, il capo dell'ufficio di fronte alla dichiarazione di astensione del magistrato giudicante di una causa civile, con provvedimento adeguatamente motivato,deve: a) nel caso di astensione obbligatoria, verificare la corrispondenza della fattispecie denunziata quale motivo di astensione a una di quelle fissate dall'art. 51, c. 1, nn. 1-5, c.p.c.; b) nel caso di astensione facoltativa, valutare la situazione di fatto rappresentata dal richiedente e le ragioni di convenienza ai fini dell'accertamento della possibilitÃ di violazione dell'imparzialitÃ e terzietÃ della giurisdizione affermate dall'art. 111 Cost. Inoltre, le valutazioni del capo dell'ufficio saranno dirette ad evitare, nell'interesse del buon andamento dell'ufficio, ingiustificate sottrazioni da parte dei giudici dalle cause loro assegnate con danno conseguente per l'organizzazione del lavoro e violazione del principio del giudice naturale.".
7.FUORI RUOLO Deliberata la destinazione fuori ruolo di:
8.TABELLE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI Non approvate le tabelle 2004/2005 del Tribunale di Salerno e del Tribunale di Bari; approvate con una serie di rilievi cui ottemperare nella predisposizione del nuovo progetto tabellare quelle del Tribunale di Grosseto, del Tribunale di Pescara e del Tribunale di Avellino. Approvata la proposta organizzativa della Procura di Montepulciano e, per il biennio 2006"007, quelle della Procura minori Brescia e Procura Mantova.
Cause di esclusione: lo svolgimento di funzioni direttive o semidirettive; l'aver fatto parte di Commissioni esaminatrici in concorsi per uditore giudiziario precedentemente banditi; la provenienza da uffici con vacanza di organico superiore al 20%; lo svolgimento di attivitÃ in uffici in cui siano in corso applicazioni extradistrettuali; lo svolgimento di funzioni di referente per la formazione decentrata - togata e onoraria - o per l'informatica; il ruolo di componente del Consiglio Giudiziario; la nomina a componente del Consiglio direttivo o l'insegnamento nelle Scuole per le professioni legali per piÃ¹ di dieci ore complessive successivamente al 31.12.04; l'insegnamento in corsi di preparazione al concorso per uditore giudiziario. DALLE COMMISSIONI
Dovranno altresÃ¬ essere selezionati i magistrati da destinare agli stages di formazione in paesi europei, in attuazione del programma di scambio (denominato Erasmus dei magistrati),per cui anche quest'anno sono state presentate numerose domande di partecipazione: 295 per i 25 moduli di due settimane destinati a magistrati con anzianitÃ superiore a tre anni, e 32 per i sette stages di tre settimane riservati a magistrati con meno di tre anni di anzianitÃ Tweet