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Timestamp: 2017-01-17 12:54:45+00:00
Document Index: 22888901

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.9', 'art.40', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lo sciopero | Lavoro Fisso
martedì 17 gennaio 2017 | 13:54
Home Corte di Cassazione Lo sciopero
Da Redazione - 21 ottobre 2007 0 8 È vero che, nonostante la proclamazione di uno sciopero, talvolta è possibile costringere un lavoratore a lavorare? Con la sentenza n.2185 del 27/2/98, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno fatto il punto in merito alle ordinanze ministeriali di precettazione in caso di sciopero nei servizi pubblici essenziali e alle sanzioni inflitte a chi non le rispetti.
Il successivo art.9 dispone che l’inosservanza del citato provvedimento comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di L. 100.000 ad un massimo di L. 400.000, per ogni giorno di mancata ottemperanza. Queste sanzioni sono inflitte, mediante decreto, dalla stessa autorità che aveva precettato i lavoratori scioperanti; tale decreto, entro 30 giorni, può essere impugnato davanti al pretore del luogo in cui è stata commessa la violazione. Contro la decisione del Pretore si può presentare ricorso alla Corte di cassazione.
Nel nostro ordinamento giuridico lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito dall’art.40 Cost.. Tuttavia, per armonizzare il diritto dei lavoratori allo sciopero con il diritto degli utenti a prestazioni ritenute essenziali, la L.146/90 ha introdotto alcune limitazioni all’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Tali limitazioni riguardano principalmente l’obbligo del preavviso, nonché di rispettare le prestazioni minime indispensabili, definite in appositi accordi o nei contratti collettivi, che devono sempre essere comunque garantite dai lavoratori scioperanti.
L’art. 4 della legge da ultimo citata ha previsto, oltre a sanzioni disciplinari a carico dei lavoratori partecipanti a scioperi illegittimi, anche sanzioni a carico dei sindacati che abbiano indetto scioperi illegittimi, o che vi abbiano aderito. Più precisamente, in casi come questi, il sindacato è privato dei permessi sindacali retribuiti previsti dalla legge per le sue Rsa, nonché del versamento dei contributi sindacali mediante trattenuta sulla retribuzione dei lavoratori iscritti, e ciò per la durata dello sciopero illegittimo e comunque per un periodo non inferiore a un mese. Inoltre, questi stessi sindacati sono esclusi da ogni trattativa per un periodo di due mesi.
A seguito dell’intervento della Corte costituzionale (sentenza n.57 del 24/2/95), tutte le sanzioni previste nei confronti del sindacato sono inflitte dal datore di lavoro su indicazione della Commissione di garanzia istituita dalla citata L.146 per dare attuazione alla legge stessa: in altre parole, la Commissione valuta lo sciopero e, se lo ritiene illegittimo, ne dà informazione al datore di lavoro che applica concretamente la sanzione.
Un caso simile si era verificato nel settore del credito, in occasione di uno sciopero svoltosi nel febbraio 1997. A seguito di una denuncia della Cassa di Risparmio di Torino, la Commissione di garanzia aveva espresso una valutazione negativa sul comportamento tenuto dalle organizzazioni sindacali che avevano indetto quello sciopero, sollecitando l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge. Conseguentemente, la Cassa di Risparmio di Torino aveva disposto, per un mese, la sospensione dei permessi sindacali retribuiti spettanti alle Rsa dei sindacati interessati, nonché il versamento all’Inps dei contributi sindacali trattenuti sulle buste paga dei lavoratori iscritti.
Con la sentenza n.12613 del 17/12/98, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno però rigettato il ricorso della banca, affermando che il regolamento di giurisdizione non può essere proposto in una controversia tra privati nella quale non sia parte la pubblica amministrazione, e ciò anche quando il giudice ordinario debba vagliare situazioni che presentino aspetti di pubblico interesse o possa trovarsi a disapplicare provvedimenti amministrativi: infatti, come ha affermato la Corte, il Pretore può svolgere un accertamento incidentale sulla legittimità del provvedimento della Commissione di garanzia e, nel caso in cui lo ritenga illegittimo, può disapplicarlo ai fini della decisione in merito al denunciato comportamento antisindacale.
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