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Timestamp: 2018-08-15 20:47:01+00:00
Document Index: 147103589

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 383', 'art, 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 39', 'art. 5', 'art. 14']

Studio associato: litisconsorzio obbligatorio | Commercialista Telematico
Studio associato: litisconsorzio obbligatorio
Con sentenza n. 11466 del 18 maggio 2009 (ud. del 23 aprile 2009) la Corte di Cassazione, Sez. tributaria – ha ritenuto necessario il litisconsorzio in una società di professionisti.
A seguito dell’accertamento di maggiori redditi in capo alla società professionale F. B. Studio Tecnico di Fornari Bruno & Giampaolo, l’Ufficio ha elevato proporzionalmente anche il reddito di partecipazione del socio F.B. per l’anno 1992.
Il F. ha impugnato il relativo avviso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Perugia, che ha però rigettato il ricorso.
Il contribuente ha interposto allora appello alla Commissione Tributaria Regionale, che in riforma della decisione di primo grado ha dichiarato la nullità dell’accertamento.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate hanno impugnato l’anzidetta statuizione con tre motivi di ricorso, a proposito del quale “osserva il Collegio che con sentenza 2008/14815, le Sezioni Unite civili hanno stabilito che in materia tributaria, l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni delle società di persone e dei loro soci e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società ai soci configura un’ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che la proposizione di un ricorso da parte di uno (o più) dei destinatari degli avvisi comporta la necessità d’integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri interessati dato che, in caso contrario, si verificherebbe la nullità del giudizio e della sentenza rilevabile, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento”.
Considerato, altresì, che nel caso di specie il giudizio di primo grado non si è svolto alla presenza o, comunque, previa instaurazione del contraddittorio nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, “ne consegue che la Commissione Regionale non avrebbe potuto pronunciare nel merito, ma soltanto limitarsi ad annullare la decisione gravata ed a rimettere la causa dinanzi alla Commissione Provinciale in applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59”.
Considerato che in casi del genere la Suprema Corte deve annullare la sentenza con rinvio degli atti al primo giudice ai sensi dell’art. 383 c.p.c., u.c. (C. Cass. 2003/1462, 2004/3866 e 22007/8825), la pronuncia impugnata viene pertanto cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Provinciale di Perugia.
La unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui all’art, 5 del T.U. n. 917/86 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi, costituisce l’argomento di cui si è occupata la Corte di Cassazione a SS.UU. nella sentenza n. 14815 del 19 febbraio 2008, dep. il 4 giugno 2008, citata proprio nella sentenza che si annota.
Per le SS.UU. della Cassazione, il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi prospettino questioni diverse e personali), i quali tutti devono essere parte nello stesso processo.
La controversia, pertanto, non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (art. 14, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992), perché non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione.
Le Sezioni Unite della Cassazione – a cui gli ultimi giudici della Cassazione si richiamano – hanno fissato dei principi di diritto, partendo dal presupposto che trattasi di fattispecie di litisconsorzio necessario originario: i fatti in contestazione, infatti, sono sostanzialmente gli stessi in entrambi i processi.
Il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un avviso di accertamento, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi dell’art. 29 del D.Lgs. n. 546/1992).
Il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui agli artt. 101 c.p.c. e 111, secondo comma, della Cost..
Trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio.
Quando il socio di una società di persone impugni l’avviso di accertamento dei redditi della società contestando la qualità di socio o la quota lui spettante, gli altri soci (e non la società) sono litisconsorzi necessari perché il venir meno di un socio (o una riduzione della sua quota) comporta un incremento del loro debito tributario.
Quando ricorra un’ ipotesi di litisconsorzio necessario originario, il giudice tributario deve attenersi alle seguenti regole:
a) se tutte le parti hanno proposto autonomamente ricorso, il giudice deve disporne la riunione ai sensi dell’art. 29 del D.Lgs. n. 546/1992, se sono tutti pendenti dinanzi allo stessa commissione (la facoltà di disporre la riunione si trasforma in obbligo in considerazione del vincolo del litisconsorzio necessario). Altrimenti, la riunione va disposta dinanzi al giudice preventivamente adito, in forza del criterio stabilito dall’art. 39, c.p.c., anche perché con la proposizione del primo ricorso sorge la necessità di integrare il contraddittorio e quindi si radica la competenza territoriale, senza che possa opporsi la inderogabilità della stessa, sancita dall’art. 5, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992.
b) Se, invece, una o più parti non abbiano ricevuto la notifica dell’avviso di accertamento, o avendola ricevuta, non l’abbiano impugnato, il giudice adito per primo deve disporre l’integrazione del contraddittorio, mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza (art. 14, comma 2, Del D.lgs. 546/1992).
Pertanto, la unitarietà dell’accertamento comporta che tutti devono essere parte nello stesso processo, e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi, perché non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato.