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Timestamp: 2020-01-26 23:32:10+00:00
Document Index: 68314031

Matched Legal Cases: ['art. 182', 'art. 182', 'art. 624', 'art. 615', 'art. 619', 'art. 619', 'art. 616', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 2740', 'art. 1379', 'art. 3', 'art. 2645']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 1131 - pubb. 18/02/2008
Trust e accordi di ristrutturazione ex art. 182-bis l.f.
Tribunale Reggio Emilia, 14 Maggio 2007. Est. Fanticini.
E’ meritevole di tutela il trust con il quale il socio accomandatario di una società in accomandita semplice, al fine di favorire la liquidazione della società mediante un accordo di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182 bis legge fall. e di prevenire quindi azioni giudiziarie e concorsuali, ha segregato i propri beni personali nominandosi trustee e gestendo e amministrando i beni nell’interesse dei creditori che hanno così assunto la qualità di beneficiari del trust. (Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha disposto la sospensione della procedura esecutiva promossa da un creditore della società nei confronti del trustee in quanto intestatario dei beni costituiti in trust). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
∙ Contenuto dell'accordo
∙ Trust
promossa da Gruppo C.G. S.p.A. contro C. G.
La Gruppo C.G., intendendo soddisfare coattivamente il proprio credito nei confronti di C. G. (derivante da decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo emesso nei confronti della società Alfa S.a.s., di cui il C. è socio accomandatario), ha pignorato beni immobili intestati a C. G..
C. G. – “in qualità di trustee” (pag. 1 del ricorso in opposizione) – ha contestato il diritto di procedere ad esecuzione forzata perché i beni, già trasferiti in trust (e, quindi, in un patrimonio separato da quello del disponente e da quello personale dello stesso trustee) con atto trascritto nei RR.II. anteriormente al pignoramento, non potevano essere assoggettati ad azione esecutiva; in particolare, l’opponente osservava che era stato istituito un trust “interno” (il quale presenta “elementi soggettivi e obiettivi legati a un ordinamento che non qualifica lo specifico rapporto come trust, nel senso accolto dalla Convenzione, mentre esso è regolato da una legge straniera che gli attribuisce la qualificazione”) e “autodichiarato” (in cui, cioè, coincidono le figure del disponente e del trustee) in garanzia dei creditori della Alfa; contestualmente all’opposizione ha avanzato istanza di sospensione del processo esecutivo ex art. 624 comma 1° c.p.c.
La citata disposizione prevede il potere del Giudice dell’Esecuzione di sospendere il processo esecutivo, sia nel caso di opposizione all’esecuzione proposta dal debitore sia in caso di opposizione di terzo. In questa fase, appare superfluo, perciò, qualificare l’azione proposta dal C. come opposizione ex art. 615 comma 2° c.p.c. o come opposizione ex art. 619 c.p.c.: nella prima ipotesi l’opposizione corrisponderebbe al nomen iuris attribuito dall’opponente, ma si osserva che, nel caso de quo, il C. (il quale ha mutato il titolo in base al quale è proprietario dei beni: prima proprietario in senso strettamente civilistico e poi proprietario quale trustee) agisce espressamente come trustee a tutela del trust-fund, aggredito da parte di un creditore personale del disponente, non considerato dall’atto di pignoramento quale trustee (appare, quindi, prima facie preferibile la tesi dell’opposizione di terzo). La suddetta questione potrà semmai assumere rilievo nel processo di cognizione dato che, secondo le prime letture conseguenti alle modifiche del 2006, il richiamo dell’art. 619 c.p.c. all’art. 616 c.p.c. riguarda solo i provvedimenti per l’instaurazione del giudizio di merito e non anche l’inciso “La causa è decisa con sentenza non impugnabile” (con conseguente proponibilità dell’appello nelle opposizioni di terzo).
Nel caso di specie, il C. è sia disponente sia trustee del trust Alfa, istituito secondo la Trusts (Jersey) Law del 1984 (successivamente emendata dalla Trusts (Amendment) (Jersey) Law del 1989, dalla Trusts (Amendment No. 2) (Jersey) Law del 1991, dalla Trusts (Amendment No. 3) (Jersey) Law del 1996 e, recentemente, dalla Trusts (Amendment No. 4) (Jersey) Law del 2006) con atto pubblico dell’11/3/2005, con cui sono anche stati trasferiti al trustee i cespiti, mobili e immobili, del disponente (uno actu, quindi, è stato istituito il trust e posto in essere il negozio di dotazione patrimoniale al trustee); il predetto atto pubblico è stato trascritto nei RR.II. il 24/3/2005, ben prima del pignoramento immobiliare notificato il 31/10/2006–6/11/2006 e trascritto nei RR.II. il 14/11/2006.
Perciò sia considerando il C. come disponente, sia reputandolo trustee del trust Alfa, deve escludersi il diritto della Gruppo C.G. di assoggettare ad esecuzione forzata i beni immobili costituiti in trust.
Nel proprio scritto difensivo la Gruppo C.G. affronta in concreto lo specifico atto istitutivo del trust Alfa, contestando (o, quantomeno, mettendo in dubbio) la possibilità di procedere al suo riconoscimento (ai sensi dell’art. 13 della Convenzione de L’Aja), la sua conformità alla legge regolatrice e la validità del limite così introdotto all’applicazione di disposizioni interne ritenute inderogabili (art. 15 del testo convenzionale).
Nell’atto istitutivo dell’11/3/2005 non si fa mistero del programma negoziale perseguito: il C., amministratore e socio accomandatario della Alfa S.a.s. (posta in liquidazione), ha inteso, col trust, “favorire la liquidazione armonica della società, prevenendo azioni giudiziarie e procedure concorsuali” e, per raggiungere tale finalità, ha segregato i propri beni personali nominandosi trustee nell’interesse dei creditori della Alfa, che hanno così assunto la qualità di beneficiari del trust. Schematizzando: i beni del socio accomandatario sono posti sotto il controllo del trustee, il quale li conserva (non può cederli se non espressamente autorizzato dall’Autorità Giudiziaria), gestisce e amministra nell’interesse dei creditori della Alfa e – nel caso in cui la società non sia in grado di soddisfare interamente le ragioni creditorie al momento della data di liquidazione – deve anche venderli per pagare il debito residuo.
La liquidazione della Alfa (che, evidentemente, versa in stato di crisi) sta avvenendo mediante un accordo di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182-bis L.F.: sono agli atti (documenti nr. 5-6 dell’opponente) l’istanza della società e del socio accomandatario rivolta al Tribunale di Modena il 2/2/2007 e il provvedimento del 16/2/2007 di omologazione dell’accordo pubblicato nel Registro delle Imprese il 3/8/2006 (prima, quindi, del pignoramento).
Il breve excursus sugli accordi di ristrutturazione (certamente non esaustivo) serve per dimostrare che l’istituzione del trust de quo appare finalizzata ad un interesse meritevole di tutela: quello di proteggere il patrimonio per evitare che creditori free-riders, rimasti estranei all’accordo di ristrutturazione, che vantano crediti contestati (è incontroversa la pendenza di opposizione avverso il decreto ingiuntivo azionato dalla Gruppo C.G.), possano costituire diritti di prelazione (ipoteche) o agire in executivis sui cespiti, facendo naufragare il negozio concluso con la maggioranza, nonostante l’assicurazione di un loro “regolare pagamento” (secondo autorevole dottrina, la locuzione impiegata dall’art. 182-bis L.F. deve intendersi come “pagamento integrale”, non potendo significare “pagamento alla scadenza”, formula inapplicabile ai crediti scaduti che sono, in situazione di crisi, la maggior parte) e l’omologazione da parte del Tribunale (in assenza di qualsivoglia opposizione).
Il programma negoziale del trust Alfa appare mirato ad introdurre un temporaneo blocco delle azioni esecutive e cautelari individuali, effetto garantito dalla legislazione nazionale per il solo concordato preventivo, e, lungi dal voler essere strumento per frodare i creditori o per eludere la par condicio (tanto che sembra arduo ipotizzare l’esito favorevole di un’azione revocatoria), individua proprio questi ultimi quali beneficiari; peraltro, il conferimento in trust fornisce una suppletiva garanzia di non dispersione dei beni ed attribuisce ai creditori beneficiari un controllo sull’operato del trustee che difetta, invece, nell’accordo di ristrutturazione (laddove i creditori sono esposti anche ad operazioni di sottrazione/occultamento della garanzia patrimoniale che possono trovare rimedio, a volte, solo con l’esperimento di una lunga e costosa azione revocatoria).
Anche la simulazione rientra tra le difese della Gruppo C.G. (che, nelle conclusioni della memoria difensiva qualifica “senza mezzi termini” il trust Alfa come “atto simulato ovvero compiuto in pregiudizio delle ragioni creditorie”).
La Gruppo C.G. individua, quale principio generale inderogabile, l’unitarietà della garanzia patrimoniale sancita dall’art. 2740 c.c.
Inoltre, la menzionata disposizione, successiva e speciale rispetto all’art. 1379 c.c. (pure richiamato dalla difesa dell’opposta con riguardo al regolamento del trust Alfa), nel prevedere l’opponibilità ai terzi del vincolo di destinazione trascritto, scardina il disposto del “Divieto di alienazione”, il quale sancisce (o, forse, sarebbe meglio dire: “sanciva”) che “il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti”.
La difesa è interessante (la difformità della legge regolatrice impedirebbe di considerare come segregati i cespiti aggrediti col pignoramento) ma muove da un presupposto apparentemente errato: la qualificazione del trust Alfa come “trust di scopo”.
Nel modello anglosassone i trust di scopo possono perseguire soltanto fini caritatevoli (a vantaggio della collettività o di una categoria di persone non determinate); perciò, un trust di scopo retto dalla legge inglese istituito per fini non caritatevoli (non–charitable purposes) è da ritenersi inesorabilmente nullo. Diversa è la disciplina che regola il trust Alfa: infatti, la Trust (Jersey) Law ammette l’istituzione di trust di scopo che perseguono fini individuali e non caritatevoli, ma richiede – a pena di nullità – la presenza costante e ininterrotta di un guardiano (enforcer), che possa agire nei confronti del trustee inadempiente (per evitare che il trust sia lasciato “in balia della mera volontà incontrollata ed incontrollabile del trustee”; in giurisprudenza, Tribunale di Trieste – 23 settembre 2005, in Guida al Diritto, 2005, n. 41, pag. 57). Con esempi tratti dalla dottrina inglese, sono “di scopo” i trust istituiti “per preservare la pace tra le nazioni” o “per l’abolizione della vivisezione”, dove nessun soggetto ha un sufficiente interesse per far rispettare il trust (“where no individual clearly has sufficient interest to enforce the trust”).
Il trust Alfa manca di un enforcer, ma – ad avviso di questo Giudice dell’Esecuzione – deve essere considerato un trust con beneficiari: infatti, l’atto istitutivo (all’art. 3) individua soggetti (appartenenti alla categoria dei creditori della Alfa) dotati di poteri e prerogative, le quali, pur non concretandosi in pretese dirette sui beni in trust (ma, semmai, sul ricavato dalla loro vendita), sono altrettanto importanti per la vita del trust (come il diritto di informazione, il diritto di rendiconto verso il trustee ed eventualmente, nei limiti in cui ciò è consentito, il diritto di accesso ai documenti del trust) e idonee a formare il sostrato “proprietario” della posizione dei beneficiari (inteso come trust property sulla quale hanno l’equitable interest).
Riguardo alla trascrizione del trust de quo, la creditrice intervenuta Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. ha rilevato che la stessa è avvenuta in epoca anteriore all’entrata in vigore dell’art. 2645-ter c.c. (introdotto dall’articolo 39-novies della Legge 23/2/2006 n. 51, di conversione del Decreto-Legge 30/12/2005 n. 273, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28/2/2006, n. 49), sottintendendo l’invalidità/inefficacia della formalità pubblicitaria.
La giurisprudenza degli ultimi anni ha confermato la trascrivibilità nei RR.II.: oltre al citato decreto del 28/4/2000 del Tribunale di Bologna, si annoverano i provvedimenti del Tribunale di Chieti – decreto 10/3/2000 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2000, pag. 372), del Tribunale di Pisa – decreto 22/12/2001 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2002, pag. 241), del Tribunale di Milano – decreto 29/10/2002 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2003, pag. 270), del Tribunale di Verona – decreto 8/1/2003 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2003, pag. 409), del Tribunale di Parma – decreto 21/10/2003 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2004, pag. 73). Anche nel regime tavolare è stata generalmente ammessa la pubblicità dei trust: Tribunale di Trento – Sezione distaccata di Cavalese – decreto 20/7/2004 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2004, pag. 574), Tribunale di Trento – Sezione distaccata di Cles – 7 aprile 2005 (in Trusts e Attività Fiduciarie, 2005, pag. 406), Tribunale di Trieste – 23 settembre 2005 (in Guida al Diritto, 2005, n. 41, pag. 57; quest’ultima pronuncia è particolarmente significativa perché supera le obiezioni mosse dal Tribunale di Belluno col decreto del 25/9/2002 , in Trusts e Attività Fiduciarie, 2003, pag. 255).
Concludendo, l’opposizione non appare prima facie (ed impregiudicata una diversa valutazione all’esito del giudizio di opposizione, anche alla luce delle eventuali domande riconvenzionali dell’opposta) sfornita di fumus, dovendosi fortemente dubitare del diritto della Gruppo C.G. di procedere all’espropriazione dei beni pignorati, precedentemente costituiti in trust.
la procedura esecutiva immobiliare n. 200/2006 R.G. Esecuzioni promossa da Gruppo C.G. S.p.A. contro C. G.