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Timestamp: 2019-05-24 10:08:29+00:00
Document Index: 94487636

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 75', 'art. 3', 'art. 134', 'art. 75', 'art. 34', 'art. 1', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

SEN. DONATELLA PORETTI » Blog Archive » Emendamenti, pregiudiziali e ordini del giorno al ddl 1530 “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009″
Questione pregiudiziale di costituzionalità del disegno di legge n. 1530, recante la disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’art. 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009.
- Il comma 1 dell’articolo 1 del presente disegno di legge dispone che i referendum abrogativi ex art. 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009 siano indetti in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 30 giugno del medesimo anno. Che tale disposizione, derogando alla disciplina di cui all’articolo n. 34 della legge 352 del 1970, che prevede che le consultazioni referendarie possono svolgersi soltanto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, incide direttamente ed unicamente sul procedimento referendario in atto di cui con DPR del 23 aprile 2009 di cui si è già indetta la data di svolgimento.
- Che tale disciplina viola il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione così come elaborato dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale in tema di ragionevolezza essendo privo dei caratteri di generalità ed astrattezza, configurandosi come legge provvedimento ad effetti retroattivi in quanto applicabile – in ragione della scansione temporale del procedimento referendario di cui alla legge 352/1970 – esclusivamente ai referendum in atto.
- Solo per i referendum indetti e quindi – del tutto irragionevolmente – nei confronti del solo del comitato promotore (riconosciuto come potere dello Stato) viene innovato l’ordinamento in peius consentendo lo svolgimento della consultazione referendaria in un arco temporale peggiorativo dei flussi elettorali necessari al raggiungimento del quorum strutturale di cui al quarto comma dell’articolo 75.
- Che l’approvazione di questo provvedimento esporrebbe il Parlamento a un conflitto tra poteri dello Stato ex art. 134 della Costituzione di fronte alla Corte Costituzionale in quanto la legge in oggetto conculca l’interesse costituzionalmente protetto del comitato promotore acché il referendum si svolga secondo le modalità ed i tempi – conoscibili alla data della raccolta delle firme – previsti dalla legge n. 352 del 1970.
- Che la legge n. 352 del 1970 essendo ascrivibile alla categoria delle leggi costituzionalmente necessarie in quanto diretta attuazione alla riserva di legge dell’ultimo comma dell’art. 75 della Costituzione ove violata, “sospesa” e/o irragionevolmente derogata, comporta un vulnus diretto del testo costituzionale.
- Che i considerata prospettati trovano conforto nei precedenti costituzionali, in quanto ogniqualvolta il legislatore ordinario ha voluto postergare nel tempo referendum già indetti ha ritenuto percorrere quale unica via costituzionalmente legittima lo scioglimento delle Camere (si pensi allo scioglimento delle Camere degli anni 1972 e 1976).
- Che l’unico caso in cui si sono svolti i referendum in periodi differenti da quelli previsti dalla legge 352 del 1970 è stato nel 1987. In tale circostanza i referendum originariamente previsti per il 14 giugno a seguito dello scioglimento anticipato della legislatura, si sarebbero dovuti tenere l’anno successivo ma su espressa richiesta del comitato promotore il parlamento approvò la legge 7 Agosto 1987, n. 332 (GU n. 183 del 07/08/1987); recanti “Deroghe alla legge 25 Maggio 1970, n. 352, in materia di referendum”. I relativi DPR furono promulgati il 4 settembre 1987 e pubblicati sulla GU n. 210 del 9 settembre 1987. La votazione si tenne l’otto novembre 1987. La vicenda descritta non può essere considerata un precedente rilevante ai fini della valutazione della costituzionalità del presente ddl poiché: in quella circostanza l’intervento del legislatore era volto – su sollecitazione del “competente” potere dello Stato ovvero il comitato promotore del referendum – nel consentire l’effettuarsi della consultazione in ossequio all’effettività dell’istituto referendario così come delineato dal costituente perseguendo così un fine sicuramente costituzionalmente rilevante ed in quanto tale da proteggersi; il provvedimento odierno –invece- si pone contro la volontà dei proponenti ed è – sulla base della mera opportunità politica delle forze rappresentate in parlamento – volto a rendere più difficoltoso il raggiungimento del quorum di partecipazione in forza dell’alta percentuale di “astensionismo balneare” che l’estensione temporale assicurerebbe.
In tal caso si andrebbe contro la ratio della norma di cui all’articolo 75 che, nel prevedere il quorum di partecipazione, non è volta a consentire agli oppositori dei quesiti referendari di conseguire l’effetto desiderato orientando il proprio comportamento elettorale al fine di sommarsi all’astensionismo fisiologico dei sistemi democratici, bensì ad assicurarsi che vi sia una rilevante partecipazione al voto degli aventi diritto e in ragione del particolare rilievo che l’istituto ha nel sistema costituzionale italiano.
- se il Senato approvasse questo disegno di legge non farebbe altro che consolidare il de profundis dell’istituto referendario che lungi dall’essere il contropotere popolare volto a sanzionare le scelte del legislatore ordinario è divenuto mera merce di scambio degli interessi partitocratici delle forze politiche rappresentate in Parlamento
di non procedere all’esame del disegno di legge n. 1530 “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009”
ddl 1530 “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009″
Ordine del giorno: Informazione – Quorum
- la legge n. 352 del 1970 prevede all’art. 34 prevede che le consultazioni elettorali si possano tenere unicamente in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno,
- che l’approvazione della legge n. 1530 all’esame in sede deliberante della commissione Affari Costituzionali del Senato, prevede di spostare la convocazione dei tre referendum in materia di elezioni permettendo il voto il 21 giugno 2009, data al di fuori di ogni aspettativa dei cittadini che hanno sottoscritto il quesito referendario e dello stesso comitato promotore. Referendum
gia’ indetti con Dpr del 5 febbraio 2008, non svolti nel 2008 a causa dell’anticipata fine della legislatura;
- la Costituzione prevede che il cittadino partecipi all’attivita’ legislativa utilizzando due schede di voto: quella propriamente elettorale, per scegliere i membri della Camera dei Deputati e del Senato, e quella referendaria, per vagliare e correggere leggi sbagliate del Parlamento;
-il Referendum popolare abrogativo, e’ un istituto previsto e fortemente sostenuto da grande parte dei costituenti, ma per la legge applicativa si dovra’ aspettare fino al 1970. Il voto referendario si affianca con pari dignita’ a quello elettivo nello schema di Costituzione che il presidente, Meuccio Ruini, presenta alla Commissione dei 75 in seduta plenaria il 28 novembre 1946, a conclusione dei lavori delle Sottocommissioni. Si legge infatti, in quello schema sotto il titolo III sui “Diritti politici”: diritto di voto; di referendum; di iniziativa legislativa; di petizione”.
Il testo della Costituzione inserisce l’istituto referendario nella sezione che riguarda “La formazione delle leggi”, viene quindi riconosciuto al popolo – soggetto cui appartiene la sovranita’ ex art. 1 – di partecipare al potere legislativo attraverso la possibilita’ di abrogare in tutto o in parte le leggi approvate dal Parlamento.
L’art. 75, circostanziato e preciso, stabilisce – comma secondo – le leggi sulle quali non e’ possibile chiedere il referendum, sancendo cosi’ che su tutto il resto il ricorso a questo istituto e’ ammissibile. Il quinto e ultimo comma dell’art. 75 recita: “La legge determina le modalita’ di attuazione del referendum”. Dunque, sono solo le modalita’ di attuazione sulle quali deve intervenire la legge ordinaria. L’unico controllo che il legislatore costituente affida alla magistratura riguarda la regolarita’ delle firme e delle procedure di raccolta e, nel merito, che il contenuto delle leggi che si chiede siano sottoposte al referendum abrogativo non sia compreso nelle tre leggi (solo tre) stabilite nel secondo comma dell’art. 75. E’ noto come le diverse leggi per cosi’ dire attuative dell’art. 75 che si sono susseguite nel tempo (sempre piu’ restrittive fino a quella che consente al ministro “competente” di chiedere la sospensione degli effetti abrogativi del referendum per sei mesi, confondendo cosi’ oltretutto il potere esecutivo con quello legislativo) abbiano calpestato il diritto, l’impegno civile e politico e la volonta’ di milioni di elettori.
a farsi promotore di iniziative tese a restituire all’istituto del referendum abrogativo la pienezza che la Costituzione gli aveva assegnato, a partire dall’abolizione del quorum poiche’ misura iniqua che offre ai contrari ad un quesito la possibilita’ di sommare i loro non voti a quelli dei disinteressati all’esercizio dei propri diritti oppure piu’ in generale inclini alla non partecipazione al voto;
e, nel frattempo, per quanto di sua competenza, si adoperi per creare le condizioni per far rendere possibile una campagna di informazione rivolta a far si’ che gli elettori sappiano su cosa sono chiamati ad esprimersi, secondo il “conoscere per deliberare” che ha guidato l’operato del secondo presidente della nostra Repubblica Luigi Einaudi;
Ordine del giorno: voto disabili
L’articolo 48, quarto comma, della Costituzione, recita: “Il diritto di voto non puo’ essere limitato se non per incapacita’ civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnita’ morale indicati dalla legge”.
Purtroppo vi e’ una fascia consistente di cittadini che sono privati del proprio diritto di voto solo perche’ non in grado di recarsi al seggio elettorale ne’ in modo autonomo, ne’ con l’aiuto dei supporti messi a disposizione dai comuni italiani; si tratta dei cosiddetti “disabili intrasportabili” che, a causa delle loro condizioni fisiche di immobilita’, sono costretti a non poter uscire dalla propria dimora.
Un piccolo, ma insufficiente passo in avanti, e’ stato compiuto – a seguito delle battaglie di Luca Coscioni e di Piergiorgio Welby – il 3 gennaio 2006, quando l’allora Ministro dell’interno Giuseppe Pisanu si rese promotore del decreto-legge n. 1, successivamente convertito, il 27 gennaio 2006, nella legge n. 22, avente ad oggetto il diritto di voto domiciliare dei malati intrasportabili “dipendenti in modo continuativo e vitale da apparecchiature elettromedicali”. Rimasero e sono tuttora esclusi dal voto domiciliare coloro che, pur essendo “intrasportabili”, non dipendono in modo continuativo e vitale da apparecchiature elettromedicali.
Il 23 aprile e’ stata inviata una lettera aperta da parte di militanti e dirigenti radicali in sciopero della fame tra cui Rita Bernardini (deputata radicale nel PD), Rocco Berardo e Jose’ De Falco (rispettivamente tesoriere e membro della Giunta Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni), Claudia Sterzi (Segretario dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti), Michele Rana e Francesco Spadaccia (membri del Comitato Nazionale di Radicali Italiani), Gaetano Dentamaro ed altri. Nella lettera e’ stato ricordato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la parola data a Severino Mingroni (disabile gravissimo, dirigente e militante dell’Associazione Coscioni) e l’impegno, assunto dal presidente nel dicembre scorso, sul carattere di priorita’ che avrebbe dovuto rivestire l’approvazione in tempo utile della proposta di legge a prima firma Bernardini e sottoscritta da deputati di tutti i gruppi politici.
La Pdl 907 “Modifiche all’articolo 1 del decreto-legge 3 gennaio 2006, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 22, in materia di ammissione degli elettori disabili al voto domiciliare” e’ gia’ stato votato all’unanimita’ dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati il 24 aprile 2009.
Il disegno di legge, se approvato, consentira’ anche in Italia, l’esercizio del diritto di voto a migliaia di cittadini italiani che ne sono privi – unico caso in Europa – solo perche’ impossibilitati a recarsi al seggio elettorale a causa di gravi infermita’ e invalidita’; di piu’, consentira’ la piena e reale applicazione degli articoli 3 e 48 della Costituzione nelle parti in cui prevedono l’eguaglianza del cittadino e la non limitazione del diritto al voto se non per incapacita’ civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnita’ morale indicati dalla legge.
ad agevolare l’approvazione della legge nei tempi utili affinche’ possa essere utilizzata per i prossimi appuntamenti elettorali di giugno, predisponendo ove fosse necessario un decreto legge, che in questo caso risponderebbe effettivamente a quelle esigenze di necessita’ ed urgenza previste dalla norma costituzionale.
L’articolo 1 e’ abrogato
E’ interamente abrogativo e quindi sopprime la legge, il referendum sarebbe cosi’ convocato il 14 giugno come da decreto in vigore.
La legge abrogata e’ la seguente:
1. I referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009 sono indetti per una domenica compresa tra il 15 aprile e il 30 giugno del medesimo anno.
2. Nel caso di contemporaneo svolgimento dei referendum di cui al comma 1 con il secondo turno di votazione per le elezioni dei presidenti delle province e dei sindaci, anche quando disciplinate da norme regionali, per tutti gli adempimenti comuni, ivi compresi la composizione e il funzionamento degli uffici elettorali di sezione e gli orari della votazione, si applicano le disposizioni in vigore per i referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione. Appena completate le operazioni di votazione e quelle di riscontro dei votanti per ogni consultazione, si procede alle operazioni di scrutinio dei referendum di cui al comma 1 e successivamente, senza interruzione, a quelle per le elezioni dei presidenti delle province e dei sindaci. Nel caso di cui al presente comma, non si applica la lettera o) del comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 2009, n. 26.
3. In caso di contemporaneo svolgimento delle consultazioni di cui al comma 2, l’importo massimo delle spese da rimborsare a ciascun comune per l’organizzazione tecnica e l’attuazione dei referendum, fatta eccezione per il trattamento economico dei componenti di seggio, e’ stabilito nei limiti delle assegnazioni di bilancio disposte per lo scopo dal Ministero dell’interno, con proprio decreto, con distinti parametri per elettore e per sezione elettorale, calcolati, rispettivamente, nella misura di due terzi e di un terzo sul totale da ripartire. Per i comuni aventi fino a cinque sezioni elettorali le quote sono maggiorate del 40 per cento. All’incremento della dotazione finanziaria relativa ai rimborsi elettorali per i comuni aventi fino a cinque sezioni elettorali si provvede mediante compensazione tra gli enti beneficiari. Le spese derivanti dall’attuazione di adempimenti comuni ai referendum e alle elezioni dei presidenti delle province e dei sindaci sono proporzionalmente ripartite tra lo Stato e gli altri enti interessati in base al numero delle consultazioni, fermo restando per lo Stato il vincolo di cui al primo periodo. Il riparto delle spese anticipate dai comuni interessati e’ effettuato dai prefetti sulla base dei rendiconti dei comuni, da presentarsi entro il termine di sei mesi dalla data delle consultazioni, a pena di decadenza dal diritto al rimborso. Con le stesse modalita’ si procede per il riparto delle altre spese sostenute direttamente dall’Amministrazione dello Stato e relative ad adempimenti comuni. In caso di contemporaneo svolgimento dei referendum con le elezioni dei presidenti della provincia e dei sindaci delle regioni a statuto speciale, il riparto di cui al presente comma e’ effettuato d’intesa tra il Ministero dell’interno e l’amministrazione regionale, fermo restando per lo Stato il vincolo di cui al primo periodo.
All’art. 1 e’ abrogato il primo comma e conseguentemente al secondo comma sono soppresse le parole “di cui al comma 1″
Abrogando il primo comma resterebbe in vigore la legge 352/1970 che prevede che i referendum vengano indetti una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. E con il decreto gia’ in vigore la data sarebbe quella del 14 giugno 2009. La modifica al secondo comma sarebbe di mera correzione formale non esistendo piu’ il primo comma. Resterebbe in piedi un comma senza senso in cui si ipotizza un abbinamento con un secondo turno di amministrative impossibile!
All’articolo 1 e’ abrogato il comma 1, e il comma 2 e’ cosi’ sostituito:
“Nel caso di contemporaneo svolgimento dei referendum con altre votazioni, anche quando disciplinate da norme regionali, per tutti gli adempimenti comuni, ivi compresi la composizione e il funzionamento degli uffici elettorali di sezione e gli orari della votazione, si applicano le disposizioni in vigore per i referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione. Appena completate le operazioni di votazione e quelle di riscontro dei votanti per ogni consultazione, si procede alle operazioni di scrutinio dei referendum di cui al comma 1 e successivamente, senza interruzione, a quelle per le altre elezioni. Le spese derivanti dall’attuazione degli adempimenti comuni sono proporzionalmente distribuite tra lo Stato e gli enti interessati in base al numero delle consultazioni stesse. La lettera o) del comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 2009, n. 26, e’ abrogata.”
Abrogando il primo comma resterebbe in vigore la legge 352/1970 che prevede che i referendum vengano indetti una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. E con il decreto gia’ in vigore la data sarebbe quella del 14 giugno 2009. La modifica al secondo comma comporterebbe lil possibile abbinamento alle europee e al primo turno delle comunali e provinciali, ma il Cdm dovrebbe rifare un nuovo decreto per cambiare la data al 6-7 giugno.