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Timestamp: 2019-04-18 22:56:50+00:00
Document Index: 16282436

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ']

Responsabilità di un direttore, nonchè delegato alla sicurezza di uno stabilimento, per non aver predisposto idonei sottopalchi di protezione atti ad evitare cadute dall'alto con la conseguenza che, un lavoratore che aveva avuto il compito di salire sul tetto di un capannone, moriva in seguito alle lesioni riportate dopo la caduta - Sussiste.
La Corte afferma che "il direttore e delegato alla sicurezza dello stabilimento dovesse rispondere penalmente del delitto e della contravvenzione ascrittagli, in quanto l’accertata causa della morte dell’operaio era da collegare eziologicamente alla sua condotta omissiva colposa, tenuto conto che la posizione di garanzia nei confronti dell’operaio lo obbligava, ai sensi delle disposizioni antinfortunistiche di cui agli artt. 70 e 77 del DPR n. 164/1956, ad avvertirlo specificamente dei rischi di caduta dall’alto connessi alla pulitura dei canali di scolo e delle grondaie del tetto del capannone, ed a fornirgli, in ogni caso, le misure di protezione idonee ad evitare tali rischi."
Inoltre: "l’errore sulla legittima aspettativa che non si verifichino condotte imprudenti da parte dei lavoratori non è invocabile, non solo per la illiceità della propria condotta omissiva, ma anche per la mancata attività diretta ad evitare l’evento, imputabile a colpa altrui, quando si è, come nel caso “de quo”, nella possibilità in concreto di impedirlo.
E’ il cosiddetto ” doppio aspetto della colpa”, secondo cui si risponde sia per colpa diretta sia per colpa indiretta, una volta che l’incidente dipende dal comportamento dell’agente, che invoca a sua discriminante la responsabilità altrui."
Infatti " la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandale, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Sussistendo questa ipotesi, è affermato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte il principio giuridico che, in caso di infortunio sul lavoro originato dall’assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di siffatto comportamento."
Con sentenza del 6/7/2005, la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza di condanna emessa il 30.04.2004 dal Tribunale di Voghera nei confronti di … omissis … riconosciuto colpevole della contravvenzione di cui agli artt. 70 e 77 del DPR n. 164/1956 per non avere, quale direttore e delegato alla sicurezza dello stabilimento … omissis … di Retorbido predisposto o fatto predisporre idonei sottopalchi di protezione o elementi di ripartizione del carico sui lucernai del tetto di detto stabilimento, al fine di evitare cadute dall’alto degli operai che ivi si recassero per lavori di manutenzione dei canali di gronda (capo B), nonché del delitto di omicidio colposo perché, nella spiegata qualità, per colpa e violazione delle suddette norme antiinfortunistiche, affidando al lavoratore … omissis … lavori di manutenzione dei canali di scolo e delle gronde sul tetto di un capannone, cagionava al predetto, a seguito della caduta dall’altezza di otto metri, avvenuta il 19/1/2001 per il cedimento sotto il suo peso di un lucernaio in vetroresina, lesioni personali gravissime, cui conseguiva il decesso (capo A).
Avverso tale sentenza propongono ricorso per Cassazione sia l ‘imputato, nella qualità di responsabile civile, sia la società … omissis …, quest’ultima in difesa dei suoi interessi civilistici, ritenuti compromessi dalla condanna, in solido con il … omissis … ai risarcimento dei danni ed al pagamento immediato della provvisionale in favore delle parti civili costituite.
Le deduzioni difensive si possono, per comodità di sintesi, raggruppare essenzialmente in due punti:
il primo contiene la critica alla ritenuta sussistenza dell’ordine impartito dal direttore al … omissis …di salire sul tetto per eseguire lavori di pulitura dei canali di scolo, ritenuti causa delle infiltrazioni di acqua nel capannone dello stabilimento, sul rilievo che al … omissis … in quanto operaio meccanico competesse solo l’esecuzione della manutenzione dei macchinari in base a un contratto di appalto stipulato con la società … omissis … con la conseguenza che il … omissis .. in quanto committente, aveva solo il dovere di segnalare all’appaltatore gli eventuali rischi connessi al lavoro appaltato, ma non anche l’obbligo di fonirgli le attrezzature tecniche per garantirgli la sicurezza, che compete invece al lavoratore autonomo, com’era il … omissis … la cui iniziativa di salire sul tetto doveva, quindi, ritenersi avulsa dagli obblighi del contratto di appalto e, comunque, non pilotata dal direttore;
il secondo punto riguarda la mancata presa in considerazione della tesi difensiva secondo la quale, nei casi di urgenza o di interventi di scarso rilievo, per prassi erano i capiturno che commissionavano al … OMISSIS … manutenzioni meccaniche, onde, stante l’assenza dallo stabilimento del direttore al momento del fatto, poteva ricercarsi in altra persona, tra i capiturno, la paternità dell’ordine al medesimo operaio di portarsi sul tetto del capannone con secchio e raspino per effettuare la pulizia dei canali di scolo e delle grondaie.
La Corte di merito, infatti si è convinta - e di tale convincimento ne ha spiegato persuasivamente le ragioni - che il … omissis … quale direttore e delegato alla sicurezza dello stabilimento dovesse rispondere penalmente del delitto e della contravvenzione ascrittagli, in quanto l’accertata causa della morte dell’operaio era da collegare eziologicamente alla sua condotta omissiva colposa, tenuto conto che la posizione di garanzia nei confronti dell’operaio lo obbligava, ai sensi delle disposizioni antinfortunistiche di cui agli artt. 70 e 77 del DPR n. 164/1956, ad ad avvertirlo specificamente dei rischi di caduta dall’alto
Trattasi di rischi connessi ad attività di natura diversa che il … omissis … svolgeva quotidianamente dalle ore 8 alle 12 e dalle 13,30 alle 17,30 nel luogo di lavoro, anche al di fuori del contratto di appalto per la manutenzione dei macchiari dela società, in quanto è stato accertato, tramite plurime e conformi testimonianze, che la vittima, oltre al lavoro di meccanico, per il quale era obbligato per effetto del contratto di appalto, ivi svolgeva qualsiasi altro lavoro gli venisse richiesto, per arrotondare le sue entrate, tenuto conto che all’epoca era l’unico percettore di reddito in famiglia.
E’ il cosiddetto ” doppio aspetto della colpa”, secondo cui si risponde sia per colpa diretta sia per colpa indiretta, una volta che l’incidente dipende dal comportamento dell’agente, che invoca a sua discriminante la responsabilità altrui.
A tali principi la Corte territoriale si è attenuta nel definire il ruolo avuto dal … omissis … nella
vicenda, ritenendo costui non esente da colpa.
E’ da osservare, peraltro, che la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l’incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandale, purché connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa.
Sussistendo questa ipotesi, è affermato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte il principio giuridico che, in caso di infortunio sul lavoro originato dall’assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di siffatto comportamento.
In riferimento, poi, ai motivo specifico proposto in ricorso dalla società quale responsabile civile, è sufficiente a dimostrarne la manifesta infondatezza la considerazione che la pronuncia circa l’assegnazione di una provvisionale in sede penale ha carattere meramente delibativo e non acquista efficacia di giudicato in sede civile, mentre la determinazione dell’ammontare della stessa è rimessa alla discrezionalità del giudice del merito, che non è tenuto a dare una motivazione specifica sul punto.
Precisato che la declaratoria di inammissibilità di entrambi i ricorsi trae origine da una causa originaria (la aspecificità e la manifesta infondatezza dei motivi) che ha impedito il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e, pertanto inibisce in questa sede (come statuiscono in conformità le Sez, Unite con sentenza 22/11/2000, ric. De Luca) la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129 c.p.p. e, nel caso di specie, la prescrizione del reato contravvenzionale, maturatasi in data 19/7/2005, successiva alla sentenza impugnata, devesi, ai sensi dell’articolo 616 c.p.p., condannare i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali e ciascuno di essi, inoltre, al versamento in favore della Cassa delle ammende della sanzione pecuniaria, ritenuta congrua nella misura indicata in dispositivo, in ragione dei profili e dell’entità della colpa riconoscibili nella rispettiva condotta processuale, inosservante dei limiti del giudizio di legittimità.
il 06.05.2009