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Timestamp: 2020-08-07 18:56:43+00:00
Document Index: 112395260

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 111', 'art. 384', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 8790 del 15/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8790 del 15/04/2011
Cassazione civile sez. I, 15/04/2011, (ud. 04/03/2010, dep. 15/04/2011), n.8790
sul ricorso 6372/2008 proposto da:
P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
MARRA Alfonso Luigi, giusta procura speciale a margine del ricorso;
avverso il decreto n. 2250/06 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
del 24/11/06, depositato il 21/03/2007;
che P.C. ha chiesto la condanna della Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di un indennizzo a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata di un procedimento iniziato davanti al Tar Campania con ricorso del 15 novembre 1997 definito con sentenza del 1 marzo 2005;
che con decreto del 21 marzo 2007 la corte d’appello di Napoli, ritenuta ragionevole una durata di tre anni e irragionevole l’ulteriore durata di anni 4 e mesi 6 ha condannato l’amministrazione convenuta al pagamento di Euro 2.750,00 (pari ad Euro 800,00 annue), oltre agli interessi dalla data del decreto e le spese giudiziali;
che, il P. ha proposto ricorso per cassazione affidato a dodici motivi e che la Presidenza del Consiglio resiste con controricorso;
che è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c..
che il ricorso pone le seguenti questioni: 1) rapporti tra la CEDU e la giurisprudenza EDU e l’ordinamento nazionale e necessità di disapplicazione della norma interna contrastante con quella CEDU o con la giurisprudenza EDU; 2) illegittimità della liquidazione dell’equa riparazione in relazione: a) alla limitazione alla sola durata del procedimento eccedente quella ragionevole; b) alla liquidazione di un importo inferiore ai 1.000/1.500 Euro l’anno; c) alla mancata risposta sulla domanda di condanna al pagamento di un bonus di 2.000 Euro; 3) erronea liquidazione delle spese;
che il ricorso è manifestamente infondato nella parte in cui prospetta la censura sub 1) e sub 2 a) e 2; c);
che, quanto alla domanda di attribuzione di una somma forfettaria di Euro 2.000,00 in relazione alla natura della controversia, spettando al giudice del merito valutare se, in concreto, la causa abbia avuto una particolare incidenza sulla componente non patrimoniale del danno, tale da giustificare l’attribuzione del bonus, tale valutazione discrezionale non implica un obbligo di motivazione specifica, essendo sufficiente, in caso di diniego di detta attribuzione, una motivazione implicita; che per il giudice nazionale, sul punto relativo alla determinazione del periodo al quale commisurare l’equa riparazione è vincolante della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 3, lett. a), ai sensi del quale è influente solo il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole, nè tale diversità di calcolo tocca la complessiva attitudine della citata L. n. 89 del 2001, ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, e, dunque, non autorizza dubbi sulla compatibilità di tale norma con gli impegni internazionali assunti dalla repubblica italiana mediante la ratifica della convenzione europea e con il pieno riconoscimento, anche a livello costituzionale, del canone di cui all’art. 6, par. 1, della convenzione medesima (art. 111 Cost., comma 2, nel testo fissato dalla L. Cost. 23 novembre 1999, n. 2);
che il motivo, con il quale si lamenta che la corte territoriale si sia irragionevolmente discostata dagli standard medi di liquidazione dell’indennità utilizzati dalla corte di Strasburgo liquidando Euro 800,00 per anno è manifestamente fondato perchè la corte territoriale si è discostata in modo irragionevole dai criteri di liquidazione normalmente seguiti dai giudici italiani, in conformità con gli orientamenti della corte di Strasburgo;
che è assorbita la censura relativa alla liquidazione delle spese;
che, non essendovi ulteriori accertamenti di fatti da compiere può procedersi alla decisione del merito, ai sensi dell’art. 384 c.c., liquidando un’indennità di Euro 750,00 per i primi tre anni di ritardo ed Euro 1.000,00 per il periodo successivo e, quindi, complessivamente Euro 3.750,00; che, quanto alle spese giudiziali, vanno liquidate per intero quelle relative al giudizio di merito mentre debbono compensarsi fino alla metà quelle del giudizio di cassazione, attesa la parziale soccombenza.
accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione; cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., condanna la Presidenza del Consiglio al pagamento di Euro 3.750,00 oltre agli interessi al tasso legale dalla data della domanda;
condanna la Presidenza del Consiglio al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 445,00 per onorari, Euro 378,00 per diritti ed Euro 50,00 per esborsi quanto al giudizio di merito e, previa compensazione fino alla metà, in Euro 332,00 (compresi Euro 50,00 per esborsi) per il giudizio di cassazione, in entrambi i casi oltre alle spese generali e agli accessori come per legge, con distrazione in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, che si è dichiarato antistatario.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi, Sezione Prima Civile, il 15 aprile 2011.