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Timestamp: 2019-02-23 12:10:43+00:00
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Fango a volontà su tutti gli amici di Falcone - magazinesicurezza.info
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NELLA SENTENZA STATO- MAFIA IL VERO IMPUTATO È LUI. UN TEOREMA CHE ANNIENTA IL LAVORO DEL POOL. FINISCONO NEL MIRINO TUTTI I PRINCIPALI COLLABORATORI DEL GIUDICE: DAI CARABINIERI DI MORI, A MARTELLI, VIOLANTE, CONSO E FERRARO.
Quando era vivo cercarono in tutti i modi di sommergerlo con il fango. Le lettere del corvo, poi le voci messe in giro che l’attentato all’Addaura fosse una invenzione, alla fine le accuse in Tv di avere messo nel cassetto le inchieste sul terzo livello della mafia, per proteggere Andreotti o qualcun altro, chissà. Parlo di Giovanni Falcone, naturalmente. Il magistrato che più di tutti, nella storia d’Italia, ha fatto contro la mafia. E il magistrato che più di tutti, nella storia d’Italia, è stato bersaglio della critica feroce dell’antimafia ufficiale, e della “critica delle armi” di Cosa Nostra. La quale ha provato varie
volte ad eliminarlo come aveva fatto con il suo maestro: Rocco Chinnici – e alla fine c’è riuscita con qualche quintale di tritolo fatto esplodere sotto il ponticello di Capaci, sull’autostrada di Palermo, mentre passava la sua Croma.
E’ passato un quarto di secolo, da quando l’hanno ucciso, e chi legge le motivazioni della sentenza del processo Stato- mafia, se non ha gli occhi foderati, si accorge che è esattamente questo: un attacco ad alzo zero contro Falcone, il falconismo, e i ( pochi) uomini e donne che collaborarono con lui.
Ieri molti giornali riportavano il nome delle persone tirate in ballo dai giudici palermitani. Scorretelo appena, questo elenco, e farete un salto sulla sedia: Luciano Violante, Claudio Martelli, Giovanni Conso, Fernanda Contri, Liliana Ferraro. E poi, naturalmente, Mori, Subranni e De Donno, i tre carabinieri che gli furono a fianco per molti anni ( e che hanno già subìto molti processi, sempre con le stesse accuse e sempre assolti). Tutti questi nomi sono i nomi delle persone che in modo più stretto e amichevole, in vari periodi ( tra il 1983 e la morte) hanno lavorato gomito e gomito con Falcone, e lo hanno sostenuto anche quando le polemiche contro di lui diventarono asperrime.
Gli ultimi tre ( Mori, Subranni e De Donno), che sono quelli che hanno catturato Totò Riina, sono stati addirittura condannati, nel processo Stato- mafia, a molti anni di prigione. Gli altri no, nessuna condanna e neppure nessuna imputazione specifica. I giudici hanno solo scritto uno ad uno i loro nomi nelle motivazioni della sentenza per gettargli addosso un po’ di fango. Sono accusati di reticenza, o qualcosa del genere. Perchè?
Perché non si sono dati da fare per accreditare la tesi di fondo del processo Stato- mafia ( che purtroppo non è sostenuta da nessuna prova e nessun riscontro) e cioè che la mafia, guidata da Riina, trattò segretamente con i carabinieri, con pezzi dello Stato e con Dell’Utri ( e un po’ pure con Berlusconi) prima e dopo l’uccisione di Paolo Borsellino. E che Paolo Borsellino fu ucciso perché si era accorto di questa trattativa, e voleva impedirla.
E allora che c’entra Berlusconi? E cosa c’entra del- l’Utri? C’entrano, forse, per una sola ragione: che se il processo fosse stato solo ai carabinieri avrebbe avuto un’eco mediatica molto molto ridotta. Dell’Utri è il nome che garantisce spettacolarità alle accuse, e se contro di lui non c’è uno straccio di prova, poco male.
La sorte ha voluto che la pubblicazione delle motivazioni del processo Stato- mafia avvenisse in coincidenza con la sentenza del processo Borsellinoquater. La quale ha stabilito che dopo l’uccisione di Borsellino fu compiuto il più grande depistaggio della storia della Repubblica.E che di questo depistaggio furono oggettivamente responsabili anche alcunimagistrati. Cioè quelli che indagarono e credettero al pentito Scarantino, che era stato imbeccato da qualcuno ( poliziotto
e/ o magistrato) per deviare le indagini. Bene, non solo questa sentenza non accenna neppure alla possibilità che Borsellino sia stato ucciso perché era contrario alla trattativa. Non solo non prende neanche in considerazione l’ipotesi che una trattativa ci fu. Ma la sentenza mette sotto accusa i magistrati che si fecero deviare, e ironia del destino – tra questi magistrati c’è anche il Pm del processo Stato- mafia, cioè Di Matteo. Di più: nella sentenza si avanza l’ipotesi che Borsellino fu ucciso per evitare che indagasse sul dossier Mafiaappalti, che era stato preparato dal colonnello Mori ( carabiniere legato a Falcone), e quel dossier fu archiviato proprio nei giorni dell’uccisione di Borsellino dal Procuratore di Palermo Giammanco, su richiesta di alcuni Pm tra i quali Scarpinato, attuale Procuratore generale di Palermo.
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