Source: http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/09/05/news/scuola_panino_libero_non_piu_obbligatorio_il_pasto_della_mensa-147196425/
Timestamp: 2018-04-25 16:36:31+00:00
Document Index: 7055636

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Scuola, panino libero, non più obbligatorio il pasto della mensa - Repubblica.it
Anche in Liguria gli effetti della sentenza che consente ai ragazzi di consumare in classe cibo portato da casa
Mense scolastiche a doppio binario, anche il pranzo da casa è permesso
MENSA o pasto da casa? Se lo stanno chiedendo molte famiglie in Liguria, perché sulle scuole liguri sta allungandosi la sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha sancito per gli alunni delle scuole il diritto di consumare in refettorio il pasto preparato a casa. E così, anche per i genitori della Liguria, si apre una scelta in più e per molti, economicamente, un’opportunità di ridurre una spesa, senza per questo dover andare a prendere il figlio a scuola, fargli consumare il pasto a casa, e riportarlo in aula in tempo per la ripresa delle lezioni. E a Genova la dis--iscrizione dal servizio di ristorazione scolastica è arrivata da alcune famiglie, dopo diversi casi di inquietanti “ritrovamenti” nel piatto dei bambini, come nel caso di un frammento di cutter nell’insalata. «La sentenza della Corte d’Appello, poi confermata dall’esito di altri ricorsi ex articolo 700 presentati il 2 e il 9 agosto presso il Tribunale di Torino, riconosce per la prima volta, nero su bianco, il diritto per i bambini di poter consumare il pasto a scuola e non usufruire del servizio di ristorazione scolastica», indica l’avvocato torinese Giorgio Vecchione che ha conquistato la vittoria in tribunale per conto di 58 famiglie che hanno presentato ricorso, accertando il diritto di consumare a scuola il pasto preparato a casa.
SE la scelta “pasto della mensa o panino” sembrava per lo più osteggiata dalla Rete commissioni mensa nazionale e ligure, in realtà la levata di scudi che, proprio in Piemonte, a partire dall’ufficio scolastico regionale, ha compiuto nei confronti della sentenza, ha acceso gli animi dei genitori genovesi e liguri. E adesso stanno decidendo se mantenere l’iscrizione al servizio di ristorazione scolastica, oppure disdettarla .
Del resto, già qualche dis-iscrizione dal servizio di ristorazione scolastica sono arrivate agli uffici del Comune di Genova, già nella seconda parte dello scorso anno scolastico, e saranno confermati, da parte di alcuni genitori spaventati dai “ritrovamenti” nei piatti dei figli.
Finora, però, chi non voleva consumare il pasto a mensa, non aveva alternative: doveva tornare a casa e poi rientrare a scuola per le ore pomeridiane di lezione. Sempre accompagnato da un genitore o un adulto, ovviamente. Una procedura impossibile per i genitori che lavorano e che ricorrono al tempo pieno a scuola proprio per questo. Invece, la sentenza torinese sgombera il tavolo da interpretazioni: si può portare il pasto da casa e consumarlo a scuola.
«Per noi la battaglia importante è riformare le mense, non chiuderle - spiega Sabina Calogero, coordinatrice della Rete commissioni mensa della Liguria e membro della Rete nazionale - tutto il nostro lavoro si concentra nel rilevare ciò che non funziona per migliorarlo non per cancellare un servizio che deve esserci, nelle scuole, e che è pure un’opportunità di socializzazione e di educazione alimentare formidabile». Però è pur vero che, come accaduto in passato, ad esempio a Genova nel Comune di Campomorone, le motivazioni che la “libertà” di iscrizione al servizio di ristorazione scolastica raccoglie possono essere non soltanto di tipo nutrizionale o di qualità del cibo, ma pure economico. La Rete commissioni mensa ha rilanciato anche su Facebook il modulo piemontese per chiedere la dis-iscrizione dal servizio di ristorazione scolastica. «Anche i nuovi ricorsi ex articolo 700 che ho discusso ad agosto si sono conclusi a favore delle famiglie spiega l’avvocato vecchione - segnando un ulteriore punto a favore del pasto da casa: il Tribunale ha riconosciuto il diritto dei bambini a trascorrere il tempo a mensa con gli altri compagni, indipendentemente se il pasto consumato sia casalingo e distribuito dalla mensa. Questo sgombera il tavolo da chi pensa di relegare in refettori a parte chi ha il cestino casalingo».
«La sentenza della Corte d’Appello di Torino apre nuovi scenari e rompe il monopolio di un servizio privatizzato - indica Sabina Calogero - la sentenza stessa, però, presta il fianco, se male utilizzata, a indebolire quel percorso di “cibo buono per tutti” che è invece l’ obiettivo che perseguiamo. Ci ha però sconcertato però l’atteggiamento delle istituzioni in Piemonte, che tende a censurare la sentenza e addirittura a non volerla applicare: questa posizione non può essere accettata». E Calogero ritorna al cuore delle battaglie della Rete: «
I cittadini percepiscono l’enormità degli interessi in gioco proprio sulle mense scolastiche. E le reazioni scomposte di alcuni ci preoccupano. Le sentenze vanno rispettate ». Adesso il Miur ha sessanta giorni di tempo per ricorrere in Cassazione, da venerdì scorso. Molti scommettono che il Ministero dell’Istruzione, già battuto nei primi due gradi di giudizio, potrebbe non procedere oltre. E liberare, definitivamente, il panino.
05 settembre 2016 - Aggiornato alle 08.18