Source: http://blog.lifein.it/author/s4admin/
Timestamp: 2019-05-20 02:22:05+00:00
Document Index: 133885636

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 42', 'art. 38', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 1']

s4admin, Autore presso Il nostro Blog
Autore: s4admin
ASSUNZIONI DISABILI: novità importanti per le aziende e in arrivo sanzioni più alte
A partire dal 1° gennaio 2017, per effetto del Jobs Act che ha di fatto modificato la Legge 68/99 al fine di favorire l’inserimento di persone con disabilità fisica o psichica che rischiano di essere escluse dal mondo del lavoro, è stato disposto per le aziende l’obbligo di assumere una certa quota di lavoratori disabili.
Obbligo assunzioni disabili 2017 cosa cambia?
Dal 1° gennaio 2017 le aziende sono obbligate ad assumere un certo numero di lavoratori disabili.
Nello specifico, tutte le aziende che occupano più di 14 dipendenti, sono obbligate a riservare una quota destinata agli invalidi civili con percentuale di invaliditÃ dal 46 al 100%, invalidi del lavoro con percentuale di invalidità superiore al 33%, gli invalidi per servizio, invalidi di guerra e civili di guerra con minorazioni dalla prima all’ottava categoria, i non vedenti e i sordomuti; categorie protette: profughi italiani, orfani e vedove/i di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio ed equiparati (sono equiparati alle vedove/i e agli orfani i coniugi e i figli di grandi invalidi del lavoro dichiarati incollocabili, dei grandi invalidi per servizio o di guerra con pensione di prima categoria), vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata.
La normativa innovata dal legislatore persegue l’obiettivo di introdurre strumenti e procedure che consentano di contemperare il bisogno etico e morale di garantire opportunità di lavoro ai soggetti disabili da un lato e la sostenibilità di questo tipo di inserimento nell’assetto organizzativo delle imprese dall’altro. Un obiettivo difficile da conseguire e per il quale è indispensabile valutare adeguatamente le capacità lavorative dei soggetti tutelati e analizzare le opportunitÃ di lavoro, le forme di sostegno, le azioni positive, senza tralasciare la gestione dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi di lavoro.
a da 15 a 35 unità: obbligo di assumere un disabile;
b da 36 a 50 unità: obbligo di assumere 2 disabili;
c oltre 150: obbligo di riservare il 7% dei posti a favore dei disabili più l’1% a favore dei familiari degli invalidi e dei profughi rimpatriati.
Le novità del Jobs Act
A decorrere dall’1 gennaio 2017, viene soppressa la finestra di tolleranza che consentiva ai datori di lavoro, che raggiungevano il limite di 15 lavoratori computabili, di non procedere all’assunzione del soggetto riservatario fino a che non fosse assunto un sedicesimo lavoratore. L’obbligo di assunzione insorgerà dunque in automatico al raggiungimento dei 15 lavoratori dipendenti.
Tutti i datori di lavoro con un tasso di rischio INAIL superiore al 60 per mille, possono optare per l’esonero a fronte del pagamento dell’importo di 30,64 euro al giorno per ciascun lavoratore non assunto. I giorni da prendere a riferimento per il calcolo del contributo sono calcolati con riferimento a 6 oppure a 5 giorni nell’arco della settimana, a seconda del contratto applicato.
Scritto il 7 Dicembre 2016 2 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie normative, Risorse UmaneTag assunzione disabili, dipendenti disabili, disabili e lavoro, disabili in azienda, jobs act 2017, lavoratori disabili, lavoro e disabili, novitÃ aziende, obblighi aziendali, obbligo assunzione
Work Life Design : il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata
Il cosiddetto Work Life Design , almeno secondo le aspettative, è destinato a diventare il nuovo standard per la gestione delle risorse umane nelle aziende moderne, che sembrerebbero tenere sempre più in considerazione è il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.
Un buon Work-Life Design è un desiderio più maschile o femminile? Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane, ha presentato i risultati di un’indagine sul Work-Life Design, raccogliendo le risposte di 164.000 lavoratori e lavoratrici in 28 Paesi, di cui circa 4000 in Italia.
Il quadro emerso dimostra che non è una questione di genere: è apprezzato, infatti, da tutti i lavoratori e, a livello di percentuali, le differenze sono spesso minime.
In alcuni casi, i ruoli tradizionali risultano persino invertiti.
Ad esempio, a livello europeo, un ambiente di lavoro improntato sull’amicizia e sulla cordialità è desiderato più dagli uomini (54%) che dalle donne (50%). Questo gap tra generi è ancora più evidente in Italia: i sorrisi tra le scrivanie sono importanti, infatti, per il 56% degli uomini, avanti di 8 punti percentuali rispetto al gentil sesso (48%).
Il 66% delle lavoratrici italiane dichiara di apprezzare i benefici del lavoro flessibile, contro il 61% degli uomini, mentre il 35% desidera programmi per la cura dei bambini (la percentuale degli uomini si ferma al 28%).
Secondo i dati raccolti, a livello mondiale, il 74% delle lavoratrici considera l’equilibrio tra vita professionale e privata una caratteristica che influisce sulla scelta del posto di lavoro. E’ seconda soltanto a retribuzione, benefit e altri incentivi finanziari (89%), alla pari con le opportunità di carriera.
Il 32% delle lavoratrici italiane ritiene essenziale la disponibilità sul luogo di lavoro di benefit e servizi al fine di garantire un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Fanno parte di questi servizi programmi di wellness come fitness center on site, convenzioni con centri benessere e attività antistress come la meditazione. In modo particolare, dichiarano di apprezzare particolarmente servizi per la cura dei bambini e dei familiari, rispettivamente con il 35% e il 30%.
Scritto il 28 Novembre 2016 2 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie Risorse UmaneTag aziende e lavoro, aziende moderne, conciliare lavoro e casa, design, donne lavoro, equilibrio lavoro e vita privata, lavoro e vita privata, life, nuovo trend lavoro, trend lavoro, uomini lavoro, vita e lavoro, work, work life design
Lavoro e referendum costituzionale, ecco cosa cambia con la riforma!
La nuova Costituzione prevede all’art. 117 una modifica sostanziale della suddivisione delle competenze legislative tra Stato e Regioni in materia di lavoro. Da materia concorrente, la “tutela e sicurezza del lavoro” diventa di competenza esclusiva dello Stato. E si aggiungono anche: “le politiche attive del lavoro”.
E’ la prima volta che l’espressione politiche attive del lavoro entra nel testo costituzionale. Era già apparso in alcuni provvedimenti legislativi (riforma Monti-Fornero e Jobs Act). Ora assume un rilievo ancor più importante. Riuscirà questo cambiamento di competenze a risolvere qualcuno dei problemi in cui si dibattono le politiche attive del lavoro in Italia?
Il ruolo che esse svolgono per combattere la disoccupazione strutturale e per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro è di fondamentale importanza. Così fondamentale è la funzione di attivare nella ricerca di lavoro i beneficiari degli interventi di sostegno del reddito, si tratti di disoccupati con sussidi di disoccupazione o disabili o di poveri che sono, sia pure parzialmente, abili al lavoro.
Tutti i Paesi Europei si sono dotati di una Agenzia Nazionale, con un duplice compito: erogare i sussidi e spingere i beneficiari a cecare lavoro, assistendoli nella ricerca.
Anche in Italia con il Jobs Act si è costituita una Agenzia Nazionale per le politiche attive, ma la rete sul territorio degli uffici che svolgono le funzioni fondamentali di intervento nel mercato del lavoro, cioè i Centri per l’Impiego, sono ancora gestiti dalle Regioni (fino a poco tempo fa la funzione era delegata alle Province), così come impone la Carta Costituzionale in vigore.
Questo modello ha funzionato e funziona molto male. La gestione delle politiche passive (i sussidi) è di livello nazionale, in quanto affidata all’INPS, mentre la gestione delle politiche attive è affidata alle Regioni.
In questo schema le Regioni non hanno incentivi a far funzionare bene le politiche attive per ridurre i sussidi, perchè non sono loro ad erogarli. Nonostante i ripetuti interventi legislativi volti ad instaurare un forte coordinamento tra Regioni e INPS, le Regioni non hanno mai manifestato un impegno sufficiente per svolgere la funzione di attivazione al lavoro dei disoccupati beneficiari dei sussidi. L’opportunità di integrazione delle politiche passive e delle politiche attive non è mai stata sfruttata. Non è un caso che negli altri Paesi sia stata creata una unica struttura di livello nazionale (e articolata sul territorio) per gestire sia i sussidi di disoccupazione, sia i servizi per il lavoro.
La Francia lo ha fatto venti anni fa; in Germania esiste da un secolo. E anche in Gran Bretagna le funzioni gestionali sono unificate presso il Ministero del Lavoro. In questi stessi Paesi, l’investimento in una unica struttura efficiente ha comportato rilevanti risparmi nella spesa per gli ammortizzatori sociali.
In Italia, come si sa, si spende molto per le politiche passive e poco per le politiche attive. In genere nel nostro Paese si preferisce investire nei trasferimenti monetari e poco sui servizi.
La nuova Costituzione, nell’affidare la competenza legislativa in via esclusiva allo Stato, pone le basi di un’importante ristrutturazione delle nostre politiche del lavoro.
Tra l’altro si tratta di una ristrutturazione necessaria se vogliamo partecipare, alla pari dei nostri partners comunitari, a quel progetto di “sussidio europeo di disoccupazione”, di cui, guarda caso, siamo noi i principali sostenitori.
Scritto il 18 Ottobre 2016 2 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie politiche attive lavoro, Risorse UmaneTag agenzia nazionale lavoro, anpal, anpal referendum, costituzione lavoro, costituzione politiche lavoro, lavoro e riforma costituzionale, lavoro regioni, lavoro stato, pin inps dimissioni, politiche attive lavoro, referendum 2016 lavoro, referendum lavoro, referendum politiche lavoro, riforma e lavoro, riforma lavoro 2016, tutela lavoro, tutela lavoro stato
“Dimissioni online: dal Ministero del Lavoro le faq aggiornate “
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato, in data 22 settembre 2016, sul proprio sito www.cliclavoro.gov.it, un aggiornamento alla FAQ n. 6 in materia di procedura per le dimissioni telematiche.
In particolare, il Ministero del Lavoro modifica la faq 6 in considerazione di quanto chiarito dall’Inps con il messaggio 3755/2016:
Per determinare la decorrenza dei trattamenti pensionistici l’INPS ha chiarito, con il messaggio INPS n.3755/2016, che la data di cessazione del rapporto di lavoro coincide con la data dell’ultimo giorno di lavoro, ovvero, il giorno precedente a quello indicato nella sezione del modulo “Data di decorrenza delle dimissioni /risoluzione consensuale”.
Per avere una visione completa dell’argomento, E’ il caso di rivedere tutte le FAQ pubblicate, insieme alla circolare n. 12/2016 e alle risposte che il Ministero del Lavoro ha fornito ai consulenti del lavoro.
TUTTE LE RISPOSTE A QUESITI IN MATERIA DI DIMISSIONI ONLINE
Sì, per determinare la decorrenza dei trattamenti pensionistici l’INPS ha chiarito, con il messaggio INPS n.3755/2016, che la data di cessazione del rapporto di lavoro coincide con la data dell’ultimo giorno di lavoro, ovvero, il giorno precedente a quello indicato nella sezione del modulo “Data di decorrenza delle dimissioni /risoluzione consensuale”.
E’ necessario essere in possesso del PIN INPS dispositivo.
E’ possibile inserire come recapito email anche una casella di posta non certificata.
11. E’ necessario possedere il PIN INPS dispositivo e la firma digitale anche se si presentano le dimissioni, o la risoluzione consensuale attraverso un soggetto abilitato?
18. Quale è la data di decorrenza da indicare nella compilazione del modello telematico?
Come indicato nella circolare n.12/2016, la procedura online non incide sulle disposizioni relative al preavviso lasciando quindi alle parti la libertÃ di raggiungere degli accordi modificativi che spostino la data di decorrenza delle dimissioni o della risoluzione consensuale. Sarà cura del datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro, senza che il lavoratore revochi le dimissioni trasmesse telematicamente.
25. I soggetti abilitati sono responsabili dellâ€™accertamento dell’identità del lavoratore che richiede la trasmissione del modello telematico?
Sì come specificato nell’allegato B del DM 15 dicembre 2015. I soggetti abilitati dovranno quindi adottare tutte le misure idonee all’accertamento dell’identità del lavoratore che si reca presso le loro sedi per accedere alla procedura telematica.
27. Le dimissioni possono essere presentate anche rivolgendosi alle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile. Tale disposizione, a sua volta, rinvia tra gli altri all’articolo 411 C.P.C. che individua, testualmente, la “sede sindacale”. Cosa si intende esattamente per “sede sindacale”?
Il rapporto di lavoro in questa ipotesi intercorre tra l’agenzia di somministrazione ed il lavoratore. La procedura telematica deve essere quindi seguita dal lavoratore in somministrazione, in quanto tale rapporto non rientra tra le fattispecie escluse, di cui all’art. 26, comma 7, D.lgs. 151/2015Â e riprese dalla circolare n. 12 del 4 marzo 2016.
Sì, nella compilazione è possibile inserire “Dimissioni per giusta causa” come Tipologia di comunicazione.
Sì, il modello telematico evidenzia solo la genuinità delle dimissioni. La “giusta causa” sarà comprovata dagli uffici competenti secondo le modalità vigenti.
41. La procedura si applica ai lavoratori assunti presso una società privata a partecipazione pubblica è totalitaria?
44. Nel settore bancario sono attivi dei Fondi per i lavoratori prossimi alla quiescenza per cui è richiesta la presentazione delle proprie dimissioni per accedervi. E’ necessario in questi casi effettuare la procedura telematica anche se è prevista la sottoscrizione di un verbale di conciliazione stragiudiziale e l’effettiva cessazione del rapporto avverrà a distanza di vari anni dalla comunicazione del recesso?
No, i casi di risoluzione consensuale sottoscritta nelle “Sedi protette” ai sensi dell’articolo 2113 c.c. non rientrano nell’ambito applicativo della procedura.
45. Nel caso di socio lavoratore è necessario effettuare la procedura telematica nei casi di dimissione o risoluzione consensuale?
Premesso che tra il socio lavoratore e la società cooperativa si instaurano due distinti rapporti giuridici, quello associativo e quello di lavoro; il primo è regolato dalle relative norme del codice civile, il secondo dalle norme afferenti al rapporto di lavoro, tra cui la L. n. 142 del 2001 finalizzata a tutelare la posizione del socio lavoratore. Vista l’intima connessione dei due rapporti, la previsione di cui al secondo comma dell’art. 5 della legge n. 142/2001 va intesa nel senso che, in seguito al recesso da socio, il lavoratore dovrà effettuare la trasmissione telematica delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali.
46. Prima di accedere alla compilazione del modello telematico il sistema richiede se il rapporto di lavoro oggetto delle dimissioni o della risoluzione consensuale sia stato instaurato prima o dopo il 2008. In quest’ultimo caso vengono recuperati alcuni dati presenti nella comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro. Qualora non vi siano comunicazioni obbligatorie relative al rapporto di lavoro come si deve operare?
In questo caso è possibile selezionare l’opzione “Prima del 2008” e compilare manualmente i campi del modello telematico, senza indicare la data di inizio del rapporto di lavoro che non è un campo obbligatorio.
47. Il recesso dell’apprendista al termine del periodo di apprendistato di cui all’articolo 42, comma 4, del decreto legislativo 81/2015 si deve manifestare attraverso la procedura telematica dell’articolo 26 del Decreto Legislativo 151/2015?
Sì, il recesso dell’apprendista si deve manifestare attraverso la procedura telematica, in quanto si tratta di un rapporto di lavoro subordinato, il quale, ove le parti non recedano dal medesimo, “prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”, così come espressamente stabilito dall’art. 42, quarto comma, del Decreto Legislativo 81/2015.
Scritto il 26 Settembre 2016 31 Gennaio 2017 Autore s4adminCategorie ministero del lavoroTag dimissioni lavoratori prossimi pensione, dimissioni telematiche, domande piÃ¹ frequenti dimissioni, faq aggiornate dimissioni, faq dimissioni, faq dimissioni on line, inps dimissioni, pensione e dimissioni, procedura dimissioni, trattamenti pensionistici
La Dote Unica del Lavoro in Lombardia: cos’è e come funziona
In tanti ancora chiedono informazioni merito alla procedura per la richiesta della DUL, la Dote Unica Lavoro di Regione Lombardia, ad oggi l’unica opportunità a sostegno di chi è senza lavoro.
In questo articolo riportiamo dunque un’informativa che descrive con chiarezza come funziona e quali sono i requisiti per richiederla.
Si tratta di un provvedimento di natura regionale volto a finanziare gli enti accreditati presso la Regione Lombardia.
Life in Agenzia per il Lavoro, rientra fra gli enti preposti ad erogare gli interventi rivolti ai destinatari delle azioni promosse e finanziate dalla Dote Unica Lavoro, e che parallelamente, concorrono all’efficace attuazione sul territorio dei servizi finanziati mediante la Dote Unica Lavoro, operando anche in reti di partenariato.
Come funziona il provvedimento e a chi è rivolto.
A beneficiarne potranno essere sia gli occupati che i disoccupati, di tutte le età e con qualunque titolo di studio, ma in misura differente a seconda della gravità della situazione.
Dote Unica Lavoro individua 4 fasce di intensità di aiuto, a ciascuna delle quali corrisponde un budget assegnato (Dote) di valore proporzionale.
Fascia 1: bassa intensità di aiuto, rivolta a soggetti che sono in grado di ricollocarsi nel mercato del lavoro autonomamente o che richiedono un supporto minimo
Fascia 2: media intensità di aiuto, per soggetti che necessitano di servizi intensivi per la collocazione o ricollocazione nel mercato del lavoro
Fascia 3: alta intensità di aiuto, rivolta a soggetti che necessitano di forte sostegno individuale e di servizi intensivi per un periodo medio-lungo
Fascia 4: altro aiuto, destinata a soggetti che necessitano di servizi finalizzati alla riqualificazione professionale e all’occupabilità
giovani disoccupati tra i 15 e i 29 anni, residenti o domiciliati in Lombardia che abbiano già usufruito del programma Garanzia Giovani, disoccupati che abbiano compiuto i 30 anni residenti o domiciliati in Lombardia in mobilitò, iscritti o in attesa d’iscrizione nelle liste di mobilità ordinaria, oppure percettori di disoccupazione o di altre indennità occupati da 16 anni in su che siano stati sospesi da aziende ubicate in Lombardia, cassaintegrati, oppure iscritti a un Master universitario di I° e II° livello, militari congedandi dell’Esercito o personale delle Forze dell’Ordine operante sul territorio lombardo e facente capo ai relativi Comandi Regionali o analoghe strutture di riferimento.
Requisito indispensabile per l’adesione a Dote Unica lavoro, è il possesso di residenza o domicilio in Regione Lombardia.
Il Piano Dote Unica Lavoro introduce anche un Progetto di Inserimento Lavorativo (PIL), finalizzato all’assegnazione di un “reddito di autonomia” ai disoccupati che si trovano in situazioni di particolare difficoltà economica.
Il contributo può ammontare a un massimo di 1.800 euro nell’arco di un periodo di 6 mesi ed è destinato a residenti o domiciliati in Lombardia, che si trovino in uno stato di disoccupazione da più di 36 mesi, con un ISEE fino a 18.000 euro, che non percepiscano integrazioni di reddito e che abbiano ovviamente aderito al Programma DUL.
Che vantaggio hanno le aziende?
Dote Unica Lavoro non prevede incentivi alle aziende.
Tuttavia, le risorse inserite dalle aziende mediante l’adesione al Programma Dote Unica Lavoro, potranno beneficiare di un piano di intervento personalizzato e gratuito, che comprende un’ampia gamma di servizi, tra cui:
inserimento e avvio al lavoro
Attraverso il sistema informativo regionale, accompagneremo il tuo candidato passo per passo nella definizione di un Piano di Intervento Personalizzato, nella presentazione della domanda alla Regione e in tutte le fasi successive.
SEI INTERESSATO AI VANTAGGI DI DOTE UNICA LAVORO?
Contatta le nostre filiali per avere maggiori informazioni!
Scritto il 22 Settembre 2016 2 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie politiche attive lavoroTag categorie DUL, destinatari dote unica lavoro, disoccupati, disoccupazione, Dote Unica Lavoro, dote unica lavoro che cosa Ã¨, dote unica lavoro lombardia 2016, dote unica regione lombardia, DUL, fasce dote unica lavoro, giovani disoccupati, politiche attive lavoro, requisiti dote unica lavoro, vantaggi dote unica lavoro
“Vacanze finite: dalla spiaggia all’ufficio, come affrontare senza traumi il post-rientro!”
C’è chi la chiama sindrome da post-rientro o sindrome del rientro ferie, chi parla di depressione post ferie. Senza entrare nel merito di definizioni non adatte a chi ha pur sempre potuto godere di settimane di meritate vacanze, non è sbagliato parlare di un contraccolpo che si avverte appena varcata la porta dell’ufficio nei primi giorni di lavoro dopo le ferie.
Nelle righe a seguire, alcune semplici regole che possono servire a sostenere sia psicologicamente che fisicamente chi si appresta ad affrontare il rientro fresco di tintarella estiva.
Il multitasking può attendere!
Prima di buttarvi a capofitto nelle vostre attività e riprendere le fila di ciò che avete interrotto prima di andare in vacanza, fate un bel respiro e ponetevi delle priorità. Anche se siete campioni di multitasking e vi destreggiate con maestria fra decine di post-it, fare una cosa per volta vi aiuterà a mettere ordine mentalmente (oltre che sulla scrivania) per poter lavorare a pieno regime, con più armonia ed energia.
Cercate di abbandonare la routine!
Modificate qualcosa nella vostra quotidianità. Serve a non sentirsi inchiodati a vecchie abitudini e ripiombare nella nostalgia. Fare qualcosa di nuovo può dare una sferzata di energie alle proprie giornate, come iscriversi in palestra, a un corso di cucina, aprire un proprio blog, sperimentare nuove attività all’aria aperta.
Non siate troppo nostalgici…
Può essere utile mantenere i contatti con le persone conosciute in vacanza, ma non per ripercorrere ossessivamente i momenti tra mare e party estivi, bensì per ampliare le proprie conoscenze sulla scia della complicità sperimentate in vacanza.
Quando la prossima vacanza?
Pianificare le prossime ferie serve a spostare il focus su un nuovo progetto, attivarsi su un nuovo obiettivo. Il lavoro, in questo modo, diviene quindi il viatico per conquistarsi e meritarsi del nuovo tempo per se stessi e il proprio benessere.
Sfruttate al meglio il tempo libero!
Riempire il proprio tempo libero con attività stimolanti è certamente un’ottima strategia per prolungare la sensazione di benessere. Pianificare un fine settimana fuori porta, ad esempio, può facilmente diluire la tristezza post rientro.
Un’alimentazione corretta aiuta sempre…
Continuare a prendervi cura di voi anche dall’interno. L’organismo farà tesoro di alimenti ricchi di vitamine come la frutta, utile a riequilibrare il vostro corpo. Via libera a uva, prugne, frutti rossi, mele, limoni, pompelmi, kiwi.
Tornare dalle ferie non significa “finire”.
Le energie accumulate saranno quelle che potranno sostenervi durante un nuovo ciclo di lavoro, cambiamenti e progetti su cui puntare. Più che guardarsi indietro, sarebbe molto più produttivo guardare avanti continuando a prendersi cura di se stessi.
Non dimenticarti mai di quanto sei fortunato.
Per quanto possano essere giustificati i sintomi dello stress da post-rientro, è importante non perdere mai di vista la fortuna di poter tornare a lavoro. Del resto, le ferie non sarebbero così gratificanti se non fossero state guadagnate e meritate!
Scritto il 31 Agosto 2016 1 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie Risorse UmaneTag basta routine, multitasking, rientro al lavoro, sindrome da rientro, stress, stress da rientro, stress lavoro, vacanze finite
Lavoratori chiamati a svolgere funzioni elettorali. Come gestire i permessi.
In vista delle elezioni amministrative, si ritiene opportuno fornire informazioni e delucidazioni in merito alla gestione dei permessi elettorali per i lavoratori che saranno chiamati a svolgere funzioni elettorali, sia da un punto di vista normativo che da un punto di vista di documentazione da presentare al datore di lavoro per il riconoscimento di tali permessi.
In occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate da leggi della Repubblica o delle Regioni (compresi i referendum), tutti i lavoratori dipendenti che sono stati chiamati a svolgere funzioni elettorali hanno diritto ad assentarsi dal posto di lavoro. Ne consegue che il datore di lavoro non può in nessun caso impedire al dipendente (sia somministrato che non) di adempiere a tale compito.
QUALI SONO I LAVORATORI COINVOLTI:
Tutti i lavoratori iscritti all’albo unico degli scrutatori o all’albo dei presidenti di seggio, compresi i rappresentanti dei candidati e di lista o di gruppo di candidati, i rappresentanti dei partiti o gruppi politici e dei promotori del referendum (che vi partecipano volontariamente).
L’iscrizione non è prevista ai sopra citati albi per le seguenti tipologie di lavoratori:
Si precisa che l’iscrizione ad uno dei due albi esclude la possibilità di fare parte anche dell’altro.
COSA SPETTA AL LAVORATORE CHIAMATO A SVOLGERE FUNZIONI ELETTORALI:
Ai lavoratori deve essere garantito:
lo stesso trattamento economico che sarebbe spettato in caso di effettiva prestazione lavorativa, per i giorni lavorativi passati al seggio;
un’ulteriore retribuzione (pari a una giornata di retribuzione) o un riposo compensativo, per i giorni non lavorativi o festivi trascorsi ai seggi per lo svolgimento delle operazioni elettorali.
Si tiene a precisare che il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro di quale delle due opzioni decide di fruire, se la retribuzione della giornata o il riposo compensativo. In quest’ultimo caso, il riposo deve essere goduto immediatamente dopo la chiusura del seggio e non può essere posticipato a periodi successivi.
Se lo svolgimento delle operazioni elettorali copre una sola parte della giornata, l’assenza è legittimata per tutto il giorno
ADEMPIMENTI E DOVERI DEL LAVORATORE:
Prima dello svolgimento delle operazioni elettorali il lavoratore dipendente nominato presidente di seggio, segretario, scrutatore o rappresentante di lista/gruppo è tenuto ad avvisare il proprio datore di lavoro della sua partecipazione ai seggi, affinché quest’ultimo si possa organizzare in vista di tale assenza;
Tale comunicazione può essere effettuata verbalmente oppure, sebbene la legge non lo imponga, in forma scritta (certificato di chiamata oppure apposita comunicazione scritta predisposta dal lavoratore);
A scrutinio concluso, il lavoratore è tenuto a consegnare al datore di lavoro un attestato da cui risulti l’indicazione dei giorni e delle ore trascorsi al seggio. Tale attestato deve essere firmato dal Presidente del seggio e deve riportare il timbro della sezione elettorale presso cui il lavoratore è stato chiamato ad adempiere alle funzioni elettorali.
A tale proposito, si precisa che saranno ritenuti nulli gli attestati che riportino correzioni e aggiunte manuali post emissione.
“Come posso iscrivermi all’albo dei Scrutatori di Seggio?”
Gli interessati dovranno fare apposita richiesta, corredata di documento di identità in corso di validità, presso l’Ufficio Elettorale di residenza tra il 1° ottobre e il 30 novembre di ogni anno.
“Quali sono i requisiti per essere inclusi nell’albo degli Scrutatori di Seggio?”
Occorre essere elettore del Comune e avere assolto gli obblighi scolastici
“Quali lavoratori sono esclusi dall’iscrizione all’albo degli Scrutatori di Seggio?”
“Come avviene la cancellazione dall’albo degli Scrutatori?”
La cancellazione dall’albo può avvenire nei seguenti modi:
Ogni cittadino può richiedere la cancellazione per gravi, giustificati e comprovati motivi, entro il mese di dicembre di ogni anno, presentando domanda presso l’Ufficio Elettorale;
I cittadini che chiamati a svolgere le funzioni di scrutatore il giorno delle votazioni non si presentasseroÂ al seggio elettorale senza fornire giustificato motivo verranno cancellati d’ufficio dall’Albo degli scrutatori.
“Come posso iscrivermi all’albo dei Presidenti di Seggio?”
Per poter svolgere la funzione di Presidente di seggio elettorale è necessario essere inseriti nell’apposito albo, depositato presso la Corte d’Appello del proprio comune di residenza presentando apposita documentazione, allegando copia del documento di identità in corso di validità, all’ufficio elettorale, Settore Servizi Demografici, dall’1 al 31 ottobre di ogni anno.
“Quali sono i requisiti per essere inclusi nell’albo dei Presidenti di Seggio?”
Occorre essere elettore del Comune ed Essere in possesso del titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media superiore.
“Quali lavoratori sono esclusi dall’iscrizione all’albo degli Presidenti di Seggio?”
“Come avviene la cancellazione dall’albo dei Presidenti di Seggio?”
Perdendo i requisiti (come il superamento del settantesimo anno di età);
Chiedendo la cancellazione dall’Albo con motivazione.
Decreto del Presidente della repubblica n. 361 del 30 marzo 1957: “Approvazione del Testo Unico delle leggi art. 38 recanti norme per laÂ elezione della camera dei Deputati”.
Decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 16 maggio 1960: “Testo Unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali”. art. 23
Legge 30 aprile 1999 n. 120: “Disposizioni in materia di elezione degli organi degli enti locali, nonché disposizioni sugli adempimenti in materia elettorale”. Art. 9, che sostituisce l’art. 1 della legge n. 95 del 08 marzo 1989 (Norme per l’istituzione dell’albo e per il sorteggio delle persone idonee all’ufficio di scrutatore).
Legge 21.12.2005 n. 270 art. 9: “Nomina degli scrutatori”.
Legge n. 53 del 21 marzo 1990: “Misure urgenti a garantire maggiore efficienza al procedimento elettorale. art. 1”.
Scritto il 22 Agosto 2016 1 Febbraio 2017 Autore s4adminCategorie normativeTag iscrizione scrutatori, lavoratori dipendenti permessi elettorali, lavoratori elezioni, normativa permessi elettorali, permessi elettorali, presidente seggio lavoratore, scrutatore di seggio