Source: https://www.laleggepertutti.it/129963_le-ricognizioni-nel-processo-penale
Timestamp: 2019-10-15 20:28:36+00:00
Document Index: 40809237

Matched Legal Cases: ['art. 213', 'art. 361', 'art. 215', 'art. 216', 'art. 217', 'art. 213', 'art. 189']

Le ricognizioni nel processo penale
Procedura penale, i mezzi di prova: la ricognizione ossia il riconoscimento di persone e oggetti.
La ricognizione (art. 213), quale mezzo di prova tipico, può anch’essa aver luogo solo in dibattimento e nell’incidente probatorio. Essa mira alla individuazione di persone, cose ed altre realtà sensoriali (voci, suoni, profumi etc.) ad opera di un soggetto chiamato in sede processuale a riconoscere persone ed oggetti già caduti sotto i suoi sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto). Tale soggetto, se è un testimone, prima della ricognizione deve prestare giuramento.
La corrispondente attività in fase di indagini preliminari è definita come «individuazione» di cose e persone innanzi al P.M. (art. 361) e come «identificazione di persone» e assunzione di «informazioni» innanzi alla P.G. (artt. 349 e 351), sempre per finalità investigative.
L’esigenza di assicurare attendibilità ed obiettività alle ricognizioni, mezzi di prova, si traduce in una disciplina minuziosa, presidiata da sanzioni di nullità.
Per la ricognizione personale, chi deve eseguirla deve innanzitutto descrivere la persona da riconoscere, precisare se ha già eseguito riconoscimenti, se ha rivisto la persona fisicamente o in fotografia o in altre riproduzioni. Quindi, la persona sottoposta a ricognizione è collocata insieme ad almeno altre due persone ad essa somiglianti. Inizia allora il tentativo di riconoscimento, garantendo a chi sta per procedervi di non essere intimorito, quando è necessario, nemmeno dalla vista diretta della persona da riconoscere (ad es.: mediante specchi ottici). Ai fini di una migliore documentazione della prova assunta, oltre al verbale, può procedersi a riprese fotografiche o di altro tipo (artt. 213 e 214).
Per la ricognizione di cose, si procede in maniera analoga collocando l’oggetto da riconoscere tra almeno altri due similari e assicurandosi che l’esito dell’atto sia immune da influenze e fatti precostituiti. Ovviamente l’atto in questione si riferisce a cose rilevanti per il processo, ossia al corpo del reato o a cose a questo pertinenti (art. 215).
Il tertium genus della ricognizione concerne fenomeni privi di materialità fisica e quindi apprezzabili con sensi diversi da quello della vista. Trattasi di suoni, voci, odori ed altro, percepibili con l’udito, il tatto, l’olfatto, il gusto, e da riconoscere facendo uso di tali sensi. Il modus procedendi per questo tipo di ricognizioni ha una semiplena regolamentazione, essendo rimesso al giudice la scelta degli accorgimenti volti a dare attendibilità all’esito della ricognizione. In particolare, dovrà sempre procurarsi la presenza di similari realtà fenomeniche (art. 216).
Per tutti i tre tipi di ricognizione (personale, reale e generica o fenomenica) il rispetto delle regole dettate è sancito a pena di nullità e questa sanzione coinvolge anche la mancata menzione nel verbale delle modalità di svolgimento [1].
La ricognizione, infine, può essere plurima sia nel senso che le persone che vi procedono sono più di una (pluralità attiva), sia nel senso che più sono le persone, le cose e i fenomeni da riconoscere (pluralità passiva). Anche in questi casi vanno adottate cautele per evitare interferenze ed influenze tra i vari atti ricognitivi (art. 217) e tra le varie persone.
[1] Dubbi di validità sorgono in relazione alle ipotesi di ricognizione informale, che ricorre quando un teste, deponendo in aula, effettua il riconoscimento dell’imputato senza le formalità previste dall’art. 213 c.p.p. Secondo la dottrina (Riccio) e la giurisprudenza, l’atto è probatoriamente utilizzabile ai sensi dell’art. 189, quale prova atipica (Cass. VI, 4-5-96, n. 4580); Cass. I, 2-2-2005, n. 3642).