Source: https://www.meetingworks.it/author/fabrizio-capasso/
Timestamp: 2020-01-21 09:58:37+00:00
Document Index: 62337913

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 34', 'art. 47', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 6', 'sentenza ']

Fabrizio Capasso, Autore presso Meeting Works
Autore: Fabrizio Capasso
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La Commissione Nazionale per la formazione Continua, dispone di due organi di controllo – il Comitato di garanzia per l’indipendenza della formazione continua da interessi commerciali in Sanità e l’Osservatorio nazionale per la Qualità della formazione continua in Sanità – il cui compito è verificare che le attività di formazione si svolgano nella corretta applicazione delle regole e che i contenuti formativi e i soggetti deputati a erogarli siano liberi da conflitto di interessi e quindi indipendenti dall’influenza commerciale degli sponsor.
Il Comitato di Garanzia vigila sull’indipendenza della formazione ECM dagli interessi commerciali e si occupa di verificare l’applicazione delle norme su conflitto di interessi, sponsorizzazioni e pubblicità. Valuta i materiali di formazione e le schede sulla qualità percepita compilate dai partecipanti ed esegue controlli a sorpresa nelle sedi dei provider e nei luoghi di svolgimento degli eventi ECM per verificare che contenuti formativi, contratti di sponsorizzazione, pubblicità di prodotti di interesse sanitario e dichiarazioni sul conflitto di interesse rilasciate da relatori e responsabili scientifici siano conformi alle regole.
I controlli del Comitato avvengono a campione, ma possono essere attivati anche da segnalazioni interne che provengono dalla Commissione o dai suoi organi oppure da segnalazioni esterne di discenti o di qualunque altro soggetto interessato. Se nel corso delle verifiche il Comitato di Garanzia rileva violazioni alle regole si apre una procedura che prevede la richiesta di chiarimenti al provider, l’apertura di un’istruttoria, l’accertamento della violazione e la trasmissione della documentazione alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua cui spetta la decisione finale.
Il secondo organo di controllo è l’Osservatorio Nazionale, il cui compito è accertare la correttezza formale dell’evento formativo verificando che gli aspetti logistici, organizzativo – gestionali e didattici siano conformi a quanto dichiarato all’AGENAS dal provider in fase di registrazione dell’evento.
Una parte fondamentale della valutazione della formazione ECM è costituita dalle verifiche di apprendimento e qualità percepita effettuate sui partecipanti. Entrambe le attività sono di competenza del provider, che ha l’obbligo sia di fare eseguire il test di apprendimento a ogni singolo discente per potergli assegnare i crediti ECM maturati sia di raccoglierne il feedback su programma, docenti e organizzazione dell’evento nonché sull’eventuale percezione di influenze di interesse commerciale sanitario nell’ambito dell’attività educazionale (anche se l’evento non è sponsorizzato).
Il test di valutazione dell’apprendimento, obbligatorio per gli eventi fino a 200 partecipanti, può avvenire con diversi strumenti. Il tempo dedicato alla verifica dell’apprendimento può essere incluso nella durata dell’evento solo quando produce un documento o ne vengono condivisi esiti e risultati.
La prova di verifica dell’apprendimento si supera con il raggiungimento di almeno il 75% dei contenuti formativi secondo i criteri utilizzati per la valutazione dal responsabile scientifico dell’evento.
Il provider deve documentare l’avvenuto rispetto delle modalità sopra descritte e la verifica dell’identità del professionista (anche per modalità online). Nei giorni successivi all’evento e all’attribuzione dei crediti deve consegnare o trasmettere ai partecipanti l’attestato di superamento del corso comprovante l’acquisizione dei crediti ECM.
FROM SOFT TISSUE MANAGEMENT TO GBR – ROMA
BIOLOGICAL ORIENTED PREPARATION TECHNIQUE – TORINO
CHIRURGIA PLASTICA DEI TESSUTI MOLLI INTORNO AI DENTI MILANO
3° ART ORAL DAY – FIRENZE
DOTT. MARCO RONDA – TORINO
DOTT. GIACOMO FABBRI – TORINO
https://vimeo.com/321690838
I crediti acquisiti in questo triennio che vengono trasferiti nel triennio 2014- 2016, non potranno più essere computati ai fini del soddisfacimento dell’obbligo formativo relativo al triennio 2017-2019.
Questa recente decisione della Commissione ECM rappresenta una opportunità preziosa per il totale recupero di crediti mancanti sul triennio precedente senza più il limite di trasferimento. In precedenza vi era il limite del 50% del proprio obbligo formativo.
La seconda decisione riguarda l’autoformazionee permetterà di utilizzare questo strumento formativo fino al 20% del proprio obbligo formativo, mentre in precedenza era del 10%. Questo raddoppio netto consentirà a ciascun professionista sanitario di destinare, considerando l’obbligo formativo in 150 crediti, almeno 30 crediti alla lettura di riviste scientifiche, libri o altri strumenti didattici, senza l’accreditamento del provider.
La Commissione ha anche lasciato la possibilità di decidere a ciascun Ordine quali attività svolte possano essere considerate valide come “autoformazione”.Questo è certamente un segnale importante per la libera professione, che dedica gli spazi temporali alla formazione al di fuori del contesto operativo.
L’aumento della dignità e del rispetto per lo strumento formativo della autoformazione sposta sul professionista la responsabilità personale e la sua trasparenza intellettuale. Questa constatazione permette di creare nuovi spazi e nuove opportunità ad un sistema ECM poco amato da sempre, che negli ultimi anni ha cercato di avvicinarsi alla categoria odontoiatrica.
fonte “Odontoiatria33”
Siamo lieti di anunciare l’ingresso di Meetingworks nel circuito “Cashbackworld”
Il mondo dei servizi cashback (che letteralmente significa “soldi indietro”) è un servizio che offre una serie di vantaggi a tutte le persone che decideranno di iscriversi al portale e da la possibilità di ricevere fino al 5% dell’importo appena speso con lo scopo di fidelizzare la clientela
Una volta iscritti (gratuitamente) riceverete una card dove accumulare credito: la Cashback Card, ossia una tessera da usare presso gli esercenti convenzionati sia in Italia che all’estero, tra negozi, distributori di carburante, palestre, portali online, etc.
I vantaggi sono sostanzialmente 3:
Il Bonus Amicizia, ossia invitare un amico ad iscriversi alla piattaforma, in questo modo si riceverà un ulteriore 0.5%
Sono oltre 120 mila le aziende che hanno aderito al progetto, presso le quali potrete utilizzare la vostra card.
COME RICHIEDERE LA CASHBACK CARD
Per avere la CASHBACKCARD MEETINGWORKS e avere fin da subito sconti e vantaggi sui nostri corsi, prodotti e servizi vi basterà richiederla compilando il seguente form:
I Medici che hanno uno o più dipendenti, devono rispettare gli obblighi normativi in capo alla figura di Datore di Lavoro; di seguito riportiamo tali obblighi:
D.Lgs 81/08, Articolo 17 – Obblighi del datore di lavoro non delegabili
1. l datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:
a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28: (ammenda da 2.000 a 4.000 euro in assenza degli elementi di cui all’articolo 28, comma 2, lettere b), c) o d), o senza le modalità di cui all’articolo 29, commi 2 e 3), (ammenda da 1.000 a 2.000 euro in assenza degli elementi di cui all’articolo 28, comma 2, lettere a) primo periodo ed f)
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi; (arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400)
a) nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente decreto legislativo. (arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro)
c) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
NOMINA DEL RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione).
1. il Datore di Lavoro può svolgere direttamente l’incarico di RSPP dopo aver frequentato un corso di formazione specifico per RSPP Datori di Lavoro e i successivi aggiornamenti quinquennali;
2. il Datore di Lavoro che non intende svolgere i corsi può nominare ed incaricare un RSPP esterno (consulente) – D.Lgs. 81/08, artt. 31 e 32. L’offerta che avevo fatto alla FIMMG per i medici iscritti alla FIMMG che volessero affidare a me l’incarico di RSPP era la seguente: Incarico RSPP esterno: costo annuale 400 Euro escluso RA (comprendente la responsabilità ed un sopralluogo annuale).
Redazione del documento di Valutazione dei Rischi obbligatorio ai sensi dell’art. 29 del D.Lgs 81/08. Si ricorda che, per le aziende che occupano fino a 10 lavoratori, il comma 5 dell’art. 29 cita: “I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f).”
A tale proposito il 6 dicembre 2012 è stato pubblicato il Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012 che individua il modello di riferimento per l’effettuazione della valutazione dei rischi da parte dei datori di lavoro, di cui all’art. 29, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008. La FIMMG ha messo a disposizione un documento generale di valutazione dei rischi utilizzabile come modello.
CORSO DI FORMAZIONE OBBLIGATORIO PER DIPENDENTI
in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Tutti i lavoratori dipendenti devono essere sottoposti ad un corso di formazione obbligatoria, ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. 81/08 e dell’Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011.
Formazione IMPIEGATO/SEGRETARIO (solo mansioni d’ufficio) = 4 ore formazione generale + 4 ore formazione specifica – basso rischio
Formazione INFERMIERE = 4 ore formazione generale + 12 ore formazione specifica – alto rischio
CORSO DI FORMAZIONE OBBLIGATORIO PER ADDETTI ALLA PREVENZIONE INCENDI
Nei luoghi di lavoro devono essere presenti degli addetti alla gestione emergenze, ovvero gli ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO (tale figura si presume possa essere automaticamente ricoperta dal Medico) e gli ADDETTI ALLA PREVENZIONE INCENDI. Tali addetti devono aver svolto uno specifico corso di formazione ed in seguito un aggiornamento obbligatorio ogni 3 anni. Il corso può essere svolto dal dipendente oppure anche direttamente dal Datore di Lavoro.
Corso Addetto Prevenzione Incendi (Rischio Basso) = 4 ore
Corso di Aggiornamento per Addetto alla Prevenzione Incendi (Rischio Basso) = 2 ore
NOMINA DEL RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza)
Poiché ai sensi dell’art. 47 comma 2 del D.Lgs 81/08, In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, i lavoratori hanno la possibilità di scegliere una delle seguenti opzioni:
eleggere internamente un rappresentante tra di loro il quale dovrà frequentare un corso di formazione di 32 ore + aggiornamento annuale
rinunciare ad eleggere internamente un rappresentante ed avvalersi di un RLS Territoriale (poiché attualmente non sono ancora stati istituiti nè a livello regionale nè a livello nazionale, l’ASL conferma che i lavoratori potranno non avere nessun RLS)
In entrambi i casi dovrà essere compilato un modulo in cui i lavoratori, informati di tali diritti, riporteranno per iscritto la loro scelta (posso fornire fac simile).
Il Datore di lavoro dovrà provvedere a nominare un Medico Competente il quale valuterà se i dipendenti dovranno essere sottoposti a sorveglianza sanitaria, in particolare quelli che svolgono mansioni di infermiere (rischio biologico) o impiegato con utilizzo di Videoterminali >20 h settimanali.
CONFORMITA’ LUOGHI DI LAVORO
Il Datore di Lavoro deve essere in possesso della conformità degli impianti elettrici ed inoltre deve far effettuare le verifiche periodiche dell’impianto di messa a terra da società abilitate.In ogni luogo di lavoro deve essere presente almeno un estintore che dovrà essere sottoposto a controlli e verifiche periodiche semestrali.
Dal 25 Maggio 2018, in tutti gli Stati membri le leggi nazionali di tutela e protezione dei dati personali – In Italia il D.Lgs. n. 196/2003 – non sono quindi più applicabili, per lo meno nelle parti in contrasto e disciplinate direttamente dal Regolamento Ue in esame. In Italia
Per questo motivo, in Italia, sarebbe stato auspicabile che il Governo fosse riuscito ad esercitare la delega ad esso assegnata con Legge n. 163/2017 art. 13. Tale ultima disposizione, in particolare, prevedeva che il Governo, entro sei mesi dalla pubblicazione della stessa Legge di delega, provvedesse ad adottare un decreto legislativo di adeguamento della normativa italiana al GDPR, con riguardo unicamente alle materie in cui lo stesso GDPR contempla la competenza delle normative nazionali. Purtroppo, come risaputo, la suddetta delega non è stata esercitata nei termini previsti.
Quale impatto ha sull' ordinamento nazionale?
Al Governo è concessa una proroga di tre mesi, in base alla previsione di cui al citato art. 13 Legge m. 163/2017, che a sua volta rimanda alla Legge n. 234/2012. Tal’ ultima disposizione specifica che, quando gli schemi dei decreti delegati vengono inviati alle Commissioni parlamentari per il previsto parere e manchino meno di 30 giorni alla scadenza della delega, tale scadenza è automaticamente prorogata per la durata di tre mesi. Ciò significa che la delega scadrà il 22 agosto 2018. Che ne sarà, nel frattempo, del nostro Codice privacy? La soluzione presumibilmente più coerente con il sistema, è che il nostro Codice privacy (D.Lgs. n. 196/2003.) perlomeno nella parti in contrasto con il GDPR, non possa più essere applicato dopo il 25 maggio; ciò anche se non è stato ancora adottato, per i ritardi sopra spiegati, il decreto delegato di adeguamento. Questa soluzione si spiega proprio in relazione al rapporto che sussiste, nel sistema delle fonti, tra il Regolamento Ue (fonte di rango comunitario direttamente applicabile agli Stati membri) e la legge italiana. E’ comunque certo che, dal 25 maggio 2018, anche in Italia come in ogni altro Paese Ue, deve trovare piena ed integrale attuazione il GDPR, con disapplicazione delle parti in contrasto del Codice privacy. Quando, poi, il Governo avrà adottato il proprio Decreto delegato di cui alla Legge n. 163/2017 (si è detto, entro e non oltre il 21 agosto 2018) il GDPR sarà pienamente integrato alla nostra normativa nazionale. Si rammenta, tuttavia, che mentre lo schema di decreto è all’esame delle Commissioni di Senato e Camera, il Garante privacy italiano, il 22 maggio 2018, ha invece già espresso, a maggioranza e con alcune osservazioni, il proprio parere favorevole sul medesimo decreto.
Abrogazione o modifica del Codice privacy?
Il 10 maggio 2018 il Governo ha inviato al Parlamento, affinché quest’ultimo esprima un parere sul testo, uno schema di Decreto Legislativo finalizzato ad adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento UE 2016/679. Lo schema di Decreto legislativo attuativo del GDPR nel nostro ordinamento, nella prima versione che era stata licenziata dal Consiglio dei Ministri prevedeva l’abolizione integrale del Codice privacy. La seconda versione di detto schema, licenziata appunto lo scorso 10 maggio dal Consiglio dei Ministri al Parlamento e che attende di essere approvata dalle commissioni parlamentari, non prevede più l’abolizione integrale del Codice privacy, ma l’abolizione dei singoli articoli specificatamente individuati nonché la modifica di altri articoli secondo i termini ed i contenuti previsti dalle norme del suddetto schema.
L’Esecutivo, esercitando il potere di delega che gli era stato conferito dal Parlamento per armonizzare le norme interne con le norme europee, ha quindi individuato una serie di disposizioni del codice privacy italiano da abrogare nonché ha previsto l’introduzione all’interno di detto codice di nuove disposizioni (ad oggi non presenti) e la modifica di altre disposizioni. Infatti, dopo l’analisi eseguita dal legislatore delegato sulle norme contenute all’interno del codice privacy, questi ha considerato che una buona parte di esse risultano incompatibili con le norme contenute nel Regolamento europeo (che, in gran parte, dal 25 maggio saranno direttamente applicabili nel nostro ordinamento e pertanto diventeranno la fonte primaria di riferimento per la disciplina della privacy). In secondo luogo, il legislatore delegato ha ritenuto che una limitata parte delle norme contenute nel codice privacy sia da modificare ed integrare per rendere detto codice conforme al Regolamento stesso e per permettere l’applicazione di quelle norme europee che non sono direttamente applicabili in quanto prevedono l’intervento del legislatore nazionale. In base a queste considerazioni, quindi, lo schema di decreto legislativo – ribaltando l’idea di fondo che, invece, sosteneva il primo schema di decreto legislativo inviato al Parlamento – ha ritenuto di non abrogare integralmente il codice privacy, ma di operare all’interno di questo, mantenendolo in vigore, attraverso l’abrogazione o la modifica, caso per caso, di singole disposizioni ivi contenute.
Nonostante tale marcia indietro del Legislatore delegato, è comunque indubbio che, a partire dal 25 maggio 2018, il testo principale a cui fare riferimento in materia di protezione dei dati personali delle persone fisiche sarà sempre e comunque il regolamento UE 2016/679, mentre il codice privacy – seppur continuerà ad essere vigente così come modificato dall’approvando decreto legislativo – perderà la sua posizione centrale ed il suo ruolo di testo guida in tale materia. In particolare, lo schema di decreto legislativo in esame prevede l’abrogazione di tutte quelle norme contenute nel codice privacy relative a materie che sono disciplinate da disposizioni del regolamento europeo nonché di quelle che, seppure simili alle norme europee, sono però inserite in contesti completamente diversi rispetto alle disposizioni del regolamento.
Interventi più rilevanti:
Per quanto riguarda gli interventi più rilevanti previsti dallo schema di decreto legislativo, si possono rilevare i seguenti:
IL RICONOSCIMENTO DI UN PERIODO TRANSITORIO DI EFFICACIA DEI PROVVEDIMENTI E DELLE AUTORIZZAZIONI EMANATE FINO AD OGGI DAL GARANTE PRIVACY, ANTICIPANDO AD UN MOMENTO SUCCESSIVO IL LORO ESAME PER VERIFICARNE IL RISPETTO DELLA NUOVA DISCIPLINA;
IL RICONOSCIMENTO DI UN PERIODO TRANSITORIO DI EFFICACIA ANCHE PER I CODICI DEONTOLOGICI VIGENTI;
IL RAFFORZAMENTO, IN NUMEROSI CASI, DEL SISTEMA DI CONSULTAZIONE PUBBLICA ED IL COINVOLGIMENTO DELLE CATEGORIE INTERESSATE;
L’ELIMINAZIONE, IN MATERIA PENALE, DEL REATO CONNESSO ALLA MANCATA ADOZIONE DELLE MISURE MINIME DI SICUREZZA;
IL MANTENIMENTO DEL REATO DI FALSITÀ NELLE DICHIARAZIONI E NOTIFICAZIONE AL GARANTE NONCHÉ DI QUELLO PREVISTO PER LE ALTRE FATTISPECIE;
L’ELIMINAZIONE, SEMPRE IN MATERIA PENALE, DI ALTRE SANZIONI, CHE SI SAREBBERO SOVRAPPOSTE CON LE ELEVATE SANZIONI AMMINISTRATIVE PREVISTE DAL REGOLAMENTO EUROPEO;
L’ATTRIBUZIONE AL GARANTE PRIVACY E PROMUOVERE MODALITÀ SEMPLIFICATE PER ADEMPIERE AGLI OBBLIGHI IN MATERIA DI PRIVACY GRAVANTI IN CAPO AL TITOLARE DEL TRATTAMENTO PER LE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE;
IL MANCATO RICHIAMO DI MOLTE DISPOSIZIONI DEL CODICE PRIVACY IN QUANTO ASSORBITE DALLE NORME DEL REGOLAMENTO EUROPEO.
Considerazioni conclusive del legislatore delegato
Il legislatore delegato ha ritenuto che la scelta compiuta attraverso lo schema di decreto legislativo in esame sia in grado di fornire un migliore, maggiore ed uniforme livello di protezione dei dati personali, comportando in tal modo un vantaggio non solo per le persone fisiche dei cui dati si tratta, ma anche dei titolari dei trattamenti rispetto ai quali gli oneri amministrativi e informativi vengono semplificati. In secondo luogo, l’esecutivo ritiene che le norme dello schema di decreto legislativo in esame possono produrre anche degli effetti positivi sulla concorrenza nel mercato economico e sulla stessa competitività dell’intero paese, in quanto fornisce ai consumatori delle garanzie circa il corretto trattamento dei loro dati e conseguentemente favorisce la loro fiducia nelle imprese che operano in Italia.
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L’AIO, Associazione Italiana Odontoiatri ha il piacere di annunciare che nel 2019 il suo 10° Congresso Internazionale si terrà nei giorni 13-14-15 giugno 2019 si svolgerà in Sardegna, presso il Chia Laguna Resort – Cagliari. Si continua il percorso iniziato nel 2015 che ha visto il congresso internazionale AIO come uno dei più frequentati dell’intero continente europeo, con partecipanti provenienti da 30 paesi diversi. Focus on Denstisty 2019 è un congresso unico nel suo genere con relatori di spessore mondiale quali Istvan Urban, Paulo Kano, Domingo Martin, insieme a nomi importanti italiani come Renato Cocconi, Roberto Spreafico, Giovanni Zucchelli, Angelo Putignano e Francesco Mangani. In un ambiente incantevole, come solo in Sardegna può essere, si continua a proporre un congresso di enorme spessore culturale accompagnato da una esposizione adeguata ma limitata nello spazio, considerato il percorso obbligato e i coffee breaks all’interno della zona espositiva. Il tema del congresso sarà “Nuove Visioni in Odontoiatria ”, per una piattaforma di discussione delle prossime sfide nella salute orale. L’appuntamento e’ stato inserito nel calendario internazionale dei congressi odontoiatrici più rilevanti che è stilato dai vari organismi internazionali, parteciperanno i dirigenti di importanti associazioni odontoiatriche mondiali: FDI (Fédération Dentaire Internationale), ERO (European Regional Organization), ADM (Asociation Dental Mexicana), CDS (Chicago Dental Association), ADA (American Dental Association), CED (Council OfEuropeanDentistry),RDA(RussianDentalAssociation)evariealtre.
Il congresso sarà promosso in oltre venti fiere/congressi italiane e mondiali fino a maggio 2019, oltre che in varie riviste italiane ed internazionali. Durante i lavori congressuali si svolgeranno corsi precongresso (endodonzia, digitale) inoltre sessioni scientifiche sumolteplicicampi, incuisarannocoinvoltetuttelefigurechecollaboranonell’attivitàodontoiatricacome igienisti dentali, assistenti di studio odontoiatrico e odontotecnici. Sono previsti vari corsi pratici. La maggior parte del congresso sarà accreditata ECM.
09:00-13:00 15:30-18:30
Sessione Odontoiatria Digitale: Carlo Mangano, Francesco Mangano, Uli Hauschild, Eitan Mijiritsky, Giuseppe Longo, Fabrizia Luongo, Alessandro Agnini, Andrea Mastrorosa AgniniSessione Endodonzia: Kenneth Hargreaves, Fabio Gorni
Corsi Pratici Perio: Perio: Giovanni Zucchelli
Perimplantiti: Alfonso Coscarella
Sessione Microscopia: Maurizio Signorini, Alfredo Iandolo, Jorge F. Zapata, Alessio Gini
Sessione Style Italiano: Angelo Putignano, Walter Devoto
Sessione Pedodonzia: Roberto Barone, Maria Abboud
Sessione Parodontologia: Massimo De Sanctis, Magda Mensi, Nitzan Bichacho, Mirela Feraru
Sessione Protesi: Marco Ferrari, Giuseppe Romeo, Mirela Feraru
Lectio Magistralis: Istvan Urban
Sessione Ortodonzia: Domingo Martin
Corso Pratico SVG Protocol: Andrea Agnini, Alessandro Agnini
Corso Pratico di Endodonzia: Nick Grande, Gianluca Plotino, Eugenio Pedulla
Sessione Estetica: Irene Sailer, Roberto Spreafico, Daniel Edelhoff, Vincenzo Musella, Camillo D’Arcangelo, Paulo Kano, Milko Villareal, Francesco Mangani
Sessione Ortodonzia: Renato Cocconi, Niko Peirakis, Anna Mariniello, Albert Waning, Antonio Pellicccia
Sessione Igienisti: Innovazioni tecnologiche nel campo della prevenzione: Annamaria Genovesi, Magda Mensi, Monica Castellano, Andrea Butera; Camilla Preda
Sessione Assistenti alla Poltrona
Il regolamento conferma che ogni trattamento deve trovare fondamento in un’idonea base giuridica; i fondamenti di liceità del trattamento sono indicati all’art. 6 del regolamento e coincidono, in linea di massima, con quelli previsti attualmente dal Codice privacy – d.lgs. 196/2003
Per i dati “sensibili” il consenso DEVE essere “esplicito”
DEVE essere manifestato attraverso “dichiarazione o azione positiva inequivocabile”
Avere un logo ed un marchio moderno non è solamente importante, ma fondamentale. Il logo è lo spirito della tua attività e le persone tendono a dare la loro fiducia ad una azienda che ha un’immagine grafica curata e riconoscibile. Gioca un ruolo più importante di qualsiasi nome, campagna pubblicitaria o sito. Il logo insomma è la base da cui partire per creare una comunicazione efficace e di successo.
fonte “DirtyWork Web Agency”
L’identità visiva specifica per i propri prodotti, o gestione dell’immagine coordinata all’impresa, serve a svolgere specifiche funzioni verso i consumatori di riferimento dell’impresa proprio perché il brand name, seppur accattivante, non basta. Vi sono molte strategie di comunicazione che possono essere utilizzate dalle aziende per creare degli stimoli verso i consumatori. Uno stimolo può essere la propria gamma di prodotti. Molte aziende hanno infatti sviluppato una varietà di modelli, formati, caratteristiche e colori. Alcune preferiscono mantenere in tutte le loro divisioni e in tutti i loro prodotti il proprio brand, altre preferiscono non mostrare in modo rilevante il proprio brand ma sviluppare marchi diversi a seconda del prodotto.
Un altro stimolo importante per il consumatore può essere il rapporto qualità/prezzo. Molte aziende puntano proprio sul low-cost dei propri prodotti per attrarre consumatori (EasyJet). Altre aziende mirano sulla piena trasparenza verso i propri consumatori riguardo gli aspetti di responsabilità sociale. La marca può anche essere vista come un’organizzazione che opera in un determinato mercato attraverso proprie regole, strategie, valori e condotte.
Un’altra strategia adottata è quella della sovrapposizione azienda/persona. I consumatori infatti non sono sempre curiosi di sapere solo quale organizzazione c’è dietro un’impresa, ma anche che persone ci sono dietro. Le persone possono essere un’ulteriore modalità attraverso cui l’immagine viene trasmessa e dunque percepita all’esterno. Se l’impresa ha invece disponibilità finanziarie e vuole raggiungere ottimi risultati in brevissimo tempo può avvalersi di un testimonial, seppure la selezione della persona adatta può rivelarsi molto difficile. Le imprese tendono infatti a selezionare i personaggi del momento, interrogandosi solo successivamente sull’adeguatezza del soggetto.
Il paese d’origine può giovare a favore dell’azienda, che spesso lo utilizza come strumento di comunicazione. Basti pensare all’effetto Made in Italy nel campo dell’abbigliamento e della moda. Sono infatti molto utilizzati brand name familiari in questo settore quando l’imprenditore è italiano. L’obiettivo finale della gestione dell’immagine coordinata all’impresa è quello di raggiungere il risultato di top of mind, ovvero di far risultare l’impresa nella lista delle più note marche all’interno di un contesto di prodotto o servizio. Il culmine è raggiunto quando si attivano nel consumatore comportamenti favorevoli per il solo fatto che un prodotto/servizio sia abbinato a una determinata marca.
fonte “Huffpost”
Il Team Building può essere utilizzato in qualunque ambito, in un contesto aziendale per motivare e incentivare un team di lavoro, migliorare comunicazione e collaborazione o durante un viaggio incentive per divertire e premiare i partecipanti;
La varietà di team building più diffusa è senz’altro l’evento team building aziendale, dove le attività formative vengono utilizzate per facilitare il raggiungimento di obiettivi commerciali. Lo scopo del Team Building aziendale è appunto quello di costruire la squadra, cioè di creare dinamiche positive che permettano il raggiungimento degli obiettivi aziendali, senza perdere di vista il benessere di tutti i membri del team di lavoro.
Lavorare in team può essere infatti un’esperienza utile e positiva, ma altre volte diventa invece fonte di frustrazione e stress. Soprattutto nelle grandi aziende nazionali e multinazionali è utile lavorare sul miglioramento della comunicazione interpersonale. Problemi che appaiono insormontabili a causa delle trafile burocratiche troppo lunghe e dell’eccessiva gerarchizzazione possono spesso essere risolti in un’unica sessione di meeting, se l’atteggiamento è quello giusto: positivo e propositivo. Il Team Building aiuta appunto a praticare ed esercitare una comunicazione efficace.
In quali ambiti possiamo notare i miglioramenti ?
Un’attività formativa di teambuilding può essere utile in molteplici occasioni aziendali:
Durante una festa come Natale o Pasqua, al rilascio di un nuovo prodotto, o in un’altra ricorrenza aziendale particolare
fonte “Teamworking.it”
C’è una nuova arma, ultra tascabile e facilissima da utilizzare, per tutelare la salute degli italiani e combattere la piaga dell’abusivismo in odontoiatria. DentistInApp consente di scoprire con il proprio smartphone se ci si sta affidando a un professionista abilitato o se si è finiti nelle mani di uno dei 15 mila imbroglioni senza scrupoli che, secondo le stime della Commissione Albo Odontoiatri, si aggirano per il Paese. Realizzata dalla CAO nazionale su impulso del presidente Giuseppe Renzo, la app è stata presentata oggi a Roma alla stampa presso la sede della FNOMCeO e può essere già scaricata gratuitamente dagli store Android e Apple (su questa piattaforma tra alcune ore, chiariscono da FNOMCeO). La funzione principale? Digitando in una delle sue schermate il nome del dentista o presunto tale, si può verificare in una manciata di secondi se è davvero specializzato e iscritto all’Albo professionale, operazione per la quale, fino a ieri, bisognava invece rivolgersi personalmente all’Ordine o andare nella sezione dedicata del sito FNOMCeO.
Se la app non trova il nominativo nell’Albo, il cittadino può limitarsi a cercare un dentista vero o anche, come è auspicabile, dare una mano perchè quello falso venga smascherato e punito. Basta un altro un paio di click per segnalare l’abusivo all’Ordine, che può così attivarsi per colpirlo con le armi, purtroppo piuttosto spuntate, ha ricordato il presidente Renzo, previste dalle norme attuali. La segnalazione via app è anonima. “I cittadini – ha sottolineato il presidente Renzo – ora possono informarsi, conoscere e, dove c’è la necessità, anche denunciare l’esercizio abusivo della professione. Non vuol dire fare i poliziotti, ma difendere il diritto alla salute.
Come istituzione ordinistica siamo obbligati a fornire supporto perchè questa opportunità si traduca in realtà”. Secondo la presidente della FNOMCeO Roberta Chersevani, “la app ci aiuterà a stanare chi adesca persone spesso inconsapevoli dei rischi che corrono e che certo, ad esempio, non si farebbero mai operare da uno che non è un medico. È una lotta per la salute, ma anche per la dignità del Paese”.Accanto al motore di ricerca anti abusivi, DentistInApp ha una sezione meramente informativa, con notizie di attualità e di servizio dal mondo dell’odontoiatria, e un’altra, in via di costruzione, dedicata alla prevenzione. C’è poi l’area destinata ai professionisti, che previa registrazione possono accedere allo stesso sistema di verifica e segnalazione, ma anche a notizie selezionate dalla CAO e a un forum con le attività delle Commissioni dove interagire con i colleghi.
La CAO vorrebbe raggiungere con DentistInApp almeno il 25% dei dentisti e, soprattutto, mezzo milione di cittadini, chiamati a informarsi e ad attivarsi in prima persona contro l’abusivismo. “Quello della comunicazione, che si accompagna alla formazione, è un processo ormai assolutamente irreversibile” dice Giuseppe Renzo a Ondontoiatria33.it. “Il cittadino deve essere consapevole dei dettami di sicurezza, igienicità e qualità cha accompagnano la prestazione odontoiatrica, sapere che questo è un suo diritto e non può essere svenduto sull’altare del risparmio”. La parola d’ordine è “consapevolezza”. “L’esercizio abusivo viene contrabbandato come qualcosa che ‘fanno tutti’, si arriva a pensare che basti uno studio attrezzato per fare il dentista. Tocca a noi – insiste Renzo – informare il cittadino dei rischi reali e gravi che corre nell’affidarsi a questi personaggi, dobbiamo dargli la capacità di distinguere. Non si tratta, come forse si faceva in passato, di tutelare la corporazione, ma di creare e favorire un rapporto diretto tra medico e paziente nel nome della salute”.
Allo stesso orizzonte tendono iniziative come il portale www.caoce.it, online da qualche mese con le sue rubriche dedicate a cittadini e professionisti. Oggi è stata lanciata anche la seconda edizione del Premio Good Writing, destinato ai giornalisti che diffondono “un’informazione sana in tema di medicina ed in particolare di odontoiatria” e presentato il corso per giornalisti “La salute orale – il ruolo dei media per una cultura della prevenzione”, che CAO ed European Association on Consumer Information organizzeranno il prossimo 9 febbraio a Roma.
Fonte “Odontoiatria33.it”
Come spesso capita, le nuove tecnologie si portano dietro adempimenti e problematiche nuove. Quelle legate alla privacy ed al trattamento dei dati sanitari sono spesso vissuti dal dentista, ma anche da laboratorio odontotecnico, come un impiccio, un “giro di carte” considerate inutili. In questi giorni è stato approvato il nuovo regolamento europeo sulla Privacy che dovrebbe entrare in vigore nel 2018. Già oggi il titolare di uno studio odontoiatrico e del laboratorio odontotecnico devono sottostare a tutta una serie di norme ed accorgimenti legati alla tutela della privacy del paziente trattato. Con l’avvento delle nuove tecnologie in odontoiatria sono aumentati i rischi e le questioni da tenere sotto controllo, spesso non considerate. Con il nuovo regolamento europeo il titolare dello studio sarà ancora più responsabile e deve sapere dove finiscono i dati sensibili dei propri pazienti ed avere il controllo di tutti i dati che tratta.
Si elencano i casi più comuni: si va dall’invio delle foto del paziente al laboratorio odontotecnico per segnalare una incongruenza estetica in una mail non protetta, all’utilizzo di un servizio cloud come Dropbox, per citare uno dei più conosciuti, per la condivisione delle foto e documenti passando dall’invio delle impronte digitali ad un centro che realizza apparecchi ortodontici invisibili o dispositivi protesici fino all’utilizzo di un software gestionale per lo studio che prevede un archivio web delle proprie fattura, ma non si sa dove.
“Tra le problematiche più diffuse quella dell’utilizzo delle tecnologia, attraverso ad esempio un trasferimento via web su di una piattaforma del fornitore nel paese, appunto, del fornitore. Per esempio l’affidamento ad un fornitore statunitense, per la realizzazione di un manufatto o dispositivo medico su misura. Il dispositivo viene in effetti realizzato in un Paese extra UE, ma la struttura sanitaria committente come trasferisce i dati del paziente necessari per la sua costruzione? Ha regolato i rapporti non solo sotto il profilo della realizzazione del manufatto ma anche sotto il profilo del trasferimento dei dati?”
Il trasferimento di dati personali da paesi appartenenti all’UE verso Paesi “terzi” (non appartenenti all’UE o allo Spazio Economico Europeo: Norvegia, Islanda, Liechtenstein), precisa l’avvocato, è vietato, in linea di principio (articolo 25, comma 1, della Direttiva 95/46/CE), a meno che il Paese in questione garantisca un livello di protezione “adeguato”. L’adeguatezza del livello di protezione può essere fatto a “livello centrale” attraverso le decisioni della Commissione UE (articolo 25, comma 6, della Direttiva 95/46/CE). I Paesi per i quali è stata decretata l’adeguatezza è riportato sul sito del Garante. Anche per gli USA era stato emesso un decreto di adeguatezza il cosiddetto “Safe Harbor”, valido sino al mese di ottobre 2015 dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE del 6 ottobre 2015 relativa alla causa C-362/14 e del Provvedimento del Garante 22 ottobre 2015. In assenza di una decisione “centrale” sull’adeguatezza del livello di protezione dei dati del paese in cui s’intendono inviare i dati il trasferimento è consentito secondo una serie di opzioni. I problemi legati al non rispetto della gestione dei dati sensibili dei pazienti possono arrivare non solo in caso di contenzioso, quando il paziente tenta tutte le strade per provare che il dentista è in difetto, ma anche in caso di controllo dell’Asl per rilasciare le autorizzazioni sanitarie oppure in caso di verifiche fiscali o di verifiche mirate da parte del Garante. “Ma i problemi possono derivare anche dal fornitore stesso del servizio che può, in caso di mancato pagamento del canone di abbonamento, rifiutarsi di rendere disponibili cartelle cliniche e fatture archiviate sul suo cloud. Se il professionista non si tutela prima rischia, poi, di non poter più utilizzare i dati”, sottolinea l’avv. Delli Ponti che consiglia:
Queste le cose da fare e non fare consigliate:
Identificare i fornitori di servizi che comportano un trattamento di dati.
Verificare l’attendibilità del fornitore e del servizio che propone anche sotto il profilo della sicurezza del dato.
Verificare i contenuti del contratto che si sottoscrive e di eventuali clausole relativa alla “titolarità o proprietà” dei dati e alle responsabilità conseguenti.
Ove non esiste un contratto o nel contratto non ci sono disciplinati questi aspetti predisporre e sottoscrivere un apposito documento in cui si definiscano: ruolo del fornitore (Responsabile del trattamento dati, anche Amministratore di Sistema, mero incaricato, etc.), compiti e responsabilità delle parti anche in merito al rapporto con il paziente, descrizione di come il fornitore si impegna a trattare il dato, in particolare indicazione dei livelli e misure di sicurezza che il titolare del trattamento impone al fornitore, eventuale presenza di sub-fornitori o terzi e garanzie sul loro operato, conseguenze sui trattamenti di dati in casi di risoluzione del rapporto contrattuale.
Non firmare senza leggere le clausole inserite negli accordi.
Non lasciare a terzi la gestione dei propri dati, ma mantenere un controllo dei soggetti a cui delego dei trattamenti.