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Timestamp: 2020-02-24 07:49:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 14', 'art.1', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 1']

LA FIGURA DEL NEUROPSICOLOGO TRA FALSI MITI E REALTÀ - Professione Psicologo
LA FIGURA DEL NEUROPSICOLOGO TRA FALSI MITI E REALTÀ
Scritto da Fabrizio Pasotti il 16/11/2019
Il gruppo di Professione Psicologo si è distinto negli anni per la particolare attenzione posta al tema della neuropsicologia e dei colleghi neuropsicologi, a livello regionale e nazionale.
Prendiamo atto che una prima sensibilizzazione presso OPL è avvenuta nel 2008 da parte della Presidente della Società degli Psicologi di Area Neuropsicologica (SPAN) che ha predisposto un documento protocollato da OPL di cui si riporta uno stralcio:
Prot. 08/4025 del 25/03/2008: la figura dello psicologo neuropsicologo
«La Neuropsicologia è un’attività clinica di diagnosi e cura dei processi cognitivi, comportamentali, affettivi e relazionali: si tratta di ambiti e settori integralmente ricompresi nel novero delle prestazioni riservate, in via esclusiva, agli Psicologi iscritti all’Albo dalla L. 56/1989»
Successivamente, grazie al lavoro della commissione per la neuropsicologia allora coordinata da Riccardo Bettiga, OPL ha approvato la delibera 385/2013, con voto unanime dei presenti, sulla base di quanto previsto in tema di pubblicità dalla legge 175/92.
Pertanto, è possibile fare menzione della qualifica di neuropsicologo se si dimostra un percorso affine a quello dello specialista in neuropsicologia (D.M. 246 24 luglio 2006 e successivo D.M. 50 21/01/2019). Tale dicitura ha una mera validità a fini pubblicitari, garantendo quindi all’utenza che il professionista abbia acquisito una formazione specifica nel settore nel rispetto anche dell’art. 5 del codice deontologico, ma non è in possesso del titolo di specialista in neuropsicologia.
Tale norma è ad esempio è oggi applicata per i medici geriatri.
Con la delibera n.77/15 del 12/03/2015 viene incaricato il consigliere Fabrizio Pasotti quale referente per la Neuropsicologia e coordinatore della commissione.
Come Ordine Regionale siamo stati pertanto il primo ed unico in Italia ad aver istituito un elenco di professionisti neuropsicologici, cosa non accolta con positività da alcuni, forse per difficoltà di una visione di insieme volta alla tutela dell’utente, del professionista e dei suoi attici tipici e riservati.
Si sottolinea che la commissione OPL per la neuropsicologia ha un ruolo istruttorio, garantendo ai colleghi un supporto nella verifica formale di quanto dichiarato con funzione di tutela sia verso gli iscritti sia verso i cittadini.
Seguono diversi scambi sia con le società scientifiche del settore (Giugno 2015 presso OPL) sia con il CNOP, che grazie alla nostra sensibilizzazione ha avviato il tavolo nazionale che si è riunito due volte (11/07/2016 – 15/02/2017 – http://www.psy.it/tavoli-tecnici).
La Società Italiana di Neuropsicologia (SINP) nel contempo, ha definito un documento volto alla certificazione degli standard di qualità dello psicologo non specialista in neuropsicologia valido solo per una finestra temporale limitata (Vedi documento). Veniva pertanto richiesta una collaborazione del CNOP nel supporto e diffusione nazionale di tale certificazione, cosa negata dal CNOP in quanto istituzionalmente non possibile (Il CNOP ha delegato Fabrizio Pasotti, Michele Lepore e Diego Ruzza per i rapporti con la SINP per meglio definire e comprenderne il processo).
Dal tavolo nazionale CNOP è emerso un documento, condiviso dai presenti, volto ad una possibile proposta al MIUR con l’obiettivo di allineare gli psicologi-neuropsicologi non specialisti agli specialisti in neuropsicologia mediate percorso abbreviato previa valutazione curriculare da parte delle scuole in neuropsicologia (garantendo così la legalità del titolo ad esempio anche a livello concorsuale – Art. 52 D.P.R. n.483/1997).
Si riporta uno stralcio del documento:
Si prevede un regime transitorio ad esaurimento per gli psicologi-neuropsicologi al fine di consentire l’accesso ai concorsi riservati agli specialisti.
In deroga a quanto previsto dal D.M. 246/2006 sulle Scuole di Specializzazione di Area Psicologia, l’esercizio dell’attività quali specialisti in neuropsicologia è consentito a coloro i quali, iscritti all’ordine degli psicologi documentino l’esercizio della neuropsicologia, certificando od auto-certificando di aver acquisito un specifica formazione professionale in neuropsicologia, documentandone il curriculum formativo con l’indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale;
È compito delle Scuole di Specializzazione in Neuropsicologia valutare l’equipollenza al titolo di specialista in neuropsicologia, offrendo eventualmente una possibile integrazione del percorso formativo.
È necessario prevedere il fabbisogno di neuropsicologia ed aumentare l’offerta formativa delle Scuole di Specializzazione in Neuropsicologia anche in consorzio tra Atenei.
Tale documento è stato sottoscritto da tutti i direttori delle scuole di specializzazione in neuropsicologia ed è stata inviata una richiesta al MIUR da parte del CNOP Prot. 17000363 – 6 dicembre 2017, nonché dall’Associazione Italiana degli Specialisti in Neuropsicologia (AISN).
Il MIUR ha risposto con diniego in data 25 gennaio 2018 in quanto l’autonomia didattica degli Atenei è espressamente riconosciuta dall’art. 11 della Legge n. 341/1990, secondo cui: “L’ordinamento degli studi dei corsi di cui all’articolo 1, nonché dei corsi e delle attività formative di cui all’articolo 6, comma 2, è disciplinato, per ciascun ateneo, da un regolamento degli ordinamenti didattici, denominato “regolamento didattico di ateneo”.
Inoltre, la legge n. 240/2010 disciplina, all’art. 14, il riconoscimento dei crediti formativi, modificando l’art. 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, secondo cui: “Le università disciplinano nel proprio regolamento didattico le conoscenze e le abilità professionali, certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché le altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello post-secondario da riconoscere quali crediti formativi. In ogni caso, il numero di tali crediti non può essere superiore a dodici. Il riconoscimento deve essere effettuato esclusivamente sulla base delle competenze dimostrate da ciascuno studente. Sono escluse forme di riconoscimento attribuite collettivamente […]”.
In realtà è possibile una deroga all’ art. 14 comma 2 della legge n. 240/2010
“Con decreto del Ministro, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentiti i Ministri competenti, sono definite le modalità attuative e le eventuali deroghe debitamente motivate alle disposizioni di cui al comma 1, anche con riferimento al limite massimo di crediti riconoscibili in relazione alle attività formative svolte nei cicli di studio presso gli istituti di formazione della pubblica amministrazione, nonché alle altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello post-secondario, alla cui progettazione e realizzazione l’università abbia concorso”.
Il limite del tavolo tecnico CNOP è stato forse quello di una ridotta rappresentatività di colleghi che operano nel campo della clinica neuropsicologica e da una non chiara partecipazione da parte delle società scientifiche del settore.
OPL ha proseguito pertanto in tale direzione con incontri al MIUR e al Ministero della Salute, ricevendo ancora diniego dal MIUR e il rimando nuovamente al Ministero della Salute che inizialmente si era mostrato verbalmente in accordo avendo colto una necessità di allineamento dei professionisti neuropsicologi operanti da anni nel settore e in considerazione della ridotta offerta formativa delle scuole in termini di numerosità dei posti.
Dalle due lettere inviate nel 2019 da parte di OPL ad oggi non sono pervenute risposte.
Cosa ci dicono i dati in Lombardia?
Dai dati presentati da OPL in data 18 ottobre 2019 (https://www.youtube.com/watch?v=a3HAAko2rKk) emerge che il professionista neuropsicologo ha un’età minima di 30 anni e nel 29% dei casi non ha un titolo di specializzazione mentre nel 71% ha un titolo di specializzazione principalmente conseguito presso una scuola privata in Psicoterapia riconosciuta dal MIUR. Si sottolinea che ad oggi non sono previste scuole di specializzazione private in neuropsicologia e che solo in alcune scuole di psicoterapia si insegnano materie in ambito neuropsicologico. La riflessione potrebbe orientarsi nei termini di un modello neuropsicologico che riguarda molte aree della psicologia e che richiederebbe un approfondimento da parte della comunità scientifica.
NORMATIVE E CRITICITÀ
L’attività svolta in ambito neuropsicologico clinico ad esempio nel caso delle principali patologie neurologiche (diagnosi, valutazione, riabilitazione, etc.) sono attività riconducibili nel novero di quanto previsto dall’art.1 della legge 56/89 “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.
Inoltre, l’art. 5 del Codice deontologico recita: “Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico – pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate”.
Nel DL 9 maggio 2003, n. 105 (Disposizioni urgenti per le università e gli enti di ricerca nonché in materia di abilitazione all’esercizio di attività professionali) si regolamenta la figura del Dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro e del Dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità.
Il professionista che lavora nei servizi alla persona e alla comunità può:
– partecipare all’equipe multidisciplinare nella stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, del bisogni e delle aspettative del soggetto, nonché’ delle richieste a delle risorse dell’ambiente;
– attuare interventi per la riabilitazione, rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, con deficit neuropsicologici, con disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze;- collaborare con lo psicologo nella realizzazione di interventi diretti a sostenere la relazione genitore-figlio, a ridurre il carico familiare, e sviluppare reti di sostegno a di aiuto nelle situazioni di disabilità:
– collaborare con lo psicologo negli interventi psico-educativi e nelle attività di promozione della salute, di modifica dei comportamenti a rischio, di inserimento e partecipazione sociale;
– utilizzare test e di altri strumenti standardizzati per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti a condizioni;
– fare attività didattica nell’ambito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore
Il DM 21 gennaio 2019 n. 50 recita: lo specialista in Neuropsicologia deve maturare conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo dei disordini cognitivi ed emotivo-motivazionali associati a lesioni o disfunzioni del sistema nervoso nelle varie epoche di vita (sviluppo, età adulta ed anziana), con particolare riguardo alla diagnostica comportamentale mediante test psicometrici, alla abilitazione e riabilitazione neuropsicologica, cognitiva e comportamentale, al monitoraggio dell’evoluzione temporale di tali deficit, e ad aspetti subspecialistici interdisciplinari quali la psicologia forense. In particolare, deve disporre di conoscenze ed esperienze atte a svolgere e coordinare le attività necessarie per identificare i deficit cognitivi ed emotivo-motivazionali determinati da lesioni o disfunzioni cerebrali (deficit del linguaggio, afasia e disordini della lettura e della scrittura; deficit della percezione visiva e spaziale, agnosia e negligenza spaziale unilaterale; deficit della memoria, amnesia; deficit dell’attenzione e della programmazione e realizzazione del comportamento motorio e dell’azione complessa; deficit della consapevolezza, delle funzioni esecutive, della regolazione delle emozioni e del comportamento; deficit della cognizione sociale), valutare i predetti deficit utilizzando i metodi qualitativi e quantitativi propri della neuropsicologia; analizzare risultati quantitativi degli accertamenti mediante tecniche statistiche descrittive ed inferenziali anche utilizzando le tecnologie informatiche; organizzare i programmi di riabilitazione e abilitazione dei deficit cognitivi ed emotivo-motivazionali e gli interventi atti a favorire il compenso funzionale, mediante l’utilizzazione delle abilità residue; promuovere, realizzare e valutare gli interventi neuropsicologici, psicoterapeutici e di comunità atti a favorire il recupero del benessere psico-fisico e psico-sociale. Lo specialista acquisirà competenze e metodo per il lavoro transdisciplinare ed interprofessionale (lavoro di équipe) centrato sul paziente e orientato alla soluzione dei problemi e all’inserimento o re-inserimento familiare e socio-lavorativo dei soggetti affetti da disturbi neuropsicologici al fine di favorirne la partecipazione attiva e l’autonomia funzionale.
Inoltre, nel DM 50/2019 si cita: “Vista la legge 18 febbraio 1989, n. 56, e, in particolare, l’art. 3” che qui si riporta per esteso:
“1. L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica.
Previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico curante sono tenuti alla reciproca informazione”.
Inoltre, l’art. 5 del DM 50/2019 riporta:
Le specializzazioni di cui all’allegato del presente decreto, nonché’ quelle in psichiatria e neuropsichiatria infantile, di cui all’allegato del sopra citato decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, 4 febbraio 2015, n. 68, sono abilitanti all’esercizio della psicoterapia, purché’ almeno 60 CFU siano dedicati ad attività professionalizzanti psicoterapeutiche espletate sotto la supervisione di qualificati psicoterapeuti.
Pertanto, il titolo di specialista definisce il percorso formale che garantisce un’adeguata competenza del professionista, nonché descrive l’ambito di applicazione e gli atti tipici.
Si rammenta, che l’unico atto riservato che discrimina lo specialista dal non specialista, ivi compreso quello in neuropsicologia, è la psicoterapia ai sensi del citato art. 3 L. 56/89.
Pertanto, le attività di diagnosi, valutazione e riabilitazione neuropsicologica, l’uso dei test del proprio campo di applicazione ad esempio, sono attività tipiche e riservate allo psicologo ai sensi dell’art. 1 L. 56/89 e dal D.L. 905/2003.
Si deve prendere atto, tuttavia, che il percorso formativo della scuola, è garanzia del conseguimento formale di quanto normato dal DM stesso e per la specificità esperienziale dei casi trattati.
Ad oggi risultano attive n. 7 scuole di Specializzazione in Neuropsicologia presso gli atenei italiani (Roma, Milano Bicocca, Milano S. Raffaele, Torino, Trento, Padova, Caserta) con bassissima numerosità di posti disponibili (ad esempio 5).
La numerosità dei posti dovrebbe essere regolata sulla base del fabbisogno formativo, tuttavia si base principalmente sulla possibilità di gestire le risorse interne di ogni Ateno senza nessun finanziamento specifico a livello ministeriale. Inoltre, gli specializzandi non sono retribuiti per loro attività di tirocinio che comprende buona parte dei 240 CFU previsti (almeno il 70% è attività professionalizzante – per i dettagli si rimanda al DM e allegato).
Per determinare il fabbisogno formativo si dovrebbe essere a conoscenza di quanti professionisti siano necessari per coprire, in questo caso il bisogno di neuropsicologia, ma valevole per anche per gli altri ambiti specifici (es ciclo di vita salute, clinica etc.).
L’ottenimento di questo dato risulta complesso, in quanto da un lato si dovrebbe determinare sulla base dei dati epidemiologici che riguardano la presenza di deficit neuropsicologici nelle varie patologie e da un lato sulla base delle norme nazionali e regionali che dovrebbero regolamentare la presenza del Neuropsicologo presso le strutture tipiche di riferimento (ad esempio Riabilitazioni specialistiche e Neurologie). Questo è possibile anche in base alle linee guida scientifiche e ai piani diagnostici terapeutici assistenziali, nonché di fondamentale importanza appaiono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Nei nuovi LEA ad esempio non vi è alcun riferimento alla neuropsicologia. Sono rimasti sostanzialmente invariati i codici del nomenclatore, è stata introdotta la branca di Psicologia insieme a quella di Psicoterapia e Psichiatria, ma non vi menzione specifica della neuropsicologia (Vedi gazzetta ufficiale).
Recentemente è in corso la definizione di un decreto del Ministero della Salute relativo ai “Percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”. Tale documento si basa su quanto previsto dall’accordo Stato Regioni del 10 febbraio 2011. Si rende necessario definire la presenza e il ruolo del neuropsicologo in tale documento considerandolo figura essenziale nel percorso diagnostico-riabilitativo cosa attualmente non rilevabile.
Inoltre, la delibera della regione Emilia-Romagna n. 2275 del 27/12/2018 a seguito di apposito accordo tra il Ministero della Salute e la regione stessa ha dato avvio ad uno studio pilota per la definizione di una metodologia di rilevazione dei costi dei ricoveri di riabilitazione.
Si rende pertanto necessaria una collaborazione con il Ministero della Salute per proporre un’integrazione relativamente al ruolo e alle competenze del neuropsicologo negli ambiti di specifica competenza.
Ad esempio, valutare l’avvio, anche sperimentale, di Unità per la valutazione e la riabilitazione neuropsicologica che prevedano un responsabile neuropsicologo.
Si ricorda che in regione Lombardia la DGR X/1520 del 20/03/2014 regolamenta la presenza dello psicologo o neuropsicologo per un minutaggio previso dal PRS (Piano riabilitativo di struttura).
Infine, per citare un altro esempio, si ritiene utile la presenza del neuropsicologo nell’ambito del piano delle demenze, cosa ad esempio avvenuta e in corso presso la regione Lombardia e che ci vede partecipi, nonché in tutti agli altri ambiti emergenti che vedano la necessità di questa competenza.
Concludendo, come emerge da questa trattazione, il tema risulta complesso e necessita ancora di una chiara ed unita collaborazione tra i vari attori istituzionali e scientifici di riferimento.
L’attività del neuropsicologo risulta chiaramente definita dal punto di visita dei modelli e delle teorie di riferimento scientifico e nella propria applicazione clinica; tale attività risulta inoltre facilmente rilevabile e quantificabile.
Si rende necessaria una tutela dell’uso degli strumenti e delle tecniche specifiche dell’ambito neuropsicologico a garanzia dell’utente, considerando l’attività diagnostica e riabilitativa propria del neuropsicologo.
Ad oggi l’offerta formativa delle scuole di specializzazione in neuropsicologia, erogata solo nell’ambito di scuole universitarie pubbliche, non risulta ancora sufficiente nel rispondere ad un fabbisogno forse ancora sommerso e che necessita di essere sempre più evidenziato.
L’offerta di Master universitari e privati in ambito neuropsicologico ad oggi permette al giovane collega di formarsi ulteriormente dopo la laurea magistrale, tuttavia tale formazione non è equiparabile alla scuola di specializzazione, ma ad oggi risulta l’unica alternativa per chi vuole acquisire ulteriori competenze in modo formale.
L’idea proposta ai Ministeri di un possibile allineamento degli psicologi-neuropsicologi agli specialisti in neuropsicologia, che non è identificarsi come una sanatoria, permetterebbe un rafforzamento formale della categoria professionale in ottica di maggiore tutela, tuttavia contemporaneamente deve essere prevista una soluzione per garantire un aumento dell’offerta formativa, se non possibile in area pubblica, attraverso scuole di specializzazione in neuropsicologia private riconosciute dal MIUR, auspicando un controllo nella numerosità di tali scuole.
Quanto svolto da OPL con la delibera 385/2013 è stato un primo e importante passo per evidenziare e quantificare questa realtà professionale auspicando una collaborazione degli altri ordini regionali e del CNOP.
Quali le nostre prossime azioni?
Sensibilizzazione di tutti gli ordini regionali mediante la creazione di un tavolo nazionale che veda la partecipazione di un consigliere o di un delegato con competenza in ambito neuropsicologico, nonché i rappresentanti delle società scientifiche di riferimento e dei direttori delle scuole di specializzazioni e di master.
Garantire la presenza del neuropsicologo in tutti i tavoli di lavoro regionali e nazionali ove sono necessarie attività cliniche di neuropsicologia.
Definizione di un elenco di atti tipici del neuropsicologo per la tutela del professionista e dell’utente (attività già in corso da parte dell’attuale commissione).
Favorire il supporto per la diffusione di linee guida e alla creazione di eventi divulgativi di tipo sociale anche in collaborazione con le principali associazioni nel campo del sociale.
Garantire una attenta formazione ECM in ambito neuropsicologico con particolare attenzione agli aspetti di tutela e di deontologia professionale.
Dedicare uno spazio on line (domande e risposte) specifico sulla neuropsicologia.