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Timestamp: 2018-01-20 22:38:35+00:00
Document Index: 31798686

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﻿ Camera dei Deputati - Allegati all'Ordine del giorno della seduta del 8 novembre 2012
della seduta n. 716 di Giovedì 8 novembre 2012
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dello sviluppo economico, per la coesione territoriale e del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
la fabbrica Alcoa dal 3 novembre 2012 è definitivamente chiusa;
non esiste alcun provvedimento concreto del Governo teso a risolvere la questione energetica;
non esiste nessun piano del Governo per consentire un costo energetico in linea con la media europea per un periodo industrialmente minimo di dieci anni;
non esiste la copertura degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori impegnati nel ciclo produttivo Alcoa;
lo stabilimento Eurallumina è definitivamente chiuso e non si intravede una concreta possibilità di riapertura;
la realizzazione della nuova centrale per la produzione energetica della società E.On prevista dalle autorizzazioni rilasciate dai vari ministeri responsabili è stata definitivamente bloccata con grave rischio sia per il bilancio elettrico sardo che per i livelli occupazionali del nord Sardegna già duramente provati;
risulta ancora indefinita la richiesta rimodulazione del progetto integrato carbosulcis – miniera – centrale – cattura e stoccaggio CO2;
il cosiddetto «piano Sulcis» non ha nessuna concreta incidenza sulle questioni prioritarie per la tutela e la salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali di quel territorio;
nessuna concreta deliberazione è intervenuta sul piano Sulcis; il richiamo meramente programmatico previsto in una delibera del Cipe del 3 agosto 2012 non ha alcuna conferma in successivi atti e l'assenza di un concreto percorso progettuale e finanziario rende del tutto aleatorio anche questo piano;
nella delibera del Cipe è chiara l'assenza di una concreta attuazione del piano Sulcis, considerato che nell'atto è scritto: «1.2. Per quanto concerne il Piano per il Sulcis, l'assegnazione di 127,7 milioni di euro riveste carattere programmatico, tenuto conto che la complessità e la trasversalità dello stesso Piano comportano, ai fini della definitiva assegnazione delle risorse, l'esigenza di una valutazione condivisa, da parte del Ministero dello sviluppo economico e del Ministro per la coesione territoriale, degli interventi individuati dalla Regione Sardegna. Il Ministro per la coesione territoriale renderà informativa a questo Comitato in ordine agli interventi che saranno definitivamente individuati per il relativo finanziamento»;
la delibera meramente programmatica è stata trasmessa alla registrazione della Corte dei conti solo il 22 ottobre 2012, con quasi tre mesi di ritardo;
i Ministri dello sviluppo economico e della coesione territoriale hanno programmato per il 13 novembre 2012 una visita in Sardegna di cui non è ben chiaro l'obiettivo e, soprattutto, la concreta utilità;
la visita del 13 novembre 2012 in Sardegna appare, agli interpellanti, dilatoria e inutile alla luce delle decine di incontri interistituzionali ai quali non ha mai fatto seguito alcuna risposta concreta; sarebbe più utile dedicare tale tempo a concretizzare atti e provvedimenti piuttosto che continuare in aleatorie promesse che esasperano gli animi dei lavoratori –:
se i Ministri interpellati non ritengano di dover rivedere, alla luce della fallimentare gestione della vertenza Alcoa, la strategia del Governo che, anziché puntare a quella che agli interpellanti appare un'aleatoria, inconcludente e volutamente dilatoria ricerca di nuovi soggetti acquirenti, si sarebbe dovuta concentrare sull'individuazione di soluzioni tese a garantire, per un periodo industrialmente minimo di dieci anni, la fornitura elettrica alle industrie energivore in linea con le medie dei costi europei di energia elettrica;
se non ritengano di dover, prima di promuovere ulteriori, dilatori e inconcludenti incontri, compreso quello del 13 novembre 2012, attivare le necessarie intese al fine di consentire la predisposizione di un accordo bilaterale decennale tra i fornitori di energia elettrica e lo stabilimento Alcoa, al fine di sottoporre concretamente tale contratto ai possibili acquirenti dello stabilimento;
se non ritengano di dover intervenire, d'intesa con la regione Sardegna, con urgenza per la definizione degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori diretti e indiretti espulsi dal ciclo produttivo di Alcoa;
se non si ritengano di dover assumere iniziative concrete per la realizzazione di quelle infrastrutture di servizio indispensabili per fornire allo stabilimento Eurallumina, attraverso un apposito vapordotto, l'energia necessaria per l'abbattimento dei costi energetici di quell'impianto;
se non ritengano di dover assumere iniziative per la revoca delle autorizzazioni alla società E.On per la realizzazione della nuova centrale a Porto Torres, e per l'individuazione di un soggetto affidabile interessato alla realizzazione del piano energetico già approvato per il nord Sardegna, anche al fine del mantenimento dei livelli occupazionali dell'intero territorio;
se i Ministri interpellati non ritengano di dover definire, senza ulteriori perdite di tempo, l'approvazione del piano integrato miniera centrale, cattura e stoccaggio CO2 della Carbosulcis, in piena attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994, mettendo fine a quelli che, agli interpellanti, appaiono tentativi subdoli e gravi di ridimensionamento del progetto tesi solo ad avvantaggiare altri competitor e altre energie alternative già abbondantemente sovvenzionate;
se non si ritengano di dover assumere iniziative per rendere concreto, con apposito stanziamento statale, il cosiddetto piano Sulcis, sia per dargli consistenza economica e strategica – oggi ne è totalmente privo – sia per garantire un riequilibrio infrastrutturale statale indispensabile per la creazione delle precondizione di rilancio dell'attività produttiva in quell'area;
se i Ministri interpellati non ritengano di dover tradurre con urgenza la deliberazione del 3 agosto 2012 in un atto non meramente programmatorio ma concreto e realizzabile, con la definizione di tempi di realizzazione e l'indispensabile valutazione ex ante sia della ricaduta economica che occupazionale;
se non ritengano necessario evitare di far leva su un improbabile «piano Sulcis», indefinito e senza strategia concreta, per affermare l'insostenibile ricerca di alternative a fronte di migliaia di posti di lavoro che rischiano di essere cancellati per sempre;
se non ritengano di dover confermare l'incontro del 13 novembre 2012 solo a condizione di disporre dell'unica risposta seria, concreta e necessaria come un contratto bilaterale decennale con i produttori di energia elettrica, tale da poter concretizzare una vera azione di cessione degli impianti Alcoa e la conseguente ripresa produttiva dell'intero comparto industriale del Sulcis, dalla Carbosulcis all'Eurallumina.
(2-01729)
«Pili, Romani, Murgia, Nizzi, Porcu, Vella, Crolla, Speciale, Vincenzo Antonio Fontana, Frassinetti, Abelli, Pelino, Barani, De Luca, Bocciardo, Ceroni, Cassinelli, Di Cagno Abbrescia, Cosenza, Malgieri, Gibiino, Ciccioli, Formichella, Simeoni, Savino, Centemero, Armosino, Toccafondi, Baccini, Marinello, Iannarilli, Nola, Girlanda, Marsilio, Biancofiore, De Nichilo Rizzoli, Ravetto, Aracri, Giro, Sammarco, De Angelis, Rampelli, Scalera, Ghiglia, Lainati, Minardo, Pizzolante, Germanà, Berardi, Aracu, Osvaldo Napoli, Milanato, Tommaso Foti, Pianetta, Lisi, Mazzuca».
recentissime notizie di stampa on line (www.informasalus.it) riportano che in data 6 ottobre 2012 l'istituto di Stato per il controllo dei farmaci della Slovacchia ha diffuso un documento urgente (riferimento n. 12/5541 – 389/2012/900) con cui ha imposto il ritiro immediato dal commercio del farmaco Infanrix Hexa (codice 34905) della ditta belga GlaxoSmithKline Biologicals sa, lotto A21CB191B con data di scadenza gennaio 2014;
sulla base di quanto affermato dal documento slovacco, il ritiro si è reso necessario in quanto, durante il controllo di qualità, è stata riscontrata una contaminazione microbica dell'ambiente di produzione del vaccino, mentre i prodotti finali della lavorazione – cioè il vaccino in questione – non sarebbero microbicamente contaminati e l'ente di registrazione avrebbe accettato il ritiro dell’Infanrix Hexa dalle farmacie e dai fornitori sanitari, al solo scopo di assicurare il mantenimento dello standard di qualità;
il documento ufficiale conterrebbe anche l'affermazione che i pazienti che sono stati vaccinati con l’Infanrix Hexa non sono a rischio a causa del vaccino stesso che «soddisfa tutti i requisiti di qualità»; secondo quanto affermato, dunque, il vaccino va benissimo e soddisfa tutti i requisiti di ottima qualità eppure viene ritirato con urgenza massima;
le nazioni che sinora hanno ritirato il vaccino Infanrix Hexa sono diciannove e, tra queste, anche la Francia che sembra non abbia ritirato solo l'esavalente, ma anche il vaccino tetravalente e il pentavalente, sempre della ditta GlaxoSmithKline;
con un comunicato stampa del 17 ottobre 2012, la GlaxoSmithKline, attraverso Massimo Ascani, capoufficio stampa dell'azienda, afferma che i controlli effettuati hanno rivelato che non c’è stata alcuna contaminazione;
il portavoce ha, altresì, dichiarato che in Italia si è spiegata la situazione e detto che non si procedeva al ritiro, in quanto i lotti inviati non erano stati potenzialmente esposti al batterio;
il bacillus cereus è un batterio beta-emolitico patogeno a bastoncino gram-positivo che produce tossine responsabili di intossicazioni alimentari. Ne esistono diversi ceppi: alcuni sono innocui, altri responsabili di intossicazioni alimentari anche fatali. Attualmente, non sono disponibili metodi in grado di distinguere tra ceppi virulenti e non-virulenti;
nel nostro Paese, sino alla settimana scorsa, si è parlato solo ed unicamente del ritiro del vaccino antinfluenzale della ditta Crucell e nulla si è detto a proposito della contaminazione dell'esavalente della GlaxoSmithKline –:
quali tempestive iniziative intenda assumere – nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle prerogative delle regioni in materia sanitaria previste dalla normativa vigente – al fine di garantire la massima sicurezza nella somministrazione ai bambini del vaccino esavalente.
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute, per sapere – premesso che:
sabato 27 ottobre 2012 è stato interrotto, a seguito delle rassicurazioni dei Ministri interpellati, lo sciopero della fame, iniziato lo scorso 21 ottobre 2012 da parte di disabili gravissimi di ogni regione italiana, per protestare contro il ritardo nel varo del Pianp nazionale per la non autosufficienza;
nel mese di aprile 2012, il Governo aveva promesso di approvare tale piano entro un mese, ma da allora nessun passo avanti è stato fatto;
lo sciopero della fame, da parte di circa 60 disabili gravi e gravissimi, per la maggior parte affetti da sclerosi laterale amiotrofica (sla), era stato proclamato a causa di questo ingiustificato e insopportabile ritardo che rischia, allo stato attuale, di aggravare ulteriormente il profondo disagio del settore che, con la destinazione di adeguate e indispensabili risorse finanziarie ai fondi per la disabilità, potrebbe assicurare alle persone diversamente abili il pieno esercizio dei diritti alla salute, all'assistenza, alla scuola e al lavoro;
la mancata approvazione del Piano nazionale per la non autosufficienza si sta traducendo in una grave lesione del diritto all'uguaglianza di trattamento e del diritto all'assistenza;
a fronte di quanto premesso, è necessaria un'immediata inversione di rotta che consenta di recuperare questa grave inadempienza, destinando, altresì, maggiori risorse all'ampio mondo della disabilità;
al centro della Costituzione italiana sta il riconoscimento e la piena tutela della dignità della persona: a maggior ragione, dunque, in relazione alle persone in gravissime difficoltà di salute;
le persone diversamente abili attendono fiduciose i provvedimenti concreti, che faranno seguito alle rassicurazioni dei Ministri interpellati –:
quali siano stati i motivi del ritardo nell'approvazione del Piano nazionale per la non autosufficienza e quali siano le urgenti iniziative previste in ottemperanza alle promesse fatte al fine di colmare questa grave inadempienza.
(2-01718)
«Delfino, Galletti, De Poli, Binetti, Calgaro, Capitanio Santolini, Ria, Anna Teresa Formisano, Nunzio Francesco Testa».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri degli affari esteri e dell'interno, per sapere – premesso che:
in Qatar e in Arabia Saudita non sono rispettati i diritti umani come risulta dalla lettura dei rapporti annuali di Amnesty international;
nei due Paesi citati vige una variante estremista e radicale dell'Islam, tale da non permettere diritto di dissenso o critica, libertà religiosa e tutela delle minoranze;
nei due Paesi citati le donne, in particolar modo, non hanno alcun diritto, nemmeno quello di sottoporsi ad intervento chirurgico senza un parere positivo del marito e di un parente prossimo maschio;
nel 2012 si è perfezionato l'acquisto di talune strutture in Sardegna da parte dell'emiro del Qatar;
esiste una holding bilaterale per gli investimenti di cui sono azioniste le maggiori banche private saudite e le banche italiane;
persiste, dunque, come si evince dai seguenti riferimenti, un intenso scambio commerciale e finanziario fra Italia e le due nazioni del Golfo;
Yves Bonnet, ex capo della direzione della sorveglianza del territorio francese, ha di recente rilasciato un'intervista a La Dépêche du Midi nella quale afferma esistere legami finanziari fra il binomio Qatar/Arabia Saudita e le reti radicali islamiche francesi; intervista rilasciata in occasione degli arresti di salafiti appartenenti ad una rete terroristica in Francia e pronti ad un attentato, armati e preparati;
Bonnet parla di un dossier sul Qatar e sulla necessità di aprirlo per capire realmente dove si annidino i legami con le reti radicali e i loro finanziamenti;
nell'intervista si parla, inoltre, della costituzione di una commissione d'inchiesta per stabilire modi e destinazioni del finanziamento qatariota in Francia;
la Qatar Foundation ha deciso di investire 50 milioni di euro nella gestione delle banlieue francesi;
in Italia sussiste un filo continuo di finanziamenti, diretti e indiretti, che hanno portato anche a scontri aspri;
in particolar modo i fondi si indirizzano, soprattutto in maniera indiretta tramite il finanziamento di associazioni, verso la realizzazione di moschee e centri culturali;
esempio ne siano, in questo senso, la moschea di Firenze e quella di Colle val d'Elsa, tuttora sospesa per un controllo sulla provenienza dei fondi;
un altro episodio da tenere sott'occhio in questo senso è l'incontro del sindaco di Palermo e dell'emiro del Bahrain, che ha dichiarato di voler investire in Sicilia e di voler, contestualmente, costruire una mega moschea;
il Ministro della giustizia belga Annemie Turtelboom ha denunciato che «In alcuni casi, le scuole (radicali islamiche) sono create all'espressa richiesta del regime grazie a fondi che provengono dall'Arabia Saudita»;
nella sostanza non si riesce a seguire sempre il flusso dei fondi che giungono in Italia dall'Arabia Saudita e dal Qatar e, soprattutto, non è semplice ricostruire il percorso dei fondi dalle associazioni alla realizzazione dei centri di culto –:
come il Governo intenda procedere in relazione a queste vicende;
se il Governo intenda istituire, al fine di controllare la destinazione dei fondi provenienti dai Paesi del Golfo Persico e aiutare le istituzioni a comprendere la situazione attuale, una commissione ad hoc;
se il Governo intenda acquisire elementi in merito alla vicenda dell'offerta di investimenti e della possibile costruzione della mega moschea a Palermo da parte dell'emiro del Bahrain.
(2-01704)
«Sbai, Bernini Bovicelli, Massimo Parisi, Vignali, De Nichilo Rizzoli, Simeoni, Giro, Abrignani, Savino, Nirenstein, Ventucci, Renato Farina, Nola, Toccafondi, Holzmann, Lamorte, Saltamartini, La Loggia, Frassinetti, Piso, Calabria, Brunetta, Pianetta, Dell'Elce, Lazzari, Garagnani, Pelino, Milanese, Del Tenno, De Camillis, Di Virgilio, Lunardi, Mancuso, Dima, Di Caterina, Gregorio Fontana, Cassinelli, Landolfi, Di Centa, Centemero, Lehner, D'Anna, Cosentino, Petrenga, Miserotti, Cosenza, Castiello, Rampelli, Prestigiacomo, Palmieri, Luciano Rossi, Ceroni, Armosino, Stradella».
l'11 agosto 2012 nel comune di Affile, alta valle dell'Aniene, in provincia di Roma, veniva inaugurato un monumento funebre. Sempre l'11 agosto, ma del 1882, nasceva in quei territori Rodolfo Graziani. Ufficiale dell'esercito italiano nella prima guerra mondiale, conquistatore e Viceré d'Etiopia dopo la guerra contro quel Paese, di religione cristiana e membro della Società delle nazioni, voluta dall'Italia fascista, quindi governatore della Libia durante la seconda guerra mondiale, infine Ministro della difesa della Repubblica sociale italiana;
il monumento, come si può evincere dalla registrazione dell'intervento di inaugurazione ad opera del sindaco di Affile, veniva, quindi, dedicato esattamente a 130 anni dalla sua nascita al generale Graziani con la precisa intenzione di «fare giustizia» della sua memoria. Giova qui brevemente ricordare che il generale Graziani nelle operazioni belliche e bombardamenti, finalizzati all'occupazione dell'Etiopia, dando corso ad espressi ordini provenienti da Mussolini, fece uso dell'iprite, gas nervino espressamente vietato dalle convenzioni internazionali dopo la prima guerra mondiale. Questo è un fatto incontrovertibile e non oggetto di discussione;
sempre nel medesimo intervento, il primo cittadino di Affile affermava che lo stanziamento per la riqualificazione del parco, il «Parco Radimonte e Sacrario al soldato» all'interno del quale il manufatto è collocato, era stato accordato dalla giunta regionale presieduta dall'allora presidente Marrazzo nel 2009;
stando alle notizie riportate dalla stampa e non smentite la costruzione sarebbe costata all'incirca 130.000 euro;
è assai grave che un primo cittadino «faccia giustizia» della memoria del generale Graziani, con i soldi dei contribuenti. In questa vicenda non è in gioco la libertà di espressione. Non esiste un divieto di commemorazione del generale Graziani, come non esiste neppure per Benito Mussolini, questo però, se avviene, deve essere un fatto privato e organizzato da privati, non può essere organizzato da cariche pubbliche e deve avvenire senza oneri per lo Stato democratico. La dedica ufficiale di un monumento ad una determinata figura, infatti, da parte di un sindaco, ovvero di un pubblico ufficiale, in qualche misura impegna integralmente lo Stato democratico, stabilendo un legame di continuità ideale tra i valori professati e testimoniati da quel personaggio e i valori in cui si riconosce la Repubblica Italiana. Ebbene, non ci può essere continuità tra l'azione politica e militare condotta da Rodolfo Graziani e la vita democratica della Repubblica italiana;
è inaccettabile che il primo cittadino di un comune di 1500 abitanti abbia compiuto un gesto tanto offensivo nei confronti di uno Stato oggi amico come l'Etiopia e della comunità degli etiopi residenti in Italia, quando l'Italia, con un gesto unilaterale, ha restituito al Paese africano l'obelisco di Axum sottratto dall'Italia fascista e collocato in Roma come emblema dell'avvenuta conquista;
ad avviso degli interpellanti, sarebbe possibile avvisare nel comportamento di queste cariche amministrative il reato di «falso ideologico», e sarebbe, altresì, necessario accertare la congruità tra la spesa effettuata e la realizzazione concreta del manufatto –:
cosa si intenda fare per dissociare completamente la responsabilità delle istituzioni da quanto avvenuto l'11 agosto 2012 nel comune di Affile, e cosa si intenda fare per restituire all'Italia quel profilo di affidabilità nei valori della libertà e della democrazia, sulla cui conservazione in Italia si è espressa con preoccupazione la stampa internazionale, in special modo quella anglosassone.
(2-01713)
«Meta, Touadi, Ventura, Adinolfi, Amici, Argentin, Bachelet, Carella, Coscia, Ferranti, Fioroni, Gasbarra, Gentiloni Silveri, Giachetti, Madia, Morassut, Pompili, Recchia, Rugghia, Sposetti, Tocci, Veltroni».
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per sapere – premesso che:
con decreto del direttore amministrativo 30 ottobre 2008, n. 449, l'università del Salento ha bandito una selezione pubblica, per titoli ed esami, per la copertura a tempo pieno e indeterminato di 3 posti di categoria C – area amministrativa – per le esigenze funzionali della segreteria della facoltà di ingegneria industriale, dei corsi di laurea magistrale e interfacoltà (nella sede di Brindisi), e della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali. Con atto del 16 dicembre 2009 è stata pubblicata la graduatoria provvisoria. L'università del Salento ha sospeso il relativo procedimento poiché il bando era stato impugnato da soggetti che – aspirando all'assunzione a seguito della loro utile collocazione nella graduatoria di un precedente concorso – contestavano l'indizione stessa della selezione. Il Consiglio di Stato, con sentenza dell'Adunanza plenaria n. 14 del 2011, ha ritenuto la legittimità della scelta di indire la procedura selettiva in parola;
è, tuttavia, accaduto che, al di fuori della prassi amministrativa dell'ateneo – con nota protocollo n. 28496 del 5 settembre 2011 – il direttore amministrativo dottor Emilio Miccolis, dopo aver autonomamente e senza alcun controllo dissigillato e aperto i plichi della procedura concorsuale, contenenti gli elaborati dei candidati, ha segnalato alla commissione giudicatrice alcune irregolarità, da lui qualificate come tali, tra cui presunti plagi e – sempre presunti – segni di identificazione sulle minute degli elaborati dei candidati, chiedendo alla commissione medesima chiarimenti in merito alle stesse ipotetiche anomalie. Con nota dell'8 novembre 2011 la commissione giudicatrice ha fornito i chiarimenti domandati;
con nota del 28 dicembre 2011 (priva di protocollo, ma consegnata a mani con ricevuta in calce), consegnata a mani dal direttore amministrativo e da lui sottoscritta per ricevuta, il capo dell'ufficio reclutamento Manfredi De Pascalis, in qualità di responsabile del procedimento amministrativo (d'ora innanzi rpa), ha fatto presente al direttore medesimo che non vi erano i presupposti giuridici e fattuali per adottare un provvedimento di annullamento. Nonostante i chiarimenti della commissione e nonostante la suddetta nota del rpa, con decreto 30 dicembre 2011, n. 676, il direttore amministrativo ha annullato gli atti del concorso e ha inviato un esposto alla procura della Repubblica di Lecce, denunciando l'operato della commissione giudicatrice. I vincitori classificati ai primi tre posti di tale concorso, annullato dal direttore amministrativo, hanno impugnato innanzi al tribunale amministrativo regionale di Lecce tale provvedimento, n. 676 del 2011, di annullamento, deducendone l'illegittimità. Con sentenza 25 luglio 2012, n. 1366, il tar di Lecce ha accolto il ricorso in questione e ha annullato il citato decreto direttoriale n. 676 del 2011;
in particolare, quanto alla presenza di presunti episodi di plagio, il tar di Lecce ha ritenuto che «del tutto illegittimamente il D.A. ha sostituito la propria valutazione in merito alla genuinità degli elaborati concorsuali, alla diversa valutazione operata dalla commissione. Valutazione che, anche alla luce delle note a chiarimenti rese da quest'ultima, deve ritenersi del tutto immune da quei vizi di palese illogicità, incoerenza, incongruenza, che sole giustificano (C.d.S, IV, 15.2.2010, n. 835, cit.) un sindacato dell'organo verificatore (il D.A.) sulle scelte discrezionali della commissione esaminatrice». Lo stesso tar di Lecce ha affermato che «quand'anche l'operato del D.A. potesse ritenersi legittimo sul piano meramente astratto (la qual cosa, si ribadisce, deve senz'altro escludersi, alla luce di quanto sopra chiarito), nondimeno i lamentati episodi di plagio non possono – in concreto – in alcun modo ritenersi sussistenti»;
quanto poi ai presunti segni di identificazione, il tar di Lecce ne ha ritenuto l'insussistenza, affermando che «la presenza di asterischi, segni di interpunzione al di fuori dei margini, numerazioni, spaziature in bianco, eccetera – elementi tutti rilevati dal D.A. – costituiscono segni assolutamente fisiologici nell'ambito di una prova concorsuale scritta, facendo parte del naturale strumentario a disposizione del candidato che si accinga a redigere un elaborato di tal fatta. Alla stessa stregua, non costituisce segno anomalo – specie se indicato soltanto sulla minuta, come nel caso in esame, e non anche sulla “bella copia” – l'indicazione dell'orario di inizio e di fine della prova, dovendo esso valutarsi quale elemento visivo a disposizione del candidato, da comparare con lo scorrere naturale del tempo, in vista dell'evasione, nel termine assegnato, dei quesiti posti dalla traccia. Similmente, in assenza di indicazioni della commissione circa l'ordine di risposta ai quesiti della prova B (presupposto mai contestato dal D.A.), i candidati ben potevano evadere i vari quesiti nell'ordine da loro ritenuto più opportuno, senza che tale scelta possa, se non con una inammissibile petizione di principio, interpretarsi quale indebito segno di riconoscimento»;
anche quanto al presunto plagio, al contrario di quanto asserito dal direttore amministrativo nel decreto n. 676 del 2011, il tar ha affermato che i lamentati episodi di plagio, che sarebbero la parte meno significativa degli elaborati, non possono in alcun modo ritenersi insussistenti perché gli episodi «incriminati» consistono nella spiegazione di concetti basilari di diritto amministrativo e possono essere più o meno riprodotti testualmente da un candidato dotato di buona memoria. Di conseguenza, il tar ha annullato il decreto direttoriale n. 676 del 2011. È significativa la circostanza che, quanto al pagamento delle spese di lite, a sottolineare il torto del direttore amministrativo, il tar di Lecce ha reputato che «la violazione, ad opera dell'amministrazione resistente, di postulati pacifici in tema di procedure concorsuali (e, in primis, il divieto di impingere in valutazioni di merito), impedisce qualsiasi forma di compensazione. La resistente va pertanto condannata al rimborso, in favore dei ricorrenti, delle spese del presente giudizio, in applicazione del principio generale della causalità e della soccombenza»;
alcuni giorni dopo la pubblicazione della suddetta sentenza – verso la fine del mese di luglio 2012 – è apparso su una testata giornalistica del territorio (Il Corriere del Mezzogiorno, inserto locale de Il Corriere della Sera) un'intervista con il direttore amministrativo E. Miccolis, nella quale si leggono, riportate fra virgolette, le seguenti, gravi affermazioni: «Onestamente non credevo che i giudici avrebbero deliberato accogliendo il ricorso dei tre vincitori, due dei quali accusati di aver copiato. Siamo in una situazione oggettivamente imbarazzante: da una parte abbiamo una sentenza del TAR che in sostanza dice che chi copia e vince un concorso è legittimato a farlo; e dall'altra la riluttanza di questa Amministrazione ad accettare comportamenti poco etici come questo»;
anche il rettore dell'università del Salento, professor Domenico Laforgia, ha rilasciato un'intervista a una testata territoriale (La Gazzetta del Mezzogiorno), con la quale ha preso le difese dell'operato del direttore amministrativo e ha attaccato, invece, i giudici amministrativi salentini. In particolare, Laforgia ha testualmente affermato che «è stato deciso di annullare un concorso per un obbligo morale. Nella fase di approvazione degli atti il direttore generale si è accorto di irregolarità e ha voluto, giustamente, approfondire, scoprendo che tre elaborati erano stati copiati da internet». La decisione del tar di annullare il decreto direttoriale n. 676 del 2011 è stata, quindi, stigmatizzata da Laforgia addirittura come foriera di «conseguenze preoccupanti, perché sancisce che chi copia può vincere un concorso pubblico in barba alla meritocrazia ed all'onestà intellettuale. Questa vicenda non può che avere cattive ripercussioni sulla pubblica opinione anche perché due candidati che risultano aver copiato il compito e vinto il concorso sono imparentati con una senatrice accademica e con un dirigente del nostro ateneo». Questo contegno denota, sia da parte del rettore che del direttore amministrativo, qualcosa che va ben oltre il diritto di critica (si tratta piuttosto di un preoccupante dispregio) nei confronti degli organi giurisdizionali intervenuti a giudicare degli atti adottati dall'università;
ad aggravare il quadro, è apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno del 4 agosto 2012 un servizio che ha informato della conclusione dell'indagine penale avviata a carico della commissione giudicatrice, proprio su denuncia del direttore amministrativo. Il servizio ha pubblicato molti passaggi del decreto, firmato dal procuratore della Repubblica di Lecce, dottor Cataldo Motta, con cui egli ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico dei componenti della commissione giudicatrice: richiesta poi accolta dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Lecce. La motivazione del decreto di archiviazione ha posto in luce per un verso la correttezza della condotta della Commissione, e per altro verso aspetti sconcertanti dell'operato del direttore amministrativo Miccolis, dal momento che ha censurato la sua condotta con espressioni durissime: «non può non rilevarsi la irregolarità dell'iniziativa del direttore amministrativo (sulla cui legittimità lo stesso presidente della commissione giudicatrice ha formulato condivisibili perplessità) il quale, dopo la conclusione dei lavori della commissione (unico organo legittimato a valutare il merito degli elaborati e la loro regolarità) e dopo l'approvazione della graduatoria finale di merito di cui al verbale 16 dicembre 2009, ha ritenuto di “riesaminare” – in autonomia ed incontrollata solitudine – gli elaborati dei candidati, rilevando alcune anomalie nella stesura grafica degli elaborati il cui controllo esulava dalla semplice verifica sull'approvazione degli atti, di sua competenza, sfociando piuttosto in valutazioni di merito, appannaggio esclusivo della commissione»;
quanto alla possibilità di plagio dei brani riportati nei compiti, nel decreto si è osservato, recependo le precisazioni del procuratore della Repubblica nella conforme richiesta, che il presidente della commissione «ha ricordato come, anche alla luce della giurisprudenza, non gravi affatto sulla commissione alcun onere di attivarsi per verificare o comparare se alcuni brani contenuti negli elaborati siano stati copiati e riprodotti». In dettaglio, per escludere categoricamente il presunto reato di abuso di ufficio denunciato dal direttore amministrativo a carico della commissione giudicatrice, «non può non osservarsi, per un verso, che nessun elemento indica che la commissione giudicatrice avesse rilevato (e quindi intenzionalmente occultato) la copiatura o la riproduzione di quei brani (qualora effettivamente copiati o riprodotti, come sostenuto dal direttore amministrativo); per altro verso, che il presidente della commissione ha riferito che nessun componente di essa aveva mai obiettato o ritenuto che alcuni brani fossero stati copiati o riprodotti; e, per altro verso ancora, che siffatto controllo, ancor più di quello che aveva portato lo stesso direttore amministrativo a rilevare le altre due “ anomalie ”, ha comportato una inammissibile ed illegittima valutazione del merito degli elaborati, certamente sottratta al potere di verifica formale attribuito al direttore amministrativo»;
quanto ai presunti segni di riconoscimento contenuti negli elaborati, nel decreto di archiviazione si è affermato che «potrebbe agevolmente osservarsi come non vi sia né possa essere acquisito alcun elemento che consenta di affermare con certezza che le anomalie grafiche segnalate fossero presenti al momento degli esami degli elaborati da parte della commissione (l'improvvido intervento – autonomo e solitario – del direttore amministrativo non consente di escludere l'ipotesi di un'alterazione grafica degli elaborati successiva all'esame della commissione o comunque che i segni fossero rilevabili dalla commissione stessa)»;
infine, con riferimento alla presunta intenzione dei componenti della commissione di avvantaggiare uno o più concorrenti, la conclusione dell'autorità giudiziaria ha descritto lapidariamente il comportamento del direttore amministrativo: «analogo interesse avrebbe potuto astrattamente avere anche il direttore amministrativo». Infatti, si legge nel provvedimento della magistratura, anche «a voler astrattamente ipotizzare un interesse della commissione ad avvantaggiare uno o più dei concorrenti risultati idonei ovvero a danneggiare uno o più di quelli esclusi (interesse, peraltro, nemmeno adombrato nella segnalazione del direttore amministrativo) è di tutta evidenza che analogo interesse – simmetrico ma invertito – avrebbe potuto astrattamente avere proprio il direttore amministrativo; e tale interesse ben avrebbe potuto costituire il motivo della sua estemporanea iniziativa di “ riesaminare ” nel merito gli elaborati e di rilevare e segnalare le suddette “anomalie” (volendo escludere l'ipotesi di attribuire a lui l'alterazione grafica delle “ minute ”) al fine di avvantaggiare uno o più dei concorrenti esclusi ovvero di danneggiare uno o più di quelli ammessi»;
in definitiva, nonostante le chiarissime considerazioni contenute nella sentenza del tar e nonostante le gravissime considerazioni sviluppate dal procuratore della Repubblica, riprese dal decreto di archiviazione, a carico del direttore amministrativo e del rettore, costoro, invece di affrettarsi a dare attuazione ai provvedimenti del tar e della procura, hanno attaccato i giudici del tar, addebitando loro effetti nefasti sull'ateneo e sulla tenuta morale della comunità accademica e, più in generale, della collettività salentina;
a questi comportamenti occorre aggiungere le condotte tenute dal direttore Miccolis sia nel periodo tra l'adozione del decreto di annullamento n. 676 (datato 30 dicembre 2011) e la citata sentenza del tar (datata 25 luglio 2012), sia dopo la sentenza. In particolare, quanto al primo periodo (condotta del Miccolis tra l'adozione del decreto di annullamento e la sentenza del tar), costui ha cercato in ogni modo di disattendere le osservazioni che De Pascalis, in qualità di rpa, gli formulava circa il corretto modo di eseguire il pur illegittimo decreto di annullamento n. 676 del 2011 e ha adottato ulteriori provvedimenti, conseguentemente viziati. E, infatti, con nota protocollo n. 2508 del 24 gennaio 2012 De Pascalis, in qualità di rpa, faceva presente al Miccolis che i nominativi (tre), che questi voleva nominare come componenti della commissione di concorso in sostituzione dei componenti precedenti, erano privi dei requisiti di competenza previsti dall'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001: trattandosi di un concorso per collaboratori amministrativi, infatti, occorreva nominare persone dotate di specifiche competenze inerenti la materia. Invece, fra i nominativi, compariva un delegato del rettore e un ricercatore di fisica; con decreto 15 marzo 2012, n. 137, il direttore Miccolis non solo ha ignorato le osservazioni di De Pascalis in qualità di rpa (la cui nota del 28 gennaio 2012 non veniva neppure citata nel testo del decreto), ma si è spinto al punto di affermare – tra le premesse del decreto – che egli aveva «verificati i requisiti di esperienza e competenza di cui all'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165»;
ancora, con nota protocollo n. 19763 del 6 giugno 2012 De Pascalis, sempre in qualità di rpa, ha illustrato al direttore Miccolis le corrette modalità di completamento del procedimento concorsuale a seguito del predetto decreto di annullamento: De Pascalis ha precisato – fondandosi su precisi orientamenti giurisprudenziali – che non si doveva procedere ad un nuovo svolgimento delle prove concorsuali, ma solo a una rivalutazione delle prove scritte già effettuate dai candidati. Con decreto 21 giugno 2012, n. 348, per l'ennesima volta il direttore Miccolis ha ignorato quanto segnalatogli da De Pascalis (la cui nota protocollo n. 19763 non veniva neppure citata nel testo del decreto) e ha disposto il rifacimento delle prove scritte;
quanto alle condotte tenute dal direttore Miccolis nel periodo successivo alla sentenza del tar del 25 luglio 2012, gli accadimenti sin qui esposti sono stati oggetto di un intervento critico del signor De Pascalis (essendo egli, altresì, un rappresentante di un'organizzazione sindacale) apparso il 13 agosto 2012 su una testata del territorio, cioè su il Nuovo Quotidiano di Puglia. Nell'articolo, De Pascalis ha espresso perplessità sulla correttezza del comportamento del direttore Miccolis, anche nel quadro di una gestione discutibile dell'insieme delle procedure concorsuali da parte degli organi centrali dell'ateneo, e del sostanziale avallo dato dal rettore. A seguito di tale articolo, il direttore Miccolis ha aperto un procedimento disciplinare – ancora pendente – nei confronti di De Pascalis, con ciò cumulando incredibilmente la posizione di organo di iniziativa procedimentale con quella di soggetto vulnerato dal contegno di De Pascalis, e mostrando, secondo gli interpellanti, chiari intenti ritorsivi, tali da dissuadere altri interventi nella direzione della trasparenza. Da ultimo, con il recentissimo decreto n. 564 del 16 ottobre 2012 il direttore Miccolis ha allontanato De Pascalis dall'ufficio reclutamento, di cui questi è stato sino a quel momento il capo, con ciò confermando un atteggiamento, ad avviso degli interpellanti, illegittimamente sanzionatorio verso chi ha avuto il solo torto di pretendere la conformità alle regole in un settore così delicato, quale quello dei concorsi;
infatti, pur dissimulato da ragioni inerenti la necessità di coprire un altro ufficio rimasto sguarnito (si tratta dell'ufficio previdenza e pensioni, privo – com’è di tutta evidenza – di rilievo comparabile a quello del reclutamento), il grave provvedimento nasconde, secondo gli interpellanti, l'intento di rimuovere un funzionario assai scomodo dalla posizione apicale della postazione centrale nella gestione delle procedure concorsuali: De Pascalis ha sempre cercato di opporsi alle reiterate condotte di dubbia legittimità perpetrate dal direttore Miccolis, per cui costui lo ha dapprima sottoposto a procedimento disciplinare e, poi, lo ha rimosso dall'ufficio reclutamento;
tali comportamenti del direttore Miccolis, condivisi e confermati dal rettore Laforgia, pongono il serio problema della loro compatibilità con le importanti cariche da loro coperte: ciò, soprattutto, in considerazione del fatto che – come ampiamente divulgato dal rettore medesimo – egli si accinge, quale neonominato presidente della fondazione dell'università del Salento, a gestire procedure d'appalto di lavori pubblici di edilizia universitaria per oltre cento milioni di euro;
gli episodi esposti, e il conseguente clima velenoso che hanno determinato, rendono improbabile garantire l'equilibrata gestione di tali delicatissime fasi della vita dell'ateneo salentino, dal momento che chi lo guida pro tempore ha mostrato di non osservare norme e principi basilari per la corretta e trasparente gestione della cosa e del denaro pubblici. I media del territorio dedicano di frequente pagine o servizi alle indagini penali e alle denunce nei confronti del rettore e del direttore amministrativo, in un quadro di costante tensione, che non giova al buon andamento dell'istituzione universitaria –:
se il Governo sia al corrente della grave situazione di incompatibilità ambientale del rettore e del direttore amministrativo dell'università del Salento, abbondantemente emersa sui media e fonte di disorientamento e di disagio per chiunque frequenti l'ateneo, sia esso docente o studente o dipendente amministrativo, e se intenda attivare gli opportuni approfondimenti per verificare per quale ragione il rettore, invece di avviare un procedimento disciplinare nei riguardi del direttore amministrativo a causa delle gravi anomalie della sua condotta, lo abbia difeso sui media;
se non si ritenga di disporre, anche attraverso l'ispettorato della funzione pubblica, un'indagine ispettiva per valutare il comportamento del rettore e del direttore amministrativo, a prescindere dalle vicende giudiziarie penali che riguardano entrambi, già sulla base del danno arrecato al personale tecnico amministrativo, al corpo studentesco ed ai docenti dell'università del Salento a causa dei comportamenti prima descritti e duramente censurati sia dalla magistratura ordinaria che da quella amministrativa.
(2-01708)
«Mantovano, Di Virgilio, Castellani, Garagnani, Costa, Rosso, Ciccioli, Landolfi, Aracu, Scelli, La Loggia, Tortoli, Pelino, Bocciardo, Frassinetti, Bertolini, De Girolamo, Contento, Holzmann, Mussolini, Gava, De Nichilo Rizzoli, Repetti, Ceroni, Barani, Alberto Giorgetti, Mancuso, Biasotti, Ghiglia, Tommaso Foti, Palmieri, Murgia, Vella, Nizzi, Ascierto, Beccalossi, Berardi, Biava, Boniver, Cannella, D'Alessandro, De Angelis, Faenzi, Laffranco, Lainati, Leo, Mazzoni, Mazzuca, Meloni, Minasso, Osvaldo Napoli, Palumbo, Paniz, Pizzolante, Paolo Russo, Scapagnini».
in risposta all'interpellanza urgente n. 2-01706 dell'interpellante, il Ministro della salute ha dichiarato che: «la sindrome PAS non viene considerata come un disturbo mentale, ed è stata oggetto di attenzione prevalentemente in ambito forense, più che da parte della psichiatria e della psicologia clinica»;
l'Istituto superiore di sanità, interpellato perché è il più alto organo di consulenza scientifica del Ministero della salute, ha sottolineato che i fenomeni di ritiro dell'affetto da parte del bambino nei confronti di uno dei genitori, emersi in alcuni casi di affidamenti a seguito di divorzio, possono essere gestiti dagli operatori legali e sanitari senza necessità di invocare una patologia mentale per spiegare i sentimenti negativi di un bambino verso un genitore. L'inutile e scientificamente non giustificato etichettamento come «caso psichiatrico» può rendere ancora più pesante la difficile situazione di un bambino conteso. Sebbene la sindrome da alienazione genitoriale sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l'Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici;
risulta all'interpellante che più sentenze emanate in tempi recenti da organi giurisdizionali italiani hanno fatto ricorso alla pertanto inesistente sindrome come elemento giustificativo di provvedimenti da eseguirsi nei confronti di minori in caso di separazione dei genitori;
un caso specifico: la corte di appello di Venezia, sezione civile – minori nella procedura iscritta al n. 313/201 I r.g. ha decretato nel senso sopra prospettato –:
se non si intendano assumere iniziative di competenza volte a evitare che la diagnosi relativa alla sindrome da alienazione genitoriale possa avere una qualsivoglia valenza giuridica, almeno fintantoché non sia riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità, e se si intendano assumere iniziative ispettive per l'esercizio dei poteri di competenza in relazione ai casi come quello descritto in premessa.
(2-01726) «Borghesi».
qualche giorno fa, si è verificata la scomparsa dell'ex-assessore alla cultura del comune di Aulla ed ex dirigente scolastico e già maestro elementare, Domenico Tasso, 70 anni, e vittima, suo malgrado, di una storia di malagiustizia che lo aveva segnato profondamente;
un episodio che lo cambiò in quanto vittima di un accanimento al quale non ha mai saputo dare una spiegazione e che ne compromise anche l'attività di preside che svolgeva presso un istituto locale;
si richiama l'interpellanza urgente del 1o dicembre 2008, n. 2-00236, nella quale si portava all'attenzione del Ministro interpellato quanto accaduto nella città di Aulla, dove era circolato un volantino anonimo, a sfondo rosa, con scritte e giudizi sentimental-politici verso il sindaco, alcuni consiglieri e assessori;
il fatto già nel 2008, a giudizio degli interpellanti, fu considerato riprovevole e pur tuttavia, a giudizio di molti, non certamente «pesante» nelle affermazioni e comunque evidentemente satirico;
il pubblico ministero che seguiva le indagini su quel «volantino», in modo plateale, decise in un venerdì di fine novembre di far irrompere i carabinieri e la polizia postale con 10 agenti, perquisizione ad avviso degli interpellanti senza un fondamento giuridico e sproporzionata per un reato inesistente, perquisendo le abitazioni di due consiglieri di minoranza del «Nuovo PSI verso la PDL», creando, in questo modo, estremo disagio non solo alle persone che si sono dichiarate estranee, cadendo letteralmente dalle nuvole, ma diffondendo pure l'idea di una specie di «indagine politicizzata» e arrecando un danno alle forze politiche di opposizione;
tuttavia, quel che fu veramente grave sta nel fatto che, durante la perquisizione, seguita dalla stampa, ad uno dei due consiglieri, noto pediatra, sono state sottratti anche tutti i file e le cartelle dei piccoli pazienti, oltre mille, nonostante il medico facesse rilevare l'enormità del fatto e del danno che, in termini di sicurezza e di incolumità per la salute psicofisica e della privacy dei piccoli pazienti, si andava facendo, ricevendo come risposta dai carabinieri: «chieda il dissequestro»;
in questo caso è parso di assistere ad un'indagine di mafia verso pericolosi latitanti e non verso cittadini ignari e persone perbene;
i due consiglieri non riuscirono a darsi una spiegazione, se non quella di essere incappati in un caso di vera e propria «malagiustizia»; infatti, dopo alcuni mesi da quella rocambolesca e teatrale perquisizione, i giudici archiviarono l'indagine, senza che la stampa facesse alcun accenno a differenza del giorno del sequestro dei computer;
l'episodio di allora configura un'evidente pericolosa sproporzione tra oggetto dell'indagine e il metodo usato per la conduzione della stessa che è, poi, culminata con il sequestro di alcuni computer su cui non fu trovato nulla, tanto che l'inchiesta è stata poi archiviata;
per fatti ben più gravi e reati maggiori vengono utilizzati un numero di agenti inferiori a quelli utilizzati dalla procura di Massa per una diffamazione contro ignoti, gettando anche del fango su persone che ora, purtroppo, non ci sono più e che sono state segnate sia fisicamente che nella psiche –:
se non si ritenga necessaria, improcrastinabile e doverosa l'adozione di attività ispettiva di propria competenza nei confronti del pubblico ministero che seguì le indagini e firmò l'ordinanza di perquisizione, al fine di poter assumere eventuali necessarie determinazioni in materia disciplinare circa i fatti descritti in premessa, e quali iniziative si intendano assumere per verificare se altri casi di malagiustizia possano essere stati perpetrati nei confronti di cittadini che si sono trovati in modo ingiusto indagati e perseguitati da una gogna mediatica.
(2-01728)
«Barani, Girlanda, De Luca, De Nichilo Rizzoli, De Corato, Berruti, Mancuso, Ciccioli, Porcu, Formichella, Vessa, Di Virgilio, Massimo Parisi, Mussolini, Bertolini, Germanà, Abelli, Barba, Bellotti, Bernardo, Tortoli, Luciano Rossi, Bocciardo, Castellani, Boniver, Fucci, Scelli, Mazzuca, Armosino, Scandroglio, De Camillis, Gelmini, Giro, Tommaso Foti, Crimi, Biasotti, Holzmann, Lunardi, Palumbo».
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'economia e delle finanze e per i beni e le attività culturali, per sapere – premesso che:
la fortificazione di Castelfranco Veneto, risalente al XII secolo, è stata partecipe nei secoli della nostra storia, assieme ai cittadini che l'hanno animata;
il castello, «franco» da imposte per i suoi abitanti-difensori, ha subito terremoti, carestie, epidemie, assedi e guerre con potentati vicini e lontani, e, nonostante tutto, è sempre resistito. Ancor oggi si presenta nella sua splendida forma come a rassicurare chiunque lo osservi;
purtroppo, anche se la sua fierezza è rimasta inalterata nel tempo, altrettanto non si può dire sulla sua stabilità e staticità, per le quali la situazione si presenta particolarmente grave;
l'improrogabile necessità di un intervento a tutela del bene di particolare rilevanza storica è nota agli operatori istituzionali locali, tant’è vero che le criticità sono già state individuate e importanti lavori di ripristino sono in corso sulla torre civica;
anche le altre torri hanno bisogno di immediati interventi strutturali, soprattutto quelle di nord-ovest e sud-ovest, interessate da autentici crolli strutturali; la cinta muraria, tra l'altro priva di fondamenta, è pericolante e necessita di urgenti lavori di ripristino;
i Ministeri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze sarebbero già venuti in possesso della documentazione che dimostra i cedimenti subiti dalle citate strutture;
le opere inserite dai singoli comuni nel cosiddetto «piano di priorità» devono essere contemplate anche nel relativo piano triennale delle opere pubbliche e, quindi, inserite in sede di approvazione di bilancio, con l'opportuna copertura annuale e triennale, sicché appare al momento indefinita qualsiasi programmazione degli interventi;
per altro verso, l'impossibilità di derogare al «patto di stabilità» rischia di vanificare qualunque aspettativa dell'amministrazione comunale di Castelfranco Veneto, relativamente alla programmazione a breve dei lavori di sostegno e di recupero del manufatto in parola;
al riguardo, il sindaco di Castelfranco Veneto attraverso la campagna «Salviamo le mura» ha sensibilizzato la comunità cittadina a sottoscrivere l'appello per il reperimento dei fondi necessari a rendere effettiva l'applicazione della normativa vigente in materia di «tutela dei beni architettonici» che impone al «proprietario di un bene vincolato» di garantirne l'integrità;
il Governo ha stanziato circa 330 milioni di euro per la conservazione, la riqualificazione ed il rilancio di una ventina di aree archeologiche e poli museali del Mezzogiorno d'Italia, che peraltro sono già destinatari di significativi finanziamenti comunitari che spesso restano addirittura inutilizzati o sottoutilizzati;
si evidenzia perciò anche nello specifico caso, a giudizio degli interpellanti, la grave sperequazione ai danni delle aree del Nord del Paese –:
quali strumenti finanziari intendano adottare i Ministri interpellati a sostegno del recupero urgente delle mura di Castelfranco Veneto, nel rispetto delle leggi vigenti che obbligano alla salvaguardia dei beni storico-architettonici;
se i Ministri interpellati non ritengano opportuno, in considerazione dell'urgenza degli interventi in argomento, assumere le necessarie iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per consentire all'amministrazione comunale di Castelfranco Veneto di usare le proprie risorse, valutabili in 20 milioni di euro circa, per il recupero e il sostegno del magnifico manufatto in questione, che le istituzioni hanno il dovere di tutelare e conservare anche a vantaggio delle future generazioni.
(2-01694)
«Dozzo, Dussin, Goisis, Fabi, Lanzarin, Gidoni, Bragantini, Bitonci, Forcolin, Montagnoli, Dal Lago, Munerato, Martini».