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Timestamp: 2020-07-06 03:30:01+00:00
Document Index: 96900958

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La Cassazione, con sentenza n. 6319/2019, si pronuncia sulle polizze unit linked - Pavia e Ansaldo
La Cassazione, con sentenza n. 6319/2019, si pronuncia sulle polizze unit linked
Milano, 20 marzo 2019 – La Suprema Corte ha affrontato la materia delle polizze unit linked – le cui prestazioni dipendono integralmente dall’andamento degli attivi sottostanti – nella recentissima sentenza n. 6319/2019, pubblicata lo scorso 5 marzo e probabilmente destinata a suscitare un vivo dibattito dottrinale nel prossimo futuro. Per un verso, infatti, la sentenza pare riconoscere che simili polizze vanno comunque trattate alla stregua di veri e propri contratti di assicurazione “anche ove sia prevalente la causa finanziaria”, dal momento che esse devono “comunque rispondere ai principi dettati dal codice civile” appunto in materia di contratto di assicurazione in generale. Per l’altro (e proprio in considerazione di tale premessa), per la Cassazione il giudice di merito ha il compito di valutare la congruità “della copertura assicurativa … con riferimento all’ammontare del premio versato dal contraente, all’orizzonte temporale ed alla tipologia di investimento”. In altri termini, se le polizze in parola sono “caratterizzate dalla componente causale mista (finanziaria ed assicurativa sulla vita)” e in parte qua riconducibili allo schema degli artt. 1882 e seguenti del codice civile, è perché anch’esse si caratterizzano per il trasferimento dall’assicurato all’assicuratore del c.d. rischio demografico, legato al verificarsi di un evento della vita umana. Proprio a tale proposito, per la Cassazione, il giudice di merito dovrà verificare che “l’entità della copertura assicurativa” non sia “talmente irrisoria da vanificare completamente l’equilibrio delle prestazioni”.
In attesa di vedere come la sentenza in commento sarà accolta dagli interpreti, pare possibile affermare che la nozione di polizze unit linked assunta dalla giurisprudenza di legittimità è quest’oggi un po’ più vicina – almeno per certi tratti – a quella fatta propria dalla Corte di Giustizia europea, secondo cui anche tali polizze rientrano nella definizione di “operazione di assicurazione”, nella quale “l’assicuratore s’impegna, dietro previo versamento di un premio, a procurare all’assicurato, in caso di realizzazione del rischio assicurato, la prestazione convenuta all’atto della stipula del contratto” (sentenza 31 maggio 2018, causa C-542/2016).