Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Famiglia/ultime_pubblicate/2
Timestamp: 2019-08-23 02:25:24+00:00
Document Index: 126153315

Matched Legal Cases: ['art. 337', 'art. 147', '§67', '§ 118', 'art. 710', 'art. 709', 'art. 127', 'art. 117', 'art. 86', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 274', 'art. 8', 'art. 37', 'art. 36', 'art. 8', 'art. 37', 'art. 36', 'art. 111', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 50', 'art. 3', 'art. 156']

Fissazione dell’udienza presidenziale nella separazione: termini non perentori.
Separazione giudiziale – Decreto di fissazione dell’udienza davanti al Presidente – Termine di costituzione del resistente – Perentorietà – Esclusione.
In materia di separazione giudiziale, il termine assegnato dal Presidente al resistente, per la sua costituzione nella fase presidenziale, non ha natura perentoria e dunque la parte resistente stessa può costituirsi anche tardivamente ma con l’effetto che, in caso di lesione del diritto di difesa della controparte, questa può chiedere il rinvio dell’udienza per predisporre una difesa piena ed adeguata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 April 2016.
Disturbo bipolare e affidamento esclusivo.
Qualora tale percorso sia attuato in maniera continuativa e dia esito positivo, gli incontri tra il genitore affetto da Disturbo Bipolare ed il figlio minorenne (medio tempore, ossia durante lo svolgimento del percorso programmato di cura, disposti in forma protetta presso apposite strutture pubbliche) potranno essere nuovamente regolamentati nella prospettiva di ripristinare incontri diretti, ossia senza l’intermediazione di terze figure professionali. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 12 April 2016.
La volontà del minore prevale sui desideri dei genitori.
Tempi di frequentazione genitori – Figlio – Figlio che abbia compiuto 15 anni – Volontà del medesimo espresso in sede di audizione – Rilevanza primaria – Sussiste.
In sintonia con le indicazioni provenienti dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (cfr. causa Santilli/Italia del 17.12.2013 e Bondavalli/Italia del 17.11.2015), al diritto del figlio di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori (art. 337 ter comma 1 c.c.) deve specularmente riconoscerci anche il diritto di ciascun genitore al mantenimento di rapporti effettivi con i figli, affinché il principio della bigenitorialità trovi concreta ed effettiva attuazione, nell’interesse ultimo del figlio stesso ad una crescita serena ed equilibrata, ed affinché il genitore sia posto nelle condizioni di esercitare la responsabilità genitoriale che gli compete e di adempiere al proprio dovere di mantenimento e cura della prole (art. 147, 315 bis e 316 c.c.). Tuttavia, l’individuazione delle concrete modalità di esercizio e attuazione del predetto diritto del genitore a mantenere il legame con i figli deve avvenire avendo sempre come parametro principale di riferimento l’interesse superiore del minore e non può prescindere dalla considerazione delle specifiche circostanze del caso concreto e, in particolare, dell’età del figlio minore. In particolare, come la stessa Corte di Strasburgo ha avuto modo di precisare, la coercizione per il raggiungimento dell’obiettivo di mantenimento del legame familiare deve essere utilizzata con estrema prudenza e misura e deve tenere conto degli interessi, dei diritti e delle libertà delle persone coinvolte e in particolare dell’interesse superiore del minore (cfr. CEDU Santilli/Italia cit. §67; CEDU Volesky/ Rep. Ceca del 29.06.2004, § 118). Ne consegue che, in caso di minore quindicenne che esprima in modo fermo la volontà di non frequentare il genitore secondo parametri fissi e rigidi, non può questa volontà essere dal tribunale superata, nemmeno attraverso una CTU. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 04 April 2016.
Cessazione effetti civili del matrimonio: figlio maggiorenne affetto da handicap grave, domanda di affidamento condiviso.
Cessazione effetti civili del matrimonio – Figlio maggiorenne affetto da handicap grave – Art. 337 septies, comma secondo, cod. proc. civ. – Possibilità provvedere sulla domanda di affidamento – Inammissibilità.
Estendere anche la disciplina dell’affidamento del figlio minore all’affidamento del figlio maggiorenne portatore di handicap grave appare contrastante con l’impianto stesso di tale istituto. Infatti, la legge 8 febbraio 2006, n. 54, introducendo l’affidamento ad entrambi i genitori e la potestà esercitata da entrambi i genitori come modalità prioritarie attraverso le quali realizzare le corresponsabilità educative, è piuttosto chiara nella previsione dell’obiettivo della tutela della bigenitorialità, confermato anche dal recepimento dei principi da tempo enunciati dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989 e dalla Convenzione Europea di Strasburgo del 25 gennaio 1996. Da tali riferimenti normativi emerge come l’affidamento sia inteso quale strumento per garantire al figlio minore un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, al fine di garantire lo sviluppo armonioso e completo della sua personalità. Pertanto, la richiesta di affidamento del figlio maggiorenne portatore di handicap non può essere intesa quale strumento volto a sopperire all’assenza del ricorso ad uno degli istituti espressamente diretti alla tutela dei soggetti incapaci, non solo in quanto – come sopra specificato – volto ad un fine diametralmente opposto, ma anche perché in concreto inadatta a garantire al soggetto la necessaria protezione. (Alberto Barbazza) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 01 April 2016.
Competenza territoriale nei procedimenti di revisione delle condizioni di divorzio che riguardano l’affidamento dei minori.
Pur mancando nella legge divorzile una disciplina specifica sulla competenza territoriale nei procedimenti di revisione delle condizioni di divorzio che riguardano l’affidamento dei minori, di tali procedimenti deve conoscere il Tribunale del luogo di residenza dei figli, in applicazione analogica di quanto previsto per i procedimenti ex art. 710 c.p.c. di modifica delle condizioni di separazione, secondo il dettato dell’art. 709 ter, primo comma, c.p.c.. Le questioni che riguardano la responsabilità genitoriale devono essere decise dal tribunale più prossimo alla sede degli interessi del minore. (Marcella Frangipani) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07 March 2016.
Giudizio di impugnazione del matrimonio e morte del coniuge in corso di processo.
Patologie matrimoniali – Impugnazione del matrimonio – Per nullità ex artt. 86, 117 c.c. – Morte del coniuge che ha agito – Successione degli eredi – Art. 127 c.c. – Esclusione.
In materia di impugnazione del matrimonio da parte del coniuge, la previsione di cui all’art. 127 c.c., che ammette eccezionalmente la trasmissione jure hereditatis del diritto d’azione, opera limitatamente ai casi in cui il giudizio caducatorio sia stato instaurato ex artt. 120 e 122 c.c.. ossia per difetto di volontà del nubendo, germinato da incapacità di intendere, di volere, da violenza o errore. Non opera, invece, per le impugnative ex art. 117 c.c. ove, ab origine, il titolare di un interesse attuale e rilevante, ha diritto d’azione jure proprio. Pertanto, se subentra la morte in corso di processo del coniuge che ha proposto azione ex art. 86 c.c., non si verifica una ipotesi di interruzione del processo bensì un caso di cessazione della materia del contendere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 March 2016.
Interruzione volontaria della gravidanza, mancata comparizione della minore avanti al Giudice Tutelare e impossibilità di verificare la consapevolezza da parte dell’interessata della scelta di abortire.
Interruzione volontaria della gravidanza – Mancata comparizione della minore avanti al Giudice Tutelare – Impossibilità di verificare la consapevolezza da parte dell’interessata della scelta di abortire – Conseguenze.
Ove la minorenne, intenzionata a interrompere volontariamente la gravidanza, non sia comparsa avanti al Giudice Tutelare per essere sentita ai sensi dell’art. 12 della legge 194/1978, non è possibile verificare la effettiva consapevolezza in capo alla stessa della scelta di abortire, con la conseguenza che la relativa istanza deve essere rigettata. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 29 February 2016.
Legge 55/2015: divorzio e separazione pendenti, possono essere riuniti.
Procedimento di separazione – Sentenza parziale di separazione – Prosecuzione del processo per le pronunce accessorie – Procedimento di divorzio instaurato nelle more – Assegnazione del fascicolo al medesimo giudice della separazione – Riunione dei due procedimenti – Opportunità – Sussiste.
La contestuale trattazione del giudizio di separazione e di divorzio (da parte del medesimo giudice) risponde a una finalità evidente: infatti, dal momento del deposito del ricorso divorzile (o, comunque, quanto meno dall’adozione dei provvedimenti provvisori ex art. 4 l. div.), il giudice della separazione non può più pronunciarsi sulle questioni genitoriali (cd. provvedimenti de futuro) avendo esclusiva potestas decidendi (sopravvenuta) il solo giudice del divorzio. Ancora: dal momento del deposito del ricorso divorzile (o, comunque, quanto meno dall’adozione dei provvedimenti provvisori ex art. 4 l. div.), il giudice della separazione non può più pronunciarsi sulle questioni economiche se non con riguardo al periodo compreso tra la data di deposito del ricorso per separazione e la data di deposito del ricorso divorzile, e, dunque, anche per tale aspetto appare all’evidenza ragionevole concentrare in capo ad un unico giudice la trattazione dei due procedimenti, al fine di garantirne la più sollecita definizione. E, peraltro, dove la separazione giudiziale sia pendente in una fase non avanzata, il giudice di entrambe le cause può a questo punto anche valutare l’opportunità di una riunione dei due processi, ai sensi dell’art. 274 comma I c.p.c., trattando di cause connesse realizzando così una riunificazione tra procedimento separativo sulle questioni accessorie (ove già definito lo status) e procedimento divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 February 2016.
Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini extracomunitari, natura universale e legge applicabile in caso di mancanza di scelta delle parti.
Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini extracomunitari – Regolamento UE n. 1259/10 del 20.12.2010 – Natura universale – Legge applicabile – Individuazione in caso di mancanza di scelta delle parti – Criteri previsti dall’art. 8 del reg. UE n. 1259/10 – Conseguenze
Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini extracomunitari – Disciplina dei rapporti economici e personali fra i genitori e il figlio minorenne – Giurisdizione – Criteri di cui all’art. 37 della legge n. 218/1995
Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini extracomunitari – Disciplina dei rapporti economici e personali fra i genitori e il figlio minorenne – Legge applicabile – Criteri di cui all’art. 36 bis della legge n. 218/1995.
Il carattere universale (o ecumenico) del regolamento UE n. 1259/10 del 20.12.2010 – ossia la possibilità di sua applicazione anche in relazione a cittadini di stati membri non partecipanti ovvero a cittadini extracomunitari – è ricavabile dal testo del regolamento il quale, al considerando n. 12 ed all'articolo 4, prevede espressamente il suo carattere universale, consentendo in particolare la possibilità di designazione (da parte delle norme uniformi in materia di conflitto previste dal regolamento) di leggi anche di uno stato membro non partecipante o di uno stato non membro della Unione Europea; di conseguenza la legge applicabile va individuata in base al disposto dell'art. 8 del regolamento medesimo (nel caso di specie la legge italiana posto che, al momento della domanda, entrambe le parti -cittadini cinesi- risultavano risiedere in Italia e ciò in forza del criterio di cui alla lettera A del predetto articolo che fa riferimento alla legge dello stato della residenza abituale dei coniugi nel momento in cui è adita l’autorità giurisdizionale). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Sussiste la giurisdizione italiana in ordine alla domanda concernente la disciplina dei rapporti economici e personali tra il figlio ed i genitori, tutti cittadini extracomunitari, non potendo applicarsi il regolamento CEE n. 2201/03 e ciò in virtù della disposizione di cui all’art. 37 legge 218/95 che prevede la giurisdizione del giudice italiano, tra l’altro, quando (come nel caso di specie) almeno uno dei genitori risieda in Italia. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
I rapporti economici e personali tra genitori e figlio minorenne, tutti extracomunitari, sono regolati dalla legge italiana, in virtù di quanto previsto dall’art. 36 bis della legge n. 218/1995. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 24 February 2016.
Accordo dei genitori insensibile alle successive vicende processuali.
Procedimento di revisione delle condizioni di separazione o divorzio – Accordo delle parti raggiunto in corso di processo – Vicende successive – Idoneità a far venir meno l’efficacia dell’accordo – Esclusione.
In materia di procedimento di revisione delle condizioni di separazione o divorzio, nel caso in cui le parti, nel corso del processo, raggiungano un accordo (definitivo) di revisione delle condizioni di divorzio (o separazione) e lo sottoscrivano dinanzi al magistrato, viene meno l’originaria res litigiosa poiché le originarie condizioni sono immediatamente sostituite da quelle “nuove” volute e sottoscritte dalle parti, rispetto alle quale le originarie domande delle parti perdono attualità e non possono essere ulteriormente esaminate; ogni ulteriore questione che sorga, rispetto alla attuazione o vitalità delle “nuove clausole” non può essere fatta valere nel procedimento originario anche in ragione del fatto che la firma di un patto modificativo ha conseguenze processuali e sostanziali per i sottoscrittori che non possono assumere, rispetto a esso patto, comportamenti secundum eventum litis tesi a minare la serietà stessa degli accordi; atteggiamento che contrasta con il Principio del Giusto Processo ex art. 111 Cost. Pertanto, in caso di rinvii del processo tesi a favorire la composizione bonaria di eventuali altre controversie in corso tra le parti, l’accordo già raggiunto non viene travolto dall’esito infruttuoso delle trattative rispetto a tali ultime liti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 February 2016.
Figli nati fuori del matrimonio: inammissibile l'ordine al terzo di pagamento dell’assegno di mantenimento direttamente in favore dell’avente diritto.
Filiazione – Figli nati fuori del matrimonio – Ordine al terzo da parte del Giudice di pagamento dell’assegno di mantenimento direttamente in favore dell’avente diritto – Inammissibilità – Applicabilità della disciplina stabilita in materia di divorzio.
In considerazione del fatto che il legislatore, nel regolare la situazione giuridica dei figli nati al di fuori del matrimonio, ha inteso ispirarsi alla disciplina in materia di divorzio, la norma di cui all’ art. 3 co. 2 della legge 10-12-2012 n. 219 deve essere interpretata nel senso che l’avente diritto può agire in via stragiudiziale nei confronti del terzo, secondo quanto previsto dall’art. 8 della legge n. 898/1970, senza necessità di ricorre previamente al giudice, interpretazione questa che appare inoltre coerente con la perseguita finalità di deflazione del processo civile. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 February 2016.
Sui limiti applicativi dell’art. 709-ter c.p.c..
Principio della domanda – Provvedimenti relativi a minore – Vincolo – Esclusione – Iniziativa officiosa del giudice – Sussiste
Controversia genitoriale – Intervento del giudice – Requisiti – Serietà della questione – Necessità – Sussiste
Rilascio titoli validi per l’espatrio – Competenza – Giudice dell’affidamento – Esclusione – Competenza del giudice tutelare.
I provvedimenti relativi ai minori si adottano nel loro esclusivo e preminente interesse materiale e morale e quindi anche d’ufficio, se necessario prescindendo o andando contro le domande delle parti (ex multis: Cass. 11412/2014; Cass. 14840/06; Cass. 5108/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
L’autorità giudiziaria può sempre essere adita, ex art. 709 ter c.p.c., per modificare un provvedimento che si riveli inadeguato alle esigenze della prole, ma nei limiti in cui siano prospettate questioni serie, idonee ad incidere sugli interessi primari del minore e non questioni pretestuose o irrilevanti che invece possono essere valutate, a seconda del contesto, quali comportamenti di mero ostruzionismo. Ove le parti, nonostante un primo provvedimento di rigetto del giudice, riproponessero analoghe questioni alla autorità giudiziaria, ovvero le opponessero in sede di attuazione del provvedimento, si dovrebbe valutare la sussistenza dei presupposti per applicare anche la seconda parte del comma II dell’art. 709 ter c.p.c. e le relative sanzioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Ove uno dei genitori non presti il consenso al rilascio del passaporto o altro documento per l’espatrio della minore la questione è da sottoporre al Giudice Tutelare ex art. 3 legge 1185/1967 e non al giudice dell’affidamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 15 February 2016.
Animali d’affezione e separazione consensuale.
Separazione consensuale – Accordo dei coniugi aventi ad oggetto l’animale da compagnia – Ammissibilità – Sussiste.
In caso di contrasto tra i coniugi, il giudice della separazione non è tenuto ad occuparsi della assegnazione degli animali di affezione all’uno o all’altro, né della loro relazione con gli stessi; per contro in occasione della separazione consensuale, in presenza di accordi liberamente assunti dai coniugi, non vi è luogo a provvedere circa il merito degli stessi in quanto non urtano con alcuna norma cogente, né con principi di ordine pubblico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 03 February 2016.
L’assegno di mantenimento è fissato in importo fisso; ma tenendo conto delle tasse.
Assegno di mantenimento – Fissazione dell’importo – Regime fiscale – Elemento di valutazione per la determinazione dell’ammontare – Sussiste.
Ai sensi dell’art. 10, lett c) d.P.R. 917 del 1986, gli assegni periodici corrisposti al coniuge sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF del soggetto che li corrisponde, nella misura risultante dal provvedimento giudiziale che li stabilisce; al contempo, tali assegni periodici costituiscono reddito in capo al coniuge che ne beneficia in quanto sono espressamente assimilati al reddito di lavoro dipendente (v. art. 50 d.P.R. cit.; sono esclusi solo gli assegni destinati al mantenimento dei figli: v. art. 3, comma II, lett. b, d.P.R. cit.). Costituisce eccezione solo l’assegno divorzile cd. una tantum poiché manca del carattere della periodicità e, piuttosto che reddituale, ha natura patrimoniale (v. Corte Cost. n. 383 del 2001). Filtrato con la lente del prelievo / beneficio fiscale, l’assegno “lordo” di mantenimento fissato dal giudice è, in realtà, nel “netto” inferiore sia per l’onerato (in conseguenza dei benefici risultanti dalla deduzione) che per il beneficiario (per effetto della tassazione). D’altro canto, il giudice non può fissare l’importo periodico “al netto” ostandovi l’esigenza che l’assegno sia sempre “certo” nell’ammontare (essendo peraltro versato in via anticipata) e “certo” non sarebbe, ove fissato in misura netta, per le non note e non conoscibili variabili legale alle dichiarazioni fiscali dei coniugi. Ne consegue che l’assegno periodico ex art. 156 c.c. va fissato in somma certa, tenendo conto in astratto del prelievo fiscale e del regime di deducibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 January 2016.
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