Source: https://pt.slideshare.net/albertopuliafito/2014corte-dass-perugiatorturatriaca
Timestamp: 2019-12-14 19:06:45+00:00
Document Index: 102040512

Matched Legal Cases: ['art. 368', 'art. 28', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 63', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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1. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DI APPELLO DI PERUGIA SEZIONE PENALE Composta dai Magistrati: Dott. Massimo RICCIARELLI Presidente relatore Dott. Franco VENARUCCI Consigliere Dott. Fabio Massimo FALFARI Consigliere Ha pronunciato 1a seguente S E N T E N Z A Pubblicata mediante lettura del dispositivo Neila causa di Revisione P r o p o s t a d a: TRIACA Enrico, nato a San Severo íl 10.11.1953, residente in Roma Via Agnone del Sannio n. 10, domiciliato presso 1o studio del difensore di ñducia Avv. Francesco Romeo del Foro di Roma (dom. dich. atto nomina difensore e elezione domicilio su ríchiesta revisione del 7.12.2012 depositata Trib. Roma 1° l 1.12.2012) - - LIBERO- Fark! ? É» É U ("E ~ IMPUTATO Proc. n. 7902/78: del delitto di cui a11'art. 368, 61 n. 10 c. p. perché nellínterrogatorio reso al Consigliere istruttore presso i1 Tribunale di Roma il 19 giugno 1978, quale imputato di partecipazione a bande armate e di altri reati, incolpava ufñciali , í / Í ÍSÉNTENZA N. 44230 2 iSSent. RG. 70/2013 Rev. N. R. SENTENZA In data 'ÍSÉÍO /13 Depositata il Inviato estratto ex art. 28 D. M. 334/89 il Redatta scheda il CP. n.
2. ed agenti di Polizia Giudiziaria appartenenti alla P. S., sapendoli innocenti, di averlo costretto con torture ñsiche e rendere dichiarazioni ammissive di responsabilità propria e altrui nel corso di sommarie informazioni fornite in Questura a Roma i1 17 e i1 18 maggio 1978: Proc. n. 8525/78: a) Del reato di cui agli artt. 10 e 14 Legge 14.10.1974 n. 497 per aver illegalmente detenuto una pistola Beretta cal. 7.65 e n.16 cartucce del suddetto calibro. b) Del reato di cui a1l'art. 23 della Legge 18.4.75 n. 110, per aver detenuto la pistola Beretta di cui al capo a), arma clandestina perché sprowista dei regolari contrassegni, (cancellazione mediante punzonatura). In Roma sino a1 17 maggio del 1978. C O N D A N N A T O con sentenza emessa in data 7.11.1978 dal Tribunale di Roma VIII Sezione penale con 1a quale fu dichiarato colpevole dei reati ascrittigli, uniñcatí i reati di detenzione di arma e di alterazione di quesfultima sotto il vincolo della continuazione e, concesse le attenuanti generiche prevalenti sulla aggravante contestata, fu condarmato, per 1a calunnia, alla pena di anni l, mesi 4 di reclusione e per il reato continuato, alla pena di mesi 6 di reclusione e lire 150.000 di multa e cosi complessivamente alla pena di anni l, mesi 10 di reclusione e lire 150.000 di multa nonché a1 pagamento delle spese processuali e di custodia preventiva. Pena sospesa e non menzione. Fu ordinata la conñsca dell'arma in sequestro e Pimmediata scarcerazione se non detenuto per altra causa.
3. La Corte di Appello di Roma con sentenza emessa in data 26.10.1984 confermava la sentenza del Tribunale di Roma. La Corte Suprema di Cassazione con sentenza emessa in data 4.10.1985 rigetta il ricorso. CON CLUSIONI DELLE PARTI Le parti concludono come da separato verbale.
4. Svolgimento del processo Triaca Enrico, chiamato a rispondere dinanzi al Tribunale di Roma, a seguito della riunione di due diversi procedimenti, del delitto di calunnia in darmo di uñiciali e agenti di Polizia, per aver sostenuto nell°interrogatorio reso il 19-6-1978 dinanzi al Consigliere istruttore di essere stato costretto con tortura a rendere dichiarazioni ammissive di responsabilità proprio e altrui nel corso di sommarie informazioni del 17 e del 18 maggio 1978, nonché dei delitti di detenzíone illegale di arma e di detenzíone di arma clandestina, veniva ríconosciuto colpevole con sentenza del 7-11-1978 e condarmato con le attenuanti generiche alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione quanto alla calunnia e di mesi sei di reclusione e f 1.150 di multa quanto agli altri reati, uniñcati per la continuazione. Venivano concessi all'imputato i doppi beneñci. Nella sentenza si dava conto del fatto che il Triaca era stato tratto in arresto nell'arnbito delle indagini per il sequestro e Puccisione dell°On. le Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. Costui il 17 maggio 1978 aveva parlato di un certo Giulio da lui conosciuto nell°estate del 1976 che alla fine gli aveva riferito di far parte delle Brigate Rosse e gli aveva proposto di aprire nell”interesse dellbrganizzazione una tipografia, per la quale esso Triaca aveva trovato i1 locale adatto. A detta di costui il Giulio gli aveva anche consegnato una pistola, e una somma di denaro, materiale rinvenuto in sede di perquisízione. Il 18 maggio 1978, sempre per quanto si legge nella sentenza, i1 Triaca aveva redatto una dichiarazione autodattiloscritta, in cui aveva fatto alcuni nomi di soggetti appartenenti allbrganizzazione. La sera del 18 e il giomo successivo era stato interrogato dal G. I. alla presenza del difensore, allorche aveva confermato le dichiarazioni rese in precedenza. Il 9 giugno, sottoposto a nuovo interrogatorio, il Triaca aveva respinto gli addebiti mossigli con mandato di cattura, confermando nondímeno le notízie fomite. Il 19 giugno Pimputato aveva ritrattato tutto, sostenendo di essere stato torturato e precisando che verso le 23,30 del 18 maggio era stato fatto salire su un furgone in cui sí trovavano due uomini con casco e giubbotto, era stato bendato e fatto scendere dopo aver percorso sul furgone un certo tratto, inñne era stato denudato e legato su un tavolo: a questo punto mentre qualcuno gli tappava il naso qualcun altro gli aveva versato in bocca acqua in cui era stata gettata una polverina dal sapore indecifrabile; contestualmente era : A m# stato incitato a parlare.
5. Poi in Questura era stato condotto in camera di sicurezza. A suo dire le torture erano state praticate dopo che egli aveva sostenuto il primo interrogatorio. Di seguito i1 Triaca era stato rinviato a giudizio per il delitto di calunnia e per gli altri reati. Il Tribunale di Roma nel dare conto de11'istruzione dibattimentale e nel valutare inutile ogni approfondimento invocato dalla difesa aveva sottolineato che le torture si sarebbero semmai esaurite prima che il Triaca fosse portato in camera di sicurezza, cosi da sgomberare il campo in ordine alla necessita o meno di stabilire chi era esattamente addetto a quesfultima. Aveva inoltre rilevato che non era emerso il motivo per cui si sarebbe dovuto far ricorso a tortura, visto che ñn dall'inizio il Triaca si era dimostrato disponibile alla confessione o comunque al rilascio di dichiarazioni utilizzabili per le indagini. Inoltre non vi sarebbe stato motivo, dopo la tortura, di sottoporre il Triaca a nuovo interrogatorio, quando al contrario a1 predetto era stata fatta scrivere a macchina una dichiarazione in due fogli il gíomo dopo. Di seguito il Triaca aveva confermato le iniziali dichiarazioni, anche se a suo dire egli avrebbe agito nella sfera di intimidazione derivante dalla tortura, circostanza non credibile per i1 troppo lungo tempo trascorso ñno al momento delle sue rivelazioni e per il fatto che il 9 giugno, quando si trovava in carcere, aveva ancora una volta confermato quanto dichiarato in precedenza, precisando una circostanza nuova, cioé di far parte della colonna romana delle Brigate Rosse. Era stato giudicato comprensibile il suo comportamento sul piano umano, ma non era stata ravvisata alcuna esimente, in particolare quella dello stato di necessita. Di qui i1 giudizio di penale responsabilità. La sentenza era stata confermata dalla Corte di Appello di Roma in data 26-10-1984 ed era poi dívenuta irrevocabile allorché la Suprema Corte di Cassazione aveva con sentenza del 4-10- l 985, respinto il relativo ricorso. Con atto depositato in data 11-12-2012 Triaca Enrico rivolgeva a questa Corte di Appello istanza di revisione della sopra indicata sentenza di condanna. Nel1”istanza Venivano rievocate le fasi del procedimento penale che aveva dato luogo a detta sentenza, originato dalla ritrattazione operata dal Triaca in data 19-6-1978, allorché costui aveva per 1a prima volta parlato delle torture subite. _a «X2
6. Si dava conto del tentativo operato dall'autorità inquirente di conoscere i nomi di coloro che avevano avuto contatti con il Triaca e delle dichiarazioni a tal fine rese da vari funzionari della DIGOS di Roma, identificati in Caggiano Adelchi, Infelisi Riccardo, Spinella Domenico, Finocchi Michele, nessuno dei qualí aveva in qualche guisa accreditato la versione del Triaca, avendo in particolare il Finocchi sottolineato che la mattina del 18 maggio 1978 il Triaca non aveva parlato di torture e aveva invece dattiloscritto le sue dichiarazioni, che il Finocchi aveva controfirrnato, senza rendersi conto che erano stati utilizzatí due fogli, uno dei qualí rimasto privo della sua controfirma. Nell'ístanza di revisione si segnalava Fandarnento dell'istruzione dibattimentale fino all'epilogo del giudizio di primo grado. Si precisava come nel mese di ottobre 2011 il giomalista Nicola Rao avesse pubblicato un libro dal titolo “Colpo al cuore -dai pentiti ai “metodi speciali: come lo Stato uccise le B. R.- La storia mai raccontata”. In un capitolo del libro Venivano descritte le vicende attraverso le qualí sí era giunti alla liberazione del generale Dozier, sequestrato dalle B. R. nel 1981, propiziata dalle torture praticate nei confronti di alcuni arrestati dal funzionario conosciuto con il nomignolo di dottor De Tormentis e dalla sua squadra, denominata “I cinque del1'Ave Maria", esperti nella tortura con acqua e sale o algerina, conosciuta con i1 nome inglese di “waterboarding”. Nella narrazione si dava atto di come nel maggio 1978 il De Tonnentis e i suoi si fossero occupati di Enrico Triaca, arrestato il 17-5-1978, il quale a seguito del trattarnento aveva reso dichiarazioni auto ed eteroaccusatorie. In una nota del libro si segnalava che il giomalista Matteo Indice del quotidiano Il Secolo XIX di Genova, garantendo ? anonimato al De Tormentis, 1o aveva intervistato, intervista pubblicata i1 24-6-2007, nella quale il predetto aveva parlato anche del tipografo Enrico Triaca, i1 quale a detta del dichiarante aveva fomito “una serie di rivelazioni impressionanti dopo che lo torchiammo”. L'istanza dava conto di come in effetti sul quotidiano i1 Secolo XIX del 24-6-2007 fosse stata pubblicata l°intervista a1 dott. De Tormentis, ex funzionario di polizia, nelle qualí erano state riportate le frasi contenute anche nel libro del Rao. Uarticolo, prodotto in allegato, era annunciato da un titolo in prima pagina "Cosi ai tempi delle BR dirigevo i torturatori" ed era seguito a pag. 3 dal titolo “Torture per i1 bene dell'ltalia”.
7. Del libro del Rao si parlava anche nella trasmissione “Chi l'ha visto? ” de11'8-2-2012: nel corso di essa veniva intervistato anche Salvatore Rino Genova, ex commissario di P. S., che confermava di aver conosciuto il De Tormentis e di averlo visto in azione nel corso del sequestro Dozier. In un articolo a firma di Fulvio Bufi, pubblicato i1 10-2-2012 sul quotidiano i1 Corriere della Sera, veniva dato conto di un'intervista a1 dott. De Tormentis, di cui Venivano rivelate le generalità, corrispondenti a quelle di Ciocia Nicola, di anni 78, segnalandosi che i1 nome di De Tormentis era stato attribuito dal vice Questore de1l'epoca, Umberto Improta. Nel1'istanza si sottolineava che su tali basi era stato dato corso ad indagini difensive, consistite nelfaudizione di Nicola Rao, di Salvatore Genova, di Matteo Indice, di cui erano prodotti i verbali con correlata trascrizione della registrazione. Da tali dichiarazioni si traeva conferma del ruolo del Ciocia e del fatto che il dott. De Tormentis aveva operato anche nei confronti del Triaca mediante la pratica del “waterboarding”. Di qui ? assunto dell'esistenza di nuove prove documentali e dichiarative a sostegno della veridicità delle dichiarazioni rese da Triaca Enrico in data 19-6-1978, che erano state poste invece alla base della sua condanna per i1 delitto di calunnia. F issata Pudienza del giudizio di revisione, in data 10-6-2013 la difesa del Triaca produceva una copia del libro “Colpo al cuore” di Nicola Rao e chiedeva la forrnale acquisizione della documentazione allegata all'istanza di revisione. Contemporaneamente la difesa depositava un'istanza di ammissione di prova testimoniale con riguardo ad una lista di testi, nella quale erano indicati Nicola Rao, Salvatore “Rino" Genova, Matteo Indice e Nicola Ciocia. La Corte all'udienza del 18-6-2013 acquisiva le prove documentali e disponeva Paudizione in qualità di testi di Salvatore Genova, Rao Nicola e Indice Matteo, riservandosi in ordine alla posizione di Nicola Ciocia. All'udienza odiema, confermato il provvedimento ammissivo a seguito del parziale mutamento della composizione del Collegio e acquisito, come prova documentale, un libro dal titolo “Grandi illusioni", scritto da Giuliano Amato, si e proceduto all'escussione dei testi ammessi. A11'esito si e dato corso alla discussione. Il Procuratore Generale e la difesa hanno quindi Concluso come da verbale. . t-~ / 7 j
8. Motivi della decisione Enrico Triaca, tratto in arresto il 17-5-1978 nell”arnbito delle indagini riguardanti i1 sequestro e Puccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, fu sottoposto quello stesso giomo ad interrogatorio presso il Commissariato Castro Pretorio di Roma. Nel corso di esso i1 Triaca fra l'altro parlô dei suoi rapporti con un tale Giulio, che gli aveva chíesto di aprire una tipograña e che gli aveva altresi riferito di far parte delle Brigate Rosse: sta di fatto che in quella circostanza i1 predetto non fomi ulterion' notizíe di elevato rilievo ed anzi aggiunse che non intendeva effettuare riconoscimenti fotografici e che comunque, anche se gli fosse stata sottoposta 1a fotografia del Giulio, non avrebbe confermato di riconoscervi il predetto. Il giomo successivo il Triaca, ad asserita conferma di quanto “detto a voce", dattiloscrisse una dichiarazione, in due fogli, nella quale riferi che Pindividuo menzionato si faceva chiamare Maurizio e che corrispondeva a Mario Moretti (cosi correggendosi dopo un iniziale riferimento a Corrado Alunni), riconoscíuto vedendo “il foglio dei ricercati". Nel corso di un interrogatorio dinanzi al Consigliere istruttore dott. Achille Gallucci, svoltosi lo stesso 18 maggio 1978 il Triaca parlô ancora del Maurizio, cioe di Mario Moretti, e cominciô a fomire informazioni piü dettagliate in ordine a svariati personaggi con i qualí aveva avuto rapporti. Di analogo tenore furono altri interrogatori del 19 maggio e del 9 giugno, finché, per la prima volta, dinanzi al Consigliere istruttore Gallucci in data 19 giugno il Triaca parló di quanto awenuto verso le 23,30 del giomo in cui aveva sostenuto i1 primo interrogatorio, episodio da intendersi dunque awenuto nella notte tra i1 17 e i1 18 maggio: orbene il predetto riferi di essere stato prelevato e fatto salire a bordo di un furgone, di essere stato condotto in luogo posto a distanza dal Commissariato Castro Pretorio, di essere stato legato ad un “tavolaccio” e di essere stato infine sottoposto ad uno speciale trattarnento, consistente nel tappargli i1 naso e nel fargli ingurgitare dalla bocca acqua in cui era stata disciolta una polverina dal sapore non meglio definito. Tale racconto fu posto alla base di indagini volte ad accertare i fatti e da ultimo a fondarnento de1l”accusa di calunnia per la quale poi il Triaca venne giudicato colpevole. A ben guardare il giudizio di colpevolezza essenzialmente si fondo, per quanto emerge dalla sentenza piü sopra sinteticarnente riassunta, su argomenti logicí, in assenza di qualsívoglia preciso elemento probatorio tale da far apparire impossibile che Pepisodio si , x/ X “ / i / fosse realmente verificato.
9. Tale premessa e necessaria per comprendere il significato del presente giudizio di revisione, volto ad introdurre per contro testimonianze, aventi 1a funzione di accreditare specificamente ? episodio della sottoposizione del Triaca allo speciale trattamento denominato "waterboarding", consistente nel creare nel soggetto una particolare pressione psicologica attraverso il senso di soffocarnento indotto dallüntroduzione in bocca di acqua e sale a naso tappato. Orbene, la prova deve ritenersi nella sostanza riuscita, essendo stati acquisiti elementi volti a colmare quell'assenza di prove dirimenti di segno opposto e tali da rendere non piu idonei gli argomenti di ordine logico valorizzati nel corso dell'originario giudizio, peraltro non del tutto univoci. Salvatore Genova, già Commissario di Polizia, chiamato a comporre, con i colleghi Fioriolli e Di Gregorio -a seguito del sequestro del generale americano James Lee Dozier, avvenuto per mano delle Brigate Rosse nel dicembre 1981- un gruppo operativo di stanza a Verona, guidato da11'a11ora Vice-Questore Umberto Irnprota e creato su ordine del Prefetto De Francisci, fin dal 2007 aveva avuto modo di parlare al giomalista Matteo Indice del Secolo XIX di episodi caratterizzati dall'uso di pratiche particolari in danno di soggetti arrestati e volte a farli parlare, pratiche utilizzate in particolare in occasione delle indagini per il sequestro Dozier da un funzionario delPUCIGOS, che era neIPambiente conosciuto con il soprannome di prof. De Tormentis e che si avvaleva di un gruppo fidato, denominato “I cinque dell”Ave Maria”. Matteo Indice, attraverso il Genova, aveva anche avuto la possibilita di intervistare direttamente i1 prof. De Tormentis, dopo di che aveva scritto un articolo, pubblicato sul Secolo XIX di Genova del 24-6-2007, nel quale aveva riportato quanto dichíaratogli dal predetto, di cui non aveva rivelato il nome, riferendo in particolare del1'uso della tecnica dell'acqua e sale soprattutto in alcuni casi cruciali, come in occasione del sequestro Dozier nei confronti di tal Di Rocco e nel caso del tipografo Ernico Triaca -tratto in arresto dopo Puccisione di Aldo Moro- che aveva fomito, per come si legge nell”articolo, “rivelazioni impressionanti dopo che lo torchiammo". Ma in seguito anche altri erano tomati su queste vicende. Cosi in particolare i1 giomalista Nicola Rao nel 2011, dopo aver parlato con Salvatore Genova e aver a sua volta intervistato il misterioso funzionario denominato prof. De Tonnentis, aveva pubblicato un libro dal titolo “Dai pentiti ai “metodi speciali": come lo
10. Stato uccise le Brigate Rosse. La storia mai raccontata", nel quale aveva di nuovo rievocato le vicende legate all'azione del prof. De Tormentis e del gruppo dei “Cinque dell'Ave Maria" sia con riguardo al sequestro Dozier sia con riferimento al caso Triaca, che, per come si legge nel libro a pag. 66, dopo il trattamento “canto e il giomo dopo a verbale armnetteva di far parte delle Brigate Rosse. . . ". Le vicende erano state poi menzionate anche in una puntata del programma televisivo “Chi l'ha visto”, andata in onda l”8-2-2012 e in un articolo, a firma di Fulvio Buñ, pubblicato sul quotidiano “Il Corriere della Sera" del lO-2-2012. In particolare in tale articolo si dava conto di un'intervista al prof. De Tormentis, di cui veniva svelato il nome, cioé quello dell'ormai settantottenne Nicola Ciocia, che nel frattempo aveva lasciato la Polizia e aveva intrapreso la can-iera di avvocato, e si faceva di nuovo menzione degli episodi orrnai noti, tra i qualí quello riguardante il Triaca. Si segnalava come il Ciocia, pur non avendo arnrnesso esplicitamente di aver praticato la tortura, avesse tuttavia inteso sottolineare che erano state le BR a fare stragi e che le stesse avrebbero continuato a farle se non fossero state debellate da una azione decisa dello Stato. Ma nell'articolo si aggiungeva anche che il Ciocia, a proposito del Triaca, si era lasciato scappare un ambiguo “lui non ha parlato, quindi quei metodí non sempre funzionavano”. Sulla scorta di tali elementi si e dato ingresso nel giudizio di revisione alla diretta testimonianza di Salvatore Genova, di Matteo Indice e di Nicola Rao. Il Genova ha sottolineato che, avendo fatto parte del gruppo all'uopo costituito per far fronte all'emergenza rappresentata dal sequestro Dozier, si trovó ad assistere in almeno due occasioni a trattamenti speciali posti in essere, sulla base delle direttive dei superiori, dal prof. De Tormentis e dalla sua squadra, nei confronti di soggetti arrestati, ritenuti in grado di fomire maggiori informazioni. In particolare si tratto dapprima di tal Mantovani e successivamente di tal Volinia: quesfultimo in particolare già in precedente occasione aveva potuto udire da una stanza limitrofa quanto le forze di polizia stavanc facendo a tale Arcangeli, sua compagna (a detta del Genova umilianti molestie coinvolgenti la sessualità), e poi il giomo 27 gennaio 1982 fu sottoposto al trattamento con waterboarding, ma quasi subito prospettô di poter raccontare dov”era tenuto prigioniero i1 generale Dozier. Tale testimonianza sarebbe risultata preziosa, tanto che i1 giomo successivo il generale sarebbe stato liberato con ? arresto di chi comandava quel nucleo delle BR, cioé Antonio Savasta. Ao - / ,»/ :'1Q~ /
11. Ha raccontato il Genova che della pratica aveva già sentito parlare ma solo in quelle occasioni vide all'opera il De Tormentis, rispondente a1 nome di Ciocia Nicola, dirigente deIPUCIGOS. A dire del Genova in prosieguo di tempo approfondi 1a conoscenza del Ciocia con il quale stabili un rapporto piü diretto, propiziato anche dal fatto che il Ciocia aveva lasciato la Polizia per intraprendere la carriera di avvocato in Napoli. Sta di fatto che il Genova, il quale con riguardo alla vicenda Dozier aveva dovuto subire un processo, in quanto accusato di condotte vessatorie nei confronti di tal Di Lenardo, processo dal quale, com'e noto, era uscito senza una condarma ma anche senza un'assoluzione piena, era assai risentito nei confronti dei vertici della Polizia, perché in vari siti intemet solo lui risultava associato a condotte di tortura, condizione che egli non intendeva accettare e in relazione alla quale avrebbe voluto che fosse disposta un'indagine intema approfondita. Il Genova, trovandosi a lavorare presso la Polfer nel capoluogo ligure, ebbe modo di parlare in piü occasioni con il giomalista Matteo Indice del Secolo XIX, il quale gli aveva chíesto lumi anche a proposito dei processi in corso riguardanti i fatti del G8 di Genova del 2001. In tale quadro egli fece cenno delle pratiche utilizzate a11'epoca del terrorismo e lo mise in contatto con i1 Ciocia, favorendo l°incontro finalizzato ad un'intervista. A detta del Genova ? incontro awerme e nel corso di esso il Ciocia parlô anche della vicenda Triaca nel contesto di un discorso sulla vicenda Moro: ha sostenuto il Genova che durante Pincontro il Ciocia riferi che i1 Triaca, nonostante il trattamento cui era stato sottoposto, non aveva fornito informazioni importanti, perché non a conoscenza di aspetti di rilievo. Dal canto suo l'Indice ha confennato Pantefatto, cioe i suoi contatti con il Genova, e la circostanza che proprio i1 Genova, a proposito dei fatti del G8 lo aveva portato a conoscenza di pratiche di tortura, sostanzialmente assecondate dagli organi di vertice. Secondo 1'Indice il Genova propiziô i1 suo incontro con il Ciocia, persona incontrata presso l°abítazione di quest'ultimo, alla presenza del Genova e della moglie del Ciocia. L'Indice ha sostenuto che il colloquio fu particolarmente complicato, in ragione delle peculiari modalità espositive del Ciocia e del suo temperamento. In ogni caso a dire dell'Indice il Ciocia gli parlô delle pratiche cui si era fatto ricorso in occasione del sequestro Dozier e in precedenza nei conüonti di Enrico Triaca. , M
12. Al riguardo si ê evidenziato un contrasto tra la versione dell'Indice e quella del Genova, in quanto secondo quesfultimo, come già riferito, il Ciocia avrebbe parlato del Triaca in relazione a domande sul sequestro Moro e avrebbe aggiunto che il risultato era stato modesto, mentre secondo 1'Indice il Ciocia avrebbe parlato del Triaca non a seguito di specifiche domande sul sequestro Moro, ma nel quadro complessivo di una non sempre lineare narrazione e avrebbe precísato che il risultato seguito all'utílizzo della pratica speciale era stato assai rilevante, tanto che Plndice, avendo memoria di cio, aveva nel successivo articolo fatto riferimento a “risultati impressionanti”. Per parte sua Nicola Rao ha sostenuto di aver maturato Pintenzione di scrivere un libro, che potesse raccontare a distanza di trent'anni dai fatti quanto awenuto in occasione del sequestro Dozier. Ha in tale prospettiva sostenuto di aver avuto la possibilita di incontrare Antonio Savasta. Ha aggiunto di aver piü volte parlato con il Genova e di aver infine incontrato, dopo un colloquio telefonico, comunque propiziato dal Genova, il Ciocia Nicola. Ha sostenuto i1 Rao che il Ciocia fece fra l'altro riferimento alla vicenda Triaca, chiarendo anzi che si era trattato del primo episodio riguardante arrestati provenienti dalle file del terrorismo. Ora, valutando tali dichiarazioni nel quadro di tutte le risultanze processuali, compreso ? articolo a ñrma di Fulvio Bufi, pubblicato nel febbraio 2012 sul Corriere della Sera, deve necessariamente concludersí che un funzionario all'epoca inquadrato nel1°UCIGOS e rispondente a1 nome di Nicola Ciocia, dopo aver sperimentato (come segnalato dal Genova) pratiche di waterboarding nei confronti di criminalità comune, le utilizzô all'epoca del terrorismo nei confronti di alcuni soggetti arrestati, al ñne di sottoporre costoro ad una pressione psicologica che avrebbe dovuto indebolime la resistenza e indurli a parlare. In piü occasioni tali pratiche furono utilizzate nelle fasi del sequestro Dozier e, com'ê dato ritenere sulla base di quanto appreso, propiziarono la liberazione del generale. Del resto sul punto il teste Genova risulta teste diretto e altamente attendibile, avendo poi proseguito le indagini propiziate da quel primo rilevante risultato. Ma nel contempo, sulla base di quanto i testi escussi avevano appreso dal diretto protagonista, puô dirsi acclarato che lo stesso funzionario, conosciuto con il nomignolo altamente evocativo di prof. De Tormentis (a quanto pare affibbiato dal Vice-Questore Improta), fu chiamato a sottoporre alla pratica del waterboarding anche Enrico Triaca, che Í i; /, / I
13. del resto i1 19 giugno aveva narrato di essere stato sottoposto ad un trattamento esattamente corrispondente a quel tipo di pratica speciale, a base di acqua e sale con naso tappato. Va al riguardo sottolineato che del Triaca non si e strumentalmente parlato in funzione della revisione della condarma da costui riportata, ma in epoca non sospetta di gran lunga anteriore, giacché di lui per la prima volta si fece pubblicarnente cenno nell”articolo di Matteo Indice del 2007 alla stregua delle rivelazioni a costui fatte dal Ciocia, riferite ad un episodio che non era noto neppure al Genova. La pluralità delle fonti consente dunque di ritenere provato che un soggetto, rispondente a1 nome di Ciocia Nicola, generalità inizialmente non rivelate e rese note al pubblico solo con Particolo di Fulvio Bufi, confermô di aver, quale funzionario dell'UCIGOS al tempo del terrorismo, utilizzato piü volte 1a pratica del waterboarding, circostanza de visu confermata dal Genova. La stessa pluralità delle fonti, sia pur -sotto tale profilo- indirette, consente inoltre di ritenere suffragato Passunto fondarnentale che a tale pratica fu sottoposto anche Enrico Triaca. Uattendibilità della fonte principale e invero suffragata dalPammesso diretto coinvolgimento in pratiche illecite, che non si possono certo rivelare a cuor leggero, al di là delle surrettizie giustifrcazioni che si vogliano all'uopo rinvenire, nonché dal fatto che in origine il Ciocia aveva tenuto a tener nascoste le proprie generalità, a dímostrazione della piena consapevolezza di addentrarsi in un terreno minato. Inoltre non puo sottacersi che il caso Triaca fu posto in luce proprio dal Ciocia, senza che potesse al riguardo rawisarsi uno specifico interesse a segnalare proprio questo episodio, tra i tanti casi di torture che in passato erano stati vanarnente e spesso infondatarnente denunciati. Le nitide dichiarazioni del teste Rao valgono inoltre a superare le residue incertezze che potrebbero discendere dal contrasto emerso tra le dichiarazioni del Genova e quelle delPIndice, soprattutto a proposito dei risultati ottenuti con quella speciale pratica nei confronti del Triaca: non puó infatti dubitarsi del fatto che un incontro con il Ciocia vi fosse stato e che quest°ultimo avesse parlato anche del Triaca, come confermato alla resa dei conti anche dal Rao, oltre che dall”articolo del Bufi. Ed invero 1a circostanza che il ricordo del Genova e dell'lndice non coincidano a proposito dei risultati non vale a privare di rilievo la sostanza delle dichiarazioni: é d'uopo altresi osservare che 1a qualità dei risultati risulta oggettivamente consacrata nei verbali contenenti 13'
14. le dichiarazioni rese dal Triaca a partire dal 18 maggio 1978 e puo essere liberarnente valutata da chiunque in un senso o nell'altro. Semmai puô segnalarsi che un contrasto é rilevabile anche confrontando gli articoli di giomale redatti dall°lndice e dal Bufi, con il primo teso a sottolineare la straordinarietà delle rivelazioni seguite alla pratica e con il secondo limitatosi invece a dar conto del fatto che a detta del Ciocia il Triaca non avrebbe sostanzialmente parlato: ma neppure in questo caso puó mettersi in dubbio il fatto che il Ciocia fosse stato intervistato, avesse confermato il proprio ruolo, cercando in varia guisa di giustiñcarlo, e avesse parlato in tale quadro anche del Triaca. A tutto ció deve aggiungersi che a partire dalle rivelazioni contenute nell'articolo di Matteo Indice del 2007, fino a quelle contenute nel libro del Rao e poi nell'articolo del Bufi, seguito anche alla trasmissione “Chi 1'ha visto? ”, di pochí giorni prima, non si registrarono prese di posizioni contrarie da parte dei soggetti in varia guisa chiamati in causa, a cominciare dal Ciocia Nicola, che avrebbe avuto amplamente motivo, ove si fosse trattato di assunti menzogneri o addírittura inventati, di prendere pubblicamente posizione. Con riguardo al tema dei risultati ottenuti va comunque rilevato come sul piano logico la circostanza della sottoposizione del Triaca ad una pratica volta a indebolime la capacita di resistenza e a propiziarne la collaborazione appaia confermata dal fatto che mentre nel verbale del 17 maggio 1978 i1 Triaca risultava risoluto a non voler indíviduare il soggetto con cui aveva avuto rapporti, tanto da rifiutarsí di effettuare riconoscimenti fotografici, a partire dal giomo successivo lo stesso Triaca avrebbe accettato, a conferma di colloqui a voce (e già il riferimento contenuto nella dichiarazione dattiloscritta del 18 maggio appare significativo), di fomire indicazioni sui soggetti con i qualí aveva avuto a che fare, a partire da quello, menzionato con il nome di Maurizio, risultato corrispondere niente meno che a Mario Moretti. Di seguito sarebbero state fomite dal Triaca ulteriori informazioni, in un lasso di tempo peraltro contrassegnato dalla nomina di difensori di ufñcio o dalla revoca e sostituzione di difensori di fiducia, fino a quando, solo in data 19 giugno 1978, egli sarebbe uscito allo scoperto parlando della pratica cui era stato sottoposto fin dal primo giomo. A fronte di quanto piü sopra segnalato non valgono i pretesi contro-argomenti, su cui si fondo 1a sentenza di condarma, in particolare il rilievo della distanza temporale intercorsa tra la pratica speciale e la sua denuncia e ? assenza di giustificazioni a supporto di tale ritardo, giacché e agevole obiettare, una volta acquisita notizia piu precisa del tipo di . U. - / á/X/
15. trattamento, che il Triaca si era trovato in una condizione di evidente difficoltà e inferiorità sotto il profilo psicologico, cui non aveva saputo far fronte lucidamente, avendo nella sostanza ritenuto a quel punto piü opportuno rivelare la verità a lui nota (non si tratta ínfatti di porre in discussione la sostanza e la veridicità delle dichiarazioni rese tra il 18 maggio e il 19 giugno 1978 dal Triaca). Non é dirimente il fatto che la Corte si sia trovata nell'impossibilità di escutere la fonte diretta, cioe il Ciocia, il quale fin dal primo momento risultava comunque gravato da indizi di reità agli effetti dell'art. 63 co. 2 cpp, senza che d'altro canto possa assurnere rilievo i1 fatto che per il decorso del tempo siano ormai maturati i terrnini di prescrizione dei reati se del caso ipotizzabili, prescrizione che va comunque dichiarata e alla quale il Ciocia potrebbe anche rinunciare. Del resto in un caso siffatto la mancata escussione della fonte diretta non comporta inutilizzabilità di quella indiretta, peraltro costituente fonte diretta del fatto di per sé rilevante della personale rivelazione da parte del Ciocia. Inoltre si é già detto di come la pluralità delle fonti valga ampiamente a colmare quella solo apparente lacuna, conferendo capacità di tenuta al quadro complessivo emergente dalle varie narrazioni. E neppure sarebbe potuta reputarsí decisiva Pacquisizione della registrazione del colloquio avuto dal Ciocia con il Rao, di cui quesfultimo, a quanto pare, ancora dispone e che peraltro egli stesso ha sostenuto essere parziale, in quanto in taluni passaggi proprio il Ciocia aveva preferito che la registrazione fosse interrotta. Val comunque la pena sottolineare come gli elementi acquisiti, che pur possono considerarsi nella sostanza probanti circa la pratica cui i1 Triaca fu alliepoca sottoposto, debbano quanto meno ritenersi idonei ad aprire insuperabili smagliature nel compendio probatorio che aveva sorretto la sentenza di condanna, ingenerando piü che ragionevoli dubbi in ordine al carattere oggettivamente calunnioso del racconto a suo tempo fatto dal Triaca, nella sostanza rivolto contro una pluralità di ufñciali prestatisi a rendere possibile e poi a occultare la pratica speciale di waterboarding. Ciô val quanto dire che, per effetto delle nuove prove, non si potrebbe piu affermare con un grado di certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, che il Triaca avesse a suo tempo incolpato di reati soggetti che egli sapeva innocenti. Il risultato non puó dunque che essere quello di addivenire, in accoglimento dell°istanza di revisione, alla revoca, limitatamente a1 delitto di calunnia, della sentenza pronunciata nei . i6
16. confronti di Triaca Enrico dalla Corte di Appello di Roma in data 26-10-1984, passata in giudicato il 4-10-1985, e di prosciogliere il Triaca dal reato di calunnia all”epoca a lui ascritto per insussistenza del fatto. Deve per contro confermarsi la restante parte della sentenza di condanna allora pronunciata, riguardante reati in materia di armi, eliminando la parte di pena imputabile alla calunnia: la pena resídua risulta dunque pari a mesi sei di reclusione e a f 150.000 di multa. Essendone stata fatta richiesta in sede di conclusioni, si deve disporre Paffissione della sentenza per estratto a cura della cancelleria nel comune di Roma e la pubblicazione per estratto della sentenza a cura della cancelleria sul quotidiano “La Repubblica” con spese a carico della cassa delle amrnende. Segue la trasmissione degli atti all'A. G. competente per quanto ravvisabile a carico di Ciocia Nicola. P. Q. M. Visti gli artt. 636 e segg. , 605 cpp, in accoglimento dell'istanza di revisione presentata nell°ínteresse di Triaca Emico awerso la sentenza della Corte di Appello di Roma del 26-10-1984, passata in giudicato il 4-10- 1985, con la quale era stata confermata la sentenza di condanna del Triaca pronunciata dal Tribunale di Roma in data 7-1 1-1978, revoca quanto al delitto di calunnia la citata sentenza della Corte di Appello di Roma e per l°effetto assolve Triaca Enrico dal delitto di calunnia in quella sede ascrittogli perché il fatto non sussiste, residuando per gli ulteriori reati di cui agli artt. 10 e 14 L 497/ 1974 e 23 L l 10/75 in continuazione tra loro la pena di mesi sei di reclusione e f 150.000 di multa; dispone Paffrssione della sentenza per estratto a cura della cancelleria nel comune di Roma e dispone inoltre la pubblicazione per estratto della sentenza a cura della cancelleria sul quotidiano “La Repubblica” con spese a carico della cassa delle amrnende. Dispone trasmettersi copia degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma per quanto di eventuale competenza a carico di Ciocia Nicola. Termine di giomi 90 per il deposito della motivazione. Perugia, 15-10-2013 Il Presidente relatore
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