Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-27264-del-24-10-2019
Timestamp: 2020-06-05 12:37:07+00:00
Document Index: 137266572

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 339', 'art. 1', 'art. 111', 'art. 88', 'art. 1181', 'art. 360', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 27264 del 24/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27264 del 24/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 24/10/2019), n.27264
sul ricorso iscritto al n. 18070/2018 R.G. proposto da:
M.G., rappresentato e difeso dall’avv. Tredicine Sergio,
con domicilio in Napoli, alla Piazza Garibaldi n. 69;
p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Grandinetti Ernesto, con
domicilio eletto in Roma, alla Via della Croce n. 44;
avverso la sentenza del Tribunale di Napoli 3384/2018, depositata in
data 9.4.2018.
23.5.2019 dal Consigliere Fortunato Giuseppe.
Tribunale di Napoli, riformando la sentenza del Giudice di pace, ha dichiarato l’improcedibilità della domanda di pagamento proposta dal M., volta ad ottenere il compenso per l’attività di perito assicurativo svolta in occasione di un sinistro stradale, osservando, che il ricorrente aveva proposto, sempre nei confronti della Groupama s.p.a., una molteplicità di domande, tutte con identico petitum e causa petendi, le quali, sebbene riferibili a sinistri distinti, erano inscrivibili nell’ambito di un possibile giudicato, senza che tale frazionamento fosse giustificato da alcun concreto interesse a proporre giudizi autonomi.
1. Deve preliminarmente respingersi l’eccezione di inammissibilità dell’appello, formulata nella memoria ex art. 380-bis c.p.c..
L’eccezione (che, essendo relativa ad una questione rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità, non può ritenersi proposta tardivamente: Cass. 16863/2017; Cass. 26525/2018), è infondata poichè l’art. 339 c.p.c., comma 2, nel testo introdotto dal D.Lgs. n.. 40 del 2006, art. 1, ha previsto l’appellabilità delle sentenze pronunciate secondo equità, circoscrivendo l’oggetto della censure deducibili in appello alla violazione di norme costituzionali o comunitarie, delle disposizioni processuali e dei principi regolatori della materia, e la società resistente, nel dolersi dell’abusivo frazionamento del credito, aveva invocato i principi del giusto processo ex art. 111 Cost., prospettando la violazione dell’art. 88 c.p.c. (come dà atto lo stesso ricorso alle pagg. 2 e 3), per cui l’impugnazione non aveva affatto sollevato censure precluse in secondo grado.
Con la prima di tali censure si denuncia la violazione dell’art. 1181 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 nonchè letteralmente – l’inesistenza di un unitario rapporto obbligatorio e l’insussistenza di una prestazione originariamente unica, rimproverando al giudice di appello di avere erroneamente ritenuto che il ricorrente avesse abusivamente frazionato il credito, non considerando che, alle prestazioni svolte in relazione a ciascun sinistro corrispondeva un credito autonomo e che i diversi giudizi proposti dal ricorrente non riguardavano una pretesa unica, nè supponevano un unico rapporto sostanziale, ma diritti diversi non regolati da alcun accordo. In ogni caso il M., essendo cessato il rapporto professionale con la società assicurativa, aveva interesse ad azionare separatamente i singoli crediti per ottenere un rapido soddisfacimento delle sue pretese.
Si lamenta inoltre l’omessa e/o insufficiente motivazione su un fatto controverso, nonchè la violazione dell’art. 112 c.p.c., della L. n. 166 del 1992, e della L.n. 287 del 1990, artt. 2 e 3, evidenziando l’abuso di posizione dominante di cui godeva la resistente e sostenendo che le condizioni economiche praticate non erano state concordate o accettate e che un eventuale accordo sarebbe stato nullo per violazione di norme imperative.
Le ulteriori censure sono inammissibili, poichè le questioni in diritto dedotte dal ricorrente non sono menzionate nella sentenza impugnata, nè il ricorso indica dove e quando siano state dibattute. Il giudizio di cassazione ha, per sua natura, la funzione di controllare la difformità della decisione del giudice di merito dalle norme e dai principi di diritto, sicchè sono precluse non soltanto le domande nuove, ma anche nuove questioni di diritto, qualora, come nel caso in esame postulino indagini e accertamenti di fatto (riguardo ai presupposti applicativi della L. n. 287 del 1990, artt. 2 e 3) non compiuti dal giudice di merito (Cass. 15196/2018; Cass. 25683/2018; Cass. 26906/2016).
In ogni caso l’eventuale nullità dell’accordo non impediva di configurare un abusivo frazionamento dei crediti azionati separatamente, una volta accertata l’unicità del fatto generatore e del rapporto sostanziale su cui essi si basavano.
4. Con il quarto motivo si lamenta la violazione della L. n. 172 del 2017, art. 19-quaterdecies, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che gli importi corrisposti al perito non erano proporzionati alla qualità e alla quantità dell’opera svolta e che il compenso non poteva essere unilateralmente determinato dalla società assicurativa a pena di vessatorietà e nullità dell’accordo. Il motivo è inammissibile per difetto di rilevanza, poichè il tribunale si è limitato a dichiarare improcedibile (recte, inammissibile) la domanda senza pronunciare sulla congruità delle somme versate al ricorrente.
Si dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che il ricorrente è tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.
Dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che il ricorrente è tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.