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Timestamp: 2020-08-11 16:40:30+00:00
Document Index: 157348685

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 61', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 85']

di Angelo Paletta, docente di management | 03/09/2018 10:00
Il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, il 23 aprile 2018 ha emanato il decreto ministeriale n. 90 disciplinante le modalità e i criteri di concessione del credito d'imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle PMI (art. 1, comma 91, della Legge di Bilancio 2018). L'agevolazione fiscale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 18 giugno 2018 prevede un tax credit fino a 500.000 euro nella misura del 50% dei costi complessivamente sostenuti entro il 31 dicembre 2020 (art. 5 DM 90/2018).
Il MiSE, infatti, ha stabilito le modalità e i criteri di riconoscimento del credito d'imposta alle PMI per costi di consulenza sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2020 e finalizzati all'ammissione alla loro quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo.
La genesi normativa prende corpo con l'art. 1, commi 89-92, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, approvante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020. In particolare, il legislatore ha voluto istituire un credito d'imposta per le PMI che dal 1° gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2020 iniziano una procedura di ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione (MTF) di uno Stato membro dell'Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, nel caso di ottenimento dell'ammissione alla quotazione (art. 1, comma 89 Legge di Bilancio 2018). Il decreto ministeriale registrato alla Corte dei conti il 4 giugno 2018 ed emanato su disposizione della Legge 27 dicembre 2017 n. 205, oltre a precisare alcuni dettagli normativi, si compone di due allegati, che rispettivamente corrispondono al Modulo di domanda per l'accesso ai benefici (Allegato A) e all'Elenco degli oneri informativi previsti dal presente decreto del Ministro dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze (Allegato B).
Soggetti agevolabili e definizione comunitaria di PMI
Le agevolazioni fiscali concesse tramite tax credit e parametrate al 50% delle spese di consulenza effettivamente sostenute fino alla concorrenza massima di 500.000 euro richiamano la definizione semantica di PMI vergata dalla Commissione Europea. Infatti, l'art. 2 dell'Allegato alla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6 maggio 2003 stabilisce gli standard in termini di personale e di soglie finanziarie che definiscono le categorie di imprese.
Nella categoria delle microimprese delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. In particolare, nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro. Allo stesso tempo, nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.
L'azione politica e amministrativa di incentivare le quotazioni delle PMI su mercati regolamentati e su sistemi multilaterali di negoziazione tramite il tax credit per le attività di consulenza trova il suo fondamento giuridico nel Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (artt. 107 e 108) e, in particolare, dello stesso regolamento che disciplina gli aiuti alle PMI per le spese di consulenza (art. 18).
L'ampio utilizzo in compensazione del tax credit è reso possibile dal Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241, disciplinante la semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'IVA, perché i crediti tributari sono compensabili fiscalmente con i debiti tributari e previdenziali tramite apposito modello F24. Inoltre, in questo caso specifico, il modello F24 viene scartato dal portale telematico dell'Agenzia delle Entrate non se il credito di imposta utilizzato in compensazione risulti superiore non tanto dall'importo previsto dalle disposizioni che fissano il limite massimo dei crediti compensabili ai sensi del presente articolo, (art. 17, comma 2-ter, D.Lgs. 241/2017) ma quanto dalla sua effettiva consistenza.
Cosa sono i mercati regolamentati e gli MTF dove quotare le PMI per ottenere i benefici fiscali
Il legislatore ha precisato che con il significato di "mercato regolamentato" è stato definito «sistema multilaterale amministrato e/o gestito da un gestore del mercato, che consente o facilita l'incontro, al suo interno e in base alle sue regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti relativi a strumenti finanziari ammessi alla negoziazione conformemente alle sue regole e/o ai suoi sistemi, e che è autorizzato e funziona regolarmente e conformemente alla parte III» (art. 1, comma 1 lettera w-ter, Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58).
La ricerca semantica e giuridica vale anche per il termine "gestore del mercato", che è «il soggetto che gestisce e/o amministra l'attività di un mercato regolamentato e può coincidere con il mercato regolamentato stesso» (art. 1, comma 1, lettera w-bis.7, D.Lg. n. 58/1998). Stessa cosa è valida per i "sistemi multilaterali di negoziazione" (MTF), che sono sistemi gestiti da «un'impresa di investimento o da un gestore del mercato che consente l'incontro, al suo interno e in base a regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti conformemente alla parte II e alla parte III» (art. 1, comma 5-octies lettera a, D.Lgs. n. 58/1998). Un sistema multilaterale, infatti, consente l'interazione tra interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari.
Specificità del tax credit per spese di quotazione e modalità di fruizione
È noto che ogni tax credit ha proprie peculiarità. Questa forma di agevolazione fiscale prevista nell'art. 1, comma 90, della Legge di Bilancio 2018 non subisce i limiti previsti dall'art. 1, comma 53, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (limite annuale di 250.000 euro), e dall'art. 34 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale è 700.000 euro).
Lo stanziamento previsto a copertura di questo incentivo è pari ad un limite di spesa pari a 20 milioni di euro per l'anno 2019 e di 30 milioni di euro per l'anno 2020 ed altrettanti per l'anno 2021. Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione (art. 17 Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241) a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione dell'agevolazione fiscale alla società attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell'operazione di versamento (art. 7 del DM n. 90/2018). L'ammontare del credito utilizzato in compensazione non deve eccedere l'importo disponibile, pena lo scarto del modello F24.
Lo stesso Ministero ha precisato che il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile dell'IRAP e non rileva ai fini del rapporto per la componente di interessi passivi (art. 61) e per le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi (109, comma 5) da dedurre ai fini del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917).
Il tax credit disciplinato dal DM 90/2018 va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in corso alla data della comunicazione (art. 6, comma 3) e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo.
I soggetti beneficiari del tax credit
Il legislatore ha stabilito che possono beneficiare dell'agevolazione fiscale le PMI che: «a) sono costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda di cui all'art. 6; b) operano nei settori economici rientranti nell'ambito di applicazione del regolamento di esenzione, compreso quello della produzione primaria di prodotti agricoli; c) sostengono, a decorrere dal 1° gennaio 2018, costi di consulenza allo scopo di ottenere, entro il 31 dicembre 2020, l'ammissione alla quotazione in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione di uno Stato membro dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo; d) presentano domanda di ammissione alla quotazione successivamente al 1° gennaio 2018; e) ottengono l'ammissione alla quotazione con delibera adottata dal gestore del mercato entro la data del 31 dicembre 2020; f) non rientrano tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali e incompatibili dalla Commissione europea; g) sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero; h) non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento di esenzione».
Va ricordato che viene definito "regolamento di esenzione" il Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno nel rispetto degli artt. 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea.
Tax credit: le attività ed i costi ammissibili
Il legislatore italiano ha stabilito che i costi ammissibili al credito d'imposta sono quelli correlati alle attività di consulenza finalizzate alla quotazione, mentre sono escluse le spese fiscalmente agevolabili se relative ad attività di consulenza prestate da soggetti giuridici collegati all'impresa beneficiaria (crf. Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6 maggio 2003). Nello specifico sono state previste sette voci di spesa per investimento: «a) attività sostenute in vista dell'inizio del processo di quotazione e ad esso finalizzate, quali, tra gli altri, l'implementazione e l'adeguamento del sistema di controllo di gestione, l'assistenza dell'impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all'impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento; b) attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione e finalizzate ad attestare l'idoneità della società all'ammissione medesima e alla successiva permanenza sul mercato; c) attività necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione; d) attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, ivi incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria; e) attività di assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e del prospetto o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche così come definite nell'art. 3, comma 1, numeri 34 e 35 del Regolamento (UE) n. 596/2014; f) attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattualistiche strettamente inerenti alla procedura di quotazione quali, tra gli altri, le attività relative alla definizione dell'offerta, la disamina del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell'impresa; g) attività di comunicazione necessarie a offrire la massima visibilità della società, a divulgare l'investment case, tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria».
L'effettività del sostenimento dei costi e l'ammissibilità degli stessi ai sensi del presente Decreto Ministeriale 90/2018 deve risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, oppure da un revisore legale iscritto nel registro dei revisori legali, o da un professionista iscritto nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. L'articolo 6 del Decreto Ministeriale emanato dagli Uffici di Via Molise prevede che per il riconoscimento del credito d'imposta le PMI devono inoltrare per via telematica alla competente Direzione Generale per la Politica Industriale la Competitività e le PMI del Ministero dello Sviluppo Economico (dgpicpmi.div05@pec.mise.gov.it), un'apposita istanza formulata secondo lo schema allegato al presente decreto (allegato A).
La trasmissione via PEC va effettuata nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell'anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell'anno successivo. L'istanza deve contenere: «a) gli elementi identificativi della PMI, ivi compreso il codice fiscale; b) l'ammontare dei costi agevolabili complessivamente sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018 per l'ammissione alla quotazione, nonche' l'attestazione di cui all'art. 4, comma 4; c) la delibera di avvenuta ammissione alla quotazione adottata dal soggetto gestore del mercato regolamentato o del sistema multilaterale di negoziazione di uno Stato membro dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo; d) l'ammontare del credito d'imposta richiesto; e) la dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con l'indicazione dei codici fiscali di tutti i soggetti sottoposti alla verifica antimafia di cui all'art. 85 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159».