Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2028-codice-civile-obbligo-di-continuare-la-gestione
Timestamp: 2020-05-26 21:56:39+00:00
Document Index: 78702683

Matched Legal Cases: ['art. 2028', 'art. 2028', 'art. 2028', 'art. 1832', 'art. 2028', 'art. 2028', 'art. 2028']

Art. 2028 codice civile: Obbligo di continuare la gestione | La Legge per tutti
Chi, senza esservi obbligato (1), assume scientemente la gestione di un affare altrui, è tenuto a continuarla e a condurla a termine finché l’interessato non sia in grado di provvedervi da se stesso (2).
Affare: qualsiasi attività giuridica lecita o materiale obiettivamente utile per il patrimonio o per la persona dell’interessato (dominus). Sono esclusi gli atti strettamente personali (es.: testamento) e quegli atti che costituiscono adempimento di doveri morali o sociali.
(1) L’espressione «senza esservi obbligato» fa riferimento al requisito della spontaneità della gestione, nel senso che il gestore non deve essere in alcun modo obbligato ad intraprendere un’attività nell’interesse altrui; pertanto, non può parlarsi di gestione nell’ipotesi di mandato.
(2) L’espressione «finché l’interessato non sia in grado» di assumere in proprio la gestione, si riferisce al requisito della cd. absentia domini, intesa come impedimento anche meramente materiale o temporaneo. Tale impedimento può consistere nella semplice assenza fisica dal luogo dove è svolta la gestione, o anche in una impossibilità giuridica.
Nella gestione utile di affare altrui, prevista nell'art. 2028 c.c., la "absentia domini" deve intendersi non come impossibilità oggettiva e soggettiva di curare i propri interessi, ma come semplice mancanza di un rapporto giuridico in forza del quale il gestore sia tenuto ad intervenire nella sfera giuridica altrui, ovvero quale forma di spontaneo intervento senza opposizione o divieto del "dominus".
Cassazione civile sez. II 07 giugno 2011 n. 12304
L'elemento caratterizzante la gestione d'affari (art. 2028 c.c.) è costituito dal compimento di atti giuridici, spontaneamente ed utilmente compiuti dal gestore nell'altrui interesse in assenza di ogni rapporto contrattuale con l'interessato; pertanto la "negotiorium gestio" non è configurabile, qualora l'asserito gestore abbia adempiuto la prestazione in esecuzione di un contratto e sia decaduto dall'azione contrattuale proponibile per ottenere il rimborso delle somme pagate.
Cassazione civile sez. I 05 dicembre 2003 n. 18626
L'elemento caratterizzante la gestione d'affari (art. 2028, c.c.) è costituito dal compimento di atti giuridici, spontaneamente ed utilmente compiuti dal gestore nell'altrui interesse in assenza di ogni rapporto contrattuale con l'interessato; pertanto la negotiorium gestio non è configurabile, qualora l'asserito gestore abbia adempiuto la prestazione in esecuzione di un contratto e sia decaduto dall'azione contrattuale proponibile per ottenere il rimborso delle somme pagate. (Nella specie, una banca aveva agito per ottenere il rimborso del debito pagato su delegazione di un suo correntista, benché l'operazione non risultasse annotata nell'estratto conto finale, non impugnato e non contestato nel termine di decadenza di sei mesi e, a fronte dell'eccezione di decadenza dall'azione di impugnazione dell'estratto conto - art. 1832, comma 2, c.c. - aveva agito ex art. 2028, c.c.; la S.C., in applicazione del succitato principio di diritto, ha ritenuto insussistenti i presupposti della negotiorium gestio).
Ove pure si ritenga ammissibile l'estensione degli effetti giuridici della "negotiorum gestio" alla legittimazione processuale del gestore, quest'ultimo, nel momento in cui agisce in giudizio, ha l'onere di provare o, quantomeno, di prospettare l'impossibilità da parte del dominus di provvedere da se stesso alla cura dei propri interessi: altrimenti, viene a mancare uno dei requisiti essenziali per l'applicazione della disciplina dettata dall'art. 2028 c.c., con la conseguenza che la domanda non può essere accolta per difetto di legittimazione attiva.
Tribunale Roma 20 dicembre 2001
Salvi i casi in cui la legge espressamente preveda la legittimazione a difendere interessi altrui o collettivi o generali, per poter agire in giudizio bisogna essere portatori di un proprio interesse personale, vale a dire di un interesse direttamente ed immediatamente collegato con la area soggettiva di titolarità del ricorrente; ne consegue l'inconfigurabilità di una negotiorum gestio processuale, cioè della spontanea possibilità di compiere atti giuridici nell'altrui interesse, in assenza di ogni specifico rapporto contrattuale ad hoc con l'interessato (analoga alla gestione d'affari ex art. 2028 c.c.).
T.A.R. Roma (Lazio) sez. III 23 settembre 2008 n. 8444