Source: http://postaliesodati2011.blogspot.it/2014/04/
Timestamp: 2017-07-27 12:55:41+00:00
Document Index: 2774350

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 1', 'art.1']

Scivolo per pensionamento esodati, Apa, nuovo prestito e prepensionamenti: nuove soluzioni per chi rischia di restare senza pensione e reddito. La situazione Sono ormai settimane che il ministro Giuliano Poletti lo ha annunciato, dicendo: “Stiamo lavorando a una soluzione strutturale per gli esodati” e confermando il tavolo tecnico, che riunirà Inps, Commissioni bilancio e Lavoro e Ministero del Lavoro, il prossimo 7 maggio, per studiare interventi e possibili soluzioni definitive per coloro che rischiano di rimanere senza pensione e senza stipendio. Da tempo ormai, forse troppo, si susseguono promesse in merito e soluzioni che in realtà non vengono messe in pratica, come le tutele già stabilite dai precedenti governi ma che finora sono effettivamente state erogate solo ad una piccolissima minoranza di questo grande esercito di persone.
di com/fch - 28 aprile 2014“Il Ministro Poletti sta trattando la vicenda dei lavoratori esodati come un problema burocratico al quale dedicare un tavolo - per di più zoppo, perché precluso ai rappresentanti degli interessati – invece che come un autentico dramma da affrontare con urgenza e risorse economiche, o quantomeno competenze, adeguate.” Così in una nota la deputata Renata Polverini(FI), Vice Presidente della Commissione Lavoro. “L’ipotesi alla quale il Ministro sta facendo lavorare i tecnici del Welfare, l’APA , assegno di pensione anticipata, rappresenta un vergognoso espediente per prendere tempo e continuare a calpestare i diritti acquisiti di centinaia di migliaia di lavoratori. "E’ impensabile, infatti - continua Polverini - , che si possa creare all’interno di un gruppo di lavoratrici e lavoratori ridotti sul lastrico dalla riforma Fornero, una categoria di serie B – qui, infatti, la serie A non esiste neppure a titolo di esempio – che in qualche modo e dopo tante lotte è in fase di “salvaguardia”, e una di serie C che si vedrebbe corrispondere una sorta di assegno sociale che, nel migliore dei casi, non dovrebbe superare i 750 euro al mese. Chiediamo al Governo ed al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di non continuare a giocare sulla pelle di trecentocinquantamila famiglie e di dare una corsia preferenziale, in Parlamento, alle proposte di legge che restituiscono flessibilità alla legge sulla previdenza risolvendo così, per sempre e alla radice, il problema degli esodati.” (Leggi)
26 Aprile 2014 Il ministero del lavoro nella circolare n. 10/2014 ha autorizzato il quinto contingente di 17.000 esodati a presentare le domande all'Inps entro il 16 giugno prossimo, da parte dei lavoratori.Ecco la lista dei soggetti che rientrano nel contingente:-ex lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria prima del 4 dicembre 2011;-ex lavoratori in mobilità ordinaria al 4 dicembre 2011;- ec lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria prima del 4.12.11, ancorché al 6.12.11 non abbiamo un contributo volontario accreditato o accreditabile.
Devono invece presentare la domanda alla direzione territoriale del lavoro entro il 16 giugno p.v. i lavoratori:-il cui rapporto si è risolto entro il 30.6.2012 in ragione di accordi individuali o di accordi di incentivo all'esodo entro il 31.12.2011;-il cui rapporto si è risolto dopo il 30.6.2012 ed entro il 31.,12.2012 in ragione di accordi individuali o di accordi di incentivo all'esodo stipulati entro il 31.12.2011;-il cui rapporto sia cessato per risoluzione unilaterale tra il 1.1.2007 e il 31.12.2011.
La creatività dei politici si sbizzarrisce con invenzioni le più creative. Dai "paletti" della fornero alla ...carota di Poletti. E noi rimaniamo con il cerino in mano ...BASTA CON QUSTE FREGATURE, DATECI LA NOSTRA PENSIONE!
Nel corso dei 3 incontri ottenuti dalla Rete dei Comitati
degli "Esodati" nel corso delle 4 giornate dei presidi a Roma del 9,
14,15 e 16 aprile, (Sottosegretario al MEF Baretta, Presidente della
Commissione Lavoro della Camera Damiano e Ministro del Lavoro Poletti) è emersa
la decisione del Governo di voler, entro il 2014, risolvere STRUTTURALMENTE, il
dramma degli "esodati". Baretta e Poletti ci hanno informato della
costituzione di un "tavolo" (composto dai Governo, INPS, RGS e
Commissioni Lavoro di Camera e Senato) che avrebbe verificato e certificato i
nostri numeri, le coperture finanziarie ed elaborato una ipotesi legislativa di
soluzione del problema partendo dalla PDL 224-727 e collegate ritenuta una
buona base di partenza. I lavori del tavolo inizieranno questa settimana e ci hanno
assicurato che termineranno entro il mese di maggio. In quelle sedi abbiamo
richiesto di essere coinvolti, come Rete dei Comitati, nei lavori del
"tavolo" nel quale (Poletti) saremo sentiti nelle forme che
decideranno. Stanti le diverse e controverse posizioni di esponenti del
Governo in merito alla soluzione che sarà adottata, la Rete dei Comitati ha
ritenuto opportuno trasmettere, ieri, l'allegato documento al fine di chiarire
le posizioni degli "esodati" in merito al lavoro che si prospetta
verrà fatto dal "tavolo". La RETE degli esodati scrive a: Presidente del Consiglio dott. Matteo RenziSottosegretario alla Presidenza on. Graziano Del RioMinistro dell’Economia e delle Finanze dott. Pier Carlo PadoanSottosegretario al Ministero Economia e Finanze on. Pier Paolo BarettaMinistro del Lavoro dott. Giuliano PolettiPresidente Commissione XI Lavoro della Camera on. Cesare DamianoPresidente Commissione Lavoro del Senato sen. Maurizio Sacconi Signori Presidenti, signori
Ministri e Sottosegretari,
la” Rete dei Comitati degli
Esodati” fin dall’inizio di questo dramma sociale, dovuto ad un oramai evidente
e riconosciuto errore di valutazione nell’introduzione dell’art. 24 della L.
214/2011, si è posta come affidabile interlocutore con le Istituzioni
producendo, al riguardo della cosiddetta “riforma” previdenziale Fornero,
documenti ed analisi sotto il profilo sia degli effetti sociali sia delle
contraddizioni legislative che sfociano in autentica discriminazione. Non
riteniamo di doverci dilungare qui oltre riguardo a tali effetti, poiché da
oltre 2 anni siamo da voi conosciuti per la nostra attività anche di supporto
L’ultimo incontro della Rete con
il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella persona del Sottosegretario
Baretta lo scorso 9 aprile[1], le dichiarazioni pubbliche del
Ministro del Lavoro Poletti il giorno successivo (“la discussione che stiamo
facendo è per costruirla - la soluzione n.d.r. - tecnicamente bene
per evitare di riprodurre i problemi”) e le dichiarazioni dell’on. Damiano,
nonché le decisioni prese dalla Commissione Lavoro della Camera da questi
presieduta, firmataria della PdL 224 e collegate, nella seduta del giorno 8
aprile scorso di sospendere la trattazione della PdL per la formazione
annunciata di un “tavolo tecnico” con il Governo, l’INPS e la Ragioneria
dello Stato, anche nell’ottica dei precedenti propositi espressi alla Rete
dalla Presidenza del Consiglio, se davvero sinceri ed onesti, ci inducono a
ritenere che sia giunta al termine la stagione ormai biennale di omertà e
tentativi di tacitare la lotta degli “Esodati”.
Non possiamo che esserne lieti,
aprendoci alla speranza, ma prudenti finché non si raggiungano TUTTI i
risultati che ci attendiamo dalla nostra lotta.
La Rete fin dal settembre del
2012 ha prodotto, e continuamente revisionato seguendo l’introduzione delle
ulteriori salvaguardie, il suo dossier “Drammi individuali e disagio sociale:
la riforma Fornero delle pensioni”[2]. In esso sono analizzate le palesi
discriminazioni a parità di diritto ed individuato con chiarezza, condivisa poi
da tutte le Istituzioni e dai Parlamentari, la causa fondamentale che ha
prodotto il dramma “Esodati”, individuandola nell’assenza di transitorio
adeguato all’introduzione delle norme, violando così un chiaro principio,
sempre applicato nelle riforme delle pensioni sia in Italia che in Europa e
definito necessario anche dalla nostra Corte Costituzionale che ha parlato di
“diritto alla sicurezza sociale” [3] garantita dallo Stato. Infatti risulta indifendibile,
sotto tutti i profili, l’applicazione istantanea di modifiche alle norme
pensionistiche, non tenendo così conto dell’attesa del Cittadino prossimo al
termine della vita lavorativa, dopo aver versato regolarmente tutti i
contributi, come anche la Suprema Corte ha ricordato più volte.
Questo aspetto di sottrazione
illegittima del Diritto si è palesato per coloro che erano senza lavoro, in età
avanzata e senza speranza di rientro nei cicli produttivi, non solo come mera
“violazione del patto” ricordato dall’allora Presidente del Consiglio Letta
alle Camere al suo insediamento ma soprattutto come condanna all’indigenza e
totale abbandono da parte dello Stato!
E’ per questo che, con lo
spirito di collaborazione che ci ha sempre contraddistinto e nell’immediatezza
della convocazione dell’annunciato “tavolo tecnico” a cui siederanno il
Governo, con il Ministero dell’Economia e con quello del Lavoro, le Commissioni
Lavoro di Camera e Senato, l’INPS e la Ragioneria dello Stato al fine di
ottenere il doppio risultato di rendere pubblici i numeri dei soggetti esodati
e di dettare la norma di salvaguardia strutturale che il Governo ed il Parlamento
condivideranno, vogliamo ricordare la richiesta normativa chiara e forte della
“Rete” per la soluzione strutturale e definitiva del dramma “Esodati” [4]:
“la equa
salvaguardia sia garantita a tutti coloro che abbiano i seguenti 2 semplici
requisiti (senza alcun “paletto” restrittivo e lotteria): 1. Non essere più occupati al 31.12.2011
per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro
quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che come esito finale
prevedano il futuro licenziamento. 2. Maturare il requisito pensionistico
con le previgenti norme entro il 31.12. 2018.”
Se nelle ultime dichiarazioni
pubbliche il Ministro Poletti ha citato l’ambiguo termine “scivolo”, per
evitare qualsiasi equivoco la “Rete” urla con chiarezza la necessità di
ripristinare un Diritto per cui tutti dovranno essere salvaguardati rispetto all’applicazione
delle regole introdotte dalla “manovra” Fornero e non con alternative di tipo
nell’analisi delle platee da “perimetrare” ci preme sottolineare con chiarezza
che riterremo incompleto e discriminatorio qualsiasi tentativo di soluzione che
non permetta la maturazione della pensione con le norme previgenti
ai soggetti che presentino entrambi i requisiti di definizione di
“esodato” sopra esposti. Preliminarmente occorre chiarire
che in nessun caso il mancato riconoscimento di un Diritto può essere
giustificato da motivazioni di tipo economico (anche questo è chiaramente
espresso in diverse sentenze della Corte Costituzionale) anche in
considerazione di una semplice ragionamento: la “manovra” Fornero ha commesso
un errore palese riconosciuto oramai universalmente che ha generato il dramma
“Esodati”: lo Stato, non considerando le persone cui con una norma
previdenziale priva di transitorio avrebbe illegittimamente negato il diritto a
pensione, approvando quella “riforma” ha commesso un errore di valutazione considerando di poter ottenere un risparmio sulla spesa
previdenziale superiore a quello che avrebbe dovuto effettivamente calcolare se
la sua “riforma” fosse stata caratterizzata da una giusta ed equa valutazione
dei drammatici effetti che essa ha poi causato, e da ciò consegue che è
dello Stato l’esclusiva responsabilità di trovare la copertura per il minore
risparmio[5]
che si produrrà con la “riforma” Fornero a causa della restituzione del
Diritto agli “Esodati” di approdare alla pensione con le regole previgenti!
Mettere in chiaro i concetti aiuta ad capire senza ambiguità e con trasparenza
la reale scelta politica che ogni forza parlamentare fa e come intende il
rapporto Stato-Cittadino. Perché rispondere correttamente ed onestamente alla
domanda di giustizia degli “Esodati” darà sicurezza a tutti i Cittadini,
comprese le propagandate giovani generazioni che non potrebbero che dubitare
delle promesse di una Politica che non è in grado di mantenere nemmeno il patti
sociali sottoscritti! Al fine di evitare il ripetersi
delle goffe rappresentazioni pubbliche, spesso rimediate nelle risposte ad
interrogazioni parlamentari sul merito, riteniamo di dover qui contribuire
con gli specifici quesiti sulla quantificazione degli “Esodati” a cui
l’INPS deve rispondere, non potendo sottrarsi ai suoi doveri, insieme
con il Governo al fine di definirne infine il numero, stabilito che il
principio di individuazione generale è quello sopra ricordato e che devono
essere pubblicati i numeri di ogni singola platea individuata, separati
per “genere”, su base “anno di maturazione del requisito pensionistico”,
per gli anni che vanno dal 2012 al 2018. Solo in questo modo la RGS potrà
valutare correttamente l’onere annuale.
I quesiti sono espressione
diretta di tutte le analisi e indicazioni riportate nel nostro Dossier, e
quindi di oltre 2 anni della nostra lotta e della nostra esperienza conoscitiva
delle problematiche in gioco! 1. Quanti sono i lavoratori posti in mobilità [6],
a seguito di cessazione dal lavoro entro il 31/12/2012,
sulla base di accordi sottoscritti entro il 31/12/2011in qualsiasi
sede, anche non governativa, che con le vecchie regole avrebbero maturato il
diritto alla pensione entro il 2018, indipendentemente dal fatto che la
maturazione del requisito pensionistico avvenga entro la fine della
mobilità [7],
considerando anche l’eventualità che il requisito pensionistico possa essere
raggiunto con contribuzione volontaria[8] ?
2. Quanti sono i lavoratori posti in mobilità, a
seguito di cessazione dal lavoro a partire dal 1/1/2013, sulla base di
accordi sottoscritti entro il 31/12/2011 in qualsiasi sede, anche non
governativa [9],
che con le norme precedenti avrebbero maturato il diritto al
pensionamento entro la fine della mobilità? E quanti sono i
lavoratori previsti dagli accordi di mobilità che chiudono esauriscono il loro
effetto oltre il 31/12/2012[10]? Qual è la data massima prevista
per la cessazione dal lavoro di tali lavoratori?
3. Quanti sono i lavoratori collocati in mobilità
lunga prima del 31/12/2011, con accordi regolarmente notificati all’INPS[11]
e che maturano il requisito pensionistico entro il 2018, indipendentemente
dalla fine della mobilità?
4. Quanti sono i lavoratori Autorizzati alla
Contribuzione Volontaria, alla data del 31/12/2011 e senza lavoro a tempo
indeterminato alla stessa data e successivamente ad essa, per i quali,
sulla base delle norme precedenti alla cosiddetta riforma Fornero e con la
previsione di versamento dei relativi contributi, sarebbe avvenuta la
maturazione del diritto ala pensione entro il 2018[12]
5. Quanti sono i titolari di prestazioni
straordinarie a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'art. 2,
comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché i lavoratori per i quali
sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la medesima data il
diritto di accesso ai predetti Fondi di solidarietà ?
6. Quanti sono i lavoratori licenziati con accordi
individuali o collettivi sottoscritti entro il 31/12/2011 con procedure
diverse da quelle considerate nei punti precedenti, e cessati alla data del
31/12/2012, e non più reimpiegati con contratti a tempo indeterminato, che con le vecchie regole avrebbero maturato il
diritto alla pensione entro il 2018, considerando anche l’eventualità che il
requisito pensionistico possa essere raggiunto con contribuzione
volontaria ? 7. Quanti sono i lavoratori licenziati
unilateralmente[13]
o per fallimento aziendale o simili, cessati alla data del 31/12/2011, comunque
non autorizzati alla contribuzione volontaria alla medesima data[14] e non più reimpiegati con contratti a tempo
indeterminato, che con le vecchie regole e
considerando la contribuzione raggiunta al momento della cessazione avrebbero
maturato il diritto alla pensione entro il 2018 ?
Ottenute le risposte numeriche per ognuna delle
categorie sopra riportate sarà sufficiente sottrarre il numero di salvaguardati
identificati dalle norme di deroga finora introdotte (sinteticamente riportate
nella tabella seguente) per ottenere il numero delle persone da salvaguardare
con il provvedimento strutturale annunciato.
· Riepilogo salvaguardati al 20.12.2013 SalvaItalia 2012 + Mille-proroghe 2013
Lavoratori collocati in
MOBILITA’ ORDINARIA che non perfezionano il requisito pensionistico
entro il termine della mobilità
Lavoratori titolari di prestazione
straordinaria a carico di FONDI DI SOLIDARIETA’ DI SETTORE
Lavoratori autorizzati alla
Lavoratori in congedo per
Lavoratori CESSATI in ragione di
Si vogliono infine qui
riprendere alcune delle considerazioni già ampiamente esposte dalla “Rete”
presso tutte le Istituzioni, al fine di contribuire anche ad una più precisa e
congruente valutazione dei costi. Perciò torniamo a segnalare che
la Ragioneria Generale dello Stato nelle sue valutazioni, sia nella relazione
tecnica della L. 214/2011 art. 24 sia in successive valutazioni (come per
l’art. 22 della L. 135/2012), commette errori palesi, in particolare:
· Nel calcolo del numero annuo di pensionamenti di
vecchiaia per le donne "in relazione alla maturazione dei requisiti
minimi dal 1/1/2012” (relazione p. 47) vengono valutati in maniera errata i
risparmi ottenuti dalla riforma poiché in realtà il presunto differenziale tra
quanto previsto dalla normativa previgente e quella prevista dall’art. 24
L. 214/2011” (ovvero l’anticipo dal 2014 al 2012 dell’incremento delle età di
pensionamento per le donne) non tiene assolutamente conto che per la
progressione di età espressa nella “riforma” non sarà possibile per una donna,
al limite del 60° anno di età al 31/12/2011, andare in pensione prima di 7
anni. Ovvero per 7 anni non potranno esserci donne che possano maturare il
diritto pensionistico per vecchiaia con le norme Fornero e se ne esistono esse
non potevano che averlo già maturato prima del 31/12/2011. · Errore nella stima dell’incremento
dell’anzianità contributiva per le pensioni di anzianità indipendente dall’età
anagrafica (gli ex 40 anni di contributi) valutato in 1 anno per i lavoratori
dipendenti invece che nel più corretto 2 anni e 3 mesi, poichè ai 2 anni
previsti per gli uomini dalla legge (che maggiormente utilizzano questa
modalità con le precedenti norme) si somma immediatamente l’aumento per
l’aspettativa di vita. · Il posticipo medio della pensione di anzianità
per Quota (p. 50-51) viene valutato, ai fini del calcolo del risparmio in 2,5
anni. Tale dato di base per la valutazione del risparmio pensionistico è
chiaramente errato poiché basta pensare che la norma ha abolito del tutto tale
tipo di pensione per cui il soggetto o andrà in pensione con la “anticipata”
con oltre 42 anni di contributi oppure andrà con la “pensione di vecchiaia” ad
oltre 67 anni. In considerazione del fatto che i requisiti di quota erano
fissati in 61 anni di età e 36 di contribuzione appare evidente che in entrambe
le ipotesi di percorso pensionistico il posticipo è almeno di 6 anni, ovvero
quasi il triplo di quanto ipotizzato dalla RGS.
· Infine facciamo notare le palesi incongruenze,
mai motivate nonostante le richieste, tra i valori delle pensioni medie annue
valutate dalla Ragioneria Generale dello Stato e quelle valutate dall’INPS[15],
le prime più alte delle seconde. Le differenze non sono da poco palesando
scostamenti anche superiori al 30% per cui, tenendo conto che la stima della
RGS è sempre superiore a quella dell’INPS, nell’ipotesi di una stima di costo
di 10 Miliardi, esposta in una relazione della RGS allegata ad una proposta di
legge per la salvaguardia di “Esodati”, potrebbe essere sovradimensionata di
ben 3 Miliardi.
fermamente a tutti voi un immediato intervento legislativo risolutivo e
strutturale che chiuda questa vergogna nazionale sia per come è originata sia
per come è stata fin qui gestita. Vi ricordiamo che già dal 1/1/2013 molte
famiglie si trovano alla disperazione per cui non c’è più tempo. Dovete dare
priorità assoluta all’intervento anche con corsie preferenziali all’iter
approvativo delle due Camere oppure direttamente con Decreto Legge urgente. Dopo tre anni di occultamento
dei dati, nonostante le continue richieste del Parlamento e degli
“Esodati”, ci aspettiamo la ufficializzazione dei numeri in pochi giorni
e l’approvazione della norma strutturale, che sia esclusivamente la
restituzione del diritto con le norme precedenti alla riforma “Fornero” entro
le prossime elezioni europee!
Per la “Rete”
dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, ”Quindicenni”,
Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza
Francesco FLORE - Tel
0784 203888 - 3389976878 (email: comitatiesodatinrete@gmail.com) [1] Allegato resoconto
dell’incontro con il Sottosegretario Baretta
[3] Si veda al proposito la sentenza n. 822/1988 [4] Dossier pag. 13
“minore risparmio”sulla spesa previdenziale di cui si parla sarà comunque
sempre maggiore dei 43 Mld di Euro inizialmente calcolati dalla RGS per il
periodo 2012-2021 e poi coretto dal “Rapporto attuariale INPS 2013” che ha
ricalcolato tale risparmio in oltre 81 Mld di Euro per lo stesso periodo.
[6] Si fa
osservare che per i lavoratori in mobilità risulta palesemente illogico il
riferimento all’esistenza di un accordo, poiché la procedura della L.
223/1991 non prevede necessariamente l’esistenza di un accordo con il sindacato
ne’ che la sua mancanza blocchi la procedura di mobilità che si conclude
con il licenziamento ! Pertanto occorre che siano salvaguardati tutti i
lavoratori la cui azienda HA ATTIVATO una procedura di mobilità entro il
[7] I soggetti appartenenti alla platea connessa alla
dichiarazione di cui alla lettera a) del comma 14 art. 24 della L. 214/2011 non
possono essere limitati entro la fine della mobilità poiché con le norme
previgenti, ovvero al momento della sottoscrizione degli accordi, essi non subivano alcun reale danno
dall’accettare il licenziamento, o meglio il danno personale era correttamente
valutato dal soggetto.
[8] E’ stato
provato dalla “Rete” direttamente al dott. Nori che gli Uffici INPS si sono
resi colpevoli di aver impedito la salvaguardia ai lavoratori in mobilità che
avevano richiesto, per coprire il periodo tra la fine mobilità e la maturazione
della pensione, l’Autorizzazione alla Contribuzione Volontaria negando la
possibilità di fare domanda prima della fine mobilità, in violazione della
stessa circolare 50/2008 dell’INPS. Su questo sono state fatte anche
interrogazioni parlamentari a firma on. Gnecchi
[9] Si tratta dei
soggetti di cui alla lettera a) dell’art. 22 della L. 135/2012 (spending
review) per i quali attualmente esiste il vincolo discriminatorio che l’accordo
debba essere stato sottoscritto in sede Governativa, mentre la Legge 223/1991
(legge di mobilità) non distingue alcunché in merito alla sede di
sottoscrizione, ma trattasi di mera differenza procedurale in funzione della
dislocazione territoriale delle sedi degli stabilimenti dell’azienda
denunciante esuberi
[10] Tutte le
informazioni sono note all’INPS in base alle procedure di attivazione dei
processi di mobilità a norma della L. 223/1991
[11] Vogliamo qui
ricordare che tali soggetti erano già coperti con le norme previste dall’art. 1
comma 1189 dalla legge 27 dicembre 2006 n. 296 (finanziaria 2007) e conseguente
direttiva del 25 gennaio 2007 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
(criteri per l’applicazione dell’ art.1 comma 1189 L. 296/2006) e del decreto
del 2 maggio 2007. Perciò la copertura economica doveva già esistere e le
risorse essere impiegate per ulteriori salvaguardie.
[12] Sono da
escludere dal conteggio soltanto coloro che hanno ripreso un’attività
“unilateralmente” si intende anche la possibilità di dimissioni del lavoratore,
ricomprendendo in tal modo anche i soggetti rientranti nelle deroghe
dall'articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 503.
[14] I Licenziati
unilaterali autorizzati alla contribuzione volontaria ante 31/12/2011 sono già
ricompresi nel punto 4 come “contributori Volontari” a tutti gli effetti
[15] Rapporto Annuale 2012 pag. 242 tavola 4.2
(http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=8751 )
e “bilancio di Previsione INPS 2014