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Timestamp: 2020-04-07 15:03:11+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3118 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3118 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. III, 07/02/2017, (ud. 13/07/2016, dep.07/02/2017), n. 3118
sul ricorso 23994-2013 proposto da:
S.O. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
AUTOCENTER DI R.P., ALLIANZ ASSICURAZIONI SPA;
avverso la sentenza n. 15106/2012 del TRIBUNALE di ROMA, depositata
il 24/07/2012;
S.O. convenne dinanzi al Tribunale di Roma la Autocenter e la Ras Assicurazioni, proponendo appello avverso la sentenza con la quale il Giudice di Pace ne aveva respinto la domanda di risarcimento dei danni a suo dire subiti a seguito di un incidente stradale, ritenendo non provato il nesso di causalità tra il fatto e il danno.
Il giudice adito rigettò l’impugnazione, ritenendo che le risultanze probatorie non consentissero di escludere che almeno una parte dei danni preesistessero all’incidente, e che la prova del nesso causale tra i danni riportati nel preventivo di riparazione dell’autoveicolo e il fatto illecito lamentato sarebbe stata sufficientemente integrata e convincentemente raggiunta attraverso la produzione di una documentazione fotografica e l’articolazione di una prova testimoniale che avesse confermato l’inesistenza dei danni lamentati dall’appellante in epoca antecedente al sinistro.
L’avvenuta riparazione dell’autovettura, e la conseguente impossibilità di procedere ad una liquidazione anche soltanto equitativa dei danni stessi in assenza di una sufficiente e convincente dimostrazione della loro esatta consistenza imponevano, pertanto, il rigetto dell’impugnazione.
Avverso la sentenza del tribunale capitolino il S. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo di censura.
Con il primo ed unico motivo, si denuncia violazione o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 115, 116 e 324 c.p.c., artt. 2043 e 1226 c.c.; erroneità ed illegittimità della motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Il motivo non varca la soglia dell’ammissibilità.
La Corte territoriale, nel pieno rispetto del generale principio di diritto processuale che impone, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre chiara e puntuale valutazione, condivisibilmente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione del fatto, così come operata in sede di motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, possibili e pur prospettate ipotesi fattuali alternative, quali quelle ancor oggi rappresentate a questa Corte dal ricorrente.
Tutte le ragioni di censura sono, pertanto, irrimediabilmente destinati ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello sopra descritto, dacchè esse, nel loro complesso, pur formalmente abbigliate in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge e di un (asseritamente) decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
E’ poi principio di diritto del tutto consolidato quello per cui l’art. 360, n. 5, codice di rito non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).
Sotto tale, concorrente aspetto, il ricorrente, nella specie, pur denunciando, formalmente, un insanabile deficit motivazionale della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecita a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.