Source: http://orizzonte48.blogspot.it/2016/07/la-trattativa-stabilita-finanziaria-e.html
Timestamp: 2018-05-26 15:18:16+00:00
Document Index: 76371372

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'CGUE ']

Orizzonte48: LA TRATTATIVA: "STABILITA' FINANZIARIA E RISULTATI SPROPORZIONATI" TRA CORTE UE E LA DISCREZIONALITA' DELLA VESTAGER
LA TRATTATIVA: "STABILITA' FINANZIARIA E RISULTATI SPROPORZIONATI" TRA CORTE UE E LA DISCREZIONALITA' DELLA VESTAGER
1. Vale la pena di riportare, fresco di giornata, il sunto, finora disponibile, della decisione della Corte di giustizia UE su presupposti e limiti del bail-in, con riguardo alla regola del preventivo burden-sharing (cioè condivisione delle perdite) a carico dei risparmiatori, prima della possibilità di un intervento pubblico che, in tal modo, non sia vietato dalle regole UE sugli aiuti di Stato (in ogni modo, estremamente problematici da autorizzare nei confronti dell'Italia: v. qui p. 7-9).
I risparmiatori, com'è noto, sono coinvolti nel meccanismo unico di risoluzione, dopo la "escussione" in prima battuta degli azionisti, in una graduazione che coinvolge obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e correntisti per l'ammontare oltre i 100.000 euro.
Quest'ultima soglia di garanzia, allo stato delle possibilità di intervento dei fondi "privati" di garanzia, è in concreto, molto teorica (v.qui, p.4), non solo in assenza di un fondo di garanzia €uropeo, che dovrebbe essere attivato solo dal 2024, non solo perché la Germania è fieramente contraria (v. qui, p.6) anche a questa lontana (e quindi tardiva) misura, ma anche perché le dimensioni comunque raggiungibili da tale fondo di garanzia "comune", non sarebbero sufficienti a fronteggiare un contagio sistemico di insolvenze bancarie a catena, in un settore di mercato che presenta complessivamente il volume di capitalizzazioni e attivi strutturalmente presenti nell'eurozona (sempre rammentando che la c.d. unione bancaria si applica solo ai paesi della stessa eurozona).
2. La decisione della CGUE, occasionata da un proto-bail-in avvenuto in Slovenia, era stata preceduta da "grandi aspettative", dovute alla posizione assunta, in sede di conclusioni, dall'avvocato generale presso la stessa Corte, che aveva eccitato gli animi, nel senso di una maggior elasticità di intervento statale, preventivo rispetto al burden-sharing.
Infatti, "L'avvocato generale, nelle conclusioni rassegnate a febbraio, ha sostenuto che la Commissione non ha poteri inderogabilmente vincolati (binding) in tale questione, e le perdite imposte agli investitori privati, non sono una precondizione necessaria per accordare l'aiuto pubblico alle banche (in difficoltà)".
Sostanzialmente, l'avvocato generale ha ipotizzato una "Broad discretion" della Commissione, fondabile sulla regola di "eccezione" emergenziale, contenuta nella direttiva sulla "Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD)", per cui il bail-in preventivo può essere evitato, per adire direttamente gli aiuti di Stato, quando la sua imposizione "porrebbe in pericolo la stabilità finanziaria o condurre a risultati sproporzionati".
3. Com'è accaduto anche in passato (sulla diversa questione dell'OMT), la Corte ha grosso modo accolto tali conclusioni - con perfetto tempismo rispetto agli esiti degli stress test bancari che, per quanto riguarda l'Italia, erano tetramente incombenti (per il prossimo 29 luglio) sulla situazione del Monte dei Paschi- ma lo ha fatto seguendo un percorso che risulta più sfumato e indiretto nelle affermazioni compiute.
La Corte, infatti, ha ribadito principalmente l'assunto della centralità della "ampia discrezionalità" della Commissione e, significativamente, ha anzitutto riaffermato il principio del burden-sharing preventivo:
“Il burden-sharing da parte degli azionisti e dei creditori subordinati, come prerequisito per l'autorizzazione, da parte della Commissione, degli aiuti di Stato a una banca in stato di insolvenza, non è contrario alla legge UE".
Ha poi temperato questa affermazione di principio rinviando alle "banking communications" (anticipatorie e poi specificative della direttiva BRRD, v.p.45, da parte della stessa Commissione), in quanto l'ultima di esse, stabilisce i casi in cui il burden-sharing "debba" essere applicato ad azionisti e creditori subordinati, e quando, invece, possa essere evitato. L'ipotesi, appunto, è quella per cui, in esito alle perdite imposte ai risparmiatori, il bail-in potrebbe porre "in pericolo la stabilità finanziaria o condurre a risultati sproporzionati".
4. Va anche detto che la Competition Commissioner Margrethe Vestager, preposta alla direzione antitrust che vigila anche sugli aiuti di Stato, aveva preannunziato, il 14 luglio, una posizione alquanto problematica e poco incline a eccessive concessioni all'Italia:
“Le regole sono tali che, se c'è rischio di instabilità finanziaria, allora sono contemplate eccezioni al burden-sharing e al bail-in. Ciò è certamente chiaro. Ne consegue che la cosa importante è comprendere cosa sia la instabilità finanziaria e finora, nel corso di circostanze molto serie in Spagna, Grecia e Slovenia, le eccezioni non sono state applicate."
Come, appunto, sul caso insorto in Slovenia, conferma la pedissequa decisione appena emessa dalla CGUE, che ha escluso la illegittimità della mancata applicazione della regola di eccezione, trincerandosi dietro una vasta, e quindi insindacabile, discrezionalità della Commissione, nonchè sulla inconfigurabilità di una retroattività delle norme sul burden-sharing, rispetto al momento di sottoscrizione dei titoli, quando vigevano, pro-Germania e Francia, diverse "comunicazioni" ampiamente derogatorie del divieto di aiuti di Stato (v.qui, p.4).
5. In sostanza, la palla è rimessa nel campo di Margrethe Vestager che, però, ha già anticipato un certo restrittivo scetticismo.
La trattativa, dunque, continua in vista della data fatidica del 29 luglio: ciò che è certo è che la Commissione dispone di un'ampia discrezionalità e tergiversa sulla riconoscibilità della "instabilità finanziaria" (e dei "risultati sproporzionati"), non mostrandosi eccessivamente sensibile sulla difficoltà politica in cui incorrerebbe il governo italiano, come ci dice lo stesso Bloomberg, dovendo conciliare un bail-in su MPS (e, in prospettiva, non solo), con effetti devastanti sul consenso, con le esigenze di raccogliere una maggioranza favorevole al referendum sulla riforma costituzionale.
Da oggi, in più, abbiamo che la Corte europea ha riconosciuto in modo praticamente incondizionato questa grandissima discrezionalità e non sarà certo propensa a sindacare nel merito un'eventuale negatoria dell'autorizzazione, all'Italia, ad applicare la clausola di eccezione sugli "aiuti di Stato" preventivi al sistema bancario.
The max 19 luglio 2016 13:42
Chiedo chiarimenti su quanto segue, visto che in rete non riesco a trovare una spiegazione chiara.
Da quanto ne so in Italia al momento, il fondo che dovrebbe tutelare i CC fino a 100.000 € è il fondo interbnacario. Il problema è che questo fondo è insufficiente in casi come MPS e comunque già esaurito dopo i casi Banca Etruria e simili.
Si tratta di un fondo 'temporaneo' attivato in vista del fondo di garanzia previsto per il 2024, oppure è una cosa scollegata?
Quarantotto 19 luglio 2016 14:17
Al punto 1, secondo periodo, nei links appositamente inseriti per richiamare tali aspetti già trattati da questo blog, ci sono tutte le risposte. In pratica: il fondo "privato" attuale è largamente insufficiente e ce lo teniamo sine die (ma da leggere i links)
AP 19 luglio 2016 15:13
Inutile sedere al tavolo negoziale senza una pistola da depositare sul tavolo davanti a sé.
Quarantotto 19 luglio 2016 15:21
Da fonti dirette, ho appreso che quella pistola non dovrebbe neppure essere nominata (o pensata)...
Luca Pasello 19 luglio 2016 16:06
Come nel gioco dell'oca, si torna sempre alla casella del Via: ogni ulteriore questione è riconducibile a: 1) art. 11 Cost. e suo scempio; 2) chi ha ELETTO (non nominato!) la Verstager, a chi risponde costei e su quale piano di responsabilità?
Domande retoriche, per chi segua questo blog; risposte impossibili (cioè relative a domande mai poste) per i più.
C'è solo un punto su cui ammetto la trattazione tali problemi attraverso categorie morali (more germanico, dunque): se ti sei svenduto, come Paese, di che ti lamenti? Con un ma: il popolo È STATO svenduto! Tanto è già plebe, basta distrarla... Così sino al punto di rottura (sociale), che ormai sarà solo rivolta, una delle tante sfigate jacqueries della storia - in alternativa, i pogrom, che faranno alzare il ditino a Nostra Signora dei Rifugiati, l'immigrazionista Boldrini. Per le rivoluzioni (non serve lo Sten, basta far valere l'art. 11 e rivolgere a ben altri i propri "ciaone") servirebbe una coscienza di classe. Vedi alla voce plebe. E alla voce traditori.
(Poi, va beh, la storia è roba vecchia, se penso ai Bardi, a MPS versione sec. XV, ai genovesi o ai Fugger, o al capitale inglese che nell'Ottocento tiene al lazo i Savoia e spalleggia i Mille e depreda l'oro di Napoli, il mondo governato dalle banche è schifezza ricorsiva, ma che vuoi? "La storia insegna ma non ha discepoli", diceva un tizio parecchio negletto).
Luca Pasello 19 luglio 2016 16:55
Non è OT, non credo. Riporto la potente espressione di un signore che qui non ha nulla da dire e al contempo moltissimo, che è fuori posto eppure no, che in termini poetici ha capito tutto e politicamente un bel nulla. La parola ha la sua forza, e come pars destruens i Cantos di Pound vanno bene...
Enrico Masala 19 luglio 2016 17:34
Io vorrei insistere, per un momento, sul fatto che bisogna capire da dove le difficoltà delle banche: se è vero, ed è vero, che sono stati sottratti molti soldi, perchè non vengono fatte indagini INCISIVE e recuperi, prima ancora di parlare di difficoltà delle banche, di sofferenze generiche, di procedimenti di salvataggio arbitrari..... oltre che, bisogna dire anche questo, nessuno dice che la norma europea sui divieti di salvataggio delle aziende in difficoltà è solamente ridicola!
Quarantotto 19 luglio 2016 18:13
E' evidente che non segue il blog.
Sulle cause delle sofferenze bancarie, cioè i c.d. non performing loans, che sono crediti erogati a famiglie e imprese che queste non sono più in grado di restituire, abbiamo a lungo parlato: le consiglio di fare una ricerca sul blog, anche per chiarirsi le idee sulla "norma europea", che è in realtà, la c.d. Unione bancaria per i paesi dell'eurozona (e non per gli altri).
In sintesi (ma estendendo la lettura a quanto in particolare è stato scritto quantomeno tra dicembre 2015 e gennaio 2016 sul blog): è l'euro, e non le indagini, il problema.
Duccio Tessadri 19 luglio 2016 17:41
Con il bail-in si porteranno via quel che rimane di quanto risparmiato nei decenni passati. Si toccherà il risparmiatore ma anche chi pensava di essere un rentier. Anche i pesci medi ci finiranno dentro e forse capiranno quanto di fronte al potere sono anch'essi sacrificabili.
L'unica, amara curiosità sarà vedere chi, nelle "elites" locali, si sarà arricchito con il bail in, "rilevando" il patrimonio dei cattivi debitori e mettendolo prudentemente a reddito. A quel punto il quadro sarà completo.
Piero Vittori 20 luglio 2016 08:51
Gli sciacalli e gli squali sono sempre esistiti, in tutte le stagioni critiche della storia umana. Onestamente non la penso come Lei, ritengo irrilevanti o quasi gli effetti collaterali 'locali' in una crisi (programmata) come quella che sta da anni colpendo il Paese. Sono aspetti tristi, che portano riflessioni amare sulla natura umana, ma sono sempre esistiti. MPS è solo la prossima tappa, in realtà a me sembra che ci sia un meccanismo ad orologeria molto più ampio e e dannoso pronto ad innescarsi, il bersaglio è evidentissimo (perché programmato): l'assalto frontale al risparmio privato italiano, prossima tappa designata della distruzione del PAese e ultimo 'tesoro' da predare, visto che deindustrializzazione e azzeramento dello stato stanno già ben instradati e a buon punto.
Duccio Tessadri 20 luglio 2016 14:02
Non sono d'accordo, e cerco di spiegarmi meglio.
Il mio era un commento sicuramente "di dettaglio". La sostanza economia del bail in, e in generale dell'intera costruzione eurista-ordoliberista, è quella che ha esposto Lei: una violazione di diritti economici, oltre che, in radice, dei diritti civili e politici, come strumento per uno stravolgimento (finale) degli assetti sociali.
E in questo contesto, il post di 48 sulla "discrezionalità" che caratterizza l'applicazione delle regole comunitarie (e i commenti sotto di Francesco Maimone e Arturo e ancora di 48) ben evidenzia come questa rivoluzione degli assetti sociali ed economici non possa che fare leva sulla distruzione dello stato di diritto, cioè di qualcosa che A PAROLE dovrebbe essere sacro per ogni sedicente liberale.
Ciò che il mio commento voleva evidenziare è che, anche ora che siamo sostanzialmente arrivati al momento del redde rationem, il condizionamento è tale che molti ancora pensano a come speculare sulle difficoltà altrui, invece che comprendere la comunanza di interessi. Un giro nelle banche e vedrai una lunga teoria di avvoltoi esaltati dall'odore del sangue, a chiedere assegni circolari da portare alle aste immobiliari dei beni dei "cattivi debitori". Il regime totalitario che ci opprime STA CAMBIANDO la natura umana: vero che certi comportamenti sono sempre esistiti, ma non erano la regola morale cui attenersi...
Arturo 20 luglio 2016 16:15
@Duccio Tessadri: “Dato che i problemi di legittimazione del capitalismo democratico presso il capitale divennero problemi di accumulazione, fu necessaria la liberazione dell'economia capitalistica dall'intervento democratico quale condizione per la loro risoluzione. In questo modo si trasferì dalla politica al mercato il luogo dove assicurare una base di massa a sostegno del moderno capitalismo nelle sue motivazioni più profonde, generate dall'avidità e dalla paura (greed and fear), nel contesto del processo di immunizzazione avanzata dell'economia rispetto alla democrazia di massa. Descriverò questo sviluppo come il passaggio da un sistema di istituzioni politiche ed economiche di orientamento keynesiano, tipico della fase fondativa del capitalismo postbellico, a un regime economico neo-hayekiano.”
A greed and fear c’è una nota: ”Greed and fear, avidità e paura sono, secondo l'autodescrizione del capitalismo finanziario fornita dall’economia finanziaria, spinte decisive al funzionamento dei mercati azionari e dell'economia capitalistica in generale (Shefrin 2002).” (W. Streeck, Tempo guadagnato, Feltrinelli, Milano, 2013, pagg. 25 e 221).
Quarantotto 21 luglio 2016 20:16
Caro Arturo, pensa se avessimo potuto citare questo passaggio circa 3 anni fa nel pieno di quella grande polemica (rivelatasi pretestuosa) sul ruolo di Hayek nella costruzione €uropea.
Confesso che è una vera chicca delle tue: ma che poi dimostra che, qui, senza alcuna sudditanza verso le illustri elaborazioni estere, ci arriviamo tranquillamente da soli (alla faccia della scetticismo, persino sarcastico, che a quell'analisi fu da taluni dedicato) :-)
Arturo 22 luglio 2016 14:06
Sì, l'analisi è molto, molto simile, a tratti identica (per esempio il riferimento a Kalecki e ai suoi aspetti politici del pieno impiego), a quella condotta qui; quella delle banche centrali però è piuttosto approssimativa: molto meglio la tua. :-)
Francesco Maimone 20 luglio 2016 00:07
Ho reperito la sentenza integrale della Corte di Giustizia. Essa è consultabile all’indirizzo http://curia.europa.eu/juris/documents.jsf?num=C-526/14.
“…La valutazione della compatibilità di misure di aiuto con il mercato interno, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, TFUE, rientra nella competenza esclusiva della Commissione…. A tal proposito, la Commissione gode di un AMPIO POTERE DISCREZIONALE IL CUI ESERCIZIO COMPORTA COMPLESSE VALUTAZIONI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE. Nell’esercizio di tale potere discrezionale, la Commissione può adottare orientamenti al fine di stabilire i criteri in base ai quali essa intende valutare la compatibilità, con il mercato interno, di misure di aiuto previste dagli Stati membri. In base a consolidata giurisprudenza, adottando siffatte norme di comportamento ed annunciando, con la loro pubblicazione, che esse verranno da quel momento in avanti applicate ai casi a cui si riferiscono, la Commissione si autolimita nell’esercizio di detto potere discrezionale e non può, in linea di principio, discostarsi da tali norme, pena una sanzione, eventualmente, a titolo di violazione di principi giuridici generali, quali LA PARITÀ DI TRATTAMENTO O LA TUTELA DEL LEGITTIMO AFFIDAMENTO. Pertanto, la Commissione non può rinunciare, mediante l’adozione di norme di comportamento, ALL’ESERCIZIO DEL POTERE DISCREZIONALE CHE LE CONFERISCE L’ARTICOLO 107, PARAGRAFO 3, TFUE …L’adozione di una comunicazione quale la comunicazione sul settore bancario non dispensa la Commissione dall’obbligo di esaminare le specifiche circostanze eccezionali che uno Stato membro invoca, in un caso particolare, al fine di chiedere l’applicazione diretta dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), TFUE e di motivare eventualmente il proprio rifiuto di accogliere una richiesta del genere” [Corte di Giustizia 19 luglio 2016, causa C 526/14, http://curia.europa.eu/juris/documents.jsf?num=C-526/14]. (segue)
Io non so se il concetto di “discrezionalità” nell’ordinamento ordoliberista sia lo stesso di quello vigente in Italia. Nel nostro Paese la discrezionalità amministrativa (mi corregga Presidente se sbaglio) è una facoltà - dell’amministrazione - di scelta tra più comportamenti giuridicamente leciti, per il perseguimento dell’interesse pubblico, rispondente alla causa del potere esercitato, e che consta sempre di una ponderazione comparativa di più interessi secondari in ordine ad un interesse primario (Giannini). Essa è ancorata comunque alla legge, atto del Parlamento (organo rappresentativo eletto). La discrezionalità è quindi tutt’altro che un sinonimo di arbitrio, tant’è che a casa nostra l’atto è sindacabile anche se “solo” sotto il profilo della ragionavolezza, della logicità, della congruità e della proporzionalità.
Lascia a dir poco perplessi, giuridicamente, il fatto che sia la Commissione (puro organo tecnocratico) ad adottare “orientamenti al fine di stabilire i criteri in base ai quali essa intende valutare la compatibilità, con il mercato interno, di misure di aiuto previste dagli Stati membri”, senza che nessuno possa sindacare le decisioni. Non mi risulta, infatti, che gli atti della Commissione siano sindacabili dalla Corte, o da altro giudice, per irragionevolezza, illogicità e proporzionalità (e non si dica che è ragionevole e logica la decisione di escludere il carattere di eccezionalità alla instabilità finanziaria della Grecia! Non capisco cos’altro deve succedere al popolo greco per versare in condizioni eccezionali). In sostanza è la Commissione che, in modo del tutto arbitrario e auto-sovrano, decide cosa deve intendersi per “eccezionalità” al fine di dare via libera agli aiuti destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro; è sempre la Commissione che, discrezionalmente, decide della vita di milioni di persone. Gli Stati membri pendono dalle labbra degli €urocrati e devono solo sottostare alla decisione di questi ultimi (nella fattispecie, in persona della Vestager), senza fiatare. Si tratta (ma ormai non è una novità) di un enorme sistema fascista, tenuto in piedi, neanche a dirsi, con il solo fine di salvare l’€uro. Lo spennamento, nel caso dell’Italia, è annunciato e sarà praticamente automatico
Quarantotto 20 luglio 2016 09:05
Hai posto una serie di problemi tecnico-giuridici alquanto complessi :-)
Il sindacato sugli atti delle istituzioni UE in astratto esercitato dalla CGUE si ispira alla tradizione della giustizia amministrativa francese (dunque omogenea a quella italiana). Anche le corti ammimnistrative tedesche, comunque, esercitano un simile sindacato, in particolare ammettendo qualcosa di analogo al vizio di eccesso di potere (dell'esperienza amministrativa tedesca lo stesso Giannini era un cultore).
Dunque, in teoria, conformememente alla "cultura" giurisdizionale dei paesi più "costitutivi" del diritto europeo, il sindacato sulla discrezionalità potrebbe ricorrere a parametri simili a quelli da te riferiti e grosso modo corrispondenti all'esperienza italiana.
Ma qui iniziano i problemi, che cerco di riassumere per punti abbreviati:
a) la tendenza, in tutti gli ordinamenti a diritto amministrativo avanzati, è il progressivo stemperamento/assorbimento della discrezionalità amministrativa "pura" (scelta in termini di opportunità, congruenza con un coerente sviluppo dell'indirizzo politico sovrastante) nella discrezionalità tecnica: si tratta di scelte prettamente "valutative", di fatti complessi, in base a regole proprie di scienze (o tecniche applicative) che, si dice, abbiano più soluzioni suscettibili di apprezzamento, alternativo, in base a tali regole tecnico-scientifiche;
b) questa trasformazione è propria dell'espandersi del diritto europeo, nei singoli ordinamenti degli Stati, e ovviamente a livello UE: la manifesta illogicità o, più ancora, la inattendibilità delle regole o del loro procedimento applicativo (estrinseca: cioè sempre rilevabile dal patrimonio di ragionevolezza del non-tecnico, quale il giudice) sono quindi ammissibili.
Dal diritto UE deriva specificamente, poi, il parametro della "proporzionalità" (in realtà già del tutto corrispondente a quello costituzionale, italiano, della "ragionevolezza", di cui ad es; legittimo affidamento e parità di trattamento sono corollari);
c) in questo quadro, il problema è...la CGUE: il suo motivare per reiterate parafrasi, enunciative di principi (interpretativi e di sindacabilità), raramente giunge a applicazioni significative e tali da incidere sull'eserizio dei poteri discrezionali. La tendenza a pseudo-motivare (con queste ridondanti parafrasi) nasconde la ragion politica della sua ratio decidendi;
e) lo stesso rinvio a fonti secondarie specificative del diritto contenuto in direttive e regolamenti (le "comunicazioni"nel caso), non aggiunge molto e rimane enunciazione puramente descrittiva, al limite del paralogismo lapalissiano (lo puoi vedere dal brano riportato);
f) il risultato è che la discrezionalità tecnica, -SPECIALMENTE in materia economico-finanziaria, cioè nell'ambito di una SCIENZA SOCIALE, per definizione ad esiti valutativi suscettibili di diversi approcci e presupposti valutativi-, finisce per essere insindacabile: come avrai notato, prima e dopo la sentenza in questione, lo status interpretativo della clausola emergenziale prevista dalla "comunicazione", rimane praticamente lo stesso.
Gli Stati sono privi di effettiva tutela e la Corte, fissati gli pseudo-principi di (non)sindacabilità in concreto, ripeterà in futuro sempre le stesse parafrasi.
Tranne che la "ragion politica" non consigli altrimenti nei riguardi di un paese too big to be disappointed.
Ma questo paese, finora, non è stato l'Italia.
Arturo 20 luglio 2016 12:04
Per il momento mi limito a una segnalazione (come avevo anticipato sto raccogliendo e sistemando parecchio materiale sulla CGUE): si tratta di una citazione da un saggio di Gunnar Beck, autore della più esauriente monografia sulle tecniche interpretative della Corte di Giustizia: "In most cases where the issues involved are neither politically sensitive nor fundamentally affect the interests and competences of the Union, the Court tends to do what courts tend to do in all legal systems and follow the wording and natural meaning of the rules under consideration, especially if other considerations favour the same solution. In extremis, however, the methodological pluralism and attendant flexibility of the Court’s cumulative approach afford the Court of Justice the freedom to favour almost any conclusion assuming it can be justified at least by some argument or other." (G. Beck, The Court of Justice, the Bundesvervassungsgericht and Legal Reasoning during the Euro Crisis: the Rule of Law as a Fair-Weather Phenomenon, European Public Law 20, n. 30 (2014), pag. 561).
Quarantotto 20 luglio 2016 12:17
Giro di parole, o "gentile" eufemismo, per espandere le premesse logico-analitiche di quanto da me riassunto sul piano fenomenologico poco sopra :-)
Fabrizio Laria 20 luglio 2016 09:48
OT - Ah, dove andremmo a finire se le cosiddette élite non annoverassero tra le proprie elette ma a volte un po’ indisciplinate schiere delle elettissime teste pensanti capaci di tradurre le grandi visioni strategiche in ragionate proposte operative, evitando che nei momenti più critici la situazione sfugga di mano! Perché quello che conta, tra tanta reale ma anche apparente confusione, è tenere la barra dritta verso l’approdo finale:
“Il settimo e ultimo principio è che, dato l’invecchiamento della popolazione, l’Europa deve eventualmente creare un ambiente nel quale la diversità e la migrazione economica sono ben accetti. La Cancelliera Merkel ha aperto le porte della Germania ai rifugiati, ma senza ben valutare le conseguenze del suo atto di generosità; aveva trascurato di considerare l’effetto di attrazione. Un afflusso improvviso di oltre un milione di richiedenti asilo ha sopraffatto la capacità di accoglienza delle strutture rivoltando l’opinione pubblica contro di loro. Ora la UE deve urgentemente limitare l’afflusso di nuovi migranti e lo può fare solo discriminando a sfavore dei migranti economici. Si spera che questo sia solo un fenomeno temporaneo. Ma mentre dura è sia inappropriato che dannoso.
I benefici che la migrazione apporta superano di gran lunga il costo dell’integrazione degli immigrati. Miranti economici qualificati aumentano la produttività, generano crescita e aumentano la capacità di assorbimento del Paese ricevente. I vari popoli contribuiscono apportando capacità ed abilità diverse, ma i benefici provengono in eguale misura sia dalle innovazioni introdotte che dalla loro professionalità – sia nei loro Paesi d’origine che nei Paesi d’accoglienza.
Ci sono molte prove, aneddoti ed esempi a supporto di questa tesi, a cominciare dagli Ugonotti che contribuirono alla prima rivoluzione industriale, apportando all’Inghilterra sia l’industria tessile che quella bancaria. I migranti hanno un grande potenziale per contribuire all’innovazione e allo sviluppo se solo si presenta loro l’opportunità”.
Per l’appunto, il settimo sigillo.
Quarantotto 20 luglio 2016 10:34
"Magico Soros"! Il bello è che se la bevono i lettori del giornalone (contro ogni evidenza davanti ai loro occhi)...
Fabrizio Laria 20 luglio 2016 12:20
A loro (nella fattispecie) e nostra (in generale) parziale giustificazione, potremmo prendere a prestito le parole di qualcuno che sull’essenza dell’evidenza ha riflettuto con una certa meticolosità:
“Forse a ciascuna evidenza e a tutta l'evidenza in generale, in quanto darsi della cosa stessa [Selbstgebung], in quanto coscienza di cogliere ciò che è preso di mira come «esso stesso», appartiene una certa relatività, sicché dovunque parliamo di un'evidenza adeguata e siamo certi di essa in quanto tale, siamo sempre in presenza di un simile processo crescente di evidenze relative, eventualmente continuo e da sviluppare liberamente”.
Purtroppo se l’evidenza fosse sempre così evidente saremmo tutti molto più bravi nel riconoscere perlomeno i nostri interessi, e quindi nel distinguere oggettivamente i nostri amici dai nostri avversari.
Quarantotto 20 luglio 2016 12:28
Per uscire dalla soggettività (para-empirica) dell'evidenza, i sistemi cognitivi avanzati non mancano:
http://orizzonte48.blogspot.com/2016/03/sistema-monetario-internazionale-e-neo.html?showComment=1457597509130#c1574010805176680528 (specie parte finale)
stopmonetaunica 20 luglio 2016 12:55
Massì, naturalmente siamo tutti razzisti xenofobi noi che vogliamo limitare l'immigrazione! Comunque queste élite hanno inventato una bella dialettica di falsi opposti; da una parte i piddini che stanno a favore per l'accoglienza buonista, indiscriminata e illimitata in stile "noborders" e al grido "Accoglieteli tutti!" papafrancescano; dall'altra il fecciume dei fallaciani xenofobi per i quali il problema non è la lotta di classe e la guerra tra poveri, la competitività sul costo del lavoro, ma l'ISLAM contro il CATTOLICESIMO; come se a me importasse di più pregare Dio in Chiesa che morire di fame in mezzo alla strada senza uno straccio di lavoro!! E poi c'è la retorica xenofoba della difesa delle "nostre tradizioni", che sarebbero superiori a quelle dei popoli incivili africani e del medio oriente, come se tutto ciò che viene dal passato europeo fosse buono e giusto, compresi i roghi degli eretici.
Calamandrei non era affatto contento della tradizione presente e passata, infatti disse:
“ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione
Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente."
stopmonetaunica 20 luglio 2016 12:57
LA NOSTRA E' UNA COSTITUZIONE CHE APRE LE VIE VERSO L'AVVENIRE, TUTTO IL CONTRARIO DELLA RISCOPERTA DELLE NOSTRE TRADIZIONI PASSATE!! MA LO SAPPIAMO CHE AI FASCISTI PIACCIONO SEMPRE LE TRADIZIONI!
Invece di rimuovere gli ostacoli che il capitale impone allo sviluppo dei paesi africani e del medio oriente, importano disperati da questi paesi, disposti a lavorare a 2 euro al giorno pur di sopravvivere, da usare come grimaldello per abbattere quel residuo di diritti e stato sociale faticosamente ottenuti, la prezzo di guerre, lacrime e sangue, dalle classi subalterne delle odierne socialdemocrazie.
Dice Soros:"I benefici che la migrazione apporta superano di gran lunga il costo dell’integrazione degli immigrati." E se obiettiamo, naturalmente, siamo tutti sporchi razzisti xenofobi!
Ma lo sappiamo tutti quali sono i benefici del flusso di migranti auspicati da Soros:in regime di moneta unica, libero commercio e di competitività ultraliberista, l'esito inevitabile è la guerra tra poveri, la competizione al ribasso sui salari, la distruzione del welfare, e il RITORNO, NEI NOSTRI PAESI SOCIALDEMOCRATICI, ALLE NOSTRE VECCHIE E BUONE TRADIZIONI CATTO-FASCISTE, QUELLE DELLA SCHIAVITÙ DEL LATIFONDO!
"Abruzzo: Se volete lavorare dovete leccarmi i piedi. Di negri al posto vostro ne trovo una marea"
Però anche Soros afferma la sua ricetta per lo sviluppo dei paesi africani:
"Invece, il focus dovrebbe essere sul reale sviluppo dell’Africa e, nel giro di una generazione, le cause profonde della crisi verrebbero affrontate e risolte. Ciò implica libero commercio, imponenti investimenti ed un serio impegno a sradicare la corruzione."
Cioè, di nuovo, invece della piena sovranità dei paesi africani, per sviluppo SOROS intende quello del SUO PORTAFOGLIO, proprio ciò che ha portato al sottosviluppo questi paesi: free market, IDE (investimenti diretti dall'estero), e la solita lotta alla CorruZZione!
E poi il Settimo Sigillo:
"Il settimo e ultimo principio è che, dato l’invecchiamento della popolazione, l’Europa deve eventualmente creare un ambiente nel quale la diversità e la migrazione economica sono ben accetti"
Naturalmente si indica sempre il GENERICO INVECCHIAMENTO, SENZA INDAGARNE LE CAUSE.
Naturalmente la popolazione dei paesi socialdemocratici nata e cresciuta in una cornice in cui i diritti e lo stato sociale erano cose acquisite deve scomparire, deve essere portata all'estinzione, ed essere sostituita con una popolazione più docile, non avezza allo stato sociale e ad una paga dignitosa, e ciò serva di monito anche a quel residuo di bamboccioni occidentali nati con la camicia e non avezzi a lavorare per 2 euro al giorno nei campi del latifondista.
Fabrizio Laria 20 luglio 2016 13:39
Grazie per lo spunto di ri-riflessione, e che la pienezza della datità (previo adeguato studio) sia sempre con noi!
Bazaar 20 luglio 2016 16:17
All'ottimo riassunto del popperiano Soros, manca solo il ricordare che costui si è fatto il primo gruzzolo da giocare a Londra vendendo gli ebrei dei ghetti ungheresi ai nazisti.
Una deicina di milioni di morti in più o in meno...
Il problema peggiore è che questo sicario da palcoscenico è da decenni che testimonia il cambiamento orwelliano della Storia e, con la rinazificazione neoliberista e totalitarista dell'istruzione, contribuisce - stando con Preve - a inquinare i pozzi.
Sulla Tradizione, invece, ci sarebbe da approfondire e molto: ad iniziare dal fatto che la sinistra liberale è infarcita di modernismo e non mantiene più manco un briciolo di "sana" sovrastruttura conservatrice, paludando completamente la reazione con quella che Hayek chiamava "controrivoluzione": il peggio del peggio al quadrato.
Nazisti travestiti da progressisti.
Per non dar troppo spazio ai buoni guenoniani ma, soprattutto, ai tradizionalisti cattolici e agli evoliani, ricordo - come fa notare Corey Robin (ma anche l'antropologo Engels...) - che il socialismo democratico nasce con lo sguardo verso l'avvenire ma l'Intenzione volta al passato.
Un passato così remoto per il quale i tradizionalisti sembrano banali modernisti reazionari, e nel quale la società in "caste" è un incubo ancora da realizzarsi.
(Poi, certo, quando si parla di esoterismo il giudizio è più universalizzabile di quello della CGUE...)
stopmonetaunica 20 luglio 2016 20:44
Grazie Bazaar per i sempre ottimi spunti e riflessioni. Un abbraccio a te, a quarantotto e a tutti gli altri infaticabili collaboratori del blog
Sergio Pezzulli 21 luglio 2016 13:06
Lo scontro delle culture purtroppo esiste. Le "ragioni del lupo" (quello di S.Francesco) sono ragioni grosse come una casa per i lupi di ambedue le parti, come spiegato magistralmente qui per il "lupo islamico"
http://orizzonte48.blogspot.co.uk/2016/07/lequalizzazione-la-guerra-civile.html
In breve (e per come posso) il terrorista è una persona che probabilmente ha motivi "altri" di sofferenza psicologica, ma si vede anche distrutte radici, patria, famiglia e persino il futuro: per lui e per il popolo di cui si sente parte. Le ragioni del lupo cattolico o cattolico moderno o ex-cattolico che sia, insomma le ragioni dell'italiano xenofobo, in fondo sono molto simili. E per fortuna non ci sono stati fatti gravi finora; ma quando accadranno, perché purtroppo accadranno, sarà per lo stesso abberrato senso di umanità patriottica.
L'opposto più grande secondo me è dentro il piddino ed è un assurdo che porta alla pazzia. Non si può essere buonista con gli immigrati e razzista con gli italiani. Quelli che sostanzialmente condannano gli italiani (meno che "noi" (piddini) ovviamente) perché sono spalmati "intorno" alla media e non "tutti sopra". Insomma il "facciamo come" ben analizzato dal Pedante (che ha prodotto un contro-spin fantastico su Twitter) conduce alla più spietata condanna, la perdita di TUTTE le forme di welfare per l'italiano, possibilmente all'esilio senza ritorno... Qui si tradisce e si rinnegano le proprie origini, una cosa terribile dal punto di vista psicologico e spirituale. Il piddino poraccio, la maggioranza, non può non impazzire. Ed è chiaro che diventa violento se vede confrontare le sue parole con la realtà dei fatti.
A Bazar, non trovo nulla su nazi-Soros, che è nato nel 08.1930. Anzi, l'unico video che ho trovato è una bufala. Non so dove altro cercare...
stopmonetaunica 21 luglio 2016 14:14
E' indubbio che lo scontro di culture esista nella mente di molti, ma permettimi di suggerire che ciò non è altro che falsa coscienza, per occultare uno scontro ben più imponente e devastante; lo scontro tra capitale e classi subalterne. E' chiaro che se io mi concentro solo nello scontro tra Islam e Cristianesimo-Prostestantesimo-Cattolicesimo non faccio altro che scatenare una guerra tra poveri anziché contribuire all'unita di classe? E questa guerra tra poveri che vogliono difendere le proprie "tradizioni", molte delle quali io getterei volentieri nella pattumiera della storia (perché la storia, per la maggior parte, non è stata altro che la storia di servi e di padroni), non è altro che un DIVIDE ET IMPERA. Si alimentano ed estremizzano diversità culturali che servono ad incanalare la rabbia delle classi subalterne, RABBIA PER LO PIÙ DOVUTA AD OPPRESSIONE DI CLASSE; ma se la mia consapevolezza è limitata e il lavaggio del cervello identitario in stato avanzato, io sublimo la mia oppressione di classe, DOVUTA MOLTO SPESSO AL MIO PADRONE CAPITALISTA O LATIFONDISTA APPARTENENTE ALLA MIA STESSA CULTURA, in oppressione culturale dovuta ai popoli selvaggi dai quali mi sentirei minacciato.
1-SE IO HO COSCIENZA DI CLASSE ME LA PRENDO CON CHI STA SOPRA DI ME, E DEI COSTUMI DELLE ALTRE CULTURE MI IMPORTA RELATIVAMENTE.
2- SE IO NON HO COSCIENZA DI CLASSE ME LA PRENDO UNICAMENTE COI COSTUMI DELLE CLASSI SUBALTERNE DI ALTRI PAESI FUORI DAL MIO, DAI QUALI MI SENTO MINACCIATO; ED È CIÒ CHE FANNO I NAZISTI XENOFOBI, PER I QUALI NON ESISTE UN MONDO DIVISO IN CAPITALISTI E SERVI, MA UN MONDO DI BUONI COSTUMI (IL LORO) E UN ALTRO DI CATTIVI COSTUMI (TUTTI GLI ALTRI).
E I CAPITALISTI SECONDO TE CHE TIPO DI SCONTRO STANNO ALIMENTANDO? 1 O 2?
stopmonetaunica 21 luglio 2016 14:25
Poi siamo d'accordo che il piddino è veramente allo stadio di VOLONTA' DI AUTOESTINZIONE. Il delirio pro immigrati e l'esterofilia patologica è il delirio di colui che PRETENDE LA PROPRIA ESTINZIONE, CHE HA PERSO L'AMORE DI SE'; MA È MOLTO PERICOLOSO ANCHE L'OPPOSTO, IL DELIRIO DI COLUI CHE PENSA CHE LA PROPRIA CULTURA E I PROPRI COSTUMI SIANO SUPERIORI A QUELLI DI TUTTI GLI ALTRI.
MA DELLA GUERRA DI CLASSE E DELLA GUERRA TRA POVERI, DI COMPETIZIONE AL RIBASSO SUI SALARI, DI IMMIGRAZIONE CHE SERVE A SCARDINARE I DIRITTI SOCIALI, RIPETO, I DIRITTI SOCIALI (NON QUELLI COSMETICI) DEI PAESI SOCIALDEMOCRATICI, METTENDO IN COMPETIZIONE LAVORATORI AUTOCTONI E STRANIERI PER ACCAPARRARSI LE SEMPRE PIÙ MAGRE RISORSE CHE QUESTI OFFRONO, SEMPRE PIÙ MAGRE PERCHÉ I PAESI SOCIALDEMOCRATICI SONO SOTTOPOSTI A VINCOLI ESTERNI CHE NE LIMITANO L'AZIONE E LA SPESA, CHI NE E' VERAMENTE CONSAPEVOLE?
Quarantotto 21 luglio 2016 14:36
Ottino e appassionato riassunto dello scenario. Sarei tentato di farne un post di testimonianza attiva. Ad avercene di tanti italiani che, dal disagio, creano una effettiva consapevolezza come te. La tradizione che è veramente utile, in termini razionali e pratici, semmai, è quella di Lelio Basso...
Grazie a te, ancora
Bazaar 21 luglio 2016 15:35
Non ruota intorno tutto al "piddino".
Costoro sono esempio aberrante perché prodotto-merce della moderna ingegneria sociale.
La destra liberale e pseudo-sociale è storicamente l'altro lato del problema: non studia, e se studia, legge solo quello che le piace e che, sostanzialmente, è inutile per farsi una coscienza politica QUINDI una coscienza sociale tout-court.
Che poi, per un democratico (sostanziale) il problema principale è il progressismo cosmetico è banalmente ovvio.
(Non si diventa fantamiliardari dal nulla mentre ai tuoi compaesani vengono inflitte atroci torture: l'intervista è piuttosta nota ed è del '98)
Grazie a te per la genuina passione esistenzialista che condividi.
Sergio Pezzulli 21 luglio 2016 16:12
@StopMonetaUnica. Sono daccordissimo su tutto. Capisco che si rischia di incitare la guerra tra poveri (e spero di non averlo fatto) e capisco che l'immigrazione, come anche la corruzione o l'evasione fiscale (... e il terrorismo) siano usate dal capitale come armi di distrAzione di massa. Però a differenza di evasione fiscale, pensioni d'oro, e insegnanti che fanno troppe vacanze, l'immigrazione non è un falso problema. E' un problema gravissimo ed è un altro chiavistello nelle mani sbagliate (le solite). Il problema della immigrazione è urgente almeno quanto quello dell'euro. Innanzi tutto stiamo assistendo alla carneficina dei "viaggianti", una carneficina invocata e protetta dall'atteggiamento buonista. Secondariamente, l'effetto in Europa degli immigrati superstiti si inquadra troppo bene nella strategia culturale del capitale che vuole gente disperata e senza storia. Troppo funzionale all'annullamento delle identità nazionali EU-dopo avere "terminato il compito" col terzo mondo. Ci si appresta alla creazione dell'esercito di lavoratori e consumatori-debitori (schiavi) di riserva che distruggerà la civiltà occidentale.
Insomma, a me pare di dire le stesse cose che dici tu. Delle religioni mi importerebbe poco o niente. Il problema sono i popoli. Questi vogliono un'unica grande "massa" di zombie pronti a tutto. E ci stanno riuscendo su scala mondiale.
Bisognerà fermare sta carneficina. E non siamo solo noi, né soprattutto noi, c'è anche la Nigeria, lo Yemen, l'Iraq, e Cartagine, i Persiani, gli Assiri. Tutti sotto il bombardamento della globalizzazione o dell'ostracismo liberista, se non proprio della guerra. E questo da decenni, quando va bene, ma forse da sempre in Africa e Medio Oriente. Non so se un processo di tale violenza sia reversibile.
stopmonetaunica 21 luglio 2016 17:02
Grazie Sergio per le tue precisazioni.
La cosa importante è inquadrare il tutto dalla giusta ottica di classe e non xenofoba.
Gli immigrati dovrebbero essere nostri alleati nella lotta di classe, ma, purtroppo sono spinti dalla mera sopravvivenza o da illusioni alimentate ad arte, e sovente non sono consapevoli del loro essere STRUMENTO DEL CAPITALE NELLA SUA GUERRA VERSO I SUBALTERNI. A differenza dei nazisti xenofobi che vogliono proteggere le loro tradizioni, io provo forte pena per il loro destino, ma non per questo penso che sia utile che arrivino tutti qua da noi, perché questo vuol dire alimentare la carneficina e la distruzione della socialdemocrazia. Sulla parola "CIVILTÀ OCCIDENTALE" io ci andrei cauto, perché è questo il termine che poi usano gli XENOFOBI per alimentare le loro guerre sante; ma cosa è LA CIVILTÀ OCCIDENTALE? LE CROCIATE? L'IMPERIALISMO? IL COLONIALISMO? LO STERMINIO DEGLI INDIANI D'AMERICA? SE È QUESTA CIVILTÀ CHE SI VUOLE DISTRUGGERE LO SI FACCIA SUBITO E NON CI SI ATTARDI!
Se invece diciamo che gli immigrati sono un grimaldello che serve a distruggere i diritti delle classi subalterne faticosamente acquisiti CON LOTTE, GUERRE, LACRIME E SANGUE, ottenuti all'interno delle socialdemocrazie odierne E' TUTTA UN'ALTRA STORIA NON CREDI?
Bazaar 21 luglio 2016 18:55
Non lo so se "crede"...
Quarantotto 21 luglio 2016 19:44
Però, non mi pare che Sergio abbia sollevato una polemica in senso proprio: oltretutto, mi pare che abbia essenzialmente recepito le argomentazioni di stopmonetaunica (che prima le avesse focalizzate o meno proprio in quei termini).
Propongo una riflessione comune a tutti: posto che decenni e decenni di propaganda mediatica, e di strenuo controllo culturale, rendono irrealizzabile una riattualizzazione nel breve periodo della "coscienza di classe" (spero che su questo saremo d'accordo), quale risposta che non sia controproducente, si può dare al dannato problema pratico dell'inquietudine che sorge dallo spargersi mediatizzato degli effetti del terrorismo?
Mi spiego: indubbiamente l'effetto principale dell'immigrazione è quello economico-sociale nei paesi di destinazione. Non solo ESSI ottengono il lavoro-merce in Occidente iniettando dosi letali di "esercito di riserva", ma in più massimizzano il controllo sociale da ESSI preferito: il conflitto sezionale.
Rimane però il fatto che, in assenza delle difese (immunitarie) della coscienza di classe, pochissimi individui sono in grado di sottrarsi al bombardamento mediatico della "insicurezza" e a conciliarlo con quello, altrettanto intenso, sulla "accoglienza": si va in confitto interiore tra pietas, malamente generata, e istinto di autopreservazione.
L'insicurezza propagandata (ipocritamente mista al cordoglio) è instillazione della paura, sul Brexit come sull'immigrazione-terrorismo.
I problemi pratici che ne sorgono (la presenza crescente di immigrati al cellulare e spesso dallo sguardo torvo e ostile, se non dediti a varie attività illecite tipiche della fasce sociali più emarginate, unitamente all'assenza di lavoro a un salario dignitoso, con l'effetto "sostituzione" nella competizione verso la miseria), per quanto "montati" ad arte, sono percepiti come "reali", tangibili: sono un camouflage del problema reale della dissoluzione della democrazia sociale e, appunto, del conflitto distributivo.
E la paura, così come l'avidità (rinvio al commento poco sopra di Arturo), non si cura reprimendola, censurandola, ed esigendo uno standard di difese culturali non realisticamente raggiungibile dalla maggioranza (se non altro, dato l'attuale assetto mediatico e di potere).
In questa situazione, dobbiamo considerare scontato che una certa aliquota di azioni-reazioni fuori controllo (cioè certamente sbagliate, perché controproducenti per chi le compie, si possa verificare.
Il problema è CHI possa dare risposte a queste esigenze, senza essere parte della strategia (cioè, non svolgendo il ruolo di "acceleratore" cui si è ridotta l'azione dei governi europei).
Io non ho risposte certe: qui siamo presi da riflessioni che un tempo sarebbero state più patrimonio comune della cultura di massa (ma non so neppure quanto). Ma non possiamo svolgere un ruolo "rieducativo" di massa, perché il sistema mediatico non consente concorrenza e il web "alternativo" viene tollerato finchè è inutile.
Ergo; reazioni "insane" (cioè non perfettamente consapevoli) sono pur sempre una reazione vitale, come la febbre nella lotta immunitaria dentro l'organismo.
Se "dobbiamo" credere che per lo Spirito umano ci sia una speranza, dobbiamo imparare a conviverci e ragionare in modo costruttivo, scontando tali reazioni nel difficile compito di trovare una parola, una mappa, che contempli una via d'uscita...
stopmonetaunica 21 luglio 2016 21:31
Caro orizzonte48, le tue sono domande e dubbi ai quali è difficile dare una risposta.
Una cosa è certa:non vorrei scatenare dei flame. Io ho cercato di rispondere e argomentare nel modo più cortese, anche con Sergio, che ho ringraziato per il suo tentativo di argomentare in modo costruttivo, cercando io nel contempo di sgomberare il campo agli equivoci, che, purtroppo, in una clima di serrata propaganda, si diffondono come memi incontrollabili.
Purtroppo, come dicevo, ci troviamo a fronteggiare due FALSI OPPOSTI:
1-L'ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA, STRUMENTO DEL CAPITALE CONTRO IL LAVORO
2-LA DIFESA DELLA "CIVILTÀ OCCIDENTALE", STRUMENTO ADOPERATO PER LE GUERRE COLONIALISTE PER ECCELLENZA DEL CAPITALE PER SOTTOMETTERE E DEPREDARE TUTTI I POPOLI TERRACQUEI, COME DA "TRADIZIONE".
ENTRAMBE LE STRATEGIE SONO ALL'OPERA ALLA GRANDE.
Quindi, per me, entrambe le "risposte" sono insidiose; e non so quale sia la meno peggio. La febbre naturale e sana io riesco difficilmente a scorgerla in un panorama mediatico attentamente controllato con la propagazione di memi "alternativi" che sono sempre funzionali al CAPITALE. Naturalmente questi memi nascondono un pezzettino di verità, mischiata al veleno che ribalta in modo negativo quella che potrebbe svilupparsi come consapevolezza positiva.
Io, per quel che mi riguarda, fatico a malapena a mantenere la mia serenità e la mia energia per affrontare una vita fatta di insidie quotidiane; mi devo ingegnare tutti i giorni come risparmiare, come trovare piccoli lavoretti per sopravvivere, ecc., ecc., nell'indifferenza generale, nella completa mancanza di solidarietà, nella inconsapevolezza generale di chi mi circonda. Caro orizzonte48, le tue domande sono le mie stesse domande, e anche io cerco tutti i giorni di trovare una risposta. Voglio sperare per il meglio, cerco tutti i giorni di pensare, parlare, divulgare, trovare risposte io stesso; ma cerco anche di prepararmi a come sopravvivere al peggio.
Quarantotto 21 luglio 2016 22:03
Appunto: il sistema mediatico induce l'infezione e la febbre (nella massa dei ricettori) non sembra allo stato indice di guarigione.
Ma non possiamo far altro che registrare che rimane pur sempre un indice di quel conflitto interiore, astutamente indotto e dunque artificiale, tra pietas e autopreservazione. Cioè tra un simulacro di falsa umanità e una repressione di ciò che è umanamente scontato (e che viene negato).
Una delle due forze in contrasto prevarrà: i fatti che agiranno da catalizzatore per sciogliere questo nodo soffocante, sono, per ora, seminascosti in un fattore imponderabile persino per ESSI: il grossolano errore di calcolo dettato dalla sociopatia che li affligge...
Bazaar 21 luglio 2016 22:05
Grazie Quarantotto, hai fatto bene a chiarirlo perché l'oggetto della critica voleva essere la "viralità" di certe "dinamiche psicosociali" e cercare il motivo per cui sembra manifesta l'impossibilità di fermarle anche quando gli strumenti cognitivi vengono forniti.
Questa discussione era assolutamente incidentale.
Tra l'altro, è sicuramente vero che è "sano" reagire ad un'invasione e ad una manifesta aggressione come quella migratoria.
Però c'è un altro aspetto che mi allarma: il secondo "giro" che si sono fatti gli anglosassoni a livello "imperiale", se lo sono guadagnati grazie alla prima guerra mondiale che, per motivi strutturali, ha portato anche alla seconda.
Ora pare stiano facendo di tutto per farsi un altro secolare giro di giostra sulle spalle nostre e dei nostri figli.
Bene: ho la convinzione che la situazione attuale sia per certi aspetti simile anche a quella venutasi a creare alla soglia della prima guerra mondiale: finito il giro di giostra della seconda globalizzazione "tutti in trincea per lo scontro tra civiltà".
Se la risposta democratica alla globalizzazione è la coscienza "nazionale e sovrana", la risposta reale affinché non riparta un altro ciclo che abbia come premessa l'ennesima guerra civile a scopi imperialistici, è diffondere la maggior coscienza di classe possibile: alla fine non c'è nessuna differenza tra coscienza democratica e di classe come non c'è nessuna differenza tra democrazia sociale e irenismo kantiano.
(Prima facciamo la democrazia... poi del "federalismo" nessuno ne sentirà più il bisogno)
Bazaar 22 luglio 2016 02:01
Comunque contro gli effetti del terrorismo non si può far nulla se non quello che già si fa: diffondere scienza e coscienza. Alimentando capacità critica, apertura, e onestà intellettuale.
Ma il terrore è un'emozione: il terrorismo è marketing emozionale, è mercificazione dell'emotività.
Non c'è scienza e razionalità che tenga.
Quando vedo in strada immigrati che mi guardano torvo, non penso alla "coscienza di classe".
Primo perché ho paura che mi possano aggredire.
Secondo perché non appartengono alla mia classe.
Sono sottoproletari e sono stati mandati qui per "farmi la pelle".
Marx usava contro costoro un certo turpiloquio razzista piuttosto ripugnante.
Altro che "politicamente corretto".
La pietas proprio non esiste: esiste solo il falso moralismo riservato ai radical-chic.
Le emozioni che spingono a cedere al "piddinismo" rimangono sempre paura e solitudine, come quelle su cui fa leva la propaganda islamofobica. Anche se elaborate in modo completamente diverso
In entrambi i casi si ha a che fare con passioni: e la loro gestione non avviene tramite il logos se non per via indiretta.
La gestione delle emozioni è un problema etico.
E l'educazione valoriale, dopo una certa età, è estremamente più complessa di quella scientifica...
stopmonetaunica 22 luglio 2016 09:33
Infatti, Bazaar, molti di quelli che arrivano sono sottoproletari e non hanno coscienza di classe, sono stati lavati mentalmente con il pseudoidentitarismo religioso (molto spesso tramite l'aiuto delle agenzie di intelligence occidentali) che se la prende con i COSTUMI OCCIDENTALI, vogliono farci la pelle, ma in fondo FANNO PENA, come FANNO PENA, tutti quelli che reagiscono con in CONTROIDENTITARISMO RELIGIOSO. E' normale che dobbiamo difenderci, se vogliamo mantenere la nostra socialdemocrazia. Ma lo dobbiamo fare IN MODO RAGIONATO, e non spinti dall'EMOTIVITA' IMMEDIATA e la PAURA, se non vogliamo scatenare guerre civili e tra poveri, come vuole il capitale globalizzato. E come dici tu, l'unica speranza è quella di diffondere il più possibile coscienza di classe, e far capire che sono i veri nemici, chi sta scatenando questa guerra tra poveri, cercando di non cadere nei loro tranelli.
Bazaar 22 luglio 2016 11:50
Tra l'altro, ciò che ci rende più intimamente simili tra esseri umani - indipendentemente da classe e razza - sono proprio le emozioni.
Funzioniamo tutti nel medesimo modo: non in senso quantitativo; ma qualitativo.
Agli stimoli esterni reagiamo tutti allo stesso modo, ed è su questo principio su cui è basata tanto la propaganda quanto l'ingegneria sociale in genere.
Ma la reazione immediata - se vuoi, fenomenologicamente, quella che corrisponde al momento costitutivo del significato stesso del fenomeno - è un'emozione.
Quest'emozione - usando la terminologia di Nietzsche - viene gestita tramite "un quantum energetico" che deve essere "accumulato" in precenza; accumulaziione che è funzione di come sono stati gestiti gli "stimoli" dei fenomeni precedenti e le emozioni ad essi correlati.
Nell'istante successivo, quindi, si manifesta il momento "psicologistico" e la relativa elaborazione logico-emotiva.
La reazione comportamentale è il risultato di queste elaborazioni e la sua cristallizzazione come pattern comportamentale diviene profilo etico-morale della persona.
L'equilibrio dinamico tra logos e pathos profila una serie di questi "pattern" descrivibili come prodotto di una scala di valori.
Possiamo così assumere che esista un rapporto circolare e causativo tra etica dei valori ed "energia".
Questo aspetto è puro libero arbitrio umano che si muove nei limiti della morale iniettata come falsa coscienza dalle classi dominanti e, peggio, della struttura sociale che conforma i valori stessi della comunità sociale di riferimento.
Struttura sociale che è anch'essa la risultante dei rapporti di forza tra gruppi e classi sociali.
Sempre con Nietzsche: lo "spirito libero" può per proiezione suggerire il percorso cognitivo che lo ha reso "libero"; ma, come insegna la saggezza orientale, un buon "maestro" può indicare la porta migliore, la strada, ma sta alla persona "trovare l'energia per aprire quella porta", vincendo la paura (coraggio), gestendo la rabbia (temperanza) e trovando la grinta per vincere l'accidia; ecc.
Si possono fornire gli strumenti cognitivi, ma non si possono "educare" le persone: quest'ultimo desiderio è tipico del totalitarismo (che sia nazifascista o liberale).
Il nuovo uomo democratico - sulla falsa riga del "nuovo uomo socialista" - non può essere "educato" se non nel senso di "istruito" (non manipolato). Il nuovo uomo democratico è quello che viene liberato dagli ostacoli economici, sociali e politici che "quella porta" non permettono neanche di vederla o, comunque, che tolgono qualsiasi "energia" finalizzata ad aprirla e oltrepassarla.
L'identità, la libertà, le tradizioni, i costumi sono tutti valori sociali importantissimi; ma non sono i principi universali di un democratico, a cui, questi, sono subordinati.
Significa - ricordando la discussione con Arturo sul federalismo - dare di volta in volta la giusta precedenza a questi valori con ben in mente "i principi universali" e gli obiettivi ultimi del proprio operare "politico".
La pietas è un fatto personale, umano; ma non politico.
Machiavelli era italiano.
Il problema politico non è la pace fine a se stessa; e in questo Lenin rimane un ineguagliato maestro di prassi: il problema è che la lotta (e l'energia e la grinta che comporta) va indirizzata correttamente.
Questa considerazione è amorale perché politica: capire che esiste solo lotta di classe non è un fatto ideologico, morale o di erudizione scientifica. È semplicemente fare i propri interessi.
E in questo contesto storico è necessario che in primis venga ricordato un altro maestro di prassi: Keynes.
Keynes che ricorda alle classi dominanti perché è razionale socializzare potere.
Ma visto l'abnorme problema morale della sedicente élite, è meglio marxianamente "incoraggiarla" a prestar attenzione a JMK.
Il sottoproletariato non è la causa dei nostri problemi. La sua perniciosità è uno dei tanti effetti della lotta di classe unidirezionale dei dominanti verso i ceti subalterni.
L'unica vera arma a disposizione del democratico e dell'umanista in genere, è il Pensiero.
Sergio Pezzulli 22 luglio 2016 13:06
ci credo eccome. In quel link che citi affermo che
1. non credo gli italiani e gli europei siano islamofobici. (anche se a forza di insistere molti lo diventeranno). Però è quello che ESSI già dicono di noi.
2. Al contempo, osservazioni al limite della banalità e dettate da puro buon senso, del tipo "non possiamo accogliere tutti", sono tacciate di xenofobia. E questa chiusura è il miglior modo per facilitare il processo di cui sopra.
3. Ho chiamato questa cosa reverse racism, ma in fondo fa parte dell'autorazzismo di cui qui si parla spesso: "gli italiani corrotti, svogliati e xenofobi".
Negli interventi qui ho solo detto quello che dite anche voi. Unico distinguo (credo pacifico) è che ho puntualizzato la differenza tra un problema come la casta-cricca-corruzione e la deportazione (più o meno forzata) di milioni di persone. Il primo è un problema ovviamente ma non peggio che altrove e non prioritario. Il secondo è un problema urgentissimo.
Inoltre ho detto sostanzialmente quello che ha detto (molto meglio) 48 qui sopra (lo spunto di riflessione): la reazione violenta ci sarà (per una questione puramente statistica) e se non sappiamo rispondere (se non prevenire) con le argomentazioni giuste, questa sarà incanalata come il potere vuole...cioè malissimo.
A Bazar faccio una piccola provocazione, confronta le due frasi
a) in Italia non possiamo accogliere tutti, perché ci tolgono le risorse i sussidi di welfare e i posti di lavoro.
b) l'accoglienza indiscriminata è uno strumento del capitale contro il lavoro.
Io ho la sensazione che a te vada bene solo la b), cioè stai riproponendo (nell'immigrazione) la stessa supercazzola dell'Euroexit da sinistra piuttosto che da destra. Non c'e' bisogno di citare Marx per spiegare cosa c'e' di sbagliato nella "politica migratoria" in EU. E ti perdi subito una bella fetta di ascoltatori. Peraltro, anche se magari non ci credi, anche io preferisco la seconda. Se non altro perché spiega il perché questo disastro stia accadendo... ma non farei certo lo schizzinoso se qualcuno mi argomentasse nel primo modo.
Fabrizio Laria 22 luglio 2016 13:41
Mi permetto alcune cosiderazioni basiche, tanto per rimanere sul pezzo iniziale (i sette sigilli).
Nella misura in cui il fenomeno dell’immigrazione, ovvero delle condizioni di povertà e sofferenza che sono alla base della scelta di migrazione, sono presentati come ineluttabili (TINA) in quanto essenzialmente causati da fattori esterni alle nostre ‘società sviluppate’ (ovvero dipendenti da tare politico-culturali delle società di provenienza, o da macrofattori ‘sistemici/geopolitici’ non controllabili unilateralmente), l’accoglienza/integrazione si configura de plano come un obbligo morale. D’altra parte, nella misura in cui le conseguenze dell’ottemperamento a questo obbligo morale sono (e sono percepite come) lesive dello status (economico, sociale, culturale) di parti consistenti delle società riceventi, si genera resistenza all’accoglienza/integrazione. Da cui - nella misura in cui si genera resistenza - la necessità di integrare ‘acrobaticamente’ l’argomento negativo dell’ineluttabilità con quello positivo del vantaggio (economico, sociale, culturale). Quest’ultimo tanto più ben ingerito e digerito dai destinatari quanto meno direttamente e evidentemente gli effetti scompensanti dell’accoglienza sono dagli stessi subiti (a fronte di effetti positivi che che nell’immediato non mancano).
Va da se che il piddino è essenzialmente qualcuno che: a) è convinto dell’ineluttabilità dell’immigrazione e del fatto che le relative cause sono essenzialmente imputabili ai sistemi politico/social/culturali di provenienza, b) ha (o crede di avere) un forte senso morale e c) subisce/percepisce (ancora) relativamente poco i contraccolpi del fenomeno in termini di compromissione del suo status.
In questo schematicissimo ma credo attendibile (probabilmente banale) quadro, a mio parere il pilastro fondamentale su cui si regge l’atteggiamento (ancora prevalente, per quanto sempre più obtorto collo) favorevole all’accoglienza/integrazione, e che maniene ancora ben sostenibile il gioco, è il primo: la convizione di ineluttabilità del fenomeno immigrazione. Per cui, senza una efficace e incisiva decostruzione di questo pilastro, la propaganda che fa leva in negativo sul senso di colpa e in positivo sui ‘vantaggi’ - supportata da una opportuna anche se non semplicissima modulazione dell’impatto del fenomeno (in termini di regolazione dei rubinetti di ingresso e apprestamento di ammortizzatori macroeconomici) sulla falsariga (necessariamente approssimata) delle linee operative ottimali indicate da Soros - continuerà ad avere sostanzialmente buon gioco.
stopmonetaunica 22 luglio 2016 14:16
Ottima osservazione Fabrizio. Come avevo detto sopra "Invece di rimuovere gli ostacoli che il capitale impone allo sviluppo dei paesi africani e del medio oriente"...si promuove il piddinismo buonista dell'accoglienza ineluttabile, perché, ineluttabilmente, ci viene fatto credere che anche questi paesi sottosviluppati sarebbero pieni di CASTACRICCACORRUZZIONEBRUTTO e incapaci di governarsi da soli. L'indipendenza e la sovranità degli stati africani e del medio oriente sono scomparsi dal discorso pubblico.
Quarantotto 22 luglio 2016 14:18
@Fabrizio: lo schema operativo è condivisibile. Ma in realtà, se ti vai a leggere i post dedicati negli ultimi due anni al tema dell'immigrazione (compreso quello su come veniva gestita nel secondo dopoguerra tra Italia e Belgio-Germania), ne abbiamo ampiamente parlato, proprio indicando la soluzione che il movimento dei migranti non è TINA (senz'altro non lo è sul piano costituzionale, cioè della ordinaria sovranità democratica), e che quest'ultima versione è una gigantesca manipolazione.
Solo che in definitiva, il tema introdotto dal dibattito che precede è un po' diverso e verte, in definitiva. su quale cornice cognitiva renda possibile far capire che l'immigrazione-movimento planetario (rammento pure il post sulla esilità non solo politico-economica di tale visione, ma finanche demografica), è resa mediaticamente e, in un più ampio condizionamento politico-culturale, in questo modo coercitivo (tipo mutamento del clima o altro evento atmosferico).
Per Sergio: fai torto a Bazaar. Le due proposizioni a) e b), tra cui preconizzi una sua scelta a priori, in realtà sono in relazione principio-applicazione (o anche, causa-effetto) e non credo che, stanti così i termini logici, nessuno pensi di rilevarvi una contraddizione. L'importante, volendo comunicare in materia e suggerire delle soluzioni, non confondere causa con effetti: in genere, correggendo solo gli effetti, la causa rimane intatta e chi pratica la via della "correzione degli effetti", si ritrova o a perdere il consenso o a divenire autoritario (avendo prima mentito a se stesso, o non avendo compreso bene: il risultato non cambia).
Oltretutto, il principio, com'è naturale, presenta, nello scenario attuale, anche altre implicazioni applicative (non ultima la scontata, ma non avvertita col dovuto allarme, propensione a innescare il controllo sociale "diversivo", cioè mediante l'incentivazione del conflitto sezionale di tipo razziale-religioso; che non è l'unico sfruttabile nel caso in questione).
Infine, per una tregua a questo cimento di distinzioni e sottigliezze che portano a disperdere la lucidità, più che a costruire un sistema interpretativo per il confluire dei vari contributi, (di cui pure ringrazio), rammento che, a stretto rigore, l'argomento è OT rispetto al post.
Il che, senza voler sminuire la passione e la capacità analitica di alcuno, mi porta a dire:
a) fossero tutti come Arturo! :-)
b) il discorso sarà ovviamente ripreso: non credo affatto che dell'impatto socio-economico e culturale dell'immigrazione ad accoglienza no-limits, non sentiremo ancora parlare a seguito di fatti (incresciosi) futuri...
Quarantotto 22 luglio 2016 14:23
Preciso (errata corrige): "non credo che, stanti così i termini logici, QUALCUNO pensi di rilevarvi una contraddizione".
Bazaar 22 luglio 2016 14:51
Sergio, che tu abbia certe "sensazioni" non ne ho mai dubitato, altrimenti non sarei andato immediatamente a verificare se frequentassi, più che il club, il Bar dello Sport "dei noti polemici".
Io credo molto nel lavoro che si fa in questi ed altri spazi: purtroppo - e, ripeto, non mi riferisco a te e a quest'incidentale discussione - succede che (intellettualmente parlando) c'è chi si coltiva periodicamente delle "serpi in seno".
La tua ultima considerazione con preziosi consigli annessi, mi suggerisce di tener presente questa fondamentale intuizione morale di Cicerone:
« Meglio fuori strada con Platone, che condividere opinioni veritiere con questa gente »
Certi "ascoltatori" vanno persi: rinvio ad "Alcune questioni di filosofia morale" della Arendt o, al limite, a Marco 4,1-20.
Fabrizio Laria 22 luglio 2016 14:56
@Quarantotto: avevo ben presente il post e in effetti la mia era solo una sottolineaura della centralità del punto (contestualmente a un richiamo a quello che, per quanto OT, era stato lo spunto del dibattito). Credo sia un tasto assolutamente cruciale, sul quale non si batte mai troppo e rispetto a cui occorre cercare la massima incisività espositiva e solidità di argomentazioni logico/fattuali.
Sergio Pezzulli 22 luglio 2016 16:00
Bazar, era una provocazione solo intellettuale, non genetica, e mi piace pure Platone. La pensiamo allo stesso modo (e siamo OT). Seono della vergine, un rompicoglioni. Ma non lo faccio apposta, forse dipende dal mio cognome.
Francesco Maimone 20 luglio 2016 09:54
Grazie per i chiarimenti. Lei, come sempre, riesce a dipanare la matassa in modo comprensibile :-)
L'assorbimento della discrezionalità amministrativa pura nella discrezionalità tecnica (come avevo vagamente intuito) - con a base scelte ampiamente valutative - complica la questione per gli ovvi motivi di ancor più ristretto sindacato (di per sé sempre teorico). Se a ciò si aggiunge l'operato della CGUE da Lei segnalato, il gioco è fatto (e la chiamano corte di GIUSTIZIA...la loro). Di giuridico strettamente inteso, mi pare, rimane ben poco, soprattutto se gli Stati non hanno alcuna tutela giurisdizionale. La solita cosmesi in perfetto stile ordoliberista
Quarantotto 27 luglio 2016 12:53
Ma grazie a te che alimenti sempre la giusta direzione dell'approfondimento e contribuisci, con un attento studio istituzionale ed economico, all'avanzamento e all'arricchimento del discorso. Senza studio, in effetti, potremmo aver già chiuso il blog, per manifesta sudditanza rielaborativa, magari inconsapevole, della vulgata mediatica (e della visione filosofico-patafisica del mainstream che essa riflette).
Sergio Pezzulli 27 luglio 2016 12:42
Provo a riprecisare? Capisco che scontro di Civiltà è un ossimoro se intendiamo la Civiltà in senso proprio, cioè il "bene". E in questo senso la Civiltà occidentale post-cristiana è sotto attacco dopo che quella di radici islamiche è stata praticamente divelta dal suo stesso suolo. Lo scontro è tra i linguaggi e le categorie del pensiero politico e sociale pop di radice occidentale e gli equivalenti musulmani. Se analizziamo la "civiltà occidentale" nella rappresentazione pop della storia recente, allora siamo veramente ridicoli coi ribelli moderati, le primavere, l'export di democrazia e modernizzazioni, per cui il giudizio è quello di Stop. Una vergogna totale. Non stanno messi meglio dall'altra parte, però, e questo è anche un grandissimo problema per l'Europa che non può essere sottovalutato. Naturalmente le prime vittime sono loro, gli immigrati e i popoli arabi ..e anche molti altri. Poi ci siamo noi. Ma se non ci riprendiamo noi e cambiamo musica qui e da loro, beh, non si riprende nessuno. Il politicamente corretto del falso-clash mi preoccupa. Non è tra culture nè tra civilizzazioni, ma tra schiavi dello stesso padrone, ma c'è e ci sarà visto che pare deciso di fare nulla per evitarlo e i media minimizzano. L'Europa sembra un laboratorio per dittature guidate da un Uomo forte ariano. Sempre la solita storia.