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Timestamp: 2020-04-07 00:18:40+00:00
Document Index: 140769206

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 92', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 3105 del 06/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3105 del 06/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.06/02/2017), n. 3105
sul ricorso 27423/2015 proposto da:
EQUITALIA SUD S.P.A. – Direzione Regionale Lazio, in persona della
Responsabile Contenzioso Esattoriale pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PIEMONTE 39, presso lo studio dell’avvocato
PASQUALE VARI’, che la rappresenta e difende, giusta procura in
ROMA CAPITALE, in persona del Commissario pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso l’AVVOCATURA
COMUNALE, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO GRAZIOSI,
avverso la sentenza n. 11369/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata
il 21/05/2015;
24/11/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;
udito l’Avvocato PASQUALE VARI’, che si riporta agli scritti
insistendo per l’accoglimento.
E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Roma, n. 11369 del 21 maggio 2015 del seguente letterale tenore:
1. Equitalia sud S.p.a. ricorre affidandosi ad un motivo, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata che l’ha condannata alle spese del giudizio.
2. Resiste con controricorso G.G.. Roma Capitale intimata non svolge attività difensiva.
3. Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. anche in relazione all’art. 360 bis c.p.c. – potendosi dichiarare inammissibile.
4. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente si duole della violaione e falsa applicazione degli artt. 91 e 97 c.p.c., D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 12, 24 e 25 (art. 360, comma 1, n. 3) perchè è stata condannata alle spese nel giudizio dalla stessa promosso contro il G. per la riscossione di una cartella esattoriale.
Il giudice del merito ha motivato secondo il principio di soccombenza ed in linea con la giurisprudenza di questa Corte (Cass. N. 23459/2011; Cass. 24154/2007).
Non sono state presentate conclusioni scritte, il ricorrente ha depositato memoria.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio di condividere, con le seguenti precisazioni, le conclusioni cui perviene la detta relazione.
Va comunque applicato il seguente principio di diritto: nella controversia con cui il debitore contesti l’esecuzione esattoriale, in suo danno minacciata o posta in essere, non integra ragione di esclusione della condanna alle spese di lite, nè – di per sè sola considerata – di compensazione delle stesse, nei confronti dell’agente della riscossione la circostanza che l’illegittimità dell’azione esecutiva sia da ascrivere all’ente creditore interessato; restano peraltro ferme, da un lato, la facoltà dell’agente della riscossione di chiedere a quest’ultimo di manlevarlo anche dall’eventuale condanna alle spese in favore del debitore vittorioso e, dall’altro, la possibilità, per il giudice, di compensare le spese del debitore vittorioso nei confronti con l’agente della riscossione e condannare al pagamento delle spese del debitore vittorioso soltanto l’ente creditore interessato o impositore quando questo è presente in giudizio, ove sussistano i presupposti di cui all’art. 92 cod. proc. civ., diversi ed ulteriori rispetto alla sola circostanza che l’opposizione sia stata accolta per ragioni riferibili all’ente creditore interessato o impositore.
Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza.
Trova infine applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 510, di cui 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 novembre 2016.