Source: http://www.avvocatodarcangelo.com/wp/category/avvocato-adozioni-bergamo/
Timestamp: 2020-08-09 00:10:17+00:00
Document Index: 73076463

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 48', 'art. 28', 'art. 177', 'art. 30']

avvocato adozioni bergamo Archives - STUDIO LEGALE IN COLOGNO AL SERIO - BERGAMO - DIRITTO DI FAMIGLIA- RISARCIMENTO DANNI - DIRITTO PENALE - DIRITTO DEL LAVORO - MEDIAZIONE FAMILIARE - DIRITTO CIVILE
Adozioni internazionali: ecco come i genitori adottivi con reddito inferiore ai 70mila euro annui possono chiedere il rimborso delle spese sostenute
03/12/2012 / 0 Comments
Il 28 febbraio 2012 sono stati pubblicati due importantissimi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di adozioni internazionali.
Con il primo decreto (datato 4 agosto 2011) è stato concesso il rimborso delle spese sostenute, ai genitori adottivi con reddito inferiore ai 70mila euro, che abbiano concluso un procedimento di adozione o affidamento pre-adottivo di uno o più minori stranieri per i quali sia stato autorizzato l’ingresso e la residenza permanente in Italia nei periodi tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2010 e tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2011.
Come si chiede il rimborso?
Inoltrando una richiesta formale con raccomandata con ricevuta di ritorno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Commissione per le adozioni internazionali, largo Chigi n. 19 – 00187 Roma – utilizzando il Modello A 2011 allegato al decreto stesso. Occorre allegare i documenti indicati nell’art. 2, comma 3 dello stesso decreto.
Entro quando bisogna presentare l’istanza?
La domanda di rimborso va presentata entro il 30 aprile 2012, così come stabilito con il D.P.C.M del 3 febbraio.
L’ammontare delle spese rimborsabili é pari:
a) al 50% per i genitori adottivi che abbiano un reddito complessivo fino a 35.000,00 euro;
b) al 30% per i genitori adottivi che abbiano un reddito complessivo compreso tra 35.000,00 euro e 70.000,00 euro.
Ai fini del calcolo del rimborso, dal 50% delle spese certificate, verrà sottratto il contributo forfettario di 1.200,00 euro erogato ai sensi del decreto ministeriale 21 dicembre 2007.
01/05/2011 / 2 Comments
01/03/2011 / 0 Comments
Obbligo di mantenimento anche in favore del figlio maggiorenne sino a quando non trovi un lavoro adeguato
12/07/2010 / 0 Comments
Con la sentenza n. 22909 dell’11 novembre 2010, la Corte di Cassazione si è nuovamente pronunciata in favore dei c.d. bamboccioni.
Secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, “l’obbligo di mantenimento dei genitori – tanto naturali quanto adottivi – verso i figli, di contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, si sostanzia tanto nell’assistenza economica, quanto nell’assistenza morale di costo; e non cessa per il raggiungimento della maggiore età da parte di essi, ovvero per altra causa, ma perdura – anche indipendentemente dalla loro età – fino a quando i figli non vengono avviati ad una professione, ad un’arte o ad un mestiere confacente alla loro inclinazione e preparazione e rispondente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia”.
A seguito della procreazione sorge infatti necessariamente un complesso di diritti e di doveri reciproci fra genitore e figlio fra cui il dovere dei genitori, sancito dal combinato disposto degli artt. 30 Costit., 147, 148 e 155 cod. civ., di mantenere ed educare i figli.
Tale dovere è da ritenersi sussistente anche in capo ai genitori adottivi, per effetto dell’art. l’art. 27 della legge 184/1983 il quale dispone che “per effetto dell’adozione l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti” e dell’art. 48, 2° comma della stessa legge, il quale impone all’adottante l’obbligo di mantenere, istruire ed educare l’adottato, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 147 del codice civile.
12/01/2010 / 0 Comments
11/20/2010 / 0 Comments
Il diritto dell’adottato a conoscere le proprie origini
L’art. 28 della Legge n. 184/1983, come modificato dalla Legge n. 149/2001 e successivamente dall’art. 177, comma 2 del D.lgs. n. 196/2003, riconosce alla persona adottata il diritto di riconoscere le proprie origini quando abbia compiuto i 25 anni (o i 18 anni qualora sussistano dei motivi attinenti alla sua salute psicofisica) attraverso un iter pisco-giudiziario innanzi al Tribunale per i Minorenni, salvo che la madre biologica non abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata.
Studi psicologici e sociologici hanno da tempo evidenziato che nelle persone adottate insorge il bisogno di conoscere non solo la storia precedente all’adozione, ma anche l’identità dei propri genitori, al fine di ricostruire la propria storia personale e di giungere ad una più completa conoscenza di sé.
Provate ad immaginare per un solo momento di non sapere dove siete nati, chi è vostro padre, chi è vostra madre, i vostri nonni, il loro cognome. Comprenderete certamente che la mancata conoscenza delle proprie origini può avere un effetto devastante ed avvilente, soprattutto a partire dall’età dell’adolescenza.
Il diritto all’identità personale e alla ricerca delle proprie radici è tutelato da disposizioni di diritto internazionale pattizio e in particolare dagli articoli 7 e 8 della Convenzione di New York del 20.11.1989, ratificata con legge n. 176/1991 e dall’art. 30 della Convenzione dell’Aja del 29.5.1983, ratificata con legge n. 476/1998.
Secondo l’orientamento maggioritario della dottrina e della giurisprudenza, nel caso in cui sia la madre sia il padre biologici abbiano espresso il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimi, l’adottato non potrà assolutamente ottenere informazioni sulla propria identità.
Nel caso in cui, invece, solo la madre biologica abbia espresso il consenso all’adozione a condizione dell’anonimato, l’adottato potrà ottenere informazioni sull’altro genitore biologico, in quanto il divieto opera solo nei confronti della madre.
E’ bene però precisare che, in taluni casi, l’adottato ha l’esigenza di conoscere i propri genitori biologici per tutelare il proprio diritto alla salute. In simili ipotesi si deve necessariamente ritenere che l’adottato possa accedere alle informazioni su dati genetici e sanitari.
L’accesso alle informazioni sulle proprie origini costituisce l’oggetto di un diritto personalissimo, che può essere esercitato solo dalla persona adottata.
L’istanza per ottenere l’accesso alle informazioni deve essere presentata al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza; secondo l’orientamento prevalente, l’istanza al Tribunale per i Minorenni è necessaria anche se la persona adottata abbia compiuto i venticinque anni.
Il Tribunale per i Minorenni territorialmente competente provvede pertanto a svolgere l’istruttoria (ascoltando i genitori d’origine ed i genitori adottivi).
Al termine dell’istruttoria il Tribunale per i Minorenni, se accoglie l’istanza, autorizza con decreto l’accesso alle notizie richieste.