Source: https://www.ctalagrazia.it/piano-di-prevenzione-della-corruzione-e-sulla-trasparenza/
Timestamp: 2019-11-21 09:10:54+00:00
Document Index: 7667759

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 316', 'art. 323', 'art. 326', 'art. 328', 'art. 331', 'art. 346', 'art. 353', 'art. 353', 'art. 1', 'art. 15', 'art.1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5']

Piano di prevenzione della corruzione e sulla trasparenza | Comunità Terapeutico Riabilitativa Centro La Grazia - Caltagirone
1 Finalità, contenuti e struttura
1.2 Rapporti con il Modello 231
1.3 Aggiornamento
2 Fattispecie di reato
3 Soggetti preposti alla prevenzione
3.1 Amministratore della Società
3.2 Responsabile del Piano
3.3 Dipendenti addetti ad attività sensibili
3.4 Altri dipendenti
4 Attività sensibili
5 Misure di prevenzione
5.1.1 Trasparenza
5.1.2 Codice Etico
5.1.3 Inconferibilità e incompatibilità degli incarichi
5.1.4 Clausole contrattuali
5.1.5 Tutela del dipendente segnalante illecito
5.1.6 Coinvolgimento degli utenti
5.1.7 Rotazione del personale
5.1.8 Sistema sanzionatorio
5.2 Misure specifiche
5.2.1 Formazione
5.2.2 Regole gestionali
5.2.3 Monitoraggio
6.2 Ruoli e responsabilità
6.3 Informazioni oggetto di pubblicazione
6.5 Accesso civico
6.6 Programmazione triennale
Il Piano di Prevenzione della Corruzione (di seguito solo Piano) del “Centro La Grazia S.A.S.” (di seguito solo Società), con sede in Caltagirone, è adottato in conformità alle seguenti disposizioni:
Legge 190 del 2012 “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione”;
Decreto Legislativo n. 33 del 2013 “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”;
Decreto Legislativo 25 maggio 2016 n. 97 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza”;
Deliberazione n. 1134 del 2017 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione “Linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici”;
Legge 4 agosto 2017 n. 124 per il mercato e la concorrenza.
Il Modello di organizzazione, gestione e controllo (di seguito solo Modello 231), del quale il presente Piano fa parte integrante e sostanziale, tratta i reati in materia di corruzione limitatamente a quelli indicati dal D. Lgs. 231 del 2001.
In ottemperanza al principio generale previsto dal proprio Codice Etico, la Società, in qualità di Ente privato che svolge servizi di interesse pubblico, ha voluto estendere, con il presente Piano, l’ambito di applicazione del Modello 231 anche ai reati in materia di corruzione, considerati dalla Legge n. 190/2012, che non producono l’estensione della responsabilità amministrativa alla Società.
All’osservanza del Piano sono tenuti tutti quelli che operano per la Società, qualunque sia il tipo di rapporto intercorrente: Amministratore, Dipendenti, Collaboratori, Consulenti e Fornitori.
Finalità, contenuti e struttura
Il presente Piano è finalizzato alla prevenzione del rischio di corruzione all’interno dell’organizzazione societaria, con l’intento di:
Esso è lo strumento attraverso il quale la Società rappresenta la propria strategia di contrasto ai fenomeni corruttivi, indicando le misure di prevenzione e di controllo.
I contenuti minimi del Piano sono quelli descritti dall’art. 1 comma 9 della Legge190/2012, precisamente:
individuare le attività a rischio di corruzione;
definire le procedure per selezionare e formare i dipendenti chiamati ad operare in settori particolarmente esposti al rischio di corruzione;
definire i contenuti e le modalità dei flussi informativi;
monitorare i rapporti tra la Società ed i soggetti che con essa stipulano contratti di lavoro o di fornitura;
indicare specifici obblighi di trasparenza, anche ulteriori rispetto a quelli previsti dalla legge.
1.3 Rapporti con il Modello 231
Il presente Piano fa parte integrante, come indicato in premessa, del Modello 231 e lo implementa con le seguenti azioni:
Nominare il Responsabile per la prevenzione della corruzione e sulla trasparenza;
descrivere i reati previsti dalla legge 190/2012, non considerati dal Modello 231;
disporre specifiche misure di prevenzione e di controllo per i reati descritti;
definire i rapporti ed i flussi informativi tra l’Organismo di vigilanza ed il responsabile del presente Piano;
pianificare le attività di formazione in materia di corruzione,
istituire l’istituto dell’accesso civico.
Il Piano viene aggiornato dall’Amministratore in qualsiasi momento ravvisi l’esigenza di integrare o modificare le procedure esistenti, su proposta del Responsabile della Prevenzione della corruzione.
Degli aggiornamenti deve essere data idonea informazione a tutti i destinatari.
Per approfondire le fattispecie di reato in materia di corruzione già trattate dal Modello 231 si rimanda al paragrafo n. 9 dello stesso.
Per le restanti, previste dal Titolo 2° capo 1 e 2 del Codice penale, si propone di seguito una sintetica descrizione.
E’ punito il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria. La pena è ridotta quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso, è stata immediatamente restituita.
Peculato mediante profitto dell’errore altrui (art. 316 c.p.)
E’ punito il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità.
Abuso d’ufficio (art. 323 c.p.)
E’ punito il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.
Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (art. 326 c.p.)
E’ punito il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che:
violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità,
rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza. Se l’agevolazione è soltanto colposa si applica una riduzione di pena;
per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, la pena è ridotta.
Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione (art. 328 c.p.)
E’ punito il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che:
indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo;
entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.
Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità (art. 331 c.p.)
E’ punito chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio.
Traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.)
E’ punito chiunque, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio.
E’, altresì, punito chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.
Turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.)
E’ punito chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti.
Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353 bis c.p.)
E’ punito chiunque con violenza o minaccia, o condoni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della Pubblica Amministrazione.
Soggetti preposti alla prevenzione
Nonostante la previsione normativa concentra la responsabilità dell’attuazione del Piano sul Responsabile della Prevenzione della Corruzione, tutta la struttura organizzativa della Società partecipa, secondo le funzioni di ciascuno, a costruire la strategia per rendere efficace il Piano e si assume le relative responsabilità.
Ai sensi dell’art. 1 comma 7 della Legge 190/2012, l’Amministratore della Società individua all’interno della sua organizzazione, possibilmente tra i personale di ruolo, il Responsabile della prevenzione della corruzione (in seguito denominato anche RPC), in possesso di requisiti di professionalità, di onorabilità e di non incompatibilità con l’incarico.
Inoltre è l’Amministratore ad adottare il Piano, su proposta del RPC e gli atti di indirizzo che siano direttamente o indirettamente finalizzati alla prevenzione della corruzione.
L’Amministratore è tenuto ad astenersi, in caso di conflitto di interesse, dall’intraprendere qualunque processo decisionale.
Il Responsabile della prevenzione della corruzione, alla nomina dell’Amministratore, assume le seguenti competenze:
proporre gli aggiornamenti del Piano;
verificare l’attuazione del Piano e sollecitare gli adempimenti;
presentare all’Amministratore, entro il 15 dicembre di ogni anno, una relazione sull’attività svolta;
richiedere ai responsabili e agli organi interni di controllo della Società notizie, anche tramite report, utili per l’attività di vigilanza;
individuare tra il personale interno eventuali referenti;
programmare la formazione dei dipendenti che operano nei settori più a rischio.
Nell’ambito dell’incarico, al RPC è riconosciuta facoltà di:
chiedere delucidazioni a tutti i dipendenti su comportamenti che possono integrare anche solo potenzialmente fatti di corruzione;
effettuare ispezioni e verifiche presso ogni ufficio o reparto;
compiere analisi ed accertamenti su atti interni della Società ed acquisire ogni documento che ritiene rilevante.
Detta attività deve essere svolta in costante cooperazione con l’Organismo di Vigilanza, al fine di evitare conflitti di competenze e duplicazioni di procedimenti.
A tale fine, alla nomina, il RPC deve formalizzare le modalità di detta collaborazione e determinare i tempi ed i contenuti del flusso delle informazioni tra le due funzioni.
I dipendenti che svolgono servizi in attività sensibili, perché a rischio di comportamenti corruttivi, sono tenuti a:
Astenersi, in caso di conflitto di interesse, dall’intraprendere qualunque processo decisionale;
osservare e far osservare il Piano;
segnalare ogni situazione di conflitto, anche potenziale al RPC;
partecipare al processo di gestione del rischio;
proporre al RPC misure migliorative di prevenzione;
partecipare ai percorsi formativi specifici.
Tutti gli altri dipendenti sono tenuti ad osservare le misure contenute nel Piano ed a segnalare al RPC eventuali pericoli di violazione.
Per il presente Piano vengono classificate come attività “sensibili”, cioè maggiormente esposte al rischio di corruzione, quelle già individuate dalla Società nella parte speciale del Modello 231 (paragrafo 9.1) nell’ambito dei delitti contro la Pubblica Amministrazione.
Resta salva la possibilità per il Responsabile del Piano e per l’Organismo di vigilanza, nell’approfondire la mappatura dei rischi durante la loro attività di verifica e di controllo, di individuare altre attività sensibili e, di conseguenza, implementare le misure di prevenzione.
Nell’ambito del presente Piano le misure di prevenzione della corruzione sono state classificate in:
1) misure generali, quelle la cui applicazione discende da un obbligo normativo;
2) misure specifiche, quelle che la Società ha ulteriormente previsto ed intende implementare nel triennio 2018-2020.
Tutela del dipendente segnalante illecito
La “Trasparenza” è uno dei principi etici inseriti nel Codice Etico, che la Società ritiene uno strumento necessario per assicurare una buona gestione ed una politica interna volta a caratterizzare ogni suo atto secondo criteri di chiarezza, d’imparzialità e di accessibilità.
Sulle modalità di intervento si rinvia la trattazione alla parte dedicata dal presente Piano, nel paragrafo n. 6 denominato “Programma sulla Trasparenza”.
Il Codice Etico è l’insieme dei valori morali, dei principi e delle regole comportamentali riconosciute come propri dalla Società. Esso si pone i seguenti obiettivi: la correttezza e l’efficienza nei rapporti interni ed esterni; la prevenzione di qualsiasi attività illecita; la trasparenza delle informazioni; il riconoscimento di una positiva reputazione da parte degli interlocutori sia pubblici sia privati.
Tutti gli obblighi prescritti dal presente Piano discendono dai principi sanciti dal Codice Etico e pertanto, come questo, tutti i destinatari sono tenuti a conoscerne il contenuto, a rispettarne le regole e a farle osservare agli altri.
Il RPC ha la responsabilità, ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. 39/2013, di verificare il rispetto delle disposizioni sull’inconferibilità e incompatibilità da parte di tutti i Soggetti, interni ed esterni, che assumono formali incarichi di responsabilità, di direzione e di controllo nell’organizzazione societaria.
A tal proposito, la Società richiede al nominato la produzione di detta dichiarazione prima dell’accettazione dell’incarico.
Al personale dipendente, che negli ultimi tre anni di servizio ha esercitato poteri autoritativi o negoziali per la Società, è fatto divieto, nei tre anni successivi alla cessazione di detto rapporto, di prestare attività lavorativa o professionale presso i soggetti destinatari di contratti o d’incarichi conferiti con il loro apporto decisionale.
A tal fine, il RPC deve verificare che l’incaricato alla gestione del personale, entro 60 giorni dall’approvazione del presente Piano, proceda a:
aggiornare i contratti di assunzione del personale dipendente con l’inserimento della clausola recante il divieto di prestare attività lavorativa, a titolo di lavoro subordinato od autonomo, per i tre anni successivi alla cessazione di detto rapporto contrattuale, con soggetti destinatari di contratti o d’incarichi conclusi con il suo apporto decisionale;
inserire nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti, a pena di nullità, della condizione soggettiva di non aver concluso contratti di lavoro subordinato o autonomo e comunque di non aver attribuito incarichi ad ex dipendenti, che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali nei loro confronti, nel triennio successivo alla cessazione del rapporto con la Società.
La Società introduce la tutela di chi segnala illeciti, riservata dall’art.1 della Legge 190/2012 al dipendente pubblico, anche ai propri dipendenti.
La tutela dell’anonimato.
La norma vuole evitare che il dipendente ometta di effettuare segnalazioni di illecito per il timore di subire conseguenze pregiudizievoli e ha come oggetto esclusivamente le segnalazioni provenienti da dipendenti individuabili e riconoscibili.
La Società valuta anche le segnalazioni anonime, ma solo se queste siano adeguatamente circostanziate, rese con dovizia di particolari e tali da far emergere fatti e situazioni in contesti determinati (es.: indicazione di nominativi o qualifiche particolari, menzione di uffici specifici, procedimenti o eventi particolari, etc.).
Il dipendente che ritiene di aver subito una discriminazione per il fatto di aver effettuato una segnalazione di illecito deve dare notizia circostanziata dell’avvenuta discriminazione al RPC.
Ai fini della segnalazione, si richiama la procedura individuata nel paragrafo 3.3 del Modello 231 per i flussi informativi verso l’Organismo di vigilanza.
Tale procedura si sostanzia nel presente Piano essenzialmente nell’individuazione di due canali attraverso i quali i dipendenti possono effettuare al Responsabile della prevenzione della corruzione le segnalazioni, con:
la comunicazione scritta da consegnare personalmente;
la trasmissione all’indirizzo di posta elettronica riservata.
Nel permettere una partecipazione attiva agli utenti, compresi ai loro familiari, sia nella fase della pianificazione (aggiornamento del Piano) sia nella fase della rendicontazione (risultati raggiunti), dando loro la possibilità di valutare e comunicare eventuali criticità del sistema di prevenzione, si consente a loro anche di segnalare pericoli imminenti in materia di corruzione, aggiungendo nella “Carta dei servizi” tale facoltà, con l’indicazione della e-mail riservata al Responsabile del Piano, ed assicurando anche a loro la tutela del segnalante.
La rotazione degli incarichi interni, prevista dalla normativa anticorruzione, può essere realizzata compatibilmente alla capacità della struttura organizzativa della Società, caratterizzata dalla presenza, per numero e qualifiche, di personale con diverse competenze tecniche, di garantire i servizi e le prestazioni agli utenti con la stessa efficacia ed efficienza.
Detta rotazione presenta per la Società rilevanti profili di delicatezza e complessità, poiché essa potrebbe andare a influire sui delicati equilibri di continuità degli obblighi contrattuali, imposti da norme regionali, legati al mantenimento di rigorosi standard organizzativi, connotati maggiormente da particolari funzioni specialistiche.
La Società, così come previsto nel Piano Nazionale Anticorruzione per gli Enti di piccole dimensioni, ritiene allo stato possibile, previa positiva valutazione, la rotazione solo di chi non svolge mansioni specialistiche.
La violazione delle misure di prevenzione, previste dal presente Piano per contrastare la corruzione, costituisce illecito disciplinare per il personale e trova riferimento normativo nella Legge e nei Contratti collettivi di lavoro.
Il RPC, qualora rilevi comportamenti in violazione del Piano da parte di soggetti esterni, sia persone fisiche che giuridiche, agisce nei loro confronti secondo il sistema sanzionatorio previsto, nel paragrafo 5, dal Modello 231.
Le misure specifiche di prevenzione in materia di corruzione, identificate dalla Società, consistono nella realizzazione, oltre del “Programma sulla Trasparenza” per rendere accessibili all’esterno predeterminati e attinenti informazioni, descritto nel successivo paragrafo, delle seguenti previsioni:
Nella formazione del personale, annualmente organizzata dalla Società all’interno di un programma triennale, assume un ruolo fondamentale la parte riferita alla prevenzione della corruzione, che il RPC cura di inserire e di realizzare, insieme all’OdV, per i dipendenti che operano in attività sensibili.
L’informazione generale a tutti i dipendenti sui contenuti del presente Piano, volta anche a evidenziare il contributo a ciascuno richiesto e la consapevolezza sull’interesse della Società al rispetto, viene data contemporaneamente a quella organizzata per il Modello 231.
La salvaguardia da qualsivoglia fenomeno corruttivo si fonda anche sulla formalizzazione di disposizioni e di procedure idonee a fornire modalità operative nei processi gestionali di attività sensibili, compresa l’archiviazione della documentazione, tenendo conto dei seguenti principi di buona amministrazione:
Segregazione delle funzioni, cioè la separazione delle attività tra chi decide, chi esegue e chi controlla;
Deleghe coerenti, definite e conosciute, nel senso che i poteri organizzativi o autorizzativi o di firma affidati dall’Amministratore debbono essere connessi alle responsabilità assegnate, precisati nei limiti e appresi da tutti gli interessati;
Protocolli operativi, nel senso di fornire al suddetto personale le procedure per la gestione delle attività sensibili e per l’archiviazione della documentazione rilevante;
Tracciabilità documentale,secondo cui le attività di decisione, di gestione e di controllo devono essere verificabili ex post, tramite appositi supporti documentali o informatici, e le singole operazioni, ove possibile, adeguatamente registrate.
Il Responsabile della prevenzione della corruzione elabora, sempre di concerto con l’OdV, il piano di monitoraggio annuale nel quale prevedere, a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, le seguenti attività:
definire le tipologie di controllo e la tempistica;
pianificare i controlli a campione su determinati ambiti, attraverso sopralluoghi, audit ed incontri di coordinamento con altri soggetti che svolgono attività ispettive o di controllo;
indicare i flussi informativi per la verifica documentale;
identificare i meccanismi per l’aggiornamento del Piano.
L’obbligo di predisporre e realizzare un “Programma triennale per la trasparenza e l’integrità” nasce dal D. Lgs. 33/2013 a carico delle Pubbliche amministrazioni e degli Enti privati a partecipazione o a controllo pubblico, per sintetizzare le misure che saranno adottate per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di trasparenza.
Successivamente il D. Lgs. 97/2016 ha revisionato e semplificato le disposizioni in materia di pubblicità e trasparenza, prevedendo per gli Enti privati detti obblighi solo relativamente alle attività di pubblico interesse svolte.
Infine, la Legge annuale per il mercato e la concorrenza n. 124 del 2017 ha previsto, a decorrere dall’anno 2018, ulteriori obblighi di trasparenza a carico delle imprese e delle associazioni che ricevono fondi pubblici superiori nel totale ad € 10.000,00.
La trasparenza è parte essenziale dell’attività di prevenzione della corruzione attivata dalla Società con l’adozione del Codice Etico, del Modello 231 e del presente Piano, in quanto l’accessibilità alle informazioni concernenti l’organizzazione e la gestione della Società favoriscono forme diffuse di controllo sull’utilizzo delle risorse ricevute da Pubbliche Amministrazioni.
In tale prospettiva,la Società intende avviare il seguente programma:
nominare il responsabile per la Trasparenza nella persona del Responsabile per la Prevenzione della corruzione;
realizzare la sezione “Amministrazione trasparente” nel proprio sito web, per la pubblicazione delle informazioni previste dalla normativa citata in premessa;
nominare l’incaricato all’inserimento nel sito web dei dati, dei documenti e delle informazioni;
assicurare la funzione di controllo per l’assolvimento degli obblighi di pubblicazione;
organizzare il servizio di accesso civico, ai sensi della L. 241 del 1990.
Il Responsabile per la trasparenza svolge l’attività di controllo sull’adempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dal presente Piano o richiesti dall’Assessorato Regionale alla sanità siciliana, e provvede a;
accertare la correttezza e la completezza dei singoli dati pubblicati ed attestare l’assolvimento dell’obbligo di pubblicazione;
provvedere all’aggiornamento del Programma;
predisporre le misure di monitoraggio e vigilanza, con cadenza periodica;
relazionare annualmente sullo stato di attuazione e sull’aggiornamento del Programma.
L’incaricato all’inserimento dei dati si occupa della pubblicazione e dell’aggiornamento dei dati, assicurandone la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l’omogeneità e la facile accessibilità, nel seguente sito web della Società: centrolagrazia@hotmail.it
La Società pubblica in una apposita Sezione del proprio sito web, denominata“Amministrazione Trasparente”, i seguenti documenti:
Il Modello di organizzazione, gestione e controllo;
Il Piano di prevenzione della corruzione e sulla Trasparenza.
In detta Sezione sono anche pubblicati i nomi dell’Organo di Amministrazione, degli Organi di Controllo, dei collaboratori e dei consulenti esterni, e di ciascuno il curriculum vitae e la dichiarazione d’insussistenza di cause d’inconferibilità e d’incompatibilità.
Infine, in applicazione dell’art. 1 comma 225 della L. 124/2017, gli importi per “sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere”, ricevuti dall’anno 2018 da parte di “Pubbliche amministrazioni o di altri Enti pubblici”, saranno pubblicati “nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa dell’eventuale bilancio consolidato”, entro il 28 febbraio dell’anno successivo.
Le norme sulla trasparenza non possono contrastare con quelle disposte a tutela del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati sensibili. A tal fine, per un loro corretto bilanciamento nelle procedure interne intervengono le “Linee guida” emanate dal Garante della Privacy.
Tale documento prevede espressamente che l’Amministratore, o il suo delegato, laddove riscontri l’esistenza di un obbligo normativo che impone la pubblicazione d’informazioni nel proprio sito web, selezioni i dati personali inseriti nei documenti, verificando, per ognuno di essi, se ricorrono i presupposti per l’oscuramento di determinate notizie e delle informazioni che risultano eccedenti o non pertinenti (c.d. “principio di pertinenza e non eccedenza”, di cui all’art. 11 comma 1 lett. d del Codice della Privacy).
La Società, conformandosi alle suddette linee guida, riduce al minimo l’utilizzazione di dati personali e identificativi, ai soli casi in cui le finalità perseguite dalla pubblicazione possano essere ugualmente raggiunte con l’inserimento di dati anonimi oppure con altre modi che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità (cd. “principio di necessità” di cui all’art. 3 comma 1 del Codice della Privacy).
Agli obblighi di pubblicazione da parte della Società, indicati nel precedente paragrafo 6.3, corrisponde il diritto dei soggetti interessati di richiedere direttamente dette informazioni delle quali è stata omessa la pubblicazione nel sito.
La Società, a tutela principalmente degli utenti, istituisce il servizio di “accesso civico”, previsto dall’art. 5 del D. Lgs. 33/2013, ed a pubblicare sul sito web le informazioni relative alle modalità di utilizzo e l’indirizzo di posta elettronica dove inoltrare le relative richieste.
La richiesta di accesso civico è gratuita, non deve essere motivata e va presentata al “Responsabile per la trasparenza”, utilizzando l’apposito modulo scaricabile dal sito web.
Il suddetto, verificata la fondatezza dell’istanza, la trasmette al detentore della documentazione, che è tenuto a fare pubblicare all’incaricato dell’inserimento dei dati quanto richiesto, entro trenta giorni, e a comunicare all’interessato l’avvenuta pubblicazione.
Qualora, la documentazione, risulti già pubblicata, il Responsabile per la Trasparenza ne dà comunicazione al richiedente e gli indica il relativo collegamento ipertestuale.
Nell’ipotesi di ritardo o di mancata risposta alla domanda di accesso civico, il richiedente potrà ricorrere al titolare del potere sostitutivo, individuato nell’Organismo di Vigilanza del Modello 231.
L’esclusione dall’accesso documentale per la tutela dell’anonimato non può essere riferibile ai casi in cui la richiesta discenda da disposizioni di legge, come, ad esempio, per indagini penali, tributarie o amministrative.
Il Responsabile sulla Trasparenza, all’inizio di ogni anno, presenta alla Società il crono programma per la realizzazione di quanto disposto per l’anno in corso e propone l’aggiornamento della programmazione per i due anni successivi, di seguito anticipata per il primo triennio.
Nomina del Responsabile al “Programma per la trasparenza”.
Costruzione nel sito web della Sezione “Amministrazione trasparente”.
Nomina dell’incaricato all’inserimento dei dati;
Verifica periodica sulla correttezza e completezza dei dati pubblicati.
Misure organizzative e flussi informativi per il servizio “accesso civico”.
Valutazione delle attività poste in essere nell’anno precedente.
Perfezionamento procedure attuate.
Pubblicazione dei finanziamenti pubblici nella nota integrativa del bilancio.
Valutazione sull’accessibilità del sistema informativo.
Valutazione triennale sulla trasparenza.
Progettazione di un nuovo programma triennale.