Source: http://autonomielocali.org/
Timestamp: 2019-12-09 15:23:27+00:00
Document Index: 109075227

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 1', 'art 1', 'art, 73', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 1']

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Disegno di legge: Disposizioni in materia di enti locali (51/A) il parere del Consiglio delle Autonomie
Martedì 29 Ottobre 2019 12:57
Sul disegno di legge regionale n. 51/A che prevede la decadenza dei vecchi amministratori e la nomina dei nuovi amministratori straordinari delle Province di Sassari, Nuoro, Oristano e del Sud Sardegna, i quali restano in carica fino all'insediamento degli organi provinciali che devono essere eletti entro il 1° luglio 2020, il consiglio delle AUtonomie locali ha espresso in data 10 ottobre 2019 il parere che è stato al centro del dibattito in Consiglio regionale.
Il percorso della legge regionale approvata definitivamente nella seduta di martedì 22 ottobre ha evidenziato la rilevanza delle osservazioni dei sindaci.
Il parere, in modo proattivo, evitando irragionevoli ostruzionismi, segnalava la necessità che, dopo tanti anni di commissariamento, il governo delle province sia assegnato ai sindaci attraverso la designazione dei nuovi amministratori da parte del Consiglio delle Autonomie locali. Questa esigenza, benchè riconosciuta dalle parti politiche in Consiglio, non ha portato alla modifica in senso partecipativo del testo originario.
Leggi i resoconti delle sedute del 17 e del 22 ottobre 2019
misure a favore della parteciapazione democratica alle cariche elettive - regolamento parere della Corte dei Conti
Lunedì 21 Ottobre 2019 12:36
decreto del Presidente della Giunta regionale n. 1 del 5 febbraio 2019 recante “Regolamento di attuazione dell’art. 73 della legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna) in materia di oneri connessi all’esercizio delle funzioni elettive”.
Il rinvio al quantum dell’indennità di funzione prevista dalla Tabella A del D.M. 4 aprile 2000, n. 119 non può che essere inteso come decurtato, in modo permanente, nella misura del 10% secondo la giurisprudenza della Corte dei conti anche in sede nomofilattica, ai sensi dell’art. 1, comma 54 della L. 266/2005, ispirato al contenimento dei c.d. costi della politica.
La sezione regionale per la Sardegna della Corte dei Conti risponde chiaramente al quesito posto dai Comuni di Ruinas, Suni, Bolotana , Lei e Montresta che interrogano sulla effettiva consistenza della misura ristoratrice introdotta dal regolamento esecutivo in attuazione dell'art 1 comma 6 e dell'art, 73 della legge regionale n. 2 del 4 febbraio 2016 per garantire il diritto di accesso a tutti i cittadini alle cariche elettive in condizione di eguaglianza e per lo svolgimento delle stesse con disciplina e onore.
Il collegio della Corte dei Conti regionale, a evitare che siffatte misure si convertano indebitamente in una sorta di retribuzione integrativa della funzione, ribadisce che la causa giustificativa di quello che è definito in sede regolamentare come rimborso in termini forfettari, e presupposto richiesto dalla norma di legge per la sua corresponsione, è la sussistenza di una spesa/onere che sia verificabile nel suo sostenimento e nella sua riconducibilità alla funzione sebbene l’erogazione avvenga in misura forfettaria e non analitica.
la deliberazione n. 61 del 23 settembre 2019
la deliberazione n. 63 del 23 settembre 2019
la deliberazione n. 58 del 23 settembre 2019
la deliberazione n. 64 del 23 settembre 2019
la deliberazione n. 62 del 23 settembre 2019
tirocini finalizzati a sostenere il reddito di inclusione
Lunedì 21 Ottobre 2019 08:26
Indennità per tirocini finalizzati -Rei ( reddito di inclusione) non rientrano fra le spese personale -i tirocini finalizzati a sostenere il reddito di inclusione non rientrano nella fattispecie di lavoro occasionale valevole ai sensi dell’art. 1 comma 557 bis della legge n. 296/2006
La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Sardegna con la deliberazione n. 75/2019/PAR del 27 giugno 20167 ha risposto al Comune di Villa San Pietro che chiedeva un parere, considerata la loro natura sociale e assistenzialistica in merito alle indennità di partecipazione/frequenza che integrano il contributo REI, erogate a valere sulla Quota Servizi Fondo Povertà chiedendo in particolare se siano da escludere dalle spese di personale e , quindi, non assoggettate ai relativi limiti di spesa.
La Corte dei Conti, tenuto anche conto del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 convertito in legge n. 26/2019 che introduce il reddito di cittadinanza e anche considerando il principio di diritto affermato dalla Sezione delle autonomie locali nella deliberazione n. 29/SEZAUT/2017/QMIG della Sezione Autonomie secondo cui è affidata alla valutazione del Soggetto pubblico, responsabile della gestione finanziaria, la verifica in concreto della prevalenza della finalità solidaristica e l’insussistenza di elementi che depongono per l’instaurazione di un rapporto lavorativo per quanto di natura occasionale, ai fini dell’esclusione di tali spese da quelle per il personale, nel caso di interventi e di servizi sociali finalizzati a realizzare il sistema integrato di contrasto alla povertà vengono fatti salvi i tirocini finalizzati all’inclusione sociale e alla riabilitazione.
Ad avviso della Sezione, i tirocini finalizzati, oggetto del quesito, si differenziano rispetto alla fattispecie di lavoro occasionale nell’accezione delineata dalla deliberazione n. 29/SEZAUT/2017/QMIG. Ciò in quanto le spese per sostenerli gravano integralmente sul Fondo Povertà e, in conseguenza, non residua alcuna valutazione discrezionale in capo all’Ente locale. Attesa, infatti, la valenza di principi fondamentali ai sensi dell’art. 117 Cost. del quadro normativo che presiede alla loro attivazione, rivolto a garantire livelli essenziali delle prestazioni, il Comune è tenuto a dar corso al sistema integrato di interventi e servizi sociali, coordinati e finanziati in sede nazionale e regionale. Per l’effetto i tirocini in questione non sembrano integrare la fattispecie di lavoro occasionale valevole ai sensi dell’art. 1 comma 557 bis della legge n. 296/2006.
Questo vale anche nel caso in cui i Comuni concorrano alle spese per detti tirocini con risorse proprie
la deliberazione n. 75 del 17 ottobre 2019
Intervento del Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna Andrea Soddu al coordinamento nazionale dei CAL
Lunedì 16 Settembre 2019 10:43
Sul funzionamento dei Consigli delle Autonomie Locali è stato detto praticamente tutto, quindi vorrei iniziare proponendo un nuovo ragionamento.
Ricordate quando si fumava nei locali pubblici? Tutti ce lo ricordiamo: nei bar, nelle discoteche, nei ristoranti. Ad un certo punto questo fatto divenne intollerabile, sia per sensibilità pubblica che per legge. Oggi se noi andassimo ad un ristorante dopo la nostra riunione e trovassimo la sala invasa dal fumo ci troveremo molto a disagio. Questo cambiamento delle nostre abitudini non è avvenuto in un giorno è avvenuto in vari anni.
Dal punto di vista degli enti locali e della cultura democratica del paese per quanto attiene agli stessi, siamo ancora nella fase in cui si fumava dentro i locali pubblici e dobbiamo arrivare alla fase in cui un domani non si fumerà più. Sarà normale entrare in una sala di un ristorante e non trovare fumo e sarà normale considerare che quando qualcuno accende la sigaretta, questo qualcuno lo guarderemo male.
Oggi viviamo una fase in cui degli enti locali e del loro coinvolgimento nel sistema democratico non importa a nessuno. Attualmente non è un argomento politico e non è al centro dell’attenzione del dibattito. Noi sindaci invece riteniamo che sia centrale per la democrazia, per il bene delle nostre comunità e di conseguenza per il bene dell’Italia. Abbiamo il dovere di costruire un paese in cui il contributo nei meccanismi decisionali e legislativi delle regioni da parte degli enti locali sia fondamentale, dobbiamo arrivare a quella destinazione.
Come si fa? Innanzitutto, secondo me, UPI ed Anci che hanno un peso politico in Italia debbono pretendere con forza, insieme al tavolo del coordinamento dei CAL, che nell’agenda politica del nuovo governo venga inserito un nuovo ragionamento che, partendo dal presupposto che in questo momento le associazioni di Enti Locali incidono poco nei processi decisionali, proponga un nuovo paradigma nel rapporto tra comuni, regioni e stato centrale.
Ne beneficerebbe l’assetto democratico del paese perché non è vera democrazia nelle nostre regioni, e quindi nel sistema Italia, quella che non prevede un contributo positivo dei comuni che sono rappresentati dai Consigli delle Autonomie Locali. Abbiamo bisogno, dal punto di vista legislativo, di passare dal meccanismo che conosciamo di autonomia negativa di oggi, ad un ruolo proattivo, positivo e propositivo dei CAL.
In sostanza significa che non può più funzionare che il consiglio regionale, le commissioni o la giunta ci inviano il disegno di legge o il progetto di legge e su quello noi dobbiamo celebrare una messa alla quale non crede nessuno ma dobbiamo essere interpellati per legge nella costruzione delle leggi regionali che riguardano le autonomie locali e dei provvedimenti regionali che riguardano gli enti locali. Solo così il contributo delle autonomie locali sarà cogente, sarà efficace, sarà effettivo.
A nessuno di noi interessa presiedere o partecipare a dei consigli delle autonomie locali che danno dei pareri che sappiamo che andranno nel macinino. A noi interessa portare quella sensibilità comunitaria, data dall’essere l’istituzione più vicina alla gente, in sede di costruzione di tutti i provvedimenti che riguardano gli Enti Locali, attraverso meccanismi di incontri e di intese inter istituzionali sanciti da apposite leggi. Noi sindaci siamo quelli che di più sentono il polso delle comunità, a differenza delle istituzioni regionali che a volte sono troppo distanti.
E allora magari avremo leggi diverse, saremo noi a costruire la strada insieme ai consiglieri regionali. Al momento non è così, ci si limita a dare dei pareri non vincolanti su cose già scritte. Quindi secondo me l’azione che dobbiamo fare noi è un’azione di carattere politico perché i consiglieri regionali e i partiti di cui sono espressione questa predisposizione non ce l’hanno. Non ce l’hanno per 1000 ragioni, probabilmente anche perché, un po’ come nella famiglia, anche nella Repubblica, a cedere sovranità siamo restii. Cioè la cessione di sovranità è sempre una cosa delicata, è come quando abbiamo un pater familias che comanda e deve cedere l’azienda ai figli. Molte volte, anche se si tratta dei figli, ci sono delle resistenze ad effettuare questo passaggio, figuriamoci cosa vuol dire ai consiglieri regionali: “adesso ci siamo anche noi e decidiamo con voi”. Non gli piace molto perché significa introdurre più democrazia, significa limitargli i poteri.
Tutto questo come si può fare? Si può fare con dei consigli delle autonomie locali dove non ci sono rimborsi spese, dove non c’è una struttura, dove non c’è una sede, dove sono costretti a fare accordi di collaborazione con Anci perché altrimenti Anci non campa e non campa neanche il consiglio delle autonomie locali? Dove il presidente del CAL della Toscana o del Piemonte si deve pagare il viaggio da solo oppure il presidente del CAL della Liguria deve andare da Ventimiglia a Genova o da La Spezia a Genova in orari compatibili con le riunioni dell’ambito sanitario, della Protezione civile, delle riunioni in prefettura etc… senza una lira e dovendo metterci di tasca? Certo il sindaco di Pisa, il sindaco di Nuoro e il sindaco di Viterbo avranno l’autista e tutta una serie di cose che mettono a disposizione di un progetto più grande ma non è un sistema che regge.
La democrazia ha dei costi e a questi bisogna provvedere per preservare l’autonomia degli organi istituzionali, come il nostro: a questo proposito, la Regione Sardegna ad esempio finanzia il Consiglio delle Autonomie Locali e lo fa con 225.000 euro che sono sufficienti a coprire i costi di una struttura, di alcune borse di studio e a pagare i locali per una sede.
C’è una proposta operativa e un dibattito se Anci deve fare la segreteria del Consiglio delle Autonomie Locali, io personalmente sono contrario. Una cosa è Anci, una cosa è il CAL. Il Consiglio delle Autonomie Locali deve essere indipendente anche da Anci o da UPI, perché ci possono essere dei conflitti di interesse. Anci è una sorta di sindacato pubblico dei comuni, ha delle dinamiche politiche che non sfuggono a nessuno mentre il CAL è una sorta di presidenza della Repubblica, è l’organo istituzionale che rappresenta i comuni presso il Consiglio Regionale. Deve essere indipendente e questa indipendenza va garantita, sul piano istituzionale come su quello economico.
Però tornando al nocciolo della proposta, al come fare, i politici dei vari organi e associazioni di autonomie locali devono per forza pretendere al nuovo esecutivo di mettere al centro dell’agenda politica questi argomenti che naturalmente passano anche per cose concrete, come dicevamo prima, che toccano gli aspetti economici e dunque lo status degli amministratori che devono essere messi nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, ma soprattutto volte a affermare la centralità degli enti locali nei meccanismi democratici moderni degli Stati occidentali. Senza questo noi avremmo una democrazia dimezzata perché i centri del potere decisionale sono troppo lontani dai cittadini e dalle loro reali esigenze. La vera democrazia si compie quando si ha un sistema più efficace che prevede il coinvolgimento pieno di chi rappresenta la comunità, ossia dei sindaci e dei presidenti delle province.
Mercoledì 17 Luglio 2019 08:29
A seguito del rinnovo della legislatura regionale, della formazione della Giunta regionale, delle elezioni amministrative del giugno 2019, del decreto del Presidente della Giunta regionale n. 64 del 4 luglio 2019 e del decreto del Presidente della Giunta regionale n. 69 del 19 luglio 2019, il Consiglio delle Autonomie locali risulta cosi composto:
Sono componenti di diritto
Paolo Truzzu in sostituzione del sindaco uscente Massimo Zedda
Gian Vittorio Campus in sostituzione del sindaco uscente Nicola Sanna
Andrea Soddu, Presidente
Andrea Lutzu che sostituisce Guido Tendas, decaduto per scadenza del mandato (decreto presidente della Regione Sardegna n 64 del 13 luglio 2017
Mauro Usai, sindaco di Iglesias
Alberto Urpi, sindaco di Sanluri
Giovanni Antonio Addis, vice sindaco di Tempio Pausania che subentra ad Andrea Mario Biancareddu, attuale assessore regionale
Ai componenti di diritto si aggiungono quattro sindaci eletti nel Collegio unico regionale per i comuni con popolazione superiore ai 10mila abitanti.
Stefano Delunas, sindaco di Quartu Sant'Elena,
Luca Carlo Montella (La Maddalena)
Sandro Pili, sindaco di terralba
Maria Paola Secci, sindaca di Sestu
24 sindaci eletti, nei rispettivi collegi di appartenenza.
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Gianfranco Soletta (Thiesi)
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Gianfranco Satta (Tergu) e Sabrina Sassu (Cossoine).
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Salvatore Mattana (Sarroch).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Stefano Soro (San Nicolò Gerrei) e Alessandra Corongiu (Pimentel)
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletta è Daniela Falconi (Fonni).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Franco Saba (Ottana) e Gianluigi Littarru (Desulo).
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletta è Manuela Pintus (Arborea).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Lino Zedda (Baradili) e Kamel Hassan Omar Ali (Modolo).
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Giorgio Alimonda (Portoscuso).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Mariano Cogotti (Piscinas) e Laura Capelli (Buggerru).
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Salvatore Corrias (Baunei).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Roberto Uda (Loceri) e Franco Tegas (Talana).
Collegio Sanluri-Villacidro:
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Roberto Montisci (Sardara).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Francesco Cotza (Setzu) e Fernando Cuccu (Villamar).
comuni con popolazione compresa tra i 3.001 e 10mila abitanti l’eletto è Pietro Sircana (Oschiri).
Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti sono eletti: Antonio Tirotto (Aglientu) e Antonio Satta (Padru).
Giovedì 29 Luglio 2010 09:55
- ANDREA SODDU, Sindaco di Nuoro, Presidente; in carica
- ANTONIO SATTA, sindaco di Padru, vice-presidente vicario; in carica
- SALVATORE MATTANA, sindaco di Sarroch, vice-presidente; in carica
- LAURA CAPPELLI, sindaca di Buggerru, consigliera ; in carica
- ROBERTINO UDA, sindaco di Loceri, consigliere, in carica
- GIUSEPPE MORGHEN, gia sindaco di Sorso è decaduto per termine del mandato nel mese di giugno;
- ANITA PILI, già sindaca di Siamaggiore, ha presentato le dimissioni, decadendo dalla carica, a seguito della nomina di assessore dell'attuale Giunta Regionale;
Conferenza di chiusura del progetto CLISEL
Martedì 25 Giugno 2019 10:10
Cagliari Aula Magna Maria Lai, Via Aurelio Nicolodi 104, Cagliari, giovedi 27 giugno alle ore 16,00
Sardegna regione pilota per l’UE su sicurezza, clima e migranti
Che cosa hanno a che vedere cambiamento climatico e migranti? Ce lo spiega un progetto europeo Horizon2020 denominato CLISEL, acronimo di Clima e sicurezza con gli enti locali, volto a studiare come i comuni possono fronteggiare le migrazioni umane causate dal cambiamento climatico. L'Unione Europea ha scelto i 377 Comuni sardi per elaborare un modello pilota per gestire le future sfide poste dalle migrazioni causate dal cambiamento climatico. “Con questo progetto la Sardegna è diventata un caso pilota su tematiche cruciali per il territorio e i cittadini. Il cambiamento climatico causa continui arrivi di migranti sulle nostre coste che necessitano di azioni coordinate e di un adeguato sistema di governance guidato dagli enti locali” precisa la professoressa Ruggiu che coordina il progetto per l'Università di Cagliari con la partnership del Consiglio delle autonomie locali, del World Trade Institute dell’Università di Berna, l’Università di Lancaster, e il Laboratorio ambientale di Stoccolma.
Clisel ha indagato per l’Europa sugli impatti che le migrazioni per cause climatiche potrebbero apportare alla sicurezza, partendo dal livello di governo più vicino ai cittadini. Il progetto aiuta a capire come i Comuni percepiscono il fenomeno, quali sono le loro esigenze e le loro soluzioni. Tali soluzioni che sono state e saranno ancora portate in Europa sotto forma di raccomandazioni e linee guida e hanno aiutato i comuni sardi ad acquisire coscienza che la governance multilivello e le politiche di prossimità possono essere fonti di indirizzi più generali e globali.
I risultati finali del progetto verranno presentati a Cagliari il 27 giugno alle h. 16,00 presso l’Aula magna di Giurisprudenza.
SARDEGNA - DIGITALIZZAZIONE E FUTURO
LIMITI ASSUNZIONALI PER I PICCOLI COMUNI - PREVALE IL PRINCIPIO DELL'EQUIVALENZA