Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-3358-del-08-02-2017
Timestamp: 2020-07-02 19:04:14+00:00
Document Index: 150111782

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 76', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 3358 del 08/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3358 del 08/02/2017
Cassazione civile, sez. trib., 08/02/2017, (ud. 23/01/2017, dep.08/02/2017), n. 3358
sul ricorso 22919-2012 proposto da:
P.M., B.L., elettivamente domiciliati in ROMA
VIA RAFFAELE CAVERNI 16, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO
GIANSANTE, che li rappresenta e difende giusta delega in calce;
avverso la sentenza n. 302/2011 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
udito per i ricorrenti l’Avvocato GIANSANTE che si riporta agli atti;
p. 1. P.M. e B.L. propongono due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 302/04/11 del 31 maggio 2011 con la quale la commissione tributaria regionale del Lazio, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione ed irrogazione di sanzioni loro notificato – il 13 aprile 2007 – dall’agenzia delle entrate in revoca di agevolazione “prima casa”. Ciò in relazione all’acquisto, con atto registrato il 25 luglio 2002, di un immobile abitativo che l’Ufficio ha reputato di lusso, ai sensi del D.M. 2 agosto 1969.
In particolare, ha ritenuto la commissione tributaria regionale che l’amministrazione finanziaria non fosse decaduta dalla pretesa impositiva, dovendo trovare applicazione anche alla materia delle agevolazioni “prima casa” la proroga biennale di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 11, comma 1.
Resiste con controricorso l’agenzia delle entrate; nessuna attività difensiva è stata posta in essere dalla parte venditrice – eredi T.F. – pure intimata. Parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
p. 2. Con il primo motivo di ricorso si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, – omessa motivazione, da parte della commissione tributaria regionale, in ordine alle ragioni che deporrebbero per ritenere nella specie applicabile la proroga biennale L. n. 289 del 2002, ex art. 11.
Con il secondo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – violazione e falsa applicazione dell’art. 11 comma 1 bis cit.; posto che l’estensione della proroga alla materia delle agevolazioni si porrebbe contro la lettera e la ratio della legge, anche con fondati dubbi di legittimità costituzionale.
I due motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria in quanto intimamente connessi, non possono trovare accoglimento.
Per quanto concerne la prima censura, il richiamo all’ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 è mal posto; dal momento che l’inadeguatezza motivazionale viene qui dedotta con riguardo al convincimento esplicitato dal giudice di merito in ordine non ad un determinato elemento materiale della fattispecie dedotta in giudizio, bensì all’applicazione a tale fattispecie di una determinata disciplina giuridica. Il decisum in esame potrebbe dunque trovare censura, in linea di principio, unicamente sotto il profilo della violazione o falsa applicazione di legge, ovvero dell’erronea sussunzione della fattispecie nel regime normativo suo proprio (errore di diritto in iudicando); non già sotto il profilo della carenza motivazionale nella ricostruzione della fattispecie sottoposta. Il che rende il motivo in esame finanche inammissibile.
Venendo alla seconda censura – quest’ultima correttamente mirata ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – se ne ravvisa l’infondatezza.
La decisione della commissione tributaria regionale (da quest’ultima confortata con richiamo a Cass. 15750/10) si pone infatti in linea con l’orientamento consolidato di legittimità.
Si è più volte sostenuto – con indirizzo al quale si intende dare continuità – che il termine triennale per l’accertamento in materia di registro, previsto in via generale dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, è assoggettato alla proroga biennale dettata dalla L. n. 289 del 2002, art. 11, commi 1 ed 1 bis anche nella specifica materia della revoca delle agevolazioni. E ciò senza necessità di esplicito richiamo normativo, posto che una diversa soluzione determinerebbe una incongrua ed irrazionale disparità di trattamento tra ipotesi del tutto equivalenti (tra le molte, oltre a quella citata dalla CTR: Cass. 23222/15; ord. 279/13; ord. 1672/11; 12069/10; 24575/10; ord. 4321/09 ed altre).
p. 3. Va detto che i presupposti della revoca dell’agevolazione permangono integri anche alla luce dello jus superveniens di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a), il quale, nel sostituire l’art. 1, comma 2 della Parte Prima Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio “prima casa” – sulla base dei parametri di cui al D.M. LL.PP. 2 agosto 1969.
Senonchè, il nuovo regime trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente alla modificazione legislativa; e, in particolare, successivamente al 1^ gennaio 2014, come espressamente disposto dal D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 10, comma 5 cit..
In proposito, si ravvisano i presupposti per l’applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, secondo cui, in materia di sanzioni amministrative per violazioni tributarie: “salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile. Se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato”.
In altri termini, il mendacio contestato – costituente l’espresso fondamento della sanzione, così come stabilito dal Parte Prima, Tariffa D.P.R. n. 131 del 1986, art. 1, comma 4 cit. – non potrebbe più realizzarsi, in quanto caduto su un elemento (caratteristiche non di lusso dell’immobile) espunto dalla fattispecie agevolativa.
Conclusione, quest’ultima, che deriva da una scelta interpretativa di favore suscettibile di essere attuata, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio; e quindi anche in sede di legittimità (tra le altre: Cass. 1856/13; Cass. 4616/16; Cass.16679/16 e Cass. ord. 13235/16 cit.).