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Timestamp: 2020-08-14 08:16:04+00:00
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LA SOSPENSIONE DELLA PRESCRIZIONE DELLE AZIONI DI RESPONSABILITÀ EX ART. 2941, N. 7) OPERA ANCHE NELLE S.N.C. (Corte Costituzionale, sentenza 11 dicembre 2015, n. 262) - Notaio Dario Colangeli
23/12/2015 /in Società e Impresa /da Laura Petri
La Corte costituzionale, con sentenza n. 262 dell’11 dicembre 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi.
Si tratta del secondo intervento additivo della Corte, dopo quello espresso con sentenza n. 322 del 14 luglio 1998, con cui era stata dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma con riferimento alla mancata previsione – lesiva del principio di eguaglianza – della sospensione della prescrizione tra la società in accomandita semplice ed i suoi amministratori.
La pronuncia del 2015 ricalca, in larga parte, quella del 1998.
In tale occasione, la Corte rilevò come – a prescindere dalla tesi che si intenda seguire in ordine alla ratio della previsione della sospensione (la permanenza in carica degli amministratori viene di fatto ad ostacolare la possibilità, in capo alla persona giuridica, di acquisire una piena conoscenza del loro operato e, conseguentemente, di valutare se gli amministratori siano incorsi in violazioni dei loro obblighi rilevanti per l’esercizio dell’azione di responsabilità; ovvero, secondo altra impostazione, essendo la società commerciale, come persona giuridica, rappresentata dagli amministratori, questi, se dovessero agire contro se stessi, riunirebbero in sé la duplice qualità di attori, in senso formale, e di convenuti e quindi si determinerebbe una identità nell’esercizio dell’azione di responsabilità tra la persona che dovrebbe agire e quella contro cui l’azione dovrebbe essere rivolta) – anche la società in accomandita semplice, al pari di quelle dotate di personalità giuridica, è gestita da uno o più amministratori che agiscono per la stessa e che, dunque, sono responsabili per la inosservanza degli obblighi posti a loro carico dalla legge o dal contratto sociale, sicché rispetto alla formulazione dell’art. 2941, numero 7), ricorre identità di ratio.
Una ratio che appare riferibile al rapporto gestorio che lega la società all’amministratore e rispetto alla quale è del tutto irrilevante a tal fine che si tratti di una società avente personalità giuridica o meno.
La sentenza del 2015 evidenzia il contrasto con il principio di eguaglianza che si concreta nella mancata previsione della sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità per la società in nome collettivo rispetto alla società in accomandita semplice, a fronte di una disciplina omogenea che le accomuna.
Una disparità di trattamento anche qui priva di una giustificazione plausibile – al pari di quella evidenziata nel 1998 fra società in accomandita semplice e società dotate di personalità giuridica – rispetto alla quale non assume rilievo la peculiare composizione della s.a.s. e la distinzione tra soci accomandanti e soci accomandatari, che ne condiziona alcune specificità di disciplina.
Anche nelle società in nome collettivo la sospensione si correla al rapporto gestorio che vincola la società all’amministratore e, quindi, anche nella s.n.c. (con ciò in qualche modo mostrando di prediligere la prima ricostruzione della ratio della previsione fra quelle prospettate nel 1998) è più difficile per la società acquisire compiuta conoscenza degli illeciti che gli amministratori hanno commesso e determinarsi a promuovere le azioni di responsabilità sin quando gli stessi siano in carica; e, rispetto a tale elemento, a nulla rileva la circostanza che la società sia o meno dotata di personalità giuridica.
Tra società di capitali e società di persone si assiste, sotto questo profilo, ad un diverso atteggiarsi della soggettività (nell’un caso la completa alterità tra la società e i soci; nell’altro, comunque, la sussistenza di un autonomo centro di imputazione di diritti e obblighi, distinto rispetto alle persone dei soci) che non giustifica in alcun modo la diversificazione della decorrenza dei termini di prescrizione nell’azione di responsabilità contro gli amministratori, tema di per sé estraneo alle mutevoli graduazioni della soggettività degli enti.
262 SENTENZA 2 – 11 dicembre 2015
Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale. Prescrizione e decadenza – Società in nome collettivo – Regime di sospensione della prescrizione delle azioni sociali di responsabilità proposte nei confronti degli amministratori. – Codice civile, art. 2941, numero 7).
(GU 1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n.50 del 16-12-2015)
Giudici: Giuseppe FRIGO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI,
Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano
AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON,
1.- Con ordinanza del 7 novembre 2014, iscritta al n. 39 del registro ordinanze 2015, il Collegio arbitrale di Padova solleva, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non sospende la prescrizione tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori per le azioni di responsabilità intentate nei loro confronti, finchè sono in carica.
1.1.- Il Collegio premette di dover decidere, in forza di una convenzione di arbitrato rituale, sulla domanda risarcitoria proposta dalla S.I.PER.-Società Italiana Perginese snc nei confronti dell’amministratore P.F. per i danni derivanti da mala gestio.
L’amministratore convenuto in giudizio contestava la richiesta della società di trasporre alla società in nome collettivo, sulla scorta di un’asserita identità di ratio, i principi enunciati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 322 del 1998.
1.2.- Il Collegio arbitrale di Padova, con ordinanza del 26 agosto 2013, ritenendo l’eccezione di prescrizione idonea a definire il giudizio, sollevava, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di costituzionalità dell’art. 2941, numero 7), cod. civ., nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione tra società in nome collettivo e amministratori per le azioni sociali di responsabilità proposte nei loro confronti, fintantochè sono in carica.
Lo stesso convenuto – soggiunge il Collegio rimettente – non ha mai revocato in dubbio la validità della clausola compromissoria, che deve essere ribadita, in quanto si verte in tema di società di persone, escluse dall’ambito applicativo della riforma, e di una clausola compromissoria, stipulata ben prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2003.
1.3.- In punto di rilevanza, gli arbitri osservano che, senza un intervento additivo che ripristini la legalità costituzionale ed estenda anche alle società in nome collettivo la sospensione della prescrizione, le pretese risarcitorie della società sarebbero in larga parte prescritte.
La norma, che delinea una causa di sospensione della prescrizione, si configura come eccezionale, di stretta interpretazione, e, pertanto, non si potrebbero applicare estensivamente alla società in nome collettivo i principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 322 del 1998, con esclusivo riguardo alle società in accomandita semplice.
La coincidenza tra attore e convenuto che si determina quando la persona giuridica agisce nei confronti degli amministratori, la difficoltà di conoscere gli illeciti degli amministratori finchè ricoprono l’incarico, la peculiarità dell’organizzazione corporativa, contrassegnata da una rigida separazione di competenze tra i diversi organi, tutti di istituzione obbligatoria, non danno conto della diversità di regime tra società di capitali e società di persone, in merito alla sospensione della prescrizione.
La capacità degli amministratori delle società di capitali di occultare più agevolmente gli illeciti, finchè rimangono in carica, non parrebbe un argomento risolutivo.
1.- Il Collegio arbitrale di Padova dubita della legittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non estende la sospensione della prescrizione anche alle azioni di responsabilità promosse dalla società in nome collettivo contro gli amministratori, finchè rimangono in carica.
Le società di capitali e, dopo l’intervento additivo di questa Corte (sentenza n. 322 del 1998), le società in accomandita semplice beneficiano della sospensione della prescrizione delle azioni di responsabilità contro gli amministratori, finchè questi rimangono in carica. Tale sospensione non opera per le società in nome collettivo e non può essere affermata in virtù di un’interpretazione conforme al dettato costituzionale.
2.- In via preliminare, occorre esaminare l’ammissibilità della questione riproposta dal Collegio arbitrale di Padova.
2.1.- La valutazione di rilevanza, che è prerogativa del giudice rimettente, investe anche l’accertamento della validità dei presupposti di esistenza del giudizio principale (sentenza n. 61 del 2012, punto 2.1. del Considerato in diritto).
2.2.- Con riferimento alla validità della clausola compromissoria, che fonda il potere di decidere degli arbitri, la motivazione del Collegio rimettente, a prescindere dalla sua fondatezza, il cui scrutinio non compete a questa Corte, supera il vaglio di non implausibilità.
2.3.- Con riferimento all’ammissibilità, va esaminata anche la praticabilità di un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma.
3.1.- Per le azioni di responsabilità, intraprese dalle società in nome collettivo contro gli amministratori, non opera la sospensione della prescrizione, sancita per le persone giuridiche e per le società in accomandita semplice.
3.2.- Tale causa di sospensione si correla al rapporto gestorio che vincola la società all’amministratore (sentenza n. 322 del 1998, punto 4. del Considerato in diritto) e si atteggia in termini unitari con riguardo alle esigenze di tutela della società.
Dalla diversa conformazione della soggettività non possono scaturire diversità così gravide di conseguenze sulla disciplina delle azioni di responsabilità contro gli amministratori, tema di per sè estraneo alle mutevoli graduazioni della soggettività degli enti.
4.- Restano assorbite le censure, che evocano un pregiudizio al diritto di azione delle società in nome collettivo (art. 24 Cost.).
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2941, numero 7), del codice civile, nella parte in cui non prevede che la prescrizione sia sospesa tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori, finchè sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi.
AZIONE DI RIVENDICAZIONE DELLA PROPRIETA’ – USUCAPIONE – POSSESSO...