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Timestamp: 2020-06-07 03:17:55+00:00
Document Index: 65047213

Matched Legal Cases: ['art. 1418', 'art. 149', 'art. 2391', 'art. 149', 'art. 2391', 'art. 1227', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 187', 'sentenza ']

L'eccezione di buona fede operando su un piano diverso da quello dell'estensione degli effetti della nullità dichiarata, non è configurabile come eccezione in senso stretto non agendo sui fatti costitutivi dell'azione (di nullità) dalla quale scaturiscono gli effetti restitutori, ma sulle modalità di esercizio dei poteri endocontrattuali delle parti. Deve essere, tuttavia, oggetto di specifica allegazione. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 04 novembre 2019.
In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere
Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 23 settembre 2019.
La negoziazione di strumenti finanziari 'in conto proprio' o 'in�contropartita�diretta' è sempre per definizione una negoziazione intervenuta 'fuori dai mercati�regolamentati'
Ai fini della qualificazione di una operazione come avvenuta fuori dai mercati regolamentati è irrilevante che l’intermediario, al fine di dare esecuzione all’ordine impartito dal Cliente, trasferisca ad esso titoli già detenuti nel proprio portafoglio oppure vada ad approvvigionarsi da un terzo soggetto, essendo sufficiente, affinché ricorra tale fattispecie, che l’intermediario si ponga come controparte contrattuale del proprio cliente secondo lo schema della compravendita (c.d. operatività in contropartita diretta). (1) (Daniele Braccini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 24 maggio 2019.
Intermediazione finanziaria: responsabilità del collegio sindacale per omessa segnalazione del conflitto di interessi dell'amministratore
Credito - Violazione dei doveri di cui all'art. 149 TUF - Amministratore in conflitto di interessi - Interpretazione dell'art. 2391 c.c. - Portata applicativa generale che prescinde dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione - Fattispecie
In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, viola i doveri di cui all'art. 149, comma 1, lett. a) e b), TUF, il collegio sindacale che ometta di segnalare alla CONSOB il conflitto di interessi dell'amministratore ai sensi dell'art. 2391, comma 1, c.c., in quanto le prescrizioni contenute in quest'ultima norma hanno portata applicativa generale e prescindono dall'effettiva incidenza del conflitto di interessi sulle delibere assunte dal consiglio di amministrazione. (Nella specie, la S.C. ha respinto la tesi del ricorrente che aveva invece sostenuto l'inconfigurabilità della contestata condotta omissiva, sul presupposto che la disposizione citata si riferisse ai soli casi di conflitto di interessi ridondato in fase deliberativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 20 dicembre 2018.
Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 14 maggio 2019.
Depenalizzazione di delitti e contravvenzioni: violazioni finanziarie e disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017
Disciplina del d.lgs. n. 90 del 2017 - Disposizioni più favorevoli al trasgressore in tema di determinazione della sanzione - Applicabilità anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore della menzionata normativa ed impugnata davanti alla Corte di cassazione per motivi diversi dalla determinazione della sanzione - Ammissibilità - Fondamento
In tema di violazioni delle disposizioni in materia di antiriciclaggio, il d.lgs. n. 90 del 2017 ha introdotto il principio dell'applicazione dello "ius superveniens" più favorevole al trasgressore, il quale è applicabile anche ai procedimenti decisi con sentenza pubblicata prima dell'entrata in vigore del d.lgs. citato che sia stata impugnata davanti alla Corte di cassazione in assenza di uno specifico motivo di ricorso sulla determinazione quantitativa della sanzione, poiché il giudizio di legittimità, avendo ad oggetto non già l'operato del giudice di merito, bensì la conformità all'ordinamento giuridico della decisione adottata, non richiede necessariamente un errore del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 25 marzo 2019.
- se la stipula del relativo contratto rientri nella competenza riservata al Consiglio Comunale, implicando una delibera di spesa che impegni i bilanci per gli esercizi successivi, giusta l’art. 42, comma 2 lett. i) t.u.e.l. Cassazione civile, sez. I 10 gennaio 2019.
In tema di responsabilità per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalità omissiva, deve verificare che l’evento non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l’enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell’omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 17 gennaio 2019.
Adeguatezza dell’investimento e operazioni eseguite dall’investitore in strumenti sofisticati e volatili
L‘adeguatezza degli acquisti di strumenti finanziaria con particolare livello di rischio (obbligazioni argentine) può desumersi dalle numerose operazioni eseguite dall’investitore nello stesso periodo di strumenti sofisticati e volatili connotati da rilevanti rischi di perdita con frequenti operazioni speculative di acquisto e vendita nell’arco di pochi giorni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 05 febbraio 2019.
In tema di sanzioni a carico degli enti per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria previste dagli artt. 5 e 25 sexies del d.lgs. n. 231 del 2001 e dall'art. 187 quinquies T.U.F., il fatto oggettivo per il quale l'ente può essere chiamato a rispondere deve identificarsi con la stessa condotta ascritta all'autore dell'illecito presupposto, in tutte le sue componenti costitutive. Pertanto, la differenza soggettiva degli autori del reato e dei responsabili dell'illecito amministrativo presupposti comporta la diversità del fatto materiale ricondotto alla sfera di responsabilità del suddetto ente nei due casi, con la conseguenza che dall'esito degli stessi non può derivare alcuna violazione del principio del "ne bis in idem" in danno dell'ente medesimo. (Nella specie, la S.C. ha escluso ogni violazione del principio del "ne bis in idem" poiché la sentenza penale di assoluzione invocata, peraltro non ancora definitiva, non concerneva le stesse persone fisiche imputate degli illeciti per i quali era stata emessa la sanzione in esame e, comunque, la specifica statuizione che aveva riguardato l'ente "de quo" in un ulteriore giudizio, avendolo interessato quale responsabile civile, non aveva natura sanzionatoria e, perciò, non era idonea a costituire il presupposto per l'applicazione del menzionato principio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 06 dicembre 2018.