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Timestamp: 2019-03-23 23:04:38+00:00
Document Index: 168494362

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 59', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 2424']

Angelo Paletta, docente di management | 12/04/2018 10:32
Finanza e rischio sono due facce della stessa medaglia e questo concetto vale sia per il settore assicurativo, sia per quello finanziario. Per l'Italia le captive companies sono un nuovo strumento societario con cui gruppi aziendali non operanti nei settori assicurativi e finanziari stanno rispondendo in modo innovativo, nelle pieghe del diritto, ai propri fabbisogni assicurativi e finanziari. Aperta resta la questione giuridica, che tutt'ora appare in continua evoluzione. Infatti, le società captive sono attualmente utilizzate sia nel settore assicurativo e riassicurativo, sia nel settore finanziario per supportare le reti commerciali dei grandi brand specialmente quelli automobilistici europei e statunitensi.
Nel 2018 stanno aumentando gli scenari applicativi delle captive companies nel settore sanitario italiano, dove un anno fa la Legge Gelli ha previsto l'obbligo assicurativo per le strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private art. 10 Legge 8 marzo 2017, n. 24). Queste, infatti, non solo devono assicurarsi ma anche garantire un'operatività assicurativa per dieci anni dalla conclusione del contratto assicurativo (art. 11 Legge n. 24/2017). È chiaro che l'impatto normativo obbligante l'esborso di premi per le polizze a copertura di rischi diversificati per tempi così lunghi incide – e inciderà – sui bilanci delle singole aziende sanitarie pubbliche e private. Per tale ragione, le captive si configurano come una soluzione economica e risolutiva seppur complessa nella sua costituzione e gestione nel tempo.
Cosa sono le captive companies?
I gruppi aziendali di maggiore entità si sono dotati di società assicurative o riassicurative o finanziarie aventi come oggetto sociale quello di fornire i propri servizi esclusivamente all'impresa madre o alle imprese ad essa affiliate. L'utilità delle società captive riguarda: l'ottenere benefici fiscali attraverso la deducibilità dei costi; il pagare un minor costo a parità di servizi richiesti dato che non sussistono costi di intermediazione; conservare il profitto generato dalle captive all'interno del gruppo aziendale. È chiaro che qualora vi fosse una maggiore sofisticazione della struttura giuridica delle captive, si potrebbero ottenere dei benefici fiscali suppletivi, come nel caso di società off-shore.
Contabilità e fiscalità delle società captive: l'Agenzia delle Entrate risponde a Assonime
Assonime ha posto un quesito all'Agenzia delle Entrate, che ha risposto con la consulenza giuridica n. 954-50/2014 del 30 novembre 2016, spiegando il regime IRES ed IRAP da applicare alle società che svolgono l'attività di finanziamento infragruppo dentro un gruppo industriale. Per comprendere la morfologia giuridica delle captive companies è indispensabile, non tanto per una disquisizione teorica quanto per misurare il corretto regime contabile e tributario da applicare sia ai fini IRES, specialmente per calcolare la deducibilità degli interessi, sia ai fini IRAP, per stabilire la base imponibile (art. 6, comma 9, del D.Lgs. n. 461/1997).
Tale indagine ha riacceso un dibattito normativo che già sussisteva da alcuni anni in merito alla natura industriale o finanziaria delle holding diverse dalle capogruppo di gruppi bancari descritta nel Testo Unico Bancario (art. 59, comma 1 lett. b e b-bis, del D.Lgs. 1˚ settembre 1993, n. 385).
Infatti, le captive svolgono attività finanziarie ma senza carattere professionale – tanto da non essere inquadrate come intermediari – esclusivamente verso le società del gruppo o verso terzi in modo sempre ancillare alle imprese del gruppo o all'azienda madre. Ciò vuole significare che le captive companies e le holding industriali non sono inquadrabili giuridicamente come intermediari finanziari. Ciò crea l'esigenza di stabilire quali discipline contabili e tributarie IRES e IRAP debbano rispettivamente governare la rendicontazione e la tassazione aziendale.
Quanto affermato viene confermato dalla normativa stessa. Il D.Lgs. n. 13 agosto 2010, n. 141, ha disciplinato l'attuazione della Direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché modifiche del titolo VI del Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385/1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi. Con tale norma si è sostituita l'iscrizione degli intermediari nell'elenco generale e in quello speciale e si è limitato l'esercizio agli intermediari finanziari iscritti in uno specifico albo tenuto dalla Banca d'Italia per l'attività di finanziamento svolta nei confronti del pubblico.
Allo stesso tempo, il Testo Unico Bancario non disciplina espressamente lo svolgimento dell'attività non rivolte al pubblico in materia di finanziamento, negoziazione e gestione della valuta. Tutto questo è stato confermato dallo stesso legislatore nazionale nel Decreto Milleproroghe 2017, dove ha provveduto al coordinamento della disciplina in materia di IRES e IRAP con il D.Lgs. n. 139/2015 (art. 13-bis Decreto-Legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito nella Legge 27 febbraio 2017).
Da tale norma ne è disceso il Regolamento del Ministero dell'Economia e delle Finanze n. 53/2015 disciplinante che non è considerabile un'attività «svolta nei confronti del pubblico» quella di erogazione di finanziamenti al gruppo societario e/o alla filiera produttiva o distributiva purché l'erogazione non sia destinata a dei consumatori finali, siano essi retail o corporate: l'articolo 106, comma 1, del Testo Unico Bancario «riserva l'esercizio nei confronti del pubblico dell'attività di concessione di finanziamento sotto qualsiasi forma agli intermediari finanziari autorizzati, iscritti in un apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia». Le captive finanziarie non operano verso il pubblico, ma verso soggetti specifici all'interno del proprio gruppo aziendale e, perché ciò sia palese, devono operare in ragione di un rapporto contrattuale di fornitura o somministrazione di beni o servizi aventi una durata non inferiore a quella del finanziamento erogato.
Captive assicurative nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private
A distanza di un anno dall'entrata in vigore il 1° aprile 2017 della "Legge Gelli", che reca disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita e in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie (Legge 8 marzo 2017, n. 24), lo strumento delle captive companies assume un rilievo significativo.
L'obbligo di assicurazione ha investito le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private che «devono essere provviste di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi e per la responsabilità civile verso prestatori d'opera, ai sensi dell'articolo 27, comma 1-bis, del Decreto-Legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114, anche per danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento nonché di sperimentazione e di ricerca clinica» (art. 10, comma 1). Ma non solo. Il Parlamento ha deciso di applicare lo stesso regime anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nonché attraverso la telemedicina.
Pertanto, le strutture sanitarie pubbliche e private possono scegliere di stipulare polizze con compagnie assicurative o adottare «altre analoghe misure per la copertura della responsabilità civile verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie». In ragione di questo nuovo obbligo normativo le captive assicurative ancillari alle strutture sanitarie pubbliche e private possono assumere un nuovo importante ruolo. Essenziale diventa la capacità delle strutture sanitarie pubbliche e private di avvalersi, anche in outsorcing, di risk manager e gestori finanziari specialisti in captive assicurative.
Risk management e prodotti ART: le captive companies assicurative
La competitività registrata ogni giorno sui mercati induce le imprese, sia finanziarie che industriali, a dover gestire una quantità crescente di rischi per fugare la possibilità che essi impattino sui rispettivi valori di mercato, sulle solidità patrimoniali e sulle capacità di investimento e quindi sulla continuità aziendale (c.d. "going concern"). Se l'attività di risk management serve a individuare, delimitare, valutare e gestire i rischi, i prodotti Alternativi di Trasferimento del Rischio (ART) sempre più affinati dal 1970 ad oggi hanno la funzione di offrire soluzioni "tailor made". Le captive companies, infatti, rientrano tra i prodotti ART tra cui vi sono anche le finite reinsurance, committed capital e i prodotti multi-line/pluriennali. Questi strumenti sofisticati richiedono consulenti, professionisti e risk manager specializzati capaci tra l'altro di: monitorare costantemente i valori delle posizioni assicurative e delle coperture "tailor made"; di gestire quei rischi che sarebbero troppo onerosi da assicurare nel mercato assicurativo; trasferire con soluzioni riassicurative una quota del rischio assunto dalle captive.
I grandi gruppi automobilistici costituiscono società finanziarie captive
Alcuni dei principali gruppi industriali nel settore automobilistico hanno costituito una propria captive dandole la veste giuridica di società finanziaria, avente licenza bancaria, per finanziare gli acquirenti delle proprie autovetture. In questo modo, tali case automobilistiche (car-maker) raggiungono il duplice obiettivo di rafforzare i canali commerciali di vendita (dealers) e di introitare i profitti maturati dagli interessi dei finanziamenti concessi alla clientela retail e corporate.
Vantaggi competitivi delle attuali captive companies assicurative
Le captive assicurative che operano al servizio di gruppi di medie e grandi dimensioni stanno offrendo massimali di risarcimento più elevati e premi inferiori rispetto a quanto praticato dalle tradizionali assicurazioni operanti sul mercato. La personalizzazione delle coperture assicurative rispetto alle reali esigenze di immunizzazione dei rischi richieste dai clienti – specialmente nel settore sanitario – consentono di gestire dei rischi non assicurabili nel mercato tradizionale, di ridurre la volatilità dei premi, di ottimizzare una strategia di risk management, senza contare l'ottenimento di non indifferenti vantaggi fiscali. Sul piano contabile, invece, si può registrare una riduzione o persino l'eliminazione nei bilanci della voce economica di "accantonamento a fondo rischi e oneri" per la quota "rischi", prevista nel bilancio ai sensi dell'art. 2424 del codice civile e regolamentata al n. 31 dell'Organismo Italiano di Contabilità (OIC), mentre nulla prevedono gli IAS/IFRS perché non contemplano alcun accantonamento per eventi probabili ma non stimabili.
L'assenza di asimmetrie informative riduce il valore dei premi nelle captive assicurative
Le società captive assicurative offrono un significativo vantaggio competitivo rispetto alle compagnie assicurative tradizionali grazie all'assenza di asimmetrie informative. Una insurance captive company, infatti, assicura esclusivamente i rischi dell'azienda madre e delle imprese facenti parte del gruppo industriale, all'interno del quale le informazioni sono note e trasparenti. L'assenza di asimmetrie informative statisticamente ha un effetto misurabile: i costi medi di gestione di una società captive generalmente non superano il 15% del valore del premio, mentre quelli di una compagnia assicurativa tradizionale possono arrivare e superare il 40% del valore del premio specialmente quando diventa necessario predisporre un'apposita struttura che valuti l'assunzione di rischi specifici.
Appare evidente che una delle principali criticità del mercato, a livello sia teorico sia pratico, è l'asimmetria informativa, perché mina alle fondamenta le garanzie negoziali costituenti il mercato. La tematica è talmente presente che economisti come George Arthur Akerlof (autore dell'articolo "The Market for Lemons: Quality Uncertainty and the Market Mechanism" del 1970), Michael Spence e Joseph Stiglitz hanno vinto nel 2001 il premio Nobel. Infatti, l'asimmetria informativa è una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico: una parte degli agenti interessati, dunque, ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione. Gli economisti hanno individuato per le asimmetrie informative tre manifestazioni distinte, che corrispondono a momenti pre-contrattuali e post-contrattuali, generanti tre possibili effetti: la selezione avversa, la segnalazione e selezione, l'azzardo morale.
Operatività delle captive companies assicurative: la selezione dei rischi
Sebbene una società captive sia la diretta emanazione dell'impresa madre non è necessariamente obbligata ad assumere su di sé tutti i rischi in modo indistinto, ma è legittimata ad effettuare una selezione prudenziale di tipo qualitativo, nel pieno spirito di Solvency II. È nell'operatività delle captive assicurative la facoltà di procedere all'assunzione di rischi aventi una bassa frequenza che possono risultare difficilmente trasferibili nei tradizionali mercati assicurativi e riassicurativi. Allo stesso tempo, le captive assicurative per policy interna possono fissare una franchigia per mitigare o limitare l'assunzione dei rischi provenienti dall'impresa madre o dalle altre società affiliate.
Origine anglosassone delle captive companies
Le captive companies hanno origine in Gran Bretagna negli anni tra le due Grandi Guerre. Tutto nasce dall'esigenza di risolvere il problema di assicurare rischi eccessivamente onerosi ovvero di coprire tali rischi a prezzi concorrenziali rispetto alle tradizionali compagnie di assicurazione. Lo sviluppo delle captive assicurative, tuttavia, ebbe pieno luogo negli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove le aziende multinazionali unirono i vantaggi fiscali offerti dalle Isole Bermuda ad una puntuale disciplina contabile volta a garantire l'effettivo risarcimento del danno nel caso si fosse verificato un sinistro. Oggi il novero dei luoghi "captive friendly" sono aumentati e oltre agli Stati off-shore si trovano anche Stati dell'Unione Europea come l'Irlanda e il Lussemburgo che offrono particolari agevolazioni fiscali. Le captive possono gestire i rischi che si assumono sia direttamente tramite le proprie riserve tecniche, sia indirettamente tramite le imprese di riassicurazione.
Captive e rischi catastrofali: all'Università di Urbino si studiano i rischi catastrofali
L'era di Solvency II (Direttiva 2009/138/CE, modificata dalla Direttiva 2014/51/UE) è entrata in vigore il 1° gennaio 2016. Questa normativa comunitaria ha aperto in tutta Europa la strada alle captive assicurative e riassicurative, che sono state recentemente oggetto di studio per applicarle anche a copertura dei diversi tipi di rischi catastrofali, siano essi naturali o antropici. Negli ultimi anni i rischi a bassa frequenza ma ad elevata magnitudo hanno attirato l'attenzione di soggetti pubblici e privati. Tra i rischi catastrofali vi sono quelli naturali – come terremoti, alluvioni, uragani, tsunami, eruzioni vulcaniche – ed i rischi antropici – come gli incendi e i disastri ferroviari, aeronautici, marittimi, ecologici, nucleari, attentati terroristici, collasso dei mercati finanziari –La rilevanza della tematica ha indotto l'Università degli Studi di Urbino e lo Schult'z Risk Centre ad attivare uno specifico corso universitario organizzato tramite una partnership pubblico-privata, la cui direzione scientifica è stata affidata al Prof. Luigi Pastorelli. Tale corso a riprova della sua elevata specificità ha ottenuto i patrocini di ANIA, ANRA, AIBA, AIPAI, AON aggregando così tra i più importanti player del mercato assicurativo italiano.