Source: http://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/ippc/?s_item=a8aa681aaa4588a8dbd3b42b26d59a1a
Timestamp: 2018-12-12 01:02:38+00:00
Document Index: 183715981

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 530', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 616']

Cass. Pen. Sez. III 09/01/2018 n. 221 - Trattamento di rifiuti difforme dalle prescrizioni AIA: che tipo di illecito configura? - Tuttoambiente.it
Nell’ambito di un’attività di gestione di rifiuti, esercitata all’interno di un impianto soggetto ad AIA, l’aver trattato una quantità di rifiuti superiore rispetto a quella per la quale il trattamento è autorizzato integra una di quelle violazioni delle prescrizioni che, ai sensi del comma 3 dell’art. 29-quattuordecies del D.L.vo 152/2006, mantiene rilevanza penale.
Il Tribunale di Grosseto, con sentenza del 27 maggio 2016, ha dichiarato la penale responsabilità di B.S., in qualità di legale rappresentante della B.E. Srl, in ordine al reato di cui all'art. 29-quattordecies del dlgs n. 152 del 2006, condannandolo, pertanto, alla pena di giustizia, limitatamente alla ipotesi di cui al punto a) del capo di imputazione a lui contestato, avendo ritenuto le restanti condotte ascritte all'imputato, contestate nelle ulteriori lettere in cui è suddivisa la articolata rubrica, essere state oggetto di depenalizzazione, per effetto della riforma di cui al dlgs n. 46 del 2014, sia pure ai sensi dell'art. 530, comma 2, cod. proc. pen. per ciò che attiene alla sola imputazione di cui alla lettera e).
Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il B., assistito dal proprio difensore di fiducia, articolando due motivi di impugnazione.
Il primo di essi ha ad oggetto l'errore di diritto in cui sarebbe incorso il Tribunale di Grosseto nel non ritenere depenalizzata, e punibile con la sola sanzione amministrativa, anche la condotta violativa delle prescrizioni di cui alla lettera a) della rubrica a lui contestata contenute nella AIA rilasciata alla impresa della quale il B.è il legale rappresentante.
Infine, il successivo comma 4 prevede un trattamento sanzionatorio più elevato (ammenda da 5.000 euro a 26.000 euro ed arresto fino a due anni) nei confronti di colui che pur essendo in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale non ne osserva le prescrizioni o quelle imposte dall'autorità competente nel caso in cui l'inosservanza sia relativa: a) alla gestione di rifiuti pericolosi non autorizzati; b) allo scarico di sostanze pericolose di cui alle tabelle 5 e 3/A dell'Allegato 5 alla Parte Terza; c) a casi in cui il superamento dei valori limite di emissione determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa; d) all'utilizzo di combustibili non autorizzati (Corte di cassazione, Sezione III penale, 11 aprile 2016, n. 14741; idem Sezione III penale, 1 ottobre 2014, n. 40532).
Così ricostruita la normativa vigente osserva la Corte come la fattispecie di cui alla residua imputazione ascritta al B. sia stata correttamente ritenuta dal Tribunale di Grosseto tuttora penalmente rilevante.
Infatti, ritiene il Collegio che l'aver il B. trattato una quantità di rifiuti sensibilmente esuberante rispetto a quella per la quale il trattamento da parte della impresa da lui gestita era autorizzato integra una di quelle violazioni delle prescrizioni contenute nell'AIA che, per essere relative alla gestione dei rifiuti, nel caso di specie allo specifico parametro della quantità di rifiuti gestiti o, meglio, trattati, costituiscono fattispecie che, ai sensi del sopra citato comma 3 dell'art. 29-quattordecies del dlgs n. 152 del 2006, ha conservato rilevanza penale.
Conclusivamente, la infondatezza dei motivi di ricorso proposti dal prevenuto determina il rigetto della sua impugnazione e comporta, visto l'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del medesimo al pagamento delle spese processuali.