Source: https://www.studiotecnicopagliai.it/competenze-geometri-parere-consiglio-di-stato-sulle-competenze-strutturali/
Timestamp: 2020-06-03 02:43:06+00:00
Document Index: 32017313

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 93', 'art. 64', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 16']

Competenze Geometri: parere Consiglio di Stato sulle competenze strutturali - di Carlo Pagliai
Competenze Geometri: parere Consiglio di Stato sulle competenze strutturali
Il CdS ha valutato diversi aspetti e ha individuato la tutela della pubblica incolumità come principio regolatore per demarcare i limiti delle competenze professionali, in particolare quelle sulla progettazione del cemento armato da parte dei Geometri, con il parere n.2539/2015 dell’Adunanza Sez. II del 24 giugno 2015 depositato il 4 settembre scorso. L’OPINIONE →
Il parere fu richiesto nel 2012 dalla Regione Toscana in merito ai limiti delle competenze professionali dei tecnici geometri per quanto rilevante ai fini dello svolgimento delle funzioni degli uffici tecnici regionali (c.d. genio civile) in ambito strutturale.
Senza addentrarsi troppo nel percorso dibattimentale, il CdS giunge a sintetizzare una propria interpretazione a partire dalle due correnti giurisprudenziali opposte e altalenanti tra loro:
Da un lato, vi è chi ritiene che ormai non sussistano più limiti alla possibilità che i geometri siano responsabili dei progetti, purché si tratti di modeste costruzioni civili, e che l’unico limite rinvenibile sia quello derivante dalla identificazione della c.d. “modestia” della costruzione (cfr. exempli gratia, Cons. Stato, Sez. IV, 9 agosto 1997, n. 784; TAR Puglia, Lecce, Sez. III, 15 maggio 2013, n. 1108);
Dall’altro, vi sono, però, pronunce che, anche dopo l’entrata in vigore del D.lgs. n. 212 del 2010 – oltre a non dare a quest’ultima abrogazione efficacia retroattiva neppure sul piano interpretativo della normativa precedente (Cass. civ., sez. II, 30 agosto 2013, n. 19989) – continuano ad applicare alla professione di geometra il divieto assoluto di progettazione, allorché si tratti di costruzioni civili aventi strutture in cemento armato (cfr. exempli gratia, Cass. civ., Sez. II, 2 settembre 2011, n. 18038; 14 febbraio 2012, n. 2153);
Il CdS argomenta il parere analizzando tre aspetti:
a) quelle disposizioni che, regolando in generale l’esercizio della professione di geometra, ne disciplinano le competenze;
b) quelle riguardanti le costruzioni che utilizzano il conglomerato cementizio;
c) quelle che disciplinano specificamente le opere da realizzare nelle zone sismiche;
Quanto al punto “a”: viene rilevato l’art. 16 R.D. 11 febbraio 1929, n. 274, recante il regolamento per la professione di geometra, che recita: “L’oggetto ed i limiti dell’esercizio professionale di geometra sono regolati come segue: (omissis)
m) progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili…”.
A tale disposizione si aggiunge l’art. 57 della legge 2 marzo 1949, n. 11, relativa alla tariffa degli onorari per le prestazioni professionali dei geometri, che nella categoria “Costruzioni rurali, modeste costruzioni civili, edifici pubblici per comuni fino a 10.000 abitanti, cui si applicano le tabelle H ed I, prevede le costruzioni per aziende rurali con annessi edifici per la conservazione dei prodotti o per industria agraria, le case di abitazione popolari nei centri urbani, gli edifici pubblici, magazzini, capannoni, rimesse in più locali ad uso di ricovero e di industrie, case di abitazione comuni ed economiche, costruzioni asismiche a due piani senza ossatura in cemento armato o ferro, edifici pubblici etc.
Quanto al punto “b”: le norme riguardanti le opere in conglomerato cementizio semplice ed armato furono normate dall’art. 1 R.D. 16 novembre 1939, n. 2229, abrogato dal D.lgs. 13 dicembre 2010, n. 212, recitava:
“Ogni opera di conglomerato cementizio semplice od armato, la cui stabilità possa comunque interessare l’incolumità delle persone, deve essere costruita in base ad un progetto esecutivo firmato da un ingegnere, ovvero da un architetto iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive attribuzioni, ai sensi della L. 24 giugno 1923, n. 1395, e del R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537, sull’esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto e delle successive modificazioni”.
Quanto al punto “c”: per quanto riguarda le zone sismiche, l’art. 93 del d.P.R. n. 380 del 2001 cit. dispone, riprendendo gli artt. 17, 18 e 19 L. 2 febbraio 1974, n. 64, e in particolari i punti in cui è statuito che i progetti e la direzione lavori strutturali devono essere svolti «da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze, nonché dal direttore dei lavori nei limiti delle rispettive competenze. »
Tenuto conto di ciò, il CdS giunge ad esprimere una terza via interpretativa, focalizzando il criterio della tutela della pubblica incolumità quale principio spartiacque nelle competenze strutturali, già peraltro espressamente codificato nell’art. 64, co. 1, d.P.R. n. 380 del 2001 (e già prima nell’art. 1, co. 4, l. n. 1086 del 1971) e del quale l’art. 16, lett. l), R.D. n. 274 del 1929 faceva puntuale applicazione.
Ritiene infatti opportuno interrogarsi su cosa consista in dettaglio la competenza di geometri alla progettazione ed esecuzione di “modeste costruzioni civili”, vista l’indeterminatezza del requisito della modestia (come riconosciuto dallo stesso Consiglio nazionale dei geometri nella nota del 25 ottobre 2012), modestia che, secondo quanto ripetutamente affermato dalla giurisprudenza (ex multis Cons. Stato, Sez. V, 12 novembre 1985, n. 390; Sez. II, 12 maggio 1993, n. 202), va valutata sia sotto l’aspetto quantitativo che sotto quello qualitativo (con riferimento ai problemi tecnici che l’opera solleva), occorre mantenere ferme le limitazioni scaturenti dalla lett. l) dell’art. 16 R.D. n. 274 del 1929, ed in particolare quella del pericolo alla pubblica incolumità, che nel caso delle costruzioni civili implica sia valutata secondo criteri di particolare rigore.
Lo stesso CdS rileva quanto la costante giurisprudenza abbia affermato l’assoluta inidoneità a giustificare la competenza professionale dei calcoli complessi soprattutto nelle zone sismiche, che esulano dalla specifica preparazione dei geometri.
La conclusione finale espressa nel parere viene così espressa:
In ordine al secondo quesito formulato dalla Regione Toscana – pur non potendosi accettare nella sua assolutezza la tesi, per la quale nelle zone sismiche l’edificazione con l’uso del cemento armato esclude di per sé che la costruzione civile possa ritenersi “modesta” (Cons. Stato, 8 giugno 1998, n. 779), ché, altrimenti, si verrebbe a determinare un’irrazionale eccezione per le costruzioni rurali e per uso di industrie agricole – deve ritenersi che il grado di pericolo sismico della zona, in cui insiste la costruzione, non può non trovare considerazione nella valutazione di un progetto relativo alle piccole costruzioni accessorie e alle “modeste” costruzioni civili, nel senso appunto che ben possono le Amministrazioni competenti esigere che la “modestia” di una costruzione, che faccia uso di cemento armato, sia valutata con particolare rigore, al fine di considerare con prevalente attenzione la progettazione, esecuzione e direzione dei lavori delle opere statiche, che dovrà essere demandata alla responsabilità di un professionista titolare di specifiche competenze tecniche all’effettuazione dei calcoli necessari ed alla valutazione delle spinte, controspinte e sollecitazioni, cui può essere sottoposta la costruzione. Sicché la progettazione statica, in questi casi, avrà prevalenza sulla progettazione architettonica e, se si vuole, il professionista capofila non potrà che essere l’ingegnere o l’architetto.
Mi sembra che emergano due aspetti chiari:
i Geometri non sono competenti per i calcoli strutturali del cemento armato, soprattutto in zona sismica ed eccettuato le costruzioni accessorie ecc;
nelle costruzioni deve prevalere un nuovo percorso progettuale capitanato e ispirato dall’aspetto strutturale, prevalente su quello architettonico in base al criterio di tutela della pubblica incolumità;
Per il primo punto ho subito un’osservazione da fare: essi sono tuttavia competenti se progettati con strutture alternative al cemento armato, ovvero murature e acciaio in primis ?
Per il secondo punto non c’è molto da dire:
la pratica di far “controfirmare” il progetto del geometra da un ingegnere in Toscana non viene più attuata da decenni per evidenti ricadute sul piano della responsabilità professionale in caso di vizi e difetti, soprattutto strutturali; a volte mi è capitato durante accessi agli atti di vecchie licenze edilizie anni Cinquanta e Sessanta di riscontrare tale casistica.
Nei miei venti anni di esperienza non ho rilevato mai simili episodi, assistendo a distinte assegnazioni di incarichi scindendo quelli strutturali dall’architettonico.
Le conclusioni del Consiglio di Stato, e mi riferisco alle ultime righe, sembrano tracciare un nuovo concetto di prevalenza della progettazione statica su quella architettonica/urbanistica.
E’ un concetto pienamente condivisibile ed è un approccio che finora è stato scarsamente attuato, per prassi e cultura tecnica consolidata;
resta il fatto che l’approvazione delle NTC 2008 ha dato una bella spallata a questa vecchia impostazione, onde per cui i due ambiti di progettazione ormai si devono commisurare costantemente fin dall’inizio del processo stesso.
Le ultime due righe sono sibilline, in particolare la frase:
Sicché la progettazione statica, in questi casi, avrà prevalenza sulla progettazione architettonica e, se si vuole, il professionista capofila non potrà che essere l’ingegnere o l’architetto;
Che significato assumerà quella dizione “se si vuole” in mezzo a tutta l’affermazione ?
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