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Timestamp: 2020-08-14 18:11:50+00:00
Document Index: 167354190

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 183', 'art. 330', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 330', 'art. 82', 'art. 170', 'art. 52', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 25', 'art. 82', 'art. 125']

Sentenza Cassazione Civile n. 19045 del 31/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19045 del 31/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/07/2017, (ud. 20/06/2017, dep.31/07/2017), n. 19045
sul ricorso iscritto al n. 2371/2017 R.G. proposto da:
N.M., rappresentato e difeso dall’Avv. Fulvio Romanelli,
avverso la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro n. 896/16
depositata il 30 maggio 2016.
1. N.M. ha proposto ricorso per cassazione, per un solo motivo, avverso la sentenza del 30 maggio 2016, con cui la Corte d’appello di Catanzaro ha accolto il gravame interposto dal Ministero dell’interno avverso l’ordinanza emessa il 2 luglio 2013 dal Tribunale di Catanzaro, rigettando la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria proposta dall’appellato.
2. Con l’unico motivo d’impugnazione, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., art. 183 c.p.c., comma 1, e art. 330 c.p.c., del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla L. 14 settembre 2011, n. 148, e del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16 – sexies, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, censurando la sentenza impugnata per aver omesso di pronunciare in ordine all’eccezione d’inesistenza della notificazione dell’atto di appello, in quanto eseguita presso la cancelleria del giudice adito, anzichè presso l’indirizzo di posta elettronica certificata del procuratore costituito nel giudizio di primo grado. Ad avviso del ricorrente, l’avvenuta indicazione del predetto indirizzo da parte del procuratore, iscritto nell’albo della circoscrizione in cui aveva sede l’ufficio giudiziario, escludeva la possibilità di procedere alla notificazione presso la Cancelleria, indipendentemente dall’elezione di domicilio nel Comune in cui aveva sede il giudice adito, non più necessaria a seguito della modificazione degli artt. 125 e 366 c.p.c., a meno che la notificazione in via telematica non fosse risultata impossibile per causa imputabile al destinatario. L’introduzione dell’obbligo di effettuare le notifiche a mezzo di posta elettronica certificata, recidendo il collegamento tra la parte e la cancelleria del giudice adito, comporta infatti l’inesistenza, e non già la mera nullità della notifica effettuata presso la cancelleria, con la conseguente insanabilità del vizio per effetto della tardiva costituzione della controparte.
Com’è noto, il mancato esame da parte del giudice di una questione puramente processuale non dà luogo al vizio di omessa pronuncia, configurabile esclusivamente nel caso di mancato esame di domande od eccezioni di merito, ma può tradursi in un vizio della decisione per violazione di norme diverse dall’art. 112 c.p.c., se ed in quanto si riveli erronea e censurabile, oltre che utilmente censurata, la soluzione implicitamente data dal giudice alla problematica prospettata dalla parte (cfr. Cass., Sez. 6^, 12/01/2016, n. 321; Cass., Sez. 1, 10/11/2015, n. 22952; 26/09/2013, n. 22083). In ogni caso, la sentenza impugnata non ha affatto omesso di pronunciare in ordine all’eccepita irritualità della notificazione dell’atto d’appello, rilevabile anche d’ufficio, ma ne ha espressamente riconosciuto la validità, escludendo che la consegna dell’atto presso la cancelleria dovesse essere preceduta da un tentativo effettuato in via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata del procuratore costituito in primo grado, in quanto la notifica aveva avuto luogo in data anteriore all’entrata in vigore del D.L. n. 179 del 2012, art. 16 – sexies.
2.2. In effetti, la notifica presso la cancelleria sarebbe stata imposta, ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, dalla circostanza che il procuratore dell’attore, avv. Piero Lucà, iscritto nell’albo dell’Ordine degli Avvocati del Tribunale di Crotone, all’atto della costituzione in giudizio dinanzi al Tribunale di Catanzaro non aveva eletto domicilio in quel Comune, come prescritto dal R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82, comma 1, con la conseguenza che, dovendosi intendere domiciliato ex lege presso la cancelleria del giudice adito, come previsto dal secondo comma del medesimo articolo, era in quest’ultimo luogo che avrebbe dovuto essere eseguita la notificazione, ai sensi dell’art. 170 c.p.c..
L’onere di procedere prioritariamente alla notifica in via telematica è stato infatti introdotto formalmente soltanto dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 52, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114, che ha inserito nel D.L. n. 179 del 2012, art. 16-sexies cit., ai sensi del quale, quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 6 – bis, nonchè dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia. All’epoca in cui fu effettuata la notificazione, era in vigore soltanto il D.L. n. 179, art. 16, comma 4, il quale tuttavia non può assumere alcun rilievo ai fini che qui interessano, dal momento che si limitava a prescrivere l’utilizzazione della posta elettronica certificata esclusivamente per le comunicazioni e le notificazioni da effettuarsi a cura della cancelleria, e non anche per quelle ad istanza di parte.
2.3. La regola introdotta dal D.L. n. 179 del 2012, art. 16 – sexies, è peraltro intervenuta a conferire valore formale di legge ad un principio già affermatosi nell’ordinamento, e quindi applicabile anche alla fattispecie in esame, per effetto di una precedente pronuncia di legittimità, con cui le Sezioni Unite di questa Corte, nel comporre un contrasto di giurisprudenza riguardante l’ambito applicativo del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, avevano avuto modo di chiarirne anche i rapporti con la nuova disciplina delle notificazioni in via telematica.
Era stato infatti affermato innanzitutto che l’art. 82 cit. trova applicazione in ogni caso di esercizio dell’attività forense fuori del circondario cui l’avvocato è assegnato per essere iscritto al relativo ordine professionale, e quindi anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d’appello e l’avvocato risulti essere iscritto ad un ordine professionale di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d’appello, ancorchè appartenente allo stesso distretto della medesima corte d’appello. Era stato tuttavia precisato che, a seguito dell’entrata in vigore delle modifiche apportate agli artt. 366 e 125 c.p.c.dalla L. n. 183 del 2011, art. 25, esigenze di coerenza sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata imponevano di ritenere che, anche alla luce del mutato contesto normativo, che prevedeva ormai in generale l’obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, l’inosservanza dell’onere di elezione di domicilio di cui all’art. 82 per gli avvocati che esercitassero il proprio ufficio in un giudizio che si svolgesse fuori della circoscrizione del tribunale al quale erano assegnati comportava la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria innanzi alla quale era in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c., non avesse indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine (cfr. Cass., Sez. Un., 20/06/2012, n. 10143).
Nell’enunciare il predetto principio, le Sezioni Unite non avevano peraltro chiarito quali fossero, sul piano della validità della notificazione, gli effetti dell’inosservanza della regola che ne imponeva l’effettuazione in via prioritaria presso l’indirizzo di posta elettronica certificata: nè tale chiarimento risultava necessario nella fattispecie presa in esame dalla predetta sentenza, avendo avuto luogo la notificazione in epoca anteriore all’introduzione delle disposizioni riguardanti la notificazione in via telematica. Sostiene invece il ricorrente che per effetto di tali disposizioni sarebbe venuta meno la possibilità di ravvisare qualsiasi collegamento tra il destinatario dell’atto e la cancelleria del giudice adito, con la conseguenza che l’avvenuta consegna presso la cancelleria, anzichè all’indirizzo di posta elettronica indicato nell’atto di costituzione, comporterebbe non già la nullità, ma l’inesistenza della notifica, non suscettibile di sanatoria in caso di costituzione in giudizio del destinatario. La tesi trova conforto in un radicato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui la notificazione dell’atto di impugnazione deve considerarsi inesistente, e dunque insanabile, soltanto allorchè la relativa abnormità sia tale da non consentirne in alcun modo l’inserimento nello sviluppo del processo, come nel caso in cui la consegna sia fatta a soggetto o in luogo totalmente estranei al destinatario, mentre è nulla, e quindi suscettibile di sanatoria con efficacia ex tunc, quando sia effettuata in luogo o a persona che, pur diversi da quelli indicati dalla norma processuale, abbiano, in base ad una valutazione ex ante avente ad oggetto l’astratto raggiungimento dello scopo nonostante il vizio della notificazione, un qualche riferimento con il destinatario (cfr. Cass., Sez. 3^, 30/05/2014, n. 12301; Cass., Sez. 5^, 18/ 12/2013, n. 28285; 27/05/2009, n. 12381).
Alla stregua di tale principio, la notificazione dell’atto di appello effettuata presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, anzichè in via telematica all’indirizzo di posta elettronica indicato dal procuratore costituito nell’atto di citazione in primo grado, non può considerarsi inesistente: nonostante l’errata individuazione da parte dell’appellante delle modalità di notificazione applicabili alla fattispecie, l’avvenuta consegna dell’atto ad opera dell’ufficiale giudiziario competente in forme corrispondenti a quelle consentite da disposizioni tuttora in vigore, sia pure in via sussidiaria rispetto a quelle concretamente applicabili, assicura infatti la riconducibilità del procedimento notificatorio ad uno degli schemi astrattamente prefigurati dal legislatore; risulta pertanto giustificata l’affermazione della mera nullità della notifica e dell’intervenuta sanatoria della stessa, con efficacia retroattiva, per effetto della costituzione dell’appellato, con la conseguente esclusione dell’inammissibilità del gravame.