Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20090917.htm
Timestamp: 2018-01-21 18:43:33+00:00
Document Index: 113361920

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 21', 'art. 1176', 'art. 6']

Nota a sentenza pubblicata dall'Autore in "GIURISPRUDENZA DI MERITO" - 06/2009
CORTE DI APPELLO DI TRENTO, SEZ. II, 5 MARZO 2009 - PRES. NUZZI – REL. PLATANIA – B. S.A.S (AVV. PANTEZZI) C. U.B.D.I. S.P.A. (AVV.TI DALMARTELLO, PEDINELLI)
“Esperienza” in materia di operazioni in strumenti finanziari indica invece qualcosa di diverso dalla conoscenza: l’espressione si riferisce al fatto di avere già compiuto operazioni in strumenti finanziari. La competenza non basta per essere ritenuto operatore qualificato; occorre anche l’esperienza, secondo il regolamento Consob. Il problema è che il regolamento non specifica in alcun modo cosa debba intendersi per “esperienza”. Al riguardo si è rilevato come il fatto di avere compiuto poche operazioni in strumenti finanziari non possa essere ritenuto indicativo di una vera e propria esperienza in materia[8]. Si pensi al caso estremo di una società che ha investito una volta sola poca liquidità. Sarebbe pertanto opportuno, sotto questo profilo, distinguere fra un’esperienza occasionale (che non attribuisce la qualità di operatore qualificato) e un’esperienza ragionevolmente continuata e profonda (che attribuisce lo status di operatore qualificato). Bisogna tuttavia evidenziare che il regolamento richiede una competenza e un’esperienza “specifiche”. E questo requisito si potrebbe interpretare come necessità che l’esperienza mostri un certo livello di continuità nel tempo e, dunque, di profondità. La legge - del resto - richiede non un’esperienza qualsiasi, bensì un’esperienza “professionale” (cfr. il testo dell’art. 6 comma 2 TUF).
Al di là delle diffuse (e giustificate) critiche in merito al fatto che il tenore del regolamento è vago, è difficile prescindere dal dato letterale dell’art. 31 comma 2 reg. n. 11522/1998, il quale richiede la sussistenza di entrambi i requisiti cui si è accennato: 1) conoscenza ed 2) esperienza. Quando anche una sola di queste due circostanze non è riscontrabile, non vi è operatore qualificato e – dunque - si applicano tutte le norme di comportamento previste dal regolamento Consob.
Chi scrive, dunque, non condivide – così come non condivide la Corte di appello di Trento nella sentenza in commento - quanto affermato dalla Corte di appello di Milano nell’ottobre 2007, secondo cui, a norma dell’art. 31 reg. n. 11522/1998, affinché una società acquisti la qualità di operatore qualificato è sufficiente la dichiarazione del possesso di specifica competenza ed esperienza rilasciata dal legale rappresentante, senza alcun dovere di verifica da parte dell’intermediario[10]. Questa giurisprudenza produce la conseguenza di far diventare facoltative importanti norme poste a tutela dell’investitore. Ma l’autocertificazione del rappresentante legale della società non può avere efficacia costitutiva poiché ciò che conta per il legislatore primario e per il regolatore secondario è la tutela dell’investitore privo di competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari. Questo risparmiatore va tutelato in ogni caso, indipendentemente da ciò che dichiara.
Dal punto di vista per così dire “soggettivo”, viene subito da chiedersi se debba essere la società in sé a disporre di competenza ed esperienza oppure se debbano esserlo le persone fisiche che lavorano – a qualche titolo - per la società. L’esperienza può - forse - essere imputata giuridicamente alla stessa società, quando è direttamente la società ad avere posto in essere operazioni in strumenti finanziari. Lo stesso mi pare non possa dirsi del parametro della conoscenza, requisito che – del resto - si presenta come estremamente sfumato. È difficile affermare che una società è competente in strumenti finanziari, poiché la conoscenza tende a essere legata alle persone fisiche che la possiedono.
Il vero problema è che mancano, nell’art. 31 comma 2 reg. n. 11522/1998, i parametri oggettivi cui commisurare le conoscenze ed esperienze della società[12]. Quando si può dire che una persona conosce le ed è esperto nelle operazioni in strumenti finanziari? Qual è il livello minimo di conoscenze ed esperienze richiesto per far assurgere un determinato soggetto a operatore qualificato? Per dare maggiore certezza del diritto sarebbe stato opportuno indicare, nella disposizione del regolamento in esame, quali sono gli elementi - oggettivamente riscontrabili - che fanno affermare che la società è in possesso di specifiche competenze ed esperienze. Alla luce del tenore letterale dell’art. 31 comma 2 reg. n. 11522/1998 bisogna però prendere atto che, attesa l’assenza di precisi parametri di riferimento, il possesso di competenze ed esperienze rischia di cessare di essere un “fatto” (in qualche modo accertabile e provabile dalle parti e, eventualmente, dall’autorità giudiziaria)) per scadere a una semplice “opinione”[13].
Al fine di superare lo scoglio rappresentato dalla oscurità e totale indeterminatezza della disposizione in commento, si potrebbe sostenere che lo status di operatore qualificato scatta quando la società ha competenze ed esperienze sostanzialmente equivalenti a quelle degli operatori qualificati nominativamente indicati nell’art. 31 comma 2 reg. n. 11522/1998. Questa prospettiva pare abbastanza convincente, anche perché tiene conto della ratio della complessiva disciplina della materia qui in esame (ossia della necessaria distinzione fra clienti forti e clienti deboli). Se una società ha - grosso modo - lo stesso livello di competenze e di esperienze di un operatore, considerato automaticamente dal regolamento come “qualificato” dal regolamento, allora lo si può equiparare agli operatori qualificati, in quanto non bisognoso di tutela. Tuttavia bisogna riflettere sul fatto che questa linea argomentativa è destinata a non avere un’applicazione pratica particolarmente ampia, poiché è difficile equiparare le comuni società alle categorie considerate nominativamente dal regolamento Consob come operatori qualificati. Come può difatti una società industriale disporre di competenze ed esperienze in materia di strumenti finanziari uguali (o grosso modo uguali) a quelle di un intermediario autorizzato o di una SGR? Fatto salvo qualche raro caso (di imprese veramente grandi con direzioni finanziarie particolarmente strutturate), il giudizio di equivalenza sarebbe – per il resto – sempre negativo.
A fronte della assoluta laconicità dell’art. 31 reg. Consob n. 11522/1998, la soluzione mi pare debba essere un’altra. Una società può essere considerata operatore qualificato, ai fini del regolamento Consob, quando dispone - di fatto - di competenze ed esperienze tali per cui è in grado di valutare autonomamente il significato e i rischi connessi a operazioni in strumenti finanziari. È a queste condizioni che l’apparato regolamentare di tutela del contraente debole cessa di essere necessario.
Non pare corretto l’approccio che rigetta le azioni in giudizio delle società per il solo fatto che le imprese si sono autocertificate operatori qualificati. La volontà di concludere un contratto derivato, con tutti gli effetti che ne derivano, può essere espressa correttamente solo laddove la società sia stata previamente informata in modo appropriato. Bisogna chiedersi come avrebbe deciso la società qualora avesse saputo con esattezza quali erano le conseguenze e i rischi della sottoscrizione dell’autocertificazione e del contratto. Fintantoché non vi è informazione sul significato e sulle conseguenze dell’autocertificazione, la società non riceve informazioni sull’operazione e - di conseguenza - si assume in modo inconsapevole i rischi che ne derivano. Questa è la soluzione fatta propria dalla sentenza della Corte di appello di Trento in commento, cui si ritiene di aderire.
Il fatto che una società sia oggettivamente “operatore qualificato” (ad esempio in quanto rientrante nella lista di cui all’art. 31 comma 1 reg. n. 11522/1998 oppure in quanto in reale possesso di competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari) non esclude l’applicazione, per esempio, dell’art. 21 comma 1 TUF. Questa disposizione stabilisce, fra le altre cose, che - nella prestazione dei servizi d’investimento - i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati. Anche dunque a voler ritenere, per qualsiasi ragione (ad esempio per il ricorrere dello status di operatore qualificato in capo al cliente), che non sia applicabile una parte del reg. n. 11522/1998, l’intermediario finanziario è assoggettato ex lege a certi obblighi nei confronti dei clienti.
È necessario poi richiamare l’art. 1176 comma 2 c.c., secondo cui “nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”. È indubbio che questa disposizione si applichi anche all’intermediario finanziario. Vi è allora da chiedersi se si possa qualificare come diligente il comportamento di una banca che, senza spiegazione alcuna, fa sottoscrivere al rappresentante legale di una società una dichiarazione atta a farla assurgere – in difformità dalla realtà delle cose - a operatore qualificato. La risposta a questo quesito deve essere negativa.
Il combinato disposto delle diverse disposizioni che si sono elencate, contenute in parte nel TUF e in parte nel codice civile, impone all’intermediario finanziario quantomeno di accertare - in via preliminare - se il cliente sia o meno in possesso di competenza ed esperienza in materia di operazioni in strumenti finanziari. Si noti, fra l’altro, che in alcuni casi l’assenza di tali competenze ed esperienze è certamente noto alla banca: si tratta dell’ipotesi in cui la società ha rapporti di lunga durata con l’intermediario[16]. Il caso tipico è quello di una piccola impresa che si affida da anni alla locale filiale di una banca per la gestione di tutte (o quasi) le pratiche di natura finanziaria. Il funzionario che conosce bene la situazione in cui versa la società nonché le competenze e le esperienze di chi vi lavora non può ignorare tali circostanze e far sottoscrivere al rappresentante legale, a propria autotutela, un’autocertificazione di cui conosce la non corrispondenza a verità. Se lo fa lo stesso, viola le disposizioni di legge che si sono elencate.
[3] L’art. 6 comma 2 TUF, così come – più in generale - la materia esaminata in questa nota, è stato modificato recentemente in attuazione del diritto comunitario. Sulla legislazione europea e su quella italiana d’implementazione sono apparsi alcuni contributi dottrinali, cui si rinvia per i necessari approfondimenti. Cfr., in particolare, BASTIANON, L’integrazione dei mercati finanziari in Europa: la MiFID e la recente normativa italiana di recepimento, in Il Diritto dell’Unione Europea, 2008, 255 ss.; FRUMENTO, La valutazione di adeguatezza e di appropriatezza delle operazioni di investimento nella direttiva Mifid, in Contr., 2007, 583 ss.; PONTIROLI-DUVIA, Il formalismo nei contratti dell’intermediazione finanziaria ed il recepimento della MiFID, in Giur. comm., 2008, I, 151 ss.; RINALDI, Il decreto Mifid e i regolamenti attuativi: principali cambiamenti, in Società, 2008, 12 ss.; SANGIOVANNI, Gli obblighi informativi delle imprese di investimento nella più recente normativa comunitaria, in Diritto comunitario e degli scambi internazionali, 2007, 363 ss.; SANGIOVANNI, Operazione inadeguata dell’intermediario finanziario fra nullità del contratto e risarcimento del danno alla luce della direttiva MIFID, in Contr., 2007, 243 ss.; SARTORI, Le regole di adeguatezza e i contratti di borsa: tecniche normative, tutele e prospettive MiFID, in Riv. dir. priv., 2008, 25 ss. Sulla nuova disciplina non ci si sofferma in questa sede: considerato che la Corte di appello di Trento applica il diritto previgente, è solo su di esso che ci si concentrerà in questa nota.