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Timestamp: 2020-02-27 01:51:49+00:00
Document Index: 140581839

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1']

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SOMMARIO: a) Competenza; b) Discrezionalità; c) Esercizio arbitrario delle proprie ragioni; d) Giurisprudenza costituzionale; e) Poteri del prefetto; f) Proroga; g) Senzatetto; h) Sospensione.
* Pret. civ. Padova, 4 dicembre 1997, n. 1315, Alibardi c. Agostini, in Arch. loc. e cond. 1998, 105.
Le norme di cui al D.L. 30 dicembre 1988. c. 551, convertito con modificazioni dalla L. 21 febbraio 1989, n. 61, fanno obbligo al Prefetto di assicurare ai proprietari, in possesso dei requisiti di legge, l’assistenza della forza pubblica, ma al tempo stesso lasciano alla sua prudente e responsabile valutazione, con riferimento alle diverse realtà locali, il compito di stabilire – sulla base di criteri predeterminati – il tempo, le modalità e la gradualità dell’intervento, in guisa da evitare da un lato che l’ordine di rilascio dell’immobile, impartita dal Pretore, risulti tamquam non esset e, dall’altro, che la sua esecuzione, ove lasciata alle sole cure del proprietario, possa determinare incontrollabili (per quanto antigiuridiche) reazioni da parte del conduttore sfrattato con possibili negativi riflessi sull’ordine pubblico. Trattasi di procedimento che assume inequivoche connotazioni di procedimento amministrativo dal punto di vista sia soggettivo (cioè per l’Autorità cui è affidato il suo svolgimento) che oggettivo (cioè per gli specifici interessi pubblici che è preordinato a tutelare) per cui ad esso certamente si applica la legge sulla trasparenza n. 241 del 1990.
* Cons. Stato, sez. IV, 20 febbraio 1995, n. 108, Ministero dell’Interno c. Carmignato, in Arch. loc. e cond. 1995, 127.
Trascorsi i quarantotto mesi previsti dall’art. 3, n. 5, L. n. 61/1989 entro i quali deve essere concessa l’assistenza della forza pubblica per l’esecuzione di qualsiasi sfratto ad uso abitativo, anche se per finita locazione, il pretore, quale giudice dell’esecuzione, non è più competente ad emettere pronunce di decadenza ex artt. 2 e 3 della L. n. 61/1989 venendo a cessare qualsiasi sua competenza in merito.
* Pret. civ. Roma, sez. V, 19 luglio 1993, n. 4628, Facconio c. Silva, in Arch. loc. e cond. 1993, 802.
Il pretore, quale giudice dell’esecuzione, è incompetente a valutare e decidere in ordine alla mancata concessione dell’assistenza della forza pubblica negli sfratti per finita locazione ad uso abitativo anche se sono scaduti i quarantotto mesi previsti dall’art. 3, n. 5, L. n. 61/1989 trattandosi di valutazioni attinenti la discrezionalità della P.A. e quindi di competenza del giudice amministrativo.
L’autorità amministrativa (prefetto) non ha alcun potere o facoltà di stabilire se un procedimento di rilascio da eseguire in un dato circondario, in un determinato periodo di tempo, ricada o meno tra quelli da eseguire con l’assistenza della forza pubblica. Questo giudizio di specie spetta all’ufficiale giudiziario e – in caso di difficoltà – al giudice dell’esecuzione.
* Pret. civ. Pietrasanta, ord. 8 maggio 1990, Nardini c. Ricci, in Arch. loc. e cond. 1990, 575.
L’autorità amministrativa non ha alcun potere o facoltà. ex art. 31, n. 61/1989, di stabilire se un procedimento di rilascio da eseguirsi in un dato circondario in un determinato periodo di tempo, ricada o meno tra quelli da eseguire con l’assistenza della forza pubblica, per cui il provvedimento del prefetto che statuisca in tal senso è inesistente perché preso in carenza assoluta di potere, spettando il relativo giudizio all’ufficiale giudiziario e, in caso di difficoltà, al giudice dell’esecuzione.
* Pret. civ. Pietrasanta, 24 marzo 1990, Mazzotti c. Santanchè, in Arch. loc. e cond. 1990, 342.
A seguito del mancato accoglimento della richiesta di un privato di accesso a documenti amministrativi concernenti l’impiego della forza pubblica in riferimento ad una procedura di sfratto, è configurabile una situazione giuridicamente tutelabile davanti al giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 25, quarto comma, della legge 7 agosto 1990 n. 241 (che individua un caso di giurisdizione esclusiva, poiché la disposizione citata fa riferimento, senza distinzioni, alle impugnazioni avverso le determinazioni della P.A. concernenti il diritto di accesso) – fermo restando che appartiene al merito del giudizio l’accertamento circa l’esistenza o meno del diritto fatto valere – perché il diritto di accesso, disciplinato dagli artt. 22 ss. della legge citata, compresi nel capo quinto della legge, ha un ambito di applicazione non limitato a quello dei procedimenti amministrativi, regolati dai capi precedenti, essendo riconosciuto “a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti”, e poiché, comunque, la concessione della forza pubblica per l’esecuzione degli sfratti (procedimentalizzata con l’istituzione a livello provinciale di commissioni consultive per la individuazione dei criteri circa l’impiego della forza pubblica e l’attribuzione al prefetto della competenza a determinare tali criteri sulla base di determinate priorità fissate dalla legge: cfr. l’art. 3 DL. n. 708 del 1986, convertito dalla legge n. 899 del 1986 e l’art. 4 del DL. n. 551 del 1988, convertito dalla legge n. 61 del 1989) appartiene interamente ed esclusivamente all’ambito amministrativo, nonostante il suo collegamento con l’esecuzione di un provvedimento giurisdizionale.
* Cass. civ., Sezioni Unite un., 16 dicembre 1996, n. 11214, Prefetto di Roma c. Azzali ed altro, in Arch. loc. e cond. 1997, 223.
L’azione esecutiva, come strumento del diritto sostanziale, costituisce un diritto soggettivo pubblico del singolo ad ottenere dallo Stato quelle attività che si rendano necessarie all’esercizio del diritto riconosciuto nel titolo, tra le quali rientra senza dubbio anche l’uso della forza pubblica: la P.A.. può negare al privato l’assistenza della forza pubblica soltanto per comprovate esigenze di servizio, che rendano temporaneamente indisponibile la forza pubblica e che sostanzialmente costituiscano causa di forza maggiore.
* Trib. civ. Genova, 27 maggio 1997, n. 1352, Linoso c. Ministero dell’Interno, in Arch. loc. e cond. 1997, 847.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 3 del d. l. 30 dicembre 1988, n. 551 (Misure urgenti per fronteggiare l’eccezionale carenza di disponibilità abitative), convertito con modificazioni nella l. 21 febbraio 1989, n. 61, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, in quanto non vi è alcuna omogeneità fra l’ipotesi che il locatore faccia valere la propria necessità come causa di priorità nell’ottenimento della forza pubblica, ai fini dell’esecuzione del proprio titolo rispetto ad altri locatori richiedenti del pari la detta assistenza, e l’ipotesi che il conduttore esecutato intenda far valere la non persistenza della necessità del locatore, accertata nel giudizio di cognizione fra le dette due parti, per opporsi all’esecuzione promossa dal locatore.
* Corte cost., ord. 26 marzo 1989, n. 142, Panariello c. Castellano, in Arch. loc. e cond. 1990, 207.
È illegittimo il decreto prefettizio di costituzione della commissione sui criteri di concessione della forza pubblica per l’esecuzione dei rilasci di immobili ad uso abitativo e di cui all’art. 4 L. 22 febbraio 1989, n. 61, ove il rappresentante delle organizzazioni dei proprietari sia stato nominato su designazione non di tutte le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, ma solo di alcune.
* Tar Liguria, sez. I, 13 febbraio 1992, n. 88. Confedilizia c. Ministero dell’interno, Ass. piccoli proprietari case di Imperia e U.P.P.I., in Arch. loc. e cond. 1992, 178.
È illegittima, per mancanza del presupposto della carenza di una disciplina legislativa e regolamentare che abbia specificamente considerato la situazione in oggetto, l’ordinanza con la quale il Prefetto di Roma aveva disposto che la quota di appartamenti sfitti che gli istituti di previdenza e le compagnie assicuratrici devono annualmente mettere a disposizione dei senzatetto, dovesse essere interamente assegnata, per due anni, a particolari categorie di sfrattati. Inoltre, la priorità riconosciuta dall’ordinanza prefettizia in sede di assegnazione degli alloggi a coloro che si sono rifiutati di obbedire all’ordine di rilascio impartita dal giudice, sì da provocare l’intervento della forza pubblica, non può non avere, come effetto immediato, il generalizzarsi di tale situazione di ribellione e di minaccia per l’ordine pubblico, dal momento che al comportamento illegittimo viene riconosciuta valenza privilegiata agli effetti dell’assegnazione degli alloggi. In tal modo risultano premiati ed incentivati comportamenti antigiuridici idonei ad aggravare le tensioni sociali, che l’ordinanza dichiara invece di voler prevenire.
* Cons. Stato, sez. IV, 2 giugno 1994, n. 467, Prefetto di Roma e altri c. Soc. Alleanza Assicurazioni ed altri, in Arch. Ioc. e cond. 1994, 572.
Per i titoli esecutivi di rilascio di immobili urbani destinati ad uso di abitazione – nei comuni ad alta tensione abitativa – la sospensione totale dell’esecuzione di cui all’art. 1, L. 21 febbraio 1989 n. 61 opera solo per titoli di formazione anteriore al 30 aprile 1989: i provvedimenti emessi e divenuti esecutivi dopo il 30 aprile 1989 – e quindi di formazione successiva alla scadenza del termine di sospensione delle esecuzioni – non sono soggetti al regime di graduazione degli sfratti.
* Pret. civ. Trani, ord. 14 novembre 1992, Simone c. Lattanzio, in Arch. loc. e cond. 1993, 817.