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Timestamp: 2020-08-08 21:30:30+00:00
Document Index: 7798646

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 8', 'art. 117', 'art. 145', 'art. 18', 'art. 9', 'art. 117', 'art. 150', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 145', 'art. 117', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 31', 'art. 15', 'art. 134', 'art. 145', 'art. 117', 'art. 33', 'art. 16', 'art. 24']

Sentenza nº 197 da Corte Costituzionale, 11 Luglio 2014 - Giurisprudenza - VLEX 519277194
Data di Resoluzione: 11 Luglio 2014
Visto latto di costituzione della Regione Piemonte;
udito nelludienza pubblica del 10 giugno 2014 il Giudice relatore Paolo Grossi;
uditi lavvocato dello Stato Paolo Grasso per il Presidente del Consiglio dei ministri e lavvocato Giovanna Scollo per la Regione Piemonte.
1.− Con ricorso notificato il 27-29 maggio 2013 e depositato il successivo 4 giugno, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, ha proposto in via principale questione di legittimità costituzionale degli artt. 4, 16, 18, 21, 27, 31, 33, 34, 35 e 61 della legge della Regione Piemonte 25 marzo 2013, n. 3, recante «Modifiche alla legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo) e ad altre disposizioni regionali in materia di urbanistica ed edilizia».
Gli artt. 4 e 16  che sostituiscono rispettivamente lart. 3, comma 1, lettera c), della legge reg. n. 56 del 1977 (introducendo in ambito sub-regionale o sub-provinciale degli strumenti di pianificazione paesaggistica atipici rispetto a quelli previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dellarticolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»), e lart. 8-quinquies, commi 5 e 7, della stessa legge reg. (che disciplina il procedimento di formazione dei suddetti strumenti di pianificazione)  sono impugnati per violazione dellart. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, poiché, non prevedendo un coinvolgimento del Ministero per i beni e le attività culturali, contrastano con lart. 145, comma 5, del citato d.lgs. n. 42 del 2004.
Lart. 18, che sostituisce lart. 9, comma 4, della legge reg. n. 56 del 1977, è anchesso censurato per violazione dellart. 117, secondo comma, lettera s), Cost., poiché (nel disporre che «i provvedimenti cautelari di inibizione e sospensione hanno efficacia sino alla conclusione dellistruttoria per linclusione del bene, ove occorra, negli elenchi previsti dal decreto legislativo n. 42/2004 o per leventuale introduzione di prescrizioni nei piani territoriali, nel PPR o nel piano territoriale regionale con specifica considerazione dei valori paesaggistici, nei piani regionali dei parchi e delle riserve naturali, nei PRG, recanti i provvedimenti definitivi per la tutela del bene; tali provvedimenti perdono in ogni caso efficacia decorso il termine di novanta giorni dalla loro adozione») contrasta con lart. 150, comma 2, del d.lgs. n. 42 del 2004, secondo cui «linibizione o sospensione dei lavori disposta ai sensi del comma 1 cessa di avere efficacia se entro il termine di novanta giorni non sia stata effettuata la pubblicazione allalbo pretorio della proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui allarticolo 138 o allarticolo 141, ovvero non sia stata ricevuta dagli interessati la comunicazione prevista dallarticolo 139, comma 3».
Lart. 21  che sostituisce lart. 10 della legge reg. n. 56 del 1977 e che prevede, al comma 4, che non costituiscono variante le modifiche agli strumenti urbanistici che «correggono errori materiali, che eliminano contrasti fra enunciazioni dello stesso strumento quando sia evidente e univoco il rimedio o che consistono in correzioni o adeguamenti di elaborati del piano tesi ad assicurare chiarezza e univocità senza incidere sulle scelte della pianificazione o in meri aggiornamenti cartografici in materia di difesa del suolo derivanti dalladeguamento degli strumenti urbanistici», né «le modifiche al PPR o al piano territoriale regionale con specifica considerazione dei valori paesaggistici riguardanti specificazioni, aggiornamenti o adeguamenti degli elementi conoscitivi o specificazioni della delimitazione delle aree soggette a tutela paesaggistica, anche in conseguenza di adeguamenti effettuati ad opera degli strumenti di pianificazione»  viene impugnato per contrasto con il citato art. 145, comma 5, del d.lgs. n. 42 del 2004, e conseguente violazione dellart. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, perché non prevede lobbligo di co-pianificazione con il Ministero per i beni e le attività culturali relativamente agli adeguamenti dei piani sottordinati.
Lart. 27  che modifica la lettera d) del comma 3 dellart. 13 della legge reg. n. 56 del 1977, prevedendo che «nellambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma, fatte salve le innovazioni necessarie per ladeguamento alle normative antisismica, di contenimento dei consumi energetici e di produzione di energia mediante il ricorso a fonti rinnovabili»  viene censurato per contrasto con il principio fondamentale di cui allart. 3, comma 1, lettera d), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia  Testo A), e quindi per violazione dellart. 117, terzo comma, Cost, giacché la definizione della portata delle diverse categorie di interventi edilizi spetta allo Stato.
Lart. 31, nella parte in cui introduce lart. 15-bis, comma 2, della legge reg. n. 56 del 1977 prevedendo che il Ministero per i beni e le attività culturali partecipi alla fase di adeguamento dello strumento urbanistico al PPR solo in presenza di beni paesaggistici di cui allart. 134 del d.lgs. n. 42 del 2004, viene impugnato per contrasto con il citato art. 145, comma 5, del d.lgs. n. 42 del 2004 e violazione dellart. 117, secondo comma, lettera s), Cost., perché limita la partecipazione degli organi ministeriali alla presenza nel territorio di beni soggetti a vincolo paesaggistico.
Lart. 33, nella parte in cui modifica il comma 6 dellart. 16-bis della legge reg. n. 56 del 1977, è a sua volta impugnato poiché esclude dal processo di valutazione ambientale strategica (VAS) le varianti «che determinano luso a livello locale di aree di limitate dimensioni, ferma restando lapplicazione della disciplina in materia di VIA», nonché le varianti che: a) non riducono la tutela relativa ai beni paesaggistici prevista dallo strumento urbanistico o le misure di protezione ambientale derivanti da disposizioni normative; b) non incidono sulla tutela esercitata ai sensi dellart. 24 in materia di beni culturali ambientali; c) non comportano variazioni al sistema delle...