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Timestamp: 2018-07-23 04:19:50+00:00
Document Index: 60064431

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.9', 'art.2', 'art.3', 'art.2', 'art.53', 'art.54']

La valorizzazione del patrimonio territoriale e ambientale del Piemonte nella strategia
Un breve storia del riconoscimento del "patrimonio naturale"
Aristotele, nella sua opera Politica, afferma che "le piante sono fatte per gli animali e gli animali per l'uomo, quelli domestici perché li usi e se ne nutra, quelli selvatici, se non tutti almeno la maggior parte, perché se ne nutra e se ne serva per gli altri bisogni, ne tragga vesti e arnesi. Se dunque la natura niente fa né di imperfetto né invano, di necessità è per l'uomo che la natura li ha fatti tutti quanti".
Per comprendere come oggi il nostro pensiero sia fortemente condizionato dal valore che riconosciamo alla natura, occorre considerare alcune definizioni.
Nell'ordinamento italiano un riferimento storico essenziale è nella definizione di bellezze naturali enunciata nell'art.1 della L.1497/1939:
le ville, i giardini e i parchi che, non contemplati dalle leggi per la loro tutela delle cose d'interesse artistico e storico, si distinguono per la loro non comune bellezza
i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale
le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure come quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
I beni riconosciuti ai sensi della L. 1497/1939 sono dunque individuati singolarmente, ope legis, attraverso una valutazione di carattere estetico o di interesse scientifico in riferimento ad un bene ritenuto raro (art.9 R.D. 1357/1940). Solo nel corso del XX secolo il concetto di natura si modifica tantissimo grazie allo sviluppo dell'ecologia.
Nella Convenzione Unesco di Parigi 1972 "Convenzione riguardante la protezione sul piano mondiale del patrimonio culturale e naturale" all'art.2 sono considerati "patrimonio naturale":
i monumenti naturali costituiti da formazioni fisiche e biologiche o da gruppi di tali formazioni di valore universale eccezionale dall'aspetto estetico o scientifico
le formazioni geologiche e fisiografiche e le zone strettamente delimitate costituenti l'habitat di specie animali e vegetali minacciate, di valore universale eccezionale dall'aspetto scientifico o conservativo
Rimane ancora prevalente il riconoscimento dei beni naturali in relazione all'uomo, attraverso la quantificazione di un valore di utilità o di interesse antropocentrico. Dal 1978 è stata attivata la World Heritage List dell'Unesco. In essa vi è la possibilità di candidare i cosiddetti siti naturali che si riferiscono nello specifico a questi criteri: presentare fenomeni naturali eccezionali o aree di eccezionale bellezza naturale o importanza estetica, costituire una testimonianza straordinaria dei processi geologici, delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre o di caratteristiche geomorfiche o fisiografiche significative, costituire esempi significativi di importanti processi ecologici e biologici, presentare gli habitat naturali più importanti e significativi, adatti per la conservazione in situ della diversità biologica.
Anche nell'approccio più prettamente ecologico della Direttiva 79/409/CEE del 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, è espresso il concetto di patrimonio naturale, da conservare a lungo termine, e la sua necessaria implicazione sovranazionale.
Si tratta dunque di un passaggio culturale che progressivamente evidenzia un nuovo approccio alla gestione e alla conservazione della natura. I laboratori operativi più interessanti sono i parchi naturali che ovviamente recepiscono i temi di questo dibattito. La legge quadro italiana sulle aree protette L. 394/1991 detta princìpi fondamentali per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette e viene enunciata la definizione di patrimonio naturale quale "formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale".
Nel 1992 a livello internazionale, con la Dichiarazione di Caracas del Congresso mondiale sui parchi nazionali e sulle aree protette promosso da IUCN, si afferma che la natura ha un valore intrinseco ed esige rispetto indipendentemente dalla sua utilità per l'umanità. Il 1992 è altresì l'anno della conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro, durante la quale si definisce si introduce il concetto di uso sostenibile delle risorse biologiche e si stipula la Convenzione sulla diversità biologica. . La biodiversità è uno straordinario indicatore nella valutazione della qualità ecologica, paesaggistica e colturale di un determinato territorio. Rappresenta infatti l'espressione cumulata nel tempo di risorse genotipiche e dell'evoluzione biologica, compresi gli effetti erosivi e di frammentazione di origine antropica. Il confronto del livello di biodiversità attuale con quello ottimale è misura delle perturbazioni subite e della distanza delle condizioni naturali.
Nel 1992 il Consiglio delle Comunità Europee emana la Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Con essa è anche costituita una Rete Ecologica Europea delle zone speciali di conservazione, denominata Natura 2000 (art.3)di cui fanno parte anche le Zone di protezione speciale individuate ai sensi della Direttiva 79/409/CEE. Obiettivo principale è il mantenimento, o se necessario il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie interessati nella loro area di ripartizione naturale.
Si traccia un percorso che darà luogo alla successiva iniziativa del Consiglio dell'Unione Europea (1995) definita che definisce la "Strategia Pan-Europea per la diversità ecologica e paesaggistica", che prevede la realizzazione di una rete ecologica sovranazionale caratterizzata da aree ad alta naturalità (core areas). Obiettivo prioritario è la massimizzazione della biodiversità rispetto alla frammentazione degli ambienti naturali e la loro integrazione ai sistemi sociali e economici.
Ecco la necessità di inserire l'approccio della rete ecologica all'interno della pianificazione territoriale e nelle trasformazioni dell'uso del suolo. Occorre dunque sovrapporre i diversi livelli della pianificazione territoriale in modo da integrare i differenti approcci: la pianificazione territoriale; urbanistica e paesaggistica, la Carta della Natura come riferimento per i sistemi e le unità del paesaggio, i piani regionali dei parchi e delle riserve naturali, la rete Natura 2000 dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e delle ZPS (Zone a Protezione Speciale).
Le azioni di recupero e protezione delle eco-connessioni di ambienti naturali e semi-naturali, strategici per le finalità di conservazione della natura, incrociano i temi della infrastrutturazione verde come le greenways e le reti di connessione delle diverse tipologie di verde urbano in contesti fortemente urbanizzati. In queste progettualità di sviluppo territoriale sostenibile si integrano forme di mobilità lenta e uso quotidiano del verde pubblico con la difesa degli ambienti naturali e con azioni tese al contenimento del consumo di uso di suolo, alle misure di compensazione e mitigazione delle attività antropiche, alla valorizzazione delle attività a basso impatto ambientale. In breve, a una buona pianificazione integrata.
Dal 2010 la Commissione Europea attraverso la PAC promuove azioni di greening, ovvero riconosce particolari incentivi agli agricoltori che rendono disponibili terreni coltivabili ad azioni di interesse ecologico o adottano pratiche colturali che favoriscono processi agroecologici. Si comincia cioè ad integrare l'attività agricola con l'ambiente e il rispetto del territorio. Contesti agricoli eterogenei, policolturali e con una buona connettività ecologica svolgono infatti un importante ruolo all'interno delle reti ecologiche e nella fornitura dei servizi ecosistemici, dunque per l'ambiente e per la qualità della vita dei suoi abitanti.
Tra gli sviluppi più recenti dell'Unesco c'è il tema del patrimonio geologico, che dal 2001 è valorizzato attraverso la rete dei Geoparchi: territori in cui le singolarità geologiche costituiscono esempi di paesaggi e rocce che forniscono la prova chiave di uno specifico momento della storia della Terra. Il concetto di rete si estende ulteriormente e l'European Manifesto on Earth Heritage and Geodiversity evidenzia infatti il legame tra la Terra, le popolazioni e le loro culture, e in esso riconosce il fondamento della società europea. Nella cooperazione delle popolazioni locali per difendere il proprio patrimonio geologico c'è dunque il tentativo di favorire lo sviluppo sostenibile e di promuovere economie di sviluppo a scala locale.
Gli aspetti regionali del patrimonio naturale
In Piemonte la Rete Ecologica regionale è composta dalle seguenti aree (art.2 L.R. 19/2009):
a) il sistema delle aree protette del Piemonte,
b) le zone speciali di conservazione, i siti di importanza comunitaria proposti ed approvati e le zone di protezione speciale, facenti parte della rete Natura 2000,
c) i corridoi ecologici.
I corridoi ecologici sono individuati nella carta della natura regionale, nei piani di gestione delle aree della rete Natura 2000, nei piani di azione degli habitat e delle specie, negli strumenti di pianificazione delle aree protette, negli strumenti, negli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, nei piani agricoli di pianificazione territoriale e urbanistica, nei piani agricoli e faunistico-venatori (art.53 L.R. 19/2009). I corridoi ecologici sono riportati negli strumenti urbanistici e territoriali di qualsiasi livello e l'autorità competente definisce gli interventi di compensazione, di conservazione e di ricostituzione necessari a compensare gli eventuali effetti negativi di progetti sul territorio (art.54 L.R. 19/2009).
Nell'integrazione dei sistemi territoriali, la Regione Piemonte, durante il processo di formazione del recentemente approvato Piano Paesaggistico Regionale, ha attivato il Progetto strategico Rete di Valorizzazione Ambientale (RVA), quale strumento progettuale per l'attuazione integrata degli elementi della rete ecologica regionale, della rete culturale e della rete di fruizione sociale. Esso, avendo il fine del miglioramento funzionale della rete ecologica ed il potenziamento delle reti di fruizione dei sistemi di siti di interesse naturale o culturale, integra la pianificazione e programmazione provinciale, locale e specifica delle aree protette e si struttura sui nodi ecologici e sul reticolo idrografico (Progetto Territoriale Operativo per la fascia del Po, Piano d'Area della fascia fluviale del Po, Contratti di fiume).
La Rete ecologica regionale si connette così con la rete storico-culturale e con la rete di fruizione attivando strategie multiple e integrate per accedere ai beni e ai nodi dei diversi sistemi valorizzando la mobilità lenta e green all'interno di un contesto paesaggistico di qualità e con alto valore di naturalità.
Una buona pratica è data dalla progettualità di Corona Verde. E' una progettualità avviata nel 2001 con varie azioni territoriali che fanno del sistema del verde l'elemento portante per il recupero di qualità ambientale, paesaggistica e territoriale nell'ambito dell'area vasta. Nel Piano Strategico "Torino Metropoli 2025" è stata anche individuata una struttura di pianificazione e gestione dell'infrastruttura verde metropolitana, in cui il patrimonio naturale è componente strutturale della città e del suo territorio periurbano.
L'integrazione progettuale tra i diversi sistemi territoriali è data da Piano territoriale e dal Piano Paesaggistico, che intendono implementare progettualità complesse, esistenti o in fase di realizzazione. Il Piano Paesaggistico Regionale valorizza infatti anche la diversità del paesaggio agrario al fine di accrescere anche i livelli di biodiversità e di stabilità ambientale e per permettere il collegamento di aree a naturalità diffusa e favorire la connettività e continuità ecologica.
In questo quadro, l'implementazione delle misure di salvaguardia e delle norme per l'adeguamento dei piani regolatori alle indicazioni di tutela per il Sito UNESCO dei "Paesaggi vitivinicoli del Piemonte Langhe-Roero e Monferrato" rappresenta una sfida per un territorio fortemente caratterizzato dalla coltura della vite. Ma altri esempi di valorizzazione si hanno nell'area delle Alpi Marittime, candidata ad essere inserita nella Lista del "Patrimonio Mondiale dell'Umanità" UNESCO (secondo i criteri "storia della Terra", "processi biologici ed ecologici" e "biodiversità") oppure nell'ambito delle tre Riserve della Biosfera del programma MAB Unesco in Piemonte (CollinaPo, Monviso, Ticino) oppure nel Sesia – Val Grande Geoparco riconosciuto nel 2013 dall'Unesco. Sono nuovi laboratori territoriali per la sperimentazione di una coesistenza possibile tra conservazione della natura e sviluppo umano.
Nell'approccio nuovo ai beni paesaggistici è dunque sempre più forte la contaminazione concettuale tra patrimonio naturale e patrimonio culturale, aspetto che genera nuove prospettive nelle politiche di pianificazione e sviluppo territoriale. In questa visione i beni Unesco rappresentano aree particolarmente interessanti per sperimentare nuovi modelli di governance, in cui competenze e conoscenze, anche molto distanti, possono contribuire a un progetto integrato di paesaggio regionale. E' questo, ad esempio, il caso dell progetto di candidatura della Riserva della Biosfera MAB Unesco CollinaPo, in cui è appunto stata proposta una visione di sistema, che potesse legare le Riserve della Biosfera del bacino del fiume Po (Ticino, Monviso, Delta del Po) non soltanto in un network operativo ma anche in una rete territoriale che ha nelle aree MAB i propri elementi nodali. In questo modo i corridoi ecologici delle Riserve della Biosfera, che si delineano lungo il Po e i suoi affluenti, diventano connessioni multiple e interconnesse.
Si tratta di una visione che ha la sua centralità nelle forme della terra, nella sua geologia e nella sua geomorfologia. Il reticolo idrografico, che è il più evidente risultato delle forme del paesaggio, è quindi inteso come super-infrastruttura di sistemi territoriali, naturali e umani, che si sono sempre strutturati lungo i fiumi, sia per la dispersione di specie vegetali e animali sia per trasporto e commercio da parte dell'uomo.
L'approccio allo sviluppo sostenibile del programma MAB (Uomo e Biosfera) dell'Unesco, esteso su scale territoriali vaste, rappresenta dunque una grande opportunità per le politiche regionali perché modifica il punto di vista del pianificatore e si estende ad una progettualità più ampia che include le altre tematiche strategiche promosse dall'Unesco, Siti Patrimonio dell'Umanità e Geoparchi.
Si tratta di una progressiva trasformazione delle politiche del territorio e della conservazione della natura, che attraverso l'ecologia del paesaggio riafferma l'importanza delle infrastrutture verdi nel disegno del territorio e nella pianificazione di area vasta.
Nei flussi tra ambiente naturale, coltivato e costruito, attraverso il Piano Paesaggistico Regionale, la Rete Ecologica regionale e il sistema dei Siti Unesco, il Piemonte può ambire ad una politica territoriale di eccellenza basata sulla biodiversità naturale e culturale e finalizzata al benessere umano, in un processo più ampio di adattamento ai cambiamenti climatici.
È necessario tuttavia individuare nuovi profili nelle figure professionali coinvolte, nel ruolo degli attori del territorio, nelle istituzioni locali. La vision dell'Unesco e in particolare il programma MAB Unesco possono rappresentare la sperimentazione di riferimento per nuovi modelli di sviluppo a scala regionale in cui i corridoi ecologici diventano connessioni ed alleanze sociali tra territori. UnI patrimonio naturale che deve estendersi nel tempo e essere considerato la nostra eredità per le generazioni future, perché esse possano ancora avere le stesse possibilità delle generazioni che le hanno precedute
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