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Timestamp: 2020-07-06 06:46:32+00:00
Document Index: 29356742

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 10 gennaio 2019 [9084520] - Garante Privacy
Pubblica Amministrazione , Diritto di accesso agli atti , Persone defunte , Trasparenza amministrativa , Accesso civico
[doc. web n. 9084520]
Parere su una istanza di accesso civico - 10 gennaio 2019
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame di un provvedimento di diniego di un accesso civico.
Nello specifico, dagli atti risulta che è stata presentata un’istanza di accesso ai sensi del d. lgs. n. 33/2013 «agli atti di audit clinico e successiva elaborazione del percorso clinico da parte del risk manager, inerente il caso segnalato [dal soggetto istante all’Azienda], riguardante la discrepanza tra rilievo autoptico e diagnosi clinica» effettuata su un paziente.
L’amministrazione ha negato l’accesso, rappresentando che «la documentazione contiene dati sensibili personali e quindi non accessibili sulla base della normativa [sopra] richiamata».
Nel caso in esame, come rappresentato nella richiesta di parere al Garante, risulta che il soggetto istante, precedentemente all’istanza di accesso civico, aveva presentato alla Direzione sanitaria aziendale una segnalazione relativa alle cure eseguite su un paziente, avente a oggetto «un caso di possibile errore clinico, chiedendo di avviare un audit clinico», sollecitando «il riscontro alla sua segnalazione, di “possibile malpractice”».
A seguito della risposta dell’amministrazione con la quale si informava il segnalante, alla luce delle analisi effettuate, del corretto operato «dei clinici nella gestione del caso», lo stesso ha formulato accesso, ai sensi della normativa in materia di accesso civico, agli atti di audit clinico e agli approfondimenti condotti dal risk manager.
Dalla documentazione inviata dall’Azienda sanitaria a questa Autorità emerge che la documentazione oggetto dell’accesso civico contiene dati e informazioni personali, inerenti il quadro clinico di un paziente deceduto, con specifici e accurati dettagli su ricovero, degenza, sintomi, anamnesi, diagnosi, esami effettuati (di cui alcuni particolarmente invasivi) con relativi risultati, terapia, farmaci somministrati, consulenze mediche effettuate, nonché informazioni sul credo religioso professato.
In via preliminare, è importante ricordare per la valutazione sull’ostensione di dati e informazioni tramite l’istituto dell’accesso civico che – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Per i profili di competenza, occorre inoltre evidenziare che per «dato personale» si intende «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»)» e che «si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all'ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4, par. 1, n. 1, del Regolamento).
In tale quadro, il Regolamento definisce come «dati relativi alla salute» i «dati personali attinenti alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute» (art. 4, par. 1, n. 15; considerando n. 35).
Si rileva, di conseguenza, che, nel caso esaminato, i documenti oggetto dell’accesso civico contengono indubbiamente “dati relativi alla salute” di un paziente, anche se poi deceduto.
In relazione ai «dati personali delle persone decedute», la normativa europea in materia di protezione dei dati personali, pur prevedendo che il Regolamento non trovi a essi applicazione, stabilisce – con una “clausola di salvaguardia” – che «Gli Stati membri possono prevedere norme riguardanti il trattamento dei dati personali delle persone decedute» (considerando n. 27).
Al fine di dare applicazione alla descritta facoltà prevista dal Regolamento europeo, il legislatore italiano ha sancito che «I diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento», laddove «riferiti ai dati personali concernenti persone decedute», «possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione» (art. 2-terdecies, comma 1, del Codice, introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. f, del d. lgs. n. 101 del 10/8/2018).
Ciò in quanto i diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento prima richiamati – fra cui il diritto di accesso ai propri dati personali, i diritti di rettifica e cancellazione dei dati, il diritto alla limitazione del trattamento, il diritto di opposizione al trattamento, il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato (compresa la profilazione) che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona – si concretizzano nel diritto di chiedere che il titolare del trattamento si conformi alle disposizioni di settore in materia di protezione dei dati personali e ai «principi applicabili al trattamento di dati personali» nel rispetto delle condizioni di «liceità del trattamento», in quanto compatibili.
Tornando allo specifico caso esaminato, dall’istruttoria risulta che non sono stati coinvolti nel procedimento di accesso civico i parenti del de cuius o altri soggetti indicati dal citato art. 2-terdecies, comma 1, del Codice; impedendo quindi a questi ultimi la possibilità di presentare un’eventuale opposizione all’accesso. Ciò nonostante – come evidenziato anche nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico – occorre comunque rappresentare che la valutazione circa l’accoglimento o meno dell’istanza, spetta in ogni caso all’amministrazione e «va condotta anche in caso di silenzio del controinteressato», tenendo, altresì, in considerazione i criteri contenuti nelle richiamate Linee guida (cfr. in particolare par. 8.1 intitolato «I limiti derivanti dalla protezione dei dati personali»).
Pertanto, nel quadro descritto, allo stato degli atti e ai sensi della normativa vigente, considerata la particolare natura di “dati relativi alla salute” contenuti nella documentazione
di cui si richiede l’ostensione, si ritiene che – conformemente ai precedenti orientamenti del Garante (cfr. i pareri resi nei provvedimenti n. 188 del 10/4/2017, in www.gpdp.it, doc. web n. 6383249; n. 206 del 27/4/2017, ivi, doc. web n. 6388689; n. 98 del 22/2/2018, ivi, doc. web n. 8165944; n. 226 del 16/4/2018, ivi, doc. web n. 8983848) – l’Azienda sanitaria, anche se con una sintetica motivazione, ha correttamente respinto l´istanza di accesso civico, in conformità alla disciplina in materia di protezione dei dati personali.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.