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Timestamp: 2020-04-10 12:55:54+00:00
Document Index: 38362951

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 362', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 30', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20420 del 11/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20420 del 11/10/2016
Cassazione civile sez. un., 11/10/2016, (ud. 27/09/2016, dep. 11/10/2016), n.20420
sul ricorso 26652-2014 proposto da:
MEDITERRANEA – ASSOCIAZIONE PER LO SVILUPPO LOCALE, in persona del
ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA 80, presso lo STUDIO LEGALE ARBIA,
rappresentata e difesa dall’avvocato MICHELE DIDONNA, per delega a
domiciliata in ROMA, VIA BARBERINI 36, presso la Delegazione della
Regione stessa, rappresentata e difesa dall’avvocato SABINA ORNELLA
DI LECCE, per delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 4273/2014 del CONSIGLIO DI STATO, depositata
il 21/08/2014;
uditi gli avvocati Michele DIDONNA e Sabina Ornella DI LECCE;
che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine rigetto del
Nel (OMISSIS) la Mediterranea- Associazione per lo Sviluppo Locale impugnava dinanzi al TAR della Puglia sia la Delib. giuntale 26 luglio 2005, n. 1044, con la quale, in ragione d’indagini giudiziarie penali allora in corso, la Regione Puglia aveva disposto la sospensione temporanea dell’assegnazione alla ricorrente di due corsi di formazione professionale ammessi al finanziamento pubblico con determinazione dirigenziale n. 453 del 23.06.2005, sia gli atti di proroga di quella sospensione temporanea e sia la Delib. n. 270 del 2006 con la quale la medesima Regione aveva sospeso l’accreditamento delle sedi operative accordato in base alla normativa regionale. L’ente chiedeva l’annullamento degli atti impugnati, previa sospensione della loro efficacia nonchè la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni subiti.
Con la sentenza n. 3199 del 12 settembre 2006 l’adito TAR dichiarava preliminarmente l’improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse del ricorso introduttivo e dei primi motivi aggiunti, poichè i provvedimenti investiti da tali impugnazioni avevano ormai esaurito i propri effetti: la Delib. n. 1044 del 2005 recante la prima sospensione temporanea era stata sostituita dalle succedutesi Delib. n. 76 del 2006 e n. 364 del 2006 riportanti nuove sospensioni sino al 15 maggio 2006, ed infine dalla determinazione dirigenziale nr. 270 del 2006, impugnata con i secondi motivi aggiunti; il medesimo tribunale riteneva inoltre infondati i secondi motivi aggiunti e conseguentemente la domanda risarcitoria.
Con sentenza n. 4273 del 20.05-21.08.2014 il Consiglio di Stato respingeva l’appello della Mediterranea resistito dalla Regione Puglia, reputando in sintesi infondati tutti i motivi d’impugnazione formulati dalla Mediterranea ad eccezione soltanto delle ulteriori contestazioni in ordine al “termine temporale” della sospensione dell’accreditamento ritenute invece improcedibili. Al riguardo osservava che con deliberazione di Giunta n. 195 del 31 gennaio 2012 la Regione Puglia aveva ridefinito le nuove procedure per gli accreditamenti e stabilito che quelli già conseguiti sarebbero stati automaticamente revocati se le domande non fossero state rinnovate entro otto mesi a far data dalla pubblicazione di quella deliberazione; la Mediterranea non aveva presentato la relativa domanda di rinnovo e dunque non sussisteva più alcun suo tutelabile interesse alla definizione della censura nel merito.
Avverso questa sentenza la Mediterranea- Associazione per lo Sviluppo Locale ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo, illustrato da memoria e notificato alla Regione Puglia che ha resistito con controricorso.
A sostegno del ricorso la Mediterranea- Associazione per lo Sviluppo Locale ammissibilmente denunzia: “art. 360 c.p.c., punti 1 e 3 e art. 362 c.p.c., comma 1: Violazione del c.d. “limite esterno” della giurisdizione per rifiuto di esercizio del potere giurisdizionale. Violazione dell’art. 1, art. 7, commi 4 e 7, art. 30 c.p.a., commi 1, 2, 3, 5 e 6 e art. 34 c.p.a., comma 1, lett. c) e art. 3 c.p.a. Violazione dei principi di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale e del “giusto processo” ex art. 24 Cost. e art. 111 Cost., u.c..”.
La ricorrente si duole che la declaratoria d’improcedibilità per difetto d’interesse alla pronuncia di merito sulla sua domanda di annullamento dei provvedimenti di sospensione, abbia incluso l’ulteriore domanda, alla prima correlata, di risarcimento del danno subito dall'(OMISSIS) in poi, rispetto alla quale il suo interesse non poteva dirsi venuto meno (art. 34 C.p.a. comma 3).
Rispetto soltanto alla domanda risarcitoria in precedenza delimitata, la ricorrente censura l’erroneo riscontro del suo difetto d’interesse alla relativa delibazione e comunque l’omessa pronuncia, in violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato; entrambi gli intesi profili non possono integrare i motivi inerenti alla giurisdizione, denunciabili e denunciati avverso la sentenza del Consiglio di Stato; essi. infatti, involgono prospettati errori “in iudicando” o “in procedendo”, che, come noto, attengono ai limiti interni della giurisdizione demandata al giudice amministrativo e, perciò, non implicano il superamento dei limiti esterni della stessa nè configurano un suo rifiuto da parte del medesimo giudice, ravvisabile solo se abbia ritenuto l’estraneità della domanda alle sue attribuzioni giurisdizionali (In tema, cfr ex plurimis Cass SU n. 475 del 2015; n. 6825 del 2014; n. 3037 del 2013; n. 16849 del 2012; n. 1853 del 2009).
In definitiva il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna della soccombente Mediterranea- Associazione per lo Sviluppo Locale al pagamento, in favore della Regione Puglia, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.
Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la Mediterranea- Associazione per lo Sviluppo Locale al pagamento, in favore della Regione Puglia, delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 6.000,00 per compenso ed in Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie ed agli accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1 – bis.