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Timestamp: 2020-07-12 09:20:08+00:00
Document Index: 169079847

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 414', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 1', 'art. 360', 'sentenza ']

Corte di Cassazione sentenza n. 22788 depositata il 9 novembre 2016 - Per i licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un'unità produttiva o ad uno specifico settore dell'azienda, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale, ed è onere del datore provare il fatto che determina l'oggettiva limitazione di queste esigenze e giustificare il più ristretto spazio - Studio Cerbone
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Corte di Cassazione sentenza n. 22788 depositata il 9 novembre 2016
LAVORO – RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO – LICENZIAMENTO COLLETTIVO PER RIDUZIONE DI PERSONALE – PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE – ONERE DELLA PROVA
1. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione eo falsa applicazione dell’art. 414 c.p.c., richiamato dall’art. 1, comma 51, L. n. 92/12, e dell’art. 115 c.p.c.
2. – Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione eo falsa applicazione degli artt. 115 e 416 c.p.c., quest’ultimo richiamato dall’art. 1, comma 53 L. n. 92/12 (art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.).
Il motivo è inammissibile per non risultare l’eccezione proposta in sede di merito. Deve infatti considerarsi che, nulla risultando al riguardo nella sentenza impugnata, era onere della parte odierna ricorrente, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, indicare in quale specifico atto del giudizio precedente (ed in quali termini) ciò sarebbe avvenuto, onde dar modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (cfr. Cass. n.71492015, Cass.n. 236752013).