Source: http://www.federsupporter.it/index.php/977-as-roma-la-nuova-proprieta
Timestamp: 2020-02-17 21:47:51+00:00
Document Index: 125509430

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 97']

AS Roma : la nuova proprietà
3 gennaio 2020- Tor di Valle: invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
Nei giorni scorsi, con grande “ strepitus fori”, è stata annunciata la probabile definizione del passaggio del controllo della AS Roma spa ad altro soggetto-
Nell’ambito dell’accordo di cessione rientrerebbe anche l’intervento di un immobiliarista della Repubblica Ceca per rilevare le quote di Eurnova srl, proprietaria di gran parte dei terreni su cui dovrebbe essere realizzato il progetto e soggetto proponente quest’ultimo, ovvero per rilevare la proprietà dei suddetti terreni.
Ciò premesso, ove le notizie di cui sopra trovassero conferma nella realtà, rilevo che gli annunciati mutamenti non avrebbero alcuna influenza ai fini di sanare l’illegittimità e l’inattuabilità del progetto.
A tale riguardo, non posso che riportarmi integralmente ai contenuti delle mie note : “ Tor di Valle: la fortuna non è “ Ceca” del 10 dicembre 2019 che, per comodità di riferimento, si ripubblicano in calce alle presenti.
Quanto, poi, al fatto che, in base a notizie di stampa, nella bozza di convenzione urbanistica predisposta dal Comune di Roma sarebbe contenuta la clausola, secondo cui, un anno prima della data prevista del termine dei lavori di realizzazione del progetto, se ne verificherebbe la sostenibilità, si tratterebbe, con ogni evidenza, di una clausola semplicemente assurda o, peggio, di un mero artificio per oggettivamente aggirare ed eludere l’illegittimità e l’inattuabilità del progetto stesso.
Sostenibilità che deve essere verificata ed accertata nella sua sussistenza in esito all’esame del progetto medesimo e non dopo che esso sia stato approvato.
Ne consegue che, in caso di insussistenza o di incertezza di tale sostenibilità in esito all’esame suddetto, il progetto non può essere legittimamente approvato.
D’altronde, a ciò ostano, non solo ragioni giuridiche, ma anche di semplice ragionevolezza e comune buon senso.
Sarebbe, infatti, come se si autorizzasse la costruzione di un edificio senza sapere se esso potrà essere effettivamente completato, con il rischio che si debba demolire quanto già, nel frattempo, realizzato.
Un rischio elevatissimo se, nella fattispecie, si pensa anche alla dimensione ed al costo del progetto in questione.
Aggiungasi che il privato, in quel caso, essendo stato comunque il progetto approvato, avrebbe tutte le ragioni giuridiche per chiedere ed ottenere dal Comune e dalla Regione il risarcimento dei danni per il mancato completamento del progetto, in specie ove ciò fosse da attribuire alla mancanza o carenza di opere pubbliche e/o mezzi trasportistici, posti a cura e carico del Comune e della Regione stessi.
L’escamotage che si vorrebbe introdurre nella convenzione urbanistica appare oggettivamente finalizzato a “ scaricare” sulla prossima Amministrazione capitolina, che potrebbe essere diversa da quella attuale, la responsabilità e l’onere di cui sopra o l’obbligo di dover dare comunque corso ad un’opera illegittima in, per così dire, “ stato di necessità”, per cui “ necessitas non habet legem” ( la necessità non conosce legge).
In questo modo, verrebbe, altresì, violato il fondamentale principio di civiltà giuridica “ peccata suos teneant auctores” ( le conseguenze delle colpe ricadono sui responsabili delle stesse).
Per concludere, non posso che ribadire, per l’ennesima volta, che un conto è il sacrosanto diritto di società di calcio e dei loro tifosi di realizzare ed utilizzare nuovi, moderni, confortevoli e redditizi impianti sportivi e altro e ben diverso conto è strumentalizzare e abusare di tale diritto, quale mero pretesto e” scudo”, per compiere colossali operazioni speculativo-affaristiche, altrimenti, almeno legittimamente, non consentite e non consentibili.
Tor di Valle : la fortuna non è “CECA”
In questi giorni ed ore si è diffusa la notizia che un immobiliarista della Repubblica Ceca, Radovan Vitek, sarebbe pronto a rilevare, tra le altre, le quote della Eurnova srl, proprietaria di gran parte dei terreni su cui dovrebbe essere realizzato il progetto Tor di Valle e soggetto proponente il progetto stesso.
Circa il suddetto immobiliarista, si apprende da organi di informazione che egli sarebbe un tipico self made man ( avrebbe iniziato le sue fortune partendo negli anni ’90 da semplice barista in Italia), accreditato ora di asset totali per 9,5 mld di euro, con interessi, oltre che nella Repubblica Ceca, in Germania, Polonia, Croazia, Ungheria, Francia, Slovacchia, Romania e Svizzera.
Secondo quanto riferito da “ Milano Finanza”, la holding del Gruppo, Cpi Property Group, avrebbe, nella valutazione della qualità degli asset , rispettivamente, il rating di Baa2, attribuitogli da Moody’s e BBB, attribuitogli da Standar & Poors.
A tale valutazione corrisponde una rischiosità dell’eventuale relativo investimento “ adeguata nel breve “ .
Con questo intervento si intenderebbe ovviare al fallimento di Eurnova srl o, comunque, di sottrarre i terreni di cui è proprietaria alle conseguenze del fallimento, nonché di ovviare alle conseguenze del coinvolgimento della stessa Eurnova in processi penali in corso sia nei confronti del suo esponente apicale, Luca Parnasi, sia dell’Avv. Luca Lanzalone, sia del Presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito.
Processi che, probabilmente, verranno riuniti per connessione vedendo i suddetti imputati tutti coinvolti, a vario titolo, nelle vicende che hanno caratterizzato l’iter amministrativo concernente il progetto Tor di Valle.
Nelle mie Note “ Tor di Valle : la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche” del 19 novembre 2018 ( cfr. www.federsupporter.it), avevo ricordato che, ai sensi e per gli effetti del Decr. Lgs n. 231/2001 e sue successive modificazioni ed integrazioni, sussiste la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per illeciti di natura penale commessi da soggetti apicali e/o dipendenti e collaboratori della persona giuridica nell’interesse o a vantaggio di quest’ultima.
In particolare, con riferimento alla vicenda Tor di Valle, precisato che gli illeciti penali contestati relativamente a questa vicenda rientrano tra quelli contemplati dal citato Decreto, specificavo come l’eventuale cessione delle quote di Eurnova srl a terzi non avrebbe fatto venire meno la titolarità del progetto in capo alla predetta società, non escludendone, perciò, la responsabilità amministrativa ex Decr. Lgs n. 231/2001.
Responsabilità che, ove accertata in sede penale, comporterebbe, tra le sanzioni irrogabili, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, interventi o sussidi e revoca di quelli già eventualmente concessi, l’interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa.
Specificavo anche che, ove, nel caso in cui non si fosse proceduto all’acquisizione di Eurnova srl, bensì all’acquisto dei terreni di proprietà di quest’ultima, sarebbe venuta meno la qualità di
soggetto proponente il progetto in capo alla stessa Eurnova srl, essendo la disponibilità di quei terreni elemento essenziale ai fini di tale qualità.
Pertanto, cambiando in corso d’opera il soggetto che, ai sensi dell’art. 1, comma 304, della Legge n. 147/2013, intende realizzare l’intervento e presenta al Comune il progetto definitivo, si dovrebbe ripercorrere, ab origine ed ex novo, l’intero iter procedimentale di cui al richiamato art. 1, comma 304.
Ciò in ossequio ad una costante e consolidata giurisprudenza ( cfr. ex plurimis, Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza n. 1036 del 5 marzo 2014), secondo cui occorre “ porre in essere un procedimento omologo, anche per quel che concerne le formalità pubblicitarie,di quello a suo tempo seguito per l’adozione dell’atto modificato, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale”.
Diversamente, gli atti ed i provvedimenti derivati risulterebbero annullabili per un vizio invalidante.
Né, a mio avviso, un vizio di questa natura e di questo genere potrebbe farsi ricadere tra quelli non invalidanti ex art. 21 octies, comma 2, della Legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo.
Infatti, sempre a mio avviso, il mutamento in corso d’opera del soggetto indicato dall’art. 1, comma 304, della Legge n. 147/2013 quale quello che intende realizzare l’intervento e quale quello che presenta il progetto definitivo, senza che si proceda alla rinnovazione, ab origine ed ex novo, di un procedimento omologo a quello fino a quel punto seguito, potrebbe essere definito una violazione ininfluente o irrilevante ai fini della legittimità di atti o provvedimenti adottati o adottanti.
Atti e provvedimenti, come nel caso in esame, peraltro, privi di carattere vincolato.
D’altronde, pur ammesso e non concesso che una violazione del genere potesse ricadere tra quelle di cui all’art. 21 octies, comma 2, della Legge n. 241/2001, tale violazione, tuttavia, almeno secondo la giurisprudenza prevalente, continuerebbe a costituire un vizio di legittimità che, sebbene non comportando l’annullabilità del provvedimento viziato, manterrebbe, però, ferma la sua illegittimità, consentendo forme di rimedio alternative, quale, per esempio, quella risarcitoria a favore di soggetti ritenutisi danneggiati dal provvedimento viziato.
Aggiungasi che, a maggior ragione, in presenza di soggetti pronti ad acquisire Eurnova srl o a comprare da quest’ultima i terreni di sua proprietà, si appalesa la necessità e l’urgenza di sollecitare ai Pubblici Ministeri nei processi penali in corso la richiesta ai Giudici di emanare un provvedimento di sequestro impeditivo di quei terreni ( cfr. al riguardo, le mie Note “ Tor di Valle : costituzione di parte civile e sequestro impeditivo “ del 12 novembre 2019 su www. Federsupporter.it).
Ciò in quanto tali terreni, qualora non sequestrati, “ ben potrebbero continuare ad esplicare la loro carica criminogena ad es. perché utilizzati dall’ente in altri rami dell’attività non colpiti
dall’interdittiva o perché addirittura ceduti a terzi che continuino ad utilizzarli” ( cfr. Cassazione, Sezione II Penale, sentenza n. 34293 del 20 luglio 2018).
Ribadisco, altresì, anche in questa sede, la stridente e pacchiana incoerenza e contraddizione di comportamenti del Comune di Roma che, mentre, da un lato, si è costituito e si appresta a costituirsi parte civile nei processi de quibus, quindi a sostegno dell’accusa, secondo cui l’intero iter procedimentale relativo al progetto Tor di Valle sarebbe stato caratterizzato dalla “ vendita” della discrezionalità amministrativa all’interesse privato, in violazione dei precetti di terzietà ed imparzialità ex art. 97 Costituzione, dall’altro, continua a considerare del tutto legittimo il suddetto iter.
Neppure, per finire, a tacer d’altro, qualche esponente dell’attuale Amministrazione capitolina o dei “ plauditores”, a vario titolo, del progetto Tor di Valle, si sono presi la briga, finora, di spiegare come sia legittimamente possibile consentire, mediante l’adozione di una apposita variante urbanistica, l’edificabilità di un’area vincolata al divieto di “ costruzioni civili o industriali a causa di pericolo alluvioni ed esondazione del fiume Tevere”, così come stabilito dal Piano di Bacino del Tevere, aggiornato il 5 settembre 2019.
Resta l’auspicio che, come quel mugnaio prussiano, alla fine, ci possa pur essere “ un giudice a Berlino”.