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Timestamp: 2020-02-27 17:26:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3']

Violenza razziale: Divieto o limitazione di frequenza scolastica - Corte dei conti - sentenza n. 587/05 del 05/10/2005
Violenza razziale: Divieto o limitazione di frequenza scolastica
sentenza 587/05 del 05/10/2005
Anche se, nella predetta normativa, manca uno specifico ed espresso riferimento alle “leggi razziali” - cioè a quei provvedimenti normativi che introdussero, nell'ordinamento giuridico, forme di discriminazione in danno dei cittadini italiani di religione ebraica - per integrare l'ipotesi persecutoria prevista alla lettera C della Legge n. 96/1955 (che può essere ritenuta l'unica fattispecie di possibile riferimento per la vessazione subita dal C.U.) - si può osservare che la scelta legislativa della provenienza “pubblica” e “politica” degli atti di violenza, per i quali lo Stato Italiano offre riparazione, implica che la violenza stessa sia da identificare in quella dispiegata da pubblici poteri istituzionalmente legittimati ad attuare le misure persecutorie. 2.
Va, quindi, definito il concetto di “atti di violenza”; questi, secondo la giurisprudenza (SS.RR. Q.M. n. 9/1998) vanno identificati in tutti gli atti che abbiano concretamente determinato la lesione del diritto della persona in uno dei suoi valori costituzionalmente protetti, ovvero anche all'ipotesi della violenza morale.
Quest'ultima non si configura nella mera soggezione alle leggi razziali, ma necessita di una concreta ed individuale applicazione della normativa discriminatrice, nei confronti del singolo, ad opera della pubblica amministrazione ed a mezzo di soggetti titolari del relativo potere.
Ciò si esplicò attraverso una serie di atti coercitivi, programmaticamente diretti a realizzare “la difesa della razza italiana”, tra i quali i provvedimenti che riguardavano le scuole pubbliche (l'espulsione o la mancata iscrizione), che realizzarono non solo la lesione della dignità della persona nel suo fondamentale diritto all'istruzione, ma anche, in modo mediato, l'annullamento, nei cittadini di religione ebraica, del diritto naturale alla loro identità culturale.
Pertanto - anche alla luce della giurisprudenza più recente (SS.RR. Q.M. n. 8/2003) - si deve ritenere che le misure concrete di attuazione della normativa antiebraica, tra cui i provvedimenti limitativi della frequenza delle scuole pubbliche, siano idonee a concretizzare una specifica azione, proveniente dall'apparato statale, intesa a ledere la persona colpita nei suoi valori individuali. 3. Alla stregua di quanto sopra, il ricorso è fondato e, quindi, meritevole di accoglimento.
Conseguentemente, si deve riconoscere, al sig. C.U. Umberto, il diritto a percepire l'assegno vitalizio di benemerenza di cui all'art. 3 della Legge n. 932/1980, con decorrenza dal giorno 14.9.2001, previa verifica dei requisiti richiesti. Su quanto dovuto spettano, inoltre, interessi legali e rivalutazione monetaria, ex. artt. 429 c.p.c. e 150 disp. att. c.p.c., dalla maturazione dei singoli ratei al soddisfo, da liquidarsi cumulativamente, nel senso di una possibile integrazione degli interessi legali ove l'indice di svalutazione dovesse eccedere la misura degli stessi (SS.RR. Q.M. n. 10/2002).
in composizione monocratica, nella persona del Giudice Unico delle pensioni Consigliere Francesco D'ISANTO, ha pronunciato la seguente
Numero 587/2005/PG
sul ricorso, iscritto al n. 54376 P.G. del registro di Segreteria, proposto da C.U. - nato a Livorno il 5.1.1926, rappresentato e difeso dall'avv. Carlo BORGHI, - avverso la deliberazione n. XXX, in data 14.7.2003, della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifascisti e razziali.
Udito, nella pubblica udienza del 21 settembre 2005, l'avv. Borghi. Non rappresentata l'Amministrazione.
1. Con ricorso proposto il 17.1.2005, il sig. C.U. ha impugnato la predetta deliberazione n. XXX con cui veniva respinta la sua domanda del 14.9.2001, finalizzata ad ottenere l'assegno vitalizio di benemerenza previsto dall'art. 3 della Legge n. 932/1980.
Il suddetto provvedimento negativo era stato adottato in quanto, dall'esame degli atti, non risultava che il C.U. - che aveva frequentato, prima dell'emanazione delle leggi razziali, l'anno scolastico 1937-1938 presso l'Istituto Commerciale per l'avviamento professionale di Livorno - avesse subito, dal 7.7.1938 all'8.9.1943, alcuno degli atti persecutori previsti dalla normativa in materia.
2. Il ricorrente, a sostegno del suo diritto, rappresenta di:
- essere cittadino italiano di religione ebraica e di aver frequentato, nell'anno scolastico 1937-1938, l'Istituto Commerciale per l'avviamento professionale di Livorno;
- non essere stato ammesso alla classe superiore ed alla frequenza dell'anno scolastico 1938-1939 (né a quelli successivi) per le sopravvennute leggi razziali.
Ritiene, quindi, che l'impedimento a proseguire gli studi, reprimendo il diritto naturale dei cittadini, appartenenti alla minoranza ebraica, alla loro identità socio-culturale, costituisca azione lesiva, nei suoi confronti, proveniente dall'apparato statale.
3. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, costituitosi con nota n. XX/CC del 18.3.2005, chiede il rigetto del ricorso.
4. In sede dibattimentale, l'avv. Borghi, nel riportarsi al ricorso, sottolinea la validità degli atti notori presentati, attesa l'avvenuta distruzione, per gli eventi bellici, della documentazione ufficiale relativa all'Istituto di istruzione frequentato.
5. A conclusione dell'odierna udienza di discussione, questo Giudice ha deciso la causa come da dispositivo in calce, del quale é stata data lettura, ai sensi dell'art. 5 della legge 21 luglio 2000 n. 205.
La controversia in esame è relativa al diritto del ricorrente C.U. a conseguire l'assegno vitalizio di benemerenza previsto dall'art. 3 della Legge n. 938/1980 per essere stato egli, oltre che destinatario, in via generale, del trattamento persecutorio di cui alle leggi razziali, sottoposto ad uno specifico e ben determinato atto di persecuzione, quale l'impedimento a proseguire gli studi intrapresi presso la scuola pubblica, circostanza sufficientemente provata dalla documentazione prodotta.
La valutazione demandata a questo Giudice concerne, dunque, la verifica dell'idoneità di tale fatto a concretizzare una specifica azione lesiva, proveniente dall'apparato statale ed intesa a ledere la persona colpita nei suoi valori inviolabili; se, cioè, nel caso specifico della discriminazione razziale, sia rinvenibile alcuna delle fattispecie di cui all'art. 1 della Legge n. 96/1955 e successive modificazioni.
Anche se, nella predetta normativa, manca uno specifico ed espresso riferimento alle “leggi razziali” - cioè a quei provvedimenti normativi che introdussero, nell'ordinamento giuridico, forme di discriminazione in danno dei cittadini italiani di religione ebraica - per integrare l'ipotesi persecutoria prevista alla lettera C della Legge n. 96/1955 (che può essere ritenuta l'unica fattispecie di possibile riferimento per la vessazione subita dal C.U.) - si può osservare che la scelta legislativa della provenienza “pubblica” e “politica” degli atti di violenza, per i quali lo Stato Italiano offre riparazione, implica che la violenza stessa sia da identificare in quella dispiegata da pubblici poteri istituzionalmente legittimati ad attuare le misure persecutorie.
2. Va, quindi, definito il concetto di “atti di violenza”; questi, secondo la giurisprudenza (SS.RR. Q.M. n. 9/1998) vanno identificati in tutti gli atti che abbiano concretamente determinato la lesione del diritto della persona in uno dei suoi valori costituzionalmente protetti, ovvero anche all'ipotesi della violenza morale. Quest'ultima non si configura nella mera soggezione alle leggi razziali, ma necessita di una concreta ed individuale applicazione della normativa discriminatrice, nei confronti del singolo, ad opera della pubblica amministrazione ed a mezzo di soggetti titolari del relativo potere. Ciò si esplicò attraverso una serie di atti coercitivi, programmaticamente diretti a realizzare “la difesa della razza italiana”, tra i quali i provvedimenti che riguardavano le scuole pubbliche (l'espulsione o la mancata iscrizione), che realizzarono non solo la lesione della dignità della persona nel suo fondamentale diritto all'istruzione, ma anche, in modo mediato, l'annullamento, nei cittadini di religione ebraica, del diritto naturale alla loro identità culturale.
Pertanto - anche alla luce della giurisprudenza più recente (SS.RR. Q.M. n. 8/2003) - si deve ritenere che le misure concrete di attuazione della normativa antiebraica, tra cui i provvedimenti limitativi della frequenza delle scuole pubbliche, siano idonee a concretizzare una specifica azione, proveniente dall'apparato statale, intesa a ledere la persona colpita nei suoi valori individuali.
3. Alla stregua di quanto sopra, il ricorso è fondato e, quindi, meritevole di accoglimento. Conseguentemente, si deve riconoscere, al sig. C.U. Umberto, il diritto a percepire l'assegno vitalizio di benemerenza di cui all'art. 3 della Legge n. 932/1980, con decorrenza dal giorno 14.9.2001, previa verifica dei requisiti richiesti.
Su quanto dovuto spettano, inoltre, interessi legali e rivalutazione monetaria, ex. artt. 429 c.p.c. e 150 disp. att. c.p.c., dalla maturazione dei singoli ratei al soddisfo, da liquidarsi cumulativamente, nel senso di una possibile integrazione degli interessi legali ove l'indice di svalutazione dovesse eccedere la misura degli stessi (SS.RR. Q.M. n. 10/2002).
la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Toscana - in composizione monocratica - definitivamente pronunciando
il ricorso in epigrafe (n. 54376 P.G.) e, per l'effetto, riconosce il diritto di C.U. Umberto, a decorrere dal giorno 14.9.2001, a percepire l'assegno vitalizio di benemerenza di cui all'art. 3 della Legge n. 932/1980.
Segue il riconoscimento dei benefici accessori, come indicato in parte motiva.
Dispone la trasmissione degli atti all'Amministrazione, per gli ulteriori adempimenti di competenza.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese.
Così deciso, in Firenze, nella Camera di Consiglio del 21 settembre 2005.
F.to Cons. Francesco D'ISANTO
Depositata in Segreteria il 05/10/2005
F.to G.BADAME
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