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Timestamp: 2020-05-30 15:14:21+00:00
Document Index: 55430447

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.160', 'sentenza ', 'art. 184', 'art.168', 'art.2944', 'art. 175', 'art.2944', 'sentenza ', 'art. 2941', 'art. 324', 'art. 166', 'art.514', 'sentenza ', 'art.162']

Il concordato preventivo | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
7 Aprile 2003 In Diritto bancario, Diritto Fallimentare e Crisi di impresa
La giurisprudenza che in un primo tempo si era manifestata favorevole alla tesi contrattualistica del concordato definendolo o oppure , successivamente con varie pronunce ha ormai consolidato il proprio orientamento per la natura pubblicistica del concordato. Una concezione contrattualistica del concordato contrasterebbe pienamente col fatto che il tribunale, investito del relativo giudizio di omologazione, esercita un controllo non solo di legittimità, ma anche di merito. Questo non si concilia molto bene con l’obbligatorietà che il concordato stesso esplica nei confronti di tutti i creditori e non soltanto di quelli dissenzienti, rispetto ai quali ancora potrebbe ritenersi che la maggioranza abbia il potere di disporre nell’interesse di tutti, non anche nei confronti di coloro che non hanno preso parte al procedimento. Il che dimostra che l’efficacia obbligatoria non può che essere un effetto proprio della sentenza di omologazione. Ma anche tale posizione giurisprudenziale è stata criticata per la difficoltà di inquadrare le procedura di cui trattasi in uno schema procedimentale tipico.
– le cause che hanno determinato la sua insolvenza;
– le ragioni della proposta di concordato.
– non ricorrono tutte le condizioni di cui al co.1 dell’art.160 R.D. 16.3.1942, n.267 (condizioni esclusive);
– la proposta non risponde ad una delle condizioni indicate nel co.2 dello stesso articolo (condizioni alternative).
– redigere l’inventario: se lo crede opportuno può chiedere al giudice delegato la nomina di uno stimatore, per la valutazione dei beni;
– stendere una relazione particolareggiata: a) sulle cause del dissesto; b) sulla condotta del debitore; c) sulle proposte di concordato; d)sulle garanzie offerte ai creditori.
Raggiunte le maggioranze .
– l’ammontare delle somme che la società debitrice deve depositare per i crediti contestati;
– le modalità per il versamento delle somme dovute alle singole scadenze oppure rimette al giudice delegato di stabilirle con decreto successivo.
Le spese gestionali insorgenti dopo l’omologazione del concordato sono a carico del debitore richiedente. Infatti: [28].
E’ recente la sentenza della I Sezione[47] con cui il Supremo Collegio contina a confermare il su cennato orientamento affermando ancora che «l’art. 184, comma 2, l. fall., ai sensi del quale il concordato della societa’, salvo patto contrario (da stipularsi con tutti i creditori e coevamente al concordato stesso), ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili relativamente ai debiti sociali, opera anche quando, per tali debiti, i soci abbiano, prima di divenire tali, prestato fideiussione, considerato che il comma 1 di detto articolo, nello stabilire che i creditori, soggetti alla obbligatorieta’ del concordato, conservano impregiudicati i diritti contro i fideiussori (nonche’ i coobbligati e gli obbligati in via di regresso), si riferisce ai terzi diversi dai soci, trovando titolo la responsabilita’ di questi ultimi – nel concordato come nel fallimento – proprio nella loro qualita’ di soci, in via assorbente rispetto ad eventuali e diverse fonti di responsabilita’ per i medesimi debiti sociali».
Secondo l’art.168, secondo comma, L.F., . È ormai pacifico che i suddetti effetti si verificano esclusivamente nei confronti di quelle prescrizioni e decadenze evitabili solo con le azioni esecutive, e non con gli altri atti interrottivi ugualmente esercitabili pur in pendenza del concordato[68].
Quindi bisogna far riferimento alle disposizioni generali previste in tema di prescrizione ed in particolare all’art.2944 C.c. a norma del quale .
C’è un altro momento nella procedura concordataria in cui può affermarsi che si verifica l’interruzione della prescrizione. Ci si riferisce al momento dell’adunanza che precede la votazione. In tale fase, caratterizzata dalla discussione ex art. 175, terzo comma, L.F. Ciò significa, in pratica, che vi è da una parte un creditore che, per il solo fatto che chiede di votare, oppure di non votare, richiede l’adempimento della propria obbligazione proprio perché l’affermarsi creditore e la richiesta di ottenere il dovuto, sono il presupposto necessario ed imprescindibile per l’esercizio del diritto di voto. Dall’altra parte abbiamo il debitore che se non vuole che quel creditore partecipi alla votazione ha il dovere di contestarlo, tant’è che poi il giudice delegato, sia pure ai soli fini della votazione, deve pronunciarsi. Non pare quindi, possa dubitarsi che anche in tale momento si verifica un’interruzione della prescrizione ex art.2944 C.c. Secondo la Suprema Corte il riconoscimento del diritto che interrompe la prescrizione può essere contenuto sia in atto non negoziale, purché volontario, o in qualsiasi fatto che, ancorché diretto al perseguimento di finalità diverse, riveli, comunque, la consapevolezza dell’esistenza del diritto[70].
Ma, allora, come si conciliano tali criteri con quella giurisprudenza secondo la quale [72].
Per quanto riguarda il concordato con garanzia, non vi è alcun dubbio che dal momento dell’omologazione incominci nuovamente a decorrere la prescrizione che, quindi, può essere interrotta solo a seguito di uno degli atti previsti dagli artt. 2943 ss. C.c. Diverso il discorso per il concordato con cessione. Con tale tipo di concordato, il debitore cede ai creditori i propri beni perché si soddisfino con il ricavato. La circostanza che a liquidare il patrimonio sia poi chiamato un liquidatore nominato dal Tribunale con la sentenza di omologazione, non cambia la sostanza del fenomeno, perché il liquidatore null’altro è che un mandatario dei suddetti creditori cessionari[73]. Ciò significa che si rende perfettamente applicabile l’art. 2941 n.6 C.c. a norma del quale < La prescrizione rimane sospesa: tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all’amministrazione altrui e quelle da cui l’amministrazione è esercitata, finché non sia stato reso e approvato definitivamente il conto>. Ed invero sussistono tutti i presupposti di legge perché possano agevolmente essere identificate nei debitori i cui beni per provvedimento del giudice sono sottoposti all’amministrazione dei creditori cessionari, nel mentre , sono individuabili, appunto, nei creditori cessionari. Si ponga attenzione, infine, alla circostanza che anche nel concordato con cessione deve essere presentato ed approvato il rendiconto.
[22] Alcuni giudici (V.si Trib. Torino 30 gennaio 1986 in Il Fallimento 1986; pag.1008) sostennero che la regolarità doveva essere intesa in senso e cioè doveva riflettere l’effettivo stato delle attività e delle passività dell’azienda e le varie vicende economiche; per altri (V.si App. Bologna 27 gennaio 1978, in giur. comm. 1979; pag.468) in senso e cioè nel rispetto delle norme di cui agli artt. 2214 e ss. del codice civile e precisamente corrispondenza delle scritture all’effettivo andamento dell’esercizio dell’impresa, non valorizzando così contabilità doppie o contabilità nere, e non legittimando il disordine amministrativo.
[25]Sono esclusi dalla cessione: a) i beni e i diritti di natura strettamente personale; b) gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito guadagna con la sua attività, entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della sua famiglia; c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli (ai sensi dell’art. 324 c.c., sono destinati al mantenimento della famiglia ed all’istruzione ed educazione dei figli) ed i redditi dei beni costituiti in patrimonio familiare (fondo patrimoniale artt. 167 – 171 c.c.); l’esecuzione sui frutti derivanti dall’usufrutto legale e sui beni del fondo patrimoniale non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia (artt. 170 e 326 c.c.); d) i frutti dei beni costituiti in dote ed i crediti dotali (la norma è tacitamente abrogata dalla L.19 maggio 1975, n.151, che sancisce la nullità delle convenzioni che costituiscono beni in dote; infatti l’art. 166-bis del codice civile cita testualmente: ); e) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge (art.514 c.p.). Si cfr. sul punto, Lo Cascio, Il concordato preventivo, Il Fallimento n.3/92; pag.185
[26]La Corte Costituzionale, con sentenza del 27.6.1972, n.110, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del co.1 dell’art.162 L.F., .