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Timestamp: 2016-10-22 21:31:37+00:00
Document Index: 50009412

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 27', 'art. 322', 'art. 173', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 27', 'art. 322', 'art. 173', 'DTF ', 'art. 10', 'art. 27', 'art. 322', 'art. 27', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 173', 'art. 322', 'art. 27', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 322', 'art. 173', 'art. 322', 'art. 18', 'art. 322', 'art. 28', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 27', 'art. 322', 'art. 322', 'art. 27', 'DTF ', 'art. 31', 'DTF ', 'art. 322', 'sentenza ', 'art. 322', 'art. 29', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 173', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 173', 'art. 18']

130 IV 12120. Estratto della sentenza della Corte di cassazione penale nella causa C. contro Ministero pubblico del Cantone Ticino e consorti (ricorso per cassazione)
Art. 322bis en liaison avec l'art. 27 al. 2 CP; d�faut d'opposition � une publication constituant une infraction. Principes g�n�raux de la r�cente r�forme du droit p�nal et de proc�dure des m�dias. La punissabilit� pr�vue � l'art. 322bis CP est subsidiaire par rapport � celle de l'auteur de la publication et n'entre en consid�ration que si, au moyen de cette publication, une infraction est commise (consid. 1.3). Relation entre l'infraction de d�faut d'opposition � une publication constituant une infraction et la diffamation (art. 173 CP). La personne responsable au sens de l'art. 322bis CP a le droit d'apporter la preuve lib�ratoire de la v�rit� aux m�mes conditions que celles pr�vues pour la diffamation (consid. 1.6). Son �ventuelle bonne foi rel�ve de la n�gligence r�prim�e � la seconde phrase de l'art. 322bis CP (consid. 1.8). En mati�re d'infractions poursuivies sur plainte, il n'est possible de poursuivre � titre subsidiaire la personne responsable selon l'art. 322bis CP que si une plainte a �t� d�pos�e pr�alablement contre l'auteur de la publication lui-m�me. Si celui-ci n'est pas identifiable ou s'il ne peut �tre traduit devant un tribunal suisse, la proc�dure du chef de d�faut d'opposition � une publication constituant une infraction sera ouverte d'office (consid. 2.3). Faits � partir de page 122
Nel novembre 2000 la medesima rivista pubblicava un servizio non firmato, lanciato in copertina con il titolo "A Lugano coi narcodollari - L'Inchiesta ha simulato un traffico di denaro sporco dal Sudamerica al Ticino. Ecco i fiduciari e gli avvocati che hanno BGE 130 IV 121 S. 123abboccato", in cui si accusavano alcuni fiduciari ed avvocati ticinesi di essersi mostrati interessati ad un traffico di denaro sporco dal Sudamerica al Ticino appositamente simulato dalla rivista stessa.
Infine nel mese di maggio 2001 la rivista in questione ospitava un articolo non firmato, dal titolo "Divise avvelenate - Mobbing, favoritismi e giochi di potere. Cos� nella polizia cantonale ticinese si sprecano i soldi e si bloccano le riforme", in cui fra le altre cose si accusava E. di essere un assiduo giocatore di azzardo.
C. si � rifiutato di rilevare il nome dell'autore o degli autori degli articoli sopraccitati, avvalendosi del diritto di non testimoniare previsto all'art. 27bis CP.
F. La CCRP rinuncia a presentare osservazioni al ricorso. Il Procuratore pubblico postula la reiezione del gravame. Nelle loro osservazioni le parti civili D. e A. domandano che il ricorso venga respinto, E. domanda che il ricorso venga respinto nella misura della sua ricevibilit�. B. � rimasto silente.
Il Tribunale federale ha accolto il ricorso per cassazione. BGE 130 IV 121 S. 124
1. 1.1 Il ricorrente rimprovera essenzialmente all'autorit� cantonale di avergli ingiustamente negato la cosiddetta prova della verit�. Egli ritiene infatti che la fattispecie di cui all'art. 322bis CP � da porsi in stretta relazione con una pubblicazione punibile per cui, al fine di valutare la sussistenza o meno di un simile reato, occorre sempre potere entrare nel merito della pubblicazione stessa, esaminando la punibilit� di quanto pubblicato, concedendo in particolare al responsabile che non si oppone a una pubblicazione la possibilit� di fornire la prova liberatoria come previsto all'art. 173 n. 2 CP. Non ammettendolo al beneficio di tale prova, segnatamente respingendo la richiesta di interrogare a questo scopo 14 testimoni, l'autorit� cantonale avrebbe pertanto violato il diritto federale.
Tale norma � parte integrante della recente modifica del diritto penale e procedurale dei mass media, entrata in vigore il 1� aprile 1998. Al centro di questa riforma vi � la necessit� di adattare le condizioni poste dal moderno diritto penale al lavoro degli operatori dei media, in modo tale che questi possano adempiere i loro compiti, diventati sempre pi� importanti per la formazione delle opinioni nella societ� democratica, senza tuttavia pregiudicare indebitamente altri interessi degni di protezione (FF 1996 IV 450). In ambito di punibilit� dei mezzi d'informazione ci� ha comportato il BGE 130 IV 121 S. 125 conseguente adeguamento al principio della colpa, che rappresenta un pilastro dei moderni sistemi penali ben espresso nel noto brocardo nulla poena sine culpa (v. ad es. DTF 117 IV 369 consid. 17 pag. 391; FELIX BOMMER, Commentario basilese, n. 21 e segg. preliminarmente all'art. 10 CP; MARTIN KILLIAS, Pr�cis de droit p�nal g�n�ral, 2a ed., Berna 2001, pag. 37 e seg.). Alla luce di tale adeguamento il redattore responsabile risponde ora soltanto della propria colpa, senza pi� doversi assumere la responsabilit� risultante da altrui colpa, come invece ancora prevedeva il vecchio art. 27 CP, non a caso molto criticato dalla dottrina (cfr. a questo proposito FRANZ ZELLER, Commentario basilese, n. 1 all'art. 322bis CP e rinvii). In questo senso � stata istituita per il redattore responsabile una punibilit� autonoma rispetto a quella dell'autore dell'opera. Essa entra per� in linea di conto solo sussidiariamente, ovvero qualora l'autore dell'opera non possa essere individuato o non possa essere tradotto davanti a un tribunale svizzero (art. 27 cpv. 2 CP). La condotta del redattore responsabile � penalmente rilevante se non si � opposto in modo colpevole alla pubblicazione, vale a dire intenzionalmente o per negligenza. Questo a condizione che mediante tale pubblicazione sia stato commesso un reato. L'esistenza di tale reato di riferimento � un presupposto oggettivo esplicitamente enunciato nell'art. 322bis CP, laddove si parla di "una pubblicazione con la quale � commesso un reato". Questo vale anche nella versione tedesca ("eine Ver�ffentlichung, durch die eine strafbare Handlung begangen wird") e ancora pi� chiaramente nella versione francese, dove si sottolinea la necessit� che la pubblicazione costituisca reato ("une publication constituant une infraction").
1.4 I giudici cantonali hanno solo in parte rispettato queste premesse applicative dell'art. 322bis CP. Da un lato hanno pertinentemente esaminato l'esistenza dei requisiti posti al n. 1 dell'art. 173 CP, giungendo alla conclusione, qui comunque non contestata dal ricorrente, secondo la quale essi sono adempiuti. D'altro lato non hanno applicato quanto previsto alle cifre 2 e 3 di questa stessa BGE 130 IV 121 S. 126disposizione. Ne esce cos� un'interpretazione claudicante della fattispecie di base, la quale automaticamente rende impossibile una corretta applicazione dell'art. 322bis CP unitamente all'art. 27 cpv. 1 CP.
1.6 Per quanto riguarda la prova della verit� essa deve venire presa in considerazione nella fattispecie sussidiaria alle stesse condizioni di applicazione previste per il reato di riferimento. In caso contrario verrebbe stravolto lo stesso sistema repressivo previsto dal Codice penale in ambito di diffamazione, con il rischio di ammettere la punibilit� di un redattore responsabile per la pubblicazione di affermazioni vere e giustificate dall' interesse pubblico (FRANZ RIKLIN, Medialex 2003 pag. 124; lo stesso, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil I, 2a ed., Zurigo 2002, pag. 249; DENIS BARRELET, Medialex 2002 pag. 101). Anzi, � proprio nella logica del regime di punibilit� a cascata giusta l'art. 27 CP permettere al redattore responsabile, che di fatto fa le veci di "incolpato di rimpiazzo", di tentare perlomeno di provare la verit� delle affermazioni incriminate. L'interpretazione proposta nella sentenza impugnata non sarebbe del resto nemmeno conciliabile con quanto previsto all'art. 27bis CP, in quanto svuoterebbe di contenuto il diritto del redattore di rifiutarsi di testimoniare sull'identit� dell'autore dell'opera. Egli verrebbe infatti messo sotto eccessiva pressione ed implicitamente spinto a rivelare l'autore per liberarsi dalla responsabilit� penale sussidiaria, con il rischio di vanificare di fatto gli intenti garantistici esplicitamente perseguiti dal legislatore in ambito di tutela delle fonti giornalistiche (v. FF 1996 IV 477, nonch� 480 e segg.).
1.7 Da tutto ci� discende che i giudici cantonali, negando al ricorrente il diritto di fornire la prova della verit�, hanno violato il BGE 130 IV 121 S. 127diritto federale. Il ricorso va quindi accolto e la sentenza cantonale annullata.
1.8.2 Verificabile nella pratica � invece la buona fede del responsabile ex art. 322bis CP. Si tratta di una condizione soggettiva che non pu� tuttavia venire direttamente considerata dal profilo dell'art. 173 n. 2 CP, visto che tale norma fa riferimento esclusivo alla buona fede del colpevole di diffamazione e non a quella di altre persone. La condizione soggettiva del responsabile massmediatico va piuttosto esaminata in applicazione della variante colposa del reato di cui all'art. 322bis CP. In questo senso colui che senza commettere imprevidenza colpevole ai sensi dell'art. 18 cpv. 3 CP ha in buona fede ritenuto vere le affermazioni incriminate e per questo motivo non ne ha impedito la pubblicazione, non adempie la fattispecie di mancata opposizione a una pubblicazione punibile. Si rende invece colpevole di mancata opposizione colposa (art. 322bis seconda frase CP) il responsabile che non ha usato le precauzioni di vigilanza redazionale alle quali era tenuto secondo le circostanze BGE 130 IV 121 S. 128e la sua situazione personale. Nel ponderare tali precauzioni sono da tenere presenti il genere di mezzo di comunicazione utilizzato, i rischi specifici ad esso connessi ed il grado di fiducia che il responsabile massmediatico pu� riporre nella correttezza di comportamento dei propri collaboratori, tenendo presenti il principio dell'affidamento nonch� la massima "ultra posse nemo tenetur" (ANDREAS DONATSCH/WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 3a ed., Zurigo 2004, pag. 506). La questione della buona fede non va dunque affrontata alla stregua di una prova liberatoria posta nelle mani dell'accusato, ma bens� come indicazione per valutare se sono dati o meno gli elementi di tipicit� del reato colposo. In questi casi spetta di conseguenza alla pubblica accusa dimostrare che l'accusato ha violato un dovere di diligenza, che, se rispettato, avrebbe permesso all'accusato stesso di accorgersi della punibilit� della pubblicazione che egli ha invece omesso di impedire.
2. 2.1 Il ricorrente lamenta anche una violazione degli art. 28 e seg. CP in relazione alla querela penale di D. Essa sarebbe tardiva perch� presentata pi� di tre mesi dopo l'apparizione della pubblicazione incriminata. A mente del ricorrente viene cos� a cadere un requisito fondamentale perch� si possa perseguire un redattore giusta l'art. 322bis CP.
2.3 La formulazione dell'art. 322bis CP � quella di un reato perseguibile d'ufficio: la procedibilit� non � subordinata ad una querela penale. D'altro canto, come gi� sottolineato ai consid. 1.3 e 1.8.1, l'art. 27 cpv. 2 CP prescrive che il redattore responsabile, rispettivamente la persona responsabile della pubblicazione, sia punibile ex art. 322bis CP solamente qualora l'autore dell'opera non possa essere individuato o non possa essere tradotto davanti a un tribunale svizzero (principio della responsabilit� sussidiaria). Si presuppone dunque che l'autore, qualora fosse individuabile, rispettivamente giudicabile da parte di un tribunale svizzero, sarebbe egli stesso BGE 130 IV 121 S. 129punibile per il reato di riferimento. Di conseguenza se quest'ultimo reato � punibile solo a querela di parte, come ad esempio nel caso di reati contro l'onore, il reato previsto all'art. 322bis CP entra in linea di conto soltanto se in precedenza � stata correttamente sporta querela penale contro l'autore stesso della pubblicazione (cos� anche DONATSCH/WOHLERS, op. cit., pag. 506; RIKLIN, Strafrecht, op. cit., � 20 n. 22; ZELLER, op. cit., n. 9; SIMON CANONICA, Medialex 2000 pag. 64). Da questo profilo la recente riforma del diritto penale dei mass media comporta delle importanti novit� anche nelle modalit� d'esercizio del diritto di querela, tali da permettere una semplificazione del sistema. In base al vecchio diritto, infatti, se l'autore della pubblicazione punibile non poteva venire scoperto, la parte lesa doveva esplicitamente richiedere che si procedesse contro il redattore. Per fare ci� occorreva per� attendere che fossero adempiute le condizioni di punibilit� di quest'ultimo, giusta l'art. 27 n. 3 vCP (DTF 70 IV 145 consid. 1 pag. 149 e seg.). Spesso, per non correre rischi, la parte lesa doveva cos� sporgere querela in due tempi: dapprima contro l'autore ignoto e solo in seguito, qualora questi non venisse identificato, contro il redattore. Ora invece, in base al nuovo diritto, � sufficiente - ma comunque in ogni caso necessaria - una sola querela contro l'autore, noto o ignoto che sia. Se l'autore non pu� essere individuato o non pu� venire tradotto davanti a un tribunale svizzero, subentra d'ufficio la procedura per il reato di mancata opposizione a pubblicazione punibile. In questo senso il ruolo della parte lesa nel procedimento per reati commessi mediante mass media � oggi pi� circoscritto, ferma restando la possibilit� della desistenza dalla querela (art. 31 CP). In particolare, contrariamente a prima, non ricade pi� nella sua sfera di competenza la decisione di agire contro il redattore, se i responsabili del mezzo d'informazione si rifiutano di indicare il nome dell'autore oppure forniscono risposte evasive (v. per quanto riguarda la vecchia prassi DTF 76 IV 65 consid. 2 pag. 67). Da parte sua l'autorit� proceder� in base all'art. 322bis CP contro il redattore, o eventualmente contro altri responsabili, soltanto dopo avere ineccepibilmente chiarito se l'autore della pubblicazione incriminata � individuabile e se pu� essere tradotto davanti a un tribunale svizzero.
2.4 Da tutto ci� discende che, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, l'esistenza o meno di una querela valida � decisiva per il giudizio sulla punibilit� del redattore giusta l'art. 322bis CP. Tuttavia in base all'art. 29 CP il termine di tre mesi per BGE 130 IV 121 S. 130esercitare il diritto di querela comincia a decorrere solo dal momento in cui l'avente diritto ha conosciuto l'autore del reato. � quindi palese che tale condizione non � qui adempiuta, per cui la querela non pu� venire considerata tardiva. Il problema della tardivit� assume dunque rilevanza effettiva solo nei casi, anch'essi previsti all'art. 27 cpv. 2 CP, in cui l'autore, pur essendo conosciuto dalla parte lesa, non pu� essere tradotto davanti a un tribunale svizzero.
art. 27 al. 2 CP,
art. 173 n. 2 CP suite... ,
art. 27 cpv. 2 e 3 CP,
art. 27 cpv. 1 CP,
art. 173 n. 3 CP,
art. 18 cpv. 3 CP,