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Timestamp: 2017-09-26 21:41:04+00:00
Document Index: 44892547

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 58', 'art. 71', 'art. 129', 'art. 136', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16']

Centro Studi Processo Telematico - La conversione del DL 83/2015 e le modifiche introdotte nel sistema di PCT
Pubblicato: Domenica, 09 Agosto 2015 07:42
Scritto da Maurizio Reale
- gli artt. 16 bis (comma 1, comma 9, comma 9 bis, comma 9 octies) 16 decies e 16 undecies del DL 179/12;
- l’art. 3 bis comma 2 legge 53/94
- l’art. 58 comma 2 decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82
- l’art. 71 comma 1 decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82
- l’art. 129 comma 4, Allegato 1 decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
- l’art. 136 comma 2, Allegato 1 decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
- l’art. 5 comma 3, Allegato 2 del decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
- l’articolo 43, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114
- il comma 1 bis all’art. 13 dell’Allegato 2 del decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
- l’art. 2 comma 5, Allegato 2 decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
- l’art. 5 comma 2, Allegato 2 del decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104 (a decorrere dall’entrata in vigore del processo amministrativo telematico: 1 gennaio 2016)
1-bis. Nell'ambito dei procedimenti civili, contenziosi e di volontaria giurisdizione innanzi ai Tribunali e, a decorrere dal 30 giugno 2015, innanzi alle Corti d'Appello è sempre ammesso il deposito telematico dell'atto introduttivo o del primo atto difensivo e dei documenti che si offrono in comunicazione, da parte del difensore o del dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sotto-scrizione la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. In tal caso il deposito si perfeziona esclusivamente con tali modalità.
1-bis. Nell'ambito dei procedimenti civili, contenziosi e di volontaria giurisdizione innanzi ai Tribunali e, a decorrere dal 30 giugno 2015, innanzi alle Corti di Appello è sempre ammesso il deposito telematico di ogni atto diverso da quelli previsti dal comma 1 e dei documenti che si offrono in comunicazione, da parte del difensore o del dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, con le modalità previste dalla normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione la ricezione dei documenti informatici. In tal caso il deposito si perfeziona esclusivamente con tali modalità.
Tuttavia la forma utilizzata ed in particolar modo il richiamo al “…rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici…” e quindi anche all’art. 35 del DM 44/11, mal si conciliava con la situazione esistente in alcuni uffici giudiziari nei quali, ad esempio, mai è stata rilasciata da DGSIA, autorizzazione attestante “…l'installazione e l'idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio” con ciò potendosi sostenere che il richiamo alla normativa regolamentare contenuto nel comma 1-bis aggiunto dal D.L. 83/15 subordinasse, comunque, l’ammissibilità del deposito telematico per l’ufficio giudiziario di destinazione, all’esistenza del decreto dirigenziale previsto dall’art. 35 DM 44/11.
Anche grazie all’intervento dell’Avvocatura, in fase di conversione, l’art. 1-bis è stato opportunamente modificato ed il richiamo alla normativa regolamentare è ora riferito alle sole modalità di deposito; la modifica ha altresì esteso esplicitamente ad ogni atto la facoltà di deposito telematico essendo adesso “…sempre ammesso il deposito telematico di ogni atto diverso da quelli previsti dal comma 1 e dei documenti che si offrono in comunicazione…” frase questa che sostituisce quella originariamente inserita dal legislatore “è sempre ammesso il deposito telematico dell'atto introduttivo o del primo atto difensivo e dei documenti che si offrono in comunicazione…”.
A sua volta però, il Ministero della Giustizia, con comunicato stampa del 23 luglio 2015, assicurava che non ci sarebbe stato “nessun ritorno alla carta” essendo il PCT “scelta telematica irreversibile” precisando che “l’emendamento … non introduce in alcun modo un doppio binario telematico e cartaceo ma ha invece l’obiettivo di stabilire rigorosamente - in modo uniforme su tutto il territorio nazionale al contrario di quanto accaduto finora - i casi tassativi in cui è ammissibile l’acquisizione di copia di cortesia, ripartendo i relativi oneri tra uffici giudiziari e avvocatura. L’obiettivo del provvedimento è dunque proprio quello di porre fine alle prassi distorte di un eccessivo ricorso alla copia di cortesia, come la stessa avvocatura ha denunciato più volte.”.
L’Unione Nazionale delle Camere Civili, ritenendo che il comunicato diffuso dal Ministero della Giustizia non avesse fatto la dovuta chiarezza, invitava il Ministro della Giustizia Andrea Orlando a chiarire che “le copie cartacee e l'eventuale riproduzione analogica, non debbano essere comunque un onere dell'Avvocatura ma esclusivamente delle cancellerie” in quanto, ove così non fosse non solo si “aggraverebbe il lavoro a carico degli avvocati” ma si annullerebbero “i vantaggi acquisiti con l'introduzione del processo telematico, vanificando i benefici e gli scopi perseguiti dal Ministero e condivisi dall'Avvocatura”.
L’OUA pur confidando nei chiarimenti pervenuti da via Arenula, che manifestavano “l'intenzione del Ministro Orlando di abbandonare progressivamente, ma definitivamente, la copia cartacea, nonostante la resistenza di parte della magistratura restia al cambiamento” ribadiva che non dovevano essere posti “ulteriori oneri a carico dell’avvocatura, che ha già dimostrato una fattiva collaborazione al successo del Pct.”.
9-bis. Le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest'ultimo, presenti nei fascicoli informatici o dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all'originale anche se prive della firma digitale del cancelliere. Il difensore, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale possono estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti di cui al periodo precedente ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed infor-matiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell'atte-stazione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all'originale. Il duplicato informatico di un documento informatico deve essere prodotto mediante processi e strumenti che assicurino che il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli atti processuali che contengono provvedimenti giudiziali che autorizzano il prelievo di somme di denaro vincolate all'ordine del giudice.
9-bis. Le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest'ultimo, presenti nei fascicoli informatici o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all'originale anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale. Il difensore, il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale possono estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti di cui al periodo precedente ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed infor-matiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell'attesta-zione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all'originale. Il duplicato informatico di un documento informatico deve essere prodotto mediante processi e strumenti che assicurino che il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli atti processuali che contengono provvedimenti giudiziali che autorizzano il prelievo di somme di denaro vincolate all'ordine del giudice.
1. Il difensore, il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale, quando depositano con modalità telematiche la copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di parte o di un provvedimento del giudice formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme attestano la conformità della copia al predetto atto. La copia munita dell'attestazione di conformità equivale all'originale o alla copia conforme dell'atto o del provvedimento.
Con le modifiche apportate in sede di conversione all’art. 16 decies, pur non cambiando, nella sostanza, la portata della norma si evidenzia come nello stesso da una parte vengano formalmente meno gli specifici riferimenti alla notifica, all’ufficiale giudiziario e alla legge 53/94 e, dall’altra si precisi, nell’ultimo capoverso, che “La copia munita dell'attestazione di conformità equivale all'originale o alla copia conforme dell'atto o del provvedimento.”.
Posto e scontato il tentativo del legislatore di semplificare e rendere non applicabili nel PCT e nelle notifiche tramite PEC, agli avvocati, le modalità di attestazione dettate dagli artt. 4 e 6 del DPCM del 13.11.2014, era però altrettanto evidente come la formulazione della norma, richiamando espressamente “… l'indicazione dei dati essenziali per individuare univocamente la copia a cui si riferisce…” non fosse idonea al raggiungimento dello scopo in quanto non consentiva di fugare ogni dubbio in merito alla “disapplicazione” del citato DPCM considerato che solo l’impronta del file (hash) e il riferimento temporale sono idonei ad individuare univocamente un documento informatico.
Sembrava, quindi, scontato che, con la conversione del DL 83/15, il legislatore tornasse sull’argomento apportando le opportune modifiche al comma 3 dell’art. 16 undecies magari facendo proprie quelle proposte dall’Avvocatura per le quali la conformità delle copie informatiche e degli estratti informatici di atti e provvedimenti, sia nel PCT che nelle notifiche tramite PEC L. 53/94, poteva ritenersi assolta mediante apposizione, sulla copia o sull'estratto, della sola firma digitale, ovvero apponendo la sola firma digitale nella attestazione di conformità, inserita su documento informatico separato, da depositarsi contestualmente, o all’interno della relazione di notificazione.
Il comma 3 dell’art. 16 undecies, in effetti, è stato modificato dal legislatore ma con una “soluzione” che rimanda “…l'individuazione della copia cui si riferisce… esclusivamente secondo le modalità stabilite nelle specifiche tecniche del responsabile dei servizi telematici del ministero della giustizia”.
2) non potranno notificare tramite PEC atti/provvedimenti in origine formati su supporto analogico (ad esempio: copie esecutive) in quanto l’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 16 undecies prevede che “se la copia informatica è destinata alla notifica, l'attestazione di conformità è inserita nella relazione di notificazione” (relata di notificazione = atto separato) con ciò quindi non essendo possibile, ai fini dell’attestazione di conformità, utilizzare quanto disposto dal comma 2 dell’art. 16 undecies apponendo l’attestazione all’interno del medesimo documento informatico; anticipo che la legge di conversione ha modificato anche l’art. 3 bis della L. 53/94 (notifiche in proprio tramite PEC) il quale adesso, per le attestazioni di conformità, rimanda alle modalità indicate dall’art. 16 undecies.
5) potranno effettuare le attestazioni dettate dall'art. 16 decies (introdotte dal dl 83/15) solo con le modalità previste dal comma 2 art. 16 undecies e quindi, anche in questo caso, inserendo l’attestazione di conformità esclusivamente all’interno della copia informatica.
Da ultimo segnalo l’introduzione del comma 3 bis con il quale si dispone che: “I soggetti di cui all'articolo 16-decies, comma 1, che compiono le attestazioni di conformità previste dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono considerati pubblici ufficiali ad ogni effetto.
2. Quando l'atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l'avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell'atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità con le modalità previste dall’art. 16-undecies del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221. La notifica si esegue mediante allegazione dell'atto da notificarsi al messaggio di posta elettronica certificata.