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Timestamp: 2017-11-19 14:22:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 155', 'art. 42', 'art. 155', 'art. 155', 'sentenza ']

figli Archivi - Pagina 4 di 4 - Avvocatoblog
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Pubblicato il 11/09/2008 da Simone Falusi Lascia un commento
Separazione coniugi e “decisioni di maggior interesse” per i figli
Quali sono le decisioni di ORDINARIA AMMINISTRAZIONE e quali quelle di STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE in una separazione, riguardante ovviamente la prole, in regime di affido condiviso? La scuola , ad esempio, è ordinaria?
Claudia (email)
Risposta: ai sensi dell’art. 155 del codice civile (provvedimenti riguardi ai figli in caso di separazione dei coniugi) la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice; limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
La potestà genitoriale, esercitata da entrambi i genitori, dunque, consiste nel poter assumere decisioni per ciò che riguarda la gestione dei figli e la loro tutela: ciascuno dei genitori potrà quindi assumere le decisioni necessarie per la gestione dei figli in quanto la norma in questione attribuisce a ciascuno di essi disgiuntamente questo potere un modo autonomo: ciò vale per le decisioni di ordinaria amministrazione. Le questioni di “maggior interesse”, relative ad esempio alla salute, all’istruzione, all’educazione dei figli,debbono invece solitamente essere prese di comune accordo.
Pertanto più che di decisioni di “ordinaria” o “straordinaria amministrazione” (espressioni queste ultime riferite ad un concetto diverso, quelle delle spese), occorre
Parlare di “decisioni di maggior interesse” per i figli che, in quanto tali, debbono essere adottate da entrambi i genitori: la scelta della scuola per il figlio rientra certamente nelle decisioni di “maggior interesse”.
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:decisioni, figli, potestà genitoriale, Separazione coniugi
Pubblicato il 03/09/2008 da Simone Falusi Lascia un commento
Ancora sull’assegnazione della casa familiare
In merito alla assegnazione della casa familiare:
– l’assegnazione della casa familiare comporta la cessazione della proprietà da parte del padre naturale?
– Nel caso di un figlio nato da rapporto occasionale, la legge prevede l’assegnazione della casa alla madre naturale non convivente, sottraendola al padre naturale (proprietario?) … a me sembra paradossale.
Risposta: per “casa familiare” deve intendersi quella che ha costituito il centro di aggregazione e di unificazione della famiglia durante la convivenza. Ora, non mi pare che in questo caso possa parlarsi di “casa familiare”, non essendoci stata alcuna convivenza con la Sua compagna; pertanto mancano i presupposti per l’assegnazione della casa di Sua proprietà alla madre naturale.
In ogni caso l’assegnazione della casa familiare al coniuge/convivente non proprietario non comporta mai l’estinzione del diritto di proprietà esistente in capo all’altro coniuge/convivente. L’assegnazione della casa coniugale al coniuge affidatario della prole ha natura di diritto personale atipico di godimento che non priva il proprietario della disponibilità del diritto dominicale.
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:assegnazione casa coniugale, coniugi, divorzio, figli, matrimonio, separazione
Pubblicato il 23/06/2008 da Simone Falusi 14 commenti
Separazione dei coniugi, assegnazione della casa familiare ed affidamento dei figli
Egregio avvocato, il quesito che le sottopongo è questo. Mia moglie vuole chiedere la separazione ed il problema più grosso che ancora non abbiamo risolto riguarda la casa, che appartiene esclusivamente a me. Il punto è che abbiamo un figlio di 11 anni che sarà affidato alla madre, cosi’ mi pare dica la legge; mia moglie, che pure lavora, vorrebbe continuare ad abitare assieme al bambino nella casa dove tutt’ora viviamo. Io, secondo mia moglie, dovrei trasferirmi altrove, anche se sono il proprietario della casa. Non voglio certamente mandare via di casa mia moglie e mio figlio, ma io non saprei dove andare ad abitare, considerato che se dovessi pagare il mantenimento a mia moglie e mio figlio, sarebbe difficile sostenere anche un affitto. Che soluzioni si prospettano in questi casi? Grazie.
18/6/2008 | Roberto (per email)
Risposta: quello dell’assegnazione della casa coniugale (ovvero la casa in cui si svolgeva la vita della famiglia quando questa era unita) è spesso l’aspetto in cui si verificano i maggiori attriti per i coniugi, poiché il coniuge estromesso – soprattutto quando sia il proprietario esclusivo o unico dell’immobile – viene fortemente penalizzato; molto spesso l’assegnazione della abitazione si traduce in una espropriazione se non definitiva, destinata a perdurare per molti anni.
Vediamo, pertanto, di esporre sinteticamente come viene regolato oggi l’istituto dell’assegnazione della casa coniugale. La norma di riferimento è l’art. 155 quater aggiunto al Codice Civile dalla Legge 54/2006(sull’affido condiviso) . Questa norma, rubricata come “assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza” stabilisce che “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643. Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”. L’interpretazione oggi data alla norma dalla Corte di Cassazione è quello secondo cui il diritto all’assegnazione della (ex) casa coniugale spetta al genitore con cui convivono i figli minorenni o maggiorenni non autonomi conviventi e ciò indipendentemente dal fatto che sia o meno titolare di un diritto reale o personale di godimento sull’immobile. Lo scopo della norma è quella di assicurare una pronta e conveniente sistemazione della prole incolpevole del fallimento del matrimonio e di impedire che questa, oltre al trauma della separazione dei genitori, abbia a subire anche quello dell’allontanamento dall’ambiente in cui vive ed infine di favorire la continuazione della convivenza tra loro.
Attualmente la Corte di Cassazione ha ribadito più volte questa rigida interpretazione della legge, escludendo il diritto all’assegnazione della casa familiare laddove non vi siano figli minorenni o maggiorenni non autonomi ed annullando tutte quelle interpretazioni estensive della norma che tendevano a riconoscere il diritto all’assegnazione della casa anche a favore del coniuge economicamente più debole, pur in assenza di figli, privando della proprietà il titolare del bene. La giurisprudenza maggioritaria nega appunto questa possibilità sul presupposta che il diritto del coniuge proprietario del bene subirebbe una limitazione eccessiva, in contrasto con l’art. 42 comma 2 della Costituzione, in quanto egli ternerebbe in possesso dell’abitazione solo in caso di decesso dell’altro coniuge, o di sue nuove nozze.
L’assegnazione della casa familiare (che se non diversamente specificato comporta automaticamente anche l’attribuzione del possesso di tutti i mobili) costituisce una facoltà di godimento qualificata come “diritto atipico personale“, che, pertanto, non priva il proprietario dell’immobile della disponibilità del suo diritto dominicale. Da ciò derivano alcune conseguenze: secondo un costante orientamento giurisprudenziale l’assegnazione comporta l’accollo di tutti gli oneri condominiali ordinari a carico del coniuge assegnatario; mentre le spese straordinarie continuano a gravare sul proprietario; su quest’ultimo continuerà a gravare anche l’ICI. Le eventuali rate di mutuo preesistente sull’immobile continuano ad essere di competenza del coniuge che si è accollato il mutuo, salvo diversi accordi tra i coniugi.
Per quanto riguarda l’affidamento dei figli: questo consistente nell’obbligo di custodia dei figli inteso come obbligo per ciascun genitore di provvedere a tutto ciò che occorre per garantire una esistenza civile e dignitosa ai figli. Con la legge 54/2006 è stato introdotto il c.d. affido condiviso; la disciplica dell’affido condiviso è contenuta nell’art. 155 del codice civile, come modificato dalla legge n. 54, che così recita:
“Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli) – Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.§
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando
4) le risorse economiche di entrambi i genitori
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi“.
Con l’attuale normativa, quindi, la custodia dei figli è prioritariamente attribuita sia al padre che alla madre. In verità l’innovazione è più che altro una innovazione di principio. Nella pratica poco è cambiato rispetto alla precedente normativa (affidamento ad uno dei due coniugi), poiché i figli vivono per lo più con un solo genitore e quindi la custodia dell’altro appare più che altro simbolica.
L’art. 155 menziona anche la potestà genitoriale, che consiste nel poter assumere decisioni su ciò che riguarda i figli. La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori, ciascuno dei quali potrà assumere le decisioni “di ordinaria amministrazione “sulla gestione dei figli disgiuntamente dall’altro.
Archiviato in:Famiglia, Separazione e Divorzio Etichettato con:affidamento, casa, condiviso, coniugi, figli, separazione
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