Source: http://liberatorio.altervista.org/trattativa-stato-mafia-sentenza-storica-mori-e-dellutri-condannati-a-12-anni-a-de-donno-8-anni-28-a-bagarella/
Timestamp: 2018-12-11 07:46:25+00:00
Document Index: 65011299

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e Dell’Utri condannati a 12 anni. A De Donno 8 anni, 28 a Bagarella | Movimento Civico "Liberatorio Politico"-Molfetta
fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it – di Giuseppe Pipitone
Sette minuti e cinquanta secondi. Tanto ci ha impiegato il giudice Alfredo Montalto per dire che non solo la Trattativa tra Cosa nostra e pezzi dello Stato c’è stata, ma che ad averla fatta sono stati i boss mafiosi, tre alti ufficiali dei carabinieri e il fondatore di Forza Italia. Mentre la piovra assassinava magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, inermi cittadini nelle stragi di Firenze e Milano, uomini delle istituzioni hanno cercato un contatto: sono diventati il canale che ha condotto fino al cuore dello Stato la minaccia violenta dei corleonesi. Che alla fine hanno ottenuto un riconoscimento grazie a Marcello Dell’Utri, uomo cerniera di Cosa nostra quando s’insedia il primo governo di Silvio Berlusconi. È una sentenza che riscrive la storia della fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda quella emessa dalla Corte di Assise di Palermo. E che il sostituto procuratore Nino Di Matteo, unico pm titolare dell’inchiesta sin dall’inizio, spiega così: “La sentenza dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. E il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico”.
Condannati boss, carabinieri e Dell’Utri – I giudici hanno condannato a dodici anni di carcere gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Per il cognato dei capo dei capi, dunque, una pena superiore rispetto ai sedici anni chiesti dai pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, che invece per Mori volevano una condanna pari a 15 anni. Prescritte, come richiesto dai pubblici ministeri, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci.
I pm in aula
Riscritta la storia della Seconda Repubblica – La parte lesadel processo sulla Trattativa è infatti il governo, intimidito dall’escalation di terrore intrapresa dai corleonesi dopo che gli ergastoli del Maxi processo istruito da Falcone e Borsellinodiventano definitivi. C’è una data che cambia per sempre la storia d’Italia: il 30 gennaio del 1992. Quel giorno a Roma i boss mafiosi vengono per la condannati all’ergastolo in via definitiva: è la prima volta che succede, nonostante i politici avessero assicurato il contrario. È il “fine pena mai” lo spettro che scatena la furia di Riina, capo dei capi di un’organizzazione criminale all’epoca titolare di un’enorme potenza di fuoco. Già dalla fine del 1991 il boss corleonese aveva cominciato a riunire periodicamente i suoi in un casolare in provincia di Enna per dettare la linea: in caso di pronuncia sfavorevole bisognava “pulirsi i piedi“. Bisognava, cioè, massacrare tutti quei politici che non avevano rispettato i patti. Il primo è Salvo Lima: la sua chioma bianca riversa nel sangue di Mondello il 12 marzo del 1992 è l’atto numero zero della guerra allo Stato. Ma è anche un messaggio diretto ad Andreotti nel giorno in cui iniziava la campagna elettorale per le politiche di aprile. “Il rapporto si è invertito: ora è la mafia che vuole comandare. E se la politica non obbedisce, la mafia si apre la strada da sola”, scrive su La Stampa Falcone, poche settimane prima di saltare in aria nella strage di Capaci.
Di Matteo: “Sentenza storica” – “Che la trattativa ci fosse stata non occorreva che lo dicesse questa sentenza. Ciò che emerge oggi e che viene sancito è che pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle richieste della mafia. Mentre saltavano in aria giudici, secondo la sentenza qualcuno nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss chiedevano. È una sentenza storica“, ha detto il pm Di Matteo, che ha abbracciato il collega Tartaglia mentre i giudici leggevano i dispositivo. “La sentenza – ha aggiunto il pm – dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. La corte ritiene provato questo. Ritiene provato che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico”. “Il verdetto – ha detto invece Tartaglia – dimostra che questo era un processo che doveva necessariamente essere celebrato. La procura ha lavorato bene, svolgendo con serietà e professionalità il proprio lavoro. Le polemiche sono state le esagerate le critiche Ma le abbiamo superate”.
Teresi: “Verdetto dedicato a Falcone e Borsellino” – “Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia”,è il commento di Teresi, che ha coordinato il pool per tutta la durata del processo. “Naturalmente – ha aggiunto – va analizzato attentamente questo dispositivo, che in linea di massima conferma la tesi principale dell’accusa, che ha riguardato l’ignobile scambio, chiamato semplicemente trattativa ma che nascondeva il ricatto della mafia allo Stato. Ricatto al quale si sono piegati alcuni elementi delle istituzioni, contribuendo a far sì che tale ricatto arrivasse nelle stanze più alte dello Stato perché venissero riconosciuti alla mafia benefici indicibili. È un processo che bisognava fare a tutti i costi. C’erano delle ipotesi d’accusa, e avevamo il dovere di procedere. Le carte ci dicono che abbiamo lavorato bene e che si trattava solo di rispondere a esigenza di giustizia e verità per i fatti accaduti nel paese tramortito dalla violenza nel 1992 e 1993″.
Precedente Vengono rimosse le auto in zona gialla ma l'ordinanza non lo dice Successivo Mafia, il boss intercettato: "Ha fatto bene a sciogliere il bimbo nell'acido" (video-audio)