Source: https://www.coltelleriacollini.com/legislazione.html
Timestamp: 2018-09-18 14:29:40+00:00
Document Index: 126742279

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 80', 'art. 162', 'art. 63', 'art. 4', 'art. 162', 'art. 582', 'art 80', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 39', 'art. 45', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 160', 'art. 4', 'art. 157']

Molta gente si domanda se è necessario avere un porto d'armi per comprare, trasportare o detenere presso il proprio domicilio le spade e i coltelli da collezione da noi trattati.
Spade: le spade affilate sono armi proprie, acquisto e detenzione devono quindi avvenire dietro presentazione di Porto d'Armi o Permesso d'Acquisto rilasciato dalla propria Questura. Spade non affilate sono considerate strumenti sportivi o oggetti decorativi, sono pertanto di libera vendita e detenzione se si ha la maggiore età.
Norme di legge attualmente in vigore:
La lama può terminare in una punta, rettilinea o ricurva verso l’alto od il basso, od essere più o meno arrotondata oppure tronca. Anche la punta arrotondata o tronca può essere, o meno, affilata. La punta che è affilata per un breve tratto anche sulla costa in prossimità della punta stessa, dicesi falso filo. Il filo inizia dalla punta e termina al tallone, che è la parte più robusta della lama su cui si appoggiano i fornimenti (elso, manico, eccDopo il tallone inizia il codolo e cioè il prolungamento della lama su cui viene montato il manico.
Coltelli ad apertura a scatto sono coltelli in cui la lama, incernierata sul manico, viene aperta automaticamente, con la pressione di un bottone di scatto, ad opera di una molla. Di regola un meccanismo blocca poi la lama in posizione di apertura. E’ opportuno ricordare che per un equivoco linguistico, avendo molti inteso che coltello a serramanico fosse quello in cui la “lama si fissa (si serra) nel manico” alcuni dizionari e la Cassazione in molte sentenze, hanno chiamato i coltelli a scatto “coltelli a serramanico”, creando non poca confusione.
Per quanto concerne la qualificazione giuridica dei coltelli, non vi è dubbio che per essi vale la regola generale per cui ogni strumento, anche pericoloso, che ha una funzione primaria diversa dall’offesa alla persona, deve essere qualificato come strumento atto ad offendere. Questo è sempre stato l’orientamento della giurisprudenza la quale ha fatto un’unica eccezione solo per i coltelli a scatto e, di recente, prendendo un abbaglio, anche per i coltelli pieghevoli con blocco della lama. In effetti, a voler essere del tutto coerenti, l’indagine sulla natura o meno di arma dello strumento andrebbe fatto caso per caso, ma ciò non è concretamente fattibile stante l’opinabilità di molti concetti. Si consideri ad esempio quale scarso significato pratico abbia la distinzione tra un pugnale e un coltello da macellaio, entrambi affilatissimi, entrambi appuntiti, entrambi studiati per essere ben maneggevoli, entrambi più che adatti per uccidere, visto che per un corpo umano fa ben poca differenza che una lama abbia un filo oppure due fili! L’analisi della materia, sulla base della pratica quotidiana e dei principi generali della legge, riscontrabili, sia pure con molti sbandamenti, in giurisprudenza, consente di enucleare il seguente principio generale: i coltelli sono da considerare sempre strumenti atti ad offendere salvo che in concreto le loro caratteristiche specifiche, e in particolare, quelle della lama, dimostrino che essi non sono idonei ad alcun uso ragionevole diverso da quello dell’offesa alla persona. Si presume quindi che un coltello sia uno strumento, salvo che particolari caratteristiche lo facciano identificare come arma propria.
Coltelli a scatto, a scrocco, a molletta:
In troppe massime la Cassazione dimentica che ai fini della distinzione non hanno alcun rilievo l’insidiosità dello strumento o la sua pericolosità, ma esclusivamente la sua destinazione primaria: un bisturi è certamente studiato per penetrare nel corpo umano, è affilatissimo e pericoloso, ma è destinato ad un uso lecito. Del resto proprio non si comprende perché dovrebbe essere più pericoloso un coltello che si apre con una sola mano, rispetto ad un coltello a lama fissa portato alla cintura o sotto l’ascella in un fodero: entrambi, allo stesso identico modo, possono apparire inaspettatamente nella mano dell’avversario. Si segnala che con circolare 559C.7572.10179(17)1 il Ministero dell'Interno ha avvertito che i coltelli a scatto sono da considerare armi proprie, con tutte le conseguenze in ordine al loro regime giuridico.
Coltelli pieghevoli con blocco della lama:
Coltelli balisong:
Coltelli da lancio:
Coltelli a spinta o “push-daggers”:
Coltelli di libero porto:
Ciò posto si pone il problema ulteriore se tutti i coltelli siano da considerare strumenti ad offendere oppure se ve ne siano alcun tipi che, per la struttura o per le modeste dimensioni, debbano essere considerati inidonei ad offendere.
- un coltello, a lama acuminata o con apice tagliente, sia fissa che pieghevole, con lama non superiore a sei centimetri, purché il manico non superi certe dimensioni (usuali coltelli da tasca).
Non si può infatti dimenticare che l’art. 80 era l’espressione di una precisa ratio: mentre per i normali strumenti da lavoro o sportivi e facile individuare i tempi ed i modi che ne rendono giustificabile il porto, ciò non è possibile per temperini e coltelli da tasca i quali sono strumenti destinati a molteplici impieghi e di quotidiana utilità; un coltello da tasca di piccole dimensioni viene portato non per uno scopo preciso, ma perché nel corso della giornata è strumento utile in una infinità di occasioni: aprire un pacco, tagliare uno spago o un pezzo di nastro, tagliare del pane, recidere un rametto, pulire le unghie, per non parlare di tutti gli usi impropri in cui la lama del coltello viene usata come leva, come cacciavite, come strumento universale per ogni piccola riparazione. Ciò a maggior ragione per chi vive in campagna. Quindi non vi è dubbio che in questo caso il giustificato motivo è insito nella stessa natura dello strumento che, per la sua modestia offensiva nessuno si sogna di portare a scopi lesivi. Ciò vale a maggior ragione per i coltelli multiuso che, oltre ad una o due lame, dispongono di altri attrezzi (seghetto, cavatappi, lima, ecc.) i quali, da soli, rendono giustificato il porto dello strumento.
Come per ogni altro strumento atto ad offendere, il giustificato motivo al porto in una certa situazione, legittima anche al porto in previsione di essa e dopo che essa si è verificata: il cacciatore, ad esempio, può partire da casa, in città con il coltello da caccia alla cintura, può portarlo sul terreno di caccia e, fino a che, alla sera, non rientra in casa è legittimato a portare il coltello anche se si ferma a far quattro chiacchiere al bar dei cacciatori. Però nel momento in cui il cacciatore usasse il coltello per minacciare, senza esimenti, un’altra persona, il porto diverrebbe ipso facto privo di giustificazione e quindi punibile (tesi opinabile).
- quando si debba ritenere sussistere l’attenuante del fatto lieve. La Cassazione ha stabilito che si deve tener conto sia delle circostanze oggettive (natura dell’oggetto, modalità del fatto) sia delle circostanze soggettive (personalità del reo, sue motivazioni).
- se l’attenuante possa essere ritenuta solo in relazione ad oggetti in senso stretto (tubi, catene, bulloni, ecc.) oppure anche in relazione a strumenti e, tra questi ai coltelli. La risposta, fin dall’inizio, non avrebbe potuto essere che in quest’ultimo senso poiché è proprio tra i coltelli che ora si classificano quegli strumenti che l’art. 80 del Reg. TULPS riconosceva essere privi di sufficiente capacità offensiva e che quindi meritano l’applicazione dell’attenuante più di ogni altro oggetto.
- se in caso di riconoscimento del fatto lieve la pena sia necessariamente quella della sola ammenda oppure sia il giudice a decidere se dare o meno anche l’arresto. Anche in questo caso la risposta ovvia era che, a parte l’infelice espressione usata dal legislatore (“può essere irrogata”), se il fatto era lieve, la pena dell’ammenda era più che sufficiente.
- se il riconoscimento dell’attenuante implichi che il reato, punito con la sola ammenda, si prescriva entro due anni. La giurisprudenza ormai costante è in questo senso.
- se il riconoscimento dell’attenuante e quindi l’applicabilità della sola ammenda, comporti la possibilità di fare oblazione a norma dell’art. 162 c.p. . La Cassazione si è orientata per la soluzione negativa. La soluzione andrebbe rivista per il fatto che il legislatore ha da tempo superato la distinzione tra aggravanti o attenuanti generiche e quelle ad effetto speciale (art. 63 c. p.) ed appare quindi un inutile formalismo giuridico il cavillare se in questo caso ci si trovi di fronte ad una forma attenuata del reato base o ad un reato autonomo.
Pene (ancora in Lire)
L’art. 4 L.110/1975 punisce il porto di coltello senza giustificato motivo con le pene dell’arresto da un mese ad un anno e dell’ammenda da lire 100.000 a lire 400.000. Se il fatto è lieve può essere irrogata la sola pena dell’ammenda.
La misura minima della pena a seguito di rito alternativo è quella di gg. 14 di arresto e lire 45.000 di ammenda. Solo lire 45.000 di ammenda se il fatto è lieve. La pena può essere sostituita dalle sanzioni sostitutive di cui alla legge 689/1981. Il porto di coltello in una riunione pubblica è punito con l’arresto da due a 18 mesi e con l’ammenda da lire 200.000 a lire 800.000; la pena è raddoppiata se il coltello è usato al fine di commettere reati. Pena minima con rito alternativo è quella di gg. 27 di arresto e lire 90.000 di ammenda. La Cass. ha affermato che nel caso in cui il porto è punibile solo con l’ammenda, trattandosi di fatto lieve, non è comunque consentita l’oblazione a norma dell’art. 162 c.p. L’affermazione è molto discutibile.
2)Cass., III, 26/06/1967, n. 0658. Agli effetti della legge penale (art. 582, secondo comma, n 2 C.P.) sono considerate armi tutti gli strumenti atti ad offendere che non possono portarsi senza giustificato motivo, e quindi anche quelli destinati ad uso domestico, i quali soltanto agli effetti del T.U. delle leggi di P.S. non sono considerati armi. Il coltello da cucina, anche se la sua destinazione principale non è quella di arrecare offesa, è sicuramente uno strumento atto ad offendere e perché possa essere qualificato arma è necessario considerare, ai sensi dell’art 80 reg. T.U. citato, non solo la lunghezza della lama, ma anche quella del manico. Massima superata per effetto dell’art. 4 L. 110/1975
7)Cass., VI, 15/04/1975, n. 4143. E’ punibile ai sensi dell’art. 699 C.P. il porto del tipo ‘molletta’, poiché esso assume le caratteristiche di un pugnale o di uno stiletto. Invero, agli effetti dell’art. 39 del T.U. legge di P.S., sono considerate armi proprie, oltre tutte le armi da sparo, tutte le altre la cui destinazione è l’offesa alla persona e l’art. 45 del regolamento comprende espressamente fra gli strumenti da punta e taglio la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona i pugnali e gli stiletti, per i quali non è ammessa licenza.
Cass., I, 16/02/1979, nr. 1757, La cosiddetta ‘molletta’, cioè il coltello con apertura a scatto e la cui lama, una volta spiegata, rimane fissa, assumendo in tal modo le caratteristiche di un pugnale o stiletto ‑ rientra nella categoria delle armi non da sparo per le quali non è consentito il porto in senso assoluto. Massima con motivazione errata in quanto a nulla rileva che un coltello sia a lama fissa o pieghevole; che rileva è il tipo di lama.
8)Cass., I, 29/10/1981, n. 9526. Il coltello a ‘scrocco’, e cioè il coltello a serramanico con lama a scatto, definito anche ‘molletta’ o a molla, deve considerarsi, agli effetti della legge penale, secondo la definizione della legge n. 585, secondo comma prima ipotesi C.P., ‘arma la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona’, in quanto, secondo i dati dell’esperienza tratti dal contesto storico ‑ geografico in cui si vive, appare destinato a tale uso e cioè ad aggredire ed offendere proprio per la fulmineità con la quale può farsene scattare la lama. Massima errata in quanto la rapidità di apertura non alcun rilievo; un coltello a lama fissa si può utilizzare ancora più rapidamente, ma non è un’arma!
12)Cass., I, 17/03/1983, n. 2117. La liceità del porto di coltello è condizionata alla lunghezza della lama che non superi i sei centimetri ed è per questo necessario che il manico non ecceda in lunghezza cm. 8 e in spessore cm. 9 per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata. Ne consegue che, venendo meno anche una sola di queste tre condizioni il porto rimane illecito se non è giustificato il motivo.
18)Cass., VI, 22/12/1989, n. 17777. Il porto di coltello è sempre proibito, a norma dell’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110, a meno che non venga dimostrato il giustificato motivo, che, costituendo una eccezione alla configurabilità del reato, deve sottostare all’onere della prova incombente sull’imputato.
19)Cass., I, 15/01/1987, n. 0254. Il porto di un coltello a serramanico è da ritenersi legittimo se detto oggetto deve essere impiegato nell’uso suo proprio e rimane tale per tutto il tempo di durata della attività e, quindi, all’assenza della abitazione. Ne consegue che non risponde di reato di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975 colui il quale, avendo portato con sé un coltello per adempiere al suo lavoro nei boschi, successivamente, e prima del rientro a casa, si ubriachi e lo esibisca in pubblico perché il fatto non costituisce reato.
Massima errata e che fa ricordare Fantozzi quando dice “ma come è umano lei!”. Non esistono infatti motivi buoni e cattivi che il giudice debba valutare sotto un profilo morale, ma solo motivi illeciti e motivi leciti; chi porta un coltello per suicidarsi prova in modo indiscutibile che egli non intende usare l’arma per motivi illeciti (aggressione, danneggiamento, bracconaggio) e quindi il motivo è senza dubbio giustificato.E’ preoccupante vedere come in tre gradi di giudizio nessun giudice si sia posto il problema se un povero diavolo in stato depressivo, sia da ritenere capace di intendere che egli sta portando un coltello da cucina senza un buon motivo!
29) Cass., I, 26/04/97 n. 2336.Il reato previsto dall’art. 4 della legge n. 110 del 1975, qualora sia stata concessa l’attenuante del fatto di lieve entità, è punito con la sola pena dell’ammenda, e pertanto si prescrive in due anni - prolungabili della metà nell’ipotesi di cui all’art. 160 cod. pen. - a nulla rilevando che nell’ipotesi tipica sia punito con la pena congiunta dell’arresto e dell’ammenda.
31) Cass., I, 17/12/96 n. 1332. Il riconoscimento della lieve entità del fatto, nel caso di porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, ai sensi dell’art. 4, comma terzo, ultima parte, della legge 18 aprile 1975 n. 110, comporta necessariamente l’applicazione della sola pena dell’ammenda, non rilevando in contrario che nella formulazione della norma in questione sia stata adoperata l’espressione "può"; e ciò in quanto, diversamente opinando, sfuggirebbe la stessa ragion d’essere dell’attenuante in parola, da ritenersi prevista dal legislatore proprio per i casi in cui l’applicazione congiunta dell’arresto e dell’ammenda, pur nella misura minima possibile, sarebbe risultata sproporzionata per eccesso rispetto alla infima gravita’ del fatto. Ne consegue che, verificandosi l’ipotesi sopraindicata, il termine prescrizionale del reato, ai sensi dell’art. 157, comma primo, n. 6, e comma secondo, cod. pen., viene ad essere quello di due anni previsto per le contravvenzioni punibili con la sola ammenda. Giurisprudenza praticamente costante.
I coltelli (tutti, di qualsiasi misura) possono essere portati per "giustificato motivo". Il cacciatore è, per legge, in situazione di giustificato motivo dal momento in cui parte da casa a quando vi ritorna. Però non può salire in corriere o in treno con un fiero coltello alla cintura! Meglio se lo tiene nel sacco da montagna o nascosto.
In tutti gli altri casi bisogna trovarsi in una situazione in cui sia dimostrabile che si è portato o si sta portando il coltello per uno scopo preciso: cercatore di funghi per tagliare i funghi, escursionista o campeggiatore per le necessità di campagna, artigiano per lavori attinenti al suo mestiere, ecc. Non è considerato valido il motivo generico: “perché lo uso per fare la punta alla matita e per pulirmi le unghie!” Non è valido il motivo di difesa perché la legge vuole proprio evitare che si porti il coltello per bucare la pelle altrui. Si può sempre trasportare il coltello impacchettato (anche se si può ferire una persona senza aprire il pacchetto!). Chi porta il coltello è meglio quindi che abbia una scusa sempre bell'e pronta del tipo: vado nel giardino del mio amico a tagliare un ramo!
Versione estesa fornita dal Giurista - Dott. Edoardo Mori - www.earmi.it
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