Source: https://www.diritto.it/particolare-tenuita-del-fatto-e-delitto-di-autoriciclaggio/
Timestamp: 2019-10-22 06:43:37+00:00
Document Index: 68784118

Matched Legal Cases: ['art. 131', 'art. 1', 'art. 131', 'art. 648', 'art. 615', 'art. 648', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ']

Particolare tenuità del fatto e delitto di autoriciclaggio
Il delitto di autoriciclaggio può ritenersi particolarmente tenue a norma dell’art. 131-bis c.p.?
Difatti, l’art. 1, comma 1, di questo provvedimento legislativo prevede l’introduzione di un apposito articolo vale a dire l’art. 131-bis c.p. il cui primo comma dispone quanto segue: nei «reati per i quali e’ prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilita’ e’ esclusa quando, per le modalita’ della condotta e per l’esiguita’ del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa e’ di particolare tenuita’ e il comportamento risulta non abituale».
Posto ciò, si pone il problema di verificare se detta esimente sia riconoscibile anche per il delitto di autoriciclaggio[2] nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilita’ provengano dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Infatti, per tale ipotesi, l’art. 648-ter.1, co. II, c.p. prevede una pena «da uno a quattro anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500».
Al riguardo, pare utile far presente che in un arresto giurisprudenziale del 2011, gli ermellini, pur trattando una fattispecie delittuosa radicalmente diversa da quella in commento (vale a dire il delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico di cui all’art. 615-ter c.p.[6]) hanno tuttavia rilevato che «l’unico criterio idoneo a distinguere le norme che prevedono circostanze da quelle che prevedono elementi costitutivi della fattispecie è il criterio strutturale della descrizione del precetto penale»[7] dovendosi ricorrere per la prima opzione ermeneutica allorchè non vi sia una «immutazione degli elementi essenziali delle condotte illecite (…) in quanto il riferimento è pur sempre a quei fatti-reato»[8].
Del resto, a sostegno della fondatezza di tale tesi ermeneutica, milita anche un’altra considerazione giuridica ovverossia, atteso che l’art. 648ter.1, co. III, c.p. dispone che si «applicano comunque le pene previste dal primo comma se il denaro, i beni o le altre utilita’ provengono da un delitto commesso con le condizioni o le finalita’ di cui all’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni», il rinvio alla sola ipotesi prevista dal comma I e non a quella di cui al comma II dell’articolo in argomento dovrebbe rappresentare un evidente indice sintomatico della natura circostanziale di tale seconda statuizione legislativa.
[1]Per una prima completa disamina di questo istituto, vedasi: Corte di Cassazione, Ufficio del Massimario, Settore penale, Rel. n. III/02/2015, 23 aprile 2015, Problematiche processuali riguardanti l’immediata applicazione della “particolare tenuità del fatto” a cura di A- CORBO – G. FIDELBO, in http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/RelIII_2015.pdf; F. PICCIONI, Tenuità del fatto e non punibilità, Maggioli editore, Santarcangelo di Roma, maggio 2015; A. DI TULLIO D’ELISIIS, Non punibilità per tenuità del fatto e strategie processuali, Maggioli editore, Santarcangelo di Roma, giugno 2015.
[3]Ai sensi del quale: «Quando per una circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o si tratta di circostanza ad effetto speciale, l’aumento o la diminuzione per le altre circostanze non opera sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Sono circostanze ad effetto speciale quelle che importano un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo».
[6]Ai sensi del quale: «[I]. Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. [II]. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema; 2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato; 3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti. [III]. Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni. [IV]. Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio».
[7]Cass. pen., Sez. Un., sentenza ud. 27 ottobre 2011 (dep. 7 febbraio 2012), n. 4694, in Diritto e Giustizia online 2012, 8 febbraio, con note di C. CINQUE, L’interpretazione estensiva in tema di accesso abusivo a sistemi informatici o telematici ex art. 615 ter c.p.: possibili profili di incostituzionalità della norma alla luce della recente sentenza delle Sezioni Unite n. 4964/12 (nota a Cass., sez. un. pen., 27 ottobre 2011 (ud.); 7 febbraio 2012 (dep.) n. 4694), in Riv. pen., fasc. 7-8, 2012, pag. 766; S. DI PAOLA, Il carattere “abusivo” dell’accesso a sistema informatico, tra finalità della condotta e contenuto dell’autorizzazione (osservaz. a Cass., sez. un. pen., 27 gennaio 2011 (ud.); 7 febbraio 2012 (dep.) n. 4694; Cass., sez. V pen. 18 gennaio 2011 (ud.); 20 giugno 2011 (dep.) n. 24583), in Foro it., fasc. 6, 2012, pag. 374; C. PECORELLA, L’attesa pronuncia delle Sezioni Unite sull’accesso abusivo a un sistema informatico: un passo avanti non risolutivo (nota a Cass., sez. un. pen., 27 ottobre 2011 (ud.); 7 febbraio 2012 (dep.) n. 4694), in Cass. pen., fasc. 11, 2012, pag. 3692; S. LOGROSCINO, Il delitto di accesso a un sistema informatico o telematico da parte del soggetto abilitato all’accesso (nota a Cass., sez. un. pen., 27 ottobre 2011 (ud.); 7 febbraio 2012 (dep.) n. 4694), in Riv. pen., fasc. 4, 2012, pag. 389.
[12]Cass. pen., sez. IV, sentenza ud. 13 novembre 2008 (dep. 22 dicembre 2008), n. 47477, in G uida al diritto, 2009, 11, 64.