Source: http://ilpenalista.it/rubriche/contrasti-giurisprudenziali?page=6
Timestamp: 2017-09-21 21:18:19+00:00
Document Index: 8271570

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 611', 'art. 127', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 130', 'sentenza ', 'art. 445']

Sequestro preventivo della P.G. e obbligo di dare avviso all’indagato della facoltà di assistenza di un legale
21 Ottobre 2015 | di Antonella Marandola
La Sezione III della Corte di cassazione è stata chiamata a verificare la validità del diniego alla decisione da parte del tribunale del riesame sull'eccezione, tempestivamente dedotta in sede di riesame dal difensore, di nullità del sequestro preventivo operato in via d'urgenza dalla polizia giudiziaria per violazione del combinato disposto degli artt. 356 c.p.p. e art. 114, disp. att. c.p.p. e sulla conseguente nullità dell'autonomo decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, successivamente alla convalida del sequestro preventivo.
Il rito applicabile ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti cautelari reali
06 Ottobre 2015 | di Sergio Beltrani
Nonostante due espresse pronunzie delle Sezioni unite (sentenze n. 4/1990, e n. 14/1993, Lucchetta), è all’improvviso riemerso in giurisprudenza un contrasto in merito al rito da seguire per la trattazione dei ricorsi in cassazione contro i provvedimenti in materia di misure cautelari reali. In generale, con riferimento ai ricorsi per cassazione contro provvedimenti non emessi nel dibattimento, il rito previsto è quello di cui all’art. 611 c.p.p., camerale non partecipato, costituente forma speciale e generale per la sede di legittimità, "se non è diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto dall'art. 127 …".
La validità delle notifiche via Pec effettuate dal tribunale e dalla procura della Repubblica di Torino dal 1° ottobre 2012 al 15 dicembre 2014
23 Settembre 2015 | di Genziana Leto
La questione che le Sezioni Unite penali hanno risolto attiene alla validità delle notifiche effettuate per via telematica a persona diversa dall’imputato e dall’indagato nel periodo successivo al primo di ottobre 2012 e prima del 15 dicembre 2014. La decisione nasce da un contesto normativo contrassegnato dal rapido susseguirsi di provvedimenti d’urgenza che hanno reso più magmatico il quadro regolamentare di riferimento.
Agevolazione della latitanza di esponente di spicco di associazione mafiosa e configurabilità dell’aggravante di cui all’art. 7, d.l. 152/1991
03 Settembre 2015 | di Antonio Corbo
Discussa risulta in giurisprudenza la questione se l’attività agevolativa della latitanza del capo-mafia possa, di per sé, ritenersi finalizzata ad agevolare l’attività dell’associazione nel suo complesso, ed integri, quindi, anche la circostanza aggravante prevista dall’art. 7, d.l. 152/1991, convertito in legge n. 203 del 1991, o se, invece, per ritenere la sussistenza di tale finalità sia necessario accertare in concreto la oggettiva funzionalità del contributo all’attività dell’associazione. Accanto alle due tesi in contrapposizione radicale, sono state prospettate anche soluzioni intermedie. La tipologia di problema affrontato, inoltre, fa sì che la questione si riproponga, in termini analoghi, anche in relazione ad altre fattispecie di reato (ad esempio, la rapina) commesse al fine di agevolare la latitanza di un esponente di vertice del sodalizio.
06 Agosto 2015 | di Antonella Marandola
La Corte di cassazione, a Sezioni unite, con sentenza 31 gennaio 2008, n. 7945, facendo leva sull'applicazione dell'art. 130 c.p.p. ha ammesso che possa essere utilizzata la procedura di correzione di errore materiale per integrare il dispositivo della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, laddove il giudice abbia omesso di condannare l'imputato alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile.
29 Luglio 2015 | di Luigi Levita
Le Sezioni semplici della Corte di cassazione consapevolmente perpetuano un contrasto giurisprudenziale sulla natura della sospensione condizionale della pena, dalla quale discende – come logico precipitato – la necessità ovvero la superfluità di un accertamento in concreto delle condizioni economiche dell’imputato, laddove l’applicazione dell’istituto venga subordinata dal giudice di merito all’avvenuto risarcimento del danno a vantaggio della persona offesa.
28 Luglio 2015 | di Alessio Innocenti
In seno alla S.C. si sono formati due contrapposti orientamenti giurisprudenziali in ordine alla necessità di un provvedimento dichiarativo/ricognitivo del giudice dell’esecuzione che accerti l’intervenuta estinzione del reato conseguente al c.d. “patteggiamento tradizionale” ex art. 445, comma 2, c.p.p.
28 Luglio 2015 | di Antonio Corbo
Il tema del rapporti tra le fattispecie di abuso di ufficio e di falso ideologico in atto pubblico risulta controverso nell’elaborazione giurisprudenziale. Un consistente numero di decisioni ritiene configurabile il concorso tra i due reati; altre decisioni lo escludono. Una soluzione intermedia – che sembra in sintonia con un ampio indirizzo dottrinale – incentra l’attenzione sull’unicità o pluralità di condotte materiali, escludendo il concorso solo quando la condotta si esaurisce nella commissione di un fatto qualificabile come falso ideologico in atto pubblico.