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Timestamp: 2019-01-24 10:30:25+00:00
Document Index: 127140245

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 151', 'art. 115', 'art. 151', 'art. 151']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 21 gennaio 2014, n. 1164. In tema di separazione non è necessaria la sussistenza di una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una delle parti, tale da rendere per essa intollerabile la convivenza, pur ammettendosi che l'altro coniuge desideri continuarla - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 21 gennaio 2014, n. 1164. In tema di separazione non è necessaria la sussistenza di una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco di una delle parti, tale da rendere per essa intollerabile la convivenza, pur ammettendosi che l’altro coniuge desideri continuarla
sentenza 21 gennaio 2014, n. 1164
Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell’art. 151 c.c. nonché vizio di motivazione, affermando che il giudice deve verificare i fatti obbiettivi che hanno condotto all’intollerabilità della convivenza, la quale non è implicita nella volontà di un coniuge di separarsi. Con il secondo motivo, violazione dell’art. 115 comma 2 c.p.c., censurando l’affermazione del giudice a quo, come interpretata dal ricorrente stesso, nel senso che la volontà di separarsi, manifestata da una persona sessantenne, con prole, non potrebbe che dipendere, necessariamente, da una sopravvenuta disaffezione verso il proprio coniuge, provocata da una situazione obbiettivamente intollerabile, non già da una mero capriccio o da altri fattori.
Come è noto, a fronte di una disciplina anteriore, che nettamente privilegiava l’elemento della colpa (anche se una parte seppur minoritaria della giurisprudenza aveva individuato la ratio della separazione stessa nella esigenza del coniuge di essere affrancato da una convivenza divenuta intollerabile: tra le altre, Cass. N. 968 del 1962), l’attuale disciplina, a seguito della riforma del 1975, ha escluso tale elemento, introducendo il profilo dell’intollerabilità della convivenza (anche se ha considerato, seppur solo a richiesta di parte, l’elemento dell’addebito).
Se dapprima parte della giurisprudenza (tra le altre, Cass. n.3348 del 1978) non parve accorgersi del profondo salto di qualità introdotto dalla nuova disciplina, e così si interpretò il disposto dell’art. 151, primo comma, c.c., come un semplice ampliamento delle ipotesi già espresse nella originaria formulazione, col passare del tempo, si è andato sempre più consolidando un altro atteggiamento, che sottolinea la profonda differenza dell’attuale disciplina rispetto all’anteriore. E questa è indubbiamente la posizione più condivisibile: non è tanto ai comportamenti che si riferisce l’art. 151 c.c., quanto alla situazione di intollerabilità della convivenza che pur frequentemente ne è conseguenza.
E in tale prospettiva si deve osservare che possono bensì determinati comportamenti, contrari ai doveri matrimoniali, condurre all’intollerabilità della convivenza, ma pure altri fatti che nulla avrebbero a che vedere con la violazione degli obblighi matrimoniali (ad. es. diversità di cultura tra i coniugi, incompatibilità di carattere, ecc…), e, d’altro canto, non tutte le violazioni degli obblighi familiari dovrebbero necessariamente condurre a tale risultato. Senza contare che nell’attuale disciplina nessuna differenza è posta tra coniuge “colpevole” o “incolpevole”, se di “colpa” si deve ancora parlare (rectius tra coniuge che ha o non ha violato i doveri matrimoniali); e pertanto anche il coniuge “colpevole” può chiedere la separazione, affermando che proprio il suo comportamento ha condotto all’intollerabilità della convivenza.
Dapprima la tesi “oggettivistica” fu la più seguita in giurisprudenza (tra le altre, Cass. n.5752 del 1979; Cass. n.67 del 1986).
Si giustificava tale tesi, argomentando dalla giuridicità del vincolo coniugale, dall’esigenza di garantire l’unità della famiglia e il diritto di ciascun coniuge alla prosecuzione della convivenza, a meno che non si verificassero appunto fattori di intollerabilità oggettiva. E nelle concezioni più restrittive per “intollerabilità oggettiva” si intendeva violazione degli obblighi familiari (ma la contraddizione in termini era evidente in quanto di tale violazione avrebbe potuto avvalersi, chiedendo la separazione, l’autore di essa).
Corte di Cassazione, sezione II, ordinanza 13 giugno 2014, n. 13526....