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Timestamp: 2019-04-26 16:30:59+00:00
Document Index: 99846016

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 8', 'art. 244', 'art. 244', 'art. 244', 'art. 1', 'art. 243']

Deliberazione 11 giugno 2013, n. 883
Piano Regionale per la prevenzione del rischio Cancerogeno e dei Tumori Occupazionali 2013-2015.
B.U.R. 28 giugno 2013, n. 51
- di approvare il Piano Regionale per la Prevenzione del Rischio Cancerogeno e dei Tumori Occupazionali 2013-2015 allegato alla presente deliberazione e che ne forma parte integrante e sostanziale (Allegato A);
- di dare atto che gli oneri derivanti dalla presente DGR sono a carico dei bilanci di competenza degli Enti del Sistema Sanitario Regionale interessati, nei limiti del budget assegnato dalla Regione Marche.
PIANO REGIONALE PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO CANCEROGENO E DEI TUMORI OCCUPAZIONALI 2013-2015
In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro dello scorso 28.04.2013, l’ILO (Organizzazione Internazionale Lavoro) ha indicato la necessità di porre l’attenzione sulle patologie da lavoro di cui i tumori professionali risultano essere componenti qualitativamente molto rilevanti, stimando che su un totale di 2.300.000 morti/anno per cause connesse all’attività lavorativa, ben l’80% sono imputabili a malattie e non ad infortuni.
La sottostima della diagnosi eziologica dei tumori è un problema noto nelle sue linee generali ma non nella sua esatta estensione e soprattutto, nella pratica, ancora insufficientemente affrontato. Questa tematica rimane valida anche per la quota collegata all’esposizione di natura occupazionale.
Ogni anno si verificano nel nostro Paese circa 250.000 nuovi casi di tumore, escludendo da tale computo le neoplasie cutanee diverse dai melanomi; a seconda dei criteri adottati per l’attribuzione causale, i tumori attualmente incidenti in Italia nella cui genesi sia da riconoscersi almeno una componente di origine professionale dovrebbero collocarsi tra i 4.000 e i 20.000 ogni anno, con conseguenti decessi stimabili tra i 2.400 e i 12.000 ogni anno. Invece, prendendo a riferimento gli anni 2005-2007, i casi segnalati all’INAIL come “tumori professionali” sono meno di 1.900 all’anno, quelli riconosciuti e indennizzati per tali dall’istituto assicuratore sono meno di 900 all’anno. Le motivazioni di questa sottostima sono molteplici e vanno dalle difficoltà intrinseche del riconoscimento delle cause dei tumori in generale (di fatto, patologie pressoché sempre di origine multifattoriale), alla scarsa sensibilità e alle scarse conoscenze degli operatori sanitari non specialisti del settore riguardo all’eziologia professionale delle neoplasie, ad una sottovalutazione complessiva del ruolo e del peso svolto dai fattori di rischio presenti negli ambienti di lavoro riguardo al “gettito” complessivo di tali patologie, per finire alla lunga, a volte lunghissima latenza tra insorgenza della malattia ed esposizione a fattori di rischio.
La sottostima dei danni comporta una pesante sottovalutazione non solo dei problemi pregressi (è ancora diffusa la convinzione che i tumori professionali siano esclusivamente un prodotto di condizioni di lavoro del passato non recente, ormai scomparse dal nostro tessuto produttivo) ma anche e soprattutto dei problemi attuali sui quali si può e si deve intervenire. Una delle più interessanti linee di evoluzione delle conoscenze sulla biologia dei tumori documenta che, per diverse forme neoplastiche, i tempi di induzione-latenza sono relativamente brevi e soprattutto che la cessazione delle esposizioni agli agenti cancerogeni di volta in volta in causa comporta una diminuzione del rischio di malattia importante e rapida, nell’arco di alcuni anni, mentre il persistere delle esposizioni incrementa il rischio di ammalarsi una prima volta così come di avere recidive dopo un primo trattamento potenzialmente efficace così come di avere, nel complesso, una forma neoplastica più aggressiva.
Ciò evidenzia la rilevanza di agire anche sulle esposizioni oncogene attuali, sia per coloro che non sono mai stati precedentemente esposti, sia su coloro che già siano stati esposti ad agenti cancerogeni.
Il D.Lgs 81/2008, ancor più espressamente e incisivamente delle normative precedenti, riconosce forte rilevanza alle azioni di prevenzione, ricerca attiva e monitoraggio delle neoplasie di origine professionale.
Per quanto sopra, sulla scorta delle indicazioni di cui al Patto per la Salute adottato con DPCM 17.12.2007 e visto il contemporaneo, armonico e coerente svilupparsi di altre iniziative analoghe su scala regionale, il Comitato Regionale di Coordinamento ex art. 7 del D.Lgs 81/2008 delle Marche decide l’adozione di uno specifico piano di interventi per la prevenzione del rischio cancerogeno e dei tumori occupazionali, quale uno degli assi portanti della programmazione delle attività per la sicurezza e la salute dei lavoratori per il triennio 2013-2015. Tale piano rappresenta il primo tentativo di intervento sistematico organizzato su tale argomento nell’ambito del nostro territorio regionale.
Ciò si inserisce, però, in un quadro nazionale e regionale di risorse decrescenti di tutte le P.A. e del Servizio Sanitario Regionale in particolare, da cui la necessità di verificare in itinere lo stato di avanzamento e gli obiettivi intermedi, eventualmente rimodulando tempi e modi di esecuzione.
Per tali motivi risulta inoltre indispensabile porre la massima attenzione alla efficacia delle azioni mediante:
- stima preventiva di efficacia di quanto si vuole realizzare;
- condivisione e partecipazione di tutti i soggetti istituzionali interessati a programmi di dismissione delle pratiche obsolete e di sviluppo di materiali e processi innovativi nella produzione;
- sostegno alla collaborazione tra servizi di prevenzione, servizi di diagnosi e cura, medici di medicina generale e medici competenti.
Gli obiettivi del piano sono così sintetizzabili:
Obiettivi di miglioramento del monitoraggio delle esposizioni e dei rischi
- Monitorare e vigilare i comparti produttivi ritenuti ad alto rischio di esposizione ad agenti cancerogeni occupazionale
- Predisporre un archivio regionale che potrà alimentare organicamente l’archivio nazionale dei lavoratori esposti e delle aziende, dei comparti e delle mansioni ad alto rischio che si inscrive nell’architettura del SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione) di cui all’art. 8 del D.Lgs 81/2008 ed ha a proprio riferimento nazionale le strutture di epidemiologia e statistica di INAIL
- Costruire un set di matrici lavoro-esposizione e lavoro-rischio mirato alle patologie neoplastiche tempo - e luogo-specifico, partendo dalle esperienze nazionali già avviate (in particolare quelle di OCCAM “SDO” e “matrici” dell’istituto Nazionale Tumori di Milano e quelle del CPO Regione Piemonte di Torino)
Obiettivi di miglioramento della prevenzione
- Eliminare, ogni volta che sia concretamente possibile, la presenza dell’agente di rischio o quanto meno l’esposizione all’agente di rischio
- Ove l’esposizione al rischio (attiva o potenziale che sia) non sia eliminabile, attuare efficaci misure generali e specifiche di tutela della salute dei lavoratori, anche tramite l’adozione sistematizzata di buone prassi
- Sensibilizzare, informare, formare e assistere adeguatamente tutti gli attori della prevenzione pubblici e privati ed in particolare gli operatori ASUR, i lavoratori è i loro RLS, i datori di lavoro e i loro consulenti interni ed esterni, i medici competenti, le associazioni sindacali e di categoria.
Obiettivi di miglioramento della capacità di riconoscimento dei danni
- Individuare la maggior quota possibile di casi di neoplasie causalmente correlabili al lavoro, anche tramite la collaborazione con le Strutture Cliniche di Diagnosi e Cura e il collegamento ai Registri Tumori “generalisti”
- Implementare i Registri di Patologia specifici previsti dall’art. 244 D.Lgs 81/2008, con integrazione di tali dati con quelli del Registro Nazionale delle Malattie Professionali e del sistema di sorveglianza MAL PROF collocati presso INAIL e con conseguente analisi epidemiologica delle informazioni raccolte
- Implementare l’impiego delle informazioni derivanti dalle varie forme di registrazione dei tumori e dalle analisi condotte mediante l’approccio OCCAM tramite studi caso-controllo mirati anche alle specifiche realtà regionali
3) Azioni proposte
Alcune Regioni italiane stanno attivando propri, autonomi piani mirati di intervento sia sul versante dei rischi che su quello dei danni.
La Regione Marche ha ora previsto di affrontare il problema, in maniera fortemente armonizzata e in stretta integrazione con le linee di attuazione del suo accordo di programma con l’INAIL, lungo tre direttrici.
Direttrice a: in applicazione dell’art. 244 del D.Lgs 81/08, ricerca attiva, registrazione, analisi sistematica e valutazione epidemiologica dei casi di un set di forme tumorali valutate come prioritarie
- creazione di una rete di contatto con le strutture ospedaliere di diagnosi e cura ove più spesso giungono e vengono diagnosticate le neoplasie di possibile origine professionale (Oncologia, Pneumologia, Chirurgia Toracica, ORL, Urologia, Ematologia, Anatomia patologica, ecc.);
- creazione di un protocollo di lavoro condiviso tra Servizi Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’ASUR MARCHE e strutture ospedaliere, per una quanto più possibile tempestiva ed esaustiva segnalazione ai servizi dei casi di neoplasia di sospetta origine occupazionale;
- utilizzo dei dati provenienti da reti epidemiologiche esistenti (ad esempio, Registri Tumori “generalisti” e “Studio OCCAM”);
- costituzione presso tutte le aree vaste territoriali dell’ASUR MARCHE di almeno un’attività ambulatoriale dedicata ai tumori professionali che utilizzi modelli e protocolli validati e condivisi;
- armonizzazione e ottimizzazione delle risorse esistenti in materia di archiviazione e trattazione dei dati per via informatica (anche in un’ottica di più ampio respiro, aperta ad un’estensione dei risultati conseguiti anche alla trattazione delle malattie professionali non tumorali con particolare riferimento al Registro Nazionale delle Malattie Professionali ed al sistema di sorveglianza MAL PROF);
- contributo ai Registri di Patologia specifici previsti dall’art. 244 del D.Lgs. 81/08 nell’ambito delle indicazioni che verranno fornite dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale, ai sensi dell’art. 1 punto d) della L.R. 10.04.2012 n. 6.
Direttrice b: in applicazione dell’art. 243 del D.Lgs 81/08, individuazione, registrazione, analisi sistematica e abbattimento delle esposizioni attuali o anche solo potenziali ad un set di agenti cancerogeni valutati come prioritari in un set di comparti lavorativi del tessuto produttivo regionale selezionati quali particolarmente “sensibili”
- formazione e informazione nei confronti dei soggetti interessati;
- assistenza verso le imprese, i loro responsabili per la sicurezza (RSPP), i lavoratori, i loro rappresentanti per la sicurezza (RLS), i medici competenti (MC) dei sistemi di azienda attraverso strumenti già esistenti (es. sportello informativo);
- controlli ispettivi nelle aziende attraverso protocolli e strumenti condivisi da tutti i servizi (quanto più possibile corredati da indagini di igiene industriale).
Direttrice c: attuazione, in un’ottica di sistema, di programmi di sorveglianza sanitaria per la diagnosi precoce efficace di casi di neoplasie curabili o quanto meno utilmente trattabili in gruppi “ad alto di rischio” di esposti ed ex-esposti ad agenti cancerogeni occupazionali
- definizione validata e condivisa, in un’ottica di EBP (Evidence Based Prevention), di protocolli di sorveglianza sanitaria mirata e counselling dedicati a gruppi di esposti ed ex-esposti “ad alto rischio” a cancerogeni occupazionali
- attuazione e verifica periodica dei conseguenti interventi.
4) Risultati attesi
Nel periodo complessivo di validità del piano si prevede il conseguimento dei seguenti obiettivi da raggiungersi nell’ambito delle risorse ordinarie delle istituzioni coinvolte.
- Attività di formazione e aggiornamento degli operatori, in particolare dei SPSAL delle AA.VV. dell’ASUR;
- Stesura ed approvazione di linee di indirizzo per una omogenea attività di controllo diffusa nel territorio, con riferimento particolare alle aziende sotto il minimo etico e conseguente attività nel territorio da parte dei SPSAL delle AA.VV. dell’ASUR;
- Programmazione e realizzazione di azioni di informazione ed assistenza alle aziende ed ai soggetti interessati, con particolare riferimento alle priorità di intervento;
- Raccolta delle buone pratiche condivise e delle migliori procedure di prevenzione;
- Raccolta di informazioni sulle esposizioni ad agenti cancerogeni occupazionali propedeutica all’avvio del SINP in fase di approvazione a livello nazionale.
Il piano è aperto al contributo di tutti i soggetti sociali e professionali interessati, in particolare per quanto riguarda il contributo dell’Università alla formazione degli operatori della salute pubblici e privati e per quanto riguarda l’integrazione delle politiche sanitarie con quelle dello sviluppo economico e sociale.
Il monitoraggio sui risultati ottenuti è affidato alla competente PF Prevenzione e promozione della salute nei luoghi di vita e di lavoro dell’ARS - Regione Marche che si avvarrà dei gruppi tecnici interistituzionali e degli specifici centri di osservazione già operanti per la sorveglianza dei rischi e dei danni da lavoro.