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Timestamp: 2020-01-28 08:45:44+00:00
Document Index: 53050654

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 2082', 'art. 2082', 'art. 2135', 'art. 2082', 'art. 2082', 'art. 2082']

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DIRITTO COMMERCIALE VOLUME I Marco Cian Aggiornato alla legge 11 agosto 2014, n.116 Per diritto commerciale si intende l’insieme delle norme di diritto privato che disciplinano le attività produttive e il loro esercizio. Al centro del fenomeno economico si staglia l’attività creatrice di nuova ricchezza (genera beni ed eroga servizi), cioè produttrice di utilità capaci di soddisfare i bisogni umani ed a cui la comunità attribuisce
Marco Cian Aggiornato alla legge 11 agosto 2014, n.116 DIRITTO COMMERCIALE VOLUME I 1 Per diritto commerciale si intende l’insieme delle norme di diritto privato che disciplinano le attività produttive e il loro esercizio. Al centro del fenomeno economico si staglia l’attività creatrice di nuova ricchezza (genera beni ed eroga servizi), cioè produttrice di utilità capaci di soddisfare i bisogni umani ed a cui la comunità attribuisce un valore economico. L’attività produttiva è una manifestazione dell’agire umano che si sviluppa nel tempo e nello spazio e che dà vita a relazioni con ogni altro at tore della comunità. Inoltre è un’attività che non viene esercitata da un solo individuo, ma da organismi costituiti appositamente (le società), che raccolgono finanziamenti da gruppi di investitori. Per questo l’attività produttiva è un fenomeno che si c olloca sul piano dei rapporti interprivatistici tra le persone e per tale motivo lo si definisce come il diritto privato delle attività produttive. Gli storici collocano la nascita del diritto commerciale in Italia nel tardo medioevo . In Mesopotamia, in G recia e nell’Impero romano esistevano attività produttiva ma non esisteva un corpo di norme rivolto alla loro disciplina. Il diritto commerciale viene collocato dopo l’anno Mille d.C. Proprio in quest’epoca, infatti, la civiltà esce lentamente da un perio do di declino successivo alla caduta dell’Impero romano d’occidente. E’ anche l’epoca dei Comuni , in Italia, all’interno dei quali si afferma la classe sociale dei mercanti . Per la protezione e la promozione delle proprie iniziative, i mercanti si riuniscono nelle Corporazioni di Arti e Mestieri . I mercanti hanno esigenze ed interessi che il diritto comune non è capace di soddisfare; per questo motivo, attraverso la pratica del commercio, si sono osservati gli usi derivanti dai loro rapporti, in base ai quali si crea un complesso di regole di numero sempre crescente. Inizialmente queste erano consuetudini non scritte, successivamente raccolte e codificate negli Statuti delle Corporazioni che disciplinavano l’esercizio dell’attività e che vincolavano i mer canti iscritti alla Corporazione stessa. L’applicazione di tali norme era garantita dai consoli che esercitavano nei confronti degli associati il potere giudiziario . Il diritto commerciale è un diritto che non risponde agli interessi locali ed è per tale motivo che le consuetudini in esso formate vengono rapidamente esportate in tutta Europa. A partire dal XVI-XVII secolo lo scenario cambia profondamente. Il rafforzamento degli Stati nazionali fa emergere la tendenza ad accentrare il potere legislativo sotto il controllo statale e anche la produzione normativa diviene, quindi, una produzione statale. Nel 1673 Luigi XIV, in Francia, emana l’Ordonnance du commerce. Il diciottesimo secolo è quello della Rivoluzione Industriale e della Rivoluzione Francese . La prima cambia lo scenario economico, infatti la produzione diventa una produzione di massa e il commercio diviene il protagonista del mercato; la seconda, invece, abolisce ogni forma di privilegio e di distinzione tra ceti sociali affermando il principio di libertà – che rispetto all’attività produttiva, è intesa come libertà di iniziativa economica – portando ad un cambiamento del sistema commerciale che, da corpus normativo su base soggettiva , cioè imperniato sulla figura e sulla disciplina di una determinata categoria di soggetti, diventa un sistema a base oggettiva a cardine del quale è posto l’atto di commercio . Il più importante è il Code de commerce napoleonico del 1807. E’ proprio l’800 ad essere riconosciuto come il secolo delle grandi codificazioni . Il primo Codice di commercio dell’Italia unita risale al 1865 , sostituito dopo pochi anni da quello del 1882 . Nel 1942 , però, venne varato il nuovo Codice Civile e la materia del commercio trovò posto al suo interno , occupando il quinto libro dedicato al “Lavoro”. 2 Come si è detto, il diritto commerciale è il diritto privato dell’attività produttiva. Al centro del sistema produttivo sta il concetto di impresa definita dall’art. 2082 come l’attività economica organizzata svolta professionalmente, diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi. L’attività d’impresa è un complesso di atti materiali e giuridici ma il diritto dell’impresa non è una disciplina organica e completa poiché non esiste un corpus normativo che regoli il suo esercizio. I l diritto dell’impresa è un complesso di disposizioni applicabili a chiunque intraprenda un iniziativa economica avente le caratteristiche contenute nell’art. 2082. Al diritto dell’impresa è affiancata la disciplina delle società dovuta dal fatto che l’at tività produttiva è sempre meno individuale. E’ a Lorenzo Mossa, uno dei maestri del diritto commerciale del primo novecento, che si deve la definizione di impresa, intesa però come impresa commerciale medio-grande . Tra le attività produttive concepite dal Codice del 1942, quelle distanti dalla nozione di impresa sono le professioni intellettuali ossia attività che di per sé rispondono a tutti i requisiti dell’art. 2082 ma che restano sottratte dalla disciplina dell’impresa. Storicamente il diritto commerciale nasce come disciplina del commercio. Commercio e agricoltura sono sempre stati divisi dal punto di vista sociale. Anche il Codice di commercio del 1882, infatti, trascurava del tutto l’attività agricola, per questo motiv o il legislatore del 1942 scelse una soluzione di compromesso: al vertice del sistema venne introdotta la figura generale di imprenditore , con la comprensione al suo interno di quello agricolo ( art. 2135 ). Per fattispecie si intende la disciplina che rappresenta l’oggetto della materia oggetto di studio. Questa deve essere ricercata guardando al corpo di norme che disciplinano quella determinata materia. Nell’ordinamento giuridico italiano tali norme sono contenute nel Codice Civile esattamente nel V libro ( Del lavoro ) al titolo II ( Del lavoro nell’impresa ) che si apre con l’art. 2082 ( Imprenditore ) che definisce “ imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi ”. La norma definisce più in particolare il fen omeno che l’imprenditore pone in essere , cioè descrive un suo comportamento che si sostanzia in un’attività produttiva triplicemente qualificata dai requisiti di organizzazione, professionalità ed economicità che prende il nome di impresa . Infatti, la norma considerata viene definita come disciplina dell’impresa . La nozione di impresa varia a seconda della disciplina che deve trovare applicazione. L’art. 2082 descrive l’impresa in termini di attività e la qualifica poi come produttiva . a) L’ attività può essere immaginata come un modello comportamentale costituito da tanti singoli comportamenti considerati nel loro insieme sul piano normativo. Essi rappresentano una sequenza coordinata strutturalmente e funzionalmente , orientata al raggiungimento di un determinato scopo. b) L’ attività viene qualificata a seconda della natura del suo scopo . Poiché qui parliamo di attività produttiva, significa che tale sequenza deve essere rivolta a produrre un’utilità che prima non c’era attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi . Soltanto i fenomeni che si presentano nella forma di attività produttiva sono oggetto del diritto commerciale, quindi un primo gruppo di fenomeni estranei a questa materia sono le attività di godimento , immaginate come una sequenza di comportamenti finalizzati ad un risultato non produttivo , cioè si trae 3 utilità di uso o di scambio da qualcosa che già si ha senza dar luogo ad alcun incremento di ricchezza preesistente. E’ un’impresa, quindi, solo l’attività produttiva che presenta i tre attributi previsti dall’art. 2082: professionalità, organizzazione ed economicità . Anzitutto, un’attiv ità produttiva, per poter essere qualificata come impresa, deve essere svolta professionalmente richiedendo che essa abbia luogo in maniera abituale, stabile e reiterata, in definitiva non occasionale o sporadica . In primo luogo si ritiene che professionalità non è sinonimo di esclusività , poiché tale requisito sussiste anche nel caso in cui un’attività produttiva non costituisca l’unica attività s volta da colui che la pone in essere. Ad esempio, si immagini un soggetto che gestisce un punto di ristoro di giorno e di sera insegna in una palestra . In secondo luogo, si ritiene che professionalità non è sinonimo di continuità , poiché tale requisito sussiste anche nel caso in cui l’ attività produttiva sia svolta in modo non continuativo e sia quindi caratterizzata da interruzioni. Tali interruzioni devono essere però legate alle esigenze naturali del ciclo produttivo sottostante , sicché l’attività interrotta deve ricominciare dopo un certo periodo, per poi interrompersi nuovamente secondo un intervallo costante. Ad esempio, si pensi alle attività stagionali come la gestione di un impianto sciistico o di uno stabilimento balneare . Infine, si ritiene che professionalità non è sinonimo di pluralità di risultati prodotti , poiché tale requisito sussiste anche nel ca so in cui l’attività produttiva sia finalizzata alla realizzazione di un unico affare . Ad esempio, si pensi al caso in cui il risultato della produzione sia un’opera complessa (un ponte, una strada ecc.) che si realizza attraverso un’attività produttiva ch e non può essere improvvisata . Un’attività produttiva che difetti del requisito della professionalità è estranea alla materia del diritto commerciale, trattandosi di un’iniziativa occasionale . Un’attività produttiva, per essere qualificata come impresa, dev’essere poi organizzata . Il requisito dell’ organizzazione definisce l’attività sul piano dei mezzi impiegati nel suo svolgimento , richiedendo che sia esercitata non solo con la capacità lavorativa di chi la pone in essere, ma anche con l’aiuto di altri fattori produttivi . I fattori produttivi impiegabili si possono ricondurre a due categorie fondamentali: lavoro e capitale . Per lavoro si intende la forza lavoro acquisita sul mercato a prescindere dal titolo al quale l’acquisizione è avvenuta (rapporto di lavoro subordinato, coordinato, continuativo, occasionale ecc); per capitale si intende qualsiasi entità materiale o immateriale a prescindere dal titolo che ne consente di averne la disponibilità (proprietà, usufrutto, uso ecc). Peraltro, non è necessario che le due tipologie di fattori produttivi ricorrano congiuntamente poiché non è da escludere che determinati processi produttivi possano richiedere esclusivamente il fattore lavoro ( labour intensive ) o il fattore capitale ( capital intensive ). Il ruolo del titolare di un’attività produttiva organizzata è quello di svolgere un’opera di organizzazione , cioè un’o pera che consiste nello stabilire un ordine funzionale e strutturale dei fattori produttivi che utilizza nel processo produttivo. Inoltre, l’opera di organizzazione non deve necessariamente manifestarsi nella realizzazione di un apparato organizzativo tangibile , ad esempio, basti pensare alle attività di investimento che si sostanziano nella raccolta di una certa quantità di denaro e nel successivo impiego in strumenti finanziari, oppure alle attività che si svolgono esclusivamente attraverso internet. Se manca il requisito di organizzazione e il lavoro personale del titolare risulta il solo fattore necessario e sufficiente, allora l’iniziativa non può essere qualificata come impresa ma come lavoro autonomo .
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