Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=7
Timestamp: 2017-12-18 07:07:49+00:00
Document Index: 141194871

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 7', 'art. 3', 'art.51', 'art. 36', 'art.12', 'art. 50', 'e contrario', 'art. 832', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 133', 'art. 53', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42']

ART. 19 TUES: DOPPIA DELIBERA NON SIGNIFICA DOPPIA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO
Considerato che, ai sensi dell'art. 19 del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, la ripetuta delibera di approvazione del progetto dell'opera pubblica ha anche valore di adozione della variante al P.R.G. vigente, non occorre una inutile duplicazione dell'avviso ex art. 7 L. n. 241/1990.
ANNULLATO PROGETTO DI INTERRAMENTO DI LINEA FERROVIARIA PER MANCATO RISCONTRO AD UN ESPROPRIANDO
L'approvazione dell'opera pubblica è viziata da eccesso di potere (in relazione ai profili di erroneità del presupposto; difetto assoluto di istruttoria; travisamento dei fatti; violazione del principio di proporzionalità dell'azione amministrativa) e da violazione dell'art. 3 della l. n. 241/1990, in quanto a fronte della legittime rimostranze sollevate dai ricorrenti in merito alla realizzazione dell'intervento (lamentanti nella fattispecie l'interclusione di proprietà residua), l'amministrazione avrebbe dovuto verificare la possibilità di individuare modalità esecutive dell'intervento compatibili con la fruizione dei beni residui dei ricorrenti o comunque rappresentare le preminenti ragioni di interesse pubblico ostative all'accoglimento dei rilievi formulati dai ricorrenti.
Se alla data di scadenza dei termini della procedura espropriativa il soggetto che era stato Sindaco fino ad alcuni anni prima, già da molto tempo non aveva più alcun potere di controllo o di impulso sulla vicenda espropriativa, è evidente che la sua condotta risulta oggettivamente priva di influenza etiologica rispetto all'evento dannoso, a nulla rilevando in contrario la ritenuta configurabilità, nel comportamento del predetto, di una concausa agevolativa del danno, questa essendo priva di rilevanza quando ad essa ne sia seguita un'altra da sola sufficiente a determinarlo.
La legge di riforma n.142 del 1990 ha introdotto la fondamentale distinizione tra sfera di indirizzo politico-amministrativo e sfera gestionale (art.51). Tuttavia tale legge ha, nel contempo (art. 36, modificato dall'art.12 della l.25 n.81/1993), confermato in capo al sindaco - in quanto, oltre che organo politico, anche vertice dell'apparato burocratico comunale - la funzione di vigilare e di sovrintendere sui servizi ed uffici dell'ente al fine di assicurare il necessario raccordo tra sfera politico-decisionale e sfera burocratico-gestionale, già nel precedente ordinamento disciplinata dagli artt. 142 e 151 del T.U.L.C.P. del 1915, attribuzioni poi ribadite anche nel recente testo unico approvato con d. lgs.n.267 del 2000 (art. 50, comma 1).
QUANDO L'ESPROPRIO RIGUARDI DIRETTAMENTE IL DIRITTO MINORE, NON SI APPLICA L'ART. 25 TUES
Laddove l'esproprio riguardi direttamente un diritto immobiliare parziario, e la sua incidenza lesiva non si prefiguri quale effetto mediato della espropriazione della cosa altrui, non sovviene l'applicazione dell'articolo 25 del TUEs, il quale si riferisce a vicenda del tutto diversa, segnatamente, alla incidenza della espropriazione del diritto dominicale sui diritti di terzi sulla cosa. diritto di servitù vantato dal ricorrente.
ESISTE L'ABDICAZIONE: IL PROPRIETARIO PUÒ CHIEDERE IL RISARCIMENTO OLTRE ALLA TUTELA RESTITUTORIA
Sarebbe contrario al principio dell'effettività della tutela giurisdizionale, nonché alla protezione che in ambito sovranazionale e europeo è accordata alla proprietà privata, non rimettere al danneggiato la possibilità di optare tra la tutela restitutoria e quella risarcitoria. Ciò che, peraltro, contrasterebbe con il contenuto del diritto di proprietà consacrato dall'art. 832 cod. civ., vale a dire con il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo: la scelta obbligata del rimedio restitutorio a tutela di un diritto dominicale priverebbe sostanzialmente il proprietario di un parte sostanziale delle proprie prerogative.
NON ESISTE L'ABDICAZIONE: IL PROPRIETARIO NON PUÒ CHIEDERE IL RISARCIMENTO, MA SOLO TUTELA RESTITUTORIA
È inammissibile la mera domanda risarcitoria del proprietario di un bene illegittimamente occupato dalla p.a.: è chiaro, infatti, che il risarcimento del danno all'attualità non consentirebbe di impedire la protrazione dell'illecito rimanendo la proprietà in capo ai privati, con la possibilità - in caso di protrazione dell'inerzia della P.A. - di riproporre ad libitum nel corso degli anni future nuove domande risarcitorie con ingiusta locupletazione.
LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE DEL DANNO IN ASSENZA DI PROVVEDIMENTO ACQUISITIVO: 5 + 10%
In caso di liquidazione giudiziale del risarcimento del danno da occupazione illegittima, pur in assenza del provvedimento acquisitivo, il danno complessivamente cagionato viene liquidato, all'attualità, nel 5% annuo del "valore del terreno", calcolato ai sensi e nelle forme indicate dallo stesso articolo 42-bis, dalla data di occupazione e fino all'effettiva restituzione dei fondi, mentre il pregiudizio non patrimoniale viene stimato, onnicomprensivamente ed all'attualità, nel 10% dello stesso valore, da corrispondere non su base annua, ma una tantum.
IN PRESENZA DI VINCOLI DI INEDIFICABILITÀ, L'INDENNITÀ VA COMMISURATA AL VALORE AGRICOLO
Ove sul fondo espropriato insistano vincoli di destinazione tali da escludere la edificabilità legale, quale la classificazione della zona a verde pubblico, l'indennità deve essere commisurata al valore agricolo, non essendo la condizione di inedificabilità contraddetta dalla possibilità di realizzazione di parcheggi.
DESTINAZIONE A PARCHEGGIO: VINCOLO CONFORMATIVO SE MANCA LA LOCALIZZAZIONE DI UNA OPERA PRECISA
Una destinazione a parcheggio pubblico che attiene alla classificazione urbanistica senza procedere alla specifica e puntuale individuazione di una concreta e determinata opera, costituisce un vincolo conformativo con validità a tempo indeterminato e senza obbligo di indennizzo, escludendosi anche la doverosità di una risposta dell'Amministrazione all'istanza rivolta dal proprietario dell'area interessata dal vincolo, di modifica della destinazione urbanistica.
AUTORIZZAZIONE ALLO SVINCOLO: GIURISDIZIONE DEL GIUDICE ORDINARIO
All'adozione dell'atto di cui all'art. 28 TUEs corrisponde, nella sussistenza dei presupposti di legge (qualità di proprietario o avente diritto, assenza di trascrizioni o iscrizioni di diritti o di azioni di terzi, ecc.), un diritto soggettivo del privato richiedente relativo al pagamento dell'indennità di espropriazione, con relativa giurisdizione spettante al giudice ordinario. Che poi non sussistano poteri discrezionali nell'emanazione dell'atto denominato "autorizzazione allo svincolo", discende pianamente dal suo contenuto, che è limitato all'accertamento della definitività della determinazione e dell'assenza di diritti o opposizioni di altri soggetti, come del resto, confermato dal successivo art. 29. Si tratta, dunque, di tipico giudizio "di spettanza" in materia di diritti, sui quali è esclusa, per espressa disposizione di legge (il già richiamato art. 133 c.p.a.), la giurisdizione del G.A..
ART. 53 DPR 218/1978: LA RETROCESSIONE OPERA SOLO PER EFFETTO DELLA SENTENZA DEL GIUDICE
La restituzione prevista dall'art. 53 del dPR 218/1978, Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno (il quale riconosce «il diritto degli espropriati alla restituzione, qualora gli immobili non siano utilizzati per lo scopo prestabilito entro 5 anni dal decreto di esproprio»), da intendersi equiparata alla retrocessione totale prevista per gli ordinari casi di esproprio, non opera per il semplice decorso del termine, ma solo per effetto della pronuncia del giudice, che ha natura costitutiva e determina, con efficacia ex nunc, un nuovo trasferimento, in direzione inversa dall'espropriante verso l'espropriato, della proprietà del bene.
REDAZIONE VAM: OBBLIGO DI INTERPELLARE I COMUNI, DI CONFRONTARE I DATI CON LE PROVINCE LIMITROFE E DI UNA EFFETTIVA INDAGINE DI MERCATO
42 BIS: LA CONTROVERSIA SULL'INDENNIZZO SPETTA ALLA CORTE D'APPELLO, ANCHE QUANDO COESISTA CON CONTESTAZIONI SULLA LEGITTIMITÀ
La giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria sussiste anche quando coesistono contestazioni che investono sia la legittimità del decreto ex art. 42-bis cit., sia la quantificazione dell'indennizzo. Infatti, salvo deroghe normative espresse, vige nell'ordinamento processuale il principio generale dell'inderogabilità della giurisdizione per motivi di connessione, potendosi risolvere i problemi di coordinamento posti dalla concomitante operatività della giurisdizione ordinaria e di quella amministrativa su rapporti diversi, ma interdipendenti, secondo le regole della sospensione del procedimento pregiudicato.
OTTEMPERANZA: NELL'INCIDENTE DI ESECUZIONE NON SI PUÒ PRESCINDERE DAI COMPITI AFFIDATI AL COMMISSARIO
Se i provvedimenti del commissario ad acta costituiscono attuazione del comando vincolato del giudice e devono essere impugnati dalle parti davanti al giudice dell'ottemperanza in sede di incidente di esecuzione, nell'ambito dello stesso giudizio non si può comunque prescindere dai compiti a suo tempo affidatigli.
ISTANZA DI ACQUISIZIONE SANANTE: L'AMMINISTRAZIONE HA L'OBBLIGO DI RISCONTRARE ACQUISENDO O RESTITUENDO IL BENE
Il privato che versi nella condizione che l'art. 42-bis intende sanare, la quale si sostanzia in una situazione di fatto contraria al diritto e non può protrarsi sine die nel tempo, può legittimamente domandare l'emanazione del provvedimento di acquisizione sanante ovvero la restituzione del fondo con la sua riduzione allo status quo ante e all'uopo sollecitare l'Amministrazione affinché, tempestivamente adoperandosi, si pronunci sull'istanza avanzata. È corretto concludere, pertanto, che seppure l'art. 42-bis non contempli espressamente la possibilità di avvio del procedimento su iniziativa di parte, il privato possa ciononostante sollecitare l'Amministrazione coinvolta ad avviare il relativo procedimento e che la stessa abbia l'obbligo di provvedere al riguardo, configurandosi l'eventuale inerzia quale silenzio-inadempimento impugnabile innanzi al Giudice Amministrativo.
Nel caso di una destinazione urbanistica che consenta anche ad iniziativa del proprietario la realizzazione di opere e strutture intese all'effettivo godimento del verde, deve escludersi, ex se, la configurabilità di uno svuotamento incisivo del contenuto del diritto di proprietà, permanendo l'utilizzabilità dell'area rispetto alla sua destinazione naturale, sicché non è ravvisabile alcun vincolo preordinato all'espropriazione ovvero comportante inedificabilità, soggetto a decadenza, né è configurabile un obbligo di nuova tipizzazione. Non c'è effetto ablatorio della proprietà, limitandosi la disciplina ad introdurre limiti all'esercizio del potere di edificazione che resta comunque nella titolarità del privato, consentendo a quest'ultimo la realizzazione di strutture e manufatti che siano funzionalmente adibiti a soddisfare un esigenze di interesse pubblico e previa sottoscrizione di un'apposita convenzione.
ISTANZA DI ATTIVAZIONE DEL COLLEGIO DEI TECNICI: OBBLIGO DI PROVVEDERE ANCHE SE PROVIENE DAI PROPRIETARI EFFETTIVI NON CATASTALI
L'Autorità espropriante è obbligata a pronunciarsi sulla istanza presentata dai proprietari effettivi - anche se diversi dagli intestatari catastali - ai fini della attivazione del sub - procedimento di cui al combinato disposto degli artt. 21 e 22, comma 4, del d.P.R. n. 327/2001 e s.m.i.
Che cosa non sonnecchia sotto la scorza di noialtri. Bisognerebbe avere il coraggio di svegliarsi e trovare se stessi. O almeno parlarne. Si parla troppo poco a questo mondo (Cesare Pavese)