Source: https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=41612c85-a99c-4906-b29f-8eb2e60e329e
Timestamp: 2018-06-21 15:03:33+00:00
Document Index: 67397891

Matched Legal Cases: ['art. 374', 'art. 16', 'art. 295', 'art. 180', 'art. 173', 'art. 161', 'art. 162', 'art. 180']

Il concordato preventivo ostacola la dichiarazione di fallimento - Lexology
Il concordato preventivo ostacola la dichiarazione di fallimento
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite è stata chiamata a pronunciarsi, ex art. 374 c.p.c. co. 3, in merito alla possibilità di dichiarare il fallimento di un imprenditore in pendenza di procedura di concordato preventivo aperta nei suoi confronti. Infatti, la Corte di Cassazione, sez. I civile, con ordinanza interlocutoria 7 febbraio – 30 aprile 2014 n. 9476, non condividendo il precedente orientamento delle Sezioni Unite n. 1521/2013, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite, affinché venga emessa la decisione del ricorso.
Sul punto, si rileva che l’orientamento maggioritario precedentemente espresso in giurisprudenza riconosceva il principio della prevalenza del concordato preventivo rispetto al fallimento, riconoscendo pertanto, l’impossibilità per il tribunale di dichiarare il fallimento qualora lo stesso fosse stato previamente investito della domanda sulla ammissibilità del concordato preventivo dal debitore.
L’inversione di tendenza si è affermato ad opera del Decreto Legge del 14.03.2005 n. 35, convertito in Legge n. 80/2005 il quale, nella riscrittura dell’art. 16 della Legge Fallimentare ha eliminato l’inciso “fino a che il fallimento non è stato dichiarato”, determinando, secondo le successive pronunce della Cassazione (n. 18190 del 2012 e n. 1521 del 2013), il superamento del criterio della prevenzione, non essendo, altresì, in alcun modo rintracciabile un evidente rapporto di pregiudizialità tra il concordato preventivo ed il fallimento che giustifichi la sospensione del processo, ex art. 295 c.p.c..
Contrariamente alle precedenti pronunce, i giudici di legittimità chiamati ad emettere una decisione in merito, hanno evidenziato come la domanda di concordato debba necessariamente essere esaminata preliminarmente e solo in seguito alla conclusione della stessa per mancata approvazione, o rigetto ai sensi dell’art. 180 L.F., ovvero a seguito della revoca dell’ammissione ai sensi dell’art. 173 L.F., possa il tribunale adito dichiarare il fallimento. Tale principio di prevalenza della procedura di concordato, infatti, deve essere rintracciato nel sistema che attribuisce allo stesso la funzione di “prevenire” il fallimento attraverso l’accordo del debitore con la maggioranza dei creditori, che posso così di seguito sintetizzarsi:
art. 161 L.F. comma 10, laddove prevede, per l’ipotesi di presentazione della domanda di concordato con riserva di procedimento per la dichiarazione di fallimento, una riduzione del tempo per sciogliere la riserva.
art. 162 L.F. comma 2, il quale consente la dichiarazione di fallimento “su istanza del creditore o su richiesta del PM”, soltanto a seguito di declaratoria d’inammissibilità della proposta di concordato;
art. 180 L.F. che altresì consente la dichiarazione del fallimento solo “se il tribunale respinge il concordato”.