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Timestamp: 2017-05-01 02:19:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 8', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 23', 'art. 57', 'sentenza ', 'art. 281', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 493', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 155']

Nel 2008 i proprietari degli immobili occupati chiedevano al Comune l immediata restituzione dei beni con il ripristino dei luoghi. - PDF
Nel 2008 i proprietari degli immobili occupati chiedevano al Comune l immediata restituzione dei beni con il ripristino dei luoghi.
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1 Occupazione d'urgenza: da quando decorre l'usucapione a favore della p.a.? TAR Sicilia-Palermo, sez. III, sentenza n (Riccardo Bianchini) In caso di trasformazione irreversibile di un bene da parte della P.A., solo allo scadere dell occupazione legittima inizia a decorrere il termine ventennale di cui all art c.c. per poter usucapire il bene: questo il principio ribadito nella pronuncia in rassegna. Per meglio comprendere la portata della pronuncia sembra opportuno fornire una sintetica ricostruzione dei fatti che hanno dato origine alla controversia. Nel 1986 e 1987 l Amministrazione comunale aveva disposto l occupazione temporanea e d urgenza di alcuni beni immobili privati per la costruzione di alloggi dichiarando l opera di pubblica utilità, indifferibile e urgente. Con ordinanza del 1987 il Comune aveva inoltre disposto che l occupazione avrebbe dovuto concludersi entro 3 anni dal suo inizio fissato per il 21 luglio A tale ordinanza avrebbe dovuto seguire l emissione del decreto d esproprio, decreto che invece non è mai stato emesso. Nel 2008 i proprietari degli immobili occupati chiedevano al Comune l immediata restituzione dei beni con il ripristino dei luoghi. A ciò seguiva nel 2009 un nuovo provvedimento del Comune, con il quale veniva dichiarato che tali beni erano stati acquisiti a titolo originario dall Amministrazione sia in virtù della irreversibile trasformazione dei luoghi che del decorso del termine previsto dall art c.c., e dunque per usucapione. Alla luce di ciò, nel marzo del 2010, i proprietari dei terreni occupati provvedevano alla notifica del ricorso al T.A.R. al fine di ottenere la restituzione dei beni previa la loro rimessa in pristino o, in subordine, la condanna dell Amministrazione a risarcimento dei danni quantificato nell equivalente monetario del valore degli immobili. In sede giudiziale il Comune riproponeva la tesi secondo cui l acquisto dei beni per intervenuta usucapione e per aver lo stesso realizzato l opera. Il Giudice, nell affrontare tale questione pregiudiziale, ha tuttavia respinto l eccezione rilevando come il dies a quo dal quale inizia a decorrere il periodo di possesso, ai fini dell applicazione dell istituto dell usucapione, debba essere individuato nel momento in qui il possesso cessa di essere legittimo. Con la conseguenza che, per quanto riguarda il caso in esame, i tre anni di occupazione, dal 1987 al 1990, ne sono esclusi. il Giudice ha evidenziato inoltre come l ordinanza che disponeva l inizio ed il termine dei lavori implicitamente riconosceva la proprietà dei ricorrenti prevedendo la corresponsione dell indennità a loro favore. L art c.c. invocato dall amministrazione, per quanto concerne il requisito soggettivo del possesso utile per l acquisto della proprietà a titolo di usucapione, dispone invece che lo stesso consista nell intenzione di comportarsi come proprietario, ossia tenere un comportamento incompatibile2 con il possesso altrui. Ma la corresponsione di una indennità a terzi contrasta evidentemente con quanto richiesto dalla noma in parola. Di conseguenza in linea con la giurisprudenza precedente il Giudice conferma la tesi secondo cui durante la fase di occupazione legittima l amministrazione risulta mera detentrice dei beni e non possessore, con l ulteriore conseguenza che finché l occupazione non cessa di essere legittima non inizia a decorrere il termine di usucapione. Si afferma infatti nella pronuncia in questione che Il Collegio aderisce all impostazione giurisprudenziale secondo cui «i provvedimenti di occupazione di urgenza comportano la mera detenzione della cosa altrui, vuoi perché sono per legge finalizzati ad una apprensione del bene soltanto temporanea, in vista della futura emanazione del decreto di esproprio, vuoi - soprattutto - perché implicano il riconoscimento della proprietà altrui (contemplatio domini), prevedendo la corresponsione di una apposita indennità di occupazione ai proprietari iscritti negli atti catastali, notificatari - proprio in quanto tali del decreto, cosicché in tal caso l'amministrazione occupante non ha l animus possidendi che vale ai fini dell'usucapione (cfr. Tar Liguria, I, 20 aprile 2010, n. 1833; Cons. St., sez. IV, ord. n. 3596/2010). Oltre a tale questione, il Giudice affronta anche l ulteriore profilo sollevato dall Amministrazione, consistente nella tesi secondo cui la trasformazione irreversibile del bene fare conseguire l acquisto a titolo originario degli stessi in capo all amministrazione; tesi, questa, ritenuta del tutto superata dal contesto normativo che è andato stratificandosi e che, ad oggi, sfocia nel riconoscimento del potere dell Amministrazione di emanare un atto con il quale sia acquisita la proprietà del bene, senza che dal mero ricorrere del fatto storico della irreversibile trasformazione possa automaticamente discendere l effetto giuridico dell acquisto a titolo originario. L unica facoltà concessa dall ordinamento alla P.A. per poter conseguire il diritto di proprietà sui beni già occupati senza titolo, infatti, è quella sanante prevista dall art. 42bis del DPR 327/01, il quale prevede che Valutati gli interessi in conflitto, l'autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest'ultimo forfetariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene. In assenza dell emanazione di tale atto, in caso di azione petitoria e/o possessoria attivata dai proprietari, l Amministrazione si vedrà costretta alla restituzione dei beni (salvo il ricorrere un fenomeno di usucapione che, tuttavia, nel caso di specie non sussiste per mancato decorso di un termine sufficiente a far maturare il diritto di proprietà in capo al possessore). L esito del giudizio, in ogni caso, consente all Amministrazione di poter ancora porre rimedio agli errori procedimentali commessi nel ritenere acquisito a titolo originaria la proprietà dei beni, infatti, in accoglimento del ricorso proposto, il Giudice ha condannato l Amministrazione non all immediata restituzione con ripristino dello stato antecedente, ma - a valutare espressamente la sussistenza dei presupposti per l adozione del provvedimento ex art. 42-bis del d.p.r. n. 327/2001, nel termine di giorni novanta dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza, in difetto del quale il bene dovrà essere restituito. (Altalex, 18 luglio Nota di Riccardo Bianchini)3 - ovvero, in via sussidiaria, per l ipotesi di impossibilità di conseguire con successo la tutela restitutoria, per la condanna al risarcimento dei danni mediante la corresponsione di un equivalente monetario, corrispondente al valore dei beni occupati; b) quanto al ricorso per motivi aggiunti: per l annullamento della determinazione n. 15 del 2009 con cui il Comune di Campofelice di Roccella ha pronunciato l acquisto della proprietà dei beni di cui sopra. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visti l atto di costituzione in giudizio dell Amministrazione; Visto il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla parte ricorrente; Vista la rinunzia al mandato depositata in data dall Avv. Calogero Marino; Vista l ordinanza istruttoria n. 1784/2011, eseguita dall Amministrazione; Visti gli atti tutti della causa; Relatore il referendario dott. Giuseppe La Greca; Uditi all udienza pubblica del 13 giugno 2012 gli Avv.ti L. Cucchiara per la parte ricorrente; C. Lanza per il Comune di Campofelice di Roccella; Ritenuto in fatto e considerato in diritto: FATTO e DIRITTO 1. Con ricorso notificato il 17 marzo 2010 e depositato il 9 aprile seguente, i ricorrenti hanno chiesto la condanna del Comune di Campofelice di Roccella alla restituzione, previa rimessa in pristino dello stato dei luoghi, dei terreni di loro proprietà in epigrafe descritti ed occupati dall Amministrazione nel corso di un procedimento espropriativo. In via «sussidiaria» essi hanno chiesto la condanna della stessa Amministrazione al risarcimento dei danni mediante la corresponsione dell equivalente monetario del valore degli immobili. 2. Si è costituito in giudizio il Comune di Campofelice di Roccella il quale, con distinte memorie, ha chiesto la reiezione del ricorso nel merito ed ha eccepito l usucapione dei beni per il decorso del ventennio di possesso continuato prescritto dall art c.c. 3. Con ordinanza n. 1784/2011 questo T.A.R. ha disposto misure istruttorie, eseguite dall Amministrazione. 4. Con memoria notificata all Amministrazione, da qualificarsi quale ricorso per motivi aggiunti, la parte ricorrente ha impugnato la determinazione n. 15/2009 con cui il Comune ha pronunciato l acquisto della proprietà dei beni in epigrafe indicati, deducendo l assenza formale e sostanziale dei caratteri propri del provvedimento di acquisizione regolato dall art. 43 d. P.R. n. 327 del 2001, vigente ratione temporis. 5. All udienza pubblica del 13 giugno 2012, presenti i procuratori delle parti che hanno ribadito le rispettive tesi difensive, il ricorso, su richiesta degli stessi è stato trattenuto in decisione.4 6. Va preliminarmente delibata l eccezione avente ad oggetto l usucapione dei beni sollevata dall Amministrazione poiché essa ha carattere pregiudiziale: in tale direzione, al fine di meglio comprendere le questioni sottoposte alla cognizione del Tribunale, vanno succintamente ricostruite le fasi salienti della vicenda procedimentale per cui è causa Con ordinanze n. 47/1986 e n. 17/1987 il Comune ha disposto l occupazione temporanea e d urgenza dei beni immobili privati necessari per la costruzione di n. 100 alloggi nei lotti n.2, 5 e 10 ricadenti nella zona di espansione C1 del piano particolareggiato e dichiarata l opera di pubblica utilità, indifferibile ed urgente. L ordinanza n. 17/1987 disponeva che l occupazione avrebbe dovuto concludersi entro tre anni dalla data di suo inizio, fissata per il 21 luglio 1987, con susseguente emissione del decreto d espropriazione. Il predetto decreto non risulta essere stato mai emanato e l opera è stata comunque realizzata. I ricorrenti, con note prot. nn , 10503, 10504, del 3 giugno 2008 versate agli atti del giudizio, hanno chiesto, infruttuosamente, al Comune l immediata restituzione dei terreni occupati con ripristino dello stato dei luoghi. Con determinazione n. 15 del 2009 il Comune, nel convincimento di «avere conseguito la proprietà dei terreni occupati a titolo originario in virtù della irreversibile trasformazione» (cfr. nota del Segretario Generale datata 11 novembre 2011) ha «preso atto dell avvenuto acquisto della proprietà» degli stessi. 7. Ciò precisato, come si è detto, nel corso dell odierno giudizio il Comune ha eccepito l acquisto della proprietà del bene per avvenuto decorso del termine di possesso continuativo ventennale sul rilievo che: a) dal 21 luglio 1987 (data dell immissione in possesso) al 10 marzo 2010 (data di notifica del ricorso introduttivo) il Comune di Campofelice ha posseduto ininterrottamente i terreni oggetto di controversia; b) il Comune non può, in tesi, essere considerato mero detentore dei terreni in discorso poiché l elemento psicologico rilevante ai fini dell acquisto della proprietà per usucapione si sarebbe estrinsecato nella trasformazione radicale degli immobili attraverso la realizzazione dell opera pubblica; c) nessun atto interruttivo della prescrizione è stato posto in essere dai ricorrenti. 8. L eccezione è infondata. Va preliminarmente rilevato come il dies a quo del possesso continuato nel tempo ex art c.c. deve essere individuato nel termine di scadenza dell occupazione legittima, avvenuto il 21 luglio 1990 (tre anni dal 21 luglio 1987). Il Collegio aderisce all impostazione giurisprudenziale secondo cui «i provvedimenti di occupazione di urgenza comportano la mera detenzione della cosa altrui, vuoi perché sono per legge finalizzati ad una apprensione del bene soltanto temporanea, in vista della futura emanazione del decreto di esproprio, vuoi - soprattutto - perché implicano il riconoscimento della proprietà altrui (contemplatio domini), prevedendo la corresponsione di una apposita indennità di occupazione ai proprietari iscritti negli atti catastali, notificatari - proprio in quanto tali - del decreto, cosicché in tal caso l'amministrazione occupante non ha l'animus possidendi che vale ai fini dell'usucapione (cfr. Tar Liguria, I, 20 aprile 2010, n. 1833; Cons. St., sez. IV, ord. n. 3596/2010).5 Ne deriva l infondatezza dell eccezione con esclusione del passaggio della titolarità del bene in capo alla resistente Amministrazione. 9. Parimenti priva di pregio è la posizione degli uffici dell Amministrazione, per il vero per taluni aspetti distinta da quella della difesa della stessa parte pubblica, circa l acquisizione a titolo originario del bene per effetto dell avvenuta realizzazione dell opera: sul punto è sufficiente osservare che l'unico rimedio riconosciuto dall'ordinamento per evitare la restituzione dell'area era, al momento dell emanazione della determinazione n. 15 del 2009 (ricognitiva dell asserito avvenuto trasferimento della proprietà), l'emanazione di un provvedimento di acquisizione ai sensi dell ormai espunto art. 43 d. P.R. n. 327 del 2001 (oggi «sostituito» dall art. 42-bis del medesimo d.p.r.), in assenza del quale l'amministrazione non poteva ne può addurre l'intervenuta realizzazione dell'opera pubblica quale causa di trasferimento della proprietà ovvero di impedimento alla restituzione: la realizzazione dell'opera pubblica è un fatto, e tale resta; come è stato chiarito dalla giurisprudenza la perdita della proprietà da parte del privato e l'acquisto in capo all'amministrazione possono conseguire unicamente all'emanazione di un provvedimento formale, nel rispetto del principio di legalità e di preminenza del diritto. La determinazione n. 15 del 2009 non resiste alle censure mosse con il ricorso per motivi aggiunti sostanziantesi nell assenza dei presupposti di legge tali da consentire il trasferimento della proprietà del bene, poiché, come anche affermato dall Amministrazione stessa, detto provvedimento, avente carattere meramente ricognitivo di (un insussistente) trasferimento di proprietà, non costituisce comunque espressione del potere che il Comune avrebbe dovuto esercitare ai sensi del surrichiamato art. 43 del d. P.R. n. 327 del La stessa va pertanto annullata. 10. La caducazione della determinazione n. 15/2009, la reiezione dell eccezione sopra scrutinata (art. 8 cod. proc. amm.) e, dunque, il conseguente accertamento del mantenimento della proprietà del bene in capo alla parte ricorrente, impongono che l Amministrazione valuti la sussistenza dei presupposti per l adozione di un provvedimento di acquisizione ai sensi dell art. 42-bis del d.p.r. n. 327 del 2001 ovvero che la stessa provveda alla restituzione dei beni oggetto di domanda reintegratoria. 11. Il ricorso pertanto va accolto nei sensi e per gli effetti di cui sopra, con assegnazione all Amministrazione del termine di giorni novanta, per l eventuale adozione del provvedimento di acquisizione surrichiamato, in difetto del quale il bene dovrà essere restituito. 12. Le spese del giudizio seguono la regola della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei sensi in motivazione e, per l effetto, annulla la determinazione n. 15/2009 e dichiara l obbligo dell Amministrazione di valutare espressamente la sussistenza dei presupposti per l adozione del provvedimento ex art. 42-bis del d.p.r. n. 327/2001, nel termine di giorni novanta dalla notificazione a cura di parte della presente sentenza, in difetto del quale il bene dovrà essere restituito. Condanna il Comune di Campofelice di Roccella alla rifusione, in favore della parte ricorrente, delle spese processuali e degli onorari di causa che liquida in complessivi 1.500,00 oltre IVA e CPA come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.6 Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 13 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati: Nicolo' Monteleone, Presidente Federica Cabrini, Consigliere Giuseppe La Greca, Referendario, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 05/07/2012 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.) ( da ) Documenti analoghi
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