Source: https://www.tidona.com/contratto-di-intermediazione-finanziaria/
Timestamp: 2018-07-21 13:45:42+00:00
Document Index: 167708455

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 26', 'art. 58', 'art. 58', 'art. 37', 'art. 23', 'art. 37']

Contratto di intermediazione finanziaria - Studio Legale Tidona e Associati
5 maggio 2011 | By Studio In Diritto finanziario
I. Inquadramento sistematico: 1. I servizi di investimento. – 2. L’art. 23 t.u.f. – 3. Il requisito della forma scritta. – 4. Il contenuto minimo dei contratti d’intermediazione finanziaria (art. 37 reg. intermediari)
Gli investitori che incorrono in simili eventi d’insolvenza cercano di recuperare i danari investiti e, per ottenere questo risultato, si possono percorrere due strade principali: chiedere l’ammissione al passivo dell’insolvenza (peraltro con la prospettiva di essere rimborsati solo in parte, talvolta in misura del tutto marginale) oppure agire in giudizio nei confronti dell’intermediario finanziario. L’azione in giudizio verso la banca costituisce la via preferita da un buon numero di clienti: essa offre difatti il vantaggio, rispetto alla domanda di ammissione al passivo, di prendersela con un soggetto finanziariamente capiente e che è dunque in grado – se soccombente – di ristorare adeguatamente l’investitore.
Con riferimento invece alla nozione di “strumenti finanziari derivati” [Sangiovanni (7), 39], la legge è silente. Il legislatore definisce i “valori mobiliari” (art. 1, c. 1-bis, t.u.f.) e gli “strumenti finanziari” (art. 1, c. 2, t.u.f.), categoria più ampia nella quale rientrano anche i valori mobiliari. Non si rinviene invece, nella nostra legge, una definizione di contratto derivato. Il t.u.f. difatti non dà la definizione di contratto derivato, ma si limita a elencare determinati contratti che – per le loro caratteristiche – vengono qualificati come “derivati” (art. 1, c. 3, t.u.f.). Questa scelta, anche se forse criticabile dal punto di vista della certezza del diritto, è in realtà sostanzialmente apprezzabile se si riflette sul fatto che i contratti derivati vengono creati dalla prassi finanziaria e solo in un secondo momento “recepiti” dall’ordinamento. La previsione di una definizione legislativa rigida di contratto derivato sarebbe inevitabilmente destinata a scontrarsi con le veloci evoluzioni dell’ingegneria finanziaria e a doversi considerare superata nel giro di pochi anni.
Sotto un ultimo profilo la forma scritta richiesta per il contratto d’intermediazione finanziaria può risultare utile a fini probatori. Nel caso in cui nascano contestazioni fra le parti, il fatto di avere un testo scritto consente di ricostruire quelle che sono state le pattuizioni fra i contraenti. La forma scritta può dunque giocare un ruolo importante ex post, se sorgono dissidi. Ecco allora che – contratto alla mano – si può chiedere il rispetto di certe clausole che vi erano state inserite (tali clausole saranno peraltro normalmente favorevoli all’intermediario che ha predisposto il contratto) oppure si può contestare la validità di determinate pattuizioni.
Con riferimento alla seconda ipotesi in cui è legittima una deroga al requisito della forma scritta («natura professionale dei contraenti»), bisogna tenere conto che – sulla scorta delle indicazioni del diritto comunitario – non tutti i clienti dell’intermediario finanziario vanno posti sullo stesso piano. La distinzione fra clienti “professionali” e “al dettaglio” trova riscontro normativo nell’art. 26 reg. intermediari. In quella sede si definisce il cliente professionale come «il cliente professionale privato che soddisfa i requisiti di cui all’allegato n. 3 al presente regolamento e il cliente professionale pubblico che soddisfa i requisiti di cui al regolamento emanato dal Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 6, comma 2-sexies del testo unico» e il cliente al dettaglio come «il cliente che non sia cliente professionale o controparte qualificata». A queste due definizioni si deve aggiungere quella di controparte qualificata, contenuta nell’art. 58, c. 1 e 2, reg. intermediari. Ai fini che qui interessano rileva il disposto dell’art. 58, c. 3, reg. intermediari, secondo cui «alla prestazione dei servizi di investimento, e dei servizi accessori ad essi connessi, a controparti qualificate, non si applicano le regole di condotta di cui agli articoli da 27 a 56». Fra gli articoli la cui applicazione è esclusa rientra l’art. 37, c. 1, reg. intermediari, che – come si è visto – prescrive la forma scritta del contratto d’intermediazione finanziaria.
Per gli altri casi, la mancata osservanza della disposizione regolamentare che prescrive un contenuto minimo del contratto d’intermediazione finanziaria costituisce un inadempimento dell’intermediario finanziario, che potrebbe – conseguentemente – essere chiamato a risarcire il danno che ne deriva. In particolare in certe ipotesi l’assenza del contenuto minimo del contratto può coincidere con un’omessa informazione dell’investitore.
– conferire alla SIM ordini di acquisto, vendita e sottoscrizione aventi a oggetto strumenti finanziari;
– sottoscrivere servizi di investimento o prodotti finanziari, anche assicurativi (di seguito per brevità “prodotti finanziari”) in conformità alle previsioni di cui al presente contratto e sulla base degli specifici accordi che la SIM ha sottoscritto con l’emittente o con l’offerente dei prodotti finanziari.
– in finanza il rischio non è eliminabile; i servizi di cui al presente contratto non comportano e non possono comportare pertanto alcuna garanzia di mantenere invariato il valore degli investimenti e maturano a carico del cliente gli oneri fiscali connessi con le operazioni compiute e con gli strumenti finanziari acquistati e sottoscritti;
– con riferimento alle operazioni aventi a oggetto strumenti finanziari non ammessi alle negoziazioni in mercati regolamentati, tali investimenti possono comportare il rischio di non essere facilmente liquidabili e l’eventuale carenza di informazioni appropriate può rendere difficile accertarne agevolmente il valore corrente;
– con riferimento agli ordini di vendita allo scoperto di strumenti finanziari a diffusione limitata, la ricopertura dell’operazione può risultare difficoltosa, temporaneamente impossibile e dare luogo a oneri aggiuntivi.
– corrispondano agli obiettivi di investimento del cliente;
– che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportarne i rischi compatibilmente con i suoi obiettivi di investimento;
– siano di natura tale per cui il cliente possieda le necessarie esperienza e conoscenza per comprenderne i rischi.
– possa realizzare un guadagno finanziario o evitare una perdita finanziaria a danno del cliente;
– sia portatore di un interesse nel risultato del servizio prestato al cliente distinto da quello del cliente medesimo;
– abbia un incentivo a privilegiare gli interessi di clienti diversi dal cliente;
– svolga la medesima attività del cliente;
– riceva o possa ricevere da una persona fisica diversa dal cliente, in relazione al servizio a questi prestato, un incentivo, sotto forma di danaro, beni o servizi, diverso dalle commissioni o dalle competenze normalmente percepite per tale servizio.
III. Giurisprudenza: 1. I servizi d’investimento. – 2. L’art. 23 t.u.f. – 3. Il requisito della forma scritta. – 4. Il contenuto minimo dei contratti d’intermediazione finanziaria (art. 37 reg. intermediari).