Source: https://www.nextquotidiano.it/pomezia-il-comune-a-5-stelle-che-sana-gli-abusi-edilizi/
Timestamp: 2017-09-23 13:01:23+00:00
Document Index: 1522747

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.36']

﻿ Pomezia: il Comune a 5 Stelle che sana gli abusi edilizi - neXt Quotidiano
Pomezia: il Comune a 5 Stelle che sana gli abusi edilizi
Non solo Bagheria. A Pomezia il Comune ha salvato dalla demolizione alcune palazzine abusive dove la famiglia dell'assessore all'urbanistica aveva fatto degli investimenti. E due anni fa aveva provato a bloccare un piano di sviluppo facendo emergere il conflitto d'interessi di un altro assessore e di un consigliere comunale
lunedì 28 agosto 2017 11:54
Dopo Bagheria anche un altro comune a 5 Stelle scopre i piaceri proibiti dei condoni edilizi e delle sanatorie per gli abusi. È il caso di Pomezia, primo comune conquistato dal M5S nel Lazio e governato da Fabio Fucci, che tra le altre cose è anche vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale. Ma per certi versi Pomezia ha, rispetto a Bagheria, la primogenitura della linea pentastellata sugli abusi edilizi. È infatti dal 2016 che a Pomezia si è scelta la strada di non abbattere gli edifici costruiti abusivamente ma di dare corso ad una sanatoria.
Le palazzine abusive e gli interessi della famiglia dell’assessore pentastellato
La prima sanatoria del MoVimento 5 Stelle è datata 29 settembre 2015. In quella data con una delibera di giunta il Comune di Pomezia ha risolto il “problema” di nove palazzine di sette piani realizzate da altrettante cooperative edilizie. La costruzione degli immobili risale a prima dell’arrivo – nel 2013 – di Fucci alla guida del comune laziale. Così come precedenti all’attuale amministrazione sono i permessi a costruire. Quelle palazzine però avrebbero dovuto avere solo cinque piani; il permesso a costruire (rilasciato tra il 2007 e il 2008) era quindi irregolare. Risultato: in base ad una sentenza del tribunale di Velletri il Comune avrebbe dovuto far abbattere quegli edifici. Il Consiglio Comunale di Pomezia però approvò la delibera di giunta che adeguava le norme urbanistiche di fatto sanando i due piani abusivi.
Fabio Fucci con l’assessore Lorenzo Sbizzera
Stop alle ruspe quindi e palazzine intatte. Non senza la “collaborazione” della Regione Lazio. Come riferisce Clemente Pistilli su Repubblica la Regione aveva infatti nominato un commissario ad acta con il compito di esaminare la questione ed eventualmente, una volta verificate le irregolarità nelle procedure, far procedere con le demolizioni. Ma anche il commissario regionale ha preferito lasciar correre il tempo e soprattutto lasciare lì le palazzine. Si apprende inoltre che nelle palazzine incriminate “hanno fatto shopping immobiliare tanto il padre dell’assessore a 5 stelle Lorenzo Sbizzera quanto i familiari dell’ex sindaco del Pd, Enrico De Fusco“, come scrive Repubblica. Lorenzo Sbizzera è assessore all’urbanistica di Pomezia. Insomma il sospetto che i 5 Stelle abbiano voluto salvare gli interessi (immobiliari) di alcuni politici locali è legittimo. E alcuni cittadini hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per fare luce sulla vicenda.
Il conflitto d’interesse a Torvaianica Alta
Ma il mercato immobiliare a 5 Stelle non è fatto solo di condoni. A Torvaianica Alta il Tar ha sollevato la questione relativa ad un presunto conflitto d’interessi. Nel quartiere secondo una variante urbanistica del 2009 avrebbero dovuto sorgere 90 nuovi alloggi. Nel 2015 il Comune di Pomezia ha bloccato le nuove costruzioni annullando la variante in autotutela con la motivazione che questa non rispettasse gli standard urbanistici. Emerge però che due esponenti pentastellati, l’assessore Giuseppe Raspa e il consigliere comunale Gianfranco Petriachi possiedono alcuni immobili nel quartiere. Secondo il Tar i due, che hanno votato contro l’annullamento della variante, avrebbero tutto l’interesse a non vedere aumentare il “carico urbanistico” del quartiere.
La sentenza del TAR sulla vicenda di Torvaianica Alta
Nel 2016 il TAR ha respinto i ricorsi di Raspa e Petriarchi annullando la deliberazione comunale nr. 33 dell’11 giugno 2015, avente ad oggetto l’annullamento d’ufficio del piano particolareggiato esecutivo “Torvajanica Alta – Campo Jemini” che il Comune di Pomezia aveva fatto votare in Consiglio comunale. Il TAR quindi ha riconosciuto che il Comune avrebbe potuto contestare la variante urbanistica solo di concerto con la Regione (che invece si era opposta alla decisione del Comune). Secondo il TAR inoltre i due consiglieri comunali del M5S non avrebbero dovuto prendere parte alla votazione nella quale si è annullato il piano particolareggiato di Torvaianica Alta perché la legge impone agli amministratori locali di astenersi dalle votazioni dalle quali potrebbero trarre un diretto vantaggio. Ed è indubbio, scrive il TAR, che Raspa e Petriarchi – avendo degli immobili nella zona – avrebbero potuto ottenere un vantaggio apprezzabile.
EDIT ore 15, 36: Le precisazioni di Fucci:
Precisazione dell’amministrazione comunale di Pomezia sull’articolo ‘Pomezia come Bagheria, un’altra sanatoria grillina. Niente ruspe e sanzioni per le palazzine fuori norma’ del quotidiano ‘la Repubblica’: “Voglio precisare prima di tutto- afferma il Sindaco Fabio Fucci- che questa amministrazione comunale non hai mai proceduto a sanare abusi e/o a convalidare atti illegittimi delle precedenti amministrazioni e che in questo specifico caso hanno consentito di costruire edifici difformi nell’altezza rispetto a quanto indicato nei permessi all’epoca rilasciati”.
“Voglio ricordare a tutti- continua il primo cittadino- che si e’ tenuto un processo penale presso il Tribunale di Velletri e nella sentenza, per via della prescrizione, non sono state emesse condanne nei confronti dei numerosi imputati. E’ stato pero’ ordinato che gli atti fossero trasmessi al Comune di Pomezia per le iniziative di sua competenza. La nostra Amministrazione con deliberazione di Consiglio comunale n. 62 del 20.09.2015, ha ritenuto la modifica degli indici edilizi l’unica soluzione praticabile per risolvere la questione, valutando impraticabile la demolizione di due piani di un immobile completamente costruito ed abitato. Quali sarebbero stati gli impatti sulla sicurezza dello stabile?”. “Non e’ vero quindi che ‘il Tribunale invito’ il Comune di Pomezia a procedere comunque per eliminare gli abusi’, come indicato nell’articolo. Nelle conclusioni della sentenza c’e’ scritto testualmente che si “dispone la trasmissione di copia degli atti al Sindaco del Comune di Pomezia per le determinazioni di sua competenza in ordine agli abusi. E’ evidente che nell’articolo si voglia dare un messaggio non solo distorto, ma palesemente denigratorio dell’amministrazione comunale”.
“Non e’ vero inoltre che il Commissario ad Acta nominato da Zingaretti, presidente della Regione Lazio, durante gli accertamenti nei locali sottotetto degli edifici di via Almirante e via Romualdi, abbia ‘deciso di lasciare tutto cosi’ com’e’… visto il tempo trascorso’ ed anzi, lo stesso, ha redatto sei dettagliate relazioni tecniche, dove sostanzialmente spiega perche’ non ha ritenuto di assumere alcun provvedimento repressivo (e la legge glielo avrebbe consentito se avesse accertato illegittimita’). Il personale tecnico della Regione ha quindi confermato la bonta’ dei provvedimenti adottati dalla nostra amministrazione. Non e’ chiaro quindi che tipo di ‘sponda’ possa essere stata trovata nel presidente della Regione Lazio Zingaretti, le cui scelte sono sempre state fermamente criticate da questa amministrazione laddove quest’ultimo si e’ voluto occupare del territorio pometino”.
“Dov’era la solerte e attenta Regione Lazio quando in questo territorio venivano realizzati i due piani abusivi? Se il giornalista del quotidiano la Repubblica avesse veramente e correttamente approfondito la vicenda- conclude il sindaco- , avrebbe scoperto che i soli tre ‘acquirenti degli appartamenti’, con il medesimo legale, hanno proposto ricorso al Tar Lazio contro la nostra delibera n. 62 del 29.09.2015 e il provvedimento emesso da addirittura torto loro, evidenziando sostanzialmente ‘che ci sono fondati dubbi circa la sussistenza dell’interesse dei ricorrenti a ottenere l’annullamento dell’impugnata delibera’. Cio’ significa che non e’ chiaro il motivo per il quale i tre acquirenti abbiano fatto il ricorso. I dubbi del Tar Lazio sono anche quelli del Comune di Pomezia e comunque, attendiamo serenamente come si pronuncera’ la Procura di Roma che sembrerebbe essere stata coinvolta nella problematica”.
EDIT2 29 agosto 2017: A proposito della replica di Fucci, riceviamo e pubblichiamo dagli interessati questa controreplica:
Ribatteremo prima punto per punto alle affermazioni di Fucci e poi aggiungeremo altri fatti a completamento del quadro della situazione da lui esposto in maniera parziale.
“…questa amministrazione comunale non hai mai proceduto a sanare abusi e/o a convalidare atti illegittimi delle precedenti amministrazioni e che in questo specifico caso hanno consentito di costruire edifici difformi nell’altezza rispetto a quanto indicato nei permessi all’epoca rilasciati”.
La delibera n. 62 del 20.09.2015, più volte citata da Fucci nella risposta è di fatto una sanatoria gratuita: consente a chi ha commesso abusi, e intascato lauti guadagni da questi, di non pagare alcuna sanzione, restando di fatto impunito.
“…si e’ tenuto un processo penale presso il Tribunale di Velletri e nella sentenza, per via della prescrizione, non sono state emesse condanne nei confronti dei numerosi imputati. E’ stato pero’ ordinato che gli atti fossero trasmessi al Comune di Pomezia per le iniziative di sua competenza.
La sentenza è la n.2500/14, emessa quindi nel 2014, a fronte della quale, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte nostra all’Amministrazione Comunale, anche a mezzo PEC, il Comune assunse un atteggiamento di totale inerzia. Constatata l’impossibilità di ottenere la regolarizzazione degli abusi da parte del Comune, ci rivolgemmo allora alla Regione che, nonostante fosse informata dei fatti nello specifico dal 2012 (anche qui abbiamo una mail), nulla di concreto aveva fatto fino ad allora. In seguito a nostre ripetute sollecitazioni, la Regione sollecitò a sua volta il Comune e solo in seguito a questo il Comune si scomodò a preparare la citata delibera n. 62 del 20.09.2015.
“La nostra Amministrazione con deliberazione di Consiglio comunale n. 62 del 20.09.2015, ha ritenuto la modifica degli indici edilizi l’unica soluzione praticabile per risolvere la questione, valutando impraticabile la demolizione di due piani di un immobile completamente costruito ed abitato. Quali sarebbero stati gli impatti sulla sicurezza dello stabile?”.
A decidere quali sarebbero “gli impatti sulla sicurezza dello stabile” dovrebbe essere un tecnico con una perizia (richiesta magari dal Comune stesso?) e non le chiacchiere spicciole di Fucci, che in altre sedi parla anche di uno scenografico “segare il palazzo”. Visto che Fucci parla di “sicurezza dello stabile”, come mai non è stata rilasciata l’abiltabilità?
“Non e’ vero quindi che ‘il Tribunale invito’ il Comune di Pomezia a procedere comunque per eliminare gli abusi’, come indicato nell’articolo. Nelle conclusioni della sentenza c’e’ scritto testualmente che si “dispone la trasmissione di copia degli atti al Sindaco del Comune di Pomezia per le determinazioni di sua competenza in ordine agli abusi. E’ evidente che nell’articolo si voglia dare un messaggio non solo distorto, ma palesemente denigratorio dell’amministrazione comunale”.
In questo passaggio Fucci interpreta in maniera volutamente distorta le parole inequivocabili scritte nella sentenza: “determinazioni di sua competenza in ordine agli abusi” vuol dire eliminarli o risolverli, in altre parole applicare la legge che, contrariamente a quanto lasciato in più punti intendere da Fucci, non prevede esclusivamente l’abbattimento dell’abuso. La legge (art.36 l.380/2001) prevede infatti anche un’ipotesi sanzionatoria. Ed è normale che sia così, perché la presenza dell’abuso crea uno “squilibrio” fra chi ha beneficiato dell’abuso e la comunità tutta a cui è stato indebitamente sottratto tale beneficio; l’eliminazione dell’edificio abusivo o il provvedimento sanzionatorio tendono a ristabilire questo equilibrio.
La delibera di Fucci, invece, non applica la legge, lasciando impuniti i trasgressori e per di più afferma di farlo (in sede di Consiglio – registrazione disponibile) “applicando il buon senso” e “in nome dell’interesse pubblico”, identificando pretestuosamente l’interesse di un centinaio di famiglie – fra le quali sono sicuramente presenti i trasgressori – con quello della popolazione di un comune di 60000 abitanti.
“Non e’ vero inoltre che il Commissario ad Acta nominato da Zingaretti, presidente della Regione Lazio, durante gli accertamenti nei locali sottotetto degli edifici di via Almirante e via Romualdi, abbia ‘deciso di lasciare tutto cosi’ com’e’… visto il tempo trascorso’ ed anzi, lo stesso, ha redatto sei dettagliate relazioni tecniche, dove sostanzialmente spiega perche’ non ha ritenuto di assumere alcun provvedimento repressivo (e la legge glielo avrebbe consentito se avesse accertato illegittimita’). Il personale tecnico della Regione ha quindi confermato la bonta’ dei provvedimenti adottati dalla nostra amministrazione.”
La relazione del Commissario ad Acta non conferma affatto “la bontà dei provvedimenti adottati” dall’amministrazione di Fucci. È vero che non prende provvedimenti, ma lo fa appellandosi proprio al tempo trascorso ed è questa la ragione principale per cui abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica: l’intervento tutt’altro che incisivo della Regione che, pur condannando a tutto tondo l’operato del Comune, lascia la situazione immutata.
Inoltre Fucci si oppose al commissariamento con un ricorso al TAR che perse.
“…Se il giornalista del quotidiano la Repubblica avesse veramente e correttamente approfondito la vicenda, avrebbe scoperto che i soli tre ‘acquirenti degli appartamenti’, con il medesimo legale, hanno proposto ricorso al Tar Lazio contro la nostra delibera n. 62 del 29.09.2015…
Argomentazione puerile: il fatto che a cercare la legalità siamo solo in tre, non vuol dire che non abbiamo ragione di farlo, anzi dovrebbe farci onore.
“…e il provvedimento emesso da addirittura torto loro, evidenziando sostanzialmente ‘che ci sono fondati dubbi circa la sussistenza dell’interesse dei ricorrenti a ottenere l’annullamento dell’impugnata delibera’.
Riportiamo il passaggio completo per farlo comprendere meglio: “sussistono fondati dubbi circa la sussistenza dell’interesse dei ricorrenti a ottenere l’annullamento dell’impugnata delibera, il cui contenuto non risulta avere un contenuto direttamente e immediatamente lesivo delle posizioni giuridiche degli stessi”. In altre parole, dato che noi tre non abitiamo nei due piani abusivi, il TAR non ha ritenuto di dover entrare nel merito, che significa che non ha dato torto o ragione a nessuno. Anche quello del TAR è stato a nostro avviso un volersi nascondere dietro a un dito e anche qui si giustifica il nostro esposto alla Procura della Repubblica: il permesso a costruire è unico e riguarda quindi tutto l’edificio in modo indivisibile, non i soli piani abusivi, come pretestuosamente argomentato dal TAR.
Inoltre il TAR conclude dicendo che “restano impregiudicate (…) le vicende civilistiche rilevanti in altra sede”, ossia – ribadiamo noi – non diamo torto, né ragione ai ricorrenti.
Quindi è assolutamente falso quanto affermato da Fucci circa l’esito del nostro ricorso al TAR contro la sua delibera.
“Cio’ significa che non e’ chiaro il motivo per il quale i tre acquirenti abbiano fatto il ricorso. I dubbi del Tar Lazio sono anche quelli del Comune di Pomezia…
I “tre acquirenti” cercano solo si far applicare la legge, per comprare la loro prima casa in maniera del tutto regolare, senza vizi di forma (dal punto di vista della legge), né di sostanza (per quanto riguarda i collaudi di una struttura sovraccaricata con due piani non previsti, cui il Comune si guarda bene dal rilasciare il certificato di abitabilità). Siamo tre cittadini che chiedono solo legalità e, contrariamente a quanto insinuato da Fucci, non abbiamo alcun interesse politico, né contro di lui, né in suo favore. Vorremmo che, in qualità di sindaco, si attenesse al suo dovere di amministratore, astenendosi da questioni politiche, che nulla hanno a che vedere con una problematica puramente legale e – ribadiamo – amministrativa.
“…e comunque, attendiamo serenamente come si pronuncera’ la Procura di Roma che sembrerebbe essere stata coinvolta nella problematica”.
Sì, infatti il “sereno attendere” di tutte le istituzioni coinvolte ha causato a noi cittadini un danno non indifferente.
Alcune considerazioni aggiuntive:
1. Il Comune non ha vigilato sull’applicazione dei criteri per il rispetto della convenzione stipulata con le cooperative; infatti sono stati effettuati dei rogiti anche se la convenzione prevede che non siano leciti nel caso in cui:
– Siano presenti delle irregolarità
– Manchi il certificato di abitabilità
2. Il Comune non è in possesso dei criteri per la determinazione del giusto prezzo, come abbiamo potuto appurare ingaggiando appositamente un ingegnere. Non si capisce quindi a quale prezzo siano state cedute le unità immobiliari a coloro che, in barba a tutta la situazione, hanno voluto rogitare forzosamente.
3. Riportiamo per completezza alcuni passaggi della relazione della Regione circa la delibera tanto cara a Fucci:
“…il Comune di Pomezia non ha affatto rimosso il vizio dell’atto ma ha modificato il quadro normativo di riferimento al fine di legittimare ex post i titoli illegittimi che restano invariati.”
“In conclusione, la convalida di atti amministrativi illegittimi a seguito di sopravvenute norme urbanistiche, effettuata dal Comune di Pomezia, è del tutto illegittima.”
Ago 28, 2017 Giovanni Drogo
28 agosto 2017 at 12:42
Però non rubano..
Forse 😀
p.s. La quinta stella non rappresentava l’ambiente?
28 agosto 2017 at 16:17
Loro si che son diversi: Honesti® come pochi.