Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-5198-del-21-02-2019
Timestamp: 2020-04-05 07:59:29+00:00
Document Index: 73967202

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Sentenza Cassazione Civile n. 5198 del 21/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5198 del 21/02/2019
Cassazione civile sez. un., 21/02/2019, (ud. 29/01/2019, dep. 21/02/2019), n.5198
sul ricorso 14507/2017 proposto da:
difende unitamente agli avvocati MARIO BUCELLO, EUGENIO BRUTI
LIBERATI e SIMONA VIOLA;
COMUNE DI SONICO, PROVINCIA DI BRESCIA, MINISTERO DEI BENI E DELLE
ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO, TERNA S.P.A., COMUNITA’ MONTANA
DI VALLE CAMONICA – PARCO DELL’ADAMELLO;
avverso la sentenza n. 344/2016 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE
uditi gli Avvocati Mario Bucello e Cristiano Bosin per delega
Con ricorso R.D. n. 1775 del 1933, ex art. 201 e art. 360 c.p.c., la Società Edison S.p.a. ha impugnato, chiedendone la cassazione, la sentenza n. 344/2016 resa dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche nel giudizio innanzi ad esso svolto ai sensi dell’art. 143 del medesimo citato R.D..
La predetta società svolgeva l’impugnazione de qua quale titolare di concessione di grande derivazione dell’impianto di (OMISSIS), acquisita sin dal 1954.
Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con la decisione oggi gravata, dichiarava inammissibile il ricorso interposto dalla medesima odierna società ricorrente avverso e per l’annullamento del Provvedimento n. 1585 del 5 maggio 2015 del Comune di Sonico e degli atti ad esso presupposti (Delib. Consiglio Comunale 15 aprile 2015, n. 12 del medesimo Comune; verbale della conferenza dei servizi del 23 maggio 2015; apposizione del vincolo preordinato all’esproprio).
Va precisato, per completezza, che il provvedimento, impugnato in via principale aveva ad oggetto l’occupazione di urgenza per realizzare le opere di messa in sicurezza dell’area interessata dai rischi idrogeologici della (OMISSIS) e che, con la citata Delib. n. 12 del 2015, veniva dichiarata la pubblica utilità delle suddette opere e disposta l’occupazione di urgenza preordinata all’esproprio.
La declaratoria di inammissibilità del ricorso data dall’impugnata sentenza n. 344/2016 del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche discendeva quale effetto del già intervenuto giudicato formatosi sulla sentenza di esso Tribunale Superiore stesso n. 2/2014, che le queste SS.UU. avevano confermato con la sentenza n. 4192/2016 escludendo del tutto che nella fattispecie, anche a seguito della Sentenza della Corte Cost. n. 1/2008, “potesse operare la proroga della concessione di grande derivazione idroelettrica”.
La sentenza oggi gravata esplicitava, più specificamente, che le censure mosse dalla Società Edison avverso provvedimenti innanzi citati si fondavano sul presupposto che la medesima Società era ancora titolare dell’impianto di (OMISSIS) interessato dall’opera pubblica la cui realizzazione risultava avviata con gli atti della procedura espropriativa impugnati.
La suddetta sentenza n. 344/2016 del Tribunale Superiore affermava, che quell’assunto, su cui si fondava il ricorso, era – quindi – precluso dal detto intervenuto giudicato, dichiarando l’inammissibilità del ricorso.
Il gravame oggi in esame è fondato su un unico articolato motivo ed è resistito, con controricorso, dalla Regione Lombardia.
Nessuna altra parte intimata ha svolto attività difensiva.
Innanzitutto deve rilevarsi che, non senza contraddizione, parte ricorrente, dopo aver “doverosamente premesso…. il giudicato formatosi sulla questione” lamenta la “premessa argomentativa (assunta in forza di rinvio alla motivazioni illustrate nella sentenza n. 345 del 2016)” (rectius: n. 344 del 2016).
Appare, quindi, oltre che contraddittoria, inammissibile la censura così svolta non su un capo dispositivo della sentenza n. 344/2016, ma su una argomentazione della stessa che rinvia ad un giudicato formatosi e comunque come tale riconosciuto dalla medesima parte ricorrente.
Peraltro lo stesso comma riproduceva, in sostanza, quanto disposto del D.L. n. 78 del 2010, art. 15, comma 6-ter, lett. e), convertito in L. n. 122 del 2010, ritenuto non contrastante con i principi costituzionali, come già affermato da altra decisione del Giudice delle leggi (Corte Cost. n. 205/2011, che – viceversa – riteneva la illegittimità costituzionale del comma 6-ter, lett. b) e d)) e come sottolineato dalla citata sentenza n. 2/2014 del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.
3.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, stesso art. 13, comma 1 bis.
rigetta il ricorso e condanna la Società ricorrente al pagamento in favore della parte controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 8.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.