Source: http://www.regioni.it/newsletter/n-1983/del-29-02-2012/
Timestamp: 2020-08-07 18:53:55+00:00
Document Index: 181096815

Matched Legal Cases: ['arto 2012', 'arto 2012', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 148', 'art.19', 'art.10', 'art. 150', 'art. 23', 'sentenza ']

Regioni.it - n. 1983 del 29-02-2012 - Regioni.it
Sanità: riparto 2012; soddisfazione, ma preoccupazione per risorse
Dichiarazioni dopo la Conferenza straordinaria del 29 febbraio
(regioni.it) Accanto alla legittima soddisfazione del Presidente della Conferenza delle Regioni e Presiedente dell’Emilia-Romagna, Vasco Errani, per l’intesa raggiunta in tempi record sul riparto delle risorse per il servizio sanitario (vedi notizia precedente), relative all’anno 2012, si pone quella analoga di tutti i rappresentanti delle regioni e delle Province autonome, anche se non mancano da parte di tutti la preoccupazione per il futuro della sanità e la constatazione di un fondo 20102 che si è incrementato pochissimo rispetto al 2011.
“E' stata trovata la via piu' rapida per trovare un'intesa sul riparto del Fondo sanitario 2012: sono parzialmente soddisfatto'': lo ha detto il Presidente della Regione Molise, e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio, al termine della seduta straordinaria odierna sul riparto del Fondo sanitario 2012 da 108,8 miliardi di euro. Il Molise per il 2012 otterra' 6 milioni di euro in piu' rispetto allo scorso anno.
Per il Lazio c'è un incremento del 2%, ovvero circa 200 milioni di euro in piu'". Lo ha detto la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, al termine della Conferenza delle regioni dove e' stato trovato l'accordo per il riparto del fondo della sanità. “E’ un risultato importante - ha sottolineato la Polverini - rispetto all'anno scorso in cui, con una trattativa serrata, avevamo ottenuto un avanzamento. Direi che questo risultato è frutto di un impegno costante e continuo all'interno della Conferenza e di un leale rapporto di collaborazione". La quota totale che andra' al Lazio corrisponde a 9 miliardi e 983 milioni di euro. “Non abbiamo chiuso l'accordo di notte - ha fatto notare Polverini - ma dopo pochissime ore di trattativa. A conferma che i tecnici e gli assessori hanno lavorato con grande concretezza, portando il lavoro ad una fase avanzata. Mostrare velocità nelle decisioni cosi importanti in un momento delicato per il nostro Paese - ha concluso - è un segnale che va raccolto positivamente”.
”La Regione Campania ha avuto 145 milioni di euro in più e questo e' dovuto ad un aumento complessivo del fondo della Sanità”, ha detto il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, al termine della riunione. “Abbiamo preso come riferimento - ha proseguito Caldoro - l'accordo dell'anno scorso con il criterio di aumento percentuale della popolazione”. “L'accordo è un segnale positivo, è un dato soddisfacente per tutti - ha detto ancora il Presidente Caldoro - la grande partita ci sarà il prossimo anno dove la Campania farà una battaglia per l'impiego di criteri diversi e innovativi, legati su fenomeni sociali, sulle patologie ed elementi legati all'attesa di vita”.
Il Presidente del Veneto Luca Zaia giudica l'approvazione del riparto del Fondo sanitario nazionale 2012 “un risultato importante e significativo, per il sistema delle Regioni nel loro complesso, per il Veneto, per le modalità attraverso le quali e' stato raggiunto, per i suoi contenuti''. Al Veneto il riparto assegna circa 8 miliardi 608 milioni di euro, con un aumento di 140 milioni rispetto all'anno precedente. “In un momento di difficoltà generale come questo – dice Zaia - ancora una volta le Regioni hanno dimostrato senso di responsabilità e concretezza, raggiungendo l'accordo in una giornata di lavori anziché in settimane di tira e molla come è stato in passato. Per questo ringrazio il presidente Vasco Errani, i colleghi presidenti, il mio assessore Luca Coletto che, in qualita' di coordinatore degli assessori alla sanità, ha svolto un egregio lavoro di tessitura”. Zaia pone particolarmente l'accento sull'esclusione del discusso criterio della deprivazione tra quelli che hanno determinato il riparto tra le Regioni: “era un nostro punto fermo - dice - Non era proponibile che soldi destinati a curare la gente venissero distribuiti con un criterio oggettivamente lontano dai reali bisogni di salute”. “Anche qui – conclude Zaia - hanno prevalso il buon senso e l'oggettività, ed è un risultato estremamente significativo che dimostra come il nostro no non fosse un'impuntatura politica ma una scelta di equità. Il che non esclude assolutamente la solidarietà tra Regioni”.
“Grande soddisfazione per un'inversione di tendenza dopo due anni di riduzione del fondo sanitario. Con il riparto di quest'anno la Liguria recupera 35 milioni di euro passando da 3,18 miliardi a 3,53 miliardi". Lo ha comunicato l'assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo al termine della riunione della Conferenza delle Regioni che ha deciso il riparto del fondo sanitario nazionale per un ammontare complessivo di 106,173 miliardi. “E' stato un riparto in tempi record - ha sottolineato Montaldo – passato con l'accordo di tutte le regioni che ha consolidato i livelli del 2011. Nella suddivisione delle risorse sono state applicate i criteri riferiti alla nuova popolazione in Italia, 286.000 abitanti, sulla quota dell'incremento pari a 504 milioni di euro. La restante parte di incremento, oltre 700.000 euro è stato assegnato sulla base dei livelli della quota capitaria del 2011. In questo modo - ha concluso - la Liguria, con un incremento di sole 802 persone, ha ottenuto 35 milioni più dell'anno scorso". Domani le regioni incontreranno il ministro della Salute, Renato Balduzzi, per definire, d'intesa con l'esecutivo, l'accordo raggiunto.
“E' molto positivo che le Regioni italiane abbiano raggiunto l'accordo per il riparto del Fondo sanitario nazionale 2012 che destina all'Umbria un incremento leggermente superiore alla percentuale dello scorso anno. Alla Regione Umbria, infatti, saranno assegnate risorse con un incremento dell'1,76 per cento rispetto allo scorso anno, sensibilmente superiore all'incremento medio del Fondo sanitario che è dell'1,62 per cento''. E' quanto affermano la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e l'assessore regionale alla Sanità, Franco Tomassoni, che hanno partecipato a Roma alla Conferenza delle Regioni. Presente - riferisce una nota della regione - anche il consigliere per le politiche della salute della Presidenza della Giunta regionale, Paolo Di Loreto. “Tale risultato - sottolineano - e' stato possibile grazie al costante impegno e lavoro svolto in queste settimane dalla Regione Umbria che, insieme alla Regione Veneto, coordina l'area Sanita' per le Regioni italiane”. “Resta comunque la sottostima della dotazione complessiva del Fondo nazionale - rilevano Marini e Tomassoni - che non coprirà nemmeno il maggior costo determinato dall'indice dell'inflazione generale. Senza considerare che il settore della sanità è caratterizzato da un indice di inflazione specifico molto piu' alto, determinato da un lato dall'invecchiamento della popolazione e dall'altro lato dalla continua introduzione di nuove tecnologie ad alto costo”. “In un quadro di grande difficoltà e complessità della finanza pubblica - proseguono - il senso di responsabilità di tutte le Regioni italiane ha consentito di raggiungere un accordo che permette la difesa del servizio sanitario nazionale ed il suo carattere universalistico''. Del positivo risultato, sia per quanto riguarda la Regione Umbria, che per il complesso delle Regioni, e' stato dato atto al lavoro svolto in sede tecnica da Paolo Di Loreto al quale il coordinatore delle Regioni per la sanità, Luca Coletto, e la presidente Catiuscia Marini in qualità di vicecoordinatrice, hanno rivolto un formale ringraziamento.
''La Puglia potrà contare su circa 100 milioni in piu' nel 2012 rispetto al 2011. La somma di circa 6 miliardi e 927 milioni di euro raggiunta l'anno scorso, dopo larghe discussioni e difficili trattative, quest'anno e' stata superata''. Lo afferma l'assessore regionale alle Politiche della Salute, Ettore Attolini, a proposito dell'approvazione da parte della Conferenza delle Regioni del riparto del fondo sanitario nazionale. “La Puglia potrà contare su circa 7 miliardi e 28 milioni di euro'', aggiunge. ''Per questo esprimo la mia soddisfazione, anche per il lavoro della delegazione regionale che ha permesso il raggiungimento dell'obiettivo'', sottolinea Attolini. Il fondo sanitario nazionale 2012 ammonta a circa 108 miliardi di euro.
“Con il riparto 2012 del Fondo sanitario nazionale, la Sicilia otterrà circa 120 milioni di euro in più per finanziare la sanità”: a sostenerlo e' l'assessore alla Sanità della Regione Siciliana, Massimo Russo. “Le risorse rimangono scarse - ha aggiunto l'assessore – e diminuiranno sempre di più. Sono soddisfatto per la celerità con la quale le Regioni hanno raggiunto l'accordo”.
“Solo un riparto del Fondo sanitario nazionale fatto il 29 febbraio poteva essere così celere”: l'assessore della Regione Toscana alla sanità, Daniela Scaramuccia, scherza sui tempi rapidi con i quali, per la prima volta, la Conferenza delle Regioni ha trovato l'accordo sul riparto del Fondo sanitario 2012. “Siamo molto soddisfatti”, conclude l'assessore.
“Siamo soddisfatti: la Calabria otterrà, per il 2012, circa 44 milioni di euro in piu': a sostenerlo e' il vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi, al termine della Conferenza delle Regioni che ha trovato l'accordo sul riparto del Fondo sanitario 2012 da 108,8 miliardi di euro. “I criteri adottati - ha aggiunto - sono quelli dello scorso anno''. “Vista la situazione difficile, siamo tutti soddisfatti ed e' stata mostrato come le Regioni sappiano fare fronte comune”, ha concluso. Dichiarazione rafforzata dal Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti: ''Un altro risultato utile per la Calabria”.”Sono soddisfatto - ha aggiunto - per l'accordo raggiunto in breve tempo tra le Regioni che hanno dimostrato grande senso di responsabilità e per l'incremento di 44 milioni di euro per la Calabria. Per il secondo anno registriamo un dato positivo, in passato non sempre e' stato così”.
''Sono molto soddisfatto per l'accordo raggiunto sul riparto del Fondo sanitario nazionale 2012 che portera' in Abruzzo 48 milioni di euro in piu''': a sostenerlo è il presidente della Regione Abruzzo. Giovanni Chiodi ha spiegato che l'Abruzzo, come lo scorso anno, anche per il 2012 beneficerà anche di un contributo di solidarietà legato alla maggiore mobilità sanitaria passiva dovuta al post-terremoto. “L'Abruzzo - ha aggiunto - ha il bilancio sanitario in pareggio. Lo scorso anno abbiamo registrato un avanzo di 11 milioni. Bisogna pensare che nel 2005 il deficit della Regione in sanità ammontava a 450 milioni. E' stato fatto un grande percorso di risanamento”.
Il riparto del Fondo sanitario nazionale 2012 e' avvenuto con celerità anche grazie “ad un ottimo lavoro di preparazione compiuto dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni che ha predisposto la base per un utile ragionamento'': a sostenerlo e' stato l'assessore alla Sanità della Regione Basilicata, Attilio Martorano.La Basilicata lo scorso anno aveva avuto, per finanziare la sanità, 1,20 miliardi e quest'anno avra' 1,32 miliardi. “Siamo tutti soddisfatti - ha proseguito l'assessore - c'è stato un riequilibrio dei finanziamenti. Utilizzeremo le risorse in più per continuare l'opera di razionalizzazione anche dal momento che l'anno prossimo si prospetta non facile”.
L'accordo raggiunto tra le Regioni sul riparto del Fondo nazionale sanitario ''e' un segnale positivo di unità e responsabilità istituzionale in questa fase difficilissima della finanza pubblica'' secondo il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca. “Sul piano delle cifre - osserva - il riparto offre un quadro di luci e ombre. Da un lato siamo soddisfatti perché le risorse del Fondo sanitario nazionale previste per le Marche per il 2012 rimangono sostanzialmente invariate rispetto all'anno precedente. Tuttavia, il quadro finanziario 2013-2014 per il sistema sanitario si conferma pesantissimo con un taglio su scala nazionale che per le Marche comporterà una riduzione di almeno -200 milioni di euro: tali tagli addirittura potrebbero più che raddoppiarsi in assenza di misure correttive nazionali”. Per Spacca ''si conferma l'assoluta necessità e urgenza di procedere sul piano delle riforme strutturali per affrontare questo scenario senza penalizzare i servizi ai cittadini, incrementando soprattutto la specializzazione e l'appropriatezza delle prestazioni''. Le risorse del Fondo sanitario nazionale previste per le Marche nel 2012 ammontano a 2.786 milioni di euro, con una percentuale di riparto del 2,63%.
Dal riparto del fondo sanitario nazionale per il 2012, approvato dalla Conferenza delle Regioni, alla Lombardia spettano 350 milioni in piu' rispetto al 2011, per un totale di 17 miliardi e 340 milioni di euro. "Un risultato soddisfacente, in un quadro delicato e in un contesto di risorse limitate", commenta l'assessore regionale al Bilancio Romano Colozzi, sottolineando che "il fondo sanitario nazionale e' cresciuto di poco piu' dell'1%, a fronte di un tasso di inflazione che in sanità è pari al 3%". L'assessore sottolinea con soddisfazione anche i "tempi record" in cui e' avvenuta l'approvazione del riparto. “Sono molto soddisfatto. Ha vinto la squadra lombarda con la sua tesi che vada finanziato l'incremento della popolazione con lo stesso valore per tutte le regioni”. Così l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, commenta il riparto del fondo sanitario nazionale per il 2012, approvato oggi dalla Conferenza delle Regioni. “Abbiamo incrementato di 90mila unità la popolazione lombarda e il valore del finanziamento di circa 1.700 euro pro capite - conclude Bresciani - è molto vicino al costo pro capite standard che la Regione Lombardia ha dimostrato con il suo pareggio di bilancio e l'erogazione sanitaria appropriata”.
"Oggi e' stato fatto un ottimo lavoro, con grande responsabilità, e sono molto soddisfatto". Così il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, giudica l'approvazione dell'accordo sul riparto del Fondo sanitario nazionale 2012. "Sono soddisfatto perché per il 2012 le nostre risorse sono aumentate, in linea con le previsioni di trasferimenti che sono attesi dal nostro piano di rientro". Al Piemonte, infatti, il riparto assegna circa 7 miliardi 978 milioni di euro, con un aumento rispetto al 2011 di 108,2 milioni di euro. "Adesso - conclude Cota - andiamo avanti con la nostra azione di riforma"
SANITA': ERRANI,PRONTI A CONFRONTO SU PATTO SALUTE 2013-2015 CON MINISTERO E GOVERNO
SANITA': SCONVOCATA CONFERENZA REGIONI DI DOMANI SU RIPARTO FONDO
SANITA': FONDO; CHIODI, PER ABRUZZO 48 MLN IN PIU' 'COMPIUTO GRANDE SFORZO PER IL RISANAMENTO DELLA SANITA''
SANITA': ERRANI, SODDISFAZIONE PER ACCORDO SU RISORSE 2012
SANITA': FONDO; PRESIDENTE MOLISE, PER NOI 6 MLN IN PIU'
SANITA':FONDO; VICEPRESIDENTE CALABRIA,PER NOI 44MLN IN PIU'
SANITA': FONDO; CALDORO, PER NOI 145 MLN IN PIU'
SANITA': FONDO; VICEPRESIDENTE CALABRIA, BUONA INTESA
Sanita': Errani, grande soddisfazione per accordo riparto risorse 2012
SANITA': FONDO; ASS.UMBRIA,FATTO STORICO RIPARTO COSI'CELERE
SANITA'. ERRANI: SODDISFAZIONE PER ACCORDO RIPARTO RISORSE 2012
SANITA': FONDO; ASSESSORE SICILIA,PER REGIONE 120MLN IN PIU'
SANITA': FONDO; ASSESSORE TOSCANA, SODDISFATTI PER CELERITA'
SANITA': ASSESSORE PUGLIA SU RIPARTO FONDO, NEL 2012 100 MLN IN PIU'
SANITA': FONDO; ASSESSORE LIGURIA,PER NOI 35 MILIONI IN PIU'
SANITA': ZAIA, BENE OK A RIPARTO VELOCE FONDO 2012, A VENETO 140 MLN IN PIU'
SANITA': RIPARTO 2012; MARINI-TOMASSONI, POSITIVO L'ACCORDO
SANITA': FONDO; MARINI (UMBRIA), BENE ACCORDO MA AUMENTO DEI FINANZIAMENTI E' TRA I MINORI DEGLI ULTIMI ANNI
Abruzzo/Sanita': Chiodi, master management per migliorare sistema
SANITA':REGIONI A LAVORO SU RIPARTO 2012, CLIMA DI OTTIMISMO
[Bolzano] Collocata la prima pietra del Centro di riabilitazione psichiatrica in via Fago a Bolzano
[Sicilia] DEMANIO:DECRETO SU PROGRAMMI GRATUITI ATTIVITA' BALNEARI PER DISABILI
[Campania] SOCIOSANITARIO, CALDORO: “RISPONDIAMO A TAGLI CON BUONA POLITICA.”
SANITA': AL VIA CONFERENZA REGIONI SU RIPARTO FONDO 108 MLD
SANITA': MARINI (UMBRIA), SISTEMA OFFRE TUTTE LE PRESTAZIONI
SANITA': SCOPELLITI, INVERSIONE DI TENDENZA IN CALABRIA
SANITA':FONDO;ASS.BASILICATA,SOLDI IN PIU'PER RAZIONALIZZARE 'OTTIMO LAVORO DELLA COMMISSIONE SANITA' DELLE REGIONI'
[Marche] ACCORDO SUL RIPARTO DEL FONDO SANITARIO NAZIONALE TRA LE REGIONI
[Calabria] La Vicepresidente Stasi soddisfatta per il buon esito del riparto del Fondo sanitario nazionale in Conferenza delle Regioni
[Veneto] SANITA’: OK A RIPARTO FONDO 2012; COLETTO, “BEL LAVORO IN CLIMA POSITIVO. IL VENETO PORTA A CASA I SUOI OBIETTIVI”
[Veneto] SANITA’: OK A RIPARTO FONDO 2012; ZAIA “FATTO PRESTO E BENE, MERITO DI TUTTE LE REGIONI. SUL NO ALLA DEPRIVAZIONE HA PREVALSO IL BUON SENSO”.
Trasporto su acqua e regime IVA: ordine del giorno delle Regioni
(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 22 febbraio, ha lanciato un allarme sul “regime IVA” ,m in particolare chiedendo un intervento chiarificatore del Governo che ribadisca la non imponibilità dell’Iva sia per le navi adibite alla navigazione in alto mare, sia per le navi adibite all’esercizio di attività commerciale. Tale richiesta è contenuta in un “ordine del giorno” approvato dalla Conferenza delle Regioni che è stato consegnato al Governo (durante la Conferenza Stato-Regioni dello stesso 22 febbraio) e pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it . Il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=243043&field=allegato&module=news
Ordine del giorno della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in materia di trasporto pubblico locale su acqua e disciplina Iva
premesso che, in base alla normativa vigente (art. 10, punto 14, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, recante ‘Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto’), le prestazioni di trasporto pubblico locale marittimo, lacuale, fluviale e lagunare sono esenti dall'imposta e che, per questo motivo, in base all’art. 19 dello stesso decreto, l'imposta relativa all'acquisto o all'importazione di beni e servizi afferenti tali operazioni non è detraibile;
visto che l'art. 8, comma 2, lett. e), della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Legge comunitaria 2010), in attuazione delle direttive comunitarie n 2009/69/CE e 2009/162/CE, che modificano la direttiva n. 2006/112/CE, ha apportato alcune modifiche alla disciplina dell'imposta sul valore aggiunto, in particolare all'art. 8-bis del d.P.R. n. 633/72; visto che la disposizione in argomento sembrerebbe escludere dall'esenzione dell'imposta sul valore aggiunto le navi che effettuano collegamenti a corto raggio, limitandola alle navi adibite alla navigazione in alto mare, in tal modo attraendo nella sfera di applicazione dell'Iva operazioni quali la cessione di naviglio, di apparati motori e di parti di ricambio, forniture di dotazioni di bordo e, soprattutto, di carburanti e lubrificanti. La norma, infatti, recita: “Sono assimilate alle cessioni all’esportazione, se non comprese nell’art. 8: a) le cessioni di navi adibite alla navigazione in alto mare e destinate all’esercizio di attività commerciali o della pesca nonché le cessioni di navi adibite alla pesca costiera o ad operazioni di salvataggio o di assistenza in mare, ovvero ..”
La congiunzione “e”, pertanto, sembra imporre, ai fini della identificazione delle operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione, come tali non imponibili IVA, la presenza concomitante di entrambi i requisiti ivi descritti (la destinazione di navi alla navigazione in alto mare e l’esercizio di attività commerciali, quali il trasporto pubblico locale marittimo);
visto che, dal testo della norma europea che la disposizione in argomento ha inteso recepire (art. 148 della direttiva n. 2006/112/CE), non sembra che si possa evincere tale interpretazione, riconoscendo sufficiente la ricorrenza di una sola condizione, nel caso di specie la destinazione delle navi ad attività commerciale. La norma, infatti, recita: “Gli stati membri esentano le operazioni seguenti: a) le cessioni di beni destinati al rifornimento e al vettovagliamento delle navi adibite alla navigazione in alto mare e al trasporto a pagamento di passeggeri o utilizzate nell’esercizio di attività commerciali, industriali e della pesca..”;
visto che l’applicazione dell’IVA agli acquisti delle forniture di bordo, soprattutto di carburante, combinata con l’impossibilità di detrarla ai sensi dell’art.19 del d.P.R. n. 633/72, in quanto afferenti a operazioni attive esenti IVA, ai sensi del citato art.10, punto 14, dello stesso decreto, si tradurrebbe in un incremento dei costi del 21%, difficilmente recuperabile mediante aumento delle tariffe, e suscettibile di portare molte compagnie di navigazione al fallimento;
tenuto conto delle gravi conseguenze che l’interpretazione più restrittiva avrebbe sia per i bilanci delle società di trasporto marittimo pubblico regionale, sia per gli utenti finali;
un intervento urgente per una soluzione positiva della problematica, da perseguire tramite una modifica della norma nazionale di recepimento oppure tramite una nota interpretativa della stessa da parte delle Autorità competenti (vedi nota del 24 Gennaio 2012 dell’Agenzia delle Entrate, in relazione alle imbarcazioni destinate alla pesca costiera), che ribadisca che il regime di non imponibilità IVA si applica sia alle navi adibite alla navigazione in alto mare, sia alle navi adibite all’esercizio di attività commerciale (trasporto pubblico locale marittimo e, in generale, su acqua). In alternativa, nel caso di interpretazione restrittiva delle norme, chiede un tempestivo intervento normativo, atto a ripristinare l’equità del sistema dell’IVA.
Servizio idrico intergrato: documento delle Regioni
(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 22 febbraio, ha approvato un “documento” in relazione all’indagine conoscitiva sulle proposte di legge (C. 2, C. 1951 e C. 3865) in materia di servizio idrico integrato.
Il testo integrale è stato pubblicato sul sito www.regioni.it il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=243131&field=allegato&module=news
Questo l'indice del documento:
I TRATTI SALIENTI DELLE PROPOSTE DI LEGGE
1. Proposta di legge C. 2 (Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico).
2. Proposta di legge C. 1951 (Modifica agli articoli 147, 148, 151 e 166 e abrogazione dell’art. 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n, 152, nonché modifiche all’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di gestione del servizio idrico integrato e dei consorzi di bonifica e irrigazione).
3. Proposta di legge C. 3865 (Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico integrato).
OSSERVAZIONI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
- La riforma del sistema di governance del servizio idrico integrato
- Il ruolo delle Regioni
- Le implicazioni della qualificazione del servizio idrico integrato dopo il Referendum del giugno 2011
- Le altre questioni “aperte”
Schede pervenute nel periodo marzo 2011 - gennaio 2012
Stato degli iter di approvazione dei disegni di legge attuativi della Finanziaria 2010 (tabelle)
Sunto delle ipotesi di riallocazione delle funzioni (tabelle)
Tavolo tecnico permanente Stato - Regioni - Autonomie locali finalizzato alla risoluzione delle problematiche derivanti dalla soppressione delle Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (A.A.T.O.), di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Seduta dell’8.11.2011
Definizione, a titolo istruttorio, dei principi e delle soluzioni condivise per l’attuazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009
A) I principi generali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
B) I criteri di delimitazione degli ambiti territoriali ottimali e il principio dell’autosufficienza.
C) L’imprescindibilità del ruolo degli Enti locali, con particolare riguardo alle Amministrazioni comunali.
D) La successione nei rapporti giuridici attivi e passivi delle sopprimende Autorità d’ambito.
E) Il regime di proprietà pubblica delle reti e degli impianti e il loro conferimento in uso gratuito al gestore.
F) Gli aspetti connessi al regime tariffario.
G) Le spese di funzionamento del nuovo soggetto deputato all’esercizio delle funzioni di governance dei servizi.
Si riportano di seguito le “osservazioni” e il paragrafo dedicato al “ruolo” delle Regioni, estratti dal documento.
Preliminarmente occorre evidenziare che le tre proposte di legge risultano datate e conseguentemente in parte superate dai molteplici interventi di riforma avviati dal legislatore statale, nonché dagli esiti referendari del 12 e 13 giungo 2011.
Alcuni disposti delle stesse, se approvati, potrebbero inoltre ingenerare un arretramento del quadro normativo recentemente innovato.
Esse offrono tuttavia lo spunto per evidenziare alcuni aspetti di particolare interesse per le Regioni, chiamate a riallocare le funzioni amministrative di organizzazione e controllo del servizio idrico integrato proprio in questo momento storico, caratterizzato dalla profonda crisi economica e dal costante avvicendarsi di normative nazionali non solo di riforma del settore specifico ma più in generale di revisione del sistema istituzionale del Paese.
La riforma del sistema di governance del servizio idrico integrato
Preme innanzi tutto rilevare come al momento attuale il processo di riforma avviato con l’approvazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009, relativo alla soppressione delle Autorità d’Ambito di cui agli articoli 148 e 201 del d.lgs. 152/2006, sia pienamente in atto e che pertanto qualunque intervento normativo nazionale in merito alle forme di governance del servizio idrico integrato non farebbe che creare in questa fase ulteriori elementi di incertezza certamente non auspicabili per l’intero sistema.
Seppur con differenziati stati di avanzamento degli iter di approvazione e attuazione dei relativi disegni di legge regionali, tutte le Regioni stanno infatti ponendo mano ai propri ordinamenti in materia sulla base di un disposto normativo che riconosce loro il compito di attribuire con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità d'ambito nel rispetto dei “principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”, secondo Costituzione, e sulla base di un arresto della sentenza della Corte Costituzionale n. 128 del 13 aprile 2011 che riconosce come tale disposto “riservi al legislatore regionale un’ampia sfera di discrezionalità”, consentendogli di scegliere i moduli organizzativi più adeguati a garantire l’efficienza del servizio idrico integrato, nonché forme di cooperazione fra i diversi enti territoriali interessati.
Come si evince dalla ricognizione sulla legislazione regionale in itinere che si allega (Allegato 1) le Regioni hanno quindi operato scelte di diverso tenore in ragione delle peculiarità dei loro territori e delle realtà in atto nel contesto regionale, nonché sulla base della pregressa fase di attuazione della c.d. legge Galli e del successivo Codice dell’ambiente.
Il processo non è affatto semplice ove si considerino, da un lato, la complessità e la delicatezza dei temi connessi ad un servizio essenziale come quello idrico, temi che non possono esimere dalla ricerca di un vasto consenso tra i portatori di interesse istituzionali e non idoneo a garantire nel tempo la tenuta del nuovo modello organizzativo, e, dall’altro, dalla contestuale continua evoluzione della normativa nazionale sull’ordinamento degli enti territoriali interessati: si pensi a quest’ultimo proposito alla normativa di recente adottata in materia di razionalizzazione dell’esercizio delle funzioni comunali (a partire dai commi da 25 a 31 del decreto legge 78/2010, convertito dalla legge 122/2010 per culminare nell’articolo 16 del decreto legge 138/2011, convertito dalla legge 148 del 14 settembre u.s.) e ancor più di recente dalle previsioni sulla profonda revisione del ruolo delle Amministrazioni provinciali di cui all’articolo 23 del decreto legge 201/2011, anch’esso convertito.
Vale la pena ricordare in merito come già la radicale riforma di settore postulata a suo tempo dalla legge 36/1994 abbia rappresentato una svolta storica che, incidendo su un sistema pregresso profondamente radicato nel territorio, ha richiesto una impegnativa e diffusa opera di sensibilizzazione e convincimento a fronte delle “resistenze” provenienti dalle Amministrazioni comunali, in particolare quelle di piccole dimensioni o caratterizzate da condizioni di marginalità territoriale come quelle montane, con momenti anche difficili sul piano dei rapporti istituzionali.
Mettere nuovamente in discussione assetti tanto faticosamente realizzati, pur sotto l’egida dello spirito di profonda semplificazione e di assoluta necessità di contenimento della spesa pubblica che improntano l’attuale orientamento statuale volto a far fronte alla crisi economica in atto, è quindi un tema che non si improvvisa nello spazio di pochi mesi e che merita che si svolga appieno il dibattito inevitabilmente scaturito sulla questione principale e cioè qual’è il miglior livello istituzionale su cui assestare le funzioni delle sopprimende Autorità d'ambito, conseguendo – pur nell’assenza di soluzioni di continuità nella prestazione del servizio – il miglior punto di equilibrio tra salvaguardia dei principi di efficacia, efficienza ed economicità e di garanzia del ruolo e delle competenze degli enti locali coinvolti.
Le Regioni fin dall’ottobre del 2010, sono giunte alla conclusione che le riforme attuabili nelle varie realtà regionali non avrebbero potuto che prospettare soluzioni anche decisamente differenziate in quanto collegate, in particolar modo per il servizio idrico integrato, ai diversificati aspetti geomorfologici e alle peculiarità spiccatamente territoriali, con ciò rendendosi inutile la definizione di linee guida vincolanti per i Consigli regionali auspicate dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.
Nonostante ciò le Regioni hanno comunque aderito alla costituzione presso la Conferenza Unificata di un Tavolo tecnico permanente Stato-Regioni-Autonomie locali finalizzato alla risoluzione delle problematiche derivanti dalla soppressione delle Autorità d'ambito.
L’8 novembre u.s. il Tavolo tecnico sopra menzionato ha approvato, come da incarico ricevuto con la delibera della Conferenza Unificata del 20 aprile 2011 che lo ha istituito, il documento contenente la definizione, a titolo istruttorio, dei principi e delle soluzioni condivise per l’attuazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009 che si allega (Allegato 2).
L’individuazione dei principi summenzionati è stata condivisa da tutte le Regioni e Province autonome, che anzi ne sono state i principali redattori, dai Ministeri presenti al tavolo (Ambiente e tutela del territorio e del mare, Rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, Riforme per il federalismo, Semplificazione normativa, Interno ed Economia e finanze), nonché in quella data dall’ANCI. Di diverso avviso invece l’Unione delle Province italiane che – per ovvie ragioni – rivendicava una affermazione del ruolo primario delle Amministrazioni provinciali che le altre componenti del Tavolo non condividevano.
L’approvazione del documento in questione, programmata per la seduta politica della Conferenza Unificata del 21 dicembre 2011, è stata tuttavia impedita da un ripensamento dell’ANCI che ha richiesto una serie di integrazioni al documento che si palesano o prive di rilievo nell’ambito delle considerazione già svolte dal medesimo o di segno contrario all’avviso già espresso dalle parti rappresentative delle Regioni e dei Ministeri.
Non vi è chi non veda come le scelte che, sulla spinta delle esigenze di riforma nazionale, le Regioni dovranno mettere in campo nei prossimi mesi condizioneranno inevitabilmente, nel prossimo decennio e forse più, i livelli di qualità del servizio idrico integrato erogato e la sostenibilità della relativa tariffa, poiché in questo campo molto dipende non solo dalla regolamentazione delle modalità operative di produzione del servizio, ma anche e soprattutto dalla capacità dell’ente titolare delle relative funzioni amministrative di rappresentare un interlocutore dei gestori affidatari forte ed autorevole.
Alle Regioni dunque l’onere di scegliere il modello di governance più idoneo proprio partendo dalle peculiarità del loro territorio e dell’attuale livello dei servizi prestati all’utenza regionale, ma nel contempo le Regioni devono poter contare su interlocutori nazionali che le coadiuvino nel processo intrapreso.
Il legislatore regionale si trova infatti spesso a dover compiere scelte impegnative per i propri cittadini ma fortemente “compresso” da una competenza legislativa esclusiva dello Stato che, tra tutela dell’ambiente, tutela della concorrenza e determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, nella sua concreta attuazione e interpretazione con frequenza vanifica quasi totalmente le sue prerogative in materia di servizi pubblici locali.
Da qui, oltre all’esigenza di aprire un dibattito su alcune possibili modifiche della legislazione nazionale in materia, l’impellenza dell’instaurarsi, seppur nel rigoroso rispetto dei principi costituzionali, di un “clima” interpretativo più consapevole del fatto la legislazione regionale deve molto spesso “mediare”, trovando il giusto contemperamento tra il dettato normativo astratto e le esigenze effettive del territorio.
A ciò contribuirebbe sicuramente un avvallo da parte dello Stato al ruolo delle Regioni quale primo livello di regolazione del sistema, in un quadro di reale e leale collaborazione con l’Autorità di vigilanza nazionale e nel comune interesse, nazionale e regionale, di sempre più elevati livelli di qualità dei servizi idrici.
Dopo una prima fase in cui ci si è per lo più limitati ad istituire Osservatori e ad esercitare gli ordinari poteri di indirizzo e coordinamento, lasciando sostanzialmente alla sola Autorità nazionale il ruolo di effettivo controllore del sistema, si avverte infatti sempre più l’esigenza di approntare anche a livello regionale e in collaborazione con l’Autorità nazionale meccanismi che - una volta comparate le modalità di esercizio delle funzioni poste in capo agli enti locali e le prestazioni realizzate dai gestori con riferimento ad una pluralità di ambiti territoriali ottimali - individui le situazioni di criticità ed i conseguenti interventi sanzionatori e correttivi di primo livello, ivi compresi quelli di revisione dei documenti di pianificazione sia regionale, che dei singoli ambiti territoriali ottimali, al fine di garantire al complesso degli utenti regionali omogenei ed adeguati livelli di qualità dei servizi.