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Timestamp: 2020-07-15 08:35:47+00:00
Document Index: 168384544

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 614', 'art. 52', 'art. 55', 'sentenza ', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 55']

LE PRIME APPLICAZIONI DELLA NUOVA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA RIDIMENSIONANO L’AMBITO DI OPERATIVITÀ DELLA SCRIMINANTE - DIPPOL
LE PRIME APPLICAZIONI DELLA NUOVA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA RIDIMENSIONANO L’AMBITO DI OPERATIVITÀ DELLA SCRIMINANTE
Gennaio 17, 2020	| da	Redazione DIPPOL
L’articolo 1 della legge ha infatti modificato l’articolo 52 del codice penale sulla “difesa legittima”, precisando che nei casi di legittima difesa domiciliare si considera “sempre” sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa. Il disegno di legge ha poi aggiunto un ulteriore comma all’articolo 52, per il quale si considera “sempre in stato di legittima difesa” chi, all’interno del domicilio e nei luoghi ad esso equiparati, respinge l’intrusione da parte di una o più persone “posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica“. Al domicilio è equiparato ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
Con una modifica all’art. 55 del codice penale in materia di “eccesso colposo”, la nuova legge ha poi escluso, nelle varie ipotesi di legittima difesa domiciliare, la punibilità di chi, “trovandosi in condizione di minorata difesa o in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo, commette il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità“, cioè quando l’aggressore agisce in “circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa“.
i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”,
Con l’avverbio “sempre” il Legislatore ha voluto inserire una presunzione di proporzione tra difesa e offesase si usa un’arma nei limiti di cui si è appena detto.
Dunque, il novum, nel secondo comma è dato dalla presunzione assoluta di proporzione tra difesa ed offesa; nel quarto comma è rappresentato dal fatto che non si parla più di presunzione rispetto ad uno degli elementi della legittima difesa, ma si parla di presunzione totale di legittima difesa allorchè si è all’interno di un domicilio o di un luogo ad esso equiparato (luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale) ed il soggetto respinga un’intrusione nel proprio domicilio, che sia violenta o minatoria(“posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone”).
La decisione della Corte ha riguardato il caso di un cittadino che, nottetempo, dopo essersi svegliato per aver sentito dei rumori sospetti, accortosi che un malintenzionato stava tentando di entrare in casa sua dalla finestra sul balcone, che dava sulla camera da letto in cui dormivano i suoi tre figli, lasciata aperta per il caldo, imbracciato un fucile legalmente detenuto, era uscito sul balcone e aveva fatto fuoco, ad altezza uomo, all’indirizzo di colui che aveva tentato di introdursi nella sua abitazione, benchè questi avesse momentaneamente desistito dall’azione illecita poiché, accortosi di essere stato notato, si era allontanato nascondendosi nel cortile antistante l’abitazione, al fine di verificare se il furto fosse definitivamente sfumato oppure no. L’imputato, ucciso l’uomo, raggiunto in organi vitali dai colpi da lui esplosi, ne aveva poi gettato il corpo in un fiume.
La sentenza in esame, affrontando quindi la tematica della legittima difesa domiciliare anche alla luce della nuova disciplina normativa, ha stabilito la massima secondo la quale: “In tema di legittima difesa, anche alla luce del novum normativo di cui alla legge 26 aprile 2019 n. 36, e della ivi prevista presunzione di proporzionalità inserita nell’art. 52 del Cp., è da ritenere pur sempre che, per la sussistenza della scriminante, anche nei confronti di chi commetta fatti di violazione di domicilio ai sensi dell’art. 614, commi 1 e 2 del Cp(situazione cui è parificata la commissione di fatti avvenuti all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale), sia necessario il concorso dei presupposti dell’attualità dell’offesa e dell’inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o altrui incolumità” (nella specie, è stata esclusa la sussistenza della scriminante della legittima difesa nella condotta dell’imputato – in esito al giudizio di merito condannato per il reato di omicidio colposo, per eccesso colposo – il quale, nottetempo, dopo essersi svegliato per aver sentito rumori sospetti, accortosi che un malintenzionato stava tentando di entrare in casa propria dalla finestra sul balcone, aveva esploso più colpi, ad altezza d’uomo, all’indirizzo dell’uomo, benchè questi avesse momentaneamente desistito dall’azione illecita, essendosi allontanato dal balcone e posizionato nel cortile, sotto a un albero, al fine di verificare se il furto fosse definitivamente sfumato oppure no)”.
Non potrà dirsi scriminato, invece, l’impiego offensivo di un’arma contro la persona che, pur trovandosi ancora illecitamente all’interno del domicilio, delle appartenenze o dei luoghi equiparati, non stia tenendo una condotta da cui possa ravvisarsi l’attualità del pericolo di offesa alla persona o ai beni che esiga una preventiva reazione difensiva, dovendosi questa ritenere ingiustificata qualora difetti il carattere della necessità alla difesa.
La presunzione di proporzione circa l’uso dell’arma potrà dirsi operante se il reo non desiste dall’azione criminosa e sussiste il pericolo, ancorché non attuale, e pur tuttavia concreto, che questa possa trasmodare in un’aggressione alla persona.
Ed è quanto avvenuto nel caso di specie, in cui il ladro si trovava in una posizione di attesa e la situazione di pericolo non era attuale al punto da giustificare l’uso preventivo della micidiale arma impiegata per far fuoco contro la persona. Non opera, dunque, la presunzione di proporzionalità poiché manca quel pericolo attuale che l’art. 52, primo comma, c.p. continua a richiedere.
Tale conclusione è imposta, oltre che dall’interpretazione del codice penale, anche dal doveroso rispetto delle previsioni ricavabili dalla Costituzione lette nell’ottica degli obblighi internazionali assunti dallo Stato, richiamati nel provvedimento in esame.
Ma la vicenda non si conclude qui, poiché i magistrati della Cassazione ritengono di accogliere la doglianza secondo cui la condotta del ricorrente potrebbe rientrare nel novellato art. 55 c.p. stante l’accertato stato di grave turbamento in cui, secondo la sentenza impugnata, si trovò l’imputato in conseguenza della situazione di pericolo in atto.
La legge n. 36/2019 ha infatti inciso significativamente sull’art. 55 c.p. e ristretto l’ambito del penalmente rilevante, in particolare escludendo la punibilità se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto.
Questo ha precisato la Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 49883/2019, in esame, accogliendo sul punto il ricorso dell’imputato ed ha quindi annullato la sentenza impugnata limitatamente alla valutazione sulla causa di non punibilità di cui al comma 2 dell’art. 55 c.p., introdotto dalla L. n. 36/2019.