Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/04/le-novita-fiscali-del-14-aprile-2007.html
Timestamp: 2019-02-18 00:34:48+00:00
Document Index: 180105337

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

Le novità fiscali del 14 aprile 2007 | Commercialista Telematico
1) IRAP: ancora sull’applicabilità dell’imposta a professionisti e lavoratori autonomi
2) Diritti doganali: Nuove modalità di pagamento elettronico: al via la sperimentazione
3) Riforma della previdenza complementare – Fondi pensione preesistenti: richiesta di informazioni
4)Servizi telematici dell’Agenzia del Territorio
5) le prestazioni dei massofisioterapisti (con titolo professionale biennale) sono soggette ad IVA: non si applica, quindi, l’esenzione prevista, in genere, per le professioni mediche
6)IRAP: il commercialista non paga l’imposta per l’attività personale di revisore contabile
7) l’acconto dell’addizionale comunale all’commercialistatelematico.com/aliquote-irpef-2010″ title=”Aliquote IRPEF”>irpef si versa con le vecchie modalita’ in attesa che sia emanato il decreto attuativo
8) accertamento in catasto delle unità immobiliari urbane censite nelle categorie particolari E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9
IRAP: Ancora sull’applicabilità dell’imposta a professionisti e lavoratori autonomi
Si ha esercizio di attività autonomamente organizzata soggetta ad IRAP ai sensi dell’art. 2, D.Lgs. n. 446/1997 quando l’attività abituale ed autonoma del contribuente dia luogo ad un’organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la capacità produttiva del contribuente stesso.
L’imposta non risulta applicabile ove in concreto i mezzi personali e materiali di cui si sia avvalso il contribuente costituiscano un mero ausilio della sua attività personale, simile a quello di cui abitualmente dispongono anche soggetti esclusi dall’applicazione dell’IRAP (collaboratori continuativi, lavoratori dipendenti).
Diritti doganali: Nuove modalità di pagamento elettronico: al via la sperimentazione
Parte la sperimentazione delle nuove modalità di pagamento elettronico (con carte bancomat e pagobancomat e con carte di credito) dei diritti doganali dovuti per l’importazione di merci a seguito viaggiatori (operazioni non commerciali).
(Determinazione Agenzia Dogane 02/04/2007, n. prot. 383/UD, in corso di pubblicazione G.U.)
Riforma della previdenza complementare – Fondi pensione preesistenti: richiesta di informazioni
I fondi pensione preesistenti dovranno compilare un modulo per fornire alla Covip informazioni sull’impatto della riforma sulla raccolta delle adesioni e sul conferimento del tfr in corso d’anno.
(Circolare COVIP 05/04/2007, n. 2098)
Servizi telematici dell’Agenzia del Territorio
Con il provvedimento dell ’Agenzia del Territorio 2 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2007, è stata data la possibilità agli utenti di effettuare, con modalità telematiche, il versamento delle somme dovute per l’erogazione dei servizi on line, rinviando a successivi comunicati l’indicazione progressiva degli stessi servizi.
Pertanto, l’Agenzia del Territorio ha comunicato che per i seguenti servizi catastali:
– Trasmissione telematica del modello unico informatico catastale, relativo alle dichiarazioni per l’accertamento delle unità immobiliari urbane di nuova costruzione e alle dichiarazioni di variazione dello stato, consistenza e destinazione delle unità immobiliari urbane censite (Docfa);
richiesta per via telematica di estratto autenticato della mappa ad uso presentazione di atti geometrici di aggiornamento;
è stato reso disponibile, sul portale Sister dell’Agenzia, il collegamento con il Portale messo a disposizione, in via sperimentale, da “ Poste Italiane ” , che consente di effettuare versamenti tramite:
– Carte di credito visa e mastercard postepay giroconto da altro conto corrente postale on-line.
(Agenzia del Territorio comunicato del 13 aprile 2007)
Le prestazioni dei massofisioterapisti (con titolo professionale biennale) sono soggette ad IVA: non si applica, quindi, l’esenzione prevista, in genere, per le professioni mediche
Sulle prestazioni dei massofisioterapisti non si può applicare l’esenzione dell’IVA, pertanto, si devono assoggettare all’IVA, con l’aliquota ordinaria.
E’ quanto ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 70 del 13.04.2007.
Cio poiché, ha spiegato la suddetta Agenzia delle Entrate, i massofisioterapisti in possesso di un titolo conseguito in base ad un corso di formazione biennale non sono riconducibili ai profili professionali sanitari delineati dal competente Ministero della Salute (né in via diretta, né per il tramite del riconoscimento di equipollenza), alle prestazioni da essi rese non possa essere applicato il regime di esenzione dell’IVA di cui all’art. 10, n. 18 del D.P.R. n. 633/1972, come peraltro affermato dal Ministero della Salute con nota del 20 settembre 2002.
Inoltre, ha precisato che la possibilità di differenziare il regime fiscale delle prestazioni sulla base della diversa formazione professionale degli operatori è stata riconosciuta legittima dalla Corte di Giustizia della UE che, nella sentenza del 27 aprile 2006, resa in relazione alle cause riunite C/443 e C/444 del 2004, punto 38 ha affermato che “l’esclusione di una determinata professione o di un’attività medica specifica dalla definizione delle professioni paramediche adottata dalla normativa nazionale ai fini dell’esenzione prevista dall’art. 13, parte A, n.1, lett. c), della sesta direttiva deve poter essere giustificata in base a motivi oggettivi fondati sulle qualifiche professionali dei prestatori delle cure e, dunque, in base a considerazioni riguardanti la qualità delle prestazioni fornite”.
Inoltre al successivo punto 55, ribadisce che: “Tuttavia gli Stati membri debbono, nell’esercizio di tale potere discrezionale, rispettare l’obiettivo perseguito dalla detta disposizione, consistente nel garantire che l’esenzione si applichi unicamente a persone in possesso delle qualifiche professionali richieste nonché il principio di neutralità fiscale”.
A nulla valgono le sentenze del TAR portate a difesa interpretativa del contribuente che aveva posto l’istanza di interpello.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 70 del 13 aprile 2007)
IRAP: Il commercialista non paga l’imposta per l’attività personale di revisore contabile
Non si applica l’IRAP quando l’attività del commercialista sia svolta in mancanza di elementi di organizzazione, senza dipendenti e senza impiego di capitali e il reddito prodotto derivi unicamente dal lavoro personale del professionista quale revisore contabile, come confermato peraltro dalla dichiarazione dei redditi dallo stesso prodotta.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 02/04/2007, n. 8166)
L’acconto dell’addizionale comunale all’commercialistatelematico.com/aliquote-irpef-2010″ title=”Aliquote IRPEF”>irpef si versa con le vecchie modalità in attesa che sia emanato il decreto attuativo
In attesa che venga emanato il Decreto del Ministero Economia e Finanze il pagamento dell’acconto dell’addizione comunale all’IRPEF va effettuato con le vecchie modalità, quindi utilizzando i codici sintetici dei comuni attualmente previsti per la compilazione del modello F24.
Ne consegue che, fino all’effettiva operatività del nuovo sistema introdotto dall’art. 1, comma 143 della legge n. 296/2006 (Legge Finanziaria 2007), le somme riscosse a titolo di addizionale comunale all’Irpef continueranno ad essere accreditate al Ministero dell’interno per essere in seguito ripartite in favore dei singoli enti locali.
Per la Regione Valle d’Aosta, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzano l’accreditamento delle somme in esame deve essere effettuato direttamente a detti enti, i quali provvedono poi a ripartirle in favore dei singoli enti locali compresi nel loro ambito territoriale.
E’ questo il chiarimento contenuto nel comunicato stampa Ministero dell’Economia e Finanze, Dipartimento politiche fiscali, del 13 aprile 2007 che verte su:
Addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche – modalità per il versamento e l’accreditamento diretto.
Tale comunicato, in merito ai chiarimenti richiesti sulle modalità di versamento delle somme dovute a titolo di addizionale comunale all’IRPEF, ha prima precisato che l’art. 1, comma 4, del D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, come modificato dal comma 142, dell’art. 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevede che il versamento di detto tributo venga effettuato in acconto ed a saldo unitamente al saldo dell’Irpef.
Inoltre, che per i redditi di lavoro dipendente ed ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente l’acconto dell’addizionale dovuta viene determinato dai sostituti d’imposta ed il relativo importo viene trattenuto in un numero massimo di 9 rate mensili, effettuate a partire dal mese di marzo.
Il saldo dell’addizionale dovuta viene, invece, determinato all’atto delle operazioni di conguaglio ed il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di 11 rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre.
Su tale sistema la Legge finanziaria ha disposto che il suddetto versamento dell’addizionale, a decorrere dall’anno d’imposta 2007, va effettuato direttamente al comune di riferimento, attraverso un apposito codice tributo assegnato a ciascun comune, secondo le modalità da stabilirsi con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da adottarsi entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge finanziaria.
Proprio riguardo il pagamento dell’acconto dell’addizionale ed all’assegnazione diretta degli importi a ciascun comune, il suddetto comunicato stampa ha precisato che, nelle more dell’emanazione del decreto attuativo, si devono continuare ad applicare le stesse procedure utilizzate negli anni precedenti dai soggetti interessati.
Istituiti i codici tributo per versare l’acconto dell’addizionale comunale all’Irpef
Infine, il comunicato stampa del 13/04/2007 ha osservato che le istruzioni contenute nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 20/E del 6 febbraio 2007 sul versamento dell’addizionale mediante il modello F24 delle somme dovute a titolo di acconto per l’anno d’imposta 2007 e di saldo per l’anno d’imposta 2006, sono riferite unicamente ai soggetti che, sulla base delle procedure appena richiamate, utilizzano tale strumento di versamento, del quale non possono, perciò, avvalersi gli enti locali sulla base delle disposizioni contenute nell’art. 3, comma 2, lettera h-bis), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificato dall’art. 34, comma 3 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Risoluzione istitutiva di codici tributo per il versamento dell’acconto dell’addizionale comunale all’IRPEF
Pertanto, l’Agenzia delle Entrate, con la citata risoluzione n. 20 del 6 febbraio 2007, ha istituito i nuovi codici tributo per i versamenti, mediante modello F24, di somme dovute a titolo di addizionale comunale all’IRPEF.
In particolare, i sostituti d’imposta devono utilizzare il codice tributo:
– 3816 – “Addizionale comunale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta. Saldo”;
– 3817 – “Addizionale comunale all’IRPEF – autotassazione. Saldo”
– 3818 – “Addizionale comunale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta – mod. 730. Saldo”;
– 3860 – “Addizionale comunale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta. Acconto”;
– 3861 – “Addizionale comunale all’IRPEF – autotassazione. Acconto”
– 3862 – “Addizionale comunale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta – mod. 730. Acconto”.
In sede di compilazione del Modello F24, i suddetti codici tributo dovranno essere esposti esclusivamente nella sezione “Ici ed altri tributi locali” indicando:
nella colonna “Codice ente/codice comune”, il codice territoriale riportato nella tabella “T1 – Codici degli enti locali”, pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it;
nel campo “Anno di riferimento”, l’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, espresso nella forma “AAAA”.
Tali codici tributo sono diventati operativi dal quinto giorno lavorativo successivo alla data della presente risoluzione, quindi dall’11 febbraio 2007.
(Comunicato stampa Ministero dell’Economia e Finanze, Dipartimento politiche fiscali, del 13 aprile 2007)
Accertamento in catasto delle unità immobiliari urbane censite nelle categorie particolari E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 – Censimento delle porzioni di tali unità immobiliari destinate ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato, ovvero ad usi diversi, già iscritte negli atti del catasto (art. 2, commi 40 e seguenti, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262)
L’art. 2, commi 40 e seguenti, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 convertito dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 ha disposto le norme in materia di classificazione degli immobili ed in particolare delle unità immobiliari polifunzionali censite nelle categorie catastali del “Gruppo E”, con l’esclusione delle categorie E/7 ed E/8.
Mentre il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia, emanato in data 2 gennaio 2007, ha precisato le modalità tecniche attuative nonché le procedure relative agli adempimenti di parte e, per i casi di inadempienza, alle attività di competenza dell’Ufficio.
Il provvedimento ha interessato l’accatastamento delle unità immobiliari ad uso commerciale, artigianale, industriale e terziario esistenti nel perimetro nei complessi pubblici censiti nel gruppo E (stazioni, aeroporti, ecc.).
Dal 3 luglio 2007, tali immobili dovranno essere dotati di autonoma rendita catastale (nelle cat. C, B e D), e pertanto non avranno più diritto all’esenzione dall’ICI.
In particolare, per le unità immobiliari, per le quali sono venuti meno i requisiti per il censimento in una categoria del gruppo E, in base all’intervento normativo entro la data del 3 luglio 2007 devono essere presentate le dichiarazioni di variazione al catasto.
Infine, l’Agenzia del Territorio con la circolare n. 4 del 13 aprile 2007 ha fornito gli opportuni chiarimenti in materia ed illustrando, altresì, le seguenti linee guida:
LINEE GUIDA PER IL CLASSAMENTO DELLE UNITA’ IMMOBILIARI CENSIBILI NELLE CATEGORIE DEL “GRUPPO E” E PER L’INDIVIDUAZIONE DEGLI IMMOBILI O DELLE LORO PORZIONI A DIVERSA DESTINAZIONE FUNZIONALE
Anche in relazione agli indirizzi procedurali previsti dall’art. 2, comma 40, del DL 262/06, convertito con modificazioni nella legge n. 286/06, si riepilogano le destinazioni del quadro di qualificazione nazionale delle categorie del GRUPPO E, evidenziando che per l’attribuzione di una della categorie particolari, occorre fare riferimento oltre alla “singolarità” delle destinazioni e delle caratteristiche tipologiche, costruttive e dimensionali degli immobili, anche alla destinazione d’uso dell’intera unità immobiliare o delle singole porzioni a medesima utilizzazione, la quale deve essere diversa da commerciale, ndustriale, uffici privati ed usi diversi da quelli di un pubblico servizio.
E/1- Stazioni per servizi di trasporto terrestri, marittimi ed aerei
Gli immobili della fattispecie destinati al soddisfacimento del pubblico trasporto, compresi gli impianti fissi e le aree connesse, ancorché di natura demaniale si accertano:
a) per la parte strettamente funzionale al pubblico trasporto, come unica unità immobiliare,
da censire nella categoria E/1 e comprendente di norma:
– i fabbricati o i locali viaggiatori (compresi biglietterie, sale di attesa e di imbarco, locali adibiti ad uffici a diretto servizio di gestione della stazione);
– servizi igienici ad uso libero dei viaggiatori;
– spazi sosta veicoli adibiti al servizio pubblico;
– parcheggi auto ad uso del personale dipendente, siti all’interno del perimetro della stazione;
– aree occupate dai binari, dalle piste aeroportuali e dalle banchine destinate al servizio pubblico;
– magazzini ed aree per il deposito temporaneo e la movimentazione delle merci;
– aree o officine, destinate alla manutenzione dei mezzi di trasporto;
– impianti di produzione e trasformazione dell’energia elettrica, purché la prevalenza della potenza prodotta sia destinata alla stazione;
– impianti di stoccaggio e distribuzione del carburante finalizzati al servizio di trasporto nell’ambito della stazione;
– aree di rispetto e di sosta dei veicoli asserviti alla stazione;
– impianti di trasformazione e produzione dell’energia elettrica per assicurare la continuità dei servizi;
– impianti di stoccaggio e distribuzione carburanti finalizzati al servizio di trasporto nell’ambito della stazione;
– torri di controllo, serbatoi idrici;
– pronto soccorso;
– depositi bagagli;
– locali destinati alle forze dell’ordine, ovvero agli enti preposti al controllo delle merci o alla sicurezza dei passeggeri, purché interni al fabbricato ad uso dei viaggiatori;
– ogni altro spazio o locale strettamente strumentale all’esercizio delle funzioni coerenti con la destinazione d’uso.
b) come distinte unità immobiliari, censibili nelle specifiche categorie ordinarie o speciali, gli immobili o loro porzioni, laddove autonomi per funzionalità o redditività e destinati a :
– abitazioni e foresterie;
– bar-caffe;
– rivendite di giornali, tabacchi;
– negozi di vendita od esposizione di qualsiasi merce;
– dutyfree;
– centri commerciali;
– alberghi, ostelli;
– uffici pubblici o privati;
– caserme per gli Organi di vigilanza e sicurezza;
– magazzini, aree di deposito per stoccaggio container o merci in genere;
– hangar e capannoni per la costruzione, manutenzione ed il ricovero dei veicoli;
– autosilos e aree a parcheggio;
– altre finalità autonome e comunque non strettamente strumentali rispetto al servizio di pubblico trasporto.
Non sono censibili in categoria E1 i porti turistici e gli aeroporti per voli non di linea, per i quali di norma si attribuisce la categoria D/8 per quanto concerne i moli, le banchine, gli spazi di manovra e di parcheggio e pertinenziali al servizio, gli uffici destinati alla gestione portuale, anche aventi carattere amministrativo.
Non si censiscono nella categoria D/8, invece, le darsene ad uso privato. Infatti, ciascuna darsena annessa ad una villa, ad un complesso alberghiero o industriale costituisce dipendenza esclusiva dell’unità immobiliare principale.
Si censiscono separatamente nella categoria più consona, quando autonome, le unità che
individuano immobili o loro porzioni destinate ad altre attività di tipo commerciale, industriale, uffici.
Altresì, non sono da censire nella categoria E/1, gli impianti di risalita quali: funivie, sciovie, seggiovie e simili, quando hanno destinazione esclusivamente o prevalentemente
commerciale in quanto non assimilabile a servizio di trasporto, ma al soddisfacimento di fini ricreativi, sportivi o turistico-escursionistici. In tale ultima ipotesi, di norma, le stesse vanno censite nella categoria D/8.
La declaratoria delle tipologie previste è talmente circoscritta per cui non occorrono particolari chiarimenti. L’attribuzione di tale categoria non si ritiene più attuale e si conserva solo per memoria in relazione a quei classamenti rinvenibili negli atti storici del catasto.
In questa categoria restano comprese tutte le unità immobiliari nelle quali si esercitano attività finalizzate al soddisfacimento di esigenze pubbliche, con esclusione di quelle aventi fini esclusivamente o prevalentemente commerciali e industriali.
Ad esempio: chioschi per informazioni al pubblico, per impianti di erogazione carburanti (limitatamente alla zona destinata alla erogazione del carburante), in uso alle forze dell’ordine, tettoie ad uso pubblico sulle spiagge, padiglioni destinati ad uso di refettori per finalità di assistenza pubblica, le pese ed i gabinetti pubblici, e le discariche pubbliche, con
l’esclusione di quelle in cui sono presenti immobili o impianti destinati al riciclaggio.
Non rientrano in tale categoria manufatti, anche se eretti su suolo pubblico assegnato in concessione, ove risultino soddisfatti i requisiti di stabile permanenza nel luogo in cui sono installate e di autonomia funzionale e reddituale, previsti dal decreto del Ministero delle finanze n. 28/1998. In particolare dette unità, laddove “raggruppabili in classi”, sono da censire nella pertinente categoria ordinaria.
Solo immobili “singolari” per l’estrema precarietà della struttura, l’assenza di una permanenza continuativa nel luogo in cui sono installate, nonché per la scarsa diffusione sul territorio, tali da non permetterne il raggruppamento in “classi”, possono essere censiti nella categoria E/3.
Rientrano in questa categoria le unità immobiliari destinate a fiera, spazi espositivi, mostre, mercati e simili costituite soprattutto da aree scoperte, saltuariamente attrezzate con strutture e stand amovibili per le esigenze espositive, e con modeste costruzioni destinate a soddisfare alcune esigenze primarie (biglietteria, servizi igienici, accoglienza, etc.).
Quando tali compendi sono composti da più fabbricati ed aree con diverse utilizzazioni sia
riguardo all’uso specifico che alla periodicità dello stesso uso nell’arco dell’anno è necessario provvedere alla suddivisione del complesso in relazione alle diverse porzioni a destinazione omogenea, secondo i seguenti principi.
Gli immobili della fattispecie, compresi gli impianti fissi e le aree connesse, ancorché di natura demaniale si accertano:
a) per la parte strettamente funzionale alle attività fieristiche, come unica unità immobiliare censibile nella categoria D8 e comprendente di norma:
– biglietterie, sale di attesa, locali adibiti ad uffici a diretto servizio di gestione del complesso;
– parcheggi auto siti all’interno del perimetro del complesso fieristico, ad uso del personale dipendente o degli espositori;
– magazzini merci, piazzali deposito merci, piani caricatori;
– impianti di stoccaggio e distribuzione carburanti ad uso interno del complesso fieristico;
– padiglioni ed aree destinate all’esposizione, con relative pertinenze;
– locali destinati al personale adibito alla vigilanza e alla sicurezza;
– abitazione o foresterie ;
– musei, pinacoteche;
– sale convegni;
– autosilos e aree a parcheggio ;
– altre destinazioni autonome rispetto al servizio espositivo.
Qualora per gli immobili in argomento non sia possibile definire le diverse porzioni aventi autonomia reddituale e funzionale, l’accatastamento dovrà avvenire nella categoria catastale corrispondente all’uso prevalente dell’unità immobiliare (categoria D8).
Sono censibili in questa categoria gli immobili adibiti a caserme e fortificazioni, purché abbiano carattere monumentale. Nell’eventualità che in questi immobili o complessi immobiliari trovino ospitalità altre funzioni culturali (musei, scuole, circoli culturali e ricreativi, ecc.), commerciali o terziarie (negozi, uffici) ecc., è necessario verificare preliminarmente la possibilità di articolare gli stessi in distinte unità immobiliari, da censire nelle pertinenti categorie ordinarie o speciali, ed, in caso negativo, operare sulla base del criterio di prevalenza.
La declaratoria delle tipologie previste è talmente circoscritta per cui non occorrono particolari chiarimenti.
Nell’eventualità che negli immobili o complessi immobiliari trovino ospitalità altre funzioni culturali, commerciali o terziarie ecc., trovano applicazione i criteri già indicati per la categoria E/5
Questa categoria comprende esclusivamente i luoghi di culto pubblici, ossia aperti a tutti coloro che professano una determinata confessione religiosa e che risulta coerente con le caratteristiche intrinseche dell’immobile. Al riguardo si evidenzia che già nelle massime vigenti è previsto che destinazioni correlabili a questa fattispecie siano censite in unità autonome (ad esempio uffici parrocchiali, oratori, cinema parrocchiali, magazzini, autorimesse, casa canonica, ecc.).
Anche nella fattispecie la declaratoria delle destinazioni previste è univocamente definita, per cui non occorrono particolari chiarimenti. E’ da rilevare tuttavia che anche nella fattispecie non possono essere ricompresi immobili o porzioni di immobili, con destinazione autonoma, (ad. esempio uffici, magazzini, autorimessa, casa custode, ecc.), ancorchè correlate alle specifiche funzioni indicate nella declaratoria.
E/9 – Edifici a destinazione particolare non compresi nelle categorie precedenti del
Questa categoria è il contenitore residuale di tutte le altre costruzioni distinte dalla singolarità tipologica e dalla stretta correlazione dell’uso al soddisfacimento di un pubblico servizio.
Valgono pertanto tutte le limitazioni in precedenza citate, ed in particolare non risultano compatibili con tale destinazione le unità immobiliari costruite per le esigenze di un’attività
commerciale, industriale, ad ufficio privato, ovvero per funzioni diverse purchè dotate di autonomia funzionale e reddituale. Tra queste rilevano i fabbricati, loro porzioni o compendi immobiliari destinati ad uffici postali e centri postali meccanizzati, per i quali le qualificazioni pertinenti sono C/1, D/5 e D/7 , in relazione ai caratteri dimensionali, tipologici e funzionali.
(Agenzia del Territorio, circolare n. 4 del 13 aprile 2007)
Apile 2007