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Timestamp: 2018-06-25 09:42:25+00:00
Document Index: 183179230

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 15', 'art. 22', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 27', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 10', 'art. 10']

Manovra estiva 2009: cosa cambia per la riscossione | Commercialista Telematico
Manovra estiva 2009: cosa cambia per la riscossione
Il D.L. n. 78/2009, conv. con modif. in legge n. 102/2009 – cd. Manovra d’estate 2009 – è un grande contenitore dove ci sta dentro un po’ di tutto.
La manovra ha puntato l’indice, fra l’altro, sulla riscossione delle imposte, per potenziarne gli effetti, consapevole del divario esistente tra accertato e riscosso.
L’art. 15, del D.L. n. 78/2009 prevede che a decorrere dal 1.1.2010, al fine di semplificare le attività di verifica sulle situazioni reddituali di cui all’art. 13 della L. 30.12.1991 n. 412, l’Amministrazione finanziaria e ogni altra Amministrazione pubblica, che detengono informazioni utili a determinare l’importo delle prestazioni previdenziali ed assistenziali collegate al reddito dei beneficiari, sono tenute a fornire all’INPS, in via telematica e in forma disaggregata per singola tipologia di redditi, le predette informazioni presenti in tutte le banche dati a loro disposizione, relative a titolari, e rispettivi coniugi e familiari, di prestazioni pensionistiche o assistenziali residenti in Italia.
Tale norma semplifica all’Inps le verifiche reddituali in ordine alla spettanza dei benefici, sulla scia delle diverse convenzioni già stipulate fra l’INPS e l’Agenzia delle entrate per lo scambio informativo dei dati relativi alle attività di controllo, e della convenzioni da stipulare per rendere effettiva la norma introdotta.
Scambio d’informazioni tra INPS e P.A.
Il comma 15, dell’art. 21, della L. 27.12.1997 n. 449 dispone che le disposizioni in materia di ritenute alla fonte previste nel titolo III del D.P.R. n. 600/73, nonché l’art. 11, comma 5, 6, 7 e 9 della L. 30.12.1991, n. 413, devono intendersi applicabili anche nel caso in cui il pagamento sia eseguito mediante pignoramento anche presso terzi in base ad ordinanza di assegnazione, qualora il credito sia riferito a somme per le quali, ai sensi delle predette disposizioni, deve essere operata una ritenuta alla fonte.
Il legislatore adesso ha aggiunto al comma 15, del citato art. 21, il seguente periodo: ‹‹in quest’ultima ipotesi, in caso di pagamento eseguito mediante pignoramento presso terzi, questi ultimi, se rivestono la qualifica di sostituti d’imposta ai sensi dell’art. 23 e seguenti del D.P.R. n. 600/73, devono operare all’atto del pagamento delle somme la ritenuta nella misura del 20%, secondo modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate››.
Di fatto, è stato previsto l’obbligo di effettuare la ritenuta a titolo di acconto – nella misura del 20% – sulle somme oggetto di pignoramento presso terzi, a carico dei terzi che subiscono il pignoramento, sempreché gli stessi siano sostituti d’imposta.
La norma è tesa ad evitare che le somme liquidate a seguito di pignoramento possano essere corrisposte al creditore senza ritenuta, producendo anche immediati effetti di cassa (precedentemente, infatti, il percipiente era tenuto a versare l’imposta dovuta tramite autoliquidazione, in sede di dichiarazione).
Vengono demandate ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate le modalità tecniche.
Obbligo di operare la ritenuta del 20% sulle somme oggetto di pignoramento presso terzi, a carico dei terzi che subiscono il pignoramento, se sostituti d’imposta
Ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. n. 112/99, ai fini del discarico delle quote iscritte a ruolo, il concessionario trasmette, anche in via telematica, all’ente creditore, una comunicazione di inesigibilità. Tale comunicazione viene redatta e trasmessa con le modalità stabilite con decreto del Ministero delle finanze.
Il successivo comma 2 si occupa, invece, delle cause che costituiscono perdita del diritto al discarico. In particolare, per quel che qui ci interessa, il legislatore, oggi, è intervenuto sulla lett. a), del comma 2, dell’art. 19, prevedendo che il concessionario deve provvedere alla notifica della cartella entro il 9 mese successivo alla consegna del ruolo (e non più 11), per non perdere il diritto al discarico, per mancata notificazione imputabile al concessionario.
Tale norma si applica ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 31.10.2009.
La norma, quindi, riduce di fatto il termine a disposizione degli Agenti della riscossione per la notifica delle cartelle di pagamento a 9 mesi.
Ridotto da 11 a 9 mesi il termine per la notifica della cartella, al fine di evitare la perdita del diritto al discarico, per i ruoli consegnati dal 31 ottobre 2009
SOSTITUZIONE DELLA FIRMA AUTOGRAFA
La firma autografa prevista sugli atti di liquidazione, accertamento e riscossione dalle norme che disciplinano le entrate tributarie erariali amministrate dalle Agenzie fiscali e dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato può essere sostituita dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile dell’adozione dell’atto in tutti i casi in cui gli atti medesimi siano prodotti da sistemi informativi automatizzati. Con provvedimento dei Direttori delle Agenzie fiscali e del Direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono individuati gli atti nei confronti dei quali opera la norma.
La norma, che autorizza la sostituzione a mezzo stampa della sottoscrizione autografa degli atti di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi erariali prodotti mediante sistemi informativi automatizzati, consente alle Agenzia fiscali e all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato un significativo efficientamento delle attività istituzionali cd. seriali.
Firma autografa sostituita dall’indicazione a stampa per gli atti di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi erariali automatizzati
L’art. 22 del D.Lgs. n. 472/97, ha modificato, dal 1° aprile 1998, il procedimento di adozione delle misure cautelari in materia tributaria, attribuendo agli uffici impositori la competenza a chiedere tali misure, quando si ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, e rimettendo i relativi poteri al giudice tributario competente in ragione della sede dell’ufficio che ne domanda l’adozione.
Il legislatore era già intervenuto con l’art. 27, commi 5, 6 e 7, del D.L. n. 185/2008, disponendo che la norma si applica anche in relazione ai tributi e relativi interessi vantati dagli uffici, in base ai processi verbali di constatazione. Inoltre, aveva già previsto che in caso di pericolo per la riscossione, dopo la notifica, da parte dell’ufficio o ente, del provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi (atti di accertamento e/o rettifica; atti di irrogazione sanzioni), si applicano, per tutti gli importi dovuti, le disposizioni di cui ai commi da 1 a 6, dell’art. 22, del D.Lgs. n. 472/97. Le misure cautelari adottate in relazione agli atti di accertamento e/o rettifica (atti di irrogazione sanzioni) perdono efficacia dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento della cartella di cui all’art. 25, comma 2, del D.P.R.n. n. 602/73, per gli importi iscritti a ruolo.
La manovra d’estate 2009 ha reso ancora più forti i poteri dell’amministrazione finanziaria. Infatti, il comma 8-bis dell’art. 15 del D.L. n. 78/2009 ha aggiunto al comma 1 dell’art. 22 del D.lgs. n. 472/97, il seguente periodo: «A tal fine l’Agenzia delle entrate si avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 51, secondo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni».
Il successivo comma 8-ter del citato art. 15 del D.L.n.78/2009 ha disposto che “Per l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 27, commi 5, 6 e 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, l’Agenzia delle entrate si avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 51, secondo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni”.
In pratica, al fine di attivare le procedure cautelari l’Agenzia delle entrate può utilizzare le indagini bancarie.
Possibilità di utilizzo delle indagini finanziarie per l’adozione delle
Inoltre, per effetto di quanto previsto adesso dal comma 8-quater del citato art. 15 del DL n. 78/2009 che ha sostituito il comma 7 dell’art. 27 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, “in relazione agli importi iscritti a ruolo in base ai provvedimenti indicati al comma 6 del presente articolo, le misure cautelari adottate ai sensi dell’articolo 22 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, conservano, senza bisogno di alcuna formalità o annotazione, la loro validità e il loro grado a favore dell’agente della riscossione che ha in carico il ruolo. Quest’ultimo può procedere all’esecuzione sui beni sequestrati o ipotecati secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, fermo restando quanto previsto, in particolare, dall’articolo 76 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, e successive modificazioni “.
Quindi, le misure cautelari adottate conservano la loro validità e il loro grado, a favore dell’agente della riscossione, senza bisogno di alcuna formalità e annotazione, anche dopo la scadenza del termine di 60 gg. dalla notifica della cartella, fermo restando il limite all’espropriazione immobiliare (importi inferiori a € 8.000).
Le misure cautelari adottate conservano la loro validità a favore dell’agente della riscossione, anche dopo la scadenza del termine di 60 gg. dalla notifica della cartella, fermo restando il limite di € 8.000 per l’espropriazione immobiliare
LE SEGNALAZIONI DEL P.R.A. PER IL REDDITOMETRO
All’interno delle tipologie di accertamento un posto di sicuro rilievo è stato assegnato, nel corso degli ultimi anni, all’accertamento sintetico che sia il legislatore che la stessa Amministrazione finanziaria ritengono uno dei principali strumenti per contrastare i fenomeni evasivi a carico delle persone fisiche.
La determinazione sintetica del reddito si pone in relazione alla quantificazione complessiva delle disponibilità della persona fisica ed opera quando il reddito complessivo netto accertabile in base a indici rivelatori di ricchezza – c.d. indici di capacità contributiva – si discosta di almeno un quarto da quello dichiarato, per due o più periodi d’imposta.
La norma di riferimento è l’art. 38, comma 4, del D. P. R. n. 600/1973, che permette all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’art. 39, del citato D. P. R. n. 600/1973, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente. Il successivo comma 5 dispone che qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti.
Oggi, attraverso la cd. Manovra d’estate 2009, è stato previsto che ove si accerti che una singola persona fisica risulti proprietaria di dieci o più veicoli, gli uffici del pubblico registro automobilistico sono tenuti ad effettuare una specifica segnalazione all’Agenzia delle entrate, al Corpo della guardia di finanza e alla regione territorialmente competente.
In pratica, il legislatore, ha assunto anche il P.R.A. per l’individuazione dei finti poveri.
Obbligo per il P.R.A. di segnalare i soggetti intestatari di 10 o più veicoli
LA STRETTA SULLE COMPENSAZIONI
La cd. Manovra d’estate 2009 – art. 10 del D.L. n. 78/2009, conv. in L. 102/2009 – è nuovamente intervenuta per contrastare gli abusi e corrispondentemente per incrementare la liquidità delle imprese, riorganizzando il sistema delle compensazioni fiscali.
Diciamo innanzitutto che, come rilevato dal comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 luglio 2009, le nuove regole sulle compensazioni non interessano i versamenti in scadenza a luglio a carico dei contribuenti, persone fisiche e società.
Le nuove disposizioni introdotte dalla manovra anticrisi (art. 10 del D.L. n. 78/2009) avranno effetto a decorrere dall’1 gennaio del 2010, anche per evitare disparità di trattamento per i contribuenti che hanno già effettuato i versamenti di Unico, tramite compensazione, entro il 16 giugno scorso.
Le regole introdotte investono le compensazioni superiori a 10.000 euro e prevedono specifiche modalità di trasmissione all’Amministrazione finanziaria delle informazioni relative agli importi da compensare, attraverso la presentazione della dichiarazione annuale prima di utilizzare il credito IVA in compensazione.
In pratica, la compensazione può essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale (30 settembre) o dell’istanza infrannuale da cui emerge il credito.
La dichiarazione deve essere corredata del visto di conformità da un professionista abilitato (dottore commercialista o consulente del lavoro). In alternativa, relativamente ai contribuenti soggetti al controllo contabile di cui all’articolo 2409-bis del codice civile, è legittima anche la sottoscrizione di chi firma la relazione di revisione. L’infedele attestazione è punita con la sanzione da 258 a 2.582 euro e, nel caso di ripetute violazioni, ovvero di violazioni particolarmente gravi, è prevista l’effettuazione della segnalazione agli organi competenti per ulteriori provvedimenti.
A scelta il contribuente può presentare la dichiarazione Iva annuale separatamente dal modello Unico, a partire dal 1° febbraio successivo all’anno d’imposta. Tale modifica consente di compensare il credito annuale a partire dal 16 marzo (chi presenterà la dichiarazione annuale entro febbraio non sarà tenuto alla trasmissione della comunicazione dati Iva).
Le operazioni di compensazione per importi superiori a 10 mila euro annui dovranno avvenire utilizzando esclusivamente i servizi telematici messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate.
Stretta per le compensazioni superiori a € 10.000, dal 1° gennaio 2010
Il legislatore, inoltre, ha espressamente escluso la possibilità di avvalersi della definizione agevolata in via breve per la chiusura delle liti derivanti dall’utilizzo di crediti inesistenti. La misura delle sanzioni, quindi, varia da un minimo del 100% fino a un massimo del 200% del credito utilizzato e del 200% per gli importi superiori a 50 mila euro.
Di contro, un successivo decreto ministeriale potrà innalzare, a partire dal 1° gennaio 2010, il tetto massimo annuo di crediti compensabili, fino a 700 mila euro.
Stretta sanzionatoria per le compensazioni dal 1° luglio 2010