Source: http://www.archiviocasalis.it/localized-install/biblio/vercelli/caresana
Timestamp: 2019-11-22 14:47:40+00:00
Document Index: 18793226

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 37', 'art. 39', 'art. 33', 'art. 90', 'art. 91', 'art. 9', 'art. 37', 'art. 90', 'art. 91']

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Districtus e contado del comune di Vercelli.
1068 (ISTAT 2001).
2373 ha (ISTAT).
A nord Pezzana, a est Langosco e Rosasco, a sud-est Motta dei Conti, a sud-ovest Villanova Monferrato, a ovest Stroppiana.
Il comune di Caresana non ha frazioni. Vedi mappa.
«Carexana», «Carixiana», «Carisiana». Sono attestate anche le forme «Carezana», «Carezzana», «Carrezana», che durante il basso medioevo erano utilizzate di preferenza per indicare Caresanablot.
Nel basso medioevo le chiese di Caresana non erano incluse in alcuna pieve e dipendevano direttamente dalla chiesa vercellese, in particolare dal capitolo di Sant'Eusebio (San Matteo, Santa Maria del Castello e San Giorgio) e dal Tesoro della cattedrale (San Cataldo): è possibile desumere tali informazioni dagli elenchi dei carichi ecclesiastici della diocesi redatti nel 1298-1299 e nel 1348 (ARMO, I, 36, 75).
La prima occorrenza di una chiesa nell'abitato riguarda la «cappella dei Santi Simone e Giuda», una fondazione sita appena al di fuori del castrum ricordata nell'investitura della curtis di Caresana a favore del capitolo di Sant'Eusebio di Vercelli del 987: essa negli anni successivi, prima del 999, venne intitolata a San Matteo (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 21, 25, 28; potrebbe essere rintracciata una sopravvivenza del culto dei due santi in una disposizione del 1233, che prevedeva un versamento di rape ai canonici «in octavis Santorum Simonis et Iude»: Biscioni, 1/III, doc. 135. Sulla continuità di tale culto nel Novecento: Groneuer 1970, p. 4) e si affermò in seguito come parrocchiale del villaggio. Fra le presenze ecclesiastiche più antiche si segnala, dal 1024, la chiesa di Santa Maria del Castello (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 50). Si tratta forse del medesimo edificio ricordato in un successivo atto stipulato «in porticu ecclesie de castello» (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 175). Essa compare ancora nelle visite pastorali Cinque e Seicentesche come Santa Maria del Molino (Bussi 1975, p. 185). Nel 1345 - anno in cui la chiesa e i suoi beni furono annessi, assieme a quella di San Matteo e di San Giorgio, alla luminaria del capitolo cattedrale - l'edificio era descritto come una chiesa campestre in cattivo stato di conservazione (ABC Vercelli, ^P, cart. 39 [22 novembre 1345]: «ecclesia seu rectoria in loco campestri posita et diructa Sancta Marie castri veteris de Carixana»). È risalente anche l'edificazione, poco fuori dalle mura dell'abitato, della chiesa di San Giorgio, ricordata in una scrittura del 1095 e divenuta, almeno dal Settecento, proprietà comunale (Bussi 1937, p. 48). Di fondazione medievale era pure la chiesa campestre di San Cataldo, ubicata ai confini con il territorio di Motta dei Conti e di Villanova e attestata per la prima volta nel 1195 (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli II, p. 342): essa dipendeva dal Tesoro della chiesa cattedrale di Vercelli (ARMO, I, 26). Faceva parte del territorio di Caresana anche una cappella menzionata nel 996 e dedicata a San Colombano, sita nei pressi dell'attuale cascina San Pietro di Palestro (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 28; Groneuer 1970, pp. 3-4).
Nel X secolo Caresana era sede di una «cortem unam domui cultilem [...] cum castro inibi abente cum capella foris» (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 25), da cui dipendevano un porto sulla Sesia e un ampio territorio in gran parte incolto, che si estendeva fino al Po. L'espressione, piuttosto ambigua, sembra intendere l'esistenza di un centro domocoltile incastellato: un diploma rilasciato dal marchese Ugo alla Chiesa vercellese chiarisce che la misura della curtis con il castrum, palizzata e fossato ammontava a tre iugeri, circa 4000 metri quadri (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 25: «prefactam cortem domui coltilem pro mensura iusta de area in qua ipsum castrum est ad cum tonimen et fossatum circundatum iugeas tres»). Attorno al centro domocoltile si estendevano per mille iugeri, i sedimi, le vigne e i prati delle abitazioni contadine, per tremila iugeri i campi arati e per quattromila iugeri gli incolti, gerbidi, boschi e paludi (Groneuer 1970, pp. 2­3; Settia 1984, p. 447). Caresana era forse caratterizzata da un abitato a maglie larghe, attorniato da vaste superfici incolte. Nei primi decenni del XII secolo sono documentati sedimi nella località in Caselle, «sita in villa Carixiane»: in un caso con una casa circondata da campi nei pressi della Marcova e del Lamporo (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 86, 92, 99, 130). Alcuni decenni dopo, nel 1166, la località «in Caselle» non era più ricordata all'interno dell'abitato, ma «extra villam Carixiane» (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, p. 238). Dove non si tratti di un'indicazione legata a una diversa percezione del territorio, si potrebbe ritenere che la localizzazione di Caresana fosse stata modificata dai precedenti interventi insediativi. Gli assetti del villaggio furono, infatti, probabilmente modificati dal 1136, quando l'abitato subì un primo intervento di riordino, con la creazione di una villanova o burgum novum che si affiancò al centro preesistente (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 131-132; Panero 1988, p. 28). Nel XII secolo è inoltre documentata l'esistenza di un castello deposito, all'interno del quale trovavano spazio numerose abitazioni e caneve degli abitanti del luogo (Settia 2001, pp. 24, 27). Il castello fu almeno in parte distrutto nei primi decenni del Duecento («castrum Carexiane fuit destructum»), quando i domini di Caresana costruirono una torre, forse in pietra («de lapidibus»: ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566, fascicolo senza data relativo agli anni Trenta del Duecento). Nel 1340 esso fu ricordato come «castellacium», nel 1345 come «castrum vetus» (ABC Vercelli, AP, cart. 37, 1340, dicembre 11; cart. 39 [22 novembre 1345]).
Per il borgo di Gazzo, fondato dai canonici di Vercelli nel 1228 e abbandonato nel 1330 (ABC Vercelli, AP, cart. 33 [28 maggio 1330], copia in Archivio di Stato di Torino [AST, Corte, Materie ecclesiastiche, Arcivescovadi e vescovadi, Vercelli, f. 204]), incluso nel territorio di Motta dei Conti, si rimanda alla scheda su quest'ultimo comune.
La comunità di Caresana è documentata per la prima volta nel 1113, in occasione di un primo accordo con il vescovo di Vercelli sullo sfruttamento del bosco di Gazzo, ottenuto in investitura (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 82-83; Panero 1990, pp. 178-179). Fin da tale data la capacità di agire collettivamente della popolazione locale, già ripartita in maiores et minores, è strettamente legata alla rivendicazione dei beni incolti, in particolare della vasta area forestale di Gazzo. Quest'ultima fu sottoposta a un'intensa opera di dissodamento, stabilita attraverso ulteriori mediazioni con il capitolo cattedrale nel corso dei decenni seguenti. In particolare, nel 1187 la comunità, che almeno dal 1160 era rappresentata da propri consoli, addivenne a una complessa pattuizione, che prevedeva non solo la regolamentazione dello sfruttamento della foresta, ma anche la spartizione di alcuni diritti pubblici legati alla iurisdictio, come la titolarità delle vie, di tutti i comunia e dello ius piscandi (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli II, pp. 197-199). La configurazione in comune degli homines fu probabilmente un passaggio decisivo perché potesse avere luogo la rivendicazione di alcune prerogative giurisdizionali. È del resto verosimile che la questione delle proprietà collettive avesse stimolato la coesione della popolazione, suggerendo esperienze istituzionali più strutturate.
Non sono documentati statuti per la località. Forme embrionali di statuti possono essere riconosciuti nelle pattuizioni tra comunità e capitolo di Sant'Eusebio di Vercelli del 1228 (ABC Vercelli, Statuti e patti, cart. 90 [30 novembre 1228]) e del 1233 (Biscioni, 1/3, pp. 133-142). Si sono conservati i bandi campestri emanati in data 6 febbraio 1741 e 29 luglio 1742 (ABC Vercelli, Caresana, Scritture diverse, Conti, parcelle, convenzioni, note, bandi campestri, decreti, stati e collazione delle parrocchie). Estratti di bandi campestri approvati il 18 marzo 1793 sono conservati nell'Archivio della Biblioteca Capitolare di Vercelli (ABC Vercelli, Caresana, Liti per diritti di pascolo [11 dicembre 1824-25 luglio 1825]).
Gli estimi più antichi risalgono al 1551 (AC Vercelli, Armadio 70, n. 5, consegnamenti 1551). Da tale data le registrazioni proseguono piuttosto regolari per tutto il Vercellese. Per Caresana si sono conservati registri del 1559, del 1574 (AC Vercelli, Armadio 72; Armadio 70, n. 30), del 1652 (AC Vercelli, Armadio 70, n. 44) del 1656 (AC Vercelli, Armadio 73, m. a), del 1697-1698 (AC Vercelli, Armadio 71, m. a, Brogliazzo della misura dei beni di Caresana). Come è noto, la Perequazione generale del 1730 non riuscì a portare a termine la catastazione parcellare dei singoli centri (Quazza 1957, p. 153). Negli anni immediatamente successivi, nel 1733 e nel 1739, i Savoia posero le basi perché tali iniziative venissero portate a termine dalle singole comunità. Si deve con tutta probabilità a simili disposizioni il catasto approntato nel 1741 dall'ingegnere e geometra Pietro Denisio (ASVc, CC, m. 90). Oltre al volume, il perito disegnò, su incarico della comunità, una mappa «di tutto il territorio d'esso luogo in contraddittorio delle comunità de luoghi circonvicini circa la liquidazione de confini» (la mappa è conservata presso la Sala del consiglio del palazzo comunale di Caresana). L'archivio di Stato di Vercelli conserva anche il catasto del 1810 e numerose registrazioni avvenute tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento (ASVc, Comuni, Caresana, mm. 81, 85, 86, 87, 88, 89, 90, 91; ASVc, Dipartimento della Sesia, m. 121, Catasti).
Le delibere del consiglio comunale si sono conservate dal 1701 (ASVc, CC, m. 6): esse, però, sono inventariate come Ordinati soltanto a partire dal 1780 (ASVc, CC, mazzi 8­14). Dopo il 1865 tale serie assume il nome di Verbali del consiglio comunale (ASVc, CC, mazzi 14-18).
Nell'882 la curtis di Caresana, assieme a Langosco, fu donata da Carlo il Grosso alla Chiesa di Vercelli (sul privilegio grava la possibilità di un'interpolazione avvenuta tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo, di recente ridimensionata da Francesco Panero: Panero 2004, pp. 31-32). Nel 987 il marchese anscarico Corrado Conone, figlio del re Berengario, confermò la curtis con castello di Caresana al capitolo di Sant'Eusebio. Fra il 1144 e il 1146 un quarto della curtis del luogo fu assegnato al capitolo di Santa Maria, mentre a quello di Sant'Eusebio rimase il rimanente (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 150-158). L'esercizio della giurisdizione da parte dei canonici fu ostacolato, oltre che dai diritti rivendicati dai canonici di Sant'Andrea (ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566, fascicolo senza data relativo agli anni Trenta del Duecento), dalla progressiva affermazione del comune locale, che prima, nel 1233 (Biscioni, 1/III, pp. 133­142), strappò la qualifica di borgo franco ai religiosi e quindi, nel 1255 (ABC Vercelli, Statuti e patti, cart. 91, [15 giugno 1255]), ottenne il medesimo privilegio dal comune di Vercelli, in concorrenza con la chiesa eusebiana.
Durante gli ultimi secoli del medioevo Caresana fu feudo della famiglia de Dionisiis. L'affermazione della discendenza sulla località è legata agli stretti rapporti con la Chiesa episcopale di Vercelli. Nel 1256 i canonici concessero in custodia ai fratelli Pietro, Matteo e Buongiovanni la torre e il dongione della vicina villanova di Gazzo (ABC Vercelli, AP, cart. 9 [1 novembre 1256]). Nel corso del Trecento la stirpe ricevette dal vescovo a più riprese, nel 1311, nel 1329 e nel 1344, l'investitura di un terzo delle decime di Caresana (Bussi 1985, p. 105). Nello stesso periodo essi avocarono a danno dei canonici ulteriori prerogative legate all'esercizio della giurisdizione: nel 1340 essi avevano costruito alcuni mulini e avevano abbattuto una torre del capitolo dicendo che era costruita sul loro castello (ABC Vercelli, AP, cart. 37 [18 novembre 1340], 11 dicembre: «turris dicti capituli et ecclesie que diructa et prostrata fuit ad terram per dictos fratres de Dionixiis ut dicitur que turris erat eddificata et fundata apud castrum dictorum de Dionixiis in loco Carixiana»). L'ascesa della stirpe appare formalizzata solo nel 1348, quando i de Dionisiis compaiono come feudatari dell'ordinario diocesano per Caresana, all'interno del Libro dei feudi di Giovanni Fieschi (Libro delle investiture, 413). A più riprese tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Seicento essi furono coinvolti in liti con la comunità locale, legate alla gestione delle comunanze e, nel 1618, all'iscrizione di un appartenente alla stirpe nell'elenco di coloro che dovevano contribuire al pagamento della taglia locale (AC Vercelli, Armadio 57, Terre distrettuali, 114F, Caresana [6 novembre 1618]). Secondo Casalis, Carlo Emanuele I nel 1613 avrebbe infeudato Caresana agli Avogadro di San Giorgio (Casalis 1836, p. 515). Assegnato nel 1620 da Carlo Emanuele I per metà a Giovan Francesco conte di Stroppiana e per l'altra metà a Francesco Salomone, il feudo nel 1722 fu acquistato dal Adalberto Daniele Guerra di Cherasco, il cui nipote, nel 1759, lo cedette ai Massel, originari di Pinerolo, che lo tennero sino alla fine del secolo, quando furono sostituiti dalla famiglia vercellese dei Raspa (Bussi 1975, p. 95; Guasco di Bisio 1911, p. 396).
Malgrado la sua posizione di confine sia con il marchesato, poi ducato, di Monferrato, sia con la Lombardia (il contado di Pavia fino al XIV secolo, poi la dominazione viscontea, quindi lo Stato di Milano), Caresana non risulta avere subito mutamenti di distrettuazione, rimanendo inquadrata tra le località del contado vercellese. La posizione di frontiera fece sì che in più occasioni, nei momenti di guerra, Caresana venisse presidiata da milizie. Nel 1321, per esempio, il villaggio, al centro di scontri tra la città, filo­viscontea, e le milizie guelfe fu fatto presidiare da consistenti guarnigioni (AC Vercelli, P, m. 8 [6, 20, 24 agosto 1321]).
Dal punto di vista dei confini, le tappe più significative nel processo di costruzione del territorio comunale risalgono al basso medioevo: la nascita di Villanova Monferrato sul finire del XII secolo, la spartizione del 1228 con i canonici di Sant'Eusebio e lo sviluppo, soprattutto nel corso del XIV secolo, di Motta dei Conti sottrassero buona parte delle vaste risorse boschive di competenza di Caresana, ubicate alla confluenza tra il Po e la Sesia. L'area di Gazzo, in particolare, che ancora nei primi decenni del Duecento era considerata come parte del territorio di Caresana, nel Quattrocento era ormai legata a quello di Motta dei Conti (ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566, fascicolo senza data relativo agli anni Trenta del Duecento; 20 maggio 1435). In età moderna i confini rimasero piuttosto stabili: le variazioni più significative si verificarono sul versante orientale, segnato dai frequenti cambiamenti di letto della Sesia. Un tentativo di razionalizzare la situazione di tale area avvenne tra la fine del XIX secolo e gli inizi del successivo, quando il comune di Caresana concluse una permuta con quello di Langosco. Lo scambio di territori, progettato nel 1892 e ratificato fra il 1909 e il 1910, prevedeva la cessione da parte di Caresana di una porzione di territorio sita attorno alla cascina Le Motte, che, in seguito ai mutamenti di alveo della Sesia, si era ritrovata al di là del fiume, verso Langosco. Per contro Langosco consegnò tre porzioni di territorio, ubicate al di qua della Sesia, verso Caresana: la prima includeva la cascina Guidia, in una laguna ritagliata tra la Sesia e la roggia Bona, detta Mortuzza o Sesia Nuova; la seconda e la terza erano più a sud, nei pressi della cascina Conti (o Galleria) e della regione Isolone, tra la Marcova e la Sesia, poco a nord di Motta dei Conti (ASVc, CC, m. 104).
L'evoluzione delle comunanze di Caresana può essere descritta come una lenta quanto inesorabile "tragedia delle proprietà collettive", che condusse dall'iniziale ricchezza di beni comuni nei secoli centrali del medioevo a un collasso di tali possedimenti in età contemporanea: se fra XII e XIII secolo le comunanze costituivano superfici vastissime, capaci di sollecitare la definizione degli assetti istituzionali della comunità a loro difesa (cfr. il lemma 'Comunità, origine, funzionamento'), nel 1937 la relazione del perito incaricato dal Commissario per la Liquidazione degli Usi Civici, in base alla legge 1766 del 1927, si limitò a constatare l'assenza di forme di sfruttamento collettivo sul territorio comunale e l'esistenza di poche pezze di terreno soltanto di proprietà municipale, assegnate alcuni anni dopo, nel 1939, alle categorie A (i boschi in riva alla Sesia) e B (le risaie di titolarità municipale): lo stesso podestà del luogo, nel 1933, dichiarò, riguardo ai possedimenti comunali di Caresana, che «tranne quelli adibiti a servizi di utilità pubblica, gli altri da tempo immemorabile vennero sempre concessi in affitto e su di essi mai vennero esercitati usi civici da parte di questa popolazione» (ASVc, CC, m. 104).
Le liti territoriali condotte dalla comunità di Caresana si concentrano soprattutto fra XII e XIII secolo, quando la presenza della vasta foresta di Gazzo rendeva incerti i confini e i diritti di pertinenza dei signori e delle comunità dell'area. Una lunga scia di vertenze per il possesso di tale bosco contrappose la collettività del villaggio al capitolo di Sant'Eusebio. Forse già i succitati accordi del 1113 fra vescovo e homines potrebbero celare una conflittualità pregressa sul bene (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli I, pp. 82­83). La lite divenne manifesta tra il 1185 e il 1187 (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli II, pp. 167-168, 197-199) e conobbe recrudescenze fra il 1226 e il 1228 (ABC Vercelli, Statuti e patti, cart. 90 [22 aprile 1228], cart. 91 [22 febbraio 1226]) e fra il 1255 e il 1261 (Groneuer 1970, pp. 200-210). Nei primi decenni del Duecento il comune di Caresana difese le sue prerogative su Gazzo anche nei confronti dei canonici di Sant'Andrea, dei conti di Langosco e dei comuni di Cozzo e di Candia (Groneuer 1970, pp. 92-99; Zug Tucci 2000,
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