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Timestamp: 2020-08-13 06:51:25+00:00
Document Index: 16917483

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 118', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 13237 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13237 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 20/04/2017, dep.25/05/2017), n. 13237
sul ricorso 12102-2016 proposto da:
TRICOM S.R.L., – C.F. (OMISSIS), in persona dell’amministratore e
VINCENZO UGO TABY 19, presso lo studio dell’avvocato PIETRO
PERNARELLA, rappresentato e difeso dall’avvocato WALTER TAMMETTA;
avverso la sentenza n. 921/40/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 20/04/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO NIANZON.
Con sentenza in data 13 gennaio 2016 la Commissione tributaria regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina, respingeva l’appello principale proposto da Tricom srl ed accoglieva parzialmente quello incidentale proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 133/1/12 della Commissione tributaria provinciale di Latina che aveva parzialmente accolto il ricorso della Tricom contro l’avviso di accertamento IRAP, IRES, IVA 2006. La CTR osservava in particolare che era infondata l’eccezione, reiterata in appello dalla società contribuente, di invalidità dell’atto impositivo impugnato per carenza motivazionale, anche in considerazione dell’effetto sanante della proposizione del ricorso avverso l’atto medesimo e comunque perchè lo stesso era adeguatamente supportato sul piano argomentativo; rilevava comunque che la pretesa fiscale portata dall’avviso di accertamento de quo era fondata e che la società contribuente non aveva offerto adeguate prove contrarie.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – la ricorrente denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, art. 118 disp. att. cod. proc. civ., art. 111 Cost., poichè la CTR ha omesso di considerare la propria principale argomentazione difensiva concernente la non corretta valutazione da parte dell’Ente impositore degli “sfridi” ossia il calo di peso fisiologicamente derivante dalla tipologia di merce trattata (frutta fresca) ai fini della rideterminazione dei ricavi.
La sentenza impugnata rappresenta un caso paradigmatico di riferibilità di una decisione meritale all’area di applicazione di tale principio di diritto.
Il giudice tributario di appello infatti, pur “apparentemente” prendendo in considerazione la questione di merito principale devolutagli con il gravame ossia la valorizzazione fatta in sede accertativa del calo ponderale della merce trattata dalla Tricom srl, ritenuta eccessiva e quindi fonte di prova presuntiva di ricavi fiscalmente occultati, e le relative controdeduzioni della società verificata, in realtà affastella una serie di argomentazioni apodittiche e nemmeno del tutto connesse tra loro.
Peraltro sfugge la ragione per la quale, in accoglimento dell’appello incidentale dell’Agenzia delle entrate, ufficio locale, siasi ritenuta maggiormente congrua la riduzione dei maggiori ricavi accertati del 3%, in luogo di quella del 70% ritenuta dal primo giudice.
In definitiva la CIR non ha dato alcuna effettiva risposta alle allegazioni difensive sul punto decisionale in questione, come riproposte in appello, quali, in osservanza del principio di autosufficienza, specificamente indicate dalla ricorrente nella parte narrativa dell’impugnazione per cassazione.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.