Source: http://www.anpscanosa.it/2018/10/
Timestamp: 2019-08-25 06:34:36+00:00
Document Index: 180865560

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 42', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1894', 'art. 34', 'art. 2']

ANPS CANOSA DI PUGLIA: ottobre 2018
COLOMBUS DAY DI NY
Il nostro amico americano e socio effettivo della sezione ANPS di Canosa di Puglia
che vediamo tra due ufficiali della Polizia italiana ha fatto dono alla sezione di una
bandiera americana come si evince dalla foto qui sopra e che terremo gelosamente
a ricordo della sua grande amicizia col presidente Paolo Zingarelli e che salutiamo
e ringraziamo affettuosamente.
Due nuovi tipi di permesso di soggiorno, come funzionano.
Il decreto Sicurezza, tra le altre novità, introduce due nuovi tipi di permessi di soggiorno: per calamità naturali e per atti di particolare valore civile.
Tante le novità del Decreto Sicurezza in materia d'immigrazione, tra queste anche due nuovi permessi di soggiorno. Il primo riguarda i migranti che, a causa di calamità naturali presenti nel loro paese di origine, si trovano nell'impossibilità momentanea di rientrarvi perché il ritorno e la permanenza non sarebbero sicuri.
Il secondo invece è disposto nei confronti di coloro che compiono atti di particolare valore civile ai sensi dell'art. 3. della legge n. 13/1958.
Indice: Decreto Sicurezza: due nuovi tipi di permessi di soggiorno Permesso di soggiorno per calamità naturali Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile Decreto Sicurezza: due nuovi tipi di permessi di soggiorno.
Il decreto legge Salvini n. 113/2018 contenete le "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" introduce due nuovi tipi di permessi di soggiorno.
Il primo, per calamità naturali, è disciplinato dall'art. 20 bis, introdotto ex novo nel Testo Unico Immigrazione dlgs. 286/1998 dall'art. 1, comma 1, lettera h) del d.l. 113/2018; il secondo, per atti di particolare valore civile, contenuto nell'art. 42 bis, è stato introdotto nel Testo Unico Immigrazione dall'art. 1, comma 1, lettera q) d.l. 113/2018.
Vediamo in dettaglio in cosa consistono questi due nuovi permessi di soggiorno. Permesso di soggiorno per calamità naturali. Il permesso di soggiorno per calamità naturali, previsto dal nuovo art. 20 bis del TU dlgs. 286/1998 viene rilasciato, quando il Paese di origine in cui lo straniero deve rientrare, si trova in una situazione di accidentale ed eccezionale calamità, che non ne permette il rientro e la permanenza in condizioni di sicurezza. In questi casi il Questore rilascia questo particolare permesso di soggiorno per calamità, della durata di sei mesi, che vale solo all'interno del territorio nazionale e che permette di svolgere un lavoro o un impiego, anche se non può essere convertito in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile. Il secondo e nuovo tipo di permesso di soggiorno, riconosciuto per il compimento di particolari atti di valore civile, è disciplinato dal nuovo art. 42-bis che TU dlgs. 286/1998, che per definire le azioni "premiate" con il rilascio del documento, rinvia all'art. 3, legge n. 13/1958, secondo la quale, le ricompense al valor civile vengono concesse a coloro che compiono, come previsto dall'art. 1 della medesima legge "atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore" esponendo consapevolmente la propria vita in pericolo al fine di: salvare persone esposte a un pericolo grave e imminente; impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato; ristabilire l'ordine pubblico, nel caso sia stato gravemente turbato; mantenere forza alla legge; arrestare o partecipare all'arresto di malfattori; far progredire la scienza o semplicemente per bene dell'umanità; tenere alti il nome e il prestigio della Patria.
In questo caso il rilascio del permesso viene autorizzato dal Ministro dell'interno, su proposta del prefetto competente, a meno che non sussistano ragioni per ritenere che lo straniero sia pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, ai sensi dell'articolo 5, comma 5-bis, che ai fini della pericolosità sociale del migrante valuta la sussitenza di "eventuali condanne per i reati previsti dagli articoli 380, commi 1 e 2, e 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, ovvero per i reati di cui all'articolo 12, commi 1 e 3".
Il permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile dura due anni, è rinnovabile e permette al titolare di convertirlo in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o subordinato e di accedere allo studio.
Leggi anche Decreto sicurezza e migranti in vigore: tutte le novità Vedi anche: - Il permesso di soggiorno (guida legale) - La raccolta di articoli e approfondimenti sul permesso di soggiorno
“I seimila di Ostia” potrebbe essere il titolo di un bellissimo romanzo. Quello che vede protagonisti i Soci ANPS che hanno sfilato sul lungomare Paolo Toscanelli, domenica 30 settembre, per rinsaldare il legame di appartenenza alla loro Associazione. E per unirsi in un grande abbraccio in occasione del 50esimo anniversario di fondazione dell’ANPS. Un dovere e piacere enorme esserci, in questa giornata speciale, per festeggiare una ricorrenza così importante.
Etichette: OSTIA SFILATA ANPS
Assegno super invalidità 2018: requisiti e a chi spetta.
L'assegno di superinvalidità consiste in una provvidenza economica aggiuntiva rispetto alla pensione di guerra o alla pensione privilegiata erogate in favore degli invalidi di guerra o del servizio.
Cresce leggermente l'assegno di superinvalidità nel 2018. A seguito della variazione percentuale in misura pari allo 0,4% dell’indice delle retribuzioni contrattuali degli operai dell’industria, esclusi gli assegni famigliari, tra il periodo agosto 2016 - luglio 2017 e il periodo precedente agosto 2015 – luglio 2016 l'Inps ha provveduto all'aggiornamento delle relative tabelle che fissano gli importi dell'assegno corrisposto agli invalidi di guerra e agli invalidi del servizio.
L'assegno di superinvalidità è una provvidenza economica riconosciuta dalla legislazione pensionistica di guerra (articolo 15 del Dpr 915/1978) in favore dei militari e civili vittime di guerra titolari di pensione di guerra ai sensi del DPR 915/1978, nonchè, a seguito dell'equiparazione offerta dalla legge 9/1980 ai lavoratori del pubblico impiego (cioè assicurati presso le casse della ex gestione Inpdap, sono esclusi, quindi, i lavoratori dipendenti del settore privato) per i quali sia stata riconosciuta la causa di servizio con iscrizione a categoria tabellare e la relativa concessione della pensione privilegiata (o assegno rinnovabile) (Art. 100 del DPR 1092/1973 e art. 1894 del Dlgs 66/2010).
La provvidenza, come noto, è erogata in presenza di precise menomazioni che devono essere ascritte ad una delle 32 ipotesi normative, decrescenti per gravità, (massimo lettera A minimo H) elencate in modo tassativo nella tabella E allegata al DPR 915/1978 con un importo gradualmente decrescente in funzione della gravità della lesione o dell'infermità riportata. Il valore dell'assegno parte dai 380 euro sino a raggiungere i 1900 euro al mese per 12 mensilità annue per le infermità più gravi). Al pari degli altri assegni accessori l'assegno di superinvalidità è esente da IRPEF ai sensi dell’art. 34 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 e non è reversibile ai superstiti. L’importo di detto assegno è corrisposto, d’ufficio dall'Inps o dal Ministero in aggiunta al trattamento pensionistico principale (pensione di guerra o pensione privilegiata) dalla decorrenza suindicata. L’importo di tale assegno viene adeguato annualmente ai sensi e secondo le modalità previste dalla legge n. 342/1989 al pari degli altri assegni di natura accessoria riconosciuta agli invalidi di guerra e del servizio.
L'assegno integrativo L'articolo 15, co. 2 del DPR 918/1975 e l’art. 2, co. 2 della legge 9/1980 prevedono, inoltre, l’attribuzione a favore delle predette categorie di lavoratori che abbiano riportato una invalidità da ascrivere alla 1° categoria senza assegno di superinvalidità di un assegno integrativo, non reversibile, in misura pari alla metà dell’importo dell’assegno di superinvalidità previsto per gli ascritti alla lettera H della tabella E.
L’importo di tale assegno dovrà essere adeguato annualmente ai sensi e secondo le modalità previste dalla legge n. 342/1989. Tale assegno è da considerare anche ai fini del calcolo dell’indennità una tantum quando, oltre al riconoscimento di 1^ categoria, sono contestualmente riconosciute patologie ascritte alla Tabella B.
Quota 100 con cumulo dei contributi.
Possibile ottenere la pensione anticipata quota 100 sommando i contributi accreditati in gestioni previdenziali diverse?
La pensione anticipata quota 100, che consentirà l’uscita dal lavoro nel caso in cui la quota, cioè la somma di età e contribuzione, sia almeno pari a 100, sembrerebbe avere parecchie limitazioni. In base a quanto emerge dalla nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), innanzitutto, non sarà sufficiente raggiungere la quota 100, per ottenere la pensione, ma sarà necessario anche aver maturato 38 anni di contributi ed aver compiuto 62 anni.
Nulla di certo si sa sull’applicazione di eventuali penalizzazioni sul trattamento di pensione, che nella nota di aggiornamento al Def non sono menzionate.
Non si sa, poi, se la quota 100 sarà raggiungibile o meno attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando la contribuzione presente in gestioni previdenziali differenti. La quota 100 con cumulo dei contributi favorirebbe l’uscita dal lavoro di tutti coloro che hanno avuto una carriera discontinua, con versamenti in casse diverse.
Nel caso in cui non sia possibile cumulare i contributi per la quota 100, tutti i lavoratori che hanno versamenti in fondi differenti non potrebbero fruire di questo pensionamento agevolato, a meno che non raggiungano, in almeno un fondo, la quota 100 ed un minimo di 38 anni di contributi, non potendo sommare la contribuzione accreditata in altre gestioni.
Ma procediamo per ordine, e ricordiamo come funziona il cumulo dei contributi e come dovrebbe funzionare la pensione quota 100, in base alle attuali notizie. Indice:
2 Come funziona la quota 100 con limiti di età e contributi?
3 Che cos’è il cumulo dei contributi?
4 Quali pensioni si possono ottenere col cumulo dei contributi?
5 Si potrà ottenere la quota 100 col cumulo dei contributi?
8 Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100.
Come funziona la pensione anticipata quota 100? La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e anni di contributi posseduti dal lavoratore, è pari a 100 (ottiene la quota 100, ad esempio, chi ha 64 anni di età e 36 di contributi, perché 64+36=100). In base a quanto descritto nella nota di aggiornamento al Def, però, non tutti coloro che raggiungeranno la quota 100 potranno pensionarsi, perché dovrebbero essere stabiliti dei requisiti di età o contributivi minimi; la quota 100 potrebbe non avere limiti per alcune categorie tutelate di lavoratori, come gli esuberi.
Come funziona la quota 100 con limiti di età e contributi? Nel dettaglio, in base a quanto descritto nel Nadef, per l’accesso alla pensione anticipata quota 100 dovrebbe essere necessario il compimento dei 62 anni di età e la maturazione di 38 anni di contributi.. In pratica, per accedere alla pensione non sarebbe sufficiente aver raggiunto la quota 100, ma sarebbe richiesta anche l’età minima di 62 anni, assieme alla contribuzione minima di 38 anni.
Che cos’è il cumulo dei contributi? Il cumulo dei contributi consente di sommare gratuitamente i contributi presenti in gestioni previdenziali differenti, ad esempio la contribuzione accreditata nelle gestioni dei liberi professionisti con quella accreditata nelle altre gestioni Inps (fondo pensione Lavoratori dipendenti, Artigiani, Commercianti, gestione Separata, ex Inpdap…). I contributi, però, si sommano ai soli fini del diritto alla pensione e non in relazione al suo ammontare: ogni gestione, infatti, liquida autonomamente la sua quota di trattamento. Non si deve, comunque, effettuare il ricalcolo contributivo della prestazione, ma ogni cassa effettua il calcolo della pensione con le proprie regole, considerando, però, l’anzianità contributiva complessiva.
Quali pensioni si possono ottenere col cumulo dei contributi? Col cumulo si possono ottenere: la pensione di vecchiaia ordinaria, con 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi (per la quota delle casse professionali, si deve attendere l’eventuale requisito di età più elevato stabilito dal singolo ordinamento); un altro tipo di cumulo di contributi consente di ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contribuzione; la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa; la pensione ai superstiti; la pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne. Sono dunque escluse le varie tipologie di pensione di anzianità previste dalle casse dei liberi professionisti. Ulteriori pensioni con cumulo potrebbero essere ottenute solo nel caso in cui vi sia un’apposita norma di legge.
Si potrà ottenere la quota 100 col cumulo dei contributi? Grazie al cumulo dei contributi, la quota 100 ed il requisito dei 38 anni di contribuzione potrebbero essere raggiunti sommando i versamenti accreditati in casse diverse. Se il lavoratore, ad esempio, possiede 20 anni di contributi presso Inps dipendenti, e 18 anni di contributi presso la Cassa Forense, unitamente a 62 anni di età, potrebbe pensionarsi con la quota 100, nel caso in cui il cumulo sia consentito. Nel caso in cui non sia possibile cumulare, il lavoratore dovrebbe almeno raggiungere 42 anni e 10 mesi di contribuzione, tra le due gestioni previdenziali, per ottenere la pensione anticipata ordinaria, oppure attendere l’età pensionabile per percepire la pensione di vecchiaia. La quota 100 con cumulo sarebbe possibile solo nel caso in cui sia consentita da un’apposita norma di legge: bisognerà dunque verificare che cosa disporrà al riguardo la legge di bilancio 2019.
Come si calcola l’assegno di pensione quota 100? Per arginare il grande numero di lavoratori che potrebbero pensionarsi con la quota 100 e rendere sostenibile questa nuova possibilità, era stato ipotizzato sia il ricalcolo contributivo delle annualità di pensione dal 1996 in poi (in pratica, il calcolo misto anche per chi avrebbe diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011), sia il ricalcolo contributivo integrale. Erano state ipotizzate anche penalizzazioni percentuali, per ogni anno mancante all’età pensionabile. In base a quanto reso noto dal sottosegretario al Lavoro Durigon, e riportato nella nota di aggiornamento al Def, la quota 100 dovrebbe essere calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni e senza il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo. Il calcolo della pensione dovrebbe dunque essere: retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.
Per saperne di più: Quota 100 senza penalità Per capire meglio le differenze di calcolo della pensione: Come si calcola la pensione. Con la pensione quota 100 si può lavorare? La nuova pensione quota 100, rispetto al quadro attuale, potrebbe cambiare ancora, con la previsione di condizioni più severe per ottenerla: in particolare, oltre ai limiti di età e contribuzione, la quota 100 dovrebbe comportare anche il divieto di lavorare. In pratica, si vorrebbe ripristinare il divieto di cumulo tra lavoro e pensione, divieto abolito, per la maggior parte delle pensioni dirette, dal 2008. Non è ancora chiaro, però, se il divieto di cumulo sarà assoluto, come avviene oggi per la pensione anticipata dei lavoratori precoci, oppure relativo, come avviene per l’assegno ordinario d’invalidità e per alcune pensioni d’inabilità. Non si sa, cioè, se i pensionati che lavoreranno si vedranno soltanto ridurre la pensione, oppure se se la vedranno revocare. Il divieto dovrebbe durare, comunque, sino al compimento dell’età pensionabile, cioè dell’età per la pensione di vecchiaia.. Si discute anche riguardo all’introduzione di penalizzazioni percentuali sulla pensione per chi non ha raggiunto l’età pensionabile. Per approfondire: Pensione quota 100: si può lavorare?
Gli altri interventi previsti oltre alla quota 100: Oltre alla pensione anticipata quota 100, ad ogni modo, sono previste altre nuove forme di pensionamento agevolato. Si vorrebbe, ad esempio, introdurre la possibilità di ottenere la pensione con 41 o 42 anni di contributi, senza limiti di età: si tratta della cosiddetta pensione anticipata quota 41 o quota 42. Ad oggi, la possibilità di ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione esiste già, ma è riservata ai lavoratori precoci appartenenti a categorie svantaggiate: si tratta della pensione anticipata precoci. Con la nuova pensione anticipata quota 41 o quota 42, si punta ad estendere il trattamento a tutti i lavoratori, anche non precoci e non appartenenti alle categorie svantaggiate: l’intervento, però, vista la scarsa disponibilità di risorse, potrebbe essere attuato, in base alle ultime notizie, a partire dal 2020. Tra gli interventi ipotizzati, anche la proroga dell’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione. Ad oggi, possono ottenere questa pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e 7 mesi e le autonome che hanno compiuto 58 anni e 7 mesi entro il 31 luglio 2016, se possiedono 35 anni di contributi accantonati entro il 31 dicembre 2015. Infine, tra i vari interventi previsti in materia di pensioni, volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero, è stata ipotizzata anche la proroga degli interventi di salvaguardia.
Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano».
Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano» Il capo della polizia scrive al Corriere della Sera per analizzare i dati sugli organici Franco Gabrielli: «Perché i conti della polizia tornano».
Caro direttore, con riferimento ai dati sulla Polizia di Stato pubblicati ieri dal Corriere, le vorrei dimostrare che, invece, «i conti tornano». L’organico della polizia, definito nel 1989, consisteva in circa 117.000 operatori dei ruoli ordinari e tecnici, che è stato ridotto nel 2017 dalla legge Madia a circa 106.000, determinando, dunque, un taglio di 11 mila poliziotti. E stiamo ancora parlando di numeri sulla carta, perché in realtà, a seguito della poco felice scelta del blocco del turnover del 2010, oggi siamo a poco più di 98.000 operatori in servizio, di cui 92.000 circa del ruolo ordinario.
Purtroppo non è questo il numero a cui abbiamo potuto fare riferimento nel piano di ridefinizione degli organici, perché da quel 1989 la Polizia di Stato, per disposizioni normative e scelte dell’Amministrazione, ha dato vita a nuove strutture e uffici, come il Servizio centrale di protezione con le sue articolazioni territoriali, i reparti prevenzione crimine e così via, per un totale di oltre 11.000 unità, comunque incidenti sull’originario organico virtuale.
Dunque gli organici del 1989, che potevano contare su una cifra virtuale di 117.000 poliziotti, vedono oggi una compressione, complessiva, di 22.000 unità. Con tutto ciò abbiamo dovuto «fare i conti» per ridistribuire il personale e, pertanto, le comparazioni con le tabelle del 1989 (e le conseguenti classifiche di chi sale e di chi scende) risultano viziate all’origine fino a far sembrare che i conti non tornino. Non le nego che ci sarebbe piaciuto che la stessa attenzione dimostrata ai numeri fosse stata dedicata al metodo che abbiamo utilizzato per la ridistribuzione, tenuto conto che in trent’anni sono cambiate la polizia, il Paese e le esigenze di sicurezza.
Con l’ausilio di esperti dell’Istat abbiamo ancorato la nostra analisi a dati oggettivi chiaramente correlati alla nostra complessa mission, arricchendola poi di valutazioni tecniche fatte caso per caso sulla base della nostra esperienza. E ora torniamo all’oggettività dei nostri numeri: nessuna questura vedrà decurtato il proprio personale rispetto a quello che attualmente presta servizio nei propri uffici. Cito, come esempio, quelli riportati nell’articolo.
A Genova dove oggi prestano servizio 1.193 operatori si arriverà a un organico di 1.221, con un incremento di 28 unità. A Reggio Calabria, dove lavorano 1.054 operatori, si passerà ad un organico di 1.098, con un incremento di 44 unità. Un ultimo riferimento alle specialità della Polizia di Stato.
L’iniziale ipotesi di un loro ridimensionamento, per far fronte alla compressione di cui si è detto, è attualmente sospesa, grazie a un intervento del ministro dell’Interno che ha congelato il temuto taglio, impegnandosi a reperire risorse extra organico. Se ciò, come tutti noi auspichiamo, avverrà, le risorse aggiuntive andranno a potenziare queste eccellenze dell’istituzione, così vicine alla vita quotidiana dei nostri cittadini. Questa, in realtà, è l’unica notizia «segreta», rispetto a un Piano che invece è frutto di una lunga attività avviata oltre un anno e mezzo fa con l’istituzione di un gruppo di lavoro e già partecipata alle organizzazioni sindacali.
Con l’auspicio che nel futuro, su temi così delicati per la vita del nostro Paese, la giusta attività di approfondimento e di analisi che l’informazione doverosamente svolge veda un leale e costruttivo confronto con chi questi argomenti affronta ogni giorno, portandone la responsabilità, al di là del naturale succedersi dei governi e delle maggioranze parlamentari.
Il 24 settembre 2018 si sono uniti in matrimonio Di Biase Lazzaro con la signorina
Di Liddo Imma, figlia e genero del socio effettivo Di Liddo Giuseppe nella Cattedrale
di San Sabino. la Santa Messa è stata officiata da Don Luca Maffione.
Dopo la cerimonia religiosa gli sposi hanno salutato gli invitati al conviviale presso
la sala ricevimenti "IL GIARDINO DEL MAGO",
Tutti i soci della sezione di Canosa porgono ai gentili sposi ed ai genitori gli auguri
di ogni bene, perenne felicità,prosperità e serenità.
Il 31 luglio 2018 si sono uniti in matrimonio Pierluigi Catalano, agente di polizia in servizio, e
la signorina Strippoli Eleonora, soci di questa Sezione ANPS. La Santa Messa è stata officiata
dal parroco don Salvatore Sciannamea nella Chiesa di Gesù Liberatore in Canosa.
Gli sposi sono stati onorati della presenza dei colleghi con divisa ordinaria da cerimonia,
pertanto ringraziano il Commissario Zocco Fabio, Ispettore Capo Mocellin Michele, Sovr.Capo Buonfiglio Francesco, Sovr.Capo Ferrotti Gianni, Ass.Capo Rizzo Angelo e Ass.te Moretti Gino.
Dopo la cerimonia religiosa gli sposi hanno salutato gli invitati per il conviviale presso la Sala Ricevimenti "" LO SMERALDO "" di Canosa di Puglia.
I soci tutti della sezione di Canosa hanno condiviso con gioia e simpatia l'avvenimento con un brindisi finale al taglio della torta nunziale augurando ai gentili sposi lunga vita insieme e perenne felicità.
CANOSA DI PUGLIA - INTITOLAZIONE VIA CITTADINA ALL'APPUNTATO DI PUBBLICA SICUREZZA PASQUALE CIGNARALE
Domenica 7 ottobre 2018 Canosa di Puglia - Ore 11,00 ( zona Costantinopoli) il sindaco Avv. Roberto Morra ha proceduto all'intitolazione di una via cittadina alla memoria dell'Appuntato di Pubblica Sicurezza Pasquale Cignarale, alla presenza del Segretario Generale Nazionale Michele Paternoster ,del Consigliere Nazionale Marcello Chirulli, del Presidente del Consiglio Rag. Francesco Cignarale (figlio del pluridecorato) con il Gonfalone della Ciita', del Consigliere Regionale Dr. Francesco Ventola,del Vice Questore Raffaele Fiantanese Dirigente il Commissariato di P.S. di Canosa di P.,del Comandante della Guardia di Finanza di Barletta,del Comandante della Compagnia Carabinieri di Barletta,del Comandante della Polizia Municipale dr. Francesco Capogna, delle Sezioni ANPS di Melfi e Cerignola con rispettivi Labari, le Associazioni combattentistiche dell'Arma dei Carabinieri e dell'Arma dell'Areonautica Militare, la famiglia CIGNARALE e parenti provenienti dalla citta' di Melfi e numerosissimi cittadini canosini. Il Cappellano della Polizia di Stato don Mimmo Memoli della Questura di Bari, ha letto un verso del Vangelo e benedetta l'insegna della via. Successivamente Il Sindaco ha argomentato con riferimenti storici della vita svolta dal poliziotto sia da militare che da civile mettendo in risalto le sue decorazioni ricevute infatti fu insignito con due croci al merito di guerra. Il Segretario Generale Nazionale Michele Paternoster ha arricchito il suo intervento mettendo in risalto il periodo di servizio da poliziotto di Cignarale tanto da essere riconosciuto meritevole di una medaglia d'argento al merito di servizio e di una medaglia d'oro al valor civile per aver salvato da morte sicura due persone rimaste esanimi in una grotta colpite da esalazioni venefiche. Inoltre ha ricevuto un encomio solenne conferito dal Ministero dell'Interno per aver contribuito efficacemente all'arresto di due pericolosi capeggiatori, i quali avevano assaltato la locale Stazione dei Carabinieri con bombe a mano e armi automatiche da numerosi fuori legge che tentavano di impossessarsi dell'immobile. Insieme ai militi l'Appuntato partecipava attivamente all'azione fino al sopraggiungere dei rinforzi. Insignito della Medaglia d'Onore concessa in data 27 gennaio 2016 dal Presidente della Repubblica per essere stato internato e deportato nei lager nazisti, consegnata al figlio Francesco Cignarale dal parte del Prefetto di Barletta.
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