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Timestamp: 2020-04-08 15:34:18+00:00
Document Index: 22044401

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 81', 'art. 82', 'art. 83', 'arte 1', 'art. 2']

Relazione Generale sulla situazione economica del paese 2008 - Documenti - Finanza Locale
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I BILANCI DELLE REGIONI, PROVINCE, COMUNI E COMUNITA' MONTANE
TESTO REDATTO PER LA
RELAZIONE GENERALE SULLA
- ANNO 2008 -
Dott. Giancarlo Verde
Dott. Raffaele Sarnataro
Dott. Roberto Pacella
Dott. Carmine La Vita
La finanza degli Enti Locali
Il sistema dei trasferimenti erariali si inquadra nel più ampio concetto di finanza propria e derivata. Tale concetto è fissato, nei principi generali nell’articolo 149 del Testo Unico dell’ordinamento degli Enti Locali (TUOEL), approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di riforma del titolo V, della parte seconda, della Costituzione ha successivamente rimodellato i poteri e le funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali e previsto sensibili cambiamenti all’ordinamento degli Enti stessi in prospettiva federalista. Tra i tratti essenziali della riforma figura anche la riformulazione dell’articolo 119 della Costituzione, sulla base del quale vengono delineati i rapporti finanziari tra lo Stato e gli Enti Locali e costituzionalizzato il principio di autonomia finanziaria di questi ultimi.
Un’importante riforma del sistema di finanza locale si prospetta in conseguenza dell’approvazione dell’A.S. 1117 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”, all’esame della Camera dal gennaio 2009.
La normativa vigente in materia di trasferimenti erariali agli Enti Locali, il richiamato articolo 149 del TUOEL, riconosce, nell’ambito della finanza pubblica, autonomia finanziaria a Comuni e Province fondata sulla certezza di risorse proprie e trasferite, principio questo in precedenza introdotto dall’articolo 54, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142. In tale disposizione viene anche precisata la tipologia di entrate che costituiscono la finanza di Comuni e Province (addizionali, compartecipazioni, imposte, tasse, trasferimenti statali e regionali, ecc.). In relazione a ciò i trasferimenti erariali rappresentano una delle più importanti, seppure non più la prevalente, forme di entrata.
I Comuni vengono convenzionalmente suddivisi, a seconda della popolazione residente, in 12 classi demografiche (da meno di 500 abitanti ad oltre 500.000). Le Province sono suddivise in 4 classi demografiche che tengono conto anche dell’estensione territoriale. Il rilievo della suddivisione risiede nel fatto che molte leggi e regolamenti prevedono disposizioni e parametri diversi in relazione alla classe demografica di appartenenza.
Peraltro, proprio il richiamato articolo 149, comma 5, del TUOEL, prevede espressamente che i trasferimenti erariali debbano essere ripartiti in base a criteri obiettivi che tengano conto della popolazione, del territorio, delle condizioni socio-economiche nonché in base ad una perequata distribuzione delle risorse.
Il sistema dei trasferimenti erariali
Fino al 1984 venivano attribuiti contributi erariali per finanziare gli enti locali ma il sistema di finanziamento, in senso generale, avveniva con rimborso a piè di lista, ossia se il comune registrava un volume di spese superiori a alle entrate poteva stipulare mutui con onere a carico dello Stato.
Dopo il 1984, venne meno il sistema con rimborso a piè di lista e, oltre ai contributi già in erogazione, furono attribuiti finanziamenti aggiuntivi.
Successivamente l’assetto dei trasferimenti erariali ricevette un assetto organico,, in applicazione della delega conferita con la legge del 23 ottobre 1992, n. 421, è stato emanato il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, il quale, al Titolo IV, Capo II, articoli 34 e seguenti, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 1° dicembre 1993, n. 528 e da successivi provvedimenti legislativi, reca la disciplina a regime dei trasferimenti erariali agli Enti Locali a decorrere dall’anno 1994.
Con il decreto legislativo n. 504 del 1992, fu introdotto un primo innovativo sistema di riequilibrio, da attuarsi inizialmente in sedici anni, fondato sulla metodologia dei parametri obiettivi che tenessero conto della popolazione, del territorio e delle condizioni socio-economiche nonché di una perequata distribuzione delle risorse in relazione agli squilibri di fiscalità locale. Tale sistema era basato sulla detrazione annua del 5% dei contributi erariali spettanti a Comuni e Province e sulla loro successiva ridistribuzione, utilizzando i contributi annualmente detratti, con la citata metodologia dei parametri obiettivi. Ha trovato tuttavia applicazione per i soli anni 1994 e 1995 in quanto successivamente sospeso in attesa dell’adozione di un nuovo sistema di riequilibrio. Il riparto dei trasferimenti con tale metodologia non ha tuttavia investito la generalità degli Enti, ma esclusivamente quelli nei confronti dei quali è stata operata la detrazione del 5% del complesso dei contributi ordinari e perequativi. Infatti, dallo stesso sono stati esclusi gli Enti beneficiari del contributo minimo garantito (trattasi di una clausola di salvaguardia a favore degli Enti ai quali deve essere comunque assicurato un minimo di contributi erariali per il finanziamento dei servizi indispensabili per le funzioni statali delegate o attribuite), i quali, avendo il gettito dell’ICI al 4 per mille superiore all’importo dei contributi ordinari e perequativi, hanno avuto l’attivazione della predetta garanzia di mantenimento minimo dei trasferimenti di cui all’articolo 36.
Negli anni successivi, la limitata consistenza delle risorse assegnate agli Enti Locali, dovuta ad esigenze di bilancio connesse agli impegni assunti nei confronti dell’Unione Europea, ha fatto sì che venisse favorita l’introduzione di sistemi perequativi non più basati su contributi aggiuntivi, ma da attuarsi con le risorse già in dotazione agli Enti Locali.
L’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, così come modificato dall’articolo 3 del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539, ha, quindi, successivamente aggiornato il precedente sistema introducendo, dall’anno 1996, un sistema di riequilibrio “a fabbisogni standardizzati” dei trasferimenti erariali ordinari e consolidati spettanti a Province e Comuni, da attuarsi in dodici anni, al fine di creare un modello di perequazione che potesse meglio consentire il riallineamento degli enti in sottodotazione di risorse.
Per gli Enti per i quali veniva evidenziata una posizione di sovradotazione di risorse l’adozione di tale sistema prevedeva la riduzione dei trasferimenti erariali, nella misura di un dodicesimo delle differenze in eccesso, con conseguente redistribuzione proporzionale, a decorrere dall’anno 1996, in favore degli Enti in posizione di sottodotazione. In conseguenza dei “tagli” delle risorse da effettuare nei confronti degli Enti in posizione di sovradotazione delle risorse, i sistemi di perequazione dovevano necessariamente essere effettuati in tempi medio-lunghi, al fine di non arrecare squilibri finanziari e difficoltà di funzionamento degli stessi e di consentire loro, conseguentemente, di prevedere un’idonea politica per l’acquisizione delle dotazioni finanziarie e modulazione delle spese.
Tale sistema, che doveva trovare applicazione dall’anno 1996, venne ritenuto eccessivamente gravoso per gli enti “sovradotati” i quali avrebbero dovuto sopportare sistematici tagli delle risorse loro trasferite e quindi sospeso in attesa del riordino del sistema di finanza locale, previsto inizialmente dal decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244, la cui entrata in vigore venne più volte prorogata ed infine sospesa dall’articolo 27 della legge n. 448 del 2001, ad eccezione della disposizione di cui all’articolo 9, comma 3. Il richiamato articolo 9 privilegia la distribuzione delle eventuali risorse aggiuntive a favore degli Enti sottodotati, ossia di quelli le cui risorse risultino al di sotto della media pro capite della fascia demografica di appartenenza, in proporzione allo scarto rispetto alla media stessa.
Tale modalità di riparto ha trovato conferma dall’anno 1998 fino all’anno 2004. Per il 2005, il 2006, il 2007 ed il 2008 il legislatore ha quindi disposto che parte delle risorse aggiuntive riconosciute per detti anni, pari a complessivi 340 milioni di euro [1] , derivanti dal reintegro della riduzione dei trasferimenti erariali conseguenti alla cessazione dell’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 9, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, venissero distribuite:
-per 90 milioni di euro attraverso il rifinanziamento dei contributi già attribuiti a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione delle risorse per gli anni 2005, 2006 e 2007;
-per ulteriori 80 milioni di euro a favore della stessa tipologia di Enti (destinando complessivamente ai soggetti così individuati risorse per 170 milioni di euro).
Le residue risorse, ammontanti a 170 milioni di euro sono state quindi ripartite, per detti anni, con le modalità che verranno nel dettaglio specificate nel paragrafo avente per oggetto “Trasferimenti e legge finanziaria”.
I fondi delle contribuzioni erariali
L’articolazione dei trasferimenti è tuttora disciplinata dal sistema previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modifiche ed integrazioni.
Il vigente sistema dei trasferimenti erariali è imperniato sulla presenza di cinque fondi, tre dei quali per i trasferimenti di natura corrente (“fondo ordinario”, “fondo consolidato” e “fondo per la perequazione degli squilibri della fiscalità locale”) e due per i trasferimenti in conto capitale (“fondo nazionale ordinario per gli investimenti” e “fondo nazionale speciale per gli investimenti”).
La dotazione di base del contributo ordinario è costituita dal complesso delle dotazioni ordinarie e perequative e dei proventi dell’addizionale sui consumi di energia elettrica riconosciuti agli Enti Locali per l’anno 1993. Per i Comuni la quota di fondo ordinario venne ridotta di un importo pari al gettito, dovuto per l’anno 1993, dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), calcolato sulla base dell’aliquota al 4 per mille, al netto della perdita del gettito derivante dalla soppressione dell’INVIM, acquisito dallo Stato, individuato nella media delle riscossioni del triennio 1990-1992. Funzione principale del fondo ordinario è quella di contribuire al finanziamento della spesa corrente per i servizi indispensabili. Il contributo consolidato comprende invece una congerie di erogazioni specifiche previste da leggi speciali.
Il terzo fondo intende assegnare contributi agli Enti dotati di basi imponibili inferiori rispetto ai valori medi nazionali. Il fondo nazionale ordinario per gli investimenti ha natura di contributo in conto capitale da utilizzare esclusivamente per la realizzazione di opere di preminente interesse sociale ed economico ed è quantificato nella legge finanziaria. Il fondo nazionale speciale per gli investimenti, alimentato con i proventi della casa da gioco del Comune di Campione d’Italia, è destinato al finanziamento di opere pubbliche nei territori degli Enti Locali i cui organi siano sciolti per attività mafiosa o di quelli in gravi condizioni di degrado.
Infine, il fondo per lo sviluppo degli investimenti (per Comuni, Province e Comunità montane) è mantenuto tra le voci delle contribuzioni erariali ed è destinato al finanziamento delle rate dei mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore della nuova normativa. La sua consistenza va riducendosi a seguito della progressiva estinzione dell’indebitamento precedente.
Vanno anche ricordate altre tipologie di trasferimenti come quelli conseguenti alla risorse per le funzioni trasferite agli enti locali sulla base del Decreto legislativo n. 112 del 1998 e altri provvedimenti collegati (cosiddetto federalismo amministrativo) nel settore dell’ambiente, della viabilità, dell’istruzione scolastica, della protezione civile, della polizia amministrativa ecc.
Tali finanziamenti sono distinti in contributi di parte corrente e di parte capitale a seconda della natura degli interventi che vanno a finanziare.
Nel corso degli ultimi dieci anni, in dipendenza di varie norme di legge, il sistema di erogazioni statali si è diversificato anche con una altre serie di trasferimenti compensativi di minori entrate, come anche di detrazioni e riduzioni. Molte di queste poste aggiuntive e rettificative dei trasferimenti sono andate a costituire valori di rettifica al contributo ordinario base, ossia alla quota di contributo ordinario spettante ad ogni singole ente, mentre altre hanno trovato collocazione in spettanza [2] nella voce “Altri contributi generali”.
In particolare, sotto quest’ultima voce hanno trovato collocazione anche i trasferimenti compensativi per la minore imposta ICI da abitazione principale dei comuni, a seguito dell’esclusione delle disposizioni di cui al decreto legge n. 93 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, di cui si dirà più diffusamente nel seguito.
L’assegnazione dei trasferimenti
In ordine alle modalità di assegnazione dei trasferimenti, hanno trovato conferma, per l’anno 2008, le modalità di erogazione dei contributi e di altre assegnazioni per gli Enti Locali individuate con il decreto del Ministro dell’interno del 21 febbraio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002.
Il richiamato decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze del 21 febbraio 2002, si rammenta, ha regolato l’erogazione per il 2002, da parte del Ministero dell’Interno a favore degli Enti Locali per i quali non sia prevista una differente disciplina, dei trasferimenti erariali derivanti dal decreto legislativo n. 504 del 1992 e di ulteriori trasferimenti o assegnazioni previsti da altre disposizioni normative. Tali modalità restano confermate dal 2003 in poi.
In particolare, con il predetto decreto viene disposto quanto segue:
- modalità di erogazione di trasferimenti correnti e di contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo:
i contributi di cui all’articolo 34, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativi, rispettivamente, al fondo ordinario, al fondo consolidato ed al fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale, nonché i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo, sono erogati in tre rate, entro i mesi di febbraio, maggio ed ottobre;
- modalità di erogazione di trasferimenti a sostegno degli investimenti:
i contributi di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992, relativi al fondo per lo sviluppo degli investimenti, sono erogati in due rate, rispettivamente per il sessanta per cento entro il mese di maggio e per il saldo entro il mese di ottobre;
- modalità di erogazione di trasferimenti in conto capitale:
i contributi di cui all’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo n. 504 del 1992, relativi al fondo nazionale ordinario per gli investimenti ed i contributi a questi assimilati sono erogati in unica rata entro il mese di giugno;
- modalità di erogazione di altri trasferimenti:
i contributi di cui all’articolo 9, comma 4, lettera c), del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, relativi al finanziamento dell’onere degli incrementi degli stipendi ai segretari comunali, sono erogati in unica rata entro il mese di giugno. I contributi previsti da altre disposizioni normative sono erogati dal Ministero dell’Interno, se non diversamente disciplinato, in unica rata entro il mese di giugno o successivamente nei casi in cui i dati e gli elementi necessari ai fini dell’erogazione non siano disponibili;
- modalità di erogazione della quota di compartecipazione comunale al gettito dell’IRPEF:
a decorrere dall’anno 2002 le somme da attribuire ai Comuni a titolo di compartecipazione comunale al gettito dell’IRPEF, di cui all’articolo 67, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l’anno 2001), come sostituito dall’articolo 25, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sono erogate in due rate, rispettivamente entro i mesi di marzo e luglio.
Per quanto riguarda - in generale - il sistema delle erogazioni a favore degli enti locali nel corso dell’anno 2008, non si è applicato il sistema di monitoraggio dei flussi di cassa per tutte le province e per i comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, ossia il sistema in base al quale i menzionati enti potevano ricevere erogazioni di cassa per trasferimenti erariali solo quando le loro giacenze presso le Sezioni di tesoreria unica. scendevano al di sotto di un determinato ammontare. In altri termini dal 2008 tutti gli enti locali, indipendentemente da dimensione e popolazione, ricevono le erogazioni secondo quanto indicato in precedenza.
Per completezza di informazione va ricordato che il sistema del monitoraggio fu previsto dall’articolo 47, comma 1 della legge n. 449 del 1997 [3] e poi è stato successivamente prorogato fino a tutto l’anno 2007.
Trasferimenti e legge finanziaria
L’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, (legge finanziaria per l’anno 2008) contiene numerose disposizioni aventi riflessi in termini finanziari nei confronti di Comuni, Province, Comunità montane ed Unioni di comuni per l’anno 2008.
In particolare, esse riguardano:
-la determinazione dei trasferimenti erariali spettanti in favore di ogni singolo Ente Locale (art. 2, comma 2), in base alle disposizioni recate dall’articolo 1, comma 696, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per l’anno 2007). Ne consegue:
-la conferma di alcune delle attribuzioni previste per l’anno 2007. In particolare, viene previsto il rifinanziamento dei seguenti contributi erariali, per complessivi 340 milioni di euro:
260 milioni, finalizzati al rinnovo dei contributi di cui all’articolo 3, commi 27, 35, secondo periodo, 36 e 141, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, già attribuiti per l’anno 2007. Nel dettaglio:
90 milioni, a favore dei Comuni, ad incremento del fondo ordinario;
90 milioni , a favore dei Comuni in posizione di sottodotazione di risorse;
50 milioni, destinati al finanziamento delle spese per investimenti, a favore dei Comuni appartenenti alle più ridotte fasce demografiche;
20 milioni, a favore delle Unioni di comuni che svolgano effettivamente l’esercizio associato di funzioni;
5 milioni a favore delle Province, ad incremento del fondo ordinario;
5 milioni, a favore delle Comunità montane, ad incremento del fondo ordinario;
80 milioni di euro in favore dei soli Comuni in posizione di “sottodotazione” delle risorse, individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 e successive modifiche ed integrazioni.
-il mancato finanziamento della dotazione di base del fondo nazionale ordinario per gli investimenti (come, peraltro, già avvenuto per l’anno 2007);
-la riduzione del fondo ordinario di cui all’articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, spettante alle Comunità montane, in misura pari a 33,4 milioni di euro per l’anno 2008 e di 66,8 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2009 (articolo 2, comma 16, della L.F. per l’anno 2008). Ciò proprio in relazione alla riforma del sistema delle Comunità montane di cui all’articolo 2, commi da 16 a 22, della legge finanziaria per l’anno 2008;
-la riduzione, a decorrere dall’anno 2008, del fondo ordinario di cui all’articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, in misura pari, in via provvisoria, a 313 milioni di euro (articolo 2, comma 31, della L.F. per l’anno 2008). Ciò proprio in correlazione con i presunti risparmi di spesa derivanti dall’attuazione dell’articolo 2, commi da 23 a 29 della legge finanziaria per l’anno 2008 (contenimento dei c.d. “costi della politica”). Tale operazione ha implicato una detrazione pari a 251,51 milioni di euro a carico dei Comuni, 58,35 milioni di euro a carico delle Province e 3,12 milioni di euro a carico delle Comunità montane. La riduzione non è stata applicata, nell’immediato, ai Comuni delle Regioni a statuto speciale in applicazione del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31;
-alcune modifiche alle disposizioni contenute nella L.F. per l’anno 2007, recanti interventi finanziari a favore dei Comuni di ridotta dimensione demografica ed alle Comunità montane.
-viene modificato il criterio di attribuzione della maggiorazione, sino al 40 per cento dei contributi ordinari (al lordo della compartecipazione IRPEF) per i Comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti. In applicazione dell’articolo 2, comma 10, della legge finanziaria per l’anno 2008, sono beneficiari della predetta maggiorazione i Comuni nei quali la popolazione residente ultrasessantacinquenne sia superiore al 25 per cento della popolazione complessiva, utilizzando i dati ISTAT più recenti (in luogo del 30 per cento previsto dalla previgente normativa).
-ad integrazione dei contributi previsti anche per l’anno 2008 dalla L.F. per l’anno 2007, sempre a favore dei Comuni di ridotte dimensioni demografiche, l’articolo 2, comma 31, ha previsto un incremento di 100 milioni del fondo ordinario, per il solo anno 2008, a favore dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti non destinatari degli interventi di cui all’articolo 1, comma 703, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da ripartirsi in proporzione alla popolazione residente. L’attribuzione del fondo è subordinata all’accertamento dei risparmi di spesa mediante le certificazioni prodotte dagli Enti Locali;
-in ordine ai contributi a valere, specificatamente, sul fondo nazionale ordinario per lo sviluppo degli investimenti, la conferma, anche per l’anno 2008 (art. 2, comma 1), del contributo integrativo, pari a 50 milioni di euro, destinato in favore dei Comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti di cui all’articolo 41 del decreto legislativo n. 504 del 1992. Le disposizioni di legge in materia privilegiano, infatti, la distribuzione delle disponibilità a valere sul fondo in esame a favore degli Enti appartenenti alle più ridotte fasce demografiche, i cui bilanci sono spesso caratterizzati da notevole rigidità, dando luogo ad una traslazione di risorse a favore di questi ultimi. Di tale contribuzione hanno beneficiato, per il 2008, ben 4.190 Enti. Non viene rifinanziata per l’anno 2008 la dotazione di base del predetto fondo. E’ comunque confermato, per le medesime finalità del fondo nazionale ordinario per gli investimenti, un contributo aggiuntivo, a favore dei comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, destinato ad investimenti per un importo complessivamente pari a 42 milioni di euro;
-per quanto concerne, invece, la dinamica del fondo per lo sviluppo degli investimenti degli Enti Locali di cui all’articolo 28, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 504 del 1992, la determinazione annua del contributo a valere sul predetto fondo, è stabilita nella misura necessaria all’attribuzione dei contributi sulle rate di ammortamento dei mutui ancora in essere e dei mutui contratti o concessi ai sensi dell’articolo 46-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85. Permane, quindi, l’impegno statale a corrispondere il contributo per le rate di ammortamento dei mutui già stipulati dagli Enti Locali negli anni pregressi per il finanziamento delle spese di investimento ed ammessi a contribuzione erariale secondo i parametri stabiliti di anno in anno dalle leggi annuali in materia di finanza locale.
La legge finanziaria per l’anno 2008 prevedeva, con riferimento all’ICI, l’applicazione di una ulteriore detrazione sulle unità immobiliari adibite ad abitazione principale. La detrazione veniva calcolata in base all’1,33 per mille della base imponibile, sino ad un massimo di 200 euro ed è applicabile a tutte le abitazioni ad eccezione di quelle delle categorie catastali A1, A8 e A9 (articolo 1, commi da 5 a 7).
Il comma 7 prevedeva, quindi, che le minori entrate dei Comuni fossero rimborsate dallo Stato, mediante due versamenti annuali revisionali (entro il 16 giugno ed il 16 settembre) ed un conguaglio entro il 31 maggio dell’anno successivo. Ciascun Comune doveva certificare entro il 30 aprile 2008 i presunti minori introiti ICI, mediante una apposita certificazione il cui modello è stato approvato con decreto del Capo Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del 15 febbraio 2008. Tale operazione è stata però successivamente abrogata dall’articolo 1, comma 6, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, che ha previsto l’esclusione totale dall’imposta sulle abitazioni principali.
Per l’anno 2008 non è stato possibile ad inizio esercizio la determinazione dei trasferimenti erariali spettanti per l’anno 2008 a valere sul fondo ordinario spettante ai Comuni, in quanto non è stata completata la procedura per la quantificazione dei maggiori introiti ICI (la cosiddetta ICI rurale ed altre fattispecie assimilate) di cui all’articolo 2, commi da 33 a 46, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, il cui importo va portato in detrazione dei trasferimenti erariali spettanti ai singoli Enti sulla base di apposite certificazioni rese dai Comuni.
L’operazione è stata quindi completata solo a fine esercizio quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha definito l’esatto importo degli stanziamenti, a seguito dell’accertamento del minor gettito ICI effettivamente realizzato.
La legge finanziaria per l’anno 2008 reca, altresì, numerosi interventi sui “costi della politica”, sull’articolazione dei Comuni e sulle funzioni comunali.
-l’articolo 2, comma 23, della legge finanziaria per l’anno 2008 prevede (recando modifiche all’articolo 47, comma 1, del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali (TUOEL), approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), il passaggio da 16 a 12 unità del numero massimo dei componenti della Giunta comunale e della Giunta provinciale degli enti locali;
-l’articolo 2, comma 24 apporta alcune modifiche alla disciplina delle aspettative per gli amministratori degli enti locali (prevista dall’art. 81 del TUOEL), prevedendo, tra l’altro, che i componenti degli organi consiliari possano essere collocati, a richiesta, in aspettativa non retribuita, per il periodo di espletamento del mandato, ma ponendo a proprio carico gli oneri previdenziali e assistenziali e di ogni altra natura previsti dall’articolo 86 del TUOEL;
-l’articolo 2, comma 25, della legge finanziaria 2008 apporta alcune modifiche alla disciplina delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza degli amministratori degli enti locali (art. 82 del TUOEL), disponendo, tra l’altro, che:
a) i consiglieri, comunali, provinciali, circoscrizionali limitatamente ai Comuni capoluogo di provincia e delle Comunità montane hanno diritto esclusivamente a gettoni di presenza per la partecipazione a sedute di consiglio od a commissioni (non è più possibile la trasformazione del gettone di presenza in indennità di funzione);
b) l’importo massimo mensile dei gettoni di presenza percepiti dal singolo consigliere non può superare il limite di ¼ dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente;
c) la misura massima delle indennità attribuibili ai presidenti ed assessori di Comunità montane, Unioni di comuni e consorzi fra enti locali e delle Comunità montane è fissata al 50% dell’indennità prevista per un comune avente popolazione pari a quella complessiva della comunità montana, unione o consorzio;
d) le indennità di funzione possono essere incrementate (entro il limite massimo consentito) con provvedimento della giunta (per i sindaci, presidenti di provincia, assessori comunali e provinciali) o del consiglio (per i presidenti delle assemblee). L’incremento è vietato per gli Enti in stato di dissesto finanziario, fino alla conclusione dello stesso e per gli Enti che non hanno rispettato il Patto di stabilità interno, fino all’accertamento del rientro dei parametri. Le delibere adottate in violazione di tale disposizione sono nulle di diritto;
-l’articolo 2, comma 26, apporta modifiche alla disciplina del divieto di cumulo per gli amministratori degli enti locali (art. 83 del TUOEL) disponendo che:
a) i parlamentari nazionali ed europei nonché i consiglieri regionali che siano anche amministratori di enti locali non possono percepire i gettoni di presenza previsti dal Capo IV, parte 1 del TUOEL (possono, quindi, essere titolari di indennità di funzione);
b) gli amministratori locali non percepiscono alcun compenso, tranne quello dovuto per spese di indennità di missione, per la partecipazione ad organi o commissioni, se tale partecipazione è connessa all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche;
c) in caso di cariche incompatibili l’indennità di funzione della carica sopraggiunta non viene corrisposta sino alla fine della situazione di incompatibilità o al momento dell’esercizio dell’opzione;
-l’articolo 2, comma 27, apporta modifiche alla disciplina dei rimborsi delle spese di viaggio per gli amministratori degli enti locali (sostituendo l’articolo 84 del TUOEL), disponendo che agli amministratori che si rechino, in ragione del loro mandato, fuori del capoluogo del comune ove ha sede l’ente spetta il rimborso delle spese di viaggio oltre ad un rimborso forfetario omnicomprensivo per le altre spese, nella misura determinata con decreto del Ministro dell’Interno e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali (la precedente disciplina prevedeva la corresponsione di una indennità di missione o, in alternativa, il rimborso delle spese effettivamente sostenute).
-l’articolo 2, comma 29, prevede, modificando l’articolo 17 del TUOEL, che le circoscrizioni di decentramento devono essere costituite nei Comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti (il precedente limite era di 100.000 abitanti) e possono essere costituite nei comuni da 100.000 a 250.000 abitanti (il precedente range comprendeva gli Enti con popolazione tra 30.000 e 100.000 abitanti).
L’articolo 42 bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, ha successivamente previsto che le disposizioni di cui al citato articolo 2, comma 29, debbano trovare applicazione a decorrere dalle elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge di conversione.
-l’articolo 2, comma 30, apporta modifiche alle funzioni e competenze comunali in materia elettorale prevedendo:
che le funzioni della commissione elettorale comunale in materia di tenuta e revisione delle liste elettorali sono attribuite (salvo alcune eccezioni) al responsabile dell’ufficio elettorale del comune;
la gratuità dell’incarico di componente delle commissioni o sottocommissioni elettorali circondariali, salvo il rimborso delle spese di viaggio.
Con decreto del Capo Dipartimento del Ministero dell’Interno del 15 luglio 2008 è stato approvato il modello di certificazione finalizzato all’acquisizione dei dati circa i risparmi dei costi della politica, da parte degli Enti Locali ad eccezione degli Enti della regione Valle d’Aosta, della regione trentino Alto Adige e della regione Friuli Venezia Giulia.
La legge finanziaria per l’anno 2008, reca altresì, importanti interventi sulle forme associative per l’esercizio di funzioni e servizi.
A tal fine, l’articolo 2, commi da 16 a 22, introduce una forte spinta al cambiamento del sistema delle Comunità montane. Nel rispetto delle competenze regionali, i richiamati commi da 16 al 22, hanno previsto che entro il 30 settembre 2008 ciascuna Regione, con propria legge, provvedesse al riordino della disciplina delle comunità montane, secondo i seguenti principi:
a) riduzione del numero delle Comunità montane in base a criteri orografici, demografici e socio-economici;
b) riduzione del numero degli amministratori delle Comunità;
c) riduzione delle indennità per gli amministratori delle Comunità.
L’obiettivo da conseguire è il risparmio a regime della spesa corrente delle Comunità di ciascuna Regione in misura non inferiore ad 1/3 del fondo ordinario spettante per l’anno 2007 alle comunità montane della regione medesima (articolo 2, commi 17 e 18).
La normativa in materia ha prescritto che, nel caso di mancata emanazione o attuazione delle leggi regionali entro il termine previsto:
-cessano di appartenere alle Comunità montane i Comuni costieri, i Comuni capoluogo di provincia ed i comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti;
-sono soppresse le Comunità montane nelle quali più della metà dei Comuni non possieda determinati requisiti di “montanità” (altitudine, dislivello);
-sono soppresse le Comunità montane composte da meno di cinque Comuni, salvo eccezioni giustificate dall’impossibilità di aggregare altri Comuni a causa della conformazione e delle caratteristiche del territorio;
-la rappresentanza di ciascun Comune nell’organo consiliare delle comunità rimanenti è ridotta ad un membro, con elezione diretta a voto limitato da parte della generalità dei consiglieri dei Comuni facenti parte della Comunità.
Con DPCM del 19 novembre 2008 è stato accertata la riduzione a regime delle spese correnti per il funzionamento delle Comunità montane, per un importo pari ad un terzo delle quote del fondo ordinario, limitatamente alle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana ed Umbria.
L’articolo 2, comma 28, prevede, quindi, limiti alla facoltà degli Enti locali di svolgere in forma associata servizi e funzioni, disponendo che ciascun comune può partecipare ad una sola delle seguenti forme associative:
a) consorzi (esclusi i consorzi istituiti o resi obbligatori da leggi statali o regionali);
b) Unioni di comuni;
c) forme associative previste da normativa regionale per lo svolgimento di funzioni o servizi (esclusi il servizio idrico integrato e per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti).
L’articolo 35-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31 e, successivamente, l’articolo 4 del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, hanno successivamente prorogato al 1 gennaio 2009, il termine a decorrere dal quale, in caso di permanenza dell’adesione multipla, è nullo ogni atto adottato attinente all’adesione o allo svolgimento di essa da parte dell’amministrazione comunale interessata [4].
Ulteriori elementi di interesse per gli Enti Locali
La legge finanziaria per l’anno 2008 reca, inoltre, ulteriori disposizioni di significativa portata per gli Enti Locali:
In tema di compartecipazione provinciale al gettito dell’IRPEF , l’articolo 2, comma 3 della legge n. 244 del 2007, proroga, per l’anno 2008, le disposizioni in materia già confermate, per l’anno 2007, dall’articolo 1, comma 697, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (attribuzione di una quota di compartecipazione pari all’1% del gettito dell’IRPEF).
A fronte dell’attribuzione a favore di ogni singola Provincia, i trasferimenti erariali individualmente spettanti sono stati decurtati in misura corrispondente e, in caso di incapienza, la quota di compartecipazione è stata attribuita nei limiti dei trasferimenti che possono essere detratti.
-l’articolo 2, comma 8, prevede, in materia di destinazione dei proventi delle concessioni e sanzioni in materia edilizia, che le entrate di cui trattasi possono essere destinate, per il triennio 2008/2010, a spese correnti per una quota non superiore al 25%, nonché a manutenzione ordinaria delle aree verdi, strade e patrimonio comunale per un’ulteriore quota non superiore al 25%;
-l’articolo 2, comma 1, conferma, in tema di controlli e potere sostitutivo, per l’anno 2008, la disciplina provvisoria che pone in capo al Prefetto, ove non sia diversamente disciplinato dallo Statuto, l’attivazione dei poteri sostitutivi in caso di mancata approvazione del bilancio di previsione nei termini di legge.
-l’attribuzione, a decorrere dall’anno 2008, a favore dei Comuni delle Regioni a statuto ordinario della quota di incremento del gettito compartecipato all’IRPEF, di cui all’articolo 1, comma 191, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, secondo i criteri definiti dal decreto del Ministro dell'Interno di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze e con il Ministro per gli Affari Regionali e le autonomie locali del 20 febbraio 2008. Tali risorse sono attribuite ai Comuni, con esclusione di quelli facenti parte delle regioni a statuto speciale e, per l’anno 2008, di quelle che non hanno rispettato il Patto di stabilità interno per l’anno 2006. I criteri di riparto sono stati individuati dalla condizione di Comune sottodotato e dalla condizione di enti sottomedia rispetto al reddito imponibile nazionale medio ai fini IRPEF. Per l’anno 2008 sono stati erogati a tale titolo circa 60 milioni di euro.
Patto di stabilità interno per gli Enti Locali
Com’è noto, anche per l’anno 2008, le Autonomie Locali concorrono al rispetto degli obblighi Comunitari ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. A tal fine, gli Enti Locali sono chiamati al rispetto di parametri economici, la mancata osservanza dei quali implica l’applicazione di determinate sanzioni. Rimangono soggetti al Patto di stabilità interno le Province ed i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. Modifiche in materia di Patto di stabilità interno per gli Enti Locali sono state introdotte, anche per l’anno 2008, in applicazione della legge n. 244 del 2007 (articolo 1, commi 379, 380 e 386 e articolo 3, comma 137).
Relativamente agli elementi di novità introdotti dalla legge finanziaria per l’anno 2008, si segnalano:
-relativamente all’obiettivo per l’anno 2008, la previsione del conseguimento di un obiettivo in termini di competenza “mista”, dato dalla somma algebrica dei dati di competenza (accertamenti e impegni) per le entrate e le spese correnti ed i dati di cassa (riscossioni e pagamenti) per le entrate e le spese di parte capitale;
-un importo dell’obiettivo tendenzialmente costante rispetto all’anno 20007 per gli Enti con un saldo di cassa competenza misto positivo mentre, per quelli con un analogo saldo negativo, un obiettivo con valori in aumento;
-ulteriore riduzione dell’obiettivo programmato attraverso la deduzione dell’eccedenza dei proventi da alienazione rispetto alla soglia prefissata.
Il concorso alla manovra viene quindi quantificato attraverso diversi processi di calcolo distinti a seconda che il saldo medio finanziario di cassa per il periodo 2003 – 2005 risulti positivo o negativo.
La base di riferimento è costituita, come per l’anno 2007, dal saldo medio finanziario del triennio 2003/2005, intesa come differenza tra la riscossione delle entrate finali (titolo I, II, III, IV) al netto della riscossione crediti ed il pagamento delle spese finali (titolo I e II) al netto della concessione di crediti, senza tener conto, tra le entrate finali, dell’avanzo di amministrazione e del fondo di cassa. In conseguenza di tale calcolo gli enti possono essere suddivisi in due categorie:
enti con saldo finanziario positivo;
enti con saldo finanziario negativo.
Per gli Enti con saldo finanziario positivo l’obiettivo è costituito, così come per l’anno 2007, in termini di saldo finanziario, in un risultato non inferiore al saldo finanziario conseguito nel triennio 2003/2005, calcolato in termini di competenza mista.
Per gli Enti con saldo finanziario negativo l’obiettivo è costituito da un risultato, sempre in termini di saldo finanziario, migliorato nella misura determinata in base ad alcuni coefficienti.
Con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 5 maggio 2008 è stato definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo programmatico per ciascun Ente.
Ai fini del monitoraggio degli adempimenti relativi al Patto di stabilità interno gli Enti assoggettati dovevano trasmettere trimestralmente al Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, entro il termine di trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, le informazioni riguardanti sia la gestione di competenza che quella di cassa. In considerazione delle modifiche alle regole relative al Patto di stabilità interno per l’anno 2008, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 17 dicembre 2008, sono state definite le modalità ed i prospetti per il monitoraggio degli adempimenti del Patto stesso.
Per la verifica del rispetto del Patto è stato prescritto, entro il termine del 31 marzo 2009, l’invio al Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - della certificazione del raggiungimento dell’obiettivo. Il mancato invio della certificazione è equiparato ad inadempimento degli obblighi del patto (articolo 1, comma 379, della legge n. 244 del 2008).
In conseguenza dell’adozione del criterio della “competenza mista” la legge finanziaria per l’anno 2008 prescrive che unitamente al bilancio di previsione sia approvato anche un documento previsionale dei dati di cassa rilevanti ai fini del Patto.
In relazione al sistema sanzionatorio, modifiche in materia di Patto di stabilità interno sono state introdotte dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
In caso di mancato rispetto del Patto di stabilità interno per gli anni 2008-2011, viene prevista a carico della Provincia o del Comune inadempiente la riduzione - per un importo pari alla differenza, se positiva, tra il saldo programmatico e il saldo reale, e comunque per un importo non superiore al 5 per cento - dei contributi ordinari dovuti dal Ministero dell’Interno per l’anno successivo.
L’ente inadempiente non può, inoltre, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza:
impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;
ricorrere all’indebitamento per gli investimenti;
non si può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo (articolo 77 bis, commi 20 e 21).
Il successivo comma 21-bis [5] prevede, in caso di mancato rispetto del Patto di stabilità interno per l’anno 2008, relativamente ai pagamenti concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell’articolo 183 del TUOEL, entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in argomento, che le richiamate disposizioni di cui ai commi 20 e 21 dell’articolo in questione, non si applicano agli enti locali che hanno rispettato il Patto di stabilità interno nel triennio 2005-2007 e che hanno registrato nell’anno 2008 impegni di spesa corrente, al netto delle spese per adeguamenti contrattuali del personale dipendente, compreso il segretario comunale, per un ammontare non superiore a quello medio corrispondente del triennio 2005-2007.
Modifiche introdotte da ulteriori disposizioni legislative
Modifiche ed integrazioni alla disciplina inerente la finanza locale sono state altresì introdotte, nel corso dell’anno 2008, da provvedimenti normativi la cui entrata in vigore ha prodotto effetti. Si fa riferimento, nella fattispecie, al decreto-legge 31dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, al decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, al decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, al decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189 ed al decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210.
Il decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31
Il decreto-legge in argomento reca alcune proroghe di termini in ordine a disposizioni di finanza locale che riguardano, in particolare, la materia del dissesto finanziario degli Enti Locali (articolo 40) ed il Patto di stabilità interno relativo all’anno 2007 (articolo 40 bis).
Relativamente a tale ultimo aspetto, viene stabilito al 31 maggio 2008, il termine perentorio entro il quale doveva essere inviata la certificazione ai fini della verifica del rispetto del Patto ed integrato il testo di cui all’articolo 1, commi 667 e 686, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Vengono altresì prorogati di due mesi tutti i termini previsti all’articolo 1, commi 669, 670, 691 e 692, della richiamata legge, con riferimento al mancato rispetto del Patto di stabilità interno relativo all’anno 2007.
Della decorrenza dell’applicabilità delle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 29, della legge finanziaria per l’anno 2008, si è già fatto cenno nell’apposito paragrafo [6] .
Il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126
L’articolo 1 del provvedimento in esame, prevede, a decorrere dall’anno 2008, l’esclusione dall’imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale del soggetto passivo e viene, conseguentemente, previsto il rimborso ai comuni della minore imposta. [7]
Tali disposizioni sono andate ad incidere ed integrare le precedenti disposizioni previste dall'articolo 1, comma 5 e seguenti della legge 24 dicembre 2007, n. 244 ed, in totale, gli stanziamenti previsti dalle citate leggi per il rimborso sono risultati pari a 2.604 milioni di euro.
Da ultimo, è intervenuto l’articolo 2, comma 8, del decreto legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, che ha assegnato ulteriori euro 260 milioni, a titolo di regolazione pregressa.
Sulla base di uno specifico accordo, intervenuto presso la Conferenza Stato-Città, Autonomie Locali, con decreto del Ministero dell’interno del 19 giugno 2008, sono state erogate ai Comuni, a titolo di anticipazione della compensazione per i minori introiti correlati al pagamento ICI, somme in misura pari al 50% dell’importo attestato con la certificazione resa precedentemente in base al decreto ministeriale 15 febbraio 2008 quale gettito riscosso nell’anno 2007 a titolo di I.C.I. per gli immobili adibiti ad abitazione principale.
Con successivo decreto del Ministro dell’interno del 23 agosto 2008, sulla base di una preventiva intesta in sede di Conferenza Stato-città ed autonomia, sono stati definiti i criteri e le modalità del rimborso ai Comuni della minore imposta I.C.I. sulle abitazioni principali, ai fini della determinazione e attribuzione delle risorse compensative ai Comuni, tenendo conto dei criteri previsti dal decreto-legge n. 93 del 2008, ossia :
-efficienza della riscossione, quale media triennale 2004/2006 delle riscossioni ICI in conto competenza e in conto residui rapportata agli accertamenti ICI medesimi triennio;
-rispetto Patto di stabilità nell’anno 2007;
-tutela dei piccoli comuni, intesi quali comuni con popolazione inferiore o pari a 5.000 abitanti.
Dopo la predisposizione del Decreto ministeriale del 9 dicembre 2008 (resosi necessario per determinare anche i criteri di erogazione dell’ulteriore somma di euro 260 milioni, anche in questo caso previa intesa siglata in Conferenza Stato-città ed autonomie locali) è stato determinato l’importo spettante a ciascun comune ed erogate le ulteriori somme a saldo.
Ad ogni modo, la compiuta conoscenza dei risvolti finanziari scaturiti dalla soppressione dell’ICI. sulla prima abitazione sarà nota dal 2009 erogato, quando saranno disponibili i dati delle certificazioni specifiche che i Comuni dovranno redigere entro il 30 aprile 2009 come contemplato dal richiamato all’articolo 77 bis comma 32 del decreto legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008.
Il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133
Delle modifiche introdotte dall’articolo 1 bis in materia di Patto di stabilità interno è stato già fatto cenno nell’apposito paragrafo.
L’articolo 23 bis reca modifiche in ordine alla disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, disciplinando l’affidamento e la gestione di tali servizi, in applicazione della disciplina comunitaria ed al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni. Il predetto articolo sancisce, altresì, l’abrogazione dell’articolo 113 del TUOEL, nelle parti incompatibili con le disposizioni di cui al presente articolo.
Vengono inoltre introdotte disposizioni finalizzate a ridurre le collaborazioni e le consulenze nella pubblica amministrazione (articolo 46). In particolare, il comma 2, prevede, per gli Enti Locali, la possibilità di stipulare contratti di collaborazione autonoma, indipendentemente dall’oggetto della prestazione, solo con riferimento alle attività istituzionali stabilite con legge o previste nel programma approvato dal Consiglio ai sensi dell’articolo 42, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I limiti, i criteri e le modalità per l’affidamento di incarichi di collaborazione autonoma vengono fissati con il regolamento di cui all’articolo 89 del TUOEL. Nel bilancio di previsione degli enti territoriali viene fissato il limite massimo della spesa annua per incarichi.
L’articolo 76, comma 3, sostituisce l’articolo 82, comma 11, del TUOEL, subordinando la corresponsione dei gettoni di presenza alla effettiva partecipazione del consigliere a consigli e commissioni, nei termini e con le modalità previsti nel regolamento.
L’articolo 78, reca disposizioni urgenti per Roma capitale prevedendo, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi strutturali di risanamento della finanza pubblica e nel rispetto dei principi indicati dall’articolo 119 della Costituzione la nomina del Sindaco del comune di Roma a Commissario straordinario del Governo per la ricognizione della situazione economico finanziaria del comune e delle società da esso partecipate e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso. Nelle more dell’approvazione del piano di rientro la norma in esame ha previsto la concessione al Comune di Roma, da parte della Cassa Depositi e Prestiti di una anticipazione di 500 milioni di euro a valere sui primi futuri trasferimenti statali ad esclusione di quelli compensativi per i mancati introiti di natura tributaria.
Si segnala, altresì, la soppressione della Commissione tecnica per la finanza pubblica (articolo 45) [8].
Fra le misure di rilievo anche quella prevista al comma 30 dell’articolo 77 bis, con il quale si conferma “per il triennio 2009-2011, ovvero sino all’attuazione del federalismo fiscale se precedente all’anno 2011, la sospensione del potere degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, di cui all’articolo 1, comma 7 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU)”
Il decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189
L’articolo 2 reca disposizioni in materia di salvaguardia degli equilibrio di bilancio degli Enti Locali. Nel dettaglio conservano validità per l’anno 2008, i dati certificati dai singoli comuni in base al decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dell’Interno, del 17 marzo 2008, recante modalità operative per la certificazione, relativa all’anno 2007, da parte dei Comuni, del maggior gettito ICI derivante dall’applicazione dell’articolo 2, commi da 33 a 38 e da 40 a 45, del decreto-legge n. 262 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006.
A favore degli enti che subentrano nei rapporti giuridici delle Comunità montane disciolte, l’articolo 2 bis prevede l’assegnazione dei trasferimenti erariali già erogati alle stesse - al netto delle riduzioni stabilite dall’articolo 2, comma 16, della legge finanziaria 2008, già richiamato e dall’articolo 76, comma 6 bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008 (quantificato da tale ultimo provvedimento in 30 milioni di euro per il 2009) - in particolare, a titolo di contributo ordinario, di contributo consolidato e di contributo per investimenti.
L’articolo 2 quater, reca disposizioni per gli Enti Locali, tra le quali modifiche agli articoli 151, 160,161, 226, 227 e 233 del TUOEL, cui si fa brevemente cenno.
-all’articolo 151 del TUOEL in tema di principi in materia di ordinamento finanziario e contabile;
-all’articolo 160 del TUOEL in tema di approvazione di modelli e schemi contabili;
-all’articolo 161 del TUOEL in ordine alle certificazioni di bilancio;
-all’articolo 226 del TUOEL, in tema di conto del tesoriere;
-all’articolo 227 del TUOEL, relativamente al rendiconto della gestione;
-all’articolo 233 del TUOEL in tema di conti degli agenti contabili interni.
Appare degno di attenzione, in particolare, la scadenza del 30 aprile del termine per la presentazione del rendiconto della gestione.
Della proroga dei termini per gli Enti Locali di cui all’articolo 4 - in ordine al termine dal quale decorre la nullità degli atti adottati dalle associazioni dei comuni in violazione del disposto di cui all’articolo 2, comma 28, primo periodo, della legge finanziaria per l’anno 2008 – è già stato fatto cenno nell’apposito paragrafo Trasferimenti e legge finanziaria.
L’articolo 5, prevede, quindi, l’assegnazione a favore del Comune di Roma di un contributo ordinario, pari a 500 milioni di euro, per l’anno 2008, finalizzato al rimborso alla Cassa depositi e prestiti della somma erogata a titolo di anticipazione finanziaria, in applicazione dell’articolo 78 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 3008 (disposizioni urgenti per Roma capitale).
Termini per l’adozione del bilancio di previsione 2008
Il bilancio di previsione, con i relativi allegati, rappresenta il principale documento di programmazione amministrativa e finanziaria degli enti locali, per cui la sua adozione è particolarmente importante.
In proposito l’articolo 151 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali prevede che gli enti approvino tale documento per l’anno successivo entro il 31 dicembre e che il termine può essere differito con Decreto del Ministro dell’Interno, d’intesa con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica (ora denominato Ministero dell’Economia e delle Finanze), sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in presenza di motivate esigenze.
Nel corso del 2008, per venire incontro alle esigenze degli enti locali e dar modo agli stessi di applicare tutta la normativa di riferimento nel bilancio il termine è stato inizialmente prorogato al 31 marzo 2008 [9] con un primo provvedimento in data 20 dicembre 2007 e, successivamente, differito al 31 maggio 2008 con provvedimento del 20 marzo 2008.
Stanziamenti erariali
I trasferimenti erariali erogati agli Enti Locali per l’anno 2008 sono stati determinati sulla base delle disposizioni della legge finanziaria dello stesso anno, nonché delle numerose altre disposizioni di legge vigenti in materia di finanza locale.
Le dotazioni di cassa non sono risultate completamente sufficienti per disporre, oltre ai trasferimenti relativi all’anno 2008, anche quelli in conto residuo relativi agli anni 2007 e precedenti, con particolare riferimento agli Enti Locali già soggetti al sistema del cosiddetto monitoraggio dei flussi di cassa, di cui si è detto.
Conseguentemente, oltre a ricevere le erogazioni di competenza dell’anno 2008 indipendentemente dalle giacenze di tesoreria, essi hanno potuto richiedere il pagamento di risorse di cassa relative ad anni precedenti.
Complessivamente le erogazioni disposte a tutto il 2008 ammontano a 17.901,35 milioni di euro, di cui:
-16.469,57 milioni di euro per il pagamento dei trasferimenti erariali spettanti per l’anno 2008;
-1.431,78 milioni di euro per i trasferimenti erariali spettanti per gli anni 2007 e precedenti e pagati in conto residui;
-le risorse per effettuare i trasferimenti di fondi sono state messe a disposizione dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sia in sede di bilancio sia nel corso dell’anno da varie leggi di spesa e da atti amministrativi.
In sede di assestamento sono stati assegnati fondi di bilancio in termini di competenza e di cassa, pari 528,65 milioni di euro, necessari per il rimborso dei tagli operati nell’anno 2007 in ragione dei presunti maggiori introiti ICI rurale, ed altre fattispecie di legge, derivanti dalle disposizioni introdotte dall’art. 2, commi da 33 a 46, del decreto-legge n. 262 del 2006 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006 n. 286.
Inoltre, ulteriori assegnazioni, in termini di competenza e di cassa, sono state disposte dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con appositi decreti, per complessivi 2.252,7 milioni di euro, di cui 1.960,00 milioni di euro per il finanziamento del contributo compensativo del minor gettito ICI da abitazione principale.
Indisponibilità dei fondi in termini di cassa
L’ammontare complessivo dello stanziamento di cassa destinato agli Enti Locali per l’anno 2008 è pari a 14.471,39 milioni di euro, la massa spendibile è pari a 17.284,91 milioni di euro, di cui 14.471,39 milioni d in termini di competenza ed euro 2.813,52 milioni in conto residui.
In sede di assestamento di bilancio è stata richiesta un’integrazione di cassa pari ad euro 2.813,95 milioni di euro. A fronte di tale richiesta, la legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’anno 2008 non ha assegnato ulteriori risorse.
Tuttavia si segnala che con la citata legge sono stati assegnati fondi di bilancio in termini di competenza e di cassa pari ad euro 528,65 milioni, necessari per la restituzione dei presunti maggiori introiti ICI derivanti dalle disposizioni introdotte dall’articolo 2, commi da 33 a 46, del decreto legge n. 262 del 2006 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006 n. 286, portati in riduzione dei contributi ordinari spettanti per l’anno 2007.
Si segnala che ulteriori assegnazioni, in termini di competenza e di cassa sono state disposte dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con appositi decreti per complessivi euro 2.252,7 milioni, di cui euro 1.960,00 per il finanziamento del contributo compensativo del minor gettito ICI riferito alle abitazioni principali, euro 249,93 milioni relativo alla riassegnazione delle somme versate dalle Province nell’anno 2008 per le quote di detrazione non recuperate per insufficienza dei trasferimenti erariali destinato al finanziamento del contributo ordinario 2008 ed euro 42,77 quale reiscrizione di bilancio dei residui perenti.
Relativamente alle integrazione dei fondi di cassa si fa presente che, sempre con variazioni disposte dal citato Ministero, le stesse ammontano a complessivi euro 774,48 milioni di cui 700 milioni per il finanziamento dei contributi ordinari spettanti per gli anni 2006 e 2007, agli Enti Locali in precedenza monitorati ed euro 74,48 su altri capitoli di bilancio.
Ammontare delle erogazioni
Le erogazioni disposte per l’anno 2008 ammontano a complessivi euro 17.901,35 milioni, di cui 16.469,57 milioni di euro per il pagamento dei trasferimenti erariali spettanti per l’anno 2008 ed euro 1.431,78 milioni di euro per i trasferimenti erariali spettanti per gli anni 2007 e precedenti.
I trasferimenti erariali alle Regioni
I trasferimenti erariali per le Province, per i Comuni e per le Comunità montane
La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2008 è contenuta nella legge 24 dicembre 2007, n. 244.
In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 969,42 milioni di euro (Tabella RP 3).
I contributi correnti del 2008 ammontano a 929,45 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:
-fondo ordinario di 178,44 milioni;
-fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 89,26 milioni;
-fondo consolidato di 60,92 milioni;
-fondo compartecipazione IRPEF di 424,07 milioni;
-fondo per altri contributi generali di 80,14 milioni;
-fondo per le funzioni trasferite parte corrente di 96,62 milioni.
I contributi per sviluppo e investimenti ammontano a 39,97 milioni, come risulta dalla Tabella RP. 3.
Dall’analisi della tabella RP 3 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (202,32 milioni) e della regione Campania (148,69 milioni).
Nel 2008 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 14.566,33 milioni (Tabella RP 4).
Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2008, costituiti dalle seguenti voci:
-una quota di 6.481,23 milioni relativa al fondo ordinario, comprensivo delle somme erogate direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ai comuni delle regioni Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;
-una quota di 814,14 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;
-una quota di 2.159,84 milioni relativa al fondo consolidato;
-una quota di 901,99 relativa alla compartecipazione I.R.PE.F.;
-fondo per altri contributi generali di 3.331,27 milioni;
-fondo per le funzioni trasferite parte corrente di 33,81 milioni.
I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP. 4 ammontano a 844,05 milioni e sono così suddivisi:
una quota di 722,06 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;
una quota di 121,99 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.
Risultano attribuite maggiori risorse (Tabella RP. 4) ai comuni della regione Lombardia (2.108,45) e della regione Campania (1.819,72).
Nel 2008 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 137,60 milioni (Tabella RP. 5).
I contributi correnti sono così ripartiti:
-fondo ordinario di 86,38 milioni;
-fondo consolidato di 36,81 milioni.
I contributi per sviluppo e investimenti 2008 come risulta sempre dalla Tabella RP. 5 ammontano a 14,41 milioni.
La ripartizione dei contributi complessivi favorisce in particolare la Campania (24,42 milioni) e la Calabria (18,47 milioni).
I bilanci delle Regioni
Le Regioni hanno chiuso il 2007 con un disavanzo di 8.555 milioni di euro (Tabella RP. 7) contro i 13.206 milioni nel 2006.
Gli impegni sono passati da 163.253 milioni a 172.209 milioni, con un incremento del 5,5% derivato fondamentalmente dall’incremento delle spese correnti (+ 10,2).
Le entrate sono passate da 151.416 milioni del 2006 a 163.654 milioni del 2007, con un aumento dell’8,1%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un incremento del 12,7% mentre quelle in conto capitale hanno fatto registrare un decremento del 32,2%. Tra le entrate di parte corrente è da segnalare l’aumento delle entrate tributarie (+ 8,9%) e dei trasferimenti (+ 15,7%), mentre tra le entrate in conto capitale è da segnalare la diminuzione dei trasferimenti (- 36,7%).
Dall’analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti simili nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un disavanzo attestato a 7.948 milioni (- 39,8%) a causa della diminuzione delle entrate in conto capitale (- 15,5%), dell’aumento delle spese correnti (+ 10,6%); mentre le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un disavanzo di 607 milioni dovuto all’aumento delle spese di parte corrente (+ 8,5%) e della diminuzione delle entrate in conto capitale (- 66,4%).
Nell’ambito delle entrate correnti (Tabella RP. 6), aumentate per il complesso delle Regioni, del 12,7%, la posta di maggiore rilievo (60%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.
Questi ultimi, hanno registrato un aumento del 15,3% dovuto sia all’aumento delle quote dei tributi statali devoluti alle regioni passate da 60.518 milioni a 67.238 milioni (+ 11,1%) che i trasferimenti di fondi dello Stato passati da 19.088 a 24.574 milioni (+ 28,7%).
In aumento risultano le entrate relative ai tributi propri (+ 9,1%) (Tabella RP. 6) e le rendite patrimoniali e vendita beni e servizi (+ 6,1%).
In relazione ai finanziamenti destinati dallo Stato al trasporto locale, le previsioni iniziali per il 2008 si sono più che dimezzati rispetto ai fondi complessivi del 2006 (da 2190 migliaia di Euro nel 2007 a 729 nel 2008).
Considerando l’utilizzo dei finanziamenti (Volume III - Appendice. ES6), la diminuzione dei fondi stanziati ha interessato quasi tutti gli stanziamenti che lo Stato destina al trasporto locale. In particolare per i trasporti rapidi di massa i fondi sono diminuiti di circa il 95%, per i trasporti in gestione diretta del 71% e per il trasporto pubblico locale del 66%. In minor misura sono invece diminuiti i finanziamenti che riguardano le società di servizi marittimi (circa il 19%) mentre è stata stanziata la stessa somma rispetto al 2007 per i sistemi idroviari.
Nel complesso, le spese correnti rappresentano circa l’82% degli oneri a carico dello Stato, mentre quelle in c/capitale rappresentano il 18% del totale. Nel 2007 le spese erano distribuite più equamente (poco più del 47% per le spese correnti e circa il 53% per quelle in conto capitale).
Riguardo le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale è da tener presente che le previsioni iniziali per il 2008 non contengono i dati per le Regioni a Statuto Speciale. Considerando perciò i dati per il 2007 al netto di dette Regioni le risorse totali sono aumentate del 9%.
I finanziamenti destinati dalle regioni del Sud sono aumentate del 3%, mentre quelli dal centro Nord hanno registrato un aumento dell’11%.
Per quanto riguarda le singole Regioni, da evidenziare per il Sud l’aumento delle risorse destinate dal Molise (+83% circa) dalla Basilicata (+9,2%) e dall’Abruzzo (+9,1%). Al Nord, aumenti significativi di finanziamenti erogati si sono avuti per la Lombardia (+17,2%), il Veneto (+15,3%), le Marche (+14,6%) e il Piemonte (-15% circa).
Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP. 7), l’aumento del 10,2% è ascrivibile all’inserimento dei trasferimenti (+ 12,4%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è diminuita del 2,0% (Tabella RP. 8). Gli incrementi più significativi in valore assoluto si sono verificati nelle spese per la difesa della salute (+ 16%).
Per quanto riguarda la spesa in conto capitale (Tabella RP. 7), il calo del 16,5% è da attribuire principalmente alle variazioni negative nei trasferimenti (- 19,3%).
Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP. 8), aumentate del 6%, la spesa in conto capitale è scesa del 21,2%. Alla diminuzione della spesa in conto capitale hanno contribuito in particolar modo le spese per le opere pubbliche (- 22,6%); per l’edilizia abitativa (- 17,1%) e delle spese dell’industria e fonti di energia (- 36,1%).
Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2007 essi sono diminuiti dell’1,7%, ragguagliandosi a fine anno a 132.612 milioni a fronte dei 134.849,7 milioni dell’anno precedente. Si denota, anche, una diminuzione nella formazione dei residui di competenza (- 4,3%) passati da 66.126,8 milioni nel 2006 a 63.280,9 milioni del 2007. I residui pagati sono aumentati passando da 51.917,7 milioni nel 2006 a 54.323,6 milioni nel 2007 con un aumento del 4,6%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, si attesta intorno al 40,7 per cento.
La diminuzione dei residui di competenza riscontrato nel 2007 (Appendice ES. 8) è stato originato dalla diminuzione dei residui di parte corrente (- 8,3%), passati da 20.109,4 milioni del 2006 ai 18.433,7 milioni del 2007 e della diminuzione dei residui in conto capitale (- 18,3%) passati da 17.849,9 milioni del 2006 a 14.581,6 del 2007. Le spese dei residui per le contabilità speciali sono aumentate passando da 24.972,8 milioni nel 2006 a 26.878,9 milioni nel 2007, con un incremento del 7,6%. I residui relativi alle spese per rimborso di prestiti sono aumentate passando da 3.194,6 milioni nel 2006 a 3.624 milioni nel 2007 con un incremento del 13,4 per cento.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 2007 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono diminuite nel corso del 2007 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 157.008,4 milioni, a fronte dei 164.012,7 milioni evidenziati al 31 dicembre 2006, con un calo del 4,3%. Si nota un decremento sia nei residui da riscuotere (- 4,5%) passati da 100.392,5 milioni nel 2006 a 95.894,1 milioni nel 2007 e un aumento nei residui riscossi (+ 7%) passati da 61.405 milioni nel 2006 a 65.681,8 milioni nel 2007. Si denota invece un calo nei residui di competenza passati nel 2007 a 61.114,3 milioni, a fronte dei 63.620,2 milioni dell’anno precedente, segnando un decremento del 3,9 per cento.
La diminuzione dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2007 (Appendice ES. 7) è derivata dalla minore formazione dei residui di conto capitale passati da 10.753,2 milioni nel 2006 a 6.187 milioni nel 2007 con un decremento del 42,5 per cento; al contrario i residui di parte corrente sono passati nel 2007 a 46.651,9 milioni rispetto ai 45.529 milioni nel 2006 facendo registrare un incremento del 2,5 per cento.
I bilanci delle Province
Le entrate correnti delle Province, manifestano un andamento crescente nel 2007 rispetto al 2006 (+ 6,9%) (Tabella RP. 9).
Va segnalata l’incremento dei contributi e trasferimenti passati dai 3.818 milioni del 2006 ai 4.275 milioni del 2007 (+ 12%); sono aumentati anche i tributi (+ 2,8%) passati da 4.805 del 2006 a 4.941 milioni del 2007 e delle entrate extratributarie passate da 635 milioni nel 2006 a 681 milioni nel 2007 (+ 7,2%).
Da evidenziare inoltre nell’ambito dei contributi e trasferimenti l’aumento di quelli relativi dallo Stato il cui valore si attesta a fine 2007 a 1.024 milioni a fronte dei 950 milioni del 2006 (+ 7,8%).
Le spese correnti delle province hanno manifestato un aumento del 7% passando da 8.244 milioni nel 2006 a 8.819 milioni nel 2007 (Tabella RP. 11).
Nel 2007 le spese nel settore amministrazione generale sono cresciute del 6,1% così come le spese per l’istruzione pubblica aumenta del 5,1%.
Le spese in conto capitale sono diminuite del 12,1% attestandosi a fine 2007 a 5.245 milioni a fronte dei 5.970 milioni del 2006 con decrementi maggiormente significativi, nelle spese per amministrazione generale (- 5,9%), nelle spese per l’istruzione pubblica (- 27,4%) e per il settore trasporti (- 3,8%).
La maggior parte delle spese in conto capitale (4.576 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche (2.725 milioni), diminuiti nel 2007 rispetto al 2006 del 12,6 per cento.
I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province (Tabella RP. 12 bis) si registrano in Puglia (111,82 euro), nel Veneto (123,26 euro), in Sicilia (123,44 euro) e nel Lazio (131,53 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (257,84 euro), nel Friuli Venezia Giulia (228,05 euro), nella Toscana (222,06 euro), nelle Marche (220,54 euro).
Il minimo delle entrate erariali pro‑capite (Tabella RP. 12) si verifica nella Lombardia (5,27 euro), nel Lazio (6,31 euro) e nel Veneto (6,74 euro). I valori pro‑capite più elevati si registrano nella Basilicata (56,42 euro), in Molise (51,90 euro) e in Sicilia (37,51 euro).
Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alle regioni Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna che non hanno alcun contributo. I valori massimi si registrano nel Molise (4,14 euro), in Sardegna (2,95 euro) e in Sicilia (2,82 euro).
I residui delle Province
Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2007 sono diminuiti del 2,6%, raggiungendo a fine anno 21.586,1 milioni di euro a fronte dei 22.151,7 milioni dell’anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui da pagare aumentati dal 2005 al 2006 (+ 5,8%) e dal 2006 al 2007 (- 1,6%) passando da 14.998,4 milioni a 14.765,4 milioni. In quest’ultimo periodo i residui pagati sono passati da 6.015,8 milioni a 6.109,3 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, passa dal 27,5% nel 2006 al 27,6% nel 2007.
Da notare il calo dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2007 originato dalla diminuzione dei residui di conto capitale passati da 4.004,9 milioni a 3.477,4 milioni (- 13,2%). Si denota inoltre una diminuzione anche nei residui della contabilità speciale (- 36,6%) passati da 365,4 milioni nel 2006 a 231,5 milioni nel 2007. L’incidenza percentuale dei residui di conto capitale sul totale è diminuita, passando dal 56,0% del 2006 al 51% del 2007, mentre è aumentata l’incidenza sul totale dei residui di parte corrente passata dal 38,7% del 2006 al 45,2% del 2007.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 2007 dei residui attivi delle province (Appendice ES. 9) va segnalato che essi sono diminuiti nel corso del 2007 segnando a fine anno un ammontare pari a 17.482,3 milioni, a fronte dei 18.410,2 milioni evidenziati al 31 dicembre 2006, con un calo del 5%. E’ interessante verificare l’aumento riscontrato nella velocità di smaltimento (22,5% nel 2006 e 25,4% nel 2007). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2007 a 4.702,5 milioni, a fronte dei 5.096,1 milioni dell’anno precedente, hanno segnato un calo del 7,7%.
Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2007 (Appendice ES. 7) è derivato dal calo dei residui per accensione di prestiti passati da 985,4 milioni nel 2006 a 454,8 milioni nel 2007 (- 53,8%).
Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 5) esse hanno raggiunto nel 2007 per le entrate 15.068 milioni e per le spese 15.275 milioni. Il calo delle entrate nel periodo 2005-2007 è del 6,3% e nell’ultimo anno si è registrato un decremento rispetto al 2006 dell’1,3%. Per la spesa, nel periodo 2005-2007, si è verificato un calo del 7,6% ed un calo nel 2007, rispetto al 2006, del 2,3 per cento.
Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 207 milioni è diminuito rispetto al 2006 del 43,9 per cento.
Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito una diminuzione (- 96,1%) attestandosi nel 2007 a quota 31 milioni (Appendice ES. 5).
La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2007 a 6.768,2 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2008 è diminuita a 6.644,8 milioni, con un decremento dell’1,8%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2007 ammontano a 636,6 milioni e riguardano per l’82,5% opere pubbliche: viabilità e trasporti (40%) ed edilizia sociale (20%).
Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2007 un andamento crescente, raggiungendo i 53.105 milioni, con un incremento del 5,5%. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 43,4% del totale (Tabella RP. 13) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 22,1 per cento.
I trasferimenti totali, accertati nel 2007 in 18.311 milioni, hanno registrato un aumento del 44,4% rispetto al 2006; anche la quota proveniente dallo Stato, ha registrato un aumento (+ 66,2%) attestandosi a 12.088 milioni.
Mostrano, infine, un calo le entrate tributarie (- 12,5%) attestandosi a 23.050 milioni. Tale diminuzione è derivata sia dal calo delle imposte che dei tributi speciali.
Le spese correnti dei comuni aumentano dai 46.850 milioni del 2006 ai 49.829 milioni del 2007 (+ 6,4%) (Appendice ES. 18).
Dal punto di vista della classificazione economica, nell’ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nei compensi a dipendenti e pensionati (+ 2,1%) e nell’acquisto di beni e servizi (+ 9,1%).
Nel campo degli investimenti si è manifestato un calo della spesa del 4,4% dovuto principalmente al calo degli investimenti diretti in opere pubbliche (- 5,7%) e nelle spese per partecipazioni azionarie e conferimenti (- 37,5%).
Nella Tabella RP. 16 bis sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall’indice per abitante della spesa corrente, al minimo di Catanzaro (851,46 euro) si contrappone il massimo di Venezia (2.075,22 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Perugia (+ 9,94%) si contrappone il calo di Roma (- 6,68%).
Per i trasferimenti (Tabella RP. 16) si contrappongono minimi e massimi della città di Aosta (53,45 euro) e di Napoli (587,39 euro).
Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Trieste e ad Aosta che non hanno alcun contributo; quello più alto a Bari con 20,57 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro‑capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull’erogazione di tali contributi.
Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP. 17 bis. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 635,23 euro, ed il massimo in Liguria con 1.074,29 euro. I trasferimenti totali pro‑capite statali (Tabella RP. 17) hanno evidenziato un minimo in Lombardia con 183,83 euro ed il massimo in Basilicata con 274,22 euro.
I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Puglia (10,63 euro) ed un massimo in Calabria (18,92 euro). Un marcato decremento si registra in Lombardia (- 16,81%).
Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (0,32 euro) si contrappone il massimo del Molise (9,71 euro).
I residui dei Comuni
Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2007 sono diminuiti dell’0,2%, raggiungendo a fine anno 91.806,8 milioni a fronte dei 92.013,4 milioni dell’anno precedente. Ciò è derivato da un decremento nella formazione dei residui da pagare passati da 59.710,2 del 2006 a 59.455,5 del 2007 (- 0,4%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all’inizio dell’anno, passa dal 29,7% del 2006 al 31,4% del 2007.
Da notare che il lieve aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2007 è originato sia dall’aumento dei residui di parte corrente passati da 12.142,4 milioni a 14.119,3 (+ 16,3%) che dai residui delle contabilità speciali passati da 1.473,7 a 1.621,4 (+ 10%) che hanno bilanciato il calo dei residui di conto capitale passati da 17.779,8 del 2006 a 16.120,4 del 2007 (- 9,3%). L’incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 37,6% nel 2006 al 43,6% nel 2007, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 55% nel 2006 al 49,8% nel 2007.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 2007 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalato l’aumento avvenuto nel corso del 2007 (+ 4,5%) segnando a fine anno un ammontare pari a 87.860,2 milioni, a fronte dei 84.067,1 milioni evidenziati al 31 dicembre 2006. La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 31,2% del 2006 al 33,1% del 2007.
Da notare il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2007 (Appendice ES. 7) derivato dalla diminuzione dei residui di conto capitale passati da 9.809,9 milioni nel 2006 a 9.304,8 milioni del 2007 con un decremento del 5,1% e dei residui relativi all’accensione di prestiti (- 35,4%) passati da 4.560,9 del 2006 a 2.944,2 del 2007. I residui delle poste di parte corrente hanno manifestato un aumento dell’1,9% passando da 15.579,1 milioni a 15.870,8 milioni.
Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2007, per le entrate 90.973 milioni e per le spese 91.309 milioni. Il tasso di decremento dell’entrata, nel periodo 2005‑2007 è stato del 7,8% mentre nell’ultimo anno si è registrato un aumento rispetto al 2006 dell’0,5%. Per la spesa, nel periodo 2005‑2007, si è verificato un calo dell’8,5%.
Per l’anno 2007 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate di 336 milioni.
Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 232 milioni con un calo rispetto al 2006 dell’88,4 per cento.
La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2007 a 40.672,3 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2008 è diminuita a 38.304,8 milioni, con un decremento del 5,8%. Il ricorso all’indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all’esecuzione di opere pubbliche (93,3%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (29,6%) e le spese per edilizia sociale (20,2%).
[1] Inizialmente disposto, per l’anno 2005, dall’articolo 1, comma 64, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005).
[2] Termine con il quale si definisce l’insieme dei trasferimenti statali assegnati a ciascun comune nell’anno di riferimento, distinti per tipologia e natura. Il Ministero dell’Interno – Direzione centrale della finanza locale - provvede a divulgare tali informazioni e dati sulle pagine del proprio sito internet.
[3] Si riporta uno stralcio del citato comma 1 .
“1. Al fine di ridurre le giacenze degli enti soggetti all'obbligo di tenere le disponibilità liquide nelle contabilità speciali o in conto corrente con il Tesoro, i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei limiti di giacenza che, per categorie di enti, vengono stabiliti con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in misura compresa tra il 10 e il 20 per cento dell'entità dell'assegnazione di competenza; per gli enti locali, la disposizione si applica alle province con popolazione superiore a quattrocentomila abitanti e ai comuni con popolazione superiore a sessantamila abitanti.”
La disposizione era stata poi riferita a tutte le province ed ai comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti sulla base della disposizione di cui al comma 1 dell’articolo 66 della legge 23 dicembre 2000 n. 388.
[4] Si rammenta, in conseguenza di quanto rappresentato, il disposto di cui all’articolo 2, commi 31 e 32, della legge finanziaria 2008, il quale prevede, quindi, una riduzione di 313 milioni del fondo ordinario, correlati ai presunti risparmi di spesa derivanti dall’attuazione delle citate disposizioni di cui all’articolo 2, commi dai 23 a 31, della legge finanziaria per l’anno 2008, (contenimento dei c.d. “costi della politica” e limitazione alla partecipazione a più forme associative), come già descritto nel presente paragrafo.
I risparmi di spesa conseguibili dagli Enti Locali per l’anno 2008 sono stati certificati dagli stessi e quantificati dal Ministero dell’economia e delle finanze alla data del 30 giugno 2008. Sulla base di tale accertamento si provvederà ad integrare, per l’anno 2008, il Fondo ordinario comunque entro un importo massimo di 100 milioni euro, ove le certificazioni degli enti siano inferiori alla riduzione subita. Per l’anno 2009 e successivi la detrazione di 313 milioni, alla luce della richiamata normativa si configura come riduzione netta, ossia senza possibilità di compensare la riduzione.
[5] Comma introdotto dall’articolo 2, comma 41, lettera f) della legge 22 dicembre 2008 n. 203
[6] L’articolo 2, comma 29, prevede, modificando l’articolo 17 del Testo Unico degli enti locali, che le circoscrizioni di decentramento devono essere costituite nei comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti (il precedente limite era di 100.000 abitanti) e possono essere costituite nei comuni da 100.000 a 250.000 abitanti (il precedente range era tra 30.000 e 100.000 abitanti). L’articolo 42 bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, ha successivamente previsto che le disposizioni di cui al citato articolo 2, comma 29, debbano trovare applicazione a decorrere dalle elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge di conversione
[7] Si riporta il testo di alcuni commi dell’articolo 1 del decreto legge n. 93 del 2008 così convertito dalla legge n. 126 del 2008.
“1.A decorrere dall'anno 2008 e' esclusa dall'imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, l'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo.
4. La minore imposta che deriva dall'applicazione dei commi 1, 2 e 3, pari a 1.700 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008, e' rimborsata ai singoli comuni, in aggiunta a quella prevista dal comma 2-bis dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 504 del 1992, introdotto dall'articolo 1, comma 5, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. A tale fine, nello stato di previsione del Ministero dell'interno l'apposito fondo e' integrato di un importo pari a quanto sopra stabilito a decorrere dall'anno 2008. In sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali sono stabiliti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, criteri e modalità per la erogazione del rimborso ai comuni che il Ministro dell'interno provvede ad attuare con proprio decreto, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, secondo principi che tengano conto dell'efficienza nella riscossione dell'imposta, del rispetto del patto di stabilità interno, per l'esercizio 2007, e della tutela dei piccoli comuni. Relativamente alle regioni a statuto speciale, ad eccezione delle regioni Sardegna e Sicilia, ed alle province autonome di Trento e di Bolzano, i rimborsi sono in ogni caso disposti a favore dei citati enti, che provvedono all'attribuzione delle quote dovute ai comuni compresi nei loro territori nel rispetto degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione. “
[8] L’articolo 1, comma 474, della legge finanziaria per l’anno 2007 prevedeva l’istituzione della Commissione tecnica per la finanza pubblica, la quale annoverava, tra i propri compiti, quello di elaborare studi preliminari e proposte tecniche per la definizione dei principi generali e degli strumenti di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, con particolare attenzione al coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato ed il sistema delle autonomie territoriali.
[9] Nel provvedimento del 31 marzo 2008 si legge, come motivazione, che gli enti non disponevano ancora di dati certi in ordine ai trasferimenti erariali fissati dalla legge finanziaria approvata alla fine dell’anno.