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Timestamp: 2018-04-26 23:38:10+00:00
Document Index: 140343030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 151', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 163', 'art. 177', 'art. 189', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.4', 'art. 8', 'art. 706', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 165', 'art. 307', 'art. 183', 'art. 163', 'art. 164', 'art.167', 'art. 180', 'art. 307', 'art.4', 'art.164', 'art.163', 'art.163', 'art.163', 'art. 167', 'art. 307', 'art.154', 'art. 180', 'art.183', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 184', 'art 163', 'art. 184', 'art.163', 'art. 167', 'art.163', 'art.163', 'art. 167', 'art. 156', 'art. 163', 'art. 156', 'art. 213', 'sentenza ', 'art. 180', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 277', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 277', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 23', 'art. 151', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 151', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

CARENA e FACCHINI SEPARAZIONE E DIVORZIO: PROBLEMI PROCESSUALI - PDF
CARENA e FACCHINI SEPARAZIONE E DIVORZIO: PROBLEMI PROCESSUALI
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1 AVV. VINCENZO M. CARENA AVV. GIULIA FACCHINI P.IVA: TORINO - CORSO GALILEO FERRARIS, 63 DR. VALENTINA FERRERO TEL. (+39) (4 li n ee) DR. EMANUELE OLMI TELEFAX (+39) MILANO - VIA SAN SENATORE, 6/1 TEL. E TELEFAX (0 2 ) SEPARAZIONE E DIVORZIO: PROBLEMI PROCESSUALI LA FAMIGLIA DI FATTO Innanzitutto è opportuno chiarire che le norme processuali che andremo ad esaminare si applicano soltanto ai matrimoni e non alle cosiddette famiglie di fatto. Questo non lo dico io ma la Corte Costituzionale la quale, con sentenza n. 166 del 13 maggio 1998 ha così statuito: La convivenza "more uxorio" rappresenta l'effetto di una scelta di libertà dalle regole costruite dal legislatore per il matrimonio, donde l'impossibilita', pena la violazione della libera determinazione delle parti, di estendere alla famiglia di fatto, per la diversità delle situazioni raffrontate, le regole anche processuali connesse all'istituto matrimoniale; pertanto, e' manifestamente infondata, in relazione agli art. 2, 3, 24 e 30 cost., la questione di costituzionalità del combinato disposto degli art. 151 comma 1 e 155 c.c., nella parte in cui, per l'appunto, non consente l'applicabilità alla cessazione della convivenza di fatto degli art c.p.c., dettati per il caso di separazione dei coniugi. QUALI SONO LE DOMANDE CHE SI POSSONO PROPORRE NELLE CAUSE DI SEPRAZIONE E DIVORZIO Dice la Cassazione La trattazione congiunta di cause soggette a riti differenti può attuarsi, secondo le regole di cui all'art. 40 c.p.c. (nel testo modificato dalla l. n. 353 del 1990), soltanto laddove tali cause siano connesse ai sensi degli art. 31, 32, 34, 35 e 36 c.p.c.; conseguentemente non e' possibile il cumulo in un unico processo della domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio,
2 soggetta al rito della camera di consiglio, e di quella di scioglimento della comunione su un bene comune dei coniugi, soggetta a rito ordinario, trattandosi di domande non legate da vincoli di connessione ma in tutto autonome e distinte. (Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia di improponibilità in sede di divorzio della domanda di divisione perché incompatibile col rito camerale). Cassazione civile sez. I, 12 gennaio 2000, n. 266 Questa giurisprudenza è pacificamente applicata dalla nostra Settima Sezione che, con la stessa motivazione esclude di poter trattare nel giudizio di separazione qualunque questione che non sia connessa agli articoli 155 e 156 c.c. IL RICORSO INTRODUTTIVO ALLA LUCE DELLA DISCIPLINA DI CUI ALL ARTICOLO 4 LEGGE 898/1970 COSÌ COME MODIFICATO DALLA LEGGE 74/87 a) CONTENUTO DEL RICORSO E COSTITUZIONE DELL ATTORE L articolo della legge sul divorzio, pone per il ricorso dei requisiti assai più articolati di quelli indicati dall articolo 706 del codice di procedura civile per quanto riguarda la separazione. L articolo in oggetto precisamente dispone che: La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale del luogo in cui il coniuge ha residenza o domicilio oppure, nel caso di irreperibilità o di residenza all estero, al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, nel caso di residenza all estero di entrambi i coniugi, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell uno o dell altro coniuge. La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere: a) l indicazione del giudice; b) il nome e il cognome, nonché la residenza o il domicilio del ricorrente nel comune in cui c) ha sede il giudice adito, il nome e il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del coniuge convenuto; d) l oggetto della domanda; 2
3 e) l esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, con le relative conclusioni; f) l indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l annotazione in calce all atto. Nel ricorso deve essere indicata l esistenza dei figli legittimi, legittimati od adottati da entrambi i coniugi durante il matrimonio. Il presidente del tribunale fissa con decreto in calce al ricorso, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, la data dell udienza di comparizione dei coniugi innanzi a sé e il termine per la notificazione del ricorso e del decreto. Nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace. Tra la data della notificazione del ricorso e del decreto e quella dell udienza di comparizione devono intercorrere i termini di cui all art. 163 bis del Codice di procedura civile ridotti alla metà. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi. Il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, o comunque, se il coniuge istante dichiara di non voler proseguire nella domanda, il presidente fa redigere processo verbale della conciliazione o della dichiarazione di rinuncia all azione. Se il coniuge convenuto non compare o se la conciliazione non riesce, il presidente, sentiti, qualora lo ritenga strettamente necessario ma anche in considerazione della loro età, i figli minori, dà, anche d ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa l udienza di comparizione delle parti dinanzi a questo. L ordinanza del presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore a norma dell art. 177 del Codice di procedura civile. Si applica l art. 189 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura civile. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell assegno, il tribunale 3
4 emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all art. 10. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l obbligo della somministrazione dell assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva. L appello è deciso in camera di consiglio. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i coniugi, verificata l esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle condizioni all interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le condizioni relative ai figli siano in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la procedura di cui al comma 8 del presente articolo. L articolo 23 della legge 74/87 a sua volta dispone che Fino all entrata in vigore del nuovo testo del codice di procedura civile, ai giudizi di separazione personale dei coniugi si applicano, in quanto compatibili, le regole di cui all art.4 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, come sostituito dall art. 8 della presente legge. Da più parti si è ritenuto che la novella del 1990 sia appunto una novella e non costituisca l invocato nuovo codice di procedura civile e quindi che le norme attualmente applicabili alla separazione siano quelle previste dal divorzio. D altro canto l indirizzo dei progetti di legge, a parte quello criticabile sulla riforma degli articoli 706 c.p.c. e seguenti approvato dal Senato alla fine della scorsa legislatura, prevede una 4
5 disciplina processuale uniforme per i procedimenti di separazione e divorzio. La norma dell articolo 4 legge 898/1970, a differenza di quella del 163 c.p.c., non pone i requisiti del ricorso a pena di nullità. Quali sono quindi le domande indispensabili alla validità del ricorso e quali sono quelli superflue. Vediamo la giurisprudenza sul punto: La tempestività della domanda di corresponsione di assegno per il proprio mantenimento, da parte del coniuge che abbia promosso il giudizio di separazione, va riscontrata non già con riferimento alla fase di cognizione innanzi al giudice istruttore, bensì con riferimento all'atto introduttivo del giudizio di separazione che, in quanto tale, deve necessariamente contenere l'indicazione dell'oggetto della domanda e delle ragioni che la sorreggono. Cassazione civile sez. I, 23 febbraio 2000, n E ancora: Nel processo di divorzio la costituzione in giudizio del ricorrente si perfeziona col deposito in cancelleria del ricorso contenente la domanda. Cassazione civile sez. I, 8 settembre 1992, n E se non ci bastasse: Nel procedimento di separazione personale ex art. 706 c.p.c. - che è unico, seppure distinto in due fasi, delle quali anche quella presidenziale ha carattere contenzioso - la costituzione dell'attore si perfeziona al momento e per effetto del deposito del ricorso introduttivo, che deve essere sottoscritto dal difensore munito di procura, instaurandosi attraverso tale deposito il rapporto cittadino-giudice e dovendo ex art. 36 disp. attuaz. c.p.c. la cancelleria provvedere alla formazione del fascicolo di ufficio ed all'iscrizione della causa a ruolo generale, nonché a ricevere gli adempimenti di cui all'art. 38 disp. attuaz. c.p.c., mentre la notificazione del ricorso e del decreto che fissa l'udienza di comparizione è finalizzata unicamente alla formazione del contraddittorio ed alla difesa della controparte. Ne discende che nel procedimento di separazione personale l'attore non ha l'onere, dopo l'udienza presidenziale, di costituirsi in giudizio anche davanti al giudice istruttore, restando inapplicabili le disposizioni fissate dall'art. 165 e 171, comma 1, c.p.c. e di conseguenza esclusi gli effetti perentivi del giudizio ex art. 307, 5
6 commi 1 e 2, c.p.c Cassazione civile, sez. I, 24 giugno 1989 n. 3095, Queste sentenze quindi ci chiariscono il primo punto, nei procedimenti che iniziano con ricorso, la costituzione dell attore avviene sin dal primo atto difensivo e quindi la tempestività delle domande formulate dovrà valutarsi, per il ricorrente, sulla base del ricorso introduttivo. Per quanto riguarda il ricorrente deve ritenersi pacifica la tesi secondo la quale egli deve proporre tutte le proprie domande in sede di ricorso introduttivo (pare che la settima sezione civile non sia d accordo su questa tesi ritenendo che il ricorrente possa ancora formulare le domande nella cosiddetta memoria integrativa. Gli avvocati del Gruppo famiglia e Aiaf per contro ed a quanto mi risulta propongono comunque sempre tutte le domande in sede di ricorso inclusa quella di addebito (che al massimo, se infondata come spesso accade, può essere successivamente rinunziata). b) COSTITUZIONE DEL CONVENUTO Su questo punto si fronteggiano due tesi contrapposte, quella del cosiddetto rito ambrosiano, seguita anche dai Tribunali di Lucca, Nola ed altri e quella contraria al rito ambrosiano, ci sono poi molte soluzioni intermedie che vanificano completamente il principio della certezza del diritto. La tesi ambrosiana risulta espressa nella seguente sentenza: Nei giudizi di separazione e di divorzio, il ricorso introduttivo, ritualmente notificato, è idoneo ad assolvere definitivamente alle funzioni di "edictio actionis" e di "vocatio in ius" proprie della domanda giudiziale; conseguentemente, anche la costituzione del convenuto deve avvenire anteriormente all'udienza presidenziale, secondo i termini previsti dal regime ordinario, ridotti alla metà, e le preclusioni ad essi connesse, mentre ogni domanda successivamente proposta, salve le facolta' ex art. 183 c.p.c., deve ritenersi inammissibile perche' tardiva, a nulla rilevando un'eventuale accettazione del contraddittorio, espressa od implicita, ad opera della 6
7 controparte. Tribunale Milano, 27 giugno Che cosa consegue però dall accoglimento di tale tesi? Consegue logicamente che: Il ricorso introduttivo del processo di divorzio deve contenere l'avvertimento di cui all'art. 163, n. 7, c.p.c.. In mancanza il ricorso e' nullo, e non sanabile ex art. 164 c.p.c. Tribunale Lucca, 15 luglio 1996 Quindi, riassumendo, il rito ambrosiano prevede la costituzione dell attore sin dal deposito del ricorso, l obbligatorietà dell avvertimento al convenuto a comparire all udienza Presidenziale ed a costituirsi entro 20 giorni prima formulando tutte le domande ed eccezioni, pena la tardività delle stesse, anticipando in questo modo l udienza prevista dall articolo 180 c.p.c. alla fase presidenziale. Nel silenzio della legge, questa soluzione che appare la più coerente sotto il profilo del diritto, non è però condivisa, per molte ragioni processuali e non solo, da altre autorità giudiziarie, vediamo cosa dice la Corte di Appello di Firenze: Nel procedimento di separazione la fase contenziosa del giudizio ha inizio con la rimessione delle parti dinanzi al giudice istruttore, dal momento che la fase presidenziale preordinata all'esperimento del tentativo di conciliazione resta fuori dal giudizio contenzioso di separazione. Conseguentemente, se la costituzione del convenuto avviene almeno venti giorni prima dell'udienza di rimessione delle parti dinanzi al giudice istruttore, la riconvenzionale formulata con la comparsa di risposta deve considerarsi ammissibile. (Nella specie, la Corte ha considerato tempestiva la domanda riconvenzionale proposta con la comparsa di costituzione e risposta, depositata sei giorni prima dell'udienza presidenziale, in quanto la costituzione del convenuto risultava anteriore di più di venti giorni rispetto alla udienza di prima comparizione delle parti dinanzi al giudice istruttore). Corte appello Firenze, 23 giugno Vediamo ora l altra tesi: premesso che il ricorrente deve formulare tutte le sue domande sin dal deposito del ricorso, il convenuto può assistere all udienza Presidenziale senza costituirsi formalmente in giudizio e quindi senza formulare tutte le sua domande ed eccezioni. Il 7
8 Presidente quindi, come si fa qui a Torino, dà al ricorrente un termine per notificare al convenuto non costituito, o depositare in cancelleria se il convenuto si è costituito, una memoria integrativa, contenente l avvertimento e le domande che si intendono mantenere ferme rispetto al ricorso. A questo punto si pongono due problemi: Il primo è quello di individuare quali siano le domande riconvenzionali in senso tecnico nelle procedure di separazione e divorzio: Nel giudizio di separazione e divorzio, i provvedimenti necessari alla tutela degli interessi morali e materiali della prole, tra i quali rientrano anche quelli di attribuzione e determinazione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non affidatario, possono essere adottati d'ufficio. Cassazione civile sez. I, 22 giugno 1999, n Ne consegue che, essendo come vedremo inammissibili nei giudizi di separazione e divorzio tutte quelle domande che non siano ricomprese tra i provvedimenti del 155 e 156 c.c., le uniche domande riconvenzionali in senso tecnico sono, per la sola separazione la domanda di addebito e per entrambe le procedure la richiesta di assegno di contributo al mantenimento o alimenti per il coniuge. Il secondo è di individuare quale sia il termine ultimo entro il quale il convenuto che intenda proporre domande riconvenzionali deve costituirsi: Nel giudizio di separazione personale tra coniugi, la domanda riconvenzionale (nella specie, domanda di addebitabilità all'attore della separazione, avanzata dal convenuto nei cui confronti era stata richiesta analoga declaratoria) è tempestivamente introdotta con la comparsa di risposta in sede di costituzione avanti al g.i., ancorché non sia stata formulata in controdeduzioni scritte depositate, nella fase preliminare, avanti al presidente, posto che solo la costituzione avanti al g.i. predetto segna l'inizio della fase di cognizione. Cassazione civile, sez. III, 1 giugno 1989 n Per la regolare introduzione della fase contenziosa avanti il G.I. però, seguendo l impostazione della novella del 1990 relativamente al rito ordinario, bisogna che il ricorrente abbia formulato 8
9 l intimazione a comparire e l avvertimento al convenuto. Cosa accade nel caso in cui il ricorrente abbia omesso di notificare al convenuto la memoria integrativa con l avvertimento? Sul punto vorrei leggervi e poi commentare una ordinanza, della Settima sezione civile in data 7/1/1997: Nel caso di specie la parte convenuta si è regolarmente costituita in giudizio prima dell udienza presidenziale depositando la comparsa di risposta. Il Presidente, dati i provvedimenti provvisori, con l ordinanza presidenziale fissava l udienza avanti al G.I. e assegnava a parte ricorrente termine fino a 60 giorni prima della predetta udienza per il deposito di una memoria integrativa e a parte convenuta termine fino a venti giorni prima per replicare ai sensi e per gli effetti dell'art.167 c.p.c. All udienza ex art. 180 c.p.c. avanti a questo G.I. il procuratore dell attore dichiarava di non aver iscritto la causa a ruolo e di non avere depositato la memoria integrativa e domandava di essere rimesso in termini. Il procuratore della convenuta faceva rilevare l inadempimento dell attore e domandava la cancellazione della causa dal ruolo ex art. 307 c.p.c. Eccepiva inoltre la nullità del ricorso introduttivo ai sensi dell art.4 legge 898/1970 e successive modifiche. Sulle questioni sollevate dalle parti rileva il G.I. che la costituzione di parte convenuta ha già sanato ogni eventuale nullità del ricorso introduttivo ex art.164, 3 comma c.p.c. Per quanto attiene alla costituzione dell attore è pacifico che egli debba considerarsi già regolarmente costituito con il deposito del ricorso (in questo senso Cass. n. 3095/89) posto che, pur essendo distinte la fase presidenziale da quella di trattazione avanti il G.I., il procedimento è unico. Come già avveniva in passato, anche ora, entrata in vigore la riforma del codice di 9
10 procedura civile ritenuta applicabile anche ai procedimenti di separazione e divorzio, il ricorrente che nella prassi propone un ricorso succinto, deve successivamente integrare le sue difese mediante il deposito o la notificazione, a seconda che il convenuto si sia o meno costituito nella fase presidenziale, di una memoria integrativa contenente tutte le indicazioni di cui all art.163 c.p.c. Il convenuto che non si sia costituito all udienza presidenziale e al quale sia l ordinanza presidenziale sia la memoria integrativa dovranno essere notificate nel rispetto del termine di cui all art.163 bis c.p.c., ha l onere di costituirsi almeno venti giorni prima dell udienza fissata avanti al G.I. ex artt c.p.c. Qualora, invece, il convenuto si sia già costituito all udienza presidenziale gli deve comunque essere data la possibilità di replicare alla memoria integrativa, prendendo posizione su tutti i fatti dedotti dall attore. In particolare, con riferimento alla posizione del convenuto si osserva che, se la regolare costituzione in giudizio avviene già per l udienza presidenziale, egli può formulare in quella sede tutte le difese che si siano rese necessarie in relazione al contenuto del ricorso introduttivo. Nella successiva memoria di replica prevista dall ordinanza presidenziale egli dovrebbe invece proporre le domande e le eccezioni che si siano rese necessarie in conseguenza della successiva integrazione da parte dell attore, nonché, a pena di decadenza, le eventuali domande riconvenzionali. Infatti, in base all orientamento seguito dal Tribunale di Torino, il ricorrente non deve inserire nel ricorso introduttivo l avvertimento al convenuto previsto dall art.163 n. 7 c.p.c. (contra Trib. Lucca 15/7/96 che ritiene che l avvertimento debba già essere contenuto nel ricorso introduttivo a pena di nullità) con la conseguenza che il convenuto, costituendosi all udienza presidenziale, non incorre nelle preclusioni di cui all art. 167, potendo riservare il completo svolgimento di tutte le difese e la proposizione di eventuali 10
11 domande riconvenzionali fino alla memoria di replica alla memoria integrativa attorea. Per quanto attiene alla posizione della parte attrice va osservato che il termine previsto dal Presidente per il deposito della memoria integrativa non è perentorio in quanto non si rinviene una norma che autorizzi il giudice a fissare un termine perentorio per tale incombente (art comma c.p.c.) con la conseguenza che non può essere invocato l art. 307 c.p.c. Nel caso di specie il termine ordinatorio previsto per il deposito della memoria integrativa poteva essere prorogato dal Giudice ai sensi dell art.154 c.p.c., solo prima della sua scadenza. L istanza di rimessione in termini (rectius di proroga) avanzata dal procuratore di parte attrice solo all udienza ex art. 180 e quindi dopo la scadenza del termine, è tardiva e deve essere rigettata considerata l eccezione sollevata da controparte. Ne consegue che la parte attrice deve ritenersi decaduta dal deposito della memoria integrativa con il conseguente divieto di proporre nuove domande diverse da quelle già introdotte con il ricorso. La parte convenuta avrebbe comunque potuto depositare la memoria prevista dall ordinanza presidenziale contenente eventuali altre difese e domande riconvenzionali. Ciò posto, il presente giudizio deve dunque proseguire con la fissazione dell udienza ex art.183 c.p.c. Le affermazioni della menzionata ordinanza appaiono motivate in modo logico e conseguente ma rendono assolutamente evidente che il sistema delle preclusioni contenuto nella novella non riesce a trovare ingresso nelle procedure che iniziano con ricorso e di conseguenza nelle procedure di separazione e divorzio. Se infatti non può essere perentorio il termine dato dal Presidente all attore per notificare la memoria integrativa ugualmente non può essere perentorio il termine dato al convenuto per 11
12 costituirsi con la conseguenza che le decadenze maturano al più se le parti omettono di chiedere la proroga del termine dato dal Presidente esattamente come sopra riportato. La Cassazione è andata ancora oltre affermando: Con la nuova disciplina del processo di divorzio introdotta con l articolo 8 legge 74/1987, che ha sostituito l articolo 4 l. 898/1970, è stato abrogato il potere del Presidente del Tribunale di assegnare un termine perentorio all attore per notificare al convenuto la fissazione dell udienza di comparizione avanti il giudice istruttore, con la conseguenza che, l eventuale assegnazione di tale termine risulta irrilevante. Cass. civ. I 27 novembre 1998 n E ancora: Con la nuova disciplina del processo di divorzio introdotta con l'art. 8 della l. 6 marzo 1987 n. 74, che ha sostituito l'art. 4 della l. 1 dicembre 1970 n. 898, è stato abrogato il potere del presidente del Tribunale di assegnare un termine perentorio all'attore per notificare al convenuto la fissazione dell'udienza di comparizione davanti al giudice istruttore, con la conseguenza che l'eventuale assegnazione di tale termine risulta irrilevante (nella specie, non essendo stato notificato alla convenuta, non comparsa all'udienza presidenziale, il verbale di tale udienza entro il termine perentorio fissato dal presidente, l'attore aveva ottenuto dal giudice istruttore la fissazione di un nuovo termine). Cassazione civile sez. I, 28 ottobre 1995, n Questa esposizione credo che evidenzi senza più dubbi il vero tallone d Achille della costruzione comunemente adottata dalla fazione contraria al rito ambrosiano, che è la mancanza di norme di coordinamento tra la fase Presidenziale introdotta con ricorso e la fase di merito. Peraltro anche la costruzione giuridica del rito ambrosiano è criticabile in quanto destituita di fondamento normativo espresso e basata su una ricostruzione meramente analogica della fattispecie. Questo dibattito peraltro non riguarda solo le procedure familiari ma tutte le procedure che iniziano con ricorso. Afferma il dott. Di Benedetto, magistrato, in un articolo titolato Giudizi civili introdotti con ricorso 12
13 nella disciplina della novella apparso su Documenti Giustizia n. 9/95: Ove infatti- argomentando a contrario dall assenza nell art. 184 disp. att. di qualsiasi richiamo al n 7 dell art 163 c.p.c.- si ritenesse che fra gli elementi essenziali del ricorso non possa essere incluso l avvertimento al convenuto, sarebbe possibile giungere ad affermare l incompatibilità, con il nuovo rito ordinario, delle disposizioni degli artt. 615, 616, 617, 618, 619 nella parte in cui prevedono la proposizione della opposizione con il ricorso, stante l inidoneità di tale atto- così come concepito in base all art. 184 disp. att.- ad introdurre il processo secondo la sua nuova struttura. Ove invece si affermasse il contrario, la compatibilità dei due corpi verrebbe confermata. Nel primo caso (incompatibilità fra i due corpi di norme) le conclusioni potrebbero essere le seguenti. A) Potrebbe affermarsi, sulla base di una presunta specialità delle norme riguardanti le opposizioni nei procedimenti esecutivi, la inapplicabilità ad esse della nuova disciplina del rito ordinario ritenendo quindi tutt ora vigente per tali processi la disciplina del vecchio rito. Conclusione estrema, fondata sul principio lex posterior generalis non derogat priori speciali, che urta tuttavia contro la difficoltà di ritenere speciale il corpo delle disposizioni di cui agli artt. 616 e 175 e segg. c.p.c. in presenza di un richiamo, quale quello agli artt. 175 e segg. c.p.c., che denota viceversa l evidente volontà del Legislatore di assoggettare tali procedimenti alla disciplina generale del processo ordinario. B) Potrebbe ritenersi applicabile alle opposizioni in esame l intero rito del lavoro considerato come disciplina generale di tutti i processi a cognizione piena introdotti con ricorso. Conclusione che tuttavia urta contro l espresso richiamo agli artt. 175 e segg. c.p.c.. C) Potrebbe affermarsi esclusa la specialità delle norme sulle opposizioni l opposto di quanto ipotizzato sub A; l abrogazione cioè per incompatibilità con le nuove 13
14 disposizioni sul rito ordinario delle norme di cui agli artt. 615, 617 e 619 c.p.c nella parte in cui prevedono la proposizione dell opposizione mediante ricorso, sicchè ogni opposizione - anche quelle ad esecuzione già iniziata ed anche quelle agli atti esecutivi dovrebbe essere comunque introdotta con atto di citazione. Ipotesi questa che comporterebbe tuttavia il sacrificio delle esigenze di immediatezza e maggior speditezza sottese alla proposizione della domanda con ricorso allo stesso G.E. investito delle varie istanze di sospensione o di altri provvedimenti indilazionabili. Trattasi di conclusioni comunque gravi e poco condivisibili che consigliano di esaminare con maggiore attenzione la questione dell applicabilità ai ricorsi delle norme sull avvertimento al convenuto chiedendosi soprattutto se, pur in assenza di espresse disposizioni in tal senso tale avvertimento costituisca elemento essenziale, non solo della citazione, ma anche dei ricorsi con i quali si introducano giudizi a rito ordinario, con conseguente nullità, quantomeno ex art comma 2, di quelli che ne fossero privi. In tal caso, ove nulla si opponga alla ipotizzata applicabilità ai ricorsi delle norme sull avvertimento di cui al n. 7 dell art.163, la compatibilità fra i due corpi di norme sarebbe certamente confermata. La risposta (positiva) a tale questione scaturisce da tre considerazioni. La prima è che l intera struttura del giudizio a rito ordinario poggia sul sistema di preclusioni delineato negli artt.167 e 183 c.p.c.; La seconda è che le preclusioni di cui all art. 167 sono indiscindibilmente legate all avvertimento di cui all art.163 n. 7; La terza è che intorno all atto di citazione il legislatore ha tracciato le linee generali dell atto introduttivo del giudizio a rito ordinario. Ne deriva che l avvertimento di cui al n. 7 dell art.163, essendo coessenziale alle 14
15 preclusioni di cui all art. 167 e, conseguentemente alla struttura dell intero processo che su di esse è fondato, costituisce elemento necessario per la introduzione di qualsiasi giudizio con rito ordinario, sicchè la nullità dell atto che ne risultasse mancante, discenderebbe non solo come nel caso della citazione dall espressa disposizione dell articolo 164 ma, prima ancora dalla norma generale contenuta nel 2 comma dell art. 156 atteso che l atto in questione sarebbe comunque inidoneo a produrre lo scopo suo proprio di introdurre il giudizio di cognizione. La conclusione è che anche nei ricorsi mediante i quali si introducono giudizi a rito ordinario l avvertimento di cui all art. 163 n. 7 c.p.c sebbene non previsto da alcuna espressa disposizione, costituisce elemento essenziale, in difetto del quale l atto dovrà considerarsi nullo, quantomeno ex art. 156 c.p.c. 2 comma, per difetto dei requisiti di validità richiesti per qualsiasi atto con il quale si introducano giudizi a rito ordinario. Adattando questa tesi alle procedure di separazione e divorzio si deve concludere che il cosiddetto rito Ambrosiano, che come abbiamo visto prevede l obbligatorietà anche per il convenuto di costituirsi formalmente già davanti al Presidente in quanto l avvertimento viene inserito nel ricorso, è l unico che mostra, pur nel silenzio della legge, una coerenza rispetto al sistema. Bisogna peraltro ricordare che sia gli avvocati del gruppo famiglia sia i magistrati della VII sezione hanno ritenuto non utile l adozione di tale rito sotto vari aspetti. L UDIENZA DI 180 E LA SUA UTILITÀ NELLA MATERIA FAMILIARE, QUALI ISTANZE SONO ACCOGLIBILI IN SEDE DI 180 Per ovviare sin d ora alla necessità di disporre, sin dall udienza di prima comparizione una c.t.u a carattere psicologico o di richiedere informazioni al servizio sociale ai sensi dell art. 213 c.p.c., incombenti spesso necessari ed indilazionabili in una controversia familiare, si potrebbe adottare la giurisprudenza del Tribunale di Milano che con la sentenza 19/12/1995 ha statuito: Nell udienza di prima comparizione istituita dall art. 180 c.p.c., novellato ex legge
16 del 1995, è consentita la chiamata in causa del terzo. In detta udienza devono essere emessi i provvedimenti espressamente previsti dalla norma, ma il G.I. può altresì emettere ulteriori provvedimenti, giacchè l elenco del 180 c.p.c. non ha carattere tassativo. Altro caso non infrequente nelle vicende familiari riguarda la necessità di modificare o integrare il provvedimento Presidenziale; anche su questo punto potrebbe soccorrere la giurisprudenza del Tribunale di Milano che afferma la possibilità che in sede di 180 c.p.c. si discuta della richiesta di un provvedimento cautelare (Tribunale di Milano 20/7/1995). E opportuno ricordare che sulle facoltà del G.I. in sede di udienza di 180 vi è una ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale da parte del Tribunale di Rovigo (28/6/1995). Nella specie il giudice ha ritenuto che contrastasse con le esigenze di concentrazione del processo il differimento della prima udienza di trattazione e l introduzione di una udienza di prima comparizione nella quale non sono sostanzialmente previste attività istruttorie. L UDIENZA DI 183 cpc Utilità e necessità dell udienza del 183 c.p.c.: in questi giudizi la comparizione delle parti è esperita pochi mesi prima dal Presidente non sempre le parti hanno maturato in quel breve lasso di tempo la decisione di addivenire ad un accordo; tutti noi sappiamo che è utile che il Magistrato forzi la mano dei nostri clienti per portarli ad una consensuale soltanto quando la vicenda sia matura. L udienza del 183 c.p.c. è spesso un aggravio di lavoro inutile e dovrebbe essere esperita soltanto su segnalazione dei legali. Particolarmente gravosa appare poi l udienza del 183 nel caso di contumacia in particolare nei casi non infrequenti ove non vi sia alcuna domanda accessoria ma si richieda semplicemente la pronuncia di separazione o di divorzio. Sul punto non ho però rinvenuto alcuna sentenza che suffraghi la mia tesi. L UDIENZA DI 184 IL PROBLEMA DELLE DECADENZE RISPETTO A CAUSE DA DECIDERE REBUS SIC STANTIBUS Il sospetto di incompatibilità ontologica tra la novella del 1990 basata sul sistema delle 16
17 preclusioni, il cui cardine è l avvertimento e le conseguenti decadenze, è confermata dalla sola sentenza di merito che si rinviene digitando 184 c.p.c. e separazione, la sentenza è peraltro significativa ed afferma: Ai giudizi di separazione personale dei coniugi e di divorzio sono parzialmente inapplicabili le preclusioni di cui agli artt. 183 e 184 c.p.c. (novellati) nel senso che dette preclusioni non operano in materia di diritti indisponibili (come quelli circa l'affidamento e il mantenimento dei figli minori) mentre in tema di diritti disponibili operano soltanto nel senso della non allegabilità di prove relative a fatti avvenuti prima della scadenza di detti termini, restando sempre deducibili i fatti nuovi. Tribunale Catania, 30 aprile 1998 Peraltro è nella nostra pratica quotidiana l esperienza della possibilità di introdurre, attraverso un ricorso ex articolo 708 c.p.c., domande, fatti e prove nuove in un giudizio di separazione e ugualmente per il divorzio. Per concludere a proposito di 183 e 184 c.p.c. in materia di famiglia, vediamo un paio di sentenze sul problema delle mutatio o emendatio libelli. Il principio che l'addebitabilità della separazione può essere pronunciata anche per fatti sopravvenuti o comunque conosciuti nel corso del giudizio di separazione, non esclude il rispetto delle norme processuali ed in particolare del fondamentale principio del contraddittorio, con a conseguenza che tali fatti possono perciò acquistare rilievo solo se la richiesta di addebito sia stata proposta tempestivamente, trovando altrimenti applicazione le preclusioni di cui agli art. 183 e 184 c.p.c.. Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1994 n. 1919, Costituisce domanda nuova, e non e' pertanto proponibile dopo la prima udienza istruttoria, la richiesta di addebito della separazione formulata nel corso del giudizio dalla moglie (attrice) la quale, nel costituirsi davanti al g.i., aveva formalmente omesso di chiedere che la separazione venisse addebitata al coniuge. Tribunale Trieste 24 luglio 1981 LA SENTENZA PARZIALE DI SEPARAZIONE 17
18 Vi è un problema di coordinamento tra la procedura di separazione e la legge di modifica del divorzio (74/87) laddove prevede la pronunciabilità di sentenza parziale ove l istruttoria sulle questioni patrimoniali e/o di affidamento si presenti complessa. Il Tribunale di Milano, con una famosa e pluricommentata sentenza si è così pronunciato sul punto: L'applicabilità al giudizio di separazione personale dei coniugi della disciplina processuale del divorzio, prevista dall'art. 23, comma 1 l. n. 74/1987, determina la possibilità, anche ai sensi dell'art. 277 c.p.c., di pronunciare sentenza di separazione non definitiva e soggetta ad appello immediato, qualora il processo debba continuare per risolvere, a prescindere dallo "status" di separato già acquisito da ciascuno dei coniugi, questioni residue in ordine ai rapporti personali e patrimoniali relative ai coniugi stessi ed ai loro figli, non escluso l'accertamento dell'addebitabilità; la domanda di separazione personale proposta dai coniugi è, invero, pienamente autonoma, sul piano ontologico ed effettuale, una volta accertata l'improseguibilità della convivenza, rispetto alla domanda diretta a provocare la dichiarazione di addebito ed a regolare ogni altra pendenza collegata alla separazione, per cui il giudice del merito, su istanza di una o di entrambe le parti che v'abbiano interesse, può pronunciare, senza che occorrano ulteriori accertamenti istruttori, la separazione personale, riservandosi di decidere "in prosieguo" su ogni altra richiesta avanzata dalle parti, fermo restando che per la pronuncia del divorzio è sufficiente l'acquisizione dello stato di coniuge separato. Tribunale Milano, 16 novembre 1995 La Corte di Appello di Bologna 22 dicembre 1998 non è d accordo ed ha affermato: E' nulla la sentenza non definitiva con la quale il giudice di I grado, essendo stata chiesta la separazione con addebito, abbia dichiarato la separazione e disposto la prosecuzione del giudizio sull'addebito. La Cassazione ha risolto il conflitto stabilendo che: La norma del processo di divorzio, secondo la quale il tribunale emette sentenza non definitiva 18
19 immediatamente appellabile in ordine allo "status", con rimessione al definitivo di ogni altra decisione sui provvedimenti accessori, è applicabile anche ai giudizi di separazione personale (in motivazione, la corte ha precisato che tale principio non confligge con quello che esclude che possa essere rinviata al definitivo la pronuncia sull'addebito). Cassazione civile sez. I, 29 novembre 1999, n Quindi sì alla sentenza parziale anche nelle procedure di separazione, no alla pronuncia sulla separazione che prescinda dall addebito. Per quanto riguarda quale sia l ambito della sentenza parziale di divorzio e simmetricamente l ambito delle questioni che possano essere rimandate a successiva istruttoria si richiama la Cassazione: L'art. 4, comma 9, l. 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo introdotto dall'art. 8, l. 6 marzo 1987 n 74, - il quale prevede, anche senza istanza di parte, la pronuncia di sentenza non definitiva di divorzio, nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno - configura non una deroga, ma un'ipotesi di applicazione del principio generale di cui all'art. 277 comma 2 c.p.c., con l'unico elemento distintivo della sostituzione all'istanza di parte ed alla necessaria verifica della sussistenza di un apprezzabile interesse concreto di questa alla sollecita definizione della domanda, di una valutazione generale ed astratta della rispondenza della pronuncia non definitiva ad un interesse siffatto. Conseguentemente vanno ravvisati i presupposti per una pronuncia non definitiva di divorzio in ogni caso in cui restino ancora da definire i rapporti patrimoniali tra i coniugi ovvero quelli, patrimoniali e non, nei confronti dei figli o anche altre questioni pendenti tra le parti che richiedano indagini istruttorie. Cassazione civile sez. I, 20 febbraio 1996, n La Settima Sezione civile ritiene che: Si respinge l istanza di fissazione di udienza di precisazione delle conclusioni per la pronuncia di una sentenza parziale di separazione, staccata dalla pronuncia sull addebito. Se è vero infatti che qualche isolato Tribunale ammette tale possibilità, argomentando dall art. 4 comma 9 della legge n. 898 del 1970 nella formulazione introdotta dall art. 8 della legge n. 74 del 1987 ed applicando l estensione di cui all art. 23 della citata legge n. 74/87 (in tal senso cfr. 19
20 Tribunale di Milano in Famiglia e Diritto n. 1 del 1995), ritiene questo Giudice che la formulazione letterale dell art. 151 secondo comma c.c. renda impossibile tale pronuncia parziale in concreto. L art. 23 della legge 74/87 infatti dispone che la disciplina dell art. 4 legge div. si applichi ai giudizi di separazione personale dei coniugi in quanto COMPATIBILI, laddove l art. 151 c.c. disponendo al primo comma che la separazione possa essere pronunciata quando si sono verificati fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione o da recare grave pregiudizio all educazione della prole ed al secondo comma che il Giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne sia richiesto e ne ricorrano le circostanze, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione dei sui doveri in contrasto con iil matrimonio, rende indispensabile una valutazione complessiva della condotta dei coniugi e delle ragioni che hanno determinato il fallimento del matrimonio. Non si vede, in altri termini, come potrebbe il Giudice motivare una sentenza parziale di separazione in punto intollerabilità della convivenza, senza entrare anche nel merito dell addebito, qualora richiesto. In questi termini l applicazione della disciplina dell art. 4 legge div. alla separazione deve ritenersi incompatibile con tale giudizio. In tal senso pare essersi espressa anche la Corte di Appello di Roma con sentenza (in Giust. Civile, Dic. 1997). E ancora, si osserva come, in termini pratici, la scissione della pronuncia della separazione da quella sull addebito e sulle questioni patrimoniali conseguenti possa dare luogo a pratici inconvenienti notevoli: si pensi al caso in cui, senza attendere la pronuncia definitiva sulle questioni patrimoniali uno dei coniugi intenti subito, decorsi i tre anni di rito, la procedura per il divorzio, chiedendo di nuovo pronuncia parziale di divorzio con prosecuzione della causa sulle questioni patrimoniali, questioni che non potranno essere nemmeno prese in considerazione ab initio, non essendo ancora stata emessa la sentenza di separazione definitiva. Uno dei parametri per la pronuncia divorzile in tema di questioni economiche è costituito infatti dalle ragioni della decisione, che secondo l interpretazione più accreditata, consistono in una 20