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Timestamp: 2020-07-11 05:26:30+00:00
Document Index: 113491378

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 2110', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 12', 'art. 53']

Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 10 giugno 2016, n. 11976
Previdenza - Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali - Infortunio in itinere - Termine di comporto - Art. 53 del c.c.n.l. imprese radiotelevisive private del 16 febbraio 2011
Con sentenza depositata il 12.8.13 la Corte d'appello di Milano rigettava il reclamo di R. S.r.l. contro la sentenza n. 379/13 del Tribunale di Monza, confermativa dell'ordinanza dello stesso Tribunale che aveva dichiarato la nullità del licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato il 29.6.12 dalla suddetta società a L.Z., con le conseguenze reintegratorie e risarcitorie previste dall'art. 18 Stat. (nel testo previgente alla novella di cui alla legge n. 92/12).
Per la cassazione della sentenza ricorre R. S.r.l. affidandosi ad un solo motivo, poi ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c.
1.- Con l'unico motivo si lamenta falsa applicazione dell'art. 53 CCNL imprese radiotelevisive private del 16.2.11 e degli artt. 1362, 1363 e 1369 c.c., per avere la sentenza impugnata negato l'applicabilità anche alle assenze per infortunio sul lavoro della pattuizione collettiva che prevede, riguardo a quelle per malattia, il termine massimo di comporto di 15 mesi: obietta la società ricorrente che, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di merito, non è decisivo né il tenore letterale della clausola né il comma 12 del cit. art. 53, in forza del quale il trattamento economico integrativo per l'infortunio è dovuto dall'azienda dal primo giorno di assenza fino all'abilitazione al lavoro; quest'ultima previsione - prosegue il ricorso - non è affatto incompatibile con il comporto regolato in via generale nel precedente co. 9 e nel successivo co. 14; inoltre, ragioni di coerenza sistematica rispetto a svariate norme di legge (art. 2110 c.c., art. 5 r.d.l. n. 1825/24, art. 10 legge n. 419/75) inducono a svincolare il termine di comporto dall'effettiva guarigione del lavoratore, escludendo che esso possa protrarsi per una durata incerta (potenzialmente anche per anni); sostiene, ancora, parte ricorrente che le fonti collettive possono prevedere anche trattamenti più favorevoli rispetto a quelli legali, ma con pattuizione esplicita, mentre tale non è quella contenuta nel cit. art. 53, che distingue tra malattia e infortunio sul lavoro soltanto ai fini dell'integrazione retributiva; conclude il ricorso con il segnalare che, se davvero il co. 12 avesse avuto lo scopo di accordare un diverso e più favorevole periodo di comporto in caso di infortunio (come ritenuto dalla sentenza impugnata), esso sarebbe stato collocato dopo il co. 14, che stabilisce che, superato il termine di conservazione del posto, l'azienda può risolvere il rapporto di lavoro.
2.- Il ricorso è infondato. Recita l'art. 53 cit. CCNL:
6. Il lavoratore che, salvo i casi comprovati di cui ai precedente comma, non sia reperito al domicilio comunicato al datore di lavoro durante le fasce orarie che è tenuto ad osservare, incorre nella perdita del trattamento economico contrattuale di malattia secondo quanto previsto dalle vigenti norme di legge.
12. Nel caso di infortunio sul lavoro, l'azienda integrerà per tutti lavoratori il trattamento erogato dall'istituto assicuratore fino al cento per cento della retribuzione netta, dal primo giorno fino all'abilitazione al lavoro.
14. Superato il termine di conservazione del posto, l'azienda potrà risolvere in pieno diritto il rapporto di lavoro corrispondendo al lavoratore il trattamento previsto dai presente contratto per il licenziamento, compresa l'indennità sostitutiva del preavviso.
15. Il periodo di conservazione del posto per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato non potrà eccedere il 50% della durata dello stesso contratto fino ad un limite massimo di 3 mesi e comunque non potrà superare la scadenza dei termine apposto al contratto medesimo.''.
Hanno ritenuto i giudici di merito che, vertendosi in tema di infortunio sul lavoro (ancorché in itinere, è appena il caso di ricordare che l'art. 12 del d.lgs. n. 38/2000 attribuisce all'infortunio in itinere - tale è stato quello all'origine della controversia - la medesima copertura assicurativa predisposta dal d.P.R. n. 1124/65) e argomentando dal co. 12 del cit. art. 53, si debba concludere che il lavoratore, avendo diritto ad un'integrazione economica del trattamento ricevuto dall'INAIL fino al 100% della retribuzione netta dal primo giorno di assenza fino all'abilitazione al lavoro, abbia - nello stesso arco di tempo - anche il diritto di conservare il posto di lavoro.
In breve, vuoi nell'uso linguistico generale, vuoi in una visuale prettamente giuslavoristica, vuoi - infine - nello specifico testo negoziale in commento, "malattia" e "infortunio sul lavoro" sono termini concettualmente diversi.
3.- In conclusione, il ricorso è da rigettarsi. Non è dovuta pronuncia sulle spese, non avendo l'intimato svolto attività difensiva.