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Timestamp: 2019-01-23 23:04:29+00:00
Document Index: 145430898

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'art. 28', 'art. 53', 'art. 28', 'art. 29']

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) D E C I S I O N E - PDF
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1 N.741/ 2008 Reg. Dec. N Reg. Ric. Anno 2007 R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E sul ricorso in appello NRG 8062 del 2007, proposto da Leonetti Elisabetta, in proprio e quale procuratrice generale dei fratelli Leonetti Raffaele, Leonetti Luigi, Leonetti Giuseppe, Leonetti Maria Donata, Leonetti Giampaolo, Leonetti Eugenio, Leonetti Maria Grazia, Leonetti Maria Piera, Leonetti Maria Gloria e Leonetti Maria Cristina, tutti rappresentati e difesi dall avv. Silvano Tozzi, con domicilio eletto in Roma, via del Seminario n.113/116 presso lo studio dell avv. Lodovico Visone, contro il Comune di Caserta, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall avv. Marialuisa Isabella, con domicilio eletto in Roma, via Tarquinio Prisco 12, presso Rocco Taverna (studio dell avv. Vincenzo Arricale); per la riforma 1
2 2 della sentenza 31 maggio 2007, n del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sez. V; Visti il ricorso ed i relativi allegati; Visto l atto di costituzione in giudizio dell amministrazione intimata con le annesse produzioni; Visti gli atti tutti di causa; Relatore alla camera di consiglio del 19 febbraio 2008, il Presidente Vacirca; Nessuno comparso per le parti; FATTO E DIRITTO Con il ricorso di primo grado la ricorrente Leonetti Elisabetta, proprietaria, insieme ai fratelli di cui è procuratrice generale, di un fondo ubicato nel territorio comunale di Caserta, distinto al catasto al fl. 45, p.lla 5176, espropriato con decreto dirigenziale n del 21 ottobre 2005, ha agito in nome proprio e in nome degli altri proprietari avverso il silenzio-inadempimento che assumeva formato sull istanza di svincolo dell indennità espropriativa (a cui il Comune aveva risposto con nota prot. n del 7 dicembre 2006, inviata con raccomandata del 12 dicembre 2006, con cui comunicava la sospensione del procedimento di svincolo richiesto, in attesa del definitivo accertamento delle somme dovute e/o da recuperare dagli istanti ) nonché sul successivo atto di diffida e messa in mora. 2
3 3 Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile, richiamando la giurisprudenza secondo cui non è ammissibile l azione ex art. 21 bis legge n del 1971 proposta sulla base di una pretesa la cui cognizione esula dalla giurisdizione amministrativa (Cons. Stato, sez. V, 9 ottobre 2006, n. 6003; 20 febbraio 2004, n. 497; 2 novembre 2004, n. 7088). Il Giudice di primo grado ha osservato che nel caso in esame la domanda dei ricorrenti, sulla quale si sarebbe formato il contestato silenzio dell amministrazione, mira a conseguire lo svincolo dell indennità espropriativa del suolo e, pertanto, verte in materia di pagamento dell indennizzo espropriativo, devoluta alla giurisdizione dell Autorità giudiziaria ordinaria. Con l appello si ripropone il ricorso avverso il dedotto silenzio e si deduce l erroneità della pronuncia di primo grado in ordine all individuazione del rapporto sostanziale. L appello è infondato. La difesa dei ricorrenti non contesta la premessa sull inammissibilità del ricorso per silenzio-rifiuto in materia non rientrante nella giurisdizione amministrativa, ma sostiene che la controversia in esame, concernente l autorizzazione allo svincolo dell indennità di espropriazione ex art. 28 t.u. 8 giugno 2001, n. 327, modificato dal d.lgs. n. 302 del 27 dicembre 2002, sia devoluta al giudice amministrativo. Tale opinione risulta in contrasto col dato normativo e con i principi generali. 3
4 4 Sotto il primo profilo va ricordato che l art. 53, comma 3, t.u. n. 327 del 2001 cit. espressamente dispone che resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa. Sotto il secondo profilo va osservato che, per quanto l art. 28 del t.u. n. 327 del 2001 qualifichi l atto in questione come autorizzazione, non sono ravvisabili poteri discrezionali dell Amministrazione, che deve limitarsi ad accertare la definitività della determinazione e l esistenza di diritti od opposizioni di altri soggetti. Il soggetto espropriato è, quindi, titolare di un diritto, come è confermato dal successivo art. 29, il quale dispone che qualora esistano diritti reali sul fondo espropriato o vi siano opposizioni al pagamento, ovvero le parti non si siano accordate sulla distribuzione, il pagamento delle indennità agli aventi diritto è disposto dall'autorità giudiziaria, su domanda di chi ne abbia interesse. L appello deve, pertanto, essere respinto. Le spese di questo grado devono essere poste a carico dei ricorrenti, risultati soccombenti, e si liquidano in complessivi euro 1.500, oltre IVA e CPA. P.Q.M. 4
5 5 il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione IV, respinge l appello e condanna i ricorrenti al rimborso delle spese in favore del Comune, che liquida in complessivi euro 1.500, oltre IVA e CPA. Così deciso in Roma il 19 febbraio 2008 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV, in camera di consiglio, con l intervento dei signori: Giovanni Vacirca Luigi Maruotti Giuseppe Romeo Anna Leoni Carlo Deodato Presidente, est. IL PRESIDENTE, ESTENSORE Giovanni Vacirca IL SEGRETARIO Rosario Giorgio Carnabuci Depositata in Segreteria Il 27/02/2008 (Art. 55, L , n. 186) Il Dirigente Dott. Giuseppe Testa 5