Source: http://siceaadr.blogspot.com/2015/
Timestamp: 2020-01-24 11:21:05+00:00
Document Index: 64543165

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art 18', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 161']

SICEA: 2015
CONVEGNO "L'ITALIA RIPARTE": POLITICI E TECNICI IN FAVORE DELLA L.3/2012
Si è svolto giovedì 16 luglio a Roma il convegno nazionale dal titolo "L'ITALIA RIPARTE. LA COMPOSIZIONE DELLA CRISI D'IMPRESA E DEL CONSUMATORE" organizzato con il contributo di CIA, INAC, Camera di commercio, Ordine degli Avvocati di Roma e SICEA.
Alla presenza di una numerosa platea e nella splendida cornice del tempio di Adriano, gli illustri relatori hanno esposto visioni e problematiche legate alla Legge 3/2012 contenente indicazioni su materia di estorsione ed usura e crisi da sovraindebitamento.
Tutti concordi circa le numerose opportunità e innovazioni contenute nella Legge 3/2012 ma anche sull'applicazione troppo lenta ed ancora poco chiara delle procedure introdotte.
Particolarmente illuminante in questo senso l'intervento del Senatore Roberto Centaro, tra gli ideatori e promotori della L.3/2012: la Legge nasce dall'urgenza di tutelare il piccolo consumatore, artigiano e la piccola impresa dagli attacchi connessi all'usura ed all'estorsione in caso di insorgenza di crisi economica (personale o aziendale): la razio primaria della legge è quella di tutelare le famiglie dal fallimento per scongiurare il fallimento economico.
La Legge, presentata inizialmente durante la XV° Legislatura intendeva intervenire tempestivamente sulle situazioni di crisi ma un iter parlamentare travagliato ed il ritardo nell'emanazione di un apposito regolamento, hanno vanificato la tempestività dell'intervento facendone uno strumento che solo ora, nel 2015, inizia ad essere conosciuto ed usato da consumatori e aziende.
Dello stesso avviso l'Onorevole Nicola Bono che, oltre a sottolineare l'eticità della norma, che distingue tra debitori "buoni" e "cattivi debitori" tutelando i primi, denuncia non solo la lentezza con cui si è provveduto a emanare il regolamento ma anche i contenuti del regolamento che di fatto complica l'applicazione della norma.
Si affianca alle riflessioni il Dott. Ciro Lenti, presidente SICEA S.p.A., che, pur sottolineando l'importanza di questo nuovo strumento nella gestione delle crisi economiche, si sofferma sugli aspetti pratici dell'applicazione della norma: oltre al ritardo nell'emanazione del regolamento viene segnalato un ulteriore ritardo nella pubblicazione della modulistica necessaria per gli Organismi di composizione della crisi (disponibile solo dal 17 luglio 2015).
L'intervento del Dott. Lenti intende però sopratutto evidenziare le opportunità inserite nella L.3/2012, in particolare il cambiamento nella visione della crisi, momento di difficoltà da gestire e non da subire attraverso strumenti che permettano di recuperare la capacità dell'azienda di produrre ricchezza ed evitare la liquidazione.
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CONVEGNO DEDICATO AL SOVRAINDEBITAMENTO - ROMA 16 LUGLIO
Interessante articolo pubblicato da "L'Opinione" sul Convegno dedicato alla gestione delle crisi da sovraindebitamento che si svolgerà giovedì 16 luglio al Tempio di Adriano: tra gli illustri relatori anche il Presidente SICEA Ciro Lenti.
Il sovraindebitamento al Tempio di Adriano
11 luglio 2015POLITICA
La crisi ha preso forma nel 2008, e dopo sette anni ha salutato circa mille suicidi per motivi economici: 135 solo nel primo semestre del 2015. Dall’inizio della crisi sono fallite in Italia 82mila imprese, con la perdita di un milione di posti di lavoro (dati raccolti dall’Osservatorio Cerved su fallimenti, procedure e chiusure delle imprese in Italia); lo stesso Cerved calcola nel 2014 un picco di oltre 15mila fallimenti (dato record per il sistema italiano).
A livello settoriale, le aziende del terziario sono quelle più coinvolte: 29mila posti persi nei servizi non finanziari e 27mila nella distribuzione. In ambito manifatturiero, nel settore della moda si è verificata la perdita di 9mila posti di lavoro. Una vera e propria ecatombe. L’Italia ha cambiato volto, l’insicurezza economica attanaglia le famiglie e scongiura l’impresa artigianale come quella commerciale. A questo va aggiunto che le nuove normative in campo artigianale hanno favorito il sommerso: nel 2008 il rapporto tra opifici a norma e abusivi era di otto a due, oggi è l’esatto contrario. Ed alcune sentenze della magistratura già parlano di evasione ed abusivismo di necessità.
Ma pochi sanno che c’è una legge (la cosiddetta 3 del 2012) che permette di salvare famiglie ed imprese dalla sovraesposizione debitoria. Questa legge reca la firma di Roberto Centaro (nella foto), che da senatore ha cercato così di rispondere all’estinzione per via fallimentare della piccola impresa italiana. Il provvedimento reca “Disposizioni in materia di usura e di estorsione”, nonché di composizione di crisi da sovraindebitamento: mira, come dice lo stesso titolo della legge, a disciplinare quelle “situazioni di difficoltà di alcune categorie di debitori”.
Ma cosa s’intende per sovraindebitamento? Ai sensi del secondo comma dell’articolo 6 della legge n. 3/2012, per sovraindebitamento si intende “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”. Esempio da manuale è il debitore che deve onorare debiti per migliaia di euro, per farlo dovrebbe liquidare parte del proprio patrimonio, costituito prevalentemente da beni immobili e mobili, attrezzature, tecnologie... Me c’è anche il caso del lavoratore dipendente o autonomo che ha contratto molti debiti e perde il lavoro: anche questi casi potranno fare ricorso alla legge sul sovraindebitamento.
A spiegare l’utilità di questo strumento giuridico provvederà lo stesso Roberto Centaro (magistrato ieri prestato alla politica) giovedì 16 luglio (dalle 14,30) presso il Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma, con il convegno nazionale intitolato “L’Italia riparte: la composizione della crisi d’impresa e del consumatore”. Con lui gli onorevoli Nicola Bono e Cosimo Ferri (sottosegretario alla Giustizia), Antonio Barile (presidente Inac), Dino Scanavino (presidente Cia, Confaderazione italiana agricoltori), Ciro Lenti (presidente Sicea), modererà Massimilano Massari (studioso di comunicazione televisiva). Saranno presenti inoltre il Cardinale Cocco Palmerio (avvocato della Santa Sede) e don Aldo Ottomanelli (diacono, presidente e fondatore dell’Associazione Opera dell’amore trinitario).
Il valore dell’impresa e del lavoro è per la Chiesa inscindibile da quello della famiglia. Nei primi nove mesi del 2014 sono fallite in media 61 imprese ogni giorno, più di due imprese ogni ora: questa la fotografia dell’Analisi dei fallimenti in Italia aggiornata al terzo trimestre 2014. Ed il 2015 non promette certo meglio. Il fallimento dell’impresa nell’80 per cento dei casi porta alla deflagrazione dei nuclei familiari che dipendono economicamente dall’iniziativa economica decotta. Dal 2009 ad oggi si contano 70.673 imprese che hanno portato i libri in tribunale: numeri che sottolineano uno scenario economico ancora preoccupante per il 2015. Analizzando il numero dei fallimenti registrati si evidenzia un trend in costante aumento: 1.730 nel 2009, 2.058 nel 2010, 2.205 nel 2011, 2.397 nel 2012, 2.647 nel 2013. Record negativo per il 2014 con 3.002 casi. Fino al 2008 era la locomotiva economica d’Italia, ma la Lombardia nei primi 9 mesi del 2014 si è confermata la regione d’Italia in cui si è registrato il maggior numero di fallimenti, con 2.457 casi pari al 22,1 per cento del totale nazionale (dal 2009 ad oggi si contano 15.656 imprese lombarde fallite). La seconda regione più colpita è il Lazio, con 1.164 imprese chiuse nel 2014 e un’incidenza sul totale italiano del 10,5 per cento. Segue la Campania con 966 casi e relativa incidenza dell’8,7 per cento. In difficoltà anche il Veneto con 933 fallimenti. Il commercio e l’edilizia sono i macrosettori più colpiti nei primi nove mesi del 2014: il primo con 3.340 fallimenti, mentre il secondo raggiunge i 3.022. E sulla non-ripresa dell’edilizia hanno pesato le nuove tasse sulla casa, agendo nel contempo da fattore stagnante e deprimente.
Ma l’indebitamento medio familiare, abbinato alla contrazione dei consumi, ha creato l’effetto stagflazione economica: ancora oggi risentiamo del periodo 2012-13, contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Il risultato ha portato alla caduta complessiva della spesa delle famiglie di circa 56 miliardi di euro. Intanto la povertà ha colpito il 6,8 per cento delle famiglie e l’8 per cento degli individui. I poveri in senso assoluto si sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). È quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro. E i senzatetto italiani sono tornati ai valori percentuali del quinquennio 1948-1953. E sono circa mille i suicidi d’incerta motivazione dal 2008 ad oggi, su 439 è ormai certa la motivazione legata alla crisi economica, e il fenomeno non conosce più differenze geografiche tra Sud e Nord del Paese.
I relatori parlano di maratona nazionale contro il sovraindebitamento, e sembra davvero una corsa contro il tempo, visto e considerato che nell’Ue c’è chi vorrebbe introdurre una tassa sull’esposizione debitoria col fine di ripianare il debito greco. Incertezza e debito sembrano davvero gli ingredienti di questo decennio, rievocando i fantasmi che trascinarono gli imperi centrali nel 1915-‘18. Non dimentichiamo quanti italiani scappano all’estero per debiti, ripercorrendo i passi di chi s’imbarcava da Napoli per le Americhe. Intanto qualcuno ci suggerisce che cent’anni fa a nessuno passava per la mente di suicidarsi per la mancanza di lavoro, ma l’Italia è cambiata. Tanto.
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AECI - convegno sovraindebitamento - Nola
Si è svolto a Nola il Convegno organizzato dall'Associazione Europea Consumatori Indipendenti sul sovraindebitamento: tra i relatori presente anche il Presidente SICEA Dott. Ciro Lenti.
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CORSI D'AGGIORNAMENTO PER MEDIATORI PROFESSIONISTI - LE NUOVE DATE DA SETTEMBRE 2015
Ai sensi dell'art. 18, comma 2, lett. g, del D.M. 180/2010 i corsi di aggiornamento e specializzazione sono obbligatori per tutti coloro che, avendo già conseguito il titolo di Mediatore civile professionista, vogliono mantenere l'abilitazione professionale e devono essere frequentati entro i due anni successivi al conseguimento del titolo.
SICEA come ente di formazione accreditato presso il Ministero della Giustizia organizza periodicamente corsi di aggiornamento per mediatori professionisti presso le proprie sedi, aperti a tutti i mediatori civili e commerciali che deisderino mantenere la qualifica.
CALENDARIO CORSI DA SETTEMBRE 2015
PISA - Via Santa Maria, 19 - 56126
CASERTA - Via F. Daniele, 43 - 81100
venerdì 4 e sabato 5 dicembre 2015
ROMA - Via di Vigna Murata, 27/A - 00143
Le iscrizioni ai corsi sono aperte on line al link http://www.sicea.info/it/formazione/corsi/1-corsi/2-corsi-di-specializzazione-e-aggiornamento-professionale-obbligatorio-per-mediatori-abilitati-2014
Pubblicato da sicea a 04:05 Nessun commento:
CADE L'OBBLIGO DI TRE MESI COME DURATA MASSIMA DEL PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE
La conciliazione non è vincolata alla durata di tre mesi.
Questa dice il tribunale di Roma con una sentenza che rimette in discussione i tempi entro cui si deve realizzare il tentativo di pacificazione, mettendo in chiaro che l’accordo di mediazione rimane valido anche qualora venga raggiunto fuori tempo.
Dopo la reintroduzione dell'obbligatorietà del ricorso alla mediazione per alcune tipologie di controversie, era stato deciso che qualsiasi tentativo di riavvicinamento tra le parti si sarebbe dovuto concludere entro il limite di tre mesi al massimo.
Così, per garantire un rapido svolgimento delle pratiche di mediazione, che non finissero per prolungare ulteriormente i tempi di arrivo a sentenza delle cause in gioco, era stato fissato come termine perentorio quello dei tre mesi.
Lo scorso 22 ottobre 2014, però, la VIII Sezione civile del tribunale di Roma ha stabilito che il limite dei tre mesi effettivi deve essere correlato alla condizione di procedibilità dell’azione di giudizio, con gli accordi che possono arrivare anche dopo la scadenza.
Allo stesso modo, quel termine non rappresenta un limite per la conclusione dell’accordo.
Quello della mediazione rimane un istituto sempre percorribile dalle parti in causa, anche dopo la conclusione del trimestre, la quale, come detto, non è da intendersi in misura tassativa ma dipende dal contesto in cui le pratiche per lo svolgimento del processo.
Nel caso specifico, era stato aperto un tavolo di mediazione di comunione ereditaria, inizialmente concluso felicemente tramite un accordo sottoscritto da ambo le parti. Però una delle parti in causa, successivamente, ha cercato di annullare l’accordo ricorrendo in giudizio, chiedendo la nullità dell’atto di mediazione. Una domanda che è stata respinta dalla corte romana, la quale ha condannato la richiedente al pagamento delle spese legali pari a circa 65mila euro.
Pubblicato da sicea a 03:27 Nessun commento:
SU SLIDESHARE LA PRESENTAZIONE SICEA
Cosa fa SICEA? Quali sono le sue specializzazioni? Di quali professionalità si avvale?
Ecco una breve presentazione di SICEA S.p.A.
http://www.slideshare.net/sicea/cosa-fa-sicea-una-breve-presentazione-per-conoscerci?related=1
Pubblicato da sicea a 06:37 Nessun commento:
NEGOZIAZIONE ASSISTITA E MEDIAZIONE: PRECISAZIONI TECNICHE
Mediazione e negoziazione, entrambi facenti parte dei sistemi di ADR, non sono strumenti alternativi l'uno all'altro ma possono convivere all'interno di una medesima controversia;
Entrambi gli istituti possono essere facoltativamente utilizzati dalle parti per risolvere la controversia insorta;
Vi sono situazioni tassativamente individuate nelle quali il ricorso all'uno o all'altro istituto è previsto quali condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
Non vi è pericolo di sovrapposizione, stante l'espressa previsione di cui all'art. 3, comma 1, del d.L. 132/2014;
Nelle materie in cui la mediazione è prevista quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale le parti ben possono esperire preliminarmente un tentativo di negoziazione assistita;
Il previo esperimento (facoltativo) di una negoziazione assistita non fa venir meno l'obbligatorietà della mediazione, nei casi in cui essa è prevista come tale, non potendo dirsi avverata la condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
Pubblicato da sicea a 06:57 Nessun commento:
LA MEDIAZIONE AIUTA LA GIUSTIZIA: CON L'EFFETTIVO SVOLGIMENTO C'E' ACCORDO NEL 40% DEI CASI
Riproponiamo un interessante articolo pubblicato in data 5 marzo da Italia Oggi a cura dell'UNIONE NAZIONALE GIOVANI DOTTORI COMMERCIALISTI ed ESPERTI CONTABILI.
La mediazione civile, fin dalla sua nascita, ha conosciuto diverse vicissitudini che ne hanno bloccato la diffusione, l’evoluzione e il ruolo deflattivo del contenzioso civile che il legislatore aveva voluto attribuirle.
La Commissione «Mediazione, Arbitrato e Riforma della giustizia» dell’Unione nazionale giovani commercialisti ed esperti contabili conduce in modo continuo riflessioni attente sullo stato della Mediazione civile in Italia, rilevando dei recenti risultati positivi nella prassi giurisprudenziale.
Nelle cause civili le motivazioni del contendere, molto spesso, non si fermano al solo aspetto giuridico delle liti, ma nascondono motivazioni emotive e personali di ciascun individuo. Il mediatore è chiamato al difficile lavoro di far giungere le parti a un accordo soddisfacente per tutti, affrontando ostacoli a volte più complessi della sola pretesa economica legata all’esito
della procedura e nella più completa imparzialità.
I numeri della mediazione, però, dimostrano che, molto spesso, al mediatore non viene concessa neanche la possibilità di aprire un dialogo tra le parti; tra fase di incontro preliminare, verbali negativi e assenza delle parti l’istituto viene visto come un ulteriore e fastidioso passaggio burocratico prima di far giungere la causa in tribunale. Tuttavia, a favore dell’effettivo svolgimento della mediazione, sembrano esprimersi diversi giudici di primo grado con alcune ordinanze che prevedono, nella mediazione delegata dal giudice, la presenza delle parti in causa (e non solo degli avvocati che le rappresentano), e un tentativo effettivo di mediazione, non soltanto un primo incontro preliminare svuotato di ogni significato, durante il quale il mediatore deve spiegare agli avvocati l’istituto della mediazione (che già dovrebbero ben conoscere), dopo che il giudice ha già valutato la potenziale mediabilità di quella controversia.
Tale orientamento è stato abilmente tracciato dal Tribunale di Firenze con diverse ordinanze, tra le quali spicca quella del 19 marzo 2014, a firma del giudice Luciana Breggia, nella valutazione di una lite in materia condominiale. Qui il giudice precisa alle parti che esistono «due importanti profili da osservare affinché l’ordine del giudice possa ritenersi correttamente eseguito (e la condizione di procedibilità verificata):
1) la mediazione deve svolgersi con la presenza personale delle parti;
2) l’ordine del giudice di esperire la mediazione ha riguardo al tentativo di mediazione vero e proprio».
Le motivazioni che sottostanno a queste affermazioni sono molteplici. In primo luogo gli avvocati, definiti dalla stessa legge «mediatori di diritto», conoscono già bene la natura
della mediazione e le sue finalità.
Non avrebbe senso imporre un incontro fra mediatore e avvocati per un’informativa su un argomento a tutti già ben noto.
La mediazione, poi, ha lo scopo di riattivare la comunicazione fra le parti. Appare evidente che, affinché ciò avvenga, queste debbano essere presenti e non soltanto rappresentate dai loro difensori. Ritenere, infine, che la condizione di procedibilità sia assolta da un primo incontro in cui il mediatore si limiti a chiarire le funzioni e le modalità di svolgimento della mediazione, significa «ridurre ad un’inaccettabile dimensione notarile il ruolo del giudice, quello del mediatore e quello dei difensori».
Queste considerazioni vengono sottolineate anche dall’ordinanza del 21 gennaio 2015 del giudice Ranieri del Tribunale di Roma. Qui, in una vertenza in materia di locazione, il magistrato ha disposto la «celebrazione» dell’incontro, ammonendo che nella «eventuale udienza» si sarebbe discusso, nel merito, dei temi concretamente affrontati nella mediazione e
dell’esito della stessa, da illustrare e sottoscrivere nel verbale di mediazione. Il giudice,
inoltre, ha segnalato come la mediazione obbligatoria preveda la irrogazione di sanzioni economiche per eventuali comportamenti non leali e non corretti tenuti in sede di mediazione.
La mediazione, lasciata a se stessa, richiede tempi lunghi per affermarsi, si tratta di un cambiamento culturale e, come tale, ha bisogno di «tempo e pazienza». Ordinanze come quelle del Tribunale di Firenze aiutano ad accelerare questo processo e le accogliamo
positivamente, per il ruolo propulsivo che possono avere nell’affermazione della cultura
Un maggior equilibrio tra giurisdizione e mediazione non può che giovare all’una e all’altra.
Se il sistema della mediazione funzionerà, meglio anche la giustizia civile. E la giustizia civile
può aiutare la mediazione a funzionare più correttamente.
La mediazione demandata dal giudice è una forma di conciliazione che si inserisce in un processo già instaurato, dove il giudice invita le parti a risolvere la lite con l’aiuto di un mediatore. Deve esserci, da parte del giudice, una valutazione concreta della lite e il giudice deve essere consapevole del modo in cui la parte percepisce il conflitto. Per questi motivi appare necessario a chi scrive che anche i giudici debbano essere adeguatamente formati. La cultura della mediazione deve estendersi a tutti i soggetti coinvolti. Non è una questione che riguarda soltanto i mediatori ma riguarda tutti i protagonisti del processo. La formazione diventa essenziale, su di essa si fondano le garanzie di neutralità, imparzialità e riservatezza del mediatore, della competenza dei consulenti che accompagnano le parti, della sensibilità del giudice nella selezione dei casi nei quali la mediazione può essere utile.
E deve essere formazione per tutti, mediatori, avvocati e giudici.
A supporto di questa tesi è utile osservare lo studio promosso dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Firenze e dal Luam, il Laboratorio congiunto di ricerca «Negoziazione e mediazione dei conflitti per le imprese e per le organizzazioni complesse Un altro mondo» che, all’interno del «Progetto Nausicaa2», ha cercato di costruire un percorso che potesse dare piena effettività alla mediazione demandata dal giudice nel corso del processo.
Si tratta di un monitoraggio completo e puntuale. I magistrati che hanno aderito al progetto hanno potuto usufruire del supporto operativo e scientifico degli stagisti dell’Università di Firenze che hanno analizzato 2.753 fascicoli, ritenendo mediabili 1.122 controversie. I giudici hanno disposto, quindi, inviti/ordini di mediazione per 507 ordinanze.
L’83% di tali procedure è stato depositato in mediazione, di queste la percentuale di procedure svolte o in corso di svolgimento al termine del periodo di osservazione si attesta intorno al 56%. È stato dimostrato come, in presenza di effettivo svolgimento della mediazione, ben il 40% delle procedure giunga ad un accordo.
Lo studio avvalora, poi, la tesi di come il ricorso alla mediazione generi un effetto deflattivo «indiretto» sulle procedure civili anche se non si giunge all’accordo: il 28% circa delle liti che dovrebbero ritornare in tribunale per proseguire il processo, dopo il tentativo di mediazione, risultano cessate. Questo significa che, probabilmente, la mediazione ha messo in moto dei meccanismi comunicativi che hanno portato comunque alla cessazione della materia del contendere. E anche di questo il legislatore dovrebbe tenere conto nella fase di analisi dei risultati prodotti dalla mediazione come strumento deflattivo del contenzioso civile, essendo il dato certamente non trascurabile.
Anche altri tribunali di primo grado sembrano accogliere positivamente il ricorso alla mediazione delegata; a tal proposito si segnala l’ordinanza del Tribunale di Monza, a firma del presidente della I Sezione civile, dott. Litta Modignani, del 20 ottobre 2014, nella quale il Tribunale non si limita a ordinare la mediazione, bensì stabilisce che «le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e con l’assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo» e, inoltre, precisa che «per mediazione disposta dal Giudice» si intende che il tentativo di mediazione sia effettivamente avviato e che le parti, anziché limitarsi al formale primo incontro, adempiano effettivamente all’ordine del giudice, partecipando alla conseguente procedura di mediazione».
Accanto a tutti i risvolti positivi fin qui segnalati, si vuole sottolineare anche che il legame fra mediazione e processo nasconde in sé anche dei «pericoli»: si corre il rischio di arrivare a una eccessiva burocratizzazione e proceduralizzazione della mediazione che la snaturerebbe, rendendo difficoltoso il raggiungimento degli obiettivi ad essa preposti. E questo non è accettabile. Affinché ciò non avvenga è necessario che i giudici abbiano una chiara conoscenza dell’istituto, dei suoi strumenti e delle sue potenzialità, non andando a chiedere ai mediatori qualcosa che essi non possono dare.
I mediatori svolgono una funzione molto delicata, non sono giudici né, tantomeno, loro ausiliari ed è proprio qui che si annida il pericolo di un’eccessiva formalizzazione e giurisdizionalizzazione della mediazione. La mediazione riconosce alle persone la capacità di diventare autrici della risoluzione dei conflitti che le riguardano. La mediazione non risolve le controversie ma i conflitti sottostanti ad esse, per questo ci piace definirla una forma di «Giustizia Alta», una giustizia più umana e accessibile.
Questo punto deve essere chiaro al giudice che voglia avvicinarsi alla cultura della mediazione e per farlo dev’essere anch’egli formato correttamente.
Affinché i mediatori possano svolgere il loro ruolo nel modo migliore possibile, devono essere anch’essi adeguatamente formati e, affinché lo siano e siano spronati ad esserlo sempre e a migliorarsi, è necessario che non svolgano questo ruolo in modo quasi gratuito. Deve essere riconosciuto il valore del lavoro che essi svolgono che deve essere retribuito in modo adeguato.
L’obiettivo che la Commissione «Mediazione, Arbitrato e Riforma della giustizia» dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili si pone, a partire dall’esperienza delle ordinanze già esistenti (e che si augura possano costituire un esempio anche per altri
Tribunali) e dei risultati che dimostrano la validità e l’utilità della mediazione, è quello di sensibilizzare i soggetti che operano ai livelli locali per intraprendere l’attività di promozione della mediazione nei tribunali tra i giudici e negli ordini professionali tra gli iscritti, con l’obiettivo di aumentare la qualità della giustizia e ridurre i tempi di svolgimento dei giudizi stessi, per accelerare quel cambiamento culturale di cui la mediazione è portatrice.
studio UNGDCEC
«Mediazione, Arbitrato,
Riforma della Giustizia»
Pubblicato da sicea a 04:34 Nessun commento:
CORSI DI AGGIORNAMENTO PER MEDIATORI PROFESSIONISTI: CALENDARIO 2015
Aperte le iscrizioni on line ai CORSI DI AGGIORNAMENTO per MEDIATORI PROFESSIONISTI DI SICEA S.p.A.I corsi di aggiornamento e specializzazione sono obbligatori per tutti coloro che, avendo già conseguito il titolo di Mediatore civile professionista ai sensi del D.M. 180/2010, vogliono mantenere l'abilitazione professionale e devono essere frequentati entro i due anni successivi al conseguimento del titolo.
http://www.sicea.info/it/formazione/corsi/1-corsi/2-corsi-di-specializzazione-e-aggiornamento-professionale-obbligatorio-per-mediatori-abilitati-2014
Queste le prime date in programma:
Venerdì 27 e sabato 28 febbraio a Sassuolo
Venerdì 27 e sabato 28 marzo a Fermo
Venerdì 22 e sabato 23 maggio a Castelfranco Veneto
Venerdì 25 e sabato 26 settembre a Pisa
ENTE DI FORMAZIONE: SICEA S.p.A.
DOCENTE: Prof. Ciro Lenti
OBIETTIVI: I corsi di aggiornamento, con frequenza obbligatoria di 18 ore, sono volti a fornire ai Mediatori professionisti le conoscenze necessarie al loro aggiornamento professionale e alla loro specializzazione nelle principali materie nell'ambito della mediazione civile, ai sensi dell'art 18 Dlgs 28/2010.La frequenza al corso è valida ai fini del mantenimento dell'iscrizione alle liste di conciliatori degli organismi societari e camerali.
REQUISITI: Il corso si rivolge a tutti i laureati (anche laurea breve triennale) in qualsiasi materia o professionisti iscritti ai rispettivi albi o collegi professionali, che abbiano già acquisito il titolo di mediatore/conciliatore professionista.
COSTO: 150,00€ i.e.
Pubblicato da sicea a 02:27 Nessun commento:
LE SOLUZIONI POSSIBILI ALLA CRISI D'IMPRESA
Non tutte le crisi aziendali sono uguali ed anche le soluzioni per il loro superamento non possono essere uguali. La soluzione alla crisi d’impresa va scelta tenendo conto di molteplici fattori, oltre che delle condizioni normative previste per l’accesso ai diversi strumenti di superamento della crisi d’impresa.
La prima scelta da fare è tra l’adozione di una soluzione di tipo manageriale o una di natura concorsuale.
Nel caso in cui non si rendesse praticabile una soluzione di tipo manageriale, l’imprenditore sarà chiamato a scegliere, nell’ambito delle procedure concorsuali, se adottare una soluzione concorsualeextragiudiziale (ossia senza passare per il Tribunale), oppure di tipo giudiziale.
Volendo semplificare la scelta è tra la procedura del piano di risanamento da una parte, e le procedure dell’accordo di ristrutturazione dei debiti e del concordato preventivo dall’altra.
La prima soluzione (piano di risanamento) è preferibile nei casi in cui si registra la presenza di un passivo contenuto (sia in termini assoluti, sia in relazione al patrimonio complessivo), e la scarsa propensione dei creditori ad avviare azioni esecutive.
Se la definizione di un piano di risanamento risultasse praticabile, la successiva scelta dovrà focalizzarsi tra l’accordo di ristrutturazione dei debiti (ex. art. 182-bis LF) e il concordato preventivo (artt. 160 e seguenti della LF).
Queste due soluzioni giudiziali presentano varie affinità: identiche condizioni di accesso ed in entrambe le procedure occorre presentare una domanda in Tribunale, i cui contenuti sono sostanzialmente gli stessi, come dimostra il fatto che l’art. 182-bis della Legge Fallimentare, relativo all’accordo, rinvia, per questo aspetto, all’art. 161, che disciplina la domanda del concordato preventivo.
L’accordo di ristrutturazione dei debiti è tuttavia una soluzione da preferire quando la crisi, pur essendo grave, è ancora abbastanza gestibile, tanto che è possibile soddisfare integralmente fino al 40% dei propri debiti, requisito non richiesto nella procedura del concordato preventivo.
Un altro elemento da considerare riguarda la volontà dell’imprenditore in crisi di continuare ad impegnarsi nell’azienda in difficoltà, o, in ogni caso, di gestirla personalmente. Se vi è questa volontà, allora la scelta deve ricadere sull’accordo di ristrutturazione dei debiti, visto che con il concordato preventivo la nomina di un commissario giudiziale toglie inevitabilmente autonomia all’imprenditore in crisi.
Ulteriori aspetti che possono rendere preferibile il ricorso all’accordo di ristrutturazione dei debiti sono rappresentati dalla presenza di un numero limitato di debitori, la possibilità di procedere al pagamento di almeno il 40% dei debiti…
Quand’anche il ricorso alle soluzioni concorsuali giudiziali non abbia avuto successo (oppure non si è ritenuto di utilizzarle), e lo stato di scarsa liquidità dell’impresa in crisi è diventato tale da portare l’azienda al fallimento, allora non resta che avvalersi, se vi sono le condizioni, delle soluzioni previste dalla procedura fallimentare, scegliendo tra:
- concordato fallimentare;
- esercizio provvisorio dell’azienda nell’ambito della procedura fallimentare;
- affitto dell’azienda nell’ambito della procedura fallimentare;
- vendita dell’azienda nell’ambito della procedura fallimentare.
Leggi anche: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/fallimento-e-procedure-concorsuali/quotidiano/2014/11/20/crisi-d-impresa-e-possibili-soluzioni-la-rassegna-dell-accademia-romana-di-ragioneria
Pubblicato da sicea a 07:05 Nessun commento:
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