Source: http://www.studiolegalecontucci.it/devastazione.html
Timestamp: 2018-12-15 15:36:59+00:00
Document Index: 82424566

Matched Legal Cases: ['art. 419', 'art. 244', 'art. 245', 'art. 246', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 277', 'art. 284', 'art. 416', 'art. 419', 'sentenza ', 'art. 244', 'art. 419']

IL DELITTO DI DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO (art. 419 c.p.) Dimenticato, di fatto, per anni, il delitto di devastazione è tornato prepotentemente alla ribalta, utilizzato dalle procure della Repubblica principalmente per reati divenuti di allarme sociale, tra cui, su tutti, quello attinente alla violenza negli stadi.
Durante il G8 di Genova del 2000, ad esempio, le distruzioni – ampiamente prevedibili - furono attuate per un’intera giornata e coinvolsero l’intero centro cittadino, oltre ad essere compiute con modalità tali da rendere inservibili per settimane esercizi pubblici ed attività private; furono condotte da soggetti che si confusero in mezzo a manifestanti pacifici che vennero loro malgrado coinvolti nelle devastazioni e nei saccheggi e vennero praticate da persone attrezzatesi all’uopo con strumenti tali da potere realmente distruggere i beni (spranghe di ferro, mazze, bastoni, bombe molotov e via dicendo).
· l’art. 244 c.p. (“Atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra), prevede al suo primo comma[1] quale pena edittale la reclusione da sei a diciotto anni e al suo ultimo comma[2] da cinque a quindici anni.
· L’art. 245 c.p. (“Intelligenze con lo straniero per impegnare lo Stato italiano alla neutralità o alla guerra”) prevede la reclusione da cinque a quindici anni.
· L’art. 246 c.p. (Corruzione del cittadino da parte dello straniero) punisce il reo con una pena da tre a dieci anni.
· L’art. 270 c.p. (“Associazioni sovversive”) prevede la pena da cinque a dodici anni per chi promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, ovvero ogni ordinamento politico e giuridico della società.
· L’art. 270-bis c.p. (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico) punisce chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico con la reclusione da sette a quindici anni.
· L’art. 277 c.p. punisce chi attenta alla libertà del Presidente della Repubblica con la reclusione da cinque a quindici anni.
· Per l’art. 284, II co. c.p., chi partecipa all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato è punito con la reclusione da tre a quindici anni.
· Lo stesso art. 416 bis c.p. – collocato sistematicamente nel medesimo titolo[3] del codice penale dell’art. 419 c.p. - punisce chi fa parte di un’associazione di tipo mafioso con la reclusione da cinque a dieci anni, mentre per chi promuove, dirige o organizza l’associazione la pena va da sette a dodici anni. Se l’associazione è armata, la pena nei casi di cui al primo comma va da sette a quindici anni e solo per i promotori va da dieci a ventiquattro anni.
Ulteriormente, il G.u.p. del Tribunale di Roma Dott. Marco Patarnello, con la sentenza resa in data 12.01.2007 n. 83/07, inquadrando nella logica del sistema il dato normativo e parametrandolo per l'appunto ad altri gravissimi reati (art. 244, 270, 270 bis, 277, 284, 416 bis c.p.), ha ritenuto che “se questo è il quadro dell’approccio alla repressione penale del nostro ordinamento per quanto attiene ai delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico è evidente che la pena fissata da otto a quindici anni per condotte come quelle in esame, riconducibili ad una ampia pluralità di reati di danneggiamenti o furti che abbiano esposto a rischio l’ordine pubblico può ritenersi costituzionalmente non censurabile solo nell’ipotesi che essa venga interpretata con un rigore particolare, suscettibile a ricondurla a ragionevolezza nella comparazione con le tipologie di delitti poc’anzi citate. In tal senso occorre ritenere che per la sussistenza del delitto di devastazione e saccheggio occorre che venga coinvolta con una rilevantissima mole di danneggiamenti o furti una zona o area cittadina di non trascurabile rilievo, quale può essere un quartiere o una piccola articolazione urbana oppure una vasta area territoriale non urbana. Non si vuole con questo certamente escludere che in linea generale uno stadio di calcio, ancor più se delle dimensioni rilevanti come quello della Capitale, possa essere un luogo suscettibile, in caso di devastazione massiccia e diffusa, di fondare la sussistenza del delitto di cui all’art. 419 c.p.; si vuole piuttosto affermare che in tal caso occorre che la mole dei danneggiamenti non sia riconducibile ad una area ben delimitata e tutto sommato circoscritta dello stadio, ma occorre piuttosto che esso venga in parte rilevante o comunque assai significativa attinto da una devastazione di una mole così rilevante di oggetti da non lasciare intatto quasi nulla di ciò che ricade nell’area,così rendendo l’esposizione a pericolo per l’ordine pubblico di particolare rilievo e concretezza per una pluralità rilevante di soggetti, anche estranei al fatto. Al di fuori di questa lettura la norma esaminata non potrebbe che essere oggetto di sottoposizione a giudizio incidentale di legittimità costituzionale per l’evidente portata sproporzionata e irragionevole della pena”.
* * * Con la speranza che questo lavoro possa costituire spunto di riflessione su un reato sconosciuto ai più.
Avv. Lorenzo Contucci, Roma - settembre 2008 -