Source: https://www.webeconomia.it/guida-completa-al-rimborso-iva/9419/
Timestamp: 2020-05-26 10:22:07+00:00
Document Index: 22472274

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 17', 'art. 31', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 74', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 71', 'art. 41', 'art. 58', 'art. 37', 'art. 74', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 8', 'art. 38', 'art. 72', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 38', 'art. 47', 'art. 10']

Guida completa al rimborso iva
Come previsto dall’art. 30 del DPR 633/72 si ha diritto ad un rimborso iva quando dalla dichiarazione annuale vi è un’eccedenza di imposta. In alternativa il contribuente ha la facoltà di portare in compensazione il credito iva nell’anno successivo (con apposito modello approvato dall’Agenzia delle Entrate).
1 Riporto dell’eccedenza del credito di imposta
1.1 Il credito maturato nel 2015 potrà quindi essere utilizzato nel 2016 a partire dalla prima dichiarazione periodica o nelle successive o nella dichiarazione annuale (rimborso iva annuale).
2 Il rimborso iva e Requisiti
2.1 Requisiti per richiedere il rimborso
3 PROCEDURA PER LA RICHIESTA DEL RIMBORSO IVA
3.1 Attestazione del credito
3.2 Cessione del credito
Riporto dell’eccedenza del credito di imposta
In caso di credito iva da (rimborso credito iva) portare a nuovo nell’anno successivo, la compensazione può essere effettuata tramite diverse opzioni:
Compensazione “verticale” – Il credito potrà essere usato per diminuire l’imposta che è dovuta nei periodi seguenti a quando il credito è maturato.
Il credito maturato nel 2015 potrà quindi essere utilizzato nel 2016 a partire dalla prima dichiarazione periodica o nelle successive o nella dichiarazione annuale (rimborso iva annuale).
Tale modalità di compensazione è detta anche verticale o interna e non richiede che venga presentato un modello F24 (la compensazione risulta da annotazioni all’interno della contabilità Iva). In base a quanto previsto dal dl n. 66/2014 i versamenti tramite modello F24 sono eseguiti con le seguenti metodologie:
Servizi telematici dell’Agenzia dell’entrate o degli enti di riscossione se vengono effettuate compensazioni con saldo positivo, o senza compensazioni, quando il saldo finale è di importo superiore a 1.000 euro;
Con i servizi telematici Entratel o Fisconline in caso di deleghe a saldo zero (versamenti con compensazioni tra crediti e debiti dello stesso ammontare).
Compensazione “orizzontale” – come stabilito dall’art. 17 del d. lgs n. 241/97 il credito può essere utilizzato per compensare contributi, premi o tasse e imposte diverse dall’iva. Tale tipo di compensazione, denominata compensazione orizzontale o esterna, può aversi sino ad un valore limite di 700 mila euro. I vincoli per tale tipo di compensazione, stabiliti dal dl 78/2009:
In caso di importi superiori a 5 mila euro annui, la compensazione potrà effettuarsi solo dal giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione annuale attraverso l’utilizzo dei canali telematici previsti dall’Agenzia delle Entrate. Superata la soglia dei 5 mila euro per effettuare la compensazione occorrerà prima presentare la dichiarazione (sarà inoltre possibile presentare la relativa dichiarazione in forma autonoma già a partire dal 1° febbraio, per accedere alla compensazione dal 16 marzo);
Per importi superiori a 15 mila euro sulla dichiarazione annuale occorrerà apporre il “visto di conformità” (tale limite è pari a 50 mila euro per le start up innovative – di cui al dl n. 179/2012 – quando le stesse sono iscritte nella sezione speciale del registro imprese).
Nel caso in cui chi vanta il credito iva sia debitore moroso l’art. 31 del dl n. 78/2010 prevede ulteriori limitazioni. In questo caso la compensazione dei crediti inerenti imposte erariali è preclusa sino a concorrenza dell’importo dei debiti di importo superiore a 1.500 euro, che sono iscritti a ruolo per imposte erariali, per i quali è scaduto il termine di pagamento (nel caso in cui non si osservi tale preclusione viene applicata una sanzione pari al 50 % dell’importo del debito scaduto). Per cui chi ha dei debiti “scaduti”, deve utilizzare prioritamente l’importo del credito per compensare tali debiti. La preclusione riguarda anche le somme che derivano da accertamenti esecutivi di cui all’art. 29 del dl n. 78 del 2010.
Il rimborso iva e Requisiti
Qualora vi sia un’eccedenza a credito risultante dalla dichiarazione è possibile chiedere a rimborso l’intero credito o una sua parte. La richiesta di rimborso deve essere effettuata compilando l’apposito rigo VX4 della dichiarazione annuale Iva o in alternativa compilando l’apposito rigo del modello Unico quadro RX (per l’iva di gruppo il quadro da compilare è il PR).
requisiti rimborso iva
Requisiti per richiedere il rimborso
Il contribuente che si trova in una delle condizioni previste dall’art. 30 del DPR 633/72 potrà pertanto avviare la procedura per la richiesta del rimborso iva. I requisiti, da indicare all’interno del campo VX4 del rigo 3 con l’apposito codice, sono:
Cessazione dell’attività (codice 1)–Le società che hanno cessato l’attività hanno la possibilità di chiedere il rimborso Iva nell’anno successivo, indipendentemente dall’entità del credito. PER chi esercita arti o professioni la data di cessazione coincide con quella dell’effettiva cessazione dell’attività professionale o artistica, anche se non sono stati completamente conclusi i rapporti commerciali. Per le società la data di cessazione è la data di chiusura del bilancio finale di liquidazione.
Per quanto riguarda le società in liquidazione, quando queste hanno comunicato la data di ultimazione delle operazioni Iva, hanno la facoltà di comunicare la cessazione dell’attività, avendo pertanto titolo al rimborso iva.
Imprese che vendono ad aliquote più basse di quelle sugli acquisti (codice 2)–Alcune società operanti in particolari settori (come rottami auto, caseifici, edilizia) possono trovarsi in una situazione di credito strutturale tenuto conto che le aliquote iva gravanti sui loro acquisti sono più alte rispetto all’aliquota iva applicata sulle vendite. In base a quanto previsto dalla lettera a) dell’art. 30 il contribuente potrà ottenere il rimborso qualora “eserciti esclusivamente o prevalentemente attività con l’effettuazione di operazioni soggette a imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti ed alle importazioni” (l’aliquota media delle operazioni attive, incrementata del 10 %, è inferiore a quella media sugli acquisti e sulle importazioni. In ogni caso non rientrano all’interno del calcolo dell’aliquota media le operazioni rientranti nei regimi monofase (operazioni elencate dall’art. 74 come vendita di giornali, tabacchi, ecc.)e le operazioni non imponibili (risoluzione n. 17/98 dell’agenzia delle Entrate).
Imprese che hanno effettuato operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25 % del fatturato (codice 3) –Tale ipotesi è applicabile ai contribuenti che effettuando le seguenti operazioni non imponibili sono “fisiologicamente” a credito Iva:
Cessioni all’esportazione o cessioni e prestazioni a esportatori abituali come previsto dall’art. 8 del dpr n. 633/72;
Operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione come previsto dall’art. 8-bis del dpr 633/72;
Servizi internazionali come da art. 9 del dpr 633/72;
Cessioni di beni inviati nello Stato Vaticano e nella RSM come indicato dall’art. 71 Dpr 633/72;
Cessioni intracomunitarie ( art. 41 dl n. 331/93);
Cessioni a operatore residente con consegna dei beni in altro Stato membro (art. 58 dl 331/93);
Cessioni all’esportazione di beni soggetti al regime del margine (art. 37 dl n. 41/95);
Prestazioni delle agenzie di viaggi rese al di fuori del territorio UE (art. 74-ter dpr 633/72).
Il rimborso può essere chiesto qualora il credito sia superiore a € 2.582,28 e se il rapporto tra l’ammontare delle suddette operazioni e quelle complessivamente effettuate è superiore al 25 %.
Acquisti e importazioni di beni ammortizzabili e spese per studi e ricerche (codice 4)–Qualora il credito superi € 2.582,28 il contribuente potrà richiedere il rimborso iva nei seguenti casi:
Acquisti ed importazioni di beni ammortizzabili che sono stati registrati nell’anno 2015 o anche in periodi precedenti a condizione che non sia stata chiesta a rimborso o compensata;
Acquisti di beni e servizi per studi e ricerche che sono stati registrati nel 2015.
Ricordiamo che per beni ammortizzabili occorre fare riferimento a quanto previsto dalla disciplina delle imposte dirette e pertanto occorre fare riferimento alle disposizioni previste in materia di imposizione diretta, con particolare riguardo a beni strumentali ammortizzabili, materiali ed immateriali.
Prevalente effettuazione di operazioni non territoriali (codice 5)–E’ una delle condizioni previste quando il contribuente effettua in prevalenza operazioni escluse dal campo di applicazione dell’Iva per difetto di presupposto territoriale (ad esempio un soggetto che nel corso del 2015 ha effettuato prestazioni di servizi nei confronti di una ditta estera). In base al dettato dell’Agenzia delle Entrate rientrano nella suddetta tipologia le cessioni di beni e le prestazioni di servizi delocalizzate e quelle che sono qualificate erroneamente non territoriali in base all’ultimo comma dell’art. 7;
Soggetti non residenti in Italia (codice 6) – Il contribuente potrà richiedere a rimborso il credito iva (superiore comunque a € 2.582,28) ai soggetti di imposta esteri che hanno una posizione Iva in Italia (rappresentante fiscale come da art. 17 dpr 633/72). Il rappresentante fiscale risponde in solido con il rappresentato degli obblighi derivanti dall’applicazione delle disposizioni. Ricordiamo che l’amministrazione finanziaria ritiene doveroso annottare la lettera di rappresentanza in un apposito registro tenuto direttamente dall’Agenzia delle Entrate (sul punto la Corte di Cassazione stabilisce che la rappresentanza fiscale potrà comunque risultare dalla comunicazione di inizio attività inviata all’ufficio ai sensi dell’art. 35 del dpr n. 633/72). Il diritto al rimborso del credito Iva spetta anche nel caso in cui il soggetto non residente abbia aperto direttamente una posizione Iva come previsto dall’art. 35-ter del dpr 633/72 o nel caso in cui il soggetto estero abbia una stabile organizzazione in Italia;
Produttori agricoli che hanno effettuato vendite non imponibili (codice 7) – I produttori agricolie ittici che applicano il regime speciale previsto dall’art. 34 non hanno la possibilità di recuperare l’iva che è stata assolta sugli acquisti ma effettuano la detrazione forfettaria di una somma che corrisponde alle percentuali di compensazione che sono contenute in un apposito Dm. L’art. 34 comma 9 prevede una specifica detrazione o un rimborso iva corrispondente alle percentuali di compensazione che risulterebbe applicabile qualora effettuate in regime di imponibilità:
Cessioni all’esportazione di cui all’art. 8 primo comma (comprese vendite su dichiarazioni di intento degli esportatori abituali);
Cessioni a viaggiatori extracomunitari previsti dall’art. 38 – quater;
Cessione in favore di organismi internazionali previste dall’art. 72;
Cessione intracomunitarie.
Minore eccedenza del triennio (codici 8 e 10) – Nel caso in cui non siano presenti le ipotesi di cui sopra, l’art. 30 al quarto comma permette di accedere al rimborso ai contribuenti che per tre anni consecutivi hanno presentato dichiarazione a credito (anche per importi sotto € 2.582,28) in relazione al minor credito di imposta che risulta dalle dichiarazioni del triennio.
Hanno la possibilità di chiedere il rimborso anche le società controllate aderenti all’Iva di gruppo che all’atto dell’ingresso all’interno della procedura di liquidazione non hanno trasferito il credito dell’anno precedente, per effetto della preclusione introdotta dalla legge n. 244/2007. Il credito resta pertanto nella disponibilità della società che potrà chiederlo a rimborso in presenza dei presupposti di legge, compreso il caso della minore eccedenza del triennio.
Contribuenti in regime forfettario (codice 11) –Il codice 11 è stato recentemente introdotto e deve essere utilizzato dalle persone fisiche che nell’anno 2016 hanno optato per il regime forfettario (art. 1 comma 54 della legge n. 190 del 2014) che hanno intenzione di chiedere il rimborso iva a credito risultante dalla dichiarazione annuale 2015. L’istituto rappresenta un nuovo presupposto per la richiesta di rimborso introdotto dall’art. 1 comma 63 della legge n. 190 del 2014.
PROCEDURA PER LA RICHIESTA DEL RIMBORSO IVA
Il provvedimento del 28 Gennaio 2011 ha previsto la nuova procedura da effettuare in virtù della soppressione del modello autonomo VR. In particolare ha disposto che nel caso in cui il contribuente intenda modificare l’importo richiesto in origine a rimborso (sia in diminuzione che in aumento) è necessario presentare una dichiarazione integrativa ai sensi dell’art. 2, comma 8 – bis, del Dpr n. 322/98 entro il termine di scadenza previsto per presentare la dichiarazione dell’anno successivo.
Successivamente l’Agenzia delle Entrate una volta ricevuta l’istanza di rimborso trasmette all’agente della riscossione i relativi dati in modalità telematica (entro 10 giorni dalla ricezione). L’agente della riscossione entro 10 giorni dalla ricezione chiederà al contribuente la prestazione della garanzia qualora prevista o la dichiarazione sostituiva di esonero. Successivamente l’agente provvederà all’accredito del rimborso su conto corrente bancario o postale (la procedura è differente qualora il rimborso sia richiesto con procedura ordinaria).
Diniego del rimborso iva – Qualora l’ufficio ritenga insussistenti i presupposti per il rimborso, provvede a notificare al contribuente regolare provvedimento di diniego, provvedendo a inserire in detrazione il credito nella prima liquidazione utile ed effettuando opportuna annotazione all’interno del registro degli acquisti. Il credito relativo al rimborso negato è comunque non produttivo di interessi e qualora si effettui impugnazione del provvedimento di diniego, i relativi effetti sono sospesi ed il credito sarà portato in detrazione solo dopo la sentenza definitiva. Inoltre, in base alle disposizioni previste dal d. lgs 158/2015 il contribuente che ottiene un rimborso iva in assenza dei presupposti è punibile con la sanzione del 30 % del credito rimborsato.
Garanzia–Ad eccezione dei casi descritti più avanti è comunque necessario prestare idonea garanzia per l’ottenimento del rimborso: polizza fideiussoria o atto di fideiussione rilasciata da compagnia di assicurazione o istituto bancario o impresa commerciale che l’agenzia delle Entrate ritiene affidabile. In alternativa cauzione in titoli di stato, al valore di borsa o in buoni postali fruttiferi. Per le Pmi è previsto che le garanzie possano anche essere prestate da consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi (art. 29 legge n. 317/91) sotto forma di depositi bancari in titoli vincolati. La garanzia dovrà coprire non solo il credito d’imposta ma anche i crediti a qualsiasi titolo vantati dall’amministrazione finanziaria riguardo all’Iva (imposta, interessi, sanzioni, spese di notifica) derivanti da atti emessi dall’amministrazione finanziaria.
La fideiussione deve essere prestata utilizzando lo schema unico di fideiussione predisposto dall’amministrazione finanziaria con provvedimento del 10.06.2004. Tale modello è stato aggiornato attraverso il provvedimento del 26 Giugno 2015, a seguito delle modifiche previste dal d. lgs n. 175/2014 in materia di erogazione di rimborsi.
Omessa presentazione di garanzia – In caso di omessa presentazione di garanzia occorre distinguere se il rimborso viene richiesto con procedura ordinaria (rimborso disposto dall’ufficio) o con procedura semplificata (rimborso erogato direttamente dall’agente della riscossione).
Procedura ordinaria – La circolare n. 17 del 2011 stabilisce l’atto di garanzia non è richiesto al contribuente per il controllo della regolarità formale dell’istanza ed è propedeutico alla sola fase di liquidazione del rimborso. Nel caso in cui non venga presentata la prevista garanzia il contribuente ha la facoltà di rettificare la richiesta di rimborso presentando dichiarazione integrativa al fine di indicare lo stesso credito come eccedenza che è possibile utilizzare in detrazione o compensazione.
Procedura semplificata –A differenza dei rimborsi che vengono richiesti con procedura ordinaria, con la procedura semplificata (o del conto fiscale) viene espressamente previsto che nel caso in cui non sia presentata garanzia entro 40 giorni dalla richiesta del rimborso, la procedura non potrà essere espletata.Anche in tale procedura è possibile rettificare la richiesta di rimborso effettuando la presentazione di una dichiarazione integrativa indicando il medesimo credito come eccedenza da utilizzare in detrazione o compensazione o come eccedenza che è possibile rimborsare attraverso la procedura ordinaria.
Rimborsi sino a 15 mila euro–Non dovranno presentare garanzia i contribuenti che richiedono un rimborso per un valore non superiore a 15 mila euro. Come disposto dalla risoluzione 165 del 2000 i contribuenti che hanno un credito superiore a 15 mila euro possono richiedere il rimborso sino a tale valore senza obbligo di garanzia ed utilizzare il credito residuo per pagare altri tributi o contributi (compensazione orizzontale).
Rimborsi di importo superiore a 15 mila euro – Per i rimborsi che superano l’importo di 15 mila euro occorre prestare opportuna garanzia oppure, come previsto dal d. lgs n. 175/2014, hanno la facoltà di predisporre il visto di conformità “rinforzato”. Tenuto conto di quanto disposto dall’art. 38-bis i rimborsi possono essere erogati senza garanzia quando vi sono le seguenti condizioni:
Dichiarazione annuale che rechi il visto di conformità o la sottoscrizione dell’organo di controllo contabile;
Venga allegata a dichiarazione o istanza una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante la sussistenza delle seguenti condizioni (art. 47 dpr n. 445/2000):
Patrimonio netto non diminuito di oltre il 40 % rispetto a quanto risulta dall’ultimo periodo di imposta; consistenza degli immobili non ridotta di oltre il 40 % per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività rispetto all’ultimo periodo; l’attività non è terminata o ridotta a seguito di cessioni di aziende o rami;
Non vengono cedute nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare che supera il 50 % del capitale sociale (caso in cui la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate in mercati regolamentati);
I versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi sono regolarmente versati.
Attestazione del credito
Tenuto conto che le risorse finanziarie le richieste di rimborso iva non possono essere tempestivamente soddisfatte. Come previsto dall’art. 10 del dl n. 269/2003 le anticipazioni di credito sono erogate da parte dell’Agenzia delle Entrate a condizione che venga attestata la certezza e la liquidità dei crediti tributari, nonché la data indicativa di erogazione del rimborso. L’attestazione viene richiesta compilando e inviando il modello presente sul sito dell’Agenzia ed il credito è considerato certo quando sono determinati il titolare e l’oggetto, mentre è liquido quando l’ammontare è determinato o determinabile.
Come previsto dalla legge n. 154/1988 il contribuente ha la possibilità di cedere il credito Iva richiesto a rimborso. In questo caso l’ufficio ha la possibilità di chiedere le somme indebitamente rimborsare anche ad un eventuale cessionario, anche se le azioni di rettifica della dichiarazione e quelle sanzionatorie devono riguardare in via principale il cedente.