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Timestamp: 2019-06-16 20:33:15+00:00
Document Index: 111898258

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 3']

Credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo | Errevi Consulenze
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L'articolo 7 della bozza del Disegno di Legge di Stabilità 2015 contiene una “nuova” versione dhe va a modificare il Bonus Ricerca del decreto Destinazione Italia (articolo 3, dl 145/2013), con l’estensione della platea a tutte le aziende (non più solo PMI), con tetto massimo più alto, spesa minima per investimenti più bassa, rimodulazione dell’importo erogato.
Il “rinnovato” bonus fiscale spetterà per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuati:
dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014;
fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2019 (nella versione attuale dell'art. 3 del D.L. n. 145/2013 l'agevolazione ha invece termine nel 2016).
Alla data del 31 dicembre 2014 cesseranno inoltre le agevolazioni previste dall'art. 24 del D.L. n. 83/2012 (credito d'imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati) e dall'art. 1, commi da 95 a 97, della Legge n. 228/2012 (fondo per la concessione di un credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo), e le relative risorse saranno destinate al nuovo credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo.
Potranno usufruire del bonus tutte le imprese che effettuano investimenti in ricerca e sviluppo (e non soltanto quelle con fatturato annuo inferiore a 500 milioni di euro, come previsto dall'art. 3 del D.L. n. 145/2013 attualmente in vigore), indipendentemente da:
regime contabile adottato.
Il credito d'imposta spetterà nella misura del 25% delle spese per attività di ricerca e sviluppo sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei 3 periodi d'imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015 (attualmente invece il credito d'imposta spetta nella misura del 50% degli incrementi annuali di spesa in attività di ricerca e sviluppo).
L'ammontare del bonus è innalzato al 50% relativamente a:
spese per personale altamente qualificato impiegato nell'attività di ricerca e sviluppo (art. 7, comma 6, lettera a) del DDL Stabilità 2015);
spese per contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e altre imprese tra cui start-up innovative di cui all'art. 25 del D.L. n. 179/2012 (all'art. 7, comma 6, lettera c) del DDL Stabilità 2015).
Per le imprese in attività da meno di 3 periodi d'imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare andrà calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione.
Il credito d'imposta sarà riconosciuto fino a un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario (attualmente l'importo massimo è di 2,5 milioni di euro), a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo pari almeno a 30.000 euro (attualmente 50.000 euro).
ATTIVITÀ DI RICERCA E SVILUPPO AMMISSIBILI E SPESE AGEVOLATE
Saranno ammissibili al credito d'imposta le seguenti attività di ricerca e sviluppo:
ricerca pianificata o indagini critiche miranti ad acquisire nuove conoscenze, da utilizzare per mettere a punto nuovi prodotti, processi o servizi o permettere un miglioramento dei prodotti, processi o servizi esistenti, ovvero la creazione di componenti di sistemi complessi, necessaria per la ricerca industriale, a esclusione di prototipi di cui alla lettera c);
acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e delle capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale allo scopo di produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati. Può trattarsi anche di altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi e servizi; tali attività possono comprendere l'elaborazione di progetti, disegni, piani e altra documentazione, purché non siano destinati a uso commerciale; realizzazione di prototipi utilizzabili per scopi commerciali e di progetti pilota destinati a esperimenti tecnologici o commerciali, quando il prototipo è necessariamente il prodotto commerciale finale e il suo costo di fabbricazione è troppo elevato per poterlo usare soltanto ai fini di dimostrazione e convalida;
Non si considerano invece attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti e altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.
Le spese che potranno usufruire del credito d'imposta sono le seguenti:
spese relative a personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d'imposta, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, o iscritto a un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, o in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico come da classificazione Unesco Isced (o di cui all'allegato 1 al D.L. n. 135/2014, introdotto dalla bozza del DDL Stabilità 2015);
quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nel limite dell'importo risultante dall'applicazione dei coefficienti di ammortamento di cui D.M. 31 dicembre 1998, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l'attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto di Iva;
spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca ed organismi equiparati e con altre imprese comprese le start-up innovative di cui all'art. 25 del D.L. n. 179/2012;
spese per competenze tecniche e privative industriali relative a un'invenzione industriale, biotecnologica o a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale anche acquisite da fonti esterne.
Tra le novità introdotte rispetto all'attuale versione dell'art. 3 del D.L. n. 145/2013, appaiono di particolare rilievo:
il riferimento al “personale altamente qualificato”, dotato di determinate qualifiche (titolo di dottore di ricerca, ecc.), impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo: la versione attuale dell'art. 3 del D.L. n. 135/2014 fa invece genericamente riferimento al “personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo”;
l'inclusione, tra le spese agevolate, di quelle relative a contratti di ricerca stipulati con le start-up innovative di cui all'art. 25 del D.L. n. 179/2012.
Il credito d'imposta dovrà essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi, e sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997.
non sarà soggetto al limite di cui all'art. 1, comma 53, della Legge n. 244/2007, in base al quale i crediti d'imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi possono essere utilizzati nel limite annuale di 250.000 euro;
non sarà soggetto al limite di cui all'art. 34 della Legge n. 388/2000, in base al quale il limite massimo dei crediti d'imposta e dei contributi compensabili o rimborsabili è pari (a decorrere dall'anno 2014) a 700.000 euro.
CONTROLLI E CERTIFICAZIONE CONTABILE
Qualora, a seguito di controlli, venga accertata l'indebita fruizione (anche parziale) del credito d'imposta (per il mancato rispetto delle condizioni richieste oppure a causa dell'inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato l'importo fruito), l'Agenzia delle Entrate provvederà al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni.
Le disposizioni applicative, comprese le modalità di verifica e controllo dell'effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d'imposta fruito indebitamente saranno emanate con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico.
Aggiornamento del 29 maggio 2015: Guidi, ok a decreto attuativo credito d'imposta ricerca e sviluppo
Il credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo sarà operativo a breve.
Quanto al Patent box ,La Guidi ha spiegato che firmerà a breve il decreto attuativo che aprirà alla tassazione agevolata su base opzionale dei redditi derivanti dall’utilizzo di alcune tipologie di beni immateriali, sul modello di quanto già previsto da altri Stati europei.
Nello specifico, la detassazione si applica ai redditi derivanti dall'utilizzo di opere dell'ingegno, brevetti industriali, marchi d'impresa, disegni e modelli,processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
L’agevolazione consiste nell'esclusione dal reddito complessivo del 50% dei redditi derivanti dall’utilizzazione di tali beni immateriali. L’utilizzo del regime opzionale è possibile, oltre che per i redditi derivanti dalla concessione in uso a terzi dei beni, anche nell’ipotesi di utilizzo diretto degli stessi.
All: PMI innovative - Ministero dello Sviluppo Economico
Aggiornamento del 02 Ottobre 2015: diventa operativo il credito d'imposta per le attivita' di ricerca e sviluppo
Il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo è diventato pienamente operativo.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto con cui il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, ha individuato le disposizioni applicative necessarie per dare attuazione alla misura. L’obiettivo del credito di imposta è di favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte del sistema delle imprese.
La legge agevola le spese di ricerca sostenute a partire dal 2015 e fino al 2019 incrementali rispetto alla media degli esercizi (periodi d’imposta) 2012-2014.
La percentuale di agevolazione è così differenziata:
50% sulla spesa incrementale relativa a personale altamente qualificato e contratti di ricerca;
25% sulla spesa incrementale relativa a quote di ammortamento e competenze tecniche/privative industriali.
Possono accedere al credito di imposta le imprese localizzate su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalla dimensione, dalla forma giuridica e dal settore economico.
Si possono agevolare le seguenti attività di ricerca e sviluppo:
acquisizione, combinazione, strutturazione e utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica e commerciale per produrre piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati;
Non sono ammesse le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione e servizi esistenti, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.
Il credito d’imposta dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale sono stati sostenuti i costi agevolati. Il credito non concorre alla formazione del reddito dell’impresa né dell’Irap.
Aggiornamento del 26 Novembre 2015: l’Agenzia ha istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione mediante F24
Con la risoluzione n. 97 del 25 novembre, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo “6857”, per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore delle imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, ai sensi dell’art. 3 del DL 145/2013, come sostituito dall’art. 1, comma 35 della L. 190/2014.
Si ricorda che tale norma prevede – per tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019 – il riconoscimento di un credito d’imposta, fino a un importo massimo annuale di cinque milioni di euro per ciascun beneficiario, nella misura del 25% (50% per le spese relative al personale altamente qualificato impiegato in attività di ricerca e sviluppo e per i contratti di ricerca con università ed enti di ricerca e altre imprese) degli incrementi di spesa nelle attività di ricerca e sviluppo rispetto alla media delle stesse sostenute nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.
Come spiegato anche nella risoluzione, poi, con il decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze 27 maggio 2015, di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico, sono state adottate le disposizioni applicative del credito d’imposta.
In particolare, l’art. 6 del DM disciplina le modalità di fruizione, prevedendo, tra l’altro, l’indicazione dell’importo del beneficio concesso all’impresa nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale i costi sono stati sostenuti e l’utilizzo del credito “esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997 n. 241, e successive modificazioni”, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti.
Di fatto, quindi, il credito d’imposta è utilizzabile (art. 6 comma 3 del DM 27 maggio 2015):
- esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, ai sensi dell’art. 17 del DLgs. 241/97 (c.d. “compensazione esterna”);
- a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui i costi sono stati sostenuti.
Pertanto, in caso di costi sostenuti nel periodo d’imposta 2015, il credito d’imposta potrà essere utilizzato in compensazione tramite il modello F24 dal 1° gennaio 2016.
Quindi, come anticipato, per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24, del credito d’imposta in argomento, la ris. n. 97 ha istituito il codice tributo “6857”, denominato “Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo - art. 3, D.L. 23 dicembre 2013, n. 145”.
In sede di compilazione del modello di versamento F24, il suddetto codice tributo va esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.
La risoluzione precisa che il codice tributo sarà operativo a decorrere dal 1° gennaio 2016.
Aggiornamento del 17 marzo 2016: Il credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo è fruibile in compensazione e cumulabile con altre agevolazioni
l'Agenzia chiarisce che il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo è fruibile anche in presenza di altre misure, a meno che non siano queste ad escluderlo.
circolare n. 5/E 2016 Agenzia delle Entrate
Aggiornamento del 28 settembre 2016: novita' in arrivo nel 2017
Le modifiche sono indicate nel Piano Industria 4.0 e dovrebbero entrare nella legge di Bilancio 2017.
Inoltre, sembra confermato anche l’ammontare minimo di investimenti in attività di ricerca e sviluppo al fine di poter accedere al credito di imposta.
Secondo la normativa vigente, il credito di imposta è riconosciuto a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d'imposta in relazione al quale si intende fruire dell'agevolazione ammonti almeno ad 30.000 euro.
Aggiornamento del 15 febbraio 2017 : ammessi i brevetti, esclusi marchi e disegni
In risposta a un interpello sul credito d'imposta ricerca e sviluppo, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito, con la risoluzione n. 19/E del 14 febbraio 2017, che al bonus sono ammesse anche le spese sostenute per l'acquisizione di brevetti da società in fallimento, mentre sono esclusi i costi per disegni e marchi.
Dopo aver sostenuto vari costi di ricerca e sviluppo, tra i quali alcuni relativi all'acquisto di "marchi, brevetti e disegni derivanti dal fallimento di un'altra società", un'impresa ha chiesto all'Agenzia delle Entrate:
se tra i costi ammissibili al bonus ricerca rientrino quelli per l'acquisizione di brevetti per invenzione, per brevetti per modelli di utilità e per l'acquisizione di marchi e di disegni;
se il costo di acquisizione ammissibile al beneficio possa essere considerato agevolabile anche nel caso in cui i beni immateriali siano stati acquistati da società sottoposta a procedura fallimentare;
quale sia l'importo del costo agevolabile qualora i documenti di acquisto riportino il costo complessivo dei beni acquistati e non il valore di ogni singolo bene;
se ai fini del calcolo della media degli investimenti si debba o meno tenere conto degli eventuali costi di ricerca e sviluppo, inerenti ai citati beni immateriali agevolabili, sostenuti dalla società cedente.
Il decreto attuativo del credito d'imposta R&S individua quali investimenti ammissibili, oltre ai costi per personale, strumenti e attrezzature di laboratorio, contratti di ricerca extra muros, anche l'acquisizione di competenze tecniche e privative industriali, ma non entra nel dettaglio delle spese agevolabili.
Il primo chiarimento fornito dalle Entrate riguarda il fatto che al bonus sono ammessi i brevetti per invenzione e i brevetti per modelli di utilità, a condizione che siano funzionali e connessi al progetto di ricerca e sviluppo in corso di svolgimento, mentre sono esclusi i marchi d'impresa e i disegni. Il decreto-legge n. 145-2013, ricorda l'Agenzia, prevede infatti che il credito d'imposta sia riconosciuto esclusivamente per le "privative industriali relative a un'invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale".
Tali spese sono ammissibili in caso di acquisizione di privative da soggetti terzi, anche da un fallimento di altra società, prosegue la risoluzione.
Per quanto riguarda la valorizzazione delle singole privative industriali, dal momento che il bonus si applica sulle spese effettivamente sostenute e non su valori forfettari (che tra l'altro non permetterebbero alla società di assolvere gli obblighi documentali previsti), l'Agenzia suggerisce di adottare, quale criterio di ripartizione, quello fondato sull'incidenza percentuale del valore normale del singolo bene rispetto al valore normale complessivo del lotto di beni acquistato e di predisporre una relazione di stima, in modo da rendere comprensibili i criteri utilizzati.
Esclusa, infine, la possibilità di includere nel calcolo della media di riferimento i costi sostenuti dalla società fallita, dal momento che le attività imprenditoriali delle due parti sono indipendenti tra loro.
Risoluzione 19/E del 14 febbraio 2017
Aggiornamento del 28 aprile 2017 : Il bonus R&S «salva» gli errori delle imprese
La circolare 13/E emanata ieri dall’agenzia delle Entrate affronta le modifiche apportate dalla legge di bilancio 2017 al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, salvaguardando eventuali errori dei contribuenti nella vigenza della vecchia disciplina e cogliendo l’occasione per fornire interpretazioni su alcuni temi controversi.
Quanto agli eventuali errori commessi dal contribuente in sede di determinazione dell’agevolazione, l’agenzia chiarisce che nell’ipotesi in cui sia stato determinato un credito d’imposta in misura maggiore rispetto al dovuto, risulta applicabile l’esimente connessa alle obiettive condizioni d’incertezza interpretativa della norma. A tal fine concede la possibilità di sanare la posizione presentando apposita dichiarazione integrativa e versando unicamente la maggiore imposta dovuta e i relativi interessi, ma non anche le sanzioniQualora invece
Qualora invece il contribuente abbia usufruito di un credito d’imposta minore del dovuto, potrà utilizzare il maggior credito spettante presentando apposita dichiarazione integrativa a favore.
Sempre al fine di facilitare l’applicazione dell’agevolazione, la circolare 13/E specifica che il contribuente può presentare istanza d’interpello ai sensi dell’articolo 11 dello Statuto del contribuente qualora sussistano dubbi interpretativi relativamente a casi concreti e personali. Qualora invece vi siano dubbi riferiti all’applicazione dell’agevolazione su determinate attività di R&S, è sufficiente ottenere il parere tecnico del Ministero dello Sviluppo economico mediante richiesta da formulare via Pec.
Rilevanti chiarimenti sono forniti con riferimento all’applicazione dell’agevolazione alle imprese residenti che svolgono attività di R&S sulla base di contratti stipulati con soggetti residenti nell’Ue o nello See o in Paesi cosiddetti “collaborativi” sotto il profilo dello scambio d’informazioni. L’agenzia specifica che tali
imprese, ammesse a godere dell’agevolazione grazie alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2017, potranno usufruire del credito d’imposta in base ai costi sostenuti per l’attività di R&S a favore della committente, a nulla rilevando i corrispettivi pattuiti. Tali costi saranno imputati al periodo d’imposta di effettivo sostenimento secondo quanto disposto dall’articolo 109 del Tuir .
Il favor verso tale agevolazione, potenziata dalla legge di bilancio 2017 e cumulabile con il (recentemente modificato) patent box, riflette la volontà di rendere il nostro sistema fiscale maggiormente competitivo.
A seguito delle novità introdotte con la legge di Bilancio 2017 , si sono venuti a creare due differenti regimi:
quello ante e quello post 1 gennaio 2017 (soggetti “solari”). Nella versione previgente, l’istituto prevedeva quattro tipologie di spese ammissibili:
a) personale altamente qualificato;
c) ricerca extra-muros;
La legge di Bilancio ha esteso il beneficio a tutto il personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, a prescindere dalla qualifica di «personale altamente qualificato». La modifica consente di superare la normativa previgente che peraltro aveva già formato oggetto di un’interpretazione estensiva da parte delle
Entrate, che avevano fatto rientrare le spese per il personale “tecnico” nella categoria delle «competenze tecniche» (circolare 5/E/2016 ).
La circolare affronta poi una delle novità più significative della Legge di Bilancio che estende il credito di imposta alle imprese residenti che eseguono attività di ricerca e sviluppo su commissione di imprese non residenti, se localizzate in Stati white list. Prima di tale modifica, le spese di ricerca e sviluppo sostenute da imprese commissionarie residenti su commissione di soggetti non residenti erano completamente irrilevanti.
Dal 2017 viene superata tale impostazione, consentendo di agevolare anche la ricerca svolta da imprese italiane in base a contratti di committenza con imprese estere, anche se appartenenti al medesimo gruppo.
La seconda parte della circolare affronta poi numerosi dubbi emersi in sede di prima applicazione della disciplina, chiarendo che – in presenza di eventuali comportamenti difformi – la regolarizzazione potrà avvenire senza sanzioni, presentando una dichiarazione integrativa ed effettuando il versamento dell’importo già indebitamente utilizzato in compensazione (oltre gli interessi). Se con i nuovi chiarimenti emergesse un maggior credito l’impresa potrà presentare l’integrativa.
Circolare dell'Agenzia delle Entrate del 27.04.2017 n. 13
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