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Timestamp: 2020-08-09 14:52:42+00:00
Document Index: 129745363

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 22', 'art. 10']

MISURE A SOSTEGNO DEL LAVORO - ANALISI DEGLI Artt. 19 – 22 del D.L. 18/2020 c.d. “CURA ITALIA” - Studio Legale SB a Poggibonsi | Assistenza e Consulenza Legale
Home News MISURE A SOSTEGNO DEL LAVORO – ANALISI DEGLI Artt. 19 – 22 del D.L. 18/2020 c.d. “CURA ITALIA”
2. Normativa di riferimento artt. 19-22 D.L. 18/2020 c.d. ‘cura Italia’
3. Sintesi della normativa
La normativa oggetto di analisi spiega le soluzioni decretate dal Governo al fine di salvaguardare i duplici interessi sia dei lavoratori dipendenti che dei datori di lavoro. Nella specie lo Stato permetterà, nella forma di seguito analizzata, l’integrazione salariale mediante l’accesso alle forme di ammortizzazione sociale. I datori di lavoro dunque risulteranno parzialmente sgravati dall’intera corresponsione degli stipendi al contempo permettendosi di preservare i posti di lavoro ai propri dipendenti; quest’ultimi conserveranno il proprio posto di lavoro percependo lo stipendio attraverso lo strumento degli ammortizzatori sociali.
Art. 19 – (Norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario)
I datori di lavoro che presentano domanda di cui al comma 1 sono dispensati dall’osservanza dell’articolo 14 del decretolegislativo 14 settembre 2015, n. 148e dei termini del procedimento previsti dall’ articolo 15, comma 2, nonché dall’articolo 30, comma 2 del predetto decreto legislativo, per l’assegno ordinario, fermo restando l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto che devono essere svolti anche in via telematica entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva. La domanda, in ogni caso, deve essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa e non è soggetta alla verifica dei requisiti di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
I periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario concessi ai sensi del comma 1 non sono conteggiati ai fini dei limiti previsti dall’articolo 4,commi 1 e 2, e dagli articoli12,29, comma 3, 30, comma 1, e 39 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e sono neutralizzati ai fini delle successive richieste. Limitatamente all’anno 2020 all’assegno ordinario garantito dal Fondo di integrazione salariale non si applica il tetto aziendale di cui all’articolo 29, comma 4, secondo periodo, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
Limitatamente ai periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario concessi ai sensi del comma 1 e in considerazione della relativa fattispecie non si applica quanto previsto dagliarticoli 5,29,comma 8, secondo periodo, e 33, comma 2, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
I Fondi di cui all’articolo 27 deldecretolegislativo 14 settembre 2015, n. 148 garantiscono l’erogazione dell’assegno ordinario di cui al comma 1 con le medesime modalità di cui al presente articolo. Gli oneri finanziari relativi alla predetta prestazione sono a carico del bilancio dello Stato nel limite di 80 milioni di euro per l’anno 2020 e sono trasferiti ai rispettivi Fondi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
I fondi di solidarietà bilaterali del Trentino e dell’Alto Adige, costituiti ai sensi dell’articolo 40 deldecretolegislativo 14 settembre 2015, n.148, garantiscono l’erogazione dell’assegno ordinario di cui al comma 1, con le medesime modalità del presente articolo.
I lavoratori destinatari delle norme di cui al presente articolo devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori stessi non si applica la disposizione di cui all’articolo 1, comma 2, deldecretolegislativo 14 settembre 2015, n. 148.
Art. 20 – (Trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria)
La concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale è subordinata alla sospensione degli effetti della concessione della cassa integrazione straordinaria precedentemente autorizzata e il relativo periodo di trattamento ordinario di integrazione salariale concesso ai sensi dell’articolo 19 non è conteggiato ai fini dei limiti previsti dall’articolo 4, commi 1 e 2, e dall’articolo 12 deldecretolegislativo 14 settembre 2015, n. 148.
Limitatamente ai periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale concessi ai sensi del comma 1 e in considerazione della relativa fattispecie non si applica quanto previsto dall’articolo 5 deldecretolegislativo 14 settembre 2015, n. 148.
In considerazione della limitata operatività conseguente alle misure di contenimento per l’emergenza sanitaria, in via transitoria all’espletamento dell’esame congiunto e alla presentazione delle relative istanze per l’accesso ai trattamenti straordinari di integrazione salariale non si applicano gliarticoli 24e 25 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, limitatamente ai termini procedimentali.
Le prestazioni di sostegno al reddito di cui ai commi da 1 a 3 sono riconosciute nel limite massimo di spesa pari a 338,2 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del limite di spesa di cui al primo periodo del presente comma. Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande.
All’articolo 14, comma 1, deldecreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, le parole “all’interruzione” sono sostituite dalle seguenti: “alla sospensione”.
Art. 21 – (Trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso)
Limitatamente ai periodi di assegno ordinario concessi ai sensi del comma 1 e in considerazione della relativa fattispecie non si applica quanto previsto dall’articolo 29, comma 8, secondo periodo, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
Art. 22 – (Nuove disposizioni per la Cassa integrazione in deroga)
Il trattamento di cui al presente articolo è riconosciuto nel limite massimo di 3.293,2 milioni di euro per l’anno 2020, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e limitatamente ai dipendenti già in forza alla medesima data. Le risorse di cui al primo periodo del presente comma sono ripartite tra le regioni e province autonome con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
I trattamenti di cui al presente articolo sono concessi con decreto delle regioni e delle province autonome interessate, da trasmettere all’INPS in modalità telematica entro quarantotto ore dall’adozione, la cui efficacia è in ogni caso subordinata alla verifica del rispetto dei limiti di spesa di cui al comma 3. Le regioni e delle province autonome, unitamente al decreto di concessione, inviano la lista dei beneficiari all’INPS, che provvede all’erogazione delle predette prestazioni, previa verifica del rispetto, anche in via prospettica, dei limiti di spesa di cui al comma 3. Le domande sono presentate alla regione e alle province autonome, che le istruiscono secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e alle regioni e alle province autonome interessate. Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto, anche in via prospettica il limite di spesa, le regioni non potranno in ogni caso emettere altri provvedimenti concessori.
A) ART. 19
All’art. 19 il Decreto prevede la possibilità di accesso alla cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) per tutte le imprese previste dall’art. 10 del D. Lgs 148/15 ( [1] ), inserendo alcune deroghe alla stessa normativa vigente (D. Lgs 148/15).
In particolare, l’inserimento della causale “COVID-19 nazionale” nelle domande presentate dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 determina:
una durata massima di 9 settimane;
la possibilità per le aziende di chiedere l’integrazione salariale anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con un’altra causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevarrà sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita; conseguentemente la precedente domanda sarà annullata d’ufficio per i periodi corrispondenti;
la deroga alle previsioni normative vigenti (D. Lgs 148/15) in merito al:
Pertanto l’utilizzo della CIGO ex COVID-19, per il termine massimo di 9 settimane, non sarà conteggiato nelle successive eventuali richieste ordinarie;
– requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro; sarà sufficiente che il lavoratore sia alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020 a prescindere dal requisito dell’anzianità di servizio.
L’art. 19 del Decreto ‘Cura Italia’ prevede che le aziende non rientranti nell’elenco di cui all’art. 10 del D. Lgs 148/15 (confronta nota 1), potranno beneficiare dell’assegno ordinario erogato tramite il Fondo di solidarietà o tramite il Fondo di integrazione salariale[2].
Anche a tale proposito è stata introdotta una disciplina semplificata che prevede le medesime deroghe alla normativa vigente già sopra elencate in materia di CIGO
B) ARTT. 20 e 21
Per le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno già in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, il Decreto Cura Italia ha stabilito che queste possono sospendere il programma di CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) e accedere alla CIGO (cassa integrazione guadagni ordinaria), qualora rientrino tra le categorie di imprese assicurate anche alle integrazioni salariali ordinarie; mentre per le aziende che, in ragione del settore di appartenenza, non possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie, possono richiedere, in luogo della CIGO, la cassa integrazione in deroga (Cfr. Art. 22).
C) ART. 22
L’art. 22 del Decreto ‘Cura Italia’ prevede che le aziende non rientranti nell’elenco di cui all’art. 10 del D. Lgs 148/15 (confronta nota 1), anche con un numero di dipendenti inferiore a 5 unità, potranno beneficiare della CIG in deroga (Cassa integrazione guadagni in deroga), anche in questo caso per un periodo non superiore a nove settimane. Potranno beneficiare di questo strumento tutti i datori di lavoro del settore privato, compresi quello agricolo, pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti;
Sono esclusi da tale ammortizzatore sociale:
– i datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione della CIGO, del FIS o dei Fondi di solidarietà; nonché i datori di lavoro domestico.
– i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020.
La normativa stabilisce inoltre che i datori di lavoro con più di 5 dipendenti dovranno concludere l’accordo, anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale relativamente alla durata della sospensione del rapporto di lavoro. Per datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti invece non è necessaria la conclusione del detto accordo sindacale.
Le domande di accesso alla CIGO in deroga dovranno essere presentate esclusivamente alle Regioni e Province autonome interessate, che la concederanno con l’emissione del relativo decreto a seguito dell’espletamento dell’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande.
[1] ART 10 D.LGS 148/15
Imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas
Cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal D.P.R. 602/1970
Imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco
Cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato
Imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica
Imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi
Imprese addette all’armamento ferroviario
Imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica
Imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini
Imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo
[2] Fondo di integrazione salariale (FIS) e Fondo di solidarietà: comprende tutti i datori di lavoro anche non organizzati in forma di impresa che occupano mediamente più di cinque dipendenti, e che non rientrano nel campo di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e che appartengono a settori nell’ambito dei quali non sono stati stipulati accordi per l’attivazione di un fondo di solidarietà bilaterale o di un fondo di solidarietà bilaterale alternativo. Per tutti i settori in cui non è stato istituito un fondo di solidarietà bilaterale opera il FIS.
RESOCONTO DELLE MISURE AL SOSTEGNO ECONOMICO IN FAVORE DELLE FAMIGLIE ED IMPRESE PER CONTRASTARE L’EMERGENZA COVID-19L’EVOLUZIONE DEI CONTRATTI DI LOCAZIONE AD USO DIVERSO DA QUELLO ABITATIVO, NONCHE’ DEI CONTRATTI DI AFFITTO DI AZIENDA, ALL’EPOCA DEL COVID-19