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Timestamp: 2019-02-18 15:12:24+00:00
Document Index: 3420894

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 656', 'art. 27', 'art.656', 'sentenza ', 'art. 656', 'art. 27', 'sentenza ', 'art 656', 'sentenza ', 'art. 656', 'art. 656', 'art. 47', 'art. 3', 'art-656']

La sent. 41/2018 della Corte Costituzionale: gli effetti sull’affidamento in prova al servizio sociale e sul sistema “svuota carceri” |
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La sent. 41/2018 della Corte Costituzionale: gli effetti sull’affidamento in prova al servizio sociale e sul sistema “svuota carceri”
By Valeria Tessaris 16 July 2018, 20:51 16 July 2018 carcere, corte costituzionale, sentenza 41/2018, servizio, sociale, svuota carceri
La Corte Costituzionale tramite la sent. n. 41/2018 ha dichiarato la parziale illegittimità dell’art. 656 comma 5 c.p.p. Il punto cardine della pronuncia si sostanzia nel nesso che lega il regime sospensivo dell’ordine di esecuzione alla misura alternativa dell’affidamento in prova. E’ sempre più chiara ed evidente la volontà da un lato di “svuotare” le carceri italiane e dall’altro lato di perseguire gli scopi sanciti dall’art. 27 comma 3 Cost. in un’ottica di maggiore sensibilità ed attenzione all’individuo da rieducare utilizzando maggiormente le misure alternative alla detenzione. Cosa apporta e cosa ha fatto emergere tale pronuncia? E’ sicuramente importante definire i confini ed i margini dell’art.656 del c.p.p. per capire meglio come questa sentenza abbia fatto affiorare problemi applicativi di profondo rilievo.
La Corte Costituzionale tramite la sent. n.41/2018 ha dichiarato la parziale illegittimità dell’art. 656 comma 5 c.p.p. Il punto cardine della pronuncia si sostanzia nel nesso che lega il regime sospensivo dell’ordine di esecuzione alla misura alternativa dell’affidamento in prova. E’ sempre più chiara ed evidente la volontà da un lato di “svuotare” le carceri italiane e dall’altro lato di perseguire gli scopi sanciti dall’art. 27 comma 3 Cost. in un’ottica di maggiore sensibilità ed attenzione all’individuo da rieducare utilizzando maggiormente le misure alternative alla detenzione.
Con la sentenza in oggetto la Corte ha definito l’art 656.5 c.p.p. illegittimo nella parte in cui prevede che il P.M. sospenda l’esecuzione della pena detentiva (anche se costituente residuo di una pena maggiore) non superiore a 3 anni, anziché 4 anni. La ratio alla base della sentenza è dunque quella di volere evitare che il condannato resti in carcere per alcuni mesi nonostante abbia il titolo per scontare la propria pena sotto altra forma. In tal modo, l’art. 656 c.p.p. tutela la libertà del condannato permettendo a quest’ultimo di presentare al Tribunale di Sorveglianza una richiesta di affidamento in prova al servizio sociale e di rimanere libero fino a quando non sopraggiunga una decisione di merito.
E’ utile ai fini di una più chiara comprensione della pronuncia ripercorrere il caso di specie che ha dato origine al decisum della Corte Costituzionale. Nel caso in oggetto il Giudice rimettente doveva decidere in merito ad una domanda volta alla declaratoria di temporanea inefficacia di un ordine di esecuzione della pena detentiva di 3 anni, 11 mesi e 17 giorni di reclusione. Il P.M. aveva emesso tale ordine di esecuzione ai sensi dell’art. 656.5 c.p.p., senza sospenderlo in quanto la pena era superiore al previsto limite di anni 3. La norma in esame consente al condannato, come sopra citato, di presentare al Tribunale di Sorveglianza una richiesta di affidamento in prova al servizio sociale e di rimanere altresì libero fino a che non venga presa una decisione in merito. Si vuole infatti, evitare l’ingresso in carcere di un soggetto che è stato condannato, ma che può godere di misure alternative al carcere (previste dalla l. 354/1975 le c.d. “Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure preventive e limitative della libertà” e dal DPR n. 309/1990 “T.U. delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”). Nel caso di specie il condannato aveva chiesto di dichiarare inefficace l’ordine di esecuzione e conseguentemente il Giudice a quo ha rimesso la questione di legittimità alla Corte Costituzionale per la parte della norma che prevede che la sospensione dell’esecuzione continua ad essere prevista quando la pena detentiva da espiare non è superiore a 3 anni, anziché 4 anni. L’art. 47 comma 3 bis della l. 354/1975 ha introdotto un’ulteriore ipotesi di affidamento in prova prevedendo che “l’affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve scontare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al secondo comma”.
Si è evidenziato così un disallineamento sistematico, derivante dal mancato raccordo tra norme, che è stato considerato lesivo dall’art. 3 della Cost. in quanto “discrimina ingiustificatamente coloro che possono essere ammessi alla misura alternativa perché debbano espiare una pena detentiva alternativa non superiore a 4 anni, da coloro che potendo godere dell’affidamento in prova relativo a una pena detentiva non superiore a 3 anni, ottengono la sospensione automatica dell’ordine di esecuzione”. La Corte Costituzionale ha così evidenziato nella sua pronuncia un tendenziale parallelismo sistematico tra la sospensione dell’ordine di esecuzione e l’affidamento in prova. Tale disallineamento si è realizzato nel caso in oggetto in quanto non era stata ancora esercitata la delega legislativa conferita con la l. 103/2017 che ha previsto di “fissare in ogni caso in 4 anni il limite di pena che impone la sospensione dell’ordine di esecuzione”.
La Corte Costituzionale si è pertanto pronunciata affermando che si è derogato al principio del parallelismo senza un’adeguata ragione giustificatrice. Tale provvedimento potrà dare origine ad importanti conseguenze nell’ambito cautelare in quanto quest’ultimo è fortemente connesso alla esecutività della pena.
Valeria Tessaris
https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2018&numero=41
http://www.archiviopenale.it/esecuzione-delle-pene-detentive-%E2%80%93-corte-cost-n-41-del-2018-con-nota-di-g-malavasi/contenuti/6778
http://www.dirittifondamentali.it/giurisprudenza/corte-costituzionale/anno-2018/corte-cost-n-41-2018/
https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2018/corte-costituzionale-sospensione-automatica-della-pena-inferiore-a-quattro-anni-non-a-tre
https://www.studiocataldi.it/articoli/29444-carcere-sospeso-fino-a-4-anni.asp
http://www.sentenze-cassazione.com/esecuzione-pena-detentiva-e-illegittimita-costituzionale-dellart-656-v-comma-c-p-p/
Author: Valeria Tessaris
Sono Valeria Tessaris e mi sono laureata in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino con una tesi di laurea in diritto civile dal titolo “la responsabilità extracontrattuale dei diritti della personalità nell’ordinamento italiano e giapponese”. Attualmente sono stagista presso il Tribunale di Torino in ambito civilistico. Tra le mie passioni accademiche oltre al diritto civile prediligo il diritto comparato ed il diritto internazionale: questo interesse è nato in seguito a due importanti ed intense esperienze di studio in Giappone e in Canada. Amo approfondire i diversi istituti presenti nei vari ordinamenti giuridici, cercando di capire il perché delle diverse scelte e la loro origine. Penso fortemente che il diritto sia l’espressione della nostra società, e che allo stesso tempo la determini in molte delle sue situazioni concrete.
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