Source: http://www.laprevidenza.it/notizie/-malattie-professionali-/ipoacusia-il-tracciato-audiometrico-da-solo-non-e-sufficiente-a-far-ritenere-che-il-lavoratore-sia-consapevole-della-tecnpoatia-cassazione-sezione-lavoro-sentenza-1342015-n-7390
Timestamp: 2020-07-13 04:15:39+00:00
Document Index: 116441189

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 414']

Ipoacusia: il tracciato audiometrico, da solo non è sufficiente a far ritenere che il lavoratore sia consapevole della tecnpoatia - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Ipoacusia: il tracciato audiometrico, da solo non è sufficiente a far ritenere che il lavoratore sia consapevole della tecnpoatia
Cassazione sezione lavoro, Sentenza 13.4.2015 n. 7390
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ROSELLI Federico - Presidente - Dott. AMOROSO Giovanni - rel. Consigliere - Dott. BRONZINI Giuseppe - Consigliere - Dott. LORITO Matilde - Consigliere - Dott. TRICOMI Irene - Consigliere - ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso 1029-2008 proposto da: ISTITUTO DI PREVIDENZA PER IL SETTORE MARITTIMO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati ROMEO LUCIANA E LUCIA PUGLISI, che lo rappresentano e difendono, giusta procura speciale notarile in atti e rappresentato e difeso altresì dagli avvocati LA GIOIA Franco, SARDOS ALBERTINI PIERO, giusta delega in atti; - ricorrente - contro M.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BONIFACIO VIII 22, presso lo studio dell'avvocato MUROLO EGIDIO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 881/2007 della CORTE D'APPELLO di MESSINA, depositata il 01/10/2007 R.G.N. 1145/2003; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 04/12/2014 dal Consigliere Dott. GIOVANNI AMOROSO; udito l'Avvocato OTTOLINI TERESA per delega ROMEO LUCIANA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto del ricorso.
1. Con sentenza n. 1085/03 emessa in data 15.4.2003 il Tribunale di Messina, quale giudice del lavoro, rigettava la domanda proposta da M.G. nei confronti dell'IPSEMA, Istituto di previdenza per il settore marittimo, diretta al riconoscimento del diritto alla rendita da malattia professionale per "ipoacusia bilaterale di tipo neurosensoriale" e compensava tra le parti le spese di giudizio.
2. Avverso tale decisione, con ricorso depositato in data 23.7.2003 M.G. proponeva appello deducendo l'erroneità della sentenza di primo grado che aveva dichiarato che l'azione diretta ad ottenere il riconoscimento della malattia era prescritta nel presupposto che sin dal 1989 avrebbe avuto conoscenza della patologia e della sua origine professionale. Evidenziava, a tal fine, l'appellante che non era sufficiente a far ritenere sussistente la prescrizione l'esame audiometrico del 2.6.1989 e che nessuna prova aveva fornito l'Istituto per dimostrare che egli fosse a conoscenza che la patologia era di origine tecnopatica e che aveva raggiunto la soglia minima indennizzabile. Concludeva perchè, in riforma della sentenza impugnata, la Corte volesse accogliere la domanda proposta, con riconoscimento del diritto alla rendita da malattia professionale in misura del 24% dalla data della domanda con condanna dell'IPSEMA al pagamento della relativa rendita con interessi e rivalutazione e vittoria di spese del doppio grado del giudizio. Si costituiva l'IPSEMA contestando la fondatezza dell'appello e proponeva, a sua volta, appello incidentale ribadendo l'eccezione di nullità del ricorso introduttivo. Concludeva per il rigetto del ricorso, con vittoria di spese.
All'udienza collegiale del 9.3.2006 veniva disposto il rinnovo della CTU e all'esito del deposito della relazione, all'udienza del 20 settembre 2007 la causa veniva decisa come da separato dispositivo sulle conclusioni dei procuratori delle parti.
Con sentenza in pari data, depositata il 1 ottobre 2007, la Corte d'Appello di Messina, Sezione Lavoro, definitivamente pronunziando sull'appello proposto da M.G. avverso la sentenza n. 1085/03 resa dal tribunale di Messina in data 15.4.03 nei confronti dell'IPSEMA, accoglieva l'impugnazione e dichiarava che M. G. aveva diritto alla rendita per malattia professionale nella misura del 24% dalla data della domanda amministrativa e conseguentemente condannava l'IPSEMA alla corresponsione della relativa rendita da tale data con interessi e rivalutazione come per legge. Condannava poi l'appellato al pagamento delle spese giudiziali di entrambi i gradi del giudizio che liquidava.
3. Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione l'IPSEMA con tre motivi. Resiste con controricorso la parte intimata.
Con il primo motivo l'Istituto ricorrente denuncia la violazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 112. Erroneamente la corte d'appello ha rigettato l'eccezione preliminare di prescrizione dell'azione rivolta riconoscimento del diritto alla rendita professionale. La denuncia di malattia professionale era pervenuta all'Istituto in data 11 dicembre 1998 per il tramite del patronato; la malattia professionale denunciata era ipoacusia da rumore. Risultava però che a seguito dell'esame audiometrico, eseguito in data 2 giugno 1989, dell'esame impedenziometrico eseguito in data 10 luglio 1993, e dell'esame audiometrico eseguito in data 10 luglio 1993, la conoscibilità della patologia riscontrata doveva farsi risalire proprio al 2 giugno 1989, data in cui l'interessato si era sottoposto all'esame audiometrico e che tale conoscibilità coincideva con quella del raggiungimento della soglia di indennizzabilità. Era pertanto maturato il termine prescrizionale triennale.
Con il secondo motivo l'Istituto ricorrente denuncia la violazione dell'art. 414 c.p.c. Il ricorso originario infatti non conteneva la determinazione dell'oggetto della domanda, l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali essa si fondava. Il ricorso pertanto era affetto da assoluta genericità e indeterminatezza.
Con il terzo motivo l'Istituto ricorrente denuncia vizio di motivazione. In particolare il ricorrente avrebbe dovuto provare - e non l'aveva fatto - l'esistenza del nesso eziologico tra la pretesa tecnopatia e l'attività lavorativa.
Il primo motivo è inammissibile perchè viene dedotta una questione di fatto (data in cui il lavoratore ha avuto la consapevolezza di essere affetto da malattia professionale: ipoacusia da rumore) decisa dalla Corte d'appello con valutazione di merito non censurabile con ricorso per cassazione perchè assistita da motivazione sufficiente e non contraddittoria.
Il termine per conseguire la rendita per l'inabilità per malattia professionale incomincia a decorrere dal momento in cui l'interessato ha conoscenza dell'esistenza dello stato morboso e della sua origine professionale con il raggiungimento della percentuale minima indennizzabile (v. Cass. 18 agosto 2004 n. 16178).
Nella specie - ha osservato la Corte d'appello - la circostanza che dall'esame audiometrico del 2 giugno 1989 si desumesse che l'ipoacusia bilaterale di tipo percettivo si era già manifestata in percentuale utile per il riconoscimento della rendita non è da sola sufficiente per ritenere che l'appellante fosse a conoscenza che si trattasse di malattia professionale da denunziare all'ente previdenziale.
Il secondo motivo è inammissibile perchè generico e meramente assertivo.
Il terzo motivo è parimenti inammissibile perchè su questione (asserita contestazione del nesso causale) non esaminata dalla Corte d'appello e quindi nuova non avendo l'istituto dedotto che la questione era stata posta con l'arto d'appello incidentale.
In ogni caso la Corte d'appello ha comunque dato conto della natura lavorativa della malattia professionale.
Dalle espletate consulenze è emerso che M.G. era affetto da sordità da trauma acustico continuato con una percentuale di invalidità del 24% a decorrere dalla domanda amministrativa.
Entrambi i consulenti hanno concluso in tal senso sulla base dell'anamnesi lavorativa, dell'esame obiettivo e della documentazione medica.
In merito, poi, all'origine professionale della patologia la Corte d'appello ha considerato che dalle dichiarazioni rese dai testi C.G. e Ca.Gi. - entrambi colleghi di lavoro dell'appellante e pertanto a conoscenza dei fatti - e dalla documentazione prodotta emergeva che M.G., dipendente delle Ferrovie dello stato, con la qualifica di motorista e capo motorista, aveva prestato dal 1968 al 1998 la propria attività lavorativa sulle navi delle Ferrovie nella sala macchine, locale rumorosissimo per la presenza dell'apparato propulsivo.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione liquidate in Euro 100,00 (cento) per esborsi ed Euro 3.000,00 (tremila) per compensi d'avvocato, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.
LaPrevidenza.it, 30/04/2015