Source: http://www.reteambiente.it/normativa/18698/
Timestamp: 2020-02-18 19:39:09+00:00
Document Index: 114804361

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Corte Costituzionale 3 maggio 2013, n. 80 > ReteAmbiente
Sentenza Corte Costituzionale 3 maggio 2013, n. 80
Energie rinnovabili - Linee guida 2009 autorizzazione impianti Fer Regione Sicilia approvate con regolamento - Successiva legge regionale - Rinvio alle Linee guida - Conseguenze - "Legificazione" delle Linee guida - Non sussiste - Assenza della volontà del Legislatore di conferire rango di norma primaria al regolamento regionale
Parole chiave: Energia | Procedure semplificate | Energie rinnovabili | Energie rinnovabili | Autorizzazioni | Autorizzazioni | Linee guida / Norme tecniche | Linee guida / Norme tecniche | Procedure semplificate | Istituzioni
Sentenza Tar Piemonte 10 luglio 2014, n. 1197 (18/07/2014)
Sentenza Tar Friuli Venezia Giulia 25 maggio 2012, n. 189 (06/06/2012)
Sentenza Tar Campania 5 marzo 2012 n. 432 (13/03/2012)
Dm Sviluppo economico 10 settembre 2010 (20/09/2010)
Sentenza Tar Lombardia 13 dicembre 2011, n. 1726 (22/12/2011)
Sentenza Consiglio di Stato 12 novembre 2013, n. 5417 (23/12/2013)
Sentenza Corte Costituzionale 23 novembre 2011, n. 310 (30/01/2012)
La presente pronuncia è correlata ai seguenti provvedimenti
Dlgs 29 dicembre 2003, n. 387 (articolo 12)
Altre pronunce sullo stesso argomento
Sentenza Tar Lazio 28 ottobre 2019, n. 12353
Energia - Impianti per la produzione di energia a fonti rinnovabili - Impianto a biogas da discarica - Richiesta della qualifica Iafr (impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili) al fine dell'ottenimento degli incentivi - Possesso dell'autorizzazione unica ai sensi dell'articolo 12, Dlgs 387/2003 - Necessità - Sussistenza - Coincidenza tra titolare dell'autorizzazione unica e richiedente l'incentivo - Necessità - Sussistenza
Sentenza Corte Costituzionale 26 luglio 2018, n. 177
Energia – Fonti alternative – Impianti eolici – Campania - Autorizzazioni impianti di produzione da energia eolica – Moratoria – Articolo 15, comma 3, legge regionale n. 6 del 2016 – Contrasto con la tempistica accelerata ex art. 12, comma 4, Dlgs. n. 387 del 2003 – Violazione articoli 41, 97 e 117 Costituzione – Illegittimità
Sentenza Corte di Cassazione 12 gennaio 2018, n. 888
Via - Energia - Impianto fotovoltaico - Autorizzazione - Dlgs 387/2003 - Valutazione di impatto ambientale - Impianto superiore a 1 MW - Necessità - Frazionamento dell'impianto - Intento elusivo della normativa autorizzatoria - Sussistenza - Realizzazione senza autorizzazione - Integrazione del reato ex articolo 44, comma 1, lettera b), Dpr 380/2001 - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 3 gennaio 2018, n. 28
Energie rinnovabili - Impianto eolico - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003, articolo 12 - Procedimento - Conferenza dei servizi - Dissenso "ambientale" - Superamento - Articolo 14-quater, legge 241/1990 -Deliberazione del Consiglio dei Ministri - Rilascio dell'autorizzazione da parte della Regione - Conseguenze - Nullità - Carenza di potere - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 11 novembre 2016 n. 4676
Energia - Autorizzazione impianti a fonti rinnovabili - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Conferenza dei servizi - Rilascio titolo autorizzatorio - Successivo provvedimento di dichiarazione di interesse pubblico dell'area interessata dall'impianto - Blocco attività autorizzata - Illegittimità - Sussistenza
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica - Articolo 12, comma 4-bis Dlgs 387/2003 - Disponibilità dell'area dove realizzare l'impianto - Conseguimento anche in corso del procedimento autorizzatorio - Possibilità - Solo per impianti a biomassa in zona agricola - Articolo 65, comma 5, Dl 1/2012
Energia - Autorizzazione unica - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Impianti a fonti rinnovabili - Procedimento per valutare se sottoporre l'impianto a verifica di assoggettabilità a Via - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Rispetto da parte dell'Autorità competente dei tempi del procedimento - Necessità
Energie rinnovabili - Impianto a biomassa - Utilizzo di feci e liquami bovini - Autorizzazione unica alla realizzazione dell'impianto ex Dlgs 387/2003 - Verifica compatibilità con normativa sui rifiuti - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 21 aprile 2016, n. 1589
Energia - Autorizzazione unica - Impianto eolico - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Valutazione di impatto ambientale - Parere di Via - Espressione nell'ambito della conferenza dei servizi - Necessità - Condizioni - Via negativa - Preclusione assoluta all'autorizzazione unica - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 31 marzo 2016, n. 1274
Energia - Impianto a biomassa - Autorizzazione unica - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Localizzazione in area agricola - Possibilità automatica - Esclusione - Valutazione discrezionale rimessa all'Amministrazione - Sussistenza - Via - Procedimento - Autonomia rispetto al procedimento di autorizzazione unica
Sentenza Consiglio di Stato 23 marzo 2016, n. 1201
Territorio - Beni paesaggistici - Impianto a fonti rinnovabili - Autorizzazione paesaggistica - Diniego - Ragioni - Motivazione - Generica minore fruibilità del paesaggio - Insufficienza
Sentenza Tar Friuli Venezia Giulia 15 febbraio 2016, n. 45
Tutela delle acque - Autorizzazione per costruzione impianto a biogas - Articolo 12, comma 7, Dlgs 387/2003 - Smaltimento dei residui contenenti nitrati - In caso di superamento limiti di legge - Diniego - Legittimità
Sentenza Tribunale superiore acque pubbliche 2 febbraio 2016, n. 23/16
Energia - Impianti idroelettrici - Autorizzazione - Rapporti con il Comune - Previsione di canoni annui in percentuale sui ricavi dell’attività - Natura - Royalties - Illegittimità - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 3 novembre 2015, n. 5001
Energia - Impianto eolico - Autorizzazione - Parere della Soprintendenza - Diniego automatico - Ragioni - Presenza di altri impianti nella stessa area - Legittimità - Esclusione - Congrua motivazione - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 13 ottobre 2015, n. 4712
Via - Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Realizzazione di un parco eolico - Procedimento - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Conclusione - Applicabilità del silenzio-assenso - Esclusione - Norma regionale che lo prevede - Disapplicazione - Legittimità - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 1° luglio 2015, n. 3252
Energia - Impianti eolici offshore - Autorizzazione - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Competenza statale - Sussiste - Distanza dalla terraferma ai fini dell'attribuzione della competenza tra Stato e Regione - Irrilevanza
Sentenza Consiglio di Stato 3 giugno 2015, n. 2728
Energia - Impianto a biogas - Autorizzazione - Articolo 12, Dlgs 387/2003 - Realizzazione di impianto di teleriscaldamento - Natura - Misura di compensazione patrimoniale in favore della Regione o Provincia - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 27 aprile 2014, n. 2071
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione - Denuncia di inizio attività - Illegittimità - Motivi - Mancanza dell'autorizzazione paesaggistica - Sussistenza - Opera indifferibile e urgente - Esclusione - Condizione prevista solo per impianti dotati di autorizzazione unica
Sentenza Corte di Cassazione 21 aprile 2015, n. 16624
Energia - Impianti eolici - Realizzazione in area già bruciata da incendi - Condizioni - Limiti - Autorizzazione - Frazionamento fraudolento degli impianti per accedere al titolo autorizzatorio semplificato - Realizzazione abusiva - Articolo 44, Dpr 380/2001 - Sequestro preventivo - Condizioni - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 22 gennaio 2015, n. 236
Energia - Impianto eolico - Inclusione nel progetto in area idonea - Effetti - Automatica idoneità alla realizzazione - Esclusione - Giudizio di valutazione di impatto ambientale - Necessaria valutazione positiva per effetto dell'idoneità dell'area alla realizzazione degli impianti - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 23 ottobre 2014, n. 5249
Energia - Realizzazione impianti a fonti rinnovabili - Linee guida nazionali - Carattere sussidiario rispetto alle Linee guida regionali - Sussiste - Autorizzazione unica - Disciplina - Applicazione nuove norme regionali alle domande ancora in corso - Legittimità
Sentenza Consiglio di Stato 14 ottobre 2014, n. 5092
Valutazione di impatto ambientale - Energia - Impianti eolici - Verifica di assoggettamento a Via -Valutazione impatti cumulativi degli impianti - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 13 ottobre 2014, n. 5050
Energia - Impianto eolico - Autorizzazione - Presentazione della domanda - Valutazione - In ordine cronologico - Secondo data di protocollazione della domanda - Nozione di variante - Riferimento al Dpr 380/2001 - Erroneità
Sentenza Consiglio di Stato 22 settembre 2014, n. 4727
Energia - Impianto a biogas - Valutazione di impatto ambientale - Sottoposizione a Via - Esclusione - Basata esclusivamente sulla soglia di potenza dell'impianto - Illegittimità
Sentenza Consiglio di Stato 22 settembre 2014, n. 4775
Energia - Impianti eolici - Comparazione tra tutela paesaggistica e sviluppo delle energie rinnovabili - Sindacato del Giudice su atto amministrativo - Oggetto - Eccesso di potere - Travisamento dei fatti - Possibilità
Sentenza Consiglio di Stato 9 settembre 2014, n. 4566
Energia – Impianti eolici – Regione – Assoggettamento "automatico" a Via – Illegittimità – Sussiste – Screening ambientale – Articolo 20, Dlgs 152/2006 - Su progetto definitivo – Esclusione – Autorizzazione unica – Dlgs 387/2003 – Rispetto termini procedimento - Necessità
Sentenza Corte Costituzionale 16 luglio 2014, n. 199
Appalti - Servizi locali di rilevanza economica - Affidamento diretto - A società pubblico-privata - Legge regionale - Limiti - Condizioni - Impianti eolici - Individuazione regionale aree idonee con esclusione di tutte le altre - Illegittimità costituzionale - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 14 luglio 2014, n. 3645
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 -Valutazione compatibilità paesaggistico-ambientale - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 7 luglio 2014, n. 3436
Energia - Acque - Impianto idroelettrico - Autorizzazione unica - Controversie - Giurisdizione - Tribunale Superiore delle Acque - Sussistenza
Sentenza Corte Costituzionale 2 luglio 2014, n. 189
Energie rinnovabili - Autorizzazione unica impianti - Dlgs 387/2013 - Procedimento - Legge regionale - Introduzione parere obbligatorio di un Comitato tecnico - Aggravamento del procedimento - Contrasto con principi fondamentali statali in materia - Illegittimità costituzionale
Sentenza Consiglio di Stato 12 giugno 2014, n. 2999
Energie rinnovabili - Impianto eolico - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 - Conferenza dei servizi - Procedimento - Dissenso Soprintendenza - Superamento - Intervento del Consiglio dei Ministri - Legittimità
Sentenza Corte Costituzionale 11 giugno 2014, n. 166
Energia - Impianti a biomassa in area agricola - Autorizzazione - Condizioni - Legge regionale - Uso di biomassa da "filiera corta" - Travalicazione principi nazionali - Dlgs 387/2003, articolo 12 - Sussiste - Illegittimità costituzionale
Sentenza Consiglio di Stato 27 maggio 2014, n. 2699
Energia - Impianto di cogenerazione a biomassa - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 - Opera "connessa" - Nozione - Serra che riceve calore dall'impianto - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 28 aprile 2014, n. 2184
Impianto eolico - Realizzazione - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 -Procedimento - Termine di conclusione - Natura - Perentorio - Ritardo della P.a. nella conclusione del procedimento - Illegittimità - Successivo diniego autorizzazione -Effetti sulla illegittimità del ritardo - Irrilevanza
Sentenza Consiglio di Stato 16 aprile 2014, n. 1914
Energia - Impianto eolico - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 - Condizioni -Acquisizione decreto sospensione usi civici - Mancanza - Conseguenze - Diniego svincolo usi civili - Legittimità - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 31 marzo 2014, n. 1541
Energie rinnovabili - Impianto a biomassa di produzione di energia da rifiuto -Autorizzazione - Procedimento unico ex Dlgs 387/2003 - Legittimità - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 13 marzo 2014, n. 1217
Energie rinnovabili - Impianti eolici - Autorizzazione unica ex Dlgs 387/2003 - Valutazione di impatto ambientale - Contenuti - Stima previsionale dell'impatto acustico - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 13 marzo 2014, n. 1179
Energie rinnovabili - Autorizzazioni - Impianto a cogenerazione - Delibera 42/02 Autorità per l'energia - Prescrizioni - Rilevanza ai fini della costruzione e dell'esercizio di impianti a fonti rinnovabili - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 10 marzo 2014, n. 1144
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica (Dlgs 387/2003) - Procedimento - Conferenza dei servizi - Dissenso motivato Ente a tutela dell'ambiente - Superamento - Rispetto procedure ex legge 241/1990 - Necessità
Sentenza Corte Costituzionale 30 gennaio 2014, n. 13
Energie rinnovabili - Impianti eolici - Autorizzazioni - Linee guida regionali - Imposizione di distanze minime tra gli impianti - Contrasto con principio nazionale di massima diffusione delle rinnovabili - Sussistenza - Illegittimità costituzionale
Sentenza Corte Costituzionale 17 dicembre 2013, n. 307
Energia - Regione Puglia - Impianti idroelettrici - Impianti di potenza fino a 1 MW - Autorizzazione - Sottoposizione a procedura abilitativa semplificata (Pas) - Contrasto con il Dlgs 152/2006 che prevede la Via per impianti sopra 100 kW - Illegittimità costituzionale - Non sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 12 novembre 2013, n. 5417
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica - Dlgs 387/2003 - Domanda - Documentazione da allegare - Linee guida regionali - Carenza di documentazione - Incompleta integrazione - Conseguenze - Automatica caducazione della domanda - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 4 novembre 2013, n. 5291
Energie rinnovabili - Eolico - Installazione - Divieti assoluti - Zone di traffico aeroportuale - Poteri dell'Ente nazionale aviazione civile (Enac) - Vincoli a tutela del traffico aereo - Sussistono
Sentenza Consiglio di Stato 29 settembre 2013, n. 4755
Energia - Impianto fotovoltaico - Realizzazione in area agricola - Ammissibilità - ussiste - Attuazione del principio europeo di sviluppo delle rinnovabili - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 9 settembre 2013, n. 4473
Energia - Autorizzazione impianti fonti rinnovabili (articolo 12, Dlgs 387/2003) - Termine conclusione procedimento - Natura - Perentorietà - Obbligo della P.a. di concludere il procedimento - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 19 giugno 2013, n. 26636
Impianto fotovoltaico - Autorizzazione - Più impianti inferiori a 1 MW riconducibili a un unica iniziativa imprenditoriale - Elusione normativa sull'autorizzazione unica (Dlgs 387/2003) - Sussiste
Sentenza Corte Costituzionale 31 maggio 2013, n. 114
Energia - Idroelettrico - Normativa provinciale - Realizzazione impianti fino a 3 MW - Pubblica utilità dell'opera - Esclusione - Contrasto con la disciplina statale (Dlgs 387/2003) - Non sussiste - Competenza legislativa provinciale in materia di pubblica utilità
Sentenza Corte di Cassazione 13 maggio 2013, n. 20403
Energia - Impianti fotovoltaici - Costruzione in assenza del titolo autorizzatorio (Dlgs 387/2003, articolo 44 Dpr 380/2001) - Sequestro - Esigenze cautelari anche dopo la realizzazione dell'impianto - Sussistono
Sentenza Consiglio di Stato 24 gennaio 2013 n. 434
Energia - Impianto fotovoltaico - Autorizzazione - Conferenza dei servizi -Espressione del dissenso - Modalità - Congrua motivazione - Necessità del titolo di proprietà dell'area ove realizzare le opere connesse (articolo 12, comma 4-bis, Dlgs 387/2003) - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 15 gennaio 2013, n. 220
Energie rinnovabili - Impianto eolico - Autorizzazione unica - Conferenza dei servizi - Dissenso Amministrazione locale preposta alla tutela ambientale e paesaggistica - Superamento - Deliberazione del Consiglio dei Ministri - Conferma del dissenso - Motivazione particolare - Necessità - Esclusione
Sentenza Corte di Cassazione 10 gennaio 2013, n. 1260
Energie rinnovabili - Impianto fotovoltaico - Autorizzazione unica - Assenza del titolo - Sanzioni - Esercizio abusivo dell'impianto - Applicabilità delle sanzioni - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 23 novembre 2012, n. 5895
Impianti eolici - Autorizzazione unica (AU) - Termine conclusione procedimento - Natura - Perentoria - Via - Natura - Endoprocedimento all'interno dell'AU - Inerzia Autorità competente in materia di Via - Esercizio poteri sostitutivi Autorità competente per l'AU
Sentenza Consiglio di Stato 23 ottobre 2012, n. 5413
Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica ex Dlgs 387/2003 - Termine di conclusione del procedimento - Natura - Perentorietà
Sentenza Corte Costituzionale 11 ottobre 2012, n. 224
Energia - Impianti eolici - Legge regionale - Individuazione aree idonee agli impianti - Implicita esclusione di tutte le restanti aree - Ribaltamento principio generale in materia di energia di individuazione aree non idonee - Illegittimità costituzionale
Sentenza Consiglio di Stato 20 settembre 2012, n. 4997
Energie rinnovabili - Impianti eolici - Autorizzazione paesaggistica - Rilascio -Annullamento ex articolo 159, Dlgs 42/2004 - Tardività - Conseguenze - llegittimità - Annullamento d'ufficio ex legge 241/1990 - Rispetto principi generali procedimento amministrativo - Necessità
Sentenza Consiglio di Stato 10 settembre 2012, n. 4780
Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione - Linee guida nazionali (Dm 10 settembre 2010) - Applicazione - Esclusione - Vigenza della disciplina precedente - Impianti già completi dei pareri ambientali alla data del 1° gennaio 2011
Sentenza Consiglio di Stato 10 settembre 2012, n. 4768
Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione - Diniego regionale - Motivi - Superamento potenza massima autorizzabile in Regione - Contrasto con normativa comunitaria di sviluppo delle rinnovabili - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 1° agosto 2012, n. 4400
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica - Conferenza dei servizi - Disciplina - Ente competente - Amministrazione titolare all'emanazione del provvedimento finale
Sentenza Consiglio di Stato 17 aprile 2012, n. 3039
Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione unica regionale - Procedimento - Conferenza dei servizi - Dissenso Soprintendenza - Superamento - Esclusione - Nullità autorizzazione - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 27 aprile 2012, n. 2473
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione - Permesso di costruire -Equivalenza con autorizzazione unica - Esclusione
Sentenza Corte Costituzionale 23 novembre 2011, n. 310
Impianti a fonti rinnovabili - Procedimenti autorizzatori - Norme regionali recanti misure preferenziali in favore degli enti pubblici - Illegittimità costituzionale
Sentenza Corte Costituzionale 11 novembre 2011, n. 308
Energie rinnovabili - Impianti - Individuazione aree non idonee - Potere delle Regioni - Presupposti - Divieti regionali generalizzati alla realizzazione - Illegittimità costituzionale
Sentenza Consiglio di Stato 25 luglio 2011, n. 4454
Processo amministrativo - Termini assegnati alle parti - Scadenza - Giorno di sabato - Proroga automatica al primo giorno non festivo - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 5 luglio 2011, n. 4037
Autorizzazione impianto eolico - Legittimità - Giudicato amministrativo - Elusione e violazione - Presupposti - Sviamento di potere - Atto della Soprintendenza - Contenuti - Sussiste
Sentenza Corte Costituzionale 15 giugno 2011, n. 192
Energia - Impianti fotovoltaici - Autorizzazioni - Legge regionale - Fissazione di una moratoria alla realizzazione - Illegittimità costituzionale
Sentenza Corte Costituzionale 11 febbraio 2011, n. 44
Acque - Dlgs 152/2006 - Scarichi - Competenza statale - Sussiste
Sentenza Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana 4 novembre 2010, n. 1368
Energia - Autorizzazione unica ex Dlgs 387/2003 per la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili - Superamento dei termini massimi per l'emanazione del provvedimento finale - Illecito civile della pubblica amministrazione - Risarcimento danni - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 17 giugno 2010, n. 3851
Autorizzazione unica per la costruzione degli impianti eolici - Sospensione dei lavori non imputabile al soggetto autorizzato - Vincolo paesaggistico sopravvenuto - Non opponibile
Sentenza Corte Costituzionale 4 giugno 2010, n. 194
Energia - Energie rinnovabili - Autorizzazioni - Lr Molise 7 giugno 2009, n. 22, articolo 3, comma 1 - Competenza del Comune per impianti di potenza fino a 1 MW - Illegittimità
Sentenza Corte Costituzionale 6 maggio 2010, n. 168
Energia - Energie rinnovabili - Impianti eolici - Sospensione sine die dei procedimenti di autorizzazione sino all'individuazione, da parte dei Comuni, degli ambiti territoriali nei quali potranno essere realizzati gli impianti medesimi - Illegittimità
Sentenza Corte Costituzionale 1° aprile 2010, n. 124
Energia - Impianti di produzione da fonti rinnovabili - Lr Calabria 42/2008 - Previsione di limiti alla produzione - Contrasto con il protocollo di Kyoto e con la direttva 2001/77/Ce
Sentenza Corte Costituzionale 26 marzo 2010, n. 119
Energia - Impianti a fonti rinnovabili - Autorizzazione - Lr Puglia 31/2008 - Illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, commi 1 e 2, 3, 4, 7, comma 1
Sentenza Consiglio di Stato 26 febbraio 2010, n. 1139
Autorizzazione unica per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili - Mancata adozione della pianificazione comunale - Moratoria sulle nuove autorizzazioni - Responsabilità del Comune - Condanna
Sentenza Consiglio di Stato 22 febbraio 2010, n. 1020
Autorizzazione unica per la costruzione di impianti alimentati da fonti rinnovabili - Dissenso delle P.a. coinvolte - Necessità di esprimere il dissenso in sede di Conferenza di servizi - Sussiste
Sentenza Corte Costituzionale 6 novembre 2009, n. 282
Giudizio di legittimità costituzionale in via principale. Energia - Norme della Regione Molise - Disciplina degli insediamenti di impianti eolici e fotovoltaici sul territorio della Regione - Individuazione di aree ritenute non idonee all'installazione
Sentenza Consiglio di Stato 11 dicembre 2007, n. 6388
Permesso di costruire – Installazione, in zona agricola, di un impianto fotovoltaico – Parere favorevole del Comune subordinato all’approvazione di un Piano aziendale da parte dell’Ispettorato Agrario Regionale (IRA) – Lr n. 11/04 – Necessarietà dell’autorizzazione ex Dlgs 387/2003 e della redazione di un Piano aziendale ex articolo 44 Lr 11/2004 – Qualificazione dell’energia da produzione fotovoltaica, effettuata dagli imprenditori agricoli, come connessa all’attività agricola e produttiva di reddito agrario – Illegittimità – Non sussiste – Infondatezza del ricorso – Nullità – Sussiste
Sentenza Corte Costituzionale 9 novembre 2006, n. 364
Impianti di produzione energia eolica - Autorizzazione per costruzione ed esercizio - Legislazione concorrente Stato/Regioni ex articolo 117, comma 3, Costituzione - Principi fondamentali ex Dlgs 387/2003 - Termine massimo di 180 giorni per procedura autorizzatoria - Provvedimento regionale che stabilisce termine superiore - Illegittimità costituzionale - Sussiste
(Gu 8 maggio 2013 n. 19)
Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale. Energia - Norme della Regione siciliana - Impianti alimentati da fonti rinnovabili - Piano energetico e ambientale della Regione siciliana (Pears) e relative Linee guida, approvate con deliberazione della Giunta regionale - Impugnazione di talune norme contenute nelle Linee guida, asseritamente "legificate" in virtù di un rinvio effettuato da legge regionale - Esclusione che trattisi di rinvio recettizio o materiale, con efficacia novatrice della fonte - Inammissibilità delle questioni - Assorbimento di ulteriori profili. - Legge della Regione siciliana 12 maggio 2010, n. 11, articolo 105. - Costituzione, articoli 3, 41, 117, secondo e terzo comma, e 120; statuto della Regione siciliana, articolo 14
composta dai signori:(omissis),
nei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della Regione siciliana 12 maggio 2010, n. 11 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010), promossi dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana con quattro ordinanze del 19 dicembre 2011 e dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, con ordinanza del 24 maggio 2012, rispettivamente iscritte ai numeri 66, 67, 68, 83 e 192 del registro ordinanze 2012 e pubblicate nella Gazzetta ufficiale della Repubblica, numeri 17, 20 e 38, prima serie speciale, dell'anno 2012.
Visti gli atti di costituzione della Regione siciliana, della (A) Spa, della (B) Spa e della (C) Spa;
udito nell'udienza pubblica del 13 marzo 2013 il Giudice relatore (omissis);
uditi gli avvocati (omissis) per la Regione siciliana, (omissis) per la (A) Spa e l (B) Spa e (omissis) per la (C) Spa
1. Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con ordinanza del 19 dicembre 2011 (r.o. n. 66 del 2012), ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 41, 117, secondo e terzo comma, 120 della Costituzione, nonché all'articolo 14 dello statuto della detta Regione, approvato con Regio decreto-legge 15 maggio 1946, n. 455, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della Regione siciliana approvata il 12 maggio 2010, n. 11 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010). Tali disposizioni, a parere del rimettente, determinerebbero una "legificazione" delle Linee guida al Piano energetico ambientale della Regione Sicilia (d'ora in avanti Pears), approvate con deliberazione della Giunta regionale del 3 febbraio 2009 e si porrebbero in contrasto con i suddetti parametri costituzionali, nella parte in cui prevedono:
— alla lettera d), del punto 2, l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione, da parte di primaria Compagnia di assicurazione, della disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi da mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'Ente gestore di rete;
— alla lettera e), del punto 2, l'obbligo della comunicazione, ai fini della celerità dei procedimenti, della sede legale istituita dal richiedente in Sicilia e l'impegno al suo mantenimento nel territorio della Regione per il tempo di efficacia dell'autorizzazione;
— al punto 10, l'obbligo per il soggetto autorizzato di rilasciare, anteriormente all'inizio dei lavori e pena l'inefficacia dell'autorizzazione, idonee garanzie a favore della Regione;
— al punto 21, che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW debbano essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione (r.o. n. 66 del 2012).
2. Il rimettente riferisce che la dante causa della società (B) Spa, con due istanze presentate nell'anno 2007, ha richiesto il rilascio dell'autorizzazione prevista dall'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/Ce relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), per la realizzazione di due impianti eolici destinati alla produzione di energia elettrica; che, nelle more del procedimento istruttorio, è entrato in vigore il Pears, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009, emanata con decreto del Presidente della Regione siciliana in data 9 marzo 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 13 del 27 marzo 2009, del quale era espressamente prevista l'applicabilità anche alle domande già in itinere.
La (B) Spa, con ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia sede di Palermo (d'ora in avanti, Tar), ha impugnato gli atti di approvazione del Pears, sostenendo, in via principale, l'inapplicabilità delle prescrizioni previste dal nuovo piano alle domande di autorizzazione in precedenza presentate ed, in via gradata, l'illegittimità di molteplici disposizioni.
Il Tar, accogliendo pressoché in toto il ricorso, ha in primo luogo stabilito che il Piano, avendo natura regolamentare, non era applicabile a domande presentate prima della sua entrata in vigore, pena la violazione dell'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale; inoltre, nonostante il sopravvenuto difetto di interesse della ricorrente, ha annullato le seguenti prescrizioni: necessità per l'impresa richiedente di stabilire una sede legale in Sicilia; necessità di documentazione attestante la disponibilità giuridica dell'area dell'impianto; necessità di comunicazione del gestore della rete attestante la capacità di quest'ultima di ricevere l'energia prodotta dal nuovo impianto; necessità della partecipazione alla Conferenza dei servizi, in ogni caso, della Soprintendenza ai beni culturali ambientali; possibile imposizione da parte della Conferenza di misure di mitigazione ambientale e compensazione; necessità di allegare alla richiesta l'impegno di una Compagnia di assicurazione di rilasciare, in caso di autorizzazione, adeguata copertura assicurativa; prestazione di idonee garanzie a favore della Regione prima dell'inizio dei lavori; necessità di una distanza di almeno 10 Km tra impianti di potenza superiore a 10 MW.
Il rimettente prosegue esponendo che la sentenza del Tar è stata impugnata con atto di appello dalla soccombente Amministrazione regionale, la quale ne ha chiesto l'annullamento previa sospensione dell'esecutività.
Nel giudizio a quo si è costituita la società appellata chiedendo il rigetto del gravame.
Il Consiglio rimettente, con suo provvedimento, ha sospeso la esecutività della sentenza impugnata; le parti hanno presentato memorie e repliche, insistendo nelle conclusioni.
All'udienza dell' 8 giugno 2011 l'appello è stato trattenuto in decisione.
In punto di diritto il Consiglio osserva che, al fine di enucleare i punti salienti della controversia in esame, si deve porre in evidenza che, con la sentenza indicata, il Tar ha ritenuto il Pears atto di natura regolamentare. Inoltre, in virtù del principio d'irretroattività delle norme regolamentari, ha dichiarato l'inapplicabilità del piano stesso alle richieste di autorizzazione per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o alternative, presentate prima dell'approvazione di esso, come quella della società appellata; ha, tuttavia, scrutinato la coerenza di alcune previsioni del piano rispetto alla normativa primaria statale ed ha annullato le prescrizioni innanzi indicate.
Con il primo motivo di impugnazione l'Amministrazione regionale pone in evidenza l'errore in cui è incorso il Tar allorché ha qualificato l'intero Pears come atto regolamentare. Oltre che delle Linee guida dettate dalla Giunta, delle quali sarebbe pacifica la natura regolamentare, il piano consterebbe di un documento (elaborato con il contributo di vari Dipartimenti universitari) che affronta l'intero spettro delle problematiche relative allo sviluppo della domanda e dell'offerta di energia elettrica in ambito regionale in chiave programmatica e, dunque, con valenza essenzialmente conformativa.
Al riguardo, il rimettente osserva come le considerazioni svolte dall'Amministrazione appellante siano condivisibili, ma non rilevanti, dal momento che la sentenza del Tar — ad avviso del rimettente — avrebbe ad oggetto esclusivo le Linee Guida approvate dalla Giunta in sostituzione di quelle contenute nell'allegato A al progetto di Pears sottoposto alla Giunta stessa dal competente assessore.
Il presente giudizio concernerebbe esclusivamente le Linee guida e cioè l'atto avente valenza normativa e non il Pears inteso quale documento programmatorio.
Con il secondo motivo, l'amministrazione appellante sostiene che la sentenza impugnata avrebbe errato nel ritenere le Linee guida inapplicabili alle istanze proposte prima della loro entrata in vigore.
Al riguardo il rimettente osserva che "questo mezzo è da ritenersi fondato in base alla regola della immediata applicabilità nel procedimento in corso della norma sopravvenuta".
In ossequio al principio tempus regit actum ciascuna fattispecie dovrebbe realizzarsi nell'osservanza della norma vigente al momento in cui questa si perfeziona, con la conseguenza che ciascuno degli atti che si susseguono nella sequenza procedimentale dovrebbe essere posto in essere nel rispetto della norma vigente al momento dell'emissione.
Pertanto, l'atto finale del procedimento, cioè l'autorizzazione — in difetto di norme transitorie — dovrebbe essere adottato nel rispetto di quanto previsto dal nuovo regolamento, risultando irrilevante sotto questo specifico motivo l'affidamento maturato dal titolare dell'interesse pretensivo alla luce del vecchio quadro normativo (restando impregiudicate eventuali questioni risarcitorie derivanti dalla pretesa inosservanza dell'originario termine di conclusione del procedimento). Come, poi, rilevato dall'Avvocatura, anche le Linee guida statali (Decreto ministeriale adottato ai sensi dell'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003) risulterebbero generalmente applicabili ai procedimenti in corso, con obbligo del proponente di integrare la documentazione originariamente presentata.
Ad avviso del rimettente, alla luce delle argomentazioni esposte, resterebbero assorbite tutte le osservazioni svolte dall'appellante in ordine all'errore in procedendo in cui sarebbe incorso il Tar, allorché ha inteso comunque scrutinare le singole disposizioni del piano, pur avendone decretato l'inapplicabilità alle iniziative della ricorrente.
Sarebbe evidente che la sentenza impugnata (richiamando il criterio legittimante dell'operatore di settore che sembra non pertinente alla fattispecie) non si è data cura di verificare adeguatamente se la ricorrente vantasse un interesse processualmente qualificato all'ulteriore impugnazione di norme a lei non applicabili.
Ciò posto, osserva il giudice a quo che, una volta stabilita l'applicabilità del regolamento alle iniziative non ancora valutate dalla Conferenza, da un lato la richiamata questione processuale perderebbe rilevanza, dall'altro, lo scrutinio delle singole disposizioni si imporrebbe trattandosi — diversamente da quanto sostiene l'Avvocatura — di norme impugnabili direttamente a causa del loro contenuto analitico e immediatamente precettivo.
Tanto premesso, in relazione all'originaria natura ed alla immediata applicabilità con conseguente diretta impugnabilità delle Linee Guida regionali, dovrebbe rilevarsi che, nelle more della definizione del giudizio di appello, è entrata in vigore (quando l'esecutività della sentenza di primo grado era già stata sospesa) la legge della Regione siciliana n. 11 del 2010, e quindi l'articolo 105, comma 5, di essa.
Ad avviso del Collegio, si tratterebbe di una disposizione che — con il rinvio recettizio, nella parte finale, al decreto del Presidente della Regione 9 marzo 2009, avente ad oggetto la emanazione della delibera della Giunta regionale 3 febbraio 2009, n. 1, e quindi con il richiamo alle Linee guida del Pears — avrebbe prodotto l'effetto di "legificare" sostanzialmente le suddette Linee guida, come sostenuto dall'Avvocatura. "Non può infatti ragionevolmente negarsi — come fa invece l'appellata nella approfondita memoria del 18 maggio 2011 — che le disposizioni del regolamento trovino oramai adeguata copertura legislativa". Pertanto, premessa l'applicabilità delle Linee guida all'iniziativa della società appellata e preso atto del sopravvenuto recepimento a livello normativo superiore dell'originaria fonte regolamentare, il rimettente osserva che "dovrebbe limitarsi ad accogliere l'appello dell'amministrazione e ad annullare la sentenza impugnata, essendo evidente, secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, l'impraticabilità di un sindacato di legittimità amministrativa nei confronti di un atto normativo primario".
Ciò posto, il rimettente osserva che, come chiarito dalla Corte Costituzionale (è citata la sentenza n. 241 del 2008) con riferimento all'ipotesi affine delle leggi provvedimento (volte, cioè, a legificare scelte di regola spettanti all'Autorità amministrativa), la tutela dei soggetti incisi da tali atti viene a connotarsi, stante la preclusione di un sindacato da parte del giudice amministrativo, secondo il regime tipico dell'atto legislativo adottato, trasferendosi dall'ambito della giustizia amministrativa a quello proprio della giustizia costituzionale.
Dovendo, quindi, fare applicazione dell'articolo 105 della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010, il Consiglio di giustizia amministrativa riconosce, "in linea generale e salvo quanto poi si dirà", la fondatezza delle critiche svolte dall'appellante alla sentenza impugnata, svolgendo al riguardo una serie di considerazioni. All'esito dichiara di dubitare della legittimità costituzionale di alcune disposizioni contenute nelle Linee guida citate e ritiene dimostrata, alla luce di quanto sopra osservato, la rilevanza delle relative questioni.
"Infatti, l'annullamento della sentenza impugnata per effetto della legificazione delle norme regolamentari da essa annullate presuppone la legittimità costituzionale -sui punti che ora si esamineranno — della norma legificante".
Il Collegio precisa che alla Corte Costituzionale debbono essere sottoposte solo "quelle problematiche concretamente controverse nel presente giudizio", dovendosi ritenere irrilevante ogni pur possibile dubbio di costituzionalità riguardante profili delle Linee guida non evocati in questa fase del giudizio (quale, ad esempio, quello della priorità dell'esame delle iniziative a filiera interamente regionale).
In punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo reputa necessario premettere alcuni rilievi sulle competenze legislative della Regione Sicilia in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Come osservato dal Tar, per costante giurisprudenza della Corte Costituzionale a partire dalla sentenza n. 383 del 2005, la materia in oggetto sarebbe riconducibile alla "produzione trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" e sarebbe, quindi, oggetto di legislazione concorrente ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, Cost.
Ciò varrebbe, ai sensi dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, anche per le Regioni il cui statuto speciale non contempli l'indicato ambito materiale (è citata la sentenza n. 168 del 2010).
Ad avviso del rimettente, questo sarebbe il caso anche della Regione Sicilia, non potendosi condividere la tesi dell'Avvocatura, secondo cui la materia in esame andrebbe ricondotta a quella dell'industria e commercio, oggetto di competenza esclusiva legislativa regionale, ai sensi dell'articolo 14, comma primo, lettera d), dello statuto.
Ne conseguirebbe che la competenza legislativa esercitata dalla Regione Sicilia, là dove con l'articolo 105 citato ha recepito a livello primario le Linee guida regolamentari, sarebbe di tipo concorrente e, quindi, subordinata al rispetto dei principi sanciti in detta materia dall'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003.
Ciò posto con riferimento al punto 2, della lettera d), il rimettente pone in rilievo che il Tar ha annullato tale prescrizione rilevando che la stessa non appare funzionale alla tutela di un interesse pubblico di cui sia titolare la Regione.
Al riguardo il rimettente osserva che detta disposizione per un verso esorbita — oltre che dalle competenze legislative regionali di cui all'articolo 14 dello statuto — dalle attribuzioni autorizzatorie che l'articolo 12 del citato Dlgs demanda alle Regioni; per l'altro "impinge direttamente nell'ambito dei rapporti contrattuali tra produttori di energia e gestore della rete, disciplinato in modo uniforme a livello nazionale".
Pertanto, l'articolo 105 della legge regionale n. 11 del 2010, nel recepire il punto 2, lettera d) delle Linee guida — ad avviso del rimettente — risulterebbe in contrasto con l'articolo 14 dello statuto regionale e con l'articolo 117, secondo comma, Cost., il quale riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la materia dell'ordinamento civile; inoltre, sarebbe in contrasto con lo stesso articolo 117, terzo comma, Cost. nella parte in cui demanda alla competenza legislativa concorrente delle Regioni la materia "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia".
Con riferimento alla lettera e) del punto 2 delle Linee guida, il Consiglio pone in rilievo che il Tar ha annullato detta disposizione, ritenendola in contrasto, oltre che con i principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, anche con il criterio di ragionevolezza, in quanto l'adempimento richiesto sarebbe sproporzionato rispetto all'esigenza di garantire celeri comunicazioni procedimentali.
Ad avviso del rimettente detta prescrizione, anche interpretata secondo tale limitato senso, introdurrebbe in ogni caso una ingiustificata e protezionistica discriminazione tra le imprese su base territoriale, un ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni e, comunque, una sia pure larvata limitazione della libertà economica dell'impresa appellata, la quale risulta avere una sede legale e operativa in altra Regione. Detta prescrizione verrebbe a configurare una condizione di ammissibilità della richiesta non contemplata dall'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003 e irragionevolmente destinata ad essere mantenuta anche dopo il rilascio dell'autorizzazione.
Ne conseguirebbe che la norma censurata, recependo detta prescrizione — ad avviso del collegio rimettente — si porrebbe in contrasto con gli articoli 3, 41 e 120 Cost. e con lo stesso articolo 117, terzo comma, Cost., nella parte in cui demanda alla competenza legislativa concorrente delle Regioni la materia "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia".
Con riferimento al punto 10 delle Linee guida, il rimettente rileva che il Tar ha ritenuto viziata detta disposizione per assoluta indeterminatezza, non essendo chiaro quale tipologia di garanzia sia richiesta e rispetto a quale parametro possa valutarsene la congruità. Ad avviso dell'appellante tale prescrizione realizza l'esigenza di garantire l'effettiva costruzione dell'impianto autorizzato.
Al riguardo, osserva il Collegio che detta disposizione, oltre a demandare alla Regione un apprezzamento irragionevolmente discrezionale, esorbiterebbe dalle competenze autorizzatorie che l'articolo 12 del Dlgs citato demanda alle Regioni. La disposizione censurata, inoltre, subordinerebbe l'efficacia del titolo ad un adempimento contrattuale da parte del beneficiario (la prestazione di garanzia in favore della Regione autorizzante) non previsto a livello nazionale e del quale non si comprenderebbe la finalità.
Sussisterebbe, pertanto, contrasto con gli articoli 3, 117, secondo e terzo comma, Cost., in materia di ordinamento civile, e in materia di "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia".
Con riferimento, infine, al punto 21 delle Linee Guida, in tema di limiti di potenza e distanze, il rimettente osserva che il Tar — il quale ha annullato la prescrizione perché viziata per eccesso di potere e disparità di trattamento — ha ritenuto che il criterio adottato in merito alle distanze minime non risulterebbe ancorato ad alcun plausibile parametro scientifico.
Il Giudice a quo, invece, afferma che la individuazione della distanza minima, come sostiene l'appellata, non risulterebbe effettuata sulla scorta di criteri predefiniti, idonei a dimostrarne l'effettiva ragionevolezza e congruità.
A parte tale profilo, osserva il Collegio come sia noto che, in base all'articolo 12, comma 10, del Dlgs n. 387 del 2003, l'indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti potrebbe avvenire soltanto sulla base di Linee guida approvate nella Conferenza unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie e i compiti di interesse comune delle Regioni, delle Province e dei Comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali), su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per i beni e le attività culturali.
Come affermato in più occasioni dalla Corte Costituzionale, l'emanazione delle Linee guida nazionali per il corretto inserimento nel paesaggio di tali impianti sarebbe da ritenere espressione della competenza statale esclusiva in materia di tutela dell'ambiente.
Ne conseguirebbe che l'individuazione — in un momento in cui le Linee Guida nazionali non erano state adottate — di criteri di distribuzione territoriale preclusivi all'installazione di impianti eolici e fotovoltaici, non ottemperando alla necessità di ponderazione concertata degli interessi rilevanti in questo ambito in ossequio al principio di leale cooperazione, risulterebbe in contrasto con il citato articolo 12, comma 10, del Dlgs n. 387 del 2003.
Pertanto, a giudizio del Collegio, sussisterebbe contrasto con l'articolo 3 e con l'articolo 117, terzo comma, Cost. nella parte in cui rinvia alla competenza legislativa concorrente delle Regioni in materia di "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia".
Sulla base delle considerazioni che precedono, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana solleva questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 105, comma 5, della legge regione Sicilia n. 11 del 2010, recante "legificazione delle Linee guida al Pears approvate con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009", nei termini sopra indicati.
3. Con atto depositato in data 11 maggio 2012, si è costituita nel presente giudizio di legittimità costituzionale la Regione siciliana, in persona del presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura regionale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata.
Dopo aver proceduto ad un riepilogo delle argomentazioni del collegio rimettente, la difesa della Regione siciliana, in punto di diritto osserva quanto segue.
In ordine alla questione pregiudiziale, il rimettente non avrebbe posto in essere il tentativo di interpretare la disposizione impugnata in modo da renderla conforme al dettato costituzionale, atteso che il principio di conservazione degli atti giuridici comporta che le leggi non si dichiarano costituzionalmente illegittime se esiste la possibilità di dare loro un significato compatibile con i precetti costituzionali (ex plurimis viene citata l'ordinanza n. 115 del 2005); al riguardo sono, altresì, evocate le ordinanze nn. 464 e 85 del 2007 e n. 89 del 2005.
Ad avviso della difesa regionale — posto che la norma impugnata rinvia al dettagliato regolamento di cui alle Linee guida, aventi natura e finalità amministrative con le garanzie proprie del giusto procedimento, e che la predetta legge regionale di mero rinvio alle stesse non attribuisce ad esse valore di legge e non assume il significato di conversione dell'atto contenente le Linee guida — gli eventuali vizi dei provvedimenti di emanazione adottati dalla Giunta regionale, nonché le eventuali violazioni dello specifico procedimento amministrativo di formazione, adozione, verifica e partecipazione non rimarrebbero sottratti all'ordinario sindacato giurisdizionale sulle scelte amministrative incidenti su situazioni giuridiche soggettive (sul punto sono evocate le sentenze n. 226 del 1999 e n. 143 del 1989).
Inoltre, l'ordinanza di rimessione non fornirebbe alcuna spiegazione circa le ragioni per le quali la norma impugnata — sopravvenuta rispetto all'instaurazione del giudizio di appello, il cui atto introduttivo è stato depositato il 13 aprile 2010 — dovrebbe trovare applicazione nel medesimo giudizio, carenza che si tradurrebbe in vizio di carente motivazione sulla rilevanza della questione (sotto tale profilo è richiamata l'ordinanza n. 101 del 2011).
Sempre in punto di inammissibilità, la Regione osserva che il rimettente sembra avere esaurito la potestà decisionale non risultando, dal contenuto dell'ordinanza di rimessione, se la concessa misura cautelare si sia fondata, quanto al fumus boni iuris, sulla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale (è citata la sentenza n. 25 del 2006), poiché in tal caso la sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato sarebbe di carattere provvisorio sino alla ripresa del giudizio cautelare dopo l'incidente di legittimità costituzionale.
Ancora, per quanto concerne i parametri che si assumono violati, la difesa regionale rileva come le motivazioni addotte a fondamento della loro violazione siano apodittiche e non pertinenti, sicché le censure dovrebbero essere dichiarate inammissibili per assoluta genericità.
Analoghe considerazioni sarebbero valide per la violazione dell'articolo 14 dello statuto; si tratterebbe di censure generiche che non consentirebbero di individuare quale materia di competenza esclusiva della Regione Sicilia sia stata violata. Ne conseguirebbe ulteriormente l'impossibilità di valutare la rilevanza della questione ai fini della decisione del giudizio a quo (è richiamata la sentenza n. 360 del 2010).
Sempre in punto di inammissibilità, in ordine ai parametri di cui agli articoli 117, secondo comma (ordinamento civile) e terzo comma, (produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia), e 120 Cost., si osserva che l'ordinanza "sembra sottrarsi all'insegnamento di codesta Corte la quale ha costantemente ribadito, sin dalla sentenza n. 213 del 2003, la necessità di tenere conto, nell'individuazione del parametro di costituzionalità, della perdurante vigenza delle forme e condizioni di autonomia stabilite negli Statuti speciali e, dunque, l'impossibilità di invocare direttamente ed unicamente norme del Titolo V della Costituzione senza argomentare sull'applicabilità dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001". Al riguardo, la difesa regionale prosegue osservando che in tale ipotesi sarebbero inammissibili i ricorsi dello Stato nei confronti di leggi delle Regioni autonome a statuto speciale i quali, nel caso in cui intendano far valere la violazione del riparto di competenze, dovrebbero essere fondati sulla ricostruzione di un parametro articolato, nel quale siano considerate sia le attribuzioni riconosciute alle titolari della potestà legislativa dagli statuti speciali, sia quelle loro spettanti in seguito alla riforma costituzionale del 2001. Sotto tale profilo è richiamata la sentenza n. 8 del 2004.
Ebbene, la medesima censura di inammissibilità refluirebbe sui ricorsi delle Regioni autonome a statuto speciale, ove invochino norme del nuovo Titolo V senza argomentare circa l'applicabilità, ai sensi dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, di tali disposizioni (è richiamata la sentenza n. 424 del 2009).
A ciò farebbe eccezione il parametro costituito dal quinto comma dell'articolo 117 Cost., il quale fa esplicito riferimento, tra i suoi destinatari, anche alle Regioni speciali (è citata la sentenza n. 239 del 2004).
Pertanto, in ossequio al detto orientamento ribadito anche con l'ordinanza n. 250 del 2007 e la sentenza n. 360 del 2010, in relazione a questioni incidentali, il rimettente — ad avviso della difesa regionale — avrebbe dovuto "fornire elementi riguardo alla possibile estensione anche alla Regione siciliana delle disposizioni contenute nella Costituzione in ordine alla suddivisione delle competenze legislative tra lo Stato e la Regione stessa (sentenza n. 360 del 2010). L'ordinanza di rimessione, invece, prescinderebbe dall'indicare le ragioni per le quali le disposizioni costituzionali garantirebbero una maggiore autonomia della regione e sarebbero perciò applicabili, in luogo di quelle statutarie, ai sensi dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001".
Infine, nel merito, la difesa regionale osserva che dall'esame del disposto della norma sospettata di illegittimità costituzionale, risulterebbe palese che il legislatore regionale non ha travalicato il limite posto dall'articolo 14 dello statuto — genericamente individuato — che circoscrive l'esercizio delle competenze legislative esclusive della Regione siciliana.
4. Con atto depositato in data 16 maggio 2012, si è costituita nel presente procedimento la società (B) Spa, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, se ritenuta ammissibile, fondata.
In primo luogo, la parte privata osserva che l'articolo 105 della legge regionale n. 11 del 2010 non può considerarsi idoneo a "legificare" le disposizioni recate dalla delibera della Giunta regionale n. 1 del 2009, trattandosi di norma che si limita a disporre l'ultrattività della applicazione della predetta delibera sino alla adozione del nuovo regolamento recante le linee guida regionali in materia di fonti rinnovabili. Le disposizioni in esame, quindi, continuerebbero ad avere natura regolamentare, e, pertanto, configurandosi come atti amministrativi a contenuto generale, sarebbero soggette al sindacato del giudice amministrativo e non della Corte costituzionale. Da ciò discenderebbe l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale in esame.
In subordine, se ritenuta ammissibile, la questione sarebbe fondata, in ragione dell'evidente contrasto esistente tra le disposizioni oggetto del presente giudizio e i principi recati dall'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003, principi che dovrebbero costituire il limite all'esercizio della potestà legislativa della Regione siciliana nella materia della produzione, distribuzione e trasporto dell'energia, ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, Cost. Inoltre, le disposizioni di asserita "legificazione" della lettera d) del punto 2 e del punto 10 della detta delibera sarebbero in contrasto anche con l'articolo 117, secondo comma, lettera l) Cost.
5. Con memoria depositata in data 18 febbraio 2013 la (B) Spa ha ribadito quanto dedotto nella memoria di costituzione.
6. In prossimità dell'udienza di discussione la difesa della Regione siciliana ha depositato una memoria con la quale ha ulteriormente sviluppato le argomentazioni in precedenza svolte. In particolare, essa si sofferma sul decreto presidenziale del 18 luglio 2012, n. 48, col quale è stato emanato il nuovo regolamento, recante norme di attuazione dell'articolo 105, comma 5, della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010. Al riguardo, rileva come la questione debba essere dichiarata inammissibile, in quanto lo stesso articolo 105, nel fare richiamo all'articolo 12 dello statuto regionale, dispone che il provvedimento debba avere la forma del regolamento, che in quanto tale potrebbe essere censurato solo in sede di conflitto. È richiamata, inoltre, la norma transitoria di cui all'articolo 13, alla luce della quale il nuovo regolamento si applica alla fattispecie oggetto del giudizio a quo, nonché l'articolo 1 del detto nuovo regolamento il cui contenuto non fa che richiamare la normativa statale in conformità con le previsioni del Dm del 10 settembre 2010. Alla luce di queste considerazioni chiede che la Corte voglia disporre la restituzione degli atti al giudice rimettente perché rivaluti la rilevanza della questione, e, nel merito, ribadisce le argomentazioni già svolte.
7. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con ordinanza del 19 dicembre 2011, solleva, in riferimento agli articoli 3, 117, secondo e terzo comma, Cost. ed all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, approvato con Rdl n. 455 del 1946, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010, recante, a parere del rimettente, "legificazione" delle Linee guida al Piano energetico ambientale della Regione Sicilia (Pears), approvate con deliberazione della Giunta regionale del 3 febbraio 2009, nella parte in cui prevedono:
— alla lettera d) del punto 2, l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione da parte di primaria compagnia di assicurazione della disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi di mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'ente gestore di rete;
— al punto 10, l'obbligo per il soggetto autorizzato di rilasciare, anteriormente all'inizio del lavori e pena l'inefficacia dell'autorizzazione, idonee garanzie a favore della Regione;
— al punto 21, che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW devono essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione (r.o. n. 67 del 2012).
8. In punto di fatto il giudice rimettente premette di pronunziare la citata ordinanza nell'ambito del giudizio di appello proposto dalla Presidenza della Regione siciliana, dalla Giunta regionale siciliana e dall'Assessorato regionale all'industria (oggi dell'energia e dei servizi di pubblica utilità), contro la (A) Spa — per l'annullamento della sentenza del Tar per la Sicilia, sede di Palermo, sezione seconda, del 12 febbraio 2010, n.1850.
Ciò posto, il rimettente riferisce che la dante causa della società appellata, con due istanze presentate nell'anno 2007, ha richiesto il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003 per la realizzazione nei comuni di San Mauro Castelverde (PA) e Castronovo di Sicilia (PA) di due impianti eolici per la produzione di energia elettrica; che, nelle more del procedimento istruttorio, è entrato in vigore il Piano energetico ambientale della Regione siciliana (Pears), approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009, emanato con decreto del Presidente della Regione siciliana in data 9 marzo 2009, pubblicato in Gurs n. 13 del 27 marzo 2009, del quale è espressamente prevista l'applicabilità anche alle domande già in itinere.
La (B) Spa, con ricorso presentato al Tar di Palermo, ha impugnato gli atti di approvazione del Pears sostenendo, in via principale, l'inapplicabilità delle prescrizioni previste dal nuovo piano alle domande di autorizzazione in precedenza presentate, ed in via gradata l'illegittimità di molteplici disposizioni.
Il Tar con la sentenza in epigrafe indicata, accogliendo pressoché in toto il ricorso, ha in primo luogo stabilito che il Piano, avendo natura regolamentare, non è applicabile a domande presentate prima della sua entrata in vigore, pena la violazione dell'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale; inoltre, nonostante il sopravvenuto difetto di interesse della ricorrente, il Tar ha annullato le seguenti prescrizioni: necessità di documentazione attestante la disponibilità giuridica dell'area dell'impianto; necessità di comunicazione del gestore della rete attestante la capacità di quest'ultima di ricevere l'energia prodotta dal nuovo impianto; necessità della partecipazione, in ogni caso, della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali alla Conferenza dei servizi; possibile imposizione da parte della Conferenza di misure di mitigazione ambientale e compensazione; necessità di allegare alla richiesta l'impegno di una Compagnia di assicurazione di rilasciare, in caso di autorizzazione, adeguata copertura assicurativa; prestazione di idonee garanzie a favore della Regione prima dell'inizio dei lavori; necessità di una distanza di almeno 10 km tra impianti di potenza superiore a 10 MW.
Il rimettente, dunque, dà atto che detta sentenza è stata impugnata con l'atto di appello in esame dalla soccombente amministrazione regionale, la quale ne ha chiesto l'annullamento previa sospensione dell'esecutività.
Nel giudizio a quo si è costituita la società appellata chiedendo il rigetto dell'appello.
Con ordinanza n. 438 del 28 aprile 2010, il Consiglio rimettente ha sospeso la esecutività della sentenza impugnata; le parti hanno presentato memorie e repliche, insistendo nelle conclusioni.
In punto di diritto il rimettente formula argomentazioni identiche a quelle svolte nell'ordinanza di rimessione r.o. n. 66 del 2012, con esclusivo riferimento al punto 2, della lettera d), al punto 10, ed al punto 21, delle Linee Guida.
9. Con atto depositato in data 11 maggio 2012 si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale la Regione siciliana, in persona del presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura regionale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e/o infondata, formulando argomentazioni identiche a quelle già esposte nel giudizio originato dall'ordinanza n. 66 del 2012.
10. Con atto depositato in data 16 maggio 2012, si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale la società (A) Spa, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, se ritenuta ammissibile, fondata, formulando argomentazioni identiche a quelle esposte in relazione all'ordinanza r.o. n. 66 del 2012.
11. Con memoria depositata in data 18 febbraio 2013, la detta società ha ribadito quanto dedotto nell'atto di costituzione, svolgendo le medesime considerazioni esposte nella memoria prodotta nell'ambito del giudizio originato dall'ordinanza r.o. n. 66 del 2012.
In prossimità dell'udienza la difesa della Regione siciliana ha depositato una memoria contenente argomentazioni identiche a quelle svolte nell'atto depositato in relazione al giudizio di legittimità costituzionale originato dall'ordinanza n. 66 del 2012.
12. Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con ordinanza del 19 dicembre 2011, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 117, secondo e terzo comma, Cost., ed all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana approvato con Rdl n. 455 del 1946, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della detta Regione n. 11 del 2010, ritenuta "di legificazione" delle Linee Guida al Piano energetico ambientale della Regione Sicilia, (Pears), approvate con deliberazione della Giunta regionale del 3 febbraio 2009, nella parte in cui prevedono:
— alla lettera d) del punto 2, l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione, da parte di primaria Compagnia di assicurazione, di disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi di mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'ente gestore di rete;
— al punto 21, che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW devono essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione (r.o. n. 68 del 2012).
13. In punto di fatto il giudice rimettente premette di pronunziare la presente ordinanza nell'ambito del giudizio di appello proposto dalla Presidenza della Regione siciliana, dalla Giunta regionale siciliana e dall'Assessorato regionale all'industria (oggi dell'energia e dei servizi di pubblica utilità), contro la (D) Srl e nei confronti di (omissis) e (omissis) (interventori ad adiuvandum nel giudizio di primo grado), per l'annullamento della sentenza n. 1775 del Tar per la Sicilia, sede di Palermo, sezione seconda, in data 9 febbraio 2010.
Ciò posto, il rimettente riferisce che la società appellata, con istanza presentata nel mese di novembre 2005, ha richiesto il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003 per la realizzazione, nei comuni di Centuripe (En) e Paternò (CT), di un impianto eolico per la produzione di energia elettrica; che all'esito di un procedimento particolarmente complesso, in data 31 marzo 2009, è stata convocata la Conferenza dei servizi competente a pronunciarsi sull'autorizzazione; che in quella sede l'Assessorato regionale territorio e ambiente — Arta — ha formulato un parere negativo all'accoglimento dell'istanza, rilevando, tra l'altro, l'incoerenza del progetto e della documentazione ad esso allegata rispetto alle prescrizioni del Piano energico ambientale della Regione siciliana (Pears), medio tempore approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009, emanato con decreto del Presidente della Regione siciliana in data 9 marzo 2009, pubblicato in Gurs n. 13 del 27 marzo 2009; che, trattandosi di dissenso qualificato di una amministrazione preposta alla tutela dell'ambiente, il procedimento era stato sospeso e la decisione finale era rimessa, ai sensi dell'articolo 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e 12, comma 3, del Dlgs n. 387 del 2012, alla Giunta regionale.
La (D) Srl, con ricorso presentato al Tar di Palermo, ha impugnato gli atti di approvazione del Pears sostenendo, in via principale, l'inapplicabilità delle prescrizioni previste dal nuovo piano alle domande di autorizzazione in precedenza presentate, ed in via gradata l'illegittimità di molteplici disposizioni.
Il Tar, con la sentenza impugnata, accogliendo pressoché in toto il ricorso, ha in primo luogo stabilito che il Piano, avendo natura regolamentare, non è applicabile a domande presentate prima della sua entrata in vigore, pena la violazione dell'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale; inoltre, nonostante il sopravvenuto difetto di interesse della ricorrente, il Tar ha annullato le seguenti prescrizioni: necessità di documentazione attestante la disponibilità giuridica dell'area dell'impianto; necessità di comunicazione del gestore della rete, attestante la capacità di quest'ultima di ricevere l'energia prodotta dal nuovo impianto; necessità della partecipazione, in ogni caso, della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali alla Conferenza dei servizi; possibile imposizione, da parte della Conferenza, di misure di mitigazione ambientale e compensazione; necessità di allegare alla richiesta l'impegno di una Compagnia di assicurazioni di rilasciare, in caso di autorizzazione, adeguata copertura assicurativa; prestazione di idonee garanzie a favore della Regione prima dell'inizio dei lavori; necessità di una distanza di almeno 10 km tra impianti di potenza superiore a 10 MW.
Si sono costituiti i soggetti già intervenuti ad adiuvandum nel giudizio di primo grado.
Con ordinanza n. 273 del 22 marzo 2010 il Consiglio rimettente ha sospeso la esecutività della sentenza impugnata; le parti hanno presentato memorie e repliche, insistendo nelle conclusioni.
In punto di diritto il rimettente formula le medesime considerazioni svolte nelle ordinanze n. 66 e 67 del 2012.
14. Con atto depositato in data 11 maggio 2012 si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale la Regione siciliana, in persona del presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura regionale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Al riguardo ha formulato argomentazioni identiche a quelle già espresse nei giudizi di legittimità costituzionale originati dalle ordinanze nn. 67 e 66 del 2012.
In prossimità dell'udienza la difesa della Regione siciliana ha depositato una memoria contenente argomentazioni identiche a quelle svolte nell'atto depositato in relazione ai giudizi di legittimità costituzionale originati dalle ordinanze nn. 66 e 67 del 2012.
15. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con ordinanza del 19 dicembre 2011, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 117, secondo e terzo comma, della Costituzione, ed all'articolo 14 dello statuto della Regione Sicilia approvato con Rdl n. 455 del 1946, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della Regione suddetta n. 11 del 2010, ritenuta "di legificazione" delle Linee guida al Piano energetico ambientale della Regione Sicilia, (Pears) approvate con deliberazione della Giunta regionale del 3 febbraio 2009, nella parte in cui prevedono:
— alla lettera d) del punto 2, l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione da parte di primaria compagnia di assicurazioni della disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi derivanti da mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'ente gestore di rete;
— al punto 21, che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW devono essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione (r.o. n. 83 del 2012).
16. In punto di fatto il giudice rimettente premette di pronunziare la presente ordinanza nell'ambito del giudizio di appello proposto dalla Presidenza della Regione siciliana, dalla Giunta regionale siciliana e dall'Assessorato regionale all'industria (oggi dell'energia e dei servizi di pubblica utilità), contro la (E) Srl per l'annullamento della sentenza n. 1852 del Tar per la Sicilia, sede di Palermo, sezione seconda, del 12 febbraio 2010.
Ciò posto, il rimettente riferisce che la società appellata, ha richiesto il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003 per la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica; che nelle more del procedimento autorizzatorio è entrato in vigore il Piano energetico ambientale della Regione Siciliana, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009, emanato con decreto del Presidente della Regione siciliana in data 9 marzo 2009, pubblicato in Gurs n. 13 del 27 marzo 2009, del quale è espressamente prevista l'applicabilità anche alle domande già in itinere.
La (E) Srl, con ricorso presentato al Tar di Palermo, ha impugnato gli atti di approvazione del Pears sostenendo, in via principale, l'inapplicabilità delle prescrizioni previste dal nuovo piano alle domande di autorizzazione in precedenza presentate, ed in via gradata l'illegittimità di molteplici disposizioni.
Il Tar, con la sentenza indicata, accogliendo pressoché in toto il ricorso, ha in primo luogo stabilito che il Piano, avendo natura regolamentare, non è applicabile a domande presentate prima della sua entrata in vigore, pena la violazione dell'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale; inoltre, nonostante il sopravvenuto difetto di interesse della ricorrente, ha annullato le seguenti prescrizioni: necessità di documentazione attestante la disponibilità giuridica dell'area dell'impianto; necessità di comunicazione del gestore della rete, attestante la capacità di quest'ultima di ricevere l'energia prodotta dal nuovo impianto; necessità della partecipazione, in ogni caso, della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali alla Conferenza dei servizi; possibile imposizione, da parte della Conferenza, di misure di mitigazione ambientale e compensazione; necessità di allegare alla richiesta l'impegno di una compagnia di assicurazioni di rilasciare, in caso di autorizzazione, adeguata copertura assicurativa; prestazione di idonee garanzie a favore della Regione prima dell'inizio dei lavori; necessità di una distanza di almeno 10 Km tra impianti di potenza superiore a 10 MW.
Con ordinanza n. 434 del 30 aprile 2010 il Consiglio di Giustizia amministrativa ha sospeso la esecutività della sentenza impugnata; le parti hanno presentato memorie e repliche, insistendo nelle conclusioni.
All'udienza dell'8 giugno 2011 l'appello è stato trattenuto in decisione.
In punto di diritto il rimettente formula le medesime considerazioni svolte nelle ordinanze nn. 66, 67 e 68 del 2012.
17. Con atto depositato in data 31 maggio 2012 si è costituita nel presente giudizio di legittimità costituzionale la Regione siciliana, in persona del presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura regionale, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e/o infondata. Al riguardo ha formulato argomentazioni identiche a quelle già formulate nei giudizi di legittimità costituzionale originati dalle ordinanze nn. 66, 67 e 68 del 2012.
In prossimità dell'udienza la difesa della Regione siciliana ha depositato una memoria contenente argomentazioni identiche a quelle svolte negli atti depositati in relazione ai giudizi di legittimità costituzionale originati dalle ordinanze n. 66, 67 e 68 del 2012.
18. Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, con ordinanza del 24 maggio 2012, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, Cost. e all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, dell'articolo 105 della legge di detta Regione n. 11 del 2010, nella parte in cui prevede al punto 28 delle Linee guida del Piano energetico ambientale della Regione siciliana, l'obbligo per il produttore di energia di rifornirsi di biomasse (per almeno il 50 per cento del fabbisogno) da aree dislocate in un raggio non superiore a km 70 dall'impianto; e nel caso in cui tali biomasse non siano disponibili entro tale perimetro, di rifornirsi esclusivamente di biomasse provenienti dal territorio regionale (r.o. n. 192 del 2012).
19. Il rimettente espone che in data 21 maggio 2010 la società (C) Spa presentava allo sportello unico per le attività produttive del Comune di Termini Imerese una richiesta di autorizzazione per la costruzione e gestione di un impianto di produzione di energia elettrica, alimentato a biomasse, ai sensi dell'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003; che l'istanza era inoltrata direttamente al Comune in cui ricadeva l'area industriale nella quale doveva essere localizzato l'insediamento produttivo, in conformità a quanto previsto dall'articolo 28, comma 3, della delibera di Giunta regionale n. 1 del 2009, con cui è stato approvato il Pears, il quale dettava una procedura semplificata per l'acquisizione di autorizzazioni alla realizzazione di impianti che "utilizzano biocombustibili ottenuti da piante oleaginose anche no food per la cogenerazione di energia elettrica e calore"; che, contestualmente, era presentata istanza di rilascio dei prescritti pareri e/o nulla osta alle varie Amministrazioni preposte alla cura ed alla tutela degli interessi coinvolti; che, però, l'Assessorato all'energia comunicava al Comune di Termini l'intenzione di avocare a sé la competenza al rilascio dell'autorizzazione, pur essendo già stata avviata la procedura semplificata prevista dal comma 3 dell'articolo 28 del Pears; che il Comune di Termini Imerese comunicava la predetta circostanza alla società (C) Spa; che, pertanto, quest'ultima, con nota protocollo n. 14364 del 28 ottobre 2010, formulava una nuova istanza di rilascio dell'autorizzazione direttamente all'Assessorato all'Energia, ai sensi dell'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003 (nella specie, una istanza diretta ad ottenere l'autorizzazione per la realizzazione di un impianto alimentato integralmente a biocombustibile — olio vegetale — di tipo cogenerativo, della potenza termica di 6,348 MWt e della potenza elettrica di 2,709 MWe, situato in contrada Notarbartolo, nella zona industriale del Comune di Termini Imerese), che, con nota protocollo n. 15023 del 20 aprile 2011, l'Assessorato regionale all'energia invitava tutte le Amministrazioni, a diverso titolo coinvolte nel procedimento, ad esprimere i pareri e o i nulla osta di propria competenza, nonché a partecipare all'adunanza della Conferenza di servizi per l'adozione della determinazione conclusiva; che in data 29 aprile 2011 era celebrata l'adunanza della Conferenza di servizi indetta a tale scopo, nella quale si constatava il positivo rilascio dei pareri favorevoli (alcuni condizionati) e/o nulla osta da parte di tutte le Amministrazioni coinvolte; che l'Amministrazione regionale dava, altresì, atto che (C) Spa aveva documentato il possesso dei requisiti di cui alla delibera della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009; che la Conferenza dei servizi dichiarava positivamente concluso l'iter autorizzativo, raccomandando il rispetto delle prescrizioni e dei vincoli impartiti e vincolando il definitivo rilascio dell'autorizzazione esclusivamente a taluni pareri ritenuti imprescindibili (pareri dell'Agenzia delle dogane e dell'Assessorato alle infrastrutture, che venivano rilasciati in data 5 maggio 2011).
Il rimettente aggiunge che, infine, con Drs n. 311 del 28 giugno 2011, l'Assessorato regionale provvedeva al rilascio della “autorizzazione unica” per la realizzazione e gestione dell'impianto, ma subordinava l'efficacia del provvedimento autorizzatorio al rispetto del vincolo previsto dal comma 2, punto 28, del Pears (sopra riportato); che detta condizione non era stata deliberata in sede di Conferenza dei servizi decisoria (ed anzi l'Amministrazione regionale aveva originariamente escluso l'applicabilità di tale cosiddetto “vincolo di approvvigionamento territoriale”, in quanto si era ritenuto che l'impianto rientrasse nel regime speciale di cui al comma 3 del punto 28 del Pears, recante un regime derogatorio rispetto a quello generale di cui al comma 2); che, pertanto, la società (C) Spa, con note del 4 luglio 2011 e del 20 settembre 2011, aveva contestato l'apposizione di tale prescrizione, ma, non avendo ottenuto positivo riscontro, l'aveva impugnata con il ricorso introduttivo, chiedendo l'annullamento della prescrizione stessa.
Tutto ciò premesso, il Tar riferisce i motivi proposti dalla ricorrente ed espone che l'Amministrazione si è ritualmente costituita, adducendo l'inammissibilità e l'infondatezza dell'impugnazione.
Osserva, poi, che — come affermato dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana nell'ordinanza n. 1024 del 19 dicembre 2012 — con l'articolo 105 della legge della Regione siciliana n. 11 del 2010, il Legislatore siciliano ha "legificato", ovvero approvato con legge regionale e dunque elevato al rango di legge, il Pears e le sue Linee guida; il Tar, inoltre, rileva che il punto 28 delle dette Linee guida, "divenuto oramai norma di legge regionale", introduce l'obbligo per il produttore di energia che intenda realizzare biomasse, di rifornirsi di queste ultime, per almeno il 50 per cento del fabbisogno, da aree dislocate in un raggio non superiore a km 70 dall'impianto; e, nel caso in cui non siano disponibili entro tale perimetro, di rifornirsi esclusivamente di biomasse provenienti dal territorio regionale.
Il Tar prosegue deducendo che l'articolo 14 dello statuto siciliano attribuisce alla Regione potestà legislativa esclusiva in materia di "industria e commercio", ma che in tale materia non può essere fatta rientrare anche la disciplina della "produzione di energia", perché l'articolo 117, terzo comma, Cost. la considera oggetto specifico di potestà legislativa concorrente; e ciò vale, come chiarito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 168 del 2010, anche per le Regioni a statuto speciale — come la Regione siciliana — che non l'abbiano riservata espressamente alla propria potestà legislativa esclusiva.
Ne consegue, ad avviso del rimettente, che in detta materia la potestà legislativa della Regione siciliana deve essere esercitata nel rispetto dei principi sanciti dalla legislazione statale e, nella specie, dall'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003. Osserva, ancora, il Tar che il "vincolo di approvvigionamento territoriale" si concreta in una cosiddetta "riserva di fornitura" in favore dei produttori regionali ed è certamente più rigido rispetto a quelli contemplati dall'articolo 12 del Dlgs citato. Detto vincolo, inoltre, costituendo una forma di "aiuto alle imprese locali" finisce con l'alterare il regime della libera concorrenza e quindi pregiudica l'impresa ricorrente.
Pertanto la disposizione in esame si porrebbe in contrasto con l'articolo 117, terzo comma, Cost. e con l'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, che non contempla tra le materie oggetto di potestà legislativa esclusiva la disciplina della produzione di energie.
In punto di rilevanza, il Tar rileva che la soluzione della questione di legittimità costituzionale sarebbe pregiudiziale ai fini della decisione della causa in quanto da essa dipenderebbe il destino del vincolo di approvvigionamento.
Infine, in punto di non manifesta infondatezza il rimettente osserva che l'introduzione di norme non qualificabili come norme di dettaglio, per di più volte a derogare norme di principio poste dallo Stato, costituisce una evidente rottura del regime di riparto delle competenze legislative.
Alla luce di tali considerazioni il Tar solleva la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge regionale n. 11 del 2010 nei termini sopra indicati.
20. Con atto depositato in data 12 ottobre 2012, è intervenuta nel presente giudizio di costituzionalità la Regione siciliana, in persona del Presidente pro tempore.
La difesa regionale, dopo aver riepilogato le argomentazioni del rimettente, rileva che successivamente al deposito dell'ordinanza presso la cancelleria del Tar è stato pubblicato il decreto presidenziale 18 luglio 2012, n. 48 (Regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 105, comma 5, della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11), che ha adeguato la disciplina regionale in materia di procedimenti autorizzativi aventi ad oggetto biomasse, bioliquidi e biocarburi.
Alla luce della sopravvenienza di detto regolamento la difesa regionale osserva che la Corte Costituzionale, in ossequio a costante orientamento giurisprudenziale, dovrebbe disporre la restituzione degli atti al rimettente per ius superveniens.
Il nuovo regolamento avrebbe adeguato la disciplina regionale in materia di procedimenti autorizzativi aventi ad oggetto biomasse, bioliquidi e biocarburi ai dettami della disciplina statale. L'articolo 1 del citato decreto presidenziale contiene un espresso richiamo alle disposizioni statali che disciplinano i requisiti per l'installazione di impianti di generazione elettrica alimentati da biomasse; ciò comporta che alla fattispecie sottoposta all'esame del giudice rimettente sia applicabile il disposto dell'articolo 12, comma 6, del Dlgs n. 387 del 2003, secondo cui "l'autorizzazione non può essere subordinata né prevedere misure di compensazione a favore delle Regioni e delle Province".
Poiché detta disciplina — ad avviso della difesa regionale — è applicabile ai sensi dell'articolo 13 ai procedimenti in corso, la Corte dovrebbe disporre la restituzione degli atti al Tar perché proceda ad una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza.
In via gradata chiede che la questione sia dichiarata inammissibile o non fondata.
21. Con atto depositato in data 16 ottobre 2012 si è costituita nel presente giudizio di legittimità costituzionale (C) Spa, chiedendo alla Corte di dichiarare l'inammissibilità della questione e, in subordine, la fondatezza della stessa.
L'esponente osserva come la norma di cui all'articolo 105 della legge regionale impugnata non conferirebbe al Pears rango di norma primaria, limitandosi a costituire base giuridica postuma ad un atto amministrativo chiamato in via suppletiva e transitoria a fornire le prescrizioni di dettaglio nelle more dell'emanazione del nuovo regolamento d'attuazione.
L'intenzione del legislatore regionale si è, infatti, tradotta nel dettare, a regime, le modalità di realizzazione degli interventi previsti dal Dlgs n. 387 del 2003 mediante l'adozione di un regolamento di attuazione che, per sua natura, certamente non possiede il rango di norma primaria; regolamento, appunto, approvato con la deliberazione della Giunta regionale n. 202 del 21 giugno 2012, esternata con decreto del Presidente della Regione siciliana del 18 luglio 2012, n. 48 (Regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 105, comma 5, della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11), pubblicato sulla Gurs del 17 agosto 2012, n. 34.
Il Pears, ad avviso della parte privata, avrebbe, dunque, mantenuto il rango di atto di normazione secondaria anche successivamente all'entrata in vigore dell'articolo 105 della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010.
Nel merito, l'esponente osserva come il dettato dell'articolo 12, comma 10, del Dlgs n. 387 del 2003, regolante la realizzazione e gestione degli impianti, al quale il legislatore regionale fa espresso rinvio, è univoco nell'escludere che le Regioni possano introdurre limiti o divieti alla realizzazione degli impianti al di fuori dell'indicazione di aree e siti non idonei all'ubicazione degli stessi.
Ciò trova conferma anche nelle Linee guida nazionali di cui al Dm 10 settembre 2010 che, al punto 14.5., prevedono che l'eventuale superamento di eventuali vincoli di tipo programmatico contenuti nel Pears sia inidoneo a precludere la conclusione del procedimento volto al rilascio dell'autorizzazione unica.
Pertanto, la previsione del cosiddetto vincolo di approvvigionamento della biomassa si rivelerebbe sprovvista di adeguata copertura legislativa, non potendosi desumere dall'analisi delle finalità e dei contenuti della disciplina di settore alcuna previsione idonea a fondare l'introduzione di una regola derogatoria.
Il vincolo in questione, ad avviso dell'esponente, non si tradurrebbe nell'asserita promozione e incentivazione dell'agricoltura regionale, ma in un blocco alla realizzazione degli impianti, integrante una indebita restrizione della libertà di iniziativa economica, della concorrenza e della libera circolazione delle merci. Il punto 28 del Pears configurerebbe, poi, un invalicabile divieto alla installazione di impianti di energia alimentati a biomasse sul territorio regionale, pregiudicando il libero accesso al mercato. Detto vincolo sarebbe anche in contrasto con gli obiettivi che gli Stati membri sono chiamati a conseguire, in ossequio alla corretta applicazione dei principi contenuti nelle direttive 2001/77/Ce e 29/2009/Ce.
In punto di diritto l'esponente osserva come la legificazione della norma regolamentare impugnata sia in contrasto con gli articoli 3, 41 e 117 Cost. e con l'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana e con le norme del Trattato Ce.
Ciò posto, la difesa della parte privata sostiene che il vincolo posto dal punto 28 del Pears stride irrimediabilmente con le prerogative che l'articolo 12 del Dlgs citato demanda alle Regioni e viola i principi generali per l'incentivazione delle energie rinnovabili fissati dall'articolo 2, comma 145, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato legge finanziaria 2008).
La preclusione in via generale dell'utilizzo della biomassa prodotta fuori dal territorio regionale, inoltre, violerebbe anche l'articolo 23 del Trattato Ce e l'articolo 117, Cost. interferendo nel mercato dei biocombustibili e degli oli vegetali, anch'esso soggetto alla disciplina della concorrenza ed al regolamento (Ce) del Consiglio n. 73 del 2009.
Infine, l'esponente osserva che, nelle more del giudizio di legittimità costituzionale, con deliberazione della Giunta regionale n. 202 del 21 giugno 2012, emanata con Dprs n. 48 del 2012, la Regione siciliana ha adottato il nuovo regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 105, comma 5, della legge regionale n. 11 del 2010 (linee guida regionali in materia di energie rinnovabili) che, all'articolo 9, nel disciplinare la realizzazione degli interventi nel settore delle biomasse, non contempla più l'obbligo di approvvigionamento della biomassa regionale. Tuttavia, ai sensi dell'articolo 13, la nuova regolamentazione troverebbe applicazione solo ai procedimenti avviati successivamente all'entrata in vigore del regolamento o "ancora in corso e non ancora definiti con Conferenza dei servizi".
Detto atto di resipiscenza, ad avviso dell'esponente, troverebbe fondamento nelle osservazioni contenute nel parere reso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, sezione consultiva, n. 184 del 2012, reso nell'Adunanza del 6 marzo 2012, e nella nota protocollo n. 3815 — 286.4 del 23 dicembre 2011 dell'ufficio legislativo e legale, con cui venivano evidenziati profili di illegittimità costituzionale sulla riproposizione, anche nel nuovo regolamento, del "vincolo di approvvigionamento".
22.— In prossimità dell'udienza di discussione (C) Spa ha depositato una memoria, con la quale ribadisce le argomentazioni in precedenza svolte. In particolare, nell'atto in questione si sofferma sulla sopravvenienza del regolamento approvato con decreto del Presidente della Regione Sicilia n. 48 del 2012, sostenendo che esso, alla luce dell'articolo 13, non troverebbe applicazione nel caso di specie, essendo applicabile ai soli procedimenti ancora in corso e non ancora definiti con conferenza di servizi decisoria. Da ciò conseguirebbe la perdurante rilevanza della questione dal momento che il punto 28 del Pears dovrebbe ritenersi applicabile al caso di specie.
1. Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con le quattro ordinanze di analogo tenore indicate in epigrafe (r.o. nn. 66, 67, 68 e 83 del 2012), ha sollevato — in riferimento agli articoli 3, 41, 117, secondo e terzo comma, 120 della Costituzione, nonché all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto-legge 15 maggio 1946, n. 455 — questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della Regione suddetta 12 maggio 2010, n. 11 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010), recante, ad avviso del rimettente, "legificazione delle linee guida al Pears approvate con deliberazione della Giunta regionale n. 1 del 3 febbraio 2009", nella parte in cui esse prevedono: alla lettera d), del punto 2, l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione, da parte di primaria compagnia di assicurazioni, della disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi di mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'ente gestore di rete; alla lettera e), del punto 2, l'obbligo della comunicazione, ai fini della celerità dei procedimenti, della sede legale istituita dal richiedente in Sicilia ed impegno al suo mantenimento nel territorio della Regione per il tempo di efficacia dell'autorizzazione (questo punto è censurato soltanto con l'ordinanza n. 66 del 2012); al punto 10, l'obbligo per il soggetto autorizzato di rilasciare, anteriormente all'inizio dei lavori e pena l'inefficacia dell'autorizzazione, idonee garanzie a favore della Regione; al punto 21, che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW devono essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione.
Il rimettente, come s'è detto, muove dal presupposto che il citato articolo 105 della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010, attraverso il rinvio recettizio contenuto nel comma 5 (parte finale) della norma ora menzionata, abbia sostanzialmente "legificato" le Linee Guida al piano energetico ambientale della Regione suddetta, con la conseguenza che esse troverebbero ormai adeguata copertura legislativa. Alcune di tali disposizioni, peraltro, si porrebbero in contrasto con la Costituzione.
In particolare, il Collegio sottopone allo scrutinio di questa Corte le seguenti questioni:
a) se l'articolo 105 della citata legge regionale, rinviando alla lettera d), del punto 2, delle indicate Linee guida, che prevede l'obbligo di allegare alla richiesta di autorizzazione la dichiarazione, da parte di primaria compagnia di assicurazioni, della disponibilità alla copertura assicurativa dei rischi di mancata erogazione del servizio di fornitura elettrica all'ente gestore di rete, violi: 1) l'articolo 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto si tradurrebbe in un'ingerenza nei rapporti contrattuali tra produttori dell'energia e gestore della rete, disciplinati in modo uniforme a livello nazionale, così invadendo la potestà legislativa esclusiva dello Stato nella materia dell'ordinamento civile; 2) l'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, in quanto detta disposizione esulerebbe dalle competenze legislative regionali ivi previste; 3) l'articolo 117, terzo comma, Cost., in quanto, vertendosi nella materia a competenza legislativa concorrente della "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", detta previsione esorbiterebbe dai principi sanciti dall'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/Ce, relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità) e, segnatamente, dalle "attribuzioni autorizzatorie" che detta norma demanda alle Regioni;
b) se l'articolo 105 della citata legge regionale, rinviando alla lettera e), del punto 2, delle indicate Linee Guida, la quale prevede l'obbligo della comunicazione, ai fini della celerità dei procedimenti, della sede legale istituita dal richiedente in Sicilia e l'impegno al suo mantenimento nel territorio della Regione per il tempo di efficacia dell'autorizzazione (questione posta soltanto con l'ordinanza n. 66 del 2012), violi: 1) gli articoli 3, 41 e 120 Cost., in quanto introdurrebbe una ingiustificata e protezionistica discriminazione tra le imprese su base territoriale, un ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni e una limitazione della libertà economica delle imprese che risultano avere una sede legale e operativa in altra Regione: ciò anche se detta previsione sia interpretata quale necessità di "mera indicazione di una sede operativa o recapito in ambito regionale"; 2) l'articolo 117, terzo comma, Cost., in quanto introdurrebbe una condizione di ammissibilità della richiesta di autorizzazione non contemplata dall'articolo 12 del decreto legislativo del 29 dicembre, 2003 n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/Ce relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità) — costituente principio fondamentale nella materia, di competenza legislativa concorrente, della "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" — ed irragionevolmente destinata ad essere mantenuta anche dopo il rilascio dell'autorizzazione;
c) se l'articolo 105 della legge regionale citata, rinviando al punto 10 delle dette Linee guida, il quale impone al soggetto autorizzato l'obbligo di rilasciare, anteriormente all'inizio dei lavori e sotto pena d'inefficacia dell'autorizzazione, idonee garanzie a favore della Regione, violi: 1) l'articolo 3 Cost., in quanto demanderebbe alla Regione un apprezzamento irragionevolmente discrezionale; 2) l'articolo 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto subordinerebbe l'efficacia del titolo ad un adempimento contrattuale da parte del beneficiario, consistente nella prestazione di garanzie in favore della Regione autorizzante, così invadendo la potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile; 3) l'articolo 117, terzo comma, Cost., in quanto, vertendosi nella materia di competenza legislativa concorrente della "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", la prescrizione de qua esulerebbe dai principi sanciti dall'articolo 12 Dlgs n. 387 del 2003 e, in particolare, dalle "attribuzioni autorizzatorie" che detta norma demanda alle Regioni;
d) Se l'articolo 105 della citata legge regionale, rinviando al punto 21 delle dette Linee guida, secondo cui gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di potenza superiore a 10 MW devono essere realizzati ad una distanza l'uno dall'altro non inferiore a 10 km o, comunque, a distanza congrua sulla base di adeguata motivazione, violi: 1) l'articolo 3 Cost., in quanto l'individuazione della distanza minima non risulta effettuata sulla scorta di criteri predefiniti, idonei a dimostrarne l'effettiva ragionevolezza e congruità; 2) l'articolo 117, terzo comma, Cost., in quanto l'individuazione, in un momento in cui le linee guida nazionali non erano state adottate, di criteri di distribuzione territoriale preclusivi all'installazione di impianti eolici e fotovoltaici, non ottemperando alla necessità di ponderazione concertata degli interessi rilevanti in quest'ambito, in ossequio al principio di leale cooperazione, risulterebbe in contrasto con l'articolo 12, comma 10, del Dlgs n. 387 del 2003, secondo cui l'indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti può avvenire solo sulla base di linee guida approvate nella Conferenza unificata, su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per i beni e le attività culturali.
2. Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (d'ora in avanti Tar), con l'ordinanza indicata in epigrafe (r.o n. 192 del 2012), ha sollevato, in riferimento all'articolo 117, terzo comma, Cost. e all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della medesima Regione n. 11 del 2010, "nella parte in cui prevede, al punto 28 delle linee guida del Piano energetico ambientale della Regione siciliana, l'obbligo per il produttore di energia di rifornirsi di biomasse (per almeno il 50% del fabbisogno) da aree dislocate in un raggio non superiore a km 70 dall'impianto; e, nel caso in cui tali biomasse non siano disponibili entro tale perimetro, di rifornirsi esclusivamente di biomasse provenienti dal territorio regionale".
Il Tar premette che è stato chiamato a pronunciare sull'impugnazione proposta da una società avverso un provvedimento dell'Assessorato regionale all'energia che, all'esito di un complesso procedimento, aveva rilasciato alla medesima società l'autorizzazione unica per la realizzazione e gestione di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato a biomasse, ai sensi dell'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003; che l'efficacia del detto provvedimento autorizzatorio era stata subordinata al rispetto del vincolo previsto dal comma 2, punto 28, del Pears; che, ad avviso della società ricorrente, l'apposizione di tale prescrizione era illegittima, onde andava annullata; che, come affermato dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, con l'articolo 105 della legge della Regione n. 11 del 2010 il legislatore regionale aveva "legificato" (id est: "approvato con legge regionale e dunque elevato al rango di legge") il piano energetico e ambientale della Regione siciliana (Pears) e le sue Linee guida.
Su tali premesse il rimettente ritiene che l'articolo 105 della citata legge regionale, nella parte in cui prevede — al punto 28 delle Linee guida del Pears — l'obbligo suddetto per il produttore di energia, violi: 1) l'articolo 117, terzo comma, Cost., in quanto si porrebbe in contrasto con i principi generali stabiliti dall'articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003, nella materia di potestà legislativa concorrente della "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", poiché introdurrebbe un "vincolo di approvvigionamento territoriale" più rigido rispetto ai vincoli contemplati dalla menzionata disposizione statale e, costituendo una forma di aiuto alle imprese locali, altererebbe il regime della libera concorrenza; 2) l'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana, il quale non contempla tra le materie oggetto di potestà legislativa esclusiva quella della produzione di energie.
3. Le cinque ordinanze indicate in epigrafe, e richiamate nei punti che precedono, riguardano questioni analoghe o strettamente connesse. Pertanto, i relativi giudizi di legittimità costituzionale vanno riuniti, per essere definiti con unica decisione.
4. Le questioni di legittimità costituzionale sono inammissibili.
Punto di partenza comune è l'assunto, enunciato dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e fatto proprio dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, secondo cui "Per effetto delle norme trascritte e del rinvio recettizio in esse contenuto le Linee guida al Pears risultano sostanzialmente legificate, secondo quanto esattamente sostiene l'Avvocatura.
Non può infatti ragionevolmente negarsi, come fa invece l'appellata nella approfondita memoria del 18 maggio 2011, che le disposizioni del regolamento trovino ormai adeguata copertura legislativa".
Il Collegio, però, dubita della legittimità costituzionale di alcune disposizioni contenute nelle citate Linee guida, sulle quali richiede lo scrutinio di questa Corte, perché "l'annullamento della sentenza impugnata per effetto della legificazione delle norme regolamentari da essa annullate presuppone la legittimità costituzionale — sui punti che ora si esamineranno — della norma legificante".
L'articolo 105 della legge regionale sic. n. 11 del 2010, nei primi quattro commi, costituisce e regola il fondo regionale di garanzia per l'installazione di impianti fotovoltaici. Nel comma 5, poi, così dispone: "Il Presidente della Regione disciplina con proprio decreto le modalità di attuazione nel territorio della Regione degli interventi da realizzarsi per il raggiungimento degli obiettivi nazionali, derivanti dall'applicazione della direttiva 2001/77/Ce del 27 settembre 2001, del Parlamento e del Consiglio pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea serie 283 del 27 ottobre 2001, e nel rispetto del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 di recepimento della predetta direttiva. Tale decreto definisce, altresì, le misure di cui all'articolo 1, commi 4 e 5, della legge 23 agosto 2004, n. 239 ed è adottato nella forma prevista dall'articolo 12 dello statuto regionale, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Fino alla data di entrata in vigore del suddetto decreto trova applicazione il decreto del Presidente della Regione 9 marzo 2009, di emanazione della deliberazione Giunta regionale 3 febbraio 2009, n. 1, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 27 marzo 2009, n. 13".
Come si vede, la norma ora trascritta (quella sulla quale fanno leva i rimettenti per sostenere la presunta legificazione delle linee guida al piano energetico ambientale della Regione siciliana — Pears — in forza dell'asserito rinvio recettizio nella norma medesima contenuto) nei primi due periodi prevede l'atto normativo da emanare, recante le modalità di attuazione nel territorio della Regione siciliana degli interventi e degli obiettivi previsti dalla disciplina comunitaria e nazionale e finalizzati alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità (Dlgs n. 387 del 2003).
Si tratta, senza alcun dubbio, di un atto avente forma e natura di regolamento e come tale, infatti, è stato adottato con decreto del Presidente della Regione in data 18 luglio 2012, n. 48, sotto il titolo "Regolamento recante norme di attuazione dell'articolo 105, comma 5, della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11".
Il terzo periodo, invece, reca una disposizione di carattere transitorio, stabilendo che, fino alla data di entrata in vigore del nuovo atto regolamentare, si applica il decreto del Presidente della Regione 9 marzo 2009, avente ad oggetto l'emanazione della delibera della Giunta regionale n. 1 del 2009.
Ciò posto, si deve escludere che, con tale disposizione, il citato articolo 105 abbia inteso effettuare un rinvio recettizio o materiale, con efficacia novatrice della fonte, alle regole richiamate. Un tale effetto — che produce una forma di recezione o incorporazione della norma richiamata in quella richiamante — non può essere riconosciuto a qualsiasi forma di rimando, ma è ravvisabile soltanto quando la volontà del legislatore di recepire mediante rinvio sia espressa oppure sia desumibile da elementi univoci e concludenti. Non è sufficiente rilevare che una fonte ne richiama testualmente un'altra, per concludere che la prima abbia voluto incidere sulla condizione giuridica della seconda o dei suoi contenuti.
Nel caso in esame, non soltanto i suddetti elementi mancano, ma dal dettato della norma asseritamente rinviante si desumono argomenti che inducono ad escludere l'ipotizzato effetto di recezione.
Infatti, sul piano del testuale dettato dell'articolo 105, comma 5, ultimo periodo, della legge regionale Sicilia n. 11 del 2010, esso si limita a disporre che, fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui ai periodi precedenti, trova applicazione il decreto del Presidente della Regione del 9 marzo 2009. Non si è in presenza, dunque, di un rinvio recettizio o materiale, ma piuttosto della sola indicazione della fonte destinata a disciplinare il settore nel periodo transitorio, senza alcun elemento idoneo a rivelare un intento del legislatore regionale diretto ad incorporare il testo regolamentare in quello legislativo. Si tratta piuttosto di una norma che si limita a disporre l'ultrattività del decreto del Presidente della Regione, ora citato, fino all'adozione del nuovo regolamento recante le linee guida regionali in materia di fonti rinnovabili.
L'assenza di un intento del legislatore regionale, diretto a conferire rango di fonte primaria alla disciplina contenuta nell'atto di approvazione del Pears trova riscontro, peraltro, nel rilievo che all'articolo 105 della legge regionale, come sopra si è notato, è stata data attuazione mediante l'emanazione di un altro regolamento (18 luglio 2012, n. 48), recante le nuove Linee Guida regionali in materia di autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Invero, non è logico ritenere che il legislatore regionale abbia inteso, da un lato, regolare in via definitiva la materia attraverso l'adozione di un atto certamente avente natura regolamentare e, al contempo, "legificare" un atto amministrativo in via transitoria e con efficacia limitata nel tempo.
Da quanto esposto consegue che le questioni di legittimità costituzionale, sollevate con le ordinanze indicate in epigrafe, devono essere dichiarate inammissibili. Invero, non vertendosi in tema di rinvio recettizio o materiale, ma di mera indicazione della fonte della disciplina sostanziale applicabile nell'arco di tempo considerato (né rileva, in tale sede, approfondire se si tratti o meno di rinvio formale), le disposizioni denunciate sono contenute in un atto che, essendo sprovvisto di forza di legge, non è suscettibile di essere oggetto di giudizio incidentale di legittimità costituzionale (ex plurimis; sentenza n. 311 del 1993; ordinanza n. 484 del 1993).
dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 105 della legge della Regione siciliana 12 maggio 2010, n. 11 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010), sollevate, in riferimento agli articoli 3, 41, 117, secondo e terzo comma, 120 della Costituzione, nonché all'articolo 14 dello Statuto della Regione siciliana approvato con regio decreto-legge del 15 maggio 1946, n. 455, dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, con le ordinanze indicate in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 aprile 2013.
Depositata in cancelleria il 3 maggio 2013.