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Timestamp: 2018-09-26 11:16:38+00:00
Document Index: 103237889

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 61', 'sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 2052', 'art. 3']

Una scarica elettrica uccide il terzo trasportato mentre è a bordo di un camion che stava trasportando l’auto della vittima in avaria. – Noi Radiomobile™
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Una scarica elettrica uccide il terzo trasportato mentre è a bordo di un camion che stava trasportando l’auto della vittima in avaria.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 giugno 2016, n. 12281)
Risultava dall’esame della polizza contrattuale che, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettera e), la copertura assicurativa era esclusa, in relazione ai danni patiti dai terzi trasportati, se il trasporto non era stato effettuato “in conformità alle disposizioni vigenti o alle indicazioni della carta di circolazione”.
Nella specie, il camion assicurato era dotato di una gru per il sollevamento di cose da collocare nel cassone retrostante ed era abilitato al trasporto di cose per un peso complessivo di kg 24.000; non risultava dalla carta di circolazione, perciò, che vi fosse un ostacolo a trasportare nel cassone – com’era avvenuto nel caso in esame – una vettura, anche in avaria, né vi erano specifiche limitazioni in ordine all’altezza massima di quanto trasportato.
Doveva perciò escludersi che il camion fosse stato adibito ad un trasporto vietato dalla carta di circolazione, tanto più che non era stato allegato né il superamento del peso massimo, né che la vettura trasportata fuoriuscisse dal cassone, né sussisteva un divieto a viaggiare “con la gru raccolta dietro la cabina invece che protesa verso il cassone”.
Rileva la società ricorrente che l’autocarro era adibito al trasporto di materiali edili e non di autovetture, mentre in occasione dell’incidente vi era stata caricata una vettura in modo tale da superare l’altezza consentita.
La Corte d’appello non avrebbe tenuto in alcuna considerazione il fatto che il carico era troppo alto, in violazione del citato art. 61; il che rendeva evidente che il trasporto era stato effettuato senza rispettare le disposizioni vigenti e che perciò la polizza assicurativa non era operante nella specie. La decisione, limitandosi a valutare che il trasporto fosse avvenuto in modo rispettoso della carta di circolazione, non avrebbe considerato il superamento dell’altezza consentita, risultante dagli atti dell’indagine compiuta in sede penale.
1.3. Tanto premesso, osserva il Collegio che la disposizione contrattuale invocata dalla parte ricorrente e richiamata dalla Corte d’appello esclude che la copertura assicurativa possa essere operante, in relazione ai danni subiti dai terzi trasportati, “se il trasporto non è effettuato in conformità alle disposizioni vigenti o alle indicazioni della carta di circolazione”. In ordine alla conformità alle prescrizioni della carta di circolazione, vale l’accertamento in fatto compiuto dal giudice di merito, in sostanza neppure contestato dalla società ricorrente.
Quanto, invece, al rispetto delle norme per il trasporto, la disposizione contrattuale non può, all’evidenza, ricomprendere in tale espressione anche la violazione, commessa dal conducente, di regole di comportamento derivanti dal codice della strada.
In altri termini, una cosa è che vi siano, ad esempio, difetti strutturali o di costruzione del mezzo tali da provocare un sinistro, altra cosa è che il fatto dannoso sia stato generato dalla violazione di regole di circolazione o di semplice prudenza.
Nel caso di specie, è pacifico che il tragico incidente si verificò a causa di un’indebita sosta in prossimità di un traliccio dell’alta tensione, durante la quale il braccio alzato della gru provocò il mortale arco voltaico; ma è evidente che ciò non attiene alle modalità del trasporto, bensì a colposa violazione di regole di prudenza.
Non va dimenticato, del resto, che il principio secondo cui l’assicurazione per la responsabilità civile conseguente alla circolazione degli autoveicoli si estende ai danni causati ai terzi trasportati – oltre ad essere stato più volte affermato da questa Corte (v. la sentenza 16 marzo 2009, n. 6316, delle Sezioni Unite) – è conforme anche alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, che l’ha in più occasioni ribadito.
La CGUE ha infatti affermato che le direttive dell’Unione ostano ad una normativa nazionale che consenta di negare ovvero di limitare in misura sproporzionata, in considerazione della corresponsabilità del passeggero nella causazione del danno subito, il risarcimento a carico dell’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli (v. le sentenze 30 giugno 2005, in causa C-537/03, Candolin, e 19 aprile 2007, in causa C-356/05, Farrel; si vedano, sul punto, le considerazioni svolte dalla Sezione Lavoro di questa Corte con la sentenza 12 settembre 2014, n. 19301).
4. A questo esito segue la condanna della società ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in conformità ai soli parametri introdotti dal decreto ministeriale 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.
4.1. Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte della società ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
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