Source: http://firenze.sentenze.ilcaso.it/articolo_ragionato/fallimentare/117/cassazione
Timestamp: 2020-06-02 12:37:18+00:00
Document Index: 3239053

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1210', 'art. 2010', 'art. 2740', 'art. 117', 'art. 107', 'art. 117', 'art. 107', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 107', 'art. 1', 'art. 118', 'art. 24', 'art. 111']

Fallimento – Ripartizione finale – Creditori irreperibili o che non si presentano – Deposito presso l’ufficio postale – Effetti – Confronto tra regime attuale e previgente
Il senso normativo dell’ultimo periodo dell’art. 117, comma 3, legge fall. traspare immediato non appena si venga a comparare il testo della versione originaria della norma con quello introdotto dalla riforma del 2006.
Laddove quest’ultimo stabilisce che le somme rimaste depositate e non riscosse divengono, trascorso un dato periodo di tempo, disponibili per un’ulteriore distribuzione a vantaggio dei creditori ancora interessati, il vecchio testo provvede alle stesse secondo una prospettiva affatto diversa. Il riferimento alla quietanza, di cui al certificato di deposito, altro non può significare che l’avvenuto deposito presso l’istituto designato vale come distribuzione delle somme al creditore, quand’anche questi non si sia presentato ovvero sia rimasto irreperibile.
Se il regime attuale ha un’ottica fermata sulla concorsualità tra i creditori del fallito, dunque, quello originario si concentrava invece sul rapporto sussistente tra fallito e singolo creditore.
Nel regime originario della legge fallimentare, in altri termini, il deposito delle somme fatto dalla procedura veniva a innestare un rapporto contrattuale in modo diretto corrente tra il creditore - non presentato o irreperibile - e l’istituto depositario. La richiamata "quietanza" rispondeva, quindi, al "pagamento" posto in essere dalla procedura a mezzo deposito liberatorio (come sostanzialmente intestato al creditore che si è disperso): con la medesima forza effettuale, cioè, di cui è dotato il deposito previsto dalla norma dell’art. 1210 c.c..
Del resto, la simmetria tra la posizione del creditore, che (dopo avere fatto domanda di insinuazione) risulta disperso al tempo della distribuzione del ricavato, e la posizione del creditore messo in mora, secondo le regole del codice civile, appare del tutto manifesta.
Nel regime sostituito dalla riforma del 2006, le somme rimaste non riscosse non fanno più parte della massa attiva del fallimento, nè sono più nella disponibilità degli organi della procedura, perché non sono più, prima di ogni altra cosa, di proprietà del debitore ex-fallito (così la disposizione di base dettata dall’art. 2010 c.c., comma 2: "eseguito il deposito... il debitore non può più ritirarlo ed è liberato dalla sua obbligazione").
Di conseguenza, nel contesto del regime originario della legge fallimentare un problema di (eventuale) rapporto tra diritto del creditore insoddisfatto e somme destinate ad altro creditore del comune debitore - come mediato, cioè, dalla responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c., di quest’ultimo - non aveva proprio alcuno spazio per risultare proponibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2020, n. 5618. Segue...
Fallimento - Piano di riparto - Chiusura della procedura - Creditore pretermesso - Azione di ripetizione di indebito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento
Dichiarazione di fallimento anteriore alla modifica dell’art. 117, comma 5, l. fall. ex art. 107 d.lgs. n. 5 del 2006 - Applicabilità della disciplina successiva alla modifica normativa - Esclusione - Applicabilità della normativa previgente sui depositi giudiziari
Nel caso di dichiarazione di fallimento anteriore all'entrata in vigore della introduzione dell'art. 117, comma 5, l. fall. ad opera dell'art. 107 d. lgs. n. 5 del 2006, non trova applicazione la disciplina così come innovata dovendo, invece, ritenersi applicabile quella previgente sulle forme dei depositi giudiziari ai sensi dell'art. 2 del r.d. n. 149 del 1910 presso l'ufficio postale incaricato del relativo servizio e dell'art. 2 del d. l. n. 143 del 2008, convertito con modificazioni dalla l. n. 181 del 2008, sulla devoluzione al Fondo unico giustizia delle somme non reclamate entro cinque anni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2019, n. 4514. Segue...
Fallimento - Crediti non riscossi - Disciplina precedente al d.lgs. n. 107 del 2006 - Assegnazione ai creditori insoddisfatti - Esclusione - Violazione art. 1 Primo Protocollo aggiuntivo CEDU - Esclusione - Fondamento
La disciplina di cui all'art. 117, comma 3, l. fall., antecedente alle modifiche di cui all'art. 107, d.lgs. n. 5 del 2006 (che ha introdotto i commi 4 e 5 della predetta norma), nel prevedere l'efficacia liberatoria del deposito presso l'istituto di credito, escludendo la possibilità di un riparto supplementare delle somme spettanti ai creditori che non si siano presentati a riscuoterle o che siano rimasti irreperibili, non contrasta con l'art. 1 Primo Protocollo aggiuntivo alla CEDU in quanto relativa a somme definitivamente fuoriuscite dalla disponibilità del fallimento e rispetto alle quali i creditori rimasti insoddisfatti non sono titolari di alcun diritto e non possono lamentare alcuna privazione della proprietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2019, n. 4514. Segue...
Chiusura del fallimento – Accantonamenti discrezionali disposti dal giudice delegato in favore di creditori non ammessi allo stato passivo – Legittimità – Modalità di attuazione – Fattispecie
La chiusura del fallimento di una società disposta, per l'integrale avvenuto pagamento dei creditori ammessi, ai sensi dell'art. 118 legge fallimentare, nel testo applicabile "ratione temporis", non preclude l'adozione discrezionale di appositi accantonamenti in favore di creditori non ancora ammessi al passivo – per essere pendenti i relativi giudizi di opposizione allo stato passivo - mediante modalità di deposito stabilite dal giudice delegato che il curatore è tenuto ad attuare avvalendosi, ove in tal senso disposto dal medesimo giudice, degli strumenti contrattuali ritenuti più idonei. (Nella specie, il fallimento era stato dichiarato chiuso nel 1984 ed il curatore aveva stipulato un cd. contratto di deposito in garanzia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Luglio 2018, n. 20225. Segue...
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Progetto di riparto - Regime anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006 - Osservazioni del creditore anteriori al decreto del G.D. di sua esecutività - Onere ai fini della successiva legittimazione al reclamo - Inconfigurabilità - Ragioni
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Finale - Decreto del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Decisione - Necessità di interpretare la domanda di insinuazione - Operazione riservata al tribunale fallimentare investito del reclamo - Sindacato in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Artt. 117 e 118 legge fall. - Accantonamenti nel riparto finale a favore dei creditori opponenti allo stato passivo - Mancata previsione - Contrasto con art. 24 Cost. - Manifesta infondatezza - Fondamento
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Opposizione allo stato passivo di creditore non ammesso - Accantonamento in sede di ripartizione finale - Necessità - Insussistenza
Fallimento - Passività fallimentari - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Termine finale
Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Questioni attinenti alla individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario - Definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo - Preclusione - Insussistenza - Condizioni
Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione
Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ripartizione finale - Pendenza di giudizio di opposizione all'esclusione di crediti o di impugnazione alla loro ammissione - Adozione delle disposizioni atti ad assicurare in caso di esito favorevole di detti giudizi, la "par condicio" - Obbligo del giudice delegato
Riparto finale - Tassazione