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Timestamp: 2018-03-22 13:38:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 31', 'sentenza ']

Consiglio di Stato - Sez. IV - Sentenza n. 50 del 12/01/2005
Illegittimità di un concorso interno per posti di dirigente nel caso in cui risulti che i possibili aspiranti siano solo due dipendenti.
Illegittimità di un concorso interno per posti di dirigente nel caso in cui risulti che i possibili aspiranti siano solo due dipendenti.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
sul ricorso in appello n. 9159 del 2003, proposto da
- ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE - SUDTIROL,
in persona del presidente p.t.;
rappresentati e difesi dagli avv.ti **** e **** ed elettivamente domiciliati presso lo studio del secondo, in ****,
- PROVINCIA AUTONOMA di TRENTO,
costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dagli avv.ti **** ed **** ed elettivamente domiciliata presso lo studio del secondo, in ****;
- AGENZIA PROVINCIALE PER <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE,
- ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TRENTO,
della sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa del Trentino – Alto Adige, sede di Trento, n. 241/2003.
Visto l’appello incidentale interposto dalla stessa Provincia;
Visto che non si sono costituiti in giudizio né l’AGENZIA PROVINCIALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE, né il controinteressato ****, né l’ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TRENTO;
Vista la decisione interlocutoria n. 5169/2004;
Visti i documenti depositati dalla Provincia Autonoma di Trento in esecuzione di detta decisione;
Viste le memorie prodotte dagli appellanti principali e dall’appellante incidentale a sostegno delle rispettive domande e difese;
Udito, alla stessa udienza, l’avv. **** su delega dell’Avv. **** per la resistente ed appellante incidentale; nessuno essendo ivi comparso per gli appellanti principali;
1. – La sentenza appellata ha accolto in parte il ricorso proposto dall’ ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL e dal sig. ****, odierni appellanti principali, contro la deliberazione della Giunta Provinciale di Trento n. 2793/2002 (con la quale è stata indetta procedura concorsuale per l’attribuzione della qualifica di Dirigente preposto al settore Laboratorio e Controlli dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’ambiente), nonché contro la determinazione n. 44 in data 22 gennaio 2003 del Dirigente del Servizio Personale della Provincia Autonoma di Trento (di esclusione del secondo dal concorso stesso per difetto del prescritto requisito della iscrizione, da almeno tre anni, all’albo dei Direttori della Provincia Autonoma di Trento).
La sentenza medesima ha infatti riconosciuto la legittimità della clausola del bando inerente la individuazione della laurea in ingegneria chimica, in alternativa a quella in chimica, quale titolo di studio idoneo per l’accesso al concorso de quo; ha invece ritenuto illegittima, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati, la scelta del concorso riservato per l’assegnazione dell’incarico in questione (in luogo del concorso pubblico in via ordinaria previsto all’art. 1 del Regolamento provinciale 30 novembre 1998, n. 40.112/Leg.), sul rilievo che “certamente la presenza di due sole candidature possibili all’interno delle strutture provinciali non poteva giustificare la scelta del concorso riservato essendo invece prescritta in tale ipotesi e nella fattispecie in esame l’indizione di un concorso pubblico” (pag. 7 sent.).
2. – Gli appellanti principali contestano la pronuncia del T.R.G.A. (all’uopo riproponendo le censure in proposito disattese dal Giudice di primo grado), laddove, respingendo il primo motivo di ricorso, ha dichiarato la legittimità dell’indicazione, nel bando di concorso impugnato, della laurea in ingegneria chimica quale titolo idoneo per l’accesso al posto messo a concorso.
La Provincia Autonoma di Trento, appellante incidentale, aggredisce invece la stessa sentenza nella parte in cui essa, assumendo la violazione dei presupposti previsti dalla normativa provinciale sul concorso riservato, annulla la delibera n. 2793 in data 15 novembre 2002 (di indizione della procedura concorsuale) ed il provvedimento dirigenziale di esclusione del sig. **** dalla procedura stessa.
Gli appellanti principali hanno prima replicato con memoria all’appello incidentale proposto dalla Provincia Autonoma e poi, con memoria in data 10 maggio 2004, rilevato come, nelle more del giudizio, “il controinteressato sig. **** sia divenuto, a seguito di altro concorso, dirigente responsabile del Settore tecnico in seno alla medesima APPA”, ritengono “venuti meno i requisiti per la partecipazione al concorso riservato così come stabiliti dalla deliberazione della Giunta Provinciale n. 2793/02 impugnata in primo grado, annullata dal TRGA Trento per l’appunto in relazione alla illegittima adozione della modalità concorsuale del concorso riservato”; sì da dedurne “l’inammissibilità o comunque l’improcedibilità dell’appello incidentale in ragione del sopravvenuto venir meno dell’interesse della Provincia all’accoglimento del gravame incidentale medesimo”.
Con decisione interlocutoria n. 5169/2004, il Collegio, ritenuto “di dover affrontare d’ufficio la questione della eventuale sopravvenuta improcedibilità del ricorso di primo grado (per la mancata impugnazione degli atti successivi alla indizione del concorso ed alla esclusione dallo stesso dell’originario ricorrente e, in particolare, della delibera di approvazione della graduatoria e dell’atto di nomina del vincitore, ove intervenuti)”, disponeva l’acquisizione di “tutti gli atti successivi e consequenziali a quelli oggetto del presente giudizio, corredati da una relazione illustrativa dell’attività amministrativa ulteriore eventualmente svolta nell’ambito della procedura de qua” (pagg. 10 – 11 sent.).
In data 30 agosto 2004 la Provincia Autonoma di Trento ha depositato documenti in esecuzione della disposta istruttoria.
Con memoria in data 18 novembre 2004, la Provincia stessa, ribadito ch’essa “conserva integro l’interesse all’accertamento della legittimità del proprio operato, nel momento in cui venne bandito il concorso riservato” de quo, insiste sulle sue richieste di accoglimento dell’appello incidentale da essa proposto e di rigetto dell’appello principale di parte avversa.
3. - La causa è stata chiamata e trattenuta in decisione alla udienza pubblica del 30 novembre 2004.
1. – E’ controversa la legittimità della deliberazione della Giunta Provinciale di Trento n. 2793/2002 (con la quale è stata indetta procedura concorsuale per l’attribuzione della qualifica di Dirigente preposto al settore Laboratorio e Controlli dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’ambiente), nonché della determinazione n. 44 in data 22 gennaio 2003 del Dirigente del Servizio Personale della Provincia Autonoma di Trento (di esclusione del sig. **** dal concorso stesso per difetto del prescritto requisito della iscrizione, da almeno tre anni, all’albo dei Direttori della Provincia Autonoma di Trento).
Con la decisione appellata il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa del Trentino – Alto Adige, sede di Trento, ha accolto in parte il ricorso proposto dall’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL e dal citato sig. ****; da un lato riconoscendo la legittimità (e dunque respingendo il relativo motivo di gravame) della impugnata clausola del bando inerente la individuazione della laurea in ingegneria chimica, in alternativa a quella in chimica, quale titolo di studio idoneo per l’accesso al concorso de quo, dall’altro, invece, ritenendo illegittima (donde l’annullamento dei provvedimenti impugnati), la scelta del concorso riservato per l’assegnazione dell’incarico in questione (in luogo del concorso pubblico in via ordinaria previsto all’art. 1 del Regolamento provinciale 30 novembre 1998, n. 40.112/Leg.), sul rilievo che “certamente la presenza di due sole candidature possibili all’interno delle strutture provinciali non poteva giustificare la scelta del concorso riservato essendo invece prescritta in tale ipotesi e nella fattispecie in esame l’indizione di un concorso pubblico” (pag. 7 sent.).
Avverso l’anzidetta decisione sono insorti tanto, con appello principale, l’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL ed il sig. **** (contestando la pronuncia del T.R.G.A., all’uopo riproponendo le censure in proposito dallo stesso disattese, laddove, respingendo il primo motivo di ricorso, ha dichiarato la legittimità dell’indicazione, nel bando di concorso impugnato, della laurea in ingegneria chimica quale titolo idoneo per l’accesso al posto messo a concorso); quanto, con appello incidentale, la Provincia Autonoma di Trento (che la aggredisce invece nella parte in cui essa, assumendo la violazione dei presupposti previsti dalla normativa provinciale sul concorso riservato, annulla la delibera n. 2793 in data 15 novembre 2002 di indizione della procedura concorsuale ed il provvedimento dirigenziale di esclusione del sig. **** dalla procedura stessa).
Non si sono costituiti in giudizio, benché ritualmente intimati, né l’AGENZIA PROVINCIALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE, né il controinteressato sig. ****, né l’ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI TRENTO.
2. – Con decisione interlocutoria n. 5169/2004, il Collegio, ritenuto “di dover affrontare d’ufficio la questione della eventuale sopravvenuta improcedibilità del ricorso di primo grado (per la mancata impugnazione degli atti successivi alla indizione del concorso ed alla esclusione dallo stesso dell’originario ricorrente e, in particolare, della delibera di approvazione della graduatoria e dell’atto di nomina del vincitore, ove intervenuti)”, disponeva l’acquisizione di “tutti gli atti successivi e consequenziali a quelli oggetto del presente giudizio, corredati da una relazione illustrativa dell’attività amministrativa ulteriore eventualmente svolta nell’ambito della procedura de qua” (pagg. 7 e 10 – 11 sent.).
A seguito della esecuzione dell’incombente istruttorio, risulta che:
a) il concorso riservato in oggetto si è arrestato alla nomina della Commissione esaminatrice;
b) dopo di che è stato sospeso con la deliberazione n. 747/2003 e annullato con la sentenza T.R.G.A. di Trento n. 241/2003;
c) la Provincia ne ha preso atto e conseguentemente alcun ulteriore impulso ha avuto la procedura concorsuale, per la quale dunque difettano gli atti di approvazione della graduatoria e di nomina del vincitore.
Orbene, alla luce dell’arresto subito dal concorso in questione e della assenza di atti della procedura successivi a quelli impugnati con il ricorso originario (delibera di approvazione del bando di concorso e provvedimento di esclusione dell’odierno appellante sig. ****), non può ravvisarsi, nel presente giudizio, né la presenza di controinteressati eventuali successivi (sì che il contraddittorio sin dal primo grado instaurato si presenta integro), né la sussistenza di ipotesi di improcedibilità, per sopravvenuta carenza di interesse del gravame originario, che la predetta decisione interlocutoria ipotizzava in relazione all’eventuale mancata impugnazione dell’atto finale della procedura.
3. – Venendo alle questioni poste con i due appelli (principale ed incidentale) all’esame, merita, per ragioni d’ordine logico, prioritaria trattazione quello incidentale, proposto, come s’è visto, dalla Provincia Autonoma di Trento avverso quella parte della sentenza del T.R.G.A., che, assumendo la violazione dei presupposti previsti dalla normativa provinciale sul concorso riservato, annulla la delibera n. 2793 in data 15 novembre 2002 di indizione della procedura concorsuale ed il provvedimento dirigenziale di esclusione del sig. **** dalla procedura stessa.
3.1 - Va, anzitutto, disattesa l’eccezione svolta dagli appellanti principali nella memoria del 10 maggio 2004, secondo cui, essendo medio tempore venuti meno i requisiti per la partecipazione al concorso in capo ad uno dei concorrenti ammessi (il sig. ****), la procedura “vedrebbe un solo ed unico concorrente ammesso”; donde, si afferma, “l’inammissibilità o comunque l’improcedibilità dell’appello incidentale in ragione del sopravvenuto venir meno dell’interesse della Provincia all’accoglimento del gravame incidentale medesimo”.
Osserva in proposito il Collegio che errato, anzitutto, si rivela lo stesso presupposto, su cui si fonda l’eccezione stessa (quello, cioè, secondo cui, in capo ad uno dei concorrenti, sarebbe venuto meno uno dei requisiti richiesti per la partecipazione al concorso), essendo pacifico che il possesso del requisito di cui trattasi (l’iscrizione all’albo dei direttori della P.A.T.) debba essere riferito e documentato alla data di scadenza del relativo bando di concorso (v. Cons. St.: III, 14 febbraio 2004, n. 2453; VI,, 23 febbraio 1994, n. 712); sì che le vicende successive a detta data si rivelano ininfluenti ai fini dell’ammissione del concorrente in questione al concorso stesso.
Comunque, in generale, questo Consiglio ha ripetute volte avuto modo di affermare che l'improcedibilità del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse va dichiarata quando sia accertata l'inutilità della sentenza, e tale verifica esige, a sua volta, che la rigorosa indagine circa l'utilità conseguibile per effetto della definizione del giudizio conduca al sicuro convincimento che la modificazione della situazione di fatto e di diritto intervenuta in corso di causa impedisca di riconoscere in capo al ricorrente alcun interesse alla decisione, anche meramente strumentale o morale; ciò, è da aggiungersi, a maggior ragione deve ritenersi con riguardo alla improcedibilità dell’atto di appello proposto avverso unna sentenza di accoglimento del ricorso di primo grado, la cui declaratoria comporta il passaggio in giudicato della sentenza stessa, con i conseguenti effetti conformativi e/o ripristinatorii.
Nel caso di specie, una siffatta modificazione non può dirsi di certo intervenuta, atteso che la più o meno ampia partecipazione ad una procedura concorsuale è situazione di fatto non incidente sull’instaurato giudizio di legittimità dell’atto di indizione della stessa, di cui l’Amministrazione ha comunque interesse a vedere affermata la conformità a diritto, anche in relazione alle possibili iniziative attivabili nel caso la procedura andasse deserta, o comunque infruttuosa.
3.2 – Venendo, ora, alle questioni proposte con il citato appello incidentale, infondata si rivela l’eccezione, con lo stesso svolta, del difetto di legittimazione del ricorrente originario sig. **** alla impugnativa.
Egli, invero, è stato escluso dalla partecipazione al concorso in argomento “in quanto … non è iscritto all’albo dei direttori di cui all’art. 30 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7, né risulta inquadrato nella qualifica ad esaurimento di ispettore generale o di direttore di divisione, come richiesto dal bando di concorso” (nota dell’Ufficio Concorsi del Servizio per il Personale della Provincia Autonoma di Trento prot. n. 69-CONC/03/S007 in data 24 gennaio 2003); e, in quanto in possesso di una delle lauree richieste dal bando ai fini della partecipazione, quale cittadino aspirante a partecipare ai concorsi pubblici, ha impugnato il bando stesso e la relativa delibera di approvazione (quali atti presupposti della disposta sua esclusione dal concorso), in quanto tali atti non hanno previsto un concorso pubblico per la copertura del posto dell’organico dirigenziale, cui affidare l’incarico di preposizione del Settore laboratorio e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, riservando invece lo stesso, a norma dell’art. 4, comma 1, del Regolamento per l’accesso alla qualifica di dirigente e di direttore della Provincia Autonoma di Trento, ai “soggetti iscritti da non meno di tre anni all’albo dei direttori di cui all’art. 30 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7”, nonché al “personale inquadrato nella qualifica ad esaurimento di ispettore generale o di direttore di divisione”.
Orbene, non essendo immaginabile che l’Ente, scegliendo la soluzione del concorso interno, possa ritenersi salvaguardato da ogni impugnativa esterna (decisive rivelandosi, a tal proposito, le norme costituzionali - artt. 51, 97 e 98 - che riconoscono ad ogni cittadino la libertà di "accesso agli "uffici pubblici" mediante "concorso" ed impongono ad ogni Amministrazione le regole di "buona amministrazione" e di "imparzialità"), il ricorrente originario sig. ****, in quanto cittadino che desidera entrare a far parte dell'Ente Provincia quale dirigente, ha una indubbia base legittimante a contrastare la detta soluzione, a sostegno della quale, peraltro, nemmeno può ignorarsi come l'art. 4 della Costituzione riconosca al "cittadino" la libertà di scelta del "lavoro", libertà che nella fattispecie è stata palesemente sottoposta a limiti dalla decisione dell'Amministrazione di indire il concorso interno.
Sul piano dell'interesse, quindi, il ricorrente stesso ha subito, nell'indicata prospettazione, una lesione materiale e morale e, con la sua impugnativa, intende rimettere in discussione l'operato della Provincia Autonoma di Trento, che, qualora il ricorso venisse accolto, vedrebbe annullati i suoi provvedimenti e dovrebbe adottare gli ulteriori atti nel senso del "concorso pubblico", cui egli potrebbe partecipare, per giocare in esso la sua "chance".
3.3 – Altra eccezione sollevata con l’appello incidentale della Provincia Autonoma di Trento, è quella della carenza di legittimazione dell’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL ad impugnare gli atti del giudizio.
Secondo il costante orientamento giurisprudenziale, gli ordini professionali, per la loro peculiare posizione esponenziale nell’ambito delle rispettive categorie e per le funzioni di autogoverno delle categorie stesse ad essi attribuite, sono legittimati ad impugnare in sede giurisdizionale gli atti lesivi non solo della sfera giuridica dell'ente come soggetto di diritto, ma anche degli interessi di categoria dei soggetti appartenenti all'ordine, di cui l'ente ha la rappresentanza istituzionale (Cons. Giust. Amm. Reg. Sicilia, 21 luglio 1984, n. 88; Cons. St., VI, 15 aprile 1999, n. 471).
Essi, infatti, in forza della anzidetta loro peculiare posizione, costituiscono enti che, pur se su base associativa e volontaristica, sono istituzionalmente preordinati a curare gli interessi giuridici ed economici della categoria obiettivamente ed unitariamente considerata e vantano, pertanto, una posizione legittimante quando contestino la legittimità di un atto amministrativo suscettibile di recare danno ad un interesse generale della categoria rappresentata, comprimendo arbitrariamente la sfera delle attribuzioni professionali dei suoi componenti, o, comunque, incidendo negativamente sulla stessa.
Quando, dunque, sia effettivamente riconoscibile nel provvedimento amministrativo una capacità lesiva di interessi unitari della categoria, l'Ente esponenziale della medesima è legittimato a far valere in giudizio anche ragioni ed interessi che non si riferiscano alle attribuzioni proprie dell'Ordine come soggetto (Cons. St., V, 1 ottobre 2001, n. 5193).
Non di meno, in conformità ai principi generali della tutela giurisdizionale, condizione e fondamento della legittimazione non può che essere l'effettività della lesione e la correlata idoneità del giudizio ad arrecare un reale vantaggio al ricorrente, consistente, appunto, nell'eliminazione del pregiudizio lamentato.
In tal senso, non può riconoscersi posizione qualificata all’Ordine, in quanto istituzionalmente portatore degli interessi di una data categoria professionale, né in ordine ai requisiti di accesso stabiliti in un bando di concorso per l’accesso ai pubblici impieghi (Cons. St., IV, 22 ottobre 1993, n. 918), né in ordine alla scelta compiuta dall’Amministrazione nel bandire un concorso riservato anziché pubblico.
Gli ordini ed i collegi professionali, la cui funzione si fonda sull'esigenza che determinate professioni possano essere esercitate solo previo accertamento delle capacità professionali dei singoli e siano assoggettate ad un regime di responsabilità professionale sotto il profilo deontologico, sono infatti legittimati a far valere gli interessi del gruppo nel suo complesso (Cons. St., V, 15 settembre 2001, n. 4819), con l’unico limite derivante dal divieto di occuparsi di questioni concernenti i singoli iscritti e di quelle relative ad attività non soggette alla disciplina o potestà degli stessi.
Orbene, proprio in virtù di tale ultimo limite, gli ordini e collegi professionali non possono ritenersi legittimati ad impugnare i provvedimenti attinenti al pubblico impiego (sia quelli di carattere organizzativo, sia quelli di gestione dei singoli rapporti), essendo essi istituiti per la disciplina delle libere professioni ed esulando dalle loro funzioni il controllo dell’attività dei pubblici impiegati, che prestino, alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, attività di contenuto corrispondente a quella della libera professione (Cons. giust. Amm. Sicilia, sez. giurisd., 22 aprile 2002, n. 212), concernendo la loro funzione - esercitata sempre in vista dell'interesse della collettività e, solo di riflesso, anche degli stessi professionisti – solo questi ultimi e cioè coloro che esercitano la libera professione mediante contratti d'opera direttamente con il pubblico dei clienti o, in alcuni casi, pure alle dipendenze di privati.
Pertanto, l’ordine professionale non può dolersi né del titolo di studio o degli altri requisiti d'ammissione ai pubblici concorsi, né delle mansioni che la p.a. stessa assegni ai propri dipendenti in ragione della loro preparazione professionale (Cons. St., V, 23 maggio 1997, n. 527), né, aggiunge questo Collegio, delle scelte organizzatorie compiute dalla P.A. ai fini della copertura dei posti di organico vacanti; ciò in quanto, da un lato, la funzione ad esso attribuita non s'estende genericamente alla c.d. "professionalità" (intesa nel senso sostanziale di possesso del titolo di studio e delle attitudini richieste per accedere all'attività regolata ed all'ordine) dei singoli iscritti e, dall’altro, i pubblici dipendenti, se pure di professionalità corrispondente a quella degli iscritti all’ordine, sfuggono alla potestà disciplinare ed organizzativa di quest’ultimo, per rientrare in quella della P.A. datrice di lavoro, le cui scelte in materia appaiono dunque suscettibili di ledere i singoli interessati, ma non certo l’ordine e gli interessi di gruppo dallo stesso rappresentati.
In conclusione sul punto, in accoglimento dell’espressa eccezione formulata con l’atto di appello incidentale, l’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL va estromesso dal giudizio.
3.4 – Quanto all’unica questione di merito posta con l’appello incidentale (e cioè quella della legittimità o meno della scelta della Provincia Autonoma di Trento di indire, per la copertura del posto di dirigente, cui affidare l’incarico di preposizione del Settore laboratorio e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, un concorso riservato), prioritario è l’esame dell’art. 1 del D.P.G.P. 30 novembre 1998, n. 40-112/Leg (Regolamento per l'accesso alla qualifica di dirigente e di direttore), che così recita ai commi 1 e 2:
“1. Ai sensi di quanto previsto dall'articolo 21 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7, l'accesso alla qualifica di dirigente avviene in via ordinaria, salvo quanto disposto dal comma 2, sulla base di concorsi pubblici per esami da indire in relazione agli incarichi dirigenziali da conferire.
2. Il concorso riservato può essere indetto nei casi in cui il numero dei direttori in possesso di tutti i requisiti richiesti per l'accesso al singolo incarico da conferire consenta un idoneo confronto ai fini della scelta del soggetto”.
Invero, rileva il Collegio, il rapporto regola/eccezione che caratterizza il primo ed il secondo comma del veduto art. 1 risulta evidente ove si operi una lettura della norma alla stregua del fondamentale canone di cui all’art. 97, comma 3, Cost.; tale criterio è stato riaffermato proprio di recente dalla Corte Costituzionale, che ha ricordato come non si possano "irragionevolmente" privilegiare "le aspettative di singoli aspiranti rispetto all'interesse oggettivo della pubblica amministrazione" (che esige la "selezione tecnica .. dei soggetti effettivamente più qualificati e capaci"), disattendendo, nel contempo, "il diritto di tutti i cittadini ad accedere agli uffici pubblici" (Corte cost., n. 34 del 20-26 gennaio 2004).
La Corte ha riconosciuto nel concorso pubblico (art. 97, terzo comma, della Costituzione) la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, in quanto meccanismo strumentale al canone di efficienza dell'amministrazione (sentenze n. 194 del 2002, n. 1 del 1999, n. 333 del 1993, n. 453 del 1990 e n. 81 del 1983) ed ha ritenuto che possa derogarsi a tale regola solo in presenza di peculiari situazioni giustificatrici, nell'esercizio di una discrezionalità che trova il suo limite nella necessità di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97, primo comma, della Costituzione) ed il cui vaglio di costituzionalità non può che passare attraverso una valutazione di ragionevolezza della scelta operata dal legislatore.
La Corte ha, inoltre, sottolineato che la regola del pubblico concorso possa dirsi pienamente rispettata solo qualora le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie ed irragionevoli forme di restrizione dei soggetti legittimati a parteciparvi (sentenza n. 194 del 2002).
In particolare, la Corte ha riconosciuto che l'accesso al concorso possa essere condizionato al possesso di requisiti fissati in base alla legge, anche allo scopo di consolidare pregresse esperienze lavorative maturate nell'ambito dell'amministrazione, ma ciò "fino al limite oltre il quale possa dirsi che l'assunzione nell'amministrazione pubblica, attraverso norme di privilegio, escluda o irragionevolmente riduca, le possibilità di accesso, per tutti gli altri aspiranti, con violazione del carattere pubblico del concorso, secondo quanto prescritto in via normale, a tutela anche dell'interesse pubblico, dall'art. 97, terzo comma, della Costituzione" ( sentenza n. 141 del 1999 ).
Solo in peculiari ipotesi la Corte ha ritenuto legittime procedure concorsuali integralmente riservate a personale interno e specificamente qualificato (cfr. sentenze n. 228 del 1997, n. 477 del 1995 e ordinanza n. 517 del 2002 ).
In tali ipotesi, peraltro, la Corte, dopo avere confermato l'indirizzo interpretativo sopra ricordato, ha ritenuto non irragionevoli tali previsioni in considerazione della specificità delle fattispecie in questione, e comunque coerenti con il principio del buon andamento.
3.4.1 – Orbene, nel caso in esame, alla luce dei veduti canoni costituzionali, che non possono non fungere da criteri interpretativi anche di norme di rango non legislativo (quale, appunto, il Regolamento provinciale in considerazione), è evidente come la scelta per la selezione interna in luogo del concorso pubblico, operata dalla Giunta Provinciale con l’impugnata deliberazione n. 2793 in data 15 novembre 2002, al di là di generiche, apodittiche e perciò irrilevanti argomentazioni (circa la riscontrata “presenza di direttori iscritti da almeno tre anni all’albo dei direttori della Provincia e in possesso, oltre che dei titoli di studio richiesti per l’accesso al suddetto incarico, anche di esperienza e professionalità adeguata …”, che “sono in numero sufficiente a garantire un adeguato confronto ai fini della scelta del soggetto più idoneo cui conferire l’incarico di dirigente …”), non è suffragata dalla specifica indicazione e nemmeno supportata da adeguata attività istruttoria, circa l’effettivo numero dei soggetti in attività di servizio con la qualifica di Direttore da almeno tre anni, ed in possesso di preparazione professionale specifica, che sia stato in concreto riscontrato e ritenuto sufficiente a garantire quell’“idoneo confronto”, che la veduta norma regolamentare richiede come presupposto, per così dire “minimo” ma imprescindibile, per la scelta del concorso interno.
E’ chiaro, infatti, che, dovendo le selezioni di tipo concorsuale (anche quelle interne) mirare unicamente alla individuazione dei migliori aspiranti a determinati incarichi in termini esclusivamente meritocratici, solo un numero adeguato di aspiranti (che la citata norma regolamentare richiede che sia previamente di volta in volta verificato, se pur in astratto, in relazione alla situazione del personale in servizio) è in grado di garantire la scelta, pur all’interno di soggetti dotati di particolare esperienza, del candidato più idoneo a ricoprire l’incarico.
Certo, quale sia il numero sufficiente a garantire un adeguato confronto concorsuale è dato non predeterminabile in assoluto, ma di sicuro il fatto che, a fronte della norma regolamentare della Provincia Autonoma di Trento che consente il ricorso al concorso riservato solo qualora “il numero dei direttori in possesso di tutti i requisiti richiesti per l'accesso al singolo incarico da conferire consenta un idoneo confronto ai fini della scelta del soggetto”, nel bandire il concorso de quo, la Provincia abbia solo apoditticamente affermato l’esistenza di un “numero sufficiente” di potenziali candidati (apoditticità poi confermata dalla successiva evenienza fattuale che solo due soggetti in possesso dei prescritti requisiti sono poi stati ammessi al concorso), porta a ritenere che la Provincia Autonoma di Trento abbia solo in apparenza, e dunque del tutto fittiziamente, enunciato e dimostrato le ragioni della scelta del concorso interno.
Il che, anche alla luce dei criteri interpretativi sopra enunciati, vizia irrimediabilmente gli atti in primo grado impugnati sia sotto il profilo della violazione della norma regolamentare, che sotto quello dell’eccesso di potere.
Da quanto sopra consegue il rigetto, in parte qua, dell’appello incidentale e la conferma del capo della sentenza impugnata con lo stesso contestato.
3.5 – Infondato si appalesa anche l’appello principale, con il quale, come s’è visto, vengono svolte articolate censure avverso la prevista ammissione, alla procedura concorsuale di cui si tratta, dei laureati in ingegneria chimica, i quali difetterebbero, secondo le doglianze formulate, di una specifica competenza in relazione alla particolare tipologia della attività del Settore laboratorio e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, per la selezione del cui Responsabile è stata indetta la procedura stessa.
Ordunque, reputa il Collegio che l’inclusione, fra i titoli di studio richiesti per l’accesso al concorso in parola, del diploma di laurea in ingegneria chimica non si riveli illegittima sotto alcuno dei prospettati profili di doglianza.
L’appellante tralascia, invero, di considerare, in tutti i passi dell’articolata censura, che non si tratta qui di stabilire se le “prestazioni” richieste alla figura professionale messa a concorso rientrino o meno nelle attribuzioni professionali del chimico piuttosto che in quelle dell’ingegnere chimico.
Le lagnanze prospettate non tengono in realtà conto del fatto che si tratta qui di coprire una funzione dirigenziale dell’organico provinciale, senza che ciò comporti affatto esercizio dell’una o dell’altra competenza esclusiva delle singole professioni intellettuali, che vengono in considerazione.
Si tratta, insomma, di attribuire un incarico di direzione di una struttura organizzativa della Provincia Autonoma di Trento (il Settore laboratorio e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente), la declaratoria delle cui attività consente sicuramente di definire come servizio ad attività mista, le cui competenze non paiono riconducibili alla analisi delle attività elencate nelle singole leggi professionali ed attribuite in esclusiva agli uni od agli altri laureati.
Invero, i limiti della discrezionalità attribuita all’Amministrazione dall’art. 15, comma 3, della L.P. 3 aprile 1997, n. 7 (che stabilisce che “la Giunta provinciale individua le strutture organizzative per la cui direzione si richiede il possesso di specifici diplomi di laurea nonché di eventuali ulteriori requisiti professionali”), sono, con tutta evidenza, correlati alla natura delle attività svolte dalla struttura organizzativa, di cui di volta in volta si tratti; attività, che, nel caso di specie, non paiono raggiungere un grado di omogeneità, specificità, specializzazione e professionalità tali da essere riferibili alla esclusiva sfera di competenza professionale dei chimici, ma non degli ingegneri chimici.
In definitiva, le scelte operate dall’Amministrazione in tema di requisiti di ammissione al concorso di cui si discute (laddove, nella deliberazione oggetto del giudizio, è stato ritenuto “necessario prevedere il possesso delle conoscenze di base indispensabili per un corretto esercizio delle funzioni” e dette conoscenze sono state poi ritenute ascrivibili ai laureati in chimica ed a quelli in ingegneria chimica) appaiono più che congrue.
Si tratta, invero, di un possesso indubbiamente ravvisabile anche in capo all’ingegnere chimico, come del resto correttamente ed ampiamente argomentato (anche con riferimento al curriculum di studi) dal T.R.G.A., la cui lineare e completa motivazione le doglianze d’appello, con l’inconferente richiamo al “testo normativo che ha recente modificato i profili tipici di talune professioni intellettuali” (inconferenza che risulta chiara alla luce delle considerazioni di cui sopra), non riescono a scalfire.
Peraltro, se la declaratoria delle attività proprie del Settore di cui si tratta non contiene una previsione esplicita ed univoca, che consenta di ricondurre nell’esclusivo campo di attività dei chimici (e non, dunque, in quello degli ingegneri chimici) le relative competenze, la caratterizzazione della attività di direzione del settore stesso risulta ancor più sfumata laddove si consideri che il concorso in argomento mira alla assunzione di un Dirigente da preporre al servizio (o settore) medesimo e che, a norma dell’art. 17, comma 1, della citata L.P. 3 aprile 1997, n. 7:
“I dirigenti a cui è attribuita la posizione funzionale di dirigente di servizio sono preposti ai servizi e svolgono le seguenti funzioni:
b) provvedono alla organizzazione delle strutture di competenza, coordinandone i programmi di lavoro, e all'utilizzo delle risorse umane, finanziarie e strumentali assegnate;
c) verificano periodicamente la distribuzione del lavoro e la produttività della struttura e dei singoli dipendenti assegnati e adottano iniziative nei confronti del personale, comprese quelle, in caso di inidoneo rendimento o di esubero, per attivare la mobilità nell'ambito del dipartimento;
d) individuano i responsabili di procedimento, di cui alla L.P. 30 novembre 1992, n. 23, che fanno capo alla struttura e verificano, anche su richiesta di terzi, il rispetto dei termini e degli altri istituti previsti dalla legge;
f) esercitano i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate in relazione e nei limiti delle funzioni di competenza;
g) propongono, nei limiti delle funzioni attribuite ed avvalendosi della struttura competente, alla Giunta provinciale la promozione o la resistenza alle liti, le conciliazioni e le transazioni, ferma restando la rappresentanza della Provincia in capo al Presidente della Giunta provinciale; per le conciliazioni in materia di lavoro e per i procedimenti di opposizione alle sanzioni amministrative, qualora ci si avvalga della facoltà di stare in giudizio personalmente o a mezzo di funzionari delegati, provvede il dirigente competente, in relazione alle competenze affidate. Nulla è innovato per quanto riguarda i giudizi davanti alla Corte costituzionale;
h) formulano proposte al dirigente generale anche in ordine all'adozione di progetti e di criteri generali di organizzazione delle strutture;
i) richiedono direttamente pareri agli organi consultivi dell'amministrazione e forniscono risposte ai rilievi degli organi di controllo”.
Si tratta, è chiaro, di competenze, che, pur richiedendo, in capo al Dirigente preposto, conoscenze di base inerenti la specifica attività demandata al Settore (conoscenze, che, come s’è visto, ad avviso del Collegio, sono in grado di fornire tanto la laurea in chimica quanto quella in ingegneria chimica), restano ben al di qua della competenza esclusiva del professionista in possesso dell’una piuttosto che dell’altra laurea, per caratterizzarsi qualitativamente e quantitativamente come attività manageriale e gestionale, sostanzialmente unitaria, non frazionabile in atti necessitanti di competenze specifiche per il loro espletamento, ovvero in serie omogenee degli stessi.
Del resto tali atti (tra i quali l’appellante individua, per insistervi in modo particolare, l’esecuzione e la certificazione delle analisi), rientrano non delle attribuzioni del Dirigente, ma in quelle del “direttore di ufficio”, come individuate all’art. 31 della citata L.P. n. 7/97.
La previsione del bando di concorso de quo, che consente l’accesso allo stesso sia ai laureati in chimica che a quelli in ingegneria chimica ai fini dell’affidamento dell’incarico di responsabile del Settore laboratorio e controlli dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, alla stregua della qualificazione professionale richiesta ai Dirigenti dei servizi della Provincia Autonoma di Trento, non pare, in definitiva, violare né le norme che disciplinano l’ordinamento professionale dei chimici, né i principi di razionalità e buon andamento (che devono improntare di se la condotta della P.A.), né l’ordinamento del personale della Provincia stessa, né le disposizioni che disciplinano l’assetto organizzativo dell’Agenzia predetta, entrambe le lauree essendo in grado di assicurare quel grado di specifica competenza nel settore, necessario per il corretto esercizio della funzione dirigenziale di cui si discute.
4. – Conclusivamente, l’appello incidentale va accolto in parte (relativamente alla sola richiesta di estromissione dal giudizio dell’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL), mentre quello principale va respinto.
il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, accoglie in parte, nei limiti di cui in motivazione, l’appello incidentale, respinge l’appello principale e, per l’effetto:
- estromette dal giudizio l’ORDINE DEI CHIMICI DELLA REGIONE TRENTINO – ALTO ADIGE – SUDTIROL;
- conferma la sentenza impugnata.
Il ………12/01/2005…………………………