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Timestamp: 2018-03-21 16:19:56+00:00
Document Index: 91765729

Matched Legal Cases: ['art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 644', 'art. 47']

“Diktat Bancario” tra usura e commissioni di massimo scoperto | Consul Press Agenzia Stampa Roma
“Diktat Bancario” tra usura e commissioni di massimo scoperto
di Redazione Consulpress, 23 febbraio 2018
SARA’ CONFERMATA LA PREVALENZA della LEGGE, oppure …..
- solo nei rapporti con le banche - il rispetto di circolari giustificherà un diverso criterio di calcolo?
_________________a cura di Roberto Di Napoli
Saranno le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a breve, a pronunciarsi sulla questione della rilevanza o meno, nella determinazione del TEG (tasso effettivo globale) e, dunque, ai fini della verifica di usurarietà, delle commissioni di massimo scoperto previste o addebitate nei rapporti di conto corrente[1]. Il problema -di estrema importanza visto che l’inclusione o meno di tale voce di costo nel calcolo del tasso effettivo influisce sul risultato che ne consegue in termini percentuali e, di fatto, quindi, sul superamento o meno del tasso soglia- è stato oggetto, soprattutto nell’ultimo decennio, di due opposti orientamenti giurisprudenziali.
Secondo la difesa bancaria, le commissioni di massimo scoperto -pur addebitate nel trimestre- non dovrebbero essere considerate quando si calcola il tasso di interesse effettivo, ossia il costo dell’operazione: ciò, malgrado la chiarezza della norma di cui all’art. 644 cod. pen. (secondo cui, ai fini della determinazione del tasso effettivo globale, deve tenersi conto di ogni commissione, remunerazione a qualsiasi titolo e delle spese “escluse imposte e tasse”)[2], in quanto la Banca d’ICtalia, dal settembre 1996 fino alle istruzioni emanate nell’agosto 2009, avrebbe divulgato agli intermediari le “istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” prescrivendo che dette commissioni non sarebbero dovute essere considerate ai fini della rilevazione del tasso medio trimestrale e raccomandando, tra l’altro, una formula (ma, in realtà, una mera addizioni di due frazioni) in base alla quale gli interessi sarebbero rapportati ai “numeri”, ossia, al capitale effettivo utilizzato mentre, invece, le spese e gli oneri all’importo “accordato” e, cioè, al fido. Tale tesi – in verità accolta da alcuni giudici di merito e, nel 2016, come si dirà appresso, da due pronunce, con motivazione pressoché analoga, emesse dalla I sezione civile della Corte di Cassazione- si contrappone ad un diverso orientamento seguito da una consistente giurisprudenza sia dei giudici di merito che di legittimità: nè le circolari della Banca d’Italia né un decreto ministeriale (come ricordato fin da Trib. Napoli, ufficio GIP, con ordinanza 21 giugno 2006)[3] possono derogare al chiaro dettato della legge che, nel caso di specie, all’art. 644 codice penale, ha previsto espressamente, si ripete, che per la determinazione del tasso effettivo deve essere considerata ogni voce di costo escluse, soltanto, imposte e tasse. E’ “La legge” -e solo la legge, in virtù della riserva espressa dal legislatore all’art. 644, terzo comma, c.p. – che “stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (Art. 644, III comma) e il legislatore, con l’art. 2 della legge 7 marzo 1996 n. 108, ha previsto un preciso meccanismo in base al quale, ogni trimestre, deve essere individuato il tasso medio per categorie di operazioni che, con l’aggiunta di uno “spread” (prima della modifica di cui al d.l. 13 maggio 2011 n. 70, fissato nella metà del tasso medio e, ora, di un quarto cui si aggiungono ulteriori quattro punti percentuali con il conseguente innalzamento del limite rispetto alla previgente formulazione)[4], determina il cosiddetto “tasso soglia” superato il quale il tasso applicato è oggettivamente usurario[5] o, meglio, come sancito dall’art. 644 c.p., “(…) oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” . Ai fini dell’individuazione del tasso medio trimestrale, il legislatore ha attribuito la competenza esclusivamente al Ministero del Tesoro (ora, Ministero dell’Economia) “sentita” la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi. Il legislatore, insomma, ai fini della rilevazione del tasso medio e della conseguente determinazione del tasso soglia non ha conferito alcun potere direttamente alla Banca d’Italia (al contrario di quanto ha previsto, per diverse finalità, in altre norme, contenute, ad esempio, nel Testo Unico Bancario): le circolari dell’Organo di Vigilanza, dunque, non sono comprese tra le “fonti” dell’ordinamento e nemmeno un decreto del Ministero dell’Economia -come sostenuto, in sostanza, da varie pronunce-[6] può derogare a quanto espressamente indicato dalle norme di legge.
[14] Vedasi, ad esempio, paragrafo 4.3) dell’Appendice metodologica al Bollettino Statistico n. 29 del marzo 1998, intitolato “Le rilevazioni sui tassi di interesse” laddove viene specificato che “Tali tassi vengono calcolati, sulla base delle competenze (comprendendovi provvigioni, commissioni e spese) e dei numeri computistici relativi ai singoli affidati, attraverso la formula: (Competenze × 36,5)/Numeri computistici (…)”; circolare n. 251 del 17 luglio 2003, richiamata sempre nell’Appendice metodologica al bollettino statistico trimestrale pubblicato dalla Banca D’Italia con il n. II 2016 laddove, al paragrafo 2.3, viene confermato che “Sulla base dei dati rilevati, i tassi di interesse pubblicati nelle tavole statistiche vengono calcolati come media ponderata dei tassi effettivi applicati alla clientela – escludendo le operazioni a tasso agevolato – secondo la formula : t(%) = (Competenze × 36,5)/Numeri computistici (…)”; G. Grigolin, Bankitalia, i conti non tornano. Divergenze tra le formule usate per rilevare Tegm e Tir, pubblicato su Italia Oggi del 24 ottobre 2016.
[17] Art. 41 Cost. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
[18] mancata tutela che, a volte, potrebbe apparire in contrasto con quello che dovrebbe essere il fine di incoraggiamento all’acquisto della proprietà dell’abitazione che la Repubblica dovrebbe favorire (e, dunque, anche salvaguardare) ai sensi dell’art. 47, secondo comma, della Costituzione “1. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. 2. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione , alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.
Le disposizioni precedenti non portano pregiudizio al diritto degli Stati di porre in vigore le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l’uso dei beni in modo conforme all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle ammende”.