Source: http://dirittoitaliano.com/giurisprudenza/provvedimento.php?Covid-19---udienze-da-remoto---obbligo-del-magistrato-di-essere-presente-in-ufficio---questione-legittimita-costituzionale---rimessione-atti-alla-Corte-costituzionale-3305
Timestamp: 2020-06-06 18:15:52+00:00
Document Index: 179744018

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 83', 'art. 3', 'art. 83', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 84', 'art. 85', 'art. 5', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 77', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 3']

Tribunale - Sez. Mantova seconda civile -Ordinanza del 19.05.2020
- art. 23 L. 1 marzo 1953 n. 87 -
Nella causa civile iscritta al n. R.G. 2585/2019 il Giudice Istruttore dott. Giorgio Bertola, a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 19/05/2020, letto il ricorso depositato da GONZAGARREDI S.C. A.R.L. IN LIQUIDAZIONE E IN CONCORDATO PREVENTIVO in data 25/07/2019;
rilevato che, al contrario, il sottoscritto magistrato, in forza del disposto dell’art. 83 c. 7 lett. F attualmente vigente, si è dovuto recare in ufficio presso il Tribunale di Mantova, che è ricompreso nel Distretto di Corte d’Appello di Brescia, al fine di potersi collegare alla stanza virtuale e fare uso di Microsoft Teams;
1 - Rilevanza
Solo con la modifica introdotta dall’art. 3 comma 1 lett. C del D.L. 28/2020 è stata aggiunta la specificazione che “dopo le parole "deve in ogni caso avvenire" sono aggiunte le seguenti: "con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario e"” così obbligando il Giudice a recarsi presso l’ufficio giudiziario per potersi collegare alla propria stanza virtuale che invece tecnicamente potrebbe essere utilizzata a prescindere dal luogo fisico dal quale si trova collegato il Giudice purché abbia a disposizione una connessione internet, una webcam ed un microfono (questi ultimi peraltro incorporati nel personal computer Hp Elitebook in dotazione al Giudice e fornito proprio dal Ministero della Giustizia per il lavoro anche da fuori ufficio).
Sul punto, in disparte il fatto che nulla impedirebbe alla Corte Costituzionale ritenutane l’urgenza di trattare la questione in data anteriore al 31 luglio 2020 poiché gli artt. 25 e 26 della L. 87 del 11 marzo 1953 consentirebbero di adottare una decisione in poco più di quaranta giorni, si deve osservare che se è pur vero che lo strumento previsto dalla lettera F del comma 7 dell’art. 83 D.L. 18/2020 è attualmente previsto solo fino al 31 luglio 2020, non è possibile escludere che alla data del 31 luglio la situazione epidemiologica, che ha giustificato la sua introduzione, possa protrarsi soprattutto nei territori sui quali insiste l’Ufficio giudiziario del Giudice a quo che è collocato nel Distretto di Corte d’Appello di Brescia al cui interno è ricompreso anche il territorio delle province di Bergamo e Brescia la cui situazione epidemiologica può certamente dirsi avere i caratteri del notorio quanto alla diffusività della pandemia da COVID-19 così che la rimozione della norma sospettata di illegittimità costituzionale appare necessaria alla luce della attuale situazione di fatto presente nel territorio lombardo e del suo possibile prolungamento.
Per una migliore comprensione della diffusività del virus nel territorio lombardo appare utile riportare i dati aggiornati alla data dell’8 maggio reperibili sul sito istituzionale dell’Istituto Superiore di Sanità: Sintesi dei dati principali - Lombardia
2 - Non manifesta infondatezza
1- Durante il periodo dell'emergenza epidemiologica, fino al 30 giugno 2020 e comunque sino a nuovo provvedimento, i lavori della Corte costituzionale proseguono secondo le seguenti modalità:
a) la partecipazione dei giudici alle camere di consiglio e alle udienze pubbliche può avvenire anche mediante collegamenti da remoto e il luogo da cui essi si collegano è considerato camera di consiglio o aula di udienza a tutti gli effetti di legge;
b) le modalità di cui alla lettera precedente possono essere adottate per ogni altra riunione della Corte, dei suoi giudici e organi interni, incluse le adunanze per deliberazioni amministrative, nonché quelle dell'Ufficio di presidenza, delle commissioni e dei gruppi di lavoro."
In tal senso conforta le valutazioni del Giudice a quo anche il parere reso dal Consiglio Superiore della Magistratura n. 18/PP/2020 sul Decreto Legge del 30 aprile 2020 n. 28 che così osserva: "Misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19." - SETTORE CIVILE (relatore Consigliere BRAGGION).
Nel parere si legge tra l’altro “In assoluta controtendenza rispetto a quanto precedentemente previsto dal D.L. n. 18, come convertito dalla legge 27 del 2020, è la innovazione disposta dall’art. 1, comma 1, lett. c), D.L. n. 28/20, per la quale “lo svolgimento dell’udienza deve in ogni caso avvenire con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario”, oltre che, come già previsto, “con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione delle parti”. È difficile individuare la ratio di tale scelta del legislatore, in mancanza di una sua illustrazione nella Relazione di accompagnamento, non risultando necessaria la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario per la celebrazione dell’udienza da remoto. Infatti, poiché in ogni caso nessuna delle parti viene in contatto fisico con il giudice, la presenza fisica di quest’ultimo nell’ufficio giudiziario non aggiunge nulla quanto alla modalità di espletamento del contraddittorio simultaneo e quanto alla sua qualità intrinseca. Né tale presenza semplifica la gestione dell’udienza da parte del giudice o l’attività degli avvocati, i quali sono tenuti al rispetto delle medesime regole tecniche, senza che il primo possa richiedere un ausilio qualificato per risolvere eventuali inconvenienti tecnici. Dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi l’udienza civile è notoriamente celebrata senza la presenza fisica del cancelliere (né il D.L. 28 prevede l’obbligo della sua presenza in caso di processo da remoto), l’unica ipotetica giustificazione di tale presenza in ufficio sarebbe quella di garantire la funzionalità dell’udienza da remoto. Si tratta, tuttavia, di una ipotesi che non può trovare riscontro nella realtà, posto che è evidente che tale assistenza, in quanto garantita mediante procedure di help desk da remoto, risulta fruibile anche dal domicilio del magistrato, mentre gli uffici informatici dei Tribunali, in considerazione della loro ridotta dotazione, non sarebbero in grado di garantire interventi tecnici in tempo reale per tutti i giudici.
Tutta da verificare, poi, è la capacità della rete informatica dei diversi uffici giudiziari di reggere il carico di lavoro conseguente allo svolgimento contestuale di numerose udienze da remoto. L’obbligo di presenza del giudice non trova spiegazione neanche nella necessità che l’udienza sia preceduta da un rituale invito a partecipare rivolto agli avvocati. La formula utilizzata dalla disposizione contenuta nella lettera f) implica che la comunicazione avvenga tramite PEC a cura della Cancelleria (“Prima dell'udienza il giudice fa comunicare ai procuratori delle parti ed al pubblico ministero, se è prevista la sua partecipazione, giorno, ora e modalità di collegamento”), il che presuppone, naturalmente, che l’avviso sia disposto con congruo anticipo, per consentire la partecipazione effettiva, e non di certo il giorno dell’udienza. Ancora, la norma non può trovare giustificazione nella possibilità che gli avvocati, le parti o gli nella Relazione di accompagnamento, non risultando necessaria la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario per la celebrazione dell’udienza da remoto. Infatti, poiché in ogni caso nessuna delle parti viene in contatto fisico con il giudice, la presenza fisica di quest’ultimo nell’ufficio giudiziario non aggiunge nulla quanto alla modalità di espletamento del contraddittorio simultaneo e quanto alla sua qualità intrinseca.
Né tale presenza semplifica la gestione dell’udienza da parte del giudice o l’attività degli avvocati, i quali sono tenuti al rispetto delle medesime regole tecniche, senza che il primo possa richiedere un ausilio qualificato per risolvere eventuali inconvenienti tecnici. Dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi l’udienza civile è notoriamente celebrata senza la presenza fisica del cancelliere (né il D.L. 28 prevede l’obbligo della sua presenza in caso di processo da remoto), l’unica ipotetica giustificazione di tale presenza in ufficio sarebbe quella di garantire la funzionalità dell’udienza da remoto. Si tratta, tuttavia, di una ipotesi che non può trovare riscontro nella realtà, posto che è evidente che tale assistenza, in quanto garantita mediante procedure di help desk da remoto, risulta fruibile anche dal domicilio del magistrato, mentre gli uffici informatici dei Tribunali, in considerazione della loro ridotta dotazione, non sarebbero in grado di garantire interventi tecnici in tempo reale per tutti i giudici. Tutta da verificare, poi, è la capacità della rete informatica dei diversi uffici giudiziari di reggere il carico di lavoro conseguente allo svolgimento contestuale di numerose udienze da remoto. L’obbligo di presenza del giudice non trova spiegazione neanche nella necessità che l’udienza sia preceduta da un rituale invito a partecipare rivolto agli avvocati. La formula utilizzata dalla disposizione contenuta nella lettera f) implica che la comunicazione avvenga tramite PEC a cura della Cancelleria (“Prima dell'udienza il giudice fa comunicare ai procuratori delle parti ed al pubblico ministero, se è prevista la sua partecipazione, giorno, ora e modalità di collegamento”), il che presuppone, naturalmente, che l’avviso sia disposto con congruo anticipo, per consentire la partecipazione effettiva, e non di certo il giorno dell’udienza. Ancora, la norma non può trovare giustificazione nella possibilità che gli avvocati, le parti o gli ausiliari conservino comunque la possibilità di recarsi fisicamente presso la sede fisica ove si trova il giudice, in quanto è evidente che ciò contrasterebbe non solo, ovviamente, con il principio del distanziamento sociale, ma anche con la linearità dello strumento, che mal si presta alla celebrazione di una udienza “ibrida”, in parte in presenza e in parte da remoto.
La necessaria presenza fisica in ufficio, peraltro, potrebbe inutilmente determinare l’impossibilità di svolgere le udienze da remoto sia nel caso in cui vi sia una temporanea impraticabilità dell’ufficio per la necessità di sanificazione conseguente alla scoperta di casi positivi, sia nel caso in cui i giudici siano positivi asintomatici oppure, anche se negativi, debbano permanere in isolamento domiciliare a causa del precedente contatto con persone risultate positive.
Va altresì rilevato che la norma in esame, prevedendo la necessità della presenza fisica del giudice nell’ufficio giudiziario, deve intendersi riferita sia all’organo giudicante monocratico sia a quello collegiale. In tale ultimo caso, però, la norma non chiarisce se i componenti del collegio debbano essere contestualmente presenti nell’aula di udienza o se gli stessi possano mettersi in collegamento tra loro da remoto, ciascuno dal proprio ufficio o comunque da locali interni all’ufficio giudiziario. Deve, infine, evidenziarsi che l’art. 4, comma 1, intervenendo sull’art. 84, relativo al processo amministrativo - con disposizione analoga a quella dettata dall’art. 85, come modificato dall’art. 5 del D.L. n. 28 del 2020, sul processo contabile -, stabilisce che “il luogo da cui si collegano i magistrati, gli avvocati e il personale addetto è considerato udienza a tutti gli effetti di legge”, e quindi esclude l’obbligo di presenza del collegio presso l’ufficio giudiziario, con una soluzione opposta a quella relativa al processo civile. Peraltro, anche per il processo penale, ove consentito da remoto, non viene disposto alcun obbligo per il giudice di presenza fisica presso l’ufficio giudiziario (art. 83, comma 12 bis)”.
Come ben evidenziato nel parere proposto dalla sesta commissione al Plenum del CSM, la norma appare irragionevole e contraddittoria anche con sé stessa nella parte in cui, al comma 12 quinquies del medesimo art. 83, è previsto che: “12-quinquies. Dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020, nei procedimenti civili e penali non sospesi, le deliberazioni collegiali in camera di consiglio possono essere assunte mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia. Il luogo da cui si collegano i magistrati e' considerato Camera di consiglio a tutti gli effetti di legge”.
La irragionevolezza della norma traspare altresì dal percorso legislativo prescelto per la sua introduzione. Non appare superfluo ricordare che lo strumento prescelto, il decreto legge, dovrebbe essere adottato “in casi straordinari di necessità e d'urgenza” (art. 77 Cost.).
La Relazione illustrativa al D.L. 28/2020, che interviene a modificare la legge di conversione n. 27/2020 del D.L. 18/2020, spiega in questi termini le ragioni di necessità e d'urgenza che ne hanno giustificato la sua introduzione: “Viene poi integrata la disciplina prevista dal comma 7, lettera f), dell’articolo 83 sullo svolgimento delle udienze civili da remoto, specificando che, dove questa modalità sia consentita, deve essere comunque garantita la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario (comma 1, lettera c)).”.
Ancora, come si ricava proprio dal comma 12 quinquies dell’art. 83 del D.L. 18/2020, la presenza in ufficio non è affatto necessaria visto che “Il luogo da cui si collegano i magistrati e' considerato Camera di consiglio a tutti gli effetti di legge” così che se il mezzo tecnologico è idoneo per celebrare la Camera di consiglio, non è oggettivamente comprensibile perché non lo possa essere per celebrare l’udienza, peraltro solo quella civile perché la limitazione vale solo per le udienze civili, considerato che lo strumento tecnico è il medesimo sia per le udienze che per le camere di consiglio.
Poiché, alla luce delle suesposte ragioni, il Giudice Istruttore del Tribunale di Mantova in composizione monocratica dubita della legittimità costituzionale dell’art. 83 c. 7 lett. F del D.L. 18/2020 convertito nella L. 27/2020 così come modificato dall’art. 3 comma 1 lett. C del D.L. 28/2020 per il palese contrasto con gli artt. 3, 32, 77 e 97 Cost. limitatamente alle parole “con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario e”;
- Dott. Giorgio Bertola -
Tribunale - Mantova seconda civile Ordinanza del 19.05.2020