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Timestamp: 2017-06-24 03:39:35+00:00
Document Index: 23935172

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art.1', 'art. 87', 'art. 86', 'art.6', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 87', 'art. 108', 'art. 2195', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 4', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 603', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 616', 'sentenza ']

Articoli tratti dai quotidiani La Padania e Il Giornale, 2 Marzo 2000. Testo integrale della sentenza N. n. 15735/99.
Scientology costa, va tassata
Sentenza della Cassazione: "Scientology paghi le tasse"
Storico giudizio della Cassazione sulle "fedi a pagamento".
La Padania, 2 Marzo 2000, pag. 15.
ROMA. Per la prima volta la giustizia italiana ha espresso un giudizio definitivo
di condanna nei confronti di gestori della chiesa di Scientology [1] -
definendola "religione a pagamento" - condannando tre donne che gestivano la contabilità
di un centro "Narconon" per il recupero dei tossicodipendenti, collegato alla Chiesa
fondata nel 1954 dallo scrittore di fantascienza americano Ron Hubbard e diffusasi
in Italia dal '75. Finora quasi tutte le inchieste - il primo grande processo con
74 imputati si svolse a Milano nel '91 - si erano concluse con archiviazioni e assoluzioni. [2] Ora la Cassazione sanziona l'attività esentasse
dei manager delle teorie dianetiche. E rileva: «Pur ammettendo il carattere
religioso della Chiesa di Scientology e delle sue articolazioni terapeutiche, i centri
Narconon, considerata la specifica organizzazione che li caratterizza e la prestazione
di servizi, a fronte di corrispettivi più che rimunerativi rispetto ai costi,
devono soggiacere al trattamento degli enti commerciali, per il pagamento dell'Iva
e dell'Irpeg. Si tratta di una attività religiosa "a pagamento" che, siccome
produce reddito per l�organizzazione che la gestisce, non è sottratta agli
obblighi tributari». Nel caso affrontato le tre amministratrici del centro "Narconon"
di Amantea (Cosenza) evadevano totalmente le imposte nonostante i tossicodipendenti
da recuperare - con spartane saune purificatrici, vitamine a volontà e lettura
dei testi di Hubbard - pagassero rette di 14 milioni per tre-quattro mesi di cura.
I giudici della Suprema Corte: "È una religione a pagamento". La replica:
"Hanno confuso Chiesa e attività di associazione".
Il "Giornale", 2 Marzo 2000, pag. 16.
ROMA - Per la prima volta la giustizia italiana esprime un giudizio definitivo di
condanna nei confronti di amministratori della chiesa di "Scientology" - definendola
"religione a pagamento" - condannando tre donne che gestivano la contabilità
in Italia dal 1975. Finora quasi tutte le inchieste si erano concluse con archiviazioni
e assoluzioni. [3] Ora la Suprema corte sanziona l'attività esentasse dei manager delle teorie
di Danetics. E rileva: «Pur ammettendo il carattere religioso della chiesa di
Scientology e delle sue articolazioni terapeutiche, i centri Narconon, considerata
la specifica organizzazione che li caratterizza, e la prestazione di servizi, a fronte
di corrispettivi più che rimunerativi rispetto ai costi, quei centri devono
soggiacere al trattamento degli enti commerciali, per il pagamento dell'IVA e dell'IRPEG.
Si tratta di un'attività religiosa a pagamento che, siccome produce reddito
per l'organizzazione che la gestisce, non è sottratta agli obblighi tributari».
Rilevano ancora i giudici che la «valutazione di religiosità di una associazione,
in ossequio al principio di laicità dell'ordinamento costituzionale, deve essere
condotta su criteri formali e oggettivi, prescindendo da orientamenti personali e
da concezioni storicamente egemoni come quelle risalenti alle religioni del "libro"
(ebraismo, cristianesimo e islamismo)». Ciononostante, proseguono i giudici,
il riconoscimento della natura religiosa di un ente non lo assolve nei confronti del
fisco, specie se i «servizi che offre, pur in conformità alle sue finalità
costituzionali, sono resi attraverso una specifica organizzazione e contro corrispettivi
che eccedono il costo del servizio, ovvero producono reddito».
Insomma la Cassazione, con questa pronuncia, che per la sua rilevanza è stata
inviata ai magistrati che si occupano di frodi fiscali, sbarra la strada all'esenzione
fiscale per quelle associazioni che, sotto l'egida religiosa o culturale, svolgono
in realtà lucrosi business. Nel caso specifico le tre amministratrici del
centro "Narconon" di Amantea - secondo le accuse - evadevano totalmente le imposte
nonostante i tossicodipendenti da recuperare - con spartane saune purificatrici, vitamine
a volontà e lettura dei testi di Hubbard - pagassero rette di 14 milioni per
tre-quattro mesi di cura.
«La Corte non ha distinto tra le attività di un'associazione con finalità
assistenziali e la nostra Chiesa che ha finalità religiosa»: questo il
commento di Scientology sulla decisione della Corte di Cassazione. In una nota diffusa
a Milano dall'ufficio affari pubblici di Scientology si legge che «la Chiesa
di Scientology viene ingiustificatamente coinvolta in un processo che riguarda l'associazione
Narconon Albatros, ente assistenziale che svolge attività di recupero della
tossicodipendenza, attività evidentemente diversa dall'attività religiosa.
La sentenza della Corte di Cassazione fa confusione e crea confusione».
«La Corte - prosegue la nota - senza avere agli atti nulla che riguardi l'attività
della Chiesa di Scientology che potesse consentire una pur sommaria valutazione della
sua attività, ha ritenuto di definire religiosa l'attività sociale di
un ente (associazione Narconon Albatros) diverso da quello religioso e tenuto al pagamento
di tributi l'ente religioso (Chiesa di Scientology) estraneo al giudizio e che svolge
attività totalmente diverse, cioè attività di culto, non attività
di vitto e alloggio». «Da 20 anni cerchiamo di dire - conclude la nota
- che siamo un ente religioso, almeno in questo abbiamo vinto, ci rimane, speriamo
non per altri 20 anni, di dimostrare che non svolgiamo attività alberghiera».
Registro Generale n. 15735/99
Udienza pubblica del 16.12.1999
Dott. Umberto PAPADIA
Dott. Vincenzo ACCATTATIS
Dott. Pierluigi ONORATO (est.)
Dott. Saverio MANNINO
1) B.S., nata a [omissis]
2) E.M., nata a [omissis]
3) C.C., nata a [omissis]
Vista la sentenza denunciata e i1 ricorso.
Udito il pubblico ministero in persona del sostituto procuratore generate WIadimiro De Nunzio, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso,
Udito il difensore della parte civile avv.==
Udito il difensore dell'imputata B.S. avv. [omissis] che ha insistito nel ricorso,
1 - S.B., M.E. e C.C. quali rappresentanti legali della Comunit� Narconon Albatros, ognuna per i1 rispettivo periodo di amministrazione venivano rinviate a giudizio davanti al tribunale di Paola per rispondere dei seguenti reati:
a. art. 1, comma 1, legge, 516/1982, per omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi per gli anni 1990,1991 a 1992. nonch� per omessa presentazione delle dichiarazioni ai fini dell'i.v.a., per gli anni 1991. 1992 e 1993; b. art. 1, comma 2, nn. 1 e 2, legge 516/1982, per aver omesso di fatturare e/o annotare nelle scritture contabili obbligatorie ai fini delle II.DD. e dell'i.v.a. corrispettivi superiori alle soglie di punibilit� previste dalla legge negli anni 1990, 1991, 1992 e 1993; c. art.1, comma sesto, legge 516/1982 per avere omesso la tenuta delle scritture contabili obbligatorie nell�anno 1993; d. art. 2, comma primo, legge 516/1982 come modificato dal D.L. 83/1991, per aver omesso di presentare la dichiarazione di sostituto di imposta per l'anno 1991, pur avendo corrisposto compensi soggetti a ritenuta d'acconto superiori ai 50.000.000 di lire: tutti accertati in Amantea il 30.3.1994.
Il tribunale, con sentenza del 3.12.1997, dichiarava le imputate colpevoli dei reati loro ascritti unificati nel vincolo delta continuazione e condannava ciascuna alla pena di nove mesi di arresto a lire 12.000.000 di ammenda, oltre alle pene accessorie di legge, concedendo il beneficio della sospensione condizionale.
2 - Su gravame delle imputate, la corte di appello di Catanzaro, con sentenza del 13.1.1999, rigettata la richiesta di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, riduceva la pena principale detentiva all'arresto di due
mesi e quindici giorni, concedendo anche il beneficio della non menzione delta condanna, ma confermava nel resto la sentenza appellata.
3 - Il difensore della B. avvocato [omissis] ha presentato ricorso, deducendo tre motivi.
Col primo lamenta in particolare a) travisamento dei fatti e illogicit� di motivazione, giacch� la sentenza impugnata ha ritenuto che la comunit� Narconon Albatros svolgeva soltanto attivit� di tipo alberghiero, dando ospitalit� ai tossicodipendenti, mentre risultava agli atti che svolgeva anche attivit� di recupero e riabilitazione senza fini di lucro; b) mancata assunzione di prove decisive, giacch� la corte di merito ha denegato la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, erroneamente ritenendo inconferenti i libri di testo usati nella comunit�, i documenti di adesione dei tossicodipendenti all'attivit� delta comunit� nonch� i1 contratto di locazione dei locali adoperati dalla stessa comunit�.
Col secondo motivo il ricorrente deduce erronea applicazione di legge penale a di altre norme di cui si deve tener conto nell'applicazione della stessa legge penale (art. 4 D.P.R. 633/1972, artt. 108 e 111 D.P.R. 917/1986, t.u.i.r.), nonch� illogicit� e contraddittoriet� della motivazione: sostiene che gli ospiti versavano una quota associativa, o contributo, o corrispettivo, che serviva solo per soddisfare le esigenze dell'associazione la quale ha fini assistenziali e non lucrativi.
Col terzo motivo si deduce inoltre inosservanza o erronea applicazione della legge penale in ordine all'elemento soggettivo dei reati. Si sostiene che la B. ha seguito in buona fede la prassi dei precedenti amministratori, che a un certo punto, su consiglio del commercialista, non tennero pi� la contabilit� fiscale.
Il difensore ha anche presentato una memoria scritta con cui ha ulteriormente argomentato sui motivi di ricorso, allegando gli atti di un convegno sul recupero dei tossicodipendenti col metodo "narconon" di L. Ron Hubbard nonch� giurisprudenza penale e tributaria.
4 - Anche il difensore della E. a della C., avvocato [omissis], ha presentato ricorso, deducendo inosservanza ed erronea applicazione della legge penale. In particolare lamenta che i giudici di merito abbiano erroneamente applicato la legge penale a) in ordine al dolo dei reati, posto che si tratta di reati dolosi e che le imputate sono state condannate bench� fossero in buona fede; b) in ordine alle norme tributarie del D.P.R. 633/1972 e del t.u.i.r. che disciplinano i presupposti soggettivi e oggettivi degli obblighi tributari, e
quindi delle norme incriminatrici (in particolare in ordine al concetto di impresa).
5 - Per chiarezza sembra opportuno premettere che i c.d. centri Narconon, quali quelli gestiti in Calabria dalle imputate si presentano come articolazioni operative della ormai nota Chiesa di Scientology, fondata nella met� deI secolo XX da uno scrittore americano di fantascienza, Ron Hubbard. Questi, nel 1950, pubblicava il libro "Dianetics: the modern science of mental health" e nel 1954 fondava la "Church of Scientology" allo scopo di
diffondere i principi della dottrina dianetica che non � il caso di riferire in questa sede. A partite dagli anni Settanta, la chiesa si diffonde anche in Italia, attraverso l'apertura di vari istituti, nei quali viene offerta una serie di servizi progressivamente complessi e costosi principalmente costituiti da sedute di auditing (sorta di terapia di tipo psico-analitico) e programmi di purification (cicli di saune, con somministrazione massiccia di vitamine), nel contesto di una martellante opera di indottrinamento sulle teorie di Hubbard. Negli anni Ottanta, sempre ispirati alle teorie di Hubbard, cominciano a essere aperti nel territorio italiano i centri Narconon per iI recupero dalla tossicodipendenza.
Quasi contemporaneamente in seguito a denunce presentate da familiari di aderenti alla associazione, preoccupati soprattutto del salasso economico cui andavano incontro i loro parenti per usufruire dei servizi offerti dalla chiesa, venivano avviati vari procedimenti penali per truffa esercizio arbitrario della professione medica e associazione per delinquere, quasi tutti per� conclusi con l'archiviazione.
Ben presto l'autoqualificazione statutaria della chiesa di Scientology come associazione religiosa diventava centrale nelle vicende processuali che la riguardavano sotto il profilo penale o tributario. In virt� della sua natura
religiosa infatti, molte decisioni delle commissioni tributarie le riconoscevano il diritto all'esenzione dai tributi spettante appunto alle associazioni con scopo religioso o culturale; cos� come molte pronunce dei giudici penali assolvevano dai reati tributari, in base alla considerazione che la chiesa a le sue articolazioni operative non rientravano tra i soggetti passivi delle imposte sui redditi e dell'i.v.a. (anche se una sentenza della suprema corte aveva statuito che nessun tipo di organizzazione era escluso dalla sfera di applicazione dell'obbligo tributario Cass. Sez. III n. 3857 del 3.4.1992, ud. 11.1.1992, Zanella ru. 189810, con riferimento a un'analoga
associazione per la liberazione dalla droga, citata anche dalla sentenza impugnata).
In merito, invece, ai reati comuni di associazione per delinquere e di estorsione, contestati a dirigenti di Scientology, � stata emblematica una lunga vicenda giudiziaria che ha visto protagoniste la corte di appello
milanese e la seconda sezione di questa corte attestate con vari argomenti su una diversa concezione di religione a dei suoi parametri di identificazione nell'ordinamento giuridico (App. Milano 5.11.1993, Segalla ed altri; Cass. Sez. II 9.2.1995, Avanzini e altri, che ha annullato con e senza rinvio App. Milano 5.11.1993; App. Milano 2.12.1996, Bandera e altri; Cass. Sez. II, 8,10.1997, Bandera e altri, che ha annullato con rinvio; App. Milano 2. 12.1996). Da una parte il giudice di merito era propenso a escludere il carattere religioso di
Scientology, perch� l'autoqualificazione confessionale contenuta nello statuto appariva un mero espediente preordinato al fine di ottenere il trattamento di favore riconosciuto alle confessioni religiose. Dall'altra il giudice
di legittimit� ha correttamente ribadito che la valutazione di religiosit� di un'associazione, in ossequio al principio di laicit� dell'ordinamento costituzionale, deve essere condotta su criteri formali e oggettivi,
prescindendo da orientamenti personali e anche da concezioni storicamente egemoni come quelle risalenti alle religioni "del libro" (ebraismo, cristianesimo e islamismo).
Peraltro, � stato fondatamente osservato dalla dottrina che il riconoscimento della natura religiosa (di per s� molto problematico in un ordinamento come quello italiano, che laicamente, si astiene dal definirla) non � dirimente ai fini penali, potendo ricorrere il caso che nell'ambito di un�associazione religiosa alcuni membri commettano reati o addirittura si associno per delinquere (� noto il caso, ormai risalente, dei frati di
Mazzarino).
6 - Altrettanto si deve concludere in ordine ai reati tributari giacch� la natura religiosa dell'ente secondo la normativa vigente, non sempre esclude i presupposti soggettivi e oggettivi degli obblighi tributari e quindi delle
norme che puniscono la violazione degli obblighi stessi.
Nella fattispecie di causa alle imputate, quali amministratrici della Comunit� Narconon Albatros, � stata contestata l'omessa presentazione della dichiarazione fiscale ai fini delle imposte dirette e dell�imposta sul
valore aggiunto, nonch� la omessa annotazione nelle scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte dirette e dell'i.v.a. di corrispettivi superiori alle soglie di punibilit� (per gli anni dal 1990 al 1993). 5i tratta quindi di stabilire se per la comunit� Narconon ricorrevano i presupposti soggettivi e oggettivi per l'applicazione delle imposte sui redditi delle persone giuridiche a dell'imposta sul valore aggiunto.
Pi� esattamente si tratta di stabilire se la Comunit� Narconon
a. svolgeva operazioni soggette all'i.v.a. ai sensi dell'art.1 del D.P.R. 26.10.1972 n. 633, e in specie prestava servizi nell'esercizio di impresa ai sensi degli artt. 1 e 4 dello stesso decreto; b. in quanto ente privato diverso dalle societ�, che non ha per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivit� commerciali (ex art. 87, comma 1, lett. c) del testo unico delle imposte sui redditi, D.P.R. 22.12.1986 n. 917), possedeva redditi di impresa o altri redditi imponibili (ex art. 86, in relazione all'art.6, del citato t.u.i.r.). A tal fine occorre tenere presente quello che i giudici di merito, con motivazione congrua e legittima, incensurabile in questa sede hanno accertato in fatto. E cio� che la Comunit� Narconon, per un trattamento di tre-quattro mesi, a fronte di una retta di lire 14.000.000 versata da ciascun iscritto o partecipante, (nell'anno 1993), offriva in via principale vitto e alloggio, e in via economicamente marginale un servizio "terapeutico" consistente in una sauna giornaliera di varie ore, nonch� in meditazioni a discussioni sulle teorie di Hubbard e sulla filosofia "Scientology"; che a tal fine la Comunit� aveva una specifica organizzazione, e che i costi sopportati per questa organizzazione e per l'erogazione dei predetti servizi erano sicuramente inferiori ai proventi derivanti dalle suddette rette di partecipazione pro capite (v. soprattutto pagg. 4 e 5 della sentenza impugnata).
Orbene, a norma dell'art. 4 del D.P.R. 26.10.1972 n. 633 (istitutivo dell'imposta sul valore aggiunto) si considerano effettuate in ogni caso nell'esercizio di imprese (e quindi sono assoggettate all'imposta) anche le
prestazioni di servizi fatte dagli enti o associazioni ai propri soci, associati o partecipanti (comma 3). Si considerano fatte nell'esercizio di attivit� commerciali (e quindi sono assoggettate all'imposta) anche le
prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamenti di corrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione di quelle effettuate in conformit� alle finalit� istituzionali da associazioni politiche, sindacali, religiose, assistenziali, culturali ecc., anche se rese nei confronti dei rispettivi soci, associati o partecipanti (comma 4). Peraltro, sono considerate in ogni caso commerciali (e quindi sono assoggettate all'imposta) alcune specifiche attivit� fra cui l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici e le prestazioni alberghiere o di alloggio (comma 5).
Per quanto invece riguarda l'applicabilit� dell'imposta sui redditi delle persone giuridiche viene in rilievo il capo terzo del titolo secondo del t.u.i.r., specificatamente dedicato agli enti non commerciali vale a dire agli enti che non hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivit� commerciale (lettera c), comma 1 dell�art. 87), come sono in genere gli enti religiosi, assistenziali, terapeutici e simili. Per questi enti l'art. 108 del testo unico stabilisce che non si considerano attivit� commerciali (e quindi non sono soggette all'imposta) le prestazioni di servizi (diverse dalle attivit� industriali, di intermediazione, di trasporto, bancarie a assicurative
di cui all�art. 2195 cod. civ.) "rese in conformit� alle finalit� istituzionali dell'ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione". Per conseguenza, sono da
considerarsi attivit� commerciali soggette all'imposta quelle prestazioni di servizi che, pur conformi alle finalit� istituzionali dell'ente sono rese attraverso una specifica organizzazione e contro corrispettivi che eccedono il
costo del servizio ovverosia producono reddito. E ci� vale - com'� stato notato - , sia quando il servizio "a pagamento" � diverso e solo strumentale rispetto all'attivit� religiosa dell'ente sia quando costituisce l'essenza stessa dell'attivit� religiosa.
Se ne deve concludere che, pur ammettendo il carattere religioso della chiesa di Scientology e di quelle sue articolazioni terapeutiche che sono i centri Narconon, considerata la specifica organizzazione che li caratterizza, e la prestazione di servizi, comprensivi di vitto a alloggio, a fronte di corrispettivi pi� che remunerativi rispetto ai costi, quei centri devono soggiacere ai fini tributari al trattamento degli enti commerciali, sia per quanto attiene alle imposte dirette sui redditi sia per quanto riguarda l'imposta sul valore aggiunto. In altri termini, si tratta di un'attivit� religiosa "a pagamento", che in quanto produttiva di reddito per l'organizzazione che la gestisce non � sottratta agli obblighi tributari.
7 - Vero � che, per gli enti di tipo associativo, al cui novero appartiene sia la chiesa di Scientology sia la comunit� Narconon amministrata dalle prevenute, l�art. 111 del t.u.i.r. detta una disciplina particolare secondo
cui non � considerata commerciale l'attivit� svolta dall'ente nei confronti degli associati o partecipanti, in conformit� alle finalit� istituzionali dell'ente stesso, sicch� le somme versate dagli associati o partecipanti a
titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo soggetto al tributo (comma 1).
Ma � altrettanto vero che a norma dal secondo comma dello stesso art. 111, si considerano tuttavia effettuate nell'esercizio di attivit� commerciali le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di
corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinate in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali hanno diritto; sicch� in tal caso tali corrispettivi concorrono alla formazione dal
reddito complessivo tassabile come componente del reddito di impresa ove la prestazione del servizio abbia carattere di abitualit�.
Orbene, nella fattispecie concreta, i giudici di merito hanno accertato - anche qui con motivazione incensurabile in sede di legittimit� - che la retta pagata dagli ospiti della comunit� Narconon non era per niente una quota associativa, ma configurava piuttosto un corrispettivo specifico per il servizio reso, tanto � vero che aumentava o diminuiva in ragione dal prolungamento o della precoce interruzione del " trattamento". Come tale
concorreva alla formazione dal reddito tassabile. La quota associativa, invece, per sua natura. � svincolata dalla prestazione del servizio e dalle sue vicende, ma esprime solo una partecipazione alla associazione.
Si potrebbe ancora obiettare ed � stato obiettato dai difensori, che per le associazioni religiose, assistenziali, culturali e simili, fra le quali indubbiamente rientra l'associazione de qua, il terzo comma dal predetto art. 111 prevede una ulteriore specifica disciplina, secondo la quale non si considerano commerciali (e quindi non sono assoggettate all'i.r.p.e.g.) le attivit� svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti associati o partecipanti. Ma a questo riguardo si deve replicare che, per effetto dal quarto comma, la disposizione dal predetto terzo comma non si applica per le somministrazioni di pasti, per le prestazioni alberghiere, di alloggio o simili. Sicch� anche sotto questo profilo si deve concludere che il servizio di vitto a alloggio prestato dalla comunit� Narconon deve considerarsi
attivit� commerciale: con la conseguenza che la retta versata a titolo di corrispettivo concorre a formare il reddito complessivo della comunit�.
8 - Infine, va sottolineato che alla stessa conclusione si deve giungere a seguito delle evoluzioni legislative maturate dopo i fatti per cui � processo, la quale anzi � chiaramente ispirata all'intento di limitare il trattamento
tributario di favore per le organizzazioni religiose, sindacali, culturali, ecc., o almeno di introdurre pi� serie garanzie per evitare che le associazioni interessate strumentalizzino le finalit� istituzionali dichiarate nei loro
statuti per lucrare indebiti benefici ed esenzioni fiscali.
Cos� il D. Lgs. 4.12.1997 n. 460, sul riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilit� sociale (o.n.l.u.s.) poi modificato dal D.Lgs. 19.11.1998 n. 422, ha
introdotto significative restrizioni alle esenzioni fiscali degli enti religiosi, sia in materia di i.v.a. (modificando l�art. 4 del D.P.R. 633/1972) che in materia di i.r.p.e.g. (modificando l�art. 111 e introducendo l�art. 111 bis del D.P.R. 917/1986, t.u.i.r.). In particolare, l'esenzione tributaria per le attivit� svolte dagli enti religiosi in attuazione degli scopi istituzionali a favore degli iscritti, associati o partecipanti verso pagamento di contributi
specifici � accordata solo a condizione che lo statuto dell'ente contenga clausole determinate sintomaticamente assunte come "indici di non commercialit�", quali: il divieto di distribuire utili o avanzi di
gestione, nonch� fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione; l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente in caso di suo scioglimento, ad altra associazione con finalit� analoga; l'obbligo di redigere a approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario; 1'intrasmissibilit� inter vivos della quota o contributo associativo (comma 4 quinquies dell'art. 111 cit.).
Inoltre indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivit� commerciale per un intero periodo di imposta (art. 111 bis).
In sostanza, si fa sempre pi� chiara l'intenzione del legislatore tributario di accertare il carattere commerciale o non commerciale degli enti sulla base di parametri effettivi e non meramente formali, e di prevenire il rischio di
un uso fiscalmente fraudolento di finalit� socialmente apprezzabili come non lucrative. Il che � tanto pi� rilevante per le finalit� religiose: per queste, infatti, l'ordinamento giuridico si inibisce laicamente ogni penetrante valutazione di merito; ma contemporaneamente si riserva di accertare se all'ombra dell'intangibile libert� religiosa prosperi di fatto un'attivit� lucrativa fiscalmente apprezzabile.
9 - Per le ragioni test� esposte tutti i motivi di ricorso devono essere disattesi siccome giuridicamente infondati.
In particolare, in ordine al primo motivo del ricorso sottoscritto dall'avvocato [omissis] si pu� ribadire che 1a corte di merito ha motivatamente accertato il contenuto dei servizi resi dalla Narconon agli iscritti, e che - essendo gi� in grado di decidere allo stato degli atti � non aveva l'obbligo di rinnovare l'istruzione dibattimentale ex art. 603 c.p.p. per acquisire documenti peraltro non essenziali (quali i libri di testo usati).
In ordine al secondo motivo dedotto a sostegno del ricorso [omissis], va ribadito che la retta versata dagli iscritti aveva natura di specifico corrispettivo del servizio prestato a non di mera quota associativa.
Quanto poi al ricorso sottoscritto dall'avvocato [omissis] si � gi� spiegato perch� la comunit� Narconon non aveva titolo per l'esenzione dall�i.r.p.e.g. e dall'i.v.a..
Mentre per quanto attiene alla buona fede invocata sia nel ricorso [omissis] che in quello [omissis], basti osservare che si tratta di reati contravvenzionali, a integrare i quali � sufficiente la mera colpa. Nel caso di specie, l'errata interpretazione delle norme tributarie extrapenali non pu� dirsi inescusabile ai sensi dell'art. 5 cod.pen. a dell'art. 8 legge 516/1982, anche se indotta dal consiglio del commercialista di fiducia. Il fatto stesso che prima del 1990 il centro Narconon tenesse la contabilit� fiscale e presentasse le dichiarazioni dei redditi esclude il carattere inescusabile e inevitabile della ignorantia legis dedotta.
10 - I ricorsi vanno quindi respinti. Segue per legge la condanna alle spese del processo. In ragione del contenuto dell'impugnazione, non si ritiene di dover irrogare anche la sanzione pecuniaria di cui all'art. 616 c.p.p.
Cos� deciso in Roma il 16.12.1999
(Onorato)
Depositata in cancelleria il 23 febbraio 2000
[1] A voler essere precisi, in ambito fiscale pesa la recente
sentenza sfavorevole a Scientology emessa dalla Commissione Tributaria Regionale per l'Emilia Romagna, che ha riconosciuto come commerciale l'attività svolta dalla multinazionale. Si veda in proposito il testo della delibera
con il commento pubblicato su Il Fisco n. 8 del 22 Febbraio 1999.
[2] Affermazioni come questa non rendono la realtà
dei fatti italiani. Scientology è sotto processo a Milano da tredici anni.
È stata condannata per "associazione per delinquere" da due distinte sezioni
giudicanti della Corte d'Appello di Milano (5 Novembre 1993 e 2 Dicembre 1996), sentenze
successivamente annullate dalla Corte di Cassazione per "vizi procedurali" connessi
alla natura religiosa dell'associazione, la quale è stata per l'ennesima volta
rinviata a nuovo giudizio il 10 Ottobre 1997 - vedi qui
per approfondire. Inoltre, Il Rapporto del Governo
Italiano sui Nuovi Movimenti Religiosi diffuso il 30 Aprile 1998 ha denunciato con
gravità le attività in corso e i progetti della multinazionale Scientology.
[3] Vedi la nota precedente.