Source: http://castrenzesciambra.blogspot.com/2011/12/
Timestamp: 2019-04-19 17:08:13+00:00
Document Index: 52285826

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 4']

CASTRENZE SCIAMBRA: dicembre 2011
Endemol sempre più in crisi
[Pulvis es et in pulverem reverteris. Sei polvere e polvere ritornerai – Genesi] Endemol ottiene altri due mesi di tempo dai creditori. La società di produzione del Grande fratello, che aveva ricevuto da ultimo una proroga in scadenza sul 'waiver', ha ricevuto una nuova proroga fino a metà febbraio. È quanto si apprende da fonti finanziarie, che spiegano come l'orientamento dei creditori al momento sembrerebbe quello di respingere l'offerta arrivata da Time Warner, puntando al proseguimento della trattativa. Sempre problemi per Silvio.
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I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/33
[Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, così pure non vacillano i saggi in mezzo a biasimi e lodi.
Buddha] Beni per sette milioni di euro, di sospetta provenienza illecita, sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Caltanissetta alla famiglia di un imprenditore nisseno che opera nel settore del noleggio di videogiochi e slot-machine. Il provvedimento, eseguito su ordine della sezione misure di prevenzione del Tribunale nisseno, nell’ambito di una operazione denominata “Les jeux sont faits”, ha permesso di apporre i sigilli ad alcune società commerciali, depositi bancari, appartamenti, auto di lusso e appezzamenti di terreno. Appartengono all’imprenditore Matteo Allegro, 31 anni, ad alcuni suoi familiari, Salvatore Allegro di 55, Luigi Allegro di 28, Francesca Maria Vullo (moglie di Matteo Allegro) di 28 anni e Stefania Ionescu (moglie di Luigi Allegro) 26 anni, romena, nonché Marco Angotti (dipendente di Matteo Allegro) di 30 anni, e Giuseppa Mosca, 50 anni. Sono accusati, a vario titolo, di illecita concorrenza, peculato e frode informatica. Matteo e Salvatore Allegro e Marco Angotti sono indagati anche di associazione mafiosa perché ritenuti vicini a “Cosa Nostra”. Con ruoli differenti, avrebbero messo in piedi un sofisticato sistema informatico che riusciva a sottrarre ingenti risorse ai Monopoli di Stato, attraverso software per il gioco d’azzardo e telecomandi che servivano a cambiare la schermata nei videogiochi all’arrivo delle forze dell’ordine. Matteo Allegro e Marco Angotti furono arrestati lo scorso 15 marzLa Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta ha eseguito due decreti di sequestro emessi dal tribunale su proposta del direttore della Dia, Antonio Girone, nei confronti di Carmelo Vella, 49 anni di Gela, e Giuseppe Castiglione, 65 anni di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta), ritenuti vicini al boss Giuseppe Madonia. Oggetto dei provvedimenti di sequestro sono imprese, quote societarie, mobili, immobili e rapporti bancari e postali, per un valore di circa 6 milioni di euro. Vella, è un personaggio vicino alla mafia di Gela anche se non è stato accertato il suo inserimento organico nel clan. È stato coinvolto nell'operazione "Atlantide-Mercurio", condotta dai carabinieri del Ros di Caltanissetta che ha portato all'arresto di 32 persone. Il ruolo di Castiglione nei clan nisseni è stato svelato ai magistrati dai pentiti Nino Giuffrè e Ciro Vara. I collaboratori di giustizia lo hanno indicato come un killer al servizio di cosa nostra per cui avrebbe commesso diversi omicidi negli anni '80. In particolare sono state sequestrate quote di quattro società immobiliari e del settore alimentare, quattro imprese metalmeccaniche, di servizi di pompe funebri e allevamenti, sette fabbricati, 14 terreni nei comuni di Gela e Vallelunga Pratameno, 42 rapporti bancari e 10 auto. [segue]
A TAVOLA CON LA CRISI/3 - La zuppa di cipolle
Questa ricetta tipica della cucina contadina italiana racchiude in sè i sapori semplici e genuini del mondo rurale. Ingredienti per 6 persone:500gdi cipolla; 2cucchiaidi farina; un bicchiere di vino bianco secco; brodo;50gdi burro; parmiggiano reggiano grattugiato; Groviera; fetta di pane; Preparazione: 20 minuti per la preparazione + 25 minuti per la cottura. Tagliare le cipolle a fettine e imbiondirle lentamente nel burro in una terrina larga. Aggiungere vino bianco e far sfumare. Spolverare la farina sulle cipolle ed aggiungere quindi il brodo molto lentamente per ottenere una crema non troppo densa. A parte, preparare fette di pane imburrato e passate al forno. Servire caldo in tavola mettendo nel piatto individuale una fetta di pane, che verrà ricoperto dalla zuppa. Aggiungere il Parmigiano-Reggiano e il groviera grattugiati insieme. La zuppa di cipolle è uno dei piatti più diffusi nel mondo e la sua versione più famosa è certamente la rinomata “soupe à l’oignon”. Molto meno risaputo è che questo piatto affonda in realtà le sue radici nella cucina contadina italiana. Si dice infatti che fu Caterina de Medici ad esportare questa leccornia alla corte francese, quando nel 1533 andò in sposa ad Enrico II di Orléans, il Re di Francia, e che questo piatto fu estremamente gradito dai francesi che lo aggiunsero immediatamente alle loro ricette preferite. Crisi e tasse spengono il Capodanno: l'86% degli italiani celebrerà il nuovo anno a casa, mai così tanti negli ultimi 5 anni. È quanto emerge dall'indagine Confesercenti-Swg, secondo cui il 'taglio' comincerà dal veglione per cui si spenderanno 2,4 miliardi, ben 328 milioni in meno del 2010. Circa 6 italiani su 10 spenderanno meno di 75 euro ciascuno, trascinando la spesa media a quota 92 euro, il 12% in meno dello scorso anno, un record: dal 2003 ad oggi non era mai stata così bassa. [segue]
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I mostri del sindacato
[Si iunceru: pani ruru e cuteddu ca' nun tagghia. Si sono uniti pane duro e coltello che non taglia. Frase siciliana] La Gesap continua a rinviare l’assemblea del personale. Anche domani salta. Con una nota a firma di Scelta e Petrigni si legge “Avuto riguardo alle assemblee dei lavoratori convocata per domani, valga qui significare che con nota prot. N. 010560/11 del 24 novembre scorso, la scrivente società ha richiamato l’attenzione delle segreterie regionali di Uil,Ugl,Cisl e Cgil al rispetto degli impegni assunti bla, bla bla …”. La Gesap, dunque, contesta la validità della pervenuta convocazione sotto il profilo del penultimo comma dell’art. 6 del vigente CCNL. L’inverno scorso nel corso di un direttivo aeroportuale della Cgil abbiamo assistito a una scena poco edificante. Nel tavolo della presidenza c’erano Panettino ed altri della Cgil, ma c’era anche il dg della Gesap, Carmelo Scelta. I dirigenti arroganti sono sempre figli di questo sindacato compartecipativo, aziona occulto e con carenza di personalità. Vero è, per onestà intellettuale, che opera e lavora in aeroporto la Uil di E. Bondì che circa due anni fa ha denunciato i responsabili della Gesap per delle telecamere poi rivelatesi fuori luogo, attendiamo l’avviso di garanzia. Ma ci pensate se in un direttivo della Fiom viene invitato l’ad della Fiat? Ma la Fiom ancora tiene alta la dignità del sindacato. Non esistono più ruoli definiti, si sono inventate anche le sedi opportune (che loro stessi ignorano), quando vanno a parlare con la contro parte: dottore illustrissimo, carissimo dottore viene sventolato ai 4 venti. Basterebbe dire: collega vogliamo questo e quest’altro, da domani! A muso duro! E se mi rispondi picche ti fermiamo l’aeroporto: tra donazione sangue, plasma, permessi sindacali, malattie non occorre indire lo sciopero. Le scriventi segreterie, manco a dirlo, territoriali preso atto della nota inoltrata dalla GESAP vs. prot. N° 12023/11 evidenziano quanto segue : la assemblea del personale convocata per il 30 /12 /2011 viene revocata e rinviata a data da destinarsi secondo le modalità previste dalle normative vigenti in materia,non già per i contenuti giuridico contrattuali della stessa, che una volta approfonditi ci riserviamo di contestare nelle sedi opportune , ma ancora una volta in ossequio all’alto senso di responsabilità delle scriventi finalizzato alla volontà di non arrecare danni e fastidi alla utenza in transito nello scalo nell’ambito delle festività in corso. Alto senso di responsabilità? Non arrecare fastidi all’utenza (che non c’è )ma di che cosa state parlando? Dei cosiddetti manager vi trattano con arroganza, strafottenza e a pesci in faccia e voi non bloccate l’aeroporto? Ebbene, cari amici del sindacato cambiate mestiere. È nei momenti di crisi che bisogna essere cattivi e intransigenti. Gianluca Colombino,segretario regionale della Cisal è rimasto “sorpreso, comunque, l’eccesso di formalismo evidenziato nella nota da parte di una azienda la GESAP proprietaria, sembra ad oggi del 100% della controllata GH Palermo, di contro molto poco avvezza alrispetto di un corretto sistema di relazioni sindacali come peraltro testimoniato dalle reiterate richieste di incontro disattese, dalle due procedure ai sensi della 146/90 attualmente in atto e dalla mancata informazione preventiva data alle rappresentanze dei lavoratori prima di qualsiasi provvedimento legato alla modifica della organizzazione del lavoro. Da questo momento in poi – continua Colombino – partendo dalla mancata firma di un accordo sulla detassazione che ha letteralmente depauperato le buste paga dei lavoratori, fino alla mancata firma dell'accordo sulla salvaguardia dei livelli occupazionali attraverso la applicazione della clausola sociale e per tutto quanto in futuro avverrà daremo mandato immediatamente ai nostri legali di verificare se esistono gli estremi per denunciare la GESAP chiedendo i danni a chi ha commesso errori”.
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[Testa ca non parra si chiama cucuzza. Testa che non parla si chiama zucca. Chi si ostina a non comunicare agli altri i propri disagi. Frase siciliana] Abbiamo letto più volte la lettera a firma dell’ad della Gesap, Dario Colombo, per capire per quale motivo ha scritto questa nota, allegata all’ultima busta paga. Missiva con inclusi auguri di natale e buon anno a tutti i dipendenti della Gesap e Gh Pmo. Si parla di tutto e di niente, di crescita dello scalo di Palermo che si è attestato a +17% ma non si parla di contratto integrativo e la defiscalizzazione dello straordinario. Una provocazione, secondo alcuni, considerando che i sindacati non contano nulla in aerostazione.Oggi, più di prima, con la crisi vera e sempre più incombente (anche se il puttaniere d’Italia continua a dire che con lui i conti erano a posto) il sindacato deve riprendere a fare lotta di classe. Chi guadagna 7/10/15 mila € al mese, con tutta la buona volontà, non potrà mai capire chi, invece, guadagna 1.300 al mese. Se i sindacati decidono di fare un’assemblea, niente e nessuno deve fermarla, si fa e basta. Non era, quello di giorno 23/12, una festa, ma un momento di lotta dove bisognava le strategie e le regole di ingaggio più incisive contro un datore di lavoro sempre più arrogante.
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Alitalia cede immobili esteri
[Nom de dieu de putain de bordel de merde de saloperie de connard d'enculé de ta mère.Da Matrix Reloaded] I commissari straordinari di Alitalia Linee Aeree Italiane, Stefano Ambrosini, Gianluca Brancadoro eGiovanni Fiori, annunciano la vendita delle sedi amministrative di San Paolo (Brasile) e Buenos Aires (Argentina) per un ricavo complessivo che supera i 3 milioni di dollari. L'operazione, si legge in una nota, dà una “forte accelerazione alle procedure di liquidazione delle branch estere”. Per queste due cessioni sono stati realizzati importi superiori a quelli risultanti dalle perizie di valutazione: 890 mila dollari per l'immobile di San Paolo (valutato in precedenza da 636 dollari), e 2 milioni e 210 mila dollari per quello di Buenos Aires (il cui costo stimato era 1 milione 935). In entrambi i casi, lavendita delle proprietà è stata finalizzata con tutti i costi accessori acarico degli acquirenti, e con esenzione totale di tasse sui proventi in loco grazie ad un nulla osta ottenuto dalle autorità fiscali brasiliane, con notevole risparmio sulla procedura. Per quanto riguarda le altre branch estere ancora da liquidare, circa 15 in tutto, i Commissari hanno provveduto ad acquisire tutti i bilanci e le rendicontazioni locali, al fine di portare a termine tutte le procedure di Alitalia Servizi.
Egitto: al via secondo turno legislative
[Ex abundantia enim cordis os loquitur-La bocca parla per l'abbondanza del cuore- Vangelo secondo Matteo] Riprende oggi al Cairo dopo tre mesi di interruzione, il processo al deposto presidente Hosni Mubarak che è giunto in tribunale in ambulanza ed è stato trasportato nell'aula con una barella. Mubarak, 83 anni, ammalato da tempo, partecipa come le altre volte alle udienze di un processo che lo vede alla sbarra con l'accusa di aver deliberatamente fatto sparare sulla folla durante le dimostrazioni e la rivolta popolare che hanno portato alle sue dimissioni l'11 febbraio scorso. Si sono aperti in Egitto iseggi per il secondo turno delle elezioni parlamentari, con gli islamici che cercano di cementare i consensi ottenuti nel primo round delle votazioni il mese scorso. Gli egiziani sono chiamati a scegliere il loro primo parlamento liberamente eletto in sei decenni dopo la rivolta popolare che ha portato al rovesciamento del presidente Hosni Mubarak. Il voto per l'elezione delle due Camere sarà completato a metà marzo. Sale a sedici il bilancio delle vittime degli scontri degli ultimi giorni a piazza Tahrir e nei pressi del consiglio dei ministri egiziano al Cairo. Lo rende noto il ministero della sanità, secondo il quale il numero di feriti è di 928. Dei 638 feriti ricoverati in ospedale 561 sono stati dimessi, mentre altri 290 sono stati assistiti direttamente sul posto.
A TAVOLA CON LA CRISI/2- Zuppa di patate
Per 6 persone: 1kgdi patate; cipolla; aglio; prezzemolo; sedano; carota; 30g di burro; sale e pepe; crostino di pane. 20 minuti per la preparazione + 15 minuti per la cottura. Sbucciate e fate in pezzi le patate, mettetele in una pentola, copritele abbondantemente d'acqua e fatele cuocere. Quando saranno cotte passatele e rimettetele nella stessa acqua in cui sono state lessate. Preparate un trito con la cipolla, un pezzetto d'aglio, un po' di prezzemolo, un pò di sedano e un pò di carota. Fate insaporire queste erbe con un po' di burro, conditele con sale e pepe, e quando saranno cotte unitele alla purea di patate. Verificate la densità della purea, che dovrà essere sufficientemente legata. Se fosse troppo densa, diluitela con mezzo bicchiere di latte. Al momento di servire aggiungete dei crostini di pane. [segue]
A TAVOLA CON LA CRISI/1
[A tempu di pira: "zziu Pè! zziu Pè!", fineru i pira, e finì u ziu Pè. Nel momento(della raccolta dellepere): "zio Peppe! zio Peppe!". Finiscono le pere, e finì([il continuo chiamare) "zio Peppe!"] Per 7 chef su 10 (73%) sulle tavole degli italiani quest’anno trionferà la grande tradizione culinaria italiana. Una tendenza seguita anche dai cuochi nostrani più innovativi, i quali per l’occasione alleggeriranno e rielaboreranno i piatti che hanno fatto la storia della cucina italiana. Come lo chef romano Antonello Colonna, responsabile del ristorante Open Colonna, il quale afferma “Sono contro la moda, preferisco una cucina molto personale, legata ai sapori della cucina romana accompagnata da un pizzico di innovazione. Se tutti seguissimo le tendenze saremmo tutti uguali”. Perché preferire la grande tradizione a tavola? Per 1 chef su 2 (52%) i sapori classici trasmettono alla gente certezze e rassicurano, quello di cui più hanno bisogno in questo periodo. Ci sono inoltre cuochi che scelgono i piatti della tradizione perché ricreano l’idea della festa (44%) ed hanno un costo inferiore per la loro realizzazione (38%). Perché evitare di sperimentare a tavola in questo periodo? A detta degli chef ciò accade soprattutto per non disorientare i clienti (58%) e non eccedere con esperienze multisensoriali (41%). Quali sono i prodotti più utilizzati per la realizzazione delle pietanze natalizie? Lenticchie e ceci (73%), cotechino (66%), tortelli (46%), salmone (45%), cappone (41%), pomodori (47%), agnello (32%) sono alcuni tra gli ingredienti,n tipicamente italiani, che non possono mancare nel menù natalizio. Secondo gli chef, rispetto al passato, saranno usati meno il caviale (48%), le aragoste (37%), il tartufo bianco (33%), le ostriche (29%). A trionfare saranno i prodotti classici del Made in Italy accostati e rivisitati per l’occasione, che danno vita a delizie come, ad esempio, la mousse di cotechino con lenticchie e sedano, la zuppetta di triglie con ceci e gamberi rosa, la burrata di ricotta con pomodoro infornato caldo e gli anolini al brodo delle tre carni (biancostato, filetto e cappone). Una tendenza, quella di riscoprire i prodotti made in Italy, che riguarda anche il bere. Quest’anno secondo gli chef a tavola si brinderà con vini tipici del bel paese come l’Amarone (55%), il Moscato (47%), il Barolo (39%) e si consumerà meno champagne (22%) e super alcolici (16%). Al bando, quindi, le superficialità del lusso. “Una tavola piena di pietanze costose - afferma Matias Perdomo – non dà l’idea della festa, che viene trasmessa invece dai piatti della tradizione, realizzati con prodotti nostrani, legati al fattore della crisi ed al consumo nazionale”. [segue]
I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/32
[Tutto quello che chiamiamo cattivo, infelice proviene dal fatto la natura non può dare a tutte le creature, e ancor meno non può conferir loro durata. Goethe] Beni per oltre 30 milioni di euro sono stati sequestrati a Catania a un imprenditore ritenuto legato al clan Santapaola dal Gico della guardia di finanza. Al civico 28 di via Caprera, a Catania, c’è un bel garage con il cancello decorato. Trinacrie, disegni di cavalli e assi di mazze. C’è pure una scritta dipinta di fresco: “Fatevi i cazzi vostri”. Eppure, al Comune etneo questo bel box di 32 metri quadrati – confiscato al boss Santo Mazzei, alleato della famiglia Santapaola – risulta essere un rudere da demolire. “È l’esempio della mancanza di controllo e della confusione nella gestione dei beni confiscati alla mafia, ma soprattutto dimostra che questi beni non sono della città”. A parlare è Agata Pasqualino, autrice del dossier “Case loro – I beni di mafia a Catania confiscati e dimenticati”, pubblicato on line dal magazine catanese “Step1” in collaborazione con “Libera Informazione”. “I beni confiscati alla mafia sono un simbolo potentissimo della lotta alla criminalità organizzata. Attraverso il loro riutilizzo sociale si riafferma il principio di legalità. Ma quando questo meccanismo si inceppa o rallenta, il simbolo rischia di ribaltarsi e di rafforzare il mito di una mafia invincibile”. A Catania, città dalla mafia discreta, che nessuno vede, il meccanismo è inceppato da tempo. Secondo i dati del 6 settembre 2010, il capoluogo etneo è la quarta città in Italia per beni confiscati alla criminalità: 592 a Catania e provincia, 60 – aziende escluse – nel solo comune etneo. Troppo pochi per una città dove il potere mafioso è radicato, ma è un altro il numero che stupisce. Dei 60 beni cittadini – per un valore di 8,5 milioni di euro – solo 38 risultano formalmente destinati e consegnati e appena 5 sono davvero utilizzati. Dal Comune e da (poche) associazioni a esso collegate. Per chi opera nel sociale, ma da esterno, non c’è spazio. “A Catania i beni confiscati non vengono visti come un valore, ma come pesi e scartoffie”, spiega l’autrice, “Eppure la città ne ha bisogno, perché si trovano proprio inquartieri che necessitano di legalità e socialità per dare un’alternativa ai giovani”. Si tratta per lo più di terreni e appartamenti, ma non mancano garage, palazzi e intere aree urbane. Gli ex proprietari portano cognomi importanti: Laudani, Ercolano, Santapaola solo per citare i più noti. Ma i boss possono stare tranquilli: fanno in tempo ad uscire di galera e a non vedere traccia di legalità in casa loro. Perché dal sequestro alla confisca passano dagli otto ai dieci anni, si legge nel dossier. “A Catania si aspetta e poi, o si chiude il processo o i beni vengono dissequestrati o vengono venduti e con tutta una serie di prestanomi ritornano al patrimonio mafioso”, spiega nel rapporto Giusy Mascali, avvocato dell’associazione antiracket ‘Libero Grassi’. Va poi aggiunto il tempo per l’assegnazione: in tutto si può arrivare a quasi 15 anni. E non è detto che a quel punto si possa effettivamente prendere possesso del bene, che il più delle volte si trova in stato di abbandono ed è inagibile. La ristrutturazione toccherebbe al Comune, lo stesso che a fine 2008 aveva accumulato 357 milioni di buco, per poi respirare grazie ai 140 milioni del Cipe subito sollecitati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma nel Comune di Catania i fondi per i beni confiscati non ci sono e, anche quando vengono stanziati sulla carta, non arrivano.
Trovare da soli i soldi potrebbe non bastare. Com’è successo al “Centro Astalli” etneo che offre assistenza agli immigrati. Destinatari nel 2006 di un appartamento nel quartiere Zia Lisa di Catania–confiscato a Nicolò Maugeri della cosca Santapaola –, i volontari del centro hanno provveduto alla ristrutturazione con fondi propri, aiutati dai privati. Ma nel 2008 un controllo dei Nas impone un ulteriore adeguamento e il progetto si perde tra gli uffici della direzione Urbanistica del Comune. Ai volontari è intanto scaduto il contratto di comodato d’uso, che dura solo tre anni. Così potrebbero vedere assegnato ad altri un bene per cui hanno pagato e che avrebbero dovuto avere gratis, per l’utilità sociale del loro lavoro. “Una lentezza che non è burocratica”, commenta la Pasqualino, “ma volontà di essere lenti, di non smuovere le acque”. Basti sapere che neanche sui numeri si può essere sicuri. Dei beni confiscati, assegnati e consegnati esistono tre diverse liste da incrociare. Quella del Comune di Catania, obbligato per legge a stilarla, esiste ma non è pubblica. E per sapere a chi richiederla capita di dover aspettare almeno un mese. “Prima di sapere chi avrebbe dovuto ricevermi ho aspettato per settimane”, racconta Agata Pasqualino, “e sapevate che il Demanio di Catania non è autorizzato a rispondere sullo stato dei beni confiscati?”. Le informazioni arrivano esclusivamente da Roma, dove i funzionari sono disponibili, certo, ma possono fornire solo informazioni generali. “Si tratta di questioni troppo legate al territorio”, conclude l’autrice, “E questo la dice lunga su come vengano gestite”. La Direzione investigativa antimafia di Catania ha sequestrato beni per 500.000 euro, tra appartamenti, terreni e automezzi, agli eredi di un presunto appartenente al clan mafioso Trigila deceduto. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Siracusa, che ha accolto la proposta avanzata dal Direttore della Dia, in applicazione della recente normativa antimafia che consente di aggredire i patrimoni dei mafiosi anche dopo la loro morte. I beni sequestrati sono ritenuti riconducibili a un commerciante di abbigliamento, deceduto nel 2009, accusato di fare parte del clan mafioso Trigila di Noto (Siracusa), e legato alla “famiglia” di Cosa nostra di Catania, guidata dal capomafia ergastolano Benedetto Santapaola. [segue]
Passera difende Moretti
[I ritardi nelle ferrovie italiane non si misurano a ore ma a minuti. Dai 100 in su. Anonimo] Nelle stazioni di Milano Centrale e Porta Garibaldi è stato impedito a Ntv di installare desk informativi di supporto all'attività di promozione e informazione ai viaggiatori “nonostante l'intervenuta sottoscrizione di un regolare contratto in merito con i Grandi Stazioni e Cento Stazioni”. La denuncia arriva da Ntv che in questi giorni, in vista del lancio del nuovo servizio di trasporto ferroviario, sta facendo attività di promozione con distribuzione di materiale informativo ai viaggiatori nelle stazioni di Milano, Bologna, Firenze SMN, Roma Termini e Napoli Centrale. In tutte le città, ad eccezione del capoluogo lombardo, Ntv ha regolarmente installato i primi desk “riscotendo subito un grandissimo interesse del pubblico”. “Tanto calore da parte dei viaggiatori ha però probabilmente provocato fastidio - osserva la società - dal momento che, su disposizione di Rfi, i gestori hanno chiesto, in assenza di ogni plausibile giustificazione, l'immediata sospensione di tutte le iniziative relative alla campagna di comunicazione, impedendo agli operatori di Ntv di installare i desk nelle due stazioni di Milano. Grandi Stazioni ha addirittura chiesto la rimozione delle strutture già installate nelle altre stazioni”. Rfi spiega però la decisione è stata presa per ragioni di sicurezza per “evitare che barriere costituite da desk fissi e mobili, totem ed altre postazioni commerciali possano ostacolare, in caso di pericolo, il rapido ed ordinato deflusso delle persone nelle stazioni”. “In Italia in treno si viaggia malissimo eppure sono i cittadini che pagano l'ad” delle Ferrovie. Si riaccende con un attacco diretto a Mauro Moretti da parte dell'imprenditore Diego Della Valle la disputa tra Fs e Ntv. “Vedere che in Italia il monopolizzatore attuale delle ferrovie, che costringe i cittadini italiani a viaggiare malissimo da sempre, cerchi anche di contribuire a non far arrivare nessun altro che possa far viaggiare bene gli italiani, è una cosa assolutamente assurda. Tenga anche conto che l'ad delle ferrovie, è di lui che parlo, di Mauro Moretti, è stipendiato dagli italiani”. Della Valle spiega di avere una quota minore e nessun ruolo operativo in Ntv. “Quello che trovo brutto per il nostro Paese è la reputazione che ci stiamo facendo. Come possiamo pensare che grandi società internazionali vengano a investire in Italia se osservano quello che sta capitando a questa società che vuole essere concorrenziale, cosa questa vecchia pseudo-politica gli sta combinando come guai. Qui bisogna essere realisti”. Accuse pesanti che il ministro dello Sviluppo e dei Trasporti Corrado Passera ha definito come “giudizi nettamente non condivisibili”, “toni inaccettabili”. “La liberalizzazione nel nostro Paese - dice - è più avanzata che altrove e io vigilerò perché avvenga nei modi migliori”.
LA SAC CON IL NEMICO ALLE PORTE
[Omnia mutantur. Tutto cambia – Ovidio] La Sac di Catania Fontanarossa si chiude a riccio contro potenziali nemici. È in atto il progetto di vendita del 51%, dopo attenta valutazione e quantificazione del prezzo, detenuto dalla Sac handling. In questo caso avrebbe il diritto di prelazione il socio minoritario al 49%, Alisud. Dietro pressioni da parte di AviaPartner che vorrebbero operare a Fontanarossa, il gestore Sac risponde non dando le aree necessarie, creando scuse che non stanno ne in cielo ne in terra. Scene di ordinaria follia amministrativa già vissute con la Gesap contro la Pae – Mas. Comprendiamo che la Sac è preoccupata maggiormente per come andrà a finire la trattativa Menzies – Ata, se dovessero vincere gli scozzesi della Menzies potrebbero essere cazzi amari (o se preferite uccelli per diabetici) non solo per Catania, ma anche per Roma, Napoli, Verona, Linate … L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con la presente segnalazione, effettuata ai sensi dell’articolo 21 e dell’articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, intende esprimere alcune considerazioni in merito alle problematiche di carattere concorrenziale relative alla gestione degli scali e delle attività aeroportuali. Tali problematiche concernono tanto aspetti relativi al sistema aeroportuale nel suo complesso, quali ad esempio le modalità di rilascio e rinnovo delle concessioni per la gestione delle infrastrutture di scalo, quanto aspetti riguardanti specifici servizi svolti in aeroporto. In particolare, si rileva che, nonostante il Decreto Legislativo 13 gennaio 1999, n. 18, di recepimento della Direttiva 96/67/CE del 15 ottobre 1996, abbia avviato il processo di liberalizzazione del settore, permangono importanti impedimenti al raggiungimento degli obiettivi legislativi di riduzione dei costi di gestione delle compagnie aeree e di miglioramento della qualità offerta agli utenti. Ciò posto, la presente segnalazione si concentra sulle seguenti questioni: le modalità di scelta e assegnazione delle concessioni per la gestione delle infrastrutture aeroportuali, nonché la durata delle concessioni medesime; la determinazione delle tariffe relative ai servizi centralizzati; il rischio di estensione della posizione dominante del gestore delle infrastrutture aeroportuali nei mercati contigui; il ruolo del regolatore. All’ENAC è stato attribuito un ruolo centrale ai fini del buon funzionamento del settore aeroportuale. Rispetto alle tematiche di natura più squisitamente concorrenziale, si deve rilevare che, nella attività di regolazione e controllo esercitata dall’ENAC, si sono riscontrate alcune disfunzioni, riguardanti in particolare le materie dell’handling e della tariffazione dei servizi aeroportuali centralizzati. Per quanto attiene ai servizi di handling, la vigilanza sulle condizioni di accesso agli spazi aeroportuali svolta dall’ENAC non risulta aver prodotto azioni incisive sui gestori, idonee a rimuovere alcuni importanti ostacoli all’ingresso di nuovi operatori. Con riguardo alla tariffazione dei servizi centralizzati, si rileva che soltanto negli ultimi mesi, a tre anni di distanza dalla delibera CIPE, si stanno concludendo in alcuni scali i primi progetti-pilota di adozione di tariffe dei servizi centralizzati orientate ai costi. Un’efficace azione di tutela concorrenza impone altresì di evitare che il gestore delle infrastrutture aeroportuali estenda la propria posizione dominante in mercati contigui, quali in particolare i servizi di handling ed i servizi commerciali in aeroporto. Quanto ai primi, si evidenzia come il legislatore comunitario e nazionale abbia espresso una chiara volontà di liberalizzare il settore, adottando norme volte a favorire l’ingresso di nuovi operatori. Tuttavia, il processo di liberalizzazione ha incontrato alcuni significativi ostacoli, anche a causa di comportamenti strategici dei gestori. Per quanto concerne i servizi commerciali in aeroporto, si deve sottolineare come essi appaiano oggi costituire un settore di crescente interesse economico, rispetto al quale non sono state previste misure idonee a contemperare la discrezionalità in capo al gestore aeroportuale con i principi della concorrenza.
199 bloggers arrestati nel 2011
[È meglio fare il pirata che entrare in Marina. Steve Jobs] «Siamo entrati in galera in un Paese e ne siamo usciti in un altro». Il primo commento di Alexey Navalny, alle tre di una nevosa notte moscovita, fuori da un distretto della polizia nell’estrema periferia di Mosca, è tra l’incredulo e il trionfante. Nei 15 giorni in cui è rimasto dietro lesbarre, condannato per «resistenza» alla polizia dopo la prima manifestazione contro i brogli elettorali, in Russia sono riapparsi concetti e fenomeni dimenticati come l’opposizione, le manifestazioni di protesta, i detenuti politici che fanno scioperi della fame. Ed è apparso un eroe. Navalny, avvocato e blogger senza peli sulla lingua, è entrato in cella come un personaggio che godeva di popolarità su internet, e ne è uscito come candidato alla presidenza, atteso da giornalisti e fan, e seguito in diretta web da migliaia di persone. Lui non vuole parlarne: «Quelle del 4 marzo non saranno elezioni, ma una manipolazione organizzata da truffatori e ladri», e parteciparvi «è inutile». Quindi la strategia diventa «votare contro Putin» e «mobilitare la rabbia della gente» per ottenere infine elezioni libere. Alle quali «parteciperanno tante persone, forse anch’io». La conoscenza, nel mondo d’oggi, è fatta per il 90 per cento dai flussi informativi del sistema mediatico, una mole gigantesca di news che passa nel nostro cervello dai giornali, dalle radio, dagli schermi della tv, da dentro la pancia dei computer che raccontano la Rete. Spesso senza filtro critico. E allora sta ai giornalisti esserne strumento consapevole. I giornalisti non sono eroi, neanche quando muoiono; fanno un lavoro che ha una certa dose di rischio, che non è solo quello della cannonata che t’ammazza, ma sta nella natura d’un impegno che non dovrebbe piegarsi ad accomodamenti o paure. Anche la mafia ammazza i giornalisti, anche i «cartelli» della droga lo fanno, anche il fondamentalismo islamico; e ogni potere che venga «disturbato», criminale o civile che sia, tenta di rivalersi contro il giornalismo, con la censura, i condizionamenti, le ritorsioni, la galera. Questa «guerra» contro la verità segue da presso l’evoluzione della tecnologia della conoscenza: nel 2011 sono stati arrestati 199 bloggers, un numero che ogni anno cresce, dalla Cina all’Iran, senza frontiere
Commissariamo l’Enac!
[Lo uccisi perché non la pensava come me. Max Aub] Il Cda dell'Enac ha deliberato di sospendere gli ulteriori esami in corso per il rilascio delle concessioni per le gestioni aeroportuali. La decisione è stata presa alla luce delle dichiarazioni del ministro dello sviluppo Corrado Passera al Parlamento sulla necessità di riordinare il sistema aeroportuale italiano. Sembra che il ministro Passera abbia letto il libro edito da ChiareLettere " Paura di Volare". Il liro inchiesta scritto dallagiornalista Nadia Francolacci mette in evidenza la scandalosa assenza dell'Enac nel controllare la sicurezza nel mondo delle compagnie aeree. Sentenza della Corte (Prima Sezione) 9 dicembre 2004 (Causa C- 460/02) Commissione delle Comunità europee/ Repubblica italiana «Trasporti aerei – Assistenza a terra – Direttiva 96/67/CE». Vorremmo ricordare a Passera che l’Ue ha già condannato l’Italia per come ha gestito le concessioni aeroportuali, è l’Enac, in prima battuta che va riformata, e gestita da gente preparata. Dal 96 ad oggi non si è mai voluta applicare la direttiva comunitaria 96/97 perché troppi interessi erano in gioco. Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, in quanto il decreto legislativo 13 gennaio 1999, n. 18, recante attuazione della direttiva 96/67/CE relativa all'accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti della Comunità (Supplemento ordinario alla GURI n. 28 del 4 febbraio 1999; in prosieguo: il «decreto legislativo n. 18/99»); non ha stabilito il periodo di durata massima di sette anni per la selezione di prestatori di servizi di assistenza a terra, di cui all'art. 11, n. 1, lett. d), della direttiva del Consiglio 15 ottobre 1996, 96/67/CE (GU L 272, pag. 36); la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della detta direttiva. La direttiva 96/67 prevede un sistema di graduale apertura del mercato dei servizi di assistenza a terra negli aeroporti comunitari. Ai sensi degli artt. 6, n. 1, e 7, n. 1, della direttiva 96/67, gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per garantire, in maniera generale, il libero accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra a terzi e la libera effettuazione dell'autoassistenza a terra negli aeroporti comunitari. L'art. 6, n. 2, della medesima direttiva prevede le seguenti deroghe al libero accesso al mercato della prestazione di servizi di assistenza a terra a terzi: «Gli Stati membri possono limitare il numero dei prestatori autorizzati a fornire le seguenti categorie di servizi di assistenza a terra: assistenza bagagli; assistenza operazioni in pista; assistenza carburante e olio; assistenza merci e posta per quanto riguarda, sia in arrivo che in partenza o in transito, il trattamento fisico delle merci e della posta tra l'aerostazione e l'aereo. In ogni caso, gli Stati membri non possono limitare il loro numero a meno di due, per ciascuna categoria di servizio». L'art. 9, n. 1, della direttiva 96/67 stabilisce: «Laddove in un aeroporto, per vincoli specifici di spazio o di capacità disponibile, specialmente in funzione della congestione e del coefficiente di utilizzazione delle superfici, risulti impossibile un'apertura del mercato e/o l'effettuazione dell'autoassistenza ai livelli previsti dalla presente direttiva, lo Stato membro di cui trattasi può decidere: di riservare a un solo prestatore una o più categorie di servizi di assistenza di cui all'articolo 6, paragrafo 2. I criteri per il rilascio del riconoscimento di idoneità devono riferirsi ad una situazione finanziaria sana e ad una copertura assicurativa sufficiente, alla sicurezza degli impianti, degli aeromobili, delle attrezzature e delle persone nonché alla tutela dell'ambiente e all'osservanza della legislazione sociale pertinente. I criteri devono rispettare i seguenti principi: devono essere applicati in modo non discriminatorio ai diversi prestatori e utenti; devono essere in rapporto con l'obiettivo perseguito; non possono portare ad una riduzione di fatto dell'accesso al mercato o dell'effettuazione dell'autoassistenza sino ad un livello inferiore a quello previsto dalla presente direttiva. Tali criteri devono essere resi pubblici e il prestatore o l'utente che effettua l'autoassistenza deve essere previamente informato circa la procedura di rilascio».
GRANDE FRATELLO ALLA GESAP
[L’arte sta nel leggere sufficientemente poco. Elias Canetti]Giuseppe Listro (ingegnere responsabile del settore tecnico ph), Carmelo Scelta(direttore generale) e A. Ciriminna (responsabile informatico) verso il processo dopo che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiuso l’indagine, inchiesta che riguarderebbe le telecamere messe abusivamente in aeroporto dalla Gesap. L’inchiesta coordinata dal pm Vania Contraffatto si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio dei tre. Tra l'altro sembrerebbe che il ph e il responsabile informatico avrebbero il pass Enac di colore blu, non possono oltreppassare il varco di servizio (mentre prima era rosso, cioè potevano andare ovunque) questo significa che i responsabili non possono controllare tutta la struttura a 360 gradi. Insomma sarebbero limitati nelle loro funzioni tecniche. La vicenda inizia nel 2009, dopo una denuncia fatta da E. Bondì della Uil, riguarderebbe il sistema di videosorveglianza, secondo l’ipotesi investigativa, per controllare i dipendenti se manomettevano gli orologi marcatempo. Un’altra videocamera sarebbe stata individuata nel camerino usato come spogliatoio. Siamo davanti a una violazione plateale dello statuto dei lavoratori. Diamo per scontato che, nei tempi dovuti, la Uil si costituirà parte civile, così come tutte le altre sigle sindacali non mancheranno all’appuntamento. Gradiremmo, speranza di noi contribuenti, che gli avvocati venissero pagati dagli imputati e non dalla Gesap, anche perché l’ente gestore dovrebbe essere parte civile per tutelare la sua immagine. E al prossimo cda verranno presi dei provvedimenti nei confronti dei tre? Per molto meno tre operai della Gesap sono stati licenziati e due operai della Gh sono stati sospesi e non si ha notizia del loro rientro.
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I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/31
[In dubio pro reo. Nel dubbio a favore dell'imputato] La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha sequestrato un cantiere nautico, del valore di 2 milioni, a Palermo, nel porticciolo della zona Acquasanta-Arenella, regno dei boss Fidanzati-Galatolo. Il provvedimento di sequestro ha colpito due palermitani, Francesco Lo Cicero, 58 anni, e Antonino Di Giovanni, di 57, entrambi detenuti, soci della cooperativa che gestisce i servizi del cantiere. I due, appartenenti a Cosa nostra, fanno parte della famiglia mafiosa Acquasanta-Arenella. La società a cui sono stati sequestrati i beni è una cooperativa, la “Di Giovanni Servizi nautici Acquasanta”, i cui soci sono Di Giovanni, appunto, e Lo Cicero, entrambi detenuti. Il sito del cantiere nautico è stato indicato da più collaboratori di giustizia quale luogo di incontri riservati tra vari esponenti della famiglie mafiose palermitane. Il Centro operativo della Dia di Palermo, attraverso intercettazione ambientali e video registrazioni, nel giugno 2010 ha sottoposto a fermo sia Lo Cicero sia Di Giovanni, ritenuti affiliati a Cosa nostra, in concorso con nomi di prima grandezza della criminalità organizzata: i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Giuseppe Provenzano, Giuseppe Liga, Manuel Pasta, Bartolo, Salvatore e Antonino Genova, Giovanni Nicchi, Salvatore Giordano, Gioacchino Corso, Gaetano e Stefano Fidanzati, Salvatore Lo Cicero, Francesco Costa, detto “puffetto”, Nicolò Ferrara. In particolare, i due soci della coop sono accusati di aver diretto la famiglia mafiosa operante nella zona dell’Arenella-Acquasanta, provvedendo alla raccolta di denaro proveniente dalle estorsioni e mantenendo rapporti con gli altri mafiosi in libertà o latitanti. Di Giovanni e Lo Cicero, inoltre, avrebbero effettuato numerosi incontri e riunioni con importanti esponenti dell’organizzazione mafiosa di altri mandamenti e gestito, per conto di Cosa nostra, la cassa della famiglia di riferimento. La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha provveduto a sequestrare beni per un valore di un milione e mezzo di euro nei confronti di un imprenditore palermitano 61enne condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Il provvedimento, che ha origine da una proposta del direttore della Dia, riguarda tra l'altro, il complesso dei beni di una azienda che opera nel settore degli appalti a Palermo terreni, immobili e rapporti bancari. “A oggi ci sono oltre 50mila beni sottratti alla criminalitàorganizzata per un valore superiore a 25 miliardi di euro. Ma i professionisti dell'antimafia, che ancora esistono, hanno gridato allo scandalo quando ho proposto di venderli. Dicono: se li vendiamo se li ricompra la mafia. Bene, dico io, allora li sequestriamo di nuovo". Così l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni, in un'intervista esclusiva al settimanale Oggi. “Una grande parte della sinistra considera culturalmente la lotta alla mafia come suo patrimonio esclusivo - ha detto ancora Maroni - un ministro non di sinistra che fa realmente attività antimafia per loro è, come dire, fastidioso. Nel 2008 arrivo al ministero, c'è la lista dei 30 latitanti più pericolosi. Fra loro c'è quello che ha rapito, ucciso e sciolto nell'acido il figlio dodicenne del pentito Di Matteo, e quello che ha dichiarato di averne ammazzati così tanti da poterne riempire un cimitero. Bene. Dopo tre anni ne sono stati catturati 28. Vado in commissione Antimafia, si alza uno della sinistra e dice: però, ministro, deve ammettere che ne mancano ancora due...”. [segue]
Monti poco tecnico
[Nessun sogno è mai stato così insensato come la sua spiegazione. Elias Canetti]
Il governo ha deciso di porre la fiducia in Senato sulla manovra, dopo averla già incassata alla Camera. Ad annunciarla nell'aula di Palazzo Madama è stato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Ed è riesplosa la protesta dei leghisti non appena Giarda ha preso la parola per annunciare la fiducia. Dai banchi del Carroccio alcuni senatori hanno cominciato a fischiare con dei fischietti. Non daremo giudizi sulla finanziari fatta da Mario Monti. Sarebbe troppo facile criticarla. Certo avremmo gradito una robusta patrimoniale, la riduzione e perché no l’abolizione del finanziamento elargito agli organi di stampa, la messa al bando delle province, il congelamento delle buone uscite che dovrebbero percepire manager pubblici .., tutto questo non c’è stato proprio perché non è tecnico, ma molto politico, il governo Monti. Ancora un anno di tempo (2012) per le impronte digitali sulle Carte d'Identità. Lo prevede la bozza del Milleproroghe. Attualmente è previsto che le carte di identità rilasciate a partire dal primo gennaio 2012 devono essere munite della fotografia e delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono. Ma l'individuazione di adeguati requisiti di sicurezza per evitare la falsificazione rende necessario prorogare il termine al 31 dicembre 2012. Prorogata per il 2012 la sperimentazione della carta acquisti. Lo prevede la bozza del milleproroghe. La misura, si legge nella relazione tecnica, non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica poiché lo stanziamento pari a 50 milioni di euro era già stato previsto dalla disposizione che si intende prorogare .
Scontro tra Alitalia e regione Lazio
[La tendenza a voler rimettere in sesto gli altri è,inse stessa, una malattia. Marienne Moore]“La vertenza Alitalia, per numero di dipendenti coinvolti e importanza strategica dell'azienda, è sempre stata gestita a livello ministeriale e quella è la sede deputata a dare le risposte più appropriate”. Lo afferma l'assessore al Lavoro e formazione della Regione Lazio, Mariella Zezza che aggiunge: “tuttavia siamo già intervenuti a livello istituzionale con il Ministero del Lavoro per valutare insieme la possibilità di azioni correttive da mettere in campo per accompagnare le lavoratrici e i lavoratori Alitalia per il raggiungimento dei requisiti previdenziali”. “Quando è toccato a noi intervenire - conclude Zezza - i risultati sono stati evidenti e positivi per tutti. È il caso di Alitalia Maintenance System che, dopo il protocollo siglato con la presidente Renata Polverini, ha investito oltre 4 milioni euro per il rilancio e, prima volta nella storia aziendale, è stato distribuito un premio di produzione di circa 2mila euro per dipendente”. Zezza ha poi ricordato che “in largo anticipo rispetto alle altre Regioni, stiamo definendo con tutte le parti sociali l'accordo quadro per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga per il 2012. Vale la pena ricordare che, in questi 20 mesi di governo, abbiamo sostenuto il reddito a circa 70mila lavoratori di aziende in crisi e formato oltre 100mila persone”.
DOMANI ASSEMBLEA DELLA CISAL
[Mentre, in silenzio, aspettiamo di conquistare il lusso supremo del coraggio, il peso di quel silenzio ci soffocherà. Audre Lorde] La Cisal comunica che in data 22/12/11 dalle ore 12,30 alle ore 21,00 avrà luogo una assemblea esterna retribuita degli iscritti alla Legea Cisal, ai sensi dell’art. 6 del Ccnl vigente e della legge 300/70, presso la segreteria della Unione provinciale Cisal di Palermo in via Principe di Granatelli, n. 28, con il seguente ordine del giorno: processo di acquisizione per effetto di fusione per incorporazione di Pae Mas nel gruppo Ap; comunicazioni del segretario provinciale Cisal su vertenza aeroportuale per applicazione della clausola sociale. Il 23/12 è prevista una riunione intersindacale a Punta Raisi dove dovrebbero partecipare tutte e 5 le sigle.
Pubblicato da castrenze sciambra a 04:47 2 commenti:
Chiude la nuova sala macchine di Roma-Fiumicino
[Poco rimane di quello che per noi stessi sognavamo da giovani. Ma il peso di quel poco! Elias Canetti] A partire dal primo gennaio 2012 Aeroporti di Roma sarà costretta a interrompere l'esercizio dell'impianto di smistamento bagagli in transito dell'aeroporto di Fiumicino, denominato NET 6000 e inaugurato a luglio 2010 con un investimento di 21 milioni di euro. Lo rende noto la società, precisando che il motivo è che le compagnie aeree, e in particolare Alitalia, da maggio non pagano il servizio ad Adr. Da gennaio verrà quindi riattivato il vecchio impianto di smistamento bagagli. L'Enac, ricorda Adr in una nota, ha disposto, da maggio 2011 a seguito di specifica istruttoria, l'importo dovuto dalle compagnie aeree per l'utilizzo del servizio NET 6000 e destinato alla sola copertura dei costi sostenuti da Adr. Ma “dal mese di maggio 2011 le compagnie aeree ed in particolare Alitalia, maggiore fruitore del servizio - sottolinea la società di gestione degli scali romani -, non rispettano quanto disposto dall'Enac e proseguono nel reiterato rifiuto del pagamento del corrispettivo dovuto ad Aeroporti di Roma per l'utilizzo del servizio NET 6000”. Il NET 6000 - ricorda Adr - è tra le più grandi piattaforme tecnologiche d'Europa capace di gestire oltre 6000 valigie l'ora ed è stato realizzato per rispondere con successo “alla crisi bagagli”, avvenuta nell'estate 2009, relativa ai problemi connessi al trattamento e smistamento dei bagagli in transito nell'aeroporto internazionale Leonardo da Vinci. La Iata (Associazione internazionale del trasporto aereo) ha riconosciuto a luglio 2011 ad Adr un attestato per i risultati ottenuti. Il NET 6000 ha contribuito, inoltre, a migliorare la puntualità dei voli e, conseguentemente, le operazioni di scalo. Adr puntualizza quindi di non essere “responsabile dei disservizi relativi al trattamento dei bagagli dei passeggeri in transito sullo scalo Leonardo da Vinci causati alla chiusura del servizio NET 6000 e delle criticità dovute al ripristino delle condizioni operative precedenti”.
Chieppa segretario generale
[La prova più forte contro una teoria è la sua applicabilità. K. Kraus] Roberto Chieppa ha assunto ieri le funzioni di segretario generale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Lo ha nominato il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, su proposta del presidente dell'Autorità Giovanni Pitruzzella. Roberto Chieppa - si legge in una nota dell'Antitrust -, nato a Roma il 21 febbraio 1966, è consigliere di Stato dal febbraio del 2000 ed è magistrato dal 1991.
[Veritas filia temporis. La verità è figlia del tempo. Aulo Gelio] Buon Natale a tutti, nessun escluso. A tutti gli uomini, mezzi uomini,ominicchi, quaquaraquà, ruffiani … proprio a tutti quanti. Al cda della Gesap che non riesce a prendere nessuna scelta, un cda virtuale, dunque finto. Auguri alla linea Sole Ligabue che il 15 di maggio ha chiuso la propria attività commerciale a Punta Raisi e ha messo sul lastrico tutti i suoi dipendenti che hanno ottenuto, ad oggi, solo due mesi, come acconto,di cassa integrazione. A Helg, consigliere della Gesap e presidente della camera di commercio di Palermo, che ha visto il fallimento dell’area commerciale di Punta Raisi e non ha fatto nulla (o per lo meno questa è la nostra impressione). Grazie alla direttrice dell’Enac Castiglia per tutto quello che non ha fatto e che poteva fare, dando l’impressione di essere sottomessa al potere e all’arroganza della Gesap. Auguri al suo successore, D’Anna, che per un anno e mezzo o poco più speriamo che farà tanto, anche che se poi non farà nulla, ma vorremmo avere torto. Grazie e tantissimi auguri alla magistratura che sembra interessarsi alle vicende di Punta Raisi. Siamo solo agli inizi, l’importante è iniziare: i presupposti, gli appalti sospetti, non mancano. Auguri ad AviaPartner che il prossimo mese compie un anno da quando ha aperto a Palermo e in 12 mesi non è riuscita a prendere una compagnia aerea. Non contenta di questo parla di cassa integrazione … come se la colpa è dell’operaio. Auguri ai dipendenti della Ksm che continuano a lamentarsi e basta. Ai volontari dell’Uges che pur facendo un ottimo lavoro vengono continuamente discriminati e sfruttati. Speriamo che la nuova gara d’appalto di fine anno porterà buone nuove per i ragazzi dell’Uges. A quei 37 ragazzi che hanno dimostrato che uniti si può vincere, ma anche se si dovesse perdere resta la dignità di uomini, con la spina dorsale retta,che nessuno mai ti potrà togliere: Semilia, Marasà, Gingillo, Pancaro, Faraci … grazie a nome di tutti, anche da chi vi criticava, anche perché gli stupidi non hanno colpe, sono stupidi e basta. Ai sindacati in crisi di identità e di strategia, impegnati a scannarsi tra di loro invece che confrontarsi, unitariamente, con le aziende. Alla Manutencoop che ha rotto con i sindacati e se ne frega di eventuali scioperi. All’azionista di minoranza della Gh Pmo, Alisud, che ci lascerà a breve e che bene a gestito i conti economici nel 2010. La Gesap riuscirà a fare meglio? A tutti i politici inquisiti che quando partono da Punta Raisi sono sempre più riveriti, più sono presunti mafiosi è più diritti acquisiscono in sala Vip. E buon Natale all’avv. Alessandra Minutella che dopo aver fatto riassumere i tre licenziati dalla Gesap si sta occupando dei 37 part-time della Gh Pmo. Non possiamo non fare gli auguri al titolare della Prestia&C omandé che ha deciso di fare viaggiare gratis Polizia, Carabinieri, GdF e impiegati della dogana (che lavorano a Punta Raisi), dopo che la finanziaria ha abolito la convenzione tra azienda e Stato. Mentre, mancando di stile, per l'ennesima volta, non ha fatto nessun regalo agli abbonati che di tasca loro si pagano l'importo (97,60 al mese, una specie di mutuo!). Insomma, auguri a tutti!
Pubblicato da castrenze sciambra a 22:41 10 commenti:
[L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza o una verità e mezzo. K. Kraus] I Presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani, in una dichiarazione congiunta, smentiscano una volontà dilatoria di senatori e deputati nel procedere alla riduzione dei loro trattamenti, rendono noto di aver sollecitato la consegna la più presto del rapporto affidato al presidente dell'Isat da cui dipende la quantificazione del taglio. La presa di posizione dei presidenti delle Camere è intervenuta a interrompere la bufera che si stava scatenando dopo che la maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo aveva chiesto la modifica della norma prevista nel decreto “salva Italia”, a salvaguardia dell'autonomia del Parlamento dal governo. L'intervento aveva fatto sorgere più di un sospetto sull'effettiva volontà delle forze politiche di adeguarsi ai sacrifici chiesti al Paese, anche se i leader e capigruppo di centrodestra e centrosinistra si sono affrettati a negare ogni volontà dilatoria. Da qui la decisione della seconda e terza carica dello Stato di scendere in campo direttamente, impegnando in prima persona le Camere ad un intervento senza ritardi. “Come dimostrano anche le recenti decisioni autonomamente assunte dagli Uffici di Presidenza di Senato e Camera sulla nuova disciplina dei cosiddetti vitalizi - hanno messo nero su bianco i presidenti delle Camere- il Parlamento e pienamente consapevole dell'esigenza di dar vita ad atti esemplari e quindi anche di adeguare l'indennità dei propri membri agli standard europei, secondo quanto già votato in Aula nei mesi scorsi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio”.
Fitch minaccia taglio rating 6 paesi tra cui Italia
[Lo sappiamo bene che non c’è niente di più inedito della carte stampata. Mario Missiroli] Fitch ha messo sotto osservazione l'Italia assieme ad altri cinque paesi dell'area euro per possibili declassamenti di rating. Con un comunicato diffuso a mercati chiusi, l'agenzia ha spiegato che la decisione implica “accresciute probabilità di declassamenti sul breve termine” e che conta di decidere entro la fine di gennaio. I possibili declassamenti dovrebbero risultare di uno o due gradini. All'Italia al momento Fitch assegna un rating “A+”. Gli altri paesi messi sotto osservazione sono Spagna, Belgio, Irlanda, Slovenia e Cipro. Fitch ha inoltre tagliato le prospettive sul rating della Francia a “negative”, confermando tuttavia la valutazione a tripla A - la più elevata - sull'affidabilità creditizia del paese. Chiusura negativa per Piazza Affari, che sul finale di seduta ha annullato i guadagni di giornata: l'indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,38% a 14.572 punti. Anche le altre principali Borse europee hanno chiuso l'ultima seduta della settimana in territorio negativo: a Parigi il Cac40 ha ceduto lo 0,88%, a Francoforte il Dax lo 0,5% e a Londra il Ftse100 lo 0,25%. Intanto, sul finale di giornata, lo spread Btp-bund ha fatto segnare quota 474.
Durante l'aspettativa parentale si può lavorare
[Andiamoci piano con le idee. Possono sempre cadere in mano a qualche professore. Bergson] La Cassazione (sentenza 7021/11) ha stabilito che durante l'aspettativa parentale è possibile lavorare: anche presso aziende concorrenti. È stato infatti rigettato il ricorso, presentato dal datore di lavoro, contro la dichiarazione di illegittimità del licenziamento disciplinare del lavoratore, per aver svolto, durante l'aspettativa parentale attività lavorativa per quattro giorni alle dipendenze di una società direttamente concorrente. La lavoratrice denuncia la violazione e la falsa applicazione delle regole sulla correttezza, sull'esecuzione di buona fede e sull'obbligo di fedeltà nonché sull'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Viene anche dedotto che in caso di aspettativa per motivi familiari, come da disposizioni della legge per il sostegno della maternità e della paternità, vige il divieto di svolgere attività lavorativa. In questo caso, si ritiene che lo svolgimento di attività lavorativa in concorrenza con quella svolta dal datore di lavoro lede gravemente l'obbligo di fedeltà giustificando il licenziamento per giusta causa. Si lamenta l'errata applicazione dell'art. 4, L. n. 53/00, da parte della Corte d'appello, che ha ritenuto di carattere occasionale la prestazione lavorativa ed escluso una irreparabile lesione del vincolo fiduciario in quanto, durante l'aspettativa, le principali obbligazioni del contratto (prestazione lavorativa e retribuzione) sono soggette a sospensione. La Cassazione fa notare che i giudici di secondo grado hanno fatto leva sulla sporadicità di tale attività lavorativa, limitata a quattro giornate in relazione ad un periodo di aspettativa durato due mesi e che comunque, la ricorrente chiede un diverso accertamento dei fatti, dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte. Non si configura quindi l'infedeltà, che scatta soltanto quando si utilizza il bagaglio di conoscenze acquisito alle dipendenze del datore nell'ambito delle prestazioni fornite a un terzo. L'illecito disciplinare c'è, ma non è ritenuta censurabile la motivazione che reputa eccessivo il licenziamento. Per questo, la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.
[Tutti i libri storici che non contengono menzogne sono mortalmente noiosi. Anatole France] La pianura padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si produceva gran parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e le terre agricole le stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in Veneto e in Lombardia perdiamo terreno coltivabile equivalente a 7 volte piazza del Duomo. Per farne cosa? Cementarlo o asfaltarlo. Ormai coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori vanno a produrre all'estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per accaparrarsi la terra è spietata. Perché? Che c'entra per esempio il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell'Africa Occidentale, la puntata di Report di domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza, politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa globale all'accaparramento di terra. Il termine inglese è land grabbing e i principali "accaparratori" sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più propizio è l'Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d'America ai tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più preziosa: l'acqua.
PENALIZZATI I DIPENDENTI DELLA GH PMO
[Nessun disk jockey è mai scomparso prematuramente. Enrico Farnedi]“Da diverso tempo assistiamo a uno spettacolo inverecondo all’interno della GH Palermo ed oggi abbiamo avvertito la necessità di effettuare insieme a voi una valutazione circa lo stato delle cose. Da mesi siamo spettatori di un balletto circa il Riassetto societario senza che nessuna avverta l’esigenza di convocare le rappresentanze dei lavoratori illustrandogli lo stato delle cose come peraltro la legge vuole. L’unica cosa certa che abbiamo capito e saputo riguarda il fatto che il gruppo GH Napoli Alisud abbia pensato bene, allorquando la GESAP ha rinunciato a mettere in vendita le quote (il 51% di sua proprietà) , di esercitare il diritto di “uscire” dalla società chiedendo a mezzo raccomandata alla GESAP il pagamento della PUT (una sorta di penale) quantificata SEMBRA in un milione e ottocentomila euro!” Questo è un passaggio di una lunga nota della Cisal messa in rete alcuni giorni fa. Senza entrare nel merito delle scelte operate da chi fa impresa per mestiere, la Gh si trova dal 1 Dicembre fondamentalmente senza un Amministratore che abbia formale mandato (almeno così il Dottore Chieppa ribadisce nei pochi incontri avuti con le sigle sindacali) e con un responsabile dello scalo che non riesce neanche a informarci su questioni di ordinaria amministrazione (vedi Stagionali..) . Il risultato di questa serie di assoluta latitanza delle relazioni sindacali è sotto gli occhi di tutti. I lavoratori forzatamente a part-time hanno promosso una lunga serie di cause lavorative per il GIUSTO e SACROSANTO riconoscimento dell’incremento delle ore contrattuali. I lavoratori stagionali non hanno idea e notizia di come e quando saranno richiamati nelle ormai imminenti festività natalizie. I lavoratori a tempo indeterminato attendono da anni la riapertura del tavolo negoziale sul contratto. La GH ha vergognosamente fatto pagare a due lavoratrici la multa fatta dall’ENAC e dalla Polizia per dei tesserini scaduti, frutto di loro RESPONSABILITA’ gestionali! (il rinnovo del tesserino spetta all'azienda e non certo al lavoratore che si limita a dare notizia ai superiori!). Nello scalo di Punta Raisi, unico in Italia , non si è ancora firmato l’accordo sull’incremento di produttività per la detassazione che garantirebbe a ciascun lavoratore turnista che abbia svolto straordinari e orari notturni di avere un rimborso significativo in busta paga a costo zero per l’azienda (checché ne possa dire un certo Guidone di Napoli! ) e ci siano oggettivamente le condizioni previste dalla legge.. Ma oggi è il 16 dicembre, termine ultimo stabilito dalla Agenzia delle entrate, sta trascorrendo e non è successo niente.
La terza tranches di arretrati del contratto Collettivo Nazionale (parliamo di 700 euro ) non sono mai state messe in pagamento per i lavoratori ! Insomma “questa azienda – continua ildocumento della Cisal - dimostra di non volere più il dialogo e di non garantire i lavoratori nei loro diritti sanciti dalla legge e dai contratti vigenti.Forse è il caso di ripensare meglio il grado di impegno quotidiano?È giunto forse ilmomento di rispondere a menefreghismo e approssimazione con scarsa dedizione al sacrificio? E giunta forse l'ora di utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione per smettere di tenere quegli altissimi livelli di produttività fin qui garantiti?”
SAC SOTTO ATTACCO
[Invidio la temerarietà degli sciocchi: parlano sempre. Montesquieu] Mentre AviaPartner ancora non parte a Catania per dellemotivazioni pretestuose della Sac di Catania Fontanarossa, un’altra nube si addensa sul gestore catanese. Infatti la Menzies Aviation è in trattativa per l’acquisizione dall’Ata. Menzies ha presentato richiesta per operare a Napoli e l’Enac avrebbe dato parere positivo, ma la Gesac di Napoli cerca scuse inverosimili per bloccare il colosso scozzese. L’arroganza di chi non sopporta la concorrenza e si colloca in una posizione dominante alterando il libero mercato, comportamento molto diffuso in Italia. Ata Handling S.p.A. nasce nel 2001 dalla separazione dell’attività commerciale di ALI Trasporti Aerei – ATA S.p.A. e presta servizi di assistenza a terra negli aeroporti di Milano Linate, Milano Malpensa, Catania e Venezia. La società rappresenta oggi il network più grande in termini di localizzazione, fatturato e quota di mercato, tra gli handler privati operanti sul territorio italiano, questo in base ad una intuizione di Francesco Caltagirone Bellavista, presidente di Acqua Pia Antica Marcia, che ha sostenuto una diversificazione degli investimenti. Inizialmente presente sugli scali milanesi di Linate e Malpensa, negli anni 2000/2001 il network viene esteso con l’apertura di BAS S.p.A. a Bologna e SAV S.p.A. a Venezia. Nello stesso periodo la società ottiene la certificazione del proprio Sistema Qualità in base alla norma EN ISO 9001-2000. Nel 2003 ATA Handling S.p. A raggiunge un’altra tappa importante con l’assegnazione da parte di ENAC della licenza di operatore terzo presso lo scalo di Catania Fontanarossa. Nel 2009 SAV viene totalmente incorporata in ATA Handling S.p.A., ed insieme a BAS assiste 50.000 voli l’anno e fattura oltre 50 milioni di Euro. Nel mondo del trasporto aereo, un settore in continua e rapida evoluzione, ATA Handling S.p.A. si è affermata come partner attivo e flessibile in grado di rispondere in tempo reale alle esigenze dei propri clienti, offrendosoluzioni efficaci per ogni tipo di necessità, nello spirito della migliore e reciproca collaborazione. La trattativa è in corso e gli scozzesi sono molto motivati a espandersi in Italia. Menzies Aviation è un fornitore globale di servizi di assistenza passeggeri, rampa e merci. Menzies è cresciuta rapidamente dal suo concepimento nel 1995. Attraverso una combinazione di crescita organica, acquisizioni e lo sviluppo di opportunità di nicchia, si sono affermati come una forza importante nel settore internazionale di assistenza a terra. Operano a più di 127 stazioni in 27 paesi e sostenuta da un team mondiale di oltre 17.000 persone, con oltre 500 clienti delle compagnie aeree di movimentazione di oltre 800.000 voli e 1,7 milioni di tonnellate di merci all'anno.
[Agli uomini tocca dopo la morte qualcosa che né si aspettano né si immaginano. Eraclito di Efeso] Gli italiani vanno meno al cinema e al ristorante, comprano meno farmaci se non strettamente necessari. “La spesa delle famiglie tiene solo al discount”. Confindustria - nel rapporto di dicembre del Centro Studi - calcola che il benessere scende ancora, e la storica capacità di risparmio delle famiglie è al minimo storico. Le famiglie tentano difendono lo standard di vista con cambiamenti delle abitudini che mostrano “segnali di austerità e allineamento all'impoverimento del reddito”. Alla fine le bugie hanno sempre la coda di paglia. Ricordate quello che diceva Silvio Berlusconi? La crisi non c’è, i ristoranti sono sempre pieni, a prendere l’aereo non sempre si trova il posto … e altre minchiate. E invece di risolvere i problemi dell’Italia sparava cazzate. La spesa delle famiglie italiane nel 2011 è aumentata di appena 11 euro rispetto al 2009 raggiungendo i 2.453 euro medi al mese (+0,5%). È quanto rileva l'Istat spiegando che la spesa incorpora anche l'inflazione (+1,5% nell'anno). I consumi nel 2010 sono quindi al palo con gli italiani costretti a stringere la cinghia. Per chi va in vacanza, sottolinea la Confesercenti, le scelte sono orientate al low-cost. La previsione di spesa per persona si aggira mediamente intorno ai 600-700 euro: -18% rispetto al 2010, quando la stima era di circa 800 euro. In particolare, oltre la metà degli italiani non ha intenzione di spendere più di 500 euro, mentre un ulteriore 30% è disposto a salire di qualche centinaio di euro, senza però andare oltre i mille. In totale, gli italiani spenderanno 5,2 miliardi per le vacanze invernali. Per l'alloggio aumentano le preferenze per l'albergo, scelto dal 31% degli italiani contro il 23% del 2010, superando anche la scelta di soggiornare da amici o parenti (dal 26% dell'anno scorso al 20%). Seguono in graduatoria i bed & breakfast e le case in affitto. Crolla, rispetto alle vacanze invernali degli anni scorsi, l'uso della seconda casa di proprietà (dal 16% nel 2010 al 5% nel 2011). “Il fatto che - sottolinea Confesercenti - l'albergo acquisisca preferenze, mentre praticamente tutti gli altri tipi di alloggio ne perdono, sembra suggerire che il divario tra ricchi e poveri è in aumento: anche chi, fino all'anno scorso, poteva concedersi una vacanza poco costosa quest'anno ha dovuto rinunciarvi”. La meta di viaggio preferita è ancora l'Italia, scelta dal 62%, ma rispetto all'anno scorso la preferenza è diminuita di 15 punti percentuali. Le Regioni più gettonate sono Veneto, Trentino-Alto Adige, Lazio e Toscana. È aumentata invece la quota di italiani che decide di trascorrere la pausa natalizia all'estero. In particolare, le destinazioni europee (Spagna, Germania, Francia, Austria) sono quelle che acquistano più punti (al 27% dal 16% nel 2010), scelte specialmente dai più giovani (18-24 anni) e da quelli che lavorano in proprio.
Pubblicato da castrenze sciambra a 18:55 Nessun commento:
Domani prima udienza Manning
[Forse vero non è;ma un giorno /che pur gli uomini eguali. Giuseppe Parini] Domani Bradley Manning, il militare americano sospettato di essere la 'talpa' di Wikileaks, verrà per la prima volta ascoltato da un giudice militare nel corso di una udienza preliminare, al termine della quale si deciderà se il suo caso andrà direttamente alla Corte Marziale. Manning, che ha trascorso in galera circa un anno e mezzo, è accusato di aver girato a Julian Assange centinaia di migliaia di file segreti, compreso il video in cui un elicottero Usa in Iraq spara sulla folla. Dopo un anno e mezzo in galera, il soldato Bradley Manning, ovvero la 'gola profonda' di Wikileaks, colui che avrebbe fornito a Julian Assange centinaia di migliaia di documenti 'classificati', è comparso per la prima volta davanti a un tribunale militare della base di Fort Meade, in Maryland. Manning, che rischia l'ergastolo, deve rispondere di 22 capi d'accusa.
Pubblicato da castrenze sciambra a 18:55 3 commenti:
Usa salutano con ammainabandiera
[La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore. Virginia Woolf] Gli Usa hanno ufficialmente concluso la loro missione militare oggi in Iraq con una cerimonia dell'ammainabandiera a Baghdad alla presenza del segretario alla Difesa Leon Panetta. Così finisce un’altra guerra americana, l’industria cinematografica farà un cospicuo numero di film sull’Iraq. Insomma, le guerre ora si fanno per l’industria dello spettacolo. Gli ultimi 4.000 soldati americani ancora in Iraq lasceranno il Paese entro il 31 dicembre, in base ad un accordo tra Washington e Baghdad del 2008. Al momento di maggiore presenza il numero dei militari Usa nel Paese era arrivato a 170.000. “Sono qui per segnare un momento storico”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama stamattina a Fort Bragg, in Nord Carolina, dove è giunto con la First Lady Michelle per ringraziare i soldati americani che hanno servito in Iraq. “Come vostro comandante in capo, e per conto di una Nazione grata, sono onorato di pronunciare finalmente le parole: Bentornati a casa”, ha detto Obama, che ha anche parlato di “successo straordinario” delle forze Usa in Iraq.
Pubblicato da castrenze sciambra a 18:54 Nessun commento:
Incontrarsi per non dirsi nulla
[Non c'è nenti 'nta na casa vacanti. Non c'è niente in una casa vuota. Frase siciliana] Ieri, giorno sacro per i palermitani, Santa Lucia, ha avuto luogo l’ennesima puntata della sceneggiata Gesap. Il cda della Gesap si è riunito senza prendere nessuna decisione, ma proprio niente, forse si sono fatti solo gli auguri di buon Natale e un felice anno nuovo. Si sono dati un nuovo appuntamento per i primi di gennaio. A dire il vero si è accennato ai sei dipendenti della Rhs rimasti senza lavoro, ma prendere una decisione ora sarebbe stato uno stress per i membri, e sottolineo membri, del cda Gesap, troppo lavoro … meglio rinviare ogni decisione all’anno nuovo.
Pubblicato da castrenze sciambra a 16:13 Nessun commento:
SINDACALISTA DELLA CISL ARRESTATO
[Se devi amarmi / amami solo / per amore. Elizabeth Barrett Browning] Un sindacalista di Trento è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di avere estorto denaro al responsabile della gestione del personale di una società cooperativa di trasporto per conto terzi, di origine calabrese. Il sindacalista, di 46 anni, secondo l'accusa, nel luglio scorso avrebbe avvicinato il capo del personale e, con la scusa di garantire la tutela dei lavoratori, gli avrebbe proposto di versare 400 euro al mese “per stare tranquillo, evitando vertenze del personale”. La vittima della presunta estorsione ha preso tempo e non ha versato nulla. Così il sindacalista nei giorni scorsi sarebbe tornato alla carica proponendo una prima tranche di 500 euro e poi versamenti dilazionati per un totale di 2.000 euro. A questo punto il responsabile del personale è andato dai carabinieri a denunciare il fatto. A seguito delle indagini è scattato l'arresto per estorsione. Gli inquirenti non escludono che il sindacalista sia coinvolto in altri episodi di questo tipo. L'arrestato è Giovanni Bossini, ex segretario responsabile della Fit Cisl del Trentino, attualmente membro della segreteria, operaio in una ditta di trasporti. Il suo arresto è stato effettuato dai carabinieri in flagranza di reato. Subito dopo aver raccolto la denuncia, i militari del Nucleo investigativo di Trento hanno suggerito al titolare della ditta di incontrare il sindacalista per consegnargli 1.500 euro da lui richiesti. Avvenuta la consegna, i carabinieri hanno bloccato Bossini trovandogli addosso le banconote, che in precedenza erano state fotocopiate. In un primo tempo l'uomo avrebbe detto che la somma era destinata a operai in cassa integrazione, poi avrebbe ammesso che i soldi erano per sé. Bossini, secondo i carabinieri, nei contatti avuti con la vittima della presunta estorsione ha agito con molta disinvoltura, prefigurando la richiesta di un vero e proprio pizzo.
Pubblicato da castrenze sciambra a 16:07 Nessun commento:
easy Jet, trovato nuovo dispositivo contro cenere vulcanica
[Dio mi ha dato il bene e io mi posso procurare il superfluo. Montesquieu] Nel'aprile 2010 l'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull bloccò per giorni il traffico aereo europeo provocando danni per milioni alle compagnie aeree e gravi disagi per 10 milioni di passeggeri. Da allora le compagnie aeree stanno cercando di trovare una soluzione al problema delle cenere lavica. L'ultima notizia è che la low cost easy Jet ha testato con successo sopra l'Etna un nuovo dispositivo che permetterà agli aerei di misurare la concentrazione di ceneri vulcaniche. Avoid, questo il nome del dispositivo, è in grado di avvisare il pilota della presenza di una nuvola di cenere prima che l'aereo vi entri dentro permettendo così al pilota di modificare la propria rotta in modo da evitare le nubi ad alta concentrazione di pulviscoli. Ora l'aerolinea spera di installarlo sui suoi velivoli il prossimo anno. Secondo il suo inventore Fred Prata, se Avoid venisse installato su 100 aerei commerciali dovrebbe fornire informazioni sufficienti a permettere all'aviazione europea di continuare ad operare anche nel caso di un'altra eruzione. Dopo l'Eyjafjallajokull, infatti, a detta degli esperti, il prossimo ad eruttare sarà un'altro vulcano islandese, Katia. Ma questa volta i problemi per le aviolinee potrebbero essere nulli o quasi.
PASSERA AL QUESTION TIME
[Un uomo non va sradicato dal suo racconto, il cristianesimo non è venuto per cancellare le storie ma per dare loro un altro finale. Erri De Luca] Si svolgerà oggi, mercoledì 14 dicembre, alle 15.00, il Question Time trasmesso dalla Rai in diretta televisiva dall'Aula di Montecitorio. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera (nella foto), risponderàad interrogazioni sulle iniziative per destinare una quota pari al 10 per cento degli introiti derivanti dall'asta per le frequenze 4G a favore dell'emittenza televisiva locale e per la piena attuazione della legge n. 422 del 1993 in materia di pluralismo dell'informazione e sviluppo delle piccole e medie aziende; sulla convocazione di un tavolo nazionale per la vertenza Sigma-tau e sul settore della farmaceutica in generale; sugli interventi per l'istituzione di zone franche produttive nei territori dei comuni interessati da siti contaminati di interesse nazionale; sulle iniziative nei confronti di Ferrovie dello Stato italiane spa per garantire adeguati collegamenti ferroviari con il Mezzogiorno d'Italia ed in particolare con la Sicilia, anche al fine di tutelare i livelli occupazionali; sulle iniziative nei confronti di Trenitalia per assicurare la ricollocazione in ambito aziendale degli addetti ai treni notturni. Protesta da Catania a Messina contro i tagli attuati da Trenitalia sui convogli a lunga percorrenza dal Sud verso il centro-Nord e viceversa. Nella città dello Stretto sono scesi in piazza gli ex lavoratori della Servirail, la società che gestiva i servizi sui treni notturni. Dopo i tagli di Rfi, i lavoratori che si occupavano dei servizi cuccette sono stati licenziati. Solo a Messina hanno perso il lavoro 82 persone. Il ministro per l'Istruzione università e la ricerca, Francesco Profumo, risponderà a interrogazioni sulle problematiche concernenti le dotazioni organiche della scuola nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte; sulle problematiche concernenti l'operatività dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Il ministro per gli Affari regionali, turismo e sport, Piero Gnudi, risponderà ad un'interrogazione sugli orientamenti del Governo in materia di servizi pubblici locali.
[U pupu, quannu si vesti bonu, si senti puparu.] La detassazione dello straordinario è una trovata del governo Berlusconi. L’unica cosa buona fatta da Silvio in tutti questi anni. Vero è che dopo questa intuizione è iniziata la crisi con relativa cassa integrazione a valanga, diciamo che il papi Silvio non è stato lungimirante.Ebbene, l’unica azienda a Palermo Punta Raisi che non ha riconosciuto questo provvedimento è la Gh. Anche se l’Agenzia delle Entrate ha dato indicazioni in tal senso ma la Gh ha detto che l’azionista di maggioranza, la Gesap, si oppone a tale direttiva. Entro il 16/12 se non viene raggiunto un accordo con i sindacati i dipendenti della Gh non potranno usufruire di questa agevolazione, che tradotta in soldoni sarebbe di circa 700 euro nell’arco di tutto l’anno. Prorogata dall'Agenzia delle Entrate la scadenza prima prevista per il 16 agosto. Considerate le difficoltà manifestate da parte dei sostituti d'imposta, d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il termine per il versamento dell'importo dovuto per rimediare, senza applicazioni di sanzioni, alla non corretta applicazione della detassazione degli emolumenti relativi alla produttività aziendale è differito dal 1° agosto al 16 dicembre 2011, anche con riferimento ad eventuali rapporti di lavoro nel frattempo cessati. Certo i mega manager della Gesap non possono capire i problemi della classe operaia, i signori sono affaccendati in gare di appalto milionarie per rendere Punta Raisi sempre più internazionale nel contesto della crisi intercontinentale. Probabilmente l’intersindacale fissata per il 14/12 avrà all’ordine del giorno anche questo punto. Dopo un arrembaggio nel quale si è detto di tutto e si sono fatte le più diverse previsioni sui mirabili effetti che il provvedimento avrebbe avuto sulla produttività e crescita del nostro paese si è arrivati al solito pasticcio che salva l’effetto annuncio ma che non modifica l’attuale status. Ma sono in lista d’attesa altri provvedimenti. L’ultimo, una proposta di disegno di legge del 24 Maggio che preme per una ulteriore defiscalizzazione e propone nei due articoli della proposta legislativa anche la decontribuzione. Ma si tratta di una mera proposta di disegno di legge sul vento favorevole dell’attuale presunta tendenza, alla quale ne seguiranno altre perché va molto di moda. Torniamo a quello che è stato effettivamente prodotto con il decreto legge liberato dal consiglio dei ministri a Napoli il giorno 21 maggio. Tempi? Il provvedimento sarà sperimentale. Come nella migliore tradizione italiota è necessario che un provvedimento sia temporaneo perché possa essere definitivo. Il periodo di esperimento sarà dal
1° Luglio al 16 Dicembre di quest’anno. Quanto? La defiscalizzazione sarà del 10% entro un limite di 3.000 euro per i lavoratori che nel 2007 non abbiano superato il reddito di 30.000 euro. Da dove nasce l’idea di non tassare gli straordinari. Nasce in Francia ed è coeva alla riduzione a 35 delle ore lavorative settimanali. Ci pare che la motivazione di fondo sia diversa che in Italia e già questo dovrebbe darci una interpretazione diversa da quella entusiastica che appare. Quanto costa all’Erario. Tremonti (quello che diceva, giugno di quest’anno, che i conti erano a posto) aveva dichiarato in una prima fase che detassare gli straordinari sarebbe costato per mancate entrate erariali: 1, 5 miliardi di euro. Praticamente spiccioli. Ma come aveva fatto a calcolare questa cifra, tenendo conto che in Francia il mancato introito erariale è stato di 5-6 miliardi (fonte: Financial Time). Tenendo conto inoltre che in Francia la maggiorazione per il lavoro straordinario è del 25% mentre in Italia va dal 50% per i giorni feriali al 100% per i festivi e prefestivi. Risultava più attendibile l’elaborazione fatta dal Sole 24 Ore partendo da 80 ore annue nel settore metal meccanico che colloca la minore entrata erariale sui 10 miliardi di euro. Poi, sommerso da più realistiche previsioni, un ripensamento. Ma solo per problemi di cassa. Visto che il mancato incasso erariale sommato a quello dell’ICI sconvolgeva i programmi economici, c’è stato un sostanziale passo indietro. Salviamo l’effetto annuncio, ne parleremo più tardi . Non più detassazione tout court ma la classica soluzione pasticciata. Detassazione limitata al 10% con tetti di utilizzo fino a 30.000 euro, ma soprattutto una sperimentazione per 6 mesi. Con una più realistica previsione di mancate entrate per lo Stato ricorretta da Tremonti a un miliardo di euro. Così come è articolato il provvedimento non dovrebbe spostare nulla e dal momento che non sposta nulla si potrebbe anche non fare. Ma siccome era stato annunciato qualcosa bisognava pur fare.
I sindacati pagano l’Ici?
[Mio nonno diceva sempre: è meglio una bugia detta a fin di bene che 500 verità. Aldo in Chiedimi se sono felice] Cgil, Cisl e Uil sottolineano ancora una volta “che tutte le strutture sindacali, ad ogni livello, pagano regolarmente l'Ici in base alla legislazione vigente”. Così, in una nota, intervengono “in relazione ad alcune notizie di stampa sull'esenzione dell'Ici, la tassa sugli immobili”. Cgil, Cisl, Uil sono pronte ad “attestare l'avvenuto pagamento con i relativi bollettini a disposizione di tutti gli organi di informazione, a dimostrazione della trasparenza dell'attività sindacale”. Sempre più autoreferenziali, le confederazioni hanno perso il contatto con la vita vera, per diventare un soggetto autistico, abiurando alla loro storia, alla loro vera missione. “Un apparato che, presentandosi come legittimo rappresentante di tutti i lavoratori, in nome di una concertazione degenerata in diritto di veto, pretende di mettere becco in qualunque decisone di valenza generale, ma in realtà fa gli interessi dei suoi soli iscritti, ai quali sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno status quo fatto di privilegi”. L'altra casta, è bene dirlo, è un'opera brutale, una specie di libro nero del sindacalismo, e in quanto tale destinato a dividere, a far discutere.Ma le frasi citate qui sopra non vanno controvento, perché rappresentano davvero un sentimento di insofferenza verso
il sindacato,questo sindacato,che nell'Italia del 2008 si respira a pieni polmoni, e negarlo sarebbe stupido, persino autolesionistico. Nel cittadino medio, la percezione diffusa del sindacato è questa, piaccia o no. E una vicenda più di ogni altra contribuisce a cementarla. “Dove comandano loro”, è il titolo programmatico del capitolo dedicato ad Alitalia, azienda che ha un tasso di sindacalizzazione bulgaro, il 77,9% tra gli assistenti di volo e l'87,1% tra i piloti. Le scoperte sono varie, indubbiamente sconfortanti, sempre istruttive. Si apprende ad esempio che grazie al Regolamento sui limiti di tempo di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante, il giorno di riposo, “singolo libero dal servizio”, per i piloti Alitalia comprende due notti e non deve essere mai inferiore alle 33 ore, Keplero e Copernico se ne facciano una ragione. Si viene a sapere inoltre dell'esistenza di un Comitato nomi, invenzione che sarebbe piaciuta tanto al compianto Beppe Viola, fondatore con Enzo Jannacci dell'Ufficio facce. Trentasei dipendenti per suggerire come battezzare i nuovi aerei, finché ci sono stati soldi per comprarli. Più seriamente, nel 2007, mentre il governo cercava col lanternino un compratore disposto a salvare la nostra compagnia di bandiera dal fallimento — ha perso 364 milioni di Euro in 365 giorni, di ventiquattro ore — piloti e hostess si sono fatti un giro di valzer sul Titanic sommando scioperi che hanno causato mancati introiti per un totale di 111 milioni di Euro. E gli ultimi eventi, il cestinamento dell'offerta di Air France, la penosa rincorsa ai suoimdirigenti per riportarli al tavolo delle trattative, portano acqua alla tesi di chi, Livadiotti è tra questi, vede in Alitalia il punto critico che fissa l'incapacità conclamata di conciliare gli interessi dei propri iscritti con quello generale.
A CHE PUNTO SIAMO CON L'INTESA/2
[Quando vado in macchina mi metto gli scarponi da montagna per scalare le marce. Fichi d'India] Il Piano Fenice separa le attività di Alitalia conferendo a una bad company le attività in perdita e la situazione debitoria, con una collocazione a oggi non del tutto definita se non nella certezza che i debiti di Alitalia, stimati in oltre 1 miliardo di euro, verranno a gravare sui contribuenti italiani. L’apporto di capitali freschi è comparabile a quello del progetto Air France, se la cordata di imprenditori italiani confermerà i propri impegni per circa 1 miliardo di euro. Il piano industriale e il profilo strategico della nuova compagnia si allontanano invece fortemente dalla collocazione che Alitalia avrebbe avuto, nell’ipotesi francese, come parte di uno dei principali gruppi internazionali. L’Alitalia partorita dal Piano Fenice è un vettore incentrato sul mercato italiano e con una riorganizzazione dei voli interni su sei scali principali (Roma, Milano, Torino, Venezia, Napoli e Catania) e vedrà la fusione delle attività con il secondo vettore italiano, Airone, costituendo in questo modo un sostanziale monopolio sulla rotta Milano-Roma, il boccone più ghiotto del mercato italiano. Questo modello di business risulta per sua natura fortemente esposto alla congiuntura nazionale, in un paese che non brilla nel panorama europeo per i suoi tassi di crescita, e tende a competere nei collegamenti point to point con le compagnie low cost già oggi presenti su numerose tratte italiane. Per dirla in modo sfumato, al di là dei trionfalismi di questi ultimi mesi, il piano industriale proposto non costituisce una prospettiva di sicuro successo negli anni a venire. Infine, la ristrutturazione e il contenimento dei costi porteranno a esuberi finora quantificati in 7mila unità, con l’applicazione di ammortizzatori sociali e ricollocazione in altre attività su cui per ora nulla è dato sapere. Non a caso, gli imprenditori che partecipano alla cordata hanno posto alcune condizioni per unirsi alla partita: l’individuazione di un partner internazionale, presumibilmente Air France, la sospensione della normativa antitrust nella valutazione dell’operazione, applicando per la prima volta l’articolo 25 della legge italiana, e la riforma della legge Marzano per favorire il passaggio dalla vecchia Alitalia ai due gemelli, il gemello buono che andrà alla cordata degli imprenditori italiani e il gemello cattivo, la bad company, in dote ai contribuenti. Si prospetta,questo è certo, l'ennesima socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (sperati). [fine]
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Don Luigi il prete manager
[In dubis abstine. Nelle situazioni ambigue astieniti] La mattina del 18 luglio, Mario Cal, il manager della sanità privata più potente d'Italia, entra nel suo ufficio e si spara. Cal non è un manager qualunque, è il fidatissimo braccio destro di Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, l' impero della sanità convenzionata, sepolto da un miliardo e mezzo di debiti. Il suicidio di Mario Cal, però, sembra solo uno dei misteri. Cosa c'è dietro il disastro finanziario che rischia di mandare in frantumi l'ospedale privato più importante del Paese? Perché migliaia di dipendenti rischiano di perdere il lavoro? Le cause della morte e della voragine finanziaria vanno cercate nei paesi di mezzo mondo. Coperto dalla nebulosa legislazione che circonda le fondazioni e il loro controllo, il gruppo di don Verzé, che governa un reticolo impressionante di società, ha investito milioni di euro in attività insospettabili come strutture alberghiere e piantagioni di mango e uva in Brasile. L'inchiesta di Alberto Nerazzini che per Report è andato fino a Salvator de Bahia, dove si trova il quartier generale del prete manager, prova a ricostruire una vicenda intricata che ogni giorno che passa riserva nuovi capitoli e apre scenari sorprendenti, a cominciare dai rapporti tra Don Verzè e i vertici dei servizi segreti. All'interno della storia spuntano imprenditori discussi che con movimentazioni di denaro, hanno consentito a tutto il sistema di reggere. È il caso della famiglia Zammarchi titolare della Diodoro e della Metodo, le due società che al San Raffaele fatturavano costi anche 5 volte superiori a quelli standard. Ma con quale scopo? Per drenare denaro e creare fondi neri? Per pagare i politici? La magistratura che sta tentando di sbrogliare fili di questa complicata matassa, indaga e arresta Daccò, l'uomo ombra della sanità lombarda, vicino al governatore Formigoni. Ma è solo l'inizio di un'indagine che deve inseguire fiumi di denaro finiti nei conti di società off shore. Per arrivare a scoprire la verità di uno dei crac più misteriosi della storia del nostro Paese bisogna però scoprire chi è veramente Don Luigi Verze?, e cosa si nasconde dietro la sua impenetrabile comunità religiosa:
l'associazione dei Sigilli. Ma soprattutto si deve scoprire qual è stata, per decenni, la sua rete di amicizie e protezioni.
Pubblicato da castrenze sciambra a 09:28 Nessun commento:
Onu promuove social network
[Fu una delle prime volte in cui inizia a pensare che forse Thomas Edison ha contribuito molto di piùa migliorare il mondo di Karl Marx e del guru indiano Neem Karoli Baba messi insieme. Steve Jobs] Un “inaspettato risveglio globale” sul fronte dei diritti umani si è propagato tramite i social network, grazie ai quali i governi non possono più monopolizzare la diffusione dell'informazione e censurare. Lo ha affermato a Ginevra l'Alto commissario Onu Navi Pillay. Le Nazioni Unite danno appuntamento a tutti per partecipare alla campagna per Celebrare i diritti umani(www.celebratehumanrights.org) tramite Twitter a Facebook a Youtube e Weibo. La presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, la sua connazionale Leymah Gbowee e l'attivista yemenita Tawakkol Karman hanno ricevuto oggi ad Oslo il premio Nobel per la pace che avevano vinto in ottobre. Erano state premiate perchè figure di primo piano della primavera araba e per aver rafforzato il ruolo delle donne nei paesi in via di sviluppo. “Voi rappresentante una delle forze motrici più importanti dei cambiamenti verificatisi nel mondo”, ha detto il presidente del Nobel, Jagland
Siria e i giorni dell’odio
[Frangar, non flectar. Mi spezzerò, ma non mi piegherò. Seneca] Il 27 novembre, compiendo un passo senza precedenti, la lega araba ha approvato una serie di sanzioni contro la Siria. I paesi arabi interromperanno le transazioni con la banca centrale siriana, congelando gli investimenti in Siria e i capitali siriani all’estero. È previsto anche il divieto di spostarsi all’estero per alti funzionari di Damasco. La Turchia, che non fa parte dell’organizzazione, ha annunciato che metterà in pratica le sanzioni. Il presidente siriano, Bashar al-Assad “non sfuggirà alla giustizia”, dice il portavoce del ministero francese degli Esteri, Bernard Valero. Assad ha affermato di non aver mai dato ordine di sparare sui civili: “la Francia - dice Valero - non accorda alcuna credibilità alle parole provocatrici” di Assad, “in totale contraddizione con le repressioni continue e le violenze contro il suo popolo”. Assad, “così come tutti i responsabili della repressione, dovrà rendere conto dei suoi crimini”. Un denso fumo nero si leva da Homs, nel centro della Siria, dove si è verificata l'esplosione di un tratto di un oleodotto. Lo riferisce la tv panaraba al Jazira che mostra immagini in diretta da Homs. Gli attivisti anti-regime inviano le immagini tramite webcam all'emittente del Qatar. La tv trasmette inoltre in diretta i funerali degli oltre dieci civili uccisi ieri - sempre secondo i Comitati locali degli attivisti - dalle forze lealiste. È salito ad almeno 44 morti il bilancio della repressione oggi in Siria: lo denunciano attivisti per i diritti umani alle tv arabe. Intanto il Consiglio nazionale siriano (Cns) afferma che le truppe di Damasco preparano un “massacro a Homs”: Damasco “ha circondato la città con migliaia di soldati e centinaia di carri armati”. Il dipartimento di Stato Usa si dice “estremamente preoccupato”, mentre la Gran Bretagna chiede a Bashar Assad di “ritirare immediatamente” le proprie truppe.