Source: http://www.acquapubblicagenova.org/le-sentenze-della-corte-costituzionale-aprono-la-strada-al-referendum-per-la-ripubblicizzazione-dellacqua/
Timestamp: 2018-03-19 04:30:34+00:00
Document Index: 128408583

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 150', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 150', 'art. 23', 'art. 154', 'art. 23', 'art. 150']

Le sentenze della Corte Costituzionale aprono la strada al referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua! « ACQUA PUBBLICA GENOVA
Le sentenze della Corte Costituzionale aprono la strada al referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua!
riceviamo da Pino una lucida analisi di Marco Bersani:
i nostri giuristi potranno darci interpretazioni più mirate e dettagliate, ma la lettura delle sentenze della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti referendari rende ancor più chiaro il fatto che i referendum su cui il popolo italiano sarà chiamato a votare nella prossima primavera saranno a tutti gli effetti un pronunciamento popolare verso la ripubblicizzazione dell’acqua.
Cosa dice infatti la Corte Costituzionale :
a) in merito al primo quesito dichiarato ammissibile :
conferma quanto già espresso con la sentenza n. 325 del 2010, ovvero esclude espressamente che l’art. 23-bis costituisca applicazione necessitata del diritto dell’Unione europea.
dice che all’abrogazione dell’art. 23-bis non conseguirebbe alcuna reviviscenza delle norme abrogate da tale articolo : quindi non ci sarebbe nessuna reviviscenza neppure dell’art. 150 del Decreto n.152, oggetto del nostro secondo quesito dichiarato inammissibile!
dice che all’abrogazione dell’art. 23-bis conseguirebbe l’applicazione immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria, che prevede la possibilità per gli Stati membri di normare il servizio idrico come servizio a interesse generale o come servizio a interesse economico generale e di applicarne nel primo caso la gestione pubblica e nel secondo caso tutte le possibili forme di gestione (compresa quella pubblica).
dice che, in merito alla pluralità dei servizi pubblici locali coinvolti dall’abrogazione dell’art. 23-bis, non poteva che essere così e che non sarebbe stato possibile formulare un quesito diretto ad abrogare la normativa dell’art. 23-bis solo per alcuni settori di servizi pubblici e non per altri. (capito, On. Di Pietro, che hai sempre sostenuto esattamente il contrario?)
b) in merito al secondo quesito dichiarato inammissibile :
poiché i quesiti vengono esaminati dalla Corte Costituzionale come quesiti a sé stanti e non nella loro connessione intrinseca, dice che, in mancanza dell’abrogazione dell’art. 23-bis, l’abrogazione dell’art. 150 del Decreto n.152 non è idonea a far venire meno l’applicazione al solo servizio idrico delle forme di gestione fissate, anche per tale servizio, proprio dal detto art. 23-bis. Ne consegue incertezza della normativa di risulta e di conseguenza l’inammissibilità.
c) in merito al terzo quesito dichiarato ammissibile :
dice che il quesito presenta i necessari caratteri della chiarezza, coerenza ed omogeneità. Infatti, attraverso l’abrogazione parziale del comma 1 dell’art. 154, e, in particolare, mediante l’eliminazione del riferimento al criterio della «adeguatezza della remunerazione del capitale investito», si persegue, chiaramente, la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua.
Cosa si evince dall’insieme di quanto sopra scritto :
a) con la vittoria del SI al referendum per l’abrogazione dell’’art. 23-bis consegue l’applicazione immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria;
b) la normativa comunitaria prevede sia la definizione del servizio di interesse generale applicandone la forma di gestione pubblica, sia la definizione di interesse economico generale applicandone tutte le possibili forme di gestione (compresa quella pubblica);
c) in ogni caso, l’art. 150 del Decreto Ambientale n. 152 è e resta abrogato;
d) con la vittoria del SI al referendum per l’abrogazione dalla tariffa dell’adeguata remunerazione del capitale investito, risulta evidente che, eliminando i profitti dall’acqua, tra le diverse possibilità previste dalla normativa comunitaria sopra citate, l’unica forma di gestione conseguente alla volontà espressa dai votanti –indipendentemente che si definisca il servizio idrico come servizio ad interesse generale o come servizio a interesse economico-generale- sarà la gestione pubblica. E partecipativa, aggiungiamo noi.
Se tali elementi di riflessione sono corretti, la nostra campagna referendaria si apre sotto i migliori auspici.
Adesso tocca a tutte e tutti noi rendere praticabile la vittoria.
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