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Timestamp: 2018-05-21 17:07:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art 6', 'art. 4', 'art. 6']

Edilizia e urbanistica - Permesso di costruire - Assenza degli allegati tecnici - Mancata allegazione del progetto degli impianti elettrici - Archiviazione della domanda
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Lunedì 12 Dicembre 2011 11:17
Consiglio di Stato sez. IV 29/8/2011 n. 4835
Comune di Castelfranco Emilia, rappresentato e difeso dall`avv. Benedetto Graziosi, con domicilio eletto presso lo studio Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18;
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - BOLOGNA: SEZIONE I n. 00536/2004, resa tra le parti, concernente ARCHIVIAZIONE RICHIESTA DI PERMESSO A COSTRUIRE TRE FABBRICATI RESIDENZIALI
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 14 giugno 2011 il Cons. Raffaele Potenza;
- la giurisprudenza amministrativa di I e II grado si è espressa nel senso che “dopo l’entrata in vigore del regolamento attuativo della l. 46/90 (n. 447/1991), il rilascio della concessione edilizia è possibile solo dopo l’acquisizione del progetto degli impianti da parte di professionisti iscritti negli albi professionali”;
- il collaudo previsto dall’art. 4 D.P.R. 425/1994 ai fini del rilascio del certificato di abitabilità/agibilità richiede “anche il rispetto della normativa in tema di impianti elettrici e di prevenzione incendi, non essendo concepibile il rilascio della agibilità in assenza delle condizioni idonee ad evitare rischi connessi alla utilizzazione dell’immobile” (TAR Napoli, n. 3948 del 2003). Da tali indicazioni il primo giudice ha tratto le seguenti conseguenze:
- il progetto degli impianti elettrici si pone come requisito di idoneità del manufatto da realizzare, autonomo ed ulteriore rispetto alla sua conformità alle prescrizioni urbanistiche;
- l’accertamento del suddetto requisito non entra a far parte del procedimento istruttorio volto a verificare la regolarità sotto il profilo urbanistico-edilizio dell’immobile, ma si situa in una fase, comunque, successiva a detta verifica.
- le determinazioni assunte dal Comune di Castelfranco si rivelano contrastanti nell’applicazione di entrambi i cennati ed emergenti principi e rivestirebbero un evidente “carattere dilatorio”.
Col primo mezzo il Comune appellante lamenta in sostanza che il TAR abbia del tutto trascurato l’art. 6, comma 1, della legge n. 46/1990 affermando quindi illegittimamente che il progetto “de quo” deve essere allegato alla domanda successivamente al rilascio della concessione. Al contrario la tesi accolta dal TAR è che in base all’art. 4 del D.P.R. 425/1994, la verifica del progetto degli impianti elettrici si attua in una fase successiva al rilascio.
L’art 6 della legge n.46 ritiene obbligatoria la redazione del progetto ed il suo deposito contestualmente al progetto edificatorio; il testo della norma si riferisce quindi del tutto chiaramente alla fase istruttoria della licenza edilizia ed appare evidentemente finalizzato a garantire un controllo (come peraltro la stessa concessione) sulla sicurezza “ab origine” dell’edificio, con particolare riferimento ad una esigenza di rispetto dei parametri di legalità che disciplinano le costruzioni residenziali. Ciò considerato, l’art. 4 D.P.R. 425/1994 è invece espressamente riferito alla fase del rilascio dell’abitabilità (scansione notoriamente successiva alla realizzazione dell’edificio) e pur essendo anch’esso inspirata da evidenti ragioni di potenziamento della sicurezza, opera tuttavia nelle fattispecie concrete nei quali, illegittimamente, la concessione edilizia sia stata parimenti (ed illegittimamente) rilasciata in assenza del progetto inerente l’impianto elettrico, quindi senza un obbligo della sua realizzazione, e mira ad impedire di fatto un uso dell’immobile realizzato, che, in particolare se residenziale, si realizzerebbe in forma che indiscutibilmente pericolosa. La norma, nell’impedire il rilascio dell’abitabilità per carenza del progetto in parola, lungi dal permettere all’istante di ottenere una concessione edilizia residenziale in deroga all’art. 6 della legge n. 46, tende all’opposto a sollecitare la c.d. “messa a norma” dell’edificio realizzato senza l’impianto e concorre insieme all’altra all’opportuno obiettivo ordinamentale di realizzare un sviluppo dell’attività edilizia secondo canoni di sicurezza.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2011 con l`intervento dei magistrati: