Source: http://docplayer.it/1855875-Senato-della-repubblica.html
Timestamp: 2017-02-24 04:28:23+00:00
Document Index: 106784148

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 63', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 256']

1 SENATO DELLA REPUBBLICA XIII LEGISLATURA n. 127 RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI (Pervenute dal 15 al 21 luglio 1999) INDICE BEVILACQUA: sulla concessione della croce al merito di guerra ( ) (risp. Scognamiglio Pasini, ministro della difesa) Pag BONATESTA: sul danno arboreo verificatosi in una pineta di proprietaá dell'universitaá agraria di Tarquinia (Viterbo) ( ) (risp. Calzolaio, sottosegretario di Stato per l'ambiente) 8780 sull'inchiesta relativa alla finanziaria tarquiniese Cofiri ( ) (risp. Diliberto, ministro di grazia e giustizia) 8761 BORTOLOTTO: sulla cava Ranzolin nel comune di Thiene (Vicenza) ( ) (risp. Calzolaio, sottosegretario di Stato per l'ambiente) 8782 BUCCIERO: sui sistemi di sicurezza sulle navi-traghetto operanti nel Mediterraneo ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8785 CAMPUS: sulla perequazione del trattamento economico dei professori e ricercatori universitari rispetto a quello per i dirigenti del comparto dei Ministeri ( ) (risp. Guerzoni, sottosegretario di Stato per l'universitaá e la ricerca scientifica e tecnologica) 8790 CASTELLI, LAGO: sul comportamento di un impiegato dell'ufficio IVA di Verona ( ) (risp. Visco, ministro delle finanze) Pag CIONI: sul raddoppio della linea ferroviaria Firenze-Empoli-Pisa ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8793 COÁ ed altri: sulla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica presso la centrale nucleare di Caorso ( ) (risp. Bersani, ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e per il turismo) 8797 COLLINO: sulla classificazione del partito di Alleanza nazionale da parte del BFV della Repubblica federale tedesca ( ) (risp. Ranieri, sottosegretario di Stato per gli affari esteri) 8800 COSTA: sull'assegnazione all'aeroporto della Malpensa dei collegamenti da e per Brindisi ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8801 D'ALIÁ: sulle condizioni della bretella autostradale A29 ( ) (risp. Bargone, sottosegretario di Stato per i lavori pubblici) 8802 DE CORATO: sugli interessi in sede di pagamento dilazionato dell'imposta di successione ( ) (risp. Visco, ministro delle finanze) 8803 TIPOGRAFIA DEL SENATO (900)2 ± 8778 ± DOLAZZA: sulla missione in Cina del Ministro dei trasporti e della navigazione ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) Pag sulle competenze dell'ente nazionale dell'aviazione civile ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8808 FALOMI: sullo spostamento di voli dell'alitalia dall'aeroporto di Fiumicino a quello della Malpensa ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8811 GUBERT: sul servizio del soccorso meccanico in autostrada ( ) (risp. Bargone, sottosegretario di Stato per i lavori pubblici) 8812 LAURO: sulla chiusura della Scuola allievi finanzieri di Portoferraio (Livorno) ( ) (risp. Visco, ministro delle finanze) 8815 MAGGI: sul ritardo del volo AZ 1603 Roma-- Bari del 12 giugno 1998 ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8816 MANZI ed altri: sulla situazione di Timor Est ( ) (risp. Martelli, sottosegretario di Stato per gli affari esteri) 8817 MICELE: sull'affidamento del servizio di sgombero della neve da parte del compartimento ANAS di Potenza ( ) (risp. Bargone, sottosegretario di Stato per i lavori pubblici) 8821 MINARDO: sui finanziamenti per la metanizzazione del Mezzogiorno ( ) (risp. Bersani, ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e per il turismo) 8823 MORO: sulla strada statale n. 52-bis Carnica ( ) (risp. Bargone, sottosegretario di Stato per i lavori pubblici) 8825 PASTORE: sul trasferimento dall'aeroporto di Linate a quello di Malpensa di alcuni voli della compagnia Air One ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) Pag RUSSO SPENA: sulle attivitaá militari svolte a Capo Marargiu ( ) (risp. Scognamiglio Pasini, ministro della difesa) 8828 sulla cancellazione da parte dell'alitalia dei voli da Palermo per le isole Pelagie e viceversa ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8829 SARTO: sul fenomeno della subsidenza nell'alto Adriatico ( ) (risp. Calzolaio, sottosegretario di Stato per l'ambiente) 8831 SELLA DI MONTELUCE: sul concorso «Foresta parlante» ( ) (risp. Calzolaio, sottosegretario di Stato per l'ambiente) 8835 SERENA: sulle affermazioni contenute nel libro di Giovanni Ruggeri «Berlusconi-Gli affari del Presidente» ( ) (risp. Diliberto, ministro di grazia e giustizia) 8836 SPERONI: sul posizionamento dei posacenere in aree dell'aeroporto di Malpensa 2000 in cui eá vietato fumare ( ) (risp. Treu, ministro dei trasporti e della navigazione) 8838 THALER AUSSERHOFER: sull'inclusione fra le attivitaá agricole di quelle svolte dalle cooperative e dai loro consorzi ( ) (risp. Visco, ministro delle finanze) 8838 VERALDI: sul ripristino del manto stradale della statale n. 18 Tirrena Inferiore ( ) (risp. Bargone, sottosegretario di Stato per i lavori pubblici) 8839 VALENTINO, CIRAMI: sui rapporti esistenti fra l'avvocato Giuseppe De Luca ed il presidente di sezione del tribunale di Milano Marco Ghezzi ( ) (risp. Diliberto, ministro di grazia e giustizia) 8840 ÐÐÐÐÐÐÐÐ3 ± 8779 ± BEVILACQUA. ± Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. ± Premesso: che in data 18 ottobre 1994 lo scrivente presentoá una interrogazione parlamentare ( ) in riferimento alla differenziazione di trattamento dei mutilati e invalidi di guerra per la concessione della croce al merito; che nella risposta inviata per incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri testualmente si legge: «La denegazione da parte di alcuni distretti militari delle istanze volte ad ottenere la croce al merito di guerra... trae sicuramente origine da una errata formulazione del decreto interministeriale 10 giugno rispetto alla norma originale, della quale esso detta le condizioni applicative, contenute nel regio decreto 14 dicembre 1942, n Si provvederaá agli adempimenti necessari percheá l'inconveniente non abbia a ripetersi.»; che il 25 maggio 1998, allo scrivente eá stata inviata una lettera nella quale si evidenzia che in molti distretti militari s'ignora il contenuto della risposta fornita dalla Presidenza del Consiglio; che cioá penalizza i tanti combattenti che hanno sacrificato gli anni migliori della loro vita per difendere l'onore e la gloria della patria, l'interrogante chiede di sapere: se il Governo abbia provveduto alla adozione delle iniziative volte all'eliminazione delle differenziazioni di trattamento predette; in caso negativo, se non ritenga di doversi attivare per la concessione delle onorificenze. ( ) (26 maggio 1998) Risposta. ± A seguito di quanto fu risposto alla citata interrogazione del 1994, l'amministrazione ha provveduto a diramare una circolare con la quale si chiariva che il riconoscimento doveva essere concesso sia a coloro che avessero prestato almeno cinque mesi di servizio a diretto contatto con il nemico, sia nei confronti di chi avesse riportato ferite o mutilazioni in combattimento, sottolineando che ciascuna delle due condizioni, e non entrambe, costituivano di per seâ titolo sufficiente. Tale intervento eá apparso risolutivo, poicheâ negli occasionali ricorsi presentati dal personale agli organi centrali nell'ultimo biennio non sono stati registrati casi relativi all'argomento in questione. Tuttavia, alla luce dell'attuale nuova configurazione degli organi centrali dell'amministrazione, noncheâ della riconfigurazione della struttu-4 ± 8780 ± ra territoriale delle Forze armate, si eá provveduto a ribadire quanto giaá stabilito nel 1995 con una recente circolare dello stesso tenore diffusa nell'ottobre Da quanto sopra eá evidente come l'amministrazione sia giaá intervenuta per rimuovere gli inconvenienti lamentati al fine di fugare ogni dubbio o controversia interpretativa sull'argomento. (3 giugno 1999) Il Ministro della difesa Scognamiglio Pasini BONATESTA. ± Ai Ministri della pubblica istruzione e dell'universitaá e della ricerca scientifica e tecnologica e dell'ambiente. ± Premesso: che il 6 febbraio 1997 nel bosco della «Roccaccia», nei pressi di Tarquinia (Viterbo), sono stati trovati 94 pini abbattuti e bruciati; che il professor Aumento, geologo e vulcanologo, ha seguito la vicenda per conto dell'organismo scientifico regionale; che i reperti analizzati a Bologna non hanno dato alcun esito; che sono state smentite notizie secondo cui nei giorni successivi all'accaduto siano stati rinvenuti in quell'area metalli pesanti e radioattivi, l'interrogante chiede di sapere se non si intenda adottare iniziative volte ad uno studio piuá approfondito di tali fenomeni e volte ad accertare eventuali responsabilitaá dell'accaduto. ( ) (14 maggio 1997) Risposta. ± Dalle informazioni avute dal coordinamento provinciale del Corpo forestale dello Stato di Viterbo, a cui spetta la competenza, si informa che il danno arboreo citato dall'interrogante eá da attribuirsi alla caduta, con conseguente sradicamento, di circa 40 pini di Aleppo (Pinus halepensis) del diametro di 45 centimetri e 12 metri di altezza ubicati in una pineta rimboschita negli anni dal Corpo forestale dello Stato e riconsegnata all'ente proprietario «UniversitaÁ agraria di Tarquinia» nel Il sopracitato danno potrebbe essere causato anche dalle situazioni meteorologiche negative (vento e neve), ed alla vulnerabilitaá delle stesse piante, stressate da un precedente incendio sviluppatosi nella pineta, danneggiando peroá solamente lo strato muscinale di quest'ultima (vegetazione appartenente allo strato piuá basso di una situazione boschiva).5 ± 8781 ± Altri analoghi danni alla pineta in questione, sebbene di minore entitaá, si sono verificati negli anni passati, interessando prevalentemente la parte arborea piuá esposta ai venti. (10 giugno 1999) Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente Calzolaio BONATESTA. ± Al Ministro di grazia e giustizia. ± Premesso: che a distanza di due anni dall'inizio dell'inchiesta sulla finanziaria tarquiniese Cofiri, che ha visto coinvolti l'amministratore delegato della societaá cooperativa Romeo Gatti, il fondatore della Cofiri, l'ex giornalista parlamentare Giovanni Di Capua, Maurizio Bondi, commercialista della finanziaria e Giovanni Benassi, la procura di Civitavecchia non ha ancora disposto il rinvio a giudizio; che il portavoce degli investitori della Cofiri di Tarquinia ha manifestato il timore che le imputazioni per truffa cadano in prescrizione; che il crac da 130 miliardi ha coinvolto circa investitori, di cui almeno 25 tarquiniesi; infatti la prospettiva dell'apertura di una banca tarquiniese senza scopo di lucro aveva convinto all'acquisto delle quote anche molti piccoli artigiani, agricoltori e commercianti; che un gruppo di investitori romani ha esposto denuncia per richiesta di risarcimento delle somme investite al Ministero del lavoro, con la motivazione delle reiterate omissioni che vi sarebbero state nelle ispezioni e nei controlli; che ad aggravare la situazione degli investitori eá intervenuto l'avvio delle procedure di fallimento delle societaá Velka Holding, Idaspi, Svim, Mediolanum Golf, Cubitar e Mascherone legate alla Cofiri; che maggiori preoccupazioni desta, in particolare, la Mediolanum Golf che, stimata dal tribunale di Torino per 60 miliardi, saraá sottoposta a vendita all'asta per soli 14 miliardi, l'interrogante chiede di sapere: per quali motivi non siano stati mai effettuati i controlli dovuti; a che punto siano le indagini riguardanti l'inchiesta Cofiri; se risultino i motivi per i quali la procura di Civitavecchia non abbia ancora disposto il rinvio a giudizio; quali provvedimenti s'intenda adottare al fine di risolvere, in tempi brevi, la delicata vicenda. ( ) (11 maggio 1998) Risposta. ± Con riferimento alle ragioni dell'attuale pendenza, da circa due anni, della fase delle indagini preliminari nell'ambito del procedimento n. 541 del 1996 sulla societaá finanziaria Cofiri, trattato dalla6 ± 8782 ± procura della Repubblica presso il tribunale di Civitavecchia, l'autoritaá giudiziaria interpellata ha comunicato che dette indagini hanno subito ritardi: in primo luogo, per l'elevato numero degli indagati e, soprattutto, delle parti offese (circa persone provenienti dall'intero territorio nazionale) coinvolti nel procedimento; inoltre, per la riunione all'originario procedimento di altri procedimenti trasmessi per ragioni di competenza territoriale a Civitavecchia da altre procure nazionali, in relazione ai quali si attende l'esito di indagini complesse; infine, a causa della lentezza con la quale l'autoritaá elvetica sta evadendo la richiesta di assistenza giudiziaria inoltrata dall'autoritaá finanziaria procedente in data 26 luglio Tali ragioni, cosõá come riferite dall'autoritaá giudiziaria procedente, assumono una valenza obiettiva e non denotano particolari inerzie od omissioni ascrivibili all'autoritaá giudiziaria medesima, che potrebbero, in ipotesi, costituire oggetto di valutazione sotto il profilo disciplinare. Quanto ai provvedimenti da adottare «al fine di risolvere, in tempi brevi, la delicata vicenda», si assicura che questo Ministero, per la parte di competenza che gli eá istituzionalmente attribuita in relazione al procedimento de quo ± quella, cioeá, inerente alla richiesta di assistenza giudiziaria internazionale menzionata al terzo punto ± si sta adoperando per la definizione della relativa pratica. A seguito dell'ulteriore sollecito inoltrato l'autoritaá elvetica, con lettera dell'8 aprile scorso, ha comunicato che la commissione rogatoria in questione eá in corso di svolgimento, riservandosi l'invio della documentazione non appena in possesso. Si fa presente, infine, che il pubblico ministero di Civitavecchia, con nota del 16 marzo 1999, ha comunicato che gli atti sono stati trasmessi per competenza alla procura della Repubblica presso il tribunale di Monza. (23 giugno 1999) Il Ministro di grazia e giustizia Diliberto BORTOLOTTO. ± Al Ministro dell'ambiente. ± Premesso: che nel comune di Thiene (Vicenza) eá situata una cava, denominata «Rozzampia», oggetto di indagine giudiziaria per sospetto smaltimento abusivo di rifiuti; che l'indagine svolta dal perito nominato dal pubblico ministero ha accertato che «il materiale di ricomposizione collocato nella ex cava Ransolin in localitaá Rozzampia di Thiene (Vicenza) eá essenzialmente costituito da materiale sciolto coesivo a granulometria limosa derivante da impianti di lavorazione della ghiaia, con inclusi ciottoli. In alcuni ca-7 ± 8783 ± si sono stati rinvenuti materiali inerti provenienti da demolizioni di costruzioni quali laterizi, conglomerati cementizi e rari frammenti di manti stradali. Non eá stato rinvenuto materiale fibroso tipo eternit e... si puoá escludere la presenza di rifiuti classificabili come tossico-nocivi ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982 ± delibera C.I. 27 luglio 1984»; che la cava eá stata dichiarata estinta dalla regione ed i proprietari impediscono l'accesso ai funzionari del comune; che il comune di Thiene il 7 novembre 1996 si era opposto all'estinzione della cava percheá dopo pochi mesi dal sopralluogo che aveva accertato il ripristino ambientale era stata scoperta una escavazione abusiva, effettuata dalla ditta SIG, per 4-5 metri di profonditaá oltre quanto consentito; i tecnici del comune stanno determinando la conseguente sanzione amministrativa; che la stessa ditta SIG, responsabile della cava, ha chiesto di aprirne una seconda a fianco; che nel comune di Thiene la percentuale di territorio agricolo (zona E) giaá escavato eá del 3,29 per cento e la legge regionale n. 44 del 1982 fissa un limite invalicabile del 3 per cento, l'interrogante chiede di conoscere: quali sanzioni, a norma di legge, vadano applicate per lo smaltimento abusivo nella cava dei materiali edili riscontrati; se sia lecito autorizzare l'apertura di una nuova cava contro il parere del comune e con una ditta che si eá resa responsabile di evidenti violazioni della legge; quale significato abbia la percentuale del 3 per cento indicata dalla legge regionale: ci si richiede se, dichiarata l'estinzione delle cave esistenti, se ne possano aprire altre, fino ad arrivare al 100 per cento del territorio agricolo. ( ) (23 giugno 1998) Risposta. ± In riferimento all'interrogazione parlamentare in oggetto il personale del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri ± sezione di Venezia ± ha accertato quanto segue. La cava «Ranzolin», ubicata in localitaá Rozzampia del comune di Thiene (Vicenza), eá gestita dalla ditta SIG spa, con sede in Dueville (Vicenza), via Marosticana 380. L'attivitaÁ di cava risulta essere stata autorizzata con decreto della regione Veneto n del 30 maggio 1978 ed eá stata condotta in parte dalla ditta SIG ed in parte dalla Calcestruzzi spa di Ravenna. L'attivitaÁ di indagine di cui all'atto parlamentare eá stata svolta dal Corpo forestale dello Stato cui ne compete la vigilanza e il controllo. La procura della Repubblica presso la pretura circondariale di Vicenza in merito ha instaurato il fascicolo processuale.8 ± 8784 ± Per quanto attiene alla coltivazione di una nuova cava di ghiaia, si riferisce quanto segue. In data 3 novembre 1995, la SIG spa richiedeva alla regione Veneto ± dipartimento di geologia e attivitaá estrattive di Venezia ± una autorizzazione per la coltivazione di una nuova cava di ghiaia denominata «Quattro strade», situata nelle immediate vicinanze della cava «Ranzolin». Il comune di Thiene, al fine di procedere all'istruttoria per il rilascio di una nuova autorizzazione da parte della regione Veneto, incaricava propri tecnici di effettuare un sopralluogo al sito della cava esaurita. Nella circostanza veniva constatato che all'interno dell'area erano stati effettuati abusivamente scavi di rilevanti proporzioni. L'amministrazione comunale, pertanto, chiedeva alla regione Veneto di non procedere con la «dichiarazione di avvenuta estinzione della cava». La regione Veneto con provvedimento n. 145 del 20 marzo 1998, decretava comunque l'avvenuta estinzione della cava. Avverso il decreto della regione Veneto il comune di Thiene, in data 16 maggio 1998, produceva ricorso al TAR del Veneto. Il consiglio comunale, nel prendere atto del sopralluogo effettuato dai tecnici incaricati, esprimeva parere negativo sulla richiesta di rilascio per una nuova autorizzazione ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 44 del 1982, in relazione alle percentuali limite di escavazione previste in ambito comunale, ritenendo ancora in atto l'attivitaá estrattiva della preesistente cava. Il servizio cave della regione Veneto ± commissione tecnica regionale attivitaá estrattive ±, a seguito di uno studio effettuato in merito all'ammissibilitaá dell'istanza presentata dalla SIG spa, giudicava attuabile il progetto per la coltivazione della nuova cava in quanto i limiti percentuali di estrazione previsti dalla legge n. 44 del 1982 non erano stati superati. La decisione di cui sopra, tuttavia, veniva rinviata in attesa di determinazioni del TAR del Veneto in ordine alla richiesta di sospensiva prodotta dal comune di Thiene in data 16 maggio Allo stato attuale ogni iniziativa in merito all'apertura della nuova cava «Quattro strade» eá sospesa. Questo Ministero non eá a conoscenza di avvenute presunte opposizioni, da parte dei proprietari dell'area, in merito all'accesso di tecnici del comune all'interno della cava «Ranzolin» di Thiene. Circa la competenza di un parere negativo espresso dal comune territorialmente competente, la legge regionale del Veneto 7 settembre 1982, n. 44, all'articolo 18 prevede il rilascio di un parere di norma obbligatorio da parte del comune interessato. La norma citata, peraltro, qualifica tale parere come «non vincolante»; per converso l'amministrazione comunale puoá in proposito eccepire9 ± 8785 ± la necessitaá del rilascio di apposita licenza edilizia, denegandola ove non sussistano i relativi presupposti di legittimitaá. A tale riguardo si puoá riferire quanto stabilito dal parere del Consiglio di Stato n. 468 del 1997 dove si evince che la concessione edilizia, essendo un istituto tipico della materia urbanistica, non debba essere estesa alle altre attivitaá di cava, intese come «attivitaá industriali» continuative. Tuttavia lo stesso parere evidenzia il sussistere di sentenze discordi, emanate dalla Corte di cassazione, e quindi la possibilitaá di interpretazioni giurisprudenziali diverse. Appare opportuno quindi che la materia sia regolamentata autonomamente dalle amministrazioni locali, restando ferma la libertaá del giudice, in caso di contenzioso in merito, di interpretare la legistazione vigente in senso favorevole o sfavorevole, essendo la giurisprudenza, come detto, spesso discorde in materia. Circa infine la percentuale di territorio sottoponibile ad attivitaá estrattive, la citata legge regionale n. 44 del 1982, all'articolo 13, prescrive che la parte di territorio comunale interessata dall'attivitaá di cava non puoá essere in alcun caso superiore alle seguenti percentuali della superficie totale della zona E del comune: 3 per cento nel caso di cave di ghiaia e sabbia; 5 per cento nel caso di cave di argilla; 4 per cento nel caso di compresenza dei suddetti materiali. Ai fini del relativo calcolo, si deve computare la superficie delle cave in atto, di quelle abbandonate e di quelle dismesse senza che sia stata attuata la prevista ricomposizione ambientale di cui all'articolo 14 della stessa legge. (31 maggio 1999) Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente Calzolaio BUCCIERO. ± Al Ministro dei trasporti e della navigazione. ± Premesso: che il periodo estivo coincide con il periodo di maggior utilizzo delle navi traghetto nei paesi del Mediterraneo; che i porti italiani, ed in particolare quelli pugliesi, sono meta abituale di migliaia di cittadini italiani e stranieri che utilizzano per i loro spostamenti le navi traghetto; che dovere primario di uno Stato civile e del suo Governo eá quello di garantire la massima sicurezza dei servizi oltrecheá la loro qualitaá e quantitaá; tenuto conto: che da un'inchiesta giornalistica del marzo 1998 del mensile «Altro Consumo», in collaborazione con la ComunitaÁ europea sulla sicurezza dei traghetti che percorrono rispettivamente il Mar Baltico, il Mar10 ± 8786 ± del Nord ed il Mare Mediterraneo, vengono evidenziate alcune gravi carenze nei sistemi di sicurezza soprattutto, delle navi che collegano i paesi del Mediterraneo; che dai risultati dell'inchiesta si rileverebbe che le carenze riscontrate riguardano: le dotazioni di salvataggio, in particolare la manutenzione degli argani per la messa in mare delle scialuppe di salvataggio e la conservazione, la manutenzione oltrecheá le dotazioni segnaletiche dei giubbotti salvagente e delle ciambelle di salvataggio; i percorsi di abbandono della nave, in particolare le scale spesso ripide e strette, molti ostacoli nelle vie di fuga ed alcune porte bloccate che impediscono l'uscita verso l'esterno; l'informazione ai passeggeri, in particolare le uscite di sicurezza che non sono adeguatamente segnalate, le informazioni diffuse tanto con altoparlanti quanto con piantine ed altro materiale informativo che spesso sono incomprensibili e date in una sola lingua; le condizioni generali di manutenzione delle navi; i membri dell'equipaggio che spesso non conoscono neá le procedure di salvataggio, neá il funzionamento delle attrezzature di evacuazione; che sempre dall'inchiesta risulterebbe inoltre che per le dotazioni di salvataggio soltanto il 27 per cento delle navi traghetto avrebbe un giudizio positivo (contro il 59 per cento della media nord-europea) ed addirittura il 7 per cento avrebbe un giudizio estremamente negativo (contro lo 0 per cento della media nord-europea); che per i percorsi di abbandono delle navi traghetto solo il 40 per cento delle navi raggiungerebbe un giudizio positivo (contro il 100 per cento della media nord-europea); che le informazioni ai passeggeri solo il 40 per cento delle navi traghetto otterrebbe un giudizio positivo (contro il 94 per cento della media nord-europea) ed il 20 per cento delle navi avrebbe un giudizio negativo (0 per cento media nord-europea); che per le condizioni generali di mantenimento e conservazione delle navi solo il 33 per cento otterrebbe un giudizio positivo (contro il 66 per cento della media nord-europea) ed il 14 per cento verrebbe giudicato negativamente; che il giudizio globale sarebbe positivo solo per il 7 per cento delle navi traghetto che collegano l'italia alle altre Nazioni europee (contro il 59 per cento della media nord-europea) ed il 6 per cento verrebbe giudicato negativo (contro lo 0 per cento della media nord-europea), si chiede di sapere: se i risultati dell'inchiesta abbiano un effettivo fondamento; quali controlli vengano effettuati sulle navi traghetto che attraccano nei porti italiani per garantire sicurezza ed efficienza in situazioni di pericolo;11 ± 8787 ± quali interventi a carattere preventivo si intenda predisporre sulle navi italiane per garantire ai cittadini la sicurezza ed efficienza dei trasporti navali; se tutte le navi italiane attualmente in attivitaá rispettino gli standard minimi di sicurezza previsti dall'accordo internazionale sulla sicurezza in mare SOLAS-'90; quali siano le reali motivazioni che impediscono all'italia di sottoscrivere l'accordo SOLAS-50, siglato da altri sette Stati europei tra cui l'inghilterra e la Germania; quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo sul piano della cooperazione internazionale per consentire un adeguato controllo dell'efficienza e sicurezza delle navi traghetto italiane ed estere che solcano il Mar Mediterraneo per portarle ai livelli di sicurezza ed efficienza delle navi che curano i collegamenti marittimi tra i Paesi dell'europa del Nord. ( ) (17 giugno 1998) Risposta. ± Si osserva preliminarmente che l'italia, insieme con altre 125 nazioni, eá firmataria dell'ultima convenzione internazionale sulla sicurezza della navigazione e salvaguardia della vita umana in mare SO- LAS 74 e successivi emendamenti (non si ha notizia dell'esistenza di convenzioni SOLAS 90 o 50) e che, pertanto, per verificare l'osservanza della normativa sulla sicurezza a bordo delle navi traghetto straniere, che approdano in porti nazionali, sono effettuati da parte delle capitanerie di porto controlli sistematici sul rispetto degli standard fissati non solo dalla citata convenzione internazionale ma da tutti gli strumenti pertinenti (altre convenzioni internazionali), richiamati dal Memorandum di Parigi 82, cui anche l'italia aderisce, noncheâ dalla direttiva n. 95/21/ CE, sul controllo dello stato del porto di approdo in data 19 giugno Delle piuá importanti, se ne richiamano alcune: MARPOL sulla prevenzione dell'inquinamento dell'ambiente marino proveniente da navi; ILL 66 sul bordo libero e sulla linea di massimo carico; STCW 95 sull'addestramento e certificazione dei marittimi; COLREG 72 sulle norme per prevenire gli abbordi in mare; ILO 76 sulle condizioni di lavoro a bordo delle navi mercantili; TONNAGE 69 sulla stazzatura internazionale delle navi. Per quanto attiene le navi italiane, si precisa che i controlli sono di due specie, preventivi e successivi. I primi riguardano gli accertamenti relativi al rispetto delle regole imposte dalle convenzioni citate, noncheâ dal regolamento di sicurezza n. 435/91, che si applica, per le navi di bandiera soggette alla SOLAS, in aggiunta alle convenzioni internazionali. Tali accertamenti sono necessari al fine del rilascio dei certificati internazionali e nazionali, previsti dalle ricordate norme e dei quali le navi devono essere in possesso, pena il loro fermo. I secondi sono effet-12 ± 8788 ± tuati ogni qual volta sorga il ragionevole dubbio che le condizioni della nave, oggetto dei certificati, siano venute meno. Attualmente tutte le navi italiane sono soggette a norme diverse a seconda che siano destinate alla navigazione internazionale ovvero nazionale, precisando che, in linea di massima, alle prime si applica la convenzione internazionale SOLAS, alle seconde il regolamento di sicurezza, adottato con decreto del Presidente della Repubblica n. 435 del Questa amministrazione giaá attua le norme internazionali SOLAS, noncheâ comunitarie per il controllo degli standard imposti per i traghetti Ro-Ro in navigazione internazionale e, per quanto attiene ai traghetti in navigazione nazionale, si eá attivata al fine di recepire la direttiva comunitaria n. 98 (18), che disciplina le caratteristiche delle navi Ro-Ro in navigazione nazionale, giaá peraltro parzialmente attuate, nel rispetto delle norme nazionali vigenti (regolamento di sicurezza n. 435 del 1991) conformi ai dettami SOLAS che, fra l'altro, prevedono anche visite periodiche ai servizi di bordo, sulla preparazione degli equipaggi. Pertanto, sulla base dell'esposto quadro normativo di riferimento, si rappresenta che: per quanto attiene le navi di bandiera nazionale i controlli della loro conformitaá alle norme internazionali e nazionali sono effettuati inizialmente prima dell'entrata in esercizio della nave, periodicamente, ogni qual volta se ne ravvisi la necessitaá; per le navi di bandiera estera, queste sono controllate all'arrivo in porto da «port State control officers», del Corpo delle capitanerie di porto, presenti presso gli uffici periferici dell'amministrazione. In particolare si sottolinea che l'inosservanza delle norme sulla sicurezza della navigazione comporta quantomeno una prescrizione di ottemperanza in termini molto brevi, ovvero il fermo della nave, ovvero, infine, per le piuá gravi carenze, il bando da tutti i porti dei paesi che aderiscono al Memorandum di Parigi. Si fa presente, in proposito, che nel 1998 i nuclei («port State control officers») costituiti complessivamente da 178 ufficiali delle capitanerie di porto, autorizzati, ai sensi della direttiva n. 95/21/CE, a svolgere attivitaá ispettiva a bordo delle navi approdate, hanno operato controlli su navi di cui 139 sono state trattenute percheâ non in regola. Per quanto riguarda specificatamente i porti pugliesi, si osserva che al traffico in oggetto risultano interessati esclusivamente i porti di Bari e Brindisi di cui si riassume la situazione relativa al 1998: porto di Bari: delle venti navi passeggeri straniere che lo hanno scalato, diciassette sono state ispezionate, come prescritto dal Memorandum di Parigi, e le altre tre unitaá erano giaá in possesso di certificati d'ispezione in corso di validitaá, rilasciati in base al giaá citato Memorandum. Vedere altro
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