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Timestamp: 2018-04-22 22:18:45+00:00
Document Index: 159117512

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.28', 'art.28', 'sentenza ', 'art.45', 'art.2', 'art.3', 'art.2']

Come si determina la pensione di vecchiaia dei lavoratori agricoli a tempo determinato? | Lavoro Fisso
domenica 22 aprile 2018 | 23:18
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Come si determina la pensione di vecchiaia dei lavoratori agricoli a tempo determinato?
In tema di pensione di vecchiaia degli operai agricoli a tempo determinato, la retribuzione pensionabile per gli ultimi anni di lavoro va calcolata in forza della determinazione operata anno per anno dai decreti ministeriali sulla media delle retribuzioni fissate dalla contrattazione provinciale nell’anno precedente.
Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra l’Inps ed una lavoratrice.
La Corte d’appello, pronunziando sull’impugnazione proposta da una lavoratrice avverso la sentenza del giudice del lavoro emessa nei confronti dell’Inps, ha accolto il gravame e, per l’effetto, ha dichiarato il diritto della stessa alla riliquidazione del supplemento di pensione a decorrere dall’1/1/1985 sulla base delle retribuzioni medie per gli operai agricoli a tempo determinato, rilevate coi DD.MM. pubblicati, per ciascuno degli anni per i quali vi era diritto al supplemento di pensione, nell’anno immediatamente successivo, condannando l’Inps al pagamento dei ratei differenziali del supplemento di pensione a decorrere dal decennio precedente alla notifica del ricorso introduttivo. La Corte è pervenuta a tale decisione sulla base della considerazione che solo in tal modo si teneva conto delle retribuzioni effettivamente percepite nel quinquennio di riferimento, essendo pacifico che la determinazione del salario medio convenzionale di un anno trovava pubblicazione nel D.M. dell’anno successivo.
Per la cassazione della sentenza proponeva ricorso l’Inps, in particolare dolendosi del fatto che l’assicurato avesse visto accolte le proprie pretese di riliquidazione della pensione senza tener conto del fatto che nei decreti ministeriali (previsti dal D.P.R. n.488 del 1968, art.28) relativi agli ultimi cinque anni precedenti il pensionamento e, quindi, rilevanti al fine, era stato determinato il salario dell’anno precedente e non anche di quello in corso.
La Cassazione ha respinto il ricorso dell’Istituto previdenziale, affermando un principio di grande interesse, già presente nella giurisprudenza della Corte Suprema, ma che va qui ribadito perché di rilievo per gli operatori, soprattutto tenuto conto del revirement giurisprudenziale verificatosi sul punto.
Ed infatti, un precedente orientamento sosteneva che in tema di pensione di vecchiaia degli operai agricoli a tempo determinato, la retribuzione pensionabile per gli ultimi anni di lavoro andasse calcolata sulla base delle retribuzioni medie annualmente vigenti, mentre nessuna disposizione appariva idonea a giustificare il diverso sistema di calcolo improntato sulla media vigente nell’anno precedente, atteso che l’art.28 del d.P.R. n.488 citato rimette al d.m. la determinazione delle retribuzioni medie su cui calcolare la pensione, prescrivendo, però, senza alcun margine di discrezionalità, che la media sia quella vigente per ciascun anno, e, che l’ente previdenziale è già tempestivamente a conoscenza della media delle retribuzioni su cui determinare la retribuzione pensionabile di ciascun anno.
Un diverso e più recente orientamento, cui appare invece aderire la sentenza qui commentata, ritiene invece che in tema di trattamenti pensionistici degli operai agricoli a tempo determinato, la retribuzione pensionabile per gli ultimi anni di lavoro va calcolata in forza della determinazione operata anno per anno da d.m. sulla media delle retribuzioni fissate dalla contrattazione provinciale nell’anno precedente. Ciò trova conferma, come ribadito dalla Cassazione anche nel caso in esame, oltre che nell’impossibilità di rinvenire un più funzionale sistema di calcolo che non pregiudichi l’equilibrio della gestione previdenziale di settore, anche nelle disposizioni di legge (si tratta dell’art.45, comma 21, della legge 17 maggio 1999, n.144, e dell’art.2, comma 5, della legge 23 dicembre 2009, n.191) che, nell’interpretare autenticamente l’art.3 della legge 8 agosto 1972, n.457, concernente il calcolo della retribuzione da porre a base delle prestazioni temporanee, pensionistiche e della misura della contribuzione previdenziale, hanno inteso estendere ai lavoratori agricoli a tempo determinato l’applicazione della media della retribuzione prevista dai contratti collettivi provinciali vigenti al 30 ottobre dell’anno precedente prevista per i salariati a tempo indeterminato, così da ricondurre l’intero sistema a uniformità, finalità valutata ragionevole anche dalla Corte costituzionale nella pronuncia del 30 settembre 2011 n.257.
Ed infatti, l’interpretazione offerta dalla Corte di Cassazione si conforma al recente intervento legislativo (L. n.191 del 2009, art.2, comma 5) sicchè non appare irragionevole la finalità perseguita dal legislatore, diretta a ricondurre il sistema ad una disciplina uniforme, utilizzando, ai fini del calcolo di tutte le prestazioni in questione, le retribuzioni dell’anno precedente.
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