Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/34678-sequestro-del-tfr-all-ex-marito-che-non-paga-il-mantenimento.asp
Timestamp: 2019-10-21 02:09:45+00:00
Document Index: 65271356

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art 8', 'sentenza ', 'art 156', 'art 8', 'art 8', 'sentenza ']

Il coniuge a cui spetta l'assegno divorzile, in caso d'inadempimento da parte dell'ex obbligato può chiedere il sequestro del Tfr
di Annamaria Villafrate - Gli obblighi di assistenza familiare previsti dalla normativa civilistica, se non vengono rispettati da parte del coniuge che, con maggiori possibilità economiche, è obbligato in virtù della sentenza di divorzio, hanno ripercussioni civili e penali. Dal punto di vista civilistico, il coniuge beneficiario può agire esecutivamente o in via cautelare attraverso il pignoramento e il sequestro dei beni o delle somme del soggetto obbligato. Può capitare però che il coniuge obbligato a corrispondere l'assegno divorzile faccia la "furbata" di porre fine al rapporto di lavoro per evitare che gli venga aggredito lo stipendio. Peccato che la legge, anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro, tutela il coniuge debole, permettendogli il sequestro del Tfr, come di recente ha disposto il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 5420/2019.
L'inadempimento del coniuge obbligato
Il sequestro del Tfr
La legge sul divorzio n. 898/1970 stabilisce, all'art. 5 che con la sentenza che pronuncia il divorzio, il tribunale, tenendo conto di vari parametri, tra i quali rilevano in particolari le condizioni dei coniugi e i loro redditi, può stabilire "l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive." La corresponsione dell'assegno può avvenire a scadenze periodiche, che rappresenta l'ipotesi più frequente o in un'unica soluzione, se è ritenuta equa dal Tribunale, precisando però che in questo caso non si possono avere ripensamenti e avanzare ulteriori pretese economiche.
Proprio ai fini della determinazione dell'assegno i coniugi sono tenuti a presentare, nel corso dell'udienza di comparizione che si tiene davanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni altro documento relativo ai loro redditi e ai rispettivi patrimoni personali e comune. Qualora dovessero insorgere contestazioni, il tribunale ha il potere di disporre indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita delle parti, avvalendosi, se del caso, della collaborazione della polizia tributaria.
Chiaro quindi che la corresponsione dell'assegno divorzile è un obbligo giuridico, tanto che l'art 8, a tutela del coniuge creditore dispone che, se esiste il pericolo che il coniuge obbligato possa sottrarsi da tale corresponsione, il giudice può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale, tanto è vero che la sentenza di divorzio costituisce titolo per l'iscrizione d' ipoteca (applicabile anche in sede di separazione secondo il disposto dell'art 156 cc in relazione all'assegno di mantenimento).
Questo naturalmente a titolo precauzionale, ma cosa fare se il coniuge si rende effettivamente inadempiente? La risposta la fornisce sempre l'art 8 della legge sul divorzio, il quale sancisce che:
"Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui e' stabilita la misura dell'assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l'invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6."
Dalla disposizione è chiaro che il coniuge a cui spetta l'assegno periodico, dopo aver costituito in mora il marito per 30 giorni, può chiedere ad esempio al datore di lavoro, di corrispondergli direttamente quanto stabilito in sentenza, sottraendolo dallo stipendio dell'ex marito, potendo in caso d'inadempimento da parte anche del datore, procedere alle vie esecutive.
Sono molti i mariti furbetti che, in questi casi, pur di sottrarsi dall'obbligo di pagare l'assegno di divorzio alla ex moglie, decidono di porre fine al rapporto di lavoro, magari per farsi riassumere in nero. In questo caso, nonostante l'apparente difficoltà, la ex moglie ha ancora un'altra possibilità per avere ciò che gli spetta. Procedere al sequestro del Tfr.
A stabilire questa ulteriore possibilità è sempre l'art 8 della legge sul divorzio, il cui ultimo comma recita testualmente che: "Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il giudice puo' disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l'assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della meta' per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6."
Della normativa sopra descritta ha fatto applicazione la sentenza n. 5420/2019 del Tribunale di Roma, che ha bloccato il Tfr dell'ex marito per essersi reso inadempiente nei confronti della ex moglie e dei figli dell'obbligo di corrispondere l'assegno divorzile. Per il giudice la donna per dedicarsi alla cura del marito, della casa e dei figli, è stata impossibilitata a lavorare e oggi, ormai alla soglia dei 60 anni "non ha la benché minima possibilità" di trovarsi un'occupazione. Non solo, ella ha comunque contribuito alla formazione del patrimonio comune e alla carriera dell'ex marito, divenuto dirigente aziendale, ragion per cui il Tfr deve essere posto sotto sequestro per soddisfare le ragioni creditorie della ex moglie e per evitare che siano disperse le garanzie patrimoniali in favore della donna.
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