Source: https://www.verificausura.it/it/news-4/giurisprudenza-e-normativa.html?orig=1
Timestamp: 2018-12-11 16:50:47+00:00
Document Index: 109203265

Matched Legal Cases: ['art. 1815', 'art. 1283', 'art. 1283', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 1284']

Verifica Usura | oneto pierluigi francesco | usura e anatocismo | usura bancaria | usura bancaria sentenze | ultime s Giurisprudenza e Normativa
L’introduzione del disposto legislativo n. 108/96 ha posto un limite oltre al quale gli interessi sono considerati usurari.
Per la verifica del rispetto della soglia di usura la legge dispone che si tenga conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito. Al Ministro del Tesoro viene demandata la pubblicazione trimestrale, a partire dal II trimestre ’97, del limite d’usura. Si intendono usurari gli interessi che superano il limite nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento.
L’art. 1815 c.c. prevede che qualora sia convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non è dovuto alcun interesse. Parte della giurisprudenza, considerando troppo penalizzante tale norma, propende per l’applicazione dell’interesse legale considerando nulla ma non illecita la clausola relativa al tasso di interesse.
L’anatocismo è la produzione di interessi su interessi e consiste nella capitalizzazione periodica degli interessi dovuti per un determinato capitale.
L’anatocismo è ordinariamente vietato dall’art. 1283 c.c. il quale prevede che gli interessi sugli interessi, in mancanza di usi contrari, sono ammissibili solo dal giorno della domanda giudiziale o per una convenzione successiva alla loro scadenza, e solo se si tratta di interessi dovuti per almeno 6 mesi.
La giurisprudenza di legittimità per lungo tempo aveva ritenuto legittimi gli interessi anatocistici richiesti nei rapporti bancari, ravvisando nel comportamento delle banche un uso di rango normativo e quindi derogatorio delle disposizioni dell’art. 1283 c.c.. A partire dal ‘99 con tre famose sentenze (Corte Cass. Sez. I n. 2374 del 16/3/99; Corte Cass. Sez. III n. 3096 del 30/3/99; Corte Cass. Sez. I n. 12507 dell’11/11/99), la Corte di Cassazione ha radicalmente modificato il proprio orientamento, affermando la natura negoziale e non normativa dell’uso posto a giustificazione della capitalizzazione trimestrale praticata dalle banche, dichiarando l’anatocismo trimestrale illegittimo. Orientamento confermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 21095 del 4/11/04.
A partire dal 2000, con Delibera CICR 9/8/00, è stata legalizzata l’applicazione dell’anatocismo trimestrale, purché risulti uniforme la periodicità degli interessi a debito e a credito.
Il nuovo disposto dell’art. 120 del T.U.B. ha posto il divieto alla Banca ad effettuare, a partire dal 1/01/14, qualsiasi capitalizzazione degli interessi passivi sui contratti di conto corrente (già in essere o ancora da stipulare), sancendo l’illegittimità del comportamento contrattuale tenuto dalla stessa, di aver tenuto pratiche commerciali scorrette e di aver violato i principi di buona fede, correttezza e lealtà.
L’art. 1284 c.c. disciplina che gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale. Inoltre, la L.154/92 e il T.U.B. d.lgs. n. 385/93 sanciscono che sono nulle tutte le clausole contrattuali che non prevedono la pattuizione scritta del tasso di interesse o rinviano semplicemente agli usi piazza, per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione, prevedendo, per gli interessi, un meccanismo di integrazione riferito ai B.O.T.