Source: https://dpei.it/diritto-penale-societario-fallimentare/senza-prova-danno-patrimoniale-ai-soci-amministratori-non
Timestamp: 2020-08-07 18:11:54+00:00
Document Index: 68945513

Matched Legal Cases: ['art. 2625', 'sentenza ', 'art. 2625', 'art. 2625', 'sentenza ', 'art. 2625', 'art. 2625']

Senza la prova del danno (patrimoniale) ai soci, gli amministratori non rispondono del reato di impedito controllo di cui all’art. 2625, n. 2, c.c. (Tribunale di Rimini, sent. 11 luglio 2017) | DPEI.IT - Diritto Penale Economia Impresa
Tribunale di Rimini, sentenza 11 luglio 2017 – con motivazione depositata il 20 settembre 2017.
Il Tribunale, pur dell’avviso che la condotta meramente omissiva dell’amministratore unico (consistita, nel caso di specie, nel non aver messo a disposizione della persona offesa la documentazione contabile più volte richiesta) possa integrare una delle due modalità tipiche di commissione dell’illecito descritte dalla norma; del tutto condivisibilmente, non ha ritenuto realizzato il delitto societario de quo, dal momento che l’istruttoria dibattimentale non ha consentito la ricostruzione dell’evento naturalistico del danno patrimoniale arrecato al socio querelante dalla condotta perpetrata dall’imputato.
Se da un lato appare discutibile la scelta di attribuire rilevanza penale alla mera violazione dei doveri di collaborazione con il soggetto controllore (il socio), considerato che l’impedimento o l’ostacolo alle funzioni di controllo deve derivare alternativamente “dall’occultamento di documenti” o dalla realizzazione di “altri idonei artifici”, che postulano entrambi un facere, di difficile conciliabilità con una condotta puramente omissiva (cfr. cass. sez. VI, n. 47307, 27.09.2016); dall’altro, appare pienamente in linea con la previsione normativa subordinare al danno patrimoniale patito dal socio il riconoscimento della responsabilità in capo all’amministratore.
A tale riguardo, pare opportuno rilevare come la giurisprudenza di legittimità (cfr. cass. sez. V, sent. n. 11639, 18.01.2012, dep. il 27.03.2012; cass. sez. V, sent. n. 38393, 16.04.2012) sia a tutt’oggi orientata a considerare il danno ai soci un elemento imprescindibile della fattispecie delittuosa di impedito controllo, anziché alla stregua di una mera condizione di punibilità, come l’utilizzo della formula << se la condotta ha cagionato un danno ai soci>> nell’incipit del II° comma dell’art. 2625 c.c. ha fatto pensare a qualche commentatore (V. Plantamura, La responsabilità degli amministratori per l’impedimento delle attività di controllo nella riforma del diritto penale societario, in Riv. trim. dir.pen. ec., 2002, fasc. 1-2, 345-352).
Ciò rende evidentemente indispensabile che la condotta del soggetto agente possieda efficacia eziologica non soltanto rispetto all’impedimento delle attività di controllo, ma anche, soprattutto, rispetto alla produzione di un danno – di natura patrimoniale – ai soci, che sono gli unici destinatari della tutela apprestata dal Legislatore con la previsione del delitto di cui al comma II° dell’art. 2625 c.c.
Sotto tale profilo, dunque, la sentenza in commento si pone - correttamente - sulla stessa scia dei precedenti arresti giurisprudenziali della Corte di cassazione.
Si rinvia alle sentenze – già - citate nel testo:
cass. sez. V, sent. n. 11639, 18.01.2012, dep. il 27.03.2012; cass. sez. V, sent. n. 38393, 16.04.2012; cass. sez. VI, n. 47307, 27.09.2016.
In dottrina (tra gli altri):
M. Di Florio, L’impedito controllo (ex art. 2625 c.c.), in Cadoppi-Canestrari-Manna-Papa (diretto da), Diritto penale dell’economia, Torino, 2016, 159 e ss; Giulia A. Messina, L’impedito controllo, in Canzio-Cerqua-Luparia (a cura di), Diritto penale delle società, II° ed., Vicenza, 2016, 275 e ss.; G.L. Musti, Impedito controllo (art. 2625 c.c.), in Rossi A. (a cura di), I grandi temi, Torino, 2005, 233 e ss.
trib_rimini_sent._11-07-2017-29122017112051.pdf