Source: http://www.gadit.it/articolo/8637
Timestamp: 2019-10-20 03:16:43+00:00
Document Index: 60866585

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 1223']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – SENTENZA 19 MAGGIO 2011, n.11005 CONSENSO INFORMATO E RESPONSABILITA’ MEDICA. – Gadit
con la sentenza ora impugnata per cassazione la Corte d’appello di Venezia ha confermato la prima sentenza che aveva condannato il medico prof. B. al risarcimento dei danni in favore del Bu. per responsabilità professionale costituita dall’aver prescritto un’errata terapia (in particolare l’assunzione di un determinato farmaco) che aveva cagionato al paziente gravi danni alla vista, rimettendo la causa in istruttoria per la liquidazione del danno;
il ricorso del B. è svolto in quattro motivi;
rispondono con controricorso il Bu. e le Ass.ni Generali;
il B. ed il Bu. hanno depositato memorie per l’udienza;
il primo motivo critica la sentenza nel punto in cui ha riconosciuto sussistere il nesso di causalità tra l’attività svolta dal professionista ed i danni lamentati dalla vittima, soprattutto con riferimento a prescrizioni del farmaco da parte di medici diversi dal B.;
il secondo motivo censura la sentenza per essersi limitata ad accertare la causalità astratta, senza aver proceduto ad accertare quella concreta (ossia, che l’attore fosse effettivamente affetto da maculopatia, che questa fosse effettivamente dipesa dall’assunzione dello specifico farmaco prescritto dal B., che il farmaco fosse stato assunto in modo prolungato e che questa prolungata assunzione fosse da ascriversi alla condotta del B.);
il terzo motivo sostiene che la sentenza avrebbe omesso, nell’affermare il mancato assolvimento dell’obbligo di informazione, di considerare “la natura occasionale e diluita” delle prestazioni del prof. B.;
infatti, quanto al nesso causale, la sentenza pone in evidenza che: il professionista non ha mai posto in discussione né l’affezione da parte dell’attore della maculopatia, né il rapporto eziologico tra questa malattia e l’assunzione dello specifico farmaco prescritto dal B.; a tal riguardo è dato conto della comparsa di risposta del medico in primo grado; la derivazione causale in questione è dimostrata dalla documentazione medica prodotta dall’attore;
inoltre, la sentenza contiene la decisiva e corretta affermazione secondo cui l’eventuale responsabilità di altri medici che abbiano prescritto o fornito il farmaco in questione non esclude la responsabilità concorrente e solidale del B., il quale non ha fornito la prova che quelle condotte furono da sole sufficienti a cagionare il danno; quanto alla causalità astratta e concreta alla quale fa riferimento il secondo motivo, occorre ribadire che la sentenza di condanna generica pronunciata nel corso di un giudizio di risarcimento del danno aquiliano di norma presuppone il positivo accertamento del nesso di causalità cosiddetta “materiale” (”ex” art. 40 c.p.) tra la condotta e l’evento produttivo di danno, sicché nel successivo giudizio sul “quantum” resta da accertare soltanto il nesso di causalità cosiddetta “giuridica” (”ex” art. 1223 cod. civ.) tra l’evento di danno ed i pregiudizi che ne sono derivati (tra le più recenti, cfr. Casa. n. 3357/09);
in conclusione, non manifestandosi alcun vizio di legittimità, il ricorso deve essere respinto, con condanna del ricorrente a rivalere il Bu. delle spese sopportate nel giudizio di cassazione (l’atto della Ass.ni Generali spa aderisce al ricorso del B. e ne chiede l’accoglimento).
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore del Bu.