Source: http://www.vincitorievinti.com/2015/04/conti-pubblici-bomba-da-5-miliardi-di.html
Timestamp: 2018-12-11 04:21:18+00:00
Document Index: 154784501

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ']

Da ItaliaOggi:
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il blocco della perequazione all'inflazione delle pensioni imposta dal governo Monti. Con la sentenza n. 70/2015, depositata oggi, è stato infatti ritenuta in contrasto con la Costituzione la cosiddetta norma Fornero contenuto nel «Salva Italia», art. 24 del decreto legge 201/2011, che prevedeva che, «in considerazione della contingente situazione finanziaria», sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps scattasse il blocco del meccanismo di adeguamento automatico al costo della vita. L'impatto della sentenza sui conti pubblici potrebbe essere pesante: l'Avvocatura dello Stato, quando si tenne l'udienza pubblica, aveva stimato che l'effetto dello sblocco vale circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013. «L'interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio», afferma la sentenza che porta la firma del giudice-giuslavorista Silvana Sciarra.
La norma che, per il 2012 e 2013, ha stabilito, "in considerazione della contingente situazione finanziaria", che sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps scattasse il blocco della perequazione, ossia il meccanismo che adegua le pensione al costo della vita, è incostituzionale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale, 'bocciando' l'art. 24 del decreto legge 201/2011. "L'interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio", afferma la Corte nella sentenza 70 depositata oggi, di cui è relatore il giudice Silvana Sciarra.
Nano Brontolo 1 maggio 2015 09:59
Obtorto collo, prepariamoci a nuovi balzelli.