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Timestamp: 2020-06-07 01:15:44+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15563 del 27/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15563 del 27/07/2016
Cassazione civile sez. trib., 27/07/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 27/07/2016), n.15563
Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –
Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –
Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –
Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –
Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –
sul ricorso iscritto al n. 1239/2011 R.G. proposto da:
VENGROFF, WILLIAMS & ASSOCIATES ITALY INC., in persona del
procuratore speciale dell’institore e legale rappresentante pro
tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Prof. Enzo Fogliani del
Foro di Roma presso il cui studio in Roma, Via Prisciano, n. 42, è
elettivamente domiciliato per procura speciale a margine del
ricorso;
AGENZIA DELLE ENTRATE;
avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della
Lombardia, n. 172/45/09, depositata il 14/12/2009;
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 25
maggio 2016 dal Relatore Cons. Emilio Iannello;
udito per la società ricorrente l’Avv. Enzo Fogliani;
CUOMO Luigi, il quale ha concluso chiedendo l’accoglimento del
ricorso.
1. La Vengroff, Williams &amp; Associates Italy Inc. proponeva ricorso avanti la C.T.P. di Milano avverso la cartella di pagamento nei suoi confronti emessa D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ex art. 36 bis dall’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Milano (OMISSIS), per il recupero di Irpeg e Irap a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione Modello Unico presentata per l’anno d’imposta 2003.
Lamentava che illegittimamente l’ufficio non aveva attribuito rilievo alcuno alla successiva dichiarazione rettificativa/sostitutiva presentata in data 17/3/2006, dalla quale emergeva una perdita fiscale a fini Irpeg e di Euro 54.274,00 e un valore della produzione negativo ai fini Irap. La C.T.P. accoglieva il ricorso.
2. Con sentenza depositata il 14/12/2009 la C.T.R. della Lombardia, in accoglimento dell’appello proposto dall’ufficio e in riforma della decisione impugnata, confermava la legittimità della cartella di pagamento.
Riteneva infatti che la dichiarazione integrativa, quando presentata dopo la scadenza del termine annuale di cui al D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, comma 8-bis, “non fa sorgere gli effetti sui propri, tra i quali è quello di influire sulla liquidazione dell’originaria dichiarazione contenente errori od omissioni”.
3. Avverso tale sentenza la società contribuente propone ricorso per cassazione con unico mezzo.
L’Agenzia delle entrate non ha resistito con controricorso ma ha depositato c.d. atto di costituzione al solo fine della partecipazione all’udienza di discussione.
4. Con l’unico motivo di ricorso la società contribuente deduce “violazione e falsa applicazione della normativa tributaria in tema di emendabilità/rettifica delle dichiarazioni dei redditi”.
Assume l’illegittimità della decisione per avere la C.T.R. ritenuto tardiva la dichiarazione integrativa presentata, per l’anno d’imposta 2003, in data 17/3/2006, e per avere ritenuto irrilevante la rettifica con essa operata, a fronte della norma di cui al citato D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 la quale riconosce il generale diritto di correggere l’errore o l’omissione entro i termini stabiliti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis (“31 dicembre del quarto anno” – ora quinto – “successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione”).
Rileva, in sintesi, che erroneamente i giudici a quibus hanno ricondotto la fattispecie de qua alla previsione di cui al cit. D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, comma 8-bis anzichè a quella di cui al comma 8, dovendo il più ristretto termine fissato dal primo ritenersi esclusivamente riferito alla facoltà di opporre in compensazione l’eventuale credito risultante dalla dichiarazione integrativa, ma non precludendo esso invece la possibilità entro il più ampio termine fissato dal comma 8 – di rettificare la dichiarazione, nè di richiedere sulla base di tale rettifica il rimborso delle maggiori imposte eventualmente versate.
8. Il motivo è fondato.
Questa Corte ha ripetutamente affermato l’emendabilità, in via generale, sin in sede processuale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all’Amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione; ciò per l’impossibilità di assoggettare il dichiarante ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con i principi costituzionali della capacità contributiva (art. 53 Cost.) e della oggettiva correttezza dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.).
Ciò anche in considerazione della natura della dichiarazione, che non si configura quale atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell’iter procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria (Cass., Sez. S, n. 2229 del 06/02/2015, Rv. 634224; Sez. 5, n. 4049 del 27/02/2015, Rv. 634718; Sez. 5, n. 5852 del 13/04/2012; Sez. 5, n. 14932 del 06/07/2011).
Il termine annuale di cui al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8-bis, in tale contesto ermeneutico soggetto a interpretazione tassativa, ha esclusivamente riguardo alla presentazione della dichiarazione integrativa finalizzata all’utilizzo in compensazione del credito eventualmente risultante.
Nel caso di specie non è invece in discussione un credito d’imposta utilizzato in compensazione, quindi la contribuente poteva, anche in sede di impugnazione della cartella di pagamento, contestare la debenza del tributo, in quanto frutto di un errore, della dichiarazione dei redditi presentata, emendabile.
La regula iuris applicata dalla Corte di merito si pone evidentemente in contrasto con tale consolidata interpretazione della norma, meritando pertanto accoglimento il proposto motivo.
9. In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va pertanto cassata.
Non prospettandosi la necessità di ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., con l’accoglimento del ricorso introduttivo proposto dalla contribuente.
Considerato che l’interpretazione del rapporto tra comma 8 e comma 8-bis del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2 non è del tutto agevole e si è consolidata nella giurisprudenza di legittimità in anni successivi alla proposizione del ricorso, si ravvisano i presupposti per l’integrale compensazione delle spese processuali.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dalla società contribuente. Compensa per intero le spese processuali.
Così deciso in Roma, il 25 maggio 2016.
Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2016