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Timestamp: 2018-10-21 05:47:40+00:00
Document Index: 84184994

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 17']

Distanza minima di 10 metri. tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - Terrazze aggettanti
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TAR Toscana Firenze sez. III 9/6/2011 n. 993
Rosanna Ceccherini, Delia Velucchi, rappresentati e difesi dagli avv. Sauro Colizzi, Giusepe Gratteri, con domicilio eletto presso Giuseppe Gratteri in Firenze, via Maggio N. 30;
Comune di Arezzo in Persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dagli avv. Stefano Pasquini, Roberta Ricciarini, con domicilio eletto presso Roberta Ricciarini in Arezzo, Uff.Legale Com.Le-p.za Liberta` 1; Regione Toscana in Persona del Presidente P.T.;
Guido Rogialli, rappresentato e difeso dagli avv. Calogero Narese, Ugo Franceschetti, con domicilio eletto presso Calogero Narese in Firenze, via dell`Oriuolo N. 20;
del permesso di costruire rilasciato dal Comune di Arezzo in data 27 novembre 2007 n. 230, nonché di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali se e in quanto lesivi tra cui, in particolare e per quanto occorra, dell’art. 22 delle N.T.A. del Comune di Arezzo, nella parte in cui non prevede per il rilascio del permesso di costruire il rispetto della distanza minima tra pareti finestrate prescritta dall’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, e delle delibere di incogniti numeri e date con cui sono state adottate ed approvate le N.T.A.
Visto l`atto di motivi aggiunti depositato presso la Segreteria di questo Tribunale in data 7 luglio 2010, proposti per l`annullamento per quanto di ragione delle delibere della Giunta comunale di Arezzo in data 14 maggio 1996 prot. G.C. n..1118, prot.. gen. n.. 32849/10.8.3 e 22 marzo 1993 b.. 844 bis.
Visto il ricorso per motivi aggiunti depositato il 7 luglio 2010;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Arezzo in Persona del Sindaco P.T. e di Guido Rogialli;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 25 novembre 2010 il dott. Eleonora Di Santo e uditi per le parti i difensori G. Gratteri, G. Tieri delegato da S. Pasquini e U. Franceschetti;
1. Con il ricorso in esame, le Sig.re Rosanna Ceccherini e Delia Velucchi, nella dichiarata qualità di proprietarie di un immobile sito in Arezzo, Via 10 dicembre 1948, hanno chiesto l’annullamento del permesso di costruire n. 230 del 27 novembre 2007, rilasciato dal Comune di Arezzo al Sig. Rogialli, per la costruzione di un nuovo fabbricato residenziale da realizzare sul terreno confinante.
In particolare, con il primo motivo di ricorso, deducono la violazione dell’art. 41 quinquies della legge 1150/1942 e dell’art. 9 del D.M. 1444/1968, oltre che l’eccesso di potere sotto i profili di carenza di istruttoria e travisamento dei fatti.
Affermano che la costruzione sarebbe posta ad una distanza di soli 6,36 mt. dalla parete finestrata del fabbricato di loro proprietà, in asserita violazione dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 che impone il rispetto della distanza minima di 10 metri fra pareti finestrate, nonché dell’art. 22, punto 4, delle N.T.A. del Piano Regolatore del Comune di Arezzo, nella parte in cui in tema di distanze richiama il citato art. 9.
Con il secondo motivo di ricorso, deducono la violazione dell’art. 41 quinquies della legge 1150/1942 e dell’art. 9 del D.M. 1444/1968, assumendo che nell’ipotesi in cui il richiamo contenuto nell’art. 22 delle N.T.A. alle distanze previste dall’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 dovesse intendersi riferito ai soli ampliamenti degli edifici esistenti e non valesse anche per le nuove costruzioni, anche tale disposizione dello strumento urbanistico comunale dovrebbe ritenersi illegittima per le medesime ragioni dedotte con il motivo precedente, tenuto conto della prevalenza dell’art. 9 rispetto alla confliggente disciplina locale.
Con ricorso per motivi aggiunti depositato il 7 luglio 2010, è stata impugnata la circolare interpretativa della Giunta del Comune di Arezzo sulla disciplina delle distanze approvata con delibera n. 1118 del 14 maggio 1996, depositata in giudizio dal Sig. Rogialli il 17 giugno 2010, nonché il precedente atto della Giunta municipale n. 844 bis del 22 marzo 1993 richiamato nella suindicata delibera n. 1118/1996.
Deducono la violazione dell’art. 41 quinquies della legge 1150/1942 e dell’art. 9 del D.M. 1444/1968, in quanto secondo l’interpretazione proposta dalla Giunta municipale con la delibera n. 1118 del 1996 e con quella precedente n. 844 bis del 1993, la distanza minima di 10 mt. prescritta dall’art. 9 del D.M. 1444 del 1968 non troverebbe applicazione qualora la parete finestrata dell’erigenda costruzione non sia finestrata, mentre secondo la giurisprudenza, ai fini del rispetto della previsione di cui all’art. 9 del D.M. 1444 del 1968, sarebbe sufficiente che uno solo dei due edifici sia munito di parete finestrata; ugualmente priva di pregio sarebbe l’ulteriore affermazione contenuta nelle delibere impugnate secondo la quale andrebbe osservata la distanza minima di 10 metri solo nel caso in cui la proiezione ortogonale della parete della nuova costruzione “accechi” la finestra dell’edificio antistante, in contrasto con quanto pacificamente ritenuto dalla giurisprudenza secondo la quale, ai sensi dell’art. 9 dell’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, la distanza di 10 metri che deve sussistere tra edifici “antistanti” va calcolata con riferimento ad ogni punto del fabbricato e non alle sole parti che si fronteggiano.
2. L’atto introduttivo del presente giudizio è infondato.
L’area dell’intervento per cui è causa è classificata dal P.R.G. vigente come zona “B” di completamento.
In sostanza viene eccepito che il permesso di costruire n. 230/07 impugnato sarebbe stato rilasciato in contrasto con le norme in materia di distanza fra pareti finestrate.
A riguardo, l’art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 prescrive che, nella costruzione di nuovi immobili non ricompresi (come quello in controversia) in zona A di P.R.G. deve osservarsi la distanza minima inderogabile di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.
Ora, nel caso di specie, è incontestato che:
- il contenzioso riguarda la parte di costruzione prospiciente un preesistente edificio posto lungo Via Vittorio Veneto;
- tale edificio ha altezze variabili, e la parte prossima al lotto di cui al permesso di costruire n. 230/07 è alta due piani, poi l’edificio arretra e si eleva per un altro piano;
- sul lato destro risultano presenti due aperture (finestre) al piano terra ed una finestra al piano primo, sulla parte mediana e terminale del prospetto destro;
- l’edificio oggetto del permesso in parola (n. 230/07) fronteggia parzialmente l’edificio esistente.
E dalla documentazione versata in atti (cfr., tra gli altri, l’all. n. 3, prodotto dal Comune), emerge che:
- l’edificio oggetto dell’impugnato permesso di costruire fronteggia l’edificio esistente nella prima parte del prospetto destro, ove l’edificio esistente è privo di finestre;
- il piano terra del nuovo edificio è costituito da un porticato avente funzione di parcheggio, e la linea ideale di delimitazione rispetto al fabbricato esistente è posta a mt. 6.35 dallo stesso;
- la parete di tamponatura del nuovo edificio, che delimita il vano ascensore ed un locale tecnico è posta a mt. 10 dall’edificio esistente;
- al piano primo il nuovo edificio si pone con la propria parete di tamponatura, priva di finestre, a mt. 6,35 rispetto alla porzione di edificio che si sovrappone parzialmente, anch’essa priva di finestre in tutta l’estensione in cui i due edifici si fronteggiano;
- ai piani superiori al primo il nuovo edificio presenta le stesse caratteristiche del piano primo ed è posto a mt. 10,90 dalla parte di edificio preesistente corrispondente al terzo piano dello stesso che, come si è detto, è arretrata rispetto al resto dell’edificio.
Ne consegue che il D.M. n. 1444/68 risulta rispettato in quanto intercorrono sempre almeno mt. 10 dalle pareti finestrate esistenti rispetto alle pareti del nuovo edificio.
Per quanto riguarda, poi, la supposta violazione dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 in ragione della presenza di terrazze aggettanti poste, secondo le ricorrenti, a meno di mt. 10 in corrispondenza della proiezione ortogonale delle finestre stesse, il rilievo non ha pregio.
La giurisprudenza ha, infatti, ormai chiarito la natura di norma di ordine pubblico dell’art. 9 del D.M. 1444/68, che prescrive la distanza minima di 10 mt. lineari tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, precisando tuttavia che il balcone aggettante può essere ricompreso nel computo della predetta distanza solo nel caso in cui una norma di piano preveda ciò (cfr., Cons. Stato, sez. IV, 7 luglio 2008 n. 3381; TAR Lazio, 31 marzo 2010 n. 5319; TAR Liguria, Genova, sez. I, 10 luglio 2009 n. 1736).
E tale norma nel caso di specie non è rinvenibile.
Vi è, peraltro, una norma (art. 3, comma 6, delle N.T.A. del P.R.G.) che detta la definizione di “Distanza dai confini”, stabilendo che “è la distanza fra le proiezioni orizzontali dei fabbricati per la parte fuori terra e i confini escluse le terrazze e gli aggetti di carattere ornamentale e strutturale con sporgenze inferiori o uguali a mt. 2,00”.
Dunque, se la terrazza non supera i due metri di sporgenza non viene computata ai fini delle distanze dai confini.
E tale disposizione, ancorchè non dettata ai fini del calcolo della distanza minima di 10 mt. lineari tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, di cui al ripetuto art. 9 del D.M. 1444/68, in assenza di una norma di piano ad hoc, può comunque fungere da utile parametro di riferimento per il computo della distanza in questione.
Ne consegue che nella fattispecie in esame le terrazze non sono computabili ai fini delle distanze fra edifici, in quanto hanno una sporgenza di ml. 1,76 e sono completamente aperte.
Le considerazioni sin qui svolte sono assorbenti di ogni altra e determinano la reiezione del ricorso principale, senza che occorra verificare la portata delle norme tecniche di attuazione operanti nel caso di specie, in quanto, per consolidata giurisprudenza, le norme di cui al ripetuto D.M. 1444/68, emanate in forza dell’art. 17 della legge n. 765/1967, traggono da questa la forza di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicchè l’inderogabile distanza di metri 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima e va annullata ove oggetto di impugnazione o, secondo l’indirizzo prevalente, comunque disapplicata, stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale dettata dalla fonte sovraordinata (cfr., Cons. Stato, sez. IV, 12 giugno 2007 n. 3094).
3. Quanto al ricorso per motivi aggiunti, lo stesso si appalesa inammissibile per carenza di interesse, in quanto gli atti con lo stesso impugnati non hanno valenza provvedimentale.
4. Quanto alle spese di giudizio le stesse seguono le regole della soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), respinge l’atto introduttivo del presente giudizio e dichiara inammissibile per carenza di interesse il ricorso per motivi aggiunti.
Condanna le ricorrenti, in solido tra loro, a pagare alle parti resistenti le spese di giudizio che liquida nella complessiva somma di € 3.000,00 (tremila/00), oltre IVA e CPA, da corrispondere per metà a favore dell’Amministrazione intimata e per l’altra metà a favore del controinteressato.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 25 novembre 2010 con l`intervento dei magistrati: