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Timestamp: 2018-06-20 02:15:55+00:00
Document Index: 175110256

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 4', 'art.67', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 175']

Il rischio idraulico nella città di Roma Seminario tecnico Università degli Studi Roma Tre - PDF
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Rita Lillo
1 Il rischio idraulico nella città di Roma Seminario tecnico Università degli Studi Roma Tre Quadro normativo Prof. Ing.
2 Rischio Rischio: valutazione del danno legato a fenomeni di pericolo cui è associata una forte componente d aleatorietà Nel rischio idraulico gli eventi calamitosi che producono il danno di piena sono eventi rari, d intensità molto variabile, che di volta in volta possono produrre danni di entità diversa Si esprime questa estrema variabilità degli eventi calamitosi sotto forma di distribuzione di probabilità (in termini di tempo di ritorno) di una variabile che caratterizza l evento (es. portata al colmo Q c ) Il danno dipende anche dall entità dei beni esposti a rischio che possono essere distrutti o danneggiati (vulnerabilità) Il danno di piena è sempre legato alla presenza nella zona soggetta a piene di beni deteriorabili cui la società attribuisce un valore economico, oppure di esseri umani che potrebbero trovarsi in pericolo pag. 2
3 Rischio Formula di Varnes 1 R = P C V Fattori che determinano il rischio P, pericolosità o probabilità dell evento (es. portata al colmo di piena Q c ) C, valore dei beni esposti nell area soggetta all evento V, vulnerabilità o frazione del valore del bene che viene distrutta dall evento (funzione di Q c ) 1 Varnes et al., Landslide hazard zonation a review of principles and practice, IAEG Commission on Landslides, UNESCO, Paris, 1984 INSPIRE (Infrastructure for Spatial Information in Europe) D2.8.III.12 Data Specification on Natural Risk Zones (Technical Guidelines) Figure 1 pag. 3
4 Rischio Percezione: consapevolezza del verificarsi ineluttabile di eventi calamitosi e delle possibili conseguenze arrecate Previsione: capacità di valutazione delle caratteristiche di tali eventi e della vulnerabilità del territorio Prevenzione: messa in atto di interventi di mitigazione Interventi strutturali (opere idrauliche) Interventi non strutturali (vincoli urbanistici e piani di protezione civile) Preannuncio: prevedere con congruo anticipo il verificarsi degli eventi calamitosi, al fine di mettere in atto azioni di mitigazione pag. 4
5 Normativa italiana previgente Legge 183/89 e successivi decreti attuativi pag. 5
6 Legge 183/89 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo Delega prevalentemente alle Regioni la gestione delle acque Classifica i bacini idrografici e identifica la Autorità competenti Le Autorità di Bacino hanno compiti di coordinamento degli interventi considerando i bacini come ecosistemi unitari Il coordinamento è basato sulla redazione di Piani di Bacino Decreto Legislativo n. 180 del 11/06/1998 (decreto «Sarno»), poi Legge 267/1998 Redazione dei Piani Stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) Individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico Misure di salvaguardia Interventi di difesa (strutturali e normativi) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/09/1998 Norme per la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico pag. 6
7 Autorità di Bacino - Legge 183/89 pag. 7
8 Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) Autorità di Bacino del Fiume Tevere (ABT) pag. 8
9 Criteri per la mappatura del rischio Autorità di Bacino del Fiume Tevere Adotta la formula di Varnes per la definizione di rischio Stabilisce i seguenti scenari di pericolosità Alta probabilità d inondazione, T 50 anni fascia di pertinenza fluviale Moderata probabilità d inondazione, 50 < T 200 anni aree di naturale laminazione delle piene Eventi eccezionali, 200 < T 500 anni zona di allertamento ed evacuazione della popolazione Associa alla pericolosità la tipologia di inondazione Diretta, inondazione rapida per tracimazione di sponde o argini con velocità di deflusso elevate Indiretta, inondazione per rigurgito, es. a valle di argini non tracimati, basse velocità Marginale, velocità e tiranti bassi, nessun pericolo per le persone pag. 9
10 altezza d acqua (m) Criteri per la mappatura del rischio Autorità di Bacino del Fiume Tevere Inondazione marginale velocità (m/s) pag. 10
11 Criteri per la mappatura del rischio Autorità di Bacino del Fiume Tevere Fasce fluviali (costituiscono vincoli per la pianificazione territoriale) Fascia A, inondazione diretta con T 50 anni nessun insediamento Fascia B, inondazione indiretta e marginale con T 50 anni e diretta e indiretta con 50 < T 200 anni forti vincoli sugli insediamenti Fascia C, inondazione marginale con 50 < T 200 anni e diretta con 200 < T 500 anni interventi di protezione civile Fasce di rischio (definisce la priorità degli interventi) R4 rischio molto elevato, perdita di vite umane, danni gravi a edifici e infrastrutture R3 rischio elevato, problemi per l incolumità delle persone, inagibilità di edifici e infrastrutture R2 rischio medio, nessun problema per l incolumità delle persone, danni minori agli edifici e infrastrutture R1 rischio moderato, danni marginali al patrimonio pag. 11
14 Normativa europea in materia di acque Direttiva 2000/60/CE pag. 14
15 DIRETTIVA 2000/60/CE Istituisce in Europa un quadro omogeneo per la protezione delle acque (riduzione dell inquinamento, miglioramento ambiente acquatico, promuovere utilizzo idrico sostenibile, contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità) Obiettivi 1. Ampliare la protezione delle acque, sia superficiali che sotterranee 2. Raggiungere lo stato di buono per tutte le acque entro il 31 dicembre Gestire le risorse idriche sulla base di bacini idrografici indipendentemente dalle strutture amministrative 4. Procedere attraverso un azione che unisca limiti delle emissioni e standard di qualità 5. Riconoscere a tutti i servizi idrici il giusto prezzo che tenga conto del loro costo economico reale 6. Rendere partecipi i cittadini delle scelte adottate in materia pag. 15
16 DIRETTIVA 2000/60/CE Istituisce i Distretti Idrografici (ogni stato ne definisce l Autorità Competente) Unità territoriale di riferimento per la gestione del bacino Area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere Decreto Legislativo n 152/2006 Recepisce la 2000/60/CE Abroga la 183/1989 Prevede otto Distretti Idrografici e istituisce per ciascuno di essi l Autorità Distrettuale Legge 13/2009 (Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell ambiente) Nell attesa della piena operatività delle Autorità di Distretto demanda l adozione dei piani di gestione ai Comitati Istituzionali delle Autorità di Bacino di rilievo Nazionale, integrati dai componenti designati dalle Regioni il cui territorio ricade nel distretto a cui si riferisce il piano pag. 16
17 DIRETTIVA 2000/60/CE Distretti Idrografici Padano ( km 2 ) Alpi orientali ( km 2 ) Appennino settentrionale ( km 2 ) Sardegna ( km 2 ) Appennino centrale ( km 2 ) Sicilia ( km 2 ) Appennino meridionale ( km 2 ) pag. 17
18 Normativa europea sulle alluvioni Direttiva 2007/60/CE pag. 18
19 DIRETTIVA 2007/60/CE Disciplina la gestione del rischio di alluvioni (non inclusa fra gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE) Obiettivo Ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l ambiente, il patrimonio culturale, le attività economiche e le infrastrutture, connesse con le alluvioni Fasi di attuazione (requisiti minimi) 1. Valutazione preliminare rischio alluvioni (art. 4) Individuazione zone a rischio potenziale di alluvioni (art. 5) 2. Mappe di pericolosità e rischio alluvioni (art. 6) 3. Piani di gestione del rischio alluvione (art. 7) 12/ / /2015 Riesame previsto ogni 6 anni pag. 19
20 Definizioni DIRETTIVA 2007/60/CE Alluvione: allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d acqua Inondazioni causate da fiumi, torrenti di montagna, corsi d acqua temporanei mediterranei Inondazioni marine delle zone costiere Può escludere gli allagamenti causati dagli impianti fognari Rischio di alluvione: combinazione della probabilità di un evento alluvionale e delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, l ambiente, il patrimonio culturale e l attività economica derivanti da tale evento pag. 20
21 Fasi di attuazione DIRETTIVA 2007/60/CE 1. Valutazione preliminare del rischio di alluvioni Valutazione dei rischi potenziali Mappe di distretto idrografico con i confini dei bacini idrografici, dei sottobacini e delle eventuali zone costiere, topografia e l utilizzo del territorio Descrizione delle alluvioni avvenute in passato con notevoli conseguenze negative e con elevata probabilità di verificarsi in futuro in maniera simile Valutazione delle potenziali conseguenze negative di future alluvioni tenuto conto di (secondo le esigenze degli Stati membri) Caratteristiche idrologiche e geomorfologiche generali dei corsi d acqua Ruolo delle pianure alluvionali come aree naturali di ritenzione delle acque Efficacia delle infrastrutture artificiali esistenti per la protezione dalle alluvioni Posizione delle zone popolate e delle zone in cui insistono attività economiche Sviluppi a lungo termine compresi gli impatti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni pag. 21
22 Fasi di attuazione DIRETTIVA 2007/60/CE 2. Mappe della pericolosità da alluvione Perimetrazione delle aree geografiche che potrebbero essere interessate da alluvioni secondo i seguenti scenari a) Scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi b) Media probabilità di alluvioni (tempo di ritorno probabile 100 anni) c) Elevata probabilità di alluvioni, se opportuno Per ogni scenario vanno indicati almeno i seguenti elementi a) Portata della piena b) Profondità delle acque o, se del caso, livello delle acque c) Velocità o portata, se opportuno pag. 22
23 Fasi di attuazione DIRETTIVA 2007/60/CE 2. Mappe del rischio di alluvioni Indicano le potenziali conseguenze negative derivanti dalle alluvioni Numero indicativo degli abitanti potenzialmente interessati Tipo di attività economiche insistenti sull area potenzialmente interessata Impianti che potrebbero provocare inquinamento accidentale in caso di alluvione e aree protette potenzialmente interessate Altre informazioni utili dagli Stati membri Aree in cui possono verificarsi alluvioni con elevato volume di sedimenti trasportati e colate detritiche Informazioni su altre notevoli fonti di inquinamento pag. 23
24 Fasi di attuazione DIRETTIVA 2007/60/CE 3. Piani di gestione del rischio di alluvioni Definiscono gli obiettivi appropriati e le misure (in ordine di priorità) per il loro raggiungimento, per la gestione dei rischi in termini di riduzioni della pericolosità e delle conseguenze negative Costi e benefici Portata della piena e vie di deflusso delle acque Zone con capacità di espansione delle piene, come le pianure alluvionali naturali Obiettivi ambientali art. 4 della 2000/60/CE Gestione del suolo e delle acque Pianificazione e utilizzo del territorio Conservazione della natura Navigazione e infrastrutture portuali Riguardano la prevenzione, comprese il preannuncio di alluvione e il sistema di allertamento nazionale Possono promuovere pratiche sostenibili di uso del suolo, migliorare le azioni di ritenzione delle acque, nonché l'inondazione controllata pag. 24
25 Normativa italiana sulle alluvioni D.Leg. 49/2010 per il recepimento della Direttiva alluvioni 2007/60/CE pag. 25
26 Recepimento della Direttiva Alluvioni in Italia Decreto Legislativo n. 49 del 23/02/2010 Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni Misure transitorie (art. 13 della 2007/60/CE) Ciascuna fase può essere saltata se si può dimostrare che è già stata effettuata analoga attività prima del 22/12/ relativi elaborati coerenti con i requisiti fissati nella norma (art. 4, 6 e 7) Riesame previsto ogni 6 anni I riesami tengono conto del probabile impatto dei cambiamenti climatici sul verificarsi di alluvioni pag. 26
27 Competenze D.Leg. 49/2010 L'adozione dei Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) compete alle Autorità Distrettuali Le Regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, provvedono, per il Distretto Idrografico di riferimento, alla predisposizione ed all'attuazione del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale Le Autorità Distrettuali sono competenti in materia di valutazione preliminare del rischio e individuazione delle aree potenzialmente a rischio, della redazione delle mappe di pericolosità e rischio e dei piani di gestione pag. 27
28 Definizioni a confronto Direttiva 2007/60/CE Alluvione: allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d acqua Inondazioni causate da fiumi, torrenti di montagna, corsi d acqua temporanei mediterranei Inondazioni marine delle zone costiere Può escludere gli allagamenti causati dagli impianti fognari Rischio di alluvione: combinazione della probabilità di un evento alluvionale e delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, l ambiente, il patrimonio culturale e l attività economica derivanti da tale evento D.Leg. 23/02/2010 Alluvione: l'allagamento temporaneo, anche con trasporto ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densità, di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua Inondazioni causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente reti di drenaggio artificiale, ogni altro corpo idrico superficiale anche a regime temporaneo, naturale o artificiale Inondazioni marine delle zone costiere Esclude gli allagamenti non direttamente imputabili ad eventi meteorologici Pericolosità da alluvione: probabilità di accadimento di un evento alluvionale in un intervallo temporale prefissato e in una certa area Rischio di alluvione: combinazione della probabilità di un evento alluvionale e delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, l ambiente, il patrimonio culturale e l attività economica derivanti da tale evento pag. 28
29 Mappe di pericolosità D.Leg. 49/2010 Evidenziano le aree in cui possono verificarsi fenomeni alluvionali con elevato volume di sedimenti trasportati e colate detritiche Contengono la perimetrazione delle aree geografiche che potrebbero essere interessate da alluvioni secondo i seguenti scenari a) alluvioni rare di estrema intensità: tempo di ritorno fino a 500 anni dall'evento (bassa probabilità) b) alluvioni poco frequenti: tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (media probabilità) c) alluvioni frequenti: tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (elevata probabilità) Per ogni scenario vanno indicati almeno i seguenti elementi estensione dell'inondazione altezza idrica o livello caratteristiche del deflusso (velocità e portata) pag. 29
30 Mappe di rischio D.Leg. 49/2010 Indicano le potenziali conseguenze negative derivanti dalle alluvioni - nell'ambito degli scenari e prevedono le 4 classi di rischio di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2/9/1998 Numero indicativo degli abitanti potenzialmente interessati Infrastrutture e strutture strategiche (autostrade, ferrovie, ospedali, scuole, ecc.) Beni ambientali, storici e culturali di rilevante interesse presenti nell'area potenzialmente interessata Distribuzione e tipologia delle attività economiche insistenti sull'area potenzialmente interessata Impianti che potrebbero provocare inquinamento accidentale in caso di alluvione Aree protette potenzialmente interessate Altre informazioni considerate utili dalle Autorità Distrettuali, come le aree soggette ad alluvioni con elevato volume di trasporto solido e colate detritiche o informazioni su fonti rilevanti di inquinamento pag. 30
31 Piani di Gestione D.Leg. 49/2010 I piani devono contenere gli elementi indicati nell'allegato I del D.Leg. 49/2010 (sostanzialmente uguale all'allegato della Direttiva 2007/60/CE) Parte A: elementi che devono comparire nel primo piano di gestione del rischio Parte B: elementi che devono apparire nei successivi aggiornamenti del piano Parte C: contenuti degli indirizzi, criteri e metodi per la redazione e l'aggiornamento dei piani Per la parte relativa al sistema di allertamento, i Piani contengono una sintesi dei contenuti dei Piani urgenti di emergenza previsti dall'art.67, co. 5, del D.Lgs. 152/2006, e tengono conto degli aspetti relativi alle attività di Previsione, monitoraggio, sorveglianza e allertamento attraverso la rete dei centri funzionali Presidio territoriale idraulico posto in essere dalle regioni e dalle province Regolazione dei deflussi attuata anche attraverso i piani di laminazione Attivazione dei piani urgenti di emergenza previsti dalla richiamata normativa vigente pag. 31
32 Recepimento della Direttiva Alluvioni in Italia pag. 32
33 Indirizzi operativi per l attuazione della DIRETTIVA 2007/60/CE Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare MATTM (2013) In collaborazione con Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA Autorità di Bacino di Rilievo Nazionale pag. 33
34 Valutazione preliminare (art. 4) Il MATTM ha comunicato il 22/12/2011 alla Commissione Europea che l Italia si sarebbe avvalsa delle misure transitorie (art. 13) Elaborazione (decisa prima del 22/12/2010) di mappe della pericolosità e del rischio e definizione di piani di gestione del rischio di alluvioni conformemente alle pertinenti disposizioni della direttiva stessa Aggiornamento/predisposizione del catasto degli eventi, in cui siano rintracciabili le informazioni sulla collocazione spaziale e temporale degli eventi di piena nonché delle conseguenze avverse ad essi associati pag. 34
35 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) Aggiornamento, omogeneizzazione e valorizzazione dei PAI vigenti per raggiungere un primo livello comune a livello nazionale in cui tutte le informazioni derivabili da dati già contenuti nei vigenti strumenti di pianificazione (PAI) siano rappresentate in modo omogeneo e coerente con il D. Lgs. 49/2010 (art. 6) Soddisfare le richieste formulate nelle normative europea 2007/60/CE e italiana D.Leg 49/2010 Capitalizzare quanto ad oggi realizzato Affrontare in modo condiviso, organico ed adeguato la gestione del rischio idraulico pag. 35
36 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 1. Verifica di completezza del reticolo idrografico e l individuazione delle eventuali integrazioni o modifiche 2. Classificazione e mappatura della pericolosità idraulica (1/2) Scenari di riferimento (tempi di ritorno), Fasce fluviali (A, B, C e eventuali sottofasce caratterizzate da h e v), Classi di pericolosità (P4, P3, P2, P1, utilizzando anche h e v) Quasi tutte le AdB hanno collegato le Fasce/Classi di Pericolosità alle Norme di Attuazione dei PAI Vincolano e definiscono gli usi compatibili sui territori perimetrati, la programmazione degli interventi ecc. pag. 36
37 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 2. Classificazione e mappatura della pericolosità idraulica (2/2) AdB che hanno provveduto alla definizione e mappatura delle fasce fluviali Fascia A P3 (pericolosità elevata) Fascia B (o B1, B2, B3) P2 (pericolosità media) Fascia C P1 (pericolosità bassa) AdB che hanno provveduto alla definizione e mappatura della pericolosità in 4 classi P4 e P3 (molto elevata ed elevata) P3 (pericolosità elevata) P2 (media) P2 (pericolosità media) P1 (moderata) P1 (pericolosità bassa) AdB che hanno provveduto alla definizione e mappatura delle aree inondabili Aree con elevata probabilità di accadimento (30 T 50) P3 (pericolosità elevata) Aree con media probabilità di accadimento (100 T 200) P2 (pericolosità media) Aree con bassa probabilità di accadimento (200 T 500) P1 (pericolosità bassa) Le aree retro-arginali sono classificate P1, P2 o P3 dalle singole AdB e Regioni sulla base di considerazioni/dati di carattere tecnico strutturali e ove ritenuto necessario pag. 37
38 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 3. Classificazione e mappatura del rischio (1/5) Individuare e cartografare le seguenti macro categorie 1. Zone urbanizzate con indicazione sul numero di abitanti potenzialmente interessati da possibili eventi alluvionali 2. Strutture Strategiche (ospedali e centri di cura pubblici e privati, centri di attività collettive civili, sedi di centri civici, centri di attività collettive militari) 3. Infrastrutture strategiche e principali (linee elettriche, metanodotti, oleodotti, gasdotti e acquedotti, vie di comunicazione di rilevanza strategica sia carrabili che ferrate, porti e aeroporti, invasi idroelettrici, grandi dighe) 4. Beni ambientali, storici e culturali di rilevante interesse (aree naturali, aree boscate, aree protette e vincolate, aree di vincolo paesaggistico, aree di interesse storico e culturale, zone archeologiche 5. Distribuzione e tipologia delle attività economiche insistenti sull area potenzialmente interessata 6. Zone interessate da insediamenti produttivi o impianti tecnologici, potenzialmen te pericolosi dal punto di vista ambientale, zone estrattive, discariche, depuratori, inceneritori e aree protette potenzialmente interessate pag. 38
39 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 3. Classificazione e mappatura del rischio (2/5) Analisi del Danno semplificata, associando le categorie di elementi esposti a condizioni omogenee di Danno Potenziale (valore esposto vulnerabilità) D4 (Danno potenziale molto elevato) aree in cui si può verificare la perdita di vite umane, ingenti danni ai beni economici, naturali storici e culturali di rilevante interesse, gravi disastri ecologico ambientali D3 (Danno potenziale elevato) aree con problemi per l incolumità delle persone e per la funzionalità del sistema economico, aree attraversate da linee di comunicazione e da servizi di rilevante interesse, le aree sedi di importanti attività produttive D2 (Danno potenziale medio) aree con limitati effetti sulle persone e sul tessuto socioeconomico, aree attraversate da infrastrutture secondarie e attività produttive minori, destinate sostanzialmente ad attività agricole o a verde pubblico D1 (Danno potenziale moderato o nullo) comprende le aree libere da insediamenti urbani o produttivi dove risulta possibile il libero deflusso delle piene pag. 39
40 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 3. Classificazione e mappatura del rischio (3/5) D4 (Danno potenziale molto elevato) Zone urbanizzate e/o interessate da attività economiche produttive di rilevante interesse categoria 1 di elementi esposti Strutture strategiche categoria 2 di elementi esposti Infrastrutture strategiche categoria 3 di elementi esposti Beni ambientali, storici e culturali di rilevante interesse categoria 4 di elementi esposti Zone interessate da attività economiche, industriali o impianti tecnologici, potenzialmente pericolosi dal punto di vista ambientale categoria 6 di elementi esposti D3 (Danno potenziale elevato) Discariche, depuratori, inceneritori categoria 6 di elementi esposti Zone omogenee presenti negli strumenti urbanistici comunali e individuati come Cimiteri, cave, discariche anche se non in esercizio Beni ambientali, paesaggistici e storico archeologici che racchiudono potenziali valori, ma non riconosciuti in termini normativi pag. 40
41 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 3. Classificazione e mappatura del rischio (4/5) D2 (Danno potenziale medio) Zone agricole specializzate categoria 6 di elementi esposti Zone estrattive Zone omogenee presenti negli strumenti urbanistici comunali e individuati come ad esempio, verde urbano e parchi urbani, borghi rurali Infrastrutture secondarie: intese come strade secondarie, linee ferroviarie e stazioni nel caso in cui il danno non provochi l isolamento di uno o più centri urbani D1 (Danno potenziale moderato o nullo) Aree incolte o di scarso valore ambientale Aree agricole non specializzate (prati, pascoli, etc.) Aree umide (zone umide, corpi idrici, boschi igrofili, lanche e meandri abbandonati, ecosistemi sito specifici, etc.) Superfici costruite, a bassa densità di edificazione in stato di abbandono o degrado riconosciuto (il cui valore è principalmente legato alla perdita dell'elemento costruito) pag. 41
42 Mappe di pericolosità e rischio PAI (12/2013) 3. Classificazione e mappatura del rischio (5/5) Si utilizzano le classi di rischio R1, R2, R3 e R4 già definite nel D.P.C.M. del 1998 Si determinano le classi di rischio in base alla corrispondenza di pericolosità e danno potenziale Le mappe del rischio idraulico attualmente vigenti risultano di fatto valide indipendentemente da come realizzate e dalla pericolosità di riferimento Integrazioni delle singole mappe, che dovranno contenere anche il numero di abitanti potenzialmente esposti e gli impianti potenzialmente pericolosi pag. 42
43 Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) Distretto Idrografico dell Appennino Centrale Autorità di Bacino del Fiume Tevere (ABT) pag. 43
44 Distretto Idrografico dell Appennino Centrale Tevere, già bacino nazionale Tronto, già bacino interregionale Sangro, già bacino interregionale ƒbacini regionali del Lazio Bacini regionali dell'abruzzo ƒpotenza, Chienti, Tenna, Ete, Aso, Menocchia, Tesino e bacini minori delle Marche, già bacini regionali pag. 44
46 Mappatura della pericolosità e dl rischio (adeguamento, omogeneizzazione e/o completamento) Ambito del reticolo PAI (2006), reticolo principale Ambito del reticolo PAI aggiornato (2008), reticolo secondario dell'umbria e del reticolo di interesse in Abruzzo Ambito del Ps5 Piano di bacino stralcio metropolitano di Roma Ambito dei nuovi tratti segnalati e studiati dalle Regioni, vari tratti particolari del reticolo minore segnalati dalla regione Toscana (provincia di Arezzo), Umbria (tratti in estensione del reticolo minore), Marche (alto bacino del fiume Nera)
51 Riferimenti L. 18 maggio 1989 n. 183 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo (abrogata dall'art. 175 del D.lgs 3 aprile 2006 n. 152 Norme in materia ambientale D.L. 11 giugno 1998 n. 180 convertito con modifiche in legge 3 agosto 1998 n. 267 Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella Regione Campania DIRETTIVA 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque DIRETTIVA 2007/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 Norme in materia ambientale D.Lgs. 23 febbraio 2010 n. 49 Attuazione della direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi di alluvione Barbano A., Braca G., Bussettini M., Dessì B., Inghilesi R., Lastoria B., Monacelli G., Morucci S., Piva F., Sinapi L., Spizzichino D. (2012): Proposta metodologica per l aggionamento delle mappe di pericolosità e di rischio - Attuazione della Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi da alluvioni (Decreto Legislativo n.49/2010) ISPRA, Roma novembre 2012, rev. luglio Ministero dell Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare - MATTM (aprile 2013) Indirizzi operativi per l attuazione della DIRETTIVA 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi da alluvioni con riferimento alla predisposizione delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni (Decreto Legislativo n. 49/2010) pag. 51