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Timestamp: 2020-04-07 01:14:24+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3942 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3942 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 10/01/2017, dep.14/02/2017), n. 3942
sul ricorso 15109-2015 proposto da:
C.M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
CARONCINI 51, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PERSICO, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato VOZZA ANGELO,
avverso la sentenza n. 6662/20/2014, emessa il 12/12/2014 della
Avv. C.M.S. ricorre per la cassazione della sentenza della CTR-Lombardia che il 15 dicembre 2014 ha riformato la decisione della CTP-Milano che ha accolto la domanda del contribuente diretta a ottenere l’annullamento della cartella emessa per l’omesso versamento dell’IRAP dovuta per l’anno d’imposta 2009. Il fisco resiste con controricorso.
Il ricorrente esattamente censura – per violazione e falsa applicazione di norme di diritto sostanziali D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3) la sentenza d’appello laddove stima l’attività del contribuente fornita del requisito dell’autonoma organizzazione pur essendo espletata in regime di mono-committenza, senza forme di partecipazione alle relative spese e senza propri dipendenti o collaboratori.
La decisione di discosta dai principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016 (Rv. 639529), laddove si afferma che, con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerurmque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Tale parametro orientativo non risulta rispettato dal giudice regionale ove si consideri che, dal tenore del ricorso per cassazione e della sentenza d’appello, è pacifico che il contribuente svolga l’attività di avvocato in regime di mono-committenza rispetto allo Studio Legale Diodà, suo singolo cliente, alla cui organizzazione non pare contribuire atteso che, secondo l’accertamento di fatto compiuto dallo stesso giudice regionale, il ricorrente “collabora con lo studio organizzato di altro professionista, percependo un fisso cospicuo mensile, avvalendosi di detto studio”. Ed ancora, la CTP-Milano, con accertamento non smentito dalla CTR-Lombardia, afferma che il contribuente “ha… svolto la sua attività di avvocato senza essere il responsabile di una organizzazione e senza l’impiego di beni strumentali…eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione non avvalendosi in modo non occasionale di collaboratori”.
Tali essendo gli elementi di fatto acquisiti al processo e non smentiti dalla sentenza d’appello e dalle difese erariali, manifesta è la falsa applicazione delle norme di diritto sostanziali che regolano la materia nella vincolante interpretazione datane da Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016.