Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-secondo/titolo-i/capo-ii/sezione-iii/art235.html
Timestamp: 2019-12-13 21:47:15+00:00
Document Index: 9346834

Matched Legal Cases: ['art. 235', 'art. 235', 'art. 235', 'art. 235', 'art. 233', 'sentenza ', 'art. 235', 'sentenza ', 'art. 235', 'sentenza ']

Art. 235 codice di procedura civile - Irrevocabilità - Brocardi.it
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Articolo 235 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 235 Codice di procedura civile
La parte, che ha deferito o riferito il giuramento decisorio, non può più revocarlo quando l'avversario ha dichiarato di essere pronto a prestarlo (1) (2) (3).
(1) Il potere di revocare il giuramento può essere esercitato anche dopo la pronuncia dell'ordinanza del g.i. che ammette il giuramento decisorio, fino a quando la controparte non abbia dichiarato di essere pronto a giurare. Tale facoltà implica anche quella di modificare l'originario deferimento, qualora non si ritenga sufficientemente provata la domanda alla stregua delle altre risultanze istruttorie.
La dichiarazione della parte di essere pronta a giurare è stata implicitamente ravvisata nella richiesta di rinvio dell'udienza, giustificato da un impedimento della parte a comparire per prestare il giuramento.
(2) In caso di revoca del riferimento, si ritiene che tale atto comporti una dichiarazione implicita di essere pronti a giurare: quindi, se che il delato dopo aver riferito il giuramento ha tempestivamente esercitato il potere di revoca, il deferente non può più revocare il deferimento.
(3) La dichiarazione di revoca non è soggetta a particolare formalismo, pertanto si ritiene in dottrina possa essere resa anche da un procuratore sprovvisto di mandato speciale. Tuttavia un consolidato orientamento giurisprudenziale richiede anche per la revoca la provenienza della dichiarazione dalla parte personalmente o dal procuratore ad litem munito di mandato speciale.
Nel processo civile vige il principio dell'acquisizione processuale dei mezzi di prova i quali, quando richiesti ed ammessi in giudizio, non possono più essere sottratti alla causa. Nella norma in commento, una parte della dottrina ravvisa una eccezione a tale principio, in quanto è prevista la possibilità per la parte di revocare il giuramento decisorio anche dopo che il giudice ne abbia disposto l'ammissione.
Secondo altra parte della dottrina , invece, il giuramento è definitivamente acquisito al processo solo se, dopo la sua ammissione, la parte chiamata a prestarlo dichiara di essere pronta: quindi, mancando questa dichiarazione, seppur ammesso dal giudice, il giuramento non sarebbe a tutti gli effetti acquisito al giudizio.
Massime relative all'art. 235 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 4536/1992
La dichiarazione di essere pronto a prestare il giuramento decisorio, che, a norma dell'art. 235 c.p.c. esclude il potere di revoca della parte che lo ha deferito, può essere esternata anche per facta concludentia, quale è una richiesta di rinvio dell'udienza giustificata da un impedimento a comparire, perché l'art. 235 cit., a differenza dell'art. 233 c.p.c., concernente la forma dell'atto che deferisce il giuramento, non richiede una dichiarazione formale proveniente dalla parte personalmente o da un suo procuratore munito di mandato speciale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4536 del 14 aprile 1992)
Cass. civ. n. 3934/1982
Ove la parte non si avvalga della facoltà di revocare il deferimento del giuramento decisorio, a seguito della modifica apportata dal giudice alla formula relativa, e lasci prestare il giuramento, l'irrevocabilità sancita dall'art. 235 c.p.c. non consente l'ulteriore riesame dell'efficacia del prestato giuramento, in relazione alla modifica della formula proposta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3934 del 30 giugno 1982)
Cass. civ. n. 2720/1982
Il potere di revoca del giuramento decisorio, spettante alla parte che lo ha deferito fino a quando l'altra parte non ha dichiarato di essere pronta a prestarlo (art. 235 c.p.c.), implica anche la facoltà di modificare l'originario deferimento del giuramento stesso, subordinandolo al caso in cui la domanda non sia ritenuta sufficientemente provata alla stregua delle altre risultanze istruttorie.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2720 del 30 aprile 1982)