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Timestamp: 2020-02-28 15:58:28+00:00
Document Index: 148619747

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 49', 'art. 80', 'art. 49', 'art. 80']

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D.Lgs. n. 151/2001: testo unico maternità
Articolo 1 (testo unico maternità)
Oggetto (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 1, comma 5; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 17, comma 3)
Articolo 2 (testo unico maternità)
Articolo 3 (testo unico maternità)
3. È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda la retribuzione, la classificazione professionale, l'attribuzione di qualifiche e mansioni e la progressione nella carriera, secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 3 dellalegge 9 dicembre 1977, n. 903.
Articolo 4 (testo unico maternità)
1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal lavoro, in virtù delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro può assumere personale con contratto a tempo determinato o utilizzare personale con contratto temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell'articolo 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n. 196, e con l'osservanza delle disposizioni delle leggi medesime (1) .
2. L'assunzione di personale a tempo determinato e l'utilizzazione di personale temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del presente testo unico può avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva (1).
(1) Comma così modificato dall'articolo 1, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Articolo 5 (testo unico maternità)
Articolo 6 (testo unico maternità)
Articolo 7 (testo unico maternità)
Articolo 8 (testo unico maternità)
Articolo 9 (testo unico maternità)
Articolo 10 (testo unico maternità)
c) durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all' articolo 20 (1) ;
(1) Lettera così modificata dall'articolo 2, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
2. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro può disporre, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del Servizio sanitario nazionale, ai sensi degli articoli 2 e 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell'articolo 16 o fino ai periodi di astensione di cui all' articolo 7 , comma 6, e all' articolo 12 , comma 2, per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dal servizio stesso, per i seguenti motivi :
c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo quanto previsto dagli articoli 7 e 12 (1).
(1) Comma così modificato dall'articolo 2, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. L'inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 16e 17 è punita con l'arresto fino a sei mesi.
Trattamento economico e normativo (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 6, 8 e 15, commi 1 e 5; legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 3, comma 2; decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, art. 6, commi 4 e 5)
2 . L'indennità di maternità, comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia, è corrisposta con le modalità di cui all' articolo 1, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33 , e con gli stessi criteri previsti per l'erogazione delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie (1) .
(1) Comma sostituito dall'articolo 2, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. L'indennità di maternità è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 54, comma 3, lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di congedo di maternità previsti dagli articoli 16 e 17. (1)
(1) La Corte costituzionale, con sentenza del 14 dicembre 2001, n. 405, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui esclude la corresponsione dell'indennità di maternità nell'ipotesi prevista dall'articolo 54, comma 3, lettera a), del medesimo decreto legislativo.
1. Il trattamento economico e normativo è quello spettante ai sensi degli articoli 22e 23.
ARTICOLI 31 - 60 (testo unico maternità)
1. Il congedo di cui agliarticoli 26, comma 1, e 27, comma 1, che non sia stato chiesto dalla lavoratrice, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore.
2. Il congedo di cui all' articolo 27, comma 2, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore.
3. Per i periodi di congedo parentale di cui all'articolo 32ulteriori rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 2 è dovuta un'indennità pari al 30 per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell'interessato sia inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento minimo di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l'integrazione al minimo.
6. Si applica quanto previsto all'articolo 22, commi 4, 6 e 7. (1)
(1) In deroga a quanto previsto dal presente articolo, gli articoli 21 e 58 del D.P.R. n. 164/2002 dispone che al personale con figli minori di tre anni che intende avvalersi del congedo parentale, sono concessi il congedo straordinario e la licenza straordinaria sino alla misura complessiva di quarantacinque giorni, anche frazionati, nell'arco del triennio e comunque entro il limite massimo annuale previsto per il medesimo istituto. La presente disposizione si applica anche ai fini della definizione dei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del d.p.r. 18 giugno 2002, n. 164.
Riposi giornalieri della madre (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10) (1)
(1) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 6 settembre 2006, n. 95 bis
Riposi giornalieri del padre (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-ter) (1)
1. I periodi di riposo di cui all'articolo 39sono riconosciuti al padre lavoratore:
Riposi per parti plurimi (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10, comma 6) (1)
5. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge medesima e che abbiano titolo a fruire dei benefici di cui all' articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all' articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 , per l'assistenza del figlio, hanno diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa; l'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo di euro 36.151,99 annui per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2002, sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L'indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l'importo dell'indennità dall'ammontare dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non è prevista l'assicurazione per le prestazioni di maternità, l'indennità di cui al presente comma è corrisposta con le modalità di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33. Il congedo fruito ai sensi del presente comma alternativamente da entrambi i genitori non può superare la durata complessiva di due anni; durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono fruire dei benefici di cui all' articolo 33, comma 1, del presente testo unico e all'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, fatte salve le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 del medesimo articolo (1) (2) .
(1) Comma così modificato dall'articolo 3, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115 e, successivamente dall'articolo 3, comma 106, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Vedi, anche, l'articolo 1, commi 143 e 145 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 16 giugno 2005, n. 233, ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede il diritto di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con soggetto con handicap in situazione di gravita' a fruire del congedo ivi indicato, nell'ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all'assistenza del figlio handicappato perche' totalmente inabili.
Assegnazione temporanea dei lavoratori dipendenti alle amministrazioni pubbliche (1)
(1) Articolo inserito dall'articolo 3, comma 105, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
1. Le disposizioni in materia di riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41 si applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno di vita del bambino (1) .
2. Le disposizioni di cui all'articolo 42si applicano anche in caso di adozione e di affidamento di soggetti con handicap in situazione di gravità.
(1) Con sentenza 1 aprile 2003, n. 104 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui prevede che i riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41, del presente decreto, si applichino, anche in caso di adozione e di affidamento, "entro il primo anno di vita del bambino" anziché "entro il primo anno dall'ingresso del minore nella famiglia".
1. L'inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 39, 40 e 41 è punita con la sanzione amministrativa da euro 516 a euro 2.582.
Lavoro notturno (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 5, commi 1 e 2, lettere a) e b)
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l'attività dell'azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non può altresì essere collocata in mobilità a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, salva l'ipotesi di collocamento in mobilità a seguito della cessazione dell'attività dell'azienda di cui al comma 3, lettera b) (1)
8. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 1.032 a euro 2.582. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
(1) Comma così modificato dall'articolo 4, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
4-bis. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo è punita con la sanzione amministrativa di cui all' articolo 54 , comma 8. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all' articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689 .» (1) .
(1) Comma inserito dall'articolo 4, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Ferma restando la titolarità del diritto ai congedi di cui al presente testo unico, alle lavoratrici e ai lavoratori assunti dalle amministrazioni pubbliche con contratto a tempo determinato, di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 230, o utilizzati con contratto di lavoro temporaneo, di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, spetta il trattamento economico pari all'indennità prevista dal presente testo unico per i congedi di maternità, di paternità e parentali, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore (1) .
(1) Comma così modificato dall'articolo 5, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
ARTICOLI 61 - 88 (testo unico maternità)
2. Per il personale addetto ai servizi domestici familiari, l'indennità di cui all' articolo 22 ed il relativo finanziamento sono regolati secondo le modalità e le disposizioni stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403.
Lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all' articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (1)
2. Ai sensi del comma 12 dell'articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la tutela della maternità prevista dalla disposizione di cui al comma 16, quarto periodo, dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, avviene nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente. A tal fine, [ con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è disciplinata tale estensione nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo. Fino ad eventuali modifiche apportate con il predetto provvedimento,] si applica il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 4 aprile 2002 , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2002. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è disciplinata l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo, da determinare con il medesimo decreto (2)
(1) Rubrica così sostituita dall'articolo 5, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma modificato dall'articolo 5, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115 e dall'articolo 1, comma 791, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
1. Alle lavoratrici di cui al presente Capo, madri di bambini nati a decorrere dal 1 gennaio 2000, è esteso il diritto al congedo parentale di cui all'articolo 32, compresi il relativo trattamento economico e il trattamento previdenziale di cui all' articolo 35, limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino (1) .
1-bis. Le disposizioni del presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari (2) .
(1) Comma così modificato dall'articolo 6, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma inserito dall'articolo 6, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Indennità di maternità per le libere professioniste (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 1) (1)
1. Alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, è corrisposta un'indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa (2) .
2. L'indennità di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all'80 per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo, dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell'evento (3) .
3-bis. L'indennità di cui al comma 1 non può essere superiore a cinque volte l'importo minimo derivante dall'applicazione del comma 3, ferma restando la potestà di ogni singola cassa di stabilire, con delibera del consiglio di amministrazione, soggetta ad approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un importo massimo più elevato, tenuto conto delle capacità reddituali e contributive della categoria professionale e della compatibilità con gli equilibri finanziari dell'ente (4).
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 14 ottobre 2005, n. 385, ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennita' di maternita', attribuita solo a quest'ultima.
(2) Comma così modificato dall'articolo 7, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(3) Comma così modificato dall'articolo 1, comma 1, della legge 15 ottobre 2003, n. 289.
(4) Comma aggiunto dall'articolo 1, comma 1, della legge 15 ottobre 2003, n. 289.
1. L'indennità di cui all'articolo 70 è corrisposta, indipendentemente dall'effettiva astensione dall'attività, dal competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall'interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto (1) .
2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI (1) .
4. I competenti enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti provvedono d'ufficio agli accertamenti amministrativi necessari (1).
(1) Comma così modificato dall'articolo 7, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Adozioni e affidamenti (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 3) (1) (2)
1. L'indennità di cui all'articolo 70spetta altresì per l'ingresso del bambino adottato o affidato, a condizione che non abbia superato i sei anni di età.
2. La domanda, in carta libera, deve essere presentata dalla madre al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dall'ingresso del bambino e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti l'inesistenza del diritto a indennità di maternità per qualsiasi altro titolo e la data di effettivo ingresso del bambino nella famiglia (3) .
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 23 dicembre 2003, n. 371 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede che nel caso di adozione internazionale l'indennità di maternità spetta nei tre mesi successivi all'ingresso del minore adottato o affidato, anche se abbia superato i sei anni di età.
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 14 ottobre 2005, n. 385, ha dichiarato l'illegittimita' costituzionaledel presente articolo, nella parte in cui non prevede il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennita' di maternita', attribuita solo a quest'ultima.
(3) Comma così modificato dall'articolo 7, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
2. La domanda deve essere corredata da certificato medico, rilasciato dalla U.S.L. che ha fornito le prestazioni sanitarie, comprovante il giorno dell'avvenuta interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, e deve essere presentata al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data dell'interruzione della gravidanza (1) .
(1) Comma così modificato dall'articolo 7, comma 4, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Assegno di maternità di base (legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 66, commi 1, 2, 3, 4, 5-bis, 6; legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 12; legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 80, commi 10 e 11) (1)
1. Per ogni figlio nato dal 1 gennaio 2001, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dalla stessa data, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che non beneficiano dell'indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico , è concesso un assegno di maternità pari a complessivi euro 1.291,14.
4. L'assegno di maternità di cui al comma 1, nonché l'integrazione di cui al comma 6, spetta qualora il nucleo familiare di appartenenza della madre risulti in possesso di risorse economiche non superiori ai valori dell'indicatore della situazione economica (ISE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, pari a euro 25.822,84 annui con riferimento a nuclei familiari con tre componenti.
(1) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 18 febbraio 2005, n. 32.
Assegno di maternità per lavori atipici e discontinui (legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, commi 8, 9, 11, 12, 13, 14; legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 80, comma 10) (1)
1. Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, è corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dal 2 luglio 2000, un assegno di importo complessivo pari a euro 1.549,37, per l'intero nel caso in cui non beneficiano dell'indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
(1) In riferimento al presente decreto vedi: Circolare INPS 18 febbraio 2005, n. 32.
1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1 luglio 2000 per i quali è riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a euro 1.549,37, ovvero una quota fino a euro 1.549,37 se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, è posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all'adozione dei decreti di cui al comma 2 dell'articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali (1) .
(1) Per una riduzione del contributo previsto dal presente comma, a decorrere dall'anno 2002, vedi articolo 43 della legge 28 dicembre 2001, n. 448.
2. Per gli apprendisti è dovuto un contributo di euro 0,0165 settimanali.
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XI, si provvede con un contributo annuo di euro 7,49 per ogni iscritto all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, vecchiaia e superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali (1) .
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del Capo XII, si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo è annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei contributi dovuti in misura fissa di cui all'articolo 22 della legge 3 giugno 1975, n. 160, e successive modificazioni (1) .
2. A seguito della riduzione degli oneri di maternità di cui all' articolo 78 , per gli enti comunque denominati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, la ridefinizione dei contributi dovuti dagli iscritti ai fini del trattamento di maternità avviene mediante delibera degli enti medesimi, approvata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, nonché con gli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza sul relativo ente (2) .
3. Ai fini dell'approvazione della delibera di cui al comma 2, gli enti presentano ai Ministeri vigilanti idonea documentazione che attesti la situazione di equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (2).
(2) Comma sostituito dall'articolo 8, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
k) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 4 aprile 2002 (1) ;
r-bis) il decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 dicembre 2000, n. 452 , e successive modificazioni (2) .
(1) Lettera sostituita dall'articolo 9, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Lettera aggiunta dall'articolo 9, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
t) il comma 5 dell'articolo 3, il comma 4-bis dell'articolo 4 e l'articolo 10 e i commi 2 e 3 dell'articolo 12, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell'articolo 85 del presente testo unico, e l' articolo 14 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (2) ;
a) gli articoli 1, 11 e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026 (1).
3-bis. Le disposizioni di cui agli articoli 17 e 18 della legge 8 marzo 2000, n. 53 , non si applicano con riferimento ai congedi disciplinati dal presente testo unico (3) .
(1) Così corretto in Gazz. Uff., 8 ottobre 2001, n. 234.
(2) Lettera così modificata dall'articolo 9, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(3) Comma inserito dall'articolo 9, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Fino all'entrata in vigore delle disposizioni regolamentari di attuazione del presente testo unico, emanate ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, salvo quanto stabilito dall'articolo 86del presente testo unico.
b) agenti biologici: toxoplasma; virus della rosolia, a meno che sussista la prova che la lavoratrice è sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunizzazione;
Allegato D (1)
(1) Tabella sostituita dall'articolo 10, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Dal 12/06/09 16544485