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Timestamp: 2020-08-09 18:31:47+00:00
Document Index: 104513602

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 106', 'art. 12', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 13267 del 28/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13267 del 28/06/2016
Cassazione civile sez. III, 28/06/2016, (ud. 15/03/2016, dep. 28/06/2016), n.13267
sul ricorso 14858/2013 proposto da:
(OMISSIS), P.M. (OMISSIS), P.
C. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
VINADIO 26, presso lo studio dell’avvocato ROCCO BUONGIORNO,
rappresentati e difesi dall’avvocato MARCO PROVERA, giusta procura
UNIPOL ASSICURAZIONI SPA già UGF ASSICURAZIONI SPA, in persona
del procuratore ad negotia Dott. L.G.M.S.,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MERCATI, 51, presso lo
studio dell’avvocato FILIPPO RUSSO, rappresentata e difesa
dall’avvocato PATRIZIO RUSSO giusta procura speciale a margine del
C.A., MILANO ASSICURAZIONI SPA, D.L.L.;
avverso la sentenza n. 2241/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
udito l’Avvocato PATRIZIO RUSSO;
PATRONE Ignazio, che ha concluso pe l’inammissibilità in subordine
Con sentenza del 5/10/2012 la Corte d’Appello di Napoli ha respinto i gravami interposti dai sigg.ri P.G. ed altri in via principale, e dal sig. D.L.L., in via incidentale, in relazione alla pronunzia Trib. S.M. Capua Vetere 21/5/2008 di inammissibilità, per conflitto d’interessi del difensore, delle riunite domande di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza del sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS) sulla strada provinciale (OMISSIS) tra l’autovettura Fiat Croma tg.
(OMISSIS) del sig. C.A. e l’autovettura Opel Corsa tg. (OMISSIS), proposte dai primi – quali eredi del defunto congiunto sig. P.G. – nei confronti del D.L. ed altri; nonchè nei confronti dei medesimi dal sig. Ca.
M. iure proprio – quale trasportato dal D.L..
Parti tutte difese dal medesimo difensore avv. Ca.El..
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i sigg.ri P.G., A., C. e M. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 4 motivi, illustrato da memoria.
Resiste con controricorso la società Unipol Assicurazioni s.p.a.
(già UGF Assicurazioni s.p.a.), che ha presentato anche memoria.
Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “violazione e falsa applicazione di legge”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè error in procedendo ex art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 2 motivo denunziano “illogica ed insufficiente” motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Si dolgono non essersi la corte di merito “avveduta che il Tribunale avesse pronunziato in difetto di specifica eccezione e neppure che la circostanza specifica fosse stata addotta per la prima volta in appello dalla Milano Assicurazioni, con palese violazione del divieto di nuove eccezioni in appello”.
Lamentano che la corte di merito ha immotivatamente pronunziato senza considerare se il conflitto potenziale avesse i caratteri dell’attualità e della concretezza, a fortiori in ragione dell’avere essa successivamente limitato la domanda entro i limiti del massimale di polizza del D.L..
Si dolgono non essersi dalla corte di merito in ogni caso correttamente interpretata “la volontà degli interessati”, desumendola in particolare dal loro comportamento, avendo essi “convalidato” l'”incarico al precedente difensore ad litem, sottoscrivendo il mandato in calce all’atto di appello e, dunque, che essi appellanti non intendessero conseguire alcun risarcimento nei confronti del D.L.L., ma solo l’indispensabile accertamento della sua responsabilità oggettiva, per poter fruire dell’indennizzo dovuto ai terzi trasportati dalla di lui compagnia assicuratrice”.
Con il 3 (condizionato) motivo denunziano “violazione e falsa applicazione” dell’art. 106 c.p.c., art. 12 preleggi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e “nullità del procedimento”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 4 motivo denunziano “omessa pronunzia”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.
Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve necessariamente costituire una premessa a sè stante ed autonoma rispetto ai motivi di impugnazione, per soddisfare la prescrizione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, è tuttavia indispensabile che il ricorso offra, sia pure in modo sommario, una cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che hanno originato la controversia, nonchè delle vicende del processo e della posizione dei soggetti che vi hanno partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti soltanto mediante il ricorso senza necessità di attingere ad altre fonti, ivi compresi i propri scritti difensivi del giudizio di merito, la sentenza impugnata (v. Cass., 23/7/2004, n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass., 22/5/1999, n. 4998).
Il ricorso risulta infatti formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che i ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito es., ai “distinti atti di citazione del 30 agosto 2002 a ministerio dell’avv. Ca.
E. “, ai “prodotti rilievi eseguiti sul luogo del sinistro dai CC di Sant’Arpino”, alla “prova testimoniale”, all'”interrogatorio libero delle parti”, alla CTU, alle “proprie conclusioni” alla “sentenza n. 237/2008” del Tribunale di Aversa, agli “autonomi appelli” interposti dai “signori P. e D.L.”, all'”appello incidentale” della società Milano Assicurazioni s.p.a., all’aver “indiscutibilmente limitatola propria pretesa risarcitoria per danni ai terzi trasportati entro i confini del massimale garantito da Unipol”, al “comportamento processuale dei signori P. nel giudizio di secondo grado” limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 6/11/2012, n. 19157; Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15806), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Atteso che giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità l’attività processuale posta in essere da un difensore in conflitto di interesse col proprio assistito è nulla ed il relativo vizio è rilevabile d’ufficio, investendo la validità della procura e, quindi, il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente tutelati (v., da ultimo, Cass., 26/7/2012, n. 13204), con particolare riferimento al 1 e al 2 motivo va ulteriormente sottolineato che la ratio decidendi secondo cui il “contenimento della domanda dei P. nei limiti del massimale di polizza non ha affatto gli effetti auspicati: veniva pur sempre richiesta la condanna del D.L. (rectius, D.L.) e postulato il presupposto della sua corresponsabilità: Nelle prospettazioni attoree del D.L. (rectius, D.L.), poi, permaneva il postulato della sua assoluta non responsabilità” non risulta dagli odierni ricorrenti idoneamente censurata laddove essi si limitano a riproporre le censure già sottoposte al vaglio del giudice del gravame, apoditticamente sostenendo che la corte di merito ha immotivatamente pronunziato senza considerare se il conflitto potenziale avesse i caratteri dell’attualità e della concretezza, a fortiori in ragione dell’avere essa successivamente limitato la domanda entro i limiti del massimale di polizza del D. L.; nonchè a dolersi che la corte di merito non ha in ogni caso correttamente interpretato “la volontà degli interessati” desumendola in particolare dal loro comportamento, avendo essi “convalidato” l’ “incarico al precedente difensore ad litem, sottoscrivendo il mandato in calce all’atto di appello e, dunque, che essi appellanti non intendessero conseguire alcun risarcimento nei confronti del D.L.L., ma solo l’indispensabile accertamento della sua responsabilità oggettiva, per poter fruire dell’indennizzo dovuto ai terzi trasportati dalla di lui compagnia assicuratrice”. In termini, come detto, invero, violativi del disposto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
Senza sottacersi, quanto al 4 motivo, che giusta principio consolidato in tema di ricorso per cassazione nell’ipotesi di omessa pronuncia dovuta al giudizio di assorbimento la parte soccombente può impugnare la decisione in relazione alla sola questione su cui essa si basa, in quanto in sede di legittimità è superfluo enunciare tutte le diverse ed ulteriori questioni assorbite, che non possono formare oggetto di delibazione e su cui non può formarsi alcun giudicato interno, poichè non esaminate nel precedente grado di merito (v., da ultimo, Cass., 08/07/2014, n. 15583).
Per tale via in realtà sollecitano, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).
Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente società Unipol Assicurazioni s.p.a.
(già UGF Assicurazioni s.p.a.), seguono la soccombenza.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-