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Timestamp: 2017-02-21 21:03:04+00:00
Document Index: 153593524

Matched Legal Cases: ['art. 2281', 'art. 1394', 'art. 1949', 'art. 2257', 'art. 2280', 'art. 1954', 'art. 1953', 'art. 2289', 'art. 2280', 'art. 2280', 'art. 2280', 'art. 2452', 'art. 2625', 'art. 2278', 'art. 1176', 'art. 2452', 'art. 2280', 'art. 2394', 'art. 2280']

Art. 2280 codice civile: Pagamento dei debiti sociali
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2280 codice civile: Pagamento dei debiti sociali L’AUTORE: Redazione
I liquidatori non possono ripartire tra i soci, neppure parzialmente, i beni sociali (1), finché non siano pagati i creditori della società (2) o non siano accantonate le somme necessarie per pagarli.
Se i fondi disponibili risultano insufficienti per il pagamento dei debiti sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle rispettive quote (3) e, se occorre, le somme necessarie (4), nei limiti della rispettiva responsabilità e in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite. Nella stessa proporzione si ripartisce tra i soci il debito del socio insolvente.
(1) Vedi, però, l’art. 2281 per il quale i liquidatori devono restituire ai soci i beni che furono da questi conferiti non in proprietà ma in godimento alla società.
(2) I liquidatori possono procedere ai pagamenti dei crediti come meglio credono, purché agiscano sempre nell’interesse della società. Non devono quindi seguire alcun ordine e possono anche pagare i creditori man mano che si presentano.
(3) Cioè, devono adempiere (nel caso in cui non lo avessero ancora fatto) al loro obbligo di conferimento.
(4) L’obbligo di versare ulteriori somme (oltre i conferimenti) incombe solo sui soci con responsabilità illimitata [v. 2247].
La liquidazione di società non è funzionale solo al pagamento dei debiti sociali, ma anche alla ripartizione del residuo tra i soci, dei cui interessi si deve tener conto nelle operazioni di liquidazione del patrimonio sociale, durante le quali, pertanto, permane l'interesse della società ad ottenere il corrispettivo più alto possibile dalla vendita dei suoi beni. (Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha confermato l'annullamento, ex art. 1394 cod. civ., di una vendita a prezzo irrisorio di un bene sociale per conflitto di interessi del liquidatore, pur in assenza di un danno ai creditori sociali). Rigetta, App. Genova, 01/03/2006
Cassazione civile sez. I 13 marzo 2013 n. 6220 La posizione del socio illimitatamente responsabile di una società personale non è assimilabile a quella di un fideiussore, sia pure "ex lege", poiché mentre quest'ultimo garantisce un debito altrui e per tale ragione, una volta effettuato il pagamento, ha azione di regresso per l'intero nei confronti del debitore principale e si surroga nei diritti del creditore (art. 1949 e 1950 c.c.), il socio illimitatamente responsabile risponde con il proprio patrimonio di debiti che non possono dirsi a lui estranei, in quanto derivanti dall'esercizio dell'attività comune (al cui svolgimento, data l'assenza di un'organizzazione corporativa, partecipa direttamente: art. 2257 e 2258 c.c.), ed è anzi tenuto, ove i fondi sociali risultino insufficienti, a provvedere anche mediante contribuzioni aggiuntive a quelle effettuate all'atto dei conferimenti (art. 2280 c.c.), onde l'impossibilità di ammettere (ex art. 1954 c.c.) un'azione di regresso contro la società del socio che abbia provveduto al pagamento di un debito sociale e l'inapplicabilità degli art. 1953, 1955 e 1957 c.c.
Tribunale Nocera Inferiore sez. I 03 gennaio 2013 n. 1 È carente la legittimazione del socio receduto (nella specie, dalla società formata soltanto da due soci) a far dichiarare lo stato di scioglimento della società, sia perché questi, dal momento in cui il recesso ha effetto, ha perduto la qualità di socio e, con essa, la titolarità dei poteri amministrativi collegati (art. 2289 comma 1 c.c.), sia perché, per il medesimo, che può vantare nei confronti della società soltanto un diritto di credito alla liquidazione della quota, la circostanza che sia dichiarato o no lo stato di scioglimento della società debitrice è circostanza del tutto indifferente o forse anche contraria ai suoi interessi (art. 2280 comma 1 c.c.).
Tribunale Milano sez. VIII 02 gennaio 2013
Ai sensi dell'art. 2280 cc. nelle società semplici o in quelle in nome collettive caratterizzate dall'illimitata responsabilità di tutti i soci, salvo patto contrario, il liquidatore è legittimato a chiedere ai soci le somme necessarie per pagare i crediti sociali qualora le passività superino le attività, altrettanto non può dirsi nella società in accomandita semplice nella quale i soci accomandanti hanno contratto una responsabilità limitata e sono obbligati unicamente al conferimento e rispondono nei confronti dei terzi nei limiti del medesimo.
Tribunale Arezzo 18 maggio 2010
Nella società per azioni il divieto per i liquidatori di ripartire fra i soci, anche solo parzialmente, i beni sociali (art. 2280 c.c., richiamato dall'art. 2452 c.c.) finché non siano stati pagati i creditori sociali o non siano state accantonate le somme necessarie per il pagamento dei debiti non ancora scaduti, penalmente sanzionato (art. 2625 c.c.), è stabilito a tutela dei creditori con carattere di inderogabilità, e, quindi, la violazione del divieto non è esclusa dalla circostanza che la garanzia generica offerta dal capitale sociale sia astrattamente idonea a garantire i creditori, ovvero nel caso in cui, all'esito della liquidazione, si accerti che i creditori sono stati comunque soddisfatti.
Cassazione civile sez. I 31 agosto 2005 n. 17585 Il comportamento del liquidatore di una società che abbia dimostrato di operare ingiustificatamente un distinguo tra le pretese dei vari creditori della società, omettendo di pagare il debito della società nei confronti di una s.r.l., non appare privo di censure. Difatti è pacifico che egli, a fine mandato, aveva pagato tutti i debiti della società, ad eccezione di quello riferito alla s.r.l., che rimaneva l'unica pendenza. Il tribunale ritiene che il suddetto comportamento, che ha di fatto privilegiato alcuni creditori a scapito di uno, si ponga in violazione delle norme di comportamento ricavabili dagli art. 2278 c.c. e 2452 c.c. L'esito della controversia pendente con la s.r.l. e quella in liquidazione, invero, ha acclarato definitivamente che la società debitrice non aveva alcuna valida giustificazione per opporsi al credito della s.r.l. A sua volta il liquidatore, nella pendenza di un giudizio di opposizione che rendeva incerta la pretesa del creditore, comunque azionata per via giudiziale, ha omesso di verificare la possibilità di un componimento bonario della vicenda, che certamente sarebbe stata a vantaggio della società rappresentata, e ha proceduto al pagamento degli altri creditori, nonostante l'incapienza dei fondi per pagare tutti i debiti della società, determinando inevitabilmente un pregiudizio alle ragioni di un creditore che, altrimenti, avrebbe dovuto essere equamente distribuito tra tutti i creditori, nel rispetto della "par condicio creditorum". La responsabilità del liquidatore verso la società, così come quella dell'amministratore per inadempienza dei doveri inerenti alla carica, ha indubbiamente carattere contrattuale, e mantiene tale aspetto anche qualora essa sia fatta valere dai creditori sociali, trattandosi di oneri inerenti alla carica rivestita: resta, dunque, a carico del liquidatore, una volta provata dal creditore la riconducibilità dell'attività generatrice di pregiudizio dell'attività gestoria, provare la non imputabilità al medesimo del fatto dannoso per assenza di colpa, secondo gli "standards" previsti nell'art. 1176, comma 2, c.c. (vale a dire, tenendo conto della difficoltà dell'attività prestata e del profilo professionale mediamente richiesto sulla base dell'uomo "eiusdem condicionis et professionis"). Ragionando sulla base delle norme ex art. 2452 e 2278 c.c. già citate, il liquidatore ha le stesse responsabilità previste per gli amministratori. Nell'art. 2280 c.c., inoltre, si ravvisa il divieto per il liquidatore, fintantoché non siano stati interamente soddisfatti i creditori sociali, di effettuare qualsivoglia ripartizione del patrimonio sociale. Non discostandosi la responsabilità dei liquidatori da quella prevista per gli amministratori, pertanto, la tutela dei creditori della società, pur non enucleandosi espressamente nel principio della "par condicio creditorum" (previsto solo nelle procedure concorsuali che si aprono in caso di insolvenza della società), si attua indirettamente e necessariamente con la salvaguardia dell'integrità del capitale sociale (art. 2394 c.c.), costituente la garanzia tipica predisposta a favore dei creditori. Entro tale logica, dunque, si deve ricondurre l'art. 2280 c.c., laddove pone il divieto di anticipare riparti tra i soci che si pongano in contrasto con le ragioni dei creditori sociali. La valutazione dell'operato dei liquidatori, pertanto, non può prescindere dalla finalità stessa della liquidazione che consiste nell'accertamento definitivo e nella divisione tra i soci dell'eventuale utile finale dell'attività economica esercitata in comune, che viene per ciò stesso a riflettersi positivamente anche sui creditori sociali, dovendosi indefettibilmente passare attraverso il loro soddisfacimento. La valutazione dell'operato del liquidatore, dunque, deve operarsi tenendo conto della ricostruzione giuridica sopra proposta. In quest'ottica, la responsabilità del liquidatore convenuto verso il creditore sociale non discende tanto da un mandato "ex lege" conferito a protezione degli interessi dei creditori, difficilmente configurabile solo sulla base delle norme sopra citate, bensì nel mandato più generale posto a tutela del patrimonio sociale nella delicata fase della liquidazione, in cui esso si deve dimostrare capiente ai fini del pagamento dei debiti sociali e, solo eventualmente, ai fini della divisione dei cespiti tra i soci. Alla luce di quanto sopra, pertanto, appare evidente che il comportamento emissivo del liquidatore, che non ha considerato un credito verso la società posta in liquidazione, e ha esaurito la liquidità della società pagando solo gli altri creditori, si profila come un atto di "mala gestione" censurabile e ingiustificato, atteso che anche le situazioni che possono apparire incerte debbono essere tenute in conto ai fini dell'attività di pagamento e della redazione del bilancio di liquidazione, non potendo certamente essere obliterate.
Tribunale Milano 19 novembre 2004
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