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Timestamp: 2018-09-26 14:15:29+00:00
Document Index: 44345

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 35', 'art. 49', 'art. 2011', 'art. 1994', 'art. 19', 'art. 236', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

Novità fiscali dell'11 giugno 2008, in evidenza: limiti all’uso del contante e tracciabilità dei pagamenti; Unico 2008: nuove deduzioni IRAP per personale dipendente; credito di imposta: approvato il formulario; conferimenti: non è possibile attribuire partecipazioni al capitale ai collaboratori familiari | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'11 giugno 2008, in evidenza: limiti all’uso del contante e tracciabilità dei pagamenti; Unico 2008: nuove deduzioni IRAP per personale dipendente; credito di imposta: approvato il formulario; conferimenti: non è possibile attribuire partecipazioni al capitale ai collaboratori familiari
1) Nuovi limiti all’uso del contante e tracciabilità dei pagamenti
2) Concessione della rateazione: Stato di difficoltà del debitore da provare
3) Mod. Unico 2008: Nuove deduzioni IRAP per personale dipendente
4) Deduzioni IRAP – Cuneo fiscale
5) Conferimenti: Ai collaboratori familiari non è possibile attribuire partecipazioni al capitale della nuova società
6) Stipula del Patto di non concorrenza: Somme corrisposte al lavoratore subordinato
7) Rideterminazione del valore dei terreni edificabili e con destinazione agricola
8) Istituiti 5 nuovi codici tributi per versare le imposte sostitutive
9) Credito di imposta: Approvato il formulario contenente i dati degli investimenti nelle aree svantaggiate
1) Nuove limitazioni all’uso del contante e tracciabilità dei pagamenti
Il legislatore delegato ha disposto una serie di disposizioni dirette a limitare l’uso del contante e dei titoli al portatore, nonché ulteriori restrizioni alla libera circolazione degli assegni, allo scopo di assicurare una migliore tracciabilità degli scambi finanziari.
Presupposto per una efficace lotta al riciclaggio dei proventi di attività illecita (ed al terrorismo) viene ritenuta, senza dubbio, la limitazione all’uso del contante che si traduce in tracciabilità dei pagamenti mediante una diffusa canalizzazione dei flussi finanziari verso gli archivi contabili degli enti creditizi e finanziari, i cui dati ed informazioni sono facilmente reperibili in caso di indagini dirette alla prevenzione e repressione dei reati di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo
Peraltro, l’entrata in vigore delle disposizioni contenute nell’art. 49 del D.Lgs. 231/2007 è stata fissata al 30/04/2008 ed è stata, pertanto, rinviata rispetto alle altre norme “antiriciclaggio” in vigore dal 29/12/2007.
E’ stata abbassata la soglia di utilizzo di denaro contante da 12.500 euro a 5.000 euro:
E’, infatti, “vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro.
Il trasferimento può, tuttavia, essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A.”
Il Dipartimento Provinciale del Ministero dell’economia e delle finanze – direzione provinciale di Verona, con nota prot. 0910/Segr. del 9/10/2006, ha precisato che per verificare l’eventuale superamento della soglia massima consentita per l’utilizzo del denaro contante non potranno isolarsi i singoli pagamenti in ragione del tempo in cui i medesimi avvengono ma, al contrario, si deve fare riferimento al valore complessivo della prestazione dedotta in contratto, per cui, anche se ci si trovi in presenza di più pagamenti rateizzati, per verificare se si sia o meno superata la soglia massima consentita per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore, occorre tenere conto dell’importo complessivo dell’operazione e non della singola rata di pagamento.
Introdotto, peraltro, un riferimento ad un determinato arco temporale (sette giorni) in cui si svolgono la pluralità di operazioni, senza alcun riferimento al profilo causale, ed un riferimento ad ulteriori elementi in grado di riunificare più operazioni che avvengono in un arco di tempo superiore ai sette giorni.
Il criterio temporale dei sette giorni viene utilizzato, prevalentemente dalle banche e dagli enti finanziari per cumulare più pagamenti, effettuati dal medesimo cliente, che non presentano all’esterno elementi che consentono un loro cumulo sotto la medesima causale.
Ai fini della cumulabilità va, dunque, verificato l’oggetto della prestazione dedotta in contratto al fine di accertarsi se la pluralità di pagamenti costituiscono frazioni di un’unica prestazione, anche se cadenzati in un arco temporale superiore a sette giorni, ovvero se la pluralità di pagamenti corrispondono ad una pluralità di prestazioni ciascuna caratterizzata da una sua genesi causale (si pensi ad esempio alla caparra che è oggetto di prestazione concettualmente diversa dall’acconto di pagamento del prezzo, così come i singoli pagamenti di un contratto di somministrazione non potranno essere cumulati mantenendo ciascuno una sua autonomia rispetto agli altri).
Nel tracciamento dei pagamenti cui sono tenute le parti contraenti (comma 22 dell’art. 35 del D.L. 223 del 2006 (conv. in L. 248 del 2006) i singoli pagamenti vanno collocati nel tempo in cui sono avvenuti per individuare la disposizione vigente in quel momento.
Si devono, quindi, distinguere:
– i pagamenti anteriori al 4 luglio 2006, per i quali, in forza del disposto del comma 49 dell’art. unico della legge 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), non vi è obbligo di tracciamento;
– i pagamenti effettuati fino al 29 aprile 2008, per i quali non si registra alcuna modifica sostanziale, nè sotto il profilo della soglia minima (che rimane fissata in euro 12.500) nè sotto il profilo concettuale di operazione frazionata e di cumulo dei pagamenti;
– infine i pagamenti effettuato dal 30 aprile 2008, per i quali valgono le nuove disposizioni.
Per limitare l’uso di denaro contante, l’art. 49 del d.lgs. 231/2007 detta ulteriori norme dirette a far diventare l’utilizzo del denaro contante sempre più un’eccezione rispetto al regolare utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili.
E’ previsto, infatti, che “i moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità.
Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera.”
L’obbligo generalizzato della clausola di non trasferibilità sugli assegni bancari e postali si è abbassata da 12.500 euro a 5.000 euro.
Peraltro, l’importo pari o superiore a 5.000 euro è previsto per ogni singolo assegno e non per l’ammontare complessivo degli assegni.
Per cui, secondo la direzione Generale del Tesoro (Servizio antiriciclaggio) é possibile l’emissione contemporanea di più assegni, ciascuno di importo inferiore ad euro 5.000, anche se riferiti alla medesima operazione complessivamente superiore a 5.000 euro.
Tuttavia, ciò, anche se non costituisce un’incongruenza del sistema (giacché l’assegno anche senza apposizione della clausola di non trasferibilità è comunque un mezzo di pagamento tracciabile, particolarmente per le nuove norme che impongono, a pena di nullità, l’indicazione del codice fiscale del girante nella girata), potrebbe ravvisare un’anomalia che obbliga il notaio alla segnalazione dell’operazione, come sospetta laddove ne sussistano i presupposti.
Con un’importante disposizione si è, inoltre, posto il divieto di emissione degli assegni all’ordine del traente (noti come assegni a m.m., a me medesimo o a sé stessi), salvo la possibilità di un tale forma di emissione per girare gli assegni stessi a una Banca o alle Poste Italiane S.p.a. per l’incasso.
La norma pone un limite importante ad una prassi che consentiva di fatto una circolazione “al portatore” dei titoli all’ordine.
E’ altresì prevista, come regola l’emissione degli assegni circolari, vaglia postali e cambiari, con la clausola di non trasferibilità, salvo per quelli di importo inferiore a 5.000 euro per i quali può essere richiesto, per iscritto, dal cliente l’emissione senza la clausola di non trasferibilità.
Con un’ulteriore disposizione diretta a scoraggiare l’utilizzo di assegni liberi, è stato disposto che per ciascun modulo di assegno bancario o postale richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare o vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera è dovuta dal richiedente, a titolo di imposta di bollo, la somma di 1,50 euro (sul punto l’Agenzia delle entrate ha emanato in data 7 marzo 2008 la circolare n. 18/E).
Per gli assegni, per i quali non è apposta la clausola di non trasferibilità, la validità della girata è condizionata all’apposizione del codice fiscale del girante.
La girata in bianco non potrà essere più eseguita con modalità che assicuravano di fatto, come gli assegni a favore del traente, una circolazione “al portatore” dell’assegno. L’apposizione del codice fiscale del girante (richiesta a pena di nullità della girata) non consentirà l’anonimato dei vari soggetti che hanno ricevuto l’assegno in pagamento.
La nullità della girata non estende i suoi effetti ai rapporti cartolari che precedono la girata nulla, talché i relativi diritti potranno essere esercitati da colui che possiede la cambiale in forza dell’ultima girata valida ovvero, in mancanza di girate valide, da colui a cui favore è stato emesso l’assegno.
Sono sorti dubbi sulla sorte delle girate successive alla girata nulla, sia nel caso in cui ad una girata non sia stato apposto il codice fiscale del girante e sia nel caso in cui è stato apposto un codice fiscale errato.
Nel primo caso le girate successive non hanno alcun effetto non essendosi prodotto quell’effetto tipico del trasferimento di tutti i diritti, previsto dall’art. 2011 c.c. in ragione della nullità della girata, nel secondo caso, al contrario, l’art. 1994 c.c., che disciplina il possesso in buona fede del titolo, rende preferibile ritenere che l’apposizione di un codice fiscale errato non faccia venire meno i diritti vantati dagli ulteriori giratari in buona fede, salvo verificare i rapporti derivanti dalla girata intermedia nulla.
Questa interpretazione sembra essere confortata anche dalla recente circolare emessa dal Ministero Economia e Finanze in data 20 marzo 2008 sugli aspetti operativi legati le nuove misure disposte dal citato.
(Consiglio nazionale del notariato, studio approvato dalla Commissione Legislativa – Gruppo di lavoro Antiriciclaggio il 23 aprile 2008)
A seguito delle recenti novità (neo comma dell’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973), all’Agente della riscossione spetta oggi il compito, oltre che di disporre la rateizzazione del debito, anche quello di verificare che il contribuente versi in uno stato di temporanea situazione di obiettiva difficoltà nell’adempire alla propria obbligazione tributaria e, solo in questo caso, di procedere
alla dilazione del pagamento.
Con le Direttive numero 9 e 12 del marzo 2008 Equitalia S.p.A. ha fornito a tutte le società del Gruppo i primi chiarimenti operativi in materia.
A tal fine, la possibilità per l’Agente della riscossione di concedere la dilazione di pagamento opera “di diritto” per le sole somme iscritte a ruolo dagli organi dello Stato (ad eccezione delle pene pecuniarie di cui all’art. 236, comma 1, D.P.R. n. 115/2002), dalle Agenzie istituite dallo Stato e dagli Enti pubblici previdenziali.
In relazione ai requisiti richiesti per l’ottenimento del beneficio, il nuovo comma 1 dell’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973 subordina la possibilità di ottenere la dilazione alla sussistenza, in capo al richiedente, di una ipotesi di «temporanea situazione di obiettiva difficoltà».
La sussistenza della situazione di «temporanea obiettiva difficoltà» deve, comunque, essere dimostrata dal debitore, anche al fine di consentire all’Ufficio, attraverso l’esame della documentazione prodotta, di effettuare la predetta valutazione di congruità nella determinazione del numero di rate da accordare.
In proposito, è evidente che tale numero, comunque da contenere entro il limite massimo, oggi di settantadue, dovrà essere fissato in funzione dell’importo che il debitore può versare mensilmente, in relazione alle sue condizioni economico-finanziarie.
A mero titolo esemplificativo, siffatta condizione di difficoltà può ritenersi sussistente nelle seguenti fattispecie (da valere, ovviamente, a seconda del soggetto di riferimento, ossia a seconda che si tratti di impresa individuale o di società):
– temporanea carenza di liquidità finanziaria;
– cessazione del rapporto di lavoro, per un lavoratore dipendente;
– insorgenza nel nucleo familiare di una grave patologia che abbia determinato ingenti spese
– trasmissione ereditaria dell’obbligazione iscritta a ruolo;
– stato di crisi aziendale dovuto ad eventi di carattere transitorio, quali situazioni temporanee di mercato, crisi economiche settoriali o locali, processi di riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale;
– scadenza contestuale di obbligazioni pecuniarie, anche relativamente al pagamento corrente (in autoliquidazione) di tributi e contributi, a condizione che le obbligazioni pecuniarie in scadenza siano di entità rilevante in rapporto all’ISEE del nucleo familiare del debitore;
– eventi imprevedibili provocati da forza maggiore.
Situazioni debitorie fino a cinquemila euro
In tale contesto la differenza viene determinata dallo status del soggetto che presenta l’istanza di rateizzazione a seconda che si tratti di richiedenti persone fisiche o titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati, ovvero, al contrario di società di capitali, cooperative, mutue assicuratrici, società di persone o titolari di ditte individuali in contabilità ordinaria.
La Direttiva n. 17/2008 distingue due ipotesi:
– importi da rateizzare per un debito inferiore o uguale a cinquemila euro;
– importi da rateizzare per un debito superiore a cinquemila euro.
Per i debiti di importo limitato e dunque sotto i cinquemila euro, Equitalia ha invitato gli Agenti della riscossione ad un comportamento più “elastico”, nel senso che se il contribuente presenta un’istanza di rateazione di “piccolo importo”, la dilazione “dovrà essere concessa a semplice richiesta motivata di parte”, ma secondo un preciso rapporto tra numero di rate e importo del debito:
– 18 rate massimo per importi fino a 2. 000 euro;
– 24 rate massimo per importi da 2.001,00 a 3.500,00 euro;
– 36 rate massimo per importi da 3.501,00 a 5.000 euro.
Tuttavia, il numero massimo di rate individuate deve comunque essere accordato dagli Uffici a meno che il debitore non richieda la ripartizione del pagamento in un numero di rate inferiore.
(Di Salvatore Servidio, in pratica fiscale e Professionale n. 23 del 09/10/2008, Ipsoa)
Nuove deduzioni per personale dipendente nella determinazione dell’Irap dell’esercizio 2007.
Mod. Unico 2008: la nuova sezione XI.
Nella determinazione dell’Irap dell’esercizio 2007 si applicano le nuove deduzioni per personale dipendente introdotte dall’art. 1, c. 266, L. 296/2006 e dall’art. 15 bis, D.L. 2 luglio 2007, n. 81 (cosiddetto taglio del cuneo fiscale).
Le deduzioni, che per l’esercizio in corso al 1° gennaio 2007 vanno quantificate in modo ridotto , spettano in alternativa ad altri possibili sconti previsti dalla normativa Irap, con l’eccezione della deduzione per premi Inail, che risulta sempre cumulabile.
Il Mod. Unico 2008 contiene una nuova sezione XI ove vanno riportati i dati utilizzati per il calcolo delle diverse deduzioni, tenendo conto anche dei vincoli di alternatività previsti dall’art. 11, D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446.
Possono usufruire delle nuove deduzioni sul cuneo fiscale (art. 11 D.Lgs. 446/1997), le società di capitali e di persone, gli enti commerciali soggetti ad Ires, le persone fisiche esercenti una impresa individuale, i professionisti singoli o associati, i produttori agricoli, esclusi quelli con volume d’affari annuo non superiore a Euro 7.000, che si avvalgono del regime di esonero dagli adempimenti, gli enti privati non commerciali .
Sono invece escluse le amministrazioni pubbliche dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, ecc., gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, e le Asl.
Non possono infine utilizzare la disposizione le imprese operanti in concessione e tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.
Misura delle deduzioni
Dalla base imponibile Irap i soggetti sopra indicati possono dedurre :
– Euro 5.000 su base annua, per ogni dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta (“deduzione base”);
– Euro 10.000 su base annua per ogni dipendente a tempo indeterminato impiegato nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia (“deduzione maggiorata”); questa deduzione maggiorata non spetta alle banche e alle assicurazioni;
– l’intero importo dei contributi assistenziali e previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (” deduzione per contributi “).
Le misure fisse per dipendente come sopra individuate sono state ridotte come segue a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, dalla L. 244/2007 in modo proporzionale alla diminuzione dell’ aliquota Irap (dal 4,25 al 3,9% ):
– la deduzione base passa da Euro 5.000 a Euro 4.600;
– la deduzione maggiorata passa da Euro 10.000 a Euro 9.200 .
Resta invece ferma la deduzione integrale per i contributi previdenziali e assistenziali.
La deduzione maggiorata di Euro 10.000 per il personale impiegato in talune Regioni è soggetta al tetto di aiuti de minimis previsto dalla Commissione europea.
In particolare, come chiarito dalla C.M. 61/E/2007, l’importo complessivo degli aiuti in questione concessi ad una medesima impresa non deve superare Euro 200.000 nell’arco di tre periodi di imposta .
Il calcolo dell’agevolazione massima spettante in base a tali regole deve essere effettuato su “base mobile”, cioè considerando sempre quanto già eventualmente utilizzato (per aiuti de minimis ) nei due periodi fiscali precedenti a quello in esame.
L’importo dell’agevolazione da confrontare con il limite triennale di Euro 200.000 è pari al risparmio di Irap ottenibile.
La deduzione maggiorata (Euro 10.000 con il tetto triennale del de minimis ) è alternativa alla deduzione base (Euro 5.000 senza limite complessivo) con riferimento al singolo lavoratore, senza cioè che vi sia l’obbligo di effettuare un’unica scelta per tutti i dipendenti.
I contributi ammessi in deduzione sono tutti quelli che costituiscono un costo a carico dell’impresa o del professionista, non a carico del lavoratore.
Si tratta sia dei contributi previdenziali e assistenziali versati dal datore di lavoro in ottemperanza a disposizioni di legge, sia di quelli corrisposti alle forme pensionistiche complementari di cui al D.Lgs. 252/2005 nonché a casse, fondi , gestioni previste da contratti collettivi o da accordi o da regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative di assistenza o previdenza.
Distacco di personale e lavoro interinale
L’Agenzia delle Entrate non aveva chiarito a quale soggetto spetti la deduzione per il taglio del cuneo fiscale in presenza di distacco di personale o lavoro interinale.
In base all’art. 11 c. 2, D.Lgs. 446/1997, nel testo vigente al 31 dicembre 2007 e valido per la compilazione del modello Unico 2008, le spese per il personale distaccato incidono, in termini di indeducibilità dalla base imponibile Irap, sull’impresa distaccataria.
La società distaccante (che ha contabilizzato gli oneri nella voce B9 rendendoli indeducibili ai fini Irap) rileva il rimborso del costo nella voce A5, procedendo a detassare il provento (rigo IQ5, col. 3, del modello Irap), con un effetto sostanzialmente neutro.
La società distaccataria, dal canto suo, deve iscrivere detto importo nel conto economico alla voce B9 (in tal senso il documento Oic Interpretativo del principio contabile 12), che risulta irrilevante per il calcolo dell’imponibile (laddove il costo del prestito di personale sia invece iscritto nella voce B7, si dovrà operare una rettifica nella colonna 3 del rigo IQ7 del modello).
La R.M. 2/DPF/2008 del Ministero dell’Economia ha precisato che tale criterio deve ritenersi applicabile anche nel 2008 , dopo l’abrogazione del citato c. 2 dell’art. 11 D.Lgs. 446/1997, ad opera della L. 244/2007.
Secondo il Ministero, infatti, anche in assenza di un preciso dettato normativo, una regola insita nel sistema impositivo Irap è quella secondo cui il costo del personale deve concorrere a formare la base imponibile del soggetto passivo presso il quale viene effettivamente svolta la prestazione lavorativa che concorre alla realizzazione del valore della produzione.
In base a questa interpretazione, è stato ritenuto che anche la deduzione per taglio del cuneo fiscale, che è stata introdotta proprio per ridurre gli effetti derivanti dalla indeducibilità Irap del costo del lavoro, sia utilizzabile da parte dell’impresa distaccataria, posto che quella che effettua il prestito di personale, di fatto, non viene interessata dalla descritta indeducibilità.
Una analoga soluzione è stata indicata dalle Entrate con riferimento alla spettanza della deduzione per ricerca e sviluppo (R.M. 13 dicembre 2006, n. 138/E).
E’ in ogni caso necessario che si tratti di dipendenti che, in capo all’impresa distaccante, sono assunti a tempo indeterminato e tale requisito dovrà essere attestato ed opportunamente documentato alla distaccataria che fruisce della deduzione.
Regole analoghe dovrebbero valere anche per il lavoro interinale, anche se è stata auspicata una conferma ufficiale in tal senso.
Peraltro, l’Agenzia delle Entrate ha risposto alla suddetta problematica, fornendo delle conferme, con la risoluzione n. 235/E del 10 giugno 2008 (per i particolari, si veda in seguito: Deduzioni IRAP – Cuneo fiscale).
Ragguaglio della deduzione per l’esercizio 2007
Per il periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2007, gli sconti Irap sul cuneo fiscale spettano in misura ragguagliata e ridotta:
– nessuna deduzione per il mese di gennaio ;
– deduzione ridotta al 50% dal mese di febbraio a quello di giugno ;
– deduzione piena a partire dal mese di luglio .
Per questo esercizio, dunque, l’importo annuo della deduzione (Euro 5.000 o Euro 10.000) deve essere rapportato al numero dei giorni che intercorrono tra il 1° febbraio e il 31 dicembre, tenendo conto che per i giorni compresi tra febbraio e giugno gli importi fissi vanno dimezzati.
La C.M. 61/E/2007 ha suggerito questa formula:
Ds = D [(a1 /g) / 2] + D (a2 /g)
Ds = deduzione spettante
D = 5.000 o 10.000
a1 = numero di giorni tra febbraio e giugno
a2 = numero di giorni da luglio a dicembre
g = 365
Più semplicemente, per i lavoratori a tempo indeterminato che sono rimasti in servizio per l’intero esercizio, gli importi fissi per l’anno 2007 saranno i seguenti:
deduzione base: Euro 3.547,9452054;
deduzione maggiorata: Euro 7.095,8904108.
Per calcolare la deduzione ragguagliata dei contributi per il 2007, precisa la C.M. 61/E/2007, si farà riferimento agli importi di detti oneri sostenuti nei singoli mesi retributivi.
I contributi dei mesi da febbraio a giugno compresi verranno considerati al 50%.
Gli oneri sociali relativi alla tredicesima mensilità si calcoleranno pro-quota per ciascuno dei mesi indicati , tenuto conto che gli stessi maturano nel corso dell’anno.
Viene ritenuto che tale imputazione pro-quota dei contributi della tredicesima si applichi anche alla quattordicesima (laddove prevista), nonché ad ulteriori elementi del costo del lavoro , come le ferie non godute, tenendo conto delle particolari modalità di maturazione temporale.
Per il calcolo della quota mensile, si potrà utilizzare un metodo semplificato, dividendo l’importo del contributo maturato nel 2007 per 12 (numero di mesi dell’esercizio), oppure, in presenza di dipendenti che hanno ottenuto nel periodo considerato incrementi della retribuzione, rapportando il totale dei contributi allo stipendio di ogni singolo mese (contributi tredicesima / retribuzione totale annua x retribuzione del singolo mese) .
Se si utilizza il metodo semplificato (che, in presenza di retribuzioni crescenti, è da ritenere prudenziale , rispetto a quello proporzionale, in quanto imputa maggiori importi di contributi al primo semestre per il quale la deduzione è dimezzata), il calcolo dei contributi riferiti alla tredicesima , ammessi in deduzione per il 2007, é il seguente.
(Contributi tredicesima : 12) = Contributo medio mensile (CMM)
[(CMM x 5 x 50%) + (CMM x 6) ] = Contributo deducibile
Ad esempio, se i contributi riferiti alla tredicesima sono a pari a 100, si avrà: (100 : 12) = 8,33 [(8,33 x 5 x 50%) + (8,33 x 6) ] = 70,83 contributo tredicesima deducibile per il 2007.
Si supponga che un datore di lavoro abbia 2 dipendenti, con un costo per l’impresa di Euro 21.000 e Euro 18.000, per i quali fruisce delle seguenti deduzioni:
Dipendente X
Dipendente Y
Deduzione forfetaria
Fermo amministrativo - limiti alle ganasce per gli automezzi a uso aziendale
Natura della successione Equitalia Spa - Agenzia delle Entrate-Riscossione
Nuove luci sulla opposizione all’esecuzione della riscossione coattiva