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Timestamp: 2018-11-15 06:20:36+00:00
Document Index: 81509280

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 113', 'art. 107', 'art. 108', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 109', 'art. 9', 'art. 110', 'art. 114', 'art. 115', 'art. 116', 'art. 18', 'art. 12']

(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 112)
1. Nei luoghi indicati all’articolo 105, comma 1, possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico.
3. I servizi indicati al comma 2 possono essere dati in concessione a privati, qualora tale scelta si basi su un’offerta qualitativamente più favorevole dal punto di vista della crescita culturale degli utenti e della tutela e valorizzazione dei beni.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 113)
1. Le concessioni per i servizi previste all’articolo 114 possono essere integrate, ai fini di una gestione comune, con l’affidamento dei servizi di pulizia, di vigilanza e biglietteria.
2. I funzionari preposti agli istituti di cui all’articolo 107, comma 1, d’ora in poi indicati come «capo dell’istituto», provvedono all’affidamento in concessione a norma delle vigenti disposizioni in materia di appalti di servizi.
3. La concessione ha durata quadriennale e può essere rinnovata, esclusivamente in forma espressa, per non più di due volte.
4. Al fine di garantire il coordinamento ovvero l’integrazione dei servizi, possono essere stipulate apposite convenzioni con le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, nonché con ogni altro ente ed organismo pubblico e con soggetti privati titolari di monumenti, musei, aree e parchi archeologici, archivi e biblioteche.
Ricerche e letture negli archivi e nelle biblioteche dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali
1. Le ricerche e le letture per ragioni di studio effettuate negli archivi e nelle biblioteche dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali sono gratuite.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 107; Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre
1963, n. 1409, artt. 21 e 21-bis come modificati ed introdotti dalla legge 30 luglio 1999, n. 281, artt. 8 e 9)
1. I documenti conservati negli archivi di Stato sono liberamente consultabili, ad eccezione:
a) di quelli dichiarati di carattere riservato a norma dell’articolo 121 relativi alla politica estera o interna dello Stato, che diventano consultabili cinquanta anni dopo la loro data;
b) di quelli contenenti i dati di cui agli articoli 22 e 24 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, che diventano consultabili quaranta anni dopo la loro data. Il termine è di settanta anni se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare.
3. Il Ministro dell’interno, previo parere del direttore dell’Archivio di Stato competente e udita la commissione per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita presso il Ministero dell’interno, può autorizzare la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato anche prima della scadenza dei termini indicati nel comma 1. L’autorizzazione è rilasciata, a parità di condizioni, ad ogni richiedente.
4. I documenti per i quali è autorizzata la consultazione ai sensi del comma 3 conservano il loro carattere riservato e non possono essere diffusi.
5. In caso di esercizio dei diritti dell’interessato ai sensi dell’articolo 13 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, i documenti detenuti negli archivi di Stato sono comunque conservati e consultabili unitamente alla documentazione relativa all’esercizio dei diritti medesimi.
6. Su richiesta di chiunque vi abbia interesse ai sensi del medesimo articolo 13 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, può essere comunque disposto il blocco dei dati personali che non siano di rilevante interesse pubblico, qualora il loro trattamento comporti un concreto pericolo di lesione della dignità, della riservatezza o dell’identità personale degli interessati.
7. I documenti di proprietà dei privati, e da questi depositati negli archivi di Stato o agli archivi medesimi donati o venduti o lasciati in eredità o legato, sono assoggettati alla disciplina stabilita dai commi 1, 3, 4, 5 e 6.
8. I depositanti e coloro che donano o vendono o lasciano in eredità o legato documenti agli archivi di Stato possono tuttavia porre la condizione della non consultabilità di tutti o di parte dei documenti dell’ultimo settantennio. Tale limitazione, come pure quella generale stabilita dal comma 1, non opera nei riguardi dei depositanti, dei donanti, dei venditori e di qualsiasi altra persona da essi designata. La limitazione è altresì inoperante nei confronti degli aventi causa dai depositanti, donanti e venditori, quando si tratti di documenti concernenti oggetti patrimoniali, ai quali essi siano interessati per il titolo di acquisto.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 108; decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, art. 22 come modificato dalla legge 30 luglio 1999, n. 281, art. 9)
1. Le disposizioni dell’articolo 117 si applicano agli archivi storici delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali nonché di ogni altro ente ed organismo pubblico.
2. Salvo quanto disposto dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, in materia di accesso agli atti della pubblica amministrazione, la consultazione a scopi storici degli archivi correnti e di deposito delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici è disciplinata con decreto ministeriale.
3. La consultazione degli archivi di cui ai commi 1 e 2 è autorizzata previo parere del soprintendente archivistico.
Modalità di accesso agli archivi privati
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 109)
1. I privati proprietari, possessori o detentori degli archivi o dei singoli documenti dichiarati a norma dell’articolo 11 hanno l’obbligo di permettere agli studiosi, che ne facciano motivata richiesta tramite il soprintendente, la consultazione dei documenti che, d’intesa con lo stesso soprintendente, non siano riconosciuti di carattere riservato o assoggettati alla condizione di non consultabilità ai sensi dell’articolo 117, comma 8.
2. Le modalità di consultazione sono concordate tra il privato e il soprintendente. Le relative spese sono a carico dello studioso.
3. Agli archivi privati utilizzati per scopi storici, anche se non dichiarati a norma dell’articolo 11, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 118, commi 1 e 3.
(legge 30 luglio 1999, n. 281, art. 9)
1. La consultazione per scopi storici dei documenti contenenti dati personali è assoggettata, altresì, alle disposizioni del codice di deontologia e di buona condotta sottoscritto ai sensi dell’articolo 31, comma 1, lettera h) della legge 31 dicembre 1996, n. 675.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 110)
1. L’accertamento dell’esistenza e della natura degli atti non liberamente consultabili a norma degli articoli 117, 118 e 119 è effettuato dal Ministero dell’interno, d’intesa con il Ministero.
Uso di beni culturali
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 114)
Uso strumentale e precario e riproduzione
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 115)
1. La riproduzione dei beni culturali appartenenti allo Stato è vietata qualora consista nel trarre calchi dagli originali di sculture e di opere a rilievo in genere, di qualunque materiale tali beni siano fatti. Di regola, sono consentiti i calchi da copie degli originali già esistenti, previa autorizzazione del soprintendente. Le modalità per la realizzazione dei calchi sono disciplinate con decreto ministeriale.
2. Il capo dell’istituto può concedere la riproduzione dei beni culturali appartenenti allo Stato e in consegna al Ministero, qualora sia effettuata in forme diverse da quella di cui al comma 1, nonché il loro uso strumentale e precario, fatte salve le vigenti disposizioni in materia di diritto d’autore.
3. I canoni di concessione ed i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dal capo dell’istituto tenendo anche conto:
5. Nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste per uso personale o per motivi di studio. I richiedenti sono comunque tenuti al rimborso delle spese eventualmente sostenute dal Ministero.
6. Nei casi in cui dall’attività in concessione possa derivare un pregiudizio ai beni culturali, il capo dell’istituto determina l’importo della cauzione, costituita anche mediante fideiussione bancaria o assicurativa. Per gli stessi motivi, la cauzione è dovuta anche nei casi di esenzione dal pagamento dei canoni e corrispettivi.
7. La cauzione è restituita, con l’assenso del capo dell’istituto, quando sia stato accertato che i beni in concessione non hanno subito danni e le spese sostenute dall’amministrazione sono state rimborsate.
8. Gli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per l’uso e la riproduzione dei beni sono fissati con decreto ministeriale
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 116)
1. I canoni ed i proventi derivanti dall’applicazione delle norme dettate nelle sezioni II e IV del presente Capo sono versati alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato, anche mediante conto corrente postale intestato alla tesoreria medesima, ovvero sul conto corrente bancario aperto da ciascun capo di istituto presso un istituto di credito. In tale ultima ipotesi, l’istituto bancario provvede, non oltre cinque giorni dalla riscossione, al versamento delle somme affluite alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, art. 18)
art. 12, comma2)
1. Fino all’emanazione dei decreti e dei regolamenti previsti dal presente decreto legislativo, restano in vigore, in quanto applicabili, le disposizioni dei regolamenti approvati con regi decreti 2 ottobre 1911, n. 1163 e 30 gennaio 1913, n. 363, e ogni altra disposizione regolamentare attinente alle norme contenute in questa Parte.
1. Il paesaggio è una parte determinata di territorio, così come è percepita dalla popolazione, la cui identità deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro correlazioni.
Cooperazione delle amministrazioni pubbliche
1. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti diretti all’adozione di misure finalizzate a tutelare, pianificare, recuperare, valorizzare e gestire gli interventi incidenti sul paesaggio, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, nonché ad orientare e armonizzare le trasformazioni provocate dai processi sociali, economici ed ambientali.
2. Le amministrazioni pubbliche provvedono alla diffusione della conoscenza dei valori del paesaggio e promuovono iniziative di formazione e di educazione.
1. Le attività di tutela e di valorizzazione del paesaggio si conformano alle finalità e ai principi di cooperazione tra gli Stati, anche nell’ambito di organizzazioni internazionali e sovranazionali, nonché alle convenzioni in materia, rese esecutive in Italia.
1. La pianificazione paesistica riguarda l’intero territorio regionale ed è finalizzata alla tutela dei paesaggi e della loro qualità, definendo le modifiche compatibili e regolando il recupero e la trasformazione secondo i principi ed i livelli di valore indicati dalla normativa vigente.
1. La pianificazione paesistica disciplina le forme di tutela, valorizzazione e riqualificazione del territorio in funzione del livello di rilevanza e integrità dei valori paesistici. A tal fine la pianificazione individua i differenti ambiti territoriali omogenei, da quelli di elevato pregio paesistico fino a quelli compromessi o degradati, indicando le corrispondenti forme di tutela.
2. Per gli ambiti compromessi o degradati la tutela è orientata alla reintegrazione dei valori paesistici e alla riqualificazione dei siti.
3. La valorizzazione del paesaggio consiste in ogni attività diretta a consentirne la piena fruizione pubblica quale testimonianza significativa dei valori storici, culturali e naturali, attraverso la conservazione, il ripristino o il recupero delle risorse riconosciute come rilevanti per il bene minacciato di compromissione o già parzialmente compromesso, anche con la eliminazione degli interventi incongrui.
Obiettivi di qualità paesistica
1. In funzione dei diversi livelli di valore riconosciuti, la pianificazione paesistica attribuisce a ciascun ambito territoriale corrispondenti obiettivi di qualità paesistica.
2. Gli obiettivi di qualità paesistica prevedono in particolare:
a)	il mantenimento delle caratteristiche, dei valori costitutivi e delle morfologie, tenendo conto anche delle tipologie architettoniche, nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi tradizionali;
b)	la previsione di linee di sviluppo compatibili con i diversi livelli di valore riconosciuti tali da non diminuire il pregio paesistico del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia delle aree agricole;
c)	la riqualificazione delle parti compromesse o degradate al fine di recuperare i valori preesistenti ovvero di creare nuovi valori paesistici coerenti ed integrati.
1. La pianificazione paesistica definisce anche progetti mirati, misure incentivanti e di sostegno per il recupero, la valorizzazione e la gestione finalizzata al mantenimento delle integrità dei paesaggi del territorio regionale, con l’indicazione dei relativi strumenti di attuazione.
1. Le Regioni assicurano che i valori paesistici presenti nel territorio siano adeguatamente protetti e promossi sottoponendo a specifica normativa d’uso e di valorizzazione paesistica il territorio, mediante piani paesistici di contenuto conoscitivo, prescrittivo e propositivo. A tal fine procedono:
a)	alla ricognizione dell’intero territorio da assoggettare al piano attraverso l’analisi delle specifiche caratteristiche storico-culturali, naturalistiche, morfologiche ed estetiche, delle loro correlazioni e integrazioni e mediante la definizione degli elementi e dei valori paesistici da tutelare, promuovere e recuperare;
b)	all’analisi delle dinamiche di trasformazione attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio; alla comparazione con gli altri atti di programmazione e pianificazione del territorio e di difesa del suolo.
2. Alla stregua di tali elementi, le regioni:
-	individuano gli ambiti di tutela e valorizzazione ai sensi dell’articolo 132;
-	definiscono prescrizioni generali ed operative per la tutela e l’uso del territorio compreso negli ambiti individuati ai sensi dell’articolo 132;
-	determinano misure per la tutela e l’uso dei beni indicati agli articoli 142 e 147;
-	precisano gli obiettivi di qualità paesistica indicati nell’articolo 133;
-	stabiliscono gli interventi di valorizzazione paesistica, da realizzarsi coerentemente con le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo economico e produttivo delle aree interessate.
3. Qualora le regioni non provvedano agli adempimenti e alle prescrizioni previsti dai commi 1 e 2, il Ministero procede in via sostitutiva, sentita la commissione affari regionali.
1. Nei procedimenti di redazione ed approvazione dei piani paesistici sono assicurate la concertazione istituzionale ed ampie forme di pubblicità e di partecipazione dei soggetti interessati e delle associazioni costituite per la tutela degli interessi diffusi, individuate ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349 dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio o, su base infraregionale, dal Presidente della Regione.
Coordinamento della pianificazione paesistica con altri strumenti di pianificazione
1. I piani paesistici prevedono misure di coordinamento con la pianificazione urbanistica e settoriale, nonché con gli strumenti nazionali e regionali di sviluppo economico.
2. I piani paesistici contengono disposizioni cogenti per i piani urbanistici degli enti pubblici territoriali, nonché disposizioni immediatamente prevalenti sulla disciplina urbanistica vigente e vincolanti anche nei confronti degli interventi settoriali e dei privati, nonché le norme transitorie di salvaguardia. Le prescrizioni e le disposizioni predette sono espressamente evidenziate nell’atto di approvazione del piano.
3. Gli enti pubblici territoriali conformano i propri strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesistica entro il termine stabilito nell’atto di approvazione del piano paesistico.
4. Le regioni disciplinano il procedimento per l’esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
Censimento e catalogazione dei beni e delle aree tutelati
1. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministero, d’intesa con la Conferenza unificata, predispone uno schema di convenzione nel quale vengono stabilite le procedure e le modalità di ricognizione, censimento e catalogazione dei beni e delle aree, le tecniche di rappresentazione ed i sistemi informatici tra loro compatibili e interscambiabili.
2. Al fine di verificare l’effettiva consistenza e valore dei beni e delle aree, individuarne i criteri di gestione e le relative misure di tutela e valorizzazione da inserire, ove occorra, nei piani paesistici, le commissioni di cui all’articolo 139, entro due anni dall’adozione dello schema di convenzione procedono alla ricognizione, al censimento ed alla catalogazione dei beni e delle aree indicati agli articoli 142 e 147, su cartografia informatizzata redatta in scala idonea all’identificazione del bene.
1. Con atto regionale è istituita per ciascuna Provincia una commissione con il compito di:
a)	formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico dei beni indicati alle lettere a) e b) e delle località indicate alle lettere c) e d) dell'articolo 142;
b)	svolgere l’attività di ricognizione, di censimento e di catalogazione dei beni e delle aree indicati agli articoli 142, prevista dall’articolo 138;
c)	esprimere il parere obbligatorio sull’adeguamento dei piani paesistici previsto dall’articolo 140 e sui piani paesistici predisposti ai sensi dell’articolo 135.
2. Della commissione fanno parte di diritto il soprintendente regionale, il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio ed il soprintendente per i beni archeologici competenti per territorio. Gli altri componenti sono nominati dalla Regione scegliendo tra soggetti dotati di professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio o dei beni culturali.
3. Ove necessario, la commissione può consultare esperti e procedere all’audizione dei sindaci dei comuni interessati.
Adeguamento dei piani paesistici
1. Entro quattro anni dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo le regioni che hanno redatto i piani previsti dall’articolo 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 verificano la compatibilità tra le disposizioni dei predetti piani e le previsioni degli articoli 131, 132, 133, 134, 135, 136, 137 e provvedono, ove occorra, all’adeguamento dei piani.
2. Le regioni ed il Ministero possono stipulare appositi accordi o intese per effettuare congiuntamente la verifica prevista al comma 1.
3. Qualora le regioni non adempiano al disposto del comma 1, il Ministero procede in via sostitutiva.
1. In riferimento all’articolo 9 della Costituzione sono espressione di rilevante valore paesistico:
a) i beni e le aree indicati all'articolo 142, individuati a norma degli articoli 143 e 146;
b) i beni e le aree indicati all'articolo 147.
1.	Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo in ragione del loro notevole interesse pubblico:
a)	le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
b)	le ville, i giardini e i parchi, non tutelati a norma delle disposizioni della Parte seconda, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale ivi compresi i centri storici, gli antichi castelli, villaggi o borghi, gli agglomerati urbani, le zone di interesse archeologico;
1. Le regioni dichiarano il notevole interesse pubblico dei beni indicati alle lettere a) e b) e delle località indicate alle lettere c) e d) dell’articolo 142.
2. A tal fine la commissione indicata all’articolo 139 valuta la sussistenza del notevole interesse pubblico dei beni su iniziativa propria o anche della Regione, degli altri enti pubblici territoriali e delle associazioni titolari di interessi diffusi, individuate a norma dell’articolo 126 e propone la dichiarazione di notevole interesse pubblico. La proposta è motivata con riferimento alle specifiche caratteristiche storiche, culturali, naturalistiche, morfologiche ed estetiche del singolo bene o località, indicati nell’articolo 142.
3. Le deliberazioni assunte dalla commissione per la dichiarazione di notevole interesse pubblico dei diversi beni e località, le relative planimetrie, da redigere in scala idonea all’identificazione del bene vincolato ed ogni variante che venga determinata dalla commissione sono pubblicate per un periodo di novanta giorni all'albo pretorio di tutti i Comuni interessati della provincia e depositate presso i competenti uffici degli stessi Comuni.
Partecipazione alla dichiarazione di notevole interesse pubblico
1. Dell’avvenuta deliberazione e relativa pubblicazione è data contestualmente notizia su almeno due quotidiani diffusi nella Regione territorialmente interessata, nonché su un quotidiano a diffusione nazionale e sui siti informatici della Regione, degli altri enti pubblici territoriali nel cui territorio ricade il bene o l’area da assoggettare a tutela.
2. Entro novanta giorni dalla pubblicazione all’albo pretorio della deliberazione della commissione i soggetti interessati possono presentare osservazioni alla Regione, che ha altresì facoltà di indire un'inchiesta pubblica.
3. Per i beni indicati alle lettere a) e b) dell'articolo 142, la Regione avvia il procedimento di dichiarazione sulla base della deliberazione della commissione, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore del bene, nonché al Comune interessato.
4. La comunicazione ha per oggetto gli elementi, anche catastali, identificativi del bene e la sua valutazione risultante dalla proposta formulata dalla commissione, l’indicazione dei relativi obblighi a carico del proprietario, possessore o detentore del bene.
5. Entro novanta giorni dalla data di ricezione della comunicazione, il proprietario, possessore o detentore del bene può presentare osservazioni alla Regione.
Atto di dichiarazione di notevole interesse pubblico e relative misure di conoscenza
1. La Regione, sulla base della proposta della commissione, apportandovi le modifiche ritenute opportune, esaminate le osservazioni e tenuto conto dell'esito dell'eventuale inchiesta pubblica, emette l’atto di dichiarazione di notevole interesse pubblico.
2. L’atto di dichiarazione di notevole interesse pubblico dei beni indicati alle lettere a) e b) dell’articolo 142 è notificato ai proprietari, possessori o detentori degli immobili, trascritto a richiesta della stessa Regione nei registri immobiliari e depositato presso il Comune.
3. L’atto è altresì pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel Bollettino Ufficiale della Regione.
4. Copia della Gazzetta Ufficiale è affissa per novanta giorni all’albo pretorio di tutti i Comuni interessati. Copia della dichiarazione e delle relative planimetrie resta depositata a libera visione del pubblico presso gli uffici comunali.
1. In ordine alla mancata o difforme dichiarazione di notevole interesse pubblico rispetto alle susseguenti deliberazioni assunte dalla Commissione ai sensi dell’articolo 143, comma 2, ovvero laddove la Commissione non proceda ai sensi dell’articolo 139, comma 1, lettera a), chiunque vi abbia interesse può, con apposita istanza, chiedere al Ministro di provvedere in via sostitutiva.
2. Il Ministro incarica il competente organo ministeriale dell’istruttoria dell’istanza ai fini della formulazione della eventuale proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico.
3. La proposta, corredata dalla relativa planimetria in scala idonea all’identificazione del bene vincolato, è inviata dal Ministero ai Comuni interessati affinché provvedano alla pubblicazione a norma dell'articolo 139, comma 3. Copia della proposta e della relativa planimetria resta altresì depositata a libera visione del pubblico presso gli uffici comunali.
4. Il Ministero provvede a dare contestualmente notizia della proposta sul proprio sito informatico, su almeno due quotidiani diffusi nella Regione territorialmente interessata, nonché su un quotidiano a diffusione nazionale.
5. Entro il termine di novanta giorni dall'avvenuta pubblicazione all’albo pretorio della proposta le regioni, gli altri enti pubblici territoriali, le associazioni portatrici di interessi diffusi, individuate a norma dell’articolo 136 e gli altri soggetti interessati possono presentare osservazioni al Ministro.
6. Il Ministro, valutate le osservazioni, provvede con decreto. Il decreto non è soggetto al controllo di legittimità della Corte dei conti.
1. Fino all’espletamento delle procedure previste all’articolo 140 sono comunque sottoposti alle disposizioni di questo Titolo in ragione del loro interesse paesaggistico:
c) i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall’articolo 2, commi 2 e 6 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227;
m) le zone di interesse archeologico già individuate da provvedimenti regionali o ministeriali, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.
3. La disposizione del comma 1 non si applica ai beni ivi indicati alla lettera c) che, in tutto o in parte, siano ritenuti irrilevanti ai fini paesaggistici e pertanto inclusi in apposito elenco redatto e reso pubblico dalla Regione competente. Il Ministero, con provvedimento adottato con le procedure previste dall'articolo 136, può tuttavia confermare la rilevanza paesaggistica dei suddetti beni.
4. La disposizione del comma 2 non si applica ai beni indicati all'articolo 141, individuati a norma degli articoli 143 e 146.
1. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni paesaggistici tutelati a norma dell’articolo 143 o dell’articolo 139, ovvero dichiarati di notevole interesse pubblico dalle norme del piano paesistico, non possono distruggerli né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio a quel loro esteriore aspetto che è oggetto di protezione.
2. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni indicati al comma 1, hanno l’obbligo di sottoporre alla amministrazione competente i propri progetti delle opere di qualunque genere che intendano eseguire, al fine di ottenere la preventiva autorizzazione.
3. L’autorizzazione rilasciata ai fini della verifica di compatibilità paesistica costituisce atto separato e preliminare rispetto alla concessione edilizia o ai titoli legittimanti l’intervento edilizio. I lavori non possono essere iniziati in difetto di essa.
4. Entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza unificata, è individuata la documentazione necessaria che l’interessato deve produrre per la verifica di compatibilità degli interventi proposti.
5. L’amministrazione individuata dalla Regione quale competente al rilascio dell’autorizzazione accerta:
a)	la congruità dell’intervento proposto con i valori riconosciuti dal vincolo;
b)	la coerenza dell’intervento proposto con gli obiettivi di qualità paesistica;
c)	la conformità dell’intervento proposto con le prescrizioni contenute nei piani paesistici.
6. La domanda di autorizzazione dell’intervento indica lo stato attuale dell’area interessata e i suoi valori paesistici, nonché gli eventuali impatti delle trasformazioni proposte sul paesaggio, gli elementi di mitigazione e di compensazione necessari.
7. L’autorizzazione è rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti il termine è sospeso fino alla data di ricezione della documentazione richiesta, ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.
8. Avverso l’atto di rilascio o di diniego della autorizzazione, chiunque vi abbia interesse può proporre, per motivi esclusivamente di merito, ricorso al Ministro entro il termine di trenta giorni dalla data della notificazione o della comunicazione in via amministrativa dell’atto impugnato o da quando l’interessato ne ha avuto piena conoscenza. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo I del Decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199.
1. Qualora la richiesta di autorizzazione prevista dall'articolo 148 riguardi opere da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, ivi compresi gli alloggi di servizio per il personale militare, il Ministero può in ogni caso rilasciare o negare entro sessanta giorni l'autorizzazione, anche in difformità della decisione regionale.
2. Per i progetti di opere comunque soggetti a valutazione di impatto ambientale a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349 e da eseguirsi da parte di amministrazioni statali, l'autorizzazione prescritta dal comma 1 è rilasciata secondo le procedure previste all'articolo 26 del presente decreto legislativo.
3. Il Ministero, d’intesa con il Ministero della difesa e con le altre amministrazioni statali interessate, individua forme di valutazione congiunta e preventiva della localizzazione delle opere di difesa nazionale che incidano su beni o su aree sottoposti a tutela paesaggistica.
4. Per le attività minerarie di ricerca ed estrazione di cui al regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, l'autorizzazione del Ministero prevista dal comma 1 è rilasciata sentito il Ministero delle attività produttive. Restano ferme le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio in materia di cave e torbiere.
1. Non è comunque richiesta l'autorizzazione prescritta dall'articolo 148 e dall’articolo 149:
b) per gli interventi inerenti l’esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l'assetto idrogeologico del territorio;
c) per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati alla lettera g) dell’articolo 147, purché previsti ed autorizzati in base alle norme vigenti in materia.
1. Indipendentemente dall’avvenuta pubblicazione all’albo pretorio indicata all’articolo 145 o all’articolo 146, ovvero dall’avvenuta comunicazione prescritta dall’articolo 144, la Regione e il Ministero hanno facoltà di:
2. L’atto di inibizione o sospensione dei lavori incidenti su di un bene o di un’area non ancora dichiarati di notevole interesse pubblico si intende revocato se entro il termine di novanta giorni non sia stata effettuata la pubblicazione all’albo pretorio della deliberazione della commissione di cui all’articolo 139 o della proposta del competente organo ministeriale prevista all’articolo 146, ovvero non sia stata ricevuta dagli interessati la comunicazione prevista dall’articolo 144.
3. L’atto di inibizione o sospensione dei lavori incidenti su di un bene ricompreso in un’area qualificata di recupero nella pianificazione paesaggistica si intende revocato se entro il termine di novanta giorni la Regione non abbia comunicato agli interessati le prescrizioni alle quali attenersi nella esecuzione dei lavori per non compromettere il risultato della pianificazione.
4. L’atto cautelare nonché gli atti successivi indicati ai commi 2 e 3 sono comunicati anche al Comune interessato.
1. Per lavori su beni né precedentemente tutelati a norma degli articoli 143 e 146, né precedentemente dichiarati di notevole interesse pubblico, dei quali sia stata ordinata la sospensione, senza che fosse stata intimata la preventiva diffida di cui all'articolo 151, comma 1, l’interessato può ottenere il rimborso delle spese sostenute sino al momento della notificata sospensione. Le opere già eseguite sono demolite a spese dell’autorità che ha disposto la sospensione.
1. Nel caso di aperture di strade e di cave, nel caso di condotte per impianti industriali e di palificazione nell’ambito e in vista delle località indicate alle lettere c), d), e) dell’articolo 142, ovvero in prossimità delle cose indicate alle lettere a) e b) dello stesso articolo, la amministrazione competente individuata dalla Regione ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso d'esecuzione, le quali, tenendo in debito conto l'utilità economica delle opere già realizzate, valgano ad evitare pregiudizio ai beni protetti da questo Titolo. La medesima facoltà spetta al Ministero che la esercita previa consultazione della Regione.
2. Per le zone di interesse archeologico elencate all’articolo 142, lettera f) o all’articolo 147, comma 1, lettera m), l’amministrazione competente individuata dalla Regione consulta preventivamente le competenti soprintendenze.
1. Nell’ambito e in prossimità dei beni paesaggistici indicati nell'articolo 141 è vietato collocare cartelli e altri mezzi pubblicitari se non previa autorizzazione della amministrazione competente individuata dalla Regione.
2. Lungo le strade site nell’ambito e in prossimità dei beni indicati nel comma 1 è vietato collocare cartelli o altri mezzi pubblicitari, salvo autorizzazione rilasciata a norma dell'articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e successive modificazioni, previo parere favorevole della amministrazione competente individuata dalla Regione sulla compatibilità della collocazione o della tipologia dell'insegna con l’aspetto, il decoro e il pubblico godimento degli edifici o dei luoghi soggetti a tutela.
1. L’amministrazione competente individuata dalla Regione può ordinare che nelle località contemplate dalle lettere c), d), ed e) dell'articolo 132, sia dato alle facciate dei fabbricati, il cui colore rechi disturbo alla bellezza dell'insieme, un diverso colore che con quella armonizzi.
2. Per i fabbricati ricadenti nelle zone di interesse archeologico elencate all’articolo 142, lettera f) o all’articolo 147, comma 1, lettera m), l’amministrazione competente individuata dalla Regione consulta preventivamente le competenti soprintendenze.
2. In caso di inadempienza dei proprietari, possessori o detentori dei fabbricati, l’amministrazione competente individuata dalla Regione provvede all'esecuzione d’ufficio.
2. Le regioni vigilano sull’ottemperanza alle disposizioni contenute nel presente decreto legislativo da parte delle amministrazioni individuate dalla Regione all’esercizio delle competenze in materia di paesaggio. L’inottemperanza o la persistente inerzia nell’esercizio di tali competenze comporta l’attivazione dei poteri sostitutivi.
Notifiche eseguite, elenchi compilati e atti emessi ai sensi della normativa previgente
1. Sono validi a tutti gli effetti di questo Titolo:
a)	le notifiche di importante interesse pubblico delle bellezze naturali o panoramiche, eseguite in base alla legge 11 giugno 1922, n. 776;
b)	gli elenchi compilati a norma della legge 29 giugno 1939, n. 1497;
c)	gli atti di dichiarazione di notevole interesse pubblico emessi ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497;
d)	gli atti di riconoscimento della zone di interesse archeologico emessi ai sensi della legge 8 agosto 1985, n. 431;
e)	gli atti di dichiarazione di notevole interesse pubblico emessi ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
f)	gli atti di riconoscimento della zone di interesse archeologico emessi ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
(Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, articolo 161)
1. Fino all'emanazione di apposite disposizioni regionali di attuazione del presente decreto legislativo restano in vigore, in quanto applicabili, le disposizioni del regolamento approvato con regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357.
1. Fino all’espletamento delle procedure indicate all’articolo 140, le amministrazioni competenti individuate dalla Regione danno immediata comunicazione delle autorizzazioni rilasciate alla soprintendenza, trasmettendole contestualmente la documentazione prodotta dal richiedente, nonché le risultanze degli accertamenti eventualmente esperiti. La comunicazione è inviata contestualmente ai richiedenti, per i quali costituisce avviso di inizio di procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. I progetti sono corredati da una relazione illustrativa della congruità dell’intervento proposto con i valori riconosciuti del vincolo e della sua conformità con le prescrizioni contenute nei piani paesistici, nonché dello stato attuale dell’area interessata e dei suoi valori paesistici, dell’impatto delle trasformazioni proposte sul paesaggio e degli elementi di mitigazione e di compensazione necessari.
3. Il Ministero può in ogni caso annullare, con provvedimento motivato, l’autorizzazione regionale entro i sessanta giorni successivi alla ricezione della relativa, completa documentazione
4. Decorso inutilmente il termine indicato al comma 7 dell’articolo 148, nei successivi trenta giorni è data facoltà agli interessati di richiedere la autorizzazione al Ministero, che si pronuncia entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta. L’istanza, corredata da tutta la relativa documentazione prescritta, è presentata alla competente Soprintendenza e ne è data comunicazione alla amministrazione competente. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti il termine è sospeso fino alla data di ricezione della documentazione richiesta, ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.
5. Fino all'approvazione dei piani previsti all'articolo 140 non è concessa l’autorizzazione prevista dall'articolo 148 per i beni interessati da provvedimenti adottati a norma dell’articolo 1-quinquies del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, nella legge 8 agosto 1985, n. 431, e pubblicati in data anteriore al 6 settembre 1985.