Source: http://retecivica-ato3.blogspot.it/2012/07/
Timestamp: 2017-07-22 10:38:31+00:00
Document Index: 173564806

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 75', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4']

Brevi note in merito alla sentenza della Corte costituzionale
norme annullate
La Consulta, con sent. n. 199 depositata
lo scorso 20 luglio, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4
del d.l. n. 138/2011 (cd. decreto di Ferragosto) convertito con modificazioni
dalla l. n. 148/2011. La normativa impugnata, rubricata
“Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e
alla normativa dall'Unione europea”, riproponeva sostanzialmente la disciplina
dei servizi pubblici locali di rilevanza economica contenuta nell'art. 23-bis
d.l. n. 112/2008 e abrogata con referendum del 12-13 giugno 2011. Tale riproposizione (da intendersi quale
identità di ratio con la normativa abrogata nonché riproduzione di fatto
di svariate disposizioni dell'art. 23-bis, pur nell'ipocrisia della rubrica
adottata dal legislatore) costituisce un tradimento della volontà popolare
espressa da oltre 26 milioni di italiani in occasione della consultazione
referendaria ex art. 75 Cost. Continua a leggere...»
Acqua potabile in deroga, Nola unico caso in Campania
Record negativo per la città di Nola, unico Comune della Campania e dell'intero Mezzogiorno ad avere ancora l'acqua in deroga a causa dell'alta concentrazione di fluoruro, fissata a 2,5 mg per litro, ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Stavolta a
tenere banco non sono carotariffe, bollette pazze e i tristemente noti disservizi, ma i parametri di qualità dell'acqua e le deroghe concesse da Ministero della Salute e Commissione europea per l'acqua distribuita in località Tossici, popoloso rione nella frazione Piazzolla di Nola. E'
il caso che viene fuori dal dossier nazionale “Acque in deroga”, realizzato da Legambiente e Cittadinanzattiva, da cui emerge che nel 2012 circa un milione di cittadini italiani non ha acqua potabile di qualità, sicura e conforme alle norme: nell’acqua del rubinetto sono, infatti, presenti alcune sostanze, come borio, fluoruri e arsenico, in livelli superiori ai valori stabiliti. Per questi motivi, anche quest’anno per 112 Comuni - 90 nel Lazio, 21 in Toscana ed 1 in Campania
- sono in vigore nuove deroghe cercando così di prendere tempo e ripristinare i valori al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge. "Siamo alle solite, le famiglie residenti a Tossici hanno ricevuto le dovute informazioni? - denuncia Gianluca Napolitano, capogruppo consiliare di Città Viva - Un'altra beffa per i cittadini abbandonati a loro stessi, mentre in altri Comuni l'allarme fluoruro sembra rientrato,
non è chiaro invece quali siano gli interventi programmati sul nostro territorio ento la scadenza della deroga prevista per il 31 dicembre prossimo. Ad un anno dai referendum popolari, purtroppo è ancora difficile trovare interlocutori disponibili a sciogliere i troppi nodi relativi alla disastrosa gestione del servizio idrico. Intanto, è fondamentale che l'amministrazione comunale si faccia garante di un’operazione di trasparenza per i dati sulla qualità dell’acqua, oltre che promotorice di una campagna di comunicazione su anomalie e criticità
per assicurare la tutela della salute di tutti. Come sempre vigileremo per ottenere finalmente la definitiva chiusura del capitolo deroghe". Una situazione che si conferma con le stesse modalità dello scorso anno, quando la delibera di Giunta regionale n. 988 del 30/12/2010, sempre a riguardo delle deroghe per il fluoruro, individuava nei Comuni e
nell'Asl "le istituzioni competenti per attivare una opportuna azione informativa nei confronti della popolazione sulle caratteristiche dell’acqua, con particolare riferimento alla necessità di interrompere eventuali interventi di fluoro profilassi in atto; avvisare la popolazione sulla opportunità di limitare il consumo di alimenti ad elevato apporto di fluoro; predisporre un opuscolo informativo in merito
al fluoro da distribuire nelle scuole e presso i servizi materno-infantili; avviare idonee attività di sorveglianza epidemiologica".
ARIN Il 31 Luglio trasformazione in ABC NAPOLI - È stata fissata per il 31 luglio la firma della trasformazione dell' Arin in ABC, Azienda Speciale di Diritto Pubblico. Ieri si è costituita dal notaio Giancarlo Laurini, l'Assemblea Straordinaria di Arin SPA, con la presenza del delegato del Comune di Napoli , Alberto Lucarelli, assessore ai beni Comuni.
«Preso atto delle dimissioni del Presidente e Amministratore Delegato Maurizio Barracco - rende noto il Comune di Napoli - si è costituito come Presidente del cda il vicepresidente Prof. Ugo Mattei. Era presente anche l'altro componente del Cda, Alberto Pierobon».In attesa della scelta dell'Azionista Unico sul nuovo Presidente si è deciso di confermare l'interim della presidenza al Prof. Ugo Mattei. «Al fine di garantire la piena funzionalità degli organi e della struttura, si è deciso di cooptare fino al 31 luglio, l'Ing. Francesco Panico, attuale Direttore Generale di Arin spa, conferendogli ad interim anche le deleghe di gestione senza alcun costo aggiuntivo per l' azienda», aggiunge il Comune.Fonte "il Mattino"
“Non parlateci del pareggio di
bilancio, sarebbe castrarsi da ogni politica economica” parola
di Pierluigi Bersani 11 agosto 2011
20-07-12 Il Parlamento approva
definitivamente il Fiscal-Compact (Pareggio di bilancio)
L’Italia, la nazione prima al mondo
per pressione fiscale, si impegna oggi a sostenere 50 miliardi di Euro
all’anno di tasse e tagli per 20 anni. Il provvedimento passa alla Camera con 368 si', 65 no e 65
astensioni. Il
20 Luglio scorso la Camera ha ratificato,
senza discussione in aula, i
due trattati imposti dalla Merkel ovvero il Fiscal-Compact e il MES (Meccanismo
Europeo Salvastati) con una maggioranza bulgara, 368 Sì, 65 No e 65
Fiscal Compact impone ai paesi firmatari il pareggio di bilancio strutturale
(in Costituzione) e il taglio del debito pubblico per vent’anni fino al rientro
nella quota del 60% stabilito da Maastricht.
l’Italia si tratta di tagliare spese per 40-50 miliardi di euro all’anno fino
al 2032 e nel frattempo gli stati si obbligano a mantenere il deficit pubblico sempre sotto al 3% del PIL a pena di
Ad Aprile scorso quando già i due trattati avevano avuto il
primo via libera dai parlamenti dei paesi firmatari, il premio Nobel per
l’economia Paul Krugman dalle pagine del New York Time commentava le scelte
economiche della MerkelEuropa : “La
Germania, con l'imposizione delle sue favole
di moralità fiscale, sta distruggendo l'intero sistema. Una situazione da pazzi: a questo punto unica
alternativa è l'uscita dall'euro. Altrimenti si continuerà a morire.”
Per quel che riguarda il MES
(Meccanismo Europeo Salvastati) è di fatto un direttorio finanziario europeo
che cancellerà ogni traccia residua di sovranità politica nazionale e
condannerà gli Stati aderenti a un indebitamento forzoso senza limiti. Il nuovo
organo sovranazionale, dotato di poteri illimitati e di totale immunità
giuridica, è composto dai ministri delle Finanze dei diciassette Paesi della
zona euro, gestirà un fondo permanente che elargirà prestiti agli Stati in
difficoltà imponendo rigidi piani di ristrutturazione economica. A foraggiare
le casse del Mes saranno gli Stati stessi attraverso quote nazionali
obbligatorie coperte da nuove emissione di debito. Il “capitale autorizzato per il MES” è pari a
700 miliardi di euro, recentemente passato ad 800 miliardi. All’Italia la
“quota” di partecipazione totale sarà di 125 miliardi di Euro.
del capitale autorizzato Membro
di quote Sottoscrizione
di capitale (EUR) Regno
del Belgio 243
339 700 000 Repubblica
federale di Germania 1
900 248 190
024 800 000 Repubblica
di Estonia 13
302 000 000 Irlanda
145 400 000 Repubblica
ellenica 197
716 900 000 Regno
di Spagna 833
325 900 000 Repubblica
427 013 142
701 300 000 Repubblica
253 959 125
395 900 000 Repubblica
di Cipro 13
373 400 000 Granducato
di Lussemburgo 17
752 800 000 Malta
700 000 Regno
dei Paesi Bassi 400
019 000 000 Repubblica
d’Austria 194
483 800 000 Repubblica
portoghese 175
564 400 000 Repubblica
di Slovenia 29
993 200 000 Repubblica
slovacca 57
768 000 000 Repubblica
di Finlandia 125
581 800 000 Totale
000 000 700
000 000 000 Pubblicato da
Un colpo al liberismo Ugo Mattei e Alberto Lucarelli
due lunghe e articolate sentenze, la 199 e la 200 del 2012, la Corte
Costituzionale ha reso giustizia al movimento referendario e ha posto
finalmente un limite al delirio di onnipotenza del legislatore neoliberista
nella sua versione bipartisan di casa nostra. Dietro a tecnicismi talvolta
eccessivi (che già avevano reso la discussione orale del 19 giugno scorso meno
interessante di come avrebbe potuto essere), con i quali la Corte (soprattutto
nella sentenza 200) ha probabilmente cercato di depotenziare in parte la bomba
politica rappresentata da questa decisione, un dato è chiarissimo.
del giugno 2011 non riguardavano soltanto l’acqua ma costituivano un tassello
chiave nella costruzione di un’altra visione del pubblico che coinvolge
l’intero settore dei servizi pubblici e che è coerente con la nostra
Costituzione economica ben più di quanto non lo sia la politica neoliberale
delle dismissioni. Su questa diversa visione, antitetica rispetto al riformismo
neoliberale, il popolo sovrano si era pronunciato e la volontà popolare doveva
essere rispettata tanto dal governo di Berlusconi quanto dal suo successore
«tecnico».
La sentenza, oltre che politicamente dirompente perché da oggi più nessuna
amministrazione locale di qualsivoglia colore politico potrà trincerarsi dietro
l’ obbligo di smantellare i servizi pubblici ma dovrà assumersi tutta la
responsabilità politica delle proprie scelte, è tanto storica quanto essenziale
in questo momento di frana della democrazia costituzionale. Storica perché mai
prima la Corte aveva tracciato così chiaramente, in una ratio decidendi,
l’esistenza di un vincolo referendario non superabile dal Parlamento. Vincolo
che in un regime fisiologico di rappresentanza politica potrebbe pure non
sussistere sul piano formale (come ha fin qui sostenuto, ieri smentita dalla
Corte, gran parte della dottrina costituzionalistica italiana) ma che in questa
situazione di non rappresentatività del parlamento e di sospensione della
democrazia prodotta dal «governo tecnico» costituisce un baluardo prezioso per
il nostro sistema delle garanzie.
Esattamente un anno fa, dopo aver fatto invano pervenire al Presidente
Napolitano (che la Costituzione fa supremo garante del suo ordine) un plico
contenente quasi 10.000 firme che lo invitavano a non firmare il Decreto di
Ferragosto oggi dichiarato incostituzionale, avevamo scritto al presidente
della Puglia, Vendola, proprio dalle pagine del manifesto, pregandolo di darci
mandato di rappresentare la regione Puglia in un ricorso diretto dal
significato politico importantissimo, ben superiore ai tecnicismi pur
importanti del rapporto fra Stato e Regioni. Lo avevamo fatto perché convinti
che il Comitato Referendario, organo costituzionale caduco, non avesse
legittimazione ad agire e ben consci dei rischi che la particolare prospettiva
di un ricorso da filtrarsi tramite l’interesse della Regione avrebbe prodotto.
Il presidente Vendola ci aveva ascoltati, e il senso politico di questa
operazione è chiarissimo e documentato sulle pagine del nostro giornale.
In effetti, la Corte, che certo avrebbe potuto cavarsela con il tecnicismo (che
invece ha adoprato per indorare al governo la pillola del suo operato, tramite
qualche frecciatina alla «genericità» del nostro argomento) è invece andata al
sodo dichiarando forte e chiaro che la democrazia diretta è una cosa seria e
che tutti, proprio tutti, dovrebbero rispettare la volontà del popolo piuttosto
che legittimare la depredazione del suo patrimonio comune a vantaggio di alcuni
interessi privati. La Corte Costituzionale, che già aveva dimostrato un certo
coraggio nel respingere il castello di menzogne che volevano l’ inammissibilità
del Referendum (sentenza 24 2011) ha saputo interpretare con queste sentenze la
sua funzione di garante della Costituzione e dell’ interesse pubblico. Speriamo
che altre alte istituzioni prendano esempio.
La Consulta dichiara incostituzionale l'art. 4 del dl di ferragosto Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.Lo
Sospesa la cessione del 21 per cento della
municipalizzata: il Campidoglio non può vendere fino al 24 luglio. Alemanno: prendo atto, si decida il prima possibile
ROMA - Il Consiglio di Stato ha bloccato
fino al 24 luglio la vendita di Acea. La decisione è contenuta nel decreto
della V sezione che ha sospeso la decisione di mercoledì del Tar del Lazio che
aveva detto no alla sospensione urgente della pregiudiziale con cui sono stati
accantonati gli ordini del giorno collegati alla delibera sulla vendita del 21%
di Acea.
ACCOLTO - A rendere
nota la decisione del Consiglio di Stato è stato l'avvocato Gianluigi
Pellegrino, legale dei ricorrenti. A rivolgersi al Consiglio di Stato sono
stati i consiglieri comunali Gianluca Quadrana (Lista Civica per Rutelli),
Francesco Smedile (Udc) e Maria Gemma Azuni (Gruppo misto). Dice Pellegrino: «A
seguito del provvedimento del giudice, il consiglio comunale non potrà
procedere oggi (giovedì, ndr) alla votazione della delibera ma dovrà o
ripristinare i diritti delle minoranze consentendo il voto sugli ordini del
giorno ovvero attendere l'udienza del prossimo 24 luglio innanzi allo stesso
giudice amministrativo»
IN CAMPIDOGLIO - Proprio
giovedì infatti nell'assemblea capitolina era prevista l'approvazione finale
della delibera, collegata al bilancio, che prevede la vendita del 21 per cento
delle quote di Acea. Con il decreto di giovedì, il Consiglio di Stato ha
ritenuto «di mantenere la situazione inalterata sino alla trattazione
collegiale del proposto appello, sussistendo il danno grave e irreparabile
lamentato dagli appellanti». Da ciò, l'accoglimento delle richieste e la
sospensione dell'efficacia della ordinanza del Tar contestata fino al 24
luglio, data in cui è stata fissata la discussione in camera di consiglio
davanti a giudici in composizione collegiale. E così il presidente
dell'Assemblea capitolina, Marco Pomarici, in aula Giulio Cesare nel pomeriggio
di giovedì dichiara: «Su mandato unanime si è deciso di accantonare
temporaneamente la delibera 32 e chiudere la seduta di oggi». ALEMANNO:
PRENDO ATTO - Immediata
la replica del sindaco di Roma Alemanno: «Prendo atto della decisione del
Consiglio di Stato di sospendere temporaneamente l’approvazione della delibera
su Acea. La nostra Avvocatura ha presentato istanza affinché la riunione della
V sezione che deve decidere definitivamente della sospensiva venga anticipata
il più possibile in modo da non ritardare oltre l’iter di approvazione della
delibera di bilancio». «VIOLATE
REGOLE DEMOCRAZIA» - Gli
risponde l'avvocato Pellegrino: «Sembra sfuggire al sindaco Alemanno che l’importanza
della vicenda va al là della vendita di Acea: riguarda fondamentali regole
democratiche di funzionamento delle assemblee elettive. Principi basilari che
il regolamento del consiglio rispetta ma che sono state clamorosamente violate
abolendo con un tratto di penna le prerogative di base di tutti i consiglieri
che compongono la massima assemblea capitolina. Il ripristino di queste
fondamentali regole costituzionali e democratiche nella Capitale di Italia
doveva essere chiesto dal primo cittadino senza nemmeno rendere necessario
l’intervento del giudice».
IL SIT-IN - E giovedì mattina, proprio contro
l'approvazione della delibera, un gruppo di attivisti dei comitati per l'Acqua
pubblica ha occupato con un sit-in la scalinata di accesso a Palazzo Senatorio.
Nel pomeriggio sono stati mandati via dalle forze dell'ordine con cui ci sono
stati momenti di tensione.
Roma Online12 luglio 2012 (modifica il 13 luglio 2012)
Sospensiva del Consiglio di Stato 12-07-2012 Pubblicato da
Mentre Monti annuncia che l'Ita...