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Timestamp: 2018-05-26 06:02:07+00:00
Document Index: 101939157

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 4', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 6']

Novità fiscali del 30 marzo 2009: gli appunti contabili rinvenuti rappresentano prove certe; approvato il nuovo modello di c/c postale per pagare l’ICI del 2009, l'imposta di scopo ed i tributi locali accertati; deduzione parziale dell’IRAP; rivalutazione degli immobili; IVA ad esigibilità differita: Decreto attuativo
1) Benefici fiscali sul gasolio per uso autotrazione: Chiarimenti
2) Imprese: Gli appunti contabili rinvenuti sono prove dotate dei requisiti richiesti dalle norme fiscali
3) Approvato il nuovo modello di c/c postale per pagare l’ICI del 2009
4) Imposta di scopo: Approvato il modello di bollettino di c/c postale per l’anno 2009
5) Decreto tributi locali accertati: Approvato il bollettino di c/c postale
6) Accise: dichiarazioni di consumo di energia elettrica e gas naturale per il 2008
7) Deduzione parziale dell’IRAP e riduzione degli acconti IRES e IRAP per l’anno 2008
8) Imposte indebite: Esente da bollo la quietanza emessa all’atto del rimborso
9) Rivalutazione degli immobili: Documento dell’OIC
10) IVA ad esigibilità differita: Decreto attuativo
L’Agenzia delle Dogane ha fornito chiarimenti su:
– Determinazione del momento iniziale di decorrenza del termine di decadenza biennale previsto dall’art. 14 del d. lgs. n. 504/1995, richiamato dall’Avvocatura Generale dello Statoquale termine generale di decadenza per la richiesta dei benefici fiscali sul gasolio per uso autotrazione;
– definizione del periodo nel quale è consentito l’utilizzo in compensazione del credito sorto (ai sensi dell’art. 4, comma 2, del DPR n. 277/2000).
Il termine biennale per presentare apposita dichiarazione (entro il 30 giugno successivo alla scadenza di ciascun anno solare) decorre a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui sono stati effettuati i consumi di gasolio in relazione ai quali viene richiesto il beneficio.
Non è, quindi, possibile riconoscere alcun rimborso ai richiedenti che abbiano presentato la propria dichiarazione oltre la fine dell’anno successivo a quello di dichiarazione.
La norma disciplina in modo specifico l’eventualità in cui non si verifichi la compensazione dell’intero importo, prevedendo la possibilità di chiedere, entro la fine del primo semestre dell’anno successivo (anno a+2) il rimborso dell’eventuale rimanenza non compensata.
Atteso che il termine generale di decadenza per la richiesta dei benefici fiscali in questione va individuato con riferimento al termine di decadenza biennale contemplato dall’art. 14 del d.lgs. n. 504/1995, tenuto conto delle considerazioni sin qui evidenziate, le eventuali dichiarazioni di consumo presentate oltre la fine del primo anno successivo a quello di effettivo consumo, recanti l’opzione per la fruizione del credito in compensazione, debbano essere considerate come istanze di rimborso in denaro.
(Agenzia delle Dogane, nota RU 29696 del 20.03.2009)
La cd. contabilità “in nero”, risultante da appunti personali ed informali dell’imprenditore, costituisce valido elemento indiziario dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti della legge.
Pertanto, tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e seguenti del c.c. vi fanno parte tutti i documenti che registrano, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa ovvero rappresentano la situazione patrimoniale dell’imprenditore e il risultato economico dell’attività svolta.
In tale contesto è il contribuente che deve fornire le prove in senso contrario.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5947 del 12.03.2009.
La controversia è scaturita dal ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di accertamento del maggior reddito IRPEF/ILOR per il 1992, determinato a seguito di verifica della Guardia di Finanza, nel corso della quale erano stati rinvenuti appunti ed agende su cui erano annotate le prenotazioni e gli acconti ricevuti per l’attività svolta (ristorazione).
Il ricorso era respinto in primo grado, sulla base della mancata possibilità dell’esame del processo verbale di verifica perché non allegato dalla contribuente ed anche perché il contribuente aveva sostenuto che i dati emergenti dagli appunti, dalle agende e dai brogliacci non rappresentassero elementi gravi, precisi e concordanti che legittimassero la rettifica dei ricavi.
Avverso la sentenza dei giudici di merito, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate hanno presentato ricorso per cassazione con un unico motivo.
Dal canto suo, la Suprema Corte ha accolto le richieste dell’Amministrazione finanziaria.
Infatti, nel caso di specie, gli elementi posti a base dell’accertamento, legittimamente effettuato a norma dell’art. 39 D.P.R. n. 600/73, sono stati ritualmente portati a conoscenza della contribuente attraverso la notifica del p.v. di verifica.
Per tali circostanze, quindi, ricadeva sul contribuente fornire la prova contraria, con conseguente rispetto dei requisiti dell’atto impositivo e della disciplina dell’onere probatorio (Corte di Cassazione, sentenza n. 5947 del 12.03.2009).
Accertamento: La notifica della cartella è invalida se non c’è prova della ricezione
Inoltre, in materia di contenzioso fiscale, va evidenziata la recente decisione (sentenza n. 6510 del 18.03.2009) della Suprema Corte di Cassazione, con la quale ha stabilito che la notifica della cartella di pagamento non è valida se l’Ufficio non riesce a dimostrare l’avvenuta ricezione.
La relazione della società di revisione costituisce prova dei costi
Infine, sempre la medesima Corte (Cassazione, sentenza n. 5926 del 12.03.2009) ha stabilito che la relazione della società di revisione prova i costi sostenuti dalle grandi aziende, tranne che l’Amministrazione finanziaria possa documentare l’errore del revisore.
E’ stato approvato, ai fini del pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) il modello di bollettino di conto corrente postale, allegato al neo decreto, predisposto secondo le caratteristiche tecniche rese note sulla Gazzetta Ufficiale – Foglio Inserzioni – n. 115 del 19 maggio 2001, che dovrà essere utilizzato, a decorrere dai pagamenti in acconto riferiti all’annualità 2009, per il versamento dell’imposta comunale sugli immobili a favore del:
– Comune, nel caso di riscossione diretta del tributo;
– agente della riscossione;
– soggetto a cui l’ente locale, ai sensi dell’articolo 52, comma 5, lettera b), del D.lgs. n. 446/1997, ha affidato la riscossione del tributo.
E’ stata così recepita la necessità di eliminare nel modello di bollettino di conto corrente postale per il versamento dell’imposta comunale sugli immobili, approvato con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 3 aprile 2008, le caselle aggiuntive che consentivano al contribuente di riportarvi l’importo dell’ulteriore detrazione per l’abitazione principale di cui al comma 2-bis dell’art. 8 del D.Lgs. n. 504/1992, abrogato dall’art. 1, comma 3, del D.L. 27.05.2008, n. 93, convertito dalla legge 24.07.2008, n. 126.
Si ricorda, che tale nuovo modello di c/c è sistema di pagamento dell’ICI alternativo al modello F24, con il quale è, invece, possibile anche usufruire dell’istituto della compensazione.
(Ministero dell’Economia e delle Finanze, Decreto del 25.03.2009)
E’ stato approvato il modello di bollettino di conto corrente postale, allegato al neo decreto, predisposto secondo le caratteristiche tecniche rese note sulla Gazzetta Ufficiale n. 115/2001, che dovrà essere utilizzato, a decorrere dai pagamenti in acconto riferiti all’annualità 2009, per il versamento dell’imposta di scopo a favore del:
– Comune, nel caso di riscossione diretta del tributo. Lo stesso modello deve essere utilizzato nell’ipotesi in cui il comune si avvalga dei servizi accessori al conto corrente postale;
– soggetto che svolge il servizio di riscossione del tributo per conto dell’ente locale.
Come è noto l’art. 1, comma 145 della legge 27.12.2006, n. 296, riconosce ai comuni la facoltà di deliberare, con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 52 del D.Lgs. 15.12.1997, n. 446, l’istituzione di un’imposta di scopo destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche.
Anche in tale materia é stata ravvisata la necessità di apportare alcune modifiche al modello di bollettino di conto corrente postale per il versamento dell’imposta di scopo, approvato con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 30.04.2008.
E’ stato, infine, approvato il modello di bollettino di conto corrente postale, allegato al neo decreto che deve essere utilizzato per il versamento dei tributi accertati, degli interessi, delle sanzioni, nonchè delle somme dovute a titolo di conciliazione giudiziale e di accertamento con adesione, a favore:
– Del Comune o della Provincia titolari della potestà impositiva, nel caso di riscossione diretta del tributo. Lo stesso modello deve essere utilizzato nell’ipotesi in cui il Comune o la Provincia si avvalgano dei servizi accessori al conto corrente postale;
– dell’agente della riscossione o del soggetto a cui l’ente locale ha affidato la riscossione del tributo.
La novità è anche derivata dalla circostanza che, ai fini di una corretta gestione contabile, ad ogni tributo deve essere dedicato un apposito numero di conto corrente postale, oltre alla presenza del D.P.R. 30.01.2008, n. 43, che disciplina la riorganizzazione del Dipartimento delle finanze.
L’Assonime, con la circolare n. 15/2009 ha illustrato i modelli da utilizzare per le dichiarazioni di consumo di energia elettrica (mod. AD-1) e di gas naturale (mod. AD-2) per l’anno d’imposta 2008, con le relative istruzioni per la compilazione.
Il termine per la presentazione, in forma esclusivamente telematica, delle dichiarazioni annuali di consumo scade il 31 marzo 2009.
(Assonime, circolare n. 15 e nota del 26.03.2009)
L’Assonime, con la circolare n. 14/2009 ha, inoltre, fornito precisazioni sulle disposizioni del “decreto anticrisi” (D.L. n. 185/2008) riguardanti il nuovo regime di deducibilità parziale dell’IRAP nella determinazione dei redditi d’impresa e dei redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni e la riduzione della misura degli acconti dovuti per l’anno 2008 ai fini dell’IRES e dell’IRAP.
La circolare si é soffermata sugli aspetti più problematici della nuova disciplina di deduzione dell’IRAP affrontando, in particolare, le questioni concernenti la determinazione dell’imposta ammessa in deduzione secondo il criterio di cassa, il regime transitorio dei rimborsi per le annualità pregresse e altri effetti collaterali prodotti dalle nuove disposizioni (art. 6).
Il dubbio riguardava quali regole utilizzare per quantificare l’Irap su cui calcolare la deduzione.
Secondo l’Assonime, viene prevista deduzione Irap del 10% con il criterio di cassa nel limite dell’onere effettivo dell’anno.
Pertanto, se l’acconto Irap già versato supera l’Irap dovuta, il 10% andrà calcolato su quest’ultimo minore importo.
Per l’esercizio 2008, devono essere dunque considerati gli importi versati a giugno e a novembre dello scorso anno.
La circolare ha poi evidenziato che tale criterio vale a condizione che il debito finale liquidato nella successiva dichiarazione sia almeno pari alle somme pagate in acconto.
Ad esempio, se nel 2008 sono stati versati (tra giugno e novembre) acconti per € 1.000,00, mentre il debito dell’imposta complessivo dell’anno risultante dalla dichiarazione (Irap di competenza) è stato di € 800,00, allora la deduzione spetta in misura pari al 10% di € 800,00.
Riguardo, invece, le disposizioni in materia di riduzione degli acconti IRES e IRAP per l’anno 2008 (art. 10), la circolare si è occupata delle disposizioni, in via di emanazione, che dovrebbero disciplinare il recupero delle somme non versate.
Infine, è stato evidenziato in Dottrina come l’intervento della Legge Finanziaria 2008 non abbia modificato la normativa Irap relativa alle plusvalenze e alle minusvalenze su beni strumentali, che continuano a formare la base imponibile Irap dei soggetti Ires.
Continuano a non rilevare, invece, le plusvalenze/minusvalenze derivanti dal trasferimento d’azienda, poiché ricadenti nell’area straordinaria del conto economico.
L’istanza di rimborso di un tributo locale indebitamente trattenuto è esente dall’imposta di bollo; non va assoggettata al bollo nemmeno la quietanza emessa all’atto del rimborso.
(Interrogazione Camera dei deputati, risposta della Commissione Finanze n. 5-00821 del 26.03.2009)
Imposta di bollo: Esente la richiesta della social card
La richiesta della social card si qualifica come domanda per l’ottenimento di sussidi, e pertanto è esente da bollo in modo assoluto ai sensi dell’art. 8 comma 3 della tabella annessa al D.P.R. n. 642/1972.
La stessa previsione normativa che ha istituito la carta, ne infatti definisce la natura di aiuto per fronteggiare le tensioni cui sono sottoposti i prezzi dei generi alimentari e delle forniture di servizi.
(Interrogazione Camera dei deputati, risposta della Commissione Finanze n. 5-00906 del 26.03.2009)
L’Organismo Italiano di Contabilità ha reso noto un documento incentrato sulle principali novità del Decreto anti-crisi.
In particolare, riguardo la rivalutazione degli immobili, l’OIC ha fornito le seguenti precisazioni:
– I beni in leasing non possono essere rivalutati se non riscattati entro il 2007;
– l’ammortamento 2008 è da calcolare sul valore non rivalutato;
– in presenza di rivalutazione solo civilistica, la fiscalità differita è da iscrivere solo nel momento in cui si dà effetto all’iscrizione di maggior valore.
– la circostanza che un’impresa sia in perdita non significa necessariamente che il valore delle immobilizzazioni non possa essere recuperato (vanno analizzate le singole situazioni, in particolare che il valore iscritto non ecceda il valore recuperabile, come definito dall’OIC 16).
(OIC, documento interpretativo 3, di marzo 2009)
Con Decreto ministeriale, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, in attuazione dell’art. 7, D.L. n. 185/2008, ha disposto che sia applicabile al contribuente l’IVA per cassa, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
– Il volume di affari realizzato nell’anno precedente non deve essere superiore a 200.000,00 euro;
– la fattura deve contenere l’annotazione che trattasi di operazione a esigibilità differita ai sensi del predetto articolo di legge (in sua assenza, l’operazione si intende ad esigibilità immediata).
Il Decreto ribadisce che:
– Alla scadenza di un anno dall’operazione, anche in caso di mancato pagamento del corrispettivo, l’imposta risulta comunque esigibile, tranne che entro tale termine il cessionario/committente sia stato assoggettato a procedure esecutive o concorsuali;
– l’art. 7 non si applica ai soggetti che si avvalgono di regimi speciali Iva, né alle operazioni sottoposte a reverse charge;
Inoltre, il Decreto esclude dall’applicazione dell’art. 7 le operazioni ad esigibilità differita previste dall’art. 6, comma 5, secondo periodo, del D.P.R n. 633/72, ossia le forniture a enti pubblici, le cessioni di medicinali da parte dei farmacisti, le operazioni fatte dalle associazioni ai propri soci, per le quali rimane ferma la disciplina del D.P.R. n. 633/72 (più favorevole, poiché non prevede limiti temporali al differimento).
Il Decreto precisa che il cedente/prestatore deve osservare gli obblighi del titolo II della legge Iva, mentre riguardo gli effetti del differimento dell’esigibilità dell’imposta tale disposizione conferma che le operazioni ad esigibilità differita concorrono al volume d’affari e all’eventuale calcolo del pro rata del fornitore con riferimento all’anno di effettuazione (indipendentemente, quindi, dall’incasso del corrispettivo).
Per quanto concerne, invece, l’aspetto finanziario, le operazioni sono computate nella liquidazione periodica del mese trimestre nel corso del quale viene incassato il corrispettivo ovvero viene a scadere il termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione.
Dal canto suo, il cessionario/committente che abbia diritto alla detrazione potrà esercitare tale diritto a partire dal momento in cui il corrispettivo è stato pagato.
Infine, nel caso di pagamenti parziali, il Decreto stabilisce che l’imposta diviene esigibile nella proporzione tra la somma incassata e il corrispettivo complessivo; in tale momento sorgono dunque il debito del fornitore e il diritto alla detrazione del cliente.
L’agevolazione (si tratta, infatti, di una facoltà, e non, quindi, di un obbligo, concessa al soggetto che emette la fattura di scegliere, per ciascuna fattura, se renderla ad esigibilità differita, indicandolo espressamente, oppure se emetterla normalmente ad esigibilità immediata, in questo non inserendo nessuna annotazione) è resa possibile sulle operazioni effettuate dal giorno successivo alla pubblicazione del Decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale.