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Timestamp: 2020-01-21 21:43:15+00:00
Document Index: 127397232

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 132', 'art. 111', 'art. 2', 'art. 79']

La norma “blocca processi” e il C.S.M. | Sentieri e Pensieri
La norma “blocca processi” e il C.S.M.
Ho letto il parere del C.S.M. sulla norma “blocca processi” o “salva tutti” che dir si voglia, e, vuoi per il caldo, vuoi perché è ben chiaro, anziché riassumerlo lo ricopio. C’è ben poco da aggiungere ad esso e, dopo averlo letto, risuonano insopportabili le lagnanze del ministro della Giustizia contro le presunte invasioni di campo dell’organo supremo della magistratura che egli minaccia ora di riformare. E’ del tutto naturale che esso abbia formalizzato tutti i dubbi riguardo al provvedimento che, come si deduce facilmente, sospende per un anno (ma in realtà la sospensione sarà ben più lunga, perché dopo il termine fissato per legge si dovranno rifare i ruoli e notificare a tutte le parti le nuove date di udienza, cosa che richiede un tempo enorme) i processi per tutti i reati di cosiddetta “microcriminalità” che – a detta di tutti – assillano la popolazione: furto, truffa, estorsione, violenza sessuale, violenza privata, ricettazione, usura, percosse, lesioni personali, omicidio colposo, rapina semplice, falsa testimonianza, corruzione… (insomma, quasi tutti).
Ecco il testo del CSM limitatamente alla norma “salva tutti”.
7. L’art. 2 ter infine, anch’esso introdotto con apposito emendamento in sede di conversione,
prevede come recita la rubrica -la «sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al
30 giugno 2002». In realtà, in forza di tale norma, e limitandosi a segnalare i profili di maggiore
f1) i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 (con riferimento alla
data dell’ultimo reato contestato) che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza
preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado (eccettuati quelli «relativi ai delitti di cui
agli articoli 51, commi 3 bis e 3 quater, e 407, comma 2, lettera a del codice di procedura penale, ai
delitti di criminalità organizzata, ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo o della reclusione
superiore nel massimo a dieci anni determinata a norma dell’articolo 4 del codice di procedura
penale, ai reati commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e,
in ogni caso, ai procedimenti con imputati detenuti, anche per reato diverso da quello per cui si
procede»), sono immediatamente sospesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione
del decreto per la durata di un anno. In caso di pluralità di reati contestati, si ha riguardo alla data
dell’ultimo reato»;
f2) della sospensione è data comunicazione (con l’eventuale indicazione della
nuova data d’udienza) ai difensori delle parti e al pubblico ministero e «durante la sospensione
rimane sospeso anche il termine della prescrizione», che «riprende il suo corso dal giorno in cui è
cessata la sospensione»;
f3) il presidente del tribunale può, inoltre, «sospendere i processi quando i
reati in essi contestati sono prossimi alla prescrizione e la pena eventualmente da infliggere non
sarebbe eseguibile ai sensi della legge 31 luglio 2006, n. 241 »;
f4) l’imputato può chiedere al
presidente del tribunale di non sospendere il processo ma la sua richiesta non determina
automaticamente tale esito dovendo il presidente valutare a tali fine ‘’le ragioni della richiesta, le
esigenze dell’ufficio e lo stato del processo’’;
f5) l’imputato e il pubblico ministero possono
formulare la richiesta di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale entro tre giorni dalla
notifica del provvedimento di sospensione o nella prima udienza utile successiva alla data di entrata
in vigore della legge di conversione del decreto, anche nei processi nei quali, alla data di entrata in
vigore della presente legge, risulti decorso il termine previsto dall’articolo 446 comma 1 del codice
di procedura penale e sino alla dichiarazione di chiusura del dibattimento ed altresì quando la
richiesta sia stata già presentata nel corso del procedimento, ma vi sia stato il dissenso da parte del
pubblico ministero ovvero sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non
costituisca mera riproposizione della precedente.
La nuova disposizione, cosi come ricostruita si presta a non pochi rilievi critici
7.1 Con riferimento alla sospensione obbligatoria dei processi prevista dal comma 1 dell’art. 2 ter è,
infatti, agevole osservare che:
g1) la disciplina per essa prevista presenta profili di irragionevolezza (che, secondo il costante
orientamento della Corte costituzionale, costituisce parametro di valutazione per la legittimita’ della
a) lo spartiacque temporale tra processi che devono essere sospesi e processi
che devono proseguire, coincidente con la commissione del reato entro il 30 giugno 2002, e’
svincolato da ogni parametro di riferimento rinvenibile nel sistema normativo ed e’,
conseguentemente, casuale ed arbitrario;
b) la scelta dei reati per i quali va disposta la sospensione
dei processi – effettuata in base al titolo, alla pena prevista e alla fase in cui i processi di trovano nel
giorno della entrata in vigore della legge di conversione – appare ugualmente non ragionevole,
essendo tra tali reati compresi numerosi delitti che, secondo altre previsioni dello stesso decreto,
determinano particolare allarme sociale;
c) non e’ dato vedere quale razionalita’ presieda alla
attribuzione dello stesso trattamento (la sospensione) a processi il cui corso e’ del tutto diverso (in
taluni casi ancora da iniziare, in altri prossimo a definizione magari dopo un iter di anni);
g2) la sospensione e’ all’evidenza incongrua rispetto al fine dichiarato di ‘’assicurare la priorita’
assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui all’art. 132 bis del decreto legislativo 27 luglio
1989, n.271, nonche’ dei procedimenti da celebrarsi con giudizio direttissimo e con giudizio
immediato’’. Essa, infatti, riguardera’ comunque un numero ingente di dibattimenti (secondo alcune
stime piu’ della meta’ di quelli in corso) e provochera’ – nel medio, ma anche nel breve, termine –
l’effetto opposto di una ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia complessivamente intesa. Dal
mancato rispetto del principio della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), poi,
discenderanno prevedibilmente crescenti richieste risarcitorie ai sensi della c.d. legge Pinto. Cio’
per una pluralita’ di ragioni e, in particolare perche’:
a) la sospensione è istituto che non elimina i
processi ma semplicemente ne differisce la trattazione allontanandola ancora di piu’ dalla data di
commissione dei fatti, con evidente nocumento per le possibilita’ di accertamento e per gli interessi
delle parti offese, gia’ gravemente danneggiati dalla mancata tempestiva definizione del
b) nell’immediato, gli adempimento richiesti dalla sospensione (comunicazioni alle
parti e fissazione delle nuove udienze) determineranno un significativo lavoro delle cancellerie tale
da escludere una automatica conversione del tempo risparmiato con la mancata celebrazione dei
dibattimenti sospesi in tempo dedicato alla definizione degli altri procedimenti;
c) decorso l’anno di sospensione, i dibattimenti sospesi dovranno riprendere, in ogni caso, con il defict di conoscenza (e la necessita’ di nuovo studio degli atti) conseguente al tempo trascorso dal compimento degli ultimi anni e, in caso di intervenuto mutamento della persona fisica del giudice monocratico o anche di un solo componente del collegio giudicante (ipotesi niente affatto remota dati il numero significativo di trasferimento e pensionamenti che interessa ogni anno i magistrati e i limiti di permanenza massima nelle diverse posizioni professionali previsti dal nuovo ordinamento giudiziario), con la necessita’ di ricominciare da capo il dibattimento (magari dopo una attivita’ istruttoria di anni);
d) la sospensione durera’, per molti dei procedimenti interessati, ben piu’ di un anno essendo evidente l’impossibilita’ che tutti i dibattimenti sospesi riprendano immediatamente allo scadere della sospensione;
g3) la sospensione obbligatoria, oltre a ledere talora in modo assai grave gli interessi e le
aspettative delle parti offese, puo’ violare anche diritti dell’imputato, non essendo allo stesso
accordata – almeno a quanto sembra emergere dalla lettera della norma e a differenza di quanto
accade per la sospensione facoltativa di cui al successivo comma 7 – la possibilita’ di chiedere e
ottenere che il procedimento non venga sospeso;
g4) la disciplina della sospensione della prescrizione nel tempo in cui il processo e’ sospeso e’
lacunosa e imprecisa, non essendo chiarito se la ripresa del corso della prescrizione si verifichi alla
scadenza dell’anno di sospensione ovvero al momento in cui riprende il dibattimento.
7.2 Quanto, poi alla sospensione facoltativa prevista dal comma 7 dell’art. 2 ter richiamato quanto
detto in generale per la sospensione obbligatoria, va ulteriormente segnalato che:
h1) detta sospensione, a differenza di quella obbligatoria, e’ ancorata a parametri normativi
comprensibili (prossimita’ della prescrizione o non eseguibilita’ della pena eventualmente irrogata
per essere la stessa coperta da indulto) ma la sua struttura la fa apparire una sorta di amnistia occulta
applicata al di fuori della procedura prevista dall’art. 79 della Carta costituzionale. Per essa infatti –
anche a prescindere dall’incertezza circa l’operativita’ una tantum ovvero il carattere di istituto
permanente del sistema – sembra non operare la sospensione della prescrizione, limitata dal comma
2 dell’articolo in esame alla ipotesi di sospensione obbligatoria di cui al comma 1, ed e’ evidente
che la sospensione dei procedimenti per reati prossimi alla prescrizione determina inevitabilmente il
maturare della stessa per legge mentre quella dei procedimenti per reati coperti da indulto ne
avvicina, in ogni caso, la maturazione;
h2) l’attribuzione al presidente del tribunale – e non al giudice naturale che procede – del potere
discrezionale di sospendere i processi, svincolato per di piu’ da parametri prestabiliti, e’ del tutto
anomalo nel sistema ordinamentale e processuale: cio’ non solo nel caso in cui il riferimento sia al
presidente del tribunale tout court ma anche nell’ipotesi in cui il riferimento sia al presidente del
collegio giudicante (a cui il sistema attribuisce poteri organizzativi o di disciplina dell’udienza e
solo in casi eccezionali competenze lato sensu giurisdizionali);
h3) la possibilita’ di procedere al dibattimento nei confronti di uno o piu’ imputati, su richiesta degli
stessi, comporta – nel caso di dibattimenti cumulativi – stralci antieconomici e forieri di
moltiplicazione delle incompatibilita’ (insostenibili negli uffici di piccole dimensioni) e di esiti
processuali potenzialmente diversi e contraddittori con gravi, e non inevitabili, inconvenienti sulla
credibilita’ del sistema
C’è poco da dire e da aggiungere alle osservazioni del C.S.M.: non si tratta solo di una norma potenzialmente incostituzionale: è proprio una legge assurda, demenziale; e bene fa il Presidente della Repubblica a pretendere che venga ritirata.
PS: chiedo scusa per l’impaginazione, ma copiando da .pdf viene così.
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11 Responses to La norma “blocca processi” e il C.S.M.
giugno 29, 2008 alle 12:43 pm
l’indulto fa uscire dal carcere quelli già condannati,
l’amnistia invece fa sì che i processi non si celebrino neppure?
E’ una bella trovata, post-moderna, ma efficace per cancellare qualsiasi certezza del comune cittadino…e noi stiamo a domandarci chi ha vinto o chi ha perso le elezioni.
giugno 29, 2008 alle 1:12 pm
Esattamente. L’indulto condona in tutto o in parte la pena, ovvero la commuta in una forma alternativa. L’amnistia estingue il reato e quindi, automaticamente, annulla la pena.
Art. 151 – Amnistia
L’amnistia estingue il reato, e, se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della
condanna e le pene accessorie.
Nel concorso di più reati, l’amnistia si applica ai singoli reati per i quali è conceduta.
La estinzione del reato per effetto dell’amnistia è limitata ai reati commessi a tutto il
giorno precedente la data del decreto, salvo che questo stabilisca una data diversa.
L’amnistia può essere sottoposta a condizioni o ad obblighi.
L’amnistia non si applica ai recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99, né
ai delinquenti abituali, o professionali o per tendenza, salvo che il decreto disponga
Art. 174 – Indulto e grazia
L’indulto o la grazia condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, o la commuta in
un’altra specie di pena stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie, salvo che il
decreto disponga diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna.
Nel concorso di più reati, l’indulto si applica una sola volta, dopo cumulate le pene,
secondo le norme concernenti il concorso dei reati.
Si osservano, per l’indulto, le disposizioni contenute nei tre ultimi capoversi
dell’articolo 151.
La norma contenuta nel decreto (lettera h1) recepisce una considerazione diffusa nei tribunali: è inutilmente oneroso per tutti (magistrati, imputati, avvocati) celebrare un processo che si concluderà con pena azzerata dall’indulto. Tanto vale abbandonare il processo e lasciare che il reato vada prescritto: in pratica l’indulto si trasformerebbe in una specie di amnistia. Infatti se applicando l’indulto il colpevole non sconta pena ma riporta comunque una condanna che viene trascritta sul casellario giudiziale, abbandonando il processo alla prescrizione – e quindi all’amnistia occulta paventata dal CSM – il reo esce dal processo immune, se si tratta del primo processo ne esce incensurato. E ciò depotenzia significativamente tutti i provvedimenti sbandierati dalla destra contro i “recidivi”. Infatti celebrare i processi per reati coperti da indulto avrebbe almeno questa funzione: classficare come pregiudicato l’autore che, in caso di reiterazione, vedrebbe gravati su di lui gli aumenti di pena previsti per i recidivi e, contestualmente, in caso di nuovo reato non colposo con pena superiore ai due anni, verrebbe privato dei benefici dell’indulto stesso. Sarebbe cioè costretto a scontare la pena che gli è stata condonata. Tutto ciò non accade applicando i criteri previsti dal decreto.
Ma è anche inutile starne a parlare. In materia di giustizia il pensiero unico ha perso ogni contatto con la realtà.
giugno 29, 2008 alle 1:19 pm
PS. Ma non va dimenticata una cosa: la repubblica italiana nasce con un’amnistia. Amplissima, scandalosa, devastante: quella firmata da Togliatti e che coprì la quasi totalità dei reati commessi nel periodo bellico e non solo. L’indulgenza penale è un tratto genetico della repubblica italiana che ci distingue da ogni altro paese.
giugno 29, 2008 alle 4:39 pm
E certo: l’amnistia assecondata da Togliatti, quella per cui i resistenti consegnarono le armi, e i collaborazionisti non pagarono mai…tratto di peculiare italianità comunista o democratica che si ripete ciclicamente.
Vergogna del diritto, della giustizia e della democrazia.
Trionfo dell’utilitarismo sedativo.
giugno 29, 2008 alle 5:11 pm
Più che assecondata, fu proprio lui a redigerne il testo ed a firmarla in qualità di ministro della giustizia. E’ uscito recentemente un bel libro di Franzinelli sull’argomento e mi riservo di scriverne sul blog quando lo avrò terminato. Interessantissime sono le lettere di protesta che i partigiani comunisti scrivevano al compagno segretario e ministro.
giugno 29, 2008 alle 9:43 pm
Vedi quante cose s’imparano su questo blog.
Di quest’ultima non ne avevo proprio mai sentito parlare.
giugno 30, 2008 alle 8:33 am
Una postilla per maria sul fatto che “l’indulto fa uscire quelli condannati”. Dovrebbe essere così, ma l’indulto votato nel 2006 si estende a tutti i reati commessi entro il 2 maggio 2006. Concede cioè lo sconto (parziale o totale, fino a un massimo di tre anni di reclusione) anche a chi è ancora sotto processo, o solamente indagato. E’ questo che spinge a non celebrare quei processi che terminerebbero con sentenze prive di conseguenze.
giugno 30, 2008 alle 9:06 pm
Grazie della postilla.
Tornando al nucleare: prima ho sentito, mentre stavo cucinando creativamente come Francesca, che l’ineffabile Sarkozy sta facendo promesse e prendendo impegni europei su centrali di III generazione.
Sono disperata, non potrò neppure riparare in Francia, quando ci sarà la resa dei conti.
giugno 30, 2008 alle 11:32 pm
Nel post precedente ho trascritto il primo giorno di scuola (che sto utilizzando come tassello di un lavoro su sistemi scolastici eterogenei). Se volete che incolli la seconda parte, in cui il povero maestro rinuncia all’incarico, fatemelo sapere.
Cerchiamo di distrarci e di non interrogarci troppo.
luglio 3, 2008 alle 10:47 am
Caro Sandro un saluto.
bakaug@gmail.com ha detto:
settembre 2, 2014 alle 4:04 am