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Timestamp: 2017-10-18 04:19:10+00:00
Document Index: 89096621

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 43', 'art. 83', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 83', 'art. 100', 'art. 89', 'art. 95', 'art. 106', 'DTF ', 'art. 43', 'art. 51', 'art. 43', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 43', 'art. 62', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 24', 'DTF ', 'art. 62', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 66', 'art. 68', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ']

2C_600/2014 27.10.2015
2C_600/2014
A.A.________, cittadino macedone, è giunto in Svizzera il 2 maggio 2012. Il 6 agosto 2012 si è sposato con la connazionale B.A.________, titolare di un permesso di domicilio, dalla quale aveva avuto le figlie C.________ e D.________, anch'esse al beneficio di un permesso di domicilio. Il 26 luglio 2012, A.A.________ ha chiesto alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni il rilascio di un permesso di dimora per poter vivere in Svizzera con la consorte e le figlie. A tal fine, nella "dichiarazione di garanzia/mezzi finanziari" ha indicato entrate pari a fr. 2'846.35 provenienti dall'attività lavorativa svolta dalla consorte; ha in seguito precisato che la famiglia è al beneficio del sussidio dei premi di cassa malati, nonché degli assegni familiari integrativi e di quelli di prima infanzia.
Il 5 novembre 2012, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda, rilevando che la famiglia non dispone di sufficienti mezzi finanziari per il proprio sostentamento, tanto che deve far capo agli aiuti sociali (assegni familiari integrativi e assegni di prima infanzia). Ha quindi fissato a A.A.________ un termine per lasciare il territorio elvetico. Tale decisione è in seguito stata confermata prima dal Consiglio di Stato, che si è pronunciato con giudizio 7 maggio 2013, e successivamente dal Tribunale cantonale amministrativo. La Corte cantonale, con la sentenza 15 maggio 2014 qui avversata, ha anch'essa in sintesi ritenuto che non fossero dati gli estremi del ricongiungimento familiare, poiché la famiglia, mantenendosi soltanto grazie agli assegni familiari integrativi e a quelli di prima infanzia, dipende dall'aiuto sociale e che, d'altro canto, il provvedimento rispetta il principio della proporzionalità poiché, alla luce delle circostanze concrete, un rientro in Patria di A.A.________, eventualmente raggiunto dalla moglie e dalle figlie, risulta perfettamente esigibile.
In corso di procedura, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle motivazioni e nelle conclusioni della propria sentenza. Ad essa, come pure alle argomentazioni del Consiglio di Stato, fa in sostanza rinvio anche l'Ufficio federale della migrazione (oggi Segreteria di Stato della migrazione), proponendo di respingere il gravame. Infine, la Sezione della popolazione domanda la reiezione del ricorso, mentre il Consiglio di Stato si è rimesso al giudizio di questa Corte.
2.2. Il ricorrente è coniugato con una cittadina straniera titolare del permesso di domicilio. Il suo diritto a soggiornare in Svizzera va pertanto esaminato alla luce dell'art. 43 LStr (ricongiungimento familiare), il quale (tra l'altro) conferisce al coniuge straniero di uno straniero titolare del permesso di domicilio un diritto al rilascio di un permesso di dimora, se coabita con lui. Per valutare l'ammissibilità del ricorso alla luce dell'art. 83 lett. c n. 2 LTF è sufficiente che esista un diritto potenziale all'autorizzazione che gli permetta di soggiornare in Svizzera (DTF 136 II 497 consid. 3.3 pag. 500 seg. e 136 II 177 consid. 1.1 pag. 179 seg.); per contro, la realizzazione effettiva delle condizioni alle quali tale autorizzazione può essere concessa è una questione di fondo e non di ricevibilità (sentenze 2C_247/2012 del 2 agosto 2012 consid. 1.1 e 2C_270/2009 del 15 gennaio 2010 consid. 2.1, non pubblicato in DTF 136 II 78). In queste circostanze, l'eccezione di cui all'art. 83 lett. c n. 2 LTF non si applica.
2.3. Il gravame, inoltrato tempestivamente (art. 100 cpv. 1 LTF) da una persona legittimata ad agire (art. 89 cpv. 1 LTF) è quindi, in linea di principio, ricevibile quale ricorso in materia di diritto pubblico.
Con ricorso in materia di diritto pubblico, il Tribunale federale esamina liberamente la violazione del diritto federale (art. 95 lett. a e 106 cpv. 1 LTF), fatte salve le esigenze di motivazione più severe derivanti dall'art. 106 cpv. 2 LTF per le violazioni dei diritti fondamentali e di disposizioni di diritto cantonale e intercantonale: in questo contesto, il ricorrente deve indicare in modo chiaro e preciso i diritti che sono stati violati e spiegare in cosa consista la violazione; critiche vaghe e appellatorie non sono ammissibili (DTF 134 II 244 consid. 2.2 pag. 246).
4.1. L'art. 43 cpv. 1 LStr stabilisce che il coniuge straniero e i figli stranieri, non coniugati e minori di 18 anni, di uno straniero titolare del permesso di domicilio hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora se coabitano con lui. L'art. 51 cpv. 2 lett. b LStr prevede tra l'altro che i diritti giusta l'art. 43 si estinguono se sussistono motivi di revoca secondo l'art. 62. L'art. 62 lett. e LStr statuisce in particolare che l'autorità può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio, e le altre decisioni giusta la presente legge se lo straniero o una persona a suo carico dipende dall'aiuto sociale.
4.2. Nel giudizio impugnato, il Tribunale amministrativo cantonale ha stabilito che siccome la famiglia A.________ può mantenersi soltanto grazie agli assegni familiari integrativi e agli assegni di prima infanzia, occorre considerare che essa dipenda dall'aiuto sociale e che quindi non siano dati gli estremi del ricongiungimento familiare ai sensi dell'art. 43 LStr. In effetti, secondo i giudici cantonali, siccome hanno lo scopo di permettere di coprire il fabbisogno (minimo vitale) della famiglia, tali sussidi - che sono prestazioni temporanee concesse alle famiglie in indigenza - vanno considerati quali prestazioni sociali aventi fini assistenziali. Il ricorrente sostiene invece che gli assegni in questione non debbano essere considerati alla stregua delle forme di aiuto sociale a cui fanno riferimento gli art. 62 e 63 LStr, ritenuto che essi fanno parte delle misure di politica familiare, intese tra l'altro ad evitare che i costi legati ai figli siano causa di povertà, e che quindi si collocano al di fuori delle prestazioni assistenziali propriamente dette. A sostegno della sua tesi egli invoca altresì la giurisprudenza di questa Corte, che ha stabilito che la nozione di aiuto sociale contenuta nella legge federale sugli stranieri va interpretata in senso stretto e non si estende alle prestazioni complementari all'AVS/AI ed ai sussidi dei premi dell'assicurazione malattia.
In concreto, quindi, in discussione non sono tanto la durata e l'entità, quanto piuttosto la nozione stessa di aiuto sociale ai sensi dell'art. 62 lett. e LStr. Occorre in particolare stabilire se gli assegni familiari integrativi e gli assegni di prima infanzia previsti dall'ordinamento cantonale siano da considerare come delle prestazioni assistenziali in senso stretto e debbano rientrare nella nozione di aiuto sociale ai sensi della legge federale sugli stranieri, oppure ne vadano escluse.
Tra la categoria degli aiuti sociali e quella delle prestazioni complementari istituite dalla LPCesiste una certa similitudine, nella misura in cui sia i primi che le seconde presuppongono che il beneficiario si trovi in uno stato di bisogno e, d'altra parte, mirano alla copertura corrente delle necessità di base della vita. Il Tribunale federale, dovendo determinare se le prestazioni complementari dell'assicurazione rientrassero sotto la nozione di aiuto sociale, ha nondimeno rilevato che le prestazioni tradizionali dell'aiuto sociale hanno una natura più sussidiaria rispetto alle prestazioni complementari e alle riduzioni dei premi di cassa malati e non sono ad esse totalmente equiparabili (sentenza 2C_448/2007 del 20 febbraio 2008 consid. 3.4 con rinvio).
5.2. Gli assegni familiari integrativi e gli assegni di prima infanzia sono stati introdotti con la legge ticinese sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 quali misure di sostegno della politica familiare (messaggio del Consiglio di Stato n. 4198 del 19 gennaio 1994 relativo all'introduzione di una nuova legge sugli assegni di famiglia, pag. 1). Il legislatore ticinese li ha mantenuti anche a seguito dell'entrata in vigore della legge federale sugli assegni familiari del 24 marzo 2006 (LAFam; RS 836.2), che ha introdotto gli assegni ordinari (assegno per figli e assegno di formazione).
6.1. Orbene, il Tribunale cantonale amministrativo, nella decisione impugnata, si è, come detto, limitato a rilevare che gli assegni in questione sono prestazioni temporanee concesse alle famiglie in indigenza al fine di coprire il minimo vitale della famiglia e vanno pertanto considerati alla stregua di prestazioni sociali aventi fini assistenziali.
A differenza dell'assistenza sociale, essi non intendono infatti coprire il "rischio povertà" tout court, quanto piuttosto assicurare il rischio che la scelta di avere uno o più figli possa provocare o aumentare la povertà, sia perché tale scelta genera costi aggiuntivi (per l'assegno familiare integrativo), sia perché essa induce un genitore che vuole dedicarsi personalmente alla cura del bambino nei primi anni di vita a diminuire o abbandonare la propria attività lucrativa (per l'assegno di prima infanzia).
Del resto, è indubbio che le prestazioni in questione siano da considerare come un'espressione della competenza dei Cantoni, parallela a quella della Confederazione, nell'ambito della protezione della famiglia giusta l'art. 116 cpv. 1 Cost. (sentenza 8C_156/2009 del 24 giugno 2009 consid. 6.1.2; Giovanni Biaggini, Kommentar BV, 2007, ad art. 116 Cost. n. 2). La politica familiare svizzera comprende infatti tutte le misure che sostengono e promuovono la famiglia sia in quanto istituzione, sia da un profilo demografico, sia infine in un'ottica di politica sociale, inclusa quindi la lotta contro la povertà e la promozione della solidarietà tra persone con e senza figli (Luzius Mader/Marc Hürzeler, in: St. Galler Kommentar, Die Schweizerische Bundesverfassung, 3a ed. 2014, ad art. 116 n. 6). Peraltro, tra le possibili azioni di politica familiare, le diverse forme di compensazione degli oneri familiari sono le misure più vecchie e più conosciute (Parere del Consiglio federale del 28 giugno 2000 sul rapporto e la proposta del 20 novembre 1998 della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale concernente una legge sugli assegni familiari, FF 2000, pag. 4167 segg., pag. 4170).
Come già spiegato da questa Corte, occorre poi ricordare che la nozione di assistenza sociale giusta l'art. 24 cpv. 1 e 2 Allegato I ALC e quella di aiuto sociale ai sensi della legislazione sugli stranieri non sono le medesime, ragione per la quale l'eventuale diversa presa in considerazione di determinate prestazioni concesse dallo Stato nell'uno o nell'altro regime non costituisce affatto una contraddizione (DTF 135 II 265 consid. 3.5-3.7 pag. 271 segg.).
6.3. In definitiva, natura e finalità degli assegni familiari integrativi e degli assegni di prima infanzia, previsti dal diritto ticinese portano a concludere che essi non sono un aiuto sociale ai sensi dell'art. 62 lett. e LStr. Il rifiuto del rilascio di un permesso di dimora al ricorrente, che era basato sull'assunto contrario, si rivela quindi infondato e deve essere annullato.
7.1. Il ricorso dev'essere quindi accolto, senza che occorra esprimersi sulle ulteriori censure sollevate. La sentenza impugnata va annullata e la causa rinviata alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, che ha deciso in prima istanza (art. 107 cpv. 2 LTF), affinché rilasci un permesso di dimora al ricorrente.
7.3. Soccombente, lo Stato del Cantone Ticino è dispensato dal pagamento delle spese giudiziarie (art. 66 cpv. 4 LTF). Il ricorrente è stato assistito da un giurista che non è avvocato. Un'indennità per ripetibili per la sede federale può pertanto essergli riconosciuta in base all'art. 68 cpv. 1 e 2 LTF in relazione con l'art. 9 del regolamento sulle spese ripetibili accordate alla parte vincente e sull'indennità per il patrocinio d'ufficio nelle procedure davanti al Tribunale federale (RS 173.110.210.3; sentenza 2C_546/2013 del 5 dicembre 2013 consid. 5 con rinvio).
Il ricorso è accolto e la sentenza del 15 maggio 2014 del Tribunale amministrativo del Cantone Ticino è annullata. La causa viene rinviata alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, affinché rilasci un permesso di dimora al ricorrente.
Lo Stato del Cantone Ticino verserà al ricorrente un'indennità di fr. 1'500.-- per ripetibili della sede federale.
C omunicazione al rappresentante del ricorrente, alla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, al Consiglio di Stato e al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino, nonché alla Segreteria di Stato della migrazione.