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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 210', 'art.117', 'sentenza ', 'art.1815', 'art.3', 'art. 117']

Anatocismo Bancario DIRETTIVE DI BANKITALIA - Midialex
Anatocismo Bancario DIRETTIVE DI BANKITALIA
27 maggio 2015 /0 Commenti/in sentenza /da admin
Tribunale di Milano, dott.ssa Laura Cosentini
19-03-2015 n.3586
USURA: Art. 644 cp, Art.1815 cc, Delibera CICR 9.2.2000, art. 210 cpc
È lecito l’addebito in conto della “commissione per istruttoria”, che sia avvenuto successivamente all’entrata in vigore del nuovo art.117 bis TUB – e cioè dal 1 luglio 2012 – che l’ha resa legittima, anche laddove la pattuizione sia antecedente a tale data.
Sono questi gli importanti principi di diritto sanciti – e per molti versi ribaditi – dal Tribunale di Milano, in persona della dott.ssa Laura Cosentini, con sentenza del 19 marzo 2015 n.3586.
La pronuncia è stata resa nell’ambito del più “classico” contenzioso bancario, promosso da una società correntista nei confronti dell’istituto di credito presso il quale l’attrice intratteneva un rapporto di conto corrente, al fine di ottenere la ripetizione delle somme poste a debito ed (asseritamente) non dovute, con particolare riferimento alla illegittima applicazione di interessi debitori ultralegali, commissione di massimo scoperto, interessi anatocistici e/o comunque usurari – oggettivamente e soggettivamente.
Al di là degli aspetti contabili – che la correntista richiedeva accertarsi dettagliatamente mediante consulenza tecnica d’ufficio, non ammessa dal Tribunale meneghino – la pronuncia mette in luce alcuni punti “chiave” del contenzioso banca-cliente, sia dal punto di vista sostanziale che processuale, e precisamente:
Trattasi di un problema di “sistema”, che sorge da una considerazione complessiva del meccanismo antiusura predisposto dal legislatore del ’96.
Come noto, con l’introduzione della fattispecie dell’usura “oggettiva”, la sanzione di nullità della clausola determinativa degli interessi, di cui all’art.1815, 2 comma c.c., consegue alla semplice verifica di sforamento del c.d. “tasso soglia”.
I diversi tassi soglia – in relazione alle diverse categorie “omogenee” di operazioni” – sono determinati trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla scorta dei dati elaborati da Bankitalia in base ai tassi medi rilevati nel trimestre precedente, e trasfusi in decreti di identica periodicità.
– dall’altro, dispone – mediante apposite direttive o “istruzioni” – quali tra gli oneri imposti al mutuatario-cliente siano rilevanti ai fini della formazione dei detti tassi effettivi globali medi o, in buona sostanza, quali commissioni, interessi o spese le banche siano obbligate a segnalare. In tale ottica, elabora un’apposita formula di calcolo per stabilire l’incidenza delle singole voci di costo sul valore del tasso effettivo globale medio e, per l’effetto, del tasso soglia.
Invero, il Giudice nota come “i Decreti Ministeriali annuali, a decorrere dal primo emanato in data 23.9.96, hanno sempre demandato a Banca d’Italia la rilevazione dei tassi effettivi globali medi, e che i vari D.M. trimestrali, nel rendere pubblici i dati rilevati, hanno sempre disposto, all’art.3 (a partire dal primo D.M. 22.3.97), che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengano ai criteri di calcolo indicati nelle Istruzioni emanate da Banca d’Italia; Banca d’Italia, ai sensi degli artt.4 e 5 TUB, è d’altro canto l’organo cui compete la vigilanza nei confronti delle banche e che, nell’esercizio di tale funzione, è deputato a impartire istruzioni alle stesse”.
Peraltro, dette “istruzioni”, da un lato rispondono alla primaria esigenza di raccogliere dagli intermediari dati tra loro coerenti ed omogenei al fine di determinarne il valore medio (da cui individuare il tasso soglia), e dall’altro rispondono all’esigenza di poter raffrontare dati omogenei nel momento in cui si imponga la necessità di accertare se il Teg applicato nel singolo caso sia rispettoso o meno del tasso soglia di usura del periodo.
“In altri termini – prosegue il Giudice – può affermarsi che, se tale è la formula seguita dal Ministero del Tesoro/Banca d’Italia per rilevare trimestralmente il Tegm applicato dalle banche, tasso medio in relazione al quale è individuato il tasso soglia, tale deve essere la formula che conseguentemente deve essere utilizzata per accertare se di fatto la singola banca abbia rispettato o meno detta soglia nell’addebitare costi di credito nel singolo rapporto di conto corrente (sarebbe iniquo, oltre che scientificamente inattendibile, un confronto di due dati, ove il primo sia calcolato computando le voci di costo secondo una data metodologia, e il secondo sia calcolato, o computando voci di costo diverse o computando le stesse, ma secondo metodologia diversa)”.
Assegnando detta normativa al solo cliente la facoltà di far valere la nullità di forma di cui all’art. 117 cit., o comunque le nullità sancite a suo vantaggio, il legislatore assegna a tale sanzione il valore di “nullità di protezione”, in conformità ai principi del diritto comunitario.
D’altronde – come si rileva da analoghe pronunce – la forma scritta richiesta dal legislatore per i contratti bancari non ha carattere di forma solenne, ma è uno strumento atto a riequilibrare i rapporti di forza tra le parti.
A margine, interessanti sono le argomentazioni con le quali il Tribunale milanese si è pronunciato sulla liceità delle condizioni economiche pattuite e poi applicate nel corso del rapporto, siccome conformi alle clausole espressamente sottoscritte dal cliente e – per altro verso – aderenti al dettato normativo.
La peculiarità della pronuncia in esame emerge poi dalle considerazioni sulla c.d. “commissione per istruttoria”.
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