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Timestamp: 2017-06-29 00:18:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 41', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 23', 'art. 15']

T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione III, 20 giugno 2013 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Sicilia Palermo, Sezione III, 20 giugno 2013L’onere della prova circa l''epoca dell''abuso grava sul richiedente la sanatoriaSENTENZA N. 1350
In materia di ripartizione dell'onere della prova, rispetto al profilo specifico della data di realizzazione delle opere da sanare, la giurisprudenza, che il Collegio condivide anche con riguardo al caso concreto, ha chiaramente affermato che detto onere grava sul richiedente la sanatoria, anche perché l'Amministrazione comunale non è normalmente in grado di accertare la situazione edilizia proprio con riguardo a tutto il proprio territorio alla data indicata dalla normativa condonistica; (giurisprudenza pacifica, ex multis v. Cons. Stato, sez. IV, 2 febbraio 2011, n. 752; sez. V, 6 febbraio 1999, n. 124; 24 ottobre 1996, n. 1275; T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 3 maggio 2011, n. 3813; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VI, 27 aprile 2011, n. 2365; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, 19 aprile 2011, n. 1003). In altre parole, il responsabile dell’abuso è gravato dall'onere di provare, attraverso elementi certi - quali fotografie aeree, fatture, ricevute, bolle di consegna, relative all'esecuzione dei lavori e/o all'acquisto dei materiali, sopralluoghi, e così via - l'effettiva realizzazione del manufatto entro il termine previsto dalla legge, per usufruire del beneficio della sanatoria.
1.-RITENUTO, in via preliminare, che i ricorsi in epigrafe vanno riuniti in quanto connessi soggettivamente e oggettivamente;
2.-PREMESSO che:
- con il ricorso n. 301 del 1997, notificato il 3 gennaio 1997 e depositato il giorno 25 seguente, la sig.ra Pierina La Grutta, in qualità di proprietaria del fabbricato di civile abitazione e del magazzino abusivamente realizzati sul terreno ubicato in Marsala, c.da Spagnuola, in catasto al foglio di mappa n. 76, p.lla 577, ha impugnato, al fine del suo annullamento, l’ordinanza sindacale n. 844 dell’11 novembre 1996, notificatale il giorno 15 seguente, con la quale il Comune intimato, le ha negato il rilascio della sanatoria edilizia ai sensi e per gli effetti della legge n. 47 del 1985, chiesta con istanza prot. n. 2827 del 1° aprile 1986, per le predette opere abusive;
- la sanatoria è stata negata poiché “le opere edilizie realizzate ricadono nella fascia di mt. 150 dalla battigia e perché iniziate dopo il 12/06/76 e realizzate in epoca successiva al 31/12/1976 e quindi classificabili tra quelle opere non sanabili , giusta disposizione dell’art. 23 comma 10, della legge Regionale 10/08/1985 n. 3”, atteso che “nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dalla sig.ra La Grutta Pierina in data 16.4. 1981, allegata alla istanza di condono succitata, dichiarava :< di avere costruito, dall’agosto al novembre 1976, un fabbricato di n. 3 vani e n. 2 accessori e nel luglio 1978 un magazzino per una superficie di mq. 125,83 e un volume complessivo di mq. 429,737 (…)>”;
CONSIDERATO che è dedotta l’illegittimità del diniego di sanatoria, riguardo al fabbricato di civile abitazione, per l’asserita inesattezza dei presupposti di fatto su cui la stessa si basa: per mero errore la ricorrente avrebbe dichiarato, ai fini del rilascio della sanatoria, che l’anno di avvio e di conclusione delle opere edilizie abusive era il 1976, poiché trattavasi, invece, del 1975. L’errore nella dichiarazione sarebbe evidente perché troverebbe conferma negli stessi atti di accertamento degli abusi effettuati in loco dalla Polizia Municipale di Marsala in date 12 settembre 1975, 15 gennaio e 18 dicembre 1976. Quanto al magazzino abusivo, adibito a garage, si sostiene che la natura pertinenziale rispetto al fabbricato destinato a civile abitazione escluderebbe la necessità della concessione edilizia essendo sufficiente la sola autorizzazione;
RITENUTO che non è oggetto di contestazione che l’immobile destinato a civile abitazione e il magazzino di cui trattasi si trovassero sia al tempo della loro edificazione, sia a quello della richiesta di sanatoria, entro la fascia d’inedificabilità assoluta dei 150 metri dalla battigia ai sensi del combinato disposto degli artt. 23 della l.r. n. 37 del 1985 e 15, lett. a), della l.r. n. 78 del 1976: resta da risolvere, pertanto, soltanto la questione di fatto se la loro costruzione è stata iniziata prima dell' entrata in vigore della l.r. n. 78 del 1976 (16 giugno 1976) e le loro strutture essenziali portate a compimento entro il 31 dicembre 1976.
Ebbene, va rilevato che la ricorrente, su cui gravava l'onere di tale prova, non ha assolto detto onere: è lei stessa, invero, a riconoscere che l’immobile di civile abitazione oggetto del verbale di contravvenzione dei VV.UU. del 12 settembre 1975 è diverso per estensione da quello che sarebbe stato successivamente ultimato, a suo dire, entro il novembre 1976 e indicato nell’istanza di sanatoria.
Nel richiamato verbale del 12 settembre 1975, il manufatto abusivo è descritto come “un vano di piano terra delle dimensioni di m. 7 x 6 per un’altezza di m. 2,50. Detta costruzione è in conci di tufo e malta comune con copertura in eternit”. A tale accertamento è seguita la diffida di demolizione notificata alla ricorrente l’8 ottobre 1975, rimasta ineseguita, così come da comunicazione inoltrata al Sindaco dai Vigili urbani in data 4 febbraio 1976 (esito del sopralluogo effettuato il 15 gennaio 1976).
Nella motivazione del provvedimento impugnato si fa riferimento, poi, a un nuovo sopralluogo dei vigili urbani del Comune di Marsala, conclusosi con il verbale di contravvenzione n. 109 del 24 novembre 1976, durante il quale è stata accertata la realizzazione abusiva di un “fabbricato composto di n.2 vani aventi una superficie complessiva di mq 72,60 circa”.
Con provvedimento n. 181 del 15 dicembre 1976 è stata ordinata la sospensione dei lavori, alla quale non è stata data esecuzione, così come è stato accertato dai Vigili Urbani che, nella nota prot. 1815 del 22 dicembre 1976, descrivono i lavori edilizi in corso “nella posa in opera dei solai di copertura, nella elevazione della muratura dei parapetti alti cm 50 circa, nonché nella collocazione di infissi esterni. Esternamente la muratura è allo stato rustico, davanti la porta d’ingresso è stata ricavata una piccola veranda scoperta , delle dimensioni di m 4 x 1,50 ed alta m 1,00 dal piano di campagna”. A tale sopralluogo ha fatto seguito la diffida a demolire prot. n. 1132 del 14 gennaio 1977, rimasta anch’essa ineseguita, così come è stato accertato dai Vigili Urbani (nota prot. 99 del 21 luglio 1977).
Con l’ordinanza sindacale n. 330 del 12 settembre 1977, vista la diffida di demolizione notificata alla ricorrente l’8 ottobre 1975 e rimasta ineseguita, preso atto della mancata presentazione della domanda di sanatoria, è stata disposta, in alternativa alla sanzione demolitoria, l’irrogazione di una sanzione amministrativa ai sensi dell’art. 41 della legge urbanistica n. 1150 del 1942.
Ciononostante, la ricorrente non ha interrotto la sua opera di edificazione abusiva tant’è che nella domanda di sanatoria presentata il 1° aprile 1986, prot. n. 2827, le opere abusive sono descritte come consistenti in un corpo di fabbrica composto di tre vani oltre accessori ed un magazzino – di quest’ultimo la ricorrente non contesta l’avvenuta edificazione nel corso dell’anno 1978 – della superficie complessiva di mq 125,83 per un volume di mc 429,737.
Manca la prova certa, allora, che la definitiva e conclusiva edificazione nelle sue strutture essenziali dell’immobile abusivo di che trattasi, da fabbricato composto di n.2 vani aventi una superficie complessiva di mq 72,60 circa, come da accertamento del 24 novembre 1976, a corpo di fabbrica composto di tre vani oltre accessori e un magazzino della superficie complessiva di mq 125,83 per un volume di mc 429,737, come risulta dalla domanda di sanatoria presentata il 1° aprile 1986, sia avvenuta entro il 31 dicembre 1976, potendosi invece ragionevolmente presumere, atteso il comportamento tenuto dalla ricorrente che non ha mai dato esecuzione agli ordini di sospensione e demolizione dei lavori abusivi, che l’edificazione sia stata definita negli anni successivi, così come è avvenuto per il magazzino.
In materia di ripartizione dell' onere della prova, rispetto al profilo specifico della data di realizzazione delle opere da sanare, la giurisprudenza, che il Collegio condivide anche con riguardo al caso concreto, ha chiaramente affermato che detto onere grava sul richiedente la sanatoria, anche perché l'Amministrazione comunale non è normalmente in grado di accertare la situazione edilizia proprio con riguardo a tutto il proprio territorio alla data indicata dalla normativa condonistica; (giurisprudenza pacifica, ex multis v. Cons. Stato, sez. IV, 2 febbraio 2011, n. 752; sez. V, 6 febbraio 1999, n. 124; 24 ottobre 1996, n. 1275; T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 3 maggio 2011, n. 3813; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VI, 27 aprile 2011, n. 2365; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, 19 aprile 2011, n. 1003).
In altre parole, il responsabile dell’abuso è gravato dall'onere di provare, attraverso elementi certi - quali fotografie aeree, fatture, ricevute, bolle di consegna, relative all'esecuzione dei lavori e/o all'acquisto dei materiali, sopralluoghi, e così via - l'effettiva realizzazione del manufatto entro il termine previsto dalla legge, per usufruire del beneficio della sanatoria.
Orbene, con la sua attività edificatoria successiva al 31 dicembre 1976, la ricorrente ha determinato un sicuro ampliamento dell’originario manufatto già interessato da interventi abusivi oggetto di sanzioni edilizie, con ciò modificando lo stato dei luoghi soggetti a vincolo assoluto d’inedificabilità ai sensi del combinato disposto dall’ art. 23 della l.r. n. 37 del 1985 e dall’art. 15, lett. a), della l.r. n. 78 del 1976, secondo cui “le costruzioni debbono arretrarsi di metri 150 dalla battigia; entro detta fascia sono consentite opere ed impianti destinati alla diretta fruizione del mare, nonchè la ristrutturazione degli edifici esistenti senza alterazione dei volumi già realizzati”.
Ne consegue la legittimità del diniego di sanatoria impugnato, non soltanto rispetto al fabbricato destinato a civile abitazione ma, anche, riguardo al magazzino edificato nel 1978, a prescindere, ovviamente, dalla sua asserita natura pertinenziale dell’immobile principale di cui, comunque, seguirebbe la sorte.
RITENUTO, pertanto, che il ricorso n. 301 del 1997 è infondato e va rigettato;
3.-PREMESSO che con il ricorso n. 4646 del 1997, notificato il 4 dicembre 1997 e depositato il giorno 27 seguente, la sig.ra Pierina La Grutta, ha impugnato, al fine del suo annullamento, l’ordinanza sindacale n. 828 del 14 ottobre 1997, notificatale il giorno 18 seguente, con la quale il Comune intimato - a seguito dell’ordinanza sindacale n. 844 dell’11 novembre 1996 di diniego della sanatoria edilizia ai sensi e per gli effetti della legge n. 47 del 1985– “constatato che altresì non può darsi seguito alla applicazione della sanzione amministrativa in alternativa alla demolizione, come disposto con il provvedimento n° 432/77, in quanto le costruzioni di che trattasi ricadono entro la fascia di mt 150 dalla battigia, zona in cui ai sensi del disposto dell’art. 15, lett. a) della L.R. 12/06/76 è inibita qualsiasi attività edificatoria, ed in zona sottoposta a vincolo paesaggistico” ha ordinato la revoca “con effetto immediato del provvedimento amministrativo n. 432 del 23/12/77 di sanzione amministrativa, e tutti i provvedimenti emessi in data antecedente a esso, in quanto estinti per effetto della corresponsione dell’oblazione effettivamente dovuta, giusta quanto disposto dall’art. 38, comma 3 della legge 28/02/85, n. 47, come modificato dalla legge 13/03/88, n. 68” e ha conseguentemente ordinato la demolizione del corpo di fabbrica composto di tre vani oltre accessori e del magazzino, di superficie complessiva pari a mq 125,83 e un volume di mc 429,737, abusivamente realizzati sul terreno ubicato in Marsala, c.da Spagnuola, in catasto al foglio di mappa n. 76, p.lla 577;
-è dedotta l’illegittimità dell’ordinanza n. 828/1997 poiché:
1) non sarebbe mai stata revocata l’ordinanza con la quale il Sindaco di Marsala pro tempore ha applicato la sanzione amministrativa in luogo di quella demolitoria che reca il n. 330 del 12 settembre 1977 e “non, come erroneamente indicato nell’ordinanza impugnata, la n. 432 del 23/12/1977”;
2) il pagamento dell’oblazione ai sensi dell’art. 38, comma 3, non avrebbe estinto la sanzione amministrativa ma il procedimento di esecuzione della stessa che andrebbe applicata laddove la ricorrente non avesse diritto alla sanatoria;
3) la ricorrente avrebbe diritto alla sanatoria per il fabbricato di civile abitazione e non potrebbe essere soggetta alla sanzione demolitoria con specifico riguardo al magazzino adibito a garage, per il quale sarebbe necessaria soltanto l’autorizzazione e non la concessione edilizia;
RITENUTO che anche questo ricorso debba essere respinto per la sua infondatezza.
In primo luogo, quanto al rilevato mero errore materiale nell’indicazione del numero e della data di emissione dell’ordinanza oggetto di revoca va detto che esso non determina l’illegittimità di quest’ultima né la sua inefficacia ab origine, a fronte della chiara identificabilità dell’atto revocato quanto al suo contenuto sostanziale (destinatario e immobile abusivo)
Neanche l’asserito errore nel quale sarebbe incorsa l’Amministrazione comunale nel sostenere l’avvenuta estinzione della sanzione amministrativa, appare determinante, attesa l’avvenuta revoca del provvedimento di irrogazione della stessa.
Infine, quanto alla terza censura, la sua infondatezza consegue direttamente alla ritenuta legittimità del diniego di sanatoria impugnato, non soltanto rispetto al fabbricato destinato a civile abitazione ma, anche, riguardo al magazzino edificato nel 1978, poiché entrambi ubicati in zona soggetta a vincolo assoluto d’inedificabilità ai sensi del combinato disposto dall’art. 23 della l.r. n. 37 del 1985 e dall’art. 15, lett. a), della l.r. n. 78 del 1976.
4.-RITENUTO, infine, che nulla va disposto quanto alle spese di lite in ragione della mancata costituzione in giudizio del Comune intimato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), riuniti i due ricorsi in in epigrafe indicati (nn. 301 del 1997 e n. 4646 del 1997), li rigetta.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2013 con l'intervento dei magistrati:
Pier Luigi Tomaiuoli, Primo Referendario