Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/02/rottamazione-bis-ok-costituzionale.html
Timestamp: 2019-06-16 18:44:38+00:00
Document Index: 80991905

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 119', 'art. 6', 'art. 6']

La rottamazione bis approvata dalla Corte Costituzionale | Commercialista Telematico
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 29/2018, depositata il 14/2/2018, si è pronunciata per la prima volta sulla legittimità costituzionale della definizione agevolata dei ruoli (D.L. n.193/2016), c.d. “rottamazione”.
in primo luogo, ha rilevato la presunta violazione delle competenze regionali in materia di tributi propri.
in secondo luogo, ha impugnato l’articolo 6-ter del DL n.193/2016, nella parte in cui ha rimesso alle decisioni degli enti territoriali, che si fossero avvalsi ai fini della riscossione dell’ingiunzione fiscale, la scelta di adottare o meno la normativa sulla rottamazione (l’art. 6 ter del D.L. n.193/2016 ha previsto la possibilità per gli enti locali di ricorrere alla procedura di definizione agevolata anche nei casi di entrate tributarie riscosse mediante ingiunzione di pagamento, subordinando l’adesione alla rottamazione ad una libera scelta dell’ente; di converso, nel caso di somme iscritte a ruolo, la rottamazione è stata imposta in via del tutto automatica).
Secondo la regione Toscana, la disposizione avrebbe introdotto un’ingiustificata e irragionevole disparità di trattamento tra le Regioni e gli enti locali che hanno affidato, a suo tempo, la riscossione coattiva all’Agente della riscossione – Equitalia, rispetto agli enti che hanno scelto di avvalersi di concessionari privati: mentre i primi sono stati obbligati a sottostare alla cosiddetta “rottamazione delle cartelle”, gli altri hanno avuto la possibilità di regolamentare la suddetta definizione agevolata, compresa la possibilità di non prevederla.
In sentenza si legge: “… le disposizioni impugnate si inseriscono in un più ampio contesto normativo (art. 1 del d.l. n. 193 del 2016) caratterizzato dallo scioglimento, a decorrere dal 1° luglio 2017, delle società del Gruppo Equitalia (ad eccezione di Equitalia giustizia spa che continua a occuparsi della gestione del Fondo unico giustizia), con la conseguente attribuzione delle relative funzioni ad un apposito ente pubblico economico (Agenzia delle entrate-Riscossione), sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’economia e delle finanze e al monitoraggio della stessa Agenzia (…) si è in presenza, pertanto, di una riforma di sistema, sia pure limitata nel tempo, avente ad oggetto specificamente la riscossione mediante ruoli; una procedura caratterizzata da esigenze unitarie che impongono una disciplina centralizzata ed omogenea per tutte le Regioni e gli enti interessati. In questa prospettiva, in particolare, non può assumere rilievo il fatto che siano coinvolte anche le imposte “proprie” delle Regioni, come lamenta la ricorrente, atteso che, sul piano formale, non si giustificherebbero modalità diverse di una procedura naturalmente unitaria, e, sul piano sostanziale, ne deriverebbe la necessità di moltiplicare l’emissione dei ruoli in relazione ai differenti tipi di imposte, con un appesantimento operativo incompatibile con la finalità perseguita di migliorare la razionalità e la efficienza del sistema. Ricorrono, dunque, le condizioni che legittimano l’esercizio della potestà legislativa concorrente dello Stato del «coordinamento […] del sistema tributario» ai sensi dell’art. 117, terzo comma, Cost. nonché dell’art. 119, secondo comma, Cost., e in conseguenza non sussiste la lamentata lesione delle competenze regionali in materia di autonomia finanziaria.
Nota: riscossione degli enti locali
Ebbene, nel caso della “rottamazione” dei ruoli, si è assistito ad uno “sdoppiamento”:
se l’ente locale, per la riscossione, si è avvalso di Equitalia, la rottamazione segue le regole ordinarie dell’art. 6 del D.L. n.193/2016;
se l’ente si è avvalso invece dello strumento dell’ingiunzione fiscale di pagamento, la rottamazione segue quanto disposto dall’art. 6 ter del D.L. n.193/2016, rimettendo all’ente la libera scelta di aderire o meno alla definizione agevolata de qua.