Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=118&stat=
Timestamp: 2019-09-17 05:19:06+00:00
Document Index: 63305760

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 17', 'art. 873', 'art. 9', 'art. 873', 'art. 872', 'art. 873']

Un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell'estensione del balcone è contra legem e va disapplicato, se non impugnato.
E' ammissibile l'acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata dal codice civile o dai regolamenti e dagli strumenti urbanistici, anche nel caso in cui la costruzione sia abusiva, atteso che il difetto ovvero l'illegittimità del titolo edilizio esaurisce la sua rilevanza nell'ambito del rapporto pubblicistico, senza incidere sui requisiti del possesso ad usucapionem.
In caso di nuove costruzioni a seguito della demolizione di edifici preesistenti, esse devono rispettare le distanze legali così come imposte dalla normativa urbanistica vigente al momento della ricostruzione, non operando più il criterio della prevenzione che eventualmente era valso per le costruzioni originarie.
Le norme degli strumenti urbanistici che prescrivono le distanze nelle costruzioni, o come spazio tra le medesime, o come distacco dal confine, o in rapporto con l'altezza delle stesse, ancorchè inserite in un contesto normativo volto a tutelare il paesaggio o a regolare l'assetto del territorio, conservano il carattere integrativo delle norme del codice civile, perchè tendono a disciplinare i rapporti di vicinato e ad assicurare in modo equo l'utilizzazione edilizia dei suoli privati, e pertanto la loro violazione consente al privato di ottenere la riduzione in pristino.
LE NORME DEL DM DEL 1968 IN TEMA DI LIMITI INDEROGABILI DI DISTANZA TRA EDIFICI PREVALGONO SULLE CONTRASTANTI NORME DEI REGOLAMENTI LOCALI SUCCESSIVI
Il D.M. del 1968, essendo stato emanato su delega della L. 1150/1942, art. 41-quinquies, aggiunto dalla L. 765/1967, art. 17, ha efficacia di legge dello Stato, sicchè le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica.
Basta che l'andamento altimetrico del piano di campagna - originariamente livellato sul confine tra due fondi - sia stato artificialmente modificato per opera dell'uomo a far ritenere che il muro di cinta abbia la funzione di contenere il terrapieno creato "ex novo" con l'apporto di terra e pietrame, e vada, per l'effetto, equiparato a un muro di fabbrica, come tale assoggettato al rispetto delle distanze legali tra costruzioni.
L'ESTRADOSSO DEL MANUFATTO ESCLUDE LA VIOLAZIONE DELLE DISTANZE SOLO SE È INFERIORE AL PIANO DI CAMPAGNA DEL PROPRIO FONDO
In tema di distanze tra costruzioni, l'art. 873 c.c. trova applicazione anche quando, a causa del dislivello tra i fondi, la costruzione edificata nell'area meno elevata non raggiunga il livello di quella superiore, in quanto la necessità del rispetto delle distanze legali non viene meno in assenza del pericolo del formarsi d'intercapedini dannose. Per escludere la violazione della disciplina delle distanze è necessario che il manufatto interrato abbia l'estradosso a quota inferiore a quella del piano di campagna del fondo dove esso insiste, non essendo sufficiente accertare che il medesimo abbia l'estradosso a quota inferiore a quella del piano di campagna del fondo contiguo.
La rilevanza giuridica della concessione edilizia si esaurisce nell'ambito del rapporto pubblicistico tra P.A. e privato richiedente, senza estendersi ai rapporti tra privati, regolati dalle disposizioni dettate dal codice civile e dalle leggi speciali in materia edilizia, nonchè dalle norme dei regolamenti edilizi e dei piani regolatori generali locali. Ne consegue che, ai fini della decisione di controversie tra privati derivanti dall'esecuzione di opere edilizie, sono irrilevanti tanto l'esistenza della concessione, ovvero il fatto di avere costruito in conformità alla medesima, non escludendo tali circostanze in sè la violazione dei diritti dei terzi di cui al codice civile e agli strumenti urbanistici locali; ed è del pari irrilevante la mancanza della concessione, quando la costruzione risponda oggettivamente a tutte le disposizioni sopraindicate.
L’ART. 9 D.M. N. 1444/1968 È INDEROGABILE E SOSTITUISCE LE PREVISIONI DEGLI STRUMENTI URBANISTICI LOCALI SOLO SE LE DISTANZE SONO MENO RESTRITTIVE
Le disposizioni dell'art. 9 del D.M. n. 1444/1968 sono inderogabili e cogenti unicamente in ordine al limite minimo di distanza tra edifici e sostituiscono le previsioni degli strumenti urbanistici locali solo se queste siano meno restrittive.
I divieti assoluti di edificazione posti da una normativa urbanistica locale cogente, riferita anche implicitamente alla nozione di distanza per le costruzioni, costituiscono disposizioni integrative dell'art. 873 c.c., con la conseguente possibilità di invocare, ai sensi dell'art. 872 c.c., comma 2, la riduzione in pristino, con la condanna all'integrale eliminazione della nuova edificazione realizzata in violazione al divieto.
Solo nel caso di violazione delle norme sulle distanze nelle costruzioni e dalle norme integrative, quali i regolamenti edilizi comunali, è concessa l'azione risarcitoria per il danno determinatosi prima della riduzione in pristino, senza la necessità di una specifica attività probatoria, perchè il danno che il proprietario subisce (danno conseguenza e non danno evento) è l'effetto (certo) dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e quindi della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima.
In tema di distanze legali nelle costruzioni, le prescrizioni contenute nei piani regolatori e nei regolamenti edilizi comunali, essendo dettate, contrariamente a quelle del codice civile, a tutela dell'interesse generale a un prefigurato modello urbanistico, non tollerano deroghe convenzionali da parte dei privati; tali deroghe, se concordate, sono invalide, nè tale invalidità può venire meno per l'avvenuto rilascio di concessione edilizia, poichè il singolo atto non può consentire la violazione dei principi generali dettati, una volta per tutte, con gli indicati strumenti urbanistici.
Il principio della prevenzione si applica anche nell'ipotesi in cui un regolamento edilizio locale preveda una distanza tra fabbricati maggiore di quella ex art. 873 c.c. e tuttavia non imponga una distanza minima delle costruzioni dal confine, atteso che la portata integrativa della disposizione regolamentare si estende all'intero impianto codicistico, inclusivo del meccanismo della prevenzione, sicchè il preveniente conserva la facoltà di costruire sul confine o a distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta tra le costruzioni e il prevenuto la facoltà di costruire in appoggio o in aderenza ai sensi degli artt. 874, 875 e 877 c.c.
Non posso morire: rovinerei la mia immagine (Jack LaLanne)