Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/09/18/nesso-di-causalita-e-colpa-medica-del-radiologo-per-affermare-la-responsabilita-penale-per-omissione-del-sanitario-laccusa-deve-fornire-la-prova-scientifica-della-natura-salvifica-dell/
Timestamp: 2020-08-13 17:23:01+00:00
Document Index: 67692975

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art 589', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41']

Nesso di causalità e colpa medica del radiologo: per affermare la responsabilità penale per omissione del sanitario l’accusa deve fornire la prova scientifica della natura salvifica dell’atto chirurgico omesso – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Nesso di causalità e colpa medica del radiologo: per affermare la responsabilità penale per omissione del sanitario l’accusa deve fornire la prova scientifica della natura salvifica dell’atto chirurgico omesso.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n.37767/2019 – depositata il 12.09.2019, resa in materia responsabilità penale del medico per condotta omissiva, con la quale, la Suprema Corte, ha annullato quella appello, non ritenendola adeguatamente motivata sul punto del nesso causale tra l’errore del medico e il decesso del paziente per arresto cardiocircolatorio.
La Corte di appello di Roma confermava la sentenza di condanna dell’imputato emessa dal Tribunale di Velletri, ritenuto penalmente responsabile del reato di cui all’art 589 cod. pen., poiché nella qualità di radiologo in servizio presso il Pronto Soccorso della struttura ospedaliera, ometteva di rilevare le lesioni interne alla parete ventricolare destra riportate dal paziente a causa di una ferita da taglio e rappresentate nell’esame radiografico torace-addome, refertando all’esito della Tac “assenza di addensamenti parenchimali e/o di versamento pleurico in esito traumatico”, quindi per colpa consistita in negligenza e imperizia valutava erroneamente le risultanze del predetto esame, dal quale, viceversa, si evinceva il versamento ematico in corso, condizionando in senso negativo l’ulteriore percorso diagnostico e terapeutico al quale veniva sottoposto il paziente che decedeva per shock cardiogeno, insorto a seguito della lesione ventricolare destra.
Il Supremo Collegio ha annullato con rinvio al Giudice coivile la sentenza impugnata sia in punto di penale responsabilità per intervenuta prescrizione del reato di omicidio colposo, sia agli effetti civili travolgendo le relative statuizioni, ravvisando vizio di motivazione e travisamento della prova in ordine al rapporto eziologico tra la condotta omissiva contestata e l’exitusfatale.
Di seguito si riportano i passaggi di maggiore interesse per gli operatori di diritto che si occupano della colpa medica in ambito penale estratti dal compendio motivazionale della sentenza in commento che ripropongono, nel caso di specie, i criteri che devono informare il giudizio controfattuale.
“Nella trama motivazionale della sentenza impugnata, l’accertamento del nesso causale tra le contestate condotte omissive ed il decesso di [omissis] è affidato alle proposizioni, sopra riportate, che, considerate nel loro insieme, non rappresentano una congrua motivazione, sulla base delle leggi scientifiche disponibili, in ordine alla capacità del comportamento alternativo doveroso di impedire – o, quanto meno, ritardare – nel caso concreto l’exitus letale.
La giurisprudenza di legittimità, anche a Sezioni Unite (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn, Rv. 261103; Sez. U, n. 30328 del 10/07/2002, Franzese, Rv. 222138 Espenhanh, 2014) ha ripetutamente chiarito che anche nell’ambito della causalità omissiva vale la regola di giudizio della ragionevole, umana certezza; e che tale apprezzamento va compiuto tenendo conto: da un lato, delle informazioni di carattere generalizzante afferenti al coefficiente probabilistico, che assiste il carattere salvifico delle misure doverose appropriate; e, dall’altro, delle contingenze del caso concreto; e, dunque, adegua al caso concreto le informazioni statistiche generalizzanti.Ed ha aggiunto altresì che la regola di giudizio, compendiata nella formula “al di là di ogni ragionevole dubbio” – propria del processo penale – impone di pronunciare condanna a condizione che il dato probatorio acquisito lasci fuori soltanto eventualità che, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, siano remote, nel senso che l’effettiva realizzazione di dette eventualità, nella fattispecie concreta, risulti priva del benché minimo riscontro nelle emergenze processuali.”
“Occorre in questa sede ribadire che la valutazione controfattuale, demandata al giudice di merito, deve avvenire rispetto al “singolo comportamento storico”, alla “singola situazione storica” e alla “singola conseguenza storica” (Sez. 4, n. 30469 del 13/06/2014, Jann, Rv. 262239).
I termini di fatto ai quali deve riferirsi il giudice penale, nel verificare la sussistenza di elementi indicativi della riferibilità causale dell’evento alla condotta attiva od omissiva posta in essere dall’agente, sono necessariamente quelli riportati nel capo di imputazione: è il capo di imputazione, infatti, che delinea e delimita la specifica sequenza fenomenologica, nell’ambito della quale si assume che la condotta attesa abbia determinato la verificazione dell’evento dannoso, come realizzatosi.
In tema di responsabilità medica, ai fini dell’accertamento del nesso di causalità è necessario individuare tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento, in quanto solo la conoscenza, sotto ogni profilo fattuale e scientifico, del momento iniziale e della successiva evoluzione della patologia consente l’analisi della condotta omissiva colposa addebitata al sanitario per effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio (Sez. 4, n. 43459 del 04/10/2012, Albiero, Rv. 255008).
Nei reati omissivi impropri, la valutazione concernente la riferibilità causale dell’evento lesivo alla condotta omissiva che si attendeva dal soggetto agente, deve avvenire rispetto alla sequenza fenomenologica descritta nel capo d’imputazione, di talché, nelle ipotesi di omicidio o lesioni colpose in campo medico, il ragionamento controfattuale deve essere svolto dal giudice di merito in riferimento alla specifica attività (diagnostica, terapeutica, di vigilanza e salvaguardia dei parametri vitali del paziente o altro) che era specificamente richiesta al sanitario e che si assume idonea, se realizzata, a scongiurare l’evento lesivo, come in concreto verificatosi, con alto grado di credibilità razionale (Sez. 4, n. 30469 del 2014 cit.).
Nella fattispecie in esame tale apprezzamento non è stato correttamente compiuto.”
Rassegna giurisprudenziale in materia di colpa medica sul nesso eziologico fra condotta omissiva contestata al sanitario ed exitus fatale prodotto
Cassazione penale sez. IV, 05/05/2015, n.33329:
Ai fini dell’apprezzamento dell’eventuale interruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento (art. 41, comma 2, c.p.), il comportamento successivo può avere valenza interruttiva non perché eccezionale ma perché eccentrico rispetto al rischio che il garante è chiamato a governare: in effetti, tale eccentricità potrà rendere in qualche caso (ma non necessariamente) statisticamente eccezionale il comportamento ma ciò è una conseguenza accidentale, in quanto l’effetto interruttivo può e deve essere individuato in qualsiasi circostanza che introduca un rischio nuovo o comunque radicalmente esorbitante rispetto a quelli che, appunto, il garante è chiamato a governare. In questa prospettiva, in cui è la teoria del rischio a guidare nell’apprezzamento dell’eventuale effetto interruttivo, anche il fatto illecito altrui non esclude “in radice” l’imputazione dell’evento al primo agente, che avrà luogo fino a quando l’intervento del terzo, in relazione all’intero concreto decorso causale della condotta iniziale dell’evento, non abbia soppiantato il rischio originario; cosicché l’imputazione non sarà invece esclusa quando l’evento risultante dal fatto del terzo possa dirsi realizzazione sinergica anche del rischio creato dal primo agente.
Cassazione penale sez. IV, 13/06/2014, n.30469:
Cassazione penale sez. IV, 14/02/2013, n.18573:
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