Source: http://www.cartellopoli.net/2015_05_01_archive.html
Timestamp: 2017-06-26 17:25:34+00:00
Document Index: 26253757

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 13', 'art.\n18', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 34', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 19', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 2']

CARTELLOPOLI: maggio 2015
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:http://www.vasroma.it/arrivano-le-strisce-pedonali-con-gli-sponsor/
L’Assessore Maurizio Pucci sembra ignorare che la S.p.A. “Aequa Roma” ha redatto e consegnato i 15 Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari, che individuano sul
territorio anche le posizioni sia dei parapedonali SPQR che dei parapedonali di proprietà privata, entrambi di mt. 1,00 x 0,70: sono stati localizzati nel rispetto della zonizzazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) che li consente solo nelle sottozone B2 e B3 e quindi non nel centro storico di Roma (sottozona B1). Sembra ignorare inoltre che nei
criteri dettati dalla Giunta Capitolina con la deliberazione n. 380 del
30.12.2014 i parapedonali sono considerati impianti destinati stabilmente ad una funzione di pubblico servizio, di cui va comunque messa a gara l’assegnazione della loro gestione, ma con distinti bandi riservati rispettivamente a quelli di proprietà comunale (SPQR) ed a quelli di proprietà privata, per giunta mescolati ad impianti anche di altre dimensioni. Ignora soprattutto che i suddetti criteri prevedono il finanziamento di elementi di arredo urbano
sempre con la pubblicità, ma di impianti speciali solo da mt. 1,20 x 1,80 e da mt. 3,20 x 2,40 da riservare come corrispettivo per una superficie di 5.000 mq.: sarebbe quindi più che opportuno che l’Assessore Maurizio Pucci si coordinasse meglio con l’Assessore Marta Leonori per far finanziare caso mai questo servizio di pubblica utilità (per ben 10 anni e non una tantum) con gli impianti speciali e non certo con gli ormai anacr0nistici parapedonali.
http://www.vasroma.it/la-strategia-processuale-messa-in-atto-da-certe-ditte-pubblicitarie-per-rimandare-alle-calende-greche-sia-lapprovazione-dei-piani-di-localizzazione-che-lespletamento-dei-conseguenti/
Con le Deliberazioni n. 49 e n. 50 del 30 luglio 2014 l’Assemblea Capitolina ha approvato rispettivamente il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari (PRIP) e le modifiche ed integrazioni al “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, il cui comma 9 dell’art. 34 – con il testo così come sostituito – ha stabilito che “gli
impianti riconducibili alla procedura del riordino, già riconosciuti come validi nella Nuova Banca Dati, permangono sul territorio, nel rispetto del presente regolamento fino al 31/12/2014, senza possibilità di rinnovo o rilascio di nuove autorizzazioni, e comunque non oltre l’esito delle procedure di gara conseguenti alla redazione dei piani di localizzazione”. La suddetta disposizione considera scaduti dal 1 gennaio 2015
tutti i titoli concessori rilasciati agli impianti della procedura del riordino, che sono però di fatto prorogati fino all’espletamento dei bandi di gara per l’assegnazione della gestione decennale degli impianti
pubblicitari individuati dai Piani di Localizzazione. Con la scadenza inderogabile del 31 dicembre del 2014 l’Assemblea Capitolina ha preso la decisione di non consentire un terzo rinnovo per altri 5 anni delle concessioni degli impianti del riordino, già rinnovate alla scadenza del 1° quinquennio che era stato a sua volta
prorogato fino al 31.12.2009 con la Deliberazione della Giunta Comunale n. 426 del 2 luglio 2004:
questa precisa scelta politica è stata determinata anche e soprattutto dalla consapevolezza di non poter consentire oltre l’autentico regime di
monopolio che si è venuto a determinare.
Per impedire di arrivare comunque ai bandi di gara e cercare di rimanere sul territorio con i propri impianti del riordino quanto meno per un altro quinquennio, vale a dire fino al 31 dicembre del 2019, tra la fine del mese di novembre del 2014 e gli inizi del successivo mese di
dicembre ben 36 ditte pubblicitarie (quasi la metà delle quali ha peraltro installato sul territorio di Roma impianti abusivi “senza scheda”, censiti nell’elenco delle ditte pubblicitarie inserite nella Nuova Banca Dati) e le due associazioni di categoria A.I.P.E. (Associazione Imprese Pubblicità Esterna) ed I.R.P.A. (Imprese Romane Pubblicitarie Associate) hanno presentato al TAR la bellezza di 19 ricorsi: con 16 di essi hanno impugnato esclusivamente il nuovo Regolamento di Pubblicità (deliberazione n. 50/2014), con due hanno impugnato soltanto il PRIP (deliberazione n. 49/2014), mentre con il rimanente 19° ricorso hanno impugnato entrambi i provvedimenti (vedi http://www.vasroma.it/sono-19-i-ricorsi-al-tar-contro-la-normativa-tecnica-di-attuazione-del-prip-ed-il-nuovo-regolamento-di-pubblicita/).
I 3 ricorsi presentati non chiedono l’annullamento di tutto il PRIP, dal momento che delle sue norme tecniche di attuazione impugnano per lo più la zonizzazione (art. 13), la delimitazione dei centri abitati (art.
18), il dimensionamento delle superfici espositive negli ambiti territoriali (art. 21), le transenne parapedonali nella sottozona B1 (Centro Storico – art. 15) e l’eliminazione del formato 4 x 3: anche perché presentati senza domanda cautelare di sospensiva, deve essere ancora fissata l’udienza per decidere nel merito delle censure portate in tutti i suddetti tre ricorsi.
Anche i 17 ricorsi presentati non chiedono l’annullamento dell’intero
nuovo Regolamento di Pubblicità, ma impugnano invece in prevalenza la scadenza al 31 dicembre 2014 di tutti i titoli relativi agli impianti del “riordino” (comma 9 dell’art. 34), i “progetti speciali” in deroga (comma 1 ter dell’art. 6) e la conversione entro il 31 gennaio 2015 di tutti gli impianti del formato eliminato di mt. 4 x 3.
Riguardo ai 17 ricorsi solo 9 sono stati presentati con domanda cautelare di sospensiva, individuando il presunto periculum in mora da
un lato nella scadenza del 31 dicembre 2014 e dall’altro lato nella scadenza del 31 gennaio 2015, entro cui effettuare la conversione di tutti gli impianti di mt. 4 x 3.
Le rimanenti 3 domande cautelari non sono state invece accolte: la prima è stata respinta nell’udienza che si è tenuta il 9 gennaio 2015, le altre due sono state rigettate invece nella successiva udienza del 21
gennaio 2015, ma per tutte e tre la Sezione Seconda del TAR del Lazio ha fissato sempre al 20 maggio 2015 l’udienza di merito, giorno in cui si sarebbero dovute avere 11 distinte sentenze sulle richieste di annullamento parziale del nuovo Regolamento di Pubblicità, perché si sono aggiunti altri due ricorsi, raggiungendo il numero degli 11 ricorsi
riunificati presentati dalle seguenti ditte:
A.R.P. (Allestimenti Realizzazioni Pubblicitarie). Nel frattempo è stata approvata la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 380 del 30 dicembre 2014,
con cui è stato dato incarico alla S.p.A. “Aequa Roma” di redigere i Piani di Localizzazione dei mezzi pubblicitari ricadenti in ognuno dei 15 Municipi di Roma, dettando contestualmente i criteri da rispettare nella pianificazione e disponendo al tempo stesso una moratoria di 180 giorni di tutte le operazioni riguardanti gli impianti pubblicitari, ad eccezione della riconversione sullo stesso posto degli impianti di mt. 4
x 3 in impianti di mt. 3 x 2, nonché l’obbligo di adempiere ad una tinteggiatura unificata di tutti gli impianti in color grigio antracite.
Il 30 marzo 2015 “Aequa Roma” ha consegnato al Comune i 15 Piani di Localizzazione (vedi http://www.vasroma.it/17810/),
la cui approvazione definitiva – dopo il parere espresso dai Consigli dei 15 Municipi – avrebbe comportato subito dopo l’avvio dei bandi di gara con il conseguente obbligo al loro esito di rimuovere tutti gli impianti pubblicitari del riordino attualmente installati a Roma.
È a questo punto che è iniziata a mio giudizio una precisa strategia processuale organizzata dapprima dalla ditta S.C.I., seguita a
ruota dalle ditte A.P.A. e WAYAP
(tutte e tre rappresentate dall’A.I.P.E.), chiaramente finalizzata a rimandare il più a lungo possibile i tempi di adozione ed approvazione dei 15 Piani di Localizzazione e conseguentemente i successivi bandi di gara: ne è una dimostrazione oggettiva la considerazione che la deliberazione della Giunta Capitolina n. 380/2014 anziché da subito è stata impugnata dopo tre mesi e significativamente solo dopo che sono stati consegnati al Comune i 15 Piani di Localizzazione.
Il 6 maggio 2015 si è svolta l’udienza fissata dalla Seconda Sezione del TAR per la discussione in Camera di Consiglio sulla istanza cautelare della S.C.I., che però non c’è stata perché l’Avv. Angelo Clarizia ha chiesto di poter ritirare la richiesta di sospensiva per andare direttamente al merito anche dei motivi aggiunti nell’udienza del
successivo 20 maggio: l’iniziativa rientra nella strategia processuale messa in atto, sapendo benissimo che per prassi processuale una istanza di questo tipo (solo apparentemente inaspettata, ma secondo me deliberatamente studiata a tavolino) comporta l’esclusione del giudizio di merito del ricorso della S.C.I. già fissato per il 20 maggio, che quel giorno è stato infatti rinviato a data ancora da destinarsi (vedi http://www.vasroma.it/il-ricorso-per-motivi-aggiunti-della-ditta-sci-e-stato-rinviato-alludienza-di-merito-senza-discussione-sulla-richiesta-di-sospensiva/). Il successivo 20 maggio c’è stata l’udienza cautelare sugli analoghi motivi aggiunti presentati dalle ditte A.P.A. e WAYAP, i cui rappresentanti legali hanno chiesto al pari della S.C.I. di rinunciare alla richiesta di sospensiva per andare direttamente al merito anche dei
motivi aggiunti: la Seconda Sezione del TAR ha deciso allora di fissare
l’udienza di merito al prossimo 21 ottobre 2015, senza che sia dato di sapere al momento se ci sia stata o meno l’opposizione dell’Avvocatura Comunale rappresentata dall’Avv. Domenico Rossi. Dal momento che i due suddetti ricorsi delle ditte A.P.A. e WAYAP riguardano i motivi aggiunti ai rispettivi ricorsi con cui è stato impugnato il nuovo Regolamento di Pubblicità ed il loro giudizio di merito è stato rimandato al 21 ottobre
2015, la Seconda Sezione del TAR si è vista costretta a rimandare alla stessa udienza pubblica del prossimo 21 ottobre il giudizio di merito anche di tutti gli altri ricorsi che impugnano lo stesso provvedimento e
che erano stati fissati per il 20 maggio 2015 (vedi http://www.vasroma.it/sono-stati-rinviati-al-21-ottobre-2015-tutti-i-ricorsi-presentati-contro-il-nuovo-regolamento-di-pubblicita/). Il rimando di ben 5 mesi tutte le decisioni del TAR ad una data che poteva
benissimo essere anticipata, ma che comunque il Comune non avrebbe mai dovuto accettare, comporta ora delle conseguenze molto gravi sul piano delle procedure e dei provvedimenti che l’Assessore Marta Leonori aveva in programma di mandare in attuazione entro la fine dell’anno, per presentarsi con la veste che la capitale dovrebbe poi avere agli occhi di tutti i pellegrini che verranno a Roma in occasione del Giubileo del prossimo anno. La prima diretta conseguenza potrebbe riguardare il rimando quanto meno a dopo il 21 ottobre 2015 dei Piani di Localizzazione, che al momento sono al vaglio delle Soprintendenze competenti per territorio
per l’acquisizione preventiva ed obbligatoria del “parere” di rispettiva competenza in particolare su tutte le aree, i beni lineari ed
i beni puntuali soggetti a vincolo paesaggistico ed a vincolo archeologico e storico-monumentale. Il 15 aprile 2015 si è svolta la Conferenza dei Servizi indetta dal Comune sui 15 Piani di Localizzazione: ai sensi della normativa vigente in materia (legge n. 241/1990, art. 14) le Soprintendenze competenti per
territorio hanno 90 giorni di tempo entro cui pronunciarsi, prescrivendo eventualmente modifiche ed integrazioni che comporterebbero
una prima revisione dei Piani di Localizzazione così come redatti e consegnati da “Aequa Roma”.
Ma quand’anche le suddette Soprintendenze esprimessero il loro “parere” prima del prossimo 13 luglio e si fosse provveduto (sempre
prima) alla conseguente eventuale revisione dei Piani di Localizzazione, la Giunta Capitolina non dovrebbe procedere alla adozione della “proposta” dei 15 Piani di Localizzazione nel rispetto del “principio di cautela”, per le seguenti precise ragioni. I Piani di Localizzazione costituiscono gli atti conseguenti previsti dall’art. 19 (commi 1 bis, 1
ter, e 2) del nuovo Regolamento di Pubblicità, che è stato impugnato al
TAR e su cui la Seconda Sezione dovrà pronunciarsi il prossimo 21 ottobre, sentenziando contestualmente anche sulla legittimità degli stessi Piani di Localizzazione, in quanto è stata parimenti impugnata come “motivi aggiunti” la deliberazione n. 380/2014 con cui la Giunta Capitolina ha incaricato “Aequa Roma” della redazione dei 15 Piani di Localizzazione, dettandone contestualmente i criteri. L’obbligo di tener conto del “principio di cautela” deriva anzitutto dalla considerazione fra l’altro
che la S.C.I. ha chiesto un risarcimento danni di non meno di 1.740.000,00 € che il Comune di Roma sarebbe costretto a pagare nella malaugurata eventualità che dovesse risultare soccombente in uno o
più dei 3 ricorsi presentati per “motivi aggiunti” così come in uno o più dei 17 ricorsi presentati contro il nuovo Regolamento di Pubblicità ed in particolare contro la scadenza inderogabile del 31 dicembre 2014, che comporta anch’essa l’obbligo di applicare il “principio di cautela”. È fin troppo evidente infatti che se la Seconda Sezione del TAR annullasse per vizio di legittimità il
comma 9 dell’art. 34 dell’attuale nuovo Regolamento di Pubblicità, tornerebbe ad esser valido il testo previgente, secondo cui “le concessioni … rinnovate, rispettivamente per cinque … anni, all’esito del procedimento di riordino … possono essere rinnovate per ulteriori periodi, ciascuno non superiore, …, a cinque .. anni”, vale a dire fino al 31 dicembre del 2019: è ancor più evidente che in tale caso la permanenza sul territorio per altri 5 anni di tutti gli impianti del riordino, in quanto con titoli concessori rinnovati per la 2° volta, impedirebbe materialmente di espletare i bandi di gara, che potrebbero essere indetti solo a partire dal 1 gennaio del 2020, lasciando ancora in mostra la “cartellopoli” romana per un altro quinquennio. Debbo riconoscere con profonda amarezza che la strategia processuale adottata quanto meno dalla S.C.I., dall’A.P.A. e dalla WAYAP, quand’anche debole e comunque senza valido fondamento giuridico nel merito delle “censure” portate, sembra risultare al momento vincente
sul piano del “metodo” che è stato adottato e che consente di risultare
ancora vincente nel prossimo futuro se certe ditte pubblicitarie continueranno a sfruttare a proprio comodo ed in modo perverso le opportunità che consente il nostro Stato di Diritto. C’è infatti da considerare da un lato che sono stati finora impugnati il PRIP, il nuovo Regolamento di
Pubblicità ed i criteri dei Piani di Localizzazione e va messo in preventivo dall’altro lato che, applicando lo stesso “metodo” in modo sistematico e calcolato, potranno essere impugnati sempre al TAR i seguenti atti in sequenza:
deliberazione con cui la Giunta Capitolina approverà la “proposta” dei 15 Piani di Localizzazione
da sottoporre al parere dei Consigli dei 15 Municipi di Roma;
bandi di gara per l’assegnazione degli impianti pubblicitari individuati dai 15 Piani di Localizzazione. È di tutta evidenza che per evitare il rischio di dover pagare salatissimi risarcimenti danni è più opportuno che il Comune di Roma attenda l’esito di tutte le pronunce della Seconda Sezione del TAR,
perché diversamente – senza ritenere di dover aspettare la data del prossimo 21 ottobre – potrebbe addirittura indispettire i membri della Seconda Sezione del TAR, che potrebbero concedere eventuali sospensive dei procedimenti nel frattempo messi in atto. Ma applicando fino alle estreme
conseguenze sempre lo stesso “metodo” in modo sistematico e calcolato, va messo in preventivo che – quand’anche il Comune di Roma risultasse vincente in tutti i giudizi fissati per il prossimo 21 ottobre – alle ditte pubblicitarie più ostinate (oltre che scaltre) è sempre data la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento delle sentenze del TAR a loro avverse. Ma il ricorso in appello al Consiglio di Stato avverso le sentenze di primo grado dei TAR deve essere promosso nel termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza: ciò comporta che, pur calcolando in termini tecnici e burocratici che ai primi di dicembre la Giunta Capitolina sia già in grado di adottare la “proposta” dei 15 Piani di Localizzazione, nel rispetto sempre del “principio di cautela” dovrebbe procedere a deliberare la loro adozione 60 giorni dopo, a seguito cioè della avvenuta certezza o meno del numero dei ricorsi presentati al Consiglio di Stato. Debbo premettere che sotto l’aspetto strettamente giuridico il “principio di cautela” non comporta alcun obbligo per le pubbliche amministrazioni e costituisce quindi soltanto un elemento di cui tener conto, valutando l’opportunità o meno di rispettarlo. Per il caso in questione va fatta una valutazione tanto sotto
l’aspetto “tecnico-amministrativo” quanto e soprattutto sotto l’aspetto
più strettamente “politico”. Ho già esposto precedentemente i rischi che il Comune corre sotto l’aspetto “tecnico-amministrativo” e che quindi sarebbe opportuno per lui evitare in termini generali di “metodo”. Sotto l’aspetto invece “politico” l’Assessore
Marta Leonori e con lei il Sindaco e la Giunta, che per l’occasione del
Giubileo vorrebbero entrare a regime entro la fine di quest’anno, riuscendo quindi ad approvare i 15 Piani di Localizzazione ed ad espletare i bandi conseguenti, sono chiamati a decidere responsabilmente
cosa sia meglio fare, se aspettare quanto meno fino al prossimo 21 ottobre, tenendo tutto sospeso fino a tale data, oppure approvare comunque nel frattempo almeno i 15 Piani i Localizzazione rimandando l’espletamento dei bandi di gara a dopo la pronuncia della Seconda Sezione del TAR sulle censure portate al nuovo Regolamento di Pubblicità. A favore della approvazione almeno dei 15 Piani di Localizzazione vengono le seguenti considerazioni
anche e soprattutto in termini tecnico-giuridici di “merito”:
che della deliberazione n. 380/2014 vengono impugnati l’adeguamento degli impianti entro il 20 maggio 2015, i pretesi nuovi ed ulteriori obblighi di modifica degli impianti esistenti, una pretesa incompetenza della Giunta e la moratoria
delle iniziative ad istanza di parte, che sono tutte questioni che non intaccano minimamente la legittimità di tutti e 15 i Piani di Localizzazione; che della stessa deliberazione
anche l’ARS PUBBLICITÀ sembra avere impugnato parti del dispositivo che
non hanno nulla a che vedere con i 15 Piani di Localizzazione, per giunta con un ricorso di cui deve essere ancora fissata la data dell’udienza di merito;
che l’atto principale impugnato è il nuovo Regolamento di Pubblicità di cui viene censurata soprattutto la scadenza del 31 dicembre 2014, che quand’anche riconosciuta come viziata di legittimità impedirebbe solo di indire i bandi di gara, senza inficiare nessuno dei Piani di Localizzazione. In termini soprattutto “politici”, con la finalità dichiarata di tutelare gli interessi pubblici la cui messa in atto non può essere ritardata da attacchi del tutto strumentali e privi di qualsiasi fondamento giuridico, il Comune di Roma dovrebbe dare incarico all’Avvocatura Comunale di predisporre per il prossimo 21 ottobre una memoria integrativa che metta in risalto che la realizzazione degli interessi pubblici che l’amministrazione capitolina è obbligata a garantire non può essere ritardata da attacchi del tutto strumentali e privi di qualsiasi fondamento giuridico, che se riconosciuti come tali dalla Seconda Sezione del TAR darebbero il diritto anche al Comune di Roma di chiedere un risarcimento dei danni morali e materiali che non potrà consistere nel solo addebito delle spese processuali, perché dovrebbe essere quantificato in una somma addirittura superiore alla cifra richiesto dalla S.C.I.di 1.740.000 €. Tenuto conto che ai fini dell’espletamento dei bandi di gara dovrebbe essere secondo me opportuno anche “politicamente” aspettare le pronunce della Seconda Sezione del TAR, l’Assessore Marta Leonori dovrebbe fare di necessità virtù, sfruttando il maggior tempo che è costretta comunque ad aspettare per dedicarlo interamente al miglior perfezionamento possibile dei 15 Piani di Localizzazione senza più tanta
fretta, curandone le opportune modifiche ed integrazioni per far sì che
quanto meno i tre principali “circuiti” riservati prioritariamente nell’ordine agli impianti speciali per il servizio di Bike Sharing, agli
impianti SPQR ed agli impianti di proprietà privata su suolo pubblico (opportunamente alternati al circuito degli impianti riservati a “Cultura e Spettacolo”) non si facciano concorrenza tra di loro, vanificando la rendita economica di posizione con il conseguente rischio
che vadano deserti i rispettivi bandi di gara. In tal modo avrà contribuito a non dare a certe ditte pubblicitarie un ulteriore pretesto per impugnare strumentalmente i Piani di Localizzazione fin dalla adozione della loro “proposta”.
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal blog "Roma fa schifo":http://www.romafaschifo.com/2015/05/il-tar-non-ferma-ma-neppure-conferma-la.html
La non-sentenza del TAR sulla riforma dell'intricato e terribile mondo dei cartelloni romani (un grumo di illegalità che umilia la città e le ruba decine di milioni di euro ogni anno) va visto sotto luci diverse.Da una parte il TAR non ha concesso la sospensiva alle ditte cartellonare che volevano mettere i bastoni tra le ruote alla riforma orchestrata dall'assessore Marta Leonori, dall'altro ha rimandato ad ottobre per un pronunciamento definitivo sul ricorso. Altri 5 mesi di agonia prima di procedere a regolari bandi? Sarebbe una beffa.La riforma infatti da una parte obbliga ad una riduzione degli impianti a livello di dimensioni (i 4x3 diventano 3x2), ma dall'altra prevede lo svolgimento finalmente delle gare. L'unico sistema che può finalmente spazzare via e mandare dove meritano (tendenzialmente sotto a qualche ponte) gli imprenditori che hanno ridotto Roma nel letamaio in cui appare oggi. Il fatto è che la riduzione degli impianti ha una data dopo la quale bisogna adeguarsi mentre lo svolgimento delle gare non ha una scadenza prevista.Dunque cosa succede? Succede che i cartellonari potranno mantenere i loro impianti per ora semplicemente riducendone le dimensioni. Resteranno sul territorio ma con impianti più piccoli, con una efficacia commerciale simile (insomma venderanno gli spazi alla stessa cifra) ma pagando tasse molto inferiori perché le tasse si pagano sui mq effettivi di superficie pittorica. Insomma l'amministrazione comunale incasserà meno.Ripetiamolo: l'amministrazione comunale incasserà meno. Avrà un ammanco e percepirà ancor meno milioni dei pochissimi che ora incamera da questo settore che, in tutte le altre capitali occidentali, porta alle amministrazioni un sacco di soldi e soprattutto un sacco di servizi (arredo urbano, bike-sharing, toilette pubbliche...).E continuerà ad incassare meno fino allo svolgimento delle gare. Ecco perché le gare non devono tardare e sicuramente non devono attendere i tempi assurdi della giustizia amministrativa italiana. Solo con le gare pubbliche, infatti, la città potrà sperare di ottenere da questo settore una giusta valorizzazione sia in termini economici sia in termini di servizi. Solo con le gare, ad esempio, potremo sperare di avere finalmente uno schema di bike-sharing (anche se c'è ancora qualcuno che rema contro) che potrà segnare una importante svolta nella mobilità cittadina. Solo con le gare potremo finalmente vedere degli operatori qualificati gestire l'advertising outdoor in città e invece che gli scalzacani avanzi di galera attuali.Ovvio che poi le gare debbano essere fatte bene, preparate bene, e disegnate bene in modo da rendere l'investimento nella nostra città appetibile per le ditte serie che a livello internazionale gestiscono questi business in tutte le città occidentali. Perché, purtroppo, c'è una terza ipotesi tra gare subito e gare ritardate: gare fatte in modo tale da non interessare chi può davvero portare un valore aggiunto in termini di professionalità e competenza. Sarebbe terribile. Significherebbe cambiare tutto affinché nulla cambi nella migliore gattopardesca tradizione italiana.
x 2, che vanno quindi sanzionati, rimossi forzatamente d’ufficio ed eventualmente oscurati. Dello stesso parere mi si è dichiarato l’Avv. Giuseppe Scavuzzo, che ha tenuto a precisarmi che tutte le ditte rappresentate dall’I.R.P.A. hanno ottemperato a tale obbligo. Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com 0
Intanto a Cartellopoli nulla cambia. Si continua a installare e a sanzionare...
Il 6 aprile 2015 su questo stesso sito è stato pubblicato un articolo dal titolo “VAS sollecita la pianificazione delle ciclostazioni per il bando di gara relativo al sevizio di Bike Sharing”, che riportava il messaggio di posta elettronica anche certificata, indirizzato all’Assessore ai Trasporti ed alla Mobilità, Guido Improta, ed al Presidente ed Amministratore Delegato della Agenzia per la Mobilità, Carlo Maria Medaglia. (http://www.vasroma.it/vas-sollecita-la-pianificazione-delle-ciclostazioni-per-il-bando-di-gara-relativo-al-sevizio-di-bike-sharing/#more-18182) Non avendo ricevuto nessuna risposta a distanza di ormai quasi un mese e mezzo, mi sono visto costretto a trasmettere il seguente messaggi
odi posta elettronica, anche certificata, direttamente alla Agenzia per
la Mobilità e solo per conoscenza all’Assessorato ai Trasporti ed alla Mobilità ed all’Assessorato per Roma Produttiva.
Cc: Marta.leonori@comune.roma.it, romaproduttiva@comune.roma.it, assessoratomobilita@comune.roma.it Con riferimento al messaggio di posta elettronica sotto riportato debbo lamentare che, malgrado l’obbligo di risposta prescritto dall’art. 2 della legge n. 241/1990, a distanza ormai di quasi un mese e mezzo non c’è stato alcun seguito al di fuori dell’invito della direttrice del Dipartimento Mobilità Annamaria Graziano a comunicare direttamente al sottoscritto l’esito delle valutazioni in merito di rispettiva competenza. In questo frattempo ho potuto accertare
che in un comunicato del 2 febbraio 2015 l’Agenzia per la Mobilità ha precisato a BiciRoma di aver “portato avanti un lavoro di progettazione che produrrà i suoi frutti nell’anno in corso” e che riguarda fra l’altro il “Bike sharing (220 stazioni e 4mila biciclette su tutti i Municipi) con il posizionamento già condiviso con gli enti territoriali”.
Il suddetto comunicato non mi sembra in
sintonia con gli 8.000 mq. di superficie espositiva pubblicitaria che la Giunta Capitolina ha deciso di concedere come corrispettivo per un servizio di Bike Sharing che dovrebbe essere quanto meno di 350 stazioni
e non certo di 220 stazioni. So che spetta all’Agenzia per la Mobilità la stesura del bando di gara per assegnare la gestione decennale di un servizio di Bike Sharing che inizialmente potrebbe riguardare anche un numero minore di ciclostazioni, presumibilmente proprio 220 stazioni, per le quali il corrispettivo in termini di superficie espositiva pubblicitaria sarà sicuramente inferiore agli 8.000 mq. stabiliti dalla Giunta Capitolina (presumibilmente 6.000 mq. circa). Ma ciò non esime comunque l’Agenzia per la Mobilità dall’obbligo di pianificare tutte e 350 le ciclostazioni previste dal PGTU proprio
per avere “a regime” (anche in prospettiva della gestione del servizio per i decenni successivi al primo) una perfetta corrispondenza con la pianificazione complessiva degli 8.000 mq. di superficie espositiva pubblicitaria, che spetta alla S.p.A. “Aequa Roma” distribuire nei 15 Piani di Localizzazione. Si sollecita in conclusione l’Agenzia per la Mobilità a pianificare da un lato tutte le ciclostazioni del servizio di Bike Sharing previste dal PGTU e non soltanto una parte di esse, predisponendo dall’altro lato un bando di gara per l’assegnazione della gestione del minor numero di ciclostazioni che la Giunta Capitolina riterrà di mettere in funzione per il primo decennio. Si rimane in attesa di un cortese riscontro, che si richiede ai sensi degli artt. 2, 3 e 9 della legge n. 241/1990. Un cordiale saluto. Dott. Arch. Rodolfo Bosi
Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) - circolo.vas.roma@gmail.com 3
Municipio III, “rimossi venti impianti pubblicitari abusivi”
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi:http://www.vasroma.it/municipio-iii-rimossi-venti-impianti-pubblicitari-abusivi/
Su questo stesso sito il 21 settembre 2014 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Il
Consiglio del III Municipio approva all’unanimità la risoluzione sulla cartellonistica, riproposta da VAS e fatta propria dal Movimento 5 Stelle” (http://www.vasroma.it/il-consiglio-del-iii-municipio-approva-allunanimita-la-risoluzione-sulla-cartellonistica-riproposta-da-vas-e-fatta-propria-dal-movimento-5-stelle/).
Dall’articolo pubblicato con questo titolo il 27 aprile 2015 sul sito
“RomaPost” si viene a sapere che la risoluzione sta dando i suoi primi frutti.
Nel mese di aprile sono stati rimossi venti impianti abusivi. Gli interventi sono stati effettuati a piazza Capri, piazza Conca d’Oro e su arterie “deturpate dai cartelloni selvaggi”, come via di Valle Melaina e viale Tirreno. A riferirlo è il minisindaco, Paolo Marchionne.
“Lavoriamo nell’ottica di intensificare i controlli e di migliorare il decoro”
Commento. “I risultati ottenuti sono sicuramente soddisfacenti ma si può e si deve fare di più – spiega – Il
Municipio lavora quotidianamente , insieme all’assessorato alle Attività produttive e al corpo della polizia locale, nell’ottica di intensificare i controlli e le rimozioni di impianti non autorizzati o non correttamente posizionati. Contiamo, sicuramente, di migliorare ancora decoro e legalità in questo settore delle Affissioni pubblicitarie – conclude – anche
perché il Prip (Piano regolatore degli impianti pubblicitari, ndr) prevede, tra l’altro, che vengano dimezzate le autorizzazioni oltre che ridurre la dimensione media degli impianti ed inibire totalmente le affissioni nei tratti stradali circostanti le aree naturali protette”.