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Timestamp: 2020-08-05 11:33:48+00:00
Document Index: 45331652

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54']

Sentenza Cassazione Civile n. 18879 del 28/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18879 del 28/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/07/2017, (ud. 20/06/2017, dep.28/07/2017), n. 18879
sul ricorso iscritto al n. 17905/2016 R.G. proposto da:
E.E., rappresentato e difeso dall’Avv. Mario Di Frenna, con
avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna n. 56/16
depositata il 12 gennaio 2016.
che E.E., cittadino nigeriano, ha proposto ricorso per cassazione, per due motivi, avverso la sentenza del 12 gennaio 2016, con cui la Corte d’appello di Bologna ha accolto il gravame interposto dal Ministero dell’interno avverso l’ordinanza emessa il 6 giugno 2014, con cui il Tribunale di Bologna aveva accolto parzialmente la domanda di riconoscimento della protezione internazionale proposta dall’appellante, riconoscendogli la protezione sussidiaria.
che il Ministero dell’interno ha resistito con controricorso;
che con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denuncia la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8 e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, censurando la sentenza impugnata per aver ritenuto non dimostrata la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria o quanto meno di quella umanitaria, nonostante gli sforzi da lui compiuti per circostanziare la domanda, senza far uso dei poteri officiosi ad essa attribuiti per l’acquisizione di un’adeguata conoscenza della situazione attuale della Nigeria, caratterizzata da un quadro sociale altamente degradato e dall’impossibilità per i cittadini di affidare le proprie sorti alle forze di pubblica sicurezza, corrotte e fuori controllo;
che con il secondo motivo il ricorrente deduce l’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio, censurando la sentenza impugnata per aver escluso che i fatti narrati integrassero i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, nonostante la situazione di conflitto interno esistente in Nigeria, riconosciuta dalla medesima Corte d’appello in altre sentenze;
che, nella parte riguardante l’accertamento della situazione generale del Paese di provenienza, le predette censure non attingono la ratio decidendi della sentenza impugnata, la quale, nel rigettare la domanda di riconoscimento della protezione, non ha affatto negato la gravità del quadro sociale e politico descritto dall’ E., avendo invece escluso la configurabilità di un nesso causale tra lo stesso e le vicende personali e familiari del ricorrente;
che, infatti, pur avendo dato atto dell’astratta plausibilità dei fatti esposti a sostegno della domanda, la Corte di merito ne ha escluso l’intrinseca credibilità sulla base di una valutazione estesa a tutti gli aspetti indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, avendo evidenziato, oltre ad alcune contraddizioni indubbiamente emergenti dalla narrazione, la mancanza di riscontri oggettivi ed in particolare documentali, ed avendo ritenuto che il ricorrente non avesse fatto tutto il possibile per procurarseli, pur avendone la possibilità;
che peraltro, nel contestare il predetto apprezzamento, il ricorrente si astiene dal censurare l’osservazione della Corte di merito, secondo cui l’asserita impossibilità di procurarsi i predetti elementi si sarebbe posta in contrasto con la circostanza, ammessa dall’ E., che egli aveva conservato i rapporti con la famiglia di origine, ancora residente nella località di provenienza;
che, nella parte riflettente la sussistenza delle condizioni per l’adozione di una misura di protezione, le censure si risolvono nella sollecitazione di un nuovo apprezzamento dei fatti, non consentito a questa Corte, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di verificare la correttezza giuridica e la coerenza logico-formale delle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata, nei limiti in cui nei limiti in cui quest’ultima è censurabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 7/04/2014, n. 8053 e 8054; Cass., Sez. 6, 8/10/2014, n. 21257);
dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.