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Timestamp: 2020-08-06 19:38:08+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 26345 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26345 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 20/12/2016, (ud. 29/09/2016, dep.20/12/2016), n. 26345
sul ricorso 29846-2015 proposto da:
INTECS SPA P.I. (OMISSIS) rappresentante pro tempore elettivamente
domiciliata in ROMA, CORSO TRIESTE 37, presso lo studio
dell’avvocato STEFANO RECCHIONI, che la rappresenta e difende giusta
L.A. C.F. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 783/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
depositata il 25/06/2015, R.G. N. 220/2015;
1. – Con sentenza del 25 giugno 2015 la Corte di Appello di L’Aquila, pronunciando in sede dì reclamo a mente della L. n. 92 del 2012, ha respinto il gravame avverso la sentenza di primo grado che aveva dichiarato inammissibile l’impugnativa di licenziamento proposta da L.A. nei confronti della INTECS Spa.
Prescindendo dal pur ritenuto errore nel modus operandi del primo giudice che aveva depositato la motivazione della sentenza oltre il termine di dieci giorni dalla lettura del dispositivo non ricorrendo l’ipotesi della rimessione della causa al primo giudice, la Corte ha confermato l’inammissibilità del ricorso del lavoratore “risultando priva di qualunque effetto l’impugnativa stragiudiziale del licenziamento effettuata dal legale … senza l’invio nel termine di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6, come richiamato dalla L. n. 223 del 1991, art. 5 comma 3, della procura speciale rilasciata dal lavoratore”.
2. – Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso del 23 dicembre 2015 il L. con due motivi. La società ha resistito con controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato; ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso per cassazione per tardività.
3. – Con il primo motivo di ricorso principale si denuncia “nullità della sentenza ovvero del procedimento per violazione e falsa applicazione della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 57”. Si contesta che la Corte territoriale non abbia dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per essere stata depositata la motivazione oltre il termine di legge.
Con il secondo motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, in riferimento al termine ivi espresso come richiamato dalla L. n. 223 del 1991, art. 5, comma 3”. Si sostiene che il terzo che impugni il licenziamento – nella specie il legale – ha l’onere di rendere tempestivamente nota l’esistenza della procura o della ratifica, ma non di comunicare la medesima al datore di lavoro prima della scadenza del termine di sessanta giorni, a meno che la controparte non ne facci richiesta ai sensi dell’art. 1393 c.c.. Si lamenta altresì che la Corte non abbia dato ingresso a prove o all’esercizio di poteri officiosi per accertare l’anteriorità della procura scritta rilasciata al legale rispetto alla scadenza di detto termine.
Nella specie la comunicazione della sentenza di appello è stata effettuata contestualmente alla pubblicazione in data 25 giugno 2015, come dichiarato nel ricorso per cassazione medesimo: “ricorso avverso la sentenza n. 783/2015 … decisa in data 11/6/2015 e pubblicata oltre che comunicata a mezzo PEC in data 25/6/2015” e come risulta altresì dalla comunicazione a mezzo PEC allegata alla sentenza depositata dallo stesso Avv. Di Loreto.
All’eccezione di tardività formulata nel controricorso nulla ha replicato parte ricorrente. Per mera completezza si osserva che l’art. 45 disp att. c.p.c., comma 2, come modificato dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, conv. in L. n. 221 del 2012, stabilisce che “il biglietto contiene in ogni caso …. il testo integrale del provvedimento comunicato”; necessità della comunicazione del testo integrale poi ribadita dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114, che ha modificato l’art. 133 c.p.c., secondo cui, entro cinque giorni dal deposito della sentenza, il cancelliere, “mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne dà notizia alle parti costituite” (cfr. Cass. n. 10017 del 2016). Quanto alla precisazione contenuta nell’art. 133 c.p.c., comma 2, novellato, secondo cui “la comunicazione non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’art. 325”, questa Corte (v. Cass. n. 23526 del 2014, recentemente avallata da Cass. SS.UU. n. 25208 del 2015) ha statuito che la modifica dell’art. 133 c.p.c., in discussione attiene al regime generale della comunicazione dei provvedimenti da parte della cancelleria, sicchè non può investire, neppure indirettamente, le previsioni speciali che appunto in via derogatoria, comportino la decorrenza di termini – anche perentori – dalla semplice comunicazione del provvedimento, e tale è certamente il caso previsto dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 62.