Source: http://www.pensionatiuniti.org/iniziative/398-vittime-del-dovere.html
Timestamp: 2020-05-28 02:06:55+00:00
Document Index: 106555553

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art, 3', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ']

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La Corte dei Conti ha indicato come organo competente a conoscere la questione, la Magistratura ordinaria e più esattamente il Giudice del Lavoro.
Perdippiù, se la richiesta ha ad oggetto il risarcimento del diritto soggettivo all’accesso a benefici assistenziali a favore di eredi di vittima del dovere, secondo i principi affermati dalla S.C. in analoghe fattispecie relative all’erogazione delle speciali indennità prevista dalla Legge 302/1990 per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e per l’accesso al fondo per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla Legge 512/1999, è certamente competente il Tribunale del Lavoro (Cass. S.U. 20/08/2008 n. 21927; 22926/2007 e 1377/2003).
E' doverosa un breve premessa in relazione al significato da attribuire al termine “vittima del dovere” e sui cambiamenti che la normativa in questione ha subito nel corso degli anni.
Il termine “vittime del dovere” nasce originariamente nei primi anni 70; all’epoca vittime del dovere erano solo ed esclusivamente i soggetti appartenenti alle forze di Polizia, feriti o uccisi nel contesto della criminalità o in attività di soccorso.
Il riconoscimento dello status di cui sopra era concesso solamente a particolari categorie di soggetti che, in considerazione dell’ attività che compivano (ordine pubblico o di soccorso) avevano diritto, in caso di morte o di invalidità, ad ottenere particolari benefici.
La prima disposizione normativa dettata sul tema era stata la legge 27 ottobre 1973, n. 629 che aveva previsto il riconoscimento di una pensione privilegiata ordinaria in capo alle vedove e agli orfani dei militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Sato nonché dei funzionari di pubblica sicurezza che erano deceduti in attività di servizio per diretto effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza ad azioni terroristiche, criminose o in servizio di ordine pubblico.
Successivamente la legge del 13 agosto 1980, n. 466 dava una prima definizione compiuta dello status di vittime del dovere, modificando in parte la precedente legge sul tema, disponeva infatti che: “Per vittime del dovere ai sensi del precedente comma s’intendono i soggetti di cui all’art. 1 della presente legge deceduti nelle circostanze ivi indicate nonché quelli deceduti in attività di servizio per diretto effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza di eventi connessi all’espletamento di funzioni di istituto e dipendenti da rischi specificatamente attinenti a operazioni di polizia preventiva o repressiva o all’espletamento di attività di soccorso”.
L’elemento di rilevanza e di novità rispetto al passato, dunque, consisteva nel riconoscere per la prima volta questi soggetti come portatori di interessi personali dello Stato (in riconoscimento dell’alto valore etico della propria funzione o della propria azione civile).
Nel 2005 l’introduzione definitiva del concetto è avvenuta tramite la previsione dettata dalla L. 23.12.2005 n. 266 ai commi 563 e 564 (Legge finanziaria del 2006) che ha previsto la graduale estensione a tutti i caduti nell’adempimento del loro dovere delle provvidenze precedentemente previste solamente per i soggetti coinvolti in determinati avvenimenti luttuosi - ex art. 1 comma 563 della L23.12.2005 n. 266: “per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art, 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e , in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: nel contesto di ogni tipo di criminalità; nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; in operazioni di soccorso; in attività di tutela della pubblica incolumità; impiego internazionale e a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego non aventi, necessariamente caratteristiche di ostilità”, soggiungendo al successivo comma 564: “sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.
Con detta legge si ottenevano due risultati: da una parte veniva estesa la platea dei potenziali destinatari, addirittura dodici (ex art. 1, comma 563); dall’altra veniva ampliata anche la casistica delle attività in occasione delle quali si potevano riportare lesioni o infermità, anche mortali, atte a far ottenere alla vittima lo status di vittima del dovere (ex art. comma 564).
La morte, o ferite, o infermità riportate dai soggetti di cui sopra dovevano e devono portare sempre all’attribuzione dei benefici quale vittima del dovere (ai sensi del comma 563) se riportate: nel contesto ad ogni tipo di criminalità; nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; in operazioni di soccorso; in attività di tutela della pubblica incolumità e a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità.
I medesimi benefici di cui sopra spettano anche ai “soggetti equiparati”. Con tale locuzione il comma 564 dell’art. 1 vuole fare riferimento a quei soggetti che, nonostante non abbiano riportato le lesioni o la morte in una delle attività sopra richiamate, e che il legislatore ha ritenuto per loro natura pericolose (comma 563), le abbiano riportate in occasione di altre attività che pericolose non lo erano ma lo sono divenute successivamente a causa di circostanze eccezionali imprevedibili.
Ecco dunque la ragione dell’esistenza del comma 564 che ha creato quella che tecnicamente si definisce la categoria di “soggetti equiparati alle vittime del dovere”, con identici benefici. Detto comma recita “sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori i confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da cause di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.
La sentenza 7 marzo 2013 n. 17 pronunziata dal T.A.R. della Campania pone in risalto il principio in forza del quale sono equiparati alle vittime del dovere coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso in occasione, o a seguito, di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori i confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da cause di servizio.
Dunque, la norma in questione, non indica una serie di attività specifiche ma tutela tutto ciò che sia avvenuto (per eccezionali situazioni) in occasione di missioni di qualunque natura, ma che siano riferibili a causa di servizio e a particolari condizioni ambientali.
Atteso che il concetto di “missione” ha dato luogo a numerose difficoltà interpretative il Consiglio di Stato in sede consultiva ha spiegato che per missione debba intendersi in realtà: “tutti i compiti e le attività istituzionali svolte dal personale militare, che si attuano nello svolgimento di funzioni o compiti operativi, addestrativi o logistici sui mezzi o nell’ambito di strutture, stabilimenti e siti militari”.
Per quanto riguarda la nozione di “particolari condizioni ambientali o operative” che devono esistere per potersi configurare tale figura essa è stata chiarita con l’emanazione del D.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, il quale le definisce: “ le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.
E' da rilevare che la nozione di “particolari condizioni ambientali” che devono di esistere per potersi giungere a tale figura è stata chiarita dal decreto ministeriale 243/06 nel senso che per particolari condizioni ambientali od operative, si intendono “le condizioni comunque implicanti l’esistenza o anche il sopravvivere di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.
L’esistenza od anche il sopravvenire delle circostanze straordinarie significa che queste devono esistere ed essere conosciute fin da prima, oppure possono essere sopraggiunte improvvisamente, anche inaspettate (come nel caso di specie ove il blocco imprevisto del motore dell’elicottero, evento imprevedibile, tragico ed irreversibile).
Con la nozione di circostanze straordinarie e fatti di servizio il legislatore ha voluto contemplare ogni possibile accadimento che abbia comportato maggior rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.