Source: https://www.deannasaccani.it/2017/11/16/circolare-68-lo-split-payment-ed-nuovi-adempimenti-dellagenzia-delle-entrate/
Timestamp: 2019-11-15 07:01:09+00:00
Document Index: 7649571

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 73', 'art. 32', 'art. 74', 'art. 36', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 17', 'art. 74', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 26', 'art. 30', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 26']

Circolare #68: Lo split payment ed i nuovi adempimenti dell’agenzia delle entrate | Deanna Saccani
Circolare #68: Lo split payment ed i nuovi adempimenti dell’agenzia delle entrate
L’art. 1, DL n. 50/2017, c.d. “Manovra correttiva” ha modificato, a decorrere dall’1.7.2017,
la disciplina dello split payment di cui all’art. 17-ter, DPR n. 633/72 e al DM 23.1.2015.
In particolare il Legislatore ha:
esteso il meccanismo in esame ai lavoratori autonomi, ossia ai compensi per prestazioni di
servizi assoggettati a ritenuta alla fonte;
ampliato i soggetti destinatari dello stesso (Pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fattura elettronica, società controllate da Pubbliche amministrazioni centrali e locali,
nonché società quotate incluse nell’indice FTSE MIB).
Il MEF con il Decreto 27.6.2017 e successivamente con il Decreto 13.7.2017 ha modificato il citato
DM 23.1.2015, contenente le specifiche disposizioni
La disciplina in esame è oggetto di un ulteriore intervento legislativo ad opera dell’art. 3, DL n. 148/2017, c.d. “Collegato alla Finanziaria 2018” (in corso di conversione), che estende dall’1.1.2018 lo split payment alle società controllate, in misura non inferiore al 70%, da Pubbliche amministrazioni
Recentemente è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 7.11.2017, n. 27/E fornendo una serie di chiarimenti, in merito alle novità in vigore dall’1.7.2017, di seguito esaminati.
Come desumibile dalla citata Circolare n. 27/E, la nuova “disciplina si pone in continuità con la precedente, prevedendo, con finalità di contrasto all’evasione, che in relazione agli acquisti di
beni e servizi effettuati dalle PA e Società, per i quali queste non siano debitori d’imposta (ossia per
le operazioni non assoggettate al regime di inversione contabile), l’IVA addebitata dal fornitore nelle relative fatture dovrà essere versata dalla PA e Società direttamente all’Erario, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta”.
in base al previgente testo dell’art. 17-ter, al fine di individuare l’ambito soggettivo di applicazione dello split payment si faceva di fatto riferimento ai possibili destinatari dell’esigibilità differita dell’IVA di cui all’art. 6, comma 5, DPR n. 633/72;
a seguito delle ultime modifiche apportate al citato art. 17-ter, ad opera del DL n. 50/2017 e del
Decreto 13.7.2017, l’ambito di applicazione dello split payment è stato ampliato.
Ora nella Circolare n. 27/E in esame, l’Agenzia evidenzia che nell’ambito applicativo soggettivo
dello split payment sono individuabili 2 macro categorie:
− soggetti rientranti nella nozione di Pubblica amministrazione;
− società controllate dalle PA / principali società quotate (c.d. Società).
Il nuovo art. 5-bis, DM 23.1.2015, introdotto dal citato Decreto 13.7.2017, prevede che:
“Le disposizioni dell’articolo 17-ter … si applicano alle pubbliche amministrazioni destinatarie
delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’articolo 1, commi da
209 a 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.
In merito a detto ambito di applicazione, con la Circolare 9.3.2015, n. 1 il MEF ha individuato quali
le Pubbliche amministrazioni ex art. 1, comma 2, D.Lgs. n. 165/2001;
le Pubbliche amministrazioni riportate nell’elenco ISTAT di cui all’art. 1, comma 2, Legge n.
196/2009 e le Autorità indipendenti;
le Amministrazioni autonome di cui all’art. 1, comma 209, Legge n. 244/2007.
Da quanto sopra deriva quindi che dall’unione delle diverse disposizioni risultano “ampie aree di
sovrapposizione”, ma ciascuna “categoria” include soggetti non previsti da altre disposizioni. Così,
ad esempio, gli Ordini professionali non sono presenti nell’elenco ISTAT ma sono riconducibili
tra i soggetti di cui all’art. 1, comma 2, D.Lgs. n. 165/2001.
Nella Circolare n. 27/E in esame l’Agenzia ribadisce che:
“ai fini dell’esatta individuazione delle PA tenute ad applicare la scissione dei pagamenti occorre fare riferimento all’elenco pubblicato sul sito dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, www.indicepa.gov.it” … senza considerare … i soggetti classificati nella categoria «Gestori di pubblici servizi», che, pur essendo inclusi nell’…elenco, non sono destinatari dell’obbligo di fatturazione elettronica”.
La presenza in detto Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA) è subordinata all’attivazione da
parte del soggetto interessato (che deve richiedere il relativo accreditamento).
In merito preme evidenziare che l’Agenzia, dopo aver indicato detta modalità “operativa”, specifica
che qualora la Pubblica amministrazione acquirente rientri tra i destinatari dello split payment
in base alle norme sopra citate, ma non abbia richiesto l’accreditamento per l’iscrizione nell’IPA
e non abbia comunicato al fornitore l’applicabilità dello split payment, “sarà comunque soggetta
all’applicazione delle specifiche sanzioni”.
SOCIETÀ (CONTROLLATE / QUOTATE)
Le società interessate dallo split payment sono state oggetto di ripetute modifiche a seguito delle
quali è stata ampliata la platea dei soggetti cui sono applicabili le disposizioni in esame. In particolare le società “coinvolte” risultano ora essere:
le società controllate ex art. 2359, comma 1, n. 1 e 2, C.c. direttamente dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
le società controllate ex art. 2359, comma 1, n. 1, C.c. direttamente dalle Regioni, Province, Città
metropolitane, Comuni e Unioni di comuni;
le società controllate direttamente o indirettamente ex art. 2359, comma 1, n. 1, C.c. dalle predette
le società quotate inserite nell’Indice FTSE MIB della Borsa Italiana (per dette società il MEF con
uno specifico Decreto può individuare un Indice alternativo di riferimento).
In merito il nuovo art. 5-ter, DM 23.1.2015, dispone che:
in sede di prima applicazione, per le operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire
dall’1.7 fino al 31.12.2017, lo split payment è applicabile dalle società controllate / incluse
nell’indice FTSE MIB, che risultano tali al 24.4.2017;
per le operazioni per le quali è emessa fattura dall’1.1.2018, lo split payment è applicabile alle
società controllate / incluse nell’indice FTSE MIB, che risultano tali al 30.9 dell’anno precedente.
Conseguentemente, nel caso in cui il controllo / inclusione nell’indice FTSE MIB:
si verifichi in corso d’anno dopo il 30.9, la nuova società controllata / inclusa nell’indice
applica la scissione dei pagamenti “alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal
1° gennaio del secondo anno successivo”;
venga meno in corso d’anno dopo il 30.9, la società non più controllata / inclusa nell’indice è
tenuta a continuare ad applicare la scissione dei pagamenti “alle operazioni per le quali è
emessa fattura fino al 31 dicembre dell’anno successivo”.
A tal fine entro il 15.11 di ciascun anno il MEF pubblica il relativo elenco definitivo con
effetti a valere per l’anno successivo.
Sul sito Internet del Dipartimento delle Finanze sono disponibili gli elenchi (4) delle Pubbliche
amministrazioni e delle predette Società aggiornati al 31.10.2017
http://www.finanze.it/opencms/it/fiscalita-nazionale/Manovra-di-Bilancio/Manovra-di-Bilancio-
2017/Scissione-dei-pagamenti-d.l.-n.50_2017-3-Rettifica-elenchi-definitivi/
Nella Circolare n. 27/E in esame l’Agenzia precisa che:
“ciò che rileva per la decorrenza dell’applicazione del meccanismo della scissine dei pagamenti, è la presenza delle Società in parola negli elenchi pubblicati dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e finanze”.
OBBLIGO DI FATTURA ELETTRONICA E SPLIT PAYMENT
Come sopra evidenziato, al fine di individuare le Pubbliche amministrazioni destinatarie dello split
payment l’art. 5-bis fa riferimento alle PA per le quali vige l’obbligo di utilizzo della fattura elettronica.
Considerato che l’applicazione dello split payment non si limita a dette Pubbliche amministrazioni ma si “estende” anche alle Società sopra individuate, l’Agenzia specifica che:
“l’ampliamento dell’ambito di applicazione della scissione dei pagamenti non influenza l’ambito di
applicazione della fattura elettronica […].
Pertanto, anche se con riguardo alle forniture nei confronti della PA l’ambito soggettivo di applicazione … di fatto coincide, … riguardo alle Società … riconducibili nell’ambito di
applicazione della scissione dei pagamenti, restano … applicabili le ordinarie modalità di
fatturazione”.
Da ciò consegue quindi che, ad esempio, se una società controllata da una PA:
non risulta iscritta nell’IPA o risulta iscritta nella categoria “Gestori di pubblici servizi”;
è inclusa negli elenchi pubblicati dal MEF;
la stessa è tenuta ad applicare lo split payment ma non rientra tra i soggetti tenuti a rispettare
l’obbligo di fatturazione elettronica.
Con riferimento al nuovo comma 1-quinquies dell’art. 17 ter in esame che esclude dall’obbligo di
applicazione dello split payment gli “enti gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico (quali diritti di pascolo, legna, funghi, caccia, pesca, acqua, sassi e semina)”
l’Agenzia precisa che si tratta delle strutture preposte dall’ordinamento giuridico all’amministrazione di beni demaniali collettivi, destinati al godimento in modo indiviso e caratterizzati dall’inalienabilità,
imprescrittibilità, inespropriabilità, inusucapibilità e perpetuità del vincolo a favore di collettività.
Tali collettività esercitano sui beni in questione diritti civici perpetui di godimento di natura civilistica per cui la loro disciplina è equiparata al regime della demanialità.
(IR)RILEVANZA DELL’ATTESTAZIONE RILASCIATA DALL’ACQUIRENTE
Come noto, il comma 1-quater (introdotto dal DL n. 50/2017) prevede che a richiesta del cedente /
prestatore, l’acquirente / committente deve rilasciare un documento attestante la sua
riconducibilità o meno ai soggetti cui si applica lo split payment.
Ora l’Agenzia delle Entrate limita l’utilità / rilevanza di detta attestazione al periodo di prima
applicazione dello split payment, durante il quale i contribuenti non hanno avuto a disposizione
gli elenchi definitivi del MEF.
Relativamente all’ambito oggettivo, l’Agenzia nella Circolare n. 27/E in esame rammenta innanzitutto che, in base alle nuove disposizioni, il meccanismo sopra esaminato risulta applicabile, a decorrere dall’1.7.2017, anche da parte dei lavoratori autonomi.
In particolare, come disposto dal citato DM 27.6.2017 per i lavoratori autonomi l’applicazione dello
split payment “scatta” dalle operazioni fatturate dall’1.7.2017. Di conseguenza non sono
interessate allo split payment le fatture emesse fino al 30.6.2017.
Posto che lo split payment è applicabile alle cessioni di beni / prestazioni di servizi ex artt. 2 e 3,
DPR n. 633/72 (compresi, quindi gli appalti di lavori, in quanto prestazioni di servizi) effettuate in
Italia nei confronti delle Pubbliche amministrazioni / Società, ora l’Agenzia:
richiamando i chiarimenti della Circolare n. 15/E, conferma che lo split payment è applicabile
soltanto alle operazioni documentate da fattura emessa ex art. 21, DPR n. 633/72, con
indicazione “dell’imposta addebitata all’ente pubblico”, comprese le operazioni per le quali trovano
applicazione le modalità di fatturazione / termini di registrazione speciali ex art. 73, DPR n. 633/72;
precisa che alle operazioni per le quali opera lo split payment non risulta applicabile il regime
della liquidazione “IVA per cassa” ex art. 32-bis, DL n. 83/2012, ritenendo che “l’applicazione
della scissione dei pagamenti costituisca la regola prioritaria”.
Con riguardo alle fattispecie escluse dal meccanismo in esame l’Agenzia precisa quanto segue.
Fattispecie escluse
Operazioni per le quali il cedente / prestatore applica un regime speciale IVA.
Sul punto, l’Agenzia ribadisce che lo split payment “non si applica alle operazioni effettuate dal
fornitore nell’ambito di regimi IVA c.d. speciali, che non prevedono l’evidenza dell’imposta in
fattura e che ne dispongono l’assolvimento secondo regole proprie” come, ad esempio:
− regimi monofase ex art. 74, DPR n. 633/72 (editoria, generi di monopolio e fiammiferi, tabacchi,
telefoni pubblici e utilizzo mezzi tecnici, documenti viaggio, documenti di sosta nei parcheggi);
− regime dei beni usati di cui all’art. 36, DL n. 41/95;
− regime delle agenzie di viaggio ex art. 74-ter, DPR n. 633/72.
In tale ipotesi di esclusione, nella Circolare n. 27/E in esame, l’Agenzia precisa che vanno ricondotte altresì le operazioni rese da fornitori che applicano regimi speciali che:
prevedono l’addebito dell’imposta in fattura;
sono caratterizzati da un meccanismo forfetario di determinazione della detrazione
spettante. Trattasi, ad esempio, del regime:
− speciale dell’agricoltura di cui agli artt. 34 e 34-bis, DPR n. 633/72;
− forfetario ex Legge n. 398/91;
− relativo ad attività di intrattenimento di cui alla Tariffa allegata al DPR n. 640/72 cui è applicabile l’art. 74, comma 6, DPR n. 633/72;
− applicabile agli spettacoli viaggianti, nonché alle altre attività di cui alla Tabella C allegata al
DPR n. 633/72.
Operazioni per le quali l’acquirente / committente assume la qualifica di debitore d’imposta,
ossia per gli acquisti di beni / servizi soggetti a reverse charge.
In tali ipotesi, infatti, “sorge un debito IVA direttamente in capo alla PA, soggetto passivo acquirente, per i beni o servizi destinati alla sfera commerciale”.
A tal proposito l’Agenzia rammenta che rientrano in tale ambito, ad esempio, gli acquisti:
effettuati nell’esercizio d’impresa, soggetti a reverse charge ex art. 17, DPR n. 633/72, ossia beni / servizi acquisiti da soggetti non stabiliti in Italia, prestazioni di subappalto nel settore edile, servizi di pulizia / installazione impianti / completamento relativi a edifici, ecc.;
effettuati nell’esercizio d’impresa, soggetti a reverse charge ai sensi dell’art. 74, comma 7, DPR
633/72 (cessioni di rottami);
intraUE di beni effettuati, oltre la soglia di € 10.000 da parte di soggetti, non passivi IVA identificati in Italia.
− scontrino / ricevuta fiscale;
− scontrino “non fiscale” per i soggetti che adottano la trasmissione telematica dei corrispettivi;
− fattura semplificata ex art. 21-bis, DPR n. 633/72;
esonerate dall’obbligo di certificazione fiscale, i cui incassi sono annotati nel registro dei corrispettivi (ad esempio, operazioni nell’ambito del contratto di netting tra i distributori e le compagnie petrolifere). In tal caso l’operazione risulta comunque certificata, ancorché senza l’emissione di una fattura.
L’Agenzia conferma che l’esclusione rileva anche quando “successivamente alla certificazione con
le modalità semplificate di cui sopra, sia emessa, comunque, una fattura funzionale alla sola documentazione del costo e dell’IVA assolta in relazione al bene o servizio acquistato”.
L’operazione va ricondotta nello split payment quando la fattura è emessa, su richiesta del cliente, in luogo dello scontrino / ricevuta fiscale.
Operazioni nei confronti di soggetti che intendono avvalersi della disciplina ex art. 8, comma 1,
lett. c), DPR n. 633/72 (acquisti senza pagamento dell’IVA), a fronte di dichiarazione d’intento.
In tal caso l’esportatore abituale potrà “utilizzare il c.d. plafond disponibile e conseguentemente il
fornitore dovrà emettere la fattura in regime di non imponibilità ai sensi dell’art. 8 …
conformemente alla lettera d’intento del cliente esportatore abituale, senza l’annotazione «scissione dei pagamenti»”.
Operazioni (ad esempio, servizi di riscossione delle entrate e altri proventi) per le quali il fornitore
ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettante, in quanto “trattiene lo stesso
riversando alla PA committente un importo netto”, in forza di una disciplina speciale contenuta
in una norma primaria o secondaria.
Operazioni per le quali il fornitore ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettante,
in forza di un provvedimento giudiziale (ad esempio, prestazioni rese da un professionista
delegato dall’Autorità giudiziaria alla procedura di esecuzione immobiliare).
Operazioni nelle quali il rapporto tra fornitore e Pubblica amministrazione / Società è riconducibile
ad un’operazione permutativa ex art. 11, DPR n. 633/72.
In tal caso, ancorché le singole cessioni di beni / prestazioni di servizi “debbano essere valorizzate
separatamente ai fini … IVA”, lo split payment risulta inconciliabile con il negozio permutativo. Tale meccanismo è applicabile solo agli eventuali conguagli.
Operazioni tra Pubbliche amministrazioni e Società, entrambe soggette allo split payment, caratterizzate dall’assenza di pagamento del corrispettivo al fornitore per effetto della “compensazione tra contrapposti rapporti di credito”.
Cessioni di beni / prestazioni di servizi a favore di dipendenti (ad esempio, vitto e alloggio per
trasferte) nell’interesse del datore di lavoro (Pubblica amministrazione / Società) qualora la
fattura sia emessa ed intestata nei confronti del dipendente; in tal caso l’operazione è resa a
favore del dipendente ancorché nell’interesse della Pubblica amministrazione / Società.
Lo split payment è applicabile nel caso in cui la fattura è emessa ed intestata nei confronti della Pubblica amministrazione / Società.
ADEMPIMENTI IN CAPO AI FORNITORI
Relativamente agli obblighi di fatturazione, annotazione e liquidazione dell’IVA in capo al fornitore
tenuto all’applicazione dello split payment, l’Agenzia nella Circolare n. 27/E in esame ribadisce che il cedente / prestatore:
nella fattura emessa con evidenza dell’IVA deve riportare l’annotazione “scissione dei pagamenti di cui all’art. 17-ter, DPR n. 633/72” ovvero “split payment di cui all’art. 17-ter, DPR n. 633/72”;
è comunque debitore dell’imposta evidenziata in fattura e conseguentemente permane in capo allo stesso l’obbligo di annotazione nel registro delle fatture emesse / corrispettivi. Al fine di non computare nella liquidazione periodica la relativa IVA, la fattura va annotata distintamente “ad es. in un’apposita colonna ovvero mediante appositi codici nel registro …,
riportando, altresì, l’aliquota applicata e l’ammontare dell’imposta, ma senza far concorrere la medesima nella liquidazione di periodo”.
ESIGIBILITÀ DELL’IMPOSTA
Con riguardo all’esigibilità dell’imposta, la Circolare n. 27/E in esame rammenta innanzitutto che ai sensi dell’art. 3, comma 1, DM 23.1.2015 l’imposta relativa alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti della Pubblica amministrazione / Società è esigibile al momento del pagamento dei
corrispettivi.
La stessa Agenzia precisa che a seguito della modifica del comma 2 del citato art. 3, da parte del
DM 27.6.2017, la possibilità di anticipare l’esigibilità dell’imposta da parte delle PA / Società,
prevista al momento della ricezione della fattura, è stata estesa anche al momento di
registrazione della stessa.
La suddetta scelta va effettuata per ciascuna fattura ricevuta / registrata rilevando il comportamento concludente del contribuente.
Nel caso di esigibilità anticipata non rileva, ai fini dell’IVA da versare, il pagamento del corrispettivo al fornitore bensì la ricezione della fattura d’acquisto / registrazione della stessa da effettuare “anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno”.
È infine precisato che:
se “nelle more” della registrazione è stato effettuato il pagamento del corrispettivo, l’esigibilità
non è collegata alla registrazione e l’IVA è dovuta con riferimento al momento del pagamento
l’esigibilità dell’IVA rileva anche ai fini del versamento dell’acconto IVA.
ACQUISTI DI BENI / SERVIZI PROMISCUI
Come già precisato nella citata Circolare n. 15/E, in caso di acquisti di beni / servizi utilizzati
promiscuamente, va individuata preventivamente la parte relativa all’attività istituzionale e
all’attività commerciale, al fine di imputare l’imposta ai 2 diversi ambiti, per i quali la stessa è
tenuta ad assolvere gli adempimenti separatamente e con le diverse modalità sopra indicate.
Sul punto nella Circolare in esame n. 27/E l’Agenzia delle Entrate precisa che nel caso in cui
l’acquirente effettui il versamento diretto dell’imposta, non dovrà eseguire separati adempimenti,
ferma restando la necessità di individuare, tramite criteri oggettivi, la parte della relativa imposta da imputare alle 2 attività (commerciale / istituzionale) al fine della detrazione dell’IVA a credito.
Gli acquisti da indicare nelle dichiarazioni IVA e nelle comunicazioni dati delle liquidazioni periodiche, effettuate dalle Pubbliche amministrazioni / Società, riguardano solo la sfera commerciale, non rilevando il metodo di versamento dell’imposta prescelto.
In merito all’emissione delle note di variazione ex art. 26, DPR n. 633/72 l’Agenzia, nella Circolare
27/E in esame conferma i chiarimenti già forniti con la citata Circolare n. 15/E.
NOTE DI VARIAZIONE IN AUMENTO
Relativamente alle note di variazione in aumento “torna sempre applicabile il meccanismo della
scissione dei pagamenti”. Di conseguenza le stesse devono:
essere numerate;
riportare l’importo della variazione e della relativa IVA;
contenere l’esplicito riferimento alla fattura originaria.
NOTE DI VARIAZIONE IN DIMINUZIONE
Relativamente alle note di variazione in diminuzione emesse prima dell’entrata in vigore dello split
payment (1.1.2015) sono applicabili le regole ordinarie.
Sul punto, richiamando la citata Circolare n. 15/E, ora l’Agenzia precisa che a favore dei “fornitori
che avevano già implementato i propri sistemi di fatturazione e contabilità alla disciplina della
scissione dei pagamenti”, con riferimento alle variazioni in diminuzione emesse dall’1.1.2015
anche se relative a fatture emesse entro il 31.12.2014 il fornitore poteva applicare lo split
È infine precisato che nel caso in cui il fornitore abbia emesso una nota di variazione in diminuzione, le Pubbliche amministrazioni / Società che abbiano già versato direttamente l’imposta indicata nella fattura originaria, potranno “scomputare il maggior versamento eseguito dai successivi versamenti da effettuare nell’ambito della disciplina della scissione dei pagamenti”.
Con l’intento di limitare gli effetti finanziari negativi per i fornitori della Pubblica amministrazione che non incassano l’IVA dai propri clienti, la Finanziaria 2015 ha modificato la condizione che consente di richiedere il rimborso del credito IVA di cui alla lett. a) del comma 2 dell’art. 30, DPR n. 633/72 (soggetti che esercitano esclusivamente o prevalentemente attività che comportano l’effettuazione di operazioni soggette ad imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta sugli acquisti / importazioni) prevedendo la possibilità di computare anche le operazioni effettuate a norma dell’art. 17-ter, DPR n. 633/72.
Con la modifica in esame i fornitori della Pubblica amministrazione possono, in sede di verifica della richiesta di rimborso del credito IVA annuale / trimestrale, computare nel calcolo dell’aliquota media tra le operazioni c.d. “ad aliquota zero” le operazioni effettuate nei confronti della PA.
Con la nuova disposizione il Legislatore intende “accelerare i rimborsi da conto fiscale per i soggetti
a cui si applica il regime della scissione dei pagamenti” alla luce della richiesta formulata dal
Consiglio UE nell’ambito della citata decisione n. 2017/784.
Come sopra accennato le nuove disposizioni sono applicabili:
“alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017”;
“fino al termine di scadenza della misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio dell’Unione
europea”, vale a dire fino al 30.6.2020.
Ne consegue che le novità in esame sono applicabili alle operazioni “in relazione alle quali la fattura sia stata emessa, e la cui imposta sia divenuta esigibile, dopo il 30 giugno 2017”. Così,
un’operazione effettuata entro il 30.6 e la cui imposta sia esigibile entro la stessa data, non rientra
nell’ambito dello split payment, ancorché la fattura sia ricevuta dalla Pubblica amministrazione /
Società in data successiva.
Con riferimento alla decorrenza del nuovo art. 5-bis, in base al quale “le disposizioni dell’articolo 17-ter del decreto 633 del 1972 si applicano alle pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria”
l’art. 2, DM 13.7.2017 prevede che:
la nuova disposizione è applicabile alle fatture per le quali l’esigibilità si verifica dal 25.7.2017;
sono fatti salvi i comportamenti dei soggetti che hanno applicato il previgente art. 5-bis alle
fatture per le quali l’esigibilità si è verificata nel periodo 1.7 – 24.7.2017.
Come previsto dall’art. 2, DM 27.6.2017, “fino all’adeguamento dei processi e dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo-contabile e, comunque, non oltre il 31 ottobre 2017”, le Pubbliche amministrazioni interessate dalle nuove disposizioni “accantonano” le somme trattenute per il successivo versamento da effettuare entro il 16.11.2017.
Il citato art. 2 prevede altresì a favore delle Società interessate dalle nuove disposizioni la possibilità
di annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verifica nel periodo 1.7 – 30.11.2017, e di
effettuare il relativo versamento, entro il 18.12.2017.
Il differimento del versamento dell’IVA da spilt payment, non opera nei confronti delle Pubbliche amministrazioni che già applicavano lo stesso a partire dall’1.1.2015, in quanto
“la disciplina della scissione dei pagamenti si applica senza soluzione di continuità con la
precedente disciplina”.
Come accennato, i fornitori sono tenuti ad evidenziare in fattura la dicitura “Scissione dei pagamenti” o “Split payment”.
La mancata indicazione di tale dicitura comporta l’applicazione della sanzione ex art. 9, comma 1,
D.Lgs. n. 471/97 (da € 1.000 a € 8.000).
Quest’ultima viene meno qualora il fornitore si “sia attenuto alle indicazioni fornite dalla PA
relative agli acquisti promiscui di prestazioni soggette a reverse charge”.
Inoltre, in capo alla Pubblica amministrazione / Società, in caso di omesso / tardivo versamento
dell’IVA riferita alle operazioni soggette allo split payment, opera la sanzione ex art. 13, D.Lgs. n.
471/97 (30%).
Come precisato dall’Agenzia sono fatti salvi i comportamenti adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione della Circolare n. 27/E in esame (7.11.2017), sempreché l’imposta sia stata assolta ancorché in modo irregolare.
Ne consegue che nel caso in cui:
dall’1.7.2017 siano state emesse fatture nei confronti di soggetti inclusi negli elenchi con IVA
erroneamente addebitata con il regime ordinario non è necessario effettuare alcuna variazione, essendo l’imposta assolta con le modalità ordinarie.
Non è altresì sanzionabile l’emissione di fatture, entro la data di pubblicazione degli elenchi
definitivi, erroneamente in regime di split payment nei confronti di soggetti non inclusi negli stessi.
In questi casi la Pubblica amministrazione / Società “può ottemperare agli adempimenti previsti
dal DM per la liquidazione del tributo, dandone evidenza al fornitore, anche cumulativamente”;
nel caso in cui dal 7.11.2017 siano state emesse fatture con erronea applicazione dell’IVA ordinaria / erronea indicazione dello split payment, il fornitore dovrà regolarizzare tale comportamento con l’emissione di una nota di variazione ex art. 26, comma 3, DPR n. 633/72, e
l’emissione corretta di un nuovo documento contabile.
Alternativamente, l’Agenzia riconosce la possibilità di emettere un’unica nota di variazione che,
“facendo riferimento puntuale a tutte le fatture erroneamente emesse, le integri al fine di segnalare alla PA o Società acquirente il corretto trattamento da riservare all’imposta ivi indicata”.