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Timestamp: 2018-03-23 12:50:07+00:00
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diritto d'autore online: l'AGCOM applica in Italia il caso Svensson
link e diritto d'autore online: l’applicazione italiana del caso Svensson
05/04/2016 Diritto di Internet Cristina Vicarelli
AGCOM e diritto d’autore online
I principi fissati nella sentenza Svensson, resa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 13 febbraio 2014 nella causa C-466/12, hanno trovato applicazione anche in Italia, innanzi all’AGCOM. L’Autorità amministrativa, infatti, negli ultimi anni ha visto accrescere (non senza critiche e non senza aver acceso un vivace dibattito dottrinale, che ha avuto anche esiti giudiziari) le proprie competenze in materia di tutela del diritto d’autore grazie a diversi interventi del legislatore e alla delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013 con cui L’Autorità ha adottato il “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70”, al fine di consentire l’esercizio concreto delle sue prerogative in ordine alla tutela del diritto d’autore online.
E’ quindi proprio in uno dei ricorsi volti a chiedere tutela all’Autorità contro la diffusione non autorizzata di materiale coperto da diritto d’Autore (cfr DDA/42 -Proc. 014/DDA/AP), che i principi sanciti dalla sentenza Svensson hanno trovato attuazione. Il Ricorrente, infatti, lamentava che un sito avesse pubblicato, senza autorizzazione, materiale di cui deteneva i diritti. Avviata la procedura volata alla tutela del DDA online, alcuni contenuti venivano rimossi dal gestore del sito, in conseguenza dell’intervento interlocutorio del’AGCOM, come richiesto dal ricorrente.
Alcune delle pagine segnalate, tuttavia, non contenevano la riproduzione non autorizzata di contenuti coperti dal diritto d’autore del ricorrente, ma dei meri link, che puntavano, però, a pagine che riproducevano abusivamente tali contenuti.
Il gestore del sito oggetto di istanza, pertanto, non rimuoveva i link, ma li modificava in modo che questi indirizzassero al sito sul quale i contenuti erano stati resi disponibili direttamente dal titolare dei diritti d’autore, ovvero dal soggetto istante.
L’applicazione della sentenza Svensson al diritto d’autore online
L’AGCOM, pertanto, ha archiviato il ricorso (cfr DELIBERA N. 67/14/CSP), richiamando la sentenza Svensson, e in particolare il punto 27, ove la Corte di Giustizia disponeva che “qualora il complesso degli utilizzatori di un altro sito, ai quali siano state comunicate le opere di cui trattasi tramite un collegamento cliccabile, potesse direttamente accedere a tali opere sul sito sul quale siano state inizialmente comunicate, senza intervento del gestore dell’altro sito, gli utilizzatori del sito gestito da quest’ultimo devono essere considerati come potenziali destinatari della comunicazione iniziale e, quindi, ricompresi nel pubblico previsto dai titolari del diritto d’autore al momento in cui hanno autorizzato la comunicazione iniziale” e, il punto 32, ove la Corte enunciava il principio per il quale “non costituisce un atto di comunicazione al pubblico, ai sensi di tale disposizione, la messa a disposizione su un sito Internet di collegamenti cliccabili verso opere liberamente disponibili su un altro sito Internet”;
L’AGCOM ha ritenuto che tale enunciato giurisprudenziale fosse applicabile anche alla fattispecie sottoposta al suo esame, in quanto i link riportati sul sito oggetto di istanza, erano stati reindirizzati al sito personale del titolare dei diritti d’autore sulle opere oggetto di istanza, che ivi le aveva rese liberamente disponibili al pubblico.
Merita sottolineare come il principio giurisprudenziale enunciato dalla sentenza Svensson abbia trovato applicazione dopo il reindirizzamento operato dal gestore del sito, il quale prima della procedura aperta dall’AGCOM aveva link che puntavano a verso pagine che replicavano illecitamente i contenuti del titolare del diritto d’autore, e quindi illecitamente distribuiti. Solo dopo la modifica, l’AGCOM ha potuto ritenere che tali contenuti non costituissero nuova comunicazione al pubblico, applicare la sentenza resa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e quindi, non assumere alcun provvedimento inibitorio, salvaguardando la libera circolazione dei contenuti.