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Timestamp: 2019-09-18 05:16:12+00:00
Document Index: 55124095

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 1']

Orari: per la Corte Costituzionale la liberalizzazione è legittima - Ufficio commercio
Orari: per la Corte Costituzionale la liberalizzazione è legittima
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 299 del 2012, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 31, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011 che ha introdotto la lettera d.bis) nel comma 1 dell’art.3 del D.L. 223/2006 liberalizzando gli orari delle attività di commercio e di somministrazione.
In quest’ottica, l’intervento statale si giustificherebbe anche per la sua rilevanza macroeconomica: perché «è mantenuta allo Stato la facoltà di adottare sia specifiche misure di rilevante entità, sia regimi di aiuto ammessi dall’ordinamento comunitario […] purché siano in ogni caso idonei, quanto ad accessibilità a tutti gli operatori ed impatto complessivo, ad incidere sull’equilibrio economico generale» (sentenza n. 14 del 2004, nonché sentenza n. 430 del 2007).
Inoltre la Corte di giustizia UE in merito ad una legge regionale del Lazio recante disciplina dell’orario, dei turni e delle ferie delle farmacie aperte al pubblico, avrebbe ribadito l’estraneità di detta normativa all’ambito di applicazione dei principi in materia di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei servizi (ex artt. 43 e 49 del Trattato CE), affermando esplicitamente che «l’interpretazione dell’art. 49 CE […] non é pertinente ai fini della soluzione della causa principale» e che «l’esercizio del diritto di stabilimento sancito dall’art. 43 CE non è in questione nella causa principale» (sentenza del 1° luglio 2010 causa C-393/08).
Anche in questo caso la Regione richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale con la quale si è avuto modo di chiarire che: «nell’attività posta in essere dai centri di telefonia sono rinvenibili alcuni degli elementi tipici degli esercizi commerciali, tant’è vero, ad esempio, che l’art. 6 della legge regionale in questione si occupa proprio degli orari e delle modalità di esercizio di tale attività (profili ascrivibili alla materia del “commercio”: si vedano le sentenze n. 243 del 2005 e n. 76 del 1972). […] Non é invece pertinente, in questa sede, l’evocazione dell’art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, in quanto la disciplina regionale dei centri di telefonia non incide sulla determinazione degli standard strutturali e qualitativi di prestazioni che, concernendo il soddisfacimento di diritti civili e sociali, devono essere garantiti, con carattere di generalità, a tutti gli aventi diritto» (sentenza n. 168 del 2008).
Infine, a ulteriore conferma della sua tesi, la ricorrente richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 150 del 2011, con la quale è stato ribadito espressamente che «la disciplina degli orari degli esercizi commerciali rientra nella materia “commercio” (sentenze n. 288 del 2010 e n. 350 del 2008), di competenza esclusiva residuale delle Regioni, ai sensi del quarto comma dell’art. 117 Cost., e che “il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), […] si applica, ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), soltanto alle Regioni che non abbiano emanato una propria legislazione nella suddetta materia” (sentenze n. 288 e n. 247 del 2010, ordinanza n. 199 del 2006)».