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Timestamp: 2017-05-28 04:38:05+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.\n20', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 445', 'art. 696', 'art. 445', 'art. 445', 'art. 2', 'sentenza ']

AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO FIRENZE: 2016
AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO FIRENZE
questo blog è stato creato per avere quotidianamente un contatto diretto con tutti voi.
Sono sempre disponibile per chiunque abbia bisogno di un aiuto, un sostegno o semplicemente un consiglio in materia di diritto di famiglia, civile o penale. Vi terrò informati sulle più interessanti novità legislative e giurisprudenziali e terrò una rubrica nella quale periodicamente aggiornerò i miei interventi più recenti, pubblicati sulla carta stampata.
I VIDEO DELL'AVVOCATO.
LO STUDIO LEGALE: COMPETENZE e CONTATTI
LA LEGITTIMA DIFESA: di cosa si tratta e cosa potrebbe cambiare.
legittima difesa non è uno strumento di vendetta ma piuttosto una
sorta di giustificazione in casi di estremo pericolo per se’ stessi
o per altre persone. Alla
luce degli ultimi fatti di cronaca però le regole potrebbero
cambiare. Di
cosa si tratta.
livello legislativo la legittima
è prevista come causa di giustificazione
in caso di commissione di un reato. Secondo
quanto previsto dall'art. 52 c.p., infatti, non sarà punibile chi ha
commesso un reato nel caso in cui sia stato costretto
ad agire per difendere
se stesso o gli altri da un pericolo.
requisiti sono due:
la necessità:
si configura la legittima difesa ogni volta in cui ci sia un pericolo
imminente e non sia possibile chiedere l’intervento dell’autorità.
la proporzionalità:
la difesa deve essere proporzionata all’offesa, con particolare
attenzione alla tipologia di beni in pericolo, altrimenti si
configurerà l’eccesso colposo e quindi il relativo delitto previsto dall'art. 55 c.p..
legittima difesa però, così come prevista, non è un riconoscimento
della vendetta. La vendetta, infatti, è una reazione successiva a
un’aggressione. La legittima difesa invece si configura come unico
rimedio possibile. Facciamo
Si pensi al frequente caso di un ladro che s’introduce in
un’abitazione di notte. Il proprietario si sveglia e scorge il
ladro che lo sta derubando dei propri beni e così, per difendere la
sua proprietà lo aggredisce.
furto è un reato che lede il patrimonio di un soggetto. Non sarà
quindi possibile invocare la legittima la difesa nel caso in cui per
difendersi dal furto si provochi la morte o lesioni del ladro. In
questo caso, infatti, il bene leso è quello della vita e
dell’integrità fisica, un bene più importante rispetto al
patrimonio. Cosa
potrebbe cambiare
luce degli ultimi fatti di cronaca, è stata presentata una proposta
di legge che è ora all’esame del Parlamento, che dovrebbe
riformare la legittima difesa.
oggi spetta al giudice
valutare l’esistenza dei requisiti
della legittima difesa. Uno
dei punti più dibattuti della riforma prevede invece che sia
direttamente la legge a dettare indicazioni specifiche.
particolare, c’è chi vorrebbe
una norma più permissiva. In questo caso, colui che spara per
difendere se stesso o la sua famiglia (non la proprietà, quindi si
tratterebbe di beni dello stesso valore) non compie un reato perché
agisce per difendere il bene della vita. Sarebbe
inoltre punita in modo più severo la violazione del domicilio e
l’aggressore non potrebbe divenire una vittima, venendo esclusa
qualsiasi responsabilità per danni subiti e quindi ogni possibile
risarcimento. La
proposta è ancora all’esame del Parlamento ma in ogni caso, alla
fine del percorso, si arriverà ad avere una legittima difesa con un
ambito di applicazione decisamente più ampio.
Avv. Guglielmo Mossuto
UNIONI CIVILI. IL TESTO DELLA RIFORMA PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE
Unioni civili: il testo della riforma pubblicato in Gazzetta
Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle
convivenze. (16G00082)
(G.U. n.118 del 21-5-2016)
Vigente al: 5-6-2016
1. La presente legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica
formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle
convivenze di fatto.
2. Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante
dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni.
3. L'ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra
persone dello stesso sesso nell'archivio dello stato civile.
4. Sono cause impeditive per la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso
a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra
persone dello stesso sesso;
b) l'interdizione di una delle parti per infermita' di mente; se l'istanza d'interdizione e'
soltanto promossa, il pubblico ministero puo' chiedere che si sospenda la costituzione
dell'unione civile; in tal caso il procedimento non puo' aver luogo finche' la sentenza che
ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato;
c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'articolo 87, primo comma, del codice
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civile; non possono altresi' contrarre unione civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il
nipote e la zia e la nipote; si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 87;
d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti
di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se e' stato disposto soltanto rinvio a
giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura
cautelare la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso e' sospesa sino a
quando non e' pronunziata sentenza di proscioglimento.
5. La sussistenza di una delle cause impeditive di cui al comma 4 comporta la nullita'
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso. All'unione civile tra persone dello stesso
sesso si applicano gli articoli 65 e 68, nonche' le disposizioni di cui agli articoli 119, 120,
123, 125, 126, 127, 128, 129 e 129-bis del codice civile.
6. L'unione civile costituita in violazione di una delle cause impeditive di cui al comma 4,
ovvero in violazione dell'articolo 68 del codice civile, puo' essere impugnata da ciascuna
delle parti dell'unione civile, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero e da tutti
coloro che abbiano per impugnarla un interesse legittimo e attuale. L'unione civile
costituita da una parte durante l'assenza dell'altra non puo' essere impugnata finche' dura
l'assenza.
7. L'unione civile puo' essere impugnata dalla parte il cui consenso e' stato estorto con
violenza o determinato da timore di eccezionale gravita' determinato da cause esterne alla
parte stessa. Puo' essere altresi' impugnata dalla parte il cui consenso e' stato dato per
effetto di errore sull'identita' della persona o di errore essenziale su qualita' personali
dell'altra parte. L'azione non puo' essere proposta se vi e' stata coabitazione per un anno
dopo che e' cessata la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato
scoperto l'errore. L'errore sulle qualita' personali e' essenziale qualora, tenute presenti le
condizioni dell'altra parte, si accerti che la stessa non avrebbe prestato il suo consenso se le
avesse esattamente conosciute e purche' l'errore riguardi:
a) l'esistenza di una malattia fisica o psichica, tale da impedire lo svolgimento della vita
b) le circostanze di cui all'articolo 122, terzo comma, numeri 2), 3) e 4), del codice civile.
8. La parte puo' in qualunque tempo impugnare il matrimonio o l'unione civile dell'altra
parte. Se si oppone la nullita' della prima unione civile, tale questione deve essere
preventivamente giudicata.
9. L'unione civile tra persone dello stesso sesso e' certificata dal relativo documento
attestante la costituzione dell'unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti,
l'indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e
alla residenza dei testimoni.
10. Mediante dichiarazione all'ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di
assumere, per la durata dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome
comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte puo' anteporre o posporre al cognome
comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all'ufficiale di stato civile.
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11. Con la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano
gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco
all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute,
ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacita' di lavoro professionale e
casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.
12. Le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza
comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.
13. Il regime patrimoniale dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di
diversa convenzione patrimoniale, e' costituito dalla comunione dei beni. In materia di
forma, modifica, simulazione e capacita' per la stipula delle convenzioni patrimoniali si
applicano gli articoli 162, 163, 164 e 166 del codice civile. Le parti non possono derogare
ne' ai diritti ne' ai doveri previsti dalla legge per effetto dell'unione civile. Si applicano le
disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI del titolo VI del libro primo
14. Quando la condotta della parte dell'unione civile e' causa di grave pregiudizio
all'integrita' fisica o morale ovvero alla liberta' dell'altra parte, il giudice, su istanza di
parte, puo' adottare con decreto uno o piu' dei provvedimenti di cui all'articolo 342-ter del
codice civile.
15. Nella scelta dell'amministratore di sostegno il giudice tutelare preferisce, ove possibile,
la parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso. L'interdizione o l'inabilitazione
possono essere promosse anche dalla parte dell'unione civile, la quale puo' presentare
istanza di revoca quando ne cessa la causa.
16. La violenza e' causa di annullamento del contratto anche quando il male minacciato
riguarda la persona o i beni dell'altra parte dell'unione civile costituita dal contraente o da
un discendente o ascendente di lui.
17. In caso di morte del prestatore di lavoro, le indennita' indicate dagli articoli 2118 e
2120 del codice civile devono corrispondersi anche alla parte dell'unione civile.
18. La prescrizione rimane sospesa tra le parti dell'unione civile.
19. All'unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni di cui al
titolo XIII del libro primo del codice civile, nonche' gli articoli 116, primo comma, 146,
2647, 2653, primo comma, numero 4), e 2659 del codice civile.
20. Al solo fine di assicurare l'effettivita' della tutela dei diritti e il pieno adempimento
degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che
si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o
termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei
regolamenti nonche' negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche
ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione di
cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate
espressamente nella presente legge, nonche' alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio
1983, n. 184. Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme
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vigenti.
21. Alle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni
previste dal capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V-bis del
titolo IV del libro secondo del codice civile.
22. La morte o la dichiarazione di morte presunta di una delle parti dell'unione civile ne
determina lo scioglimento.
23. L'unione civile si scioglie altresi' nei casi previsti dall'articolo 3, numero 1) e numero
2), lettere a), c), d) ed e), della legge 1° dicembre 1970, n. 898.
24. L'unione civile si scioglie, inoltre, quando le parti hanno manifestato anche
disgiuntamente la volonta' di scioglimento dinanzi all'ufficiale dello stato civile. In tale
caso la domanda di scioglimento dell'unione civile e' proposta decorsi tre mesi dalla data
della manifestazione di volonta' di scioglimento dell'unione.
25. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 4, 5, primo comma, e dal quinto
all'undicesimo comma, 8, 9, 9-bis, 10, 12-bis, 12-ter, 12-quater, 12-quinquies e 12-sexies
della legge 1° dicembre 1970, n. 898, nonche' le disposizioni di cui al Titolo II del libro
quarto del codice di procedura civile ed agli articoli 6 e 12 del decreto-legge 12 settembre
2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162.
26. La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento
dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.
27. Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volonta' di
non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l'automatica
instaurazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.
28. Fatte salve le disposizioni di cui alla presente legge, il Governo e' delegato ad adottare,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
legislativi in materia di unione civile tra persone dello stesso sesso nel rispetto dei seguenti
a) adeguamento alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell'ordinamento
dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni;
b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo
l'applicazione della disciplina dell'unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle
leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto
all'estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo;
c) modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente
legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei
regolamenti e nei decreti.
29. I decreti legislativi di cui al comma 28 sono adottati su proposta del Ministro della
giustizia, di concerto con il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e delle politiche
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sociali e il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
30. Ciascuno schema di decreto legislativo di cui al comma 28, a seguito della
deliberazione del Consiglio dei ministri, e' trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato
della Repubblica perche' su di esso siano espressi, entro sessanta giorni dalla trasmissione,
i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Decorso tale termine il
decreto puo' essere comunque adottato, anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine
per l'espressione dei pareri parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza
del termine previsto dal comma 28, quest'ultimo termine e' prorogato di tre mesi. Il
Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i
testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei
necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle
Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla
data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque
adottati.
31. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascun decreto legislativo adottato ai
sensi del comma 28, il Governo puo' adottare disposizioni integrative e correttive del
decreto medesimo, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al citato comma 28, con
la procedura prevista nei commi 29 e 30.
32. All'articolo 86 del codice civile, dopo le parole: «da un matrimonio» sono inserite le
seguenti: «o da un'unione civile tra persone dello stesso sesso».
33. All'articolo 124 del codice civile, dopo le parole: «impugnare il matrimonio» sono
inserite le seguenti: «o l'unione civile tra persone dello stesso sesso».
34. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro
dell'interno, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, sono stabilite le disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri
nell'archivio dello stato civile nelle more dell'entrata in vigore dei decreti legislativi
adottati ai sensi del comma 28, lettera a).
35. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 34 acquistano efficacia a decorrere dalla data di
36. Ai fini delle disposizioni di cui ai commi da 37 a 67 si intendono per «conviventi di
fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di
reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinita' o
adozione, da matrimonio o da un'unione civile.
37. Ferma restando la sussistenza dei presupposti di cui al comma 36, per l'accertamento
della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui all'articolo 4 e
alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 13 del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.
38. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti
dall'ordinamento penitenziario.
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39. In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita,
di assistenza nonche' di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di
organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o
convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.
40. Ciascun convivente di fatto puo' designare l'altro quale suo rappresentante con poteri
pieni o limitati:
a) in caso di malattia che comporta incapacita' di intendere e di volere, per le decisioni in
materia di salute;
b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalita' di trattamento
del corpo e le celebrazioni funerarie.
41. La designazione di cui al comma 40 e' effettuata in forma scritta e autografa oppure, in
caso di impossibilita' di redigerla, alla presenza di un testimone.
42. Salvo quanto previsto dall'articolo 337-sexies del codice civile, in caso di morte del
proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di
continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se
superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli
minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad
abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.
43. Il diritto di cui al comma 42 viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di
abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione
civile o di nuova convivenza di fatto.
44. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di
comune residenza, il convivente di fatto ha facolta' di succedergli nel contratto.
45. Nel caso in cui l'appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di
preferenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo
o causa di preferenza possono godere, a parita' di condizioni, i conviventi di fatto.
46. Nella sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile, dopo
l'articolo 230-bis e' aggiunto il seguente:
«Art. 230-ter (Diritti del convivente). - Al convivente di fatto che presti stabilmente la
propria opera all'interno dell'impresa dell'altro convivente spetta una partecipazione agli
utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonche' agli incrementi
dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di
partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di societa' o di lavoro
subordinato».
47. All'articolo 712, secondo comma, del codice di procedura civile, dopo le parole: «del
coniuge» sono inserite le seguenti: «o del convivente di fatto».
48. Il convivente di fatto puo' essere nominato tutore, curatore o amministratore di
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sostegno, qualora l'altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai sensi delle norme
vigenti ovvero ricorrano i presupposti di cui all'articolo 404 del codice civile.
49. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo,
nell'individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi criteri
individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.
50. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in
comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.
51. Il contratto di cui al comma 50, le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in
forma scritta, a pena di nullita', con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione
autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformita' alle norme
imperative e all'ordine pubblico.
52. Ai fini dell'opponibilita' ai terzi, il professionista che ha ricevuto l'atto in forma
pubblica o che ne ha autenticato la sottoscrizione ai sensi del comma 51 deve provvedere
entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi
per l'iscrizione all'anagrafe ai sensi degli articoli 5 e 7 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.
53. Il contratto di cui al comma 50 reca l'indicazione dell'indirizzo indicato da ciascuna
parte al quale sono effettuate le comunicazioni inerenti al contratto medesimo. Il contratto
puo' contenere:
a) l'indicazione della residenza;
b) le modalita' di contribuzione alle necessita' della vita in comune, in relazione alle
sostanze di ciascuno e alla capacita' di lavoro professionale o casalingo;
c) il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del
titolo VI del libro primo del codice civile.
54. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza puo' essere modificato in
qualunque momento nel corso della convivenza con le modalita' di cui al comma 51.
55. Il trattamento dei dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche deve avvenire
conformemente alla normativa prevista dal codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il rispetto della
dignita' degli appartenenti al contratto di convivenza. I dati personali contenuti nelle
certificazioni anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a carico
delle parti del contratto di convivenza.
56. Il contratto di convivenza non puo' essere sottoposto a termine o condizione. Nel caso
in cui le parti inseriscano termini o condizioni, questi si hanno per non apposti.
57. II contratto di convivenza e' affetto da nullita' insanabile che puo' essere fatta valere da
chiunque vi abbia interesse se concluso:
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a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di
convivenza;
b) in violazione del comma 36;
c) da persona minore di eta';
d) da persona interdetta giudizialmente;
e) in caso di condanna per il delitto di cui all'articolo 88 del codice civile.
58. Gli effetti del contratto di convivenza restano sospesi in pendenza del procedimento di
interdizione giudiziale o nel caso di rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per il
delitto di cui all'articolo 88 del codice civile, fino a quando non sia pronunciata sentenza di
proscioglimento.
59. Il contratto di convivenza si risolve per:
a) accordo delle parti;
60. La risoluzione del contratto di convivenza per accordo delle parti o per recesso
unilaterale deve essere redatta nelle forme di cui al comma 51. Qualora il contratto di
convivenza preveda, a norma del comma 53, lettera c), il regime patrimoniale della
comunione dei beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della comunione
medesima e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla sezione III del
capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile. Resta in ogni caso ferma la
competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque
discendenti dal contratto di convivenza.
61. Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di convivenza il professionista che
riceve o che autentica l'atto e' tenuto, oltre che agli adempimenti di cui al comma 52, a
notificarne copia all'altro contraente all'indirizzo risultante dal contratto. Nel caso in cui la
casa familiare sia nella disponibilita' esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a
pena di nullita', deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al
convivente per lasciare l'abitazione.
62. Nel caso di cui alla lettera c) del comma 59, il contraente che ha contratto matrimonio
o unione civile deve notificare all'altro contraente, nonche' al professionista che ha ricevuto
o autenticato il contratto di convivenza, l'estratto di matrimonio o di unione civile.
63. Nel caso di cui alla lettera d) del comma 59, il contraente superstite o gli eredi del
contraente deceduto devono notificare al professionista che ha ricevuto o autenticato il
contratto di convivenza l'estratto dell'atto di morte affinche' provveda ad annotare a
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margine del contratto di convivenza l'avvenuta risoluzione del contratto e a notificarlo
all'anagrafe del comune di residenza.
64. Dopo l'articolo 30 della legge 31 maggio 1995, n. 218, e' inserito il seguente:
«Art. 30-bis (Contratti di convivenza). - 1. Ai contratti di convivenza si applica la legge
nazionale comune dei contraenti. Ai contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge
del luogo in cui la convivenza e' prevalentemente localizzata.
2. Sono fatte salve le norme nazionali, europee ed internazionali che regolano il caso di
cittadinanza plurima».
65. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del
convivente di ricevere dall'altro convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e
non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. In tali casi, gli alimenti sono
assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura
determinata ai sensi dell'articolo 438, secondo comma, del codice civile. Ai fini della
determinazione dell'ordine degli obbligati ai sensi dell'articolo 433 del codice civile,
l'obbligo alimentare del convivente di cui al presente comma e' adempiuto con precedenza
sui fratelli e sorelle.
66. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi da 1 a 35 del presente articolo, valutati
complessivamente in 3,7 milioni di euro per l'anno 2016, in 6,7 milioni di euro per l'anno
2017, in 8 milioni di euro per l'anno 2018, in 9,8 milioni di euro per l'anno 2019, in 11,7
milioni di euro per l'anno 2020, in 13,7 milioni di euro per l'anno 2021, in 15,8 milioni di
euro per l'anno 2022, in 17,9 milioni di euro per l'anno 2023, in 20,3 milioni di euro per
l'anno 2024 e in 22,7 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede:
a) quanto a 3,7 milioni di euro per l'anno 2016, a 1,3 milioni di euro per l'anno 2018, a 3,1
milioni di euro per l'anno 2019, a 5 milioni di euro per l'anno 2020, a 7 milioni di euro per
l'anno 2021, a 9,1 milioni di euro per l'anno 2022, a 11,2 milioni di euro per l'anno 2023, a
13,6 milioni di euro per l'anno 2024 e a 16 milioni di euro annui a decorrere dall'anno
2025, mediante riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui
all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con
modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 6,7 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017, mediante corrispondente
riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017 e 2018, dello stanziamento del fondo speciale
di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del
programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di
previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
67. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei dati comunicati dall'INPS, provvede al
monitoraggio degli oneri di natura previdenziale ed assistenziale di cui ai commi da 11 a
20 del presente articolo e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel
caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di
cui al comma 66, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro del lavoro e
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delle politiche sociali, provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura
necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attivita' di
monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese
rimodulabili, ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n.
196, nell'ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
68. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con
apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui
al comma 67.
69. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli
atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi' 20 maggio 2016
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
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CAMBIARE IL COGNOME: COME AGGIUNGERE IL COGNOME DELLA MADRE A QUELLO DEL PADRE
IL COGNOME: COME AGGIUNGERE IL COGNOME DELLA MADRE A QUELLO DEL PADRE
possono verificarsi situazioni che portano a sentire l'esigenza di
cambiare il cognome o il nome che una persona ha dalla nascita. Per
fare ciò è però necessario aver ricevuto l'autorizzazione del
Prefetto.
Tradizionalmente
il figlio di una coppia alla nascita prende il solo cognome del
padre. Tuttavia la legge riconosce alcuni mezzi grazie ai quali è
possibile modificare, in particolari casi, il cognome e il nome [1].
infatti possibile chiedere che venga aggiunto il cognome
a quello del padre o addirittura che il cognome paterno venga
sostituito con quello della madre, in base al caso concreto.
può avvenire per vari motivi come ad esempio avere un cognome
ridicolo o vergognoso, ma anche per molti altri motivi come in
seguito a un
del Giudice.
ottenere la modifica
ottenere la modifica del cognome del figlio occorre fare una
al Prefetto
della provincia del luogo di residenza o del luogo nella cui
circoscrizione si trova l'ufficio dello stato civile in cui è stato
registrato l'atto di nascita.
richiesta deve essere motivata.
varie giustificazioni ci può essere, ad esempio, l'esistenza di un
legame particolarmente profondo e affettivo fra madre e figlio oppure
l'appartenenza della madre ad una famiglia famosa, con possibili
vantaggi per il figlio derivanti dall'aggiunta del cognome materno.
Ma la richiesta può anche essere affiancata a un provvedimento del
giudice come quello che dichiara la decadenza della responsabilità
genitoriale. In questo caso, il genitore non decaduto potrà
presentare la domanda senza che sia necessario il consenso
dell'altro.
la richiesta, il Prefetto effettua le proprie valutazioni e, se
ritenute valide le motivazioni, trasmette il fascicolo al Ministero
dell'Interno affinché emetta il decreto di accoglimento. Il decreto
di accoglimento
dovrà essere affisso presso il Comune di residenza per 30 giorni e,
se previsto, notificato a quelle persone ritenute interessate dalla
modifica cosi da informarle della possibilità di opporsi.
entro questi 30 giorni nessuno si oppone, il decreto diventerà
e i genitori dovranno presentare in Prefettura una copia dell'avviso
di affissione e una relazione del funzionario comunale che attesta
l'effettiva affissione per 30 giorni.
questo punto, il Prefetto emana un decreto con cui autorizza il
cambiamento del cognome.
il Prefetto ritiene invece di non
detta istanza dei genitori o del figlio maggiorenne, gli interessati
potranno proporre ricorso
al Tar
entro 60 giorni oppure il ricorso
straordinario al Capo dello Stato
entro 120 giorni dalla notifica.
n. 396 del 3 novembre 2000, artt. 89-94
ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE: COSA SUCCEDE IN CASO DI TRASFERIMENTO DEL CONIUGE?
DELLA CASA FAMILIARE: COSA SUCCEDE IN CASO DI TRASFERIMENTO DEL
CONIUGE?
caso in cui il coniuge al quale era stata assegnata la casa coniugale
si trasferisca altrove, il coniuge comproprietario può presentare
istanza al fine di ottenerne a sua volta l'assegnazione.
vicenda [1].
sede di divorzio,
il Presidente del Tribunale, confermando quanto disposto con la
separazione, assegnava alla moglie la casa nella quale i coniugi
avevano vissuto e cresciuto i propri figli e della quale entrambi
erano proprietari nella misura del 50% ciascuno.
qualche tempo però la moglie si trasferiva
a vivere con il nuovo compagno e i figli in un altro Comune,
abbandonando di fatto l'immobile a lei assegnato.
virtù di ciò, essendo ancora in corso la causa per il divorzio, il
marito richiedeva al Tribunale la modifica della precedente
decisione. In particolare, lo stesso richiedeva:
l'assegnazione
dell'immobile a lui, cosi che potesse andarci a vivere con i propri
del contributo al mantenimento
dei figli alla luce del fatto che i bambini trascorrevano di fatto
lo stesso periodo di tempo con il padre e con la madre
Giudice revocava
l'assegnazione della casa coniugale alla moglie, assegnando la stessa
al marito. La
decisione del Giudice si fondava sui seguenti punti:
legge prevede che l'assegnazione dell'abitazione coniugale sia
riconosciuta tenendo conto dell'interesse
dei figli a continuare a vivere nell'ambiente in cui sono cresciuti.
tale motivo la casa può essere assegnata anche al genitore non
collocatario ovvero il genitore con il quale i figli non vivono
e al quale è riconosciuto il diritto di visita e l'obbligo di
contribuire al loro mantenimento
caso di specie, inoltre, i figli erano di fatto collocati presso
entrambi i genitori, vivendo 6 giorni su 14 dal padre, presso il
quale restavano anche a dormire
successivi [2]
moglie che si era già trasferita nel nuovo immobile, in un primo
momento, prima della pronuncia del Tribunale, si era dichiarata
disponibile al trasferimento del marito nell'immobile a patto che le
versasse un'indennità di occupazione. In
seguito, la donna mutava totalmente la propria posizione, decidendo
di impugnare l'ordinanza con la quale le era stata revocata
l'assegnazione dell'immobile. Tuttavia,
trattandosi di provvedimenti che possono in ogni momento essere
modificati o revocati durante il procedimento dallo stesso giudice
che le ha pronunciate, l'impugnazione
proposta dalla signora veniva dichiarata inammissibile.
distanza di tempo il padre vive ora stabilmente in quella che era
l'abitazione familiare, immobile che condivide con i propri figli che
trascorrono con lui praticamente lo stesso tempo che trascorrono con
Tribunale di Prato, ordinanza del 22/12/2015
Tribunale di Prato, ordinanza del 16/03/2016
INVALIDITA' CIVILE: A CHI SPETTA, COME RICHIEDERLA E VICENDE SUCCESSIVE AL VERBALE.
INVALIDITA'
CIVILE: A CHI SPETTA, COME RICHIEDERLA E VICENDE SUCCESSIVE AL
che sono affetti da malattie e menomazioni permanenti possono
richiedere l'accertamento dello stato di invalido civile e il
conseguente riconoscimento di benefici di carattere economico e
sanitario. Chi
ne ha diritto:
riconoscimento dello stato di invalido civile spetta a coloro i quali
siano infermi. La minorazione può essere di natura fisica, psichica
o sensoriale. Questa comunque deve provocare la limitazione o la
perdita della capacità lavorativa in misura superiore a 1/3.
considerati invalidi civili anche i minori e gli
ultrasessantacinquenni con difficoltà a svolgere le funzioni proprie
della loro età.
presentare la domanda:
procedura si articola in tre fasi e il tempo massimo intercorrente
tra la prima fase e l'erogazione dei benefici è di 120 giorni.
Il primo passo da compiere è quello che coinvolge il medico di base.
Spetta a lui infatti presentare il certificato medico telematico con
il quale segnala all'INPS le malattie di cui risulta essere affetto
il paziente.
l’acquisizione online del certificato, il medico rilascerà al
paziente l'attestato di trasmissione nonché la copia originale del
certificato firmata dallo stesso. Nel caso di richiesta di visita
domiciliare, il medico consegnerà al richiedente anche il
certificato di intrasportabilità del paziente. Il
passaggio successivo consiste nella presentazione della domanda di
riconoscimento dei benefici all'INPS. Ciò deve essere fatto entro
30 giorni, periodo di validità del certificato medico. Il
cittadino può presentare direttamente la domanda all'INPS, qualora
sia in possesso del codice PIN per accedere al portale telematico,
oppure rivolgendosi a patronati o associazioni di categoria. N.B.
La domanda telematica dovrà essere compilata
in OGNI sua parte,
avendo cura di inserire
il numero del certificato rilasciato da medico,
già registrato online, cosi da poter consentire l'abbinamento delle
due fasi.
terzo ed ultimo step consiste nella visita medica di accertamento
presso la Commissione ASL integrata da un medico INPS, nella data
che è stata comunicata all'interessato a mezzo raccomandata. Alla
visita il soggetto interessato dovrà presentarsi munito di
documento d'identità, del certificato medico in originale
sottoscritto e di tutta la documentazione sanitaria attestante il
suo stato di salute. Qualora lo ritenga necessario ed utile, potrà
anche farsi assistere dal proprio medico di fiducia. Nel
caso in cui vi sia una prima assenza ingiustificata, la commissione
provvederà ad una nuova convocazione. Due
assenze consecutive saranno considerate come una rinuncia, ritenendo
che il soggetto non abbia più interesse a godere dei benefici
termine della visita viene redatto il verbale elettronico. Il
verbale, di accoglimento o di rifiuto, dovrà poi essere validato
dall'INPS che provvederà all'invio al richiedente. Cosa
fare in caso di accoglimento:
caso di verbale di accoglimento e di conseguente riconoscimento di un
beneficio economico l’interessato dovrà completare online,
personalmente o tramite il Patronato, la domanda con tutti i dati
necessari per l’accertamento dei requisiti socio economici e per la
relativa erogazione.
fare in caso di rigetto:
caso di verbale di rigetto, l'interessato potrà rivolgersi ad un
legale di fiducia al fine di presentare ricorso, entro 180 giorni
dalla notifica, dinanzi al Tribunale territorialmente competente. In
questo caso è consigliabile rivolgersi allo stesso tempo ad un
medico legale che attesti lo stato di salute dell'interessato cosi da
poter porre la sua relazione a sostegno delle richieste presentate
con il ricorso.
AFFIDAMENTO DEI FIGLI MINORI E ALLONTAMENTO INDOTTO DI UNO DEI GENITORI.
AFFIDAMENTO DEI FIGLI MINORI E ALLONTAMENTO INDOTTO DI UNO DEI
Nel caso in cui ricorrano gli estremi della sindrome di alienazione parentale, i
giudici possono disporre l’affidamento esclusivo dei figli minori.
Il nostro ordinamento è caratterizzato dal principio della bigenitorialità in virtù del quale,
in caso di separazione e divorzio, viene solitamente disposto l’affidamento condiviso dei
figli minori, tranne nel caso in cui vi siano serie problematiche.
Se l’affidamento condiviso, infatti, costituisce la regola generale, vi sono tuttavia casi in cui
questo diventa derogabile.
Ciò avviene nei casi in cui l’esercizio congiunto della potestà genitoriale può rappresentare
un pericolo per il minore.
Sebbene non siano stati precisati dal legislatore i casi in cui si debba derogare alla regola
generale, è possibile però individuare alcuni presupposti sulla base dei quali è possibile
avanzare una richiesta di affidamento esclusivo.
- DISINTERESSE VERSO IL FIGLIO: si tratta di ipotesi in cui uno dei genitori presenta
forti carenze sul piano affettivo o addirittura un totale disinteresse nei confronti del
bambino. Tale pregiudizio può concretizzarsi in gravi abusi, violenze, totale
disinteresse verso il figlio, ma anche in malattie, reclusione o una lontananza tale
da impedire una regolare frequentazione tra genitore e figlio.
- ABUSO O VIOLENZA SUI FIGLI AD OPERA DI UN GENITORE – Qualora il Tribunale
verifichi la sussistenza di abusi o violenze, fisiche o verbali da parte di uno dei
genitori, dispone l'affidamento esclusivo dei figli al fine di proteggerne l’equilibrio
psicofisico.
- CRITICHE ALL'ALTRO GENITORE – Il comportamento screditatorio posto in essere
da parte di un genitore nei confronti dell’altro tale da portare all’inasprimento dei
rapporti con il figlio, può essere presupposto per la richiesta di affidamento
esclusivo, nonché per l’irrogazione di sanzioni e il riconoscimento di un risarcimento
del danno.
Rientra in quest’ultima categoria l’ipotesi della sindrome di alienazione parentale (PAS).
Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia1.
La PAS consiste nel tentativo del genitore di allontanare il figlio dall'altro genitore e tale
1 Corte di Cassazione, sentenza n. 6919 dell'8 aprile scorso
intento è individuabile dall’analisi di alcuni comportamenti.
Il giudice dovrà agire seguendo i fatti pratici e logici verificatisi nelle dinamiche familiari
ponendo a fondamento della sua decisione fatti specifici ed elementi concreti, dimostrabili
anche mediante presunzioni.
Il fine ultimo della sua decisione è l’interesse del minore e il suo diritto ad una vita serena
ed equilibrata e ad una costante relazione con i genitori.
L’eventuale affidamento esclusivo, comunque, non comporta il venir meno dei doveri
derivanti dalla responsabilità genitoriale ne’ tantomeno del diritto di visita. Qualora il
Giudice lo ritenga necessario potrà disporre particolari tutele, come la presenza di
operatori dei Servizi Sociali con il compito di supervisionare ed aiutare le parti nel percorso
stabilito.
DETERMINAZIONE DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO: TENORE DI VITA E CAPACITA’ LAVORATIVA
DETERMINAZIONE DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO: TENORE DI VITA
E CAPACITA’ LAVORATIVA.
Il tenore di vita in costanza di matrimonio resta parametro fondamentale per la
determinazione del mantenimento, anche in caso di nuova occupazione.
Nell’individuazione dell’importo dell’assegno di mantenimento, parametro fondamentale è
da sempre stato il tenore di vita della coppia in costanza di matrimonio.
Ovviamente, al fine della determinazione dell’assegno di mantenimento assume rilevanza la
dichiarazione dei redditi dei coniugi, ma non ha carattere vincolante.
Spesso accade che la documentazione fiscale non risulti corrispondente all’effettivo reddito
percepito dal coniuge. La Corte di Cassazione ha recentemente precisato che sarà necessario
basare la misura dell’ammontare dell’assegno di mantenimento su altri parametri di
carattere economico, quali appunto le spese quotidiane effettuate quando la coppia era
ancora sposata.
Il giudizio per la determinazione dell’importo massimo dell'assegno si basa, infatti, su tutta
una serie di fattori quali le attività condivise fra i partner, che ruotano intorno al concetto di
comunione spirituale e materiale di vita dei coniugi.
In particolare, la vicenda che ha portato la Suprema Corte a pronunciarsi in materia vedeva
come protagonista un uomo a carico del quale i giudici di merito avevano posto a carico
l’obbligo di corrispondere un assegno mensile di 2000 euro per il mantenimento della ex
moglie e un assegno mensile di 1000 euro per il mantenimento del figlio maggiorenne1.
L’uomo ricorreva in Cassazione al fine di ottenere, senza tuttavia riuscirci, la riduzione
dell’assegno di mantenimento adducendo a fondamento delle proprie richieste
l’assegnazione della casa coniugale a favore della ex moglie e la contestuale riduzione del
suo reddito a seguito della cessazione della convivenza, anche in virtù dell’obbligo di
contributo al mantenimento di un’altra sua figlia.
Con un’altra pronuncia, la Suprema Corte ha poi affermato che il diritto all’assegno di
mantenimento persiste anche nel caso in cui l’ex trovi un nuovo lavoro, qualora questo non
contribuisca ad innalzare notevolmente il proprio reddito2.
Ciò trova la sua giustificazione nel fatto che, anche in questo caso, il parametro di
riferimento per la valutazione di congruità dell’assegno resta lo stile di vita goduto durante
il matrimonio. In altre parole, la titolarità di un impiego costante non è sufficiente a far
venir meno il diritto nel caso in cui la retribuzione non consenta di mantenere un tenore di
vita pari a quello goduto in costanza di matrimonio.
1 Corte di Cassazione, ordinanza n.6427 del 4 aprile
2 Corte di Cassazione, sentenza n. 6433/2016
RICORSO PER ACCERTAMENTO DELL' INVALIDITA' CIVILE E RICHIESTA DELLA PENSIONE DI INVALIDITA'
dei Mille n. 82 – 50131 – Firenze
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per Accertamento Tecnico Preventivo ex artt. 445 bis e ss. c.p.c.
....................nata
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rappresentata
e difesa dall'Avv. Guglielmo Mossuto, c.f., MSSGLL67L17A089N ed
elettivamente domiciliata presso il suo studio in Firenze al Viale
dei Mille n. 82, come da procura rilasciata in calce al presente
difensore dichiara sin d'ora di voler ricevere le comunicazioni
relative al presente procedimento al numero di fax 055/581011 o
all'indirizzo PEC guglielmo.mossuto@firenze.pecavvocati.it
(Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale) in persona del
Presidente pro-tempore per la carica, con sede in Roma, via Ciro il
Grande n. 21, P.IVA 02121151001
NONCHE'
(Istituto Nazionale per Previdenza Sociale) – Direzione Provinciale
- in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato presso l'Agenzia di Firenze, viale Belfiore n. 28/a
data 24/12/2015 la ricorrente presentava all'INPS – Servizio
Sanitario Nazionale, Azienda Sanitaria Locale di Firenze:
domanda n. ....... volta a ottenere l'accertamento dell'invalidità
civile, delle condizioni visive e della sordità ai sensi dell'art.
20 della L. 3 agosto 2009 n. 102
domanda n. .......... volta ad ottenere l'accertamento dell'handicap
ai sensi della L. 5 febbraio 1992 n. 104 e della L. 3 agosto 2009 n.
102 art. 20
suddette domande venivano avanzate dalla ricorrente in quanto
affetta da un insieme di malattie invalidanti (doc.
data 10/02/2016, la sig.ra ........... veniva sottoposta a visita
ambulatoriale da parte della Commissione medica
data 18/02/2016, all'esito degli accertamenti medico-legali, veniva
notificato alla sig.ra ............ il verbale definitivo relativo
agli accertamenti sanitari effettuati per l'invalidità civile,
cecità civile, sordità, handicap e disabilità. In tale occasione,
la Commissione rilevava
che la ricorrente è
“affetta da sclerosi multipla, stato ansioso depressivo, deficit
del visus. E. O. pz in apparenti bcg accessibile, pacata ed
adeguata, eutimica e con polarizzazione della attenzione sul vissuto
di malattia. Tono trofismo nella norma. Passaggi di postura e
deambulazione autonome con note atassiche. Romberg neg, deficit
della coordinazione nelle prove indice naso (...)”.
Alla luce dei predetti rilievi, la sig.ra ........, veniva
riconosciuta “invalido
con riduzione permanente della capacità lavorativa dal 34%
al 73% (art. 2 e 13 L. 118/71 e art. 9 DL 509/88)” riconoscendo
alla stessa una percentuale
di invalidità del 36%
decorrenza dal giorno 24/12/2015, non ritenendo necessarie
successive revisioni (doc.
riferimento alla domanda di L. 104/92, in seguito alla visita
eseguita in data 10/02/2016, la Commissione riconosceva, con verbale
definitivo, la ricorrente “non
portatore di handicap”,
non ritenendo necessaria, anche in questo caso, una revisione (doc.
quadro clinico rappresentato dai verbali INPS appare totalmente
diverso da quelle che sono le reali condizioni di salute della
sig.ra ......... che dagli stessi appaiono molto ridotte nella loro
gravità;
parere espresso, pertanto, appare illegittimo e infondato stante la
natura e la gravità delle affezioni di cui parte ricorrente è
caratterizzata, che comportano una condizione invalidante cosi come
prevista dall'art. 1 legge 18/1980 ed un handicap in situazione di
gravità ex art. 3, comma 3 legge 104/1992
rilevato dalla perizia della Dott.ssa .......... che si allega al
presente ricorso, infatti, la situazione clinica della ricorrente è
molto più complessa da un punto di vista diagnostico e
medico-legale, rispetto a quanto rilevato dalla Commissione medica.
(doc.
evidenziato dal medico legale, infatti, la sig.ra ......... oltre a
presentare un Disturbo Depressivo Severo con disturbi e
ripercussioni sulla vita sociale, è anche affetta da un quadro
neurologico estremamente grave, caratterizzato da atassia della
marcia, complicata da una discromatopsia in OD e da una neurite
ottica retro bulbare. Secondo quanto rilevato dalla Dott.ssa
........, “tale
leucoencefalopatia multifocale, oggi espressione di una sclerosi
multipla, va valutata – nella sua globalità – in misura non
inferiore al 50%”
ricorrente, dalla data della domanda amministrativa, non è mai
stata ricoverata in enti o istituti con retta a carico dello Stato,
ne' ha usufruito di analoghe indennità;
caso di accoglimento della domanda di parte ricorrente, la
decorrenza delle prestazioni invocate coincide con il primo giorno
del mese successivo a quello di presentazione della domanda
amministrativa o quello che sarà accertato in corso di causa
tutto quanto sopra esposto, la sig.ra ............., come sopra
rappresentata, domiciliata e difesa, sussistendo le condizioni di
l'Ill.mo Tribunale di Firenze, Giudice del Lavoro, Voglia:
un consulente tecnico d'ufficio, onde disporre l'accertamento
tecnico ex art. 445 bis c.p.c., per la verifica preventiva delle
condizioni sanitarie legittimanti la pretesa del ricorrente
relativa al riconoscimento di una percentuale pari al 74%
di invalidità civile e della condizione di handicap nonché alla
corresponsione dei relativi ratei di pensione seguendo
le forme e le modalità previste dall'art. 696bis c.p.c.,
richiamato dall'art. 445bis c.p.c., disporre con decreto la
fissazione dell'udienza di comparizione e stabilirne il termine
per la notifica. Con espressa riserva, in caso di contestazione
delle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, di presentare
nei termini di cui all'art. 445bis c.p.c., ricorso introduttivo
del giudizio di merito.
dichiarare
il diritto di parte ricorrente alla pensione ordinaria di invalidità
civile e di inabilità a decorrere dalla data del 24/12/2015;
condannare
l'INPS al pagamento dei ratei maturati con la decorrenza di cui al
capo precedente
l'INPS a corrispondere dall'insorgenza del diritto alla prestazione,
e per i ratei successivi, dalla data di maturazione dei medesimi,
gli interessi legali da portarsi in detrazione del maggior danno da
svalutazione monetaria sui ratei maturati
al compenso ex D.M. 55/2014 oltre spese e oneri accessori, da
distrarsi in favore del sottoscritto avvocato dichiaratosi
antistatario.
via istruttoria,
si depositano i seguenti documenti in copia:
documentazione sanitaria attestante le malattie di cui è affetta
la sig.ra ..........
verbale definitivo relativo agli accertamenti sanitari effettuati
per l'invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e
disabilità – accertamento dell'invalidità civile, delle
condizioni visive e della sordità
disabilità – accertamento dell'handicap
relazione medico-legale e psichiatrico forense rilasciata in data
01/04/2016 dalla Dott.ssa ...........
in via istruttoria
si nomina sin d'ora Consulente Tecnico di Parte la Dott.ssa
......., con studio in ......, via ..............
dichiara altresì che, ai
sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, come modificato da ultimo
dall’art. 2, c. 35-bis del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito
dalla L. 14 settembre 2011, n. 148, che trattasi di controversia di
valore indeterminato.
ogni più ampia riserva
IL SITO UFFICIALE.
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Luigi Pirandello e Guglielmo Mossuto, mio nonno...
Luigi Pirandello con primo da sinistra il nonno dell'avvocato il Dott. Guglielmo Mossuto
Avv. Guglielmo Mossuto Viale dei Mille n. 82 – 50131 – Firenze Tel 055/5058266 – 055/5520796 – fax 055/581011 C.F. MSSGLL67L17A089N –...
MULTE con gli autovelox: quando è giusta e quando no!
Come già abbiamo visto per quanto riguarda gli speed check, quello degli autovelox (e di qualsiasi altro strumento rilevatore delle inf...
FORMULARIO: LA MODIFICA DELLE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE, ECCO COME! TRIBUNALE DI FIRENZE RICORSO EX ART. 710 C .P.C. Nell’interesse del Sig. TIZIO , nato in Firenze il _____________ (CF.______________...
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COME FARE PER AGGIUNGERE IL COGNOME DELLA MADRE A QUELLO DEL PADRE Un nuovo tabù è stato infranto!! Da oggi si avrà la libertà di scelta...
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