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Timestamp: 2020-06-07 07:38:22+00:00
Document Index: 14965566

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 2126', 'art 378', 'art. 63', 'art. 63']

Sentenza Cassazione Civile n. 7487 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7487 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7487
sul ricorso 29681/2015 proposto da:
R.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI 180,
14606/2014 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO.
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da R.F. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della Det. del direttore delle risorse umane della Regione Lazio 24 ottobre 2014 e di quella conseguente del 4/11/2014.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’Ente; che il commissario liquidatore, con Decreto 12 febbraio 2005, n. 9, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della Regione ma solo sull’albo della comunità montana, aveva bandito un concorso riservato al personale in servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e /o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato 11 candidati tutti dichiarati idonei e tra questi il R.; che quest’ultimo, quale idoneo, con successiva determinazione era stato assunto come dirigente presso il ruolo unico degli Enti di Gestione delle Aree Naturali Protette e successivamente era stato inquadrato nel ruolo del personale della Regione Lazio con la qualifica di dirigente.
La Regione riferisce, inoltre, che il nuovo direttore delle risorse umane della Regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con Det. 24 ottobre 2014, aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento del R. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6 e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento del dirigente nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della Regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c., relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O.. Resiste con controricorso il R.. Sono state acquisite le conclusioni del Procuratore generale e le memorie ex art 378 cpc depositate da entrambe le parti.
In sostanza il superamento di un concorso pubblico, indipendentemente dalla nomina e, a fortiori, dopo la conclusione del contratto di lavoro, consolida nel patrimonio dell’interessato una situazione giuridica individuale di diritto soggettivo (cfr., Cass. n. 21671/2013; Cass. n. 14690/2015) rientrando quindi nella giurisdizione del giudice ordinario tutti gli atti della serie negoziale successivi alla stipulazione del contratto, compresi quelli volti a disporne l’annullamento unilaterale o la caducazione automatica.
7. Il controricorrente, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, ha opposto che il giudizio instaurato davanti al TAR aveva per oggetto la determinazione dirigenziale nella parte in cui affermava la nullità della procedura concorsuale e non già gli atti di mera gestione del rapporto di lavoro non potendo pertanto che appartenere alla giurisdizione amministrativa atteso che, ai sensi dell’art. 63, comma 4 D.Lgs. citato, erano espressamente riservate al G.A. le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione di dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Deve richiamarsi quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr., Cass. 17461/2006, SSUU n 8374/2006). Nella fattispecie in esame il ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale egli aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo, poi, dirigente di ruolo. La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 4.