Source: http://www.storiadeisordi.it/2011/06/01/disegno-di-legge-sulla-lingua-dei-segni-italiana-lis-dibattito-on-line/
Timestamp: 2020-05-26 02:51:00+00:00
Document Index: 91895335

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art.4', 'art. 340', 'art.6', 'art.6', 'art,8']

Disegno di Legge sulla Lingua dei Segni Italiana (Lis). Dibattito on-line | Storia dei Sordi
Un ricordo per Mario D’Agata	Sordità infantile riguarda un neonato su 1000
Pubblicato il Giu 1, 2011 in Cronaca
Diritti (e tutele) per i non udenti ignorati
Opportunità o ghetto? La legge in discussione in questi giorni alla Camera, già approvata al Senato, riconoscerebbe ufficialmente la LIS, lingua italiana dei segni, garantendo così ai non udenti lo status di minoranza linguistica. La proposta divide chi ritiene si tratterebbe di un’enorme opportunità e chi invece la vede come una ghettizzazione e uno spreco di risorse.
Il dibattito, che va avanti da anni sul tema della disabilità, non è stato correttamente approfondito da un punto di vista linguistico, che è propriamente il soggetto in questione. La mancata analisi sta generando confusione e la polemica rischia di diventare fine a se stessa.
La Costituzione italiana, all’art. 6, recita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Tali norme, assenti per quasi cinquant’anni fra proteste e marce indietro, compaiono finalmente nel 1999, con la Legge n. 482 del 15 dicembre, che all’art.4 comma 1 esplicita: “L’educazione linguistica prevede, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado é previsto l’uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento”; specifica, inoltre, al comma 5, che “al momento della preiscrizione i genitori comunicano alla istituzione scolastica interessata se intendono avvalersi per i propri figli dell’insegnamento della lingua della minoranza”.
E’ difficile pertanto capire come sia possibile parlare di ghettizzazione, laddove da un lato vengono garantiti dei diritti, dall’altro si tratta di una scelta individuale, di cui si dà facoltà, ma che non viene imposta. Ovviamente bisognerà poi vedere, se la legge in discussione passasse, come sarà applicata in relazione alla 482, ma in linea di principio si tratterebbe di un’opportunità in più. Anche perché, attualmente, pur non essendo la LIS riconosciuta come minoranza linguistica, alcune disposizioni della legge sopra citata sono già effettivamente in vigore, come la tutela della lingua da parte del servizio televisivo.
Tove Skutnabb-Kangas, una delle maggiori esperte di diversità linguistica in Europa e nel mondo, sostiene che “Le lingue dei segni sono lingue a tutti gli effetti, capaci di esprimere ogni pensiero. Non sono in alcun modo collegate alle lingue parlate”. Nello stesso saggio (“Why should linguistic diversity be mantained and supported in Europe?”, Council of Europe, Strasbourg, 2002), la Kangas spiega: “Molti gruppi rifiutano le etichette, non conoscendo le implicazioni legali”. Il termine “‘minoranza’ è visto da molti come degradante. (…) Dal punto di vista dei diritti umani, specialmente in relazione con le implicazioni legali nell’istruzione, questi gruppi che rifiutano l’etichetta di “minoranza” (etnica/linguistica/nazionale), si stanno dando uno svantaggio e, a volte inconsapevolmente, stanno rifiutando diritti di cui hanno bisogno e che vorrebbero avere”. Non sappiamo se questo sia il caso espresso dalla linguista. Abbiamo però ragione di credere che dovere dell’informazione sia riportare esattamente quali sarebbero i diritti e le forme di tutela, per i non udenti, se ottenessero lo status di minoranza linguistica. Questo purtroppo non sta avvenendo, e il rischio, per l’opinione pubblica, è quello di un rifiuto, o anche di un’adesione, troppo inconsapevole per un tema che invece andrebbe affrontato con la delicatezza e l’obiettività che merita.
Giorgio Pagano Fonte: radicali.it 12 maggio 2011
I sordi scendono in piazza: Riconoscere subito Lis Italia. Sit-in alla Camera, “il ddl messo su un binario morto”
In Italia le associazioni dei sordi scendono in piazza contro la “allarmante situazione” che si sta verificando nella XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, presso la quale è in discussione un disegno di legge per il riconoscimento ufficiale della lingua dei segni italiana (Ddl n. 4207, ‘Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana’). “Dalla lettura dei resoconti stenografici e dalle dichiarazioni di alcuni parlamentari emerge con chiarezza il tentativo di mettere il disegno di legge su un binario morto”, dice l’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi (ENS), che per mercoledì (25 maggio) e giovedì prossimi ha indetto a Roma una manifestazione nazionale: mercoledì in Piazza SS. Apostoli, giovedì (26 maggio) e venerdì (27 maggio) davanti la Camera dei Deputati.
Il 16 marzo scorso la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge in un testo unificato (sulla base dei Ddl 37, 831, 948, 1344, 1354, 1391), passato in discussione alla Commissione Affari sociali della Camera: “Dopo tre sedute, di cui l’ultima il 3 maggio scorso, la proposta di legge non è ancora stata approvata dalla Camera”, denuncia il comitato ‘Lingua dei Segni italiana subito!’.
Secondo gli organizzatori della manifestazione, la lingua dei segni italiana “va riconosciuta subito perché è una lingua a tutti gli effetti che utilizza il canale visivo – gestuale e presenta tutte le caratteristiche morfologiche, sintattiche, grammaticali di una lingua storico-naturale; è riconosciuta a livello scientifico da ricercatori, linguisti, medici ed altri studiosi; permette di garantire il godimento di diritti, pari opportunità, dignità e rispetto delle persone sorde che la usano, in quanto cittadini italiani; ogni cittadino ha diritto e libera scelta di poter usufruire o meno di tale lingua per comunicare: il Ddl non implica l’imposizione dell’uso della Lingua dei Segni Italiana ma che ogni cittadino che ne faccia richiesta, sia libero di utilizzarla”.
“A livello internazionale – spiega il comitato – le risoluzioni sulla lingua dei segni sono già state riconosciute in veste ufficiale dal Parlamento europeo nel 1988 e nel 1998 e dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle Persone con disabilità del 2006. Nonostante il fatto che molti paesi europei ed extraeuropei abbiano riconosciuto, o si muovono nella direzione di riconoscere, le lingue dei segni adottate nelle rispettive comunità locali come una delle diverse azioni tese a garantire una migliore qualità della vita delle persone sorde, in Italia siamo ancora al punto di partenza. Pertanto chiediamo l’immediata approvazione alla Camera del testo integrale, senza modifiche, del Ddl già approvato al Senato”.
Fonte Virgilio.it.
Le persone sorde non possono essere una minoranza linguistica
È ormai in dirittura d’arrivo e sta per arrivare alla Commissione Affari Sociali della Camera, la Proposta di Legge approvata in marzo dal Senato, con la quale si dettano “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”. In essa vi sono alcuni passaggi senz’altro interessanti, ma è quanto meno necessario che la Camera sopprima i riferimenti all’articolo 6 della Costituzione – quello che tutela le minoranze linguistiche – perché essi, equiparando la LIS (Lingua Italiana dei Segni) a una di quelle minoranze linguistiche, sono impropri per vari motivi e anche incostituzionali. Vediamone le ragioni
Il Senato ha approvato il 16 marzo scorso e ha trasmesso alla Camera il 23 dello stesso mese la Proposta di Legge n. C 4207, con la quale si dettano Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana.
Si tratta di un testo interessante poiché ribadisce a favore delle persone sorde il diritto all’integrazione scolastica, lavorativa e sociale, già assicurato per tutte le persone con disabilità dalla Legge quadro 104/92 e lo inserisce nella logica di alcuni documenti europei e dei diritti umani sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle persone con Disabilità, ratificata in Italia con la Legge 18/09.
In particolare, la Proposta di Legge dà molto risalto al riconoscimento della LIS (Lingua Italiana dei Segni), che è un importante mezzo comunicativo per i cosiddetti sordi “segnanti” e che ha avuto grande enfasi in Italia negli ultimi anni, facendo ridurre l’attenzione in precedenza data all’oralismo, sostenuto con successo specie nell’Ottocento e nel Novecento da grandi studiosi italiani che hanno giovato all’istruzione delle persone sorde.
L’attenzione alla LIS è frutto dell’influenza giocata all’interno della Convenzione ONU da altri Paesi, dove la stessa LIS è mezzo di comunicazione quasi esclusivo e i minori sordi vengono ancora istituzionalizzati. Nel nostro Paese, invece, questa importanza è meno sentita dalle famiglie e specie dai giovani, sia per la tradizione culturale di cui si è detto, sia per la crescente protesizzazione precoce e diffusione degli impianti cocleari, che consentono alle persone sorde di migliorare enormemente la capacità percettiva uditiva e anche di parlare correntemente, grazie a una precoce riabilitazione logopedica.
Quel che però colpisce di più nella Proposta di Legge n. C 4207 è il riferimento, come fonte costituzionale, all’articolo 6 della nostra Costituzione («La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche»), ciò che è contenuto nell’articolo 1, comma 2 della Proposta di Legge stessa. Tale riferimento, a mio avviso, è improprio per diversi motivi:
1. Il concetto di “minoranza linguistica” è stato elaborato in diritto internazionale con riferimento alle categorie politico-giuridiche di nazione, popolo, stato e stati composti da popolazioni di diverse lingue-madri, delle quali la maggioritaria è quella della nazione e le minoritarie vanno rispettate e tutelate grazie al principio del pluralismo linguistico. Anzi, le “minoranze linguistiche”, costituendo delle comunità coese al loro interno, vanno tutelate concretamente, con il diritto a usare ufficialmente la propria lingua in tutti gli uffici pubblici, i cui dipendenti sono tenuti alla conoscenza e all’uso del bilinguismo, quello nazionale e quello delle minoranze, laddove esse sono presenti; così è in Valle d’Aosta per il francese e per il francoprovenzale valdostano, in Alto Adige per il tedesco e il ladino, in Friuli Venezia Giulia per lo sloveno, e accade solo in queste Regioni a statuto speciale. Nelle altre Regioni, infatti, gli abitanti di quelle appena citate non possono pretendere che nei pubblici uffici i dipendenti conoscano e usino le lingue minoritarie. Invece il riferimento all’articolo 6 della Costituzione relativo alla LIS – con il combinato disposto dell’articolo 1, comma 3 della Proposta di Legge – creerebbe dei paradossi del tutto nuovi nel campo della tutela delle “minoranze linguistiche”.
2. Tutte le persone sorde, “segnanti” e “oraliste”, verrebbero accomunate in un’unica comunità, mentre gli “oralisti” pretendono di non essere accomunati ai “segnanti”.
3. La sedicente “comunità sorda” non è concentrata su un certo territorio, ma è diffusa in tutto il Paese. Se pertanto si dovesse applicare alla – ripeto – sedicente “comunità minoritaria sorda” l’articolo 6 della Costituzione, si dovrebbe pretendere che in tutto il Paese venisse garantito in tutti gli uffici pubblici l’uso della LIS, con la conseguente necessità che Stato, Regioni ed Enti locali dovrebbero assicurare alle persone sorde – a spese pubbliche – la presenza di interpreti gestuali, di vocabolari della LIS, di telefoni con il display per la lettura delle persone sorde ecc.
4. Ciò contrasterebbe, per altro, con l’articolo 3 della Proposta di Legge, che vieta per l’attuazione della norma nuove o maggiori spese le quali, invece, dovrebbero necessariamente aversi, proprio per garantire il rispetto di questa ipotetica minoranza linguistica. Anzi, in caso di inadempienza su tale diritto, le persone sorde “segnanti” potrebbero denunciare l’Italia sia alla Corte di Giustizia Europea, sia alla Segreteria Generale dell’ONU, in forza delle Convenzioni europee e della Convenzione ONU, con conseguente condanna dell’Italia sia al pagamento di multe, sia all’esposizione del ludibrio internazionale, per mancato rispetto delle minoranze linguistiche.
5. E ancora, se la LIS diventasse lingua di una minoranza linguistica ai sensi dell’articolo 6 della Costituzione, si dovrebbe tener presente che, malgrado il divieto di maggiori spese sancito dfall’articolo 3 della Proposta di Legge, tutti i sordi segnanti avrebbero facile gioco ad ottenere dalla Corte Costituzionale la declaratoria di incostituzionalità di quello stesso articolo 3, dal momento che è costante giurisprudenza della Corte – da ultima la Sentenza 80/10 – che il nucleo essenziale di un diritto costituzionalmente garantito non può essere insoddisfatto neppure per motivi di vincoli di bilancio.
6. Cosa diversa è invece l’interpretazione dell’articolo 2 della Proposta di Legge, laddove sono indicate le materie che dovranno sviluppare i regolamenti attuativi della stessa, con riguardo ai diritti ivi contenuti. Infatti, tutte quelle materie indicate sono già previste dalla nostra normativa e garantiscono alle persone sorde “segnanti” – a spese delle Province – interpreti gestuali a scuola (lettera b), a spese delle università l’interprete gestuale durante le lezioni (lettera c), a spese dello Stato interpreti in sede giurisdizionale (lettera d), a spese della RAI TV l’interprete gestuale in alcune trasmissioni di telegiornali (lettera e), a spese pubbliche l’attuazione degli articoli dal dodicesimo al diciottesimo della Legge 104/92 per l’inserimento scolastico e lavorativo (lettera f), a spese infine degli interessati l’accompagnamento di interpreti gestuali in tutti gli uffici pubblici, ragion per cui la normativa assegna alle persone sorde l’indennità di comunicazione, indipendentemente dalle condizioni economiche.
Piuttosto interessante è poi la lettera a del comma 1 dell’articolo 2, dove si prevede la normazione puntuale di interventi precoci in campo diagnostico, logopedico, protesico ed educativo, attualmente previsti da numerose norme in modo generico e non vincolante, che dovranno invece prevedere sanzioni in caso di inadempienze. E tali sanzioni saranno conseguenti alla qualificazione – prevista nella stessa lettera a – di tali interventi, come «livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione», cioè da realizzare in modo generalizzato e uniforme su tutto il territorio nazionale.
Ancora interessante è il riferimento costante in tutto il testo non solo alla LIS, come mezzo comunicativo, ma anche a mezzi informatici e alla sottotitolazione, che amplia e ammoderna i mezzi comunicativi per le persone sorde.
Da segnalare, infine, sempre nel primo comma dell’articolo 2, il riferimento alla procedura secondo cui i contenuti degli emanandi Regolamenti verranno formulati «sentite le associazioni di rilevanza nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde», in ossequio all’articolo 18 della Costituzione sul pluralismo associativo.
In conclusione, se la Camera sopprimerà, nell’articolo 1, commi 2 e 3 della Proposta di Legge, il riferimento all’articolo 6 della Costituzione, non solo si eviterà un sicuro vizio di incostituzionalità di questo interessante testo, ma si avrà un articolato normativo snello e con alcuni spunti innovativi significativi, che spinge a chiederne l’immediata approvazione e la rapida attuazione tramite la l’emanazione dei regolamenti applicativi.
In tal senso, bisogna dare atto alle due principali associazioni di tutela delle persone sorde italiane – l’ENS (Ente Nazionale per la Protezione e l’Assistenza dei Sordi) e la FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi) – di essere riuscite a contribuire a far formulare dal Parlamento questa interessante Proposta di Legge che – se emendata dalla Camera come sopra auspicato – sarà un punto importante nel faticoso cammino di inclusione sociale delle persone sorde in Italia.
Salvatore Nocera. Fonte: superando.it 23 maggio 2011
Che fareste se il Parlamento europeo a un certo punto disconoscesse l’italiano (inteso come lingua) e lo trasformasse in “Dialetto dello Stivale”? Se a un certo punto l’italiano fosse svilito tanto da considerarlo un idioma locale saremmo tutti più poveri, non è vero?
E allora perché il Parlamento italiano vuole togliere dignità alla lingua parlata in Italia dai sordi? La denuncia viene da Emanuele Arzà, presidente della sezione spezzina dell’Ente nazionale sordi (Ens). Dal 25 al 27 maggio i sordi da tutta Italia saranno a Roma per protestare contro questa storia dell’assurdo che raccontiamo con le parole di Arzà.
“Tanto per rimanere in tema di disabili ugualmente incazzabili, vorrei raccontare una realtà forse sconosciuta. L’Ens è un’ associazione storica che si occupa di integrazione sociale, scolastica e lavorativa delle persone sorde nella loro vita. Si occupa quindi di accessibilità e di integrazione. La nostra disabilità è una disabilità che non si vede: ci si accorge del nostro handicap solo al momento di stabilire una comunicazione. Ahimè… Questa è la nostra sfortuna: proprio per il fatto di non essere visibile di primo acchito, presta il fianco a pregiudizi e quindi a comportamenti, talvolta in buona fede, discriminatori.
Quando dico associazione storica, mi riferisco agli ottant’anni di storia in cui i sordi hanno ottenuto attraverso lotte e sacrifici sempre più diritti scontati per persone normodotate: potersi sposare, poter gestire e possedere un patrimonio, poter lavorare, poter studiare…. Sembra strano ma è storia relativamente recente l’abrogazione dell’art. 340 del vecchio Codice Civile nel 1942 in cui si recitava che i sordi erano di ufficio inabili”.
La premessa di Arzà serve per raccontare quanto sta accadendo alla comunità dei sordi. “Come tutte le minoranze linguistiche e culturali, ha una propria storia, tradizioni, una propria cultura ed una propria lingua.
La nostra lingua è la Lis (Lingua dei segni italiana) ed è una lingua visiva: si comunica con le mani, il corpo e le espressioni del viso (è una definizione molto riduttiva ma che rende bene l’idea… per maggiori approfondimenti, basta cercare su Internet) ed ha precise regole ed una sua grammatica come tutte le altre lingue verbali “tradizionali” (italiano, dialetti, spagnolo, inglese, francese per capirci…).
Questa anormalità (secondo i normodotati) nella comunicazione, l’uso della vista anziché dell’udito, presta ulteriore fianco ai pregiudizi: ancora oggi si crede (e si è pure convinti fino alla paranoia) che chi segna in LIS non può imparare a parlare, non sa scrivere, ha un lessico limitato, regredisce il sordo al livello delle scimmie. Ebbene, io sono sordo, parlo, scrivo, e sono talmente scemo che mi sforzo anche di dimostrare di essere alla pari con i normodotati che mi circondano quando potrei farne a meno dal momento che non ho bisogno di dimostrare quanto valgo a persone che soffrono di chiusure mentali e si fermano di fronte all’apparenza ed ai pregiudizi (e mi creda, non ne incontro poche…)”.
“Prima parlavo di anormalità della comunicazione: basterebbe aprire un secondo la mente e pensare a come potrebbe comunicare uno che non sente. Se non sente, urlare non serve. Eppure c’è chi non ci pensa… E urla fino a scoppiargli le vene sul collo. E proprio sulla nostra lingua casca l’asino.
Qualche volta mi vergogno di essere italiano… In Europa, ma anche in diversi paesi del mondo, le Lingue dei Segni nazionali sono state riconosciute mentre in Italia ancora si rimanda.
L’Ens nazionale, insieme ai dirigenti ed agli associati di tutta Italia, sta conducendo una battaglia da molti anni perchè venga riconosciuta la LIS, Lingua Italiana dei Segni, come la nostra lingua, quella che rappresenta la nostra cultura, la fotografia della nostra identità”.
“E invece non è così”, denuncia il presidente dell’Enzi di la Spezia. “Sul sito della commissione Affari Sociali della Camera, cui è stato assegnato questo disegno di legge 286, è possibile monitorare la situazione e rendersi conto di come durante l’audizione del 3 maggio ha preso piede tra i vari parlamentari presenti la possibilità di cambiare LIS in LMG (linguaggio mimico gestuale)”.
Solo una questione di sigle e nominalismi? Neanche per idea. “In sostanza, per motivi che non voglio sindacare, si vuole ritornare indietro di 30 anni quando la LMGI esisteva ma era il prodotto di un’ ignoranza culturale vetusta che non riconosceva alla LIS lo status di lingua pura, al pari di quelle parlate. Si vuole ridurre un patrimonio ed una ricchezza culturale ad un semplice ricettacolo di gesti? Si vuole paragonare persone sorde che comunicano con l’unico mezzo che gli è permesso a mimi?”
Non solo in italiano ma anche in altre lingue la LIS è una lingua vera e propria, con le sue regole e la grammatica, pura rappresentazione di una minoranza linguistica culturale… “È come se invece di chiamare lingua italiana da domani l’Ue decidesse di cambiare il nome e di chiamare la nostra lingua: dialetto dello Stivale. Lo accettereste? Ecco perchè ci mobilitiamo venendo da tutta Italia a Roma il 25, 26 e 27 maggio…. e scusate se è poco”.
Carlo Chianura. Fonte: repubblica.it 24 maggio 2011
Più che semplici divergenze, è un vero e proprio abisso. L’arrivo a Montecitorio della legge che riconosce la Lingua dei segni ha provocato l’ennesimo scossone nei rapporti già turbolenti fra le due principali associazioni che rappresentano le persone sorde: l’Ens (Ente nazionale sordi, componente della Fand) e la Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi, che invece aderisce alla Fish).
Nel corso delle audizioni informali che la Commissione Affari sociali della Camera ha tenuto ieri (24 maggio n.d.r.) sul testo di legge in esame, Antonio Cotura, presidente di Fiadda, non ha usato mezzi termini: “La Fiadda – ha detto – è contraria all’approvazione perché la proposta di legge reca elementi che non corrispondono all’attuale realtà delle problematiche legate alla sordità, non si esplicita chiaramente l’importanza ed il significato dell’acquisizione del linguaggio verbale da parte delle persone sorde e non viene data sufficiente attenzione all’attualità della sordità infantile vista oggi dal mondo medico scientifico come un problema in via di risoluzione definitiva”.
Per Cotura l’approvazione “rappresenterebbe una violenta discriminazione verso la maggioranza delle persone sorde inscrivendole con forza di legge alla comunità sorda ed alla cultura sorda, contro la propria volontà e contro le proprie scelte di vita”. Uno dei punti critici del testo approvato al Senato – ha inoltre affermato – è il riferimento all’art.6 della Costituzione, che parla di tutela delle minoranze linguistiche, il che non apparirebbe corretto, sia perché le persone sorde non sono una minoranza linguistica, sia perché – viene fatto notare – lo stesso testo di legge precisa anche che il provvedimento non deve portare nuove spese per lo Stato, che però, con un simile rimando alla costituzione, difficilmente potranno non essere sostenute per garantire la tutela di questa “minoranza linguistica”, per quanto sui generis.
Insomma, ha concluso Cotura, “purtroppo il testo all’esame, così come trasmesso dal Senato, non può trovare l’approvazione della Fiadda: la reale partecipazione alla vita collettiva, l’autonomia ed indipendenza da parte delle persone sorde, non può che passare oggi attraverso il più ampio recupero della capacità percettiva uditiva”.
Tutt’altra musica, invece, sul versante dell’Ens (che ha appoggiato i tre giorni di sit-in e manifestazioni di piazza organizzati dal comitato “Lis subito!”: oggi (25 maggio n.d.r.) a Roma una tappa a piazza Santi Apostoli, da domani sit-in davanti a Montecitorio).
Secondo l’Ente nazionale sordi il riconoscimento è fondamentale per dare certezza alla Lis, fissando un percorso di formazione standardizzato per interpreti e un riconoscimento professionale che garantisca livelli qualitativi omogenei: in particolare si sottolinea che la Lis è una vera lingua, non un linguaggio primitivo e nemmeno un metodo di riabilitazione, ma un vero e proprio codice completo, con una propria struttura morfosintattica.
Riconoscere la Lis aprirebbe vantaggi e garantirebbe diritti nell’ambito della scuola, della comunicazione, della cultura, nella vita quotidiana, in linea con i principi della Convenzione Onu. “Purtroppo non tira una bella aria – dice Ida Collu, presidente nazionale Ens – perché dai lavori della Commissione e dalle audizioni sembra ormai acquisita l’idea di apportare modifiche al testo approvato al Senato, che era stato approvato all’unanimità dopo tre anni di iter legislativo e con significative modifiche rispetto all’impianto originario”.
Secondo Collu, “modificare il testo alla Camera equivale a metterlo su un binario morto: possiamo dimenticarci il riconoscimento”. E contrattacca, criticando apertamente la Fiadda e affermando che “non sarà mai possibile trovare un punto d’incontro tra chi, come noi, rispetta gli altri e il diritto a scelta, e chi, invece, gioca una partita tutta illiberale ed ideologica contro la Lis, cercando di imporre ai sordi le proprie scelte”.
“Solo votando il testo già approvato dal Senato, peraltro molto equilibrato e rispettoso delle sensibilità e di tutti, segnanti e oralisti, protesizzati ed impiantati, sarà possibile – conclude Collu – raggiungere il traguardo: tutte le altre soluzioni sono soltanto l’ennesima presa in giro”. (ska)
Fonte: superabile.it 25 maggio 2011
Lingua dei Segni. Associazioni spaccate. E la Legge ora é a rischio
Associazioni spaccate, con una frattura che appare – almeno a breve – insanabile e con il riconoscimento della lingua dei segni (Lis) che fa un cospicuo passo indietro, proprio alla vigilia dell’esame alla Camera del testo già approvato al Senato dodici mesi fa.
E’ il risultato della giornata di audizioni informali che ieri, davanti alla Commissione Affari Sociali di Montecitorio che deve decidere sul testo di legge che riconosce la Lis, ha visto sfilare le principali associazioni delle persone sorde: l’Ens (Ente nazionale sordi), la Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi), l’Isiss, l’Associazione sordi Antonio Provolo, il Comitato genitori disabili uditivi, insieme alle figure lavorative interessate alla legge, rappresentate dall’Anios (Associazione interpreti di lingua dei segni italiana) e dall’Animu (Associazione nazionale interpreti di lingua dei segni italiana).
Alle perplessità che nelle ultime settimane si sono fatte strada fra i parlamentari che devono decidere se dare il proprio assenso al testo uscito dal Senato o se modificarlo in qualche parte, si aggiunge ora l’evidenza di un mondo associativo completamente spaccato: ai poli opposti, e non è una novità, ci sono da un lato l’Ens, che spinge per il via libera alla legge e per il riconoscimento della Lis, e dall’altro la Fiadda, che si mette di traverso esprimendo totale disapprovazione per i contenuti del testo in discussione.
La frattura ricalca la consueta distinzione fra i segnanti, le persone sorde che per esprimersi utilizzano la Lis, e gli oralisti, che puntano invece sulla diagnosi precoce infantile e mettono l’accento sul progresso medico e tecnologico, capace con la chirurgia dell’impianto cocleare e la protesizzazione con apparecchi acustici digitali di consentire anche alle persone sorde di apprendere il linguaggio e di favorire l’oralità. Due filosofie, ma anche due stili di vita, che rimangono lontane senza riuscire a trovare un compromesso duraturo.
In estrema sintesi, la Fiadda rimprovera alla legge di non rispondere alle problematiche attuali della sordità, ignorando completamente il punto di vista medico e la necessità della diagnosi precoce infantile, che fanno della sordità infantile “un problema in via di risoluzione definitiva”. Uno dei punti critici più rilevanti del testo approvato al Senato è poi il riferimento all’art.6 della Costituzione, che parla di tutela delle minoranze linguistiche, che sarebbe impreciso e foriero di fraintendimenti giuridici.
L’Ens invece rivendica alla Lis il rango di “vera lingua”, il cui riconoscimento aprirebbe vantaggi e garantirebbe la tutela di numerosi diritti, dando un quadro normativo certo e garantendo adeguata formazione. In Parlamento, fra i componenti della Commissione, pare avanzare la volontà di modificare il testo: un orientamento sposato ormai da alcuni gruppi parlamentari (Udc, Lega, Italia dei Valori) e sposato anche da alcuni parlamentari del Pd (che ufficialmente è a favore del testo, insieme al Pdl). Ieri è spuntata anche l’ipotesi di dividere in due l’attuale disegno di legge, dal titolo “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”, trattenendo in Commissione Affari Sociali la prima parte ed rinviando per competenza la seconda, quella sulla Lis, alla Commissione Cultura. Non è detto che così accada, ma certamente è un ulteriore indizio che il testo, così come approvato dal Senato, potrebbe essere arrivato al suo capolinea.
Fra le altre associazioni, Comitato genitori e Associazione Provolo affiancano la Fiadda nel chiedere alla Commissione di modificare profondamente o di ritirare il testo, mentre l’Isiss e le due associazioni di interpreti Anios e Animu hanno ribadito, con l’Ens, le ragioni del riconoscimento. Ente nazionale sordi che, peraltro, in questa fase attraversa da oltre un mese un difficile momento interno, con 19 presidenti regionali che hanno votato una mozione di sfiducia nei confronti della presidente Collu per un suo ruolo dirigenziale assunto in un movimento politico: una divisione interna che, fra accuse reciproche e riferimenti allo Statuto, pare destinata a durare almeno fino al Congresso nazionale fissato per la metà di giugno. (ska)
Fonte: superabile 25 maggio 2011
LIS, la lingua dei sordi. Manifestazioni a Roma: la Politica non l’accetta
Sono 70mila e indignati: sono i sordi di tutta Italia. Dopo trent’anni, nonostante la Comunità scientifica mondiale sia concorde nel riconoscere la “Lingua dei Segni” come strumento essenziale di comunicazione tra le persone non udenti, alla Camera dei Deputati non passa la legge che istituzionalizza e regolamenta la LIS (Lingua dei segni italiana), pur essendo stata approvata in Senato.
Per questo le loro più alte rappresentanze fino a giorno 27 maggio sono in campo per far valere i loro diritti negati: primo fra tutti il diritto alla comunicazione, con un sit-in no stop a piazza Ss. Apostoli e a piazza di Montecitorio. A loro si sono aggiunti in solidarietà simultanea gli udenti addetti ai lavori e i sordi di Washington e Londra che – altrettanto indignati in merito a tale decisione dell’attuale politica italiana – stanno manifestando a casa loro di fronte a sedi italiane la disapprovazione per una posizione tutta peculiare al nostro Paese.
Questo equivale a dire che se un sordo residente in Spagna, Germania, nonchè ovviamente Stati Uniti (dove da oltre venti anni esiste l’unica Università al mondo per persone sorde, la “Gallaudet University”) può a casa propria avvalersi di uno strumento che lo faccia sentire completamente integrato nella società in cui vive.
“Sono anni che supportiamo i sordi in questo percorso di integrazione, con una ricerca in tal senso datata solo da noi 1980, (in America 1960 e negli altri paesi europei subito a seguire ), una ricerca portata avanti dal Cnr-psicologia del linguaggio, dal Silis (studio e informazione sulla Lingua dei segni) , dall’Ens (Ente Nazionale Sordi), dall’Anios (Associazione Nazionale Interpreti della Lingua dei segni), nonchè da migliaia di volontari tra sordi e udenti. “Da sempre i sordi insieme agli udenti sono uniti in collaborazioni e associazioni verso un unico obiettivo, quello di una società civile dove il diverso sia considerato al pari del forte e normodotato, perchè con la stessa dignità”, ci spiega Anna Maria Peruzzi, udente, veterana della LIS e interprete storica Anios, nata udente da due genitori sordi (quindi bilingue a tutti gli effetti ).
“Sono anni che portiamo avanti battaglie a suon di ricerche (“silenziose”, ma ugualmente approfondite dal punto di vista scientifico e culturale) e proprio adesso che sembrava ce l’avessimo fatta essendo passata in Senato, la legge viene bloccata con assurde motivazioni senza oggettive fondamenta, come “…Non esiste differenza tra linguaggi e lingua” (Maria Antonietta Cosciani), “Pur ritenendo l’obiettivo di promuovere l’integrazione sociale delle persone sorde unanimemente condiviso, la proposta di legge privilegia in modo unilaterale la lingua dei segni (Paola Binetti)”.
Afferma Peruzzi: “Alla lingua italiana, come a tutte le altre lingue , nel corso della storia dell’evoluzione dell’umanità, sono state riconosciute istituzionalmente caratteristiche e peculiarità, grammaticali e non, perciò quello che chiedono i sordi e noi con loro , è semplicemente la stessa cosa, un riconoscimento dell’evoluzione della loro lingua italiana, quella dei segni, che hanno usato fin dalla nascita, che nulla ha a che vedere con dei semplici… gesti. Perchè tale è la lingua dei segni, e non mi stancherò mai di ripeterlo sia come ricercatrice sia come figlia di sordi: la LIS ha una sua grammatica con tanto di regole, eccezioni e peculiarità, ci vogliono cinque anni solo per impararla a comprendere e tradurre”.
Laura Palandino. Fonte: prisma news.net
I sordi invisibili
Scrivo due parole sulle manifestazioni a favore della LIS che hanno avuto luogo a Roma in questi giorni. Si fa presente che durante le audizioni svolte alla XII Commissione Affari sociali della Camera, il giorno 24 maggio scorso, il Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi, l’Associazione Provolo e la FIADDA (famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi) si sono pronunciate contro l’approvazione della legge, a favore erano invece l’ENS, le due associazioni di interpreti gestuali ANIMU e ANIOS nonché la scuola ISSIS (Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi).
Vogliamo sottolineare che noi siamo contrari all’approvazione della LIS perché dietro l’approvazione medesima si celano solo interessi di carattere strettamente economici e non la cura della sordità. Ricordiamo inoltre che per tutti coloro che utilizzano o desiderano utilizzare la comunicazione gestuale, (la cosiddetta LIS) il diritto è già tutelato consolidato dalla Legge quadro n.104/92 (art,8 e 9) e per la frequenza all’Università dalla Legge n.17/99.
Non è neppure possibile parlare di bilinguismo per i bambini audiolesi perché, come già affermato dalla Comunità Scientifica, durante l’audizione alla XXII Commissione della Camera del 18 maggio, essi tenderebbero a preferire il canale visivo integro, e quindi l’uso della LIS, a quello uditivo, deficitario, a danno dell’abilitazione orale e a scapito dell’apprendimento della lingua orale.
Gli audiolesi, nati o diventati sordi profondi bilaterali entro il terzo anno di vita ed unici ad avere problemi nell’apprendimento della lingua, sono in Italia lo 0,04% della popolazione, cioè solo 23.000 su 60 milioni di abitanti, con in media 2 nati all’anno per provincia. Di questi 23.000, oltre il 90% ha genitori udenti.
La dispersione geografica di questi in tutto il paese, insieme alla mancanza di una radice culturale comune fa cadere i presupposti per una comunità e quindi per una lingua naturale e identitaria dei sordi. La LINGUA NATURALE DEI SORDI E’ LA LINGUA ORALE, LA LINGUA ITALIANA infatti i bambini nati sordi hanno la lallazione e non iniziano a “naturalmente” a gestire!
La sordità è una disabilità e non può costituire tratto aggregante di una comunità. Chi sostiene il riconoscimento della LIS deve essere conscio che questo significa un cambiamento di status per cui i sordi non sarebbero più disabili, ma appartenenti ad una minoranza linguistica. Ne consegue che essi dovrebbero rinunciare a tutte le tutele economiche, sanitarie, sociali e lavorative previste dalle norme sulla disabilità per usufruire altresì di quelle previste per le minoranze linguistiche. In sostanza si deve scegliere se essere disabili o minoranza linguistica, le due cose sono tra loro incompatibili.
Come già sostenuto dalla Comunità Scientifica, se viene messo in atto un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico TUTTE LE PERSONE AUDIOLESE POSSONO PARLARE. “È solo la lingua che ci fa uguali” (don L. Milani), come dimostrato da tutte le persone audiolese che parlano e sono quindi INVISIBILI, INTEGRATE nella società di tutti.
Per raggiungere l’obiettivo della piena inclusione, come la Comunità Scientifica ha riaffermato, è necessaria la messa in atto di un adeguato protocollo sanitario, educativo e scolastico che sia unico a livello nazionale e non disomogeneo a seconda delle diverse politiche Regionali.
Nello specifico, tale protocollo comprende screening neonatale, diagnosi, protesizzazione o impianto cocleare e abilitazione alla parola. È solo in questo modo che i nostri figli saranno liberi dall’handicap dato dal deficit uditivo e dall’assenza della lingua orale e la loro disabilità sarà minimizzata, con grande vantaggio sociale economico e culturale.
Per il Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi: Laura Brogelli e Cesarina Pibiri
Fonte: sora24.it 27 maggio 2011
Audizione della XII^ Commissione Affaru Sociali Camera dei Deputati. Comunicato ENS
Il 24 maggio dalle 12.30 alle 14.30, si è tenuta presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati l’audizione congiunta dell’ENS e delle associazioni: Comitato Genitori Disabili Uditivi (Valentina Paoli); Fiadda (Antonio e Valeria Cotura); Associazione Sordi Antonio Provolo (Dalla Bernardina – Lodi Rizzini); ISISS (Prof. Francesco Di Tullio – Prof.ssa Elena Radutsky); ANIMU (Dino Giglioli – Marco Pinchera); ANIOS (Marcello Cardarelli)
L’audizione è stata aperta dall’ENS, con il mio intervento in deciso sostegno della necessità di approvare il testo già votato all’unanimità in Senato, per ragioni di opportunità legislativa e di coerenza con la letteratura scientifica e la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Fiadda, Comitato Genitori, e Associazione Provolo, si sono dichiarare, come prevedibile, apertamente contro la LIS, chiedendo alla Commissione di modificare profondamente se non addirittura di ritirare il testo (Comitato Genitori).
L’ENS, l’ISISS e le due associazioni di interpreti ANIOS e ANIMU, con appassionati e competenti interventi, hanno ribadito alla Commissione le ragioni di un riconoscimento che ormai i sordi attendono da tanto tempo.
La posizione dellaCommissione Affari Sociali: erano presenti (potrei dimenticare qualcuno) il Presidente, On. Giuseppe Palumbo (Pdl), i due Vice Presidenti, On. Carlo Ciccioli (Pdl) e On. Gero Grassi (PD e relatore del provvedimento), l’On. Lucio Barani (Capogruppo Pdl in Commissione), l’On. Carla Castellani (Pdl) l’On. Margherita Miotto (Capogruppo PD), l’On. Luciana Pedoto (PD), l’On. Vittoria D’Incecco (PD) ed infine gli On. Maurizio Turco e Maria Antonietta Coscioni, del Partito Radicale.
Devo purtroppo dirvi che non tira una bella aria.Dalla lettura dei resoconti stenografici dei giorni scorsi dei lavori della Commissione e dalle audizioni di oggi, sembra infatti ormai acquisita l’idea di apportare modifiche al testo approvato al Senato.
Questo è un problema, perchè in Italia per l’approvazione di una legge vige il bicameralismo perfetto. Con questo sistema un disegno di legge deve essere approvato in un identico testo in tutti e due i rami del Parlamento. Se dopo l’approvazione in uno dei due rami (nel nostro caso il Senato), il testo viene modificato dall’altro ramo (la Camera), dovrà ritornare nuovamente al Senato che lo ha esaminato per la prima volta, per essere nuovamente approvato.
Inoltre, Camera e Senato possono teoricamente continuare ad apportare modifiche al testo votato dall’altro ramo, allungando indefinitamente i tempi dell’approvazione della legge.
A cause di questo macchinoso procedimento legislativo, spesso, in Italia, quando non si vuole approvare una legge, basta modificarla e farla “rimbalzare” tra Camera e Senato.
Ebbene, dopo tre anni di iter legislativo in Senato, in cui peraltro in testo è stato approvato all’unanimità dopo un approfondito confronto parlamentare e significative modifiche rispetto all’impianto originario, modificare il testo alla Camera equivale a metterlo su un binario morto.
Se poi leggete nei resoconti dei lavori della Commissione per quali ragioni si vuole modificare il testo approvato dal Senato, capirete facilmente che si tratta di motivi del tutto strumentali.
L’On. Binetti (UDCpTP), ad esempio, nella seduta del 3 maggio 2011, ha dichiarato che “La proposta di legge approvata dal Senato … privilegia in modo unilaterale la cosiddetta lingua dei segni, che, a suo avviso, sarebbe più corretto definire come linguaggio o tecnica comunicativa mimico-gestuale”, mentre l’On. Farina Coscioni, dopo aver condiviso quanto osservato dalla collega Binetti, ha auspicato l’introduzione di “proposte di modifica concrete del provvedimento in esame, a cominciare dal titolo, nel quale sarebbe più corretto fare riferimento al linguaggio o alla tecnica dei segni, anziché alla lingua”.
Insomma, dopo il lavoro fatto in Senato in questi tre anni e smentendo tutta la letteratura scientifica italiana ed internazionale dagli anni ’60 ad oggi, si vuole mettere in discussione perfino la natura della LIS, che non sarebbe più una“lingua” ma una “tecnica dei segni”.
La posizione dell’On. Farina Coscioni è stata oggi, inoltre, arricchita anche dalla la richiesta di dividere in due l’attuale Disegno di Legge “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”, trattenendo in XII Commissione Affari Sociali la prima parte ed rinviando per competenza la seconda, quella sulla LIS, alla Commissione Cultura.
Così ricominciamo da capo l’iter legislativo e ci dimentichiamo del riconoscimento.
Questa, tuttavia, nella confusione del momento, è più o meno la posizione prevalente dei Gruppi parlamentari, sposata nei giorni scorsi oltre che da alcuni parlamentari del PD anche dalla Lega e in modo più cauto dell’Italia dei Valori.
Restano a favore dell’attuale testo sulla LIS il Pdl ed una parte del PD, come l’On. Luciana Pedoto e – (mi è sembrato) – l’On. Vittoria D’Incecco che, in occasione dell’audizione di oggi, ha chiesto come mai le persone sorde segnanti accettino anche la libertà di scelta di chi sostiene l’oralismo o promuove l’impianto cocleare, mentre questi ultimi neghino il diritto di scelta.?
E’ già perché è proprio questo il punto.
Non sarà mai possibile trovare un punto d’incontro tra chi, come noi, rispetta gli altri e il “diritto a scelta” e chi, invece, gioca una partita tutta illiberale ed ideologica contro la LIS, cercando di imporre ai sordi le proprie scelte.
Per questo dobbiamo essere tutti in piazza per la LIS, sordi e non, giovani e meno giovani, TUTTI, famiglie e professionisti, operatori ed accademici, per chiedere al Parlamento di non prenderci in giro e di darci finalmente il riconoscimento della LINGUA dei Segni e con essa il “diritto di scelta”.
Solo votando il testo già approvato dal Senato, peraltro molto equilibrato e rispettoso delle sensibilità e di tutti, segnanti e oralisti, protesizzati ed impiantati, sarà possibile raggiungere il traguardo, Tutte le altre soluzioni sono soltanto l’ennesima presa in giro.
FORZA LIS, FORZA ENS!!!
Il Presidente Nazionale ENS Gr. Uff. Ida Collu. Fonte: ens.it