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Timestamp: 2018-04-27 04:52:06+00:00
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Aliquota Ici deliberata dalla Giunta anziché dal Consiglio Comunale
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Anche la Corte di Cassazione ne ha dichiarato la illegittimità
In uno dei miei primi articoli pubblicati, risalente all’aprile del 2002, ho trattato del problema della illegittimità, alla luce della normativa esistente, dell’aliquota Ici fissata dalla Giunta anziché dal Consiglio Comunale.
In quella sede, si paventò come tale illegittimità si sarebbe verosimilmente risolta in una serie di istanze di rimborso per le maggiori somme pagate dai cittadini, insieme ad una valanga di ricorsi.
Il problema, come si ricorderà, nasceva dall’articolo 6 del decreto istitutivo dell’ICI, Decreto Legislativo del 30 dicembre 1992, n. 504, il quale dispone che “L’aliquota è stabilita dal Comune, con deliberazione da adottare entro il 31 dicembre di ogni anno, con effetto per l’anno successivo. Se la delibera non è adottata entro tale termine, si applica l’aliquota del 4 per mille, ………..”.
Tale norma andava a modificare (per effetto della L. n. 662/96, legge finanziaria per il 1997) quella preesistente, che espressamente assegnava alla Giunta la competenza a deliberare in materia.
Tale modifica ha generato dunque la tesi per cui essa non poteva non intendersi nel senso della sostituzione delle competenze della Giunta con quelle del Consiglio Comunale. Il legislatore, insomma, nel riportare il sostantivo “Comune” in vece di uno dei suoi organi deliberanti, ha intesi rinnovare rispetto al passato, implicitamente individuando nel Consiglio Comunale l’organo competete a deliberare le aliquote di imposta (cfr. sentenze della I sezione del TAR Toscana, nn. 1123/1999 e 679/1998).
Parallelamente, tuttavia, la giurisprudenza del Consiglio di Stato, basandosi su altre motivazioni, ha dato il destro ad alcune Commissioni per negare la legittimità dell’Ici anche per le annualità precedenti il 1997.
Il Consiglio di Stato, infatti, prescindendo dalla modifica normativa suesposta, con due sentenze (di cui una del 1996 e l’altra del 1997) aveva affermato che la competenza alla determinazione dell’aliquota Ici diversa dal 4 per mille fosse comunque di esclusiva spettanza del Consiglio Comunale e non della Giunta, e ciò sulla base dell’articolo 32 lett. g) della Legge n. 142/90, recante l’ordinamento delle autonomie locali.
Sulla scorta di tale indirizzo, si sono formate le seguenti sentenze favorevoli al contribuente:
– Commissione Tributaria Provinciale di Torino, sez. IV, sentenza n. 68 del 2 giugno 1999, depositata il 17 agosto 1999, relativa a Ici del 1995;
– Commissione Regionale di Torino, Sezione XV, sentenza n. 55/01 del 21 febbraio 2001, depositata l’ 1 ottobre 2001, relativa anch’essa all’Ici del 1995.
Tuttavia, occorre registrare che la Cassazione ha successivamente espresso al riguardo un parere contrario a quello delle Commissioni Tributarie suesposte, nonché del Consiglio di Stato, sancendo, con la sentenza n. 7602/2002, che l’organo competente a deliberare l’aliquota Ici fino al 1996 fosse la Giunta Comunale, e non il Consiglio.
Tale sentenza, evidentemente, ha tuttavia tappato una falla ma ha lasciato aperta l’altra, altrettanto interessante, avendo implicitamente affermato che la competenza per gli anni dal 1997 deve intendersi attribuita al Consiglio comunale, a fronte della sopravvenuta modifica normativa.
La sentenza della Corte di Cassazione n. 3869/2005
Ultimamente, si segnala che, in riferimento al significato (di cui qui si tratta) da attribuire alla modifica legislativa dell’articolo 6, una presa di posizione netta e precisa è stata comunque adesso assunta dalla Corte di Cassazione, che ha emesso una sentenza che indubbiamente servirà a dare una impronta ancora più autorevole ai diritti dei contribuenti che possiedono immobili nei comuni che hanno deliberato tramite Giunta l’aliquota Ici.
Il caso era relativo all’Ici deliberata dal comune di Lucca con atto della Giunta Comunale n. 463/1997.
Con la sentenza n. 3869 del 31/1/2005, depositata il 24/2/2005, la Corte si è così espressa: <<Questa Corte ha avuto più volte modo di sottolineare che l’articolo 6 comma 1 del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, nella sua formulazione originaria, attribuiva bensì alla giunta comunale la competenza a determinare le aliquote Ici; ma tale disposizione, che costituiva una deroga al criterio stabilito dalla L. 6 agosto 1990, n. 192, il cui articolo 32 lettera g) demandava alla competenza esclusiva dei consigli comunali “l’istituzione e l’ordinamento dei tributi”, è rimasta in vigore solo fino al 1° gennaio 1997, cioè fino alla entrata in vigore dell’articolo 3, comma 53, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, che ha assoggettato l’ICI alla disciplina comune a tutte le altre imposte comunali (cfr. la sentenza di questa Corte n. 18541 del 4 dicembre 2003).>>
Pertanto, in riferimento all’Ici relativa agli anni 1997 e seguenti, si può concretamente affermare che la fissazione di un’aliquota diversa dell’imposta fosse di competenza del Consiglio Comunale, pena la nullità della stessa.
Il rimborso della maggiore imposta versata.
In riferimento al termine per richiedere il rimborso dell’imposta si ricorda che la situazione è la seguente:
– nel caso di versamento effettuato, i termini ancora a scadere, per i quali i contribuenti potrebbero produrre l’apposita istanza di rimborso sono quelli relativi all’Ici versata per gli anni 2002 e seguenti ;
– nei casi di insufficiente o omesso pagamento invece, il contribuente potrà attendere l’avviso di liquidazione o di accertamento del Comune, per poi versare quanto richiesto e quindi proporre ricorso con contestuale richiesta di rimborso.
In questo sito abbiamo predisposto un fac simile sia per l’istanza di rimborso (nel caso in cui si voglia seguire la prima strada indicata), sia per il ricorso, nel caso in cui invece si voglia contestare una richiesta del Comune.