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Timestamp: 2020-02-22 15:11:51+00:00
Document Index: 80352689

Matched Legal Cases: ['§ 460', '§ 460', '§ 198', '§ 9', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 43', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 83', '§ 21', 'sentenza ', '§ 460', '§ 257', 'sentenza ', '§ 57', '§ 302', '§ 164', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', '§ 460', '§ 57', 'sentenza ', '§ 12', '§ 258', '§ 491', '§ 491', '§ 407', '§ 491', '§ 491', '§ 260', '§ 491']

Nuovo Mandatsverfahren - decreto penale di condanna (StPO austriaca) | Filodiritto
Nuovo Mandatsverfahren - decreto penale di condanna (StPO austriaca)
Una delle innovazioni più incisive - e intorno alla quale sono sorte le maggiori controversie - introdotte dalla Legge federale n. 71 dell’agosto 2014, entrata in vigore l’1.1.2015, riguarda la reintroduzione, nella StPO (cpp), del cosiddetto Mandatsverfahren.
Questo tipo di procedimento speciale, che presenta notevoli analogie con quello previsto dagli articoli 459 e seguenti del codice di procedura penale italiano del 1988, era già stato in vigore fino al 31.12.1999, quando i §§ 460 e seguenti StPO vennero abrogati a seguito dell’introduzione della cosiddetta Diversion. Questo “vecchio” Mandatsverfahren era applicabile soltanto nei procedimenti dinanzi ai Bezirksgerichte in caso di condanna a pena pecuniaria non eccedente i 90 Tagessätze. Inoltre vi erano restrizioni per quanto riguardava il Verfall e la Einziehung (misure di sicurezza patrimoniali). Un altro motivo, per il quale il legislatore ritenne di dover abrogare i §§ 460 e seguenti StPO, era costituito dal “timore” che il neo-introdotto istituto della Diversion potesse avere un’applicazione soltanto marginale accanto al Mandatsverfahren.
Per la Abschaffung (abrogazione) della Strafverfügung militavano pure, secondo il legislatore, “rechtsstaatliche Bedenken” (dubbi sulla compatibilità di questo procedimento con alcuni principi cardine dello Stato di diritto e con la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4.11.1950).
Le voci che si sono levate contro la Wiedereinführung des Mandatsverfahrens, prima contro il disegno di legge governativo e contro la legge poi, sono state numerose, sia da parte di singoli giudici e PM (nonché dalla Richtervereinigung (Ass. Naz. Mag.) e da quella dei PM), sia da parte di larghi settori della dottrina.
Sta comunque di fatto che la Legge federale n. 71/2014, la Strafprozessnovelle 2014, è entrata in vigore all’inizio di quest’anno e con essa la nuova disciplina del Mandatsverfahren.
Ha ritenuto, il legislatore, di dover introdurre il Mandatsverfahren accanto alla Diversion in quanto, quando si procede per Vergehen (reati, per i quali è prevista la pena detentiva fino a tre anni) dinanzi al Bezirksgericht o al Landesgericht als Einzelrichter (giudice monocratico), il ricorso alla Diversion non infrequentemente non è ammissibile, ostandovi la Schwere der Schuld o il mancato adempimento a quanto previsto dal § 198 StPO. In questi casi, qualora la Sach- und Rechtslage sia tutt’altro che complicata, il ricorso ad una beschleunigten Verfahrensabwicklung si appalesa più che opportuno, anzi, secondo il legislatore, si imporrebbe in applicazione del cosiddetto Beschleunigungsgebot, sancito dal § 9 StPO. Lo “strumento” per addivenire ad una definizione rapida di procedimenti per reati, soprattutto di lieve entità, è stato individuato in un “deutlich verbesserten Mandatsverfahren” (in un Mandatsverfahren notevolmente migliorato). Dal punto di vista formale, va rilevato che il ricorso a questo procedimento presuppone una richiesta del PM diretta al giudice, il quale è tenuto a verificare, anch’esso, se sussistono tutti i presupposti previsti dalla StPO per il Mandatsverfahren, in particolare, se i fatti sono stati sufficientemente accertati (ausreichende Aufklärung des Sachverhaltes). L’indagato non ha diritto di chiedere che si proceda con il Mandatsverfahren; è però necessario che l’indagato, debitamente informato sulle possibili conseguenze della definizione del procedimento mediante Mandatsverfahren, manifesti il proprio consenso affinché possa essere adottato questo procedimento speciale.
L’indagato deve anche avere rinunciato espressamente che abbia luogo il dibattimento e deve esserci l’imputazione sotto forma di uno Strafantrag. Ciò implica che il PM deve avere già acertatato l’insus-sistenza di un motivo per cui avrebbe dovuto procedere ad Einstellung des Ermittlungsverfahrens (archiviazione), risp. potuto definire il procedimento a mezzo Diversion (“diversionelle Erledigung”). Anche al giudice incombe - nuovamente ed autonomamente - l’obbligo di verificare che non ci siano i presupposti per la Diversion o per un’altra definizione del procedimento.
Con riferimento ai presupposti di carattere sostanziale, va rilevato che il ricorso al Mandatsverfahren presuppone che il reato ascritto: 1) sia di competenza del Bezirksgericht o dell’Einzellrichter presso il Landesgericht, 2) non costituisca un Verbrechen (un reato per il quale è prevista la pena detentiva superiore a tre anni), 3) che l’imputato sia già stato sottoposto ad interrogatorio per il reato per il quale si procede (in tal modo, ad avviso del legislatore, viene assicurata l’osservanza del principio “des rechtlichen Gehörs”), 4) che le risultanze delle indagini espletate siano tali da consentire una compiuta valutazione dei fatti e delle circostanze rilevanti ai fini delle determinazioni in ordine alla Schuld- und Straffrage (alla responsabilità e alla determinazione dell’infligenda pena). Infine, il ricorso a questo procedimento speciale non deve pregiudicare i diritti e gli interessi dell’eventuale parte lesa, in particolare, quelli diretti ad ottenere il risarcimento dei danni cagionati dal reato.
Il provvedimento emanato dal giudice - che viene indicato nella StPO come “Strafverfügung” (trad. lett.: provvedimento di condanna), mentre la dottrina parla anche di “Mandatsurteil” - per quanto concerne i requisiti dello stesso, ricalca quelli dell’“Urteil in gekürzter Form” (della sentenza redatta in forma abbreviata).
La Strafverfügung deve contenere: 1) l’indicazione dell’autorità giudiziaria e il nome del giudice, 2) le generalità dell’imputato (ivi compresa l’indicazione della professione e della cittadinanza, 3) lo Schuld-spruch, con indicazione delle norme applicate, del fatto, la cui commissione si reputa provata, 4) l’indicazione del reato ascritto, 5) l’entita della pena inflitta, previa menzione dei criteri rilevanti per la determinazione della stessa, 9) l’avviso all’imputato del diritto di proporre Einspruch (opposizione), seguito dalla c.d. Rechtsbelehrung, la quale consiste nel “deutlichen Hinweis” che la Strafverfügung è equiparata, per quanto concerne gli effetti, ad una sentenza di condanna con passaggio in giudicato, qualora non venga proposto - in termine - opposizione (Einspruch).
La Strafverfügung può contenere soltanto la condanna a pena pecuniaria, oppure, se l’imputato era assistito da un difensore, la condanna a pena detentiva non superiore ad un anno, con la concessione della sospensione condizionale dell’intera pena (va rilevato in proposito che nel codice penale austriaco (StGB) è prevista anche la sospensione condizionale di parte della pena (bedingte Nachsicht eines Teiles der Strafe: § 43a StGB).
Come si vede, il nuovo Mandatsverfahren è suscettibile di un’applicazione molto più estesa rispetto a quella, prevista, fino alla fine del 1999, circoscritta, com’era, all’inflizione, esclusivamente, di una pena pecuniaria, che, per di più, non poteva superare i 90 Tagessätze e quindi mai essere inflitta nella misura massima di 180 Tagessätze. Verfall und Einziehung potevano essere disposti soltanto relativamente a cose che erano “in behördlicher Verwahrung” per cui queste misure erano escluse qualora le cose non appar-tenessero a persona che non aveva concorso nel reato.
E passiamo ai Rechtsmittel (impugnazioni) risp. ai Rechtsbehelfe ammissibili contro la Strafverfügung. In proposito va rilevato che contro questo provvedimento, assimilabile, una volta passato in giudicato, in tutti i suoi effetti, ad una sentenza (e, diciamo, anche dal punto di vista formale, accostabile ad una sentenza (e, precisamente, ad un Urteil in gekürzter Form), sono proponibili non soltanto tutti i gravami ammissibili contro una sentenza, ma pure l’Einspruch (opposizione). L’esperimento di quest’ultimo “rimedio”, per il quale è prescritta la forma scritta, comporta che debba procedersi a dibattimento. L’Einpruch - che va depositato presso il giudice a quo - non necessita di Begründung (indicazione dei motivi) essendo sufficiente che dallo stesso risulti la volontà di proporre opposizione.
Legittimati all’Einspruchserhebung (“einspruchslegitimiert”) sono: il PM, l’imputato e la p.o. A tal fine è previsto il termine - perentorio - di 4 settimane decorrente dalla data di notifica (ab Zustellung) della Strafverfügung e dello Strafantrag. La Zustellung all’imputato (ed eventualmente al di lui difensore, se è stato nominato) e alla p.o., deve avvenire con osservanza delle formalità prescritte dal § 83, comma 3, StPO che rinvia al § 21 dello Zustellungsgesetz (legge sulle notifiche), cioè a mani proporie. Avendo pure il PM diritto all’Einspruchserhebung, la Zustellung della Strafverfügung e dell’Einspruch deve essere fatta anche al PM ed essa avviene “auf behördlichem Wege”.
Posto che il Mandatsverfahren inizia su iniziativa del PM (che è il solo ad essere legittimato a dare avvio a questo procedimento), il fatto che ad essere einpruchsberechtigt sia anche il PM, potrebbe apparire, a prima vista, illogico. Non è però così. L’Antrag del PM e l’Einverständnis dell’indagato non implicano però che questi due soggetti condividano - oltre al modus procedendi - anche l’inflizione di una d e t e r - m i n a t a sanzione o, meglio, l’entità della medesima (che, non infrequentemente, viene ritenuta troppo ridotta dal PM ed eccessiva ad avviso del condannato). Pertanto “l’interesse” ad impugnare e la conseguente legittimazione all’impugnazione di queste parti del procedimento sono senz’ altro conformi ai principi fondamentali che disciplinano lo Strafverfahren.
Legittimata all’Einspruchserhebung è altresì la p.o. che viene messa in condizione di far valere - in sede dibattimentale - i propri diritti ed interessi, qualora l’indagato non abbia provveduto in una fase anteriore al risarcimento dei danni, ivi compresi anche quelli non patrimoniali.
Proposto l’Einspruch, incombe al giudice l’obbligo di valutare se la Einspruchserhebung è avvenuta tempestivamente (fristgerecht) e ad opera di chi è legittimato alla stessa; altrimenti ne deve essere dichiarata l’inammissibilità con Beschluss (ordinanza). Quest’ordinanza è impugnabile con Beschwerde (reclamo) dinanzi al Rechtsmittelgericht e il reclamo ha effetto sospensivo. Sussistendo i requisiti della legittimazione e quello della fristgerechten Einbringung, l’Einspruch deve essere considerato ammissibile e il giudice a quo è tenuto a fissare udienza per il dibattimento, dal quale è escluso - perché incompatibile - il giudice che ha emanato la Strafverfügung (detta, impropriamente, anche Mandatsurteil). In mancanza o in caso di intempestiva Einspruchserhebung oppure se il reclamo è stato rigettato dal Rechtsmittelgericht, la Strafverfügung - che, come già detto, è equiparabile ad una sentenza - diventa definitiva e deve essere eseguita (“ist zu vollstrecken”). Se l’Einspruch è stato accolto, la Strafverfügung, stante l’effetto sospensivo del reclamo, “kann nicht in Rechtskraft erwachsen”.
Già nella parte introduttiva di questo articolo, abbiamo accennato ai motivi che hanno indotto il legislatore non soltanto a reintrodurre il Mandatsverfahren, ma a consentirne l’applicazione anche qualora venga inflitta una pena detentiva; èvenuta meno la Beschränkung auf 90 Tagessätze (in caso di inflizione di pena pecuniaria) prevista dal “vecchio” § 460 StPO. L’obiettivo perseguito dal legislatore del 2014 è stato quello “die Strafe ressoursenschonend und rasch, ohne vorhergehende Hauptverhandlung zu verhängen” (infliggere la pena con un impegno di personale ridotto, oltre che rapidamente), in altre parole, sono state soprattutto considerazioni e valutatzioni di economia processuale a “guidare la mano” del Gesetzgeber.
Come (quasi) sempre succede in caso innovazioni, non sono mancate le critiche. Secondo parte della dottrina, il ricorso al Mandatsverfahren violerebbe “den Grundsatz der Öffentlichkeit” (il principio di pubblicità sancito dall’articolo 90, comma 1, Costituzione federale e verrebbe meno la “demokratische Kontrolle der Justiz”).
Questo controllo verrebbe eluso per effetto del “geheimen Aktenverfahren”, nel quale si sostanzierebbe il Mandatsverfahren. Ai cittadini sarebbe precluso di rendersi conto, in quale modo viene amministrata una parte - non indifferente - della giustizia penale; non avrebbero cognizione della reazione dello Stato a seguito della commissione di certi reati (sia pure “lievi”, ma, non troppo, dato che il ricorso al Mandatsverfahren, in alcuni casi, è ammissibile anche per reati di competenza del Landesgericht (Tribunale), sia pure in persona dell’Einzelrichter.
Reputano, alcuni cattedratici di rango, che il Mandatsverfahren, se da un lato presenta senz’altro aspetti positivi per l’imputato (che evita la “öffentliche Brandmarkung”, lo strepitus fori), dall’altro lato favorirebbe “Prozessabsprachen” non proprio caratterizzate, delle volte, da limpidezza e trasparenza, “Prozessabsprachen”, nei confronti dei quali l’OGH (Corte suprema) austriaco si è espresso in modo tutt’altro che lodevole e che ha ritenuto che non siano (il riferimento - evidente - è alla disciplina contenuta nella StPO (§ 257c) della RFT) nachahmenswert (degne di imitazione). Secondo l’OGH austriaco (si veda la nota sentenza del 2005) “sind Urteilsabsprachen wegen des eklatanten Widerspruches zu den tragenden Grundprinzipien des österreichischen Strafverfahrensrechtes, namentlich jenem zur – ein Kontrahieren des Gerichtes mit (mutmaßlichen) Rechtsbrechern ausschließenden – Erforschung der materiellen Wahrheit, prinzipiell abzulehnen und die Beteiligten disziplinärer (§ 57 öRDG) und strafrechtlicher Veranwortlichkeit (§ 302 ö StGB) aussetzen würden. Come ognuno può constatare, “l’Urteil” dell’OGH viennese sulle Urteilsabsprachen (o Verständigungen im Strafverfahren, che dir si voglia,), non poteva “vernichtender ausfallen”; il che non deve meravigliare, posto che, in un certo qual senso, non si fa altro che porsi, quasi, sullo stesso piano dei delinquenti, con i quali si “contratta”, come si è espressa la Corte suprema, la quale, evidentemente, non vede di buon occhio contatti tra delinquenti e chi è preposto ad una funzione giurisdizionale o giudiziaria. Autorevole dottrina ha postulato che comunque questi accordi non dovrebbero essere conclusi in modo più o meno segreto o comunque riservato, ma della loro “Entstehung” dovrebbero rimanere “nachverfolgbare Spuen”.
Concedendo alla p.o. il diritto di proporre opposizione contro la Strafverfügung, ad essa viene riconosciuta - sia pure indirettamente e potenzialmente - una funzione di controllo. La sede più opportuna per esercitare questo controllo (e per far valere i propri diritti al risarcimento dei danni), è quella dibattimentale, è la Hauptverhandlung, che necessariamente (salvo alcune eccezioni) deve essere pubblica (o perlomeno il dispositivo deve essere letto in pubblica udienza).
Secondo il legislatore, l’introduzione del Mandatsverfahren non diminuirà il ricorso alla diver-sionellen Erledigung (Diversion). A prima vista un assunto del genere potrebbe apparire privo di credibilità alcuna, essendo i paragrafi 460 e seguenti StPO stati abrogati proprio in concomitanza con l’entrata in vigore dell’allora (2000) neo-istituita Diversion. Va però osservato in proposito che l’avvio del “nuovo” Mandatsverfahren presuppone che vi sia già Anklage, per cui il PM deve avere già valutato l’ammissibilità, o meglio, la non ammissibilità del ricorso alla Diversion. Inoltre, non va dimenticato che la nuova disciplina del Mandatsverfahren - che, per altro, ha trovato una diversa collocazione (sistematica) nella StPO - obbliga il giudice espressamente, prima di emanare la Strafverfügung, di verificare esso stesso - ed autonomamente - l’insussistenza dei presupposti per la Diversion. Analogo “controllo” deve inoltre essere già avvenuto ad opera del PM che - naturalmente - non può inoltrare l’Antrag al giudice di procedere con il Mandatsverfahren, senza accertarne i presupposti. È da prevedere, tuttavia, che il ricorso alla Diversion potrà subire una diminuzione in quanto il Mandatsverfahren presenta un grande vantaggio rispetto alla Diversion: quello di evitare la “stigmatizzazione” connessa con il ricorso alla Diversion.
Contro il Mandatsverfahren si sono pronunziati anche cattedratici di rango, ritenendo questo procedimento “grundsätzlich problematisch” (già di per sè problematico). La Strafverfügung viene emanata soltanto sulla base/allo stato degli atti (auf Grund der Aktenlage); senza che, almeno di regola, cioè salvo Einspruch, l’indagato sia stato sentito dal giudice e senza che questi abbia potuto avere “einen persön-lichen, unmittelbaren Eindruck vom Beschuldigten” (un’impressione personale, diretta dell’imputato) “und von den Beweisen” (e delle prove). Il dibattimento offre anche maggiori possibilità di valutare la Schuld-fähigkeit dell’imputato. Si tratta di una gerichtlichen Entscheidung (in caso di mancato Einspruch) o Vorentscheidung (se viene proposto Einspruch), contro la quale l’imputato deve attivarsi (e questo è un onere non indifferente, anche dal punto di vista economico) tempestivamente, se vuole evitare una condanna suscettibile di passare, entro un tempo relativamente breve, in giudicato e passare per “Vorbestrafter” (pregiudicato).
È stato ritenuto che queste obiezioni siano superabili tenendo conto del fatto che - come già accennato sopra - l’imputato deve essere già stato interrogato sui fatti che gli vengono contestati. È stato fatto però notare che questa Venehmung deve essere avvenuta ai sensi del § 164 StPO, per cui il PM è facoltizzato a delegare l’incombente alla Kriminalpolizei, anzi, il già avvenuto interrogatorio dell’indagato, al quale si è proceduto nell’ambito delle indagini preliminari da parte di organi di polizia, può costituire “Vernehmung zum Anklagevorwurf”; ciò si verifica, se vi è identità tra il fatto contestato (e quello riportato nello Strafantrag) e il cosiddetto Abschlussbericht (informativa conclusiva) der Kriminalpolizei. Se invece si procede a dibattimento, l’imputato deve sempre essere interrogato dal giudice e all’imputato, in tale sede, è offerta la possibilità(facoltà) di addurre le proprie difese (e giustificazioni) e di rivolgere proprie domande anche a testi a carico. Nel Mandatsverfahren questa persönliche Anhörung durch den Richter non è zwingend vorgesehen (non è obbligatoria).
C’è chi ha affermato che il modus procedendi ora descritto, cioè l’Anhörung nur durch die Polizei, non può costituire una Anhörung da parte di un’autorità giudiziaria indipendente (ed imparziale!), come prevista dall’articolo 6, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4.11.1950; poco rispettosamente qualcuno si è espresso nel senso che un’audizione del genere sarebbe una Anhörung “in billiger Weise”.
È ben vero che l’imputato può proporre - entro il termine perentorio di 4 settimane dall’avvenuta Zustellung - Einspruch (opposizione) a seguito del quale la Strafverfügung diventa “gegenstandslos” (in parole povere, viene revocata/annullata) e si deve procedere a dibattimento. Tuttavia, se l’imputato non si attiva, diventa un Vorbestrafter.
La tesi secondo la quale l’imputato, non avendo proposto Einspruch, “accetterebbe” non solo il fatto che non si è proceduto a dibattimento, ma anche la Strafverfügung o, meglio, il contenuto della stessa, in altre parole, l’entità della pena, non ha incontrato né molti, né autorevoli sostenitori. La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 non esclude che l’imputato possa rinunciare ad un’udienza pubblica, ma una rinuncia del genere sarebbe efficace unicamente se espressa e se, si badi bene, alla stessa non osti un’interesse pubblico; interesse pubblico, da reputarsi prevalente sull’interesse dello Stato ad 1) accelerare la definizione dei procedimenti penali per reati non gravi e ad 2) evitare i “costi” che una Hauptverhandlung (dibattimento) indubbiamente comporta anche per le casse erariali. A proposito della “speditezza” della giustizia che col Mandtsverfahren si tenderebbe a favorire, è stato rilevato che secondo la disciplina attuale di questo procedimento, qualsiasi errore, e quindi anche un errore materiale, in cui è incorso il giudice emanando la Strafverfügung, deve essere fatto valere con Einspruch che ne comporta, automaticamente ed interamente, la revoca e la necessaria, successiva, celebrazione del dibattimento. Idem, qualora l’imputato intenda impugnare la sola Kostenentscheidung che deve anch’essa essere contenuta nella Mandatsverfügung. Che in questi casi non si possa parlare di “ressoursenschonendes Vorgehen” appare evidente.
Per quanto concerne le asserite analogie che, secondo alcuni, sarebbero riscontrabili tra “ab-gekürztem Urteil” (sentenza redatta in modo sintetico) e Strafverfügung, coloro che hanno assunto una posizione critica nei confronti del Mandatsverfahren, sottolineano che una sentenza - secondo i principi fondamentali che regolano il procedimento penale in Austria - deve sempre essere preceduta da un dibattimento, nel quale è da osservare, salve poche eccezioni, il principio di oralità e di immediatezza per quanto concerne l’acquisizione delle prove. Anche se il giudice procede a redigere una sentenza “in gekürzter Ausfertigung”, egli, prima della sentenza, ha sentito personalmente sia l’imputato che i testi; se si procede col Mandatsverfahren, il giudice non deve - necessariamente - avere sentito neppure l’imputato.
Mentre il Mandatsverfahren di cui al § 460 e seguenti StPO (ora abrogati) era ammissibile soltanto dinnanzi al Bezirksgericht, l’indagato doveva essere a piede libero e la pena massima (pecuniaria), concreta-mente inflitta, non poteva essere superiore a 90 Tagessätze (da convertire, eventualmente, in caso di Uneinbringlichkeit, in 45 giorni di pena detentiva sostitutiva (Ersatzhaft)), procedendo ai sensi del nuovo Mandatsverfahren, anche l’Einzelrichter des Landesgerichtes (giudice monocratico del tribunale) può infliggere sia pene pecuniarie che detentive (queste ultime con il limite massimo di un anno). Ciò anche se l’indagato non è a piede libero, ma in custodia cautelare in carcere (in Untersuchungshaft). I fautori del Mandatsverfahren, come in vigore a decorrere dall’inizio del 2015, affermano che ciò”andrebbe a vantaggio” di chi è in Untersuchungshaft, nel senso che contribuirebbe ad abbreviare la durata di tale misura cautelare, indubbiamente grave.
A questa tesi sono stati in molti - e tra essi uno dei più noti penalisti austriaci - ad obiettare che il Mandatsverfahren si presterebbe invece a “ricattare” l’imputato “mit der Haft” (con la custodia cautelare in carcere). Già gli organi di polizia (ricordiamo che in Austria non esiste una Polizia giudiziaria come prevista dagli articoli 55 e seguenti del codice di procedura penale italiano del 1988) potrebbero “informare” il detenuto che qualora si decidesse a confessare, il procedimento e, soprattutto, la custodia cautelare, sarebbero di breve durata. Questo “deal” potrebbe essere ritenuto “vantaggioso” (o almeno apparire tale) soprattutto da extracomunitari senza precedenti penali, intenzionati a rimpatriare nello Stato di provenienza, se la pena venisse condizionalmente sospesa, ma anche da cittadini austriaci senza Vorstrafen, desiderosi di evitare un’udienza pubblica. Va rilevato che la StPO non prescrive che l’indagato, dinanzi alla polizia, debba sempre essere assistito - necessariamente - da un difensore. Se anche il PM è “mit von der Partie”, sollecitando magari nuovamente la confessione e facendo credere al malcapitato indagato che esso PM si “adoprerebbe” presso il giudice per una pena mite, il “gioco sarebbe fatto”. Il giudice, magari oberato di lavoro, sarà propenso ad accogliere la richiesta del PM, posto che, avendo l’indagato confessato, un dibattimento si appaleserebbe superfluo e l’infliggenda pena potrà essere di lieve entità(va rilevato in proposito in Austria, della confessione si tiene quasi sempre conto in particolar modo in sede di determinazione della pena con consistenti riduzioni della stessa). Delle modalità, attraverso le quali ci si è addivenuti alla confessione, spesso il giudice non tiene o non può tenere adeguatamente conto.
Indagati che rifiutano il “deal” con il PM rischiano - non infrequentemente - una custodia cautelare in carcere più lunga e poi, magari, anche l’inflizione, da parte del giudice, di una pena più elevata rispetto al “trattamento” che viene riservato agli indagati che sono più “gehorsam” o comunque più “collaborativi”. Va osservato che queste sono ipotesi, avanzate da un cattedratico sia pure di una certa autorevolezza. Tuttavia è sempre bene prevenire anche potenziali pericoli di “distorsione” delle norme processual-penali che non vanno soltanto a “scapito” degli indagati (“sprovveduti”), ma anche, e soprattutto, minano la credibilità della giustizia. Preparare, con riforme, il terreno favorevole per il prosperare di clientelismi e corruzione sarebbe davvero paradossale e contraddirebbe, platealmente, gli sforzi intrapresi con l’avvenuta istituzione della Korruptionsstaatsanwaltschaft.
Altro punto dolente del nuovo Mandatsverfahren è che all’imputato detenuto possono essere notificati Strafantrag e Strafverfügung da un Rechtspraktikanten. Questi, così temono alcuni, può indurre l’imputato - al quale viene detto che a seguito di una sua firma, il procedimento è terminato e che, in sede di computo della pena detentiva, si terrà conto della presofferta custodia cautelare - a rinunciare all’Einspruchserhebung. Il difensore nulla poterebbe più (fare) contro un atto compiuto personalmente dall’imputato. È ben vero che la seconda parte del 2°c. del § 57 StPO prevede che “ein Verzicht auf Rechtsmittel gegen das Urteil, den der Beschuldigte nicht im Beisein seines Verteidigers - nach Beratung mit diesem abgibt - ist ohne Wirkung (la rinuncia ad un’impugnazione contro una sentenza fatta dall’imputato non in presenza del difensore e senza essersi consultato con il medesimo, è priva di efficacia) e che, come già detto, la Strafverfügung èequiparata, in tutti i suoi effetti, ad una sentenza. Va però osservato che questa norma è dettata soltanto per un “Verzicht auf R e c h t s m i t t e l gegen das Urteil”, mentre l’Einspruch, l’opposizione contro la Strafverfügung (sono molti a ritenerlo ), non è un Rechtsmittel, ma soltanto un Rechtsbehelf, per cui la rinuncia a proporre Einspruch, firmata dall’imputato senza assistenza del difensore, non sarebbe valida ed efficace.
Benché il ricorso al Mandatsverfahren sia ammissibile qualora non sussistano i presupposti per la Diversion (essendo, per esempio, ravvisabile, a carico dell’indagato, la Schwere der Schuld oppure ostino considerazioni ed esigenze di carattere general- o specialpreventivo e pur essendo il Mandatsverfahren stato concepito come alternativa alla Diversion), non pochi ritengono che il numero dei procedimento definiti ai sensi dei paragrafi 198 e seguenti StPO, diminuirà in modo sensibile e che, comunque, tra Diversion e Mandatsverfahren, potrebbe instaurarsi un “ungutes Nebeneinander”. Vi sarebbe infatti il “pericolo” che nella “prassi quotidiana” PM e giudice scelgano la via “comoda” per “togliersi di mezzo” velocemente i procedimenti - il PM, richiedendo la Strafverfügung e il giudice, accogliendo questo Antrag che gli consente di fare a meno non soltanto della celebrazione del dibattimento, ma di liberarsi anche dall’obbligo di tutta una serie di adempimenti che altrimenti sarebbero connessi con la diversionellen Erledigung (quali: Veranlassung von Mitteilungen (comunicazioni), emanare ordinanze, prenotare sadenze di termini). Se invece il giudice non accoglie la richiesta di Strafverfügung, in non pochi casi è prevedibile che il PM proporrà Einspruch (opposizione), anche perché la Strafverfügung è ”arbeitsersparender” (implica il dispiego di un’attività lavorativa più contenuta) “als die Diversion”; basta pensare al Tatausgleich, alla Probezeit mit Verflichtungen, alle gemeinnützige Leistungen, modalità di definizione del procedimento che “impegnano” il PM per un periodo di tempo assai superiore rispetto al Mandatsverfahren. Ricorrere al Mandatsverfahren, come attualmente disciplinato, comporta inoltre una “wesentlich eingriffsintensivere Reaktion des Staates” (rispetto al previgente Mandatsverfahren) mediante inflizione di pena anche detentiva, che puòarrivare fino ad un anno; ciò anche senza procedere necessariamente a dibattimento, con le garanzie che una Hauptverhandlung deve - salvo pochissime eccezioni - offrire (contraddittorio potenzialmente pieno, pubblicità....). Dato che al PM viene riconosciuto - in sede di valutazione, se richiedere il Mandatsverfahren o invece procedere con la Diversion, - un certo Spielraum, il rappresentante della Pubblica Accusa può essere tentato di preferire il Mandatsverfahren, la “strengere, aber schneller umsetzbare und ressoursenschonendere Reaktion des Staates (la reazione più severa, più spedita e più economica“), come ha affermato un noto cattedratico. Il legislatore non avrebbe dovuto assecondare la tendenza, riscontrabile specialmente nell’ultimo decennio, di badare soprattutto alla Personaleinsparung. “Einsparungen zu Lasten der Rechtsstaatlichkeit” non sono accettabili. Il ricorso al procedimento di cui al paragrafo 491 StPO rivelerebbe che viene violato uno dei principi fondamentali sanciti dalla StPO, il cosiddetto Unmittelbar-keitsprinzip, “das sowohl verfassungsrechtlich (ved. articolo 90, comma 1 Cost. feder.), als auch einfachgesetzlich (ved. § 12, comma 2, e § 258, 1°c., StPO) abgesichert ist” e al quale non verrebbe più attribuito “der ihm zustehende Wert”. Nella relazione al disegno di legge governativo, tra i “vantaggi” che offrirebbe il ricorso al Mandatsverfahren, era stato indicato che questo procedimento eviterebbe una “zeit- und kosten-intensive Hauptverhandlung” (un dibattimento che implica, in sostanza, un - poco utile - dispendio di tempo e di denaro).
C’è stato chi ha rilevato che certi PM e giudici, con il ricorso -frequente - al Mandatsverfahren, otterrebbero Erledigungszahlen sensibilmente più elevate rispetto a quelle dei colleghi, che, coscienziosamente (e specialmente se è da infliggere una pena detentiva) ritengono di non poter prescindere dal dibattimento o, almeno, servirsi della facoltà, concessa dal comma 3 del § 491 StPO, di “sentire” personalmente l’imputato.
Ricorrere al Mandatsverfahren è la soluzione più semplice, più “razionale”, anche per il PM che non deve essere presente all’udienza dibattimentale (che, spesso, viene ritenuta “zeitraubend” dal PM) e che ha buoni motivi per preferire questo procedimento rispetto alla Diversion (magari valutando con meno rigore la Schwere der Schuld o le esigenze di prevenzione speciale (e/o generale)).
La Österreichische Richtervereinigung (Ass. Naz. Mag.) si è espressa - in linea di principio - a favore della reintroduzione del Mandatsverfahren quale “alternative und effiziente Erledigunsmöglichkeit” di procedimenti penali per reati non gravi, ma ha avanzato riserve per quanto riguarda la possibilità di infliggere anche la pena detentiva, anche se non superiore ad un anno, qualora l’imputato sia assistito da un difensore. Positivamente è stato valutato, “unter Rechtsschutzgesichtspunkten” (sotto l’aspetto della tutela dei diritti), il fatto che il ricorso al Mandatsverfahren implica una “doppelte Prüfung”, (da parte del PM prima (al quale soltanto spetta l’Antragsrecht) e del giudice poi (tenuto a verificare, nuovamente ed autonomamente, la sussistenza dei presupposti che si possa procedere con il Mandatsverfahren).
La sancita incompatibilità del giudice che ha emanato la Strafverfügung nel successivo dibatti-mento, creerà di certo problemi nei Bezirksgerichte di periferia con un ridotto Personalbestand. I problemi connessi con le assegnazioni dei procedimenti - nel senso di un’equa ripartizione degli stessi - non diminuiranno.
Netta è stata l’opposizione al nuovo Mandatsverfahren da parte dell’Ass. Naz. Avvocati che considera questo procedimento uno Schnellverfahren e che ha fatto notare che per alleggerire il carico di lavoro di giudici e PM, il legislatore non ha debitamente tenuto conto di importanti principi imposti dalla Rechtsstaatlichkeit. Uno Stato di diritto deve mettere a disposizione tutte le risorse necessarie per garantire “geordnete Verfahren” e non consentire condanne, specie se a pena detentiva, senza dibattimento. Soltanto se si procede per reati colposi concernenti violazioni del Cod. d. Str., il ricorso al Mandatsverfahren (come, da anni avviene nella RFT) si potrebbe ritenere giustificato. C’è anche chi ritiene che la contrarietà degli avvocati austriaci al Mandatsverfahern risieda in motivi di natura economica.
Cattedratici di chiara fama hanno criticato la mancata previsione, nella nuova disciplina del Mandatsverfahren, dell’inapplicabilità di questo modus procedendi, se viene inflitta una pena detentiva, sia pure nel limite massimo di un anno. Va però osservato che, per espressa volontà del legislatore, il ricorso alla Strafverfügung è ammissibile soltanto nei casi in cui non sussistono i presupposti per la Diversion (è stato detto che il § 491 StPO può essere applicato solamente nei casi di “nicht mehr diversionsfähiger Kriminalität” e che vi è la “ausdrückliche Subsidiaritätsklausel”). Tuttavia, l’inflizione di una pena detentiva senza previo dibattimento sarebbe “bedenklich” e avrebbe meritato una riflessione più approfondita da parte del legislatore.
Tra le voci critiche che si sono fatte sentire contro il Mandatsverfahren, è particolarmente degna di nota quella che - facendo leva sulle “hohen Fehlerquoten” che, in sede di applicazione del procedimento equivalente al Mandatsverfahren, si sono registrate in Svizzera - teme che le indagini preliminari (se riguar-danti reati lievi), in vista di una definizione del procedimento mediante Strafverfügung, possano essere caratterizzate da “Oberflächlichkeit” (superficialità). Anche nella RFT, la cui StPO prevede un procedimento simile (Strafbefehlsverfahren - §§ 407 e segg.) al Mandatsverfahren austriaco, nella “prassi quotidiana”, i giudici accoglierebbero le richieste del PM “ohne eingehende Prüfung” (senza verifica approfondita) e ciò avrebbe per conseguenza la violazione di uno dei principi fondamentali, di quello (dell’accertamento) della “materiellen Wahrheit” (e non soltanto di quella “processuale”).
Si è detto, in Austria, che “auf dem Altar der Beschleunigung und der Kosteneinsparung wird ein Teil der Rechtsstaatlichkeit geopfert”. La polizia (il cui organico, anche in Austria, è ridotto all’osso e prova ne è la chiusura di parecchi Polizeiposten), indaga “so gut sie kann”, il PM, desideroso di aumentare, il più possibile, le Erledigungszahlen e il giudice, anch’esso desideroso di “liberare la propria scrivania” quanto prima per non essere tacciato, magari, di Prozessverschleppung, accoglie la richiesta del PM “ohne viel Federlesens”. Che in questi casi poco rimanga di un “gerichtlichen Strafverfahren” è piuttosto evidente.
È da rilevare poi che che l’indagato, se confessa, in caso di “diversioneller Erledigung” non risulta “vorbestraft”, mentre lo diventa se il procedimento si conclude con la Strafverfügung che diventa “voll-streckbar”.
Vediamo ora, brevemente, quasi in forma telegrafica, le differenze più rilevanti tra il Mandats-verfahren, come previsto dal § 491 StPO e gli articoli 459 e seguenti del codice di procedura penale italiano del 1988.
Col procedimento per decreto penale di condanna può essere inflitta soltanto una pena pecuniaria (sia pure in sostituzione di una pena detentiva). Nella StPO non si rinviene il termine di 6 mesi di cui all’articolo 459 del codice di procedura penale, comma 1, dalla data di iscrizione del nome nel registro delle notizie di reato. Il termine per proporre Einspruch contro la Strafverfügung è di 4 settimane, mentre l’opposizione prevista dall’articolo 461 del codice di procedura penale è di 15 giorni. Alla Staatsanwaltschaft non è neppure consentita indicare l’entità della pena da infliggere da parte del giudice. La Strafverfügung, a differenza del decreto penale di condanna, deve contenere anche la condanna dell’imputato alle spese del procedimento, dato che il § 491, comma 4, n. 3., StPO opera un rinvio integrale al § 260 StPO. L’articolo 461 del codice di procedura penale, al comma 2, prevede una serie di formalità, richieste, a pena di inammissibilità, dell’opposizione stessa, mentre per la “validità” dell’ ”Einspruch, a mente del § 491, comma 6, StPO, basta la semplice manifestazione della volontà”Einspruch zu erheben”.
Chi propone Einspruch contro la Strafverfügung, non ha le (tante) facoltà- previste, alterna-tivamente, in favore dell’imputato, dall’articolo 461, comma 3, del codice di procedura penale (richiesta di giudizio immediato, di giudizio abbreviato, procedersi a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale ovvero di presentare domanda di oblazione).
Il Mandatsverfahren non può trovare applicazione se si procede, oltre che contro minorenni, anche contro jugendliche Erwachsene (18-21 anni di età) in quanto, così si legge nella relazione ministeriale, nei pro-cedimenti contro queste persone “überwiegt der Erziehungsgedanke”, il quale “kommt auch zum Ausdruck” nella facoltà dello Jugendgericht, di pronunziare uno “Schuldspruch ohne Strafe” (condanna senza (inflizione di) pena.