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Timestamp: 2020-08-13 17:52:38+00:00
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Lasciate ogni speranza o voi che entrate ...
Re: Lasciate ogni speranza o voi che entrate ...
da ranvit il 03/02/2016, 12:40
Ci sarebbe da aggiungere che questi "imprenditori" in genere piccoli o piccolissimi sono il piu' delle volte dei tipini davvero .....strani... Si "dimenticano" per anni che l'Iva va vserasta, i contributi pure, etc etc. Poi cascano dal...pero!
Ovviamente neanche io conosco i dettagli del caso specifico, ma ne ho conosciuti tanti, troppi che hanno il "difetto" di cui parlavo.
da trilogy il 01/03/2016, 18:13
Falso in bilancio schizofrenico
[..]la prima interpretazione della Corte di cassazione (sentenza Crespi del 16 settembre 2015) che ritiene l’eliminazione del riferimento esplicito alle «valutazioni» una precisa scelta del legislatore, che ha inteso in questo modo escludere la rilevanza penale di queste operazioni.[..]
[..]Di parere diametralmente opposto la seconda decisione della stessa sezione V della Cassazione (sentenza Nappi del 12 gennaio 2016) per la quale il reato di false comunicazioni sociali è riscontrabile, al di là del dato letterale della norma, ogni volta che le valutazioni non abbiano tenuto in adeguato conto le norme vigenti o gli standard tecnici (principi contabili), purché abbiano rilevanza essenziale.[..]
[..]Quando ormai si cominciava a pensare che avrebbe prevalso la giurisprudenza creatrice della sentenza Nappi, il 22 febbraio è stata depositata dalla stessa sezione V della Cassazione la terza decisione che invece, fedele al testo della norma, condivide in toto l’orientamento Crespi: i giudici hanno precisato che la condotta degli amministratori è penalmente rilevante solo se la falsità è riferita a «fatti materiali», «idonei a indurre in errore» e ci sia la consapevolezza di conseguire un «ingiusto profitto».[..]
Articolo completo:http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201602261935004347&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Falso%20in%20bilancio%20schizofrenico
da pianogrande il 04/03/2016, 15:09
Se dobbiamo parlare dei motivi che possono spingere a scappare dall'Italia, questo mi sembra un esempio davvero illuminante; sicuramente della serie io so' io .....
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2 ... ref=HRBZ-1
Capo delle agenzia di riscossione siciliana costretto a dimettersi (col metodo Marino delle dimissioni del consiglio) perché voleva far pagare le tasse arretrate ai politici.
Non succede praticamente niente davanti a questi abusi; segno che il potere di questa gente è reale e viene usato e senza scrupoli, per scopi personali.
Tra l'altro un'altra occasione per dire basta con le regioni autonome.
da trilogy il 26/04/2016, 23:35
Concorso per agenti carceri: 90 indagati
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews ... 8a5ac.html
da flaviomob il 27/04/2016, 15:09
da flaviomob il 27/04/2016, 15:23
Un ex membro della nostra comunità di Perlulivo ha lottato 16 anni per denunciare il malaffare (ed è stato addirittura processato).
Biblioteca, Bastianello assolto: «Dice la verità»
La corte d’Appello dà ragione all’imprenditore che aveva denunciato l’appalto truccato
SPINEA.
L’appalto per la biblioteca di Spinea non l’ha portato a termine, i funzionari comunali che lui ha denunciato sono alla fine stati assolti, ma alla fine una vittoria l’ha ottenuta: nei giorni scorsi la Corte d’appello ha dato ragione all’imprenditore di Selvazzano Giuliano Bastianello che nel sito della sua azienda, la «Elvis Elettronica», aveva denunciato «il malcostume», il «piano ben orchestrato» e «circuiti viziosi tra progettisti, consulenti ed esperti che giocano slealmente».
Il vincitore dell’appalto della biblioteca «era già designato e gli altri partecipanti rappresentavano solo il necessario elemento di disturbo ad un piano ben orchestrato. Nonostante questo, Elvis Elettronica vi ha partecipato, ottenendop per due volte l’aggiudicazione dell’appalto. Una prima volta per l’estromissione del vincitore designato, la cui offerta presentava vizi insanabili. La seconda volta davanti al Consiglio di Stato...Sembra che per il Comune di Spinea la sentenza del Consiglio di Stato non sia mai esistita. Il funzionario ha proseguito nell’affidamento, privo di ogni presupposto giuridico, alla ditta illegittimamente aggiudicataria. Non solo, per coprire ritardi e manchevolezze delle forniture sono arrivati di concerto con i rappresentanti della medesima ditta a redigere false certificazioni di esecuzione dei lavori». Questo Bastianello aveva scritto e il Tribunale di Padova lo aveva condannato per diffamazione a pagare 10 mila euro alla ditta «Harmonie Project». Adesso, invece, la Corte d’appello di Venezia ha ribaltato la sentenza, sostenendo che avrebbe esercitato un «legittimo esercizio del diritto di critica», visto che «valutato il contesto nel quale la vicenda si è sviluppata, anche in sede di giustizia amministrativa,
i noti requisiti della verità, pertinenza e continenza espositiva dei fatti possono ritenersi sufficientemente rispettati».Conseguentemente, «Harmonie Project» è stata condannata a restituire i 10 mila euro pagati in esecuzione della sentenza del Tribunale di Padova.
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/ ... 1.13359709
da franz il 27/04/2016, 16:07
Qui tutta la cronologia della vicenda: http://www.elviselettronica.it/elvis.htm
Il frame è http://www.elviselettronica.it/notizie/ ... Spinea.htm ma dovete navigare dal menu a sx, poco visibile (la prima riga sotto il quadratino rosso)
da flaviomob il 29/04/2016, 2:03
Marco Travaglio intervista Roberto Scarpinato
Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo, il suo collega e presidente dell’Anm Piercamillo Davigo è nel mirino da giorni perché ha osato accusare il mondo politico di inerzia complice contro una corruzione ancor più diffusa e spudorata di prima. Lei finora è rimasto in silenzio. Come la pensa?
Chi conosce la storia italiana sa che la corruzione è una componente stabile della costituzione materiale del Paese. Dallo scandalo della Banca Romana del 1893 a oggi, viviamo in un’eterna Tangentopoli. Le vicende di oggi sono la replica, mutatis mutandis, di quelle di ieri e dell’altroieri, anche nei loro esiti finali di sostanziale impunità. Vuole una prova? Il numero di colletti bianchi oggi in carcere per espiare la pena è irrilevante come ai tempi dell’Italia monarchica e di quella fascista. Le statistiche sulla composizione della popolazione carceraria dimostrano che, oggi come ieri, in galera a scontare le condanne finiscono solo i soliti ‘brutti, sporchi e cattivi’, mentre ‘lorsignori’ la fanno franca in un modo o nell’altro.
Possibile che nell’Italia di Renzi, almeno sotto questo profilo, non sia cambiato nulla rispetto all’Italietta liberale e a quella fascista?
Il mutamento delle forme dello Stato s’è rivelato sovrastrutturale e ininfluente, rispetto alla realtà dei rapporti di forza sociali sottostanti. Prima le classi dirigenti ottenevano l’impunità grazie alla dipendenza istituzionale del pubblico ministero dal potere politico. Poi la magistratura si emancipò da questa subordinazione: prima sul piano giuridico, grazie alla Costituzione, poi sul piano culturale, tra gli anni 60 e 70. E infatti iniziarono le grandi inchieste sul rapporto fra criminalità e potere che culminarono in quella di Mani Pulite su Tangentopoli. Allora il sistema, dopo lo choc dei primi anni 90, ha prodotto una serie di riforme che nella sostanza hanno ridotto ai minimi termini il rischio e il costo penale per la maggior parte dei reati tipici dei colletti bianchi.
Quindi, rispetto al passato, non è cambiato nulla?
Non è cambiato nulla per quanto riguarda l’impotenza del diritto penale a disincentivare corruzione. Ma è mutato tutto sotto il profilo delle ricadute macroeconomiche. Nella Prima Repubblica lo Stato aveva ancora la potestà monetaria e la corruzione si finanziava gonfiando progressivamente la spesa pubblica e l’inflazione. Ora invece, da quando siamo entrati nell’euro, viene finanziata tagliando i servizi dello Stato sociale. Sessanta o più miliardi di euro all’anno di corruzione, più almeno 120 miliardi di evasione fiscale sono un colpo al cuore del Welfare, in una fase storica di recessione e dopo l’introduzione nella Costituzione dell’obbligo di pareggio del bilancio. Da qualche parte i soldi rubati bisogna pure recuperarli.
E li sfilano dalle tasche dei più bisognosi.
I rapporti di forza macropolitici non consentono la vera spending review che andrebbe fatta: il taglio drastico di corruzione ed evasione. E allora la predazione sistemica del denaro pubblico e il mancato introito dei tributi vengono compensati con i tagli allo Stato sociale. Per essere più concreti: se sommiamo soltanto i costi dei casi di corruzione accertati in quest’ultimo quinquennio, ci rendiamo conto che sono l’equivalente di varie Finanziarie, tutte ‘lacrime a sangue’. Oggi, per esempio, una tangente di 10 milioni di euro nella sanità equivale a un taglio equivalente dei posti letto, nella scuola al taglio delle classi, nell’assistenza al taglio degli asili nido, e così via. E, oltre al danno, c’è pure la beffa.
Il paradosso è che più la corruzione si diffonde e si rivela irrefrenabile, più fa il gioco di chi è interessato ad accelerare lo smantellamento dello Stato sociale, alimentando nei cittadini la convinzione che tutto ciò che è pubblico è corrotto e inefficiente. Dunque l’unica soluzione è di privatizzare tutti i servizi sociali, dalla sanità all’acqua pubblica alla scuola. Le privatizzazioni all’italiana, realizzate in tanti casi socializzando le perdite e privatizzando i profitti, come dimostrano vari processi penali e le analisi accurate della Corte dei conti e di varie commissioni parlamentari d’inchiesta, sono uno dei grandi affari del futuro. Negli Stati Uniti le privatizzazioni della sanità, della scuola, dello stesso circuito carcerario si sono rivelate una fonte di inesauribile guadagno per potenti lobby a spese dei cittadini, costretti a subire impotenti la lievitazione dei costi.
Davigo dice da anni che delinquere, in Italia conviene: se all’estero ci vuole coraggio per violare la legge, in Italia ce ne vuole per rispettarla. Altrove chi subisce un torto minaccia chi glielo fa di denunciarlo. In Italia la minaccia più terribile è “fammi causa”. Perché?
Perché i colletti bianchi sono operatori criminali razionali, esperti nell’analisi costi-benefici: comparano oculatamente i vantaggi dei comportamenti illegali e il rischio penale. Attualmente, per i motivi che dicevo prima, il rapporto costi-benefici è totalmente sbilanciato a favore dei vantaggi. Su un piatto della bilancia, c’è la possibilità di arricchirsi a dismisura, mettendo da parte un patrimonio che può consentirti di vivere di rendita per tutta la vita. Sull’altro, un rischio e un costo penale molto bassi. Non solo per l’omertà blindata che caratterizza il mondo della corruzione. Ma anche perché, se pure ti scoprono, il ‘gioco’ tra guardie e ladri è truccato.
L’ha detto anche l’Unione europea: abbiamo un regime della prescrizione unico al mondo, che garantisce ai corrotti la possibilità di sottrarre tutti gli anni in cui sono riusciti a non farsi scoprire, dal tempo totale concesso ai magistrati per indagare e arrivare a sentenza definitiva dopo ben tre gradi di giudizio. Solo un esempio tra i tanti. Se oggi commetto il reato di traffico di influenze illecite e vengo scoperto tra 5 anni, è fatta: siccome il reato si prescrive in 7 anni e mezzo al massimo, ai magistrati ne restano solo 2 e mezzo per arrivare a condannarmi. Cosa che ovviamente non accadrebbe se la prescrizione partisse non da quando ho commesso il reato, ma da quando l’hanno scoperto. O si arrestasse al momento della richiesta di rinvio a giudizio.
Eppure il premier e il governo si vantano di una riforma della corruzione che ha aumentato le pene e allungato la prescrizione.
Ma serve a poco. La maggior parte dei reati puniti sino a 6 anni, tra i quali tanti delitti funzionali alla corruzione, sono tigri di carta per il motivo che ho appena spiegato. Ormai abbiamo fatto l’abitudine a seguire sui media processi penali che tutti sanno in anticipo essere destinati alla prescrizione. Il processo mediatico è divenuto una sorta di rito collettivo catartico, compensatorio della reale impotenza di quello penale; un rito che lascia il tempo che trova, perché quasi nessuno rinuncia alla prescrizione, la prescrizione viene spacciata per assoluzione, i prescritti restano ai loro posti. Per non parlare di molti condannati che, dopo un breve periodo di decantamento, vengono riammessi nel giro, come dimostrano varie inchieste anche molto recenti.
Renzi però dice che con la sua riforma chi patteggia deve restituire il maltolto fino all’ultimo centesimo.
Ma solo pochi patteggiano, sapendo che resistendo in giudizio intascheranno la prescrizione. E, se il reato si prescrive, il colpevole non solo la fa franca, ma si tiene pure il bottino che ha già provveduto a trasferire in qualche paradiso fiscale. Non si può neppure confiscargli i beni di famiglia, perché la ‘confisca per equivalente’, per reati prescritti, è possibile solo su denaro liquido. Che di solito non si trova mai.
Se però il reato lo scoprite subito, magari qualcuno riuscite a farlo condannare.
Sì, ma anche il costo penale è irrisorio. Anche se uno è proprio sfortunato e non riesce a lucrare la prescrizione, oggi in Italia non si va in galera per pene inferiori a quattro anni: il peggio che può capitargli è di essere ammesso a una misura alternativa alla detenzione. Tipo fare assistenza agli anziani una volta a settimana o mettere a posto i libri in una biblioteca pubblica. Le pare serio? Mi chiedo come sia possibile ritenere seriamente che dei colletti bianchi altamente scolarizzati, appartenenti ai piani alti della piramide sociale, possano e debbano essere rieducati con l’affidamento ai servizi sociali: cioè con gli stessi strumenti – il lavoro e l’istruzione – concepiti per i condannati delle fasce popolari, emarginate e sottoculturate.
Se fosse al governo, che farebbe?
Prenderei finalmente atto che oggi la corruzione è una forma di criminalità organizzata e un’autentica emergenza nazionale. E adotterei la stessa strategia vincente che è stata utilizzata contro la mafia: alzare il rischio e il costo penale con strumenti ad hoc. Se in questi vent’anni noi magistrati avessimo dovuto contrastare la mafia con gli stessi strumenti che abbiamo a disposizione contro la corruzione, lo Stato avrebbe perduto da tempo la sua battaglia.
Quali armi vi servono per alzare il rischio penale contro la corruzione?
Per iniziare con una terapia d’urgenza, basterebbe adottare lo stesso regime normativo delle intercettazioni previsto per i reati di mafia; introdurre la figura dell’infiltrato, o agente sotto copertura che ha dato risultati nella lotta al traffico di droga; e inserire i reati contro la Pubblica amministrazione nello speciale elenco previsto dall’articolo 157 del Codice penale che prevede il raddoppio dei termini di prescrizione per alcuni reati ritenuti di particolare gravità. Pensi che in questo elenco non ci sono solo i reati di mafia, ma anche i maltrattamenti in famiglia: non le pare un paradosso raddoppiare la prescrizione per i maltrattamenti in famiglia e non per delitti che stanno maltrattando un’intera nazione, contribuendo al suo decadimento economico?
Se lei pensa che la corruzione è scritta nella costituzione materiale, cioè nel Dna delle classi dirigenti italiane, Davigo al confronto è un inguaribile ottimista…
Non dobbiamo generalizzare. La corruzione è scritta nel Dna della parte più retriva delle classi dirigenti che nella storia italiana ha sempre avuto un grande peso contrattuale e con la quale occorre negoziare. Purtroppo, come osservava Leonardo Sciascia, chi sposta l’ago della bilancia non sono i don Rodrigo, ma i don Abbondio. Infatti Manzoni, che era un credente, per dare un lieto fine alla storia dei Promessi Sposi fu costretto a fare entrare in campo la divina provvidenza. A parte le battute, penso che siamo in una fase storica molto preoccupante: stiamo passando dalle istituzioni rappresentative a quelle elitarie. C’è una progressiva concentrazione del potere in poche mani e, di conseguenza, il forte pericolo che venga disinnescato il sistema dei bilanciamenti e dei controlli reciproci tra i poteri.
Allude alla riforma costituzionale?
Non solo a quella. Il ‘gioco grande’, come lo chiamava Falcone, si è fatto molto più complesso rispetto al passato e si conduce al di fuori della visibilità della gente comune: fuori dai luoghi della rappresentanza e dentro circuiti elitari sempre più sovranazionali. Magari ne riparleremo in un’altra occasione. In questi mesi, tutto è ancora in gioco. Ma, se poi questa transizione dovesse compiersi, temo che il peggio debba ancora arrivare.
da Il Fatto quotidiano, 27 aprile 2016
Trani: un nome una garazia
da franz il 10/05/2016, 13:03
Processi (s)Trani
Da Deutsche Bank alle agenzie di rating, dal Tranigate ai vaccini, i flop di una procura d’assalto
di Luciano Capone | 07 Maggio 2016 ore 06:18
Roma. L’ormai celebre procura di Trani ha aperto un’inchiesta sullaDeutsche Bank per la vendita di titoli di stato italiani nel 2011 per un valore di 7 miliardi. Sono indagati per manipolazione del mercato cinque ex dirigenti Deutsche Bank (Db), tra cui l’ex ceo Josef Ackermann. Secondo il pm Michele Ruggiero, il management della banca, mentre comunicava pubblicamente la “sostenibilità” del debito italiano, avrebbe nascosto ai mercati e al ministero dell’Economia del nostro paese l’intenzione di abbattere nel breve termine il possesso di titoli italiani in portafoglio, alterando così illecitamente il prezzo dei bond italiani. La giustificazione abbastanza intuitiva della banca, secondo cui le vendite sarebbero state un’operazione di riduzione dell’esposizione nei confronti del rischio-Italia, per la procura sarebbe falsa.
La vicenda si inserisce nella turbolenta crisi dei debiti sovrani, precede di poco la famosa lettera della Banca centrale europea e l’impennata dello spread che di lì a poco segnano la fine del governo Berlusconi e l’inizio del governo tecnico guidato da Mario Monti. Quindi l’operazione della Db sarebbe un tassello fondamentale del fantomatico “golpe” dei mercati (delle banche e delle istituzioni europee) contro l’Italia. Naturalmente si tratta di ipotesi tutte da dimostrare e l’impresa non è semplice. Non si tratta della prima inchiesta azzardata da parte della procura guidata da Carlo Maria Capristo, da ieri nuovo procuratore a Taranto.
La procura di Trani e il pm Ruggiero in particolare sono gli stessi che hanno messo sotto inchiesta le principali agenzie di rating mondiali, Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s, responsabili di aver tagliato il rating italiano ingiustificatamente e manipolato il mercato. Le inchieste contro “i big della finanza” non stanno ottenendo grandi risultati. Quella contro Moody’s è stata archiviata. Il processo contro Fitch, come scriveva ieri il Corriere della Sera, si è diviso in due, con un troncone che prosegue a Trani e un altro, spostato a Milano per competenza territoriale, basato sulle medesime circostanze, è stato archiviato dal gip su richiesta del pm milanese. Destino simile per Standard & Poor’s che, mentre il processo tranese va avanti, ha incassato un’archiviazione dalla Corte dei Conti per un procedimento parallelo in cui il procuratore per il Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis, contestava un danno di circa 234 miliardi di euro per non aver tenuto conto al momento del downgrade dell’“alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro paese, universalmente riconosciuto, che rappresenta la base della sua forza economica”. La vicenda attirò l’attenzione del Financial Times che titolò ironicamente: “L’Italia accusa S&P’s di non aver considerato la ‘dolce vita’”.
Prima di diventare il Davide che combatte contro i Golia della finanza, il pm Ruggiero è salito agli onori delle cronache per un’altra inchiesta con un forte impatto mediatico, il cosiddetto Tranigate, in cui sono state diffuse le intercettazioni in cui Silvio Berlusconi avrebbe fatto pressioni per censurare Michele Santoro. Berlusconi è stato indagato prima per minacce e concussione, poi l’accusa è decaduta ad abuso d’ufficio, e infine si è giunti, anche in questo caso, a un’archiviazione. Nel curriculum di Ruggiero c’è un’indagine contro una “falsa cieca”, accusata di truffa aggravata per aver indebitamente percepito la pensione d’invalidità. Solo che si trattava di una falsa “falsa invalida”, nel senso che la donna, a cui erano stati sequestrati 80 mila euro, era davvero una non vedente. In un’altra inchiesta lo stesso pubblico ministero aveva accusato dieci persone, tra cui l’ex sindaco di Trani, per degrado nel cimitero comunale: sei sono stati assolti in primo grado e quattro in Appello.
Sempre Ruggiero è autore dell’indagine, che ha suscitato molto scalpore nella comunità scientifica, sulla correlazione tra vaccini e autismo. L’inchiesta è partita dopo che Ruggiero è intervenuto in un convegno con un medico antivaccini che vende cure antiscientifiche alle famiglie dei bambini malati. L’ipotesi che i vaccini causino l’autismo è smentita da tutte le organizzazioni sanitarie del mondo, ma proprio la diffusione di teorie strampalate sta causando un calo delle vaccinazioni e il ritorno di malattie mortali per i bambini. Resta da vedere se l’inchiesta contro Deutsche Bank poggi su basi più solide.
da pianogrande il 10/05/2016, 14:08
Questa procura di Trani mi fa venire in mente il sicuramente più famoso "trani a gogo" del grande Gaber.
Di processi di questo tipo, con un po' di fantasia, se ne possono inventare, appunto, a gogo.
https://www.youtube.com/watch?v=1r7s8sdrZxc
Ogni tanto, una piccola divagazione storica ci può stare bene.