Source: https://maximanotizie.com/2019/04/15/mutuo-usurario-la-banca-non-ha-alcun-diritto-a-procedere-con-lesecuzione-forzata/
Timestamp: 2019-07-19 04:28:28+00:00
Document Index: 140290211

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 1456', 'art. 1815', 'art. 1373', 'sentenza ', 'art. 1815', 'art.1815']

Mutuo usurario, la banca non ha alcun diritto a procedere con l’esecuzione forzata | maxima notizie magazine
Mutuo usurario, la banca non ha alcun diritto a procedere con l’esecuzione forzata
In caso di mutuo usurario, la banca non ha alcun diritto a procedere con l’esecuzione forzata. Il caso e la sentenza del tribunale
Avere la concessione di un mutuo non gravato da pesi eccessivi è un preciso diritto del cittadino.
Il cosiddetto mutuo usurario è una tra le anomalie bancarie più diffuse in Italia che interessa numerosi consumatori, che ogni anno scoprono di esserne rimasti vittime. Per evitare il verificarsi di simili situazioni, è opportuno verificare che il tasso di interesse sia stato calcolato come da contratto. Se vittima di usura su mutuo è possibile chiedere un risarcimento all’istituto di credito erogante il mutuo.
Come ottenere il risarcimento a seguito di un mutuo ususrario?
Innanzitutto, occorre presentare un reclamo formale alla banca per chiedere che vengano ricalcolati tutti gli interessi. L’istituto bancario è tenuto a rispondere entro e non oltre 30 giorni. Se la banca non risponde entro il termine previsto dalla legge oppure nel caso in cui l’utente non è convinto della risposta fornita, occorre rivolgersi entro 12 mesi dalla presentazione del reclamo all’Arbitro bancario e finanziario (Abf). Ora, nella migliore delle ipotesi, la banca deve rimborsare gli interessi che ha percepito illecitamente con usura su mutuo.
Se la banca non rispetta la decisione dell’Arbitro, hai la facoltà di intentare una causa in Tribunale.
Fatta questa necessaria premessa, è necessario significare che, fortunatamente, ad oggi varie sono le pronunce che danno ragione al malcapitato cittadino, il quale incorre nell’usura bancaria. A tal proposito, un’importante quanto recentissima sentenza del Tribunale di Pavia stabilisce, in tema di concessione di mutui bancari, che
“è legittimo restituire la casa ai mutuatari; L’esecuzione non doveva essere promossa. Ai fini dell’usura, nel Teg va considerata anche la commissione di estinzione anticipata”.
La detta sentenza restituisce di fatto la casa all’asta ai debitori esecutati (parti mutuatarie del contratto).
Ma Pavia non è l’unico Tribunale che decide in senso favorevole ai mutuatari, e infatti su questo argomento, si sono registrate diverse pronunce della giurisprudenza, sotto diversi profili, sia come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., ovvero di esecuzione sospesa per usura pattizia del mutuo, sia con riferimento al calcolo del Teg (il costo promesso e quindi comprensivo di spese, oneri e interessi, a qualsiasi titolo dovuti nei contratti di mutuo o bancari in generale).
Il Tribunale di Pavia, che si era già espresso già nel 2015 in maniera favorevole rispetto alla illegittimità del mutuo e della conseguente esecuzione, per presenza di tasso usurario, ritorna sull’argomento con la sentenza n. 77/2019 , e accogliendo le eccezioni sollevate da parti convenute nel giudizio di merito promosso dalla banca, rigetta il ricorso depositato e condanna la Banca alla restituzione delle somme versate dai convenuti (mutuatari) a titolo di interessi, oltre che alle spese di giudizio.
I fatti. La banca avviava la procedura esecutiva sulla base di un contratto di mutuo risolto ai sensi dell’art. 1456 c.c. Tuttavia successivamente, parti mutuatarie depositavano opposizione all’esecuzione, invocando l’usurarietà del contratto di mutuo concesso dalla banca, e chiedevano la sospensione della procedura esecutiva, istanza che tuttavia veniva rigettata dal giudice dell’esecuzione. Contro il diniego del provvedimento cautelare richiesto da parti mutuatarie, veniva fatto reclamo innanzi al Collegio che invece veniva accolto. Il Collegio dunque, accogliendo il reclamo, disponeva la sospensione del pignoramento, fissando altresì il termine per l’inizio della causa di merito, nel quale la banca richiedeva ai mutuatari di corrispondere le residue somme dovute sia a titolo di capitale che di interessi di mora.
Ebbene, il Tribunale di Pavia, in applicazione dell’art. 1815 del c.c., dichiarava non dovuti gli interessi convenuti, e pertanto che la banca non ha alcun diritto a procedere con l’esecuzione forzata.
Il giudice ha qui ribadito che per calcolare il Teg nei contratti va sommato al tasso nominale del contratto anche la penale per estinzione dello stesso.
Si legge nella sentenza: “La commissione per estinzione anticipata si qualifica in diritto come una multa penitenziale (art. 1373 c. 3 cc), se è il corrispettivo pattuito per la facoltà di recesso dal contratto, per l’intero capitale o per una parte, o come penale per inadempimento, subordinata al verificarsi delle condizioni (risoluzione) che consentono alla banca di chiedere l’immediato rimborso del credito. In entrambi i casi, funzione della commissione è di ristorare forfettariamente la banca delle remunerazioni contrattuali perdute per effetto delle anticipata chiusura del piano di rimborso. La penale di estinzione anticipata è costo inerente alla erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito”. Però, appare plausibile che se, nel determinare il tasso effettivo globale non fossero inclusi anche gli interessi di mora, le commissioni, i costi di intermediazione, di rinegoziazione, gli addebiti per il servizio incassi, per i servizi accessori, le spese di assicurazione, ecc., sarebbe fin troppo facile per le banche aggirare la disciplina in materia di usura a danno dei soggetti meno abbienti.
Seguendo, dunque, il principio sopra espresso, il momento al quale riferirsi per verificare l’usurarietà sotto il profilo sia penale che civile è quello della conclusione del contratto, a nulla rilevando il pagamento degli interessi.
Con sentenza relativamente recente si è espressa sul punto anche la Corte d’Appello di Bari, che stabilisce l’applicabilità della sanzione di cui all’art. 1815, comma 2, c.c. anche alle ipotesi nelle quali l’interesse di mora, pur non applicato in concreto, sia stato pattuito in misura superiore al tasso soglia usurario, con conseguente conversione del mutuo da oneroso a gratuito e quindi annullando tutti gli interessi versati.
Perciò anche se le posizioni sono in bonis e le rate sono state pagate sempre rispettando i tempi e non incorrendo nelle condizioni di morosità, se il tasso di mora è usurario il mutuo è gratuito e gli interessi non sono dovuti.
Il chiaro intento del legislatore era ed è tutt’ora quello di inasprire le conseguenze della usurarietà degli interessi con l’applicazione dell’ art.1815 c.c., che diviene determinante al comma 2, in cui recita che “non sono dovuti interessi” .
Sulla scia di queste sentenze, le possibilità di recupero degli indebiti rilevati da usura aumentano in maniera esponenziale.
*avvocata civilista
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