Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?whichpage=3&SortField=&SortDir=&CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=&stat=3
Timestamp: 2018-03-23 01:34:43+00:00
Document Index: 146350416

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'art. 1223', 'art. 13', 'art. 32', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 119']

È illegittimo l'ordine di smaltimento dei rifiuti rivolto al proprietario di un fondo occupato per motivi di pubblica utilità, senza che sia stato provato il fatto positivo della restituzione del terreno, ai fini del radicamento dei presupposti per l'adozione dell'ordinanza ex art. 192 D.lgs. 152/2006, non potendo la stessa essere adottata nei confronti di coloro che, avendo perso, per comportamento ad essi non ascrivibile, la disponibilità del terreno, non possano considerarsi, per il mero dato formale della proprietà, corresponsabili dell'inquinamento a titolo di dolo e/o colpa.
La mancata impugnazione del provvedimento di acquisizione sanante assume indubbia valenza ai fini della preclusione della istanza risarcitoria, avuto riguardo, in particolare, all'insussistenza del nesso casuale che, ai sensi dell'art. 1223 c.c., deve legare la condotta antigiuridica alle conseguenze dannose risarcibili.
La procedura espropriativa (sia per la fase afferente la dichiarazione di p.u., sia per la fase afferente la determinazione dell'indennità provvisoria) non richiede una descrizione precisa e dettagliata dei beni da espropriare, ma solo una descrizione sommaria. Nel caso di specie, l'avere indicato, nel piano particellare, in mq. 1.500 l'estensione di una "porzione da frazionare", e poi avere disposto l'esproprio per mq 1.596, non integra violazione di legge, trattandosi di una lieve difformità, non incidente sull'esatta individuazione della superficie oggetto di acquisizione da parte dell'Amministrazione.
Gli effetti della dichiarazione di pubblica utilità correlati ad una concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi non possono protrarsi oltre il termine generale di cinque anni, ex art. 13 del DPR 327/2001, dalla scadenza della rinnovanda concessione, fatte salve eventuali dichiarazioni di pubblica utilità ex lege. L'occupazione d'urgenza prevista dall'art. 32, comma 2, del RD n. 1443/1927 può essere disposta fino a quando è efficace la dichiarazione di pubblica utilità.
INERZIA DELL'ANAS: POTERI AL PROVVEDITORE INTERREGIONALE PER LE OOPP
Nel caso di un'area in corso di espropriazione non è necessaria la comunicazione al proprietario di avvio del procedimento anche in relazione alla successiva fase di occupazione d'urgenza, trattandosi di un'attività procedimentale meramente attuativa dei provvedimenti presupposti (cfr. Ad. Pl. 15 settembre 1999, n. 14 ove si precisa che le norme che impongono di comunicare l'inizio del procedimento agli interessati non si applicano ai procedimenti di occupazione d'urgenza: ciò non tanto perché vi osti il presupposto dell'urgenza, ma piuttosto perché il giusto procedimento ha ragion d'essere nell'ambito della dichiarazione di pubblica utilità, che conserva momenti di scelte discrezionali, ma non più nell'ambito dell'occupazione d'urgenza, meramente attuativa dei provvedimenti presupposti).
DOPO L'IRREVERSIBILE TRASFORMAZIONE IL PROPRIETARIO NON PAGA PIÙ L'IMU
Quando la Pubblica Amministrazione occupante palesa, attraverso la trasformazione irreversibile delle aree, la volontà di impiegarle come se fosse un proprietario, l'espropriato non deve più essere considerato soggetto all'Imposta Municipale Propria.
ESPROPRIO ANNULLATO: IL PROPRIETARIO DANNEGGIATO DEVE DIMOSTRARE DI NON ESSERE RIUSCITO AD ALIENARE IL BENE
In caso di autoannullamento di decreto di esproprio non sorge automaticamente un credito risarcitorio, dovendo il proprietario ricorrente quantomeno allegare che, nel frattempo, egli avesse tentato vanamente di alienare il compendio, non riuscendovi a causa della pendenza della procedura ablatoria.
L'istituto dell'occupazione appropriativa viola il principio di legalità di cui all'art. 42 Cost. e all'art. 1 Prot. Addizionale alla CEDU e non può trovare pertanto applicazione neanche per le fattispecie antecedenti l'entrata in vigore del T.U. n. 327/2001. L'atto con il quale l'amministrazione dispone la trascrizione dell'acquisto sui registri immobiliari, su presupposto della già avvenuta acquisizione per effetto della irreversibile trasformazione del fondo occupato ovvero del perfezionarsi dell'occupazione appropriativa, deve ritenersi, d'ufficio, nullo per carenza di potere, non essendo conferito all'amministrazione un potere di accertamento del regime di appartenenza del bene controverso, riservato al potere giurisdizionale.
IL CARATTERE EDIFICABILE NON VIENE MENO CON IL REGIME DELLE ZONE BIANCHE
Il carattere edificabile non è eliminato a seguito di decadenza del vincolo preordinato alla realizzazione dell'opera pubblica, decadenza da cui deriva non una situazione di totale inedificabilità, ma l'applicazione della disciplina delle cosiddette "zone bianche" che, ferma restando l'utilizzabilità economica del fondo, in primo luogo a fini agricoli, configura pur sempre, anche se a titolo provvisorio, un limitato indice di edificabilità, ancorché non possa rivivere la situazione anteriore all'imposizione del vincolo, come invece accade nell'ipotesi di annullamento giurisdizionale del vincolo, atteso il giudizio di valore insito in tale pronuncia, che determina la reviviscenza con effetto ex nunc della disciplina urbanistica precedentemente in vigore relativamente all'area stessa.
SE L'AREA È ANCORA UTILE AL COMPLETAMENTO DELL'OPERA, NON È RETROCEDIBILE
L'art. 46 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, stabilisce che, qualora l'opera pubblica o di pubblica utilità non sia stata realizzata o cominciata entro il termine di dieci anni, decorrente dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero se risulta anche in epoca anteriore l'impossibilità della sua esecuzione, l'espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità. Il successivo art. 47 prevede che, quando è stata realizzata l'opera pubblica o di pubblica utilità, l'espropriato può chiedere la restituzione della parte del bene, già di sua proprietà, che non sia stata utilizzata. Occorre dunque che si verifichi una delle seguenti tre ipotesi: mancata realizzazione o avvio dell'opera; impossibilità di esecuzione dell'opera; bene parzialmente non utilizzato per la realizzazione dell'opera.
Si applica il rito abbreviato, previsto dall'art. 119, comma 1, lett. f),c.p.a., ad un ricorso avente ad oggetto i provvedimenti relativi alle procedure di occupazione e di espropriazione delle aree destinate all'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità; pertanto per il deposito del ricorso si applica il termine dimidiato di 15 giorni, decorrenti dal momento in cui l'ultima notificazione dell'atto stesso si è perfezionato anche per il ricorrente.
Straniero, se camminando ti imbatti in me e hai voglia | di parlarmi, perché non dovresti farlo? | E perché io non dovrei parlare con te? (Walt Whitman)