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Timestamp: 2020-07-13 23:27:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 408', 'art. 408', 'art. 612', 'art. 408', 'art. 408', 'art. 709', 'sentenza ', 'sentenza ']

Archivio > Anno XVIII n.2 > Processi
Cassazione Penale, Sez. Un., n.10959 del 29/01/2016
La questione della quale le Sezioni Unite sono state investite a seguito del ricorso del difensore di una persona offesa che ricorreva deducendo la violazione dell’art. 408, comma 3-bis è “se la disposizione dell’art. 408, comma 3-bis, cod.proc.pen., che stabilisce l’obbligo di dare avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione con riferimento ai delitti commessi con violenza alla persona, sia riferibile anche alla fattispecie di atti persecutori prevista dall’art. 612-bis cod. pen. (c.d. stalking)”
Come evidenzia la Cassazione l’avviso alla persona offesa, di cui si dispone all’art. 408 c.p.p., comma 3-bis, è stato introdotto al fine di ampliare i diritti di partecipazione della vittima al procedimento penale; il testo normativo in cui è contenuto si prefigge lo scopo di dare specifica protezione alle vittime della violenza di genere, specie ove si estrinsechi contro le donne o nell’ambito della violenza domestica; il reato di atti persecutori, al pari di quello dei maltrattamenti in famiglia, rappresenta, al di là della sua riconducibilità ai reati commessi con violenza fisica, una delle fattispecie cui nel nostro ordinamento è affidato il compito di reprimere tali forme di criminalità e di proteggere la persona che la subisce. La nozione di violenza intesa nei “delitti commessi con violenza alla persona” in ambito internazionale e comunitario ha una concezione più ampia di quella disciplinata nel nostro codice penale, che comprende ogni forma di violenza di genere nell’ambito delle relazioni affettive, che non sia solo fisica, ma anche morale, tale da implicare una sofferenza psicologica alla vittima del reato. Il reato di atti persecutori, rientra come quello di maltrattamenti, in tale categoria. Può pertanto enunciarsi il seguente principio di diritto: La disposizione dell’art. 408 c.p.p., comma 3-bis, che stabilisce l’obbligo di dare avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione con riferimento ai delitti commessi con violenza alla persona, è riferibile anche ai reati di atti persecutori e di maltrattamenti, previsti rispettivamente dagli artt. 612-bis. E 572 cod. pen., perché l’espressione violenza alla persona deve essere intesa alla luce del concetto di violenza di genere, quale risulta delle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario.
È pacifica la giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui l’omesso avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa che ne abbia fatto richiesta determina la violazione del contraddittorio e la conseguente nullità, ex artt. 127 c. p.p., comma 5, del decreto di archiviazione, impugnabile con ricorso per cassazione. Specificate queste motivazioni, i Giudici hanno ritenuto il ricorso fondato ed hanno quindi annullato senza rinvio il decreto impugnato dalla difesa della parte offesa.
Tribunale di Milano, Sez. IX, R.G. 52118/2014 del 23/03/2016 – Est. Buffone
Deontologia – ruolo dell’avvocato – diritto minorile – giurisdizione forense
Al cospetto di una litigiosità esasperata dei genitori, caratterizzata dal solo desiderio di creare nuove occasioni di scontro senza una motivata ragione, e che si traduce in una sostanziale trascuratezza degli interessi della figlia minore, il Tribunale di Milano, nella fattispecie il giudice unico Ill.mo Buffone, ha dichiarato l’inammissibilità dell’istanza presentata dalla difesa della madre della minore, istanza che richiedeva di “chiarire e specificare cosa occorra intendere per “festività pasquali”, in particolare se da intendersi dalla domenica di Pasqua alla sera del lunedì dell’Angelo e a che ora il prelievo ed il successivo riaccompagno della bambina e l’esatto luogo di prelievo e di riaccompagno”. L’istanza è stata considerata inammissibile in quanto la ricorrente non individua la norma da cui discenderebbe il potere del giudice di intervenire in simile questione, cosa che si traduce nella “inesistenza della materia del contendere”, sebbene questa possa, con uno sforzo interpretativo, essere inserita nell’ambito dell’art. 709-ter c.p.c. (potere di intervento per risolvere le controversie genitoriali). Nell’emettere la sua decisione il giudice coglie l’occasione per evidenziare come l’avvocato avrebbe dovuto “fare da argine e filtro” nell’interesse del minore” mitigando la conflittualità genitoriale e riferendo agli assistiti che il cennato riferimento include pasquetta e lunedì di pasquetta.
Rispetto al ruolo dell’avvocato Remo Danovi, nel suo commento alla sentenza in Famiglia e diritto 12/2016, scrive: Nell’interpretazione del Tribunale, nelle controversie famigliari, l’avvocato del padre e della madre è anche difensore del minore. Per l’effetto, l’avvocato deve sempre anteporre l’interesse primario del minore, arginando le micro-conflittualità, e cioè anche nell’esercizio dei maggiori poteri che il legislatore ha conferito all’Avvocatura, nella rivendicata giurisdizione forense.
La sentenza è quindi un’occasione per sottolineare il ruolo che l’avvocato dovrebbe avere nei procedimenti dove sono coinvolti figli, dove il difensore si trova non solo a rappresentare i suoi assistiti, ma anche ad avere un “effetto protettivo verso terzi”, nella fattispecie i minori, secondo un modello negoziale collaudato in settori affini come quello sanitario.
· Tribunale di Milano, Sez. IX Civ., del 29/07/ 2016
Coordinatore genitoriale – conflitto familiare – affidamento figli
I Giudici del tribunale di Milano, chiamati a pronunciarsi in merito al ricorso avanzato in relazione al caso di un padre che lamentava comportamenti inadeguati della madre nei confronti della figlia minore, hanno nominato un CTU il quale, ravvisando nella minore e in entrambi i genitori difficoltà emotive, pur escludendo la sussistenza di ragioni idonee a sostenere l’ipotesi di un affidamento esclusivo, ha ritenuto che per evitare un rischio evolutivo in una fase delicata della crescita come quella attuale occorresse intervenire con le dovute precauzioni. A seguito di questa valutazione il Collegio ha deciso di rigettare la richiesta di affido esclusivo avanzata dalla resistente e ha confermato l’affidamento condiviso della minore ad entrambi i genitori, con il collocamento prevalente della stessa presso la residenza materna, regolamentando le modalità di visita e di soggiorno presso l’abitazione paterna. Facendo proprie le conclusioni depositate dal CTU e prendendo atto della disponibilità espressa dalle parti il Collegio ha disposto la nomina, con incarico biennale, di un coordinatore genitoriale, figura professionale avente la funzione di facilitare la risoluzione delle controversie in situazioni ad alta conflittualità, e ha affidato a tale professionista il compito di verificare l’effettiva attuazione degli interventi prescritti, facilitare la comunicazione tra gli operatori coinvolti nella presa in carico del nucleo familiare e tra i genitori stessi, fungere da guida per questi ultimi nella presa di decisioni fondamentali per il percorso evolutivo della minore, segnalando tempestivamente all’A.G. eventuali situazioni di pregiudizio psicofisico della minore.