Source: https://sistemaproprietaintellettuale.it/giurisprudenza-delle-imprese.html?start=175&limit=25
Timestamp: 2019-03-20 09:23:52+00:00
Document Index: 96563098

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 79', 'art. 64', 'art. 20', 'art. 12', 'art. 100']

Al fine dell’adozione di cautele assai pregnanti e limitative della libera concorrenza, quali l’inibitoria alla commercializzazione, pubblicizzazione e distribuzione sul mercato di un prodotto in sospetta violazione di una privativa brevettuale, deve emergere, sotto il profilo del fumus boni iuris, una ragionevole sicurezza della contraffazione di una valida privativa.
Non è congruo richiedere, a titolo di risarcimento del danno conseguente alla risoluzione di un contratto di licenza per inadempimento del licenziante, l’importo che era ancora dovuto ai sensi del contratto, calcolato sulla base della sua scadenza naturale, comprendendovi tutti i contributi pubblicitari, che hanno la finalità di rimborsare il licenziante delle spese effettuate, a titolo pubblicitario, per la salvaguardia e la promozione del marchio.
Il diritto morale d’autore dopo la morte dell’autore, può essere fatto valere, ex art. 23 l.a. dai prossimi congiunti, quale diritto proprio (stante la intrasmissibilità mortis causa dei diritti della personalità) a difendere la stima sociale e l’immagine di una persona non più in vita.
La combinazione di elementi noti (in quanto anticipati da altre anteriorità) con elementi banali, di immediata evidenza per qualunque esperto del settore, equivale alla semplice sommatoria di caratteristiche produttive, inidonea ad attribuire al brevetto l’altezza inventiva richiesta per la validità della privativa, essendo invece necessario che il trovato non sia evidente all’esperto del ramo.
Il fornitore di servizi di hosting che compie attività di organizzazione e promozione dei contenuti caricati dagli utenti non può beneficiare del regime di limitazione della responsabilità civile previsto dall’art. 14 Direttiva 2000/31 e dall’art. 16 D. L
L’art. 5, comma 2 c.p.i. è una norma di salvaguardia che consente al titolare del marchio, anche quando abbia “consumato” i suoi diritti di esclusiva, di intervenire per evitare che, in presenza di determinate condizioni, a causa del comportamento del terzo la privativa possa subire una diminuzione di attrattività e di valore, e non già per consentire al titolare del marchio di estendere in modo indebito e ingiustificato, anche oltre l’immissione in commercio dei prodotti, le condizioni previste in un sistema di distribuzione selettiva.
L’utilizzo del marchio da parte della parte convenuta può costituire un potenziale vantaggio piuttosto che un potenziale danno per l’attrice, nella prospettiva di una sentenza favorevole a quest’ultima, dal momento che la prosecuzione dell’uso del marchio da parte della convenuta evita proprio il rischio di “disuso” temuto dalla ricorrente, rischio che sarebbe invece concreto nell’ipotesi in cui venisse accolta la domanda di inibitoria formulata in via cautelare dall’attrice.
Non ha alcuna rilevanza giuridica il fatto che nel corso del dibattito tecnico di un giudizio di contraffazione di brevetto, il titolare di un brevetto abbia formulato un set di rivendicazioni emendate e le abbia sottoposte al Giudice, ma solo in via subordinata e senza alcuna rinuncia al testo delle rivendicazioni come concesse dall’EPO poichè, in linea generale, oggetto del giudizio è la validità della privativa, come originariamente concessa ed in ipotesi emendata, con specifico atti di volontà in tal senso, mediante una richiesta ex art. 79,III CPI mentre quella processuale non è certo la sede in cui può essere demandata all’autorità giudiziaria la costruzione di una valida privativa, scegliendo a sua discrezione tra più proposte alternative, attività di natura amministrativa, come tale di competenza degli uffici brevetti.
L’ {modal /5013|title=CODICE PROPRIETA' INDUSTRIALE - ART. 64|width=60%|height=60%}art. 64.3{/modal} c.p.i. riconosce un diritto di opzione in capo al datore di lavoro qualora l’invenzione sia stata realizzata al di fuori delle prestazioni effettuate in dipendenza del rapporto di lavoro, ma rientri nel campo di attività del datore di lavoro. Ciò nell’evidente ratio di tutelare e soddisfare l’interesse del datore di lavoro a poter disporre dell’invenzione nella propria attività d’impresa.
In un contratto di franchising, l’inadempimento di una parte deve essere sostenuto da un quadro probatorio ben definito per portare all’accoglimento delle conseguenti domande di risoluzione anticipata, restituzione dei canoni pagati e risarcimento del maggior danno patito.
L’indagine sulla contraffazione deve essere compiuta in base a quanto stabilito dall’art. 20, lett. b), c.p.i., che richiede un giudizio di confondibilità attraverso una valutazione globale del rischio di associazione.
Il precedente utilizzo di un “marchio di fatto” sul territorio nazionale, o su una parte importante di esso, conferisce al preutente un diritto esclusivo allo sfruttamento di detto marchio: tale uso è idoneo a invalidare eventuali successive registrazioni da parte di terzi di marchi identici o simili per prodotti appartenenti a un identico o affine settore merceologico, in quanto in tal caso viene a mancare il carattere della novità, che costituisce condizione per ottenerne validamente la registrazione.
In tema di diritto d’autore, a fronte del riconoscimento offerto dall’art. 12 l.d.a. del diritto esclusivo del titolare all’utilizzazione economica dell’opera, l’art. 100 l.d.a. precisa che il titolo dell’opera, quando individui l’opera stessa, “non può essere riprodotto sopra altra opera”: la tutela de qua, dunque, è soggetta a un limite in virtù del quale vi è violazione dei precisati diritti solo in presenza di due opere dell’ingegno parimenti titolate, senza equiparazione tra opere letterarie, cinematografiche, etc e i domain name utilizzati per i siti web a scopo pubblicitario/distintivo di prodotti o servizi.
Con riferimento al plagio di un format per una trasmissione televisiva, non è sufficiente che tra due opere sussistano comuni motivi ispiratori o analoghe idee di fondo, posto che sulla valutazione dell’effettiva sussistenza di un plagio deve preventivamente verificarsi l’effettivo ambito di originalità (non già di tali motivi o idee ispiratrici, ma) delle concrete modalità di svolgimento e rappresentative.
L’utilizzo per promozioni commerciali, attraverso il canale internet, dell’immagine e del nome di opere dell’ingegno già registrati anche come marchi (nel caso di specie l’immagine e il nome di Topo Gigio) comporta per il titolare il diritto di esigere il risarcimento del danno qualora l’utilizzo avvenga senza il proprio consenso, come nel caso di violazione delle previsioni negoziali del contratto di licenza.