Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24827-del-05-12-2016
Timestamp: 2020-08-11 16:07:50+00:00
Document Index: 108147325

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 380', 'art. 360', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 57', 'art. 43', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 24827 del 05/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24827 del 05/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 10/11/2016, dep. 05/12/2016), n.24827
sul ricorso 6291/2015 proposto da:
(OMISSIS) SPA IN FALLIMENTO;
avverso la sentenza n. 7683/45/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Fallimento (OMISSIS) spa, in persona del Curatore p.t., (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania n. 7683/45/2014, depositata in data 5/09/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiori IRES ed IRAP dovute in relazione all’anno d’imposta 2007, a seguito della contestazione di fatture per operazioni inesistenti, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della società contribuente (sotto il profilo della nullità dell’atto impositivo, sia per decadenza dell’Amministrazione finanziaria dalla potestà accertatrice sia per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7).
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, pacifica, nella specie, l’inosservanza del termine dilatorio di gg. 60 dal rilascio di copia del processo verbale di constatazione, essendo avvenuta la notifica dell’avviso il 20/08/2012, non ricorrevano le asserite ragioni di urgenza, rappresentate dall’essere la società contribuente sottoposta a procedura fallimentare, in quanto il termine ultimo per l’Amministrazione finanziaria per insinuarsi tardivamente al passivo del fallimento scadeva il 19/03/2013, mentre l’atto impositivo era stato notificato moto tempo prima.
A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti. Si da alto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7.
Questa Corte ha già affermato con decisioni applicabili alla fattispecie in esame che “le particolari ragioni di urgenza, che, ove sussistenti e provate dal fisco, consentono l’inosservanza del termine dilatorio di cui alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, non possono consistere nell’imminente scadenza del termine decadenziale utile al fine dell’accertamento da parte dell’Ufficio, qualora ciò sia dovuto esclusivamente ad inerzia o negligenza di quest’ultimo e non anche ad altre circostante che abbiano ritardato incolpevolmente l’accertamento ovvero abbiano reso – come nel caso in cui il contribuente versi in un grave stato di insolvenza – difficoltoso con il passare del tempo il pagamento del tributo e necessario procedere senza il rispetto del termine” (Cass. 9494/2014) e che “in materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’intervenuta dichiarazione di fallimento di quest’ultimo giustifica l’emissione dell’avviso di accertamento senza l’osservaza del termine dilatorio di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, a prescindere dalla sua esternazione all’interno dell’atto impositivo, non richiesta dallo Statuto del contribuente, nè da altra specifica disposizione, discendendo l’urgenza della necessità dell’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare (Cass. 13294 – 13295 – 13296 e 13297/2016; Cass. 18939/2015).
3. La seconda censura (violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, dell’art. 112 c.p.c.), è del pari, infondata, non venendosi in ipotesi di omessa pronuncia su motivo di appello, avendo i giudici della C.T.R. ritenuto assorbito il motivo concernente l’ulteriore ragione di nullità dell’atto impositivo, affermata (per violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43) dal giudice di primo grado (Cass. 1360/2016; Cass. 3417/2015).
4. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso, respinto il secondo, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.