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Timestamp: 2018-10-17 17:21:43+00:00
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Registrare una conversazione: vale come prova?
16 maggio 2018 | Autore: Gloria Mariani
È legale registrare una telefonata? Le conversazioni registrate possono essere utilizzate come prova per far valere un proprio diritto o per difendersi da un torto subito?
Hai registrato una telefonata che vede il coinvolgimento di altri soggetti, ma lo hai fatto perché registrando quella conversazione ti sei procurato la prova di un diritto che ti spetta e che vuoi far valere in Tribunale. Ti stai allora chiedendo se registrare una telefonata è legale, ma soprattutto se potrai utilizzare quella conversazione, magari registrata all’insaputa dei soggetti protagonisti della stessa, come prova davanti ad un Giudice. Ebbene, in questo articolo troverai risposta alle tue domande. Qui di seguito, infatti, andremo a rispondere a tutti i quesiti relativi alla possibilità di avvalersi di registrazioni come elementi di prova in Tribunale, al fine di dare fondamento al diritto fatto valere e di cui si chiede il riconoscimento. Prima però è importante analizzare alcuni aspetti preliminari. Ed infatti, registrare conversazioni che vedono il coinvolgimento di altri soggetti, potrebbe ledere la privacy degli stessi. Allora, prima di comprendere se registrare una telefonata è legale e se la conversazione registrata può essere usata come prova, è necessario fare un passo indietro e vedere cosa dispone sul punto la normativa a tutela della privacy.
1 Privacy: cosa si intende per trattamento dei dati personali
2 Si può registrare una telefonata all’insaputa dei soggetti coinvolti?
3 Telefonata registrata: vale come prova?
4 Registrazioni: valgono come prova al di là del processo?
5 Registrare una telefonata: è una prova valida
Privacy: cosa si intende per trattamento dei dati personali
Conformemente a quanto disposto dalla normativa dettata in materia di tutela della privacy [1], quando si parla di trattamento dei dati personali si deve intendere una qualsiasi operazione, posta in essere anche senza ricorrere a strumenti elettronici, volta a raccogliere, registrare, organizzare, conservare, consultare, elaborare, modificare, selezionare, estrarre, raffrontare, utilizzare, interconnettere, bloccare, comunicare, diffondere, cancellare e distribuire dati, anche se non registrati, in una banca di dati.
Compatibilmente a quanto sin qui detto, viene da chiedersi se l’utilizzo dei dati personali possa avvenire solo con il consenso del soggetto o se, diversamente, sia ammesso anche in assenza.
In altre parole, si possono utilizzare i dati personali raccolti, anche all’insaputa del soggetto a cui appartengono, purché siano strumentali alla tutela giurisdizionale di un diritto, di cui cioè si chiede tutela davanti ad un giudice, al fine di dare fondamento alla propria difesa.
In presenza di tale presupposto, la condotta posta in essere non acquista natura illecita e, dunque, non è sanzionabile con la reclusione.
La giurisprudenza, infatti, ha più volte ribadito la propensione della normativa dettata in materia a subire deroghe ed eccezioni, soprattutto in presenza della necessità di vedere tutelato un diritto [3].
Ma cerchiamo di fare ulteriore chiarezza.
Si può registrare una telefonata all’insaputa dei soggetti coinvolti?
Alla luce di quanto finora detto, ci si chiede: registrare una conversazione o una telefonata, all’insaputa dei soggetti coinvolti, è reato? La risposta è no.
Ciò è quanto la Suprema Corte, con diverse e numerose pronunce, ha affermato [4].
A fondamento di tale orientamento vi è la considerazione che la registrazione non è nient’altro che una replica, salvata su di un dispositivo esterno, che si aggiunge a quanto già la mente umana ha immagazzinato e captato.
Telefonata registrata: vale come prova?
Ebbene, la Suprema [5] ha chiarito che le registrazioni fonografiche di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, da parte di un soggetto partecipe, è prova documentale utilizzabile, sia su suggerimento che su incarico della polizia giudiziaria, in quanto trattasi di registrazione effettuata da persona protagonista della conversazione, estranea agli apparati investigativi e legittimata a rendere testimonianza.
Registrare una telefonata: è una prova valida
Giova in merito menzionare una recentissima pronuncia della Suprema Corte, che ha avuto modo di pronunciarsi affrontando il caso di un soggetto che aveva registrato conversazioni avvenute con altre persone alla sua presenza. Si trattava, nello specifico, di un lavoratore che aveva registrato le conversazioni con l’intento di ottenere il riconoscimento dell’illegittimità del suo licenziamento.
Nel dettaglio, il licenziamento vedeva come motivazione una contestazione disciplinare relativa alla:
registrazione da parte del lavoratore di conversazioni che interessavano, in orario di lavoro e sul posto di lavoro, altri colleghi, all’insaputa degli stessi;
la divulgazione della stessa , in sede di giustificazioni orali concernenti un’altra contestazione addebitatagli, al proprio datore di lavoro.
Decisioni queste ultime che non hanno trovato conferma nella Suprema Corte che, diversamente, ha enunciato il seguente principio di diritto.
Il trattamento dei dati personali, ammesso in presenza del consenso dell’interessato, può avvenire anche in assenza di quest’ultimo, purché volto a far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria o nello svolgimento di investigazioni difensive, a condizione che i dati siano trattati per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento [6].
[3] Cfr. Cass.. SS.UU., sentenza n. 3034 del 08.02.2011.
[4] Cfr. Cass. Sentenza n. 16886/2007; Corte d’Appello, sentenza n. 1242/2011
[5] cfr. Cass. Pen., sentenza n. 31342/11; Cass. Pen. sentenza n. 16986/09; Cass. Pen., sentenza n. 14829/09; Cfr. Cass., SS.UU., sentenza n. 3033/2011; Cass., sent. n. 17204/2013; Cass., sent. n. 18443/2013.
[6] Cass., sez. lavoro, sentenza n. 11322/2018.