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Timestamp: 2019-05-22 17:13:22+00:00
Document Index: 134129386

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ']

Dall’inclusione nelle apposite tabelle sia della lavorazione che della malattia (purché insorta entro il periodo massimo di indennizzabilità) deriva l’applicabilità della presunzione di eziologia professionale della patologia sofferta dall’assicurato, con il conseguente onere di prova contraria a carico dell’I.N.A.I.L..
La prova contraria deve dimostrare o la dipendenza dell’infermità da una causa extralavorativa oppure il fatto che la lavorazione non abbia avuto idoneità sufficiente a cagionare la malattia, di modo che, per escludere la tutela assicurativa è necessario accertare, rigorosamente ed inequivocabilmente, che vi sia stato l’intervento di un diverso fattore patogeno, che da solo o in misura prevalente, abbia cagionato o concorso a cagionare la tecnopatia.
Per la cassazione della sentenza ricorre la T. con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.
1.Col primo motivo la ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, del D.P.R. n. 482 del 1975, del D.P.R. n. 336 del 1994 e della relativa Tabella (voce n. 56), del D.M. 9.4.2008 (voce 57), degli artt. 115 e 116 c.p.c., dell’art. 2697 cod. civ., dei principi di cui alla sentenza n. 179 del 18.2.1988 della Corte Costituzionale, nonché il vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.
In pratica, la ricorrente lamenta la mancata considerazione della circostanza che nella fattispecie, contraddistinta dalla sussistenza di una patologia pleurica di previsione tabellare, dalla quale era stato affetto in vita il sig. A. , la parte assicurata poteva giovarsi della presunzione eziologica professionale, restando a carico dell’Inail l’onere di dimostrare non solo che la malattia era dipesa esclusivamente da cause extralavorative, ma che le mansioni esercitate dal lavoratore non avevano avuto idoneità sufficiente, neppure come concausa.
2. Col secondo motivo la ricorrente si duole della insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, nonché del difetto di motivazione in ordine alla diagnosi della malattia, alla sua qualificazione ed alla sua riconducibilità alla Tabella di cui al D.P.R. n. 336/1994 (voce 56), nonché di cui al D.M. 9.4.2008 (voce 57).
Invero, come questa Corte ha di recente ribadito (Cass. sez. lav. n. 23653 del 21.11.2016), "dall’inclusione nelle apposite tabelle sia della lavorazione che della malattia (purché insorta entro il periodo massimo di indennizzabilità) deriva l’applicabilità della presunzione di eziologia professionale della patologia sofferta dall’assicurato, con il conseguente onere di prova contraria a carico dell’I.N.A.I.L., quale è, in particolare, la dipendenza dell’infermità da una causa extralavorativa oppure il fatto che la lavorazione non abbia avuto idoneità sufficiente a cagionare la malattia, di modo che, per escludere la tutela assicurativa è necessario accertare, rigorosamente ed inequivocabilmente, che vi sia stato l’intervento di un diverso fattore patogeno, che da solo o in misura prevalente, abbia cagionato o concorso a cagionare la tecnopatia. Tale regola deve essere, tuttavia, temperata in caso di malattia, come quella tumorale, ad eziologia multifattoriale, nel senso che la prova del nesso causale non può consistere in semplici presunzioni desunte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma deve consistere nella concreta e specifica dimostrazione, quanto meno in via di probabilità, della idoneità della esposizione al rischio a causare l’evento morboso, con la precisazione che in presenza di forme tumorali che hanno o possono avere, secondo la scienza medica, un’origine professionale, la presunzione legale quanto a tale origine torna ad operare, sicché l’I.N.A.I.L. può solo dimostrare che la patologia tumorale, per la sua rapida evolutività, non è ricollegabile all’esposizione a rischio, in quanto quest’ultima sia cessata da lungo tempo. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di appello che, sulla base di nuova ctu in detta fase, aveva escluso che la patologia tumorale fosse ricollegabile all’espletamento di attività lavorativa svolta in cantiere edile)".
Ebbene, calando tali principi nella fattispecie, è agevole rilevare che la stessa Corte d’appello di Genova ha dato atto della circostanza, desunta dalla relazione del consulente d’ufficio, che quest’ultimo aveva valutato l’esposizione all’amianto di A.S. sia quale scalpellino che come gruista per quindici anni, situazione ambientale lavorativa, questa, coerente col reperto degli ispessimenti pleurici e possibile fattore causale del mesotelioma pleurico. Tale malattia è espressamente prevista alla voce 56 dell’allegato 4 del d.p.r. 13 aprile 1994, n. 336, concernente il Regolamento recante le nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura, oltre che alla voce 57 del D.M. del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale 9.4.2008, contenente le nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura, tra le quali quelle da lavorazioni che espongono all’azione dall’asbesto, come le placche e gli ispessimenti pleurici ed il mesotelioma pleurico. Quindi, male ha fatto la Corte di merito a non tener conto della natura tabellare della suddetta malattia ai fini delle presunzioni di legge e del riparto degli oneri probatori.