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Timestamp: 2020-07-14 01:23:01+00:00
Document Index: 69094719

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Pneumatico sulla carreggiata: società Autostrade condannata | Familiari e Vittime della strada | Familiari e Vittime della strada
Pneumatico sulla carreggiata: società Autostrade condannata
Cassazione civile , sez. III, sentenza 15.01.2013 n° 783
La sentenza n. 783/2013 della Corte di Cassazione offre la possibilità di fare un punto circa lo stato dell’arte della giurisprudenzia sulla responsabilità della Pubblica Amministrazione ex art. 2051 c.c. il quale recita: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
Più precisamente il principio di diritto enunciato nella sentenza in commento relativo alla responsabilità della Pubblica Amministrazione per cose in custodia ex art. 2051 c.c. è che essa “trova un limite solo nel caso fortuito che va ravvisato nei casi in cui il danno sia stato determinato da cause estrinseche alla struttura del bene, o dal comportamenti di terzi (come l’abbandono sulla pubblica via di oggetti pericolosi) con modalità di tempo e di luogo tali per cui il pericolo non avrebbe potuto essere conosciuto ed eliminato tempestivamente, neppure con la più diligente attività di controllo e di manutenzione. L’onere della prova sia del caso fortuito, sia dell’adempimento dei doveri di diligente manutenzione, è a carico del custode.”
L’indirizzo giurisprudenziale prevalente è orientato ad escludere l'applicabilità della norma de quo nei casi relativi a beni, facenti parte del demanio stradale, rispetto ai quali non è oggettivamente possibile svolgere i doveri di vigilanza posti a carico del custode, in ragione dei requisiti della notevole estensione e dell’uso generalizzato e diretto degli stessi beni da parte dell’utenza. Per converso è configurabile l’applicabilità della disciplina di cui all'art. 2051 c.c., in tutti quei casi ove l'estensione dei beni demaniali è tale da consentire l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi.
Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte è relativo alla richiesta di risarcimento al Gestore della rete austostradale (alla Società Autostrade per l’Italia.)del danno subito da una società di trasporti a causa di un impatto di un proprio automezzo contro un pneumatico abbandonato sulla carreggiata dell’autostrada percorsa.
La norma che regola la fattispecie in esame è, appunto, l’art. 2051 c.c. che è applicabile anche nei confronti del proprietario o del gestore di strade, nell’ipotesi in cui sia chiamato a rispondere dei danni provocati dall’omesso o incompleto adempimento del dovere di mantenere la strada in condizioni tali da non arrecare danno all’utenza.
Pertanto ai fini della configurabilità o meno della responsabilità ex art. 2051 c.c. è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo, rapporto che postula l’effettivo potere sulla cosa, cioè quella disponibilità giuridica e materiale della stessa che si sostanzia nel potere-dovere di intervento su di essa, e che compete al proprietario o anche a colui che con essa si trovi in una relazione di possesso o detenzione.
Non può non osservarsi che secondo la giurisprudenza la responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c. sostanzi una ipotesi di responsabilità oggettiva, richiedendo per la sua configurazione in concreto la sussistenza del mero rapporto casuale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. Ne consegue che tale tipologia di responsabilità è esclusa solamente dal caso fortuito. Quest’ultimo può consistere in un fatto del terzo o in un fatto dello stesso danneggiato che attiene al profilo casuale dell’evento, caratterizzato dagli elementi della imprevedibilità ed inevitabilità.
Per quanto concerne la responsabilità dei gestori e concessionari di autostrade, la Suprema Corte di Cassazione si è orientata nel senso della “piena configurabilità del rapporto custodiale tra costoro e la struttura autostradale, in ragione della destinazione della rete viaria alla percorrenza veloce in condizioni di massima sicurezza per gli utenti.” (Corte di Cassazione, 7 Aprile 2009, n. 8377).
Da ultimo analizzando lo specifico profilo della ripartizione dell’onere probatorio relativo alla fattispecie in esame riguardante il risarcimento del danno subito dagli utenti per la presenza di ostacoli sulla carreggiata autostradale, come già in precedenza affermato incombe al gestore dell’autostrada dimostrare l’inesistenza di una propria negligenza per omessa vigilanza. Difatti la possibilità di svolgere una adeguata attività di vigilanza volta ad impedire l’insorgenza di pericoli per la circolazione degli utenti, comporta la piena applicabilità della responsabilità ex art. 2051 c.c. in capo a quest’ultimo. Ciò in ipotesi di pericolo connesso alla struttura propria o alle pertinenze della rete autostradale. Di contro sarà configurabile il caso fortuito relativamente a quelle situazioni di pericolo procurati dall’utenza stessa, ovvero da una repentina ed imprevedibile alterazione dello stato della cosa che non può essere oggetto di un intervento tempestivo risolutivo per mancanza di tempo strettamente necessario a provvedervi, nonostante l’attività di vigilanza e controllo a tal fine preposte.
Tale ultima ipotesi non è stata ritenuta sussistente nel caso sottoposto all’esame della III Sezione Civile della Suprema Corte in ragione del notevole lasso temporale intercorso tra la segnalazione del pericolo dall’utente al gestore e il non tempestivo intervento di quest’ultimo.