Source: https://www.sistemigestioneintegrata.eu/lavoratori-fragili-tutela-e-gestione-in-azienda/
Timestamp: 2020-07-12 04:28:18+00:00
Document Index: 98194060

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 83', 'art. 26', 'art. 74', 'art. 3', 'art. 3']

SGI Sicurezza Lavoratori "fragili": Tutela e gestione in azienda - SGI Sicurezza
Lavoratori “fragili”: Tutela e gestione in azienda
Tags2020, contagio, coronavirus, lavoro, linee guida, medicina del lavoro, RSPP, salute, sicurezza, sorveglianza sanitaria
Chi sono i lavoratori fragili?
Considerato “lavoratore fragile” , nel protocollo condiviso tra le parti sociali, aggiornato il 24 aprile scorso e inserito nel DPCM del successivo 26 aprile “tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, e a tali persone si raccomanda di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale” (art. 3 co 1 lett. b).
In seguito all’approvazione dell’art. 83 del D.L. n. 34 del 19/05/2020 (cd decreto Rilancio), vanno inclusi in questo ambito tutti i lavoratori di tutte le imprese nazionali, cioè anche i dipendenti attualmente non soggetti alla sorveglianza sanitaria “ordinaria” ex D.Lgs. 81/08, in considerazione del regime di “sorveglianza sanitaria eccezionale” introdotta per la durata del periodo emergenziale con le modalità previste dallo stesso testo.
Quali malattie indicano che un lavoratore è da considerarsi “fragile” ai fini della valutazione del rischio Covid-19?
Condizioni di immunodepressione e/o immunodeficienza congenita o acquisita e patologie che richiedono terapie immunosoppressive;
Patologie oncologiche (tumori maligni) attive negli ultimi 5 anni
Patologie cardiache (ischemie e coronaropatie, ipertensione arteriosa grave scompensata, insufficienza cardiaca, gravi aritmie, portatori di dispositivi tipo pacemaker e defibrillatori)
Patologie broncopolmonari croniche (BPCO, asma grave, cuore polmonare cronico, enfisema, fibrosi, bronchiettasie, sarcoidosi, embolia polmonare)
Diabete mellito insulinodipendente (specie se scompensato)
Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie (aplasie midollari, gravi anemie)
Reumoartropatie sistemiche (artrite reumatoide, LES, collagenopatie e connettiviti sistemiche croniche)
Epatopatia cronica grave (cirrosi epatica).
Gestione in azienda – Ruolo del medico competente e del medico di medicina generale
L’art. 26 della Legge 27 del 24/04/2020 (legge di conversione del cosiddetto decreto “ Cura Italia”) istituisce una specifica tutela per una particolare categoria di dipendenti “fragili”, pubblici e privati, purché “in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell’articolo 3, comma 1 della medesima legge n. 104 del 1992”.
In tali evenienze il medico di medicina generale, a fronte della corrispondente documentazione medico-legale del riconoscimento di disabilità ex Legge 104/92 da parte dei “competenti organi medico-legali” (cioè delle commissioni per l’accertamento dell’handicap ATS o INPS o dei servizi di Medicina Legale delle locali aziende sanitarie), può riconoscere un adeguato periodo di astensione dal lavoro che viene equiparato a ricovero ospedaliero (possibilità estesa fino al 31 luglio grazie all’ultima modifica del successivo art. 74 del cd decreto Rilancio).
Il medico di famiglia è tenuto a specificare sul certificato di malattia gli estremi del riconoscimento dello status di cui alla legge 104/92 per consentire al lavoratore di assentarsi “precauzionalmente” dal lavoro, al limite anche per tutta la durata dell’attuale emergenza sanitaria.
In definitiva, quindi, per i lavoratori già riconosciuti portatori di handicap in situazione di gravità ex comma 3 art. 3 della Legge 104/92 e per quelli con analoga attestazione ex comma 1 art. 3 a causa di immunodepressione, esiti di patologie oncologiche o svolgimento di terapie salvavita risulta chiaro come comportarsi e a chi compete la relativa salvaguardia (= medico di assistenza primaria), atto che in tali contingenze esula dagli adempimenti richiesti al medico competente che non è abilitato a emettere certificati di malattia per l’INPS.
E’ da tenere presente, inoltre, che in molte aziende – soprattutto in quelle pubbliche, nelle grandi imprese e nelle PMI del settore terziario – la messa in atto di attività in smart-working (o altre forme di “lavoro a distanza”) ha rappresentato una modalità organizzativa che ha permesso di continuare il lavoro senza pregiudizio per la salute dei dipendenti, anche nel caso di “fragilità”, vera o presunta.
Il Protocollo al 24 aprile 2020 raccomanda particolare attenzione ai soggetti fragili anche in relazione all’età, al reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione da Covid-19 e assegna al medico competente:
• il compito di segnalare all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e all’azienda di provvedere alla loro tutela nel rispetto della privacy;
• individuare, alla ripresa dell’attività lavorativa, i soggetti con particolari situazioni di fragilità.
Il confronto tra il servizio di prevenzione e protezione, nei comitati di sorveglianza e nei confronti sindacali si deve svolgere con la presenza
del medico competente.
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