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Timestamp: 2019-11-14 22:19:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 273', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 42', 'art. 40', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 32', 'art. 1483', 'art. 32', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 166', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 104']

Il rapporto tra cause nel processo civile - Wikiversità
Il rapporto tra cause nel processo civile
Nel processo civile puo' esserci un Rapporto tra Cause indette davanti allo stesso giudice o a giudici diversi. Tali rapporti sono individuabili in tre tipi: Litispendenza, Continenza e Connessione. Vediamo le differenze tra essi e i modi disposti dalla legge per evitarli.
La litispendenza[modifica]
Per Litispendenza si intende, ai sensi dell'art. 39 c.p.c., la situazione in cui due cause identiche pendono davanti a due giudici diversi (se pendessero davanti allo stesso giudice l'art. 273 c.p.c. dispone la riunione con provvedimento non impugnabile).
La Sentenza della Cassazione n. 4371/1983 ha individuato cosa bisogna intendere per "cause identiche". Essono sono cause in cui vi è identità di Personae, Petitum e Causa Petendi.
La giurisprudenza è divisa tra chi ritiene che la litispendenza sussista solo nei casi in cui le cause siano avanti a giudici dello stesso grado (Sentenza Cass. n. 8833/2002) e chi invece afferma la sua esistenza anche in cause che pendano in gradi diversi (Sentenza Trib. Milano del 14 gennaio 2009).
Per risolvere le questioni di Litispendenza, e quindi per evitare il Bis in Idem cioè la possibilità di giudicati contrastanti, il legislatore, all'art. 39 c.p.c. come modificato dalla L. n. 69/2009, afferma il criterio di prevenzione cioè sarà competente della causa il giudice adito per primo (in base alla notifica della citazione o il deposito del ricorso) mentre il secondo giudice dovrà disporre con ordinanza la litispendenza e sempre con ordinanza disporre la cancellazione della causa dal ruolo.
La continenza[modifica]
Per Continenza si intende, ai sensi dell'art. 39 c.p.c., la situazione in cui una doamnda contiene l'altra per la maggior ampiezza del Petitum, ferma la coincidenza di tutti gli altri elementi soggettivi e oggettivi.
La giurisprudenza ha affermato che la Continenza sia anche quando:
La questione sollevata con la lite preventivamente instaurata costituisce un presupposto necessario della domanda che forma oggetto della seconda (Sentenza Cass. n. 2804/1994);
Sussiste una parziale coincidenza tra le due Causae Petendi (Sentenza Cass. n. 1908/1986).
Per risolvere le questioni di Continenza, l'art. 39 c.p.c. come modificato dalla L. n. 69/2009 stabilisce che:
Se una stessa causa è proposta davanti a due giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato o grado del processo, anche d'ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo;
Se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente avanti ad altro giudice, quest'ultimo dichiara con ordinanza (impugnabile con regolamento di competenza, ai sensi dell'art. 42 c.p.c.) la continenza e fissa un termine e fissa un termine perentorio entro il quale le parti devono riassumere la causa davanti al primo giudice.
Non si avrà Continenza se i due processi pendono in gradi diversi.
La connessione[modifica]
Per Connessione, ai sensi dell'art. 40 c.p.c., si intende la situazione in cui due azioni possono avere in comune o l'elemento soggettivo (Personae) oppure possono avere in comune uno degli elementi oggettivi (Petitum o Causa Petendi).
La Connessione puo' essere:
Per accessorietà (art. 31 c.p.c.): E' il rapporto che intercorre tra due cause connesse in forza del quale la decisione di una di esse (causa accessoria) dipende dalla decisione dell'altra (casa principale). Per aversi questo tipo di connessione vi deve essere una identità tra i soggetti delle due cause. Se si è in presenza di cause accessorie il giudice competente per la causa principale è competente anche per l'accessoria e la distribuzione della competenza tra i giudici di tipo diverso rispetterà le rgole dell'art. 10, co. 2, c.p.c..
Per garanzia (art. 32 c.p.c.): Si intendono le azioni con le quali una parte fa valere il suo diritto di essere garantita da un terzio, ossia risarcita delle conseguenze dell'eventuale soccombenza. Ad es. l'acquirente che è convenuto in giudizio da un terzo che afferma di essere proprietario della cosa venduta, ha diritto di essere garantito dal venditore (art. 1483 c.c.). L'art. 32 c.p.c. consente la proposizione della domanda di garanzia davanti al giudice competente per la causa principale anche in deroga della competenza per territorio. Se però la domanda in garanzia eccede la competenza per valore del giudice della causa principale, quest'ultimo rimette entrambe le cause al giudice superiore (ossia il Tribunale), assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa.
Per pregiudizialità (art. 34 c.p.c.): Si intende il rapporto tra due questioni di fatto in virtù del quale una di esse ("questione pregiudiziale") costituisce un passaggio obbligatorio per decidere l'altra ("questione principale"). Ad es. per decidere su una domanda di alimenti avanzata dal figlio nei confronti del padre si dovrà decidere prima sul sussitenza del rapporto di paternità, ove sia contestato. L'art. 34 c.p.c. stabilisce che se la questione pregiudiziale appartiene, per materia o per valore, alla competenza di un giudice superiore, quest'ultimo attrae la competenza anche per la causa principale. La questione pregiudiziale dovrà essere decisa con efficacia di giudicato se ciò è richiesto dalla legge o da una delle parti.
Affine alla tematica della Connessione è l' eccezione per Compensazione Legale (art. 35 c.p.c.). La Compensazione Legale è una forma di estinzione reciproca di crediti omogenei, liquidi ed esigibili.
Per aversi Compensazione c'è bisogno di due pretese creditorie autonome. Se invece le pretese creditorie sono fondati sul medesimo titolo non si tratta di compensazione ma di un semplice accertamento contabile di dare e avere svolto in relazione a un'unica pretesa creditoria.
Se è opposto in Compensazione un credito contestato ed eccedente la competenza per valore del giudice adito, questi, se la domanda è fondata su un titolo non controverso o facilmente accertabile, può o rimettere l'intera controversia al giudice superiore oppure pronunciare una condanna con riserva a favore dell'attore, il cui titolo di credito sia sua volta non contestato o facilmente accertabile, e rimettere la sola Eccezione di Compensazione al giudice superiore.
Affine, sempre, al tema della Connessione è la Causa Riconvenzionale (art. 36 c.p.c.). Essa sia con al cosiddetta Domanda Riconvenzionale cioè la controdomanda proposta dal convenuto nei confronti dell'attore, mentre l'Eccezione Riconvenzionale è una prospettazione difenziava finalizzata, a differenza della Domanda Riconvenzionale, esclusivamente al rigetto della domanda attrice, attraverso l'opposizione al diritto fatto valere dall'attore di un altro diritto idoneo a paralizzarlo (Sentenza Cass. m. 9044/2010).
Possono proporsi nello stesso giudizio, in deroga ai criteri di competenza, soltanto le Domande Riconvenzionali "che dipendono dal titolo già dedotto in giudizio dall'attore o da quello che già appartiene alla causa come mezzo di eccezione" (art. 36 c.p.c.). Il "Titolo" dedotto in giudizio dall'attore equivale alle ragioni della domanda (Causa Petendi). La Domanda Riconvenzionale dovrà, pertanto, dipendere da fatti collegati ai fatti costitutivi della Domanda Principale: Ad. es. alla Domanda Principale del locatario che chiede l'esecuzione dei lavori di manutenzione, il locatore, con Domanda Riconvenzionale, potrà chiedere il pagamento dei canoni in quanto entrambe le Domande sono fondate sul medesimo "Titolo" e cioè lo stesso contratto di locazione.
La Domanda Riconvenzionale deve essere proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata almeno 20 giorni prima dell'udenza di comparizione-trattazione (art. 166 e 167, co. 2, c.p.c.).
Si ha, infine, Connessione nel caso del 'Cumulo Soggettivo (art. 33 c.p.c.). Il Cumulo Soggettivo si ha, ai sensi dell'art. 33 c.p.c., quando vi sono cause contro piu' persone che a norma degli artt. 18 e 19 c.p.c. dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, ma poiché sono connesse per l'Oggetto (Petitum) o per il Titolo (Causa Petendi) possono essere proposte davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse, per essere decise nello stesso processo.
Va, inoltre, segnalato, un ulteriore caso di Cumulo Soggettivo ai sensi dell'art. 104 c.p.c. il quale prevede che le domande formulate nei confronti della stessa parte e appartenenti alla competenza di giudici diversi possono essere proposte davanti al medesimo giudice, a causa di un vincolo di Connessione Soggettiva. Ad es. se vi è Cumulo Soggettivo tra un'opposizione agli atti esecutivi, di competenza del Tribunale, e un'opposizione all'esecuzione, di competenza del Giudice di Pace, sussiste la competenza del Tribunale su tutte le domande, sempre che l'Ufficio del Giudice di Pace competente per valore ricada nel circondario del Tribunale del Giudice dell'Esecuzione (Sentenza Cass. n. 16355/2010).
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