Source: http://www.trentinosociale.it/index.php/Approfondimenti/Documenti-pubblicazioni/Dispensa-informativa-Abbattimento-delle-barriere-architettoniche
Timestamp: 2018-05-27 05:02:21+00:00
Document Index: 137661452

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 23', 'art. 24']

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Il progresso medico scientifico che migliora le aspettative di vita, una maggior visibilità dei disabili che non sono più considerati un’eccezione da occultare, bensì un bene da
tutelare e valorizzare hanno contribuito a intendere il concetto di barriera in modo diverso da quello inteso trent’anni fa.
La conseguenza di tali fatti ha portato i sistemi economi e costituzionali ad affermare il concetto di uguaglianza di tutte le persone, compresi i disabili, di fronte alla legge, e pari
opportunità sociale tra i cittadini, concetti presenti ormai in quasi tutte le carte costituzionali.
Questa serie di concause genera una maturazione politica, un consolidarsi di bisogni, necessità di integrazione nei vari ambiti formativi, produttivi e di relazione e sfocia nella
ricerca di come superare una limitazione, un ostacolo fisico o nelle piattaforme rivendicative delle varie associazioni di categoria.
Dal fabbisogno consolidato e non più nascosto ma reso palese anche per merito di quella maturazione delle capacità estrinseche della categoria, nasce la normativa sulle barriere
architettoniche che principalmente ha lo scopo di determinare un prodotto finale, inteso come l’edificio e l’ambiente che ci circonda, fruibile da tutti e in totale sicurezza.
Ma il legislatore, nel redigere le norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche, non si riferisce esclusivamente al portatore, anzi, ritiene che il concetto di accessibilità
deve essere inteso e applicato come concetto di sicurezza, praticità e confort alla persona, non solo al disabile e pertanto la disabilità non deve essere intesa come il traitd’union
per riferirsi all’accessibilità.
Il percorso legislativo e di esperienze, che si è compiuto in Italia e in provincia di Trento per l’eliminazione delle barriere architettoniche è stato lungo ed ha ripreso,
particolarmente negli ultimi periodi, una spinta e una nuova evoluzione. In Italia si è cominciato a parlare di “barriere architettoniche” a partire dagli anni 60
quando, più sensibili ai problemi sociali in conseguenza dei profondi mutamenti nella vita di tutti i giorni avvenuti dopo la seconda guerra mondiale, si avvertiva la necessità di dire
qualcosa in tema di progettazione accessibile L’evento che storicamente ha dato l’avvio al dibattito culturale è stata la Conferenza internazionale di Stresa, nel giugno del 1965, poiché in quella sede vennero trattati per la prima volta in Italia i problemi della “progettazione per invalidi”.
Il termine “barriere architettoniche” è stato utilizzato per la prima volta in Italia nel 1967, in una Circolare Ministeriale, la numero 425 del Ministero dei Lavori Pubblici, del 20
gennaio 1967, in particolare all’articolo 6, definendole << ostacoli che incontrano individui fisicamente menomati nel muoversi nell'ambito degli spazi urbani e negli edifici…>>
L’obiettivo finale di tutte le norme, è sempre stato quello di eliminare le <<barriere architettoniche>> nel settore dell'edilizia residenziale e per questo il Ministero dei lavori
pubblici con la circolare n. 4809 del 19 giugno 1968, emana le “Norme per assicurare la utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorarne la
godibilità generale.” La prima legge nazionale è la legge 30 marzo 1971, n. 118 "Conversione in legge del D.L. 30
gennaio 1971, n. 5 e “nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili" – dedicata a barriere architettoniche e trasporti pubblici (in particolare l’art. 27).
Sei anni dopo viene emanato il “Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384 – “Regolamento di attuazione dell'art. 27 della L. 30 marzo 1971, n. 118, a favore
dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici”. Queste norme si riferivano esclusivamente alle strutture pubbliche con particolare
riguardo a quelle di carattere collettivo‐sociale.
Visti gli obblighi per gli Enti pubblici la provincia di Trento approva la prima legge specifica in materia di barriere architettoniche, la Legge provinciale 27 luglio 1981, n. 12 – “Norme per il superamento di situazioni emarginanti sopportate da persone con difficoltà psichiche, fisiche e sensoriali” (successivamente abrogata dall'art. 27 della l. p. 7 gennaio 1991 n. 1.
Meritano di essere sottolineate alcune norme della prima legge provinciale: ‐ l’art. 2, che disponeva il “Coordinamento con le norme urbanistiche” ‐ l’art. 4, che “anticipava” – in un certo senso ‐ la legge n. 13/89, perché dettava alcune norme relative alle abitazioni civili (dimensioni dell’ascensore, ove fosse previsto; dimensioni degli accessi). ‐ l’’articolo 6 che prevedeva la possibilità di derogare ‐ l’articolo 10 che contemplava la possibilità da parte dell’Ente Pubblico di erogare contributi per l’adeguamento di mezzi di trasporto dei portatori.
Un importante momento per la normativa sull’eliminazione delle barriere architettoniche – per gli aspetti innovativi ed integrativi nei confronti della normativa precedente in materia – è arrivato nel 1989, con l’approvazione della Legge nazionale 9 gennaio 1989, n. 13 – “Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”
La legge n. 13/89 è fondamentale non solo per le nuove istruzioni “tecniche” ma soprattutto per i principi che pone.
Già nel titolo appare evidente che le disposizioni per favorire l’accessibilità vengono estese anche a tutti gli altri edifici privati, residenziali o non, in sede di costruzione o di ristrutturazione, ed inoltre introduce i concetti di accessibilità, adattabilità e visitabilità, con il Decreto ministeriale 14 giugno 1989, n. 236 – “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche” il Ministro dei Lavori pubblici emana il regolamento di attuazione della Legge 13/89, che attribuisce significato e valore qualitativo ai tre termini e pone obblighi e responsabilità ai tecnici e agli Enti pubblici sull’aspetto essenziale dell’accessibilità degli spazi costruiti, per una fruizione degli stessi da parte di tutti i cittadini.
Nel 1992 viene emanata la Legge 5 febbraio 1992, n. 104 ‐ "Legge‐quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate" che contiene una serie di
richiami all’obbligo di eliminazione delle barriere architettoniche. In particolare: ‐ art. 8. Inserimento ed integrazione sociale.
‐ art. 23. Rimozione di ostacoli per l'esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative, demandando alle regioni, ai comuni, ai consorzi di comuni ed il Comitato olimpico
nazionale italiano (CONI), ciascuno per gli impianti di propria competenza, la verifica alle disposizioni per l'accessibilità e la fruibilità delle strutture sportive e dei connessi
servizi, da parte delle persone handicappate.
‐ art. 24. Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche.
Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13 , e
successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni, al regolamento approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, alla citata legge n. 13 del 1989, e successive modificazioni, e al citato decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno
Nel 1996 viene emanato il “Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 ‐ "Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli
edifici, spazi e servizi pubblici" – che abroga il DPR n. 384/1978. Le prescrizioni tecniche del DPR 503/1996 riguardano edifici e spazi pubblici, di pubblica
proprietà e gestione, cioè quelli di cui una pubblica istituzione ha disponibilità o godimento e nei quali svolge le proprie funzioni.
L'attuale normativa tecnica, costituita dal DPR 503/1996 e dal DM 236/1989, ha finalmente considerato in maniera positiva il problema dell'uso dello spazio ponendo
l'accento proprio sul requisito dell'accessibilità per tutti, superando il concetto negativo e restrittivo di barriere architettoniche, contrapponendosi alla logica degli edifici "speciali"
occupandosi non solo di disabili motori, ma anche di quelli sensoriali. A livello provinciale per adeguare le norme provinciali alle disposizioni della Legge n.
13/89 e del Decreto ministeriale n. 236/89, la Provincia Autonoma di Trento approva in tempi brevi la nuova “Legge provinciale 7 gennaio 1991, n. 1 – “Eliminazione delle
barriere architettoniche in provincia di Trento”, grazie alla competenza legislativa primaria in capo all’Amministrazione.
Si mantiene la scelta precedentemente fatta di richiamare le prescrizioni tecniche di cui al DPR 384/78, per gli edifici pubblici, e di quelle previste dal Decreto ministeriale 236/89,
per gli edifici privati, compresi quelli aperti al pubblico.
Questa è la normativa vigente alla data odierna in provincia di Trento.
Allegato: dispensa barriere architettoniche.pdf (4,44 MB)
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