Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/23579-successioni-l-azione-di-riduzione.asp
Timestamp: 2020-01-23 10:34:27+00:00
Document Index: 48048128

Matched Legal Cases: ['art. 557', 'art. 1542', 'art. 2900', 'art. 558', 'art 553', 'art. 554', 'sentenza ', 'art. 560', 'sentenza ', 'sentenza ']

Successioni: l'azione di riduzione
I legittimati all'azione, i criteri per procedere alla riduzione, la prescrizione e la giurisprudenza
L'azione di riduzione consente al legittimario di ripristinare la sua quota successoria quando risulta lesa da disposizioni testamentarie, legati o donazioni disposte dal de cuius. La legge italiana prevede la successione legittima e testamentaria. La prima è disciplinata dalla legge, la seconda ha titolo nel testamento. Il nostro ordinamento pone limiti precisi a chi desidera fare testamento. Ci sono infatti dei soggetti che godono di una tutela particolare in ambito successorio a causa del loro legame familiare con il defunto. Si tratta degli eredi legittimari, che non possono essere esclusi dal testamento o subire la riduzione delle loro quote.
Soggetti legittimati all'azione di riduzione
I legittimari sono quindi i soggetti legittimati a intraprendere azione di riduzione per tutelare i loro diritti successori. La categoria è definita dall'art. 557 c.c., il cui comma 1 prevede: "La riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive della porzione di legittima non può essere domandata (2652 n. 8, 2690 n. 5 c.c.) che dai legittimari (536 c.c.) e dai loro eredi o eventi causa". In virtù dei richiami presenti nell'articolo l'azione può essere promossa precisamente dai legittimari lesi o pretermessi, dagli eredi legittimi, legittimari e testamentari dei legittimari, dagli aventi causa dei legittimari (come chi acquista l'eredità art. 1542 c.c) e dai creditori dei legittimari con l'azione surrogatoria (art. 2900 c.c.).
Criteri per procedere alla riduzione
La riduzione delle disposizioni che ledono la quota dei legittimari deve eseguirsi ai sensi dell'art. 558 e ss. c.c. Premesso che eredi e legatari sono posti sullo stesso piano, si procede riducendo proporzionalmente: prima le quote legali ab intestatio (se manca il testamento o questo ha disposto solo per una parte del patrimonio art 553 c.c.) poi le disposizioni testamentarie (senza fare differenze tra diritti ereditari e legati art. 554 c.c.) e infine la donazione più recente. Il criterio proporzionale garantisce sia il rispetto dell'equilibrio voluto dal testatore che la volontà del legislatore di approntare tutele specifiche a favore di determinati successori.
Natura giuridica dell'azione di riduzione
Dottrina maggioritaria è concorde nell'escludere che la riduzione sia un'azione di nullità relativa, poiché se i legittimari non la promuovono o vi rinunciano, le disposizioni restano valide. Essa non può essere considerata neppure un'azione di rescissione o di risoluzione perché in questi casi sarebbe necessaria la presenza di un vizio originario o sopravvenuto nel negozio, mentre l'azione di riduzione serve per dichiarare l'inefficacia successiva delle disposizioni lesive dei diritti dei legittimari. Scopo dell'azione di riduzione è invece di accertare in sede giudiziale la lesione della quota spettante al legittimario, con una sentenza che dichiari l'inefficacia totale o parziale delle disposizioni testamentarie e delle donazioni di cui il defunto non poteva disporre nella misura in cui esse risultavano lesive delle quote dei legittimari.
Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 20644/2004: l'azione di riduzione è soggetta alla prescrizione ordinaria di 10 anni. Il termine decorre dalla data di accettazione dell'eredità del chiamato in base alle disposizioni testamentarie che ledono la sua quota di legittima.
La reintegrazione della quota di legittima, conseguente l'esercizio dell'azione di riduzione, va effettuata con beni in natura, salvi i casi eccezionalmente previsti dall'art. 560 secondo e terzo comma cod. proc. civ. per la riduzione dei legati e delle donazioni".
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza n. 24755 del 4.12.2015
Al fine di stabilire se l'atto di disposizione patrimoniale compiuto in vita dal de cuius sia lesivo della quota riservata ai legittimari, la donazione con riserva di usufrutto deve essere calcolata come donazione in piena proprietà".
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza n. 14747 del 19.07.2016
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(06/10/2016 - Annamaria Villafrate) • Foto: 123rf.com