Source: http://ssmticino.ch/blog/2020/05/26/home-office-datore-di-lavoro-deve-contribuire-alle-spese/
Timestamp: 2020-07-13 07:10:08+00:00
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Home Office: il datore di lavoro deve contribuire alle spese – SSM
Home Office: il datore di lavoro deve contribuire alle spese
L’anchorwoman di Fox News Shannon Bream in onda dalla camera da letto
Lavorare da casa non potrà essere un modo affinché il datore di lavoro sfugga ai propri obblighi legali.
Una recente sentenza del Tribunale Federale ha infatti statuito che in caso di lavoro da casa al lavoratore ed alla lavoratrice, il datore di lavoro dovrà riconoscere non solo il salario ma anche tutte le spese che derivano dalla messa in esercizio dell’ufficio presso la propria abitazione: quota parte dell’affitto, mobilio, costi di infrastruttura, spese fisse e variabili sostenute a casa per scopo professionale.
Di fatto l’Alta corte federale ribadisce, specifica e dettaglia quanto prevede l’articolo seguente del Codice delle obbligazioni che riportiamo integralmente:
Art. 327a C. Obblighi del datore di lavoro / VI. Utensili, materiale e spese / 2. Spese / a. In generale
1 Il datore di lavoro deve rimborsare al lavoratore tutte le spese rese necessarie dall’esecuzione del lavoro e, se è occupato fuori del luogo di lavoro, anche le spese di sussistenza.
2 Mediante accordo scritto, contratto normale o contratto collettivo può essere convenuto o stabilito un rimborso in forma d’indennità fissa, come diarie o indennità complessive settimanali o mensili, a condizione che copra tutte le spese necessarie.
3 È nullo ogni accordo, per il quale il lavoratore abbia a sopportare interamente o in parte le spese necessarie.
Si tratta ora concretamente di dare seguito a quando prevede la legge e ribadisce la sentenza del TF per evitare che il lavoratore abbia a sostenere delle spese derivanti dalla sua attività professionale anche se svolta presso il suo domicilio.
La sentenza va anche a specificare che poco conta se il lavoro da casa è una richiesta del datore di lavoro o del lavoratore. Al momento in cui lo stesso viene concordato, l’integralità delle spese che ne derivano sono a carico del datore di lavoro.
Un aspetto da chiarire in materia di telelavoro sarà quello della modalità nella quale lo stesso dovrà essere effettuato e questo per evitare che il lavoro da casa diventi fonte di alienazione sociale e personale ma possa essere sopportabile e sappia conciliare e dividere l’attività professionale da quella famigliare o privata.
Due le forme di telelavoro che possiamo ipotizzare. La prima dove il datore di lavoro concorda con il lavoratore gli orari nei quali lo stesso deve garantire la disponibilità e la reperibilità in sintonia con quelle che sono le regole da rispettare in ufficio per quanto riguarda orari e pause in particolare.
La seconda modalità che tecnicamente viene definita Smart Working nella quale è unicamente il lavoratore a definire il proprio orario di lavoro e disponibilità in modo da poter conciliare in modo ottimale impegni di lavoro e vita privata.
Nei due casi a nostro giudizio è fondamentale che non vi sia nessun obbligo di connessione o disponibilità continua durante il telelavoro e che il lavoratore possa imperativamente disporre di uno spazio presso la sede aziendale al quale possa far capo per sentirsi sempre integrato all’azienda.
La sentenza del TF è inoltre tempestiva in prospettiva del rinnovo del CCL, per il quale una delle richieste formulate da SSR era proprio di inserire il principio del telelavoro nel contratto. Sulla base della recente sentenza sarà perciò opportuno non solo ancorare un principio generico ma definire le eventuali modalità di telelavoro in modo dettagliato. Un aspetto questo da seguire in modo accurato per garantire al personale in telelavoro condizioni di lavoro ottimali ed all’avanguardia.
E per la pandemia Covid-19?
Non è un mistero che durante ed in ragione della pandemia al personale è stato chiesto di lavorare da casa e perciò di fatto introducendo il principio del telelavoro anche se contrattualmente non previsto. Una situazione di emergenza che però non deve esentare il datore di lavoro dai propri obblighi nei confronti dei lavoratori e che perciò per questa ragione SSM sta valutando di chiedere ad SSR di entrare in discussione per compensare alle collaboratrici ed ai collaboratori i costi professionali sostenuti.
In conclusione possiamo perciò affermare che la sentenza del Tribunale federale contribuirà a mettere ordine in un settore del mondo professionale che sta sempre più prendendo piede ma che ad oggi è ancora completamente deregolamentato.