Source: https://www.studiolegalelocatelli.net/contenuti/elenco/09_2018_39
Timestamp: 2019-02-17 17:13:09+00:00
Document Index: 60339649

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1341', 'art. 1932', 'art. 1322', 'art. 183', 'art. 1917', 'art. 1322']

Studio Legale Locatelli - - 09.2018
Commento a Cass. S.U. n. 22437 del 2018
Le Sezioni Unite, con la sentenza 24 settembre 2018, n. 22437, hanno nuovamente preso posizione sulla validità delle clausole claims attraverso un’attenta disamina della situazione normativa attuale, senza nascondere alcuni riferimenti a quanto accade in altre realtà legislative, segno peraltro di un consolidamento della Corte nei riguardi di un indirizzo che non tralascia – in relazione a determinate tematiche delicate, come avvenuto in materia di risarcimento da nascita indesiderata – ciò che avviene fuori dai confini.
Premessa l’esclusione – confermando il noto precedente a Sezioni Unite del 2016 - che la clausola possa essere dichiarata vessatoria ai sensi dell’art. 1341 c.c. e necessiti pertanto di specifica sottoscrizione in quanto limitativa della responsabilità, i giudici delle Sezioni Unite affrontano in prima battuta il profilo della tipicità del contratto di assicurazione contro la responsabilità civile in cui sia presente una clausola claims made, concludendo che nello spazio concesso alla derogabilità (art. 1932) del sotto-tipo delineato dal primo comma del citato articolo 1917 (ossia dello schema improntato al loss occurrence o all’act committed) ben si colloca, e non da ora soltanto, il modello claims made, da accertarsi dunque nell’area della tipicità legale e di quella stessa del codice del 1942, nel suo più ampio delinearsi come assicurazione contro i danni, rifluendo nell’alveo proprio dell’esercizio dell’attività assicurativa.
Interessante è, quindi, il passaggio che esclude il controllo di meritevolezza ex art. 1322, secondo comma c.c. pur rimanendo vivo e vitale il test su come la libera determinazione del contenuto contrattuale, tramite la scelta del modello claims made, rispetti, anzitutto i limiti imposti dalla legge che il primo comma postula per ogni intervento conformativo sul contratto inerente al tipo, in ragione del suo farsi concreto regolamento dell’assetto degli interessi perseguiti dai paciscenti, secondo quella che suole definirsi «causa in concreto» del negozio.
La Corte, nel considerare l’indagine che dovrà essere compiuta nella valutazione della conformità del regolamento contrattuale all’assetto degli interessi dei contraenti, non dimentica gli obblighi di buona fede che dominano la fase precontrattuale. Si afferma dunque che sul piano della fase prodromica alla conclusione del contratto secondo il modello della claims made, gli obblighi informativi sul relativo contenuto devono essere assolti dall'impresa assicurativa o dai suoi intermediari in modo trasparente e mirato alla tutela effettiva dell’altro contraente, nell’ottica di far conseguire all’assicurato una copertura assicurativa il più possibile aderente alle sue esigenze. Gli obblighi di buona fede nelle trattative di cui agli artt. 1337 e 1338 trovano regole specificatamente dettate per il settore assicurativo nel codice delle assicurazioni agli artt. 120, 166, 183-187. La violazione di tali obblighi, a prescindere dalla possibilità che la condotta scorretta abbia dato vita ad un vizio del consenso e quindi ad una annullabilità del contratto apre al rimedio risarcitorio, il quale dovrebbe far conseguire al contraente pregiudicato un effettivo ristoro del danno patito commisurabile all’entità delle utilità che avrebbe potuto ottenere in base al contratto correttamente concluso.
Non solo: la Corte rileva, anche, come il settore sia modulato sull’obbligo per le imprese e per gli intermediari di offrire contratti adeguati ai clienti (art. 183 del Codice delle assicurazioni private). Sarebbe quindi possibile, all’esito della interpretazione del contratto rimessa al giudice di merito, che si giunga a riconoscere una implementazione del regolamento negoziale ad opera di quelle prestazioni oggetto di informativa precontrattuali, inclini a modulare un adeguato assetto degli interessi dell’operazione economica, che non abbiano poi trovato puntuale e congruente riscontro nel contratto assicurativo concluso. In questa valutazione anche la determinazione del premio di polizza assume valore in relazione al rischio.
E’ stato, alla fine, enunciato il seguente principio: Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro).
La decisione è, dunque e sicuramente, un passo in avanti di non poco momento per la clausola claims made, ma l’impressione è che il capitolo non sia ancora chiuso.
Cass. S.U. 22437-18.pdf
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