Source: http://ambientalistimonfalcone.it/lago-pietrarossa/
Timestamp: 2019-01-17 11:45:34+00:00
Document Index: 18939793

Matched Legal Cases: ['art. 142', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 48', 'art. 142', 'art. 2']

Lago Pietrarossa – Associazione Ambientalista Eugenio Rosmann Monfalcone
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In Friuli Venezia Giulia sono presenti solo due laghi carsici: il lago di Doberdò e il lago di Pietrarossa, entrambi appartenenti all’omonima riserva naturale collocata in provincia di Gorizia. L’area è caratterizzata da due grandi depressioni carsiche parzialmente riempite dai laghi e separate da una dorsale calcarea. Il lago di Doberdò e il lago di Pietrarossa sono uno dei pochi esempi in Europa di lago-stagno carsico. Il livello delle sue acque cambia di continuo e dipende dalla portata dei fiumi Vipacco ed Isonzo. Le sorgenti si trovano nel settore occidentale del lago. Presso il settore orientale, invece, sono localizzati gli inghiottitoi. Durante i periodi di magra, il livello del Vipacco e dell’Isonzo cala a tal punto che la superficie lacustre si riduce a pozze circolari di pochi metri.
Come citato nella “Ricognizione e disciplina d’uso delle aree tutelate per legge ai sensi del d.l.vo 42/2004, art. 142 c lett f)” della “Relazione generale di analisi, ricognizione e sintesi dell’ambito della Riserva” della Regione Friuli Venezia Giulia, la Riserva naturale regionale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa ha una superficie di 726 ettari ed interessa i Comuni di Doberdò del Lago, Monfalcone e Ronchi dei Legionari.
Scarica qui la Relazione! ALLEGATO69 AL DPREG 0111-2018
L’ambito territoriale in cui si colloca ha grande interesse naturalistico: si trova infatti al limite occidentale dell’altipiano carsico “classico”, che rappresenta un’area di transizione tra due regioni del dominio medioeuropeo: quello alpino e quello illirico, in un contesto comprendente una serie di alture e dossi carsici, aree pianeggianti, le due depressioni tettoniche che periodicamente si riempiono d’acqua formando i due laghi, e diffusa presenza di fenomeni carsici sia ipogei che epigei.
La principale particolarità della Riserva sono i due laghi carsici dai quali trae il nome, nei quali, soprattutto nel Lago di Doberdò, il livello dell’acqua è molto variabile: periodi di allagamento (primavera e autunno) si alternano a periodi di magra o quasi totale prosciugamento (inverno ed estate), presentando il tipico regime idrologico dei laghi carsici. Nella Riserva sono presenti sia ambienti umidi (laghi praterie e boschi umidi) sia quelli aridi (landa e boscaglia), ogni uno con la sua tipica vegetazione.
Questo mosaico ambientale determina un’elevata biodiversità di ora e fauna, con presenza di spacie vegetali centroeuropee, illirico-balcaniche, mentre dal punto di vista faunistico l’area è importante per le specie di uccelli legati alla landa, per i rettili ed an bi, legati alle zone umide, e per la singolare presenza, nelle grotte e cavità, del proteo (Proteus anguinus) unico an bio cavernicolo europeo.
Di notevole valore sono anche gli aspetti paesaggistici: molti sono i punti di osservazione dalle parti elevate dell’ambito che offrono notevoli vedute panoramiche sia della Riserva che del territorio esterno ad essa con elevata intervisibilità, anche da luoghi esterni di elevato transito pubblico (autostrada A4), di singolarità geomorfologiche dei luoghi, quali gli af oramenti rocciosi lungo i versanti delle alture dei monti Debeli, Arupacupa, Cosici, Castellazzo, modellati dai fenomeni di carsismo di superficie.
Strumenti di pianificazione sovra comunale
1)Piano Urbanistico Regionale Generale (PURG, DPGR n.0826/Pres del 15 settembre 1978) ), classi ca la zona quale Ambito di tutela ambientale “F1 – Lago di Doberdò e Pietrarossa, palude Sablici” appartenente alla regione carsica.
2)Piano di Conservazione e Sviluppo (PCS)
Per la Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa (ai sensi della legge regionale 42/96 da art. 10 ad art. 18) attualmente non fa seguito nessuna redazione del Piano di Conservazione e Sviluppo PCS.
3)Piano Energetico Regionale
Si rileva la potenziale assenza di fattori di rischio. Lo strumento, seppur interessando l’intero territorio regionale, non presenta specifiche previsioni di localizzazione nè detta indici o parametri urbanistico-edilizi con effetti diretti sulla trasformazione del territorio compreso nell’area in esame.
4)Piano di gestione (zona SIC ZPS)
L’area del Carso triestino e goriziano è stata designata come sito della rete ecologica “Natura 2000” ai sensi delle Direttive “Habitat” e “Uccelli” in fasi successive. Il SIC attuale è stato designato con deliberazione della giunta regionale n.228 del 2006, mentre la perimetrazione della ZPS è stata individuata con deliberazione della giunta regionale n.217 del 8 febbraio 2007. Lo strumento di pianificazione ambientale, ai cui contenuti si conformano gli strumenti urbanistici comunali, deriva dalla Direttiva Habitat e prevede misure di conservazione per i vari tipi di habitat individuati e, all’occorrenza, anche piani appropriati di gestione specifici consigliati qualora risulti impossibile e poco agevole integrare efficacemente strumenti di gestione già esistenti. Tra i suoi contenuti evidenzia gli obiettivi del sito ambientale e le procedure per raggiungerli, mediante azioni praticabili realisticamente. La complessità dell’area carsica in termini di biodiversità e contemporaneamente in termini di uso del suolo rende indispensabile la redazione del piano di gestione per armonizzare conservazione e sviluppo.
Gli obiettivi (generali e specifici) per la conservazione derivano da analisi ecologiche degli habitat, mentre una classificazione in assi tematici, individua successivamente ambiti prioritari di intervento in cui concentrare azioni di gestione e relative risorse, prevedendo: interventi attivi, regolamentazione, incentivi, indennità, monitoraggio, ricerca e programmi didattici.
Attualmente il piano di gestione si trova allo stato avviato di un percorso partecipativo che porterà alla stesura finale del Piano di gestione del Carso, che sebbene non ancora approvato ha reso note alcune informazioni (anticipate sul sito WWW.carsonatura2000.it) di cui si è tenuto opportunamente in considerazione inserendone i punti salienti nell’analisi SWOT, vista la relazione tra le aree paesaggistiche e quelle di tutela ambientale (SIC ZPS).
5)Geositi del Friuli Venezia Giulia
La Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito del più vasto Progetto CGT (Cartogra a Geologico-Tecnica Regionale) sviluppato dal Servizio Geologico con il supporto scientifico del Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine dell’Università di Trieste (oggi Dipartimento di Matematica e Geoscienze), ha individuato e perimetrato i più significativi geositi esistenti nella Regione, riportando i dati illustrativi in apposite schede con la formazione di un Database denominato Geositi-Database. Contestualmente, sempre per conto del Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia e anche per offrire un utile supporto ad iniziative basate su una nuova concezione di utilizzo ecocompatibile del territorio, è stato realizzato nel 2009 il volume “Geositi del Friuli Venezia Giulia”.
Nell’ambito della Riserva naturale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa, è individuato un geosito con grado di interesse sovranazionale: “Lago di Doberdò”.
6)Programma di Sviluppo Rurale 2014 – 2020 (PSR) approvato definitivamente dalla Commissione Ue in data 24 settembre 2015.
Scheda della Riserva Naturale (dal sito: http://www.regione.fvg.it/ambiente/ambiente.htm)
Istituzione: Legge Regionale del 30 settembre 1996, n. 42, art. 48
Superficie totale: 726 ha
Comuni interessati: Doberdo’ del Lago;Monfalcone;Ronchi dei Legionari;
Referente: Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna. Servizio tutela ambienti naturali e fauna
Ambiente Fisico: L’area è caratterizzata da due grandi depressioni carsiche parzialmente riempite da due laghi e separate da una dorsale calcarea con numerosi fenomeni carsici epigei. Il lago di Doberdò, assieme al lago di Circonio (Slovenia), è uno dei pochi esempi in Europa di lago stagno carsico. Il livello delle sue acque è variabilissimo e in relazione con le portate dei fiumi Vipacco ed Isonzo, le cui acque lo alimentano attraverso il sistema ipogeo del carso goriziano. L’alimentazione avviene tramite sorgenti carsiche di cui la principale è posta all’estremità occidentale del lago. All’estremità orientale, invece, vi sono numerosi inghiottitoi, tanto che in quella zona soprattutto in regime di piena si viene spesso a creare un sistema di correnti, anche di notevole velocità. Durante i periodi di magra del Vipacco e dell’Isonzo il livello cala moltissimo e la superficie lacustre libera (non occupata dal canneto) si limita a canali e a ‘’pozze’’ circolari di pochi metri di diametro anche notevolmente profonde. In talune occasioni (estati con grande secco) si può assistere al totale o quasi totale prosciugamento dei canali e delle pozze tranne che nelle zone poste alle immediate vicinanze delle polle di risorgiva e degli inghiottitoi in cui persistono condizioni normali. Il lago di Pietrarossa è riferibile al tipo di lago-stagno. L’area occupata dalla zona paludosa è di ca. 0.22 km2 ed occupa una fascia di terreno alluvionale di forma irregolare, allungata, divisa poco nettamente in una parte sud- orientale (dove si estende il lago e da cui esce il ruscello emissario) e in una nord-occidentale (dove sono situate le sorgenti dalle quali nascono i ruscelli che alimentano tutta la zona). Per quanto riguarda la costituzione geologica il sottosuolo è costituito da calcari a rudiste (serie sopracretacica del Secondario) ricoperto, nella depressione che si è trasformata in palude, da terreni alluvionali.
Vegetazione: Il paesaggio vegetale è caratterizzato da tipi pascolivi (landa carsica – Chrysopogono grylli-Centaureetum cristatae), diffusamente distribuiti su tutte le pendici rivolte a sud, e arbustivi termo li ( tocenon a Paliurus spina-christi e Ulmus minor) e da associazioni acquatiche e d’umidità. Super ci estese sono occupate dalla boscaglia carsica a carpino nero e roverella, ma sono presenti anche boschi a rovere e cerro. Alcune aree sono state oggetto di impianti artificiali a Pinus nigra prevalente, mentre un vecchio impianto di pioppo si sta convertendo in vegetazione arborea ripariale. Nella zona umida è possibile osservare ancora oggi idroserie di vegetazione quasi complete. Per quanto riguarda il lago di Doberdò e soprattutto il tratto sud-occidentale di spiaggia si rileva una sottile striscia di bosco ripario formato in prevalenza da Salix alba e Populus nigra (Salicetum albae), ove, in base all’umidità eda ca decrescente, possiamo distinguere una fascia a Carex elata, una a Cornus sanguinea e una a Ulmus minor. Al lago di Pietrarossa risultano molto sviluppati i saliceti a Salix cinerea e Frangula alnus (Salicetum cinereae). Nel lago di Doberdò risultano essere molto sviluppati i magnocariceti con vistose oriture di Leucojum aestivum (Caricetum elatae) e la vegetazione acquatica (Potamogetonetum lucentis, Hottonietum palustris, Myriophyllo-Nupharetum); sono presenti inoltre ampie distese di canneti d’acqua dolce (Phragmitetum australis). Nell’ambito della vegetazione igro la sono da ricordare inoltre il Cladietum marisci, tipica cenosi d’interramento di acque ricche in basi ma povere in nutrienti e che spesso predilige i punti di risorgenza delle acque (olle), ed il Serratulo-Plantaginetum, prateria igrofila che si sviluppa su suoli argilloso-sabbiosi sottoposti a periodiche esondazioni e a disseccamento estivo e di cui proprio al lago di Pietrarossa troviamo il limite più settentrionale dell’associazione. Sulla landa è in atto un intenso processo di ricolonizzazione ad opera di Juniperus communis e Cotinus coggygria.
Flora: Nel sito sono presenti stazioni di specie rare sia termo le sia igro le. Per quanto concerne la ora igrofila sono da ricordare: Leersia oryzoides, Viola elatior, Ophioglossum vulgatum, Hottonia palustris, Teucrium scordium, Senecio paludosus, Thelypteris palustris, Alisma lanceolatum, A. plantago-aquatica, Ranunculus lingua, Veronica catenata, Nymphaea alba, Nuphar lutea, Myriophyllum spicatum, M. verticillatum, Plantago altissima, Gentiana pneumonanthe, Cirsium canum, Allium suaveolens, Euphrasia marchesettii, Hippuris vulgaris, Gratiola of cinalis, Zannichellia palustris e Utricularia australis.
Nelle acque dei laghi sono concentrate ben cinque specie di Potamogeton (P. crispus, P. lucens, P. nodosus, P. pectinatus e P. pusillus), ben rappresentato particolarmente al lago di Doberdò. Di grande bellezza sono le estese fioriture di Leucojum aestivum, assieme al più raro Allium angulosum, e di Linum strictum ssp. corymbulosum. I dintorni del lago rappresentano le estreme località settentrionali per le specie stenomediterranee quali Ranunculus velutinus – il cui primo ritrovamento regionale viene fatto proprio a Doberdò -, Ornithogalum sphaerocarpum, Bellevalia romana, Rhagadiolus edulis e Scilla autumnalis. Da segnalare inoltre Ranunculus illyricus – rara specie sudesteuropea raccolta dal botanico goriziano Zirnich nel 1936 e recentemente confermata e la nordillirica Anemone trifolia, che ha ai laghi di Doberdò e Pietrarossa le uniche località carsiche.Tra le specie xerofitiche-steppiche molto importanti la presenza di Lens ervoides, di cui qui è localizzata l’unica stazione regionale, di Stipa bromoides e Crepis vesicaria, specie stenomediterranea che lungo le pendici meridionali del M. Castellazzo raggiunge il punto più settentrionale della sua distribuzione regionale. Tra le presenze mediterranee sono da segnalare Osyris alba, Smilax aspera, Phyllirea latifolia. Onosma javorkae, Argyrolobium zanonii, Carex halleri, Stipa eriocaulis ssp. austriaca, Astragalus vesicarius ssp. carniolicus e Clematis ammula. Da ricordare inoltre per il lago di Doberdò la prima segnalazione di Hordeum bulbosum, specie paleotropicale nuova per la Regione.
Fauna: Il particolare tipo di idrologia consente la vita a comunità ittiche in grado di sopportare variazioni termiche importanti e diminuzioni dell’ossigeno disciolto. Pertanto nel lago esiste una comunità ittica quasi esclusivamente a Ciprinidi tipici di acque a corso lento o lacustri. Nelle zone prossime alle sorgenti e agli inghiottitoi si possono rinvenire specie (Phoxinus phoxinus) che pur essendo largamente euriterme e tollerando bassi tassi di ossigeno disciolto esigono una certa abbondanza di acqua e una leggera corrente. E’ inoltre presente il triotto (Rutilus erythrophthalmus), la tinca (Tinca tinca), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), il cobite comune (Cobitis taenia) ed il ghiozzo padano (Padogobius martensii). Nella fauna erpetologica, spicca tra l’altro la discreta abbondanza di Vipera a. ammodytes e Algyroides nigropunctatus, mentre Podarcis melisellensis umana sembra localmente essere molto rarefatta. Piuttosto rara risulta essere pure Mustela putorius, mentre vanno rilevate le cospicue popolazioni di Felis s. silvestris che appare decisamente frequente. La zona è tra l’altro frequentata da Canis aureus, che vi compie frequenti sortite, mentre i dintorni del Lago di Doberdò sono abitati da discrete popolazioni di Erinaceus concolor roumanicus, che qui risulta essere al limite d’areale. Proteus a. anguinus vi si osserva con frequenza, giungendo sovente in superficie. Nella zona del Lago di Doberdò il fatto è particolarmente frequente, ed è stato più volte verificato in occasione dell’emergenza di acque di base dalle olle carsiche presenti nei dintorni. La cenosi ad anfibi è tra l’altro costituita da discrete popolazioni di Triturus carnifex, Bufo bufo, Rana dalmatina, Bombina variegata, Rana klepton esculenta. Tra i rettili di queste zone occorre in ne citare Podarcis muralis, Lacerta viridis, Coluber viridifiavus ed Elaphe l. longissima, mentre Emys orbicularis e Natrix t. tessellata sono piuttosto rare. Dal punto di vista avifaunistico, rilevante la presenza di specie legate all’habitat della landa, quali ad esempio Anthus campestris, Calandrella brachydactyla, nonchè di specie legate ad ambienti boschivi, come Accipiter gentilis, Dryocopus martius e di numerose specie tipiche di zone umide, come Phalacrocorax pygmaeus, segnalato per la prima volta in Regione, Ixobrychus minutus, Aythya niroca, Phalacrocorax carbo sinensis, Botaurus stellaris, Porzana porzana, Porzana parva. Da ricordare inoltre Pernis apivorus, Circaetus gallicus, Bubo bubo, Caprimulgus europaeus.
Sistema tutele esistenti
Categorie di beni paesaggistici
L’area dei laghi di Doberdò e Pietrarossa fu individuata dalla L. 442/71 (legge “Belci”, mai attuata) fra gli ambiti di particolare pregio naturalistico e dunque proposta come area protetta.
-Aree tutelate per legge ai sensi dell’art. 142 del Decreto legislativo 42/2004:
a) comma 1, lett. b): “i territori contermini ai laghi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi”:
Lago di Doberdò;
Lago di Pietrarossa;
b) comma 1, lett. c): “i umi i torrenti i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933 n° 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna”:
tratto breve del ume Sablici, emissario del Lago di Pietrarossa; c) comma 1, lett. f): “i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna ai parchi”: Riserva naturale regionale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa;
d) comma 1, lett. g): “i territori coperti da foreste e boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco e da quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come de niti all’art. 2 e 6 del D.Lgs 18 maggio 2011 n° 227”:
presenza di aree boscate;
e) comma 1, lett. h): le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici: presenza di aree gravate da usi civici (“Comunella” – “Srenja Vicinia”)
Categorie di tutele ambientali
a) Siti di importanza (SIC) – (Dir.92/43/CEE) SIC/ZPS IT 3340006 Carso triestino e goriziano b) Zone di Protezione Speciale (ZPS) – (Dir. 79/409/CEE) ZPS IT 3341002 Aree carsiche della Venezia Giulia c) Important Bird Area (IBA)
Presenza di area tutelata d) Vincolo idrogeologico (R.D. 3267/1923) Presenza di area tutelata.