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Timestamp: 2019-03-27 02:43:39+00:00
Document Index: 59218992

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.5', 'art.43', 'art.24']

Foroeuropeo Rivista Giuridica Online - Art.27.(L'assemblea)
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Art.27.(L'assemblea)
Art. 27.(L'assemblea)
1. L'assemblea è costituita dagli avvocati iscritti all'albo ed agli elenchi speciali. Essa elegge i componenti del consiglio; approva il bilancio consuntivo e quello preventivo; esprime il parere sugli argomenti sottoposti ad essa dal consiglio; esercita ogni altra funzione attribuita dall'ordinamento professionale.
2. L'assemblea, previa delibera del consiglio, è convocata dal presidente o, in caso di suo impedimento, dal vicepresidente o dal consigliere più anziano per iscrizione.
3. Le regole per il funzionamento dell'assemblea e per la sua convocazione, nonché per l'assunzione delle relative delibere, sono stabilite da apposito regolamento adottato ai sensi dell'articolo 1 e con le modalità nello stesso stabilite.
4. L'assemblea ordinaria è convocata almeno una volta l'anno per l'approvazione dei bilanci consuntivo e preventivo. L'assemblea per la elezione del consiglio si svolge, per il rinnovo normale, entro il mese di gennaio successivo alla scadenza.
5. Il consiglio delibera altresì la convocazione dell'assemblea ogniqualvolta lo ritenga necessario o qualora ne faccia richiesta almeno un terzo dei suoi componenti o almeno un decimo degli iscritti nell'albo.
MINISTERO DELLA GIUSTIZIADECRETO 13 luglio 2016, n. 156 Regolamento che stabilisce la disciplina per il funzionamento e la convocazione dell'assemblea dell'ordine circondariale forense, aisensi dell'articolo 27, comma 3, della legge 31 dicembre 2012, n.247. (16G00167) (GU n.187 del 11-8-2016) Vigente al: 12-8-2016
Avvocato - Procedimento disciplinare - Obbligo di informazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 117
L’art. 40 CDF, nel disciplinare gli obblighi di informazione, impone una corretta e veritiera informazione a prescindere dalla innocuità reale o virtuale delle comunicazioni non corrispondenti al vero, giacché il rapporto fiduciario che lega l’avvocato al cliente non può certamente tollerare un comportamento che violi un aspetto essenziale quale appunto quello consistente nella completezza, compiutezza e verità delle informazioni destinate all’assistito. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 117 Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 settembre 2012, n. 117 FATTOCon delibera adottata in data 25 ottobre 2010 il COA di Como disponeva l’apertura di procedimento disciplinare nei confronti dell’Avvocato [RICORRENTE] in conseguenza dell’esposto a firma del sig. [ESPONENTE] pervenuto al COA in data 22.10.2010, con il quale lo stesso rappresentava di aver conferito nell’anno 2007 incarico all’avvocato [RICORRENTE] per l’impugnazione del testamento olografo di un cugino residente a Cantù, di aver provveduto in data 20.09.2007 a saldare allo stesso avvocato parcella relativa (a dire dell’Avv. [RICORRENTE]) a 3 udienze della causa e di essere stato informato personalmente, in data 13.11.2009, presso lo studio dello stesso della data in cui si sarebbe dovuto definire il procedimento.Successivamente non riuscendo più ad avere informazioni circa l’esito del giudizio dal proprio difensore si rivolgeva al COA per segnalare quanto occorso.Il Consiglio delegava il consigliere Bolzicco allo svolgimento della preistruttoria, e di tanto dal segretario del COA veniva data comunicazione all’esponente. Contestualmente il Consigliere Bolzicco invitava, senza esito, l’avvocato [RICORRENTE] a far pervenire le proprie deduzioni difensive. Nel corso della preistruttoria si accertava che la causa civile non era mai stata iscritta a ruolo. In conseguenza di tanto al professionista venivano contestati i seguenti addebiti:“1. per la violazione degli artt..5, 8, 40 e 42 del Codice Deontologico Forense, per non avere dato riscontro alla lettera del 25.03.2010 del signor [ESPONENTE], con la quale si chiedevano notizie in merito ad una causa successoria [ESPONENTE]-[OMISSIS]/[OMISSIS] avente ad oggetto la validità del testamento del cugino defunto sig. [OMISSIS] (deceduto in data 20/02/07) e per non aver provveduto a restituire alla parte assistita la documentazione relativa all’espletamento del mandato, malgrado il sig. [ESPONENTE] ne abbia fatta richiesta;2.per la violazione degli art.5, 6, 8 e 38 del Codice Deontologico Forense per aver riferito al sig. [ESPONENTE] della pendenza del giudizio che si dava per pendente avanti al Tribunale Ordinario di Como, sezione distaccata di Cantù mentre, alla data della segnalazione (pervenuta dopo circa tre anni dal conferimento del mandato) da informazioni assunte successivamente presso la suddetta cancelleria risultava non essere pendente alcun giudizio tra le suddette parti;3.per la violazione dell’art.43 del Codice Deontologico Forense per avere richiesto l’importo di €.5000,00=(si veda la fatt.n.20/2007 del 20.9.2007) quale acconto per attività giudiziale non svolta;4.per la violazione dell’art.24, II canone, del Codice Deontologico Forense per aver omesso di fornire a questo Consiglio dell’Ordine, benchè sollecitato, le deduzioni, osservazioni ed i chiarimenti richiesti in ordine all’esposto presentato nei Suoi confronti dal Sig. [ESPONENTE].Fatto accaduto in Como dal settembre 2007 ad oggi.”Con delibera del 13 dicembre 2010 veniva disposta per il giorno 28 marzo 2011 la celebrazione del procedimento disciplinare. All’udienza fissata venivano escussi i testi citati e ascoltato l’incolpato presente, il quale riconosceva di non aver incardinato il giudizio, ma di avere svolto una intensa attività stragiudiziale e di aver ricevuto le somme come fatturate, concludeva chiedendo il proscioglimento. Il Collegio all’esito della camera di consiglio riconosciuta la sussistenza delle violazioni disciplinari contestate irrogava la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per mesi tre.La decisione depositata in data 5 maggio 2011, era notificata al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Como, mediante consegna di copia a mani di dipendente dello stesso Ufficio in data 07.05.2011 e all’incolpato, Avv. [RICORRENTE], mediante consegna di copia in busta chiusa e sigillata a mani dell’impiegata addetta alla ricezione, stante la momentanea assenza del destinatario in data 11.05.2011. Avverso tale atto, in data 31.05.2011, proponeva ricorso personalmente l’incolpato. Con l’atto d’impugnazione il professionista eccepiva l’insussistenza della contestazione di cui al capo 1, per non avere il COA adeguatamente motivato in merito alla successiva missiva di revoca del mandato. Sosteneva, infatti, l’appellante che la prova dell’avvenuto riscontro era insita nelle corrispondenze intercorse, dal momento che se la lettera del 25.03.2010 non fosse stata riscontrata dal professionista, non vi sarebbe stata la successiva del 30.09.2010, dal cui tenore letterale si evince che nessun addebito veniva mosso al legale quanto al mancato riscontro alla precedente comunicazione.Quanto al capo sub 2 – rappresentazione della pendenza della causa – sosteneva di non aver mai detto ai clienti che la causa non era stata incardinata, cosicché ove i clienti avessero inteso cosa diversa tanto non era stato determinato da dolo intenzionale del professionista. Ancora una volta richiamava la lettera di revoca del mandato nella quale lo si ringraziava per l’attività svolta. Concludeva questo secondo motivo ribadendo di essere “rimasto certamente inadempiente rispetto all’impegno assunto di promuovere la causa”, ma negava di aver riferito intenzionalmente circostanze non vere al proprio cliente.Relativamente al capo sub 3, chiariva di aver richiesto soltanto un anticipo pari ad € 800,00 per ognuno dei cinque clienti. Fondo spese congruo relativamente al valore...
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Prova civile - prove indiziarie - presunzioni (nozione) - Caratteri - Gravità, precisione, concordanza – Corte di Cassazione, Sez. 6 - 2, Ordinanza n. 2482 del 29/01/2019
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Responsabilita' patrimoniale - conservazione della garanzia patrimoniale - revocatoria ordinaria (azione pauliana); rapporti con la simulazione - condizioni e presupposti (esistenza del credito, "eventus damni, consilium fraudis et scientia damni") – Corte di Cassazione, Sez. 3 - , Ordinanza n. 2347 del 29/01/2019
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