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Fine della Medicina Difensiva
da eco_admin » 22 mar 2012
12.3.2012 Aggiornato 25.4.2012
Inizio della fine della Medicina Difensiva
(l’importanza di divulgare l’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13.9.1946)
Arnaldo Capozzi Amministratore di ecografie3d.com
(in fondo: le nostre critiche alla “medicina evitativa")
La Medicina Difensiva ha aperto un periodo di difficoltà nei rapporti tra medico e paziente.
L’Autore ritiene che la modalità procedurale insita nell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946 (di seguito nominato decreto del 1946) possa essere utilizzata a favore della lotta alla Medicina Difensiva. Si tratta, pertanto, di una modalità già nota, strettamente legata al Codice Deontologico ed all’istituto ordinistico, riveduta in un’interpretazione più moderna, che l’Autore ha già positivamente utilizzato nella sua esperienza professionale e di cui è auspicabile la divulgazione e riappropriazione da parte della società medica.
Al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio spetta l’attribuzione di (decreto del 1946): “…interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti… procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse.”
Ovvero, l’Ordine professionale stabilisce la data di incontro fra paziente e medico o tra medico chiamato in causa e perito medico-legale (su richiesta del primo), si interpone tra essi e delibera nel caso di mancato accordo tra le parti. La delibera non riguarderà conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche che sono di pertinenza del Giudice bensì conclusioni di tipo deontologico.
Il legislatore, pur non conoscendo gli effetti nefasti della Medicina Difensiva (il decreto è del 1946), era ben conscio della necessità di porre argini ai contenziosi e ritenne che nel controllo deontologico del comportamento dei sanitari fossero insite le giuste modalità per far emergere leggerezze colpevoli di eccessi di procedimenti risarcitori in campo sanitario.
Si sottolinea come il legislatore avesse posto le basi per la soluzione delle vertenze nella loro stessa “casa” di appartenenza permettendo che ci fosse una selezione tra quelle che dovessero giungere in Tribunale.
Il legislatore pose un vincolo: l’Ordine professionale si interpone su richiesta.
In questo articolo ci soffermiamo sulle regole dettate dal decreto del 1946 e non sulle tematiche riguardanti, ad esempio, il paziente lamentoso (che avrà pure le sue ragioni).
Proposta di lettera da indirizzare all’Ordine dei Medici da parte del medico chiamato in causa:
Oggetto: richiesta di tentativo di conciliazione.
Il sottoscritto …, regolarmente iscritto all’Ordine dei Medici n., ritiene opportuno richiedere, ai sensi dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946, di esperire un tentativo di conciliazione con il Dott… (Consulente tecnico di parte).
Qualora doveste decidere in altro modo, gradirei che qualsiasi provvedimento fosse motivato al fine di poter tutelare eventuali lesioni del mio diritto.
Alla lettera, ovviamente, dovrebbe seguire una breve relazione nata dal confronto fra la perizia avversa ed il Codice Deontologico CD con particolare riguardo gli articoli 62 e 58.
Ogni medico chiamato in causa dovrebbe, quindi, fare attenzione, ad esempio, se il perito ha dichiarato in maniera manifesta competenze medico-legali o, se, al contrario, sono assenti gli elementi medico-legali minimi nella sua relazione, se è comprovata la sua esperienza e competenza specifica riguardo il caso in esame, se sono presenti evidenze ed oggettività scientifiche nella sua relazione, se in essa vi è prudenza, se è presente o meno rispetto e considerazione dell’attività dei colleghi, se sono presenti tutte le consulenze necessarie.
Con la lettera, il medico chiamato in causa pone innanzitutto il problema della correttezza deontologica del suo comportamento e la pretende dal perito firmatario della relazione avversa. Non si rivolge al paziente perché è già superata la fase delle parole: è il momento delle relazioni firmate ed è comunque diversa la responsabilità di chi firma (perito) rispetto a chi parla (paziente). Con la seconda parte della lettera: “Qualora doveste decidere in altro modo …”, il medico pretende la salvaguardia della propria onorabilità nella sede naturale del contenzioso, in presenza di pari grado (tutti siamo ugualmente vincolati di fronte al Codice Deontologico), in linea con lo spirito del decreto del 1946, rivendicando la propria professionalità.
Probabilmente, tale “Medicina Rivendicativa” si affermerà per altri motivi molto meno idealistici.
Il medico chiamato in causa potrà ritenere utile giocare la carta deontologica nel tavolo aperto dal mediatore civile (secondo il D.lgs 28/2010). Chi può dargli torto visto l’anima singolare del tavolo delle trattative del mediatore civile? Come noto, le pratiche in campo sanitario sono spesso inquadrabili tra quelle frivole, in cui “la salute non c’entra nulla, si tratta di tentativi di arricchimento” parola del dott. Carlo Nordio, Procuratore della Repubblica, Venezia (1). Poi, è forte il sospetto che il Mediatore Civile possa, per assurdo, addirittura incrementare il numero già eccessivo dei procedimenti civili in campo sanitario. Adoperandosi affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia in tempi brevissimi rispetto all’attuale lunga durata delle cause, distruggerà il vero deterrente ad iniziarne una. È facile ritenere che anche l’avvocato della parte attrice avrà un motivo in più per invogliare quei clienti recalcitranti ad iniziare un procedimento, visti i nuovi tempi ridotti. L’incremento delle cause riguarderà, senz’altro, soprattutto quelle che oggi sono ritenute di scarso valore. L’incremento delle denunce comporterà, in generale, un ulteriore aggravio delle rate assicurative professionali del medico, come già successo in questi anni.
È bene sottolineare che soltanto una visione superficiale può rendere la carta deontologica poco rilevante. Si ricorda che “… l’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva del decoro professionale” (art. 62 CD). Ovvero: se il dottor Rossi ha ragione, il dottor Bianchi potrebbe aver torto, se ha torto potrebbe avere colpa; se c’è colpa si è esposti a sanzione dell’Ordine professionale.
Se la carta deontologica è ben giocata può facilmente ridurre il senso dell’”assoluta” ragione della perizia nata a furor di popolo, in un “molto probabilmente” se non in un “forse” (e forse, diremo noi, se la causa dovesse interrompersi, potrebbe, amichevolmente, “bruciarsi” anche la carta deontologica con le sue possibili conseguenze…)
Ma, oggi, leggiamo che la “Faro Assicurazioni" è sull’orlo del fallimento (facile ricerca su Google); molte Asl erano coperte dalle sue polizze. In questi casi il singolo assicurato dovrà risarcire in prima persona il danno, se condannato, per poi sperare di riuscire a recuperare con l’azione del commissario liquidatore della compagnia. A breve risulterà chiaro a tutti che le agenzie assicurative non sono áncora di salvezza e le continue procedure giudiziali comportano inevitabilmente una loro potenziale sofferenza e insostenibilità. Non essendoci certezza riguardo l’affidabilità delle agenzie assicurative, soprattutto in questo periodo di crisi internazionale, la risoluzione dei contenziosi potrebbe, nel futuro, riguardare direttamente il patrimonio del medico. Dispiace affermarlo, ma questa preoccupazione potrà rappresentare il vero motivo del successo della Medicina Rivendicativa.
La lettera del medico chiamato in causa rivolta al suo Ordine professionale può essere datata 2012 ma potrebbe riguardare una causa antecedente di alcuni anni.
Se nel futuro i Medici matureranno le possibilità del decreto del 1946, potrà determinarsi una sovraesposizione del perito medico-legale bersagliato da numerose richieste di interposizione anche di cause dimenticate nel cassetto. Potrà nascere, in definitiva, una sorta di coalizione involontaria tra medici richiedenti dapprima istanze di tipo deontologico, poi il loro utilizzo come grimaldello nella mediazione civile, quindi, base per richiesta di risarcimenti futuri.
Le numerose richieste di interposizione possono derivare:
	dalla lunga durata dei procedimenti civili. Tale lunga durata può essere responsabile della ripetizione involontaria di un medesimo errore deontologico (parliamo sempre di questo tipo di errore) da parte dello stesso perito medico-legale che non potrà prenderne atto se non tardivamente, visti i tempi delle sentenze.
	dall’orrenda abitudine di chiamare in causa il più alto numero di medici anche non strettamente collegati alle vicende della causa in esame. Le perizie senza sicure e forti basi scientifiche possono facilmente far nascere contestazioni deontologiche da parte di quei medici la cui attività è stata marginale nel procedimento sanitario.
	perché tra gli atti del perito da sottoporre a codice deontologico rientrano tutte le sue consulenze compreso le cosiddette “note alla relazione del CTU”.
L’assenza del perito all’incontro fissato dall’Ordine secondo il decreto del 1946 non farà emergere tutte le critiche sulla riuscita della causa stessa e pone basi per ulteriori difficoltà al perito stesso.
	In caso di esito infausto della causa, il perito assente all’appuntamento fissato dall’Ordine potrebbe dover rispondere di aver negato al paziente la possibilità di procedere o meno nella vertenza in tempi brevi.
	Il perito potrà essere chiamato a motivare la sua indisponibilità alla richiesta di tutela dell’onorabilità da parte di un Collega soprattutto se, invece, è stato puntuale agli incontri fissati (e fatturati) dal consulente tecnico di ufficio CTU.
Nello scenario complessivo entrano in gioco anche le assicurazioni:
	le problematiche deontologiche, soprattutto seguite da sanzioni, rientrano frequentemente nella stesura dei contratti assicurativi.
	L’assicurazione può far rivalere il concetto di colpa sul perito per l’assenza volontaria all’appuntamento fissato dall’Ordine dei Medici e non risarcire o risarcire in parte il proprio assicurato-perito in caso di richiesta di danno professionale da parte dei colleghi medici vincitori delle cause nei suoi confronti.
Ovviamente, anche il perito potrebbe dover fare i conti con le vicende della Faro Assicurazioni di turno riguardo la sua rata professionale.
Il decreto del 1946 può rappresentare il vero argine all’aumento delle denunce in campo sanitario e non è necessario che si realizzino i vari scenari sopradescritti, chiaramente negativi per la vita professionale del perito. La Medicina Difensiva, infatti, ha insegnato che il solo rischio, la sola possibilità che si manifesti un fatto negativo può essere sufficiente a determinare grossolani cambiamenti di comportamento.
La contenziosità in medicina potrebbe ridursi per fuga del perito medico-legale dalle pratiche frivole in conseguenza delle nuove ed imprevedibili esposizioni (deontologiche e finanziarie) che il decreto del 1946, ahimè dimenticato o non sufficientemente considerato, aveva ed ha in serbo. Ciò comporterà un netto miglioramento dei sintomi di quella patologia generazionale chiamata Medicina Difensiva (inizio della fine della Medicina Difensiva).
Il medico uscirà definitivamente dalla “Medicina Difensiva” non per motivi idealistici seppur onorevoli, bensì, perché, sapendo di poter essere ascoltato nella sua “casa”, potrà far valere, in breve tempo, le proprie ragioni fissate dal Codice Deontologico (rafforzando l’idea di una possibile istanza nei confronti del responsabile di una perizia medico-legale deontologicamente disdicevole così come per tutte le azioni disdicevoli nei confronti del corretto esercizio professionale).
Nelle cause con perizie ben stilate, deontologicamente corrette, cioè quelle che lo stesso decreto in oggetto protegge, il ruolo del mediatore secondo il D.lgs 28/2010 potrà essere effettivamente prezioso perché le carte in tavola sono in regola. In un ambiente più sereno saranno ovviamente più ragionevoli le rate assicurative ed i rapporti tra medico e le agenzie assicurative (non sono chiare, tra l’altro, le attuali statistiche riguardanti i procedimenti intrapresi dai medici nei confronti delle loro assicurazioni).
Cosa rimarrà della contenziosità in medicina se si annulleranno le perizie senza sicure e forti basi scientifiche (deontologicamente opinabili) e se si annulleranno le perizie senza quel grado di competenza richiesto dall’art.62 del Codice Deontologico?
La modalità procedurale a favore della lotta alla Medicina Difensiva qui descritta e riveduta in un’interpretazione più moderna riguarda una regola generale di comportamento strettamente legata al Codice Deontologico. Nessuno può criticare l’uso del Codice Deontologico nato per affermare il decoro e la dignità dell’esercizio della professione medica, in armonia con i principi di solidarietà, umanità e impegno civile che la ispirano.
Si auspica la riappropriazione da parte del medico dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13.9.1946.
Onore al legislatore del 1946 ed alla sua visione lungimirante. Il suo intento era quello di arginare le denunce favorendo la mediazione tra medico e paziente affinché le cause non giungessero in Tribunale. Pose regole deontologiche ferree tra professionisti; era conscio che solo il medico vincolato dal Codice Deontologico, protetto da quei fardelli che oggi chiamiamo Medicina Difensiva, potesse agevolmente mantenere con il paziente il vero rapporto umano cioè aggiungere all’obbligo sociale e contrattuale dell’assistenza, il dovere dell’uomo di lenire la sofferenza di un altro essere umano.
1)	dott. Carlo Nordio, Procuratore della Repubblica, Venezia
2)	"Faro Assicurazioni"
L’Associazione “Lettera G dell’articolo 3” è un’associazione virtuale con iscritti "virtuali" con esclusione del socio fondatore Dott. Arnaldo Capozzi unico iscritto "reale". Essa auspica la riappropriazione da parte del medico dell’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13.9.1946 e vede nella forza della rete la possibilità concreta della sua divulgazione.
“Lotta alla medicina difensiva. Un decreto dimenticato” su Quotidiano sanità on line
La Cgil e la "Responsabilità professionale". Una proposta che non convince. Su Quotidiano sanità on line
Scrivi a capozzi@ecografie3d.com
Re: Fine della Medicina Difensiva
Art. 62 - Attività medico-legale -
L’esercizio dell’attività medico legale è fondato sulla correttezza morale e sulla consapevolezza delle responsabilità etico-giuridiche e deontologiche che ne derivano e deve rifuggire da indebite suggestioni di ordine extratecnico e da ogni sorta di influenza e condizionamento.
L’accettazione di un incarico deve essere subordinata alla sussistenza di un’adeguata competenza medico-legale e scientifica in modo da soddisfare le esigenze giuridiche attinenti al caso in esame, nel rispetto dei diritti della persona e delle norme del Codice di Deontologia Medica e preferibilmente supportata dalla relativa iscrizione allo specifico albo professionale.
In casi di particolare complessità clinica ed in ambito di responsabilità professionale, è doveroso che il medico legale richieda l’associazione con un collega di comprovata esperienza e competenza nella disciplina coinvolta…
La consulenza di parte deve tendere unicamente a interpretare le evidenze scientifiche disponibili pur nell’ottica dei patrocinati nel rispetto della oggettività e della dialettica scientifica nonché della prudenza nella valutazione relativa alla condotta dei soggetti coinvolti.
L’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva del decoro professionale.
Art. 58 - Rispetto reciproco -
Il rapporto tra medici deve ispirarsi ai principi di corretta solidarietà, di reciproco rispetto e di considerazione della attività professionale di ognuno…
Il medico deve essere solidale nei confronti dei colleghi risultati essere ingiustamente accusati.
(A. Farneti, Consulenza specialistica medico legale in tema di responsabilità medica: interpretazioni operative ed applicative dell’art. 62 Codice deontologico, Tavola Rotonda, Bologna 2 febbraio 2008, inedito)
E il collega di comprovata competenza medico-legale?
• È … pacifico che se per ovviare all’ignoranza specifica del medico legale è necessario un esperto, altrettanto dicasi per l’esperto ignorante di medicina legale.
• Ma così non è sempre: vi sono casi affidati solo allo specialista spesso di grande competenza nello specifico settore, ma totalmente digiuno di basi culturali medico-legali o peggio ancora convinto (in reale buona fede?) che chiunque possa svolgere attività medico legale purché ne abbia avuta investitura dal giudice!
• Questo “cavalierato” medico legale è, come noto a tutti, quanto di più nocivo vi possa essere per una corretta amministrazione della giustizia e non raramente va a scapito degli interessi dell’una o dell’altra parte.
E questo ti fia sempre piombo a' piedi per farti mover lento com'uom lasso e al sì e al no che tu non vedi: ché quelli è tra li stolti bene a basso, che sanza distinzione afferma e nega ne l'un così come ne l'altro passo; perch'elli 'ncontra che più volte piega l'oppinïon corrente in falsa parte, e poi l'affetto l'intelletto lega.
E questo ti sia sempre piombo ai piedi, per farti muovere lento come uomo stanco nei giudizi e nel sì o nel no che tu non vedi: poiché colui che è tra gli stolti afferma e nega, senza capire nell'uno come nell'altro passo; in quanto spesso avviene che il giudizio frettoloso fa pronunciare giudizi falsi, e poi la cocciutaggine (amor proprio), impedisce di esaminare, senza pregiudizio la questione.
Trentadue settimane.
Immagine ecografica di ultima generazione.
Ecografie3d.com lotta contro la medicina difensiva e guarda al futuro con gli ultrasuoni 3D (eh, eh!).
da eco_admin » 26 mar 2012
Ventotto settimane.
Chirurgo rifiuta di operare un paziente che aveva denunciato un collega - Dalla medicina difensiva alla "medicina evitativa" 12/01/2012
Comunicato stampa di AMAMI del 12 febbraio 2012 -
"Come Amami ha più volte predetto, se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denuncie infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall'operare cittadini 'non urgenti'". Categorico il presidente Maurizio Maggiorotti, che continua "come avevamo previsto, in questo clima da caccia alle streghe -alimentato da campagne pubblicitarie che incitano a citare i medici in giudizio- i colleghi hanno iniziato a rifiutare gli interventi dei pazienti 'a rischio-denuncia' ". Un esempio lampante di ciò è stato dato da Stefano Bottari, primario chirurgo a Roma, che ha deciso di non operare un paziente in elezione (non urgente) che aveva denunciato un medico.
"La persona è venuta a farsi visitare - ha spiegato Bottari – per un intervento riparatore a seguito di un’operazione, a detta dello stesso, ‘riuscita male’. Con un atteggiamento rivendicativo ha presentato il caso come ‘esempio di malasanità’. In questo contesto poco rassicurante, - ha aggiunto il prof. Bottari - non mi sono trovato nella condizione di serenità giusta per il compimento di un intervento chirurgico. Mi sentivo in tensione e in pericolo per l’eventualità di essere esposto anche io e la struttura nella quale opero a ritorsioni legali. La chirurgia - ha sottolineato ancora Bottari - deve essere affrontata con la mente libera e con il giusto stato d’animo, e non con la paura di essere denunciati. E' necessario un rapporto di totale fiducia tra medico e paziente perchè lo stato di paura del chirurgo mette a rischio la buona riuscita dell'intervento. Diventa quindi un obbligo rifiutare l'operazione per proteggere il paziente".
I professionisti hanno sempre più paura di ricevere danni di immagine ed economici da una denuncia, anche se priva di fondamento, perché, con le attuali norme, determina la disdetta da parte dell'assicurazione. Ricaduta che potrebbe essere pesante sui medici, dal momento che il DPR 138 del 13 agosto 2011 rende obbligatoria la copertura assicurativa professionale e ciò li porterebbe ad essere dei fuorilegge.
Le nostre critiche alla “medicina evitativa”
Ecografie3d.com con il suo Amministratore Dott. Arnaldo Capozzi non sono affatto d’accordo con le deduzioni del Prof. Bottari.
Il nemico da combattere (se di nemico si vuol parlare) non è certo il paziente. Il “nemico” dovrebbe essere cercato tra coloro che “firmano” (le perizie) e non tra coloro che “parlano” essendo evidente la differenza di responsabilità.
Probabilmente, i collaboratori di ecografie3d.com avrebbero tranquillizzato il paziente e, sempre probabilmente, avrebbero svolto il loro esercizio professionale.
La preoccupazione delle denunce risulta decisamente attenuata se non addirittura superata dalla conoscenza delle motivazioni che hanno indotto il legislatore ad emanare l’art. 3- lettera g del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 13 settembre 1946. In breve, egli ritenne che nel controllo deontologico dell’operato dei sanitari si celasse l’argine all’aumento delle denunce. Leggi Inizio della fine della medicina difensiva.
Nel caso di perizie vi è la firma di un perito medico-legale che deve sottostare al Codice Deontologico (in particolare all’art. 62 e 58) quindi, perché paura di essere denunciati? Al contrario, sereni della propria professionalità da difendere in ogni luogo ed in particolare nell’Istituto nato per questo: l’Ordine dei Medici e fra medici. In questo modo può svolgersi, tra l'altro, quella mediazione civile nella sede stessa cui la vertenza appartiene (sempre auspicabile, altro che mediatore civile secondo il D.lgs 28/2010!)
Il rifiuto da parte del Professore è, per carità, comprensibilissimo.
Questo rifiuto, però, purtroppo, deve essere considerato, oltre che potenzialmente dannoso alla società, anche dannoso ai medici ed in particolare agli stessi periti medico-legali che, nell’ipotesi di eventuale errore deontologico, dovrebbero venirne a conoscenza rapidamente per evitarne la ripetizione (e le sanzioni disciplinari assai meritevoli di attenzione).
Ritenere, infine, che: “ …se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denuncie infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall'operare cittadini 'non urgenti'" è criticabile perché il decreto del 1946 sembra già sufficiente.
Dalla “medicina difensiva” si è passati alla "medicina evitativa" con il Prof. Bottari ma, adesso, è bene che ci sia un ulteriore passaggio alla “medicina rivendicativa” del ruolo del medico innanzitutto a “casa” sua.
da eco_admin » 15 apr 2012
Trentadue settimane. Ecografia 3D di ultima generazione.
da eco_admin » 17 apr 2012
Ventidue settimane. Ecografia 3D di ultima generazione.
Ventotto settimane. Ecografia 3D di ultima generazione.
da eco_admin » 24 apr 2012
Trentuno settimane. Ecografia 3D di ultima generazione.
La luce cambia!
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