Source: https://notizie.umbria.it/2020/01/inchiesta-ndrangheta-il-consiglio-comunale-blinda-arcudi-resta-presidente/
Timestamp: 2020-05-28 19:13:35+00:00
Document Index: 75238896

Matched Legal Cases: ['art 21', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Inchiesta ‘ndrangheta, il consiglio comunale blinda Arcudi: resta presidente | notizie.umbria.it
Inchiesta ‘ndrangheta, il consiglio comunale blinda Arcudi: resta presidente
Bocciata la proposta di revoca presentata dall’opposizione: la nota integrale del Comune di Perugia
PERUGIA – La seduta del consiglio comunale di oggi è stata interamente dedicata all’esame della proposta di revoca del Presidente del Consiglio comunale Nilo Arcudi presentata dagli 11 consiglieri di opposizione. All’esito del lungo dibattito la proposta, votata per appello nominale, è stata respinta con 19 voti contrari (maggioranza) e 9 a favore (opposizione).
«Quanto sta emergendo negli ultimi giorni – si legge nella proposta di revoca illustrata dalla capogruppo PD Sarah Bistocchi – nell’ambito della maxi operazione antimafia condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalle procure di Catanzaro e Reggio Calabria, obbliga la società umbra ed ancor più le sue istituzioni a prenderne consapevolezza, a porvi resistenza, ed a mettere in campo tutte le azioni possibili per difendere il presente e salvaguardare il futuro».
Tenuto conto di quanto emerso dalle intercettazioni, nell’ambito delle quali emerge il nome di Nilo Arcudi, l’opposizione ritiene che «lo stesso metterà maggiormente in sicurezza se stesso e l’intero Consiglio facendo un passo indietro rispetto alla carica ricoperta per ragioni di opportunità politica ed a garanzia dell’assise».
Bistocchi ha ribadito che in questa vicenda occorre mettere in campo tutti gli strumenti per contrastare il fenomeno delle mafie e le possibili infiltrazioni nelle Istituzioni anche politiche della città. La capogruppo ha espresso rammarico per il fatto che la proposta di costituire una commissione d’inchiesta sul tema, pur se appoggiata da tutto il Consiglio, nei fatti poi non è stata sottoscritta dai componenti della maggioranza.
Bistocchi ha tenuto a sottolineare che questa non è una guerra personale; il nome di Arcudi è emerso da alcune intercettazioni, ma lo stesso non risulta ad oggi in alcun modo indagato. Tuttavia «riteniamo che non possa più ricoprire il suo ruolo di Presidente sia a tutela dell’assise perugina che della sua persona». In mancanza di un passo indietro spontaneo di Arcudi – ha chiosato la capogruppo – l’opposizione è stata costretta a presentare la proposta di revoca onde discutere democraticamente della stessa in seno alla massima assise cittadina. Non si comprendono, dunque, le ragioni per le quali la lista civica cui fa capo Arcudi abbia deciso di produrre un comunicato stampa, definito da Bistocchi infarcito di minacce, intimidazioni ed attacchi personali violenti e inaccettabili.
In conclusione Bistocchi ha spiegato che non vi è in questa vicenda alcun pregiudizio verso la persona Nilo Arcudi, ma solamente la volontà di perseguire la piena integrità delle Istituzioni.
A questo punto, su richiesta del capogruppo di FI Giacomo Cagnoli, è stato letto in aula il parere tecnico, rilasciato dalla dirigente Luciana Cristallini, sulla regolarità tecnica della proposta di revoca. «Si esprime – si legge testualmente – parere di regolarità tecnica contrario. Nella nota sottoscritta da undici consiglieri comunali, con la quale si avanza la proposta di revoca del Presidente del Consiglio comunale di Perugia ai sensi dell’art 21 n. 1 del Regolamento del Consiglio comunale, non viene addebitato al Presidente alcun fatto o comportamento. Ciò posto, non è quindi possibile rinvenirvi alcun elemento riconducibile appunto a comportamenti o fatti censurabili con riferimento alla figura istituzionale del Presidente per le funzioni che è chiamata a svolgere (art. 39 dlgs 267/2000), così come invece è richiesto e ribadito dalla consolidata giurisprudenza (per tutte si veda consiglio di Stato sentenza 5605 del 26.11.2013). La tematica è stata peraltro più volte affrontata dal ministero dell’Interno che si è espresso in tal senso anche nei pareri 7.10.2016, 3.5.2019 e 5.2.2004».
Gli interventi sono ripresi con quello della capogruppo M5S Francesca Tizi.
In avvio la stessa ha mosso alcuni rilievi sul parere negativo espresso dalla dirigente in ordine alla legittimità della proposta di revoca del Presidente del consiglio; ciò per evitare che il parere possa costituire una sorta di “paravento” per la maggioranza, per deresponsabilizzarsi, da quella che appare una responsabilità di natura esclusivamente politica. Innanzitutto, l’art. 49 del TUEL, prevede la possibilità per Giunta o Consiglio di non conformarsi al parere tecnico, pur dovendone motivare le ragioni.
Nel merito il parere di regolarità tecnica si fonda sul rilievo per cui nella proposta di revoca presentata dai consiglieri dell’opposizione non sarebbe addebitato al Presidente alcuno specifico fatto o comportamento, relativo alla violazione delle funzioni di conduzione del consiglio, come contenuto in una decisione del Consiglio di Stato del 2013.
Nell’enunciato parere di regolarità tecnica – evidenzia la capogruppo – ci si guarda bene, però, dal citare la ben più recente decisione del Consiglio di Stato del 2 marzo 2018 n. 1286 secondo cui, invece, la revoca del Presidente del Consiglio potrebbe essere fondata esclusivamente su ragioni di opportunità politica tali da incrinare lo stesso rapporto fiduciario, atteso come la salvaguardia dell’immagine esterna del Comune rientrerebbe essa stessa nel concetto di corretto funzionamento dell’organo.
Da ciò emerge che in quest’ambito non esiste una giurisprudenza unanime tale per cui il parere di regolarità non costituisce una verità assoluta.
«Entrando nel merito, il M5S ha voluto parlare di responsabilità politica perché la politica è un qualcosa di diverso da ciò che avviene nei Tribunali: prescindendo chiaramente dalle vicende personali e giudiziarie e ribadendo, ancora una volta, la possibilità – anzi il diritto – di chiunque, in qualsiasi modo coinvolto, di replicare, di dichiararsi estraneo ai fatti, di provarlo e difendere la propria posizione nelle aule di Giustizia, senza accusare nessuno o sostituirci agli inquirenti, noi del M5S abbiamo richiamato, e richiamiamo ancora una volta oggi, questo Sindaco e questa maggioranza ad assumersi la propria responsabilità politica verso la nostra città. Il Presidente del Consiglio è un organo istituzionale che rappresenta il consiglio tutto e ne tutela la dignità del ruolo (art. 19), sul quale non possono e non devono attirarsi ombre di parzialità o mancata equidistanza».
A fronte del comunicato stampa dei Gruppi di maggioranza del 27 dicembre 2019, e della mancanza di ogni tipo di dimissione, la minoranza ha quindi scelto di depositare la proposta di revoca del Presidente preannunciata nel Consiglio del 23 dicembre 2019. I tempi sono stati dettati dal comunicato dei Gruppi di maggioranza.
«Oggi siamo qui ancora una volta a chiedere a voi tutti della maggioranza, che avete la responsabilità politica della nostra città, di assumervela pienamente, senza trincerarvi dietro il parere tecnico del responsabile dell’ufficio e di votare la revoca del nostro Presidente. Perché di questo si tratta di una responsabilità politica verso la nostra città e verso noi cittadini».
Le tesi spiegate da Bistocchi sono state ribadite da Francesco Zuccherini (PD), secondo cui nessuno dell’opposizione ha portato avanti questa azione per tornaconto politico o per attaccare la persona Arcudi; la stessa infatti rappresenta un’iniziativa istituzionale politica legittima, fatta per salvaguardare il Comune di Perugia.
In ragione di ciò il consigliere ha detto di non aver compreso il senso dell’attacco rivolto alla capogruppo Bistocchi nel comunicato stampa diffuso da Perugia Civica.
Ulteriori perplessità sul parere negativo degli uffici: «Non credo – ha continuato Zuccherini – che la proposta di revoca possa essere definita illegittima; al contrario essa è stata proposta correttamente nell’esercizio delle funzioni consiliari ed è oggi democraticamente discussa e votata in seduta».
La revoca, infine, non è promossa per spirito giustizialista, che non appartiene alla cultura del Pd, ma solo per salvaguardare le Istituzioni: nessun cittadino, infatti, deve avere il minimo dubbio sulla volontà del Comune di voler combattere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose.
I partiti politici e i movimenti che costituiscono le forze di maggioranza – ha spiegato in avvio di intervento Michele Nannarone (FdI) – si sono sempre caratterizzati in maniera coerente per il rispetto delle norme, della giustizia e delle sue pronunce.
«Noi non facciamo gli avvocati difensori di qualcuno ma difendiamo il rispetto delle regole; per questo l’approccio alla vicenda da parte della maggioranza è sempre stato ispirato ad un doveroso richiamo ai fondamentali principi di diritto e civiltà che contraddistinguono ogni società fondata sulla democrazia, invitando tutti alla cautela e ad un necessario approfondimento analitico di ogni risvolto collegato».
Nella vicenda che ha coinvolto suo malgrado Arcudi (ad oggi non indagato) sia nel corso del dibattito consiliare che nelle relative dichiarazioni scritte, la maggioranza non ha mai utilizzato l’espressione «deve dimettersi» ma, al contrario e più correttamente, ha sostenuto e sostiene come la decisione per un eventuale «passo indietro dalla funzione ricoperta» debba competere unicamente al soggetto interessato dopo attenta riflessione e valutazione. Dunque l’atto di responsabilità e opportunità politica appartiene solo alla coscienza ed alla sensibilità politica del presidente; continuiamo ad essere fiduciosi che verrà adottata la soluzione più responsabile e migliore per lui, per il Consiglio e per l’amministrazione tutta, nonché per il bene della città di Perugia.
In merito alla proposta di revoca, Nannarone ha sostenuto che il parere di regolarità tecnica contrario espresso dalla dirigente non ha fatto altro che rafforzare sul piano della legalità ordinamentale la convinzione, già maturata fin dall’inizio di questa vicenda, che l’eventuale atto amministrativo di revoca si sarebbe configurato palesemente illegittimo, perché il motivo addotto a sostegno della revoca risulta unicamente “opportunità politica” senza che venga addebitato alcun fatto o comportamento concreto (violazione di legge o regolamenti o comunque fatti specifici che riguardano la carica e le sue funzioni). Lo stesso parere richiama precedenti giurisprudenziali e pareri espressi dal Ministero competente.
Sostiene inoltre Nannarone che il confronto con la Giurisprudenza amministrativa conduce ad affermare un principio univoco e granitico: «Il Presidente del Consiglio comunale, in sostanza, riveste un carattere istituzionale e, di conseguenza, la revoca non può essere che causata dal cattivo esercizio di tale funzione, tale da comprometterne la neutralità, non potendo essere motivata sulla base di una valutazione fiduciaria di tipo strettamente politico».
Ciò è confermato anche da un precedente presso il tar dell’Umbria (con sentenza poi confermata dal Consiglio di Stato) sulla vicenda della revoca del Presidente del Consiglio comunale di Assisi. Tale revoca è stata dichiarata illegittima dal giudice amministrativo umbro, con ciò confermando come la delibera di revoca risulti illegittima perché viziata da sviamento di potere, esercitato non già da ragioni istituzionali che ne costituiscono la funzione tipica, ma da motivi esclusivamente politici, escludendosi la commissione da parte del Presidente revocato di condotte specifiche in violazione della propria funzione.
Il pericolo in caso di accoglimento della proposta illegittima (come avvenuto per il caso di Assisi) è di innescare ulteriori giudizi davanti al Tar con l’affermazione di colpa dell’amministrazione comunale, da ravvisarsi nella violazione delle regole di correttezza, imparzialità e buona amministrazione alle quali l’esercizio dell’attività amministrativa deve ispirarsi, con l’ulteriore conseguente condanna a rifondere i danni patrimoniali (mancata percezione dell’indennità di carica per tutto il periodo) e non patrimoniali.
Per queste ragioni Nannarone ha sostenuto che non si può chiedere a pubblici ufficiali, come sono in consiglieri comunali, di concorrere a formare un atto che già in esordio presenta caratteri di illegittimità.
Tornando ai banchi dell’opposizione, Lucia Maddoli (Idee, persone, Perugia) ha espresso forte preoccupazione per aver appreso di infiltrazioni della ‘Ndrangheta a Perugia, soprattutto negli ambiti economici più disparati. In ragione di ciò la politica deve tornare a riappropriarsi del proprio ruolo, combattendo in ogni modo l’avanzare della criminalità, in accordo con la società civile chiamata a denunciare ogni irregolarità riscontrata.
Entrando nel merito della seduta, Maddoli ha evidenziato che la discussione è incentrata sulla necessità di evitare che del “marciume” possa inserirsi anche all’interno delle istituzioni politiche comunali. Pe evitare ciò bisogna agire con rigore, alzando il livello di vigilanza. In questo contesto l’emersione del nome di Arcudi ha sollevato preoccupazioni nelle file dei consiglieri e dei cittadini. «Pur sapendo che non ci sono elementi di responsabilità personale attribuibili allo stato ad Arcudi, abbiamo ritenuto di proporre un atto forte di revoca che va oltre l’aspetto giuridico, attenendo soprattutto alla responsabilità politica della carica». Per Maddoli va quindi lanciato un messaggio preciso che consente di dire che nel Comune di Perugia non vi è spazio per alcuna infiltrazione.
Massimo Pici (Perugia Civica) ha evidenziato come sia nota a tutti la sua posizione personale sulla vicenda, avendo in più circostanza lo stesso espresso perplessità circa l’opportunità politica del mantenimento della carica da parte del Presidente Arcudi. Per questo ha detto di aver compreso il contenuto della proposta di revoca avanzata dalle opposizioni.
«Ho tuttavia – ha continuato – da sempre nutrito il massimo rispetto per le legge, anche quando, come nel caso di specie, la stessa determina il venir meno delle mie convinzioni politiche. Per tale ragione, avendo appreso dei profili di illegittimità della proposta di revoca, non posso non appoggiare la posizione espressa dalla maggioranza attraverso l’intervento di Nannarone, non potendo avallare un atto insostenibile».
Ulteriormente argomentando, Pici ha sostenuto che tutti i soggetti istituzionali debbano avere coraggio e mettere la faccia, come fatto da lui, sulle azioni poste in essere. Per questa ragione ha rivolto un invito al senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti interessati dalla vicenda in esame.
Il capogruppo di Persone, idee, Perugia Fabrizio Croce ha ricordato che nel quartiere di Ponte San Giovanni vi sono alcuni palazzi abbandonati che rappresentano un monito, in quanto sono il simbolo delle avvenute infiltrazioni mafiose nella città di Perugia.
Oggi, purtroppo, la vicenda in discussione conferma che il pericolo legato alla criminalità organizzata è vivo, tanto è vero che la stessa sfera politica risulterebbe sfiorata dalle infiltrazioni. Su questo è necessario riflettere e su questo versante l’atto presentato dalle opposizioni si inserisce, richiamando le istituzioni al senso di responsabilità. Perché a fronte di un salto di qualità compiuto dalle mafie, le Istituzioni devono compiere un balzo in avanti.
Dai banchi del PD Nicola Paciotti ha espresso sentimenti di malessere e tristezza perché, a fronte di un’iniziativa politica del tutto legittima da parte delle opposizioni, si è scelto di ricondurre il dibattito solo ai profili meramente tecnico-giuridici.
Nessuno – ha continuato – intende discutere della persona Arcudi, ma solo di ruolo e di opportunità politica, perché l’intera vicenda è infarcita di un sottofondo politico di cui occorre tenere conto. Paciotti, quindi, ha detto di non aver compreso il perché la maggioranza abbia scelto di citare solamente alcune sentenze amministrative favorevoli alla propria posizione, omettendo quella più recente citata dalla consigliera Tizi, di stampo contrario. Ciò che ha scelto di fare l’opposizione – ha concluso il consigliere – è stato di presentare delle legittime richieste nella dovuta sede istituzionale senza alcun sciacallaggio politico.
Giuliano Giubilei ha tenuto a sottolineare come la discussione in oggetto siamo molto sentita in città oltre che in seno all’Istituzione Comune. Ciò in quanto i cittadini hanno lanciato un messaggio chiaro: «A Perugia la ‘ndrangheta non la vogliamo», anche perché memori di quanto già accaduto in passato, ad esempio sulla vicenda dei palazzoni di Ponte San Giovanni. Giubilei ha evidenziato come le indagini abbiano svelato che da tempo la grande criminalità ha dato l’assalto all’economia di Perugia e dell’Umbria; un’escalation da troppi sottovalutata. Questo assalto oggi sfiora, e forse coinvolge, la politica ed altri poteri che operano in città; questo è il pericolo che pende sulla nostra comunità e le nostre Istituzioni.
Entrando nel dettaglio della proposta di revoca, Giubilei ha parlato di un atto formale che ha fatto seguito a richieste di passi indietro spontanei del Presidente rimaste inascoltate.
«Noi crediamo che Arcudi debba considerarsi estraneo alla vicenda, a meno che non intervenga nel tempo una sentenza di terzo grado che dichiari il contrario, perché non basta l’essere citati da un malvivente nel corso di un’intercettazione. Pur con ciò resta il problema dell’opportunità politica e non certo di scienza giuridica».
Secondo Giubilei, infatti, Arcudi ricopre il ruolo di Presidente del Consiglio comunale, luogo democratico della città, nell’interesse di tutti i consiglieri; per questo non può continuare a guidare l’assemblea, in quanto ciò è incompatibile con un ruolo di garanzia e super partes.
Giubilei ha poi contestato la scelta – a suo dire – della maggioranza di trincerarsi dietro pareri tecnici, visto il significato politico della vicenda.
Il capogruppo di Progetto Perugia Francesco Vignaroli ha rimarcato come dal dibattito emergerebbe un parere non univoco della giurisprudenza sul tema. Ciò significa che l’atto di revoca, sottoposto all’esame del Consiglio, è insidioso in quanto espone l’assise ad una grave responsabilità con conseguenti profili di danno nei confronti della città.
Per questo occorre riflettere bene sui segnalati profili di illegittimità, anche alla luce del parere tecnico della dirigente. Vignaroli, in sostanza, evidenzia che il compito dei consiglieri è di amministrare la città, votando atti che devono essere del tutto legittimi.
Quanto alla tempistica, il capogruppo ha sostenuto che la proposta delle opposizioni appare strumentale: non aver lasciato, infatti, al presidente Arcudi il tempo sufficiente per valutare serenamente la situazione, preferendo dar spazio ad uno scontro politico in consiglio appare sbagliato e controproducente. Ciò in quanto l’iniziativa non è stata in alcun modo concordata con la maggioranza.
Vignaroli ha concluso ribadendo che nessuno a Perugia vuole la ‘ndrangheta ed ha rivolto l’auspicio che la commissione antimafia possa costituirsi al più presto onde consentire ai consiglieri di occuparsi nel merito della vicenda.
Per Erika Borghesi (PD) la vicenda delle infiltrazioni mafiose in Umbria è di una gravità inaudita. L’argomento, quindi, è molto serio e correttamente è inserito nel calendario del Consiglio comunale a seguito di una legittima richiesta presentata dalle opposizioni, nel pieno delle loro prerogative politiche ed istituzionali.
La questione – ha ribadito la consigliera – non è personale, ma meramente politica; dunque la richiesta di revoca è atto dovuto e doveroso.
Secondo Borghesi, peraltro, la vicenda, vista la sua importanza, non può essere liquidata nascondendosi dietro un parere tecnico negativo che, per giunta, non tiene conto di indirizzi giurisprudenziali più recenti.
Ed ancora secondo la relatrice non bastano le belle parole della maggioranza sul contrasto alle mafie, essendo necessari i fatti ed atti concreti.
Elena Ranfa (PD) ha evidenziato che questa proposta di revoca non è stata avanzata da un singolo consigliere, ma da tutta l’opposizione compatta; si è trattato quindi di una proposta che ha richiesto profonde riflessioni personali per poi essere avallata onde tutelare l’Amministrazione e la città. Ricordando le parole espresse da Arcudi durante il dibattito sul tema in aula, Ranfa ha sostenuto: «ben sappiamo che onestà o disonestà non sono concetti propri di questo o quel territorio, così come siamo convinti dell’onestà di Nilo Arcudi. Per questo chiediamo a lui di fare un passo indietro per difendere l’integrità del Consiglio comunale e dell’intera istituzione comunale allontanando da essi ogni ombra».
In conclusione di dibattito lungo e dettagliato intervento del sindaco Andrea Romizi, che, in apertura, ha parlato di situazione inusuale per il Consiglio comunale, non abituato per propri compiti istituzionali a trattare di temi come quelli in esame. Romizi ha sostenuto come sia vero che in città sono presenti esempi di avvenute infiltrazioni mafiose, ma come sia altrettanto vero che negli ultimi anni sono state assunte molteplici iniziative di contrasto alla criminalità organizzata: ne sono la prova i patti sulla sicurezza, sottoscritti nel 2015 e 2019, con la Prefettura o le tante attività portate avanti nelle scuole, a livello di prevenzione, per informare i ragazzi fin dalla tenera età sui pericoli legati alle mafie.
Infine non va dimenticata la scelta dell’Ente di costituirsi parte civile nei principali processi contro la criminalità organizzata.
«Dunque tanto è stato fatto da questo Comune con determinazione ed impegno per rigettare e respingere al mittente questi fenomeni»
Il sindaco ha espresso rammarico invece per il fatto che dalla discussione in aula emerga un Consiglio diviso, a causa del mancato inserimento del dibattito sui giusti binari.
Ciò è un peccato perché quando si parla di mafia non ci si può dividere, in quanto ciò equivale ad essere vulnerabili. «Purtroppo oggi si è preferito parlare di maggioranza che si trincera dietro pareri tecnici o cavilli, ma tengo a precisare che ciò non corrisponde al vero. Non si può dire infatti che un voto contrario sulla proposta di revoca del Presidente Arcudi significhi mollare ogni impegno nella lotta alla criminalità organizzata, tutt’altro. Già da tempo ho espresso l’auspicio che il Consiglio e tutti i soggetti istituzionali si attivino concretamente per dare il proprio contributo nell’ambito di questa battaglia, ma ciò non lo si fa con atti illegittimi».
Romizi ha detto di concordare sulla valutazione di Vignaroli, secondo cui in questa vicenda è mancata la condivisione ed il coinvolgimento della maggioranza, forse per la fretta da parte dell’opposizione di voler mettere “il cappello” sulla proposta.
«Da giurista, nel merito, so che sul tema della revoca vi è una giurisprudenza pressoché univoca e granitica, fatta salva l’unica sentenza del Consiglio di Stato del 2018 citata dalla consigliera Tizi, per giunta ancorata a fatti ben diversi da quelli che oggi ci coinvolgono. Non è accettabile, dunque, sentir dire che la maggioranza si trincera dietro cavilli tecnici e giuridici, perché rimarco che la lotta alla ‘Ndrangheta non può partire dalla votazione di un atto illegittimo».