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Timestamp: 2018-12-13 23:21:41+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza n. 18455 dell’8 settembre 2011. Fallimento: il riconoscimento del privilegio al credito vantato dallo studio associato non è da escludere a priori, potendo essere, in ipotesi, giustificato dalla cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza n. 18455 dell’8 settembre 2011. Fallimento: il riconoscimento del privilegio al credito vantato dallo studio associato non è da escludere a priori, potendo essere, in ipotesi, giustificato dalla cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato
Corte di Cassazione, Sezione I – Sentenza del 08.09.2011, n. 18455. Fallimento: il riconoscimento del privilegio al credito vantato dallo studio associato non è da escludere a priori, potendo essere, in ipotesi, giustificato dalla cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato
Sentenza n. 18455 dell’8 settembre 2011.
Premessa l’inammissibilità della legittimazione attiva concorrente del singolo professionista e dello studio legale associato ad esigere il pagamento, o come nella specie, l’ammissione al passivo del fallimento del debitore, si osserva come la proposizione della domanda da parte dello studio associato lasci presumere l’esclusione della personalità del rapporto d’opera professionale: e dunque, l’inesistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all’art. 2751 bis n.2 c.c..
In caso diverso, infatti, titolare del credito sarebbe il professionista, legittimato ad causam, anche se il contratto sia stato stipulato, formalmente, tra cliente e studio associato.
Ne consegue che appare corretta la decisione del Tribunale di Milano, anche se ne deve correggere la motivazione, dal momento che il riconoscimento del privilegio al credito vantato dallo studio associato non è da escludere a priori, potendo essere, in ipotesi, giustificato dalla cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato.
In assenza di tale presupposto specifico, che dal testo del decreto impugnato del Tribunale di Milano non risulta allegato in sede di edictio actionis, né si può certo considerare, in astratto, effetto legale o naturale della partecipazione del professionista allo studio associato, quest’ultimo, quale autonomo centro di interessi, non ha diritto all’ammissione al rango privilegiato, non essendo assimilabile al soggetto individuale favorito dall’art. 2751 bis n.2: norma, insuscettibile di estensione analogica, quale jus singolare (art.14 disp. sulla legge in generale).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 29 settembre 2011, n. 19876....