Source: https://www.studio3a.net/la-cassazione-chiarezza-sulle-responsabilita-del-somministratore-dellutilizzatore-caso-infortunio-sul-lavoro/
Timestamp: 2018-09-20 17:12:21+00:00
Document Index: 88912631

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 1362', 'art. 2087', 'art. 23', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Cassazione fa chiarezza sulle responsabilità del somministratore e dell’utilizzatore in caso di infortunio sul lavoro - Studio 3A
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Nella somministrazione di lavoro sussiste la possibilità di una traslazione degli obblighi di informazione e formazione dal somministratore all’utilizzatore (su cui, invece, gravano gli obblighi di prevenzione e protezione), mediante specifica indicazione nel contratto con il lavoratore. In tale caso, l’accordo in questione diviene opponibile anche a quest’ultimo, con ciò determinando un ampliamento dell’obbligazione assunta dall’utilizzatore e la esclusione, in parte qua, della responsabilità del somministratore. A chiarirlo a Cassazione, con una recente ordinanza che cerca di fare chiarezza sulle responsabilità in caso di infortunio sul lavoro.
Il caso. In riforma della sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Brescia condannava in solido la ditta utilizzatrice e l’agenzia di somministrazione al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali in favore di un dipendente infortunatosi sul lavoro. A sostegno di tale decisione il Giudice del gravame assumeva che la sussistenza di un rapporto di somministrazione tra le parti deponesse per la responsabilità colposa della ditta utilizzatrice ai sensi dell’art. 23, comma 5, del d.lgs. n. 276/03, per non aver informato il lavoratore della compatibilità delle mansioni assegnategli con le altre operazioni svolte nel luogo di lavoro.
Veniva ritenuta, altresì, la responsabilità solidale dell’agenzia in qualità somministratrice e formale datrice di lavoro dell’infortunato, sia in ragione del suddetto disposto normativo sia in virtù della clausola contenuta nel contratto di somministrazione, relativa all’obbligo di formazione ed informazione del lavoratore sui rischi inerenti all’attività lavorativa e all’ambiente cui era destinato ad operare.
L’agenzia di somministrazione chiedeva la cassazione della predetta sentenza a mezzo ricorso affidato a nove motivi tra cui, per quel che qui rileva, la violazione e falsa applicazione dell’art. 23, 5. comma, del d.lgs. n. 276/03 e dell’art. 1362 c.c. per avere la Corte erroneamente ritenuto che gli effetti dell’attribuzione degli obblighi di sicurezza in capo all’utilizzatore costituissero solo un regolamento interno tra somministratore ed utilizzatore senza alcun effetto nei confronti del lavoratore e per tale motivo ritenuto (dai Giudici dell’appello) legittimato a richiedere i danni nei confronti dell’azienda ricorrente.
La Corte di Cassazione, sezione Lavoro, nell’ordinanza n. 11170 del 9 maggio, esordisce affermando che la trilateralità del rapporto complica la lettura della regola ordinaria che individua nel solo datore di lavoro, ex art. 2087 c.c., il responsabile dell’integrità psico-fisica del lavoratore.
Quanto all’art. 23, comma 5. , del d.lgs. n. 276/03, ratione temporis applicabile alla fattispecie in esame (l’intera disposizione, come noto, è stata sostituita dall’art. 35 del d.lgs. n. 81/15 che disciplina le tutele attuali per il lavoratore somministrato), lo stesso si occupa di disciplinare, in ragione della bipolarità della figura datoriale, il riparto degli oneri e delle responsabilità, ponendo a carico del somministratore gli obblighi di informazione sui rischi per la sicurezza del lavoratore e gli obblighi formativi sui macchinari in uso e all’utilizzatore il compito di provvedere, nei suoi confronti, a tutti gli obblighi di sicurezza cui è tenuto per i propri dipendenti. Nulla, però, è detto circa la responsabilità finale in caso di infortunio del lavoratore. Certamente, proseguono gli Ermellini, l’attribuzione degli obblighi di sicurezza a carico dell’utilizzatore, nei termini di cui sopra, rende quest’ultimo responsabile di ogni infortunio che si verifichi durante la prestazione lavorativa da lui diretta.
Peraltro, l’obbligo di informare e formare il lavoratore può essere oggetto di specifica traslazione – mediante apposita pattuizione nel contratto con il lavoratore – dal somministratore all’utilizzatore così come previsto dalla succitata normativa. Tale delega non fa che rispondere ad una logica di effettività delle tutele in quanto sposta sul soggetto direttamente presente nel luogo di lavoro e diretto conoscitore dei macchinari, delle lavorazioni e delle problematiche legate alla specifica sicurezza di quel luogo di lavoro, l’obbligo di puntuale e diretta formazione e informazione del lavoratore. La indisponibilità del luogo di lavoro da parte del somministratore potrebbe, difatti, incidere sull’efficacia degli obblighi ad esso correlati.
Ciò chiarito – prosegue la Corte – risulta, quindi, necessario accertare se in concreto nel contratto individuale stipulato tra il lavoratore e la ditta somministratrice si faccia menzione della pattuizione contenuta nel contratto tra somministratore e utilizzatore. I Giudici dell’appello, nella sentenza impugnata, non hanno fornito alcuna indicazione al riguardo avendo esaminato il solo contratto intercorso tra le società (in cui figurerebbe la clausola di traslazione degli obblighi di informazione formazione), senza alcuna indagine sul contratto stipulato tra il lavoratore e l’agenzia di somministrazione.
Perciò, concludono i Giudici di legittimità, la sentenza deve essere cassata con rinvio della causa alla Corte di appello affinché venga in quella sede accertata la presenza della clausola di traslazione in parola nel contratto individuale di lavoro, così da escludere la responsabilità dell’agenzia. In caso negativo andrà accertata la concreta responsabilità del somministratore in ordine agli obblighi di formazione ed informazione del lavoratore, così come attribuiti dalla legge.
Nicola De Rossi2018-06-04T17:26:01+00:00