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Timestamp: 2019-07-21 18:01:42+00:00
Document Index: 37172711

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 57', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 38']

Ricostruzione del Kurdistan: UCSI in prima linea
Il Presidente di UCSI – Unione Consorzi Stabili Italiani - Arch. Claudio Paccanaro ha incontrato oggi il (da lui soprannominato) “Console Onorario dell’Italia in Kurdistan” Dott. Pha per poter approfondire le tematiche relative alle potenzialità economiche della Regione. Il Kurdistan, infatti, rappresenta la sesta riserva mondiale di petrolio ed il governo locale ha iniziato l’estrazione solo nel 2007, incentivando sempre più le imprese estere ad investire nell’attività. Inoltre, data la situazione politica in evoluzione, è ora necessario attuare interventi di ricostruzione dell’interna area e questo rappresenta un’opportunità concreta per le imprese di esportare le eccellenze italiane nel mondo. UCSI, come di consueto, è in prima linea nel voler coinvolgere le proprie associate in progetti di rilievo per aereoporti, ferrovie, ospedali e sociale.
Appalti pubblici: conflitto “inammissibile” ma questione “fondata”?
Roma lì 24.03.2011
Corte cost., Sentenza n. 90/2011
Sollevando conflitto di attribuzioni intersoggettivo, la Presidenza del Consiglio dei ministriaveva chiesto la declaratoria della illegittimità costituzionale in parte qua del decreto delDirigente generale del Dipartimento regionale foreste della Regione siciliana, 22 ottobre2009 (G.U. regionale n. 51/2009) in relazione all’art. 117, co., lett. e) ed l), Cost.Alla base del conflitto il Ricorrente assumeva il contrasto fra l’art. 2 del decreto dirigenziale– recante l’approvazione dell’albo dei collaudatori – e gli artt. 4, co. 3, e 45, co. 4, deld.lgs. 163/2006 (“Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture inattuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”) nella parte in cui il menzionatodecreto stabiliva che “l’inserimento nell’albo è condizione necessaria per l’affidamento degli incarichi che sarà effettuato mediante selezione comparativa tra i soggetti iscrittisecondo le procedure di cui all’art. 11, comma 2, e all’ art. 57, comma 6, del d.lgs. n. 163del 2006”; ed invero – si sosteneva nel ricorso – tale previsione avrebbe violato ledisposizioni del Codice, in base alle quali l’iscrizione in elenchi ufficiali di fornitori oprestatori di servizi non può essere imposta agli operatori economici come condizionenecessaria per la partecipazione ad un pubblico appalto, neanche da un atto normativosecondario della Regione.
È in tal senso dunque, che emergerebbe la lesione dell’art. 117, co. 2, lett. e) ed l) Cost.,che invece attribuisce allo Stato competenza legislativa esclusiva nelle materie “tuteladella concorrenza” ed “ordinamento civile”, alle quali deve ricondursi proprio la disciplinadel collaudo.Se tali sono le premesse “in diritto” del conflitto, la Corte costituzionale evidenzia peròcome il presupposto stesso del ricorso sia inammissibile: il petitum non consisteva, infatti,nella definizione delle rispettive sfere di attribuzione degli Enti rispetto al provvedimentoimpugnato quanto, piuttosto, nella declaratoria di illegittimità costituzionale del medesimoprovvedimento; il che si risolveva, in ultima analisi, in una (indiretta) impugnazione diquest’ultimo per illegittimità costituzionale.
Nell’accogliere quindi la relativa eccezione, il Giudice costituzionale osserva che non èconsentito far valere in sede di conflitto di attribuzione censure di illegittimità costituzionaleinerenti ad atti non aventi forza di legge: “diversamente argomentando, potrebbeaccadere che, tramite lo strumento del conflitto, la Corte venga chiamataimpropriamente ad un sindacato generale di legittimità costituzionale – del tuttoestraneo al sistema – su atti non aventi forza di legge”.
CdS: Ammesse a gare appalto imprese se con debiti contributivi lievi
Roma lì 21.03.2011
CdS: AMMESSE A GARE APPALTO IMPRESE CON DEBITI CONTRIBUTIVI LIEVI
Un'irregolarità non grave nei contributi previdenziali di un'impresa non comportal'esclusione della stessa dalle gare di appalti pubblici.Lo ha affermato il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1228 del 24 febbraio 2011, aventead oggetto il caso di una gara prima aggiudicata a un'impresa e poi revocata a causa di undebito previdenziale di 190 euro.Secondo Palazzo Spada, l'esclusione dalla gara è prevista solo nel caso in cui siaaccertato – da parte della stazione appaltante – un debito contributivo veramentegrave. Infatti, ai fini del rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Durc) ilDecreto legislativo n. 163/2006 (Codice Appalti) impone l'obbligo ai concorrenti didichiarare “l'assenza di violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia dicontributi previdenziali e assistenziali” (art. 38, comma 1, lettera i).La soglia di gravità del debito previdenziale, che non consente il rilascio del Durc, è stata fissata in 100 euro dal decreto ministeriale 24 ottobre 2001. Un eventuale superamento diquesta soglia, tuttavia, secondo i giudici non legittima l'automatica esclusione dalla gara diappalto dell'impresa irregolare, ma la stazione appaltante è tenuta a verificare l'effettivagravità della violazione contributiva.
Genuinità dell'appalto, obblighi e sanzioni
Roma, 03/03/2011
Differenza tra un appalto lecito ed una somministrazione illegale è rappresentata dall’oggetto del contratto:
l’appalto genuino è un appalto in cui l’oggetto è un “fare”, ovvero dove l’appaltatore fornisce al committente un’opera o un servizio da realizzare tramite la propria organizzazione di mezzi ed uomini, assumendosi il rischio d’impresa;
la somministrazione è un “dare”, in cui il somministratore fornisce solo forza lavoro da lui assunta ad un terzo che ne utilizza le prestazioni, adattandole al proprio sistema organizzativo. L’organizzazione dei mezzi è quindi un requisito imprescindibile che però, deve essere in relazione all’opera ed al servizio dedotti nel contratto, per cui può anche consistere nel mero esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonché nell’assunzione del rischio d’impresa da parte dell’appaltatore.
Ulteriore elemento indispensabile è il rischio d’impresa e, nella circolare ministeriale vengono elencati a titolo esemplificativo alcuni indici rivelatori della sua sussistenza:
l’appaltatore opera per conto di differenti imprese da più tempo o nel medesimo arco di tempo considerato.
A tal proposito non bisogna però dimenticare che, in occasione dell’interpello n. 77/2009, il Ministero ha già chiarito che il solo utilizzo degli strumenti di proprietà del committente non costituisce di per sé elemento decisivo per qualificare l’appalto come non genuino. Da un punto di vista formale, per la verifica della genuinità, la circolare suggerisce agli ispettori di verificare:
l’iscrizione al registro delle imprese, facendo particolare attenzione alla data dell’iscrizione, all’oggetto sociale ed al capitale versato;
il libro giornale ed il libro degli inventari;
il LUL per verificare assunzioni, qualifiche e mansioni dei lavoratori impiegati nell’appalto;
Nel caso in cui nel corso di una verifica formale e sostanziale dovesse emergere che l’appalto nonsia genuino, definito appalto illecito l’utilizzatore ed il somministratore sono puniti con penadell’ammenda di € 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione.Quando però l’appalto illecito è posto in essere per eludere, in tutto o in parte, i diritti dei lavoratoriderivanti da disposizioni inderogabili di legge o contratto collettivo, si ricade nell’ipotesi di appaltofraudolento che viene punito con l’ulteriore pena dell’ammenda di € 20 per ogni lavoratoreoccupato e per ogni giornata di occupazione; tale sanzione si aggiunge a quella relativa all’appaltoillecito.
Doverosa esclusione dalla gara per mancate dichiarazioni anche dei procuratori autorizzati ad impegnare legalmente la società partecipante
L’art. 38 del D.Lgs. n. 163/2006, nella parte in cui elenca le dichiarazioni di sussistenza dei requisiti morali e professionali richiesti ai fini della partecipazione alle procedure di gara, assumecome destinatari tutti coloro che, in quanto titolari della rappresentanza dell’impresa, siano in grado di trasmettere, con il proprio comportamento, la riprovazione dell’ordinamento nei riguardi della loro personale condotta, al soggetto rappresentato. Nella fattispecie in esame non assume rilievo la questione dell’esatta individuazione dei soggetti che devono rendere la dichiarazione ai sensi dell’art. 38 (soli amministratori o anche procuratori ad negozia), in quanto l’art. 5 punto 2 del disciplinare di gara, con formula più ampia rispetto a quella del citato art. 38, ha previsto, a pena di esclusione, l’indicazione dei nominativi degli amministratori muniti di rappresentanza e “delle persone autorizzate ad impegnare legalmente la Ditta”, che anche dovevano rendere le dichiarazioni inerenti l’insussistenza di cause di esclusione.
Ciò premesso, si rileva che alcuni dei procuratori non indicati dalla ricorrente avevano certamente il potere di impegnare legalmente l’impresa e avrebbero dovuto rendere le previste dichiarazioni. In sostanza, la ricorrente non ha indicato e reso le prescritte dichiarazioni in relazioni a procuratori chiaramente in possesso di autorizzazioni idonee a impegnare legalmente la società e non può essere condivisa la tesi della appellata, tendente a sminuire il contenuto delle menzionate procure.
L’omessa indicazione di tali procuratori e l’omessa dichiarazione da parte degli stessi costituisce una violazione del disciplinare di gara, espressamente sanzionata a pena di esclusione, con conseguente illegittimità dell’ammissione della ricorrente all’ulteriore fase della procedura Tratto dalla decisione numero 1078 del 21 febbraio 2011 pronunciata dal Consiglio di Stato
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