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Timestamp: 2018-08-20 10:41:38+00:00
Document Index: 148244396

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 12']

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HomeAmministrativoAddio alle tariffe professionali: adottato il regolamento ex art. 9 D.L. 1/2012!!!
2 luglio 2012 Michele Iapicca Amministrativo, Civile, News, Penale
L’addio alle tariffe professionali è definitivo!
Il Ministero della Giustizia ha, infatti, adottato il regolamento preannunciato dall’art. 9 1 del Dl 1/2012 (conv. in L. 27/12) recante ‘Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività’.
Vediamo quali sono i punti salienti per la nostra professione (Clicca qui per scaricare il regolamento-compensi-professionali.pdf).
L’art. 1 regola l’ambito di applicazione e detta i principi generali in tema di liquidazione dei compensi. Stabilisce che le disposizioni del decreto, valgono solo in caso di ‘difetto di accordo’.
Precisa, inoltre, che in caso di incarico collegiale il compenso può essere aumentato fino al doppio dall’organo giurisdizionale che lo liquida. In caso di incarico, invece, affidato ad una società tra professionisti, si applica sempre il compenso per il singolo, anche quando l’attività è svolta da più professionisti.
L’intero capo secondo (e cioè gli artt. da 2 a 14) è dedicato alle regole concernenti la professione forense.
Da segnalare che, ai sensi dell’art. 41, le disposizioni regolamentari si applicheranno alle liquidazioni successive all’entrata in vigore del regolamento.
Dovranno considerarsi definitivamente abrogate, quindi, le tariffe attuali (ancor oggi in vigore in virtù di una norma transitoria contenuta nella legge di conversione – L. 24 marzo 2012, n. 27), dal giorno successivo a quello della pubblicazione del regolamento nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
L’art. 2 distingue l’attività di assistenza legale in attività stragiudiziale e giudiziale. L’attività giudiziale è a sua volta distinta in civile, penale, amministrativa e tributaria.
L’art. 3 è dedicato all’attività stragiudiziale, che viene liquidata tenendo conto della complessità della vicenda, della urgenza, del risultato, delle ore di lavoro prestate, ecc. Se l’attività si conclude con una conciliazione, il compenso è aumentato fino al 40%.
La conciliazione, nel regolamento, viene premiata anche se raggiunta in fase giudiziale, sebbene con un diverso (e minore) aumento del compenso (nella misura massima del 25% – v. art. 4).
L’art. 4, inoltre, distingue l’attività forense giudiziale (civile, amministrativa e tributaria) nelle seguenti fasi: a) fase di studio della controversia; b) fase di introduzione del procedimento; c) fase istruttoria; d) fase decisoria; e) fase esecutiva.
Così come nell’attività stragiudiziale, anche in caso di giudizio si tiene conto dei risultati raggiunti e soprattutto dei vantaggi, anche non patrimoniali, conseguiti dal patrocinato.
Se l’avvocato difende più persone con la stessa posizione il compenso può essere aumentato fino al doppio.
Il giudice, ai sensi dell’art. 11, può sempre diminuire o aumentare ulteriormente il compenso in considerazione delle circostanze concrete ferma comunque l’applicazione delle regole generali di cui all’art. 1 e dei criteri di cui all’art. 4.
Il compenso, quindi, è sempre liquidato per fasi (indicate nell’art. 4).
E’ importante evidenziare come l’art. 10 preveda una drastica riduzione del compenso (di regola, del 50%) per l’avvocato del soccombente nel caso di responsabilità processuale aggravata ovvero nei casi di inammissibilità, improponibilità, improcedibilità della domanda od anche di dichiarazione di manifesta infondatezza nel merito. L’articolo, quindi, punisce le difese avventate, superficiali, temerarie, ovvero quelle iniziate a fini dilatori.
E’ interessante notare, inoltre, che per le procedure concorsuali si applicano, per analogia, i parametri previsti per la fase esecutiva relativa a beni immobili.
Gli artt. 12 e 14 disciplinano, invece, la liquidazione del compenso nell’attività giudiziale penale.
L’art. 12, in particolare, prevede che l’attività penale sia distinta in: a) fase di studio; b) fase di introduzione del procedimento; c) fase istruttoria procedimentale (indagini preliminari) o processuale (istruttoria dibattimentale); d) fase decisoria; e) fase esecutiva.
Nel caso in cui il procedimento penale o il processo non siano portati a termine, anche per cause estintive del reato (ad es. prescrizione, remissione querela, morte del reo, ecc.), pure se sopravvenute, l’avvocato ha il diritto al compenso per l’opera sino a quel momento effettivamente svolta.
Anche nel caso di procedimento penale il giudice deve liquidare i compensi tenendo conto della natura, della complessità, della gravità del procedimento o del processo, delle contestazioni, del pregio dell’opera, della mole e dell’importanza delle questioni trattate e anche dell’eventuale urgenza della prestazione.
Anche nella fase penale, così come nella civile, si deve tener conto del risultato ottenuto e del vantaggio conseguito dal cliente.
L’avvocato che difende più persone con la stessa posizione processuale, ha diritto ad un compenso unico, aumentabile fino al doppio (anche in caso di costituzione di parte civile, quando l’avvocato difende una parte contro più parti).
Anche in ambito penale il giudice può diminuire o aumentare ulteriormente il compenso in considerazione di circostanze concrete, ed il compenso viene liquidato sempre per fasi.
Il compenso penale comprende, inoltre, ogni attività accessoria (accessi agli uffici pubblici, trasferte, corrispondenza, oneri amministrativi o fiscali, sessioni con i colleghi, con gli ausiliari, con i consulenti, con magistrati ed investigatori).
Il capo terzo è dedicato ai dottori commercialisti e agli esperti contabili (artt. 15-29).
Il capo quarto riguarda i notai (artt. 30-32).
Il capo quinto (artt. 33-39), infine, è relativo alle professioni cosiddette dell’area tecnica.
Una copia del regolamento è scaricabile cliccando qui
7. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. ↩