Source: https://www.giornalegiuridico.com/condominio-per-il-mutamento-di-destinazione-di-una-parte-comune-serve-sempre-la-maggioranza-qualificata
Timestamp: 2020-04-09 04:59:27+00:00
Document Index: 184168485

Matched Legal Cases: ['art. 1137', 'art. 380', 'art. 366', 'art. 395', 'art. 1136', 'art. 1136', 'art. 1120']

Condominio: per il mutamento di destinazione di una parte comune serve sempre la maggioranza qualificata - GiornaleGiuridico.com
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Civile, Innovazioni e modificazioni
P.R. C.F. (OMISSIS), S.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA BANCO DI S. SPIRITO 48, presso lo studio dell’avvocato AUGUSTO D’OTTAVI, rappresentati e difesi dall’avvocato CARUGNO SERGIO;
Con ricorso ex art. 1137 c.c., u.c., depositato in data 31 ottobre 2001, P.R. e S.A., condomini del Condominio (OMISSIS) impugnavano la delibera assunta dall’assemblea in data 5 ottobre 2001 con la quale si era deciso di destinare a parcheggio un’area condominiale.
Il ricorso veniva dichiarato inammissibile con ordinanza n. 30297 in data 30 dicembre 2011, in base alla seguente motivazione: si deve rilevare che la censura è inammissibile perchè completamente priva di autosufficienza, non essendo riportato integralmente l’oggetto delle delibere che si assume essere difforme rispetto a quanto ritenuto dal giudice di appello.
I ricorrenti denunciano un errore percettivo, consistito nell’avere ritenuto privo di autosufficienza il ricorso per mancata riproduzione delle risultanze istruttorie da cui sarebbe emersa la destinazione a parcheggio delle aree oggetto della delibera impugnata – come sostenuto dai P. – S., delibazione che erroneamente la corte territoriale aveva riferito a precedenti delibere.
Il consigliere relatore all’esito dell’esame preliminare ex art. 380 bis c.p.c., ha proposto la reiezione del ricorso, la difesa dei ricorrenti ha contro dedotto con memoria, ribadendo con memoria illustrativa la tesi. La Corte, all’esito di più accurato esame degli atti del pregresso giudizio di legittimità, in particolare dell’originale del ricorso, ha rilevato che, diversamente da quanto ritenuto dal precedente collegio e dal relatore, risulta di difficile riproduzione il contenuto delle asserite altre delibere, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, soprattutto tenendo conto che si tratta di documenti sui quali è stato fondato il convincimento dei giudici del merito.
Non resta, pertanto, nella presente fase, che dare atto della sussistenza dell’evidente errore revocatorio e, pertanto, dichiarare ammissibile il ricorso ex art. 395 c.p.c., n. 4, e rinviare la decisione in ordine a quello alla pubblica udienza.
Sotto tale profilo gli attuali ricorrenti sostenevano che la delibera impugnata era illegittima, in quanto, anche volendo ammettere che essa mutando la destinazione di un’area condominiale rispetto alle previsioni del regolamento di condominio, aveva attuato una innovazione conforme alla legge, avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza prevista dall’art. 1136 c.c., comma 5, nella specie non raggiunta.
Il condominio aveva tentato di sostenere la tesi secondo la quale la delibera impugnata, non comportando opere di carattere edilizio, non aveva ad oggetto una innovazione e quindi non avrebbe dovuto essere approvata con la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 c.c., comma 5.
Dalla più recente giurisprudenza di questa S.C. in tema di condominio negli edifici è desumibile implicitamente che le deliberazioni assembleari di mutamento di destinazione una parte comune non danno luogo ad una innovazione vietata dall’art. 1120 c.c., ma costituiscono pure sempre innovazioni, da approvarsi con la maggioranza qualificata (cfr., in tal senso, sent.: 12 luglio 2011 n. 15319; 5 marzo 2008 n. 5997).
Poichè nella specie non era contestato che, con riferimento ai millesimi, non era stata raggiunta la maggioranza qualificata prevista per l’approvazione delle innovazioni, la delibera in questione era da considerare invalida, con le inevitabili conseguenze in ordine alla soccombenza virtuale ai fini della liquidazione delle spese di giudizio.
Così deciso in Roma, il 3 novembre 2014.