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Timestamp: 2019-09-18 01:03:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 183', 'art. 106', 'art. 183', 'art. 163', 'art. 163', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 269', 'art. 180', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 180', 'art. 269', 'art. 183', 'art. 270', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 269', 'art. 183', 'art. 269', 'sentenza ']

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6.3. Chiamata in causa del terzo da parte dell’attore ai sensi dell’art. 183, comma 4, c.p.c.
Dalle difese articolate dal convenuto, nella prima udienza di trattazione (ex art. 183 C.p.c.), può sorgere in capo all’attore, la necessità di chiedere l’autorizzazione a chiamare in causa un terzo ai sensi dell’art. 106 e 269, 3° comma C.p.c.
La Dottrina ritiene che l’interesse dell’attore a chiamare in causa un terzo possa derivare non solo dalla domanda riconvenzionale o dalla chiamata di un terzo in causa (che vanno proposte dal convenuto prima dell’udienza di comparizione, o delle eccezioni in senso stretto che vanno proposte, sempre dal convenuto, a pena di decadenza, prima dell’udienza di trattazione ex art. 183 c.p.c., ma altresì dalle mere difese, che possono essere formulate nel corso del processo (BALENA, “La riforma” pag. 248; contra BUCCI – CRESCENZA – MALPICA, “Manuale pratico della riforma del processo civile”, Padova, 1996, pag. 130 ss. Secondo questa dottrina le mere difese non possono far sorgere nell’attore l’interesse a chiamare un terzo in causa ).
L’espressa previsione normativa della richiesta di autorizzazione al Giudice porta ad escludere che l’attore, di sua iniziativa, possa citare direttamente il terzo per l’udienza di trattazione, anche se vi è l’interesse per la sua chiamata nonostante i termini di cui all’art. 163/bis c.p.c. siano rispettati.
Il termine indicato dal Giudice ha carattere perentorio, mentre uguale carattere non è stato espressamente attribuito al termine previsto per la citazione del terzo ad opera del convenuto.
Il provvedimento di autorizzazione ha forma di ordinanza e deve essere emesso in udienza, e deve contenere la fissazione di una nuova udienza affinché il terzo possa essere citato nel rispetto dei termini dell’art. 163/bis. All’udienza così fissata il giudice deve concedere alle parti il doppio termine previsto nell’art. 183 ultimo comma e deve rinviare la causa ad altra udienza per i provvedimenti di cui all’art. 184 c.p.c. in tema di istruzione. (BALENA, “La riforma”,pag. 249; TRISORIO LIUZZI, “Le difese” , 99).
Anche l’attore, come il convenuto, deve depositare la citazione notificata nel termine di 10 gg. dall’avvenuta notifica; si tratta però di un termine non perentorio, la cui inosservanza non comporta alcuna conseguenza (TARZIA,”Lineamenti” cit. pagine 78 e seguenti; TRISORIO LIUZZI, “Le Difese” cit.).
Problemi interpretativi ha posto il riferimento alla “prima udienza”. Prima dell’intervento chiarificatore della giurisprudenza di merito non vi erano dubbi che la prima udienza di riferimento per l’attore, era la prima udienza di trattazione prevista dall’art. 183 c.p.c. (GILI, “Alcune considerazioni in materia di preclusioni alla chiamata in causa del terzo da parte dell’attore” in Giurisprudenza It. I998, 494; CAPPONI, L”’ultimo” decreto – legge sulla riforma del rito civile” in Corriere Giuridico, 1995, 777; GILI, “Alcune considerazioni” questa autrice rileva come l’art. 269 può essere inteso nel senso che, qualora l’interesse a chiamare in causa il terzo è sorto dalle difese che il convenuto ha svolto nella comparsa di risposta, la “prima udienza” che funge da preclusione potrà essere sia quella ai sensi dell’art. 180 c.p.c., sia quella ai sensi dell’art. 183 c.p.c., in relazione al momento in cui il convenuto si è costituito. L’art. 183, però, continua a prevedere che, se stimolato dalle difese del convenuto, l’attore può chiedere l’autorizzazione alla chiamata in causa durante la prima udienza di trattazione ai sensi dell’art. 183 c.p.c.).
La dottrina è divisa sull’interpretazione del riferimento alla “prima udienza di trattazione”.
Autorevole dottrina sostiene che la barriera preclusiva è “comunque costituita” dall’udienza di prima trattazione ai sensi dell’art. 183 c.p.c. (CHIARLONI, “Riflessioni minime sulla nuova disciplina della fase introduttiva del processo civile di cognizione” in Giur. It.1997, IV, 204; COMOGLIO “L’’udienza di prima comparizione ex art. 180 c.p.c.” in Rivista di Diritto Processuale 1997, pagina 371; TRISORIO LIUZZI, “La difesa del convenuto e dei terzi nella nuova fase introduttiva del processo ordinario di cognizione” in Giur. It., 1996, IV, 87).
Il dettato normativo dell’art. 269 c.p.c. 3° comma indica che il termine posto a pena di decadenza deve concernere esclusivamente il caso in cui l’interesse alla chiamata del terzo sia sorto dalle difese ricevute nella comparsa di risposta.
La giurisprudenza di merito dichiara che la nuova disciplina processuale introdotta dalla riforma degli artt. 183 IV° comma e 269, 3° comma, c.p.c. preclude all’attore la possibilità di chiamare in causa un terzo se non lo abbia già citato dall’inizio, a meno che la necessità della chiamata in causa non scaturisca dalle difese del convenuto, oppure si tratti di litisconsorzio necessario (Trib. Roma, 15 novembre 1996, in Banca e Borsa 1998, II, 197).
Nel caso che il convenuto si costituisseventi giorni prima dell’udienza di prima comparizione, oppure dopo tale udienza, ma comunque prima di quella ai sensi dell’art. 183 c.p.c. e dalla sua comparsa sorgesse l’esigenza di chiamare in causa un terzo, nulla quaestio: la barriera preclusiva per la richiesta di autorizzazione alla chiamata scatterebbe nel primo caso con l’udienza di prima comparizione, mentre nel secondo caso con l’udienza di prima trattazione. (GILI “Alcune considerazioni)
Autorevole dottrina (LUISO, “Intervento” in CONSOLO – LUISO – SASSANI, “Le riforme” pag. 239) accoglie un’interpretazione più estensiva della norma in discussione, sostenendo che “in linea di principio non dovrebbero esserci ostacoli ad una chiamata del terzo dopo la prima udienza: l’art. 270, non modificato consente al giudice di disporre la chiamata del terzo in ogni momento. Quindi non si vede perché ciò che è incondizionatamente consentito al giudice, non sia possibile per le parti quando sussista un giustificato motivo.”
Altra autorevole dottrina fa riferimento all’applicazione dell’istituto della rimessione in termini (BALENA, “La riforma del processo di cognizione” pag. 248.)
In realtà ciascuno risolve questa problematica secondo il modo con cui intende la portata del regime delle preclusioni, cioè in relazione al fatto che si ammetta o meno la possibilità di ulteriori interventi o allegazioni nel successivo svolgersi del processo (RAMPAZZI, “Le riforme” pag. 312 e ss.)
Nel caso, infine, in cui il convenuto si costituisca o direttamente alla prima udienza di trattazione o alla prima udienza di comparizione, depositando una comparsa con tesi difensive che fanno scaturire l’interesse dell’attore alla chiamata del terzo, oppure nel caso in cui il convenuto svolga queste tesi direttamente in udienza, la tutela del diritto di difesadell’attore, impone che , in queste ipotesi, il termine preclusivo coincida con la prima udienza successiva a quella nella quale le difese sono espresse.
(Pretura di Torino, 31 luglio 2001- in Giur. It., 1997, I, 2, 378; Tribunale di Torino, sentenza 22 novembre 2001 n° 9308.)
Quindi se le difese sono state prodotte durante lo svolgimento della prima udienza di comparizione, l’udienza in cui scatteranno i termini sarà l’udienza ex art. 183 c.p.c., mentre se le difese sono state prodotte durante l’udienza di trattazione, il giudice fisserà un’ulteriore udienza successiva dove scatterà il termine preclusivo per la richiesta di autorizzazione alla chiamata del terzo da parte dell’attore.
Questa lettura comporta una forzaturadel testo dell’art. 184 IV° comma (l’art. 269 terzo comma, parla, invece, più genericamente di “prima udienza”, senza specificare quale) . Tale forzatura pare essere consentita dal fatto che l’art. 183, IV° comma, si limita a prevedere che , nel corso della prima udienza di trattazione, l’attore può chiedere l’autorizzazione alla chiamata del terzo, senza, però, comminare alcuna decadenza al riguardo. (GILI, “Alcune considerazioni”).
Questione particolare sorge in relazione alla chiamata del terzo ad opera dell'attore in opposizione; infatti, nell’ambito del procedimento per ingiunzione all’opponente compete la posizione sostanziale tipica del convenuto.
Conseguentemente, deve ritenersi che, proprio in virtù del disposto dell’art. 269, comma 2 c.p.c., l’opponente, in quanto convenuto sostanziale, non necessiti di alcuna autorizzazione per la chiamata in giudizio del terzo, così come superflua diviene la richiesta di differimento della prima udienza poiché, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, è l’opponente a scegliere la data di tale udienza, per cui egli potrà procedere direttamente alla chiamata del terzo oltre che alla citazione del convenuto (Tribunale Torino, sentenza 22-11-2001 n. 9308). In senso conforme (Pret. Torino, 18 luglio 1996 (ordinanza), Giur. It., 1997, I,2, 378) e Tribunale di Firenze: “L’attore opponente a decreto ingiuntivo che intenda chiamare un terzo in giudizio deve farlo, a pena di decadenza, direttamente citandolo per la prima udienza insieme al convenuto opposto, salvo il caso in cui l’interesse dell’opponente alla chiamata in causa sia sorto a seguito delle difese svolte dal convenuto opposto nella comparsa di risposta; inammissibile è pertanto l’istanza dell’opponente al giudice dell’opposizione di autorizzazione alla chiamata in causa del terzo formulata in atto di citazione” (T. Firenze, 05-07-2001).