Source: http://www.mondaq.com/italy/x/347144/Insurance/La+clausola+di+vincolo+nelle+polizze+assicurative
Timestamp: 2016-10-28 20:12:16+00:00
Document Index: 15615673

Matched Legal Cases: ['art. 1891', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1891', 'art. 1891', 'art. 1891', 'art. 1891']

La Clausola Di Vincolo Nelle Polizze Assicurative: Una Interessante Pronuncia Della Corte D�Appello Di Napoli Sulle Implicazioni Di Natura Processuale - Insurance - Italy
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Article by Pietro Nisi and Claudio PerrellaLS LexJus Sinacta
Your LinkedIn Connections at FirmThe binding clause in the bond insurance policies: an
interesting decision by the Court of Appeal of Naples on the
implications of a procedural nature.
Le coperture assicurative corpi e property nel mercato
italiano presentano una fattispecie che ricorre con particolare
frequenza e che spesso determina contenziosi, come quella della
polizza stipulata dal conduttore che abbia la disponibilit�
del bene per effetto di un contratto di leasing o dal
proprietario dell'immobile acquistato con finanziamento/mutuo
gravato da ipoteca.
In tal caso possono spesso verificarsi problemi
nell'individuazione del soggetto assicurato e legittimato ad
agire per il conseguimento dell'indennizzo, soprattutto in
presenza di pattuizioni in base alle quali l'utilizzatore
"a salvaguardia di ogni suo interesse, anche se in comune
con il concedente, dovr� in proprio e a sue spese coltivare
ogni opportuna iniziativa, anche in sede processuale, perch�
siano tempestivamente tutelati nei confronti di qualsiasi terzo
ragioni e diritti aventi ad oggetto il bene".
Il problema viene generalmente risolto attraverso la pattuizione
di una clausola o appendice "di vincolo", che
attribuisce al finanziatore della somma utilizzata per
l'acquisto del bene assicurato il diritto di
soddisfarsi, nel caso di perdita del bene, sull'eventuale
indennit� dovuta
dall'assicuratore1.
In tal caso, secondo un consolidato orientamento
giurisprudenziale, si crea un collegamento diretto tra il contratto
di assicurazione ed il contratto di finanziamento, in forza del
quale il finanziatore non assume la qualit� di assicurato
(giacch� a suo favore non � stipulata la polizza), ma
pu� pretendere di percepire l'indennizzo in luogo
dell'utilizzatore-contraente assicurato.
Sono infatti numerose le decisioni che hanno ribadito che
l'esistenza di un'appendice di vincolo in favore del
finanziatore o creditore ipotecario non determina affatto due
distinte situazioni contrattuali2, ma determina una
legittimazione attiva esclusiva in capo
all'istituto finanziatore,3 al punto che questo ha
l'onere di attivarsi, nei confronti della compagnia
assicuratrice, per ottenere l'indennizzo assicurativo che il
conduttore non pu� chiedere direttamente.
La legittimazione in capo al conduttore o proprietario, ad agire
per il conseguimento dell'indennizzo assicurativo, pu�
poi configurarsi qualora lo stesso agisca in qualit� di
contraente di polizza, e si munisca ex art. 1891 secondo
comma c.c. del consenso del finanziatore/concedente.
In tal caso, evidentemente, va valutata da parte
dell'assicuratore l'effettiva esistenza di tale consenso,
accertando in particolare se esso abbia la natura e la forma
richiesta dalla legge, in quanto il versamento dell'indennizzo
in favore del contraente, in mancanza di un effettivo consenso
dell'assicurato, espone al rischio che quest'ultimo chieda
la liquidazione del danno esercitando un diritto mai abbandonato o
Sul punto merita attenzione una recentissima sentenza della
Corte d'Appello di Napoli (n. 3544/2014 depositata in data 8
agosto 2014) con particolare riguardo alle implicazioni e alle
conseguenze di natura processuale che le indicate clausole
Il contesto processuale affermatosi in primo grado era quello di
un'azione risarcitoria promossa
dall'utilizzatore/conduttore di un'imbarcazione (acquistata
in leasing con un primario istituito di credito) nei confronti
della compagnia assicurativa, per l'ottenimento
dell'indennizzo assicurativo pari al valore
dell'imbarcazione oggetto di furto.
La compagnia assicurativa aveva eccepito la carenza di
legittimazione attiva del conduttore assicurato, ritenendo
sussistente la stessa unicamente in capo al soggetto vincolatario,
che alcun consenso aveva espresso (rectius: risultava aver
espresso) sul pagamento diretto all'utilizzatore del bene.
Solo nel corso dell'ultima udienza del giudizio (quindi
oltre i termini di rito previsti per l'articolazione delle
istanze istruttorie) si � registrato l'intervento in
causa dell'istituto di credito finanziatore e vincolatario di
polizza, che ha confermato la propria adesione/consenso al
versamento dell'indennizzo assicurativo all'utilizzatore
Il Tribunale partenopeo ha in primis qualificato (dato
processuale di non poco conto) come "eccezione rilevabile
d'ufficio" in ogni fase e grado del procedimento quella
relativa alla legittimazione attiva del conduttore
dell'imbarcazione in relazione alla domanda azionata nei
confronti della compagnia: "deve ritenersi che
l'accertamento circa la titolarit�, in capo al mero
conduttore di un bene in leasing, della facolt� di
esercitare la presente azione di risarcimento, costituisce un
accertamento suscettibile di essere effettuato anche
In secondo luogo (determinazione decisiva ai fini della lite),
il Giudice ha rilevato che la presenza agli atti di una clausola di
vincolo in favore dell'istituto concedente "lascia
chiaramente intendere che il conduttore non sia legittimato, per
effetto della predetta clausola, all'esercizio dell'azione
derivante dal rapporto assicurativo".
A nulla � valso il fatto che l'istituto concedente
fosse intervenuto in giudizio a sostegno della domanda attorea, in
quanto tale intervento (e la contestuale produzione documentale
attestante il consenso prestato) si era attuato solo
nell'ultima udienza del procedimento, quando ormai risultavano
superati i termini di rito per le produzioni documentali. La
decisione � stata pertanto assunta dal Giudice
"allo stato degli atti, con riferimento ai soli documenti
acquisiti al giudizio", determinando cos� la
reiezione della domanda attore per carenza di legittimazione
La sentenza indicata � stata quindi impugnata innanzi
alla Corte d'Appello di Napoli che, riformando quanto stabilito
dal Giudice di primo grado, ha meglio chiarito la natura e
l'estensione della clausola di vincolo suindicata,
soffermandosi in particolare sulle conseguenze di natura
procedurale e sui requisiti richiesti al consenso espresso dal
In primo luogo � stato confermato il difetto di
legittimatio ad causam come questione rilevabile
d'ufficio dal giudice in ogni fase e grado del procedimento,
attenendo alla verifica della regolarit� processuale del
contraddittorio secondo la stessa prospettazione offerta
dall'attore, essendo peraltro chiaro il contenuto della
clausola di vincolo nelle produzioni di polizza.
La novit� interessante � che ha portato alla
riforma della sentenza di primo grado, piuttosto intransigente sul
punto � � quella relativa al superamento del termini
processuali in senso stretto e ai requisiti (oltre che alle
caratteristiche) che il consenso dell'assicurato deve possedere
ai sensi dell'art. 1891 c.c.
Rileva la Corte che "il primo giudice ha fermato la
propria attenzione sul dato processuale, vale a dire il momento in
cui quell'intervento era avvenuto (l'udienza di
precisazione delle conclusioni) e sulle connesse preclusioni
istruttorie; ma cos� facendo, ad avviso di questa Corte, ha
omesso di considerare il dato sostanziale rappresentato dal
consenso espresso manifestato dall'assicurato a che il
contraente esercitasse i diritti scaturenti dall'assicurazione
ai sensi dell'art. 1891 secondo comma c.c.".
Prosegue ancora la decisione, precisando che "il
consenso richiesto dalla norma in questione non esige una formale
procura diretta a conferire la rappresentanza processuale, ma
implica solo che l'assicurato abbia espresso il proprio
consenso anche implicitamente, purch� in modo idoneo a
rivelare univocamente la volont� del
soggetto".
Non solo, viene altres� specificato che tale consenso non
deve necessariamente essere indirizzato all'assicuratore e che
pertanto "nulla impedisce che la stessa manifestazione del
consenso sia ravvisabile anche in una dichiarazione resa al
contraente della polizza, il quale risulterebbe conseguentemente
legittimato, in base a tale presupposto ad esercitare i predetti
diritti derivanti dal contratto".
In altre parole, e come emerge chiaramente dalle motivazioni, la
Corte ha dato rilievo assorbente al dato sostanziale che il
consenso della vincolataria era comunque intervenuto prima della
decisione, seppur oltre il termine per le preclusioni istruttorie,
non ritenendo necessari a configurare tale consenso n�
formalit� particolari, �n� che lo stesso fosse
documentato al momento della proposizione della domanda.
Sul punto specifico la decisione � priva di richiami
giurisprudenziali, ma rappresenta comunque un pronunciamento
rilevante sia in relazione alla mancanza di forma alcuna richiesta
al consenso di cui all'art. 1891 c.c., sia per quanto riguarda
il superamento dei barrages procedurali per la prova di
tale consenso.
Sul primo aspetto, la tesi sostenuta dalla Corte, che si spinge
sino a rilevare sia sufficiente un consenso espresso implicitamente
("il consenso richiesto dalla norma in questione...implica
solo che l'assicurato abbia espresso il proprio consenso anche
implicitamente") appare obiettivamente eccessiva, e si
pone peraltro in contrasto con quanto ribadito dalla Suprema Corte
in diverse circostanze. Si veda sul punto, Cass. 16/04/2007, n.
9053 R.C. c. AUSL Cesena secondo cui "In tema di
assicurazione per conto altrui o per conto di chi
spetta,� l'art. 1891, comma secondo, cod. civ.,
nel prescrivere che ai fini dell'esercizio dei diritti
derivanti da detto contratto da parte del contraente �
richiesto che l'assicurato abbia espresso in proposito il
proprio consenso, implica che tale consenso non pu� essere
validamente manifestato attraverso un comportamento che si attui
secondo modalit� diverse da una dichiarazione
esplicita"4.
Si aggiunga che la stessa valutazione del consenso
"implicitamente espresso" potrebbe determinare
non pochi problemi interpretativi, in particolare per le compagnie
assicurative chiamate a liquidare l'avente diritto, che esigono
un consenso chiaro ed esplicito - e ad essi indirizzato - al
pagamento ad un soggetto diverso.
Per quanto invece riguarda la prova di tale consenso nel corso
del procedimento e il superamento dei limiti temporali per le
preclusioni istruttorie, la pronuncia sembra supportare un
orientamento sempre pi� consolidato nella giurisprudenza di
merito e di legittimit�, secondo cui la legitimatio ad
causam attenendo non ai presupposti del processo ma alle
condizioni dell'azione, � sufficiente che sussista al
momento della decisione.
In definitiva, in tutti i contenziosi in essere in cui si
contesti (spesso per effetto di eccezioni specifiche espresse sul
punto dalle compagnie resistenti) la legittimazione del soggetto
agente per effetto di clausole di vincolo presenti in polizza, un
eventuale intervento in causa del soggetto vincolatario (o comunque
legittimato ai sensi di polizza), adesivo rispetto alla domanda
formulata dal contraente, purch� effettuato prima della
pronuncia della decisione, avrebbe l'effetto di escluderebbe
ogni rischio di reiezione della domanda perch� proposta da
un soggetto non legittimato, "correggendo il tiro"
rispetto ad una richiesta originariamente azionata senza i
1 Le formule utilizzate nella prassi possono essere
varie, partendo dalle clausole pi� semplici che
attribuiscono una sorta di "diritto di veto" al
beneficiario della pattuizione, sino a quelle pi� articolate
che impongono il pagamento in favore del vincolatario. Sulla
variet� di clausole si veda: Trib. Roma 18.09.1995 in Riv.
Circ. e Trasp., 1995, 778
2 Trib. Trieste, 16.12.2013 con nota di Tereza Pertot in
3 Appello Milano, 27 febbraio 2001, Mercantile
leasing c. Fin One, in Nuova giur. civ., 2001, I,
pag. 604, n. CHINDEMI.
4 Sulla stessa linea Cassazione 7 dicembre 1995, n. 12593
secondo cui � sufficiente che tale consenso sia univocamente
manifestato: �ci�, se esclude sia sufficiente un
consenso implicito o solo presupposto, non si traduce, comunque,
nella necessit� che esso sia incorporato in una
dichiarazione che lo specifichi formalmente, potendo risultare che
da comportamenti ulteriori e diversi che lo esplicitino,
attestandone direttamente l'esistenza ancorch� senza
l'impiego di formule sacramentali
ContributorPietro NisiLS LexJus Sinacta
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