Source: https://dirittiregionali.org/2012/01/25/vincoli-di-bilancio-e-rispetto-del-patto-di-stabilita-interno-il-commissario-dello-stato-per-la-regione-siciliana-ricorre-alla-corte-costituzionale/
Timestamp: 2017-08-17 21:12:13+00:00
Document Index: 48109425

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art. 28', 'art. 81', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 81', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 81', 'art. 14', 'art. 60', 'art. 81']

Vincoli di bilancio e rispetto del Patto di stabilità interno: il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ricorre alla Corte costituzionale | Diritti regionali
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Vincoli di bilancio e rispetto del Patto di stabilità interno: il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ricorre alla Corte costituzionale
Pubblicato il 25 gennaio 2012	di AM
In corso l’iter parlamentare per la revisione dell’art. 81 Cost. – ciò al fine di corrispondere agli accordi raggiunti in sede europea circa il rispetto del c.d. “principio del pareggio” (di bilancio) – il Commissario dello Stato per la Regione siciliana ha impugnato, giusta la previsione dell’art. 28 St., gli artt. 7, 9 e 14 del d.d.l. regionale n. 829 (cfr. «Disposizioni in materia di contabilità e di patto di stabilità regionale. Modifiche di norme in materia di sistema pensionistico. Nuove norme in materia di condizioni di eleggibilità alla carica di sindaco») approvato dall’A.R.S. nella seduta del 28 dicembre 2011, proprio in quanto ritenuti in contrasto con l’art. 81 Cost. nella sua attuale formulazione.
Ed invero, in premessa al ricorso, il Commissario rileva che «il precetto dell’articolo 81 Cost. è […] applicabile anche alle Regioni poiché in subiecta materia trova pieno vigore il principio unitario, espresso dall’art. 5 della Costituzione nonché dall’articolo 1 dello Statuto Speciale siciliano, in forza del quale la legislazione regionale deve svolgersi nell’osservanza delle superiori direttive della disciplina giuridica dello Stato».
In particolare, le censure sono svolte nei termini seguenti.
In relazione all’art. 7 (cfr. «credito d’imposta») si rileva come la maggiore spesa di 70 milioni di euro per l’esercizio 2011 – che consegue alla erogazione del contributo, sottoforma di credito d’imposta – dovrebbe essere compensata mediante delle riduzioni, di pari importo, del fondo istituito dall’art. 3, l.r. 15/2001, la cui dotazione è costituita «da una quota dell’avanzo di amministrazione dell’esercizio finanziario 2000, determinato nel rendiconto generale della Regione per il medesimo esercizio, corrispondente ad entrate tributarie accertate che verranno riscosse a mezzo ruolo nei successivi esercizi finanziari». Secondo il ricorrente, tuttavia, a causa del «progressivo incremento negli anni [n.b. in specie nel decennio 2000-2010] dell’ammontare dell’avanzo di amministrazione in valore assoluto» – che, nel decorso esercizio, ha peraltro raggiunto la cifra di 10.058 milioni di euro, pari ad un terzo delle entrate della Regione – la menzionata riduzione di 70 milioni di euro del suddetto fondo indisponibile «non [è] idonea a dare copertura finanziaria agli oneri derivanti dall’art. 8, ma costituisc[e] piuttosto un artificio contabile privo di attendibilità riguardo all’effettiva esistenza di mezzi finanziari»; ed infatti, il mezzo di copertura della maggiore spesa individuato dal Legislatore regionale non è «riconducibile ad alcuna delle modalità di attuazione dell’art. 81 Cost. contemplate dall’art. 17 della l. n. 196/2009, le cui previsioni costituiscono principio fondamentale del coordinamento della finanza pubblica […] e che si applicano [pertanto] alle Regioni a statuto speciale in quanto finalizzate alla tutela dell’unità economica della Repubblica».
In relazione, poi, all’art. 9 (cfr. «modifiche all’articolo 132 della legge regionale 16 aprile 2003, n. 4, in materia di fondo di garanzia del personale della formazione professionale») esso sottrarrebbe «l’iscrizione in bilancio degli stanziamenti in favore del Fondo di Garanzia per il personale della formazione professionale dell’indispensabile preventiva autorizzazione legislativa e delle conseguenti indicazioni delle risorse con cui far fronte alla spesa prevista» consentendo quindi «l’iscrizione diretta nel bilancio di nuove e maggiori spese prive di specifica e puntuale copertura, in contrasto con il precetto posto dall’art. 81, 3° e 4° comma Cost.».
In relazione, infine, all’art. 14 (cfr. «norme in materia di agevolazioni per la ricomposizione fondiaria») la previsione dell’ulteriore proroga (per un biennio) delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 60, l.r. 2/2002 – consistenti nella esenzione dalle imposte di bollo e catastale, nonché nella riduzione dell’imposta di registro ed ipotecaria in favore degli acquirenti di terreni agricoli – determina minori entrate, quantificabili in 100.000 euro annui. Secondo il Commissario dello Stato tale quantificazione appare «ictu oculi incongrua se posta a confronto con quelle contenute nell’articolo 32, l.r. 2/2002 (3.315 migliaia di euro) e nell’articolo 60, l.r. 2/2007 ( 1000 migliaia di euro) che disponevano entrambe le medesime agevolazioni fiscali rispettivamente nel triennio 2002 – 2004 e 2007 – 2009»; pertanto – in assenza di idonei elementi per la determinazione e valutazione del minore gettito – la quantificazione delle minori entrate contenuta nella norma impugnata «deve ritenersi arbitraria, con conseguente presumibile insufficienza delle risorse individuate per farvi fronte» ed in tal senso, quindi, il Legislatore regionale si sarebbe sottratto all’obbligo posto dall’art. 81 Cost. «di dare adeguata ed attendibile copertura alle nuove e/o maggiori spese o minori entrate che vanno a gravare sugli esercizi futuri compromettendo così l’equilibrio e la solidità del bilancio».
È per tali ragioni, dunque, che i provvedimenti regionali in materia di stabilità finanziaria restano, attualmente, sospesi al giudizio della Corte costituzionali; e ciò in concomitanza con l’esercizio provvisorio, conseguente alla mancata approvazione in termini della legge di bilancio. Una condizione certamente non incoraggiante per le casse della Regione siciliana.
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