Source: http://aedon.mulino.it/archivio/2002/3/rest.htm
Timestamp: 2020-04-09 07:13:57+00:00
Document Index: 13404904

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 5']

Aedon 3/2002 - Ddl sull'insegnamento del restauro
Disciplina dell’insegnamento del restauro dei beni culturali
(approvato dal Consiglio dei Ministri del 20 dicembre 2002)
Il presente disegno di legge è volto a disciplinare l'insegnamento del restauro dei beni culturali, al fine di dare un ordine sistematico al settore, caratterizzato da una indistinta partecipazione di diversi soggetti istituzionali il cui ruolo e le cui funzioni non sono pienamente identificati e da una offerta formativa diversificata ma scarsamente coordinata e non sempre all'altezza della estrema tecnicità e delicatezza della professione del restauratore di beni culturali, considerata soprattutto l'importanza e la rilevanza del nostro patrimonio culturale.
Oggetto del provvedimento è esclusivamente il restauro dei beni culturali mobili e delle superfici decorate con l'esclusione, pertanto, dei beni culturali immobili. Pertanto oggetto del restauro sono oltre ai beni librari, ai beni archivistici, ai quadri, anche altri beni quali i mosaici antichi, altorilievi e bassorilievi, le strutture musicali a carattere pertinenziario (organi) conservate in edifici religiosi etc.
La materia del restauro è stata tradizionalmente insegnata in Italia nelle scuole statali di alta formazione e di studio istituite presso gli istituti centrali del ministero per i Beni e le Attività culturali. In primo luogo si tratta della scuola dell'Istituto centrale per il restauro con sede a Roma, fondato nel 1939, e di quella operante presso l'Opificio delle pietre dure di Firenze, scuole di grande prestigio e tradizione che gestiscono corsi quadriennali a carattere teorico-pratico finalizzati all'insegnamento del restauro dei beni culturali.
In tale consolidato contesto si inseriscono, poi, altri soggetti erogatori del servizio formativo della figura professionale di cui trattasi: le regioni le province, competenti a gestire l'istruzione e la formazione professionale, le università che hanno gestito fino ad oggi percorsi di laurea di diploma universitario e di specializzazione post-laurea e che stanno ristrutturando la propria offerta formativa secondo il modello della nuova riforma, le agenzie formative di diversa natura giuridica che accedono ai finanziamenti del Fondo sociale europeo.
Il disegno di legge intende, pertanto, procedere al riordino della materia, indicando preliminarmente il profilo professionale del restauratore e, in particolare, fornendo una puntuale individuazione dei ruoli, delle caratteristiche e dei compiti dei diversi soggetti pubblici e privati interessati all'insegnamento del restauro di beni culturali, procedendo in tal modo alla definizione di un sistema formativo che copra l'insieme dei livelli di professionalità presenti nel settore, coordinato ed in grado di assicurare unitarietà di approccio metodologico e di risultati.
La preparazione professionale del restauratore viene rimessa oltre che allo Stato, agli altri organismi pubblici e privati che siano accreditati dallo Stato. Tra i citati organismi sono naturalmente ricomprese, in particolare, le regioni, le università, le Accademie di belle arti, la Scuola per il restauro del mosaico di Ravenna. L'offerta di formazione si deve, tuttavia, adeguare a criteri e standard di qualità definiti con decreto del ministero per i Beni e le Attività culturali, di concerto con il ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.
Il disegno di legge, attiene anche alle attività di formazione delle figure professionali di supporto al restauratore di beni culturali (operatori del restauro). Tale attività rientra nella materia della formazione di cui all'art. 117, comma terzo Cost. e, pertanto, nella potestà legislativa delle regioni. L'attività viene, infatti, svolta da soggetti pubblici e privati, in coerenza con le normative regionali. Anche l'offerta formativa di questo profilo deve adeguarsi a determinati criteri e standard che vengono definiti con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.
Il coinvolgimento del governo, ed in particolare del ministero per i Beni culturali, nella determinazione di criteri e standard sulla formazione degli operatori del restauro appare necessario in considerazione dell'incidenza diretta sui beni culturali dell'attività lavorativa, sia pure di supporto, svolta dai soggetti formati dalle regioni, le province e i comuni e dagli altri soggetti privati che agiscono in coerenza con le normative regionali.
Conseguentemente, appare necessario stabilire anche un riconoscimento del valore legale del titolo di studio rilasciato dalle predette scuole al termine dei corsi stessi.
L'art. 1, al comma 1, definisce il restauratore dei beni culturali, individuandolo nell'operatore professionalmente qualificato in grado di mettere in atto un complesso di azioni dirette e indirette per rallentare i processi di degradazione dei materiali costitutivi dei beni e assicurarne la conservazione, salvaguardandone il valore di testimonianza storica.
Il comma 2 ribadisce espressamente il principio secondo il quale i lavori di restauro sui beni culturali in oggetto sono eseguiti esclusivamente da coloro che hanno conseguito il titolo di restauratore ai sensi del presente provvedimento.
Il comma 3 rinvia ad un regolamento ministeriale, emanato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, per la definizione dei i profili di competenza non solo dei restauratori ma anche degli altri operatori che partecipano alle attività di conservazione e restauro dei beni culturali.
Al comma 4 si prevede poi che i corsi quinquennali per i restauratori di beni culturali si concludono con una prova finale che ha valore di esame di Stato. Il diploma conseguito al termine del corso abilita all'esercizio dell'attività di restauratore di beni culturali.
Il presente comma prevede, altresì, che il citato regolamento definisce i criteri per la tenuta degli elenchi dei restauratori forma elettronica, nonché le modalità di accesso all'elenco stesso.
L'articolo 3 prevede che le attività di formazione degli altri operatori del restauro dei beni culturali possono essere svolte da soggetti pubblici e privati in coerenza con le normative regionali e che i relativi corsi si adeguano a criteri e standard definiti con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
L'art. 5, infine, contiene delle disposizioni transitorie che appaiono indispensabili nel passaggio dal precedente sistema all'attuale.
Il comma 1 prevede la validità dei diplomi rilasciati fino alla data di entrata in vigore della presente legge dalle scuole di restauro statale di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, di durata non inferiore a quattro anni, nonché dei diplomi di laurea universitaria specialistica in conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico (tre anni più due).
Il comma 3 fa salve le previsioni di cui all'art. 7, comma 2, lettere a) e c) del d.m. 294/2000, così come modificato dal d.m. 420/2001 (che prevede il riconoscimento della qualifica di restauratore per chi abbia un diploma statale o regionale di durata inferiore a quattro anni e contemporaneamente un certo numero di anni di esperienza professionale), ancorché non ancora in possesso del diploma, risultano iscritti ad una scuola di restauro statale o regionale ivi prevista fino all'anno accademico 2002-2003.
Art. 1 - Restauratore di beni culturali
1. E' restauratore di beni culturali mobili e di superfici decorate di beni architettonici, sottoposti alle disposizioni di tutela di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, l'operatore professionalmente qualificato in grado di mettere in atto un complesso di azioni dirette e indirette per rallentare i processi di degradazione dei materiali costitutivi dei beni e assicurarne la conservazione, salvaguardandone il valore di testimonianza storica. A tal fine il restauratore, analizza e interpreta i dati relativi allo stato di conservazione dei beni, progetta ed esegue gli interventi avvalendosi anche della propria abilità manuale e valutandone criticamente gli effetti. Può svolgere altresì attività di ricerca, sperimentazione e didattica in collaborazione con le altre professionalità che operano nel campo della tutela, della valorizzazione e della gestione.
Art. 2 - Insegnamento del restauro dei beni culturali
3. L'insegnamento del restauro è impartito dalle scuole di alta formazione e di studio di cui all'articolo 9 decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, nonché da altri soggetti pubblici e privati che siano accreditati presso lo Stato. Con decreto del ministro per i Beni e le Attività culturali, emanato ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono individuati le modalità di accreditamento e i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti di cui al presente comma, incluse le modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività e dell'esame finale, cui partecipa almeno un rappresentate del ministero per i Beni e le Attività culturali, nonché le caratteristiche del corpo docente. Nulla è innovato quanto allo status giuridico ed economico del personale docente di cui all'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 16 luglio 1997, n. 399 e all'art. 5 della legge 20 gennaio 1992, n. 57, nonché proveniente da altre pubbliche amministrazioni.
4. I corsi per i restauratori di beni culturali hanno durata quinquennale e si concludono con una prova finale che ha valore di esame di Stato. Il diploma conseguito al termine del corso abilita all'esercizio dell'attività di restauratore di beni culturali, ai sensi della normativa vigente. Con il regolamento di cui al comma 3 sono definiti i criteri per la tenuta, a cura del ministero per i Beni e le Attività culturali, nell'ambito delle ordinarie disponibilità di bilancio, degli elenchi in forma elettronica dei restauratori, nonché le relative modalità di accesso.
Art. 3 - Corsi di formazione per altri operatori del restauro dei beni culturali
Art. 4 - Riordino delle scuole di alta formazione