Source: https://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=18100&id=18100
Timestamp: 2020-07-05 10:39:20+00:00
Document Index: 20271502

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 6', 'art. 97', 'art 25', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 1']

TAR LAZIO - ORDINANZA 25 maggio 2020, n.5504
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | DOMENICA 5 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 12:39
Alla Corte Costituzionale l'assunzione degli idonei al concorso per agenti della Polizia di Stato
TAR LAZIO - ORDINANZA 25 maggio 2020, n.5504ANNOTAZIONE
Con ordinanza n.5504 del 2020 il Tar Lazio dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 11, comma 2 bis, lettera b) del decreto-legge numero 135 del 2018, introdotto, in sede di conversione del decreto-legge, dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12, nella parte in cui dispone: “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare” per contrasto con gli articoli 97 e 3 della Costituzione.
TAR LAZIO - ORDINANZA 25 maggio 2020, n.5504 -
N. 05504/2020 REG.PROV.COLL.
N. 07118/2019 REG.RIC.�����������
sul ricorso numero di registro generale 7118 del 2019, integrato da motivi aggiunti, proposto da�
Marco Alfonso Volpe Bellavia, rappresentato e difeso dagli avvocati Vincenzo Caponnetto, Alfonso Neri e Michele Melfa, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;�
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;�
Simona Zammuto e tutti i destinatari della notifica per pubblici proclami, non costituiti in giudizio;�
-del Decreto del Capo della Polizia n. 333-B/12D.2.17/6686 del 18 maggio 2017, per il reclutamento di un numero complessivo di 1148 Allievi Agenti della Polizia di Stato;
-del Decreto del Capo della Polizia n. 333-B/12D.3.19/5429 del 13 marzo 2019, con il quale è stato dato avvio al procedimento di individuazione dei soggetti da avviare al corso di formazione per allievi agenti della Polizia di Stato ai fini dell'assunzione di cui all'art. 11, comma 2-bis, del decreto legge n. 135/2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12/2019;
-del Decreto del Capo della Polizia n. 333-B/12D.3.19/9691 del 19 marzo 2019, relativo alla convocazione degli aspiranti, riportati negli allegati 1 e 2 al decreto, nei giorni ivi specificati per ciascun candidato, per essere sottoposti agli accertamenti dell'efficienza fisica e dell'idoneità fisica, psichica e attitudinale di cui all'art. 6, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, e successive modifiche;
-del Decreto ministeriale del 13.07.2018 n. 103, recante le norme per l'individuazione dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi pubblici per l'accesso a ruoli e carriere del personale della Polizia, pubblicato nella G.U.R.I. del 07.09.2018, n. 208, nella parte in cui prevede, quale requisito di partecipazione al concorso per il ruolo di agente, il non aver compiuto il ventiseiesimo anno di età;
- della Tabella A, relativa ai soggetti che risultano in possesso dei nuovi requisiti attinenti all'età e al titolo di studio;
-della Tabella B, relativa ai soggetti che sono stati esclusi dal procedimento, avendo superato il previsto limite di età anche ai sensi dell'articolo 2049 del Codice dell'ordinamento militare;
-della Tabella C, relativa ai soggetti che non possono considerarsi certamente esclusi dalla procedura di assunzione, rendendosi necessaria l'apposita procedura di verifica dei requisiti attinenti all'età e al titolo di studio, nonché dell'attestato di bilinguismo;
- di ogni altro atto ad essi presupposto, preordinato, connesso, consequenziale ed esecutivo, anche se ignoto, che comunque incida sui diritti e/o interessi legittimi del ricorrente;
- nonché per il risarcimento del danno da perdita di chance ingiustamente patito dal ricorrente;
per quanto riguarda i motivi aggiunti depositati il 12 ottobre 2019:
per l’annullamento del decreto n. 333-B/12D.3.19/23922 del 12 agosto 2019 con il quale è stato approvato 'l'elenco generale degli aspiranti che sono risultati in possesso dei requisiti per l'assunzione di 1851 allievi agenti della Polizia di Stato, contenuto nell'allegato 1 nonché l'elenco finale dei 1851 aspiranti che devono essere avviati al prescritto corso di formazione per allievi agenti della Polizia di Stato contenuto nell'allegato n. 2', senza tuttavia inserire l'odierno ricorrente in nessuno dei citati elenchi, con ciò, di fatto, escludendolo;
Relatore nell'udienza del giorno 12 maggio 2020 il dott. Antonio Andolfi;
Fatto�
Con ricorso notificato al Ministero dell’interno e ad una controinteressata l’11 maggio 2019, il ricorrente impugna:
Il decreto del Capo della Polizia del 18 maggio 2017, recante il bando di concorso per il reclutamento di un numero complessivo di 1148 Allievi Agenti della Polizia di Stato (il bando di concorso originario); il decreto del Capo della Polizia del 13 marzo 2019, di avvio del procedimento per lo scorrimento della graduatoria in applicazione dell’articolo 11, comma 2 bis, del decreto-legge numero 135 del 2018 convertito in legge numero 12 del 2019; il decreto del Capo della Polizia del 19 marzo 2019 di convocazione degli aspiranti, indicati negli allegati 1 e 2 al decreto, per gli accertamenti dell’efficienza fisica e dell’idoneità fisica, psichica e attitudinale; il decreto ministeriale del 13 luglio 2018, numero 103, di individuazione dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli della polizia; la tabella A, in cui sono indicati i soggetti in possesso dei nuovi requisiti di età e titolo di studio; la tabella B, indicante i soggetti esclusi dal procedimento avendo superato il limite di età, anche ai sensi dell’articolo 2049 del codice dell’ordinamento militare; la tabella C, individuante i soggetti che non possono considerarsi certamente esclusi dalla procedura di assunzione, rendendosi necessaria l’apposita procedura di verifica dei requisiti di età e titolo di studio.
Il ricorrente, escluso dalla procedura per mancanza del requisito dell’età anagrafica non superiore a 26 anni, censura gli atti che ne hanno determinato l’esclusione, deducendo un unico motivo di impugnazione: violazione o falsa applicazione dei principi generali in tema di pubblici concorsi, del principio di affidamento, di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Eccesso di potere per arbitrarietà e irragionevolezza manifesta dell’azione amministrativa. Illegittimità dello scorrimento della graduatoria per violazione del principio di irretroattività delle norme sopravvenute di cui all’art 25 Cost. Violazione del principio di non discriminazione nell’accesso al lavoro.
Il Ministero dell’interno si costituisce in giudizio per resistere al ricorso.
Con ordinanza n. 4642/2019 del 9.07.2019, il TAR accoglie l’istanza cautelare ammettendo il ricorrente alle prove di accertamento dei requisiti di cui all'art. 6, comma 1, lett. c) del D.P.R. n. 335/1982.
In esecuzione della succitata ordinanza, l'Amministrazione procedente convoca l’interessato per il giorno 01.08.2019 ai fini dell’espletamento alle prove di accertamento dei requisiti di cui all'art. 6, comma 1, lett. c) del D.P.R. n. 335/1982.
Le prove sono superate dal ricorrente che allega, al riguardo, il certificato di idoneità, con riserva, del 7.08.2019.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato al Ministero dell’interno e alla stessa parte privata controinteressata l’11 ottobre 2019 e depositato il 12 ottobre 2019, il ricorrente chiede l’annullamento del decreto n. 333-B/12D.3.19/23922 del 12 agosto 2019 con il quale è stato approvato 'l'elenco generale degli aspiranti che sono risultati in possesso dei requisiti per l'assunzione di 1851 allievi agenti della Polizia di Stato, contenuto nell'allegato 1, nonché l'elenco finale dei 1851 aspiranti che devono essere avviati al prescritto corso di formazione per allievi agenti della Polizia di Stato, contenuto nell'allegato n. 2'
Con ordinanza cautelare numero 6635 del 16 ottobre 2019 il TAR accoglie l’istanza cautelare proposta con i motivi aggiunti, ammettendo il ricorrente, con riserva, al primo corso di formazione utile; autorizza inoltre l’integrazione del contraddittorio per pubblici proclami, da eseguire entro 45 giorni dall’ordinanza, con 20 giorni di tempo per il deposito della documentazione attestante l’integrazione del contraddittorio.
La notifica per pubblici proclami viene eseguita tempestivamente e la relativa documentazione è depositata dal ricorrente il 21 novembre 2019, ma nessun controinteressato si costituisce in giudizio.
L’Avvocatura dello Stato eccepisce l’inammissibilità del ricorso, essendo contestati i requisiti prescritti da una disposizione di legge, l’articolo 11, comma 2-bis del d.l. n. 135/2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12/2019. Si tratterebbe di norma conforme ai principi costituzionali di ragionevolezza, logicità ed eguaglianza, oltre che sorretta da finalità acceleratorie. L’Avvocatura dello Stato, inoltre, eccepisce, genericamente, la inammissibilità o improcedibilità di questo ricorso, come di altri ricorsi simili, in quanto non sarebbe stata contestata la graduatoria finale oppure non sarebbe stato impugnato l’eventuale provvedimento di inidoneità psico-fisica. Infine, la questione di costituzionalità, implicitamente o espressamente sollevata da questo come da altri ricorrenti, sarebbe inammissibile per sconfinamento del giudice delle leggi nel merito della discrezionalità del legislatore, come suggerito dalla stessa Corte Costituzionale che, recentissimamente, con sentenza n. 21/2020 del 14 febbraio 2020, avrebbe affrontato proprio una questione di legittimità costituzionale sollevata dal T.A.R. per l’Abruzzo afferente le novità normative riguardanti l’ordinamento dell'Amministrazione della Polizia.
Nella camera di consiglio del 12 maggio 2020, fissata per la decisione di merito ai sensi dell’art. 84, c. 5, del D. L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 24 aprile 2020, n. 27, come modificato dall'art. 4, comma 1, D.L. 30 aprile 2020, n. 28, il Collegio solleva la questione di legittimità costituzionale di seguito esposta, sollecitato al riguardo dalla parte ricorrente, esaminate anche sul punto specifico le tesi difensive dell’Amministrazione resistente, viste le memorie depositate da tutte le parti e prendendo atto che nessuna delle parti ha chiesto il differimento della decisione per trattazione orale o per essere rimessa in termini per qualsiasi evenienza processuale.
Il ricorrente impugna il provvedimento del 13 marzo 2019 e gli atti conseguenti con cui il Ministero dell’Interno lo ha escluso da una procedura di assunzione straordinaria basata sullo scorrimento di una precedente graduatoria concorsuale in cui era collocato in posizione utile per aspirare all’assunzione.�
Preliminarmente deve essere confutata l’eccezione, seppure generica, di inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
Il ricorso è sicuramente tempestivo, essendo stato impugnato, con atto notificato l’11 maggio 2019, il decreto del 13 marzo 2019 che ha dato avvio alla procedura di scorrimento della graduatoria da cui l’interessato è stato escluso.
Il ricorso è anche procedibile, essendo stato impugnato il decreto del 12 agosto 2019 recante approvazione della graduatoria finale dei candidati da assumere mediante avvio al corso di formazione, con motivi aggiunti notificati al Ministero dell’interno e ad una controinteressata l’11 ottobre 2019. Anche l’integrazione del contraddittorio per pubblici proclami è stata eseguita nei termini e con le modalità stabilite dal giudice.
Infine, nessun provvedimento di inidoneità psico-fisica è stato adottato a carico del ricorrente, che risulta aver superato tutti gli accertamenti di idoneità psicofisica, di efficienza fisica e attitudinale.
A giudizio del Collegio, la questione di legittimità costituzionale della norma applicabile alla fattispecie è rilevante e non manifestamente infondata.
Infatti, l’esclusione del ricorrente dalla procedura di assunzione è stata determinata dall’applicazione dell’articolo 11, comma 2 bis, lettera b) del decreto-legge numero 135 del 2018, introdotto, in sede di conversione del decreto-legge, dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12.
In punto di rilevanza della prospettata questione di legittimità costituzionale, si deve considerare che la previsione normativa in esame ha obbligato l’Amministrazione ad agire nei termini e nei modi ritenuti illegittimi dalla parte ricorrente, non lasciando al Ministero alcun margine di valutazione per operare nel rispetto degli affermati princìpi in materia di pubblici concorsi e, in ultima analisi, dei principi costituzionali di imparzialità della PA e di uguaglianza tra i cittadini.
Nella graduatoria definitiva del concorso, oltre ai vincitori, erano collocati tutti i candidati che avevano riportato almeno la sufficienza nella prova scritta, ma non erano stati convocati, per mancanza di posti disponibili, alle ulteriori prove selettive, consistenti nell’accertamento della idoneità psicofisica, nella verifica dell’efficienza fisica attraverso prove sportive, nell’accertamento dell’attitudine al servizio nelle forze di polizia mediante test psicologici e colloquio psicoattitudinale.
Dopo la conclusione del concorso, il Regolamento che stabilisce i requisiti di partecipazione ai concorsi pubblici per l’accesso alla qualifica di agente di polizia (D.P.R. 24/04/1982, n. 335, Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia) è stato modificato dall'art. 1, comma 1, lett. e), n. 1), D.lgs. 29 maggio 2017, n. 95.
Nella nuova e vigente versione l’articolo 6 del Regolamento, al comma 1, dispone che “L'assunzione degli agenti di polizia avviene mediante pubblico concorso, al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso (tra gli altri) dei seguenti requisiti:�
b) età non superiore a ventisei anni stabilita dal regolamento adottato ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 15 maggio 1997, n. 127, fatte salve le deroghe di cui al predetto regolamento;�
d) diploma di istruzione secondaria di secondo grado che consente l'iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario.”
È successivamente intervenuta la legge 11 febbraio 2019, numero 12, che ha modificato, in sede di conversione, l’articolo 11 del decreto-legge numero 135 del 2018, introducendo il comma 2 bis.
La disposizione rilevante introdotta dalla legge di conversione è la seguente:
All’art. 11 del D.L. 14/12/2018, n. 135, Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, articolo dedicato all’adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale dipendente della pubblica amministrazione, è aggiunto il comma 2 bis che così statuisce:
“Al fine di semplificare le procedure per la copertura dei posti non riservati ai sensi dell'articolo 703, comma 1, lettera c), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è autorizzata l'assunzione degli allievi agenti della Polizia di Stato, nei limiti delle facoltà assunzionali non soggette alle riserve di posti di cui al citato articolo 703, comma 1, lettera c) e nel limite massimo di 1.851 posti, mediante scorrimento della graduatoria della prova scritta di esame del concorso pubblico per l'assunzione di 893 allievi agenti della Polizia di Stato bandito con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza del 18 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a Serie speciale - n. 40 del 26 maggio 2017. L'Amministrazione della pubblica sicurezza procede alle predette assunzioni:
b) limitatamente ai soggetti risultati idonei alla relativa prova scritta d'esame e secondo l'ordine decrescente del voto in essa conseguito, ferme restando le riserve e le preferenze applicabili secondo la normativa vigente alla predetta procedura concorsuale, purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare.”
L’art. 11, c. 2 bis, del D.L. 135/2018 costituisce, dunque, la norma presupposta dall’attività amministrativa contestata che non avrebbe potuto essere in concreto difforme da quanto legislativamente disposto.
L’art. 11, c. 2 bis, del D.L. 135/2018, infatti, ha obbligato l’Amministrazione dell’Interno a disporre lo scorrimento della graduatoria concorsuale applicando retroattivamente la normativa sopravvenuta sui requisiti di ammissione al concorso, sfavorevoli al ricorrente, limitando l’assunzione esclusivamente a chi, alla data dell’1.1.2019, fosse in possesso dei nuovi requisiti relativi al limite di età e al titolo di studio fissati dall’art. 6, co. 1, lett. b), d. P.R. n. 335/1982, nella formulazione vigente.
Pertanto, mediante gli atti impugnati, il ricorrente è stato escluso dalla selezione, avendo superato il limite massimo di età anagrafica stabilito dalla norma sospettata di illegittimità costituzionale.
Avverso gli atti impugnati il ricorrente deduce molteplici censure, sostanzialmente riconducibili alla illegittimità costituzionale della norma applicata, oltre che alla illegittimità della norma sotto altri profili.
A giudizio del Collegio, risulta decisiva la questione di legittimità costituzionale, sollevabile anche d’ufficio, essendo prive di fondamento le altre censure dedotte, come si chiarirà nella sentenza di merito.
Poiché il provvedimento impugnato ha assunto a base giuridica l’art. 11, comma 2-bis, lettera b) del d.l. 14.12.2018, n. 135, la questione di legittimità costituzionale della norma di legge è senza dubbio rilevante nel presente giudizio, in quanto la sua eventuale fondatezza e il suo conseguente accoglimento da parte della Corte Costituzionale comporterebbe l'annullamento, per invalidità derivata, dei provvedimenti impugnati.
A giudizio del Collegio, non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma introdotta dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12, che ha modificato, in sede di conversione, l’articolo 11 del decreto-legge numero 135 del 2018, introducendo il comma 2 bis, con specifico riferimento alla lettera b), nella parte in cui stabilisce che si procederà all’assunzione dei soggetti risultati idonei alla prova scritta d'esame del concorso pubblico per l'assunzione di 893 allievi agenti della Polizia di Stato (bandito con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza del 18 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a Serie speciale - n. 40 del 26 maggio 2017) secondo l'ordine decrescente del voto in essa conseguito “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare.”
È necessario chiarire che non è censurata l’intera disposizione normativa contraddistinta dalla lettera b) bensì la sola proposizione che impedisce l’assunzione di tutti i candidati idonei alla prova scritta, completando la disposizione con le seguenti parole: “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare.”
La limitazione dello scorrimento della graduatoria ai soggetti in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sembra in contrasto con gli artt. 97 e 3 della Costituzione.
La giurisprudenza costituzionale ha definito leggi provvedimento quelle leggi che «contengono disposizioni dirette a destinatari determinati» (cfr. sentenze n. 154 del 2013, n. 137 del 2009 e n. 2 del 1997), ovvero «incidono su un numero determinato e limitato di destinatari» (cfr. sentenza n. 114 del 2017; n. 24 del 2018), che hanno «contenuto particolare e concreto» (cfr. sentenze n. 20 del 2012, n. 270 del 2010, n. 137 del 2009), «anche in quanto ispirate da particolari esigenze» (cfr. sentenze n. 270 del 2010 e n. 429 del 2009). E tali leggi devono soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale per il pericolo di disparità di trattamento insito in previsioni di tipo particolare e derogatorio, con l'ulteriore precisazione che tale sindacato deve essere tanto più rigoroso quanto più marcata sia la natura provvedimentale dell'atto legislativo sottoposto a controllo (cfr. sent. 20/11/2013, n.275).
La graduatoria, in sostanza, è stata modificata a posteriori, in modo da escludere dall’assunzione numerosi candidati utilmente classificatisi in base al criterio meritocratico (voto della prova scritta) a beneficio di altri candidati, meno meritevoli, stando ai criteri di valutazione concorsuali, ma più giovani di età (o anche in possesso di un titolo di studio superiore).�
Costituisce, infatti, jus receptum nell'ordinamento il principio che, di regola, la disciplina dei requisiti di ammissione ai pubblici concorsi non può essere modificata allorquando il concorso sia già in itinere (Cons. Stato Sez. III, 30/09/2015, n. 4573).
Modificare le “regole del gioco” mentre la “partita” è in corso determinerebbe la violazione della par condicio dei partecipanti e del principio di tutela dell'affidamento (nella specie: dell'affidamento riposto dai candidati nel bando di concorso, atto costituente la lex specialis della procedura selettiva, sempreché non in contrasto con norme imperative vigenti al momento della sua emanazione).
Si è trattato di disposizione formalmente legislativa, ma priva dei caratteri di generalità e astrattezza, disciplinando una ed una sola procedura concorsuale, quella avviata con il bando di concorso adottato con il decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza del 18 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a Serie speciale - n. 40 del 26 maggio 2017, riaperta, dopo lo svolgimento della prova scritta, al fine di consentire le assunzioni autorizzate dalla legge mediante scorrimento della graduatoria già definita.
In linea generale la giurisprudenza riconosce che, quando una determinazione normalmente devoluta alla discrezionalità della pubblica amministrazione viene adottata con legge, non essendo previsto dall’ordinamento un sindacato diffuso di costituzionalità delle leggi, al privato cittadino è consentito chiedere al giudice adito la rimessione della q.l.c. della legge provvedimento alla Consulta, previa delibazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione, non tollerando gli artt. 24 e 113 della Costituzione alcuna sacca di immunità per l’operato della P.A. Il ricorso avverso la legge-provvedimento contiene, in pratica, le medesime censure che sarebbero state sollevate nei riguardi del provvedimento che la P.A. ha sostituito con l’atto legislativo (cfr. ex multis Tar Puglia, Lecce, sentenza 19 ottobre 2007, n. 3631).
Ne consegue che lo scrutinio di legittimità costituzionale della legge-provvedimento deve avvenire alla luce del principio della ragionevolezza. Sostanzialmente, il sindacato costituzionale si sostituisce al giudizio sull’eccesso di potere, posto che il contrasto con il canone della ragionevolezza si rivela il risultato di un giudizio sul merito delle scelte del legislatore che potrebbero rivelarsi “espressione di un uso distorto della discrezionalità che raggiunga una soglia di evidenza tale da atteggiarsi alla stregua di una figura, per così dire, sintomatica di eccesso di potere e, dunque, di sviamento rispetto alle attribuzioni che l’ordinamento assegna alla funzione legislativa” (Corte Costituzionale, sentenza n. 313 del 1995).�
Invero, la ragionevolezza difetta laddove “la legge manchi il suo obiettivo e tradisca la sua ratio” (Corte Costituzionale, sent. n. 43 del 1997). “Ripetutamente, infatti, la Corte ha affermato che la legittimità delle leggi provvedimento deve essere valutata in relazione al loro specifico contenuto; esse, proprio in relazione al pericolo di ingiustificate disparità di trattamento, che è insito nella adozione di diposizioni legislative di tipo particolare, sono soggette ad un controllo stretto di costituzionalità, essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della ragionevolezza, in tal modo garantendo i soggetti interessati dagli effetti dell’atto, il cui scrutinio sarà tanto più stringente quanto più marcati sono i profili provvedimentali caratteristici della legge soggetta a controllo (così ex plurimis, sentenze n. 241 del 2008 e n. 267 del 2007)” (Corte Costituzionale, 8 ottobre 2010, n. 289).
La legge applicata nel caso controverso, oltre ad avere il contenuto sostanziale di un provvedimento amministrativo, presenta una evidente natura retroattiva, atteso che produce effetti sulla graduatoria del concorso che era stata pubblicata in data 27 ottobre 2017, quindi in data antecedente l’entrata in vigore della legge 11 febbraio 2019, numero 12.
Il Giudice delle Leggi ha statuito che: “al legislatore non è preclusa la possibilità di emanare norme retroattive, sia innovative che di interpretazione autentica, purché tale scelta normativa sia giustificata sul piano della ragionevolezza, attraverso un puntuale bilanciamento tra le ragioni che ne hanno motivato la previsione e i valori, costituzionalmente tutelati, potenzialmente lesi dall’efficacia a ritroso della norma adottata. Tra tali valori – costituenti limiti generali all’efficacia retroattiva delle leggi – sono ricompresi il principio generale di ragionevolezza, che si riflette nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento; la tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti, quale principio connaturato allo Stato di diritto; la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico e il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario” (Corte Costituzionale, 12.04.2017, n. 73).
Ciò appare in contrasto con il principio di imparzialità dell’azione amministrativa, sancito dall’art. 97 della Costituzione.
Questo precedente scorrimento era avvenuto allorché il Legislatore, con il D. Lgs. 29/05/2017 n. 95 e con il decreto di attuazione 13/07/2018 n. 103, aveva già modificato l’art. 6 del d.P.R. n. 335 del 24/04/1982, prevedendo i nuovi requisiti.
Per completezza di trattazione è opportuno rilevare che l’eccezione di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sollevata dall’Avvocatura statale in una delle ultime memorie difensive, con riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale numero 21 del 14 febbraio 2020, è priva di fondamento.
Ad avviso della difesa statale, la questione sarebbe inammissibile perché con essa si tenderebbe ad ottenere una decisione di tipo manipolativo del contenuto della legge.
L’eccezione non coglie la netta differenza tra la questione di legittimità costituzionale dichiarata inammissibile dalla Corte con la sentenza numero 21 del 2020 e quella sollevata nel presente giudizio. Nel caso cui fa riferimento l’Avvocatura dello Stato, il giudice “a quo” aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale di una disposizione contenuta nel decreto legislativo numero 95 del 2017, in materia di revisione dei ruoli delle forze di polizia, con la quale, dopo aver istituito il ruolo direttivo ad esaurimento della polizia di Stato, era stato stabilito che alla copertura della relativa dotazione organica si sarebbe provveduto mediante un concorso per titoli, in esito al quale i vincitori sarebbero stati nominati vice commissari del ruolo direttivo ad esaurimento con decorrenza giuridica ed economica dalla data di inizio del primo corso di formazione. Ad avviso del giudice rimettente, la prevista decorrenza giuridica ed economica dell’inquadramento avrebbe violato il criterio direttivo della sostanziale equiordinazione delle forze di polizia, non ponendo rimedio al ritardo nella progressione in carriera del personale interessato. Condivisibilmente, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione, non essendo chiaro l’intervento richiesto al giudice costituzionale, in quanto la mera caducazione della disposizione relativa alla decorrenza dell’inquadramento non avrebbe fatto conseguire il risultato, auspicato dal rimettente, di ottenere la sostanziale equiordinazione del personale delle forze di polizia.
Completamente diversa è la questione sollevata in questa sede processuale, atteso che la caducazione della proposizione normativa “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare” contenuta nell’articolo 11 comma 2 bis, lettera B del decreto legge numero 135 del 2018, come convertito in legge dalla legge 11 febbraio 2019 numero 12, determinerebbe, automaticamente, l’effetto di eliminare i requisiti più restrittivi introdotti dalla disposizione controversa, assoggettando la selezione alla disciplina stabilita, quanto ai requisiti di partecipazione, dal bando di concorso e dalla regolamentazione in vigore all’epoca in cui il concorso era stato bandito.
Per tutte le ragioni esposte, questo Tribunale Amministrativo Regionale ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma recata dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12, che ha modificato, in sede di conversione, l’articolo 11 del decreto-legge numero 135 del 2018, introducendo il comma 2 bis, con specifico riferimento alla lettera b), nella parte in cui stabilisce che si procederà all’assunzione dei soggetti risultati idonei alla prova scritta d'esame del concorso pubblico per l'assunzione di 893 allievi agenti della Polizia di Stato (bandito con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza del 18 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a Serie speciale - n. 40 del 26 maggio 2017) secondo l'ordine decrescente del voto in essa conseguito “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare” per violazione degli articoli 97 e 3 della Costituzione.
Dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 11, comma 2 bis, lettera b) del decreto-legge numero 135 del 2018, introdotto, in sede di conversione del decreto-legge, dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12, nella parte in cui dispone: “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare” per contrasto con gli articoli 97 e 3 della Costituzione.
Dispone la sospensione del presente giudizio e ordina l'immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Ordina che, a cura della Segreteria della Sezione, la presente ordinanza sia comunicata alle parti costituite, al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2020, tenutasi mediante collegamento da remoto in videoconferenza, secondo quanto disposto dall’art. 84, comma 6, d.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 24 aprile 2020, n. 27, con l'intervento dei magistrati: