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Timestamp: 2020-04-03 08:51:05+00:00
Document Index: 85924032

Matched Legal Cases: ['art. 802', 'art. 802', 'art.801', 'art. 463', 'art. 801', 'art. 801', 'art. 801', 'art. 2043']

Tribunale di Sanremo I Civile dep. 21-2-2002/r/n - testo integrale Sentenza
Tribunale di Sanremo I Civile dep. 21-2-2002/r/n
revoca della donazione per ingiuria grave consistente nell'allontanamento del padre dalla abitazione familiare
nella causa civile recante il n. 871/1998 di R.G.,
promossa da C. GIOVANNI, elettivamente domiciliato nello studio dell’avv. Giuseppe Elio Spitali che lo rappresenta e difende per delega a margine dell’atto di citazione.
C. ANTONELLA elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv.to Pierluigi Tasca come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta
Oggetto: revoca donazione
“Piaccia al Tribunale Ill.mo, contrariis reiectis:
a) revocare la donazione specificata nella parte narrativa della citazione
b) dichiarare il conchiudente comproporietario al 50% della casa con pertinenze ubicata a Sanrem via ... ... n.52
c) condannare la convenuta a risarcire i danni subiti dal cocnchiudente a seguito della sua estromissione dall’immobile, nella entità che verrà determinata in prosieguo o liquidata in via equitativa
d) in subordine salvo gravame, condannarla a rifondere quanto pagato dal conchiudente per l’acquisto de quo oltre accessori. Vinte le spese”.
Piaccia al Tribunale preliminarmente dichiarare che l’attore è incorso nella decadenza di cui all’art. 802 c.c. e che quindi la domanda è improponibile. Nel merito respingere la domanda attrice. In ogni caso con vittoria di spese.
Con atto di citazione notificato il 11/11/98, C. Giovanni conveniva in giudizio la figlia C. Antonella e premesso che nel corso del 1991, durante il regime di comunione legale con la moglie La B. Carmelina, aveva fornito alla convenuta il denaro per l’acquisto di un appartamento sito in Sanremo via ... ... n.52, e che in data 17-11-1997 era stato dalla stessa formalmente diffidato a lasciare libera l’abitazione traslocando in altro domicilio chiedeva pronunciarsi la revoca della donazione per l’ingiuria grave od il rilevante pregiudizio patrimoniale subito, riconoscendo il proprio diritto di comproprietà sull’immobile nella misura del 50%, nonché condannarsi la figlia Antonella al risarcimento dei danni.
Costituitasi in giudizio C. Antonella eccepiva, preliminarmente, la decadenza dell’attore dalla domanda per il decorso del termine annuale di decadenza e nel merito contestava la fondatezza della domanda riferendo che l’alloggio non era stato acquistato con denaro paterno e che in ogni caso la propria condotta non poteva rivestire gli estremi dell’ingiuria grave poiché motivata dalla necessità di allontanare il genitore dall’abitazione a causa dei continui e violenti litigi dell’attore con la moglie, e madre della convenuta, La B. Carmelina.
Nel corso dell’attività istruttoria veniva acquisita la documentazione richiesta dalle parti ed escussi i testi C. Giorgio, C. Cristina e D’Addetta indi, all’udienza del 21 novembre 2001 sulle conclusioni riportate in epigrafe, la causa veniva posta in decisione.
Preliminarmente deve essere analizzata l’eccezione di decadenza dall’azione avanzata dalla convenuta ai sensi dell’art. 802 c.c. in base al quale la domanda di revoca per ingratitudine può essere proposta entro un anno dal giorno in cui si è verificato il fatto.
L’eccezione è infondata e deve pertanto essere respinta poiché l’attore ha specificamente individuato la condotta presuntivamente offensiva posta in essere dalla convenuta nella spedizione della lettera con la quale veniva diffidato a lasciare libera l’abitazione familiare, fatto questo avvenuto in data 17-11-1997 e, quindi, entro l’anno dalla data di proposizione della domanda (17-11-1998) mediante notifica dell’atto di citazione.
Nel merito la domanda è infondata e deve, pertanto, essere respinta.
Ed infatti, ai sensi dell’art.801 c.c. la donazione può essere revocata soltanto in quattro distinte ipotesi e cioè quando il donatario abbia commesso uno dei gravi delitti indicati ai nn.1,2 e 3 dell’art. 463 c.c., abbia arrecato grave pregiudizio al patrimonio del donante con la propria condotta dolosa abbia omesso di prestare allo stesso gli alimenti od, infine, si sia reso colpevole di ingiuria grave nei confronti di quest’ultimo.
Nell caso di specie, è del tutto evidente che la condotta posta in essere da C. Antonella non rientra nelle prime tre ipotesi precedentemente considerate non avendo la stessa né commesso alcun fatto delittuoso ai danni del padre né, tantomeno, arrecato al patrimonio dello stesso volontariamente un grave pregiudizio sicchè resta da esaminare soltanto l’ultimo presupposto, sul quale peraltro, l’attore ha fondato la propria richiesta, e cioè occorre verificare se nella missiva diretta all’attore e con la quale lo si invita formalmente a lasciare libera l’abitazione di via ... ... n.52 possa essere ravvisata la condotta tipica dell’ingiuria grave.
Orbene, occorre ricordare che l’ingiuria è il fatto lesivo dell’onore altrui commesso riferendosi all’indirizzo di altri con epiteti offensivi o con frasi dal contenuto inequivocabilmente diretto a cagionare pregiudizio al patrimonio morale della persona offesa sicchè avuto riguardo a tale nozione, pur di derivazione penalistica, non può esservi dubbio alcuno circa l’assenza di qualsiasi contenuto ingiurioso nella missiva presa in considerazione con la quale la convenuta “diffida” il proprio genitore ad allontanarsi dall’abitazione non assumendo nessuna delle frasi utilizzate alcun contenuto lesivo dell’onore altrui e, quindi, non potendo ritenersi esistente il presupposto dell’ingiuria peraltro grave, richiesta dall’art. 801 c.c. per l’accoglimento della domanda di revoca della donazione.
Peraltro, ritiene questo Giudice, che anche a non volere fare riferimento alla nozione penalistica di ingiuria bensì sicuramente a quella più ampia elaborata dalla giurisprudenza civile in tema di interpretazione dell’art. 801 c.c. non può nel caso di specie ritenersi sussistere detta condotta nella richiesta formulata all’indirizzo del proprio genitore di allontanamento dalla residenza familiare al fine, come dimostrato in giudizio di impedire il protarsi di litigi tra questi ed il coniuge.
Invero è stato sostenuto:” L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 cod. civ., quale presupposto necessario per la revocabilita' di una donazione per ingratitudine, pur mutuando il suo significato intrinseco dal magistero penale e', purtuttavia, da questo autonoma sotto il profilo della concreta rilevabilita', risultando, piuttosto, connessa ad una valutazione sociale ed etica del comportamento, che andra' rivolto, per l'effetto, contro la sfera morale e spirituale del donante in modo diretto ed esplicito, secondo manifestazioni e connotazioni di gravita' e di potenzialita' offensiva non soltanto oggettive, ma anche (e soprattutto) disvelanti un reale e perdurante sentimento di avversione, espressione di una ingratitudine verso il beneficiario tale da ripugnare alla coscienza comune” (Cass.28-8-97 n.8165).
Ma anche a volere fare riferimento a detto più ampio concetto di ingiuria grave va sottolineato come sia pur sempre richiesta una reale e concreta mortifcazione della sfera morale del donante che manifesti un’avversione tale “da ripugnare alla coscienza comune”, ipotesi questa che non può essere ravvisata nella condotta di chi abbia diffidato il padre a lasciare l’abitazione familiare in presenza di un ben preciso e sepcifico motivo e cioè l’impossibilità di assicurare la pacifica convivenza tra lo stesso e la di lui moglie, madre della convenuta, a causa dei continui litigi tra gli stessi sfocianti, poi, nella separazione tra gli stessi.
Detta circostanza risulta inequivocabilmente provata non soltanto dalla produzione documentale in atti relativa, appunto, alla causa di separazione tra i coniugi La B.-C. poi iniziata, ma altresì dalle concordi deposizioni testimoniali le quali tutte hanno riferito della sussistenza di continui contrasti tra l’attore e la di lui moglie, sicchè la condotta posta in essere dalla convenuta, mirante ad assicurare la pacifica continuazione della convivenza familiare con il proprio nucleo familiare non può assumere valore di lesione dell’altrui reputazione pur nell’ampia nozione sopra fornita dalla Suprema Corte mancando, appunto, la possibilità di configurare in concreto una manifestazione di ingratitudine tale da ripugnare alla coscienza comune.
Alla luce delle suesposte considerazioni deve, quindi, pronunciarsi il rigetto della domanda principale di revoca della donazione proposta dal C. Giovanni nei confronti della figlia Antonella nonché della domanda conseguenziale di riconoscimento del diritto di proprietà dell’attore sull’abitazione in contestazione nella misura del 50%.
Deve, infine, altresì essere rigettata la domanda di condanna della convenuta al risarcimento del danno subito dall’attore non avendo lo stesso provato che la condotta posta in essere da quest’ultima abbia leso una posizione giuridica tutelabile ai sensi dell’art. 2043 c.c..
Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico dell’attore e liquidate in € 194,73 per spese vive, € 1.812 per diritti di procuratore ed € 2.000 per onorari di avvocato oltre 10% come per legge, Iva e CPA.
il Tribunale, definitivamente pronunciando, respinge le domande avanzate da C. Giovanni nei confronti di C. Antonella e condanna l’attore al pagamento delle spese di giudizio liquidate in € 194,73 per spese vive, € 1.812 per diritti di procuratore ed € 2.000 per onorari di avvocato oltre 10% come per legge, Iva e CPA.
Sanremo, lì 21-2-2002