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Timestamp: 2018-01-21 16:09:56+00:00
Document Index: 7829034

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.4', 'sentenza ', 'art.23', 'art.88']

Il Tribunale di Catania applica sentenza Cifone anche per Goldbet - Jamma - Jamma
Il Tribunale di Catania applica sentenza Cifone anche per Goldbet
6 marzo 2012 - 14:48
SENTENZA “CIFONE” APPLICATA AL CASO GOLDBET. IL TRIBUNALE DEL RIESAME DI CATANIA DISSEQUESTRA CED COLLEGATO ALLA SOCIETA’ AUSTRIACA.
(Jamma) – Il Tribunale del Riesame di Catania, con ordinanza del 5 marzo 2012, in accoglimento delle tesi del difensore dell’indagato avv.Marco Ripamonti del Foro di Viterbo, annulla un decreto di sequestro preventivo attuato su locale ed attrezzature effettuato con riferimento al reato di cui all’art.4 legge 401/89, per via di rapporto di collaborazione tra lo stesso indagato e l’austriaca Goldbet.
Già in precedenza lo stesso Collegio, con ordinanza del 2 dicembre 2012 – e come anche attuato dal Tribunale del Riesame di Siracusa e dal GIP presso il Tribunale di Torino – aveva applicato al caso dell’austriaca Goldbet le conclusioni dell’Avvocato Generale presso la Corte CE.Ora, con l’ordinanza del 5 marzo 2012, il Tribunale, affermando come la sentenza Cifone si ponga in piena sintonia con le conclusioni dell’Avvocato Generale, ha applicato al caso della società austriaca i principi contenuti nella sentenza, facendo luogo alla disapplicazione della normativa italiana, in quanto incompatibile con le libertà garantite dal Trattato UE.
L’estrema sintesi dell’ordinanza, che si articola in 15 pagine che ricostruiscono sapientemente tutti i passaggi della giurisprudenza comunitaria che hanno condotto alla Sentenza Cifone, possono riassumersi quanto al caso specifico, nella circostanza che la società austriaca, avendo ottenuto delle concessioni all’esito della partecipazione alla gara Bersani, sia stata il soggetto con certezza danneggiato dagli effetti pregiudizievoli del Bando, proprio per via della partecipazione alla gara stessa e della successiva applicazione della decadenza connessa all’art.23, 3 comma dello schema di convenzione, dichiarato dalla Corte di Giustizia incompatibile con la normativa europea.
In sintesi, afferma il Tribunale come proprio la partecipazione alla gara, rispetto alla eventuale scelta di non partecipare, abbia conferito alla società in seguito decaduta dalla concessioni, termini di certezza nella violazione della normativa europea.
Da ciò la disapplicazione della normativa penale, in considerazione che l’indagato, prima di operare, aveva chiesto la licenza ai sensi dell’art.88 Tulps ricevendo un diniego dalla Questura basato su profili ritenuti discriminatori poichè basati sulla insussistenza del titolo concessorio italiano.