Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12549-del-18-05-2017
Timestamp: 2020-04-04 20:57:05+00:00
Document Index: 121384365

Matched Legal Cases: ['art. 300', 'art. 43', 'art. 99', 'art. 99', 'art. 115', 'art. 20', 'art. 360', 'art. 99', 'art. 116', 'art. 360', 'art. 69', 'art. 99', 'art. 300', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 93', 'art. 99', 'art. 90', 'art. 99', 'art. 6', 'art. 93', 'art. 17', 'art. 93', 'art. 99', 'art. 99', 'art. 90', 'art. 16', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 12549 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12549 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 18/05/2017, (ud. 19/04/2017, dep.18/05/2017), n. 12549
sul ricorso iscritto al n 18226/2012 R G proposto da:
Z.D., (CF (OMISSIS)), rappresentata e difesa dall’avv.
Antonino della Sciucca, elettivamente domiciliata in Roma, viale
Carso 23, presso lo studio dell’avv. Maria Rosaria Damizia.
Fallimento (OMISSIS) s.p.a., (C.F. (OMISSIS)), in persona del
giorno 8 giugno 2012.
Consigliere Giuseppe Fichera;
Udito l’avv. Maria Rosaria Damizia per la ricorrente.
Salvato, che ha chiesto il rigetto dei primi quattro motivi del
ricorso e l’accoglimento del quinto motivo.
Z.D. impugna per cassazione il decreto del Tribunale di Reggio Emilia, depositato il giorno 8 giugno 2012, che respinse l’opposizione allo stato passivo della (OMISSIS) s.p.a., in amministrazione straordinaria, relativamente ai crediti per differenze retributive, trattamento di fine rapporto ed indennità sostitutive del preavviso, maturati con il rango prededucibile in forza del rapporto di lavoro dipendente con la società, protrattosi anche dopo la sua soggezione alla procedura concorsuale.
Nel merito ritenne che l’opponente non avesse dato prova del rapporto di lavoro, non avendo prodotto i documenti già versati in sede di verifica innanzi al giudice delegato, limitandosi ad invocarne l’acquisizione su ordine del tribunale, nè risultando utile l’unica missiva prodotta in giudizio, proveniente da un soggetto diverso dalla società posta in amministrazione straordinaria.
Il ricorso è affidato a cinque motivi; il fallimento della (OMISSIS) s.p.a. non ha spiegato difese.
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione dell’art. 300 c.p.c., u.c., e della L. Fall., art. 43, comma 3, avendo il tribunale mancato di dichiarare interrotto il processo, nonostante la conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento fosse intervenuta prima che la causa fosse discussa dal collegio.
Con il secondo motivo assume la violazione della L. Fall., art. 99, poichè il tribunale ha ritenuto di non potere neppure esaminare l’opposizione, in mancanza dei documenti già prodotti in sede di verifica dello stato passivo.
Con il terzo motivo lamenta la violazione degli artt. 116 e 210 c.p.c., e della L. Fall., art. 99, poichè il tribunale ha disatteso l’istanza espressamente avanzata dall’opponente, tesa ad ottenere l’acquisizione del fascicolo della fase di verifica dello stato passivo, contenente tutti i documenti rilevanti per la lite.
Con il quarto motivo rileva la violazione dell’art. 115 c.p.c., del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 20, e della L. Fall., artt. 99 e 111, nonchè vizio di motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5), non avendo il giudice di merito fatto applicazione del principio di non contestazione in ordine all’esistenza del rapporto di lavoro dipendente, omettendo altresì di valutare un fatto pacifico, costituito dal licenziamento della ricorrente intervenuto dopo quattro mesi dall’ammissione della società alla procedura di amministrazione straordinaria.
Con il quinto motivo denuncia la violazione della L. Fall., art. 99, comma 4, e dell’art. 116 c.p.c., nonchè vizio di motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5), avendo il tribunale omesso di prendere in esame le prove orali articolate dall’opponente, pure sufficienti a dimostrare il credito vantato.
E’ incontroverso, invero, che la conversione della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento della (OMISSIS) s.p.a., ai sensi del D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270, art. 69, venne disposta dal Tribunale il 5 giugno 2012, dopo che si era già tenuta l’udienza (il precedente 12 aprile 2012) davanti al giudice relatore delegato dal presidente del collegio alla trattazione, ai sensi della L. Fall., art. 99, comma 3; dunque non essendo prevista alcuna ulteriore udienza di discussione delle parti innanzi al collegio, il termine ultimo, ex art. 300 c.p.c., u.c., entro cui poteva assumere rilevanza un eventuale evento interruttivo, era ormai ampiamente decorso.
Va soggiunto che il decreto di conversione della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento, non può costituire causa di interruzione del processo, solo considerato il tenore del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 71, comma 2, che testualmente prevede la prosecuzione dell’accertamento dello stato passivo, sulla base delle disposizioni contenute nella sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza, con la sostituzione del curatore al commissario straordinario – ormai cessato dalle sue funzioni ex lege -, ma senza che si verifichi alcuna interruzione per i giudizi che siano ancora in corso.
3.1. Com’è noto, questa Sezione ha più volte affermato che il giudizio di opposizione allo stato passivo, come disciplinato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, novellato dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è regolato dal principio dispositivo, sicchè al creditore, la cui domanda L. Fall., ex art. 93, sia stata respinta dal giudice delegato, è fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento L. Fall., ex art. 99, la documentazione già depositata in sede di verifica del passivo, che non può essere acquisita ex officio (Cass. 14/12/2015, n. 25174; Cass. 16/01/2012, n. 493; Cass. 08/11/2010, n. 22711).
Peraltro, di recente questa Corte ha precisato che qualora l’opponente abbia tempestivamente indicato in ricorso la documentazione di cui intende avvalersi, facendo riferimento per relationem a quanto già prodotto davanti al giudice delegato con formula non di stile, tale da non lasciare dubbi sull’identità degli atti su cui vuole fondare l’opposizione, e ne abbia contestualmente formulato istanza di acquisizione, non è ravvisabile alcuna sua negligente inerzia, idonea a giustificare il rigetto del ricorso per inosservanza dell’onere della prova, potendo quell’istanza essere interpretata come autorizzazione al ritiro della documentazione, L. Fall., ex art. 90, applicabile in virtù della sua portata generale anche al procedimento di opposizione allo stato passivo (Cass. 21/12/2016, n. 26639; Cass. 14/07/2014, n. 16101).
Invero, la L. Fall., art. 99, comma 2, n. 4) – nel testo vigente, come da ultimo novellato dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, art. 6, – dispone testualmente che nell’opposizione allo stato passivo, il ricorso deve contenere “a pena di decadenza (…) l’indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti”.
E’ chiaro, dunque, come la norma in esame imponga all’opponente la mera indicazione dei documenti che abbia già prodotto nel giudizio, vale a dire sia dei documenti nuovi che intenda allegare per la prima volta al ricorso in opposizione, sia di quelli già inseriti nel fascicolo della procedura fallimentare, un tempo attraverso il loro deposito da parte dell’istante nella cancelleria del giudice delegato e oggi – dopo la radicale novella della L. Fall., art. 93, introdotta dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 17, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 -, trasmessi telematicamente al curatore unitamente alla domanda di insinuazione al passivo e da quest’ultimo depositati in cancelleria, salvo che per i titoli di credito, il cui originale deve essere sempre depositato a cura dell’istante presso la cancelleria del tribunale (L. Fall., art. 93, comma 2, ultima parte, come da ultimo novellato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228).
Del resto, la natura sommaria del procedimento di verifica dei crediti, incompatibile con un pieno esercizio del diritto alla prova, esteso pure a quelle che non siano di pronta spedizione, rende evidenti le peculiarità del giudizio di opposizione, in seno al quale sorge l’esigenza di accordare all’istante ampia facoltà di articolare prove nuove, anche costituende, palesandosi quindi del tutto priva di rilievo processuale una distinzione tra le produzioni documentali precedenti e quelle contestuali al deposito del ricorso in opposizione, unico essendo il termine di decadenza per l’ingresso nel processo della prova documentale, come imposto dalla L. Fall., ridetto art. 99, comma 2.
Una siffatta disciplina generale, tuttavia, non pare applicabile nel giudizio di opposizione allo stato passivo avuto riguardo, per un verso, al ridetto tenore della L. Fall., art. 99, comma 2, e, per altro verso, alla sicura circostanza che nel procedimento di verifica dello stato passivo non si rinviene una distinzione tra fascicolo di parte e fascicolo d’ufficio, unico essendo il fascicolo della procedura fallimentare, nel quale, ai sensi della L. Fall., art. 90, sono contenuti “tutti gli atti, i provvedimenti e i ricorsi attinenti al procedimento”, per l’accesso ai quali è sempre necessaria l’autorizzazione del giudice delegato alla procedura.
Va soggiunto che l’unicità del fascicolo nel procedimento di verifica dello stato passivo, è resa oggi ancora più manifesta dalla vigente disciplina sul deposito telematico in cancelleria delle domande di insinuazione allo stato passivo – ormai obbligatorio a decorrere dal 30 giugno 2014 (ai sensi del D.L. 179 del 2012, art. 16 bis, comma 3, convertito dalla L. n. 221 del 2012, come introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228) -, poichè tutti i documenti allegati alle istanze, una volta trasmessi dal curatore nella cancelleria del giudice tramite posta elettronica certificata, entrano a fare parte dell’unico “fascicolo informatico” dell’ufficio, che com’è noto contiene “gli atti, i documenti, gli allegati, le ricevute di posta elettronica certificata e i dati del procedimento medesimo da chiunque formati, ovvero le copie informatiche dei medesimi atti quando siano stati depositati su supporto cartaceo” (D.M. 11 febbraio 2011, n. 44, art. 9, comma 1).
3.6. Ha errato allora il tribunale nel respingere senz’altro l’istanza tesa ad acquisire dal fascicolo fallimentare i documenti indicati in istanza, come ha errato, a fronte delle prove orali tempestivamente articolate dall’opponente – tutte tese a dimostrare la prosecuzione del rapporto di lavoro dopo l’ammissione della società alla procedura di amministrazione straordinaria -, nell’omettere perfino di pronunciare sulle predette richieste istruttorie, limitandosi ad affermare apoditticamente che la documentazione già in atti era inidonea a dimostrare il credito vantato.
Occorre peraltro riaffermare che il principio di non contestazione, oggi codificato quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l’automatica ammissione del credito allo stato passivo, solo perchè non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove (Cass. 06/08/2015, n. 16554).