Source: http://www.mmlaw.it/guida-in-stato-debbrezza/
Timestamp: 2019-04-21 06:22:12+00:00
Document Index: 140877702

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art.444', 'art.186', 'art.186', 'art.53', 'sentenza ', 'art.53', 'art.2', 'art.135', 'art.53', 'art.53', 'art.186', 'art.33', 'art.17', 'art. 186', 'art.2', 'sentenza ', 'art.2', 'art.25']

Guida in stato di ebbrezza |
Il caso sottoposto alla nostra attenzione riguardava il fatto commesso prima dell’aggiunta del comma 9- bis all’ art. 186 CDS che consente la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità.
In sede di opposizione a decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza è stata formulata istanza di applicazione della pena ai sensi dell’art.444 cpp con sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità ai sensi dell’art.186 comma 9 bis del CDS introdotto dopo il fatto e prima dell’emissione del decreto penale.
Il P.M. ha espresso diniego alla sostituzione pur sussistendone le condizioni, trattandosi di fatto estraneo a quelli previsti dal comma 2 bis dell’art.186 CDS, ovvero di incidente stradale provocato dalla guida in stato di ebbrezza.
Il diniego non e’ apparso fondato.
Si può infatti rinvenire un’ipotesi analoga nell’art.53 della legge 689/1981 che ha introdotto sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, prevedendo, in particolare la semi detenzione per pene sino a due anni, la libertà controllata per pene sino ad un anno e la pena pecuniaria per pene fino a sei mesi.
La Cassazione così si è espressa al riguardo con la sentenza n.11397/1995:
“Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, previste dall’art.53 della legge 689/1981, per il loro carattere afflittivo,per la loro convertibilità, in caso di revoca, nella pena sostitutiva residua, per lo stretto collegamento esistente con la fattispecie penale cui conseguono, hanno natura di vere e proprie pene e non di semplice modalità esecutiva della pena detentiva sostitutiva: le disposizioni che le contemplano, pertanto, hanno natura sostanziale e sono soggette, in caso di successione di leggi nel tempo, alla disciplina di cui all’art.2 comma 3 cp che prescrive l’applicazione della norma più favorevole per l’imputato.
Ne consegue che per il principio del “ favor rei” trova attuazione per i fatti commessi anteriormente all’entrata in vigore della legge, anche con riferimento ai nuovi criteri di ragguaglio fra pena pecuniaria e pena detentiva introdotto dalla legge 402/1993 di modifica dell’art.135 c.p., in base ai quali si effettua, in virtù del richiamo a quest’ultima disposizione quanto del suddetto art.53, il calcolo della sanzione sostitutiva”.
Esattamente, quindi, come l’art.53 della legge 689/1981, il comma 9 bis dell’art.186 CDS ha introdotto la possibilità di sostituire la pena, determinata sulla base della sua previsione al momento del fatto, o di quella successiva se più favorevole, con altra pena a domanda del condannato.
Va anche sottolineato che la natura sostanziale di pena alternativa del lavoro di pubblica utilità risulta “ per tabulas” dal tenore dello stesso comma 2 bis e ancor prima, dall’art.33 del decreto legislativo n.274/2000, sulla competenza penale del Giudice di Pace, che già aveva introdotto questa tipologia di pena, sconosciuta al codice penale, che non la elenca nell’art.17.
Peraltro l’applicazione della pena del lavoro di pubblica utilità al reato di guida in stato di ebbrezza non è ipotesi nuova, essendo rimasta consentita per quel periodo in cui il reato era stato attribuito alla competenza del Giudice di Pace.
L’applicazione del lavoro di pubblica utilità anche a fatti commessi prima dell’introduzione di tale pena, rectius della sua reintroduzione dopo l’attribuzione della competenza sui reati di cui all’art. 186 cds, che prevede una pluralità di fattispecie e non un unico reato circostanziato al Tribunale, sottraendolo al Giudice di Pace, discende quindi pienamente dall’art.2, comma 3 c.p.
Per completezza si può osservare che al medesimo risultato si giunge anche considerando il lavoro di pubblica utilità come misura alternativa alla detenzione.
Infatti in proposito così si esprime la Cassazione con la sentenza n.6297/2000:
“Le norme che disciplinano le misure alternative alla detenzione e quindi anche quelle relative alla detenzione domiciliare non attengono alla cognizione del reato ed alla irrogazione della pena, ma riguardano la modalità esecutiva della pena stessa.
Esse pertanto non sono norme penali sostanziali e ad esse non si riferisce il dettato dell’art.2 c.p., ne il principio di cui all’art.25 cost.
Conseguentemente la detenzione domiciliare è disposta dalla magistratura di sorveglianza secondo la legge vigente al momento della sua applicazione.
Il diniego del P.M. all’applicazione del lavoro di pubblica utilità non trova fondamento.
L’istanza di patteggiamento potrà quindi essere riproposta al Giudice all’udienza di opposizione motivando come si è argomentata.
Silvia Prandi