Source: http://handylex.org/regioni/sicilia/norme/ls020106.shtml
Timestamp: 2020-02-18 00:58:51+00:00
Document Index: 99125220

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 39', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 5']

Decreto del Presidente Regionale - Regione Sicilia 2 gennaio 2006
Decreto del Presidente Regionale – Regione Sicilia 2 gennaio 2006
“Piano triennale della Regione siciliana a favore delle persone con disabilità”
(Pubblicato sulla Gazz. Uff. Reg. sic. 27 gennaio 2006, n. 4)
Visto il Decreto del Presidente Regionale 4 novembre 2002, n. 243, relativo alle "Linee-guida per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana";
Considerato che nella seduta del 22 luglio 2005 il tavolo tecnico per la realizzazione delle politiche sull'handicap nella Regione siciliana, istituito con il D.P.Reg. 24 settembre 2003, n. 180/serv.2°/S.G., ha definito in sede tecnica il Piano triennale della Regione siciliana a favore delle persone con disabilità e che le risultanze del lavoro svolto hanno contribuito alla stesura definitiva della proposta del Piano di cui trattasi;
Preso atto della Delib.G.R. 2 agosto 2005, n. 370, che approva il "Piano triennale della Regione siciliana per le persone con disabilità" dando mandato all'Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, considerate le richieste di modifiche ed integrazioni, di disporre il coordinamento tecnico, con l'Assessore per la sanità, e la stesura complessiva del Piano in parola;
Preso atto della Delib.G.R. 26 ottobre 2005, n. 475, che approva la stesura definitiva del "Piano triennale della Regione siciliana a favore delle persone con disabilità";
È approvato il "Piano triennale della Regione siciliana a favore delle persone con disabilità", nel testo allegato al presente decreto.
Piano triennale della Regione siciliana a favore delle persone con disabilità
Tavolo tecnico per la realizzazione delle politiche sociali sull'handicap nella Regione siciliana
D.P.Reg. 24 settembre 2003, n. 180/Serv. 2°/S.G.
La Regione siciliana intende garantire una reale e completa attuazione del diritto di cittadinanza delle persone con disabilità, nell'ambito del sistema di riforma delle attività e dei servizi socio-sanitari, tenendo conto delle indicazioni e degli indirizzi contenuti nella legge 8 novembre 2000, n. 328 e nel decreto legislativo n. 229 del 1999.
In particolare, i più recenti processi di riforma sociale individuano nella ricerca del "benessere" il punto di incontro tra obiettivi sociali, economici e sanitari, riconducendoli ad un'unica strategia operativa e attuativa, da realizzarsi all'interno di un sistema integrato organizzato. I livelli di efficacia e di efficienza del sistema sono direttamente proporzionali alla qualità del processo di partecipazione degli attori sociali locali e, quindi, alla praticabilità del programma di gestione dei servizi sul territorio e alla loro corrispondenza con il punto d'incontro tra domanda e offerta.
Sono il sostegno e il consolidamento del processo di integrazione nell'ambito di un sistema definito a rappresentare, nel quadro dello sviluppo sociale sostenibile, i livelli di applicabilità di un programma globale di contrasto ad ogni forma di esclusione e di discriminazione. E nei percorsi dedicati all'affermazione di questo principio universale la presa in carico definisce uno dei momenti fondamentali per l'impostazione e il mantenimento del rapporto persona/famiglia/sistema dei servizi/contesto sociale, garantendo il "governo coordinato dell'insieme degli interventi sulle condizioni che ostacolano l'inserimento sociale scolastico e lavorativo", con il fine di "valorizzare le capacità e le abilità delle persone con disabilità" per il conseguimento delle pari opportunità di condizione tra i cittadini. Questo orientamento corrisponde alla nuova classificazione ICF dell'OMS, per la quale la presa in carico deve essere "la strategia di attenzione di servizi, distribuiti omogeneamente sul territorio, verso la condizione di svantaggio delle persone che stabilmente o temporaneamente vivono la condizione di disabilità". Ma si colloca anche all'interno di quel nuovo indirizzo di pensiero che persegue il raggiungimento di una forma di welfare della persona, in grado di accompagnare il cittadino lungo l'intero percorso della vita (long life), rendendolo protagonista e attore di scelte e di strategie, anche di tipo relazionale.
Per completare il quadro degli interventi necessari al raggiungimento del benessere del cittadino e della comunità, occorre che il processo integrativo includa anche la presa in carico degli obiettivi di salute, attraverso la promozione del principio di riabilitazione e cioè del "complesso di interventi orientati a contrastare gli esiti dei deficit, a sostenere il raggiungimento di livelli massimi di autonomia fisica, psichica e sociale, a promuovere il benessere psichico e la più ampia espressione della vita relazionale e affettiva".
All'interno di questo scenario istituzionale si dispone il Piano triennale in favore delle persone con disabilità, in attuazione della legge regionale 18 aprile 1981, n. 68, fermo restando quanto dettato dal precedente Piano di cui alla legge regionale 20 marzo 1986, n. 16, per attuare nelle varie realtà quotidiane "Modelli operativi" secondo quanto previsto dalle ultime leggi in materia di disabilità e precisamente dalla legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, legge 5 febbraio 1992, n. 104, dalla legge n. 68/1999 sul diritto al lavoro, dalla legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, legge 8 novembre 2000, n. 328 e, a livello regionale, secondo quanto previsto dal Piano sanitario ed in particolare dal punto 5.5.13. "Tutela dei disabili".
Il presente Piano recepisce gli indirizzi atti a consolidare il processo di aziendalizzazione, governato dai principi di efficienza, efficacia, economicità, per realizzare una presa in carico globale della persona disabile che si concretizzi attraverso una rete integrata di servizi che mirano a garantire il miglioramento della qualità della vita della persona disabile e, nel contempo, a conseguire un controllo economico-gestionale e non necessariamente il contenimento delle spese socio-sanitarie in ambito di disabilità, come disposto dalla legge n. 502/1992 e dalle successive modifiche ed integrazioni, sino ad arrivare al decreto legislativo n. 229/1999.
Il presente Piano tiene conto delle "Linee-guida del Ministero della sanità per le attività di riabilitazione", di cui al Provv. 7 maggio 1998 e già recepite dalla Regione siciliana con il Piano sanitario regionale 2000/2002.
Pertanto, obiettivo principale del presente Piano è la programmazione di interventi a favore della persona disabile secondo quanto previsto dal Piano sanitario regionale, punto 5.5.13 e dalla legge n. 328/2000 legge-quadro, art. 14, commi 1 e 2 e quindi la predisposizione per ogni persona disabile di un "Progetto globale unitario per il superamento della disabilità che prevede quattro ambiti di intervento con i relativi piani specifici":
- legge regionale 6 marzo 1976, n. 24 - Addestramento professionale dei lavoratori;
- D.P.R. n. 384/1978 "Regolamento di attuazione dell'art. 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici";
- legge regionale 9 maggio 1986, n. 22, "Riordino dei servizi e delle attività socio-assistenziali in Sicilia";
- decreto ministeriale n. 236/1989 "Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche";
- legge n. 104/1992, legge-quadro sull'handicap;
- D.P.R. n. 503/1996 "Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici";
- legge n. 162/1998, sulla vita indipendente;
- legge n. 68/1999, sul diritto al lavoro;
- decreto legislativo n. 229/1999, sulla razionalizzazione del servizio sanitario nazionale;
- decreto ministeriale n. 332/1999, sugli ausili;
- legge n. 13/1999, sull'abbattimento delle barriere architettoniche;
- legge n. 24/2000 articoli 21, 22, 23, 24, 25, 26 e 27, sulle misure attuative della legge n. 68/1999;
- legge n. 328/2000 "Legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali";
- D.P.Reg. 11 maggio 2000 "Piano sanitario regionale 2000/2002";
- Dec.Ass. 17 giugno 2002, n. 890 "Direttive per l'accreditamento istituzionale delle strutture sanitarie della Regione siciliana e successive integrazioni e modifiche";
- D.P.Reg. 4 novembre 2002, sulle linee-guida per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana;
- legge 9 gennaio 2004, n. 6, "Introduzione nel 1° libro, titolo XII, del codice civile del capo 1°, relativo all'istituzione dell'Amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile, in materia di interdizione e inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, di coordinamento e finali";
Anche se il quadro legislativo complessivo appare alquanto elaborato e vario, attraversando e comprendendo i diversi settori delle politiche a favore delle persone con disabilità, pur tuttavia si avverte la mancanza di uno strumento di sintesi, capace di avviare e gestire un processo di coordinamento anche in termini di rapporto tra norma e azione prevista, rendendo più funzionale e praticabile il modello sistematico di governo individuato dal Piano socio-sanitario regionale, in attuazione della riforma dei servizi e delle attività in materia sociale e sanitaria, come previsto dalla legge n. 328/2000 e dal decreto legislativo n. 229/1999.
In ogni caso, anche se la riforma socio-sanitaria prevede, nella sua evoluzione sistematica, di definire una legge-quadro regionale per le politiche e le attività socio-sanitarie che integri e coordini tutti gli indirizzi e i riferimenti normativi territoriali, compatibili con la platea legislativa di riferimento, comunitaria e nazionale, come annunciato nelle "Linee-guida per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana", D.P.Reg. 4 novembre 2002, n. 243 cap. 4, comma 4.1., si conferma come punto programmatico determinante la capacità di promuovere, durante il periodo di completamento della fase sperimentale triennale e in piena integrazione con la stessa, la ricerca di un percorso che renda l'applicazione della norma la più trasparente e funzionale possibile al conseguimento dei risultati e degli obiettivi previsti, anche a livello settoriale.
La legge-quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, legge n. 328 del 2000, al capo V, "Interventi, servizi ed emolumenti economici", sezione I, art. 22, definisce le caratteristiche e i criteri che determinano il complesso articolato delle attività e dei servizi sociali, sottolineando al comma 2 i livelli essenziali delle prestazioni erogabili: "Ferme restando le competenze del servizio sanitario nazionale in materia di prevenzione, cura e riabilitazione, nonché le disposizioni in materia di integrazione socio-sanitaria di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, gli interventi di seguito indicati costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi secondo le caratteristiche ed i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale...". Tra i livelli essenziali così definiti, risultano al punto b) dello stesso art. 22, quelli riferiti alle "misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana"; al punto f) gli "interventi per la piena integrazione delle persone disabili ai sensi dell'art. 14; la realizzazione per i soggetti di cui all'art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, dei centri socio-riabilitativi e delle comunità-alloggio di cui all'art. 10 della citata legge n. 104 del 1992, e dei servizi di comunità e di accoglienza per quelli privi di sostegno familiare, nonché l'erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie"; al punto g) gli "interventi per le persone anziane e disabili per favorire la permanenza a domicilio, per l'inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di accoglienza di tipo familiare, nonché per l'accoglienza e la socializzazione presso strutture residenziali e semi-residenziali per coloro che, in ragione della elevata fragilità personale o di limitazione dell'autonomia, non siano assistibili a domicilio".
- valutazione delle capacità ed abilità residue, anche facendo riferimento all'atto di indirizzo del decreto attuativo D.P.C.M. 10 gennaio 2000 della legge n. 68/1999, ai decreti ministeriali sui profili dinamico-funzionali nella scuola del 1994, ai piani individualizzati previsti dalla legge n. 162/1998, ai piani terapeutico-riabilitativi compresi nelle linee-guida sulla riabilitazione;
Nell'ambito del processo di trasferimento di tutta la programmazione socio-sanitaria nel sistema dei servizi e delle attività definito dalla legge n. 328/2000 e attuato attraverso i Piani sociali regionali, si rende necessaria una verifica dello stato di attuazione della legge n. 104/1992, in modo da garantire la graduale ri-comprensione di tutte le esperienze positive prodotte, in termini di organismi operativi e di azioni.
Il piano triennale regionale per le persone con disabilità, al fine della sua valorizzazione e organizzazione, non può prescindere da un corretto inserimento nell'ambito del programma di riforma delle politiche e dei servizi sociali e del relativo progetto sperimentale triennale di realizzazione, così come definito nelle "Linee-guida per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana". In questo modo, perseguendo il piano regionale la piena integrazione con il sistema sanitario, dal quale ha mutuato l'organizzazione dei distretti e gli strumenti di governo locale, quali il comitato dei sindaci di distretto e la conferenza dei sindaci, per analogia procedurale e operativa anche il piano triennale per le persone con disabilità verrebbe ad inserirsi in un contesto organico e definito, realizzando al meglio gli obiettivi di partecipazione, di condivisione e di concertazione.
Di fatto le linee-guida di avviamento al Piano regionale così disegnano il contesto di riferimento: "La Regione siciliana in attuazione del principio di uguaglianza, non discriminazione, di libera partecipazione, di solidarietà e di sussidiarietà di cui agli articoli 2, 3, 38 e 118 della Costituzione italiana, intende disciplinare la materia degli interventi e dei servizi socio-sanitari".
Attraverso le "Linee-guida", inoltre, la Regione:
- definisce i punti programmatici che costituiscono la platea d'intervento triennale, determinando i confini dell'impegno progettuale, gestionale ed organizzativo vincolante per le parti sociali, in ambito di redazione dei piani di zona, anche in attuazione dell'art. 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
In virtù di quanto premesso, la Regione "promuove la piena integrazione della persona disabile nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella società, nei trasporti e nelle attività turistiche e ricreative, richiamando una maggiore collaborazione tra gli Assessorati enti locali (ora della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali), sanità, pubblica istruzione e lavoro e formazione, attraverso:
In riferimento ai principi contenuti nel Piano sociale nazionale e nelle linee-guida per l'attuazione del Piano socio-sanitario regionale, la Regione siciliana intende sostenere e promuovere:
L'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali, in attuazione di quanto stabilito dalle linee-guida per l'attuazione dei PdZ distrettuali, predispone che, con cadenza triennale e in correlazione con la stesura del Piano socio sanitario, del quale costituirà parte integrante, venga redatto con il concorso delle parti sociali ed in attuazione della legge n. 328/2000 e della legge n. 104/1992 e del decreto legislativo n. 229/1999, il Piano triennale a favore delle persone con disabilità.
- definire le priorità di intervento e di indirizzo in materia di disabilità, anche attraverso l'analisi dei dati emersi dalla lettura e dall'applicazione dei piani di zona distrettuali, soprattutto in materia di relazione sociale avvalendosi del S.I.R.I.S., ovvero del sistema informativo integrato socio-sanitario;
2.2. Il Tavolo tecnico per la disabilità
Per realizzare ciò, in attuazione a quanto stabilito dalle linee-guida regionali al cap. 5.7, è stato istituito, con D.P.Reg. 24 settembre 2003, n. 180, presso la Presidenza e in coordinamento con gli Assessorati della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali, della sanità, del bilancio, della pubblica istruzione, del lavoro e della formazione, dei trasporti e del turismo, dei lavori pubblici, del territorio e della cooperazione e con il coordinamento per i diritti degli handicappati nella Regione siciliana, "il Tavolo tecnico per la realizzazione delle politiche sociali sulla disabilità", per rendere omogenei ed integrati i servizi e gli interventi territoriali, a favore delle persone disabili.
Il Tavolo tecnico definisce con l'ufficio piano dell'Assessorato della famiglia, i tempi e le modalità opportune, anche attraverso la sottoscrizione di documenti e di protocolli operativi, per la migliore gestione della fase triennale prevista per l'avviamento della riforma delle politiche socio-sanitarie con l'obiettivo di favorire la piena integrazione dei rispettivi ruoli e delle diverse competenze, ottimizzando i processi di condivisione delle strategie e degli indirizzi.
2.3. Piani di zona, gruppi di piano distrettuali e tavoli tematici
- servizi di sostegno e di sostituzione temporanea della famiglia;
- servizi di integrazione scolastica e lavorativa;
- servizi di accoglienza residenziale;
- programmi di aiuto alla persona ai sensi dell'art. 39, lettera 1-ter, della legge n. 104/1992.
Per ottenere questo risultato occorre rafforzare gli strumenti di analisi e di ricerca, oltre che la partecipazione attiva degli attori sociali, rendendo più funzionale e permanente il rapporto con gli enti locali, con le forze sindacali, con gli enti terzi e con il privato sociale. È necessario, pertanto, trasferire le funzioni del tavolo tecnico sulla disabilità in ambito locale, intervenendo con maggiore sollecitazione ed organicità nella redazione dei piani di zona e nella lettura comparata dei dati emersi, come dei risultati gestionali, imprimendo criteri di permanenza e di continuità ai tavoli settoriali e ai laboratori tematici distrettuali, contribuendo a definire meglio i criteri della rappresentatività dei soggetti sociali privati e degli enti terzi in ambito di gruppi di piano.
a) definire il piano distrettuale per le persone con disabilità, anche attraverso l'utilizzo dei piani individuali previsti dalla legge n. 104/1992;
b) per la migliore disposizione del piano, realizzare modelli sempre più articolati e completi di relazione sociale, avvalendosi anche degli strumenti offerti dal Sistema informativo regionale e promovendo la creazione dell'osservatorio provinciale sulla disabilità, in attuazione del progetto regionale sulle agenzie di sviluppo sociale territoriale (cap. VI, comma 6.4 delle linee-guida);
2.4. Il sistema informativo regionale integrato socio-sanitario (S.I.R.I.S.)
Nelle "Linee-guida per l'attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana", licenziate con D.P.Reg. 4 novembre 2002, n. 243 al capitolo 1, punto 1.4.1., si fa espresso riferimento alla necessità che "una moderna gestione amministrativa, alla luce della complessa ragnatela di relazioni sociali, politiche, culturali e demografiche che si intreccia in ogni comunità di individui, deve riporre le sue fondamenta su azioni oggettive ed attendibili riguardanti la stessa struttura della comunità, il territorio e le risorse umane e strumentali di cui può disporre". Nello stesso capitolo si fa esplicito riferimento alla "realizzazione di un sistema informativo integrato su sanità e società, attraverso cui giungere a quel grado di conoscenza della propria realtà da amministrare, adeguato a perseguire gli obiettivi prefissati. La disponibilità di un sistema informativo permette l'avviarsi di un processo di ricerca-analisi finalizzato alla conoscenza del territorio e dei bisogni del cittadino amministrato, nonché alle eventuali proposte per il miglioramento dei rapporti con l'utenza. A tale disponibilità si giunge avvalendosi di sistemi automatizzati di raccolta dati, immagini e documenti, di classificazione e di ricerca degli stessi, che vadano a completare il quadro, non esaustivo, disponibile a livello ufficiale e costituito da pubblicazioni di dati statistici e specifiche ricerche scientifiche".
Il Sistema informativo regionale integrato socio sanitario (S.I.R.I.S.) deve, pertanto, contribuire a definire il quadro delle infrastrutture sociali necessarie a qualificare il processo di riforma e a trasformarlo in percorso di sviluppo territoriale condiviso e compatibile, fornendo strumenti in grado di interagire nella ricerca di soluzioni migliorative dei processi di consolidamento e di affermazione del Piano socio-sanitario regionale, intervenendo anche nelle attività di individuazione delle priorità d'intervento, nella formazione permanente e a distanza e nella comunicazione sociale, attraverso il rafforzamento delle strategie di ICT, come previsto nello stesso D.P.Reg. 22 novembre 2002, al capitolo 10, punti 10.1 e 10.2.
Il S.I.R.I.S. costituisce, quindi, l'architettura tecnologica e strumentale che facilita la circuitazione delle informazioni, lo scambio delle buone prassi, le attività di banca dati e di analisi strutturata degli stessi. Soprattutto crea uniformità nei linguaggi informatici e negli standard tecnologici, velocizzando le attività di monitoraggio e le valutazioni qualitative da parte delle équipes di esperti e dagli attori sociali. Inoltre, promuove i processi di integrazione tra centro e periferia ma anche a livello orizzontale.
Il Piano sanitario regionale 2000-2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana 2 giugno 2000, n. 26, attualmente in vigore, al paragrafo 5.5.13. affronta il tema della "Tutela dei disabili".
In Sicilia i portatori di handicap, in attesa di una piena attuazione della legge n. 104/1992, necessitano di una attenta programmazione sanitaria che trovi il pieno raccordo con gli interventi sociali così come, peraltro, previsto dall'ultimo decreto legislativo n. 229/1999.
La Regione siciliana ha fatto proprie le linee-guida del Ministero della sanità per le attività di riabilitazione.
Si definiscono quali "attività sanitarie di riabilitazione" gli interventi preventivi, valutativi, diagnostici, terapeutici, fisiatrici e le altre procedure finalizzate a portare il soggetto affetto da menomazioni a contenere o minimizzare la sua disabilità, ed il soggetto disabile a muoversi, camminare, parlare, vestire, mangiare, comunicare e relazionarsi efficacemente nel proprio ambiente familiare, lavorativo, scolastico e sociale.
L'intervento riabilitativo ha inizio nel momento stesso in cui si instaura il danno e prevede dal punto di vista cronologico tre stadi:
Possono essere erogate in regime:
Alle prestazioni riabilitative erogate dalla rete dei servizi riabilitativi ospedalieri ed extraospedalieri si accede con le modalità previste per tutte le prestazioni sanitarie dalle disposizioni regionali attuative dell'art. 8, comma 5, del decreto legislativo n. 502/1992 e come modificato dal decreto legislativo n. 229/1999.
- fase della riabilitazione intensiva. È abitualmente collocata nella fase dell'immediata post acuzie della malattia, quando la disabilità è maggiormente modificabile;
- le strutture residenziali o semiresidenziali di natura socio-assistenziale ed i centri socio-riabilitativi, ex art. 8 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
È prevista inoltre l'assistenza riabilitativa domiciliare.
Gli interventi di riabilitazione intensiva sono erogati presso strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dove sono già presenti funzioni di ricovero e cura ad alta intensità diagnostica ed assistenziale, o nei quali sia costituita una specifica unità operativa in grado di garantire la presa in carico multicomprensiva di individui di tutte le età per il recupero funzionale di menomazioni e disabilità recuperabili il cui trattamento è indifferibile.
Le attività di riabilitazione intensiva ad alta specializzazione che richiedono particolare impegno di qualificazione, mezzi, attrezzature e personale sono erogate presso presidi pubblici e privati accreditati di alta specialità, secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale 29 gennaio 1992. Nell'ambito del territorio regionale va realizzata una rete di servizi che svolgano attività di riabilitazione intensiva ad alta specializzazione rivolti ad ampi bacini di riferimento.
Esse costituiscono U.O. riabilitative autonome di alta specialità, destinate all'assistenza per i soggetti con lesioni midollari, sin dal momento dell'evento lesivo ed allo scopo di permettere ai mielolesi il più alto livello di capacità funzionali compatibili con la lesione.
Unità per le gravi cerebrolesioni acquisite e i gravi traumi cranio-encefalici
Esse costituiscono U.O. autonome finalizzate alla presa in carico di pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesioni acquisite caratterizzate nella evoluzione clinica da un periodo di coma più o meno protratto e dal coesistere di gravi menomazioni comportamentali.
Unità per le disabilità gravi in età evolutiva
3.2. La salute mentale
Si rimanda a quanto previsto dal P.S.R. di cui al D.P.Reg. 11 maggio 2000.
Pertanto l'integrazione prevista e stabilita dagli orientamenti legislativi e scientifici attuali, in particolare dal D.P.Reg. 4 novembre 2002, n. 243 - Linee-guida per l'attuazione del Piano socio-sanitario della Regione siciliana, sarà oggetto di specifiche linee-guida da emanarsi prima della stesura del nuovo Piano sanitario regionale.
Per realizzare ciò è necessario che la presa in carico del soggetto in situazione di disabilità avvenga all'interno di un programma globale unitario che prevede quattro ambiti di intervento:
1) sanitario o clinico-riabilitativo (terapeutico);
2) integrazione scolastica;
3) integrazione socio-economica o lavorativa;
La legge n. 328/2000, all'art. 14 sancisce che per la realizzazione della piena integrazione dei soggetti disabili (art. 3, legge n. 104/1992) "i comuni d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto individuale che deve comprendere oltre alla valutazione diagnostico funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i servizi alla persona a cui provvede il comune con particolare riferimento al recupero e all'integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale".
Attraverso il Piano triennale la Regione intende garantire un approccio integrato socio-sanitario fin dal livello diagnostico e valutativo, propedeutico alla definizione di percorsi coordinati per il raggiungimento del benessere individuale e comunitario, facendo proprio l'approccio metodologico della presa in carico globale.
- una verifica dello stato di attuazione della legge n. 104/1992;
Inoltre, partendo dalla valutazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e facendo riferimento all'atto di indirizzo del 14 febbraio 2001 e al D.P.C.M. 29 novembre 2001, confermato in sede di finanziaria 2003, si ritiene necessario aprire un confronto sulla determinazione dei LIVEAS, anche in considerazione delle valutazioni che potranno emergere dalla lettura dei piani di zona distrettuali, proponendo nelle opportune sedi regionali e locali un confronto permanente tra sanità e politiche sociali.
Un'attenzione particolare, per chiudere il quadro delle procedure della presa in carico, merita il capitolo sull'accertamento della disabilità. Il trasferimento alle Regioni della materia concessoria delle invalidità civili non ha permesso alle stesse di intervenire su tutto il processo e, pertanto, le condizioni di accertamento non possono, allo stato attuale, migliorare in maniera consistente nei tempi e nei diversi procedimenti burocratici, anche in virtù delle competenze in materia di controllo e di verifica, in particolare nel settore dei cosiddetti "falsi invalidi", riguardanti il Ministero dell'economia.
A questo proposito la Regione intende sollecitare il dibattito con lo Stato e con le parti sociali per confrontare la materia alla luce delle modifiche del titolo V della Costituzione per definire, in maniera esauriente, ruoli, competenze e responsabilità.
Per rafforzare il processo di integrazione, già avviato in ambito di Piano socio-sanitario sperimentale con l'adozione del distretto sanitario e degli strumenti di governo territoriale previsti dalla legge n. 502/1992 di riforma sanitaria, il disabile che ne fa richiesta, direttamente o attraverso il nucleo familiare, può richiedere alla unità di valutazione della disabilità (U.V.D.) risposte in merito all'accoglienza, all'analisi dei bisogni individuali, servizi di orientamento e un progetto globale di presa in carico.
La UVD espleta le proprie funzioni, ai sensi del punto 5.5.13. del PSR, di concerto con il servizio sociale del comune, ai sensi dell'art. 14, commi 1 e 2, della legge n. 328/2000 legge-quadro, realizzando di fatto un raccordo operativo bidirezionale, concertato con la persona disabile e/o con la famiglia.
- il contributo a rendere organico e funzionale il metodo della presa in carico del cittadino disabile.
Schema 1 (omissis)
Schema 2 (omissis)
4.4. Delega per il riordino degli emolumenti dell'invalidità
Dal punto di vista normativo e procedurale, occorre fare riferimento, oltre che alla disciplina regionale in materia sanitaria e sociale, all'atto di indirizzo del 14 febbraio 2001 ed ai livelli essenziali di assistenza (L.E.A.), di cui al D.P.C.M. 29 novembre 2001, nonché all'applicazione delle linee-guida sulla riabilitazione, approvate con Provv. 7 maggio 1998, e al decreto ministeriale n. 332/1999 sugli ausili.
La struttura riabilitativa a sua volta definisce il progetto riabilitativo individuale di struttura che sarà elaborato a cura della propria équipe.
- definire gli esiti desiderati, le aspettative e le priorità del paziente e dei suoi familiari e équipe curante;
- definire il ruolo dell'équipe riabilitativa rispetto alle azioni da intraprendere per il raggiungimento degli esiti desiderati;
Tale progetto dovrà essere comunicato in modo comprensibile al paziente in trattamento e ai suoi familiari. Il medico coordinatore dell'équipe avrà inoltre cura di informare adeguatamente il medico di famiglia.
Sarà cura della struttura riabilitativa predisporre la compilazione e conservazione di una "cartella" da cui risultino: le generalità dell'assistito, la diagnosi clinica, le disabilità rilevate, il progetto riabilitativo individuale, la tipologia e la frequenza degli interventi riabilitativi e specialistici praticati nel corso del trattamento, ivi comprese le valutazioni psicologiche, pedagogiche e sociali, le informazioni di carattere anamnestico e/o clinico ritenute rilevanti ai fini di una corretta impostazione del trattamento riabilitativo nonché le valutazioni finali relative agli esiti. Nella cartella risulteranno di conseguenza i contributi plurispecialistici e multidisciplinari dei singoli professionisti, per quanto di rispettiva competenza, di cui viene assunta personale responsabilità formale e sostanziale.
La cartella costituirà inoltre un indispensabile strumento per l'U.O.H. distrettuale al fine di procedere ad una adeguata valutazione del percorso terapeutico-riabilitativo.
Da quanto sopra appare chiaramente che il trattamento assicurato dalla struttura riabilitativa è da intendersi omnicomprensivo in quanto comprende tutte le tipologie di interventi specialistici riabilitativi (rieducazione motoria, logopedia, psicomotricità, ortottica) realizzati all'interno dei programmi riabilitativi specifici, con l'apporto delle varie professionalità esistenti all'interno dell'équipe della struttura, in funzione del progetto riabilitativo individuale, con la frequenza individuata dalla U.O.H.
Per gli interventi normativi successivi si propone, infine, la revisione e l'aggiornamento di tutti i servizi riabilitativi e degli standard di personale, tenendo presente la tempistica (almeno 60 minuti di durata per seduta di terapia) per consentire alla persona con disabilità di avere un servizio improntato a criteri di qualità nel pieno rispetto e nell'attuazione concreta delle linee-guida per la riabilitazione e del Dec.Ass. n. 890/2002 dell'Assessorato della sanità della Regione siciliana sulle direttive per l'accreditamento.
Famiglie, operatori scolastici, osservatori attenti dei fenomeni inclusivi ritengono che sia oggi necessaria una nuova "svolta" che aiuti tutti i soggetti interessati a riscoprire le idealità e gli obiettivi d'integrazione originari contenuti nello spirito della legge n. 104/1992.
- quali modelli organizzativi di "sincronia operativa" mettere in atto fra scuola e formazione professionale regionale per una corretta applicazione del D.L. n. 76/2005 sul diritto/dovere all'istruzione e alla formazione;
3) favorire una collaborazione sistematica fra scuola e sanità anche al fine di creare una cultura comune in ordine all'individuazione delle situazioni di disabilità, alla definizione di modelli-tipo per la documentazione tecnico-didattica (ex D.P.R. 24 febbraio 1994), alla partecipazione attiva agli organismi operativi previsti dalla legge n. 104/1992;
5) potenziamento delle attività progettuali da parte dei GLIS previsti all'interno di ogni scuola ai sensi dell'art. 15 della legge n. 104/1992. La Regione siciliana, inoltre, anche al fine di facilitare il raccordo fra l'attività scolastica e la definizione dei progetti di vita per gli alunni disabili, assumerà ogni utile iniziativa perché in ciascuna scuola del territorio isolano sia presente un insegnante operatore psicopedagogico previsto dall'art. 12 della legge n. 104/1992. Tale operatore, interno all'amministrazione scolastica, potrebbe costituire il necessario punto di raccordo interno-esterno per la prevenzione di ogni forma di disagio a cui è particolarmente esposta la persona disabile;
L'Assessorato regionale del lavoro, della previdenza sociale, della formazione professionale e dell'emigrazione, dipartimento formazione professionale, nel quadro della politica dei servizi rivolti ai soggetti disabili e allo scopo di favorire e incrementare il processo di inclusione sociale e lavorativa, promuove, programma e finanzia iniziative formative destinate ai disabili e agli operatori educativi-socio-assistenziali del comparto, avvalendosi per la gestione delle attività, degli enti indicati dall'art. 4 della legge regionale 6 marzo 1976, n. 24, degli enti gestori delle scuole di servizio sociale di cui alla legge regionale n. 200/1979, alla legge regionale n. 11/1993 e alla legge regionale n. 24/2000, art. 18, delle strutture riabilitative, delle associazioni di volontariato, delle cooperative sociali ed integrate, che dimostrino, oltre l'accreditamento, una comprovata esperienza nello specifico settore della formazione professionale e comunque nel rispetto delle nuove disposizioni impartite dal D.L. n. 76/2005 sul diritto/dovere all'istruzione e alla formazione.
La Regione siciliana intende rimuovere ogni permanenza di una cultura basata sull'esclusione sociale a causa dello stigma di improduttività delle persone con disabilità. Pertanto, in riferimento alla legge 12 marzo 1999, n. 68 "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", alla legge 5 febbraio 1992, n. 104 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", alla direttiva europea sulla non discriminazione nell'impiego, Dir. CE/78/2000, all'art. 14 del decreto legislativo attuativo della legge n. 30/2003 e agli impegni assunti dal Governo in sede di Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità tenutasi a Bari e in considerazione degli indirizzi contenuti nella legge n. 328/2000 e nel decreto legislativo n. 229/1999, nonché nel D.P.Reg. 4 novembre 2002, n. 243, promuove ogni azione volta a garantire il pieno accesso al mondo del lavoro e della formazione professionale a tutti i cittadini, contrastando qualsivoglia forma di discriminazione dovuta a forme di disabilità e rafforzando gli strumenti a garanzia delle pari opportunità e dell'inclusione, coinvolgendo le parti sociali, con particolare riguardo agli enti locali, al coordinamento per i diritti degli handicappati, alle associazioni familiari e al privato sociale di settore, alle aziende unità sanitarie locali, ai sindacati e agli enti terzi qualificati.
- la programmazione di convegni presso varie istituzioni (provincie, comuni, camere di commercio, associazioni degli industriali, sindacati, ordini professionali dei commercialisti e dei consulenti del lavoro, etc.) con la partecipazione degli operatori degli uffici preposti, per la diffusione degli strumenti agevolativi, recati dalle norme in favore dei datori di lavoro e dei disabili;
- la mediazione tra gli operatori degli uffici provinciali del lavoro e dei centri per l'impiego con i datori di lavoro, affinché venga promosso ogni strumento utile per pervenire alle assunzioni anche dei soggetti più esclusi per le loro condizioni psicofisiche e professionali;
- l'informazione e l'orientamento degli operatori degli sportelli multifunzionali, dislocati presso gli uffici periferici dell'Assessorato del lavoro e presso altre istituzioni, nei confronti dei disabili che intendano accedere al sistema del collocamento mirato, anche attraverso eventuali percorsi formativi o di riqualificazione professionale preliminari alle assunzioni;
- il completamento e mantenimento della vigilanza e controllo sull'ottemperanza di tutti i datori di lavoro pubblici e privati agli obblighi di assunzioni imposti dalla legge, tramite il potenziamento dei servizi ispettivi dell'Assessorato del lavoro, con l'assegnazione di funzionari qualificati dedicati al settore;
- la promozione, prioritaria, dello strumento convenzionale previsto dall'art. 11 della legge n. 68/1999 per l'accesso ai benefici previsti dagli articoli 13 e 14 della legge medesima e dagli articoli da 21 a 27 della legge regionale n. 24/2000, a valere, rispettivamente sulle risorse del Fondo nazionale e regionale, con l'eventuale previsione, laddove necessaria, di tirocini formativi preliminari alle assunzioni;
- il monitoraggio dei risultati ottenuti in termini di assunzioni effettuate e di misure di politica attiva del lavoro, nonché di benefici erogati;
- il ricorso alle convenzioni di integrazione lavorativa per favorire l'inserimento e l'avviamento lavorativo dei disabili che presentino particolari caratteristiche e difficoltà, anche attraverso le cooperative sociali, di cui all'art. 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381 e i consorzi di cui all'art. 8 della stessa legge, nonché attraverso le associazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all'art. 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e comunque gli organismi di cui agli articoli 17 e 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con altri soggetti pubblici e privati idonei a contribuire alla realizzazione degli obiettivi previsti;
- l'applicazione dell'art. 5 della legge n. 381/1991, sollecitando le amministrazioni pubbliche locali ad affidare a cooperative sociali, di cui all'art. 1, comma 1, lettera "b" della citata legge n. 381/1991, servizi pubblici altrimenti posti a gara d'appalto;
- nell'affidamento di servizi di cui alla legge regionale n. 22/1986, sollecitare gli enti locali ad applicare la legge regionale n. 4/1996 modificata dalla legge regionale n. 22/1996, impedendo ed escludendo offerte economiche che non giustifichino la piena applicazione dei CCNL, degli oneri previdenziali ed assicurativi, dei costi fiscali e tributari e dei costi certi di gestione;
- favorire un rapporto di collaborazione e l'attivazione di forme di sostegno, di consulenza e di tutoraggio per favorire l'adattamento al lavoro del disabile con le varie associazioni di categoria, sindacati .... sensibilizzandole ai bisogni delle suddette fasce attraverso l'intervento di agenzie di mediazione al lavoro autorizzate (decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469; decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 di attuazione legge 14 febbraio 2003, n. 30) specializzate nel collocamento mirato;
- una verifica sull'applicazione della legge n. 68/1999 alla luce della pubblicazione dell'art. 14 del decreto legislativo attuativo della legge n. 30 del 2003, meglio conosciuta come legge Biagi, concernente la riforma del lavoro, in particolare per l'attivazione dei servizi di mediazione al lavoro (SML), dei servizi di informazione al lavoro (S.I.L.); i criteri di individuazione dei lavoratori svantaggiati (art. 14, comma 2, lettera b).
Non si possono considerare barriere architettoniche soltanto quelle edilizie, ma tutte le barriere sociali che condizionano la partecipazione del disabile alla vita attiva. Pertanto, in attesa del rifinanziamento della legge n. 13/1989, occorre incentivare gli enti locali e i distretti a individuare fonti e finanziamenti per l'abbattimento delle barriere.
- per la realizzazione di nuove opere da parte dell'Amministrazione regionale, degli enti locali e degli enti comunque dipendenti o sottoposti a vigilanza della Regione, nonché per la realizzazione di opere per le quali concorra comunque l'Amministrazione regionale, non sono finanziabili, a pena di nullità, progetti che non prevedano il superamento delle barriere architettoniche ai sensi dell'art. 27 della legge n. 118/1971, della legge n. 41/1986 e del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384 e del decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1996, n. 503;
- per quanto riguarda l'edilizia sovvenzionata, i piani terreni devono essere assegnati con precedenza alle persone disabili con difficoltà di deambulazione che ne facciano richiesta, ai sensi dell'art. 6, sesto comma, della legge regionale n. 68/1981.
- la Svezia ha sviluppato un progetto denominato "Turism for alla" (TFA), in collaborazione con l'Istituto nazionale svedese, di ricerca e collaudo (SMP) ed altre associazioni (organizzazioni dei disabili svedesi, delegazioni del turismo svedese e agenzie turistiche), che sta sviluppando il sistema di certificazione dell'"accessibilità" denominato "Swedish Equality", sistema basato sui criteri di accessibilità del progetto Helios, del 1994, elaborato dalle O.N.G. (organizzazioni non governative) a cui parteciparono tutti gli Europei. Il Governo svedese ha stabilito che la Nazione dovrà essere accessibile a tutti entro il 2010;
- la Finlandia ha avviato l'iniziativa "Helsinki accessibile - guida per persone disabili", realizzata dal Dipartimento di programmazione della città di Helsinki in collaborazione con il gruppo di disabilità di Helsinki e con numerose organizzazioni di disabili. La guida attuata soprattutto per coloro che hanno difficoltà di movimento e che vogliano consigli pratici sull'accesso a posti d'interesse turistico e in genere, prende anche in considerazione coloro che hanno problemi visivi e uditivi. I siti del centro della città, che presentavano troppe barriere, sono stati completamente esclusi dall'indagine poiché il centro di Helsinki fornisce tutta una serie di alternative accessibili. Nel 2000 Helsinki, è stata scelta come città europea della cultura ed è stata anche presentata come fruibile dalle persone con esigenze speciali;
- l'Olanda, con l'iniziativa "Rotterdam accessibile" ha realizzato una mappa con informazioni sugli spostamenti con taxi, parcheggi e noleggio di sedie a ruote. La piattaforma municipale per persone fisicamente disagiate ha pubblicato ad Utrecht una guida informativa sull'accessibilità di 100 posti di interesse dell'"Utrecht Museum Quarter", distretto localizzato nella vecchia parte meridionale del centro di Utrecht.
In Italia la Regione Marche, con Delib.G.R. 15 ottobre 2002, n. 1819 RO/TAR, ha stabilito che tutti gli alberghi esistenti entro il 31 dicembre 2003, al fine del mantenimento della classificazione in stelle, prevista dalla legge regionale n. 42/1994, "devono possedere un numero di camere accessibili ai fini della loro fruizione da parte dei disabili e dei portatori di bisogni speciali". [In particolare] "da 7 a 30 camere n. 1 camera accessibile; da 31 a 50 camere n. 2 camere accessibili; da 51 a 70 camere n. 3 camere accessibili; da 70 a 90 camere n. 4 camere accessibili; oltre 90 camere n. 1 camera in più, oltre le quattro, ogni 40 camere dopo le 90".
Nella Regione Piemonte, la "Consulta per le persone in difficoltà" nell'ambito del progetto "Piemonte per tutti - 2006 senza barriere", in collaborazione con gli Assessorati regionali allo sport e turismo, all'assistenza e alle politiche sociali, alla casa e ai trasporti, sta effettuando un monitoraggio per verificare l'effettiva accessibilità di luoghi di interesse comune (uffici, locali commerciali, siti olimpici, strutture ricettive turistico-alberghiere, siti culturali, trasporti) sia da un punto di vista turistico-culturale che di pubblica utilità. Dalla prima fase della ricerca, iniziata nel 2002, realizzata sulla base di un modello di indagine elaborato dal Politecnico di Torino e finanziata da un fondo regionale di 200 mila euro, emerge che su tremila siti monitorati il 50% risulta privo di barriere architettoniche. La seconda fase dell'indagine (costo 300 mila euro) prevede il completamento, da parte di una trentina di rilevatori, della mappa del Piemonte senza barriere architettoniche e la redazione di 8 guide, una per provincia. I dati raccolti verranno inseriti in un data base informatico per essere consultati anche on line. Tali strumenti saranno utili per informare sull'"accessibilità" delle strutture anche in previsione di un momento di socialità e sport come le Olimpiadi e Paraolimpiadi del 2006.
L'amministrazione provinciale di Belluno nel 2002 ha avviato un progetto finalizzato a conoscere il grado di accessibilità nel territorio provinciale di enti pubblici, edifici privati che erogano servizi di primaria importanza ai cittadini, strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere, al fine di evidenziare le strutture in regola con la normativa vigente conferendo loro un marchio di "accessibilità". Il progetto, il cui costo complessivo ammonta a 150 mila euro, si avvale del supporto tecnico-scientifico dell'Università di Venezia - facoltà di architettura ed è stato sottoposto all'attenzione di enti pubblici, associazioni di categoria e aziende private che lo hanno condiviso e hanno deciso in parte di finanziare.
Infine, tra le iniziative nazionali, è il caso di sottolineare la redazione di un manuale realizzato dal CO.IN (Consorzio Cooperative Integrate) in base all'incarico conferitogli dal dipartimento turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell'ambito del progetto "Italia per Tutti" ed in attuazione delle linee-guida per la realizzazione del programma "Vacanze per Tutti" concordato in sede di Conferenza Stato-Regioni il 5 febbraio 1998. Tale manuale, destinato agli operatori turistici, ha lo scopo di presentare le diverse situazioni che "clienti con bisogni speciali" possano richiedere, per fornire, in relazione ad ogni esigenza, una soluzione che non necessita di lunghi periodi di formazione, ma di un'autogestione del proprio apprendimento in modo semplice.
Nell'ambito del tavolo tecnico, è stata effettuata una rivisitazione dell'«accessibilità» delle strutture turistico-ricettive alberghiere ed extra-alberghiere esistenti nella Regione siciliana.
Dal quadro aggiornato al 31 dicembre 2003, inerente l'«accessibilità» delle strutture alberghiere ed extra-alberghiere, acquisendo, in prima istanza, i dati da "Alberghi di Sicilia 2003-2004 - Vademecum della ricettività alberghiera ed extra-alberghiera", redatto dall'Osservatorio turistico dell'Assessorato del turismo, delle comunicazioni e dei trasporti, risulta che, su un totale di 1.809 strutture alberghiere ed extra-alberghiere, 582 sono "accessibili" alle persone diversamente abili.
Da un'elaborazione e presentazione dei dati soprarichiamati, l'«accessibilità» delle strutture alberghiere è sempre superiore rispetto a quella delle strutture extra-alberghiere, posizionandosi da un minimo scarto nelle province di Siracusa e Caltanissetta, ad un massimo scarto nelle province di Agrigento, Ragusa ed Enna. La provincia di Messina, pur presentando il maggior numero di strutture, presenta una bassa "accessibilità", in particolare nelle strutture alberghiere.
Sul tema dell'"accessibilità" si riscontrano molteplici leggi, decreti, circolari e direttive. La normativa riguardante l'abbattimento delle barriere architettoniche presentava due diversi orientamenti normativi, uno applicabile agli edifici pubblici ed uno agli edifici privati.
Il D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503 ha riunito questi due orientamenti, riconducendo tutte le norme tecniche al decreto ministeriale n. 236/1989. Gli edifici di proprietà pubblica (Università, scuole, ospedali, etc.) dovevano riferirsi al superato D.P.R. n. 384/1978, abrogato e sostituito con il D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503 - Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici - mentre gli edifici di proprietà privata e quelli di edilizia residenziale pubblica si riferiscono al decreto ministeriale n. 236/1989. Detti edifici possono essere sia residenziali che non residenziali (teatri, uffici, sale di riunione, alberghi, ristoranti, centri commerciali, etc.).
Il decreto ministeriale n. 236/1989 costituisce il regolamento di attuazione della legge n. 13/1989 ed attribuisce, altresì, ai termini di "accessibilità", "visitabilità" ed "adattabilità" una più puntuale definizione per la progettazione e la realizzazione degli spazi costruiti.
Per quanto riguarda, in particolare, le strutture turistico-ricettive, il decreto ministeriale n. 236/1989, all'art. 5.3, recita che: «...ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l'uso agevole anche da parte di persone su sedie a ruote.
Per consentire la visitabilità nelle strutture ricettive si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3, atte a garantire il soddisfacimento dei suddetti requisiti specifici».
7) l'avvio di un censimento al fine di verificare l'"accessibilità" di:
b) impianti e stabilimenti idrotermominerali;
c) strutture per la nautica da diporto (porto turistico, approdo turistico, ecc.);
8) la collaborazione di professionalità sia interne (dipartimenti Assessorato del turismo, delle comunicazioni e dei trasporti) che esterne all'Amministrazione (associazioni disabili, ANCI, URPS, AAPIT, università, associazione di categoria) per la promozione di un "turismo accessibile a tutti e socialmente sostenibile" tendente, peraltro, alla destagionalizzazione del flusso turistico e alla valorizzazione delle risorse archeologiche, storiche, culturali, termali e delle aree naturalistiche, auspicabile per la Regione siciliana.