Source: http://www.alfabetodelmondo.it/sintesi-seminario-del-18-02-2012.html
Timestamp: 2018-01-22 20:01:22+00:00
Document Index: 16288475

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 18', 'art. 18', 'art.18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 13', 'art.28']

Sintesi Seminario del 18 02 2012 - Associazione Culturale Alfabeto del Mondo
Contributo del Dottor Phil Marshal
Scarica il file in formato libro elettronico
Seminario del 18 Febbraio 2012
I MINORI VITTIME DI DISCRIMINAZIONE, TRATTA E SFRUTTAMENTO
Sintesi e introduzione a cura della dott.ssa Sara Concas
A cura della dott.ssa Sara Concas
Dopo i primi due seminari organizzati dall’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo (ACAM) in collaborazione con la Prefettura, la Provincia e il Comune di Cagliari e dedicati rispettivamente all’accesso ai diritti fondamentali e ai minori stranieri non accompagnati, con il terzo seminario intitolato “Minori stranieri vittime di discriminazione, tratta e sfruttamento” si sono volute approfondire tre delle peggiori situazioni in cui un minore straniero può ritrovarsi a causa della sua situazione di solitudine e adattamento nel Paese ospitante nel delicato momento di passaggio dalla società di origine, padroneggiata e nota, ad una società nuova, di cui talvolta si sa poco o niente e in cui è facile cadere in percorsi di devianza o criminalità, sfruttamento e tratta o “semplice” discriminazione.
La tratta, in particolare, è tra le situazioni più aberranti in cui un minore può trovarsi all’arrivo in un Paese straniero dove non gode di tutela e protezione. Col termine tratta, cosi come definito dal Protocollo di Palermo (ONU 2000), si intende il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, la custodia di persone, tramite l'uso della forza o altre forme di coercizione, di sottrazione, di frode, di inganno, di abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o nell'atto di dare o ricevere qualche forma di pagamento o di altro introito per acquistare il consenso o il controllo di una persona su un'altra persona, allo scopo di sfruttamento, incluse le varie forme di sfruttamento sessuale, di lavoro, di schiavitù o di commercio di organi.
Dal dossier sulla tratta dei bambini del 2009 di Save The Children risulta che sono 2,7 milioni le vittime della tratta nel mondo di cui l’80% costituito da donne e bambini, per un giro d’affari di 32 miliardi di dollari. Tra il 2000 e il 2007 sono state 54.559 le vittime che hanno ricevuto assistenza in Italia di cui 938 minori. Sono cifre esorbitanti che danno luogo a pensieri raccapriccianti di donne e bambine vendute, di altre donne che ne trattano la compravendita, di donne e uomini che trattano gli esseri umani come merce di scambio per un guadagno impregnato di sangue di innocenti. Si parla di storie vere, di schiavitù moderne davanti alle quali non si può e non si deve restare a guardare. E’ attraverso questo seminario che Alfabeto del Mondo vuole dare il suo contributo a far luce su tali aberrazioni perché si combatta il buio dell’indifferenza con la forza dell’informazione, perché si aprano brecce nelle istituzioni e si creino sinergie forti quanto forte è la voglia di combattere la schiavitù, lo sfruttamento e la discriminazione di cui ancora molti stranieri soffrono stando in silenzio, a un passo da noi.
Sintesi a cura di Caterina Sanna
Il seminario è stato aperto dalla dott.ssa Grazia Corradini (Presidente della Corte d’Appello di Cagliari) che ha dato il benvenuto al pubblico e ad una componente del tredicesimo reparto mobile della Sardegna della Polizia di Stato. Sono seguiti i saluti della Dott.ssa Luisa Marilotti (Consigliera di parità della Regione Sardegna), del dott. Scalas, della dott.ssa Eugenia Maxia (Presidente di Alfabeto del Mondo) e della dott.ssa Simona de Francisci (Assessore alla Sanità e Politiche Sociali Regione Sardegna) che hanno ringraziato tutti i presenti per la partecipazione e lasciato la parola alla Dott.ssa Marilotti.
La dott..ssa Marilotti (Consigliera di Parità Regione Sardegna) ha salutato tutti rivolgendo i suoi complimenti all’Associazione Alfabeto del Mondo, ringraziandola per averle dato la possibilità di partecipare ai seminari formativi sui minori stranieri e aggiungendo che i seminari rappresentano un tema che le sta molto a cuore: il tema dell’informazione e della comunicazione che, se affrontato bene, influenza positivamente i nostri valori; la comunicazione e l’informazione orientano la nostra vita quotidiana. Con questa riflessione ha salutato e augurato buon lavoro a tutti.
Il dott. Scalas ha poi salutato tutti a nome del tredicesimo reparto mobile della Sardegna e ha ringraziato l’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo per l’invito.
La dott.ssa Eugenia Maxia (Presidente dell’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo) ha salutato tutti e ha dato il benvenuto al terzo seminario formativo sui minori stranieri, ricordando che il prossimo seminario sarà il 13 aprile e ha poi ringraziato la Prefettura e la Questura per aver riconosciuto l’importanza di questo tema, nonché il COOPI e la Dott.ssa Tiziana Mori (Responsabile COOPI Sardegna) per la partecipazione. Ha ricordato inoltre che presso l’Associazione è istituito un elenco di esperti in campo di immigrazione per coloro che volessero iscriversi per collaborare con l’Associazione in questo settore.
La dott.ssa Simona de Francisci (Assessore alla Sanità e Politiche Sociali Regione Sardegna) ha ringraziato per l’invito e ha rivolto i complimenti all’ACAM definendo di particolare interesse il tema di questo seminario, sottolineando che nonostante la Regione non abbia alcuna competenza specifica può lavorare a dei progetti congiuntamente ad altri organismi. Ha sottolineato inoltre il ruolo del mediatore culturale che funge da cerniera tra minore e famiglia e ha riportato l’attenzione alla situazione dei ROM a Cagliari, il cui campo, e in particolare la sua gestione da parte delle autorità, è un problema ancora aperto di cui si auspica un’evoluzione volta a dare più dignità ai suoi abitanti.
Per la risoluzione di questi problemi in prima linea ci sono i Comuni, le Associazioni, la Regione, la Provincia e le Forze dell’Ordine.
Dopo i saluti si è passati alla presentazione dei relatori : Dott. Gianluigi Ferrero, Dott.ssa Tiziana Mori, Dott.ssa Donatella Addis, Dott.ssa Maria Teresa Portoghese e Dott.ssa Nicoletta Pirinu, di cui riportiamo una sintesi degli interventi.
I MINORI STRANIERI E LE CARCERI
Gianluigi Ferrero1 (Garante della Provincia di Cagliari dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza)
a cura di Maria Agostina Pistis
Si parla di minori o minorenni che sono arrivati in Italia da zone di guerra alla ricerca di un futuro migliore. I minori sono già incapaci di soddisfare i loro bisogni, se sono stranieri sono anche estranei al contesto e quindi trovano più difficoltà e si trovano senza l'appoggio di figure adulte che limitino i disagi o diano sostentamento economico. Ciò conduce i minori stranieri all'emarginazione.
Il giudice penale minorile ha il compito di garantire un giusto processo al minore straniero come a quello italiano. Cerca di evitargli il carcere con il ricorso a misure alternative alla pena detentiva, predisponendo il recupero del minore.
I giudici devono lavorare con i servizi sociali per scoprire il vissuto del minore, per capire il motivo per cui il minore non è maturo al fine di verificarne l'imputabilità, ex art. 98 c. p. p. minorile2. In questa fase si sentono genitori, insegnanti, servizi sociali per ricostruire il "racconto di vita del minore".
Ma come si possono sentire le persone vicine al minore straniero? Gli affetti sono lontani, spesso il ragazzo è sfuggitto alla rete di tutela e controllo del nostro paese, non ha casa o è scappato da una comunità. In questi casi il giudice opta per la tutela cautelare in carcere, essendo difficile riuscire a trovare una sistemazione per loro.
Se il minore straniero è colpevole la misura adottata sarà certamente il carcere. La permanenza in carcere deve essere intesa per evitare che il minore delinqua ulteriormente. Ma si può anche "agganciare" il minore in carcere, attraverso il lavoro del'interprete, dando più importanza al suo essere minore che straniero. Gianluigi Ferrero nel suo lavoro pregresso di giudice minorile, come percorso alternativo ha indirizzato un giovanissimo marocchino nella comunità "la Collina" di Don Ettore Cannavera a Serdiana, dove lui vive ancora aiutando i suoi connazionali. Ciò è anche quanto stabilito dall'art. 18.63 del TU sull'immigrazione, che prevede un permesso di soggiorno per protezione sociale per lo straniero che abbia commesso un reato da minorenne e che abbia poi concluso un percorso rieducativo.
Viste le suddette condizioni per i minori stranieri entrati in carcere può essere un passaggio che permette il reinserimento. Se si riesce a cogliere l'occasione [N. d. R.].
1) Giudice minorile e già Presidente della Sezione Civile della Corte d'Appello, è Garante Provinciale per l'Infanzia dal 18 novembre 2009.
2) http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/minori/ortu/cap1.htm. Tra i 14 e i 18 anni nei confronti del minore non opera nessuna presunzione, né di incapacità né di capacità, dovendo il giudice accertare volta per volta se il soggetto è imputabile o meno. Il non aver previsto una presunzione di imputabilità, ma l'aver previsto l'accertamento caso per caso dell'effettiva acquisizione della capacità di intendere e di volere, è una specifica scelta del nostro legislatore. Alla base di questa scelta vi è la consapevolezza che fra i quattordici e i diciotto anni vi può essere la capacità di intendere e di volere necessaria per essere considerati penalmente responsabili delle proprie azioni, come vi può non essere - indipendentemente da patologie giuridicamente rilevanti - dato che si tratta di una fascia di età in cui i soggetti raggiungono la maturità richiesta ai fini penali in momenti diversi, a causa delle multiformi varietà ambientali in cui si svolge tale processo di maturazione.
Si ricorda che la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza stabilisce la maggiore età a 18 anni, sussistendo fino a quel limite lo stato di child.
3) Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Dlgs 286/1998), "art. 18. 6. [...] Il permesso di soggiorno previsto dal presente articolo può essere altresì rilasciato, all'atto delle dimissioni dall'istituto di pena, anche su proposta del procuratore della Repubblica o del giudice di sorveglianza presso il tribunale per i minorenni, allo straniero che ha terminato l'espiazione di una pena detentiva, inflitta per reati commessi durante la minore età, e già dato prova concreta di partecipazione a un programma di assistenza e integrazione sociale." Su www.altalex.com
Sintesi dell’intervento a cura di Ivana Mascia
“I minori stranieri nel circuito della giustizia penale minorile”
La dottoressa Mori ha messo in evidenza la situazione attuale sul territorio nazionale dei minori stranieri nel circuito della giustizia penale minorile.
In Italia nell’ultimo decennio è aumentato in maniera significativa il processo migratorio, viste le ultime vicende di povertà estrema e guerre che hanno coinvolto diversi Paesi. Si sono formate nuove generazioni di figli di immigrati accrescendo quindi il numero dei minori stranieri su tutto il territorio nazionale.
Capita sovente che il minore straniero si ritrovi da solo a fare i conti con una società e un territorio che non gli appartiene e ad entrare in circuiti di piccola criminalità.
La giustizia minorile è chiamata non solo ad occuparsi del trattamento dei minori nel circuito penale, ma deve richiamare l’attenzione sulle cause del coinvolgimento in attività illegali e sulle misure per prevenirlo.
Solitamente i minori stranieri vengono coinvolti in reati contro il patrimonio e nel traffico di droga. La dott.ssa Mori ha confrontato i dati relativi ai reati commessi dai minori stranieri e quelli commessi dai minori italiani: il dato, riferito al 1 semestre 2009, rileva che su 79 minori presenti in istituto penitenziario per reati contro la persona -omicidio, lesioni, ecc., 51 sono italiani e 28 sono stranieri; per reati contro il patrimonio su un numero totale di 321 minori, 199 sono italiani e 122 sono stranieri; sulla violazione della legge sugli stupefacenti su un totale di 120 minori, 73 sono italiani e 47 sono stranieri.
Possiamo quindi rilevare che i reati commessi dai minori stranieri sono meno gravi di quelli commessi dagli italiani, maggiormente coinvolti in reati contro la persona (omicidio, violenze, lesioni) nonché violazione delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti.
Nel 2009 i minori italiani presenti nei CPA sono il 62% contro il 38% dei minori stranieri.
E’ un dato di fatto che esistono discriminazioni nel trattamento degli stranieri. Secondo Gaetano De Leo c’è una tendenza a rapportarci con gli stranieri così come con i connazionali, non tenendo conto delle diversità culturali e identità etniche degli stranieri.
Ciò è dovuto all'incapacità dei servizi preposti di adattare i progetti educativi alle caratteristiche degli utenti. Gaetano De Leo sostiene queste sue idee facendo riferimento ad una ricerca effettuata presso il carcere minorile di Roma "Casal di Marmo".
Mettendo a confronto, infatti, le relazioni d'equipe, composte da educatori, psicologi, assistenti sociali, elaborate per minori italiani e per minori extracomunitari, si è riscontrato che mentre le relazioni per i ragazzi italiani sono articolate e differenziate, per i singoli soggetti, sia da un punto di vista
psicologico, che relazionale e familiare, le relazioni per i ragazzi extracomunitari, invece, evidenziano una diversificazione soltanto tra il gruppo dei nomadi e quello dei nord-africani; per il resto, all'interno dei due gruppi, le relazioni si somigliano tutte, non riescono a cogliere in modo apprezzabile differenze individuali, relazionali, familiari, culturali.
Per concludere la dott.ssa Mori ci spinge ad una riflessione: abbiamo una certa responsabilità nei confronti di questi giovani. Dovremmo dare loro l’opportunità di costruirsi una identità matura, fatta di responsabilità e autonomia. Dovremmo riuscire a creare la situazione ideale al fine di prevenire il coinvolgimento in atti illegali. “Il nostro lavoro è di promuovere una cittadinanza attiva fatta non solo di diritti, ma contestualmente di doveri, tenendo ben presenti quelli che sono i principi della Convenzione di New York rispetto all'esigibilità dei diritti umani, riconoscere e trattare i minori non più solo come destinatari di interventi, ma come portatori di diritti soggettivi”.
Intervento della dott.ssa Donatella Addis
Ufficio Immigrazione Comune di Cagliari
Sintesi dell’intervento a cura della dott.ssa Claudia Calamida
“L’esperienza del Comune di Cagliari sulle Vittime della tratta”
Sin dal 1985 il Comune di Cagliari aveva predisposto un servizio dedicato ad una parte della popolazione straniera, nello specifico la comunità di Rom, abbastanza nutrita sul territorio.
Negli ultimi anni, con l’aumento di flussi migratori di natura diversa, questo servizio si è esteso alle problematiche della popolazione straniera in generale e alle vittime di tratta in particolare.
Dal 2000 al 2005 anche il Comune di Cagliari ha aderito ai finanziamenti del Ministero e del dipartimento Pari Opportunità per la casa di accoglienza per le donne, in base all’art.18. Viste le difficoltà riscontrate nel gestire quel tipo di struttura, si è fattoa una scelta di campo, ovvero non accedere più ai servizi dedicati dal dipartimento di Pari Opportunità ma creare una propria struttura dove potessero essere accolte le vittime di tratta che avessero interrotto il programma predisposto con l’art. 18 oppure che terminato il programma con l’art. 18 non avessero in realtà trovato collocazione nel mercato del lavoro né la possibilità di costruirsi una vita autonoma.
Questa comunità raccoglie per lo più donne vittime di tratta, condannate per traffico di stupefacenti o prostituzione, la cui età media si aggira attorno ai 22 anni.
Le segnalazioni vengono fatte attraverso il numero verde preposto o tramite gli avvocati difensori o il personale della struttura carceraria di Buoncammino.
Una buona parte delle donne condannate ha figli e poiché rientra nelle sanzioni previste dallo stato italiano a tutela del minore, subisce l’allontanamento del minore, nonché il suo successivo stato di adottabilità.
L’intento è quello di ricongiungere madre e minore, al di fuori della struttura carceraria in una comunità che le permetta di occuparsi del proprio bambino, in attesa che l’iter giudiziario faccia il proprio corso.
Non sempre è una strada facile, poiché la legge prevede la sospensione della potestà genitoriale della donna, ma fino ad oggi si è raggiunto un numero di ricongiungimenti abbastanza significativo.
Chiaramente il supporto è fondamentale in quanto la maggior parte di loro, non avendo una rete parentale o amicale che le supporti all’esterno del carcere, non può usufruire nemmeno delle misure alternative alla detenzione. Così si viene a creare una rete di supporto tra il carcere, l’avvocato difensore e la comunità, che fa da garante e porta avanti un percorso di fuoruscita dalla situazione carceraria, offrendo loro ospitalità e un’equipe specializzata che le possa seguire nei progetti di inclusione sociale per avviarle ad un percorso autonomo.
La comunità, finanziata esclusivamente con fondi del Comune di Cagliari, senza l’ausilio di fondi regionali o nazionali, consente una più ampia libertà di trattamento dei casi da poter accogliere, consentendo una maggiore possibilità di intervento, attraverso il percorso di inclusione sociale e soprattutto grazie all’applicazione dell’articolo 31 , inerente alle madri di minori, meno vincolante rispetto all’articolo 18 precedentemente citato. All’interno della comunità c’è una percentuale maggiore di donne albanesi e nigeriane, spesso ricalcitranti, che solo dopo un percorso molto lungo e difficile, un affiancamento costante, con una sorta di maternage che insegna loro le cose più banali (dal cucinare, al gestire una somma di denaro minima, al poter garantire le cure igieniche al proprio bambino) riescono a condurre una vita quasi autonoma, supportate delle cooperative sociali.
Intervento della dott.ssa Maria Teresa Portoghese
Psicologa e socia di Alfabeto del Mondo
Sintesi dell’intervento a cura del dott. Danilo Fadda
“I minori stranieri o di origine straniera appartenenti a minoranze etniche discriminate”
L’intervento della dott.ssa Portoghese è stato conciso ma denso di significato. Inizia affermando come il fondamentale principio dell’uguaglianza vada esteso a tutti i minori e non solo a quelli italiani. Solo in questo modo si potranno porre le basi perché questi maturino un grado di ambientamento tale che gli permetta di stabilire determinati obiettivi e determinate mete e che il raggiungimento di queste sia possibile e non un’utopia o un sogno.
Sottolinea in seguito che perché queste basi si creino è molto importante evitare dei fraintendimenti all’interno di quello che è il processo comunicativo fra culture diverse, in modo tale che non ci sia terreno fertile per la nascita e la sopravvivenza dello stereotipo.
Lo stereotipo, come sappiamo, è la conoscenza che l’individuo “crede” di possedere, e l’educazione è necessaria per estirpare alla radice quello che è in fin dei conti l’anticamera del pregiudizio. I pregiudizi infatti costituiscono i giudizi rifiutati da scienza e conoscenza; non sono innati ma purtroppo si strutturano già nella prima infanzia.
Per rendere meglio il concetto e l’importanza dell’argomento la dottoressa Portoghese ci fa partecipi dell’esperienza del suo vissuto personale. Avendo passato l’infanzia da sarda a Roma è stata infatti lei stessa vittima di comportamenti discriminatori proprio da parte degli altri bambini del luogo. Motivi della discriminazione? il colorito della pelle e l’accento differente. Ci sarebbe da sorridere per la futilità di certe motivazioni, ma questo rende ancora più tragica e indimenticabile l’esperienza dell’infanzia che dovrebbe essere il periodo più spensierato della vita.
Sono ormai molto attuali le cronache che riferiscono degli atti di bullismo un po’ ovunque. Il bullo è quel giovane prepotente e teppista che si mostra e agisce con spavalderia; è colui che prospera nel terreno dei pregiudizi. Egli ha purtroppo il potere di trascinare nelle sue azioni anche altri elementi ed individua il nemico e la sua nel diverso che diventa la sua preda preferita, facendosi forte di questa diversità che confina la vittima nell’isolamento, rendendolo debole nei confronti dei suoi aguzzini.
Nel particolare ci viene esposto il caso dell’etnia Rom, un rappresentante dei quali era presente in sala: Rubino Sulejmanovic; essi sono, infatti, da sempre perseguitati perché non molti conoscono le origini di questa loro vita nomade che ha causato odio e diffidenza verso di essi fin dal medioevo. Il motivo? La loro pratica di lavorare i metalli veniva considerata, nella superstizione popolare, riconducibile alla magia e alla stregoneria e da qui il passo verso la persecuzione è stato breve.
Questo esempio può farci capire come i pregiudizi legati a credenze nate secoli fa’ siano difficili da estirpare e quanto importante sia il ruolo dell’educazione data dalla famiglia nella prima infanzia, periodo cruciale per formare il pensiero del bambino.
La dottoressa Portoghese, chiude infine con un appello a non dimenticarci della nostra esperienza di italiani all’estero, in quanto discriminati a nostra volta in un passato nemmeno tanto lontano, quando in Europa e in America l’ingresso dell’italiano veniva vietato persino all’interno dei bar.
Questa esperienza, provata sulla pelle dei nostri compatrioti dovrebbe essere la lezione più importante per evitare di cadere noi stessi nella trappola del pregiudizio.
Intervento della dott.ssa Nicoletta Pirinu
Congregazione Figlie della carità San Vincenzo Dè Paoli
Sintesi dell’intervento a cura di Maria Grazia Cau
“La tratta dei minori: forme di sfruttamento in cui sono coinvolti i minori e gli strumenti di tutela giuridica e sociale”
L’esposizione della relazione relativa all’argomento di cui in premessa è stato affidato alla Dr.ssa Nicoletta Pirinu, pedagogista che da anni presta la propria attività presso la Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo da Paoli con sede a Cagliari.
La Congregazione realizza in Sardegna, dall’anno 2000, attività a supporto delle donne vittime di tratta affiancandole nel percorso di recupero ed inclusione sociale.
Prima di esaminare le varie tipologie di tratta è importante definire il concetto stesso di “tratta”. A tale proposito è determinate e significativa la definizione resa dalla Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale (Palermo 2000), costituita da due protocolli , uno relativo al traffico di migranti e uno che affronta il problema della tratta di esseri umani.
La Convenzione di Palermo chiarisce a livello internazionale il significato di tratta di persone dandone una definizione che sarà poi condivisa dagli stati aderenti.
“ Tratta di persone indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone tramite l’impiego o la minaccia della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’assoggettamento o il prelievo di organi”.
Affinché si possa parlare di tratta è necessaria la presenza di tre elementi fondamentali:
1. il reclutamento: fase attraverso la quale i soggetti hanno i primi contatti con coloro che diventeranno poi i loro sfruttatori;
2. la coercizione: essa si concretizza nell’impiego della forza per ottenere il consenso, forza che non deve essere intesa solo in senso fisico, ma spesso e con ripercussioni altrettanto gravi, in senso psicologico;
3. lo sfruttamento: finalizzato ad ottenere lo sfruttamento del corpo, in caso di tratta per scopi sessuali, o di lavoro o ancora di prelievo di organi.
E’ importante sottolineare che la tratta non deve essere identificata con la prostituzione bensì con quell’insieme di azioni rivolte in modo particolare allo sfruttamento che può assumere forme diverse.
Una visione generale di quella che è la situazione dei minori e/o adolescenti vittime di tratta emerge dal Report che Save the Children ha pubblicato nell’agosto del 2009 che pone l’accento sui numeri e sulle diverse tipologie di tratta.
E’ importante sottolineare che un “un minore vittima di tratta è ogni persona al di sotto dei 18 anni che è reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta al fine di sfruttamento sia all’interno che all’esterno del Paese, anche senza inganno, abuso di potere o altre forme di abuso”.
2,7 milioni sono le vittime di tratta nel mondo di cui l’80% è costituito da donne e bambini.
Le varie forme di tratta possono essere sostanzialmente riconducibili alle seguenti tipologie:
lavoro agricolo;
accattonaggio;
Molti di coloro che cadono nella rete della tratta sono minori, spesso non accompagnati, privi di una propria identità d’origine che costituiscono sicuramente una fascia molto debole e vulnerabile.
Lo sfruttamento a scopo sessuale colpisce in modo particolare le giovani donne provenienti dalla Romania e dalla Nigeria, molto spesso giovanissime in cerca di un futuro e una vita migliore.
Per quanto concerne questo tipo di sfruttamento si è rilevato uno spostamento dei contesti nei quali si svolge in quanto sempre più spesso la strada viene sostituita con ambienti interni ed è in questi casi che si parla di prostituzione indoor (al chiuso).
Lo sfruttamento per lavoro agricolo riguarda invece giovani provenienti dalla Libia e sbarcati prevalentemente in Sicilia.
Accolti nelle comunità all’interno delle quali non trovano spesso le condizioni a loro favorevoli, finiscono per essere reclutati nel settore della manodopera irregolare con alto rischio di sfruttamento.
Lo sfruttamento finalizzato all’accattonaggio appare ugualmente ancora molto forte e presente nel nostro Paese soprattutto tra soggetti molto giovani provenienti da contesti sociali assai poveri.
Capire se un minore è soggetto a tratta non è spesso così semplice infatti solo attraverso lo studio e l’analisi di determinati indicatori è possibile dimostrare se è effettivamente oggetto di tratta.
Merita altresì un cenno e una riflessione anche l’analisi dei minori vittime di tratta che si trovano nel circuito penale a causa di reati che hanno commesso in quanto vittime di sfruttamento, in cui il processo di identificazione delle vittime di tratta è importantissimo: in questo caso è necessario modificare lo sguardo che si rivolge verso le varie tipologie e guardare alla condotta dei minori come indicatori della tratta.
In materia di tratta merita sicuramente un cenno il caso delle donne Nigeriane.
Una massiccia presenza di donne nigeriane arriva in Italia per finire nel mercato della prostituzione di tratta. L’organizzazione della rete criminale e del racket nigeriano presenta caratteri differenti, sia nei modelli coercitivi usati nei confronti delle giovani donne, sia per la forma di reclutamento che avviene attraverso la figura dello Sponsor; la tratta avviene attraverso dei mediatori a cui segue lo sfruttamento delle “maman”.
Lo sponsor è colui che recluta le ragazze che provengono per lo più da situazioni sociali difficili e che normalmente gode della fiducia delle famiglie. Si tratta di una sorta di ponte esistente tra l’organizzazione locale e quella presente in Italia.
Anche le maman hanno un ruolo fondamentale. Si tratta spesso di ex prostitute che dopo essersi riscattate passano dall’altra parte, controllando il lavoro dei piccoli gruppi di ragazze che consegnano a lei tutti i guadagni fino all’estinzione del debito. Abbiamo parlato di debito. Il debito è quella motivazione che porterà le ragazze a sacrificarsi sino a quando lo stesso non verrà estinto e riguarda il denaro che l’organizzazione ha sostenuto per il loro viaggio, i documenti, vitto e alloggio. La maman si occupa inoltre di prepararle al “lavoro” che dovranno svolgere attraverso rituali magici affinché il grado di assoggettamento sia pressoché totale.
In tutta questa situazione un primo fattore di difficoltà è quello di determinare l’età delle donne con le quali si viene in contatto; età che è spesso soggetto di variazione nelle varie fasi che esse attraversano da quando iniziano il loro percorso dal Paese d’origine a quando arrivano in Italia.
Al momento della partenza è bene che venga loro attribuita un’età maggiore di quella reale, mentre al momento dell’arrivo è preferibile – per una questione di desideri del cliente – che venga attribuita un’età inferiore.
Ma quali sono gli strumenti giuridici a tutela della tratta? Il legislatore ha previsto una forma di tutela attraverso l’art. 18 del D. Lgs. 286/98 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”
Altra forma di tutela è garantita dall’art. 13 della legge anti-tratta n. 228/2003.
In ultima appare altresì importante dare uno sguardo a quella che è l’attività svolta, nello specifico, dalla Congregazione delle Figlie della Carità di Cagliari. Essa opera attraverso due progetti: Elen Joy e dall’ Accoglienza al progetto individuale.
Con il primo vengono realizzati dei programmi di assistenza e protezione sociale attraverso il rilascio del permesso di soggiorno a favore di stranieri vittime di tratta di cui ai sensi dell’art. 18 del D. Lgs. 286/98.
Con il secondo progetto si tende a creare un percorso individuale di assistenza – previsto dall’art. 13 Legge anti-tratta citato in premessa – assicurando vitto, alloggio, assistenza sanitaria ed un graduale recupero fisico e psicologico.
Intervento della dott.ssa Laura Pinna
Ministero della Giustizia – Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni
“Il reato commesso dal minore straniero. Presa in carico e trattamento da parte dei servizi minorili della Giustizia”
L'esposizione che segue vuole relazionare e divulgare l'intervento della dott.ssa Laura Pinna senza pretese di completezza e consapevolmente senza la capacità dialettica ed espositiva della dottoressa Pinna ma nella speranza di essere utile mezzo di informazione.
Sono stati aggiunti alcuni brevi approfondimenti per eventualmente fare chiarezza sugli ambiti d'azione e le specificità di alcuni servizi ed istituzioni. Vengono citate le fonti da cui si è attinto.
Poche note a piè di pagina completano il testo.
Nell'area di competenza del ministero della giustizia ricade la responsabilità dei tre centri per la giustizia minorile tra loro cooperanti ed interconnessi essi sono :
Centri di Prima Accoglienza (CPA)
In Italia esistono venticinque C.P.A. che accolgono i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento e assicurano la loro permanenza fino all'udienza di convalida da parte del Giudice delle Indagini Preliminari. Sono strutture concepite dal D.P.R. 448/1988 per superare concretamente il binomio arresto-carcerazione preventiva ed evitare al minore l'impatto con la struttura carceraria che, soprattutto per i minori alla prima esperienza penale, rappresenta un evento emotivamente forte e stigmatizzante. Proprio per questo i C.P.A. si trovano in luoghi diversi dagli Istituti Penali Minorili e comunque nei pressi degli uffici giudiziari minorili. In condizioni ideali il numero massimo di soggetti ospitabili contemporaneamente non deve superare le sei unità al fine di garantire una gestione di tipo comunitario. Anche dal punto di vista dell'arredamento e delle strutture si diversificano dal carcere tradizionale (ad esempio vengono usati vetri antisfondamento al posto delle porte in ferro e delle grate).
(Fonte per approfondimento: http://www.michelucci.it/pagine/allegati/IPM/USMMFig2Ita.htm)
Istituti Penali per Minorenni (IPM)
Gli I.P.M. sono diciassette; assicurano l'esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare dell'Autorità Giudiziaria minorile ed hanno allo stesso tempo il compito di garantire i diritti dei minori attraverso la pianificazione a livello interistituzionale di percorsi di responsabilizzazione. Ospitano minorenni o giovani adulti in stato o di custodia cautelare in carcere o in espiazione di una pena alla reclusione divenuta esecutiva.
(Fonte per approfondimento: http://www.michelucci.it/pagine/allegati/IPM/USMMFig3Ita.htm)
Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni (USSM) che è l'oggetto di interesse dell' intervento.
L ' USSM è quindi un servizio della Giustizia Minorile.
Gli U.S.S.M. intervengono a favore di minorenni nell'ambito della competenza penale dell'Autorità Giudiziaria minorile e partecipano alla promozione e alla tutela dei loro diritti.
Quali i compiti istituzionali degli USSM?
1. raccogliere elementi conoscitivi relativi il minorenne soggetto a procedimento penale;
2. informare l'Autorità Giudiziaria sulle condizioni personali, familiari ed ambientali del minore;
3. predisporre interventi personalizzati per la realizzazione di percorsi di crescita e responsabilizzazione del minore;
4. assistere il minore per tutta la durata del procedimento penale esplicandogli chiaramente tutte le fasi processuali ;
5. svolgere attività di controllo durante l' attuazione del provvedimento dell'Autorità Giudiziaria a favore dei minori sottoposti a misure cautelari non detentive e fornire sostegno al minore in collaborazione con gli altri Servizi Minorili della Giustizia e con gli Enti locali;
6. essere soggetto attivo nel promuovere ricerche, metodologie d'azione, per approfondire la realtà del disagio giovanile, dei bisogni e degli interventi da realizzare;
7. svolgere attività di prevenzione a devianza minorile nonché a diffondere una cultura comune per la tutela dei minori a rischio.
Per l' USSM è fondamentale il lavoro di rete affinché proceda ad un corretto ed efficace svolgimento dei propri compiti , una rete solida ed articolata che coinvolga ad esempio consultori familiari, servizi per le tossicodipendenze, servizi di neuropsichiatria infantile o di igiene mentale.
Importante segnalare che l' USSM .si avvale anche della collaborazione del privato sociale e delle associazioni di volontariato. Ragguardevole interazione quella con il terzo settore per la realizzazione di progetti di pubblica utilità da parte di minori sottoposti all'istituto giuridico della sospensione del processo e messa alla prova, vengono infatti promossi corsi per la formazione professionale e inserimenti in ambiente lavorativo,coadiutori importanti a tal fine sono le agenzie del lavoro,i servizi di orientamento al lavoro, i centri per l'impiego. Spesso le associazioni di volontariato che si prestano alla collaborazione vedono il minore stesso prestare il proprio contributo come volontario.
Nel panorama sardo gli USSM operano a Cagliari e Sassari da cui dipende anche una sede a Nuoro.
L'USSM di Cagliari si occupa di 260 comuni, l'utenza servita è costituita da minorenni dai 14 ai 18 anni per ciò che concerne il coinvolgimenti in reati e dagli 0 ai 14 anni per anche le problematiche legate agli abusi su minore. Si noti che relativamente ai reati per cui è prevista la detenzione nel carcere minorile che per la provincia di Cagliari trova la sua sede a Quartucciu, non e prevista una sezione femminile, questo comporta che i minori di sesso femminile vengano destinate a sedi attrezzate della penisola.
La “presa in carico ” del minore da parte dell' USSM avviene per richiesta della Procura o anche del Giudice che richiedono di fornire un quadro completo della situazione di vita del minore in stato di osservazione o di arresto. Per svolgere l'incarico all'interno degli U.S.S.M. collaborano psicologi, assistente sociali, educatori. Il carcere minorile di Cagliari trova la sua sede a Quartucciu.
Le vicende di disagio e delinquenza minorile già gravi e di difficile approccio di per se stesse si aggravano quando i soggetti coinvolti sono minori stranieri. In questa categoria possiamo inoltre distinguere due casistiche che presentano elementi peculiari richiedenti interventi diversi e più o meno complessi. I casi in discussione riguardano:
Minori stranieri da sempre con la propria famiglia o ricongiunti.
I minori non accompagnati sono coloro che hanno affrontato il viaggio e l'ingresso nel Paese d' arrivo da soli. La loro età in genere è compresa tra i 12 ed i 17 anni. A volte sono accompagnati da un parente lontano o da una persona cui sono stati affidati dai genitori ma quasi sempre la solitudine è presto loro compagna e si ritrovano condizioni di marginalità. A volte cadono vittima del racket dell'immigrazione clandestina. La loro provenienza generalmente è il Nord africa o i paesi dell'Est. I minori non accompagnati sono molto vulnerabili poiché hanno l'urgenza di doversi procurare un reddito immediato, affrontano condizioni di vita e di alloggio precarie e marginali che li spingono a una continua ricerca sul territorio di altre opportunità di vita e guadagni . Invece anche se la fragilità della loro condizione è foriera di tanti disagi , sia i minori ricongiunti che i bambini stranieri arrivati con uno o entrambi i genitori o anche nati in Italia, possono contare sulla protezione di un nucleo familiare.
Un elemento distintivo dell'USSM di Cagliari è la casistica multietnica dell'utenza penale che , non essendo la Sardegna interessata da fenomeni migratori ingenti si fa carico di accogliere i minori in arrivo dalle sovraffollate carceri dell'Italia settentrionale e centrale soprattutto, il più spesso delle volte privi di accompagnamento familiare. Un'ulteriore aggravante per il modo di sentire del minore, oltre al continuo sradicamento, è costituita dalla realtà insulare in cui non vogliono stare perché povera di prospettive di lavoro e gli spostamenti sono complessi. Quando infatti lasciano il loro paese d'origine sono ignari di quanto li attende, essi nutrono grandi aspettative di poter lavorare e poi tornare indietro in aiuto alla famiglia. La realtà di povertà e abbandono con cui invece si scontrano è terreno fertile per il loro coinvolgimento nel giro della criminalità organizzata.
Nell'ambito della raccolta di elementi conoscitivi e nell'analisi delle condizioni personali, familiari ed ambientali relativi il minore straniero soggetto a procedimento penale è estremamente necessario essere edotti delle diverse culture che si incontreranno. La figura del mediatore interculturale diviene elemento cardine per una comunicazione serena e costruttiva nel rispetto e nella condivisione dell'alterità. Se l'incontro tra culture diverse necessita di particolare attenzione non meno scrupolo deve dedicarsi ad affrontare un altro elemento critico nel caso di minori non accompagnati: il riconoscimento e la valutazione dell'età del soggetto da tutelare. Spesso la mancanza di documenti di identificazione non è fortuita ma voluta per celare la “non minore età” che comporta la mancata applicazione dei provvedimenti in favore del minore finanche il rimpatrio. Talvolta dunque si rende necessario il ricorso alla valutazione medico scientifica dell'età.
La mancanza di riferimenti familiari costituisce un forte handicap per la ricostruzione del vissuto. Un'azione da intraprendere è quella di stabilire se sia possibile e più opportuno per il minore essere riportato presso la sua famiglia ma spesso le istituzioni del paese d'origine non sono collaborative e diventa quantomeno ardimentoso avere informazioni convincenti e supporto. Le autorità consolari che potrebbero essere di aiuto alla questura per l'emissione di documenti identificativi,fondamentali per l'inserimento in società, nonostante numerosi solleciti rimangono avari di risposte. Una difficoltà di cui tener conto è l'apprendimento della lingua italiana e il grado di scolarizzazione differente per tutti sino avvolte al totale analfabetismo.
L'esposizione si completa con due storie tra le tante importanti affrontate dagli operatori e collaboratori dell'USSM.
Una è la Storia di Andrei, un minore rumeno giunto in Italia affidato ad un parente. Andrei in Romania abitava in un piccolo villaggio, la sua famiglia povera conduceva una vita di lavoro onesta e dignitosa. Andrei era abituato a lavorare ma manifestava insofferenza che sfociava in atteggiamenti aggressivi. Purtroppo poco tempo dopo l'arrivo in Italia il parente cui era stato affidato lo abbandona. Andrei “si perde ” , viene arrestato a Milano per rapina. Subito si ha il trasferimento all'Istituto Minori di Quartucciu, IPM con validi mediatori, psicologi, educatori che lo accolgono e provvedono a rassicurarlo sul futuro, a sedimentare i rapporti con la famiglia e collocarlo presso la comunità “La collina” diretta da Don Cannavera. Da subito Andrei, nonostante la forte introversione, si mostra desideroso di lavorare. Il suo processo viene sospeso per un periodo di prova4 che consiste in un percorso rieducativo attraverso cui estinguere il carcere stesso. Gli esiti sono positivi. Andrei consegue la licenza media, trova un lavoro, una casa , si può parlare di una costruttiva elaborazione dell'esperienza vissuta.
La storia di Adrian ha avuto invece un ha uno sviluppo e un esito diversi. Adrian scappa dalla sua famiglia in Moldavia 15 anni, scappa principalmente da un 'esistenza segnata da un padre violento. Ha un grado di scolarizzazione medio alto. Entra in Italia con visto turistico allo scadere del quale cade in clandestinità.
Si ritrova immischiato in reati legati alla microcriminalità e viene arrestato a Venezia segue il trasferimento a Quartucciu. Gli viene attribuito un tutore nella forma di una comunità5 che non risulta essere una scelta adeguata, si cerca di trovare un collocamento più rispondente alle sue necessità ma sopraggiunge una nuova difficoltà. Adrian resosi conto della necessità di fare chiarezza sulla sua identità e il suo vissuto rivela aver raggiunto la maggiore età già al momento del reato, l'USSM non può più prendere in carico la sua situazione ….Adrian va via facendo perdere le sue tracce.
4) La Messa alla Prova e il ruolo dell'U.S.S.M.
La messa alla prova, detta anche “probation”, è uno degli strumenti più innovativi introdotti dal nuovo codice, essa consiste nella sospensione del processo da parte del giudice minorile con la messa alla prova (art.28 del D.P.R 488/88) del minore per la durata massima di tre anni; è sufficiente quindi che il giudice stabilisca di dover valutare la personalità del minorenne delegando ai Servizi i compiti di osservazione, trattamento e supporto. Al termine di tale periodo il giudice minorile potrà dichiarare estinto il reato qualora si ritenga, “tenuto conto del comportamento e della evoluzione della sua personalità , che la prova abbia dato esito positivo.
(Fonte per approfondimento:http://www.michelucci.it)
5) Le comunità sono strutture ad organizzazione di tipo familiare in cui vengono accolti i minori sottoposti alla misura cautelare del collocamento in comunità o in altra misura penale, hanno anche il compito di restituire il minorenne al proprio contesto sociale promuovendo la sua partecipazione ad attività formative e ricreative.
Intervento di Rubino Sulejmanoviç
Referente per l’etnia Rom e mediatore interculturale
dell’Associazione Culturale Alfabeto del Mondo
“Pregiudizi e stereotopi sui Rom”
Le seguenti righe si propongono di contribuire alla diffusione di una testimonianza.
Seminari, convegni, tavole rotonde infatti acquistano maggiore valenza quando possono godere del contributo verace di racconti esperienziali, storie di vita vissute. Si tratta di esistenze che si incontrano per conoscersi e riconoscersi. In questo caso un ringraziamento particolare va a Rubino Sulejmanovic per il suo impegno alla testimonianza e per la sua volontà di operare in favore di una convivenza priva di pregiudizi e ghettizzazioni tra il popolo Rom e i “non Rom”, con i quali decidono di condividere luoghi, società, istituzioni.
Rubino è un giovanissimo referente per l'etnia Rom che collabora e ed è sostenuto dall'Associazione Alfabeto del Mondo, partecipa come auditore ai corsi formativi per Mediatore Linguistico ed Interculturale organizzati dall'ACAM. Il suo intento è essere mediatore di un costruttivo dialogo tra culture diverse ma coabitanti, dialogo che passi per la conoscenza reciproca abolendo la barriera dei pregiudizi. Rubino ama studiare conseguito il diploma superiore per essere ancora più preparato a realizzare il suo intento vorrebbe intraprendere gli studi universitari in scienze politiche.
Cedo ora spazio al suo intervento:
“Sui Rom si hanno molti pregiudizi, nessuno si impegna a conoscerci per la nostra realtà”. Un'evidenza è che sui Rom si riferiscono solo atteggiamenti negativi e non si fa menzione delle tante rilevanze positive “Il Rom è contrario alla guerra” ci dice Rubino “I Rom non hanno mai dichiarato guerra a nessuno”. La radicata diffidenza verso i Rom ci viene mostrata nel racconto di esperienze del vissuto quotidiano. Tra gli ultimi episodi il brusco rifiuto di un'anziana signora, in difficoltà con le buste della spesa, farsi dare una mano a salire sull'autobus, Rubino viene temuto come un ladro. Ancora dicerie diffuse legano i Rom al furto di bambini nonostante statistiche e ricerche sociologiche mostrino il contrario. Anche “il mondo dell' informazione” i mass media sedimentano i giudizi negativi dando evidenziando con enfasi particolare i reati per cui anche solo si sospetti un responsabile di etnia Rom. La quotidianità diventa disagio costante e difficoltà aggiunte con queste premesse.
L'accesso al mondo del lavoro che ora è per tutti a dir poco problematico da sempre e adesso a maggior ragione lo è per chi viene dal “campo nomadi” il timore del datore di lavoro di essere derubato, raggirato è ben noto.
Ancora in questo suo intervento Rubino tiene dar voce al ricordo a tutte le persecuzioni che in diversi paesi in tutte le epoche hanno teso all'eliminazione delle tribù Rom con il culmine del genocidio durante il nazismo tedesco. Fatti gravi e vergognosi perlopiù dimenticati o voluti dimenticare.
L'intervento di una relatrice del seminario, la dott.ssa M.T. Portoghese che ringrazia Rubino per averle raccontato di essere divenuto con il suo modo di agire un esempio per i bambini Rom, ci illumina di ulteriori elementi circa la volontà a la necessita da parte di tutti di cooperare ad allontanare ogni falso giudizio e pregiudizio nei rapporti umani.
Rubino si fa carico di rivelarci come anche la popolazione rom non sia esente dal male del pregiudizio verso gli italiani e di come egli senta necessario indirizzare la “gente” cui appartiene verso il rifiuto di ogni razzismo e stereotipo perché ognuno si formi un giudizio che la ragione elabora dalla propria esperienza personale .
L' intervento termina con il manifesto dispiacere per l'impossibilità di avere la cittadinanza italiana per chi pure lavora in Italia, studia in Italia, partecipa alla vita sociale, rispetta le leggi e, come pure il suo caso, è nato in Italia.
La voce di un'assistente sociale si leva tra l'uditorio per segnalare che Rubino avendo compiuto 18 anni sino alla definizione del permesso di soggiorno rischia di divenire clandestino, ma la sua famiglia è qua da 20 anni e in più lui qua è nato!
Intervento di Jasmina Mahmutcehajicv
Mediatrice interculturale Caritas di Cagliari
Testimonianza “Il caso della Caritas operante nei campi Rom”
Jasmina: “Sono in Italia dal 1993, non sono nata qui. Sono venuta per pochi mesi durante la guerra in Bosnia/Erzegovina poi mi sono trattenuta per lavorare alla Caritas. In piazza San Sepolcro oggi abbiamo un centro di accoglienza immigrati che aiutano persone da tutte le parti del mondo, con vari bisogni.
Ci occupiamo di accoglienza, ascolto, si cerca di stabilire il bisogno. A volte esiste una richiesta economica per pagare le bollette, le scuole, gli affitti, le medicine o le visite specialistiche... Ma la gente viene anche solo per parlare. In questo contesto siamo riusciti ad entrare in contatto con la comunità Rom/Romena. Tanti non avevano permesso di soggiorno, abbiamo lavorato sul non chiedere l'elemosina abbiamo cercato di contrastare l'usanza di portare i bambini piccoli ai semafori, abbiamo cercato, comunque sia, di comunicare.
Una volta entrati nel campo di via del Commercio abbiamo capito cosa fare. C'era bisogno di acqua, di una rete fognaria, di portarli, insomma, ad una condizione più umana. Dal 2007 abbiamo, col Comune di Cagliari, istituito un servizio bus per portare i bambini a scuola. Quando il campo nel 2008 venne poi chiuso la gente non voleva andarsene, non voleva essere rimpatriata, ma era molto difficile trovare case per famiglie estese, ma in un certo senso ci siamo riusciti.
Vi ho raccontato questo per fare capire quanto sia difficile il percorso di sostegno. Da quando questa popolazione è diventata comunitaria gli aiuti sono aumentati, ma rimane comunque un percorso molto difficile a causa della poca integrazione.
Vi porto il caso di una famiglia senza residenza, che si sposta in un altro comune, ci riesce, i bambini vengono trasferiti ad un'altra scuola, ma una volta nella nuova scuola i bambini chiedono di essere nuovamente trasferiti perché vittima di discriminazione. Nonostante il bambino fosse sempre vestito bene e pulito durante una lite è stato umiliato (cit. “Zitto sporco zingaro!”).
Per me la Sardegna è ormai la mia casa, nonostante sia nata e abbia vissuto per 30 anni in Bosnia. La grande ospitalità di questa popolazione mi ha fatto restare. Ma esiste un “buco nero” normativo che non permette a tantissime persone di restare come ho fatto io. Persone giovani o addirittura nate in Italia completamente ignorati dall'apparato economico-governativo.
Persone venute dalla Bosnia, con 7/8/9 figli nati in Italia (e alcuni morti) senza documenti. Il permesso di soggiorno per una persona nata, sposatasi in Italia, con figli, non deve essere rifiutata. Queste persone non devono essere trattate come stranieri. Sono vite ai margini, persone attualmente abbandonate a loro stesse. La comunità deve fare qualcosa.”
Intervento di Maria Crescenzia Deplano
Centro Servizi per i minori e la famiglia provincia di Cagliari
Testimonianza “La figura del tutore”
Maria Crescenzia Deplano: “La figura del Tutore nasce dietro richiesta del Tribunale, e in particolare a partire dal 2008, anno in cui la Provincia ha avuto svariate richieste da parte dei Servizi Sociali di alcuni comuni per gestire la situazione dei Minori stranieri non accompagnati allora presenti nell'Istituto Minorile di Quartucciu, considerando, tra le altre soluzioni, anche il rimpatrio assistito.
Viene aperta quindi la Tutela nei momenti in cui i genitori non sono in grado di rispettare i diritti e doveri dei propri figli.
I tutori sono figure selezionate e formate da parte della Provincia di Cagliari e, sull'esempio del Garante della Cultura del Veneto e di alcune regioni italiane, ha istituito una lista di Tutori volontari da affiancare ai minori stranieri presenti o arrivati, in quel momento, con gli sbarchi, principalmente dall'Algeria.
Il ruolo del Tutore ha come principale compito la vigilanza e la cura dei diritti del minore ma sopratutto deve cogliere il bisogno del minore straniero. Per tanti la Sardegna era semplicemente una terra di sbarco, di primo contatto anche se a volte il primo contatto deviava verso contatti criminali. Si doveva capire come entrare in relazione con il minore.
I Giudici Tutelari, che nominavano i Tutori dalla lista di circa 40 candidati volontari, si sono accordati con Tribunale e Provincia per sviluppare gli accordi necessari per aprire una tutela.
Non sempre però i tutori, una volta nominati, erano disponibili. La Provincia inizialmente aveva aspirazioni ambiziose (studio “dell'accoppiamento” Tutore/Minore), ma questo non fu reso possibile perché le informazioni sui minori non accompagnati erano molto poche, e quindi non c'erano nemmeno tante informazioni sui bisogni.
Al momento della nomina il minore è già in comunità (il nostro ordinamento prevede che il minore sia posto in un luogo sicuro e protetto immediatamente). Il tutore presta giuramento di fedeltà e diligenza e si presenta ai servizi che hanno in carico il minore, i Servizi Sociali, in tutto questo sono i referenti principali per il minore. Viene inoltre valutata la residenza in base al luogo di sbarco o, nel caso del circuito carcerario, Quartucciu.
Nel caso dei Comuni le P.A. devono attivare degli interventi con progetti di inclusione sociale (spesso difficili da attuare per motivi di età: i minori sono vicini alla maggiore età e quindi collocabili solo per uno o due anni nei suddetti progetti).
Nel 2009 sono stati nominati svariati tutori, ma pochissimi minori sono rimasti. La gran parte è scappata alla prima occasione utile. Una volta scappati cadono tutti gli interventi, compresa la nomina del tutore.
Per il futuro potrebbe essere interessante nominare delle famiglie che, in alternativa al carcere, possano (anche dopo un momento di formazione) ospitare i minori e favorire la loro inclusione anche a livello scolastico.”