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Timestamp: 2019-05-22 01:29:27+00:00
Document Index: 186188290

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Irrilevanti i prelevamenti dei professionisti
Per la Cassazione sono irrilevanti i prelevamenti dei professionisti
La Cassazione, per la prima volta, con la sentenza n. 4585/2015, ha mutato il consolidato orientamento pregresso, confermando l’irrilevanza dei prelevamenti ai fini dell’accertamento fondato sulle indagini finanziarie nei confronti dei lavoratori autonomi.
Ai sensi dell’art. 32, comma 1, numero 2), secondo periodo del DPR 600/1973, i dati ed elementi attinenti ai rapporti finanziari sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle medesime condizioni sono altresì posti come “ricavi o compensi” a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempre ché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni.
Con la sentenza n. 228/2014, la Consulta ha stabilito che la figura del lavoratore autonomo, pur avendo talune caratteristiche in comune con quella dell’imprenditore, conserva delle specificità che conducono a ritenere arbitraria l’omogeneità di trattamento prevista dall’art. 32 riguardo alla presunzione relativa ai prelevamenti, secondo cui anche per il lavoratore autonomo, come per l’imprenditore, il prelevamento dal conto corrente corrisponde ad un costo da cui a sua volta si origina un ricavo. Ciò, invero, non avviene per i lavoratori autonomi, atteso che l’attività di tali figure è caratterizzata dal preminente apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo, ben emergendo questo soprattutto nelle professioni liberali. Se si considera, poi, che l’apparato contabile previsto per tali soggetti è di tipo semplificato, con frequenti commistioni di entrate e spese tra sfera privata e professionale, è evidente la non ragionevolezza della presunzione per cui i prelievi ingiustificati dai conti correnti di un lavoratore autonomo possano essere considerati dal Fisco come investimenti nell’ambito professionale da cui derivi un reddito.
Con la sentenza n. 4585/2015, la Cassazione ha abbandonato il consolidato orientamento e hanno confermando, invece, quanto stabilito dalla Consulta, condividendo la decisione dei giudici d’appello, con cui era stata disconosciuta la rilevanza dei prelevamenti ai fini dell’accertamento bancario nei confronti di un professionista, evidenziando la necessità di trattare diversamente la situazione dell’imprenditore e quella del lavoratore autonomo, la cui attività si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo, fermo restando che gli eventuali prelevamenti vengono ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria, da cui deriva la fisiologica promiscuità delle entrate e delle spese professionali e personali. Per di più la Cassazione, nel rinviare la causa alla commissione tributaria, ha stabilito che il giudice di rinvio dovrà, tenere conto della menzionata pronuncia della Consulta n. 228/2014, intervenuta nelle more del giudizio, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, del DPR 600/1973, nella parte in cui riferisce anche al lavoratore autonomo la presunzione di investimento dei prelevamenti dai conti bancari in costi produttivi di compensi.
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