Source: https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/clausola-risolutiva-il-creditore-tollerante-non-la-estingue-ne-vi-rinuncia
Timestamp: 2020-08-14 17:03:12+00:00
Document Index: 124777250

Matched Legal Cases: ['art. 2932', 'art. 2932', 'art. 2900', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 1401', 'sentenza ', 'art. 2549', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 1456', 'sentenza ', 'art. 1456', 'sentenza ', 'in fine', 'art. 1326', 'art. 1456', 'art. 189', 'sentenza ']

Clausola risolutiva: il creditore tollerante non la estingue, né vi rinuncia - Ex Parte Creditoris
In caso di modificazione contrattuale, non può ritenersi estinta la clausola risolutiva espressa, se il creditore ha manifestato tolleranza con comportamenti positivi o negativi. Né tale tolleranza può interpretarsi quale tacita rinuncia ad avvalersi della clausola risolutiva, se l’inadempimento si protrae.
ALFA s.p.a;
COSTRUZIONI s.r.l.;
ALFA s.p.a.;
1. – Con atto di citazione notificato il 25 marzo ed il 6 aprile 1996, C.M. esponeva che con contratto preliminare di compravendita del 27 luglio 1995 la soc. Edilizia a r.l., rappresentata da M.R., quale promittente, e la soc.Costruzioni a r.l., rappresentata da F.S., quale associata, gli avevano promesso in vendita, per il prezzo di L. 310.000.000, un immobile, sito in (OMISSIS), nel complesso residenziale in località (OMISSIS); che detto immobile era di proprietà della Immobiliare s.p.a., la quale, con contratto preliminare dell’8 aprile 1993, lo aveva promesso in vendita, per sé o per persona da nominare, alla Costruzioni s.r.l.; che quest’ultima aveva nominato esso C. quale acquirente.
Riferiva che, dopo avere pagato la complessiva somma di L. 110.000.000 ed essere stato immesso nel possesso del bene, aveva constatato, nel dicembre 1995, che l’immobile era stato ceduto dal M. alla società X a r.l., la quale aveva poi nominato promissario acquirente S.M.. Tanto premesso, non essendo riuscito ad ottenere dalla (OMISSIS) il trasferimento della proprietà, l’attore conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Roma la (OMISSIS), la (OMISSIS), la Costruzioni e la X, nonchè il M. ed il F. in proprio, chiedendo che:
(a) accertato e dichiarato che esso C. era il terzo acquirente nominato regolarmente dalla Costruzioni quale promissaria della Immobiliare, ora (OMISSIS), gli fosse trasferita, ex art. 2932 cod. civ., la proprietà dell’immobile; (b) venisse accertato l’obbligo solidale della (OMISSIS). e della E.Costruzioni a fare trasferire l’immobile ad esso attore nella sua consistenza attuale e reso conforme alle norme urbanistiche; (c) venisse accertato l’inadempimento contrattuale della E.G. e della E. e la responsabilità personale, per atti dolosi e colposi, degli amministratori M. e F., con condanna dei medesimi, in solido, al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede.
Si costituiva la società (OMISSIS), la quale chiedeva il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, che, accertato l’inadempimento della E. all’obbligo di pagamento del prezzo, la stessa società, o la persona dalla stessa legittimamente nominata, venisse condannata all’adempimento del contratto, con il pagamento del saldo del prezzo e l’accollo del mutuo. La (OMISSIS) si riservava di modificare la domanda di adempimento in domanda di risoluzione del contratto, per il decorso del termine previsto in contratto per il pagamento del prezzo.
Si costituivano altresì, resistendo: la E.G. Edilizia e il M. in proprio; la X; nonchè, tardivamente, Costruzioni e il F. in proprio.
Nel giudizio cosi instaurato interveniva volontariamente S. M., il quale dichiarava di essere l’unico cessionario legittimato ad ottenere il trasferimento della proprietà dell’immobile in contestazione, essendo stato nominato promissario acquirente, in data 10 novembre 1995, dalla X (a sua volta nominata dalla Costruzioni, in data 20 aprile 1995, con comunicazione all’altra contraente Immobiliare s.p.a., che aveva prestato, il 3 maggio 1995, il proprio consenso alla cessione), e successivamente immesso nel possesso del bene, e chiedeva pertanto il rigetto della domanda formulata dall’attore ed il trasferimento in suo favore, ex art. 2932 cod. civ., della proprietà dell’appartamento, anche in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ., stante l’inerzia della società X e della società E.
Nel giudizio si costituiva la S.T. s.p.a., subentrata in tutti i diritti vantati dalla (OMISSIS) in liquidazione, la quale mutava la originaria domanda riconvenzionale, di adempimento del contratto preliminare dell’8 aprile 1993, in una domanda di accertamento della risoluzione del contratto, in forza della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto stipulato con la E.
L’adito Tribunale di Roma respingeva la domanda del C. per difetto di titolo contrattuale e cosi pure la domanda del S., attesa l’accertata non autenticità della firma apposta apparentemente dal legale rappresentante della E., F. S., nella lettera trasmessa il 20 aprile 1995 all’Immobiliare; in accoglimento della domanda della S.T., dichiarava risolto il contratto preliminare dell’8 aprile 1993 tra l’Immobiliare e la promissaria acquirente Costruzioni, per inadempimento di quest’ultima.
2. – La sentenza di primo grado veniva appellata, con distinti atti di impugnazione, dal S. e dal C.. Nel giudizio di gravame si costituiva soltanto la S.T.I., la quale proponeva appello incidentale.
Con riguardo all’impugnazione del S., la Corte d’appello ha rilevato che questi aveva eccepito la tardività del disconoscimento effettuato dal F. solo in appello e, anzi, davanti al Tribunale, a seguito del disconoscimento tardivamente formulato dal F., aveva avanzato la richiesta di verificazione della scrittura; ed ha osservato che, a fronte della accertata non autenticità della sottoscrizione, la lettera, datata 20 aprile 1995, trasmessa all’Immobiliare, contenente apparentemente la nomina, da parte della promissaria acquirente (nel preliminare dell’8 aprile 1993) Costruzioni, della X, quale nuovo contraente nel contratto definitivo di trasferimento di proprietà dell’immobile per cui è causa, era priva di efficacia probatoria. Di qui l’inefficacia della successiva lettera del 10 novembre 1995, trasmessa dalla X all’Immobiliare e ricevuta da questa il successivo 16 novembre 1995, contenente l’indicazione del S. quale intestatario futuro dell’immobile.
– che la scrittura datata 27 luglio 1995 era stata disconosciuta da uno dei contraenti, la E.G. Edilizia, in persona del legale rappresentante pro tempore M.R., e non era stata sottoposta a verificazione da parte del C., sebbene quest’ultimo avesse posto a base della sua domanda di trasferimento proprio tale scrittura;
– che in quest’ultima l’obbligazione principale di impegnarsi a trasferire la proprietà dell’immobile (peraltro dichiarato nello stesso contratto, nella prima parte, come di proprietà della E.G. e, nella parte relativa alle modalità di pagamento del prezzo, come di proprietà della Immobiliare) al C. venne assunta esclusivamente dalla E.G., indicata ripetutamente nel corpo dell’atto come sola parte promittente, essendo menzionata la Costruzioni, nella stessa scrittura, quale semplice associata temporanea alla parte promittente E.G.;
– che, a fronte della mancata verificazione dell’autografia della sottoscrizione effettuata da parte del M., correttamente il Tribunale ha ritenuto la scrittura del 27 luglio 1995 come non riconosciuta ed inidonea a costituire valido fondamento della domanda di trasferimento ex art. 2932 cod. civ. del C.
La Corte d’appello ha poi confermato la sentenza impugnata anche nella parte in cui aveva dichiarato la risoluzione del contratto preliminare di compravendita stipulato l’8 aprile 1993 per inadempimento della promissaria acquirente Costruzioni s.r.l.. A tal fine la Corte territoriale ha considerato il decorso del termine previsto nel contratto per il pagamento del prezzo (essendo stata versata dalla promissaria acquirente Costruzioni soltanto la caparra di lire 124.000.000 a fronte di un corrispettivo di lire 310.000.000 e della previsione contrattuale del versamento del residuo prezzo tra luglio e dicembre 1993) e ha rilevato che non erano stati dedotti fatti o comportamenti dell’Immobiliare idonei a provare la volontà inequivoca della società di rinunciare all’esercizio della facoltà di avvalersi della clausola risolutiva contemplata nell’art. 20 del preliminare.
In ordine all’appello incidentale della S.T., con il quale la società aveva chiesto che venisse accertato il suo diritto a trattenere la caparra, la Corte d’appello ha rilevato che la domanda della convenuta di incameramento della caparra confirmatoria ricevuta non era stata reiterata (insieme alla domanda di risarcimento) dalla S.T. in sede di conclusioni, sicché essa doveva ritenersi rinunciata e non esaminabile.
Hanno resistito, con controricorso, il S., la ALFA (già S.T.I.), mentre gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.
Il S. e la ALFA hanno a loro volta proposto ricorso incidentale, affidato, rispettivamente, a quattro motivi e a un motivo.
Il C. ha resistito con controricorso ad entrambi e la ALFA ha resistito con controricorso al ricorso incidentale del S..
In prossimità dell’udienza hanno depositato memorie il C. e la ALFA.
2. – Passando, a questo punto, all’esame del ricorso principale, con il primo motivo (motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria su punti controversi e decisivi per il giudizio, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1456 cod. civ.) il C. deduce che la motivazione della Corte di merito è viziata dall’erroneità del presupposto, perchè il titolo scritto contrattuale della richiesta di trasferimento della proprietà dell’immobile non è il preliminare del 27 luglio 1995, sottoscritto dal C. con la E.G. e la Costruzioni, ma quello in data 8 aprile 1993, tra la Costruzioni e la proprietaria promittente, Immobiliare ora S.T.., nel quale il C. è parte quale acquirente nominato ex art. 1401 cod. civ. In subordine, il ricorrente in via principale si duole che la sentenza abbia qualificato la scrittura del 27 luglio 1995 come una promessa di vendita dell’immobile del terzo Immobiliare da parte della E.G., “e non come promessa della Costruzioni di trasferire al C. il suo status di promissaria acquirente nel preliminare del 1993”, omettendo di indagare sulla comune intenzione delle parti, in violazione delle norme di ermeneutica contrattuale, e mal valutando la posizione rispettiva della Costruzioni e della E.G. quale “associate” nel contratto, in relazione alla normativa dell’art. 2549 cod. civ..
Il ricorrente in via principale addebita alla sentenza impugnata di non avere considerato che, “anche indipendentemente dalla scrittura del 27 luglio 1995”, la “legittimazione” del C. a pretendere la sentenza costitutiva ex art. 2932 cod. civ. deriverebbe da un altro titolo, contemporaneamente fatto valere sia in primo grado che in appello, ossia dall’essere egli “terzo acquirente nominato dalla Costruzioni s.r.l. e cessionario nel contratto preliminare di compravendita in data 8 aprile 1993 stipulato con la Immobiliare s.p.a. ora S.T. s.r.l.”.
Su questo titolo ulteriore, che, nella prospettazione del ricorrente, avrebbe giustificato la richiesta sentenza costitutiva, manca, nella decisione impugnata, una pronuncia della Corte d’appello, la quale si è limitata a confermare “le conclusioni del Tribunale che, a fronte della mancata verificazione dell’autografia della sottoscrizione effettuata da parte del M., quale legale rappresentante della E.G., ha ritenuto la scrittura del 27 luglio 1995 come non riconosciuta ed inidonea a costituire valido fondamento della domanda di trasferimento”, giudicando i restanti “rilievi mossi dal C.” “assorbiti” da queste argomentazioni.
Cosi decidendo, la sentenza impugnata non ha tenuto conto – incorrendo in un vizio di omessa pronuncia derivante dall’errore nell’interpretazione della domanda azionata in giudizio – dello specifico motivo di censura (pag. 6 dell’atto di appello) con cui si deduceva che il titolo alla sentenza costitutiva ex art. 2932 cod. civ. derivava anche dalla “lettera della Costruzioni alla Immobiliare in data 21 novembre 1995 che, comunicando di aver trasferito i diritti e obblighi inerenti all’immobile di cui in oggetto, vale anche come cessione dello status di promissario acquirente nel preliminare 8 aprile 1993, ed è confermata dalla lettera 22 novembre 1995, che ribadisce alla società promittente di aver ceduto in data 27 luglio 1995 il contratto preliminare sottoscritto a suo tempo”.
3. – Con il secondo motivo del ricorso principale (motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria; violazione e falsa applicazione dell’art. 1456 cod. civ.) ci si duole che la sentenza impugnata abbia confermato la risoluzione ex art. 1456 cod. civ. del preliminare di compravendita in data 8 aprile 1993, per colpa della Costruzioni, rigettando il secondo motivo di appello, con cui era stata dedotta la rinuncia della Immobiliare ad avvalersi della clausola risolutiva ed era stato negato l’inadempimento della E.
3.2. – La Corte d’appello – nel confermare la pronuncia del Tribunale – ha escluso che sia stata raggiunta la prova di una rinuncia, sia pure tacita od implicita, della Immobiliare (poi S.T.) ad avvalersi della clausola risolutiva.
Tale essendo la situazione inoppugnabilmente emergente dalla ricostruzione fatta dai giudici del merito, la sentenza impugnata si è attenuta, correttamente, al principio secondo cui, in tema di clausola risolutiva espressa, la tolleranza della parte creditrice, che si può estrinsecare tanto in un comportamento negativo, quanto in uno positivo, non determina l’eliminazione della clausola per modificazione della disciplina contrattuale, né è sufficiente ad integrare una tacita rinuncia ad avvalersene, ove la parte creditrice contestualmente o successivamente all’atto di tolleranza manifesti l’intenzione di avvalersi della clausola in caso di ulteriore protrazione dell’inadempimento (Cass., Sez. 3, 15 luglio 2005, n. 15026; Cass., Sez. 3, 14 febbraio 2012, n. 2111).
Si tratta, anzitutto, di censura scrutinabile: sia perchè non si tratta di questione nuova (avendo il C. già posto all’attenzione della Corte d’appello il rilievo che “i pagamenti previsti nel luglio/dicembre 1993 furono sostituiti dall’accollo del mutuo negoziato dalla Immobiliare e da effettuarsi all’atto della compravendita, per la cui stipula non è indicato un termine finale”: v. pag. 9 del libello introduttivo del gravame); sia perchè veicolata con il puntuale e specifico richiamo dei documenti che la Corte distrettuale avrebbe omesso di valutare (v. pag. 16, in fine, del ricorso per cassazione).
Tanto premesso, i giudici di secondo grado non hanno adeguatamente motivato sul se la clausola risolutiva espressa, attivata dalla S.T.I. (subentrata in tutti i diritti vantati dalla F.) ed attinente al mancato pagamento cosi come disciplinato inizialmente nel contratto (residuo prezzo da versarsi tra luglio e dicembre 1993), fosse compatibile con la sopravvenuta lettera della (OMISSIS) 95 in data 20 luglio 1995 (e richiamata dalla lettera (OMISSIS) in data 22 novembre 1995), prevedente che il pagamento avvenisse attraverso accollo di mutuo ed alla stipula del definitivo.
4. – Con il primo mezzo (violazione e falsa applicazione dell’art. 1326 cod. civ., nonchè insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo per il giudizio), il ricorrente in via incidentale S. lamenta che la Corte di merito non abbia considerato che il fatto dell’accettazione della nomina di X da parte della Immobiliare, cioè da parte della promittente venditrice, comunicata a Costruzioni, promissaria acquirente, e da questa non opposta, era costitutivo dell’accordo delle parti e che, sebbene la nomina di X fosse contenuta in una lettera apocrifa, l’accettazione della nomina (costituente proposta contrattuale), pervenuta alla nominante e da questa non contestata, aveva determinato la conclusione del contratto di nomina del terzo e di cessione del contratto preliminare in data 8 aprile 1993. In questa prospettiva, la nomina di X – si assume – doveva considerarsi valida ed efficace ed era di conseguenza efficace anche la nomina del S. trasmessa dalla X alla Immobiliare.
accertando che la lettera in data 20 aprile 1995 della Costruzioni, promissaria acquirente nel preliminare 8 aprile 1993, alla Immobiliare, promittente venditrice, contenente l’apparente nomina della X quale nuovo contraente nel contratto definitivo di trasferimento di proprietà dell’immobile, è priva di efficacia probatoria nel giudizio, essendone stata accertata la non autenticità della sottoscrizione; ritenendo, di conseguenza, inefficace anche la successiva lettera in data 10 novembre 1995, trasmessa dalla X alla Immobiliare e da questa ricevuta il successivo 16 novembre 1995, contenente l’indicazione di S. quale intestatario futuro dell’immobile.
6. – Il terzo motivo del ricorso incidentale del S. (violazione e falsa applicazione degli artt. 1453 e 1456 cod. civ. ) deduce che la Corte di merito avrebbe dovuto respingere la domanda di risoluzione del contratto preliminare proposta da S.T.I., rilevando l’inammissibilità della variazione della domanda di adempimento in quella di risoluzione di diritto ai sensi dell’art. 1456 cod. civ..
Va innanzitutto osservato che la Corte d’appello ha sottolineato che “non sono stati formulati specifici rilievi in ordine all’ammissibilità del mutamento da parte della S.T.I. della domanda di adempimento in quella di risoluzione”.
Quanto all’ulteriore deduzione, contenuta nel motivo di ricorso, circa le modalità di pagamento del prezzo che sarebbero mutate e circa l’avvalimento da parte della S.T.I. di una clausola risolutiva in relazione ad un inadempimento non più esistente, si tratta di censura che (sia pure parzialmente sovrapponibile con il secondo motivo del ricorso principale del C.) non può trovare ingresso: sia perchè articolata soltanto sotto il profilo del vizio di violazione di legge (laddove essa avrebbe dovuto essere proposta sotto il profilo del vizio di motivazione), sia perchè non accompagnata, in violazione del principio di autosufficienza, dall’indicazione puntuale e specifica del testo dei documenti contrattuali su cui si sarebbe appuntato l’errore di valutazione della Corte territoriale.
7. – Per effetto dell’accoglimento del secondo motivo del ricorso principale resta assorbito l’esame dell’unico motivo del ricorso incidentale della ALFA (violazione e falsa applicazione dell’art. 189 cod. proc. civ.), con cui ci si duole che la Corte d’appello non abbia esaminato la domanda sulla legittimità dell’incameramento della caparra, ritenendola rinunciata per non essere stata riproposta in sede di conclusioni.
Il ricorso incidentale del S. è rigettato. Il ricorso incidentale della ALFA è assorbito. La sentenza impugnata è cassata, e la causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d’appello di Roma.
dichiara assorbito il ricorso incidentale della ALFA;
Numero Protocolo Interno : 691/2013
Tags : 24564, 31-10-2013, Cassazione Civile, clausola risolutiva, creditore, inadempimento, rinuncia, risoluzione, sentenza, Sezione Seconda, tolleranza
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