Source: https://www.avvocaticasettierobol.it/2014/06/29/le-norme-che-regolano-le-commerce-prima-parte/
Timestamp: 2020-04-04 23:25:03+00:00
Document Index: 106934548

Matched Legal Cases: ['art. 122', 'art. 2250', 'art. 35', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 7']

Le norme che regolano l'e-commerce (prima parte) - Casetti e Robol | studio legale associatoCasetti e Robol | studio legale associato
Aumentato il limite di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. →
Sempre più spesso si trovano siti con una sezione dedicata all’e-commerce o allo shopping on line. Altrettanto spesso questi siti non rispettano la normativa che regola l’e-commerce ed appaiono – ad un occhio attento – come dei “negozietti abusivi” che dovrebbero suscitare timore e diffidenza nel potenziale acquirente.
Per poter fare e-commerce e non sembrare dei venditori abusivi, non è sufficiente creare un sito internet che permetta di fare acquisti on line. Si deve anche rispettare la normativa in materia. Ma questo aspetto viene spesso sottovalutato e si trovano sempre più spesso siti assolutamente carenti: condizioni generali di vendita inesistenti o fatte coi piedi, magari affidandosi allo stesso informatico che ha fatto il sito e che magari le copia-incolla da qualche altro sito (pratica – tra l’altro – vietata, come detto qui e qui), senza neppure preoccuparsi di adattarle (ma d’altra parte non è il suo lavoro e neppure è tenuto ad avere le competenze giuridiche necessarie). Non solo si fa una pessima figura, ma si rischiano anche pesanti sanzioni.
Per fare un sito di e-commerce legale si devono rispettare:
la normativa relativa al commercio elettronico (D.Lgs 70/2003)
se si vende a privati, la normativa relativa i contratti stipulati al di fuori dei locali commerciali e la normativa sul recesso (raccolta nel cd. Codice del Consumo: D.Lgs. 206/2005)
la normativa sulla privacy (D.Lgs. 196/2003: Codice in materia di protezione dei dati personali), dato che si raccolgono i dati dei clienti
Ed infine, appare opportuno tenere conto della direttiva europea 2009/136 (detta Cookie Law) in merito all’utilizzo di cookies ed alle informazione che è necessario fornire ai consumatori, così come recepita dall’art. 122 del Codice della Privacy. E del recente provvedimento del Garante della Privacy in merito alle informazioni che i siti devono fornire sui cookies utilizzati.
Non è possibile analizzare tutti gli aspetti delle normative sopra ricordate, ma è possibile fornire alcuni consigli pratici.
In primo luogo, per le società per azioni, per le società in accomandita per azioni e per le società a responsabilità nel sito web deve essere indicata chiaramente la sede della società, l’ufficio del registro delle imprese presso il quale questa è iscritta e il numero d’iscrizione, il capitale effettivamente versato, se la società è in liquidazione e se ha un unico socio (art. 2250 cod. civ.).
Inoltre, tutti i titolari di partita IVA devono indicare il numero di partita IVA nella home page del sito (art. 35 DPR 633/1972).
Se la partità IVA deve essere indicata nella home page del sito, le altre informazioni (sede della società, numero di iscrizione al registro delle imprese e relativo ufficio del registro delle imprese, capitale sociale versato, se la società è in liquidazione e se ha un unico socio) devono semplicemente essere fornite sul sito web. Possono quindi essere inserite nella pagina “contatti” o nella pagina “chi siamo”. Ma a mio avviso la soluzione migliore è quella di inserire queste informazioni in un footer che appaia in ogni pagina del sito.
Le regole direttamente applicabili al commercio elettronico sono raccolte nel D.Lgs 70/2003. Qui basterà ricordare che tale normativa impone di indicare dettagliatamente le informazioni relative al venditore (che in parte abbiamo già messo nel footer), le informazioni relative al prezzo del prodotto (non solo il costo, ma anche le spese di consegna ed eventuali altri costi applicabili) nonché di descrivere dettagliatamente la procedura per l’acquisto (ivi compresa la procedura per correggere gli errori durante l’ordine, le lingue per concludere il contratto, le modalità di archiviazione del contratto ed eventuali metodi di composizione delle controversie).
L’art. 7 impone di individuare con precisione il venditore e pertanto si devono indicare le seguenti informazioni:
I punti da a) a d) e g) possono essere indicati nel footer. Le altre informazioni possono essere inserite in un’apposita pagina- A mio avviso la soluzione migliore è quella di creare una pagina ove sono riportate tutte leinformazioni relativa al contratto, le cosiddette Condizioni Generali di Vendita (CGV).
In questa pagina si dovranno indicare dettagliatamente tutte le informazioni sul venditore.
Si dovrà poi descrivere dettagliatamente la procedura per effettuare l’acquisto, così come previste dall’art. 12 D.Lgs. 70/2003. Si dovrà quindi indicare:
a) i singoli passaggi per effettuare l’ordine;
b) come correggere gli errori durante l’acquisto;
c) le lingue in cui è possibile concludere il contratto.
Il D.Lgs. 72/2003 pstabilisce che le informazioni sopra indicate debbano essere messe a disposizione dell’utente in modo permanente. A mio avviso la soluzione più semplice è quella di riportare le CGV in un file PDF indicando all’utente come scaricarle e conservarle sul proprio computer.
Infine, ma non meno importante, il gestore del sito di e-commerce deve inoltrare al cliente una ricevuta dell’ordine di acquisto. Ma non è sufficiente spedire una mail con la scritta “complimenti per l’acquisto!”
L’art. 13 D.Lgs. 70/2003 stabilisce che tale conferma d’acquisto (definita”ricevuta dell’ordine”) deve contenere “un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili“.
Pertanto, la ricevuta che verrà inviata al cliente dovrà contenere una copia delle CGV, oltre alla descrizione delle caratteristiche del bene acquistato, del prezzo (indicando anche i costi di spedizione), degli eventuali tributi e del diritto di recesso.
La normativa sul diritto di recesso è disciplinata dal Codice del Consumo, ma di questo parleremo un’altra volta.
(Naturalmente, nulla impedisce di non rispettare queste norme e di continuare con il proprio “negozietto abusivo”. Però lo si faccia in modo consapevole ed informato: se non si forniscono le dettagliate informazioni sul venditore – richieste dall’art. 7 D.Lgs. 70/2003 – si rischia una sanzione fino a 10.000 €.)