Source: https://glennpeter.wordpress.com/2009/12/17/chiesti-tre-anni-di-squalifica-per-di-luca/
Timestamp: 2017-07-24 00:36:58+00:00
Document Index: 42766994

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art. 305', 'art. 10', 'art. 288', 'art. 275', 'art. 326']

Chiesti tre anni di squalifica per Di Luca | CicloTuffi
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Chiesti tre anni di squalifica per Di Luca	Pubblicato il 17 dicembre 2009	di glennpeter Doping, stangata Di LucaChiesti tre anni di squalifica
Il corridore era stato trovato positivo all’ultimo Giro d’Italia. Ad agosto in sua difesa aveva prodotto contestazioni sul metodo francese di test del Cera e l’ipotesi di un complotto. La reazione: "Prendo atto, me lo aspettavo. Sono sereno e resto fiducioso di riuscire a dimostrare nelle sedi competenti quanto da me sostenuto finora"
ROMA, 17 dicembre 2009 – Tre anni di squalifica. E’ quanto chiesto dalla Procura antidoping al Tribuna nazionale del Coni per Danilo Di Luca, positivo all’Epo ricombinata in due controlli effettuati in occasione nell’ultimo Giro d’Italia. A nulla sarebbero servite le memorie difensive e il profilo ormonale fatto fare ad hoc. "Due anni, pena base, aumentata di dodici mesi – si legge nel dispositivo – per l’aggravante di cui all’art.10.6, a far data dal 22 luglio 2009, così come previsto dall’art. 305 del Regolamento Anti-Doping UCI (ovvero art. 10.6 del Codice WADA) nonché l’invalidazione automatica dei risultati agonistici da lui ottenuti (art. 288 Regolamento Anti-Doping UCI ovvero 10.8 del Codice WADA). Inoltre ai sensi dell’art. 275 e dell’art. 326.1 del Regolamento Anti-Doping UCI si chiede la condanna al pagamento della sanzione economica ed ai costi relativi alla gestione del risultato secondo quanto sarà determinato dalla stessa Federazione Internazionale". Danilo Di Luca all’ultimo Giro in maglia ciclamino. Afp La vicenda — Danilo Di Luca era stato trovato positivo all”Eritropoietina ricombinante di tipo "Mircera" in occasione di due controlli nelle tappe del 20 e 28 maggio 2009, con arrivo rispettivamente a Torino e a Silvi Marina. Il corridore era stato sentito dal capo della Procura antidoping del Coni, Ettore Torri, il 26 agosto. Arrivato accompagnato dai suoi avvocati Ernesto de Toni e Flavia Tortorella, aveva puntato la sua difesa sulla contestazione del metodo di identificazione del Cera da parte del laboratorio francese di Châtenay-Malabry, ma i suoi legali avevano anche fatto trasparire l’ipotesi che ci fossero le prove di un complotto. Poi a Torri Di Luca e i suoi legali avevano chiesto tempo, volevano far pervenire un "profilo" ormonale fatto realizzare dal professor Santo Davide Ferrara e per fare questo hanno chiesto alla Federazione ciclistica internazionale tutti i risultati del campioni "A" testati dai laboratori durante il Giro d’ Italia per verificare se quelle del 20 e 28 maggio non siano "false positività". Le sue dichiarazioni — "Sono certo che correrò il prossimo Giro d’Italia, sono pronto a scommetterci. Io non ho preso nulla, senza ombra di dubbio c’è la possibilità che venga scagionato". Danilo Di Luca diceva questo ad agosto in una conferenza stampa. "I propositi di ritiro dalle corse? Ci ho ripensato – ha detto Di Luca -: sono sicuro di poter correre e lo rifarò al più presto. Del resto neanche l’Uci (che lo ha sospeso, ndr) sa che cosa vuole. Nel ciclismo è così: prima la mazzata e poi le scuse. A me poi capita sempre prima del Mondiale: questa volta il percorso era su misura per me". Della contestazione del metodo s’ è già detto altre volte. La novità di agosto – oltre al profilo chiesto dal suo perito – è l’ipotesi di un complotto. Ma come è possibile assumere Cera inconsapevolmente, visto che si tratta di iniezioni? "Ci possono essere tante altre possibilità – spiega de Toni -. Stiamo facendo attività investigativa, interroghiamo persone. C’era gente che parlava di positività di Di Luca prima ancora che uscissero i risultati dei test. È tutto un po’ sospetto". Danilo ha raccontato di essere stato sottoposto a sei controlli durante il Giro e solo per due è risultato positivo. "Come mai? Perché – chiede ancora il suo avvocato – se i valori del 28 maggio erano alti non c’ è stata nessuna conferma nei controlli successivi?". Si mette in dubbio quello fatto all’arrivo di Roma e che sarebbe stato analizzato da Barcellona. Anche in quel caso, però, si tratterebbe solo della validazione (il controllo sulle immagini del test fatto comunque sempre a Châtenay-Malabry), ma mai quel campione era stato segnalato come positivo. Di Luca all’arrivo ad agosto alla Procura antidoping del Coni. Ap Inchieste penali — Confermata l’iscrizione di Di Luca nel registro degli indagati della Procura di Roma per violazione della legge antidoping, mentre l’ipotesi di una sua iscrizione anche nel registro degli indagati della Procura di Padova non è mai stata confermata. Anzi lo stesso Di Luca l’aveva smentita dopo che era stato scritto su un giornale veneto di una sua visita in Procura proprio a Padova. In serata è arrivata la risposta dell’abruzzese, che ha affidato a una nota la sua reazione: "Prendo atto, me lo aspettavo. Sono sereno e resto fiducioso di riuscire a dimostrare nelle sedi competenti quanto da me sostenuto finora".
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