Source: http://www.studiocarolicasavola.it/index_file/incentivo_conciliazione_nel_nuovo_testo_art_91_cpc.htm
Timestamp: 2017-11-18 06:37:12+00:00
Document Index: 6863923

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incentivo_conciliazione_nel_nuovo_testo_art_91_cpc
L’incentivo alla conciliazione
nel nuovo testo dell’art. 91 c.p.c.
Tra le modifiche al progetto di legge 1441 bis sulla riforma del processo civile pubblicate dalla Camera dei Deputati sono presenti alcune disposizioni normative volte ad inserire sanzioni processuali a carico di chi ritarda, con il proprio comportamento, la conclusione del processo.
L’articolo 46 della legge 1441 bis è composto da 20 commi che intervengono sul Libro primo del codice di procedura civile, recante le disposizioni generali. Il comma 11 modifica l’art. 91 c.p.c., in materia di condanna alle spese emessa con la sentenza di condanna, introducendo un meccanismo sanzionatorio a carico della parte che abbia rifiutato, senza giustificato motivo, una proposta conciliativa avanzata dalla controparte.
Alla luce di tale modifica il primo comma dell’art. 91 dovrebbe essere così riscritto: “Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 92”.
La regola generale vigente nei processi civili prevede che le spese processuali vengano pagate dalla parte che perde la causa.
Ora, al riformulazione dell’art.91 cpc rappresenta una novità rilevante all’interno del nostro ordinamento, poiché, accanto alle spese di soccombenza fanno il loro esordio nel giudizio civile le “spese di vittoria” che saranno a carico della parte che, pur avendo vinto la causa, ha rifiutato nel corso della stessa un ragionevole accordo con gli avversari.
Il fine della proposta è di incentivare la conciliazione, evitando che si celebrino interi processi per avere ciò che si sarebbe potuto ottenere con un accordo, senza dispendio di risorse pubbliche.
Il meccanismo ha dimostrato di avere una valida funzione deflattiva in altri ordinamenti che già lo adottano, primo fra tutti quello inglese, ma l’applicazione in Italia deve fare i conti con il contesto nel quale si inserisce. La lentezza del sistema giudiziario italiano pone la parte che ha ragione in una situazione di debolezza cronica, in quanto, sebbene riesca ad ottenere una sentenza favorevole, in tempi d’attesa penalizzano eccessivamente il risultato. E i meccanismi conciliativi potrebbero costituire un incentivo ad accettare accordi anche ingiusti, nel timore che le lungaggini processuali rendano vane le aspettative di una risoluzione favorevole della controversia.