Source: https://www.comune.bolzano.it/servizi_context02.jsp?area=39&ID_LINK=2153&id_context=4938
Timestamp: 2020-08-15 07:20:58+00:00
Document Index: 25569264

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art.13', 'art.13', 'art 13', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 16', 'art.11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 407', 'art. 13', 'art. 13', 'art.13', 'art. 16', 'art. 16', 'art.19', 'art.19', 'art.19']

Città di Bolzano - Espulsione
Leggi e regolamenti di riferimento: D.Lgs. 286/1998 art. 13 - 16
Tipi di decreti di espulsione
1. Espulsione amministrativa
L'espulsione amministrativa può essere emessa:
con decreto del Ministro dell'Interno per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato;
oppure con decreto del Prefetto (per la Provincia di Bolzano è competente il Questore) nei casi di violazione gravi delle norme sull'ingresso.
I casi previsti per l'espulsione amministrativa sono i seguenti:
motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato;
ingresso in Italia dopo essersi sottratti ai controlli di frontiera (art.13 comma 2, lettera a) D.Lgs. 286/1998);
permanenza nel territorio dello Stato senza aver richiesto il permesso di soggiorno entro il termine prescritto (di 8gg. dalla data dell'ingresso in Italia), salvo che il ritardo sia dipeso da forza maggiore;
revoca o annullamento del permesso di soggiorno (art.13 comma 2, lett. b) D.Lgs. 286/1998);
permesso di soggiorno scaduto di validità da più di 60 giorni e non è stato richiesto il rinnovo: l'espulsione, in questo caso, contiene l'intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro 15 giorni e può inoltre disporre l'immediato accompagnamento alla frontiera quando il questore ravvede motivi di non esecuzione da parte dello straniero del provvedimento di espulsione (art 13 comma 5 D.Lgs. 286/1998);
appartenenza del cittadino straniero a talune delle categorie di persone sottoponibili a misure di prevenzione, perché sospettabili di vivere di attività delittuose o indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso;
espulsione e rientro nel territorio dello Stato prima della fine del periodo di divieto di rientro prescritto dal decreto di espulsione (che generalmente è di 10 anni e comunque non può essere inferiore a cinque anni) e senza avere ottenuto la speciale autorizzazione del Ministero dell'Interno.
2. Espulsione giudiziaria
L'espulsione giudiziaria può essere emessa:
con ordinanza del giudice, quale espulsione a titolo di misura di sicurezza dello straniero socialmente pericoloso, condannato per reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale (art. 15 D.Lgs. 286/1998);
con ordinanza del giudice quale espulsione a titolo di sanzione sostitutiva ad una detenzione non superiore ai due anni di reclusione con espulsione e divieto di reingresso per un periodo non inferiore ai cinque anni (art. 16 D.Lgs. 286/1998);
con decreto del magistrato di sorveglianza nei confronti del detenuto straniero identificato, che si trova nella situazione di ingresso illecito nei territori dello Stato (art. 13 comma 2, D.Lgs. 286/1998) e che deve scontare una pena detentiva anche residua, non superiore ai due anni (art. 16 comma 5, D.Lgs. 286/1998).
Forma del decreto di espulsione
Leggi e regolamenti di riferimento: D.Lgs. 286/1998 art.11 comma 3 e comma. 7
L'espulsione è disposta con decreto motivato immediatamente esecutivo (art. 13 comma 3, D.Lgs. 286/1998).
Il decreto di espulsione deve essere, quindi, in forma scritta e deve contenere le motivazioni e le modalità di una sua impugnazione.
Se lo straniero non comprende la lingua italiana, il provvedimento deve essere accompagnato ad una traduzione in una lingua a lui comprensibile o, se ciò non è possibile, in inglese, francese o spagnolo, secondo la preferenza indicata dall'interessato. Nel provvedimento di espulsione, lo straniero è altresì informato del diritto di essere assistito da un difensore di fiducia o, se sussistono i presupposti di beneficiare del gratuito patrocinio.
Casi in cui è richiesto il nulla osta giudiziario per l'espulsione dello straniero
Quando lo straniero è sottoposto a procedimento penale e non è in stato di custodia cautelare in carcere, il questore, prima di eseguire l'espulsione, richiede il nulla osta all'autorità giudiziaria, che può negarlo solo per inderogabili esigenze processuali. L'esecuzione dell'espulsione, in questo caso, è sospesa fino alla cessazione delle esigenze processuali; il questore, una volta ottenuto il nulla osta - che si intende concesso in base al "silenzio assenso" qualora l'autorità giudiziaria non provveda entro 15 giorni dalla sua richiesta - procede comunque con accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica ( art. 13 comma 3, D.Lgs 286/1998).
Nel caso di arresto in flagranza o di fermo, il giudice rilascia il nulla osta all'atto della convalida, salvo inderogabili esigenze processuali (art. 13 comma 3-bis, D.Lgs. 286/1998).
Nel caso di espulsione dello straniero sottoposto a procedimento penale, dopo che sia stata dichiarata estinta o revocata la misura di custodia cautelare in carcere, il giudice, con lo stesso provvedimento, decide sul rilascio del nulla osta all'esecuzione dell'espulsione (art. 13 comma 3-ter, D.Lgs. 286/1998).
Il nulla osta all'espulsione non può essere concesso qualora si proceda per uno o più delitti previsti dall'art. 407, comma 2, lettera a) del codice di procedura penale (art. 13 comma 3-sexies, D.Lgs 286/1998).
Effetti del provvedimento di espulsione
Obbligo per lo straniero espulso e per i figli minori con lui conviventi
di lasciare il territorio italiano;
divieto di rientro legale in Italia per il periodo prescritto dal decreto di espulsione (che generalmente è di 10 anni e comunque non può essere inferiore a cinque anni), che decorre dalla data dell'effettiva uscita dello straniero, salvo speciale autorizzazione al rientro rilasciata dal Ministero dell'Interno;
segnalazione dei dati dello straniero espulso al S.I.S. (Sistema d'Informazione Schengen).
Contro il decreto di espulsione amministrativa emesso dal Ministro dell'interno per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, è ammesso il ricorso entro 10 giorni al tribunale amministrativo del Lazio, sede di Roma (art. 13 comma 11, D.Lgs. 286/1998).
Contro il decreto di espulsione amministrativa emesso dal Questore può essere presentato ricorso, entro 60 giorni dalla sua data, al tribunale in composizione monocratica del luogo dove ha sede l'autorità che ha disposto l'espulsione, che decide di accoglierlo o rigettarlo entro 20 giorni dalla data del suo deposito.
Il ricorso contro il decreto di espulsione amministrativa disposto dal Questore può essere sottoscritto dallo straniero e viene presentato anche per il tramite della rappresentanza diplomatica o consolare italiana del paese di destinazione che procede, fra l'altro, anche all'autenticazione della sottoscrizione.
Nella predisposizione del ricorso è ammesso sia l'assistenza legale da parte di un patrocinatore legale di fiducia munito di procura speciale rilasciata davanti all'autorità consolare, sia il gratuito patrocinio a spese dello Stato (art.13 comma 8, D.Lgs.286/1998).
Contro il decreto di espulsione giudiziaria emesso dal magistrato di sorveglianza nei confronti dello straniero detenuto (art. 16 comma 5, D.Lgs 286/1998), è previsto il ricorso entro dieci giorni al tribunale di sorveglianza che decide entro 20 giorni (art. 16 comma 6, D.Lgs. 286/1998).
Non possono essere espulsi le seguenti categorie di cittadini stranieri:
stranieri soggetti a possibili persecuzioni per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di condizioni personali o sociali (ar.19 co.1 D.Lgs. 286/1998);
stranieri in possesso di carta di soggiorno, salvo che si tratti di casi in cui sia stata già applicata loro come misura di prevenzione (art.19 co.2 D.Lgs. 286/1998);
stranieri conviventi con parenti entro il quarto grado o con il coniuge che siano di nazionalità italiana (art.19 co.2 D.Lgs. 286/1998);
stranieri minori di 18 anni (salvo il diritto/dovere di seguire il genitore espulso);
donne in stato di gravidanza e/o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono (art.19 co.2 D.Lgs. 286/1998), nonché il marito convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.