Source: http://www.marinacastellaneta.it/blog/2011/12
Timestamp: 2017-04-24 07:19:53+00:00
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2011 dicembre - Marina Castellaneta
No all’adozione internazionale se i coniugi indicano requisiti etnici o religiosi riguardanti il bambino
Giusta la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna che ha escluso l’idoneità all’adozione internazionale di due coniugi. La Corte di cassazione, sesta sezione civile, con ordinanza n. 29424/11 del 28 dicembre (adozione) ha condiviso l’operato dei giudici emiliani che avevano rigettato la domanda di adozione di una coppia in ragione delle preclusioni manifestate durante l’audizione dinanzi al tribunale per i minorenni. I coniugi, infatti, avevano dichiarato di non volere un bambino di religione diversa da quella cattolica, figlio di pazienti psichiatrici, di origine rom, aggiungendo, a questo quadro, anche alcune perplessità rispetto a un bambino di colore. Elementi che indicavano con chiarezza l’esistenza di riserve da parte degli aspiranti genitori e l’assenza di un’accettazione totale presupposto dell’adozione. La scelta dei giudici – precisa la Cassazione – è stata corretta tanto più che è stata fondata proprio sull’inidoneità del nucleo familiare degli adottanti, valutazione che compete all’autorità giudiziaria in base alla legge n. 184 del 1983.
Scritto in: adozione internazionale | in data: 30 dicembre 2011 | Nel segno di Strasburgo la Cassazione dice no ai sequestri giudiziari di supporti informatici e telefonici dei giornalisti
Libertà di stampa e tutela delle fonti dei giornalisti garantita dalla Cassazione grazie all’applicazione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Con sentenza depositata il 29 dicembre (n.48587/11, sen48587), la Suprema corte, seconda sezione penale, ha accolto il ricorso presentato da un giornalista al quale erano stati sequestrati i supporti telefonici e informatici poiché il professionista aveva pubblicato notizie coperte dal segreto istruttorio. Il reporter aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani la restituzione degli strumenti indispensabili alla sua attività, ma la sua istanza era stata respinta anche perché il gip considerava i beni sottoposti a sequestro probatorio come corpo di reato. Una posizione del tutto bocciata dalla Cassazione che ha disposto la cessazione del provvedimento cautelare e la restituzione degli strumenti sequestrati, anche in ragione del mancato rispetto delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che, in varie occasioni, ha ribadito il diritto del giornalista a proteggere le proprie fonti, garanzia assicurata dall’articolo 10 della Convenzione europea che riconosce il diritto alla libertà di espressione. E’ evidente, di conseguenza, che il sequestro di materiale posseduto dal giornalista che conduce all’individuazione delle fonti alle quali era stato garantito l’anonimato è una violazione del diritto alla libertà di espressione anche perché pregiudica lo svolgimento futuro dell’attività del giornalista e dello stesso giornale “la cui reputazione sarebbe lesa anche agli occhi delle future fonti”. Non solo. In diverse occasioni, Strasburgo ha stabilito che il sequestro non è possibile neanche nei casi in cui ciò comporta l’individuazione degli autori di un reato, privilegiando così la libertà di stampa su tutto, anche in ragione dell’interesse della collettività a ricevere informazioni scottanti. Senza dimenticare che l’articolo 200 c.p.p. ammette atti di interferenza nell’attività del giornalista solo in via eccezionale, con la conseguenza che eventuali deroghe “devono essere intese in senso rigoroso”. L’ingerenza, precisa la Corte, può realizzarsi solo “come extrema ratio cui ricorrere per poter conseguire la prova necessaria per perseguire il reato”. Tuttavia, ci sembra opportuno ricordare che, anche in questo caso, la Corte europea è molto restrittiva nell’ammettere compressioni alla libertà di stampa, tant’è che, con sentenza del 28 giugno 2011 (ricorso n. 28439/08, non ricordata dalla Cassazione), nel disporre la condanna al Portogallo che aveva agito contro un giornalista, ha ricordato che tocca alle autorità nazionali provare in modo specifico che la pubblicazione di alcune notizie compromette in modo effettivo le indagini, stabilendo altresì che il divieto di pubblicare atti d’indagine di interesse collettivo previsto in modo generale e automatico è contrario alla Convenzione europea.
Scritto in: CEDU, libertà di stampa | in data: 30 dicembre 2011 | Parole Chiave: // giornalisti L’uso di gas durante l’assedio del teatro Dubrovka era giustificato ma la Russia non ha predisposto un adeguato piano di salvataggio degli ostaggi
La Russia non ha violato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo per aver ordinato l’uso di gas per liberare gli ostaggi del teatro Dubrovka, ma lo ha fatto non prevedendo adeguate misure di soccorso per i feriti e per non aver compiuto indagini effettive sulle presunte negligenze compiute dalle forze antiterrorismo nel corso dell’attacco. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza del 20 dicembre 2011 (ricorso n. 18299/03 3 e n. 27311/03, Finogenov e altri contro Russia, http://www.echr.coe.int/ECHR/EN/Header/Case-Law/Decisions+and+judgments/HUDOC+database/) con la quale Strasburgo ha condannato la Russia per aver violato il diritto alla vita riconosciuto dall’articolo 2 della Convenzione europea. Ai giudici internazionali si erano rivolti alcuni ostaggi e parenti di vittime che erano state prese in ostaggio da terroristi ceceni durante l’assalto al teatro Dubrovka nel 2002. Le autorità russe avevano prima iniziato un negoziato ottenendo la liberazione di alcuni ostaggi e poi avevano deciso l’utilizzo di un gas misterioso che aveva causato vittime tra gli stessi ostaggi. Per la Corte europea, le autorità russe, che pure hanno usato un gas dagli effetti sconosciuti, non hanno però agito con mezzi sproporzionati e, ordinando l’attacco ai terroristi, non hanno violato l’articolo 2. Detto questo, però i giudici internazionali hanno ritenuto che il comportamento delle autorità di Mosca nella fase successiva alla liberazione degli ostaggi fosse stato condotto in violazione dell’articolo 2. Per la Corte, infatti, non poteva essere una sorpresa per le autorità di Mosca che molti ostaggi avrebbero avuto bisogno di cure mediche. Di conseguenza, doveva essere predisposto un adeguato piano di assistenza, mentre le autorità nazionali non hanno adottato alcuna misura per minimizzare gli effetti sulla salute degli ostaggi, trasgredendo così gli obblighi positivi derivanti dall’articolo 2 della Convenzione europea. Di qui la decisione di Strasburgo di concedere anche un indennizzo complessivo di 1,254.000 euro per i 64 ricorrenti.
Scritto in: diritto alla vita | in data: 28 dicembre 2011 | No al trasferimento nello Stato di primo ingresso per i richiedenti asilo se c’è il rischio di violazione dei diritti umani
La Corte di giustizia dell’Unione europea interviene sull’applicazione dei criteri di competenza fissati nel regolamento n. 343 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (cosiddetto regolamento Dublino II), nei casi in cui vi siano dubbi che in uno Stato membro possa essere assicurato il pieno rispetto dei diritti fondamentali e adeguate garanzie per i richiedenti asilo. Con sentenza depositata il 21 dicembre 2011 (cause riunite C-411/10 e C-493/10, http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=117187&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=153653) i giudici Ue dicono no a forme di presunzione assoluta che permettono a uno Stato membro di trasferire i richiedenti asilo in un altro Paese Ue presumendo che quest’ultimo assicuri il pieno rispetto dei diritti fondamentali. Il regolamento Dublino II, in linea con l’obiettivo di affidare la competenza a conoscere delle domande di asilo a un unico Stato membro, individua, in via generale, le autorità dello Stato di primo ingresso come competenti a decidere sull’asilo per evitare fenomeni di asylum shopping. Di conseguenza, se il cittadino di uno Stato terzo si trasferisce e chiede asilo in un altro Stato membro, quest’ultimo dovrà trasferire la questione al primo Stato. Nella vicenda che ha portato al rinvio pregiudiziale alla Corte Ue, alcuni cittadini afgani, iraniani e algerini erano approdati in Grecia e poi nel Regno Unito e in Irlanda. Prima di decidere il rinvio alle autorità greche, tenendo conto dei numerosi rapporti che evidenziavano dubbi sul corretto trattamento dei richiedenti asilo in Grecia, i giudici inglesi e irlandesi si sono rivolti alla Corte Ue per alcuni chiarimenti sul regolamento Dublino II. Chiara la posizione della Corte: i giudici nazionali non possono trasferire i richiedenti asilo allo Stato membro competente in base al regolamento se vi sono comprovati rischi di trattamenti disumani e degradanti. D’altra parte – osserva la Corte Ue – anche la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza del 21 gennaio 2011 nel caso M.S.S. contro Belgio aveva evidenziato le carenze nelle procedure di asilo in Grecia.
Esclusa, quindi, la possibilità di far decidere alla Grecia sulle domande di asilo dei richiedenti, per la Corte Ue, le autorità inglesi devono anche evitare un aggravamento della situazione decidendo in tempi rapidi sulle istanze.
Sulla sentenza della CEDU si veda il post del 21 gennaio 2011.
Scritto in: diritto di asilo | in data: 27 dicembre 2011 | Parole Chiave: // regolamento Dublino II L’Unione europea scende in campo per la lotta alle partite truccate
Un fenomeno sempre più diffuso, quello delle partite truccate, che deve essere arginato con misure preventive, ma anche con sanzioni appropriate, efficaci e dissuasive. E’ l’obiettivo perseguito dal Consiglio Ue che ha disegnato il perimetro, nelle conclusioni sulla lotta alle partite truccate (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2011:378:0001:0002:IT:PDF), entro il quale gli Stati membri devono muoversi per fronteggiare un male in crescita in tutta Europa e che si collega sempre di più al gioco d’azzardo irregolare. Per il Consiglio è necessario sperimentare progetti transnazionali a sostegno della lealtà sportiva e diffondere buone prassi finalizzate a prevenire questi reati. Necessario poi sensibilizzare atleti e dirigenti sportivi per evitare frodi sportive e manipolazioni dei risultati.
Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 26 dicembre 2011 | Parole Chiave: // frode sportiva Permesso di soggiorno e di lavoro unico nello spazio Ue
Un permesso unico valido come titolo di soggiorno e come permesso di lavoro per favorire gli immigrati regolari, ma anche i datori di lavoro. L’Unione europea mette in campo una nuova procedura con l’obiettivo di semplificare l’iter amministrativo nei diversi Stati membri. Grazie alla direttiva 2011/98/UE relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?) uri=OJ:L:2011:343:0001:0009:IT:PDF) sarà possibile utilizzare un unico atto amministrativo al momento dell’ingresso sul territorio che permetterà di tagliare tempi agevolando gli immigrati regolari e i datori di lavoro e consentendo, al tempo stesso, controlli più agevoli. L’adozione di un unico atto amministrativo rilasciato sulla base del modello uniforme contenuto nel regolamento n. 1030/2002 come permesso di soggiorno e di lavoro assicurerà maggiore trasparenza e certezza del diritto. Alcune categorie, come gli stagionali, sono esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva che dovrà essere recepita entro il 25 dicembre 2013.
Scritto in: immigrazione | in data: 26 dicembre 2011 | Parole Chiave: // permesso di soggiorno Un libro per approfondire i problemi giuridici legati ai divorzi transnazionali
Un’analisi dettagliata e completa della disciplina in materia di divorzio, che tiene conto non solo di tutte le novità introdotte dai regolamenti Ue, incluso il 1259/2010 del 20 dicembre 2010 (Roma III), ma anche dello scioglimento di unioni di fatto, convivenze registrate e patti di solidarietà. E’ quanto contenuto nel volume di Bruno Nascimbene, “Divorzio, diritto internazionale privato e dell’Unione europea” (Giuffré 2011), nel quale l’autore, professore ordinario di diritto dell’Unione europea nell’Università degli studi di Milano e avvocato, compie un approfondimento a tutto campo delle complesse questioni relative al divorzio di coppie transnazionali:dalla legge applicabile alla separazione e al divorzio, all’individuazione dei criteri di giurisdizione, con un’ampia analisi delle problematiche legate al riconoscimento delle sentenze straniere. Un volume accompagnato da una dettagliata analisi della giurisprudenza, utile per tutti gli operatori del diritto che vogliano districarsi in un settore complesso nel quale s’intersecano norme interne e regolamenti Ue. Il volume è costituito da cinque capitoli e da un’utile appendice di documentazione.
Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, diritto internazionale privato | in data: 23 dicembre 2011 | Parole Chiave: // divorzio Circolazione delle misure di tutela delle vittime nello spazio Ue con l’ordine di protezione europeo
Protezione delle vittime senza confini. L’Unione europea, con la direttiva 2011/99/UE sull’ordine di protezione europeo (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:338:0002:0018:IT:PDF), mette a punto un altro strumento nell’ambito della cooperazione giudiziaria penale e rafforza la tutela delle vittime, rimuovendo i limiti territoriali nell’applicazione degli strumenti idonei a evitare rischi per l’incolumità delle vittime. In pratica, la protezione assicurata in uno Stato membro dovrà essere garantita nello spazio Ue permettendo un’effettiva realizzazione della libera circolazione. Il sistema funzionerà così: lo Stato di emissione che adotta una misura di protezione nei confronti di una persona emanerà un ordine di protezione europeo da trasmettere allo Stato nel quale la vittima risiede o decide di trasferirsi. Lo Stato di esecuzione dovrà riconoscerlo “senza indugio”, adottando tutte le misure previste dalla legislazione nazionale. Il rifiuto all’esecuzione sarà possibile solo se si verifica una delle circostanze specificate dall’articolo 10 e, tra l’altro, nei casi in cui la misura si riferisce a un atto che non costituisce reato secondo la legislazione dello Stato di esecuzione. Gli Stati dovranno recepire la direttiva entro l’11 gennaio 2015.
Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 21 dicembre 2011 | La Commissione europea propone un restyling della direttiva qualifiche
Troppe le professioni regolamentate in Europa (800) e ancora troppi i ritardi e gli ostacoli nel sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali. Una situazione che blocca la crescita e incide negativamente sulla libera circolazione dei cittadini Ue. Motivi che hanno spinto la Commissione europea, a pochi anni dall’adozione della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, ad avviare un restyling del sistema. E lo ha fatto con la proposta di direttiva presentata il 19 dicembre (COM(2011)883 http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/policy_developments/modernising/COM2011_883_en.pdf) con la quale Bruxelles ribalta l’approccio precedente con l’introduzione della tessera professionale europea. In pratica, se la proposta sarà approvata dal Consiglio e dal Parlamento Ue, un professionista potrà ottenere la card europea nel proprio Paese di orgine e stabilirsi o prestare servizi in un altro Stato membro. E’ vero che, in questo modo, i costi graveranno sul Paese di partenza ma si taglieranno burocrazia e oneri inutili come quelli dovuti alla traduzione di documenti (richiesta troppo spesso) e la presentazione di certificati di conformità che costano ad ogni professionista 80 euro. Novità importanti per i notai: la Commissione infatti chiarisce che il sistema di riconoscimento delle qualifiche si applica anche a questi professionisti. Dopo la sentenza del 24 maggio 2011 (causa C-47/08) si era aperta la questione dell’estensione della direttiva ai notai. Un dubbio sciolto nella proposta nel senso dell’applicabilità del sistema di riconoscimento delle qualifiche alla professione notarile, seppure con alcuni accorgimenti e limiti. In pratica, gli Stati membri potranno prevedere una misura compensativa per i notai comunitari che vogliono stabilirsi in un altro Stato membro, mentre è preclusa la prestazione di servizi per l’autenticazione degli atti che richiedono il sigillo dello Stato membro.
Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 21 dicembre 2011 | Parole Chiave: // notai Dall’Unione europea livelli più elevati di protezione per i rifugiati
Maggiore tutela per i rifugiati e per coloro che usufruiscono della protezione sussidiaria, con l’eliminazione di ogni forma di automatismo nel respingimento delle domande e con un ampliamento della nozione di familiare tenendo conto delle situazioni particolari di dipendenza. E’ quanto risulta dalla direttiva 2011/95 del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:337:0009:0026:IT:PDF) che abroga la 2004/83 recepita in Italia con Dlgs 19 novembre 2007 n. 251. La nuova direttiva, che mette in primo piano l’interesse superiore del minore e il riconoscimento di diritti come quello all’accesso all’istruzione e all’alloggio, dovrà essere recepita entro il 21 dicembre 2013.
Scritto in: diritto di asilo | in data: 20 dicembre 2011 | Parole Chiave: // protezione internazionale // rifugiati « Post precedenti