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Timestamp: 2019-03-21 03:39:41+00:00
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Elenco articoli per l'Anno di Pubblicazione 2012
Le principali novità della fatturazione di servizi con l’estero
Il decreto legge 11 dicembre 2012, n. 216 – altrimenti denominato “Decreto salva infrazioni 2012” - contiene numerose modifiche alla disciplina dell’imposta sul valore aggiunto, destinate a dispiegare la propria efficacia già a partire dal 1° gennaio prossimo, determinate dalla necessità di recepire la Direttiva 2010/45/UE del 13 luglio 2010, con particolare riferimento agli obblighi ed alle modalità di fatturazione.
Avviso bonario: facoltà di impugnazione
Con la sentenza n. 18642/2012 la Corte di Cassazione continua senza incertezze sulla strada che conduce alla impugnabilità delle comunicazioni emesse dal fisco a conclusione delle operazioni di liquidazione automatizzata delle dichiarazioni annuali – tra cui, ovviamente, figura anche il modello Iva – ponendosi in aperto contrasto con la tesi sostenuta dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale, invece, tali provvedimenti non potrebbero formare oggetto di giudicato davanti alle commissioni tributarie. Per gli ermellini, comunque, si tratta di una facoltà e non di un obbligo, dal che si ricava il diritto ad impugnare la successiva cartella anche in caso di inerzia di fronte all’avviso bonario.
L’acconto fa i conti con la crisi
Anche quest’anno gli enti locali saranno indotti – messi sempre di più alle strette dalle difficoltà finanziarie in cui versa l’intero sistema paese – a ponderare tutte le soluzioni concesse dall’ordinamento al fine di evitare o di minimizzare l’esborso collegato all’obbligo di versamento dell’acconto Iva, in scadenza il 27 dicembre prossimo, prestando al contempo la dovuta attenzione anche ad alcuni risvolti penalistici strettamente connessi, anch’essi di drammatica attualità.
L’Iva e gli interessi da ritardato pagamento
Con l’inizio del 2013 entreranno in vigore le modifiche al D. Lgs. 231/02 - il quale rappresenta il provvedimento interno posto a salvaguardia degli interessi patrimoniali degli imprenditori che subiscono ritardi nel pagamento del prezzo contrattualmente concordato – determinate dal recepimento della direttiva 2011/7/UE. In forza di ciò, l’eventualità che un Comune possa dover versare un importo aggiuntivo diviene ipotesi quanto mai probabile. La rapida panoramica dell’attuale disciplina e delle novità principali in arrivo e, soprattutto, alcune considerazioni in ordine agli aspetti fiscali collegati alla corresponsione, ad opera del debitore, di una somma di denaro a titolo di “interessi”.
L’appalto del trasporto funebre
Il trattamento ai fini Iva del trasporto funebre – dalla via pubblica, ove ha luogo il rinvenimento della persona deceduta, alla struttura in cui avviene l’espletamento delle pratiche sanitarie e legali - reso ad un Comune in forza di un contratto d’appalto concluso con un soggetto diverso dall’impresa incaricata di eseguire, di norma in ambito cimiteriale, tutte le altre operazioni tipiche dell’attività di pompe funebri, può beneficiare del regime di esenzione previsto dal numero 27) dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72.
Al debutto il nuovo regime di cassa
Il 1° dicembre prossimo rappresenta il primo appuntamento utile per l’eventuale passaggio al regime Iva cosiddetto “per cassa” introdotto dall’articolo 32 bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 e fruibile, previa opzione, dai soggetti passivi che realizzano un volume d’affari non superiore a due milioni di Euro, tra cui possono figurare anche gli enti locali che svolgono attività commerciali imponibili, ovviamente in caso di convenienza. L’affermazione deriva dalla lettura del decreto ministeriale 11 ottobre 2012, ossia del provvedimento delegato che ha fissato le modalità ed i termini di esecuzione dell’innovato impianto legislativo.
Locazione di immobili strumentali: rebus opzione
Le attuali regole di tassazione delle locazioni immobiliari, specie di quelle aventi ad oggetto unità a destinazione non abitativa, entrate in vigore il 26 giugno scorso, sollevano alcuni interrogativi di ordine non solo giuridico, ma anche pratico, che gli operatori non riescono ancora risolvere a causa della perdurante mancanza di chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria. A destare maggiormente preoccupazione sono i rapporti già in essere alla data di efficacia delle ultime modifiche apportate dal decreto 83/2012, rispetto ai quali il regime applicabile ex lege sino al giorno precedente sia divenuto meramente opzionale
I contratti agroalimentari e la fattura
L’inclusione delle Amministrazioni pubbliche nel novero dei soggetti obbligati al rispetto dei termini di pagamento di trenta o di sessanta giorni previsti, a fronte dell’acquisto di prodotti alimentari, dall’articolo 62 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 determina un incrocio con la normativa Iva, in quanto il dies a quo per provvedere al versamento integrale del prezzo al fornitore è collegato, a monte di una concatenazione di eventi, a quello in cui viene emessa la fattura. Cenni sulla nuova disciplina ed analisi delle disposizioni che permettono di differire la fatturazione.
Allarme costi sulla riscossione dei tributi
L’allarme nei comuni, per il potenziale incremento dei costi generato dalla soppressione della norma di favore che, sino al 19 ottobre scorso, ha stabilito l’esenzione da imposta sul valore aggiunto delle operazioni relative alla riscossione dei tributi appare quanto mai fondato, dal momento che la contestuale modifica dell'articolo 4, quinto comma, secondo periodo del D.P.R. 633/72 non può essere invocata al fine di escludere dal prelievo il compenso spettante al concessionario. Un suggerimento alle Amministrazioni locali.
Iva al 10% con i consorzi di raccolta
Il compenso spettante ai comuni per il conferimento ai consorzi obbligatori di raccolta di beni o materiali provenienti dal servizio di igiene urbana deve essere assoggettato ad imposta sul valore aggiunto nella misura agevolata prevista dal n. 127 sexiesdecies della Tabella A Parte III allegata al D.P.R. 633/72, trattandosi di una prestazione rientrante nell’esercizio di un’attività avente carattere commerciale svolta dagli enti, nonostante la normale connessione organizzativa e funzionale con le operazioni di trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, a loro volta invece escluse dal prelievo per la contemporanea carenza dei presupposti soggettivo ed oggettivo. E’ questa, in estrema sintesi, la risposta ottenuta da un Comune ad un’istanza di interpello.
Aspetti Iva delle attività gratuite
Il tema delle attività svolte in assenza totale di corrispettivo o, meglio, con predeterminata volontà dell’ente di non chiedere il pagamento di un prezzo per il servizio a domanda individuale offerto all’utenza – volontà della quale l’assenza di una delibera di determinazione della tariffa costituisce l’aspetto esteriore più evidente - risulta pressoché inesplorato dalla dottrina e, soprattutto, dalla giurisprudenza domestica.
Le richieste del fisco non fermano l’integrativa a sfavore
L’invio di un questionario o, più in generale, l’avvio di una fase ispettiva da parte dell’Amministrazione finanziaria non inibisce l’invio di una dichiarazione integrativa a sfavore del contribuente in quanto la norma di riferimento non contiene alcuna limitazione o condizionamento assimilabile a quello previsto dal legislatore nella differente ipotesi della rimozione spontanea dell’errore attraverso l’istituto del ravvedimento operoso. E’ questa l’interessante – ed innovativa - presa di posizione assunta dai giudici della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.
Approvato il nuovo modello F24EP
A partire da lunedì scorso, 22 ottobre, i Comuni e gli altri enti pubblici obbligati ad effettuare i versamenti dei tributi e dei contributi attraverso il modello F24EP dovranno utilizzare la nuova versione risultante al termine delle variazioni apportate dal Direttore dell’Agenzia con il provvedimento n. 2012/140335, il quale ha introdotto alcune modifiche finalizzate a permettere il pagamento per conto di altri soggetti. Gli operatori comunali dovranno pertanto avere cura, già a partire dal prossimo pagamento, di scaricare il software di compilazione aggiornato.
Irap commerciale: niente sanatoria per l’opzione tardiva
La sanatoria – altrimenti definita anche “remissione in bonis” – prevista dall’articolo 2 del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 non può riguardare anche il mancato esercizio dell’opzione per il calcolo dell’Irap con il metodo cosiddetto “commerciale” secondo le stringenti modalità individuate dall’Amministrazione finanziaria, ossia attraverso la parametrazione del primo versamento d’acconto mensile dell’anno sul solo ammontare delle retribuzioni erogate al personale non impiegato nelle attività, rilevanti ai fini Iva, per le quali si intende beneficiare della facoltà concessa dal decreto legislativo n. 446/97, istitutivo del tributo regionale.
Dichiarazioni d’intento: termine massimo per l'invio al fisco
Nonostante i dubbi derivanti dall’attuale modulistica, i soggetti passivi Iva, enti locali compresi, che ricevono una dichiarazione d’intento da parte di un fornitore non sono tenuti ad attendere la liquidazione periodica in cui confluisce l’operazione realizzata senza applicazione dell’imposta allo scopo di poter procedere alla trasmissione telematica del modello contenente i dati essenziali del documento inviato dai cosiddetti “esportatori abituali”. L’indicazione proviene dalla risoluzione n. 82/2012.
Locazione e servizi ulteriori: prestazione “unica” possibile
Una recentissima sentenza della Corte di Giustizia – relativa alla causa C-392/11 - sembra aprire un varco nella posizione rigorosa assunta da tempo dall’Agenzia delle Entrate a proposito del trattamento Iva dei corrispettivi previsti dai contratti che stabiliscono, a carico del locatore, adempimenti ulteriori rispetto alla messa a disposizione di uno spazio determinato, i quali non si sostanzino nel semplice portierato o in altri servizi tipici condominiali. Sino ad oggi, infatti, il fisco domestico ha sempre sostenuto – da ultimo con la circolare 12/E del 1 marzo 2007 – la necessità di interpretare in maniera restrittiva la definizione di “locazione” contenuta all’articolo 10 del D.P.R. 633/72.
L’acquisto di prodotti editoriali dall’estero
Una delle tipologie di acquisto via internet maggiormente diffuse, pure tra gli enti locali – ossia quella che ha ad oggetto i prodotti editoriali, in particolare libri e pubblicazioni – nasconde alcune insidie di carattere tributario legate allo Stato di stabilimento del cedente. L’intreccio, infatti, tra il regime speciale dell’editoria, quello delle vendite a distanza e, infine, quello proprio degli acquisti intracomunitari, può generare qualche dubbio in merito al trattamento applicabile alla fattispecie, tanto più nel caso in cui il cessionario sia un Comune che agisce in qualità di “privato”, ossia al di fuori dell’esercizio di un’attività a carattere commerciale.
Ripartizione costi “misti”: no al pro-rata tra operazioni attive
La ripartizione dell’Iva assolta sull’acquisto di beni e servizi utilizzati, al contempo, nell’esercizio di attività rilevanti ed escluse ai fini Iva, non può essere determinata mutuando il criterio del cosiddetto “pro-rata”, in quanto il metodo utilizzabile deve essere definito dagli Stati membri in maniera tale da rispettare lo scopo e l’economia della sesta direttiva e, pertanto, deve riflettere la quota delle spese a monte realmente imputabile a ciascuna di esse secondo canoni di oggettività. La conclusione proviene dalla Corte di Giustizia e pone un paletto insuperabile alla diffusa tendenza di procedere alla suddivisione dei cosiddetti costi “misti” o “promiscui” attraverso un rapporto tra la base imponibile delle prestazioni riconducibili all’attività, parzialmente inerente, soggetta al tributo e l’importo delle entrate provenienti dall’attività, co-beneficiaria della spesa sostenuta, esclusa dalla tassazione per carenza di uno o più presupposti di legge.
L’invio telematico della dichiarazione
Si avvicina la scadenza per la trasmissione dei modelli Iva ed Irap ed una sentenza della Corte di Cassazione interviene a fare chiarezza su un aspetto ad oggi inesplorato – cioè la scissione tra momento della trasmissione da parte del dichiarante e quello di ricevimento da parte del fisco - ma che potrebbe risultare determinante in caso di invio all’ultimo secondo, a maggior ragione se effettuato a ridosso del maggior termine concesso dalla normativa vigente per presentare un modello tardivo.
Il fisco si “ravvede” sul credito Iva senza dichiarazione
Il netto dietrofront dell’Amministrazione finanziaria in merito all’annosa questione delle modalità di recupero del credito Iva annuale maturato in un periodo di imposta in relazione al quale sia stata omessa la dichiarazione, ovvero presentata con un ritardo superiore a novanta giorni, ha cancellato, nella sostanza, la precedente apertura concessa dalla risoluzione n. 74/2007, portando il fisco ad un allineamento con il parere della giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione, ma, per paradosso, non con l’ultima presa di posizione, in ordine di tempo, assunta dagli stessi giudici di vertice.
Rimborsabile l’Iva sull’acquisto di un terreno pertinenziale
L’Iva applicata dal cedente in sede di trasferimento della proprietà di un terreno pertinenziale edificabile può essere oggetto di rimborso, ordinario o trimestrale, ai sensi degli articoli 30 e 38 bis del D.P.R. 633/72, trattandosi di un bene qualificabile come “ammortizzabile” agli effetti di tale tributo, nonostante il diverso inquadramento ai fini delle imposte sui redditi ed a condizione, s’intende, che lo stesso risulti inerente all’esercizio di un’attività avente rilevanza ai fini Iva, oltre che imponibile. Artefice di questa interpretazione è la sentenza n. 44 del 3 aprile 2012 della CTR della Lombardia.
Il ravvedimento deve essere “perfetto”
Prosegue la diatriba tra contribuenti e giudici di legittimità sul tema del perfezionamento dell’istituto del ravvedimento operoso in caso di versamento di sanzioni e/o interessi in misura insufficiente, con i primi intenzionati a vedersi riconosciuto un margine di tolleranza all’errore commesso - confortati anche dal favore di alcune commissioni di merito - ed i secondi, a propria volta, che appaiono ormai stabilmente schierati a difesa di una posizione rigorosamente rispettosa del dettato letterale della norma di riferimento, come recentemente ribadito anche nell’ordinanza n. 14298 depositata l’8 agosto scorso.
Niente “franchigia” sul prestito di personale
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha definitivamente chiarito che l’articolo 8, comma 35, della legge 11 marzo 1988 n. 67 – il quale si occupa del trattamento da riservare, ai fini Iva, alle somme spettanti al distaccante a titolo di remunerazione del prestito di personale - deve essere interpretato in maniera sostanzialmente letterale e restrittiva e, quindi, difformemente da quanto sostenuto dalla stessa magistratura di ultimo grado nella sentenza 19129/2010.
Acquisto dei pavimenti ad aliquota ordinaria
L’acquisto di parquet in laminato di tipo flottante, impiegati nell’esecuzione di un intervento di ristrutturazione edilizia, non può beneficiare dell’aliquota agevolata prevista dal numero 127-terdecies della Tabella A, parte III, allegata al decreto 633/72, in quanto tale tipologia di rivestimento non rientra nella definizione di “bene finito”, nonostante un sistema di posa in opera innovativo che non prevede l’uso di collanti e, quindi, permette l’eventuale smontaggio e riutilizzo successivo.
Nuove regole per la gestione dei fabbricati strumentali
Il decreto 83/2012, meglio noto come “Decreto Crescita”, è intervenuto - a distanza di pochi mesi dalle ultime modifiche apportate dal “Decreto Liberalizzazioni” - sulla disciplina Iva delle operazioni di gestione degli immobili, ivi compresi quelli non abitativi, provvedendo altresì a ridisegnare le regole di applicazione dell’inversione contabile in caso di cessione di fabbricati di qualunque genere.
La nuova “Iva per cassa”
L’articolo 32 bis inserito nel “Decreto crescita” da un emendamento approvato dalla Camera riscrive il cosiddetto “regime Iva per cassa”, ampliandone sensibilmente la soglia oggettiva di accesso e, soprattutto, rivedendo il meccanismo della detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti – e ciò in capo ad entrambe le parti del rapporto – profittando della facoltà concessa dalla UE di derogare alle disposizioni generali stabilite dalla direttiva 112/2006.
Minimi: nota di variazione entro il 16 agosto
I soggetti che hanno avviato l’attività nel corso del 2012 e che sono in possesso dei requisiti per accedere al regime definito di “vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” – previsto dall’articolo 27, commi 1 e 2, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 982 – possono rettificare le fatture già emesse nei primi mesi dell’anno con applicazione dell’imposta sul valore aggiunto attraverso l’emissione di una nota di variazione che, almeno nella maggioranza dei casi, dovrà essere consegnata al committente entro il 16 agosto prossimo.
Compensazioni Iva senza limite?
La sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, numero 45/5/2 - resa nota da un articolo apparso sul Sole 24 Ore del 27 giugno scorso – ha destato grande interesse fra tutti i soggetti passivi Iva che vantano un credito cospicuo nei confronti dell’Amministrazione finanziaria a titolo di eccedenza dell’imposta detratta, rispetto a quella applicata sulle operazioni attive, risultante dal modello dichiarativo annuale. Tuttavia, in attesa di quanto stabilirà la Corte di Cassazione, è opportuno non fare eccessivo affidamento sul parere espresso dal collegio abruzzese,
Le convenzioni sul trasporto scolastico
Le convenzioni per la gestione associata della funzione del trasporto scolastico, sempre più diffuse tra comuni limitrofi di minori dimensioni, sono solite regolare solo gli aspetti amministrativi ed operativi del servizio, senza entrare, quindi, nel merito delle implicazioni di natura fiscale che possono derivare dall’accordo a seconda di quale soluzione, tra le varie configurabili sul piano teorico, viene concretamente adottata. In particolare, ai fini Iva è necessario prestare attenzione alla fase dell’incasso ed a quella delle regolazioni finanziarie che avvengono con compensazione tra importi a debito ed importi a credito.
La demolizione e la rettifica dell’Iva già detratta
La demolizione di un fabbricato e, più in generale, la distruzione di beni ammortizzabili durante il periodo di monitoraggio fiscale previsto dall’articolo 19 bis 2 non comporta la rettifica della detrazione operata in precedenza all’atto dell’acquisto o della costruzione se ed in quanto tale eliminazione abbia luogo con l’obiettivo di realizzare nuovi e più moderni investimenti o, comunque, configuri un impiego finalizzato alla realizzazione di operazioni soggette ad imposta. Il concetto è espresso nelle conclusioni dell’Avvocato Generale della causa C 234/11.
Agevolabile l’acquisto di piattaforme elevatrici
La cessione di mezzi di sollevamento che, per caratteristiche tecniche di costruzione, consentono di superare i dislivelli rispetto al piano stradale beneficia dell’aliquota minima – attualmente stabilita nella misura del 4% - agli effetti del punto 31 della Tabella A, parte seconda, allegata al D.P.R. 633/72, a condizione che l’intervento sia atto a consentire, in via alternativa ad un ascensore, il superamento di barriere architettoniche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria. Il chiarimento proviene dall’Agenzia delle Entrate ed è contenuto nella risoluzione n. 70/E.
La neutralità dei contributi in conto impianti
L’acquisto di beni e di servizi effettuato con impiego di somme di denaro provenienti a titolo di contributo – di regola definito o qualificabile come sovvenzione in “conto impianti” - da parte di terzi non soffre di alcuna limitazione in termini di esercizio del diritto alla detrazione della relativa imposta, in quanto l’origine della provvista monetaria utilizzata dal soggetto passivo è circostanza del tutto irrilevante ai fini dell’applicazione dell’articolo 19 del D.P.R. 633/72.
La gestione delle cave
La gestione di una cava comunale accompagnata dall’ottenimento di introiti legati alla concessione escavatoria o alla cessione del materiale ricavato dalle operazioni estrattive, presenta alcune problematiche ai fini dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto – e, conseguentemente, anche dell’imposta di registro - le quali, nel caso di specie, riguardano non soltanto l’usuale definizione del profilo soggettivo, ma anche la valutazione di alcuni aspetti di ordine oggettivo.
L’Irap e le discariche
I costi di chiusura e post chiusura di una discarica comunale di materiali inerti possono essere portati in deduzione dalla base imponibile Irap calcolata con il metodo commerciale opzionale - attraverso la tecnica degli accantonamenti a fondi rischi - anche se sostenuti in un periodo successivo al suo completamento, durante il quale l’attività non è più suscettibile di generare ricavi. L’ammissione proviene dall’Amministrazione finanziaria, al paragrafo 4 della circolare n. 26/E del 20 giugno scorso.
Ancora novità per le operazioni immobiliari
A distanza di poche settimane dall’ultimo intervento del legislatore sul testo dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72, il comparto immobiliare è nuovamente al centro di un’importante modifica che ha l’obiettivo di rimuovere alcune delle criticità attualmente lamentate dagli operatori, in modo particolare dai soggetti qualificabili come “costruttori” di unità a destinazione abitativa, per i quali diviene possibile applicare, senza limiti di tempo, il regime ordinario di imponibilità in luogo di quello di esenzione.
L’organizzazione di eventi da parte dei comuni
Nonostante le difficoltà economiche del momento, anche quest’anno le amministrazioni comunali sono pronte ad organizzare eventi a carattere spettacolistico o di intrattenimento che, se analizzati sotto il profilo fiscale, ed in modo particolare nell’ottica dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, presentano aspetti di interesse tanto sul versante attivo, quanto su quello passivo, ossia in relazione al mero acquisto di servizi finalizzati alla realizzazione della manifestazione
La fattura “vale” come ultimazione del servizio
Il ricevimento di una fattura in relazione all’acquisto di “servizi” generici di cui all’articolo 7-ter, non ancora ultimati, emessa da un soggetto comunitario non residente in Italia, rappresenta il momento di esigibilità dell’imposta che grava su di esso e determina, pertanto, l’insorgere dell’obbligo di assolvimento nel nostro paese, da parte del committente, attraverso il meccanismo dell’inversione contabile. E’ questa l’indicazione con la quale Agenzia delle Entrate, stando a quanto precisato nel corso di un recente evento Map.
Detrazione: Cassazione “severa” sui requisiti documentali
La tendenza ad assumere atteggiamenti di particolare severità che, di recente, la Corte di Cassazione parrebbe aver accentuato quando chiamata a decidere in tema di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e, in modo particolare, nell’ambito della valutazione della sussistenza dei requisiti necessari, sotto il profilo formale, per il regolare esercizio della detrazione, ha trovato conferma con la sentenza n. 7672 del 16 maggio scorso, nella quale la valutazione degli aspetti cartolari è risultata rigida discriminante della correttezza o meno del comportamento tenuto dal contribuente.
L’errore nel ravvedimento può essere “perdonato”
Il versamento di un importo insufficiente a titolo di interessi, effettuato in sede di rimozione di una irregolarità sanabile attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, non inficia, di per sé, la validità del comportamento virtuoso, potendo essere “perdonato” laddove l’omissione attenga una somma scarsamente significativa, rispetto al totale degli accessori puntualmente pagati, e la volontà di avvalersi della normativa di favore risulti chiaramente espressa dal contribuente nonostante l’errore commesso. E’ la conclusione cui sono pervenuti i giudici della Commissione Regionale della Lombardia nella sentenza n. 8/2012 del 10 gennaio scorso.
Scadenze: ferma al 16 giugno quella per l’Irap commerciale
Anche per quest’anno è in arrivo uno slittamento dei termini - dal 16 giugno al 9 luglio, senza alcuna maggiorazione – per il pagamento, tra gli altri, dell’imposta regionale sulle attività produttive e, così come avvenuto dodici mesi fa, di questi stessi tempi, il rinvio non riguarderà gli enti locali che hanno optato per il calcolo di tale tributo secondo il metodo previsto dal secondo comma dell’articolo 10 bis del D. Lgs. 446/97,
Impugnabile l’avviso bonario
Il cosiddetto “avviso bonario”, ossia la comunicazione che l’Amministrazione finanziaria centrale emette al termine delle operazioni di liquidazione automatizzata della dichiarazione Iva, condotte ai sensi dell’articolo 54-bis del D.P.R. 633/72, costituisce un provvedimento impugnabile davanti alla commissione tributaria provinciale competente in quanto reca una pretesa tributaria ben individuata, corredata dall'esplicitazione delle concrete ragioni, fattuali e giuridiche, che la sorreggono. L’innovativo principio è espresso dai giudici di legittimità nella sentenza n. 7344, depositata in data 11 maggio 2012
I servizi di formazione e di aggiornamento del personale
L’acquisto di servizi di formazione e di aggiornamento professionale rileva sul territorio italiano in base ai medesimi criteri previsti per le prestazioni a carattere educativo e culturale di cui all’articolo 7-quinquies del D.P.R. 633/72, con la conseguenza – in caso di enti locali committenti che si rivolgano ad enti, società o persone fisiche non stabilite fiscalmente in Italia – di dover versare l’imposta domestica, e non quella del paese estero di residenza del prestatore, nel caso non sussistano anche i presupposti soggettivi per beneficiare dell’esenzione stabilita dall’articolo 10.
Fattura incompleta: a rischio la detrazione
Secondo il principio elaborato dalla Corte di Cassazione, da ultimo attraverso la sentenza 2 marzo 2012 n. 3259, la fattura priva di alcuni elementi essenziali prescritti dall’articolo 21 del D.P.R. 633/72 non è idonea a fornire la prova della consistenza, della tipologia e, in casi estremi, anche della stessa esistenza delle operazioni che essa dovrebbe rappresentare. Quindi, essa non legittima il cessionario o il committente a portare in detrazione l’imposta ivi indicata in via di rivalsa, salva la possibilità di colmare le lacune descrittive tramite l’esibizione di altri documenti che attestino le informazioni mancanti.
Iva estera se l’acquirente aspetta ancora il “Vies”
Il soggetto passivo nazionale che effettui un acquisto di beni da un fornitore comunitario nel periodo temporale compreso tra la dichiarazione di volontà di porre in essere cessioni e/o acquisti intracomunitari e l’autorizzazione, anche tacita, o il diniego da parte dell’Agenzia, non è legittimato a compiere dette operazioni e, quindi, non ha titolo per applicare e detrarre l’imposta domestica attraverso la procedura di integrazione della fattura estera. Il chiarimento è contenuto nella risoluzione n. 42/E del 27 aprile scorso ed ha ad oggetto un caso che può riguardare anche gli enti locali, dal momento che la transazione descritta nell’istanza riguarda pannelli fotovoltaici e, pertanto, un investimento sempre più diffuso anche tra le amministrazioni territoriali, oltre che, al contempo, potenzialmente riferibile ad un’attività a carattere commerciale, almeno ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
L’accertamento del credito derivante dalla dichiarazione omessa
Le tormentate vicende del credito annuale “orfano” della dichiarazione Iva che lo dovrebbe esporre – la cui sorte, divisa tra detrazione e rimborso, è al centro di opinioni contrastanti - si accrescono di un nuovo motivo di incertezza che riguarda l’attività di controllo esperibile dagli uffici in una simile situazione. L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 5318/2012, depositata il 3 aprile scorso, affronta, infatti, la non meno delicata questione del rapporto esistente tra la mancata presentazione del modello Iva relativo ad un anno ed i poteri di verifica e controllo - riconosciuti dal D.P.R. 633/72 all’Agenzia delle entrate - sulle risultanze della dichiarazione successiva, ove quest’ultima riporti il credito maturato al termine del periodo di imposta precedente.
I rapporti tra prassi e rimborso Iva
Il sistema dell’Iva non dispone di una disciplina specifica per il rimborso del tributo erroneamente versato dal soggetto passivo, il che crea difficoltà, in primis, rispetto alla definizione dei termini di decadenza o prescrizione del connesso diritto di credito nei confronti dell’erario. La giurisprudenza di legittimità sembrerebbe addiritura complicare il quadro di riferimento per gli operatori - quanto meno nei casi di errore indotto dall'osservanza di provvedimenti di prassi - come dimostra l’ordinanza n. 3907 della Corte di Cassazione depositata il 12 marzo scorso.
Aliquota sbagliata: responsabile il soggetto passivo
La responsabilità dell’applicazione di un’aliquota inferiore rispetto a quella corretta grava sul soggetto passivo del rapporto tributario, e quindi sul cedente o prestatore, anche quando l’errore derivi dalle informazioni contenute in attestazioni provenienti dal committente o dal cessionario dirette ad ottenere l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto in misura ridotta ai sensi di una norma di favore ritenuta pertinente alla fattispecie realizzata. Il suddetto principio è alla base della sentenza della Corte di Cassazione n. 3291 del 2 marzo 2012.
L’inizio del mese di aprile ha segnato l’entrata in funzione del nuovo istituto della mediazione tributaria, il quale, a dispetto del nome, non rappresenta una nuova ed ulteriore facoltà concessa al contribuente di trovare un accordo con il fisco, ma un vero e proprio onere-presupposto per ottenere la tutela dei propri diritti dinnanzi agli organi di giustizia tributaria, ponendo peraltro l’amministrazione finanziaria in una posizione di chiaro vantaggio.
Esenzione ampia per le strutture associative
L'esenzione prevista dal secondo comma dell’articolo 10 della legge Iva è applicabile anche da strutture associative aventi una forma giuridica diversa da quella consortile, alle quali gli associati demandino lo svolgimento di alcuni segmenti della propria attività economica, nonostante la norma faccia esplicito riferimento solo ai consorzi, seppur comprendendovi anche le società consortili e quelle costituite in forma cooperativa, ma pur sempre con funzioni consortili. L’ampliamento del perimetro soggettivo rispetto al tenore letterale della disposizione di favore è riconosciuto dalla risoluzione n. 30/E del 3 aprile scorso e, per l’ennesima volta, dimostra l’errore di impostazione commesso dal legislatore domestico all’atto della revisione dell’impianto interno finalizzata al “miglior” recepimento della lettera f) dell’articolo 132, direttiva 2006/112/CE.
Il fisco agevola il fotovoltaico comunale
I comuni che utilizzano molteplici impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica destinata all’autoconsumo e che effettuano il servizio di scambio “sul posto” oppure quello “a distanza” possono agire al di fuori dell’esercizio di un’attività commerciale, con quanto di conseguenza anche ai fini dell’Iva, nel rispetto delle condizioni individuate dall’Agenzia delle entrate sulla potenza massima, effettiva o virtuale, di ogni singola installazione. I chiarimenti provenienti dall’amministrazione finanziaria, contenuti nella risoluzione n. 32/2012, rappresentano un compromesso tra la rigidità del limite oggettivo individuato dalla prassi precedente e l’opportunità di semplificare gli adempimenti dei responsabili degli impianti, onde incentivare la diffusione delle forme di energia pulita.
L’incertezza sulla norma elimina la sanzione
In un contesto normativo tributario caratterizzato da un elevato livello di complessità interpretativa merita particolare attenzione la sentenza n. 4685 della Corte di Cassazione, nella quale i giudici di legittimità hanno tradotto, in termini pratici, il principio di disapplicazione delle sanzioni per obiettiva incertezza sulla reale portata e sull’esatto significato di un provvedimento legislativo di natura fiscale.
Le novità per le locazioni e le cessioni di immobili abitativi
Anche il settore immobiliare è stato interessato dai recenti provvedimenti in materia fiscale – e, precisamente, dall’articolo 57 del decreto legge 1/2012 - che hanno apportato alcune sostanziali modifiche al trattamento delle locazioni e delle cessioni di unità a destinazione abitativa, in particolare inserendo il cosiddetto “housing sociale” nel novero delle fattispecie da cui derivano operazioni imponibili, anziché esenti.
La Cassazione cancella l’Iva sulla Tia
Con la sentenza n. 3756/2011 della Suprema Corte di Cassazione l’incredibile querelle legata all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto alla tariffa di igiene urbana disciplinata dal decreto Ronchi è giunta alla sua naturale, ed inevitabile, conclusione, con conseguente obbligo “morale”, per il legislatore, di intervenire con una norma ad hoc che regoli in maniera corretta e, soprattutto, compatibile con i principi della direttiva 112/2006, il complesso intreccio dei rapporti patrimoniali coinvolti.
Il concetto di “esercizio d’impresa” ai fini Iva
Il carattere commerciale di un’attività, svolta abitualmente da un ente rientrante nel quarto comma dell’articolo 4 del D.P.R. 633/72, si configura a prescindere dall’esistenza di un’organizzazione in forma d’impresa solo qualora la medesima attività sia riconducibile tra quelle enunciate all’articolo 2195 del codice civile, mentre, in caso contrario, è necessario accertare la sussistenza di un insieme minimo di fattori produttivi tra loro coordinati.
Compensazioni libere con limite a 5.000 Euro
Le nuove regole sulla compensazione del credito Iva introdotte dai commi 18 e 19 dell’articolo 8 del D.L. 16/2012 si applicano alle compensazioni effettuate a partire dal 1° aprile 2012 e non dalla data di entrata in vigore del provvedimento d’urgenza, con il risultato che i soggetti passivi potranno continuare a fare riferimento alla “vecchia” soglia dei 10 mila Euro sino al termine del corrente mese di marzo.
Ultima chiamata per correggere l’Iva al 20%
Il 16 del corrente mese di marzo scade il termine concesso dalla circolare n. 45/2011 per procedere, senza irrogazione di alcuna sanzione, alla correzione delle fatture attive erroneamente emesse nell’ultimo trimestre del 2011 o nel solo mese di dicembre dello stesso anno, con applicazione dell’aliquota ordinaria del 20% vigente sino al 16 settembre scorso in luogo di quella più elevata di un punto percentuale.
Più tempo per le dichiarazioni d’intento
Tra le varie misure di semplificazione in tema di comunicazioni e di adempimenti formali previste dall’articolo 2 del decreto legge 16/2012 figura anche la modifica del termine entro cui provvedere all’obbligo di trasmissione delle dichiarazioni di intento provenienti dai cosiddetti “esportatori abituali” - introdotto con il comma 381 dell’articolo 1 della legge 311/2004 – da cui deriva un allentamento del rigore sanzionatorio connesso al corretto adempimento che, ad oggi, poteva condurre a conseguenze pecuniarie decisamente sproporzionate rispetto alla gravità della violazione commessa dal soggetto che le riceve.
Semplificazioni: comunicazione “black list “ sopra i 500 Euro
La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì scorso del decreto legge n. 16/2012 – meglio noto come “decreto semplificazioni” – ha introdotto alcune novità in materia fiscale che interessano anche gli enti locali, tra le quali la previsione di una soglia minima di valore delle transazioni con soggetti residenti nei cosiddetti paesi “black list” al di sotto della quale l’operazione non deve essere inclusa nella comunicazione periodica disciplinata dal decreto 25 marzo 2010, n. 40.
Canoni leasing: la Corte UE “riabilita” il rimborso
Come spesso accade, la giurisprudenza della Corte di Giustizia permette di risolvere una situazione controversa determinata da un orientamento delle autorità fiscali nazionali – il quale, ovviamente, presenti profili di dubbia conformità con i principi della sesta direttiva - e, nell’occasione rappresentata dalla sentenza nel procedimento C-118/2011 depositata il 16 febbraio scorso, supera la tesi dell’Agenzia delle entrate in materia di diritto al rimborso dell’imposta addebitata dal concedente di un bene in leasing.
La proroga sulle liti fa “ponte” con il reclamo
La proroga ed il contestuale ampliamento oggettivo della definizione delle liti pendenti di cui al decreto legge 98/2011, operata dal decreto legge 216/2011 (cosiddetto “decreto milleproroghe”), rappresenta una sorta di “ponte” tra la riedizione del condono previsto dalla legge 289/2002 già scaduta al 30 novembre dello scorso anno - con il decorso del momento ultimo di pagamento dell’importo stabilito in misura ablativa – ed il nuovo istituto del reclamo, che diventerà operativo il 1° aprile prossimo.
Liquidazioni trimestrali con limiti più ampi
I comuni che nel corso del 2011 hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 400 mila Euro, se attivi esclusivamente in settori aventi ad oggetto l’erogazione di servizi, ovvero a 700 mila Euro, in ogni altro caso, possono optare, per il periodo di imposta 2012, per la periodicità trimestrale delle liquidazioni, differendo sino al 16 marzo dell’anno venturo il versamento dell’imposta dovuta in base al modello Iva 2013, se presentato in forma autonoma.
La Corte UE e la scadenza biennale del rimborso
La Corte di Giustizia apre un varco, a favore dei contribuenti, nella delicata questione del rimborso dell’imposta applicata per errore dal cedente o prestatore, andando addirittura oltre, forse, le stesse osservazioni dell’Avvocato generale della causa C-427/10 sulla necessità che l’ordinamento nazionale tuteli anche l’impresa o il professionista che si siano unicamente limitati a rispettare le indicazioni provenienti dall’autorità fiscale competente, di fatto assumendo e mantenendo un comportamento prudente ed accorto.
Diritto di rivalsa sull’Iva rettificata
L’imposta o la maggiore imposta dovuta cedente o dal prestatore, all’esito di una verifica dell’amministrazione finanziaria, su operazioni attive effettuate entro il termine di decadenza dell’azione di controllo del fisco può essere oggetto di rivalsa nei confronti dei clienti – e da questi ultimi portata in detrazione – grazie alla riscrittura del sesto comma dell’articolo 60 del D.P.R. 633/72 determinata dall’articolo 96 del decreto legge 1/2012.
I rebus sulle prestazioni con parti non residenti
La rapida successione di novità nell’ambito della territorialità dei servizi ai fini Iva - da ultimo introdotte nel corpo del D.P.R. 633/72 ad opera dell’articolo 8 della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (la cosiddetta “comunitaria 2010”) - rischiano di far diventare le prestazioni rese da soggetti non residenti un vero e proprio rebus per chi, essendo un soggetto passivo stabilito in Italia, le commissiona.
Limiti e condizioni per la compensazione del credito Iva
Con l’inizio dell’anno si ripropongono alcuni dei dubbi che accompagnano l’istituto della compensazione dei crediti di natura tributaria o contributiva e, in modo particolare, dell’eccedenza che si genera nell’ambito della gestione dell’imposta sul valore aggiunto, specie dopo le modifiche che, ormai da qualche anno, hanno posto nuovi limiti e condizioni per l’esercizio di questo diritto. In questo senso opera anche il divieto introdotto dall’articolo 31 del D.L. 78/2010, in forza del quale i comuni e tutti gli altri soggetti che vantano un credito erariale utilizzabile in compensazione devono prioritariamente avere riguardo alla propria posizione nei confronti di Equitalia.
Il risparmio “guida” la scelta tra separazione e pro-rata
In un momento di grande difficoltà finanziaria per tutti i comuni italiani, come certamente è quello attuale, anche una più efficiente gestione dell’imposta sul valore aggiunto può dare risultati concreti di apprezzabile rilievo, in modo particolare per quello che concerne l’esercizio delle varie opzioni concesse dal legislatore, di massima rivolte a soggetti che effettuano operazioni rientranti in regimi speciali o, più facilmente, in quello di esenzione.
Rettifica Iva triennale sugli atti “registrati”
Uno degli aspetti più peculiari – e, al contempo, meno indagato – del principio di alternatività tra imposta di registro ed imposta sul valore aggiunto è rappresentato dall’individuazione del termine di decadenza del fisco dal potere di assoggettare ad Iva un atto inizialmente sottoposto al tributo previsto e disciplinato dal D.P.R. 131/1986, vista a e considerata l’asimmetria esistente, su questo punto, tra le rispettive norme in tema di accertamento. I giudici della CTR dell’Umbria hanno recentemente offerto un contributo alla risoluzione del problema che, nel caso di un comune, potrebbe concretamente verificarsi in ipotesi di cessione di immobili, laddove il dubbio – e quindi anche il rischio di contestazioni – si nasconde molto spesso nella verifica dello status di soggetto passivo o nell’integrazione del presupposto oggettivo, allorché la vendita attenga un quid potenzialmente qualificabile come un’azienda o un ramo di essa.
Appalto dell’asilo: come difendersi dagli accertamenti
Negli ultimi giorni del 2011 molti comuni hanno ricevuto avvisi di accertamento e di contestuale irrogazione di sanzioni per omessa regolarizzazione di fatture passive emesse ad aliquota minima del 4%, in luogo di quella ordinaria da parte di soggetti appaltatori dei vari servizi di cui si compone la gestione di un asilo o di strutture similari. Tuttavia, la questione dell’obbligo di “verifica” che il legislatore pone in capo al cessionario o al committente è stata più volte affrontata dalla Cassazione in termini differenti da quelli ipotizzati dagli uffici locali. E anche lo Statuto del Contribuente può dare una mano agli enti. Non meno interessante, infine, si presenta anche la definizione del rapporto con l’appaltatore, visto il divieto di rivalsa espressamente previsto, in simili circostanze, dal legislatore.
Farmacie comunali: esenti le “nuove” prestazioni convenzionate
I nuovi servizi erogabili dalle farmacie comunali nell’ambito del servizio sanitario nazionale presentano aspetti di ovvio interesse anche sul piano fiscale, ed Iva in particolare, agli effetti della possibilità di applicare il regime di esenzione stabilito dal numero 18) dell’articolo 10 del D.P.R. 633/72. La risoluzione 128/E offre i primi chiarimenti sulle varie prestazioni che, attualmente, possono essere chieste anche in farmacia, i quali poggiano sull’insegnamento proveniente dalla Corte di Giustizia.
Gli “ex minimi” e l’Iva sulle prestazioni del 2011
La fuoriuscita, a partire dal 1° gennaio del nuovo anno, dal regime cosiddetto “dei minimi” da parte dei soggetti che intrattengono rapporti di lavoro autonomo con i comuni comporta – salva, naturalmente, una diversa interpretazione contrattuale o, comunque, l’eventuale detraibilità dell’imposta in capo al committente - un aggravio di spesa. Ciò anche qualora si accompagni al contestuale ingresso nel regime contabile agevolato di cui all’articolo 27, comma 3, del D.L. 6 luglio 2011 e con il concreto rischio che tale effetto negativo possa estendersi anche ai corrispettivi maturati sino a tutto il 31 dicembre scorso. L’articolo affronta le principali problematiche della novità ai fini dell’Iva, viste dal lato dell’ente locale, anche nel tentativo di fornire un primo orientamento agli operatori.