Source: https://www.reteambiente.it/normativa/19473/
Timestamp: 2020-08-13 00:04:21+00:00
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Sentenza Corte di Cassazione 6 novembre 2013, n. 25019 > ReteAmbiente
Dpcm 14 novembre 1997 (articolo 4)
Dpcm 1 marzo 1991 (articolo 1)
Codice civile (articolo 844)
Rifiuti - Servizio di gestione rifiuti - Modalità di esercizio - Articolo 177, Dlgs 152/2006 - Assenza di inconvenienti da rumore - Necessità - Attività di raccolta rifiuti tramite compattatori esercitata in orario notturno - Inquinamento acustico - Disturbo del riposo delle persone - Azione inibitoria - Articoli 844 e 2058, Codice civile - Esperibilità - Tutela del diritto costituzionale alla salute - Possibilità - Sussistenza - Giurisdizione del Giudice amministrativo - Articolo 133, lettera p), Dlgs 104/2010 - Anche sulla verifica del rispetto della normativa in materia di inquinamento acustico - Sussistenza - Attività di raccolta rifiuti che supera i valori limite del rumore - Dpcm 14 novembre 1997 e Dm 1 marzo 1991 - Superamento della normale tollerabilità - Articolo 844, Codice civile - Responsabilità - Sussistenza
Rumore - Emissioni rumorose - Superamento dei limiti - Calcolo - Criterio differenziale - Dpcm 14 novembre 1997 - Applicabilità - Condizioni - Superamento anche di una sola delle quattro soglie previste - Sussistenza - Zonizzazione acustica comunale - Preclusione all'applicabilità del criterio differenziale - Esclusione
Rifiuti – Attività di recupero rifiuti - Esalazioni da un cumulo di materiali ferrosi triturati – Emissioni moleste – Articolo 674, Codice penale – Perdita della qualifica di rifiuto del materiale ferroso – Articolo 184-ter, Dlgs 152/2006 - Rilevanza ai fini dell'illiceità delle emissioni – Esclusione – Emissioni da attività produttiva – Differenza tra emissioni da attività autorizzata o non autorizzata – Criteri di valutazione – Parametro della "stretta tollerabilità" – Applicabilità alle emissioni di attività senza autorizzazione - Legittimità – Sussistenza – Parametro della "normale tollerabilità" – Articolo 844, Codice civile - Applicabilità alle emissioni di attività autorizzate – Legittimità - Sussistenza
Rumore – Immissioni rumorose – Disturbo al riposo delle persone – Valutazione – Criterio – Normale tollerabilità – Articolo 844, C.c. – Articolo 659, C.p. – Configurabilità - Idoneità del rumore a disturbare le persone – Sufficienza - Risarcimento danno non patrimoniale – Articolo 2059, C.c. - Configurabilità – Sussistenza degli elementi costitutivi di una fattispecie incriminatrice - Sufficienza
Rumore - Immissioni intollerabili - Articolo 844, Codice civile - Rapporti tra privati - Rispetto della normativa tecnica sui limiti di legge - Rilevanza - Esclusione
Sentenza Consiglio di Stato 17 giugno 2014, n. 3081
Aria - Canna fumaria che sprigiona fuliggine - Inconveniente igienico-sanitario per collettività - Ordinanza sindacale - Articolo 54, Dlgs 267/2000 - Limiti - Misure "definitive" - Intubamento - Esclusione
Sentenza Corte di Cassazione 8 maggio 2014, n. 18896
Aria - Emissioni di polveri - Reato ex articolo 674, C.p. - Getto pericoloso di cose - Impianto autorizzato - Limiti tabellari fissati dalla legge - Mancato superamento - Configurabilità del reato - Esclusione
Sentenza Corte di Cassazione 7 aprile 2014, n. 8094
Aria - Immissione di fumi da attività produttiva - Articolo 844, C.c. - Superamento della normale tollerabilità - Comparazione tra l'interesse produttivo e quello del privato - Esclusione
Rumore - Immissioni rumorose - Normale tollerabilità (articolo 844, C.c.) -Superamento - Prova - Consulenza tecnica - Sufficienza - Esclusione
Aria - Emissioni moleste di fumi - Limite normale tollerabilità ex articolo 844, C.c. - Superamento - Valutazione - Relativa alla situazione ambientale - Responsabilità - Esonero - Rispetto della normativa pubblicistica in materia urbanistica e sanitaria - Irrilevanza
Rumore - Immissioni rumorose - Intollerabilità ex articolo 844, C.c. - Valutazione - In relazione alla situazione ambientale oggetto delle immissioni - Azione diretta alla cessazione delle immissioni - Giurisdizione - Giudice ordinario
Immissioni - Articolo 844 C.c. - Interpretazione costituzionale - Tutela ambiente salubre - Valutazione concreta dei contrastanti diritti - Condizioni
Sentenza Corte di Cassazione 26 settembre 2012, n. 37037
Immissione odori molesti - Dlgs 152/2006 - Reato ex articolo 674, Codice penale - Configurabilità - Materia che non riguarda l'inquinamento atmosferico -Superamento normale tollerabilità ex articolo 844, Codice civile - Sufficienza -Impianto autorizzato che non supera i limiti legali delle emissioni - Irrilevanza
Inquinamento acustico - Superamento valori limite differenziali ex Dpcm 14 novembre 1997 - Mancata zonizzazione del Comune - Impossibilità di applicazione dei valori differenziali - Non sussiste
Inquinamento acustico - Immissioni ex articolo 844 C.c. - Criterio del "preuso" - Irrilevanza limiti di tollerabilità stabiliti dalla disciplina speciale
Immissioni acustiche - Accertamento della normale tollerabilità ex articolo 844 C.c. - Prevista salvezza in ogni caso delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti che disciplinano specifiche sorgenti - Manifesta inammissibilità della questione
Immissioni rumorose - Normale tollerabilità - Condizioni - Assenza di rumore nelle ore notturne - Esclusione
Rumore - Immissioni - Normale tollerabilità - Superamento - Possibile anche in caso di rispetto dei limiti di immissione fissati da leggi o regolamenti
Sentenza Corte di Cassazione 11 aprile 2006, n. 8420
Sanità pubblica - Tutela civilistica - Disciplina dell'articolo 844 C.c. sulle immissioni nocive - Interpretazione costituzionalmente orientata che dà la prevalenza al diritto costituzionalmente garantito alla salute - Necessità - Prevalenza di tale diritto sulle esigenze della produzione - Sussiste - Fattispecie
Limiti di tollerabilità del suono di pianoforte del vicino di casa - Immissioni sonore - Articolo 844 C.c. - Carattere relativo - Sussistenza
condominio (omissis), in persona del suo amministratore pro tempore, rappresentato e difeso, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dagli avvocati (omissis) ed (omissis);
(omissis), rappresentata e difesa, in forza di procura speciale a margine del controricorso, dall'avvocato (omissis);
Udita la relazione della causa svolta nell'udienza pubblica del 3 ottobre 2013 dal Consigliere relatore Dott. (omissis);
uditi gli avvocati (omissis) (per delega) nell'interesse del ricorrente e (omissis) (per delega) nell'interesse della controricorrente;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. (omissis), che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con atto di citazione, notificato il 24 aprile 1999, la sig.ra (omissis), condomina del condominio di (omissis), conveniva, dinanzi al Giudice di Pace di Ancona, lo stesso condominio, in persona dell'amministratore pro tempore, perché fossero dichiarate illegittime le immissioni acustiche provenienti dall'ascensore condominiale e perché, conseguentemente, ne fosse ordinata la cessazione con condanna del medesimo condominio alla realizzazione di tutte le conseguenti opere necessarie.
Il difensore del ricorrente Condominio ha, altresì, depositato memoria illustrativa ai sensi dell'articolo 378 C.p.c..
1. Con il primo motivo il condominio ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell'articolo 132 C.p.c., comma 1, n. 4 e articolo 118 disp. att. C.p.c., comma 1, ai sensi dell'articolo 360 C.p.c., n. 4, formulando, ex articolo 366-bis C.p.c. (ratione temporis applicabile alla fattispecie, risultando la sentenza impugnata pubblicata il 12 settembre 2007), i seguenti quesiti di diritto:
"dica la Suprema Corte se il giudice sia tenuto a dare un'esposizione concisa ma non sommaria degli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della decisione ed offrire una motivazione logica ed adeguata al dispositivo, evidenziando le norme di diritto e le prove ritenute idonee a confortarla; se la mera ed acritica trasposizione nella parte motiva della sentenza del contenuto di atti difensivi di parte, renda la motivazione inidonea a consentire quell'indispensabile controllo delle ragione che stanno a base della decisione in esito ad un autonomo percorso argomentativo con conseguente nullità della sentenza per violazione dell'articolo 132 C.p.c., n. 4 e articolo 118 disp. att. C.p.c., comma 2".
2. Con il secondo motivo il Condominio ricorrente ha prospettato la violazione e falsa applicazione dell'articolo 4 Dpcm 14 novembre 1997, nonché l'insufficiente motivazione su un punto controverso e decisivo per il giudizio, ponendo — con riferimento alla supposta violazione di legge — il seguente quesito di diritto: "dica la Suprema Corte se la norma di cui all'articolo 4, comma 3, Dpcm 14 novembre 1997 abbia portata privatistica e sia diretta a disciplinare i rapporti tra condomini, relativamente alle immissioni prodotte da impianti o servizi di uso comune interni al condominio, introducendo una presunzione di tollerabilità delle immissioni che superino il limite differenziale di 5 db (diurno) e 3 db (notturno)". Quanto al denunciato vizio motivazionale il ricorrente ha inteso censurare la sentenza impugnata nella parte in cui non aveva congruamente spiegato in che cosa consistesse il criterio di normale tollerabilità alla luce del relativo quadro normativo che escludeva l'applicazione di qualsivoglia limite differenziale.
3. Con il terzo motivo il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli articoli 844 — 2728 — 2697 C.c., nonché il vizio di omessa ed insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo ai fini del giudizio, il tutto in relazione all'articolo 360 C.p.c., nn. 3 e 5, formulando i seguenti quesiti di diritto, quanto alla violazione di legge: "dica la Suprema Corte se, nel caso di immissioni sonore contenute nei limiti della specifica normativa sull'inquinamento acustico, sussista una presunzione di liceità delle stesse; se sia onere del preteso danneggiato vincere tale presunzione, fornendo specifica prova dell'oggettiva intollerabilità delle immissioni nel caso concreto; se il giudice nell'individuazione del limite di normale tollerabilità debba valutare la specificità del caso considerando anche la durata dell'effettiva esposizione al rumore, la frequenza e gli orari in cui concretamente detta esposizione si manifesta, tenendo anche conto del preesistente e protratto (per oltre 20 anni) utilizzo del medesimo impianto, valutando il tutto sullo sfondo del particolare contesto ambientale e sociale". In ordine al dedotto vizio motivazionale il ricorrente ha prospettato che, nella sentenza impugnata, non si ravvisava un idoneo percorso argomentativo in relazione al concreto accertamento sulla effettiva intollerabilità delle immissioni e sulla loro oggettiva idoneità a dar luogo a fenomeni di disturbo (fisici e psichici).
4. Con il quarto ed ultimo motivo il ricorrente ha denunciato la violazione dell'articolo 112 C.p.c., nonché l'omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo ai fini del giudizio, il tutto in relazione all'articolo 360 C.p.c., nn. 3 e 5, formulando il seguente quesito di diritto: "dica la Suprema Corte se il giudice sia tenuto a pronunciarsi su tutti i capi della domanda e, in caso di appello, su tutti i motivi di impugnazione autonomamente apprezzabili".
Si osserva che — secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (cfr., ad es., Cassazione n. 17145 del 2006 e Cassazione n. 8294 del 2011, ordinanza) — la conformità della sentenza al modello di cui all'articolo 132 C.p.c., comma 2, n. 4, (nella sua versione "ratione temporis" applicabile nella fattispecie) non richiede l'esplicita confutazione delle tesi non accolte o la particolareggiata disamina degli elementi di giudizio posti a base della decisione o di quelli non ritenuti significativi, essendo sufficiente, al fine di soddisfare l'esigenza di un'adeguata motivazione, che il raggiunto convincimento risulti da un riferimento logico e coerente a quelle, tra le prospettazioni delle parti e le emergenze istruttorie vagliate nel loro complesso, che siano state ritenute di per sé sole idonee e sufficienti a giustificarlo, in modo da evidenziare l'"iter" seguito per pervenire alle assunte conclusioni, disattendendo anche per implicito quelle logicamente incompatibili con la decisione adottata.
Alla stregua di tale principio, la doglianza in esame è da ritenersi priva di pregio perché il Tribunale di Ancona, con la sentenza qui impugnata e sulla scorta delle complessive risultanze della C.t.u., rinnovata nel giudizio di appello, ha dato sufficientemente conto del ragionamento logico che lo ha condotto al rigetto dell'impugnazione, fondando il suo percorso argomentativo soprattutto — come era lecito attendersi, in relazione alla natura ed all'oggetto della instaurata controversia — sulle conclusioni emergenti dal duplice accertamento tecnico peritale espletato, dai quali, in considerazione delle caratteristiche delle emissioni analizzate e degli altri elementi in proposito rilevanti (quali la conformazione dell'ascensore e le modalità del suo funzionamento, anche in relazione alle connotazioni della zona, dell'edificio condominiale e dell'ubicazione dell'appartamento di proprietà della (omissis)), era scaturito che i rumori prodotti dall'elevatore condominiale superavano, di gran lunga, la soglia di normale tollerabilità, in tal modo respingendo — per incompatibilità con tali conclusioni decisivamente valorizzate — le avverse difese dedotte nell'interesse del Condominio appellante.
In sostanza, dunque, il denunciato vizio di motivazione ricondotto alla supposta violazione dell'articolo 132 C.p.c., n. 4, è del tutto insussistente, avendo il giudice di appello indicato adeguatamente le ragioni poste a base del proprio convincimento, non essendosi limitato, genericamente e "per relationem", a fare rinvio al quadro probatorio acquisito, senza alcuna esplicitazione al riguardo, ma avendo provveduto al una disamina logico-giuridica delle risultanze processuali tale da far trasparire il percorso argomentativo seguito.
6. Anche il secondo e terzo motivo — esaminabili congiuntamente siccome strettamente connessi ed inerenti alla medesima questione giuridica — sono destituiti di fondamento e devono, quindi, essere respinti.
Alla stregua della giurisprudenza di questa Corte (cfr., per tutte, Cassazione n. 5679 del 2001), si è ritenuto, con riferimento al Dpcm 1° marzo 1991, che i criteri dallo stesso previsti per la determinazione dei limiti massimi di esposizione al rumore, ancorché dettati per la tutela generale del territorio, possono essere utilizzati come parametro di riferimento per stabilite l'intensità e — di riflesso — la soglia di tollerabilità delle immissioni rumorose nei rapporti tra privati purché, però, considerati come un limite minimo e non massimo, dato che i suddetti parametri sono meno rigorosi di quelli applicabili nei singoli casi ai sensi dell'articolo 844 C.c., con la conseguenza che, in difetto di altri eventuali elementi, il loro superamento è idoneo a determinare la violazione di tale norma.
Orbene, nella specie, il giudice di appello — valorizzando le risultanze delle effettuate C.t.u. — ha accertato il superamento della normale tollerabilità delle emissioni provenienti dall'ascensore condominiale, apprezzabile in relazione all'articolo 844 C.c., prendendo come parametro di riferimento il criterio comparativo tra il rumore con e senza la sorgente disturbante nella differenza massima di 3 db, evidenziandosi, inoltre, come lo stesso giudicante non si sia limitato, ai fini della valutazione di intollerabilità delle emissioni, a considerare solo questo criterio, ma ne ha rafforzato la sua rilevanza alla stregua della constatata emergenza di altri univoci criteri oggettivamente riscontrati, riconducibili al livello medio dei rumori della zona (a carattere residenziale e con scarsa presenza di attività commerciali e di servizi), alle rilevazioni ed agli accertamenti effettuati dall'Asl (oltre che, naturalmente, dagli ausiliari tecnici), nonché al riconoscimento della loro rumorosità (non fisiologica) da parte della medesima assemblea condominiale.
Peraltro, è stato chiarito nella giurisprudenza di questa stessa Corte (cfr., ad es., Cassazione n. 1151 del 2003 e Cassazione n. 17281 del 2005), che i parametri fissati dalle norme speciali a tutela dell'ambiente (dirette alla protezione di esigenze della collettività, di rilevanza pubblicistica), pur potendo essere considerati come criteri minimali di partenza, al fine di stabilire l'intollerabilità delle emissioni che li eccedano, non sono necessariamente vincolanti per il giudice civile che, nello stabilire la tollerabilità o meno dei relativi effetti nell'ambito privatistico, può anche discostarsene, pervenendo al giudizio di intollerabilità, ex articolo 844 C.c., delle emissioni, ancorché (in ipotesi) contenute in quei limiti, sulla scorta di un prudente apprezzamento che consideri la particolarità della situazione concreta e dei criteri fissati dalla norma civilistica (invero posta preminentemente a tutela di situazioni soggettive privatistiche, segnatamente della proprietà), la cui valutazione, ove adeguatamente motivata (come verificatosi nella specie), costituisce accertamento di merito insindacabile in sede di legittimità.
7. Il quarto ed ultimo motivo si prospetta inammissibile perché — al di là della genericità del formulato quesito di diritto — con esso si riproducono, in effetti, le analoghe doglianze già dedotte con la prima censura (già ritenuta infondata), riferite alla supposta inadeguatezza ed incompletezza della motivazione della sentenza impugnata, che, peraltro, non avrebbero potuto essere sussunte sotto la violazione dell'articolo 112 C.p.c. (come, invece, avvenuto nel caso di specie, anche in relazione al tenore del quesito di diritto indicato), bensì come vizio riconducibile all'articolo 360 C.p.c., n. 5.
Oltretutto, recentemente, le Sezioni unite di questa Corte (con la sentenza n. 17931 del 2013) hanno chiarito che il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall'articolo 360 C.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l'esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l'omessa pronuncia, da parte dell'impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, pur non essendo indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all'articolo 360 C.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all'articolo 112 C.p.c., è, tuttavia, necessario che il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile l'impugnazione allorché sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge (proprio come accaduto nel caso in questione). Quanto alla censura sull'assunta immotivata condanna alle spese, deve sottolinearsi che il Giudice di appello ha legittimamente applicato il criterio della soccombenza previsto dall'articolo 91 C.p.c., offrendone univoca esplicitazione in dipendenza dell'integrale rigetto del gravame.
8. In definitiva, alla stregua delle complessive ragioni esposte, il ricorso deve essere totalmente respinto, con la conseguente condanna del soccombente ricorrente Condominio anche al pagamento delle spese della presente fase di legittimità, che si liquidano nei sensi di cui in dispositivo sulla scorta dei nuovi parametri previsti per il giudizio di legittimità dal Dm Giustizia 20 luglio 2012, n. 140 (applicabile nel caso di specie in virtù dell'articolo 41 dello stesso Dm: cfr. Cassazione, S.U., n. 17405 del 2012).