Source: http://uninetlex-web.com/2018/06/25/la-nuova-disciplina-in-materia-di-societa-a-partecipazione-pubblica/
Timestamp: 2020-06-01 22:14:32+00:00
Document Index: 88122138

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 1']

LA NUOVA DISCIPLINA IN MATERIA DI SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA – Perno & Cremonese | Radice & Cereda
Con il d.lgs. 175/2016 (c.d. Testo Unico Partecipate) il legislatore ha inteso – valorizzando i generali principi posti a tutela della libera concorrenza, della trasparenza ed efficienza dell’azione amministrativa – operare una semplificazione e razionalizzazione del quadro delle regole vigenti in materia di società a totale (o parziale) partecipazione pubblica.
La disposizione in parola (comma 1) contiene una previsione di principio con riferimento alle finalità perseguibili dagli enti pubblici nella costituzione di società. Infatti – riproducendo sostanzialmente il contenuto dell’art. 3, comma 27 della legge 244/2007 – la nuova disposizione stabilisce che le amministrazioni pubbliche possono (direttamente o indirettamente) costituire solo società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi strettamente necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali [8].
L’art. 24 del Decreto prevede poi espressamente che le partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, dalle amministrazioni pubbliche – alla data dell’entrata in vigore del decreto – in società che non sono riconducibili a nessuna delle categorie di cui all’art. 4 poc’anzi citato, devono essere alienate [12].
Conseguentemente appare preclusa – quanto meno ad una prima lettura del Decreto – la possibilità per dette società di svolgere attività di mercato in via esclusiva o prevalente [14], stante l’obbligo per le stesse di operare in stretta correlazione con le finalità dell’ente costituente e con le esigenze con la collettività di riferimento (cfr. art. 2 lett. h e art. 4 c.2 del Decreto) . In tal senso il Decreto sembra recepire quanto già da tempo affermato dalla giurisprudenza [15] secondo cui le società pubbliche operanti sul mercato sono da ritenersi in linea generale vietate, salvo non vi siano una previsione legislativa che espressamente le autorizzi [16].
Tale sentenza, oggi al vaglio del Consiglio di Stato, non appare tuttavia pienamente condivisibile in quanto – al di là delle considerazioni di portata generale espresse dai giudici veneti – l’articolo 4 comma 1 del Decreto (laddove elenca le tipologie di società a cui gli enti locali possono prendere parte) richiama espressamente partecipazioni anche di minoranza, e in nessun altro articolo del decreto è previsto un divieto espresso di detenzione delle partecipazioni di minoranza con relativo obbligo di dismissione.
16 Si pensi – a titolo di esempio – alle grandi società pubbliche partecipate dallo Stato, quali ENI o ENEL. Sul punto cfr. art. 1 c.4 del Decreto.