Source: https://www.leggioggi.it/2015/02/06/lapprovazione-tari-in-sicilia/
Timestamp: 2018-04-21 08:09:30+00:00
Document Index: 109174232

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 13', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 200', 'sentenza ']

Home Fisco Finanza Locale L’approvazione della TARI in Sicilia
Prima, però, di andare frettolosamente a ripartire tra gli organi dell’Ente Comune le competenze in ordine all’approvazione delle tariffe della odierna TARI occorre munirsi metodologicamente di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’illustrata norma. Nel nostro ordinamento, infatti, la separazione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo, spettanti agli organi di governo, e funzioni di gestione costituisce ormai un principio di carattere generale che trova il suo fondamento nell’art. 97 della Costituzione. La Corte Costituzionale ha affermato che “nell’identificare gli atti di indirizzo politico amministrativo e quelli a carattere gestionale, il legislatore non può compiere scelte che, contrastando in modo irragionevole con il principio di separazione tra politica e amministrazione, ledano l’imparzialità della pubblica amministrazione”[1].
Non sfugge l’orientamento giurisprudenziale tributario[2], peraltro parecchio oscillante, che in numerosissime sentenze ha statuito la competenza del Consiglio comunale anche per l’approvazione delle tariffe della tassa sui rifiuti, ma tale indirizzo trovava correttamente fondamento nel diverso regime di prelievo rappresentato dalla TARSU in cui la percentuale minima di copertura del costo del servizio risultava fissata nel 50% (e nel 75% per i Comuni in dissesto). Spettava quindi necessariamente al Consiglio comunale, quale unico organo competente all’allocazione delle risorse finanziarie, la decisione se contribuire, e in che misura, al finanziamento del costo del servizio attraverso risorse proprie del bilancio, attesa la “necessità di fare in modo che la prestazione tributaria imposta ai membri della collettività sia frutto di quella dialettica democratica che può essere dispiegata compiutamente solo nella sede assembleare, ove i rappresentanti del popolo (o della comunità locale di riferimento) possono liberamente confrontarsi. Siffatta modalità di esercizio della potestà impositiva richiede senz’altro la estrinsecazione delle dinamiche proprie del dibattito consiliare al fine di permettere ai rappresentanti del corpo elettorale locale di valutare appieno le conseguenze che un prelievo fiscale così concepito può provocare sulla comunità di riferimento e, più in specie, sugli utenti del servizio”[3].
Invero, in presenza di una tariffa della TARI che deve necessariamente coprire l’intero costo del servizio e nel contesto della quale le scelte più propriamente politiche sono state già fatte dal Consiglio comunale in sede di approvazione del Regolamento TARI e del connesso Piano finanziario, la mera approvazione dell’articolazione tariffaria, come condivisibilmente affermato dal CGA, “sia in realtà un atto praticamente vincolato e scevro di quei momenti di discrezionalità che sono invece insiti nella regolamentazione del tributo e nella disciplina generale della tariffa (ad esempio individuazione di categorie di soggetti obbligati, fissazione di esenzioni o agevolazioni etc. espressamente riservata al Consiglio”[4].
Gli atti di articolazione tariffaria della TARI approvati da tutti i Consigli comunali appaiono pertanto viziati da incompetenza funzionale perché adottati da un organo – il Consiglio comunale – incompetente. Siffatta tipologia di atti non può che essere adottata dalla Dirigenza comunale ovvero, solo in subordine, dall’organo politico esecutivo in forza della nota competenza residuale del Sindaco ex art. 13 della l.r. n. 7/92 come confermato anche dal Giudice Tributario d’appello, secondo cui “ il CGA si è da tempo orientato nel senso di escludere la competenza del Consiglio in ordine alla determinazione o revisione delle aliquote TARSU, in quanto atto sostanzialmente gestionale-applicativo rientrante in una disciplina di dettaglio e quindi non riconducibile tra gli atti di regolamentazione generale del tributo, di pertinenza del Consiglio comunale..”[5].
Il Piano tecnico-economico e finanziario
Molti Consigli comunali hanno infatti ritenuto di approvare il Piano tecnico-economico-finanziario e non il solo Piano finanziario. Invero, in ordine all’approvazione di tali strumenti di programmazione è necessario rammentare che “la riserva di competenza in favore del Consiglio comunale riguarda unicamente il Piano finanziario e non il Piano tecnico finanziario. Quest’ultimo infatti si distingue dal primo in quanto si traduce nella rappresentazione economica finanziaria del contratto di servizio esistente tra il Comune di Pietrasanta e la ERSU SPA il cui oggetto trova riferimento nella disciplina di servizi ulteriori rispetto a quello di raccolta e smaltimento dei rifiuti…”[6].
Nella medesima direzione si registra un orientamento della giurisprudenza tributaria, che sulla specifica questione si è già espressa in questi termini: “Poiché per il territorio della provincia di Enna è stata investita la società <<ATO ENNAEUNO S.P.A.>>, ed oggi da Sicilia Ambiente S.P.A. quale soggetto gestore del ciclo dei rifiuti, alla stessa spetta la competenza ad approvare e presentare tale <<piano>>”[7]. Anche la giurisprudenza amministrativa sembra confermare tale indirizzo, affermando che: “invero l’art. 49 comma 8 d.lgs. 22/97 impone ai Comuni – ai fini della determinazione della tariffa – di tenere conto del piano finanziario redatto dalla società d’ambito, senza che ciò valga, tuttavia, a stravolgere l’ambito delle rispettive competenze”[8].
Ma vi è di più, per lo specifico caso della novella TARI, la Corte dei Conti, nel rispondere ad un quesito posto dal Comune di Mirandola in ordine alla possibilità di fare approvare dal Comune il Piano economico-finanziario, previsto dall’art. 1, comma 683, della l. n. 147/2014, non ancora approvato dall’ATO per inerzia, ha così risposto: “ La lettura del dato normativo conferma che l’Agenzia sia ex lege intestataria, altresì, della funzione di approvazione del piano economico-finanziario (art. 7, comma 5), così come non pare revocabile in dubbio la natura di ente locale dell’Agenzia stessa…. A volere tacere d’altro, risulta, prima facie, impraticabile, sotto il profilo logico-giuridico, rispetto all’esercizio di una funzione ex lege intestata ad un Ente pubblico (l’Agenzia), l’assimilazione dell’inerzia nell’esercizio di una competenza alla mancata costituzione dell’ente stesso e, conseguenzialmente, all’intestazione della funzione. Nell’un caso, infatti, si altera l’ordine delle competenze attribuite ex lege, nell’altro, al contrario, questa ipotesi non si configura, proprio perché mancando il soggetto giuridico non vi può essere l’intestazione della funzione che, allo stato, risulta ad esso non attribuita”[9].
Pertanto, poiché il citato Piano tecnico-economico-finanziario, quale atto presupposto all’articolazione tariffaria della TARI, è stato spesso approvato da un organo incompetente, lo stesso è affetto da nullità per difetto assoluto di competenza. Il fatto che, in alcuni casi, il costo del servizio individuato ed approvato dai Consigli comunali sia inferiore a quello determinato dal soggetto gestore non impallidisce l’interesse pubblico da far valere in autotutela per eliminare il vizio di istruttoria, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa erariale esige il rispetto della sequenza ordinata degli atti, perché sia garantito ai contribuenti “un efficace esercizio del diritto di difesa”[10], e considerato altresì che “la carenza di motivazione e di istruttoria che non consente di comprendere l’iter logico seguito per la determinazione delle tariffe costituisce motivo di illegittimità”[11].
Secondo questa impostazione, infatti, la partecipazione obbligatoria degli Enti locali impedisce al singolo Comune di non aderire al modello associativo. Ora, mentre la mancata adozione del piano d’ambito prescritto dall’art. 10 della l.r. n.9/2010 non preclude alla società d’ambito di pretendere dai propri Comuni soci l’approvazione di un’articolazione tariffaria TARI coerente e conforme con il sistema di gestione integrata dei rifiuti, i medesimi Comuni non possono ritenersi svincolati dalle esigenze sussidiarie richieste dalle normative vigenti in materia al fine di contribuire, quota parte, ad assicurare la copertura integrale del servizio, “…in quanto ciò porrebbe l’ente locale al di fuori del sistema che vuole l’instaurazione del servizio idrico integrato”[12]. Né, tanto meno, è ipotizzabile una gestione autonoma del servizio di raccolta dei rifiuti ad opera del Comune socio della società d’ambito, ponendosi in manifesto contrasto col principio della unicità della gestione integrata dei rifiuti previsto dall’art. 200, comma primo, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006, secondo cui la gestione dei rifiuti urbani è organizzata, fra l’altro, sulla base del criterio del superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti[13]. Peraltro, tale principio è stato recepito anche dal legislatore siciliano con la l.r. n. 9/2010.
[1] Corte Cost. sent. n. 81/2013.
[2] Fra le tante, Comm. Trib. Reg. Sicilia, sent. 39/30/12 del 28/02/2012.
[3] Tar Puglia, Lecce, sez. I, 28/01/2010 sent. n. 328.
[4] C.G.A. sent. n. 325/2013.
[5] CTR Palermo, sent. n. 135/25/13 del 13/05/2013.
[6] Tar Toscana, sent. n. 560/2014.
[7] Comm. Trib. Prov. di Enna, sent. n. 102/3/09 del 11/05/2009.
[8] Tar Palermo, sez. I°, sent. n. 2290/2007.
[9] Corte Conti Sez. Reg.le di Contr. per l’Emilia Romagna, deliberazione n. 125/2014/par.
[10] Corte Cass. sent. n. 16412 del 25/07/2007.
[11] Tar Lombardia, Milano, sez. I°, 10/06/1998, n. 1430; Cons. Stato, sent. 03/08/2004, n. 5438.
[12] Il principio affermato dal Cons. di Stato con sent. n. 4901 del 01/09/2011 si riferisce al sistema integrato del servizio idrico la cui logica associativa per ambito territoriale ottimale risulta analoga al sistema integrato per la gestione dei rifiuti.
[13] Tale principio è stato confermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 373/2010.
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Dario Di Maria 9 febbraio 2015 at 10:03
Su qualche passaggio opinabile (ma coerente e logico).
Articolo da conservare per ogni evenienza.
Sicuramente un contributo notevole.