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Timestamp: 2017-11-23 08:40:17+00:00
Document Index: 174777454

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 10', 'art. 106', 'art. 1', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 106', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 31', 'art. 4']

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Corso di Laurea magistrale (ordinamento ex D.M. 270/2004) in Economia e Finanza. Tesi di Laurea
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1 Corso di Laurea magistrale (ordinamento ex D.M. 270/2004) in Economia e Finanza Tesi di Laurea! L'autorizzazione all'esercizio dell'attività per gli intermediari finanziari non bancari Relatore Ch. Prof. Alberto Urbani Laureando Alice Bragagnolo Matricola Anno Accademico 2011 / 2012!
2 L autorizzazione all esercizio dell attività per gli intermediari finanziari non bancari Indice Capitolo 1 Capitolo 2 Introduzione al nuovo procedimento autorizzativo per gli intermediari finanziari non bancari.. 1 L evoluzione della disciplina degli intermediari finanziari non bancari La necessità di disciplinare gli intermediari finanziari non bancari La legge antiriciclaggio e il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia a confronto La disciplina degli intermediari finanziari nella legge antiriciclaggio Il primo livello di controlli: l elenco generale Il secondo livello di controlli: la vigilanza di tipo cartolare Il terzo livello di controlli: l elenco speciale Le esenzioni dalla disciplina antiriciclaggio La disciplina degli intermediari finanziari nel Testo unico bancario L elenco generale L elenco speciale L esercizio non nei confronti del pubblico Le esenzioni dalla disciplina del Testo unico bancario L evoluzione del ruolo dell UIC e i suoi poteri La nuova disciplina degli intermediari finanziari non bancari Capitolo 3 Il procedimento di autorizzazione I requisiti richiesti La forma societaria e la sede legale Il capitale minimo societario Il programma di attività Gli stretti legami Capitolo 4 L oggetto sociale Le nozioni di attività esercitabili L attività di intermediazione in cambi L attività di assunzione di partecipazioni L attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma ! "!
3 4.1.4 Le ulteriori attività esercitabili dagli intermediari finanziari Attività connesse e strumentali L esercizio nei confronti del pubblico Capitolo 5 Gli esponenti aziendali e i titolari di partecipazioni I requisiti per gli esponenti aziendali Le partecipazioni al capitale degli intermediari finanziari Le partecipazioni detenibili Capitolo 6 Decadenza e revoca dell autorizzazione La cancellazione dagli elenchi ante riforma del Titolo V La revoca e la decadenza dall autorizzazione post riforma del Titolo V Capitolo 7 Considerazioni conclusive sulle bozze delle Disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari non bancari Bibliografia 136! ""!
4 CAPITOLO 1 INTRODUZIONE AL NUOVO PROCEDIMENTO AUTORIZZATIVO PER GLI INTERMEDIARI FINANZIARI NON BANCARI La disciplina degli intermediari finanziari non bancari, contenuta nel Titolo V del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 recante «Testo unico delle leggi in materia bancaria a creditizia», ha subito un importante modifica nel 2010 a seguito del recepimento della direttiva comunitaria 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, sulla base della quale è stata emanata la legge comunitaria 88/2009. Quest ultima delegava al Consiglio dei Ministri la revisione del Titolo V del Testo Unico Bancario, in quanto a seguito di un indagine conoscitiva effettuata sul mercato del credito al consumo, gli intermediari finanziari non bancari assoggettati alla disciplina del suddetto Titolo erano risultati essere quelli più rilevanti a livello operativo. La necessità, quindi, di una rivisitazione dell intero impianto normativo al fine di garantire una maggior stabilità dell intero settore di mercato, oltre che degli stessi operatori, diviene primaria. Va sottolineato, infatti, che maggiore è l operatività dei soggetti sul mercato di riferimento, maggiori sono le possibilità che le difficoltà dello stesso soggetto si ripercuotano sul mercato in cui egli opera. Si disponeva, pertanto, all art. 33 della legge comunitaria 88/2009 che: «1. Nella predisposizione dei decreti legislativi per l attuazione della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori, che provvederanno ad apportare al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, le necessarie modifiche e integrazioni, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all articolo 2, anche i seguenti principi e criteri direttivi: [ ] d) rimodulare la disciplina delle attività e dei soggetti operanti nel settore finanziario di cui al titolo V e all articolo 155 del testo unico di cui al decreto! #!
5 legislativo n. 385 del 1993, sulla base dei seguenti ulteriori criteri direttivi a tutela dei consumatori: 1) rideterminare i requisiti per l iscrizione al fine di consentire l operatività nei confronti del pubblico soltanto ai soggetti che assicurino affidabilità e correttezza dell iniziativa imprenditoriale; 2) prevedere strumenti di controllo più efficaci, modulati anche sulla base delle attività svolte dall intermediario; 3) garantire la semplificazione, la trasparenza, la celerità, l economicità e l efficacia dell azione amministrativa e dei procedimenti sanzionatori, attribuendo i poteri sanzionatori e di intervento alla Banca d Italia; 4) prevedere sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie e forme di intervento effettive, dissuasive e proporzionate, quali, tra l altro, il divieto di intraprendere nuove operazioni e il potere di sospensione, rafforzando, nel contempo, il potere di cancellazione;» 1 Sulla base di tutto ciò, è stato, quindi, emanato il d.lgs. 13 agosto 2010, n. 141 recante «Attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché modifiche del Titolo VI del Testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi», con il quale si rinnovava completamente il corpo normativo del Titolo V del Testo unico bancario, oltre ad un altra serie di modifiche sul piano della trasparenza nei confronti dei consumatori. In particolare, le novità di maggior rilievo riguardano i contratti di credito al consumo, impattando sia sui comportamenti degli operatori del settore al fine di garantire una maggior trasparenza in fase di stipula dello stesso contratto e nelle fasi successive di gestione del rapporto, sia attraverso il procedimento di razionalizzazione del settore dell intermediazione finanziaria non bancaria. Per quanto attiene i contratti di finanziamento, le principali novità riguardano il diritto di recesso, la pubblicità e la trasparenza delle informazioni precontrattuali. Sul fronte degli intermediari finanziari non bancari, invece, le novità hanno comportato una 1 Art. 33, comma 1, lettera d), della Legge comunitaria 88/2009 recante «Disposizioni per l adempimento di obblighi derivanti dall appartenenza dell Italia alle Comunità europee».! $!
6 rivisitazione molto importante per gli operatori del settore. Basti pensare alla soppressione del doppio elenco e alla creazione di unico albo cui gli intermediari devono essere iscritti. Oltre a questo, va sottolineata anche la riduzione della riserva di attività alla sola concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, a differenza della normativa previgente che prevedeva la possibilità di svolgere altre tipologie di attività. Il tentativo che si è attuato con l emanazione del decreto legislativo in oggetto è quello di qualificare gli intermediari finanziari non bancari come soggetti near banks. È vero, infatti, che nel corso degli ultimi anni il settore dell intermediazione finanziaria è stato oggetto di grande attenzione a fronte di una sempre maggior operatività che spesso si contrapponeva a quella delle banche. Queste ultime, infatti, hanno assunto, sempre più spesso, il ruolo di dirette concorrenti degli stessi intermediari finanziari non bancari, trovandosi spesso ad esercitare la medesima attività con la sottoposizione a regolamentazioni diverse, da cui derivava la possibile conseguenza di una disparità concorrenziale. Sulla base di tali considerazioni, si era, quindi, resa necessaria la rivisitazione normativa di cui sopra detto. Tale processo di rinnovo del Titolo V ha necessitato, conseguentemente, di un apposita normativa secondaria al fine di garantire chiarezza e semplicità nell applicazione della normativa primaria. Pertanto, a fronte di ciò, l autorità di vigilanza, ovvero la Banca d Italia, ha sottoposto a consultazione pubblica le bozze delle «Disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari», al fine di poter giungere alla pubblicazione definitiva di una normativa secondaria il più rispondente possibile anche alle esigenze degli operatori del settore oltre che alle esigenze legislative. Al momento in cui si scrive non sono ancora state emanate le Disposizioni di vigilanza definitive, dovendosi, pertanto, riferire alle sole bozze delle stesse. Nel corso della trattazione, verrà analizzata più approfonditamente solamente la prima parte delle stesse, che disciplina il procedimento autorizzativo per gli intermediari finanziari non bancari. Partendo da un analisi della normativa antiriciclaggio, la trattazione prosegue con l analisi della normativa previgente, e ancora in vigore fino all approvazione definitiva delle Disposizioni di vigilanza. La prima parte sarà dedicata al commento delle Disposizioni di vigilanza stesse, inerente alcuni dei requisiti richiesti per l ottenimento dell autorizzazione, quali capitale sociale minimo, forma societaria, assenza di stretti legami e la redazione del programma di attività. Sarà oggetto di trattazione anche il requisito relativo all oggetto sociale, con! %!
7 una valutazione delle singole attività che gli intermediari finanziari possono svolgere e come queste siano cambiate nel corso del tempo. Verranno, poi, analizzati i requisiti richiesti agli esponenti aziendali e ai partecipanti al capitale sociale degli intermediari finanziari. In tale contesto verrà dedicata attenzione anche al tema delle partecipazioni detenibili dagli stessi intermediari. In conclusione verrà analizzata la procedura di revoca e decadenza dell autorizzazione, in contrapposizione con quella previgente, dedicando una parentesi anche alla particolare procedura, inserita dopo la riforma del Titolo V, della sospensione degli organi di amministrazione e di controllo, quale istituto eventualmente propedeutico alla stessa revoca. Nel capitolo finale verranno evidenziate le principali criticità delle bozze delle Disposizioni di vigilanza. Non sono state volutamente inserite nella trattazione le considerazioni relative ai confidi, alle società fiduciarie e alle agenzie di prestito su pegno, al fine di analizzare solamente la parte più generale e non anche le fattispecie particolari delle Disposizioni di vigilanza. Di tali eccezioni si renderà comunque conto, seppur marginalmente. Come si vedrà nel proseguo della trattazione, il filo conduttore dell analisi sarà il costante riferimento alla normativa bancaria in vigore, non soltanto per le evidenti similitudini a livello normativo, ma soprattutto per i continui rimandi effettuati dalle stesse «Disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari» alle norme espressamente dedicate alle banche.! &!
8 CAPITOLO 2 L EVOLUZIONE DELLA DISCIPLINA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI NON BANCARI SOMMARIO: 2.1 La necessità di disciplinare gli intermediari finanziari non bancari 2.2 La legge antiriciclaggio e il testo unico in materia bancaria e creditizia a confronto La disciplina degli intermediari finanziari nella legge antiriciclaggio Il primo livello di controlli: l elenco generale Il secondo livello di controlli: la vigilanza di tipo cartolare Il terzo livello di controlli: l elenco speciale Le esenzioni dalla disciplina della legge antiriciclaggio La disciplina degli intermediari finanziari nel Testo unico bancario L elenco generale L elenco speciale L esercizio non nei confronti del pubblico Le esenzioni dalla disciplina del Testo unico bancario L evoluzione del ruolo dell UIC e i suoi poteri 2.3 La nuova disciplina degli intermediari finanziari 2.1 La necessità di disciplinare gli intermediari finanziari non bancari Prima di poter parlare dell evoluzione della disciplina dell intermediazione finanziaria, è necessario accennare brevemente alla nozione di intermediazione finanziaria stessa e a come questa è cambiata nel corso degli anni seguendo l evoluzione della disciplina. L intermediazione ha, da sempre, rivestito un ruolo fondamentale a fronte dell imperfezione dei mercati che di fatto impedisce il contatto diretto tra le unità in surplus e quelle in deficit. Si può, pertanto, affermare che l intermediazione finanziaria non potrebbe esistere se non vi fossero tali imperfezioni nel mercato. La necessità di definire questo insieme di attività è pressoché recente, alimentata in particolare dall evoluzione delle figure operanti nel settore finanziario. Fino agli anni settanta, infatti, l intermediazione finanziaria era associata all attività delle banche e degli istituti di credito. Con l innovazione finanziaria cui si assiste negli anni successivi, la struttura regolamentare della legge bancaria del inizia ad evidenziare le proprie lacune in merito ad una disciplina generale del mercato! '!
9 finanziario che si affianchi a quella del settore bancario e assicurativo. 2 Secondo alcuni Autori all intermediazione finanziaria devono essere ricondotte tre diverse tipologie di attività: l intermediazione nella negoziazione di titoli o valori, l intermediazione nell investimento in valori mobiliari e non e l intermediazione nel finanziamento. Pertanto in alcuni casi la definizione si raggiunge per sottrazione, includendo tutto ciò che non rientra nell attività bancaria e assicurativa, 3 mentre in altri casi si è tentato di individuare alcune categorie all interno di quella più ampia dell intermediazione finanziaria: la categoria degli intermediari non creditizi nella quale rientrano gli operatori del mercato mobiliare e gli investitori istituzionali in valori mobiliari; quella degli intermediari creditizi, ma non monetari, che raccolgono risparmio anche non tra il pubblico e lo utilizzano per erogare credito, con l impegno alla restituzione dei fondi; e la categoria degli intermediari creditizi monetari, ovvero le banche. 4 Secondo questa impostazione della definizione di intermediazione finanziaria, le banche ne andrebbero ricomprese, caratterizzate dalla funzione monetaria delle passività che esse emettono. Secondo altri Autori, invece, le banche, la cui raccolta del risparmio è effettuata a titolo di credito, vanno tenute distinte dagli intermediari finanziari, che in questa sede possono ancora essere definiti residuali, i quali raccolgono risparmio a titolo di investimento. Pertanto, pur essendo accomunate dall esercizio del credito, le banche mantengono la specificità della funzione monetaria. Per potersi parlare di attività bancaria, è necessario, infatti, ritrovare i due momenti essenziali della raccolta del risparmio tra il pubblico e dell esercizio del credito, come definito all art. 10 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. In merito al problema definitorio, le più importanti fonti normative in materia non sono d aiuto: la legge antiriciclaggio del 5 luglio 1991, n. 197, prima, e il Testo unico bancario, poi, infatti, non dettano alcuna nozione di intermediario finanziario, limitandosi a definirli attraverso il collegamento ad una serie di attività che, se esercitate, comportano 2 RUGGIERO C., Le società finanziarie. Obblighi, vigilanza e sanzioni per gli intermediari, Milano, 2010, pag. 29 ss. 3 Si veda a tal proposito, NIGRO A., Intermediari finanziari: problemi e prospettive di disciplina, in Banca, borsa, tit. cred., I, 1988, pag E questa, infatti, l opinione di COSTI R., Intermediari finanziari non bancari e mercato mobiliare, in Politica del diritto, 1988, pag. 506.! (!
10 l assoggettamento ad una particolare disciplina. Il termine intermediario, dunque, non può che essere interpretato come colui che interviene in un rapporto avente contenuto finanziario tra soggetti diversi, ricorrendo al concetto di intermediazione nel senso di collegamento, e la sua attività consiste, dunque, nell erogare credito utilizzando in modo appropriato fondi raccolti sul mercato. Non possono, quindi, ritenersi inclusi in tale accezione coloro che erogano credito avvalendosi di denaro proprio, perché verrebbe a mancare l intermediazione, ma soprattutto perché la rilevanza della figura dell intermediario ai fini dell applicazione della disciplina si ha solo se vi è operatività esterna della società sul mercato. Questo, 5 ad ogni modo, poteva non essere vero alla luce della legge antiriciclaggio, la quale poteva trovare motivo di sospetto in ripetute operazioni di erogazione del credito svincolate dalla raccolta del risparmio, sintomo, quindi, di un possibile approvvigionamento illecito di mezzi finanziari. Tale considerazione, però, non poteva considerarsi altrettanto valida se si considerano gli scopi della normativa in materia bancaria e creditizia, ovvero la logica del Testo unico bancario, ben lontana da quella della legge antiriciclaggio. 6 Il problema, a ben vedere, non riguarda soltanto la definizione di intermediario finanziario, ma anche il nome da dare loro. Con l avvento della disciplina del Testo unico bancario e, quindi, l applicazione delle disposizioni contenute nel Titolo V, non è più possibile parlare di intermediari finanziari non bancari, in quanto non sono gli unici ad esserlo e allo stesso modo non è possibile definirli come intermediari parabancari, in quanto può trattarsi anche di società non necessariamente partecipate dalle banche. Ugualmente, non è più possibile definirli intermediari atipici, poiché a partire dagli anni novanta hanno una loro specifica disciplina, e non possono essere considerati residuali. Si potrebbe parlare di intermediari finanziari atipici e residuali solo con riferimento a quei soggetti che svolgono attività non tipizzate e prive di specifica disciplina. 7 5 Ovvero non tenere in considerazione ed escludere coloro i quali usavano denaro proprio come fonte di finanziamento. 6 Soprattutto perché le garanzie prestate dalle società eroganti sono coperte esplicitamente a loro volta da garanzie verso le banche, non potendosi, quindi, ritrovare o sospettare l approvvigionamento illecito di mezzi finanziari di cui si parlava. RUGGIERO C., op. cit., pag CIRASOLE D., Gli intermediari finanziari residuali ex artt. 106 e 107 t.u.b., in Magistra, Banca e Finanza - ISSN: , 2007.! )!
11 Coloro, invece, che esercitano le attività finanziarie di cui all art. 106 t.u.b. non possono considerarsi come residuali, in quanto godono di specifica disciplina e possono, eventualmente, svolgere altre attività finanziarie per le quali non sussista una particolare riserva e che alla luce dell attuale situazione disciplinare sono le uniche a potersi considerare come atipiche o residuali. Nella legge antiriciclaggio, era stato attribuito loro il nome di società finanziarie, successivamente cambiato in intermediari operanti nel settore finanziario, in quanto con il primo termine poteva nascere una certa confusione, potendosi includere anche società che operavano sì nel settore finanziario ma che non esercitavano la vera e propria attività di intermediazione. Allo stesso modo, anche il Testo unico bancario ritrova le medesime difficoltà nella definizione di tali soggetti: all art. 1, comma 1, lettera g), gli intermediari finanziari sono definiti come i «soggetti iscritti nell elenco previsto dall art. 106», precisando, però, che tale definizione è valida ai soli fini della lettura delle relative disposizioni, non avendo, dunque, pretese di scientificità. 8 L adozione del criterio formale dell iscrizione nell elenco generale di cui all art. 106 t.u.b., non risultava propriamente corretta: sarebbe stato maggiormente ottimale, secondo l opinione di molti Autori, il riferimento all esercizio delle attività elencate all art Ma anche in questo caso sarebbero potuti sorgere dei problemi, in quanto le attività riservate di cui all art. 106, 9 nonostante i tentativi di definizione da parte dell allora Ministro del Tesoro, 10 non sembravano avere caratteristiche comuni, ad eccezione di essere tutte attività finanziarie, le quali, peraltro, potevano essere esercitate anche dalle banche. In definitiva, quindi, è possibile definire gli intermediari finanziari, iscritti nell elenco generale di cui all art. 106 t.u.b., riferendosi alle caratteristiche delle loro attività, quali intermediari tipici che non raccolgono risparmio tra il pubblico, e come intermediari a riserva residuale, con l annotazione che possono essere 8 RUGGIERO C., op. cit., pag Ovvero l esercizio nei confronti del pubblico delle attività di assunzione di partecipazioni, concessione di finanziamenti, prestazione di servizi di pagamento e intermediazione in cambi. 10 D ora in poi si parlerà di Ministro dell economia e delle finanze, essendo ad oggi questi l organo interessato nella disciplina degli intermediari finanziari.! *!
12 considerati come completamente residuali solamente quegli intermediari che esercitano attività finanziarie ancora non specificatamente disciplinate. 11 L intermediazione finanziaria ha conosciuto nel corso degli anni numerosi interventi a livello disciplinare volti a fare chiarezza e ordine in un settore che fino agli anni novanta era stato monopolizzato dalle banche, potendosi dire la stessa cosa anche per il finanziamento al settore produttivo. 12 Questa realtà, però, non è la conseguenza di una riserva di legge, bensì dell arretratezza del mercato finanziario italiano. 13 In esso, infatti, vi erano comparti di attività privi di riserve di legge ma anche di intermediari che fossero in grado di operare in concorrenza con le banche. Nella legge bancaria del 1936, infatti, alle banche era riservata solo «la raccolta di risparmio tra il pubblico sotto ogni forma e l esercizio del credito» (art. 1 legge bancaria 1936), e non ogni attività finanziaria. L esercizio congiunto di tali due attività, inoltre, doveva riferirsi a fondi rimborsabili ovvero denaro ceduto con obbligo di restituzione. 14 Vi erano, quindi, delle zone grigie nelle quali gli intermediari, la cui definizione non risultava essere così facile, potevano operare privi di qualsiasi disciplina. Ed è proprio in quegli anni che si hanno le prime regolamentazioni delle società finanziarie contenute nelle Istruzioni emanate, e pubblicate in Gazzetta Ufficiale n. 122 del 27 maggio 1937, dall Ispettorato che all epoca svolgeva le funzioni di vigilanza in vece della Banca Centrale. Tali società dovevano, secondo quanto disposto, fornire informazioni in merito a «denominazione sociale dell azienda, forma di costituzione, specie di attività svolta, ammontare del capitale sociale o del fondo di conferimento e delle riserve, sede sociale e delle eventuali dipendenze». 15 Come si può facilmente notare, si trattava di obblighi di natura prettamente informativa e patrimoniale, volti a prevenire possibili forme di abusivismo bancario, che sarebbero nate se tali società 11 RUGGIERO C., op. cit., pag. 35 ss. Ma anche sullo stesso tema, CIRASOLE D., op. cit. 12 RUGGIERO C., op. cit., pag. 2. L Autore evidenzia che anche la stessa nozione di attività finanziaria non è uniforme e chiara. 13 BELVISO U., Gli intermediari finanziari residuali (tra storia e nomenclatura), in BELLI F., CONTENTO G., PATRONI GRIFFI F., PORZIO M. e SANTORO V. (a cura di), Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, Bologna, 2003, pag BELVISO U., op. cit., pag CIRASOLE D., op. cit.! +!
13 avessero anche raccolto risparmio tra il pubblico violando l art. 1 della legge bancaria vigente. 16 A tutta questa situazione di incertezza nel settore dell intermediazione finanziaria aveva contribuito, però, anche l inerzia del legislatore che non aveva disciplinato adeguatamente la materia. La necessità di intervenire 17 è stata determinata dall opinione che andava consolidandosi che, oltre alle banche, anche chi operava nel settore dell intermediazione finanziaria poteva essere causa di rischi sistemici, con conseguenze negative sulla fiducia del pubblico verso l intero settore economico di riferimento. 18 Con il tempo, però, a questo si aggiunge l ulteriore obiettivo di incrementare l afflusso diretto del risparmio pubblico al capitale di rischio delle imprese: cosa che secondo la maggioranza poteva essere resa possibile soltanto attraverso un innovazione dell intero sistema societario, offrendo agli azionisti maggiori garanzie. 19 L ammodernamento, però, doveva riguardare l intero settore dell intermediazione finanziaria e, più in generale, l intero mercato finanziario. Con la legge 23 marzo 1983, n. 77 venne disciplinata, quindi, una nuova figura di intermediario finanziario, ovvero i fondi di investimento mobiliare aperti. Questa tendenza si ritrova anche nelle leggi successive ovvero la legge 2 gennaio 1991, n. 1, che istituisce le Sim, il d.lgs. 25 gennaio 1992, n. 84, che disciplina le Sicav, la legge 14 agosto 1993, n. 344, istitutiva dei fondi di investimento mobiliare chiusi. 20 Si assiste, quindi, in pochi anni alla nascita di una serie di intermediari finanziari che si 16 RUGGIERO C., op. cit., pag. 3 ss. 17 Uno dei primi interventi che si rinviene in materia è il D.P.R. 29 gennaio 1958, n. 645, che agli artt. 154 e 155 rende possibile per determinate società l iscrizione in un albo tenuto dalla Banca d Italia, cui non conseguono controlli amministrativi, ma soltanto la possibilità di usufruire di agevolazioni fiscali. Tali società esercitavano l attività di assunzione di partecipazioni; finanziamento e coordinamento tecnico e finanziario delle società controllate; compravendita, possesso, gestione o collocamento di titoli pubblici e privati. CARRIERO A. M., Disciplina ed operatività degli intermediari finanziari, in RISPOLI FARINA M. (a cura di), Studi sugli intermediari finanziari non bancari, Napoli, 1998, pag. 21 ss. 18 CLEMENTE F., Commento sub art. 106, in CAPRIGLIONE F. (a cura di), Commentario al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia 2, Padova, 2001, pag CIRASOLE D., op. cit. A tal proposito, il legislatore è intervenuto con la legge 7 giugno 1974, n. 216, la quale, in attuazione di una riforma delle società con azioni quotate in borsa, tutela gli azionisti più piccoli e il pubblico dei risparmiatori attraverso l introduzione di forme di controllo pubblico. 20 Il proliferare di normative era dovuto alla crescente esigenza di una completa revisione della regolamentazione di settore a seguito dell aumento e della diversificazione delle funzioni delle attività esercitate dalle società finanziarie. CLEMENTE F., op. cit., pag. 846.! #,!
14 possono definire tipici in quanto creati dalla legge, che riservava loro l esercizio di determinate attività, imponendo anche requisiti e strutture, tipizzando la loro organizzazione. 21 Parallelamente a tutto ciò, erano nate anche altre figure di intermediari, la cui attività consisteva nella concessione di credito mediante prodotti o servizi non disciplinati dalla legge e nella raccolta dei mezzi finanziari in via di principio non tra il pubblico. Vengono, quindi, definiti atipici, poiché esercitavano la loro attività sotto l unico vincolo del diritto comune in spazi del mercato che erano ancora privi di regolamentazione. Si riteneva, infatti, che l esercizio del credito svincolato dalla raccolta del risparmio tra il pubblico fosse poco rischioso non soltanto per i soggetti coinvolti ma anche per l intero sistema economico e, quindi, poco meritevole di tutela e di attenzione da parte del legislatore. 22 Essi si trovavano ad essere in concorrenza soprattutto con le banche, in quanto la riserva di cui essi godevano era meno rigida rispetto a quella imposta agli intermediari finanziari tipici non bancari. 23 A riprova di tutto ciò, vi è il fatto che la loro disciplina verrà inserita al Titolo V del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, contenuto nel d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, mentre gli intermediari che raccolgono il risparmio e lo convogliano al sistema produttivo ovvero quelli tipici saranno disciplinati dal Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, contenuto nel d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58. Il fenomeno cui si assiste in quegli anni impone un nuovo sforzo per il legislatore: le banche, infatti, anziché contrastare la crescita di queste nuove figure preferiscono parteciparvi con proprie società attraverso dunque il modello organizzativo del gruppo polifunzionale. 24 Il legislatore dovette, quindi, disciplinare l intero gruppo di 21 BELVISO U., op. cit., pag Questi intermediari, quindi, come le banche, raccolgono risparmio tra il pubblico e lo convogliano verso il sistema produttivo, il tutto grazie ad una serie di controlli pubblici. 22 BELVISO U., op. cit., pag BELVISO U., op. cit., pag La Banca d Italia, infatti, non riteneva opportuno che le banche estendessero l ambito della loro tradizionale attività bancaria ricorrendo al modello della banca universale. La banca universale viene generalmente definita come un istituto di credito operante su tutti i comparti del mercato del credito e di quello dei titoli, in assenza di vincoli di specializzazione per scadenza o per ambiti operativi. Essenzialmente, essa è caratterizzata dalla presenza al proprio interno di! ##!
15 cui la banca faceva parte ma anche le società operanti nel settore finanziario: è vero, infatti, che non sarebbe stato possibile sottoporre a controllo la sola banca facente parte del gruppo e non anche le altre società che vi appartenevano. Inoltre, l eventuale adozione di discipline differenziate tra banche e operatori finanziari avrebbe comportato dei problemi a livello concorrenziale fra i due soggetti appartenenti allo stesso gruppo. 25 A tal proposito vennero dunque emanate le disposizioni della legge 17 aprile 1986, n. 114, sul controllo delle partecipazioni bancarie, e le disposizioni della legge 30 luglio 1990, n. 218 e il d.lgs. di attuazione 20 novembre 1990, n. 356, sulla ristrutturazione del gruppo creditizio, con le quali si sottoponevano le società finanziarie con funzioni di capogruppo a intensi controlli di vigilanza La legge antiriciclaggio e il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia a confronto La disciplina degli intermediari finanziari nella legge antiriciclaggio Il quadro delineato fino ad ora mette in luce la mancanza di una regolamentazione unitaria e di riferimento per gli operatori del settore e questo poneva due grandi problemi: un pericolo di stabilità del mercato a causa dell assenza di controlli sugli un attività di commercial banking e di investment banking. Coesistendo, quindi, l attività creditizia in senso stretto e quella nel comparto dei titoli, essa può fornire fondi a titolo di debito e a titolo di capitale di rischio. Oltre a ciò, la banca universale non ha vincoli in merito alla composizione delle scadenze dell attivo e del passivo, e all acquisto di partecipazioni di natura bancaria, parabancaria e industriale. Essa è comunque sottoposta ad alcune limitazioni, ad esempio, in tema di concessione di credito ipotecario e gestione di fondi comuni d investimento. L unica possibilità, quindi, per le banche era di estendere la loro attività attraverso società non bancarie da esse controllate, secondo il modello del gruppo polifunzionale. BELVISO U., op. cit., pag Vi sarebbero stati, infatti, degli effetti distorsivi della concorrenza qualora si fossero lasciate operare le società finanziarie in un regime privo di controlli e quindi in condizioni diverse da quelle cui erano sottoposte le banche. 26 BELVISO U., op. cit., pag Si tratta della cosiddetta Legge Amato, confluita poi nel T.U. negli articoli da 59 a 69, secondo la quale nella definizione di gruppo bancario rientravano anche le società finanziarie che svolgevano in via esclusiva o prevalente attività di assunzione di partecipazione, attività ammesse al mutuo riconoscimento nonché attività strumentali. La conseguenza di ciò era che nel gruppo così definito potevano coesistere diverse figure di società finanziarie, con la differenza che coloro i quali erano assoggettati alla disciplina del Titolo V del T.U. non avevano la facoltà di svolgere attività di intermediazione in valori mobiliari. CARRIERO A. M., op. cit., pag. 30 ss.! #$!
16 intermediari finanziari non bancari e una possibile alterazione della concorrenza tra i soggetti per la previsione di un sistema di vigilanza solamente in capo agli enti creditizi. 27 Nonostante le esigenze dell epoca fossero, in prima istanza, la tutela del risparmio e il controllo del mercato finanziario, la prima vera disciplina pubblicistica degli intermediari finanziari non bancari, accomunati dal mancato ricorso alla raccolta del risparmio tra il pubblico nello svolgimento delle loro attività, nasce per motivi sostanzialmente diversi. 28 Ci si accorge, infatti, che le istituzioni finanziarie vengono usate dalla delinquenza organizzata per il riciclaggio di denaro sporco e si rende necessario, dunque, l assoggettamento a controllo di tutti i soggetti che operano nel settore finanziario, indipendentemente dal fatto che raccolgano o meno risparmio tra il pubblico. Il primo passo è fatto con la legge 21 febbraio 1991, n. 52, relativa alla cessione dei crediti d impresa. La disciplina che era contenuta all epoca nel diritto comune, infatti, era stata ritenuta inadeguata e, nelle fasi finali del procedimento di approvazione, si era provveduto ad indirizzare tale disciplina anche alla lotta al fenomeno del riciclaggio. 29 Poco tempo dopo venne emanato il d.l. 3 maggio 1991, n. 143, convertito con modificazioni dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, che, oltre a predisporre misure contro il riciclaggio, 30 disciplinava anche gli intermediari operanti nel settore finanziario. L inserimento di tale disciplina nella legge antiriciclaggio poteva essere facilmente spiegato se si pensa allo stretto collegamento intercorrente tra il fenomeno in questione e il sistema finanziario. E vero, infatti, che permanendo ancora zone grigie nel settore dell intermediazione finanziaria, queste potevano essere usate come circuito preferenziale per il transito del denaro sporco, rendendo quindi 27 COTTERLI S., La disciplina degli intermediari finanziari nella legge n. 197 del 5 luglio 1991, in Banca, impr. soc., 1992, pag BELVISO U., op. cit., pag L art. 2, comma 1, legge 21 febbraio 1991, n. 52, oggi abrogato dal Testo unico bancario, recitava: «La Banca d Italia esercita sul corretto svolgimento della suddetta attività, anche al fine di impedire l impiego di danaro, beni o attività di provenienza illecita». BELVISO U., op. cit., pag Tale disposizione va spiegata con la necessità di contrastare la crescita del fenomeno presso gli intermediari finanziari non bancari che qualora non facessero parte di un gruppo bancario erano all epoca esenti da qualsiasi controllo pubblico. RUGGIERO C., op. cit., pag L intento di combattere tale fenomeno risulta chiaro anche dalla semplice lettura del titolo stesso che parla di «provvedimenti urgenti per limitare l uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l utilizzazione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio».! #%!
17 inefficace la lotta al riciclaggio stesso. 31 Il contrasto di tale fenomeno divenne, quindi, occasione per garantire il buon funzionamento del mercato dell intermediazione finanziaria attraverso l assoggettamento a controllo pubblico degli intermediari fino a quel momento privi di regolamentazione. Il fenomeno del riciclaggio, infatti, può essere qualificato come economico-finanziario in ragione delle conseguenze e degli effetti distorsivi che esso può produrre sulle variabili economiche, sui meccanismi di allocazione delle risorse, sull efficiente impiego delle stesse e sulle dinamiche della ricchezza di un Paese. 32 Si è resa, quindi, necessaria la predisposizione di misure cautelari e preventive a presidio del settore finanziario. 33 Si delinea, pertanto, per la prima volta una disciplina organica e precisa, a differenza delle precedenti che avevano regolamentato sempre singoli segmenti di mercato. Tale disciplina è comunemente definita degli intermediari finanziari residuali, accentuando il carattere di chiusura della regolamentazione in oggetto. 34 Essa sottoponeva gli intermediari finanziari non bancari a controlli sempre più crescenti, graduandoli sulla base di parametri collegati al rischio che gli operatori non tipizzati potevano comportare per il mercato. 35 Il controllo che si predisponeva, quindi, con la legge 197/1991 era volto ad assicurare una necessità di trasparenza, sia con riferimento 31 ANTONUCCI A., Gli intermediari finanziari residuali dalla legge antiriciclaggio al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, in Rassegna Economica, 1994, pag RUGGIERO C., op. cit., pag Strumenti simili sono stati estesi anche sul versante del contrasto del finanziamento del terrorismo che, analogamente a quanto accade per il fenomeno del riciclaggio, è strettamente collegato con il sistema finanziario. Va ricordato, inoltre, che la dimensione sempre più internazionale del problema aveva reso necessario l intervento e il coinvolgimento di organismi internazionali, nonché il coordinamento delle autorità nazionali competenti, al fine di emanare strumenti regolamentari e valutare l adeguatezza degli ordinamenti antiriciclaggio nazionali. La direttiva n. 91/308/CEE del 10 giugno 1991, modificata dalla direttiva n. 2001/97/CE del 4 dicembre 2001, a tal proposito, aveva stabilito che gli Stati membri dovessero prevedere esplicitamente nelle rispettive normative nazionali il divieto del riciclaggio, definito come attività criminosa finalizzata a mascherare l origine illecita dei beni e degli utili che derivano da un altra attività criminosa. Essa prevedeva, inoltre, una serie di soggetti cui erano imposti obblighi con finalità di antiriciclaggio. La cosiddetta terza direttiva, ovvero la n. 2005/60/CE, recepita nel nostro ordinamento con il d.lgs. 231/2007, poi, prevede la possibilità per gli Stati membri di ampliare la gamma dei soggetti sottoposti ai previgenti obblighi, in ragione della suscettibilità di tali attività di essere usate a scopo di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. RUGGIERO C., op. cit., pag. 21 ss. 34 ANTONUCCI A., op. cit., pag COTTERLI S., op. cit., 1992, pag. 273.! #&!
18 all esistenza dell operatore finanziario, sia con riferimento alla sua gestione. 36 Tale disciplina comprendeva, secondo quanto risulta dal combinato disposto degli artt. 4, comma 2, e 6, comma 1, gli intermediari che esercitavano attività di «concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, compresa la locazione finanziaria; assunzione di partecipazioni; intermediazione in cambi; servizi di incasso, di pagamento e di trasferimento di fondi anche mediante emissione e gestione di carte di credito». La disciplina che si ritrovava al capo II della legge antiriciclaggio di cui si sta parlando prevedeva un sistema di controlli articolato in tre cerchi concentrici. Questa articolazione era disegnata dall art. 6, comma 1, comma 2 e 2-bis e dall art. 7, l. 197/ Il primo livello di controlli: l elenco generale Il primo livello coinvolgeva tutti gli intermediari che esercitavano, o intendevano esercitare, in via prevalente attività finanziaria residuale, assoggettandoli all iscrizione in un elenco tenuto dal Ministro del Tesoro, il quale si avvaleva dell Ufficio Italiano dei Cambi 37. La Banca d Italia e la Consob dovevano essere soltanto informate dell iscrizione. 38 A questa iscrizione era collegata, appunto, una riserva di legge, secondo quanto previsto dal combinato disposto degli artt. 4 e 6, l. 197/91, come ricordato in precedenza. Era prevista, inoltre, una sanzione penale qualora il soggetto operasse in assenza di iscrizione, ovvero la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni e la multa da quattro a venti milioni di lire. 39 Va ricordato, in questa sede, l intervento del Ministro del Tesoro, successivo all emanazione della 36 COTTERLI S., op. cit., 1992, pag L Ufficio Italiano dei Cambi, brevemente UIC, è un istituto di diritto pubblico nato nel 1945, inizialmente titolare del monopolio dei cambi e dell oro. Successivamente gli vennero affidate altre competenze quali quelle relative al contrasto del fenomeno del riciclaggio e agli intermediari finanziari. 38 COTTERLI S., op. cit., 1992, pag Va ricordato in particolare il comma 9 dell art. 6, l. 197/91, secondo il quale la pena è «aumentata fino al doppio quando il fatto è commesso adottando modalità operative tipiche delle aziende di credito o comunque tali da determinare tra il pubblico l errato convincimento che l azienda fosse autorizzata ad esercitare attività bancaria».! #'!
19 legge antiriciclaggio, con la circolare 26 giugno 1992, n. 1, nella quale venivano fornite una serie di indicazioni pratiche e delle precisazioni in merito all applicazione delle disposizioni che si stanno analizzando. Per quanto attiene alla definizione di esercizio in via prevalente di una o più delle attività di cui all art. 4, comma 2, l. 197/91, nella quale si riprende fedelmente la definizione data dal d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 87, si doveva far riferimento all ultimo bilancio approvato dell intermediario. In particolare, affinché si trattasse di esercizio in via prevalente, doveva risultare che: «a) l ammontare complessivo degli elementi dell attivo di natura finanziaria di cui alle anzidette attività, unitariamente considerate, inclusi gli impegni a erogare fondi e le garanzie rilasciate, sia superiore al cinquanta per cento del totale dell attivo, inclusi gli impegni a erogare fondi e le garanzie rilasciate; b) l ammontare complessivo dei proventi prodotti dagli elementi dell attivo di cui alla precedente lettera a), dei profitti derivanti da operazioni di intermediazione su valute e delle commissioni attive percepite sui servizi di cui al medesimo art. 4, comma 2, sia superiore al cinquanta per cento dei proventi complessivi». 40 I requisiti dovevano sussistere congiuntamente, ad eccezione degli intermediari che esercitavano servizi di incasso, pagamento e trasferimento di fondi e di intermediazione in cambi, per i quali si poteva parlare di esercizio in via prevalente al solo verificarsi della seconda condizione. Per quanto attiene le società di nuova costituzione che intendevano richiedere l iscrizione nell elenco, poi, esse avrebbero dovuto prevedere espressamente nello statuto l esercizio di una o più delle attività di cui all art. 4, comma 2. La stessa cosa valeva anche per le società che risultavano già iscritte nell elenco. 41 L altro onere imposto agli intermediari finanziari riguardava i requisiti di onorabilità dei soci e degli esponenti aziendali. L art. 8 della l. 197/91 estendeva, infatti, le norme per gli enti creditizi dettate in materia dal D.P.R. 27 giugno 1985, n. 350 ai soggetti che erano 40 Art. 2, circolare del Ministro del Tesoro 26 giugno 1992, n. 1 recante «Disposizioni in ordine all elenco degli intermediari operanti nel settore finanziario di cui al capo II del decretolegge 3 maggio 1991, n. 143, convertito dalla legge 5 luglio 1991, n. 197». 41 Si veda a tal proposito la circolare 26 giugno 1992, n. 1 del Ministro del Tesoro, recante «Disposizioni in ordine all'elenco degli intermediari operanti nel settore finanziario di cui al capo II del decreto-legge 3 maggio 1991, n.143, convertito dalla legge 5 luglio 1991, n.197».! #(!
20 tenuti all iscrizione nell elenco generale. 42 L art. 7 del D.P.R. 350/1985 prevedeva che il diritto di voto fosse sospeso, a determinate condizioni, qualora risultassero soggetti che detenevano, direttamente o indirettamente, partecipazioni superiori al due per cento del capitale di un ente creditizio. La sospensione operava per la parte eccedente la percentuale fissata, solamente qualora tali soggetti fossero sottoposti a misure di prevenzione per reati mafiosi o fossero stati condannati con sentenza irrevocabile alla reclusione per reati bancari, societari o fallimentari. 43 L obbligo di controllare l applicazione della disciplina in oggetto era completamente interno, affidando, inoltre, ad amministratori e sindaci 44 l obbligo di impugnare la delibera assembleare qualora la maggioranza per l approvazione della stessa fosse stata raggiunta con voto determinante di coloro il cui diritto di voto doveva essere sospeso secondo quanto previsto dalla disciplina. 45 A differenza di quanto previsto per gli enti creditizi, anche pubblici, per gli intermediari finanziari non bancari non era sancito alcun obbligo di comunicazione. Per quanto riguarda, invece, i requisiti di onorabilità richiesti per gli esponenti aziendali, si fa riferimento all art. 8, comma 2, l. 197/91 che richiamava l art. 5 del D.P.R. 350/1985, assoggettando alla disciplina amministratori, sindaci, direttori ma anche i dirigenti muniti di rappresentanza. Tale articolo del D.P.R. era richiamato anche con riferimento alle situazioni ostative all assunzione della carica, riprendendole da quelle previste per gli enti creditizi, al cui controllo erano deputati ancora una volta gli organi interni della società. In particolare, l obbligo era previsto in capo al consiglio di amministrazione, o all organo titolare della funzione equivalente 42 COTTERLI S., op. cit., 1992, pag COTTERLI S., op. cit., 1992, pag Tutto ciò secondo il principio espresso dall art c.c. 45 E necessario precisare che l art. 9 della legge 4 giugno 1985, n. 281, modificato dall art. 31 della legge 19 giugno 1990, n. 55, che ne estende l applicabilità a tutti gli enti creditizi anche pubblici, e successivamente dall art. 4 del d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 90, istituiva, per gli enti creditizi, un obbligo di comunicazione scritta da parte della società partecipante, alla società partecipata e alla Banca d Italia qualora si detenessero partecipazioni superiori alla soglia fissata del due per cento e qualora vi fossero successive variazioni. In caso di omissione le delibere assembleari, la cui maggioranza fosse stata raggiunta con voto determinante dei soci che non potevano esprimere il loro voto, potevano essere impugnate anche dalla Banca d Italia, oltre che secondo le normali regole dettate dalle norme di diritto comune. COSTI R., L identificazione dei soci delle società bancarie, in Banca, impr. soc., 1986, pag. 231.! #)!