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Timestamp: 2020-01-23 08:50:14+00:00
Document Index: 121023260

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 36', 'art. 25', 'art. 360', 'art. 366']

Sentenza Cassazione Civile n. 14128 del 07/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14128 del 07/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 07/06/2017, (ud. 25/05/2017, dep.07/06/2017), n. 14128
sul ricorso 16940/2010 proposto da:
COSMIND SRL COSTRUZIONI MONTAGGI INDUSTRIALI, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA SEBASTIANO VENIERO 31, presso lo STUDIO
COZZOLINO-MAGRI’, rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO
D’AMATO;
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO LOCALE DI NAPOLI (OMISSIS), in persona
avverso la sentenza n. 35/2009 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,
depositata il 23/04/2009;
1. La società Cosmind s.r.l. proponeva ricorso avverso la cartella di pagamento per Irpef ed Iva relative all’anno 2001. La CTP di Napoli accoglieva il ricorso. La CTR della Campania accoglieva l’appello dell’Ufficio confermando la legittimità della cartella.
2. Avverso la decisione la contribuente propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. L’agenzia delle Entrate si è costituita in giudizio con controricorso.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis ed al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25. Sostiene che l’agenzia delle entrate era incorsa in decadenza in quanto la cartella esattoriale avrebbe dovuto essere notificata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui era stata presentata la dichiarazione dei redditi.
4. Con il secondo motivo deduce vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non aver la CTR motivato in ordine ai rilievi svolti dal contribuente nel giudizio di primo grado.
1. Osserva la corte che il primo motivo ricorso è inammissibile, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., in quanto non risulta formulato il quesito di diritto.
2. Il secondo motivo è parimenti inammissibile in quanto il c.d. quesito di fatto è formulato in maniera generica. Esso, invero, difetta della sintesi logico-giuridica unitaria della questione, onde consentire alla corte di cassazione di addivenire alla decisione della causa, e pone questioni astratte senza alcun riferimento alla fattispecie concreta.
La corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere all’agenzia delle entrate e le spese processuali che liquida in Euro 5.600,00, oltre alle spese prenotate a debito.