Source: https://www.centrostudilivatino.it/comunicato-dellamci-su-eutanasia-e-suicidio-assistito/
Timestamp: 2020-03-29 08:04:51+00:00
Document Index: 131577375

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'sentenza ', 'art. 580', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ']

Comunicato dell'AMCI su eutanasia e suicidio assistito
Comunicato dell’AMCI su eutanasia e suicidio assistito
COMUNICATO DELLA PRESIDENZA NAZIONALE AMCI ELABORATO, APPROVATO E SOTTOSCRITTO ALL’UNANIMITA’
La medicina è sempre senza eccezioni per la vita e a favore della vita, e questa vita deve essere sempre accompagnata, senza alcun disimpegno, senza alcun abbandono, con delicatezza, fermezza e impegno nel continuare a curare le fragilità, pur se terminali, adempiendo sempre con sollecitudine e proporzionalità a prendersi cura (care), soprattutto quando non si può guarire. L’AMCI dunque moralmente non può accondiscendere in nessun caso a richieste eutanasiche da parte dei pazienti, ed i medici cattolici saranno sempre osservanti della propria coscienza. E questo, nell’interesse del sofferente, varrà sempre, sia ben chiaro, anche al di là delle nuove interpretazioni dell’art. 17 del codice di deontologia medica.
il primo attiene alla scelta dei tempi: quale urgenza c’era di provvedere con tanta celerità? La sentenza della Consulta, che di fatto aggiunge un nuovo comma all’art. 580 del codice penale, è per questo equiparabile a un intervento del Legislatore: non sarebbe stato opportuno cogliere le ricadute della nuova disposizione, pur se di creazione giurisprudenziale, sul codice deontologico prima di decidere gli “indirizzi applicativi”? L’interrogativo è tanto più concreto allorché la sentenza in questione esige il parere del Comitato etico territoriale: poiché la disciplina di quest’ultimo è ancora in via di definizione, ciò non avrebbe costituito una ragione in più per prendere tempo?
sia la sentenza 242 che la legge 219/2017 parlano di “coscienza del singolo medico” e di “deontologia professionale”. Se il riferimento è con tutta evidenza all’attuale codice deontologico, incluso il suo art. 17, perché varare questi nuovi “indirizzi applicativi”? La Consulta non auspica nemmeno per incidens delle integrazioni;
a chi osserva che la stessa Corte inserisce ogni trattamento di fine vita all’interno del Servizio sanitario nazionale, parlando di “verifica in ambito medico” della richiesta di aiuto al suicidio, si può rispondere che ci si imbatte in una confusione che non spetta certamente al singolo medico, o al suo Ordine, risolvere, perché sta tutta nella sentenza 242 e nell’inserimento di essa nell’ordinamento. Si ricorda che l’art. 1 co. 2 della L. 833/78 definisce il “servizio sanitario nazionale” come “il complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione”. A quale degli obiettivi propri del SSN – la promozione, il mantenimento, il recupero della salute – si ascrive l’aiuto che il medico è chiamato a dare al suicidio? La Consulta non lo spiega; prima del codice deontologico non si sarebbe forse dovuta rettificare la legge istitutiva del SSN? Ovviamente non è un auspicio: è un iter logico, che però non è stato seguito;
gli “indirizzi applicativi” vanno nella direzione di sovrapporre anche letteralmente il codice deontologico al dictum della Consulta. I quesiti sono: non esiste una autonomia fra norme disciplinari e norme penali? che necessità vi è delle prime se il loro confine appare coincidere con quelle delle seconde? può essere una legge dello Stato o una sentenza della Consulta a stabilire che cos’è la professione medica, prescindendo dalle norme di tradizione plurimillenaria che l’Ordine ha maturato al proprio interno?
IL CONSIGLIO DI PRESIDENZA AMCI ALL’UNANIMITA’
Prof. Filippo M. Boscia Presidente Nazionale