Source: https://www.scribd.com/document/89766995/D-M-270-2004
Timestamp: 2019-08-19 00:24:32+00:00
Document Index: 105158246

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 18', 'art 1', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 3', 'in fine', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 13']

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La nuova normativa relativa ai corsi di laurea
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XIV Legislatura Decreto 22 ottobre 2004, n.
Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509.
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, ed in particolare l'articolo 17, comma 3; Visto l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni ed integrazioni; Visto il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, e i decreti ministeriali 4 agosto 2000 pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000; 28 novembre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 22 gennaio 2001; 2 aprile 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 23 gennaio 2001; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25; Visto il decreto 25 marzo 1998, n. 142, del Ministero del lavoro; Vista la legge 3 luglio 1998, n. 210; Vista la legge 2 agosto 1999, n. 264; Visti il parere del Consiglio universitario nazionale (CUN) reso il 25 settembre 2003, il parere del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) reso il 19 giugno 2003, il parere della Conferenza dei rettori delle universit italiane (CRUI) reso il 23 settembre 2003 e il parere del Comitato di valutazione del sistema universitario (CONVSU) reso il 21 maggio 2003; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva degli atti normativi nelle adunanze del 24 novembre 2003 e del 22 marzo 2004; Visti i pareri delle competenti commissioni parlamentari; Vista la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 17, comma 3, della predetta legge n. 400 del 1988 (nota n. 2705/1.5/04 del 21 giugno 2004) cos come attestata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota del 12 luglio 2004, n. 13634-Dagl1/21.34/1/2004;
Adotta il seguente regolamento: Art. 1. Definizioni 1. Ai sensi del presente regolamento si intende: a) per Ministro o Ministero, il Ministro o il Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca; b) per decreto o decreti ministeriali, uno o pi decreti emanati ai sensi e secondo le procedure di cui all'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni; c) per regolamenti didattici di ateneo, i regolamenti di cui all'articolo 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341; d) per regolamenti didattici dei corsi di studio, i regolamenti di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; e) per corsi di studio, i corsi di laurea, di laurea magistrale e di specializzazione, come individuati nell'articolo 3; f) per titoli di studio, la laurea, la laurea magistrale, il diploma di specializzazione rilasciati al termine dei corrispondenti corsi di studio, come individuati nell'articolo 3; g) per classe di appartenenza di corsi di studio, l'insieme dei corsi di studio, comunque denominati, raggruppati ai sensi dell'articolo 4; h) per settori scientifico-disciplinari, i raggruppamenti di discipline di cui al decreto ministeriale 4 ottobre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24 ottobre 2000, e successive modifiche; i) per ambito disciplinare, un insieme di settori scientifico-disciplinari culturalmente e professionalmente affini, definito dai decreti ministeriali; l) per credito formativo universitario, la misura del volume di lavoro di apprendimento, compreso lo studio individuale, richiesto ad uno studente in possesso di adeguata preparazione iniziale per l'acquisizione di conoscenze ed abilit nelle attivit formative previste dagli ordinamenti didattici dei corsi di studio; m) per obiettivi formativi, l'insieme di conoscenze e abilit che caratterizzano il profilo culturale e professionale, al conseguimento delle quali il corso di studio finalizzato; n) per ordinamento didattico di un corso di studio, l'insieme delle norme che regolano i curricula del corso di studio, come specificato nell'articolo 11; o) per attivit formativa, ogni attivit organizzata o prevista dalle universit al fine di assicurare la formazione culturale e professionale degli studenti, con riferimento, tra l'altro, ai corsi di insegnamento, ai seminari, alle esercitazioni pratiche o di laboratorio, alle attivit didattiche a piccoli
gruppi, al tutorato, all'orientamento, ai tirocini, ai progetti, alle tesi, alle attivit di studio individuale e di autoapprendimento; p) per curriculum, l'insieme delle attivit formative universitarie ed extrauniversitarie specificate nel regolamento didattico del corso di studio al fine del conseguimento del relativo titolo. Art. 2. Finalit 1. Ai sensi dell'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni e integrazioni, il presente regolamento detta disposizioni concernenti i criteri generali per l'ordinamento degli studi universitari e determina la tipologia dei titoli di studio rilasciati dalle universit. 2. Ai fini della realizzazione dell'autonomia didattica di cui all'articolo 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341, le universit, con le procedure previste dalla legge e dagli statuti, disciplinano gli ordinamenti didattici dei propri corsi di studio in conformit con le disposizioni del presente regolamento e di successivi decreti ministeriali. Art. 3. Titoli e corsi di studio 1. Le universit rilasciano i seguenti titoli: a) laurea (L); b) laurea magistrale (L.M.). 2. Le universit rilasciano altres il diploma di specializzazione (DS) e il dottorato di ricerca (DR). 3. La laurea, la laurea magistrale, il diploma di specializzazione e il dottorato di ricerca sono conseguiti al termine, rispettivamente, dei corsi di laurea, di laurea magistrale, di specializzazione e di dottorato di ricerca istituiti dalle universit. 4. Il corso di laurea ha l'obiettivo di assicurare allo studente un'adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, anche nel caso in cui sia orientato all'acquisizione di specifiche conoscenze professionali. 5. L'acquisizione delle conoscenze professionali, di cui al comma 4 preordinata all'inserimento del laureato nel mondo del lavoro ed all'esercizio delle correlate attivit professionali regolamentate, nell'osservanza delle disposizioni di legge e dell'Unione europea e di quelle di cui all'articolo 11, comma 4. 6. Il corso di laurea magistrale ha l'obiettivo di fornire allo studente una formazione di livello avanzato per l'esercizio di attivit di elevata qualificazione in ambiti specifici. 7. Il corso di specializzazione ha l'obiettivo di fornire allo studente conoscenze e abilit per funzioni richieste nell'esercizio di particolari attivit professionali e pu essere istituito esclusivamente in applicazione di specifiche norme di legge o di direttive dell'Unione europea.
8. I corsi di dottorato di ricerca e il conseguimento del relativo titolo sono disciplinati dall'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 6, commi 5 e 6. 9. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 19 novembre 1990, n. 341, in materia di formazione finalizzata e di servizi didattici integrativi. In particolare, in attuazione dell'articolo 1, comma 15, della legge 14 gennaio 1999, n. 4, le universit possono attivare, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della laurea o della laurea magistrale, alla conclusione dei quali sono rilasciati i master universitari di primo e di secondo livello. 10. Sulla base di apposite convenzioni, le universit italiane possono rilasciare i titoli di cui al presente articolo, anche congiuntamente con altri atenei italiani o stranieri. Art. 4. Classi di corsi di studio 1. I corsi di studio dello stesso livello, comunque denominati dagli atenei, aventi gli stessi obiettivi formativi qualificanti e le conseguenti attivit formative indispensabili di cui all'articolo 10, comma 1, sono raggruppati in classi di appartenenza, nel seguito denominate classi. 2. Le classi sono individuate da uno o pi decreti ministeriali. Modifiche o istituzioni di singole classi possono essere adottate, anche su proposta delle universit, con decreto del Ministro, sentito il CUN, unitamente alle connesse disposizioni in materia di obiettivi formativi qualificanti e di conseguenti attivit formative. 3. I titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale, e sono corredati dal supplemento al diploma di cui all'articolo 11, comma 8. 4. In deroga alla disposizione di cui al comma 3, con decreto del Ministro, sentito il CUN, di concerto con il Ministro della funzione pubblica, possono essere dichiarate ai soli fini dell'accesso a specifiche posizioni funzionali del pubblico impiego, le equipollenze fra titoli accademici dello stesso livello afferenti a pi classi. Art. 5. Crediti formativi universitari 1. Al credito formativo universitario, di seguito denominato credito, corrispondono 25 ore di impegno complessivo per studente; con decreto ministeriale si possono motivatamente determinare variazioni in aumento o in diminuzione delle predette ore per singole classi, entro il limite del 20 per cento. 2. La quantit media di impegno complessivo di apprendimento svolto in un anno da uno studente a tempo pieno convenzionalmente fissata in 60 crediti. 3. I regolamenti didattici di ateneo determinano, altres, per ciascun corso di studio la frazione dell'impegno orario complessivo che deve essere riservata allo studio personale o ad altre attivit formative di tipo individuale.
4. I crediti corrispondenti a ciascuna attivit formativa sono acquisiti dallo studente con il superamento dell'esame o di altra forma di verifica del profitto, fermo restando che la valutazione del profitto effettuata con le modalit di cui all'articolo 11, comma 7, lettera d). 5. Il riconoscimento totale o parziale dei crediti acquisiti da uno studente ai fini della prosecuzione degli studi in altro corso della stessa universit ovvero nello stesso o altro corso di altra universit, compete alla struttura didattica che accoglie lo studente, con procedure e criteri predeterminati stabiliti nel regolamento didattico di ateneo. 6. I regolamenti didattici di ateneo possono prevedere forme di verifica periodica dei crediti acquisiti, al fine di valutarne la non obsolescenza dei contenuti conoscitivi, e il numero minimo di crediti da acquisire da parte dello studente in tempi determinati, diversificato per studenti impegnati a tempo pieno negli studi universitari o contestualmente impegnati in attivit lavorative. 7. Le universit possono riconoscere come crediti formativi universitari, secondo criteri predeterminati, le conoscenze e abilit professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonch altre conoscenze e abilit maturate in attivit formative di livello postsecondario alla cui progettazione e realizzazione l'universit abbia concorso. Art. 6. Requisiti di ammissione ai corsi di studio 1. Per essere ammessi ad un corso di laurea occorre essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di altro titolo di studio conseguito all'estero, riconosciuto idoneo. I regolamenti didattici di ateneo, ferme restando le attivit di orientamento, coordinate e svolte ai sensi dell'articolo 11, comma 7, lettera g), richiedono altres il possesso o l'acquisizione di un'adeguata preparazione iniziale. A tal fine gli stessi regolamenti didattici definiscono le conoscenze richieste per l'accesso e ne determinano le modalit di verifica, anche a conclusione di attivit formative propedeutiche, svolte eventualmente in collaborazione con istituti di istruzione secondaria superiore. Se la verifica non positiva vengono indicati specifici obblighi formativi aggiuntivi da soddisfare nel primo anno di corso. Tali obblighi formativi aggiuntivi sono assegnati anche agli studenti dei corsi di laurea ad accesso programmato che siano stati ammessi ai corsi con una votazione inferiore ad una prefissata votazione minima. 2. Per essere ammessi ad un corso di laurea magistrale occorre essere in possesso della laurea o del diploma universitario di durata triennale, ovvero di altro titolo di studio conseguito all'estero, riconosciuto idoneo. Nel caso di corsi di laurea magistrale per i quali non sia previsto il numero programmato dalla normativa vigente in materia di accessi ai corsi universitari, l'universit stabilisce per ogni corso di laurea magistrale, specifici criteri di accesso che prevedono, comunque, il possesso di requisiti curriculari e l'adeguatezza della personale preparazione verificata dagli atenei, con modalit definite nei regolamenti didattici. L'iscrizione ai corsi di laurea magistrale pu essere consentita dall'universit anche ad anno accademico iniziato, purch in tempo utile per la partecipazione ai corsi nel rispetto delle norme stabilite nei regolamenti stessi. 3. In deroga al comma 2, e all'articolo 7, comma 2, i decreti ministeriali possono prevedere l'ammissione ad un corso di laurea magistrale con il possesso del diploma di scuola secondaria superiore, esclusivamente per corsi di studio regolati da normative dell'Unione europea che non prevedano, per tali corsi, titoli universitari di primo livello, ovvero, fermo restando il periodo formativo iniziale comune di cui all'articolo 11, comma 7, lettera a), per i corsi di studio finalizzati all'accesso alle professioni legali.
4. Per essere ammessi ad un corso di specializzazione occorre essere in possesso almeno della laurea, ovvero di altro titolo di studio conseguito all'estero, riconosciuto idoneo. Nel rispetto delle norme e delle direttive di cui all'articolo 3, comma 6, i decreti ministeriali stabiliscono gli specifici requisiti di ammissione ad un corso di specializzazione, ivi compresi gli eventuali crediti formativi universitari aggiuntivi rispetto al titolo di studio gi conseguito. 5. Per essere ammessi ad un corso di dottorato di ricerca occorre essere in possesso della laurea magistrale ovvero di altro titolo di studio conseguito all'estero e riconosciuto idoneo. 6. Il riconoscimento dell'idoneit dei titoli di studio conseguiti all'estero ai soli fini dell'ammissione a corsi di studio e di dottorato di ricerca deliberata dall'universit interessata, nel rispetto degli accordi internazionali vigenti. Art. 7. Conseguimento dei titoli di studio 1. Per conseguire la laurea lo studente deve aver acquisito 180 crediti, comprensivi di quelli relativi alla conoscenza obbligatoria, oltre che della lingua italiana, di una lingua dell'Unione europea, fatte salve le norme speciali per la tutela delle minoranze linguistiche. La conoscenza deve essere verificata, secondo modalit stabilite dai regolamenti didattici di ateneo, con riferimento ai livelli richiesti per ogni lingua. 2. Per conseguire la laurea magistrale lo studente deve aver acquisito 120 crediti. 3. I decreti ministeriali determinano il numero di crediti che lo studente deve aver acquisito per conseguire il diploma di specializzazione. Sono fatte salve le disposizioni previste da specifiche norme di legge o da direttive dell'Unione europea. 4. Per conseguire il master universitario lo studente deve aver acquisito almeno sessanta crediti oltre a quelli acquisiti per conseguire la laurea o la laurea magistrale. Art. 8. Durata dei corsi di studio 1. Per ogni corso di studio definita di norma una durata in anni proporzionale al numero totale di crediti di cui all'articolo 7, tenendo conto che ad un anno corrispondono sessanta crediti ai sensi del comma 2 dell'articolo 5. 2. Fatto salvo quanto previsto all'articolo 6, comma 3, la durata normale dei corsi di laurea di tre anni; la durata normale dei corsi di laurea magistrale di ulteriori due anni dopo la laurea. Art. 9. Istituzione e attivazione dei corsi di studio 1. I corsi di studio di cui all'articolo 3 sono istituiti nel rispetto dei criteri e delle procedure di cui all'articolo 11 e delle disposizioni vigenti sulla programmazione del sistema universitario.
2. Con apposite deliberazioni le universit attivano i corsi di studio nel rispetto dei requisiti strutturali, organizzativi e di qualificazione dei docenti dei corsi determinati con decreto del Ministro nell'osservanza degli obiettivi e dei criteri della programmazione del sistema universitario, previa relazione favorevole del Nucleo di valutazione dell'universit. Nel caso di disattivazioni, le universit assicurano comunque la possibilit per gli studenti gi iscritti di concludere gli studi conseguendo il relativo titolo e disciplinano la facolt per gli studenti di optare per l'iscrizione ad altri corsi di studio attivati. 3. L'attivazione dei corsi di studio di cui al comma 2 subordinata all'inserimento degli stessi nella banca dati dell'offerta formativa del Ministero, sulla base di criteri stabiliti con apposito decreto ministeriale. Art. 10. Obiettivi e attivit formative qualificanti delle classi 1. I decreti ministeriali individuano preliminarmente, per ogni classe di corsi di laurea, gli obiettivi formativi qualificanti e le attivit formative indispensabili per conseguirli, raggruppandole nelle seguenti tipologie: a) attivit formative in uno o pi ambiti disciplinari relativi alla formazione di base; b) attivit formative in uno o pi ambiti disciplinari caratterizzanti la classe. 2. I decreti ministeriali determinano altres, per ciascuna classe di corsi di laurea, il numero minimo di crediti che gli ordinamenti didattici riservano ad ogni attivit formativa e ad ogni ambito disciplinare di cui al comma 1, rispettando il vincolo percentuale, sul totale dei crediti necessari per conseguire il titolo di studio, non superiore al 50 per cento dei crediti stessi, fatti salvi i corsi preordinati all'accesso alle attivit professionali, tenuto conto degli obiettivi formativi generali delle classi. 3. I decreti di cui al comma 1 determinano, altres, il numero minimo di CFU necessario per l'istituzione dei corsi di studio adeguatamente differenziati. 4. I decreti ministeriali individuano preliminarmente per ogni classe di corsi di laurea magistrale gli obiettivi formativi qualificanti e le attivit formative caratterizzanti indispensabili per conseguirli in misura non superiore al 40 per cento dei crediti complessivi, fatti salvi i corsi preordinati all'accesso alle attivit professionali. 5. Oltre alle attivit formative qualificanti, come previsto ai commi 1, 2 e 3, i corsi di studio dovranno prevedere: a) attivit formative autonomamente scelte dallo studente purch coerenti con il progetto formativo; b) attivit formative in uno o pi ambiti disciplinari affini o integrativi a quelli di base e caratterizzanti, anche con riguardo alle culture di contesto e alla formazione interdisciplinare; c) attivit formative relative alla preparazione della prova finale per il conseguimento del titolo di studio e, con riferimento alla laurea, alla verifica della conoscenza di almeno una lingua straniera oltre l'italiano;
d) attivit formative, non previste dalle lettere precedenti, volte ad acquisire ulteriori conoscenze linguistiche, nonch abilit informatiche e telematiche, relazionali, o comunque utili per l'inserimento nel mondo del lavoro, nonch attivit formative volte ad agevolare le scelte professionali, mediante la conoscenza diretta del settore lavorativo cui il titolo di studio pu dare accesso, tra cui, in particolare, i tirocini formativi e di orientamento di cui al decreto 25 marzo 1998, n. 142, del Ministero del lavoro; e) nell'ipotesi di cui all'articolo 3, comma 5, attivit formative relative agli stages e ai tirocini formativi presso imprese, amministrazioni pubbliche, enti pubblici o privati ivi compresi quelli del terzo settore, ordini e collegi professionali, sulla base di apposite convenzioni. Art. 11. Regolamenti didattici di ateneo 1. Le universit disciplinano gli ordinamenti didattici dei propri corsi di studio nei regolamenti didattici di ateneo che sono redatti nel rispetto, per ogni corso di studio, delle disposizioni del presente regolamento e di successivi decreti ministeriali, e che sono approvati dal Ministero ai sensi dell'articolo 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341. 2. I regolamenti didattici di ateneo e le relative modifiche sono emanati con decreto rettorale. L'entrata in vigore degli ordinamenti didattici stabilita nel decreto rettorale di emanazione. 3. Ogni ordinamento didattico determina: a) le denominazioni e gli obiettivi formativi dei corsi di studio, indicando le relative classi di appartenenza; b) il quadro generale delle attivit formative da inserire nei curricula; c) i crediti assegnati a ciascuna attivit formativa e a ciascun ambito, riferendoli per quanto riguarda quelle previste nelle lettere a) e b), dell'articolo 10, comma 1, ad uno o pi settori scientificodisciplinari nel loro complesso; d) le caratteristiche della prova finale per il conseguimento del titolo di studio. 4. Le determinazioni di cui al comma 3, sono assunte dalle universit previa consultazione con le organizzazioni rappresentative nel mondo della produzione, dei servizi e delle professioni con particolare riferimento alla valutazione dei fabbisogni formativi e degli sbocchi professionali. 5. Per il conseguimento della laurea magistrale deve comunque essere prevista la presentazione di una tesi elaborata in modo originale dallo studente sotto la guida di un relatore. 6. Il regolamento didattico di ateneo pu prevedere pi corsi di studio appartenenti alla medesima classe. 7. I regolamenti didattici di ateneo, nel rispetto degli statuti, disciplinano altres gli aspetti di organizzazione dell'attivit didattica comuni ai corsi di studio, con particolare riferimento: a) ai criteri di accesso ai corsi di laurea, prevedendo, fatto salvo quanto stabilito per i corsi di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264, che gli studenti vengano immatricolati a corsi di base comuni secondo criteri e procedure disciplinate nel regolamento didattico di ateneo. A
tale fine i regolamenti didattici di ateneo stabiliscono che tutti gli iscritti ai corsi di laurea, afferenti alla medesima classe o gruppi affini di essi cos come definiti dai singoli ordinamenti di ateneo, condividano le stesse attivit formative di base e caratterizzanti comuni per un minimo di 60 crediti prima della differenziazione dei percorsi formativi prevista dall'articolo 3, comma 4, secondo criteri stabiliti autonomamente e definiscano i criteri per la prosecuzione degli studi nei diversi percorsi; b) agli obiettivi, ai tempi e ai modi con cui le competenti strutture didattiche provvedono collegialmente alla programmazione, al coordinamento e alla verifica dei risultati delle attivit formative; c) alle procedure di attribuzione dei compiti didattici annuali ai professori e ai ricercatori universitari, ivi comprese le attivit didattiche integrative, di orientamento e di tutorato; d) alle procedure per lo svolgimento degli esami e delle altre verifiche di profitto, nonch della prova finale per il conseguimento del titolo di studio; e) alle modalit con cui si perviene alla valutazione del profitto individuale dello studente, che deve comunque essere espressa mediante una votazione in trentesimi per gli esami e in centodecimi per la prova finale, con eventuale lode; f) alla valutazione della preparazione iniziale degli studenti che accedono ai corsi di laurea e ai criteri di accesso ai corsi di laurea magistrale; g) all'organizzazione di attivit formative propedeutiche alla valutazione della preparazione iniziale degli studenti che accedono ai corsi di laurea, nonch di quelle relative agli obblighi formativi aggiuntivi di cui al comma 1 dell'articolo 6; h) all'introduzione di un servizio di ateneo per il coordinamento delle attivit di orientamento, da svolgere in collaborazione con gli istituti d'istruzione secondaria superiore, nonch in ogni corso di studio, di un servizio di tutorato per gli studenti; i) all'eventuale introduzione di apposite modalit organizzative delle attivit formative per studenti non impegnati a tempo pieno; l) alle modalit di individuazione, per ogni attivit, della struttura o della singola persona che ne assume la responsabilit; m) alla valutazione della qualit delle attivit svolte; n) alle forme di pubblicit dei procedimenti e delle decisioni assunte; o) alle modalit per il rilascio dei titoli congiunti di cui all'articolo 3, comma 10. 8. I regolamenti didattici di ateneo disciplinano le modalit con cui le universit rilasciano, come supplemento al diploma di ogni titolo di studio, un certificato che riporta, secondo modelli conformi a quelli adottati dai Paesi europei, le principali indicazioni relative al curriculum specifico seguito dallo studente per conseguire il titolo. 9. Le universit, con appositi regolamenti, riordinano e disciplinano le procedure amministrative relative alle carriere degli studenti in accordo con le disposizioni del presente regolamento, di successivi decreti ministeriali e dei regolamenti didattici di ateneo. Per l'elaborazione di valutazioni
statistiche omogenee sulle carriere degli studenti universitari, il Ministro, con propri decreti, individua i dati essenziali che devono essere presenti nei sistemi informativi sulle carriere degli studenti di tutte le universit. Art. 12. Regolamenti didattici dei corsi di studio 1. In base all'articolo 11, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, il regolamento didattico di un corso di studio, deliberato dalla competente struttura didattica in conformit con l'ordinamento didattico nel rispetto della libert d'insegnamento, nonch dei diritti e doveri dei docenti e degli studenti, specifica gli aspetti organizzativi del corso di studio. Il regolamento approvato con le procedure previste nello statuto dell'ateneo. 2. Il regolamento didattico di un corso di studio determina in particolare: a) l'elenco degli insegnamenti, con l'indicazione dei settori scientifico-disciplinari di riferimento e dell'eventuale articolazione in moduli, nonch delle altre attivit formative; b) gli obiettivi formativi specifici, i crediti e le eventuali propedeuticit di ogni insegnamento e di ogni altra attivit formativa; c) i curricula offerti agli studenti e le regole di presentazione, ove necessario, dei piani di studio individuali; d) la tipologia delle forme didattiche, anche a distanza, degli esami e delle altre verifiche del profitto degli studenti; e) le disposizioni sugli eventuali obblighi di frequenza. 3. Le disposizioni dei regolamenti didattici dei corsi di studio concernenti la coerenza tra i crediti assegnati alle attivit formative e gli specifici obiettivi formativi programmati sono deliberate dalle competenti strutture didattiche, previo parere favorevole di commissioni didattiche paritetiche o di altre analoghe strutture di rappresentanza studentesca. Qualora il parere non sia favorevole la deliberazione assunta dal senato accademico. Il parere reso entro trenta giorni dalla richiesta. Decorso inutilmente tale termine la deliberazione adottata prescindendosi dal parere. 4. Le universit assicurano la periodica revisione dei regolamenti didattici dei corsi di studio, in particolare per quanto riguarda il numero dei crediti assegnati ad ogni insegnamento o altra attivit formativa. Art. 13. Disposizioni transitorie e finali 1. Il presente decreto sostituisce il decreto del Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509. 2. Le universit adeguano i regolamenti didattici di ateneo alle disposizioni dei decreti ministeriali di cui all'articolo 10, recanti la modifica delle classi dei corsi di studio vigenti, entro i termini stabiliti dai decreti medesimi, sentita la CRUI.
3. Le disposizioni di cui all'articolo 4, comma 3 e all'articolo 9 si applicano a decorrere dall'anno 2004-2005. 4. In via di prima applicazione del presente regolamento e comunque non oltre la determinazione delle nuove classi di laurea e di laurea magistrale ai sensi del comma 1, le universit possono ridefinire, ad eccezione dei corsi di studio di cui all'articolo 6, comma 3, gli ordinamenti didattici dei corsi di studio gi istituiti ed attivati nel rispetto delle procedure di cui all'articolo 11 ed in particolare delle disposizioni di cui agli articoli 7, comma 2 e 11, comma 7, lettera a) del presente regolamento. Gli ordinamenti didattici stessi sono rideterminati sulla base dei settori scientifico-disciplinari, gi ricompresi nelle classi dei corsi di studio di cui al comma 1, in vigore alla data di entrata in vigore del presente regolamento. 5. A seguito dell'adozione dei regolamenti didattici di ateneo di cui al comma 1, le universit assicurano la conclusione dei corsi di studio e il rilascio dei relativi titoli, secondo gli ordinamenti didattici previgenti, agli studenti gi iscritti alla data di entrata in vigore dei regolamenti stessi e disciplinano, altres, la facolt per gli studenti di optare per l'iscrizione a corsi di studio previsti dai nuovi ordinamenti. 6. Gli studi compiuti per conseguire i diplomi universitari in base ai previgenti ordinamenti didattici sono valutati in crediti e riconosciuti dalle universit per il conseguimento della laurea di cui all'articolo 3, com-ma 1. La stessa norma si applica agli studi compiuti per conseguire i diplomi delle scuole dirette a fini speciali istituite presso le universit, qualunque ne sia la durata. 7. A coloro che hanno conseguito, in base agli ordinamenti didattici di cui al comma 1, la laurea, la laurea magistrale o specialistica e il dottorato di ricerca, competono, rispettivamente, le qualifiche accademiche di dottore, dottore magistrale e dottore di ricerca. La qualifica di dottore magistrale compete, altres, a coloro i quali hanno conseguito la laurea secondo gli ordinamenti didattici previgenti al decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sar inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 22 ottobre 2004 Il Ministro: Moratti Visto, il Guardasigilli: Castelli
Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse: - Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, recante Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1999, n. 203, S.O. - L'art. 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivit di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) prevede: 3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorit sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di pi Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessit di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.. - Si riporta il testo dell'art. 17, comma 95, della legge 15 mag-gio 1997, n. 127 (Misure urgenti per lo snellimento dell'attivit amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo): 95. L'ordinamento degli studi dei corsi di diploma universitario, di laurea e di specializzazione di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, disciplinato dagli atenei, con le modalit di cui all'art. 11, commi 1 e 2, della predetta legge, in conformit a criteri generali definiti, nel rispetto della normativa comunitaria vigente in materia, sentiti il Consiglio universitario nazionale e le commissioni parlamentari competenti, con uno o pi decreti del Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con altri Ministri interessati, limitatamente ai criteri relativi agli ordinamenti per i quali il medesimo concerto previsto alla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero da disposizioni dei commi da 96 a 119 del presente articolo. I decreti di cui al presente comma determinano altres: a) con riferimento ai corsi di cui al presente comma, accorpati per aree omogenee, la durata, anche in deroga a quanto previsto dagli articoli 2, 3 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, ed anche eventualmente comprensiva del percorso formativo gi svolto, l'eventuale serialit dei predetti corsi e dei relativi titoli, gli obiettivi formativi qualificanti, tenendo conto degli sbocchi occupazionali e della spendibilit a livello internazionale, nonch la previsione di nuove tipologie di titoli rilasciati dalle universit, in aggiunta o in sostituzione a quelli determinati dall'art. 1 della legge 19 novembre 1990, n. 341, in corrispondenza di attivit didattiche di base, specialistiche, di perfezionamento scientifico, di alta formazione permanente e ricorrente; b) modalit e strumenti per l'orientamento e per favorire la mobilit degli studenti, nonch la pi ampia informazione sugli ordinamenti degli studi, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e telematici; c) modalit di attivazione da parte di universit italiane, in collaborazione con atenei stranieri, dei corsi universitari di cui al presente comma, nonch di dottorati di ricerca, anche in deroga alle
disposizioni di cui al capo II del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. - Il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, recante Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 gennaio 2000, n. 2. - Il decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25, riguarda: Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi allo sviluppo ed alla programmazione del sistema universitario, nonch ai comitati regionali di coordinamento, a norma dell'art. 20, comma 8, lettere a) e b), della legge 15 marzo 1997, n. 59 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 febbraio 1998, n. 39. - Il decreto del Ministero del lavoro 25 marzo 1998, n. 142, prevede: Norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all'art. 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 maggio 1998, n. 108. - La legge 3 luglio 1998, n. 210, concerne: Norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6 luglio 1998, n. 155. - La legge 2 agosto 1999, n. 264, prevede: Norme in materia di accessi ai corsi universitari pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6 agosto 1999, n. 183. Nota all'art 1: - Per il testo dell'art. 17, comma 95 della legge 15 maggio 1997, n. 127, si veda le note alle premesse. - L'art. 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341 Riforma degli ordinamenti didattici universitari prevede: Art. 11. - 1. L'ordinamento degli studi dei corsi di cui all'art. 1, nonch dei corsi e delle attivit formative di cui all'art. 6, comma 2, disciplinato, per ciascun ateneo, da un regolamento degli ordinamenti didattici, denominato "regolamento didattico di ateneo". Il regolamento deliberato dal senato accademico, su proposta delle strutture didattiche, ed inviato al Ministero dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica per l'approvazione. Il Ministro, sentito il CUN, approva il regolamento entro 180 giorni dal ricevimento, decorsi i quali senza che il Ministro si sia pronunciato il regolamento si intende approvato. Il regolamento emanato con decreto del rettore. 2. I consigli delle strutture didattiche determinano, con apposito regolamento, in conformit al regolamento didattico di ateneo e nel rispetto della libert di insegnamento, l'articolazione dei corsi di diploma universitario e di laurea, dei corsi di specializzazione e di dottorato di ricerca, i piani di studio con relativi insegnamenti fondamentali obbligatori, i moduli didattici, la tipologia delle forme didattiche, ivi comprese quelle dell'insegnamento a distanza, le forme di tutorato, le prove di valutazione della preparazione degli studenti e la composizione delle relative commissioni, le modalit degli obblighi di frequenza anche in riferimento alla condizione degli studenti lavoratori, i limiti delle possibilit di iscrizione ai fuori corso, fatta salva la posizione dello studente lavoratore, gli insegnamenti utilizzabili per il conseguimento di diplomi, nonch la propedeuticit degli insegnamenti stessi, le attivit di laboratorio, pratiche e di tirocinio e l'introduzione di un sistema di crediti didattici finalizzati al riconoscimento dei corsi seguiti con esito positivo, ferma restando l'obbligatoriet di quanto previsto dall'art. 9, comma 2, lettera d).
3. Nell'ambito del piano di sviluppo dell'universit, tenuto anche conto delle proposte delle universit, deliberate dagli organi competenti, pu essere previsto il sostegno finanziario ad iniziative di istruzione universitaria a distanza attuate dalle universit anche in forma consortile con il concorso di altri enti pubblici e privati, nonch a programmi e a strutture nazionali di ricerca relativi al medesimo settore. Tali strutture possono essere costituite con decreto del Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro del tesoro.. Note all'art. 2: - Per il testo dell'art. 17, comma 95 della legge 15 maggio 1997, n. 127, si veda le note alle premesse. - Per il testo dell'art. 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341, si veda le note all'art. 1. Note all'art. 3: - Si riporta il testo dell'art. 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210: Art. 4. - 1. I corsi per il conseguimento del dottorato di ricerca forniscono le competenze necessarie per esercitare, presso universit, enti pubblici o soggetti privati, attivit di ricerca di alta qualificazione. 2. Le universit, con proprio regolamento, disciplinano l'istituzione dei corsi di dottorato, le modalit di accesso e di conseguimento del titolo, gli obiettivi formativi ed il relativo programma di studi, la durata, il contributo per l'accesso e la frequenza, le modalit di conferimento e l'importo delle borse di studio di cui al comma 5, nonch le convenzioni di cui al comma 4, in conformit ai criteri generali e ai requisiti di idoneit delle sedi determinati con decreto del Ministro, adottato sentiti il Consiglio universitario nazionale e l'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario e previo parere delle competenti commissioni parlamentari. I corsi possono essere altres istituiti da consorzi di universit. 3. Alle borse di studio di cui al comma 5, nonch alle borse di studio conferite dalle universit per attivit di ricerca post-laurea si applicano le disposizioni di cui all'art. 6, commi 6 e 7, della legge 30 novembre 1989, n. 398. Con decreti del Ministro sono determinati annualmente i criteri per la ripartizione tra gli atenei delle risorse disponibili per il conferimento di borse di studio per la frequenza dei corsi di perfezionamento, anche all'estero, e delle scuole di specializzazione, per i corsi di dottorato di ricerca e per attivit di ricerca post-laurea e post-dottorato. 4. Le universit possono attivare corsi di dottorato mediante convenzione con soggetti pubblici e privati in possesso di requisiti di elevata qualificazione culturale e scientifica e di personale, strutture ed attrezzature idonei. 5. Con decreti rettorali sono determinati annualmente: a) il numero di laureati da ammettere a ciascun corso di dottorato; b) il numero di dottorandi esonerati dai contributi per l'accesso e la frequenza ai corsi, previa valutazione comparativa del merito e del disagio economico;
c) il numero, comunque non inferiore alla met dei dottorandi, e l'ammontare delle borse di studio da assegnare, previa valutazione comparativa del merito. In caso di parit di merito prevarr la valutazione della situazione economica determinata ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 aprile 1997, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 132 del 9 giugno 1997, e successive modificazioni e integrazioni. 6. Gli oneri per il finanziamento delle borse di studio di cui al comma 5 possono essere coperti mediante convenzione con soggetti estranei all'amministrazione universitaria, secondo modalit e procedure deliberate dagli organi competenti delle universit. 7. La valutabilit dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell'ammissione a concorsi pubblici per attivit di ricerca non universitaria, determinata con uno o pi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro, di concerto con gli altri Ministri interessati. 8. Le universit possono, in base ad apposito regolamento, affidare ai dottorandi di ricerca una limitata attivit didattica sussidiaria o integrativa che non deve in ogni caso compromettere l'attivit di formazione alla ricerca. La collaborazione didattica facoltativa, senza oneri per il bilancio dello Stato e non d luogo a diritti in ordine all'accesso ai ruoli delle universit.. - Il testo dell'art. 6 della legge 19 novembre 1990, n. 341, cos recita: Art. 6. - 1. Gli statuti delle universit debbono prevedere: a) corsi di orientamento degli studenti, gestiti dalle universit anche in collaborazione con le scuole secondarie superiori nell'ambito delle intese tra i Ministri dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica istruzione, espresse ai sensi dell'art. 4, legge 9 maggio 1989, n. 168, per l'iscrizione agli studi universitari e per la elaborazione dei piani di studio, nonch per l'iscrizione ai corsi post-laurea; b) corsi di aggiornamento del proprio personale tecnico e amministrativo; c) attivit formative autogestite dagli studenti nei settori della cultura e degli scambi culturali, dello sport, del tempo libero, fatte salve quelle disciplinate da apposite disposizioni legislative in materia. 2. Le universit possono inoltre attivare, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili nel proprio bilancio e con esclusione di qualsiasi onere aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato: a) corsi di preparazione agli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio delle professioni ed ai concorsi pubblici; b) corsi di educazione ed attivit culturali e formative esterne, ivi compresi quelli per l'aggiornamento culturale degli adulti, nonch, quelli per la formazione permanente, ricorrente e per i lavoratori, ferme restando le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano; c) corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale. 3. Le universit rilasciano attestati sulle attivit dei corsi previsti dal presente articolo.
4. I criteri e le modalit di svolgimento dei corsi e delle attivit formative, ad eccezione di quelle previste dalla lettera c) del com-ma 1, sono deliberati dalle strutture didattiche e scientifiche, secondo le norme stabilite nel regolamento di cui all'art. 11.. - Il testo dell'art. 1, comma 15, della legge 14 gennaio 1999, n. 4 (Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica, nonch il servizio di mensa nelle scuole) prevede: 15. All'art. 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, sono apportate le seguenti modificazioni ed integrazioni: a) con riferimento ai corsi di cui al presente comma, accorpati per aree omogenee, la durata, anche in deroga a quanto previsto dagli articoli 2, 3 e 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, ed anche eventualmente comprensiva del percorso formativo gi svolto, l'eventuale serialit dei predetti corsi e dei relativi titoli, gli obiettivi formativi qualificanti, tenendo conto degli sbocchi occupazionali e della spendibilit a livello internazionale, nonch la previsione di nuove tipologie di titoli rilasciati dalle universit, in aggiunta o in sostituzione a quelli determinati dall'art. 1 della legge 19 novembre 1990, n. 341, in corrispondenza di attivit didattiche di base, specialistiche, di perfezionamento scientifico, di alta formazione permanente e ricorrente; b) in ogni universit o istituto di istruzione universitaria, nelle more dell'attuazione della disciplina di cui al comma 95, si applicano gli ordinamenti didattici vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge fatta salva la facolt per il Ministro dell'universit e della ricerca scientifica e tecnologica di autorizzare, sperimentalmente e per una durata limitata, con proprio decreto, previo parere del Consiglio universitario nazionale (CUN), modifiche ai predetti ordinamenti ovvero l'attivazione di corsi universitari, per i quali non sussistano ordinamenti didattici alla data di entrata in vigore della presente legge, purch previsti nei piani di sviluppo del sistema universitario e dagli strumenti attuativi del regolamento di cui all'art. 20, comma 8, lettera a), della legge 15 marzo 1997, n. 59, ovvero per i quali sia stato comunque acquisito il parere favorevole del comitato regionale di coordinamento di cui all'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 27 gennaio 1998, n. 25; c) al comma 111, dopo le parole: "dai diplomi universitari," sono inserite le seguenti: "dai diplomi di scuole dirette a fini speciali, dai diplomi di laurea," e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", nonch dagli altri titoli di cui al comma 95, lettera a)"; d) al comma 119, secondo periodo, dopo le parole "comma 8, lettere a)" inserita la seguente: ", b)"; e) al comma 126, primo periodo, la parola: "primaria" soppressa e, al secondo periodo, dopo le parole: "del corso di laurea", sono inserite le seguenti: "in scienze della formazione primaria,". Nota all'art. 10: - Per il titolo del decreto 25 marzo 1998, n. 142, si veda le note alle premesse. Note all'art. 11: - Per il testo dell'art. 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341, si veda le note all'art. 1. Si riporta il testo dell'art. 1, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264: Art. 1. - Sono programmati a livello nazionale gli accessi:
a) ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, in architettura, ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie, nonch ai corsi di diploma universitario, ovvero individuati come di primo livello in applicazione dell'art. 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, concernenti la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione ai sensi dell'art. 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, in conformit alla normativa comunitaria vigente e alle raccomandazioni dell'Unione europea che determinano standard formativi tali da richiedere il possesso di specifici requisiti; b) ai corsi di laurea in scienza della formazione primaria e alle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario, di cui, rispettivamente, all'art. 3, comma 2, e all'art. 4, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341; c) ai corsi di formazione specialistica dei medici, disciplinati ai sensi del decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257; d) alle scuole di specializzazione per le professioni legali, disciplinate ai sensi dell'art. 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398; e) ai corsi universitari di nuova istituzione o attivazione, su proposta delle universit e nell'ambito della programmazione del sistema universitario, per un numero di anni corrispondente alla durata legale del corso.. Nota all'art. 12: - Per il testo dell'art. 11, comma 2 della legge 19 novembre 1990, n. 341 si veda le note all'art. 1. Nota all'art. 13: - Per il titolo del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, si veda la nota alle premesse.
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