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Timestamp: 2020-06-06 03:33:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 10', 'art. 614', 'art. 709', 'art. 125', 'art. 7', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 709', 'art. 96', 'art.12', 'art. 18', 'art. 125', 'art. 158', 'art. 7']

Responsabilità civile e funzione sanzionatoria: nuove prospettive rimediali in materia di tutela della persona - Monica Gasparella
Responsabilità civile - Generalità, varie - Redazione P&D - 16/04/2019
Il sistema della responsabilità civile, lungi dal costituire un paradigma statico ed isolato all’interno dell’ordinamento nazionale, ha subito negli anni, e subisce ancora oggi, le forti influenze derivanti dagli ordinamenti giuridici di altri Stati.
Si fa riferimento, da una parte, agli ordinamenti degli altri Stati aderenti all’Unione Europea, accomunati da uno spirito di generalizzata “globalizzazione e circolazione” dei concetti giuridici e da un condiviso spirito di armonizzazione degli istituti; dall’altra, agli ordinamenti di common law, i quali hanno fornito a tale settore del diritto contributi assolutamente stimolanti1.
Un contesto interdisciplinare di ampio respiro è necessario per una moderna analisi dello strumento della responsabilità civile, e degli scopi che essa al giorno d’oggi persegue2. L'utilità della disamina della funzione deterrente e sanzionatoria della responsabilità civile, infatti, si riflette indirettamente anche nell'ambito disciplinare del diritto penale. Con l'emanazione del D. lgs. n. 8/2016, si è realizzato un vero e proprio arretramento del diritto penale a vantaggio del diritto amministrativo e, questa la novità, del diritto civile. Vi sono stati alcuni reati, come l'ingiuria, che hanno perso il loro carattere di diritto penale per conservare quello di illecito civile, punito con una sanzione pecuniaria civile, che tradisce, anche i virtù dei criteri di accertamento di stampo anche soggettivo, il suo carattere di risarcimento “punitivo” e, quindi, sanzionatorio.
L’utilizzo “funzionale” di tale istituto può dar voce alle attuali esigenze di salvaguardia degli interessi dei soggetti di diritto, con particolare riferimento al moderno settore del diritto delle persone3, che si sta fortemente espandendo, giorno dopo giorno, e richiede tecniche di tutela adeguate e specifiche.
Come noto, la responsabilità civile svolge nel nostro ordinamento tradizionalmente diverse funzioni fondamentali: compensativo - reintegratoria, deterrente e punitiva. Tuttavia, a seconda del momento storico e del contesto sociale preso in considerazione, una o l’altra di queste funzioni assume un rilievo preponderante, sulla base dei valori e degli interessi presi di mira e delle modalità con le quali si intende addivenire alla loro protezione.
Tale prospettiva “dinamica” della responsabilità civile ha portato, in questi ultimi anni, ad osservare un passaggio (o forse un ritorno?) dalla prevalente funzione compensativa del risarcimento del danno a quella più spiccatamente deterrente - sanzionatoria. Basti pensare alla estrema rilevanza dell’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite del 16 maggio 2016, con cui la Prima Sezione della Cassazione ha sollevato tale problematica di particolare importanza, richiedendo una presa di posizione sulla possibilità di delibare una sentenza nordamericana che aveva comminato dei punitive damages, e sull’asserita contrarietà degli stessi con l’ordine pubblico interno.
A tale ordinanza, le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno provveduto a dare risposta con la nota sentenza n. 16601 del 5 luglio 2017. In tale pronuncia, anche al di là degli indici normativi già presenti in tal senso all'interno dell'ordinamento, il supremo consesso ha riconosciuto che “accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo riparatoria dell'istituto (che immancabilmente lambisce la deterrenza) è emersa una natura polifunzionale [...], che si proietta verso più aree, tra cui sicuramente principali sono quella preventiva (o deterrente o dissuasiva) e quella sanzionatorio-punitiva”.
Dopo tale presa di posizione, la Corte afferma espressamente come il riconoscimento di tale funzione polifunzionale della responsabilità civile si muova innanzitutto nell'ottica di un'effettività della tutela che, in molti casi, “resterebbe sacrificata nell'angustia monofunzionale”4.
Come affermato dalla dottrina sul punto: “le funzioni assegnate alla responsabilità civile dovranno essere filtrate attraverso le categorie giuridiche, categorie che ben potranno essere soggette a un rinnovamento in base a un ripensamento critico o a una, anche radicale, trasformazione delle funzioni tradizionali della responsabilità”5.
Tale indagine aveva già in passato affascinato la migliore dottrina italiana, attratta dalla “sfida della deterrenza” e volta ad individuare le possibili prospettive di contemperamento tra la funzione satisfattiva della responsabilità civile e quella sanzionatoria6.
A tal riguardo, alcuni autori si erano interessati alle possibili aree nelle quali una responsabilità civile con funzione sanzionatoria e di deterrenza potesse rivelarsi vantaggiosa. Innanzitutto, tale utilità sarebbe riscontrabile nelle situazioni ove normalmente si verifica una patologia di undercompensation. In secondo luogo, allorché sussistano delle coloriture soggettive nella condotta del danneggiante, tali da giustificare l’adozione di reazioni risarcitorie che eccedano la riparazione. Soprattutto, poi, quando si tratti di pregiudizi, specialmente non patrimoniali, che mal si prestano ad una misurazione oggettiva e, proprio per tale difficoltà, conducono il giudice a valutare per eccesso la lesione dell’interesse compromesso7.
Come è stato di recente affermato, “la riscoperta della funzione (anche) sanzionatoria della responsabilità civile consentirebbe al sistema di recuperare l’adeguatezza della risposta risarcitoria, permettendo all’art. 2059 c.c. di ritrovare la sua funzione di reazione rispetto a condotte gravemente lesive dell’ordine giuridico”8.
L’analisi della funzione c.d. “punitiva” della responsabilità civile assume una valenza particolarmente importante in relazione alla figura del danno non patrimoniale, la cui risarcibilità va di pari passo con una presa di posizione circa la componente sanzionatoria del rimedio9.
Il bisogno di tutela, in questo ambito, si rinviene infatti nel “valorizzare” al massimo, in termini economici, i beni di cui la persona di per sé dispone, al di là delle ulteriori conseguenze materiali o immateriali provocate dall’illecito10.
In relazione alla tutela della persona sembra, quindi, che la funzione meramente compensativa del risarcimento del danno si riveli insufficiente a fornire un’integrale11 riparazione e si debba configurare una rinnovata duttilità dello strumento del risarcimento del danno12.
Si vorrebbe così elaborare una prospettiva, de iure condito e de iure condendo, alla cui concreta realizzazione potrà eventualmente provvedere il legislatore, avvalendosi delle considerazioni elaborate dalla dottrina. Sarebbe auspicabile, infatti, che attraverso l’inserimento di specifiche disposizioni o la modificazione di quelle esistenti, si immettesse nell’ordinamento giuridico, chiarendone la portata, la risarcibilità di danni “aventi un connotato lato sensu punitivo”13. Tale recepimento legislativo degli impulsi della dottrina e della giurisprudenza contribuirebbe ad una proficua evoluzione della normativa in materia di risarcimento del danno.
È interessante notare, poi, come i Principles of European Tort Law, all’art. 10:101 affermino che funzione primaria della responsabilità civile è di compensare il danno, ma anche di prevenirlo.
L’art. II.-2:104 del Draft Common Frame of Reference in materia di rimedi a illeciti discriminatori afferma che “qualsiasi mezzo di tutela garantito dovrebbe essere proporzionato al danno o al tentativo di recare danno; l’effetto dissuasivo dei mezzi di tutela può essere preso in considerazione”14.
Dopo tutto, sono già presenti all'interno del nostro ordinamento giuridico, non pochi indici normativi15 che, in diversi ambiti di disciplina, hanno introdotto delle figure ibride che sono già state intese, da parte della dottrina, come delle peculiari forme di responsabilità con funzione sanzionatoria e deterrente. Si pensi in tal senso e a titolo esemplificativo, alla figura dell’astreinte prevista dall’art. 614-bis del Codice di procedura civile16 o all’emblematico art. 709-ter c.p.c. in materia di danno da illeciti endofamiliari17; al caso della retroversione degli utili nell'ambito della proprietà industriale ex art. 125 del D. lgs. n. 30/2005.
Significativa è anche l'ipotesi di recente introduzione di cui all'art. 7 della L. “Gelli – Bianco” relativa alla responsabilità dell'esercente la professione sanitaria, il quale prevede che “il giudice, nella determinazione del risarcimento del danno, tiene conto della condotta dell'esercente la professione sanitaria”18.
1 Si vedano in tal senso le ricerche fornite dalla dottrina nordamericana, come ad esempio, ex multis, HERSHOVITZ S., What does tort law do? What can it do? in Valparaiso University Law Review, v. 47 n.1, pagg. 99-118, “when courts go beyond those losses and award pain and suffering damages or even punitive damages, they are not exceeding the ambit of corrective justice. If an award of those sorts of damages is what it takes to get plaintiff and defendant even in respect of the wrong, then they are every bit as much a part of doing corrective justice as compensation for lost wages or out-of pocket medical expenses. Indeed, much confusion about corrective justice and tort law stems from taking damages for pecuniary losses as paradigmatic and attempting to assimilate the other remedies tort offers to them”. Si pensi poi al contributo di SEMPI L. e LI Y. dedicato alla Nuova legge sulla responsabilità civile in Cina: mettendo ordine nel “cassetto” dell’illecito extracontrattuale, in Rivista di diritto civile, 5/2010, pag. 693. Si veda poi anche il contributo fondamentale in materia di danni punitivi di BENATTI F., Correggere e punire. Dalla law of torts all’inadempimento del contratto, Milano, 2008.
2 E’ stato affermato dalla dottrina civilistica che “l’idea di sanzioni punitive civili ha trovato eco anche nel diritto penale che vi ha visto una diversa via del processo di depenalizzazione. Così LANDINI S., La condanna a danni punitivi tra penale e civile: la questione rimane attuale, in Diritto penale e processo, 2/2017 pag. 262.
3 In riferimento a tale settore del diritto, è stato affermato che “quando l’illecito incide sui beni della persona, il confine tra compensazione e sanzione sbiadisce”. Così GRONDONA M., L’auspicabile “via libera” ai danni punitivi, il dubbio limite dell’ordine pubblico e la politica del diritto di matrice giurisprudenziale (a proposito del dialogo tra ordinamenti e giurisdizioni), in Diritto civile contemporaneo, anno III, numero III, luglio/settembre 2016 pag. 17.
4 Cassazione Sezioni Unite, 5 luglio 2017 n. 16601, in iurisprudentia.it.
5 GRONDONA M., op. cit. pag. 19.
6 Così, ex multis, CENDON P., Il profilo della sanzione della responsabilità civile, in Cendon P. (a cura di), La responsabilità extracontrattuale, Milano, 1994, pag. 71 ss.; BUSNELLI F.D., Deterrenza, responsabilità civile, fatto illecito e danni punitivi, in Europa e diritto privato, 2009, pag. 909 ss.
7 In tal senso si esprime PONZANELLI G., Novità per i danni esemplari? in Contratto e impresa 6/2015, pag. 1201. Ancora PARDOLESI P., La Cassazione, i danni punitivi e la natura polifunzionale della responsabilità civile: il triangolo no!, in Il corriere giuridico, 8-9/2012, pagg. 1070 ss.; SCOGNAMIGLIO C., I danni punitivi e le funzioni della responsabilità civile, in Il corriere giuridico, 7/2016, pag. 912.; BRUTTI N., Una conversazione con Guido Calabresi, in Nuova giurisprudenza civile commentata, II, 2015, pag. 29 ss.; FRATINI M., Le funzioni della responsabilità aquiliana, in Il sistema del diritto civile – La responsabilità extracontrattuale, Roma, 2016.
8 SIMONE R., Dalla polifunzionalità della responsabilità civile ai risarcimenti punitivi, in Questione giustizia, 1/2018, in www.questionegiustizia.it
9 GRONDONA M., op.cit., pag. 21.
10 In tal senso BUSNELLI F.D. op. cit., pag. 928 parla di un processo di “eticizzazione” (correlato alla fase di “depatrimonializazione”) della responsabilità civile.
11 BUSNELLI F.D., Chiaroscuri d'estate. La Corte di Cassazione e il danno alla persona, in Danno e responsabilità, n.8-9, 2003, pag. 826.
12 Tali riflessioni sono tratte da DI MAJO A., Rimedi e dintorni, in Europa e diritto privato, 4/2015, pag. 720. L’A. afferma, a tal proposito, che “[...] il bisogno di tutela qui rinviene dal valore della persona di per sé, nella sua oggettività, a prescindere dalla ricaduta della perdita (della vita) sul terreno, materiale o immateriale, giacché è al valore della persona, colpita nel suo “essere”, che occorre rispondere sul terreno della tutela. [...] Dunque il rimedio, che pur si continua a definire “di risarcimento”, è al di là di una regola di fattispecie, costruita sulla sequenza dell’evento lesivo e delle sue conseguenze, sul terreno degli interessi materiali e/o immateriali, alle quali porre riparo, per rispondere invece ad un bisogno di tutela che, senza alcuna mediazione, si rapporti all’interesse leso della persona tel quel”.
13 Così si esprime BUSNELLI F.C., op. cit., pag. 945. L’A., nell’analizzare una ipotizzabile prospettiva de iure condendo di deterrenza della responsabilità civile, afferma che “in un sistema dominato dalla compensazione, sopravvive (se ci si riferisce all’art. 2059 nel suo raccordo privilegiato con l’art. 185 c.p.) o nasce (se ci si riferisce al nuovo art. 709-ter c.p.c., correttamente interpretato, o alle recenti norme che prevedono misure risarcitorie in sede di tutela giurisdizionale contro la discriminazione) una prospettiva di deterrenza. Dilatarne la portata, fino a suggerire frettolose equazioni con i punitive damages del sistema nordamericano, è atteggiamento culturalmente sconsiderato oltre che operativamente improvvido. Valorizzarne gli effetti appare invece senz’atro opportuno, anche perché ‘una responsabilità civile che non accarezzi la deterrenza non è una versa responsabilità civile”.
14 L’ordinamento europeo, afferma MANFRON M. nel suo articolo La riparazione dissuasiva non impone i danni punitivi (e nemmeno la deterrenza), in Danno e responsabilità, 6/2016, pag. 588, mostra un certo imbarazzo “di fronte a forme di risarcimento non riparatorio che, se da un lato non apparterrebbero all’ordine pubblico europeo assestato sul principio di integrale riparazione del danno e quindi tradizionalmente estraneo alla logica della sanzione civile, dall’altro deve tenere conto di quelle giurisdizioni che ben conoscono queste figure”.
15 Si veda in tal senso LUCCHINI GUASTALLA E., La compatibilità dei danni punitivi con l’ordine pubblico alla luce della funzione sanzionatoria di alcune disposizioni normative processualcivilistiche, in Responsabilità civile e previdenza, 5/2016, pag. 1474 e ss., il quale comprende anche l’ulteriore ipotesi della condanna ex art. 96, comma 3 c.p.c. ancora, PARDOLESI P., Contratto e nuove frontiere rimediali. Disgorgement v. punitive damages, Bari 2012. L’A. sottolinea, dopo aver esaminato la questione dell’arricchimento da fatto illecito, altre ipotesi di strumenti rimediali che si spingano oltre la mera dimensione compensativa, tra le quali: la riparazione pecuniaria ex art.12 della legge sulla stampa; il risarcimento del danno ambientale ex art. 18 della legge 8 luglio 1986 n. 349; la retroversione degli utili ex art. 125 C.P.I.; il risarcimento del danno ex art. 158 l.a.
16 Si veda in tal senso BENATTI F., Dall’astreinte ai danni punitivi: un passo ormai obbligato, in Banca, borsa, titoli di credito, 2015, II, pag. 679 ss.
17 Numerosi sono i contributi già offerti dalla dottrina relativamente a tale ipotesi normativa. Si veda, ex multis, SESTA M., Il danno nelle relazioni familiari tra risarcimento e finalità punitiva, in Famiglia e diritto, 3/2017, pag. 289.
18 Osserva a tal proposito TODESCHINI N., Responsabilità medica: dalle sezioni unite un si ai danni punitivi?, in Persona e danno, www.personaedanno.it, 04/08/2017, che “l'inclinazione a riconoscere alla responsabilità civile una funzione punitiva appare sempre più attuale nel nostro sistema giuridico e che la regola di cui all'art. 7 e relativa alla possibilità di modulare il risarcimento in funzione della condotta sia da leggere nel senso del solo facoltizzato aumento”.
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INDICE DELLA GIURISPRUDENZA
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Cassazione Civile, Sez. III, 19 gennaio 2007 n, 1183.
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