Source: https://www.comitatopaulrougeau.org/04-2002
Timestamp: 2020-07-12 11:36:46+00:00
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04-2002 | comitatopaulrougeau
Numero 96 - Aprile 2002
1) La battaglia cruciale sulla pena di morte ai minorenni
2) Inviamo e-mail ai giornali americani !!!
3) Licenza di uccidere Napoleon, minorenne all'epoca del crimine
4) Pietà per Chris, minorenne all'epoca del delitto !
5) Si sceglie la giuria che dovrà giudicare Johnny Penry
6) Ucciso Hernandez, il detenuto con una sola gamba
7) Concluso lo studio sulla pena di morte in Illinois
8) Finalmente operativo il Tribunale penale internazionale
9) I dati di Amnesty International sulla pena di morte nel 2001
10) Una soluzione all'americana: armate la popolazione!
11) Collaborazionisti e terroristi, alberi con radici comuni
12) Incontro del gruppo di Torino
13) E' uscita la nuova edizione dell'Opuscolo del Comitato
14) Il nostro sito è scomparso
15) Notiziario: Arizona, California, Ginevra, Roma, North Carolina
Da quando hanno ripreso le esecuzioni nel 1977, gli Stati Uniti non si sono vergognati di mettere a morte 18 minorenni all'epoca del reato loro contestato. Dieci di queste esecuzioni sono avvenute in Texas. Attualmente in America vi sono oltre 80 condannati a morte minorenni all'epoca del delitto, 30 dei quali in Texas. Nei prossimi mesi di questo tetro anno 2002 ben quattro esecuzioni sono state programmate per persone che appartengono a tale categoria, tre in Texas ed una in Missouri.
In occasione del profondo ripensamento della pena di morte cominciato dall'anno 2000 negli Stati Uniti sono stati sottoposti a critica alcuni suoi aspetti particolarmente inquietanti, quali l'esecuzione di persone innocenti, l'esecuzione di ritardati e di minorenni all'epoca del delitto, la discriminazione razziale nell'inflizione delle condanne capitali. Se non vi fosse stata un'attiva reazione dei ceti più conservatori degli stati del Sud, sicuramente larghe brecce si sarebbero aperte negli ultimi due anni nel sistema della pena capitale statunitense, cominciando dalla messa al bando delle esecuzioni dei minorenni e dei ritardati mentali.
Sulla proibizione della condanna a morte dei ritardati si possono comunque annoverare alcuni risultati concreti: portando a 18 il numero degli stati che non la consentono, nel corso del 2001 cinque stati hanno escluso la pena capitale per i ritardati mentali ed una sentenza 'storica' in merito è attesa di mese in mese da parte della Corte Suprema federale.
Sembrava ci si avviasse anche verso il rapido superamento delle esecuzioni per i minorenni: un sola di tali esecuzioni era avvenuta nel 2001, molte corti avevano bloccato queste esecuzioni e progetti di legge per proibire la pena di morte per i giovanissimi erano stati formulati in vari stati. Purtroppo su questo aspetto la reazione dei conservatori è stata particolarmente forte tanto è vero che ora si affollano molte date di esecuzione per i minorenni all'epoca del delitto. E' stato già programmato che Napoleon Beazley debba morire in Texas il 28 p. v., Chris Simmons - che si era salvato miracolosamente un mese fa - dovrà morire in Missouri il 5 giugno, poi seguono T. J. Jones (8 agosto) e Toronto Patterson (28 agosto) entrambi in Texas. Altre date potrebbero essere fissate in questo anno in cui - nella peggiore delle ipotesi - si potrebbe addirittura registrare il nuovo record di esecuzioni di minorenni!
Come abbiamo detto più volte, gli USA costituiscono il solo paese che - in omaggio ad un'efferata tradizione - si ostina ad uccidere un rilevante numero di minorenni all'epoca del delitto: delle 30 esecuzioni di minorenni all'epoca del crimine compiute nel mondo negli ultimi dieci anni, 15 sono state portate a termine negli Stati Uniti, le altre in Congo (una), Iran (7), Nigeria (1), Pakistan (4), Arabia Saudita (1), Yemen (1). I due terzi dei minorenni mandati a morte negli Stati Uniti erano neri. Il Governo federale condannò a morte ragazzi indiani di dieci anni di età. Anche dopo la seconda guerra mondiale fu ucciso un ragazzo di 14 anni, si chiamava George Stinney e morì sulla sedia elettrica della South Carolina.
La grande maggioranza dei condannati a morte minorenni negli USA proviene da un ambiente familiare fortemente degradato, hanno subito nell'infanzia gravi abusi e dimostrano capacità intellettive inferiori alla media.
I più importanti trattati internazionali in materia di diritti umani vietano la pena di morte per i minorenni, trattati ai quali gli Stati Uniti si rifiutano di sottostare. Ad esempio gli Stati Uniti sono il solo paese che si è rifiutato di ratificare la Convenzione internazionale per i Diritti dell'infanzia (se si eccettua la destrutturata Somalia).
Contro l'esecuzione dei minorenni all'epoca del delitto deve essere particolarmente sostenuta l'opposizione degli attivisti per i diritti umani, opposizione che può trovare una forte eco nella stampa e nell'opinione pubblica americana. Si tratta di combattere una battaglia cruciale sul cammino che porta all'abolizione della pena di morte negli USA e nel mondo.
I lettori collegati ad Internet, capaci di esprimersi in inglese e con un'ora a disposizione, che volessero partecipare ad una campagna nei riguardi dei media statunitensi contro la pena di morte inflitta ai minorenni possono chiederci istruzioni scrivendo a
prougeau@tin.it o paulrougeau@tin.it
La Corte Criminale di Appello del Texas (TCCA) in questi anni è stata un indispensabile elemento della 'catena di lavorazione' che termina nel mattatoio di Huntsville. La massima Corte criminale Texana ha una grande responsabilità per il numero record di esecuzioni capitali in Texas (ricordiamo che questo stato dal 1982 ad oggi ha portato a termine 266 esecuzioni, tre volte quelle della Virginia che lo segue in classifica con 85), tanto che la stampa l'ha frequentemente criticata per l'attitudine a respingere i ricorsi dei condannati a morte 'con la semplice apposizione di un timbro'. Negli ultimi due anni però alcuni interventi (peraltro confusi) della TCCA avevano fatto sperare che qualcosa stesse cambiando al suo interno, forse anche per riflesso di un atteggiamento meno spietato dell'amministrazione del Governatore Perry succeduta a quella del tristemente famoso George Bush. Le speranze sono state ben presto ridimensionate da atti (confusi ed immotivati) di segno opposto compiuti della stessa Corte.
La Corte Criminale di Appello aveva sospeso con qualche ora di anticipo l'esecuzione in Texas di Napoleon Beazley minorenne all'epoca del delitto, fissata per il 15 agosto scorso. Per lui c'era stata una forte mobilitazione: si erano espressi per la commutazione della sentenza perfino 18 parlamentari texani. In mancanza di questo 'stay', il condannato sarebbe stato senz'altro ucciso perché gli era stata rifiutata la grazia e la Corte Suprema federale si era divisa 3 contro 3 sulla richiesta degli avvocati difensori di sospendere l'esecuzione. Uno stop può essere deciso dalla Corte Suprema solo a maggioranza e nel caso di Beazley tre giudici si erano astenuti dal votare perché in qualche modo legati alla vittima di Napoleon (questi insieme a due complici uccise il padre di un giudice nel tentativo di rubargli la sua Mercedes). All'improvviso, il 17 aprile, la TCCA ha annullato lo stay consentendo all'accusa di chiedere l'esecuzione del condannato nel più breve tempo possibile. La nuova data di esecuzione è stata fissata per il 28 maggio.
"Sono passati otto anni dal giorno in cui il signor Luttig fu ucciso di fronte a sua moglie ed è tempo che giustizia sia fatta in questo caso" ha dichiarato il procuratore distrettuale Jack Skeen. Solo che Napoleon Beazley, che ora ha 25 anni, non aveva nessun precedente penale quando nel 1994, all'età di soli 17 anni, partecipò ad un maldestro tentativo di rapina di un'auto nel corso della quale fu ucciso il padre di un noto giudice. La giuria che condannò a morte quello spaurito ragazzo nero era composta tutta di bianchi, in essa aleggiavano pregiudizi razziali. Per ottenere la condanna a morte di Beazley la pubblica accusa 'comprò' con uno sconto di pena la testimonianza dei due complici i quali affermarono, contro ogni evidenza, che Beazley era una persona fredda e senza rimorsi. In tal modo la giuria poté essere convinta del fatto che egli avrebbe costituito un pericolo per la società se lasciato in vita. Il comportamento di Napoleon Beazley in carcere è stato ammirevole, tanto da divenire uno dei pochi 'premiati' con un lavoro.
Vi preghiamo di mandare la vostra richiesta di grazia per Napoleon Beazley al Governatore del Texas. Potete fotocopiare il testo che compare più avanti o scrivere un vostro semplice appello. Inviate per Posta prioritaria (affr. 0,77 €) la richiesta di grazia almeno una settimana prima. Dopo il 21 maggio e fino al 28 potete usare il FAX. E' possibile mandare un messaggio al Governatore tramite il suo sito Web (mettere come stato di partenza il Texas oltre al proprio indirizzo completo con alla fine '- Italy'). Compilate dunque la pagina al seguente indirizzo (che deve essere ovviamente scritto tutto di seguito su una sola riga)
Per chi è collegato a Internet: è molto importante copiare e inviare il paragrafo centrale dell'appello ("We are/I am deeply impressed by the crime…on the other side they are more capable to modify their personality.") anche ai giornali del Texas, Dallas Morning News (mailto:letterstoeditor@dallasnews.com) e Houston Chronicle (mailto:hci@chron.com)
Traduzione dell'appello: Caro Governatore Perry, siamo fortemente impressionati dal delitto cui partecipò Napoleon Beazley a soli 17 anni di età e comprendiamo la sofferenza dei parenti della persona che fu uccisa in una rapina del 1994. La preghiamo però con grande forza e con grande amicizia di riflettere sulla gravità dell'imposizione della pena di morte ai minorenni all'epoca del crimine, fenomeno che ormai nel mondo non si verifica praticamente più - neanche nei paesi più arretrati sulla strada della civiltà. Napoleon Beazley non aveva precedenti penali e dopo la sua incarcerazione ha dimostrato un comportamento esemplare. Ciò è in accordo col fatto che i giovanissimi sono da una parte meno responsabili dei loro atti, dall'altra più suscettibili a cambiare la loro personalità. Caro Governatore la preghiamo caldamente di intervenire sollecitando un gesto di clemenza e di civiltà nei riguardi del suo concittadino Napoleon Beazley!
Austin, Texas 78711-2428 (USA)
We are deeply impressed by the crime to which Napoleon Beazley took part when he was only 17 years old and we understand the grief of the family of the person who was killed during a robbery in 1994. We nevertheless beg you heartily and with deep friendship to think over the seriousness of imposing death penalty to juveniles at the time of the crime, because this is an event which at present extremely seldom takes place in the world - not even it the most backward countries on the path towards civilization. Napoleon Beazley had no penal precedent and after his conviction he has shown a model behavior. And this accordingly to the fact that on one side young people are less responsible of their acts, and on the other side they are more capable to modify their personality.
Dear Governor, we beg you heartily to intervene urging a gesture of clemency and of civilization in favor of your fellow citizen Napoleon Beazley!
4) PIETA' PER CHRIS, MINORENNE ALL'EPOCA DEL DELITTO !
Lo stato del Missouri stava per uccidere Christopher Simmons il 1° maggio scorso per un omicidio da lui commesso nel 1993 quando aveva 17 anni di età. All'ultimo momento un inaspettato e immotivato rinvio dell'esecuzione al 5 giugno p. v. ha dato un po' di speranza a Chris ed ai suoi sostenitori. Purtroppo nulla di nuovo si è verificato nel frattempo e la sua eliminazione resta fissata per il 5 giugno. Dobbiamo riprendere e intensificare l'invio di appelli in favore di questo condannato alle autorità del Missouri!
Ricordiamo che a Christopher Simmons, di intelligenza inferiore alla media, la polizia fece confessare il delitto utilizzando minacce e ingannevoli promesse di clemenza, senza l'assistenza di un avvocato e dei genitori, in violazione dei suoi diritti costituzionali. Il suo avvocato difensore non mise al corrente la giuria della condotta abusiva del patrigno alcolizzato di Chris che lo percuoteva violentemente e lo indusse dai primissimi anni a far uso di sostanze e di alcool, né fu detto alla giuria dei suoi problemi mentali (e dell'uso della droga e dell'alcool), tutti fattori, questi, che potevano aver diminuito la consapevolezza del giovane al momento del crimine. In carcere Simmons ha mantenuto una condotta esemplare facendo grandi progressi sul piano morale ed anche intellettualmente.
Inviate al Governatore Holden - dopo averlo fotocopiato, firmato e completato col vostro esatto indirizzo postale - l'appello che vi suggeriamo più avanti, o un breve appello da voi composto.
Traduzione: Caro Governatore Holden, sono costernato per l'omicidio che il diciassettenne Christopher Simmons commise nel 1993. Tuttavia il mio dolore e tutta la mia solidarietà per la famiglia della signora Shirley Crook non mi impediscono di provare orrore per l'esecuzione del Sig. Simmons programmata in Missouri per il 1 maggio p.v. : la sua uccisione a sangue freddo non potrebbe riparare al male che fu commesso nel 1993. In tutto il mondo la minore età viene considerata un'attenuante tale da evitare la pena di morte; nel caso di Christopher Simmons l'ambiente abusivo nel cui egli passò la sua infelice infanzia e la condotta esemplare che egli ha mantenuto in carcere sono ulteriori motivi per avere pietà di lui. Caro Governatore Holden la prego caldamente di usare il potere inerente alla sua alta carica e di concedere la clemenza esecutiva a Christopher Simmons!
I am dismayed for the murder committed in 1993 by Christopher Simmons, who at that time was seventeen years old. My grief and my solidarity in behalf of Mrs. Shirley Crook's family do not, nevertheless, prevent me from feeling horror for Mr. Simmons' execution, scheduled in Missouri next June 5th. His cold blooded killing could not repair the evil committed in 1993.
All over the world young age is considered such a mitigating factor that it prevents from undergoing the death penalty; in Christopher Simmons' case, the abusive environment in which he spent his unhappy childhood and his exemplar behaviour in prison are further reasons to have mercy of him.
Dear Governor Holden, I heartily beg you to use the authority of your office and to grant executive clemency to Christopher Simmons!
Data l'urgenza, inviate subito l'appello per Posta prioritaria (affrancate con 0,77 ) o via fax al numero: 001 573 751 1495. Potete anche raggiungere il Governatore tramite il suo sito Web, se non avete tempo per inviare il vostro appello per posta o fax: http://www.gov.state.mo.us/mail1.htm
5) SI SCEGLIE LA GIURIA CHE DOVRA' GIUDICARE JOHNNY PENRY
Tra grandi discussioni, con grande spazio sulla stampa, il terzo processo a John Paul Penry si avvicina al momento dibattimentale. Si tratta di ripetere la seconda fase del processo annullata per la seconda volta dalla Corte Suprema federale. Dopo aver preso atto compiutamente di tutte le possibili attenuanti (oltre alle possibili aggravanti) la giuria dovrà decidere una nuova sentenza di morte oppure una condanna a vita (teoricamente con la possibilità di uscita sulla parola non prima di 40 anni). I difensori dicono che il condannato vuole vivere e passare il resto della sua vita in carcere e che non vi sarà il rilascio sulla parola.
Il processo è stato spostato dalla Contea di Polk, vicina al luogo dove avvenne il crimine di Penry, alla Contea di Montgomery a circa 70 chilometri di distanza, che si presume costituisca un ambiente meno prevenuto nei riguardi dell'accusato. Negato dal giudice un rinvio del processo ad un momento successivo all'attesa sentenza della Corte Suprema federale sulla liceità di condannare a morte i ritardati mentali, l'11 aprile, una giuria faticosamente scelta tra 200 candidati, dopo aver ascoltato per 6 giorni pareri contrastanti degli esperti chiamati dalla difesa e dall'accusa il parere del personale carcerario, ha stabilito (come era avvenuto nei due precedenti processi) che l'imputato è sufficientemente competente per poter essere processato. "Siamo felici ma abbiamo ancora una lunga battaglia davanti a noi" ha esclamato Ellen May, nipote di Pamela Carpenter, vittima di Johnny Penry, e portavoce della famiglia.
La costituzione di una diversa giuria, quella che deciderà la pena da infliggere all'imputato, è cominciata il 29 aprile. Si stima che la costituzione della giuria richiederà sei settimane e che la fase dibattimentale durerà poi circa un mese. Gli avvocati dell'accusa e della difesa hanno cominciato col somministrare dei questionari ad un migliaio di potenziali giurati che verranno poi interrogati uno ad uno. Ellen May nell'occasione ha dichiarato: "A questo punto non posso intravedere una fine, non posso. Anche se egli riceve una sentenza di morte, noi dovremo ancora attendere anni di appelli."
A marzo numerosi articoli di giornale si erano occupati di Rodolfo Hernandez un detenuto del braccio della morte del Texas la cui esecuzione era stata fissata per il 21 di quel mese.
Hernandez denunciava alla stampa l'amministrazione carceraria che gli negava un arto artificiale con il quale avrebbe potuto vivere più dignitosamente gli ultimi giorni e recarsi con i propri passi nella camera dell'esecuzione. Le autorità avevano respinto la richiesta del condannato cui era stata amputata la gamba sinistra andata in cancrena per il diabete. Due giorni prima dell'esecuzione però Rodolfo Hernandez ha dichiarato di volersi liberare la coscienza prima di morire riferendo le informazioni in suo possesso su dodici delitti cui aveva partecipato più o meno direttamente.
Fino all'ultimo il Governatore si è rifiutato di concedere un rinvio dell'esecuzione per consentire ad Hernandez di fornire particolari utili a chiarire i delitti e a perseguire alcune delle persone coinvolte.
Solo 2 minuti prima dell'ora fissata per l'esecuzione il Governatore Perry ha risposto affermativamente alle richieste congiunte dell'avvocato di Hernandez e della polizia, ordinando uno stay di 30 giorni come è in suo potere.
La polizia, inizialmente molto scettica, ha potuto alla fine raccogliere molti dati riconoscendo che Hernadez era stato capace di dimostrare la sua partecipazione ad otto o nove omicidi.
Forse il condannato ha sperato di avere un maggior lasso di tempo da vivere qualora fosse stato ritenuto un testimone utile dalla pubblica accusa.
Così non è stato: l'accusa ha chiesto che la nuova data di esecuzione fosse fissata nel più breve tempo possibile. Hernandez, trasportato con una sedia a rotelle nella Camera della morte di Huntsville, è morto sul lettino dell'iniezione letale quaranta giorni dopo, il 30 aprile 2002.
Il governatore George H. Ryan, un repubblicano proveniente dalla carriera giudiziaria, dichiarato sostenitore della pena di morte, era rimasto profondamente scosso dai tredici annullamenti di condanne capitali avvenuti nel suo stato - spesso in maniera fortunosa e all'ultimo momento - a fronte delle dodici esecuzioni portate a termine. Dal timore di autorizzare la probabile uccisione di innocenti, scaturì nel gennaio 2000 il gesto veramente coraggioso di Ryan di bloccare tutte le esecuzioni capitali in Illinois e di istituire una commissione di studio sulla pena di morte. Vista come il fumo negli occhi dai colleghi di partito più conservatori, a cominciare dal texano George Bush, la proclamazione della moratoria ha avuto un costo politico per George Ryan, ma quest'ultimo ha rintuzzato senza deflettere per oltre due anni ogni tipo di attacco.
Il 15 aprile la Commissione governatoriale ha concluso i suoi studi e ha fornito le sue conclusioni al Governatore.
Pur essendo in maggioranza convita che solo l'abolizione della pena capitale potrebbe assicurare che non vengano portate a termine esecuzioni ingiuste, la Commissione si è limitata al mandato che le fu conferito fornendo indicazioni per migliorare il sistema della pena di morte nello stato.
In un lungo rapporto ne ha fornite oltre ottanta, a cominciare dall'istituzione di un organismo statale che controlli e filtri le richieste di imputazioni capitali fatte dai pubblici accusatori, la proibizione della pena di morte per i ritardati mentali, la videoregistrazione degli interrogatori dei sospetti, il controllo dell'uso di informatori tra i detenuti, la proibizione di arrivare ad una condanna sulla base di un'unica testimonianza, regole rigorose per non influenzare il riconoscimento dei sospetti nei confronti disposti dalla polizia.
Il Governatore ricevendo il rapporto ha ringraziato gli autori e ha dichiarato di volerlo studiare a fondo prima di prendere qualsiasi decisione.
Non è del tutto infondata l'ipotesi che il Governatore Ryan, giunto alla fine delle sua carriera politica e sottoposto ad una inchiesta per uso di denaro pubblico a fini elettorali, abbia maturato un sostanziale scetticismo nei riguardi della pena capitale e voglia chiudere la sua carriera con un'ultima offensiva contro di essa.
Con la sessantesima ratifica, depositata presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, lo Statuto del Tribunale Penale Internazionale (TPI) approvato a Roma il 17 luglio del 1998 diviene finalmente operativo ed entrerà in vigore il 1° luglio di quest'anno. Il TPI funzionerà in base al principio della complementarità, intervenendo tutte le volte in cui i paesi parte del trattato non perseguiranno adeguatamente coloro che si siano resi responsabili di crimini di guerra, genocidi o crimini contro l'umanità.
Amnesty International, che da anni è fortemente impegnata per realizzare questo strumento indispensabile per perseguire in modo non arbitrario e discriminatorio tutti i responsabili delle più gravi violazioni dei diritti umani, ha salutato con grande soddisfazione la sessantesima ratifica. I precedenti casi in cui sono stati istituiti tribunali internazionali 'ad hoc' (Norimberga e Tokyo dopo la II guerra mondiale, ex Iugoslavia, Ruanda) non hanno mancato di destare perplessità per un uso vendicativo o a senso unico della giustizia o per una sostanziale inefficienza.
Ora Amnesty sottolinea che è necessario modificare in fretta le legislazioni dei singoli stati per consentire il funzionamento del TPI. Anche l'equilibrata nomina di giudici qualificati, l'accredito di fondi per il funzionamento del tribunale e la rapida risoluzione dei problemi pratici sono condizioni perché il TPI si dimostri fin dal principio all'altezza delle aspettative e dei grandi ideali che lo hanno ispirato.
Notiamo che tra le possibili sanzioni irrogabili dal TPI, che perseguirà i crimini peggiori in assoluto, non rientra la pena di morte. Tuttavia vi rientra l'ergastolo che, quale 'pena senza fine', limita per principio il diritto alla vita (vita intesa non come mera sopravvivenza ma come possibilità di ravvedimento e di reintegro nel contesto sociale).
Netto e quasi sprezzante il rifiuto degli Stati Uniti d'America a far parte del TPI, anche in contrasto con il tradizionale alleato inglese che si è recentemente portato sulla posizione dei paesi più civili. L'assenza degli USA indebolisce di molto la portata e il prestigio del TPI e, di conseguenza, indebolisce il peso dei diritti umani nel mondo. Ricordiamo che l'opposizione americana risale al 1998 quando la Conferenza diplomatica internazionale di Roma approvò lo Statuto del TPI con 120 voti favorevoli registrando solo 7 voti contrari tra cui quello degli Stati Uniti (che si unirono a stati quali la Cina, la Libia e l'Iraq) e 21 astensioni.
Tre paesi hanno abolito la pena di morte nel corso del 2001 portando a 111 il numero dei paesi abolizionisti de iure o de facto e riducendo ad 84 quelli ritenzionisti.
Nello scorso anno sono state documentate almeno 3048 esecuzioni in 31 paesi, il 90% delle quali portate a termine in quattro paesi:
Cina (almeno 2468, di cui 1781 tra aprile e luglio durante la campagna anticrimine 'Colpire duro!'),
Iran (almeno 139), Arabia Saudita (almeno 79)
e Stati Uniti d'America (66).
Si nota un raddoppio delle esecuzioni documentate rispetto all'anno precedente dovuto esclusivamente all'apporto della Cina. In tre casi, verificatisi in Iran, Pakistan e Stati Uniti, i prigionieri uccisi avevano meno di 18 anni all'epoca del crimine.
Questi dati sono contenuti nei documenti di Amnesty International sulla pena di morte nell'anno 2001 resi noti il 9 aprile.
Un rapporto di oltre 40 pagine si può trovare andando nel sito principale di A. I. (all'indirizzo www.amnesty.org ), cliccando: Find out more about the Death Penalty e poi: Developments in 2001.
Molto utile l'espressivo documento sintetico intitolato: Facts and Figures on the Death Penalty.
Dopo la pubblicazione dei dati di Amnesty, il Ministero degli Esteri cinese ha sentito il bisogno di precisare che le accuse alla Cina di un uso eccessivo ed arbitrario della pena di morte sono del tutto infondate: è vero che durante la campagna 'Colpire duro!' la polizia, gli accusatori e i giudici furono incoraggiati a catturare, processare e condannare un maggior numero di criminali, ma le autorità hanno controllato l'uso della pena capitale e rivisto i casi di tutti i condannati a morte. (Troviamo queste affermazioni ancora più sconcertanti delle rassicurazioni che forniva l'ex Governatore del Texas George Bush sul corretto uso della pena di morte nel suo stato.)
Assai pericolosa in Italia si potrebbe rivelare l'idea avanzata a fine aprile di scoraggiare i crimini violenti dotando un gran numero di cittadini di armi di difesa personale. Purtroppo non ci troviamo di fronte alla richiesta estemporanea di una persona qualunque esasperata da una disavventura personale, ma ad una proposta avanzata da uomini di governo!
Può sembrare una mossa lapalissiana per diminuire il senso di insicurezza della popolazione spaventata dai crimini, consentire a tutti di armarsi. Tuttavia occorre osservare in primo luogo che il senso di insicurezza dipende da molti fattori e non soltanto del tasso di criminalità. Più dei dati oggettivi sulla criminalità, può generare forti emozioni nel pubblico il modo in cui i crimini vengono riportati dai media.
Le stesse promesse fatte dei politici (da Rutelli a Berlusconi) di garantire "città più sicure", suonando come una conferma dell'esistenza di un elevato pericolo criminale, aumentano il senso di insicurezza. Anche il maggior grado di benessere della classe media produce ansia per la possibile perdita dei beni posseduti.
Se agire sul sistema sociale con azioni che tendano a diminuire per quanto possibile la probabilità dei reati è un dovere dei governanti, perniciosa si può rivelare la doppia strategia che da una parte rafforza il senso di insicurezza e dall'altra conquista il favore del pubblico con l'emanazione di norme repressive e violente nei riguardi della criminalità.
Ci inorridisce che uomini di governo si rapportino ai problemi di pubblica sicurezza in termini sempre più emotivi anziché razionali, per esempio con l'imbarbarimento del codice penale minorile, con l'occhio ai sondaggi di opinione più che ai dati relativi alla criminalità.
Dobbiamo opporci finché siamo in tempo allo scivolamento verso una risposta sempre più ottusa e violenta della società italiana nei riguardi del crimine, una società peraltro sempre meno disposta ad approfondire e contrastare le cause reali della devianza.
Già da una prima riflessione emergono con evidenza le cause sociali che influiscono sul tasso reale di criminalità: i delinquenti appartengono in gran parte alle fasce di popolazione emarginata in una società sempre più competitiva e orientata al "successo". Una condizione effettiva di emarginazione - ma anche la percezione soggettiva di una sconfitta nella corsa al successo - è la molla principale che spinge settori delle giovani generazioni dei paesi ad economia liberista verso la delinquenza.
Senza allargare troppo il discorso, per valutare l'impatto che può avere una risposta emotiva e demagogica alla delinquenza e la larga diffusione delle piccole armi da fuoco, possiamo riflettere su alcuni dati che riguardano gli Stati Uniti d'America.
Non tutti sanno che gli Stati Uniti avevano in pratica abolito la pena di morte tra gli anni sessanta e settanta e che nei decenni successivi la ripresa esponenziale delle esecuzioni capitali è avvenuta di pari passo con l'elezione alle cariche politiche, amministrative e giudiziarie di personaggi che in campagna elettorale fomentavano il senso di insicurezza della gente promettendo risposte sempre più dure al crimine, a cominciare dalle esecuzioni capitali. L'elevato "rendimento elettorale" della pena di morte indusse anche i democratici, dopo la sconfitta dell'abolizionista Dukakis, a cominciare da Clinton, a imitare i repubblicani rinunciando alla loro consolidata opposizione al patibolo.
E' nota la grande diffusione delle armi personali negli Stati Uniti, dalle pistole ai fucili mitragliatori da guerra: vi è quasi un'arma personale per ogni cittadino, uomo o donna, lattanti compresi. Si tratta di armi cariche che finiscono con lo sparare, ferire od uccidere. In confronto con le centinaia di omicidi che avvengono annualmente in Italia, vi sono quindicimila omicidi l'anno negli USA (e negli anni scorsi si è arrivati ad oltre ventiduemila). Si uccide con grande leggerezza: giovanissimi sparano a sangue freddo per impossessarsi di un'automobile, di un portafogli o di un po' di droga.
Coloro che entrano negli appartamenti per rubare sono armati e non esitano a far fuoco non solo ad un minimo cenno di resistenza degli occupanti ma anche in modo preventivo. Come non vedere nel disprezzo per la vita umana mostrato dai piccoli delinquenti il riflesso dei sentimenti di una popolazione violenta e armata? Il ricco che spara e uccide "per legittima difesa" se la passa senza nessuna conseguenza, ma molto spesso spara per primo il poveraccio, il piccolo delinquente che sa di rischiare comunque la vita.
Pur essendoci negli Stati Uniti un numero di reati contro la proprietà non superiore al dato europeo, lì sono molto più frequenti le rapine. Il tasso di omicidi è addirittura dieci volte maggiore. Rispetto agli altri paesi occidentali, negli USA le armi da fuoco sono molto più usate dai criminali. Ad esempio negli Stati Uniti queste ultime vengono impiegate nel 41% delle rapine e nel 68% degli omicidi, in Inghilterra le corrispondenti percentuali sono del 5% e del 7%.
E' evidente che in Italia una maggiore diffusione delle armi da fuoco farebbe fare un "salto di qualità" ai criminali comuni, quelli che attualmente attentano soltanto ai beni del prossimo e che non si sognerebbero di uccidere. Non ne guadagnerebbe la nostra sicurezza e la nostra civiltà ma soltanto i fabbricanti e i mercanti di armi. Quale sarebbe il passo successivo? Forse adottare la pena di morte per adulti e minorenni come avviene negli USA? Forse costruire nuove prigioni per tenere 'dentro' un numero sempre più alto di detenuti?
Negli Stati Uniti una diminuzione del (sempre elevatissimo) tasso di criminalità si è potuto ottenere negli ultimi anni costruendo velocemente enormi prigioni e incarcerando un'elevata percentuale della popolazione (costituita soprattutto da neri ed ispanici). A partire dai 380 mila detenuti degli anni settanta si è superata nel 2000 la soglia dei due milioni di detenuti (senza contare i minorenni imprigionati) che possiamo confrontare con i 50 mila detenuti italiani. Se si aggiungono coloro che sono fuori sulla parola o sotto sorveglianza arriviamo a quasi sei milioni di cittadini in regime penale su 275 milioni di persone.
Il problema delle carceri americane è arrivato ad un punto critico. Ogni detenuto costa in media 20 mila dollari l'anno. Le prigioni costano troppo (molto più di quanto sarebbero costati interventi nel sociale diretti alla prevenzione del crimine). Alcuni stati spendono di più per incarcerare i giovani che per la loro istruzione nei college. Il Washington Post si domanda con grande preoccupazione che cosa succederà quando verranno liberati gli attuali detenuti, esacerbati da condizioni di detenzione durissime e formati alla scuola del crimine dai peggiori compagni di prigionia.
Si sarebbe in tempo per prevenire una nuova crescita degli omicidi con una limitazione del possesso delle armi da fuoco? Alcuni saggi ma timidi tentativi di ridurre la circolazione delle armi personali sono stati fatti recentemente specie sotto l'amministrazione Clinton, tutti stroncati sul nascere dalla lobby delle aziende armiere che non hanno avuto pudore nel tratteggiare positivamente lo stereotipo storico del cittadino americano armato.
Simili iniziative non verranno ripetute dall'amministrazione Bush. Anche se qualcuno ci provasse si troverebbe davanti ad enormi difficoltà: tanto è facile armare così è difficile disarmare.
Indubbiamente il popolo palestinese oppresso è oggetto di profonda compassione da parte di coloro che si schierano dalla parte dei più deboli e dei sofferenti.
Ci sono però dei Palestinesi per cui pochissimi provano sentimenti di pietà e di comprensione: sono i cosiddetti "collaborazionisti" che in questi giorni vengono "giustiziati" a decine per essere poi gettati in pasto alla folla, che esulta infierendo sui loro cadaveri mutilati e insozzati dal fango e dagli sputi. Vediamo spesso, tra quelli che infieriscono vilmente sui cadaveri dei collaborazionisti uccisi, dei bambini, i più deboli nella società, coloro che non avrebbero il coraggio, la possibilità e la forza di colpire un uomo vivo. Queste immagini ricordano vividamente le foto riprese in America in occasione dei linciaggi che avvenivano tra l'ottocento e il novecento.
Alcuni sospetti di collaborazionismo vengono condannati a morte in un processo più o meno regolare magari dopo un periodo di detenzione. Il 7 aprile sei collaborazionisti sono stati condannati a morte da un tribunale militare dopo alcuni mesi di detenzione nella striscia di Gaza (uno di loro che ha solo 15 anni di età ha avuto la sentenza commutata in 15 anni di lavori forzati). Per la loro esecuzione, come per quella di altri 40 condannati per lo stesso reato, occorrerà l'approvazione scritta di Yasser Arafat. Tuttavia buona parte dei sospetti di collaborazionismo vengono direttamente passati per le armi da 'militanti palestinesi' particolarmente zelanti e poi spesso esposti in pubblico e dati in pasto alla folla.
La gravità di una tale primitiva amministrazione della pena di morte, al di fuori di regole giudiziarie e procedure garantite, non può che ricevere una condanna recisa, veemente e definitiva. Se la pena di morte è considerata nella maggioranza dei paesi del mondo una violazione alla sacralità della vita umana, perché così pochi alzano la voce per fermare queste atroci esecuzioni sommarie dei collaborazionisti?
Anche per me (e quindi a maggior ragione per chi non è un convinto abolizionista) è più difficile arrivare a capire le motivazioni che animano un collaborazionista (e quindi provare per lui pietà) di quelle che spingono un essere umano a compiere un delitto, immediato e diretto, nei confronti di un suo simile. Ci pare infatti più vile l'azione di chi "vende" ai nemici del suo popolo una vita umana, mentre nel secondo caso una possibile infermità mentale, un'infanzia violata, la crescita in un ambiente miserevole e squallido rendono più comprensibile un comportamento omicida.
Ho riflettuto a lungo provando a pensare a due persone, che crescono in un ambiente poverissimo, dove anche le necessità basilari vengono soddisfatte a fatica. Immagino queste due persone, giovanissime, che vedono languire intorno a sé i loro amici e i loro cari, per l'indigenza, i maltrattamenti, la scarsità di cure. Entrambi questi giovani vogliono una vita migliore. Uno di questi ha un carattere forte, aggressivo, è capace, fisicamente e moralmente, di lottare per sopravvivere, riconosce l'ingiustizia e cova odio verso i responsabili delle sofferenze sue e dei suoi cari. Se questa persona porterà alle estreme conseguenze il suo odio e il suo desiderio di vendetta, egli potrà divenire un terrorista, capace di uccidere anche dei 'nemici' indifesi (come le donne e i bambini che vengono fatti saltare in aria negli attentati).
L'altro uomo ha un carattere debole, è incapace fisicamente e moralmente di far fronte alla sua insostenibile situazione. Un uomo così, per sopravvivere, sarà indotto a cercare di rendersi accettabile a chi lo opprime, nel tentativo di riceverne vantaggi e favori, sia pure pagati con un alto prezzo morale. Questa è la potenziale origine di un collaborazionista, che arriva a commettere l'infamia di tradire chi si fida di lui.
Ci troviamo dunque di fronte a due figure entrambe giunte alla disperazione, sia pure in direzioni opposte. Due figure da condannare. Ma chi deve essere condannato? Solo i terroristi e i collaborazionisti, o non forse anche chi ha oppresso e continua ad opprimere il popolo al quale costoro appartengono, costringendo le persone a scelte drammatiche che possono condurre a gesti di follia?
Ma perché i Palestinesi infieriscono sui collaborazionisti? Non si rendono conto che anch'essi sono vittime della stessa tirannia? Non capiscono che quell'odio cieco e smisurato non nuoce affatto ai responsabili dell'oppressione? Non capiscono di essere stolte vittime del circolo perverso della violenza che chiama violenza?
Il 7/4/2002 si tiene il sesto incontro del "Gruppo Torino". Sono presenti: Silvia Caiezza, Anna Maria e Giovanni Esposito, Elisa Ferrero (della Comunità di Sant'Egidio), Grazia Guaschino, Antonietta Passarelli, Laura Di Benedetto, Luisa Vailati.
Si comincia con una relazione su tutto quanto accaduto dalla visita di Dale Recinella in poi. Grazia riferisce ai presenti come gli interventi di Dale abbiano determinato un vivo interessamento da parte di molte persone che si sono avvicinate al problema "pena di morte" per la prima volta: diverse organizzazioni parrocchiali hanno deciso di continuare il discorso e di battersi per la causa abolizionista organizzando raccolte di firme e altre attività, le Suore Missionarie della Consolata di Grugliasco hanno iniziato una corrispondenza con un condannato cattolico in Florida, il Comune di Collegno, grazie all'attivissima Suor Casimira, sta continuando a lavorare su temi di impegno sociale e di tutela dei diritti umani.
Si parla della videocassetta prodotta durante la conferenza di Dale al Centro Studi Sereno Regis: alcuni dei presenti ne vorrebbero una copia; probabilmente presto verrà realizzata una versione ridotta dell'originale, da mettere in vendita o a disposizione di quanti la richiedano.
Si approfondisce il significato delle parole di Dale: "Aiutatemi a smettere di svolgere questo mio lavoro" (Egli si riferiva alla sua attività di assistente spirituale dei condannati a morte): davvero egli ci ha chiesto e desidera che il suo messaggio e la campagna abolizionista vengano divulgate al massimo, per ottenere vasti consensi e una sempre maggiore pressione da parte delle popolazioni amiche degli Americani, affinché inducano gli Americani stessi a riflettere, a mutare atteggiamento e a chiedere a loro volta a gran voce l'abolizione della pena di morte.
Grazia riferisce poi il contenuto essenziale della riunione telematica del Direttivo del 25/3 u.s., comunicando l'ingresso nel Direttivo di Anna Maria Esposito, e informando della decisione di effettuare un maggior numero di tali riunioni telematiche, al fine di far circolare meglio e più rapidamente le informazioni e le idee fra i vari consiglieri.
Quanti non potranno prendere parte alla riunione dell'assemblea dei soci che avrà luogo a Firenze il 5/5 p. v. faranno conoscere all'assemblea tramite Anna Maria e Grazia proposte, idee e suggerimenti atti a migliorare e a intensificare l'attività del nostro Comitato. Grazia riferisce il successo dei nostri interventi nelle scuole: Anna Maria dice che tra qualche settimana ci sarà il Collegio Docenti alla sua scuola e che durante tale incontro, intende farsi comunicare dalle varie insegnanti i risultati conseguenti alla nostra visita. In questi giorni infatti molte professoresse hanno invitato i ragazzi a svolgere temi o a compilare brevi relazioni su quanto udito da noi e sulle loro osservazioni e reazioni in merito.
Si sottolinea l'enorme importanza di continuare a sensibilizzare i giovani su queste problematiche, e Laura, collega di Antonietta, propone di avanzare la richiesta di nostro intervento alla scuola in cui insegna (Istituto Tecnico Plana).
A questo punto Grazia chiede ad Elisa di effettuare un incontro "ufficiale" di conoscenza e di confronto tra il nostro Comitato qui a Torino e la Comunità di Sant'Egidio. Elisa risponde che la cosa le farebbe molto piacere, spiegando tuttavia che la Comunità di Sant'Egidio non si occupa solo di pena di morte ma anche di molte altre problematiche sociali, per cui solo pochi elementi a Torino lavorano nel settore. Ritiene comunque molto proficuo anche per loro un incontro con noi, per scambiarci informazioni e per organizzare attività "a due nomi" in scuole e parrocchie. Si è infatti detto come sarebbe utile, oltre a continuare il discorso nelle scuole, estendere l'invito al dibattito nelle sedi parrocchiali frequentate dai gruppi di giovani e di adulti. A tale fine sarebbe molto bello poterci presentare, noi Comitato Paul Rougeau, insieme alla Comunità di Sant'Egidio, ai vari parroci con la richiesta di intervenire in occasione degli incontri dei loro gruppi.
Elisa parla di Dominique Green, Afroamericano nel braccio della morte del Texas, la cui storia tristissima è purtroppo simile a moltissime altre. Dominique è stato "adottato" dalla Comunità di Sant'Egidio che sta sostenendo le spese legali per lui nel tentativo di salvarlo dalla morte.
Considerato che i vari punti specifici del nostro lavoro abolizionista sono stati trattati e che c'è ancora tempo, Grazia parla della conferenza contro la guerra, tenuta dal giornalista e scrittore Tiziano Terzani, alla quale ha assistito a Milano alcune settimane fa. Si è trattato per lei di un'esperienza fortissima; Terzani, autore tra l'altro di splendidi libri sulla vita e la storia contemporanea dell'Oriente, è una persona ricca di fascino e di spiritualità, che riesce a coinvolgere profondamente, tra sorrisi e lacrime, il suo foltissimo pubblico di ogni età, attraverso le sue parole accorate contro ogni forma di violenza, in particolare contro la violenza bellica cieca e devastante.
Grazia riferisce di aver parlato a Terzani dopo la sua lunga conferenza (quasi tre ore, letteralmente volate!) e di avergli dato un opuscolo del Comitato. Egli si è complimentato per l'attività che svolgiamo in difesa dei diritti umani e ha esortato il Comitato a continuare e a non arrendersi.
Grazia mostra ai presenti il libro di Terzani "Lettere contro la guerra" di cui propone la lettura. Congedandosi, Elisa lascia il libretto dedicato a Dominique Green, realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, in cui sono riportati alcuni suoi disegni e poesie, in cambio prende un opuscolo del nostro Comitato. Silvia Caiezza, che disegna molto bene, si offre di realizzare immagini per cartoline da stampare poi per il Comitato.
La precedente edizione del nostro Opuscolo risaliva all'inizio del 2001 ed era ormai tempo di procedere ad un aggiornamento e ad una approfondita revisione di questo utile libricino di 60 pagine del quale sono stato distribuite in passato più di mille copie, di cui 140 nello scorso anno.
L'edizione completamente rinnovata uscita un mese fa riporta i più recenti dati sulla pena di morte nel mondo e in particolare negli USA e in Texas, gli indirizzi aggiornati dei comitati e dei corrispondenti dei detenuti, più accurate e puntuali indicazioni per chi vuole corrispondere con i prigionieri dei bracci della morte.
Molto utile per un prima informazione di base sul problema della pena capitale e per far conoscere la nostra organizzazione, l'Opuscolo può essere distribuito nelle manifestazioni abolizioniste.
Ha un prezzo 'politico' di 1,60 € a copia. Richiedetecelo aggiungendo (per qualsiasi numero di copie) un contributo per le spese di spedizione di 0,77 €.
14) IL NOSTRO SITO E' SCOMPARSO
Come molti di voi avranno notato, da circa due mesi il sito Web del Comitato Paul Rougeau all'indirizzo
http://utenti.tripod.it/paulrougeau
e' scomparso. In un secondo tempo sono ricomparse al suo posto solo quattro pagine delle centinaia che formavano il sito. Probabilmente ciò dipende dalle nuove politiche aziendali della multinazionale Lycos che ci forniva lo spazio nella rete.
Il sito del Comitato Paul Rougeau - realizzato ed aggiornato con ammirevole dedizione dal socio Francesco Spiga - conteneva informazioni di grande utilità per gli abolizionisti italiani ed era uno dei più importanti siti esistenti in Italia sulla pena di morte. Aveva collezionato in due anni molte migliaia di accessi.
Tempestati da noi, i signori di Lycos non solo non si sono preoccupati di riparare il disastro da loro combinato ma non ci hanno neanche degnato di una risposta. Ovviamente siamo impegnati a ricostruire un sito migliore del precedente che vedrà la luce entro maggio.
Il nostro nuovo indirizzo sarà: www.paulrougeau.org
Liberato condannato a morte riconosciuto innocente, il 100° negli USA dal 1976. All'inizio di aprile Roy Krone è uscito da una prigione dell'Arizona dopo che un test del DNA lo ha scagionato dell'omicidio di tale Kim Ocona nel 1991 per il quale era stato condannato non una ma due volte. La prima volta Krone fu condannato alla pena capitale e passò due anni ed otto mesi nel braccio della morte, ottenuto l'annullamento del primo processo il malcapitato fu ancora condannato per omicidio, questa volta all'ergastolo.
Ha passato dieci anni in carcere prima di essere fatto uscire con tante scuse da parte dello stato. L'accusatore Rick Romley ha dichiarato: "Egli ha diritto a delle scuse da parte nostra, questo è sicuro. Un errore è stato fatto… che cosa possiamo dirgli ? Un'ingiustizia è stata compiuta e cercheremo in futuro di far meglio. E siamo dispiaciuti".
La dichiarazione di Steven Hawkins, direttore della Coalizione nazionale per l'abolizione della pena di morte è stata più netta: "Il sistema della pena capitale in America non è semplicemente in avaria, è a pezzi". In effetti la liberazione di un così elevato numero di condannati a morte, spesso per la scoperta fortunosa della loro innocenza e dopo che alcuni sono scampati per un pelo a una o più date di esecuzione, dimostra che con altissima probabilità si mettono a morte degli innocenti.
Alcuni stimano che circa il 7% di coloro che vengono 'giustiziati' non sono responsabili del crimine loro contestato. Dei 100 condannati liberati, 22 sono della Florida, 13 dell'Illinois, 7 del Texas e 7 dell'Oklahoma, seguono l'Arizona e la Georgia con 6 liberati.
Non passa una legge che prevede la pena di morte per terrorismo. Il 2 aprile la maggioranza democratica in seno alla Commissione parlamentare per la Sicurezza ha respinto una proposta di legge che prevedeva il "terrorismo" quale aggravante specifica per comminare la pena capitale, suscitando l'ira dei proponenti repubblicani.
Risoluzione della Commissione Diritti umani contro la pana di morte. Per la sesta volta a partire dal 1996, è stata approvata una complessa risoluzione da parte della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti umani che chiede la moratoria delle esecuzioni capitali in vista dell'abolizione universale della pena di morte.
La risoluzione, approvata il 26 aprile, avanza numerose richieste agli stati del mondo e agli organismi internazionali, a cominciare dalla celebrazione di processi equi nei paesi che ancora non hanno abolito la pena capitale e dall'esclusione dei minorenni dalla pena di morte.
La risoluzione che inizialmente veniva proposta dall'Italia (col supporto dell'associazione abolizionista radicale Nessuno Tocchi Caino) dal 1999 viene presentata dall'Unione Europea. Purtroppo si nota che - per una reazione sempre più netta e pressante dei più importanti paesi mantenitori della pena di morte - tale risoluzione viene approvata di anno in anno con maggioranze sempre più ristrette mentre aumenta il numero dei paesi che, Stati Uniti in testa, redigono un conto-documento che contesta frontalmente la risoluzione. Il salto di qualità auspicato dagli abolizionisti sarebbe costituto dall'approvazione di una risoluzione per la moratoria da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Ricordiamo che un'operazione di questo tipo è stata tentata una prima volta alle soglie dell'anno 2000 ed è fallita già prima della discussione in aula per motivi in parte oscuri ma certamente per la scarsa decisione dell'Unione Europea che l'aveva promossa.
Malato terminale muore nel braccio della morte. Edward Lemons, malato terminale, attraverso i suoi avvocati aveva inutilmente scongiurato dal braccio della morte il Governatore Mike Easley e le autorità carcerarie di concedergli la grazia o il rilascio per consentirgli di morire più serenamente in un ospizio. Meno di una settimana dopo il rifiuto definitivo delle autorità, Lemons è spirato.
Le 'firme per la moratoria' sono oltre 4 milioni. In preparazione e in appoggio al tentativo di ottenere la proclamazione della moratoria della pena capitale da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000 (vedi sopra), la Comunità di Sant'Egidio, insieme a numerose associazioni americane ed europee, promosse una petizione popolare che fu subito sottoscritta da eminenti personalità e da centinaia di migliaia cittadini di tutte le parti del mondo. Nonostante lo scacco dell'iniziativa del 2000, la raccolta delle firme in calce alla petizione è continuata.
L'anno scorso sono state consegnate al Segretario generale delle Nazioni Unite oltre tre milioni di firme. Il 28 aprile scorso la Comunità di Sant'Egidio ha comunicato che le firme per la moratoria hanno superato il numero di quattro milioni.
Questo numero è stato chiuso il 30 Aprile 2002