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Timestamp: 2020-07-09 14:06:30+00:00
Document Index: 144570194

Matched Legal Cases: ['art. 2946', 'art.1194', 'art.1194', 'art.1194', 'art.7', 'art.1284', 'art.183', 'art.7', 'sentenza ', 'art.1284', 'art.4', 'art.117', 'art.1346', 'art.1418', 'art.1284', 'art. 1419', 'art.7', 'art,117', 'sentenza ', 'art.1418', 'art.1418']

SENTENZA n. 450/2010
AUTOMOBILI M.R. s.u.r.l. (già Automobili Acquaviva sri), in persona del legale rappr. pro tempore, con sede in Lecce, rappr. e difesa dagli Avv.ti Antonio Tanza, Marina Romano e Lucia Monacis e presso lo studio di quest'ultima elett.dom.ta in Torino per delega 10.10.2005 a margine dell'atto di citazione
INTESA SANPAOLO spa (già San Paolo lini spa) , con sede in Torino, in persona del legale rappr. pro tempore, in Torino elett.dom.to presso lo studio dell'Avv. Prof. Gino Cavalli, che la rappr. e difende per delega 12.1.2006 in calce alla copia notificata dell'atto di citazione
Quanto alla decorrenza del termine prescrizionale, la convenuta individua il dies a quo nella data del pagamento degli interessi anatocistici che si assumono illegittimamente corrisposti; afferma inoltre la banca convenuta che la prescrizione decennale ex art. 2946 C.C. -ove ritenuta applicabile- deve comunque essere limitata al decennio anteriore alla notificazione della domanda giudiziale, dunque dal 28.10.1995 sino all'estinzione del conto corrente.
Nel caso in esame, avendo l'attrice prodotto estratti conto a far tempo dal 31.12.1990, ne consegue che i conteggi volti a determinare l'effetto anatocistico devono essere eseguiti in riferimento a tutto il periodo contrattuale documentato, diversamente da come richiesto dal quesito giudiziale demandato al C.T.U. (riferito al decennio anteriore all'introduzione del giudizio); sotto questo profilo, dovrà essere disposto supplemento di C.T.U., con rimessione della causa in istruttoria. L'indicato carattere unitario del rapporto di conto corrente bancario comporta, d'altra parte, l'inapplicabilità dell'art.1194 C.C., che, pur contenendo criteri di imputazione dei pagamenti di carattere generale, presuppone comunque la preesistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, non individuabile nel rapporto di conto corrente bancario (per effetto della suindicata unicità del regolamento negoziale, nell'ambito del quale avvengono le reciproche rimesse) se non alla chiusura del conto stesso; credito, distinguibile per linea capitale ed interessi, cui poter applicare il criterio in esame. La conseguenza pratica dell'inapplicabilità della regola prevista dall'art.1194 C.C., che va affermata, è la necessità di rielaborare, sotto questo aspetto, il conteggio contabile, poiché il quesito formulato dal precedente G.1. richiamava invece il citato art.1194 C.C. Sempre in via preliminare, la convenuta ha eccepito l'intervenuta decadenza dell'attrice - e la conseguente inammissibilità della domanda dal diritto di contestazione ed impugnazione delle risultanze degli estratti conto. L'eccezione è infondata, atteso che l'approvazione del conto, ai sensi degli artt.1832 e 1857 C.C., è limitata all'esattezza delle registrazioni sotto l'aspetto contabile, ma non si estende alla validità ed efficacia delle clausole del rapporto obbligatorio sottostante, da cui derivano i rapporti . negoziali registrati nel conto. Al fine di contrastare la fondatezza della domanda attorea, volta al ricalcolo degli interessi passivi al tasso legale anziché a quello convenzionale ultralegale, in base all'affermata nullità dell'art.7 del contratto di conto corrente, la banca convenuta ha sostenuto la legittimità del rinvio, contenuto nella citata clausola, alle condizioni praticate sulla piazza nella determinazione degli interessi dovuti dal correntista; da. un lato, infatti, l'obbligo della forma scritta di cui all'art.1284, comma 3, C.C. per la pattuizione degli interessi ultralegali non postula necessariamente che il documento contrattuale contenga l'indicazione del tasso d'interesse pattuito, potendo tale requisito essere soddisfatto per relationem; d'altro lato, avuto riguardo alla clausola, normalmente contenuta nel contratto di conto corrente, che prevede uno ius variandi in favore della banca in relazione al tasso d'interesse ed alle altre condizioni contrattuali, l'interesse legale ben poteva essere modificato da parte dell'istituto di credito mediante la comunicazione degli estratti conto periodici, fino all'importo indicato nell'ultimo di essi; d'altro lato ancora il conto corrente n.10-1537 (che è l'unico in relazione al quale devono determinarsi le pretese azionate dall'attrice, ostando la non accettazione del contraddittorio da parte della banca relativamente alle doglianze introdotte dalla Automobili M.R. nella memoria ex art.183 C.P.C. depositata il 20.4.2006 in riferimento a "tutti gli eventuali conti correnti collegati e secondari, le cui competenze sono confluite nel primo") è stato affidato, secondo la tesi di parte convenuta, a far tempo dal 26.1.1994, per cui gli interessi applicati sono stati quelli concordati in sede di concessione di linee di credito o di finanziamento, sottoscritte per accettazione da parte del correntista e prodotte dalla convenuta quali doc.ti nn.5,6,7,8,9. Secondo l'assunto dell'attrice, la clausola di determinazione degli interessi passivi contenuta nel contratto di conto corrente in esame (doc. 2 att.), sottoscritto in data 18.9.1981, che rinvia alle "condizioni praticate usualmente dalle Aziende di credito su piazza" (art.7) deve essere ritenuta invalida e nulla per contrasto con gli artt.1284, c.3, 1346 e 1418, c,2 C.C. e, come tale, non può giustificare la pretesa di interessi in misura superiore al tasso legale. (…)
L' assunto di parte convenuta sopra riportato non è accoglibile, avuto riguardo al fatto che -secondo l'insegnamento della giurisprudenza di legittimità, dal quale non vi è ragione di dissentire- il principio secondo cui la convenzione di interessi dovuti in misura extralegale necessita della forma scritta "ad substantiam" va interpretato nel senso che il requisito della necessaria determinazione scritta degli interessi può essere soddisfatto per relationem, attraverso il richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purché oggettivamente individuabili; che all'uopo non può dirsi univoca la clausola che si limiti al mero riferimento alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piana, poiché, ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di determinazione del tasso convenzionale, il riferimento può considerarsi sufficiente solo ove esistano vincolanti discipline del saggio, fissate su scala nazionale con accordi di cartello, non già ove tali accordi contengano diverse tipologie di tassi e non costituiscano un parametro centralizzato e vincolante (Cass., 8.5.2008, n.11466). La stessa sentenza ha chiarito, altresì, che ai fini della validità di una pattuizione di interessi in misura superiore a quella legale è irrilevante la circostanza che negli estratti conto, periodicamente inviati al correntista e non contestati, siano precisate le somme addebitate a titolo di interessi, superiori ai tasso legale sulle somme utilizzate dal cliente con l'apertura di credito; ciò in quanto l'atto scritto concernente la stipulazione degli interessi in misura superiore a quella legale è, infatti, costitutivo del relativo rapporto obbligatorio, ai sensi dell'art.1284 C.C., ed è, pertanto, privo di rilevanza giuridica il riconoscimento che di esso fa il debitore ex post.
Da quanto sin qui detto discende che si deve affermare la nullità della clausola che sanciva il rinvio agli usi per la determinazione degli interessi, anche se contenuta in un contratto concluso anteriormente all'entrata in vigore della disposizione imperativa contenuta nell'art.4 della legge 154/1992 (poi ripresa dall'art.117 D.Lgs. n.385/1993); il generico rinvio ai c.d."usi piazza" si pone in violazione con il disposto dell' art.1346 C.C. in tema di determinabilità dell'oggetto del contratto, con conseguente nullità ex art.1418 C.C., nonché dell'art.1284 C.C. in tema di determinazione per iscritto del tasso di interesse ultralegale. (…)
Per quanto concerne l'esistenza di linee di credito in favore del conto corrente in oggetto, contenenti l'espressa pattuizione di un tasso di interesse ultralegale, è da osservare che viene in considerazione, al riguardo, la documentazione prodotta sub nn.5,6,7,8,9 dalla convenuta e costituita da cinque lettere-contratto relative alla concessione di fido dalla banca alla Automobili M.R., datate 26.1.1994, 23.1.2001, 20.3.2002, 4.7.2002, 30.10.2002; tali produzioni contengono la determinazione del tasso di interesse applicato e, in considerazione dell'unicità di causa e del collegamento funzionale tra l'apertura di credito ed il conto corrente che ne permette l'operatività, si deve affermare che, a far tempo dal 26.1.1994, è intercorsa tra le parti tale pattuizione scritta relativa al tasso degli interessi passivi.
Non ricorrono, inoltre, ragioni per ritenere applicabile, in alternativa alla capitalizzazione trimestrale, quella annuale o semestrale e l'applicazione di tali criteri non sarebbe in ogni caso ammissibile in mancanza di un'espressa previsione contrattuale o di una norma imperativa che ne imponga l'adozione, in sostituzione della clausola nulla ex art. 1419, c.2, C.C. Il divieto di anatocismo e la nullità della relativa previsione opera, pertanto a livello generale, qualunque sia la periodicità della capitalizzazione applicata.
Deve, pertanto, affermarsi che nessuna capitalizzazione sia consentita per il periodo anteriore alla delibera CICR ed il quesito al C.T.U. dovrà essere posto in tali termini. (…)
In relazione alla legittimità della commissione di massimo scoperto, va rilevato che la relativa disciplina è contenuta nella clausola di cui all'art.7 del contratto di conto corrente più volte citato, che fa riferimento ai criteri concordati con il correntista (interessi e commissioni nella misura stabilita) o usualmente praticati dalle aziende di credito sulla piazza. Giova rilevare che nel contratto di conto corrente del 1981 non vi è alcuna determinazione numerica di tale commissione, che è invece contenuta nelle già citate concessioni di credito, ove si determina la commissione in esame (a far tempo dal 26.1.1994, cfr. doc. 5-9 conv.). Osserva sul punto il Tribunale che l'eccezione relativa alla tacita approvazione degli estratti conto per omessa, tempestiva impugnazione degli stessi, è infondata, atteso che l'approvazione del conto, ai sensi degli artt.1832 e 1857 C.C., è limitata -come si è detto- all'esattezza delle registrazioni sotto l'aspetto contabile, ma non si estende alla validità ed efficacia delle clausole del rapporto obbligatorio sottostante, da cui derivano i rapporti negoziali registrati nel conto. Quanto alla validità della c.m.s., va rilevato che, in difetto di una fonte legale di previsione, la stessa può legittimamente applicarsi solo ove contrattualernnte determinata o quanto meno determinabile non solo nel suo ammontare ma anche nelle modalità con cui viene computata. Discende da ciò, innanzi tutto, l'irrilevanza, ai fini che qui interessano, dei fogli informativi prodotti dalla Banca convenuta sub n.4, non avendo tali documenti alcuna valenza contrattuale tra le parti, configurandosi quali strumenti di pubblicità rivolti alla generalità dei clienti in ordine alle caratteristiche e rischi tipici delle operazioni e dei servizi ed alle condizioni generali adottate nella disciplina dei rapporti contrattuali. Posto che, ai sensi dell'art,117 T.U.B. i contratti bancari richiedono la forma scritta a pena di nullità, relativamente al tasso d'interesse, alle condizioni praticate ed a tutti gli elementi essenziali della pattuizione, si deve concludere che non è stata validamente pattuita tra le parti la misura della c.m.s. e tale difetto di forma rende irrilevante il rinvio alle condizioni economiche rese pubbliche nei fogli informativi di cui si è detto. Da un punto di vista più generale, inoltre, la commissione, anche ove espressamente pattuita in contratto ed enunciata quale corrispettivo per il maggior rischio che la banca assume, derivante dall'immediata messa a disposizione di fondi in favore del cliente, risulterebbe tuttavia nulla per mancanza di causa, dovendosi richiamare al riguardo la sentenza 2.11.2007, n.1948 della Corte d'Appello di Torino che, in linea generale, ha rilevato che le commissioni di massimo scoperto, aventi funzione remunerativa dell'obbligo della banca di tenere a disposizione dell'accreditato una determinata somma per un dato periodo di tempo, indipendentemente dal suo utilizzo, sono prive di giustificazione causale nell'economia del contratto di apertura di credito, per cui non sono dovute indipendentemente dal criterio di quantificazione seguito dall'istituto di credito; secondo tale decisione, la previsione in esame è da ritenere nulla per mancanza di causa, rilevabile (anche) d'ufficio (ex art.1418, c.2 e 1421 C.C.). Anche in tema di c.m.s. il rinvio effettuato ai c.d. usi su piazza incontra i medesimi vizi di nullità già rilevati in materia di determinazione degli interessi, non essendo improntato a criteri prestabiliti ed obiettivamente individuabili, per cui la clausola risulta altresì nulla ai sensi dell'art.1418, c.2, C.C. per indeterminatezza dell'oggetto. Consegue da ciò che spetta al correntista la restituzione delle somme indebitamente addebitate a questo titolo dalla banca e che il quesito al C.T.U. dovrà tener conto di tale indicazione. (…)
Numero dl ruolo generale: 630/2006
Giudice : DE NISCO PAOLA
Numero sentenza: 64/2010
M. C. Avv. DE CARLO MARIATERESA ed Avv. ANTONIO TANZA
CASSA DI RISPARMIO di CHIETI Avv. VALERIO MARIANI
Il Tribunale di Lanciano in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, sulla domanda proposta da Marcantonio Camillo contro la s.p.a. Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, in persona del legale rappresentante pro tempore, così provvede:
dichiara la umilia ed inefficacia delle clausole del contratto di apertura di credito e di conto corrente n. 173, poi rimunerato con il c/c n. 00173U, c/c n. 1017300, poi 10173 ed infine n. 040 330 10173, intrattenuto dall'odierno attore con la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti s.p.a. nonché, delle condizioni generali di contratto allegate allo stesso relative alla pattuizione della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi; in complessivi € 781.928,82 a credito del correntista, il saldo del predetto c/c oltre interessi nella misura legale dal 12/5/2006;
rigetta ogni altra domanda; condanna parte convenuta al rimborso a favore dell'attore delle spese di lite, liquidate par intero in complessivi e 16,548,00, di cui € 5.200,00 per diritti E 10,000,00 per onorari e e 348,00 per esborsi, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. da distrarsi in favore del procuratore antistatario; pone definitivamente a carico di entrambe le parti nella misura del 50% le spese di CTU.
Lanciano, 1° febbraio 2010
Dr. Paola DE NISCO
Torino / Lanciano ←