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Timestamp: 2019-07-19 01:33:29+00:00
Document Index: 46441056

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 8', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 34', 'artt 50', 'art. 2476', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 8', 'art. 187', 'art. 11', 'art. 187', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 72']

In tema di ingresso nello Stato di cittadino straniero, non può ritenersi che precedenti penali risalenti nel tempo siano idonei e sufficienti a fondare di per sé soli una conclusione di attuale pericolosità sociale dello straniero, tanto più se la valutazione della successiva condotta tenuta dall’interessato costituisce una positiva smentita alla valutazione della pericolosità sociale, emergendo una positiva conclusione dell’affidamento terapeutico e l’avvenuto superamento della condizione di pericolo per la sicurezza pubblica legata all’abuso di sostanze alcooliche. (Cassazione civile sez. VI, 14/11/2016, n. 23181)
Si ha abuso del processo quando la parte pone in essere un atto processuale non per perseguire lo scopo proprio dell’atto, ma -sviando l’atto dalla sua causa tipica – per perseguire uno scopo diverso da quello per cui l’atto è funzionalmente previsto dalla legge, dando luogo – per questo ad una violazione dei doveri di correttezza e di buona fede, che è tenuta ad osservare. Non incorre in abuso del processo l’attore che, a tutela di un credito dovuto in forza di un unico rapporto obbligatorio, agisca prima con ricorso monitorio per la somma provata documentalmente e poi con il procedimento ordinario di cognizione per la parte residua, dovendosi riconoscere il diritto del creditore ad una tutela accelerata mediante decreto ingiuntivo per la parte di credito liquida che sia provata con documentazione sottoscritta dal debitore. (Cassazione civile sez. II, 07/11/2016, n. 22574)
Il proprietario incolpevole di abuso edilizio commesso da altri, che voglia sfuggire all’effetto sanzionatorio di cui all’art. 31, t.u. dell’edilizia della demolizione o dell’acquisizione come effetto della inottemperanza all’ordine di demolizione, deve provare di aver intrapreso iniziative che, oltre a rendere palese la sua estraneità all’abuso, siano però anche idonee a costringere il responsabile dell’attività illecita a ripristinare lo stato dei luoghi nei sensi e nei modi richiesti dall’Autorità amministrativa; perché vi siano misure concretanti le azioni idonee ad escludere l’esclusione di responsabilità o la partecipazione all’abuso effettuato da terzi, prescindendo dall’effettivo riacquisto della materiale disponibilità del bene, è necessario un comportamento attivo, da estrinsecarsi in diffide o in altre iniziative di carattere ultimativo nei confronti del conduttore al fine di evitare l’applicazione di una norma che, in caso di omessa demolizione dell’abuso, prevede che l’opera abusivamente costruita e la relativa area di sedime siano, di diritto, acquisite gratuitamente al patrimonio del Comune, non bastando invece a tal fine un comportamento meramente passivo di adesione alle iniziative comunali. (T.A.R. Lecce sez. III, 04/11/2016, n. 1653)
Nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una pubblica amministrazione il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, d.lg n. 165 del 2001, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, legge n. 183 del 2010, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 legge n. 604 del 1966. (Cassazione civile sez. VI, 28/10/2016, n. 21937)
Armi e materie esplodenti
In materia di detenzione e porto d’armi, l’autorità di P.S. gode di ampia discrezionalità nel valutare la sussistenza dei requisiti di affidabilità del soggetto nell’uso e nella custodia delle armi, a tutela della pubblica incolumità; l’ampiezza di tale discrezionalità deriva, sotto un primo profilo, dall’assenza, nel nostro ordinamento, di posizioni di diritto soggettivo con riguardo alla detenzione e al porto di armi, costituendo tali situazioni delle eccezioni al generale divieto di cui all’art. 699 c.p. e all’art. 4 comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110; sotto altro profilo, dalla circostanza che, ai sensi degli artt. 11, 39 e 43, T.U.L.P.S., il compito dell’Autorità di P.S., da esercitare con ampia discrezionalità, non è sanzionatorio o punitivo, ma è quello di natura cautelare consistente nel prevenire abusi nell’uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità, sicché ai fini della revoca dell’autorizzazione e del divieto di detenzione di armi e munizioni non è necessario un obiettivo ed accertato abuso delle armi, bensì è sufficiente la sussistenza di circostanze che dimostrino come il soggetto non sia del tutto affidabile al loro uso e, stante l’evidenziata ampia discrezionalità dei provvedimenti inibitori in questione, non si richiede una particolare motivazione, se non negli ovvi limiti della sussistenza dei presupposti idonei a far ritenere che le valutazioni effettuate non siano irrazionali o arbitrarie. (T.A.R. Napoli sez. V, 02/09/2016, n. 4154)
Di affidamento meritevole di tutela si può parlare solo ove il privato, il quale abbia correttamente e in senso compiuto reso nota la propria posizione all’Amministrazione, venga indotto da un provvedimento della stessa Amministrazione a ritenere come legittimo il suo operato non già nel caso, come quello di specie, in cui si commetta un illecito a tutta insaputa della stessa. Inoltre, l’abuso edilizio rappresenta un illecito permanente integrato dalla violazione dell’obbligo, perdurante nel tempo, di ripristinare in conformità a diritto lo stato dei luoghi, di talchè ogni provvedimento dell’Amministrazione non è emanato a distanza di tempo da un illecito ormai esaurito, bensì interviene su una situazione antigiuridica che perdura sino a quel momento. (T.A.R. Napoli sez. IV, 01/09/2016, n. 4138)
E’ illegittimo l’immotivato provvedimento amministrativo comunale che non dà adeguatamente conto delle ragioni, di fatto e di diritto, che ostano all’accoglimento dell’avanzata istanza di rilascio del permesso di costruire in sanatoria ai sensi dell’art. 36, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 o, in subordine, dell’invocata applicazione dell’art. 34 dello stesso d.P.R. n. 380 del 2001, relativamente all’abuso perpetrato dall’istante. (T.A.R. Lecce sez. III, 22/08/2016, n. 1354)
Se la revoca per mancato inizio dell’attività aziendale, quale sanzione per l’inadempimento agli obblighi d’assegnazione del diritto di superficie, ex artt 50 e 50 bis l. prov. B. n. 13/1997, è incontestata e addirittura scaturisce da una pervicace iniziativa dell’interessata, che, sovvertendo la logica sanzionatoria dell’istituto, l’ha pretesa per se stessa, come atto dovuto da parte dell’amministrazione, con l’evidente fine di perseguire il proprio interesse di uscire senza troppi danni da un investimento ritenuto non più interessante, non può essere contestato quello che costituisce un effetto automatico della revoca medesima, ossia l’applicazione dell’ulteriore sanzione pecuniaria della decurtazione del 30% del prezzo di restituzione conseguente alla revoca, facendo valere il difetto di un elemento costitutivo, quello soggettivo della volontarietà dell’obbligato inadempiente, che interessa in realtà la revoca medesima, fortemente invocata. Così facendo, infatti, l’interessata incorre in un comportamentocontra factum propriumche sfocia nell’evidente abuso del diritto e che non merita, pertanto, positivo riscontro. (T.A.R. Bolzano sez. I, 21/10/2016, n. 293)
Il criterio empirico della vicinanza alla fonte di prova non può essere utilizzato dal giudice per derogare al principio posto dall’articolo 5 della legge 604/1966, che attribuisce inderogabilmente al datore di lavoro l’onere di provare la sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento. Sulla scorta di tale principio la Cassazione ha annullato il licenziamento disciplinare comminato da un’azienda a un proprio dipendente per uso eccessivo del telefonino aziendale per scopi personali. Nella specie, il datore di lavoro era tenuto a presentare i tabulati telefonici per dimostrare l’abuso, ma non lo ha fatto. (Cassazione civile sez. lav., 16/08/2016, n. 17108)
Non si possono opporre, quali limiti al controllo concesso ai soci di s.r.l. sull’attività degli amministratori ex art. 2476, comma 2, c.c., ragioni di tutela della riservatezza aziendale o rispetto della privacy di terzi. Va comunque rilevato che tale diritto di controllo deve essere esercitato nel rispetto dei canoni della buona fede e della correttezza dovendosi considerare abuso di diritto una richiesta continua, tale da concretizzarsi in una condotta ostruzionistica. Inoltre, non può ritenersi concessa al socio di minoranza la possibilità di esercitare suddetto diritto di consultazione facendo “accesso ai locali dell’azienda in qualsiasi momento”, rendendosi necessario un contemperamento tra i diritti dei soci con le esigenze di ordinata e serena gestione dell’attività. (Tribunale Palermo Sez. spec. Impresa, 09/08/2016)
Nel lavoro pubblico contrattualizzato, in caso di abuso del contratto a tempo determinato da parte di una P.A., il dipendente, che abbia subito l’illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione in rapporto a tempo indeterminato di cui all’art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione, con esonero dall’onere probatorio, nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010 e, quindi, nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri di cui all’art. 8 della l. n. 604 del 1966. (Cassazione civile sez. VI, 02/08/2016, n. 16095)
Nel procedimento di opposizione avverso le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, nella specie relative ad abuso di informazioni privilegiate, il giudice del merito ha il potere discrezionale di quantificarne l’entità entro i limiti sanciti dall’art. 187 bis t.u.f., allo scopo di commisurare la sanzione all’effettiva gravità del fatto concreto, globalmente desunta dai suoi elementi oggettivi e soggettivi, dovendosi escludere che la sua statuizione sia censurabile in sede di legittimità ove quei limiti siano stati rispettati e dalla motivazione emerga come, nella relativa determinazione, si sia tenuto conto dei parametri previsti dall’art. 11 l. n. 689 del 1981, nonché di quelli indicati al comma 5 dell’art. 187 bis t.u.f. quali possibili ragioni di aggravamento. (Cassazione civile sez. II, 05/07/2016, n. 13662)
In materia di lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una p.a. il dipendente, che abbia subito la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto – fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36 comma 5 d.lg. 30 marzo 2001 n. 165 – al risarcimento del danno con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32 comma 5 l. 4 novembre 2010 n. 183, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della L. 15 luglio 1966 n. 604. (T.A.R. Pescara sez. I, 01/07/2016, n. 246)
In materia di armi, l’Autorità di Pubblica Sicurezza dispone di un’ampia discrezionalità nell’apprezzare il possesso dei requisiti necessari in capo ai singoli stante la recessività dell’interesse del privato al possesso di armi rispetto a beni giuridici di primario interesse quali l’ordine e la sicurezza pubblica, anche perché nell’ordinamento italiano non sono previste e tutelate posizioni di diritto soggettivo con riguardo alla detenzione di armi, con la conseguenza che l’Amministrazione, nella specifica branca, deve ritenersi titolare di un potere ampiamente discrezionale che rende il sindacato giurisdizionale sulle determinazioni in esame limitato ad una estrinseca valutazione di congruità e logicità della motivazione (nella fattispecie, a carico del ricorrente, figuravano precedenti di polizia di oggettiva gravità la cui rilevanza ai fini dell’accertamento del possesso dei prescritti requisiti di affidabilità non poteva – ad avviso del Collegio – essere negata allegando l’intervenuta estinzione per prescrizione, anche perché le disposizioni normative applicate dall’Autorità prefettizia perseguivano – sempre secondo il Giudicante – l’obiettivo di prevenire la commissione di reati e di fatti lesivi dell’incolumità pubblica e tale finalità comportava che, ai fini dell’adozione di provvedimenti inibitori, non fosse necessario che l’abuso da cui far derivare il provvedimento si fosse effettivamente verificato, essendo invece sufficiente che sussistesse una situazione di potenziale pericolo). (T.A.R. Parma sez. I, 30/06/2016, n. 217)
La riconosciuta legittimazione ad impugnare l’atto urbanistico/edilizio a chi si trova in una situazione di stabile collegamento, derivante dalla titolarità di un diritto reale o da un rapporto obbligatorio, con la zona in cui ricade l’intervento edificatorio di cui si controverte, deve essere accordata anche al medesimo titolare della situazione giuridica nel caso in cui faccia valere un interesse pretensivo, e non solamente oppositivo, quale l’interesse legittimo a che l’Amministrazione, titolare del potere urbanistico di repressione degli illeciti urbanistici, lo eserciti compiutamente fino all’avvenuta eliminazione dell’abuso, in quanto la situazione giuridica tutelata è la medesima ed è costituita dalla posizione di interesse a che l’Amministrazione eserciti correttamente il proprio potere in materia urbanistica, con la conseguenza che la situazione non muta se si agisce contro un titolo edilizio rilasciato, asserito illegittimo, o se ci si duole dell’inerzia nell’esercizio dei poteri di controllo e repressione, perché in entrambi i casi ciò di cui ci si lamenta è la sussistenza di un assetto dei luoghi difforme da quello che, in sede di pianificazione territoriale, è stato previsto e che è il frutto, rispettivamente, di una condotta positiva o di una condotta omissiva della P.A., entrambe concorrenti con un fatto di terzi privati ed entrambe assertivamente illegittime (nella fattispecie, i ricorrenti non agivano al mero fine di tutelare un interesse generale di rispetto o ripristino della legalità, bensì per la tutela del proprio specifico interesse di promittenti acquirenti ed abitanti nel fabbricato in cui sarebbero stati perpetrati gli abusi. Il Collegio, pertanto, riconosceva la legittimazione a proporre ricorso contro il provvedimento che, ponendo fine all’inerzia del Comune, archiviava il procedimento avviato ad istanza degli stessi ricorrenti e che, quindi, non aveva esercitato, in tutto o in parte, il proprio potere di vigilanza e repressione dell’abusivismo edilizio segnalato, così sacrificando la pretesa di intervento del Comune ed il proprio interesse al corretto assetto urbanistico ed ambientale dei luoghi di residenza). (T.A.R. Bologna sez. I, 29/06/2016, n. 672)
Il regime sanzionatorio applicabile agli abusi edilizi è, in conformità al principio generale tempus regit actum, quello vigente al momento dell’irrogazione della sanzione, non già quello in vigore all’epoca di realizzazione dell’abuso. (T.A.R. Ancona sez. I, 18/06/2016, n. 409)
In materia di condono edilizio la formazione del silenzio assenso postula che l’istanza sia assistita da tutti i presupposti di accoglibilità, non determinandosi ope legis la regolarizzazione dell’abuso, in applicazione dell’istituto del silenzio assenso, ogni qualvolta manchino i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla norma, ovvero ancora quando l’oblazione non sia stata versata o non corrisponda a quanto effettivamente dovuto, oppure quando la documentazione allegata all’istanza non risulti completa affinché possano essere utilmente esercitati i poteri di verifica dell’Amministrazione comunale, differenziandosi il tacito accoglimento della domanda di condono dalla decisione esplicita solo per l’aspetto formale. (T.A.R. Palermo sez. II, 14/06/2016, n. 1472)
L’equa riparazione per irragionevole durata del processo penale non può essere esclusa per il sol fatto che il ritardo nella definizione del giudizio abbia prodotto l’estinzione del reato per prescrizione, occorrendo invece apprezzare – come espressamente affermato dal d.l. n. 83 del 2012, conv. con modif. nella l. n. 134 del 2012, inapplicabile “ratione temporis” ma confermativo dell’anteriore orientamento maggioritario giurisprudenziale – se l’effetto estintivo sia intervenuto per l’utilizzazione, da parte dell’imputato, di tecniche dilatorie o strategie sconfinanti nell’abuso del diritto di difesa ovvero dipenda, in tutto o in parte (e, in tal caso, con valenza preponderante), dal comportamento delle autorità procedenti, senza che, in quest’ultima ipotesi, la mancata rinuncia alla prescrizione ad opera dell’imputato medesimo valga ad elidere, di per sé, il danno derivante dall’irragionevole durata. (Cassazione civile sez. VI, 09/06/2016, n. 11841)
Al dipendente pubblico che alla data del 31 dicembre 2011 abbia maturato 65 anni di anzianità ovvero 40 anni di contribuzione ovvero abbia raggiunto quota 96 ai sensi della lettera c) del comma 6 dell’art. 1 l. n. 243 del 2004, come modificata dalla l. n. 247 del 2007, si applicano, ai fini del trattamento pensionistico, obbligatoriamente il regime di accesso e le decorrenze previgenti alla riforma, con la conseguenza che, per il detto dipendente, trovano anche applicazione le previgenti disposizioni, ivi compreso il comma 11 dell’art. 72 d.l. n. 112 del 2008. In sostanza in dipendente con diritto a pensione maturato entro il 31 dicembre 2011 non può esercitare una opzione per il nuovo regime, ma soggiace comunque obbligatoriamente al regime previgente. (Cassazione civile sez. lav., 09/06/2016, n. 11859)
Quando la proposta transattiva sia formulata da una P.A., la controparte non può riservarsi la risposta e utilizzare nel frattempo lo strumento dell’accesso per scoprire su quali elementi si fondi lo schema delle reciproche concessioni. Un simile comportamento costituirebbe una forma di abuso del diritto di accesso. Pertanto, finché la ricorrente non provveda ad accettare o rifiutare espressamente la proposta transattiva, non sarà possibile soddisfare la richiesta di avere copia della relazione tecnica alla stessa sottesa. Quando la ricorrente farà pervenire la propria risposta, il diritto di accesso potrà invece essere tutelato, ma con un bilanciamento che protegga il Comune dal rischio di ripensamenti o di comportamenti opportunistici. Più precisamente, vi dovrà essere una nuova richiesta di accesso, accompagnata da una dichiarazione che prenda atto esplicitamente della finalità transattiva delle valutazioni e delle stime contenute nel documento, in modo che le stesse non possano essere utilizzate come affermazioni confessorie contro l’Amministrazione Comunale nei giudizi pendenti o futuri. (T.A.R. Brescia sez. I, 06/06/2016, n. 795)