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Timestamp: 2017-06-24 07:03:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 13', 'art. 32', 'art. 51', 'art.9', 'art. 114', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 2363', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7']

Indagini finanziarie e onere della prova - PDF
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1 UNIVERSITÀ UNITELMA SAPIENZA FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA Tesi di Laurea in Diritto Tributario Indagini finanziarie e onere della prova RELATORE: Ch.mo Prof. FABIO SAPONARO CANDIDATO: Paolo Dalle Carbonare Anno Accademico 2013/20142 3 INDICE Introduzione... 1 CAPITOLO PRIMO EVOLUZIONE E NORMATIVA VIGENTE IN TEMA DI INDAGINI FINANZIARIE 1. Segreto bancario: natura, fonti e deroghe Evoluzione della materia Quadro della normativa vigente in tema di indagini finanziarie CAPITOLO SECONDO ARCHIVIO DEI RAPPORTI FINANZIARI 1. Dall anagrafe tributaria all archivio dei rapporti con operatori finanziari Operatori obbligati alla comunicazione Comunicazione prevista dal d.p.r. 29 settembre 1973, n. 605, articolo 7, comma Oggetto della comunicazione Modalità di trasmissione e tutela dei dati personali Accesso ai dati e utilizzo delle informazioni Comunicazioni introdotta con d.l. 6 dicembre 2011, n Oggetto della comunicazione II4 4.2 Modalità di trasmissione e tutela dei dati personali Accesso ai dati e utilizzo delle informazioni CAPITOLO TERZO RICHIESTA DEI DATI AI FINI DELLE INDAGINI FINANZIARIE 1. I soggetti Soggetti autorizzati alla richiesta Soggetti abilitati a concedere l'autorizzazione La richiesta di dati e relative autorizzazioni Contenuto della richiesta Natura e contenuto dell autorizzazione Patologia dell autorizzazione: effetti e rimedi CAPITOLO QUARTO ACQUISIZIONE DEI DATI DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA 1. I Soggetti Soggetti destinatari della richiesta Estensione della richiesta ad operazioni apparentemente riferibili a soggetti terzi Ambito di applicazione oggettivo Rilascio dei dati richiesti Modalità di trasmissione dei dati Mancato adempimento alla richiesta III5 3.3 Tutela della privacy del contribuente CAPITOLO QUINTO INDAGINI FINANZIARIE: NATURA E PROFILI PROBLEMATICI DELLE NORME APPLICABILI 1. Accertamento in base ai dati finanziari: normativa vigente Natura della disposizione Possibili profili di illegittimità della norma Applicazione della norma ai professionisti Applicazione della norma ai soggetti non imprenditori Applicazione all imposta sul valore aggiunto CAPITOLO SESTO FASE ISTRUTTORIA 1. Contraddittorio con il contribuente Obbligo o facoltà di contraddittorio con il contribuente Instaurazione del contraddittorio L assolvimento dell onere probatorio Soggetti terzi e onere probatorio Deduzione dei costi Tutela del contribuente nella fase istruttoria CAPITOLO SETTIMO ACCERTAMENTO E TUTELA DEL CONTRIBUENTE IV6 1. Accertamento Tutela del contribuente in fase giurisdizionale Questioni pregiudiziali Violazioni in fase istruttoria Vizi dell atto impositivo Impugnazione nel merito Conclusioni BIBLIOGRAFIA V7 8 9 Introduzione L evoluzione del sistema degli accertamenti in ambito tributario negli ultimi anni ha manifestato una decisa tendenza all utilizzo di metodi standardizzati e presuntivi, a scapito degli accertamenti analitici. Le motivazioni sono molteplici e vanno ricercate anzitutto nella struttura dell economia nazionale, caratterizzata da una grande quantità di microimprese, molte delle quali costituite solo dall imprenditore e che molto spesso sono espressione di rapporti di lavoro dipendente solo apparentemente formalizzati come lavoro autonomo. In uno scenario caratterizzato da una vastissima platea di microimprenditori, risulta non particolarmente efficace l utilizzo di accertamenti analitici, fondati sulle scritture contabili a seguito di accessi dei verificatori nelle sedi dell impresa o di lavoro autonomo. A tale forma di accertamento si sono da tempo sostituite quelle fondate su indici, statistiche, medie e presunzioni, quali, ad esempio, gli studi di settore, il redditometro o lo spesometro, che consentono di estrapolare indici di evasione dall enorme banca dati a disposizione dell Amministrazione finanziaria. Tra questi strumenti assume posizione preminente l indagine finanziaria, che costituisce una potentissima arma nelle mani dei verificatori, sia per i risultati in termini di gettito che nella maggior parte dei casi ne derivano, sia per l economia della procedura, che scarica sul contribuente tutto il lavoro di ricostruzione delle movimentazioni e di prova. Punto nodale di tutto il sistema delle indagini finanziarie è il meccanismo previsto dall articolo 32, comma 1, numero 2, del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600, che prevede un inversione dell onere della prova a carico del contribuente, tenuto a documentare e giustificare qualsiasi movimentazione finanziaria attuata, 110 a pena di veder considerato ricavo non dichiarato qualsiasi operazione, sia di versamento che di prelievo, per la quale egli non sia in grado di fornire prova. L applicazione acritica di tale disposizione approda spesso a risultati irragionevoli e non rispettosi del principio di capacità contributiva e comporta in alcuni casi prelievi di dimensioni confiscatorie. Partendo dall osservazione dei risultati che la norma determina nell applicazione quotidiana, il presente lavoro ha l obiettivo di verificare se, quella che appare da un punto di vista pratico l espressione di un ingiustizia a carico del contribuente, sia una norma che rispetta i canoni costituzionali di ragionevolezza, capacità contributiva e diritto di difesa. L indagine si estende anche ad un ambito fino ad oggi poco frequentato e spesso sottovalutato dalla giurisprudenza tributaria di merito, ma che si ritiene possa avere un effetto dirompente se opportunamente apprezzato ed utilizzato. Ci si riferisce al rispetto dei principi generali del diritto dell Unione Europea, che impone al giudice nazionale di disapplicare la norma interna contrastante. Viste da questa angolazione, le presunzioni previste dal nostro legislatore in materia di indagini finanziarie sembrano poter confliggere quantomeno con il principio della proporzionalità e quindi comportare profili di illegittimità sinora poco indagati. Il lavoro, che prende avvio dall analisi della successione delle norme che hanno progressivamente smantellato il segreto bancario, sino al suo completo annullamento, pone l interrogativo se possa ravvisarsi nel nostro ordinamento un residuo diritto alla riservatezza dei dati bancari del contribuente. La risposta al quesito assume rilevanza soprattutto per la validità della fase istruttoria delle indagini finanziarie: ove ne sia riconosciuta l esistenza, infatti, la compressione dell interesse del cittadino potrà avvenire solo in forza di un interesse costituzionale di maggior valore. Di questa valutazione dovrà trovarsi traccia nel procedimento di formazione dell atto impositivo, a pena d illegittimità dello stesso. 211 La ricerca segue con spirito critico tutta la fase istruttoria che porta alla formazione dell atto impositivo: dall emissione dell autorizzazione all invio delle indagini al rilascio documenti e delle informazioni fino al contraddittorio con il contribuente, analizzandone la natura, la formulazione e le conseguenze delle eventuali patologie. L analisi comporta, tra l altro, la necessità di interrogarsi sulla possibilità di estendere le indagini anche a soggetti non imprenditori o lavoratori autonomi o a soggetti terzi che possano essere ritenuti intestatari di conti riferibili al contribuente, di porsi il quesito sugli effetti derivanti dalla mancata effettuazione del contraddittorio endoprocedimentale, e soprattutto di capire in quale momento e avanti a quale organo il contribuente abbia titolo per difendersi dalla lesione dei propri diritti avvenuta in fase istruttoria. Nel quinto capitolo sono analizzate le posizioni assunte dalla giurisprudenza e dalla dottrina in merito alla natura delle presunzioni previste in materia di indagini bancarie, nelle quali alcuni intravvedono delle presunzioni legali, altri delle presunzioni semplici, altri ancora ritengono che si tratti di una disposizione che intervenga esclusivamente in materia di ripartizione dell onere probatorio. Si affronta quindi la delicata questione dei possibili profili di illegittimità della norma, uscita indenne dal vaglio effettuato nel 2005 dalla Corte Costituzionale, che dovrà tuttavia occuparsene nuovamente, anche se solo relativamente ai lavoratori autonomi, stante la recente rimessione effettuata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio. È soprattutto l equazione prelievi=ricavi, specie se applicata ai lavoratori autonomi, a manifestare palesi limiti in termini di ragionevolezza. Sotto questo profilo la Consulta sembra non essere intervenuta in modo particolarmente convincente, tanto da non essere esente da possibili critiche, evidenziate nel lavoro, che individua possibili interpretazioni alternative e riformulazioni della norma. 312 Lo studio prevede anche un ampia disamina sulle possibilità di tutela dei diritti del contribuente, sia in fase istruttoria sia in ambito giurisdizionale, nella quale sono evidenziate le possibili eccezioni rilevabili dal contribuente assoggettato alle indagini bancarie ed ai conseguenti atti impositivi. 413 CAPITOLO PRIMO EVOLUZIONE E NORMATIVA VIGENTE IN TEMA DI INDAGINI FINANZIARIE 1. Segreto bancario: natura, fonti e deroghe Lo studio delle indagini finanziarie non può prescindere da un analisi del segreto bancario e della sua evoluzione nel tempo, visto che le sorti dei due istituti sono strettamente connesse, nel senso che l ampliamento del raggio d azione delle prime presuppone la compressione dell altro. La storia più recente della normativa tributaria segnala un progressivo rafforzamento dei poteri di indagine da parte dell Amministrazione finanziaria, volte all affermazione del principio costituzionale del concorso alla spesa pubblica, a discapito del segreto dei dati finanziari del cittadino, del quale non pochi autori hanno ormai da anni decretato l estinzione. Il segreto bancario affonda le proprie radici nella storia, tanto che le prime notizie dell istituto si fanno risalire addirittura alla Babilonia antica, ed in particolare al Codice di Hammurabi, nel quale venne definito il ruolo dei banchieri ed i casi nei quali questi erano autorizzati a derogare ai segreti relativi ai propri clienti 1. Altre notizie dell istituto si fanno risalire all antica Grecia, nella quale i trapeziti, ossia i cambia monete, svolgevano le loro attività in assenza di testimoni, al fine di garantire la riservatezza dei clienti 2. Per osservare un consolidamento della prassi del segreto bancario bisognerà però attendere il Medioevo, grazie al rafforzamento del potere dei banchieri ed all incremento 1 CONTINI, D., R. LENZI, e F. VEDANA. Il segreto bancario e fiduciario in Italia e all'estero. Milano, 2008, p. 17 e ss. 2 D'AGOSTINO, V. V. La rilevanza delle indagini bancarie ai fini tributari. Napoli, 2012, p. 7; RUTA, G. «Il fondamento giuridico del segreto bancario nel sistema della legge bancaria.» Banca, Borsa e Titoli di credito, 1964: I,14 dell importanza dei loro affari e dei loro clienti, cui era necessario garantire la segretezza 3. Intorno ai secoli XV e XVI gli statuti delle prime banche italiane prescrivevano l obbligo della riservatezza da parte della banca nel proprio operato. Pur essendo accezione abitualmente in uso, variamente impiegata nella prassi, non è facile formulare una definizione giuridicamente corretta ed esaustiva dell istituto del segreto bancario. La difficoltà è principalmente determinata dal fatto che tale concetto trova una formulazione solo indiretta nel nostro ordinamento, che è invece privo di una disciplina normativa che ne regoli la natura, il contenuto ed i limiti. E singolare, infatti, che il legislatore faccia spesso riferimento a concetti quali la limitazione del segreto bancario o deroga al segreto bancario, che presuppongono l esistenza dello stesso, senza che ci si sia posti il problema di formularne una disciplina positiva. In assenza di una qualificazione giuridica del segreto bancario, spesso non è facile intuire quali siano i rapporti che sono assistititi da tale istituto, quali siano gli interessi tutelati, i soggetti che ne sono beneficiari e quelli tenuti all osservanza. In assenza di definizioni normative, si può far riferimento alla dottrina, che ha definito il segreto bancario un generale dovere di riservatezza cui sono tenuti tradizionalmente gli operatori del sistema bancario rispetto alle operazioni, ai conti ed alle disposizioni concernenti gli utenti dei servizi da essi erogati 4, ovvero il particolare vincolo di riserbo e segretezza relativo alle notizie in 3 SERRANO', M.V. La tutela del contribuente nelle indagini bancarie. Messina, 2003; CUCUZZA, O. Segreto bancario, criminalità organizzata, riciclaggio, evasione fiscale in Italia, Padova, 1995, p. 9 e ss. 4 D'AGOSTINO, V. Op, cit., p15 possesso delle banche concernenti la loro clientela, cioè i soggetti con i quali si siano svolte operazioni attive o passive, o anche di semplici trattative 5. Tali definizioni, tuttavia, non distinguono i concetti di riservatezza e di segretezza, che sono trattati indistintamente come diritti integrati dal segreto bancario: una più precisa definizione dei contenuti dell istituto potrebbe invece agevolare la ricerca della natura dello stesso ed in particolare aiutare a stabilire se ad esso possa attribuirsi o meno rango costituzionale. Il diritto alla riservatezza può essere definito come interesse al controllo della gestione delle informazioni concernenti la sfera privata della persona e diritto del soggetto a non veder genericamente diffuse tali informazioni, lecitamente o legittimamente conosciute. Il diritto al segreto ha invece come contenuto la protezione da indebite intrusioni tendenti all apprensione di informazioni classificabili come segrete. I due diritti sono pertanto da porre in sequenza: dapprima verrebbe la segretezza, ossia la tutela contro l illegittima acquisizione delle informazioni e successivamente la riservatezza, ovvero la garanzia contro l illegittimo trattamento e diffusione delle informazioni. La differenza tra i due concetti risiede, si ritiene, nel fatto che, mentre il diritto alla riservatezza tutela il soggetto dall indebita diffusione e dal non corretto utilizzo dei dati che lo riguardano, il segreto ha un più ampio campo d azione, che si estende alla garanzia dalla conoscibilità delle notizie stesse 6. Il bene giuridico protetto è sempre la riservatezza, ma nel caso del diritto al segreto vi sarebbe una protezione più profonda e rigorosa che, oltre a tutelare da atti 5 SCHIAVOLIN, R. Segreto bancario in Digesto discipline privatistiche Sezione commerciale. Torino, 1996, p. 355; CEDRO, M. Le indagini fiscali sulle operazioni finanziarie e assicurative. Torino, STUFANO, S. La tutela del contribuente nelle indagini tributarie. Milanofiori, 2011, p. 716 divulgativi, proteggerebbe il soggetto da tutti gli atti di intromissione nella sfera di conoscenza personale 7. Volendo applicare tale distinzione all ambito delle informazioni di carattere finanziario, il diritto alla riservatezza tutela il contribuente dal rischio che i suoi dati, una volta acquisiti ai fini istruttori dall Amministrazione finanziaria, siano da questa divulgati o comunque non debitamente protetti. Il diritto alla segretezza presuppone invece che tali dati rimangano nella sua sfera di conoscenza personale, escludendone pertanto la conoscibilità da parte di soggetti terzi, ivi compresa l Amministrazione finanziaria. Si ritiene che la distinzione tra segretezza e riservatezza possa assumere decisivo rilievo per stabilire se il segreto bancario trovi o meno fondamento in principi di rango costituzionale. La questione è stata ampiamente dibattuta in dottrina, nella quale si possono rinvenire svariati contributi che hanno ricercato il bene giuridico protetto con il segreto bancario talora nell articolo 47 della Costituzione (tutela del risparmio), altre volte nell articolo 41 (libertà di iniziativa economica), nell articolo 15 (libertà e segretezza della corrispondenza) o nell articolo 2 (diritti inviolabili dell uomo). Se può forse ipotizzarsi l attribuzione al diritto di riservatezza dei dati bancari e finanziari una protezione di rango costituzionale, altrettanto non può dirsi per la segretezza. Non pare, infatti, che l incoraggiamento e la tutela del risparmio previsti dall articolo 47 della Costituzione possano estendersi sino a ricomprendervi il segreto sui dati bancari e finanziari dei cittadini 8 : il dettato costituzionale è infatti 7 DE CUPIS, Riservatezza e segreto (diritto a) in Novissimo Digesto Italiano, Vol. XVI, p. 121, Torino, 1969; 8 In tal senso RUSSO, P. «Questioni vecchie e nuove in materia di operatività del segreto bancario in materia tributaria.» Rivista di diritto tributario, 1991: 81; contra: RUTA, A., «Il segreto bancario nella realtà giuridica italiana.» In Il segreto nella realtà giuridica italiana, di AA.VV., 359. Padova,17 posto a presidio dell interesse collettivo al risparmio, che nulla ha a che vedere con l interesse del singolo alla tutela della segretezza della sua posizione. Stesso ragionamento è possibile percorrere per negare l applicabilità della tutela della libera iniziativa economica, che peraltro non sarebbe influenzata dalla violazione del segreto bancario. Se, dunque, pare non potersi attribuire ceto costituzionale al segreto bancario, pare invece possa ravvisarsi un diritto del cittadino alla riservatezza dei propri dati, ossia il diritto a non veder divulgata la propria situazione finanziaria, pur acquisibile dall Amministrazione finanziaria: si ritiene che il diritto alla riservatezza dei dati bancari possa essere ricondotto, in via interpretativa, tra i diritti inviolabili tutelati dall articolo 2 della Costituzione. L ombrello costituzionale coprirebbe allora solo il trattamento e non anche l apprensione, effettuata sulla base a norme ordinarie, dei dati bancari. L affermazione che il segreto bancario non trovi fondamento in principi costituzionalmente garantiti è testimoniato, oltre che dalle considerazioni precedenti, anche da una semplice osservazione della successione nel tempo delle norme in tale materia, che hanno via via limitato la portata dell istituto, sino praticamente ad annullarlo, senza che alcuno abbia potuto o ritenuto opportuno sollevare questioni di legittimità in merito alla compressione che il diritto al segreto ha subìto. Fondamentale ai fini della definizione della natura del segreto bancario è la sentenza della Corte Costituzionale n. 51 del 3 febbraio 1992, con la quale i giudici della Consulta hanno affermato che il tradizionale riserbo osservato dagli istituti di credito nel trattamento dei dati dei loro clienti non corrisponde ad una posizione giuridica costituzionalmente protetta. Il Giudice delle Leggi identifica nell obiettivo di garantire la sicurezza e il buon andamento dei traffici commerciali il fondamento dell istituto, affidando la libertà di regolazione del segreto bancario al legislatore ordinario, le cui scelte discrezionali, tuttavia, non 918 possono spingersi fino al punto di fare di quest ultimo un ostacolo all adempimento di doveri inderogabili di solidarietà, primo fra tutti quello di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva (art. 53 Costituzione) ovvero fino al punto di farne derivare il benché minimo intralcio all attuazione di esigenze costituzionali primarie, come quelle connesse all amministrazione della giustizia e, in particolare, alla persecuzione dei reati. La Corte Costituzionale è categorica nell affermare che alla riservatezza cui le banche sono tenute nei confronti delle operazioni dei propri clienti non si può applicare il paradigma di garanzia dei diritti di libertà personale, poiché alla base del segreto bancario non ci sono valori della persona umana da tutelare 9. La Corte afferma, pertanto, che il segreto bancario è riconducibile agli interessi economici privati, suscettibile di subire limitazioni ed interferenze da parte dei pubblici poteri qualora esistano finalità di utitlità sociale o di interesse generale. L evasione fiscale, afferma la Consulta, costituisce una ipotesi di tal gravità da legittimare l accesso degli uffici finanziari ai dati riservati custoditi dalle banche. Il legislatore dovrà solo preoccuparsi che le ipotesi e le modalità di deroga al segreto bancario siano prestabilite per legge, al fine di evitare un esercizio arbitrario ed indiscriminato da parte dei verificatori. L importante arresto della Consulta 10 non lascia quindi spazio ad interpretazioni in merito alla non rilevanza costituzionale del segreto bancario, 9 La sentenza puntualizza il concetto, contraddicendo un orientamento dottrinale precedentemente espresso. Vds. SALANITRO, N. «Il segreto bancario.» Giurisprudenza commerciale, societaria e fallimentare, 1977: Vds. anche Corte Costituzionale, sentenza 6 luglio 2000, n. 260, con la quale i giudici ribadiscono che lo stabilire se e in che misura si debba proteggere il segreto bancario è rimesso alle scelte discrezionali del legislatore, il quale è tenuto ad un non irragionevole apprezzamento dei fini di utilità sociale e di giustizia sociale di cui gli artt. 41, co. 2 e 42, co. 2 Costituzione e non potrebbe spingersi fino a fare di tale segreto un ostacolo all adempimento di doveri inderogabili di solidarietà, primo fra tutti quello di contribuire alle spese pubbliche in ragione della proprie capacità contributiva. 1019 anche se la sentenza conferma che le possibilità di deroga allo stesso richiedono un espressa previsione legislativa che ne regoli le modalità di attuazione. Dalle considerazioni sopra esposte emerge che non vi sono limiti per il legislatore nell introdurre norme che circoscrivano o eliminino il segreto bancario al fine di adempiere al superiore dovere di solidarietà nel concorso alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva previsto dall articolo 53 della Costituzione. Circa la natura del segreto bancario, alcuni autori individuano il dovere di segretezza dell istituto di credito nelle norme generali regolatrici del contratto del codice civile, quali gli articoli 1175 ( Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza ), 1337 ( Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede ) e 1375 ( Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede ) 11. La buona fede e la correttezza da osservare nella trattativa, formazione ed esecuzione del contratto comporterebbero, secondo tali autori, l obbligo di rispettare il segreto. L impostazione non è esente da critiche, poiché si è sostenuto 12 che, trattandosi di vincolo contrattuale, il cliente potrebbe far valere la lesione dei propri diritti solo nei confronti dell istituto di credito che avesse diffuso i dati in merito alla propria posizione contrattuale, ma non potrebbe rivalersi nei confronti dei destinatari di tali informazioni che ne avessero fatto un uso improprio. Una tesi diversa può essere suggerita dalla sentenza della Corte Costituzionale sopra citata, nella quale non è difficile constatare il ricorrere dell avverbio tradizionalmente, che parrebbe voler ricondurre l istituto al rango 11 D AGOSTINO, V., Op. cit., p. 44; CEDRO, M., Op. cit., p CEDRO, M., Op. cit., p20 di diritto consuetudinario, vale a dire all uso generalmente osservato dagli istituti finanziari di non divulgare gli affari dei propri clienti. La natura consuetudinaria del segreto bancario è sostenuta dalla dottrina prevalente. Alcuni autori identificano il passaggio da mera prassi a dovere da parte degli istituti finanziari nell articolo 1374 del codice civile, nella parte in cui prevede che il contratto obbliga le parti non soltanto a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge o, in mancanza, secondo gli usi o l equità. Questo passaggio consente a tale dottrina di intravvedere nella violazione del segreto una responsabilità extracontrattuale ai fini dell applicazione dell articolo 2043 del codice civile, identificata nel danno ingiusto provocato dalla divulgazione della situazione finanziaria del cliente 13. La tesi convince anche alla luce delle numerose compressioni che il legislatore ha inflitto con legge ordinaria al segreto bancario: trattandosi di istituto che origina da una norma consuetudinaria, è subordinato, ai sensi dell articolo 1 delle disposizioni sulla legge in generale del codice civile, alla legge, che legittimamente ne può limitare la portata addirittura fino alla sua soppressione. Altri autori hanno individuato in una norma specifica il fondamento del segreto bancario: è il caso di chi 14 identifica la disposizione su cui si fonda l istituto nell articolo 7 del Testo Unico Bancario, che stabilisce che tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d Italia sono coperti da segreto d ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministero dell economia e delle finanze, Presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini, o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente. Questa tesi sembra essere meno convincente della p D AGOSTINO, V., Op. cit., p. 41; CEDRO, M., Op. cit., p. 11; STUFANO, S., Op. cit, 14 RUTA, A., Op. cit., p21 precedente, giacché non sembra possibile ravvisarvi un dovere di segretezza a carico della generalità dei soggetti, ma vige solo nei confronti dei funzionari della banca d Italia 15, ed in particolare per le informazioni di cui questi siano venuti a conoscenza nell ambito dell attività di vigilanza. Seri dubbi suscitano anche le posizioni di chi pretende di far derivare il segreto bancario da norme di diritto penale: non sembra percorribile la derivazione dall articolo 326 c.p. (Rivelazione ed utilizzazione di segreti d ufficio), in quanto tale norma riguarda i pubblici ufficiali, qualifica non ravvisabile nei dipendenti degli istituti di credito. Così come non sembra corretto sostenere la derivazione dell obbligo di segreto dall articolo 622 (Rivelazione di segreto professionale), poiché manca in questo caso una disposizione di legge che vincoli l operatore al segreto. Più convincente, oggi, appare la tesi che pretende di far derivare il segreto bancario dalla normativa in materia di protezione dei dati personali 16 che, all articolo 5, prevede che il contenuto della norma disciplina il trattamento di dati personali, anche detenuti all'estero, effettuato da chiunque è stabilito nel territorio dello Stato o in un luogo comunque soggetto alla sovranità dello Stato ed il cui titolo IX è riservato al Sistema bancario, finanziario ed assicurativo. Si è ritenuto opportuno specificare che tale impostazione è sostenibile oggi, dopo l entrata in vigore della normativa sulla protezione dei dati personali, ma le sue origini sono sicuramente da ricercare nelle consuetudini e sono quindi fonte di diritto ai sensi dell articolo 1 delle disposizioni sulla legge in generale del codice civile. 2. Evoluzione della materia 15 SCHIAVOLIN, R., Op. cit., p. 357; SERRANO, M.V., Op. cit., p Decreto-legislativo 30 giugno 2003, n22 Ripercorrere la storia del segreto bancario significa analizzare la graduale, progressiva ed irreversibile compressione dell istituto, fino ad arrivare alla sua sostanziale estinzione. La dottrina manifestò la sua preoccupazione già a seguito dell entrata in vigore dell articolo 37 del T.U. del 24 agosto 1877, n , che consentiva ai contribuenti di dichiarare le annualità passive che gravavano nei rapporti con la banca ai fini della deducibilità dal reddito imponibile. La disposizione, sebbene prevedesse una mera facoltà e non l obbligo di esibizione dei rapporti, era stata vista come un attacco all inaccessibilità dei dati bancari, poiché era attribuita agli agenti delle imposte facoltà d indagine e riscontro nei confronti degli istituti di credito. Molto più recentemente, con l articolo 13 della legge 5 gennaio 1956, n fu assestata un altra significativa limitazione al segreto bancario: al fine di 17 T.U. 24 agosto 1877, n. 4021, art. 37: I contribuenti sono ammessi a dichiarare le annualità passive anche ipotecarie, che aggravano i loro redditi provenienti da ricchezza mobile. Di queste annualità passive si tiene conto ai contribuenti, purché ne sia pienamente giustificata la sussistenza, e purché siano contemporaneamente accertati la persona e il domicilio dei creditori dello stato. Ove queste condizioni abbiano luogo, il reddito imponibile corrispondente a queste annualità passive si detrae dal reddito imponibile che altrimenti sarebbe proprio del contribuente. Ove queste condizioni non abbiano luogo, i contribuenti avranno obbligo di pagare la tassa dovuta nel loro Comune, salvo il loro diritto di ritenerla ai creditori. 18 Legge 5 gennaio 1956, n. 1, art. 13: Quando nella dichiarazione dei redditi risultano passività, interessi passivi od altri oneri verso aziende od istituti di credito, o verso società finanziarie o quando ad un accertamento o rettifica di ufficio il contribuente oppone simili passività, interessi passivi od altri oneri verso aziende od istituti di credito, o verso società finanziarie o quando ad un accertamento o rettifica di ufficio il contribuente oppone simili passività, interessi passivi od altri oneri, l Ufficio delle imposte può richiedere al contribuente che sia presentato, entro un termine non inferiore ai trenta giorni, oltre la copia dei conti intrattenuti con l istituto, anche un certificato dell ente creditore. Tale certificato deve attestare l ammontare degli elementi passivi indicati nella dichiarazione od opposti dal contribuente, con la specificazione di tutti gli altri rapporti, debitori o creditori, nonché dei riporti e delle garanzie prestate anche da terzi, esistenti con lo stesso contribuente alla data in cui termina il periodo di commisurazione del reddito al quale la dichiarazione si riferisce e ad altre date, anteriori o successive, indicate dall Ufficio. Il certificato dell ente creditore, controfirmato dal capo servizio o dal contabile addottovi, deve menzionare esplicitamente che viene rilasciato su richiesta del contribuente ai fini del presente articolo. Su richiesta del Ministero per le finanze, il servizio di vigilanza sulle aziende di credito controllo la esattezza delle attestazioni rilasciate dall azienda od istituto di credito, società finanziaria o fiduciaria. In caso di omessa presentazione dell attestazione, le passività, gli interessi passivi od altri oneri non sono ammessi in deduzione, restando impregiudicata l azione di accertamento o di rettifica nell Ufficio 14 Vedere altro
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