Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-29994-del-19-11-2019
Timestamp: 2020-08-12 21:52:18+00:00
Document Index: 63659040

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Sentenza Cassazione Civile n. 29994 del 19/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29994 del 19/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/11/2019, (ud. 12/09/2019, dep. 19/11/2019), n.29994
sul ricorso 4757-2018 proposto da:
C.D.M.C., CA.D’.MA.,
elettivamente domiciliati in ROMA VIA G. PAISIELLO 29, presso lo
studio dell’avvocato che li rappresenta e difende unitamente
all’avvocato RICCARDO CHILOSI;
AGENZIA DELLE ENTRATE, UFFICIO PROVINCIALE DI ROMA TERRITORIO, in
avverso a sentenza n. 4346/2017 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
12/09/2019 dal Consigliere Dott. LIBERATO PAOLITTO.
1. – Con sentenza n. 4346/2017, depositata il 14 luglio 2017, la CTR del Lazio ha rigettato l’appello di Ca.D’.Ma.Pi. così confermando la decisione di prime cure che, a sua volta, aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento catastale col quale, in applicazione della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, erano stati rideterminati categoria, classe e rendita catastale di unità immobiliare ubicata in Roma (nella microzona (OMISSIS) (OMISSIS)).
– l’avviso di accertamento catastale si fondava su di una richiesta di revisione dei classamenti, relativamente a microzone comunali di Roma Capitale, ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335;
– l’atto impugnato recava adeguata motivazione delle sue ragioni giustificative, posto che erano stati precisati tanto i suoi presupposti giustificativi quanto le conseguenti ricadute sul classamento dell’unità immobiliare;
– detta unità immobiliare correttamente era stata riclassata nella categoria A/1 in quanto, – alla luce del D.M. 2 agosto 1969, art. 8, le caratteristiche a tal fine rilevanti superavano il numero di cinque, tenuto conto che, a quelle indicate nella perizia di parte, si sommavano “l’altezza libera del piano e la stessa superficie dell’immobile”.
2. – C.D.M.C. e Ca.D’.Ma., eredi testamentari di Ca.D’.Ma.Pi., ricorrono per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi, illustrati con memoria.
1. – Con un primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, deducendo, in sintesi, che erroneamente il giudice del gravame aveva ritenuto correttamente motivato l’avviso di accertamento.
Premesso che la motivazione dell’atto di riclassamento, secondo gli stessi arresti di questa Corte, non poteva risolversi nell’indicazione dei relativi presupposti, qual delineati dall’art. 1, comma 335, cit., assumono, in particolare, i ricorrenti che la motivazione dell’avviso di accertamento, – che si risolveva in affermazioni generiche, – avrebbe dovuto dar conto (anche) degli elementi concreti afferenti alle “caratteristiche intrinseche della singola unità immobiliare”, laddove la congruità della motivazione era stata accertata dal giudice del gravame secondo un percorso argomentativo generico, apparente e di mero stile.
Il secondo motivo reca un coacervo di censure, articolate in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, con le quali i ricorrenti denunciano omesso esame di un fatto decisivo e controverso tra le parti, – con riferimento alla valutazione delle risultanze peritali offerte al giudizio, – nonchè la nullità della sentenza (art. 132 c.p.c., art. 118, c.p.c., d.a., artt. 24 e 111 Cost.) per “inconsistenza e mera apparenza della motivazione in relazione al convincimento relativo alle caratteristiche concrete dell’immobile.”.
Si assume, in sintesi, per un verso che la motivazione della gravata sentenza, ai fini del classamento nella categoria A/1, esplicitava ex se l’omesso esame della perizia di parte, quanto alla rilevata ricorrenza di cinque delle caratteristiche rilevanti (ai sensi del D.M. 2 agosto 1969, art. 8) per la qualificazione di “lusso” dell’unità immobiliare, laddove detta perizia ne aveva (chiaramente) evidenziate solo due (peraltro coincidenti con quelle stesse che, in motivazione, il giudice del gravame aveva ritenuto doversi sommare a quelle indicate nella perizia di parte); e, per il restante, che, – proprio in ragione di un siffatto apparato di supporto, – la motivazione emergeva come del tutto apparente, con conseguente nullità della gravata sentenza.
2. – Il primo motivo di ricorso, – dal cui esame consegue l’assorbimento del secondo motivo, – è fondato e va accolto.
3.1 – In ragione del suo stesso contenuto regolativo (v., del resto, la determinazione dell’Agenzia del Territorio 16 febbraio 2005, adottata ai sensi della stessa L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 339, il cui art. 8 disciplina la notifica degli “atti attributivi delle nuove rendite”), – che è volto alla “revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata”, – la sopra riportata disposizione si inserisce, quindi, nella più ampia cornice regolativi somministrata dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 che, a sua volta, dispone nei seguenti termini:
– – “1. La zona censuaria rappresenta una porzione omogenea di territorio provinciale, che può comprendere un solo comune o una porzione del medesimo, ovvero gruppi di comuni, caratterizzati da similari caratteristiche ambientali e socio – economiche.
2. Lambito territoriale del comune ovvero della zona censuaria, qualora costituisca porzione dello stesso, è ulteriormente articolato in microzone, con le modalità di cui all’art. 2.” (art. 1, commi 1 e 2);
– “1. La microzona rappresenta una porzione del territorio comunale o, nel caso di zone costituite da gruppi di comuni, un intero territorio comunale che presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico – ambientali, socio – economici, nonchè nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane. In ciascuna microzona le unità immobiliari sono uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti; essa individua ambiti territoriali di mercato omogeneo sul piano dei redditi e dei valori, ed in particolare per l’incidenza su tali entità delle caratteristiche estrinseche delle unità immobiliari.
2. I comuni provvedono a delimitare nell’ambito del proprio territorio, le microzone, in base ai criteri definiti nel presente articolo e nelle norme tecniche allegate al presente regolamento, con la lett. A.
– “1. Per ciascuna zona censuaria i competenti uffici del dipartimento del territorio compilano un quadro di qualificazione e classificazione, nel quale sono indicate, con riferimento al quadro generale di cui all’allegato B, tutte le categorie riscontrate nella zona censuaria stessa ed il numero delle classi in cui ciascuna categoria è suddivisa. Per la definizione delle classi gli uffici si avvalgono dei dati rilevati dall’osservatorio dei valori immobiliari del dipartimento del territorio, istituito con decreto 23 dicembre 1992 del Ministro delle finanze, delle informazioni contenute nelle schede previste dalle norme tecniche di cui all’art. 2, comma 2, nonchè dei risultati delle indagini di mercato svolte in sede locale.
2. I quadri di qualificazione e classificazione di cui al comma 1 possono essere oggetto di revisione da parte degli uffici del dipartimento del territorio in conseguenza di intervenute variazioni socio-economiche, ambientali ed urbanistiche di carattere permanente nella zona censuaria.” (art. 4, commi 1 e 2);
a) dei canoni annui ordinariamente ritraibili, con riferimento ai dati di mercato delle locazioni. Si applicano le disposizioni di cui al regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, approvato con D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, artt. da 14 a 26;
b) dei valori di mercato degli immobili, determinandone la redditività attraverso l’applicazione di saggi di rendimento ordinariamente rilevabili nel mercato edilizio locale per unità immobiliari analoghe, e con l’osservanza degli artt. da 27 a 29 del regolamento richiamato nella lett. a).
3. Le tariffe d’estimo delle unità immobiliari urbane a destinazione ordinaria sono determinate come media dei valori reddituali unitari individuati con i criteri stabiliti nel presente articolo e con riferimento all’epoca censuaria 1996 – 1997.” (art. 5, commi 1, 2 e 3);
3.2 – I dati normativi sopra riassunti, – per come interpretati dallo stesso Giudice delle leggi (Corte Cost., 1 dicembre 2017, n. 249), esplicitano, quindi, che la revisione “parziale” del classamento delle unità immobiliari consegue, nella fattispecie, dalla specifica (ed esclusiva) valorizzazione del cd. fattore posizionale (art. 8, commi 5 e 6, cit.), qui inteso in riferimento ad “una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona” che “abbia una ricaduta sulla rendita catastale” (Corte Cost. n. 249 del 2017, cit.);
ove, dunque, non è irragionevole che detta modifica di valore dell’immobile si ripercuota sulla rendita catastale il cui “conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo.” (Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
E, in tali termini, i presupposti della procedura in discorso effettivamente si distinguono da quelli (incentrati su “specifiche caratteristiche dell’immobile”) che altrove trovano la loro emersione, secondo procedure articolate in relazione ad individuate unità immobiliari (v., condivisibilmente, Cass., 19 ottobre 2016, n. 21176 che fa riferimento alle disposizioni di cui alla stessa L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 336, ed a quelle di cui alla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, comma 58; v., altresì, Cass., 13 giugno 2012, n. 9629 nonchè Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
Ma la disposizione che autorizza la revisione “parziale” del classamento, – in relazione ad unità immobiliari ricadenti in microzone comunali “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali”, – integra il presupposto degli “atti attributivi delle nuove rendite” che, essi stessi, debbono allora esplicitare le ragioni della revisione del classamento con riferimento, com’è nella fattispecie, alla (nuova) categoria, alla classe, ed alla rendita catastale, attribuite all’unità immobiliare (classe a sua volta “rappresentativa del livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare nell’ambito del mercato edilizio della microzona”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3).
3.3 – Se, dunque, – in ragione dei cennati presupposti che, secondo una scelta legislativa da considerarsi ragionevole, ancorano la revisione del classamento delle unità immobiliari ad uno solo dei suoi (diversi) criteri determinativi (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8), nella fattispecie deve escludersi la rilevanza ex se (tra i presupposti giustificativi, dunque, dell’atto di riclassamento) del fattore cd. edilizio (id est delle “caratteristiche edilizie dell’unità medesima e del fabbricato che la comprende”; art. 8, commi 3 e 7, cit.), ciò non di meno di detto fattore edilizio deve tenersi conto quale concorrente criterio di determinazione della classe, e della conseguente rendita catastale, attribuiti all’unità immobiliare.
In questa prospettiva ricostruttrice, ritiene allora la Corte di dover integrare, e precisare, quei suoi precedenti arresti che (anche) alle “caratteristiche edilizie del fabbricato” hanno fatto riferimento (v., ex plurimis, Cass., 26 settembre 2018, n. 23129; Cass., 21 giugno 2018, n. 16378; Cass., 29 settembre 2017, n. 22900; Cass., 17 febbraio 2015, n. 3156); di vero, come si è più volte osservato, il presupposto della revisione di classamento (esclusivamente) consegue, nella fattispecie, dal mutato assetto di valori (di mercato e catastale) nel rapporto tra microzone comunali, – ove, peraltro, lo stesso corretto accertamento del presupposto in questione implica, al momento della loro determinazione, un’effettiva omogeneità delle microzone (“nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socio-economici, nonchè nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1), con conseguente uniformità delle unità immobiliari (“per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti”) e omogeneità di “ambiti territoriali di mercato… sul piano dei redditi e dei valori, ed in particolare per l’incidenza su tali entità delle caratteristiche estrinseche delle unità immobiliari.” (art. 2, comma 1, cit.)
Mutato assetto, quello in discorso, rimarcato (anche) dalle Sezioni Unite della Corte che, giustappunto, hanno rilevato che “ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la determinazione direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005) cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali.” (così Cass. Sez. U., 18 aprile 2016, n. 7665).
Laddove, però, (anche) l’indicazione delle “caratteristiche edilizie del fabbricato” (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 7) torna ad assumere (col fattore cd. posizionale) una sua specifica rilevanza per il profilo della motivazione dell’atto (logicamente conseguente a quello che ne identifica i suoi presupposti e) volto a giustificare l’adozione della stima comparativa (avuto riguardo alla cd. unità tipo; v. il D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 61; v. Cass., 6 marzo 2017, n. 5600) in sede di attribuzione della classe e della rendita catastale (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1 e art. 8; v., altresì, il D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 11, comma 1, conv. in L. 13 maggio 1988, n. 154); e, del resto, va rimarcato che il valore di mercato rilevante, quale presupposto per la richiesta di riclassamento, non è quello di un singolo immobile bensì il valore medio di mercato di una intera microzona così che, una volta giustificato quest’ultimo (secondo i rapporti di valore posti dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335), rimangono pur sempre da spiegare le ragioni in forza delle quali si sia prodotta una ricaduta (ed in quali termini di classamento e di rendita catastale) sulla specifica unità immobiliare oggetto di riclassamento.
Laddove, allora, a fronte di una più complessa articolazione delle fattispecie costitutive del potere (di riclassamento delle unità immobiliari), qual’è quella in trattazione, si è venuto a delineare, in termini speculari, un più esteso ambito delle ragioni giustificative dell’esercizio del potere stesso e, con queste, della motivazione che le racchiude; motivazione, questa, che allora deve estendersi agli (specifici) presupposti giustificativi del riclassamento, ed alle conseguenti ricadute, non potendosi più risolvere nella sola indicazione della consistenza, della categoria e della classe attribuita all’unità immobiliare oggetto di riclassamento (v., con riferimento alla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 3, c. 58, Cass., 23 ottobre 2017, n. 25037; Cass., 6 febbraio 2015, n. 2184; Cass., 30 luglio 2014, n. 17322; Cass., 20 settembre 2013, n. 21532; in relazione alla L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 336, v., altresì, Cass., 31 ottobre 2014, n. 23247; Cass., 3 luglio 2013, n. 16643; Cass., 8 marzo 2013, n. 5784; Cass., 13 giugno 2012, n. 9629).
3.5 – Il motivo di ricorso in trattazione condivisibilmente identifica, quindi, il contenuto (legale) della motivazione dell’avviso di accertamento posto che, – sia pur esplicitate le ragioni fondative (ed i relativi dati fattuali) della procedura di revisione delineata dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, – l’atto attributivo della nuova rendita catastale (qual conseguente alla diversa categoria e classe dell’unità immobiliare) deve esso stesso indicare in quali termini il mutato assetto dei valori medi di mercato e catastale (recte del loro rapporto), nel contesto delle microzone comunali previamente individuate, abbia avuto una ricaduta sul singolo immobile, “così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare” (Corte Cost., n. 249/2017).
E, nella fattispecie, la gravata sentenza articola il proprio decisum in termini meramente apparenti, ed avulsi dalla (reale) motivazione dell’atto impugnato che, in effetti, alcunchè esplicita quanto ai criteri legali di riclassamento dell’unità immobiliare in questione (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8; v., poi, Cass., 8 aprile 2019, n. 9770; Cass., 10 dicembre 2018, n. 31829; Cass., 5 novembre 2018, n. 28076; Cass., 2 novembre 2018, n. 28035).
4. – In conclusione, accolto il ricorso, l’impugnata sentenza va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito con accoglimento dell’originario ricorso della contribuente.
In considerazione delle antinomie, ed oscillazioni, emerse negli orientamenti giurisprudenziali, col progressivo consolidarsi della pertinente giurisprudenza della Corte, le spese dell’intero giudizio vanno integralmente compensate tra le parti.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, accoglie l’originario ricorso del contribuente; compensa integralmente, tra le parti, le spese dell’intero giudizio.