Source: https://www.rimborsofacile.it/rimborso-pensioni/
Timestamp: 2019-03-20 07:58:52+00:00
Document Index: 162067968

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24']

La legislazione italiana in materia di pensioni è cambiata in maniera sensibile negli anni del nuovo Millennio. Il regime pensionistico è stato toccato, negli ultimi anni, da alcuni provvedimenti particolarmente significativi. Vediamo di seguito come orientarsi per capire se vi spetta il rimborso della pensione e (eventualmente) a quanto ammonta.
Rimborso pensioni: cos’è
Il ‘Bonus Poletti’
Rimborso pensioni: a chi spetta
Tabella rimborso pensioni
La richiesta di rimborso pensioni INPS
Prima di vedere cos’è il rimborso pensioni e chi ne ha diritto, bisogna fare due premesse.
La prima: nel dicembre 2011 la Legge Fornero ha bloccato il sistema di rivalutazione (spiegato nel prossimo paragrafo) degli importi delle pensioni superiori di 3 volte al minimo INPS.
La seconda: con la sentenza n.70 del 2015, la Corte Costituzionale ha constatato la violazione dell’art. 38, secondo comma della Costituzione “poiché l’assenza di rivalutazione impedirebbe la conservazione nel tempo del valore della pensione in quanto il blocco della perequazione lederebbe il principio di proporzionalità tra la pensione, che costituisce il prolungamento della retribuzione in costanza di lavoro, e il trattamento retributivo percepito durante l’attività lavorativa“.
In aggiunta, la stessa sentenza “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici […] è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento”.
In altre parole, il ‘blocco’ della rivalutazione messo in atto dalla Legge Fornero è stato giudicato non costituzionale e tutti coloro i quali ne sono stati affetti possono agire per richiedere il rimborso delle somme non ricevute.
A partire dal primo gennaio 2019 entrerà in vigore un nuovo regime di rivalutazione delle pensioni. Ricordiamo che la ‘rivalutazione’ consiste nell’adeguamento dell’importo delle pensioni all’aumento del costo della vita. Il provvedimento riguarderà, in misura diversa, i trattamenti previdenziali pari o inferiori a sei volte il minimo INPS (che per il 2018 è pari a 507.42 euro) in base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. Contestualmente, torna in vigore la ‘perequazione’, bloccata nel 2011 dalla Legge Fornero.
Le percentuali di rivalutazione sono le seguenti:
100% se l’importo è inferiore a 3 volte il minimo INPS;
95%: se l’importo è compreso tra 3 e 4 volte il minimo INPS;
75%: se l’importo è compreso tra 4 e 5 volte il minimo INPS;
50%: se l’importo è compreso tra 5 e 6 volte il minimo INPS;
45% se l’importo è superiore a 6 volte il minimo INPS.
Queste cinque fasce di rivalutazione rappresentano una misura momentanea: dal primo gennaio 2019 si passerà ai cosiddetti ‘tre scaglioni’, una partizione semplificata che – come detto – non prevede rivalutazione per le pensioni 6 volte superiori al trattamento minimo. Ecco le percentuali di rivalutazione pensioni 2019:
100% se l’importo è inferiore a tre volte il minimo;
90% se l’importo è compreso tra le 3 e le 5 volte il minimo;
75% se l’importo è superiori a 5 volte il trattamento minimo.
Il cosiddetto ‘Bonus Poletti’ è una manovra del Governo Renzi. Il provvedimento venne ratificato nel 2015 come rimedio parziale al blocco della perequazione delle pensioni del 2012 e del 2013.
La Consulta, con una sentenza emessa nel novembre del 2017, ha dichiarato il bonus legittimo, ribaltando una precedente sentenza di incostituzionalità. Il decreto prevedeva un reintegro del 100% dell’inflazione (secondo gli indici Istat) per tutti gli assegni di importo fino a tre volte il minimo; del 40% per quelli tra 3 e 4 volte il minimo; del 20% per quelli tra 4 e 5 volte e del 10% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo.
Il rimborso della pensione per mancata rivalutazione dal 2012 in poi spetta alle seguenti categorie:
a chi è andato in pensione prima del 31 dicembre 2011 e ha ricevuto un importo lordo di 1.405,05 euro per il 2012 (pari a circa € 1.088 euro netti)
a chi è andato in pensione prima del 31 dicembre 2012 e ha ricevuto un importo lordo di 1.443 euro per il 2013 (pari a circa a 1.117 euro netti).
Secondo le tabelle pubblicate dal portale specializzato Rimborsopensioni.it, gli importi dei rimborsi pensione – divisi per fasce – sono i seguenti (per un periodo di rivalutazione che va dal 2012 al 2021):
16.720,12 euro per pensioni il cui importo lordo va da 1.450 a 2.000 euro;
23.870,37 euro per pensioni il cui importo lordo va da 2.000 a 2.500 euro;
29.733,26 euro per pensioni il cui importo lordo va da 2.500 a 3.000 euro;
50.700,06 euro per pensioni il cui importo lordo è superiore a 3.000 euro.
Per richiede il rimborso della pensione è possibile inoltrare la domanda all’INPS per via telematica (ovvero attraverso il sito dell’ente) oppure in forma scritta. La domanda dovrà avere come oggetto la “ricostituzione trattamento pensionistico a seguito di intervenuta abrogazione dell’art. 24, co.25 del d.l. n.201/2011 con Sent. Corte Costituzionale n.70 del 30.04.2015.”
Inoltre, il documento deve riportare i dati anagrafici e coniugali del richiedente, il tipo di pensione e gli estremi bancari o postali (IBAN, conto corrente o altro). L’azione di ricorso può anche essere affidata a figure professionali o a qualsiasi CAF (Centro di Assistenza Fiscale).
Un commento su “Rimborso pensioni: a chi spetta e come effettuare la richiesta”
23 Gennaio 2019 alle 18:00	 | Rispondi
non ho parole dei soldi levati ai pensionati