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Timestamp: 2018-07-21 15:46:37+00:00
Document Index: 132876306

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 1227']

Consiglio di Stato, sezione quarta, sentenza 14 marzo 2018, n. 1615. La responsabilità civile della pubblica amministrazione - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione quarta, sentenza 14 marzo 2018, n. 1615. La responsabilità civile della pubblica amministrazione
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La responsabilità civile della pubblica amministrazione non consegue automaticamente all’annullamento del provvedimento amministrativo (ovvero all’accertamento della sua illegittimità), in sede giurisdizionale (o di ricorso straordinario o di autotutela).
Non è sufficiente il solo annullamento dell’atto lesivo (ovvero la declaratoria della sua invalidità), occorrendo la prova che dalla colpevole condotta amministrativa sia derivato, secondo un giudizio di regolarità causale, un pregiudizio direttamente riferibile all’assunzione od all’esecuzione della determinazione contra ius lesivo del bene della vita spettante all’attore.
Conseguentemente si ritiene che non spetta il risarcimento del danno quando (come nel caso di specie) la declaratoria di invalidità del segmento di funzione pubblica in concreto esercitata ne consente la riedizione con esiti liberi.
In materia di risarcimento del danno da mancata edificazione da provvedimento illegittimo, si è dato corso alla tutela risarcitoria solo in presenza della prova seria della spettanza in concreto del diritto di edificare e delle conseguenze dannose derivanti dalla sua compromissione.
Sentenza 14 marzo 2018, n. 1615
An. Pr., rappresentata e difesa dagli avvocati Pa. Ro. e Fe. Eu. Lo., con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, corso (…);
Comune di Trani, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ma. Fe. In., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Ma. Sa. in Roma, viale (…);
Di Ba. Co. s.r.l., non costituita in giudizio;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 25 gennaio 2018 il consigliere Ni. D’A. e uditi, per la parte appellante, l’avvocato Lo., per delega dell’avvocato Lo., e, per il Comune di Trani, l’avvocato In.;
1. La signora An. Pr. ha proposto ricorso dinanzi al T.a.r per la Puglia, sede di Bari, per la condanna del comune di Trani al risarcimento dei danni conseguenti all’accertata illegittimità del diniego di approvazione di tre piani di lottizzazione.
1.4. Le tre sentenze rese da questa Sezione sono state pronunciate anche in favore della società Di Ba. Co. s.r.l., impresa che avrebbe dovuto effettuare i lavori, ed hanno riformato le pronunce di primo grado di segno contrario adottate dallo stesso T.a.r. per la Puglia.
1.7. Per questa ragione, la signora Pr. ha chiesto al T.a.r. per la Puglia la condanna del comune di Trani al risarcimento del danno derivante dalla differente potenzialità edificatoria riconosciuta ai sui terreni in seguito alla sopravvenuta approvazione del PUG e del PUE del Comparto.
a) ha respinto l’istanza della difesa comunale di riunione della causa con quella proposta dalla società Di Ba. Co. s.r.l. nella qualità di soggetto redattore e presentatore dei piani di lottizzazione;
3. La signora An. Pr. ha impugnato la predetta sentenza, in quanto non era stato riconosciuto in pieno il maggior danno dalla stessa richiesto con riferimento alla diversa potenzialità edificatoria delle aree.
4. Il comune di Trani si è costituito in giudizio il 23 giugno 2016, sollevando il difetto di legittimazione attiva della signora Pr. a proporre ricorso di primo grado; ha chiesto, comunque, il rigetto del gravame nel merito.
5. La signor Pr. ha depositato ulteriori documenti e memorie, per ultimo una memoria di replica il 4 gennaio 2018.
Secondo il Comune resistente, la posizione azionata non sarebbe riferibile alla signora Pr. in quanto i piani di lottizzazione sono stati proposti da un terzo, cioè la società Di Ba. Co.. La stessa quindi non sarebbe mai entrata in relazione diretta e qualificata con il Comune.
a) l’eccezione è stata sollevata dal Comune in memoria difensiva, conseguentemente è rimasto inoppugnato il capo della sentenza che, nel disattendere l’istanza di sospensione della causa, ha riconosciuto nella sostanza, la autonoma legittimazione della società e della signora Pr. a proporre domanda risarcitoria;
b) la signora Pr. ha un interesse diretto alla vicenda oggetto di giudizio in quanto, nel contratto preliminare di permuta delle aree di sua proprietà in favore della società Di Ba. Co. (20 ottobre 1992), si è riservata un “credito edilizio” consistente nel 30% della volumetria derivante dall’approvazione dei piani di lottizzazione, applicabile anche alla volumetria che si sarebbe potuta ricavare sulle zone che avrebbero potuto diventare edificabili in futuro; sulla base di tale accordo, infatti, la signora Pr., in qualità di proprietaria dell’area, ha autorizzato la società Di Ba. Co. a presentare i progetti di lottizzazione.
c) il Consiglio di Stato, con le sentenze n. 2916/2012, n. 2917/2012, n. 2918/2012, in riforma di quelle di primo grado ha, come detto, rilevato l’illegittimità dei provvedimenti di diniego e della delibera n. 33/2005 del Consiglio comunale; lo stesso giudice ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti per la proposizione dell’azione risarcitoria da parte dell’appellante e della società Di Ba. Co.: “stante l’avvenuta allegazione da parte degli attuali appellanti della circostanza (che, come detto innanzi, sarà peraltro materialmente accertata nella sua effettività dal giudice competente a pronunciarsi sulla domanda di risarcimento) per cui l’attuale assetto urbanistico delle aree di cui trattasi consentirebbe uno sfruttamento edilizio meno conveniente di quello considerato nel piano di lottizzazione a suo tempo proposto”;
d) l’appellante e l’impresa costruttrice nel successivo ricorso per il risarcimento, pur agendo con autonome azioni, hanno poi specificato la percentuale di ripartizione del quantum spettante, in modo conforme a quanto previsto nell’accordo sottoscritto; tutto conduce perciò a ritenere che non possa essere messo in dubbio l’interesse a ricorrere dell’appellante, tenendo peraltro conto, sotto diverso profilo, che il preliminare di permuta non ha avuto esito in ragione della mancata approvazione dei piani di lottizzazione, lasciando la stessa signora Pr. nella qualità di proprietaria del compendio immobiliare.
9.1. Nelle stesse (punto 6.2.) è infatti chiarito che: ” con la statuizione dichiarativa dell’illegittimità degli atti impugnati ai soli ed eventuali fini risarcitori questo giudice non si esprime sul fumus boni iuris della susseguente azione risarcitoria, ma afferma la sussistenza in via meramente astratta dei presupposti per la proposizione dell’azione stessa, lasciando – ferma ovviamente restando l’affermazione dell’illegittimità degli atti impugnati – ogni ulteriore valutazione in concreto al giudice competente ai sensi dell’art. 30, comma 3, cod. proc. amm. a pronunciarsi sull’esistenza e sulla quantificazione del danno, ossia la considerazione di “tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti”, con l’espressa esclusione ex lege – in applicazione del generale principio contenuto nell’art. 1227 c.c. – del “risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti”.
Questa Sezione ha precisato (cfr. ex multis Cons. Stato, sez. IV, 1° luglio 2015 n. 3258 e 6 aprile 2016, n. 1356) che non è sufficiente il solo annullamento dell’atto lesivo (ovvero la declaratoria della sua invalidità), occorrendo la prova che dalla colpevole condotta amministrativa sia derivato, secondo un giudizio di regolarità causale, un pregiudizio direttamente riferibile all’assunzione od all’esecuzione della determinazione contra ius lesivo del bene della vita spettante all’attore.
10.2. La loro approvazione, secondo il T.a.r., non sarebbe stata, infatti, un atto dovuto, seppure conformi al PRG vigente all’atto della loro presentazione (2003), essendo l’Amministrazione dotata di un potere discrezionale teso a valutarne l’opportunità con riferimento all’attuazione dello strumento urbanistico generale.
10.3. Ed in effetti, tali conclusioni sono condivisibili soprattutto alla luce della costante giurisprudenza in tema di approvazione del piano di lottizzazione secondo cui l’Amministrazione comunale non sarebbe tenuta in via assoluta a procedervi conservando al contrario una certa discrezionalità sia nell’an che nelle modalità attuative dell’edificazione (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 22 febbraio 2016, n. 718; sez. IV, 12 marzo 2013, n. 1479; T.a.r. per la Sicilia, sez. II, 16 maggio 2017, n. 1337).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2018-03-20T13:54:13+00:00	21 marzo 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti