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Timestamp: 2017-08-21 19:25:54+00:00
Document Index: 179420195

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 869', 'art. 871', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 873', 'art. 871', 'art. 869', 'art. 873', 'art. 837', 'art. 877', 'art. 874', 'art. 875', 'art. 879', 'art. 879', 'art. 881', 'art. 873', 'art. 886', 'art. 888', 'art. 873', 'art. 887', 'art. 1102']

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Il problema delle distanze legali
Consulenza tecnica - Pubblicato da Giorgia Manieri - 39 Commenti
Leggi, decreti, circolari compongono il quadro della disciplina delle distanze legali tra le costruzioni: quadro reso a volte complicato da orientamenti giurisprudenziali che non sempre esprimono conformità ma contraddittorietà a certezze che sembravano acquisite.
LE DISTANZE COME RISPETTO DEGLI ALTRI
Nell’ambito dei rapporti con gli altri, il rispetto delle distanze si riconduce nel dovere negativo di evitare le ingerenze, rese possibili dalle molteplici relazioni di fatto originate dalla vita associata dalla quale nasce il rischio delle interferenze reciproche che possono risultare pregiudizievoli, tanto per la controparte di un rapporto obbligatorio, quanto per i terzi titolari di diritti, di interessi legittimi e di aspettative.
L’esigenza etico-sociale di rispetto della persona e dei beni altrui sul piano giuridico si traduce nel dovere di alterum non ledere contenuto nell’art. 2043 c.c. nell’espressione “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
In una comunità ristretta come quella che si costituisce in un edificio soggetto al regime di condominio sia nei rapporti interni che nei rapporti con altri condomini, il rischio di ingerenze nella sfera giuridica nasce proprio dall’esercizio di diritti identici e concorrenti.
Da qui l’esigenza di regolamentare quei comportamenti che potrebbero essere lesivi ad esempio del diritto alla riservatezza, del diritto alla luce e all’aria, al panorama e che potrebbero pregiudicare la salute con conseguente risvolto negativo del ricorso alla giustizia per richiedere il ripristino dei luoghi e/o il risarcimento dei danni subiti.
Molte di queste norme riguardano appunto le distanze legali che delimitano i confini tra le proprietà in generale, sia pubbliche che private.
Rilevanti sul piano urbanistico esse sono disciplinate da un numero infinito di norme contenute nel codice civile, nel codice della strada, nei decreti ministeriali, nei regolamenti edilizi, nei piani regolatori, nei regolamenti comunali; di rilievo anche norme speciali (antisismiche, sugli impianti, sui parcheggi, sull’abbattimento delle barriere architettoniche) e le numerose sentenze che ne aiutano l’interpretazione e l’applicazione al caso concreto, anche se non sempre con uniformità di indirizzo.
Innanzitutto bisogna precisare che nella presente trattazione, come nelle altre che seguiranno sullo stesso argomento, si parlerà delle distanze riguardanti la proprietà edilizia, ossia la proprietà delle costruzioni.
Il concetto di costruzione “comprende qualunque opera non completamente interrata avente i requisiti della solidità e della immobilizzazione rispetto al suolo” (Cass. Civ. Sez. Unite 9/06/1992 n. 7067). Quindi “ogni manufatto avente caratteristiche di consistenza, stabilità e compattezza, o che emerga in modo sensibile dal suolo e che inoltre, per la sua consistenza, abbia l’idoneità a creare intercapedini pregiudizievoli alla sicurezza ed alla salubrità del godimento della proprietà” (Cass. 12/03/2002, n. 3565)
Il distacco legale minimo (o quello previsto dai regolamenti) tra le costruzioni presume implicitamente che una distanza inferiore sia insufficiente ad assicurare le esigenze di aerazione, luminosità ed igiene.
Vi rientrano quindi anche le tettoie, un portico privo di pareti, ma anche l’apposizione di una antenna o uno scivolo fuori all’entrata di uno stabile possono creare problemi di distanze.
La normativa di base è contenuta nel Codice Civile artt. 873-907 compresi nel libro terzo della proprietà, sezione VI “Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi e dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi” e nella sezione VII “Delle luci e delle vedute”.
L’art. 869 c.c tuttavia dispone che “i proprietari di immobili nei comuni dove sono formati piani regolatori devono osservare le prescrizioni dei piani stessi nelle costruzioni e nelle riedificazioni o modificazioni delle costruzioni esistenti”.
Inoltre “le regole da osservarsi nelle costruzioni sono stabilite dalle leggi speciali e dai regolamenti edilizi comunali. La legge speciale stabilisce altresì le regole da osservarsi per le costruzioni nelle località sismiche” (art. 871 c.c.).
Il codice civile in tema di confini tra le proprietà stabilisce spazi minimi da rispettare salvo che sia disposto diversamente (le distanze possono aumentare mai diminuire) da altre fonti regolamentari (regolamenti edilizi locali, piani regolatori, vincoli ambientali posti, codice della strada, ecc.).
E’ bene sottolineare che in materia di distanze tra le costruzioni non aderenti (tra le quali devono esserci almeno tre metri di distanza) la normativa codicistica prevede due eccezioni: una consistente nella invalidità delle convenzioni stipulate tra proprietari, in contrasto con le norme urbanistiche e l’altro l’acquisto per usucapione, a seguito del possesso protratto nel tempo, della servitù attiva dell’area occupata da due costruzioni che sorgono troppo vicine da più di venti anni. Entrambi i proprietari hanno il diritto di mantenerle a tale distanza purché nessuno dei due abbia fatto opposizione: regola valevole solo nei rapporti tra privati e non tra privati e pubblica amministrazione.
Anche il Codice della strada si occupa del problema distanze con il concetto di “fasce di rispetto ed aree di visibilità nei centri abitati” (Art. 18) .
Nei centri abitati, per le nuove costruzioni, ricostruzioni ed amplianti, le fasce di rispetto a tutela delle strade, misurate dal confine stradale, non possono avere dimensioni inferiori a quelle indicate nel regolamento in relazione alla tipologia delle strade (art. 28 del Regolamento di attuazione del codice della strada: DPR n.495/1992)
Leggi particolari sulle distanze tra edifici e sulle loro altezze massime sono previste per le zone sismiche le cui norme speciali dispongono che per tali zone l’altezza dei nuovi edifici è strettamente correlata alla distanza tra il fronte di un edificio e il ciglio opposto della strada.
Il D.M. 1444/1968 in tema di distacchi tra fabbricati, impone limiti assai più rigidi quando le facciate degli edifici sono dotate di finestre: da intendersi per “parete finestrata” quella munita di finestre su cui è possibile affacciarsi e non semplici luci che servono solo per l’illuminazione e il ricambio d’aria (Cass. 982/1999).
Alle disposizioni codicistiche possono esserci eccezioni dettate dalla tipologia del territorio, delle zone e dagli obiettivi sociali che si vogliono realizzare.
Così la legge 13/1989 sull’eliminazione delle barriere architettoniche tende ad eliminare ostacoli presenti nelle strutture edilizie (scale, dislivelli varchi stretti, porte girevoli, ecc.) che ne impediscono o rendono difficoltosa la frequentazione e l’utilizzazione da parte dei portatori di handicap.
Le opere a ciò finalizzate “possono essere realizzate in deroga alle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine interne ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati. E’ fatto salvo l’obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 cc. nell’ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune” (art. 3.1 legge cit.).
La legge Tognoli n. 122/1989 in materia di parcheggio, prevede per i proprietari di immobili la possibilità di realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari anche in droga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti (art. 9.1).
La legge n. 554/1940, art. 1 dispone che: poiché il diritto all’informazione è costituzionalmente garantito è possibile installare l’antenna singola o condominiale perfino sulla proprietà del singolo.
Sono questi alcuni esempi di leggi che più particolarmente ci interessano e che tuttavia dimostrano come scopi particolari (agevolare la vita dei portatori di handicap) e finalità di ordine sociale (parcheggi) che esse perseguono, possono giustificare il mancato rispetto delle distanze codificate.
In ogni caso è pacifico il principio generale per cui chi, per effetto della violazione di qualunque disposizione normativa che disciplina le distanze, ha subito un danno deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino.
In tema di distanze tra le costruzioni bisogna inevitabilmente partire dal codice civile e precisamente dall’art. 873 che si occupa appunto delle “Distanze nelle costruzioni” per proseguire con gli articoli successivi che ne integrano la portata occupandosi anche di distanze “nelle piantagioni e scavi, dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi “ (Sez. VI), “Delle luci e delle vedute” (Sez. VII).
Preliminarmente vigono per le distanze i seguenti principi: la disciplina successiva più rigorosa non si applica qualora l’opera risulti già ultimata prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni; la disciplina tra costruzioni su fondi finitimi si applica anche alle sopraelevazioni, salvo diversamente disposto da norme locali; qualora manchi una specifica disciplina del piano regolatore e/o del regolamento edilizio (art. 871 c.c.) le cui prescrizioni devono essere rispettate dai proprietari degli immobili nelle costruzioni e nelle riedificazioni o modificazioni delle costruzioni esistenti (art. 869 c.c.), si deve fare riferimento all’art. 873 c.c. le cui disposizioni hanno carattere suppletivo e sono derogabili dai soggetti interessati mediane convenzione risultante ad atto scritto ad substantiam dal momento che tali convenzioni creano atti costitutivi di servitù in relazione all’immobile che dalla distanza legale avrebbe diritto.
Come già anticipato nella prima parte di questa trattazione (v. n. 1/2007 di questa rivista, pag. 6) per costruzione si intende “qualunque opera non completamente interrata avente i requisiti della solidità e della immobilizzazione rispetto al suolo”(Cass. Civ. Sez. Unite 9/06/1992 n. 7067), comprendente anche qualsiasi opera infissa al suolo che, per solidità, struttura e sporgenza dal terreno, possa creare quelle intercapedini dannose che la legge, stabilendo la distanza minima tra le costruzioni, intende evitare.
Ai fini del rispetto delle distanze legali pertanto, il criterio distintivo non è dato dal carattere principale o accessorio dell’opera, ma dall’idoneità oggettiva del manufatto a creare intercapedini dannose o pericolose, escludendo pertanto dalla disciplina le costruzioni interamente sotterrate.
Osserva la Suprema Corte (sent n. 3565/2002) che l’art. 837 c.c. non definisce il concetto di costruzione né di intercapedine; ma stabilendo la distanza minima (tre metri) tra le costruzioni (“le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore”), ha indirettamente stabilito che ogni costruzione che non rispetti tali distanze, non è idonea ad assicurare l’esigenza di aerazione, luminosità ed igiene.
Una volta accertata la minore distanza, è precluso al giudice una qualsivoglia indagine in ordine al pregiudizio che l’intercapedine o la costruzione possa o meno arrecare alle costruzioni.
Pertanto se la distanza è inferiore a tre metri essa è sicuramente lesiva del diritto del vicino perché, secondo il disposto normativo, è di per sé idonea a creare situazione pregiudizievole per la proprietà dello stesso.
In generale si può dire che nel caso di violazione delle distanze legali il cittadino per agire legalmente non ha bisogno di provare che vi siano state conseguenze negative o danni: è sufficiente che le norme in proposito siano state violate.
Così egli potrà richiedere il risarcimento dei danni (se subiti) e/o la riduzione in pristino.
DEROGA ALLE DISTANZE LEGALI
La più importante deroga alle distanze legali sta nel diritto a costruire addosso al muro che s’innalza al confine tra due proprietà.
Ciò è possibile in due modi diversi: in aderenza oppure in appoggio.
Nella prima ipotesi la nuova costruzione deve essere staticamente autonoma e reggersi in piedi da sola: in questo caso non è necessario chiedere la comunione del muro al vicino confinante (art. 877 c.c.)
Per costruire in appoggio, invece, si deve necessariamente ottenere dal vicino la comunione forzosa del muro di confine per tutta la lunghezza del muro stesso (art. 874 c.c.).
Se si eleva un edificio più basso del muro, la comunione può riguardare solo la porzione per la quale gli edifici sono attigui e non tutta l’altezza del muro stesso.
In tal caso, il costruttore dovrà pagare al vicino la metà del valore del muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro è costruito.
E’ possibile, inoltre, richiedere la comunione forzosa del muro per fabbricare contro il muro stesso, quando questi si trova ad una distanza dal confine minore di un metro e mezzo o a distanza minore della metà di quella stabilita dai regolamenti locali. In tal caso il vicino-costruttore dovrà pagare oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo occupato con la nuova fabbrica.
Il vicino dovrà essere interpellato e dovrà, entro quindici giorni dall’avviso, decidere se intende ampliare il muro di confine o procedere alla sua demolizione, entro sei mesi dalla comunicazione della sua risposta (art. 875 c.c.).
Le norme sulla comunione forzosa non si applicano agli “edifici appartenenti al demanio pubblico e quelli soggetti allo stesso regime, né agli edifici che sono riconosciuti di interesse storico, archeologico o artistico” (art. 879 – 1° co.)
Non sono soggette alle norme sulle distanze, invece, le costruzioni “che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardano”. (art. 879 u. co.)
Il muro divisorio tra campi, cortili, giardini, ecc. si presume appartenga al proprietario del fondo verso il quale esiste il piovente e in ragione del piovente medesimo.
Infatti, la “positura del piovente prevale su tutti gli altri indizi” (art. 881 c.c.); altrimenti è reputato muro comune.
In quest’ultimo caso le riparazioni e le ricostruzioni necessarie sono a carico di tutti quelli che vi hanno diritto e in proporzione del diritto di ciascuno, salvo che la spesa sia stata cagionata dal fatto di uno dei partecipanti alla comunione.
Per esimersi dall’obbligo di contribuire alle spese, il comproprietario del muro comune deve rinunziare al diritto di comunione, salvo che il muro non sostenga un edificio di sua spettanza e salvo che egli stesso non abbia dato causa, col fatto proprio, alla spesa per la riparazione o la ricostruzione del muro.
I muri possono essere di cinta o di fabbrica.
I muri di cinta o i muri isolati non aventi un’altezza superiore a tre metri non vanno considerati ai fini della determinazione della distanza di cui all’art. 873 cit.
L’altezza, se non è diversamente stabilito dai regolamenti locali o dalla convenzione, deve essere di tre metri.
Si può costringere il vicino a contribuire per metà nella spesa di costruzione dei muri di cinta che separano le rispettive case, i cortili e i giardini posti negli abitati (art. 886 c.c.).
Per esimersi dal contribuire a tali spese, si può cedere, senza diritto a compenso, la metà del terreno su cui il muro di separazione deve essere costruito: il muro diverrà di proprietà di colui che l’ha costruito, salva la facoltà del vicino di renderlo comune pagando la metà del valore del muro ma senza l’obbligo, ovviamente, di pagare la metà del valore del suolo su cui il muro è stato costruito (art. 888 cc.).
I muri di fabbrica sono tutti i muri che non sono di cinta, sia che facciano o non facciano ancora parte di un fabbricato.
Per tali muri esiste l’obbligo di rispettare la distanza prevista del regolamento edilizio o, in mancanza, quella di tre metri di cui all’art. 873 c.c.
In tal caso, se il primo edificante costruisce in adiacenza al confine, consente al vicino di poter acquistare la comunione del muro o di allontanarsi di tre metri.
Non è soggetto alla disciplina delle distanze, in presenza di due fondi in dislivello, il muro di contenimento esteso dalle fondamenta al livello del suolo del fondo superiore, per il qual tratto, le relative spese di costruzione e conservazione del muro saranno a completo carico del proprietario del fondo superiore (art. 887 c.c.).
Per il tratto che va oltre il piano sovrastante, le spese sono a carico di entrambi i proprietari per la restante altezza, e qualora non abbia funzione di contenimento del terreno, la maggiore altezza è soggetta alla disciplina delle distanze legali.
In un condominio di 15 palazzine a schiera,lamia palazzina confina col mio vicino ad angolo retto, con ana piccola area verde della larghezza di circa 3 mt.Premetto che su questa area si affaccia una mia finestra che guarda sul fondo confinante. 17 anni fa il mio vicino mi propose (verbalmente)di sostituire la siepe che ci divideva, con un muretto comprendente fioriera alto 80 cm.Il tutto, come dopo è avvenuto ,lo avrebbe fatto lui a sue spese, aggiungendo anche una grata inlegnosenza mio parere.Da considerare che nella costruzione del muretto erano stati usati anche 10cm. della mia proprietà Circa 1 anno fà il vicino si è irritato perchè mia moglie aveva appeso dei vasi di abbellimento sulla grata avvalendosi del fatto che detta grata fosse di sua proprietà e adducendo la scusa di non poter fare la sua manutenzione.Attualmente ha chiesto di riconfinare la proprietà.Come mi debbo comportare? debbo chiedere l’abbattimento del muretto,visto che c’è un diritto di veduta da parte mia e la distanza dovrebbe essere di 3 mt. e consentire solo la separazione a confine con una eventuale rete metallica? Mi scuso perl’eventuale descrizione contorta, spero riusciate a capire, Vi ringrazio anticipatamente
dal confine viene costruito un edificio a 5 mt di distanza (reg Comunale)
poi viene aggiunto un solaio di mt. 1,40 unito ad una rampa per portatori di handicap , il vicino puo’ reclamare che la distanza non è di 5 mt ma di 3,60 o il balcone essendo un passaggio per portatori di handicap non fa distanza in rif alla legge 13/1989 ci interessano sentenze a riguardo
per comunicaz 0975398295
non riesco a trovare la normativa sulle distanze legali relativa al piano regolatore di Roma. Per quanto ne so, la normativa cittadina è più retrittiva rispetto a quella prevista dal codice civile (es. distanza dal condine 5 mt invece di 3 mt.
domanda se un confinando puo alzara un muro sul confino in presenza di finestre affacciatoie a distanza di mt.2.50
A grande richiesta dei condomini dovrei progettare delle aree di parcamento per dei posti auto nel cortile condominiale lungo circa 14 mt e largo 8 mt. Lungo il lato lungo si affacciano delle finestre degli appartamenti siti al piano terra ed un portone di accesso pedonale ad una palazzina.
Vorrei essere informato sulle dimensioni e distanze da rispettare per:
a.Dimensioni aree di parcamento prevedendo la forma a spina
b-distanze minime tra il muro laterale dove affacciano le finestre
c-distanza minima tra bordo del portone pedonale e le aree di parcamento
Se esiste una normativa in merito per il Comune di Roma vi sarei grato conoscerla
buon giorno, gradirei avere informazioni relative ai posti auto privati all’interno di un cortile condominiale, e relativa distanza minima in quanto le macchine posteggiate arrecano rumore, sia di giorno e in particolare di notte, e i gas di scarico entrano anche in casa. ringrazio, luigi
Pregiatissimo Sig. Luigi, per risponderLe correttamente avrei bisogno di molte altre informazioni e di leggere il Regolamento di Condominio dello stabile. Comunque le “molestie” sono penalmente perseguibili, tutto sta dimostrarle.
un mio vicino nell’ effettuare dei lavori di scavo per la realizzazione di un locale sotterraneo senza ulteriore alzamento al di sopra della linea di terra, ha totalmente distrutto il mio terreno confinante ad esso, per una volumetria pari ad una lunghezza di 30 metri, larghezza 1,5 metri e profondità 3,5 metri.
Precisoo che il suo terreno è edificabile mentre il mio terreno è agricolo (tra un anno circa il nuovo piano regolatore lo farà diventare edificabile).
1) vorrei sapere a quanti metri dal mio confine potrebbe costruire questi locali sotterranei;
2) come dicevo, nel prossimo futuro il mio terreno passerà da terreno agricolo a terreno edificabile ( per comparto), alla luce di questa realizzazione da parte del mio vicino, vorrei sapere se questa sua realizzazione andrà ad arrecare un danno relativamente alla superfice che potrò realizzare. As esempio senza quella realizzazione potrò edificare per 1600 mq, con questa realizzazione potrò realizzarne meno?
3) in ultimo vorrei sapere se facessi un’azione risarcitoria a quanto potrebbe ammontare il danno arrecatomi, (visto che comunque ha ripristinato lo stato dei luoghi?
ad oggi non abbiamo ancora avviato alcuna pratica risarcitoria per non imbatterci in inutili spese legali e di periti, ma se questa loro azione andrebbe ad intaccare la futura superfice edificabile da parte nostra allora cambierebbero le cose.
Per rispondere al Suo quesito è necessario visionare la documentazione e analizzare il caso nei minimi particolari.
il mio vicino vuole costruire una casetta in legno a 30 centimetri dalla rete di recinzione puo??
Dipende dal tipo di “casetta”. Se non ha fondamenta e ha soffitti più bassi di 2,20 mt allora il vicino è libero di costruirla dove vuole.
In caso contrario la “casetta”, anche se di legno, è equivalente ad una casa vera e propria e la costruzione dovrà rispettare le distanze previste dalla Legge.
devo costruire un ascensore al servizio di persona disabile esternamente ed in aderenza ad un fabbricato sito in centro storico. quale distanza devo tenere dal confine di proprietà? il mio fabbricato esistente dista dal confine due metri, la struttura prevista occupa uno spazio di metri 1,30 di conseguenza tra la nuova opere ed in confine rimarebbe una distanza di 70 cm.
Gent.mo, vorrei sapere a che distanza dovrebbero stare i cantieri edili che operano in simultanea in una zona abitata,visto che nel nostro condominio siamo stati “accerchiati2 e riempiti di polveri nocive da ben 3 cantieri ,2 esterni (di due palazzi in costruzione) ed uno interno al pianterreno dello stabile che vede per altro “stravolto” l’ atrio d’Ingresso. Grazie P.S. le polveri ed i rumori sono insopportabili,continui e nocivi( a noi in famiglia alternativamente sanguina il naso..di cosa potrebbe trattarsi ? non abbiamo patologie particolari. Grazie di nuovo Valerio bologna .
@Bruno Barrel
Per effettuare quest’opera Lei deve incaricare una ditta specializzata, la stessa ditta deve espletare al Comune tutte quelle pratiche necessarie ad eseguire i lavori a norma di Legge. Saranno i tecnici Comunali a valutare la fattibilità dell’opera. Comunque questi lavori sono sempre eseguiti in deroga alle normative.
Se non vi è una normativa che sancisca una distanza minima tra due o più cantieri, certo questi non possono emettere rumori molesti o polveri nocive o non. Le consigliamo di fare un esposto all’ARPA che manderà prontamente dei tecnici a verificare il problema (magari alla presenza di un Suo Tecnico di fiducia), e se questo persiste, un esposto ai Carabinieri. Sarà inoltre opportuno che vi muniate di un certificato medico dei vostri problemi, meglio se emesso da un ospedale, per richiedere i danni.
Maurizio Emiliani
G.mo, vorrei realizzare una tettoia in un giardino privato di 55 mq in un appart. posto al piano terra di 75 mq, ubicato in un condominio di 3 piani fuori terra, per avere un po di riservatezza e riparo dai rifiuti. Il mio giardino confina su due lati col giardino condom.le, e su un lato con un giardino privato. Quali autorizzazioni occorrono? Che distanze devo rispettare dai giardini confinanti? Quanti mq posso eventualmente coprire? Infinite grazie
Il mio vicino di casa vorrebbe realizzare(senza permessi)una tettoia nel suo terrazzo di 40 mq posto al piano terra ,in entrambi i lati confina con noi privati che abbiamo finestre,questo potrebbe danneggiare i punti luce,e rendere le nostre abitazione meno sicure. Può fare una cosa del genere? Che possibilità avrei e in che modo potrei fargli togliere questa struttura??
Grazie mille per l’interesse
Ho realizzato una tettoia in legno con copertura in tegole nel terrazzo di un mio immobile posto al piano terra nel Comune di Roma, rifacendomi all’autorizzazione data dall’Assemblea condominiale che oggi mi contesta la dimensione di tale tettoia e mi chiede di rimuoverla. Preciso che detta tettoia non dà fastidio a nessuno e quasi non la si vede da nessun punto. Come mi devo regolare ? quale obbligo ho nei confronti dei confinanti ? Grazie mille Irene Giambertone
giuseppe giovanni di chiaro
salve ,mi chiamo giuseppe e abito ad Bettona prov di perugia .Vorrei avare un’informazione sulle distanze da tenere tra tettoia per macchine e il serbatoio del gpl.Il mio costruttore mi ha riferito che per il gpl interrato la messo ad 1,50 dal muro mio di confine mentre per la tettoia per le auto deve essere a non meno di tre mt,è vero?2)se un gioreno io vorrei mettere una casetta mobile in legno nel mio giardino per viverci la distanza dalla rete di recinzione deve essre sempre di 3 mt?; grazie e sicuri di una vostra risposta vi saluto.
ANNA DI CHIARO
MI CHIAMO GIUSEPPE E STò COSTRUENDO CASA;IL MIO COSTRUTTORE MI HA RIFERITO CHE X QUANDO RIGUARDA L’AGIBILITà DELLA CASA ,”cAT B”, LA CASA HA BISOGNO OLTRE DEL PANNELLO SOLARE TERMICO(DA LUI ISTALLATO)DEL FOTOVOLTAICO(ALMENO 1KWP)CHE PERò QUESTA SPESA NON LA DEVE FARE LUI MA ASPETTA A CHI COMPRA LA COSTRUZIONE;è VERO TUTTO QUESTO?MA SE LA CASA PER ESSERE VENDUTA LUI MI DEVE DARE LOGICAMENTE L’AGIBILITà PERCHè MI TOCCA A ME QUESTA SPESA?CERTO DI UNA RISPOSTA CELERE VI SALUTO E GRAZIE.
Cecilia Campanini
sono proprietaria di un appartamento che si affaccia su corte condominiale con vialetto di accesso. Sul vialetto di accesso affacciano a sua volta entrate di altri palazzi inizialmente abusive e poi condonate nel 2001 che hanno diritto di passo ma non comproprietà del vialetto. Nei recenti lavori di rifacimento della pavimentazione della corte interna abbiamo disegnato strisce per il parcheggio di moto e motorini con regolare dia nella parte priva di affacci. Uno dei diritti al passo ci ha fatto intimazione di eliminazione delle strisce con divieto permanente di parcheggio in quanto mancanza di rispetto delle distanze (i disegni sono lungo il muro confinante) e contro le norme sulle barriere architettoniche in quanto nell’abitazione risiedono portatori di handicap.
Avrei bisogno di sapere se esiste effettivamente la possibilità che possano appellarsi a suddette violazioni
una vicina ha costruito una casetta in legno nel suo giardino di proprietà in aderenza ad un muro comune e sotto il mio balcone (circa un metro di distanza). Preventivamente aveva richiesto autorizzazione (concessa) ma a lavori ultimati il risultato è stato ben diverso da quanto auspicato sia sul fronte sicurezza, (con un salto chiunque potrebbe arrivare al mio balcone) sia sul fronte “decoro” (è posizionata infatti all’ingresso della palazzina, che per il solo proprietario è retro). Il comune mi ha confermato circa 4 mesi fa essere costruzione abusiva ed infatti ha provveduto a mandare una lettera in cui si richiede documentazione dell’opera. In teoria mi hanno confermato che verrà fatta rimuovere ma gli interessati “fanno finta di niente”. Come posso procedere (evitando se possibile di adire vie legali…)?
Ottimo il vostro servizio in un ambito così confuso e interpretativo specialmente nei rapporti con le pubbliche amministrazioni. Possono queste opporsi a delle concessioni previste per legge ? e in questo caso quale deve essere la soluzione, un ricorso al T.A.R. ? Nel mio caso non mi si concede la sanatoria per l’apertura di una porta finestra per la quale lo stesso giudice adito, su ricorso del condominio ricorrente, ne ha riconosciuto invece la legittimità con la corretta applicazione dell’art. 1102 del codice civile. Ed inoltre qual’è labuso nel cambio di fatto e senza opere della destinazione d’uso tra due categorie funzionali (da ufficio ad abitazione). E’ possibile che sciorinare uno strofinaccio dentro il proprio giardino e lontano dalla vista di chicchessia per il Comune persecutorio costituisca grave e sanzionabile abuso per cui ogni altra richiesta vada elusa in virtù di tale “deprecabile abuso” ? Attendo con ansia la Vostra risposta.
Buongiorno, abitiamo a Roma in una villetta su 2 piani e vorremmo ampliare il piano superiore utilizzando parte del nostro giardino che confina con un’altra villetta, creando un porticato al piano terra. Il confine tra le due case è rappresentato da una ringhiera alta meno di 3 metri. Dalla nostra casa alla ringhiera ci sono 4 metri di distanza e dalla casa dei vicini alla ringhiera ci sono 5 metri di distanza. Possiamo ampliarci fino alla ringhiera? I nostri vicini sono i genitori di mio marito che ovviamente sono d’accordo.
Vorrei mettere un bancale di legna da ardere coperta da un telo di nylon per proteggerla dalla pioggia nel mio giardino, vicino al confine delimitato da muretto alto 50 cm più rete.Il vicino mi obbliga a tenere una distanza di 5 metri dal confine. E’ giusto?
Per favore gradirei gentilmente una risposta con la legge di riferimento a tal proposito.
Buongiorno,ho un piccolo problema con il mio vicino confinante.
Piano,piano il sig.mi sta praticamente chiudendo la visuale da tutte le parti mi giri
Mi spiego, con degli alberi di alto fusto (betulle),che si inizialmente rispettavano le misure ma ad oggi con l’albero alto più di sette metri io mi ritrovo che il fogliame e tutte le sue semenze invadano continuamente tute le parti calpestabili
Inoltre anche le grondaie vanno pulite continuamente,inoltre con la siepe circonda tutto il confine superando di oltre un metro il muretto di divisione perciò quando mi trovo a filo strada la mia visione si sofferma sulle sue meravigliose piante.
Ps le betulle sono solo un tipo citato ma anche magnolie ,pini,ed altre aggiunte da poco
Le chiedo gentilmente un consiglio grazie
cosimo melucci
vorrei gentilmente sapere quale diritto può avere il mio confinante per poter parcheggiare un camper enorme di fronte alla mia cucina, esattamente dietro al muro che separa la mia proprietà,con una stradina di circa 3.50 che si è riservata al momento della vendita del terreno di sua proprietà
risiedo in centro urbano in un comune con meno di 10.000 abitanti attraversato da una strada statale. Dal punto di vista catastale la mia proprietà è confinante con la strada statale. Ai tempi dell’edificazione il mio muro di recinzione è stato arretrato rispetto al confine della strada statale per fascia di rispetto di circa 2,50/3,00 mt.
La segnaletica orizzontale tra la strada statale e questa fascia di terreno è “striscia longitudinale discontinua” che consente la sosta.
Purtroppo ci sostano anche tir e mezzi di trasporto eccezionali che col tempo hanno distrutto la pavimentazione di questa fascia.
A chi spetta la manutenzione di questa area che catastalmente è mia ma è aperta a chiunque ?
salve, quali sono le distanze da rispettare tra due edifici di diversa proprietà tenuto conto che una è alta circa otto metri con due appartamenti (la mia)…….e l’altra è alta 12 metri con 18 appartamenti (costruttore)è sufficente lasciare solo 5 metri dal confine?….i metri si riducono a 4 se calcoliamo la sporgenza dei balconi….l’edificio mi ha completamente oscurato la luce del sole specie nei periodi autunno-invernali…cosa posso fare?….ringrazio e saluto cordialmente
MANRICO DI DOMENICO
il mio vicino di casa, (villette singole con giardino) mi ha causato ingenti danni,conseguenti ad infiltrazioni di acqua, dovuti ad intasamento canale di scarico per caduta aghi di pino ed altro ancora.gli alberi del vicino sono di alto fusto ed a una distanza di 5,84 metri. dalla mia abitazione, ed inoltre ad una distanza di 2,70 metri dalla mia recinzione. gradirei sapere se la situazione attuale e’ regolare o meno. grazie anticipate
Un muro ha diviso il terrazzo originario in 2 parti.Tale muro è stato riconosciuto comune ai due proprietari.Il sottoscritto sulla parte che ricadeva sulla sua parte circa 15 anni fa,ha icassato su detto muro tu N.2 luci per illuminare il suo terrazzo ed un tubo per innaffiare le piante.Il mio vicino si è rivolto al Conciliatore chiedendo la rimozione delle luci e del tubo.Ritengo ciò non legale.Cosa ne pensa ? Desidero una risposta.Grazie
Buongiorno , sono proprietario di una abitazione costruita nel 1969 e posta ad una distanza dal confine di 1,5 m poiche’ in quei tempi quella era la distanza legale ; oggi il mio confinante sta costruendo due villette bifamiliari per i figli ed ha tracciato una strada asfaltata di 2,5 m , corredata di muretti sul mio confine , quindi mi ritrovo con una strada ove transitano e transiterranno mezzi meccanici praticamente ad una distanza di 1,5 m dalla mia abitazione , volevo chiedere in proposito : a)se tutto cio’ e’ legale o vi sia una distanza da osservare e rispettare nella fattispecie b)se sussiste l’illegalita’, avendola gia’ costruita ,ha acquisito diritto?. Grazie.
Salve, una persona ha acquistato il terreno confinante con il mio giardino. Ora sta accumulando materiale edili e sporcizia varia addosso al muro di confine, impedendomi anche di fare manutenzione alla mia siepe che inevitabilmente sporge nel suo terreno,. Il muro è alto un metro e su di esso è posta una rete divisoria. Non ci sono spioventi, incavi ecc ecc.
Questa persona può accatastare materiale sul muro di confine? Non dovrebbe almeno lasciarmi lo spazio x tagliare la siepe prima che crescendo possa provocare danni alla rete e al muro stesso?
Le consigliamo di risolvere comunque la faccenda per vie bonarie, secondo le comuni regole di buon vicinato. Al momento tecnicamente il suo vicino non ha recato alcun danno alla sua proprietà – tenendo conto che se la sua siepe sporge sul terreno di terzi tali rami diventano ‘appannaggio’ di terzi.
ho riscontrato che nella pertinenza del mio immobile esistono n.2 tettoie costruite a confine del muro di cinta (in parte confinante con altra proprietà, in parte con strada comunale), esse non risultano concessionate a livello edilizio né accatastate, volevo chiedere se è possibile sanarle nell’attuale posizione, aggiungo che l’altezza delle tettoie non supera quella del muro di cinta.
Vorrei sapere se è possibile fare uno scavo radente una strada comunale di mt 4 per costruire poi una villetta con parete a due metri dalla strada..
Dall’altra parte ci sono abitazioni a due elevazioni finestrate..
questa villetta va per 3/4 di fronte a abitazione dello stesso proprietario e per il resto di fronte a proprietari diversi (cioè io).
Tenendo presente che ho accertato che sono in regola con il comune visto l’accesso agli atti, a prescindere dalle distanza tra pareti finestrate, si può mai costruire a soli 2 metri dalla strada?.. io so che almeno devono spostarsi 5 mt oltre la strada e devono considerare anche l’altezza dei fabbricati di fronte..
Va detto anche che c’era un piccolissimo fabbricato che è stato abbattuto ed era come scritto in progetto prima del 1942 ma che stava solo per quattro metri vicino la strada e che era 4X4 senza finestr lato strada, ed era un fabbricato ad uso attrezzi agrigoli quando il terreno era ancora indiviso e quindi più grande.
Non deve comunque distaccarsi?
Da pochi anni mi occupo di coltivare e tener pulito un piccolo orto, che fa parte del terreno di casa mia e confina con un vicino.
Ci separa un muretto con rete, metà mio e metà suo.
Da sempre ho riservato un pezzetto di terra all’ “accumulo” delle erbacce, legnetti, sassi che pulendo la zona che coltivo trovo.
Con il sole secca tutto mentre se piove l’erba marcisce velocemente senza mai occuparmi più spazio rispetto a quello iniziale. Per tener ordinato l’angolo ho messo dalla mia parte un asse di legno che contenga le erbacce e non le faccia scivolare nuovamente tra carote ed insalate varie.
Non è un capolavoro artistico ma organizzando la zona così ho ordine e pulizia. Non attira insetti e non c’è odore.
Ebbene il vicino non mi dà pace: prima teneva insetti, poi ha iniziato a dirmi che i miei “rifiuti” andavano oltre la rete ed confine (cosa non vera, perché avendo l’asse stanno verso di esso è quindi verso la mia parte), poi ha lamentato l’ombra (30/40cm di erba non fa ombra nel suo terremo specie se sto verso il mio) ed ora sostiene che semplicemente crea “schifo” e gli dà fastidio vederlo.
Oltre a non voler privarmi della mia piccola comodità, non voglio privarmi della Libertà di organizzarmi il terreno come desidero.
Tutti i vicini con i quali hanno a che fare hanno avuto problemi.
Ho il diritto di mettere questo genere di “rifiuti” totalmente biodegradabili in un angolo del mio terreno presso il confine senza minimamente toccare rete e muretto divisorio?
Salve vorrei sapere se il mio vicino può ricoprire con erba finta una ringhiera posta su un muro che divide la mia camera da letto dal suo giardino.Grazie.
Il mio vicino (in centro storico) sta ristrutturando casa,ha demolito un muro della cascina che confina con casa mia e lo ricostruira nuovo!!
Quando vengono demoliti i muri,nella ricostruzione non bisognerebbe le distanze?? Dal suo muro al mio muro dove c’è anche una finestra ci sono circa 2 metri 60 cm