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Timestamp: 2019-07-19 19:04:05+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 409', 'art. 410', 'sentenza ', 'art. 414', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La scelta del domicilio del beneficiario: l’importanza di tenere conto della sua volontà
La Corte di Cassazione, sezione 6° penale, con sentenza del 23.9.2013, n. 39217, ha annullato la condanna pronunciata nei confronti di un figlio che contro la volontà dell’amministratore di sostegno, aveva portato la madre nella sua terra d’origine.
La scelta del domicilio del beneficiario è spesso fonte di attrito tra lo stesso beneficiario e i suoi parenti. Non sempre il decreto di nomina attribuisce esplicitamente all'amministratore di sostegno il potere di scegliere il luogo in cui deve vivere il proprio assistito. Per inquadrare la problematica si deve partire dal considerare la finalità della legge 6/2004 che è quella di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia. Coerentemente l'art. 409 c.c. statuisce che il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. L'art. 410 c.c. sancisce che nello svolgimento dei compiti l'amministratore di sostegno deve tenere conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario. Spesso il beneficiario, riguardo alla scelta del suo domicilio, è in grado di manifestare il proprio desiderio che deve essere tenuto in considerazione dall'amministratore di sostegno. Altre volte, invece, il beneficiario non è più in grado di esprimere la sua volontà. Nella scelta si dovrebbe comunque tenere conto del suo desiderio, se, in passato, lo aveva manifestato.
In una recentissima sentenza (23.9.2013, n. 39217) la Corte di Cassazione, sezione 6° penale, ha annullato la condanna pronunciata nei confronti di un figlio che, contro la volontà della sorella, amministratore di sostegno, aveva esaudito il desiderio della madre, più volte espresso in ambito familiare, di tornare in Sicilia, sua terra d'origine.
Tale comportamento, secondo la Corte, non configura alcun reato, atteso che il decreto di nomina non aveva disposto uno "specifico e incoercibile affidamento residenziale dell'anziana"né aveva disposto sulla sua eventuale incapacità di determinarlo in piena autonomia e consapevolezza. Precisa la Corte: "né del resto, il provvedimento del giudice tutelare ex art. 414 c.c. avrebbe potuto disporre in termini diversi". Motiva la Cassazione che all'amministratore di sostegno era stato conferito il potere di compiere, in nome e per conto della beneficiaria, alcuni atti di ordinaria amministrazione, ferma restando per la beneficiaria la facoltà di compiere personalmente tutti gli atti necessari a soddisfare le proprie esigenze quotidiane che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. La Corte di Cassazione ribadisce che il legislatore non considera la persona beneficiaria incapace di intendere e di volere, dato che esplicitamente sancisce che ella conserva la capacità di agire per quegli atti che non sono contemplati nel decreto di nomina.
Condizioni per l’attivazione dell’Ads e disposizioni di trattamento di fine vita
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23707 del 20.12.2012, interviene a sottolineare che l’attualità dell’infermità o dell’incapacità del soggetto beneficiario è condizione indispensabile per attivare l’amministrazione di sostegno e chiarisce il ruolo e i limiti che tale istituto può avere nell’ambito delle direttive anticipate di trattamento sanitario (DAT), un tema che il nostro ordinamento non ha ancora disciplinato. Pubblichiamo una riflessione di Donatella Falaguerra e Anna Maria Delitala del Progetto AdS di Lecco quale introduzione e sintesi della sentenza che si richiama integralmente.
La Corte di Cassazione, ritorna sull'argomento della richiesta di amministrazione di sostegno da parte di una persona capace in previsione di una propria futura incapacità ed affronta il tema oggi tanto discusso delle DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento).
Il caso trattato riguarda la richiesta di una signora che ha designato, con scrittura privata autenticata da notaio, il proprio amministratore di sostegno, precisando anche le proprie volontà in merito alle cure mediche cui essere o non sottoposta in futuro conferendo allo stesso, pieni poteri per ogni decisione in merito.
Subito dopo la signora ha richiesto al Giudice Tutelare di Trento la nomina dell'amministratore di sostegno da lei già designato. Il Giudice ha dichiarato la richiesta inammissibile; dello stesso parere era la Corte d'Appello che ha precisato che la richiesta non può provenire da persona pienamente capace presupponendo uno stato di incapacità attuale e non futuro.
La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso, precisa che la richiesta di nomina di amministratore di sostegno debba essere presentata solo nel caso in cui l'incapacità sia attuale.
Nella sentenza la Corte, pur ammettendo l'estraneità al tema trattato, affronta il tema delle direttive anticipate di trattamento sanitario indicando, in mancanza di una legge specifica sulle DAT, il percorso per fare valere le stesse volontà, attraverso la richiesta di nomina di amministratore di sostegno. Sarà quest'ultimo che farà valere le volontà manifestate dalla persona interessata, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, per cui non sarà più necessario ricostruire, tramite testimonianze, la volontà del beneficiario.
La sentenza che qui si commenta conferma alcuna giurisprudenza di merito (Tribunale Modena, Varese, Treviso) che aveva già indicato il percorso dell'istituto dell'amministratore di sostegno quale strumento per fare valere le volontà anche di fine vita.
Si è tanto discusso sul così detto testamento biologico, sulle direttive di fine vita che non sono state ancora regolamentate dal nostro Legislatore.
Sia i sostenitori del testamento biologico, sia la Cassazione, si basano sul valore fondamentale della dignità umana ed i principi posti a tutela della stessa sono uguali per entrambi:
Art. 32 Costituzione che prevede che il trattamento sanitario sia volontario in coerenza con gli artt. 2 e 13 della Costituzione
Artt. 2-3-35 della Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
Artt. 5-9-21 della Convenzione di Oviedo che impongono di tenere conto, in merito ad un intervento medico, dei desideri del paziente non in grado di esprimere la propria volontà
Art. 38 del Codice Deontologico Medico che impone al medico il rispetto di quanto precedentemente manifestato dal paziente in modo certo e documentato
Documento del Comitato Nazionale per la Bioetica che ammette sia preferibile far valere le indicazioni espresse dal malato quando in possesso delle sue facoltà.
Diverse sono però le soluzioni cui sono pervenuti i sostenitori del testamento biologico per manifestare le volontà di fine vita. Infatti essi hanno realizzato:
la costituzione dei registri delle DAT presso alcuni Comuni
raccolta delle DAT da parte della Chiesa Valdese
In entrambe le soluzioni indicate è prevista la figura di un fiduciario che farà valere le volontà manifestate dalla persona interessata.
In attesa che la materia venga regolamentata da un'apposita legge, si ritiene che strada indicata dalla Corte di Cassazione sia la più sicura e percorribile
Designazione dell'amministratore di sostegno tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata che contengono anche le volontà riguardo ai trattamenti sanitari anche di fine vita
Presentazione, nel momento del verificarsi dell'incapacità, della richiesta di nomina dell'amministratore di sostegno
Prestazione da parte dell'amministratore di sostegno del consenso o del dissenso degli atti di cura.
Donatella Falaguerra e Anna Maria Delitala del Progetto AdS di Lecco
Il testo della sentenza della Corte di Cassazione n. 23707 del 20.12.2012