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Timestamp: 2019-10-16 09:50:27+00:00
Document Index: 87200033

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 21']

29 | Gennaio | 2013 | Edscuola
Archivi giornalieri: martedì 29 Gennaio 2013
GdL Torino e Piacenza: nuovi successi per i ricorsi pettine e scatti biennali
L’ANIEF continua la propria azione vincente in difesa dei diritti e del merito con nuove soddisfacenti sentenze ottenute nei tribunali del lavoro di tutta Italia. Sotto l’attenta regia dei nostri legali Fabio Ganci e Walter Miceli, questa volta le conferme arrivano dal Tribunale di Torino, con una nuova retrodatazione dell’immissione in ruolo a seguito del corretto inserimento “a pettine” nelle GaE 2009/2011 e dal Tribunale di Piacenza, che riconosce il diritto agli scatti biennali di anzianità per due docenti precarie.
Presso il Tribunale di Torino l’Avv. Angelo Maurizio Ragusa, legale di riferimento dell’ANIEF sul territorio, ottiene nuova sentenza positiva per i ricorsi “pettine” con conseguente condanna per il MIUR a riconoscere la retrodatazione dell’immissione in ruolo, già stipulata con la nostra iscritta, a far data dal 1° settembre 2010. Il Giudice, riprendendo precedenti sentenze emesse dal medesimo tribunale, ha nuovamente confermato che “la sussistenza di un diritto all’inserimento “a pettine” non forma oggi più oggetto di sostanziale contestazione e ciò neppure ad opera dell’Amministrazione convenuta. Detto diritto è stato affermato in modo chiaro dalla Corte Costituzionale nella sentenza 41/2011”.
Presso il Tribunale di Piacenza l’Avv. Irene Lo Bue, cui l’ANIEF ha affidato i propri iscritti sul territorio, con due distinte sentenze di identico tenore, ottiene il riconoscimento del diritto delle ricorrenti a percepire integralmente le differenze retributive non percepite in ragione dell’anzianità di servizio maturata a seguito dei contratti a tempo determinato stipulati con il MIUR. Il Giudice del Lavoro ha, infatti, assorbito integralmente le tesi sostenute dall’ANIEF sulla violazione, da parte del MIUR, del fondamentale principio di non discriminazione sancito dalla clausola n. 4 dell’Accordo Quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE e ha concluso che il giudice italiano deve “applicare, attesa la superiorità nella gerarchia delle fonti, la norma comunitaria in esame, di per sé sufficientemente precisa e direttamente applicabile nei confronti dello Stato pur in qualità didatore di lavoro privato” con conseguente condanna del MIUR al pagamento degli scatti biennali non corrisposti.
L’ANIEF ha, ancora una volta, ottenuto giustizia per i docenti che si sono affidati con fiducia all’azione mirata e determinata del nostro sindacato, con conseguente piena conferma della solidità delle battaglie patrocinate negli ultimi anni contro qualunque tipo di detrimento perpetrato dal MIUR ne confronti dei lavoratori della scuola precari e di ruolo.
Dimensionamento – Stralciata l’indicazione della Consulta
Dimensionamento – Stralciata l’indicazione della Consulta: recuperate solo la metà delle scuole. L’Anief si appella ancora una volta ai governatori: fate rispettare la legge. Tutto il resto sono accordi a perdere e incostituzionali.
“La legge indica i principi generali, poi le regioni le declinano sulla base del rispetto dei territori. Come ribadito dalla Consulta. Ogni diversa interpretazione è incostituzionale”. È questo il pensiero dell’Anief a proposito dell’accordo che sarebbe in dirittura d’arrivo in Conferenza unificata per definire i nuovi criteri del dimensionamento delle istituzioni scolastiche italiane.
Dopo l’inconcepibile taglio di 2 mila istituti, attraverso la Legge 111 del 2011, ritenuto illegittimo dalla Corte Costituzionale, Anief conferma la volontà di ricorrere ai Tar regionali per bloccare un arbitrio che rasenta la follia.
“In questo modo si lasciano le famiglie allo sbaraglio – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief – proprio nei giorni in cui si stanno per completare le iscrizioni di quasi due milioni di alunni. Ma lo Stato non può unilateralmente cambiare la normativa, introducendo dei criteri chiaramente parziali e a proprio vantaggio. Né lo possono fare le Regioni, che sembrano voler accettare l’accordo. E non richiamare i principi di legge. I quali rimangono sempre, è bene ricordarlo, lo strumento principe. Anche per realizzare l’organico scolastico”.
L’Anief ribadisce quindi tutta la propria contrarietà verso questa scelta. E invita anche i decisori politici a livello locale a porre fine a questo stato di illegittimità, tanto più grave alla luce delle iscrizioni in corso.
Praticamente nullo va considerato, se è questo, il parere della Conferenza unificata. “Senza tenere conto della normativa previgente alla legge 111 del 2011 – conclude il presidente Pacifico – si sta cercando un improbabile accordo con un Governo dimissionario, che non può essere ratificato da questo Parlamento. E la cui eventuale approvazione metterebbe in estrema difficoltà anche il nuovo Governo che uscirà dalle elezioni politiche di fine febbraio”.
Nuove classi nelle sabbie mobili
Meno di un mese alle elezioni. Molto meno di due all’insediamento del nuovo governo. L’opera di rallentamento intanto prosegue, ieri nuovo vertice, e scontro, tra sindacati e ministero. La riforma delle classi di concorso rischia così di non venire fuori dalle sabbie mobile di questa fine legislatura, a dispetto della volontà del ministro, Francesco Profumo, di poche settimane fa.
Il decreto, atto controproducente. Serve un regolamento
Concorso senza commissari
A pochi giorni dall’inizio delle prove scritte del concorso a 11.542 posti di insegnante delle scuole di ogni ordine e grado, il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, riattiva la procedura per individuare presidenti e membri delle commissioni giudicatrici. In quasi tutte le regioni, infatti, dalle più piccole come il Friuli alle più grandi come la Lombardia, relativamente a numerose classi di concorso, non bastano i nominativi sorteggiati martedì 22 gennaio scorso alla presenza del ministro per formare tutte le commissioni e sottocommissioni.
Il ministero ha così dovuto disporre affinché i direttori regionali dell’istruzione riaprano i termini e acquisiscano entro il 31 gennaio prossimo altre richieste di inclusione negli elenchi. Non solo, quasi presagendo uno scarso successo dell’iniziativa di riapertura, il direttore generale per il personale scolastico, Luciano Chiappetta, ha anche invitato i direttori regionali dell’istruzione a sensibilizzare presidi e personale sull’esigenza «di assicurare la più ampia e qualificata risposta, in particolare per quelle classi di concorso per le quali si è registrata una bassa partecipazione nella fase ordinaria di presentazione delle istanze», nota del 22 gennaio 2013 (prot. n. 514). In verità, per certe classi di concorso la partecipazione non è stata solo bassa, è stata quasi del tutto assente. Per restare all’esempio di una delle due regioni citate, la Lombardia, alla classe di concorso di lingua e civiltà francese nelle scuole secondarie di secondo grado, 379 candidati per 9 posti, è stato individuato un solo commissario e nessun presidente. Più in generale, sempre nella regione più ricca d’Italia, mancano presidenti per quasi il trenta per cento delle classi di concorso, su ventiquattro sette sono le classi scoperte (discipline economico – aziendali, discipline meccaniche e tecnologia, disegno e storia dell’arte, educazione fisica nelle superiori, tecnologia, lingua e civiltà francese nelle superiori, laboratorio tecnologico per l’edilizia), mentre per altre gli aspiranti sono in numero insufficiente rispetto al numero teorico dei partecipanti. Per il concorso a posti nella scuola dell’infanzia, se sosterranno lo scritto tutti coloro che hanno superato la preselezione, 2768 candidati, bisognerà formare una commissione articolata in sei sottocommissioni giudicatrici, con sei vice-presidenti più un presidente coordinatore, ma le domande presentate di presidente sono una soltanto. Per il concorso di fisica, 857 candidati, un solo aspirante presidente (ne servono almeno tre), un solo commissario (ne servono almeno quattro). Nel Friuli su quattro classi concorso, manca il presidente per una, quella di discipline economico – aziendali, e c’è un solo commissario, come per lettere nella scuola media, dove il presidente almeno c’è. In compenso è sorteggiato un commissario per un concorso non bandito, classe A060 (scienze naturali). Gli elenchi di tutti i commissari, presidenti e membri aggregati sono stati trasmessi da Chiappetta a ciascun direttore regionale in allegato a una seconda nota del 22 gennaio 2013 (prot. n. 564). Se non basterà la riapertura, il direttore generale, pur di trovare presidenti e commissari, è disposto a consentire l’accoglimento anche di quelle domande che non avevano osservato la procedura obbligatoria di presentazione on line, attraverso il sistema informativo del ministero dell’istruzione, Polis, ed erano state inoltrate in formato cartaceo. Le nuove richieste saranno quindi sottoposte a sorteggio con le stesse modalità utilizzate la prima volta: in diretta, alla presenza del ministro, di giornalisti, fotografi e operatori televisivi, e saranno anche proiettate su una lavagna interattiva multimediale. Non è certo che a dare l’avvio ci pensi ancora il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino. Prima dell’inizio della tornata degli scritti, dall’11 al 21 febbraio prossimi, per ciascuna classe di concorso verrà formata la commissione madre. Subito dopo, in relazione al numero dei partecipanti effettivi, la commissione potrà articolarsi in più sottocommissioni per ogni gruppo di 500 candidati o frazione. Ogni sottocommissione sarà composta da tre membri, uno dei quali, seguendo l’ordine del sorteggio, sarà prelevato dall’elenco degli aspiranti presidenti.
Il presidente della commissione originaria dovrà assicurare il coordinamento delle sottocommissioni e sarà quindi esonerato da compiti di correzione degli elaborati, interrogazione dei candidati, valutazione dei titoli
Perché Istruzione e Lavoro saranno decisivi
di Antonio Cocozza*
*Università Roma Tre e Luiss Guido Carli
Monti vuole ridurre le vacanze estive?
Pare che l’ipotesi sia contenuta nella bozza di riforma sul mercato del lavoro su cui sta lavorando la lista Monti. Presa di posizione della Cisl-Scuola.
Un solo mese di vacanza all’anno per la scuola: è quello che sembra prevedere la bozza di riforma del mercato del lavoro a cui sta lavorando la lista Monti.
Si parla infatti di una vera e propria riforma del calendario scolastico in modo da limitare ad un mese le vacanze estive, ma – si legge nel documento – “sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie”.
Mario Monti e i suoi collaboratori chiariscono anche che la misura “non vuole aggravare il lavoro degli insegnanti” ma piuttosto favorire i genitori lavoratori.
“Le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità – si legge ancora nella bozza di riforma – possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per 11 mesi l’anno, incoraggiando ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo in più “.
A commentare l’idea di Monti è subito intervenuta la segreteria nazionale della Cisl-Scuola che dichiara: “Non ci pare che tra le urgenze della scuola ci sia quella di intervenire sulle vacanze, oltretutto mescolando in modo un po’ confuso istruzione e attività di altra natura, che non è detto debba essere la scuola a fornire. Non è certo sul calendario scolastico che si registrano significative differenze tra la scuola italiana e a quella di altri Paesi: piuttosto si vedano gli scarti che ci sono in termini di investimento sul sistema di istruzione. Qui si che l’Italia ha davvero da recuperare posizioni”.
Per il momento, però, le notizie sulla questione sono piuttosto contraddittorie; Mario Sechi, uno dei più illustri candidati della lista Monti, è già intervenuto nel tentativo di tenere a bada le polemiche e ha dichiarato: “Non è prevista nessuna limitazione a un mese delle vacanze estive delle scuole. La riforma del mercato del lavoro di Scelta Civica, alla quale lavora un gruppo di economisti insieme al prof. Pietro Ichino, sarà presentata nei prossimi giorni e non conterrà alcun taglio delle vacanze scolastiche”.
L’idea di tenere aperte le scuole di pomeriggio o durante le vacanze non è nuova e un po’ tutti i Ministri che si sono succeduti negli ultimi 15 anni hanno fatto dei tentativi in questa direzione.
Ma, al massimo, sono state realizzate modeste esperienze limitate nel tempo.
Il fatto è che per tenere aperte le scuole, occorrono risorse umane e finanziarie.
Da quest’anno, poi, le istituzioni scolastiche si dovranno accontentare di un fondo di istituto inferiore del 30% rispetto a quello degli anni passati che non solo non consentirà di tenere aperte le scuole per più tempo ma non basterà neppure per garantire le attività indispensabili.
La scuola? È prima di tutto condivisione dei saperi
Se ne parla nel “Tg1 Fa’ la cosa giusta”, in onda su Rai1 martedì 29 gennaio alle 9.07: gli insegnanti mettono a disposizione di altre persone il proprio tempo e il proprio sapere gratuitamente. Senza ricevere soldi in cambio. E gli studenti, al posto di un contributo economico, dovranno offrire anche loro qualcosa. La scuola chiede in cambio di donare qualche ora del proprio tempo a una delle associazioni selezionate.
Nella puntata di “Tg1 Fa’ la cosa giusta” in onda su Rai1 martedì 29 gennaio alle 9.07, con Federica Balestrieri, si parlerà di condivisione dei saperi. È un tema che ha a che vedere con la scuola-non scuola, la creatività e le arti visive: una scuola che non chiede soldi per partecipare ai suoi corsi, ma di mettere il proprio tempo a disposizione di chi ha bisogno. L`idea, dal titolo “Tam Tam” è di Alessandro Guerriero designer e presidente della Naba, nuova accademia belle arti di Milano.
Si tratta di un concetto forte, perché è quello della condivisione del tempo e dei saperi : gli insegnanti mettono a disposizione di altre persone il proprio tempo e il proprio sapere gratuitamente. Senza ricevere soldi in cambio. E gli studenti, al posto di un contributo economico, dovranno offrire anche loro qualcosa. La scuola chiede in cambio di donare qualche ora del proprio tempo a una delle associazioni selezionate: Asnada, Auser Milano, Mia Milano In Azione, Fondazione Asilo Mariuccia ed Itaca che si occupano di immigrati, anziani, minori e madri sole.
Nella stessa puntata, sarà presente anche Giorgia Benusiglio, 30 anni, autrice del libro “Vuoi trasgredire? Non farti!”, che incontra migliaia di studenti in tutt`Italia per spiegare che si può morire anche con mezza pastiglia di ecstasy, cosa che stava per succedere a lei all`età di 17 anni quando subì un trapianto di fegato in seguito ad una necrosi epatica provocata proprio da una mezza pasticca di ecstasy. Nel corso della puntata Giovanna Rossiello avrà come ospiti Giorgia Benusiglio e Paola Brodoloni, presidente dell’associazione “Cuore e Parole”.
Scatti stipendiali: tutti contro Flc-Cgil
Duro comunicato dei 4 sindacati firmatari del contratto del 12 dicembre. Secondo Cisl, Uil, Snals e Fgu-Gilda, la Flc-Cgil farebbe solo demagogia per motivi che nulla hanno a che vedere con la funzione del sindacato.
Fra Flc-Cgil e gli altri sindacati del comparto scuola è ormai scontro permanente.
Oggetto del contendere, come è facile immaginare, è la questione dell’accordo sugli scatti stipendiali con relativo taglio del fondo d’istituto.
Nella giornata del 28 gennaio Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals e FGU-Gilda hanno diramato un comunicato che evidenzia, anche nella sua forma grafica, la posizione dei sindacati che “uniscono i lavoratori” e la posizione di chi invece li divide (il riferimento alla Flc-Cgil e fin troppo chiaro).
“L’accordo per il pagamento degli scatti maturati nel 2011 va attuato; non esistono altre vie praticabili, chi chiede oggi risorse aggiuntive [è questa la posizione della Flc, n.d.r.] fa solo demagogia”
I quattro sindacati firmatari dell’accordo del 12 dicembre sul ripristino degli scatti denunciano “i comportamenti di chi ne presenta in modo distorto i contenuti con iniziative di stampo demagogico che puntano a dividere anzichè unire la categoria”.
“L’accordo – sottolineano le 4 sigle – è nell’interesse di tutti, non solo di una parte: la situazione politico-economica ne fa un’ipotesi priva di credibili alternative e ne rende del tutto accettabili i costi, nell’interesse prioritario di salvaguardare un importante elemento della retribuzione tabellare”.
L’attacco nei confronti della Flc è durissimo: “Dire che la questione va risolta con risorse aggiuntive fantomatiche significa nascondere la testa sotto la sabbia e lasciare le cose come stanno”.
Anzi, “significa rimuovere la realtà per sottrarsi alla responsabilità di scelte difficili per mascherare il fallimento di uno sterile antagonismo che non ha niente di sindacale”.
Si attende a questo punto la replica di Mimmo Pantaleo e del suo sindacato.
Alternanza scuola-lavoro: bandi di placement e orientamento nelle scuole superiori
Previsti percorsi personalizzati per 7950 giovani. Coinvolti 53 istituti
Puntare su orientamentoeplacementsin dalle scuole superiori per favorire l’occupazione giovanile è uno degli obiettivi principali dei due bandi pubblicati recentemente dalle Regioni Piemonte e Sicilia.
Alla base delle iniziative c’è la volontà di aiutare diplomandi e diplomati a trovare un’occupazione, riducendo il tempo che passa tra il diploma e l’ingresso nel mondo del lavoro.
I due avvisi pubblici rientrano nelle attività della Linea 2 del programma FIxO “Scuola&Università” e fanno seguito agli avvisi già pubblicati di Marche, Liguria ed Emilia Romagna.
Le scuole selezionate beneficeranno di un contributo fino a un massimo di 30 mila euro e dell’assistenza tecnica di Italia Lavoro per strutturare e rafforzare i servizi di placement e di orientamento al lavoro e alle professioni.
Ogni istituto scolastico avrà inoltre la possibilità di realizzare 150 percorsi di orientamento e placement per diplomati e diplomandi. La finalità è di coinvolgere 3.900 giovani in Piemonte e 4.050 in Sicilia, con lo scopo di aiutarli a trovare un lavoro attraverso un’azione mirata e personalizzata.
Le scuole piemontesi che intendono candidarsi dovranno presentare la domanda di partecipazione a partire dalle 9,30 del prossimo 4 febbraio, fino alle 16 del prossimo 4 marzo. Quelle siciliane avranno tempo dalle 9,30 del 4 febbraio fino alle 16 del 15 marzo.
I bandi di concorso e i termini per presentare la domanda di partecipazione possono essere consultati sul sito di Italia Lavoro.
Diploma a 18 anni, se ne parla da tempo
Già nella “riforma dei cicli” di Berlinguer era previsto l’esame di maturità a 18 anni, con un anno in meno nel primo ciclo. Adesso si parla di secondaria di secondo grado di 4 anni. In ogni caso l’operazione “costerebbe” un taglio di circa 50mila cattedre.
Abbreviare di un anno il percorso formativo degli studenti italiani non è una idea particolarmente nuova, tutt’altro.
Se ne era parlato già quindici anni fa e il dibattito politico e pedagogico aveva portato alla approvazione della legge n. 30 del marzo 2000 fortemente voluta dal ministro Luigi Berlinguer.
La proposta contenuta nel provvedimento, che si presentava come una legge-quadro che avrebbe dovuto essere precisata con ulteriori regolamenti, era relativamente semplice e lineare: un primo ciclo di 7 anni seguito da un secondo ciclo articolato in un biennio comune e in un triennio specifico per i diversi indirizzi.
Contestualmente la legge prevedeva l’obbligo scolastico a 15 anni e cioè, in pratica, al termine del biennio comune.
Come sia andata a finire è cosa risaputa: l’anno successivo ci fu un cambio di maggioranza e il nuovo Governo Berlusconi fece quello che aveva annunciato in campagna elettorale e cioè bloccò la “riforma dei cicli” di Berlinguer.
Riforma che venne definitivamente abrogata nel 2003 con l’approvazione della legge 53 (la cosiddetta “Riforma Moratti”).
Nella soluzione proposta da Berlinguer l’anno di scuola in meno si sarebbe dovuto ricavare da una riduzione della durata del primo ciclo, mentre secondo l’ipotesi del comitato tecnico voluto dal ministro Profumo la riduzione dovrebbe riguardare il secondo ciclo che verrebbe accorciato di un anno.
Entrambe le ipotesi presentano aspetti positivi e negativi ed è difficile prevedere ora quale delle due, alla fine, potrebbe prevalere.
Un dato è certo: in ogni caso i sindacati faranno di tutto per contrastare l’una e l’altra soluzione dal momento che in entrambi i casi la riforma si tradurrebbe in circa 50mila cattedre in meno.
D’altronde sono lontani i tempi della riforma dei cicli di Berlinguer che potè contare se non sul sostegno almeno sulla “neutralità” della Cgil che, all’epoca, non si oppose all’ipotesi di ridurre a 7 gli anni del primo ciclo di istruzione.
Latino al Liceo classico; Matematica al Liceo scientifico; Lingua straniera al Liceo linguistico; Pedagogia al Liceo pedagogico; Disegno geometrico, Prospettiva, Architettura al Liceo artistico; Economia aziendale ai Ragionieri, Tecnologia delle costruzioni ai Geometri; Alimenti e alimentazione all’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione. Tutte le altre materie assegnate nei vari corsi di studio.
Sono queste alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta degli esami di Stato 2013 e contenute nel decreto firmato dal ministro Francesco Profumo, che individua, tra l’altro, anche le materie assegnate ai commissari esterni. Il decreto, per la prima volta protocollato attraverso una procedura informatica e non più cartacea, è ora in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Mobilità 2013/2014: blocco quinquennale interprovinciale ma non per tutti
Ricordiamo a tutti i docenti che hanno intenzione di chiedere trasferimento per il prossimo anno scolastico, che a causa della legge n. 106/2011 ed in particolare per l’art. 9 comma 21, è in vigore il blocco quinquennale della fase di mobilità interprovinciale.
Cosa prevede letteralmente l’art. 9 comma 21 su citato? In tale articolo è scritto: “I docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato decorrente dall’anno scolastico 2011/2012 possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità”. Dunque per chi è stato assunto giuridicamente a partire dal 2011/2012 ed ovviamente anche per chi è stato assunto a partire dal 2012-2013, vige l’obbligo di restare bloccati nella provincia di titolarità, senza possibilità di ricongiungersi alla famiglia. Ma questo blocco quinquennale interprovinciale vale proprio per tutti? La risposta è no. Per qualcuno, che si trova in particolari situazioni, protette dalla legge, il blocco non è applicabile.
Chi può sottrarsi a tale blocco? Non si applica l’obbligo quinquennale per tutto quel personale destinatario di nomina a tempo indeterminato negli anni 2011/2012, 2012/2013 e che può fruire delle precedenze di cui all’art. 7, comma 1, punti I), III) e V) dell’ipotesi di contratto. In particolare il personale non vedente, emodializzato e il personale che ha bisogno di particolari cure mediche continuative, art. 21 e 33 comma 6 della legge n. 104/92 e il personale che assiste il coniuge o figli disabili in situazione di gravità.
Mentre cosa diversa è la posizione dei figli che assistono un genitore disabile in situazione di gravità, costoro avranno il blocco quinquennale della titolarità nella provincia in cui sono entrati in ruolo, ma avranno diritto a usufruire della precedenza tra province diverse esclusivamente nelle operazioni di mobilità annuale, cioè nella fase di utilizzazione e/o assegnazione provvisoria