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Timestamp: 2016-10-21 11:23:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 32']

⭐impaginazione Alice Braut ISBN EUT - Edizioni Università di Trieste via E. Weiss, Trieste
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Alfonsina Giuliano
1 impaginazione Alice Braut ISBN EUT - Edizioni Università di Trieste via E. Weiss, Trieste2 La prevenzione dello stress lavorocorrelato Profili normativi e responsabilità del datore di lavoro Roberta Nunin EUT EDIZIONI UNIVERSITÀ DI TRIESTE3 4 a Marco5 Sommario 9 Introduzione 13 Capitolo primo Lo stress lavoro-correlato tra diritto eurounitario e diritto interno: problemi definitori ed inquadramento del tema Lo stress lavorativo come rischio psico-sociale e la dimensione del fenomeno in ambito europeo Alla ricerca di una definizione: di cosa parliamo quando parliamo di stress "lavoro-correlato" L'attenzione al tema nel diritto sociale europeo: dai primi interventi in materia di salute, sicurezza e prevenzione dei rischi all'accordo quadro del Capitolo secondo Dall'Accordo quadro europeo sullo stress nei luoghi di lavoro all'attuazione della normativa italiana di riferimento: un percorso non privo di ostacoli L'Accordo quadro europeo dell'ottobre 2004: contenuti e proposte operative per la prevenzione dello stress lavoro-correlato Le indicazioni per l'implementazione dell'accordo quadro europeo e la trasposizione dei suoi contenuti nell'ordinamento italiano La "nuova" valutazione dei rischi nell'art. 28 del d.lgs. n. 81/ I ritardi nell'attuazione 66 dell'art. 28 d. lgs. n. 81/2008 per l'obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato ed il problema dell'effettiva entrata in vigore di quest'ultimo 57 Capitolo terzo Valutazione dello stress lavorocorrelato, organizzazione del sistema di prevenzione e responsabilità del datore di lavoro Le indicazioni formulate dalla Commissione consultiva nel 2010 per la valutazione dello stress lavoro-correlato La concreta individuazione delle misure preventive e correttive per la gestione del rischio da stress lavorativo La formazione specifica del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e la valorizzazione del ruolo del medico competente La responsabilità del datore di lavoro: uno sguardo ai profili penalistici e civilistici Stress lavoro-correlato e malattie professionali Quale ruolo per il sindacato e la contrattazione collettiva? 93 Considerazioni conclusive Uno sguardo alle esperienze europee dalla prospettiva italiana 99 Riferimenti bibliografici 77 8 Introduzione Uno dei profili maggiormente innovativi e qualificanti della riforma della normativa concernente la prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, disegnata dal legislatore italiano con la legge delega 3 agosto 2007, n. 123, e realizzata con il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, è sicuramente riconducibile all espressa previsione per tutti i datori di lavoro, privati e pubblici, dell obbligo di valutare e prevenire i rischi derivanti dallo stress lavorocorrelato, secondo i contenuti dell Accordo quadro europeo siglato in materia dalle parti sociali sovranazionali nell ottobre del L attenzione finalmente dimostrata anche dal nostro legislatore per il delicato e complesso fenomeno dei c.d. rischi psico-sociali, da tempo oggetto d indagine a livello internazionale ed eurounitario, ha contribuito ad una crescente visibilità del tema, determinando al contempo anche un maggiore interesse per lo stesso da parte della dottrina giuslavoristica italiana, che, nei decenni passati, quantomeno sino alle riforme poste in essere in materia a metà degli anni Novanta del secolo scorso, salvo alcune lodevoli ed isolate eccezioni non aveva mostrato una particolare considerazione per l approfondimento di questi (come di altri) profili legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro, lasciando il campo agli interventi dei cultori della medicina del lavoro, della psicologia del lavoro o, anche, del diritto penale d impresa, con riferimento alle fattispecie di reato correlate alla violazione degli obblighi di tutela in tale ambito. introduzione 99 Le nuove disposizioni in materia, introdotte dall art. 28 del decreto legislativo sopra richiamato, hanno dunque contribuito a segnare una significativa svolta, che non solo ha inciso in modo importante sull assetto normativo preesistente, ma ha anche suscitato una rinnovata attenzione da parte dei giuristi del lavoro con riguardo alla costruzione di sistemi di prevenzione contro i rischi del/al lavoro efficienti ed efficaci ed alle relative implicazioni su un organizzazione del lavoro che non può mai trascurare l obiettivo di preservare in ogni modo possibile l equilibrio psicofisico dei lavoratori in essa implicati. Tale intervento del legislatore ha tuttavia originato non poche perplessità e resistenze da parte dei datori di lavoro, che hanno finito per condizionare gli stessi tempi della definitiva entrata in vigore della parte della norma in questione dedicata alla valutazione dei rischi concernenti il fenomeno che qui ci interessa, per la quale, dopo diverse proroghe e rinvii, si è dovuta attendere la fine del Attualmente, dunque, tutti i datori di lavoro italiani, tanto nel settore privato quanto in quello pubblico, si trovano nella fase di prima applicazione del nuovo disposto normativo, che impone la realizzazione di un articolata serie di attività, dirette a valutare il rischio specifico derivante da possibili fenomeni di stress lavoro-correlato e ad implementare adeguate misure preventive ed (eventualmente) correttive con riguardo a quest ultimo; l impegno richiesto in materia, peraltro, dovrebbe a nostro parere auspicabilmente essere valorizzato, nei singoli contesti lavorativi, quale occasione, non meramente episodica, per porre in essere una riflessione di carattere più ampio e generale sul rischio di matrice organizzativa, che non a caso la migliore dottrina accosta al tema del rischio di carattere psico-sociale (parlando, appunto, di rischio psico-sociale ed organizzativo ), anche per non cedere a derive meramente soggettivistiche di fronte ad un malessere e ad un disagio lavorativo che oggi sembrano assumere connotazioni sempre più gravi, diffuse e preoccupanti. In un anno, il 2012, che il Comitato europeo degli Alti responsabili degli Ispettori del lavoro (SLIC), con il supporto della Commissione europea e della Svezia (Paese promotore), ha voluto dedicare proprio alla sensibilizzazione in materia di rischi psico-sociali al lavoro, abbiamo ritenuto interessante cercare con questo scritto di portare un piccolo contributo al dibattito, proponendoci di approfondire il profilo legato allo specifico argomento della valutazione e degli strumenti per la prevenzione dello stress lavoro-correlato, non solo per la relativa novità del tema nel contesto italiano, ma anche perché, trovandoci nella prima fase applicativa della parte dell art. 28 del d. lgs. n. 81/2008 espressamente dedicata a tale peculiare aspetto della prevenzione, ci è sembrato interessante, dopo averne ricostruito la genesi, ragionare su alcuni nodi interpretativi evidenziati dalla norma, anche in relazione alle indicazioni operative per il procedimento di valutazione del rischio da stress lavorativo di recente diffuse dalla Commissione consultiva permanente di cui all art. 6 del d. lgs. n.81/2008. Ricostruiti così gli obblighi in materia del datore di lavoro, si è poi inteso rivolgere specifica attenzione, in un ottica di sviluppo di adeguati percorsi di pre- 1010 venzione nei diversi contesti aziendali, alle concrete misure di contenimento, riduzione e contrasto attivabili nei confronti dei fenomeno considerato, dedicando una riflessione anche al profilo specifico della possibile valorizzazione in materia del ruolo degli attori sindacali e della contrattazione collettiva, che pure potrebbe operare con rilievo non secondario ad esempio attraverso la promozione di buone prassi o la valorizzazione della presenza di figure nuove come quella del consigliere di fiducia (che già in diverse realtà pubbliche e private ha mostrato di poter svolgere un ruolo importante) venendo così ad intersecare la propria positiva azione con gli altri strumenti indirizzati alla costruzione ed alla necessaria implementazione di un adeguato ed efficace sistema di tutele. Alla luce, infine, della circostanza che l intervento regolativo interno oggetto della presente ricerca si colloca entro un quadro più ampio di attuazione degli obblighi previsti dall Accordo quadro europeo, che coinvolge tutti gli Stati membri dell Unione, ci è sembrato interessante, nell ultima parte di questo scritto, cercare di operare, in sede di conclusioni, un primo confronto con le esperienze in materia maturate in alcuni di questi Paesi, con l obiettivo di fornire ulteriori spunti di riflessione sul tema in chiave comparata. introduzione 1111 12 Capitolo primo Lo stress lavoro-correlato tra diritto eurounitario e diritto interno: problemi definitori ed inquadramento del tema 1. Lo stress lavorativo come rischio psico-sociale e la dimensione del fenomeno in ambito europeo Il tema della prevenzione dello stress lavoro-correlato deve essere inquadrato preliminarmente entro una prospettiva di ordine più generale, che guarda al ruolo cruciale giocato dell Unione Europea nel progressivo processo di emersione prima sul piano culturale e poi nelle necessarie ricadute regolative di una serie di nuovi rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, che oggi vengono usualmente raggruppati ed inquadrati dalla dottrina, anche per comodità espositiva, entro la cornice del c.d. rischio psico-sociale ed organizzativo 1. Quest ultima nozione, peraltro, come categoria concettuale di sintesi, pone ai giuslavoristi italiani una serie di problemi di ordine metodologico, da un lato alla luce della 1 Per un recente e rilevante contributo in sede italiana al dibattito in materia di qualificazione e prevenzione del rischio psico-sociale, anche in chiave comparata, si veda il numero monografico 2/2012 della rivista Lavoro e diritto, con contributi di G.G.Balandi e L. Calafà, C.E.Triomphe, M.Peruzzi, L. Lerouge, L. Calafà, O. Bonardi, C. Molina Navarrete, M. Steinberg e V. van der Plancke; in argomento v. anche P. Lambertucci, Sicurezza sul lavoro e rischi psico-sociali. Profili giuridici, in Dir. Lav. Merc., 2010, n. 2, pp. 347 ss. capitolo primo 1313 permanente assenza di un chiaro quadro giuridico di riferimento e, dall altro, con riguardo alla necessità di rivolgersi, per cercare di delinearne la latitudine, anche al «concorso definitorio necessario di discipline diverse dal diritto» 2, come la psicologia, la sociologia, la medicina Un ulteriore peculiarità dei rischi psico-sociali, evidenziata dalla dottrina che di recente ha indagato il tema, è data dal fatto che gli stessi si collocano «al centro di una pluralità di sistemi regolativi intersecanti l uno con l altro, uno solo dei quali è quello della salute e sicurezza» 3 ; e ciò appare tanto più vero, laddove ci si voglia rifare ad una delle definizioni più citate dagli studiosi che si sono occupati della materia, quella di Cox e Griffith, che individuano tali rischi in quegli aspetti «di progettazione del lavoro e di organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali, che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici»: molteplici dunque sono i fattori che possono venire in gioco, così come molteplici le vesti che concretamente, nella realtà fattuale, i rischi di ordine psico-sociale possono assumere: non solo lo stress lavorativo oggetto specifico di questo scritto ma anche, per limitarci ad alcuni esempi, i fenomeni di molestie sessuali e morali, il mobbing, le discriminazioni variamente declinate possono essere ricondotti entro tale cornice. Di fronte ad un panorama così sfaccettato, condividiamo e riteniamo assolutamente apprezzabile lo sforzo ricostruttivo di chi, partendo dai singoli, circoscritti frammenti di disciplina positiva ad oggi individuabili, ha cercato di ricomporre un possibile quadro che conduca a rivedere le categorie dogmatiche tradizionali di riferimento 4, in questa zona di confine dove finiscono per intersecarsi «il diritto della salute e sicurezza sul lavoro, il diritto previdenziale e il diritto antidiscriminatorio» 5 : in quest ottica, il recupero della nozione, sino ad oggi non molto fortunata, della c.d. costrittività organizzativa, potrebbe indubbiamente costituire un utile categoria di sintesi, come è stato condivisibilmente sottolineato, «per ragionare in modo giuridicamente compiuto sulle cause lavorative dei fenomeni riconducibili ai Rps» e non solo sulle conseguenze patologiche sia pure rilevanti degli stessi. Il rischio specifico riferibile allo stress correlato al lavoro viene dunque ad inserirsi giocoforza in tale contesto assai più ampio, che sicuramente registra 2 L. Calafà, Il diritto del lavoro e il rischio psico-sociale (e organizzativo) in Italia, in Lav. Dir., 2012, n. 2, pp. 257 ss., a p Così G.G. Balandi e L. Calafà, Il rischio da lavoro oggi, in Lav. Dir., 2012, n. 2, pp. 179 ss., a p «La relazione tra economia e lavoro, gestione collettiva o individuale della crisi, ruolo dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori, contrattazione collettiva o codici di condotta e/o mediazione individuale sono temi cardine di un diritto del lavoro sensibile ad un organizzazione del lavoro attenta all equilibrio psico-fisico dei lavoratori e delle lavoratrici, un altro modo per intendere il diritto del lavoro di fronte alla crisi, diverso dalla dogmatica tradizionale, non certo anomalo o estraneo alla stessa»: così G.G. Balandi e L. Calafà, Il rischio da lavoro oggi, cit., p L. Calafà, Il diritto del lavoro e il rischio psico-sociale, cit., p14 ed esprime un progressivo mutamento di approccio al tema della gestione della sicurezza sul lavoro, ma che appare peraltro anche perfettamente in linea, nella prospettiva del nostro ordinamento, con i principi a suo tempo già consacrati e tuttora espressi dall art c.c. 6, norma che, evidenziando la necessità di tutelare il lavoratore nella duplice prospettiva dell integrità psico-fisica e della personalità morale, indica la via per un approccio olistico alla materia, attento al contesto nel quale i singoli rischi possono maturare, senza che peraltro ciò debba significare cedere ad una lettura in chiave meramente personalistica del disagio lavorativo, quando lo stesso concretamente si manifesti. Se questi sono alcuni elementi del quadro di riferimento, che verranno successivamente sviluppati, non deve nascondersi che una delle ragioni della «grande forza attrattiva» 7 che il tema dello stress lavoro-correlato ha mostrato in questi ultimi anni di esercitare (anche sulla dottrina giuslavoristica italiana) 8 è indubbiamente riconducibile alla circostanza che in questa materia rispetto a quanto avviene per altri rischi di carattere psico-sociale agli obblighi di valutazione previsti dal sistema normativo si sono affiancate, a seguito di uno specifico intervento del Ministero del Lavoro (sul quale avremo modo di soffermarci ampiamente in prosieguo), delle indicazioni procedurali e delle linee-guida 9 che richiedono di misurarsi in concreto con tutta una serie di problemi legati alla relativa certezza (od incertezza) quanto al corretto adempimento degli obblighi prevenzionistici nell ambito dell assetto predisposto dal legislatore, obblighi, non va dimenticato, la cui violazione comporta il sorgere di diversi possibili profili di responsabilità (civile, penale, amministrativa) in capo al datore di lavoro. Che peraltro un intervento del legislatore in materia fosse auspicabile se non altro per cercare di meglio chiarire (e circoscrivere) proprio gli emergenti profili di responsabilità del datore, chiamato comunque già dalla disciplina precedente 6 V. di recente in argomento P. Albi, Adempimento dell obbligo di sicurezza a tutela della persona, Milano, Giuffrè, Così L. Calafà, Nuovi rischi e nuovi strumenti di prevenzione nelle Pubbliche Amministrazioni, in G. Zilio Grandi (a cura di), Il lavoro negli enti locali: verso la riforma Brunetta, Torino, Giappichelli, 2009, p. 185 ss., a p Oltre ai contributi già citati nella nota n. 1, si vedano anche gli Atti del Convegno tenutosi a Roma il 7-8 giugno 2012 presso l Università La Sapienza e pubblicati nel n. 1/2 del 2012 della rivista Massimario di Giurisprudenza del Lavoro (con contributi, tra gli altri, di A. Vallebona, G. Perone, G. Santoro Passarelli); v. inoltre anche V. Pasquarella, La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato tra fonti europee ed eterogenee fonti nazionali, in Lav. Giur., 2012, n. 1, pp. 29 ss.; G. Ludovico, Lo stress lavoro correlato tra tutela prevenzionistica, risarcitoria e previdenziale, in Riv. Dir. Sic. Soc., 2011, n. 2, pp. 401 ss.; R. Guariniello, Rischi psicosociali e stress lavoro-correlato, in Dir. Prat. Lav., 2011, n. 2, pp. 81 ss.; M.C. Cataudella, Lavorare stanca. Alcune considerazioni sullo stress lavoro-correlato, in Arg. Dir. Lav., 2010, n. 3, pp. 673 ss. 9 V. sul punto O. Bonardi, Oltre lo stress: i nuovi rischi e la loro valutazione globale, in Lav. Dir., 2012, n. 2, pp. 290 ss., a p capitolo primo 1515 a prevenire tutti i rischi rilevanti nel contesto lavorativo 10 emerge anche da una veloce ricognizione dei dati relativi all incidenza del fenomeno considerato, raccolti e diffusi a livello comunitario, in particolare dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) 11 e dall Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Osha) 12 le quali, nella loro attività di ricerca e di supporto alle Istituzioni dell Unione Europea, hanno più volte sottolineato l entità, l incidenza ed il crescente rilievo per i lavoratori e le lavoratrici di situazioni di disagio e malessere riconducibili allo stress lavorativo. Se, infatti, già nel 2000 la stessa Commissione europea, pubblicando una «Guida sullo stress lavoro-correlato. Sale della vita o bacio della morte?» 13, sottolineava come nell Europa a 15 almeno quaranta milioni di lavoratori potessero ritenersi toccati in qualche modo dal fenomeno, con rilevanti conseguenze economiche e 10 V. già l art. 4, c. 1, d. lgs. 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dall art. 21 della legge 1 marzo 2002, n. 39 (legge comunitaria 2001); la modifica si era resa necessaria proprio perché, nella prima formulazione della norma, mancava il riferimento chiaro a tutti i rischi, circostanza che aveva comportato una condanna da parte della Corte di giustizia CE (v. Corte Giust. CE, sez. V, 15 novembre 2001, C-49/00, in Riv. It. Dir. Lav., 2002, II, pp. 221 ss.); sulla vicenda v. in dottrina C. Smuraglia, Sicurezza sul lavoro e obblighi comunitari. I ritardi dell Italia nell adempimento e le vie per uscirne, in Riv. It. Dir. Lav., 2002, I, pp. 183 ss. Successivamente, l art. 8-bis, introdotto nel medesimo decreto 626 dal d. lgs. 23 giugno 2003, n. 195, è intervenuto, occupandosi della formazione dei responsabili del servizio prevenzione e protezione (Rspp), prevedendo un obbligo formativo specifico anche in materia di rischi di natura psico-sociale (v. il quarto comma della disposizione citata). 11 Istituita con Regolamento (CEE) del Consiglio n. 1365/75 del 26 maggio 1975, la Fondazione di Dublino, così anche chiamata dal luogo ove è situata la sua sede, opera quale organismo specializzato dell Unione Europea, con il compito di realizzare attività di consulenza e di ricerca, nel contesto eurounitario, sui temi dell occupazione e delle condizioni di lavoro, delle relazioni industriali, della coesione sociale e dell equilibrio tra lavoro e vita privata. Per la documentazione relativa alle attività della Fondazione, v. <http:// 12 Istituita con sede a Bilbao nel 1994, con Regolamento (CE) del Consiglio n. 2062/94 del 18 luglio 1994 (più volte aggiornato e modificato, da ultimo con Regolamento del Consiglio n. 1112/2005 del 24 giugno 2005), l Osha opera lungo molteplici linee di azione, che vanno dall implementazione dell Osservatorio europeo sul rischio (ERO), ad attività di informazione e disseminazione di buone prassi sui temi della salute e sicurezza sul lavoro, all organizzazione di campagne di sensibilizzazione a livello europeo, allo svolgimento di molteplici attività di ricerca; l Agenzia si impegna inoltre a sostenere l integrazione del tema della salute e sicurezza occupazionali nell ambito di altre politiche settoriali dell Unione, quali quelle dedicate all istruzione, alla salute pubblica ed alla ricerca; per ulteriori approfondimenti, v. <http://osha.europa.eu>. 13 V. European Commission, Guidance on work-related stress Spice of life or kiss of death?, Luxembourg, Office for Official Publications of the European Communities, 2000; v. il documento anche in: <http://www.europa.eu>. 1616 sociali 14, secondo dati resi noti successivamente dall Eurofound, nel Quarto Rapporto sulle condizioni di lavoro nell Unione 15, nel 2005 ben il 35% dei lavoratori intervistati riteneva che il lavoro influisse sulla propria salute, evidenziando, tra i problemi più di frequente evocati, proprio quelli legati all incidenza dello stress lavorativo (22,3 %); l Agenzia di Bilbao, inoltre, in un proprio Rapporto di ricerca del 2009, evidenziava come una percentuale tra il 50 ed il 60% delle ore di lavoro perse potesse in qualche modo essere ricondotta (anche) a tale fenomeno 16. Più di recente, infine, nel Quinto Rapporto sulle condizioni di lavoro, pubblicato dalla Fondazione di Dublino nel 2012 e relativo a dati del 2010, emerge un profilo ulteriormente inquietante: nell Europa a 27, per ben il 20% dei lavoratori si potrebbe parlare di salute mentale a rischio, situazione che sottolineano gli estensori del Rapporto dovrebbe imporre una particolare attenzione nei luoghi di lavoro quanto al tema della tutela della salute psichica dei lavoratori 17. Non è mancato, a tale proposito, chi ha sottolineato come si possa ormai parlare dell emergere di nuove malattie, o malattie del futuro 18, circostanza rimarcata di recente anche dall Istituto nazionale per l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; nel Rapporto annuale pubblicato nel 2011 dall Inail e concernente l andamento infortunistico relativo al 2010, l Istituto osserva come la congiuntura economica sfavorevole, nuove realtà contrattuali e l introduzione di forme di flessibilità, ma anche di precarietà lavorativa, abbiano contribuito «a innescare in alcuni lavoratori malesseri e disagi psicologici, fino a concretizzarsi, in alcuni casi, in vere e proprie malattie, definibili sinteticamente come disturbi psichici da stress lavoro-correlato», con riferimento ai quali, pur 14 Così la Commissione sottolineava le ragioni ispiratrici della pubblicazione della Guida: «Work-related stress is conditioned by, and contributes to, major environmental, economic and health problems. It affects at least 40 million workers in the 15 EU Member States and costs at least 20 billion euro annually. It contributes to a host of human suffering, disease and death. It also causes very considerable disturbances in terms of productivity and competitiveness. And much of all this is highly likely to be preventable»: European Commission, Guidance on work-related stress, cit., p. IV. 15 European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, Fourth European Working Conditions Survey, Luxembourg, 2007, pp. 61 ss. 16 V. European Agency for Safety and Health at Work, OSH in figures. Stress at work facts and figures, Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg, Per i lavoratori con più di cinquant anni, poi, tale percentuale di rischio risulta più alta del 7% rispetto ai lavoratori under 35, con un differenziale che peraltro appare più contenuto rispetto a quanto si misura tra queste diverse coorti di età per quanto riguarda il livello di salute generale : v. European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, Fifth European Working Conditions Survey, Luxembourg, V. C. Smuraglia (a cura di), Le malattie da lavoro, Roma, Ediesse, G. Ludovico (Lo stress lavoro correlato, cit, p. 402) sottolinea come si dovrebbe parlare ormai di «malattie del presente, avendo queste già parzialmente sostituito le tradizionali patologie del passato». capitolo primo 1717 riconoscendo da un lato come il fenomeno risulti ancora sottostimato e, dall altro, come permanga una certa difficoltà di distinguere, in sede di denuncia e prima codifica, la specifica patologia psichica, l Istituto ritiene di poter quantificare una consistenza, «nell ultimo quinquennio, pari a circa 500 casi denunciati l anno» Alla ricerca di una definizione: di cosa parliamo quando parliamo di stress lavoro-correlato Affrontare, nell ambito più generale dei rischi di carattere psico-sociale, lo specifico fenomeno dello stress lavoro-correlato impone in primo luogo uno sforzo per cercare di definire (e circoscrivere) l ambito del tema 20. Ciò richiede, preliminarmente, di ricostruire quella che è la stessa nozione di salute rilevante nel sistema prevenzionistico, perché è proprio rispetto a quest ultima che vengono individuati (e sanzionati) gli scostamenti, l assenza o la carenza di tutele rispetto agli obblighi che il legislatore impone al datore di lavoro: in primo luogo, quello di adottare tutte le necessarie misure preventive e/o correttive a tutela dell integrità psicofisica dei lavoratori e delle lavoratrici. La definizione che noi oggi leggiamo nell art. 2, comma primo, lett. o), del d. lgs. n. 81/ individua la salute come «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un assenza di malattia o d infermità», riprendendo così la nota definizione che si legge nel Preambolo dell atto costitutivo dell Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization, nell acronimo inglese WHO) 22 e che è da decenni ormai acquisita a livello 19 V. Inail, Rapporto annuale 2010, Roma, giugno 2011, p. 184, in: <http:// Ma sul punto v. già anche Inail, Rapporto annuale 2008, Roma, giugno 2009, in: <http:// 20 In dottrina si è sottolineato come, nell ambiente giuridico, lo stesso «impiego di termini di provenienza estera quando non sia tributo pagato alla semplice preoccupazione di mostrarsi subito al corrente, almeno sul terreno lessicale, nei riguardi di novità di origine esterna al contesto nazionale segnala la difficoltà di digerire in tale contesto, ossia nel nostro ordinamento, la sostanza di quel che, con espressioni linguistiche esotiche, vi viene, o si vuole che vi venga, veicolato»: così G. Perone, Stress e obbligo di sicurezza ex art c.c., in Mass. Giur. Lav., 2012, p. 27 ss., a p Nel d. lgs. n. 626/94 la norma corrispondente non conteneva tale definizione. L espressa introduzione di quest ultima, se da un lato si giustifica in ragione dei nuovi contenuti e principi ispiratori della riforma del 2008, dall altro, come è stato sottolineato, appare anche idonea «a fornire indicazioni su alcuni aspetti innovativi del sistema prevenzionale, in qualche modo anticipandoli»: così P. Campanella, La riforma del sistema prevenzionistico: le definizioni (art. 2, D. Lgs , n. 81), in F. Carinci ed E. Gragnoli (a cura di), Codice commentato della sicurezza sul lavoro, Milano, Utet giuridica-wki, 2010, pp. 72 ss., a p Entrata in vigore il 7 aprile 1948, la Costituzione della WHO è stata successivamente oggetto più volte di modifiche, adottate dall Assemblea dell Organizzazione con emendamenti entrati in vigore, rispettivamente, nel 1977, 1984, 1994 e Per il testo attualmente in vigore, v. <http://www.who.int>. 1818 internazionale, oltre ad essere stata più volte ripresa e ribadita, in tale ultimo contesto, anche in numerosi documenti di c.d. soft law 23. Tale concetto di salute è venuto a svilupparsi progressivamente nel tempo, alla luce delle acquisizioni scientifiche (e culturali) che hanno determinato un sostanziale dilatarsi della nozione, da un accezione iniziale, tradizionalmente «segnata dalla corrispondenza dell organismo a parametri oggettivi di misurazione secondo la scienza medica», verso la più moderna valorizzazione di una «correlazione tra salute ed integrità psichica e fisica della persona, quest ultima a propria volta, connessa al valore della dignità» 24. Peraltro, che anche per la tutela dell integrità psichica del lavoratore si dovessero riservare «almeno, in teoria, le stesse potenziali difese apprestate per quella fisica» 25, era stato osservato da tempo dalla nostra dottrina più attenta, 23 Si veda, ad esempio, quanto affermato nella Carta di Ottawa del 1986, adottata in occasione della prima Conferenza internazionale sulla promozione della salute: «( ) Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare l ambiente circostante o di farvi fronte. La salute è quindi vista come una risorsa per la vita quotidiana, non è l obiettivo del vivere. La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere ( )». Questi principi sono stati ripresi e sviluppati, in anni a noi più vicini, nel contesto reso ancora più complesso dal fenomeno della globalizzazione e della connessa accelerazione delle mutazioni sociali, demografiche ed economiche, dalla Carta di Bangkok del 2005, promossa dall Organizzazione mondiale della sanità ed i cui contenuti sono confluiti nella Dichiarazione per la «promozione della salute in un mondo globalizzato» che prendendo preliminarmente atto, tra gli altri elementi, dell aumento delle diseguaglianze nella tutela della salute tra gli Stati ed all interno degli Stati stessi segnala tra gli obiettivi da raggiungere quello di rendere la salute un requisito delle best practices aziendali, sottolineando la responsabilità delle imprese di assicurare salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di perseguire il benessere dei propri dipendenti, delle loro famiglie e della comunità, operando tra l altro per ridurre gli impatti derivanti dai mutamenti ambientali, nel rispetto dei regolamenti locali, nazionali ed internazionali a tutela della salute. Per la lettura integrale dei documenti citati, si rinvia al sito dell Organizzazione mondiale della sanità, <http://www. who.int>. Per un recente approfondimento, declinato in un ottica giuslavoristica, della nozione giuridica di salute come delineata nei principali documenti adottati a livello internazionale, v. L. Tamburro, La nozione giuridica di salute nei documenti internazionali, in Mass. Giur. Lav., 2012, n. 1/2, pp. 41 ss. In senso critico, sulla definizione dell art. 2, primo comma, lett. o), v. F. Carinci, Habemus il testo unico per la sicurezza e la salute dei lavoratori: il d. lgs. 9 aprile 2008, n. 81, in L. Zoppoli, P. Pascucci e G. Natullo (a cura di), Le nuove regole per la salute e la sicurezza dei lavoratori, Milano, Ipsoa, 2010, pp. I ss., a p. LIV, che individua nella stessa «uno sfoggio di lirismo utopico, che non si vede proprio come possa riempire la salute di un contenuto giuridicamente vincolante». 24 Così L.Tamburro, La nozione giuridica di salute, cit., a p Così L. Montuschi, Ambiente di lavoro e tutela della malattia psichica, in Riv. It. Dir. Lav., 1987, n. 1, I, pp. 3 ss., a p. 5. capitolo primo 1919 che già negli anni Ottanta aveva valorizzato in tale ottica il disposto dell art. 32 della Costituzione 26, sottolineando come tale ultima norma, «nel sollecitare un maggior impegno nella direzione prevenzionale, così riplasmando l obbligo di sicurezza di cui all art c.c.», avesse «sicuramente compreso sotto lo stesso ombrello protettivo sia la salute mentale, sia quella fisica, senza operare separazioni o distinzioni, che sarebbero sicuramente irrazionali e non giustificate». La stessa dottrina, inoltre, anticipando con peculiare sensibilità i temi che i diversi interventi di matrice comunitaria succedutisi nell ultimo ventennio hanno progressivamente posto al centro della riflessione comune, non mancava all epoca di osservare, con sconsolata lucidità, come il profilo della sofferenza psichica del lavoratore risultasse «ancora negletto», venendo la stessa considerata «forse fatalisticamente alla stregua di un prezzo che il debitore di opere deve pagare all organizzazione altrui» 27. È proprio la progressiva attenzione posta alle esigenze di tutela della persona del lavoratore nella sua complessa relazione con l organizzazione produttiva, possibile fonte generatrice di malessere e disagio, che ha determinato il crescente interesse per la materia del benessere nei luoghi di lavoro, inteso in un senso sempre più ampio (quale obiettivo da perseguire concretamente o, quantomeno, verso il quale idealmente tendere, laddove ci si scontri ancora con persistenti limiti di ordine tecnico/tecnologico degli strumenti a disposizione e delle modalità organizzative concretamente applicabili); e ciò non solo, sul piano regolativo, da parte delle Istituzioni comunitarie e del legislatore nazionale, ma anche, quale oggetto di studio e di indagine, da parte di una componente sempre più numerosa della dottrina italiana degli anni più recenti 28. In questo panorama, tra gli altri rischi psico-sociali astrattamente rilevanti, indagare specificamente la materia dello stress lavorativo pone sin dall inizio al giurista una serie di problemi di non poco momento, legati in particolare alla necessità di arrivare ad una definizione soddisfacente di un fenomeno che, apprezzato nella sua realtà fattuale, può rischiare di apparire collegato a fattori eziologici sostanzialmente «sfuggenti, quasi impalpabili» 29. Definizione che, d altra parte, appare ai giuslavoristi assolutamente indispensabile ed imprescindibile (e non 26 In argomento v. L. Montuschi, Sub Art. 32, in Commentario alla Costituzione, diretto da G. Branca, vol. VII, Bologna-Roma, Zanichelli, 1976, pp. 146 ss.; Id., Diritto alla salute e organizzazione del lavoro, Milano, Franco Angeli, 1986; R. Ferrara, Il diritto alla salute: i principi costituzionali, in S. Rodotà e P. Zatti (a cura di), Trattato di biodiritto, vol. V, Salute e sanità, Milano, Giuffrè, 2010, pp. 3 ss. 27 L. Montuschi, Ambiente di lavoro, cit., p V. in particolare i contributi degli autori citati nelle note n. 1 e n. 9 del presente capitolo. 29 Così E. Gragnoli, Sub Artt. 28, 29 e 30, in L. Montuschi (diretto da), La nuova sicurezza sul lavoro, Bologna, Zanichelli, 2011, I, pp. 393 ss., a p Lo stesso A. sottolinea che «proprio perché gli elementi scatenanti situazioni di stress sono poco definibili in modo preventivo e rimandano a varie ed eterogenee difficoltà insorte nel contesto produttivo, anche i prodromi di tali eventi sfuggono molto spesso ad una valutazione prognostica» (op. ult. cit., p. 401). 2020 potrebbe essere altrimenti), da un lato per poter individuare le cause che possono alimentare questo specifico rischio e, dall altro, per chiarire e circoscrivere l ambito di responsabilità del datore per i danni eventualmente allo stesso addebitabili 30. Per raggiungere tale obiettivo, in prima battuta appare indubbiamente rilevante, se non fondamentale, quantomeno «nella fase di ricostruzione concettuale», l apporto di altre discipline, e segnatamente quello della psicologia e della medicina; contributo peraltro che il giurista è chiamato sempre a maneggiare con attenzione, per evitare che questo si traduca semplicemente in una pedissequa riproduzione nel sapere giuridico di categorizzazioni proprie di altri ambiti scientifici 31. In un recente documento, dedicato ad una proposta metodologica per la valutazione dello stress lavoro-correlato, frutto del lavoro del Network Nazionale per la Prevenzione del Disagio Psicosociale nei Luoghi di lavoro, istituito dall Ispesl 32 nel 2007 per l individuazione di percorsi diagnostici condivisi in materia di rischio psico-sociale 33, vengono riportate le più accreditate definizioni del fenomeno. Lo stesso viene individuato ora in termini di «reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, alle risorse o alle esigenze dei lavoratori» 34, ora, con una lettura più o meno analoga, come fenomeno che si manifesta «quando le persone percepiscono uno squilibrio tra le richieste avanzate nei loro confronti e le risorse a loro disposizione per far fronte a tali richieste» 35, o anche, facendo in tale ultima ipotesi propria la definizione dell Accordo quadro europeo del 2004 (su cui ci soffermeremo ampiamente in prosieguo), come fenomeno che «non è una malattia», ma traducendosi in una situazione di prolungata tensione «può ridurre l efficienza sul lavoro e può determinare un cattivo stato di salute». 30 V. in questo senso G. Santoro Passarelli, Lo stress lavoro-correlato: incertezze di significati e responsabilità del datore di lavoro, in Mass. Giur. Lav., 2012, n. 1/2, pp. 33 ss., a p Segnalano questo rischio, con riferimento in particolare ad alcuni esiti della giurisprudenza in materia di mobbing, L. Calafà, Il diritto del lavoro e il rischio psico-sociale, cit., p. 258; A. Viscomi, Il mobbing: alcune questioni su fattispecie ed effetti, in Lav. Dir., 2002, n. 1, pp. 45 ss. 32 Si ricorda che con d.l. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito nella legge n. 122 del 30 luglio 2010 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), l Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) è stato soppresso e le relative funzioni sono state attribuite all Inail. 33 V. ISPESL, La valutazione dello stress lavoro-correlato. Proposta metodologica, Roma, In argomento, in precedenza, v. anche ISPESL, Lo stress in ambiente lavorativo. Linee guida per i datori di lavoro e responsabili dei servizi di prevenzione, Roma, 2002; ISPESL, Stress & Burnout: come riconoscere i sintomi e prevenire il rischio, Roma, Questa è la definizione proposta dal National Institute of Occupational Safety and Health statunitense; v. NIOSH, Psychosocial Occupational Health, Washington D.C., Definizione proposta dall Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro. V. European Agency for Safety and Health at Work, Research on Work-Related Stress, Luxembourg, Office for Official Publications of the European Communities, 2000 (trad. italiana a cura di E.Giuli, Ricerca sullo stress correlato al lavoro, Roma, ISPESL, 2002). capitolo primo 21 Vedere altro
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