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Timestamp: 2020-06-07 09:26:13+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 22581 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22581 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. I, 27/09/2017, (ud. 14/03/2017, dep.27/09/2017), n. 22581
sul ricorso iscritto al n. 9802/2013 R.G. proposto da:
P.G. rappresentato e difeso dall’avv. Luigi Oliverio,
con domicilio eletto presso la cancelleria della Corte di
(OMISSIS) rappresentato e difeso dall’avv. Bruno Cimadomo, con
domicilio eletto in Roma, via Sabotino, n. 12, presso lo studio
dell’avv. Luca Savini;
avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli, n. 2456,
depositata in data 30 giugno 2012;
dal Consigliere Campanile Pietro.
con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Napoli ha confermato la decisione di primo grado, con la quale era stata rigettata la domanda proposta dal signor P.G. nei confronti del (OMISSIS), relativa all’indennità di occupazione legittima di un fondo di sua proprietà, sito in agro di (OMISSIS);
in particolare, è stato affermato che l’atto di concordamento intercorso fra le parti in data 10 luglio 1989, con il quale i proprietari avevano accettato l’indennità di espropriazione, comportasse rinuncia all’indennità di occupazione;
per la cassazione di tale decisione il proprietario del terreno propone ricorso, affidato a tre motivi, cui resiste con controricorso il Consorzio. Le parti hanno depositato memorie.
sotto il primo profilo, il ricorrente afferma che la rinuncia era, testualmente, riferita – e ad essa le parti avevano avuto riguardo – all’indennità di espropriazione ex adverso offerta e da loro accettata, senza alcun fine transattivo che tanto meno riguardasse l’indennità di occupazione, dovuta a ristoro di un pregiudizio del tutto diverso;
sotto il secondo, il P. sostiene che, essendo stata dichiarata, con la sentenza Corte Cost. n. 24 del 2009, l’illegittimità del D.L. n. 300 del 2006, art. 3, l’efficacia del verbale di concordamento è, comunque, venuta meno, tenuto conto che tra la redazione del verbale e l’emissione del decreto di espropriazione erano decorsi quindici anni, sicchè il decreto era intempestivo;
questa Corte ha già affrontato e risolto, in senso favorevole al ricorrente, le questioni oggi dedotte, con le sentenze n. 1537, n. 3512 e n. 19324 del 2013, nonchè, da ultimo, con le decisioni n. 19688 e 24785 del 2016;
ed invero, avendo il concessionario comunicato al proprietario la sola indennità di espropriazione offerta dall’autorità amministrativa, ed essendo stata tale indennità accettata dall’odierno ricorrente allo scopo di godere dei benefici premiali connessi, l’esegesi contenuta nell’impugnata sentenza non si giustifica al lume del tenore della rinuncia, trascritta per autosufficienza, contenuta nel verbale di concordamento, che, in coerenza con l’oggetto dell’offerta, ha precluso qualsiasi ulteriore pretesa dell’espropriando comunque correlata e correlabile alla perdita della disponibilità materiale e giuridica del bene ma senza interferire con l’istituto dell’occupazione temporanea (e col relativo indennizzo), il quale, da un lato, attribuisce alla P.A. il diritto di disporre del fondo privato per un periodo di tempo limitato, privando il proprietario dei corrispondenti poteri e perciò comportando la trasformazione del correlativo diritto in diritto ad autonomo indennizzo ex art. 42 Cost., non assorbibile nell’indennità di espropriazione (Cass. sez. un. 7324/96, 5804/95, 6083/94 ed altre), dall’altro costituisce una fase del tutto distinta, autonoma e solo eventuale nell’ambito della procedura ablativa;
Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione.
La Corte deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della prima sezione civile, il 14 marzo 2017.