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Timestamp: 2020-05-27 07:00:55+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 1716 del 25/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1716 del 25/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 25/01/2011, (ud. 21/12/2010, dep. 25/01/2011), n.1716
Q.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
SISTINA 121, presso lo studio dell’avvocato MANZELLA PIETRO, che lo
A.S.L. – AZIENDA SANITARIA LOCALE – NAPOLI (OMISSIS), in persona del
LUCREZIO CARO 63, presso lo studio legale GIOVANNETTI, rappresentata
e difesa dall’avvocato DI CAPUA CATELLO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 7540/2005 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 30/12/2006 R.G.N. 1210/03;
La Corte di Appello di Napoli, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda di Q.S., avente ad oggetto la condanna dell’ASL Napoli (OMISSIS), di cui era dipendente, al pagamento di differenze retributive a titolo d’indennita’ di funzione, di cui all’art. 36 CNNL 1998/2001, in relazione al periodo 1/7/1998 – 30/1/2002.
La Corte territoriale poneva a base della decisione il rilievo fondante che la normativa collettiva prevedeva il diritto alla indennita’ reclamata in relazione esclusivamente a quelle posizioni organizzative istituite in funzione della natura e caratteristiche dei programmi da realizzare. Conseguentemente, secondo la Corte del merito, la predetta indennita’ non poteva essere riconosciuta al lavoratore che la reclamava, in quanto l’attribuzione ad esso del ruolo di relativo responsabile era stata adottata con delibere aziendali antecedenti alla contrattazione collettiva istitutiva della indennita’ in questione, e, quindi, difettava la procedura di conferimento di cui all’art. 20 dello stesso CNNL. Ritenevano, altresi’ i giudici di appello, che, al di la’ di ogni profilo di dedotta decadenza dalla facolta’ di produzione della documentazione, questa non poteva acquisire valenza ai fini del riconoscimento del diritto rivendicato, integrando nulla piu’ che un parere che s’inseriva unicamente nel contesto di tentativi atti a vagliare la possibilita’ di definizione della lite insorta. Avverso tale sentenza il Q. ricorre in cassazione sulla base di due censure.
Non lo e’, in secondo luogo, perche’ la denuncia del vizio di motivazione non e’ effettuata mediante la precisa indicazione delle lacune argomentative, ovvero delle illogicita’ consistenti nell’attribuzione agli elementi di giudizio di un significato estraneo al senso comune, oppure con l’indicazione dei punti inficiati da mancanza di coerenza logica, e cioe’ connotati da un’assoluta incompatibilita’ razionale degli argomenti, ma e’ formulata, invece, attraverso la mera prospettazione di una diversa (e piu’ favorevole) interpretazione rispetto a quella adottata dal giudicante.(Cfr. per tutte Cass. 25 febbraio 2004 n. 3772). Peraltro, e vale la pena di rimarcarlo, l’interpretazione fornita dal giudice del merito, e’ congrua e priva di contraddizioni. Sulla base delle esposte considerazioni in conclusione il ricorso va rigettato. Nello stesso senso si e’ gia’ espressa questa Corte con la sentenza n. 14213 del 2010. La ancora relativa novita’ delle questioni giustifica la compensazione delle spese.