Source: https://it.scribd.com/document/125766762/Diritto-Penale
Timestamp: 2019-12-14 01:50:09+00:00
Document Index: 2053041

Matched Legal Cases: ['art.7', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 650', 'art.7', 'art. 2', 'art.27', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 115', 'art. 49', 'art. 56', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 57', 'art. 27', 'art. 57', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'art. 673', 'art. 624', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 520', 'art. 609', 'art. 2', 'art. 341', 'art. 594', 'art. 341', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 77', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 630', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 10']

Giovanna Genco
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Programma Del Corso Di Diritto Criminale Tomo 4 (08)
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MIO PENALE
historia del dere
Aa.vv. Beni e Tecniche Della Tutela Penale
Capitolo I; I principi costituzionali fondamentali in materia penale
La principale fonte del ns. diritto penale il codice penale, ma la Cost. detta numerosi principi che hanno fondamentali ripercussioni sul diritto penale. La stessa dottrina italiana si orientata negli ultimi 30-40 anni nel senso di dare la max valorizzazione alle ricadute sul ius criminale della Costituzione. La C. Cost. oggi rappresenta uno dei principali attori del palcoscenico penalistica in certi settori un imprescindibile veicolo della realizzazione della stessa riforma penale. La Costituzione contiene alcuni principi-cardine di importanza centrale per guidare sia lo studioso che il pratico alla comprensione della natura e della funzione del nostro diritto penale odierno. Lo stesso C. penale non sarebbe oggi comprensibile senza la bussola costituita da quei principi costituzionali, del resto sovraordinati ai principi eventualmente ricavabili dal codice. Inoltre il codice stato in pi punti emendato da numerosi interventi della C.Cost. Qui verranno presi in considerazione solo i p. caratteristici della branca penalistica e capaci quindi di contribuire a differenziare la stessa nozione di reato rispetto ad altre categorie di illeciti. Sono i parametri attraverso i quali si pu costituire una teoria generale del reato moderna, e che dunque sostituiscono i vecchi canoni metapositivi del diritto naturale. Il principio di legalit Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto, legge che chiaramente deve vietare la commissione di quel fatto e che deve prevedere una pena in caso di trasgressione del divieto. Feuerbach: nulla poena sine lege nullum crimen, nulla poena, sine preaevia et clara lege poenali. ma gi Beccaria aveva espresso chiaramente il principio - un principio garantistico; il d. penale implica da un lato la restrizione della libert dei cittadini e comporta luso di pesanti sanzioni, ma il cittadino deve essere garantito contro gli abusi che lo Stato potrebbe fare del diritto penale se usato al di fuori del principio di legalit si trasformerebbe ipso facto in puro uso della violenza o della forza da parte dello Stato nei confronti dei cittadini. - Alcuni autori hanno collocato il p. di legalit fra le stesse categorie logiche del diritto penale; se lo Stato vuole far s che i cittadini non commettano una certa azione deve vietarla in anticipo con una legge. - Non stato accolto da tutti gli Stati in tutte le epoche. Stati autoritari (totalitari ), hanno represso condotte non formalmente vietate dalla legge, o punito con leggi retroattive fatti che al momento della commissione non costituivano reato. Es. lUnione sovietica o la Germania. Anche prima dellIlluminismo il principio di legalit era stato per secoli sostanzialmente negato o cmq attuato a marcia ridotta. - costituisce, oltre ad un p. del d. penale, soprattutto un diritto umano fondamentale tutte le costituzioni e/o carte dei diritti umani lo hanno consacrato fra i p. pi importanti (C. federale del 1787; Convenzione europea dei diritti delluomo- art.7; Costituzione dellUE del 2004) - la Cost. italiana allart. 25: Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso
- C. penale allart. 1: Nessuno pu essere punito per un fatto che non sia preveduto come reato dalle legge, n con pene che non siano da essa stabilite - lart. 2: Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato I 4 sottoprincipi Sono: riserva di legge, irretroattivit, determinatezza e tassativit Beccaria: solo la legge deve decidere quali azioni dei cittadini devono essere vietate. Il legislatore infatti il naturale depositario delle volont dei cittadini stessi chiaro il principio della riserva di legge, ma anche quello della chiarezza delle leggi (determinatezza). Solo le leggi chiare, scritte nella lingua diffusa presso il popolo possono dare al cittadino sicurezza delle loro azioni. Il principio della irretroattivit fu esplicitato, forse per la prima volta, da Bentham, che stigmatizzava la common law per il fatto che essa comportava nella sostanza unapplicazione retroattiva della legge, nel senso che il giudice si trovava a creare diritto di fronte ad un fatto concreto gi commesso. Per lui questo metodo era paragonabile a quello con cui i padroni insegnano ai cani a non fare qualcosa. La punizione retroattiva ha senso solo per le bestie, dal momento che esse non possono ragionare sulle loro azioni, non certo per gli esseri umani, che debbono essere avvisati prima dal legislatore. La mancata esplicitazione dei p. di determinatezza e tassativit nellambito di costituzioni e codici forse dovuta al fatto che sono addirittura ovvie implicazioni del principio di legalit. La riserva di legge Art. 25 Cost.: lunica fonte del diritto in materia penale la legge riserva di legge assoluta o relativa? qual la funzione della riserva di legge? Perch proprio in materia penale la Cost. individua come unica fonte del diritto la legge? il diritto penale si occupa dei delitti e delle pene, comprimendo in modo particolare la libert del cittadino per questo motivo si ritiene che solo la legge possa disporre in materia. La legge, il cui vero creatore il Parlamento, infatti, offre maggiori garanzie dal punto di vista della democraticit. Il Parl., infatti, il solo che garantisce la partecipazione sia alle maggioranze che alle minoranze. Se a decidere fosse il Governo non si garantirebbe il diritto delle minoranze di dare il loro contributo alla discussione sulla legge. Inoltre, il diritto penale deve rispecchiare il pi possibile le norme di cultura diffuse nella coscienza sociale. se, per le ragioni esposte, in materia penale il Parlamento che deve effettuare le scelte incriminatici e sanzionatorio, la riserva di legge deve essere assoluta, deve cio regolare ogni aspetto della materia ma intendendo la riserva assoluta in senso troppo rigoroso si negherebbe anche una minima possibilit di intervento da parte dellesecutivo nellambito della legislazione penale
seri problemi pratici es.: lart. 650 C.p. prevede il reato di inosservanza dei provvedimenti dellAutorit Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dallAutorit per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o dordine pubblico o digiene, punito, se il fatto non costituisce un pi grave reato, con larresto fino a tre mesi o con lammenda fino a 206. la norma penale rinvia a provvedimenti di volta in volta emanati dallAutorit ovvio che il legislatore non pu specificare in una sola norma tutti i divieti deve lasciare allautorit amm.va la facolt di prevedere divieti specifici a seconda delle specifiche esigenze in concreto emergenti ma il provvedimento legalmente dato dettato da ben specifiche ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o dordine pubblico o digiene ipotesi del genere, dal punto di vista del reato e della norma penale, vengono definite come norme penali in bianco il legislatore, cio, pur delineando i tratti essenziali della fattispecie e fissando la sanzione, lascia la descrizione del fatto tipico sostanzialmente in bianco sono rispettose della riserva di legge solo se il legislatore ha fissato una volta per tutte nella norma determinazioni sufficienti del precetto semplicemente da integrare nella sua fisionomia concreta dalla fonte di grado inferiore Esempio analogo quello in cui il legislatore punisce lo spaccio di determinate sostanze stupefacenti, perch non potrebbe elencarle tutte. Dunque un equilibrato bilanciamento fra esigenze di garanzia/legalit ed esigenze di funzionamento pratico del sistema impone di considerare cum grano salis la riserva di legge, che resta assoluta, ma relativizzata. Ma cosa si deve intendere per legge? in senso formale o materiale (d. legge, d.lgs.vi) anche materiale; il d.lgs presuppone che il Parlamento approvi una legge-delega che fissi i principi cui il decreto delegato dellesecutivo dovr attenersi. Per q. riguarda il d.legge, lesecutivo che adotta provvedimenti provvisori con forza di legge, ma solo in casi straordinari di necessit e di urgenza, e cmq perde efficacia ex tunc se non convertito in legge entro 60 gg dalla sua pubblicazione. Quindi la C.Cost. e la stessa dottrina maggioritaria riconoscono efficacia sia ai d.legge che ai d.lgs., ma di entrambi si tende ad abusare sarebbe preferibile rinunciare tout court alle leggi materiali, ed ammettere le sole leggi in senso formale. C anche il problema della legittimit delle leggi regionali quali fonti del diritto penale
non legittime, perch il d. penale d. penale italiano Per quanto riguarda la normativa comunitaria, gli organi dellUE e della CE non hanno competenza in materia penale. Un qualsiasi provvedimento normativo europeo dovrebbe, per avere efficacia di legge penale da noi, essere recepito da una legge del ns. Parlamento. La normativa comunitaria pu solo prevedere sanzioni di tipo amm.vo. Neanche la consuetudine pu avere valore di fonte del d. penale, perch produrrebbe una violazione della riserva di legge. No quella abrogatrice, no quella scriminante Lirretroattivit (25 Cost., 2 C.p.) Comporta il divieto della retroattivit della legge penale: il legislatore non pu confezionare una legge penale per andare a punire fatti gi commessi in precedenza. Se violasse tale divieto vanificherebbe il p. stesso di legalit. Problemi: - implica anche il divieto di un inasprimento sanzionatorio retroattivo oppure riguarda esclusivamente il caso in cui il legislatore preveda un nuovo reato ex novo? si estende anche al caso in cui il legislatore si limiti a prevedere un aumento di pena (art.7 CEDU) - quid nel caso in cui il legislatore, in relazione ad un certo reato, decida di diminuire le pene? Il principio in esame vieta la retroattivit di tale mutamento in melius del trattamento sanzionatorio? vediamo la ratio della norma 1) esigenza di certezza del diritto; ove fosse concesso al legislatore di far retroagire le proprie leggi penali nel momento del fatto, la legge in vigore sarebbe incerta, poich potrebbe sempre essere mutata successivamente con effetto ex tunc in questo caso si potrebbe ritenere incostituzionale la retroattivit della legge pi favorevole al reo, quindi art. 2 C.p. incostituzionali 2) esigenza di garantire il cittadino dagli arbtri dello Stato nella repressione penale, sino ad enucleare un superiore principio del favor libertatis od anche del favor rei. in questo caso, invece, dovrebbe ritenersi addirittura costituzionalizzato il principio di retroattivit della legge penale pi favorevole al reo. La soluzione prevalente in dottrina quella intermedia; nel diritto penale la ratio di certezza non pu essere letta se non sullo sfondo della garanzia del cittadino dagli arbtri del potere statuale il cittadino ha dunque diritto a non essere trattato peggio rispetto a come viene trattato dalla legge in vigore nel momento in cui egli commette il fatto la retroattivit della legge pi favorevole, pur non essendo contraria al principio in esame, non da esso imposta. Genesi storica: Beccaria vedeva nel p. di legalit, soprattutto, un baluardo imprescindibile per infondere certezza e sicurezza ai cittadini, che devono essere messi in grado di effettuare ponderate scelte dazione, calcolando le conseguenze delle loro azioni anche sul piano giuridico-sanzionatorio.
in questottica, la certezza del diritto fondamentale, ma essa indubbiamente connessa ad un profilo di garanzia. Dunque, il principio non osta alla retroattivit delle norme favorevoli. ancora aperto il problema delleventuale obbligo di retroattivit di queste norme di favore non pare discendere immediatamente dal principio di irretroattivit ma vi sono altri principi cost.li che possono spingere verso una conclusione diversa? parte delle dottrina si riferisce al principio di uguaglianza ad es., nel caso di abrogazione di un reato da parte di una legge, se questa si applicasse solo ai fatti commessi successivamente allentrata in vigore della legge, coloro che hanno commesso il fatto nella vigenza della legge verrebbero certamente trattati peggio (ma potrebbero anche venire giudicati sotto la vigenza della nuova legge. ma si potrebbe anche considerare lart.27 Cost, che sancisce il fine rieducativo della pena la riduzione della pena (o addirittura la decriminalizzazione) in relazione a quel fatto da parte del legislatore evidenziano che il fatto viene ritenuto, rispetto al passato, meno grave o addirittura lecito sotto il profilo penale: colui che viene condannato in base alle pene previste al momento della commissione del fatto sarebbe costretto a continuare a scontare una pena non ritenuta pi giusta dal legislatore lart. 2 C.p. comunque, garantisce la retroattivit sia della lex mitior, che dellabolitio criminis. Ma il principio in esame si estende anche alle leggi processuali? di recente sono state emanate leggi pi severe in tema di custodia cautelare, facendole retroagire nei confronti di soggetti che avevano commesso il fatto di reato in un tempo precedente allentrata in vigore le Sezioni Unite della Cassazione hanno sancito la retroattivit di simili norme pur sfavorevoli al reo. ma se la ratio quella della salvaguardia della sicurezza giuridica dei cittadini, onde permettere loro di effettuare scelte dazione consapevoli, si pu sostenere che anche laddove le norme processuali contribuiscano a peggiorare sostanzialmente la posizione del reo, questi abbia diritto a fruire del divieto di retroattivit delle norme sfavorevoli vi potrebbero rientrare quelle in tema di custodia cautelare e quelle in tema di prova. Si pu estendere il divieto costituzionale di retroattivit anche alle misure di sicurezza? qui la Costituzione non osta a tale retroattivit (art. 25) la dottrina prevalente ammette in linea generale la retroattivit delle misure di sicurezza se un fatto x oggi costituisce reato, il legislatore potrebbe tra un mese rendere applicabile a quel fatto-reato una misura di sicurezza prima non contemplata o diversa (anche pi gravosa)
limportante che non preveda una misura di sicurezza per un fatto y che nel momento in cui fu commesso non fosse nemmeno penalmente illecito, che laddove una misura di sicurezza fosse una sorta di pena camuffata, il principio di irretroattivit dovrebbe riprendere pieno vigore. grazie allart. 7 CEDU questultimo spunto sembra potersi sviluppare ulteriormente e specialmente allinterpretazione di tale principio e di altri principi riguardanti la materia penale da parte della Corte europea dei diritti delluomo di Strasburgo per riscontrare la sussistenza di una pena, dice una nota sentenza, si dovrebbe far riferimento a pi criteri sostanziali combinati tra loro considerare la natura dellinfrazione, la natura della sanzione, il grado di severit che la sanzione stessa in concreto raggiunge, nonch altri parametri sviluppati in sentenze pi recenti certamente alcune misure che da noi vengono classificate come misure di sicurezza potrebbero rientrare nella nozione di pena di cui alla CEDU vi rientrano ad es. la confisca. La Corte di Strasburgo ha anzi di recente condannato la Gran Bretagna per aver disposto retroattivamente la misura della confisca. Lirretroattivit pu essere espressa o occulta - espressa nel caso in cui una legge disponga tout court per il passato legge immediatamente incostituzionale - occulta quando un giudice, in una sentenza,estende linterpretazione di una norma sino a coprire casi che non erano fatti rientrare in quella norma secondo linterpretazione precedente, costante, di essa. tematica nuova, che per ora non trova soluzione Il principio di irretroattivit pu trovare deroghe in relazione alla commissione di crimini contro la pace, di guerra e contro lumanit? al processo di Norimberga vi furono condanne che suscitarono critiche proprio in relazione alla violazione di questo principio. Nel d. internazionale non possibile pensare ad unapplicazione senza eccezioni del principio di legalit nei suoi vari sottoprincipi, primo fra tutti quello di irretroattivit. La stessa CEDU, nonch il Patto di New York del 1966 il principio di legalit-irretroattivit non dovr impedire la repressione dei fatti che, nel momento in cui furono commessi, erano ritenuti criminali dai principi generali di diritto riconosciuti dallinsieme delle nazioni (art. 15) perci la legge penale del singolo Stato che autorizzasse o non punisse tali fatti sarebbe una legge da considerarsi nulla ab inizio, sicch lo stesso principio di legalit-irretroattivit non sarebbe violato. Lo Statuto di Roma del 1998, con cui stata istituita la Corte penale internazionale, codifica, per la prima volta, le fattispecie criminose rilevanti in materia, e sancisce il principio di legalit ma
in relazione al nullum crimen rimangono ancora aperte importanti questioni. Il principio di determinatezza
Capitolo III; I principi di materialit ed offensivit
Riguardano la nozione del reato. Sono di grandissima importanza al fine di poter visualizzare limmagine del reato; ogni reato ha una sua specificit, ma vi sono alcuni requisiti che debbono caratterizzare tutti i reati (materialit ed offensivit, tra loro collegati). Il principio di materialit Nullum criminem sine actione si sostanzia nellesigenza che ogni reato consti quantomeno di un fatto che sia in qualche modo osservabile, che abbia insomma riscontri esterni oggettivi il mero pensiero non qualcosa di riscontrabile esternamente in modo oggettivo, ma qualcosa che riguarda solo la coscienza del soggetto e non possibile elevare a fatto penalmente rilevante un puro dato interno alla persona quale il pensiero (Ulpiano: nessuno pu patire una pena per il [mero] pensiero). Un es. pu essere rappresentato da certi reati che implicano la punizione di mere caratteristiche della persona, a prescindere dalla realizzazione di fatti in s rilevanti (razza, religione, fede, abbigliamento) allapparenza un fatto vi potrebbe anche essere, ma nella realt sarebbe chiaro lintento del legislatore di reprimere penalmente un mero atteggiamento interiore del soggetto. Qst. principio non trova riscontro in un articolo particolare della Cost. un indizio in tal senso la Cost. lo d allart. 25, quando parla di fatto commesso chiaro che il Costituente riteneva necessario che, nellambito di ogni reato, fosse riscontrabile un fatto. Il principio pare trovare conforto nello stesso principio di laicit dello Stato e dellordinamento giuridico, che permea lintera Costituzione repubblicana italiana impone di disegnare unimmagine del reato diversa rispetto a quella del peccato. Quindi: contrapposizione fra reato e peccato, fra foro esterno e f. interno, fra oggettivit (materialit) e soggettivit (interiorit) impronta (soprattutto) oggettivistica del diritto penale, che ha spinto il legislatore italiano a lasciare impunito (art. 115 C.p.) il mero accordo per commettere un reato, nonch il reato impossibile (art. 49 C.p.)
e a prevedere una pena per il tentativo inferiore a quella prevista per il reato consumato (art. 56 C.p) Beccaria diceva che lunica vera misura dei delitti il danno fatto alla nazione e non lintenzione di chi gli commette il sistema penale italiano annette notevole importanza anche al profilo soggettivo dellillecito, quindi, nellambito della contrapposizione tra sistemi oggettivi puri e sistemi soggettivi puri, il nostro ordinamento appare riconducibile ad uno schema intermedio, di tipo misto. Trova conforto, a fortori, anche nel principio costituzionale di offensivit. Una categoria di illeciti penali che potrebbe apparire a rischio dal punto di vista sia delloffensivit che della stessa materialit sono i c.d. reati omissivi propri. Il principio di offensivit Nullum crimen sine iniuria un reato per essere tale deve essere offensivo di qualcosa non avrebbe senso elevare a reato un fatto che non arrecasse danno (quantomeno in potenza) a nessuna persona, cosa o eventualmente alla societ stessa nel suo complesso. Il reato come offesa si contrappone, storicamente e concettualmente, al reato come violazione di un dovere, tipico degli ordinamenti totalitari al sovrano, ad es., interessa lobbedienza cieca, la fedelt assoluta dei sudditi; una semplice violazione di ci sar sufficiente ad integrare un delitto. Il reato come offesa venne accolto dalla stessa Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino del 1789 e divenne il manifesto della concezione liberal del diritto (penale). Il bene giuridico Il principio di off.t stato riempito di contenuti diversi in epoche ed in sistemi penali diversi. in Italia, sino alla fine dellOttocento reato come violazione (o lesione) di un diritto soggettivo si ritenevano da reprimere on la sanzione penale solo quelle condotte che arrecavano una diminuzione ad un diritto soggettivo altrui occorreva sempre trovare un soggetto capace di essere portatore di quel diritto soggettivo leso dal fatto delittuoso; ma nei delitti di falso, ad es., era difficile trovare una vittima in carne ed ossa portatrice di un diritto soggettivo. A partire dalla met dellOttocento si elabor lidea del bene giuridico; il Carrara aveva imperniato la sua costruzione del reato sulla lesione del d. soggettivo, ma partire dalla fine dellOttocento le cose cambiarono anche in Italia. La nozione di bene giuridico prende spunto da un oggetto di riferimento della legislazione penale che ha valore per la collettivit, perch ne rappresenta un interesse
ad es. la vita, in quanto bene giuridico, oggetto di protezione penale perch rappresenta un valore per la nostra societ che ha interesse a preservare la vita di tutti e di ciascuno di noi non a caso, oggetto giuridico sostanzialmente sinonimo di bene giuridico. Una volta spostato il baricentro della tutela penale sul bene giuridico, si pu anche concepire la repressione dei delitti di falso; taluno potrebbe giustificare anche una tutela della moralit pubblica o del buon costume, rintracciando anche in tal caso un bene giuridico, un interesse della societ degno di protezione penale ci evidenzia che lo stesso concetto di bene giuridico, per certi versi, appare capace di fungere da vestito per tutte le stagioni non una formula magica capace di risolvere da sola tutti i problemi del legislatore. un contenitore che deve, appunto, essere riempito di contenuto perci non mancano Autori che desidererebbero abbandonare lidea del bene giuridico e rifluire magari sul diritto soggettivo, oppure, addirittura, sui diritti umani fondamentali. Per ora resta tuttavia predominante la teoria del bene giuridico. discusso se il principio secondo il quale non si pu avere reato senza lesione di un bene giuridico sia o non sia costituzionalizzato, se possano essere tutelati beni giuridici estranei alla Costituzione; se vi sia qualche altro punto di riferimento onde individuare i beni giuridici degni di essere protetti dallo ius criminale. Il reato come offesa ad un bene giuridico, come principio costituzionale Il p. non previsto espressamente da nessuna norma della Costituzione; lintera orditura della C. Cost.le che sembra imporre un tale principio dato che configura uno Stato laico e tollerante, nel quale la libert dei cittadini bene supremo perci lunica giustificazione del d. penale sta nella repressione e prevenzione di fatti dannosi per altre persone o per la societ. Lo stesso principio di autonomia personale presuppone che gli individui siano del tutto liberi di effettuare autonome e libere scelte dazione, anche se tali scelte siano censurabili perch non ortodosse rispetto alla morale comune. Solo se tali azioni producono un danno pu essere legittimo lintervento del diritto penale principio di laicit (sempre pi diffuso anche nella dottrina italiana). Tutto ci implica il riconoscimento del bene giuridico quale stella polare della nozione di reato. E dunque conferma la rilevanza costituzionale del principio che vede il reato, necessariamente, come lesione di un bene giuridico. Ma servono alcune precisazioni: Il p. di offensivit richiede che il reato comporti una lesione del bene giuridico. A chi rivolto ci? Al legislatore o al giudice?
in prima battuta al legislatore, il quale, nel creare una nuova fattispecie penale, deve assicurarsi che il fatto previsto come reato, in ogni sua forma di realizzazione , comporti la lesione di un bene giuridico quid nel caso in cui il legislatore non si adegui al principio di offensivit e preveda come reato un fatto inoffensivo di alcun bene giuridico? o la Corte Cost.le dichiara incostituzionale la norma per contrasto col principio di offensivit (ma piuttosto ritrosa ad applicarlo senza il sostegno di concomitanti violazioni di altri parametri costituzionali), oppure il giudice ordinario che deve cercare di ritoccare interpretativamente il precetto onde renderlo pi conforme al principio di offensivit facolt (che pare tradursi in un compito) che viene riconosciuta al giudice sia dalla C. Cost. che dalla C. di Cassazione. Un es. quello in cui il legislatore vieta di parlare ad alta voce per strada il giudice potrebbe reinterpretare la norma nel senso di restringere il concetto dellalta voce ai soli casi di schiamazzi, e dunque di applicare la norma in casi di disturbo della quiete pubblica. Il fatto, in tale ricostruzione, comporterebbe certamente una lesione di un bene giuridico. Quid nellipotesi della mera messa in pericolo di un bene giuridico? si deve ritenere che anche la messa in pericolo che anche la messa in pericolo di un bene giuridico possa essere sufficiente a realizzare il principio di offensivit man mano per che ci si allontana dal danno e il pericolo del danno si fa a sua volta remoto non ha pi senso parlare davvero di offesa (v. reati di pericolo). La teoria dei beni giuridici cost.li come unici possibili beni tutelabili Nei primi anni 70 si diffuse la tesi che gli unici beni tutelabili dal diritto penale sarebbero beni di rilievo costituzionale (Bricola) partendo dal fatto che lart. 13 Cost. eleva la libert a diritto inviolabile delluomo. Il d. penale prevede sanzioni le pene che per definizione limitano la libert personale perci, per poter infliggere una pena ad un soggetto, occorre che egli abbia offeso un bene giuridico di rango analogo a quello della libert personale se il bene fosse di rango inferiore non vi sarebbe proporzione fra il danno arrecato dal delinquente e la pena irrogata dallordinamento per la commissione di quel fatto quali sono allora i beni di pari rango o di r. analogo? Sono beni di rango costituzionale, dal momento che anche il bene della libert personale di rilievo costituzionale il problema che la Cost. del 1948; non erano ancora emersi nel tessuto sociale alcuni beni od interessi che poi si sarebbero affermati con forza nelle decadi successive (es. tutela dellambiente) il Bricola rifin la sua tesi, includendo fra i beni penalmente tutelabili non solo quelli esplicitamente contenuti nella Costituzione, ma anche quelli implicitamente contenuti in essa
cos si superava anche lobiezione dellincapacit della Cost. stessa di adeguarsi a nuove esigenze emergenti. Peraltro, proprio il riferimento a tali beni implicitamente contenuti nella Cost. limitava la pregnanza della tesi in questione, e la sua capacit di vincolare davvero la discrezionalit del legislatore vista lampiezza dei principi contenuti nella Cost. italiana, non difficile reperire un bene implicitamente derivabile da tali principi. Oggi la tesi del Bricola dai pi ritenuta cmq. suscettibile di integrazioni e/o correzioni attraverso altre chiavi di lettura del concetto del bene giuridico. La stessa C. Cost. in talune sentenze ha mostrato di accogliere la teoria del bene giuridico costituzionale, anche se non risulta che fino ad oggi essa abbia provveduto a dichiarare costituzionalmente illegittime delle norme solo per il fatto che il bene giuridico protetto non era contemplato nella Cost. Beni giuridici e norme di cultura: la teoria costituzionale-culturale del bene giuridico Alcuni Autori hanno proposto di riservare la tutela penale ai soli diritti umani fondamentali cos si realizzerebbe un diritto penale minimo, che avrebbe anche il pregio di limitare lutilizzo della sanzione penale a poche ipotesi delittuose assai gravi ma pare eccessivo restringere in tal modo lambito del penalmente rilevante. fecondo, invece, lutilizzo di punti di riferimento di carattere sociologico, ruotanti attorno al problema del consenso sociale numerosi autori hanno evidenziato che il diritto penale funziona solo se si trova in sintonia con la coscienza sociale altrimenti non sarebbe in grado di svolgere i suoi compiti di prevenzione del delitto e di contribuire alla sicurezza sociale dei cittadini. La c.d. funzione promozionale del d. penale alcuni autori hanno sostenuto lopportunit che il d. penale svolga compiti non solo di tutela, di protezione dellesistente dovrebbe svolgere compiti di sviluppo sociale, attraverso lincentivazione di comportamenti utili al progresso della societ le norme penali, cio, dovrebbero in certi casi andare oltre le norme interiorizzate dalla coscienza sociale, e spingersi ad inculcare nuovi valori nella collettivit. I sostenitori di questa tesi rinunciano, in queste ipotesi, allutilizzo della categoria del bene giuridico. ma il d. penale non diritto raffinato, capace di svolgere delicati compiti di ingegneria sociale. Infatti, le sue sanzioni sono le pi rozze e terribili che lordinamento conosca (non possono essere inflitte a scopo di miglioramento della coscienza sociale)
perci il bene giuridico torna prepontemente ad assumere il suo ruolo-guida della politica criminale e sotto il profilo contenutistico lo stesso bene giuridico si riaggancia alla coscienza sociale, unico parametro per evitare che il bene giuridico scompaia o serva a funzioni autoritarie. Cadoppi, prendendo le mosse dalla teoria del Kulturnormen (di Mayer), sostiene che il diritto penale dovrebbe conformarsi il pi possibile alle norme di cultura, ossia alle norme sociali diffuse nella collettivit in un dato momento storico cos gli stessi beni giuridici tutelabili dal diritto penale sarebbero in definitiva solo quelli che la coscienza sociale stessa ritiene degni di tutela. la tesi per funziona solo in negativo il legislatore cio sarebbe vincolato dalla public opinion a non prevedere come reato un fatto che la coscienza sociale non giudica degno di repressione penale. non vale il contrario per: una volta appurato che la coscienza sociale ritiene degno di repressione (penale) un certo fatto, non sarebbe vincolato a prevederlo come reato, perch la coscienza sociale potrebbe in certi casi essere troppo punitiva. Parametro attraverso il quale valutare latteggiamento della pubblica opinione appurare se una parte preponderante della collettivit ritiene che un fatto sia criminoso, e cio meriti la sanzione detentiva; solo si deve porre il problema se sia opportuno ricorrere alla sanzione penale in una simile concezione il bene giuridico si plasma secondo le kulturnormen diffuse nella coscienza sociale. E i beni giuridici cos individuati dovrebbero preventivamente trovare una qualche collocazione (anche implicita) a livello costituzionale. Ma tali beni di rilievo costituzionale riceverebbero dal confronto con il parametro del consenso sociale una caratterizzazione pi chiara e definita. Si parla in effetti di concezione costituzionale-culturale del bene giuridico. La concezione deve servirsi dellapporto delle indagini demoscopiche che spesso sorprendentemente rivelano la straordinaria sensibilit del quisque del populo in rapporto ad una materia quale il d. penale. Una tale configurazione del bene giuridico trova avvallo in varie norme della Cost. (es. art. 27), ma la stessa intera fisionomia della nostra C. Cost. che sembra legittimarla. La stessa Corte Cost.le lha confermata autorevolmente nella rinomata sent. 364/88, tema di ignorantia legis lestensore DellAndro ha evidenziato la necessit che il d. penale costituisca davvero lestrema ratio di tutela della societ, sia costituito da norme non numerose, eccessive rispetto ai fini di tutela, chiaramente formulate, dirette alla tutela di valori almeno di rilievo costituzionale e tali da essere percepite anche in funzione di norme extrapenali di civilt, effettivamente vigenti nellambiente sociale nel quale le norme penali sono destinate ad operare. Ricadute pratiche del principio di offensivit sul nostro d. penale ed altre questioni Ricadute applicative: 1) vi sono delle categorie di reati particolarmente a rischio sotto il profilo delloffensivit
reati di pericolo astratto ( o presunto), r. a dolo specifico, delitti di attentato, r. di sospetto, r. senza vittime, r. omissivi propri il legislatore, nel prevedere reati di simile natura, dovr astenersi dal prevedere simili tipi di illeciti, salvo che esigenze irrinunciabili di tutela lo impongano. Ad es., i reati di pericolo presunto (o astratto) dovranno essere utilizzati solo se, appurata una fondamentale esigenza di tutela, si riscontri limpossibilit di realizzare quelle esigenze tramite la previsione di un reato di danno o di pericolo concreto il d. penale deve arretrare la soglia della punibilit, e cio deve necessariamente colpire condotte anche semplicemente pericolose, in astratto, per il bene protetto. Potr quindi legittimamente prevedere, ad es., reati imperniati sulla semplice omissione di cautele volte ad impedire un disastro nucleare, anche se il disastro ben lungi dal verificarsi. sarebbe un r. di pericolo astratto (e omissivo proprio), compatibile col principio di offensivit. Ove simili presupposti non sussistano, loperato del legislatore che trasgredisce il principio di offensivit va decisamente censurato. Anche il giudice ha precisi doveri in questo campo se al suo cospetto giunge una fattispecie sospetta dal punto di vista delloffensivit deve cercare di reinterpretare la fattispecie alla luce del p. di offensivit o investire della questione la C.Cost. 2) Il p. delloffensivit il primo parametro cui deve guardare il legislatore quando crea una fattispecie penale; ma non finisce qui dovrebbe cmq. accertarsi altres che limpiego della sanzione penale sia davvero necessario per fronteggiare il fenomeno che egli mira a impedire. Ove riscontri che anche una diversa e meno terribile sanzione sia sufficiente per contrastare il fenomeno, dovrebbe prevedere quella sanzione minore e non la sanzione penale. principio di sussidiariet deriva dal p. in base al quale il d. penale deve intervenire come argine ultimo contro i flutti della devianza. 3) Laddove in concreto un fatto si mostri totalmente inoffensivo, il giudice dovrebbe ritenerlo addirittura atipico, cio non conforme alla fattispecie astratta prevista dal legislatore (es. il furto di un acino duva). 4) Esiguit: il fatto esiguo quando strettamente parlando lesivo del bene giuridico, ma in misura particolarmente scarsa. (es. furto di una mela). Lesiguit non trova soluzioni chiare nel nostro ordinamento sia il legislatore che il giudice debbono fare i conti con questo problema; il primo potrebbe prevedere delle soglie quantitative al di sotto delle quali no scatta la sanzione penale, mentre il secondo pu cercare di reinterpretare la fattispecie dandole maggiore spessore offensivo (avvallate pi volte dalla C. cost.le). Il p. detto anche di irrilevanza del fatto (anche nel d. minorile e nellambito dei reati di competenza del giudice di pace).
Per quanto riguarda le prospettive di codificazione esso venne previsto nellambito di un progetto di revisione della Cost. del 1998 ad opera di una commissione bicamerale, che per non venne approvato. Nel progetto Grosso, esso previsto come criterio di applicazione della legge penale ( Le norme incriminatici non si applicano ai fatti che non determinano unoffesa del bene giuridico).
Capitolo IV; Il principio di colpevolezza
Nessuno pu essere chiamato a rispondere per fatto altrui, occorre che il fatto possa essere considerato proprio del soggetto che si vuole colpire con la sanzione penale. La prima condizione necessaria affinch si possa affermare la responsabilit penale che il reo abbia materialmente realizzato il fatto previsto dalla legge come reato ma ci non sufficiente; uccidere un uomo con la volont di farlo diverso dal causare la morte per imprudenza; cagionare la morte di un individuo innocuo, scambiandolo erroneamente per un feroce aggressore armato, diverso da chi uccide volontariamente, ma in preda a un delirio paranoide che distorce totalmente la sua percezione della realt. perci, cos come non possibile accontentarsi del divieto di responsabilit per fatto altrui, nemmeno pu bastare la materiale realizzazione del fatto, ovvero loggettiva causazione di un certo risultato lesivo occorre un legame soggettivo tra il fatto e lautore (nessun crimine senza colpevolezza). Perch sia rispettato il principio di colpevolezza, il fatto deve poter essere considerato proprio del soggetto agente non soltanto perch da questi materialmente cagionato (altrimenti resp. oggettiva), ma anche perch si tratta di un fatto (proprio) colpevole. Lart. 27 Cost. e il principio di personalit della responsabilit penale come (mero) divieto di responsabilit per fatto altrui Art. 27: La responsabilit penale personale a lungo considerato lequivalente di un divieto di responsabilit penale per fatto altrui Es: lart. 57 C.p. originale prevedeva che per i reati commessi col mezzo della stampa () periodica, chi rivesta la qualit di direttore o redattore responsabile risponde per ci solo, del reato commesso, salva la responsabilit dellautore della pubblicazione (). per il solo fatto di essere direttore questa norma collideva con lart. 27 investita della questione di legittimit dellart. 57 C.p., la Consulta non se l sentita di dichiararne lillegittimit, pur auspicandone la riforma intervenuta con la l. 127/1958
che ha individuato il fatto proprio di cui pu essere chiamato a rispondere il direttore o il vicedirettore responsabile del periodico consiste nellomissione del controllo, sul contenuto del periodico, necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati. e che cmq. di questo fatto debbono rispondere a titolo di colpa. In altre sentenze la Corte cost.le ha per lungo tempo inteso lart. 27 Cost. come se questo si limitasse a sancire il divieto di responsabilit per fatto altrui secondo questa interpretazione affermerebbe una regola assolutamente ovvia. Perch sia rispettato il principio di personalit della responsabilit penale, basterebbe che vi fosse un legame di natura meramente oggettiva tra lautore e lelemento da imputare cos lart. 27 non sarebbe incompatibile con forme di responsabilit oggettiva per fatti propri del soggetto agente, ricollegabili al medesimo in presenza di un semplice nesso di causalit materiale. Lart. 27 Cost. ed il principio di colpevolezza come responsabilit per fatto proprio colpevole In realt lart. 27 Cost. consacra il principio di colpevolezza, inteso nel senso che la responsabilit per fatto materialmente proprio deve essere anche una responsabilit per fatto proprio colpevole. Sent. 364/1988 della Consulta illegittimit costituzionale dellart. 5 C.p. nella parte in cui non esclude dallinescusabilit dellignoranza della legge penale lignoranza inevitabile considerazioni tali da aprire una nuova era nel dibattito in tema di colpevolezza ha riconosciuto, per la prima volta, nella storia della giurisprudenza della Corte, il rilievo cost.le del principio di colpevolezza la colpevolezza come principio costituzionale ha una valenza garantistica, che si traduce in un limite al legislatore ordinario nellincriminazione dei fatti penalmente sanzionabili, nel senso che vengono costituzionalmente indicati i requisiti subiettivi minimi di imputazione, senza la previsione dei quali il fatto non pu legittimamente essere sottoposto a pena. cio che occorre che in rapporto (almeno) agli elementi pi significativi della fattispecie di reato sussista il dolo o quantomeno la colpa. La C. Cost.le ha valorizzato anche il collegamento sistematico tra il comma 1 dellart. 27 ed il comma 3 non solo la responsabilit penale personale, ma Le pene () devono tendere alla rieducazione del condannato pur enunciando distinti principi, costituiscono ununitaria presa di posizione in relazione ai requisiti subiettivi minimi che il reato deve possedere perch abbiano significato gli scopi di politica criminale enunciati, particolarmente, nel 3 comma
comunque si intenda la funzione di rieducazione della pena, essa postula almeno la colpa dellagente in relazione agli elementi pi significativi della fattispecie astratta. Non avrebbe senso la rieducazione di chi, non essendo almeno in colpa (rispetto al fatto), non ha, certo, bisogno di essere rieducato. conferma che si risponde penalmente soltanto per il fatto proprio per fatto proprio sintende il fatto collegato al soggetto soprattutto dal momento subiettivo, costituito, in presenza della prevedibilit ed evitabilit del risultato vietato, almeno dalla colpa in senso stretto ci comporta la necessit di una sistematica revisione delle ipotesi di responsabilit oggettiva presenti nellordinamento penale in base alle quali certi elementi della fattispecie vengono imputati al reo in presenza di un mero nesso di causalit materiale non si reputano pi accettabili; il p. di colpevolezza esige che il fatto proprio debba essere anche colpevole. Principio di colpevolezza e legalit Nelle prescrizioni tassative del codice, il soggetto deve poter trovare, in ogni momento, cosa gli lecito e cosa gli vietato perci sono necessarie leggi precise, chiare, contenenti riconoscibili direttive di comportamento. il principio di colpevolezza , pertanto, indispensabile, appunto, anche per garantire al privato la certezza di libere scelte dazione. in questo senso, pi che completare, costituisce il secondo aspetto del principio, garantistico, di legalit, vigente in ogni Stato di diritto In questa prospettiva, viene sviluppato dalla dottrina il c.d. principio di riconoscibilit del contenuto precettivo delle norme penali: le leggi penali non solo debbono essere precise e preesistere alla commissione del fatto, ma debbono anche risultare riconoscibili dal cittadino. Solo cos possono avere unefficacia motivante nei confronti dei consociati.
LA LEGGE PENALE E LA SUA APPLICAZIONE Capitolo I
Il Nostro codice, nel Libro primo (che si occupa dei reati in generale), dedica il Titolo I alla Legge in generale; principio di legalit e istituti ad esso legati, quali la disciplina della legge penale nel tempo e nello spazio. Qual il rapporto fra la legge penale ed il tempo? E fra la legge penale e lo spazio? Come va interpretata la legge penale?
Capitolo II; La legge penale nel tempo
Lart. 2 C.p.: successione di leggi penali nel tempo; comma 1 riproduce il contenuto minimo del principio costituzionale di irretroattivit nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Labolitio criminis (art. 2 C.p.) Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e se vi stata condanna, ne cessano lesecuzione e gli effetti penali un fatto previsto dalla legge come reato allepoca in cui viene realizzato, ma, successivamente, la legge muta, e non prevede pi come reato quello stesso fatto (illecito amm.vo o lecito). dunque piena retroattivit della legge posteriore, in quanto pi favorevole in massimo grado per il soggetto agente. in perfetta sintonia con i principi costituzionali. indifferente che la nuova legge entri in vigore prima o dopo che sia divenuta irrevocabile la sentenza di condanna: labolitio criminis, infatti, travolge anche il giudicato. divergono solo le modalit di presa datto della depenalizzazione: se il processo di cognizione ancora in corso il giudice deve pronunciare sentenza di assoluzione (il fatto non pi previsto dalla legge come reato (art. 530 C.p.p.); se gi intervenuto il giudicato, occorre provvedere in sede esecutiva (art. 673 C.p.p.). Successione di leggi richiamate da elementi normativi della fattispecie penale e da norme penali in bianco Vi sono fattispecie incriminatici che contemplano elementi c.d. normativi, il cui contenuto si determina alla luce di altre norme giuridiche, richiamate, anche implicitamente, dallelemento normativo stesso es.: il furto consiste nellimpossessarsi della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene (art. 624 C.p. ) per sapere se la cosa mobile altrui, necessario fare riferimento alle norme civilistiche che disciplinano la propriet quindi, altrui rappresenta un elemento normativo del delitto di furto. possibile che la norma penale che contiene un elemento normativo rimanga intatta nella sua formulazione, e che mutino nel tempo le norme, penali o extrapenali, richiamate dallelemento normativo stesso. in tal caso, lopinione prevalente nel senso che non si verifichi abolitio criminis la nuova legge elimina o modifica disposizioni che hanno una limitata influenza sul precetto penale; nulla aggiungono e nulla tolgono, infatti, al significato generale di disvalore del fatto, incidendo soltanto sullapplicabilit in concreto della fattispecie penale.
Diverso il caso in cui una legge richiamata dalla fattispecie incriminatrice contribuisca a fondare la valutazione dellilliceit penale, e tale legge muti nel tempo qui cambia una legge che fa parte integrante della disposizione incriminatrice (es. c.d. norme penali in bianco) perci se viene tolta dallordinamento la norma che consente di colorare il precetto, viene meno la stessa possibilit di formulare un giudizio di disvalore astratto quindi, abolitio criminis. La successione di leggi penali in senso stretto(art. 2 C.p.) Se la legge nel tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono pi favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile. la nuova legge non abolisce lincriminazione vigente allepoca del tempus commissi delicti il fatto continua ad essere reato ed l giudice deve decidere quale legge, fra quelle che si sono succedute, pi favorevole al reo, ed applicarla. Se la nuova pi severa, continua ad applicarsi la vecchia. Naturalmente, le leggi da porre a confronto sono due: quella vigente allepoca del fatto, e quella entrata in vigore successivamente. Nulla vieta, per, che vi siano una o pi leggi intermedie, che possono essere messe a confronto. Due avvertenze: 1) La legge pi favorevole va individuata in concreto 2) La legge pi favorevole in concreto non pu scaturire da una sorta di mosaico, composto da tessere estrapolate da varie leggi in comparazione (divieto di termia lex). Un limite fondamentale allapplicabilit delle disposizioni pi favorevoli al reo rappresentato dalla pronuncia di sentenza irrevocabile di condanna. La spesso problematica distinzione tra abolitio criminis e successione di leggi penali in senso stretto. Abrogazione abolitio criminis e abrogazione con successione di norme incriminatrici In molti casi, che sia intervenuta unabolitio criminis del tutto evidente ed indiscutibile: ci accade ogni qualvolta venga soppressa tout court, nella sua integralit, una fattispecie incriminatrice, ovvero un reato venga trasformato in un illecito amministrativo. Altrettanto facile constatare una successione di leggi penali nel tempo quando il fatto tipico di reato permanga identico, variando unicamente la disciplina sanzionatorio. Capita di frequente, tuttavia, di imbattersi in leggi penali che espressamente abrogano determinate fattispecie di reato, senza per ci stesso si verifichi unabolitio criminis ai sensi dellart. 2 C.p. o perlomeno senza che vi sia unintegrale abolizione dei fatti costituenti reato in base alla normativa previdente
perch la nuova legge non si limita ad abrogare vecchie figure di reato, ma al contempo ne introduce di nuove, che si prestano a sanzionare penalmente gli stessi fatti, o quantomeno parte di quei fatti. Criteri: 1) Della c.d. continuit del tipo di illecito si confrontano le due norme, e se nelle linee essenziali quella successiva riproduce il contenuto offensivo della precedente, vi successione di leggi penali nel tempo in senso stretto. se vi soluzione di continuit, invece, occorre concludere nel senso dellabolizione del reato. Es: lart. 520 C.p. puniva il pubblico ufficiale che si fosse congiunto carnalmente con persona arrestata di cui avesse la custodia per ragione del su ufficio. Tale articolo venne abrogato dalla l. 66/1996, che introdusse anche una nuova forma di realizzazione della violenza sessuale (art. 609 bis C.p.) la costrizione mediante labuso di autorit argomentando attraverso il criterio della continuit del tipo di illecito, si potrebbe ritenere che tra le due norme vi sia un rapporto di semplice successione di leggi (art. 2 C.p.) ma lapplicazione di un criterio pi rigoroso dovrebbe portare a riscontrare una vera e propria abolitio criminis perci questo criterio eccessivamente vago ed esteso; in dottrina si propende per schemi pi rigorosi. 2) Teoria della c.d. continenza, o piena continenza la nuova norma succede a quella previgente soltanto laddove la fattispecie successiva sia integralmente contenuta in quella precedente in genere scartata; troppo restrittiva 3) Criterio di specialit, fermo restando che appare cmq corretto effettuare il confronto tra fattispecie astratte, tenendo presenti i rapporti strutturali fra le medesime. qualora la fattispecie incriminatrice abrogata sia speciale, rispetto ad altra fattispecie introdotta contestualmente o gi presente nellordinamento, pare corretto ravvisare una successione di leggi penali in senso stretto Es.: stato abrogato il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale (art. 341 C.p.), ma non quello di ingiuria (art. 594 C.p) loltraggio altro non era che uningiuria rivolta ad un pubblico ufficiale era cio speciale rispetto alla fattispecie di ingiuria ne riproduceva il contenuto, con in pi un elemento peculiare (specializzante) qualifica della vittima
ebbene, Tizio che ha commesso un oltraggio non beneficia tout court di unabolitio criminis nel momento in cui lart. 341 C.p., che lo prevede, viene abrogato, perch il medesimo fatto continua ad essere previsto come reato quindi, se al momento dellabrogazione delloltraggio Tizio gi stato condannato con sentenza passata in giudicato, questa resta intangibile se, viceversa, il fatto ancora sub iudice, dovr essere applicata la normativa pi favorevole. Questo criterio dovrebbe valere anche nel caso inverso quando sia cio abrogata una norma definibile generale rispetto a quella, speciale, contestualmente varata in tal caso si ha successione di leggi penali nel tempo, limitatamente a quella (parte) di fattispecie, o sottofattispecie che mantiene rilevanza penale. abolitio criminis per il resto. Talvolta la specialit tra la vecchia e la nuova incriminazione reciproca una norma, cio, ha una sfera di operativit pi ampia per certi aspetti e meno ampia per altri, e viceversa. Le leggi eccezionali e temporanee Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le disposizioni dei capoversi precedenti (art. 2, comma 4); la disciplina, cio, in tema di abolitio criminis e di successione di leggi penali nel tempo. Leggi eccezionali: quelle promulgate allo scopo di affrontare situazioni di emergenz, quali calamit naturali, epidemie, ecc. Leggi temporanee: quelle che contengono lindicazione del termine, fino alla scadenza del quale la legge stessa rester in vigore ( termine finale di efficacia). Entrambe sono destinate a durare solo per un certo periodo elastico o predeterminato e sono di regola destinate ad introdurre nuove incriminazioni, o un trattamento punitivo pi rigoroso questa disciplina sfavorevole sarebbe destinata a venir meno se si applicassero le regole dettate dai commi 2 e 3 dellart. 2 C.p. nel momento in cui cessano di avere effetto si riespanderebbe la disciplina comune, pi favorevole, con effetti anche retroattivi. lart. 2, comma 4 deroga a questa retroattivit, sancendo la c.d. ultrattivit delle disposizioni contenute nella legge eccezionale/temporanea.
altrimenti lefficacia generalpreventiva della legge a durata temporale limitata risulterebbe gravemente compromessa.
I decreti-legge decaduti o non convertiti in legge Le disposizioni di questo articolo si applicano altres nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti. prima dellentrata in vigore della Costituzione la regola era nel senso che il d.l. decaduto o non ratificato perdesse efficacia non gi retroattivamente, bens a far data dallinfruttuosa scadenza del termine per la conversione ma ora lart. 77 Cost.: I decreti perdono efficacia sin dallinizio, se non sono convertiti in legge entro 60 gg dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti. La C. Cost., inoltre, ha dichiarato lillegittimit cost.le dellart. 2 ultimo comma nella parte in cui rende applicabile alle ipotesi da esso previste le disposizioni contenute nei commi 2 e 3 dello stesso articolo. Se il d.l non convertito abroga fattispecie di reato, o introduce un trattamento penale pi favorevole bisogna distinguere tra: 1) Fatti pregressi (commessi prima dellentrata in vigore del decreto); per questi la perdita di efficacia ex tunc del d. legge non incontra limitazioni; si considera che il d. legge non sia mai esistito. Il cittadino non pu aver fatto affidamento sulla disciplina introdotta dal d.l., quindi i fatti pregressi possono essere sanzionati in base alla normativa penale del tempus commissi delicti. 2) Fatti concomitanti (commessi durante la vigenza del d.l.); le libere scelte dazione dei consociati sono state condizionate dalla normativa dettata con d. legge perci si applicano cmq. le regole pi favorevoli, anche se il d. ormai decaduto ci vale se: Il d. legge abbia abolito una fattispecie incriminatrice Dopo lo spirare del termine di conversione senza che questa sia intervenuta, la fattispecie penale riprende vigore ex tunc, ma essa non applicabile ai fatti commessi allinterno della parentesi temporale segnata dalla vigenza del d. legge Qualora il d. legge non abroghi alcuna fattispecie, ma si limiti ad introdurre una disciplina penale pi favorevole allagente ai fatti concomitanti, applicare la disciplina formalmente in vigore il luogo della disciplina (pi favorevole) sostanzialmente vigente allepoca della realizzazione del fatto violazione del divieto di retroattivit. La dichiarazione di incostituzionalit di una norma incriminatrice Art. 136 Cost. Quando la corte dichiara lillegittimit costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione
Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione; Quando in applicazione della norma dichiarata incostituzionale stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano lesecuzione e tutti gli effetti penali. la situazione che si viene a creare simile a quella che si verifica in ipotesi di abolitio criminis e la disciplina dunque la medesima. Es.: delitto di plagio dichiarato incostituzionale; se qualcuno fosse stato condannato in precedenza per tale delitto con sentenza passata in giudicato, a seguito della sentenza sarebbero cessati sia lesecuzione che gli effetti penali della condanna. pi problematico il caso in cui la norma caducata fosse favorevole al reo; dovrebbe cmq. applicarsi la legge pi favorevole, ancorch dichiarata incostituzionale. Il tempus commissi delicti Bisogna distinguere tra il tempo del commesso reato (concerne il problema dellindividuazione del momento in cui deve ritenersi commesso il reato agli effetti della successione di leggi penali nel tempo) la consumazione del reato (concerne il problema dellindividuazione del momento in cui il reato deve considerarsi consumato ossia completo di tutti i suoi elementi essenziali agli effetti della realizzazione del atto tipico). In relazione al primo due sono le teorie: 1) teoria della condotta, secondo la quale bisogna fare riferimento al momento in cui lagente ha posto in essere la condotta del reato 2) teoria dellevento, secondo la quale bisogna attendere sino al momento in cui si verificato levento del reato. Lunico momento da prendere in considerazione per individuare il commissi delicti quello in cui il soggetto pone in essere lazione o lomissione vietata non avrebbe senso pensare di agganciare il tempus commissi delicti al verificarsi di un successivo risultato dellazione (levento), anche quando per la realizzazione dellintero fatto di reato tale risultato fosse indispensabile. Problemi particolari sorgono in relazione ai c.c. reati di durata (permanenti, abituali, ecc.) Es.: sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 C.p.) reato permanente nel quale lazione criminosa dura nel tempo secondo la prevalente giurisprudenza, il t. c. delicti va individuato nel momento in cui i rapitori compiono lultimo atto che protrae la situazione antigiuridica, con la conseguenza di ritenere applicabile la legge pi severa La dottrina divisa: alcuni autori stessa soluzione; altri dicono che la legge pi grave non dovrebbe applicarsi, poich il momento di commissione del fatto resterebbe pur sempre quello iniziale questultima soluzione pare meno plausibile
i sequestratori possono liberamente decidere se rilasciare il bambino o se perseverare nella<loro azione criminosa. Se decidono di tenerlo ulteriormente nonostante la nuova legge, giusto che sia questa ad essere loro applicata. La nuova legge non retroagisce.
Capitolo III; La legge penale nello spazio
La legge penale nello spazio: il principio di territorialit e il principio di universalit Art. 3 C.p. : La legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato. Art. 6 C.p.: chiunque commette un reato nel territorio dello Stato punito secondo la legge italiana. Nel nostro sistema dunque risulta accolto, in linea generale, il principio di territorialit: la nostra legge penale si applica, perlomeno tendenzialmente, ai soli fatti realizzati in territorio italiano. Si parla di recepimento solo tendenziale del principio di territorialit risulta temperato dalla presenza di norme basate su criteri diversi, quale quello di universalit, ovvero che fanno riferimento alla cittadinanza dellautore o della persona offesa, o ancora alla titolarit in capo allo Stato degli interessi lesi. Peraltro, autorevole dottrina giunge alla conclusione che gli artt. 3 e 6 C.p. non esprimano la regola generale, bens leccezione secondo questa differente lettura, il nostro codice penale recepisce, in linea di massima, il principio di universalit la legge penale italiana si applica dovunque, da chiunque e contro chiunque sia commesso il fatto, salvo deroghe che riguardano una cerchia ristretta di reati, di cui non si applica la legge italiana se commessi allestero (v. artt. 9 e 10 C.p.). Le nozioni di cittadino italiano e territorio dello Stato Lart. 4 C.p.: agli effetti della legge penale si considerano cittadini italiani coloro che hanno la cittadinanza italiana e gli apolidi residenti nel territorio dello Stato. Art. 4 C.p.: Agli effetti della legge penale, territorio dello Stato il territorio della Repubblica e ogni altro luogo soggetto alla sovranit dello Stato Territorio dello Stato: le navi e gli aeromobili italiani, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto internazionale, ad una legge territoriale straniera Reati commessi nel territorio dello Stato. Il locus commissi delicti A quali condizioni un reato pu considerarsi commesso nel territorio dello Stato, o cmq. in un luogo assimilato dalla legge al territorio italiano? art. 6 non recepisce n il criterio della condotta (secondo il quale il reato si considera commesso nel territori dello Stato quando in esso avvenuta lazione o lomissione), n il criterio dellevento (secondo il quale il reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando in esso si verificato, appunto, levento del reato)
bens il criterio di ubiquit Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando lazione o lomissione, che lo costituisce, ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si ivi verificato levento che la conseguenza dellazione od omissione. Si discute se il compimento in territorio italiano di meri atti preparatori di un reato, di per s irrilevanti ai fini della configurabilit di un tentativo punibile, sia sufficiente a determinare lapplicabilit della legge penale italiana, qualora il restante processo esecutivo si sia integralmente svolto allestero, ossia tutti gli elementi tipici del reato siano stati realizzati al di fuori del nostro territorio la prevalente giurisprudenza e parte della dottrina dicono di s, perch sufficiente che si collochi in territorio italiano un qualsiasi frammento delliter criminoso, purch dotato di un significato apprezzabile. Ma il punto controverso: secondo alcuni autori il considerare parte della condotta qualunque comportamento umano che si riduca, in realt, ad un mero antecedente causale rispetto ad un fatto tipico integralmente realizzato allestero violazione della regola legale di cui allart. 6 C.p., poich viene ad includere nel concetto di azione anche comportamenti atipici. Reati commessi allestero punibili incondizionatamente I deroga al principio di territorialit ( o in applicazione del principio di universalit), taluni reati, pur se commessi in territorio estero, e a prescindere dalla cittadinanza dellautore, sono di regola senzaltro punibili secondo la legge italiana si parla, in proposito, di reati incondizionatamente punibili secondo la legge italiana, e di procedibilit assoluta non occorre n richiesta, n istanza, n querela; e nemmeno necessita la presenza dellattore o degli autori del reato nel territorio dello Stato. Debbono ritenersi commessi allestero quei reati i cui elementi costitutivi tipici hanno trovato integrale realizzazione al di fuori del territorio dello Stato italiano, e che cmq non si ricollegano casualmente a comportamenti antecedenti (pur atipici) avvenuti in Italia. art. 7 C.p.: delitti contro la personalit dello stato italiano delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto delitti di falsit in monete avente corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano delitti commessi da pubblici ufficiali al servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono lapplicabilit della legge penale italiana. Delitti politici commessi allestero
Qualora venga commesso allestero un delitto politico, che non sia contro la personalit dello Stato italiano, il soggetto agente punito secondo la legge italiana, sia che si tratti di un cittadino italiano, sia che si tratti di uno straniero. perch si possa procedere, occorre tuttavia la richiesta del Ministro della Giustizia e, se si tratta di un delitto punibile a querela della persona offesa, occorre altres che la querela sia stata proposta (art. 8, commi 1 e 2). Art. 8 : delitto politico: Agli effetti della legge penale, delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. altres considerato politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici. definizione ampia: comprende sia i delitti c.d. oggettivamente politici ( che offendono un interesse politico dello Stato o del cittadino diretti e indiretti), sia i delitti c.d. oggettivamente politici (delitti comuni realizzati per motivi politici). Si suole ritenere che il motivo sia politico quando il soggetto agisce per il raggiungimento di un obiettivo che riguarda lesistenza, la costituzione ed il funzionamento dello Stato. La legge si accontenta che il delitto comune sia determinato anche solo in parte da motivi politici. Delitti comuni commessi allestero Quelli che non rientrano nellelenco di quelli incondizionatamente punibili si richiede per la presenza del reo nel territorio dello Stato condizione essenziale, solo cos si giustifica lintervento punitivo dello Stato. Art. 9 C.p.: Il cittadino che, fuori dei casi indicati nei 2 articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce lergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo di 3 anni, punito secondo la legge medesima, sempre che si trova nel territorio dello Stato. quindi: a) per i delitti puniti con pena detentiva non inferiore a 3 anni il cittadino deve rispondere ai sensi della legge italiana, purch si trovi nel territorio dello Stato b) se per il delitto prevista una pena detentiva di minore durata occorre la richiesta del Ministro della Giustizia, ovvero listanza o la querela della persona offesa (condizioni di procedibilit); art. 9 C.p. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 qualora si tratti di delitto commesso a danno di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole punito a richiesta del Ministro della Giustizia, sempre che lestradizione di lui non sia stata conceduto, ovvero non sia stata accettata dal governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto ne discende che la legge penale italiana non pu mai trovare applicazione in rapporto ai reati commessi allestero dal cittadino, qualora si tratti di (mere) contravvenzioni (cmq. punite), ovvero di delitti puniti con la sola pena pecuniaria (multa) e delitti puniti con pena alternativa (reclusione o multa), giacch in questi casi il minimo della pena rappresentato dalla pena pecuniaria, ed dunque inferire alla soglia dei 3 anni. La previsione dellart. 9, invece, stata estesa ai delitti commessi in danno delle Comunit europee, in forza dellart. 2, l. 300/2002.
Quanto al delitto comune dello straniero allestero, lart. 10 C.p. dette una disciplina a proposit0 della quale si ravvisata la max. espansione del principio di universalit: a) comma 1: Lo straniero che, fuori dei casi indicati negli artt. 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce lergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta del Ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa b) comma 2: presuppone che il delitto sia commesso a danno di uno Stato estero o di uno straniero il colpevole punito secondo la legge italiana a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che: 1) si trovi nel territorio dello Stato 2) si tratti di delitto per il quale stabilita la pena dellergastolo, ovvero della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni 3) lestradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene.
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