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Timestamp: 2019-04-22 14:56:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 35', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 16', 'art. 52', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 71', 'art. 16', 'art. 136', 'art. 13', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 136', 'art. 2']

PCT: stato dell'arte e prossime scadenze
di Nicola Fabiano, avvocato | 09/01/2015 10:22
Commento a cura di Nicola Fabiano, avvocato - Autore di Lex24 Modulo Processo Civile Telematico – Esperto Legale
Com'è noto la normativa sul PCT è estremamente frammentaria.
Il Ministro della giustizia, in occasione della conferenza stampa del 30 dicembre, ha reso noti i dati sul PCT, aggiornati al 30 novembre; peraltro, sul PST è anche presente il rapporto sullo stato dell'informatizzazione della giusti-zia a dicembre 2014. E' evidente che ci sia ancora molto da fare sul PCT ed è auspicabile anche una riforma sistematica e strutturata che tenga conto delle norme presenti nel codice di rito.
Di seguito un breve percorso sullo stato dell'arte e sulle prossime scadenze in ambito PCT
Il deposito telematico: il regime della obbligatorietà
L'art. 45 del D.L. 90/2014 ha disposto che il deposito telematico degli atti endo-processuali (e non anche di quelli introduttivi e di costituzione, v. art. 16-bis, comma 1, D.L. 179/2012) fosse graduale, indicando la data del 30/6/2014 quale termine di demarcazione tra i procedimenti già pendenti a tale data e quelli promossi successivamente.
Per i procedimenti nuovi, cioè iniziati successivamente al 30/6/2014, il de-posito telematico degli atti endoprocessuali era obbligatorio.
Per i procedimenti pendenti, cioè iniziati prima del 30/6/2014, il deposito te-lematico degli atti endoprocessuali era facoltativo sino al 30/12/2014.
Dal 31/12/2014, infatti, il deposito telematico degli atti endoprocessuali è obbligatorio per tutti i procedimenti.
Il deposito telematico: gli atti che si devono depositare
Oltre agli atti endoprocessuali non è possibile, allo stato, depositare te-lematicamente altri atti.
L'art. 16-bis, comma 1, del D.L. 179/2012 espressamente recita "…il deposi-to degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti prece-dentemente costituite …". Da ciò ne consegue che - dovendo essere le parti già costituite per il deposito telematico (oggi) obbligatorio - non possono essere depositati telematicamente gli atti introduttivi (atto di citazione e ricorso) e quelli di costituzione (comparse e memorie).
Tuttavia, ai sensi del comma 5 dell'art. 16-bis D.L. 179/2012 e dell'art. 35 D.M. 44/2011, per diversi Tribunali sono stati emessi i decreti DGSIA che han-no accertato la funzionalità dei servizi di comunicazione indicando anche gli atti che potevano essere depositati tra cui, molto spesso, anche le comparse di costituzione. Ciò ha indotto molti a ritenere che in considerazione dei decreti DGSIA fosse possibile depositare anche gli atti di costituzione superando così il limite processuale indicato nel predetto dettato normativo con l'indicazione delle parti precedentemente costituite (comma 1, art. 16-bis D.L. 179/2012).
Tale interpretazione è stata smentita da alcune pronunce giurisprudenziali in termini di inammissibilità, ma anche la nuova formulazione del citato comma 5 (art. 16-bis) introdotta dal D.L. 90/2014 ha lasciato dubbi interpretativi circa la natura degli emanandi decreti che accertano la funzionalità dei servizi di co-municazione poiché apparentemente diversi da quelli precedentemente esistenti.
La giurisprudenza degli ultimi mesi non è omogenea sul punto, ma a pare-re di chi scrive - convinto sostenitore del PCT - sembra preferibile la tesi più restrittiva in quanto aderente al dettato normativo e al principio di gerarchia delle fonti, e comunque eviterebbe pronunce pregiudizievoli.
Allo stato attuale, quindi, nonostante le numerose condivisibili e monoliti-che posizioni degli operatori del diritto non è possibile depositare telematicamente gli atti introduttivi e di costituzione anche se sussiste il decreto DGSIA; si auspica un intervento legislativo che apporti modifiche sostanziali efficaci.
Il deposito telematico: le prossime scadenze
La data del 31/12/2014 non rappresenta l'ultimo baluardo per il PCT; infatti, sono fissate due ulteriori scadenze e precisamente:
- 31/3/2015 da questa data l'iscrizione a ruolo nei procedimenti di espropriazione forzata potrà essere esclusivamente depositata tele-maticamente (art. 16-bis, comma 2, D.L. 179/2012);
- 30/6/2015 da questa data sarà obbligatorio il deposito telematico degli atti endoprocessuali nei procedimenti in Corte d'Appello (art. 16-bis, comma 9-ter, D.L. 179/2012).
La PEC: la conservazione dei messaggi
Il titolare della casella di PEC è tenuto (art. 20 D.M. 44/2011):
- a dotarsi di software antivirus ed antispam;
- a disporre di un servizio automatico di avviso di saturazione della casella;
- a conservare, con ogni mezzo idoneo, le ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi al dominio giustizia.
Il terzo aspetto è quello più rilevante, posto che i messaggi di PEC sono evidenze digitali e devono essere trattate come tali anche in occasione di produzione in giudizio.
Tuttavia, la conservazione dei messaggi di PEC, apparentemente semplice, in realtà va valutata attentamente. Infatti, le norme sulla PEC non si applicano al PCT ai sensi dell'art. 16, comma 4, D.P.R. 68/2005. La questione riguarda la conservazione dei log dei messaggi.
Di che si tratta ? Cosa sono i log?
In sostanza si tratta della registrazione cronologica delle trasmissioni dei messaggi.
Purtroppo, le norme sulla PEC non sono coordinate con quelle del PCT, per cui si registrano due regimi differenti in ordine alla conservazione dei log dei messaggi.
Per quanto concerne la PEC è imposto al gestore l'obbligo di conservazione dei log per 30 mesi (art. 11 D.P.R. 68/2005). Riguardo al PCT il "Ministero della giustizia garantisce la conservazione dei log dei messaggi transitati attraverso il proprio gestore di posta elettronica certificata per cinque anni" (art. 4 D.M. 44/2011).
Del resto, com'è noto, i messaggi di PEC sono firmati con firma elettronica avanzata (art. 9 D.P.R. 68/2005) e tale firma si basa su certificati che hanno una scadenza.
Tutto ciò induce a ritenere che sia opportuno prendere seriamente in considerazione un sistema di conservazione dei messaggi di PEC e delle relative ricevute.
Le copie informatiche e quelle analogiche
Il Codice dell'Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) disciplina le copie informatiche di documenti analogici all'art. 22 e le copie analogiche di documenti informatici al successivo art. 23.
L'art. 16-bis, comma 9-bis, del D.L. 179/2012 (introdotto dall'art. 52 del D.L. 90/2014) disciplina il potere di autentica dei difensori e degli ausiliari del giudice allorquando si attesti la conformità all'originale degli atti estratti dal fascicolo informatico (e non ricevuti a mezzo PEC).
Tale ultima norma dispone, fra l'altro, testualmente "Le copie analogiche ed informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell'attestazione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all'originale".
Anche in questo caso manca il coordinamento tra le norme, per cui sorge un problema connesso con la modalità di attestazione della conformità, poiché le altre norme presenti nel nostro ordinamento giuridico prevedono, invece, specifiche prescrizioni; per le copie autentiche di documenti analogici l'art. 18 D.P.R. 445/2000, comma 2, prescrive espressamente la sussistenza di deter-minati requisiti nell'attestazione di conformità.
Riguardo alle copie di atti e documenti informatici, l'art. 20 del D.P.R. 445/2000 è stato abrogato dal CAD (D.Lgs. 82/2005) che disciplina la materia ai citati articoli 22 e 23. Tuttavia tali norme non contengono indicazioni circa la modalità di attestazione della conformità, rimandando alle emanande regole tecniche ex art. 71 CAD.
Pertanto, la norma di riferimento resta il predetto comma 9-bis dell'art. 16-bis D.L. 179/2012, ma tale disposizione nulla dispone in ordine alla modalità dell'attestazione che, allo stato, è libera e non può essere imposta alcuna spe-cifica indicazione.
Certamente, si tratta di un ulteriore "bug" del sistema PCT per il quale si auspica un intervento "riparatore".
La Giustizia digitale in ambito penale
Prima della fine dell'anno 2014 il Ministero ha diramato la Circolare dell'11/12/2014 avente ad oggetto "Avvio del Sistema di Notificazioni e Comu-nicazioni Telematiche penali (SNT)".
Con tale provvedimento il Ministero ha inteso utilizzare la PEC anche per le notificazioni in ambito penale.
A tale circolare è allegato un vademecum che chiarisce le modalità con le quali si deve provvedere alle notificazioni a mezzo PEC, sebbene lasci spazi a dubbi la previsione della validità della notificazione a mezzo PEC al difensore in caso di irreperibilità o latitanza dell'imputato o in altri casi ivi previsti.
L'informatica e gli strumenti tecnologici utilizzati non possono prevalere sull'impianto normativo esistente che comunque va osservato anche in ordine alle garanzie offerte alle parti.
Il Processo Amministrativo Digitale (PAD)
Per il PAD il percorso normativo non è meno complicato.
L'art. 136 del D.Lgs. 104/2010 (codice del processo amministrativo) recita "Disposizioni sulle comunicazioni e sui depositi informatici". L'art. 13 dell'allegato 2 al citato provvedimento recita "Processo telematico" e dispone che con D.P.R. devono essere emanante "le regole tecnico-operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l'aggiornamento del processo amministrativo telematico…".
L'art. 38, comma 1, del D.L. 90/2014 ha disposto che le regole tecniche de-vono essere adottate con D.P.R. entro 60 giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione, termine ampiamente decorso.
Il citato art. 38, inoltre, ha disposto che a decorrere dall'1/1/2015, l'art. 136 del predetto codice fosse modificato con questa previsione: "Tutti gli atti e i provvedimenti del giudice, dei suoi ausiliari, del personale degli uffici giudiziari e delle parti sono sottoscritti con firma digitale. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".
Il problema, ovviamente, era relativo alla assenza delle regole tecniche.
Pertanto, l'art. 2 del D.L. 192/2014 ha disposto la proroga dei termini in materia di giustizia amministrativa e precisamente:
- il termine del 31/12/2014 entro i quale il Governo presenta alle Camere una relazione sull'assetto organizzativo dei tribunali amministrativi regionali è stato prorogato al 28/2/2015;
- il termine dell'1/1/2015 è stato prorogato all'1/7/2015.