Source: http://www.paginesicurezza.it/13-prevenzione-incendi/14-resistenza-al-fuoco
Timestamp: 2017-07-26 08:44:14+00:00
Document Index: 109221856

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 5', 'arte 1', 'arte 1', 'arte 1', 'art 2', 'art 2']

Resistenza al fuoco: concetti generali e normativa di riferimento - Antincendio Sestese
Resistenza al fuoco: concetti generali e normativa di riferimento	Risulta chiaro da quanto esposto preceden­temente che solo una corretta combinazio­ne di protezione e prevenzione può portare ad un'efficace riduzione dei rischi, compa­tibilmente con le esigenze economiche, ar­chitettoniche, ambientali e di sicurezza. Fra gli interventi definiti di protezione (anche se il confine fra prevenzione e protezione è spesso molto sottile) quello che riveste maggiore importanza è senza dubbio la suddivisione della zona a rischio in tante zone indipendenti, in grado di sopportare un eventuale incendio senza che questo sì propaghi alla zona adiacente. Questa opera­zione è detta compartimentazione. La compartimentazione è da moltissimi se­coli alla base dell'apparato normativo eu­ropeo in tema di lotta contro gli incendi. La compartimentazione è considerata il mez­zo più efficiente, fra i molti sistemi efficaci possibili, sia in termini di sicurezza sia, so­prattutto, in termini economici, di facilità di progettazione e di minimizzazione dei rischi di errore progettuale. Inoltre la comparti­mentazione consente un intervento più si­curo delle squadre di soccorso e permette un'evacuazione in condizioni controllate. Non a caso la direttiva 89/106/C.E.E. del 21/12/88, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e am­ministrative, degli stati membri, concernenti i "prodotti da costruzione", in una delle sue parti principali, cioè il comportamento al fuoco delle opere di edilizia e di ingegneria civile, ha indicato una strategia chiara che comprende i seguenti punti:
la capacita portante dell'edifìcio possa essere garantita per un periodo di tempo determinato;
la produzione e la propagazione del fuo­co e del fumo all'interno delle opere siano limitate;
gli occupanti possano lasciare l'opera o possano essere soccorsi altrimenti;
La compartimentazione e la resistenza al fuoco sono gli elementi fondamentali per salvaguardare la vita degli occupanti e delle squadre di soccorso, oltre che l'opera stessa. Dal punto di vista normativo, il comparti­mento è definito nel D.M. 9 marzo 2007 "Prestazioni di resistenza al fuoco delle co­struzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco" pubblicato nella Gazz. Uff. 29 marzo 2007, n. 74, S.O. come: parte della costruzione or­ganizzata per rispondere alle esigenze della sicurezza in caso di incendio e delimitata da elementi costruttivi idonei a garantire, sotto l'azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo, la capacità di compartimentazio­ne. Per capacità di compartimentazione si intende: l'attitudine di un elemento costrut­tivo a conservare, sotto l'azione del fuoco, oltre alla propria stabilità, un sufficiente iso­lamento termico ed una sufficiente tenu­ta ai fumi e ai gas caldi della combustione, nonché tutte le altre prestazioni se richieste. Da questa definizione risulta evidente come il compartimento debba avere una serie di caratteristiche funzionali capaci di contenere gli effetti dell'incendio per un certo periodo. E' altresì evidente come questa definizione lasci spazio ad un approccio più complesso ed articolato rispetto al passato, aprendo la strada all'ingegneria della sicurezza. Le strutture di un compartimento, per de­finizione, devono avere la stessa resistenza al fuoco del compartimento stesso, intesa come l'intervallo di tempo espresso in mi­nuti. definito in base al carico di incendio specifico di progetto, durante il quale il compartimento antincendio garantisce la capacità di compartimentazione. La capacità portante delle strutture, detta anche resi­stenza al fuoco strutturale, è definita dallo stesso DM 9 marzo 2007 come l'attitudine della struttura, di una parte della struttura o di un elemento strutturale a conservare una sufficiente resistenza meccanica sotto l'azione del fuoco con riferimento alle altre azioni agenti.In altre parole, la capacità portante in caso di incendio corrisponde alla possibilità di un elemento da costruzione di continuare ad esercitare la sua funzione per un certo tem­po, sottoposto alle temperature che si pos­sono manifestare durante un incendio. L'in­cendio può essere di tipo standard, come quelli definiti nel D.M.9 marzo 2007, oppure di tipo naturale, definito da curve calcolate in funzione della geometria del comparti­mento, del carico di incendio, del fattore di ventilazione e della potenza termica.
RESISTENZA AL FUOCO E D.M. 16 FEBBRAIO 2007La resistenza al fuoco è regolata da un ap­parato normativo complesso ed articolato, riassunto nella tabella sottostante, che com­prende sia le attività soggette sia tutte le altre, cioè quelle regolate dal Testo Unico sulle Costruzioni del 14 gennaio 2008. Il percorso logico per la determinazio­ne della "sufficiente" resistenza al fuoco di compartimenti e strutture segue tre punti fondamentali:I L'identificazione degli obiettivi di sicu­rezza e loro compatibilità con gli elementi strutturali e di compartimentazione pre­senti
(cioè la risposta alla domanda: è ne­cessaria la resistenza al fuoco per ottenere risultati dì sicurezza che sono stati fissa­ti?) Tali obiettivi sono riportati nelle norme cogenti nel caso di attività soggette al con­trollo WF e normate oppure nell'analisi del rischio nelle altre attività o, infine, individuati con un approccio prestazionale, secondo i limiti indicati dalle normative.
L'individuazione delle prestazioni di resi­stenza al fuoco necessaria (cioè la risposta alla domanda: quanti minuti di resistenza al fuoco servono nello specifico caso per ot­tenere i risultati di sicurezza individuati pre­cedentemente?). Le prestazioni in termini di tempo sono indicate nelle norme cogenti per le attività soggette al controllo dei VV.F e normate, cioè per tutte quelle attività per le quali esiste una specifica norma tecnica, mentre negli altri casi devono essere utiliz­zati i metodi di calcolo proposti dai D.M. 9 marzo 2007, indicati anche nel Testo Unico 14 gennaio 2008 o, nel caso di approccio prestazionale, devono essere studiate le curve di incendio reale ed il comportamen­to al fuoco degli elementi strutturali e di compartimentazione sottoposti a tali curve.
La verifica della prestazione (cioè la rispo­sta alla domanda: come si può verificare che l'elemento da costruzione abbia quella suffi­ciente resistenza al fuoco, in termini i tempo, calcolata con i metodi precedente esposti?). In questo caso è necessario ricorrere al D.M. 16 febbraio 2007 "Classificazione di resi­stenza al fuoco di prodotti ed elementi co­struttivi di opere da costruzione" per tutte le attività, sia soggette sia non soggette, cioè anche quelle rientranti nel Testo Unico delle Costruzioni D.M. 14 gennaio 2008 II D.M. 16 febbraio 2007, entrato in vigore il 25 settembre 2007, ha recepito il siste­ma europeo di classificazione di resistenza al fuoco dei prodotti ed elementi costruttivi delle opere da costruzione per uniformarli ai requisiti essenziale di "Sicurezza in caso di incendio" sancito dalla Direttiva 89/106/ CEE e si applica ai prodotti e agli elementi costruttivi per i quali e prescritto il requisito di resistenza al fuoco ai fini della sicurezza, in caso d'incendio, delle opere in cui sono inseriti attraverso una sequenza logica che comprende:
Definizione e descrizione delle classi di resistenza al fuoco (da 5 a 360 minuti) previste per i prodotti e per gli elementi costruttivi e relativi criteri di classificazioneoR = Capacità portante; E = Tenuta; I = Iso­lamento; W = Irraggiamento; M - Azione meccanica; C = Dispositivo automatico di chiusura; S = Tenuta al fumo; P o PH = Continuità di corrente o capacità di segnalazione; G = Resistenza all'incendio della fuliggine; K = Capacità di protezione al fuoco; D = Durata della stabilità a tem­peratura costante; DH = Durata della stabilità lungo la curva standard tempo- temperatura; F = Funzionalità degli eva­cuatori motorizzati di fumo e calore; B = Funzionalità degli evacuatori naturali di fumo e calore;
Elenco delle modalità di determinazio­ne delle prestazioni di resistenza al fuoco dei prodotti e degli elementi costruttivi che possono essere definite (in base aH'art.2, comma 3) in tre modi, mediante:
Verifica con tabelle
Descrizione delle regole di impiego in Italia, con la conseguente certificazione e periodi di coesistenza con la normativa p re vigente.Da notare che, nell'ambito della progetta­zione antincendio, particolare importanza riveste determinazione della prestazione, che consente la scelta dei sistemi costrut­tivi e degli eventuali protettivi e permette la corretta compilazione dei modelli CERT 2008.Ai fini della classificazione, le modalità di utilizzo dei risultati ottenuti mediante i tre metodi sono riportate, rispettivamente, ne­gli allegati B, C e D al citato decreto.
PROVE DI LABORATORIOI metodi di prova sono riportati nell'allegato B del D.M. I 6 febbraio e comprendono sia i sistemi di collaudo di elementi con una pro­pria resistenza al fuoco (pareti, soffitti, canali, serrande) sia di protettivi in grado di con­tribuire alla resistenza al fuoco dell'elemen­ti sul quale sono applicati (lastre, intonaci, pitture intumescenti, schermi, controsoffitti) L'allegato B fa riferimento alle norme EN 13501 sulla classificazione al fuoco dei pro­dotti e degli elementi da costruzione, che riportano tutte le modalità di prova, com­prese le condizioni di esposizione, i criteri prestazionali e le procedure di classificazio­ne da utilizzare.Le diverse condizioni di riscaldamento e al­tre procedure suscettibili di essere utilizza­te in circostanze particolari sono date dalle UNI EN I 363-2 ("Prove di resistenza al fuo­co").
Per i risultati ottenuti dalle prove, sono pre­visti due ambiti di validità che e importante rendere evidente ai fini della loro utilizza­zione: "campo di applicazione diretta del ri­sultato di prova" e "campo di applicazione estesa del risultato di prova".Il campo di applicazione diretta del ri­sultato di prova è "... l'ambito, previsto dallo specifico metodo di prova e riportato nel rapporto di classificazione, delle limitazioni d'uso e delle possibili modifiche apportagli al campione che ha superato la prova, tali da non richiedere ulteriori valutazioni, calcoli o approvazioni per l'attribuzione del risultato conseguito".Il campo di applicazione estesa del risul­tato di prova è invece "... l'ambito, non com­preso tra quelli previsti nella precedente definizione, definito da specifiche norme di estensione".Sulla base di uno o più rapporti di prova, il laboratorio autorizzato redige il rapporto di classificazione, in conformità ai modelli pre­visti nella norma EN 13501, che attesta la classe del prodotto o dell'elemento costrut­tivo oggetto della prova. Il D.M. I 6 febbraio 2007 lascia spazio ancora all'utilizzo dei rapporti di prova dì resisten­za al fuoco rilasciati ai sensi della circolare MI.SA. (Ministero dell'interno - Servizi antin- cendi) 14 settembre 196 I, n. 9 I (di seguito Circolare 9 I ), dal laboratorio di scienza delle costruzioni del Centro studi ed esperienze del Corpo nazionale dei vigili del fuoco ov­vero da laboratorio autorizzato ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 26 marzo 1985. In particolare i rapporti di prova sono da ritenersi validi, ai fini della commercializ­zazione dei prodotti ed elementi costruttivi oggetto delle prove, nel rispetto dei seguen­ti limiti temporali:
rapporti emessi entro il 31 dicembre 1985: fino al 25 settembre 2008;
rapporti emessi dal I ° gennaio 1986 al 3 I dicembre 1995: fino al 25 settembre 2010;
rapporti emessi dal I ° gennaio 1996: fino al 25 settembre 2012
La Lettera Circolare Dipartimento dei Vigi­li del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile DCPREV Prot, n. 0005642 del 3 I /03/2010 chiarisce che i rapporti di prova di resistenza al fuoco rilasciati ai sensi della Circolare 9 I possono essere utilizzati anche oltre le date indicate all'art. 5 comma I del D.M. I 6 febbraio 2007, esclusivamente per le costruzioni il cui progetto sia stato pre­sentato al competente Comando provincia­le dei vigili del fuoco prima di suddette date. Si ricorda comunque che nessuna estensio­ne diretta del risultato di prova è consentita nel caso dei rapporti di prova fuoco rilasciati ai sensi della Circolare 9 I, quindi l'elemento reale deve essere sempre identico a quello testato. Questo aspetto assume una grande rilevanza nel caso di prodotti protettivi che, nel caso della citata Circolare 9 I, non pos­sono essere qualificati ma scio testati nelle particolari condizioni di prova e solo per l'elemento protetto effettivamente provato, senza possibilità di estensione.
CALCOLOLe modalità per la classificazione di prodot­ti ed elementi costruttivi in base ai risultati di calcoli sono descritte nell'allegato C del D.M. I 6 febbraio 2007. I metodi di calcolo della resistenza al fuoco sono quelli previsti negli specifici Eurocodici: C.3.1 EN 199 I -1 -2 «Azioni sulle struttu­re - Parte 1-2: Azioni generali -Azioni sulle strutture esposte al fuoco» C.3.2 EN 1992-1-2 «Progettazione delle strutture di calcestruzzo - Parte I -2: Regole generali - Progettazione strutturale contro l'incendio»C.3.3 EN 1993-1-2 «Progettazione del­le strutture di acciaio - Parte I -2: Regole generali - Progettazione strutturale contro l'incendio»C.3.4 EN 1994-1-2 «Progettazione delle strutture miste acciaio calcestruzzo - Parte I -2: Regole generali — Progettazione strut­turale contro l'incendio» C.3.5 EN 1995-1-2 «Progettazione delle strutture di legno - Parte 1-2: Regole ge­nerali - Progettazione strutturale contro l'incendio»C.3.6 EN 1996-1-2 «Progettazione delle strutture di muratura - Parte I -2: Regole generali - Progettazione strutturale contro l'incendio»C.3.7 EN 1999-1-2 «Progettazione delle strutture di alluminio - Parte 1-2: Regole generali — Progettazione strutturale contro l'incendio»
L'utilizzo dei citati Eurocodici è subordinato alla pubblicazione delle appendici nazionali. In attesa della loro pubblicazione è possibile utilizzare alcuni Eurocodici (EN 1992-1-2, , EN 1993-1-2, EN 1994-1-2, e EN 1995-1- 2) limitatamente alla sola verifica della re­sistenza al fuoco degli elementi costruttivi portanti con i valori dei parametri da defi­nire a livello nazionale presenti nelle norme stesse come valori di riferimento. Altra possibilità è fare riferimento alle se­guenti norme UNI:
C.4.1 UNI 9502 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli ele­menti costruttivi di conglomerato cementi­zio armato, normale e precompresso»
C.4.2 UNI 9503 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli ele­menti costruttivi di acciaio»
C.4.3 UNI 9504 «Procedimento analitico per valutare la resistenza al fuoco degli ele­menti costruttivi di legno»
che, però, non potranno essere più utilizza­te per questo scopo dopo il 25 settembre 2010.Si fa rilevare che i metodi di calcolo di cui in al punto C.3 (Eurocodici) e C.4 (UNI 950x) del DM I 6 febbraio 2007, possono neces­sitare delle determinazione, al variare della temperatura, dei parametri termo-fisici dei sistemi protettivi eventualmente presenti sugli elementi costruttivi portanti. In questo caso i valori che assumono det­ti parametri vanno determinati esclusiva­mente attraverso prove indicate nell'art 2 comma 4 del citato DM (solo quelle previ­ste nell'allegato B) ed elencate nell'allegato A.3 dell'allegato A (ovvero le norme di col­laudi per i protettivi EN 13381 - pt I ...7). La norma esplicita anche che i valori dei pa­rametri presenti nelle norme UNI 950x pos­sono essere utilizzati purché il produttore, sulla base di idonee esperienze sperimentali, dichiari sotto la propria responsabilità che il sistema protettivo garantisca le prestazioni definite in suddette norme, nonché aderen­za e coesione per tutto il tempo necessario e ne fornisca indicazione circa i cicli di posa0 di installazioneElaborazioni numeriche dei valori di succi­tati parametri che esulano dall'ambito del­le prove indicate in art 2 comma 4 (cioè le prove per i protettivi EN 13381) o dalle norme citate in C4 (dati riportati diretta­mente sulle norme UNI 950x valide fino al 25 settembre 2010) non sono validi ai fini della verifica della resistenza al fuoco degli elementi costruttivi portanti. In questo contesto è utile sottolineare che le pitture intumescenti sono un caso parti­colare, in quanto non esistono parametri su intumescenti nelle norme UNI, non esistono parametri su intumescenti negli Eurocodici, pertanto non si possono qualificare e quindi ottenere abachi prestazionali senza prove sperimentali ENV I 338 I.
CONFRONTI CON TABELLELe tabelle dell'Allegato D del DM I 6 febbra­io 2007 propongono le condizioni sufficien­ti, ma comunque non obbligatorie nel caso si faccia riferimento a verifiche sperimentali, per la classificazione di elementi costruttivi resistenti al fuoco.1 valori tabellati sono i risultati di campagne sperimentali e di elaborazioni numeriche e si riferiscono solo ad alcune tipologie co­struttive qua le quali murature, pareti, ele­menti strutturali.Per le strutture orizzontali sono contempla­te le solette piene con armatura monodi­rezionale, i solai misti di lamiera con riem­pimento di calcestruzzo e i solai alleggeriti dove si possono ricavare per ciascuna classe le altezze e le distanze minime di solette e solai che assicurano il requisito R. Le classi di resistenza a fuoco di tenuta e isolamento, sempre per questi tipi di solai, sono definite attraverso un'ulteriore tabella che assegna i limiti inferiori di spessore al materiale isolan­te ed alla zona in c.a.La Lettera Circolare prot. 1968 del 15 feb­braio 2008 fornisce indicazioni per la verifi­ca tabellare delle murature portanti e, per­tanto, è da considerarsi un'integrazione alle tabelle del D.M. 16 febbraio 2007. Le tabelle concernenti i protettivi, (D.7) per le strutture in acciaio possono essere usate solo se il produttore, sulla base di idonee esperienze sperimentali, dichiari sotto la propria responsabilità, che il sistema pro­tettivo garantisce le prestazioni definite in dette tabelle, nonché aderenza e coesione per tutto il tempo necessario e ne fornisca le indicazioni circa i cicli di posa o di instal­lazione.Tale possibilità decade con l'obbligo della marcatura CE dei sistemi protettivi, prevista in conformità alla pertinenti specificazioni tecniche oppure, in caso di assenza di tale obbligatorietà, il 25 settembre 2010. bibliografia norme CEI, Promat, informatore AIAS.	Sede Sesto San Giovanni