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Timestamp: 2018-07-19 13:17:03+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 28', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 10', 'sentenza ']

Novità fiscali del 18 febbraio 2010: autotutela anche a contenzioso iniziato; scudo fiscale: circolare Ministero Economia su antiriciclaggio; confisca per equivalente: non è retroattiva; INPS: controlli su professionisti e sui soci di società; niente sanzioni per gli errori nei modelli INTRA purché le violazioni saranno sanate entro il 20/7/2010 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 18 febbraio 2010: autotutela anche a contenzioso iniziato; scudo fiscale: circolare Ministero Economia su antiriciclaggio; confisca per equivalente: non è retroattiva; INPS: controlli su professionisti e sui soci di società; niente sanzioni per gli errori nei modelli INTRA purché le violazioni saranno sanate entro il 20/7/2010
1) Autotutela anche a contenzioso iniziato
2) Scudo fiscale: Circolare Mef su antiriciclaggio
3) Confisca per equivalente: Non è retroattiva
4) Inps: Controlli su professionisti e sui soci di società
5) L’avvocato che non raggiunge il risultato promesso non ha diritto al compenso
6) Evasione fiscale internazionale
7) Istituito l’Albo degli amministratori giudiziari
8) Niente sanzioni per gli errori nei modelli intra purché le violazioni saranno sanate entro il 20.07.2010
La pretesa tributaria è annullabile in via di autotutela anche a contenzioso già iniziato.
Il funzionario delle Entrate, infatti, può decidere di ritirare l’accertamento anche durante il giudizio. L’autotutela può, quindi, essere esercitata anche in corso di giudizio. Ciò a condizione che i poteri del rappresentante dell’ufficio non siano sottoposti a limitazioni.
E’ quanto ha stabilito <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3519 del 15.02.2010 che, in tal modo, ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria.
I Supremi giudici hanno risolto una vicenda che vedeva protagonista un contribuente che, a seguito di un avviso di accertamento, si era visto rettificare il reddito dichiarato da zero a circa 36 milioni di lire.
La Cassazione ha chiarito che il funzionario, in virtù dell’autotutela, può procedere eventualmente in contradditorio con il contribuente a una rivalutazione degli elementi a fondamento dell’atto di accertamento per giungere a una situazione che eviti un’inutile prosecuzione del contenzioso.
Nel caso esaminato il funzionario che rappresentava l’amministrazione finanziaria, senza alcuna limitazione ai suoi poteri, ha rinunciato all’appello proposto dall’ufficio finanziario esercitando in maniera legittima l’autotutela.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del tesoro, con una seconda circolare (prot. 216614 del 16.02.2010) sull’antiriciclaggio, è tornata ad occuparsi dello scudo fiscale.
La circolare ha individuato delle situazioni di rischio per la natura delle operazioni.
Operatività connessa con lo “scudo fiscale” di cui all’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009, ai fini antiriciclaggio.
Procedendo con le operazioni di rimpatrio o regolarizzazione dei capitali, gli intermediari e i professionisti dovranno dare applicazione agli obblighi di adeguata verifica della clientela ai sensi degli artt. 15 e 16 del D.Lgs. n. 231/2007.
In particolare, gli intermediari ed i professionisti sono tenuti a:
– identificare e verificare l’identità del cliente, compreso l’eventuale titolare effettivo. Una particolare cura dovrà essere messa nell’evitare l’utilizzo di prestanome o di soggetti interposti;
– raccogliere informazioni dettagliate sull’attività del cliente e sulle sue capacità economiche, sulla natura e sullo scopo/destinazione del rapporto continuativo connesso all’operazione scudata.
Nello svolgimento di tali attività il cliente dovrà prestare la piena collaborazione, fornendo tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire l’adeguata verifica (art. 21 del D.Lgs. n. 231/2007).
L’intermediario presterà una attenzione particolare a quelle situazioni che si presentano a rischio per la natura dell’operazione.
Tra queste possono rientrare le operazioni effettuate da soggetti che non sono già clienti della banca, le operazioni in contante o che non transitano da un intermediario estero, le operazioni effettuate da clienti che non sembrano avere o non avevano mai dichiarato le disponibilità economiche, il tenore di vita, il giro di affari compatibile con l’entità delle somme rimpatriate.
Poiché le operazioni di rimpatrio dei capitali possono rientrare tra quelle per le quali è necessaria l’identificazione rafforzata prevista dall’art. 28 del D.Lgs. n. 231/2007 (operazioni ad alto rischio di riciclaggio), gli intermediari e i professionisti sono tenuti ad acquisire, altresì, informazioni ed eventuali riscontri documentali sulla costituzione dei capitali oggetto del rientro dall’estero, atti a ricostruire l’origine degli stessi.
Gli intermediari e i professionisti dovranno, inoltre, svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale, anche successivamente all’operazione di emersione, al fine di rilevare eventuali elementi che possano condurre a individuare profili di anomalia meritevoli di approfondimento anche ai fini della segnalazione di operazioni sospette.
Gli intermediari e i professionisti sono tenuti, inoltre, a conservare i documenti e a registrare le informazioni che hanno acquisito per assolvere gli obblighi di adeguata verifica della clientela.
In particolare, gli intermediari “conservano la copia o i riferimenti dei documenti richiesti” e registrano i dati inerenti ai rapporti continuativi accesi e alle operazioni pari o superiori a 15.000 euro nell’Archivio Unico Informatico (AUT), mentre i professionisti conservano la documentazione, nonché gli ulteriori dati e informazioni, nel registro della clientela.
Il corretto adempimento degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione e registrazione risulta propedeutico all’assolvimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette alla UIF; tali obblighi sussistono quando gli intermediari o i professionisti “sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio” così come definite dall’art. 2 del D.Lgs. n. 231/2007.
Il comma 4 del citato art. 13 bis del D.L. n. 78/2009 esclude l’obbligo di segnalazione qualora ricorrano i casi di non punibilità previsti dall’art. 8, comma 6, lett. e) della legge 289/2002.
Gli intermediari e i professionisti sono, pertanto, esentati dall’effettuare la segnalazione allorché ritengano, sulla base degli elementi a loro disposizione, che non sussistono ipotesi di reato diverse da quelle previste dal citato art. 13-bis.
Al riguardo, i reati non fiscali di cui agli articoli 482, 485, 489, 492 del codice penale e gli articoli 2621 – 2623 del codice civile sono ricompresi dallo scudo, e non fanno sorgere l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta, solamente se strumentali a uno dei reati fiscali per i quali è prevista la non punibilità.
Qualora siano connessi a un qualunque altro reato presupposto del riciclaggio devono dare luogo ad una segnalazione.
La segnalazione di operazioni sospette da parte degli intermediari che forniscono servizi di tramitazione nei confronti di altri intermediari necessita di misure volte a compensare la carenza di conoscenza diretta della clientela ai fini dell’individuazione di profili di anomalia.
In relazione a ciò, gli intermediari tramitanti dovranno adottare procedure informatiche di monitoraggio volte a rilevare transazioni di carattere anomalo per ricorrenza e/o importo delle operazioni, per destinazione/o provenienza dei flussi ovvero per altre caratteristiche inerenti ai dati dei soggetti che accedono ai servizi di tramitazione.
Infine, viene ricordato che gli intermediari che eseguono operazioni di rimpatrio di capitali dall’estero che presentano elementi di sospetto ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. n. 231/2007, omettendo di effettuare la segnalazione alla UIF, potrebbero incorrere nella sanzione amministrativa pecuniaria sino al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata, nonché essere coinvolti nel riciclaggio stesso, qualora siano consapevoli della provenienza delittuosa delle somme oggetto di rimpatrio.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6293 del 16.02.2010, ha esteso l’ambito di applicazione della confisca per equivalente, in caso di evasione dell’Iva.
Per i giudici, infatti, il denaro va sequestrato a partire dall’anno di imposta 2007 e non da quello successivo perché, pur essendo la nuova confisca retroattiva, il reato di evasione si consuma il 27 dicembre dell’anno successivo. I giudici hanno così accolto il ricorso della Procura di Cosenza e annullato un dissequestro.
Il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente è legittimo in ipotesi di accertamento del reato di omesso versamento dell’I.V.A. per l’anno 2007, ma non per il 2006, giacché il reato omissivo si consuma alla scadenza del versamento dell’acconto I.V.A. per l’anno successivo e quindi, per il 2007, in data 27 dicembre 2008, e, per il 2006, il 27 dicembre 2007.
Poiché la norma sul sequestro per equivalente finalizzato alla confisca è entrata in vigore il 1° gennaio 2008, può trovare applicazione solo successivamente e, quindi, nel caso esaminato dalla Suprema Corte di Cassazione, nelle sole ipotesi di delitto per omesso versamento dell’I.V.A. del 2007.
L’Inps andrà a verificare circa 120mila liberi professionisti e 450mila soci di società che non risultano iscritti ad alcuna gestione previdenziale dell’Istituto.
A dare ufficialità all’operazione è stata la circolare n. 23 del 16.02.2010 sull’attività di accertamento e verifica amministrativa.
Non viene escluso che questa operazione di accertamento vada a focalizzarsi soprattutto sulle partite Iva che non hanno versato i contributi alle casse professionali di appartenenza.
Gli enti previdenziali privati però rivendicano il principio di unicità della posizione previdenziale.
Le casse private hanno chiesto al ministero del Lavoro di assumere un ruolo guida e di organizzare un tavolo con i responsabili dell’Inps che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni.
Le nuove modalità ispettive, per il 2010, avranno il fine “intercettare”, attraverso l’analisi delle banche dati, e dunque tramite un procedimento amministrativo di verifica, le situazioni di effettiva e consistente evasione e/o omissione, con l’obiettivo del recupero dei contributi, ma anche e, soprattutto, di modificare i comportamenti aziendali non corretti per incrementare l’adempimento spontaneo.
Tale procedimento consentirà di costruire degli indici di rischio di evasione e/o omissione contributiva collegati al settore economico e ramo di attività e con specifico riferimento alla realtà locale, e genererà delle liste di non congruità o di non coerenza contributiva.
Sulle anomalie riscontrate dall’Istituto sarà incentrato il processo di verifica che avrà come risultato:
– la sistemazione delle anomalie, mediante convocazione del soggetto sottoposto a verifica, con possibilità di contraddittorio;
– l’accertamento di un credito a favore dell’Inps.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 230 del 11.01.2010, ha trattato un principio destinato a rappresentare un interessante spunto in tema di qualificazione giuridica dell’obbligazione che il professionista (avvocato) assume nei confronti del proprio cliente.
Nel caso di specie, oggetto del mandato professionale è espressamente l’impegno, assunto dall’avvocato, di fare ottenere al cliente un determinato risultato utile in cambio di un determinato compenso dovuto, pertanto, in ragione dell’effettivo raggiungimento del risultato stesso.
L’ipotesi negoziale di riferimento, che si verifica spesso nella pratica, diverge dallo schema tipico del mandato professionale, in cui il cliente affida all’avvocato il compito di svolgere l’attività prodromica al raggiungimento del risultato auspicato, obbligandosi a corrispondere al professionista i compensi per l’attività svolta ed indipendentemente dal risultato.
L’obbligazione assunta dal professionista è pur sempre quella di compiere tutta l’attività necessaria in vista del conseguimento del risultato utile auspicato al cliente, mentre la “deviazione” rispetto allo schema tipico opera limitatamente al quantum del compenso esigibile, suscettibile di essere, al limite, azzerato in caso di mancato conseguimento di qualsiasi risultato economicamente apprezzabile.
Nel caso in esame, invece, la peculiarità consiste nel fatto che l’oggetto dell’obbligazione del professionista è proprio quello di raggiungere il risultato. Qui, in altri termini, l’avvocato si impegna specificamente a far conseguire al cliente il risultato voluto, sicché il diritto al compenso, inteso in termini di controprestazione a carico del cliente, è causalmente collegato alla realizzazione di tale risultato e sorge se, e solo se, il risultato stesso sia effettivamente raggiunto.
Le parti, nel libero esercizio della loro autonomia contrattuale, così, costruiscono e pongono a carico del professionista una obbligazione non più “di mezzi” ma “di risultato”, con tutte le conseguenze che ne derivano sotto il profilo dinamico e della patologia del rapporto.
Il mancato raggiungimento del risultato si risolve in un’ipotesi di “non adempimento” dell’obbligazione assunta, con il corollario della perdita del diritto al compenso.
La Corte di Cassazione, nella suddetta sentenza, ha riconosciuto piena legittimità giuridica ad un simile schema negoziale, stabilendo che se il rapporto professionale che lega l’avvocato al cliente comporta, di norma, una obbligazione di mezzi e non di risultato, con la conseguenza che la prestazione vada retribuita a prescindere dall’esito conseguito, nulla vieta tuttavia che il mandato possa avere specificatamente ad oggetto il conseguimento di un determinato risultato, con la conseguenza che, in questo caso, il compenso pattuito è dovuto solo in caso di effettivo raggiungimento del risultato promesso.
(Altalex, nota del 11.02.2010)
6) Evasione fiscale internazionale: Ancora le banche (slovene) al centro di una nuova operazione congiunta Guardia di Finanza/Agenzia delle Entrate
Dopo le filiali di banche svizzere, austriache e quelle al confine con San Marino,
Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrate puntano questa volta i riflettori sulle filiali di banche slovene con sede in Italia, sulle filiali di banche italiane con sedi territorialmente vicine ai confini con la Slovenia e con l’Austria, sugli intermediari italiani che hanno partecipazioni di banche slovene.
Cambia la nazionalità, ma non le modalità di controllo adottate e gli scopi perseguiti dagli agenti del Fisco: verificare, cioè, il corretto adempimento da parte di banche e intermediari finanziari degli obblighi di comunicazione all’Archivio dei rapporti finanziari dei rapporti intrattenuti con i clienti e delle operazioni svolte al di fuori di rapporti continuativi, secondo quanto previsto dalla legge n. 248/2006 e dal D.Lgs. n. 231/2007.
L’operazione che ha riguardato 68 soggetti, tra filiali di banche slovene o con sedi territorialmente vicine ai confini con la Slovenia e con l’Austria, e intermediari italiani risultati acquirenti di banche slovene con interessi in Italia, fa seguito a quelle risalenti al 27 ottobre 2009 nelle filiali di banche svizzere o con sedi territorialmente vicine a San Marino e allo scorso 3 dicembre che aveva interessato le filiali di banche austriache.
Il controllo sul corretto adempimento degli obblighi di segnalazione dei rapporti con la clientela si iscrive nel più ampio disegno di lotta all’evasione ed agli illeciti fiscali internazionali poiché consente di acquisire importanti informazioni per lo sviluppo di indagini volte a “scovare” i patrimoni illecitamente portati all’estero.
Con i controlli odierni salgono a quota 182 le filiali di banche estere considerate ad alto rischio che negli ultimi mesi sono finite sotto la lente della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa contiene l’Archivio dei rapporti finanziari
La banca dati dei rapporti finanziari contiene tutte le comunicazioni relative ai rapporti continuativi intrattenuti con la clientela esistenti, a partire dalla data del 1° gennaio 2005, alle cosiddette operazioni extra-conto, ossia poste in essere al di fuori di un rapporto continuativo, ad eccezione delle operazioni di versamento effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1.500 euro, nonché ai rapporti diversi da quelli intrattenuti con i titolari dei rapporti continuativi o delle stesse operazioni extra-conto (procure e deleghe).
Vademecum per le comunicazioni
I dati devono essere comunicati all’Archivio mensilmente in via telematica.
Nel database sono registrati, ad oggi, oltre 950 milioni di rapporti e più di 90 milioni di soggetti che hanno effettuato operazioni extra-conto.
I soggetti tenuti a inviare i dati sono circa 13 mila e includono le banche, la società Poste italiane Spa, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e ogni altro operatore finanziario.
L’obbligo di comunicazione ricade anche sulle filiali estere di operatori italiani e,
ovviamente, su quelle italiane di operatori.
(Agenzia delle Entrate, Guardi di Finanza, comunicato congiunto del 17.02.2010)
E’ stato istituito l’Albo degli amministratori giudiziari. Ciò a norma dell’art. 2, comma 13, della legge 15.07.2009, n. 94, con il Decreto Legislativo del 04.02.2010 n. 14, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 38 del 16.02.2010.
Presso il Ministero della giustizia é istituito l’Albo degli amministratori giudiziari.
L’Albo é articolato in una sezione ordinaria e in una sezione di esperti in gestione aziendale.
Attività degli amministratori giudiziari
Gli iscritti nell’Albo degli amministratori giudiziari provvedono alla custodia, alla conservazione e all’amministrazione dei beni sequestrati.
La gestione di beni costituiti in azienda sottoposti a sequestro o confisca viene riservata ai soli iscritti nella Sezione di esperti in gestione aziendale.
Possono iscriversi nell’Albo coloro che, domiciliati in Italia, hanno concretamente svolto attività professionale e risultano iscritti da almeno cinque anni:
a) nell’Albo professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
b) nell’Albo professionale degli avvocati.
Per l’iscrizione alla sezione degli esperti in gestione aziendale il requisito dello svolgimento di attività professionale deve essere riferito alla gestione di aziende ovvero di crisi aziendali.
Coloro che attestino la frequentazione con profitto di corsi di formazione post-universitaria in materia di gestione di aziende o di crisi aziendali, hanno diritto
all’iscrizione nell’Albo se risultano iscritti all’Albo professionale da almeno tre anni.
Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, verranno disciplinate le modalità di certificazione dei requisiti di idoneità professionale.
Iscrizione in sede di prima formazione dell’Albo
Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministero, accertati i titoli dei richiedenti, procede alla formazione dell’Albo.
L’Albo verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, con decreto del Ministro della giustizia.
In sede di prima formazione possono essere iscritti all’Albo, purché presentino domanda entro il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto:
a) gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell’albo degli avvocati da almeno cinque anni;
b) i soggetti non iscritti negli Albi di cui alla lettera a) che abbiano svolto, nei cinque anni antecedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, l’attività di amministratore giudiziario.
Per la sezione degli esperti in gestione aziendale, possono essere iscritti all’Albo, purché presentino domanda entro il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto:
a) i soggetti di cui al comma 2, lettere a) e b), che abbiano svolto, nei cinque anni antecedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, l’attività di amministratore giudiziario di aziende sottoposte a sequestro, ovvero di curatore fallimentare o di altro organo della procedura nominato dall’autorità giudiziaria con funzioni di gestione o composizione di crisi aziendali;
b) i soggetti che abbiano svolto, nei cinque anni antecedenti la data di entrata in vigore del presente decreto, l’attività di commissario per l’amministrazione delle grandi imprese in crisi.
Compensi degli amministratori giudiziari
Con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, saranno stabilite le modalità di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari.
Contributo per la tenuta dell’Albo degli amministratori giudiziari
Per la tenuta dell’Albo degli amministratori giudiziari sarà posto a carico dell’iscritto un contributo annuo alle spese, da corrispondersi al momento della presentazione della domanda d’iscrizione e successivamente entro il 31 gennaio di ogni anno.
Il contributo sarà aggiornato ogni tre anni.
Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, saranno stabilite:
a) le modalità di iscrizione nell’Albo degli amministratori giudiziari;
b) le modalità di sospensione e cancellazione dall’Albo degli amministratori giudiziari;
c) le modalità di esercizio del potere di vigilanza da parte del Ministero.
8) Niente sanzioni per gli errori nei modelli intra (causa mancata pubblicazione in G.U. dei vari provvedimenti) purché le violazioni saranno sanate entro il 20.07.2010
L’Amministrazione finanziaria, in sede di controllo, non applicherà sanzioni in caso di eventuali violazioni concernenti la compilazione degli elenchi intrastat, relativi ai mesi da gennaio a maggio 2010 per gli obblighi mensili, nonché al primo trimestre 2010 per gli obblighi trimestrali.
Lo ha comunicato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 5 del 17.02.2010, in applicazione dell’art. 10, comma 3, della legge 27.07.2000 n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente.
Come noto, dal 1° gennaio 2010 la Direttiva 2006/112/CE è stata modificata dalle Direttive 2008/8/CE, 2008/9/CE e 2008/117/CE.
In particolare, la Direttiva 2008/8/CE e la Direttiva 2008/117/CE hanno modificato gli articoli 262 e seguenti della Direttiva 2006/112/CE, relativi agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie.
I predetti articoli, nella nuova versione, prevedono quanto segue:
– gli elenchi riepilogativi comprendono, oltre agli acquisti e cessioni di beni, anche le prestazioni di servizio intracomunitarie, per le quali il committente è debitore dell’imposta (prestazioni generiche);
– la periodicità degli elenchi in questione, come regola generale, è mensile;
– è prevista la facoltà per gli Stati membri di fissare una periodicità trimestrale al ricorrere di determinate condizioni;
– gli Stati membri possono esigere che la presentazione degli elenchi avvenga in via telematica.
La normativa interna di recepimento della novellata disciplina comunitaria non è stata ancora pubblicata (almeno al 17.02.2010). Ne consegue che ad oggi gli operatori non hanno la possibilità di conoscere compiutamente il quadro normativo che disciplina i nuovi obblighi in materia di elenchi riepilogativi (c.d. Intrastat).
Sussistendo, pertanto, “obiettive condizioni di incertezza”, osserva l’Agenzia delle Entrate, è ragionevole ritenere che, nelle more dell’attuazione a regime della nuova disciplina, gli operatori possano incorre in errori nella compilazione degli elenchi in questione.
9) Altre di fisco:
Il terreno “a verde agricolo” è edificabile
E’ legittimo il maggiore valore del terreno a “verde agricolo” derivato dalla sua parziale edificabilità.
Giustificata la maggiore valutazione ipotizzata dal fisco in sede di accertamento.
(C.T.R. del Lazio, sentenza n. 2/26/2010)
– Inps: Retribuzioni convenzionali 2010 per i lavoratori all’estero
Con la pubblicazione sulla G.U. delle retribuzioni convenzionali per il calcolo dei contributi dovuti per l’anno 2010 a favore dei lavoratori operanti all’estero in Paesi extracomunitari, l’Inps ha riepilogato l’ambito di applicazione e le modalità di regolarizzazione.
Le aziende che per il mese di gennaio 2010 hanno operato in difformità regolarizzeranno la loro posizione nella denuncia UNIEMENS.
(Inps, circolare n. 21 del 16.02.2010)