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Timestamp: 2020-04-05 09:09:52+00:00
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La Corte di Giustizia su mandato d'arresto europeo e vincolo di subordinazione rispetto al potere esecutivo | Redazione Jd
By RedazioneJD | 15/11/2019
1.2 Il diritto austriaco
2.1 Sul procedimento d’urgenza
2.2 Sulla questione pregiudiziale
2.3 Sulle spese
La Corte di Giustizia su mandato d’arresto europeo e vincolo di subordinazione rispetto al potere esecutivo C. Giustizia U.E., Sez. II, 09/10/2019, C-489/19">Tweet
C. GIUSTIZIA U.E., SEZ. II, 09/10/2019, C-489/19
«Rinvio pregiudiziale – Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Mandato d’arresto europeo – Decisione quadro 2002/584/GAI – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “mandato d’arresto europeo” – Requisiti minimi di validità – Articolo 6, paragrafo 1 – Nozione di “autorità giudiziaria emittente” – Mandato d’arresto europeo emesso dalla procura di uno Stato membro – Status – Esistenza di un vincolo di subordinazione nei confronti di un organo del potere esecutivo – Potere del Ministro della giustizia di impartire istruzioni individuali – Convalida del mandato d’arresto europeo da parte di un tribunale prima della sua trasmissione.
La nozione di «mandato d’arresto europeo», di cui all’articolo 1, paragrafo 1, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, deve essere interpretata nel senso che rientrano in tale nozione i mandati d’arresto europei emessi dalle procure di uno Stato membro, sebbene tali procure siano esposte al rischio di essere sottoposte, direttamente o indirettamente, a ordini o a istruzioni individuali da parte del potere esecutivo, come un Ministro della giustizia, nell’ambito dell’emissione di tali mandati d’arresto, purché detti mandati d’arresto siano obbligatoriamente oggetto, per poter essere trasmessi da dette procure, di una convalida da parte di un tribunale che controlli in modo indipendente e obiettivo, avendo accesso all’intero fascicolo penale in cui sono inseriti eventuali ordini o istruzioni individuali del potere esecutivo, le condizioni di emissione nonché la proporzionalità di tali mandati d’arresto, adottando così una decisione autonoma che conferisce loro forma definitiva»
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito dell’esecuzione, in Germania, di un mandato d’arresto europeo emesso nei confronti di [Omissis], il 16 maggio 2019, dalla Staatsanwaltschaft Wien (Procura di Vienna, Austria) e convalidato, il 20 maggio 2019, con decisione del Landesgericht Wien (Tribunale del Land, Vienna, Austria).
«La procura ordina l’arresto mediante mandato d’arresto europeo convalidato da un giudice e dispone, se del caso, la segnalazione della persona ricercata nel sistema d’informazione Schengen (..)».
La procura di Vienna ha esercitato l’azione penale nei confronti di [Omissis] per quattro fatti che il giudice del rinvio qualifica, segnatamente, come furto commesso a titolo professionale, punibile nello Stato membro emittente, secondo il giudice del rinvio, con una pena «della durata massima non inferiore a tre anni», ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, della decisione quadro 2002/584. Tale giudice ritiene che altri fatti contestati a [Omissis], quali la coercizione, siano punibili, nello Stato membro emittente nonché nello Stato membro richiesto, con una pena della durata massima non inferiore a dodici mesi.
15 Ai fini dell’esercizio dell’azione penale per tali fatti, il 16 maggio 2019 la procura di Vienna ha emesso nei confronti di [Omissis] un mandato d’arresto europeo che, il 20 maggio 2019, è stato convalidato dal Landesgericht Wien (Tribunale del Land, Vienna), conformemente all’articolo 29, paragrafo 1, prima frase, della legge sulla cooperazione giudiziaria in materia penale.
16 [Omissis] è stato sottoposto a custodia cautelare a Berlino (Germania) dal 14 maggio 2019 nell’ambito di un procedimento penale per furto promosso nei suoi confronti in Germania. Secondo il giudice del rinvio, [Omissis], nel corso dell’interrogatorio del 24 maggio 2019, ha rifiutato l’estradizione semplificata.
17 Il giudice del rinvio osserva che le procure austriache sono sottoposte a ordini o a istruzioni individuali da parte del potere esecutivo, nel caso di specie il Ministro federale della giustizia. Di conseguenza, esso s’interroga sulla compatibilità del procedimento di emissione di un mandato d’arresto europeo in Austria con i requisiti derivanti dalla sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau) (C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456). In particolare, tale giudice nutre dubbi relativamente alla qualificazione della procura di Vienna come «autorità giudiziaria».
19 Ciò premesso, con ordinanza del 29 maggio 2019 il giudice del rinvio, a motivo dei dubbi illustrati al punto precedente, ha solamente disposto la custodia cautelare di [Omissis] ai fini della sua consegna alle autorità austriache.
22 A sostegno della sua domanda, tale giudice ha invocato la circostanza che [Omissis] è attualmente in stato di custodia cautelare nell’ambito di un procedimento penale avviato nei suoi confronti in Germania (in prosieguo: la «prima custodia cautelare»). La custodia cautelare ai fini della consegna dell’interessato alle autorità austriache inizierà solo dopo il termine della prima custodia cautelare e non potrà, in seguito, superare legalmente la durata di due mesi. In tali circostanze, il giudice del rinvio teme che, se la Corte decidesse di non avviare il procedimento pregiudiziale d’urgenza, [Omissis] dovrà essere rilasciato prima della fine del procedimento pregiudiziale e potrebbe sottrarsi al procedimento penale avviato nei suoi confronti.
24 In secondo luogo, è pacifico che, alla data dell’esame della domanda diretta a ottenere che il rinvio pregiudiziale fosse trattato con procedimento pregiudiziale d’urgenza, [Omissis] era sottoposto a custodia cautelare che poteva però cessare in qualsiasi momento. Inoltre, come rilevato dal giudice del rinvio, [Omissis] sarebbe mantenuto in stato di custodia oltre la durata della prima custodia cautelare, ai fini dell’eventuale consegna dell’interessato alle autorità austriache, per un massimo di due mesi. Orbene, poiché la legalità della custodia cautelare ai fini della consegna dell’interessato alle autorità austriache dipende dalla risposta della Corte alla questione pregiudiziale, risulta che tale decisione della Corte è idonea a incidere direttamente sulla durata della privazione di libertà di [Omissis].
27 A tal riguardo, occorre ricordare che il sistema del mandato d’arresto europeo introdotto dalla decisione quadro 2002/584 è fondato sul principio del reciproco riconoscimento, il quale si basa a sua volta sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri quanto al fatto che i loro rispettivi ordinamenti giuridici nazionali sono in grado di fornire una tutela equivalente ed effettiva dei diritti fondamentali, riconosciuti a livello dell’Unione, in particolare, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta») (sentenza del 10 novembre 2016, Özçelik, C‑453/16 PPU, EU: C: 2016: 860, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).
28 L’articolo 1, paragrafo 1, della decisione quadro 2002/584 definisce il mandato d’arresto europeo come una «decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro in vista dell’arresto e della consegna da parte di un altro Stato membro di una persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale o dell’esecuzione di una pena o una misura di sicurezza privative della libertà». Il principio del riconoscimento reciproco presuppone, a tal riguardo, che solo i mandati d’arresto europei ai sensi di tale disposizione devono essere eseguiti conformemente alle disposizioni della decisione quadro 2002/584 [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 46].
29 Infatti, tale principio si basa sul presupposto che il mandato d’arresto europeo di cui trattasi sia stato emesso conformemente ai requisiti minimi da cui dipende la sua validità, tra i quali figurano quelli previsti dall’articolo 8 della decisione quadro 2002/584, fra cui segnatamente quello relativo all’esistenza di un mandato d’arresto o di un’altra decisione giudiziaria nazionale su cui s’innesta il mandato d’arresto europeo (v., in tal senso, sentenza del 1° giugno 2016, Bob‑Dogi, C‑241/15, EU: C: 2016: 385, punto 53).
30 Come emerge da costante giurisprudenza, la nozione di «decisione giudiziaria», ai sensi della decisione quadro 2002/584, non si limita a indicare le sole decisioni adottate dai giudici o dagli organi giurisdizionali di uno Stato membro, ma deve intendersi riferita, più in generale, alle decisioni adottate dalle autorità che partecipano all’amministrazione della giustizia penale di tale Stato membro, quali la procura austriaca, a differenza, in particolare, dei ministeri o dei servizi di polizia, che fanno parte del potere esecutivo [v., in tal senso, sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau) C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 50].
32 A tale riguardo, si deve ricordare che la decisione quadro 2002/584 mira a introdurre un sistema semplificato di consegna direttamente tra autorità giudiziarie, destinato a sostituire un sistema di cooperazione classico tra Stati sovrani, il quale implica l’intervento e la valutazione del potere politico, al fine di garantire la libera circolazione delle decisioni giudiziarie in materia penale, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 65].
33 In tale contesto, quando il mandato d’arresto europeo è emesso in vista dell’arresto e della consegna da parte di un altro Stato membro di una persona ricercata ai fini dell’esercizio di un’azione penale, tale persona deve avere beneficiato, in una prima fase del procedimento, delle garanzie procedurali e dei diritti fondamentali, la cui protezione deve essere assicurata dalle autorità giudiziarie dello Stato membro emittente, in base alla normativa nazionale applicabile, segnatamente in vista dell’adozione di un mandato d’arresto nazionale [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 66].
34 La Corte ha quindi considerato che il sistema del mandato d’arresto europeo comporta una protezione su due livelli dei diritti in materia procedurale e dei diritti fondamentali di cui deve beneficiare la persona ricercata, in quanto, alla protezione giudiziaria prevista al primo livello, in sede di adozione di una decisione nazionale, come un mandato d’arresto nazionale, si aggiunge quella che deve essere garantita al secondo livello, in sede di emissione del mandato d’arresto europeo, la quale può eventualmente intervenire in tempi brevi, dopo l’adozione della suddetta decisione giudiziaria nazionale [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 67].
35 Inoltre, occorre rammentare che, poiché l’emissione di un mandato d’arresto europeo è idonea a ledere il diritto alla libertà dell’interessato, sancito all’articolo 6 della Carta, la suddetta protezione implica che venga adottata, quanto meno a uno dei due livelli di detta protezione, una decisione conforme ai requisiti inerenti a una tutela giurisdizionale effettiva [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Parquets de Lübeck e de Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 68].
36 A tal riguardo, si deve rilevare che, in primo luogo, il rispetto di tali requisiti consente di garantire all’autorità giudiziaria dell’esecuzione che la decisione di emettere un mandato d’arresto europeo ai fini dell’esercizio di un’azione penale si basa su un procedimento nazionale soggetto a controllo giurisdizionale, e che la persona ricercata ha beneficiato delle garanzie risultanti dai diritti fondamentali e dai fondamentali principi giuridici menzionati all’articolo 1, paragrafo 3, della decisione quadro 2002/584 [sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 70].
37 In secondo luogo, il controllo effettuato al momento dell’adozione di un mandato d’arresto deve includere l’esame del rispetto delle condizioni necessarie all’emissione di tale mandato d’arresto nonché della proporzionalità di quest’ultima, tenuto conto delle peculiarità di ciascun caso di specie [v. in tal senso, sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punto 71].
38 In terzo luogo, tale controllo deve essere esercitato in maniera obiettiva, tenendo conto di tutti gli elementi a carico e a discarico, nonché in modo indipendente, il che presuppone che vi siano regole statutarie e organizzative idonee ad escludere qualsiasi rischio che l’adozione di una decisione di emettere un siffatto mandato d’arresto sia sottoposta a istruzioni esterne, segnatamente da parte del potere esecutivo [v., in tal senso, sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punti 73 e 74].
40 Inoltre, è pacifico che i tribunali incaricati della convalida dei mandati d’arresto europei rispondono al requisito di obiettività e d’indipendenza. Invece, per quanto attiene alle procure austriache, dall’articolo 2, paragrafo 1, della legge relativa alle procure, emerge che queste ultime sono direttamente subordinate alle procure generali e vincolate alle loro istruzioni e che le procure generali sono, a loro volta, direttamente subordinate e vincolate al Ministro federale della giustizia. Orbene, poiché l’indipendenza richiesta esige che vi siano regole statutarie e organizzative idonee a garantire che l’autorità giudiziaria emittente non sia esposta, in sede di adozione di un mandato d’arresto europeo, a un qualsivoglia rischio di essere soggetta, in particolare, a istruzioni individuali da parte del potere esecutivo, non si può ritenere che le procure austriache soddisfino tale requisito [v., per analogia, sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lübeck e di Zwickau), C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456, punti 74 e 84].
46 Risulta, pertanto, che l’emissione di un mandato d’arresto europeo, ai sensi del diritto austriaco, è sottoposta nella sua interezza a un controllo obiettivo e indipendente da parte di un tribunale che esercita a tal riguardo un controllo completo vertente sulle condizioni di emissione di tale mandato d’arresto nonché sulla sua proporzionalità. È solo dopo la convalida del mandato d’arresto di cui trattasi da parte di tale tribunale che detto mandato d’arresto produce effetti giuridici e può essere trasmesso. Orbene, un siffatto controllo, intervenendo sistematicamente d’ufficio prima che il mandato d’arresto produca effetti giuridici e possa essere trasmesso, si differenzia da un diritto di ricorso, come quello cui fanno riferimento i punti da 85 a 87 della sentenza del 27 maggio 2019, OG e PI (Procure di Lubecca e di Zwickau) (C‑508/18 e C‑82/19 PPU, EU: C: 2019: 456), che si esercita solo a posteriori e su richiesta dell’interessato.
Scarica C. Giustizia U.E., Sez. II, 09/10/2019, C-489/19
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