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Timestamp: 2019-07-17 08:17:37+00:00
Document Index: 97994589

Matched Legal Cases: ['art. 109', 'art. 109', 'art. 2425', 'art. 3', 'art. 68', 'art. 2285', 'art. 2293', 'art. 2315', 'art. 2290', 'art. 2300', 'art. 2300', 'art. 1', 'art. 47']

Novità fiscali del 30 aprile 2009: contratto di lease back: aspetti fiscali; redditometro: esenzione delle plusvalenze da cessioni di attività finanziarie; privacy: novità in tema di sicurezza; detrazione Irpef del 36% anche se il pagamento è a rate; modello unico di dichiarazione ambientale; recesso del socio nelle società di persone; acquisto di un terreno da parte di società; detrazione Irpef su interessi passivi corrisposti in dipendenza di mutuo ipotecario; il federalismo fiscale è stato definitivaemnte approvato | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 30 aprile 2009: contratto di lease back: aspetti fiscali; redditometro: esenzione delle plusvalenze da cessioni di attività finanziarie; privacy: novità in tema di sicurezza; detrazione Irpef del 36% anche se il pagamento è a rate; modello unico di dichiarazione ambientale; recesso del socio nelle società di persone; acquisto di un terreno da parte di società; detrazione Irpef su interessi passivi corrisposti in dipendenza di mutuo ipotecario; il federalismo fiscale è stato definitivaemnte approvato
contratto di lease back: aspetti fiscali; redditometro: esenzione delle plusvalenze da cessioni di attività finanziarie; privacy: novità in tema di sicurezza; detrazione Irpef del 36% anche se il pagamento è a rate; modello unico di dichiarazione ambientale; recesso del socio nelle società di persone; acquisto di un terreno da parte di società; detrazione Irpef su interessi passivi corrisposti in dipendenza di mutuo ipotecario; il federalismo fiscale è stato definitivaemnte approvato
1) Contratto di lease back: aspetti fiscali
2) Redditometro: esenzione delle plusvalenze da cessioni di attività finanziarie
3) Privacy: novità in tema di sicurezza, notifica dei trattamenti e di banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici e sanzioni
4) Detrazione Irpef del 36% anche se il pagamento è a rate
5) Modello Unico di Dichiarazione ambientale: MUD
6) Eventi sismici Abruzzo: in G.U. il Decreto per gli interventi urgenti
7) Agenzia delle Entrate: scuola per il buon contribuente
8) Recesso del socio nelle società di persone: iscrivibilità del recesso al registro imprese
9) Acquisto di un terreno da parte di società: agevolazioni tributarie in materia di piccola proprietà contadina
10) Detrazione Irpef su interessi passivi corrisposti in dipendenza di mutuo ipotecario
11) Credito d’imposta per investimenti nelle aree svantaggiate: Trasformazione in consorzio con attività esterna
Una circolare della Fondazione studi UNGDC presieduta dal Prof. Raffaello Lupi ha esaminato la seguente disciplina fiscale.
Il contratto di lease back viene definito come un contratto complesso composto di due rapporti distinti ma collegati dal punto di vista economico-funzionale, facenti capo allo stesso soggetto (l’utilizzatore):
La compravendita e il contestuale leasing finanziario.
Il collegamento tra i due rapporti è inscindibile all’interno del contratto di lease back: l’invalidità di uno dei due rapporti comporta l’invalidità derivata dell’altro, come affermato dalla Corte di Cassazione, per la quale “la vendita …. costituisce necessario presupposto per la concessione del bene in leasing” e, conseguentemente, la concessione del bene in leasing è presupposto necessario al perfezionamento della vendita.
Pertanto, il contratto di lease back rileva fiscalmente quale un’unica fattispecie impositiva e non, come inteso dalla Amministrazione Finanziaria, in due distinte fattispecie.
Il “sale and lease back” deve essere inquadrato, quindi, in un contratto continuativo (per effetto delle caratteristiche proprie della retrolocazione), il cui fine economico sostanziale è quello di un finanziamento a favore dell’utilizzatore.
Si rende quindi applicabile l’art. 109, comma 2, lettera b del Tuir, secondo il quale i componenti di reddito dipendenti da contratti da cui derivano corrispettivi periodici devono essere rilevati alla loro data di maturazione.
Il corrispettivo del contratto di lease back è costituito, per effetto della particolare struttura dello stesso, da due componenti opposte: da una parte il flusso periodico dei canoni di locazione, che incorporano la restituzione del prezzo di cessione (quota capitale) e gli interessi maturati sul finanziamento concesso, e dall’altra il corrispettivo della cessione, che quantifica il capitale finanziato.
Per cui il reale prezzo del contratto di lease back è costituito dal solo interesse finanziario, posto che il prezzo di cessione e la somma delle quote capitali dei canoni di leasing si neutralizzano tra loro.
E’ così apparso evidente come la maturazione nel tempo (a cui fa riferimento il citato art. 109 Tuir) del corrispettivo del contratto di lease back sia equivalente alla maturazione dell’onere finanziario, e, quindi, ha luogo in modo graduale lungo l’intera durata del finanziamento, rappresentata, nel caso di specie, dalla durata del leasing finanziario.
L’incasso del corrispettivo di cessione (alla stipula del contratto) e la successiva e periodica retrocessione dei canoni non rappresentano, perciò, la maturazione in senso economico del corrispettivo del contratto di lease back, ma solo la manifestazione finanziaria dello stesso, che, come è noto, non ha rilevanza nella determinazione del reddito di impresa.
Le conseguenze reddituali del contratto di lease back avranno perciò rilevanza secondo il concetto di maturazione economica (cosa che si ottiene allineandosi al trattamento contabile civilistico, il quale ha per fine dichiarato quello di fornire una rappresentazione più coerente con il postulato della competenza economica).
La vendita iniziale del bene (sale) deve comunque essere considerata solo una componente del contratto complesso di lease back, e che quindi non rileva come fatto giuridico autonomo, per cui viene ritenuto che, per determinare la corretta imputazione per competenza, si deve fare riferimento alle norme civilistiche, e, nel caso in specie, all’art. 2425-bis comma 4 c.c..
(Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti, Fondazione Studi, circolare n. 2/2007)
2) Redditometro: Nuova esenzione delle plusvalenze da cessioni di attività finanziarie
L’accertamento da redditometro potrà essere disinnescato anche dalle cessioni di partecipazione in società di persone e di capitali residenti.
A decorrere dal 25.06.2008 tali cessioni possono produrre redditi esenti.
Anche per tale motivo occorre tenere conto delle nuove disposizioni tributarie, in materia di redditi diversi di natura finanziaria trovanti causa nelle Plusvalenze da cessioni di partecipazioni qualificate o meno.
Molti sono stati i chiarimenti contenuti nella circolare n. 15/2009 diffusa dall’Agenzia delle Entrate.
L’art. 3 del D.L. n. 112/2008 ha modificato l’art. 68 del TUIR, mediante l’introduzione di due commi (comma 6 bis e comma 6 Ter) e ha introdotto un’ipotesi di esenzione che interessa le plusvalenze da cessioni di attività finanziarie.
Le nuove disposizioni prevedono che, (a decorrere dal 25.06.2008), a determinate condizioni, il contribuente soggetto all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) ha la facoltà di usufruire di un regime di esenzione da imposta delle plusvalenza derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate e non qualificate.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, documento di aprile 2009)
Assonime, con la circolare n. 20/2009 ha illustrato le novità in tema di privacy successive alle semplificazioni introdotte dal decreto legge n. 112/2008.
Tra le nuove misure sono emerse le istruzioni orali (e non solo scritte) ai dipendenti in materia.
La circolare si è, inoltre, soffermata in particolare sulle semplificazioni in materia di sicurezza operate con il provvedimento del Garante del 27.11.2008 ed ha ricordato che entro il 30 giugno 2009 le imprese dovranno nominare un amministratore di sistema.
In dettaglio, il documento ha prima analizzato i provvedimenti con cui il Garante ha individuato modalità semplificate di adozione delle misure minime di sicurezza ed ha adottato un nuovo modello per la notificazione dei trattamenti di dati personali.
In seguito si la medesima circolare si è soffermata sulle disposizioni introdotte dal Decreto Legge n. 207/2008 in materia di sanzioni amministrative per violazione della disciplina, che hanno aumentato i limiti minimi e massimi delle sanzioni amministrative ed hanno codificato un meccanismo di quantificazione basato sulla gravità dell’infrazione.
E’ stata, infine, illustrata la disciplina che consente il temporaneo utilizzo a fini promozionali di banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici formati prima del 01.08.2005 in deroga alle disposizioni sull’informativa e sul consenso dell’interessato.
(Assonime, Circolare n. 20 del 28.04.2009)
E’ possibile detrarre il bonus Irpef anche se il pagamento viene fatto a rate.
È tuttavia necessario che:
– il pagamento – da parte della società finanziaria in favore della ditta che vende ed installa gli impianti – sia effettuato tramite bonifico (bancario o postale) dal quale risulti, nella causale, il nome e il codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento;
– l’importo indicato corrisponda a quello della fattura emessa dalla ditta nei confronti del cliente.
Lo ha precisato la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate del Piemonte, informando anche che l’anno di sostenimento della spesa coincide con quello di effettuazione del bonifico da parte della finanziaria al fornitore della prestazione, risultando ininfluenti i tempi e le modalità di restituzione della somma alla banca.
La problematica sottoposta alla DRE Piemonte concerne l’accesso alla detrazione del 36% per le spese relative all’installazione di sistemi di sicurezza nell’ipotesi in cui l’acquirente decida di usufruire della possibilità (riconosciutagli per effetto dell’accordo stipulato dalla ditta installatrice con una società finanziaria) di effettuare ratealmente il pagamento degli antifurto acquistati.
In linea di principio, ha osservato la DRE, l’eventualità che l’importo relativo all’acquisto dei sistemi di sicurezza sia pagato per mezzo di un finanziamento non rappresenta di per sé un ostacolo alla possibilità di fruire della detrazione: Il relativo contratto tra il cliente e la società finanziaria, infatti, esaurisce i propri effetti tra le parti e comporta, in sostanza, l’anticipazione della somma occorrente al pagamento dell’intervento edilizio con obbligo di restituzione della stessa secondo le modalità pattuite, senza pregiudicare la possibilità di individuare i soggetti a cui fa capo il reale sostenimento della spesa.
Tuttavia, le modalità operative con cui si realizza il finanziamento non devono pregiudicare la necessaria attività di controllo da parte dell’Agenzia:
In tal senso, quindi, deve essere assicurato l’utilizzo dello strumento del bonifico per il pagamento delle spese detraibili, e va garantita la completa indicazione nel bonifico dei dati richiesti dalla legge.
(Nota Agenzia delle Entrate, Direzione regionale Piemonte 17.04.2009, n. prot. 2009/24882, in Ipsoa del 29.04.2009)
Entro oggi (30.04.2009) va presentato il Modello Unico di Dichiarazione ambientale, cd. modello MUD.
In particolare, i soggetti tenuti alla presentazione del MUD sono:
– Imprese agricole con un volume d’affari annuo superiore a € 8.000 che producono rifiuti pericolosi;
– imprese ed enti che producono rifiuti non pericolosi da lavorazioni industriali, artigianali, da attività di recupero e smaltimento di rifiuti che abbiano più di 10 dipendenti (si contano anche i soci amministratori se iscritti nel libro unico);
– gestori dei rifiuti.
Sono esonerati dalla presentazione del MUD:
– Gli imprenditori agricoli con volume d’affari non superiore a € 8.000;
– per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese che non hanno più di 10 dipendenti.
Relativamente alle modalità di trasmissione si ha la possibilità di inviarlo per raccomandata o attraverso il canale telematico.
(Studio Dott. Righetti & Associati, nota pubblicata il 29.04.2009)
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.L. 28.04.2009 che ha disposto gli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile.
Tale Decreto contiene anche misure di natura fiscale.
(Decreto Legge n. 39 del 28.04.2009, pubblicato in G.U. n. 97 del 28.04.2009)
Un programma di educazione fiscale destinato alle scuole secondarie, incentrato sui principi del sistema tributario italiano dettati dalla Costituzione e sul ruolo e le funzioni del Fisco nel nostro Paese.
In questo caso sono due attori veri a spiegare ai ragazzi che “fare i furbi non conviene”, sottolineando l’importanza di assumere un comportamento da cittadini corretti.
“Insieme per la legalità fiscale”
Si chiama “Insieme per la legalità fiscale” ed è un pacchetto multimediale che l’Agenzia delle Entrate distribuirà in 10 mila copie agli alunni delle classi primarie e secondarie.
L’iniziativa, che partirà nei prossimi giorni con la collaborazione delle direzioni regionali e degli uffici locali, si propone di insegnare alle nuove generazioni, in maniera ludica e informale, il valore etico e sociale di un comportamento fiscalmente corretto.
Un percorso didattico che si inserisce nell’ambito del progetto “Fisco e Scuola”, nato sei anni fa da un accordo con il ministero dell’Istruzione per diffondere tra i cittadini di domani la cultura contributiva, intesa come dovere civico di partecipare concretamente al funzionamento della macchina statale.
Grazie a questa convenzione, tra il 2004 e il 2008 i funzionari dell’Agenzia hanno partecipato a oltre sei mila incontri e seminari di formazione con più di 120 mila studenti coinvolti.
Del kit sono state realizzate due versioni, che si differenziano per il livello di difficoltà dei contenuti in funzione dei destinatari.
In particolare, il materiale pensato per le scuole elementari e le prime medie – un poster, un pieghevole, un opuscolo a fumetti e un cartone animato in dvd da vedere in classe – illustra i fondamenti dell’educazione civica con l’obiettivo di far comprendere ai bambini l’importanza del rispetto delle regole, anche fiscali, per il buon funzionamento della società.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 29.04.2009)
Con una nuova circolare la Fondazione Centro Studi dell’UNGDC, presieduta dal Prof. Raffaello Lupi, ha esaminato in maniera approfondita la disciplina del recesso al fine di verificare le modalità con cui è possibile portare a conoscenza dei terzi e quindi opporre ai terzi il recesso del socio nel caso di società di persone.
In particolare, tale circolare ha verificato la possibilità di iscrivere al registro imprese il recesso del socio di società in nome collettivo e di società in accomandita semplice quale “fatto”, nelle more dell’adozione formale dei soci che prende atto dell’avvenuto recesso e decide sulle modifiche conseguenti al contratto sociale.
In sostanza, tale documento ha inteso verificare la possibilità del socio di società di persone di recedere e di iscrivere tale recesso senza necessariamente attendere la stipula dell’atto notarile che modifica i patti sociali.
La norma di riferimento in materia di recesso per le società di persone è l’art. 2285 c.c. (norma prevista per le società semplici e richiamata anche per le s.n.c. – art. 2293 c.c. – e s.a.s. – art. 2315 c.c.):
“Ogni socio può recedere dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci.
Nei casi previsti nel primo comma il recesso deve essere comunicato agli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi.”
Il recesso è pienamente valido ed efficace dopo che i soci ne siano venuti a conoscenza (ed è eventualmente scaduto il termine di preavviso), ma tale diritto non è opponibile ai terzi finché non ne sia stata data adeguata pubblicità:
– per le società semplici l’art. 2290 prevede che “deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza non è opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato”;
– per le società in nome collettivo ed accomandita semplice è previsto il ricorso al sistema legale di pubblicità, e pertanto risulta indispensabile la sua comunicazione al registro imprese; in merito l’art. 2300 prevede che “gli amministratori devono richiedere nel termine di trenta giorni all’ufficio del registro delle imprese l’iscrizione delle modifiche dell’atto costitutivo e degli altri fatti relativi alla società, dei quali è obbligatoria l’iscrizione” e che “le modificazioni dell’atto costitutivo, finché non sono iscritte, non sono opponibili ai terzi a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza”.
Il problema che è stato affrontato, quindi, verte sulle modalità con cui opporre ai terzi il recesso quanto non sia ancora formalizzato con atto pubblico o scrittura privata la modifica dei patti sociali.
Il registro imprese deve ammettere su richiesta del socio amministratore superstite (garante per sé e per gli altri soci superstiti dell’assenza di contestazioni in merito al recesso) e mediante esibizione di adeguate prove documentali, l’iscrizione del recesso del socio nelle more dell’adozione di formale atto modificativo.
Il recesso del socio, infatti, una volta comunicato agli altri soci, è un diritto già perfetto e tale recesso rientra tra “gli altri fatti relativi alla società” richiamati dal primo comma dell’art. 2300 c.c. che devono essere iscritti a cura degli amministratori al registro imprese.
Peraltro l’eventuale rifiuto dell’amministratore o la tardiva iscrizione del recesso del socio può portare il socio receduto a proporre una azione giudiziaria nei confronti degli amministratori al fine di ottenere l’iscrizione e l’eventuale risarcimento danni.
(Fondazione Centro Studi UNGDC, circolare n. 5 del 15.04.2009)
9) Acquisto di un terreno agricolo per effetto del decreto di trasferimento emesso dall’Autorità Giudiziaria: agevolazioni tributarie in materia di piccola proprietà contadina
L’acquisto di un terreno agricolo avvenuto per effetto del decreto di trasferimento emesso dall’Autorità Giudiziaria, a seguito di asta senza incanto, può usufruire delle agevolazioni in materia di PPC, ed essere assoggettato alle imposte di registro e ipotecaria in misura fissa ed esentato dall’imposta di bollo.
Naturalmente per fruire di tali agevolazioni la società deve essere in possesso dei previsti requisiti (art. 1, comma 3, del Decreto n. 99/2004).
Peraltro, la perdita dei suddetti requisiti, nei cinque anni dalla data di applicazione delle agevolazioni ricevute in qualità di imprenditore agricolo professionale, determina la decadenza dalle medesime agevolazioni.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 116 del 29.04.2009)
In caso di acquisto unitario di più immobili, la detrazione del 19% compete per gli interessi passivi relativi alla sola quota del mutuo imputabile all’abitazione principale e alla relativa pertinenza, anche se queste fanno parte di un fabbricato composto da altre unità immobiliari, e per il cui acquisto è stato contratto un solo mutuo.
Per calcolare la quota di interessi detraibili, occorre prima individuare la percentuale del prezzo di acquisto riferibile agli immobili agevolabili, data dalla proporzione tra le rendite catastali delle singole unità che compongono il fabbricato.
La percentuale ottenuta va poi applicata al valore complessivo del mutuo.
In particolare, la detrazione Irpef del 19% spetta in relazione all’acquisto dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, compresa la relativa pertinenza.
Nel caso si specie, per l’unità catastale A3, in corso di ristrutturazione, la detrazione degli interessi passivi pagati sul mutuo ed imputabile al relativo acquisto non può essere riconosciuta.
L’agevolazione potrà essere fruita, anche in relazione alla parte di interessi imputabile all’unità A3, solo dopo che sarà realizzato l’accorpamento, risultante anche dalle conseguenti variazioni catastali, di tale unità abitativa all’immobile adibito ad abitazione principale.
Al momento, quindi, il contribuente può usufruire dell’agevolazione per gli interessi passivi imputabili alla sola quota di mutuo destinata all’acquisto delle unità catastali A2 e C6, adibite, rispettivamente ad abitazione principale ed alla relativa pertinenza.
Essendo necessario individuare tale quota di mutuo nel caso di specie si deve individuare, preliminarmente, la parte del prezzo di acquisto, indicato nell’atto in modo unitario per l’intero fabbricato, imputabile alle unità catastali agevolabili.
Tale parte può essere individuata in una percentuale del prezzo di acquisto indicato in atto, pari alla proporzione tra le rendite catastali delle singole unità immobiliari che compongono il fabbricato.
La medesima percentuale deve quindi essere applicata all’importo del mutuo, al fine di individuare la quota di interessi detraibili.
Come è noto, la circolare n. 15/E del 20.4.2005 ha chiarito che in caso di mutuo eccedente il costo sostenuto per l’acquisto dell’immobile, comprensivo delle spese notarili e degli oneri accessori, l’agevolazione deve essere limitata all’ammontare del predetto costo, risultante dalla sommatoria del valore dell’immobile indicato nel rogito, nonché degli altri oneri accessori, debitamente documentati, connessi con l’operazione di acquisto.
Per il calcolo degli interessi ammissibili alla detrazione, alla seguente formula: (costo di acquisizione dell’immobile x interessi pagati) / capitale dato in mutuo.
Quindi, se nel caso di specie, il mutuo risulta contratto in misura eccedente il costo sostenuto per l’acquisto dell’immobile, comprensivo delle spese notarili e degli altri oneri accessori, occorre applicare il criterio indicato nella predetta circolare n. 15/E del 2005 al fine di determinare la parte degli interessi riferiti all’acquisto dell’abitazione principale e della pertinenza per i quali è ammissibile la detrazione.
La medesima circolare n. 15/E ha precisato, inoltre, che per poter applicare la detrazione del 19% occorre che la circostanza che il contratto di mutuo sia stato stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale risulti espressamente dal contratto di mutuo o da altra documentazione rilasciata dalla banca.
In seguito con la risoluzione n. 147/E del 22 dicembre 2006, è stato chiarito, in via di integrazione della predetta circolare n. 15/E che, qualora la banca non sia in grado di attestare tale destinazione, il contribuente potrà ricorrere alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Nel caso di specie, se la finalità del mutuo non è indicata né nell’atto di acquisto né nel contratto di mutuo o in altra documentazione rilasciata dalla banca, il contribuente per potere fruire dell’agevolazione deve attestare ai sensi dell’art. 47 del DPR n. 445 del 2000 che il mutuo è stato contratto per l’acquisto dell’abitazione principale.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 117 del 29.04.2009)
La società che decide di trasformarsi in consorzio con attività esterna, non perde il diritto alla fruizione del credito di imposta concesso per gli investimenti destinati a strutture produttive ubicate nelle aree svantaggiate.
La possibilità di trasferire il diritto a fruire del credito d’imposta è consentita solo per le operazioni che, in base a specifiche disposizioni giuridiche, prevedono una confusione di diritti e obblighi dei soggetti giuridici interessati (ad esempio, in caso di operazioni di fusione, scissione e trasformazione di società).
Tale confusione di diritti e obblighi vale anche nel caso di specie, per cui il credito d’imposta spettante alla Società può essere da quest’ultima trasferito (in qualità di “impresa “trasformanda”) al consorzio (“impresa trasformata”); più in particolare, atteso che simili operazioni comportano il trasferimento delle “posizioni giuridiche soggettive” – tra le quali, ovviamente, rientra anche la titolarità del progetto d’investimento (e tutti i rapporti che da esso derivano) in corso di realizzazione alla data dell’operazione straordinaria – in capo al consorzio sarà trasferito sia il credito d’imposta maturato per effetto degli investimenti già realizzati dalla Società sia il diritto alla fruizione del credito d’imposta relativo agli investimenti che il consorzio realizzerà a decorrere dall’avvenuta trasformazione.
Inoltre, il trasferimento del credito d’imposta può avere luogo solo se gli investimenti già realizzati alla data dell’ipotizzata trasformazione (ovvero da realizzare successivamente) saranno mantenuti (ovvero destinati) all’originaria struttura produttiva.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 118 del 29.04.2009)