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Timestamp: 2018-06-18 07:35:56+00:00
Document Index: 116012851

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[NEWEST][CASSAZIONE] Commento all’ordinanza numero 23574 del 15/3/2018. LIEVE ENTITÀ DI CUI ALL’ART. 73, COMMA 5, D.P.R. N.390/1999.
DIVERSITÀ DELLE SOSTANZE STUPEFACENTI E IPOTESI DI LIEVE ENTITÀ DI CUI ALL’ART. 73, COMMA 5, D.P.R. N.390/1999.
Con l’ordinanza in commento, la Terza Sezione penale della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la seguente questione: «se la diversità di sostanze stupefacenti, a prescindere dal dato quantitativo, osti alla configurabilità dell’ipotesi di lieve entità di cui all’art. 73, comma quinto, d.P.R. n. 309 del 1990; se, in caso negativo, il reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 possa concorrere con uno dei reati di cui ai commi 1 e 4 del medesimo art. 73».
Il nodo interpretativo concerne due diverse interpretazioni dell’art. 73, comma quinto in tema di ipotesi di lieve entità.
Ciò premesso, il nucleo centrale della questione sottoposta alle S.U. risiede nel comprendere se le fattispecie di più recente riformulazione del quinto comma dell’art. 73, d.P.R. n. 309 del 1990, ad opera dell’art. 1, comma 24-ter, lett. a), legge 16 maggio 2014, n. 79, – successiva all’intervento demolitivo/ripristinatorio del Giudice delle leggi – muta l’oggetto delle parole «uno dei fatti previsti dal presente articolo» rendendolo non più confinabile ad una delle possibili alternative condotte di consumazione del medesimo fatto-reato, ma estensibile proprio a uno dei diversi fatti-reato previsti dalla stessa norma.
La questione non è di poco momento considerato che nel caso di specie, “dalla soluzione del contrasto interpretativo deriva la correttezza della soluzione adottata dalla Corte di appello che, valorizzando sostanzialmente la diversità delle sostanze detenute, ha escluso la lieve entità del fatto punendolo con la pena prevista dall’art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990”.
Venendo ora al caso di specie, l’imputato era stato condannato all’esito di giudizio abbreviato, dal G.i.p. del Tribunale di Nola per il reato di cui agli artt. 81, cpv., cod. pen., 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309 del 1990, commesso il 10/12/2015; la Corte di appello di Napoli rigetta la richiesta di qualificazione del fatto in termini di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 escludendo la lieve entità del fatto in considerazione del diverso e non modico quantitativo di sostanze stupefacenti sequestrate, della suddivisione in molteplici dosi sigillate, del rinvenimento di cinque bilancini e di materiale atto al confezionamento.
L’imputato rispondeva “del reato di cui all’art. 73, d.P.R. n. 309 del 1990 perché illecitamente deteneva, a fine di vendita: a) gn 316,1 di sostanza stupefacente del tipo marijuana contenente gr. 64,1 di principio attivo da cui era possibile ricavare circa 2564 singole dosi; b) gr. 190,6 di sostanza stupefacente del tipo hashish contenente gr. 25,9 di principio attivo da cui era possibile ricavare circa 1036 singole dosi; c) gr. 9,28 di sostanza stupefacente del tipo cocaina contenente gr. 4,38 di principio attivo da cui era possibile ricavare circa 29,2 singole dosi”.
La diversa qualità delle sostanze stupefacenti (nella specie, cocaina, hashish e marijuana) potrebbe, tuttavia, costituire argomento di per sé dirimente.
L’art. 73 rappresenta la norma cardine su cui poggia l’intero sistema penalistico della legislazione sugli stupefacenti. Esso è costruito come norma a più fattispecie alternative, tutte costituenti delitti di pura condotta – essendo richiesta per la loro consumazione la mera messa in pericolo del bene giuridico tutelato (id est, salute pubblica) -, punibili a titolo di dolo generico.
Con un primo e risalente principio l’ipotesi del fatto di lieve entità, di cui all’art. 73, comma quinto, del d.P.R. n. 309 del 1990, non è mai configurabile nel caso di detenzione di sostanze di differente tipologia, a prescindere dal dato quantitativo.
Un secondo più recente indirizzo invece impone di valutare anche il dato ponderale delle diverse sostanze oggetto di condotta e quindi la diversa tipologia della sostanza non può di per sé costituire ragione sufficiente ad escludere l’ipotesi di lieve entità di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990
Nel caso in esame certo è che i quantitativi di “droghe leggere” sono rilevanti.
Mentre per quanto invece la detenzione di cocaina se non fosse accompagnata dal possesso di hashish e marijuana e dell’armamentario chiaramente destinato al confezionamento in dosi di queste ultime sostanze, potrebbe essere qualificata ai sensi dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990.
Il primo degli orientamenti ut supra richiamato si inseriva in un quadro normativo completamente diverso dall’attuale.
Quando il quinto comma dell’art. 73 faceva riferimento a «uno dei fatti previsti dal presente articolo», i commi 1 e 1-bis del medesimo articolo non operavano alcuna distinzione tra le sostanze stupefacenti , tutte erano accomunate dall’appartenenza alla medesima tabella I.
Quel che poteva variare erano le condotte (coltivazione, produzione, cessione e detenzione), non di certo l’oggetto (le sostanze stupefacenti) .
Giova ribadire quanto già detto che la più recente riformulazione del quinto comma dell’art. 73 “si inserisce in un contesto radicalmente diverso i cui effetti non possono non riflettersi, mutandolo, sull’oggetto delle parole «uno dei fatti previsti dal presente articolo», oggetto non più confinabile ad una delle possibili alternative condotte di consumazione del medesimo fatto-reato, ma estensibile proprio a uno dei diversi fatti-reato previsti dalla stessa norma”.
Pertanto, “ove dovesse ritenersi fondato il secondo indirizzo interpretativo, la modica quantità delle diverse sostanze stupefacenti oggetto materiale della condotta ipotizzata al quinto comma dell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, legittimerebbe la sussistenza del concorso formale ovvero della continuazione interna tra più ipotesi lievi; la modica quantità di una sola delle diverse sostanze stupefacenti consentirebbe il concorso formale o la continuazione esterna tra il reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 e uno dei due più gravi delitti previsti ai commi 1 e/o 4 del medesimo articolo”.
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