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Timestamp: 2020-01-18 07:01:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ']

I diritti del passeggero di un volo aereo alla luce della disciplina europea e internazionale -
Admin | 12 ottobre 2016 | Contratti, Diritto civile, Responsabilità e danno, Tutte le categorie | Nessun commento
Il soggetto che stipula un contratto di trasporto con una compagnia aerea dispone di efficaci mezzi di tutela al fine di veder soddisfatti i propri diritti a seguito dei disagi che usualmente si verificano in relazione al volo e/o alla irregolare consegna dei bagagli. Tale disciplina di favore per il passeggero è compiutamente delineata da due testi normativi di fonte europea e internazionale: il Reg. CE 261/2004 e la Convenzione di Montreal del 1999.
Questa prevede che il vettore debba automaticamente indennizzare il cliente e fornirgli assistenza nei casi di negato imbarco, cancellazione e ritardo del volo oltre le tre ore rispetto all’orario di arrivo presso la destinazione finale, e ciò ferma la spettanza del diritto al risarcimento dei danni ulteriori che il passeggero potrebbe avere subito a causa dell’inesatto adempimento della compagnia aerea.
La misura della compensazione pecuniaria ottenibile dal passeggero è racchiusa in una forbice tra i 250 e i 600 euro, importi parametrati ex art. 7 Reg. CE 261/04 sulla base della distanza complessiva del viaggio (sempre che le tratte aeree comprensive degli scali siano state acquistate in virtù di un unico contratto, anche con più vettori) e onnicomprensivi del danno patrimoniale e/o morale.
Il cliente può anche, a sua scelta, optare per il rimborso del prezzo del biglietto ovvero per la sistemazione su un volo alternativo ai sensi dell’art. 8 Reg. CE 261/04.
In capo al vettore aereo si configura così una sorta di responsabilità oggettiva, che si considera esclusa solamente nell’eventualità in cui la compagnia di trasporto dimostri la sussistenza di eventi eccezionali che non si sarebbero comunque potuti evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso.
Tra le circostanze di esonero della responsabilità si possono citare casi di instabilità politica, condizioni meteorologiche incompatibili con l’effettuazione del volo, rischi per la sicurezza e scioperi che si ripercuotono sull’attività di un vettore aereo operativo ad eccezione di quelli interni alla compagnia inadempiente.
L’obbligo di assistenza ai passeggeri non è mai escluso
L’avverarsi dei suddetti eventi eccezionali, tuttavia, se determina l’esonero per la compagnia aerea dall’obbligo di indennizzo, non determina lo stesso per l’obbligo di prestare al passeggero il diritto a ricevere un’adeguata assistenza che, ai sensi dell’art. 9 Reg. CE 261/04, comprende due telefonate, mail o fax a titolo gratuito nonché l’erogazione di pasti, la sistemazione in albergo e il trasporto tra l’alloggio e l’aeroporto in congrua relazione alla durata d’attesa.
La mancata assistenza da parte del vettore aereo comporta l’insorgenza in capo al trasportato del diritto alla compensazione pecuniaria, ciò a prescindere dai dianzi riportati impedimenti di carattere eccezionale.
L’art. 11 Reg. CE 261/04 tende, poi, a sottolineare l’urgenza nell’esecuzione dei doveri di assistenza con riguardo alle persone affette da mobilità ridotta ovvero aventi esigenze particolari quali, ad esempio, i bambini non accompagnati dai genitori.
Concludendo, l’art. 14 Reg. CE 261/04 prevede l’obbligo per il vettore di fornire ai suoi clienti un avviso scritto contenente le regole in materia di compensazione pecuniaria ed assistenza, oltreché le informazioni occorrenti per prendere contatto con l’organismo nazionale designato in materia di trasporto aereo, l’Ente Nazionale di Aviazione Civile (E.N.A.C.).
Atteso che le norme di cui al Regolamento CE 261/04 vertono ad una funzione indennitaria e generalizzata, non può farsi a meno di notare come le disposizioni di cui al capitolo terzo della Convenzione di Montreal del 1999 mirino ad obiettivi sostanzialmente differenti. Infatti, quest’ultime si interessano della determinazione e quantificazione del risarcimento per gli eventuali pregiudizi subiti dal singolo trasportato.
Gli artt. 17, 18 e 19 della Convenzione di Montreal contemplano le ipotesi di responsabilità del vettore per i danni arrecati alle persone, alle merci nonché ai bagagli imbarcati sull’aereo, conferendo ugualmente diritti all’utente del servizio nei casi di mancata o ritardata consegna dei beni lasciati in custodia alla compagnia di trasporto.
Onere della prova in capo all’attore
Al contrario del diritto alla compensazione pecuniaria ex art. 7 Reg. CE 261/04, che sorge in capo al trasportato per il solo fatto dell’avverarsi di uno degli eventi contemplati dalla norma, la disciplina convenzionale impone che i danni lamentati debbano essere provati in giudizio dalla persona lesa. Riguardo le ipotesi di responsabilità per ritardo, danni al bagaglio o alle merci, l’entità di tale risarcimento viene contenuta ex art. 22 Convenzione di Montreal entro e non oltre specifici limiti massimi di importo.
La valuta di riferimento utilizzata per calcolare le limitazioni di responsabilità del vettore è il DSP (Diritti Speciali di Prelievo, attualmente di poco sopra l’euro, 1,24 € = 1 DSP), esonerando così la compagnia aerea dal risarcire il danneggiato oltre i 4150 DSP per il ritardo di persone e, con riferimento alla distruzione, perdita o ritardata consegna dei bagagli, oltre i 1000 DSP per passeggero, salvo che questi non abbia al momento dell’imbarco rilasciato (previa tassa supplementare) la c.d. “dichiarazione speciale di interesse alla consegna”. Per i danni di cui all’articolo 17, paragrafo 1 Convenzione di Montreal che non eccedano i 100.000 DSP per passeggero, il vettore non può, invece, escludere né limitare la propria responsabilità.
La “vacanza rovinata” e la responsabilità del vettore
Da ultimo, non può non menzionarsi l’obbligo di risarcire al passeggero il pregiudizio non patrimoniale “da vacanza rovinata”, che a certe condizioni può sorgere anche in capo al vettore. Questa categoria di danno è stata elaborata in sede comunitaria e recepita in Italia nel Codice del Consumo prima ed ora nel c.d. Codice del Turismo ( D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79 art. 47). In merito alla suddetta voce di danno si sono espresse numerose pronunce giurisprudenziali sia di merito che di legittimità, tracciando i limiti di ammissibilità della richiesta di risarcimento avanzata nei confronti della compagnia aerea.
Da una sentenza del Tribunale di Trieste del 31.05.2012, n. 614, emerge chiaramente che non possono farsi valere in capo al trasportatore, oltre all’inadempimento in sé, pregiudizi non patrimoniali quali la frustrazione della ragione d’affari, la mancata luna di miele, l’ accorciamento della vacanza.
Infatti questi sarebbero moventi personali del passeggero che lo inducono a stipulare il contratto di trasporto con il vettore, e rimarrebbero pertanto estranei all’oggetto del contratto stesso: “in difetto di una convincente prova in ordine alla precisa consapevolezza del vettore in ordine al programma dei viaggiatori, i danni non sarebbero stati neanche prevedibili”. Di conseguenza, la compagnia aerea è risultata, nel caso di specie, carente della legittimazione passiva ad causam.
La citata pronuncia si innesta nel solco già tracciato da una sentenza del Tribunale di Roma del 26.04.2011, secondo cui: “per quanto riguarda la richiesta di risarcimento dei danni da vacanza rovinata avanzata dagli attori, occorre precisare che tale tipologia di danni risulta configurabile esclusivamente a carico del tour operator o dell’agenzia di viaggi, in riferimento ad un contratto di acquisto di un pacchetto turistico tutto compreso, in cui l’oggetto non si limita al trasporto ma comprende anche la sistemazione alberghiera, il vitto ed ulteriori attività connesse al tipo di vacanza organizzata”.
La riconduzione della risarcibilità del danno da vacanza rovinata esclusivamente nell’alveo dei contratti di viaggio “tutto compreso” ha peraltro dato corso ad una costante giurisprudenza della Corte di Cassazione Civile, la quale sostiene che l’organizzatore è responsabile per qualsiasi danno subito dal consumatore, e ciò anche quando la responsabilità sia ascrivibile esclusivamente ad altri prestatori di servizi come il vettore (si cfr. Cass. Civ., Sez. III, 29.02.2008, n. 5531).
-dott. Filippo Franzé-
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