Source: http://www.fascinazione.info/2019/01/sangue-san-siro-gli-ultimi-due.html
Timestamp: 2019-02-16 11:39:27+00:00
Document Index: 21735959

Matched Legal Cases: ['art. 588', 'art. 110', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 350', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art.285']

Sangue a San Siro. Gli ultimi due arrestati accoltellati dai napoletani - FascinAzione
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Sangue a San Siro. Gli ultimi due arrestati accoltellati dai napoletani
Ugo Maria Tassinari sabato, gennaio 19, 2019 Nelle strade,
Esaminata la richiesta del Pubblico Ministero, pervenuta in data 16 gennaio 2019, con la quale si richiede l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di:
CICCARELLI Nino (...)
MARTINOLI Alessandro (...);
1) delitto p.p. dall’art. 588 co. 1 e 2 c.p., perché, in quanto appartenenti al gruppo “ultras” dell’Inter (il primo) e del Varese (il secondo), partecipavano a una rissa tra un gruppo di un centinaio di “ultras” interisti, varesini e nizzardi, travisati e armati di bastoni, spranghe, fumogeni e altri strumenti atti a offendere contro un gruppo di tifosi del Napoli, diretti allo stadio Meazza per assistere alla partita Inter - Napoli fissata per le ore 20.30, nel corso della quale Belardinelli Davide rimaneva ucciso e almeno quattro tifosi napoletani riportavano lesioni personali; in particolare verso le 19.20 il gruppo di tifosi interisti a piedi invadeva la carreggiata di via Novara (nei pressi dello stadio), circondava improvvisamente le autovetture e i furgoncini con a bordo gli ultras del Napoli diretti allo stadio Meazza, iniziava un fitto lancio di torce fumogene, petardi e colpiva con bastoni e mazze le autovetture; i tifosi del Napoli arrestavano i mezzi, scendevano dagli stessi, e armati di aste e cinture e coltelli aggredivano a loro volta i tifosi dell’Inter e intrattenevano con loro un combattimento.
In Milano il 26.12.2018
2) delitto p.p. dagli artt. 81 cpv., 110, 582, 585 c.p. perché, in concorso tra loro, con circa un centinaio di altri soggetti in corso di identificazione appartenenti al gruppo “ultras” interisti, e un gruppo di “ultras” napoletani, con le condotte di cui al capo 1), nonché colpendo con spranghe, un coltello, una roncola alcuni tifosi del Napoli, cagionavano a C. L. lesioni personali consistite in ferita lacerocontusa labbro superiore con prognosi 10 gg., a S. G. ferita parete addominale con prognosi di giorni 10 s.c., a I. A. lesioni ritenute guaribili in giorni 8 s.c. e a D. S. B. lesioni personali..
Con l’aggravante di aver commesso il fatto in più persone riunite, travisate e con armi.
3) delitto p.p. dall’art. 110 c.p., art. 6 bis 1. 401 del 1989 perché, in concorso tra loro e con circa un centinaio di altri soggetti in corso di identificazione appartenenti al gruppo “ultras” interisti e a un numero allo stato non definito di appartenenti alla tifoseria del Napoli, nei pressi dello stadio Meazza e nel mentre i tifosi del Napoli ivi si stavano dirigendo per assistere all’incontro Inter-Napoli, lanciavano e utilizzavano razzi fuochi artificiali, petardi, bastoni, mazze, almeno un coltello e una roncola determinando un danno alle persone.
IL SOLO CICCARELLI:
4) delitto p.p. dall’art. 6 l. 401 del 1989 perché, destinatario di DASPO emesso dal questore della Provincia di Frosinone notificato in data 18.04.2016 con scadenza il 17.04.2021 , con le condotte sopra descritte, partecipando agli scontri di cui ai capi 1), 2), 3), avvenuti in via Novara nei pressi dello Stadio in occasione della partita Inter Napoli, violava il predetto ordine.
Con la recidiva specifica reiterata per entrambi.
La ricostruzione dello scontro violento con conseguenti lesioni e uccisione di un uomo, il lancio di fumogeni e oggetti e l’investimento di uno dei tifosi poi deceduto emerge con chiarezza dai seguenti elementi che sono descritti dettagliatamente nella annotazione datata 27 dicembre 2018 redatta dalla DIGOS :
- l’acquisizione delle immagini estratte da una telecamera privata sita in Via Novara 209 che hanno ripreso i violenti scontri tra le due fazioni e hanno confermato la dinamica indicata nei verbale di arresto degli indagati Baj, Da Ros e Tira ;
-la visione delle immagini della telecamera privata sita in Via Novara 209 ha consentito alla P.G di identificare subito gli indagati Baj, Da Ros e Tira quali partecipanti alla rissa, noti peraltro alla DIGOS perché appartenenti a gruppi Ultra dell’Inter mentre brandiscono armi e assaltano i tifosi avversari; in particolare Baj veniva identificato come colui che lanciava un oggetto presumibilmente un bastone; allo stesso modo DA ROS veniva identificato in un filmato mentre impugna un bastone che viene probabilmente lanciato perché nelle immagini successive non ne è più munito; quanto a TIRA Simone viene individuato nei filmati come munito di bastone; pur parzialmente travisato con cappuccio alzato, è riconoscibile in quanto soggetto noto come abituale frequentatore del gruppo “ultras” interista; nella sua abitazione venivano anche rinvenuti molti fazzoletti intrisi di sostanza ematica che potrebbe non provenire dalla sua persona
- l’acquisizione delle immagini riprese dalla Sig.ra C. F. che abita in una abitazione con balcone che ha vista su Via Novara e che ha ripreso lo scontro tra le due fazioni di tifosi ( si vedano i verbali di acquisizione filmati in data 28 dicembre 2018 e relativi supporti informatici);
-presso lo spazio esterno ed interno dell’abitazione di Tira Simone è stato rinvenuto dalla P.G materiale ematico e diversi fazzoletti intrisi di sangue che sono stati oggetto di sequestro. E’ in seguito emerso che il sangue appartiene allo stesso Tira che era stato colpito da qualcuno durante una fase dello sconto o durante la fuga come egli stesso ha dichiarato in sede di interrogatorio
- sono stati acquisiti i referti medici di tre tifosi degli ultra del Napoli feriti ;
-l’episodio dello scontro violento tra le tifoserie e dell’investimento ha trovato ulteriore riscontro nel racconto fornito da un residente in via Novara 209 il quale ha riferito di aver visto un gruppo di tifosi interisti armati di spranghe e altri oggetti; subito dopo dalle finestre della sua abitazione l’uomo ha scorto uno scontro tra due gruppi che si lanciavano oggetti e torce illuminanti;
- l’episodio dello scontro e dell’investimento è stato confermato anche da un residente in Via Fratelli Zoia; in particolare lo stesso intorno alle ore 19.20 si è affacciato alla finestra a causa di urla che provenivano dalla strada e ha notato un gruppo di persone armate di bastoni e spranghe travisati in volto da cappucci e passamontagna; gli stessi dopo aver parlato fra di loro ad alta voce si dirigevano di corsa verso via Novara lanciando petardi e oggetti di vario tipo verso delle autovetture in transito; dopo qualche minuto il gruppo è tornato verso Via Fratelli Zoia e verso il Parco del Fanciullo e almeno tre o quattro persone trasportavano a braccio un uomo con i pantaloni strappati urlando “ ha le gambe rotte”; il ferito è stato caricato su una autovettura di piccole dimensioni grigia; inoltre Ghislandi ha aggiunto di aver sentito distintamente due soggetti di cui uno di lingua francese impartire ordini al gruppo.
“Verso le 17.30 ci siamo messi in macchina e siamo andati al bar “cartoons”, credo sia in via Emanuele Filiberto, siamo andati su un doblò bianco , guidata un amico chiamato “Giotto”. Sul furgone eravamo in 4. Giunti al bar “cartoon” io mi sono fermato fuori a fumare una sigaretta, c’erano altri gruppi di Nizza e di Varese.
C’erano tre gruppi: gli irriducibili i Viking e i boys. Il nostro capo, quello che ha in mano la curva si chiama “il Rosso” è lui che sposta la gente, è lui che decide. Il “rosso” è il capo gruppo, fa parte del Direttivo della curva. Non so il suo nome, è più grande di me e ha già subito processi di questo tipo. Ora non può entrare nello stadio per il DASPO. “Il Rosso” ha detto andiamo e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina, eravamo circa 120 persone. Il mio autista era “Giotto” uno dei “Boys” di Milano.
“Abbiamo lasciato le macchine e ci siamo fermati tutti contro un muro. All’inizio non avevo armi, poi hanno dato a tutti un bastone. Io ero in mezzo non sapevo cosa dovevo fare. Iniziano a passare i furgoni, quindi, usciamo dall’angolo. Molti furgoni dei napoletani si sono fermati, altri no. C’è stata una macchina grossa di colore scuro che non è riuscita a schivare le persone. La macchina veniva da dietro i Napoletani. Non ho visto l’investimento. Non ho capito di chi era la macchina, ho visto solo il Suv passare prima dell’incidente. Poteva essere chiunque anche un passante. “
È stato inoltre acquisita un’altra dichiarazione in merito allo svolgimento dei fatti e cioè quella di un giovanissimo tifoso che ha accettato di rendere spontanee dichiarazioni, è stato sottoposto a DASPO e non è stato arrestato.
Ci si trova piuttosto di fronte, e i risultati delle indagini sempre di più lo confermano, ad un’azione di stile militare, preordinata e avvenuta a distanza dallo Stadio Meazza tendendo un agguato ai tifosi della squadra opposta che erano giunti a Milano e stavano transitando in una via ancora lontana dalla sede dell’incontro sportivo. Vi hanno inoltre partecipato non solo milanesi ma numerosi ultras provenienti da Varese ( tra cui Belardinelli) e anche da Nizza, tra i 10 e i 15, dove vi è una squadra “gemellata”
I gravi indizi di colpevolezza a carico di Ciccarelli Nino.
Luca Da Ros, ascoltato dai Pubblici Ministeri in sede di interrogatorio il 4.1.2019, ha confermato quanto aveva dichiarato in sede di interrogatorio di convalida e ha aggiunto alcuni elementi investigativi rilevanti.
Va sottolineato che il suo racconto appare assolutamente sincero e credibile e proviene da un ragazzo molto giovane, non coinvolto probabilmente in precedenza infatti del genere, che al momento dell’arresto ha fatto una scelta dissonante da quella imposta dalle regole del gruppo.
In particolare ha DA ROS riferito, per quanto interessa in relazione alle due posizioni di quel presente provvedimento, di essersi recato con un gruppo di tifosi interisti al pub Cartoons sito in Milano via Emanuele Filiberto verso le ore 17.50 circa prima di dirigersi nella zona dell’assalto ai tifosi del Napoli. Ha specificato che tra i tifosi presenti al pub Cartoons vi era anche tale Nino Ciccarelli. E’ seguita l’individuazione fotografica e Da Ros ha riconosciuto nella fotografia n. 22 dell’album approntato dalla DIGOS Nino Ciccarelli.
Si tratta di un soggetto noto alla Digos, in quanto leader del gruppo “Viking” che è uno dei sottogruppi di cui è costituita la curva Nord, già denunciato e diffidato a seguito di precedenti attività investigative per delitti della medesima specie di natura violenta quale rissa anche con uso di armi; inoltre è gravato da precedenti penali specifici tra cui tentato omicidio, rissa e plurime violazioni di DASPO.
Inoltre Ciccarelli è anche attualmente sottoposto a DASPO come contestato al capo. 4 con il conseguente divieto di avvicinarsi a luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive che ha evidentemente violato.
Le dichiarazioni di Da Ros Luca in ordine alla presenza e alla partecipazione agli scontri di altri soggetti quali Piovella Marco (cui è stata già applicata misura cautelare personale) sono risultate connotate da elevata credibilità e hanno trovato riscontri del tuto rassicuranti.
Anche con riferimento alla indicazione fornita su Ciccarelli Nino infatti esistono precisi elementi di conferma.
Infatti le dichiarazioni dell’indagato DA ROS hanno trovato diretto riscontro negli accertamenti compiuti dalla DIGOS che ha acquisito numerose immagini dalle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private site nella zona degli scontri.
In particolare le immagini acquisite dalla DIGOS dalla telecamera n. 1 del circuito di sorveglianza dello stabile sito all’angolo tra Via Novara 209 e via Fratelli Zoia che riporta orario 20.36.16 mostrano il Ciccarelli claudicante e nell’atto di toccarsi il corpo, in particolare la gamba destra, come per tamponare o alleviare il dolore di alcune ferite. Si appoggiava poi si appoggiava poi ad un cestino dell’immondizia prima di uscire dall’inquadratura.
Il personale della DIGOS, come riferito nell’annotazione datata 30 dicembre 2018, ha riconosciuto Ciccarelli nel soggetto claudicante individuato nell’immagine che si riporta in base alle sue caratteristiche fisiche ben note a quell’Ufficio.
In data 30 dicembre 2018 precedentemente all’interrogatorio di Luca Da ROS del 4 gennaio 2019 e dunque in una fase in cui non erano ancora emersi a suo carico elementi indizianti , Ciccarelli è stato convocato in Questura e ascoltato inizialmente a sommarie informazioni.
Visto lo stato fisico in cui l’indagato si trovava, con un cerotto al naso e plurime ferite sul corpo, e le sue parziali ammissioni rispetto alla partecipazione agli scontri, il verbale di sommarie informazioni di Ciccarelli Nino è stato interrotto e lo stesso è stato ascoltato alla presenza del difensore con le garanzie di cui all’art. 350 c.p.p.
L’indagato ha ammesso di aver partecipato alla rissa con i tifosi napoletani. Egli ha dichiarato di essersi trovato per caso sulla via Novara, di aver visto da lontano gli scontri e di aver deciso di andare ad aiutare gli amici interisti contro i napoletani. Precisamente ha affermato di essersi unito “ai suoi amici per partecipare ai tafferugli” e durante gli stessi di “essere caduto a terra dei cocci ferendosi su tutte due le gambe”.
Per quanto riguarda le ferite al volto, al naso e alla guancia destra, ammetteva di essersele procurate a seguito della rissa con i tifosi napoletani colpito al viso con un’asta da uno di loro.
E’ evidente che le dichiarazioni rese dall’indagato appaiono del tutto inverosimili quando afferma che egli si sarebbe trovato per caso in via Novara, dato che Da Ros lo aveva visto presso il pub Cartoons, luogo dove si erano radunati gli ultras interisti e da cui è partito l’attacco – evidentemente già pianificato – ai tifosi napoletani.
Inoltre non è assolutamente credibile il fatto che l’indagato si sia procurato le lesioni sul corpo cadendo per terra su cocci, essendo evidenti alcune ferite da arma da taglio, in particolare quella sulla coscia, a dimostrazione tra l’altro che molti tifosi napoletani erano anch’essi armati e preparati ad uno scontro
In ordine all’investimento di Daniele Belardinelli Ciccarelli Nino ha riferito che mentre si trovava davanti agli altri interisti era stato richiamato dalle urla di alcuni compagni e aveva notato voltandosi due mezzi allontanarsi in direzione dello stadio. In quel momento aveva visto il corpo di un ragazzo steso a terra che a fatica si muoveva.
Ha aggiunto che gli scontri stati sospesi quando è stato visto il corpo del ragazzo a terra e, dato che stavano giungendo numerosi metri le forze dell’ordine si è allontanato in direzione del parco treno, raggiungendo la sua abitazione. Non si era presentato Ospedale ed era stato medicato a casa della sua ex moglie.
Ciccarelli non ha fornito, volutamente, alcun elemento di conoscenza utile in ordine alla ricostruzione della dinamica degli eventi e alla individuazione dei partecipanti agli scontri, salvo dichiarare che erano presenti tifosi del Nizza e del Varese.
Gli elementi indicati e le immagini più significative ( contenute nella loro versione a colori più fruibile all’interno del relativo cd prodotto dalla DIGOS) sono contenuti nella nota depositata in data 14 gennaio 2019 di cui si riportano i seguenti stralci:
“In particolare, le immagini acquisite ed analizzate hanno permesso agli operatori Digos di riconoscere con certezza il noto ultras Nino Ciccarelli, leader del gruppo Viking, già denunciato e diffidato proprio a seguito di attività investigative di questa Squadra Tifoserie.
Le telecamere colgono il soggetto evidentemente coinvolto nel gruppo di assalitori interisti: circostanza questa che, come noto, lo stesso indagato ha ammesso in sede di escussione in presenza del legale di fiducia. Le immagini, ancora, mostrano il Ciccarelli claudicante e nell’atto di toccarsi il corpo (in particolare la gamba) come per tamponare o alleviare il dolore di alcune ferite.
Tali immagini corroborano la partecipazione attiva del Ciccarelli, che, quando è stato è stato accompagnato presso questi uffici il giorno 30.12.2018 presentava sul volto e sul corpo vistose ferite; in merito l’indagato ha ammesso che le ferite al volto erano state riportate a seguito della rissa coi tifosi napoletani, ma per quanto riguarda le ferite sul corpo, sebbene queste siano evidentemente riconducibili ad armi da taglio, egli ha inverosimilmente affermato di essersele procurate scivolando su cocci di bottiglia presenti in terra.
(omissis due citazioni di giurisprudenza sull'uso probatorio delle dichiarazioni)
Sul punto si sottolinea che le dichiarazioni confessorie stesse fornite da Ciccarelli e il suo ruolo organico accertato nel c.d “ Direttivo della curva”, unitamente alle immagini delle telecamere e alle ferite riscontrate su di lui e documentate dalla P.G costituiscono un insieme di elementi del tutto conclusivi in merito alla sua partecipazione, probabilmente con un ruolo di primo piano all’attacco del 26 dicembre.
I gravi indizi di colpevolezza a carico di MARTINOLI ALESSANDRO.
Alessandro MARTINOLI si è presentato nell’immediatezza dei fatti presso l’Ospedale San Carlo di Milano la notte in cui è avvenuta la morte di Daniele Belardinelli per chiedere informazioni sul ferito. Egli presentava abiti sporchi di sangue e le mani ferite.
Si tratta di soggetto noto alla DIGOS quale ultra appartenente al gruppo “Blood and Honor” della tifoseria della squadra del Varese e fazione cui fanno riferimento anche molti soggetti appartenenti a movimenti ideologici di estrema destra.
Nelle prime dichiarazioni rilasciate alla P.G quale persona informata sui fatti ( in assenza di univoci elementi indizianti alle ore del 26 dicembre ) Martinoli ha riferito di essersi recato il 26 dicembre a Milano partendo da Varese con Belardinelli Daniele.
Poi verso 15.30 insieme a Belardinelli Daniele si è diretto al Baretto sito fuori dalla stadio Meazza e abituale ritrovo degli interisti per assistere alla partita Inter- Napoli. Ha sostenuto di aver perso di vista il suo amico subito dopo. Alle ore 19.15 si sarebbe spostato da solo in Via Novara proprio per incrociare i napoletani che sarebbero transitati di lì. Non avrebbe comunque partecipato agli scontri tornando indietro appena giunto sul posto. Ha riferito di essersi ferito ad una mano durante la fuga a causa di un cespuglio. Ha aggiunto di essere giunto all’Ospedale dallo stadio San Siro una volta saputo che il suo compagno era stato ferito e lì trasportato.
Inoltre Martinoli ha affermato che in Ospedale qualcuno di cui non ha indicato il nome gli ha affidato le chiavi dell’autovettura di Belardinelli senza specificare peraltro, secondo Martinoli, dove era stata posteggiata.
È molto probabile che l’autovettura si trovasse sul luogo dei fatti e tale circostanza conferma comunque gli strettissimi rapporti di fiducia e di militanza comune con la vittima.
Lo stesso 27 dicembre nell’abitazione di Martinoli a Marchirolo in provincia di Varese la DIGOS ha sequestrato un paio di pantaloni tipo jeans chiari con evidenti tracce di sostanze ematica.
Alla luce di questi elementi gravemente indizianti lo stesso è stato indagato per i delitti contestati nei capi di imputazione. Del resto la versione fornita da Martinoli e del tutto inverosimile posto ad esempio che non si comprende perché egli, dopo essersi trovato con tantissimi altri tifosi amici nella zona dello Stadio, si sarebbe recato da solo a piedi percorrendo un tragitto considerevole per portarsi da solo in via Novara.
In un secondo momento l’analisi delle immagini video acquisite dalla P.G riprese dalle telecamere di videosorveglianza dello stabile di Via Novara 209 si pone in netto contrasto con la ricostruzione fornita dallo stesso.
Infatti il personale della DIGOS per la compatibilità delle caratteristiche fisiche del soggetto e la coincidenza degli indumenti rilevati dalle immagini con quelli indossati dal Martinoli al momento del suo arrivo in Ospedale, documentati con rilievi fotografici e sottoposti a sequestro, ha riconosciuto il Martinoli tra i partecipanti all’attacco.
Egli, armato verosimilmente di coltelli, si scaglia contro i napoletani cercando di colpirli[5].( si veda annotazione datata. 29 dicembre 2018). In particolare impugnando un oggetto nella mano destra e uno nella mano sinistra, probabilmente armi da taglio viene affrontato da un tifoso napoletano di corporatura molto robusta armato di un bastone. Questi colpisce per primo Martinoli il quale tuttavia risponde colpendolo all’addome con un movimento semicircolare del braccio da destra verso sinistra. Il colpito quindi indietreggia sottraendosi ad ulteriori colpi.
In quelle immagini colte in Via Fratelli Zoia alle ore 19.33.30 ) quindi si riconosce Martinoli nell’atto di colpire il tifoso napoletano S. G., soggetto ferito e assistito da personale sanitario, identificato nell’immediatezza dalla DIGOS stessa.( S. è persona offesa del delitto di cui al capo b) e attualmente sottoposto alle indagini per gli altri reati)
Si precisa che l’orario riportato sulle immagini del sistema risulta spostato in avanti di un’ora e cinque come da annotazione DIGOS del 2 gennaio 2019.
Si riporta lo stralcio della nota depositata in data 14 gennaio 2018:
“Per quanto attiene, invece, il MARTINOLI, lo stesso è stato indagato il 27.12.2018 dopo essere stato trovato da personale dipendente all’ospedale San Carlo di Milano con gli abiti sporchi di sangue e le mani ferite.
Egli ha più volte cambiato versione sui motivi della sua presenza lì e delle macchie di sangue di cui erano sporchi gli abiti che indossava, finché ha verbalizzato di essere giunto lì dallo stadio san Siro, dove si era recato con il suo amico Belardinelli, una volta saputo che il suo compagno era stato ferito e lì portato. Inoltre, ha affermato di essersi ritrovato con il Berardinelli insieme agli altri tifosi interisti e varesini all’esercizio commerciale denominato Il baretto, adiacente allo stadio e luogo di ritrovo dei tifosi interisti; ha negato la sua partecipazione agli scontri, affermando di non essersi recato in via Novara insieme al Belardinelli.
Tuttavia, l’analisi delle immagini video acquisite, ha confutato tali dichiarazioni: anzi, personale DIGOS ha riconosciuto il Martinoli tra i corrissanti mentre, armato di quelli che sono verosimilmente coltelli, si scaglia contro altri tifosi colpendoli o, comunque, cercando di colpirli.
Si rappresenta che, come meglio analizzato nella allegata annotazione di p.g., il tifoso partenopeo aggredito dal Martinoli, si identifica per S.G, trasportato dopo gli scontri presso l’ospedale Sacco Di Milano ed in seguito dimesso con una prognosi di gg 10 s.c. per ferita superficiale alla parete addominale; tale riconoscimento è stato possibile anche in virtù del fatto che gli operanti Digos impegnati nelle fasi immediatamente successive agli scontri, hanno avuto modo di vedere lo S. ferito e richiedere, in quel frangente, l’intervento di un’ambulanza che potesse prestargli le cure del caso.
Si evince chiaramente la pericolosità del soggetto, conosciuto come ultras del gruppo Blood and Honor, compagine del tifoso della squadra del Varese connotata da posizioni di estrema destra (compagine di cui faceva parte, come noto, anche il deceduto BELARDINELLI); soggetto con numerosi precedenti a carico che ne evidenziano la natura violenta e l’indole a non rispettare gli obblighi di legge imposti, quali le diffide DASPO. L’atteggiamento menzognero e la assoluta mancanza di collaborazione nel fornire riscontri sul decesso del suo compagno accentuano il profilo di pericolosità del Martinoli che ha tenuto un comportamento particolarmente violento durante la rissa.
Si deve aggiungere un particolare investigativo di notevole rilievo. Al momento della foto segnalazione Martinoli porta scarpe sportive chiare caratterizzate da tre strisce presenti su solo sulla parte esterna della tomaia e non su quella interna che invece è completamente bianca.
Tale foggia delle scarpe corrisponde a quella delle scarpe indossate dalla persona identificabile nei filmato in Martinoli
Anche nei confronti di Martinoli sussistono quindi elementi conclusivi per affermare la sua partecipazione all’attacco.
Le dichiarazioni di Bianchi Cristina, vedova di DANIELE BELARDINELLI
In data 14 gennaio i Pubblici Ministeri hanno ascoltato a sommarie informazioni Bianchi Cristina la vedova di Belardinelli Daniele.
La donna ha riferito:
- che Martinoli ha trascorso il 25 dicembre insieme a Marco Piovella e ad altri ultra dell’Inter nella casa di Belardinelli Daniele a Morazzone
- Che Martinoli è rimasto a dormire a casa di Belardinelli anche la notte del 25 dicembre e il 26 dicembre dopo pranzo si è recato a Milano per la partita insieme a Belardinelli;
- che lo stesso era presente all’Ospedale all’arrivo della moglie;
- che lo stesso la sera stessa dei fatti Martinoli ha narrato alla Bianchi quanto avvenuto riferendo circostanze tali non potevano non comportare la sua presenza sul luogo dell’aggressione tra cui il fatto che egli si era avvicinato a suo marito quando egli stava per essere caricato sulla macchina e portato in ospedale
- che anche nei giorni successivi alla morte di Belardinelli Daniele, la moglie ha saputo da Martinoli stesso ( oltre che da altri amici dello stesso che erano con loro il 25 dicembre ) alcune circostanze ( pur non dettagliate) sulla partecipazione agli scontri e sul ferimento del marito.
La testimonianza di Bianchi Cristina è ovviamente attendibile in quanto ella riferisce fatti che ha vissuto personalmente e dolorosamente. Si può al più ritenere che la donna, comunque anch’ ella molto legata agli amici del marito, non abbia riferito tutto quanto sua conoscenza.
Da ciò si deduce che Martinoli il giorno di Natale si è accordato con Belardinelli e altri ultra per recarsi a Milano in occasione della partita Inter Napoli, ha partecipato alla rissa e ivi si è procurato le ferite emerse dagli atti.
Ne consegue anche, per quanto di interesse nell’ambito della complessiva indagine, che Piovella non ha riferito e quindi ha cercato di mantenere il silenzio in merito alla presenza di un gruppo di persone appartenenti all’area ultra di Varese, almeno quattro, con lui il giorno di Natale in casa di Belardinelli, un incontro che è stato certamente propedeutico all’organizzazione dei fatti del giorno seguente.
D’altronde l’ulteriore sviluppo delle indagini ha consentito di accertare tramite l’analisi di tabulati telefonici effettuati dal DIGOS sull’utenza in uso a Piovella ( si veda l’annotazione in data 14.1.2019 ), che egli si trovava all’inizio dell’attacco delle adiacenze di via Novara e nei momenti successivi ha parlato con una serie di persone appartenenti alla sua area e già indicate nel presente procedimento e soprattutto ha avuto due lunghe conversazioni con un’utenza francese che è ampiamente ipotizzabile fosse in uso ad un esponente della tifoseria ultras del Nizza, circostanza anche questa su cui ha taciuto.
Ciò si riflette anche sulla posizione dei nuovi indagati posto che appare sempre più evidente come l’azione di via Novara sia stata organizzata in dettaglio coinvolgendo da parte dei capi e comunque da parte degli esponenti più autorevoli della curva gli elementi varesini e francesi
In sintesi dagli elementi descritti risultano gravi indizi di colpevolezza anche in capo a Ciccarelli Nino e a Martinoli Alessandro in ordine ai delitti contestati di rissa aggravata dall’evento lesioni e morte, del delitto di cui all’art. 6 bis della legge 401/89 cioè il porto di bastoni, coltelli e altre armi in occasione di manifestazioni sportive, e del delitto di cui agli artt. 110 582, 585 c.p., nonché del delitto di cui all’art. 6 l. 401 del 1989 cioè la violazione del DASPO per il solo Ciccarelli;
Essi hanno attivamente partecipato agli scontri avvenuti nei pressi dello stadio Meazza in data 26 dicembre con assoluta prevedibilità per le circostanze e le modalità del fatto ( utilizzo di armi, strada pubblica con traffico intenso, assalto in gruppo numeroso) della reazione violenta degli aggrediti, a loro volta organizzati e armati , e del verificarsi degli ulteriori eventi di lesioni e morte per altri partecipanti allo scontro
- quelle di cui alla lett.a), in quanto sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinente le indagini in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione e la genuinità della prova.
Infatti i militanti più in vista della Curva hanno evidentemente un potere di influenza particolarmente rilevante sui tifosi “subordinati” sulla base dell’ideologia del “cameratismo sportivo” ed è in grado di condizionare le dichiarazioni di coloro che potrebbero essere ascoltati dalla P.G e dagli inquirenti nel corso delle indagini.
Del resto appare sempre più evidente che i gruppi di tifosi ultras cui sono riferibili i fatti per cui si procede impongono ai loro componenti regole strettissime di omertà di cui può far parte anche la regola, presente in vari decaloghi di tali gruppi disponibili su fonti aperte, di regolare in privato i conti i gruppi opposti piuttosto che denunciare anche una violenza subita alla giustizia.
- quelle di cui alla lett. c), sussiste il concreto e attuale pericolo che gli indagati commettano altri delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o della stessa specie di quello per cui si procede ed in relazione i quali non hanno mai manifestato il minimo accenno di resipiscenza.
Ciò si desume dalla particolare violenza e pericolosità manifestata nella aggressione strategicamente organizzata. Del resto l’agguato teso dalla tifoseria dell’Inter ben può scatenare ulteriori episodi ritorsivi violenti fra le tifoserie stesse. In particolare con riferimento alla posizione di Ciccarelli, la ricostruzione dei fatti evidenzia una grave inclinazione a delinquere dello stesso e una predisposizione alla violenza confermata anche dai precedenti a suo carico.
Infatti Ciccarelli è stato condannato per tentato omicidio, per porto d’armi, proprio per rissa, per furto, per lesioni personali, per ricettazione e per inosservanza dell’obbligo di comparizione all’autorità di Pubblica sicurezza in occasione di manifestazioni sportive essendo sottoposto al DASPO
Inoltre, va tenuto presente che il Ciccarelli è storico leader della Curva Nord interista, conosciuto in tutto l’ambiente ultras e la sua permanenza in stato di libertà potrebbe, allo stato attuale, costituire un pericolo per la continuazione delle indagini in quanto egli potrebbe facilmente condizionare, come già si è accennato, altri tifosi.
Infine la particolare pericolosità dell’indagato è dimostrata anche dalla violazione del provvedimento di DASPO cui lo stesso è già sottoposto e che non ha esitato a violare.
Con riferimento alla posizione di Alessandro Martinoli si evince chiaramente la pericolosità del soggetto, conosciuto come ultras della Curva e anche aderente al gruppo più estremista all’interno della destra radicale Blood and Honor. E’ un soggetto con numerosi e specifici precedenti penali in quanto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, più volte per furto per lesioni personali, porto d’armi clandestine e per l’organizzazione di scommesse clandestine.
Le condanne ne evidenziano la natura violenta e l’indole a non rispettare gli obblighi di legge imposti.
Inoltre l’atteggiamento menzognero e la assoluta mancanza di collaborazione financo nel fornire riscontri e aiuto per individuare i responsabili della morte del suo compagno accentuano il profilo di pericolosità del Martinoli che ha anche tenuto un comportamento particolarmente violento durante la rissa.
Quanto ai criteri per la scelta della misura cautelare da applicarsi, si osserva che la misura della custodia cautelare in carcere appare proporzionata all'entità del fatto ed alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata e che ogni misura diversa dalla custodia in carcere appare inadeguata a garantire le esigenze sopra delineate.
Si ricordi anche che il reato di cui all’art. 6 bis l. 401\89 e cioè e il porto il lancio di armi e di oggetti atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive, quando ne derivino ferite a persone è punito con una pena piuttosto grave e cioè sino a sei anni di reclusione.
Inoltre ad entrambi gli indagati viene contestata la recidiva reiterata e specifica.
Va poi sottolineato che l’episodio di rissa di cui gli indagati sono accusati è tra i più gravi che si possono immaginare all’interno di tale reato perché i suoi organizzatori, tra cui si annoverano certamente i soggetti di cui al presente provvedimento, hanno coinvolto in gran numero anche di giovanissimi e anche perché episodi simili possono essere l’anticamera di altre violenze e rappresaglie
che CICCARELLI Nino e MARTINOLI Alessandro siano catturati e rimangano in stato di custodia cautelare in carcere con riguardo ai fatti criminosi di cui
che gli stessi siano condotti immediatamente in un Istituto di custodia con le modalità previste dall'art.285, comma II, c.p.p. per rimanere a disposizione di questo Ufficio.
di Ugo Maria Tassinari a la/s sabato, gennaio 19, 2019