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Timestamp: 2017-06-22 14:21:49+00:00
Document Index: 41107570

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

TAR Sardegna n.1553 del 7/8/2006
Stop al sindaco invadente nelle competenze amministrative della PL
Sent. n.1553/2006
Ric. n. 1831/1995
sul ricorso n. 1831/95 proposto dal dott. Lullia Bruno rappresentato e difeso dagli avv.ti Vittore Davini e Marcello Bazzoni, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Bruno Macciotta, in Cagliari, via Sonnino n. 99;
il Comune di Alghero in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dal prof. avv. Alberto Azzena, elettivamente domiciliato in Cagliari, via Carrara n. 4, presso lo studio dell’avv. Gian Franco Trullu; per l'annullamento
dell’ordinanza del Sindaco di Alghero n. 156 del 26.7.1995;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Alghero;
Nominato relatore per la pubblica udienza del 31 maggio 2006 il consigliere Francesco Scano ;
Il ricorrente è dipendente del Comune di Alghero con la qualifica di Istruttore direttivo ufficiale VV.UU, VII qualifica funzionale.
Con il provvedimento impugnato il Sindaco del Comune di Alghero in applicazione dell’art. 36 della legge 8 giugno 1990 n. 142, ha disposto la riorganizzazione dei servizi del corpo della Polizia Municipale, assegnando il personale ai vari servizi, con l’indicazione del responsabile dello stesso e disponendo che"l’attività istituzionale, l’uso dei mezzi, ogni altro adempimento connesso, sarà curato dai responsabili dei singoli servizi … su conforme parere del Sindaco o suo delegato". In particolare al ricorrente è stata assegnata la responsabilità del servizio Polizia giudiziaria e polizia edilizia.
Il provvedimento, adottato ai sensi dell’art. 36 della legge 8 giugno 1990 n. 142, dispone inoltre che "l’attività istituzionale, l’uso dei mezzi, ogni altro adempimento connesso, sarà curato dai responsabili dei singoli servizi come sopra evidenziati, su conforme parere del Sindaco o suo delegato". Avverso lo stesso il dott. Lullia fa valere le seguenti censure:
violazione di legge (L. 142/90 e D.Lgs 29/93); incompetenza; violazione di legge (D.Lgs 29/93; L. 65/86, "Legge quadro sull’ordinamento della Polizia Municipale); eccesso di potere per contrasto con precedenti atti; violazione di legge; eccesso di potere per carenza di presupposti, contraddittorietà, insufficienza di motivazione; violazione di legge; eccesso di potere per contraddittorietà; violazione della legge 241/90 (artt. 4 e 5). Il Comune di Alghero ha eccepito l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, chiedendone, comunque, il rigetto nel merito siccome infondato.
Alla pubblica udienza del 31 maggio 2006 la causa, su concorde richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione dal Collegio.
Con il ricorso in esame il dott. Lullia Bruno impugna l’ordinanza, descritta in epigrafe, con la quale il Sindaco del Comune di Alghero, in applicazione dell’art. 36 della legge 8 giugno 1990 n. 142, ha disposto la riorganizzazione dei servizi del corpo della Polizia Municipale, assegnando il personale ai vari servizi, con l’indicazione del responsabile dello stesso e disponendo che"l’attività istituzionale, l’uso dei mezzi, ogni altro adempimento connesso, sarà curato dai responsabili dei singoli servizi … su conforme parere del Sindaco o suo delegato". Vanno preliminarmente esaminate le eccezioni di improcedibilità del ricorso sollevate dalla difesa del Comune.
Con la prima si sostiene la carenza di interesse al ricorso sul rilievo che, avendo il dott. Lullia impugnato una soltanto delle due ordinanze (aventi contenuto quasi identico e con stesso numero e data: n. 156 del 26.7.1995), l’eventuale annullamento di quella impugnata, non impedirebbe che venga eseguita l’altra ordinanza.
Deve ritenersi che il provvedimento impugnato abbia sostituito il precedente, in quanto contiene delle aggiunte, specificamente impugnate, non contenute nel testo dell’altra ordinanza. In particolare nell’ultima ordinanza vi è una modifica del termine iniziale degli effetti dell’ordinanza ( dal 1.8.1995 al 30.9.1995, anziché dal 1.7.1995) e l’aggiunta dell’inciso "salvo proroga". Proprio la modifica del termine iniziale di decorrenza evidenzia quale sia l’ordinanza sostituita, che evidentemente è quella avente decorrenza (dal 1.7.95) oramai superata alla data del provvedimento (26.7.1995).
Con la seconda eccezione si sostiene che vi sarebbe una sopravvenuta carenza di interesse all’annullamento dell’ordinanza impugnata, avendo la stessa perso effetto, per mancanza di proroghe, alla data del 30.9.1995, termine finale della sua efficacia.
L’eccezione non può essere accolta, avendo il difensore del ricorrente fatto presente, all’udienza di discussione, di avere ancora interesse attuale alla decisione del ricorso ed essendoci la necessità di confermare o meno il provvedimento del Tribunale di sospensione dell’ordinanza impugnata, emesso nella camera di consiglio del 25.8.1995.
Il ricorso deve essere accolto nel merito, essendo fondate le censure di incompetenza, proposta con il primo motivo, e di violazione dell’art. 36 della legge n. 142 del 1990.
Con l’ordinanza impugnata il Sindaco non si è limitato a dare degli indirizzi di carattere generale, ma ha dettato delle specifiche disposizioni per l’espletamento del servizio, attinenti all’attività di gestione dello stesso che rientra specificamente nelle attribuzioni del competente organo burocratico del Comune.
In particolare il Sindaco si è illegittimamente intromesso nell’attività di gestione laddove ha previsto che l’attività di polizia edilizia debba essere limitata ai soli casi di comprovata urgenza ed indifferibilità e laddove ha imposto che l’attività istituzionale dei servizi debba essere svolta "su conforme parere del Sindaco o suo delegato".
Fondata appare altresì la censura sulla assenza di presupposti per l’utilizzo dei poteri speciali previsti dagli articoli 36 e 38 della legge 8 giugno 1990 n. 142.
Come esattamente evidenziato in ricorso nel caso di specie non ricorrevano i presupposti della contingibilità e dell’urgenza in quanto la carenza di organico e l’approssimarsi della stagione estiva erano situazioni ben prevedibili e conosciute.
Il potere "extra ordinem" di adottare ordinanze contingibili ed urgenti è conferito al Sindaco solo ove debba farsi fronte ad una situazione di imminente pericolo per l'igiene e l'incolumità pubblica ed alla medesima non possa farsi fronte con i normali rimedi apprestati dall'ordinamento giuridico e cioè nel caso in cui, in mancanza di altra norma che autorizzi a provvedere altrimenti, ci si trovi di fronte ad evenienze di carattere eccezionale ed imprevedibile che determinano, per la sicurezza o l'igiene pubblica, una situazione di pericolo che occorre eliminare immediatamente. Per le su esposte considerazioni il ricorso va accolto.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo.
Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi 1.500,00 Euro, oltre IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Cagliari, nella camera di consiglio, il giorno 31 maggio 2006 dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna con l'intervento dei signori:
Francesco Scano, consigliere, estensore.
Depositata in segreteria oggi: 07/08/2006
ItaliaOggi - Giustizia e SocietàNumero 204, pag. 24 del 29/8/2006Niente ordinanze sulle polizie locali
Illegittima l'organizzazione e la gestione dell'attività dalla polizia municipale da parte del sindaco, mediante ordinanze con tangibili ed urgenti. A poca distanza dalla sentenza del Tar Toscana 25 luglio 2006, n. 3211, è il Tar Sardegna a tornare sul tema dell'illegittima intromissione da parte del sindaco nelle attività gestionali della polizia municipale, con la sentenza della Sezione II, 7 agosto 2006, n. 1553. La decisione ha accolto il ricorso avverso un'ordinanza contingibile ed urgente, con la quale il sindaco di Alghero aveva riorganizzato i servizi del corpo di polizia municipale, da un lato, e stabilito, dall'altro, che l'attività amministrativa di competenza del corpo dovesse essere svolta su conformi pareri del sindaco o di un suo delegato. In particolare, l'ordinanza stabiliva che l'attività di polizia edilizia si sarebbe dovuta limitare ai soli casi di comprovata urgenza ed indifferibilità, sempre subordinatamente ai pareri del sindaco o del suo delegato. Troppo evidente la violazione al principio che attribuisce la gestione delle attività amministrative in via esclusiva all'apparato amministrativo, determinando l'illegittimità di ogni gestione, anche solo surrettizia, degli organi di governo, perché il Tar non accogliesse il ricorso. La sentenza è, tuttavia, indice di una diffusa riottosità degli enti locali ad applicare il principio di separazione, in particolare proprio nell'ambito della polizia municipale, anche per la spesso mala intesa funzione di sovrintendenza che la legge 65/1986 assegna al sindaco. Non di rado, nei comuni il rapporto funzionale tra sindaco e corpo di polizia municipale viene considerato come subordinazione gerarchica piena del secondo al primo: il che non è, perché l'organizzazione ed il funzionamento della polizia municipale non sfugge alle regole generali sull'organizzazione pubblica, potendo il sindaco impartire direttive puntuali solo in relazione alle sue competenze quale autorità di pubblica sicurezza. In quanto agli strumenti utilizzati per eludere il principio di separazione ed attribuire, di fatto, la gestione amministrativa al sindaco, poco originale appare quello del parere preventivo, una poco mascherata modalità per subordinare gli atti gestionali al vaglio di un esame di opportunità politica, confliggente, però, con ogni principio teso al buon andamento e all'imparzialità dell'amministrazione. È vero che l'attività edilizia risulta particolarmente delicata ai fini del consenso elettorale; ma il tentativo di limitare le funzioni di vigilanza a casi di comprovata urgenza ed indifferibilità appare smaccatamente finalizzato a non suscitare rotture di intese politiche con bacini elettorali importanti, per altro con l'intento di porre elementi di discrezionalità ad una funzione, quella di controllo edilizio, invece vincolata ed obbligatoria. Oltre tutto, svolta da agenti o ufficiali di polizia giudiziaria, tenuti a segnalare ogni irregolarità (urgente o meno che sia), a meno di non incorrere in proprie responsabilità anche penali. Più innovativa la modalità dell'ordinanza contingibile ed urgente, per vincolare l'attività della polizia municipale, atto che verosimilmente racchiude l'intento di comprimere fortemente l'autonomia operativa, sotto la pressione dell'eventuale possibile attivazione di procedimenti a carico dei componenti del corpo, per violazione di ordinanze. Ma, il Tar, senza approfondire la fonte dell'idea di agire mediane ordinanza contingibile ed urgente, non ha potuto astenersi dal rilevare che il ricorso a tale tipo di atto è a sua volta illegittimo, per assoluta mancanza dei presupposti per adottare un provvedimento al quale il sindaco può ricorrere solo per fronteggiare imminenti ed imprevedibili pericoli per l'igiene e l'incolumità pubblica. Non certo per creare strumenti di gestione surrettizia delle attività della polizia municipale.