Source: http://perlagiustizia.org/robinhood/battaglie.php?page=aler
Timestamp: 2018-09-19 16:58:53+00:00
Document Index: 70292381

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3']

Il caso è raccontato attraverso una serie di domande poste ai protagonisti della vicenda.
Le vicende della malagestione delle case popolari da parte di Aler Milano, per decenni tollerata dalla magistratura, che hanno portato all’arresto di diversi funzionari e al commissariamento dell’Ente, rappresentano un argomento di particolare interesse, su cui sebbene se ne sia molto parlato sui media, mai nessuno ha affrontato il tema con la necessaria chiarezza che merita, dal punto di vista dei cittadini e assegnatari, attese le funzioni istituzionali di protezione delle fasce più deboli della popolazione assegnate all’ente di gestione del patrimonio immobiliare pubblico, che agisce come un imprenditore privato perseguendo logiche speculative e gettando in mezzo alla strada, senza scrupoli, invalidi, anziani, bambini e famiglie in stato di bisogno.
L'Avvocato Marzio Romano è stato uno dei difensori degli assegnatari delle case popolari che ha introdotto una serie di cause collettive nei confronti di Aler, patrocinate dal Movimento per la Giustizia Robin Hood e da Avvocati Senza Frontiere, denunciando l’illegittimità della gestione degli sfratti e collusioni politico-affaristiche nell’applicazione dei canoni di locazione e nell’interpretazione delle leggi.
La testimonianza dell'Avv. Marzio Romano
Premetto trattarsi di rapporti locativi e cause che si protraggono da ben oltre 40 anni, sebbene aventi ad oggetto il mero riconoscimento della pertinenzialità dei box assegnati unitamente agli alloggi e l’accertamento del canone unitario di locazione, peraltro già fissato per legge nei bandi GESCAL di assegnazione, che prevedeva un regime agevolato e un rateo fisso mensile costante, da scontarsi in caso di richiesta di riscatto e patto di futura vendita, sulla base della Legge n. 60/1963;
Giudizi, dunque, di pronta e facile soluzione, afferenti gli interessi di svariate decine di migliaia di assegnatari in Milano e Provincia, nell'ambito dei quali i ricorrenti sono sempre risultati vittoriosi, in base alle diverse pronunce delle Corti di merito, che hanno ripetutamente accolto, anche in sede di gravame, le domande degli stessi, sancendo, anche dopo l’entrata in vigore della legge sull’equo canone, l’applicabilità del regime locatizio più favorevole, ovvero quello del “canone sociale”, contemplato dall’art. 26 c. 1 lett. b della Legge n. 392/78, le cui finalità erano per l’appunto volte alla tutela delle fasce più deboli e disagiate (sentenza n. 4798/81 Pretore Milano; sentenza in grado d’appello Tribunale Milano n. 953/83, sentenza n. 2594/86 Tribunale Milano, sentenza n. 1349/89 Corte Appello di Milano);
Sennonché, in seguito, l’ente gestore, elusa ogni forma di ottemperanza a dette sentenze, s’arrogava il diritto di pretendere per i box pertinenziali canoni a valori di libero mercato, giungendo a rifiutare di riconoscere anche la più generale tutela prevista dalla legge n. 392/78, a cui l’Ente stesso si era dapprima appellato per eludere il regime più favorevole del canone sociale, previsto dal Legislatore al fine di agevolare la costruzione e l’assegnazione in proprietà di case per lavoratori (L. 28.2.49 n. 43), il cd. “piano casa”, che includeva locali accessori e/o pertinenziali, nello spirito di garantire a tutti i cittadini pari dignità sociale e condizioni di vita adeguate al pieno sviluppo della persona umana, secondo quanto dettato dall’art. 3 Cost.
E’ superfluo sottolineare che la pretesa “autonomia negoziale”, avallata da leggi regionali create ad hoc, sebbene anticostituzionali, risulti in stridente contrasto con le leggi dello Stato, ovvero con le norme del codice civile che fissano i principi del regime delle pertinenze e con gli stessi impegni contrattuali in precedenza assunti dal gestore e le finalità dell’Ente pubblico, nei confronti del quale sono stati quindi ipotizzati i reati di “malversazione ai danni dello Stato, concussione ed estorsione aggravata e continuata”, attesa l’illiceità del non ricomprendere nel regime agevolato degli alloggi, i box pertinenziali, sebbene assegnati con contratti congiunti e/o in taluni casi disgiunti, ma contemporanei a quelli stipulati dagli assegnatari per i medesimi alloggi, come comprovato nei vari giudizi promossi.
A seguito di tali comportamenti e manovre volte a porre nel nulla e/o vanificare i giudicati, alcune centinaia di assegnatari si sono così rivolti alla Associazione Movimento per la Giustizia Robin Hood, ente no profit, che attraverso lo sportello di Avvocati senza Frontiere, tutela statutariamente in ogni competente sede, i diritti fondamentali dei soggetti più deboli e dei propri Associati, da ogni forma di abuso di potere e discriminazione, anche da parte della P.A., con facoltà di intervenire in giudizio nei casi di maggiore rilevanza e allarme sociale.
Da qui traggono origine le cause introdotte nel 1999, di cui è attesa la pronuncia da parte della Corte di Cassazione e della CEDU, in relazione ai diversi ricorsi presentati nell’interesse degli assegnatari, da parte dell’Associazione e dei legali di Avvocati senza Frontiere.
Ora passiamo a sentire i diretti interessati, che hanno vissuto in prima persona e sulla loro pelle questa incredibile odissea giudiziaria, forse senza precedenti nella storia del diritto, alcuni dei quali gettati in mezzo alla strada all’età di oltre 80 anni.
Risponde Marchi Giovanni Pietro
Mi chiamo Marchi Giovanni ed ho 80 anni. Vorrei spiegare la mia tortuosa esperienza giuridica.
Dopo 42 anni che abito in un alloggio popolare, in via Beltrami Cristiani n. 25, assegnatomi con concorso dall’ ALER; mi trovo con uno sfratto pendente, perché non riesco più con la mia piccola pensione a far fronte alle spese condominiali molto alte. Purtroppo l’euro ci ha messo in ginocchio, almeno per quanto riguarda il mio bilancio famigliare, invece con la lira più o meno me la sono sempre cavata pagando tuti i miei debiti.
Nonostante io mi sia presentato ai funzionari dell’Aler, quando mi sono trovato in difficoltà, dicendo loro che non potevo più pagare le spese condominiali, avevo anche un foglio dell’assistenti sociali che dicevano che l’Aler doveva trovare una soluzione, mi hanno notificato lo sfratto, anziché prendere in considerazione il mio disagio.
Com'è venuto a conoscenza del Movimento per la Giustizia Robin Hood?
Sono venuto a conoscenza dell’associazione Movimento per la Giustizia Robin Hood, e del suo Presidente Pietro Palau Giovannetti, quando mi hanno intimato lo sfratto per morosità, da solo non avrei potuto intraprendere una causa simile. L’opposizione allo sfratto è ancora pendente, e vorrei che si concludesse positivamente, noi paghiamo l’affitto ma non tutte le spese: non perché non vogliamo, ma perché non ce la facciamo economicamente.
Io e la mia famiglia non ci permettiamo niente, neanche una piccola vacanza o una cena fuori. Non avrei mai creduto, dopo tanti anni di duro lavoro, di essere sfrattato dalle case dell’Aler, case che inizialmente ci avevano assicurato avremmo potuto riscattare con poche migliaia di lire.
Questa vicenda, è una tortura, un calvario perché ha tolto la serenità sia a me che alla mia famiglia.
Può spiegare a chi non lo sa che cos'è l'ALER?
L’ALER è un istituto di case popolari, un patrimonio degli operai che per anni e anni hanno pagato, fino al 1998, con una trattenuta in busta paga per la ricostruzione delle case popolari. Queste grosse trattenute pagate dagli operai tramite le loro buste paghe dovevano servire ad andare incontro ai bisogni dei più deboli. Patrimonio che doveva servire per costruire altre case popolari per altri lavoratori, per tutte quelle persone che come me si trovano in queste condizioni disagiate, in cui si vive soltanto con una piccola pensione, nonostante 40 anni di lavoro, che non basta a far fronte all’affitto ed alle spese condominiali. Spese condominiali esorbitanti che nessuno controlla.
Crede ancora nella giustizia italiana?
Io come cittadino italiano mi sono sentito una nullità.
La giustizia italiana potrebbe avere dei valori meravigliosi, ma purtroppo le persone che la rappresentano non fanno onore alla giustizia italiana.