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Timestamp: 2017-05-24 04:12:52+00:00
Document Index: 100168337

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 46', 'art. 2', 'art. 6', 'sentenza ']

T.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 20 luglio 2010 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 20 luglio 2010Il termine decennale di efficacia previsto per i piani particolareggiati si applica solo alle disposizioni di contenuto espropriativoSENTENZA N. 20514
Il termine decennale di efficacia previsto per i piani particolareggiati dall’art. 16 della L. 17 agosto 942, n. 1150, ma applicabile anche ai piani di lottizzazione, si applica solo alle disposizioni di contenuto espropriativo e non anche alle prescrizioni urbanistiche di piano che rimangono pienamente operanti e vincolanti senza limiti di tempo fino all’approvazione di un nuovo piano attuativo (C. di S., Sez. IV, 28 luglio 2005, n. 4018). FATTO
1.- Con l’atto notificato il 30 luglio 2008, depositato il 31 luglio 2008, il sig. Pasqualino Peluso, nella dichiarata qualità di proprietario di un terreno in Sperone (AV) e del sovrastante fabbricato, confinante al lato sud con la particella 1617 del foglio 1, interessata da una richiesta di permesso di costruire presentata in data 10 giugno 2008 (prot. n. 2820/E, dopo una prima richiesta di permesso presentata in data 21.2.2008, poi ritirata) e rilasciata in data 16 luglio 2008, con il n. 12, alla legale rappresentante della società “Villa del Giglio s.r.l”, per la realizzazione di un fabbricato commerciale di notevoli dimensioni, premesso :
-che la superficie catastale di detta particella è pari a mq 2079, ed è classificata nel vigente Prg in parte zona D2 (per mq 1617 circa) e in parte zona PIP (per mq 847 circa); -che dagli atti assentiti emerge che l’erigendo fabbricato impegna l’intera estensione della zona D2 della particella 1617, mentre il parcheggio privato, necessariamente occorrente ai sensi della L.R. n. 1/2000, viene ad essere realizzato sulla restante area di mq 847 ricadente in zona PIP;
-che il fabbricato assentito sviluppa a piano terra superfici pari a mq 557,40 a fronte di due esercizi di vicinato dichiarati di mq 144,83 e 149,95; a primo piano una superficie di mq 380 a fronte di due esercizi di vendita di mq 77,65 e mq 145,77 dichiarati; al piano secondo una superficie di mq 380,00 circa a fronte di un esercizio di vendita di mq 146,35;
-che il totale di superfici di vendita dichiarate è pari a 660 mq circa, laddove risultano assentite ben 1.300,00 mq di superfici materiali a realizzarsi, oltre ad un piano interrato, destinato a parcheggi e depositi di circa 500 mq;
impugna, in ragione dell’asserita configurazione di un centro commerciale di medie dimensioni, il permesso assentito, ritenendolo elusivo della normativa di cui al D. Lgs n. 114/08, del D.C.C. n. 38 del 18.12.2000 e della L.R. n. 1/2000, chiedendone l’annullamento per i seguenti motivi :
Eccesso di potere per errore nei presupposti; inesistenza della “zona bianca”;Violazione delle norme di Prg-Zona D2 e Zona PIP; incompatibilità del parcheggio nella “zona bianca”; Violazione della L.R. n. 17/82; L.R. 16/2004; atteso che il parcheggio sarebbe stato assentito sull’erroneo presupposto di ritenere “zona bianca” la particella ricadente in zona PIP, stante la reiterazione delle relative previsioni in forza della variante al Prg, approvata dal Consiglio Provinciale in data 26.4.2004, che, all’art. 9, espressamente recepisce, tra l’altro la previsione di zona PIP ed i relativi piani esecutivi, con reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio. Ad ogni buon conto, anche se l’area de qua fosse divenuta “zona bianca” non sarebbe possibile realizzare sulla stessa un “parcheggio privato”, atteso che, nella Regione Campania, giusta previsione di cui alla l.r. n. 17/82, in siffatte zone, ricadenti fuori del perimetro abitato, sarebbero possibili soltanto manufatti con gli indici di zona agricola e, giusta previsione anche della successiva L.R. n. 16/2004, anche edifici e strutture pubbliche, nonché opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Violazione e falsa applicazione del Prg vigente approvato con delibera consiliare n. provinciale n. 67/2004; dell’art. 14 NTA; del PIP;delle previsioni urbanistiche in zona D2;Eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi profili, atteso che nella zona di 847 mq, destinata a PIP, ai sensi dell’art. 14 NTA, gli interventi non sarebbero assentibili con concessione diretta, bensì soltanto previa redazione dello strumento attuativo; inoltre nella zona D2, la cui disciplina urbanistica pure prevede spazi per parcheggi esterni in misura non inferiore al 10% della superficie totale dell’area, il rispetto di questo indice non vi sarebbe stato avendo l’amministrazione assentito la totale copertura dell’area con l’erigendo fabbricato; ed infine, l’area destinata a PIP sarebbe utilizzabile esclusivamente mediante lo strumento espropriativo.
Violazione dell’art. 11 Titolo II “Zone Territoriali Omogenee” titolato “distanze”, atteso che l’erigendo fabbricato non rispetterebbe le distanze dal confine, stante l’assentita occupazione di tutta la parte ricadente in zona D2 con il contestato corpo di fabbrica che si spinge fino al confine di zona, omettendo il rispetto dell’inderogabile normativa pubblicistica ex art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444.
Violazione della normativa di cui al D. Lgs n. 114/08, del D.C.C. n. 38 del 18.12.2000 e della L.R. n. 1/2000; violazione del giusto procedimento per mancata acquisizione dei pareri obbligatori, atteso che il progetto impugnato sarebbe identico a quello presentato in precedenza e poi ritirato in quanto richiedeva necessariamente il parere dell’ufficio commercio siccome configurante una struttura di medio centro commerciale. In sostanza, a mezzo di espedienti, sarebbe stata assentita la stessa struttura di cui al precedente progetto, cioè una “media struttura di vendita”, con 5 centri di vicinato da svilupparsi su una superficie massima di mq 660, rispetto a quella assentita di ben oltre 1300 mq, di cui 640 mq aventi destinazione a depositi ed accessori.
Ai fini della legge regionale n. 1/2000 sarebbe rilevante la superficie complessiva, a nulla rilevando la circostanza che siano soltanto cinque gli esercizi di vicinato dichiarati, ciascuno dei quali con una superficie inferiore ai 150 mq, non potendosi considerare “accessori” in senso urbanistico, le restanti superfici di pari ampiezza.
2.- Resiste in giudizio la società controinteressata, chiedendo la reiezione della domanda perché inammissibile, improcedibile ed infondata.
Precisa, al riguardo, che :
-il precedente progetto presentato era conforme al SIAD approvato con delibera consiliare n. 38/2000, e che lo stesso veniva comunque, ritirato perché la disciplina di settore era penalizzante siccome statuente divieti in ordine alla cessione di quote societarie; -veniva, pertanto, proposto un nuovo progetto rientrante nella casistica prevista dal titolo II del Siad (esercizi di vicinato); -l’area oggetto dell’intervento, di mq 2003, ricade in parte (1156 mq) in zona D2, e in parte (847 mq) in zona PIP, divenuta zona bianca per decadenza del vincolo, approvato con DPGGRC del 18.6.1992; -“il progetto riguarda esclusivamente la zona D2, nella quale è prevista la realizzazione del fabbricato, mentre la zona bianca è destinata a parcheggio per mq 124,20, conformemente alle previsioni dell’art. 44 della l.r. n. 16/2004 che consente la realizzazione in tali aree di “opere di urbanizzazione primaria e secondaria”;
-il fabbricato è composto da tre corpi di fabbrica di cui uno in aderenza al fabbricato già costruito sul confine e gli altri due a distanza regolamentare dal confine;
-“il progetto è conforme ai parametri urbanistici definiti dal PRG per la zona D2 Artigianale-Commerciale (con riferimento al rapporto di copertura, agli spazi per parcheggi esterni e verde, alla dotazione di parcheggi interni, al numero massimo di addetti e alla superficie utile dell’alloggio) nonché alle previsioni dettate dal SIAD per gli esercizi di vicinato” Afferma, altresì, che :
-il fabbricato da realizzarsi in zona D2 sarebbe pienamente conforme ai parametri delle previsioni di zona, anche in ordine al rispetto delle dotazioni relative ai parcheggi esterni ed interni;
il parcheggio da realizzarsi nella zona PIP, divenuta “zona bianca” sarebbe assentibile ex art. 44 l.r. n. 16/04 che consente in tali aree la realizzazione di “opere di urbanizzazione primaria e secondaria” ed il parcheggio rientrerebbe in tali opere;
-gli esercizi di vicinato non solo sarebbero compatibili con le previsioni del SIAD, ma le misure indicate delle relative superfici indicate da parte ricorrente sarebbero platealmente erronee in quanto non corrispondenti a quelle reali;
-“il parcheggio individuato in progetto nella ex zona PIP sarebbe irrilevante ai fini del raggiungimento degli standard richiesti, essendo la dotazione di parcheggi esterni all’esercizio di vicinato già prevista in zona D2 in misura di 118 mq superficie questa superiore al limite minimo del 10% della superficie fondiaria prevista dal PRG”
3.- Resiste in giudizio anche l’amministrazione comunale chiedendo la reiezione della domanda.
4.- Con Ordinanza n. 56/2009 del 27 marzo 2009, Il Collegio ritenendo la causa non ancora matura per la decisione, disponeva apposita verificazione, a cura del Provveditore, territorialmente competente, alle Opere Pubbliche o funzionario dallo stesso designato, intesa ad accertare :
-la reale consistenza della particella 1617 del foglio 1 del Comune di Sperone;
-la destinazione urbanistica impressa alla stessa dal PRG vigente;
-le caratteristiche del fabbricato assentito, anche in relazione alle previsioni del SIAD e della l.r. campana n . 1/2000.
-l’esatta consistenza delle superfici degli esercizi di vicinato destinate alla vendita e di quelle destinate a superfici accessorie;
-il rispetto delle distanze regolamentari del fabbricato assentito;
-la rispondenza dell’erigendo fabbricato ai parametri urbanistici definiti dal PRG per la zona D2 Artigianale-Commerciale (con riferimento al rapporto di copertura, agli spazi per parcheggi esterni e verde, alla dotazione di parcheggi interni, al numero massimo di addetti e alla superficie utile dell’alloggio) nonché alle previsioni dettate dal SIAD;
-l’eventuale rilevanza del parcheggio individuato in zona PIP ai fini del raggiungimento degli standards richiesti per la realizzazione del progetto;
-ogni ulteriore accertamento utile ai fini della delibazione delle censure proposte.
Alla disposta verificazione, provvedeva il funzionario incaricato, ing. Guglielmo De Stefano in contradditorio con le parti, depositando, in data 13 giugno 2009, all’esito della propria attività, apposita relazione con le relative conclusioni, ritenendo sostanzialmente conforme alle previsioni urbanistiche, il permesso n. 12 del 2008, tranne che nella parte relativa al calcolo della superficie coperta dal fabbricato, da ridurre in misura pari a 5,92 mq.
5.- L’Amministrazione comunale, sulla scorta della citata verificazione, provvedeva ad emettere, su richiesta della parte, intesa a conformarsi alle innanzi riferite indicazioni, nuovo permesso di costruire in variante n. 17 del 17.7.09, gravato dal ricorrente con MOTIVI AGGIUNTI, notificati il 12.12.2009, depositati il 28 dicembre 2009, censurando il nuovo provvedimento, oltre che per gli stessi motivi già proposti, anche per Violazione dell’art. 6 l. n. 241/90 ed eccesso di potere sotto concorrenti profili.
6.- All’udienza del 10 giugno 2010, sulla conclusione delle parti presenti come da verbale di udienza, il Collegio si riservava la decisione.
Il ricorso ed i motivi aggiunti, che il Collegio reputa di potere delibare congiuntamente siccome gravati dalle medesime censure ed afferenti sostanzialmente allo stessa opera, sono infondati alla stregua delle considerazioni che seguono, per cui può prescindersi dalla disamina delle eccezioni di inammissibilità spiegate dalla resistente amministrazione comunale e dalla società controinteressata.
1.- E’ controversa nel presente giudizio la legittimità dei permessi di costruire nn. 12 del 16 luglio 2008 e successiva variante prot. n. 3994 del 17 luglio 2009 rilasciati alla controinteressata “VILLA del Giglio s.r.l.” dal Comune di Sperone, per la realizzazione di una struttura in cemento armato, destinata ad attività commerciale al Corso Umberto I , composta da tre livelli fuori terra e da un livello interrato.
Parte ricorrente sostanzialmente si duole del fatto che l’amministrazione comunale avrebbe assentito alla società controinteressata una costruzione interamente illegittima, in quanto (vedi anche memoria depositata il 13 gennaio 2009) :
-la realizzanda struttura andrebbe ad impegnare l’intera estensione della zona D” della particella 1617 (di circa 1000 mq) fino al limite di zona D2, con violazione della normativa urbanistica vigente che, tra l’altro, obbliga, oltre che al rispetto del rapporto di copertura in ragione della metà della superficie utile, anche alla realizzazione, all’interno della zona D2, di una riserva di superficie per “verde” e “parcheggio” ;
-il parcheggio privato (di cui il centro deve obbligatoriamente dotarsi ai sensi della l. r. n. 1/2000), a servizio dell’attività commerciale, andrebbe ad essere realizzato sulla restante area (di circa 1079 mq) ricadente nella zona PIP, sul presupposto che, l’avvenuta decadenza del relativo piano particolareggiato relativo agli insediamenti produttivi, avrebbe reso quest’ultima “zona bianca”;
-il realizzando manufatto, posto sul confine di zona PIP, violerebbe le distanze rispetto alla citata zona omogenea;
-il realizzando manufatto “contrasta ed elude il SIAD (strumento di intervento per l’apparato distributivo)” atteso che la previsione di 5 centri di vicinato, le cui superfici di vendita sono pari mq 664,46, mentre gli spazi accessori sono pari a mq 562,69, costituirebbe chiaramente un espediente per realizzare un “centro commerciale di media distribuzione” in violazione di tutte le norme di cui alla l. r. 1/2000 e D.C.C. n. 38 del 18.12.2000, oltre alla normativa in materia di sicurezza.
1.a.- Come riferito in punta di fatto, il Collegio, anche in presenza dei dati non sempre coerenti offerti dalla parte ricorrente, ripetutamente contestati dalla controinteressata, ha disposto apposita attività istruttoria intesa ad accertare :
2.- Le emergenze processuali e segnatamente le risultanze dell’attività di verificazione eseguite dall’ing. Guglielmo De Stefano, hanno consentito di accertare l’erroneità della prospettazione attorea.
2.a.- Contrariamente a quanto rappresentato dalla parte deducente, in specie con la memoria depositata il 13 gennaio 2009 e le richiamate certificazioni, l’attività istruttoria ha consentito di accertare che : -la superficie della particella 1617 risulta essere pari a mq 2000; -la stessa risulta divisa, in senso longitudinale, in due parti, con diversa tipizzazione urbanistica così distinta : la parte a ridosso della proprietà Peluso Pasqualino è tipizzata zona “D2” , produttiva artigianale, commerciale; mentre la restante parte è zona “PIP”, produttiva industriale;
-l’ampiezza della zona “D2” è stata calcolata correttamente (“dal lato esterno del muro di cinta della proprietà Peluso costruito nel 1997, in quanto non è possibile considerare zona D2 il marciapiede pubblico già esistente al momento della redazione del PRG”) in mq 1.154.
- i parametri urbanistici previsti dal vigente Prg per le zone D2 sono i seguenti :
- “Rapporto di copertura” : Rc = Sc/Sf = 0,50) .
- realizzazione di un solo alloggio per il personale addetto alla vigilanza o manutenzione, di superficie utili non superiore a 90 mq.
- lo spazio per parcheggi interni e per il verde è previsto nella misura non inferiore al 10% della superficie totale dell’area;
-lo spazio per i parcheggi interni al fabbricato è previsto nella misura non inferiore a 18 mq per abitante;
- la superficie massima coperta del fabbricato, in applicazione dei surriferiti parametri, deve essere pari a mq 577,00.
Tanto premesso, la verificazione ha rilevato che :
-la superficie del lotto, tipizzata D2, non è stata totalmente occupata dal fabbricato, che, invece, rispetta il “Rapporto di copertura”, tranne che per 5,92 mq, che la parte, con la variante assentita ha portato in detrazione, ripristinando il corretto rapporto tra superficie coperta e superficie fondiaria.
-il progetto assentito prevede, al secondo piano, l’alloggio per il personale addetto alla vigilanza o alla manutenzione, della estensione di mq 78,62, inferiore a quella prescritta;
-lo spazio per parcheggi esterni e per il verde, è stato previsto nella zona est del lotto, antistante l’ingresso carrabile, mentre altra zona verde è indicata a ridosso del muretto di cinta sul lato ovest dell’ingresso principale; nella pianta a piano terra è stata omessa l’indicazione di mq 1,39 per l’aiuola; la superficie indicata dal progettista è di mq 118 superiore al minimo imposto dal PRG, pari a mq 115,40;
-nella pianta piano interrato del progetto approvato si rileva una superficie di parcheggio interno pari a mq 147,58 superiore a quella richiesta dal Prg , in relazione ad un numero di addetti, come da Relazione tecnica, previsti in numero di 8, pari a mq 144 (18 mq x 8= 144mq);
-non risultano violate le norme sulle distanze tra fabbricati anche rispetto alla zona PIP.
2.b.- Le rassegnate conclusioni, che il Collegio condivide, autorizzano la reiezione delle doglianze relative alle violazione edilizie del realizzando edificio che, dunque, si colloca, in specie, con la variante assentita, che ha ripristinato il corretto rapporto di copertura, nel contesto urbanistico del Comune di Sperone, nel rispetto dei parametri edilizi fissati dallo strumento urbanistico vigente.
3.- Residua alla delibazione del Collegio la dedotta questione del parcheggio in zona PIP e la questione della reale configurazione del progettato centro commerciale con 5 esercizi di vicinato (che parte ricorrente ritiene essere la riedizione del “vecchio centro commerciale di media distribuzione”) asseritamente assentito in violazione della l. r. n. 1/2000, del DCC n. 38 del 18.12.2000 nonché delle norme di sicurezza.
4.- In merito al parcheggio in zona PIP, parte ricorrente pone doglianze che sostanzialmente muovono dal presupposto che “…la struttura, di notevoli dimensioni, illegittimamente assentita, dovrebbe sorgere impegnando l’intera estensione della zona D2 della particella 1617 (di mq 1156) citata, fino al limite della zona D2, nonché, in funzione della realizzazione di un parcheggio privato – di cui il centro commerciale deve obbligatoriamente dotarsi ai sensi della vigente normativa, e segnatamente ai sensi della L. R. 01/2000 e quindi elemento necessario e imprescindibile per la struttura commerciale – con occupazione della restante area ricedente nella zona PIP”.
4.a.- Le considerazioni rassegnate dal Collegio, ai punti che precedono, hanno già evidenziato l’infondatezza della censura che assume la totale copertura della particella 1617, tipizzata D2, evidenziando anche il rispetto formale del rapporto di copertura.
L’erroneità del presupposto da cui muove il ricorrente consente la reiezione anche delle ulteriori affermazioni articolate dalla parte, poste in rapporto di consequenzialità logica con la prima, atteso che – sempre per effetto di quanto emerso dalla disposta verificazione - i parcheggi pertinenziali, esterni ed interni, ricadono all’interno del lotto tipizzato D2, in misura proporzionale all’entità dell’insediamento ed al numero degli addetti.
Nella zona PIP, come evidenziato anche dalla disposta verificazione, andranno, invece, ad essere allocati n. 12 posti auto (di dimensioni 4,50 x 2,30) su di una superficie di 124,20 mq che, dunque, risultano essere in aggiunta alla superficie per parcheggi esterni e per il verde nella misura del 10% della superficie della zona D2.
La censura in questione, dunque, articolata per evidenziare l’avvenuta violazione delle previsioni urbanistiche relative alla zona D2, risulta infondata, non rispondendo al vero che il parcheggio assentito in zona PIP è quello assentito per il raggiungimento degli standards richiesti per la zona D2, configurandosi, al contrario, aggiuntivo rispetto agli standards della zona D2, come, peraltro, rimarcato anche dal tecnico incaricato della verificazione (“il sottoscritto CTU può affermare l’irrilevanza del parcheggio individuato in zona PIP ai fini del raggiungimento degli standards richiesti per la realizzazione del progetto”).
4.b.- La reiezione della censura, nei sensi prospettati dal ricorrente, non può esimere, tuttavia, il Collegio da ulteriori considerazioni in ordine alle questioni agitate con la stessa, in specie laddove si rimarca che il Comune avrebbe assentito il contestato parcheggio sul presupposto erroneo, contenuto nella relazione tecnica del controinteressato e cioè che “la destinazione a zona PIP, di parte del lotto è di fatto decaduta, essendo abbondantemente decorsi i termini di legge e non risultando reiterati i vincoli che decorrevano dall’approvazione del piano PIP intervenuto con DPGRC n. 8564 del 18.6.1992”.
In proposito l’interessato aggiunge che l’amministrazione sarebbe incorsa in una palese illegittimità sia perché la disciplina urbanistica vigente, introdotta con la variante al Prg approvata nel 2004 prevede espressamente, all’art. 9 il recepimento dei piani di livello superiore e dei piani esecutivi, ivi inclusi il PEEP ed il PIP nei pressi della S. 7 bis e della strada Strabelle (dove ricade la zona oggetto di interveto), sia perché, anche qualora fosse diventata “zona bianca” in quest’ultima, per giurisprudenza costante e per espressa previsione della l. r. n. 17/82, al di fuori del perimetro urbano, sarebbero consentiti soltanto manufatti con gli indici della zona agricola (0,003 mc/mq), nonché edifici e strutture pubbliche, opere di urbanizzazione primaria e secondaria, nelle quali non rientrerebbero certamente i parcheggi privati (Cons. St. Sez. V n. 1088/2001).
Con la memoria depositata il 13 gennaio 2009, parte deducente coltiva siffatta censura evidenziando altresì, con appositi richiami giurisprudenziali, che le prescrizioni urbanistiche e le norme di attuazione del PIP, siccome tipologia urbanistica conformativa, non decadono e restano in vigore a tempo indeterminato.
4.b.1.- Per la soluzione della prospettata questione, sarà sufficiente richiamare, ex multis, quanto riferito da Tar Campania Napoli n. 3452 del 2007 che di seguito si riporta in quanto condiviso : “Il termine decennale di efficacia previsto per i piani particolareggiati dall’art. 16 della L. 17 agosto 942, n. 1150, ma applicabile anche ai piani di lottizzazione, si applica solo alle disposizioni di contenuto espropriativo e non anche alle prescrizioni urbanistiche di piano che rimangono pienamente operanti e vincolanti senza limiti di tempo fino all’approvazione di un nuovo piano attuativo “ (C. di S., Sez. IV, 28 luglio 2005, n. 4018).
Ne segue che, indubbiamente, le prescrizioni urbanistiche e le relative norme di attuazione dettate dal P.I.P., nella fattispecie, non sono state stravolte dall’annullamento conseguito dalla ricorrente e, pertanto, quest’ultima non ha titolo alcuno per avanzare pretese di sorta all’edificazione, in quanto l’annullamento disposto dal Tribunale ha colpito esclusivamente il vincolo preordinato all’espropriazione, ma non ha reso senz’altro “bianche” o non pianificate le aree, assoggettandole al regime di cui all’art. 9 del D.P.R. n. 380/2001.
Orbene, sempre tenendo a mente la corretta distinzione, nell’ambito del contenuto (complesso) del P.I.P., tra norme che, conformemente ai vincoli preordinati all’esproprio previsti nel P.R.G., dispongono la pubblica utilità indifferibilità ed urgenza di opere pubbliche o di pubblica utilità (al punto da legittimare l’immediata occupazione delle aree interessate) e norme di conformazione del territorio, la circostanza della decadenza dei vincoli di localizzazione preordinati all’esproprio o della dichiarazione di pubblica utilità (come nel caso dei P.I.P., trascorso i termine decennale dalla loro approvazione) - ritenuta decisiva dalla ricorrente - se esclude che la suddetta area, allo stato, possa essere occupata o espropriata, non fa venir meno il vincolo di conformazione derivante dalla zonizzazione unitamente alla restante disciplina di Piano, con la conseguenza che non possono rilasciarsi liberamente permessi di costruire, come, al contrario, vorrebbe la Società ricorrente, erroneamente ritenendo che, con la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità implicita nell’approvazione del P.I.P. sia venuto meno l’unico elemento ostativo al rilascio del permesso in parola.” 4.b.2.- Ciò chiarito, dunque, deve ritenersi esatto, in linea di principio, quanto evidenziato da parte ricorrente con le relative censure, intese a stigmatizzare il concetto di “zona bianca” con il quale erroneamente è stato assentito dall’amministrazione comunale l’inserimento di 12 parcheggi in zona PIP, stante l’evidenziata natura conformativa della relativa tipizzazione.
Poiché, tuttavia, la censura non risulta articolata a salvaguardia dei valori urbanistici della zona, ma al solo fine di rimarcare l’illegittimità dell’insediamento commerciale sul presupposto erroneo che lo stesso avrebbe beneficiato di un illegittimo rapporto di copertura del lotto D2 con la consequenziale illegittima “delocalizzazione” degli standards della zona D2 in zona PIP (doglianza che il Collegio ha già respinto siccome infondata) , la censura deve stimarsi travolta dalle spiegate conclusioni, nonché inammissibile per carenza d’interesse all’impugnazione.
5.- Con il quarto ed ultimo motivo di ricorso, parte ricorrente assume che “il provvedimento gravato sia stato sviatamente impiegato per autorizzare “una media struttura di vendita” in violazione della disciplina vigente”.
5.a.- Invero, parte ricorrente sostiene la tesi che l’insediamento assentito sia lo stesso di quello in precedenza presentato e poi ritirato per non assoggettarsi a tutte le previsioni di cui alla legge regionale n. 1/2000, al deliberato consiliare n. 38 del 18.12.2000 nonché a tutte le misure di sicurezza (antincendio, antisismiche, e di prevenzione previste per le medie strutture). La società controinteressata avrebbe aggirato i menzionati ostacoli, attraverso l’espediente di ripresentare il medesimo progetto, apparentemente modificato attraverso la previsione di soli 5 esercizi di vicinato, ciascuno con una superficie di vendita al di sotto dei 150 metri, con le superfici degli spazi annessi palesemente abnormi rispetto ai normali standard delle pertinenze. Secondo il ricorrente, la struttura assentita, rientrerebbe tranquillamente nell’art. 4, comma 1, lett. g) del d. lgs n. 114/98, a mente delle cui previsioni “una media o una grande struttura di vendita” è quella “nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente”, per cui, trasponendo le menzionate previsioni al caso in esame, la somma delle superfici destinate alla vendita e quelle accessorie destinate a magazzini, depositi, locali di lavorazione, evidenzierebbe che la struttura assentita è “un centro commerciale medio o addirittura grande” : si afferma, infatti, che “il totale delle superfici di vendita (dichiarate) risultano pari a 660 (seicentosessanta) mq circa, a fronte di ben 1300 (quindi ben oltre il doppio) di superfici utili a realizzarsi, assentite illegittimamente con gli atti impugnati. Ciò solo per tre piani fuori terra!!! A ciò deve aggiungersi un intero piano interrato destinato a parcheggi e depositi di oltre 500 mq circa”.
La censura è infondata. 5.b.- Con delibera consiliare n. 38 del 18.12.2000, il Comune di Sperone ha approvato lo strumento d’intervento per l’Apparato Distributivo – SIAD – in esecuzione al D. Lgs 31.3.1998 n. 114 ed alla l. r. n. 1 del 7.1.2000, composto da Relazione e Regolamento.
Orbene nella Relazione, è specificamente previsto che un Centro commerciale è tale quando è costituito “da almeno 6 esercizi”.
La classificazione dei Centri commerciali è contenuta nell’art. 7 del Regolamento, laddove si ribadisce che per centro commerciale devesi intendere la struttura commerciale “di almeno 6 esercizi commerciali in diretta comunicazione tra loro”. La disciplina dei centri commerciali è contenuta nel titolo V del Regolamento che, all’art. 46 ribadisce analogo concetto.
Orbene, il Collegio è dell’avviso che, in applicazione del principio, immanente anche alla giurisdizione amministrativa, “in claris non fit interpretatio”, l’erigenda struttura della società controinteressata non risulta configurabile nei sensi voluti dalla parte ricorrente, atteso che :
-il numero degli esercizi di vicinato assentiti è pacificamente inferiore a sei, e cioè al numero minimo richiesto per la costituzione di un centro commerciale;
-le superfici di vendita dei singoli esercizi di vicinato, come accertato anche dalla verificazione disposta dal Tribunale, è inferiore ai 150 mq e le superfici accessorie, distribuite sui singoli piani, sono inferiori a quelle delle superfici di vendita;
-la presenza di infrastrutture e spazi di servizio, ancorchè unitariamente gestiti, non risulta utile a configurare un centro commerciale ostandovi, in primis, la chiara previsione del numero minimo degli esercizi di vicinato, innanzi richiamati, ma ancor più ostandovi la formulazione delle norme innanzi riportate che non pongono quale elemento di qualificazione di un centro commerciale la sola presenza di spazi accessori, bensì quest’ultima unitamente al numero minimo di esercizi di vicinato, esattamente individuato. - il SIAD non prevede che per le strutture diverse dai Centri commerciali vi siano superfici accessorie delocalizzate rispetto alle superfici di vendita.
In definitiva, il Collegio ritiene di potere affermare, anche sulla scorta della previsione di cui all’art. 2, comma 1, lett. g) l. r. n. 1/2000, che soltanto la compresenza di un numero minimo di esercizi di vicinato(almeno 6) e delle infrastrutture comuni e spazi di servizio, risulti utile ad individuare un medio centro commerciale e, nella specie, siffatte circostanze non ricorrono.
Può concludersi per la reiezione del ricorso nonché dei motivi aggiunti, con i quali parte ricorrente si è limitata a riproporre le stesse censure, integrate dalla doglianza relative alla violazione dell’art. 6 l. n. 241/90, nei confronti dell’attività istruttoria dell’ufficio comunale asserendo che quest’ultima sarebbe stata carente e superficiale nonché acritica e pedissequamente conforme agli esiti della verificazione : le conclusioni rassegnate dal Collegio autorizzano la reiezione anche di siffatte doglianze, non essendovi, per quanto già detto, rilievi da muovere all’attività dell’ufficio siccome radicata alle risultanze di una verificazione attenta e scrupolosa, che parte ricorrente non è riuscita a scalfire con osservazioni tecniche di valore opposto a quelle incartate nella relazione del consulente del giudice.
6.- Le spese seguono la soccombenza. Esse sono liquidate nell’importo fissato in dispositivo, anche per la disposta verificazione.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso numero di registro generale 1204 del 2008, integrato da MOTIVI AGGIUNTI, proposto da Peluso Pasqualino, lo rigetta.
Condanna il ricorrente al pagamento in favore della società controinteressata delle spese di lite che liquida complessivamente in euro 2.000,00 oltre accessori.
Condanna il ricorrente al pagamento in favore del Comune di Sperone delle spese di lite che, parzialmente compensate, liquida in euro 1.000,00 oltre accessori.
Pone interamente a carico della parte ricorrente le spese della disposta verificazione che liquida in euro 2.540,00 di cui euro 540,00 per spese, a favore dell’ing. Guglielmo De Stefano, funzionario del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Campania e il Molise. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 27/05/2010 con l'intervento dei Magistrati:
Francesco Mele, Presidente FF