Source: https://www.soldioggi.it/assegno-di-mantenimento-14805.html
Timestamp: 2020-08-14 23:36:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 50']

Assegno di mantenimento 2020: figli, tabella, calcolo | Soldioggi
Hai divorziato da tuo marito ma non hai i mezzi di sostentamento per poter vivere alle stesse condizioni di prima? Hai divorziato da tua moglie che ha ricevuto l’affidamento dei figli e ora ti chiede di prenderti cura economicamente di loro? In tutte queste situazioni lo strumento di sostegno stabilito dallo Stato italiano è l‘assegno di mantenimento.
In questa guida completa sull’assegno di mantenimento ti spiego come funziona, quali sono le condizioni con figli per doverlo pagare, quanto spetta al coniuge, quali sono le tabelle che stabiliscono le condizioni e le somme, cosa succede in caso di mancato pagamento, quante tasse bisogna pagare e come non pagare l’assegno.
Tabelle e calcolo
L’assegno di mantenimento é una somma di denaro che una persona corrisponde al coniuge (o ex coniuge se già divorziati) che si trova in condizioni economiche più deboli. Il pagamento di questo assegno può essere deciso:
Dal giudice;
Dalle parti. Nessuno vieta ai due (ex) coniugi di mettersi d’accordo sull’importo dell’assegno di mantenimento, sia verso la parte più debole, sia verso i figli, maggiorenni o minorenni che siano. Un accordo stragiudiziale, sebbene più raro, é quello più auspicabile, ma é chiaro che in mancanza, l’unica soluzione é quella di rivolgersi al giudice.
Nel momento in cui due persone si sposano, firmano un contratto di assistenza economica, che non viene meno né al momento della separazione né del divorzio.
A chi é destinato
Hai diritto all’assegno di mantenimento se:
Non hai adeguati redditi;
La separazione non é addebitata a te. Se il matrimonio si é sciolto a causa tua non hai diritto al mantenimento, neanche se sei la parte economicamente più debole;
Il tuo (ex) coniuge possiede redditi sufficienti per pagarti l’assegno;
Ne fai apposita richiesta al giudice, oppure trovi un accordo stragiudiziale con la controparte.
Se i tuoi figli, minorenni o maggiorenni economicamente non autonomi, vanno a vivere con il tuo ex coniuge, devi versare loro l’assegno di mantenimento. Sei obbligato a consegnare l’assegno al tuo ex (art. 30 Costituzione, artt. 147 e 148 c.c.).
Se tuo figlio é maggiorenne, puoi versargli direttamente l’assegno, ma solo se:
Tuo figlio te lo richiede espressamente tramite il Tribunale (Cassazione 25300/2013);
Lo decide il giudice (Cassazione n.20408/2011).
Se sei tu a pagare l’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne quindi, in nessun caso puoi stabilire in maniera autonoma di corrispondere l’assegno direttamente al figlio.
Affido condiviso non significa necessariamente che i figli passino esattamente metà del tempo con te e metà con il tuo ex. Significa semplicemente che viene tutelata l’ampia possibilità di incontro anche con il genitore con cui non convivono.
Per il bene dei figli infatti e per la loro stabilità emotiva e di crescita, é bene che vivano con un genitore e con costui passino la maggior parte del tempo, pur mantenendo ampiamente aperti i rapporti e la possibilità di frequentazione con l’altro genitore.
In caso di affido condiviso tuttavia, il maggiore tempo trascorso non libera dall’obbligo di mantenimento. Il fatto che i tuoi figli passino tanto tempo con te a casa tua, non significa che tu possa sottrarti dal versare l’assegno: i figli hanno infatti bisogno di tante cose, tra cui una casa, istruzione, vestiti, riscaldamento, vita sociale, ecc.
Tu e il tuo ex avete quindi due possibilità:
Trovare un accordo sull’assegno di mantenimento, senza ricorrere al giudice;
Rivolgervi al giudice che, analizzando il vostro caso specifico, i vostri redditi e le necessità dei figli, calcolerà l’importo dell’assegno spettante.
Quando i due coniugi si rendono conto che la comunione matrimoniale é irrecuperabile e non trovano un accordo per l’assegno di mantenimento, la custodia dei figli e quant’altro, si rivolgono al Tribunale. Il giudice quindi, sentite le parti e analizzata la situazione in ogni sfaccettatura, ai sensi dell’art. 156 del codice civile, pronuncia la separazione e le regole a cui i due devono attenersi (affido dei figli, assegno di mantenimento, ecc.).
Non é detto che sia l’ex marito a dover pagare alla moglie l’assegno di mantenimento. La legge parla di “parte più debole”: quindi può essere il marito o la moglie a dover versare l’assegno all’ex, in base a chi é più economicamente più debole.
Seguono quindi nuove cause e si arriva infine alla sentenza di divorzio. Il giudice in questo caso stabilisce l’importo dell’assegno divorzile, che sostituisce l’assegno di mantenimento ed é ben differente. L’assegno di divorzio infatti, oltre a comprendere una quota di mantenimento, può comprendere anche una somma risarcitoria, se il giudice ha accertato che la rottura del legame è stata causata da una parte.
L’assegno divorzile può essere versato:
Ogni mese;
In un unica somma.
Nuova convivenza
Cosa succede se uno dei due ex coniugi si sposa? Le situazioni sono due:
Se sei tu che versi l’assegno di mantenimento e ti sposi: devi continuare a versare l’assegno di mantenimento.
È il tuo ex coniuge che si sposa. A quel punto tu non hai più il dovere di versare l’assegno di mantenimento del coniuge. Mantieni invece l’obbligo del mantenimento dei tuoi figli.
Il coniuge che percepisce l’assegno, perde il diritto non solo se si risposa, ma anche in caso di nuova convivenza, purché caratterizzata da stabilità e regolarità. Quindi non puoi smettere immediatamente di versare l’assegno appena inizia una nuova convivenza, ma solo quando questa diventa stabile.
Il giudice, per calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento ai figli ed eventualmente all’ex coniuge, analizza una serie di elementi, tra cui:
Il tenore di vita goduto durante il matrimonio;
Le attuali esigenze;
Non c’è quindi un importo fisso per tutti, perché dipende appunto da una serie di variabili. Il Tribunale di Monza, nel 2008 ha elaborato di parametri e delle “tabelle”, che in realtà non sono delle vere e proprie tabelle, ma degli esempi concreti che indicano i metodi di calcolo per i casi più frequenti:
Se il coniuge è disoccupato senza figli oppure il coniuge ha figli minori e casa coniugale assegnata, allora non è previsto l’assegno di mantenimento. Se il coniuge è senza figli e con redditi inadeguati oppure il coniuge ha figli minori e casa coniugale assegnata, allora è previsto l’assegno di mantenimento.
Puoi scaricare la tabella completa realizzata dal Tribunale di Monza, che ad oggi molti Tribunali prendono in considerazione per il calcolo dell’assegno di mantenimento.
Il tuo ex non ti versa l’assegno di mantenimento che ti spetta? Purtroppo é una situazione più diffusa di quanto si pensi, ma la legge é chiara: non può sottrarsi dai suoi obblighi (art. 337- ter c.c.; D. Lgs. 154/2013; art. 156 c.c.). Tu, in qualità di avente diritto, hai a disposizione diversi strumenti di tutela per ottenere il tuo assegno di mantenimento o divorzile.
I rimedi a cui puoi ricorrere sono:
1. Una lettera di diffida da parte tua o, se preferisci, da parte del tuo avvocato in cui inviti il tuo ex a procedere senza indugio al pagamento dell’assegno, sottolineando che in caso contrario sarai costretta a ricorrere al Tribunale per la tutela dei tuoi diritti.
Scarica subito il modello fac simile compilabile WORD della lettera di diffida.
2. Un ordine di pagamento diretto. Consiste in una richiesta che devi presentare al Tribunale, affinchè egli ordini a terzi di pagare a tuo favore e non al tuo ex coniuge.
Se il tuo ex ha una busta paga, il giudice ordina al suo datore di lavoro di pagare direttamente a te la somma che ti spetta a titolo di assegno. Se il tuo ex é titolare di pensione, il giudice ordina all’INPS di corrispondere direttamente a te la quota spettante.
Istanza tribunale
Scarica subito il fac simile compilabile WORD dell’istanza da presentare al Tribunale.
3. Il sequestro dei beni. Se il tuo ex coniuge non ha reddito ma possiede dei beni, puoi chiedere il sequestro, ai sensi dell’art. 156 c.c. e dell’art. 8 L. n. 898/1970.
4. Ritiro del passaporto. Puoi presentare istanza al giudice tutelare affinché sia ritirato il passaporto al tuo coniuge. In realtà questo é un metodo poco usato, che non permette in maniera diretta di recuperare la somma spettante. Piuttosto, con il ritiro del passaporto, si tenta di indurre l’ex coniuge a pagare.
Se stai versato l’assegno di mantenimento (all’ex coniuge o ai figli, minorenni o maggiorenni) puoi dichiarare il relativo importo nel 730, in modo da avere un rimborso IRPEF. Gli assegni di mantenimento versati sono deducibili dal tuo reddito (art. 10, co. 1, lett. c della L. 917/86).
Al contrario, se percepisci l’assegno di mantenimento dal tuo ex coniuge, esso va dichiarato nel modello 730. L’assegno di mantenimento infatti, fa reddito a tutti gli effetti, analogo a quello di lavoro subordinato (art. 50 lett. i della L. 917/86).
L’assegno di mantenimento (erogato o riscosso) va dichiarato seguendo il principio di cassa.
Sei il coniuge obbligato a corrispondere il mantenimento; nel 2018 hai pagato solamente 11 assegni mensili al posto di 12. Puoi dedurne dal 730 solo 11.
Se il coniuge che ha diritto all’assegno, nel 2018 hai ricevuto solamente 8 assegni e non 12. Nel 730 devi dichiarare solo l’importo degli 8 assegni.
Di solito, per i lavoratori dipendenti che percepiscono una regolare busta paga, risulta molto difficile, se non impossibile sottrarsi alle proprie responsabilità.
Diverso é invece il caso di grandi e piccoli imprenditori, o manager di aziende multinazionali che, sempre più spesso ricercano il modo per sfuggire ai propri doveri morali nei confronti dell’ex moglie. O all’ex marito, considerando che aumenta sempre più il numero di coppie dove il soggetto economicamente più debole é proprio l’uomo.
Grazie ad alcuni escamotage, non proprio ortodossi, molti riescono a pagare un assegno di mantenimento inferiore a quanto in realtà dovrebbero, o addirittura a non pagarlo proprio. I trucchi sono sempre gli stessi: lo scopo é quello di nascondere il proprio reddito e patrimonio, per evitare che l’ex possa pretendere una tale somma.
Ad esempio, un grande manager assunto da una multinazionale, chiede di farsi assumere dalla filiale estera: in questo modo in Italia non risulta alcun reddito e il giudice, alla luce dei soli redditi dichiarati, non potrà che sentenziare per un assegno certamente inferiore. Un imprenditore, grande o piccolo che sia, nasconde il suo patrimonio avvalendosi di terze persone, a cui intestare azienda e beni.
L’assegno di mantenimento tutela l’ex coniuge più debole economicamente e i figli. Tuttavia, l’importo non é fisso per sempre. O meglio, potrebbe esserlo, così come potrebbe cambiare nel caso in cui cambino le condizioni per le quali il giudice lo aveva calcolato. Ecco solo alcuni dei motivi per cui l’assegno può essere ridotto o addirittura revocato:
Il tuo ex coniuge a cui versi l’assegno si sposa o convive stabilmente. Non ha più diritto all’assegno di mantenimento per sé, ma solo a quello verso i figli.
Il tuo ex coniuge inizia a lavorare. A questo punto le sue condizioni reddituali cambiano e tu puoi chiedere al giudice di ridurre l’assegno a tuo carico.
Tu perdi il lavoro o percepisci uno stipendio inferiore. Puoi chiedere la riduzione dell’assegno che versi.
I tuoi figli diventano autonomi economicamente. Non sei più obbligato a versar loro l’assegno.
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