Source: http://lexbrowser.provinz.bz.it/doc/it/196394/corte_costituzionale_sentenza_12_dicembre_2012_n_278.aspx
Timestamp: 2019-07-22 09:33:59+00:00
Document Index: 59760307

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 117']

Lexbrowser - Corte costituzionale - sentenza 12 dicembre 2012, n. 278
Sentenze della Corte costituzionale 2012 Corte costituzionale - sentenza 12 dicembre 2012, n. 278
Caccia - specie cacciabili - periodi di caccia - modalità della caccia - competenza statale
Sentenza 5 dicembre 2012 (12 dicembre 2012), n. 278; Pres.Gallo; Red. Carosi
Ritenuto in fatto 1. — Con ricorso notificato il 17-22 febbraio 2012 e depositato il 23 febbraio 2012, iscritto al n. 31 del registro ricorsi 2012, il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, ha proposto impugnazione in via principale dell’articolo 2, commi 1, 2, 3, 5, 11 e 15, nonché dell’art. 7, comma 5, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 12 dicembre 2011, n. 14 (Norme in materia di caccia, pesca, foreste, ambiente, usi civici, agricoltura, patrimonio ed urbanistica), pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma Trentino-Alto Adige del 20 dicembre 2011, n. 51, Supplemento n. 1, per violazione dell’articolo 117, primo e secondo comma, lettere e) e s), della Costituzione e degli articoli 4 e 8, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige).
Secondo il ricorrente, tale contributo rappresenterebbe in sostanza un tributo a carico di quei soggetti titolari di permessi annuali o d’ospite, che esercitano l’attività venatoria e che sono tenuti a risarcire il danno causato alle colture agricole e forestali dalla fauna selvatica cacciabile. La norma provinciale sembrerebbe contrastare con le vigenti disposizioni, che sospendono il potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge statale, contenute inizialmente nell’art. 1, comma 7, del decreto- legge 27 maggio 2008, n. 9 (recte n. 93) (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, abrogato dall’art. 13, comma 14, lettera a), del decreto- legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, disposizioni riproposte con l’art. 77-bis, comma 30, del decreto- legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Tale previsione è stata successivamente reiterata con l’art. 1, comma 123, della legge n. 220 del 2010, secondo il quale «resta confermata, sino all’attuazione del federalismo fiscale, la sospensione del potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, di cui al comma 7 dell’articolo 1 del decreto- legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa dei rifiuti solidi urbani (TaRSU) e per quelli previsti dai commi da 14 a 18 dell’articolo 14 del decreto- legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122». Rileva il ricorrente che quest’ultima disposizione supera l’originaria previsione, limitata al triennio 2009-2011, e collega l’esercizio del potere di aumentare i tributi da parte degli enti locali all’attuazione del federalismo fiscale. Le citate disposizioni statali sarebbero finalizzate ad un riequilibrio finanziario complessivo e si inserirebbero in un complesso percorso di risanamento della finanza pubblica a cui tutti gli enti territoriali, compresi quelli dotati di autonomia speciale, sarebbero chiamati a partecipare.
21.2. — Rileva l’Avvocatura dello Stato che così disponendo, il legislatore provinciale si poneva in contrasto con le disposizioni che sospendono il potere delle Regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni delle aliquote dei tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato. Tali disposizioni, contenute inizialmente nell’art. 1, comma 7, del decreto- legge n. 93 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 126 del 2008, abrogato dall’art. 13, comma 14, lettera a), del decreto- legge n. 201 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 2011, sono state nei fatti riproposte nell’art. 77-bis, comma 30, del decreto- legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008, nonché successivamente reiterate con l’art. 1, comma 123, della legge n. 220 del 2010.
21.3. — L’Ufficio legislativo-finanze del Ministero dell’economia, con nota del 7 marzo 2012, ha fatto presente che, per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 4, comma 4, del decreto- legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), ai sensi del quale sono abrogati l’art. 77-bis, comma 30, e l’art. 77-ter, comma 19, del decreto- legge n. 112 del 2008, nonché l’art. 1, comma 123, della legge n. 220 del 2010, le Regioni e gli enti locali possono, ad oggi, deliberare l’aumento di tributi, con salvezza dei provvedimenti nomativi in tal senso, emanati prima dell’approvazione del decreto- legge n. 16 del 2012.
Considerato in diritto 1.— Con il ricorso in epigrafe il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli articoli 2, commi 1, 2, 3, 5, 11, 15, nonché dell’art. 7, comma 5, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 12 dicembre 2011, n. 14 (Norme in materia di caccia, pesca, foreste, ambiente, usi civici, agricoltura, patrimonio ed urbanistica), in riferimento agli articoli 4 e 8, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione ed all’art. 117, primo comma, Cost., in relazione alla direttiva 2 aprile 1979, n. 79/409/CEE (Direttiva del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici) ed alla direttiva 21 maggio 1992, n. 92/43/CEE (Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche).