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Timestamp: 2019-04-20 00:27:25+00:00
Document Index: 82952292

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Restituite il maltolto ai Comuni sardi
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Mauro Pili | 23-06-2016
La Corte costituzionale nei giorni scorsi ha sonoramente bocciato uno dei punti nevralgici di un decreto del governo Monti che prevedeva tagli per i comuni sardi per oltre 83 milioni di euro.
contro quel decreto mi ero battuto duramente denunciando la sua incostituzionalità.
ora la Corte ha deciso: tagli incostituzionali!
quella sentenza deve avere un effetto immediato: restituzione immediata dei fondi ai comuni della Sardegna.
ecco la mia interrogazione, con tutti i fondi da restituire, Comune per Comune;
Pili – Per sapere, premesso che: con la sentenza n. 129 del 06/06/2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima una parte del decreto legge n.95 del 6/7/2012, convertito, con modificazioni, nella legge n.135 del 7/8/2012;
la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16, comma 6, del suddetto decreto-legge, nella parte in cui non prevede, nel procedimento di determinazione delle riduzioni del Fondo sperimentale di riequilibrio da applicare a ciascun Comune nell’anno 2013, alcuna forma di coinvolgimento degli enti interessati, né l’indicazione di un termine per l’adozione del decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’interno;
il decreto del Ministero dell’Interno del 24 Settembre 2013 (pubblicato nella G.U. n.268 del 15/11/2013) con il quale si provvede alla riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio – determinato ai sensi dell’articolo 2 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 - e dei trasferimenti erariali, per un importo complessivo pari a 2.250 milioni di euro, per l’anno 2013;
per l’anno 2013 il taglio complessivo patito dai Comuni Sardi ammonta a € 83.670.906,51;
la volontà espressa a suo tempo dal governo ha costituito un vergognoso e arrogante atto legislativo in totale dispregio e contraddizione con la Carta Costituzionale;
il taglio delle risorse ha comportato per gli enti una riduzione dei servizi erogati ai cittadini;
i Comuni si traduce in paralisi dell’attività amministrativa e penalizzazioni alla cittadinanza intera in particolare i cittadini più deboli e vulnerabili;
occorre porre in essere tutte le iniziative utili al recupero delle somme trattenute per l’anno 2013;
la dinamica del contesto legislativo rivela, dunque, secondo la Corte, come la disposizione censurata operi quale deroga all’ordinario procedimento di riparto dei fondi erariali: una deroga circoscritta al solo anno 2013 per il sopprimendo Fondo sperimentale di riequilibrio e funzionale all’avvio del nuovo regime basato sul Fondo di solidarietà comunale, già contestualmente istituito con la medesima legge di stabilità per il 2013 abrogativa del primo;
neppure tali caratteristiche – che inducono a qualificare la deroga disposta dalla norma impugnata come transitoria ed eccezionale – consentono di superare le censure di illegittimità costituzionale sollevate dal giudice rimettente;
il mancato coinvolgimento della Conferenza Stato-Città e autonomie locali nella fase di determinazione delle riduzioni addossate a ciascun Comune, seppur limitatamente all’anno 2013, unitamente alla mancanza di un termine per l’adozione del decreto ministeriale e alla individuazione dei costi intermedi come criterio base per la quantificazione dei tagli finanziari, comporta, infatti, la violazione degli artt. 3, 97 e 119 Cost.;
secondo la Corte Costituzionale niente può giustificare l’esclusione sin dall’inizio di ogni forma di coinvolgimento degli enti interessati, tanto più se il criterio posto alla base del riparto dei sacrifici non è esente da elementi di dubbia razionalità, come è quello delle spese sostenute per i consumi intermedi;
secondo i giudici dell’Alta Corte non appare destituita di fondamento la considerazione, sviluppata dal giudice rimettente, che nella nozione di «consumi intermedi» possono rientrare non solo le spese di funzionamento dell’apparato amministrativo – ciò che permetterebbe al criterio utilizzato di colpire le inefficienze dell’amministrazione e di innescare virtuosi comportamenti di risparmio -, ma, altresì, le spese sostenute per l’erogazione di servizi ai cittadini. Si tratta, dunque, di un criterio che si presta a far gravare i sacrifici economici in misura maggiore sulle amministrazioni che erogano più servizi, a prescindere dalla loro virtuosità nell’impiego delle risorse finanziarie;
dati questi elementi di ambiguità, - è scritto nella decisione della Corte - si deve ritenere che il ricorso al criterio delle spese sostenute per i consumi intermedi come parametro per la quantificazione delle riduzioni delle risorse da imputare a ciascun Comune possa trovare giustificazione solo se affiancato a procedure idonee a favorire la collaborazione con gli enti coinvolti e a correggerne eventuali effetti irragionevoli. Il criterio delle spese sostenute per i consumi intermedi non è dunque illegittimo in sé e per sé; la sua illegittimità deriva dall’essere parametro utilizzato in via principale anziché in via sussidiaria, vale a dire solo dopo infruttuosi tentativi di coinvolgimento degli enti interessati attraverso procedure concertate o in ambiti che consentano la realizzazione di altre forme di cooperazione;
né si deve sottovalutare il fatto che la disposizione impugnata non stabilisce alcun termine per l’adozione del decreto ministeriale che determina il riparto delle risorse e le relative decurtazioni. Un intervento di riduzione dei trasferimenti che avvenisse a uno stadio avanzato dell’esercizio finanziario comprometterebbe un aspetto essenziale dell’autonomia finanziaria degli enti locali, vale a dire la possibilità di elaborare correttamente il bilancio di previsione, attività che richiede la previa e tempestiva conoscenza delle entrate effettivamente a disposizione;
per tutte queste ragioni, complessivamente considerate, secondo la Corte Costituzionale, deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 16, comma 6, del d.l. n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della l. n. 135 del 2012;
è, dunque, dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 16, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, nella parte in cui non prevede, nel procedimento di determinazione delle riduzioni del Fondo sperimentale di riequilibrio da applicare a ciascun Comune nell’anno 2013, alcuna forma di coinvolgimento degli enti interessati, né l’indicazione di un termine per l’adozione del decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’interno;
i tagli richiamati nell’art.16, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 sono, dunque, da ritenersi illegittimi e quindi devono essere ripristinati i precedenti trasferimenti con la riassegnazione dei fondi stessi agli enti locali;
il decreto del ministero dell’Interno in applicazione dell’art. 16, comma 6, D.L. 95/2012 ha disposto i seguenti importi in riduzione:
Comune Importo Riduzione
tali importi in riduzione per complessivi 83.670.906 hanno provocato un aggravio rilevante e grave per tutti gli enti locali sardi già gravati da precedenti e rilevanti riduzioni dei trasferimenti mettendo a rischio anche i più elementari servizi pubblici;
risulta evidente che alla luce della sentenza della Corte Costituzionale richiamata e in virtù dell’incostituzionalità dell’art.16 del provvedimento legislativo che ha generato i tagli richiamati si rende necessario e obbligatorio restituire il maltolto agli enti locali senza attendere che gli stessi si rivolgano ad altri tribunali per sancire ciò che in maniera inequivocabile ha già sancito la Suprema Corte;
se non ritenga di dover revocare il decreto richiamato del ministero dell’interno al fine di ripristinare i trasferimenti agli enti locali sardi anche alla luce delle superiori norme di salvaguardia per le regioni a statuto speciale;
se non ritenga di dover con immediatezza consentire il riaccredito agli enti locali sardi delle risorse sottratte con un dispositivo legislativo dichiarato palesemente incostituzionale dalla Corte costituzionale;
se non ritenga di ripristinare per ogni provvedimento di natura economica e finanziaria riguardante le regioni a statuto speciale e gli enti locali in esse ricadenti una stringente applicazione del dettato costituzionale vigente e dello stesso statuto così come indicato dalla Corte Costituzionale;
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