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Timestamp: 2018-01-20 09:03:43+00:00
Document Index: 22977601

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2389', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 135', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 26', 'art. 26']

Novità fiscali del 22 luglio 2008: quando sono ritenuti congrui i compensi pagati agli amministratori; rivalutazione di quote e terreni: rinviata al mese di ottobre; rettifica della dichiarazione IVA; attività esente e pro rata; territorialità IVA su immobili; vantaggi fiscali dalla previdenza complementare; note di variazione IVA
1) Vantaggi fiscali dalla previdenza complementare
2) Riscossione: Nullo l’avviso di mora non preceduto da notifica della cartella esattoriale
3) Rivalutazione di quote e terreni: Rinviata al mese di ottobre
4) Verifica fiscale: Quando sono ritenuti congrui i compensi pagati agli amministratori
5) Riscossione accentrata dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo medica e paramedica svolta nelle strutture sanitarie private
6) L’attività esente non é accessoria a quella principale, allora l’Iva sugli acquisti è indetraibile e i corrispettivi vanno nel pro rata
7) Operazioni relative a bene Immobile: Territorialità IVA
8) Forniture di energia elettrica: Aliquota IVA ridotta e note di variazione
9) Scioglimento agevolato in ipotesi di quote di partecipazioni detenute in nuda proprietà
10) Rettifica della Dichiarazione IVA possibile entro il termine quadriennale anche a favore del contribuente
Quali sono i vantaggi fiscali della previdenza complementare, deducibilità dall’Irpef dei contributi, imposte sui rendimenti dei fondi pensione, regime fiscale delle prestazioni erogate dagli enti di previdenza.
Sono solo alcuni dei punti precisati dal quarto numero 2008 di “L’Agenzia informa”, disponibile dal 19/07/2008 (sabato) sul sito dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it.
La guida intende orientare il contribuente nel sistema pensionistico complementare, alla luce delle novità introdotte dall’ultima riforma dettata dal Dlgs 252/2005, in vigore dal primo gennaio 2007.
L’opuscolo offre un valido supporto a chi vuole conoscere quali incentivi tributari sono riservati a chi opta per le diverse forme pensionistiche complementari.
Tra i temi affrontati particolare attenzione merita il capitolo sulla deducibilità dall’Irpef dei contributi versati sia dal lavoratore che dal datore di lavoro.
In evidenza, la trattazione dell’introduzione di un’ulteriore agevolazione in favore dei lavoratori con prima occupazione successiva al primo gennaio 2007 e della possibilità di beneficiare della deduzione anche nell’ipotesi in cui i contributi siano versati nell’interesse di un familiare a carico.
La guida analizza, inoltre, il regime tributario delle prestazioni erogate dai fondi di previdenza.
Ai fini del prelievo fiscale, infatti, sia le prestazioni corrisposte in forma di capitale che di rendita sono considerate redditi assimilabili a quelli di lavoro dipendente e soggette allo stesso regime di tassazione.
Nel vademecum il contribuente trova poi illustrati tutti i casi in cui è possibile chiedere delle somme anticipatamente in relazione alla posizione individuale maturata.
La richiesta può essere fatta solo per determinati importi e precisi motivi, per ciascuno dei
quali varrà una determinata disciplina fiscale. L’opuscolo si sofferma anche sulle diverse tipologie di riscatto della posizione individuale e sul regime fiscale applicabile a ciascuna di esse.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 19/07/2008)
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 16856del 20/06/2008 ha di nuovo stabilito che l’avviso di mora è illegittimo se non è preceduto dalla notifica della cartella esattoriale.
La mancata notificazione della cartella di pagamento comporta un vizio la cui rilevanza non è esclusa dalla possibilità, riconosciuta al contribuente, di esercitare il proprio diritto di difesa, a seguito della notificazione dell’avviso di mora, contestando la stessa pretesa tributaria azionata nei suoi confronti (ferma restando la facoltà del contribuente di impugnare l’avviso di mora deducendone la nullità per omessa notifica dell’atto presupposto).
Contenzioso tributario: Liti sulla validità o regolarità degli atti esecutivi: risponde l’agente della riscossione
Proprio per tale motivi, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 51/E del 17/07/2008 ha voluto precisare che nelle liti riguardanti esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, legittimato passivo viene individuato l’agente della riscossione e non l’Amministrazione finanziaria.
Ciò anche in base ai principi enunciati dalla Corte di Cassazione a Sezioni unite n. 16412/2007 (riguardanti l’individuazione del soggetto – agente della riscossione ovvero ente creditore – legittimato passivo in caso di impugnazione di avviso di mora non preceduto da cartella di pagamento).
L’Agenzia delle Entrate ha, pertanto, impartisce istruzioni operative agli uffici per la gestione delle controversie dinnanzi alle commissioni tributarie: Nelle liti riguardanti esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, legittimato passivo é l’agente della riscossione.
E’ stato rinviato al 31/10/2008, dalla legge di conversione del Dl 97/08, il termine per la rivalutazione di quote e terreni.
Tuttavia, la data di riferimento per le perizie è rimasta al 1/1/2008 sia riguardo al proprietario sia per il valore.
L’imposta del 2% (partecipazioni non qualificate) o del 4% aree o partecipazioni qualificate) deve essere versata con il modello F24 utilizzando i codici 8055 (quote) e 8056 (terreni).
Viene consentita la rateizzazione in tre rate e le scadenze successiva alla prima vanno versate con gli interessi del 3% al 30 giugno 2009 e al 30 giugno 2010.
Un tema particolarmente controverso da diversi anni è quello della sindacabilità da parte dell’Amministrazione finanziaria, in sede di accertamento, della congruità dei compensi riconosciuti dalle società ai componenti dell’organo amministrativo.
La stessa Corte di cassazione ha mostrato nel tempo un orientamento non sempre univoco e tale da richiedere l’intervento delle Sezioni Unite.
Alcune sentenze hanno ritenuto che la valutazione di congruità dei costi d’impresa sia insita nei poteri di accertamento del Fisco.
L’Amministrazione finanziaria può dunque superare le indicazioni contenute nelle delibere e nei contratti a prescindere dalla validità civilistica di tali documenti.
In particolare l’accertamento può intervenire quando il comportamento dell’impresa sia contrario ai canoni dell’economicità e sia dunque ingiustificato.
Invece, altre sentenze hanno ritenuto che il potere di accertamento non è utilizzabile per rettificare in base ai predetti criteri un componente negativo di reddito del tutto peculiare quale quello rappresentato dai compensi percepiti dagli amministratori.
Infatti, il Testo Unico delle Imposte sui redditi non contiene dei limiti massimi di spesa oltre i quali i predetti compensi possono essere considerati indeducibili.
Secondo questo orientamento la deducibilità dei compensi è determinata dal consenso che si forma tra le parti senza che l’Amministrazione Finanziaria possa vantare uno specifico potere di valutazione della congruità delle somme spettanti agli amministratori.
La delibera corretta salva la contabilità
La lite tra Fisco e società circa la deducibilità dei compensi corrisposti agli amministratori riguarda sempre più spesso questioni che attengono alla correttezza della procedura con cui la remunerazione è stata pattuita.
Un primo motivo di contestazione attiene alla mancata delibera con cui la remunerazione è stata pattuita.
Secondo alcuni si verifica l’inesistenza del titolo giuridico posto a fondamento del pagamento.
L’art. 2389 del codice civile prevede che il mandato dell’Amministratore si presume oneroso salvo prova contraria.
Su tale versante alcune Commissioni tributarie, come quella provinciale di Lucca del 14 luglio 2006, n. 14, hanno attribuito rilevanza all’avvenuta approvazione del bilancio da parte dei soci laddove dal conto economico risultano chiaramente i compensi attribuiti agli amministratori contestati dal Fisco.
Si tratta di un’implicita ratifica degli emolumenti erogati, che rende irrilevante, dal punto di vista fiscale, la fissazione preventiva dei compensi.
Sussiste però un orientamento giurisprudenziale assai discutibile.
Secondo un’isolata sentenza l’attività di gestione svolta da un amministratore unico di una S.r.l. è equiparabile, dal punto di vista fiscale, a quella svolta da un imprenditore individuale. Pertanto i compensi allo stesso corrisposti non sono deducibili (Cass., sentenza 27 settembre 2006, n. 24188).
(Il Sole 24 Ore del 21/07/2008)
La società, che svolge attività immobiliare e presta servizi amministrativi, contabili, organizzativi ed informativi a favore di operatori sanitari e che nell’ambito della propria attività, concede in sublocazione alcune unità immobiliari – ad uso studio medico – a medici di medicina generale (c.d. medici di base o di famiglia) nei confronti dei quali ha, tra l’altro, messo a disposizione un servizio di segreteria, non è obbligata alla riscossione accentrata dei compensi dovuti ai medici per l’attività di lavoro autonomo svolta nell’ambito del complesso immobiliare sublocato.
Tale società non è, quindi, obbligata alla riscossione accentrata prevista dall’art. 1, commi da 38 a 42 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, poiché non sussistono i presupposti richiesti dalla predetta disciplina.
In particolare, sotto il profilo soggettivo, la società, svolgente – conformemente al proprio statuto sociale – attività immobiliare e prestazioni di servizi amministrativi, contabili, organizzativi e informativi a favore di operatori sanitari, non deve essere considerata “struttura sanitaria privata”, per cui non sorgono gli obblighi di riscossione accentrata.
Inoltre, la società, nel caso di specie, subloca e fornisce servizi di segreteria a medici di medicina generale che svolgono attività di lavoro autonomo in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
Assodato che la riscossione accentrata concerne – sotto il profilo oggettivo – i compensi correlati alle prestazioni rese dall’esercente attività di lavoro autonomo medica e paramedica in esecuzione di un rapporto contrattuale intrattenuto direttamente con il paziente, esulano dall’applicazione della particolare disciplina i compensi spettanti ai medici di famiglia per l’attività svolta in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
In tali casi, infatti, la prestazione sanitaria è resa dal medico in favore del paziente (terzo) in forza di un rapporto contrattuale intrattenuto dal medico direttamente con la Asl competente.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 304)
6) L’attività esente non é accessoria a quella principale, allora l’Iva sugli acquisti è indetraibile e i corrispettivi dell’attività di finanziamento vanno nel calcolo del pro rata di detrazione
Se l’attività esente non é accessoria all’attività principale, l’Iva relativa agli acquisti ad essa afferenti è indetraibile e i corrispettivi conseguiti nell’ambito dell’attività di finanziamento vanno computati nel calcolo del pro rata di detrazione.
Peraltro, nel caso di specie, la società può optare per la separazione delle attività ai sensi dell’art. 36 bis del DPR n. 633 del 1972, distinguendo l’attività industriale da quella finanziaria, con imputazione specifica a ciascuna di esse dell’Iva relativa agli acquisti.
Come è noto, le prestazioni di servizi concernenti operazioni di finanziamento sono esenti dall’Iva ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 1 del DPR n. 633/72.
La Corte di giustizia Ue ha chiarito, con sentenza del 5 giugno 1997, causa C-2/95, che l’esenzione opera in funzione della natura delle prestazioni fornite e non in funzione del prestatore o del destinatario del servizio.
Ne consegue che le operazioni finanziarie sono esenti dall’Iva anche quando il soggetto passivo d’imposta non è un istituto bancario.
In merito alla qualificazione delle attività riconducibili alle fattispecie esenti, la stessa Corte (sent. del 29 aprile 2004, causa n.C-77/01) ha affermato, con riferimento ad una Holding, che la concessione di prestiti onerosi a società partecipate costituisce attività economica soggetta all’IVA, esente ai sensi dell’art. 13 della sesta direttiva (ora art. 135 della direttiva 2006/112/CE) i cui contenuti sono stati recepiti dall’art. 10 del DPR n. 633/72.
Nel caso di specie, la società svolge un’attività di produzione industriale, accanto alla quale intende svolgere anche un’attività di finanziamento alle società appartenenti allo stesso gruppo, mediante l’utilizzo di risorse proprie o di fondi richiesti al sistema bancario.
L’art. 19, comma 5, del DPR n. 633/72 stabilisce che nel caso in cui uno stesso soggetto effettua operazioni imponibili e operazioni esenti, il diritto alla detrazione spetta in misura proporzionale alle prime.
La percentuale di detrazione è calcolata, ai sensi dell’art. 19 bis, comma 1, dello stesso DPR IVA in base al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che danno diritto a detrazione, effettuate nell’anno, e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti effettuate nell’anno medesimo.
Restano escluse dal calcolo del pro-rata, ai sensi del comma 2 dell’art. 19 bis, le operazioni esenti, indicate ai numeri da 1 a 9 dell’art. 10 dello stesso DPR, quando:
– non formano oggetto dell’attività propria del soggetto passivo d’imposta;
– sono effettuate nell’ambito di un’attività occasionale;
– sono accessorie alle operazioni imponibili.
In proposito la Corte di Cassazione ha precisato che, ai fini della detraibilità dell’Iva relativa agli acquisti, devono essere computate nel calcolo della percentuale di detraibilità, non solo gli atti che tipicamente esprimono il raggiungimento del fine societario, ma anche gli atti ulteriori che configurano strumento normale e non meramente occasionale per il conseguimento del fine produttivo, mentre sono escluse tutte le attività che, pur se previste nell’atto costitutivo, siano eseguite solo in modo occasionale o accessorio per un migliore svolgimento dell’attività propria d’impresa (sent. Corte di Cassazione n. 11058 del 21 dicembre 2007).
Nel caso di specie, l’attività finanziaria svolta dalla società è stata effettuata con un limitassimo impiego di lavoro, beni e servizi.
La stessa, infatti, non si perfeziona attraverso un mero “scambio di corrispondenza”, ma, in considerazione del notevole impegno finanziario richiesto, implica un’attività più complessa, che richiede un’organizzazione specifica per la gestione e il raggiungimento dei risultati attesi.
Tali caratteristiche e modalità di svolgimento, escludono che l’attività di finanziamento possa essere qualificata come meramente occasionale o accessoria rispetto all’attività principale, nei confronti della quale si pone, al contrario, come attività separata ed autonoma.
Per conseguenza, poiché l’attività esente non può essere considerata accessoria all’attività principale, l’Iva relativa agli acquisti ad essa afferenti è indetraibile e i corrispettivi conseguiti nell’ambito dell’attività di finanziamento devono essere computati nel calcolo del pro rata di detrazione.
Peraltro, la società potrà optare per la separazione delle attività ai sensi dell’art. 36 bis del DPR n. 633/72, distinguendo l’attività industriale da quella finanziaria, con imputazione specifica a ciascuna di esse dell’Iva relativa agli acquisti.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 305)
7) Operazioni relative a bene Immobile: Territorialità IVA (art. 7 del D.P.R. n. 633/1972)
Nel campo IVA, le operazioni, anche se tra loro collegate vanno tenute distinte, per cui sulla cessione di materiali, avvenuta in Italia, si applica l’IVA, mentre, invece, sui corrispettivi per i lavori effettuati sull’immobile in Ucraina, non vi è l’IVA per la mancanza del requisito territoriale.
Nel caso di specie, le parti hanno stipulato un accordo contrattuale, che prevede da un lato, l’obbligo di dare esecuzione ad alcuni lavori immobiliari in Ucraina, dall’altro, la previa consegna presso il magazzino del contribuente dei materiali stessi che, contestualmente, passeranno nella proprietà di quest’ultimo.
Pertanto, nonostante l’apparente unicità dell’impegno stipulato tra le parti, di fatto queste hanno regolato due diversi rapporti giuridici (1).
Infatti, nel sistema dell’IVA, ogni operazione deve essere considerata come indipendente ed autonoma, fatta eccezione per i casi in cui esista un nesso economico unitario, per cui la scomposizione di un’operazione apparire artificiosa sotto il profilo economico.
Nel caso di specie, si tratta, infatti, di due operazioni autonome, tenute distinte dalle parti contraenti in funzione delle specifiche modalità operative connesse con gli obblighi fiscali da assolvere in Ucraina.
Pertanto, la cessione di materiali é soggetta ad IVA, poiché riferita a beni esistenti nel territorio dello Stato (art. 7, secondo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972).
La successiva esportazione dei beni in Ucraina da parte del Consorzio non costituendo “cessione all’esportazione”, ai sensi dell’art. 8, primo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, non concorre nella formazione del plafond, né alla qualifica di esportatore abituale in capo allo stesso Consorzio.
Infatti, nel caso di specie, l’invio di beni all’estero, costituisce una mera esportazione “franco valuta” in cui manca uno degli elementi caratterizzanti le “cessioni all’esportazione” di cui al citato art. 8 del D.P.R. n. 633/72 e cioè il trasferimento del diritto di proprietà sui beni stessi.
Per quanto riguarda, infine, i corrispettivi per i lavori effettuati sull’immobile in Ucraina, questi non vanno assoggettati ad IVA per mancanza del requisito territoriale (art. 7, quarto comma, lett. a del D.P.R. n. 633 del 1972).
(1) Il rapporto giuridico tra la Società C ed il Consorzio si sviluppa, in concreto, in due fattispecie contrattuali:
– una compravendita, avente ad oggetto i materiali necessari per le lavorazioni sull’immobile, che vengono ceduti dalla Società (C) al Consorzio (B);
– un appalto, con il quale la Società (C) si impegna a realizzare i lavori richiesti dal Consorzio (B) utilizzando i materiali precedentemente ceduti a quest’ultimo.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 306)
8) Forniture di energia elettrica per usi irrigui: Aliquota IVA ridotta e note di variazione
La risoluzione 22 maggio 2008, n. 212/E ha chiarito che per fruire dell’agevolazione (aliquota IVA ridotta):
1) è necessario che – qualora non indicato al momento della conclusione del contratto con il fornitore – l’effettiva destinazione dell’energia elettrica (vale a dire l’utilizzo per le finalità agevolate di irrigazione, scolo o sollevamento delle acque) sia dichiarata al fornitore dal consorzio anteriormente alla fatturazione della fornitura relativamente alla quale viene chiesta l’applicazione dell’aliquota ridotta (analogamente a quanto previsto per la fruizione di altre aliquote IVA ridotte). Per le forniture effettuate dal 1° gennaio 2006 fino al 24 luglio 2007 é sufficiente una dichiarazione di responsabilità “ora per allora” (detta dichiarazione di responsabilità assume evidentemente valenza anche per le forniture successive a tale data ove non siano mutate le condizioni per la fruizione dell’agevolazione);
2) la restituzione della maggiore imposta addebitata relativamente all’intervallo temporale 1° gennaio 2006 – 24 luglio 2007 spetta con la procedura di cui all’art. 26, secondo comma, D.P.R. n. 633/72; ciò, senza tenere conto del limite temporale di un anno dalla realizzazione dell’operazione (per le ipotesi in cui si proceda alla correzione degli errori commessi nella fatturazione, oltre che nel caso di variazioni per effetto del “sopravvenuto accordo tra le parti”). Non si verte, infatti, nell’ipotesi di errore di fatturazione, essendosi correttamente applicata l’IVA nella misura ordinaria del 20%.
La suddetta procedura di variazione dovrà, tuttavia, avvenire nei termini di cui all’art. 19, essendo tale norma richiamata dal menzionato art. 26 (risoluzione 18 marzo 2002, n. 89).
Naturalmente, per le forniture effettuate successivamente all’emanazione della risoluzione n. 183/E, qualora si sia applicata l’aliquota ordinaria del 20%, si può effettuare la rettifica di cui al predetto art. 26 entro e non oltre l’ordinario termine dell’anno dall’effettuazione dell’operazione.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 307)
9) SRL in liquidazione: Scioglimento agevolato in ipotesi di quote di partecipazioni detenute in nuda proprietà
I benefici fiscali previsti dalla legge finanziaria 2007 in caso di scioglimento della società spettano solo al nudo proprietario e non, quindi, agli usufruttuari.
La legge finanziaria 2007 ha introdotto, nei commi 111 e seguenti dell’articolo unico, un regime fiscale transitorio finalizzato ad agevolare la fuoriuscita dal regime d’impresa delle società considerate non operative nel periodo di imposta in corso alla data del 4 luglio 2006, nonché delle società che alla stessa data si trovavano nel primo periodo di imposta.
Per beneficiare della disciplina, riproposta dalla recente legge finanziaria 2008, è necessario il rispetto dei requisiti previsti nel predetto comma 111, così come chiariti nella circolare del 4 maggio 2007, n. 25/E.
Il regime agevolato dello scioglimento determina delle conseguenze sia per la società in liquidazione che per il socio beneficiario delle somme o del valore normale dei beni della società.
Più precisamente, per la società che delibera lo scioglimento agevolato il comma 112 della legge finanziaria 2007 prevede il versamento di un’imposta sostitutiva dell’IRES e dell’IRAP, pari al 25%, dovuta sul reddito d’impresa realizzato nel periodo compreso tra l’inizio e la chiusura della procedura di liquidazione.
È prevista, inoltre, un’imposta sostitutiva del 25% sulla distribuzione delle riserve e fondi in sospensione d’imposta e una del 10% sull’attribuzione dei saldi attivi di rivalutazione.
In altri termini, il socio consegue un reddito di capitale pari alla differenza tra il valore normale o catastale del bene assegnato – diminuito dell’importo assoggettato ad imposta sostitutiva al netto dell’imposta sostitutiva stessa – e il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.
La risoluzione del 23 giugno 2008, n. 261/E ha precisato, tra l’altro, che ai fini della determinazione delle imposte sui redditi della società e del socio, il valore catastale è applicabile a tutte le tipologie di immobili.
Pertanto, tale criterio di determinazione del reddito si applica esclusivamente in capo al socio della società che delibera lo scioglimento agevolato.
In particolare, nel caso in cui sulla partecipazione sia costituito un diritto di usufrutto, il particolare meccanismo di determinazione del reddito si applica esclusivamente nei confronti del socio nudo proprietario.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 21/07/2008, n. 308)
Rettifica della Dichiarazione IVA lunga anche per il contribuente.
In tema di IVA, non è corretto considerare come omessa la dichiarazione rettificativa del contribuente perché presentata oltre 30 giorni dalla scadenza del termine di legge: La dichiarazione è emendabile e sostituibile, nelle ipotesi consentite dalla legge, entro il termine quadriennale stabilito per la rettifica della dichiarazione da parte dell’ufficio, termine da considerare – in virtù del principio di parità e di bilanciamento delle posizioni – validamente operante anche per il contribuente.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 02/07/2008, n. 18076, in Ipsoa Editore del 21/07/2008)