Source: https://giurisprudenzaamministrativa.com/2018/04/13/esame-avvocato-la-commissione-dellorale-non-puo-rilevare-cause-esclusione-per-elementi-di-riconoscimento-degli-scritti/
Timestamp: 2020-07-04 16:08:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 22', 'art. 23', 'sentenza ']

Esame Avvocato: la commissione dell’orale non può rilevare cause esclusione per elementi di riconoscimento degli scritti. – Giurisprudenza amministrativa
In tema di esame di abilitazione alla professione forense, il Tar Marche, sent. 154/2018, ha affermato che non tutte le irregolarità formali che possano comportare astrattamente una violazione dell’anonimato degli elaborati sono automaticamente cause di esclusione, essendo invece necessario una valutazione sul caso concreto. Di conseguenza, a dover rilevare e giudicare tale circostanza e la Commissione d’esame che procede alla correzione degli elaborati scritti. Nel caso di specie, la Commissione d’esame, in sede di abbinamento dei plichi ai nominativi dopo la correzione degli scritti da parte di altra Commissione, rilevava che la busta contenente i dati anagrafici della candidata non era chiusa correttamente, avendo ancora applicata la linguetta protettiva della parte adesiva, e escludeva la concorrente. Il Tar, tuttavia, alla luce del principio sopra esposto, ha annullato l’esclusione, ritenendo che l’unica Commissione in grado di effettuare la valutazione in concreto sulla violazione dell’anonimato fosse quella incaricata della correzione degli elaborati.
N. 00431/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 431 del 2017, proposto da:
Sabrina Cerboni, rappresentata e difesa dall’avvocato Diego De Carolis, con domicilio eletto presso la Segreteria TAR Marche, in Ancona, Via della Loggia, 24;
Ministero della Giustizia, Corte D’Appello Ancona, Corte D’Appello Perugia, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliati presso la sede della stessa, in Ancona, piazza Cavour, 29;
Commissione Corte D’Appello di Ancona, Commissione Corte D’Appello di Perugia, Commissione Centrale del Concorso, non costituite in giudizio;
del verbale della Commissione operante presso la Corte d’Appello di Ancona datato 26 giugno 2017, recante l’annullamento delle prove scritte della ricorrente.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia, della Corte D’Appello di Ancona e della Corte D’Appello di Perugia;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 il dott. Tommaso Capitanio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. La ricorrente ha preso parte alla sessione 2016 dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato, sostenendo le prove scritte presso la Corte di Appello di Ancona. In base alla vigente normativa, per la correzione degli elaborati scritti la Corte di Appello di Ancona è stata abbinata a quella di Perugia, di talché i plichi contenenti il materiale della prova è stato inviato alla competente sottocommissione operante presso la Corte umbra.
Come risulta dal verbale del 17 marzo 2017, la sottocommissione operante presso la Corte di Appello di Perugia ha previamente verificato l’integrità dei plichi ed ha poi proceduto alla valutazione degli elaborati. La dott.ssa Cerboni ha ottenuto 30 punti per ciascuna delle tre prove (e quindi 90 punti in totale), risultando così ammessa alla prova orale.
Il materiale è stato poi ritrasmesso alla sottocommissione operante presso la Corte di Appello di Ancona, incaricata di procedere all’abbinamento fra gli elaborati e il nominativo del candidato di appartenenza e allo svolgimento della prova orale.
In sede di abbinamento fra gli elaborati e i nominativi dei candidati la sottocommissione anconetana, con riguardo alla prova di diritto penale contraddistinta dal n. 81 (ossia il numero identificativo della ricorrente), ha rilevato che la busta contenente le generalità anagrafiche del candidato era aperta ed aveva ancora applicata la linguetta protettiva della parte preincollata.
La sottocommissione ha pertanto stabilito di annullare integralmente le prove svolte dalla dott.ssa Cerboni, ritenendo violata la regola dell’anonimato.
2. La ricorrente censura il provvedimento di esclusione deducendo i seguenti motivi:
– violazione del giusto procedimento. Violazione degli artt. 22 R.D. n. 36/1934 e 15 e 17-bis del R.D. n. 37/1934. Violazione dei principi di legalità e imparzialità. Violazione art. 97 Cost. Violazione degli artt. 3 e 6 L. n. 241/1990. Travisamento dei fatti, contraddittorietà. Incompetenza, sviamento di potere;
– violazione del giusto procedimento. Violazione artt. 3, 21-septies e 21-octies L. n. 241/1990. Violazione artt. 22 e 23 R.D. n. 37/1934. Incompetenza, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, sviamento di potere.
3. Si è costituito con memoria di stile l’intimato Ministero della Giustizia.
Con ordinanza n. 229/2017 è stata accolta la domanda cautelare, ai fini dell’ammissione con riserva della ricorrente a sostenere la prova orale.
Il Tribunale ha altresì fissato per la prosecuzione la camera di consiglio del 21 febbraio 2018, anche in ragione della possibilità di definire il giudizio ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.
In data 19 gennaio 2018 la dott.ssa Cerboni ha depositato documentazione da cui risulta l’avvenuto superamento della prova orale, mentre con successiva memoria depositata il 6 febbraio 2018 la ricorrente insiste per l’accoglimento del ricorso, anche in applicazione del principio c.d. di assorbimento.
Alla camera di consiglio del 21 febbraio 2018 il Collegio ha ribadito alle parti l’avviso circa la possibilità di definire il giudizio già in questa sede, non riscontrando opposizioni o riserve di sorta.
4. Il ricorso va accolto nel merito, non potendosi nella specie fare applicazione del principio c.d. di assorbimento. In effetti, come il Tribunale ha avuto modo di ribadire da ultimo con la sentenza n. 281/2016, il c.d. assorbimento non opera con riguardo al possesso dei requisiti di ammissione all’esame o al concorso (che devono comunque sussistere in capo all’interessato) e/o alla mancata osservanza delle norme e delle prescrizioni inerenti lo svolgimento delle prove.
Nella specie viene in evidenza proprio questa seconda casistica, per cui non è applicabile la norma di cui all’art. 4, comma 2-bis, della L. n. 168/2005.
5. Nel merito, però, il ricorso è fondato, ritenendo il Collegio di aderire alle conclusioni rassegnate dal Consiglio di Stato nella decisione n. 5017/2004, relativa a vicenda del tutto sovrapponibile a quella in esame.
Nella prefata decisione, il giudice amministrativo di secondo grado ha così motivato la conferma della sentenza di primo grado (con cui era stato accolto un ricorso analogo a quello proposto dall’odierna ricorrente): “…L’art. 22 R.D.37/1934, per l’esame di abilitazione alla professione forense, stabilisce il sistema delle buste, la più grande, nella quale sono inserite le prove senza apposizione di nomi o contrassegni, e la busta piccola, che contiene la indicazione del nome, cognome, data di nascita e residenza su apposito cartoncino, da inserire nella busta grande.
L’art. 23 ultimo comma R.D.37/1934 stabilisce, come sanzione, che deve essere annullato l’esame dei candidati che si siano fatti riconoscere.
Nonostante tali dati normativi, tesi a garantire la regola dell’anonimato degli elaborati scritti, nelle procedure concorsuali tale regola non può essere intesa in modo tanto tassativo ed assoluto da comportate la invalidità delle prove ogni volta che sussista una astratta possibilità di riconoscimento, giacché non si potrebbe mai escludere “a priori” che un commissario sia in condizioni di riconoscere una particolare modalità di stesura.
Sulla base di tale principio, questo Consesso (sentenze sezione VI, 17 settembre 2003, n.5284, sez.V, 1 ottobre 2002, n.5132) ha ritenuto, che al fine di affermare la riconoscibilità e quindi la invalidità della prova scritta, è necessario che emergano elementi atti a provare in modo inequivoco la intenzionalità del concorrente di rendere riconoscibile il suo elaborato.
Né vale in contrario la menzione di precedenti giurisprudenziali, anche di questo Consiglio di Stato (sezione IV, 9 novembre 1984, n.853) nel senso di ritenere nulla la prova scritta, nel caso di trasparenza delle buste, che consentono la individuazione del candidato, anche in mancanza della prova che tale individuazione sia avvenuta in concreto da parte della commissione aggiudicatrice, in quanto, in tale altra ipotesi, l’annullamento, pur se non dipendente dal comportamento del candidato, riguarda la intera gara, che verrà quindi ripetuta, con rispetto della par condicio.
Pertanto, anche se la chiusura della busta piccola è attività spettante al candidato (art. 22 R.D. su citato, comma secondo), unitamente alla introduzione dei fogli, non può farsi ricadere sugli stessi candidati (nella specie, cinquanta su migliaia) il rischio consistente nella scollatura delle buste, non derivante, verosimilmente, dalla volontà, né tantomeno dalla intenzionalità degli stessi, che semmai, hanno interesse e volontà contrari, al fine di salvaguardare la integrità delle loro prove.
La norma in materia (art. 23 sopra citato) fa riferimento al fatto che il candidato “si sia fatto riconoscere”, sicché la sanzione della esclusione sembra ricondursi ad una precisa volontà, e non può essere giustificata dalla mera accidentalità o dal caso fortuito…”.
6. Nel caso della dott.ssa Cerboni sono da puntualizzare i seguenti elementi fattuali:
– il medesimo inconveniente ha coinvolto altri tre candidati;
– la sottocommissione operante presso la Corte di Appello di Perugia, incaricata di verificare previamente l’integrità dei plichi e di procedere poi alla correzione delle prove, non ha rilevato alcuna anomalia (vedasi il citato verbale del 17 marzo 2017), il che costituisce un dato rilevante. In effetti, pur non potendosi ritenere in assoluto precluso alla sottocommissione anconetana la possibilità di rilevare irregolarità procedurali e/o formali in ipotesi non rilevate dall’omologo organo perugino, non si può invece ritenere legittima la decisione di annullare in parte qua la decisione adottata dalla sottocommissione operante presso la Corte di Appello di Perugia di considerare regolare il plico contenente gli elaborati della ricorrente. In effetti, la sottocommissione operante presso la Corte d’Appello di Ancona, essendo ormai impossibile materialmente ricostruire ex post lo stato di fatto esistente nel momento in cui la commissione perugina ha proceduto alla verifica dei plichi, non aveva alcun potere di modificare in parte qua le decisioni dell’omologo collegio umbro, potendo al massimo segnalare la circostanza alla sottocommissione operante presso la Corte di Appello di Perugia per le decisioni di competenza.
Peraltro, il Collegio, in base alle circostanze fattuali emergenti dagli atti di causa, non ritiene che nella specie si possa ravvisare la volontà della ricorrente di farsi riconoscere, per cui sono pienamente applicabili i principi desumibili dalla prefata sentenza del Consiglio di Stato n. 5017/2004.
7. In conclusione, il ricorso va accolto.
Le spese di giudizio si possono però compensare, visto che la ricorrente ha comunque contribuito a dare causa alla propria esclusione.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e compensa le spese del giudizio.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l’intervento dei magistrati:
Scritto il 13 aprile 2018 11 aprile 2018 Autore Giurisprudenza amministrativaCategorie ConcorsiTag Abilitazione professionale,Anonimato,Anonimato buste,Anonimato elaborati,Commissione,Commissione esaminatrice,Concorsi,Concorsi pubblici,Esame,esame avvocato,Esame di Stato,esclusione,Esclusione candidato,Ministero della Giustizia,Professione forense,Segni di riconoscimento,TAR Marche
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