Source: http://www.tedioli.com/registro_delle_imprese.htm
Timestamp: 2018-12-14 05:25:23+00:00
Document Index: 146604985

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 110', 'art. 2495', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 2495', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 2945', 'sentenza ', 'art. 2495', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 2495', 'art. 2193', 'art. 4', 'art. 2495', 'art. 2495']

Pubblicità, effetti dell'iscrizione e della cancellazione
Documenti e giurisprudenza in tema di diritto societario:
Cass. 26-06-2015, n. 13259. La cancellazione della società dal registro delle imprese costituisce il presupposto della proponibilità dell'azione dei creditori sociali nei confronti dei soci; l'avvenuta percezione di somme in sede di liquidazione del bilancio finale costituisce il limite della responsabilità dei soci; sia la reale percezione delle somme, sia l'entità di tali somme rilevano sul piano probatorio e vanno provate dal creditore che intende agire contro i soci, secondo il normale riparto dell'onere della prova.
Cass. 11-10-2013, n. 23157. La cancellazione della società dal registro delle imprese, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società cancellata, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio (con la sola eccezione della fictio iuris contemplata dall'art. 10 legge fall.); pertanto, qualora l'estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo, disciplinato dagli artt. 299 e ss. c.p.c., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell'art. 110 cod. proc. civ.; qualora l'evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile, l'impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l'evento estintivo è occorso
Cass., 26-07-2013 n. 18138. In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. (novellato dal d.lg. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tal evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 legge fall., che la società sia dichiarata fallita se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento.
Cass., 18-07-2013 n. 17564. Dopo la riforma del diritto societario, qualora all'estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, "pendente societate", fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali.
Cass., 30-05-2013 n. 13659. In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. novellato nel 2003, nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10, R.D. n. 267/1972 (legge fallimentare), che la società sia dichiarata fallita se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione, è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento.
Corte Costituzionale, Ordinanza n.198 n. 2013. L'interpretazione secondo la quale la cancellazione dal registro delle imprese della società in pendenza di un giudizio da' luogo ad un evento interruttivo del processo, che rende possibile l'eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci, comporta la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, sollevata sul presupposto che detta cancellazione pregiudicherebbe irrimediabilmente, la controparte.
Cass., S.U., 12-3-2013, n. 6070. La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società medesima, preclude che essa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio. Nell'ipotesi in cui l'estinzione della società cancellata dal predetto registro intervenga in pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo del processo, disciplinato dagli artt. 299 e ss. c.p.c., con possibile successiva eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci. Viceversa, laddove l'evento estintivo non sia stato fatto constare nei modi previsti dagli articoli citati o si sia verificato allorquando non sarebbe stato più possibile farlo constare in quei modi, l'impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena di inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta.
Qualora all'estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, cosicché le obbligazioni si trasferiscono ai soci, che ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno illimitatamente responsabili per i debiti sociali. Altresì, si trasferiscono ai soci, in regime di con titolarità o di comunione indivisa, i diritti ed i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, ma non anche le mere pretese, benché azionate o azionabili in giudizio, nè i diritti di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore, giudiziale o stragiudiziale, il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato. Idem, Cass., 9.4.2013, n. 8596
Corte Suprema di Cassazione - Ufficio del Massimario e del Ruolo Relazione su questione di massima di particolare importanza - Ricorsi civili nn. 9074/2009, 12379/2009 e 28238/2009
SOMMARIO 1. Prima fattispecie -2. Seconda fattispecie -3. La questione -4. Le decisioni delle Sezioni Unite del febbraio 2010. -5. La giurisprudenza successiva -6. Riferimenti dottrinali -6.1.Teoria della perpetuatio societatis -6.2.Teoria della perpetuatio iurisdictionis -6.3.Teoria dell'estinzione successoria. -6.4.Teoria dell'estinzione liquidatoria -7. La nuova rimessione alle Sezioni Unite -8. Le soluzioni ipotizzabili -9. Osservazioni conclusive -10. Sinossi.
Cass., 16.5.2012, n. 7679 In caso di estinzione di una società avvenuta, nella pendenza del termine per l'impugnazione, i soci, pur non essendo successori universali della società, succedono nel processo ai sensi dell'art. 110 c.p.c., talché l'impugnazione va rivolta nei loro confronti. Il disposto secondo cui essi rispondono limitatamente alle somme riscosse in base al bilancio finale di liquidazione (art. 2945 c.c.) non attiene soltanto alla concreta possibilità di successivo soddisfacimento del credito originariamente vantato nei confronti dell'ente estinto, ma è anche condizione della loro legittimazione processuale ai fini della prosecuzione del processo originariamente instaurato contro la società.
Appello Milano, 18 aprile 2012 E' rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2495 c.c. e 328 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, in caso di estinzione della società per effetto di volontaria cancellazione dal registro delle imprese, che il processo prosegua o sia proseguito nei gradi di impugnazione da o nei confronti della società cancellata, sino alla formazione del giudicato. L'impossibilità di identificare un successore nel processo e nella res litigiosa in caso di estinzione della società per intervenuta cancellazione e, dunque, di un soggetto legittimato a stare in giudizio, nei cui confronti poter proseguire il processo, instaurando il giudizio d'impugnazione, viola non soltanto il principio di eguaglianza, di cui all'articolo 3 Cost, anche nelle sue declinazioni in termini di ragionevolezza - intesa come generale esigenza di coerenza dell'ordinamento giuridico - ma viola, altresì, i canoni fondamentali del giusto processo e del diritto alla difesa e alla tutela giurisdizionale di cui agli articoli 24 e 111 Cost.
Tribunale di Milano 12 marzo 2012. Fallimento Ristor c. Ristorazione Torino.
L'approvazione del bilancio finale di liquidazione è presupposto essenziale per la cancellazione della società dal registro delle imprese.
L'iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione di una società di capitali effettuata in mancanza delle condizioni di legge è cancellabile d'ufficio con provvedimento del giudice del registro.
Appello Napoli, Sez. I, 8 febbraio 2012 Nel caso in cui la società sia stata cancellata dal registro delle imprese sono gli ex soci, da considerarsi quali successori a titolo universale della società estinta, a dover essere convocati all'udienza prefallimentare; la sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata senza la previa instaurazione del contraddittorio nei confronti degli ex soci deve considerarsi nulla.
Cass. civ., 07-02-2012, n. 1677 L'estinzione della società rende carente di legittimazione attiva l'ente laddove sia attivata una procedura esecutiva posteriormente alla cancellazione dal registro delle imprese.
Trib. Milano, 1 agosto 2011 L'estinzione della società rende carente di legittimazione attiva l'ente laddove sia attivata una procedura esecutiva posteriormente alla cancellazione dal registro delle imprese.
Trib. Milano, 21 novembre 2011 L'iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione di una società di capitali può essere cancellata solo nel caso in cui esistano in capo alla società cespiti attivi ovvero nel caso di bilancio finale di liquidazione solo apparente, non invece nel caso in cui sussistano passività non considerate in bilancio
Cass. civ., 16-07-2010, n. 16758 In caso di cancellazione di una società di persone dal registro delle imprese, i singoli soci non sono legittimati all'esercizio di azioni giudiziarie la cui titolarità sarebbe spettata alla società prima della cancellazione ma che essa ha scelto di non esperire, sciogliendosi e facendosi cancellare dal registro, atteso che, in tal modo, la società ha posto in essere un comportamento inequivocabilmente inteso a rinunciare a quelle azioni, facendo così venir meno l'oggetto stesso di una trasmissione successoria ai soci.
Cass. civ. Sez. Unite, 22-02-2010, n. 4062 L'art. 2495, secondo comma, c.c., come modificato dall'art. 4 del D.Lgs. n. 6/2003, è norma innovativa e ultrattiva, che, in attuazione della legge di delega, disciplina gli effetti delle cancellazioni delle iscrizioni al registro delle imprese di società di capitali e cooperative intervenute anche precedentemente alla sua entrata in vigore (1° gennaio 2004).
Essa prevede a tale data la loro estinzione, in conseguenza dell'indicata pubblicità, e quella contestuale alle iscrizioni delle stesse cancellazioni per l'avvenire.
Riconosce, come in passato, le azioni dei creditori sociali nei confronti dei soci, dopo l'entrata in vigore della norma, con le novità previste agli effetti processuali per le notifiche intraannuali di dette citazioni, in applicazione degli artt. 10 e 11 preleggi, e dell'art. 73 Cost., ultimo comma.
Dalla stessa data per le società di persone, esclusa l'efficacia costitutiva della cancellazione iscritta nel registro, impossibile in difetto di analoga efficacia della loro iscrizione, per ragioni logiche e di sistema, può affermarsi la efficacia dichiarativa della pubblicità della cessazione dell'attività dell'impresa collettiva, opponibile dal 1° luglio 2004 ai creditori che agiscano contro i soci, ai sensi degli artt. 2312 e 2324 c.c..
La natura costitutiva riconosciuta per legge a decorrere dal 1° gennaio 2004 degli effetti delle cancellazioni già iscritte e di quelle future per le società di capitali che con esse si estinguono comporta, anche per quelle di persone, che, a garanzia della parità di trattamento dei terzi creditori di entrambi i tipi di società, si abbia una vicenda estintiva analoga con la fine della vita di queste contestuale alla pubblicità;, che resta dichiarativa degli effetti da desumere dall'insieme delle norme pregresse e di quelle novellate, che, per "analogia iuris", determinano una interpretazione nuova della disciplina pregressa delle società di persone.
Per queste ultime, come la loro iscrizione nel registro delle imprese ha natura dichiarativa, anche la fine della loro legittimazione e soggettività è soggetta a pubblicità della stessa natura, desumendosi l'estinzione di esse dagli effetti della novella dell'art. 2495 c.c., sull'intero titolo V del libro quinto del codice civile dopo la riforma parziale di esso, ed è l'evento sostanziale che la cancellazione rende opponibile ai terzi (art. 2193 c.c.) negli stessi limiti temporali indicati per la perdita della personalità delle società oggetto di riforma.
Cass. civ. Sez. Unite, 22-02-2010, n. 4060 In tema di società di capitali, la cancellazione dal registro delle imprese determina l'immediata estinzione della società, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che, modificando l'art. 2495, secondo comma, cod. civ., ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione: a tale disposizione, infatti, non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, con la conseguenza che, non avendo essa efficacia retroattiva e dovendo tutelarsi l'affidamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1° gennaio 2004 l'estinzione opera solo a partire dalla predetta data. Idem Cass. civ. Sez. Unite, 22-02-2010, n. 4061
Trib. Varese, 08-03-2010
In seguito all'intervento delle Sez. Unite della Corte di Cassazione (sent. n. 4060/2010) è possibile affermare che la regola contenuta nell'art. 2495 c.c., secondo la quale la cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese, determina, in conseguenza della pubblicità legale ritualmente coltivata, l'estinzione della società, è applicabile anche alle società di persone. Le azioni dei creditori sociali, dopo la cancellazione della società di persone, vanno rivolte nei confronti dei soci.
Trib. Torino, 17-05-2010
Poiché a norma dell'articolo 2495, comma II, c.c., i soci di una società a responsabilità limitata rispondono dei debiti da questa contratti e rimasti insoddisfatti solo se e nei limiti in cui hanno riscosso somme in base al bilancio finale di liquidazione, ne deriva che gli stessi non possono essere considerati successori universali né successori a titolo particolare della società medesima nel vincolo obbligatorio, con la conseguenza, sul piano processuale, che non vi sono soggetti cui spetta proseguire il processo di cui la società estinta sia stata parte; pertanto, sulla domanda proposta contro la società che in corso di causa si cancelli del registro delle imprese, il giudice non può più statuire nel merito e le domande proposte nella causa eventualmente riassunta nei confronti dei soci e del liquidatore della società dovranno essere dichiarate inammissibili.
Trib. Milano, 27-09-2004
La liquidazione di una società non impedisce di realizzare i crediti di laboriosa esazione attraverso cessioni ovvero di assegnarli ai soci in conto della quota di riparto. E' anche possibile eliminare il credito dell'attivo patrimoniale in rapporto è - per lo più - all'irrilevanza economica della partita rispetto all'economia generale della procedura. In tale ipotesi vi è inequivoco "abbandono" del credito da parte degli organi sociali, di cui il debitore può avvantaggiarsi. In definitiva, o il credito ha mutato titolare ovvero deve intendersi rinunciato, in collegamento con esigenze collettive di speditezza della fase liquidatoria, della quale il legislatore non prevede alcuna riapertura.
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