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Timestamp: 2018-05-28 09:51:26+00:00
Document Index: 90784257

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ']

Ricorso per Cassazione - attestazione conformità - artt. 6 e 9 della I. n. 53/94 e dell'art. 23 del d.lgs. n. 82/2005 - mancanza firma digitale - notificazione come allegato ai messaggi p.e.c. - Corte di Cassazione, sentenza n. 3805 pubblicata in data 16 febbraio 2018 - Momento Legislativo
Ricorso per Cassazione – attestazione c...
Ricorso per Cassazione – attestazione conformità – artt. 6 e 9 della I. n. 53/94 e dell’art. 23 del d.lgs. n. 82/2005 – mancanza firma digitale – notificazione come allegato ai messaggi p.e.c. – Corte di Cassazione, sentenza n. 3805 pubblicata in data 16 febbraio 2018
La quinta sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 3805 pubblicata in data 16 febbraio 2018 non ritenendo accoglibile l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per cassazione per carenza della prescritta sottoscrizione digitale del ricorso e della relata di notifica ha affermato la regolarità del deposito dell’attestazione di conformità del ricorso, delle relazioni di notifica e di tutta la documentazione all’originale informatico dell’atto, sottoscritto con firma digitale e notificato come allegato ai messaggi di posta elettronica certificata, ai sensi degli artt. 6 e 9 della I. n. 53/94 e dell’art. 23 del d.lgs. n. 82/2005.
Ha quindi ritenuto priva di rilievo l’affermazione circa la mancanza della firma digitale nel ricorso notificato via PEC, in considerazione della presenza di un attestato di conformità all’originale informatico, “sia circa la successiva modificabilità del documento sottoscritto con firma digitale PAdES (PDF Advanced Electronic Signatures), poiché questa può essere verificata aprendo il file con l’idoneo programma (Acrobat Reader) opportunamente impostato, che non consente di inficiare la validità del documento firmato originariamente”.
La Suprema Corte ha riportato altresì il principio stabilito dalle Sezioni Unite, con la sentenza n. 7665 del 18 aprile 2016, secondo il quale “anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio, sancito in via generale dall’articolo 156 c.p.c., secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato; principio che vale anche per le notificazioni, per le quali la nullità non può essere dichiarata tutte le volte che l’atto, malgrado l’irritualità della notificazione, sia venuto a conoscenza del destinatario, statuendo altresì, riguardo alla modalità con la quale l’eccezione di nullità viene sollevata, l’inammissibilità dell’«eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, «senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte»”
Sul tema della notificazione del ricorso per cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), ha statuito che “la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non è causa d’inesistenza dell’atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell’esecutore della notifica, come la riconducibilità della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso, essendosi comunque raggiunti la conoscenza dell’atto e, dunque, lo scopo legale della notifica (Cass. n. 6518 del 2017)”