Source: https://www.studioassociatoghiglione.it/circolari/2015/2015-03.html
Timestamp: 2019-07-18 04:30:20+00:00
Document Index: 62262555

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 2409', 'art. 78', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 104', 'art. 35', 'art. 50', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 2495', 'art. 74', 'art. 26', 'art. 182', 'art. 67', 'art. 13', 'sentenza ']

CIRCOLARE N° 3 DEL 29 – 1 – 2015
Oggetto: Decreto Legislativo 175⁄2014 Per il testo integrale del DL 175 clicca qui
Il decreto legislativo in oggetto è entrato in vigore il 13⁄12⁄2014 e deve ancora essere convertito in legge. Poiché apporta numerose novità e modifiche che sono entrate immediatamente in vigore , ve ne forniamo un rapido sunto anche alla luce di quanto già chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n° 31⁄E del 30⁄12⁄14
A partire dall’esercizio 2015 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei lavoratori dipendenti e assimilati e dei pensionati la dichiarazione dei redditi precompilata (modello 730) relativa all’esercizio precedente. La dichiarazione verrà compilata dall’Agenzia delle Entrate utilizzando i dati presenti nell’Anagrafe tributaria nonché i dati trasmessi da soggetti terzi e quelli indicati nelle certificazioni dei redditi corrisposti che i sostituti d’imposta dovranno inviare all’Agenzia delle entrate (vedasi gli articoli seguenti).
titolari di redditi di lavoro dipendente
titolari di borse di studio o assegni assimilati
amministratori di società, sindaci o revisori, titolari di rapporti di collaborazione a giornali e riviste, quando l’attività non è attratta nel lavoro autonomo
titolari di indennità percepite per cariche elettive
titolari di altri assegni periodici
Quindi entro il 15 aprile 2015 saranno disponibili le precompilate del 2014 da prelevare con le seguenti modalità:
direttamente mediante il sito internet dell’Agenzia delle Entrate (previa abilitazione a Fisconline o Entratel);
tramite delega al proprio sostituto d’imposta
tramite delega ad un CAF o ad un professionista abilitato
Art. 2 – trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle certificazioni da parte dei sostituti d’imposta
L’articolo in esame dispone che le certificazioni che i sostituti d’imposta rilasciano ai propri collaboratori (dipendenti, professionisti, collaboratori occasionali) debbano essere inviate in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo di ogni anno. Questo nuovo adempimento si aggiunge all’obbligo di consegnarle ai collaboratori (in modalità cartacea) entro il 28⁄2 di ogni anno.
Anche tale modifica ha effetto immediato e, quindi, il primo invio da effettuare sarà entro il 7⁄3⁄2015 con riferimento ai compensi pagati nel 2014.
In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione verrà applicata la sanzione di Euro 100 per ogni comunicazione irregolare senza applicazione del cumulo giuridico ex art. 12 D. Lgs. 472⁄97 con possibilità, comunque, di effettuare il ravvedimento operoso ex art. 13 dello stesso decreto. Nei casi di errata comunicazione la sanzione non si applica se l’invio viene effettuato entro i cinque giorni successivi alla scadenza.
Art. 3 – trasmissione all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi di dati relativi a oneri e spese sostenute dai contribuenti
L’articolo in esame prevede che una pluralità di soggetti debbano trasmettere all’Agenzia delle Entrate (entro il 28⁄2 di ogni anno) i dati relativi alle spese che i contribuenti hanno affrontato nei loro confronti. Si tratta dei seguenti:
imprese che erogano mutui agrari e fondiari
In realtà alcuni di tali enti sono già tenuti ad inviare all’Agenzia delle Entrate i dati in loro possesso (entro il 30⁄4⁄ di ogni esercizio) ma per un’altra finalità ovvero per fornire all’Agenzia gli elementi per le attività di controllo ai fini del redditometro. Ora invece la trasmissione è propedeutica alla predisposizione della dichiarazione precompilata.
L’obbligo di invio delle spese mediche decorrerà solamente dal 2016 con riferimento a quelle sostenute nel 2015, per questo motivo la dichiarazione precompilata dovrà essere necessariamente modificata, salvo il caso si tratti di importi esigui ed il contribuente ritenga non conveniente effettuare la modifica.
I soggetti sopra elencati debbono trasmettere, in relazione alla propria attività, i seguenti dati:
quote degli interessi passivi e relativi oneri accessori per i mutui in corso
premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni,
Art. 4 – accettazione e modifica della dichiarazione precompilata
Ai contribuenti, una volta scaricata la dichiarazione precompilata dal sito dell’Agenzia delle Entrate, si prospettano due alternative:
accettare la dichiarazione precompilata
apportare correzioni od integrazioni
Nel caso vengano apportate delle modifiche la dichiarazione modello 730 dovrà essere inviata all’Agenzia delle Entrate scegliendo tra una delle seguenti modalità;
direttamente sul sito dell’Agenzia se il contribuente è abilitato ai servizi telematici (Fisconline)
al proprio sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale
ad un CAF o professionista abilitato. In questo caso i contribuenti debbono presentare al CAF o professionista altresì tutta la documentazione (sia quella già utilizzata dall’Agenzia sia quella relativa ad oneri e spese inseriti dal contribuente medesimo) per permettere la verifica di conformità.
Anche la tempistica di invio delle dichiarazioni subisce delle modifiche. Viene ora previsto che:
il termine per la consegna della dichiarazione dei redditi e della relativa documentazione al soggetto che ne curerà la presentazione all’Agenzia delle entrate viene unificato al 7 luglio di ogni anno. Fino ad ora, invece, il termine era differenziato:
per le dichiarazioni consegnate al proprio sostituto d’imposta: 30 aprile
per le dichiarazioni consegnate ai CAF od ai professionisti abilitati: 31 maggio
il termine per la consegna da parte dell’intermediario ai contribuenti della dichiarazione elaborata viene fissato al 7 luglio di ciascun anno
il termine per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni elaborate dai CAF, dai professionisti abilitati e dai sostituti d’imposta viene fissato al 7 luglio di ciascun anno (attualmente è il 30⁄6)
Art. 5 – limiti ai poteri di controllo
In relazione alla scelta se accettare la dichiarazione precompilata o di modificarla, varia la tipologia di controlli formali effettuabili da parte dell’Agenzia. Si ricorda che i controlli formali o automatizzati effettuati dall’Agenzia, in caso di irregolarità consentono di escludere in tutto o in parte:
lo scomputo delle ritenute d’acconto
Nell’ipotesi di accettazione della dichiarazione precompilata con invio diretto o tramite il proprio sostituto d’imposta i controlli formali sui dati forniti da soggetti terzi (banche, assicurazioni, …) non verranno effettuati né quelli preventivi ex legge 14⁄2013 in caso di dichiarazione a credito per importo superiore ad Euro 4.000
Nel caso, invece, la dichiarazione venga accettata senza modifiche ma l’invio venga effettuato tramite un CAF od un professionista abilitato, le verifiche formali saranno effettuate direttamente in capo agli intermediari fiscali.
Infine, se la dichiarazione precompilata viene modificata, a prescindere dalla modalità di invio all’Agenzia, il controllo formale sarà effettuato su tutti i dati indicati nella medesima.
Art. 6 – visto di conformità
Come è noto il mod 730 necessita del visto di conformità, ovvero dell’attestazione di conformità dei dati inclusi nella dichiarazione (compresi quelli già inseriti da parte dell’Agenzia delle Entrate) con la documentazione prodotta dal cliente. Tale attestazione comporta l’assunzione da parte del professionista di precise responsabilità con conseguente regime sanzionatorio in caso di visto infedele.
Le sanzioni a carico del professionista che rilascia un visto infedele vengono cambiate e notevolmente aggravate. Mentre in precedenza si applicava la sanzioni fissa da Euro 258 a Euro 2.582 per ogni visto infedele rilasciato, ora i professionisti diventano responsabili nei confronti dello Stato dell’intero importo della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi che sarebbero a carico del cliente Il regime sanzionatorio a carico del professionista non si applica qualora l’infedeltà del visto sia dovuta a una condotta dolosa o gravemente colposa del cliente.
Nel caso il sostituto d’imposta, il CAF od il professionista abilitato si accorgano di errori od omissione nella dichiarazione già trasmessa, entro il 10⁄11 di ciascun anno possono inviare una dichiarazione rettificativa. In questa ipotesi resta a carico dell’intermediario soltanto la sanzione con possibilità di applicazione del ravvedimento operoso se viene effettuato il versamento entro la medesima data del 10⁄11.
La normativa ha altresì previsto che per poter rilasciare il visto di conformità i professionisti debbano dotarsi di una polizza assicurativa sulla responsabilità civile (c.d. polizza professionale) con un massimale di almeno 3 milioni di Euro.
Art. 7 – modifica compensi
In relazione alle diverse responsabilità verranno rideterminati i compensi spettanti ai CAF ed agli intermediari che prestano assistenza fiscale a partire dal 2015.
Art. 8 – semplificazioni in materia di addizionali comunali e regionali all’IRPEF
L’articolo in esame apporta alcune modifiche alla disciplina delle addizionali regionale e comunale contenuta nell’art.. 50 del D. Lgs. 446⁄97 e art. 1 D. Lgs 360⁄1998.
In particolare viene stabilito che l’addizionale regionale debba essere versata alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1° gennaio e non più al 31 dicembre uniformando così la disciplina a quella dell’addizionale comunale.
Per quanto riguarda l’addizionale comunale la modifica riguarda il calcolo dell’acconto. E’ stata soppressa la previsione che consentiva di variare l’aliquota per l’acconto mediante delibera da pubblicare entro il 20⁄12 dell’anno precedente. Ora l’acconto dell’addizionale comunale sarà sempre calcolato con la medesima aliquota deliberata dal comune per l’anno precedente e pubblicata nel Portale del federalismo fiscale.
Pertanto, per il 2015, l’acconto dell’addizionale comunale dovrà essere calcolato utilizzando la stessa aliquota già utilizzata per il 2014, eventuali delibere che stabiliscono una misura diversa per il 2015 troveranno attuazione in sede di conteggio del saldo da esplicitare nelle certificazioni e nelle dichiarazioni dei redditi relative al 2015.
Art. 9 – disposizioni di attuazione e finali
Art. 10 – spese di vitto e alloggio dei professionisti
Con l’articolo in esame si modifica sensibilmente il regime di deducibilità delle spese per vitto e alloggio dei professionisti (Art. 54 TUIR) nel caso le stesse vengano anticipate dal committente. Ricordiamo che, in base alla precedente normativa, dette spese erano integralmente deducibili se sostenute direttamente dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura. In virtù di tale disposizione dette spese non erano soggette al duplice vincolo di deducibilità del 75% del loro ammontare e del 2% dell’ammontare complessivo dei ricavi professionali. Si trattava però di una disposizione di difficile applicazione pratica.
La nuova disposizione (che si applica dal 1° gennaio 2015), invece, dopo aver abolito quella precedente, prevede che le spese per vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente a favore di un professionista “non costituiscano compenso in natura”. In tal modo il professionista non dovrà più riaddebitare in fattura le spese che il proprio committente ha sostenuto e non potrà considerarle come componente negativo del reddito, evitando quindi di mettere in atto un comportamento farraginoso ed assolutamente inutile. Ovviamente le spese in esame saranno deducibili in capo all’impresa che le ha sostenute.
Resta fermo, invece, il regime di deducibilità parziale con i limiti sopra visti per le spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal professionista.
Riepilogando: a partire dal 2015 per le spese che vengono sostenute per la somministrazione di alimenti e bevande o relative a prestazioni alberghiere dal committente, gli adempimenti saranno i seguenti:
il committente riceverà la fattura a lui intestata dall’albergatore o ristoratore con esplicita indicazione del professionista che ha usufruito del servizio
il committente non deve comunicare né inviare nulla al professionista
il relativo costo è deducibile in capo al committente in base alle proprie regole di deducibilità. Se il committente è un’impresa le spese saranno deducibili al 100%, non si applica la deducibilità parziale del 75% né il limite del 2% che sono regole proprie per i professionisti.
il professionista dovrà emettere la parcella esclusivamente per gli onorari senza riaddebitare alcunché per le spese di vitto e alloggio sostenute dal proprio committente
ovviamente il professionista non rileverà alcun costo non avendone sostenuti.
La normativa in esame si applica anche quando il professionista non è un “professionista abituale” ovvero non è titolare di Partita IVA ed effettua prestazioni occasionali.
Art. 11 – dichiarazione di successione e documenti da allegare
Vengono apportate alcune modifiche alla disciplina dell’imposta sulle successioni contenuta negli artt. 28, 30 e 33 del Testo unico dell’imposta sulle successioni e donazioni (D. Lgs. 346⁄1990):
nel caso, successivamente alla presentazione della dichiarazione di successione, sopravvengano rimborsi fiscali originariamente dovuti al de cuius, non occorre più presentare una dichiarazione di successione integrativa
viene innalzato ad Euro 100 mila il limite di esenzione dalla presentazione della dichiarazione di successione purché vengano soddisfatte le seguenti condizioni:
gli eredi siano: il coniuge ed i parenti in linea retta (genitori, figli e nipoti)
l’attivo ereditario non comprenda beni immobili
in relazione ai documenti da allegare alla dichiarazione di successione l’articolo in esame dispone che i seguenti:
copia autentica degli testamento
copia autentica dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata dai quali risulta l’eventuale accordo delle parti per l’integrazione dei diritti di legittima eventualmente lesi
copia autentica dell’ultimo bilancio o inventario (nel caso siano cadute in successione quote di società non quotate)
copia autentica degli altri inventari formati
documenti di prova delle passività e degli oneri deducibili
possano essere sostituiti da copie non autentiche con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che le stesse costituiscono copia degli originali.
Le modifiche introdotte dal presente articolo si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto (13⁄12⁄2014) anche alle successioni già aperte. Inoltre in applicazione del principio del favor rei (Art. 3 D. Lgs 472⁄97) l’Agenzia non provvederà ad irrogare sanzioni nei confronti dei soggetti che abbiano omesso di presentare la dichiarazione di successione secondo il vecchio limite (Euro 25.833)
Art. 12 – abrogazione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate per i lavori che proseguono per più periodi d’imposta ammessi alla detrazione IRPEF delle spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici
In base alla precedente normativa, qualora un intervento di riqualificazione energetica che dia diritto alla detrazione IRPEF⁄IRES prosegua oltre il 31⁄12 dell’anno di inizio dei lavori, il contribuente doveva inviare all’Agenzia delle Entrate apposta comunicazione in via telematica. Questa comunicazione viene ora abolita.
Anche in questa fattispecie, nel caso di violazioni commesse antecedentemente l’entrata in vigore le presente decreto, in applicazione del principio del favor rei, non si procederà all’applicazioni delle sanzioni.
Art. 13 – esecuzione dei rimborsi IVA
In materia di rimborsi IVA la norma provvede all’integrale sostituzione dell’art. 38 bis del decreto IVA, con rilevanti novità in materia di prestazione delle garanzie.
La previgente disciplina prevedeva la presentazione (entro 40 giorni dalla richiesta del rimborso) di apposita garanzia costituita da:
deposito cauzionale in titoli di Stato o garantiti dallo Stato
La principale modifica consiste nella modifica della disciplina concernente la presentazione della garanzia e dei relativi casi di esonero.
Relativamente ai casi di esonero viene incrementato da 5.164,57 Euro a 15.000 Euro l’esonero totale dalla presentazione di ogni garanzia.
Il rimborso deve avvenire entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione e non più entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione.
Per i rimborsi d’importo superiore a 15 mila Euro è prevista la possibilità di esonero dalla presentazione della garanzia a condizione che venga apposto il visto di conformità ad opera di un professionista abilitato o di far sottoscrivere la dichiarazione da parte dei soggetti che firmano la relazione di revisione o che effettuano il controllo contabile ex art. 2409 bis CC. Si tratta, in sostanza, dei medesimi requisiti attualmente richiesti per la compensazione “orizzontale” degli importi superiori a 15.000 Euro. Infine bisogna allegare apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che certifichi i requisiti di solidità patrimoniale, continuità dell’attività e regolarità dei versamenti contributivi previdenziali ed assistenziali mediante attestazione che:
il patrimonio netto non è diminuito, rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta di oltre il 40%
la consistenza degli immobili non si è ridotta rispetto alle risultanze contabili dell’ultimo periodo d’imposta di oltre il 40% per cessioni non effettuate nella normale gestione dell’attività
l’attività sociale non è cessata né si è ridotta per effetto di cessioni di aziende o di rami di aziende
nel caso la richiesta di rimborso venga presentata da società di capitali non quotate non risultino cedute, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale
sono stati eseguiti i versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi
La possibilità di seguire la procedura di esonero dalla presentazione delle garanzie per crediti superiori a 15 mila Euro non è ammessa per particolari categorie di contribuenti che vengono considerati particolarmente “a rischio” ovvero:
soggetti passivi (diversi dalle start up innovative) che esercitano l’attività da meno di due anni
soggetti passivi ai quali, nei due anni precedenti la domanda di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento da cui risulti una differenza tra gli importi accertati e quelli dovuti superiore:
al 10% degli importi dichiarati se questi non superano Euro 150 mila
al 5% degli importi dichiarati se questi superano Euro 150 mila ma non Euro 1,5 milioni
all’1% degli importi dichiarati se questi superano 1,5 milioni di Euro
soggetti passivi che presentano la dichiarazione o l’istanza senza il visto di conformità (o sottoscrizione alternativa) e non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà
soggetti passivi che richiedono il rimborso all’atto della cessazione dell’attività.
Circa la decorrenza delle nuove regole, in mancanza di apposita prescrizione, si applicano le regole generali che prevedono l’entrata in vigore decorso il 15° giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, pertanto si applicheranno a partire dalle richieste di rimborso relative al 1° trimestre 2015.
Art. 14 – rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi in conto fiscale
L’articolo in esame modifica le regole per il rimborso dei crediti d’imposta e degli interessi maturati sui medesimi oggetto di rimborso tramite il conto fiscale.
Si ricorda che il conto fiscale è stato istituito con la legge 413⁄1991, art. 78, commi da 27 a 38, che viene gestito dall’agente della riscossione (Equitalia) e che la sua utilizzazione è obbligatoria per tutti i contribuenti titolari di Partita IVA. Ciascun contribuente deve risultare intestatario di un unico conto fiscale sul quale devono essere registrati i versamenti ed i rimborsi relativi alle imposte sui redditi e all’IVA.
La norma in esame elimina la necessità di presentare apposita modulistica per ottenere la liquidazione degli interessi e si applica dal 1° gennaio 2015.
Art. 15 – compensazione dei rimborsi da assistenza fiscale
Con l’articolo in esame le regole sulla compensazione da assistenza fiscale vengono modificate. La precedente normativa sulla compensazione che i sostituti d’imposta possono effettuare tra le somme a debito e quelle a credito per effetto di rimborsi ai sostituiti (dipendenti) prevedeva che la compensazione potesse essere effettuata senza alcuna evidenziazione nel modello F24 e che si potesse effettuare esclusivamente la c.d. compensazione verticale, ovvero con tributi della medesima natura.
Ora, invece, le somme a debito e quelle a credito devono obbligatoriamente essere evidenziate nel modello F 24, resta il vincolo di compensazione nei limiti delle ritenute d’acconto dovute. In pratica viene confermato il divieto di utilizzare i crediti da assistenza fiscale in compensazione di debiti di natura diversa (ad esempio per i contributi INPS).
Le compensazioni di cui sopra non concorrono alla determinazione del plafond massimo di compensazioni effettuabili annualmente (fissato ad Euro 700 mila) né richiedono l’apposizione del visto di conformità qualora, nel medesimo anno in cui il credito sorge, superino l’importo di Euro 15.000 annui.
Art. 16 – razionalizzazione comunicazioni dell’esercizio di opzione
L’articolo in esame razionalizza e semplifica alcune comunicazioni che i contribuenti debbono effettuare per esercitare determinate opzioni in materia di IRES e IRAP.
In materia di IRES, le opzioni oggetto della semplificazione sono quelle relative a:
trasparenza fiscale (ex artt. 115 e 116 TUIR)
In materia di IRAP la modifica riguarda l’opzione esercitabile da parte delle società di persone e delle imprese individuali in contabilità ordinaria per la determinazione della base imponibile secondo le medesime regole fissate per le società di capitali.
In base alla normativa in vigore fino al 31⁄12⁄2014 la tempistica era differenziata in relazione all’opzione da esercitare e bisognava usare l’apposita modulistica per ogni opzione che si intendeva esercitare.
La modifica apportata dal presente articolo consiste nell’unificare l’esercizio delle suddette opzioni nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta anteriore a quello di prima applicazione del regime opzionale. Vengono quindi abolite le differenti scadenze e la modulistica relativa. Pertanto i soggetti che nel 2015 vorranno applicare le regole specifiche dei suddetti regimi dovranno esercitare l’opzione nel modello Unico 2015 redditi 2014. Non è chiaro come possano esercitare le opzioni le società neo costituite che non hanno un periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione stessa.
Art. 17 – razionalizzazione delle modalità di presentazione e dei termini di versamento nelle ipotesi di operazioni straordinarie poste in essere da società di persone
Vengono apportate alcune modifiche alla normativa sulle operazioni straordinarie (liquidazione, trasformazione, fusione etc. ) delle società di persone che, in tal modo, viene allineata alla normativa relativa alle società di capitali:
relativamente al modello di dichiarazione da utilizzare viene stabilito che debba trattarsi del modello “vecchio” se la dichiarazione è relativa ad un periodo che non comprende il 31⁄12 dell’anno in cui si è verificata l’operazione straordinaria (ad esempio fusione in data 15⁄10⁄2014) bisogna utilizzare il modello Unico 2014 redditi 2013
il versamento dell’IRAP (l’unica imposta risultante dal modello Unico a carico della società di persone) deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.
In base alla vecchia normativa, invece, le società di persone erano obbligate ad utilizzare i modelli di dichiarazione approvati con riferimento all’esercizio in cui si era verificata l’operazione straordinaria.
Art. 18 – società in perdita sistematica
L’articolo in esame interviene sulle c.d. società in perdita sistematica (cui sono applicabili le regole previste per le società di comodo) di cui all’art. 2, commi da 36 decies a 36 duodecies del DL 138⁄11. La normativa previgente prevedeva che, al verificarsi di determinati eventi, le società in perdita sistematica rientrassero nella categoria delle società di comodo con conseguente applicazione delle penalizzazioni previste dalla legge 724⁄1994 tra cui l’assoggettamento ad aliquota IRES maggiorata (38% anziché 27%) e l’impossibilità di chiedere il rimborso dell’IVA.
Gli eventi che facevano scaturire la qualifica di società in perdita sistematica erano:
aver sempre presentato dichiarazioni in perdita fiscale
aver presentato due dichiarazione (anche non consecutive) in perdita fiscale e la terza con reddito imponibile inferiore al reddito minimo stabilito sulla base dei parametri da applicare alla voci dell’attivo patrimoniale.
In base alla vecchia normativa il periodo di riferimento per verificare la sussistenza delle suddette condizioni era il triennio precedente all’esercizio in esame.
La nuova normativa prevede ora che gli esercizi da prendere in considerazione siano cinque e non più tre. Pertanto le sopradette condizioni risultano ora essere: cinque dichiarazioni in perdita fiscale oppure quattro dichiarazioni in perdita fiscale ed una con imponibile inferiore al minimo risultante dall’applicazione dei parametri da applicare all’attivo patrimoniale.
La modifica appena illustrata si applica a partire dell’esercizio 2014 (senza effetti retroattivi) pertanto, come chiarito dell'Agenzia delle Entrate, nella prossima dichiarazione dei redditi da presentare nel 2015, il periodo di osservazione sarà il triennio 2011⁄2013
Art. 19 – semplificazione delle dichiarazioni delle società o enti che non hanno la sede legale o amministrativa nel territorio dello Stato
La società e gli enti che non hanno la sede legale o amministrativa in Italia non dovranno più indicare nella dichiarazione dei redditi i seguenti dati:
indirizzo dell’eventuale stabile organizzazione
indirizzo del rappresentante per i rapporti tributari
Art. 20 – comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati contenuti nelle lettere d’intento
L’articolo in esame modifica sensibilmente il regime di comunicazione e invio delle lettere d’intento. Si ricorda che le lettere d’intento possono essere emesse dai c.d. “esportatori abituali” ovvero dai soggetti che nell’anno solare precedente hanno effettuato esportazioni od altre operazioni assimilate per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari.
Con la normativa in esame le formalità da eseguire vengono radicalmente mutate e risultano essere le seguenti:
l’esportatore abituale deve trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione d’intento e, con la relativa ricevuta, deve trasmetterla (anche per posta) al proprio fornitore o consegnarla in Dogana in caso di importazioni;
il fornitore, prima di emettere la fattura senza IVA, deve verificare telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate della lettera d’intento da parte del proprio cliente e, in sostituzione della registrazione nell’apposito registro, dovrà elencare le lettere d’intento ricevute nella propria dichiarazione IVA.
Le modalità operative per l’invio all’Agenzia delle entrate sono state fissate con un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12⁄12 che prevede quanto segue:
il modello è formato dai seguenti quadri:
frontespizio contenente l’informativa sul trattamento dei dati personali, i dati anagrafici del soggetto che emette la dichiarazione d’intento, i dati del destinatario nonché la dichiarazione d’intento vera e propria
quadro A che contiene i dati relativi al plafond e l’impegno alla trasmissione telematica.
la trasmissione telematica può essere effettuata utilizzando il software “Dichiarazione d’intento” disponibile gratuitamente sul dito dell’Agenzia da parte dei soggetti abilitati a Entratel o Fisconline o per il tramite dei soggetti abilitati (professionisti)
la consegna al fornitore comprende soltanto il frontespizio e la ricevuta (viene quindi escluso il quadro A)
sul sito dell’Agenzia è disponibile una funzione che permette al fornitori degli esportatori abituali di verificare l’avvenuta presentazione della lettera d’intenti all’Agenzia stessa
Poiché per effetto dell’articolo 3 comma 2 dello Statuto del Contribuente “le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dall’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”, fino all’11 febbraio 2015 gli esportatori abituali possono consegnare o inviare le dichiarazioni d’intento secondo le modalità previgenti, ovvero in forma cartacea per posta. In tal caso, ovviamente, il fornitore non dovrà verificare l’avvenuta presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate. Nulla esclude che gli operatori possano avvalersi delle nuove modalità di invio anche precedentemente al 11⁄2⁄2015.
gli esportatori abituali che hanno inviato le lettere d’intenti cartacee prima del 11⁄2⁄2015, dovranno effettuare l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate secondo le nuove regole qualora si tratti di lettere d’intento con valenza anche successiva alla data dell’11⁄2.
Viene modificata anche la disciplina sanzionatoria contenuta nell’art. 7, comma 4 bis del D. Lgs 471⁄97. La nuova disposizione punisce con la sanzione dal 100 al 200 per cento dell’imposta non applicata il cedente o prestatore che effettui operazioni nei confronti dell’esportatore abituale prima di aver ricevuto la dichiarazione d’intento ed averne riscontrato l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate.
Le novità si applicano alle dichiarazioni d’intenti relative alle operazioni da effettuare a decorrere dal 1° gennaio 2015.
Art. 21 – comunicazione delle operazioni intercorse con paesi black list
Si ricorda che la precedente normativa prevedeva l’obbligo di comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi d’importo superiore a 500 Euro (sia attive sia passive) nei confronti di operatori economici aventi sede nei Paesi black list.
I dati dovevano essere inviati con le seguenti periodicità:
trimestrale da parte dei soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni (cessioni⁄acquisti dei beni, cessioni⁄acquisti di servizi) un ammontare totale trimestrale non superiore ad Euro 50.000
mensile qualora venga superata la soglia di Euro 50.000
La nuova normativa dispone che:
la comunicazione deve essere effettuata sempre con cadenza annuale
le operazioni debbono essere inserite se di importo complessivo annuale superiore a 10.000 Euro cumulativamente per tutti i clienti e fornitori.
In conseguenza della nuova normativa consegue che, qualora venga superato il limite di Euro 10 mila, tutte le operazioni debbano essere comunicate anche se, singolarmente, d’importo inferiore ad Euro 500.
La nuova normativa si applica già alle operazioni effettuate nel 2014. Tuttavia, Poiché l’applicazione delle nuove regole alle operazioni del 2014 comporterebbe la duplicazione dei dati già comunicati secondo la previgente normativa (trimestralmente o mensilmente) i contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili o trimestrali secondo le regole previgenti fino alla fine del 2014 (quindi omettendo le singole operazioni d’importo inferiore ad Euro 500). In sostanza:
i contribuenti con l’obbligo dell’invio trimestrale potranno effettuare l’invio dei dati relativi al 4° trimestre 2014 applicando le vecchie regole
i contribuenti mensili potranno effettuare l’invio dei dati relativi ai mesi di novembre e dicembre applicando le vecchie regole
Infine, in applicazione della regola del favor rei, eventuali omissioni ed irregolarità commesse fino al 13⁄12⁄14 non saranno sanzionabili.
Art. 22 – richiesta di autorizzazione per effettuare operazioni intracomunitarie
Si ricorda che la normativa precedente prevedeva che i titolari di partita IVA che intendevano effettuare operazioni intracomunitarie dovessero preventivamente iscriversi in apposito registro denominato VIES (VAT information exchange system). La mancata iscrizione comportava l’impossibilità di effettuare operazioni intracomunitarie sia attive che passive con rilevanti conseguenze in ordine all’assoggettabilità ad Iva del corrispettivo relativo all’operazione. Una volta presentata la richiesta, l’Agenzia aveva trenta giorni di tempo per rigettarla, in caso di silenzio si riteneva accolta. In questo periodo di sospensione il contribuente non poteva ancora effettuare operazioni o acquisti intracomunitari.
La nuova normativa prevede che la richiesta di iscrizione nell’elenco VIES abbia efficacia immediata, non occorrerà più attendere il periodo di 30 giorni destinato all’esecuzione dei controlli preliminari da parte dell’Agenzia delle entrate, resta la possibilità di rigetto della domanda di iscrizione in caso di pericolosità del soggetto.
Infine viene introdotto un’automatica cancellazione dall’elenco VIES (previo invio di apposita comunicazione al contribuente) per i soggetti che, per 4 trimestri consecutivi, non abbiano presentato alcun elenco Intrastat, in quanto si presume cessata l’attività intracomunitaria. La verifica dei quattro trimestri consecutivi di mancata presentazione degli elenchi Intrastat opera dal momento di entrata in vigore della nuova normativa, eventuali trimestri precedenti sono ininfluenti.
Anche in questo caso si applica la regola del favor rei, quindi non è più sanzionabile il soggetto che abbia effettuato operazioni intracomunitarie prima del decorso dei 30 giorni di attesa prescritti dalla previgente normativa.
Art. 23 – semplificazioni elenchi Intrastat servizi
Sempre in materia di elenchi Intrastat (relativi ai soli servizi resi e ricevuti) vengono apportate alcune semplificazioni in ordine al contenuto dei medesimi.
In particolare viene prevista l’emanazione di apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate (entro 90 giorni dal 13⁄12⁄14) volto a semplificare il contenuto degli elenchi riepilogativi relativi alle prestazioni di servizi “generici” ovvero prestazioni di servizi per le quali il presupposto territoriale si realizza nello Stato in cui è stabilito il committente, rese a soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della UE o prestate dai medesimi a favore di soggetti stabiliti in Italia, diverse da quelle di cui agli artt. 7 quater e 7 quinquies del DPR 633⁄72. Tale modifica dovrebbe ridurre i dati da comunicare ai seguenti:
numeri di identificazione IVA delle controparti
valore totale delle transazioni suddette
In conseguenza viene abolito l’obbligo di indicare le seguenti informazioni: numero e data fattura, modalità di incasso e pagamento.
L’applicazione della nuova normativa decorrerà dalla data che verrà indicata nell’emanando provvedimento.
Art. 24 – termine di presentazione della denuncia dei premi incassati dagli operatori esteri
La comunicazione che le imprese assicurative estere che operano in Italia in regime di libera prestazione dei servizi devono fare con riferimento ai premi incassati diventa annuale e la scadenza viene fissata al 31 maggio di ogni anno, come per le imprese italiane (precedentemente la comunicazione doveva essere fatta mensilmente).
Art. 25 – sanzioni per omissione o inesattezze dati statistici degli elenchi Intrastat
Viene modificato il regime sanzionatorio per l’inesatta o omessa indicazione dei dati statistici nei modelli Intrastat.
Il regime sanzionatorio previgente alle modifiche introdotte con il presente articolo prevedeva che per l’omissione o l’inesatta indicazione dei dati statistici si applicassero le seguenti sanzioni amministrative eventualmente ridotte alla metà nei casi in cui il contribuente ottemperasse all’invito ad integrare i dati mancanti:
da Euro 206,58 ad Euro 2.065,80 per le violazioni da parte delle persone fisiche
da Euro 516,50 ad Euro 5.164,50 per le violazioni da parte di enti e società
L’articolo in esame non modifica le misure sopra esposte ma apporta alcune modifiche:
elimina la riduzione alla metà del minimo edittale in caso di ottemperanza all’invito ad integrare i dati mancanti
riduce notevolmente i soggetti cui possono essere irrogate le sanzioni sopra viste. Per effetto del richiamo ai decreti del Presidente della Repubblica (ex art. 7, comma 1, del D. Lgs 322⁄1998) che devono essere emanati annualmente concernenti l’elenco delle indagini per le quali la mancata fornitura dei dati si configura come violazione dell’obbligo di risposta, le sanzioni colpiranno esclusivamente gli operatori che hanno effettuato nel mese di riferimento spedizioni o arrivi per un ammontare complessivo pari o superiore a 750 mila Euro.
Art. 26 – ammortamento finanziario: eliminazione della richiesta di autorizzazione all’Agenzia delle Entrate
In materia di ammortamento finanziario effettuato dai concessionari per la costruzione e l’esercizio di opere pubbliche viene eliminata la previsione di cui all’art. 104, comma 4 del TUR secondo cui la deduzione di quote di ammortamento determinate in misura diversa da quella ordinaria (cioè in quote costanti) doveva essere oggetto di apposito decreto del Ministro dell’economia.
Art. 27 – ritenute su agenti – comunicazione di avvalersi di dipendenti o terzi
Come è noto gli agenti di commercio che si avvalgono di dipendenti devono inviare annualmente alle proprie case mandanti apposita richiesta di applicazione della ritenuta d’acconto in misura inferiore, ovvero sul 20% dell’imponibile anziché sul 50%. Con la modifica apportata dal presente articolo viene eliminato l’obbligo di invio annuale, la richiesta vale per il futuro senza alcun limite di tempo, fino a revoca. Inoltre viene prevista la possibilità di inviarla tramite PEC.
Viene abrogata la disciplina della solidarietà fiscale negli appalti prevista dall’art. 35, commi 28, 28 bis e 28 ter del DL 223⁄2006. Tuttavia il committente resta coinvolto nelle conseguenze di natura fiscale in caso di irregolarità commesse dall’appaltatore. In base alla disciplina previgente era stato stabilito che:
nei contrati di subappalto l’appaltatore rispondeva in solido con il subappaltatore (nei limiti del corrispettivo dovuto) del versamento all’erario delle ritenute d’acconto sui redditi di lavoro dipendente, salvo che l’appaltatore avesse verificato, acquisendo la relativa documentazione prima del pagamento di quanto dovuto al subappaltatore, il regolare adempimento degli obblighi in capo al medesimo;
nei contratti di appalto (idem come sopra).
Si ritiene che l’abrogazione appena vista valga anche per i contratti di appalto⁄subappalto già in essere.
Con le modifiche di cui sopra la situazione della responsabilità del committente risulta essere la seguente:
la responsabilità solidale relativamente all’IVA era già stata abolita con l’art. 50, comma 1 del DL 69⁄2013
la responsabilità solidale relativa al versamento delle ritenute sugli stipendi e compensi dei collaboratori dell’appaltatore viene abolita. In conseguenza non dovranno più essere richieste le certificazioni di regolarità dei versamenti delle ritenute;
resta in vigore il comma 2 dell’art. 29 del D. Lgs. 276⁄03 che prevede la responsabilità solidale del committente imprenditore o datore di lavoro con l’appaltatore ed eventuali subappaltatori per la corresponsione ai lavoratori dei trattamenti retributivi nonché dei contributi previdenziali e assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto.
con la legge in esame l’art. 29 citato viene modificato: il committente che paga i lavoratori del proprio appaltatore o dei suoi subappaltatori deve operare le ritenute d’acconto come sostituto d’imposta ovvero:
effettuare le ritenute sulle somme pagate ai lavoratori e riversarle all’Erario
rilasciare il Cud e compilare il modello 770
L’articolo in esame contiene anche altre misure di contrasto al lavoro nero nel settore degli appalti. Viene stabilito che:
dovrà essere istituito un sistema di collegamento e scambio dati tra l’INPS e l’Agenzia delle Entrate
viene previsto che, ai soli fini dell’accertamento e della riscossione dei tributi, contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione delle società ex art. 2495 CC abbia effetto decorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle Imprese. Trattandosi di norma procedurale si ritiene che la medesima trovi applicazione anche alle società già cancellate dal Registro delle imprese.
Si tratta di una norma che ha già suscitato parecchie perplessità, in pratica si afferma che una società già cancellata dal Registro delle imprese (quindi giuridicamente estinta) resta virtualmente in vita ai soli fini fiscali e contributivi, a maggior ragione in virtù della retroattività espressamente prevista dalla circolare esplicativa. In pratica tutte le società già cancellate dal Registro imprese negli ultimi cinque anni vengono “resuscitate” ai fini fiscali e contributivi.
in conseguenza della nuova regola di cui sopra viene inasprita la responsabilità dei liquidatori di società cancellate dal Registro delle imprese cha abbiano distribuito il capitale o assegnato beni ai soci nonostante la sussistenza di debiti tributari. I liquidatori potranno essere chiamati a rispondere dei debiti tributari dovuti dalla società estinta se non provano di aver rispettato la par condicio creditorum nel pagamento dei debiti sociali e di non aver assegnato beni ai soci. Gli stessi risponderanno in proprio del versamento dei tributi dovuti dalle società estinte;
analogamente, sempre in caso di liquidazione di società, i soci, gli amministratori ed i liquidatori possono essere chiamati a corrispondere tutti i tributi, contributi, sanzioni ed interessi iscrivibili a ruolo (precedentemente la responsabilità era limitata alle imposte sui redditi).
Art. 29 – detrazione forfettaria per prestazioni di sponsorizzazione
Viene modificato l’art. 74 del DPR 633⁄72 (IVA) relativamente alla percentuale forfetizzata di detraibilità dell’IVA per le operazioni di sponsorizzazione e per la cessione di diritti di ripresa televisiva e trasmissione radiofonica. La modifica riguarda un ristretto numero di contribuenti, ovvero:
associazioni senza fini di lucro e pro loco
associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare senza fini di lucro
La normativa ante modifiche prevedeva che detti enti potessero forfetizzare la detrazione dell’IVA a credito nella misura del 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili e, per le operazioni di sponsorizzazione, la percentuale era ridotta al 10%. Con la modifica in esame la percentuale forfetizzata specifica per le operazioni di sponsorizzazione viene eliminata e, quindi, si applicherà le percentuale del 50%.
Art. 30 – spese di rappresentanza – adeguamento del valore di riferimento omaggi alla disciplina imposte sui redditi
La modifica di cui al presente articolo interviene sulla disciplina della detraibilità dell’IVA per le spese di rappresentanza (DPR 633⁄72, Art. 19bis1, lett. h)). Viene adottato (anche per l’IVA come già per le imposte sui redditi) l’importo di Euro 50 per:
l’esclusione dall’ambito di applicazione della normativa sulle cessioni gratuite di beni o servizi;
la detrazione dell’IVA sull’acquisto dei beni costituenti spese di rappresentanza.
In conseguenza tutti gli acquisti di beni (diversi da quelli che costituiscono l’oggetto dell’attività d’impresa) da destinare ad omaggio d’importo non superiore a 50 Euro saranno integralmente deducibili ai fini delle imposte sui redditi (come già precedentemente) e la relativa IVA sarà integralmente detraibile (prima della modifica il limite per la detraibilità dell’IVA era di Euro 25,82). Infine si considerano fuori dal campo di applicazione dell’IVA le cessioni gratuite di beni che non rientrano nell’attività d’impresa di costo unitario non superiore ad Euro 50. Anche relativamente alle prestazioni di servizi effettuate gratuitamente per finalità estranee all’esercizio dell’impresa o per l’uso personale o familiare dell’imprenditore il limite per considerarle fuori del campo di applicazione dell’IVA è fissato ad Euro 50
Art. 31 – rettifica IVA crediti non riscossi
L’articolo in esame apporta alcune modifiche all’art. 26 del DPR 633⁄72 che disciplina i presupposti per l’emissione delle note di credito e, quindi, il recupero dell’IVA versata ma non incassata. La modifica in esame consente, ora, l’emissione di nota di credito se l’imponibile si riduce anche per effetto della stipula di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato (ex art. 182 bis Legge fallimentare) ovvero di un piano di rientro attestato pubblicato nel Registro delle imprese (ex art. 67, lettera d) sempre della Legge fallimentare). Prima delle modifiche la nota di credito (per le due suddette procedure) poteva essere emessa soltanto entro un anno dall’effettuazione dell’operazione attiva che aveva originato il credito.
Per effetto della modifica appena esposta la normativa ai fini IVA e delle imposte sui redditi dei creditori degli imprenditori che abbiano stipulato un accordo di ristrutturazione del debito omologato ovvero un pano attestato pubblicato nel Registro delle imprese, risulta uniformata:
ai fini delle imposte sui redditi il creditore potrà dedurre la perdita su crediti ai fini della determinazione del reddito
ai fini IVA potrà emettere nota di credito per la parte non riscossa anche oltre un anno dall’effettuazione dell’operazione.
Art. 32 – regime fiscale dei beni sequestrati
L’articolo in esame modifica il regime fiscale degli immobili oggetto di provvedimento di sequestro e confisca non definitiva. La previgente formulazione prevedeva l’esenzione da imposte, tasse e tributi per tutta la durata dell’amministrazione giudiziaria. Ora la norma viene modificata e al posto di “esenzione” si utilizza “sospensione del versamento”. Pertanto, per ogni singolo tributo, coordinando la presente normativa con altre disposizioni specifiche, la situazione risulta essere la seguente:
l’IMU e l’IVIE restano sospese fino al termine della procedura
le imposte di registro, ipo–catastale e di bollo non sono mai dovute
il reddito, anche nel caso l’immobile sia locato, è irrilevante ai fini delle imposte sui redditi. Tuttavia deve essere esposto nella dichiarazione dei redditi per permettere all’Amministrazione finanziaria la liquidazione dell’imposta dovuta in caso di revoca della misura cautelare.
pertanto in capo all’amministratore giudiziario restano eventuali obblighi dichiarativi.
Art. 33 – allineamento definizione prima casa IVA – registro
In materia di agevolazioni prima casa (presenti sia per l’IVA sia per l’imposta di registro sia, infine, per le imposte sui redditi) vigevano definizioni diverse che avevano creato non poca confusione. Ora con la legge in esame vengono modificati i criteri per individuare le case di abitazione per le quali è possibile fruire dell’agevolazione prima casa ai fini IVA.
In particolare l’agevolazione (consistente nell’applicazione dell’IVA ridota al 4%) si applica, ricorrendo le altre condizioni, agli atti di trasferimento alle case di abitazione accatastate in tutte le categorie catastali escluse le seguenti:
A⁄1: abitazioni di tipo signorile
A⁄8: abitazioni in ville
A⁄9: castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici
Perde quindi rilevanza il decreto del Ministero del Lavori Pubblici del 2⁄8⁄1969 che aveva definito le caratteristiche degli immobili di lusso che non potevano usufruire della suddetta riduzione.
Per effetto della suddetta modifica, anche se non espressamente previsto dalla legge, si deve intendere modificata anche la Tabella A, parte III, numero 127 undecies che prevede l’aliquota IVA del 10% alle cessioni di case di abitazione non di lusso che non possono usufruire dell’agevolazione prima casa. Pertanto l’aliquota IVA del 10% si applicherà, sussistendo gli altri requisiti, alle cessioni di abitazioni diverse dalla prima casa senza più alcun riferimento alla abitazioni non di lusso.
Anche la tabella A, parte II, n° 39 che prevede l’aliquota IVA ridotta al 4% per le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione dei fabbricati di cui all’art. 13 della legge 408⁄1949 (c.d. fabbricati Tupini) viene implicitamente modificata: ora si dovrà far riferimento esclusivamente alla categoria catastale e non più alla nozione di abitazione non di lusso.
Art. 34 – disposizioni per la cooperazione nell’attività di rilevazione delle violazioni in materia di attestazione della prestazione energetica
La competenza per l’erogazione delle sanzioni in caso di omessa allegazione dell’attestazione APE passa dall’Agenzia delle Entrate al Ministero dello Sviluppo economico.
Art. 35 – requisiti per l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale e requisiti delle società richiedenti e dei Centri autorizzati
Vengono modificati i requisiti per l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale da parte dei CAF. La modifica ha lo scopo di garantire l’idoneità tecnico organizzativa delle società che richiedono l’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale e dei CAF.
Per ottenere l’autorizzazione dovranno essere soddisfatte le seguenti caratteristiche:
prevedere la presenza sul territorio in almeno un terzo delle province
prevedere un numero minimo di dichiarazione che ciascun CAF deve presentare
prevedere l’obbligo di redigere una relazione tecnica annuale dalla quale emerga:
il rispetto dei requisiti concernenti le garanzie di idoneità tecnico organizzativa in relazione alla formula organizzativa assunta, anche in ordine ai rapporti di lavoro dipendente;
i sisteni di controllo interno volti a garantire la correttezza dell’attività di assistenza fiscale
un piano di formazione del personale differenziato in base alle funzioni svolte
Art. 36 – soppressione dell’obbligo di depositare copia dell’appello
Nel contenzioso tributario viene eliminata la disposizione che prevedeva il deposito dell’atto di appello anche presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale che aveva emesso la sentenza impugnata.
Art. 37 – disposizione finanziaria