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Timestamp: 2020-01-25 20:13:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 4', 'art. 26', 'art. 67', 'art. 26', 'art. 4']

Casi di esonero dal quadro RW per attività finanziarie estere - Fiscomania
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Detieni attività finanziarie all’estero? Vuoi sapere se puoi evitare la compilazione del quadro RW? In questo articolo scoprirai i casi di esonero dal quadro RW del modello Redditi. Relativo alla disciplina sul monitoraggio fiscale delle attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero. Quadro cui sono obbligati i contribuenti fiscalmente residenti all’estero con attività all’estero.
Uno degli adempimenti più odiati dai contribuenti è sicuramente il monitoraggio delle attività detenute all’estero.
Ogni soggetto residente fiscalmente in Italia, è tenuto ad effettuare il monitoraggio delle proprie attività patrimoniali e finanziarie detenute in Paesi esteri.
Il quadro RW del modello Redditi PF accoglie i movimenti finanziari da o verso l’estero posti in essere da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.
Vi sono alcuni casi, tuttavia, al verificarsi dei quali il legislatore esonera il contribuente dal monitoraggio.
Se stai leggendo questo articolo sicuramente vuoi vedere se la tua situazione rientra in uno dei casi di esonero dal quadro RW.
In questo report andremo ad analizzare quali sono i principali casi di esonero oggettivo e soggettivo legati al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all’estero.
Sei pronto a scoprire il monitoraggio fiscale?! Si comincia!
MONITORAGGIO FISCALE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE ESTERE E QUADRO RW DEL MODELLO REDDITI PF
Casi di esonero dal quadro RW: soggettivi
Casi di esonero dal quadro RW: persone fisiche
Casi di esonero dal quadro RW: oggettivi
Beni cointestati e soggetti delegati
Casi di esonero dal quadro RW: Interposizione fittizia
Diritti su azioni assegnate a dipendenti
Casi di esonero dal quadro RW: previdenza complementare
Casi di esonero dal quadro RW: Immobili
CASI DI ESONERO DAL QUADRO RW PER ATTIVITA’ FINANZIARIE ESTERE: CONCLUSIONI
Casi di esonero dal quadro RW: consulenza
Il possesso di attività patrimoniali o finanziarie all’estero fa scattare per il contribuente l’obbligo di rispettare la normativa sul monitoraggio fiscale.
Monitoraggio fiscale che viene effettuato attraverso la compilazione del quadro RW del modello Redditi PF.
Attraverso questo quadro il contribuente se ne ricorrono i requisiti, ed è tenuto al versamento delle relative imposte patrimoniali: Ivie ed Ivafe.
In questo articolo non entrerò nel dettaglio di questo aspetti. Voglio invece occuparmi dei casi di esonero dal quadro RW.
Per approfondire la compilazione del quadro: Il quadro RW del modello Redditi
Il primo passo per verificare l’esonero è verificare le fattispecie di esonero soggettive.
Sono esclusi da tutti gli adempimenti dichiarativi di monitoraggio fiscale gli enti pubblici e gli altri soggetti indicati nell’articolo 74, comma 1, del DPR n. 917/86.
Sono, invece, soggetti all’obbligo dichiarativo gli enti di previdenza obbligatoria istituti nella forma delle associazioni o fondazioni.
Nessun obbligo grava, invece, sulle società ed enti che svolgono attività d’impresa commerciale.
Ciò in quanto, per essi, il legislatore ha ritenuto che i presidi contabili previsti dal codice civile e dalle leggi fiscali fossero sufficienti a ricostruire l’intero patrimonio del soggetto. Compresa la parte detenuta al di fuori del territorio dello Stato.
Specifiche disposizioni di esonero sono previste per talune persone fisiche e sono contenute nell’articolo 38, comma 13, del D.L. n. 78/10.
Personale di consolati e ambasciate
Si tratta in particolare delle persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano.
Per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale e le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia.
Ad esempio, ONU, NATO, Unione europea, OCSE.
Soggetti la cui residenza in Italia sia determinata in forza di accordi internazionali ratificati in Italia.
Per questi soggetti l’esonero dagli adempimenti riguarda tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero (quale che sia il Paese o territorio nel quale esse sono localizzate) fino a quando essi prestano attività lavorativa all’estero e viene meno al loro rientro in Italia.
Da ciò consegue che, in ipotesi di pensionamento del lavoratore o comunque di cessazione dell’attività lavorativa, gli obblighi riguardanti la compilazione del quadro RW devono essere assolti regolarmente.
Per coloro che prestano servizio in organismi della Comunità europea, l’esonero è previsto anche a favore del coniuge. Sempre che non eserciti una propria attività lavorativa, nonché ai figli e ai minori a carico dei dipendenti pubblici.
Lo stesso art. 38, comma 13, prevede una diversa fattispecie di esonero della quale beneficiano i soggetti frontalieri.
Cioè coloro che, pur fiscalmente residenti in Italia, prestano la propria attività all’estero in zone di frontiera ed in Paesi limitrofi all’Italia. Ad esempio, Svizzera, Austria, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano.
In tal caso l’esonero si applica limitatamente alle attività di natura finanziaria e patrimoniale detenute nel Paese in cui viene svolta l’attività lavorativa. E non già, come per i dipendenti pubblici ed i dipendenti di organismi internazionali, per tutte le attività detenute all’estero.
La Circolare n. 45/E/2010 ricorda che la norma introduce soltanto una fattispecie di esonero degli obblighi dichiarativi indicati nell’art. 4 del D.L. n. 167/1990 ma non introduce, né per la verità potrebbe, alcuna nuova fattispecie di esenzione sui redditi conseguiti all’estero.
Pertanto restano fermi gli obblighi di dichiarazione dei redditi relativi a tutti gli investimenti detenuti all’estero.
Con riferimento ai casi di esonero da quadro RW oggettivi, essi sono disciplinati dall’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 167/1990.
In primo luogo l’esonero riguarda tutte le attività finanziarie immesse in rapporti di custodia, deposito, amministrazione e gestione. Nonché quelle nelle quali l’intermediario finanziario interviene nella fase di creazione, estinzione del rapporto e nella fase di erogazione dei proventi.
Sulla base di questa previsione devono ritenersi esclusi dagli obblighi di monitoraggio in dichiarazione tanto i titoli e strumenti finanziari immessi in rapporti di custodia, gestione, deposito o amministrazione presso intermediari finanziari italiani, quanto le partecipazioni non rappresentate da titoli e le attività finanziarie in genere (ad esempio, contratti assicurativi e contratti di finanziamento) immesse in rapporti di amministrazione intrattenuti con le società fiduciarie residenti.
Devono altresì ritenersi escluse dagli obblighi di monitoraggio anche le attività finanziarie, quali polizze e finanziamenti, concluse per il tramite di un intermediario finanziario residente (anche non necessariamente una società fiduciaria) sempre che il contribuente, ovvero anche soltanto l’emittente, abbia conferito ad un intermediario italiano l’incarico di regolare tutti i flussi connessi con l’investimento, con il disinvestimento ed il pagamento dei relativi proventi.
Tale esclusione, su un piano sistematico, trova la sua giustificazione sulla base della considerazione che i flussi connessi alle operazioni di investimento, disinvestimento e pagamento dei proventi sono comunque canalizzati attraverso gli intermediari finanziari italiani.
E, quindi, sono assoggettati agli obblighi di rilevazione e segnalazione all’Anagrafe tributaria nell’ambito dei rapporti di risparmio amministrato o gestito.
Cioè sono regolati nell’ambito di contratti e rapporti in relazione ai quali l’intermediario applica imposte sostitutive sui redditi di natura finanziaria o effettua comunicazioni all’Amministrazione finanziaria.
Riguardo le polizze di assicurazione, è necessario effettuare una distinzione ai sensi delle disposizioni contenute nell’art. 26-ter del DPR n. 600/73.
Per le polizze di assicurazione emesse da imprese estere e che non sono offerte in Italia in regime di libera prestazione dei servizi (ad esempio, imprese aventi sede in Svizzera o San Marino), non ci sono obblighi di sostituzione tributaria in capo agli intermediari residenti per i redditi di capitale corrisposti ai beneficiari.
Gli intermediari residenti sono chiamati, invece, se del caso, ad applicare l’imposta sui redditi diversi di natura finanziaria di cui all’art. 67, comma 1, lett. c-quinquies), realizzati in occasione della cessione o del rimborso della polizza.
Diverso è, invece, il regime fiscale dei proventi in ipotesi di polizze di assicurazione di natura finanziaria offerte in Italia in regime di libera prestazione dei servizi.
L’obbligo di operare la ritenuta è stato esteso a tutti gli intermediari residenti che intervengono nella riscossione dei proventi derivanti dalle polizze di assicurazione estere offerte in Italia in regime di libera prestazione di servizi. In alternativa, l’imposta sostitutiva può essere applicata direttamente dalle imprese estere emittenti a condizione che esercitino un’opzione in tal senso.
Un chiarimento molto importante riguarda i conti correnti esteri.
Il contribuente fruisce dell’esonero dagli obblighi di dichiarazione delle consistenze e dei flussi qualora egli dia apposita disposizione alla banca estera.
Istituto finanziario presso il quale è detenuto il conto indicandogli di bonificare gli interessi maturati sul conto estero, immediatamente e comunque entro il mese della maturazione, su un conto corrente italiano intestato al contribuente.
In tal caso l’intermediario italiano applica la ritenuta d’ingresso ai sensi dell’art. 26, terzo comma, del DPR n. 600/73. L’ordine di bonifico dei proventi dovrà contenere l’ammontare lordo del provento e l’eventuale ritenuta applicata all’estero.
Per i beni cointestati tra più soggetti la regola generale è quella che l’obbligo di dichiarazione riguarda tutti i cointestatari ma ciascuno vi è tenuto per la propria quota di proprietà.
Questa regola è derogata qualora i beni cointestati siano nella disponibilità piena di ciascuno dei cointestatari. In questo particolare caso l’obbligo di dichiarazione che grava su ciascuno dei cointestatari riguarda l’intero ammontare dell’investimento estero.
Con riferimento ai rapporti di conto corrente sui quali è stata rilasciata una delega di firma a favore di altro soggetto, in conformità ad una prassi giurisprudenziale ormai consolidata, l’obbligo di dichiarazione grava sia sul beneficiario effettivo delle disponibilità sia sul delegato, sempreché questi abbia la disponibilità materiale delle somme.
Deve quindi ritenersi che l’obbligo di compilare il quadro RW discenda, non tanto dall’esistenza di una delega ad operare, quanto dalla circostanza che il delegato abbia un potere dispositivo nei confronti del patrimonio del delegante senza necessità di acquisire un preventivo consenso o dal quale derivi uno specifico obbligo di rendiconto.
Così ad esempio un soggetto che ha la delega ad investire il patrimonio di un contribuente in titoli non deve indicare il denaro ed i titoli nel proprio modello Redditi qualora il denaro prelevato dal conto sia stato utilizzato per acquistare titoli immessi in dossier intestati al delegante.
Per lo stesso motivo l’obbligo di dichiarazione è escluso per tutti i disinvestimenti di titoli immessi in un dossier riferibile al delegante che abbiano generato liquidità affluita in un conto dello stesso delegante.
L’obbligo di dichiarazione riguarda anche le attività e gli investimenti esteri detenuti attraverso strutture fittiziamente interposte o comunque giuridicamente inesistenti.
Tale ipotesi ricorre, ad esempio, ogniqualvolta un trust o altra entità sia un semplice schermo formale e la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del trust.
L’interposizione fa sì che la struttura sia ritenuta inesistente ed i beni siano ricondotti nella titolarità di coloro che ne hanno la disponibilità di fatto.
L’obbligo dichiarativo riguarda anche le attività, detenute in Italia, per il tramite di una struttura estera interposta. La fattispecie potrebbe riguardare, ad esempio, le attività finanziarie ed i beni patrimoniali detenuti in Italia attraverso società fiduciarie estere che si presentano quale mere intestatarie dei beni.
L’obbligo di dichiarazione riguarda tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero, anche se non produttive di reddito.
Ciò sulla base della considerazione che un’interpretazione sistematica dell’art. 4 del D.L. n. 167/1990 pone l’obbligo di dichiarazione, non solo per i beni che producono effettivamente un reddito fiscalmente rilevante. ma anche per quelli che potenzialmente ed in via prospettica possono produrlo.
L’aver dato rilevanza ai beni, anche potenzialmente produttivi di reddito, ovviamente non determina l’introduzione di nuove fattispecie impositive di redditi presuntivamente realizzati.
I redditi realizzati dall’impiego o dallo sfruttamento degli investimenti detenuti dovranno essere dichiarati e, se imponibili, dovranno essere calcolate e versate le imposte soltanto se effettivamente realizzati.
Con riferimento ai diritti alla sottoscrizione o all’acquisto di azioni assegnate a dipendenti, l’Agenzia, nella Circolare n. 45/E del 2010, ha precisato che l’obbligo di dichiarazione riguarda le azioni potenzialmente acquistabili.
Ma soltanto nel caso in cui, al termine del periodo d’imposta, il prezzo di esercizio sia inferiore al valore corrente delle azioni sottostanti, perché soltanto in questo caso il titolare del diritto dispone di un valore.
Per la stessa ragione l’obbligo non scatta in ipotesi in cui il diritto all’acquisto o alla sottoscrizione dei titoli non sia ancora esercitabile in quanto, fino a tale momento, esso è sottoposto ad una condizione sospensiva.
Il diritto, invece, va esposto, anche nel corso del vesting period, qualora i diritti siano cedibili.
Per quanto attiene alle disponibilità detenute presso forme di previdenza complementare, il monitoraggio riguarda la consistenza degli accantonamenti esistenti, l’ammontare degli accantonamenti annuali. Nonché i trasferimenti e le erogazioni a qualsiasi titolo fatte.
L’obbligo, però, riguarda soltanto le disponibilità presso forme di previdenza complementare a carattere volontario. Non riguarda, invece, le forme di previdenza obbligatorie in forza di disposizioni di legge o di contratti collettivi nazionali.
È opportuno ricordare che per quanto riguarda le forme di previdenza complementare l’obbligo di indicazione in dichiarazione è circoscritto al quadro RW.
La partecipazione a dette forme, infatti, come chiarito dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E/2012, non integra il presupposto impositivo dell’IVAFE ai sensi dell’articolo 19 del D.L. n. 201/2011.
Per quanto riguarda i beni immobili è chiarito che l’obbligo di dichiarazione riguarda sia gli immobili detenuti a titolo di proprietà sia quelli dei quali il contribuente abbia la nuda proprietà o l’usufrutto e riguarda sia gli immobili produttivi di reddito sia quelli a disposizione del contribuente o privi di reddito, anche se figurativo.
Nessuna specifica indicazione è, invece, richiesta per quanto riguarda l’estinzione del mutuo eventualmente contratto.
Al riguardo è da ritenere che non devono essere indicate, in quanto non rappresentative di un investimento, le spese riguardanti la:
Manutenzione ordinaria dell’immobile;
Le spese di mantenimento e
In ipotesi di somme corrisposte a titolo di acconto, ancorché gli acconti costituiscano un credito nei confronti del promittente venditore, non vi è obbligo di dichiarazione dei relativi flussi nel quadro RW.
È confermato che l’obbligo di dichiarazione riguarda anche i finanziamenti infruttiferi e ciò in quanto dette attività possono essere astrattamente ricondotte tra quelle che, anche potenzialmente, in futuro potrebbero produrre reddito attraverso una modifica delle condizioni contrattuali e/o attraverso operazioni di cessione.
In definitiva i casi di esonero dal quadro RW riguardano principalmente casi in cui interviene un intermediario finanziario nazionale.
Intermediario incaricato del deposito e della gestione delle attività estere per conto del proprietario italiano. Questo a condizione che gli intermediari regolino i relativi flussi e quindi svolgano su di essi un’effettiva attività di amministrazione.
Ciò che rileva ai fini dell’esonero, infatti, è soltanto l’esistenza di un intermediario finanziario che regola i flussi connessi all’investimento e al disinvestimento.
Il quale, in forza del suo status, è tenuto – a seconda dei casi – ad operare il prelievo fiscale sul reddito (se previsto dall’ordinamento).
Ovvero ad eseguire le comunicazioni previste dalla normativa sul monitoraggio fiscale o dalle disposizioni che regolano la segnalazione dei dati fiscalmente rilevanti all’Amministrazione finanziaria.
In questo caso, infatti, l’esonero si giustifica in quanto l’intermediario finanziario italiano assume l’incarico di ricevere in deposito o in amministrazione i beni indipendentemente dal luogo di effettiva collocazione delle attività e assume l’obbligo di applicare le ritenute, le imposte sostitutive e di effettuare le comunicazioni all’Amministrazione finanziaria dei redditi soggetti a ritenuta d’acconto.
Ovvero delle operazioni suscettibili di produrre redditi imponibili non assoggettati al prelievo. Si tratta, in particolare, in quest’ultima fattispecie, delle segnalazioni da rendere nell’ambito del modello 770.
Va da sé che l’esonero permane fino a quando il bene è amministrato dall’intermediario italiano.
Esso viene meno se il bene esce dal circuito degli intermediari e torna ad essere nella piena disponibilità del contribuente attraverso il possesso diretto all’estero o l’intestazione ad intermediari esteri al di fuori di rapporti di custodia o amministrazione riferibili ad intermediari italiani.
Se tutto questo non ti basta e hai bisogno di una consulenza personalizzata sulla tua situazione non esitare a contattarmi.
Effettueremo insieme un’analisi dei tuoi investimenti all’estero per capire se e come devono essere adempiuti gli obblighi legati al monitoraggio fiscale. Inoltre effettueremo una simulazione legata al pagamento di eventuali imposte patrimoniali IVIE e IVAFE.
Scoprirai in quali casi potrai utilizzare imposte pagate all’estero per ridurre le imposte patrimoniali.
Coaching strategica pianificazione fiscale internazionale
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Patrizia 26 Luglio, 2017 at 17:54
Fiscomania 26 Luglio, 2017 at 18:35
Antonio 1 Ottobre, 2018 at 23:43
Ottimo articolo grazie. Tuttavia non risolve il mio dubbio : se si è scelto il rapporto dichiarativo presso un intermediario italiano, come ci si regola ? Infatti in tal caso l’ intermediario paga automaticamente le imposte su dividendi, cedole e i bolli . Non paga le imposte sulle plus, che lascia al cliente da regolare in Unico, nel quadro RT. È forse questo un motivo per riportare tutti i titoli nel deposito anche nel quadro RW ?
Fiscomania 2 Ottobre, 2018 at 8:30
Se ci si avvale di un intermediario italiano per la detenzione degli investimenti finanziari esteri, il quadro RW non deve essere compilato. Al massimo si compilano i quadri relativi alla tassazione di interessi e plusvalenza se si è scelto il regime di tassazione dichiarativo. Per maggiori info sono a disposizione in privato.
Antonio 2 Ottobre, 2018 at 8:46
Grazie per la disponibilità per approfondimenti. Il dubbio me l’ha fatto venire una pagina di directa sulla fiscalita . Ed anche le istruzioni del modello Unico “quadro RW non va compilato per le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi”. Sarebbe il caso dei contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento ? . Assoggettamento avviene si, ma per cedole, dividendi e bolli, non per le plus, ovviamente. Interpellata la banca, loro non si sbilanciano e rinviano al commercialista, che si limita o dare opinioni sulle mie affermazioni e approfondimenti. Se te fosse da compilare, andrebbe compilato per le mie obbligazioni dello stato australiano, ma non per btp o azioni italiani. Insomma una distinzione che non si capisce che fondamento avrebbe.
Fiscomania 2 Ottobre, 2018 at 11:16
Molto semplicemente se la banca interviene nella conclusione di un contratto avente natura finanziaria ma non si occupa della gestione dell’investimento e della sua eventuale tassazione, l’investimento deve transitare obbligatoriamente dal quadro RW. Non vi sono dubbi su questo. Se il suo consulente non le risponde, non ha esperienza in materia.
Antonio 2 Ottobre, 2018 at 13:55
Mi sembra quindi di capire che Lei sia d’accordo con me che siamo nel caso dei ‘contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento ‘. Confermo, La banca si occupa della gestione , per quanto attiene a cedole, dividendi e bolli. Si potrebbe opinare che non se ne occupa per le plus, ma questo è proprio il motivo di essere del dichiarativo , credo. In ogni caso oggi la banca ha confermato che anche con il dichiarativo non ce nessun obbligo di monitoraggio nel momento in cui intermediario e investimento sono “fisicamente” in Italia.
Francesco 5 Ottobre, 2018 at 2:57
un chiarimento circa l’IVAFE sui conti correnti detenuti all’estero per i dipendenti del Ministero degli Affari Esteri che lavorano all’estero (UE ed extra UE).
Essa e’ dovuta o rientra nei casi di esonero?
Fiscomania 5 Ottobre, 2018 at 8:03
I dipendenti del Ministero che lavorano all’estero hanno diritto all’esenzione dal monitoraggio fiscale in RW. Si tratta di una esclusione soggettiva dall’obbligo.
Antonio 6 Ottobre, 2018 at 19:16
Concordo. Essere esentati da monitoraggio non significa essere esentati da ivafe . Quindi alla fine il quadro rw va compilato per forza , per calcolare livafe, Il che può sembrare strano. Quindi ci si chiede, la differenza all atto pratico quale é? Ne dedurrei che Deve consistere nelle sanzioni , non apllicabili quelle del monitoraggio, se Lei ne è escluso. Sempre apllicabili quelle per il dovuto pagamento ivafe. Non riesco ad immaginare nessun altra differenza, all’ atto pratico .
Fiscomania 8 Ottobre, 2018 at 7:51
Ci sono differenza in termini sanzionatori, è esatto.
Davide 25 Giugno, 2019 at 14:23
salve, per un frontaliere dipedente con giacenza media sul conto inferiore a 5000 euro e con picco di deposito sempre inferiore a 10000 è obbligato a compilare il riquadro RW? se non lo fa cosa rischia?
O deve per forza compilare il riquadro RW e non pagare IVAFE?
Federico Migliorini 25 Giugno, 2019 at 14:31
Salve Davide, con i dati che ha indicato non vi è obbligo di compilare il quadro RW per un conto corrente estero.