Source: https://taxfacile.com/i-delitti-in-materia-di-dichiarazione-dichiarazione-fraudolenta/
Timestamp: 2017-12-16 16:33:49+00:00
Document Index: 170126404

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.4', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 157', 'art. 17']

I delitti in materia di dichiarazione - dichiarazione fraudolenta - Tax Facile
(Le trattazione che segue costituisce la lezione nr. 2 della serie Reati tributari for dummies. A questo link trovi la prima lezione)
I delitti in materia di dichiarazione previsti dal d.lgs. 74 del 2000 sono distinti in tre fattispecie diverse:
dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art.2);
dichiarazione infedele (art.4)
Tale fattispecie di reato punisce con la reclusione (da un anno e sei mesi a sei anni) coloro che, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, utilizzano fatture o altri documenti “per operazioni inesistenti” per giustificare l’annotazione di “elementi passivi fittizi” nelle rispettive dichiarazioni annali dei redditi.
Dalla lettura dell’art. 2, appare subito evidente che il delitto in questione può essere commesso esclusivamente da determinati soggetti, ossia da coloro che, in base alla normativa tributaria, sono obbligati ovvero hanno facoltà di presentare le dichiarazioni annuali dei redditi ai fini Irpef, Ires o ai fini IVA.
Si tratta, quindi, di soggetti (persone fisiche e persone giuridiche) titolari di redditi imponibili ai fini Irpef, Ires o ai fini IVA e che presentano una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte.
Per l’integrazione del reato dal punto di vista dell’elemento oggettivo, è necessario che il soggetto presenti una delle citate dichiarazioni fiscali con l’indicazione di elementi passivi fittizi, come, ad esempio, costi non realmente sostenuti o sostenuti solo in parte rispetto a quanto dichiarato.
Naturalmente, l’indicazione di costi fittizi abbatte il reddito imponibile, cioè il reddito assunto come base di calcolo del tributo e, conseguentemente, l’imposta a debito risulterà minore rispetto a quella che sarebbe realmente dovuta.
Orbene, il contribuente che in sede di dichiarazione ha indicato elementi passivi fittizi necessita di un documento (falso) per giustificare tali importi e, in particolare, di un documento che attesta il sostenimento di un costo.
Tale documento è costituito, in primo luogo, dalla fattura e, precisamente, da una fattura di acquisto.
In realtà, il sostenimento di un costo è attestato non solo dalla fattura, bensì anche da qualsiasi documento avente valore probatorio analogo, quale uno scontrino o una ricevuta fiscale. In questo senso, lo stesso d.lgs. 74 del 2000, all’art. 1 dispone: “per “fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi”.
Il contribuente che può avvalersi di un documento fiscale falso per giustificare costi fittizi può essere un’impresa o un soggetto che svolge un’attività economica, ovvero qualsiasi soggetto (ad es. un lavoratore dipendente) che aspira ad abbattere illecitamente il suo reddito imponibile.
Considerato che l’impresa ha obblighi civilistici e fiscali di tenere ed aggiornare le scritture contabili necessarie a rappresentare l’andamento della gestione, appare logico che qualsiasi documento di costo dovrà essere annotato nelle citate scritture.
Se il contribuente è un soggetto non esercente l’attività d’impresa, l’effetto di abbattere il reddito imponibile ai fini Irpef può essere conseguito allegando alla dichiarazione fiscale annuale, copia di documenti fiscali attestanti spese detraibili (quali ad esempio spese per colf e badanti, spese mediche, costi per ristrutturazioni energetiche ecc.). Pertanto, in tal caso, ai fini dell’integrazione del reato di dichiarazione fraudolenta sarà sufficiente la detenzione dei citati documenti fiscali a fini di prova nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria.
Il delitto in questione richiede, sotto il profilo soggettivo, il dolo specifico di evasione, ha natura istantanea e non è punibile a titolo di tentativo, ai sensi dell’art. 6 del D.L.vo 74/2000. Inoltre, il termine di prescrizione di 6 anni previsto per tale delitto, ai sensi dell’art. 157 c.p., è aumentato di 1/3 ai sensi del nuovo comma 1-bis dell’art. 17 del D.L.vo 74/2000, introdotto con il D.L. 138/2011