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Timestamp: 2018-06-24 22:18:36+00:00
Document Index: 100904432

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'art.43', 'art.80', 'art.13', 'art.6', 'art 10', 'art. 14', 'art.3', 'art.6', '§ 1', '§ 1']

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo del 14/06/2016 | Diritti EuropaDiritti Europa
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Posted by: Marco Petrachi in In evidenza, Notizie, Rassegna sulla Corte Europea 14 giugno 2016
Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 14 giugno 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:
Riahi c. Belgio 65400/10 3
Soufiane Riahi e' un cittadino belga, condannato nel 2008 a scontare una pena a 18 mesi di reclusione per esser stato riconosciuto colpevole di aggressione e rapina ai danni del signor D.; la condanna e' stata confermata in appello e il successivo ricorso in cassazione del ricorrente e' stato respinto nel 2010. Invocando l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione, il signor Riahi lamenta il fatto che non ha avuto la possibilita' di controinterrogare la parte offesa, il signor D., nel giudizio di appello.
Articolo Protocollo n Â° 1
Philippou c. Cipro 71148/10 2
Tassos Philippou e' un cittadino cipriota che ha ricoperto l’incarico di funzionario del dipartimento dei terreni per oltre 30 anni. Dopo essersi dichiarato colpevole di una serie di reati gravi, sono stati mossi contro di lui 223 capi di accusa; in seguito al licenziamento gli e' stata imposta una sanzione che ha comportato la decadenza automatica delle sue prestazioni pensionistiche, nonostante si fosse impegnato a risarcire lo stato per i suoi atti criminali. Le due successive impugnazioni del ricorrente si sono svolte senza successo. In seguito al licenziamento, la moglie ha ricevuto una pensione di reversibilita' sul presupposto che il marito era morto piuttosto che licenziato e il signor Philippou sta ricevendo una pensione di previdenza sociale da agosto 2012.
Invocando l'articolo 1 del Protocollo n. 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, il signor Philipou lamenta la decadenza dei suoi benefici pensionistici in seguito al suo licenziamento dal servizio pubblico. Invoca inoltre l'articolo 1 del Protocollo n. 12 (divieto generale di discriminazione), e l'articolo 14 (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l'articolo 1 del Protocollo n. 1, sostenendo che la privazione dei suoi benefici pensionistici e' pari a discriminazione sulla base del suo stato civile, per il motivo che la moglie sta beneficiando di una pensione di vedova.
Articolo 1 Protocollo nÂ° 1
Violazione dell'articolo 14 + 8 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare
Merabishvili c. Georgia 72508/13
Ivane Merabishvili e' un cittadino georgiano attualmente detenuto nel carcere di Tbilisi in attesa di un procedimento penale per una serie di reati. Il ricorrente nel 2012 ha esercitato per diversi mesi la funzione di primo Ministro della Georgia per il partito Movimento Nazionale Unito. Il Signor Merabishvili e' stato arrestato il 21 maggio 2013 a seguito dell'istituzione contro di lui di tre serie di procedimenti penali per l'utilizzo di un passaporto presumibilmente falso, appropriazione indebita e abuso di autorita'; e' stato posto sotto custodia cautelare per il rischio di fuga o di interferire con le indagini. La richiesta di sostituzione della misura cautelare con una non detentiva e' stata esaminata e respinta nello stesso giorno senza una motivazione da parte del tribunale del riesame. Nel 2014 e' stato condannato a 5 anni per compravendita di voti, appropriazione indebita di beni e violazione di domicilio. Il ricorso presso la Corte di Cassazione e' ancora pendente. Altri quattro procedimenti penali per vari reati di abuso di pubblici poteri, quando era ministro degli Interni tra il 2005 e il 2012, sono attualmente pendenti contro di lui. Invocando l'articolo 5 CEDU (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione, il signor Merabishvili sostiene che: le decisioni del 22 e 25 maggio 2013 ordinanti la sua detenzione preventiva si basavano su norme giuridiche poco chiare - in particolare nel senso che non hanno dato un termine specifico per la sua detenzione -; che mancavano motivi ragionevoli; che i tribunali non hanno effettuato un corretto riesame della sua richiesta di. Inoltre basandosi sull'articolo 18 (limitazione delle restrizioni ai diritti) in combinato disposto con l'articolo 5, sostiene che l'avvio del procedimento penale contro di lui e il suo arresto sono stati utilizzati dalle autorita' al fine di escluderlo dalla vita politica del paese, con conseguente indebolimento del suo partito, e per impedirgli di candidarsi alle elezioni presidenziali dell’ottobre 2013; sostiene inoltre che questa persecuzione e' continuata durante la sua detenzione preventiva, quando, il 14 dicembre del 2013, e' stato rimosso dalla sua cella per un incontro a tarda notte con il procuratore capo, che lo ha minacciato per ottenere informazioni circa la morte dell'ex primo ministro, Zurab Zhvania, e su conti bancari offshore segreti dell'ex Presidente della Georgia. Egli sostiene inoltre che, nonostante avesse informato le autorita' di questo incidente nel corso di un'audizione sul suo caso il 17 dicembre del 2013, invitando ad esaminare i filmati dalle telecamere di sorveglianza della prigione, nessuna indagine penale e' stato mai avviata. Infine, si sottolinea che la comunita' internazionale ha espresso preoccupazione per l'avvio di un procedimento penale contro i leader del partito di opposizione, compreso il ricorrente.
Arresto o detenzione regolarmente)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza della persona (Articolo 5-3 - Ragionevolezza della custodia cautelare)
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza della persona (Articolo 5-3 - Ragionevolezza della custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 18 + 5-1 - Limite all'applicazione delle restrizioni ai diritti (articolo 18 - Restrizioni in un risultato inaspettato) (Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza
Articolo 5-1 - Privazione della liberta'
Birzietis c. Lituania 49304/09 3
Rimantas Birzietis e' un cittadino lituano che ha scontato una pena detentiva dal 2006 al 2009 presso il carcere di MarijampolÄ; durante questo periodo gli e' stato proibito di crescere la barba in rispetto delle regole dell’istituto di detenzione. Durante la sua detenzione ha chiesto in due occasioni il permesso a crescere la barba basando la sua richiesta sul fatto che era stato sottoposto a radioterapia e questa aveva reso la sua pelle facilmente irritabile; entrambe le richieste sono state respinte a seguito di un esame medico che non ha evidenziato problemi di salute. Il ricorrente ha avviato un procedimento giudiziario nel 2007 che ha vinto in primo grado ma la sentenza e' stata ribaltata dalla corte suprema amministrativa nel 2009. Invocando l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione, il signor Birzietis lamenta il divieto di crescere la barba in carcere, sostenendo che questo gli aveva provocato sentimenti di umiliazione e di sofferenza.
Buczek c. Polonia 31667/12 3
Adam Tadeusz Buczek e' un cittadino polacco che all’epoca dei fatti era detenuto presso la prigione di Wojkowice. Nel 2011 gli e' stato riconosciuto un credito nei confronti dello stato per una violazione dei sui diritti della personalita' e dignita' riguardo a dei maltrattamenti subiti da un addetto del carcere. In prima istanza il tribunale lo aveva esonerato al pagamento dei costi di istruzione della causa superiori a 500 PLN; in sede di appello la cifra e' stata riformata a 150 PLN. Nel 2012 il tribunale ha invitato il ricorrente a pagare la cifra richiesta pena il rigetto della domanda. Invocando l'articolo 6 (diritto di accesso ad un tribunale) della Convenzione, il sig Buczek si lamenta di una violazione del suo diritto di accesso ad un tribunale, in seguito al rifiuto dei tribunali di esentarlo dai costi di presentazione del suo ricorso in sede civile. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) lamenta di maltrattamenti inflitti su di lui da l'istruttore del quale si era lamentato.
Koniuszewski c. Polonia 619/12
Krzysztof Koniuszewski e' un giornalista polacco che scrive per una rivista settimanale chiamata “Il mondo delle auto”; nel 2006 a seguito della pubblicazione di un articolo riguardante una frode sui carburanti contraffatti venduti da diverse stazioni di servizio, e' stato citato in giudizio a titolo di risarcimento danni per diffamazione da parte di uno dei soggetti citati nell’articolo. Nel 2011 e' stato condannato in appello a pagare circa 1300 euro personalmente e 2500 euro solidalmente con il giornale presso cui lavora. Invocando l'articolo 10 (liberta' di espressione) della Convenzione, il signor Koniuszewski lamenta di una violazione della sua liberta' di avvertire la popolazione sui problemi riguardanti la qualita' del carburante, sostenendo che aveva semplicemente fatto circolare informazioni che erano gia' di dominio pubblico.
Violazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione generale (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Pugzlys c. Polonia 446/10 3
Juozas Pugzlys e' un cittadino lituano che sta scontando una condanna a 12 anni di carcere nella prigione di SuwaÅki (Polonia) per rapina a mano armata e sequestro di persona a scopo di estorsione. Classificato come un detenuto pericoloso, il signor Pugzlys e' stato posto sotto un regime di alta sicurezza da ottobre 2003 su richiesta del centro di custodia cautelare in cui era detenuto, sulla base del fatto che era stato accusato di una serie di reati violenti e che rappresentava un rischio per la sicurezza. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione, lamenta le misure speciali di alta sicurezza a cui e' stato sottoposto per nove anni - vale a dire la sua separazione dalla comunita' carceraria, l’esser ammanettato ogni volta che veniva fatto uscire dalla sua cella e le ispezioni quotidiana di routine - e il fatto che non riusciva a fare appello in modo efficace contro le decisioni che hanno esteso le misure. Inoltre invocando l'articolo 3, lamenta ulteriori misure restrittive e umilianti cui e' stato sottoposto durante le udienze del suo caso: e' stato ammanettato e messo in una gabbia di metallo. Infine, fa un certo numero di altre denunce ai sensi dell'articolo 6 (diritto alla difesa attraverso l'assistenza legale) e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) in merito alla nomina del suo avvocato da parte del tribunale, il quale non parlava lituano.
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Tortura) (aspetto sostanziale)
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
L'articolo (s)
Petroiu e Altri c. Romania 30105/05 3
I ricorrenti sono 12 cittadini rumeni ai quali la corte aveva riconosciuto la violazione dell’articolo 1 del protocollo n. 1 (protezione della proprieta') della Convenzione, in merito alla vendita illegittima dei loro terreni da parte dello stato. Inoltre con un'altra sentenza gli era stato riconosciuto una somma di denaro a titolo di danno patrimoniale e non. Nel 2014 il governo ha chiesto una revisione delle due sentenze sopra citate, conformemente all'articolo 80 del Regolamento della Corte sulla base della scoperta di un fatto nuovo che se dedotto potrebbe avere un'influenza decisiva sulla soluzione della controversia e che era sconosciuto alla Corte quando la sentenza e' stata pronunciata.
Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale
Stepanian c. Romania 60103/11 3
Angela Stepanian e Dorel Stepanian sono cittadini rumeni e il loro caso riguarda i maltrattamenti inflitti a S.N., figlio e padre dei ricorrenti, il 14 febbraio 2010 mentre veniva ricoverato per un disturbo psichiatrico cui era affetto fin dalla nascita. Visto il rifiuto di S.N. di sottoporsi al trattamento, questo gli e' stato ordinato dal direttore dell’ospedale e somministrato da tre assistenti che per immobilizzarlo lo hanno compito ripetutamente alle tempie; dopo il trattamento e' stato rinchiuso per 12 ore in isolamento, senza esser controllato. Il giorno seguente e' stato ricoverato per un collasso del polmone sinistro. I successivi procedimenti avviati per accertare le responsabilita' penali degli operatori sono stati soppressi per decisione del pubblico ministero. Invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, i ricorrenti affermano che S.N. ha subito un trattamento equivalente alla tortura per mano dei dipendenti dello Stato durante la sua reclusione in ospedale psichiatrico. Essi ritengono inoltre che l'indagine svolta da parte delle autorita' e' stata inefficace.
trattamenti inumani) (componente materiale)
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Birulev e Shishkin c. Russia
35919/05
Aleksey Birulev e Mikhail Shishkin sono due cittadini russi condannati uno per furto d’auto nel 2006 e l’altro per stupro nel 2005; entrambi sostengono di esser stati trattenuti dalla polizia molto prima rispetto al momento di registrazione ufficiale dell’arresto. Invocando l'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione, entrambi lamentano il loro arresto e il successivo collocamento in detenzione come sospetti in assenza di "circostanze eccezionali" di cui all'articolo 100 del codice di procedura penale russo. Il signor Shishkin sostiene anche che l'ordine del tribunale che autorizzava la sua detenzione era stato emesso solo la sera del 13 aprile 2005 - oltre il termine fissato dalla legislazione nazionale. Inoltre invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), e l'articolo 5 (diritto di legalita' della detenzione decisa rapidamente da un tribunale), il signor Shishkin lamenta le cattive condizioni della sua detenzione tra aprile 2005 e marzo 2006 in riferimento al sovraffollamento e alla scarsa igiene e circa la lunghezza eccessiva del controllo giurisdizionale del suo ordine di detenzione del 13 aprile 2005.
Articolo 5 Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione regolarmente)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione regolarmente)
KavaklÄ±oglu e altri c. Turchia 15397/02 2
Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo il 6 ottobre del 2015 aveva "condannato" il Governo turco per la violazione dell'art.2 CEDU (diritto alla vita) rispetto al caso presentato da 63 cittadini circa l'uccisione di 8 loro parenti ed il feriemento di altri 56 a seguito di una violenta rissa scoppiata nel carcere di Ulucanlar ad Ankara nel 1999. Per tali ragioni il Giudice di Strasburgo ha assegnato un risarcimento di 50.000 euro ad ogni ricorrente e 5.000 euro a due dei ricorrenti per danni non patrimoniali. Il Governo di Ankara pero' propone il rinvo alla Grane Camera ex art.43 della Convenzzione; la Corte ha concesso allo Stato turco tre mesi perpresentare eventuali osservazioni in merito ad un'altra richiesta pervenuta dal signor Bayraktar, avvocato del signor Beshat ricorrente morto nel 2007: il legale dunqe chiede ex art.80 del Regolamento della Corte che vengano nominate la figlia e la moglie (eredi di Beshat) quali beneficiari della somma versata a titolo di equa soddisfazione.
danno non patrimoniale - premio (articolo 41 - danno non patrimoniale
Guvener c. Turchia 61808/08 3
I ricoorenti sono un'associazione , ed i parenti di Cevdet Guvener. Il giovane soldato morto suicida, secondo il giudice turco, la notte del 23 febbraio del 2007. Dagli atti processuali si apprende che il comandante del battaglione, trovando il giovane che doriva insieme ad un altro miitare durante il turno di guardia, impone ai sottoposti di avvertire il comandante dellla reativa unita'; dopo la achiamata, Cevdet Guvener, da' l'addio ai compagni e si toglie la vita con un colpo di pistola alla testa. L'indagine prima aperta ma archiviata poco tempo dopo, non ravvisa alcuna responsabilita' penale e conferma che si era rattato di un suicidio. Sempre nel 2007 la famiglia del ragazzo ricorre in appello avverso la decisione ma il tribunale respinge l'impugnazione. Successivamente a tale respingimento, la Fondazione Mehmetcik ipegnata per il sostegno delle famiglie dei militari che muoiono o sono feriti in servizio, risarcisce per la somma di 11.650 euro i ricorrenti. Oggi, Behcet GÃ¼vener, Bayram Guvener, Orhan Guvener, Guvener e Sevda Guvener, denunciano la violazione dell'arti. 2 CEDU(diritto alla vita) e dell'art.13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo) perche' non credono alla versione del suicidio ma sostengono quella dell'omicidio per mano di un superiore; lamentano anche la voazione dell'art.6 CEDU (processo equo) in quanto il giudce ed il pubblico ministero che avevano seguito il caso non erano satati ne' indipendenti ne' imparziali.
Jimenez Losantos c. Spagna 53421/10 3
Nel 2006 il sindaco di Madrid denuncia il ricorrente Federico Jorge Jimenez Losantos, un giornaista, per le invettive rivolte da quest'ultimo durante la trasmissione radiofonica "La Manana", riguardo gli atacchi terroristici verificatisi l'11 marzo del 2008. Il Giudice di Madrid, ha reputato tali insulti sopra il limite consentito dalla liberta' di espressione, anche le accuse non hanno avuto riscontro in fatti realmente accaduti, sicche' decide per la condanna del ricorrente l'11 giugno del 2008. Questi viene obbligato al pagamento di una multa di 100 euro al giornoper la durata di 12 mesi. Oggi, dopo aver esperito senza successo tutti i rimedi iterni, invoca la liberta' di espressione (art 10 CEDU)innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Violazione del Articolo 10 - Liberta' di espressione generale {} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Aldeguer Tomas c. Spagna 35214/09
Antonio Aldeguer Tomas e' un cittadino spagnolo all'ta'di 35 nel 1992 inizia una reazione di convivenza con un uomo, il quale muore pero' nel 2002. Il ricorrente allora chiede all'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale "INSS" la pensione di reversibilit, ma tale istituto respinge la richista perche' si era in presenza di una situazione di fatto e non di un'unione marimoniale. Successivamente alla legalizzazione del matrimonio per coppie dell stesso sesso, il sigor Tomas adisce il giudice amministrativo impugnando a dcisione dell'Istituto di previdenza; tuttavia adito anche il Tribunale di primo grado, l'Alta Corte di Giustizia di Madrid, che ritiene suddetta legge non applicabile retroattivamene, ed interpellata la Corte Costituzionale attrverso il ricorsdo de amparo, il ricorrente denuncia oggi in Corte edu la violazione dell'art. 14 CEDU (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l'articolo 8 ( diritto al rispetto della vita privata e familiare). Solleva anche la violazione dell'articolo 14 letto in combinato disposto con l'articolo 1 del protocollo n Â° 1 (protezione della proprieta'): ritiene che la proprio la discriminazone per il suo orientamento sessulae avrebbe costituito la base per decisione di dineigocirca la pensione di reversibilita'.
Articolo 1 del Protocollo nÂ° 1
Urazov c. Russia 42147/05 3
Il signor Urazov ricorre oggi in Corte edu per una serie di fatti che stando al suo rcorso, integrano la vioazione di vari diritti sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Arrestato nel giugno del 2004 per un tentativo di frode viene messo in custodia cautelare per scongiurare l'inquinamento delle indagini e pressioni sui testimoni; tale custodia viene estesa sino al 2006, anno in cui viene condannato a sei anni e mezzo in primo grado per un tentativo di frode per abuso d'ufficio. Nel 2009 ottiene tuttavia il rilascio con a condizionale; ma del periodo trascorso in carcere rivendica i trattamenti inumani e degradanti subiti a causa delle cure medice inadeguate alle sue condizioni di salute precarie: il ricorrente soffiriva infatti di ipertensione, mal di denti acuti e gastrite cronica. Denuncia inoltre le pessime condizioni igienche, il sovraffollamento carcerario e le modalita' di trasporto -dal carcere all'aula del tribunale in vista delle udienze- "spaventose". Per tali ragioni rivendica la vilazione dell'art.3 CEDU, dell'at.13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo); poi ancora la vilazione dll'art.6 CEDU Â§Â§ 1, 2 e 3 (c) (diritto ad un equo processo / presunzione di innocenza / diritto all'assistenza legale di propria la scelta) egli sostiene di non aver potuto dialogare con il proprio avvocato durante le udienze perche' relegato dietro le sbarre; ricorre anche ex l'articolo 5 Â§Â§ 1, 3 e 4 (diritto alla liberta e alla sicurezza) a causa dell'inefficienza da parte delle aurorita' di esaminare i suoi ricrorsi inerenti le richieste di rilascio.
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (materiale aspetto)
Articolo 6-1 - processo equo) (articolo 6-3-c - Difendersi con l'assistenza di un avvocato
Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza della persona (Articolo 5-4 - di legittimita' della detenzione)
Haraszthy e altri c. Ungheria (n. 71256/11), Wasiak c. Polonia (n. 7258/12), Barbu c. Romania (n. 1159-1108), Dragomir c. Romania (n. 43045/08), Kuzmin e altri c. Russia (nn. 12100/05, 5744/07, 28425/07 )
Aldeguer Tomas c. Spagna Belgio Birulev e Shishkin c. Russia Birzietis c. Lituania Buczek c. Polonia Cipro Georgia Guvener c. Turchia Jimenez Losantos c. Spagna Kavaklıoglu e altri c. Turchia Koniuszewski c. Polonia Lituania Merabishvili c. Georgia Petroiu e Altri c. Romania Philippou c. Cipro Polonia Pugzlys c. Polonia Riahi c. Belgio Romania Russia Spagna Stepanian c. Romania Turchia Ucraina Urazov c. Russia	2016-06-14
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