Source: http://agcipiemonte.it/costruire-una-cooperativa
Timestamp: 2018-02-23 06:13:28+00:00
Document Index: 114493868

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art.2536', 'art.2512', 'art.2518', 'art.2524', 'art. 2516', 'art. 45']

Costruire una Cooperativa | AGCI Piemonte
Si ha una impresa cooperativa quando un gruppo di soggetti (utenti, lavoratori, consumatori ecc.) costituiscono e gestiscono in comune una impresa che si prefigge lo scopo di fornire (prevalentemente) ai soci quei beni e servizi per il conseguimento dei quali essi stessi soci si sono, volontariamente, riuniti, in società.
Essa si differenzia dalle altre imprese cosiddette capitalistiche per uno scopo ed un metodo particolare: agevolare i soci nelle loro economie individuali facendoli partecipare ad un vantaggio immediato (beni, servizi ed occasioni di lavoro) a condizioni più favorevoli rispetto a quelle correnti: quindi non procurare loro un dividendo sulla base del capitale versato come avviene nelle ordinarie "imprese di resa"; mediante un metodo che consiste nell'esercizio collettivo della impresa in cui vi è l'assunzione della qualità di imprenditori da parte di soci che intendono fruire - in quanto utenti, lavoratori consumatori - dei risultati della attività sociale dell'impresa stessa che si qualifica, pertanto, come "impresa di servizio".
Tuttavia questo "idealtipo" puro di cooperativa è stato, per così dire, contaminato dalla possibilità, dischiusa dalla stessa disciplina legislativa del fenomeno, che la società renda il proprio vantaggio cooperativo anche a terzi non soci con il limite tuttavia che quanto sia frutto della attività con non soci non sia appropriabile da parte dei soci stessi ma vada a vantaggio della società, mentre ciò che è frutto della attività con i soci dovrebbe essere ripartito secondo il principio del ristorno che costituisce il corrispettivo della attività mutualistica svolta dal socio.
La "mutualità" è l’elemento caratterizzante di una società cooperativa. Per mutualità fiscale di una cooperativa deve intendersi la ricorrenza di precise previsioni statutarie, che caratterizzino la società, ammettendola a godere dei benefici tributari.
La previsione normativa è quella dell’art. 26 del D.Lgs.C.P.S. n. 1577 del 14.12.47 che recita testualmente:
"Agli effetti tributari si presume la sussistenza dei requisiti mutualistici quando negli statuti delle cooperative siano contenute le seguenti clausole:
divieto di distribuzione dei dividendi superiore alla remunerazione dei prestiti sociali;
devoluzione ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione del patrimonio residuo, in caso di liquidazione, dedotti il capitale versato e rivalutato e i dividendi eventualmente maturati."
Quanto sopra viene poi integrato dalle disposizioni del secondo e terzo comma dell’art.2536 del Codice Civile, anch’esso modificato come la norma precedente dalla legge n. 59/92, che recitano:
" …Una quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione, nella misura e con le modalità previste dalla legge. La quota degli utili che non è assegnata ai sensi dei commi precedenti e che non è utilizzata per la rivalutazione delle quote o delle azioni, o assegnata ad altre riserve o fondi, o distribuita ai soci deve essere destinata a fini mutualistici."
Si intende invece per mutualità civile di una cooperativa la ricorrenza di una serie di requisiti di tipo soggettivo ed oggettivo, quali
I requisiti dei soci:
subordinazione dell’ammissione dei soci al possesso dei requisiti richiesti dalla legge e dallo statuto, ed al parere favorevole degli amministratori;
incedibilità della quota o delle azioni societarie se non previa autorizzazione degli amministratori;
limitazioni nel recesso del socio e nel subentro degli eredi dello stesso in caso di sua morte;
previsione di esclusione dei soci che non adempiono agli impegni contratti con la società;
limitazioni nella possibilità di rappresentanza in assemblea, previa esplicita previsione statutaria e comunque limitata ad altro socio, con la sola eccezione delle cooperative agricole in cui il socio coltivatore diretto può essere rappresentato da un parente fino al terzo grado od un affine fino al secondo grado purché compartecipe nell’esercizio dell’impresa agricola.
I requisiti patrimoniali:
previsione dell’accantonamento a riserva legale di almeno un quinto degli utili invece del cinque per cento previsto per le società per azioni, e limitazione nella devoluzione degli utili non destinati a riserva;
previsione di particolari requisiti ai fini tributari per le cooperative che vogliano godere delle agevolazioni;
previsione di una particolare regolamentazione della modalità e della facoltà di un socio di partecipare alla formazione del capitale sociale.
I requisiti funzionali:
previsione di un numero minimo dei soci per la costituzione della cooperativa ed obbligo di integrare tale numero qualora scendesse al di sotto del minimo richiesto a pena di scioglimento;
variabilità del capitale sociale sia in relazione al variare del numero dei soci che della partecipazione allo stesso del singolo socio;
obbligo di eleggere gli amministratori solo all’interno della platea sociale;
principio di "una testa un voto" ossia diritto di un solo voto per ogni socio a prescindere dalle quote o azioni possedute (principio, come vedremo in seguito, non più valido in termini assoluti a seguito dell’evoluzione normativa);
divieto di trasformazione della società cooperativa in altra società ordinaria.
La vigilanza governativa:
assoggettamento alla vigilanza del Ministero competente o, in alternativa a quella delle Associazioni di rappresentanza e tutela del movimento cooperativo.
Con il nuovo ordinamento è stata però introdotta una distinzione fondamentale nell’ambito delle tipologie di società cooperative. In particolare, centro della riforma è la "cooperativa a mutualità prevalente", le cui caratteristiche sono delineate in ragione dello scambio mutualistico e in virtù di criteri di tipo quantitativo, come si evince dalla nuova lettera dell’art.2512 c.c.
Nella fattispecie possono essere qualificate tali quelle cooperative che:
si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni e servizi da parte dei soci.
I criteri che definiscono la prevalenza, i quali devono essere documentati da amministratori e sindaci in nota integrativa, sono ispirati ai seguenti parametri:
ricavi delle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni;
costo del lavoro dei soci superiore al 50% del totale del costo del lavoro;
costo della produzione per servizi ricevuti dai soci, o per beni conferiti da questi ultimi, superiori al 50% del totale dei costi dei servizi, o al costo delle merci, o materie prime acquistate o conferite.
Sono dunque le cooperative a mutualità prevalente, per la loro non lucratività soggettiva e oggettiva, le uniche a beneficiare delle agevolazioni di carattere tributario destinate, nella disciplina previgente, a tutte le cooperative, identificandosi le stesse con la fattispecie delineata nella L.366/2001 come cooperazione "costituzionalmente riconosciuta".
Ai sensi dell’art.2518 c.c. la società cooperativa deve costituirsi per atto pubblico, a pena di nullità.
Come per le altre società, Atto Costitutivo e Statuto sono i documenti fondamentali su cui si fonda la "nascita" dell’ente.
Per quanto riguarda l’Atto Costitutivo, il nuovo articolo 2521 del Codice Civile introduce alcune significative modifiche; prevede infatti che nello stesso compaiano le "regole per lo svolgimento dell’attività mutualistica".
Inoltre, cosa più importante, l’ente dovrà specificare se intende o meno agire con i terzi, con la rilevante conseguenza che, se lo Statuto nulla prevede, tale attività deve ritenersi non consentita.
Per procedere alla costituzione legale è necessario che i soci siano almeno 9; è poi previsto un numero maggiore di soci per alcune categorie di cooperative.
18 soci per le cooperative edilizie, ai fini dell’iscrizione nell’apposito Albo Nazionale;
50 soci per le cooperative di consumo;
200 soci per le banche di credito cooperativo.
Tale limite va comunque considerato alla luce della variabilità del capitale, ora riconosciuta dall’art.2524 del nuovo codice, che implica la non necessarietà di modificare l’Atto Costitutivo qualora ci sia un cambiamento nella dimensione della compagine sociale.
Può comunque costituirsi una società cooperativa di 3 soci quando gli stessi siano persone fisiche e l’ente adotta le norme delle società a responsabilità limitata.
Con l’entrata in vigore della L. 24.11.2000 n.340 (c.d. Legge Bassanini) è stato soppresso il procedimento di omologazione del Tribunale sull’Atto Costitutivo.
Il "giudizio di omologazione" si fondava in concreto sul positivo accertamento dello scopo mutualistico, e conseguentemente sulla disciplina statutaria riguardante i requisiti di ammissione dei soci, elemento correlato con la connotazione mutualistica della stessa.
L’iscrizione nel registro imprese non avviene più, dunque, per ordine del Tribunale, ma viene effettuata dallo stesso notaio rogante, il quale verifica la sussistenza delle condizioni di legge per la validità dell’atto.
Il procedimento sopra esposto, insieme all’iscrizione nel Registro Prefettizio, nello Schedario generale e negli Albi regionali (ove istituiti), costituiva quello che viene chiamato "controllo preventivo".
Peraltro, in relazione al ruolo del controllo amministrativo esercitato al momento dell’iscrizione nel Registro Prefettizio, bisogna ricordare che, secondo la prevalente dottrina, la stessa, pur costituendo conditio sine qua non per accedere alle agevolazioni fiscali, concretizzava un onere per le cooperative, e quasi un atto dovuto per le Prefetture (ora Uffici Territoriali del Governo).
L’organo prefettizio poteva comunque segnalare al Ministero competente casi di atti costitutivi dai quali fossero emersi elementi di sostanziale incompletezza o contrasto con la normativa e i principi cooperativistici; lo stesso avrebbe potuto assumere le iniziative più opportune sentita la Commissione Centrale per le Cooperative.
L’Albo Nazionale degli Enti Cooperativi, previsto con la nuova normativa, include le finalità del già citato Registro.
A differenza di altri Paesi ove il fenomeno cooperativo è disciplinato in modo autonomo (con la creazione di un tipo di società sui generis), nel nostro ordinamento, e fin da loro primo apparire, le società cooperative sono state inquadrate (già dal vecchio codice di commercio) nell'ambito delle società commerciali - sullo schema delle società per azioni - ma senza capitale fisso, con alcune limitazioni nella misura della partecipazione e soprattutto con l'affermazione del fondamentale principio "una testa un voto".
Questa prima regolamentazione si rivelò insufficiente ad identificare i caratteri distintivi delle nostre società perchè consentiva ad imprese, sostanzialmente capitalistiche, di attribuirsi l'etichetta di cooperativa al fine di usufruire delle agevolazioni fiscali a questa riservate.
Favorevole ad una migliore definizione del fenomeno, anche in ragione del suo successivo sviluppo, fu l'età giolittiana quando con una serie di disposizioni (in particolare la legge 25.6.1909 n. 422 ed il relativo regolamento del 1911) furono dettate norme particolari sull'ordinamento delle nostre società: numero minimo dei soci; regole per la formazione del bilancio ed il calcolo degli utili; il ristorno; la destinazione di utili a scopi di previdenza, mutualità, cooperazione ed istruzione.
Successivamente il Codice Civile ha tentato di riorganizzare completamente la materia in un titolo autonomo e distinto da quello destinato alle società ordinarie (il VI del V libro) tentando di dare alle cooperative (con gli articoli da 2511 a 2545) una configurazione parzialmente autonoma.
L'esito è risultato contraddittorio sia per la vaghezza del concetto di "scopo mutualistico" assunto a elemento caratterizzante e distintivo della società cooperativa; sia perchè l'impianto organizzativo della stessa (in virtù del rinvio operato dall'art. 2516) appare troppo ricalcato su quello delle società per azioni. In ben mutato clima la Costituzione è intervenuta a riconoscere (art. 45) "la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata", affidando al legislatore il compito di promuovere e favorirne l'incremento.
A ciò il legislatore ha provveduto fino ad oggi in forma occasionale, disorganica e parziale con una serie di disposizioni sia a livello statale che regionale.
Nell'ambito delle leggi statali si sono distinte:
leggi generali che contengono disposizioni di varia natura applicabili alle società cooperative di ogni tipo;
leggi particolari inerenti esclusivamente un dato settore in cui la cooperazione opera nella sua generalità;
leggi speciali propriamente dette che trattano dei singoli tipi di attività cooperativa, integrando così la disciplina del codice civile.
I principali provvedimenti statali per la cooperazione:
D.L.C.P.S. 14.12.1947 n. 1577 parzialmente integrata e/o modificata con le leggi 8.5.1949 n. 285; 13.3.1950 n. 114; 2.4.1951 n. 302 e 17.2.1971 n. 127;
Legge 19.3.1983 n. 72;
Legge 27.2.1985 n. 49;
Legge 28.2.1986 n. 44;
Legge 8.11.1991 n. 381;
Legge 31.1.1992 n. 59;
Legge 25.2.1992 n. 215;
Decreto Legislativo 4.12.1997 n. 460;
Legge 3.4.2001 n. 142;
Legge 3.10.2001 n. 366;
Decreto Legislativo 02.08.2002 n.220;
Decreto Legislativo 17.01.2003, n.6 coordinato con le modifiche del D.Lgs. 06.02.04 n.37;
D.M. 23.06.2004 istitutivo dell’Albo delle società cooperative;
Decreto Legislativo 28.12.2004, n.310 (in G.U. n.305 del 30.12.2004);
Decreto Legislativo 10.09.2003, n.276 coordinato con le modifiche del Decreto Legislativo del 6 ottobre 2004 n.251;
Decreto Ministeriale 06.12.04 sulla vigilanza.
Circolare attuativa del D.M. 23.6.2004: Albo delle Società Cooperative
Circolare D.M. 06.12.04
Legge 3.4.2001 n. 142
Decreto Legislativo 02.08.2002 n.220
Decreto Legislativo 17.01.2003 n. 6
D.M. 23.06.2004
Decreto Legislativo 28.12.2004 n. 310
Decreto Legislativo 10.09.2003 n. 276
Decreto Ministeriale 06.12.2004
Decreto Contributi di Revisione 2005/2006
Decreto Ministeriale 31.01.2005