Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/33805-il-presidente-della-repubblica.asp
Timestamp: 2019-09-16 14:44:17+00:00
Document Index: 86716323

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 85', 'art. 91', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 89']

Guida sull'elezione, le prerogative e gli atti del Presidente della Repubblica nell'ordinamento italiano, i suoi compiti e la cessazione del mandato
di Luca Passarini - L'art. 87 1° comma Cost. afferma che "Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale."
Presidente della Repubblica: organo super partes
Cessazione del mandato
Gli atti presidenziali
L'istituto della controfirma ministeriale
Questo organo costituzionale, monocratico e definito super partes, ha il compito di rappresentare la nazione e controllare il corretto funzionamento degli organi, configurandosi quale garante o meglio arbitro dei conflitti politici interni al Parlamento è più in generale dell'intero meccanismo costituzionale. Nel nostro sistema si presenta privato della funzione di indirizzo politico, spesso nella storia attribuzione principale del Capo dello Stato.
È l'articolo 84 a definire chi può essere eletto Presidente della Repubblica: ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età, e che goda dei diritti civili e politici; inoltre è fissato il limite che l'ufficio del Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranza (come eccezione si segnala solo la Valle dl'Aosta che ha un solo delegato). L'elezione avviene per scrutinio segreto e a maggioranza dei due terzi dell'assemblea per le prime tre votazioni, dalla quarta è sufficiente la maggioranza assoluta degli aventi diritto.
Dalla lettura dell'art. 85 3° comma si evince che: "Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, l'elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica". In questo caso è la stessa Costituzione che sottrae a un organo prossimo alla scadenza, l'elezione della prima Carica dello Stato. È questo l'unico caso in cui il Presidente della Repubblica, la cui durata in carica è fissata dalla Costituzione a sette anni, gode degli effetti della prorogatio, vedendo prorogati i propri poteri fino alla elezione del nuovo Presidente e al successivo giuramento di fronte al Parlamento in seduta comune (art. 91), al fine di evitare un vuoto di continuità.
Fisiologicamente il mandato presidenziale termina per la scadenza del settennio. Lo stesso è poi rieleggibile ovvero diventa di diritto senatore a vita. La cessazione dalla carica può però essere anticipata, in caso di morte; dimissioni, impedimento permanente, decadenza per il venire meno di un requisito di eleggibilità o per destituzione pronunciata dalla Corte costituzionale, al termine di un processo giurisdizionale che ha portato alla condanna del Presidente per alto tradimento o attentato alla Costituzione. La cessazione del mandato impone di anticipare le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica, non valendo in questo caso l'istituto della prorogatio.
In caso di impedimento solo temporaneo (per sospensione dalla carica disposta dalla Corte costituzionale in pendenza del processo costituzionale, malattia, viaggio all'estero...) opera invece l'istituto della supplenza per cui le funzioni e le attribuzioni del Presidente della Repubblica sono assunti dal Presidente del Senato (art. 86 Cost) con poteri che la dottrina definisce di ordinaria amministrazione.
La s u p p l e n z a consiste nell'assunzione dei poteri e delle funzioni del Capo dello Stato da parte del Presidente del Senato (art. 86 Cost. 1° co.15), nelle ipotesi in cui, a causa di un impedimento temporaneo, il Presidente della Repubblica non possa svolgere la propria attività.
A conclusione dell'analisi della figura costituzionale del Presidente della Repubblica non si può non fare cenno agli atti presidenziali.
Questi atti si suole differenziarli in atti formalmente presidenziali; atti formalmente e sostanzialmente presidenziali; atti sostanzialmente complessi.
Nel primo caso gli atti sono solo formalmente presidenziali, mentre in verità il contenuto è determinato interamente dal Governo, svolgendo il Presidente della Repubblica un mero controllo di legalità o di merito, consentendo al Presidente, di rallentare l'adozione e di richiedere un nuovo esame da parte dell'organo che li ha deliberati. Rientrano in questa categoria di atti i decreti legge; i decreti legislativi; i regolamenti governativi; le nomine amministrative; gli atti di esercizio dell'esecutivo..
Tra gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, troviamo invece la nomina di cinque senatori a vita e di cinque giudici della Corte costituzionale; la nomina di otto esperti componenti il CNEL; il rinvio al Parlamento di una legge; la promulgazione delle leggi; i messaggi alle Camere...
Da ultimo occorre considerare gli atti sostanzialmente complessi sono atti il cui contenuto è determinato sia dal Governo che dal Presidente stesso, e che impegnano la responsabilità di entrambi, potendosi considerare tali la nomina del Presidente del Consiglio; lo scioglimento delle Camere; la concessione della grazia.
La stessa Costituzione esprime la necessità dello strumento della controfirma sugli atti presidenziali, richiedendo la sottoscrizione del Ministro proponente e anche del Presidente del Consiglio nel caso di decreti legge o decreti legislativi (art. 89 Cost.), trasferendo a questi la responsabilità (politica) dell'atto firmato dal Presidente.
Riferimenti bibliografici AA.VV., Diritto costituzionale, manuale per concorsi pubblici, 2018
(09/03/2019 - StudenteLuca Passarini) • Foto: studiocataldi.it