Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1102-codice-civile-uso-della-cosa-comune
Timestamp: 2018-12-17 01:44:21+00:00
Document Index: 10637693

Matched Legal Cases: ['art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 3', 'art. 1120']

Art. 1102 codice civile: Uso della cosa comune | La Legge per tutti
Art. 1102 codice civile: Uso della cosa comune
Titolo: [v. 1100]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].
Destinazione: indica il fine a cui la cosa è rivolta, avuto riguardo non solo della normale funzione ma anche dell’impiego, eventualmente diverso, concordato dalle parti.
Ciascun comunista (contitolare del diritto di proprietà [v. 832] o di altro diritto reale [v. Libro III, Titolo II] sul bene) può servirsi della cosa comune senza modificarne la destinazione e rispettando il diritto a goderne degli altri contitolari; può altresì modificare la cosa comune a proprie spese per conseguire un maggior godimento dall’uso della stessa.
In tema di condominio negli edifici e più nello specifico di opere di chiusura delle parti di proprietà esclusiva è legittimo - se non vietato da regolamento condominiale e comunale - l'intervento di trasformazione di un posto auto aperto in un box auto chiuso.
Cassazione civile sez. II 16 dicembre 2014 n. 26426
L'apertura nell'androne condominiale di un nuovo ingresso a favore dell'immobile di un condomino è legittima, ai sensi dell'art. 1102 cod. civ., in quanto, pur realizzando un utilizzo più intenso del bene comune da parte di quel condomino, non esclude il diritto degli altri di farne parimenti uso e non altera la destinazione del bene stesso. Rigetta, App. Napoli, 11/06/2012
Cassazione civile sez. VI 14 novembre 2014 n. 24295
Il condominio non può impedire al proprietario del locale a piano terra di mettere in comunicazione il proprio immobile con l'androne del portone, dotando, conseguentemente, la proprietà esclusiva di una nuova uscita; non è precluso, infatti, al comproprietario, il diritto di trarre dal bene condominiale una utilità maggiore e più intensa rispetto agli altri comproprietari, ovviamente nel rispetto dei paletti imposti dall'art. 1102 c.c.. L'apertura di una nuova entrata all'interno dell'androne condominiale non sarebbe vietata in quanto non verrebbe irreversibilmente alterata la destinazione d'uso del bene comune né, per altro verso, verrebbe precluso agli altri condomini di utilizzare l'androne per raggiungere le rispettive proprietà.
Il diritto a chiedere il distacco dall'impianto di riscaldamento condominiale, a determinate condizioni, non potendo la rinunzia del singolo condomino, comportare un maggiore aggravio per gli altri, non può non valere per il futuro e non comporta la possibilità di chiedere restituzioni o danni (fattispecie relativa all'azione intrapresa dalla proprietaria di un attico che lamentava l'insufficienza del calore irradiato dai termosifoni posti nel suo appartamento e che aveva chiamato in giudizio il condominio chiedendo di dichiararsi la cessazione dell'obbligo di contribuire alle spese di esercizio, il diritto alla restituzione delle somme già versate, l'autorizzazione ad isolare i termosifoni dall'impianto centralizzato ed i danni).
Cassazione civile sez. II 13 novembre 2014 n. 24209
Una volta accertata la natura condominiale di una parte dell'edificio, questa comproprietà non può essere limitata da nessun condomino (accolta, nella specie, l'azione proposta da un condominio nei confronti di alcuni condomini proprietari della terrazza, di proprietà esclusiva, posta al sesto piano dell'edificio. Il condominio esponeva che lo stabile era munito di un ascensore e che il locale macchine condominiale era sito sul lastrico solare a cui vi si accedeva salendo la scala condominiale fino alla terrazza dei convenuti; tuttavia, questi avevano apposto un cancello lungo la scala condominiale, non consentendo più il libero accesso ai condomini).
Cassazione civile sez. VI 20 ottobre 2014 n. 22192
In tema di condominio negli edifici, non è automaticamente configurabile un uso illegittimo della parte comune costituita dall'area di terreno su cui insiste il fabbricato e posano le fondamenta dell'immobile, in ipotesi di abbassamento del pavimento e del piano di calpestio eseguito da un singolo condomino, dovendosi a tal fine accertare o l'avvenuta alterazione della destinazione del bene, vale a dire della sua funzione di sostegno alla stabilità dell'edificio, o l'idoneità dell'intervento a pregiudicare l'interesse degli altri condomini al pari uso della cosa comune. Cassa con rinvio, App. Firenze, 06/06/2013
Cassazione civile sez. II 22 settembre 2014 n. 19915
Oggetto della tutela apprestata dall'art. 1102 c.c. è la preservazione della destinazione complessiva del bene comune, non la mera immodificabilità materiale dello stesso, e il relativo giudizio, che va formulato caso per caso, tenuto conto delle situazioni peculiari, si risolve in un giudizio di fatto sindacabile in sede di legittimità solo per limiti motivazionali (nella specie, la Corte ha escluso l'uso illegittimo della cosa comune nella condotta della parte che aveva abbassato il pavimento e il piano di calpestio per 60 cm., dovendosi identificare per cosa comune la porzione di terreno su cui viene ad insistere l'intero fabbricato, vale a dire nell'area di terreno sita in profondità, sottostante la superficie alla base del fabbricato, sulla quale posano le fondamenta dell'immobile; a detta della Corte per qualificare la condotta come illegittima occorreva l'accertamento dell'avvenuta alterazione della destinazione della cosa, ossia della funzione di sostegno alla stabilità dell'edificio, ovvero l'accertamento dell'idoneità dell'intervento realizzato dalla parte a pregiudicare l'interesse degli altri condomini al pari uso della cosa comune).
In tema di condominio l'installazione di un ascensore, al fine dell'eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un cortile e di un muro comuni, deve considerarsi indispensabile ai fini dell'accessibilità dell'edificio e della reale abitabilità dell'appartamento, e rientra pertanto nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell'art. 1102 c.c., senza che, ove siano rispettati i limiti di uso delle cose comuni stabiliti da tale norma, rilevi la disciplina dell'art. 907 c.c. sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, neppure per effetto del richiamo a essa operato nell'art. 3, comma 2, l. n. 13 del 1989, non trovando detta disposizione applicazione in ambito condominiale.
Cassazione civile sez. II 30 giugno 2014 n. 14809
Per innovazioni della cosa comune, ai sensi dell'art. 1120 c.c., devono intendersi le modificazioni materiali di essa che ne importino l'alterazione dell'entità sostanziale o il mutamento della sua originaria destinazione, con conseguente implicita incidenza sull'interesse di tutti i condomini; in particolare, l'apertura di un varco nel muro perimetrale, per esigenze del singolo condomino, è consentito quale uso più intenso del bene comune, con eccezione del caso in cui tale varco metta in comunicazione l'immobile del condomino con altra unità immobiliare attigua, pur di proprietà del medesimo, ma ricompresa in un diverso edificio condominiale, considerato che, in tal caso, il collegamento tra unità abitative determina la creazione di una servitù.
Cassazione civile sez. II 30 giugno 2014 n. 14807
16/06/2017 alle 15:06
Salve, ho una villetta che confina col mio vicino e l’unica cosa che ci divide e una rete di perimetro posta in giardino, dove da regolamento, e stato approvato che uno nella sua parte interna può piantare delle siepi che non superano una altezza superiore a due metri.
La mia domanda è: lui non ha messo la siepe ma dei paletti di ferro da giardino con una rete metallica come quella attuale, è poi rivestendola con rete ombreggiante verde, può farlo? Io seppur non d’accordo a tale modifica, che mi toglie luce e aria, lui la messo lo stesso dicendo che l’amministratore gli ha detto che uno nella sua proprietà, basta che si allontana di 7 centimetri dalla rete di confine può fare quello che gli pare. E vero questo? Chi mi può aiutare gentilmente
MIRCO MARCHETTI ha detto:
08/12/2017 alle 19:05
buongiorno,vorrei esporre il seguente problema condominiale: un inquilino del condominio dove abitano i miei genitori ha richiesto di potere uscire con un tubo di scarico per “acque nere” da un suo appartamento che aveva sdoppiato in due proprieta’ una decina di anni fa,non rispettando la corretta divisione anche dei medesimi scarichi.Avendo ottenuto in assemblea il consenso a procedere a sue spese, nel rispetto delle norme di legge e del codice civile a che il tubo si ricolleghi alla cisterna dei liquami del palazzo,puo’ ora pretendere di attraversare con il tubo in questione trasversalmente zone dove ci sono finestre,balconi e o terrazzi di altri condomini,fino a dove si intende parte condominiale la facciata di una parete e dove invece si rientra in area di proprieta’ privata e quindi contestare il progetto.
21/12/2017 alle 18:39
Buongiorno, abito in un condominio di 4 abitazione, nel giardino condominiale un condomino ha messo 3 statuette di gnomi che a me danno fastidio posso farle togliere? Se si a chi devo rivolgermi. cordiali saluti