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Timestamp: 2018-04-21 02:02:28+00:00
Document Index: 105144207

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 63', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 11 maggio 2017, n. 11669 - Riscossione - Ingiunzione di pagamento - Occupazione abusiva suolo pubblico - Passo carrabile - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 maggio 2017, n. 11669
Riscossione – Ingiunzione di pagamento – Occupazione abusiva suolo pubblico – Passo carrabile
La controversia concerne l’impugnazione di una ingiunzione di pagamento per C. relativa ad una pretesa occupazione abusiva di suolo pubblico dovuta a un supposto “passo carrabile” in via del (…) per l’anno 2005.
1. Preliminarmente deve essere valutato il secondo motivo del ricorso principale con il quale l’ente locale deduce il difetto di giurisdizione del giudice tributario in relazione alla sentenza n. 64 del 14 marzo 2008 con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 2, secondo periodo, d.lgs. n. 546 del 1992 (come modificato dall’art. 3-bis, comma 1, lettera b), d.l. n. 203 del 2005) nella parte in cui attribuiva alla giurisdizione tributaria le controversie relative alla debenza del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (C.) previsto dall’art. 63, d.lgs. n. 446 del 1997.
2. La censura deve essere rigettata alla luce del principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte secondo cui: «Il giudicato implicito sulla sussistenza della giurisdizione, formatosi per effetto della non impugnazione sulla questione di giurisdizione della sentenza che ha deciso il merito della controversia, preclude alla pronuncia di incostituzionalità della norma sul cui presupposto il giudice ha deciso nel merito di produrre effetti nel processo, poiché il rilievo del difetto di giurisdizione è ormai precluso» (Cass. S.U. n. 9594 del 2012; v. anche Cass. n. 24079 del 2014).
3. Nel caso di specie, come il collegio ha accertato mediante l’acquisizione del fascicolo d’ufficio, la questione di giurisdizione non ha costituito motivo di impugnazione nella fase d’appello, con la conseguente formazione del giudicato implicito sul punto: né la parte ricorrente deduce (e nemmeno dimostra) di aver sollevato siffatta eccezione nel giudizio di merito.
6. Sicché deve essere accolto il primo motivo del ricorso principale essendo ormai consolidato il principio di diritto secondo cui qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico e uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l’accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse (ma non è questo il caso, trattandosi delle medesime finalità) da quelle che hanno costituito lo scopo ed il petitum del primo (cfr. fra le tante Cass. n. 8650 del 2010).