Source: https://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/revoca-pds-per-false-dichiarazioni-il-procedimento-che-lo-avrebbe-accertato-si-%C3%A8-concluso-con-7200.aspx?catid=31
Timestamp: 2020-01-28 04:39:31+00:00
Document Index: 177158676

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 483', 'art- 1', 'art. 1', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 460', 'art. 460', 'sentenza ', 'art. 1']

Revoca pds, per false dichiarazioni - il procedimento che lo avrebbe accertato si è concluso con decreto penale, è ancora opponibile e non legittima la revoca (Penale) - GuideLegali.it
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Con il provvedimento impugnato, la Questura ha revocato al ricorrente il permesso di soggiorno rilasciatogli a seguito della favorevole conclusione del procedimento di “emersione” ex art. 1-ter L. n. 102/2009. A fondamento del provvedimento di autotutela l’amministrazione ha posto la circostanza che il datore di lavoro era stato deferito all'A.G. per art. 483 c.p.
Motaleb Bhuiyan, rappresentato e difeso dall'avv. Paolo Cognini, con domicilio eletto presso la Segreteria T.A.R. Marche, in Ancona, via della Loggia, 24;
Ministero dell'Interno, Questura di Ancona, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliati presso la sede della stessa, in Ancona, piazza Cavour, 29;
previa sospensione, del provvedimento datato 19/12/2011 con il quale il Questore della Provincia di Ancona ha revocato il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro in esito all'istanza di emersione ex L. n. 102/2009;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e della Questura di Ancona;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 ottobre 2013 il dott. Tommaso Capitanio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
- violazione artt. 3, 24 e 97 Cost. e art- 1-ter L. n. 102/2009, in quanto la semplice pendenza di un procedimento penale (che oltretutto non riguarda esso ricorrente) non è sufficiente a giustificare la revoca del permesso di soggiorno;
- difetto di motivazione, anche con riguardo alle ragioni di pubblico interesse che giustificherebbero la revoca del titolo di soggiorno.
- in generale, non è legittima la revoca del permesso di soggiorno rilasciato a seguito di emersione per il solo fatto che il lavoratore “emerso” e/o il datore di lavoro dichiarante siano stati denunciati per il reato di false dichiarazioni (per avere, in sostanza, dichiarato falsamente la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare nel periodo preso in considerazione dall’art. 1-ter della L. n. 102/2009). Questo in nome del principio costituzionale di cui all’art. 27 della Carta fondamentale;
- la revoca è tuttavia legittima in due casi. O quando è nel frattempo intervenuta la sentenza penale di condanna che abbia accertato l’insussistenza del rapporto di lavoro oppure quando, anche a prescindere dagli esiti delle indagini penali, l’amministrazione abbia accertato in modo inconfutabile che il rapporto di lavoro non si è svolto nel periodo indicato dall’art. 1-ter. In un caso esaminato dal Tribunale l’amministrazione aveva ad esempio accertato che nel periodo indicato nella domanda di emersione il lavoratore era ristretto presso un C.I.E., per cui non era possibile che avesse lavorato alle dipendenze del datore di lavoro dichiarante. In un altro caso era emerso che il lavoratore svolgeva in contemporanea attività lavorativa incompatibile, per ragioni di tempo e di luogo, con quella indicata nella domanda di emersione;
- seppure è vero che, allorquando la denuncia penale riguarda solo il datore di lavoro, il lavoratore dovrebbe essere ritenuto estraneo ai fatti (e dunque non passibile della revoca del titolo di soggiorno), anche perché la dichiarazione di emersione viene sottoscritta solo dal datore di lavoro, è altrettanto vero che il lavoratore condivide il contenuto della dichiarazione nel momento in cui sottoscrive il contratto di soggiorno presso il S.U.I. (vedasi la recente sentenza di questo Tribunale n. 284/2013). E’ evidente infatti che il lavoratore non può non sapere se il rapporto di lavoro oggetto di “emersione” è fittizio o meno, per cui è corretto sostenere che con la sottoscrizione del contratto di soggiorno anche il lavoratore avalla le false dichiarazioni rese dal datore di lavoro.
- per un verso, è nel frattempo intervenuta una pronuncia di condanna a carico del datore di lavoro (per cui potrebbe ritenersi inverato uno dei due casi di cui si è appena detto, anche se al riguardo occorre tenere conto di quanto dispone l’art. 460, comma 5, c.p.p. circa gli effetti del decreto penale nei giudizi civili e amministrativi);
- per altro verso, tale pronuncia è per l’appunto un decreto penale che, a quanto riferito dall’amministrazione nella memoria di costituzione, non ha ancora acquistato efficacia, non essendosi perfezionata la notifica al destinatario. Va peraltro osservato che nessuna modificazione del quadro fattuale di riferimento rispetto al momento dell’adozione dell’ordinanza n. 422/2012 è stata resa nota al Tribunale, per cui si deve ritenere che il citato decreto penale è allo stato ancora inefficace (e a questo proposito si deve richiamare il disposto dell’art. 460, comma 4, c.p.p.).
Per cui, fino a quando la penale responsabilità del datore di lavoro e/o del lavoratore “emerso” non siano accertate - soprattutto in punto di fatto - da una sentenza penale passata in giudicato, la revoca del permesso di soggiorno rilasciato a seguito di “emersione” è illegittima, salvo che, come detto, l’amministrazione non abbia già accertato autonomamente che il rapporto di lavoro non si è svolto nel periodo indicato dall’art. 1-ter.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 24 ottobre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Studio Legale Mami - Piacenza, PC
L'Avv. Matteo Mami, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Piacenza dal 2006, presta attività di consulenza ed assistenza in materia di diritto civile e penale sia in sede giudiziale che stragiudiziale...