Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_societario/2325
Timestamp: 2020-07-15 19:11:07+00:00
Document Index: 88847581

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 78', 'art. 1497', 'art. 1453', 'art. 1495', 'sentenza ', 'art. 2362', 'art. 2740', 'art. 42', 'art. 2330', 'art. 2362']

Art. 2325-bis
I. Nella società per azioni per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.
II. In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono appartenute ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall'articolo 2342 o fin quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta dall'articolo 2362.
Contratti agrari - Diritto di prelazione e di riscatto - In genere - Fondo di proprietà di una società di capitali - Cessione del pacchetto azionario della società - Diritto di prelazione e riscatto del'affittuario - Insussistenza - Fondamento. .
Ai fini dell'esercizio del diritto di prelazione e riscatto di un fondo rustico da parte dell'affittuario coltivatore diretto, secondo la disciplina di cui all'art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, non è ravvisabile il trasferimento a titolo oneroso della proprietà del fondo nella cessione del pacchetto azionario di una società di capitali proprietaria dell'immobile, comportando tale cessione il subingresso di altri nella qualità di soci, ma non nella titolarità dei beni sociali, che resta alla società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Gennaio 2010, n. 1523. Segue...
Comunione dei diritti reali - Condominio negli edifici - Amministratore - Nomina e revoca - Conferimento a persona giuridica - Ammissibilità - Fondamento. .
L'incarico di amministratore del condominio può essere conferito, oltre che a una persona fisica, anche a una persona giuridica - nella specie, una società di capitali - tenuto conto che la persona giuridica non soffre di limitazioni di capacità, se non nei casi tassativamente previsti dalla legge, e che essa è in grado di offrire, quanto all'adempimento della relativa obbligazione ed all'imputazione della conseguente responsabilità, un grado di affidabilità pari a quello della persona fisica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Ottobre 2006, n. 22840. Segue...
Procedimento civile - Legittimazione - Ad Causam - Società di capitali - Responsabilità patrimoniale esclusiva - Conseguenze - Fattispecie relativa alla legittimazione passiva in ordine a domanda di pagamento di prestazioni professionali - Socio di maggioranza con controllo totalitario della società - Rilevanza - Esclusione. .
In tema di legittimazione "ad causam", le società di capitali, in quanto dotate di personalità giuridica, sono soggetti distinti dai soci che ne fanno parte ed hanno la responsabilità patrimoniale esclusiva, salvo tassative ipotesi previste dalla legge (nella specie non dedotte), per le obbligazioni assunte nei confronti di terzi. Ne consegue che, legittimata passiva in ordine alla domanda di pagamento di prestazioni professionali, è la società di capitali e non il singolo socio, a nulla rilevando che, dopo il trasferimento delle quote sociali intervenuto nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, il socio stesso sia diventato socio di maggioranza, con assunzione del controllo pressoché totalitario della società stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 07 Aprile 2006, n. 8174. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Straordinaria - Verbale redatto da notaio - Onorario professionale - Obbligazione relativa - Responsabilità del Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società - Configurabilità - Esclusione - Ragioni e fondamento - Rapporto di immedesimazione organica. .
In tema di società di capitali, nei confronti dei terzi creditori estranei all'organizzazione sociale, tra amministratore e società opera, in generale, il principio di immedesimazione organica, il quale comporta che la relativa obbligazione sorga direttamente in capo a quest'ultima, mentre una (cor)responsabilità a carico dell'amministratore in aggiunta o in alternativa a quella della società è configurabile, malgrado il rapporto di immedesimazione organica, soltanto se introdotta in modo espresso da specifiche disposizioni di legge. Ne consegue che, versandosi al di fuori di una di queste ultime ipotesi, nei confronti del notaio che abbia prestato la propria opera professionale per la redazione del verbale di assemblea straordinaria della società, risponde, in applicazione del principio generale, esclusivamente la società medesima, e non anche il presidente del consiglio di amministrazione della società che abbia presieduto l'assemblea straordinaria per la cui riunione sia stata chiesta la prestazione professionale del notaio medesimo; ne' a diversa induce induce l'art. 78, primo comma, della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento del notariato e degli archivi notarili), in tema di pagamento degli onorari e diritti accessori di competenza del notaio, posto che tale norma aggiunge alla responsabilità del cliente quella, solidale, degli altri soggetti che sono stati pur essi parti nell'atto rogato dal notaio, laddove il presidente del consiglio di amministrazione della società non riveste la qualifica di parte nell'ambito del detto verbale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Ottobre 2004, n. 20771. Segue...
Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Capitale sociale - Conferimenti - Quota - Trasferimento - In genere - Contratto di cessione di azioni di società contro prezzo - Natura delle azioni come beni di 'secondo gradò - Conseguenze - Differenza della consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio sociale rispetto a quella pattuita in contratto - Mancanza di qualità e "aliud pro alio datum" - Configurabilità - Conseguenze - Risoluzione del contratto - Ammissibilità. .
Le azioni (e le quote) delle società di capitali costituiscono beni di "secondo grado", in quanto non sono del tutto distinti e separati da quelli compresi nel patrimonio sociale, e sono rappresentative delle posizioni giuridiche spettanti ai soci in ordine alla gestione ed alla utilizzazione di detti beni, funzionalmente destinati all'esercizio dell'attività sociale; pertanto, i beni compresi nel patrimonio della società non possono essere considerati del tutto estranei all'oggetto del contratto di cessione del trasferimento delle azioni o delle quote di una società di capitali, sia se le parti abbiano fatto espresso riferimento agli stessi, mediante la previsione di specifiche garanzie contrattuali, sia se l'affidamento del cessionario debba ritenersi giustificato alla stregua del principio di buona fede. Ne consegue che la differenza tra l'effettiva consistenza quantitativa del patrimonio sociale rispetto a quella indicata nel contratto, incidendo sulla solidità economica e sulla produttività della società, quindi sul valore delle azioni o delle quote, può integrare la mancanza delle qualità essenziali della cosa, che rende ammissibile la risoluzione del contratto ex art. 1497, cod.civ., ovvero, qualora i beni siano assolutamente privi della capacità funzionale a soddisfare i bisogni dell'acquirente, quindi "radicalmente diversi" da quelli pattuiti, l'esperimento di un'ordinaria azione di risoluzione ex art. 1453 cod.civ., svincolata dai termini di decadenza e prescrizione previsti dall'art. 1495 cod.civ. (Nella specie, successivamente alla stipula del contratto di cessione di azioni di una s.p.a., erano state accertate irregolarità fiscali nella gestione della società, con conseguente irrogazione in danno della stessa di sanzioni tributarie di importo elevatissimo, che ne avevano determinato il fallimento; la S.C. in applicazione del succitato principio, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata, che aveva escluso la proponibilità dell'azione di risoluzione per la vendita di 'aliud pro aliò). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2004, n. 18181. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Rapporti con i terzi - Obbligazioni sociali - Unico azionista - Esperibilità dell'azione di adempimento da parte del creditore sociale - Condizioni - Effetti - Fondamento. .
Per l'esperibilità da parte del creditore sociale dell'azione di adempimento delle obbligazioni sorte nel periodo in cui tutte le azioni di una società di capitali erano concentrate in un unico soggetto (art. 2362 cod. civ.)- persona fisica o giuridica che sia- nei confronti di costui non è sufficiente l'inadempimento della società, ma è necessario che questa sia insolvente. L'effetto della norma è quello di affiancare l'obbligazione personale dell' unico azionista a quella della società, senza però confondere i rispettivi patrimoni, di cui ciascuno resta titolare ancorché economicamente l'unico azionista possegga l'intero patrimonio della società, perché altrimenti sarebbe vanificato lo scopo della norma che è quello di rafforzare la garanzia dei creditori sociali e di impedire che i limiti della responsabilità patrimoniale della società consentano all'unico azionista di eludere la responsabilità patrimoniale sancita dall'art. 2740 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Ottobre 2003, n. 15793. Segue...
Società - Di capitali - In genere - Consistenza economica dell'ente - Interesse del socio al suo potenziamento ed alla sua conservazione - Modi di attuazione - Esclusivamente con strumenti interni - Individuazione - Legittimazione ad impugnare la validità di atti esterni o ad esperire azioni giudiziarie - Esclusione - Fallimento della società esecutata - Azione surrogatoria da parte del socio, agente anche in qualità di creditore della società, a tutela del patrimonio sociale - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere - Fallimento di società esecutata - Azione surrogatoria da parte del socio, agente anche in qualità di creditore della società, a tutela del patrimonio sociale - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze. .
Nelle società di capitali, che sono titolari di distinta personalità giuridica e di un proprio patrimonio, l'interesse del socio alla conservazione della consistenza economica dell'ente è tutelabile esclusivamente con strumenti interni, rappresentati dalla partecipazione alla vita sociale e dalla possibilità di insorgere contro le deliberazioni o di far valere la responsabilità degli organi sociali, mentre non implica la legittimazione ad assumere iniziative esterne, quali azioni giudiziarie e impugnazioni di atti, il cui esercizio resta riservato alla società. Ne consegue che anche in caso di dichiarazione di fallimento della società esecutata il socio, che agisca - come nel caso - anche in qualità di creditore della società esecutata, non è abilitato ad agire in via surrogatoria per la tutela del patrimonio della medesima, in quanto l'inammissibilità delle azioni esecutive individuali o della loro prosecuzione sui beni del debitore discendente dagli artt. 51 e 52 legge fall. si traduce nell'inammissibilità anche delle azioni ad esse strumentali, quali le azioni cautelari, la cui esperibilità - in applicazione dei principi generali cui il sistema concorsuale proprio della procedura fallimentare è informato dell'universalità oggettiva ( secondo cui dalla data del provvedimento di fallimento il debitore è privato della disponibilità di tutto il suo patrimonio, inventariato e preso in consegna dal curatore ) e soggettiva ( in base al quale il creditore, per soddisfarsi sul patrimonio inventariato del debitore deve sottostare alla disciplina sulla formazione dello stato passivo, essendo i beni del debitore destinati alla soddisfazione delle ragioni creditorie concorrenti ), posti rispettivamente dall'art. 42 legge fall. e dagli artt. artt. 51 e 52 legge fall.- resta pertanto riservata al potere decisionale del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2003, n. 5323. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale suscettibile di fallimento - Nozione. .
È configurabile una "holding" di tipo personale, costituente impresa commerciale suscettibile di fallimento, per essere fonte di responsabilità diretta dell'imprenditore, quando si sia in presenza di una persona fisica che agisca in nome proprio, per il perseguimento di un risultato economico, ottenuto attraverso l'attività svolta, professionalmente, con l'organizzazione e il coordinamento dei fattori produttivi, relativi al proprio gruppo di imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2003, n. 3724. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - In genere - "Holding" di tipo personale - Estremi - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni..
In ipotesi di "holding" di tipo personale, cioè di persona fisica che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie e svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l'indirizzo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio), la configurabilità di un'autonoma impresa, come tale assoggettabile a fallimento, postula che la suddetta attività, sia essa di sola gestione del gruppo (cosiddetta holding pura), ovvero anche di natura ausiliaria o finanziaria (cosiddetta holding operativa), si esplichi in atti, anche negoziali, posti in essere in nome proprio, quindi fonte di responsabilità diretta del loro autore, e presenti altresì obiettiva attitudine a perseguire utili risultati economici, per il gruppo o le sue componenti, causalmente ricollegabili all'attività medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2002, n. 12113. Segue...
Atti compiuti ed attività svolta in nome della società - Imputabilità alla società - Violazione delle regole del diritto societario con danno per la società o per i creditori o per i soci o per i terzi - Conseguenze.
La personalità giuridica acquistata dalla società di capitali con l'iscrizione di cui all'art. 2330 cod. civ. e la perfetta autonomia patrimoniale che vi inerisce, comportano l'esclusiva imputabilità alla società degli atti compiuti e dell'attività svolta in suo nome e delle relative conseguenze patrimoniali passive, con la conseguenza che - al di fuori del caso tassativamente previsto dall'art. 2362 cod. civ. - la violazione delle regole del diritto societario che si sia tradotta in danno per la società, o per i creditori o per i soci o per i terzi, ha come unica sanzione la responsabilità civile degli amministratori ed eventualmente anche dei sindaci, ma non comporta la possibilità che la titolarità della relativa impresa dalla società possa attribuirsi o propagarsi ai soci che, dietro lo schermo della società, svolgano, come propria e personale, l'attività formalmente imputabile alla prima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 1981, n. 6151. Segue...