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Timestamp: 2018-07-18 10:22:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 23', 'art. 39', 'art. 16', 'art. 2', 'art.18', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 192', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 39', 'art. 16', 'art. 39', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 5']

Novità fiscali del 20 ottobre 2011 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 20 ottobre 2011
1) Nuovo Provvedimento modifica le avvertenze della cartella esattoriale
2) Amministrazione finanziaria: nuovi orari uffici per venire incontro alle esigenze dei contribuenti
3) Chiusura liti minori: le nuove indicazioni dell’Agenzia delle Entrate
4) Per taluni tributi scade il prossimo 31 ottobre il ravvedimento “sprint”
5) Credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo avviate prima del 29/11/2008: va indicato nel Modello Unico 2012
Un nuovo Provvedimento ha modificato le avvertenze della cartella esattoriale.
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, in virtù dell’art. 25 del D.P.R. n. 602/1973 (che consente di modificare il modello della cartella di pagamento), con il Provvedimento 18 ottobre 2011, pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il 19 ottobre 2011 (e ciò, sostanzialmente, equivale alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244), ha disposto le modifiche delle avvertenze di cui agli allegati 1, 2, 3, 4 e 6 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 28 luglio 2010 nella sezione relativa alle modalità di presentazione del ricorso.
Questi i motivi della modifica alle avvertenze della cartella di pagamento
Il D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla Legge 15 luglio 2011, n. 111, ha introdotto modifiche al T.U. in materia di spese di giustizia – D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nonché alla disciplina dei procedimenti giurisdizionali introducendo alcuni adempimenti a carico delle parti e del difensore.
In particolare, all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 è stato aggiunto il comma 6-quater ai sensi del quale:
“Per i ricorsi principale ed incidentale proposti avanti le Commissioni tributarie provinciali e regionali è dovuto il contributo unificato nei seguenti importi:
– euro 1.500 per controversie di valore superiore a euro 200.000.”
All’art. 14 del citato T.U. è stato aggiunto il comma 3-bis che individua la norma di riferimento per la determinazione del valore della controversia e stabilisce le modalità con le quali procedere alla dichiarazione di tale valore.
Per effetto delle suddette nuove disposizioni, ai ricorsi tributari notificati successivamente al 6 luglio 2011 – data di entrata in vigore del D.L. n. 98 del 2011 – si applica il contributo unificato in sostituzione dell’imposta di bollo.
Il citato D.L. n. 98 del 2011 ha inoltre previsto, per tutti gli atti introduttivi di un giudizio, l’indicazione obbligatoria del codice fiscale, oltre che della parte, anche dei rappresentanti in giudizio (art. 23, comma 50) nonché, nel ricorso innanzi agli organi della giustizia tributaria, l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o delle parti (art. 39, comma 8), inserendo il comma 1-bis nell’art. 16 del D.Lgs. n. 546/1992 in materia di comunicazioni e notificazioni.
L’adempimento relativo all’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata della parte ricorrente è stato altresì previsto dal D.L. 13 agosto n. 138 (comma 35-bis inserito nell’art. 2 dalla legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148) che lo ha incluso tra gli elementi da indicare nel ricorso ai sensi dell’art.18 del citato D.Lgs. n. 546/1992.
Infine, é stata data evidenza alla circostanza che la mancata indicazione del codice fiscale della parte ricorrente o dell’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore determina l’aumento del contributo unificato nella misura della metà (art. 13, comma 3-bis, D.P.R. 115/2002).
Il contribuente che vuole impugnare il ruolo e/o la cartella deve proporre ricorso entro 60 giorni dalla notifica (ai degli artt. 18-22 del D.Lgs. n. 546/1992).
I termini per proporre ricorso sono sospesi di diritto dal 1 agosto al 15 settembre di ogni anno.
– intestare il ricorso alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente (art. 4 D.Lgs. n. 546/1992);
– notificare il ricorso alla Direzione/Ufficio che ha emesso il ruolo, indicato nell’intestazione della pagina relativa al “Dettaglio degli addebiti”, spedendolo per posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento o consegnandolo direttamente all’addetto della Direzione/Ufficio che rilascia la relativa ricevuta o tramite Ufficiale giudiziario;
– notificare il ricorso all’Agente della Riscossione nel caso in cui siano contestati vizi imputabili alla sua attività (ad esempio, vizi relativi al procedimento di notificazione della cartella di pagamento), spedendolo per posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento o tramite Ufficiale giudiziario.
– le generalità del ricorrente
– il codice fiscale del ricorrente e del rappresentante in giudizio
– l’indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente o del difensore incaricato
– la Direzione/Ufficio e/o l’Agente della Riscossione contro cui si ricorre
– la richiesta che viene rivolta alla Commissione tributaria provinciale
– la sottoscrizione del ricorrente o del difensore incaricato.
Il contribuente, entro 30 giorni da quando ha proposto il ricorso, deve – a pena di inammissibilità – costituirsi in giudizio, cioè deve depositare il proprio fascicolo presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale o spedirlo per posta, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.
· l’originale del ricorso se è stato notificato tramite l’Ufficiale giudiziario, oppure la copia del ricorso se è stato consegnato o spedito per posta; in questo caso il contribuente deve attestare che la copia sia conforme all’originale del ricorso;
– la fotocopia della ricevuta del deposito o della spedizione per raccomandata postale;
– la fotocopia della cartella di pagamento.
Prima di costituirsi in giudizio il contribuente è tenuto a pagare il contributo unificato in base al valore della controversia (art. 13, comma 6-quater, del DPR n. 115/2002).
Questo valore deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito.
Il contributo unificato è pagato secondo le modalità indicate nell’art. 192 del DPR n. 115/2002.
La ricevuta del versamento va allegata al ricorso al momento della costituzione in giudizio.
Contributo unificato raddoppiato: Come evitarlo
In particolare evidenza la circostanza che se nel ricorso il difensore non indica il proprio indirizzo di posta elettronica certificata ed il proprio numero di fax oppure la parte non indica il proprio codice fiscale, il contributo unificato è aumentato della metà (art. 13, comma 3-bis, del DPR n.115/2002).
Se la sospensione è concessa e poi il ricorso è respinto, il contribuente deve pagare gli interessi maturati durante il periodo di sospensione del pagamento.
Sospensione amministrativa: La richiesta di sospensione deve essere presentata in carta semplice alla Direzione/Ufficio che ha emesso il ruolo, indicato nell’intestazione della pagina relativa al “Dettaglio degli addebiti”.
Sospensione giudiziale: Se il pagamento della cartella può causare un danno grave e irreparabile, la richiesta motivata di sospensione deve essere proposta alla Commissione tributaria provinciale a cui viene presentato il ricorso.
La domanda può essere inserita nel ricorso oppure proposta con atto separato; in questo caso, il contribuente deve notificarla alla Direzione/Ufficio o all’Agente della Riscossione contro cui ha proposto ricorso e depositarla presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale con le stesse modalità previste per il ricorso.
Il Fisco punta sempre più sui servizi: Si allungano gli orari di apertura degli uffici delle Entrate.
Il Fisco cambia orario per essere più vicino alle esigenze dei cittadini. Gli sportelli dell’Agenzia, infatti, resteranno aperti più ore per supportare i contribuenti alle prese con gli adempimenti fiscali.
Una specifica direttiva prevede che l’orario minimo settimanale di apertura al pubblico passi da 24 a 26 ore, con almeno 30 ore e due giorni a orario continuato negli Uffici territoriali con maggiore affluenza di pubblico.
Per gli sportelli delle principali aree metropolitane le misure sono ancora più incisive e prevedono, in via sperimentale, l’erogazione dei servizi per almeno 32 ore e l’apertura anticipata di determinati sportelli per le attività più richieste.
Per questo è stato siglato un protocollo d’intesa con le organizzazioni sindacali, che consente di sperimentare l’estensione dell’orario di sportello per gli uffici di Milano, Napoli, Roma e Torino (compresi gli uffici di Rivoli e Moncalieri), anticipando l’apertura mattutina e prolungando al pomeriggio i servizi al pubblico, grazie a una particolare articolazione volontaria dell’orario di lavoro dei dipendenti.
L’orario di apertura degli Uffici territoriali dovrà essere definito nelle diverse sedi a livello provinciale e potrà essere esteso ad altre aree geografiche.
Con queste novità organizzative, l’Amministrazione finanziaria tende la mano ai
cittadini, adottando un approccio più flessibile e dinamico, tarato sulle specificità del territorio e sul tipo di contribuente.
Questa iniziativa si aggiunge ad altre già attivate per avvicinare l’Agenzia ai cittadini, quali il nuovo sito Internet, più facile da consultare per i “non addetti ai lavori”; la semplificazione del linguaggio per le comunicazioni più diffuse (comunicazione di regolarità e irregolarità, tassazione separata, ecc.);
applicazioni Internet facilitate per effettuare gli adempimenti online (per esempio, il programma Siria per registrare i contratti di affitto).
Grandi province, piccole code
Per i contribuenti che vivono in province con più di 300 mila abitanti o in cui l’affluenza di pubblico è considerevole, si prevede l’apertura degli sportelli per 30 ore settimanali e con orario continuato per 2 o più giorni a settimana.
Porte aperte anche fino alle sei di sera
Per gli uffici delle principali aree metropolitane partirà una fase di sperimentazione con l’orario ulteriormente prolungato per almeno 32 ore settimanali.
Gli uffici potranno essere operativi anche fino alle 18 per uno o più giorni a settimana e, per gli sportelli che erogano i servizi più richiesti, è prevista l’apertura anticipata sino a un’ora rispetto al normale orario.
Assistenza prolungata assicurata in tutti gli uffici
Apertura di due ore in più ogni settimana per tutti gli Uffici territoriali delle Entrate. Anche le sedi che registrano una minore affluenza rispetto ai grandi centri assicureranno più servizi grazie all’apertura allungata dalle vecchie 24 ore settimanali a 26.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 19 ottobre 2011)
3) Chiusura liti minori: Le neo indicazioni dell’Agenzia delle Entrate
Modello F24 da pagare entro il 30 novembre 2011 e domanda di definizione liti da presentare entro il 2 aprile 2012.
Lo evidenzia la nota 19 ottobre 2011 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
Queste le liti definibili
Si deve trattare di liti pendenti al 1° maggio 2011 davanti le Commissioni tributarie o in Corte di Cassazione nelle quali sia parte l’Agenzia delle Entrate.
Possono essere definite le controversie aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione.
Occorre che il valore della lite non sia superiore a € 20.000,00.
Per valore della lite da assumere a base del calcolo della definizione si tiene conto di tutte le imposte relative a ciascun atto impugnato, senza considerare gli interessi e le sanzioni. Quando la lite verte solo sulle sanzioni, il valore è dato dall’ammontare delle stesse.
Non possono essere definite le controversie di rimborso, quelle sull’omesso versamento di tributi, quelle sugli avvisi di liquidazione e i ruoli, nonché quelle collegate ai precedenti condoni.
Il costo delle definizione:
– € 150,00 se il valore della lite non supera € 2.000,00.
– Il 30% del valore della lite in assenza di pronuncia.
– Il 10% del valore della lite nel caso di provvisorio esito favorevole al contribuente.
– Il 50% del valore della lite nel caso di provvisorio esito sfavorevole al contribuente.
– In caso di soccombenza parziale trovano applicazione pro-quota sia la percentuale del 10% che quella del 50%.
Come definire la lite
Occorre pagare con il Modello F24 l’importo dovuto entro il 30 novembre 2011 utilizzando il codice tributo 8082.
Si possono scomputare gli importi pagati in pendenza di giudizio. Sono esclusi sia la compensazione (di cui all’art. 17 del D.Lgs. 241/1997) sia il pagamento rateale.
In seguito si deve presentare, entro il 02 aprile 2012, in via telematica, la domanda di definizione approvata con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 13 settembre 2011 reperibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it.
Al fine di semplificare la comunicazione tra contribuenti e Amministrazione e organizzare efficacemente la gestione degli adempimenti previsti dalla norma, sono stati individuati, all’interno dell’area legale di ciascuna Direzione Provinciale, i responsabili per la definizione agevolata e sono state istituite apposite caselle di posta elettronica attraverso le quali è possibile, per i contribuenti e i loro difensori, prendere appuntamenti con i funzionari addetti al servizio.
Scadenza da tenere presente: Entro il 30/11/2011.
A chi interessa: Soggetti che, ai sensi dell’art. 39, comma 12, lett. b) del D.L. n. 98/2011, intendono definire le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro e in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti alla data del 1° maggio 2011 dinanzi alle Commissioni tributarie o al Giudice ordinario in ogni grado del giudizio e anche a seguito di rinvio.
Cosa pagare: Versamento delle somme (determinate ai sensi dell’art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289) relative alla chiusura delle liti fiscali pendenti.
Come pagare: Mod. “F24 versamenti con elementi identificativi”.
Codici tributo da utilizzare: 8082 – Liti fiscali pendenti – Definizione ai sensi dell’art. 39, comma 12, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98.
Attenzione alla scadenza del 31 ottobre 2011 in relazione al ravvedimento “sprint” per i tributi scaduti il 30 settembre e pagati entro il 14 ottobre. Si applica la riduzione di 0,20% della sanzioni per ogni giorno di ritardo.
Lo precisa la nota 19 ottobre 2011 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
In pratica, trascorsi (o dimenticata) i 14 giorni successivi alla scadenza del versamento scaduto è opportuno procedere (è, quindi, più conveniente) ad effettuare il ravvedimento ordinario in luogo di quello “sprint”.
Disciplina ravvedimento “sprint”
Difatti, per i contribuenti che regolarizzano gli omessi o i tardivi versamenti di imposte e ritenute entro i 14 giorni successivi alla scadenza, l’art. 23, comma 21, del D.L. n. 98/2011, ha previsto la possibilità di ridurre ulteriormente la misura della sanzione ridotta.
In particolare, la sanzione ordinaria del 30% – che si applica all’omesso o tardivo pagamento – si riduce allo 0,20% per ogni giorno di ritardo, se il versamento dell’imposta è effettuato entro 14 giorni dalla scadenza e allo stesso si accompagna quello, spontaneo, dei relativi interessi legali e della sanzione entro il termine di trenta giorni dalla scadenza.
– dell’imposta dovuta;
Per le violazioni commesse dal 1° febbraio 2011 la sanzione è pari al 3%, se il pagamento viene eseguito entro 30 giorni dalla scadenza prescritta (ravvedimento breve);
– al 3,75%, se si paga con un ritardo superiore a 30 giorni ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta in cui la violazione è stata commessa (ravvedimento lungo).
– al 3%, se si paga con un ritardo superiore a 30 giorni ma entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta in cui la violazione è stata commessa.
Coloro che, avendo maturato il credito di imposta per investimenti in ricerca e sviluppo (Legge 296/2006), hanno iniziato l’attività di ricerca prima del 29 novembre 2008, inviando correttamente il formulario (modello FRS) al Centro operativo di Pescara, ma non hanno ricevuto da parte dell’Agenzia delle Entrate il nulla-osta alla fruizione del credito maturato, per esaurimento delle risorse disponibili, adesso a seguito delle disposizioni contenute nel D.M. 4 marzo 2011 possono utilizzare immediatamente, con il modello F24, il beneficio fiscale.
L’ammontare dei costi relativi agli investimenti, sulla base dei quali è determinato il credito di imposta cui applicare la percentuale del 47,53%, nonché il credito d’imposta spettante dovranno essere indicati nel modello Unico del prossimo anno (Modello Unico 2012).
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 100/E del 19 ottobre 2011, che si è soffermata, in particolare, sugli obblighi di comunicazione e sulle modalità di fruizione dell’agevolazione.
Viene precisato che il credito di imposta “va, quindi, utilizzato in compensazione attraverso il modello F24 indicando sempre l’anno 2011 e il codice tributo 6808 (credito d’imposta in favore delle imprese per i costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo), istituito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 361/E del 2008” (Comunicato Stampa del 15 aprile 2011 n. 81 – Agenzia delle entrate – Ufficio
In particolare, nel caso di specie (istanza di interpello), la società istante che ha ricevuto il diniego del nulla-osta alla fruizione del credito di imposta maturato per le attività di ricerca avviate prima del 29 novembre 2008 per esaurimento delle risorse disponibili, potrà, a decorrere dall’anno 2011, utilizzare in compensazione mediante Modello F24 – indicando sempre “2011” come anno di riferimento – il credito d’imposta nella percentuale massima complessiva sopra consentita sempreché la società istante abbia realizzato, nei periodi di imposta per i quali ha presentato il formulario (modello FRS), investimenti in attività di ricerca in misura pari a quella indicata nel formulario stesso.
Infine, per quanto riguarda l’obbligo di comunicazione risultante dal combinato disposto del comma 282 dell’art. 1 della Legge n. 296 del 2006 e dell’art. 5 del D.M. n. 76 del 2008, atteso che la fruizione del credito di imposta maturato è stata disciplinata dal Decreto del 4 marzo 2011, l’obbligo in questione viene considera soddisfatto mediante l’indicazione in sede di dichiarazione dei redditi 2011 (Modello Unico 2012) dell’ammontare dei costi relativi agli investimenti effettivamente realizzati sulla base dei quali è determinato l’ammontare del credito d’imposta.