Source: http://www.laleggepertutti.it/139803_mantenimento-figli-dopo-34-anni-il-genitore-non-paga-piu
Timestamp: 2017-01-21 02:17:01+00:00
Document Index: 184148337

Matched Legal Cases: ['art. 337', 'art. 433', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 433', 'art. 191', 'art. 708', 'art. 191']

Mantenimento figli: dopo 34 anni il genitore non paga più
Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Mantenimento figli: dopo 34 anni il genitore non paga più L’AUTORE: Redazione
Compiuti i 34 anni, finisce l’obbligo di mantenimento del figlio da parte del genitore: oltre tale soglia di età inizia il parassitismo.
Nel momento in cui il figlio compie 34 anni, cessa l’obbligo al mantenimento da parte del genitore. Unica eccezione è nel caso in cui il ragazzo (non più tale) versi in stato di bisogno (che deve comunque provare): in tal caso gli spettano però solo gli alimenti che, a differenza del mantenimento, sono una somma minima, quella cioè strettamente necessaria alla sua sopravvivenza.
A sorpresa il Tribunale di Milano, con una recente ordinanza [1], fissa con un preciso e netto limite temporale il diritto al mantenimento da parte dei figli.
Fino a che età va mantenuto il figlio?
Con il superamento di una certa età – si legge nel provvedimento in commento – il figlio maggiorenne, anche se non indipendente dal punto di vista economico e, quindi, privo di una adeguata retribuzione e stabile lavoro, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma che gli fa perdere il diritto al mantenimento [2]. Solo se egli riesce a dimostrare il suo stato di bisogno, e quindi di essere incapace a procurarsi lo stretto indispensabile di cui vivere il genitore resta tenuto a versargli gli alimenti [3], ma non più di questo.
Superati i 34 anni, il figlio assume dei doveri di autoresponsabilità e, pertanto, non può pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura. Del resto, come giustamente detto dalla Cassazione [4], «l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione», percorso che, evidentemente, secondo i giudici milanesi, si può dire compiuto al 35 anno.
Ma attenzione: il principio non vale solo per il genitore che, dopo la separazione con l’ex coniuge, non convive più con il figlio, ma anche per quello presso cui l’abitazione questi continua ad avere la propria residenza e che, quindi, materialmente ogni giorno provvede al suo mantenimento.
Il figlio over 34 non va più mantenuto
Il giudice firmatario dell’ordinanza usa parole forti contro i cosiddetti «bamboccioni», arrivando ad additare come parassitario il comportamento del figlio che, anche dopo 34 anni, continua a chiedere soldi a mamma e papà. Si legge, infatti, nel provvedimento in commento che non è ammissibile «che la tutela della prole, sul piano giuridico, possa essere protratta oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe, com’è stato evidenziato in dottrina, in «forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani» [5].
Nel tentativo di identificare una età presuntiva, va rilevato, in linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, che oltre la soglia dei 34 anni, lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non può più essere considerato una ragione per continuare a chiedere il mantenimento: al contrario da quel momento in poi i genitori possono dirsi completamente liberati dall’obbligo di pagare le spese al figlio e mantenerlo; quest’ultimo potrà, semmai, avanzare la richiesta dei soli alimenti qualora versi in stato di necessità. Insomma lo stretto necessario per mangiare.
[1] Trib. Milano, ord. del 29.03.2016.
[2] Art. 337-ter cod. civ.
[4] Cass. sent. n. 18076/14 del 20.08.2014.
[5] Cass. sent. n. 12477/2004, n. 4108/1993.
– Rilevato che …. e …., hanno contratto matrimonio … in …, in data …. (atto n. …); dall’unione sono nati i figli … (…1974) e .. (…1976), entrambi maggiorenni;
– Letto il ricorso introduttivo del procedimento e preso atto delle dichiarazioni rese a verbale;
– premesso che nell’odierna fase sommaria, allo stato, deve assegnarsi prevalente efficacia probatoria al comportamento processuale tenuto dalle parti, ai documenti allo stato versati nel fascicolo nonché alle dichiarazioni rese dalla parte ricorrente e dalla parte resistente, salve le eventuali modifiche rese necessarie dal successivo sviluppo del procedimento;
– rilevato che, nonostante la rituale notificazione del ricorso introduttivo, la parte resistente si è costituita tardivamente,
– ritenuto che, quanto a …, questi è maggiorenne e indipendente ed offre ospitalità alla madre, la quale è senza reddito e senza dimora;
– ritenuto che, quanto a …, il padre ne allega le difficoltà economiche e la attuale convivenza con il padre, al punto da giustificare l’assegnazione della casa familiare;
– ritenuto che, al cospetto di un adulto di 41 anni, non possa optarsi per il beneficio del vincolo ex art. 337-sexies c.c., fuori dai casi in cui si tratti di figlio maggiorenne in condizione di handicap grave; infatti, con il superamento di una certa età, il figlio maggiorenne, anche se non indipendente, raggiunge comunque una sua dimensione di vita
autonoma che lo rende, semmai, meritevole dei diritti ex art. 433 c.c. ma non può più essere trattato come “figlio”, bensì come adulto; giova infatti ricordare che, in forza dei doveri di autoresponsabilità che su di lui incombono, il figlio maggiorenne non può pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perché “l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione” (Cass. civ., 20 agosto 2014 n. 18076). Questa lettura più recente della Cassazione ha trovato la piena conferma delle Sezioni Unite (v. Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 29 settembre 2014 n. 20448, punto n. 6.1.2). Ne consegue che la valutazione delle circostanze che giustificano la ricorrenza o il permanere dell’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni, conviventi o meno ch’essi siano con i genitori o con uno di essi, va effettuata «in guisa da escludere che la tutela della prole, sul piano giuridico, possa essere protratta oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe, com’è stato evidenziato in dottrina, in “forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani”» (v. Cass. n. 12477/2004, n. 4108/1993).
– ritenuto che, in linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, oltre la soglia dei 34 anni, lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non possa più essere considerato quale elemento ai fini del mantenimento, dovendosi ritenere che, da quel momento in poi, il figlio stesso possa, semmai, avanzare le pretese riconosciute all’adulto (v. regime degli alimenti);
– ritenuto tuttavia, che comunque … abita con il padre che, quindi, sopporta costi anche per il medesimo; il … ha un reddito da pensione di euro 700 mensili circa e paga un canone di locazione di euro 350,00 mensili;
– ritenuto che la situazione delle parti sia effettivamente di chiaro disagio economico e sociale, allo stato supportato dalle reti familiari e parentali; d’altro canto, proprio alla luce dei dati attuali, non è possibile rintracciare, in favore della moglie, un assegno di mantenimento ex art. 156 c.c. nell’importo da questa indicato (euro 300), anche sotto forma di alimenti ex art. 433 c.c.; è però ben vero che il matrimonio ha avuto lunghissima durata (… anni), ha ospitato una piena genitorialità e reso i coniugi anche uniti nella gestione delle attività lavorative; la moglie non gode nemmeno di pensione, si alimenta grazie al supporto della beneficienza spontanea e ha una dimora grazie al figlio; il marito, comunque, ha un reddito da pensione garantito nel tempo sine die e ha alloggio in locazione; a fronte del suo reddito, si giustifica un assegno di mantenimento per la moglie di euro 100,00 mensili tenuto conto anche del fatto che si tratta di importo che l’onerato potrà detrarre dal reddito ai fini fiscali;
AUTORIZZA i coniugi a vivere separatamente, con facoltà di interrompere la convivenza e lacoabitazione, ma pur sempre con l’obbligo del reciproco rispetto.
RESPINGE la richiesta di assegnazione della casa familiare sita in ..
PONE a carico di … un assegno di mantenimento in favore della moglie, …, nella misura di euro 100 mensili, da versarsi entro il giorno 25 di ogni mese, oltre rivalutazione monetaria ISTAT dalla mensilità di marzo 2017.
Visto l’art. 191 c.c. come modificato dalla legge 55 del 2015,
4. DÀ ATTO che per effetto dell’odierna ordinanza ex art. 708 c.p.c., cessa il regime patrimoniale della comunione legale, ai sensi dell’art. 191 c.c. Manda alla Cancelleria di comunicare all’ufficiale dello stato civile il presente provvedimento, ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione
Milano, lì 29 marzo 2016
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