Source: https://issuu.com/uspi0/docs/notiziariouspigiugno2016pdf
Timestamp: 2018-03-21 21:07:44+00:00
Document Index: 100039617

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 267', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 113', 'art. 113', 'art 2', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 54', 'art, 52', 'art.409', 'art. 2', 'art, 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2094', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 3']

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Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 10 Chiarimenti relativi alla nuova disciplina delle collaborazioni, pagina 11 Riforma delle leggi sull’editoria e sulle provvidenze pubbliche al settore
PROSEGUE L’ESAME PRESSO LA I COMMISSIONE DEL SENATO
SERVONO NUOVE FORME CONTRATTUALI PER I GIORNALISTI CHE LAVORANO SUL WEB
Finite le audizioni informali delle associazioni di categoria, si stanno acquisendo i pareri delle altre Commissioni senatoriali interessate al provvedimento
Al centro del confronto prioritario il tema dell’occupazione - Si devono assicurare inquadramenti contrattuali con costi che siano compatibili con la realtà del mercato del lavoro
Prosegue, non speditamente – diciamo -, l’iter di esame del disegno di legge - Atto Senato n. 2271, relativo alla «Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti».
Servono nuove forme contrattuali per i giornalisti che favoriscano anche l’emersione del lavoro nero nelle testate di informazione online. Questa la proposta del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, intervenuto ad Aosta all’assemblea dell’Associazione stampa valdostana.
Dopo aver svolto una serie di Audizioni informali delle parti sociali, tra cui l’USPI (della audizione della nostra Unione, delle proposte presentate e del documento consegnato vi abbiamo relazionato sul precedente numero 5/maggio-giugno di questo Notiziario), la 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato, incaricata in sede referente di esaminare il provvedimento in questione, sta acquisendo il parere delle altre Commissioni senatoriali, interessate all’emanazione del disegno di legge.
Nel suo intervento, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, il segretario Fnsi ha proposto, per questi specifici settori editoriali: “Percorsi che consentano ai colleghi di uscire dalla situazione in cui si trovano oggi, cioè, nel 90 per cento dei casi, una situazione di lavoro sommerso, di lavoro precario, di lavoro non inquadrato”. Il segretario generale della Fnsi in particolare ha ipotizzato “un contratto di emersione con il quale, partendo dal riconoscimento dei diritti che non possono non essere uguali per tutti, si devono assicurare inquadramenti contrattuali con costi che siano compatibili con la realtà del mercato del lavoro: questo significa portare un numero significativo di giornalisti all’interno dell’istituto di previdenza, assicurando loro anche l’assistenza sanitaria”.
Fra queste, importante è il parere rilasciato dalla 10ª Commissione (Industria, commercio, turismo), non solo perché il tema trattato è nelle proprie specifiche competenze, ma anche perché la stessa Commissione aveva chiesto alla Presi2 “Se non parliamo di nuove assunzioni
“Sono diventato giornalista perché non voglio che la mia fonte di informazione siano i giornali”.
Adempimenti per gli operatori
Christopher Hitchens, giornalista, saggista, critico letterario e commentatore politico (Portsmouth, 13/4/ 1949 – Houston, 15/12/ 2011)
Anna Finocchiaro, Presidente della Commissione Aff. Cost. del Senato e Roberto Cociancich, relatore del DDL 2271
Comunicazione Annuale (30 giorni dal deposito bilancio o 31 luglio) Informativa economica di sistema – IES (31 luglio) VEDI A PAGINA 13
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 52° - MENSILE - 11 NUMERI - 6 giugno/luglio 2016 Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma
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denza del Senato di intervenire direttamente nell’iter di approvazione, proponendo l’esame congiunto con la 1ª Commissione. Riportiamo, di seguito, il parere della Commissione: La 10ª Commissione (Industria, commercio, turismo) SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2271 La 10ª Commissione (Industria, commercio, turismo), esaminato il disegno di legge in titolo, recante «Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti», approvato dalla Camera dei deputati, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo con la seguente condizione: (RIF.: d) le somme derivanti dal gettito annuale di un contributo di solidarietà pari allo 0,1 per cento del reddito complessivo dei seguenti soggetti passivi dell’imposta di cui all’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917: 1) concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica e sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; 2) società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta, in tale caso calcolandosi il reddito complessivo con riguardo alla parte proporzionalmente corrispondente, rispetto all’ammontare dei ricavi totali, allo specifico ammontare dei ricavi derivanti da tale attività; 3) altri soggetti che esercitino l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto di terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet) che sia soppresso il contributo di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d), in quanto i soggetti passivi del contributo assicurano flussi ordinari di risorse all’industria dell’informazione che, in una logica di soste2
gno alla medesima, sarebbe contraddittorio ridurre. In particolare, il contributo previsto a valere sui redditi imponibili derivanti dalla pubblicità, e non, per esempio, dalle vendite, tende a discriminare ingiustificatamente tra le fonti di reddito dell’impresa; d’altra parte, l’esperienza degli ultimi anni rivela come il gettito che affluirebbe al fondo di cui all’articolo 1, sarebbe irrisorio, probabilmente inferiore agli oneri di raccolta e di verifica. Il disegno di legge in titolo, in ogni caso, non definisce con precisione l’ambito soggettivo di applicazione del contributo, facendo riferimento, per esempio, a non meglio precisate «società operanti nel settore della comunicazione», né demanda a un provvedimento di natura regolamentare la puntuale indicazione dei soggetti passivi del contributo e la definizione delle procedure attuative. La difficoltà nel disegnare il perimetro applicativo dei soggetti tenuti al contributo, infine, porta all’esclusione dalla contribuzione delle nuove piattaforme online che, da qualche anno ormai, offrono pubblicità sul mercato italiano, fatturando dall’estero e realizzando utili operativi infinitamente più elevati di quelli conseguiti dai soggetti nazionali ai quali si applicano le norme in questione; con le seguenti raccomandazioni: premesso che le tradizionali misure di sostegno all’editoria, nel cui solco si colloca l’iniziativa in esame, si indirizzano prevalentemente a imprese editrici minori o a diffusione locale, e considerando che la gravità della crisi dell’editoria non trova ancora soluzione in questa fase storica nell’utilizzo delle nuove piattaforme tecnologiche online, si raccomanda alla Commissione di merito di valutare l’opportunità di introdurre modifiche volte a creare le condizioni affinché alle imprese tradizionali di mercato, che perseguono fini di lucro, si affianchino altre imprese no profit con ambizioni di ampio respiro, che possano trovare nuove forme di capitalizzazione favorite, come in altri ordinamenti, da misure di defiscalizzazione; in questo quadro si potrà operare per il recupero delle multinazionali del settore all’osservanza dei doveri fiscali attraverso forme di web taxation; che sia previsto il parere delle competenti Commissioni parlamentari sul decreto del
in questo numero Riforma editoria, prosegue l’esame presso la I Commissione del Senato, pagine 1, 2, 4, 5 Servono nuove forme contrattuali per i giornalisti che lavorano sul web, pagine 1, 5 Le quote associative USPI per l’anno 2016, pagina 3 Consegna della posta a giorni alterni, il TAR del Lazio interpella la Corte di Giustizia europea, pagine 6, 7 DDL 2271, audizioni al Senato: Memoria del Professor Giulio Enea Vigevani, pagine 8, 9, 10 Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 10 Ministero del lavoro: chiarimenti relativi alla nuova disciplina delle collaborazioni, pagine 11, 12, 13 Scadenze ROC, pagina 13 Notizie dall’INPGI, Circolare n. 5 del 9/06/2016, pagine 14, 15 L’Eco della Stampa, pagina 15 Notizie, Editoria e Comunicazione, pagina 16 Convenzione USPI-SDA, pagina 16 Presidente del Consiglio dei ministri cui è demandata la definizione dei requisiti soggettivi, dei criteri e delle modalità per la concessione dei finanziamenti; e con le seguenti osservazioni: in merito al contributo al Fondo di cui all’articolo 1, derivante dall’eventuale extra-gettito determinato dalle nuove modalità di riscossione del canone Rai, andrebbe chiarito il meccanismo sulla base del quale tali risorse confluiscono nel Fondo stesso; sempre in merito all’articolo 1, considerato che la ripartizione delle risorse del Fondo tra i diversi interventi è demandata alla discrezionalità del Presidente del Consiglio dei ministri, si segnala l’opportunità di prevedere puntuali criteri di ripartizione del Fondo medesimo; andrebbe inoltre fissato un termine per l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale si provvede al riparto delle risorse tra i diversi interventi, al fine di offrire certezze 4 Notiziario USPI n° 6/2016
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per la programmazione delle attività delle imprese; al medesimo articolo 1, si rileva inoltre l’esigenza di precisare maggiormente l’effettiva portata di alcuni criteri qualificanti l’accesso al fondo, come quelli legati ai progetti di «convergenza multimediale», che risultano troppo generici; quanto all’articolo 2, si esprime perplessità in merito alla scelta di disciplinare una materia così intimamente connessa all’esercizio della democrazia mediante il conferimento al Governo di una delega con margini di discrezionalità tanto ampi; al medesimo articolo 2, si invita a prevedere misure di sostegno agli ammortizzatori sociali in relazione ai processi di ristrutturazione e di riorganizzazione delle imprese editrici già costituite, e a specificare che cosa si intenda per «progetti innovativi nel campo dell’editoria presentati da imprese di nuova costituzione»; al comma 2, lettera a), si segnala che il requisito dell’unicità dell’«attività informativa autonoma e indipendente di carattere generale» rischia di dar luogo a equivoci interpretativi sul significato della locuzione «di carattere generale» e che esso pone il problema, irresolubile, di chi debba giudicare se un’attività informativa sia o meno «autonoma e indipendente»; sempre con riferimento all’articolo 2, comma 2, si invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità, alla lettera b), di escludere dall’accesso ai contributi le testate edite dalle associazioni dei consumatori, al pari di quanto previsto per le testate dei partiti, dei movimenti politici e sindacali; si ricorda che le associazioni dei consumatori sono già destinatarie di contributi pubblici erogati dal Ministero dello sviluppo economico; con riferimento alla medesima lettera b), numero 4), si invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità di precisare espressamente che i contributi ivi previsti sono attribuiti alle imprese editrici di quotidiani e periodici italiani diffusi all’estero anche in forma telematica o digitale; per quanto concerne la successiva lettera c), invece, andrebbe chiarito, per evitare fraintendimenti, che l’esclusione ivi prevista si riferisce ai contributi diretti e non ad altre forme di sostegno; 4
alla lettera d), si segnala l’opportunità di fare riferimento «ai contratti collettivi» e non «al contratto collettivo», vista la vigenza di più contratti collettivi nel settore dell’informazione (giornalisti, poligrafici e dirigenti); sempre alla lettera d), si invita a valutare l’opportunità di sopprimere il numero 5), la cui applicazione implicherebbe un sempre discutibile esercizio dell’attività di censura da parte di un soggetto peraltro non precisato; d’altra parte, secondo la logica ispiratrice del principio di delega in questione, non si comprende perché intervenire per contrastare l’uso a fini pubblicitari dell’immagine e del corpo della donna e non anche delle immagini di persone di altro genere, tenuto conto che a tutela dei minori già opera la Carta di Treviso e, a tutela della correttezza della comunicazione pubblicitaria, già funziona l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria; per quanto concerne la lettera l), si osserva come vietare espressamente per legge le «sospensioni arbitrarie» metta in discussione il diritto di interrompere il flusso delle consegne, che costituisce lo strumento cui si fa ricorso in caso di morosità nel pagamento delle forniture o in caso di altre forme di inadempimento contrattuale da parte dei rivenditori, relegando editori e distributori in una posizione di debolezza contrattuale; si invita pertanto la Commissione di merito a valutare l’opportunità di sopprimere detta norma; sempre in merito alla lettera l), premesso che i punti di vendita non esclusivi in molti casi contribuiscono attraverso servizi e prestazioni aggiuntive a garantire la vendita di quotidiani e periodici, si invita a considerare l’opportunità di sopprimere le disposizioni che introducono elementi di rigidità in merito ai predetti servizi e alle prestazioni aggiuntive;
tivazione in questione, integrando la medesima lettera con la precisa definizione degli interventi, in termini sia di destinatari che di risorse, demandando a successivi provvedimenti la sola disciplina delle modalità attuative; si invita altresì a valutare l’esigenza di prevedere iniziative di promozione della lettura dei quotidiani e dei periodici mediante agevolazioni fiscali, con particolare attenzione a specifiche fasce della popolazione, quali i giovani e i pensionati; per quanto concerne il principio di delega per la ridefinizione dei requisiti di anzianità anagrafica e contributiva per l’accesso ai prepensionamenti dei giornalisti di cui al comma 5 dell’articolo 2, si invita la Commissione di merito a integrarlo facendo salve le istanze già presentate, alla data di entrata in vigore del disegno di legge in esame, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’accesso alle misure di prepensionamento, ai sensi dell’art. 1-bis del decreto legge n. 90 del 2014; si invita, infine, la Commissione di merito a valutare l’opportunità di sopprimere l’articolo 6, che interviene sull’obbligo di assicurare parità di trattamento alle diverse testate: tale disposizione determina infatti un’ingiustificata disparità tra punti di vendita non esclusivi ed esclusivi, consentendo solo a questi ultimi, che per legge «effettuano la vendita generale di quotidiani e periodici», di rendere in qualsiasi momento il prodotto editoriale di seconda immissione o ritenuto, a giudizio inappellabile dell’edicolante, irregolare. ********** Contributi a quotidiani e periodici all’estero
al numero 2) della medesima lettera l), nel paventare il rischio che il concetto di «assortimento illimitato» di prodotti non editoriali sia interpretato come facoltà di “occupazione senza limiti” degli spazi espositivi della rivendita dedicati al prodotto editoriale, si rileva l’esigenza di integrare il richiamato numero 2) con una disposizione volta a conservare, per i prodotti editoriali, la prevalenza della superficie espositiva delle edicole;
I senatori Claudio Micheloni e Aldo Di Biagio riferiscono sul ddl editoria in commissione Affari Costituzionali: “La nostra editoria all’estero rappresenta il principale riferimento culturale ed informativo delle nostre comunità”. Nell’ambito del progetto di riforma dell’editoria italiana è necessario confermare anche i contributi a quotidiani e periodici con sede all’estero. I senatori Claudio Micheloni (Pd) e Aldo Di Biagio (Ap), nel parere fornito alla Commissione Affari Costituzionali, riaffermano le ragioni degli editori italiani di tutto il mondo. Non solo è necessario continuare a sostenere tramite i contributi le case editrici di giornali e periodici italiani diffusi all’estero, ma tra questi bisogna anche comprendere le pubblicazioni digitali e telematiche.
infine, alla lettera n), appare preferibile garantire un’immediata efficacia all’incen-
Entrambi i senatori spiegano che “nella delega che verrà data al governo non si Notiziario USPI n° 6/2016
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potrà prescindere dal ruolo fondamentale della nostra editoria all’estero che rappresenta il principale riferimento culturale ed informativo delle nostre comunità, oltre che il veicolo indiscusso della promozione della lingua e cultura italiana e della crescita e valorizzazione del made in Italy”.
restare impantanato nella crisi dalla quale il Paese inizia lentamente ad uscire. Mentre “l’entrata in vigore della nuova legge incoraggerebbe anche nuovi investimenti”, dice Lorusso lanciando un appello alle forze politiche perché si arrivi ad una rapida approvazione del provvedimento.
********** Lorusso (FNSI): “Il settore è in difficoltà, necessario accelerare sull’approvazione della pdl” Senza una rapida approvazione delle nuove norme sull’editoria il settore rischia di
Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, rivolge ,quindi, un appello ai parlamentari e alle forze politiche affinché il via libera al pacchetto di norme sul settore dell’editoria arrivi nelle prossime settimane. “Se il Paese sta uscendo lentamente dalla crisi – afferma Lorusso in una nota – il settore editoriale è ancora in difficoltà. L’entrata in vigore in tempi brevi di nuove norme darebbe maggiori certezze al settore, incoraggiando anche nuovi investimenti”.
Il segretario della Fnsi rilancia poi alcune idee utili al confronto: “Dal fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione previsto nella proposta di legge, per esempio, potrebbe arrivare una spinta decisiva anche per interventi di socialità, per la lotta al precariato, per il finanziamento degli ammortizzatori sociali e per il sostegno all’innovazione tecnologica. È però imprescindibile che i criteri di accesso ai finanziamenti pubblici siano rigorosi e trasparenti”. Qualsiasi forma di sostegno pubblico, secondo Raffaele Lorusso, Lorusso, “va ricoSegretario Generale FNSI nosciuta soltanto agli editori che, oltre a versare i contributi previdenziali, dimostrino di retribuire regolarmente i lavoratori, di inquadrare correttamente i giornalisti dipendenti e di rispettare gli accordi sottoscritti dalle parti sociali in materia di collaborazioni liberoprofessionali”.
SERVONO NUOVE FORME CONTRATTUALI PER I GIORNALISTI CHE LAVORANO SUL WEB potremo fare tutte le manovre 1 di contenimento e di riforma dei nostri istituti ma saranno sempre manovre di cortissimo respiro”, ha concluso Lorusso, “perché verrà meno la linfa vitale degli istituti ovvero la contribuzione”. COMUNICATO STAMPA FNSI Aosta, il segretario Raffaele Lorusso all’assemblea dell’Assostampa: «Serve un contratto per far emergere il lavoro irregolare nell’online». La necessità di nuove forme contrattuali per i giornalisti che favoriscano anche l’emersione del lavoro nero nel settore dell’online: è la proposta del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso intervenuto ad Aosta all’assemblea dell’Associazione stampa valdostana. «Servono – ha spiegato Lorusso - percorsi che consentano ai colleghi di uscire dalle situazioni di lavoro sommerso, di lavoro precario, di lavoro non inquadrato». «La struttura del contratto Fieg-Fnsi e i suoi costi - ha spiegato - non possono essere sostenuti da tutte le aziende editoriali, penso ad esempio ai periodici locali, ma anche alle testate online, che hanno una sostenibilità molto inferiore rispetto alle Notiziario USPI n° 6/2016
aziende Fieg».
le manovre di contenimento e di riforma dei nostri istituti, ma saranno sempre manovre di cortissima respiro perché verrà meno la linfa vitale degli istituti ovvero la contribuzione».
Per questi settori editoriali Lorusso ha proposto «percorsi che consentano ai colleghi di uscire dalla situazione in cui si trovano oggi, cioè, nel 90 per cento dei casi, una situazione di lavoro sommerso, di lavoro precario, di lavoro non inquadrato». Il segretario generale della Fnsi immagina in particolare «un contratto di emersione con il quale, partendo dal riconoscimento dei diritti che non possono non essere uguali per tutti, si devono assicurare inquadramenti contrattuali con costi che siano compatibili con la realtà del mercato del lavoro: questo significa portare un numero significativo di persone all’interno dell’istituto di previdenza, significa far accedere un certo numero di persone all’assistenza sanitaria».
«Le dimensioni della nostra realtà - ha spiegato il presidente dell’Associazione stampa valdostana, Benoit Girod - ci consentono di avere i piedi ben piantati per terrà e una chiara consapevolezza di come il mondo del giornalismo sia cambiato e come il sindacato debba dotarsi di strumenti nuovi e anche di lenti nuove per guardare la realtà».
Quanto poi alla contrattazione in corso con la Fieg per il nuovo contratto dei giornalisti, Lorusso ha spiegato: «Al centro del confronto con la Fieg non abbiamo posto solo il miglioramento delle condizioni economiche dei contrattualizzati, che diventano sempre di meno, ma abbiamo indicato come prioritario il tema dell’occupazione e di come si può e si deve allargare il perimetro degli occupati, perché se non parliamo di nuove assunzioni potremo fare tutte
Secondo Girod, in particolare, «nei sindacati territoriali si avverte un crescente bisogno di strumenti contrattuali nuovi che possano aprire le porte della tutela sindacale anche ai colleghi che lavorano in realtà editoriali alle quali il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti FiegFnsi è difficilmente proponibile, a causa delle dimensioni delle aziende e del mercato a cui fanno riferimento». Fnsi, 14 Giugno 2016
Proposte di forte contenuto innovativo, quelle avanzate dal segretario generale della Fnsi, che hanno trovato un’accoglienza positiva.
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Ancora sulla consegna della posta a giorni alterni
IL TAR DEL LAZIO INTERPELLA LA CORTE DI GUISTIZIA EUROPEA La consegna della posta a giorni alterni finisce sul tavolo europeo. Il Tar del Lazio, sollecitato da 41 Comuni piemontesi, ha deciso di rimettere la questione alla Corte di Giustizia Il giudice amministrativo, giudicando sulla delibera dell’AGCOM 25.6.2015 n. 395/15/CONS e di tutti gli atti antecedenti, presupposti e connessi, ha ravvisato una discordanza tra la normativa contenuta nella Legge di stabilità 2015 e la disciplina europea, che prevede la consegna della posta garantita per minimo cinque giorni alla settimana. Nello specifico si tratta della direttiva 97/67 CE, che fissa regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari. L’Agcom può optare per una deroga a tale disciplina solo in presenza di particolari situazioni di natura infrastrutturale o geografica. Particolari situazioni che non sembrano essere presenti nella maggior parte delle aree in cui il servizio postale è stato alleggerito dei suoi obblighi. Il Tar non è convinto di molti dei cambiamenti effettuati. Oltre alla mancanza delle particolari situazioni sopra descritte, nelle modifiche della Legge di Stabilità vi sarebbero un’omessa valutazione comparativa degli interessi in gioco e una eccessiva compressione del servizio universale. Nonostante ciò non ha ravvisato motivazioni sufficienti per contestare la legittimità del provvedimento. Da ciò deriva la scelta di interpellare l’UE. L’attuazione della consegna a giorni alterni, partita ad ottobre del 2015, è graduale. Per il febbraio del 2017 la nuova disciplina potrebbe essere applicata al 25% della popolazione. La sentenza della Corte è attesa per fine anno. Nel caso in cui Lussemburgo dovesse giudicare la normativa non conforme all’ordinamento comunitario, al Tar non resterebbe che disapplicarla. (da: Giuseppe Liucci, editoria.tv , 04/05/, 2016) Riportiamo le motivazioni della sentenza: 11 – Le pregresse considerazioni del Collegio, se da un lato valgono ad esclude6
Tar Lazio, sez. I, ord., 29 aprile 2016, n. 4882 - Pres. ff. Ferrari, Est. Sestini E’ rimessa alla Corte di Giustizia la questione se il legislatore nazionale italiano, nel disciplinare materie armonizzate a livello comunitario come il servizio postale universale, può ridurre le garanzie dei cittadiniutenti fissate dall’Unione europea, allegando finalità finanziarie e gestionali, oppure incontra un limite nella disciplina e nelle finalità rinvenibili dalle disposizioni e dai considerando delle Direttive comunitarie di riferimento (in questo caso, la direttiva n. 97/67/CE) conseguendone la disapplicazione delle disposizioni di legge contrastanti e il conseguente annullamento degli atti amministrativi adottati su tali basi. re la difformità dell’impugnata delibera dell’Autorità intimata rispetto alle stringenti previsioni della legge nazionale, dall’altro evidenziano però la problematica compatibilità delle medesime disposizioni con le discordanti previsioni normative dell’Unione Europea, ed impongono pertanto al Collegio di sollevare d’ufficio la seguente questione di conformità comunitaria della normativa nazionale rilevante ai fini della decisione del giudizio a quo, con la conseguente sospensione del medesimo giudizio. Ne consegue che, alla stregua della legislazione nazionale di riferimento, il ricorso dovrebbe essere respinto, consentendo l’ulteriore entrata a regime della deroga in esame, ma che, ove le medesime disposizioni della legge nazionale dovessero essere ritenute dalla Corte di Giustizia non conformi al diritto europeo, le stesse dovrebbero essere disapplicate dal Collegio, privando di base giuridica l’impugnata delibera che, in tal caso, dovrebbe essere annullata, accogliendo le dedotte censure di violazione e sviamento rispetto alle prescrizioni del diritto comunitario ed alle finalità dallo stesso perseguite, e quindi di travisamento in fatto ed in diritto e di carenza di istruttoria e di motivazione, con l’accoglimento del ricorso in epigrafe e con la conseguente eliminazione della deroga in
esame, salva la facoltà dell’Autorità di accogliere nuove e più limitare domande di deroga conformi al diritto dell’Unione Europea come interpretato dalla predetta decisione comunitaria. 14 – A giudizio del Collegio la questione pregiudiziale in esame si palesa non manifestamente infondata. Infatti, la vigente legislazione nazionale impone direttamente all’Autorità competente di settore (privandola peraltro dei necessari margini di autonomia regolatoria previsti dal diritto europeo) di autorizzare entro termini certi le deroghe chieste dal gestore del servizio postale universale, non perché i territori dei Comuni ricorrenti presentino una “eccezionale” conformazione geografica o una dotazione infrastrutturale dei trasporti tali che l’erogazione giornaliera del servizio postale universale abbia un costo eccessivo e sproporzionato rispetto al costo standard del medesimo servizio negli altri territori, bensì, come sopra considerato, per una essenziale ragione finanziaria globale, ovvero al fine di ridurre il preesistente costo complessivo dell’intero servizio postale universale, consentendo in tal modo di ridurre (dimezzare) in modo generalizzato il servizio agli utenti in tutti i Comuni italiani a minore densità abitativa, nel limite di un quarto della popolazione nazionale, e quindi, necessariamente, in un limite di estensione territoriale ben più ampio di un quarto del territorio nazionale (nella fattispecie in esame, a quanto risulta, i Comuni interessati sono 5.296) ) per finalità finanziarie, di abbattimento della spesa complessiva finora sostenuta per i servizi pubblici, e per finalità interne alle logiche finanziarie ed imprenditoriali del soggetto gestore del servizio, e quindi non dirette, almeno in prima battuta, a garantire, come invece dichiarato, l’adeguamento del servizio universale alle nuove esigenze degli utenti e la sua continuità senza aumentare i costi per gli utenti e per il pubblico erario. 15 - Il Collegio deve subito chiarire che resta del tutto estranea al presente giudizio ogni valutazione extragiuridica, circa l’effettivo disagio eventualmente creato in tal modo agli utenti, l’opportunità della misura in esame sul piano politico, sociale e culturale per i suoi effetti diretti ed indiretti, la sua bontà sul piano economico, imprenditoriale e finanziario e le analoghe prassi che sarebbero già state avviate in alcuni altri Stati membri. Viene, invece, necessariamente in rilievo la diversa questione, squisitamente giuridica, della compatibilità di una tale disciplina di legge nazionale con la corrispondente disciplina di armonizzazione del diritto europeo cha tutela i diritti degli utenti del servizio postale universale. Notiziario USPI n° 6/2016
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…Di conseguenza l’articolo 3 della medesima Direttiva dispone che “Gli Stati membri garantiscono che gli utilizzatori godano del diritto a un servizio universale corrispondente ad un’offerta di servizi postali di qualità determinata forniti permanentemente in tutti i punti del territorio a prezzi accessibili a tutti gli utenti”, e che “A tal fine, gli Stati membri provvedono affinché la densità dei punti di contatto e di accesso tenga conto delle esigenze degli utenti (…) e si attivano per assicurare che il fornitore del servizio garantisca tutti i giorni lavorativi, e come minimo cinque giorni a settimana”. Quindi il diritto europeo considera il servizio postale universale come un servizio pubblico fondamentale, ed impone che la sua erogazione sia assicurata per almeno cinque giorni lavorativi a settimana indistintamente su tutto il territorio, prevedendo che la riduzione della predetta frequenza possa, eventualmente, essere specificamente autorizzata dall’Autorità di regolazione nazionale (e non dal legislatore nazionale, così come nella fattispecie in esame) solo “in circostanze o per condizioni geografiche eccezionali”, condizione questa che non sembra, peraltro, essere stata recepita dal diritto nazionale di attuazione della medesima Direttiva. Al riguardo, osserva altresì il Collegio che la medesima disciplina comunitaria è stata mantenuta anche dalla novella comunitaria del 2008, quando la rete WEB e la posta elettronica erano ormai una realtà, e che pertanto la esigenza, dedotta dai resistenti, di tenere conto del progressivo calo dei volumi del traffico postale “tradizionale” risulta essere già stata considerata dal normatore comunitario, imponendo se del caso un complessivo ripensamento della disciplina armonizzata del servizio universale postale da parte dell’Unione, e non da parte dei singoli Stati membri. 19 – Conclusivamente, ritiene il Collegio che ai fini della decisione del presente ricorso sia necessario adire in via pregiudiziale la Corte di Giustizia ai sensi dell’art. 267 del TFUE al fine di conoscere se, alla stregua di una corretta interpretazione della Direttiva 1997/67/CE, siano con essa compatibili l’art. 3, comma 7, D.lgs. n. 261/99 e l’art. l, comma 276, della Legge 2014, n. 194, sotto il seguente profilo: a) la Direttiva n. 97/67/CE e successive modifiche ed integrazioni, concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio, sancisce l’obbligo degli Stati membri di assicurare la fornitura del servizio postale universale, ed in tale ambito prevede che la raccolta degli invii postali e loro distribuNotiziario USPI n° 6/2016
zione al domicilio del destinatario debbano essere garantite “come minimo cinque giorni lavorativi a settimana”; b) la stessa Direttiva comunitaria ammette possibili deroghe, da parte delle Autorità nazionali di regolazione, solo in presenza di “circostanze o condizioni geografiche eccezionali”; c) la legislazione nazionale italiana (art. 3, comma 7, del d.lgs. n. 261 del 1999 ed art. 1, comma 276, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - cd. “Legge di stabilità 2015”) impone, viceversa, all’Autorità nazionale di regolazione di accordare la predetta deroga, entro termini temporali certi, ogni volta in cui il gestore del servizio lo chieda individuando la “presenza di particolari situazioni di natura infrastrutturale o geografica in ambiti territoriali con una densità inferiore a 200 abitanti/kmq.”, anche qualora le predette situazioni siano di natura non eccezionale e riguardino un’ampia parte della popolazione nazionale (fino ad un quarto della popolazione e quindi –trattandosi di aree con minore densità abitativa- fino ad una ben più vasta porzione del territorio nazionale);
Consegna posta a giorni alterni d) si pone quindi il problema se, alla stregua di una corretta interpretazione delle predette norme comunitarie, siano con esse compatibili le predette disposizioni della legge nazionale italiana, in quanto: 1) impongono all’AGCOM, ovvero all’Autorità nazionale italiana di regolazione, di deliberare in senso favorevole alla deroga ogni volta in cui sussistano i “fattori, strutturali o geografici” allegati dal gestore del servizio, purché riferiti a condizioni di scarsa densità abitativa, condizioni quindi non eccezionali ma ordinarie; 2) il carattere ordinario e non eccezionale delle condizioni per la deroga è ora confermato dalla legge di stabilità 2015, che ha ampliato l’ambito massimo di estensione della possibile deroga a un quarto della popolazione nazionale,; 3) l’Autorità di regolazione nazionale ha infatti chiarito in giudizio che le medesime condizioni sono riferite non alla difficoltà di raggiungere un utente ogni quattro, bensì ai costi di fornitura dell’intero servizio e, in
particolare, ai costi della rete di recapito (prestazione del portalettere) in base ad un criterio non di costo del raggiungimento del singolo utente, bensì di costo-opportunità della fornitura del servizio alla luce della riduzione delle risorse destinate al finanziamento dei costi del servizio universale prevista dalla medesima Legge di stabilità del 2015; 4) in particolare, la medesima Autorità ha scritto in giudizio che il fine è quello di consentire la contemporanea prestazione di un unico portalettere, dipendente full-time di Poste Spa, ovvero del gestore del servizio, in due Comuni limitrofi che servirà “a giorni alterni”, risultando confermata, in tal modo, la logica esclusivamente finanziaria della misura; 5) pertanto le disposizioni di legge nazionale in esame palesano una problematica compatibilità con la Direttiva n. 97/67/CE per la parte in cui disciplinano la possibilità di deroga in parola a fini di riduzione dei dipendenti e quindi della spesa di Poste Spa, prescindendo dalla sussistenza, invece richiesta dalla medesima Direttiva n. 97/67/CE , di “circostanze o condizioni geografiche eccezionali” che rendano particolarmente difficoltoso o costoso il raggiungimento degli utenti; 6) in tal modo, peraltro, le medesime disposizioni della legge nazionale italiana sembrano limitare la discrezionalità invece riconosciuta dal diritto europeo alle Autorità nazionali di regolazione ai fini della valutazione della eccezionalità delle predette condizioni e della loro idoneità a consentire di derogare agli obblighi posti agli Stati membri a garanzia dei diritti degli utenti del servizio postale universale. 20 - Il presente giudizio viene sospeso, nelle more della definizione dell’incidente comunitario, e ogni ulteriore decisione, anche in ordine alle spese, è riservata alla pronuncia definitiva. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) non definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, dispone, a cura della segreteria, la trasmissione degli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nei sensi di cui al paragrafo 19 della motivazione. Sospende il presente giudizio. Riserva alla decisione definitiva ogni ulteriore statuizione in rito, in merito e in ordine alle spese. 7
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audiZione inforMaLe senato deLLa rePuBBLica i coMMissione affari costituZionaLi
MeMoria deL Professor GiuLio enea viGevani “ESAME DEL D.D.L. S.2271” - MILANO-ROMA, 5 MAGGIO 2016 zione durante l’esame al senato.
dialogando dialogando Tra i molti chiamati a svolgere Audizioni informali presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato, è stato invitato anche il professor Giulio Enea Vigevani, Professore di diritto costituzionale – Dipartimento di Giurisprudenza – Università degli Studi di Milano-Bicocca. Il prof. Vigevani ha fatto parte del “Gruppo di lavoro” istituito presso la Presidenza del Consiglio - Dipartimento dell’Editoria con decreto del 2 febbraio 2015, con il compito di elaborare una riforma degli interventi a sostegno del settore dell’editoria. Ecco la memoria del suo intervento al Senato: «Onorevoli Senatori, premetto che, con i colleghi Marco Gambaro e Alberto Mattiacci, ho fatto parte del “Gruppo di lavoro” istituito presso la Presidenza del Consiglio - Dipartimento dell’Editoria con decreto del 2 febbraio 2015, con il compito di elaborare una riforma degli interventi a sostegno del settore dell’editoria. Molte tra le idee elaborate in quella sede sono state accolte nel d.d.l. n. 2271, approvato dalla Camera dei deputati il 2 marzo 2016 e ora all’esame del Senato. Le opinioni esposte durante l’audizione rappresentano, comunque, solo il mio pensiero e non impegnano in alcun modo il “Gruppo di lavoro” né tantomeno l’Istituzione che l’ha costituito. 1. IL DECLINO DEI QUOTIDIANI E DEI PERIODICI CARTACEI E LA FINALITÀ DELL’INTERVENTO PUBBLICO L’intento di questo breve intervento non è certo quello di fare un panegirico del disegno di legge approvato dalla Camera ma, semmai, di evidenziare alcuni nodi irrisolti e alcuni temi controversi che presumibilmente saranno oggetto di particolare atten8
In questa prospettiva, saranno analizzate le soluzioni prospettate in merito alla individuazione della platea dei beneficiari e alla revisione delle competenze e della composizione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Appare, tuttavia, utile un breve richiamo ad alcuni dati che sembrano mostrare come il profondo calo delle tirature e delle vendite dei quotidiani e dei periodici, nazionali e locali, non sia solo l’effetto della transeunte crisi economica ma il segno di un declino dei giornali cartacei, comune del resto alla gran parte delle democrazie contemporanee. Di «declino strutturale» parla espressamente l’indagine conoscitiva dell’Agcom del 2015 su “Informazione e internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni”, conclusa con delibera n. 146/15/CONS (1), a commento del calo di circa il 30% dei ricavi dei quotidiani negli anni 2010-2014. La crisi si manifesta anche sul lato della domanda. Secondo la citata indagine dell’Agcom del 2015 «la televisione, ed in particolare quella gratuita, rimane la fonte di informazione privilegiata per i cittadini italiani, mentre il ruolo dei quotidiani (almeno di quelli cartacei) va velocemente scemando» (p. 99).
centrati, quali le televisioni nazionali e gli aggregatori di contenuti on-line quali Google o Facebook. Il quadro descritto induce a ritenere opportune forme di intervento pubblico, diretto e indiretto, a favore dell’editoria, non nella prospettiva di un aiuto permanente per garantire la sopravvivenza di un settore altrimenti destinato a scomparire, ma in quella di un sostegno temporaneo, per un numero determinato di anni e per uno scopo definito, ovvero incoraggiare l’innovazione tecnologica e così garantire la presenza di una informazione professionale indipendente, vecchia e nuova, anche nel prossimo scenario in grande parte digitale. 2. L’INTERVENTO DELLO STATO NELL’EDITORIA: LA PLATEA DEI BENEFICIARI DEI CONTRIBUTI DIRETTI Il disegno di legge approvato alla Camera denota una piena consapevolezza della drammaticità dello scenario e al contempo della funzione irrinunciabile dei giornali cartacei o telematici - nel garantire il diritto costituzionale dei cittadini ad una informazione libera, plurale e di qualità. A tal fine, data la limitatezza delle risorse disponibili, traccia il perimetro e le regole della contribuzione diretta, cercando di sostenere in modo peculiare l’editoria indipendente, specie locale. In particolare, esso individua quale destinatari dei contributi (art. 2, co. 2) le imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro.
Più precisamente, i quotidiani rappresentano solo per il 12% degli intervistati il mezzo di comunicazione più importante utilizzato per informarsi. Tale evoluzione sembra l’esito di una radicale trasformazione delle modalità di diffusione delle informazioni e forse anche della crisi dei tradizionali soggetti con funzione di intermediazione tra lo Stato e il cittadino, siano essi i partiti, le associazioni imprenditoriali e sindacali o appunto i quotidiani, con i quali si era creato nel tempo un legame di “appartenenza”.
La scelta appare in linea teorica discutibile, proponendo una sorta di equazione tra la forma societaria adottata e il grado di autonomia e indipendenza dell’impresa editoriale. In pratica, tuttavia, appare particolarmente complesso individuare altri criteri che consentano di riservare il finanziamento diretto agli “editori puri”.
In qualche modo, la crisi dei giornali è crisi della “democrazia rappresentativa”, con conseguente rafforzamento della “democrazia diretta” dell’informazione diffusa in rete ma forse anche di poteri più forti e con-
Altre strade, pure ipotizzate anche nel Gruppo di lavoro”, sembrano comportare il pericolo che vi sia un giudizio di merito sul contenuto del periodico e dunque una eccessiva discrezionalità del Governo nella Notiziario USPI n° 6/2016
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distribuzione delle provvidenze. Un elemento di discussione riguarda la scelta di includere o meno nel finanziamento diretto i giornali dei partiti e dei sindacati. A prima lettura, l’esclusione di detta categoria, sancita nell’art. l’art. 2, co. 2, lett. c., del testo, sembra illogica (i giornali di partito hanno contribuito non poco nella storia d’Italia al pluralismo delle idee e all’alfabetizzazione del Paese) e discriminatoria, comportando un disfavore per un particolare categoria di giornali, a prescindere dalla forma societaria scelta. A ben vedere, tuttavia, la norma proposta, nei fatti, farebbe venir meno la categoria stessa dei periodici organi di informazione di forze politiche e sindacali, perseguendo un disegno di omogeneizzazione e semplificazione dei regimi giuridici (2). I giornali “di tendenza” ben potrebbero accedere ai finanziamenti pubblici, qualora possiedano i requisiti previsti in via generale dalla legge, mentre il legame con una formazione politica o sindacale non sarebbe più considerato un criterio autonomo. Non pare dunque sussistere una violazione del divieto di discriminazione ma semmai il venir meno di un regime privilegiato che ha tra l’altro prodotto comportamenti non sempre cristallini. Altrettanto delicata è la scelta di escludere dai beneficiari i giornali specialistici, a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico (l’art. 2, co. 2, lett. c). Tale opzione discende dalla previsione quale criterio direttivo per il legislatore delegato che l’ammissione al finanziamento sia riservata alle sole imprese editrici che, inter alia, «esercitano un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale …». Ancora una volta, emerge la difficoltà di individuare criteri che permettano di distinguere tra informazione “generale” e “specialistica”, senza attribuire ad alcuno un potere discrezionale eccessivo. La soluzione adottata ha in ogni caso il merito di voler escludere dal sostegno pubblico periodici che hanno goduto di rilevanti finanziamenti, pur occupandosi di temi forse non decisivi per la democrazia quali la musica o il motocross e come tale sembra andare nella giusta direzione, riservando le limitate risorse pubbliche ai giornali che maggiormente concorrono a garantire il diritto dei cittadini a essere informati da una pluralità di fonti. Nel complesso, dunque, ritengo che i criteri individuati nel disegno di legge delega per definire la platea dei destinatari del conNotiziario USPI n° 6/2016
tributo diretto preludano a una regolamentazione coerente con il disegno costituzionale di garantire il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione.
categoria ogni cinquecento professionisti (o mille pubblicisti) eccedenti tale numero o frazione di cinquecento (o mille per i pubblicisti) (art. 16).
Per accentuare la dinamicità del mercato ed evitare che l’intervento legislativo si sostanzi in un mero aiuto assistenziale a un settore in stato di crisi, potrebbe essere opportuno rafforzare ulteriormente gli obblighi di digitalizzazione come condizione necessaria per ricevere i finanziamenti e, al contempo, garantire la certezza, la stabilità e la periodicità annuale dei bandi di finanziamento a progetti innovativi presentati da imprese editoriali di nuova costituzione (c.d. “bandi per start-up”).
Si tratta, senza dubbio, di una composizione pletorica, che merita di essere drasticamente ridotta, per consentire un miglior funzionamento dell’organo e anche per ridurre le spese, invero ingenti.
3. LA RIFORMA REVISIONE DELLE COMPETENZE E DELLA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI Il disegno di legge delega altresì al Governo la revisione delle competenze e della composizione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, prevedendo inter alia la riduzione del numero dei componenti fino a un massimo di trentasei consiglieri, di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti. A prima lettura, la norma prevista nel d.d.l. S-2271 potrebbe apparire un “fuor d’opera”, costituendo l’unica modifica relativa all’ordinamento professionale dei giornalisti. Tuttavia, un intervento in materia è da molte parti ritenuto opportuno e urgente, specie per quanto concerne la struttura elefantiaca del Consiglio nazionale e le funzioni dallo stesso svolte, spesso sovrapposte a quelle dei Consigli regionali. In effetti, le norme che disciplinano la composizione del Consiglio nazionale hanno progressivamente condotto a un progressivo incremento dei componenti, che ha raggiunto attualmente il numero di 156 membri, in ragione della tumultuosa crescita degli iscritti agli elenchi dei professionisti e specie dei pubblicisti. Ai sensi della legge 3 febbraio 1963, n. 69, i Consigli regionali o interregionali sono composti da 6 professionisti e 3 pubblicisti (art. 3), mentre il Consiglio nazionale non ha un numero di membri fisso. Esso è composto da due professionisti e un pubblicista per ogni Ordine regionale o interregionale, iscritti nei rispettivi elenchi, oltre a una rappresentanza ulteriore per i Consigli con più iscritti. Gli Ordini che hanno più di cinquecento professionisti o più di mille pubblicisti iscritti eleggono, infatti, un altro consigliere nazionale appartenente alla medesima
Un mero taglio al numero dei consiglieri appare tuttavia un disegno poco ambizioso. Le Camere ben potrebbero ripensare le funzioni del Consiglio nazionale, riempiendo così di contenuti una delega che sul punto potrebbe essere ritenuta quasi “in bianco”. Anzi, logica vorrebbe che l’individuazione dei criteri direttivi relativi alla razionalizzazione delle competenze del Consiglio nazionale precedesse le scelte relative alla composizione dello stesso. Un qualche cenno in questo senso vi è nella delega, che prevede il riordino e la razionalizzazione delle competenze in materia di formazione e dei procedimenti relativi ai ricorsi in materia di iscrizione o cancellazione nell’albo, negli elenchi o nel registro, nonché in materia disciplinare ed elettorale. Su questo ultimo aspetto, la soluzione introdotta nell’esame alla Camera suscita qualche perplessità anche di ordine costituzionale. Essa prevede il divieto di “cumulo” tra l’impugnativa presso il Consiglio nazionale delle delibere dei consigli regionali (in materia di iscrizione o cancellazione o in materia disciplinare) e l’impugnativa presso l’autorità giurisdizionale. Come già sottolineato dal Servizio studi del Senato, nelle Note sull’A.S. n. 2271 (aprile 2016, n. 312), è da valutare se tale previsione sia compatibile con l’art. 113 della Costituzione, in base al quale contro gli atti della pubblica amministrazione “è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi” e la medesima tutela “non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti”. Una soluzione ragionevole e che suscita minori perplessità sul piano costituzionale potrebbe essere quella di sottrarre al Consiglio nazionale la funzione di decidere sui ricorsi proposti contro le deliberazioni dei Consigli regionali, facendo venir meno il secondo grado del procedimento avanti agli Ordini professionali. In particolare, si sottrarrebbe al Consiglio Nazionale di disciplina - composto da dodici consiglieri nazionali - la funzione disciplinare. Come noto, il procedimento disciplinare dei giornalisti ha attualmente un 10 9
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contenzioso che si articola in cinque gradi: le deliberazioni del Consiglio nazionale di disciplina che accolgono o rigettano i gravami sulle delibere dei Consigli di disciplina territoriale possono infatti essere impugnate dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria, in deroga ai principi generali sul riparto di giurisdizione. Inoltre, affinché il giudice abbia consapevolezza della peculiarità e della delicatezza delle questioni disciplinari dei giornalisti, la legge prevede che presso il tribunale e la corte d’appello il collegio sia integrato da due membri “laici”, un giornalista e un pubblicista, nominati per un quadriennio in numero doppio, dal presidente della Corte d’appello su designazione del Consiglio nazionale dell’Ordine. Ciò per consentire che nel giudizio sui provvedimenti degli organi disciplinari sia presente il punto di vista degli operatori dell’informazione. Allo stato, dunque, sottrarre al Consiglio nazionale i ricorsi in materia disciplinare determinerebbe un unicum rispetto alle altre professioni. Tale unicum pare, tuttavia, ragionevole sulla base dei vantaggi in termini di tempo e costi e giustificabile dalla presenza nel procedimento avanti all’autorità giudiziaria di ampie e specifiche garanzie del diritto di difesa del giornalista. In questo senso, il Senato potrebbe valutare la percorribilità di questa soluzione che, a differenza di quella adottata nel testo approvato dalla Camera, non presenta profili problematici circa l’eventuale contrasto con l’art. 113 Cost.
Nella prospettiva del ripensamento delle funzioni del Consiglio nazionale, una ipotesi potrebbe essere quella di valorizzare la funzione generale di interlocuzione con le istituzioni democratiche e di indirizzo sui grandi temi della difesa della libertà e della dignità della professione. Per quanto concerne l’attività culturale, al Consiglio nazionale potrebbero essere attribuiti i compiti di regolazione, indirizzo, coordinamento e controllo delle attività di formazione dei giornalisti svolte a livello regionale. A fronte di tale valorizzazione delle funzioni di indirizzo, appare necessario immaginare una composizione del tutto diversa dall’attuale: pochi membri, eletti su base nazionale o comunque in circoscrizioni pluriregionali, con medesima proporzione tra professionisti e pubblicisti dei consigli regionali. In questa prospettiva, rispetto all’attuale (fino a 36 consiglieri) sembra più ragionevole la soluzione prevista nel testo iniziale del disegno di legge C-3317, che limitava a 18 il numero massimo di consiglieri, di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti. Potrebbe essere, inoltre, presa in considerazione anche l’ipotesi che il Consiglio nazionale - senza più la funzione di decidere sui ricorsi proposti contro le deliberazioni dei Consigli regionali - sia composto dai presidenti dei venti consigli regionali. Si tratterebbe di una composizione ristretta, rappresentativa di ogni realtà regionale ma al contempo con consiglieri autorevoli e che godono di un consenso a livello regionale. Tale ipotesi pare , dunque, particolarmente adatta per un Consiglio nazionale sgravato di gran parte delle funzioni amministrative, al quale è attribuita una funzione generale
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base alle nuove Convenzioni sottoscritte dall’USPI con le Biblioteche nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi nazionali (DPR 252/06), EnTRo IL MESE DI GIUGno - Gli editori di: QUoTIDIAnI, PLURISETTIMAnALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMAnALI e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: LAZIo, ABRUZZo, MoLISE, CAMPAnIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA, SARDEGnA sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2016). 10
- Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di giugno non devono effettuare alcuna consegna. EnTRo IL MESE DI LUGLIo - Gli editori di: QUoTIDIAnI, PLURISETTIMAnALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMAnALI e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: VALLE D’AoSTA, PIEMonTE, LoMBARDIA, TREnTIno ALTo ADIGE sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 2° trimestre dell’anno (aprile-giugno 2016). - Gli editori di: QUATToRDICInALI, QUInDICInA-
di tutela della libertà e della dignità dell’informazione». prof. Giulio Enea Vigevani ————————————————— NOTE: (1) Agcom, “Informazione e internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni”, in http://www.agcom.it/indagineconoscitiva-informazione-e-internet-in-italia.-modelli-di-business-consumiprofessioni-, 2015, p. VII: «Nell’ultimo quinquennio si è assistito ad una progressiva riduzione dei ricavi conseguiti nel settore dell’informazione: i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro, presentando una riduzione media pari al 16% nel periodo 2010- 2014, con punte superiori al 30% nel caso della contrazione subita dai quotidiani (cartacei). Sussistono, comunque, profonde differenze da mezzo a mezzo. Mentre la televisione, anche grazie alla sua funzione di intrattenimento, sembra destinata a mantenere un’importante posizione, anche nel nuovo contesto di mercato, i quotidiani e, in misura minore, la radio, soffrono di un declino strutturale. Internet, d’altronde, è l’unico mezzo che mostra un andamento distonico rispetto agli altri, mostrando ricavi in crescita, anche se la sua incidenza sui ricavi complessivi rimane ancora oggi relativa (circa 15%)». (2) Disegno che trova conferma nella scelta di rimuovere la riserva del 5 per cento dell’importo stanziato per i contributi diretti per le imprese di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 250, le quali concorreranno nella ripartizione generale dei contributi e nel superamento della distinzione tra testata nazionale e testata locale.
LI, MEnSILI e ALTRA PERIoDICITA’ e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: VALLE D’AoSTA, PIEMonTE, LoMBARDIA, TREnTIno ALTo ADIGE sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° semestre dell’anno (gennaio-giugno 2016). Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. Gli editori della Lombardia iscritti all’USPI possono avvalersi della convenzione stipulata con la Regione Lombardia - Sovrintendenza beni librari ed effettuare il deposito legale regionale secondo le cadenze già stabilite con le due biblioteche nazionali. Notiziario USPI n° 6/2016
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Notiziario fiscale e del lavoro - Notiziario fiscale e del lavoro - Notiziario fiscale e del lavoro Ministero del lavoro: chiarimenti relativi alla nuova disciplina delle collaborazioni MINISTERO DEL LAVORO:
CIRCOLARE N. 3/2016 Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 3 del 1° febbraio 2016, ha fornito dei chiarimenti sulle novità recentemente introdotte dal Decreto Legislativo n. 81/15 in tema di collaborazioni coordinate e continuative. I principali chiarimenti riguardano l’applicazione dell’art 2 e dell’art. 52 del D.lgs. n. 81/2015. CONTRATTI A PROGETTO La circolare conferma innanzitutto che gli artt. 61-69 bis del D.lgs. n. 276/03, secondo le previsioni dell’art. 52, continuano a trovare applicazione esclusivamente per la regolamentazione dei contratti a progetto stipulati prima del 25 giugno 2015, i quali potranno pertanto esplicare effetti sino alla loro scadenza. INTERPRETAZIONE DEI REQUISITI DI LEGGE Vengono poi forniti dei chiarimenti sull’interpretazione dei requisiti indicati nell’art. 2, in merito alla definizione di: ˗ “prestazioni di lavoro esclusivamente personali”, che sono quelle che si intendono svolte personalmente dal titolare del rapporto, senza l’ausilio di altri soggetti; ˗ “continuative”, che sono prestazioni che devono ripetersi in un determinato arco temporale al fine di conseguire una reale utilità; ˗ “ai tempi e al luogo di lavoro”, la c.d. etero-organizzazione che, per esempio, si realizza ogni qualvolta il collaboratore operi all’interno di una organizzazione datoriale rispetto alla quale sia tenuto ad osservare determinati orari di lavoro e sia tenuto a prestare la propria attività presso luoghi di lavoro individuati dallo stesso committente. Il Ministero ricorda che perché operi la presunzione di cui all’art. 2 le tre suddette condizioni devono sussistere congiuntamente. SANZIONI La circolare ribadisce, inoltre, che a far data dal gennaio 2016, qualora venga riscontrata la contestuale presenza delle suddette condizioni di etero-organizzazione, sarà Notiziario USPI n° 6/2016
applicabile la “disciplina del rapporto di lavoro subordinato”. Il Legislatore con la suddetta previsione, ha inteso quindi far derivare le medesime conseguenze legate ad una riqualificazione del rapporto, semplificando di fatto l’attività del personale ispettivo che, in tali ipotesi, potrà limitarsi ad accertare la sussistenza di una etero-organizzazione secondo le previsioni contenute nell’art. 2 c. 1. Viene inoltre precisato che l’applicazione della disposizione comporterà l’irrogazione delle sanzioni in materia di collocamento (comunicazioni di assunzione e dichiarazione di assunzione) i cui obblighi attengono anch’essi alla disciplina del rapporto di lavoro subordinato.
corso, il rispetto delle condizioni di cui all’art. 54 del D.lgs. n. 81/2015 potrà determinare l’estinzione degli eventuali illeciti accertati all’esito dell’ispezione. ESONERO CONTRIBUTIVO Infine, viene affermato che la procedura di stabilizzazione è compatibile con la possibilità di avvalersi dell’esonero contributivo previsto nella Legge di Stabilità 2016. ASSOGRAFICINFORMA Numero 3 - 23 febbraio 2016 ————————————————— Ministero del lavoro e delle politiche sociali
STABILIZZAZIONE CIRCOLARE N. 3 /2016 Vengono anche fornite delle precisazioni sulla procedura di “stabilizzazione” prevista dall’art. 54. Viene confermato che la procedura può essere attivata anche in relazione a rapporti di collaborazione già esauriti (la disposizione fa infatti riferimento a “soggetti già parti”). Confermati i casi in cui non opera l’estinzione: ˗ nel caso la procedura di stabilizzazione venga avviata successivamente all’accesso ispettivo e quindi all’inizio dell’ accertamento, non si potrà beneficiare della estinzione degli illeciti che verranno eventualmente accertati all’esito dell’ispezione; l’estinzione degli illeciti viene preclusa anche con riferimento a quei rapporti di collaborazione “trasformati’ in rapporti di lavoro subordinato che vengano a cessare prima dei dodici mesi per volontà del datore di lavoro, fatte salve le ipotesi di giusta causa ovvero giustificato motivo soggettivo; ˗ nel caso la procedura di stabilizzazione venga avviata successivamente all’accesso ispettivo e quindi all’inizio dell’accertamento, non si potrà beneficiare della estinzione degli illeciti che verranno eventualmente accertati all’esito dell’ispezione; ˗ l’estinzione degli illeciti viene preclusa anche con riferimento a quei rapporti di collaborazione “trasformati” in rapporti di lavoro subordinato che vengano a cessare prima dei dodici mesi per volontà del datore di lavoro, fatte salve le ipotesi di giusta causa ovvero giustificato motivo soggettivo. Diversamente, se l’accesso ispettivo ha luogo a procedura di stabilizzazione in
Oggetto: D.Lgs. n. 81/2015 - “disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo I, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183” -artt. 2 e 54 -collaborazioni coordinate e continuative -indicazioni operative per il personale ispettivo. Dal 25 giugno u.s. è entrato in vigore il D.Lgs. n. 81/2015. recante il c.d. codice dei contratti che, in attuazione della delega contenuta nell’art. I. comma 7, della L. n. 183/2014, riunisce in un testa organico la disciplina delle diverse tipologie contrattuali. Fra i contenuti del Decreto assumono particolare rilievo gli artt. 2 e 54, entrati in vigore il 10 gennaio u.s., che disciplinano rispettivamente le “Collaborazioni organizzate da/ committente’ e la procedura di “Stabilizzazione dei collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di persone titolari di partita IVA”. Su tali disposizioni si forniscono i primi chiarimenti interpretativi atteso peraltro che questa Direzione, al fine di contrastare possibili comportamenti elusivi e fermo restando quanto verrà stabilito in sede di Commissione centrale di coordinamento della vigilanza, intende avviare specifiche campagne ispettive nel corso del 2016, in particolare nel settore dei call-center. Superamento del contratto di lavoro a progetto Va premesso che, con l’art, 52 del D.Lgs. n. 81/2015, il legislatore del 2015 ha disposto “il superamento del contratto di 12 11
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lavoro a progetto” e delle “altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo’ disciplinati dagli artt. 61 -69 bis del D.Lgs. n. 276/2003, facendo tuttavia salvo I’art.409 C.p.c. e pertanto i “rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale”. I citati articoli del D.Lgs. n. 276/2003, per espressa previsione di legge, continuano a trovare applicazione esclusivamente per la regolamentazione dei contratti stipulati prima del 25 giugno 2015, i quali potranno pertanto esplicare effetti sino alla loro scadenza. Applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato A decorrere dal 10 gennaio 2016 a tali collaborazioni, cosi come alle collaborazioni stipulate dopo il 25 giugno 2015, si applica quanto previsto dall’art. 2, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2015. La disposizione richiede l’applicazione della “disciplina del rapporto di lavoro subordinato” nell’ipotesi di rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative, le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro” (c.d. etero-organizzazione). Pertanto, ogniqualvolta il collaboratore operi all’interno di una organizzazione datoriale rispetto alla quale sia tenuto ad osservare determinati orari di lavoro e sia tenuto a prestare la propria attività presso luoghi di lavoro individuati dallo stesso committente, si considerano avverate le condizioni di cui all’art, 2, comma I, sempre che le prestazioni risultino continuative ed esclusivamente personali. In ordine alle citate condizioni, che devono ricorrere congiuntamente, si precisa che per “prestazioni di lavoro esclusivamente personali” si intendono le prestazioni svolte personalmente dal titolare del rapporto, senza l’ausilio di altri soggetti: le stesse devono essere inoltre “Continuative”, ossia ripetersi in un determinato arco temporale al fine di conseguire una reale utilità e, come già indicato, organizzate dal committente quantomeno con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro”. Conseguenze legate alia applicazione dell’art. 2, comma 1 A far data dal gennaio 2016, qualora venga 12
riscontrata la contestuale presenza delle suddette condizioni di etero-organizzazione, sarà applicabile la “disciplina del rapporto di lavoro subordinato”. La formulazione utilizzata dal legislatore, di per se generica, lascia intendere l’applicazione di qualsivoglia istituto, legale o contrattuale (ad es. trattamento retributivo, orario di lavoro, inquadramento previdenziale, tutele avverso i licenziamenti illegittimi ecc.), normalmente applicabile in forza di un rapporto di lavoro subordinato. In altri termini il legislatore, rispetto alle fattispecie indicate dall’art. 2, comma I, in esame, ha inteso far derivare le medesime conseguenze legate ad una riqualificazione del rapporto, semplificando di fatto l’attività del personale ispettivo che. in tali ipotesi. potrà limitarsi ad accertare la sussistenza di una etero-organizzazione. Pertanto, l’applicazione della disposizione comporterà altresì l’irrogazione delle sanzioni in materia di collocamento (comunicazioni di assunzione e dichiarazione di assunzione) i cui obblighi, del resto, attengono anch’essi alia disciplina del rapporto di lavoro subordinato. Fattispecie che esulano dalla applicazione dell’art. 2, comma 1 La disposizione di cui all’art. 2, comma I, non trova applicazione nelle ipotesi elencate dal successivo comma 2 ossia con riferimento a: a) le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sui piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore; b)le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali; c) le attività prestate nell’ esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni; d) le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I.. come individuati e disciplinati dall’art . 90 della L. n. 289/2001.
E’ opportuno evidenziare che anche rispetto a tali collaborazioni rimane astrattamente ipotizzabile la qualificazione del rapporto in termini di subordinazione, laddove tuttavia non sarà sufficiente verificare una etero-organizzazione del lavoro ma una vera e propria etero-direzione ai sensi dell’ art. 2094 C.c. Ciò in virtù di quanto espressamente previsto dalla giurisprudenza in ordine alia “indisponibilità della tipologia contrattuale” (v. ad es. Corte Cost. sent. n. 121/1993 e n. 115/1994) e in ragione del fatto che le stesse costituiscono delle eccezioni all’ applicazione del solo regime di cui al comma 1 dell’art. 2. In relazione alle ipotesi elencate dal comma 2 della disposizione in esame, si rinvia peraltro ai chiarimenti già fomiti con le recenti risposte ad interpello n. 27/2015, n. 5 en. 6/2016. Stabilizzazione delle collaborazioni L’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015 ha introdotto, sempre a partire dal 1° gennaio 2016, una procedura finalizzata a “promuovere la stabilizzazione dell’occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminate nonché di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo”. In particolare si prevede che i datori di lavoro privati che procedano alia assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di soggetti titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, godono di taluni effetti concernenti l’estinzione di illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erroneaqualificazione del rapporto di lavoro. La procedura, che può essere attivata anche in relazione a rapporti di collaborazione già esauriti (la disposizione fa infatti riferimento a “soggetti già parti”), prevede due condizioni: a) i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o avanti alle commissioni di certificazione; b) nei dodici mesi successivi alle assunzioNotiziario USPI n° 6/2016
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oro - Notiziario fiscale e del lavoro ni. i datori di lavoro non recedano dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo. Come anticipato, l’adesione alia procedura “comporta l’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione”. In altri termini, qualora la procedura di stabilizzazione venga avviata successivamente all’accesso ispettivo e quindi all’ inizio dell’accertamento, non si potrà beneficiare della estinzione degli illeciti che verranno eventualmente accertati all’esito dell’ispezione. L’estinzione degli illeciti è inoltre preclusa con riferimento a quei rapporti di collaborazione “trasformati” in rapporti di lavoro subordinato che vengano a cessare prima dei dodici mesi per volontà del datore di lavoro, fatte salve le ipotesi di giusta causa ovvero giustificato motivo soggettivo. Viceversa, qualora l’accesso ispettivo abbia luogo a procedura di stabilizzazione in corso (ad es. sia stata già presentata istanza di conciliazione ovvero non siano ancora trascorsi dodici mesi dall’assunzione dei lavoratori interessati), il rispetto delle condizioni di cui all’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015 potrà determinare l’estinzione degli eventuali illeciti accertati all’esito dell’ispezione. Ferma restando l’opportunità di svolgere accertamenti nei confronti del personale interessato dalla stabilizzazione solo al termine della stessa procedura. nel caso siano comunque svolti tali accertamenti e comprovate eventuale violazioni, gli ispettori procederanno a notificare il verbale evidenziando tuttavia al suo interno che gli illeciti potranno considerarsi estinti (e pertanto le sanzioni non saranno dovute) se risulteranno rispettate le condizioni indicate dal citato art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015 e, in particolare, il mantenimento del rapporto di lavoro per il periodo previsto dalla disposizione. Va infine chiarito che tale procedura non inficia la possibilità di avvalersi dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilita 2016, attesa l’assenza di esplicite previsioni in senso contrario, sempreché risultino rispettate anche le altre condizioni che l’ordinamento richiede per il godimento di benefici normativi e contributivi . IL DIRETTORE GENERALE (dott. Danilo Papa) Notiziario USPI n° 6/2016
SCADENZE ROC LA “COMUNICAZIONE ANNUALE” AL ROC (2016) Ricordiamo che entro 30 giorni dalla data di deposito del bilancio in Camera di commercio, per i soggetti tenuti alla redazione dello stesso, o entro il 31 luglio 2016, per tutti gli altri editori, deve essere trasmessa la “Comunicazione Annuale” dei dati societari (anagrafici, amministrativi e di assetto proprietario) all’Agcom, uno degli adempimenti annuali cui sono tenuti tutti gli iscritti nel ROC Registro Operatori Comunicazione. Ricordiamo, inoltre, che dalla data del 16 ottobre 2012 il sistema telematico di gestione del Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) è stato integrato nel portale impresainungiorno.gov.it. Per maggiori informazioni sul tema, vedi anche quanto già riportato nel “Comunicato” del 16.10.2012 “Entrata in esercizio del nuovo sistema telematico R.O.C. - Cambia la modalità di accesso al Registro per effettuare le Comunicazioni Obbligatorie” Per accedere al sistema telematico del R.O.C. per la compilazione e la trasmissione degli adempimenti previsti nei confronti dello stesso Registro, tra i quali la stessa “Comunicazione Annuale” gli iscritti nel R.O.C. (tutti gli iscritti, anche i soggetti “non camerali” quali le Associazioni, Fondazioni, Enti Morali ecc. ecc.) devono dotarsi, se non ne sono già in possesso, della Carta Nazionale dei Servizi (C.N.S.), in forma di Smart Card o di chiavetta USB (a nostro giudizio preferibile per una maggiore semplicità d’uso), rilasciata – a pagamento - dalle Camere di Commercio e da altre Pubbliche Amministrazioni. L’interscambio informativo fra Registro degli Operatori di Comunicazione e Registro Imprese consentirà, nelle comunicazioni verso Agcom, la compilazione automatica di tutti i dati detenuti dal sistema camerale, garantendo lo sviluppo automatizzato delle catene di partecipazioni societarie degli operatori iscritti al R.O.C. e dei loro amministratori nei limiti dei dati detenuti dal Registro delle Imprese. L’accesso al portale avviene attraverso l’uso della Carta Nazionale dei Servizi di cui già detto in precedenza che garantisce l’autenticazione del soggetto che effettua le comunicazioni. Ricordiamo, infine, che sono tenuti alla comunicazione anche gli editori richiedenti i contributi per l’editoria, che hanno effettuato la Comunicazione Annuale entro il 31 gennaio scorso.
L’INFORMATIVA ECONOMICA DI SISTEMA - IES Anche quest’anno i termini per la comunicazione all’Informativa Economica di Sistema (IES) sono anticipati e il modello IES potrà essere inviato dal 1° giugno al 31 luglio 2016. Sono esentati dall’obbligo i soggetti che abbiano, nell’anno di riferimento, ricavi totali, pari a zero euro. La comunicazione all’Informativa Economica di Sistema è una dichiarazione annuale cui sono obbligati gli operatori dei settori dei media e riguarda i dati anagrafici ed economici sull’attività svolta dagli operatori interessati, al fine di raccogliere gli elementi necessari per adempiere a precisi obblighi di legge e consentire l’aggiornamento della base statistica degli operatori di comunicazione. L’Autorità ha disciplinato l’Informativa Economica di Sistema, da ultimo con la delibera n. 397/13/CONS, come modificata dalla delibera n. 235/15/CONS. I soggetti obbligati sono gli operatori di rete, i fornitori di un bouquet di programmi pay tv, i fornitori di servizi di media audiovisivi o radiofonici, i fornitori di servizi interattivi associati e/o di servizi di accesso condizionato, i soggetti esercenti l’attività di radiodiffusione, le imprese concessionarie di pubblicità (ivi compresi i soggetti che esercitano attività di pubblicità online e pubblicità cinematografica), le agenzie di stampa a carattere nazionale (ivi compresi i soggetti i cui notiziari siano distribuiti in abbonamento, a titolo oneroso, qualunque sia il mezzo di trasmissione utilizzato, ad almeno un editore a carattere nazionale che realizzi un prodotto ai sensi della legge n. 62 del 2001), gli editori, anche in formato elettronico, di giornali quotidiani, periodici o riviste, altre pubblicazioni periodiche ed annuaristiche e altri prodotti editoriali. Sono esentati dall’obbligo dell’invio della Informativa Economica di Sistema i soggetti che, pur obbligati nell’ambito della suddetta normativa, abbiano, nell’anno di riferimento, ricavi totali, incluse le provvidenze pubbliche e le convenzioni con soggetti pubblici, riferibili alle attività rilevate dall’Informativa Economica di Sistema, pari a zero euro. L’adempimento consiste nella compilazione del modello elettronico pubblicato ogni anno, che deve essere inviato dal 1° giugno al 31 luglio da un indirizzo di posta elettronica certificata all’indirizzo: ies@cert.agcom.it. Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare: info_ies@agcom.it. 13
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Circolare n. 5 del 9/06/2016 OGGETTO: COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA DEI REDDITI DA ATTIVITA’ GIORNALISTICA “LIBERO PROFESSIONALE” CONSEGUITI NEL 2015 Si ricorda che la comunicazione obbligatoria dei redditi percepiti per attività giornalistica autonoma nel corso del 2015 deve essere trasmessa all’Inpgi entro il 31 luglio 2016; ricadendo in giorno festivo la scadenza è prorogata al 1° agosto 2016. Sono tenuti alla comunicazione tutti i giornalisti iscritti alla Gestione Separata che nel predetto anno abbiano svolto attività autonoma giornalistica: • libero-professionale con Partita IVA; • come attività “occasionale”; • come partecipazione in società semplici o in associazioni tra professionista, ovvero in Società tra Professionisti (STP); • con cessione di diritto d’autore. Si fa presente, altresì, che sono tenuti alla comunicazione anche coloro i quali - pur non avendo conseguito redditi da attività giornalistica libero professionale - non hanno chiesto di essere sospesi dagli adempimenti contributivi per l’anno 2015. Si ricorda che non sono tenuti all’invio della comunicazione reddituale i giornalisti che abbiano svolto l’attività professionale
esclusivam e n t e nell’ambito di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. Infatti, per questi ultimi, gli adempim e n t i contributivi sono interaINPGI, sede di Piazza Apollodoro, Roma mente a carico del committente. In tal caso, tuttavia, ai fini dell’esonero dall’obbligo di inoltro della comunicazione reddituale, il giornalista deve necessariamente comunicare all’INPGI le modalità con cui svolge la professione (modulo: http://www.inpgi.it/?q=node/692, PUBBLICATO NELLA PAGINA A FIANCO). La comunicazione deve essere effettuata esclusivamente in via telematica, collegandosi al sito www.inpgi.it a partire dalle ore 12,00 del 15 giugno 2016, dal giorno successivo il sito sarà attivo tutti i giorni dalle ore 8.00 alle ore 20.00. Si ricorda che nei casi in cui l’inoltro della comunicazione sia effettuato in data successiva al 1/08/2016, è previsto l’addebito di una sanzione per ritardata comunicazione reddituale.
Per effettuare la comunicazione è necessario identificarsi nel sito utilizzando il codice iscritto (ovvero il numero di posizione) e la password normalmente utilizzata per l’accesso ai dati personali. Si ricorda, infine, che l’art. 3 del vigente Regolamento della Gestione separata INPGI dispone che il versamento del contributo soggettivo comporta il riconoscimento di un’anzianità contributiva pari ad un anno (12 mesi), solo nel caso in cui il suo importo - compreso l’eventuale contributo aggiuntivo - non risulti inferiore al 10% (ridotto al 5% per i titolari di trattamento pensionistico diretto) del reddito minimo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge n. 233/1990 (per il 2015 pari quindi a 15.548,00 euro). In presenza di un importo inferiore è attribuita una minore anzianità assicurativa rapportata al predetto importo minimo - ed è riconosciuta, in ogni caso, un’anzianità pari ad almeno una mensilità. La procedura per la comunicazione reddituale online indicherà, in ogni caso, le mensilità attribuite in ragione del reddito dichiarato e l’eventuale contributo aggiuntivo necessario per l’attribuzione di un’anzianità pari a 12 mesi. Per la corretta compilazione del modello informatico da utilizzare per la comunicazione dei redditi, si invita a visionare le istruzioni presenti nella sezione “Gestione Separata” del sito dell’Istituto, www.inpgi.it. F.to IL DIRIGENTE Augusto Moriga
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Notizie editoria e Comunicazione I dati Audiweb (INFOGRAFICHE) Più di 28 milioni di italiani online a marzo. Cresce il tempo speso navigando da mobile, anche tra gli over 55 La total digital audience a marzo 2016 è rappresentata da 28.3 milioni di utenti unici nel mese e 21.4 milioni nel giorno medio
mese, pari al 50,8% della popolazione italiana tra i 18 e i 74 anni, online complessivamente per circa 47 ore. Nel giorno medio sono stati 18.2 milioni gli utenti online tramite dispositivi mobili, collegati in media per 1 ora e 52 minuti per persona.
Sono stati 22.4 milioni gli utenti online da mobile (smartphone e/o tablet) nel mese, metà della popolazione tra i 18 e i 74 anni, pari al 50,8%.
Nel mese di marzo 2016 sono stati 28.3 milioni gli italiani dai due anni in su che si sono collegati a internet dai device rilevati (PC, smartphone e/o tablet), online complessivamente per 50 ore e 48 minuti in media per persona. Lo dicono i dati Audiweb, pubblicati l’11 maggio scorso.
Nel giorno medio sono stati 21.4 milioni gli italiani che si sono collegati almeno una volta a internet, dedicando alla navigazione circa 2 ore e 10 minuti in media. Gli utenti da dispositivi mobili (smartphone e/o tablet) sono stati 22.4 milioni nel
Più in dettaglio, analizzando i dati della fruizione di internet dai diversi dispositivi rilevati, risulta che il 73,4% del tempo totale speso online deriva dai device mobili (smartphone e/o tablet). Le donne dedicano più tempo alla naviga-
zione da mobile (il 78,8% del tempo totale trascorso online) e, ancora, così come i 1824enni (l’86,2%) e i 25-34enni (l’80%). Anche la fascia d’età più matura della popolazione, gli over 55, iniziano a trascorrere online più tempo da mobile (il 57,8% del tempo totale). NOTA METODOLOGICA Completamente integrata alla rilevazione dell’audience da pc, la nuova ricerca Audiweb Mobile è basata su un modello di rilevazione ‘user centric’ che integra i dati di navigazione da device mobili (smartphone e tablet) con i dati della fruizione PC. L’universo di riferimento della mobile audience: - 18/74enni; - possessori di smartphone/tablet con sistemi operativi Android o iOS; - che dichiarano di navigare in Internet da smartphone/tablet. L’universo di riferimento della total digital audience: - individui con età +18 -74, ad esclusione dei dati “Mobile” che sono rilevati per i soli 18-74enni.
Il n. 6 giugno/luglio 2016 è stato stampato il 23 giugno 2016
Notiziario USPI Edizione Giugno 2016