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Timestamp: 2019-07-16 00:01:26+00:00
Document Index: 47058749

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 57', 'art. 23', 'art. 2']

Provvedimento del 31 gennaio 2019 [9086480] - Garante Privacy
9086480
Diritto di accesso agli atti , Investigatori privati , Lavoro privato
[doc. web n. 9086480]
Provvedimento del 31 gennaio 2019
n. 20 del 31 gennaio 2019
VISTO il reclamo presentato ai sensi dell’articolo 77 del Regolamento (UE) 2016/679 da XX nei confronti di Prime For You S.r.l. relativo all’esercizio del diritto di accesso dell’interessato ai dati personali che lo riguardano;
1.1. Con reclamo presentato nei confronti di Prime For You S.r.l. (di seguito, la società) il Sig. XX, rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo de Marchis, ha lamentato la violazione della disciplina vigente in materia di protezione dei dati personali con particolare riferimento all’esercizio del diritto di accesso ai dati personali che lo riguardano “contenuti nel fascicolo personale” e in particolare al “trattamento di […] dati […] relativamente a pedinamenti, attività investigative, rilievi fotografici e controlli a distanza […] oltre in ogni caso il nominativo dei soggetti ai quali è dato accesso alle relative informazioni” con indicazione della “loro origine, […] finalità […] e le modalità di conservazione”. Con il reclamo è stato altresì chiesto al Garante di disporre nei confronti della società il “blocco di qualsiasi trattamento, compresa la conservazione e la divulgazione a terzi dei dati, acquisiti e/o trattati per il tramite di soggetti che hanno effettuato il pedinamento e la raccolta di dati riguardanti” il reclamante.
1.2. La società, in risposta ad una richiesta di elementi formulata dall’Ufficio, ha dichiarato:
a. di aver dato l’incarico ad un’agenzia investigativa - a seguito dell’inizio di un periodo di malattia del reclamante in data 22.10.2017 “poi prolungata mediante diverse comunicazioni attestanti ricadute sino al 2.1.2018” - “di svolgere alcuni accertamenti, al solo ed unico fine di rilevare l’esistenza di eventuali comportamenti del dipendente tali da compromettere la sua pronta guarigione, ovvero incompatibili con lo stato di malattia” (cfr. nota 7.9.2018, p. 3);
1.3. Con nota del 4 dicembre 2018 il reclamante, nel ribadire le proprie richieste, ha osservato che:
2.1. All’esito dell’esame delle dichiarazioni rese all’Autorità nel corso del procedimento nonché della documentazione acquisita, emerge che in base ad un mandato conferito dalla società, una società di investigazione privata ha effettuato un’attività di indagine (protrattasi per tre giorni: 2, 3 e 7 dicembre 2017) che si è svolta nel periodo in cui il reclamante era assente dal lavoro per malattia (v. precedente punto 1.2., lett. c), circostanza non contestata dal reclamante).
Infatti, come costantemente affermato dalla giurisprudenza di legittimità, il datore di lavoro può effettuare controlli - anche attraverso un’agenzia investigativa – purché tale attività “non riguardi l'adempimento della prestazione lavorativa, essendo effettuat[a] al di fuori dell'orario di lavoro”. In particolare, relativamente agli accertamenti disposti nel corso del periodo di malattia del dipendente, la Corte di Cassazione ha stabilito che “le disposizioni della L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 5, […], non precludono al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l'assenza” (Cass. civ., sez. lav., 22 maggio 2017, n. 12810; v. anche, in senso conforme, Cass. civ., sez. lav. , 11 ottobre 2016 , n. 20433).
Sotto tale profilo, appurato in base alle risultanze istruttorie che l’investigazione non ha avuto ad oggetto l’attività del dipendente – che può in ipotesi svolgersi anche al di fuori del luogo di lavoro - il reclamo risulta infondato.
2.2. Con riguardo, invece, al diritto di accesso esercitato dal reclamante nei confronti di quanto “contenuto nel fascicolo personale” e, in particolare, conformemente a quanto risulta dall’istanza di accesso, dei dati raccolti nel corso della predetta attività investigativa, si osserva che la società – seppur solo successivamente alla presentazione del reclamo davanti al Garante - ha opposto il differimento dell’esercizio del diritto in base a quanto previsto dalla vigente disciplina in materia di protezione dei dati personali.
In relazione al differimento dell’esercizio del diritto di accesso opposto dalla società si osserva che in base all’art. 23 del Regolamento il diritto degli Stati membri può limitare la portata degli obblighi e dei diritti, tra cui quello di accesso previsto dall’art. 15, “qualora tale limitazione rispetti l'essenza dei diritti e delle libertà fondamentali e sia una misura necessaria e proporzionata in una società democratica per salvaguardare: […] i) la tutela […] dei diritti e delle libertà altrui”.
In attuazione di tale disposizione l’art. 2-undecies del Codice ha stabilito che: “I diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento non possono essere esercitati con richiesta al titolare del trattamento ovvero con reclamo ai sensi dell'articolo 77 del Regolamento qualora dall'esercizio di tali diritti possa derivare un pregiudizio effettivo e concreto: […] e) allo svolgimento delle investigazioni difensive o all'esercizio di un diritto in sede giudiziaria”. In tali ipotesi l’esercizio dei diritti da parte degli interessati può essere “ritardato, limitato o escluso con comunicazione motivata e resa senza ritardo all’interessato […] per il tempo e nei limiti in cui ciò costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato” (cfr. art. 2-undecies cit., comma 3).
La disciplina vigente su richiamata si pone in linea di continuità con quanto già stabilito dall’art. 8, comma 2, lett. e) del Codice previgente, in applicazione del quale il Garante ha ritenuto - avuto riguardo alle circostanze del caso concreto - di accogliere le istanze di limitazione dell’esercizio del diritto di accesso “limitatamente al periodo durante il quale potrebbe derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per l’esercizio del diritto in sede giudiziaria” (cfr. Provv. 21.1.2016, n. 11, in ww.garanteprivacy.it, doc. web n. 4715667 e Provv. 13.12.2012, n. 412, doc. web n. 2273474).
2.3. Ciò premesso, in relazione alla domanda di accesso esercitata dal dipendente in data successiva (25.1.2018) alla conclusione del procedimento disciplinare (con il licenziamento, comunicato con lettera del 18.1.2018), considerato che alla luce della documentazione in atti ed alle dichiarazioni dello stesso reclamante la vicenda oggetto di reclamo è allo stato in fase precontenziosa, stante l’impugnazione stragiudiziale nonché la preannunciata impugnazione del licenziamento dinnanzi al giudice competente (v. precedente punto 1.2., lett. g. e punto 1.3., lett. d.) e visto altresì che, dato il particolare regime probatorio proprio del processo del lavoro - che prevede l’onere della prova a carico del datore di lavoro -, la comunicazione in tale fase dei dati trattati nell’ambito della attività investigativa comporterebbe un “pregiudizio effettivo e concreto […] all'esercizio di un diritto in sede giudiziaria”, nel caso di specie è applicabile la limitazione all’esercizio del diritto prevista dal richiamato art. 2-undecies del Codice in applicazione dell’art. 23 del Regolamento.
3. Restano impregiudicati eventuali profili di illiceità relativi alle modalità di effettuazione dell’attività investigativa in relazione ai principi posti dall’art. 5 del Regolamento ed alle “Regole deontologiche relative ai trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per fare valere o difendere un diritto in sede giudiziaria pubblicate ai sensi dell’art. 20, comma 4, del d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101” (doc. web n. 9069653, in G.U. 15 gennaio 2019, n. 12,), che potranno, ricorrendone i requisiti, esser fatti valere nelle sedi competenti.
ai sensi dell’art. 57, par. 1, lett. f), del Regolamento:
1. dichiara il reclamo infondato, nei termini di cui in motivazione (v. punto 2.1.), in relazione alla richiesta di disporre la limitazione del trattamento dei dati raccolti in occasione dello svolgimento dell’attività investigativa da parte della società;
2. dispone che, ai sensi dell’art. 23, par. 1, lett. i) del Regolamento (UE) 2016/679 e dell’art. 2-undecies, commi 1, lett. e), e 3, del Codice, il diritto di accesso ai dati relativi all’attività investigativa svolta nei confronti del reclamante non può essere allo stato esercitato, nei termini di cui in motivazione (v. punto 2.3.).