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Timestamp: 2018-02-19 11:52:27+00:00
Document Index: 54684592

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'art. 648', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 73', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 616']

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 21-12-2010) 24-01-2011, n. 2325 Detenzione, spaccio, cessione, acquisto – Gadit
Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 21-12-2010) 24-01-2011, n. 2325 Detenzione, spaccio, cessione, acquisto
1) Con sentenza del 2.4.2009 il Tribunale di Palmi, ritenuta l’ipotesi attenuata di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, comma 5, equivalente alla recidiva contestata ed applicata la diminuente per la scelta del rito abbreviato, condannava G.R. alla pena complessiva di anni 8 di reclusione ed Euro 19.200,00 di multa per i reati di cui alla L. n. 897 del 1967, artt. 2 e 7, (capo a), L. n. 110 del 1975, art. 23, (capo b) e art. 648 c.p., (capo e), unificati sotto il vincolo della continuazione, nonchè per il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1, per aver coltivato in un terreno di sua proprietà 16 piante dell’altezza di circa ml. 2 di canapa indiana (capo d).
Con altra sentenza del 19.5.2009 il GUP del Tribunale di Palmi, applicata la diminuente per la scelta del rito abbreviato, condannava G.R. alla pena di anni 6 di reclusione per il reato di cui all’art. 61 c.p., n. 6, e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, per aver detenuto a fini di spaccio Kg. 9,110 di sostanza stupefacente del tipo canapa indiana. La Corte di Appello di Reggio Calabria, previa riunione dei due procedimenti, giudicando su gli appelli del G., in parziale riforma delle sentenze impugnate, assolveva l’imputato dai reati di cui ai capi a), b), c) del proc. pen. n. 08002965 perchè il fatto non sussiste e, ritenuta la continuazione tra i reati di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, rideterminava la pena in anni 6, mesi 6 di reclusione ed Euro 35.000,00 di multa.
Riteneva la Corte territoriale, disattendendo i rilievi difensivi sul punto, che non potesse parlarsi di coltivazione e detenzione della stessa sostanza stupefacente, ma solo di sostanza stupefacente dello stesso tipo (canapa indiana).
2) Ricorre per cassazione G.R., a mezzo del difensore, denunciando la violazione di legge ed il vizio di motivazione.
Nonostante gli specifici rilievi contenuti nell’atto di appello, la Corte territoriale ha ritenuto che le condotte oggetto delle due sentenze impugnate fossero diverse. I giudici di merito, pur facendo riferimento ad un dato fattuale apparentemente corretto ed indiscutibile (l’avvenuta distruzione delle sedici piantine radicate nel terreno rinvenute in data 7.8.2008 in contrada "(OMISSIS)") sono incorsi in un evidente errore di diritto.
La condotta illecita per la quale il G. aveva riportato condanna con la sentenza del Tribunale di Palmi del 2.4.2009 riguardava, infatti, la coltivazione di una piantagione di canapa indiana in contrada "(OMISSIS)" (costituita non solo dalle sedici piantine radicate, ma anche dalle altre piante che erano state già estirpate dal ricorrente prima della irruzione della Polizia, tanto che erano state rinvenute delle buche vuote nel terreno, come da verbale di ispezione). Era proprio da tali piante che provenivano le sostanze vegetali rinvenute il 26.8.2008.
In ogni caso, la Corte territoriale ha completamente omesso di motivare in ordine alla provenienza delle sostanze vegetali rinvenute al momento dell’arresto del G. ed in particolare se esse potessero essere ricondotte alle piante messe a dimora in contrada "(OMISSIS)". 3) Il ricorso è manifestamente infondato.
Con accertamento in fatto, che lo stesso ricorrente riconosce essere sostanzialmente "corretto ed indiscutibile", la Corte territoriale ha ritenuto che ci si trovasse in presenza di condotte diverse. Ha rilevato, infatti, che la condotta oggetto della sentenza del Tribunale di Palmi del 2.4.2009 fosse riferibile al rinvenimento, in data 7.8.2008, di 16 piante di canapa indiana ancora radicate.
E che, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, tale condotta non riguardasse l’intera piantagione in località "(OMISSIS)" emerge dalla stessa contestazione, in cui si fa riferimento esclusivamente alla coltivazione di "16 piante dell’altezza di ml. 2 di canapa indiana".
Ha evidenziato, altresì, la Corte che la condotta oggetto della sentenza del GUP del 19.5.2009 era, invece, diversa: in data (OMISSIS), infatti, il C. era stato sorpreso alle ore 13,30, sulla statale 112 (e quindi in luogo diverso da quello dove era stata rinvenuta la piantagione), mentre maneggiava sostanza vegetale. In tale posto venivano rinvenuti due sacchi di iuta ed un sacco di plastica, con materiale vegetale; a poche decine di metri veniva trovata una rete, usata per la raccolta delle olive, assicurata agli alberi mediante legatura, su cui era distesa ad essiccare altra sostanza vegetale, nonchè due sacchi contenenti la medesima sostanza. Il materiale vegetale rinvenuto, del peso di 9 Kg., risultava essere canapa indiana.
E, a dimostrazione definitiva che non si trattava della medesima condotta, ha sottolineato la Corte che le 16 piante rinvenute (ancora interrate) il 7 agosto 2008, erano state sequestrate e distrutte dalla p.g. l’18.8.2008.
Infine, secondo i giudici di merito, non vi era alcun elemento per ritenere che il materiale vegetale trovato ad essiccare il 26.8.2008 fosse stato coltivato dal G.. Nè la Corte territoriale era tenuta ad accertare la provenienza di detto materiale, essendo sufficiente, ai fini della configurabilità del reato, il rinvenimento, nella disponibilità dell’imputato, dei 9 Kg di sostanza stupefacente del tipo canapa indiana.
Il ricorrente, da parte sua, non ha mai fornito la prova della provenienza di tale sostanza vegetale, trovata ad essiccare, dalla medesima piantagione in cui erano stata rinvenute, ancora radicate, le sedici piantine.
Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento in favore della cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che pare congruo determinare in Euro 1.000,00, ai sensi dell’art. 616 c.p.p..