Source: https://www.avvocatodirittofamigliaroma.it/blog.html
Timestamp: 2020-07-02 09:52:37+00:00
Document Index: 140407894

Matched Legal Cases: ['art. 1168', 'art. 650', 'art. 151', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5']

Blog: avvocato di famiglia a Roma
Gli articoli di questa sezione sono volti ad un breve approfondimento, in modo chiaro e semplice, di questioni giuridiche afferenti alla persona, alle relazioni familiari e ai minori.
I genitori hanno l'obbligo di mantenere i figli? Se si quando e come?
Quella del mantenimento dei figli è una questione complessa, che può essere foriera di fraintendimenti e tensioni oltre che di problemi di carattere giudiziale che possono arrivare a costare tempo, stress e denaro. Se i dubbi non esistono in caso di figli minorenni nati all’interno del matrimonio ed in costanza di questo (o comunque di figli riconosciuti), infatti in questo caso il mantenimento dei figli è espressamente previsto dall’articolo 147 del codice civile, le questioni tendono a porsi in due casi: che cosa succede in caso di divorzio? Che cosa succede quando i figli sono maggiorenni?
In seguito all’entrata in vigore della legge 219/2012 e del Dlgs 154/2013 è scomparsa l’oramai divenuta inadeguata distinzione tra figli naturali e figli legittimi. Da allora infatti i rapporti giuridici che si instaurano tra genitori e figli non tengono più conto delle vecchie distinzioni ma tutti i figli hanno gli stessi diritti e doveri.
Alla vecchia dicotomia tra figli naturali e figli legittimi è subentrata la distinzione tra figli nati nel matrimonio e figli nati al di fuori del matrimonio, con inevitabile differenziazione quanto all’accertamento dello stato di figlio.
La fine di un matrimonio comporta indubbiamente un importante carico emotivo. Tuttavia tale evento porta con sé senza ombra di dubbio anche una serie di questioni di carattere giuridico (ed economico) nei confronti delle quali è bene essere preparati. Una delle principali, in quanto spesso rappresenta uno degli aspetti più controversi del divorzio, è quello del mantenimento: dopo il divorzio il marito deve mantenere l’ex moglie?
Nel linguaggio comune, quando si arriva a parlare delle conseguenze di separazione e divorzio, si tendono a considerare come sinonimi i cosiddetti alimenti (assegno alimentare) ed il mantenimento (termine con il quale si tende ad accomunare l’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile).
Tuttavia stiamo parlando di cose profondamente diverse, che è bene conoscere se ci si dovesse trovare nella spiacevole eventualità di dover affrontare una separazione.
Il riconoscimento di un figlio (in passato riconoscimento del figlio “naturale””), atto con il quale i genitori non uniti in matrimonio riconoscono il figlio come tale facendone derivare quindi degli effetti giuridici e che era conosciuto come legittimazione dei figli, non è sempre una cosa scontata. Può infatti capitare che per motivi personali uno dei genitori, o addirittura entrambi, non riconoscano il figlio come tale.
Se prima della riforma del diritto di famiglia avvenuta con la legge 219/2012 ed attuata mediante il d.lgs. 154/2013 la questione era complessa ed ancorata a concetti considerati non più in linea con i valori della società contemporanea come quelli di figlio legittimo e figlio naturale, successivamente a detta riforma tale distinzione non sussiste più e si parla solo di figli nati nel matrimonio e figli nati all’infuori del matrimonio, entrambi con il medesimo status di figlio, dunque con i medesimi diritti e doveri.
La volontaria giurisdizione rappresenta un’attività giurisdizionale che, a differenza dei procedimenti civili contenziosi, non persegue, solitamente, la risoluzione di una disputa fra le parti, ma il compimento di tutte quelle attività necessarie alla gestione di un negozio giuridico o di un affare privato di uno o più attori. Il giudice, pertanto, non è chiamato a dirimere un contrasto ma è eccezionalmente chiamato ad amministrare interessi privati delle parti coinvolte.
Prima della separazione un coniuge può costringere l’altro a lasciare l’abitazione coniugale?
In assenza di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria un coniuge non può imporre all’altro di lasciare l’abitazione coniugale. In caso di estromissione il coniuge ben potrebbe tutelare la propria posizione innanzi alle competenti Autorità Giudiziarie, ad esempio esperendo le azioni a tutela del possesso previste dall’art. 1168 c.c.. Non solo ma potrebbe addirittura configurarsi un’ipotesi di reato di volenza privata, ex art. 650 c.p.c..
Per avere la separazione coniugale non occorre il consenso dell’altro coniuge. L’art. 151 c.c. prevede che la separazione possa essere richiesta qualora, anche indipendentemente dalla volontà di uno o entrambi i coniugi, si verifichino fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza. A tal fine, secondo la giurisprudenza, rileva anche la mera disaffezione al matrimonio da parte di un solo coniuge tale da rendere incompatibile la convivenza.
La separazione veloce, anche conosciuta con l’accezione di separazione breve, si riferisce ai nuovi termini legali per la richiesta del divorzio breve giudiziale o no istituiti con la legge n. 55/2015 e permette a chi ne fa domanda un notevole risparmio di tempo e altresì di denaro: parliamo infatti di soli 6 mesi a fronte dei precedenti 3 anni in caso di separazione consensuale breve, negoziazione assistita e di separazione dinnanzi ad un Ufficiale dello Stato Civile. Un po’ più lunga l’attesa invece di chi ne fa richiesta a seguito di separazione giudiziale: se vi è disaccordo fra i coniugi infatti si dovrà attendere un intero anno.
Il diritto di famiglia moderno, sia nella fase fisiologica della vita familiare che allorquando subentri una separazione, un divorzio o una crisi tra genitori non coniugati, facendo riferimento all’articolo 30 della costituzione vigente, prevede che entrambi i genitori siano tenuti al mantenimento dei figli, sia minorenni che maggiorenni, fino a quando questi ultimi non raggiungano l’indipendenza economica.
Anche in caso di scissione del nucleo familiare, pertanto, i figli devono poter mantenere un tenore di vita simile a quello precedentemente vissuto nel nucleo familiare originari, prima, cioè, della separazione giudiziale anche con figli maggiorenni. Il mantenimento è dovuto anche quando i figli abbiano raggiunto la maggiore età se ritenuti non autosufficienti economicamente.
Separazione dei coniugi e assegno di mantenimento dei figli: come funziona
Assegno di mantenimento: una definizione
Quando si parla di assegno di mantenimento ci si riferisce a un contributo, in forma economica, che prende forma quando si verifica la separazione fra coniugi o quando sopraggiungono alcuni presupposti. L'assegno di mantenimento dei figli consiste nel versamento di una somma di denaro da parte di un coniuge nei confronti dei figli, necessario a assolvere all'obbligo di assistenza materiale.
Tale assegno si concretizza in sede di separazione legale a seguito di un provvedimento stabilito da un giudice, anche se, in alcuni casi può essere stabilito da accordi sottoscritti dai coniugi. L’importo della somma di denaro può subire delle variazioni o revisioni nel tempo. Le disposizioni sul tema dell'assegno da corrispondere ai figli hanno subito delle variazioni con il d. Lgs 154/2013.
La legge 55/2015 sul divorzio breve ha modificato radicalmente la (lunga) procedura che portava allo scioglimento del vincolo matrimoniale. Oggi, l'addio definitivo - specie se consensuale - può essere richiesto dopo pochi mesi dalla separazione coniugale: vediamo ora come è possibile divorziare dopo la separazione, sia nel caso in cui la relazione sia terminata consensualmente che nel caso in cui sia necessaria una procedura giudiziale.
Il divorzio consensuale: come funziona?
In caso di divorzio consensuale (più propriamente “congiunto”), che presuppone un accordo tra le parti, la durata complessiva dell'iter procedurale è ridotta rispetto a quella del divorzio contenzioso. Dopo la separazione coniugale (legale, non rileva la separazione di fatto) sarà necessario attendere 6 mesi di tempo (nell’ipotesi di separazione consensuale o negoziazione assistita) ovvero un anno (nell’ipotesi di separazione giudizial) prima di poter richiedere lo scioglimento del matrimonio (o la cessazione degli effetti civili), con ricorso presso il tribunale di competenza. I coniugi dovranno necessariamente essere presenti all’udienza per il tentativo di conciliazione obbligatorio che precede l'emissione della sentenza di scioglimento del matrimonio.
Molto spesso sentiamo parlare di volontaria giurisdizione, anche se talvolta si tende a confonderla con quella contenziosa. In realtà si tratta di due tipi di giurisdizione che, sebbene entrambi vedano nel Giudice il soggetto che delibera, hanno caratteristiche e conseguenze ben diverse tra loro. Vediamo allora esattamente cos'è la volontaria giurisdizione e quali sono gli elementi che la differenziano dalla giurisdizione contenziosa.
Definizione di volontaria giurisdizione ed ambito di applicazione
La volontaria giurisdizione è quella disciplina che si rende necessaria per la salvaguardia di interessi privati in tutti quei casi in cui la legge non rende possibile la costituzione di un determinato rapporto giuridico senza l'intervento di un Giudice. Quest'ultimo, figura estranea ed imparziale, esamina gli atti che gli vengono proposti e collabora con le parti al fine di definire un rapporto tutelando anche i soggetti più deboli.
Il processo di separazione può suscitare qualche perplessità: si tratta pur sempre di una pratica burocratica piuttosto complessa, che può variare a seconda della presenza di un accordo (o di un contrasto) tra i coniugi. Scopriamo ora, più nel dettaglio, di cosa si tratta e come ottenerla.
Che cos'è laseparazione?
È un istituto giuridico dell'ordinamento italiano, presupposto necessario per il definitivo scioglimento del matrimonio tramite divorzio. Ne esistono due tipologie: la separazione consensuale e la separazione giudiziale; l'iter burocratico e giudiziario varia di conseguenza.
L'assegno di divorzio è un contributo economico che uno dei due ex coniugi dovrà corrispondere all'altro secondo quanto previsto dall’art. 5 L. Div.. Nel corso del 2018 l’orientamento della Corte di Cassazione in materia si è modificato radicalmente: scopriamo, ora, in che modo.
L'assegno divorzile oggi: come funziona?
Il "vecchio" assegno divorzile, che prevedeva l'obbligo per uno dei due coniugi non solo di tutelare economicamente la parte più debole, ma anche di garantirne il tenore di vita acquisito, è definitivamente andato in pensione. Oggi, il mantenimento, dopo la sentenza di divorzio, non verrà concesso automaticamente al coniuge economicamente più in difficoltà.
I procedimenti di separazione innanzi al Tribunale possono essere distinti i in due procedure radicalmente differenti tra loro: si tratta della separazione consensuale e della separazione giudiziale. Vediamo ora le principali differenze tra le due tipologie di procedimento.
Consensualità tra i coniugi
Nel caso in cui i due coniugi decidano, in comune accordo, di separarsi, si potrà instaurare il procedimento di separazione consensuale. A tal fine i coniugi dovranno essere d'accordo su ogni aspetto, da quelli patrimoniali alla gestione della prole, in caso di separazione con figli. Una volta raggiunto pieno accordo su ogni aspetto della gestione di questa fase di transizione, i coniugi dovranno depositare presso il Tribunale di competenza il ricorso per separazione consensuale. In seguito, entrambi i coniugi dovranno essere personalmente presenti all’udienza presidenziale fissata per il tentativo di conciliazione, un incontro obbligatorio per chiunque desideri separarsi.
Se gli accordi raggiunti consensualmente tra di due coniugi sono ritenuti ragionevoli, e nel caso di separazione con figli, adatti alla tutela e allo sviluppo dei minori coinvolti, il Tribunale, preso atto della mancata conciliazione, provvederà ad emettere il cosiddetto "decreto di omologa delle condizioni". Il divorzio potrà essere richiesto trascorsi 6 mesi dal tentativo di conciliazione, grazie alla legge Iegge n. 55/2015 sul divorzio breve.
In assenza di accordo tra i coniugi
Se solo uno dei due coniugi desidera separarsi, o se non è possibile trovare un accordo riguardo alla suddivisione dei beni, alla gestione dei figli o altro, si potrà incardinare davanti al Tribunale il procedimento per la separazione giudiziale.
Come fare una impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità
Per eseguire un'impugnazione del riconoscimento di un figlio naturale per difetto di veridicità è necessario rivolgersi ad un avvocato competente, in modo da procedere secondo i termini di legge. Un'azione del genere può essere chiesta da chiunque abbia un sospetto che un avvenuto riconoscimento di paternità di un figlio nato al di fuori del matrimonio non corrisponda al vero.
In particolare l'articolo 263 del Codice Civile prevede che possono impugnare il riconoscimento: l'autore del riconoscimento stesso entro un anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita oppure dalla conoscenza della propria impotenza; dalla madre entro un anno dalla conoscenza dell’impotenza del presunto padre; da chiunque altro abbia interesse entro cinque anni dall'avvenuta annotazione del riconoscimento e dallo stesso figlio riconosciuto senza limitazioni di tempo.
Se il figlio non ha raggiunto la maggiore età, l'articolo 264 dispone che l’azione può essere promossa da un curatore speciale del minore età, nominato su istanza del minore, se ha compiuto quattordici anni, dell’altro genitore o del pubblico ministero.
Quando una relazione matrimoniale è agli sgoccioli e sembra impossibile ricucire un rapporto basato su amore e rispetto reciproci, è possibile ricorrere alla separazione e al divorzio. Ma qual è la differenza tra separazione e divorzio da un punto di vista legale?
La separazione: una fase transitoria che lascia aperte diverse possibilità
Il primo passo da compiere per porre fine a un rapporto matrimoniale è procedere verso una separazione legale. La separazione legale ha come conseguenza il legittimo allontanamento di uno dei due coniugi dalla casa comune e la cessazione di gran parte degli obblighi matrimoniali. In caso di separazione legale si scioglie la comunione dei beni (se questo era il regime patrimoniale del matrimonio) e i vincoli di assistenza e fedeltà reciproci vengono a cadere (ad eccezione del mantenimento, che invece viene garantito per il coniuge meno abbiente).
Tuttavia, la separazione non è ancora una chiusura definitiva: essa è considerata piuttosto una fase di transizione, il cui epilogo potrà coincidere con un divorzio definitivo oppure con una riconciliazione tra le due parti. Quando marito e moglie terminano di amarsi ma rimangono in buoni rapporti si può raggiungere una separazione consensuale, in cui di comune accordo si decidono le condizioni, che saranno poi approvate dal giudice oppure recepite in un accordo di negoziazione assistita in presenza dei soli avvocati ovvero in un accordo innanzi al Sindaco in veste di ufficiale di stato civile.
In caso di divorzio tra cittadini stranieri residenti in italia (entrambi o soltanto uno di essi) che risiedono in Italia il primo passo da compiere è quello di fare riferimento ad un avvocato esperto in diritto di famiglia, che riesca a districarsi nell’intrico della normativa interna e internazionale di riferimento.
Se teniamo conto della nostra legge di diritto internazionale privato, la n.218/1995, l'articolo n. 31 afferma che può essere applicata la legge della nazione di appartenenza dei coniugi, se comune, oppure se non presente va applicata quella dello stato dove i coniugi hanno vissuto in prevalenza la loro vita in coppia.
Tuttavia tale disposizione è superata dal Regolamento UE n. 1259 del 2010, che, all’art. 5, prevede la possibilità per i coniugi di scegliere la legge da applicare in caso di divorzio, purché tra quelle indicate dalla stessa norma.
Entrambi i genitori hanno il diritto di effettuare il riconoscimento di un figlio nato al di fuori di un matrimonio, anche se nel momento in cui si è concepito il bimbo uno dei due genitori fosse stato già sposato con un'altra persona. A tal fine è necessario aver compiuto i sedici anni di età, nel caso di genitori minorenni potrà avvenire previa autorizzazione del giudice secondo quanto previsto dall'articolo 250 del Codice Civile.
Il riconoscimento può essere fatto dai genitori nell’atto di nascita, oppure con dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, davanti ad un ufficiale dello stato civile o in un atto pubblico. Tale dichiarazione può anche essere inserita nel proprio testamento, ma inizierà ad avere efficacia solo dopo il decesso del testatore, anche se in testamento è stato revocato.
Il riconoscimento, una volta effettuato, è irrevocabile.
Se il riconoscimento avviene quando il figlio ha già compiuto i quattordici anni di età occorre avere anche il suo assenso. Nel caso in cui il minore non abbia compiuto quattordici anni serve, invece, il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.
Rapporto tra nonni e nipoti: cosa dicono in proposito le normative?
Il legame tra nonni e nipoti, oltre che ad essere universalmente riconosciuto tra i più sinceri e profondi, è considerato di grande importanza dalla legge, in particolare dalle normative europee, che riconoscono il diritto ai minori a mantenere il rapporto con i nonni a prescindere dall'eventualità di separazione tra i genitori.
L’assegno di mantenimento in sede di divorzio, ovvero, più correttamente, l’assegno divorzile o post-matrimoniale, è un’erogazione di natura economica, il cui importo viene stabilito da un giudice o, se vi è accordo, discusso direttamente dai coniugi, come nel caso di divorzio su domanda congiunta. Si tratta in ultima analisi della somma di denaro che uno dei coniugi, quello più abbiente, deve versare all’altro, periodicamente, purché ricorrano specifiche condizioni, e che può variare in modo evidente a seconda della situazione concreta. Di recente sono state proposte alcune modifiche alla normativa da discutere in sede parlamentare.
Quali aspetti si considerano?
Nel processo di determinazione dell’idoneità a ricevere l’assegno entrano in gioco molteplici criteri, che spaziano dal contributo alla formazione del patrimonio, sia personale che familiare, alle probabilità di reddito futuro, passando per l’età del coniuge e la durata dell’unione matrimoniale. Il quadro viene completato poi dalle valutazioni inerenti al livello di formazione professionale da parte del coniuge più “debole”.