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Timestamp: 2020-04-08 06:01:47+00:00
Document Index: 182048298

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 17', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11626 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11626 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 11/05/2017, (ud. 29/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11626
sul ricorso 6504-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 350/2013 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,
depositata l’11/10/2013;
p. 1. L’agenzia delle entrate propone un motivo di ricorso per la cassazione della sentenza n. 350/32/13 dell’il ottobre 2013 con la quale la commissione tributaria regionale della Campania, in riforma della prima decisione, ha ritenuto illegittimo il silenzio – rifiuto opposto all’istanza con la quale S.G. chiedeva il rimborso della trattenuta Irpef sulla liquidazione di indennità supplementare di previdenza da parte del Fondo di Previdenza per il personale del Ministero delle Finanze.
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che: – il fondo in questione, avente scopo sia assistenziale sia previdenziale, fosse alimentato, L. n. 1034 del 1984, ex art. 2, da contributi a carico dei dipendenti, ovvero da compensi per servizi straordinari ed attività svolte dal personale (come le sanzioni pecuniarie riscosse presso i contribuenti); – in conseguenza di ciò, le somme erogate dal fondo dovessero qualificarsi in termini di “indennità equipollenti” al trattamento di fine rapporto di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 17 e 19, con conseguente loro esenzione Irpef.
p. 2.1 Con l’unico motivo di ricorso l’agenzia delle entrate lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, comma 1.
Per avere la commissione tributaria regionale affermato l’illegittimità tout court della ritenuta Irpef sull’indennità in questione, nonostante che: – il fondo obbligatorio di previdenza del personale del Ministero delle Finanze (istituito con D.P.R. n. 211 del 1981 e disciplinato con D.P.R. n. 1034 del 1984) si alimentasse (D.P.R. n. 1034 del 1984, art. 2 cit.) non già con contributi posti a carico del dipendente, ma con proventi diversi contabilizzati nel bilancio annuale dello Stato ed assegnati pro quota al fondo stesso; – essendo il fondo estraneo ai contributi dei dipendenti, la relativa erogazione andasse assoggettata non a tassazione separata quale “indennità equipollente” bensì, per il principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, alla tassazione propria di quest’ultimo D.P.R. n. 917 del 1986, ex art. 49, comma 2 e art. 51, comma 1.
p. 2.2 Il ricorso va accolto nei termini e con le precisazioni che seguono.
Non vi sono ragioni per discostarsi dall’orientamento di legittimità, più volte affermato, secondo cui: “in tema di IRPEF, l’indennità supplementare corrisposta, all’atto della cessazione dal servizio, dal Fondo di previdenza per i dipendenti del Ministero delle Finanze ha funzione esclusivamente previdenziale ed è assimilabile alle “indennità equipollenti” di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, comma 1, sicchè rappresenta una forma di retribuzione differita con applicazione di tassazione separata e non integrale, essendo la composizione del fondo costituita in massima parte da premi di produttività o da incentivi da parte dell’istituto” (così Cass. 19859/16, che ha specificato quanto affermato da Cass. 9430/03; nello stesso senso, Cass. 2458/17).
Il fondo in questione, alla luce delle fonti normative che lo hanno istituito (v. D.P.R. 17 marzo 1981, n. 211) e che lo disciplinano (in particolare, D.P.R. 21 dicembre 1984 n. 1034), eroga agli iscritti – quando cessano di far parte, per qualsiasi causa, dei ruoli del personale dell’amministrazione un’indennità che ha funzione previdenziale; e che viene determinata in rapporto al numero degli anni di servizio civile, dì ruolo e non di ruolo, prestato dalla data di effettiva immissione in servizio alla data di effettiva cessazione di appartenenza al personale del Ministero delle Finanze, ivi compresi i periodo di assenza utili ai fini della pensione.
La composizione del fondo fa riferimento (D.P.R. n. 1034 del 1984, art. 2) ai proventi della vendita di beni confiscati; al recupero di crediti statali; alle sanzioni pecuniarie ed a percentuali delle vincite del gioco del lotto (oltre che ad altre indennità perequative pensionabili, utili anche ai fini dell’indennità di buona uscita). Sicchè esso può ritenersi alimentato, in massima parte, da premi di produttività e da incentivi all’attività d’istituto. L’erogazione in questione costituisce, pertanto, una forma di retribuzione differita che la fa rientrare nel perimetro normativo degli artt. 17 e 19 del TUIR (già 16-17) come “indennità equipollente” al trattamento di fine rapporto; essa, quindi, deve essere assoggettata a tassazione separata.
Ciò posto, la sentenza in oggetto – che ha fatto discendere da una corretta premessa l’erronea affermazione di totale esenzione Irpef – va cassata con pronuncia nel merito, ex art. 384 c.p.c., di accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente limitatamente alla ritenuta Irpef operata in eccesso al regime di tassazione separata risultante dal D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 17 e 19.
cassa, in relazione il profilo accolto, la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente limitatamente alla ritenuta Irpef operata in eccesso al regime di tassazione separata risultante dal D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 17 e 19;