Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/06/nuovo-regolamento-sop-per-lapproccio.html
Timestamp: 2017-04-29 17:39:38+00:00
Document Index: 43362466

Matched Legal Cases: ['art.\n3', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 111', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 10', 'art. 14', 'sentenza ', 'art.2', 'art.13', 'art.24', 'art. 78', 'art. 1', 'art.1', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 13']

Diritti e Frontiere: Nuovo Regolamento "SOP" per l’”Approccio Hotspot”. Circolari senza basi legali, non sanano prassi illegittime. Ci sarà pure un giudice a Berlino ?
Nuovo Regolamento "SOP" per l’”Approccio Hotspot”. Circolari senza basi legali, non sanano prassi illegittime. Ci sarà pure un giudice a Berlino ?
Dopo l’avvio degli Hotspot in base a circolari
adottate dal Ministero dell’interno a partire dal settembre del 2015, sono in arrivo nuove disposizioni amministrative dello stesso Ministero
dell’interno, che dovrebbero disciplinare gli Hotspot e gli altri luoghi
nei quali, in base ad una mera scelta discrezionale di polizia, si applicherà
l'"approccio Hotspot", forse anche le navi se saranno utilizzate a
questo scopo. Per la Conferenza Episcopale Italiana ( CEI) gli Hotspot sono luoghi di trattenimento amministrativo, in mare, ma anche in terra.
http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Galantino-hotspot-luoghi-di-trattenimento.aspx
Alfano si ripete ormai come un disco rotto, la CEI ha chiesto il rispetto delle regole dello stato di diritto, visto che altri non denunciano lo smottamento verso lo stato di polizia, in mare ed a terra.
http://www.huffingtonpost.it/2015/08/15/alfano-risponde-a-mons-galantino_n_7992430.html http://m.sky.it/tg24/video?v=286716 http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/02/migranti,_perego_si_protezione_umanitaria,_no_hotspot/1234291
Queste le linee operative dettate per gli Hotspot dal Ministero dell'interno http://statewatch.org/news/2016/may/it-hotspots-standard-operating-procedures-it.pdf
HOTSPOTS: ITALY: Standard Operating Procedures (SOPs) applicable to ITALIAN HOTSPOTS (pdf):
"The SOPs for ITALIAN HOTSPOTS have been drafted by the Italian Ministry of the Interior, Department for Civil Liberties and Immigration, and Department of Public Security. The European Commission, Frontex, Europol, EASO, UNHCR and IOM provided valuable contributions to the preparation of this document. The procedures indicated in this document should be used as an operational guide for activities organised within Hotspots. In the event of discrepancies between this document and current legislation, the latter shall apply."
Official document on how the "hotspots" in Italy are supposed to function in practice, which agencies and institutions are involved, and what their different roles are. See also the same document in Italian: STANDARD OPERATING PROCEDURES (SOP) applicabili agli HOTSPOTS ITALIANI (pdf) and a presentation on how the relocation scheme is supposed to work (also in Italian): L’hotspot approach e la relocation (pdf)
Le “Standard Operating Procedures” (SOP) sono state
redatte dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e
l’Immigrazione e Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Secondo quanto si legge nella intestazione del
documento, “hanno fornito preziosi contributi” la Commissione Europea, Frontex,
Europol, EASO, UNHCR e IOM. Le procedure indicate dovrebbero essere utilizzate
“all’interno degli Hotspots”, anche se poi nel seguito del documento si fa
riferimento ad un Approccio Hotspot che dovrebbe valere al di fuori dei luoghi
indicati come Hotspot ( al momento soltanto a Lampedusa, Trapani e Pozzallo) e
si avverte subito che “ in caso di discrepanze fra questo documento e la
legislazione vigente,si applica quest’ultima”. E di simili “discrepanze”, come
vedremo, se ne riscontrano tante.
adottate in materia di “Hotspot Approach” dal Consiglio dell’Unione Europea nel
mese di Settembre 2015 (decisione 1523 del 14 settembre 2015 e 1601 del 22
settembre 2015), richiamate nel documento redatto dal Ministero dell’interno
contenente le SOP, non possono essere ritenute basi legali per provvedimenti
amministrativi nazionali, come le circolari ministeriali o le ultime SOP in
materia di Hotspots, che a loro volta rimangono prive di basi legali certe
anche sul piano del diritto interno.
Circolare adottata dal Ministero dell’interno, Dipartimento libertà civili ed
immigrazione, l’8 gennaio 2016, ridimensionava la portata applicativa della
circolare precedentemente adottata nel 2015 ( Circolare n.14106 del 6 ottobre
2015 ) , nel quadro della cd. Roadmap
italiana. Per dare immediata attuazione
alle Decisioni del Consiglio europeo sopraindicate, ai fini di una Relocation che di fatto si è finora limitata
a circa 700 persone, a partire da quella data, si consentivano prassi di
trattenimento amministrativo, di respingimento e di accesso alla procedura di
protezione internazionale, che si ponevano in contrasto con la legislazione
vigente e con consolidati indirizzi giurisprudenziali. Una pletora
di respingimenti differiti con intimazione a lasciare entro sette giorni il
territorio nazionale venivano notificati a persone prive di qualsiasi
informazione e in astratto meritevoli di accedere quantomeno alla procedura per
il riconoscimento di una forma di protezione.
Nella prassi, soltanto l’Hotspot di Trapani
Milo, aperto il 2 gennaio 2016, dopo i primi giorni di improvvisazione, effetto
del ridottissimo preavviso con il quale il Ministero dell’interno imponeva alla
Prefettura la riconversione della struttura, già adibita a Centro di
identificazione ed espulsione (CIE), assumeva una modalità di funzionamento
conforme a legge ed ai regolamenti, con un drastico calo dei provvedimenti di
respingimento differito notificati dalla Questura di Trapani, come poteva
verificare la stessa Commissione di inchiesta sui centri per stranieri,
nominata dalla Camera, in occasione della sua visita ispettiva del 18 maggio
scorso. Le strutture definite Hotspot di Lampedusa ( Contrada
Imbriacola) e Pozzallo, invece, presentavano gravi problemi già denunciati in
numerosi interventi delle organizzazioni non governative, anche per la presenza
prolungata di minori non accompagnati, in condizione di grave promiscuità con
gli adulti, e per la generale inadeguatezza delle strutture. http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/05/porto-empedocle-e-lampedusa-il.html
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/896/Migranti-Msf-protesta-e-lascia-Pozzallo.html
http://video.repubblica.it/dossier/immigrati-2015/migranti-sindaco-messina-dice-no-a-hotspot-governo-non-mi-ha-nemmeno-avvertito/241810/241810
Non risultano ancora garantiti i diritti di
informazione individuale sanciti dal decreto legislativo n.142 del 2015 all’art.
3. Non è consentito che proseguano le pratiche di informazione “collettiva”
attualmente in corso, preludio in molti casi di provvedimenti di respingimento “differito”,
adottati ai sensi dell’art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998
Art. 3. Informazione
1. L’ufficio di polizia che riceve la domanda provvede
ad informare il richiedente sulle condizioni di accoglienza, con la consegna
all’interessato dell’opuscolo di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 28
gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni.
2. L’opuscolo di cui al comma 1 è consegnato nella
prima lingua indicata dal richiedente o, se ciò non è possibile, nella lingua
che ragionevolmente si suppone che comprenda tra quelle indicate nell’articolo
10, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 [1],
3. Le informazioni di cui al comma 1 sono fornite, ove
necessario con l’ausilio di un interprete o di un mediatore culturale, anche
presso i centri di accoglienza, entro un termine ragionevole, comunque non
superiore a quindici giorni dalla presentazione della domanda.
Le informazioni di cui al presente articolo comprendono i riferimenti
dell’UNHCR e delle principali organizzazioni di tutela dei richiedenti
Da parte delle questure di Agrigento e di Ragusa si
rilevava il numero più alto dei provvedimenti di respingimento differito, con
conseguente dispersione nel territorio dei destinatari di quelle misure. Una parte consistente dei provvedimenti di
respingimento differito adottati dalla Questura di Agrigento veniva poi sospesa
dal Tribunale di Palermo. Sempre più
critica la situazione nell’isola di Lampedusa, dove l’intera isola funziona da
Hotspot, con il trattenimento prolungato, anche un mese ed oltre, di numerosi
migranti, in parte anche minori, che si opponevano al prelievo delle impronte
digitali, o nel caso dei minori, per la impossibilità di trovare una struttura
evidente che, per la posizione dei luoghi e per la conformazione delle
strutture non è possibile proporre un
modello unico di Hotspot, inteso come struttura fisica, cosa che sembra
ormai avvertita anche dal Ministero dell’interno, anche se non si è ancora
individuata una base legale sufficientemente certa, né si sono trovate
soluzioni logistiche capaci di risolvere la grave emergenza in corso.
Le diverse circolari ministeriali in materia di
Hotspot che si sono succedute nel tempo hanno solo cercato di ratificare le
prassi di polizia che si attuavano già nella prassi, frutto di decisioni
politiche non formalizzate in atti aventi forma di legge, e spesso
corrispondenti a comportamenti materiali che non trovavano riscontro in
provvedimenti formali, come tali notificati agli interessati ed immediatamente
ricorribili.
del 6 ottobre 2015, oltre a prevedere le varie ipotesi di Relocation in altri paesi europei,
che sono rimaste ancora del tutto inattuate, forniva una prima descrizione
delle attività che si sarebbero dovute svolgere all’interno degli Hotspot,
individuando anche le strutture che si sarebbero dovute attrezzare come area
Hotspot, e quidi i due Centri di soccorso e prima accoglienza (CSPA) di
Lampedusa-Contrada Imbriacola e di Pozzallo (Ragusa) ed il Centro di
identificazione ed espulsione (CIE) di Trapani Milo, con una accresciuta
dotazione di posti, circa il doppio della capienza precedente. La circolare
riservava uno spazio enorme alla discrezionalità di polizia nella selezione dei
migranti, nei tempi di espletamento delle pratiche di identificazione, nelle
modalità di prelievo delle impronte digitali e della registrazione delle persone.
http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/02/fuocoammare-lampedusa-galera-selettiva.html
La successiva circolare ministeriale
dell’8 gennaio 2016 recepiva alcune critiche espresse dalle associazioni e dalle principali
agenzie umanitarie sulla gestione dei primi Hotspot, in particolare di quello “sperimentale”
Nelle più recenti disposizioni
ministeriali, definite SOP, STANDARD OPERATING PROCEDURES, viene confermato che le persone condotte negli
Hotspot o ristrette in altre strutture nelle quali si pratichi il cd. Approccio
Hotspot, sono sottoposte a limitazioni della loro libertà personale per una
durata di tempo assolutamente indeterminata e sostanzialmente rimessa alla
discrezionalità delle autorità di polizia. Ed infatti si prevede che:
Il periodo di permanenza nella
struttura,dal momento dell’ingresso, deve essere il più breve possibile,
compatibilmente con il quadro normativo vigente
Cosa si intende per "quadro normativo vigente" ? La doverosa subordinazione delle disposizioni amministrative alla norma di legge, o il rispetto della riserva di legge nella disciplina della condizione giuridica dello straniero, imposta dall'art. 10 della Costituzione italiana ?
Le recenti disposizioni ministeriali in materia di Hotspot, definite "SOP", introducono passaggi procedurali che, soprattutto in tempi di arrivi più consistenti, non sembra si possano concludere nell’arco di pochi giorni, come conferma
l’esperienza degli Hotspot già avviati in Puglia ed in Sicilia, con la sola eccezione del centro di
Trapani Milo.
Trasferimento in una struttura di accoglienza secondaria
(regional hub ,strutture
Per le persone che non abbiano manifestato la volontà di
chiedere protezione internazionale e non abbiano diritto di rimanere sul territorio
nazionale, compilazione del foglio notizie previsto nella direttiva rimpatri (cosiddetto“allegato
4”) e successiva emissione dei provvedimenti di respingimento del Questore o
Espulsione del Prefetto. Tali provvedimenti, a seconda
dei casi, potranno essere eseguiti, ove ne ricorrano le condizioni,immediatamente,oppure
mediante il trasferimento in un CIE o, nel caso di indisponibilità dei posti, mediante
del Questore a lasciare il territorio nazionale in 7 giorni.
Ove ne ricorrano i presupposti i provvedimenti di
espulsione o di respingimento
verranno eseguiti anche mediante il rimpatrio
volontario o l’emissione di misure alternative al trattenimento.
Salvo il verificarsi di afflussi
eccezionali che impongono l’adozione di iniziative
diverse,la persona può uscire
dall’Hotspot solo dopo essere stata foto-segnalata
concordemente con quanto previsto
dalle norme vigenti, se sono stati completate
tutte le verifiche di sicurezza nei
database, nazionali ed internazionali, di polizia.
La persona è avviata alle procedure funzionali alla definizione
della posizione giuridica di:
(1) Richiedente asilo;(2)
richiedente asilo che può fruire della procedura di ricollocazione;(3) minore straniero
non accompagnato, vittima di tratta o persona con vulnerabilità oppure (4) persona
destinataria di un ordine di rimpatrio eventualmente destinataria di un divieto
ricordare al riguardo i precisi limiti al trattenimento amministrativo degli
immigrati irregolari dettati dalla Direttiva Europea 2008/115/CE e dalla
normativa interna, in particolare dagli articoli 13 e 14 del T.U. n. 286 del
1998. Ed altri limiti e relative
garanzie di difesa, sono posti dal decreto legislativo n.142 del 2015 al
trattenimento amministrativo dei “richiedenti protezione internazionale”, tra i
quali, ai sensi dell’art. 2 dello stesso decreto, vanno annoverati anche tutti
coloro che hanno manifestato, con qualunque mezzo, la volontà di chiedere la
protezione internazionale. In base a questo impianto normativo, non derogabile
da una circolare, il trattenimento amministrativo, identificabile in qualunque
limitazione della libertà personale, non può verificarsi al di fuori dei limiti
segnati dall’art. 13 della Costituzione italiana.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione
o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà
personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111
c. 1, 2] e nei soli
casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25
tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare
all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalid.a nelle successive
E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone
comunque sottoposte a restrizioni di libertà [cfr. art. 27
c. 3];.
La legge stabilisce i limiti massimi della
ultime istruzioni contenute nelle SOP confermano le prassi di polizia già in
corso negli Hotspot e nei luoghi destinati a tale funzione, anche per quanto
concerne le misure limitative della libertà personale e l’adozione dei
provvedimenti di espulsione eo di respingimento. Non si
modifica però la normativa vigente, né si potrebbe fare per circolare o altro
atto amministrativo, e il richiamo alla Roadmap del Ministero dell’interno del
28 settembre 2015, come i richiami alle decisioni del Consiglio dell’Unione
Europea non possono legittimare un notevole contrasto tra quanto previsto ( e
già praticato) dal Ministero dell’interno e disposizioni normative che non
risultano certo abrogate.
Appare evidente come la Roadmap
richiamata dalle circolari ministeriali, non è un atto a carattere legislativo
che possa modificare norme di legge o Regolamenti dell’Unione Europea, e che
anzi, ove dovesse contrastarvi, risulterebbe del tutto illegittima ed
“migranti economici” e richiedenti asilo non può competere esclusivamente alle
autorità amministrative, sia pure con il concorso dell’UNHCR e dell’agenzia
europea EASO: Il
decreto legislativo n. 142/2015 (attuativo della Direttiva 2013/33/UE
sull’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale e della Direttiva
2013/32/UE sulla qualifica della protezione internazionale) qualifica come
richiedente asilo/protezione internazionale colui che ha “manifestato la
volontà di chiedere tale protezione” (cioè prima ancora di avere
Nessuna norma di fonte europea o vigente
nell’ordinamento interno, attribuisce alle forze di polizia la facoltà di
irregolari (espellibili), semmai il decreto legislativo n.142 del 2015 conferma
proprio il contrario, sicché le procedure indicate nelle circolari
sopraindicate ed adesso ribadite nelle SOP, possono configurare prassi
illegittime contrarie alla normativa italiana ed europea e dunque possibile
fonte di responsabilità civile, penale ed amministrativa. L’intero documento diffuso dal ministero dell’interno
con la sigla SOP in materia di Hotspot si basa più sul maggiore rigore delle
misure di trattenimento e di allontanamento forzato, che sul rilancio della
prospettiva del rilancio della ricollocazione in altri paesi europei, che già
costituiva lo scorso anno la ragione principale ( sulla carta ) per
l’introduzione del cd. Hotspot Approach. Una prospettiva che dovrebbe passare attraverso una
modifica del Regolamento Dublino, per essere realmente attuata con efficacia
vincolante per gli stati, modifica che ancora non si vede all’orizzonte. Le
nuove norme regolamentari in materia di identificazione dei migranti e di
trattenimento ai fini della selezione tra richiedenti asilo e “migranti
economici” si tradurranno presto in forti tensioni all’interno dei centri di
prima accoglienza e quindi in un collasso dell’intero sistema di accoglienza
italiano, a fronte di un crescente numero di arrivi e di un contemporaneo
blocco di tutte le possibilità di passaggio o di trasferimento verso altri
paesi europei. Rimane assai dubbio il richiamo all’uso della forza per il
prelievo delle impronte digitali. Un richiamo che appare in contrasto frontale
con quanto sancito dall’art. 13 della Costituzione italiana.
Secondo quanto previsto adesso nelle cd. "SOP" sulle modalità di comportamento all'interno degli Hotspot:
Fino all'adozione di nuova normativa da parte del Governo
italiano, si applicano la
N. 400/A//2014/1.308 del 25.09.2014 e le relative disposizioni sulle attività
di foto segnalamento tenendo conto che a tal fine, ove si renda necessario, è doveroso un uso della forza proporzionato
a vincere l’azione di contrasto, nel
pieno rispetto dell’integrità fisica e della dignità della persona.
comportamento diffuse dal ministero dell’interno sembrano ratificare la
possibilità di trattenimento dei migranti che rifiutano di farsi identificare,
anche in assenza di uno specifico provvedimento individuale notificato all’interessato
ed immediatamente ricorribile. Si deve al contrario rilevare che i rilievi
fotodattiloscopici non possono avvenire con misure limitative della libertà
personale fuori delle ipotesi previste dalla legge di trattenimento in un
centro di identificazione e di espulsione disposto nei confronti di straniero
già espulso (art. 14 d. lgs. n. 286/1998), o nei confronti di richiedenti asilo
che abbiano presentato la domanda di asilo quando erano già destinatari di
provvedimenti di espulsione o sottoposti a provvedimento di trattenimento (cioè
che chiedano asilo dopo quei provvedimenti), o che siano ritenuti pericolosi
per l’ordine e la sicurezza pubblica (avendo subito condanne per determinati
reati) o se pericolosi socialmente o sospetti terroristi, o nel caso di rischio
di fuga (se il richiedente asilo ha, precedentemente alla domanda di asilo,
fornito sistematicamente false generalità al solo scopo di impedire
l’esecuzione o l’adozione del provvedimento di espulsione) (art. 6 d. lgs. n.
142/2015). Al di fuori di quelle ipotesi, dunque, non è legittimo alcun
trattenimento dei richiedenti asilo.
non consente in alcun modo di utilizzare la forza per vincere la resistenza
passiva dei cittadini stranieri che si rifiutano di farsi identificare, come
già chiarito in numerosi documenti dell’ASGI .
Il Ministero dell’interno chiarisce la portata del cd.
“Hotspot Approach” e ribadisce in sostanza quanto avviene negli ultimi mesi:
L’Hotspot può essere
inteso in due diverse accezioni: Strutturalmente,si tratta di un’area designata,
normalmente (ma non necessariamente) in prossimità di un luogo di sbarco, nella
quale, nel più breve tempo possibile e compatibilmente con il quadro normativo italiano,
le persone in ingresso sbarcano in sicurezza, sono sottoposti
Ad accertamenti medici, ricevono una prima informativa
cartacea sulla normativa in materia di immigrazione e asilo e quindi vengono controllate
e pre-identificate, e, dopo essere state informate sulla loro attuale condizione
di persone irregolari e sulle possibilità di richiedere la protezione internazionale,
vengono foto-segnalate.
Successivamente ricevono informazioni accurate sulla procedura
di protezione internazionale, sul programma di ricollocazione e sul rimpatrio volontario
Vengono dunque avviate, nel caso abbiano richiesto protezione
internazionale, alle procedure per l’attribuzione di tale status, comprese quelle
di ricollocazione per gli aventi titolo che ne abbiano fatto richiesta, altrimenti
verso le procedure di espulsione.
Saranno adottati accorgimenti specifici per soggetti portatori
di esigenze particolari per i quali sussiste un divieto di rimpatrio.
All’uscita dall’Hotspot le persone vengono avviate, nel
caso di richiesta di Protezione Internazionale, verso le procedure per l’attribuzione
di tale status, comprese quelle di ricollocazione, ovvero avviate verso le procedure
di espulsione, ovvero verso procedure dedicate alla protezione di casi di vulnerabilità.
Dal punto di vista organizzativo, l’hotspot rappresenta
un metodo di lavoro in team, all’interno del quale le autorità italiane, ovvero
il personale delle Forze di Polizia, il
personale sanitario e le organizzazioni internazionali
e non governative lavorano a
stretto contatto ed in piena cooperazione con i team europei
di supporto, composti
da personale incaricato da Frontex, Europol, EASO (Ufficio
europeo di supporto per
l’Asilo), al fine di assicurare una gestione procedimentalizzata
delle attività, standardizzata e pienamente efficiente, avendo di mira l’interesse
a garantire le soluzioni più sostenibili per le persone in ingresso.
Altri soggetti, incluse le organizzazioni non governative,
sulla base di singole autorizzazioni rilasciate dal DLCI, avranno diritto all’accesso
per l’erogazione di
specifici servizi, appositamente richiesti, senza alcun
pregiudizio per lo svolgimento
delle attività di polizia.
Le Agenzie europee Frontex, EASO e Europol lavorano in
maniera tra loro coordinata e complementare e sono al fianco delle autorità italiane.
In particolare l’ausilio di Frontex è nel campo della identificazione,
foto-segnalamento delle persone in ingresso, mentre EASO
ed UNHCR forniscono
ausilio alle autorità italiane nella prima identificazione
delle persone vulnerabili
nonché nella procedura di richiesta di protezione
internazionale e di ricollocazione.
Europol è invece impegnata nella attività di ricerca
di informazioni di particolare
rilevanza per le indagini e per la facilitazione della
condivisione dei database.
Al punto B delle SOP si aggiunge che l’Approccio
Hotspot e le procedure che lo caratterizzano si possono applicare anche al di
fuori dei luoghi definiti come Hotspot. Nessuna novità, esattamente come
avviene da mesi nelle questure e in alcuni luoghi di sbarco, con la presenza
degli agenti di Frontex.
Fatte salve le prerogative del Questore quale titolare
della direzione, responsabilità
e coordinamento, a livello tecnico operativo, dei servizi
di ordine e di sicurezza
pubblica e dell'impiego a tal fine della forza pubblica
e delle altre forze eventualmente poste a sua disposizione, le presenti procedure
si applicano con riferimento a tutti gli operatori chiamati
a svolgere la propria at- tività all’interno degli hotspots. Ciò non preclude l’applicazione di queste procedure
in situazioni diverse dagli hotspots
formalmente identificati come possono essere, ad esempio, i luoghi di sbarco diversi
dagli hotspot attivi.
Inoltre,si ravvisa l’opportunità di considerare queste
linee operative come di portata
potenzialmente generale, indicativa di un possibile modello
qualsiasi flusso misto in ingresso
Come perno centrale
dell’Approccio Hotspot si prevede dunque il supporto dell’Agenzia Frontex,
anche ai fini di possibili rimpatri, senza considerare le modalità attuative e
il sistema di garanzie imposte dalla Direttiva Europea 2008/115/CE, in materia
di rimpatri, che non viene neppure richiamata. Come non vengono richiamate le norme
interne che sono attuative di quelle contenute nella Direttiva rimpatri, a
partire dagli articoli 10,13 e 14 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del
1998, successivamente modificati proprio per dare attuazione alle Direttive
estensori delle istruzioni operative sugli Hotspots avvertono chiaramente che
le procedure di preidentificazione possano portare ad una esclusione di alcune categorie
di migranti sulla base della nazionalità, e dunque avvertono:
Si evidenzia che l’attività di pre-identificazione, inclusa
l’attribuzione della nazionalità, non è in nessun caso idonea a determinare l’attribuzione,in
all’individuo, di uno status giuridico definitivo e non
preclude comunque l’esercizio
del diritto di richiedere, anche successivamente a tale
fase, la protezione internazionale. Meccanismi di referral delle persone che manifestano
di chiedere protezione internazionale devono essere garantiti
(Es: manifestazione
volontà alla polizia scientifica, referral Ufficio Immigrazione
un ruolo proattivo da parte di tutti i soggetti che operano
all’interno dell’Hotspot).
Se si guarda alla normativa vigente, ed
alle correlate norme regolamentari, per quanto riguarda i Centri di primo
soccorso ed accoglienza oggi riconvertiti in Hotspot, come quelli di Pozzallo e
Lampedusa, occorre considerare l’art. 23 del Regolamento di attuazione del Testo Unico sull’immigrazione
n.286 del 1998 e successive modificazioni, approvato con DPR 394 del 1999, che
non risulta ancora espressamente abrogato.
Art. 23 (Attività di prima assistenza e soccorso)
1. Le attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per le esigenze
effettuate anche al di fuori dei centri di cui all’articolo 22, per il tempo
strettamente necessario all’avvio dello stesso ai predetti centri o
all’adozione dei provvedimenti occorrenti per l’erogazione di specifiche forme
2. Gli interventi di cui al comma 1 sono effettuati a cura del prefetto con
le modalità e con l’imputazione degli oneri a norma delle disposizioni di legge
in vigore, comprese quelle del decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451,
convertito dalla legge 29 dicembre 1995, n. 563.
Se negli Hotspot si avviano procedure
tendenti all’espulsione ( stranamente nelle istruzioni ministeriali non si fa
riferimento al respingimento disciplinato dall’art. 10 del T.U. 286 del 1998),
occorrerebbe considerare quantomeno l’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione
e gli articoli 20, 21 e 22 del Regolamento di Attuazione n.394 del 1999
disciplinano le modalità di trattenimento amministrativo degli stranieri,
comunemente riconosciuta come una limitazione della libertà personale, a
partire dalla sentenza della Corte Costituzionale n.105 del 2001. Al riguardo
sono imposti dalla legge, in base alla riserva di giurisdizione, tempi assai
stretti per l’adozione dei decreti, adottati dal questore, di trattenimento e
per la successiva convalida da parte dell’autorità giurisdizionale ( 48 + 48
ore dall’inizio del trattenimento). Tutto questo impianto normativo non può
essere completamente cancellato dal nuovo Approccio Hotspot, frutto di
determinazioni politiche del Consiglio dell’Unione Europea, ancora prive di un
riscontro legislativo a livello di diritto interno.
http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/fallisce-la-relocation-e-gli-hotspots.html
istruzioni distribuite dal Ministero
dell’interno si prevede poi l’ingresso negli Hotspots e comunque nei luoghi
destinati a tale pratica, delle autorità consolari dei paesi terzi, cosa gravissima,
se si pensa alle persone che, pure trattenute in quei luoghi subito dopo gli
“sbarchi”, spesso in assenza di una corretta informazione individuale, sono
titolari del diritto di chiedere asilo. Si prevede al riguardo ed una notevole
attività da parte dell’UNHCR, in collaborazione con l’agenzia EASO, per
separare i migranti economici dai richiedenti asilo. Tutto questo dovrebbe
avvenire in poche ore, con gli agenti consolari ed i funzionari di polizia dei
paesi di transito all’interno delle strutture di prima accoglienza. Queste procedure non consentono di fare emergere le situazioni individuali dei singoli migranti.
http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/Approfondimenti/Pagine/Emergenza-umanitaria-in-Europa.aspx
il notevole ritardo tra la manifestazione di volontà tendente alla richiesta di
protezione internazionale, ed il momento della sua formalizzazione da parte
delle autorità di Polizia. In base all’art.2 del d.lgs. n.142 del 2015 si deve
ritenere come richiedente protezione chiunque abbia manifestato una volontà in
tal senso, e dunque chiunque manifesti anche solo verbalmente, o con altri
segni, tale volontà, deve avere riconosciute tutte le garanzie che sono
previste in favore dei richiedenti asilo, a partire dal diritto a non
incontrare i rappresentanti consolari dei paesi di origine.
http://www.academia.edu/23166256/Chiedere_asilo_in_tempo_di_crisi._Accoglienza_confinamento_e_detenzione_ai_margini_d_Europa
http://habeshia.blogspot.it/2015_05_01_archive.html
Le misure in arrivo dal Viminale in materia di Hotspot, definite
ancora una volta con un acronimo tratto dall’inglese, SOP, che alla maggior
parte degli italiani appare assolutamente incomprensibile, come del resto lo
stesso termine Hotspot, scorretto anche per il contenuto letterale, oltre che
giuridico, sono provvedimenti amministrativi che rimangono privi di base legale
in una materia che tocca la libertà personale.Le circolari adottate dal
ministero dell’interno, come quelle adottate lo scorso anno, contengono disposizioni
non conformi a legge ed alla Costituzione italiana, che stabilisce la “riserva
di legge” per i provvedimenti che riguardano la condizione giuridica degli
stranieri. Non si rispetta neppure la riserva
di giurisdizione imposta dall’art.13 della Costituzione italiana, e le misure
comunque limitative della libertà personale non sono contenute in provvedimenti
formali e risultano sottratte a qualsiasi controllo giurisdizionale. Gravemente
violati conseguentemente i diritti di difesa riconosciuti ad ogni persona,
quale che sia il suo stato giuridico sul territorio, dall’art.24 della
Non basta una decisione politica del Consiglio dell'Unione
Europea o una circolare ministeriale per dare base legale a misure
amministrative come i nuovi regolamenti contenuti nelle SOP sull’”Approccio
Hotspot”, provvedimenti amministrativi che rimangono dunque al di fuori dello
stato di diritto. Fulvio Vassallo Paleologo
OXFAM, ASGI, A BUON DIRITTO: “Negli hotspots gravi violazioni dei
diritti dei migranti”
il 10 dicembre 2015 un’interrogazione parlamentare dal Presidente della
Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi. Le tre organizzazioni
chiedono al Governo chiarimenti in merito alle procedure di trattenimento,
identificazione e registrazione delle domande d’asilo dei migranti appena
sbarcati, adottate nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Pozzallo in
10/12/2015 – Privazione della libertà personale dei
migranti sbarcati, cui
viene impedito di uscire dal Centro di Accoglienza senza nessun intervento da
parte di un giudice, come imporrebbe la legge. Interviste sommarie per distinguere tra richiedenti protezione
internazionale e migranti economici, effettuate dalle forze di
polizia a persone ancora sotto shock a causa del lungo viaggio e dei pericoli
affrontati. Nessuna informazione circa la possibilità di
richiedere protezione internazionale, diritto previsto
dalla normativa per chi arriva sulle nostre coste spesso sfuggendo a situazioni
di conflitti e violenza.
le irregolarità denunciate da Oxfam, Asgi e A Buon Diritto in merito
all’operato degli “hotspots”, procedure che – sottolineano le organizzazioni –
non sono attualmente previste dalla normativa comunitaria, pur essendo state
annunciate dall’Agenda europea sull’immigrazione a maggio.
denuncia è contenuta nell’interrogazione parlamentare depositata il 10 dicembre 2015 dal senatore Luigi Manconi,
presidente della Commissione diritti umani del Senato, con la collaborazione di Oxfam Italia, Asgi (Associazione
Studi Giuridici sull’Immigrazione) e A
Buon Diritto.
In particolare viene chiesto conto al Governo
di quanto sta avvenendo all’interno del Cpsa (Centro di Prima Accoglienza per
Immigrati) di Pozzallo (Ragusa), recentemente identificato come uno dei nuovi
“hotspots” voluti
dall’Unione Europea per rafforzare le procedure di identificazione dei migranti
in arrivo. Diverse associazioni che lavorano sul territorio, nonché un recente report di Medici Senza Frontiere (Msf),
hanno denunciato come ai migranti non siano fornite le informazioni necessarie
per poter avanzare richiesta di protezione internazionale e sia impedito di
uscire dalla struttura.
“Molte delle associazioni che lavorano in Sicilia come partner di
Oxfam hanno denunciato che i migranti vengono di fatto detenuti in strutture
dove, in assenza di ordinanza di un giudice, non potrebbero essere trattenuti
per più di 48 ore”, sostiene Elisa Bacciotti, direttrice del
dipartimento Campagne di Oxfam Italia. “Nessuna informazione viene
fornita rispetto alla possibilità di chiedere protezione internazionale nel
nostro paese, come invece esplicitamente previsto dalla normativa europea – continua Bacciotti – .Il diritto di asilo in questo modo viene completamente calpestato”.
“La nuova procedura hotspots, che prevede il rafforzamento delle
operazioni di identificazione e registrazione dei migranti tramite
l’affiancamento di funzionari dell’Unione Europea accanto alle nostre forze di
polizia, di fatto lede il diritto di chiedere protezione internazionale, non è
prevista dalle norme comunitarie ed è certamente contraria a quelle nazionali – afferma Lorenzo Trucco, presidente
dell’ASGI- e ormai sono centinaia i casi di c.d. “respingimenti differiti”:
persone sbarcate sulle coste siciliane, spesso ancora traumatizzate dal viaggio
e da quanto vissuto in Libia, sottoposte a sommarie interviste di cui non
comprendono la finalità e infine oggetto di un decreto di espulsione senza che
la loro situazione individuale venga minimamente presa in considerazione”.
“Abbiamo già inviato una lettera al Ministero dell’Interno,
- continua l’avvocato Trucco - avanzando le nostre richieste per la tutela dei migranti arrivati
sulle nostre coste. Dopo il report di Msf, questa interrogazione ci sembra un
atto dovuto.”
“Approccio
Hotspot”, preoccupazione del Tavolo Nazionale Asilo. Chiesto incontro ad Alfano
Comunicato stampa del Tavolo
Nazionale Asilo ( Novembre 2015)
Nell’ambito del sistema Hotspost, il Tavolo Nazionale Asilo ha
espresso - in una lettera al Ministro dell’Interno Alfano - grande
preoccupazione sull’applicazione, riscontrata da molte Associazioni, nei centri
di sbarco e nei punti di accoglienza di prassi contrarie alla normativa interna
e internazionale. Su questi problemi, il Tavolo ha richiesto un incontro
urgente al Ministro.
lettera inviata al ministro Alfano.
il Tavolo Nazionale Asilo, a seguito della Decisione 2015/1523 e
della Decisione 2015/1601 del Consiglio dell’Unione europea, ad un mese dalla
applicazione del cosiddetto “approccio Hotspot”, quest’ultimo introdotto senza
alcuna base giuridica, manifesta le proprie perplessità e preoccupazioni per le
prassi amministrative che vengono adottate dalle FF.OO. nei centri di prima
accoglienza e soccorso situati nei punti di sbarco in Sicilia (segnalazioni
provenienti da Pozzallo e Catania).
In meno di un mese abbiamo assistito allo stravolgimento delle norme giuridiche
e delle prassi consolidate con cui venivano accolti i migranti soccorsi in
La Decisione presa dal Consiglio dell’Unione europea indirizzata secondo la
lettera dell’art. 78 comma 3 TFUE agli Stati Membri al fine di sostenere lo
sforzo italiano e greco sotto la pressione dei flussi migratori, rischia di
sostanziarsi di fatto in un mutamento non codificato delle nostre norme interne
ed in particolare del d.Lgs 25/2008 ( decreto procedure) e ss. modifiche.
Il Tavolo Nazionale Asilo esprime la propria viva e profonda preoccupazione
sull’applicazione, riscontrata da molte Associazioni, nei centri di sbarco e
nei punti di accoglienza di prassi , contrarie alla normativa interna e
In particolare le maggiori preoccupazioni riguardano il
trattenimento iniziale dei migranti, le garanzie personali durante il
fotosegnalamento, la mancata informativa resa al migrante appena sbarcato circa
la possibilità di richiedere la protezione internazionale, la limitazione
dell’accesso alle procedure di asilo in base alla sola nazionalità, senza una
reale istruttoria personale, la immediata consegna di un decreto di respingimento,
il rifiuto di alcune Questure di esaminare le domande di asilo successivamente
al decreto respingimento.
Risulta che tali procedure amministrative verrebbero applicate in
maniera assai diffusa nei punti di approdo e primo soccorso senza alcuna giustificazione
normativa, violando i diritti fondamentali delle persone coinvolte. Inoltre in
questo modo i migranti respinti e non inseriti nel circuito dell’accoglienza
vengono lasciati alla gestione degli enti locali aggravandone la situazione ed
alimentando, altresì, sentimenti xenofobi da parte delle popolazioni residenti.
Il Tavolo Nazionale Asilo preoccupato della violazione
indiscriminata dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo,
normativa nazionale ed internazionale vigente e l’abolizione delle prassi
illegittime e lesive dei diritti dei richiedenti asilo e dei migranti;
l’apertura di vie
d’accesso sicure e legali che permettano alle persone in fuga da guerre e
persecuzioni di raggiungere gli Stati membri dell’Unione europea;
sistema di asilo comune europeo con uguali diritti per tutti i rifugiati,
rispettoso dei diritti fondamentali di solidarietà e libertà per tutti i
migranti, un sistema garante della libertà di circolazione e di movimento
all’interno della Comunità Europea nonché promotore di un incremento dei
diritti civili e politici dei cittadini stranieri sul suolo europeo.
Al fine di rappresentare le preoccupazioni e le istanze il Tavolo
Nazionale Asilo chiede, un incontro urgente ringraziando sin d’ora
dell’attenzione che vorrà prestare alla presente.
Tavolo Nazionale Asilo:
Acli, Amnesty International Italy, Arci, Asgi, Caritas, Casa Dei
Diritti Sociali – FOCUS, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, Consiglio
Italiano per i Rifugiati – CIR, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
– FCEI, Save The Children
ASGI AL MINISTERO
DELL’INTERNO: Modificare subito le prassi amministrative per garantire sempre i
diritti di ogni straniero soccorso in mare e sbarcato: ricevere informazioni
complete e comprensibili sulla sua condizione giuridica, manifestare la volontà
di presentare domanda di asilo, non essere respinto o espulso soltanto per la
sua nazionalità, non essere trattenuto soltanto per identificazione Documento
del Consiglio direttivo del 21/10/2015 Dopo che il Consiglio europeo ha approvato nel settembre
2015 le decisioni sulla ricollocazione dei richiedenti asilo dall’Italia verso
altri Stati dell’Unione europea, in Italia le forze di polizia e le autorità di
pubblica sicurezza sembrano avere modificato le prassi circa il soccorso,
l’identificazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei migranti
stranieri soccorsi e sbarcati. Le nuove prassi paiono motivate anche
dall’obiettivo imposto dal Ministero dell’Interno di attuare in Italia gli Hot
Spot (metodi o luoghi, la cui istituzione e attività è di per sé priva di
alcuna efficacia giuridicamente vincolante in Italia perché nessuna norma
italiana o dell’UE li precisa) e gli impegni presi dal Governo italiano nella
Italy’s road map inviata il 15 settembre alla Commissione europea per poter
fruire della ricollocazione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia (impegni
privi di qualsiasi efficacia giuridica diretta nel diritto nazionale perché sono
inseriti in un mero documento di lavoro riservato). Tali nuove prassi adottate
spesso comportano atti illegittimi e lesivi dei diritti di cui godono i
migranti e i richiedenti asilo soccorsi in mare e sbarcati sul suolo italiano.
In particolare si segnalano molti casi di provvedimenti di respingimento
adottati dai Questori nei confronti di stranieri soccorsi in mare e sbarcati
sul territorio italiano, attuati prima che potessero effettivamente manifestare
la loro volontà di presentare domanda di asilo. Tali provvedimenti sono stati
adottati soprattutto in Sicilia e nell’ambito dei cd. “Hotspot” di recente
attivazione (a Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa), che sembrano
configurati come luoghi chiusi nei quali operano le forze di polizia italiane,
supportate dai rappresentanti delle agenzie europee (Frontex, Europol, Eurojust
ed EASO, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), in cui gli stranieri
appena sbarcati in Italia sono sottoposti a rilievi fotodattiloscopici ai fini
della loro identificazione e sarebbero poi distinti e qualificati come
richiedenti asilo o migranti economici e a seconda di questo tipo di
“catalogazione” sommaria sarebbero poi inviati alle strutture di accoglienza
per richiedenti asilo oppure sarebbero destinatari di un provvedimento di
respingimento per ingresso illegale e poi lasciati sul territorio italiano
senza alcuna misura di accoglienza non essendo comunque possibile alcun
rimpatrio. In proposito occorre ribadire l’esigenza di garantire sempre i
diritti fondamentali degli stranieri soccorsi e sbarcati, nei cui confronti
invece talvolta si adottano atti illegittimi e perciò si chiede al Ministero
precise direttive o circolari o predisponendo norme regolamentari. 1. Ogni
la volontà di presentare domanda di asilo. A tale fine le autorità che
provvedono al soccorso e allo sbarco devono con la massima cautela e
comprensione (anche in rapporto alle condizioni di salute e ai traumi patiti
nel viaggio e nel salvataggio) dedicare tempo per comprendere la situazione di
ogni persona straniera soccorsa e la sua provenienza, la sua età, i suoi legami
familiari, i motivi del viaggio verso l’Italia, la presenza di familiari in
Italia o in altri Stati UE, le circostanze del viaggio e dell’eventuale
naufragio. Nel fare ciò è evidente che lo straniero deve potersi esprimere
nella sua lingua e deve ricevere informazioni precise e complete sulla sua
condizione giuridica nella sua lingua. In particolare deve comprendere modi e
tempi per manifestare la volontà di presentare domanda di asilo e deve
comprendere tempi e modi delle procedure di presentazione della domanda in
Italia, incluse le procedure di identificazione, nonché delle possibilità (o
impossibilità) di presentare domanda di asilo in altri Stati dell’UE e delle possibilità
di essere ricollocato come richiedente asilo in altro Stato UE. Si ricorda che
il decreto legislativo n. 142/2015 (attuativo della Direttiva 2013/33/UE
volontà di chiedere tale protezione” (cioè prima ancora di avere verbalizzato
la richiesta) e chiarisce che le misure di accoglienza si riferiscono ai
“richiedenti protezione internazionale nel territorio nazionale, comprese le
frontiere e le relative zone di transito, nonché le acque territoriali, e dei
loro familiari inclusi nella domanda di protezione internazionale” (art. 1,
comma 1) e che le misure di accoglienza “si applicano dal momento della
manifestazione della volontà” (art.1, comma 2). In proposito si ricorda che le
navi italiane in mare aperto sono comunque considerate territorio italiano
dall’art. 4 del codice della navigazione, sicché di queste misure la persona
deve potere fruire fin dal suo soccorso a bordo delle navi. Nessuno può
verificare con certezza se prima dell’adozione di provvedimenti di
l’art. 10-bis d.lgs. n. 25/2008, introdotto dal d.lgs. n. 142/2015). Nessuno
sulle navi, né negli uffici di polizia, né nei centri di accoglienza. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato in Italia e
sprovvisto di titoli per il soggiorno non può essere respinto od espulso senza
una valutazione completa della situazione della persona o soltanto perché le
autorità di pubblica sicurezza presumono che la sua nazionalità o lo Stato di
provenienza non abbia alcuna rilevanza ai fini di un’ipotetica domanda di asilo
o sulla base di accordi bilaterali conclusi in forma semplificata con gli Stati
di origine Non è possibile comprendere quali siano i criteri in base ai quali
ogni straniero soccorso e sbarcato è poi distinto tra richiedente asilo o
migrante economico e a tal fine non può essere sufficiente neppure ciò che dice
lo straniero stesso senza un accertamento approfondito della sua situazione.
Anche la Cassazione ha ribadito il dovere della Pubblica amministrazione di
informare tutti i cittadini stranieri al loro arrivo della possibilità e del
significato di avanzare una domanda di protezione internazionale ed anzi ha
espressamente affermato il principio secondo cui “qualora vi siano indicazioni
che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso
nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione
interpretariato nella misura necessaria per favorire l'accesso alla procedura
trattenimento” (Cass., sez. VI civ., ord. 5926 del 25.03.2015). Infatti i
provvedimenti di respingimento disposti dai Questori sono motivati in modo
degradanti (divieto imposto ad ogni Stato dall’art. 3 CEDU). In ogni caso una
persona che entri irregolarmente nel territorio dello Stato, ma che manifesta
la volontà di presentare domanda di asilo in via generale non può mai essere
destinatario di un provvedimento di respingimento (art. 10, comma 4, e art. 19,
comma 1 d. lgs. n. 286/1998). Inoltre allorché una persona manifesti volontà di
presentare domanda di asilo dopo che ha già ricevuto un provvedimento di
respingimento ha comunque diritto di restare sul territorio dello Stato fino
alla decisione definitiva sulla sua domanda (art. 7 d. lgs. n. 25/2008) e il
Questore deve comunque revocare il provvedimento che in base all’art. 10, comma
4 d. lgs. n. 286/1998 cessa di avere efficacia in caso di applicazione delle
norme sul diritto di asilo; in tali ipotesi va altresì revocato, perché privo
di ogni base giuridica anche l’ordine di lasciare il territorio nazionale
impartito dal questore ai sensi dell’art. 14, comma 5-bis d. lgs. n. 286/1998 e
dunque in tali casi non si può neppure disporre il trattenimento di questo
straniero per il solo fatto che non ha ottemperato a tale ordine. Peraltro,
pubblico soccorso quando è stato soccorso in acque internazionali ed è giunto
in Italia soltanto perché trasportato in Italia da una nave che l'ha soccorso
in virtù degli obblighi previsti dal diritto internazionale del mare. In ogni
caso, le persone salvate e sbarcate che sono oggetto di respingimento (ma ciò
avviene anche in diversi aeroporti e porti italiani) sono stranieri che
dichiaravano di non volere protezione e di essere quindi migranti economici. Tuttavia più probabilmente si è trattato di casi di
fraintendimento derivante dal fatto che taluni stranieri sono analfabeti o non
comprendono bene la lingua con cui si parla loro o i moduli che sono loro
forniti, il che è stato verosimilmente favorito dalle forze di polizia, che
(tra l'altro) in questi giorni hanno apprestato un formulario da sottoporre ai
richiedenti al loro arrivo, strutturato in forma di risposta multipla relativa
alle ragioni per le quali si è deciso di venire in Italia, in cui compaiono
diverse possibili risposte legate a motivazioni economiche, ma non l'intenzione
di richiedere protezione internazionale. Al contempo, è noto come nel corso
dell'ultimo anno moltissimi cittadini egiziani e tunisini sbarcati in Sicilia
siano stati rimpatriati forzatamente nell'immediatezza del loro arrivo, subito
dopo una intervista condotta tramite un mediatore delle forze dell'ordine dalla
quale emergeva che l'interessato non voleva avanzare domanda di protezione
garanzia. Appare poco plausibile che nessuno di questi stranieri avesse voluto presentare
la domanda di protezione internazionale, mentre è ragionevole supporre che le
forze di polizia abbiano indotto lo straniero ad essere frainteso. In
irregolari (espellibili), sicché i fatti che si ripetono con costanza in questi
giorni sono realisticamente da imputare a una prassi illegittima delle forze
dell'ordine contraria alla normativa italiana ed europea e configurante
verosimilmente un comportamento illecito. Occorre dunque cambiare fin da subito
questa prassi, modificare i formulari di preidentificazione prevedendo
espressamente anche la richiesta di asilo e di protezione internazionale ed
anzi fare in modo che in tutti i valichi di frontiera e nei luoghi preposti
alla raccolta delle domande di asilo e/o all'identificazione degli stranieri
giunti irregolarmente sia comunque previsto in modo chiaro e riconoscibile
(anche scritto in varie lingue conoscibili agli stranieri) un canale o uno
sportello che consenta sempre la presentazione delle domande di asilo. In ogni
caso è forte il dubbio che la selezione tra richiedenti asilo e “migranti
Jamaa ed altri c. Italia). In particolare, la Corte, proprio a proposito di
respingimenti disposti dal Questore nei confronti di stranieri (tunisini)
soccorsi e ospitati in un centro di primo soccorso e accoglienza, ha affermato
che il divieto di espulsioni collettive è violato ogniqualvolta decreti di
respingimento siano disposti nei confronti di stranieri della medesima
nazionalità che si trovino in analoghe circostanze e non contengano alcun
riferimento alla situazione personale degli interessati ovvero non si possa
provare che i colloqui individuali sulla situazione specifica di ogni straniero
si siano svolti prima dell'adozione di questi decreti, ovvero allorché gli
accordi bilaterali con i loro Stati di provenienza non sono stati resi pubblici
e prevedano il rimpatrio dei migranti irregolari tramite procedure
semplificate, sulla base della semplice identificazione della persona
interessata da parte delle autorità consolari (si veda la sentenza della CEDU
1.09.2015 Khlaifia e altri c. Italia nella causa n. 16483/12). In proposito è
inquietante che nel documento Italy’s Roadmap si affermi che il Ministero
dell’Interno sta cercando di stipulare Accordi veloci con alcuni paesi per
agevolare i rimpatri forzati; tra essi vi sono Paesi dai quali provengono gran parte
dei richiedenti asilo in Italia (Gambia, Costa d’Avorio, Pakistan, Bangladesh)
e che hanno diritto di accesso alla procedura per l’esame della domanda ed
eventualmente a rivolgersi all’Autorità giudiziaria in caso di esito negativo.
Si tratta, in ogni caso, di accordi che comportano atti di natura politica
illegittima. 3. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato può essere
sottoposto ad identificazione soltanto nei casi, nei modi e nei termini previsti
dalle norme UE e dalle norme italiane, ma in generale non può essere sottoposto
a misure coercitive per i rilievi fotodattiloscopici, né può essere trattenuto
con misure coercitive al solo fine di essere identificato Il regolamento UE n.
603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (entrato in
vigore il 20 luglio 2015) istituisce il sistema EURODAC e prescrive di
effettuare i rilievi fotodattiloscopici nei confronti di stranieri di età non
inferiore a 14 anni che abbiano presentato domanda di protezione internazionale
(art. 9), o che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in
relazione all'attraversamento irregolare via terra, mare o aria della frontiera
in provenienza da un paese terzo e che non siano stati respinti, o che
rimangano fisicamente nel territorio e che non siano in stato di custodia,
reclusione o trattenimento per tutto il periodo che va dal fermo
all'allontanamento sulla base di una decisione di respingimento (art. 14) e in
entrambi i casi i rilevamenti devono essere effettuati quanto prima e devono
essere trasmessi al sistema centrale EURODAC entro 72 ore. In presenza di tali
obblighi identificativi da parte delle autorità la legislazione italiana
consente agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza al più di accompagnare
gli stranieri per l’identificazione (art. 4 testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, art. 6, comma 4 d. lgs. n. 286/1998) e in particolare
l’identificazione del richiedente asilo può essere effettuata presso luoghi
aperti e non già presso luoghi “chiusi”, cioè deve avvenire presso i centri di
primo soccorso e accoglienza (art. 8, comma 2 d. lgs. n. 142/2015) o presso i
centri governativi di prima accoglienza (art. 9 d. lgs. n. 142/2015) o presso
le questure (art. 11, comma 4 d. lgs. n. 142/2015), salve le ipotesi di
richiedente asilo che sia trattenuto in un centro di identificazione ed
espulsione. Infatti, i rilievi fotodattiloscopici non possono avvenire con
misure limitative della libertà personale fuori delle ipotesi previste dalla legge
di trattenimento in un centro di identificazione e di espulsione disposto nei
confronti di straniero già espulso (art. 14 d. lgs. n. 286/1998), o nei
confronti di richiedenti asilo che abbiano presentato la domanda di asilo
quando erano già destinatari di provvedimenti di espulsione o sottoposti a
provvedimento di trattenimento (cioè che chiedano asilo dopo quei
l’adozione del provvedimento di espulsione) (art. 6 d. lgs. n. 142/2015). Al di
fuori di quelle ipotesi, dunque, non è legittimo alcun trattenimento dei
richiedenti asilo. Anche il regolamento UE che istituisce EURODAC ingiunge di
effettuare i rilievi quanto prima, mentre il termine di 72 ore riguarda
soltanto la trasmissione dei rilievi già fatti agli organismi europei e non
autorizza di per sé alcuna forma di trattenimento. Inoltre ogni eventuale
imposizione al richiedente asilo a non lasciare un determinato luogo o a
soggiornare in un altro determinato luogo può derivare soltanto dagli obblighi
di permanenza notturna nei centri governativi di accoglienza (art. 10 d. lgs.
n. 142/2015), mentre in tutti gli altri casi altri vincoli non sono previsti e
al singolo richiedente asilo non trattenuto in un CIE può essere al più
soltanto imposto l’obbligo di un determinato luogo di residenza o di una area
geografica in cui circolare, ma tali eventuali restrizioni devono essere
prescritte volta per volta dal Prefetto del luogo in cui la domanda è stata
presentata o in cui si trova il centro con atto scritto e motivato e comunicato
ad ogni richiedente asilo (art. 5, comma 4, d. lgs. n. 142/2015). Perciò,
qualsiasi altra forma di privazione della libertà in questa fase è da
considerarsi illegittima per violazione dell’art. 13 Cost. (probabilmente
configurando un reato di sequestro di persona) al di fuori delle ipotesi di
accompagnamento presso gli uffici di polizia previsti per tutti coloro
(italiani o stranieri) che rifiutino di farsi identificare (art. 11 d.l.
21.03.1978, n. 59, conv. in legge n. 191/1978) e al di fuori del fermo
identificativo previste per tutti i cittadini (anche italiani), ipotesi nelle
quali l’accompagnamento e il fermo sono da effettuarsi sotto il controllo
importanti organizzazioni no profit) e soprattutto sono illegittime le
intenzioni del Governo italiano che nella RoadMap ha assicurato alle
istituzioni europee che in questi centri di primo soccorso i cittadini
identificazione. La normativa italiana non consente in alcun modo di utilizzare
la forza per vincere la resistenza passiva dei cittadini stranieri che si
rifiutano di farsi identificare. L'Asgi ha già avuto modo di stilare un
documento in cui dettagliatamente si evidenzia l'impossibilità da parte delle
forze dell'ordine di fare uso della forza per costringere i cittadini stranieri
a sottoporsi al rilevamento delle impronte. I comportamenti contrari a tale
divieto assumono un rilievo penale (maltrattamenti, lesioni o altro). Pertanto
si chiede che il Ministero dell’Interno provveda immediatamente e nelle
apposite linee guida sui centri di accoglienza per richiedenti asilo chiarisca
la natura giuridica degli hotspot, fermo in ogni caso il rispetto del diritto
di asilo garantito dall’art. 10, comma 3 Cost. e delle riserve assolute di
legge e delle riserve di giurisdizione per le misure restrittive della libertà
personale previste dall’art. 13 Cost., e che negli “hotspot” sia consentita una
immediata e completa informazione circa il diritto di chiedere la protezione
internazionale, senza che in essi avvenga alcuna forma di artificiosa selezione
tra richiedenti asilo e migranti economici senza discriminazioni basate su
criteri vietati dalla legge e consentendo che in tali strutture sia sempre
garantita la presenza dell’UNHCR e delle associazioni umanitarie.