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Timestamp: 2017-09-26 05:33:11+00:00
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MEDIA E INFORMAZIONE: Fiat, caso Melfi: continua il braccio di ferro
Fiat, caso Melfi: continua il braccio di ferro
A Melfi, provincia di Potenza, continua il braccio di ferro tra sindacato Fiom e l’Ad della Fiat Sergio Marchionne. Anche stamani Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte, delegati sindacali Fiom, e Marco Pignatelli, iscritto Fiom, i tre operai licenziati dalla Fiat e reintegrati per decisione del giudice del lavoro di Potenza, Emilio Minio, che ha stabilito che erano antisindacali i licenziamenti, sono tornati anche oggi davanti ai cancelli dello stabilimento della Fiat nell'area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza). I tre che oggi però, hanno deciso di non varcare i tornelli della fabbrica. Una decisione presa in attesa di conoscere la decisione del giudice di lavoro di Melfi sulla denuncia presentata ieri dalla Fiom della Basilicata contro l'azienda per inottemperanza alla sentenza di reintegro emessa lo scorso 9 agosto. Ieri infatti, è stato depositato alla caserma dei carabinieri di Melfi un esposto indirizzato alla Procura di Potenza che, richiamando lo Statuto dei lavoratori e il codice penale, contesta la inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità. Inoltre la Fiom ha chiesto l'esecuzione della decisione del Giudice del lavoro proprio per la parte che riguarda l'effettivo reintegro dei tre operai, con riferimento alla ripresa della specifica mansione ricoperta prima del licenziamento. La Fiom inoltre, si è costituita come controparte della Sata spa nel giudizio davanti al Giudice del lavoro in discussione il 7 ottobre prossimo e promosso dall'azienda come ricorso contro la decisione sfavorevole emessa il 9 agosto scorso. Anche oggi Giovanni, Antonio e Marco hanno voluto essere presenti all'ingresso del secondo turno per ribadire la loro posizione. Ieri erano tornati in fabbrica per riprendere servizio. Si sono presentati all'ingresso del secondo turno, che scatta alle 14, insieme ad un legale e ad un ufficiale giudiziario, ma l'azienda ha consentito loro solo l’ingresso in fabbrica, ma non il ritorno alle linee di produzione. I tre sono stati accompagnati in una saletta sindacale situata a centinaia di metri dalla linea di produzione. Di fatto l'azienda è stata irremovibile, come aveva preannunciato non intende avvalersi della loro prestazione lavorativa, pur garantendo loro la retribuzione. Questo, almeno finchè la questione non sarà definita il 7 ottobre prossimo quando è previsto si discuta del ricorso presentato da Fiat davanti al giudice del lavoro. I tre sono accusati dall’azienda di aver fermato la linea di montaggio lo scorso mese di aprile, ricorrendo al blocco dei carrelli, per non consentire il lavoro degli operai che non partecipavano ad uno sciopero in atto. Circostanza questa, sempre negata da Giovanni, Antonio e Marco. La Fiat però, ha punito con il licenziamento dei tre quello che ha definito invece, un atto di sabotaggio. I tre operai dopo aver espresso l’intenzione di presentarsi tutti i giorni davanti ai cancelli della fabbrica hanno anche inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, perchè richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi”, hanno iniziato la lettera a Napolitano i tre operai dello stabilimento di Melfi della Fiat chiudendola con: “per farci sentire lavoratori, uomini e padri”. Marchionne però, finora sembra non voler rinunciare alla linea dura. Mostrandosi incurante sia agli appelli lanciati dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che insieme alla Uil in questa vicenda è messo in difficoltà in quanto entrambi i sindacati appoggiano il piano industriale di Marchionne, sia del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Comunque l'appello affinchè la Fiat si allinei con la sentenza del giudice del lavoro è generale. “Le sentenze vanno rispettate anche quando non fanno piacere”, ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli aggiungendo che: “se il nostro Paese è uno Stato di diritto non lo può essere a fasi alterne. Qui c'è una sentenza e la sentenza deve essere rispettata”. Mentre il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia è convinto che l'azienda da un lato debba applicare le sentenze della magistratura, come necessario, e dall'altro continuare a rimanere dalla parte della ragione. “C'è una sentenza esecutiva della Procura di Potenza e la Fiat deve rispettarla. Non c'e nessuno che possa esimersi dal rispettare una sentenza della magistratura con nessuna motivazione e quelle peraltro fornite in questa occasione dalla Fiat sono del tutto pretestuose”, ha spiegato il vice segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “la Fiat sta facendo il gioco della Fiom e sta spostando l'attenzione su un problema assolutamente residuale perché il fatto importante è l'investimento”, ha invece, spiegato il leader della Cisl, Bonanni. “Se il giudice gli ha dato ragione la Fiat applicasse quella sentenza e non andasse dietro alla Fiom che vuole proprio questo”, ha aggiunto il leader della Cisl ritenuto molto vicino a Marchionne. Nel frattempo nella vicenda che vede contrapposta la casa automobilistica ai tre operai dello stabilimento di Melfi il 56 per cento dei partecipanti ad uno dei quotidiani sondaggi proposti da Sky Tg24 ha dato ragione alla Fiat mentre il restante 44 per cento si è schierato dalla parte dei lavoratori.