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Timestamp: 2019-01-17 16:05:17+00:00
Document Index: 145813537

Matched Legal Cases: ['art. 2260', 'art. 217', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 34', 'art. 25', 'art. 13']

CONTABILITA' FATTURA ELETTRONICA E FORFETTARI
Pubblicato il 09 gennaio 2019 alle 14.20 commenti (1)
A gennaio le imprese minori debbono verificare i ricavi conseguiti nell’anno precedente per decidere quale tipo di contabilità debbano tenere.
La contabilità semplificata è subordinata al possesso di alcuni requisiti:
Regime di contabilità ordinaria e semplificata.
Il regime di contabilità ordinaria è obbligatorio per le società di capitali (SrL, SrlS, SpA ecc.).
Le imprese individuali e le ‘società di persone’ (società in nome collettivo e società in accomandita semplice) e gli enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale in via prevalente, possano tenere la contabilità semplificata (primo comma dell’articolo 18 del D.P.R. n. 600/1973),
il limite dei ricavi per poter optare per la tenuta della contabilità semplificata è di:
Per ricavi si intendono gli incassi dell’anno precedente (per effetto del nuovo regime per cassa).
La contabilità semplificata è un regime naturale degli imprenditori individuali e società di persone che hanno i ricavi inferiori a quelli sopra descritti ma possono optare, attraverso il ‘comportamento concludente’ per la tenuta di una contabilità ordinaria, procedendo poi a comunicarlo all’Agenzia delle Entrate attraverso la compilazione del quadro VO della dichiarazione annuale IVA.
Nel caso di esercizio congiunto sia di un’attività di prestazione di servizi, che di altre attività si fa riferimento al limite di euro 700.000, salvo che non si annotino distintamente i ricavi di entrambe le attività, in tal caso si fa riferimento all’attività prevalente.
Comunque la distinzione tra contabilità ordinaria e contabilità semplificata, ha solo carattere di semplificazione fiscale, nel caso si debbano presentare i libri contabili in Tribunale per una qualunque procedura è richiesto il libro giornale, come prevede il Codice Civile e quindi la contabilità ordinaria. Per esempio, gli amministratori di una società di persone, senza contabilità ordinaria, sono esposti al rischio di un’azione di responsabilità in relazione al pregiudizio arrecato al patrimonio sociale (art. 2260, 2261, 2262 c.c.), oppure a quanto previsto dalla normativa nelle procedure concorsuali (art. 217).
Le persone fisiche che esercitano attività, che hanno conseguito un ammontare di ricavi inferiore ad euro 65.000 e che possiedono i requisiti richiesti dalla Legge.
La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto dal 1 gennaio 2019 novità al regime forfettario (quello previsto dalla L. n. 190/2014).
Infatti il comma 54 della L. 190/2014 è stato modificato dall’art. 1, comma 8, L. n. 145/2018 Legge di Bilancio 2019):
“I contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfetario … se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000”.
Tassati con un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap, con aliquota fissata al 15% (flat tax).
Dal 1° gennaio 2019, il nuovo regime forfettario è l’unico regime agevolato, che può essere utilizzato dai contribuenti che intendono intraprendere una nuova attività.
I contribuenti ‘minimi’ ovvero i soggetti che nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015 si avvalevano del regime fiscale di vantaggio di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, del D.L. n. 98/2011, possono continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento dei 35 anni d’età.
I ‘nuovi minimi’ possono continuare ad applicare le vecchie regole fino alla scadenza naturale (completamento del quinquennio e/o compimento dei 35 anni di età.
L’applicazione del regime forfetario è subordinata al verificarsi di alcune condizioni oltre ai ricavi inferiori ai 65.000.
Si fa presente che vengono eliminate alcune condizioni in precedenza previste (fino al 2018 per l’accesso al regime forfettario: non serve più aver sostenuto spese per lavoro dipendente e assimilato, di ammontare non superiore ad euro 5.000; o di aver sostenuto un costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, di beni mobili strumentali al 31 dicembre non superiore ad euro 20.000, comunque ci sono altri limiti,
ECCO CHI NON PUO’ AVVALERSI DEL REGIME FORFETTARIO: le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
i non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
c) i contribuenti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili, di cui all’articolo 10, comma 1, numero 8 del D.P.R. n. 633/1972 o di mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53, comma 1, del D.L. n. 331/1993.
d) “gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5 del TUIR, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni”.
e) “le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro”.
Vedasi la tabella dei Coefficienti di Redditività del nuovo limite di euro 65.000.
Per le start up e le imprese che iniziano l’attività nel 2019, nei primi cinque anni di attività c’è la riduzione al 5% dell’imposta sostitutiva applicabile, a condizione che:
Attenzione i contribuenti in regime forfettario
1. non sono tenuti al nuovo obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 1° gennaio 2019.
8. sono esonerati dal versamento dell’Iva e da tutti gli obblighi previsti in materia di Imposta sul valore aggiunto (ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti); pertanto sono esonerati dalla dichiarazione IVA annuale, dallo spesometro e dallo esterometro (un nuovo adempimento, tipo spesometro, in vigore dal 2019 dove si comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle operazioni, sia attive che passive, intercorse tra soggetti passivi stabiliti nel territorio italiano e soggetti esteri comunitari ed extracomunitari).
10. relativamente agli acquisti intracomunitari: se il loro ammontare complessivo è superiore al limite annuo di euro 10.000, il contribuente forfetario è tenuto ad assolvere l’IVA integrando la fattura emessa dall’operatore comunitario con l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta, procedendo altresì al versamento dell’IVA stessa (iscrivendosi al VIES e compilando il modello Intrastat);
11.nei casi in cui il contribuente forfetario deve assolvere l’VA mediante il meccanismo del reverse charge.
12.relativamente alle cessioni intracomunitarie: le stesse non si considerano cessioni intracomunitarie in senso tecnico e sono assimilate alle operazioni ‘interne’, per le quali l’IVA non viene evidenziata in fattura. Il cedente in regime forfetario deve indicare nella fattura emessa nei confronti dell’operatore comunitario che l’operazione è soggetta al regime in esame, con la dicitura: “non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’articolo 41, comma 2-bis, del D.L. 30 agosto 1993, n. 331“. Non essendo considerate cessioni intracomunitarie, i forfetari non sono tenuti a presentare la nuova comunicazione dell’Esterometro, ne ad iscriversi (per le cessioni intracomunitarie) alla banca dati VIES.
13. in caso di prestazioni di servizi resa verso un committente passivo stabilito in altro Paese UE, sono obbligati ad emettere fattura senza addebito di IVA ed alla compilazione del modello Intrastat.
14. in caso di passaggio dal regime ordinario al regime forfettario, il contribuente deve procedere alla rettifica IVAnella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno in cui si applicano le regole ordinarie e versare l’eventuale imposta che si rende dovuta in un’unica soluzione.
PER QUANTO RIGUARDA I CONTRIBUTI, chi esercita attività d’impresa può, scegliere di non essere assoggettato alla contribuzione previdenziale minima, calcolando i contributi sulla base del reddito dichiarato.
Le uniche spese che possono essere portate in deduzione sono i contributi previdenziali obbligatori già versati.
I Ricavi ed i Compensi valgono secondo il principio di cassa, cioè quelli effettivamente incassati.
Se si opta per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari, l’opzione, valida per almeno un triennio ed è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata.
Trascorso il periodo di 3 anni di regime ordinario, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, a meno che non si cambi scelta.
Dal 1 gennaio 2019 tutti i soggetti non in regime forfettario dovranno emettere la fattura elettronica.
La modalità di redazione è uguale alla fattura cartacea, ma i problemi sono l’invio alla Agenzia delle Entrate, infatti nonostante si parli di interazione, di Sistema di Interscambio, di SDI di fatto tutti invieranno le fatture ai loro clienti solo attraverso l’Agenzia delle Entrate.
La fattura elettronica va fatta verso altri soggetti titolari di partita Iva (B2B), ma anche verso i consumatori finali (B2C)
Sono esonerati i titolari di partita Iva (imprese e lavoratori autonomi) che rientrano nel regime forfettario, ex art. art. 1, co. 54 – 89, L. 190/2014 e regime di vantaggio, ex art. 27, co. 1 e 2, D.L. 98/2011;
SONO ANCHE ESONERATI i piccoli produttori agricoli, ex art. 34, co. 6, D.P.R. 633/72 e gli operatori sanitari cioè farmacie; aziende sanitarie locali;
aziende ospedaliere e strutture accreditate con il SSN; i medici chirurghi e gli odontoiatri; strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari; strutture autorizzate per la vendita al dettaglio dei medicinali veterinari; esercizi commerciali che svolgono l’attività di distribuzione al pubblico di farmaci ai quali è stato assegnato dal Ministero della salute il codice identificativo univoco; esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico che hanno effettuato la comunicazione al Ministero della salute; iscritti agli albi professionali degli: psicologi; infermieri; ostetriche ed ostetrici; medici veterinari; tecnici sanitari di radiologia medica.
Sono quindi esonerati dalla fattura elettronica coloro che già effettuano l’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria ai fini del Mod. 730 precompilato; ma resta l’obbligo di ricevere la fattura elettronica.
In ultimo si specifica che rientrano nel campo d’esonero anche gli esercenti e gli artigiani che operano solo con consumatori finali, emettendo quindi solo i corrispettivi fino al 1 luglio 2019, poiché da tale data dovranno effettuare la trasmissione elettronica dei corrispettivi (D.L. 119/2018 ).
La fattura elettronica è uguale a quella cartacea e deve contenere tutti i dati, ma deve essere redatta in “XML” potrà contenere allegati ma la dimensione massima del file è di 5 MB.
Le fatture elettroniche si inviano con il Sistema di Interscambio (SDI), anche a mezzo PEC previo accreditamento al SDI tramite la sottoscrizione di un accordo di servizio, mentre l’indirizzo a cui inviare la prima fattura elettronica è [email protected] poi si riceverà un messaggio di risposta che comunicherà l’indirizzo PEC che dovrà essere utilizzato per tutte le trasmissioni. NB la PEC può trasmettere file sino a 30 MB; oppure tramite i servizi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, cioè: il Portale “Fatture e Corrispettivi”: servizio online che consente l’upload del file XML preventivamente predisposto e salvato sul proprio PC; oppure ancora con la procedura dell’Agenzia delle Entrate (procedura WEB) o anche con l’App ”fatturae”. Ci sono anche altri metodi come SDICOOP: anche attraverso tale servizio web vi è la necessita di un previo accredita-mento allo SDI. Tale metodologia consente di trasportare singoli file sino a 5 MB; SDIFTP: stesso discorso proposto per l’SDICOOP, con la differenza che tale sistema permette di trasportare più file, fino ad un massimo di 150 MB;
Il Sistema Di Interscambio (SDI), come definito dall’Agenzia delle Entrate, di fatto è il “postino” che
controlla che il file sia redatto nella modalità XML;
controlla che, in caso sia compilato da un terzo (es: professionista o cliente), contenga i campi “terzo intermediario o soggetto emittente”;
controlla il file al fine di evitarne lo scarto;
controlla che il file non sia già stato inviato;
trasmette la fattura al cliente;
trasmette la ricevuta di consegna o di impossibilità di consegna al fornitore.
La fattura dovrà contenere il “codice destinatario” e “PEC destinatario”.
compilati come segue:
codice di 7 cifre alfanumerico, rappresentante il codice identificativo del cliente (comunicato da quest’ultimo, previa registrazione presso lo SDI) e che, in sostanza, è l’indirizzo telematico dove verranno recapitate le mail;
codice con 7 zeri“0000000” aggiungendo l’indirizzo PEC, laddove il contribuente abbia comunicato soltanto tale ultimo indirizzo;
soltanto il codice con 7 zeri“0000000” nel caso in cui il cliente sia un consumatore finale (non possessore di partita IVA) oppure uno dei soggetti in regime di vantaggio o forfettario, ovvero anche un possesso di partita IVA che non abbia comunicato né PEC, né codice identificativo.
Ecco lo schema sintetico della procedura:
Nel caso in cui nel campo “codice identificativo” ci sia “0000000”, la fattura verrà inoltrata allo SdI, ma non verrà consegnata, ma la fattura è a disposizione del cliente in un’apposita area di consultazione del sito dell’Agenzia delle Entrate.
In questo caso il fornitore dovrà consegnare la fattura elettronica in copia cartacea al cliente, anche via e-mail, ricordandogli che potrà visualizzarla in formato elettronico presso la sua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate e che l’unico documento fiscalmente valido è costituito dalla fattura elettronica.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la fattura elettronica potrà essere emessa anche nei confronti dei soggetti non residenti. Difatti, una volta redatta la fattura, occorrerà inserire nel campo destinatario il codice “xxxxxxx”. Ciò al duplice fine di permette la consegna della e-fattura, nonché permettere allo SDI di identificare l’operazione come effettuata verso soggetti non residenti. Anche in questo caso il fornitore dovrà procedere ad un normale invio tramite e-mail.
Ci sono due tipologie di fatturazione:
immediata, ossia quella emessa alla data in cui l’imposta diviene esigibile;
differita, ossia emessa entro il 15 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione.
Temporaneamente per tutte e due le tipologie di fatture, per evitare sanzioni, l’emissione deve essere effettuata almeno entro il 16 del mese successivo; se viene emessa entro il 16 del secondo mese successivo, la sanzione sarà ridotta al 20% (stesso discorso, ma con le relative differenze temporali, vale per i soggetti con Iva trimestrale). Questo avvio agevolato non sanzionato si può utilizzare entro il 30 settembre 2019, dopo occorrerà rispettare i seguenti termini:
la fattura immediata potrà essere emessa entro i 10 giorni successivi, indicando in fattura la data in cui l’operazione è stata effettuata.
La fattura differita entro il 15 del mese successivo e in particolare in questo caso le fatture emesse entro il mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni devono essere registrate entro il 15 del mese successivo al mese di emissione con lo slittamento dell’esigibilità dell’imposta.
Non c’è più l’obbligo della numerazione progressiva delle fatture di acquisto, in precedenza previsto dall’art. 25, D.P.R. n. 633/72 abbrogato dall’art. 13, D.L. n. 119/2018. Ma l’IVA è detraibile solo se la fattura sia stata recapitata entro i termini di liquidazione; e sia anche stata registrata. La norma prevede per il fine anno, che le operazioni effettuate in un anno d’imposta (2019), le cui fatture di acquisto sono ricevute nell’anno successivo (2020), l’Iva deve essere detratta nell’anno di ricezione del documento (2020).
In caso di operazioni in reverse charge, occorre utilizzare una modalità pratica alternativa, consistente nella predisposi-zione di un altro documento, da allegare riportante gli elementi dell’integrazione, oltre che i riferimenti alla fattura stessa. Se il fornitore ha inviato la fattura elettronica con codice di natura operazione “N6” (inversione contabile), il cliente emetterà un documento sostanzialmente identico alla vecchia ‘autofattura’ che “può essere inviato al SDI e nel caso in cui l’operatore abbia aderito al servizio di conservazione offerto dall’Agenzia, sarà automaticamente conservato dal sistema.”
Per quanto concerne il bollo da applicare sulle fatture elettroniche l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta di pagare l’imposta di bollo in due modi:
utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa in unica soluzione entro 120 giorni indicando il “codice tributo 2501”.
Per ulteriori approfondimenti ci contatti allo 0432501768 o via email: [email protected]
Tabella redditività forfettari
Carlo Barbiera commercialista
Pubblicato il 13 novembre 2018 alle 13.35 commenti (0)
La ricezione di fatture (chiamato ciclo passivo), rappresenta l’altra aspetto della fattura elettronica..
La Legge di Bilancio 2018, ha stabilito che dal 1° gennaio 2019 l’obbligo sarà esteso a tutti i privati ma sono esclusi i soggetti in regime dei minimi e forfettario.
Aziende e professionisti fattureranno tramite l’invio di file in formato xml “eXtendible Markup Language” trasmessi tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
I canali per la ricezione
Tutti, ben presto, si troveranno a ricevere fatture digitali.
Il ciclo passivo di fatturazione è un fattore fondamentale nell’organizzazione contabile di professionisti e aziende.
Tutte le fatture elettroniche emesse, dovendo transitare obbligatoriamente dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate, una volta inviate saranno sempre disponibili all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia stessa.
Per ricevere le fatture sul proprio dispositivo, si possono utilizzare 2 tipi di recapito:
Il destinatario della fattura, quindi, non dovrà fare altro che comunicare all’emittente la modalità in cui desidera ricevere le e-fatture.
Anche i consumatori finali riceveranno le fatture in formato elettronico, anche se non hanno a disposizione un codice destinatario e una casella di Posta Elettronica Certificata.
Anche il consumatore finale potrà controllare tutte le fatture emesse nei suoi confronti tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” oppure farle inviare in originale sulla sua casella PEC, qualora ne sia provvisto.
Chi emette fattura ha il dovere di creare e inviare fatture elettroniche per i propri clienti che transitino dal SdI. In fase di compilazione, quindi, aziende e professionisti, oltre ai dati anagrafici del cliente, dovranno indicare anche la modalità con la quale questo potrà ricevere la sua fattura.
• emettere regolarmente fattura in mancanza di entrambi i dati, digitando il codice (0000000) che consente di inviare la fattura direttamente al SdI.
Il consumatore finale avrà comunque la possibilità di ricevere la sua fattura o una copia di essa in una modalità che gli risulti comoda.
Il formato elettronico XML delle fatture consente una gestione più rapida della contabilizzazione che sarà automatica nei sistemi contabili gestionali.
Pubblicato il 27 ottobre 2018 alle 04.40 commenti (0)
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23.10 il Decreto Legge sulla cosiddetta Pace Fiscale che prevede:
1) per le cartelle esattoriali dal 2000 al 2017, la cancellazione delle cartelle fino a 1.000 euro,
2) la Rottamazione Ter per le cartelle di importo superiore ma con un debito massimo, compresi interessi, sanzioni e aggio, non superiore ai 100.000 euro (vedremo se questo importo verrà modificato in fase di conversione) con una interessante novità rispetto alle 2 precedenti rottamazioni:
si potranno pagare a rate in cinque anni beneficiando anche della riduzione degli interessi applicati alla rateazione e cioè lo 0,3% contro i 4,5%.
3) tre aliquote per la pace fiscale a saldo e stralcio per le cartelle esattoriali, anche INPS, per coloro che dimostrano di essere in difficoltà, con le percentuali minima al 6%; intermedia al 10; massima al 25% (vedremo i dettagli nella conversione del Decreto in Parlamento).
Tali aliquote vanno applicate all'importo complessivo del debito, sulla base della situazione economica del debitore e alla sua capacità contributiva.
prevista anche la pace fiscale sui contenziosi:
- pre-accertamento 15% tramite ravvedimento operoso;
- nei tre gradi di giudizio ci sarà la possibilità di non pagare le sanzioni ed interessi, sia che si perda o che si vinca. Uno sconto forfettario sulle somme dovute allo Stato.
- una particolare forma di dichiarazione integrativa che consente a chi ha presentato la dichiarazione dei redditi, di denunciare le somme omesse nella precedente dichiarazione ma con 2 limiti non più di 1/3 di quanto già dichiarato e con un massimo di 100.000 euro pagando su queste somme integrate il 20%.
Con tempi più lunghi entrerà in vigore anche la Flat Tax dal 2019 almeno per le partite IVA nel regime forfettario, e poi gradualmente per le imprese e dal 2021 per le famiglie con le risorse recuperate con la pace fiscale.
LAVORO A CHIAMATA cosa deve fare il datore di lavoro
Pubblicato il 04 settembre 2018 alle 10.35 commenti (0)
La prima cosa da sapere è che la durata massima del periodo di lavoro a chiamata è di 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di 3 anni solari per ogni datore di lavoro, ad eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.
I datori di lavoro devono comunicare l'assunzione anche nella stessa giornata ma prima di iniziare il lavoro.
La comunicazione può essere inviata tramite mail o accedendo al portale di Cliclavoro, o utilizzare anche l'App Lavoro Intermittente (con Guida integrata e scaricabile gratuitamente da AppStore o Google Play).
Prima dell'inizio della prestazione lavorativa di durata non superiore a 30 giorni, il datore di lavoro deve comunicarne la durata con modalità semplificate alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio.
La comunicazione potrà inoltre essere modificata o annullata attraverso l'invio di una successiva comunicazione di rettifica da inviare sempre prima dell'inizio della prestazione ovvero, nel caso in cui il lavoratore non si presenti, entro le 48 ore successive al giorno in cui la prestazione doveva essere resa.
Il modello "UNI-Intermittente" è il modello di comunicazione predisposto per comunicare la chiamata del lavoratore intermittente al lavoro.
Contiene i dati identificativi del datore di lavoro che effettua la comunicazione e quelli del lavoratore, in modo tale da individuare con certezza le parti interessate al rapporto di lavoro intermittente per il quale si sta effettuando la comunicazione. Essi sono:
- codice fiscale e indirizzo di posta elettronica del datore di lavoro
- codice fiscale del lavoratore interessato
- codice di comunicazione del modello UNILAV cui la chiamata si riferisce (campo non obbligatorio)
Le modalità di comunicazione sono:
Invio via e-mail all'indirizzo PEC [email protected]
Il soggetto obbligato invia, in allegato alla mail (non occorre inviare da posta certificata), il modello "UNI_Intermittente" compilato in ogni sua parte; è possibile comunicare fino ad un massimo di 10 lavoratori coinvolti anche in periodi di chiamata di lavoro intermittente diversi.
Pertanto, per dimostrare l'adempimento bisogna conservare/stampare copia del modello compilato e la e-mail inviata. Il modello on line contiene in basso due opzioni: una di "stampa" che permette di stampare il modello e una "Genera xml e invia via e-mail" necessaria per adempiere all'obbligo, inviando il modello così generato all'indirizzo di posta elettronica certificata già indicata.
Si può inviare la comunicazione anche tramite portale cliclavoro dove prima ci si registra (www.cliclavoro.gov.it), il datore di lavoro invia le chiamate del lavoro intermittente compilando l'apposito modulo, accessibile dal portale Cliclavoro nell'area riservata: la comunicazione.
App Lavoro intermittente; si scarica l'App dagli store autorizzati, si effettua il login e si inserisce nella sezione "Invia nuova comunicazione" il codice fiscale del lavoratore, le date di inizio e di fine della prestazione e il codice di comunicazione obbligatoria.
Tramite invio di un SMS al nr. 339/9942256, anche qui previa registrazione del datore di lavoro al portale Cliclavoro (con indicazione nel form di registrazione del numero di telefono cellulare che sarà utilizzato per l'invio del modello che consente l'identificazione del soggetto e consente l'attività di vigilanza), e' ammessa questa modalità "eccezionale" di comunicazione da utilizzare esclusivamente per le prestazioni che hanno inizio non oltre le 12 ore dal momento della comunicazione(e che quindi possono terminare anche dopo le 12 ore dalla comunicazione) e occorre indicare almeno il codice fiscale del lavoratore utilizzato.
Comunicazione al numero FAX della competente Direzione territoriale del lavoro: ipotesi eccezionale solo nei casi di malfunzionamento dei sistemi; è prova dell'adempimento la comunicazione di malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta di trasmissione del FAX, anche se la ricezione dello stesso non sia andata a buon fine per cause imputabili all'ufficio.
Sanzioni: In caso di violazione degli obblighi di comunicazione di chiamata del lavoro intermittente si applica la sanzione amministrativa (non ammessa diffida) da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. In particolare, la sanzione trova applicazione con riferimento ad ogni lavoratore e non invece per ciascuna giornata di lavoro per la quale risulti inadempiuto l'obbligo comunicazionale. In sostanza, per ogni ciclo di 30 giornate che individuano la condotta del trasgressore, trova applicazione una sola sanzione per ciascun lavoratore
Carlo Barbiera Commercialista e Consulente del Lavoro
1) le cartelle esattoriali dal 2000 al 2017 la cancellazione delle cartelle fino a 1.000 euro del periodo 2000-2010 e
2) la Rottamazione Ter per le cartelle di importo superiore ma con un debito massimo delle cartelle, compresi interessi, sanzioni e aggio, non superiore ai 100.000 euro (vedremo se questo importo verrà modificato) con una interessante novità rispetto alle 2 precedenti rottamazioni:
3) 3 aliquote per la pace fiscale a saldo e stralcio per le cartelle esattoriali, anche dell'INPS per coloro che dimostrano di essere in difficoltà, con le percentuali minima al 6%; intermedia al 10; massima al 25% (vedremo i dettagli nella conversione del Decreto in Parlamento).
4) prevista anche la pace fiscale sui contenziosi:
pre-accertamento 15% tramite ravvedimento operoso;
Nei tre gradi di giudizio ci sarà la possibilità di non pagare le sanzioni ed interessi, sia che si perda o che si vinca. Uno sconto forfettario sulle somme dovute allo Stato.
Una particolare forma di dichiarazione integrativa che consente a chi ha presentato la dichiarazione dei redditi, di denunciare le somme omesse nella precedente dichiarazione ma con 2 limiti non più di 1/3 di quanto già dichiarato e con un massimo di 100.000 euro pagando su queste somme integrate il 20%.
Con tempi più lunghi entrerà in vigore anche la Flat Tax dal 2019 almeno per le partite IVA nel regime forfettario, e poi gradualmente per le imprese e dal 2021 per le famiglie con le risorse recuperate con la pace fiscale
Scadenza rata Definizione agevolata Agenzia Riscossione
Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 10.20
Il 31 luglio scade la prima o unica rata della definizione agevolata n. 2000/2017 per chi ha una o cinque rate da pagare. Il pagamento va effettuato con modello postale F35.
Sempre in quel giorno scade la quarta rata della definizione agevolata 2000/2016 già prorogata dal 30 aprile al 31 luglio. Pagamento sempre con modello F35. Il mancato pagamento fa decadere i benefici della definizione agevolata.
dott. Davide Triadantasio
BIT COIN QUADRO RW E TRATTAMENTO FISCALE
Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 14.15 commenti (2)
L’Agenzia ha fornito una interpretazione che prevede che le operazioni di conversione delle cripto valute debbano essere assoggettate a tassazione se la giacenza media supera il controvalore di 51.645,69 euro per 7 giorni lavorativi del periodo d’imposta.
La cessione delle cripto valute genera l’insorgere di una plusvalenza da redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. c-ter) del Tuir da dichiarare nel quadro RT del modello Redditi con imposta sostitutiva al 26%.
L’Agenzia è giunta a tale conclusione dando una definizione di valuta virtuale secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, lettera qq), del D.Lgs. 231/2007 e cioè:
“La rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.
Per la compilazione del quadro RW, l’Agenzia afferma che deve essere indicato l’importo del portafoglio composto da cripto valute ai fini degli obblighi di monitoraggio fiscale, originariamente e ordinariamente previsti per gli intermediari bancari e finanziari, ma ora estesi ai soggetti così detti “operatori non finanziari” che intervengono, anche attraverso movimentazione di “conti”, nei trasferimenti da o verso l’estero di mezzi di pagamento effettuati anche in valuta virtuale, di importo pari o superiore a 15.000 euro.
La compilazione avverrà indicando alla colonna 3 il codice 14 (“Attività estere di natura finanziaria”) ai soli fini del monitoraggio fiscale.
È doveroso ricordare il precedente e diverso orientamento espresso nella risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016, infatti l’Agenzia delle Entrate, prima di cambiare idea aveva chiarito che:
il Bitcoin è una tipologia di moneta “virtuale” utilizzata come “moneta” alternativa a quella tradizionale, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati.
Nel caso di possesso da parte di persone fisiche ovvero di possesso di tali valute al di fuori dell’attività d’impresa, la tassazione non si applicava, mancando la funzione speculativa …Per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa. La Società, pertanto, non è tenuta ad alcun adempimento come sostituto d’imposta.….
Comunque l’attività di intermediazione di valute tradizionali con valute virtuali costituisce attività rilevante ai fini Iva, Ires e Irap, con tutte le conseguenze del caso.
BONUS & TASSE
Pubblicato il 05 giugno 2018 alle 14.25 commenti (0)
Aumenta la soglia di reddito per accedere al bonus di 80 euro.
I dipendenti pubblici hanno avuto l'aumento di 85 euro e con la Legge di Bilancio 2018, per salvaguardare questo aumento, è stata innalzata la soglia di reddito che dà diritto al bonus, in modo da evitare l'azzeramento del contributo con l'aumento di stipendio.
I requisiti necessari per ottenere il bonus sono dati dalle soglie di reddito:
960 euro annui da 8.174 a 24.600
Riduzione proporzionale da 24.601 a 26.600
Azzeramento oltre 26.601
Reddito annuo di 26.500 euro, nel 2017 non avrebbe avuto diritto al Bonus, nel 2018 ha dritto al bonus di 48 euro, ossia: 960 moltiplicato per il rapporto tra (26.600 - 26.500)/2.000 = 48 euro.
COME SANARE LE VECCHIE CARTELLE ESATTORIALI
Pubblicato il 07 maggio 2018 alle 09.50 commenti (0)
Con la rottamazione bis è possibile sanare le cartelle esattoriali ricevute dal 1 gennaio 2000 al 30 settembre 2017.
Per ottenere la sanatoria è necessario presentare la domanda entro il 15 maggio 2018.
La domanda può essere inoltrata anche via internet accedendo al sito dell'Agenzia delle Entrate.
Per istruire la pratica, inoltrarla on-line e ogni informazione potete rivolgervi al nostro Studio via email [email protected] o telefonicamente allo 0432501768 o alla Associazione di Categoria Federala [email protected]
Il 18 Aprile presentazione delle domande per l'APE volontaria
Pubblicato il 13 aprile 2018 alle 05.10 commenti (0)
Con il comunicato stampa del 12 aprile 2018:
https://www.inps.it/docallegatiNP/InpsComunica/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/cs180412.pdf
l'INPS ha reso noto che è stato attivato il servizio per la presentazione della domanda per la pensione anticipata, la cosiddetta APE. La domanda va fatta on-line sul sito dell'INPS.
Ricordo che di fatto è un anticipo finanziario a garanzia pensionistica che comprende la proposta del contratto di finanziamento, la proposta di contratto di assicurazione contro il rischio di premorienza, l’istanza di accesso al Fondo di garanzia, nonché la domanda di pensione di vecchiaia.
Gli interessati devono avere la certificazione del diritto da parte dell’Inps e l’identità digitale SPID di secondo livello.
Chi ha maturato i requisiti di accesso all’APE volontario nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 18 ottobre 2017, deve presentare la domanda di accesso entro il 18 aprile 2018.
16 Marzo versamento per vidimazione libri sociali
Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 04.55 commenti (0)
Scade il 16 marzo il pagamento della tassa annuale di vidimazione relativa al 2018 per i libri e i registri sociali obbligatori elencati dall'articolo 2421 del codice civile.
Sono tenute al versamento e vidimazione le società per azioni, le società a responsabilità limitata, le SrLs, le società in accomandita per azioni, le società consortili a responsabilità limitata, le aziende speciali degli enti locali e i consorzi tra enti territoriali.
Libri da vidimare bollare normalmente sono: libro dei soci, libro delle assemblee dei soci, libro delle delle deliberazioni del consiglio di amministrazione.
Ma in alcuni casi sono da vidimare anche: libri di adunanze del comitato esecutivo o del Consiglio di gestione, libro delle adunanze del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza o del comitato di controllo della gestione, il libro delle obbligazioni, libro delle adunanze degli obbligazionisti, libro o registro per il quale vige l'obbligo da norme speciali.
L'importo da versare è uno solo per tutti i registri:
309,87 euro, fino a un capitale di 516.456,90 euro al 1 gennaio 2018.
516,46 euro, se supera il suddetto importo.
Per il primo anno di attività il versamento si fa con bollettino di c/c postale n. 6007 intestato all'Agenzia delle entrate - Centro operativo di Pescara - Bollatura numerazione libri sociali..
Per gli anni successivi entro il 16 marzo si utilizza il modello F24 in modalità telematica indicando il codice tributo 7085 nella sezione "Erario", l'importo e l'anno per il quale viene eseguito il versamento.
L'omesso versamento è sanzionato ma si può sanare con il ravvedimento operoso.