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Timestamp: 2020-02-17 15:27:06+00:00
Document Index: 138272956

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 51']

Premi di risultato e piani di welfare aziendale - News 024/2017 - Studio Leandro GuidiStudio Leandro Guidi
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Premi di risultato e piani di welfare aziendale – News 024/2017
Pubblicato il	16 novembre 2017 alle 15:15	da studioguidi / News / 0
Vista l’importanza dell’argomento, di seguito si riepiloga la normativa in merito ai premi di risultato e piani di welfare aziendale attualmente in vigore.
Premi di risultato e tassazione.
L’art.1, c. 182 e ss. della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016) ha reso strutturale il regime fiscale agevolato, previsto negli anni precedenti (dal 2008 al 2014) in via sperimentale, per i premi di risultato e le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.
L’art. 1, c. 160 e ss. della L. 232/2016 (legge di bilancio 2017) ha apportato sostanziali modifiche all’impianto normativo del 2016, incrementando gli importi dei premi agevolati e innalzando i limiti reddituali di accesso con conseguente ampliamento della platea dei lavoratori beneficiari.
L’agevolazione consiste nell’applicazione, ad opera del sostituto d’imposta, salva espressa rinuncia scritta, di un’imposta sostitutiva pari al 10%, in luogo della tassazione a scaglioni Irpef e addizionali regionali e comunali.
Resta ferma l’applicabilità del beneficio fiscale ai soli dipendenti del settore privato e viene innalzato da 50.000,00 a 80.000,00 euro il limite soggettivo di reddito di lavoro dipendente, riferito all’anno precedente, da non oltrepassare per fruire del regime agevolato nell’anno di riferimento.
E’ confermato che, per fruire dell’agevolazione, le somme devono essere erogate in esecuzione di contratti collettivi di secondo livello sottoscritti da organizzazioni dotate di uno specifico grado di rappresentatività (e soggetti a deposito telematico, unitamente alla dichiarazione di conformità alla normativa, sulla base delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro).
In particolare trattasi di contratti collettivi territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, oppure di contratti collettivi aziendali stipulati dalla RSA (rappresentanze sindacali operanti in azienda), ovvero da RSU (rappresentanza sindacale unitaria).
Le somme agevolabili sono rappresentate da:
Premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata dai contratti collettivi aziendali o territoriali di cui sopra ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, verificabili e misurabili secondo i criteri previsti dai contratti stessi (esempio, aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi o nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato)
Somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa.
Devono continuare a ritenersi esclusi dalla disciplina agevolativa tutti gli emolumenti che non siano qualificabili come premi di risultato in senso proprio (esempio somme erogate per lavoro straordinario, indennità o maggiorazioni di turno, ecc.).
L’importo massimo delle somme agevolabili (da considerare al netto dei contributi previdenziali obbligatori a carico del lavoratore aumenta:
da 2.000,00 a 3.000,00 euro, in linea generale
da 2.500,00 a 4.000,00 euro, per le aziende che, con le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva di secondo livello, coinvolgano pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro (esempio, da realizzarsi attraverso un piano che stabilisca la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione, e che prevedono strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie, nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti)
Viene incentivato l’esercizio , da parte dei lavoratori dipendenti privati, della facoltà, accordata lordo dalla legge 208/2015, di sostituire i premi di risultato (o le somme corrisposte sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa), potenzialmente assoggettabili all’imposta sostitutiva del 10%, con i beni e servizi di welfare e gli altri benefit di cui all’art. 51, c. 2 e 3 del DPR 917/1986, esclusi, entro determinati limiti, dalla base imponibile Irpef e dalla corrispondente base imponibile contributiva.
Si tratta di prestazioni, opere, servizi corrisposti al dipendente (e utilizzabili dai familiari di cui all’art. 12 del DPR 917/86, anche fiscalmente non a carico) in natura o sotto forma di rimborso spese aventi finalità di rilevanza sociale, ed escluse dal reddito di lavoro dipendente, purché offerte alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti. In particolare, si tratta di:
– opere e servizi aventi finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto riconosciuti volontariamente dal datore di lavoro o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale. Rientra ad esempio: l’offerta di corsi di lingua, di informatica, di musica, teatro, danza;
– somme, prestazioni e servizi di educazione e istruzione, nonché per la frequenza di ludoteche e centri estivi e per borse di studio. Tra i servizi di istruzione ed educazione, oltre agli asili nido, sono ricomprese anche le scuole materne; rientrano, altresì, le erogazioni di somme corrisposte al dipendente per assegni, premi di merito e sussidi per fini di studio a favore di familiari, compresi contributi versati per rimborsare le spese sostenute per le rette scolastiche, tasse universitarie, libri di testo scolastici, nonché gli incentivi economici agli studenti che conseguono livelli di eccellenza nell’ambito scolastico. Sono ricompresi anche il servizio di trasporto scolastico, il rimborso di somme destinate alle gite didattiche, alle visite d’istruzione ed alle altre iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica nonché l’offerta di servizi di baby-sitting;
– somme e prestazioni per servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti
– contributi e premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana o aventi per oggetto il rischio di gravi patologie.
L’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale. Tali documenti (voucher) non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale. La prestazione rappresentata dal voucher, fruibile presso una delle strutture convenzionate, deve essere individuata nel suo oggetto e nel suo valore nominale e può consistere anche in somministrazioni continuative o ripetute nel tempo, indicate nel loro valore complessivo, quali, ad esempio, abbonamenti annuali a teatri, alla palestra, cicli di terapie mediche, pacchetto di lezioni di nuoto, buoni spesa, ecc.
In deroga al principio in base al quale i voucher devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale, l’art. 6, c. 2, del DM 25/03/16, prevede che i beni e servizi di cui all’art. 51, c. 3, del TUIR, possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo di 258,23 euro (circolare Agenzia delle Entrate n. 28/E/2016).
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