Source: http://frontediliberazionedaibanchieri.it/2014/01/anatocismo-bancario-e-capitalizzazione-degli-interessi.html
Timestamp: 2017-05-25 03:03:19+00:00
Document Index: 33806568

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 76', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 6']

Anatocismo bancario e capitalizzazione degli interessi - Blog della COMUNITA' IPHARRA
IPHARRA Anatocismo bancario in un’economia… capitalista
Occorre puntualizzare che il decreto legislativo n. 342 del 1999 costituiva attuazione dell’art. 1, comma 5, della legge 24 aprile 1998, n. 128, che aveva delegato il Governo ad emanare “disposizioni integrative e correttive” del Testo Unico Bancario. La delega era volta al recepimento della direttiva europea del Consiglio 89/646/CEE del 15 dicembre 1989, diretta a eliminare ogni ostacolo alla libera prestazione dei servizi bancari sul territorio dell’Unione Europea e il riconoscimento in ogni stato membro dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività creditizia rilasciata agli enti nel paese di origine. Orbene, la modifica introdotta andava ben oltre l’attuazione del principio europeo di mutuo rinascimento, attribuendo all’organismo ministeriale,Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR), il potere di stabilire modalità e criteri sulla produzione di interessi sugli interessi, maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria. La norma affidava a una fonte amministrativa (non legislativa e, dunque, non parlamentare) il potere di determinare gli interessi anatocistici da corrispondere agli enti creditizi.
La delibera del CICR veniva emessa il 9 febbraio 2000, entrando in vigore il successivo 22 aprile. La seconda parte della modifica, connessa alla prima, prevedeva una misura di salvezza di tutte le clausole sulla produzione di interessi sugli interessi scaduti, contenuti nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera del CICR. Ebbene, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 425 del 17 ottobre 2000, dichiarava l’illegittimità costituzionale delle suddette disposizioni in relazione all’art. 76 della Costituzione, riconoscendoun eccesso di delega rispetto ai principi e ai criteri direttivi conferiti al Governo dal Parlamento.
Recentemente, sul punto, è intervenuta nuovamente la Corte Costituzionale (sentenza n. 78 del 5 aprile 2012) che ha affermato come l’efficacia retroattiva della suddetta disposizione ledesse il canone generale della ragionevolezza delle norme di cui all’art. 3 Cost. e come, in materia di decorrenza del termine di prescrizione relativo alle operazioni bancarie regolate in conto corrente, si fosse già formato un orientamento maggioritario della giurisprudenza, che individuava nella chiusura del rapporto contrattuale il decorso del suddetto termine. Anzi, la norma sull’effetto retroattivo violava, secondo la Corte Costituzionale, il parametro costituito dall’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomoche, secondo la Corte di Strasburgo, deve garantire il diritto a un processo equo, tradotto neldivieto di ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia, al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia. La previsione normativa sulla mancata restituzione delle somme versate a titolo di interessi capitalizzati avrebbe, infatti, bloccato le eventuali azioni giudiziarie intraprese davanti ai competenti tribunali civili da parte dei correntisti.
La legge e gli atti ad essa equiparati, per il tramite delle loro caratteristiche intrinseche di astrattezza, generalità, positività e cogenza, dovrebbero, invece, avere come primo scopo lacertezza del diritto e, naturalmente, garantire il rispetto dei canoni costituzionali.
IO SPIO, TU SPII,……...