Source: http://www.vincenzotopo.it/1986_-_1987_-_1989.html
Timestamp: 2019-10-17 01:10:29+00:00
Document Index: 14234530

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 46', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 17', 'art.37', 'art. 137', 'art. 17', 'art. 10']

"Chiunque cede la proprietà o il godimento o a qualunque altro titolo consente, per un tempo superiore a un mese, l'uso esclusivo di un fabbricato o di parte di esso ha l'obbligo di comunicare all'autorità locale di pubblica sicurezza, entro quarantotto ore dalla consegna dell'immobile, la sua esatta ubicazione, nonché le generalità dell'acquirente, del conduttore o della persona che assume la disponibilità del bene e gli estremi del documento di identità o di riconoscimento, che deve essere richiesto all'interessato.
Nel caso di violazione delle disposizioni indicate nei commi precedenti si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 200 mila a lire tre milioni. La violazione è accertata dagli organi di polizia giudiziaria, nonché dai vigili urbani del comune ove si trova l'immobile. La sanzione è applicata dal sindaco e i proventi sono devoluti al comune. Si applicano, per quanto non previsto, le disposizioni della legge 24 dicembre 1975, n. 706".
D.M. Interno 1° febbraio 1986
Le presenti norme hanno per oggetto i criteri di sicurezza intesi a perseguire la tutela dell'incolumità delle persone e la preservazione dei beni contro i rischi di incendio e di panico nei luoghi destinati alla sosta, al ricovero, all'esposizione e alla riparazione di autoveicoli. I fini di cui sopra si intendono perseguiti con l'osservanza delle presenti norme.
1.1.0. Le autorimesse e simili possono essere del tipo:
a) aperte: autorimesse munite di aperture perimetrali su spazio a cielo libero che realizzano una percentuale di aerazione permanente non inferiore al 60% in ogni piano per una lunghezza almeno pari a metà del perimetro.
1.1.4. In base all'organizzazione degli spazi interni le autorimesse e simili si suddividono in:
1.2.0. Le presenti norme si applicano alle autorimesse ed alle attività indicate al precedente punto 1.0, di nuova istituzione o in caso di modifiche che comportino variazioni di classificazione o di superficie, in più o in meno, superiore al 20% della superficie in pianta o comunque eccedente i 180 m2.
Per le autorimesse con numero di autoveicoli non superiore a nove e per quelle a box, purché ciascuno di questi abbia accesso diretto da spazio a cielo libero, si applicano le norme di sicurezza di cui al successivo punto 2, anziché quelle di cui al punto 3.
L'indicazione circa il numero massimo di autoveicoli che si intendono ricoverare deve risultare da apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare all'uso del locale, al quale compete l'obbligo dell'osservanza delle norme di cui al punto 2.
2. Autorimesse aventi capacità di parcamento non superiore a nove veicoli
ogni box deve avere aerazione con aperture permanenti in alto e in basso di superficie non inferiore a 1/100 di quella in pianta, l'aerazione può avvenire anche tramite aperture sulla corsia di manovra, eventualmente realizzate nel serramento di chiusura del box.
ogni box deve avere aerazione con aperture permanenti in alto e in basso di superficie non inferiore a 1/100 di quella in pianta; l'aerazione può avvenire anche con aperture sulla corsia di manovra. L'altezza del locale non deve essere inferiore a m 2
Tali autorimesse devono essere realizzate come da punto 2.1. se miste e 2.2. se isolate.
2.4. Nelle autorimesse a box, purché di volume netto per ogni box non inferiore a 40 metri cubi, è consentito l'utilizzo di dispositivi di sollevamento per il ricovero di non più di due autoveicoli.
Ai fini dell'isolamento le autorimesse devono essere separate da edifici adiacenti con strutture di tipo non inferiore a REI 120. È consentito che tali strutture siano di tipo inferiore a REI 90 se l'autorimessa è protetta da impianto fisso di spegnimento automatico.
L'altezza dei piani non può essere inferiore a 2,4 m con un minimo di 2 metri sotto trave. Per gli autosilo è consentita un'altezza di 1,8 metri.
20 metri quadrati per autorimesse non sorvegliate;
10 metri quadrati per autorimesse sorvegliate e autosilo.
Nelle autorimesse a box purché di volume netto, per ogni box, non inferiore a 40 metri cubi è consentito l'utilizzo di dispositivi di sollevamento per il ricovero di non più di due autoveicoli.
3.4. Fino a quando non saranno state emanate le norme sulla resistenza al fuoco degli elementi costruttivi previsti dalla legge 2 febbraio 1974 n. 64 dovranno essere osservate le seguenti disposizioni:
Per le autorimesse di tipo isolato e gli autosili le strutture orizzontali e verticali non di separazione possono essere non combustibili.
3.5.2. Le autorimesse fino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare con locali di attività ad altra destinazione non elencate nel decreto ministeriale 16 febbraio 1982 e/o fabbricati di civile abitazione e di altezza antincendio non superiore a 32 m a mezzo di aperture con porte di tipo almeno RE 120 munite di congegno di autochiusura.
Le autorimesse private fino a quindici autovetture possono comunicare con locali di abitazione di edifici di altezza inferiore a 24 metri a mezzo di aperture munite di porte metalliche piene dotate di congegno di autochiusura.
Le autorimesse fino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare con locali destinati ad altra attività attraverso disimpegno, anche non aerato, avente porte di tipo almeno RE 60 munite di congegno di autochiusura con esclusione dei locali destinati ad attività di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 41, 45, 51, 75, 76, 78, 79, 80, 83, 84, 86, 87, 89, 90, 91 del decreto ministeriale 16 febbraio 1982.
Le autorimesse fino a quaranta autovetture e non oltre il secondo interrato possono comunicare attraverso filtri, come definiti dal decreto ministeriale 30 novembre 1983, con locali destinati a tutte le altre attività con l'esclusione di quelle di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 41, 45, 75, 76, 78, 79, 80.
3.5.3. Le autorimesse possono comunicare attraverso filtri come definito dal decreto ministeriale 30 novembre 1983 con i locali destinati ad attività di cui al decreto ministeriale 16 febbraio 1982, con l'esclusione delle attività di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 7, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 41, 45, 75, 76, 78, 79, 80, 83.
Le autorimesse devono essere suddivise, di norma, per ogni piano, in compartimenti di superficie non eccedente quelle indicate nella seguente tabella: clicca qui
Limitatamente alle autorimesse situate al piano terra, primo e secondo interrato, e primo, secondo, terzo e quarto fuori terra chiuse, le superfici indicate possono raddoppiarsi in presenza di impianti fissi di spegnimento automatico; oltre il secondo interrato e oltre il quarto piano fuori terra le autorimesse chiuse devono sempre essere protette da impianto fisso di spegnimento automatico.
Le pareti di suddivisione fra i compartimenti devono essere realizzate con strutture di tipo almeno REI 90; è consentito realizzare, attraverso le pareti di suddivisione aperture di comunicazione munite di porte almeno REI 90, a chiusura automatica in caso di incendio.
3.7.0. Ingressi
3.7.1. Per gli autosilo deve essere previsto un locale per il ricevimento degli autoveicoli. Tale locale, di dimensioni minime 4,5 × 5,5 m deve avere le stesse caratteristiche dell'autosilo.
Le autorimesse devono essere munite di un sistema di aerazione naturale costituito da aperture ricavate nelle pareti e/o nei soffitti e disposte in modo da consentire un efficace ricambio dell'aria ambiente, nonché lo smaltimento del calore e dei fumi di un eventuale incendio.
Le aperture di aerazione naturale devono avere una superficie non inferiore ad 1/25 della superficie in pianta del compartimento. Nei casi nei quali non è previsto l'impianto di ventilazione meccanica di cui al successivo punto, una frazione di tale superficie - non inferiore a 0,003 m2 per m2 di pavimento - deve essere completamente priva di serramenti.
Il sistema di ventilazione deve essere indipendentemente per ogni piano.
Per autorimesse sotterranee la ventilazione può avvenire tramite intercapedini e/o camini; se utilizza la stessa intercapedine, per consentire l'indipendenza della ventilazione per piano, si può ricorrere al sezionamento verticale o all'uso di canalizzazioni di tipo "shunt".
- primo piano 125;
- secondo piano 100;
- terzo piano 75;
- oltre il terzo piano 50.
3.9.3. Ventilazione meccanica - Caratteristiche
L'impianto deve essere azionato nei periodi di punta individuati dalla contemporaneità della messa in moto di un numero di veicoli superiore ad 1/3 o dall'indicazione di miscele pericolose segnalate da indicatori opportunamente predisposti.
L'impianto di ventilazione meccanica può essere sostituito da camini indipendenti per ogni piano o di tipo "shunt" aventi sezione non inferiore a 0,2 m2 per ogni 100 m2 di superficie.
Nelle autorimesse di capacità superiore a cinquecento autoveicoli deve essere installato un doppio impianto di ventilazione meccanica, per l'immissione e per l'estrazione, comandato manualmente da un controllore sempre presente, o automaticamente da apparecchiature di rivelazione continua di miscele infiammabili di CO.
Il numero e l'ubicazione degli indicatori di CO e di miscele infiammabili devono essere scelti opportunamente in funzione della superficie e della geometria degli ambienti da proteggere e delle condizioni locali della ventilazione naturale; comunque il loro numero non può essere inferiore a due per ogni tipo di rivelazione. Gli indicatori devono essere inseriti in sistemi di segnalazione di allarme e, ove necessario, di azionamento dell'impianto di ventilazione.
a) un solo indicatore rivela valori istantanei delle concentrazioni di CO superiori a 100 p.p.m.
b) due indicatori simultaneamente rivelano valori istantanei delle concentrazioni di CO superiori a 50 p.p.m.
3.9.4. Negli autosilo fuori terra deve essere previsto un'aerazione naturale pari ad 1 m2 ogni 200 m2 di volume. In quelli interrati deve, invece, prevedersi una ventilazione meccanica pari ad almeno tre ricambi ora ed un impianto di smaltimento dei fumi con camini di superfici pari al 2% delle superfici di ogni piano, convogliata a 1 metro oltre la copertura degli edifici compresi nel raggio di 10 metri dai camini stessi.
3.10.0. Densità di affollamento
La densità di affollamento va calcolata in base alla ricettività massima; ai fini del calcolo, essa non dovrà comunque essere mai considerata inferiore ad una persona per ogni 10 m2 di superficie lorda di pavimento (0,1 persone/m2) per le autorimesse non sorvegliate e una persona per ogni 100 m2 di superficie lorda di pavimento (0,01 persone/m2) per le autorimesse sorvegliate.
3.10.1. Capacità di deflusso
Le autorimesse devono essere provviste di un sistema organizzato di vie d'uscita per il deflusso rapido e ordinato degli occupanti verso l'esterno o in luogo sicuro in caso di incendio o di pericolo di altra natura.
Nel caso di due o più uscite, è consentito che un'uscita abbia larghezza inferiore a quella innanzi stabilita e comunque non inferiore a 0,6 m.
Il numero delle uscite non deve essere (per ogni piano) inferiore a due.
Tali uscite vanno poste in punti ragionevolmente contrapposti.
Per le autorimesse situate in edifici aventi altezza antincendio maggiore di 32 m, le scale e gli ascensori devono essere a prova di fumo, mentre le autorimesse situate in edifici di altezza antincendio inferiore a 32 m sono ammesse scale ed ascensori di tipo protetto.
impianti ad aria calda; è ammesso il ricircolo dell'aria ambiente se l'autorimessa è destinata al ricovero di soli autoveicoli del tipo Diesel;
5.2. Le autorimesse di capacità superiore a trecento autoveicoli e autosili, devono essere dotate di impianti di illuminazione di sicurezza alimentati da sorgente di energia indipendente da quella della rete di illuminazione normale. In particolare, detti impianti di illuminazione di sicurezza devono avere le seguenti caratteristiche:
6.1. Impianti idrici antincendio
Le autorimesse oltre il secondo interrato e quelle oltre il quarto fuori terra, se chiuse, e oltre il quinto piano fuori terra, se aperte, e gli autosilo devono essere sempre protette da impianto fisso di spegnimento automatico.
6.1.1. Custodia degli idranti
Può essere alimentato anche da riserva idrica costituita da un serbatoio con apposito impianto di pompaggio idoneo a conferire in permanenza alla rete le caratteristiche idrauliche di cui al precedente punto.
Tale soluzione dovrà essere sempre adottata qualora l'acquedotto cittadino non garantisca con continuità, nelle 24 ore, l'erogazione richiesta.
6.1.7. Capacità della riserva idrica
6.1.8. Gli impianti fissi di spegnimento automatico devono essere del tipo a pioggia (sprinkler) con l'alimentazione ad acqua oppure del tipo ad erogare aperto per erogazione di acqua/schiuma.
Deve essere prevista l'installazione di estintori portatili di "tipo approvato" per fuochi delle classi "A", "B" e "C" con capacità estinguente non inferiore a "21 A" e "89 B".
7.2.0. Pendenze
10.1. Nell'autorimessa è vietato
a) usare fiamme libere salvo quanto previsto in 8.1.0.;
10.2. Entro l'autorimessa è proibito fumare
10.3. Nelle autorimesse si applicano le vigenti disposizioni sulla segnaletica di sicurezza di cui al D.P.R. 8 giugno 1982, n. 524, espressamente finalizzate alla sicurezza antincendio.
10.4. Negli autosilo non è consentito l'accesso alle persone non addette
L'autoveicolo deve essere consegnato al personale addetto che provvede alla successiva riconsegna in prossimità dell'ingresso.
10.7. Al fine del mantenimento dell'affidabilità degli impianti di rivelazione e spegnimento dovrà essere previsto il loro controllo ameno ogni sei mesi da parte del personale qualificato.
Approvazione del Testo Unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro (testo coordinato con le successive modificazioni)
a) dal ventuplo (40 volte dal 1° gennaio 1999 ai sensi del D.M. 11 gennaio 1999; 28,57 volte dal 1° gennaio 2001 ai sensi del D.M. 28 dicembre 2000; 33,33 volte dal 1° gennaio 2002 ai sensi dl D.M. 24 dicembre 2001; 40 volte dal 1° gennaio 2004 ai sensi del D.M. 18 dicembre 2003; 33,33 volte dal 1° gennaio 2008 ai sensi del D.M. 7 gennaio 2008) dell'annualità se si tratta di rendita perpetua o a tempo indeterminato;
b) dal valore attuale dell'annualità, calcolato al saggio legale di interesse, ma in nessun caso superiore al ventuplo (40 volte dal 1° gennaio 1999 ai sensi del D.M. 11 gennaio 1999; 28,57 volte dal 1° gennaio 2001 ai sensi del D.M. 28 dicembre 2000; 33,33 volte dal 1° gennaio 2002 ai sensi dl D.M. 24 dicembre 2001; 40 volte dal 1° gennaio 2004 ai sensi del D.M. 18 dicembre 2003; 33,33 volte dal 1° gennaio 2008 ai sensi del D.M. 7 gennaio 2008) dell'annualità, se si tratta di rendita o pensione a tempo determinato;
3. Il valore della rendita o pensione costituita congiuntamente a favore di più persone, che debba cessare con la morte di una qualsiasi di esse, è determinato a norma della lettera c) del secondo comma tenendo conto dell'età del meno giovane dei beneficiari. Se la rendita o pensione è costituita congiuntamente a favore di più persone con diritto di accrescimento tra loro, il valore è determinato tenendo conto dell'età del più giovane dei beneficiari.
4. La rendita o pensione a tempo determinato, con clausola di cessazione per effetto della morte del beneficiario prima della scadenza, è valutata nei modi previsti dalla lettera b) del secondo comma, ma il suo valore non può superare quello determinato nei modi previsti dalla successiva lettera c) con riferimento alla durata massima della rendita o pensione.
5. Le disposizioni dei commi terzo e quarto si applicano con riferimento alla persona alla cui morte deve cessare la corresponsione della rendita o della pensione se tale persona è diversa dal beneficiario.
Nota - Il saggio legale di interesse è stato del 5% sino al 15 dicembre 1990; è aumentato al 10% dal 16 dicembre 1990 a norma dell'art. 1 della legge 26 novembre 1990, n. 353; è ritornato al 5% a partire dal 1° gennaio 1997 a norma dell'art. 3, comma 164, legge 23 dicembre 1996, n. 662; è fissato al 2,5% dal 1° gennaio 1999 a norma del D.M. 10 dicembre 1998; è aumentato al 3,5% dal 1° gennaio 2001 a norma del D.M. 11 dicembre 2000; è fissato al 3% dal 1° gennaio 2002 a norma del D.M. 11 dicembre 2001; è diminuito al 2,50% dal 1° gennaio 2004 a norma del D.M. 1° dicembre 2003; è ritornato al 3% dal 1° gennaio 2008 a norma del D.M. 12 dicembre 2007.
Per il trasferimento della proprietà gravata da diritto di usufrutto, uso o abitazione la base imponibile è costituita dalla differenza tra il valore della piena proprietà e quello dell'usufrutto, uso o abitazione. Il valore dell'usufrutto, dell'uso o dell'abitazione è determinato a norma dell'art. 46, assumendo come annualità l'ammontare ottenuto moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale di interesse.
Approvazione del Testo Unico delle imposte sui redditi (testo coordinato con le successive modificazioni)
Art. 36 (ex art. 33) - Reddito dei fabbricati
3 bis. Il reddito imputabile a ciascun condomino derivante dagli immobili di cui all'articolo 1117, n. 2, del codice civile oggetto di proprietà comune, cui è attribuita o attribuibile un'autonoma rendita catastale, non concorre a formare il reddito del contribuente se d'importo non superiore a lire 50 mila (25,82 euro, n.d.a.) (comma aggiunto dall'art. 4, comma 1, lett. b, D.L. 31 maggio 1994, n. 330, convertito in legge 27 luglio 1994, n. 473).
D.M. Interno 16 maggio 1987, n. 246
Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione (testo coordinato con le successive modificazioni)
Le presenti norme si applicano agli edifici di cui al punto 1.0 di nuova costruzione o agli edifici in caso di ristrutturazione che comportino modifiche sostanziali i cui progetti siano presentati agli organi competenti per le approvazioni previste dalle vigenti disposizioni dopo l'entrata in vigore del presente decreto. Si intendono per modifiche sostanziali lavori che comportino il rifacimento di oltre il 50% dei solai o il rifacimento strutturale delle scale o l'aumento di altezza. Per gli edifici esistenti si applicano le disposizioni contenute nel successivo punto 8.
2.1.1. Reazione al fuoco dei materiali.
2.2. Scelta dell'area.
2.2.0. Accesso all'area.
Le rampe devono preferibilmente essere rettilinee; sono ammesse rampe non rettilinee a condizione che vi siano pianerottoli di riposo e che la pedata del gradino sia almeno di 30 cm misurata a 40 cm dal montante centrale o dal parapetto interno.
2.5. Ascensori.
2.7. Scale, androni e passaggi comuni - reazioni al fuoco dei materiali.
N.B. - In corpi di fabbrica separati sono ammessi impianti alimentati da qualsiasi tipo di combustibile con la sola condizione, per quelli funzionanti a gas con densità rispetto all'aria G 0,8, che siano ubicati in locali fuori terra.
Nota - Con la lettera circolare n. 14795/410 del 24 luglio 1988 il Ministero dell'interno ha consentito l'installazione delle condutture principali all'interno dell'edificio in apposito alloggiamento il quale: a) sia ad esclusivo servizio dell'impianto gas; b) abbia le pareti impermeabili ai gas; c) sia permanentemente aerato con aperture alle due estremità; l'apertura di aerazione alla quota più bassa deve essere provvista di rete tagliafiamma e, nel caso di gas con densità superiore a 0,8, deve essere ubicata ad una quota superiore al piano di campagna ad una distanza, misurata orizzontalmente, di almeno 10 m da altre aperture alla stessa quota o quota inferiore; d) sia dotato, ad ogni piano, di sportello di ispezione a tenuta di gas e di resistenza al fuoco almeno REI 30. L'alloggiamento suddetto può essere destinato a contenere anche i misuratori per l'utenza dei vari piani del fabbricato.
La rete idrante deve essere costituita da almeno una colonna montante in ciascun vano scala dell'edificio; da essa deve essere derivato ad ogni piano, sia fuori terra che interrato, almeno un idrante con attacco 45 UNI 804 a disposizione per eventuale collegamento di tubazione flessibile o attacco per naspo.
Le elettropompe di alimentazione della rete antincendio devono essere collegate all'alimenta­zione elettrica dell'edificio tramite linea propria non utilizzata per altre utenze.
Negli edifici di tipo "b", "c", "d", "e", sono ammesse le comunicazioni di cui al secondo comma del punto 2.6. attraverso le porte REI 30, anche senza disimpegno, filtro a prova di fumo o accesso diretto da spazio scoperto.
Restano tuttavia validi gli impianti già installati a condizione che siano sempre assicurate le prescrizioni idrauliche di cui al punto 7.
Qualora per particolari esigenze di carattere tecnico o di esercizio non fosse possibile attuare alcuna delle prescrizioni contenute nelle presenti norme, potrà essere avanzata istanza di deroga con le procedure di cui all'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.
Tabella B: clicca qui
Tabella C: clicca qui
Disposizioni in materia di parcheggi (testo coordinato con le successive modificazioni)
2. L'art. 41-sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150, è sostituito dal seguente:
"Art. 41-sexies - 1. Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione". (Si applica alle licenze o concessioni edilizie o permessi di costruire rilasciati dopo il 6 aprile 1989) (vedere le modificazioni apportate all'art. 41-sexies nel testo della legge n. 1150/1942, n.d.a.).
1. I proprietari di immobili possono realizzare nel sottosuolo degli stessi ovvero nei locali siti al piano terreno dei fabbricati parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari, anche in deroga agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti. Tali parcheggi possono essere realizzati, ad uso esclusivo dei residenti, anche nel sottosuolo di aree pertinenziali esterne al fabbricato, purché non in contrasto con i piani urbani del traffico, tenuto conto dell'uso della superficie sovrastante e compatibilmente con la tutela dei corpi idrici (periodo aggiunto dall'art. 17, comma 90, legge 15 maggio 1997, n. 127). Restano in ogni caso fermi i vincoli previsti dalla legislazione in materia paesaggistica ed ambientale ed i poteri attribuiti dalla medesima legislazione alle regioni e ai Ministeri dell'ambiente e per i beni culturali ed ambientali (ora Ministero per i beni e le attività culturali, n.d.a.) da esercitare motivatamente nel termine di 90 giorni. I parcheggi stessi, ove i piani urbani del traffico non siano stati redatti, potranno comunque essere realizzati nel rispetto delle indicazioni di cui al periodo precedente (ultimo periodo aggiunto dall'art.37, legge 7 dicembre 1999, n. 472).
2. L'esecuzione delle opere e degli interventi previsti dal comma 1 è soggetta a denuncia di inizio attività (comma modificato dall'art. 137, comma 3, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380).
3. Le deliberazioni che hanno per oggetto le opere e gli interventi di cui al comma 1 sono approvate, salvo che si tratti di proprietà non condominiale, dalla assemblea del condominio, in prima o in seconda convocazione, con la maggioranza prevista dall' articolo 1136, secondo comma, del codice civile. Resta fermo quanto disposto dagli articoli 1120, secondo comma, e 1121, terzo comma, del codice civile (comma modificato dall'art. 17, comma 90, legge 15 maggio 1997, n. 127).
4. (comma modificato dall'art. 10, comma 2-ter, legge 27 febbraio 1998, n. 30) I comuni, previa determinazione dei criteri di cessione del diritto di superficie e su richiesta dei privati interessati o di imprese di costruzione o di società anche cooperative, possono prevedere, nell'ambito del programma urbano dei parcheggi, la realizzazione di parcheggi da destinare a pertinenza di immobili privati su aree comunali o nel sottosuolo delle stesse. Tale disposizione si applica anche agli interventi in fase di avvio o già avviati. La costituzione del diritto di superficie è subordinata alla stipula di una convenzione nella quale siano previsti: