Source: http://www.scientologyreligion.it/landmark-decisions/belgium-trial-court-dismisses-all-charges-against-church-of-scientology.html
Timestamp: 2020-04-03 06:45:31+00:00
Document Index: 49093956

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Il Tribunale belga ha respinto tutte le accuse nel processo infondato contro la Chiesa di Scientology
in una storica vittoria a favore della libertà religiosa
Nella storica sentenza dell’11 marzo 2016 a favore degli imputati, il Tribunale di Primo Grado di Bruxelles ha completamente respinto tutte le accuse contro la Chiesa di Scientology del Belgio e l’Ufficio Europeo per gli Affari Pubblici e i Diritti Umani della Chiesa di Scientology Internazionale e undici Scientologist che erano membri o ex membri dello staff.
La sentenza di 173 pagine, pubblicata dopo un processo penale durato sette settimane e conclusosi nel dicembre 2015 dopo un’invasiva indagine protrattasi per diciotto anni, mostra che, prima di respingere tutte le accuse e assolvere completamente tutti gli imputati, il Tribunale ha esaminato a fondo e valutato nel dettaglio le prove agli atti.
Il presidente del Tribunale, il giudice Yves Régimont, ha affermato che:
L’intero procedimento giudiziario è dichiarato inammissibile per una grave e irrimediabile violazione del diritto a un equo processo.
Inoltre, il Tribunale ha inoltre criticato il pubblico ministero e gli investigatori per pregiudizio nei confronti di Scientology e dei suoi parrocchiani, osservando che le prove “rivelano chiaramente una presunzione di colpa e una totale mancanza di obiettività”, in violazione della legge nazionale belga e dell’articolo 6, paragrafo 1 della Convenzione Europea dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali.
I due enti della Chiesa e gli undici membri dello staff affiliati alla Chiesa sono stati oggetto di accuse indiscriminate, quali truffa, estorsione, associazione per delinquere, violazione della privacy ed esercizio abusivo della professione medica nel corso di un’indagine durata quasi due decenni. Il pubblico ministero aveva chiesto che gli enti della Chiesa venissero sciolti e i membri processati venissero incarcerati.
Nel respingere i capi d’accusa, la Corte ha osservato la “mancanza di prove” addotte dal pubblico ministero per giustificare quelle accuse indiscriminate e ha definito tali accuse “insufficienti”, “incoerenti”, “contraddittorie”, “inconsistenti”, “vaghe”, “imprecise”, “incerte” e “incomplete”.
Inoltre, il Tribunale ha stabilito che la natura stessa del procedimento penale violava il diritto degli imputati alla presunzione di innocenza, poiché l’accusa aveva impropriamente messo sotto processo la religione presumendo poi che tutti gli imputati fossero colpevoli, solamente in base alla loro associazione volontaria con Scientology. Contrariamente all’approccio dell’accusa, il Tribunale ha stabilito che il suo corretto ruolo era quello di “giudicare i fatti concreti presentati in Tribunale presumibilmente commessi dagli imputati e non i reati ipotizzati presumibilmente contenuti negli insegnamenti e negli scritti di Scientology”.
“L’intero procedimento giudiziario è dichiarato inammissibile
per una grave e irrimediabile violazione del diritto
a un equo processo.”
Questa rivoluzionaria sentenza ha ripercussioni che vanno ben oltre il Belgio. Sostiene ciò che asserisce e stabilisce il precedente secondo cui mettere una religione, le sue dottrine e le sue credenze sotto processo e presupporre che chiunque abbia il desiderio di seguire quella religione sia in qualche modo colpevole di un reato, viola i diritti umani fondamentali. In quanto tale è una delle sentenze più significative sulla libertà religiosa emesse in Belgio.
Il pregiudizio del pubblico ministero nei confronti di Scientology, evidenziato da una “presunzione di colpa e una totale mancanza di obiettività”, ha violato gravemente il diritto degli imputati a un equo processo. Non c’è posto per processi di eresia nella società moderna; violano i diritti umani fondamentali e lo stato di diritto.
Un’indagine belga
Come informazione, nel 1997 il governo belga ha pubblicato un rapporto di 670 pagine della Commissione Parlamentare belga che stigmatizzava 189 organizzazioni religiose, tra cui i Bahá’ís, i Buddisti, gli Scientologist, gli Avventisti del Settimo Giorno, i Mormoni, gli Amish, e i Pentecostali, riproponendo accuse unilaterali nei confronti di queste comunità falsamente etichettate come “sette pericolose” senza aver svolto alcuna indagine, esame incrociato o aver chiesto risposte alle religioni stesse.
A partire dal 1997, il governo belga ha avviato delle misure repressive per prendere di mira religioni designate in modo dispregiativo come “sette”. Come sottolineato dalla Federazione Internazionale di Helsinki nel 2003, le azioni intraprese dal governo belga come conseguenza del rapporto parlamentare generarono ostilità, discriminazione, stigmatizzazione ed emarginazione a livello pubblico nei confronti dei membri di questi gruppi religiosi.
Poco dopo la pubblicazione del rapporto parlamentare belga, un pubblico ministero belga ha aperto un’indagine invasiva nei confronti delle convinzioni religiose di Scientology sostenute con sincerità e delle pacifiche pratiche religiose, prendendo di mira gli Scientologist e la comunità religiosa di Scientology a Bruxelles. Nel settembre 1999, a Bruxelles, 120 agenti di polizia appartenenti alla cellula antiterrorismo della Gendarmeria di Bruxelles hanno eseguito una serie di irruzioni nella Chiesa di Scientology, in alcune ben precise residenze di Scientologist in Belgio e nelle loro attività lavorative. I computer della Chiesa e i suoi archivi, tutelati dal segreto confessionale, sono stati sequestrati durante le perquisizioni della polizia nel 1999 e nel 2001.
Una volta avviata l’indagine, nel 1997, gli Scientologist e la Chiesa di Scientology sono stati presi di mira dalla Procura che ha riservato loro il trattamento sfavorevole destinato ai gruppi religiosi stigmatizzati come sette. Questa indagine si concentrò erroneamente sugli insegnamenti e sulle credenze della religione di Scientology e tentò altrettanto erroneamente di criminalizzarli. L’indagine durò oltre 18 anni, interferendo severamente con il diritto della Chiesa di Scientology di svolgere la propria missione religiosa e il diritto degli Scientologist di praticare liberamente la propria fede in Belgio.
Per quasi due decenni, fino a quando la sentenza fu emessa nel marzo del 2016, gli imputati, senza avere avuto la possibilità di sostenere la propria causa in Tribunale, sono stati ingiustamente tacciati dall’accusa e dai mass media come criminali colpevoli, sono stati stigmatizzati ed emarginati dalle loro comunità, con gravi danni per la loro vita.
Sentenza del Tribunale di Primo Grado di Bruxelles
Il Tribunale è giunto a importanti conclusioni su numerose questioni procedurali e sostanziali nella sua sentenza di 173 pagine, emessa l’11 marzo 2016, dopo un processo di sette settimane nel quale tutte le accuse nei confronti degli imputati sono state rigettate. Le conclusioni del Tribunale sono riassunte qui di seguito.
Violazione del diritto alla presunzione di innocenza ed equo processo
L’articolo 6, paragrafo 1 della Convenzione Europea dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali garantisce a tutte le persone il diritto di presunta innocenza, con l’onere della prova a carico dell’accusa. Questo diritto alla presunzione di innocenza è un elemento essenziale del diritto a un equo processo, garantito anche dall’articolo 6.
Nell’esaminare i meriti del caso, il Tribunale ha osservato che era “inficiato” dall’approccio che la pubblica accusa aveva utilizzato nelle indagini e nel processo. Invece di concentrarsi su presunti reati commessi dagli imputati, l’accusa aveva preso di mira l’“ideologia o filosofia contenute negli insegnamenti di L. Ron Hubbard che fan parte di Scientology, come pure la loro applicazione da parte della Chiesa di Scientology, in senso generale”, attaccando la Chiesa di Scientology belga.
Allo stesso modo, le requisitorie dell’accusa si concentravano sulla lettura di lunghi brani delle opere, testi, direttive o istruzioni del Fondatore di Scientology L. Ron Hubbard, che costituiscono una parte delle Scritture di Scientology, con “l’obiettivo di dimostrare l’intento criminale contenuto nella dottrina che [il Fondatore] intendeva promuovere”. Il Tribunale ha osservato che, in effetti, l’accusa trattava gli imputati come semplici strumenti che mettevano in essere un’ideologia criminale:
In altre parole, invece che un processo per stabilire le responsabilità dei singoli imputati, quello a cui mirava l’accusa era principalmente un processo ideologico a Scientology.
In quale altro modo si potrebbe spiegare il vago, impreciso, persino incompleto carattere di quelle accuse... ? A causa di questo tipo di approccio, gli imputati erano in primo luogo ritenuti colpevoli per il solo fatto di essere membri attivi della loro Chiesa.
Il Tribunale ha concluso con una sentenza tombale che ha categoricamente rigettato la tesi dell’accusa:
Questo chiaramente rivela una presunzione di colpa e una totale mancanza di obiettività.
In queste circostanze, il Tribunale ha rigettato tutte le accuse contro gli imputati “per grave e irreparabile violazione del loro diritto a un giusto, equo processo” garantito dall’articolo 6 della Convenzione Europea sui Diritti Umani.
La lista parlamentare delle “sette” del 1997
Come menzionato sopra, la lista del parlamento belga del 1997 che stigmatizzava 189 gruppi religiosi indicati come sette pericolose, aveva gettato le basi venefiche dalle quali è scaturita l’indagine penale su Scientology. La lista nera del Parlamento venne messa agli atti dall’accusa nel processo penale. Gli imputati sostennero che il Tribunale avrebbe dovuto ignorare tale “prova”, dal momento che la lista nera delle sette era un documento che il Parlamento non aveva l’autorità di pubblicare in quanto violava i loro diritti umani fondamentali. Il Tribunale ha convenuto e constatato quanto segue:
Il Tribunale condivide il punto di vista della difesa...: sembra evidente che, presentando in particolare una lista di 189 movimenti considerati dannosi, la Commissione Parlamentare ha espresso un giudizio di valore che non aveva il diritto di esprimere, violando così la presunzione di innocenza di cui tutti devono beneficiare.
Il Tribunale ha inoltre constatato che la Commissione Parlamentare “si è fatta prendere la mano” e ha “ecceduto i suoi poteri”, qualcosa “che dovrebbe essere deplorata, visto che proviene da una tale istituzione”. Il Tribunale ha poi concluso:
Secondo il Tribunale, è nelle conclusioni del suo rapporto che la Commissione ha ecceduto i suoi poteri e ha alla fine violato certi diritti fondamentali garantiti in particolare dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani, tra cui la presunzione di innocenza che è stata censurata.
La constatazione della Corte che la lista nera dei gruppi religiosi pubblicata da un Parlamento eccede di gran lunga i poteri legislativi e viola i diritti umani fondamentali, incluso il diritto di presunzione d’innocenza, è una conclusione importante e significativa che ha valore di precedente in tutta Europa. Questa sentenza dovrebbe scoraggiare dal far continuo riferimento ad altre liste nere parlamentari simili usate per stigmatizzare ed emarginare minoranze religiose prese di mira in altri paesi.
Accuse di organizzazione criminale
Il Tribunale ha respinto categoricamente le accuse di “organizzazione criminale” e “associazione per delinquere” mosse agli imputati. Ha rilevato che (1) c’era un “certo numero di incoerenze” nelle accuse; (2) il fascicolo processuale conteneva informazioni “contrarie e contraddittorie”, e (3) le accuse non potevano reggere a una più attenta analisi per “mancanza di prove” che il pubblico ministero avrebbe dovuto produrre.
Oltre a non fornire prove concrete che suffragassero tali accuse, il pubblico ministero non è stato nemmeno in grado di identificare l’associazione per delinquere alla quale gli imputati erano stati accusati di appartenere, mettendo in risalto la completa mancanza di prove a sostegno. Il Tribunale ha stabilito:
Bisogna dire che il pubblico ministero, il cui compito principale è quello di provare le sue accuse, specialmente quando vengono contestate da più parti, non ha mai affermato in modo inequivocabile in che cosa consisteva l’associazione per delinquere alla quale si supponeva che gli imputati appartenessero. Sia nel rinvio a giudizio che nei suoi riferimenti, e tanto meno nella sua requisitoria, il pubblico ministero non ha fornito al Tribunale informazioni coerenti.
Glossario della Procura
Dopo aver sequestrato decine di migliaia di pagine delle Scritture di Scientology e relativi libri e documenti, la Procura, con grande dispendio di tempo e denaro, ha creato un documento intitolato “Norme e Terminologia di Dianetics e Scientology,” (“Glossario”), una “raccolta di testi delle regole e della dottrina di Scientology”.
Sebbene il documento fosse volto a definire e riassumere accuratamente i termini di Scientology e la dottrina, credenze, regole e i riti di Scientology, gli imputati avevano sostenuto che il Glossario forniva definizioni inaccurate e un riepilogo non obbiettivo. Quindi gli imputati avevano chiesto al Tribunale di ignorare il Glossario, in quanto non era né credibile né attendibile.
Il Tribunale aveva stabilito che il modo in cui il Glossario veniva presentato agli imputati rendeva impossibile verificarne l’accuratezza; e che l’uso del Glossario della Procura era “… per la difesa, a dir poco sconcertante”, e che il fallimento della Procura a collegare alcuni dei capi d’accusa ha causato un “grave inconveniente”, rendendo impossibile agli imputati di “esercitare effettivamente i loro diritti”.
Infine, il Tribunale ha osservato che non era in grado di valutare correttamente l’attendibilità del Glossario a causa del modo in cui era stato creato. Con questi presupposti, il Tribunale ha rigettato il documento senza prenderlo in considerazione.
Il Tribunale ha sbrigativamente respinto anche le vaghe accuse secondo le quali le pratiche spirituali di Scientology, come ad esempio l’auditing, il programma di Purificazione e le Assistenze tramite Tocco in qualche modo costituivano esercizio abusivo della professione medica. Il Tribunale ha respinto queste accuse in base al fatto che nessuna prova concreta di atti illeciti era mai stata messa agli atti. Il Tribunale ha constatato quanto segue:
[N]on è stata presentata alcuna informazione, la requisitoria fa solo riferimento a comportamenti generali (assistenza tramite tocco, programma di purificazione, auditing), senza specificare il motivo per cui tali comportamenti costituirebbero dei reati, chi li avrebbe commessi e contro chi, mentre l’analisi dei documenti citati nel rinvio a giudizio non permette in alcun modo di chiarire i dubbi del Tribunale a causa della quasi totale inutilità di tali documenti nel fare chiarezza sulla relativa imputazione o sui suoi elementi.
Dal momento che il pubblico ministero non ha mai prodotto prove che dimostrino gli “elementi costitutivi” di un reato, il Tribunale ha stabilito che l’accusa di esercizio abusivo della professione medica “deve essere dichiarata inammissibile” come “violazione grave e irreparabile” del diritto fondamentale degli imputati a ricevere un “processo equo”.
In conformità con l’articolo 6, paragrafo 1 della Convenzione Europea sui Diritti Umani (Convenzione), ognuno ha diritto di essere giudicato “entro un termine ragionevole”. La garanzia di un termine ragionevole sancita dalla Convenzione serve a far sì che il pubblico abbia fiducia nell’amministrazione della giustizia e a evitare che persone accusate di un reato rimangano troppo a lungo in uno stato di incertezza circa il loro destino, mettendo a repentaglio l’efficacia e la credibilità di un sistema di giustizia nazionale. Vedere, ad esempio, Panju contro il Belgio (18393/09) (28/10/2014).
Il Tribunale ha constatato che il diritto dell’imputato a ricevere un processo “entro un termine ragionevole”, in questo caso, era stato violato. Tuttavia, ha determinato che il rigetto per questo motivo non era un’azione corretta secondo la legge belga. Al contrario, il caso è stato respinto nel merito, in base alla violazione del diritto dell’accusato alla presunzione di innocenza e a un processo equo.
Chiese di Scientology per l’Europa, Sezione di Bruxelles
La sentenza del Tribunale dell’11 marzo 2016 che ha rigettato tutte le accuse assolvendo completamente gli enti della Chiesa di Scientology e i singoli imputati rappresenta un verdetto storico che protegge la libertà di religione e la libertà di coscienza. Il Tribunale ha chiaramente riconosciuto che il procedimento violava i diritti umani fondamentali in quanto metteva sotto accusa una religione e sosteneva che gli individui che si limitavano a seguirne i precetti associandosi volontariamente dovevano in qualche modo essere ritenuti colpevoli di un reato senza alcuna prova concreta di atti illeciti.
Gli enti della Chiesa e il personale della Chiesa non perdono il diritto a un processo equo e il diritto di presunzione d’innocenza, semplicemente a causa della loro appartenenza religiosa e credenze. Questa sentenza ha implicazioni significative per tutti i quarantasette paesi che aderiscono alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Stabilisce un importante precedente legale che protegge la libertà di religione.
L’auditing è la consulenza spirituale di Scientology. Il programma di Purificazione è un gradino che i parrocchiani intraprendono nel loro percorso spirituale per liberare il corpo da sostanze tossiche e residui di droga ed essere quindi in grado di conseguire i futuri miglioramenti spirituali. Lo scopo di un’Assistenza tramite Tocco è di indirizzare l’attenzione della persona verso un’area del corpo ferita o ammalata per aiutarla a riprendersi più velocemente, sia spiritualmente che fisicamente.