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Timestamp: 2018-05-27 15:41:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 143', 'art. 559', 'art. 560', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Investigatore Privato Roma: agosto 2013
Elenco di seguito dei riferimenti alle normative di Legge che potrebbero risultare utili:
"..Ricerca di prove testimoniali per ottenere la separazione giudiziale con addebito di responsabilità al coniuge infedele in base all'articolo 143 del Codice Civile.."
In caso di tradimento, il coniuge ha il diritto di reperire prove atte a testimoniare l'infedeltà del coniuge. Rivolgendosi ad un investigatore privato potrà far valere i diritti sanciti dall'art. 143 del codice civile e ottenere una separazione giudiziale con addebito di responsabilità.
Il tradimento della fedeltà coniugale è uno (forse il principale) motivo di addebito della separazione. In altri termini, il coniuge tradito può chiedere che la separazione sia addebitata al traditore, con tutte le conseguenze scaturenti dalla pronuncia di addebito. Non sempre (ma quasi) e a condizione che l’infedeltà sia comunque stata la causa della fine del matrimonio. L’infedeltà potrebbe, infatti, essere non la causa ma l’effetto di una vita coniugale già compromessa per tutt’altri motivi. Non determina, ad esempio, addebito l’infedeltà del coniuge tradito o di quello abbandonato.
La giurisprudenza interpreta estensivamente l’obbligo di fedeltà, intendendo per essa non solo quella sessuale, ma in generale e per fondate ragioni anche quella morale e spirituale.
Ipotesi affatto differente è quella relativa all’infedeltà apparente, propria di chi assume comportamenti ambigui o che in ogni caso ledano la dignità ed il decoro del coniuge “apparentemente” tradito, a prescindere dalla circostanza che il tradimento sia stato effettivamente consumato oppure no. Anche la semplice infedeltà apparente può essere motivo di addebito della separazione.
Come sinonimi di infedeltà coniugale vengono spesso utilizzati anche i termini adulterio e tradimento. Ecco alcuni approfondimenti sull'infedeltà collegata alla causa di separazione.
Definizione di Infedeltà Coniugale Per infedeltà coniugale si intende quella situazione in cui uno dei due coniugi intreccia con un'altra persona una relazione amorosa, anche di breve durata. A volte vengono utilizzati, come sinonimi di "infedeltà coniugale" anche i termini tradimento e adulterio.
Infedeltà Coniugale e Separazione Per quanto riguarda il diritto e la disciplina della separazione, l'infedeltà coniugale di uno dei coniugi (del marito o della moglia) rappresenta una causa di intollerabilità della convivenza. L'infedeltà coniugale è pertanto una delle cause che possono determinare la separazione giudiziale tra i coniugi.
Infedeltà Coniugale e Addebito della Separazione In materia di addebito della separazione, nella giurisprudenza e nelle sentenze della Suprema Corte, ricorre spesso la costante del considerare l'infedeltà coniugale una vera e propria violazione del dovere di fedeltà coniugale e quindi una condizione tale da rendere intollerabile la convivenza coniugale.
Infatti, in materia di addebito della separazione per infedeltà coniugale, la giurisprudenza ritiene che l'infedeltà di uno dei due coniugi sia una violazione del dovere di fedeltà e che sia quindi uno di quegli elementi tali da rendere intollerabile la convivenza coniugale. L'intollerabilità della convivenza dopo il tradimento da parte della moglie o del marito è tale alla luce della situazione odiosa venutasi a creare per causa del comportamento di uno dei due coniugi, sia che si tratti di infedeltà reiterata, che di una stabile relazione extraconiugale.
Nonostante la gravità del comportamento del coniuge infedele, è però necessario, ai fini dell'addebito della separazione, che ci sia un nesso di causalità tra l'infedeltà e l'intollerabilità della convivenza.
Quindi è importante sottolineare che l'infedeltà può diventare causa di addebitamento della separazione solamente nel caso in cui venga accertato che la crisi della coppia sia riconducibile solamente al comportamento infedele di uno dei coniugi.
Come Ottenere le Prove dell'Infedeltà Coniugale? Se si ha il sospetto dell'infedeltà da parte del proprio coniuge e si vogliono ottenere prove certe, il metodo migliore è quello di rivolgersi a un'agenzia investigativa o ad un investigatore privato.
Una delle attività svolte dalle agenzie di investigazioni, è appunto quella di raccogliere prove che documentino il comportamento infedele e le persone frequentate dal coniuge. Al termine delle indagini vengono solitamente forniti dei report con le prove che evidenziano la relazione extraconiugale, che possono essere poi utilizzate in giudizio per richiedere l'addebito della separazione o anche nella causa di divorzio.
L'art. 143 del Codice Civile, che viene letto dal sacerdote o dal sindaco quando ci si sposa, recita che "con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia."
L'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale pertanto viene valutato come una violazione di particolare gravità che, nel caso in cui determini che la convivenza, a causa dell'infedeltà di uno dei due coniugi, diventi intollerabile, può diventare un comportamento sufficiente a giustificare la separazione giudiziale con l'addebito della separazione stessa al coniuge fedifrago.
Va chiarito bene, però, che la sola infedeltà coniugale del marito o della moglie, di per sé non rappresenta un comportamento che è sufficiente per richiedere la separazione, ma solo se viene accertato che esiste un nesso causale tra l'infedeltà di un coniuge e la crisi matrimoniale. Deve essere quindi accertato che è proprio l'infedeltà di uno dei due coniugi la causa della fine di un matrimonio e non la conseguenza.
Solitamente l'infedeltà coniugale è una delle cause di separazione più comuni proprio perché quasi sempre il tradimento rende intollerabile la convivenza tra marito e moglie, ma tale comportamento per diventare causa dell'addebito di separazione giudiziale non deve essere la conseguenza di una crisi già in atto tra i coniugi.
Il solo comportamento infedele di un coniuge e quindi l'infedeltà, quando si rileva che si è manifestato successivamente ad una crisi matrimoniale già in essere, di per sé, non basta per una pronuncia di addebito da parte del Giudice.
Nel caso quindi di una coppia sposata che si trovi in una situazione di crisi coniugale in corso e in cui uno dei due coniugi tenga un comportamento infedele, di tradimento nei confronti dell'altro, che però non è la causa della crisi coniugale che già preesisteva, il Giudice non accoglierà, nel caso di separazione giudiziale, la richiesta dell'addebito.
Significato di Infedeltà Coniugale Come caso di infedeltà coniugale non si intende solo il caso in cui uno dei due coniugi ha una relazione sentimentale con rapporti sessuali con altri, ma anche in quei casi in cui il comportamento di uno dei coniugi tradisce la fiducia dell'altro verso il quale non mantiene un rapporto di interesse fisico e spirituale.
Così anche la mancanza di lealtà di un coniuge che nasconde all'altro cose e fatti importanti per la vita matrimoniale assume il significato di tradimento e di comportamento infedele. In un matrimonio, infatti, la fedeltà coniugale va di pari passo con l'idea di lealtà reciproca.
Dal punto di vista normativo l'infedeltà coniugale si configura come violazione degli articoli 142 e 143 del Codice Civile che regolano i diritti del matrimonio, e l'Articolo 151 comma 1 e comma 2 che rileva l'addebito di colpa (separazione giudiziale).
La fedeltà coniugale rappresenta uno dei punti più significativi e permanenti dell'impegno e della donazione reciproca matrimoniale. La fedeltà tra i coniugi costituisce infatti uno dei doveri fondamentali che nascono dal matrimonio (oltre a quello della collaborazione, assistenza, ecc.).
Il principio dell'esclusività tra un uomo e una donna rappresenta l'anima della società coniugale e sta anche alla base del principio giuridico della non libertà di stato (articolo 86 del Codice Civile, "Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente") dato che non è consentita la contemporanea esistenza di due comunioni di vita di un soggetto con diverse persone.
L'infedeltà coniugale non rappresenta più un reato, con le due sentenze della Corte Costituzionale (n.126/1968 e n.147/1969) che hanno dichiarato illegittimi gli articoli 559 e 560 del Codice Penale, ma rappresenta un fatto di elevata rilevanza sul piano giuridico.
La violazione del dovere di fedeltà, e quindi l'infedeltà, un tempo prevedeva un valore così rilevante da avere nell'ordinamento giuridico italiano due tipi di conseguenze penali (artt. 559 e 560 codice penale): •Reato di "adulterio" a carico della moglie che fosse stata infedele al marito. Per tale reato era prevista la pena della reclusione fino a un anno (art. 559 codice penale). •Reato di "concubinato" a carico del marito che avesse tenuto una concubina nella casa coniugale o altrove. Per tale reato era stabilita la pena della reclusione fino a due anni (art. 560 codice penale). La giurisprudenza attuale sul piano giuridico continua però a dare molta rilevanza al dovere di fedeltà coniugale inteso come lealtà e impegno reciproco dei due coniugi di non tradire la fiducia dell'altro.
L'infedeltà coniugale e quindi la violazione del dovere di fedeltà non è più reato e non ha più conseguenze penali, ma può avere importanti conseguenze sul piano civilistico, può ad esempio essere causa di addebito della separazione a carico del coniuge infedele qualora l'infedeltà sia la causa da cui si è originato il deterioramento del matrimonio e si è generata l'intollerabilità della convivenza.
Come Fare per Scoprire l'Infedeltà Coniugale Spesso si sospetta l'infedeltà, ma non si hanno prove certe del comportamento infedele e pertanto è bene rivolgersi ad un investigatore o a un'agenzia investigativa privata, specializzata nel trovare e raccogliere le prove dell'infedeltà di un coniuge.
Le indagini svolte da un investigatore o da un'agenzia privata sono volte a raccogliere, anche con il sussidio dei mezzi tecnologici oggi a disposizione, fatti e documenti concreti che il cliente in sede giudiziale potrà far vagliare dal Giudice nel caso chieda la separazione con addebito.
Il Tribunale stabiliva, altresì, di assegnare la casa coniugale al marito, onerandolo dell’obbligo di corrispondere in favore dei figli un contributo di mantenimento nonché in favore della moglie un assegno pari ad Euro 350,00 mensili.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza depositata il 7 marzo 2007, in parziale riforma della sentenza di primo grado, escludeva l’addebito della signora e disponeva l’affido congiunto dei figli, confermando l’obbligo del padre di corrispondere un contributo di mantenimento per i figli aumentato rispetto a quanto stabilito in primo grado nonché un assegno di mantenimento in favore della moglie pari all’importo di Euro 1.000,00 mensili.
Quanto all’addebito, i giudici di merito rilevavano che la signora aveva reso partecipe il marito della sua relazione con un uomo, come dimostrato anche attraverso l’esame dei testimoni, in un momento in cui il rapporto coniugale era già in crisi e che, pertanto, tale circostanza non poteva essere considerata la causa determinante la crisi coniugale tra i coniugi.
In ordine alla misura dell’assegno di mantenimento a favore della donna, la Corte d’Appello rilevava come non fossero risultate provate delle concrete opportunità di lavoro successive alla separazione, né l’esistenza di autonome fonti di reddito sufficienti a consentire alla stessa il mantenimento del precedente tenore di vita.
Il marito ricorreva in Cassazione proponendo quattro motivi di ricorso, nei quali sosteneva il vizio di motivazione della sentenza impugnata in ordine alla corretta valutazione degli elementi probatori fondanti la richiesta di addebito della separazione alla moglie.
Il predetto rilevava altresì, come la sentenza di secondo grado fosse viziata nella parte in cui escludeva l’addebito, posto che la relazione extraconiugale della donna era stata ampiamente provata, anche attraverso l’esame dei testimoni.
Secondo l’uomo, alla luce delle risultanze probatorie, avendo la moglie apertamente violato il dovere di fedeltà coniugale, i Giudici di merito avrebbero dovuto considerare la relazione extraconiugale quale causa della fine del matrimonio.
La Corte di Cassazione, con sentenza del 28 febbraio 2011 n. 2093, respingeva il ricorso dell’uomo in ordine al terzo motivo proposto e ritenendo preclusa la valutazione degli elementi fondanti il primo, terzo e quarto motivo poiché, mirando gli stessi a rivisitare gli elementi probatori già valutati in secondo grado e sollecitandone nuova lettura in tesi corretta e comunque più favorevole al ricorrente, richiedevano un controllo di merito non ipotizzabile in sede di legittimità.
Com’è noto, l’infedeltà coniugale di cui all’art. 143 c.c., che di solito rende intollerabile la prosecuzione della convivenza tra i coniugi, può risultare determinante nella fine del matrimonio e comportare il cosiddetto addebito della separazione.
La pronuncia di addebito comporta, ad esempio, la perdita del diritto al mantenimento, del diritto all’assistenza previdenziale e dei diritti successori in capo al coniuge, per così dire, “colpevole”.
Tuttavia, la costante ed uniforme giurisprudenza, da tempo, ha stabilito il principio per il quale se all’epoca del tradimento l’unione dei coniugi era già in crisi, il coniuge responsabile - pur se “reo confesso” – riesce ad evitare l’attribuzione della “colpa” in sede di separazione.
La pronuncia di addebito, secondo la Cassazione, non può essere basata sulla semplice violazione dei doveri coniugali di cui all’art. 143 c.c., essendo necessario accertare l’eventuale esistenza di un collegamento (o nesso di causalità) tra la detta violazione e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.
Dunque, si evidenzia che, pur a fronte della accertata violazione degli obblighi in questione, l’addebito della separazione si esclude quando il Giudice rilevi la preesistenza di un irrimediabile contrasto fra i coniugi o comunque il carattere meramente formale della convivenza, con la conseguenza che la violazione stessa non produce i suoi effetti naturali.
I comportamenti rilevanti ai fini della addebitabilità o meno della separazione sono solo quelli anteriori alla situazione di crisi della coppia e non anche quelli posteriori: non ha importanza, quindi, il comportamento tenuto dai coniugi una volta manifestatasi la frattura.
Nel caso di specie, la moglie aveva rivelato al partner di averlo tradito ed aveva palesato anche all’esterno tale relazione extraconiugale, ma non è incorsa nell’addebito, avendo dimostrato che il matrimonio risultava essere in crisi già antecedentemente al tradimento e che, pertanto, la relazione extraconiugale, non essendo riconducibile direttamente alla crisi dell’unione, non poteva essere causa dell’addebito della separazione.
Essendo il relativo comportamento infedele successivo al verificarsi della situazione di intollerabilità della convivenza, esso non è di per sé solo rilevante e non può, conseguentemente, giustificare una pronuncia di addebito.
È quanto emerge dalla sentenza n. 2093 del 28 febbraio 2011 della prima sezione civile della Cassazione, che, confermando la valutazione della Corte d’appello, ha stabilito che nessun addebito dovesse essere attribuito alla moglie che si è vista, anzi, aumentare l’assegno di mantenimento.
Nonostante la donna avesse confessato la propria relazione extraconiugale in costanza di matrimonio sia al marito che all’esterno nel loro contesto sociale, la stessa non è stata considerata responsabile della crisi coniugale e della conseguente fine del matrimonio.
La Corte d’Appello, ribaltando la decisione del Tribunale, aveva sostenuto che l’unione fra i coniugi risultava già in crisi al momento del tradimento e, dunque, non ha rilevato il nesso causale tra la condotta della moglie e la fine del matrimonio, necessario per la dichiarazione di addebito della separazione.
Si legge, infatti, nella esaminanda sentenza che “la Corte territoriale ha fatto buon governo del principio enunciato da questa Corte - Cass. n. 25618/2007- secondo cui la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente grave in quanto di regola rende intollerabile la prosecuzione della convivenza e giustifica ex se l’addebito della separazione al coniuge responsabile, non è causa d’addebito se risulti provato che comunque non ha avuto incidenza causale nel determinare la crisi coniugale, siccome essa già preesisteva (cfr. anche Cass. n. 8512/2006). Il giudice di merito, pur incorrendo in errore per aver negato la violazione da parte della M. del siffatto dovere, ha comunque ritenuto di escludere l’anzidetto nesso causale tra il tradimento e la fine dell’unione coniugale, con valutazione, adeguatamente motivata, insindacabile nel merito”.
Pertanto, se, di norma, l'infedeltà coniugale costituisce causa di addebito della separazione, determinando l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, onde evitare l'addebito stesso, il coniuge che tale infedeltà abbia posto in essere dovrà fornire la prova rigorosa della preesistenza della crisi coniugale, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (vedi anche Cass. sentenza n. 16873 del 19/07/2010).
Pubblicato da Massimiliano Altobelli a 03:12