Source: http://www.omci.org/
Timestamp: 2017-03-28 17:41:54+00:00
Document Index: 125591476

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 116', 'art. 8', 'art. 84', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 5', 'art 5', 'art. 5', 'art. 152', 'art. 641', 'art. 647', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 203', 'sentenza ', 'art. 154', 'art. 152', 'Cass. Sez. ', 'art. 291', 'art. 291', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 281']

19 Febbraio 2017 Cavour: Anche la Proloco Aiuta Amatrice; Scritto da Administrator Anche Cavour è vicino alle Popolazioni colpite dal Terremoto del centro Itala;
Dopo una delegazione Motoclub La Rocca che aveva inviato una delegazione ad Amatrice a Portare un Contributo di 1500,00 Euro. Ora è la Proloco a Raddoppiare in occasione della Fiera Internazionale Tutto Mele.
L’ente aveva lanciato una Amatriciana per Amatrice, raccogliendo con altre offerte altri 1500,00 Euro che sono stati destinati alla Proloco di Amatrice che gestisce una Mensa per gli sfollati. Siamo lieti di aver stabilito un rapporto con la Proloco di Amatrice; speriamo che quando ci saranno le condizioni possa essere Ospite a Tuttomele. Ultimo aggiornamento Domenica, Febbraio 19 2017 22 Gennaio 2017 21/01/2017 - OTTIENI IL RIMBORSO DEGLI INTERESSI ILLEGITTIMAMENTE PAGATI SUL MUTUO; Scritto da Administrator c
Moltissimi mutui oggi in circolazione nascondono condizioni irregolari e criticità che, se validamente accertate e contestate attraverso la metodologia della Martingale Risk, possono portare ad ottenere il RIMBORSO di tutto quanto illegittimamente pagato negli anni alla banca.
Infatti, per i mutui ed i finanziamenti stipulati a partire dal 1 ottobre 2003, in base alla Delibera del CICR del 4 marzo 2003, la banca ha l’obbligo di dichiarare al cliente il valore dell’ISC (o TAEG) in maniera corretta. Tale valore rappresenta l’unico indicatore economico che consente al cliente di essere perfettamente consapevole del costo complessivo del finanziamento, permettendogli anche un eventuale confronto con altre offerte presenti sul mercato.
Una mancata o non puntuale valorizzazione del TAEG rappresenta – da parte dell’intermediario finanziario – un inadempimento degli obblighi informativi e di pubblicità sulle condizioni economiche del credito che può fuorviare la scelta del cliente in fase di sottoscrizione del contratto.
Diversi Tribunali italiani (es. Tribunale di Chieti Sentenza n. 230/2015 del 23.04.2015) e anche l’Arbitro Bancario e Finanziario (Decisione Collegio di Roma del 13/03/2015 – Decisione Collegio di Napoli del 1/4/2016) hanno ribadito che nei finanziamenti il TAEG (o l’ISC) va obbligatoriamente e correttamente indicato da parte della banca. In presenza di tali mancanze, è possibile ottenere il giusto rimborso degli interessi pagati.
OMCI attraverso il proprio team di analisti finanziari, la cui esperienza e professionalità è ben nota sul mercato, dispone di tutti gli strumenti necessari per individuare ed accertare gli errori commessi dalle banche, ed in particolar modo la incorretta rappresentazione dell’ISC o TAEG. Attraverso una valutazione siamo in grado di individuare le anomalie e criticità presenti all’interno dei mutui e finanziamenti sottoscritti, stimando anche gli importi potenzialmente recuperabili.
Una volta individuata la possibilità di ottenere il rimborso dalla banca, OMCI attiva la procedura di recupero degli importi dovuti attraverso le seguenti fasi:
Perizia Tecnica, finanziaria e giuridica del mutuo o finanziamento, con l’accertamento degli errori commessi dalla banca e degli importi da rimborsare;
Mediazione obbligatoria con la banca controparte, di cui al D.Lgs 28/2010, per l’ottenimento del rimborso bonariamente;
Contenzioso: fase eventuale, qualora non si dovesse trovare un accordo con la banca. QUINDI: SE HAI SOTTOSCRITTO UN MUTUO O UN FINANZIAMENTO DI ALMENO € 80.000, STIPULATO A PARTIRE DAL 1/10/2003, HAI UNA CONCRETA POSSIBILITA’ DI OTTENERE UN RIMBORSO FINO A 130.000.
Ultimo aggiornamento Domenica, Gennaio 22 2017 13 Gennaio 2017 13/01/2017 Cosa fare se l'amministratore di condominio vi nega l'accesso all'estratto conto; Scritto da Administrator Una recente pronuncia dell’Abf (arbitro bancario e finanziario) ha stabilito che i condomini possono rivolgersi direttamente alla banca. Le cose da sapere:
Spese condominiali, cosa fare se l'amministratore non vi fa vedere l'estratto conto
Non è infrequente che i condomini si vedano negata dal proprio amministratore di condominio la possibilità di poter visionare l'estratto conto bancario relativo alle spese sostenute. Come comportarsi allora in questi casi? A tal proposito c’è pronunciamento dell’Abf (arbitro bancario e finanziario), i condomini possono rivolgersi direttamente alla banca, in quanto "l'istituto di credito non può sottrarsi a tale richiesta accampando ragioni di privacy, atteso che il conto corrente è – in definitiva – di proprietà dei singoli condomini".
L’addetto allo sportello, insomma, non può rifiutarsi di fornirvi i documenti richiesti, anche senza il consenso dell’amministratore di condominio. Prima di fare richiesta in banca, tuttavia, è necessario chiedere per iscritto - tramite una raccomandata a/r - copia dell’estratto conto all’amministratore.
Spese condominiali, cosa fare se l'amministratore non vi fa vedere l'estratto conto;
E' molto importante che la richiesta venga fatta all'amministratore per iscritto onde poter dimostrare l'assenza di riscontro nei confronti del condomino e giustificare, in tal modo, la successiva richiesta all'istituto di credito. Ultimo aggiornamento Venerdì, Gennaio 13 2017 24 Novembre 2016 RASSEGNA STAMPA. ARTICOLO SU VOCEPINEROLESE.IT Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento Giovedì, Novembre 24 2016 24 Ottobre 2016 24/10/2016 da studiare bene per i Mediatori : La proposta del Mediatore è obbligatoria ogni volta che il Giudice la dispone; Scritto da Administrator Trib. di: Vasto - Ordinanza del: 15-06-2016 - Giudice: Fabrizio Pasquale Materia: Altre - Argomento: Proposta del mediatore
Il giudice Dott. Fabrizio Pasquale A scioglimento della riserva assunta nel procedimento di cui in epigrafe; letti gli atti e la documentazione di causa; vista l’ordinanza del 14.07.2015, con la quale questo giudice ha disposto, ai sensi dell’art. 5, secondo comma, del D.L.gs. 4 marzo 2010, n. 28, l’esperimento del procedimento di mediazione, quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale; rilevato, in particolare, che con la predetta ordinanza il giudice ha statuito che, in caso di effettivo svolgimento della mediazione che non si fosse concluso con il raggiungimento di un accordo amichevole, il mediatore dovesse comunque provvedere alla formulazione di una proposta di conciliazione, anche in assenza di una concorde richiesta delle parti; preso atto che, per concorde deduzione svolta dalle parti all’udienza del 03.03.2016, il mediatore – contravvenendo ad una puntuale prescrizione del giudice – ha immotivatamente omesso di formulare la propria proposta conciliativa, limitandosi a dichiarare chiuso il procedimento di mediazione con esito negativo; ritenuto, pertanto, che la procedura di mediazione non è stata ritualmente svolta, essendo stato omesso un passaggio cruciale e ineludibile, che connota la natura stessa dell’attività del mediatore (vieppiù alla luce della riforma introdotta dal D.L. 21.06.2013 n. 69, a seguito del quale la mediazione, all’art. 1, comma 1°, lett. a), non viene più definita come «l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e analizzata ad assistere due o più soggetti, sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa», bensì come «l’attività […] per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa») e senza il quale al giudice è preclusa la possibilità di compiere le valutazioni ad esso spettanti, ai sensi dell’art. 13 D. Lgs. n. 28/10; ritenuto, pertanto, che la procedura di mediazione debba essere completata con la formulazione di una proposta conciliativa da parte del mediatore, in ottemperanza alle direttive impartite dal giudice con l’ordinanza del 14.07.2015; considerato, peraltro, che il procedimento di mediazione debba essere riaperto innanzi allo stesso mediatore che lo ha precedentemente condotto e senza oneri economici aggiuntivi per le parti, dal momento che la irrituale definizione della procedura è da imputarsi esclusivamente ad una omissione del mediatore;
“Per Questi Motivi”
“dispone” che le parti provvedano, senza oneri economici aggiuntivi, a riattivare la procedura di mediazione innanzi allo stesso mediatore che l’ha precedentemente condotta, affinché il mediatore formuli una proposta di conciliazione, ai sensi dell’art. 11 del D. Lgs. n. 28/10, anche in assenza di una concorde richiesta delle parti; assegna alle parti termine di giorni quindici per la riattivazione della procedura di mediazione, rendendo noto che l’omissione è sanzionata – per la parte attrice – a pena di improcedibilità della domanda giudiziale; precisa che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e con l’assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo e che la mancanza (o il rifiuto) di partecipazione personale delle parti senza giustificato motivo agli incontri di mediazione può costituire, per la parte attrice, causa di improcedibilità della domanda e, in ogni caso, per tutte le parti costituite, presupposto per l’irrogazione – anche nel corso del giudizio – della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10, oltre che fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c.; invita le parti a produrre copia dei verbali degli incontri di mediazione e a comunicare all’Ufficio l’esito della procedura di mediazione con nota da depositare in Cancelleria, almeno 10 giorni prima della prossima udienza, la quale dovrà contenere informazioni in merito ai motivi del rifiuto della proposta di conciliazione formulata dal mediatore; rinvia la causa all’udienza del 29/11/2016, ore 10.00, per le determinazioni da assumere in ordine al prosieguo della causa; manda alla Cancelleria per la comunicazione della presente ordinanza per intero. Vasto, 15 giugno 2016. IL Giudice, Dott. Fabrizio Pasquale
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 26 2016 22 Ottobre 2016 21/10/2016, da studiare bene per i mediatori, ANATOCISMO BANCARIO: come evitarlo; Scritto da Administrator Con il decreto n. 343/2016 del ministro delle Finanze dal 1° ottobre sono entrate in vigore le nuove norme sul tema dell’anatocismo bancario, che prescrivono una volta per tutte come debbano essere calcolati gli “interessi sugli interessi”.Il cambiamento interessa soprattutto i contratti di conto corrente e i fidi. La novità di rilievo concerne il calcolo degli interessi a debito e a credito dei conti correnti: essi devono avere la stessa periodicità e il periodo di calcolo non può essere inferiore all’anno. Il calcolo degli interessi deve aver luogo alla fine dell’anno solare, e il pagamento degli interessi non può essere avanzato prima del 1° marzo dell’anno successivo. In pratica ciò evidenzia che la banca non potrà richiedere al cliente interessi per uno scoperto di conto corrente relativo a un dato anno prima del 1°marzo dell’anno successivo. Nell’ipotesi del pagamento di interessi debitori il cliente potrà quindi determinarsi di pagare immediatamente oppure potrà abilitare la banca a calcolare gli interessi dovuti aggiungendoli al capitale già a debito sul conto ma soltanto ed unicamente firmando una particolare dichiarazione scritta. In tal caso però non si produce un calcolo “degli interessi sugli interessi”, ovvero di “anatocismo”, perché in questo caso infatti gli “interessi” si trasformano in “capitale” e pertanto su questo possono essere calcolati nuovi interessi. Alcune banche hanno già inviato lettere alla loro clientela con le quali richiedono l’autorizzazione per l’addebito in conto degli interessi debitori. Una tale richiesta non comporta nessun onere di fatto per il cliente che può sempre revocare in qualsiasi momento l’autorizzazione data.Si chiarisce, che in caso di mancato pagamento degli interessi debitori la banca può ricorrere alle vie legali e chiedere il pagamento degli interessi moratori, consistenti nel pagamento degli interessi dovuti per il ritardo. Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 22 2016 07 Ottobre 2016 07/10/2016 da Studiare bene per i Mediatori: Che gli illustri Giudici con la Mediazione non scherzassero più si sapeva da un Pezzo, ma questa nuova Ordinanza è esemplare; Scritto da Administrator Che gli illustri Giudici con la Mediazione non scherzassero più si sapeva da un Pezzo, ma questa nuova Ordinanza esemplare; Chi Non Prosegue con la mediazione e che non paghi il dovuto, “la Parte o Parti e Difensori”, senza Motivi Oggettivi Verificabile, è veramente nei guai: questa Ordinanza riguarda la Materia Contratti Bancari, ma come Visto in tutte le ordinanze o sentenze Vale Per tutte
ORDINANZA TRIBUNALE DI PAVIA Del 27/09/16 IL MEDIATORE “DEVE” METTERE A VERBALE IL RIFIUTO DELLA PARTE!!!
Il Tribunale di Pavia nella persona del Giudice Dott. Marzocchi aderisce all’orientamento fiorentino della effettività della mediazione, «ovvero le parti sostanziali devono essere presenti personalmente e assistite dai rispettivi difensori» e quindi «in caso di incontro meramente informativo “non potrà dirsi svolta la mediazione attiva” così come disposta nella presente ordinanza e, conseguentemente, non potrà nemmeno essere realizzata la condizione di procedibilità». Per questa ragione il mediatore non può limitarsi a verbalizzare quali soggetti siano presenti e con quali poteri - «il che è doveroso sempre». Il professionista dopo aver informato le parti sulla natura le finalità e la modalità di svolgimento della procedura - deve invitarle a esprimersi sulla possibilità di dare inizio alla mediazione attiva e all’esito deve verbalizzare quale parte dichiari di non voler o poter proseguire e quali siano gli ostacoli oggettivi che impediscono la prosecuzione della mediazione. Occorre infatti che il mediatore col suo verbale «consenta di comprendere quale mediazione ha svolto nel primo incontro», in quanto solo così il giudice «sarà messo in condizione di valutare se la condizione di procedibilità si è avverata e adottare le conseguenti determinazioni processuali». Sono le conclusioni cui giunge con l’ordinanza del 26 settembre 2016 il Tribunale di Pavia in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 08 2016 04 Ottobre 2016 Rai "Unomattina" si è parlato di mediazione e arbitrato Scritto da Administrator A RAI Unomattina, condotta da Franco Di mare e Francesca Faldini si è parlato di mediazione e arbitrato. E’ stato detto "Molti rinunciano a chiedere Giustizia” ma anche che "A pesare c’è anche l’ignoranza, delle norme e le nuove possibilità che la legge offre nel tentativo di alleggerire il lavoro dei Tribunali civili. Ad esempio gli arbitrati extragiudiziali e la mediazione civile. Sono solo 4 su dieci, i cittadini che sanno che la mediazione civile e l’arbitrato potrebbero consentire il modo di giungere più rapidamente alla soluzione di un contenzioso”.
Ad ogni buon conto pensando di fare fare cosa gradita a tutti alleghaimo il video estrapolata dall’intera trasmissione riguardante la parte che interessa i mediatori e i cittadini. I responsabili delle sedi operative i mediatori ma anche i semplici cittadini sono pregati di appostare sul loro sito o sul web o altro mezzo di informazione il video in questione qui allegato, per la parte che interessa.
Sempre attraverso il Web chiedete ad amici e cittadini di collegarsi al link (Copiatelo ed incollatelo per poterlo vedere tutti), dal minuto 45 al minuto 49 (dove fa espressamente notare che anche i numero degli avvocati è aumentato a dismisura, in alcuni Paesi c'è un Avvocato ogni 20 Persone, Fatto Privo di senso, se si pensa ce le direttive Europee non prevedono affatto l'avvocato, nemmeno Previste nella Mediazione Civile, non avendo nulla a che Fare con il Tribunale), sentite bene la trasmissione e Leggete Sotto questo link, dove vedete che dice l' U.E. a Proposito di Questo, scritto sotto sul titolo e data: 08/09/2016 -Mediazione civile e Commerciale: consigli dell'U.E. agli Stati aderenti!
Un nostro commento positivo in merito a quanto affermato dal giornalista Dott. Franco Di Mare, sulla mediazione e arbitrato, se lo guardate per i cittadini siamo certi lo sarà anche per Voi. Ultimo aggiornamento Venerdì, Ottobre 07 2016 29 Settembre 2016 28/09/2016 Da studiare bene per i Mediatori: All’incontro col mediatore devono partecipare le parti personalmente. Scritto da Administrator SENTENZA TRIBUNALE DI MODENA Sezione II civile
Il Giudice Istruttore sciogliendo la riserva assunta, rileva quanto segue: In diritto, dispone, anzitutto, l’art. 8, 1° comma, d.lg. n. 28/2010 (come modificato dall’art. 84 del d.l. n. 69 del 2013), che: “al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento”. La norma ha anzitutto introdotto l’assistenza obbligatoria della parte nel procedimento di mediazione (in precedenza non prevista), introducendo poi una sorta di incontro preliminare avente finalità informativa, nel corso del quale il mediatore “chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione”. Dalla disposizione testé richiamata, che univocamente richiama un “primo incontro” (delle parti), emerge trasparente che la condizione di procedibilità in discorso si considera avverata, anzitutto, laddove si sia svolto un primo incontro (seppur conclusosi senza accordo); ovvero, in altre parole, che le parti si siano fisicamente incontrate alla presenza del mediatore (e con l’assistenza dei rispettivi avvocati). Né potrebbe qualificarsi per tale un incontro meramente cartaceo, ovvero, quello ipotizzabile in presenza di missive, telegrammi o fax inviati dalle parti (renitenti alla comparizione personale) direttamente al mediatore o alla sede dell’organismo. In tal caso è stato, giustamente, escluso.
l’avveramento della condizione di procedibilità della domanda (Trib. Roma 29 settembre 2014, in Dir. Giust., 2014). In secundis, poi, stando sempre al tenore letterale del disposto normativo, all’incontro col mediatore devono partecipare le parti personalmente (per quanto sempre assistite dall’avvocato). Trasparente è la previsione dettata dal comma 1° dell’art. 8 che, lessicalmente, scinde la presenza della parte (personalmente) da quella del difensore per la partecipazione agli incontri di mediazione. Entrambi devono congiuntamente partecipare al primo incontro ed a quelli successivi (“le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato”).
Non avrebbe d’altro canto senso logico prevedere l’attività informativa che il mediatore è tenuto ad esplicare in sede di primo incontro se non in un’ottica informativa a beneficio della parte personalmente comparsa. Posto che il difensore, in quanto mediatore di diritto e titolare degli obblighi informativi ex art. 4, comma 3, nei confronti del cliente, non abbisogna di informazione su funzione e modalità di svolgimento della mediazione.
Premesso ciò, nell’ottica di garantire lo “svolgimento della mediazione” e considerare attuata la condizione di procedibilità della domanda, appare indispensabile che al primo incontro innanzi al mediatore siano presenti le parti personalmente assistite dal difensore, non essendo sufficiente che compaia unicamente il difensore, nella veste di delegato della parte (Trib. Bologna 5 giugno 2014, inwww.Giuraemilia.it.).
Laddove non tutte le parti siano presenti, sarà onere del mediatore aggiornare l’incontroinvitandole a comparire personalmente. In taluni precedenti giurisprudenziali si legge l’affermazione secondo cui la partecipazione in mediazione costituisce attività personalissima che la parte non può delegare al difensore, pena pronunzia di improcedibilità della domanda, non ritenendosi in tal caso espletata la procedura compositiva e di conseguenza assolta la condizione di procedibilità (Trib. Vasto 9 marzo 2015, in Dir giust.; Trib. Pavia 9 marzo 2015, in www.Altalex).
Premesso ciò, per la necessaria partecipazione personale delle parti agli effetti del soddisfacimento della condizione di procedibilità, si sta orientando, in modo sempre più convinto, la prassi giurisprudenziale dell’ultimo anno, inaugurata dal Tribunale di Firenze (Trib. Firenze 19 marzo 2014, in Giustizia civile com., 2014, con nota adesiva di MASONI, La nuova mediazione delegata, dove eravamo rimasti?; in Giur. it., 2015, 639, con nota di BENIGNI, La condizione di procedibilità nella mediazione disposta d’ufficio dal giudice; Trib. Firenze 26 novembre 2014, inAdrintesa.it.; in www.mondoadr.it; Trib. Pavia 9 marzo 2015).
Tenuto conto che, nella specie, innanzi al mediatore, come si legge nel verbale negativo depositato in atti, è comparso l’avv. M., unitamente al sig. F. G., mentre per il convenuto è comparsa (unicamente) l’avv. A. per il chiamato in mediazione con delega e, pertanto, non anche
quest’ultima personalmente, devesi disporre un nuovo incontro di mediazione, non essendo allo stato integrata la condizione di procedibilità della domanda,
dispone che la parte più diligente depositi nuova istanza di mediazione innanzi all’organismo di mediazione nei quindici giorni successivi alla comunicazione di questo provvedimento. Rimette le parti avanti a sé per discussione all’udienza del 13 gennaio 2017 h. 10,00. Modena, 2 maggio 2016
Si comunichi Il G.I. Dott. R. Masoni
PS: Si ricorda che le Parti devono Pagare Perentoriamente e non saranno accettate carte del pagamento, ma dovrà essere Visibile sul Conto corrente, pena Rinvio Mediazione, sarà responsabilità del Mediatore continuare una Mediazione se non espressamente dato il consenso dal Responsabile dell'organismo attraverso Mail. (in caso non dovesse accadere subiranno le conseguenze previste dalla legge e sarà anche tutto riportato a Verbale a Disposizione del Giudice), le indennità come da Legge e Regolamento dell'Organismo. La Fattura sarà fatta alle Parti (Anche se pagate dagli avvocati) in quanto solo le parti hanno diritto ad avere il credito d'imposta come da art. 19-20 D. Lgs 28/10 s.m.i. Le Mediazioni si possono eseguire ogni gorno della settimana, ricordando che il responsabile le deve registrare entro il giorno successivo entro le ore 12,00 (per questo è consigliabile se non per casi urgentio motivati non eseguirle il venerdì. Ultimo aggiornamento Venerdì, Ottobre 28 2016 25 Settembre 2016 Da Studiare bene per i mediatori: Ove la mediazione venga disposta dal Giudice, il suo esperimento “è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” , come per quelle Obbligatorie.Tribunale di Firenze, Sez. III civ., sentenza, Giudice Ghelardini; Scritto da Administrator Tribunale di Firenze, Sez. III civ, Giudice Ghelardini
Il sig. ************ ha chiesto disporsi la risoluzione per inadempimento imputabile alla convenuta dell’atto transattivo di cui al verbale di conciliazione in data 3.12.2009, con condanna della stessa a rimuovere i manufatti eseguiti in parziale adempimento di esso e con condanna della medesima al risarcimento dei danni, quantificati in € 25.000,00.
************ ha resistito alle domande, di cui ha chiesto il rigetto, avanzando a sua volta domanda riconvenzionale per il pagamento dell’importo di € 4.944,62 oltre alla quota parte posta a carico dell’attore ed alle relative spese di demolizione del manufatto.
Il procedimento, già incardinato presso la sezione distaccata di Empoli, è stato istruito con prova per testi, in via documentale, e con CTU. A seguito della soppressione ex lege della Sezione Distaccata, la causa è stata trasferita presso la sede centrale ed assegnata a questo Giudice (provv. Presidenziale 13.11.2013).
All’udienza 15.4.2014 l’ufficio ha disposto procedersi a mediazione delegata nel termine di gg 15 ai sensi dell’art. 5, II co., D. Lgs. N. 28/2010 e successive modifiche. Tale incombente non ha sortito esito positivo.
All’udienza 5.5.2015 è stata rilevata di ufficio la improcedibilità delle domande proposte attesa la tardiva attivazione del procedimento di mediazione. Le parti hanno quindi precisato le conclusioni, confermando quelle di cui agli atti introduttivi.
La causa è passata in decisione a seguito di discussione orale. Le parti hanno depositato note conclusive autorizzate.
L’invio delle parti in mediazione (c.d. mediazione delegata o disposta dal giudice) costituisce potere discrezionale dell’ufficio che può essere esercitato “valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione ed il comportamento delle parti” sempreché non sia stata tenuta l’udienza di precisazione delle conclusioni. Ove la mediazione venga disposta, il suo esperimento “è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” (art. 5, II co. D.Lgs. citato).
Ne segue che il mancato esperimento della mediazione vizia irrimediabilmente il processo, impedendo l’emanazione di sentenza di merito. Tale disciplina, finalizzata a favorire la conciliazione della lite con l’intervento di soggetto terzo imparziale, non pone problemi di natura costituzionale né appare lesiva dei precetti di cui allanormativa sovranazionale sul diritto di azione e di accesso alla giustizia (Carta di Nizza, CEDU).
Non vi è dubbio infatti che l’intento perseguito – deflazionamento del contenzioso con positivi effetti sotto il profilo della ragionevole durata del processo – giustifichi sotto il profilo razionale e costituzionale, da un lato, il potenziamento degli istituti di definizione delle controversie alternativi al
processo, e, dall’altro, la sanzione prevista in caso di inottemperanza all’ordine giudiziale. Nessun dubbio può poi porsi circa la applicabilità della disciplina della mediazione delegata ai procedimenti pendenti alla data del 21.9.2013, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di mediazione.
Invero, in assenza di una espressa diversa disciplina transitoria ed in coerente osservanza del principio tempus regit actum, secondo cui la validità degli atti processuali deve essere valutata con riferimento alla disciplina vigente al momento in cui l’atto è compiuto, e non a quella in vigore alla data di avvio del processo, non vi è alcuna ragione di ritenere l’istituto in questione applicabile esclusivamente ai procedimenti avviati dopo la sua entrata in vigore.
N’è d’altra sul punto si traggono spunti interpretativi diversi dal disposto dell’art. 24 del D. Lgs. N. 28 (che differiva l’efficacia dell’originario art. 5, comma1, ai procedimenti avviati dopo il 21.3.2011), posto che tale norma si riferisce espressamente alla mediazione ante causam, oggi disciplinata dall’art 5, co. 1 bis, e non a quella delegata/demandata dal giudice (art. 5, co. 2), così come novellata dal DL n. 69/13 conv. con modif. nella L. 98/2013.
Nella fattispecie è pacifico che, nel termine concesso all’udienza 15.4.2014, nessuna delle parti ha attivato la mediazione. Irrilevante e tardivo, ad avviso del Tribunale, è poi il successivo esperimento della mediazione su iniziativa della parte convenuta in data 8.7.2014 (cfr sul punto quanto risultante dal verbale di mediazione depositato).
Trattasi, infatti, di adempimento posto in essere quando il termine ex lege assegnato per l’esperimento (rectius: attivazione) del procedimento di mediazione era già ampiamente scaduto. Né d’altra parte giova obbiettare che, in difetto di legale espressa previsione, il termine in questione non avrebbe natura perentoria, ma solo ordinatoria (art. 152 c.p.c.).
Invero, secondo la giurisprudenza di legittimità, che si condivide, il carattere della perentorietà del termine può desumersi, anche in via interpretativa tutte le volte che, per lo scopo che persegue e la funzione che adempie, lo stesso debba essere rigorosamente osservato (in questo senso Cass. n. 14624/00, 4530/04).
Non si dubita ad esempio, che, il termine per proporre opposizione a decreto ingiuntivo di cui all’art. 641 c.p.c., pur non espressamente dichiarato perentorio da tale disposizione, abbia tale qualità, sia perché tale procedimento presenta taluni caratteri del procedimento impugnatorio, la cui proposizione è secondo i principi generali sempre scandita da rigorosi termini processuali, sia perché la mancata osservanza di tale termine comporta esecutorietà del decreto ex art. 647 c.p.c..
Ritiene il giudicante che a conclusione analoga si debba pervenire in caso di mancato rispetto del termine concesso dal giudice ex art. 5, II co., ultimo periodo D. Lgs. citato per il deposito della domanda di mediazione. La implicita natura perentoria di tale termine si evince dalla stessa gravità della sanzione prevista, l’improcedibilità della domanda giudiziale, che comporta la necessità di emettere sentenza di puro rito, così impedendo al processo di pervenire al suo esito fisiologico.
Apparirebbe assai strano che il legislatore, da un lato, abbia previsto la sanzione dell’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, prevedendo altresì che la stessa debba essere attivata entro il termine di 15 gg, dall’altro, abbia voluto negare ogni rilevanza al mancato rispetto del suddetto termine.
In proposito è solo il caso di rilevare che, anche a ritenere di natura ordinatoria e non perentoria il termine di 15 gg per l’avvio della mediazione, la mancata proposizione di tempestiva istanza di proroga comporta inevitabilmente secondo la prevalente giurisprudenza, che si condivide, la decadenza dalla relativa facoltà processuale (così, in materia di conseguenze del mancato rispetto di termini ordinatori processuali, non prorogati, cfr, di recente, Cass. N. 589/2015, n. 4448/13, e con pronunce più risalenti, Cass. n. 4877/05; 1064/05; 3340/97).
Il principio è stato da ultimo applicato nelle indicate sentenze della corte di legittimità essenzialmente con riferimento al caso della violazione del termine concesso dal giudice per l'assunzione dei mezzi di prova fuori della circoscrizione del tribunale (art. 203, II co. c.p.c. secondo cui “Nell’ordinanza di delega il giudice delegante fissa il termine entro il quale la prova deve assumersi...”)
La S.C., confermando un orientamento già più volte espresso, con la sentenza n. 589/2015, premesso che tale termine ha carattere ordinatorio, e che quindi lo stesso è prorogabile, ex art. 154 cod. proc. civ., in caso di istanza avanzata prima della scadenza del termine stesso, ha evidenziato che il suo inutile decorso “comporta la decadenza della parte dal diritto di far assumere la prova delegata, e non soltanto dal diritto di far assumere, per delega, la prova medesima”.
Va pertanto senz’altro disatteso quel diverso e più risalente orientamento, secondo cui “lo scadere di un termine ordinatorio ... non produce effetti preclusivi, conformemente al disposto di cui all'art. 152 c.p.c., sempre che non si sia verificata una situazione processuale incompatibile” (v. Cass. Sez. Lav. N. 420/1998).
Né d’altra parte sul punto può valorizzarsi il diverso orientamento giurisprudenziale, anche recentemente ribadito, formatosi in materia di mancato rispetto del termine, ritenuto ordinatorio, per la attivazione del contraddittorio nei procedimenti attivati con ricorso (tra le tante vedi SSUU n. 5700/14; conforme Sez. I, n. 11418 del 22/05/2014).
Invero in tali casi la mancata messa in notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza da parte del ricorrente è stata ritenuta sanabile in applicazione analogica del disposto di cui all’art. 291 c.p.c., con conseguente obbligo per il giudice, in caso di omessa notifica ovvero di notifica tardiva, di assegnare nuovo termine, questa volta di natura perentoria, per la rinnovazione della notifica fissando ulteriore prima udienza.
In quella fattispecie infatti la deroga ai principi generali in materia di effetti della violazione dei termini ordinatori è conseguenza della applicazione analogica di specifica disposizione normativa (art. 291 c.p.c.), riguardante il meccanismo di sanatoria della nullità della notifica dell’atto introduttivo.
Tale disposizione prevede che, “se il convenuto non si costituisce e il giudice rileva un vizio che comporta nullità della notificazione della citazione, fissa
all’attore un termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza”. Appare evidente che tale norma, per diversità di oggetto e materia, non può essere applicata alla fattispecie, nemmeno in via analogica. Si aggiunga che non risulta altra disposizione di ordine generale che consenta, sia pure mediante ricorso all’analogia, la sanatoria del mancato rispetto di termine ordinatorio non prorogato, in materia estranea a quella delle formalità per la instaurazione del contraddittorio.
Né d’altra parte appare lecito fare riferimento in via analogica al meccanismo di sanatoria previsto dal D. Lgs. N. 28/2010 e s.m.i. in caso casi di mancato esperimento della mediazione nelle materie in cui la stessa è obbligatoria ante causam (art. 5 co 1 bis).
Invero, considerata la natura speciale della disciplina della mediazione “iussu iudicis”, e la espressa sanzione di improcedibilità prevista in caso di inottemperanza, non appare ragionevole ammettere che, in caso di mancato esperimento e/o esperimento tardivo della mediazione disposta dal giudice, sia consentito alle medesime di sanare la propria inerzia mediante la concessione di nuovo apposito termine.
D’altra parte nella mediazione obbligatoria ante causam il relativo procedimento deve essere esperito prima del giudizio, e quindi d’iniziativa dalle parti. Ciò spiega perché, ove tale incombente non venga assolto, e la questione sia eccepita dalla parte interessata o rilevata di ufficio, sia consentito sanare l’omissione mediante successivo esperimento della stessa. Si è voluto cioè, in coerenza con analoghe disposizioni processuali (si pensi al caso del tentativo obbligatorio di conciliazione) evitare l’applicazione della grave sanzione dell’improcedibilità per omissione che poteva essere frutto di mancata conoscenza dell’obbligo normativo. L’improcedibilità in tal caso consegue infatti solo al mancato esperimento della mediazione, ove non sia ottemperato l’ordine del giudice di esperire la mediazione art. 5, I co. bis, D. Lgs. n. 28/10 e ss.mm.ii..
Del tutto coerente con tale impostazione è l’aver previsto che il mancato esperimento della mediazione disposta dal giudice ai sensi del II comma della disposizione citata, comporti immediatamente, e quindi senza possibilità di sanatoria, l’improcedibilità della domanda.
Deve pertanto concludersi nel senso che la mediazione tardivamente attivata rende improduttivo di effetti il relativo incombente, provocando gli stessi effetti del mancato esperimento di esso.
Ne segue quindi la applicazione della sanzione della improcedibilità della domanda giudiziale.
Alla luce dei principi di diritto di cui sopra vanno pertanto sanzionate con l’improcedibilità le domande principali e quella riconvenzionale proposte. Resta assorbita ogni questione di merito.
Considerata la novità della questione e la circostanza che la stessa è stata rilevata di ufficio, le spese di lite vanno interamente compensate. Le spese di CTU, liquidate come in atti, per la stessa ragione vanno poste a carico delle parti, metà per ciascuna, con spese di CTP compensate.
Visto l’art. 281 sexies c.p.c. Il Tribunale di Firenze, III Sez. Civ., definitivamente decidendo, ogni altra e contraria istanza disattesa, così provvede:
1) DICHIARA improcedibili la domanda principale e quella riconvenzionale proposte; 2) COMPENSA le spese di lite;
3) PONE le spese di CTU, liquidate come in atti, definitivamente a carico delle parti, metà per ciascuna, con spese di CTP compensate.
dott. Alessandro Ghelardini Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 26 2016 Altri articoli...
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