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Timestamp: 2020-06-04 15:41:10+00:00
Document Index: 40017577

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83']

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Sulla costituzione di parte civile nei confronti dell’ente
Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Penale che sarà inserito nel fascicolo di Luglio/Agosto della Rivista cartacea NelDiritto
Corte di Giustizia dell’Unione europea, 12 luglio 2012, C-79/11
Responsabilità degli enti - D.Lgs. n. 231 del 2001 - Costituzione di parte civile nei confronti dell’ente - Lamentata non ammissibilità - Asserito contrasto con il diritto dell’Unione europea - Compatibilità.
L’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro 2001/220/GAI del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, deve essere interpretato nel senso che non osta a che, nel contesto di un regime di responsabilità delle persone giuridiche come quello in discussione nel procedimento principale, la vittima di un reato non possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente causati da tale reato, nell’ambito del processo penale, alla persona giuridica autrice di un illecito amministrativo da reato.
35 Con la questione proposta il giudice del rinvio chiede se le disposizioni del decreto legislativo n. 231/2001 relative alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, laddove non prevedono la possibilità che esse siano chiamate a rispondere, nell’ambito del processo penale, dei danni da esse cagionati alle vittime di un reato, siano compatibili con la direttiva 2004/80 e con l’articolo 9 della decisione quadro.
36 Se, conformemente a una reiterata giurisprudenza della Corte, quest’ultima, nell’ambito di un rinvio pregiudiziale, non può pronunciarsi né su questioni attinenti al diritto interno degli Stati membri né sulla conformità delle disposizioni nazionali con il diritto dell’Unione, essa può nondimeno fornire elementi interpretativi di tale diritto atti a consentire al giudice nazionale di dirimere la controversia di cui è investito (v., in particolare, sentenza dell’8 giugno 2006, WWF Italia e a., C‑60/05, Racc. pag. I‑5083, punto 18).
37 Innanzitutto occorre porre in evidenza l’irrilevanza della direttiva 2004/80. Difatti, come risulta segnatamente dal suo articolo 1, essa è diretta a rendere più agevole per le vittime della criminalità intenzionale violenta l’accesso al risarcimento nelle situazioni transfrontaliere, mentre è pacifico che, nel procedimento principale, le imputazioni riguardano reati commessi colposamente, e, per di più, in un contesto puramente nazionale.
38 Per quanto riguarda la decisione quadro, l’articolo 9, paragrafo 1, della stessa dispone che ciascuno Stato membro garantisce alla vittima di un reato il diritto di ottenere, entro un ragionevole lasso di tempo, una decisione relativa al risarcimento da parte dell’autore del reato nell’ambito del procedimento penale, eccetto i casi in cui il diritto nazionale preveda altre modalità di risarcimento.
39 Conformemente all’articolo 1, lettera a), della decisione quadro, ai fini della stessa si considera come «vittima» la persona fisica che ha subito un pregiudizio «causat[o] direttamente da atti o omissioni che costituiscono una violazione del diritto penale di uno Stato membro».
40 Non è in discussione che il diritto italiano consente alle vittime di cui al procedimento principale di far valere le loro pretese risarcitorie nei confronti delle persone fisiche, autrici dei reati cui rinvia il decreto legislativo n. 231/2001, rispetto ai danni cagionati direttamente con siffatti reati costituendosi, a tal fine, parti civili nell’ambito del processo penale.
41 Una situazione del genere si concilia con lo scopo perseguito dall’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro, consistente nel garantire alla vittima il diritto di ottenere una decisione relativa al risarcimento, da parte dell’autore del reato, nell’ambito del procedimento penale ed entro un ragionevole lasso di tempo.
42 Il giudice del rinvio si domanda se detto articolo non debba essere interpretato nel senso che la vittima deve inoltre avere la possibilità di chiedere, nell’ambito del medesimo procedimento penale, il risarcimento dei danni in parola alle persone giuridiche imputate in base all’articolo 25 septies del decreto legislativo n. 231/2001.
43 Tale interpretazione non può essere accolta.
44 Innanzitutto, se, come dichiarato al quarto considerando della decisione quadro, occorre offrire alle vittime della criminalità un livello elevato di protezione (v., in particolare, sentenza del 9 ottobre 2008, Katz, C‑404/07, Racc. pag. I‑7607, punti 42 e 46), la decisione quadro è unicamente volta all’elaborazione, nell’ambito del procedimento penale quale definito all’articolo 1, lettera c), di norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità (sentenza del 15 settembre 2011, Gueye e Salmerón Sánchez, C‑483/09 e C‑1/10, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 52).
45 Si consideri poi che la decisione quadro, il cui unico oggetto è la posizione delle vittime nell’ambito dei procedimenti penali, non contiene alcuna indicazione in base alla quale il legislatore dell’Unione avrebbe inteso obbligare gli Stati membri a prevedere la responsabilità penale delle persone giuridiche.
46 Infine, dalla formulazione letterale stessa dell’articolo 1, lettera a), della decisione quadro risulta che quest’ultima, in linea di principio, garantisce alla vittima il diritto al risarcimento nell’ambito del procedimento penale per «atti o omissioni che costituiscono una violazione del diritto penale di uno Stato membro» e che sono «direttamente» all’origine dei pregiudizi (v. sentenza del 28 giugno 2007, Dell’Orto, C‑467/05, Racc. pag. I‑5557, punti 53 e 57).
47 Orbene, dall’ordinanza di rinvio emerge che un illecito «amministrativo» da reato come quello all’origine delle imputazioni sulla base del decreto legislativo n. 231/2001 è un reato distinto che non presenta un nesso causale diretto con i pregiudizi cagionati dal reato commesso da una persona fisica e di cui si chiede il risarcimento. Secondo il giudice del rinvio, in un regime come quello istituito da tale decreto legislativo, la responsabilità della persona giuridica è qualificata come «amministrativa», «indiretta» e «sussidiaria», e si distingue dalla responsabilità penale della persona fisica, autrice del reato che ha causato direttamente i danni e a cui, come osservato al punto 40 della presente sentenza, può essere chiesto il risarcimento nell’ambito del processo penale.
48 Pertanto, le persone offese in conseguenza di un illecito amministrativo da reato commesso da una persona giuridica, come quella imputata in base al regime instaurato dal decreto legislativo n. 231/2001, non possono essere considerate, ai fini dell’applicazione dell’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro, come le vittime di un reato che hanno il diritto di ottenere che si decida, nell’ambito del processo penale, sul risarcimento da parte di tale persona giuridica.
49 Dalle suesposte considerazioni risulta che occorre rispondere alla questione posta dichiarando che l’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro deve essere interpretato nel senso che non osta a che, nel contesto di un regime di responsabilità delle persone giuridiche come quello in discussione nel procedimento principale, la vittima di un reato non possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente causati da tale reato, nell’ambito del processo penale, alla persona giuridica autrice di un illecito amministrativo da reato.
Sul dibattuto tema dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti dell’ente è intervenuta anche la Corte di Giustizia nella sentenza in commento.
Invero, con ordinanza del 9 febbraio 2011, il Tribunale di Firenze aveva chiesto alla Corte di Giustizia dell'Unione europea di pronunciarsi in via pregiudiziale sull'interpretazione di “tutte le decisioni europee che concernono la posizione della persona offesa”, in particolare sulle disposizioni della decisione quadro 2001/220/GAI del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, e della direttiva comunitaria 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime di reato, così da rispondere al quesito se sia conforme al diritto dell'Unione europea la normativa italiana in tema di responsabilità amministrativa degli enti, di cui al d.lgs. 231/2001, nella misura in cui non prevede espressamente che gli enti siano chiamati a rispondere, nel processo penale, dei danni cagionati alle vittime dei reati.
Ebbene, in prima battuta, l’Avvocato generale Eleanor Sharpston nelle sue conclusioni, presentate il 15 maggio 2012, aveva sostenuto, alla luce della disciplina comunitaria in materia, che lo Stato membro deve garantire che la sua legislazione penale contenga disposizioni che consentano alla vittima di un illecito di poter partecipare al procedimento penale, in maniera tale che sia in grado, nell'ambito di detto procedimento, di far valere una richiesta di adeguato risarcimento nei confronti dell'imputato. Ciò vale anche nei confronti delle persone giuridiche, nelle ipotesi in cui il danno conseguente alla commissione del reato non possa essere accertato o non possa essere accertato con precisione sufficiente prima della conclusione del procedimento penale nei confronti dell'autore del reato. Inoltre, a ciò si aggiungeva che lo Stato membro resta peraltro libero di individuare i mezzi idonei per raggiungere tale risultato, che potrebbe in ipotesi essere garantito - nell'ordinamento italiano - anche attraverso il meccanismo della citazione del responsabile civile ex art. 83 del c.p.p. italiano, purché tale meccanismo sia in effetti idoneo ad assicurare alla vittima il risarcimento del danno subito nell'ambito dello stesso procedimento penale, spettando al giudice nazionale la valutazione su tale idoneità.