Source: https://issuu.com/legacoopservizitoscana/docs/rapportosociale?viewMode=magazine&mode=embed
Timestamp: 2018-08-19 20:28:22+00:00
Document Index: 158009367

Matched Legal Cases: ['arto 0', 'arto 3', 'arto 16', 'arto 1', 'art. 2', 'arto 1', 'arto 5', 'arto 7', 'arto 0']

Legacoop Servizi Toscana. Via Fiume, 5 Firenze 50123 Firenze T. 055 2792500 - F. 055 2792555 - e-mail segreteria@legacoopservizitoscana.it www.legacoopservizitoscana.it
INDICE. Presentazione	Nota Metodologica
La struttura dell'Associazione 1.1 Introduzione	1.2 L'assetto organizzativo	1.3 La governance	1.4 Il quadro delle relazioni	1.4.1. Il sistema delle cooperative associate	1.4.1.1 I risultati del sistema	1.4.1.1.1 I risultati economici	1.4.1.1.2 Il valore aggiunto economico e sociale	1.4.1.1.3 Le persone
11 12 16 18 20 22 23 38 42
Rapporto attivitĂ associativa
2.1 IdentitĂ , valori e missione	2.2 Obiettivi da raggiungere	2.3 AttivitĂ svolte e risultati raggiunti
I servizi: attualitĂ , trend, minacce e opportunitĂ future
3.1 Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi	3.2 Approfondimenti	3.2.1 Il settore Logistica e Trasporti	3.2.2 Il settore Turismo e Servizi culturali
63 70 71 75
Cooperazione Sociale a.Introduzione	b. Profilo identitario	c. La struttura del sistema d. I risultati del sistema	e. AttualitĂ e prospettive di sviluppo: i risultati ottenuti da una indagine qualitativa
81 87 89 92 111
Le radici etico valoriali, le affinità identitarie, la settorialità dell’intervento sono tratti comuni alle imprese cooperative rappresentate da Legacoopservizi Toscana che si muove, per la promozione dei valori condivisi e la costruzione di obiettivi comuni, attraverso l’esercizio del dialogo, il riconoscimento delle differenze, la ponderazione sulle questioni che esigono attenzione e sorveglianza. Ma Legacoopservizi Toscana, come la generalità delle organizzazioni di rappresentanza, si trova oggi ad interrogarsi riguardo al suo posizionamento all’interno dei cambiamenti avvenuti nella composizione economica e sociale del Paese e ai metodi e strumenti atti ad esercitare in maniera appropriata e consapevole il suo ruolo. Ruolo composito, in linea con la qualità delle imprese che rappresenta e che esprime “l’anima imprenditoriale del mutualismo che si è fatto impresa” mettendo insieme elementi tradizionalmente separati come gli interessi e i valori. L’organizzazione di rappresentanza è chiamata ad ascoltare e a mettere in relazione le imprese cooperative fra loro e con i diversi interlocutori. Per svolgere al meglio tale compito l’Associazione si impegna a mantenere relazioni costanti e significative con i rappresentati perché l’aggiornamento costante della rappresentanza deve essere basato sul coinvolgimento degli associati nelle dinamiche organizzative e sociali, nelle valutazioni e nelle scelte di
rilievo facendoli diventare parte di una storia comune in modo che riconoscano se stessi e il proprio interesse nell’azione dell’Associazione. Questo il nostro intento nel proseguire quel percorso, iniziato con il primo rapporto di attività, di attenzione costante all’evoluzione del contesto e di allineamento dell’informazione sulla qualità dell’attività di rappresentanza, politica e di servizio dell’Associazione finalizzato ad ampliare e migliorare le conoscenze e le possibilità di valutazione e di scelta delle cooperative associate.
Eleonora Vanni Responsabile LegacoopSociali Toscana
Oggetto Con il presente documento Legacoop Servizi Toscana rendiconta la propria attività di rappresentanza, promozione e sviluppo delle cooperative a lei aderenti. Obiettivo In continuità con quanto già avviato nel precedente rapporto, l’obiettivo che ci si è posti anche quest’anno è stato quello di utilizzare lo strumento della rendicontazione non solo ai fini comunicativi ed informativi ma anche come proseguimento di un processo già avviato e finalizzato alla valorizzazione della partecipazione nell’azione di rappresentanza della nostra Associazione. Metodo Tale sforzo si è concretizzato non tanto nella forma, che recupera in larga parte quella del precedente rapporto, quanto nella modalità di rilevazione dei dati. Nell’analisi di molti aspetti dell’attività di Legacoop Servizi l’approccio utilizzato ha cercato di favorire la comunicazione, il confronto e la partecipazione delle parti interessate sia nei processi di rilevazione sia in quelli di interpretazione dei risultati finali. In particolare, quest’anno è stato sperimentato lo strumento del focus group per rilevare le opinioni dei rappresentanti di un campione
di cooperative sociali circa lo stato dell’arte, i trend e le prospettive di sviluppo del proprio comparto, segnato anche esso dagli effetti della crisi economica. Risorse Ai fini della elaborazione del presente documento Legacoop Servizi Toscana ha impiegato tre risorse: due interne, di cui una con funzioni di carattere programmatico e una con funzioni di carattere tecnico amministrativo; è stato poi scelto di usufruire della collaborazione di una figura esterna, con estrazione professionale di tipo socio-economico, alla quale è stato chiesto di introdurre una chiave di lettura sociale alla rilevazione e interpretazione dei dati, oltre che di incentivare, attraverso l’uso degli strumenti della sociologia applicata, l’allargamento dell’azione partecipativa nella stesura del rapporto. Risultati Il risultato che ne è conseguito è un documento che si compone di quattro parti, di cui una è approfondimento. Nella prima, dopo una introduzione sulla struttura organizzativa ed istituzionale dell’Associazione, abbiamo riportato i risultati delle performance del sistema delle cooperative aderenti, cercando di re-interpretare, questa volta, i dati economici in senso stretto, attraverso
una chiave di lettura di tipo sociale. Nella seconda abbiamo rilevato le attività svolte da Legacoop ServiziToscana, con l’intento di misurarne il grado di efficacia rispetto agli obiettivi che sostanziano la sua missione. Nella terza abbiamo riportato la testimonianza dei Responsabili dei settori aderenti a Legacoop Servizi circa l’andamento del proprio comparto e le prospettive di sviluppo. Infine, abbiamo voluto concludere il rapporto con un focus sul settore delle cooperative sociali. Tale approfondimento è stato ritenuto indispensabile per la particolare natura del comparto e per le perplessità circa gli scenari futuri che lo attendono. Qui l'obiettivo è stato quello di raccogliere ulteriori informazioni quantitative/qualitative attraverso cui offrire un quadro più esaustivo circa lo stato attuale e le prospettive di questo particolare settore oltre che valutare le attività dell'Associazione quale soggetto responsabile del suo sostegno.
di carattere istituzionale sono da riferirsi all’anno appena trascorso. Stesso ragionamento deve essere fatto per le informazioni delle attività svolte dall’Associazione rispetto agli obiettivi prefissati. Le argomentazioni che analizzano lo stato dell’arte dei settori del comparto, ed in particolare quello delle cooperative sociali, studiano l’evoluzione sul piano della competitività in riferimento al biennio 2009-2010 per evidenziare meglio gli effetti prodotti dalla crisi economica. Viceversa, per ragioni riconducibili ai tempi necessari a reperire le necessarie informazioni, i dati di carattere economico-quantitativo sono riconducibili al biennio 2008-2009.
Nota temporale Nel corso dell’anno 2010 l’Associazione è stata oggetto di significativi cambiamenti della propria struttura organizzativa e di governance. Non è stato possibile non tener conto di tali mutamenti anche nel nostro rapporto. Di conseguenza, i dati in esso raccolti relativi agli aspetti
1.1 Introduzione 1.2 L'assetto organizzativo 1.3 La governance 1.4 Il quadro delle relazioni 1.4.1. Il sistema delle cooperative associate 1.4.1.1 I risultati del sistema 1.4.1.1.1 I risultati economici 1.4.1.1.2 Il valore aggiunto economico e sociale 1.4.1.1.3 Le persone
In Toscana la cooperazione si è oramai affermata come un soggetto economico di particolare rilievo, garantendo, anche in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, un'occasione di lavoro in molti settori e sviluppando imprese che per fatturato, addetti, qualità occupano posizioni di rilievo. In questi ultimi anni sono avvenuti cambiamenti significativi nel panorama cooperativo (primi tra tutti il mutamento dei mercati e del ruolo delle amministrazioni pubbliche) che hanno posto le nostre imprese di fronte alla necessità di dare risposte non solo ai problemi di incremento dell’efficienza ed efficacia organizzativa e del sistema di produzione dei servizi, ma anche di miglioramento della democrazia economica e di valorizzazione della qualità e della partecipazione delle risorse umane. A fronte di trasformazioni tanto importanti, Legacoop Servizi Toscana ha dovuto misurarsi con problematiche del tutto analoghe, connesse all’esercizio coerente delle funzione di tutela, rappresentanza e promozione della realtà cooperativa di impresa dal punto di vista economico e culturale. In quest’ottica è stata pensata la struttura organizzativa e della governance della nostra Associazione che vede porre un accento sulla valorizzazione della presenza e del ruolo attivo delle imprese cooperative a tutti i livelli dell’Organizzazione.
1.2 L'assetto organizzativo
Sulla base delle delibere congressuali del 29 gennaio 2010 (Congresso ANCST Toscana) e del 25-26 febbraio 2010 (Congresso ANCST), sono stati ratificati la nuova denominazione, il nuovo marchio e la nuova sede legale e operativa della nostra Associazione che da ARCST è passata a Legacoop Servizi Toscana - Associazione Regionale delle cooperative dei servizi, delle cooperative sociali e del turismo. Legacoop Servizi Toscana ha sede a Firenze ed è presente nelle dieci province della Toscana dove si avvale dell'articolazione zonale dei CTL Legacoop. L'impianto organizzativo è sostanzialmente strutturato per competenze settoriali. Per ogni settore è individuato un dirigente di riferimento con funzioni di responsabilità e coordinamento. A questi si aggiungono persone con funzioni trasversali a tutti i settori relativi agli ambiti delle politiche fiscali e per il credito, degli strumenti finanziari, della responsabilità sociale, dell'attività di revisione e della formazione.
Al 31.12.2010, in Legacoop Servizi Toscana lavorano 9 unità di cui 8 con contratto di lavoro subordinato e una con contratto di lavoro para-subordinato. L’Associazione ha anche attivato consulenze su specifiche aree di interesse (legale, autotrasporto, comunicazione) e collaborazioni su singoli progetti (rapporto sociale, database). Di seguito alcune specifiche sulla composizione e collocazione del personale interno.
PRESIDENZA Angelo Migliarini
VICEPRESIDENZA Paolo Bongianni
Revisioni Claudio Carrara
Multiservizi, ristorazione, servizi vari Angelo Migliarini Sociale Eleonora Vanni Logistica Giovanni Giuliacci
Politiche PER il Credito Riccardo Vannini SETTORI
ResponsabilitĂ Sociale Eleonora Vanni Politiche Fiscali Giovanni Giuliacci
Turismo, Servizi Culturali Riccardo Vannini
Formazione Amministrazione, gestione servizi e forniture Elisabetta Sarti Comunicazione Maria Luisa Francini
Formazione Obbligatoria Giovanni Giuliacci
Formazione di Settore Eleonora Vanni
Studio e statistiche Marisa Scarola
▌ Numero Lavoratori: 9
▌ Natura Contrattuale ▌ Tempo Indeterminato	▌ Tempo Determinato	▌ Collaboratori
▌ Part-time	▌ Full-time
Composizione dell'organico al 31.12.2010
▌ Scolarizzazione
▌ Età ▌ Età < 25 anni ▌ 25 anni > Età < 40 anni ▌ Età > 40 anni
▌ Elementari/Medie	1 ▌ Diplomati	5 ▌ Laureati	3
▌ Genere ▌ Uomini	5 ▌ Donne	4
Dirigenti Quadri Impiegati Collaboratori Totale
Uomini 3 1 0 1 5
Donne 1 0 3 0 4
Stratificazione organico per genere al 31.12.2010
▌ Funzioni ▌ Dirigenti	▌ Quadri	▌ Impiegati
1.3 La governance
L'articolazione della governance di Legacoop Servizi Toscana Ă¨ determinata dallo statuto adottato dall'Assemblea Congressuale Regionale. Questa rappresenta l'organo deliberante e sovrano della Legacoop Servizi Toscana. Composta dai delegati delle cooperative aderenti all'Associazione elegge il Comitato dei Garanti, il Collegio dei Revisori dei Conti e nomina la Direzione Regionale, che Ă¨ il massimo organismo di governo Regionale. La Direzione Regionale nomina il Consiglio di Presidenza composto, oltre da coloro che ne fanno parte di diritto in forza di quanto sancito dallo statuto, dai presidenti di cooperativa. Spetta, infine, alla Direzione Regionale la nomina del Presidente e del Vice-Presidente.
Struttura e partecipazione al governo dell'Associazione (dati riferiti al biennio 2008-2009)
Organi Di Governo Assemblea Congressuale â&#x20AC;˘ Collegio dei Revisori â&#x20AC;˘ Comitato dei Garanti Direzione Regionale Presidenza
Composizione 387 membri 3 membri 3 membri 83 membri 11 membri di cui 5 rappresentanti di Legacoop Servizi Toscana e 6 Presidenti di Cooperative
Numero Assemblee Convocate Partecipazione 1 60%
1.4 Il quadro delle relazioni
La mappa delle relazioni rappresenta il quadro degli interlocutori di riferimento di Legacoop Servizi Toscana e, allo stesso tempo, un patrimonio di conoscenze, di capacitĂ , di relazionalitĂ fondamentali per la realizzazione degli obiettivi e dell'azione dell'Associazione. Tra i principali interlocutori spiccano le cooperative aderenti all'Associazione che saranno trattate nel dettaglio nel prossimo paragrafo. Oltre a queste perĂ˛ il lavoro dell'Associazione si concretizza anche attraverso una relazione ed un confronto costante con istituzioni, associazioni, mondo imprenditoriale, insomma l'intera comunitĂ . Nei due grafici che seguono sono rappresentati il quadro delle relazioni rispetto ai principali interlocutori istituzionali e quello della rappresentanza all'interno del sistema Legacoop.
Enti istituzioni Amministrazioni Pubbliche Aziende Pubbliche Organismi di settore Organizzazioni sindacali Altre organizzazioni di categoria Altre organizzazioni della rappresentanza delle cooperative UniversitĂ e Ricerca SocietĂ Civile
Cooperative associate Movimento cooperativo Legacoop Strumenti di sistema Dipendenti e collaboratori LegacoopSociali Legacoopturismo
Direzione Legacoop Regionale
23 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana, 19 presidenti di cooperative, 1 rappresentante del Collegio Sindacale ed 1 rappresentante del Comitato dei Garanti
Presidenza Legacoop Regionale
4 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana e 2 presidenti di cooperative
Direzione Legacoop Nazionale
5 rappresentanti: di cui il Presidente di Legacoop Servizi Toscana e 4 presidenti di cooperative
Direzione Legacoop Servizi Nazionale
14 rappresentanti: di cui 4 di Legacoop Servizi Toscana, 9 presidenti di cooperative, 1 rappresentante del Collegio Sindacale
Presidenza Legacoop Servizi Nazionale
2 rappresentanti: di cui il Presidente di Legacoop Servizi Toscana e 1 presidente di cooperativa
Esecutivo Presidenza Legacoop Servizi Nazionale 1 rappresentante: 1 Presidente di Legacoop Servizi Toscana Direzione LegacoopSociali Nazionale Presidenza LegacoopSociali Nazionale Legacoopturismo Nazionale
12 rappresentanti: di cui 2 di Legacoop Servizi Toscana, 8 presidenti di cooperative, 1 rappresentante del Collegio Sindacale e 1 rappresentante del Comitato dei Garanti 1 rappresentante: Responsabile del Settore Sociale 1 rappresentante: Responsabile del Settore Turismo, Servizi Culturali
Il sistema delle rappresentanze di Legacoop Servizi Toscana nel sistema Legacoop
1.4.1 Il sistema delle cooperative associate
Come già argomentato, nel quadro delle relazioni di Legacoop Servizi Toscana le cooperative associate costituiscono il principale interlocutore dell'Associazione. Nel complesso Legacoop Servizi Toscana rappresenta circa 400 cooperative in cui lavorano più di 24 mila addetti: trattasi di un sistema articolato e diversificato di imprese che, seppur ascrivibili tutte all'ambito dell'erogazione dei servizi, operano in settori assai differenziati. Nei confronti delle proprie associate Legacoop Servizi Toscana, oltre a mantenere specializzazioni settoriali a garanzia di competenza e rappresentatività specifiche, è attiva in aree trasversali a tutti i settori: ricerca, innovazione, formazione, filiere e “catena di valore”. Inoltre è trasversale ai settori l'impegno dell'Associazione sugli aspetti etici e i valori fondanti la cooperazione, che costituiscono la cultura dell'impresa cooperativa calata nelle esigenze delle sfide attuali e future.
Settori Sociale Multiservizi Ristorazione Servizi vari Logistica-Trasporto Turismo, Servizi culturali Totale
Numero 162 15 6 90 78 31 382
% 42,41% 3,93% 1,57% 23,56% 20,42% 8,12% 100%
Turismo, Servizi culturali
consistenza e incidenza
Logistica-Trasporto
sul totale (dati riferiti al 31.12.2009)
1.4.1.1 I risultati del sistema
Siamo convinti che il benessere di una impresa cooperativa non può esser definito solo sulla base di indicatori di performance economica ma deve tener presente altre dimensioni legate alla speciale natura di questa istituzione ed, in particolare, ai principi che ne reggono le fondamenta storiche. Sulla base di ciò quest'anno abbiamo deciso di offrire una analisi dei risultati sotto una duplice chiave di lettura: •	economico-patrimoniale; •	sociale. I risultati del primo gruppo sono riportati nel prossimo paragrafo, dove sono messi a confronto i dati registrati nel 2009 rispetto a quelli del 2008. In alcuni casi l'analisi degli scarti offre importanti spunti di riflessione sulla ricerca delle relative cause e sulla loro associazione ad
aspetti di carattere endogeno o esogeno. I risultati del secondo gruppo sono invece riportati nei paragrafi successivi. Nel secondo paragrafo è rilevato, in riferimento all'esercizio 2009, un nuovo indice di ricchezza prodotto (Valore Aggiunto Economico Sociale - VAES) che tiene conto dei costi associati ai fattori produttivi interni all'azienda. L'individuazione della parte di questa ricchezza destinata a remunerare i soci per i propri conferimenti offre un'informazione cruciale ai fini dell'attestazione della prevalenza mutualistica. Nel terzo paragrafo ripresentiamo l'andamento dei risultati legati al personale, in riferimento al biennio 2008-2009, permettendo così di fornire una misura della capacità del sistema cooperativo di garantire l'intergenerazionalità delle proprie risorse in termini di capitale umano.
1.4.1.1.1 I risultati economici
L'analisi aggregata delle performance del sistema evidenzia un andamento degli indicatori alquanto differenziato. Dal punto di vista della consistenza numerica, le imprese aderenti a Legacoop Servizi Toscana si sono ridotte di 11 unità passando dalle 393 del 2008 alle 382 del 2009. Partendo da questo dato il comparto registra una crescita del patrimonio, delle immobilizzazioni materiali, e una riduzione del prestito sociale. Crescono an-
Prospetto Servizi Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
che i crediti verso i clienti, a fronte, però, di un aumento più significativo dei debiti verso le banche. Si riduce, invece, il fatturato, contestualmente ad un aumento del costo del lavoro. Infine risalta in maniera significativa il dato sul risultato d'esercizio che registra una importante flessione negativa (circa 6,5 Milioni di euro) riconducibile soprattutto ai risultati relativi dei settori Multiservizi e Logistica e Autotrasporti.
2009 382 € 199.198.639,00 € 351.077.018,00 € 176.053.862,00 € 64.494.363,00 € 124.928.934,00 € 181.243.708,00 € 6.188.343,00 € 936.039.504,00 € 487.401.193,00 € -4.986.561,00
2008 393 € 188.552.235,00 € 337.685.121,00 € 171.964.798,00 € 57.065.287,00 € 122.501.948,00 € 164.401.200,00 € 6.353.910,00 € 952.047.050,00 € 481.385.123,00 € 1.452.788,00
Scarto -2,80% 5,65% 3,97% 2,38% 13,02% 1,98% 10,24% -2,61% -1,68% 1,25% -443,24%
Indicatori economicopatrimoniali a livello aggregato e loro variazione
Dalla estrapolazione del dato sull'incidenza percentuale dei settori rispetto al fatturato aggregato emerge che i settori Sociale e Logistica e Trasporti incidono, insieme, per piĂš del 60% sul fatturato generale.
Valore Fatturato â&#x201A;Ź 303.255.266,00 126.729.376,00 108.759.915,00 82.013.804,00 303.005.709,00 12.275.434,00 936.039.504,00
Settori Sociale Multiservizi Ristorazione Servizi vari Logistica-Trasporto Turismo, Servizi culturali Totale Incidenza
% 32,40% 13,54% 11,62% 8,76% 32,37% 1,31% 100%
percentuale dei settori rispetto al fatturato
Il risultato cambia se lo stesso dato viene misurato rispetto alla consistenza numerica di ciascun settore. In questo caso, Ristorazione e Multiservizi sono i settori che incidono maggiormente sul fatturato generale (per più del 75%). Il settore Sociale va ad incidere solo per il 5,56%. Dai dati che emergono dal grafico si evince che, in termini di volume di affari, il settore dei servizi nel
suo insieme è strettamente correlato all'andamento di alcune imprese che operano nei settori Multiservizi e Ristorazione. Per molte di queste la decisione di intraprendere processi di sviluppo per vie dimensionali è giunta più per necessità che per scelta, al fine di garantire standard di competitività adeguati ad un mercato sempre più globalizzato.
Num. 162 15 6 90 78 31 382
Valore Fatturato € 303.255.266,00 126.729.376,00 108.759.915,00 82.013.804,00 303.005.709,00 12.275.434,00 936.039.504,00
% ponderato 5,56% 25,12% 53,89% 2,71% 11,55% 1,18% 100% Incidenza
percentuale ponderata
dei settori rispetto
al fatturato aggregato
SOCIALE Il settore include in sĂŠ tipologie di imprese di diversa natura (cooperative sociali di tipo A, di tipo B e Consorzi) i cui contributi rispetto al dato aggregato saranno esaminati nel focus in appendice al presente rapporto. A livello associato i dati mostrano una leggera flessione della consistenza numerica. I risultati che riguardano lo stato patrimoniale mostrano tutti una crescita rispetto all'esercizio precedente. Fa eccezione il dato relativo al prestito sociale che evidenzia un sensibile calo (circa 230 Mila euro). Buone notizie invece sul piano economico: crescono fatturato e risultato d'esercizio (circa 770 Mila euro). Va precisato che questi dati devono essere letti non tanto come conseguenza di un miglioramento generale del comparto quanto della ripresa economica di alcune entitĂ specifiche, sul piano dimensionale tra le piĂš significative del comparto.
Prospetto Sociale Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 162 € 41.834.832,00 € 135.118.382,00 € 45.854.916,00 € 19.089.816,00 € 27.533.120,00 € 56.539.964,00 € 317.520,00 € 303.255.266,00 € 186.011.486,00 € 1.772.508,00
2008 164 € 34.824.805,00 € 121.375.152,00 € 41.646.219,00 € 17.541.846,00 € 25.731.747,00 € 50.967.679,00 € 552.279,00 € 273.976.480,00 € 170.764.008,00 € 1.007.365,00
Scarto -1,22% 20,13% 11,32% 10,11% 8,82% 7% 10,93% -42,51% 10,69% 8,93% 75,95%
Indicatori economicopatrimoniali e loro variazione
Multiservizi Dal punto di vista della consistenza numerica, il settore registra una riduzione di 4 unitĂ rispetto al 2008. Si riducono il patrimonio netto e le immobilizzazioni materiali mentre aumenta il prestito sociale. Da evidenziare la crescita dei crediti verso clienti e dei debiti verso le banche (per entrambe di circa 11 Milioni di euro). Aumenta il fatturato ma anche il costo del lavoro. Si riduce, invece, in maniera significativa il risultato d'esercizio (circa 1 Milione di euro). Il dato che ovviamente influisce in maniera importante sul risultato aggregato Ă¨ soprattutto riconducibile alla flessione registrata, in particolare, da due aziende del settore.
Prospetto Multiservizi Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 15 € 17.455.019,00 € 75.067.895,00 € 20.496.364,00 € 5.851.739,00 € 15.814.705,00 € 52.766.364,00 € 2.085.684,00 € 126.729.376,00 € 85.772.237,00 -€ 1.008.867,00
2008 19 € 18.414.577,00 € 64.188.455,00 € 20.798.207,00 € 5.072.639,00 € 16.086.949,00 € 41.418.330,00 € 1.789.464,00 € 124.460.387,00 € 79.996.464,00 -€ 24.618,00
Scarto -21,05% -5,21% 16,95% -1,45% 15,36% -1,69% 27,40% 16,55% 1,82% 7,22% -3998,09%
ristorazione Dal punto di vista della consistenza numerica, il settore rimane invariato rispetto al 2008. In linea generale, i dati sul patrimonio registrano una crescita. In particolare aumenta il prestito sociale (circa 200 Mila euro), mentre i crediti verso i clienti mostrano una leggera flessione a fronte di un aumento dei debiti verso le banche. Rallenta il fatturato mentre il costo del lavoro rimane quasi invariato. Si riduce, anche per questo settore, il dato sul risultato d'esercizio che rimane tuttavia positivo. In questo settore i dati risultano non omogenei in quanto, di una cooperativa che opera in Toscana ma non vi ha sede, sono riportati solo fatturato, soci e adetti.
Prospetto Ristorazione Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 6 € 7.309.607,00 € 20.778.123,00 € 13.961.361,00 € 2.365.428,00 € 10.144.691,00 € 4.517.502,00 € 719.757,00 € 108.759.915,00 € 26.750.228,00 € 1.451.242,00
2008 6 € 7.270.770,00 € 21.068.616,00 € 13.052.680,00 € 2.340.984,00 € 9.074.498,00 € 4.337.651,00 € 515.597,00 € 109.988.181,00 € 26.697.755,00 € 1.637.198,00
Scarto 0% 0,53% -1,38% 6,96% 1,04% 11,79% 4,15% 39,60% -1,12% 0,20% -11,36%
Servizi vari In controtendenza rispetto agli altri settori, la consistenza numerica del comparto registra una crescita rispetto al 2008. Il dato Ă¨ in linea con l'andamento di alcuni indici patrimoniali. Aumentano le immobilizzazioni materiali e il patrimonio netto. In riferimento a quest'ultimo va sottolineato l'aumento della quota destinata a capitale sociale (circa 2,9 Milioni di euro). Si riducono invece il prestito sociale, i crediti verso clienti e i debiti verso le banche. Tutti gli indici economici registrano invece una flessione. Anche in questo settore risalta l'importante riduzione del risultato d'esercizio (circa 2,4 Milioni di euro) che da segno positivo passa a segno negativo.
Prospetto Servizi vari Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 90 € 28.795.555,00 € 26.067.718,00 € 19.778.077,00 € 6.941.625,00 € 14.129.653,00 € 8.216.094,00 € 2.130.222,00 € 82.013.804,00 € 40.879.868,00 -€ 48.174,00
2008 87 € 24.146.659,00 € 29.913.078,00 € 16.416.346,00 € 4.078.795,00 € 11.533.028,00 € 10.911.492,00 € 2.352.327,00 € 85.266.280,00 € 41.828.742,00 € 2.260.291,00
Scarto 3,45% 19,25% -12,86% 20,48% 70,19% 22,51% -24,70% -9,44% -3,81% -2,27% -102,13%
Logistica e Autotrasporti Rispetto al 2008 il settore registra una flessione in quasi tutti gli indici. Si riduce la consistenza del comparto di 5 unitĂ , diminuiscono immobilizzazioni materiali, patrimonio netto e prestito sociale. Si riducono anche i crediti verso i clienti mentre aumentano i debiti verso le banche. L'andamento negativo viene mantenuto anche nei risultati di tipo economico: alla riduzione del fatturato (circa 40 Milioni di euro) risponde il calo del costo del lavoro (circa 13,5 Milioni di euro). Si registra infine un'importante riduzione del risultato d'esercizio (circa 3,7 milioni di euro). Anche in questo caso, il dato influisce sul risultato aggregato ed Ă¨ da ricondurre soprattutto alla flessione registrata, in particolare, da due aziende del settore.
Prospetto Logistica e Autotrasporti Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 78 € 94.253.705,00 € 91.836.778,00 € 71.548.183,00 € 29.031.805,00 € 53.445.568,00 € 56.260.211,00 € 885.080,00 € 303.005.709,00 € 143.828.230,00 -€ 6.816.730,00
2008 83 € 94.948.374,00 € 97.910.512,00 € 75.318.617,00 € 26.779.307,00 € 55.959.704,00 € 53.100.069,00 € 1.080.867,00 € 343.321.644,00 € 157.353.088,00 -€ 3.162.579,00
Scarto -6,02% -0,73% -6,20% -5,01% 8,41% -4,49% 5,95% -18,11% -11,74% -8,60% -115,54%
Turismo, Servizi culturali Rispetto al 2008 il settore registra una flessione in quasi tutti gli indici. Fa eccezione l'aumento delle immobilizzazioni immateriali. Si riducono considerevolmente i crediti verso i clienti (circa 1 Milione di euro) e, contestualmente, anche i debiti verso le banche (circa 700 Mila euro). Diminuisce il patrimonio netto e il prestito sociale. Si riduce anche il fatturato, insieme al costo del lavoro. Il risultato di esercizio si attesta ancora su valori con segno negativo.
Prospetto Turismo, Servizi culturali Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
2009 31 € 9.549.921,00 € 2.208.122,00 € 4.414.961,00 € 1.213.950,00 € 3.861.197,00 € 2.943.573,00 € 50.080,00 € 12.275.434,00 € 4.159.144,00 -€ 336.540,00
2008 34 € 8.947.050,00 € 3.229.308,00 € 4.732.729,00 € 1.251.716,00 € 4.116.022,00 € 3.665.979,00 € 63.376,00 € 15.034.078,00 € 4.745.066,00 -€ 264.869,00
Scarto -8,82% 6,74% -31,62% -6,71% -3,02% -6,19% -19,71% -20,98% -18,35% -12,35% -27,06%
VAES AGGREGATO Distribuzione ▌ Soci (scambio mutualistico) ▌ Lavoro (non soci) ▌ Azienda (utile trattenuto e ammortamenti) ▌ Sistema Creditizio (oneri finanziari) ▌ Comunità (imposte)
A comporre il dato riferito alla distribuzione della ricchezza tra i soci in funzione delle diverse tipologie di scambio, spiccano i conferimenti da lavoro di tipo subor-
Valori € 562.745.960,00
€ 400.119.324,00 € 133.027.482,00 € 9.798.863,00 € 8.474.112,00 € 11.326.179,00
71,10% 23,64% 1,74% 1,51% 2,01%
VAES aggregato e sua distribuzione
dinato e parasubordinato, a dimostrazione che il comparto è composto in maniera prevalente da cooperative di lavoro.
Distribuzione del VAES tra i soci ▌ Conferimenti materie prime ▌ Servizi ▌ Lavoro Totale soci
Valori € 314.029,00 € 48.499.754,00 € 351.305.541,00 € 400.119.324,00
% 0,08% 12,12% 87,80% 100%
Distribuzione della ricchezza tra i soci
La misurazione dell'incidenza percentuale dei settori sul valore aggiunto economico e sociale aggregato rileva che il settore della Cooperazione Sociale contribuisce più del 40% del valore totale (solo la cooperazione sociale di tipo A genera ricchezza per un valore di circa il 30% di quella totale). Seguono il settore della Logistica-Trasporti (quasi il 30%) e del Multiservizi (più del 16%).
Percentuale di incidenza
Valori € 229.170.483,00 € 90.598.394,00 € 28.004.865,00 € 42.327.978,00 € 167.039.048,00 € 5.605.187,00 € 562.745.960,00
settoriale su VAES aggregato
Turismo, Servizi culturali Sociale Logistica-Trasporto
Servizi vari Ristorazione
% 40,72% 16,10% 4,98% 7,52% 29,68% 1% 100%
Lo stesso dato misurato rispetto alla consistenza numerica di ciascun settore mostra un panorama differente dove Multiservizi e Ristorazione incidono, insieme, per più del 70%, mentre il Sociale contribuisce al valore aggregato solo per il 9,48%. Così come già argomentato in sede economica anche in questo caso è possibile affermare quanto
l'elemento dimensionale (riconducibile anche in questo caso a casi specifici, operanti prevalentemente nei settori Multiservizi e Ristorazione) incida anche sulla capacità del settore di produrre ricchezza e redistribuirla tra i suoi principali portatori di interesse.
% Ponderata 9,48% 40,50% 31,29% 3,15% 14,36% 1,21% 100%
Percentuale di incidenza settoriale ponderata
su VAES aggregato
Sociale Logistica-Trasporto Servizi vari
1.4.1.1.3 Le persone
I soci Nel 2009 i soci delle cooperative aderenti a Legacoop Servizi Toscana sono 23.688; il dato evidenzia un incremento di 153 unitĂ in piĂš rispetto al 2008. Del totale dei soci ordinari le persone giuridiche rappresentano circa il Tipologia di socio Persone giuridiche Persone fisiche Totale Soci Ordinari
della compagine sociale e suo andamento
2009 2008 2009 2008 Persone fisiche
2009 3.104 20.584 23.688
13% del totale, dato in crescita di 447 unitĂ rispetto al 2008, mentre le persone fisiche incidono per l'84% sul totale soci.
% 13,10% 86,90% 100%
2008 2.657 20.896 23.553
% 11,28% 88,72% 100%
Scarto 16,82% -1,49% 0,57%
La maggior parte di queste sono soci lavoratori (circa il 78%). Da sottolineare che la componente volontaria, seppur in leggera crescita rispetto al 2008, incide solo per il 2% sul totale. Tipologia di socio Soci lavoratori Soci volontari Altri soci Totale Soci Persone fisiche
2009 16.059 407 4.118 20.584
% 78,02% 1,98% 20,01% 100%
2008 16.115 390 4.391 20.896
% 77,12% 1,87% 21,01% 100%
Scarto -0,35% 4,36% -6,22% -1,49%
Soci lavoratori Struttura
e suo andamento
2009 2008 Altri soci 2009 2008
L'analisi dell'incidenza settoriale sul totale dei soci mette in evidenza il settore Sociale che pesa sul valore aggregato per il 30% e rimane in tenuta rispetto al 2008. Seguono il settore Servizi Vari (28%) e Logistica-Trasporti (21,05%): il primo registra un leggero aumento della propria compa-
gine sociale mentre il secondo una leggerissima flessione. Infine, sebbene incida in maniera marginale sul risultato globale, va segnalato l'importante calo dei soci del settore turistico (-32%).
Turismo, Servizi culturali 1,34% Logistica-Trasporto 21,05% Sociale 30,20% Incidenza percentuale settoriale sulla compagine sociale aggregata
Servizi vari 28%
Multiservizi 10,41% Ristorazione 9%
2009 7.154 2.466 2.131 6.633 4.986 318 23.688
2008 7.206 2.395 2.059 6.344 5.081 468 23.553
Scarto -0,72% 2,96% 3,50% 4,56% -1,87% -32,05% 0,57%
Andamento della compagine sociale per settori
Il LAVORO I dati che emergono dall’analisi del 2009 testimoniano che nelle imprese cooperative aderenti a Legacoop Servizi Toscana lavorano oltre 24.223 persone, dimostrando una sostanziale tenuta rispetto al 2008. Gli addetti complessivi, infatti, risultano in leggerissimo calo a causa della riduzione dei soci lavoratori, mentre il numero dei dipendenti non soci rimane praticamente invariato. Questo dato, se confrontato con la riduzione
Tipologia addetti Soci lavoratori Dipendenti Totale addetti
2009 16.059 8.164 24.223
2008 16.115 8.163 24.278
Scarto -0,35% 0,01% -0,23%
del lavoro e suo andamento
del fatturato registratasi nel biennio, dimostra la capacità del sistema cooperativo di reggere, in termini di occupazione, all'impatto con fenomeni di crisi economica, garantendo la funzione intergenerazionale dell'impresa cooperativa. È tuttavia realistico che di altro tenore potranno essere i dati dei prossimi esercizi, sui quali maggiormente peseranno gli effetti della crisi.
2009 2008 2009 2008 Dipendenti
Significativo il dato sull'incidenza settoriale sul totale degli addetti. Più del 40% lavorano nel settore Sociale, evidenziando un incremento di 185 unità rispetto al 2008. Seguono i settori della Logistica-Trasporto, del
MultiServizi e della Ristorazione. Di queste l'unica a registrare una variazione positiva rispetto al 2008 è il settore Multiservizi, che ha visto aumentare i propri addetti di 332 unità. Tutti gli altri invece rilevano una leg-
gera flessione occupazionale. Tale flessione si accentua nei settori Servizi Vari, Turismo e Servizi culturali che, nonostante contribuiscano in maniera marginale all'oc-
cupazione totale, registrano un importante decremento percentuale del proprio organico lavorativo.
Turismo, Servizi culturali 0,94% Logistica-Trasporto 21,63% Sociale 42,51%
Servizi vari 5,74%
settoriale su totale addetti
Ristorazione 10,35%
Multiservizi 18,83%
2009 10.296 4.562 2.508 1.391 5.239 227 24.223
2008 10.111 4.230 2.548 1.771 5.332 286 24.278
Scarto 1,83% 7,85% -1,57% -21,46% -1,74% -20,63% -0,23%
Andamento temporale del lavoro per settori
2.1 IdentitĂ , valori e missione 2.2 Obiettivi da raggiungere 2.3 AttivitĂ svolte e risultati raggiunti
2.1 Identità, valori, missione
I caratteri costitutivi l'identità di Legacoop Servizi Toscana sono contenuti nel suo statuto. I primi tre articoli del predetto documento definiscono in maniera chiara ed efficace importanti elementi di distinzione dell'Associazione. Primo elemento è l'autonomia istituzionale. L'articolo 2 dello Statuto stabilisce infatti che “l'Associazione agisce in piena autonomia da ogni forza politica e di governo”. L'esclusione da qualsiasi attività di tipo economico è il secondo elemento costitutivo dell'identità di Legacoop Servizi Toscana. L'articolo 3 dello Statuto afferma: “Legacoop Servizi Toscana non può svolgere attività economica. La capacità della Legacoop Servizi Toscana deve intendersi limitata alle specifiche funzioni ad essa assegnate dal presente statuto o dallo statuto della L.N.C.M., con l'esclusione di ogni atto o attività di natura economica e di ogni prestazione di garanzia, anche a favore di cooperative aderenti. Gli atti eccedenti i limiti predetti sono nulli". Ma più di tutto l'identità di Legacoop Servizi Toscana trova la propria definizione nei valori sanciti dalla Dichiarazione internazionale di identità cooperativa della Alleanza Cooperativa Internazionale, secondo la quale “Le cooperative si fondano sui valori dell'autosufficienza (il far da sé), dell'autoresponsabilità, della democrazia, dell'uguaglianza, dell'equità e della solidarietà […], dell'onestà, della
trasparenza, della responsabilità sociale e dell'attenzione verso gli altri”. Legacoop Servizi Toscana ha voluto riprendere i temi sopra citati e declinarli in tre concetti base: •	Democrazia. I soci partecipano attivamente alle scelte e agli indirizzi della cooperativa. Qualunque sia la quota di capitale posseduta, in assemblea ogni socio dispone di un solo voto (una testa un voto). Elementi fondamentali perché questo ruolo possa essere effettivamente esercitato sono la trasparenza/leggibilità dell'organizzazione e l'informazione; •	Solidarietà (intra e inter-generazionale, intra e inter-cooperativa). La cooperativa, anche in virtù di un patrimonio basato su riserve indivisibili fra soci, è destinata a conservarsi nel tempo, da una generazione all'altra. Il principio della mutualità è fondamentale fra i soci, ma esiste una mutualità esterna tipica della forma cooperativa, a cui la Costituzione riconosce una”funzione sociale” che si attua attraverso una presenza qualificata e una relazione significativa nel territorio e con la comunità; •	Equità e Responsabilità Sociale significa garantire pari opportunità e pari trattamento, verificare tale pratica attraverso un approccio multistakeholder e rendicontarla a tutti i portatori di interesse. Sulla base di questi valori Legacoop Servizi Toscana per-
segue la propria mission, impegnandosi ad agire â&#x20AC;&#x153;per la promozione, lo sviluppo, il potenziamento e la difesa della Cooperazione [...], indirizzandola e stimolandola ad adempiere[...] la funzione riconosciutale dalla Costituzione della Repubblica. Legacoop Servizi Toscana rappresenta, assiste, tutela, e coordina gli Enti associati, per favorirne lo sviluppo in moderne ed efficienti impreseâ&#x20AC;? (art. 2 dello Statuto).
2.2 Obiettivi da raggiungere
Legacoop Servizi Toscana, dal punto di vista operativo, sostanzia la propria missione in differenti obiettivi rivolti alle cooperative associate e a tutti gli altri interlocutori con cui si interfaccia. Gli obiettivi verso cui l'Associazione tende la propria azione sono rintracciabili nello Statuto e si articolano nei seguenti punti: Promozione e sviluppo dei principi cooperativi. Prendere tutte quelle iniziative e svolgere tutte quelle attivitĂ che possano essere utili al fine di contribuire allo sviluppo di tutto il movimento cooperativo; compiere tutte quelle attivitĂ che possono contribuire ad attuare concretamente l'autogestione, come effettiva partecipazione democratica dei soci alla gestione delle cooperative e alla vita del movimento cooperativo; d'intesa con Legacoop Regionale, rivendicare tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi per la promozione e sviluppo del movimento cooperativo operante nel settore dei servizi e turismo. Indirizzo politico. Elaborazione e promozione di linee di politica economica attinenti alle attivitĂ degli enti associati. Sostegno. Sollecitare e stabilire rapporti di collaborazione e di collegamento con altre organizzazioni cooperative, sindacali, di settore, professionali, tecniche ed economiche per la realizzazione dei fini comuni. Rappresentanza. Intervenire, in rappresentanza degli
associati, nella stipulazione di patti, contratti, accordi di lavoro con le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed assistere gli associati nella composizione di eventuali vertenze di lavoro; rappresentare gli enti associati, nel loro interesse, in qualsiasi commissione ove occorra la partecipazione di rappresentanti di categoria. Assistenza. Fornire agli enti associati ampia e qualificata assistenza, avvalendosi anche delle altre strutture del movimento cooperativo; raccogliere dati ed informazioni presso gli enti associati, al fine di poter adeguare l'attivitĂ alle loro reali esigenze. Consulenza su specifiche aree (finanziaria, legale, fiscale, del lavoro e delle relazioni industriali). Vigilanza del rispetto dei principi cooperativi anche attraverso la collaborazione attiva con gli organismi Legacoop per l'adempimento delle funzioni di controllo ispettive.
2.3 Attività svolte e risultati raggiunti
Iniziative promosse dall'Associazione nel biennio 2009/2010 Di seguito le iniziative promosse dall'Associazione in questi ultimi due anni: ▌ Domiciliarità fra lavoro sociale e welfare locale Martedì 31 marzo 2009 ▌ L e Cooperative di Inserimento Lavorativo del Territorio Fiorentino Proiezione del film “Si può fare” Lunedì 11 Maggio 2009 ▌ Gestione dei rifiuti e inserimento lavorativo Inclusione e integrazione nei servizi di igiene ambientale e nella gestione del ciclo dei rifiuti. Esperienze e buone prassi delle cooperative sociali di tipo b nelle Province di Arezzo, Siena, Grosseto. Terrafutura – Firenze, Fortezza da Basso - 29-31 maggio 2009 ▌ A ssemblea Congressuale Legacoop Servizi 29 gennaio 2010 ▌ I servizi sono inutili, anzi indispensabili Convegno 12 ottobre 2010 ▌ Servizi all’infanzia tra sostenibilità e prospettive di sviluppo Esperienze e proposte delle cooperative sociali Biennalina "Dire e Fare" - Firenze, Fortezza da Basso - Giovedì 18 novembre 2010
Attività di Formazione La crescita professionale dei soci e dei lavoratori rappresenta un punto di forza per la garanzia di qualità dei servizi e lo sviluppo delle imprese; Legacoop Servizi Toscana, che condivide profondamente tale affermazione, svolge un ruolo importante in questo ambito con l'investimento di risorse significative in servizi qualificati. Al fine di informare e rendere conto dell'attività svolta forniamo un dettaglio dei percorsi formativi promossi a
Aree di interesse Sicurezza Haccp Celiachia Totale
Ore di corso 436 408 24 868
favore delle imprese associate sui temi della sicurezza sui luoghi di lavoro, dell'igiene ambientale e degli alimenti, di alcuni approfondimenti tematici su specifiche aree di interesse. Tenendo presente che i dati presentati nella seguente tabella non tengono conto dei percorsi che sono stati attivati nel corso del precedente anno e che ancora non si sono conclusi. Tali percorsi riguardano prevalentemente i temi della sicurezza ed igiene alimentare.
Partecipanti 285 943 77 1305
Ore partecipanti 6900 7460 616 14976
Periodo di realizzazione Feb 2008 – Dic 2010 Nov 2009 – Dic 2010 Nov 2009 – Dic 2010
Aree di interesse e partecipazione alla formazione (dati riferiti al triennio 2008-2010)
Attività di Vigilanza Nel biennio 2009/2010 l’attività di vigilanza svolta dall’Associazione ha interessato 240 cooperative, di cui 113 sottoposte a revisione biennale e 127 a revisione annuale. Il numero totale dei verbali effettuati nel biennio 20092010 è stato pari a 353.
Strumenti Finanziari Il sistema cooperativo di Legacoop Servizi Toscana, con il suo forte radicamento territoriale e la scelta di reinvestire gli utili realizzati in azienda, al pari della generalità delle cooperative, risente anch’esso inevitabilmente della crisi, ma conserva in molti comparti d’attività una propensione alla crescita che si traduce in un quadro complessivo differenziato. Questa considerazione, alla luce dei risultati 2009, trova conferma nella crescita del patrimonio, delle immobilizzazioni materiali, e nella riduzione del prestito sociale. Crescono invece i crediti verso i clienti, a fronte però di un significativo aumento dei debiti verso le banche. Il 2010 rappresenta, invece, un anno cruciale per le cooperative nel testare le proprie capacità di adattamento, di risposta e di superamento della crisi che ha colpito dapprima i mercati finanziari e successivamente l’economia reale. Le ricadute della nuova regolamentazione (Basilea 3), che introduce regole più stringenti per le banche, determineranno incrementi patrimoniali o riduzione degli impieghi: comunque atteggiamenti più prudenziali nella concessione del credito. Le banche, nella sostanza, dovranno scegliere se indirizzare la liquidità di cui dispongono a finalità speculative per accrescere i propri utili e distribuire congrui dividendi a chi ha sottoscritto gli aumenti di capitale,
oppure se partecipare anch’esse all’assunzione del rischio che il Paese dovrà affrontare per crescere. Nel primo caso, gli effetti sulle imprese potranno prendere la doppia forma di riduzione dell’accesso al credito e d’incremento del costo dei servizi; nel secondo le imprese potranno contare su un attore più prudente (e non è detto che sia un male) nell’affiancarle nei percorsi di crescita. Se questa è la realtà, è evidente che il tema delle risorse finanziarie necessarie a favorire la crescita e la competitività delle cooperative, in una competizione di mercato che si è fatta sempre più globale,e a perseguire adeguatamente la propria missione mutualistica, è uno dei problemi più sentiti dalle cooperative assieme a quelli dell’innovazione e della ricerca, dell’internazionalizzazione e delle risorse umane. Il rischio che si profila quindi è, nel migliore dei casi, una stagnazione del settore e, nel peggiore, una diminuzione dell'offerta di credito. Ma senza credito, si sa, l'economia non cammina, e senza un aumento del credito disponibile certamente non cresce. Il problema microeconomico dell'adeguamento del capitale delle banche diventa così un problema macroeconomico di crescita dell'economia. Fino alla riforma del diritto societario, come è noto, le cooperative si trovavano in una posizione di inferiorità legislativa rispetto alle altre società di capitali. In questo periodo di
difficoltà di accesso al credito, le cooperative hanno continuato a fare ricorso a strumenti finanziari tradizionali e ai prestiti da parte dei soci, utilizzando in misura molto limitata e parziale lo spettro di nuovi strumenti finanziari che la legge 59/92 prima e la riforma del diritto societario poi hanno reso disponibili. In particolare permangono difficoltà ad armonizzare le opportunità offerte dai nuovi strumenti finanziari con il principio della mutualità cooperativa e con la convenienza per gli emittenti, anche per l’eccesso di costi diretti ed indiretti – a conferma dell’inefficienza del mercato finanziario italiano – legati all’emissione di titoli di debito e di rischio.Obiettivo di Legacoop Servizi Toscana è quello di far confluire, nell’ambito della politica di Legacoop Toscana, risorse e fiducia verso quei progetti di cui il sistema della cooperazione ha bisogno per crescere. Una finanza quindi non come strumento di standardizzazione, di spersonalizzazione e di disgregazione, ma come valorizzazione delle identità, dell'interazione solidale tra le imprese e le istituzioni che 'animano' il territorio: una finanza che diventa parte integrante nei processi di sviluppo locale.In questa prospettiva, appare essenziale il processo in corso di riorganizzazione degli strumenti finanziari della Regione ,con particolare riferimento a Fidi Toscana che si deve qualificare anche intorno
ai progetti di sviluppo delle eccellenze e delle reti d’impresa cosi come emergeranno dal PRS. Bisogna destinare una parte di risorse pubbliche al fine di implementare i fondi rischi dei Confidi che hanno concluso o avviato processi di aggregazione e potenziamento. Dal punto di vista generale è importante sottolineare che il contributo pubblico alle attività di concessione di garanzie per agevolare l’accesso al credito delle imprese non rappresenta un’eccezione ma ne costituisce, anzi, la regola. Così è per le società di emanazione diretta delle istituzioni, in Italia e fuori (ne abbiamo un significativo esempio in Fidi Toscana), così è per le attività espressione delle categorie economiche in tutto il territorio nazionale. Il concorso pubblico in questo tipo di attività rappresenta la condizione per praticare alle imprese beneficiarie un prezzo sostenibile per il rilascio della garanzia, senza il quale l’attività del garante diverrebbe di fatto insostenibile stante l’impossibilità di agire sulle leva del pricing, pena l’uscita dal mercato. In proposito occorre sottolineare che il percorso storico di Fidicooptoscana, oggi Cooperfidi Italia, ha costituito un’eccezione nel panorama regionale. I contributi pubblici erogati sono di fatto stati molto modesti e, soprattutto, non hanno mai avuto un carattere sistematico essendo legati a situazioni contingenti sia da parte della Regione
che delle Camere di Commercio. È un quadro che desta molte preoccupazioni poiché nell’ambito della concertazione regionale, relativa alla discussione sul PRS 2011-15, il tema dell’accesso al credito risulta non particolarmente evidenziato. Allo stesso tempo dovrà essere concretamente realizzato il processo di selezione e qualificazione delle risorse annunciati per quanto riguarda il sostegno alle imprese delle risorse europee e altri fondi regionali. La scelta indicata nel bando destinato a gestire i fondi rotativi, riferita alle principali forme societarie presenti in Toscana (industria-artigianato-cooperazione) sembrava una formula convincente, ma alla pronta risposta delle imprese, almeno per quanto riguarda le richieste di investimento delle cooperative, la disponibilità delle risorse finanziarie a disposizione è risultata assai insufficiente. Si tratta, oggi, di passare dall’emergenza all’approntamento di un sistema competitivo in cui tutti i soggetti operanti in campo economico - imprese, banche, confidi - possano trovare nuove politiche industriali con adeguati strumenti di sostegno, che abbiano l’obbiettivo di generare un innalzamento complessivo dell’economia toscana. Anche le strutture finanziarie di Legacoop Toscana (Coopfond. Finpas, Cooperfidi Italia sedeToscana) devono avere la capacità di operare in ottica sistemica, sviluppando una fitta rete di collaborazioni, attraverso una presenza capillare e diver-
sificata sul territorio, che rappresenta un valore aggiunto al servizio delle cooperative per superare questa delicata fase dei mercati mediante un sostegno finanziario adeguato. Più in generale il sistema di Legacoop si avvale di strumenti nazionali già ampiamente conosciuti: Cooperare Sviluppo, CFI, CCFS, Cooperfactor. Da parte delle cooperative tuttavia è necessaria una propensione più spiccata a patrimonializzare ulteriormente le imprese,dove possibile: non solo tramite i risultati aziendali, ma anche attraverso apporti diretti dei soci. Il discorso è valido anche per le piccole realtà, se si considera che il mercato finanziario accrescerà ulteriormente il proprio grado di selettività, privilegiando le strutture supportate da solida fondamenta, ovvero da patrimoni aziendali consistenti in cui sia significativa l’incidenza dei mezzi propri.
3.1 Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi 3.2 Approfondimenti 3.2.1 Il settore Logistica e Trasporti 3.2.2 Il settore Turismo e Servizi culturali
3.1 Il terziario e le sue trasformazioni in tempo di crisi a cura di Angelo Migliarini, Presidente Legacoop Servizi Toscana
La necessità di ammodernare il paese è impegno e priorità costante, l’urgenza di farlo scaturisce da una crisi economico-finanziaria strutturale e pervasiva senza precedenti. Riconoscere le strade che conducano al recupero della competitività, tornare a crescere di una crescita che recuperi occupazione così da salvare la coesione sociale e premiare il lavoro, diventa essenziale per restituire al paese visione progettuale, fiducia e senso del futuro. Il primo tema che tutte le grandi economie hanno davanti è quello di una crescita che tiepidamente torna ma senza occupazione. Gli americani la chiamano jobless recovery, vuol dire che crescita e occupazione non sono più sinonimi. Hanno divorziato. I posti di lavoro persi non verranno recuperati e la ristrutturazione delle imprese, pur virtuosa che sia, taglierà comunque gli addetti. Esibendo, sia pur brevemente, l'anatomia dei livelli occupazionali si può desumere che tra luglio 2008 e luglio 2010 si sono persi 881mila posti di lavoro. Nella prima fase la contrazione è passata attraverso la diminuzione delle assunzioni e delle proroghe. Arginato l’incremento dei licenziamenti dal ricorso alla cassa integrazione, sono stati pesantemente colpiti i lavoratori temporanei. Nella seconda fase, che possiamo datare dalla fine dell’inverno 2008-2009, ad una minore selettività si è accompagnata una maggiore pervasività. Dal manifatturiero alle costru-
zioni, la riduzione dei posti di lavoro si è allargata a macchia d’olio ai diversi segmenti del terziario. I lavoratori più direttamente interessati sono stati i giovani, le donne e gli immigrati. In termini di crescita il sistema Italia sconta problemi che vengono da lontano. Dal ’94 l’Italia cresce con l’1% di PIL in meno rispetto alla media europea. In 16 anni abbiamo perso 540 miliardi di euro di Pil sull’euro zona e 720 miliardi sul G7. La fotografia delle Regioni italiane, scattata dall’Istat pochi giorni fa, è altrettanto impietosa. A fronte di un calo medio del Pil italiano nel 2009 del 5%, il Nord ovest segna un arretramento del 6%, il Nord est perde il 5,6%, il Sud il 4,3% mentre il Centro, col suo 3,9%, resiste grazie ad una maggiore concentrazione dei servizi. Secondo quanto recentemente pubblicato nel “Report sulla competitività 2010-2011 del Word Economic Forum”, l’Italia risulta essere al 48° posto su 139 paesi. Accennando qualche dettaglio, l’Italia è 92° per quanto concerne il proprio “sistema legale amministrativo”, 101° rispetto al proprio “sistema finanziario”, 118° per “mercato del lavoro” etc… (sempre su 139). Non va meglio alla Toscana che figura nella fascia medio-bassa, sotto alle regioni dell’Italia centro nord orientale che, a loro volta, non primeggiano nel confronto europeo. Considerando contestualmente il declino delle più im-
portanti filiere industriali, la riduzione del reddito delle famiglie (lo studio Ires-Cgil parla di una perdita cumulata di potere d’acquisto dei salari lordi di 5.453 euro in 10 anni: il rapporto Coop 2010 ha stimato una riduzione dei consumi procapite degli italiani nel biennio 2007-’09 per oltre 600 euro all’anno), un debito pubblico prossimo al 120%, precisamente del 118,2% e sotto tiro da parte della Commissione europea la quale, il 29 Settembre scorso, ha formulato una proposta di rientro che per essere soddisfatta avrebbe bisogno di un avanzo primario del 5% sul Pil, quando le stime del Governo si fermano al 2%. La richiesta pesa per 50 miliardi l’anno nei prossimi 10 anni (c’è da capirli: il patto prevede un limite del 60%), ebbene, non ce la sentiamo di dormire sonni tranquilli. Dopo aver esaminato, per sommi capi, questo scenario economico, ripartire dal manifatturiero è legittimo e comprensibile, ostinarsi solo sul manifatturiero è altrettanto comprensibile ma meno condivisibile, soprattutto se incoraggia una percezione “riduzionistica” e non “olistica”, vale a dire integrata, dell’economia (mi riferisco alle proposte e alle visioni confindustriali di tutto quest’ultimo periodo). È provato: la sommatoria funzionale dei segmenti economici è sempre maggiore o, in ogni caso, differente dalle singole prestazioni. Quanto incidono terziario e servizi sulla competitività di sistema? Quanto sulla stessa competitività industriale? Sulla capacità di recuperare il gap di 30 punti percentuali di costo del lavoro per unità di prodotto accumulati in 10 anni tra noi e la Germania? Oppure sul recupero di 13 punti percentuali di tasso di occupazione sempre accumulati sui tassi tedeschi? La competitività è sempre “olistica” essendo riferita al
sistema, non per nulla le periodiche graduatorie sulla competitività elaborate dagli organismi internazionali, misurano la complessità integrata delle performance. E proprio sulla competitività di sistema insistono i servizi che hanno una origine di carattere comunitario, i cosiddetti servizi di base, pubblicistici (indipendentemente dal gestore che in alcuni casi può essere privato). Tra questi i costi dell’energia, in Italia estremamente elevati (negli ultimi 10 anni il gas è aumentato del 50% la luce del 70%), i costi della burocrazia (Giovanni Floris nel saggio “Zona retrocessione” uscito l’8 di Ottobre, pochi giorni fa, ricorda che negli Stati Uniti per avviare un’impresa sono necessari 170 dollari e 4 giorni, mentre in Italia occorrono mediamente 5 mila euro e 62 giorni di procedure e attese). E ancora, l’efficienza della macchina giudiziaria (in Italia perennemente in emergenza di fronte ad un sovraccarico di contenziosi che non riesce mai a smaltire), il costo della conflittualità fra le imprese (l'Italia in questo eccelle: il 55,4% di controversie nelle aziende da 10 a 200 addetti (fonte Censis 2010), l’efficienza della pubblica amministrazione considerata inefficiente dal 64,2% degli italiani, mentre il 72% considera insufficienti e di bassa qualità i servizi alle imprese: logistica e aree attrezzate, smaltimento dei rifiuti e trasporto pubblico (fonte Censis 2010). I costi legati al movimento di merci e uomini (il nostro sistema stradale è tra i peggiori e più costosi d’Europa. In Spagna tra il 2000/2005 sono entrati in esercizio 2.300 chilometri di autostrade, in Italia, nello stesso lasso di tempo, ne abbiamo più volte inaugurati 64. In tutta Italia ci sono 230 chilometri di rete metropolitana; nella sola Londra 408) e al movimento delle idee (quando investiremo sulla “banda larga”?). Sui costi dell’inefficienza dei
servizi finanziari abbiamo detto. Stenderei, poi, un velo pietoso sui costi legati ad un contesto ambientale caratterizzato dall’accentuata presenza di illegalità e corruzione che costringe (soprattutto, ma non esclusivamente, nel Sud) le imprese ad accollarsi costi aggiuntivi per la propria sicurezza, ne modifica le scelte di mercato, penalizza gli investimenti di attrazione e disincentiva la voglia stessa di fare impresa. Sulla competitività e sull’attrattività d’area e di sistema incidono, nondimeno, i fattori legati alla coesione sociale, alla solidità del tessuto sociale. Purtroppo la crisi rischia di rinfocolare l’alternativa tra risorse destinate alle politiche di Welfare e risorse per lo sviluppo. Il Welfare, ricordiamolo, è uno dei fattori decisivi dello sviluppo e della competitività, se dello sviluppo possediamo una visione non frammentata tra i suoi aspetti economici, sociali, ambientali, fiduciari e di crescita del capitale umano. Peraltro le risorse impiegate nel Welfare rappresentano anche elementi di equità economica soprattutto se rapportate al cosiddetto “Fattore D”, intendendo con questo il lavoro delle donne che certo non potrebbe svilupparsi in assenza di un diffuso sistema dei servizi (i dati sull’occupazione femminile, rivelati dall’Istat il 1 Ottobre scorso, ci informano che una donna su due non ha lavoro e non lo cerca più, mentre il rapporto coop 2010 evidenzia che lo spostamento del 10% dei redditi dagli uomini alle donne farebbe aumentare i consumi di circa 7 miliardi di euro all’anno). Anche gli elementi che determinano la cosiddetta “competitività di prodotto” confermano l’articolazione della nostra riflessione. Insieme ai “servizi di base o di comunità” sul prodotto incidono tutti quei servizi che seguono dinamiche di mercato. In epoche passate le fasi della pro-
duzione materiale rappresentavano la maggior quota del valore aggiunto prodotto e la trasformazione assumeva un ruolo centrale; oggi queste fasi vanno riducendo la loro importanza a favore di quelle più immateriali. Si è dunque passati da una visione dei servizi come residuo nella funzione di produzione, ai più recenti modelli di crescita che vedono i servizi, il capitale umano e lo stato delle conoscenze come fattori endogeni fondamentali per spiegare la competitività produttiva di un’impresa, lo sviluppo di un’area, di una Regione, persino quella di un Paese. Mi riferisco a quei servizi, definiti parte integrante dell’economia della conoscenza, capaci di influire (e in Toscana il bisogno è di tutta evidenza) su un modesto tasso di produttività, sull’ottimizzazione dei fattori aziendali, sui processi di produzione, persino sulla creazione di nuove industrie (le biotecnologie, le nanotecnologie etc…). Mi riferisco agli input “intangibili” – rispetto al capitale fisico e al lavoro – che hanno come riferimento il tema dell’innovazione e quindi dell’istruzione, dell’addestramento, della formazione e della ricerca che rappresentano i fattori più rilevanti per spiegare la performance di imprese e nazioni. L’OCSE produce un indicatore, in termini di quota del Pil, sugli investimenti in conoscenza. Dal 1997 al 2004 tutti i paesi che sono stati considerati hanno disposto una crescita di risorse dedicate. Il valore più alto è stato quello degli Stati Uniti, pari al 6,5%, quello più basso è stato quello italiano, solo 2,4%. Attraverso l’economia dei servizi di conoscenza si rafforzano i legami con un settore manifatturiero che presenta elementi di sorprendente discontinuità e di grande instabilità rispetto al recente passato. Uno di questi elementi ha a che fare con un livello di personalizzazione e con
una velocità d’invecchiamento dei prodotti assolutamente impensabile fino a qualche anno fa. Fino a 10-20 anni fa la longevità di un prodotto era di 10-15 anni. Oggi, un prodotto, ha una vita di pochi mesi, poi va cambiato. Nello stesso lasso di tempo anche il prezzo può variare del 20-30-40% e il periodo di ammortamento di tutti gli investimenti sul prodotto non arriva a 5 anni. Un mercato manifatturiero che si confronta con una evoluzione che ha questi tratti distintivi, deve avere la capacità di agire con rapidità adattandosi al cambiamento. Anche da qui arrivano le richieste insistenti nei confronti di una maggior flessibilità nelle regole del mercato del lavoro (anche se i nostri stipendi sono tra i più bassi del continente), da qui, dico io, nasce l’urgenza di servizi d’eccellenza. Non a caso crescono i servizi Knowledge intensive nel campo delle ICT (informatica, tecnologia e comunicazione), delle professioni e delle consulenze, così come i servizi technology intensive. In mercati rapidi i servizi aiutano la flessibilità, evitano rigidità ed eccessi di standardizzazione. Il terziario pesa, ad oggi, per il 73% del valore aggiunto prodotto in Italia e per 72,81 in Toscana, per il 55% delle imprese attive e per il 67% dell’occupazione (15 milioni e mezzo di lavoratori). Negli ultimi 15 anni mentre l’agricoltura ha perso 468.000 posti di lavoro e l’industria 72.000, il terziario ha creato 3 milioni di nuovi posti di lavoro (+24,2%) facendo alzare il tasso di terziarizzazione dal 60,3% al 66,5% (dati Censis Aprile 2010). All’interno di questi numeri e di queste percentuali Legacoop Servizi Toscana associa e rappresenta 400 cooperative che agiscono, in alcuni casi come aziende leader, nei settori del multiservizi e del global service, della ristorazione e dell’ambiente, della logistica e dei trasporti, del turismo,
della cultura e del tempo libero, dei servizi sociali, delle professioni e dei servizi knowledge intensive. Hanno complessivamente un valore della produzione di 950 milioni di euro e creano lavoro per 25.700 persone. Tra di loro 10.650 persone lavorano nella cooperazione sociale e più di 500 lo fanno avendo svantaggi sociali. Il risultato generale (+ 1,50% sul fatturato e + 4,60% sugli addetti rispetto al 2008) non deve ingannare. Il quadro è differenziato anche all’interno degli stessi comparti e delle stesse aree merceologiche. A fronte di una generalizzata riduzione della redditività, si evidenziano risultati eccellenti a fianco di situazioni francamente drammatiche o preoccupanti (il settore che presenta maggiori difficoltà è quello dell’autotrasportologistica - movimentazione). Ci sarà bisogno di una riflessione nient’affatto emotiva, di uno sguardo poco generico e di una valutazione precisa e articolata. I servizi possiedono una occupazione composta per oltre l’80% da donne, per il 60% da giovani altamente scolarizzati e una presenza diffusa di lavoratori migranti: una occupazione in assoluta controtendenza con gli altri segmenti dell’economia. Questa è la nostra “vocazione”. Eppure continuiamo a percepire un deficit di attenzione verso questo comparto. Confido che nella legge finanziaria della Toscana 2011 e nella futura legge annuale sulla competitività queste nostre riflessioni trovino spazio. La presenza del Presidente Enrico Rossi libera dal formulare previsioni e congetture e ci consente di ascoltare “in medias res” le sue valutazioni. D'altronde i documenti preliminari alla legge di bilancio di previsione per l’anno 2011/2013 e quelli alla finanziaria 2011 presentano misure di rin-
novamento nella macchina amministrativa, negli enti ed agenzie dipendenti, nei soggetti gestori di servizi pubblici, contengono nuovi strumenti per garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi socio-sanitari e, dunque, sembrano raccogliere almeno una parte delle mie considerazioni. Serve un nuovo orientamento culturale per arricchire competitività di sistema e d’impresa. Occorre investire sulla qualità di un terziario più avanzato. Occorre investire sul capitale umano, sui giovani e interrogarci sulla relazione tra eccessiva precarizzazione del lavoro e bassa produttività. Spiega l’economista Fabrizio Onida: “come si fa a migliorare la produttività se si cambia continuamente lavoro? Il capitale umano per essere competitivo deve poter investire su se stesso e noi non glielo stiamo permettendo”. Molte imprese toscane delocalizzano in paesi a sviluppo avanzato (Francia, Germania, Stati Uniti…) e lo fanno non certo per risparmiare sul costo del lavoro ma per essere più vicine ai mercati di sbocco e per giovarsi di un livello più qualificato di servizi. Ciò dimostra che gli attuali servizi alle imprese, localizzati in Toscana, non raggiungono ancora livelli di qualità tali da farne indiscussi elementi di competitività regionale, e, al contempo, che la debolezza del terziario rappresenta un sostanziale elemento di fragilità per l’attrazione degli investimenti dall’estero. I servizi sono inutili solo se percepiti come dequalificati e inefficienti. Sono, al contrario, indispensabili per riguadagnare capacità di competere, sviluppo e occupazione. In un rapporto simbiotico e non conflittuale con l’industria, rappresentano il fulcro della modernizzazione della nostra Regione. Per recuperare risorse da destinare allo sviluppo, alla competizione e alla modernizzazione, Obama ha in pro-
gramma una consistente riforma fiscale che si prefigge di annullare gli sgravi approvati da George Bush nel 20012002 aumentando di 3 punti l’aliquota sui redditi sopra i 250.000 dollari (dal 35 al 38%) e quella sui guadagni di borsa dal 15 al 20%. Spagna, Francia, Germania e Regno Unito vanno verso la stangata sui ricchi. In Italia le scelte sembrano andare in tutt’altra direzione. Invece di investire in sapere, addestramento e ricerca (le statistiche ci raccontano di giovani fra i 18 e i 25 anni che non lavorano né studiano), anziché fare riforme strutturali e ambiziose coinvolgendo, a pari titolo, tutti gli attori in campo, il governo dello sviluppo economico alle prese con 270 miliardi di euro di imponibile evaso e con un’alta tassazione dei fattori produttivi (capitale e lavoro), orfano per 153 giorni del proprio ministro, si è limitato alla manutenzione dei conti pubblici con mezzi e modalità molto discutibili. Potrei fare centinaia di esempi in proposito. Ne scelgo simbolicamente uno, fiorentino, raccogliendo le parole di Antonia Ida Fontana, direttrice della Biblioteca Nazionale di Firenze, istituzione della memoria e dell’identità nazionale, abbandonata, alle soglie del 150° dell’unità nazionale, ad un degrado mortificante che ci offende come cittadini e cooperatori. Legacoop Servizi e le cooperative che vi aderiscono, metterà in atto tutte le azioni possibili di sostegno e solidarietà. Oggi è il giorno delle analisi e non quello delle rivendicazioni ma come non accennare ad una finanziaria che ci spinge in direzione “ostinata e contraria”, ad una manovra che taglia gli investimenti in conoscenza, non tutela il lavoro, colpisce i servizi, la sanità e il sociale. Tagli senza logica e senza nessuna premialità per le Regioni e i Comuni più virtuosi. Il Paese e i cittadini non potranno più conta-
re su una funzione moderatamente anticiclica della spesa pubblica. Mario Draghi valuta a mezzo punto di Pil la caduta del reddito italiano per effetto della manovra Tremonti e Paul Krugman bolla le scelte come inutili, perché deprimono ulteriormente l’economia, e inefficaci, perché la contrazione indiscriminata della spesa pubblica frenerà il gettito fiscale. Cosa accadrà nei nostri prossimi rapporti con la P.A.? Si accentueranno le relazioni conflittuali? Che faranno Regione e comuni per garantire un dignitoso livello dei servizi? Dequalificheranno il lavoro? Incentiveranno nuovi soggetti meno costosi? Ci chiederanno le stesse prestazioni a costi minori? Aumenteranno i ritardi nei pagamenti già oggi insostenibili? E in Toscana, rinunceremo ad essere territorio di buone prassi? Si aggraveranno le “allergie” da “cabina di regia”? Prevarranno le logiche del “si salvi chi può” che si nutrono del conflitto tra norme e comportamenti? Verrà incoraggiato un malinteso senso della competizione tra imprese, come stimolo al ricorso a logiche di ribasso fuori mercato e a basi d’asta che non consentono l’applicazione dei CCNL? (avvertiamo già oggi pericolosi segnali in tal senso). Continueremo a essere testimoni della diffusa impotenza degli Osservatori sulla cooperazione o delle direzioni del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, assolutamente incapaci di porre rimedio ai fenomeni di irregolarità e di illegalità di cui sono pieni i mercati privati? Ciò che spaventa di più è il diffuso senso di rassegnazione e di fatalità che pervade molti decisori politici. Se queste logiche prevalessero, ci avvieremmo a somigliare ai territori in cerca di legalità, territori lontani da sempre dal profilo della Toscana e la selettività della ripresa non premierà i migliori ma i più destrutturati, precipitando la
nostra Regione verso derive di de-qualificazione, allontanandola da quella competitività di sistema e d’impresa di cui ho parlato fin qui. E ancora. Fino allo scoppio della crisi, le autorità di vigilanza sui mercati finanziari non sono riuscite a vedere o a fermare il micidiale mix di eccesso di leva finanziaria, acrobazie contabili, strumenti derivati e portafogli rigonfi. Esplosa l’infezione si sono rafforzati gli organismi internazionali ed è tutto un fiorire di entità sovranazionali che si affiancheranno a quelli nazionali (Consob, Banca d’Italia, Covip, Isvap e Antitrust tanto per citare quelli italiani) e comunitari (Bce). Dal laissez-faire al rien-ne-va-plus: quanto questo passaggio da una scarsa ad una eccessiva vigilanza (non sottovalutiamo le future conseguenze di Basilea 3) inciderà sulla capacità di erogare credito alle nostre imprese? Il compito che ci viene assegnato presenta una trama complessa, un intreccio confuso fatto di grandi responsabilità, di alta rischiosità ma anche di ampie opportunità per le nostre cooperative. Per coglierle la cooperazione dei servizi dovrà attualizzare la propria filosofia d’impresa sviluppando una nuova concezione del rischio, ri-orientare la propria azione, sviluppare sinergie intersettoriali, tornare a riflettere su strumenti di rete, di filiera, su fusioni e strumenti consortili mirando all’obiettivo di una maggiore competitività, non a malposte questioni dimensionali, diventare protagonista nella costruzione di una industria del terziario ed entrare in connessione con i processi di modernizzazione regionali e nazionali. Per tutti i nostri settori d’intervento possono aprirsi spazi di innovazione e di pensiero. L’Italia, il Paese con la più grande offerta di opere d’arte, paesaggio e cultura è al 28° posto nel mon-
do in una speciale classifica di “competitività” dell’offerta turistica (World economic forum 2009), possiamo dare un contributo determinante ad una moderna cultura dell’accoglienza. Se sapremo promuovere knowledge intensive in forma cooperativa, se pubblico e privato saranno incoraggiati e incentivati, da un lungimirante governo dell’economia, a concentrarsi sempre più sulla propria attività caratteristica esternalizzando attività accessorie e complementari a soggetti specializzati (Facility management), si produrranno efficienze e risparmi, qualità di servizio e nuovo lavoro. Lo sviluppo di una moderna logistica integrata e intermodale (a partire dalla “Piattaforma Europa di Livorno”) che sappia sostenere e promuovere i nuovi processi produttivi industriali, attraverso una ottimizzata gestione dei magazzini, delle fasi di assemblaggio delle merci, dello smistamento e della distribuzione, deve vederci attori pro-attivi, deve poter contare sul nostro contributo di idee. Se poi si superasse il falso conflitto Stato-mercato valorizzando la forma cooperativa e le imprese di comunità, si potrebbe riaprire il tema della gestione delle utilities così come quello di un moderno e aggiornato Welfare di comunità che sappia costruire risposte eque, flessibili e sostenibili alle crescenti e diversificate aspettative di assistenza, nonché quello delle liberalizzazioni nei settori non esposti alla concorrenza (Il rapporto coop 2010 sottolinea e dimostra come l’apertura di questi servizi potrebbe permettere un aumento dei consumi di circa 3.000 euro all’anno per famiglia). Sintesi tra efficienza gestionale e socialità della gestione ci si attende molto dalla forma cooperativa. Il 72% dei soggetti che si occupano di ricerca applicata, il 69% dei medici di base e degli specialisti, il 66% degli avvocati, il
72% degli architetti e dei commercialisti (rilevazione Swg giugno 2010) ritengono molto o abbastanza utile per la propria professione la forma cooperativa. Economisti e imprenditori scoprono tematiche che rappresentano, da sempre, valori e comportamenti che fanno parte del nostro corredo genetico come quello della partecipazione dei lavoratori nelle imprese, il bisogno di una economia più etica che non massimizzi il profitto, il tema di una più accentuata “funzione sociale” dell’impresa o quello di una nuova stagione di imprenditori che cessino di anteporre i propri interessi agli interessi generali. Non dobbiamo permettere a tematiche così rilevanti e così vicine alla nostra mission di tramutarsi nell'inutile e fastidioso rumore di fondo di questa fase di recessione economica e, permettetemi, di imbarbarimento sociale. In questa sfida la grande tradizione cooperativa può e deve dire parole nuove e agire comportamenti coerenti. Ne va della qualità della vita dentro e fuori i mercati dei prossimi anni.
3.2 Approfondimenti
3.2.1 Il settore Logistica e Trasporti a cura di Giovanni Giuliacci, Responsabile settore Logistica e Trasporti
Negli anni il settore è stato interessato da profonde trasformazioni passando da una tipologia di servizi limitati alla distribuzione del prodotto finito (la cosiddetta logistica di distribuzione) con il presidio di specifiche attività di supporto, generalmente legate all'organizzazione dei magazzini e dei trasporti, ad una fase in cui, nell’ottica del soddisfacimento delle esigenze dei clienti, si è andati verso la pianificazione dei flussi delle materie prime, dei prodotti semilavorati e di quelli finiti dal luogo d’origine a quello del consumo. Il processo di globalizzazione in atto ha fatto sì che la logistica assumesse un ruolo sempre più importante a supporto del sistema produttivo, inteso come aggregato di realtà imprenditoriali connesse e complementari, migliorandone l’efficienza produttiva. Il passaggio della logistica, quindi, da una funzione sussidiaria ad un ruolo strategico si è accompagnato in molte aziende ad una propensione a esternalizzare le attività di trasporto e di movimentazione delle merci, affidando a terzi un compito che non rientra nel core business aziendale. Le cooperative hanno seguito questo percorso evolutivo attrezzandosi per rispondere adeguatamente alle richieste del mercato non solo offrendo “servizi logistici” ma ponendosi anche come veri e propri operatori di logistica integrata.
Oggi il comparto della logistica e dei servizi logistici in Toscana è rappresentato nel sistema Legacoop da 78 cooperative con oltre 5.200 addetti, quasi tutti soci lavoratori impiegati con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Le attività comprendono (ma non si limitano certo a queste) l’immagazzinamento, lo stoccaggio, la movimentazione dei materiali, il controllo delle giacenze, il confezionamento, l’evasione degli ordini e i trasporti, fino a proporre i luoghi dove ubicare i depositi e gli stabilimenti. I nuovi scenari competitivi sui mercati nazionali ed internazionali generati dal fenomeno della globalizzazione hanno, da un lato, avuto effetti positivi, spingendo ad una ottimizzazione dei processi produttivi ed eliminando sprechi e inefficienze, dall’altro hanno favorito la nascita di imprese (anche di pseudo cooperative) che, operando nel totale dispregio delle regole, hanno impedito agli operatori seri di accedere a fasce sempre più ampie di mercato. Richiediamo costantemente interventi per arginare un fenomeno che ormai ha assunto dimensioni preoccupanti. Tuttavia, riteniamo che una efficace azione in questo senso passi anche attraverso una seria attività di semplificazione. Il pesante fardello normativo che grava attualmente sul settore, con abbondanza di norme spesso di difficile gestione, nel tentativo di colpire l’abusivismo, non fa che
burocratizzare eccessivamente il sistema, senza peraltro ottenere risultati apprezzabili, producendo viceversa un appesantimento burocratico con ulteriori costi. L’attuale livello medio dimensionale delle nostre cooperative è di 67 addetti, ovviamente con grandi differenze che vanno dalle micro alle macro imprese e punte di eccellenza anche nel panorama nazionale. Un ricavo medio che nel 2009 è calato di quasi l’undici per cento, mentre il costo del lavoro è diminuito soltanto del 5%. Ciò significa: •	un grosso impegno nella stabilizzazione dell’occupazione con basso ricorso ad ammortizzatori sociali (caratteristica quasi esclusiva, in questo periodo, della cooperazione di lavoro); •	una decisa azione per il miglioramento dei processi produttivi ed il contenimento dei costi generali; •	tariffe di mercato sempre più esigue a fronte di servizi sempre più complessi. In questo quadro si inserisce la vicenda del rinnovo contrattuale tra i più onerosi fra quelli sin qui rinnovati ed i cui effetti dovranno essere attentamente monitorati per evitare ricadute che potrebbero mettere in discussione la stessa tenuta delle imprese in un contesto sempre più affollato di competitori scorretti. Se osserviamo la struttura economico-finanziaria delle nostre imprese, dobbiamo rilevare come la crisi abbia inciso profondamente erodendone in parte anche i patrimoni. Rinnoviamo la richiesta di provvedimenti che favoriscano l’accesso al credito anche a quelle cooperative (e non sono una minoranza) che, nella situazione attuale di generale obiettiva difficoltà, non presentano quei parametri di affidabilità per il sistema bancario. Lo stesso fondo di garan-
zia per l’autotrasporto creato per questo specifico scopo, si è dimostrato inefficace per un paradosso che tende ad escludere proprio i soggetti che ne avrebbero dovuto beneficiare: quelle aziende che per lo stato di grave crisi del settore hanno bilanci che riportano perdite pur non erodendo in modo significativo il patrimonio netto. Data la scarsa capitalizzazione del sistema e una velocità di rotazione dei crediti verso i clienti che si aggira mediamente intorno a 140 giorni, con punte di oltre 200/250, è sempre più difficile trovare risorse per finanziare sviluppo e innovazione. Ora più che mai è assolutamente necessario riflettere sul nostro modello imprenditoriale anche sotto l’aspetto dimensionale. Abbiamo oggi una serie di imprese con notevoli potenzialità spesso inserite in un contesto che ne svilisce il livello qualitativo. Abbiamo già fatto nel precedente rapporto una riflessione sull’esigenza di una crescita dimensionale attraverso fusioni o processi aggregativi di natura diversa. Forse i tempi a disposizione non ci consentono di sperimentare percorsi di avvicinamento, quali il gruppo paritetico cooperativo o reti supportate da adeguati sistemi informativi, in cui le imprese possano relazionare tra loro rafforzando la capacità di competere con l’obiettivo di creare valore aggiunto a favore di tutti i partecipanti. Tuttavia è assolutamente urgente perseguire tale obiettivo che, oltre a realizzare economie di scala, consentirebbe di allocare risorse, che pure esistono, per alimentare quella crescita qualitativa in grado di affrontare meglio le dinamiche del settore: la possibilità, per esempio, di raggiungere mercati lontani, minimizzando i costi unitari per merce trasportata, e svolgere una funzione commerciale
fondata sulla conoscenza e spesso sulla presenza diretta nei mercati di destinazione o di provenienza. È anche necessario cercare di mettere a frutto il complesso di norme anti abusivismo tramite un’offerta di servizi “certificati” sul piano dell’osservanza delle norme sul lavoro. In questo senso potremmo creare una sorta di marchio di qualità che rassicuri il committente circa l’operato dei soggetti che vi fanno parte. Un disciplinare che includa una serie di semplici ma efficaci regole che giustifichi il “prezzo equo” e non esponga il committente ai rischi di responsabilità solidale sempre possibili nei casi di appalti illeciti affidati a basso costo a soggetti che poco hanno da perdere. È infine da valorizzare il connotato di “radicamento territoriale” che contraddistingue l’impresa cooperativa, in particolare quella di lavoro. La sua vocazione nel reinvestire gli utili nell’impresa. Il suo contributo alla tenuta dei livelli occupazionali. La crisi ha scaricato i suoi effetti principalmente sui giovani. Nel 2009 si sono persi circa mezzo milione di posti di lavoro nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni e altrettanti se ne sono persi nel primo semestre del 2010. I giovani entrano sempre più tardi nel mondo del lavoro e spesso con occupazioni precarie di dubbia legittimità (abbondano lavori a progetto e collaborazioni fantasiose). La cooperazione può rappresentare per loro non soltanto una occasione di lavoro stabile, ma anche una opportunità di crescita meritocratica per approdare ai livelli più alti della direzione aziendale.
3.2.1 Il settore Turismo e Servizi culturali a cura di Riccardo Vannini, Responsabile settore Turismo e Servizi Culturali
Il contesto ambientale di riferimento Le attività delle cooperative si concentrano prevalentemente nella ricettività extra alberghiera, agenzie di viaggio, guide turistiche, operatori di turismo naturalistico e culturale. Il turismo cooperativo si è arricchito delle esperienze provenienti da altri ambiti: quello sociale, quello agricolo, quello della pesca. Importante è anche il ruolo delle cooperative per i beni culturali, che operano nella gestione di importanti siti archeologici,
musei e biblioteche. Si sta affermando una importante presenza delle cooperative sociali di tipo B sia nella gestione di strutture ricettive, che nella gestione dei servizi culturali. In quest’ambito si sta delineando una forte collaborazione tra cooperative che operano nel turismo e nei servizi culturali, sia relativamente alla partecipazione a gare pubbliche, sia in termini di offerta al pubblico.
L'organizzazione del comparto Nel settore turismo gli strumenti di comunicazione hanno dato una forte accelerazione alla capacità di promuovere l’offerta secondo le più raffinate tecnologie. Questa nuova fase impegna le nostre cooperative in una riconsiderazione della propria filosofia d’impresa, sviluppando una nuova concezione del rischio, un ri-orientamento della propria azione, lo sviluppo di sinergie intersettoriali, e tornando a riflettere su strumenti di rete, di filiera, su fusioni e strumenti consortili, mirando all’obiettivo di una maggiore competitività. Non si tratta di malposte questioni dimensionali, ma di essere protagonisti nella costruzione di un'offerta che veda nel raggiungimento del cliente finale il maggior sforzo imprenditoriale. È in-
fatti necessario correlare lo sviluppo culturale, ambientale, sociale, l’innalzamento degli standard dei prodotti agroalimentari, dell’artigianato artistico, dei prodotti manifatturieri con un rafforzamento dell’identità e della particolarità dell’offerta turistica che passi attraverso una rete di servizi di rinnovata qualità. La scelta di costituire una struttura tecnica di riferimento - il consorzio Toscana Turismo e Cultura - dovrebbe consentire di puntare a forme di collaborazione e integrazione che permettano di sfruttare al meglio le potenzialità presenti, incentivando al massimo la creazione di filiere per sviluppare forti investimenti in comunicazione e promozione per poter commercializzare in modo associato la propria offerta.
Le RISOrse del comparto Premesso che l’andamento della crisi non permette la dispersione in aiuti senza concrete e verificabili obiettivi di sviluppo, già adesso, in previsione della predisposizione del PRS 2011-2015, dovrà essere concretamente realizzato il processo di selezione e qualificazione delle risorse annunciate per quanto riguarda il sostegno alle imprese
(attraverso le risorse europee e altri fondi regionali). La disponibilità annunciata dall’Unione Europea di ridiscutere, entro dicembre 2011, la destinazione di fondi europei per la Toscana fino al 2013 è l’occasione per rimodulare la destinazione, superando la dispersione e prevedendo di ampliare le dotazioni territoriali e i sistemi di impresa meritevoli.
Punti di debolezza, di forza e delle prospettive del comparto L’impegno delle cooperative del settore è indirizzato nel ri- festa: dallo cultura dello shopping allo shopping posizionare la propria offerta sul mercato, sia aggiungendo cultura. elementi innovativi di prodotto, sia in termini di qualità. Su iniziativa di Unicoop Firenze, le cooperative di produzioIn questo quadro c’è una forte attenzione alla riorganiz- ne culturale e di quelle operanti nei servizi culturali hanno zazione del sistema di promozione turistica regionale. La organizzato, per le terze domeniche di ogni mese, eventi cessazione delle APT al 31 dicembre 2010 e la conseguente sulla quasi totalità del territorio regionale, destinati sia ai allocazione di tutte le funzioni di promozione turistica in soci che ai non soci della cooperativa di consumo. L’intento Toscana Promozione, attraverso la costituzione di una cabi- è quello di poter offrire una diversa opportunità per passana di regia presieduta dall’assessore regionale al turismo, re una domenica all’insegna della conoscenza del territorio quale momento di raccordo tra le politiche regionali e quel- e delle offerte cooperative in tema di cultura e turismo. le locali, sono ancora in fase di start-up. Tuttavia devono L’evento viene pubblicizzato attraverso le sezioni soci e tutessere individuate forme per un reale coinvolgimento del ti i negozi coop. Viene altresì stampato, per ogni domenica, mondo dell’impresa e del sistema camerale nella gover- un libretto riepilogativo delle iniziative in programma. nance del sistema promozionale, superando totalmente il metodo attuale che ha dato scarsissimi risultati e ha reso di fatto il sistema autoreferenziale. È necessario, quindi, lo sviluppo di un metodo di lavoro e organizzativo che permetta una rapida attivazione di tavoli settoriali, come sedi di coordinamento e di analisi dei risultati della programmazione dell’anno precedente per fornire concrete proposte per i nuovi interventi. Tra le attività intraprese dal sistema Legacoop Toscana si sta affermando l’iniziativa Il dì di
a. Introduzione b. Profilo identitario c. La struttura del sistema d. I risultati del sistema e. AttualitĂ e prospettive di sviluppo: i risultati ottenuti da una indagine qualitativa
a. Introduzione a cura di Eleonora Vanni, Responsabile LegacoopSociali Toscana
Il contesto ambientale di riferimento A tre anni di distanza dalla crisi dei mutui subprime negli USA, il termine “crisi” è ancora fortemente attuale e, se è vero che si rilevano timidi segnali positivi in qualche settore e nelle esportazioni, è anche vero che questi non determinano un’inversione di tendenza per l’occupazione, che i debiti pubblici ne escono molto appesantiti e la cosiddetta “autoregolazione” dei mercati non funziona. Dalla crisi finanziaria siamo passati alla crisi economica poi divenuta occupazionale e il diffondersi di una situazione di malessere legata al lavoro che non c’è, a quello incerto o a quello che si è perso, ha sviluppato condizioni di isolamento e di disgregazione sociale. Così accanto alle vecchie povertà se ne sono formate di nuove e accanto ai già noti elementi di incremento e trasformazione della domanda di welfare - mutamenti demografici, dell’organizzazione sociale, familiare e del lavoro - se ne sono aggiunti di nuovi e all’esclusione si è aggiunta la vulnerabilità di strati crescenti della società. Le cooperative sociali producono beni di utilità collettiva, rispondono a bisogni sostanziali di cura, educazione, inclusione sociale e questo le mette al centro della produzione di welfare la cui domanda cresce in tempo di crisi. In tale contesto le cooperative sociali hanno generato e offerto un’occupazione sostanzialmente stabile e di qualità an-
che per quelle categorie di persone più penalizzate dal mercato del lavoro: giovani, donne, persone svantaggiate e ai margini del mercato del lavoro contribuendo così ad una maggiore occupazione complessiva. L’attività delle cooperative sociali toscane si realizza principalmente all’interno di una stretta relazione con le Amministrazioni Pubbliche che affidano i servizi tramite gare d’appalto. In questi ultimi due anni sono notevolmente cambiate le condizioni del mercato di riferimento e il vincolo della riduzione delle risorse pubbliche ha allargato la forbice fra le dichiarazioni di principio, le leggi e la realtà quotidiana del mercato e delle gare d’appalto. Dall’utilizzo di criteri, definiti attraverso apposite delibere della Regione Toscana, che valorizzano gli aspetti di progettualità, territorialità, collaborazione con altri soggetti appartenenti alla comunità, si è progressivamente passati, in nome delle nuove regole sugli appalti pubblici e della necessità di contenere la spesa, ad una “open competition” fra soggetti, a volte anche con caratteristiche, finalità e contratti di riferimento diversi, ed a sistemi di valutazione dell’offerta che penalizzano la qualità e il valore aggiunto sociale della cooperazione. Le cooperative, da sole o variamente organizzate in ATI o attraverso i Consorzi, hanno sostenuto la competizione e
mantenuto il posizionamento soprattutto grazie al consolidamento delle competenze progettuali, organizzative ed alla capacità di fornire risposte qualificate e flessibili. Anche se le gare d’appalto rimangono il principale ambito di azione per le cooperative, negli ultimi anni si è avuto anche uno sviluppo della progettazione innovativa sostenuta dalla finanza di progetto o da investimenti di risorse proprie delle cooperative soprattutto in alcuni settori quali i servizi all’infanzia, le Residenze per Anziani ed alcune attività più propriamente commerciali delle cooperative di inserimento lavorativo. Nei servizi all’infanzia le cooperative toscane sono diventate leader per qualità e quantità (oltre trecento servizi all’infanzia con più di ottomila posti disponibili) ed hanno rappresentato un apporto rilevante per lo sviluppo complessivo di questa area in tutta la Regione. Questa significativa presenza, testimoniata in una articolata iniziativa organizzata all’interno della rassegna Dire&Fare (nov 2010), ha ricevuto un riconoscimento per la qualità della sua partecipazione nell’ambito del premio “città ideale”.
In prospettiva un significativo cambiamento di orizzonte normativo e di mercato riguardante la cooperazione di tipo A è rappresentato dalla recente legge sull’accreditamento dei servizi (LR 82 del 28 dicembre 2009) e dalle ricadute che questa avrà al momento della completa applicazione sul sistema dei servizi alla persona in particolare relativamente alla possibilità per il cittadino di acquistare il servizio, attraverso voucher, scegliendo il fornitore e alle modalità di relazione fra la cooperazione sociale e l’Ente Pubblico per la parte che riguarda i servizi attualmente affidati tramite gara d’appalto. L’accreditamento risponde ad un concetto che può portare ad un sistema profondamente diverso da quello che ha caratterizzato, fino ad oggi, l’impianto delle relazioni e il ruolo dei soggetti che operano in questo settore pertanto è necessario definire obiettivi chiari e condivisi per fare in modo che questo cambiamento contribuisca all’appropriatezza e alla qualità dei servizi e non determini un appesantimento burocratico e un contesto in cui c’è sovrapposizione e confusione di regole.
L'organizzazione del comparto Il comparto della cooperazione sociale toscana è composto da 162* cooperative che, pur condividendo valori, identità e missione, presentano differenze che non sono ascrivibili al solo aspetto dimensionale. Siamo di fronte a identità di impresa forti costruite nel tempo in stretta connessione
con la storia delle persone, delle imprese e delle comunità di riferimento che, con le loro differenze, contribuiscono a rispondere in maniera appropriata ai bisogni dei cittadini nonché ad arricchire il panorama dell’offerta sul territorio. Il consolidamento e lo sviluppo della dimensione di impre-
* D al punto di vista della consistenza numerica la dimensione del comparto è pressoché immutata; alcune liquidazioni o fusioni di cooperative sono state bilanciate da nuove ammissioni: sei cooperative di tipo B e una di tipo A.
sa sono sempre più elementi cardine della capacità di far fronte sia alla situazione economico finanziaria, sia allo sviluppo del mercato che chiede fatturati e capacità imprenditoriale adeguati ad una gestione integrata di servizi complessi e sempre più spesso di “pacchetti di servizi”. Questo porta le cooperative a muoversi su più direttrici contemporaneamente: lo sviluppo della singola impresa attraverso l’acquisizione di nuovi servizi o lo sviluppo di nuovi settori di intervento, la creazione di associazioni di scopo fra imprese finalizzate alla gestione si singoli progetti e/o servizi, il consolidamento del sistema dei consorzi di area vasta. La scelta delle differenti modalità e/o il loro contemporaneo utilizzo dipendono dalla visione e dalle strategie imprenditoriali delle singole cooperative, che devono tenere presenti anche gli indirizzi dei settori in cui le cooperative operano e quelli degli enti con cui lavorano. Quello della dimensione imprenditoriale e dell’adeguatezza degli strumenti di aggregazione e rete è un tema al centro del dibattito fra tutte le imprese che comunque, sia pur con scelte e indirizzi differenti, per operare e migliorare la loro capacità competitiva, devono riferirsi ad un sistema di relazioni e di alleanze. Dal punto di vista della dimensione d’impresa il comparto è caratterizzato da una percentuale prevalente - il 67% - di piccole imprese con un fatturato che non supera il milione di euro. Una distinzione è d’obbligo fra le due tipologie di cooperative. Nelle cooperative di tipo A le imprese sotto al milione di fatturato sono il 60%, nelle B il 79%; inoltre nessuna cooperativa B supera 5 milioni di euro di fatturato, mentre fra le cooperative di tipo A, anche se il 31% è tra 1 e 5 milioni, abbiamo una presenza del 6% che supera i 10 milioni di euro. Pertanto si
tratta di due realtà imprenditoriali profondamente differenti a partire dalla dimensione d’impresa fino ad arrivare ai mercati di riferimento. La prassi delle collaborazioni, siano esse caratterizzate da patti stabili o temporanei ha, oltre che accresciuto la portata competitiva nella partecipazione alle gare di più grandi dimensioni, anche sostenuto la creazione di massa critica di risorse da impiegare in project financing o in progettazioni e attivazioni di servizi privati autorizzati/ accreditati che hanno prodotto un rinnovamento e un cambiamento qualitativo nel posizionamento delle imprese cooperative che vi hanno partecipato. Oltre a questo il quadro delle relazioni con gli altri soggetti economici sia interni che esterni al sistema cooperativo si è andato sviluppando tanto verso vera e propria progettazione integrata quanto verso operazioni più articolate di collaborazioni ancora in via di definizione e sviluppo. Questo ha riguardato le cooperative di tipo A e quelle di tipo B sia pure in rapporto a settori e finalità differenti. La creazione di partnership qualificate con i committenti, con altri soggetti imprenditoriali e con le altre organizzazioni di terzo settore, oltre ad essere funzionale allo sviluppo d’impresa, rappresenta una ulteriore area di lavoro per l’affermazione di un modello di welfar mix partecipato e sostenibile del quale le cooperative sociali costituiscono un attore principale. Sul fronte della relazione con gli Enti Pubblici committenti c’è però da sottolineare che, mentre si sostiene la necessità di una forte sinergia fra tutte le forze economiche e sociali verso obiettivi comuni di uscita dalla crisi, si fatica a realizzare percorsi realmente partecipati di co-progettazione pure previsti per legge e auspicati in numerosi documenti di programmazione de-
gli Enti. Nondimeno noi siamo convinti che, attraverso il loro forte radicamento territoriale, le imprese cooperative sociali consentono di creare legami tra i cittadini e i loro organi di rappresentanza e sono in grado di contribuire a
una governance del territorio più efficace ai fini della coesione economica, territoriale e di quella coesione sociale che la Regione Toscana stessa individua fra le priorità nel Programma Regionale di Sviluppo 2011-2015.
Le risorse del comparto In presenza di una situazione di crescenti bisogni e di domanda effettiva sostenuta dal mantenimento delle risorse pubbliche e dalla capacità di investimento di risorse proprie, le cooperative sociali hanno, nel 2009, accresciuto i fatturati e consolidato le risorse complessive del comparto. Seppure già si sentivano le ripercussioni della crisi economica e occupazionale, il mantenimento dei fondi destinati al settore e l’incremento legato alla creazione del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza1*, destinato anche ad incentivare i servizi territoriali nei quali le cooperative sono fortemente presenti e ad abbattere le liste di attesa per i ricoveri nelle residenze assistite, hanno reso solvibile la domanda di strati sempre più ampi di cittadini legata soprattutto ai mutamenti demografici della popolazione toscana. Inoltre, nel 2009, si sono in parte apprezzati gli effetti del Protocollo Regionale2* per il recupero, sui contratti in essere, dei maggiori oneri per il costo del personale derivanti dal rinnovo del CCNL 2006 – 2009. Apprezzati solo in parte perché il riconoscimento è avvenuto quasi esclusivamente da parte delle Aziende ASL e in misura molto ridotta da parte delle
Amministrazioni Locali. Nel 2010 tali effetti non si rilevano in quanto è venuto meno il rispetto degli accordi da parte di numerose Aziende Asl che non hanno proceduto alla liquidazione delle fatture emesse, nonostante il Protocollo sottoscritto ed una circolare, del gennaio 2011, da parte della Direzione Generale diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione indirizzata alle Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie che richiama al rispetto degli impegni presi dalla precedente Giunta. Il settore della cooperazione sociale ha una consistenza numerica pari al 42,41% del totale delle cooperative aderenti ed un valore del fatturato di oltre trecento milioni pari al 32,40% di tutto il settore della cooperazione di servizi toscana. I risultati economici e patrimoniali del settore sono complessivamente positivi fino a tutto il 2009, ma dal raffronto dei dati fra la cooperazione di tipo A e quella di tipo B si vede che quest’ultima, già nel 2009, ha risentito delle difficoltà degli Enti e del mercato dei servizi nel quale opera, con un incremento delle perdite pari al 20% pur in presenza di una certa crescita (+10%) del fatturato globale.
1* L egge Regionale 18 dicembre 2008, N. 66 - Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza. 2* A pprovato con DGR 1195 del 29 dicembre 2008.
Complessivamente di fronte ai dati positivi del fatturato globale e del patrimonio (capitale sociale e riserve) che registrano un incremento del 10% circa si rileva un sensibile rialzo dei crediti verso i clienti (+11%) ed un parallelo aumento, di pari entità percentuale, del debito verso le banche. Questa situazione, derivata dai sempre maggiori ritardi nei pagamenti degli Enti, continua ad assorbire una quantità ingente di risorse delle cooperative che, per garantire il corretto funzionamento dei servizi e la regolarità nei pagamenti, devono ricorrere in maniera consistente al credito. Per quanto riguarda il risultato d’esercizio è opportuno sottolineare che il risultato fortemente positivo rispetto al 2009, è influenzato dalla significativa diminuzione (-35%) dell’ammontare delle perdite rispetto al 2008 che era stato condizionato da
alcune situazioni di particolare gravità. C’è da sottolineare inoltre che, anche di fronte ad una redditività bassa, le cooperative hanno aumentato gli investimenti, dando un importante esempio di responsabilità sociale, rinunciando alla marginalità per rafforzare le prospettive di stabilità del lavoro. L’andamento economico del settore ha una ricaduta positiva costante sull’occupazione: la cooperazione sociale toscana occupa, nel 2009, oltre 10.200 persone (+1,8% rispetto al 2008) di queste il 53% con meno di 40 anni e il 74% donne. La caratterizzazione di imprese a forte intensità di lavoro e la stabilità dimostrata nel tempo assegna alle cooperative sociali un ruolo particolarmente significativo e, fino ad oggi anticiclico, rispetto all’andamento generale dell’occupazione.
Punti di debolezza, di forza e delle prospettive del comparto L’attuale sistema non potrà continuare a lungo a sostenere sivo della persona prodotto da una molteplicità di deterla condizione di un mercato che “corre il rischio di essere minanti; così come pensiamo che le risorse destinate al soffocato” da una drastica e progressiva contrazione delle welfare possano rappresentare un importante volano di risorse pubbliche e dalla difficoltà di trasformare il biso- sviluppo e di coesione sociale e che la loro entità sia stretgno in domanda effettiva per i cittadini meno abbienti. I tamente connessa a scelte politiche che riguardano anche pesanti tagli ai trasferimenti statali, pur in presenza del il reperimento e l’allocazione di dette risorse. Non si può mantenimento del livello di risorse regionali e del fondo spostare l’intero problema sulla partecipazione e la capadella non autosufficienza, potranno determinare una con- cità delle persone di esercitare il ruolo di cittadino attivo e dizione in cui non sarà possibile soddisfare la domanda di responsabile poiché ci sono una serie di azioni precise che le amministrazione devono mettere in campo nell’ambito servizi mettendo a rischio il “modello toscano” di welfare. Siamo convinti che il ruolo politico, di programmazione e delle politiche di welfare e al di là delle politiche di welcontrollo debba essere esercitato dall’Ente Pubblico per fare: semplificazione ed efficienza dell’apparato; qualità garantire l’equità e l’universalità del primario diritto dei dell’ambiente urbano e sicurezza per i cittadini; contesti cittadini alla salute, nell’accezione di benessere comples- di ascolto, partecipazione e co-progettazione ed infine,
per sostenere e sviluppare il sistema, un impianto fiscale di prelievo e redistribuzione più equo. Consideriamo altresì non incrementabile all’infinito una crescita lineare come quella che si è avuta negli ultimi dieci anni e pensiamo che la complementarietà e l’assunzione di responsabilità dirette da parte degli attori economici e sociali che operano nel settore e degli stessi cittadini siano la strada da prendere per andare, oltre ai livelli essenziali, incontro ai bisogni e alla domanda di uno strato crescente di cittadini differenziando le possibilità di risposta, ma mantenendo un livello qualitativo costante. La costruzione del mercato sociale offre prospettive positive e pone, nel contempo, alcuni nodi problematici. Vanno considerati in termini positivi fattori quali: la garanzia dei livelli minimi di qualità, una pluralizzazione e flessibilizzazione dell’offerta, la libertà di scelta del cittadino/acquirente dei servizi, ma vanno anche garantite regole certe, trasparenza, equilibrio e adeguati livelli di controllo perché non si crei una “selezione avversa” dei clienti che penalizzerebbe le fasce deboli creando due livelli qualitativi di mercato e magari relegando le cooperative in un mercato più povero e residuale. Così come la trasformazione dell’utente in acquirente non può risolversi in semplice relazione contrattuale ma va affrontata con adeguate strategie pubbliche di rafforzamento dei diritti e delle capacità individuali di scelta. L'importanza sempre maggiore della cooperazione sociale in un contesto caratterizzato da una crisi economica influente soprattutto a livello delle fasce deboli e vulnerabili della società che, per essere traguardata verso un rinnovato modello di sviluppo necessita di mobilitazione di risorse umane, sociali e materiali di un più ampio strato di
soggetti, consegna alle cooperative una responsabilità di impresa e sociale di cui è necessario essere profondamente consapevoli e che deve essere esercitata attivamente. Rappresentiamo non solo un modello, ma una realtà di impresa che, oltre ad essere identificata sulla base del settore di attività e valutata in base alle sue dimensioni e risultati, deve essere considerata per il “valore aggiunto” che porta a più livelli: di conciliazione degli interessi dei singoli, siano essi soci, cittadini-utenti o altri portatori di interesse, con l’interesse generale della comunità; di promozione della partecipazione degli attori sociali nonché per l’allocazione dei risultati di impresa a favore del perseguimento di obiettivi di sviluppo e di continuità intergenerazionale delle imprese. La sfida dello sviluppo a cui bisogna guardare per traguardare l’agire emergenziale al quale siamo costretti consiste nel gestire organizzazioni di impresa cooperativa sociale che, in coerenza con la propria mission, siano in grado di cogliere in maniera tempestiva i bisogni, prima ancora di una esplicita domanda, ma siano anche capaci di organizzarsi per rispondere ad una domanda flessibile e articolata e, allo stesso tempo, sappiano reperire ed attrarre risorse che possono risultare importanti in un'ottica di affermazione delle singole imprese e del sistema nel suo insieme, ma anche di creazione di partenariati qualificati in un contesto sociale ed economico multiforme caratterizzato dalla presenza di una pluralità di soggetti con i quali competere, ma anche con cui cooperare. L’impegno di prospettiva consiste nell’adattare alla dimensione valoriale e motivazionale i caratteri della dimensione strategica di impresa, andando oltre il governo dell’esistente, verso soluzioni innovative e adeguate allo sviluppo economico, sociale e delle comunità.
b. Profilo identitario
Il profilo identitario della cooperazione sociale è ben delineato dall'articolo 1 della Legge 8/11/1991 n° 381 in cui si scrive che “Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale”. Le cooperative sociali rappresentano quindi una forma istituzionale che si identifica come un soggetto privato a interesse pubblico, che agisce perseguendo finalità che coincidono con i bisogni dei suoi cittadini ed, in particolare, con quelli più in difficoltà. Non a caso il legislatore italiano individua in maniera precisa le attività attraverso cui perseguire tale scopo: •	la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A); •	lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B). Le cooperative sociali si configurano poi come un soggetto imprenditoriale non alternativo, ma diverso, da quello
profit (in quanto senza scopo di lucro) ed una forma di aggregazione e promozione sociale non alternativa, ma diversa da quella delle altre forme di associazionismo del terzo settore. Un soggetto che, partendo dalla sintesi fra solidarietà ed efficienza, porta avanti un obiettivo generale di produzione di “beni relazionali”, ovvero di quei beni la cui produzione non può essere lasciata né all’agire del mercato né alle modalità di fornitura dei beni pubblici da parte dello Stato (anche se i beni relazionali hanno tratti comuni con i beni pubblici)*. Per tale ragione, le nostre società hanno bisogno di soggetti di offerta che fanno della relazionalità la loro ragione di esistere e le cooperative sociali rappresentano una tra le possibili proposte. In questi ultimi anni le cooperative sociali sono il soggetto imprenditoriale e sociale che più di altri si è trovato al centro delle significative trasformazioni demografiche, sociali ed economiche che hanno interessato e continua-
* Il bene relazionale è una tipologia di bene con caratteristiche un po' particolari: esso, infatti, postula la conoscenza dell’identità dell’altro, in cui i soggetti coinvolti si conoscono a fondo; si tratta, inoltre, di un bene anti-rivale, il cui consumo alimenta il bene stesso, e che richiede non tanto un investimento di denaro quanto di tempo.
no ad interessare il nostro paese. L’invecchiamento della popolazione, l’immigrazione, l’ingresso dei giovani nella vita adulta, i cambiamenti delle famiglie, il mercato del lavoro, con particolare riguardo al lavoro delle donne, sono tutti temi che hanno una relazione diretta con le attività tipiche attraverso cui la cooperazione sociale agisce nel suo ruolo d’impresa, ma che hanno anche un impatto significativo sulle comunità e richiamano ad un ripensamento complessivo dei sistemi di protezione sociale nonché del ruolo e dell’azione delle stesse cooperative sociali. In questo quadro complesso e articolato la nostra coo-
perazione sociale ha mostrato capacità di intercettare nuovi ambiti di intervento, mettendo in campo capacità economica e competenze sia sul piano progettuale che organizzativo/operativo, ma ha altresì contribuito a “produrre socialità”, come si rileva dai numerosi documenti di rendicontazione sociale prodotti dalle cooperative. In questi anni sono state colte importanti sfide di mercato, confermate dall’incremento costante dei valori della produzione, senza mai perdere l’orientamento alla valorizzazione del lavoro come fattore di sviluppo delle persone e delle comunità territoriali e portando avanti un’azione costante di consolidamento delle imprese.
c. La struttura del sistema
Assetto organizzativo e strutturazione della rappresentanza Il comparto delle cooperative sociali, sebbene inserito presentatività dei territori e della composita compagine all'interno della struttura di Legacoop Servizi Toscana, fa delle cooperative associate coniugata con le istanze di riferimento all'Associazione Nazionale di LegacoopSociali. efficienza di funzionamento di un gruppo. Nell'ambito della struttura complessiva il comparto si innesta quindi con un proprio assetto di rappresentanza che Il Responsabile Regionale del Settore con mansioni dirigenziali e di coordinamento dell'intero comparto. si articola come di seguito: L’Assemblea Universale delle Cooperative Sociali, composta dai presidenti delle cooperative associate. Il comparto coincide sostanzialmente con l’Assemblea dei Delegati al Congresso di LegacoopSociali. La Segreteria di Comparto, che rappresenta un livello “intermedio” di confronto e approfondimento a supporto dell’azione svolta dall’organizzazione di rappresentanza. L’attività svolta negli ultimi anni ha evidenziato l’importanza e l’utilità di questo “organismo” anche come tratto di unione fra l’azione dei referenti del settore e la platea ampia delle cooperative. La “filosofia” di composizione della segreteria è sempre stata quella della massima rap-
I gruppi di lavoro tematici, stabili e/o finalizzati ad un obiettivo specifico, rispondono all’idea di una organizzazione snella e flessibile in grado di mettere a valore per l’intera collettività competenze, esperienze e buone prassi. La complessità nella quale si trovano ad agire le cooperative sociali richiede, per essere affrontata in maniera competente, una serie di specializzazioni e approfondimenti che l’organizzazione da sola non può mettere in campo. Organizzare tali approfondimenti per gruppi di lavoro sostiene il protagonismo delle imprese e la circolazione della cultura, e promuove la formulazione di prospettive e di una cultura di impresa e dei servizi costruita in maniera partecipata.
Il quadro delle relazioni La pluralità delle relazioni rappresenta un patrimonio di conoscenze, di capacità, di relazionalità fondamentali per la realizzazione degli obiettivi e dell’azione dell’Associazione verso le cooperative associate e per questo costituisce anche un impegno prioritario nel lavoro quotidiano ed anche nella strategia di prospettiva. Ma se le cooperative
possono considerarsi come i “clienti” principali, il lavoro dell’Associazione si concretizza attraverso una relazione ed un confronto costanti con istituzioni, associazioni, mondo imprenditoriale, insomma l’intera comunità. Nell’ambito delle relazioni che intrattiene, il settore delle Cooperative sociali è rappresentato nei seguenti organismi:
Organismi istituzionali e del privato sociale
Consulta della Cooperazione Regione Toscana
Angelo Migliarini Presidente (sino ad aprile 2010)
COPAS (Conferenza permanente delle Autonomie Sociali)
Vice-Presidente (sino ad aprile 2010)
Società Consortile Esprit3 per la gestione dei fondi “Sovvenzione Globale” POR FSE 2007-2013
Consigliere di Amministrazione, in rappresentanza di Ceforcoop
Componente del Comitato Esecutivo
Fortes (Fondazione per l'alta formazione del Terzo Settore)
Componente del Laboratorio delle idee, in rappresentanza del Forum Regionale del terzo settore
Di particolare impegno e rilevanza le relazioni con gli enti pubblici e le organizzazioni del settore per l’affermazione di un sistema che sia effettivo punto di riferimento delle politiche regionali e locali per un welfare sostenibile e partecipato. La continuità e l’attenzione posta nelle relazioni con la Regione Toscana hanno consentito la realizzazione di percorsi che hanno portato, tra le altre cose, alla sottoscrizione di protocolli a firma congiunta con altri enti, organizzazioni di rappresentanza e sindacali per gli incrementi
contrattuali a seguito del rinnovo del CCNL e per promuovere i rapporti tra le istituzioni Pubbliche e la Cooperazione Sociale di tipo B per l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate*. Il comparto è inoltre direttamente impegnato nelle relazioni con le OO.SS. a più livelli: • Nazionale, con la partecipazione al tavolo di contrattazione per il rinnovo del CCNL • Territoriale (Regionale), per la contrattazione di secondo livello compreso l’ERT
• Aziendale, con attività di supporto e consulenza nelle relazioni industriali. L’attenzione agli associati ed il coinvolgimento della comunità richiedono un’azione improntata all’ascolto, collaborazione e trasparenza, che stanno alla base anche delle numerose iniziative organizzate e partecipate dall’Associazione e dai suoi componenti. Un elemento qualificante di un rapporto sociale è l’opinione dei differenti portatori di interesse e più in specifico una rilevazione dei punti critici nonché dei possibili spunti per il miglioramento dell'attività associativa. A tal fine quest'an-
no è stato deciso di sperimentare la tecnica del focus group nei confronti di un campione di rappresentanti del comparto con il preciso obiettivo di raccogliere informazioni di carattere qualitativo sulla situazione attuale, i trend e le prospettive di sviluppo del settore; tematiche che inevitabilmente chiamano in causa il ruolo di LegacoopSociali e Legacoop Servizi Toscana quali organi di rappresentanza e di indirizzo strategico del settore. I risultati ottenuti sono riportati nell'ultima parte dell'appendice e offrono importanti spunti di riflessione in chiave di indirizzo politico e strategico.
Organismi di rappresentanza interna al sistema Legacoop Direzione Nazionale Legacoop
2 rappresentanti del comparto sociale
Direzione Regionale Legacoop
9 rappresentanti del comparto sociale (Responsabile di settore + 8 rappresentanti di cooperativa)
Direzione Legacoop Servizi Toscana
31 rappresentanti del comparto sociale (Responsabile di settore + 30 rappresentanti di cooperativa)
Presidenza Legacoop Servizi Toscana
2 rappresentanti del comparto sociale (Responsabile di settore + 1 rappresentante di cooperativa)
Direzione Nazionale LegacoopSociali
12 rappresentanti del comparto sociale (Responsabile di settore + 11 rappresentanti di cooperativa, di cui 1 garante ed un membro del Collegio Sindacale)
Presidenza Nazionale LegacoopSociali
1 rappresentante (Eleonora Vanni) con funzioni di Vice-Presidente
* Protocollo di intesa tra Regione Toscana e Aziende Sanitarie, Enti per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta (ESTAV), Federsolidarietà-Confcooperative Toscana, LegacoopSociali Toscana, Associazione Generale Cooperative Italiane (A.G.C.I) Toscana, del 18 marzo 2010.
d. I risultati del sistema
Al 31.12.2009, il settore delle cooperative sociali in Toscana aderenti a Legacoop Servizi Toscana si compone di 162 unitĂ , con una prevalenza delle cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A) Consorzi
rispetto a quelle finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B).Le cooperative sociali di Legacoop Servizi Toscana sono presenti in tutte e 10 le province della regione: operano sia nei centri urbani che Tipo A
Composizione del comparto cooperative sociali in Toscana
Tipologie di cooperative sociali Cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A) Cooperative finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B) Consorzi Totale
Numero 92 59 11 162
% 56,79% 36,42% 6,79% 100%
Grosseto e Lucca operano invece meno di 10 cooperative. Nel complesso i dati risultano essere in linea con quelli del precedente anno. Da sottolineare, vista anche la ridotta consistenza iniziale, la riduzione nella Provincia di Lucca di due cooperative.
nelle zone periferiche e rurali, per rispondere ai bisogni e alle esigenze di servizi e di lavoro da parte della comunitĂ . Circa il 25% di queste hanno sede nella Provincia di Firenze. Seguono le Provincie di Livorno, Siena, Pisa, Arezzo, Prato e Pistoia. Nelle provincie di Massa Carrara,
2009 39 24 22 17
Incidenza e andamento consistenza numerica cooperative sociali
Sul piano dimensionale, il settore è caratterizzato da una prevalenza delle piccole imprese, distribuite in maniera equa tra le tipologie A e B, con volumi di fatturato inferiori al milione di euro (circa il 67%). Solo 5 cooperative superano i 10 milioni di fatturato e appartengono tutte al
Livelli di fatturato ▌ Oltre i 10 Milioni ▌ Tra i 5 e i 10 Milioni ▌ Tra 1 e 5 Milioni ▌ Fino a 1 Milione Totale
Coop. tipo A 5 3 27 53 88
settore delle cooperative sociali di tipo A. Quest'ultimo dato conferma quanto già argomentato sul volume d'affari del settore ovvero la sua stretta correlazione con lo stato di salute di alcuni casi specifici di cui adesso conosciamo il comparto di appartenenza.
Coop. tipo B 0 0 12 45 57
TotALE Coop. 5 3 39 98 145
Incidenza su totale 3,45% 2,07% 26,90% 67,59% 100%
▌ L a rilevazione ha riguardato 145 cooperative su 162
Le cooperative per i servizi socio-sanitari ed educativi (Cooperative di tipo A) *
I Risultati Economici Rispetto al 2008 il comparto registra una flessione della consistenza numerica di 5 unità. I risultati che riguardano lo stato patrimoniale evidenziano la crescita delle immobilizzazioni materiali e del patrimonio netto. Crescono anche i crediti verso i clienti e i debiti verso le banche. Diminuisce
Prospetto Sociale A Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
considerevolmente il prestito sociale (circa 260 mila euro). Ottime notizie sul piano economico: crescono fatturato, costo del lavoro ma soprattutto il risultato d'esercizio (più di 1,6 Milioni di euro), influendo in maniera significativa sul risultato aggregato.
2009 92 € 31.395.189,00 € 92.554.566,00 € 36.985.084,00 € 14.339.784,00 € 21.812.865,00 € 287.305,00 € 43.785.449,00 € 212.817.214,00 € 152.293.170,00 € 1.826.396,00
2008 97 € 25.731.663,00 € 84.382.728,00 € 32.933.088,00 € 12.962.150,00 € 20.655.144,00 € 546.917,00 € 37.934.272,00 € 193.344.492,00 € 138.026.808,00 € 211.391,00
Scarto -5,15% 22,01% 9,68% 12,30% 10,63% 5,61% -47,47% 15,42% 10,07% 10,34% 763,99%
* Eventuali disomogeneneità tra i risultati riportati di seguito e quelli mostrati nel precedente rapporto sono dovute al completamento dei dati, avvenuto dopo la pubblicazione.
Il valore aggiunto economico e sociale Nel 2009 le cooperative che gestiscono i servizi socio-sanitari hanno prodotto una ricchezza che ammonta a quasi 160 Milioni di euro, il 28,40% della ricchezza prodotta dalle cooperative di servizi in Toscana. Più di 112 Milioni di euro sono stati redistribuiti ai soci per i conferimenti di varia natura, in particolare quelli provenienti dal lavoro che incidono per più del 99%. Nel suo complesso il dato dimostra
il rispetto della prevalenza mutualistica, requisito che tra l'altro il settore della cooperazione sociale gode di diritto. Più di 38 Milioni di euro sono stati redistribuiti al lavoro: insieme alla parte dei soci rappresentano circa il 94% della ricchezza totale prodotta. Alla comunità sono riversati più di 33 Milioni di euro attraverso il gettito fiscale.
Distribuzione del VAES tra i soci per tipo di conferimento
Valori € 159.798.380,00
€ 112.104.466,00 € 38.238.167,00 € 3.986.527,00 € 2.095.996,00 € 3.373.224,00
70,15% 23,93% 2,49% 1,31% 2,11%
Valori € 0,00 € 661.718,00 € 111.442.748,00 € 112.104.466,00
% 0% 0,59% 99,41% 100%
Le PERSONE / I SOCI Al 31.12.2009 i soci aderenti al comparto delle cooperative sociali di tipo A sono 5372, in leggero calo rispetto al 2008 (quando i soci censiti ammontavano a 5419). Spicca il dato dell'incidenza percentuale dei soci lavoratori sul totale. Questi incidono pi첫 del 92% sul totale, mentre i soci volontari solo il 3,83%.
Tipologia di socio Soci lavoratori Soci volontari Altri soci Totale Soci
2009 4959 206 207 5372
% 92,31% 3,83% 3,85% 100%
2008 4909 208 302 5419
% 90,59% 3,84% 5,57% 100%
Scarto 1,02% -0,96% -31,46% -0,87%
della compagine sociale
Da una indagine più dettagliata* emerge che i soci delle cooperative sociali di tipo A sono per lo più donne: esse incidono sulla compagine sociale per oltre l'86%. Il livello di scolarizzazione è caratterizzato dalla presenza di diplomati. I laureati rappresentano solo il 19,14% del totale mentre chi non ha acquisito un diploma di scuola secondaria supe-
Composizione della compagine sociale per genere, scolarizzazione, età
riore incide ancora per il 23,37%. Infine la compagine sociale delle cooperative di tipo A è caratterizzata da una età adulta in cui coloro che hanno più di 40 anni costituiscono il 50% del totale: dato in forte contrasto rispetto a quello relativo alle nuove generazioni: solo il 3,45% dei soci è rappresentato da giovani al di sotto dei 25 anni.
▌ Uomini ▌ Donne ▌ Totale
418 2654 3072
13,61% 86,39% 100%
Età ▌ Età < 25 anni ▌ 25 anni > Età < 40 anni ▌ Età > 40 anni ▌ Totale
Num. 106 1423 1543 3072
% 3,45% 46,32% 50,23% 100%
Scolarizzazione ▌ Elementari, medie ▌ Diplomati ▌ Laureati ▌ Totale
Num. 718 1766 588 3072
% 23,37% 57,49% 19,14% 100%
▌ Dati riferiti ad un campione di 40 cooperative per un totale di 3072 soci che rappresentano il 57% del valore totale
* S ino a questo momento l'indagine è riuscita a raccogliere informazioni su un campione di 40 cooperative per un totale di 3072 soci che rappresentano circa il 57% del valore totale. Lo stesso campione è stato utilizzato per raccogliere le informazioni inerenti i dati che saranno mostrati circa la composizione del lavoro.
Le PERSONE / IL Lavoro Al 31.12.2009 le cooperative sociali che gestiscono attività socio-sanitarie ed educative danno occupazione a 8.181 addetti. Di questi più del 60% sono soci lavoratori, a dimostrazione di una propensione positiva del comparto a favo-
Tipologia Addetti Addetti non soci Addetti soci Totale Addetti
2009 3222 4959 8181
rire la mutualità interna. A livello aggregato il dato registra un aumento rispetto a quello del 2008 di 207 unità: da sottolineare che gli addetti non soci crescono relativamente di più rispetto ai lavoratori soci.
% 39,38% 60,62% 100%
2008 3065 4909 7974
% 38,44% 61,56% 100%
Scarto 5,12% 1,02% 2,60% Struttura
Addetti non soci
2009 2008 Addetti soci Chi lavora nelle cooperative sociali di tipo A* sono per la maggioranza italiani. Circa la natura contrattuale dei lavoratori va sottolineato che più del 70% di questi possiedono un contratto a tempo indeterminato. A dimostrazione della capacità del settore di integrare all'interno della propria struttura forza lavoro. Come per i soci anche nel lavoro spicca la componente femminile che incide per l'85% sul valore generale. Anche in termini di scolarizzazione il quadro
appare molto simile a quello relativo alla compagine sociale. La metà dei lavoratori possiede un diploma, mentre chi non ha acquisito un titolo di scuola secondaria superiore incide per il 25% sul valore totale. I laureati rappresentano ancora il fanalino di marcia (24,21%). L'età è mediamente compresa tra i 25 e i 40 anni. Spicca anche in questo caso il dato relativo alle nuove generazioni: solo il 5% dei lavoratori non ha ancora compiuto 25 anni.
* Dati riferiti ad un campione di 40 cooperative per un totale di 3639 lavoratori che rappresentano il 44% del valore totale.
Composizione del lavoro per tipo di contratto, genere, scolarizzazione,
Natura contrattuale ▌ Tempo indeterminato ▌ Tempo determinato ▌ Altro ▌ Totale
Num. 2568 953 118 3639
% 70,57% 26,19% 3,24% 100%
525 3114 3639
14,43% 85,57% 100%
Num. 182 2029 1428 3639
% 5% 55,76% 39,24% 100%
Num. 914 1844 881 3639
% 25,12% 50,67% 24,21% 100%
Provenienza ▌ Italiana ▌ Europea ▌ Extraeuropea ▌ Totale
Num. 3297 210 132 3639
% 90,60% 5,77% 3,63% 100%
▌ Dati riferiti ad un campione di 40 cooperative per un totale di 3639 lavoratori che rappresentano il 44% del valore totale
Le cooperative finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (Cooperative di tipo B)
I Risultati Economici Come per le cooperative sociali di tipo A, anche per quelle di tipo B si registra una calo della consistenza numerica (di 4 unità). I risultati che riguardano lo stato patrimoniale sono quasi tutti positivi. In particolare si registra un au-
Prospetto Sociale B Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
mento importante del prestito sociale di circa 25 mila euro. Diminuiscono invece i debiti verso le banche. Cresce il fatturato e il costo del lavoro. Si riduce invece e assume valori negativi il risultato d'esercizio.
2009 59 € 8.993.940,00 € 19.481.777,00 € 7.301.587,00 € 2.449.692,00 € 5.614.433,00 € 6.079.740,00 € 30.215,00 € 48.492.889,00 € 31.804.471,00 -€ 196.568,00
2008 55 € 7.670.256,00 € 18.758.258,00 € 7.286.214,00 € 2.281.808,00 € 4.814.763,00 € 6.337.009,00 € 5.362,00 € 46.582.339,00 € 31.144.581,00 € 758.658,00
Scarto 7,27% 17,26% 3,86% 0,21% 7,36% 16,61% -4,06% 463,50% 4,10% 2,12% -125,91%
Il valore aggiunto economico e sociale Nel 2009 le cooperative finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate hanno prodotto una ricchezza che ammonta a circa 33 Milioni di euro*. Di questi circa 20 Milioni di euro sono stati redistribuiti ai soci per i conferimenti di varia natura e più di 11 Milioni di euro sono stati
redistribuiti al lavoro non socio. Alla comunità sono stati riversati circa 550 mila euro attraverso il gettito fiscale. Più del 99% della ricchezza distribuita ai soci è stata versata a copertura del costo del lavoro.
Valori € 33.018.193,00
€ 20.061.981,00 € 11.222.392,00 € 780.945,00 € 404.258,00 € 548.617,00
60,76% 33,99% 2,37% 1,22% 1,66%
Valori € 0,00 € 54.665,00 € 20.007.316,00 € 20.061.981,00
% 0% 0,27% 99,73% 100%
* C ui deve essere sommato quella parte di ricchezza riconducibile al costo non sostenuto dalla comunità per ogni inserimento lavorativo di persona svantaggiata; tale ammontare sarà quantificato in maniera dettagliata più avanti.
Le PERSONE / I SOCI Nel 2009 si calcolano 1633 soci aderenti al comparto delle cooperative sociali di tipo B. Come per le cooperative sociali di tipo A, anche in questo caso il dato Ă¨ in leggero calo rispetto al 2008 quando i soci censiti ammontavano a 1641.
2009 1220 201 212 1633
Anche per le B spicca il dato dell'incidenza percentuale dei soci lavoratori sul totale. Questi incidono piĂš del 85% sul totale, mentre i soci volontari solo il 5%.
% 74,71% 12,31% 12,98% 100%
2008 1220 182 239 1641
% 74,34% 11,09% 14,56% 100%
Scarto 0% 10,44% -11,30% -0,49%
sociale e relativo andamento
Soci volontari 2009 2008 Altri soci 2009 2008
Dall'approfondimento* condotto circa la composizione della compagine sociale emergono dati interessanti soprattutto se confrontati con il settore delle cooperative sociali di tipo A. Rispetto a questo i soci delle cooperative sociali di tipo B si distribuiscono equamente tra uomini e donne: caso mai è il genere maschile a dominare questa volta. Purtroppo
per le B il livello di scolarizzazione è nettamente inferiore a quello delle A. Più del 71% dei soci non ha acquisito un diploma di scuola secondaria superiore e solo il 3,65% è laureato. Anche i dati sull'età risultano essere più estremi. Chi ha più di 40 anni incide per il 64,82% sul totale soci. I soci rappresentati dai giovani non arrivano neppure al 2%.
362 323 685
52,85% 47,15% 100%
Num. 11 230 444 685
% 1,61% 33,58% 64,82% 100%
Num. 490 170 25 685
% 71,53% 24,82% 3,65% 100%
▌ Dati riferiti ad un campione di 17 cooperative per un totale di 685 soci che rappresentano il 42% del valore totale
* P er quanto riguarda le cooperative sociali di tipo B, l'indagine è riuscita a raccogliere informazioni su un campione di 17 cooperative per un totale di 685 soci che rappresentano circa il 42% del valore totale. Lo stesso campione è stato utilizzato per raccogliere le informazioni inerenti i dati che saranno mostrati circa la composizione del lavoro.
Le PERSONE / IL Lavoro Il dato sull'occupazione rileva che al 31.12.2009 le cooperative sociali finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate impiegano più di 2 mila addetti. I lavoratori soci incidono sul totale degli addetti impiegati per più del 60%: anche per le cooperative di tipo B, quindi, è possibi-
2009 795 1220 2015
le attestare un risultato positivo sul piano della mutualità interna. Circa l'andamento temporale si segnala un leggero calo della consistenza generale rispetto al 2008 dovuto alla diminuzione degli addetti non soci (di 38 unità).
% 39,45% 60,55% 100%
2008 40,57% 59,43% 100%
Scarto -4,56% 0% -1,85% Struttura
2009 2008 Addetti soci I lavoratori delle cooperative sociali di tipo B* sono per lo più italiani: rispetto alle A però aumentano gli addetti provenienti dai paesi extracomunitari. Come per le cooperative sociali di tipo A anche per le B emerge il dato sulla integrazione occupazionale: più del 78% dei lavoratori sono impiegati con un contratto a tempo indeterminato. A livello di genere non emergono importanti disparità se non una lieve
predominanza degli uomini. Spicca invece il dato sull'età e sul livello di scolarizzazione. Insieme offrono l'immagine di un settore in cui il lavoro è caratterizzato da un livello di formazione generale molto basso (circa l'80% dei lavoratori non ha acquisito un diploma di scuola secondaria superiore) e poco favorevole al cambiamento generazionale: i giovani lavoratori rappresentano infatti solo l'1,64% del totale.
* Dati riferiti ad un campione di 17 cooperative per un totale di 795 lavoratori che rappresentano il 39% del valore totale.
Num. 626 167 2 795
% 78,74% 21,01% 0,25% 100%
424 371 795
53,33% 46,67% 100%
Num. 13 284 498 795
% 1,64% 35,72% 62,64% 100%
Num. 630 148 17 795
% 79,25% 18,62% 2,14% 100%
Num. 682 29 84 795
% 85,79% 3,65% 10,57% 100%
Composizione del lavoro per tipo di contratto, genere, scolarizzazione, età e provenienza
▌ Dati riferiti ad un campione di 17 cooperative per un totale di 795 lavoratori che rappresentano il 39% del valore totale
Impatto allargato Nel corso dell'anno 2009, tra gli addetti che operano nel comparto delle cooperative sociali di tipo B, sono stati impiegati 700 lavoratori svantaggiati, 15 unità in più rispetto al 2008 (quando i lavoratori svantaggiati censiti ammontavano a 685 unità). È bene precisare che per la comunità l'impiego lavorativo di persone svantaggiate non deve essere solo letto in termini di benessere sociale. Togliere da una situazione di disagio un soggetto svantaggiato ed impiegarlo in una attività produttiva significa infatti creare anche un beneficio quantificabile economicamente. Questo beneficio è il risultato della somma della ricchezza prodotta dal soggetto per il lavoro svolto e del costo non sostenuto dalla comunità per assistere lo stesso. Una serie di ricerche* condotte negli ultimi anni hanno quantificato economicamente i benefici che la comunità riceverebbe dall'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tali studi si sono focalizzati sull'analisi dei costi che l'amministrazione pubblica sostiene a seguito di un programma di inserimento e i benefici che ne trae, di cui qui di seguito presentiamo un prospetto riepilogativo. Costi •	Fiscalizzazione degli oneri sociali ai sensi della L.381/91, quantificabili in circa 6.500 euro per persona/anno con riferimento al 2° livello ccnl; •	Sostegno all'inserimento lavorativo, quali borse
lavoro, formazione finanziata in ingresso, etc. Si stima un periodo di pre-inserimento di circa 4-6 mesi ed un costo compreso tra i 4 ed i 6 mila euro per persona. Benefici •	Riduzione spesa assistenziale conseguente all'inserimento lavorativo. I relativi costi, estremamente differenziati, sono stati stimati nel modo seguente: 47 mila euro persona/anno per comunità psichiatrica; 24 mila euro persona/anno per diurno psichiatrico; 14 mila euro persona/anno per centro minori; 10 mila euro persona/anno per comunità terapeutiche (tossicodipendenti); •	Riduzione spesa carceraria. Per l'affidamento in prova si ottiene una riduzione quantificata in 70 mila euro annui. Con la semilibertà o il lavoro esterno il risparmio si aggira sui 25 mila euro annui; •	Azzeramento sussidi e altri ammortizzatori sociali. L'assunzione fa venir meno: indennità di disoccupazione per 7 mila euro; reddito minimo di inserimento 5-6 mila euro persona/anno; cassa integrazione 16-18 mila euro persona/anno; •	Riduzione servizi sociali complementari. IL venir meno di un buono pasto, sostegno familiare, integrazioni reddituali una tantum, riduzione tariffe,
* A tal proposito si veda G.MAROCCHI, L'inserimento lavorativo nelle cooperative sociali in CENTRO STUDI CGM (a cura di), Comunità Cooperative. Terzo rapporto sulla cooperazione sociale in Italia, Edizione Fondazione Agnelli, Torino, 2002.
porta a stimare un risparmio di circa 350-550 mila euro persona/anno; Apporto alla fiscalità diretta, quantificabile per svantaggi inquadrati al 2/3 livello ccnl in 2,5 mila euro persona/anno; Apporto alla fiscalità indiretta attraverso la creazione del valore aggiunto e al sistema previdenziale una volta inseriti (invalidi in imprese profit, svantaggiati al termine del progetto di inserimento).
Da tutto ciò se ne è dedotto che l'inserimento lavorativo di un soggetto svantaggiato produce un beneficio netto per la comunità locale compreso tra 18 e 28 mila euro. Calcolandone il valore medio (23 mila euro) e moltiplicandolo per i 700 lavoratori con problemi di svantaggio che sono impiegati nelle imprese che aderiscono a Legacoop Servizi Toscana si ottiene un valore pari a 16.100.000 euro. A tanto ammonta il beneficio netto che la Pubblica Amministrazione ha ricevuto durante il 2009 grazie all'iniziativa imprenditoriale delle cooperative sociali di tipo B aderenti alla nostra Associazione.
I consorzi sociali
I Risultati Economici I Consorzi Sociali rappresentano forme di aggregazione di estrema importanza ed efficacia per lo sviluppo della capacità competitiva di settore. Sul piano della consistenza numerica il quadro dei Consorzi Sociali rimane quasi invariato rispetto al 2008. I valori relativi al patrimonio sono quasi tutti in tenuta a parte il
Prospetto Consorzi Sociali Imprese associate Immobilizzazioni materiali Crediti verso i clienti Patrimonio netto Capitale sociale Riserve Debiti verso le banche Prestito sociale Fatturato globale Costo del lavoro Risultato d'esercizio
dato sulle riserve che che registra un calo del 60% circa. Aumentano i crediti verso i clienti a fronte di una lieve flessione dei debiti verso le banche. Buone notizie sul piano economico: il fatturato e il risultato di esercizio sono entrambi in crescita.
2009 11 € 1.445.703,00 € 23.082.039,00 € 1.568.245,00 € 2.300.340,00 € 105.822,00 € 6.674.775,00 € 0,00 € 41.945.163,00 € 1.913.845,00 € 142.680,00
2008 12 € 1.422.886,00 € 18.234.166,00 € 1.426.917,00 € 2.297.888,00 € 261.840,00 € 6.696.398,00 € 0,00 € 34.049.649,00 € 1.592.619,00 € 37.316,00
Scarto -8,33% 1,60% 26,59% 9,90% 0,11% -59,59% -0,32% 0% 23,19% 20,17% 282,36%
Il valore aggiunto economico e sociale Nel 2009 i consorzi sociali hanno prodotto una ricchezza che ammonta a più di 36 Milioni di euro. Circa il 90% di tale ammontare è stato redistribuito ai propri soci, le cooperative, per i servizi conferiti (più di 32 milioni di euro) e poco
più del 10% è andata al lavoro non socio. Poco più del'1,5% della ricchezza è stata redistribuita tra gli altri interlocutori presi in considerazione: azienda, sistema del credito e comunità.
Le PERSONE I soci dei Consorzi Sociali sono quelle cooperative sociali (di tipo A e di tipo B) che hanno deciso di istituzionalizzare una forma di aggregazione e/o collaborazione con lo scopo di realizzare maggior efficienza ed aumentare la capacità competitiva nel mercato di riferimento. Al 31.12.2009 si contano 149 cooperative sociali che aderiscono a 11 Consorzi Sociali istituiti in Toscana e aderenti a LegacoopSociali.
Valori 36.353.910
32.078.280 3.698.908 222.432 271.371 82.919
88,24% 10,17% 0,61% 0,75% 0,23%
Il dato sulla consistenza evidenzia un leggero aumento rispetto al 2008, quando si censivano 146 cooperative sociali aderenti. Anche il dato sull'occupazione rileva un aumento rispetto al 2008. Dalle 84 persone impiegate lo scorso anno siamo passati a 100 addetti che lavorano all'interno delle strutture consortili.
e. Attualità e prospettive di sviluppo: i risultati ottenuti da una indagine qualitativa
Metodologia e finalità di indagine Per approfondire i risultati emersi dalla precedente analisi quantitativa e per indagare alcuni aspetti su cui risulta difficile attingere da informazioni di tipo statistico si è deciso di procedere ad una indagine di tipo qualitativo del tipo focus group*. Così, i presidenti delle cooperative che compongono l'organo “Segreteria Sociale” sono stati invitati a partecipare ad un momento di confronto su tematiche che riguardano il settore della cooperazione sociale ed in particolare: •	Il contesto ambientale di riferimento: in proposito è stato chiesto quali siano le disposizioni normative che condizionano attualmente il mercato delle cooperative sociali. Se è pertinente ripensare ad una rivisitazione del quadro normativo, anche alla luce del recepimento degli indirizzi dell'UE sull'affidamento dei servizi sociali di interesse generale, al fine di sostenere lo sviluppo del settore. •	La struttura organizzativa del sistema: in questo
caso le domande hanno riguardato temi quali la gestione delle risorse e l'organizzazione dei “processi produttivi”. L'attenzione si è concentrata sull'analisi delle risorse relazionali del settore ed in particolare i rapporti che questo mantiene con la committenza, specie quella pubblica. •	Le strategie di sviluppo: in proposito è stato chiesto di indicare i possibili indirizzi strategici per reagire alla situazione attuale e favorire così la crescita del settore, chiamando in causa LegacoopServiziToscana e LegacoopSociali quali organi di rappresentanza e di sostegno del comparto. Sebbene l'invito a partecipare al focus group sia stato esteso a tutti i componenti, solo una parte ha partecipato all'incontro. Il campione, composto da 4 rappresentanti di cooperative sociali di tipo A e di 1 rappresentante di cooperative sociali di tipo B, è stato ritenuto rappresentativo solo delle prime. Di conseguenza, anche i risultati
* Un focus group è una forma di ricerca qualitativa, che viene frequentemente applicata nelle indagini di marketing, in cui un gruppo di persone è interrogato riguardo all'atteggiamento personale nei confronti di un prodotto, di un concetto o di un' idea. I focus vengono utilizzati anche come strumento di ricerca-azione, per l'attivazione di processi di sviluppo. Non a caso, in ambito organizzativo il focus group è ampiamente utilizzato per l'analisi dei bisogni e per predisporre piani di riorganizzazione aziendale.
che presentiamo nei prossimi paragrafi non possono ritenersi rappresentativi dell'intero sistema della cooperative sociali ma solo di quella parte la cui attività
è finalizzata alla gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi.
RISULTATI DELL'indagine. Il contesto ambientale di riferimento La ricostruzione dell'evoluzione normativa in tema di affi- da parte dello Stato italiano “ha di fatto scardinato i rifedamento dei servizi sociali fa emergere le difficoltà di ade- rimenti regionali” che indicano i criteri di valutazione dei guamento della normativa italiana rispetto ai mutamenti progetti per la partecipazione ai bandi di gara. Gli enti locali (Asl e Comuni) hanno recepito questo importante cambiaavvenuti nel contesto europeo. In effetti in Italia, negli ultimi venti anni, la normativa mento normativo con non poche difficoltà, ma soprattutto sull'affidamento dei servizi sociali di interesse generale in maniera differente da caso a caso: il risultato è che, ad è stata segnata dal “passaggio da un mercato abbastanza oggi, in Toscana “non c'è un impianto di gara uguale ad un protetto, in cui gli affidamenti erano limitati alle coopera- altro”. tive appartenenti al territorio1* ad un allargamento della Di fronte a ciò il parere dei partecipanti al focus è che la platea dei soggetti all'esterno, con il superamento del Regione Toscana riassuma un ruolo di indirizzo politico e vincolo dell'iscrizione all'albo regionale territoriale” ed il direttivo nei confronti delle Asl e dei Comuni. Nella fatticonseguente arrivo in Toscana di competitors provenienti specie, l'attenzione dovrebbe essere concentrata sulle soprattutto dal Nord Italia. E l'attuazione della normativa forme con cui sono affidati gli appalti ed in particolare sui europea con il D.Lgs del 2006 n°1632* ha ulteriormente al- criteri di valutazione dei progetti: “i legami con il territorio, il senso di appartenenza, le relazioni con il volontariato non largato il mercato della concorrenza a livello europeo. Il punto è che tale cambiamento “ha destabilizzato” un qua- possono essere considerati come un discrimine ma come un dro normativo abbastanza sicuro sul piano dell'intervento valore che deve essere riportato”. Il loro inserimento neldelle cooperative sociali, dei riferimenti istituzionali e del- la valutazione dei progetti appare quindi indispensabile. le forme con cui venivano affidati gli appalti. In proposito, Anche perché il rischio è che la valutazione rimanga cornon tanto la direttiva europea quanto il suo recepimento relata “alla forza economica dei partecipanti e al mero tec-
1* L 'articolo 3 della L.R. Del 24 novembre 1997, n.87: Disciplina dei rapporti tra le cooperative sociali e gli enti pubblici che operano nell'ambito regionale stabilisce che “È istituito l'albo regionale delle cooperative sociali […] che hanno sede legale nel territorio della Regione” e che “L'iscrizione all'albo regionale è condizione necessaria per la stipula delle convenzioni”. 2* D .Lgs. Del 12 aprile 2006, n°163: Codice dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE E 2004/18/CE – Direttiva Appalti Pubblici.
nicismo attraverso cui i servizi dovrebbero essere gestiti”. Rimanendo in tema di valutazione, la L.R. del 28 dicembre 2009, n. 82 (Accreditamento delle strutture e dei servizi alla persona del sistema sociale integrato) appena entrata in vigore ed in particolare gli adempimenti richiesti per l'accreditamento delle strutture hanno suscitato tra la platea non poche perplessità. In primo luogo, i piani di adeguamento relativi al sistema di accreditamento, da attuare entro giugno 2011, hanno rappresentato e rappresentano un onere significativo per le imprese. Per adempiere alle disposizioni dei piani le cooperative sono state costrette ad intervenire nella gestione e nell'organizzazione delle proprie risorse in tempi rapidissimi oltre che a supportare dei costi non indifferenti. Ciò è apparso alquanto contraddittorio rispetto alla riduzione delle risorse pubbliche messe a disposizione del comparto. In seconda battuta si osserva che tali adempimenti si traducono nella “produzione di carta” fine a se stessa, senza la minima certezza che questa produca alcun effetto sul piano
del miglioramento della qualità del servizio. Inoltre, così come disciplinato, il sistema di accreditamento “esproprierebbe la cooperativa sociale della titolarità della documentazione prodotta” relativa alla struttura. Titolarità che al momento dell'accreditamento passerebbe all'ente pubblico proprietario dell'immobile. Di conseguenza la cooperativa sosterrebbe un costo per la produzione di un bene pubblico. Rispetto all'onere assunto non si registra nessun tipo di controprestazione, sia in termini economici sia in termini di premio in sede i valutazione di progetto, penalizzando l'impresa sul piano della concorrenza. Altre criticità emerse riguardano la gestione e il controllo del sistema di accreditamento: mentre non si capisce il motivo per cui la prima sia stata affidata all'Assessorato alla Salute, per quanto concerne la questione del controllo si denuncia un problema di conflitto di interessi: allo stato dei fatti il Comune risulterebbe titolare del sistema di accreditamento e allo stesso tempo soggetto preposto al suo controllo e al monitoraggio.
Struttura organizzativa e gestionale. Risorse ECONOMICHE Lo stato attuale delle risorse economiche del comparto I dati positivi del 2008, relativi al fatturato, sono riconè stato analizzato sulla base degli indicatori economico- ducibili all'affidamento di nuovi servizi da parte degli patrimoniali relativi al biennio 2008-09. È stato segna- Enti Locali. Nello stesso anno poi la Regione ha riconolato che questi sono il risultato di realtà tra loro diverse, sciuto gli aumenti previsti dal rinnovo del ccnl* rispetto caratterizzate dalla presenza di alcuni soggetti impren- al quale molti enti hanno risposto in maniera positiva. ditoriali capaci di influenzare in maniera significativa il Purtroppo, a partire dal 2010 assistiamo ad “una ridudato generale. zione dei servizi” e al presentarsi di forme di resistenza
* D.G.R.T del 29 dicembre 2008, n.1195
sull'adeguamento del prezzo agli indici indicati nella delibera. Le prospettive per il futuro appaiono contrassegnate dall'aumento del costo del lavoro, da una riduzione del volume d'affari, dei margini di profitto sino a giungere al “rischio di un intaccamento delle riserve”. Ciò
nonostante sembra che per il 2010 il comparto riesca a tenere in termini di fatturato; gli effetti della crisi sia a livello economico e finanziario si concretizzeranno a partire dal 2011.
Struttura organizzativa e gestionale. risorse relazionali Dall'analisi del quadro economico emerge che il rapporto sorse impoverisce il servizio sul piano dei rapporti umacon la Pubblica Amministrazione diviene imprescindibile ni instaurati tra operatore e paziente: “nel caso dell'asper la sopravvivenza del settore. Così come la proposta sistenza domiciliare non si può pensare di far seguire di sostituire il committente pubblico con quello privato un anziano un giorno da un operatore e un giorno da un è apparsa poco verosimile. E le motivazioni sono state altro senza che si sia impostato il servizio conoscendo varie. Primo, “il prezzo del servizio da noi praticato non le necessità dell'utente, facendo un piano di intervento”. sarebbe sopportabile dal privato”. Specialmente in alcu- Tuttavia, sebbene “il mercato privato dei servizi alla ni settori come quello dei servizi domiciliari “sarebbe persona sia limitato”, e che se si volesse parlare di comfuori mercato rispetto a quello praticato dalla badante mittenza privata questa potrebbe al massimo integrare quella pubblica, deve essere considerata come una sfida o dalla donna della porta accanto”. In proposito, il giudizio sull'introduzione del voucher la ricerca di formule organizzative capaci di intercettare quale formula di selezione adottabile dal privato nella quelle fasce di domande private latenti o a margine di scelta dei servizi alla persona è che, “se non regolamen- quella pubblica. In alcune aree della regione si stanno tato, tale sistema rischia di portare alla dissoluzione attivando collaborazioni tra pubblico e cooperazione delle cooperative sociali e all'attivazione dei privati”. sociale per la creazione di servizi, volti a soddisfare alLa possibilità concessa all'utente di scegliere il servizio cuni bisogni rimasti vacanti ovvero là dove il pubblico tra un numero finito di cooperative accreditate aumente- non può più intervenire (es. la gestione delle dimissioni rebbe la variabilità della domanda. Ciò penalizzerebbe le ospedaliere). La strategia in questi termini è rivolta alla cooperative sociali la cui struttura dell'offerta è basata creazione di economie di scopo attraverso cui “diluire le sulla produzione di economie di scala per sostenere gli spese generali” di gestione. elevati costi di coordinamento e di gestione. Inoltre, un sistema di affidamento del servizio così progettato porterebbe ad un abbassamento degli standard qualitativi del servizio. La parcellizzazione nella gestione delle ri-
Struttura organizzativa e gestionale. PROCESSI Il tipo di rapporto con la committenza influisce anche efficienti, il sistema così progettato non offre strumenti sull'organizzazione delle risorse e la gestione dei pro- sufficienti per misurare il livello di efficacia di un servicessi produttivi attraverso i quali il servizio viene ero- zio. Il controllo da parte dell'ente pubblico si focalizza gato. I “vincoli imposti dall'ente pubblico titolare del soprattutto sulla rendicontazione oraria mentre sembra servizio, relativi ai tempi di esecuzione e alle risorse da essere carente sulla valutazione di aspetti di carattere impiegare”, ostacolano la ricerca di modelli organizzativi qualitativo come il livello di professionalità e compee gestionali attraverso cui aumentare la resa in termini tenza del personale addetto. Da parte sua il sistema di efficienza, ovvero la “ricerca dei margini di profitto”. cooperativo ha investito e continua ad investire nella La percezione è quella di un “rapporto falsato” in cui formazione professionale del proprio personale, così l'ente pubblico sembra rivolgersi al sistema cooperativo come nell'implementazione di indicatori di controllo più come bacino di manodopera che come soggetto isti- della qualità; anche in questo caso il mancato riconotuzionale, dotato di una propria struttura organizzativa scimento dell'investimento genera un costo che pesa sull'economia del sistema e lo penalizza sul piano della ed una autonomia gestionale. Oltre ad ostacolare la ricerca di modelli di gestione più competitività.
Strategie di sviluppo Circa la questione dello sviluppo il quadro che viene presentato è che, in Toscana, nel corso degli ultimi anni le cooperative sociali si sono affermate quale interlocutore privilegiato nel settore dei servizi alla persona e dei servizi in generale, riuscendo ad affrontare le sfide del mercato grazie alla capacità strategica dei propri imprenditori. Oggi, nel periodo di crisi economica che tende a erodere i redditi delle famiglie e in un mercato in forte depressione, il contesto ambientale chiede alla cooperazione di “fare un passo indietro”. Oltre a ciò l'arretratezza nella progettazione e programmazione dei servizi, mostrate in alcuni casi dall'ente pubblico, rappresenta un ulteriore ostacolo alla volontà di investire per il miglioramento del settore.
Premesso ciò, si prosegue che per puntare sullo sviluppo occorre prima di tutto “innovare”. Per le cooperative sociali innovare significa in primo luogo ricercare i mercati dove poter attivare nuovi servizi alla persona. E in questo contesto può entrare in gioco anche LegacoopServiziToscana. Il ruolo fino ad oggi svolto dall'Associazione è risultato determinante per lo sviluppo del comparto in termini di crescita economica e di affermazione politico-istituzionale. Oggi, tuttavia, le viene chiesto di indossare, oltre alla veste politica, anche quella tecnica. In primo luogo sembra necessario un suo intervento per sostenere la ricerca dei campi applicativi in cui la cooperazione sociale possa operare, favorendo la sperimentazione di nuove formule organiz-
zative e di gestione della “produzione”. Le cooperative sociali hanno poi bisogno che l'Associazione intervenga con più enfasi sull'organizzazione e la gestione dei servizi alle proprie imprese. Molte di questi sono sprovviste di alcune competenze. L'attività di consulenza di LegacoopServiziToscana potrebbe essere mirata a fornire quei servizi trasversali a livello inter-settoriale a cui molte cooperative (specie quelle di piccola entità) non possono accedere per la mancanza di risorse a disposizione (per lo più economiche). Insieme all'innovazione lo sviluppo del settore passa anche attraverso la ricerca di formule aggregative tra imprese. Alcuni soggetti confermano che le piccole cooperative sono carenti di un interlocutore che assorba in sé le istanze da portare alla committenza pubblica. Ci si chiede allora se la figura del consorzio appare sufficiente in termini di rappresentanza e di sviluppo di strategie di impresa. E se lo sviluppo debba essere pensato in termini di creazione di sistemi di rete (livelli dimensionali di impresa medio piccoli, tutela dell'identità) oppure in termini di crescita dimensionale affinché il comparto possa risultare “più stabile rispetto ai venti della crisi”. In proposito, alcuni sottolineano che il concetto di crescita e di grandezza di impresa non deve però essere riferito solamente ad aspetti di carattere economico e dimensionale. Per questi essere grandi e forti significa “avere capacità di ottimizzare i costi e quindi aumentare il livello di produttività, avere rapporti diffusi con i soggetti istituzionali radicati nel territorio per conoscere il mercato in cui si opera”. Lo sviluppo in questo senso è strettamente correlato alla creazione di sinergie tra imprese a livello inter-settoriale (un primo esempio è l'accordo
tra cooperative di servizi e cooperative sociali, un altro riguarda il progetto di costruzione di asili nido da parte di cooperative edili in sinergia con cooperative sociali per l'erogazione dei servizi di gestione della struttura ed accessori). Sino ad arrivare a formule di partnership anche tra imprese aderenti ad Associazione differenti per la partecipazione a gare in associazione di impresa. L'opinione comune è che lo sviluppo per via sinergica produca benefici sul piano della capacità competitiva. Per alcuni, però, costruire sinergie può addirittura generare dei benefici sul piano dell'immagine. Secondo questi, oggi, il modello cooperativo, ed in particolare quello sociale, è interpretato in maniera distorta e molte volte penalizzante rispetto alla realtà: in generale l'immagine che viene percepita è quella di un soggetto ibrido tra impresa e volontariato che inevitabilmente getta dei dubbi sulla sua capacità di garantire servizi di qualità. Oltre che “indebolirlo” di fronte alle istituzioni come Comuni e Regione. La riflessione che se ne trae è che il marketing sociale può rappresentare una possibile strada da percorrere affinché il settore possa affermarsi con maggior autorevolezza anche sul tavolo della concertazione istituzionale.
Progetto e Coordinamento Eleonora Vanni, Responsabile LegacoopSociali Toscana Redazione e analisi statistiche Il presente rapporto Ă¨ stato redatto da Stefano Scotti, che ne ha curato l'elaborazione e l'analisi dei dati. Raccolta dati a cura di Marisa Scarola dello staff dell'Associazione.
Relazioni di settore a cura di: Angelo Migliarini - Presidente di Legacoop Servizi Toscana Eleonora Vanni - Responsabile LegacoopSociali Toscana Giovanni Giuliacci - Responsabile settore Logistica e Trasporti Riccardo Vannini - Responsabile settore Turismo e Servizi culturali Progetto grafico e impaginazione Tabloid soc.coop. - www.tabloidcoop.it Stampa Nuova Grafica Fiorentina
Legacoop Servizi Toscana. Via Fiume, 5 Firenze 50123 Firenze t. 055 2792500 f. 055 2792555 e-mail segreteria@legacoopservizitoscana.it www.legacoopservizitoscana.it