Source: http://www.filcams.cgil.it/doc-finanziaria-2004-il-decretone-4-2/
Timestamp: 2019-01-23 04:21:06+00:00
Document Index: 71456906

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 4', 'art. 35']

“Doc” Finanziaria 2004, il decretone 4
ItaliaOggi7 (documenti)
Numero 278, pag. 49 del 24/11/2003
12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi e prestiti è autorizzata a mettere a disposizione l’importo massimo di 50 milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione, denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive, per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all’articolo 27, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, anche avvalendosi delle modalità di cui all’articolo 2, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e all’articolo 41, comma 4, del decreto legislativo 6 giugno 2001, n. 380, di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive anche disposti dall’autorità giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse. Le anticipazioni, comprensive della corrispondente quota delle spese di gestione del Fondo, sono restituite al Fondo stesso in un periodo massimo di cinque anni, secondo modalità e condizioni stabilite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi. In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l’amministrazione comunale provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n.46. Qualora le somme anticipate non siano rimborsate nei tempi e nelle modalità stabilite, il Ministro dell’interno provvede al reintregro alla Cassa depositi e prestiti, trattenendone le relative somme dai fondi del bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai comuni.
13. Le attività di monitoraggio e di raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell’abusivismo edilizio di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo all’Osservatorio nazionale dell’abusivismo edilizio. Il Ministero collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui all’articolo 9, del decreto legge 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con il Ministro dell’interno, sono aggiornate le modalità di redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione delle informazioni contenute nei rapporti di cui all’articolo 31, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380. Per le suddette attività è destinata una somma di 0,2 milioni di euro per l’anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006
16. La disponibilità alla cessione dell’area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l’opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale dell’Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2004. Resta ferma la necessità di assicurare, anche mediante specifiche clausole degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento del diritto al mantenimento dell’opera, il libero accesso al mare, con il conseguente diritto pubblico di passaggio.
21. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono rideterminati i canoni annui di cui all’articolo 03 del decreto legge 5 ottobre 1993, n.400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n.494.
24. Ai fini del miglioramento, della tutela e della valorizzazione delle aree demaniali è autorizzata una spesa fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro per l’anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. L’Agenzia del demanio, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, il Ministro dei beni e delle attività culturali, sentita la Conferenza Stato-Regioni predispone un programma di interventi volti alla riqualificazione delle aree demaniali. Il programma è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n.47, e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dall’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, e successive modificazioni e integrazioni, nonché dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento superiore a 750 metri cubi. Le suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 metri cubi per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 metri cubi.
a) numeri da 1 a 3, nell’ambito dell’intero territorio nazionale, fermo restando quanto previsto alla lettera e) del comma 27 del presente articolo, nonché 4, 5 e 6 nell’ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n.47;
b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non soggette ai vincoli di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n.47, in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con la quale è determinata la possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio.
b) non sia possibile effettuare interventi per l’adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n.3274, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.105 dell’8 maggio 2003;
c) non sia data la disponibilità di concessione onerosa dell’area di proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalità e condizioni di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n.47, ed al presente decreto;
e) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del dlgs 29 ottobre 1999, n.490;
f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000, n.353, e indipendentemente dall’approvazione del piano regionale di cui al comma 1 dell’articolo 3 della citata legge n.353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell’esclusione dalla sanatoria è sufficiente l’acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero dell’interno, che le aree interessate dall’abuso edilizio siano state, nell’ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi;
g) siano state realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato ed alle esigenze della navigazione marittima, quali identificate ai sensi del secondo comma dell’articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n.616.
28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate e decorrenti dalla data di entrata in vigore dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, e successive modificazioni e integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per quanto non previsto dal presente decreto si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n.47, e al predetto articolo 39.
29. Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo conto, è sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non può essere conseguito il titolo abilitativo edilizio in sanatoria degli abusi edilizi se interviene la sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati. Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale.
30. Qualora l’amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n.575, autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni, può essere autorizzato, altresì, dal medesimo giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell’amministratore o del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria di cui al comma 28.
33. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, emanano norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e possono prevederne, tra l’altro, un incremento dell’oblazione fino al massimo del 10 per cento della misura determinata nella tabella C allegata al presente decreto, ai fini dell’attivazione di politiche di repressione degli abusi edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei nuclei interessati da fenomeni di abusivismo edilizio, nonché per l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 23 della legge 28 febbraio 1985, n.47.
34. Ai fini dell’applicazione del presente articolo non si applica quanto previsto dall’articolo 37, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n.47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi alla opere abusive oggetto di sanatoria possono essere incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri concessori sono determinati nella misura dei costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie, nonché per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali. Coloro che in proprio o in forme consortili, nell’ambito delle zone perimetrate, intendano eseguire in tutto o in parte le opere di urbanizzazione primaria, nel rispetto dell’articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n.109, e successive modificazioni e integrazioni, secondo le disposizioni tecniche dettate dagli uffici comunali, possono detrarre dall’importo complessivo quanto già versato, a titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla tabella D allegata al presente decreto. Con legge regionale, ai sensi dell’articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n.47, come modificato dal presente articolo, sono disciplinate le relative modalità di attuazione.
a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell’articolo 47, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;
36. La presentazione nei termini della domanda di definizione dell’illecito edilizio, l’oblazione interamente corrisposta nonché il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, producono gli effetti di cui all’articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n.47. Trascorso il suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante.
37. Il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della documentazione di cui al comma 35, della denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell’imposta comunale degli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.504, nonché, ove dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l’occupazione del suolo pubblico, entro il 30 settembre 2004, nonché il decorso del termine di ventiquattro mesi da tale data senza l’adozione di un provvedimento negativo del comune, equivalgono a titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Se nei termini previsti l’oblazione dovuta non è stata interamente corrisposta o è stata determinata in forma dolosamente inesatta, le costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono assoggettate alle sanzioni richiamate all’articolo 40 della legge 28 febbraio 1985, n.47, e all’articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380.
38. La misura dell’oblazione e dell’anticipazione degli oneri concessori, nonché le relative modalità di versamento, sono disciplinate nell’allegato 1 al presente decreto, paragrafi ´calcolo dell’oblazione’ e ´calcolo dell’anticipazione degli oneri concessori’.
39. Ai fini della determinazione dell’oblazione non si applica quanto previsto dai commi 13, 14, 15 e 16 dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724.
40. Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle Amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia può essere determinato dall’Amministrazione comunale un incremento dei predetti diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con le modalità di cui all’articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre 1996, n.662. Per l’attività istruttoria connessa al rilascio delle concessioni in sanatoria i comuni possono utilizzare i diritti e oneri di cui al precedente periodo, per progetti finalizzati da svolgere oltre l’orario di lavoro ordinario.
41. Al fine di incentivare la definizione delle domande di sanatoria presentate ai sensi del presente articolo, nonché ai sensi del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n.47, e successive modificazioni, e dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, e successive modificazioni, il cinquanta per cento delle somme riscosse a titolo di conguaglio dell’oblazione, ai sensi dell’articolo 35, comma 14, della citata legge n.47 del 1985, e successive modificazioni, è devoluto al comune interessato. Con decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell’economia e delle finanze sono stabilite le modalità di applicazione del presente comma.
42. All’articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n.47, il comma 4 è sostituito dal seguente:
´4. Le proposte di varianti di recupero urbanistico possono essere presentate da parte di soggetti pubblici e privati, con allegato un piano di fattibilità tecnico, economico, giuridico e amministrativo, finalizzato al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per il recupero urbanistico ed edilizio, volto al raggiungimento della sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla coesione degli abitanti dei nuclei edilizi inseriti nelle varianti e alla rivitalizzazione delle aree interessate dall’abusivismo edilizio.’.
43. L’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n.47, è sostituito dal seguente:
´Articolo 32. – (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo). – 1. Fatte salve le fattispecie previste dall’articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non è richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l’altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte.
c) in contrasto con le norme del decreto ministeriale 1° aprile 1968, n.1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.96 del 13 aprile 1968, e con agli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n.190, e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico.
4. Ai fini dell’acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall’articolo 20, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380. Il motivato dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativi edilizio in sanatoria.
5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà [dello Stato o] di enti pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della concessione o dell’autorizzazione in sanatoria è subordinato anche alla disponibilità dell’ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l’uso del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilità all’uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa [dallo Stato o] dagli enti pubblici territoriali proprietari entro il termine di 180 giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilità all’uso del suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto all’area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore è stabilito dalla filiale dell’Agenzia del demanio competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della presente legge e dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, con riguardo al valore del terreno come risultava all’epoca della costruzione aumentato dell’importo corrispondente alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, al momento della determinazione di detto valore. L’atto di disponibilità, regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni sessanta, è stabilito dall’ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell’importo come sopra determinato.
6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di cui all’articolo 21 della legge 17 agosto 1942, n.1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria è subordinato alla acquisizione della proprietà dell’area stessa previo versamento del prezzo, che è determinato dall’Agenzia del territorio in rapporto al vantaggio derivante dall’incorporamento dell’area.
7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal decreto del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380′.
43-bis. Le modifiche apportate con il presente articolo concernenti l’applicazione delle leggi 28 febbraio 1985 n. 47 e 23 dicembre 1994 n. 724, non si applicano alle domande già presentate ai sensi delle predette leggi.
44. All’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, comma 2, dopo le parole: ´l’inizio’ sono inserite le seguenti: ´o l’esecuzione’.
45. All’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, comma 2, dopo le parole: ´ 18 aprile 1962, n.167 e successive modificazioni e integrazioni’ sono inserite le seguenti: ´,nonché in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici’.
46. All’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ´Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, o su beni di interesse archeologico, nonché per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilità assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorità preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall’accertamento dell’illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalità operative di cui ai commi 55 e 56 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n.662′.
47. Le sanzioni pecuniarie di cui all’articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, sono incrementate del cento per cento.
48. ( Soppresso).
49-bis. All’articolo 54, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n.449 e successive modificazioni ed integrazioni, aggiungere, in fine, il seguente periodo: ´Tali spese, limitatamente agli esercizi finanziari 2002 e 2003 sono reiscritte nella competenza degli esercizi successivi a quello terminale, sempreché l’impegno formale venga assunto entro il secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione in bilancio’.
49-ter. All’articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 aggiungere in fine il seguente comma: ´3-ter. Al fine di consentire una più penetrante vigilanza sull’attività edilizia, è fatto obbligo alle aziende erogatrici di servizi pubblici ed ai funzionari cui sia imputabile la stipulazione dei relativi contratti di somministrazione di comunicare al Sindaco del Comune ove è ubicato l’immobile le richieste di allaccio ai pubblici servizi effettuate per gli immobili, con indicazione della concessione edilizia ovvero della autorizzazione ovvero degli altri titoli abilitativi, ovvero della istanza di concessione in sanatoria presentata, corredata dalla prova del pagamento per intero delle somme dovute a titolo di oblazione. L’inosservanza di tale obbligo comporta, per ciascuna violazione, la sanzione pecuniaria da euro 10.000 ad euro 50.000 nei confronti delle aziende erogatrici di servizi pubblici, nonché la sanzione pecuniaria da euro 2.582 ad euro 7.746 nei confronti del funzionario della azienda erogatrice cui sia imputabile la stipulazione dei contratti’.
´1. Entro il mese di dicembre di ogni anno il dirigente o il responsabile del servizio trasmette al prefetto l’elenco delle opere non sanabili per le quali il responsabile dell’abuso non ha provveduto nel termine previsto alla demolizione e al ripristino dei luoghi e indica lo stato dei procedimenti relativi alla tutela del vincolo di cui al sesto comma dell’articolo 31. Nel medesimo termine le amministrazioni statali e regionali preposte alla tutela trasmettono al prefetto l’elenco delle demolizioni da eseguire. Gli elenchi contengono, tra l’altro, il nominativo dei proprietari e dell’eventuale occupante abusivo, gli estremi di identificazione catastale, il verbale di consistenza delle opere abusive e l’eventuale titolo di occupazione dell’immobile.
3. L’esecuzione della demolizione delle opere abusive, compresa la rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica incolumità, è disposta dal prefetto. I relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, ad imprese tecnicamente e finanziariamente idonee. Il prefetto può anche avvalersi, per il tramite dei Provveditorati alle opere pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d’intesa tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della difesa’.
50. Agli oneri indicati ai commi 6, 9, 10, 11, 13 e 24, si provvede, nei limiti stabiliti nei predetti commi, per gli anni 2004, 2005 e, quanto a 82 milioni di euro, per l’anno 2006, mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo. Tali somme sono versate, per ciascuno dei predetti anni, all’entrata del bilancio dello Stato per essere rassegnate alle pertinenti unità previsioni di base, anche di nuova istituzione, dei Ministeri interessati. Per la restante parte degli oneri relativi all’anno 2006 si provvede con quota parte delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
1. Al fine di contribuire alla realizzazione di interventi infrastrutturali, con priorità per quelli connessi alla riduzione del rischio sismico, e per far fronte ad eventi straordinari nei territori degli enti locali, delle aree metropolitane e delle città d’arte è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per il triennio 2003-2005, un apposito fondo per interventi straordinari. A tal fine è autorizzata la spesa di euro 73.487.000 per l’anno 2003 e di euro 100.000.000 per ciascuno degli anni 2004-2005.
2. Ai fini dell’attuazione del comma 1, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, vengono individuati gli interventi da realizzare, gli enti beneficiari e le risorse da assegnare nell’ambito delle disponibilità del Fondo.
3. All’onere di cui al presente articolo, pari a euro 73.487.000 per l’anno 2003 e euro 100.000.000 per ciascuno degli anni 2004 e 2005, si provvede mediante corrispondere riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale Fondo speciale dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003 allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
1. In attesa dell’avvio a regime del concordato preventivo triennale, è introdotto in forma sperimentale un concordato preventivo biennale per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2003 e per quello successivo.
3. L’osservanza degli obblighi fiscali intrinseca all’adesione al concordato preventivo comporta:
4. Il concordato preventivo si opera sulle seguenti basi, ferma restando la dichiarazione di un reddito di impresa o di lavoro autonomo minimo di 1000 euro:
a) per il primo periodo d’imposta, incrementando i ricavi o compensi del 2001 almeno del 9 per cento, nonché il relativo reddito del 2001 almeno del 7 per cento, anche a seguito di adeguamento in dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto;
b) per il secondo periodo d’imposta, incrementando i ricavi o compensi del 2003 almeno del 4,5 per cento, nonché il relativo reddito del 2003 almeno del 3,5 per cento, anche a seguito di adeguamento in dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto; tale adeguamento, per quanto riguarda i ricavi o compensi, è consentito solo se la predetta soglia può essere raggiunta con un incremento non superiore al 5 per cento dei ricavi o compensi annotati nelle scritture contabili.
5. Se i ricavi o compensi dichiarati nel periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2001 sono inferiori a quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore o dei parametri, l’adesione al concordato preventivo è subordinata all’adeguamento a questi ultimi e all’assolvimento delle relative imposte, con esclusione di sanzioni ed interessi, da effettuare anteriormente alla data di presentazione della comunicazione di adesione.
6. Ai fini di quanto previsto dal comma 4 si tiene conto, inoltre, degli atti di accertamento divenuti non più impugnabili, ancorché definiti per adesione, nonché delle integrazioni e definizioni di cui alla legge 27 dicembre 2002, n. 289. Non si tiene conto delle dichiarazioni integrative presentate ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che abbiano determinato una riduzione del reddito ovvero dei ricavi o compensi dichiarati.
7. Per i periodi d’imposta oggetto di concordato, sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato che eccede quello relativo al periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2001, l’imposta è determinata separatamente con l’aliquota del 23 per cento. L’aliquota è, invece, del 33 per cento per i soggetti di cui all’articolo 87 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonché per gli altri soggetti il cui reddito d’impresa o di lavoro autonomo relativo al periodo d’imposta in corso all’1 gennaio 2001 sia stato superiore a 100.000 euro. Sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al comma 4 non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale; se il contribuente intende versare comunque i contributi, gli stessi sono commisurati sulla parte eccedente il minimale reddituale.
8. Per i soggetti che si avvalgono del concordato preventivo, i redditi d’impresa e di lavoro autonomo possono essere oggetto di accertamento ai fini tributari e contributivi esclusivamente in base agli articoli 39, primo comma, lettere a), b), c) e d), primo periodo, e secondo comma, lettera c), 40 e 41-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Restano altresì applicabili le disposizioni di cui all’articolo 54, commi secondo, primo periodo, terzo, quarto e quinto, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nonché quelle previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441.
9. Il contribuente che non soddisfa la condizione di cui ai comma 4 lo comunica nella dichiarazione dei redditi; in questo caso:
b) l’ufficio emette accertamento parziale, sulla base dei ricavi o compensi di cui al comma 4; salve le ipotesi di accadimenti straordinari ed imprevedibili; in tale ultima ipotesi trova applicazione il procedimento di accertamento con adesione previsto dal decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218;
c) gli obblighi di documentazione riprendono dalla data di scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione in cui è stata data la comunicazione.
10. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è soppresso l’articolo 11, comma 6, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.
11. Nell’articolo 6, comma 3, primo periodo, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, le parole: ´pari al cento’, sono sostituite dalle seguenti: ´pari al centocinquanta’.
12. Non sono ammessi al concordato preventivo i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni che:
b) hanno dichiarato ricavi o compensi di importo superiore a 5.154.569,00 euro nel periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2001; non si tiene conto di quelli di cui all’articolo 53, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
c) hanno titolo a regimi forfetari di determinazione dell’imponibile o dell’imposta, per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2001, o per quello in corso al 1° gennaio 2003;
d) non si impegnano a rispettare la condizione indicata nel comma 4 per ciascun periodo d’imposta oggetto di concordato.
13. La sospensione dell’obbligo tributario di emissione dello scontrino e della ricevuta fiscale opera per le operazioni poste in essere dopo la data di presentazione della comunicazione di adesione. Resta comunque ferma la determinazione dell’imposta sul valore aggiunto periodicamente dovuta da calcolare tenendo conto dell’imposta relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizio effettuate.
14. Agli effetti del presente articolo, si considerano ricavi quelli dell’articolo 53 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ad esclusione di quelli di cui alle lettere c), d), e) ed f) del comma 1 del medesimo articolo; si considerano compensi quelli previsti dall’articolo 50, comma 1, del medesimo testo unico.
15. Le disposizioni del presente articolo non incidono sull’esercizio della delega legislativa di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e), numero 3, della legge 7 aprile 2003, n. 80. L’adesione al concordato preventivo si esprime mediante comunicazione resa tra l’1 gennaio e il 16 marzo 2004. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sono stabilite le modalità di presentazione della comunicazione di adesione e dell’adeguamento di cui al comma 5.
1. Al decreto legge 24 giugno 2003, n.143, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n.212, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nei commi 2 e 2-bis dell’articolo 1, le parole: ´16 ottobre 2003′, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: ´16 marzo 2004′;
b) nello stesso comma 2 dell’articolo 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ´, anche con riferimento alle date di versamento degli eventuali pagamenti rateali, ferma restando la decorrenza degli interessi dal 17 ottobre 2003.’;
c) nel comma 2-sexies, dell’articolo 1, il primo periodo è sostituito dai seguenti: ´Per i contribuenti che non provvedono, in base alle disposizioni del comma 2, ad effettuare, entro il 16 marzo 2004, versamenti utili per la definizione di cui all’articolo 15 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, il termine per la proposizione del ricorso avverso atti dell’amministrazione finanziaria, di cui al comma 8 dello stesso articolo 15, è fissato al 18 marzo 2004. È sospeso fino al 18 marzo 2004 il termine per il perfezionamento della definizione di cui al decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, relativamente agli inviti al contraddittorio di cui al comma 1 del citato articolo 15 della legge n.289 del 2002.’; nel medesimo comma, secondo periodo, le parole: ´16 ottobre 2003′ sono sostituite dalle seguenti: ´16 marzo 2004′.
2. Nel comma 2-ter dell’articolo 12 della legge 27 dicembre 2002, n.289, le parole: ´16 ottobre 2003′ e ´16 settembre 2003′ sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: ´16 marzo 2004′ e ´16 febbraio 2004′.
3. Nell’articolo 16, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n.289, come modificato, da ultimo, dall’articolo 1, comma 1, secondo periodo, del decreto legge 24 giugno 2003, n.143, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n.212, le parole: ´30 novembre 2003′, ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: ´30 aprile 2004′; nello stesso articolo 16, comma 8, primo periodo, le parole: ´1° marzo 2004′ sono sostituite dalle seguenti: ´16 maggio 2004′.
4. Le penalità previste a carico dei soggetti convenzionati ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 11, del decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n.322, per la tardiva o errata trasmissione telematica delle dichiarazioni ricevute dai predetti soggetti fino al 31 dicembre 2002, sono ridotte ad una somma pari al 10 per cento dell’importo risultante dall’applicazione dei criteri di calcolo fissati nelle relative convenzioni.
6-bis. Le penalità previste a carico dei soggetti convenzionati ai sensi dell’articolo 19, commi 5 e 6 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 22 febbraio 1999, n. 37, per il ritardato invio dei flussi informativi riguardanti le operazioni di riscossione e per il ritardato versamento delle somme riscosse, sono ridotte ad una somma pari al dieci per cento dell’importo risultante dall’applicazione dei criteri di calcolo fissati nelle relative convenzioni.
6-ter. Il beneficio previsto al comma 6-bis si applica condizione che il ritardato invio dei flussi informativi e il ritardato riversamento delle somme riscosse sia relativo a somme incassate fino al 31 dicembre 2002, e che il riversamento delle penalità ridotte avvenga:
6-quater. Non si fa luogo, in ogni caso, alla restituzione delle penalità già versate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
- Tipologia 2. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in vigore del presente provvedimento.
Costituiscono nuova costruzione ai sensi del Testo unico per l’edilizia:
1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, il successivo punto 6);
5) l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee;
6) gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale;
- Tipologia 3. Opere di ristrutturazione edilizia come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera d) del dpr 6 giugno 2001, n. 380 realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
La nozione di ristrutturazione rilevante ai fini della tipologia 3 è costituita dalla ristrutturazione edilizia, come definita dall’articolo 3 del T.u. edilizia. La precisazione è molto importante, perché comporta l’inserimento (quasi retroattivo negli effetti sostanziali) nella categoria della ristrutturazione delle demolizioni e successive ricostruzioni. Se si pensa che, secondo il ministero delle infrastrutture, le demolizioni e successive ricostruzioni ammettono anche un aumento di superficie è chiaro che esiste tutto l’interesse a considerare le ricostruzioni fotocopia come ristrutturazioni e non come nuove costruzioni.
- Tipologia 4. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, nelle zone omogenee A di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n.1444;
- Tipologia 5. Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
Costituiscono interventi di restauro e risanamento conservativo gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio. La differenza tra tipologia 4 e 5 riguarda l’ubicazione poiché la n. 4 si riferisce ai centri storici (zone A).
- Tipologia 6. Opere di manutenzione straordinaria, come definite all’articolo 3, comma 1, lettera b) del dpr 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio; opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di superficie o di volume.
Costituiscono interventi di manutenzione straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare e integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.
Le opere non valutabili in termini di superficie o volume sono state individuate esemplificativamente in circolari ministeriali: scale, apertura o chiusura di vani per porte o finestre, piccole pensiline. Per questi abusi l’oblazione deve essere pagata una sola volta, anche se nell’ambito della stessa unità immobiliare siano stati effettuati più abusi dello stesso tipo: come, per esempio, siano stati aperti due vani finestra, ovvero sia stata chiusa una finestra e aperta un’altra. Le circolari spiegano ancora che quando, tuttavia, per la quantità delle opere e per il loro collegamento funzionale, anche con opere interne, l’intervento realizzato debba considerarsi ricadente in altra tipologia di abuso (per esempio ristrutturazione edilizia) la richiesta di sanatoria non potrà riguardare le singole opere (non valutabili in termini di superficie o di volume) ma l’intervento complessivo realizzato.
Con riferimento alla tipologia di intervento edilizio combinata al dato dell’ubicazione sono sanabili:
- nuove costruzioni, ampliamenti, ristrutturazioni edilizie, nell’ambito dell’intero territorio nazionale, fermo restando il divieto di sanatoria di immobili dichiarati monumento edilizio o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi del T.u. dei beni ambientali e culturali;
- restauri e risanamenti conservativi, manutenzioni straordinarie e interventi non valutabili in termini di volumetria e superficie nell’ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all’articolo 32 della legge 47/1985;
- restauri e risanamenti conservativi, manutenzioni straordinarie e interventi non valutabili in termini di volumetria e superficie nelle aree non soggette ai vincoli di cui all’articolo 32 della legge 47/1985, in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge, con la quale è determinata la possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio (comma 25).
Il decreto legge convertito 269/2003 presenta una serie di esclusioni dalla sanatoria, che devono essere elencate ed autonomamente esaminate.
Innanzitutto non è possibile la sanatoria nel caso di divieto ai sensi degli articoli 32 e 33 della legge 47/1985.
Altra esclusione quella che riguarda le opere eseguite dal proprietario o avente causa condannato con sentenza definitiva, per i delitti di cui all’art. 416-bis (associazione mafiosa), 648-bis (riciclaggio) e 648-ter (impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita) del codice penale o da terzi per suo conto; rispetto a questa esclusione va ricordata l’altra disposizione per cui la pendenza del procedimento penale per i predetti gravi reati determina la sospensione del procedimento amministrativo di sanatoria. Le norma fanno dipendere lo status dell’immobile dallo status dell’esecutore delle opere: si tratta quasi di una sanzione amministrativa che va ad aggiungersi alla sanzione penale. Di difficile applicazione pratica è la parte che stabilisce l’esclusione di sanatoria anche nell’ipotesi di esecuzione delle opere da parte di soggetti che operano per conto dei condannati per i gravi reati.
La disposizione in esame ha comunque un effetto pratico generale: il richiedente la sanatoria dovrà auto – dichiarare, a pena della responsabilità penale per falso, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale. Le amministrazioni dovranno effettuare accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale.
Peraltro, qualora l’amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575 sia autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni, può essere autorizzato, altresì, dal medesimo giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell’amministratore o del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria (comma 30 dell’articolo 32 del dl 269/1993).
Altre esclusioni hanno carattere oggettivo:
- opere per le quali non sia possibile effettuare interventi per l’adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dall’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri 20 marzo 2003, n. 3274 (in suppl. ordinario n. 72 alla G.U. dell’8 maggio, n. 105 );
- opere realizzate su aree di proprietà dello stato i di altri enti pubblici territoriali, per le quali non sia data la disponibilità di concessione onerosa (il provvedimento ammette la sanatoria delle opere che hanno invaso proprietà pubbliche alla condizione della cessione o della concessione dell’area stessa); le modalità di concessione sono disciplinate dall’articolo 2 della legge 47/1985, ma anche dal decreto legge 269 nella parte in cui disciplina la sanatoria su aree pubbliche e demaniali;
- opere realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici; tale esclusione si aggiunge a quelle già previste dagli articoli 32 e 33 della legge 47/1985
- opere realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del dlgs 490/1999, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali;
- opere realizzate su aree, percorse nell’ultimo decennio da uno o più incendi boschivi; il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell’esclusione dalla sanatoria è sufficiente l’acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del ministero dell’interno, che le aree interessate dall’abuso edilizio siano state, nell’ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi;
- opere realizzate nei porti e nelle aree appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello stato e alle esigenze della navigazione marittima.
Il comma 32 prevede che la domanda di condono sia corredata dal modello allegato al decreto legge (estremi dell’abuso e dell’oblazione) e dalla seguente documentazione:
- auto dichiarazione, con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;
- qualora l’opera abusiva superi i 450 metri cubi, perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato all’esercizio della professione attestante l’idoneità statica delle opere eseguite;
- ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma regionale.
I merito alla documentazione da allegare va precisato innanzi tutto che la dichiarazione ai sensi dell’art. 4 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 è disciplinata dal dpr 445/2000. Trattandosi di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà la dichiarazione va sottoscritta in presenza del dipendente addetto a riceverla o va inoltrata all’ufficio corredata da copia del documento di identità (formalità che ha sostituito l’autenticazione della firma). Alla domanda va allegata la prova dell’eseguito versamento dell’oblazione, utilizzando gli appositi moduli di conto corrente, e degli oneri concessori, se dovuti.
Quanto alla documentazione tecnica, non è prescritta la presentazione del progetto, ma solamente la descrizione delle opere, le dichiarazioni sullo stato dei lavori e la documentazione fotografica.
La dichiarazione sullo stato dei lavori, corredata dalla documentazione fotografica e la perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere (quando l’opera abusiva supera i 450 mc), sono necessarie per individuare con certezza la consistenza delle opere da sanare, quando le opere medesime non siano ancora completate.
Quanto alla certificazione attestante l’idoneità statica delle opere, l’allegato 1 al decreto legge 269/2003 prescrive che qualora l’opera per la quale viene presentata istanza di sanatoria sia stata in precedenza collaudata, tale certificazione non è necessaria se non è oggetto di richiesta motivata da parte del sindaco. Ove sia da presentarsi deve riguardare anche l’intero edificio nei casi in cui l’opera medesima, avente volume superiore alla detta misura, faccia parte di un edificio di maggiori dimensioni, per l’evidente ragione che un carico supplementare influisce sulla statica dell’intero edificio.
Entro il 30 settembre 2004 la domanda deve essere integrata con:
- denuncia in catasto dell’immobile oggetto di illecito edilizio e della documentazione relativa all’attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento;
- denuncia ai fini dell’imposta comunale degli immobili di cui al 504/1992;
- ove dovuto, denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l’occupazione del suolo pubblico.
Il decreto legge 269/2003 prevede la maturazione del silenzio-assenso sulla domanda di sanatoria. Gli elementi della fattispecie della sanatoria tacita sono: la completezza della domanda e il decorso del termine di 24 mesi.
Ai sensi dell’articolo 37 del citato decreto, infatti, il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della documentazione da allegarsi alla domanda, della denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell’imposta comunale degli immobili nonché, se dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l’occupazione del suolo pubblico entro il 30 settembre 2004, nonché il decorso del termine di 24 mesi da tale data senza l’adozione di un provvedimento negativo del comune, equivale a titolo abilitativo edilizio in sanatoria.
L’eventuale provvedimento sopravvenuto di diniego dopo la maturazione del silenzio-assenso è da considerare illegittimo, mentre quello di accoglimento espresso risulta meramente ricognitivo di quello tacito.
Tuttavia il comune, nell’ambito del potere di autotutela, può sempre annullare il provvedimento tacito qualora ricorra l’interesse pubblico specifico e attuale alla sua rimozione.
In materia si rammenti che comunque, in presenza dei requisiti di legge, la sanatoria è un atto dovuto.
Il dirigente che rilascia la sanatoria, inoltre, non è tenuto a sottoporre la domanda agli organi tecnico-consultivi, e in particolare alla commissione edilizia se non quando lo ritenga opportuno.
In base al 20° comma dell’art. 35 della legge 47/1985, ultimata la procedura per la concessione in sanatoria, deve essere rilasciato anche il certificato di agibilità, a speciali condizioni e comunque in relazione all’uso dichiarato o presunto.
Esso può essere rilasciato anche in deroga alla normativa regolamentare, purché siano osservate le disposizioni vigenti in materia di sicurezza statica, di prevenzione degli incendi e degli infortuni. Per l’applicazione del disposto si devono considerare inderogabili le norme di legge o regolamentari in materia di sicurezza e di prevenzione degli incendi e degli infortuni: la mancata osservanza delle altre, infatti, non costituirà ostacolo al rilascio del certificato in questione.
Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia, peraltro, può essere determinato dall’amministrazione comunale un incremento dei predetti diritti e oneri fino a un massimo del 10%.
Se invece, nei termini previsti l’oblazione dovuta non è stata interamente corrisposta o è stata determinata in forma dolosamente inesatta, le costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono assoggettate alle sanzioni amministrative e penali; inoltre scatta il divieto di somministrazione di forniture di servizi pubblici (articolo 48 del Testo unico per l’edilizia).
L’atto con cui il comune decide sulla sanatoria è impugnabile avanti al Tribunale amministrativo regionale.
Quali effetti produce il condono?
La presentazione della domanda di condono e il pagamento dell’oblazione determinano la sospensione del procedimento penale e quello per le sanzioni amministrative: sospensione che opera per tutto il corso del procedimento di condono.
La presentazione nei termini della domanda di definizione dell’illecito edilizio, l’oblazione interamente corrisposta nonché il decorso di 36 mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, produce gli effetti di cui all’articolo 38, comma 2 della legge 28 febbraio 1985, n. 47: estinzione dei reati edilizi e urbanistici ed estinzione dei procedimenti di esecuzione delle sanzioni amministrative. Trascorso il periodo di 36 mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante.
Da un punto di vista civilistico il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non comporta limitazione ai diritti dei terzi. La disposizione già dettata a proposito del precedente condono edilizio chiarisce che il provvedimento amministrativo di sanatoria non ha effetti ablativi o comunque effetti espropriativi di diritti soggettivi altrui. La disposizione, in base anche a recenti pronunce del Consiglio di stato, obbliga i comuni a compiere attività istruttorie minime per verificare la legittimazione attiva a chiedere il rilascio del titolo edilizio. Questo significa anche che il titolare di diritti incompatibili con il mantenimento dell’opera edilizia può anche portare documenti, memorie e comunque partecipare al procedimento amministrativo per il rilascio della sanatoria.
Il decreto in commento prevede la possibilità di sanatoria anche delle opere eseguite su aree di proprietà dello stato o facenti parte del demanio statale, a esclusione del demanio marittimo,
lacuale e fluviale, nonché dei terreni gravati da diritti di uso civico.
In tale ipotesi il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell’ente locale competente è subordinato all’acquisto della proprietà dell’area o dal conseguimento della concessione dell’area stessa. Tecnicamente il comma 14 dell’articolo 32 subordina il condono al rilascio della disponibilità da parte dello stato proprietario, per il tramite dell’Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a titolo oneroso la proprietà dell’area appartenente al patrimonio disponibile dello stato su cui insiste l’opera ovvero a garantire onerosamente il diritto al mantenimento dell’opera sul suolo appartenente al demanio e al patrimonio indisponibile dello stato.
Resta ferma la necessità di assicurare, anche mediante specifiche clausole degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento del diritto al mantenimento dell’opera, il libero accesso al mare, con il conseguente diritto pubblico di passaggio.
Inoltre le opere eseguite da terzi su aree appartenenti al patrimonio disponibile dello stato per le quali è stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell’ente locale competente, sono inalienabili per un periodo di cinque anni dalla data di perfezionamento delle procedure di vendita delle aree sulle quali insistono le opere medesime.
Nei commi 15 e seguenti si sviluppa la procedura articolata nei seguenti passaggi:
- entro il 31 marzo 2004: presentazione della domanda volta a ottenere la disponibilità dello stato alla cessione dell’area appartenente al patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al diritto al mantenimento dell’opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello stato; la domanda diretta alla filiale dell’Agenzia del demanio territorialmente competente va corredata dell’attestazione del pagamento all’erario della somma dovuta a titolo di indennità per l’occupazione pregressa delle aree, determinata applicando i parametri di cui alla tabella A (allegata al decreto legge), per anno di occupazione, per un periodo comunque non superiore alla prescrizione quinquennale; alla domanda deve essere allegata, in copia, la documentazione relativa alla pratica di condono edilizio;
- entro il 30 settembre 2004: allegazione della copia della denuncia in catasto dell’immobile e del relativo frazionamento;
- entro il 31 dicembre 2004: dichiarazione da parte filiale dell’Agenzia del demanio territorialmente competente a oggetto la disponibilità alla cessione dell’area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l’opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello stato; dichiarazione di disponibilità subordinata al nulla osta dell’autorità preposta alla tutela degli eventuali vincoli;
- entro il 31 dicembre 2006: perfezionamento delle procedure di vendita delle aree appartenenti al patrimonio disponibile dello stato a cura della filiale dell’Agenzia del demanio territorialmente competente previa presentazione da parte dell’interessato del titolo abilitativo edilizio in sanatoria rilasciato dall’ente locale competente, ovvero della documentazione attestante la presentazione della domanda, volta a ottenere il rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale è intervenuto il silenzio-assenso con l’attestazione dell’avvenuto pagamento della connessa oblazione;
- entro il 31 dicembre 2006: provvedimento formale di riconoscimento del diritto al mantenimento dell’opera sulle aree del demanio dello stato e del patrimonio indisponibile. Il diritto è riconosciuto per una durata massima di 20 anni, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato.
- 30 giugno 2005: pagamento rata del prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio disponibile (tabella B allegata al decreto legge);
- 31 dicembre 2005: pagamento rata del prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio disponibile (tabella B allegata al decreto legge).
di Sara Rosetti
È stato istituito, dal ministero dell’economia e delle finanze per il biennio 2003-2005, un fondo per interventi straordinari, con priorità per quelli connessi alla riduzione del rischio sismico, nei territori degli enti locali, delle aree metropolitane e delle città d’arte.
Per l’anno 2003 sono stati messi a disposizione 73.487.000 euro; per ciascuno degli anni 2004-2005, invece, 100 milioni di euro.
Gli interventi da realizzare, gli enti beneficiari e le risorse da assegnare sono individuati con decreto del presidente del consiglio dei ministri sentito il ministro dell’economia e delle finanze.
Il concordato preventivo per il biennio 2003-2004 non ha ancora trovato la sua struttura definitiva; come noto la disposizione in questione è stata finanziata per il 2003 e poi nella delega per la riforma del sistema fiscale, con contenuti molto dissimili tra loro) e poi dalle numerose versioni accavallatesi dopo la prima stesura in sede di decreto legge n. 269/03.
Ora la versione che approderà in Gazzetta Ufficiale potrebbe addirittura non essere l’ultima perché, in sede di conversione del dl, è stato approvato dalla camera un ordine del giorno che impegna il governo a intervenire su alcuni aspetti cruciali del concordato.
Si vorrebbe, innanzitutto, che la proposta fosse esclusa per tutti coloro nei cui confronti è stata avviata l’azione penale negli ultimi cinque anni per reati tributari o reati connessi all’omissione delle scritture contabili; per facilitare gli adempimenti dei contribuenti e alleggerire il carico fiscale, l’ordine del giorno spinge verso uno slittamento della data ultima di adesione al 30 aprile 2004 e per una riduzione delle aliquote di maggiorazione sui dati storici. Ancora a favore dei contribuenti la richiesta di aliquote agevolate per i redditi dichiarati che eccedono quelli concordati e la possibilità di adeguamento in dichiarazione libera anche per il 2004.
Quanto poi alle modalità applicative del concordato le due principali richieste sono rivolte a non prendere in considerazione per il 2004 i dati effettivi dichiarati nel 2003 ma quelli teorici da concordato; in questo modo si eviterebbe di penalizzare i contribuenti che hanno dichiarato più di quanto concordato nel primo anno di applicazione. Infine, quanto ai rapporti tra concordato e condono tombale, l’adesione a quest’ultimo dovrebbe garantire la validità dei dati dichiarati nel 2001, senza alcun bisogno di adeguamenti agli studi di settore.
In ogni caso, alla fine il testo della legge di conversione presenta alcuni punti di particolare interesse; innanzitutto, la volontà di estromettere le società di capitali non ha trovato sbocco nel testo definitivo; sarà quindi il solo limite dimensionale a discriminare tra soggetti ammessi e non ammessi, a prescindere dalla natura giuridica.
Scompare inoltre la fascia esente di reddito superiore a quello di adesione. Nella versione definitiva della legge di conversione, infatti, il reddito dichiarato per i periodi concordati viene semplicemente diviso in due quote: quella pari a quanto dichiarato nel 2001 e quella superiore. Ciò evidentemente penalizza naturalmente i contribuenti che hanno realizzato per il 2003 redditi superiori a quelli previsti in sede di concordato; per questi, infatti, non sembra essere presente alcun vantaggio a dichiarare un extra reddito, visto che nessuna agevolazione fiscale viene associata a tale comportamento.
La sospensione degli obblighi tributari conseguente l’adesione, che interessa l’emissione dello scontrino e della ricevuta fiscale, permane a condizione che il cliente non richieda espressamente tali documenti; va sottolineato, a questo proposito, che la previsione obbligherà i concordatari a mantenere alcuni obblighi quali quello della tenuta del registratore di cassa e degli scontrini.
Scompare poi, tra i documenti che possono essere trascurati, la fattura verso privati. Principali soggetti penalizzati da tale situazione saranno i professionisti per i quali i vantaggi in termini di adempimenti del concordato vengono a essere pressoché azzerati.
Il concordato porta con sé l’inasprimento delle sanzioni da irrogare per le violazioni degli obblighi di emissione dello scontrino e delle ricevute fiscali da parte dei soggetti che non aderiscono alla proposta. Nella stesura originaria era presente un inasprimento della sanzione in questione, costituito dalla sospensione immediata dell’esercizio dell’attività per coloro che, non avendo concordato, venivano colti in fallo ripetutamente sul fronte dell’emissione dei documenti in questione. Nel testo finale invece è inserito l’innalzamento della misura prevista dall’articolo 6 del dlgs n. 471/97 dal 100 al 150% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato.
Tra i vantaggi legati all’adesione spicca la limitazione dei poteri di accertamento per i soggetti concordatari; inizialmente era preclusa all’amministrazione l’attività di accertamento di tipo induttivo e analitico induttivo, ora viene inclusa tra le disposizioni che mantengono vigore anche nei confronti di chi aderisce al concordato preventivo, quella di cui alla lettera c) del comma 2 dell’articolo 39 del dpr n. 600 del 1973. Si tratta della possibilità di effettuare accertamenti induttivi nel caso in cui dal verbale di ispezione risulti che il contribuente non ha tenuto o comunque ha sottratto a ispezione le scritture contabili. In tal modo anche l’accesso al concordato non impedirà all’amministrazione di ispezionare le scritture contabili o di procedere ad accertamento induttivo laddove le stesse non possano essere visionate.
di Giuseppe Ripa
L’articolo introduce l’ennesima proroga di cinque mesi alla disciplina dei condoni fiscali. Si prevede, in sostanza, lo slittamento dei termini relativi alle sanatorie scadute lo scorso 16 ottobre al 16 marzo 2004.
La proroga riguarda tutti i versamenti utili per la definizione disciplinata agli articoli 7, 8, 9, 9-bis, 11, 12, 14, 15 e 16 della legge 289/2002, così come era stato disposto dai commi 2 e 2-bis dell’articolo 1 della legge 212/2003, di conversione del decreto legge 143/2002 che aveva fissato il termine al 16 ottobre 2003. In tal modo, il termine del 16 marzo 2004 per il primo o unico pagamento riguarda concordato, integrativa, tombale, omessi o tardivi versamenti, definizione agevolata delle imposte di registro e altre imposte indirette, rottamazione dei ruoli, regolarizzazione scritture contabili, chiusura liti potenziali e chiusura liti pendenti.
Il differimento al 16 marzo 2004 non influisce sulla decorrenza degli interessi in caso di pagamento rateale. Viene infatti stabilito, con riferimento alle date di versamento degli eventuali pagamenti rateali, che dovranno essere rideterminate con apposito provvedimento, che resta ferma la decorrenza degli interessi dal 17 ottobre 2003. Questo termine non riguarda, però, i contribuenti che si valgono della chiusura delle liti pendenti. Al riguardo, il comma 2-sexies, dell’articolo 1 della legge 212/2003, stabilisce che per i contribuenti che effettuano entro il 16 marzo 2004 versamenti per la definizione delle liti pendenti, a norma dell’articolo 16 della legge 289/2002, le rate trimestrali decorrono dal 16 maggio 2003; contestualmente al versamento, devono essere pagate le rate scadute a tale data.
Alcune incertezze avvolgono ancora la materia, anche a causa delle continue proroghe. Dovrebbe essere chiarito, per esempio, che i termini dei pagamenti e degli adempimenti connessi valgono per tutti i contribuenti, sia per chi si è già valso delle sanatorie, avendo già pagato la prima o unica rata, sia per quelli che intendono valersi delle sanatorie, pagando la prima o unica rata entro il 16 marzo 2004.
Le tabelle sono visionabili in versione PDF