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Timestamp: 2019-08-18 05:03:08+00:00
Document Index: 88454274

Matched Legal Cases: ['art. 196', 'art. 93', 'art. 93', 'DTF ', 'art. 93', 'art. 81', 'art. 29', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 13', 'DTF ', 'art. 105', 'art. 42', 'DTF ', 'art. 263', 'art. 263', 'art. 197', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ']

1B_277/2015 - 2016-01-12 - Strafprozess - sequestro penale
1.1. Essa concerne un provvedimento coercitivo ai sensi dell'art. 196 segg. CPP e, poiché non pone fine al procedimento penale nei confronti della ricorrente e del marito, rappresenta una decisione incidentale notificata separatamente ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 LTF. Avverso la stessa, il ricorso è ammissibile soltanto alle condizioni dell'art. 93 cpv. 1 lett. a e b LTF, ossia, in particolare, quando può causare un pregiudizio irreparabile (DTF 140 IV 57 consid. 2.3; 136 IV 92 consid. 4; 133 IV 139 consid. 4). La ricorrente sostiene di essere proprietaria dei beni sequestrati ed adduce che il provvedimento coercitivo riguarderebbe tutto il suo patrimonio, per un valore di oltre dieci milioni di franchi, sicché il pregiudizio sarebbe particolarmente importante. È dubbio che con tale argomentazione generica, la ricorrente dimostri l'esistenza di un pregiudizio irreparabile ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. a LTF. Ciò in particolare ove si consideri che, secondo quanto rilevato dalla CRP, il provvedimento concerne essenzialmente beni che appartenevano in precedenza al defunto. L'istanza di dissequestro è inoltre stata formulata in termini generali da entrambi gli imputati congiuntamente, senza considerare gli specifici oggetti e
valori patrimoniali interessati dai singoli ordini del magistrato inquirente: gli imputati non hanno addotto che determinati beni sequestrati appartenevano loro personalmente e non erano riconducibili al patrimonio del defunto. Visto l'esito del ricorso, la questione non deve tuttavia essere approfondita oltre. Anche l'aspetto della legittimazione a ricorrere giusta l'art. 81 cpv. 1 LTF può rimanere indeciso.
3.2. Secondo l'art. 29 cpv. 1 Cost., in procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative, ognuno ha diritto ad essere giudicato entro un termine ragionevole. Lo stesso ordinamento è previsto dall'art. 6 n . 1 CEDU in contestazioni di carattere civile e in materia penale. L'art. 5 CPP concretizza inoltre il principio di celerità della procedura penale, disponendo che le autorità penali avviano senza indugio i procedimenti penali e li portano a termine senza ritardi ingiustificati (cfr. art. 5 cpv. 1 CPP). Questo principio vale sia per le autorità di perseguimento penale (art. 12 e 15 segg. CPP) sia per le autorità giudicanti (art. 13 e 18 segg. CPP). L'esame della durata del procedimento non è soggetta a regole rigide, ma deve essere valutata in ogni singolo caso sulla base delle circostanze concrete. L'obbligo di pronunciarsi entro una scadenza ragionevole impone all'autorità competente di statuire entro un termine che risulti essere giustificato dalla natura del litigio e dall'insieme delle circostanze del caso, generalmente sulla base di una valutazione globale. Devono in particolare essere considerati la portata e le difficoltà della causa, il modo con il quale è stata trattata dall'autorità, l'interesse delle parti
e il loro comportamento nella procedura (DTF 135 I 265 consid. 4.4; 130 IV 54 consid. 3.3.3; 130 I 269 consid. 3.1, 312 consid. 5.1 e 5.2).
3.3. Il contestato ritardo del PP nello statuire sulla domanda di dissequestro non è oggetto della procedura in esame, giacché la ricorrente aveva presentato uno specifico reclamo per ritardata giustizia alla CRP, divenuto privo di oggetto e stralciato quindi dai ruoli in seguito all'emanazione da parte del magistrato inquirente della decisione del 26 novembre 2014. Richiamando il decreto di archiviazione italiano e l'esistenza di una perizia, che attesterebbe l'autenticità del testamento datato 5 maggio 2007, la ricorrente si limita poi a sminuire genericamente gli indizi di reato rilevati dalla Corte cantonale. Si scosta tuttavia dai fatti accertati nel giudizio impugnato, vincolanti per il Tribunale federale (cfr. art. 105 cpv. 1 LTF), senza dimostrarne l'arbitrio con una motivazione conforme alle esigenze degli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF. Disattende in particolare che in base a un referto peritale del grafologo J.________ la firma sul testamento del 5 maggio 2007 non sarebbe riconducibile al defunto, sicché esisterebbero tutt'ora dubbi sulla sua validità e al riguardo sarebbe ancora pendente un procedimento civile in Italia. Quanto all'audizione del teste I.________, non può essere trascurato ch'egli, citato il 19
dicembre 2014 a comparire il 10 marzo 2015 per essere interrogato in veste di testimone, ha contestato l'obbligo di deporre dinanzi alla CRP, che ha statuito al riguardo con decisione del 20 luglio 2015 respingendone il reclamo.
La ricorrente sostiene che determinati atti, in particolare la domanda di assistenza giudiziaria all'Italia allo scopo di chiarire l'eventuale falsità del testamento, avrebbero potuto essere compiuti più celermente. Tuttavia, non è decisivo il ritardo con cui è eseguito un singolo atto istruttorio, essendo per contro determinante la valutazione globale della durata del procedimento penale (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.3). In concreto, occorre tenere conto del fatto che la causa è complessa, ha comportato la necessità di acquisire numerosa documentazione bancaria e di chiarire diversi trasferimenti di valori patrimoniali ingenti. La vertenza presenta inoltre implicazioni internazionali, ha richiesto l'avvio di una procedura rogatoriale nel Principato del Liechtenstein e comporta collegamenti con un procedimento pendente in Italia. La ricorrente non considera questi elementi, con i quali non si confronta. Alla luce dell'insieme di queste circostanze, allo stadio attuale, non può ancora essere rimproverato al magistrato inquirente di avere disatteso l'imperativo di celerità. Nondimeno, tenuto conto del tempo già trascorso dalla presentazione della denuncia, il PP dovrà continuare e concludere senza indugio l'istruzione penale, in
particolare con riferimento all'inoltro della prospettata domanda di assistenza giudiziaria alle autorità italiane.
4.2. Il sequestro penale è fondato sull'art. 263 cpv. 1 CPP, che permette di sequestrare all'imputato e a terzi oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi di prova (lett. a), per garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (lett. b), restituiti ai danneggiati (lett. c), o confiscati (lett. d). Esso presuppone l'esistenza di sufficienti, oggettivi e concreti sospetti di reato nei confronti del detentore dei beni o di un terzo. Diversamente dal giudice di merito, non incombe all'autorità del sequestro, tenuta a decidere rapidamente sulla misura provvisionale (cfr. art. 263 cpv. 2 CPP), eseguire un'esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discolpa degli indagati e intraprendere una valutazione completa dell'attendibilità dei vari mezzi probatori disponibili. Occorre invece vagliare se l'autorità poteva ammettere l'esistenza di sufficienti e concreti indizi di reato (cfr. art. 197 cpv. 1 lett. b CPP; DTF 124 IV 313 consid. 4; cfr. inoltre DTF 139 IV 250 consid. 2.1 e 2.3.4; 137 IV 122 consid. 3.2). Trattandosi in particolare del sequestro confiscatorio, il provvedimento è basato sulla verosimiglianza e può essere mantenuto fintanto che sussiste la
probabilità di una confisca (DTF 140 IV 57 consid. 4.1.1 e rinvii).
4.3. Partendo da una propria descrizione dei fatti, la ricorrente sostiene che in concreto non sarebbero realizzati i reati di appropriazione semplice, truffa, riciclaggio di denaro e falsità in documenti. Come esposto, non spetta tuttavia al giudice del sequestro eseguire a questo stadio della procedura una valutazione completa di tutte le questioni di fatto e di diritto: tale esame compete infatti al giudice di merito. È per contro determinante (e sufficiente) l'esistenza di sufficienti indizi di reato a carico degli imputati. Al riguardo, la Corte cantonale ha rilevato che, contrariamente a quanto sostenuto anche in questa sede dalla ricorrente, esistono tutt'ora dubbi, attestati da una perizia, sull'autenticità del testamento. Ha inoltre considerato sospetti l'ottenimento da parte degli imputati dell'atto di notorietà fondato sullo stesso testamento e il suo utilizzo per prelevare dalle banche i beni del defunto. La ricorrente non censura d'arbitrio gli accertamenti su cui si è fondata la CRP. Nemmeno si confronta poi con le operazioni bancarie concretamente eseguite, con i diversi trasferimenti di ingenti valori patrimoniali e con il fatto che non è stata tutt'ora chiarita la destinazione di un importo rilevante. In queste
circostanze, non vi sono quindi serie ragioni oggettive per scostarsi dalla conclusione della Corte cantonale, che ha ammesso sufficienti indizi di reato a carico degli imputati, sospettati di avere agito, anche commettendo atti in Svizzera, per sottrarre i beni della successione ereditaria.
Decisione : 1B_277/2015
Data : 12. Januar 2016
Pubblicato : 26. Januar 2016
Regesto : sequestro penale
ricorrente • questio • tribunale federale • italia • esaminatore • diritto di essere sentito • principio di celerità • valore patrimoniale • dubbio • provvedimento coercitivo • violazione del diritto • ministero pubblico • domanda di assistenza giudiziaria • decisione • ricorso in materia penale • corte dei reclami penali • riciclaggio di denaro • bene sequestrato • notorietà • falsità in documenti
124-IV-313 • 130-I-269 • 130-IV-54 • 133-IV-139 • 133-IV-286 • 134-II-244 • 135-I-265 • 136-IV-92 • 137-IV-122 • 138-I-232 • 139-IV-179 • 139-IV-250 • 140-IV-57 • 141-IV-249
CEDU: 6n
CPP: 3, 5, 12e, 13e, 196, 197, 263
LTF: 42, 66, 68, 78, 80, 81, 93, 97e, 98, 105