Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterisp200109284.html
Timestamp: 2018-03-22 08:14:00+00:00
Document Index: 149675218

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 22', 'art. 107', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 18', 'art. 31']

Questa Autorità ha constatato che per alcuni aspetti tali disposizioni forniscono un quadro d'insieme per individuare in termini generali le modalità del trattamento di questi dati, come richiesto dalla disciplina generale in materia di dati sensibili (artt. 18, 18-bis e 18-ter d.P.R. n. 752/1976, modificati dal d.lg. n. 253/1991, in riferimento all'art. 22, comma 3, legge n. 675/1996).
a) la liceità in termini generali delle operazioni di trattamento non fa venir meno l'obbligo per le amministrazioni che trattano tali informazioni di rispettare una serie di ulteriori cautele e garanzie in materia di dati sensibili e di sicurezza (d.lg. n. 135/1999; d.P.R. n. 318/1999);
c) sono conseguentemente non conformi all'attuale normativa sui dati personali i trattamenti eventualmente svolti dalle amministrazioni pubbliche in via di prassi e che non siano previsti da una disciplina dettagliata ai sensi dell'art. 22, commi 3 e 3-bis, della legge n. 675 (es.: creazione di una banca di dati sensibili non prevista dalle citate norme);
Successivamente all'adozione del citato provvedimento, il Garante ha ricevuto una nuova segnalazione ed ha avuto notizia dell'esame da parte della Commissione paritetica di cui all'art. 107 del citato statuto speciale di alcune norme -che verranno esaminate dal Garante con separato parere- ad adeguare la normativa in esame.
2. A conclusione dei riscontri effettuati possono essere sviluppate ulteriori considerazioni in relazione al profilo della pertinenza e non eccedenza dei dati raccolti in relazione alle finalità perseguite, nonchè ai possibili effetti derivanti dall'uso non sufficientemente regolato delle predette dichiarazioni.
L'Autorità constata che la "proporzionale etnica" può essere attuata mediante nuove e più selettive modalità di raccolta dei delicati dati personali.
In tema di tutela e di non discriminazione delle minoranze deve anzitutto tenersi conto della sopravvenuta ratifica della convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fatta a Strasburgo il 1° febbraio 1995, la quale, all'art. 3, stabilisce che "ogni persona che appartiene ad una minoranza nazionale ha diritto di scegliere liberamente se essere trattata o non trattata in quanto tale e nessuno svantaggio dovrà risultare da questa scelta o dall'esercizio dei diritti ad essa connessi" (l. 28 agosto 1997, n. 302), ponendo essa stessa nuovi elementi di riflessione riguardo al sistema di raccolta e di utilizzazione sistematica dei dati in questione nel Trentino Alto-Adige.
Ma è soprattutto l'entrata in vigore della direttiva n. 95/46/CE del 1995 e la sua ampia trasposizione all'interno del nostro ordinamento tramite la legge n. 675/1996, che rendono evidenti le mutazioni intervenute.
Com'è noto, la normativa comunitaria vieta in generale il trattamento dei dati sensibili salvo sia necessario -fra l'altro- per motivi di interesse pubblico rilevante e sempre che vengano previste "le opportune garanzie".
La direttiva prevede poi che tutti i trattamenti debbano essere informati ai principi di pertinenza e di non eccedenza -art. 6, comma 1, lett. c)-, principi riportati anche nella legge n. 675 (art. 9) e dettagliati ulteriormente, con riferimento al trattamento di dati sensibili da parte dei soggetti pubblici, dal d.lg. n. 135/1999.
3. Esaminando il sistema in questione alla luce di tale nuovo quadro normativo, non può farsi a meno di rilevare che la raccolta sistematica delle dichiarazioni di appartenenza o aggregazione linguistica di tutti i residenti (compresi anche i minori), a fronte di un utilizzo dei dati che si rivela spesso solo occasionale ed eventuale, si pone in contrasto con i princispi sopra richiamati.
Il contrasto riguarda la fase stessa della raccolta, anzichè le sole modalità della successiva utilizzazione dei dati.
Anche considerando le garanzie attualmente introdotte nel sistema (consegna e conservazione delle dichiarazioni "nominative" in busta chiusa; utilizzo solo a richiesta dell'interessato o per motivi di giustizia, conservazione da parte di personale tenuto al segreto d'ufficio), la gestione e la conservazione di un così alto numero di dati sensibili è potenzialmente lesivo del diritto alla riservatezza dei dichiaranti e comunque sproporzionato rispetto alla finalità perseguita.
A questo proposito le norme dello statuto speciale sembrano voler contenere il rischio che, nelle occasioni che possono verificarsi nel periodo compreso fra due censimenti della popolazione, gli interessati possano dichiarare, a seconda della convenienza del momento, l'appartenenza o l'aggregazione ad uno o ad un altro gruppo linguistico.
Dette modalità di dichiarazione non garantiscono il diritto degli interessati di non far conoscere la propria appartenenza allorchè tale conoscenza non sia in concreto necessaria per specifiche finalità previste dalla legge. Creano, poi, un accumulo di informazioni sproporzionato e potenzialmente lesivo e discriminatorio, proprio nei confronti delle minoranze che s'intendono tutelare.
S'impone quindi l'esigenza di un pronto approfondimento per gli aspetti di competenza di questa Autorità, la quale si pone a disposizione su un piano di collaborazione istituzionale con tutti gli organi interessati.
Se le citate norme dello statuto speciale sono sufficientemente rispondenti sul piano formale per delineare i requisiti minimi del trattamento (al punto da rendere ad esempio illecita già oggi una banca dati che raccogliesse tutte le dichiarazioni nominative di cui al foglio A/1 del censimento, visto che l'art. 18 d.P.R. n. 752/1976 si limita a prevedere solo certificazioni occasionali a richiesta), le medesime norme sono superate sul piano sostanziale per quanto riguarda il livello di tutela delle persone.
Tali obblighi non derivano da norme puramente programmatiche, ma da prescrizioni già oggi cogenti che impongono un'attenta valutazione delle modalità di trattamento dei dati nelle diverse situazioni (ad esempio, per quanto riguarda il momento in cui acquisire i dati in questione in occasione di concorsi o di consultazioni elettorali).
Si potrebbe ad esempio introdurre un sistema garantito di dichiarazioni ad hoc o di autocertificazione da parte dell'interessato -da redigere e produrre solo in singoli casi e all'occorrenza- basato su una particolare responsabilizzazione dei dichiaranti (già affermata, peraltro, dalla più recente normativa nazionale).
Oppure, considerata l'imminenza del prossimo censimento di ottobre, si potrebbe delineare un sistema che non alteri in maniera significativa nè le operazioni di censimento, nè i casi in cui la dichiarazione di appartenenza è richiesta. Si potrebbe infatti prevedere che, analogamente a quanto avviene per la tessera elettorale, il modulo A/1 della dichiarazione di appartenenza linguistica, anzichè essere inviato in busta chiusa all'ufficio giudiziario competente per territorio, sia custodito anch'esso dall'interessato, magari "validato" da un timbro del rilevatore censuario che ne attesti la valenza per tutto il periodo che intercorre tra due censimenti.
Il Garante ritiene in conclusione doveroso inviare una segnalazione al Governo e, per conoscenza, ad altri soggetti istituzionali interessati, affinchè si pervenga nel breve termine ad una soluzione normativa. Si porranno cosia le basi per contemperare meglio gli interessi pubblici ritenuti rilevanti in tema di "proporzionale" ai diritti fondamentali della personalità riaffermati anche nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
- segnala al Governo, ai sensi dell'art. 31, comma 1, lett. m), della legge n. 675/1996, la necessità di adeguare nei termini di cui in motivazione il quadro normativo relativo al trattamento dei dati personali relativi alle dichiarazioni di appartenenza e di aggregazione linguistica nella provincia di Bolzano.