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Timestamp: 2020-03-28 21:37:35+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2604 del 03/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2604 del 03/02/2011
Cassazione civile sez. lav., 03/02/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 03/02/2011), n.2604
difende unitamente agli avvocati TOSI PAOLO, ROPOLO LUCA, UBERTI
ANDREA, COMBA ANDREA, BONAMICO FRANCO, giusta delega in atti;
F.C., C.A., A.G., F.P.,
sul ricorso 19870-2007 proposto da:
F.C., F.P., A.G., C.M.,
C.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TACITO 50,
presso lo studio dell’avvocato COSSU BRUNO, che li rappresenta e
difende unitamente agli avvocati POLI ELENA, BONETTO SERGIO, VACIRCA
avverso la sentenza n. 834/2006 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 06/06/2006, R.G.N. 634/05;
Con sentenza del 3-9/2/2005 il Giudice del lavoro del Tribunale di Torino accoglieva le domande proposte da A.G., C. A. C.M., F.C. e F.P., nei confronti della FIAT AUTO s.p.a. alle cui dipendenze gli stessi lavoravano in qualità di impiegati e, premessa l’illegittimità della loro collocazione in CIGS per il periodo 9-12-2002/9-12-2003, condannava la convenuta al pagamento in favore dei lavoratori delle differenze fra la normale retribuzione di fatto e quanto percepito a titolo di CIGS. La società proponeva appello avverso la detta decisione chiedendone la riforma con il rigetto delle avverse domande.
I lavoratori si costituivano e resistevano al gravame.
La Corte d’Appello di Torino, con sentenza depositata il 6-6-2006.
Per la cassazione di tale sentenza la FIAT GROUP AUTOMOBILHS s.p.a.
ha proposto ricorso con sette motivi, corredati dai quesiti di diritto ex art. 366 bis. c.p.c., che va applicato nella fattispecie ratione temporis.
I lavoratori hanno resistito con controricorso ed hanno proposto ricorso incidentale condizionato con un unico motivo.
I lavoratori hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
Osserva in particolare la società, muovendo dal rilievo che l’intervento legislativo attuato mediante la L. n. 59 del 1997, art. 20, costituisce espressione della scelta operata dal legislatore di procedere alla cd. delegificazione delle materie sulle quali non esiste riserva di disciplina legale, che non può dubitarsi che oggetto dell’intervento regolamentare e del conseguente effetto di delegificazione mediante abrogazione della preesistente disciplina legale sia il procedimento per la concessione della c.i.g.s.. Di talchè, costituendo la comunicazione di avvio della procedura, nonchè l’esame congiunto, disciplinati dal combinato disposto della L. n. 164 del 1975, art. 5 e L. n. 223 del 1991, art. 1, commi 7 ed 8, momenti della serie coordinata e collegala di fasi, atti ed adempimenti prodromici alla emanazione del provvedimento finale di concessione della c.i.g.s.. doveva consequenzialmente ritenersi che le nuove disposizioni introdotte dal D.P.R. n. 218 del 2000, art. 2, che hanno regolamentato tanto la comunicazione di avvio che la fase di esame congiunto, avessero direttamente inciso. abrogandolo, sul complessivo sistema procedimentale delineato dalla L. n. 164 del 1975 e dal successivo provvedimento normativo del 1991.
In particolare la ricorrente principale rileva che, pur qualora si ritenesse applicabile la procedura di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7, non si sarebbe potuto dubitare della esaustività del contenuto delle comunicazioni di avvio della procedura di c.i.g.s., basandosi la diversa conclusione cui era pervenuta la Corte territoriale su una “rigoristica e fuorviante” lettura della L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7, e della L. n. 164 del 1975, art. 5, comma 4, 5 e 6. Ciò in quanto la comunicazione aziendale del 31-10- 2002 non si limitava alla individuazione del solo criterio di scelta dei lavoratori da collocare in cassa integrazione fondato sulle “esigenze tecniche, organizzative e produttive”, ma conteneva una sequenza di indicatori – quali l’individuazione delle unità organizzative interessate dalle sospensioni, la specificazione delle singole attività o produzioni coinvolte, la suddivisione numerica tra quadri, impiegati, intermedi ed operai, la determinazione degli clementi in cui trovavano concretizzazione le dedotte esigenze tecnico, produttive ed organizzative, la rilevanza delle esigenze funzionali e professionali – dai quali era agevole desumere come i criteri indicati fossero dotati di sufficiente chiarezza e specificità, sia pure come linee guida dell’operazione selettiva, con il conseguente pieno rispetto dell’obbligo informativo dell’azienda, obbligo che nella fase iniziale non poteva essere troppo “stringente” e la cui “concretezza” doveva vagliarsi solo nel momento del confronto sindacale.
Con il quinto e con il sesto motivo la società lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363, 1366 e 1367, 1375 e 2697 c.c., in relazione agli accordi sindacali 18-3-2003 e 22-7-2003, violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 8 e succ. mod., e insufficiente, contraddittoria e/o omessa motivazione, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 1362 c.c., comma 2, in relazione alla regolare stipulazione dei detti accordi e vizio di motivazione sul punto.
Con il settimo motivo la società, infine, lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7, L. n. 164 del 1975, art. 5, commi 4, 5 e 6, art. 2697 c.c. e D.P.R. 218 del 2000, art. 2, nonchè vizio di motivazione, in relazione alla posizione soggettiva dei lavoratori collocati in c.i.g.s..
Al riguardo la società rileva che la impugnata sentenza si è limitata ad una astratta valutazione della legittimità della procedura, senza valutare la specifica posizione soggettiva della parte intimata, nonostante che fossero stati adottati criteri di selezione, per quanto non particolarmente dettagliali, del lutto oggettivi e che imponevano, pertanto, al giudice di svolgere l’attività istruttoria necessaria a verificare la conformità dei criteri individuati alla funzione dell’istituto.
Con l’unico motivo del ricorso incidentale condizionato, dal canto loro, i controricorrenti deducono violazione del D.P.R. n. 218, art. 2, assumendo che incongruamente la Corte di merito ha ritenuto che non sussistesse, nell’ambito dell’esame congiunto, un obbligo di formalizzare per iscritto il programma che l’impresa intendeva attuare, comprensivo della durata e del numero dei lavoratori interessati, dei criteri di scelta e delle modalità di rotazione, quanto meno sotto forma di verbalizzazione da parte dei pubblici funzionari presenti all’incontro. Infatti, proprio perchè la norma specifica quale oggetto dell’esame i criteri di scelta e le modalità della rotazione (o comunque le eventuali ragioni ostative), era di necessità ritenere che la prova che i criteri di scelta avessero o meno formato oggetto di confronto non poteva che rinvenirsi nei relativi atti documentativi.
Ciò posto, preliminarmente va rigettata la richiesta, da ultimo avanzata dai controricorrenti con la memoria ex art. 378 c.p.c., di dichiarare inammissibile il ricorso principale per l’intervenuta definizione del procedimento di repressione della condotta antisindacale, promosso dalle oo.ss. nei confronti della FIAT, per violazione degli oneri di informazione strumentali all’applicazione della c.i.g.s..
La difesa dei controricorrenti ha richiamato le sentenze di questa Corte n. 13240 del 9-6-2009 e n. 15393 dell’1-7-2009 che hanno rigettato il ricorso proposto dalla FIAT per la cassazione della sentenza di appello che aveva ritenuto sussistente il comportamento antisindacalc e dichiarato l’illegittimità dei provvedimenti di sospensione adottati a seguito della procedura avviata con la comunicazione del 31-10-2002.
Con la questione sub c) si deduce, invece, nella sostanza resistenza del giudicato esterno di cui si chiede l’affermazione anche tra le parti. Il giudicato è, tuttavia, insussistente in quanto le pronunce invocate non possono spiegare la stessa autorità in un diverso giudizio, dato che il giudicato sostanziale opera soltanto entro i rigorosi limiti degli elementi costitutivi dell’azione e presuppone – a differenza di quanto qui riscontrabile – che tra la precedente causa e quella in atto vi sia identità di parti, oltre che di petitum e di causa petendi (giurisprudenza consolidata, v. per tutte Cass. 27-1-2006 n. 1760).
Su tale assetto normativo è intervenuto il D.P.R. n. 218 del 2000, emanato a seguito della delega conferita dalla L. di semplificazione amministrativa n. 59 del 1997, art. 20, che ha inserito il procedimento per la concessione della cassa integrazione guadagni straordinaria regolato dalla L. n. 223 del 1991 tra quelli sottoposti a delegificazione mediante regolamento emesso ai sensi della L. n. 400 del 1988, art. 17, comma 2 (art. 20, comma 8, in relazione al n. 90 dell’allegato 1 alla legge stessa).
“1. L’imprenditore che in fende richiedere l’intervento straordinario di integrazione salariale, direttamente o tramite l’associazione imprenditoriale cui aderisca o conferisca mandato, ne da tempestiva comunicazione alle rappresentanze sindacali unitarie o, in mancanza di queste, alle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori comparativamente più rappresentative operanti nella provincia.
a) al competente ufficio individuato dalla regione nel cui territorio sono ubicate le unità aziendali interessale dall’intervento straordinario di integrazione salariale, qualora l’intervento riguardi unità aziendali ubicate in una sola regione;
4. Agli incontri per l’esame congiunto della situazione aziendale in sede regionale partecipano anche funzionati della direzione provinciale de lavoro o della direzione regionale del lavoro, a seconda che l “intervento di integrazione salariale straordinaria riguardi unita produttive ubicale in una sola provincia o in più province della medesima regione.
5. Costituisce oggetto dell’esame congiunto il programma che l’Impresa intende attuare, comprensivo della durala e del numero dei lavoratori interessati alla sospensione, nonchè delle misure previste per la gestione di eventuali eccedenze di personale, i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità della rotazione tra i lavoratori occupati nelle unità produttive interessate dalla sospensione. L’impresa è tenuta ad indicare le ragioni tecnico-organizzative della mancata adozione di meccanismi di rotazione.
6. L’intera procedura di consultazione, attivala dalla richiesta di esame congiunto, si esaurisce entro i venticinque giorni successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima, ridotti a dieci per le aziende fino a cinquanta dipendenti”.
I rapporti tra le due fonti sono stati definiti dalla giurisprudenza di questa Corte nel senso che la disciplina del D.P.R. n. 218, non abroga la L. n. 223 del 1991 e lascia, quindi, intatti gli oneri di comunicazione fissati dall’art. 1 di quest’ultimo testo. Il D.P.R. n. 218 non incide, infatti, sulle prescrizioni del combinato disposto della L. n. 164 del 1975, art. 5 e L. n. 223 del 1991, art. 1, comma 7 – riguardanti l’obbligo per il datore di lavoro di comunicare l’avvio della procedura per l’integrazione salariale alle organizzazioni sindacali, i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonchè le modalità di rotazione – atteso che la disciplina da esso prevista attiene unicamente alla fase propriamente amministrativa del procedimento di concessione della integrazione salariale (cfr. Cass. 28-11-2008 n. 28464).
A riprova viene menzionata la giurisprudenza di legittimità in materia di integrazione salariale, per la quale le posizioni di diritto soggettivo dei privati nascenti dal provvedimento di ammissione dell’impresa alla cassa integrazione degradano ad interesse legittimo ove intervengano atti amministrativi di annullamento o di revoca del provvedimento (Cass. S.U. 11-1-2007 n. 310; Cass. 27-1-2006 n. 1732), mentre all’interesse legittimo si sostituisce, per effetto del provvedimento di ammissione, la piena posizione di diritto ne rapporto tra l’imprenditore (o i lavoratori) e l’INPS (Cass. S.U. 10-8-2005 n. 16780).
Ad analoga conclusione questa Corte è pervenuta per quel che riguarda gli obblighi di rilevanza collettiva del datore di lavoro (L. n. 223, art. 1, comma 7-8). precisando, altresì, che la normativa regolamentare non ha spostato l’informazione circa i criteri di scelta e le modalità della rotazione dal momento iniziale della comunicazione del datore di lavoro di avvio della procedura a quello, immediatamente successivo, dell’esame congiunto, in quanto, altrimenti, il contenuto della norma del D.P.R. n. 218, art. 2, sarebbe estraneo all’esigenza di semplificazione del procedimento amministrativo e avrebbe come conseguenza solo l’alleggerimento degli oneri del datore di lavoro con la compressione dei diritti di informazione spettanti al sindacato, dando luogo ad un sistema di consultazione sindacale palesemente inadeguato (v. Cass. 9-6-2009 n. 13240 e Cass. 1-7-2009 n. 15393, entrambe emanate a conclusione del procedimento per condotta antisindacale promosso dalle oo.ss. nei confronti di FIAT con riferimento alla procedura di c.i.g.s. in esame).
A seguito di tale rigetto consegue l’assorbimento del terzo motivo con il quale si contesta la mancata assegnazione di valore asseverativo della regolarità della procedura al verbale del Ministero del lavoro del 5-12-2002, essendo evidente che, ritenendosi che i criteri di individuazione e le modalità della rotazione debbano essere predeterminati (e cioè indicati ah initio) nella comunicazione di avvio della procedura, è superfluo scrutinare l’asserito valore asseverativo di un documento che dovrebbe certificare che quell’indicazione si sarebbe perfezionata, invece, solo in un momento successivo, e cioè in sede di esame congiunto.
La giurisprudenza di questa Corte ha precisato, infatti, che.
nonostante la L. n. 223, art. 1, comma 7, preveda che oggetto della comunicazione debbano essere “i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere …”, tali criteri debbono essere connotali dal requisito della specificità, ovvero, dalla “idoneità dei medesimi ad operare la selezione e nel contempo a consentire la verifica della corrispondenza della scelta ai criteri”, precisandosi che l’aggettivazione “non individua una specie nell’ambito del genere criterio di scelta ma esprime la necessità che esso sia effettivamente tale, e cioè in grado di operare da solo la selezione dei soggetti da porre in cassa integrazione”, atteso che “un criterio di scelta generico non è effettivamente tale, ma esprime soltanto, non un criterio, ma un generico indirizzo nella scelta” (v. Cass. 1 – 7-2009 n. 15393, che richiama Cass. 23-4-2004 n. 7720, e fa chiaro riferimento a Cass. S.U. n. 302 del 2000).
Tale specificità non è stata riscontrata dalla Corte di merito, la quale ha ravvisato nella comunicazione una mera clausola di stile, dalla quale non poteva evincersi il percorso aziendale che aveva portato al l’indi vi dilazione dei singoli lavoratori da sospendere.
Parimenti non mentano accoglimento il quinto e il sesto motivo, con i quali la società sostiene che raccordo del 18-3-2003 (con il successivo del 22-7-2003 che ne ha ribadito il contenuto) in sostanza avrebbe sanato ogni eventuale vizio della procedura, all’uopo richiamando nella memoria alcune pronunce di questa Corte (v. fra le altre Cass. 2-8-2004 n. 14721, Cass. 21-8-2003 n. 12307).