Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16081
Timestamp: 2018-12-16 14:36:43+00:00
Document Index: 174063378

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 25', 'art. 27']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40986
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40986MASSIMA
Alle S.U. è demandata la seguente questione di diritto: a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, trova applicazione la legge vigente al momento della condotta ovvero quella vigente al momento dell’evento?
Cass., Sez. 4, n. 8448, del 05/10/1972; Sez. 3, n. 28233 del 03/03/2016, Menti, Rv. 267410; conf., Sez. 3, n. 4185 del 19/10/2016 - dep. 2017, Facciuto, Rv. 269068; Sez. 4, n. 44808 del 26/09/2014, Madani, Rv. 260735.
Cass., Sez. 4 n. 22379 del 17/04/2015; Sez. 5 n. 19008 del 13/03/2014; Sez. 4, n. 22379 del 17/04/2015
Quando tra una condotta penalmente rilevante e l’evento intercorre un significativo intervallo di tempo e vi è la sopravvenienza, tra l’uno e l’altra, di una disciplina legislativa più sfavorevole per l’imputato, quale disciplina si applica? Quella più favorevole al reo, vigente al momento della condotta, o quella più sfavorevole entrata in vigore quando si è verificato l’evento? Questa la questione che le S.U. sono chiamate a risolvere nella sentenza in epigrafe, attesa l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia. Infatti, ad avviso di un primo orientamento, in tali ipotesi per il trattamento sanzionatorio deve aversi riguardo alla disciplina vigente al momento della consumazione del reato, cioè al momento dell’evento lesivo, sicché non vi è ragione di evocare l’art. 2, quarto comma, cod. pen. per il rilievo assorbente che questo fa riferimento al tempo in cui è stato commesso il reato e cioè a quello in cui si è consumato. In altri termini, è al momento della consumazione che bisogna avere riguardo per individuare la normativa applicabile. Secondo un altro orientamento, al fine di stabilire la legge applicabile, non si tratta di individuare il momento della consumazione, ma quello nel quale il reato è stato commesso, come espressamente stabilisce la legge. E se vi sono reati nei quali commissione e consumazione coincidono, ve ne sono altri nel quali il momento della consumazione, col realizzarsi dell’evento, si verifica successivamente o può verificarsi successivamente. Altrimenti opinando, si giungerebbe all’applicazione retroattiva della legge nel caso di nuove o più gravi statuizioni penali, quando la condotta si sia esaurita sotto l’imperio di una legge che non prevedeva il fatto come reato, o che lo prevedeva meno grave di quanto non sia considerato dalla nuova. Ed in tal modo il reo verrebbe ad essere punito più gravemente per il fatto puramente casuale che nel periodo di tempo intercorrente tra la sua condotta e l’evento sia sopraggiunta la nuova legge, in tal modo determinandosi quell’incertezza sul grado di illiceità del comportamento umano che è escluso in modo assoluto dal principio dell’irretroattività. Le Sezioni Unite ritengono di dover condividere il secondo orientamento, evidenziando che a fondamento del principio di irretroattività della norma più sfavorevole si pone, essenzialmente, un’istanza di garanzia della persona contro i possibili arbitri del legislatore, garanzia che l’art. 25, secondo comma, Cost. tutela quale "valore assoluto, non suscettibile di bilanciamento con altri valori costituzionali". Per il principio di irretroattività della norma più sfavorevole, viene invece in rilievo un’istanza di preventiva valutabilità da parte dell’individuo delle conseguenze penali della propria condotta, istanza, a sua volta, funzionale a preservare la libera autodeterminazione della persona. È dunque la condotta il punto di riferimento temporale essenziale a garantire la "calcolabilità" delle conseguenze penali e, con essa, l’autodeterminazione della persona: ed è a tale punto di riferimento temporale che deve essere riconnessa l’operatività del principio di irretroattività ex art. 25 Cost., posto che "spostare in avanti" detta operatività, correlandola all’evento del reato, determinerebbe, qualora alla condotta interamente posta in essere nella vigenza di una legge penale sia sopravvenuta una normativa penale più sfavorevole, la sostanziale retroattività di quest’ultima rispetto al momento in cui è effettivamente possibile per la persona "calcolare" le conseguenze penali del proprio agire; con l’inevitabile svuotamento dell’effettività della garanzia di autodeterminazione della persona e della ratio di tutela del principio costituzionale di irretroattività. Pertanto, concludono le S.U., deve essere affermato il seguente principio di diritto: "In tema di successione di leggi penali, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, deve trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta".
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 24 settembre 2018, n.40986 - Pres. Carcano – est. Caputo
2.5. Ciò premesso, la sentenza impugnata è stata deliberata all’udienza camerale del 28/06/2017, con l’indicazione in dispositivo del termine di 15 giorni per il deposito della motivazione, deposito intervenuto il 13/07/2017, ossia nel termine fissato dal giudice. Il ricorso sottoscritto dal difensore avv. Cristina Manichetti risulta proposto il 07/08/2017. Pertanto, escluso che la decorrenza del termine di quindici giorni per l’impugnazione debba coincidere con la scadenza del termine irritualmente fissato per il deposito della motivazione, deve rilevarsi che dall’esame degli atti trasmessi a questa Corte, non risulta che la sentenza sia stata notificata all’imputato o al suo difensore, sicché il termine per l’impugnazione del difensore - al quale, il 22/07/2017, ossia dopo il deposito della motivazione, l’imputato aveva conferito procura speciale ad hoc per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza indicata - non era ancora decorso al momento della proposizione del ricorso per cassazione, che è dunque tempestivo.
La medesima conclusione vale per la funzione rieducativa, la cui centralità nella definizione del volto costituzionale del sistema penale è stata di recente rimarcata dal giudice delle leggi richiamando il 'principio della non sacrificabilità' di tale funzione 'sull’altare di ogni altra, pur legittima, funzione della pena' (Corte cost., sent. n. 149 del 2018). Muovendo dalla lettura congiunta del primo e del terzo comma dell’art. 27 Cost., nel quadro delle fondamentali direttive del sistema costituzionale desunte, tra l’altro, dall’art. 25 Cost., la Corte costituzionale ha messo in luce come alla 'possibilità di conoscere la norma penale' vada 'attribuito un autonomo ruolo nella determinazione dei requisiti subiettivi d’imputazione costituzionalmente richiesti', in quanto tale possibilità è 'presupposto della rimproverabilità del fatto, inteso quest’ultimo come comprensivo anche degli elementi subiettivi attinenti al fatto di reato'; in questa prospettiva, con specifico riferimento al principio di irretroattività della norma penale sfavorevole, si è sottolineato che, 'avuto riguardo anche al fondamentale principio di colpevolezza ed alla funzione preventiva della pena, desumibili dall’art. 27 Cost., ognuno dei consociati deve essere posto in grado di adeguarsi liberamente o meno alla legge penale, conoscendo in anticipo - sulla base dell’affidamento nell’ordinamento legale in vigore al momento del fatto quali conseguenze afflittive potranno scaturire dalla propria decisione (...): aspettativa che sarebbe, per contro, manifestamente frustrata qualora il legislatore potesse sottoporre a sanzione criminale un fatto che all’epoca della sua commissione non costituiva reato, o era punito meno severamente' (Corte cost., sent. n. 364 del 1988). La sottolineatura del momento della 'commissione' e la sua correlazione all’affidamento sulle conseguenze penali previste dall’ordinamento legale richiamano ancora una volta la rilevanza essenziale della condotta tipica e la necessità di individuare in essa il criterio per determinare il tempus commissi delicti ai fini della successione di leggi penali.