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Timestamp: 2020-07-10 09:28:34+00:00
Document Index: 120516276

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Il divieto previsto dall'art. 2722 c.c. e l'interpretazione del contratto
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2018 Il divieto previsto dall’art. 2722 c.c. e l’interpretazione del contratto
Il divieto previsto dall’art. 2722 c.c. e l’interpretazione del contratto
Corte di Cassazione, sezione seconda civile, Sentenza 7 novembre 2018, n. 28407.
Sentenza 7 novembre 2018, n. 28407
Il divieto, previsto dall’art. 2722 c.c., di dimostrare con testi la conclusione di accordi anteriori o contemporanei rispetto ad un contratto stipulato in forma scritta opera quando la prova si riferisce alla contrarietà tra ciò che si sostiene essere pattuito e quello che risulta documentato, ma non ove tenda solo a fornire elementi idonei a chiarire o interpretare il contenuto del documento.
(OMISSIS) SRL, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS);
(OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1055/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 17/09/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23/05/2018 dal Consigliere ANTONINO SCALISI;
udito l’Avvocato (OMISSIS) con delega depositata in udienza dell’Avvocato (OMISSIS), difensore del ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del ricorso, riportandosi al ricorso e alla memoria;
uditi gli avvocati (OMISSIS) per (OMISSIS) SPA, (OMISSIS) con delega orale (OMISSIS) che richiamano le loro difese in atti depositate.
(OMISSIS) S.p.A., con atto di citazione, notificato in data 9/11/2002, esponeva: di essere da anni ricevitrice di containers in import, che, giunti via mare, presso il terminal di (OMISSIS) venivano avviati a mezzo ferrovia presso i suoi magazzini; che containers venivano sbarcati presso il terminal della (OMISSIS) S.p.A.; che, quale depositario incaricato dal vettore marittimo ex articolo 1766 c.c., provvedeva a custodirli fino a quando lo Spedizioniere mandatario di essa ricevitrice, (OMISSIS) S.r.l presentava al terminalista le polizze di carico, chiedendo la riconsegna delle merci; che (OMISSIS) si occupava della movimentazione ferroviaria dei containers nel terminal di (OMISSIS); che, nei mesi precedenti, si erano verificati alcuni disservizi che avevano reso difficoltosa la movimentazione ferroviaria delle merci presso il terminal (OMISSIS), con seguenti forti ritardi nell’uscita delle merci per le quali era stata richiesta la movimentazione a mezzo ferrovia; – che, conseguentemente, il terminalista (OMISSIS) aveva addebitato alla (OMISSIS), quale spedizioniere di essa (OMISSIS), i costi relativi alla prolungata giacenza dei containers presso il terminal; – che (OMISSIS) aveva emesso, a sua volta, nei confronti di essa (OMISSIS) fatture per complessivi Euro 413.799,33, a titolo di addebito di fatture emesse da (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS); – che, tuttavia, la pretesa creditoria vantata da (OMISSIS) era infondata poiche’ dei disservizi verificatisi, nella movimentazione ferroviaria dei containers, era responsabile (OMISSIS) S.r.l., che, pero’, operava quale ausiliaria della stessa (OMISSIS), obbligata, pertanto, nei confronti del ricevitore (OMISSIS) a rispondere delle manchevolezze di (OMISSIS) ai sensi dell’articolo 1228 c.c..
Tanto premesso, (OMISSIS) S.p.A., conveniva, in giudizio, davanti al Tribunale di Genova, (OMISSIS) S.r.l. e (OMISSIS) S.p.A., chiedendo: l’accertamento che il pagamento delle fatture emesse da (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS) e da quest’ultima nei propri confronti, a titolo di corrispettivo per la prolungata giacenza presso il terminal di (OMISSIS) dei containers destinati ad essa (OMISSIS), non fosse dovuto.
Si costituivano, ritualmente, entrambe le convenute. La (OMISSIS) S.r.l. si associava alla domanda di accertamento negativo formulato dalla mandante, pur chiedendo in subordine, nel caso di soccombenza dell’attrice, la condanna di quest’ultima a fornirle la provvista per poter onorare le fatture emesse da (OMISSIS). (OMISSIS) S.p.A., resisteva, invece, alla domanda, eccependone l’infondatezza, e chiedeva, in via riconvenzionale, la condanna di (OMISSIS) e (OMISSIS), nella loro rispettiva qualita’, a corrispondere le somme di cui alle fatture in atti per complessivi Euro 406.635,84 oltre accessori di legge; in subordine, nell’ipotesi in cui di tali importi non fossero riconosciute debitrici nei suoi confronti ne’ l’attrice ne’ la mandataria, (OMISSIS) chiedeva di chiamare in causa (OMISSIS) S.r.l.: e/o (OMISSIS) S.p.A., per sentirli condannare a tenerla indenne da qualunque pregiudizio che a lei fosse derivato dall’accoglimento della domanda di (OMISSIS) S.p.A. Eccepita da quest’ultima la tardivita’ della costituzione di (OMISSIS) e la conseguente decadenza dalla formulazione di domande riconvenzionali e dalla facolta’ di chiamare in causa terzi, (OMISSIS) dichiarava che la domanda riconvenzionale doveva intendersi solo quale mera eccezione riconvenzionale e la richiesta di chiamata in giudizio di (OMISSIS) e di (OMISSIS) doveva intendersi rinunciata.
Con separato atto di citazione, notificato il 23-29/12/2003, (OMISSIS) S.r.l. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo nel frattanto emesso nei suoi confronti il 20/11/2003 dal Tribunale di Genova per l’importo di Euro 405.944,48 oltre accessori e spese in accoglimento del ricorso proposto da (OMISSIS) S.p.A. L’opponente eccepiva la nullita’ del decreto ingiuntivo e, comunque, il rapporto di continenza tra la domanda di pagamento a suo favore, avanzata dalla ricorrente, e la domanda di accertamento negativo relativa allo stesso debito, in precedenza, introdotta da (OMISSIS) S.p.A. Evidenziava, inoltre, l’opponente la necessita’ di estendere il contraddittorio alla propria mandante della quale chiedeva, in via subordinata, la condanna a corrisponderle la somma che fosse eventualmente riconosciuta in favore del terminalista. Si costituiva (OMISSIS), resistendo all’opposizione, di cui chiedeva il rigetto. (OMISSIS) S.p.A., a sua volta, costituitasi, si associava alle difese di (OMISSIS): in ordine alla nullita’, irritualita’ e, comunque, invalidita’ del decreto ingiuntivo emesso in favore di (OMISSIS) e chiedeva che fosse dichiarata non dovuta la somma pretesa dal terminalista per la prolungata giacenza ed, in estremo subordine, che, previa chiamata in giudizio di (OMISSIS) S.r.l., quest’ultima venisse condannata al rimborso degli importi che, nel caso di soccombenza, essa (OMISSIS) fosse tenuta a versare a (OMISSIS). Chiamata in causa, si costituiva (OMISSIS) S.r.l., deducendo di aver effettuato servizi di movimentazione ferroviaria di merci, in entrata o in uscita dal terminal, per conto di (OMISSIS) e resistendo alla domanda di rimborso proposta nei suoi confronti da (OMISSIS).
Riunite le due cause, stante l’evidente connessione, il Tribunale di Genova, con sentenza n. 956 del 20-29/2/2008, disattesa l’eccezione di nullita’ del decreto ingiuntivo ottenuto da (OMISSIS), rigettava la domanda proposta, in via principale, da (OMISSIS) S.p.A., respingeva, altresi’, la domanda proposta, in via subordinata, da (OMISSIS) S.p.A. contro (OMISSIS) S.r.l., respingeva l’opposizione proposta da (OMISSIS), avverso il decreto ingiuntivo in favore di (OMISSIS), con, conseguente, conferma del provvedimento opposto; condannava (OMISSIS) S.p.A. a versare a (OMISSIS) S.r.l. la somma di Euro 406.677,74, con interessi legali dalla domanda. Compensava, per un terzo, le spese processuali fra (OMISSIS) S.p.A. e (OMISSIS) S.r.l., da un lato, e (OMISSIS), dall’altro, e condannava, in solido fra loro, (OMISSIS) S.p.A. e (OMISSIS) S.r.l. a rifondere a (OMISSIS) i restanti due terzi. Riteneva, il primo giudice, condivisibili le argomentazioni di (OMISSIS) sulla base della documentazione prodotta in atti.
Avverso tale sentenza, (OMISSIS) S.p.A. ha interposto appello, con atto notificato, in data 27-28/10/2008, con il quale ha chiesto, la riforma integrale della sentenza.
Si sono costituite ritualmente tutte le societa’ appellate. (OMISSIS) S.p.A., (OMISSIS) S.r.l., hanno resistito all’appello, chiedendone il rigetto. (OMISSIS) S.r.l. ha richiesto, in via preliminare, in riforma della sentenza di primo grado, di accertare il rapporto di continenza e/o litispendenza tra la causa in relazione alla quale e’ stato emesso il decreto ingiuntivo opposto e il giudizio di accertamento negativo R.G. n. 14.754/02 e, conseguentemente, di dichiarare l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo e la nullita’ del decreto stesso, con ogni conseguente provvedimento; in principalita’, ha chiesto, in riforma della sentenza di primo grado, di accertare e dichiarare non dovuto il credito, asseritamente, vantato da (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS) e, comunque, nei confronti di (OMISSIS) in accoglimento della domanda di accertamento negativo proposta da (OMISSIS), cui (OMISSIS) ha aderito e/o dell’opposizione a decreto ingiuntivo instaurata da (OMISSIS); in subordine, in caso di rigetto dell’appello incidentale, di confermare la sentenza di primo grado, nella parte in cui ha accolto la domanda di manleva, formulata da (OMISSIS) nei confronti della propria mandante.
La Corte di Appello di Genova, con sentenza n. 1055 del 2013, accoglieva l’appello e, per l’effetto, revocava il decreto ingiuntivo opposto, dichiarava che la richiesta di pagamento di (OMISSIS) per la prolungata giacenza presso il terminal di (OMISSIS) dei containers destinati a (OMISSIS) S.p.A. era infondata e condannava (OMISSIS) S.p.A. alla restituzione di quanto a lei corrisposto da (OMISSIS) per effetto della provvisoria esecuzione della sentenza gravata, oltre interessi legali fino all’effettivo pagamento; – dichiarava inammissibile la domanda di condanna della (OMISSIS) formulata da (OMISSIS) s.r.l. ai sensi dell’articolo 96 c.p.c., con riferimento al giudizio monitorio; -condannava (OMISSIS) S.p.A. alla rifusione a favore delle altre parti in causa delle spese di lite di entrambi i gradi del giudizio.
Secondo la Corte distrettuale, la pretesa di (OMISSIS) in merito al pagamento, per il prolungamento della sosta dei container della (OMISSIS), non appariva fondata, essendo emerso, da un lato, che la gestione della movimentazione ferroviaria facesse, comunque, capo allo stesso terminalista e, dall’altro, che (OMISSIS) non avesse, neppure, allegato eventuali comportamenti dilatori addebitabili a (OMISSIS) in relazione al deposito.
La cassazione, di questa sentenza, e’ stata chiesta da (OMISSIS) Terminal Contenitori Porto di Genova spa con ricorso affidato a sette motivi, illustrati con memoria. (OMISSIS) S.r.l., (OMISSIS) S.r.l., (OMISSIS) spa hanno resistito ciascuna parte con autonomo controricorso.
1.= Con il primo motivo di ricorso (OMISSIS) spa lamenta nullita’ della sentenza per omessa motivazione (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale nel ritenere che “la gestione della movimentazione ferroviaria facesse, comunque, capo allo stesso terminalista”, non avrebbe spiegato quale fosse la fonte dell’obbligazione con la quale la (OMISSIS) avrebbe assunto la gestione della movimentazione a favore della (OMISSIS) e delle sue mandatarie. Piuttosto, il contratto stipulato tra la (OMISSIS) e il vettore non prevedeva alcuna obbligazione di trasporto in capo a (OMISSIS).
1.1. = Il motivo e’ infondato ed, essenzialmente, perche’ la Corte distrettuale ha, ampiamente, chiarito le ragioni per le quali ha ritenuto che la gestione della movimentazione ferroviaria facesse capo allo stesso terminalista. In particolare, la Corte distrettuale, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, ha anche specificato, in modo chiaro ed esaustivo, la fonte dell’obbligazione che impegnava la (OMISSIS) alla gestione della movimentazione ferroviaria. Infatti, come afferma la sentenza impugnata: “(…..) a) La pianificazione, la gestione e l’esercizio diretto dei servizi portuali relativi al Terminal portuale (OMISSIS), nell’ambito del porto di (OMISSIS), inerenti l’intero ciclo operativo di sbarco, imbarco, trasbordo, deposito ed in generale, movimentazione, anche mediante mezzi rotabili, dei contenitori e/o delle merci containerizzate sino a/da “fondo stiva”, con custodia consegna e riconsegna, servizi tutti da svolgersi, in esclusiva presso il terminal di (OMISSIS), nelle aree e spazi meglio specificati nell’articolo 3 che segue;…”. Da tale documento emerge che l’oggetto della concessione ed, in particolare, gli impegni del concessionario erano relativi all’intero ciclo operativo, esplicitamente indicato con riferimento alle operazioni non solo di sbarco, imbarco, trasbordo e deposito, ma anche di movimentazione, anche, mediante mezzi rotabili, dei contenitori e/o delle merci contenute nei container. La chiara dizione letterale, ad avviso della Corte, consente di smentire l’assunto della (OMISSIS), secondo cui non aveva assunto alcun impegno per la movimentazione. Anche se il riferimento ai “mezzi rotabili” non attiene alle operazioni di manovra dei treni, effettuate dal personale (OMISSIS) nell’ambito portuale, tuttavia, cio’ che rileva e’ l’assunzione del compito di provvedere alle operazioni di carico e scarico dei treni e, quindi, all’organizzazione della movimentazione dei containers per la “consegna e riconsegna” anche a mezzo ferrovia in considerazione delle infrastrutture ferroviarie di cui e’ dotata l’area in concessione (…..)”.
Non vi e’ dubbio, pertanto, che le affermazioni, appena riferite, a prescindere se sufficienti o meno, tuttavia, consentono di escludere l’eccepita omessa motivazione dovendo ritenere che si ha omessa motivazione, quando il giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento, ovvero, indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicita’ del suo ragionamento.
2.= Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c. (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale ritenendo che la (OMISSIS) aveva l’obbligo della gestione della movimentazione ferroviaria, mostrerebbe di aver interpretato il contratto intercorso tra la (OMISSIS) e il vettore in modo difforme al suo contenuto letterale.
2.1.= Il motivo e’ inammissibile perche’ non coglie la ratio decidendi o, comunque, non censura la parte della sentenza riferita alle fonti dell’obbligazione della (OMISSIS) di cui si dice. Infatti, come afferma la sentenza: “(….) E’, del resto, significativo il verbale del Comitato Portuale del 29/7/1999. Emerge che e’ la stessa (OMISSIS) ad evidenziare il proprio interesse allo sviluppo del traffico ferroviario nell’area in concessione sia in entrata che in uscita. In detto documento si da’ atto di un progetto, sottoposto all’attenzione dell’autorita’ portuale dalla stessa (OMISSIS), relativo alla “riorganizzazione delle infrastrutture ferroviarie al servizio del terminal”. Nel tariffario ufficiale del Porto di Genova (doc. 4 (OMISSIS)) e’ previsto il “Servizio raccordo ferroviario”, nel documento n. 3 (OMISSIS) comunica, fra gli altri, ad (OMISSIS) l’aggiornamento delle tariffe “servizio manovre ferroviarie” per l’anno 2001 e nelle fatture dirette a quest’ultima indica “movimento merci ambito portuale raccordo ferroviario”. Tali indicazioni, seppure riferite alle operazioni di carico e scarico delle merci, attengono, comunque, proprio al servizio di movimentazione ferroviaria delle merci stesse, nell’ambito dell’area del terminal, rispondente all’impegno assunto con la concessione (….)”.
Appare, dunque, evidente che la Corte distrettuale abbia, correttamente, interpretato e/o ricostruito il rapporto intercorso tra la (OMISSIS) e la societa’ (OMISSIS) considerando che il contratto, intercorso tra le stesse parti, andava interpretato non solo tenendo conto delle espressioni formali ma anche del comportamento anteriore, coevo e successivo alla stipula del contatto stesso (articolo 1362 c.c.).
3.= Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la nullita’ della sentenza per violazione delle norme in tema di valutazione ed ammissibilita’ delle prove (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Secondo la ricorrente, la Corte di appello nel ritener che la (OMISSIS) avesse assunto la gestione della movimentazione ferroviaria, lo avrebbe fatto assumendo l’esistenza di un diverso contratto rispetto a quello stipulato tra la (OMISSIS) e il vettore. Ma ove cosi’ fosse la Corte distrettuale avrebbe dedotto, secondo sempre la ricorrente, l’esistenza di questo ulteriore contratto con la prova testimoniale non ammissibile perche’ di valore superiore al limite consentito dalla legge.
3.1. = Il motivo e’ infondato. Come evidenzia, correttamente, la controricorrente (pag. 12 controricorso), la questione oggetto del giudizio non riguarda la determinazione delle obbligazioni assunte dalla (OMISSIS) nei confronti della (OMISSIS), ma se vi era stata una carenza organizzativa della (OMISSIS) nella sua qualita’ di terminalista.
E sul punto la Corte distrettuale ha puntualmente chiarito che la “(….) pretesa della (OMISSIS) in merito al pagamento per il prolungamento della sosta dei container della (OMISSIS) non appariva fondata essendo emerso che la gestione della movimentazione ferroviaria facesse capo, comunque, allo stesso terminalista e dall’altro, che (OMISSIS) non avesse neppure allegato eventuali comportamenti dilatori a (OMISSIS) in relazione al deposito (….)” (pag. 14 della sentenza)”.
Ora, appare evidente che, la Corte distrettuale ricostruendo il contenuto contrattuale, ovvero, l’assetto degli interessi che le parti avrebbero consegnato al contratto, ha ritenuto che il contratto assegnava la gestione della movimentazione alla (OMISSIS), la terminalista. La stessa Corte, a sua volta, si e’ fatta carico, di ricercare una conferma del risultato interpretativo cui e’ pervenuta e, a tal fine, ha ritenuto, opportuno, ammettere la prova testimoniale cui si riferisce la ricorrente. In tal senso, la prova testimoniale di cui si dice non era finalizzata ad accertare l’esistenza di una clausola contrattuale o di un nuovo patto aggiunto, ma al contrario era finalizzata a confermare l’interpretazione effettuata. E’ opinione diffusa e ricorrente nella dottrina civilistica che il divieto a provare (articolo 2722 c.c.) la stipulazione di accordi anteriori o contemporanei rispetto ad un contratto stipulato con la forma della scrittura, opera quando la prova per testi si riferisce alla contrarieta’ tra cio’ che si sostiene essere pattuito e cio’ che risulta documentato mentre non opera quando la prova testimoniale tende solo a fornire elementi idonei a chiarire o interpretare il contenuto del documento. Spetta alla parte eccepire l’inammissibilita’ della prova in tale ipotesi, perche’ la limitazione non attiene l’ordine pubblico bensi’ mere esigenze privatistiche.
Cio’ detto, va, dunque, affermato che la sentenza non contiene l’errore denunciato perche’ quanto disposto non contrasta con la normativa di cui all’articolo 2721 c.c.. D’altra parte, e a guardar bene, tenuto conto di quanto fin qui detto, la stessa censura sarebbe mal posta perche’, la ricorrente, piu’ che denunciare una violazione della normativa di cui all’articolo 2721 c.c.avrebbe potuto, eventualmente, denunciare una violazione dei canoni interpretativi, anche se, va detto, sia pure per inciso, una tale violazione non sussiste. Come e’ stato gia’ affermato da questa Corte in altra occasione (Cass. n. 1751 del 2018, n. 14457 del 2013): non viola l’articolo 2721 c.c., comma 1, il giudice che, relativamente ad un contratto di mutuo concluso in forma orale, ammetta la prova di tale stipulazione a mezzo testimoni, allorche’ ritenga verosimile la conclusione orale del contratto, avuto riguardo alla sua natura ed alla qualita’ delle parti, nonostante il valore della lite ecceda il limite previsto dalla citata disposizione.
3.2. = Senza dire, come ha gia’ affermato questa Corte, in altra occasione (cfr. Cass. n. 8810 del 30/05/2003), che le norme poste dal codice civile in materia d’onere della prova e di ammissibilita’ ed efficacia dei vari mezzi probatori attengono al diritto sostanziale, e quindi la loro violazione da’ luogo ad “errores in iudicando”, e non “in procedendo”, sicche’, nel giudizio di cassazione, in cui l’esame diretto degli atti da parte del giudice e’ ammesso solo per la verifica dello svolgimento del giudizio in conformita’ al rito, il ricorrente interessato a far valere la violazione di dette norme ha l’onere di indicare dettagliatamente gli elementi necessari per la valutazione delle censure mosse al riguardo, specificando il contenuto delle prove poste dal giudice “a quo” alla base della sentenza impugnata e i motivi della loro inidoneita’ legale a fornire il supporto probatorio alla decisione adottata.
4.= Con il quarto motivo la ricorrente lamenta la nullita’ della sentenza per contraddittorieta’ e illogicita’ intrinseche della motivazione (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale avrebbe reso una motivazione contraddittoria perche’ da un verso afferma che i vari servizi di (OMISSIS) dovevano svolgersi nell’area del terminal e, per altro, afferma che i disservizi nella gestione della movimentazione ferroviaria si sarebbero verificati al di fuori del terminal stesso e, quindi, al di fuori della sfera di responsabilita’ della (OMISSIS).
4.1.= Il motivo e’ inammissibile. Va qui osservato che a seguito della novella di cui al Decreto Legislativo n. 83 del 2012, articolo 54, comma 1, lettera b) non rientra tra i compiti della Corte Suprema di cassazione esaminare il profilo che attiene la contraddittorieta’ o insufficienza della motivazione salvo i casi in cui la motivazione sia del tutto apparente. Eppero’, nel caso in esame, la Corte distrettuale (pagg. 10 e 11 della sentenza) ha puntualmente ricostruito, facendo leva sulle disposizioni testimoniali, la dinamica della movimentazione ferroviaria dai container all’interno del Porto di (OMISSIS). E, comunque, a parte questa considerazione e anche a voler tacere d’altro, sta di fatto che la Corte distrettuale ha ampiamente esaminato e valutato la prova testimoniale nella sua interezza giungendo al risultato, come gia’ si e’ detto che emergeva dal contratto e dai dati del processo che “(….) la gestione della movimentazione ferroviaria facesse capo, comunque, allo stesso terminalista e dall’altro, che (OMISSIS) non avesse neppure allegato eventuali comportamenti dilatori a (OMISSIS) in relazione al deposito (…)”.
5.= Con il quinto motivo, la ricorrente lamenta nullita’ della sentenza per omessa motivazione articolo 360, primo comma, n. 4). Secondo la ricorrente la Corte distrettuale non avrebbe spiegato perche’ (OMISSIS) avesse assunto la veste di ausiliaria di (OMISSIS) pur essendo certo che le prestazioni della (OMISSIS) venivano remunerate da (OMISSIS).
5.1.= Il motivo e’ inammissibile, perche’, la ricorrente, non tiene conto che la Corte distrettuale ha ricostruito in modo esaustivo il rapporto tra la (OMISSIS) e la societa’ (OMISSIS). Infatti, anche a voler tacere d’altro, e’ sufficiente evidenziare che, la Corte distrettuale ha preso atto della prova testimoniale laddove viene precisato che “Le prestazioni della (OMISSIS) vengono remunerate da (OMISSIS) nella tratta parco di interscambio cancello-accesso ai terminal e dal terminalista per le manovre aggiuntive nell’area in concessione al terminal (….)”.
6.= Con il sesto motivo, la ricorrente lamenta omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5). Secondo la ricorrente, la Corte distrettuale avrebbe omesso di valutare il fatto, discusso tra le parti e decisivo per il giudizio, che tutti i servizi effettuati dalla societa’ (OMISSIS) erano remunerate da (OMISSIS), e di trarre da questo dato che la societa’ (OMISSIS) era una societa’ ausiliaria della societa’ (OMISSIS)..
7.= Con il settimo motivo, la ricorrente lamenta violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1781 e 2697 c.c. (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Secondo la ricorrente, avrebbe errato la Corte di Appello violando gli articoli 1781 e 2697 c.c., nel ritenere che (OMISSIS) avesse l’onere di provare “comportamenti dilatori addebitabili a (OMISSIS) in relazione al deposito, in quanto (OMISSIS) non aveva alcun onere al riguardo. Era, piuttosto, (OMISSIS) ad avere l’onere di provare di aver stipulato con (OMISSIS) un accordo in forza del quale quest’ultima si era obbligata ad effettuare i trasporti indicati da (OMISSIS) (punto sul quale, sempre secondo la ricorrente, la Corte non si sarebbe espressa).
7.1. = Il motivo e’ infondato. E’ sufficiente evidenziare che la Corte distrettuale ha ritenuto che la (OMISSIS) abbia ampiamente dimostrato che il ritardo nella fuoriuscita dei terminal container, destinati a (OMISSIS), fosse dovuto a problematiche organizzative gestionali del terminal depositario, dovendo tener conto, per altro, che era pur sempre il terminal depositario: a stabilire quando e quanti container potevano trovare ingresso, e, quando, e quanti container, potessero essere posti in uscita. Infatti, come afferma la sentenza impugnata, tra l’altro: “(…) Ed, in effetti, tra la documentazione prodotta dalla (OMISSIS), vi sono le numerose comunicazioni della (OMISSIS) all’intermodalista (OMISSIS) (la cui ricezione e’ confermata dal dipendente di questa societa’, il teste (OMISSIS)) circa le modifiche apportate dalla stessa (OMISSIS) ai programmi di inoltro della merce, per problematiche varie. Tale situazione indica la diretta gestione della movimentazione ferroviaria nell’ambito territoriale di competenza, tanto che e’ proprio la (OMISSIS) che invita (doc 13 (OMISSIS)) (OMISSIS) e (OMISSIS) “a farci pervenire i quantitativi richiesti di carri vuoti onde procedere al ricarico summenzionato”. Ed, ancora, con fax in data 29/7/2002, diretto a (OMISSIS) e, per conoscenza agli intermodalisti, fra cui (OMISSIS), sempre la (OMISSIS) scrive “(….) portiamo a Vs. conoscenza situazione di disagio occorsa nei giorni summenzionati causa mancanza figure (OMISSIS) che hanno comportato turni di lavoro da noi chiamati ma andati completamente a vuoto quali (omissis), credo che non debbano essere spese ulteriori parole ma sia opportuno fare qualcosa di concreto per ovviare a questa situazione di completo disagio che noi abbiamo nei confronti dei nostri clienti diretti, quali Armatori, che indiretti, quali intermodalisti (…).”. Se come sostiene (OMISSIS) non vi fosse alcun rapporto (o solo contatti operativi) con chi provvedeva alla materiale movimentazione dei treni, non si comprenderebbe il senso di tali diretti contatti e soprattutto il disagio nei confronti degli utenti del terminal (…)”.
In definitiva, il ricorso va rigettato e la ricorrente in ragione del principio di soccombenza va condannata a rimborsare a ciascuna parte controricorrente le spese dei presente giudizio di cassazione che vengono liquidate con il dispositivo. Il Collegio da’ atto che, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alle parti ricorrenti le spese del presente giudizio che liquida per ciascuna parte controricorrente, in Euro 5.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali pari al 15% dei compensi ed accessori nella misura di legge. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.