Source: https://www.leggioggi.it/2019/10/17/legge-104-tutti-i-doveri-del-datore-di-lavoro-sanzioni-previste/
Timestamp: 2020-01-27 03:52:55+00:00
Document Index: 33980040

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 33', 'art. 42', 'art 3']

Legge 104: tutti i doveri del datore di lavoro e sanzioni previste | LeggiOggi
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Legge 104 tutti gli obblighi del datore di lavoro e cosa rischia chi non li rispetta.
La Legge 104 prevede una serie di tutele in favore dei lavoratori disabili o loro familiari che necessitano di periodi di non lavoro al fine di dedicarsi alle cure o prestare assistenza. Lo Stato interviene attraverso l’Inps per garantire ai dipendenti interessati un apposito trattamento economico a copertura dei giorni di assenza altrimenti non retribuiti dall’azienda.
I datori di lavoro non hanno il potere di impedire ai dipendenti di fruire dei permessi 104 o congedi previsti dalla Legge 104, a patto che gli interessati abbiano presentato apposita domanda all’Inps.
In aggiunta agli obblighi citati, esistono altri vincoli per le aziende in tema di orario e sede di lavoro, imposti sempre dalla necessità di garantire ai disabili un’assistenza adeguata.
Tutto sulla Legge 104
Legge 104: doveri sui permessi retribuiti
Il datore di lavoro è obbligato a concedere ai dipendenti disabili o loro familiari di assentarsi e godere di appositi permessi 104 a carico dell’Inps, diversi da quelli previsti dal contratto collettivo applicato o dalle ferie.
Una volta che il dipendente ha presentato domanda telematica all’INPS e questa è stata accolta con apposita comunicazione (indirizzata anche all’azienda), il datore non ha alcuna discrezionalità in merito al riconoscimento dei permessi, eccezion fatta per la possibilità di chiedere al lavoratore una programmazione dei giorni di assenza a condizione che:
Il lavoratore sia in grado di individuare preventivamente le giornate di assenza;
Non venga compromesso il diritto del disabile ad avere un’effettiva assistenza;
La programmazione segua criteri condivisi con i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.
Possono richiedere i permessi retribuiti il lavoratore maggiorenne disabile in situazione di gravità nonché i dipendenti che siano:
Genitori del disabile (anche se adottivi o affidatari);
Parenti e affini entro il 2° grado del disabile (entro il 3° grado se i genitori o il coniuge, la parte dell’unione civile o il convivente hanno compiuto i 65 anni di età ovvero sono anch’essi affetti da patologie invalidanti a carattere permanente o sono deceduti o mancanti).
La retribuzione per le assenze legate ai permessi è a carico dell’Inps, con il datore che ne anticipa l’importo in busta paga salvo poi recuperarlo in F24 sui contributi dovuti, eccezion fatta per i casi di pagamento diretto da parte dell’Istituto.
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Legge 104: tutti i doveri sul congedo straordinario
L’azienda è obbligata a concedere ai dipendenti che ne abbiano fatto domanda all’INPS di assentarsi dal lavoro e fruire di un congedo straordinario della durata massima di 2 anni (continuativa o frazionata) nell’arco dell’intera vita lavorativa, previsto dalla Legge 104 a beneficio dei familiari di persona gravemente disabile.
L’azienda, una volta accertata la regolare presentazione della domanda all’Inps, è tenuta a dar corso alla richiesta del lavoratore entro i successivi 60 giorni.
Durante il congedo, il trattamento economico è a carico dell’Inps, nonostante le somme vengano anticipate dal datore in busta paga (per poi essere recuperate sui contributi da versare con F24), fatti salvi i casi di pagamento diretto.
Il congedo è riconosciuto ad un solo lavoratore per assistere la stessa persona disabile, e nel rispetto di un preciso ordine. Ciò significa che se l’avente diritto in via prioritaria manca, è deceduto o è portatore di patologie invalidanti, il diritto si trasferisce a chi rientra nella categoria successiva:
Il congedo spetta a condizione che l’assistito non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
> Legge 104: tutte le agevolazioni e chi può richiederle <
Legge 104: i doveri sulla scelta della sede di lavoro
L’azienda è obbligata a concedere al familiare del disabile di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere. Gli stessi soggetti possono rifiutarsi di essere trasferiti ad altra sede, eccezion fatta per i casi di incompatibilità, qualora ad esempio la presenza del lavoratore sia all’origine di tensioni e contrasti, con conseguenze sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa (Cassazione sentenze n. 24775/2013 e n. 16102/2009).
I familiari interessati da queste tutele sono:
Legge 104: tutti i doveri sul rifiuto di Lavoro notturno
L’azienda è tenuta ad accettare l’eventuale rifiuto del lavoratore o della lavoratrice che abbia a proprio carico un soggetto disabile di svolgere lavoro notturno, da intendersi come l’arco di tempo di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino.
> Verbale 104: cos’è e come fare ricorso <
Legge 104: le sanzioni previste per il datore di lavoro
L’azienda che non rispetti gli obblighi di legge può essere chiamata ad ottemperarvi previa sentenza giudiziaria innescata dal ricorso del dipendente. Quest’ultimo può altresì chiedere il risarcimento dei danni subiti a seguito della mancata assistenza o possibilità di dedicarsi alle cure.
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Fabio Zanella 19 novembre 2019 at 10:41
Buon giorno, sono un dipendente ASL con inv. civ. 80% e L.104 3 comma 3 , a fine 2018 la mia azienda mi ha trasferito senza il mio consenso e da me comunicato con regolare lettera a cui non è stato dato riscontro alcuno, oltretutto con allontanamento dalla mia residenza anche se precedentemente era stato richiesto un’avvicinamento. Tutto ciò ha comportato un peggioramento del mio stato ansio/depressivo, patologia presente, oltre le altre, nel certificato di invalidità. Solo a Settembre 2019 e dopo lettera presentata da un’ Avvocato da me nominato, sono stato riassegnato alla precedente sede, ma adducendo motivazioni diverse e senza mai far riferimento alla L.104 oggetto della contestazione.
La mia domanda è la seguente: visto che sarei intenzionato a chiedere i danni a me provocati a livello patologico e riscontrabili su certificazioni DSM come avere assistenza legale con parcella esigibile solo a sentenza? Grazie.
Anna Carla Aufiero 13 novembre 2019 at 08:24
Sono una Specialista Ambulatoriale a tempo indeterminato, 38 h/sett. Mia figlia è stata riconosciuta dall’INPS portatrice di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3, Legge 104/92.
L’art. 34, comma 7 dell’ACN per la Specialistica Ambulatoriale (art. 34 – Assenze par malattia e gravidanza”) così recita: “Agli specialisti ambulatoriali, ai veterinari e ai professionisti si applicano le norme di cui al comma 3, dell’art. 33 della Legge n. 104/92, in proporzione all’orario settimanale di attività. Il limite dei tre gg/mese è da considerare maturato esclusivamente in caso di raggiungimento del massimale orario (…). I permessi di cui al comma 3 dell’articolo 33 della Legge 104/92 si applicano anche agli specialisti ambulatoriali (…) portatori di handicap i quali hanno diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina alla propria residenza nell’ambito dell’Azienda e non possono essere trasferiti in altra sede senza il proprio consenso.”
Vorrei sapere se il fatto che non sia citato espressamente l’art. 42 costituisca un motivo ostativo al poter usufruire dell’aspettativa o se, nel rispetto dei diritti della persona con Handicap, la mia ASL debba riconoscermi la possibilità di assistere il mio familiare
Mariangela Marrone 28 ottobre 2019 at 13:11
Sono un consulente finanziario di un grande istituto. A causa di una disfonia cronica (media per l’Inps) sono stata sottoposta a visita dal medico competente, il quale ha anticipato che sarò sospesa temporaneamente dalla mansione, perché non idonea, e collocata in altra mansione.
L’ufficio risorse umane sostiene che potrebbero trasferirmi anche lontano dal mio domicilio.
In attesa dell’ufficialità del mio datore di lavoro, l’inps mi ha riconosciuto portatore di handicap con la 104 art 3 comma 1(L.5.2.1992): è sufficiente per evitare un trasferimento d’ufficio? Che tutele lavorative ho da questo riconoscimento? Risorse umane risponde “nessuna, nemmeno il mio consenso al cambiamento di sede”.