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Timestamp: 2020-03-31 13:27:16+00:00
Document Index: 24516105

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1158', 'art. 1164', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 11764 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11764 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 22/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11764
sul ricorso 10315-2016 proposto da:
P.F.M., P.M., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA EMILIA 47, presso lo studio dell’avvocato
ROBERTO ANGELONI, che li rappresenta e difende;
P.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RUGGERO DI
SICILIA 1, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO GRIO, che lo
avverso la sentenza n. 5762/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
P.M. e F.M. propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza della corte di appello di Roma che ha rigettato l’appello a sentenza del Tribunale di Rieti, sezione di Poggio Mirteto, che accolto la domanda possessoria di P.D. confermando il provvedimento interdittale 24.9.2005.
La sentenza fa riferimento ad un unico indistinto motivo di impugnazione sulla errata valutazione delle prove e la estraneità di P.F.M. e sottolinea l’esistenza di una procura di P.D. al fratello F.M. per amministrare e gestire come proprietario e l’assenza di atti di interversione con richiami a deposizioni testimoniali.
I ricorrenti denunziano: 1) violazione dell’art. 1158 c.c.; 2) violazione dell’art. 1164 c.c.; 3) omesso esame di fatto decisivo per l’intervenuta usucapione da parte di P.M..
Le prime due censure, pur titolate come violazione di legge, propongono un inammissibile riesame del merito mentre la terza non considera che P.M., stando alla sentenza, pagina tre, ha avuto la disponibilità dei terreni in via derivata dal padre, come risulta dalla comparsa di risposta dei resistenti in primo grado.
Il profilo dell’esistenza della procura è stato valutato per cui non vi è spazio per l’impugnazione nei termini riferiti alla luce della giurisprudenza conseguente al nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. 8053/2014).
Appare decisivo che non è stata provata una interversione del possesso e che per la configurabilità del possesso “ad usucapionem” è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” (ex plurimis Cass. 9 agosto 2001 n.11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).
Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se, nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo, idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta, tanto più nella vigenza del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese liquidate in Euro 2700, di cui 200 per spese vive, oltre accessori, dando atto dell’esistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato ex D.P.R. n. 115 del 2002.