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Timestamp: 2017-12-13 22:45:02+00:00
Document Index: 172391861

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10']

﻿ CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 2226 del 31 gennaio 2011 - Emendabilità della dichiarazione - Studio Cerbone
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CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 2226 del 31 gennaio 2011
Imposte sui redditi – Contenzioso- Dichiarazione – Emendabilità – Sussiste.
In materia di impugnazione delle cartelle esattoriali, la possibilità per il contribuente di emendare la dichiarazione allegando errori di fatto o di diritto commessi nella sua redazione, ed incidenti sull’obbligazione tributaria, è esercitatale non solo nei limiti in cui la legge prevede il diritto al rimborso ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, ma anche in sede contenziosa per opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria.
T.D. e C.G. propongono ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (che non hanno resistito) e avverso la sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione di cartella esattoriale per Irpef e Ilor relativa alla ripresa a tassazione della somma di L. 44.602.270 corrispondente a canoni di affitto portati in deduzione nella dichiarazione del 1998 perchè non percepiti, la C.T.R. Lombardia confermava la sentenza di primo grado (che aveva respinto il ricorso dei contribuenti), rilevando che la voce “mancata riscossione di canoni di affitto” non è compresa tra gli oneri deducibili specificamente indicati dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10 nel testo applicabile ratione temporis e che, in ogni caso, a fronte di un credito vantato nei confronti del Locatario fallito di L. 252.000.000 per l’intero anno 1.998 era stata percepita la somma di L. 212.005.122 pari alla somma del canone pagata dal fallimento perchè ritenuta spesa in prededuzione e alla somma della cauzione trattenuta in conto affitto, dovendo evidenziarsi che i ricorrenti avrebbero dovuto portare in dichiarazione, ciascuno per la parte di propria spettanza, la somma di L. 144.163.400 pari al 68% della somma complessiva, spettando il rimanente 321 alla figlia L..
Con un unico, articolato motivo, deducendo violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 1, 3, 6, 22, 23, 33, 34 e 35, oltre che vizio di motivazione, i ricorrenti rilevano che non è comprensibile l’affermazione dei giudici d’appello secondo la quale essi avrebbero dovuto riportare in dichiarazione ciascuno per la propria spettanza la somma di L. 144.163.400, essendo pacifico che essi avevano indicato in dichiarazione nel quadro B del modelle 740/89 il 100% del canone risultante dal contatto di locazione, ed avevano portato in deduzione solo la somma non effettivamente percepita.