Source: http://www.quintofacile.it/post?articolo=70
Timestamp: 2020-01-26 07:04:59+00:00
Document Index: 32614929

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 38', 'art. 125', 'art. 39']

LA CESSIONE DEL V DOPO LA COMUNICAZIONE DI BANCA DÂ€™ITALIA SU SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA. PROSPETTIVE, PROBLEMI, OPPORTUNITÃ
*Giancarlo Cupane, sarà moderatore della tavola rotonda di Leadership Forum Annual, dedicata al tema, che si terrà il giorno 11 dicembre a Milano. La partecipazione è gratuita, basta registrarsi su www.leadershipforum.it
Con apprezzabile rapidità, Banca d’Italia ha recentemente emanato una “Comunicazione al Sistema” che intende far chiarezza sull’applicazione al mercato nazionale della nota sentenza della corte di Giustizia Europea dell’11 settembre 2019, riguardante il trattamento dei costi addebitati al cliente in caso di estinzione anticipata dei contratti di credito ai consumatori.
Il settore più toccato, nel nostro Paese, dalla decisione presa in Lussemburgo è certamente quello della cessione del quinto, già oggetto di innumerevoli decisioni al riguardo da parte dell’ABF.
La nota della Vigilanza era attesa dagli operatori, preoccupati della sostenibilità delle proprie politiche di prezzo e commerciali, se non degli stessi conti economici, dall’applicazione letterale e retroattiva dell’articolato della Corte. Il testo chiarisce alcuni aspetti, ma ne omette uno fondamentale. Inoltre la riflessione a cui il mercato è chiamato resta attuale, al di là del dettato normativo.
Analizziamo innanzitutto il breve testo, dividendolo per le diverse fasi temporali su cui produce effetti.
Non c’è alcun dubbio: sui nuovi contratti di finanziamento da ora in poi stipulati, tutti i costi, anche quelli indipendenti dalla durata del contratto, i cosiddetti “upfront”, non potranno più essere considerati non rimborsabili al cliente, in caso di estinzione anticipata, in proporzione al tempo della stessa.
Il mercato saprà adeguarsi, in fin dei conti è quanto da sempre avviene nel comparto “attiguo” dei prestiti personali. Tuttavia dovrà compiere uno sforzo non banale di riorganizzazione, su cui tornerò alla fine. Ora intendo restare sul piano giuridico, con tre considerazioni che ancora non ho ascoltato nel dibattito in corso.
Innanzitutto la “Consumer Credit Directive”, se da un lato (articolo 16, paragrafo 2) fissa dei limiti molto stringenti per l’indennizzo da applicarsi in caso di anticipata estinzione, la cosiddetta “penale”, dall’altro (paragrafo 4) concede al Legislatore nazionale la possibilità di introdurre indennizzi superiori, adeguandoli alle condizioni di mercato. Ma in Italia, nel d.lgs. 141, abbiamo recepito solo il paragrafo 2, non il 4, privando gli operatori di un opportuno strumento di tutela. Dopo la sentenza della Corte sarebbe auspicabile una riforma legislativa che introducesse anche questo meccanismo, a tutela dell’esercizio dell’attività d’impresa.
Noto poi che la nostra Vigilanza, proprio nel recente documento, esclude le imposte dalle spese da rimborsare in quota parte, mentre la Direttiva esplicitamente le include (articolo 3 lettera g), come evidenzia proprio la prima nota a piè pagina del documento. È certo una disposizione ragionevole, ma forse andava motivata, per escludere nuovi ricorsi alla Corte Europea da parte, a questo punto, di consumatori italiani.
La considerazione finale riguarda poi un tema di vasta portata, la rinnovabilità delle cessioni. Il D.P.R. 180 che le regolamenta, all’art. 38 ne impedisce l’estinzione anticipata prima che siano trascorsi 2/5 della durata contrattuale. Il successivo art. 39 ne vieta il rinnovo praticamente negli stessi termini. Ora va considerato che l’art. 38 è stato di fatto superato. Infatti il primo paragrafo dello stesso articolo 16 della Direttiva recita: “Il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito”. Principio recepito in Italia sempre col d.lgs. 141, che ha novellato in tal senso il T.U.B. (art. 125 sexies). Permane però il divieto di rinnovo “ante termine” dell’art. 39. Tale regola, strenuamente difesa dalla nostra Vigilanza, tutelava il consumatore proprio dai costi non ripetibili, che ora però vengono completamente a mancare, svuotandola quindi di ogni logica. Varrebbe la pena abolirla, restituendo al consumatore piena libertà di scelta e risolvendo alla radice la fonte di possibili comportamenti non virtuosi da parte degli operatori.
La Comunicazione si occupa poi, al punto b), dei contratti attualmente in essere, chiarendo che anche per questi i costi considerati “non rimborsabili” debbano comunque essere scontati al cliente che estingue anticipatamente. Viene lasciata agli operatori solo la determinazione del criterio di calcolo, che comunque deve essere di tipo proporzionale rispetto alla durata. Facile prevedere i problemi che tale determinazione susciterà in un mercato che stava utilizzando pricing e modalità di remunerazione della rete basati su principi diversi, consentiti fino ad ora dai regulator e dagli orientamenti consolidati dell’ABF.
Con questa determinazione temporale intendo i contratti oggi non più in essere ma estinti dopo l’adozione in Italia della Direttiva. Su questi la Comunicazione al Sistema di Banca d’Italia non si pronuncia, lasciando il dubbio agli operatori che le determinazioni del punto B si applichino anche a loro.
Il dibattito è aperto: da un lato c’è chi ritiene che la determinazione della Corte Europea non possa avere effetti retroattivi, dall’altro chi invece sostiene che l’articolato lussemburghese sia un’interpretazione di una norma già in vigore e pertanto vada applicata anche ai vecchi contratti, persino a quelli già passati al vaglio dell’ABF. Rimane auspicabile un chiarimento da parte della Vigilanza, anche in considerazione del fatto che l’applicazione massiva a migliaia di contratti già conclusi del principio “pro rata temporis” minerebbe seriamente la sostenibilità di gran parte degli operatori, siano banche, finanziarie o intermediari del credito.
Usciamo ora dalle considerazioni giuridiche per provare a riflettere sul futuro che si prospetta per il mercato della cessione del quinto.
Appare evidente che i nuovi schemi contrattuali rendono obsoleto il modello distributivo attuale, basato soprattutto su agenti specializzati, di fatto monoprodotto. I livelli provvigionali inevitabilmente verranno ridiscussi, per adeguarli alla durata media effettiva attesa e non a quella nominale prevista dai contratti. Le reti non potranno più limitarsi alla vendita della cessione, magari basata principalmente sui rinnovi del portafoglio. Gli agenti dovranno essere capaci di affiancare a questa altri prodotti di credito retail, principalmente il prestito personale, per rispondere alle esigenze della clientela in diversi modi, aumentare il numero degli affari conclusi e allentare così la pressione dei ricavi sulla singola operazione. Non è una trasformazione semplice, e le società mandanti sono chiamate a guidarla, supportarla e renderla possibile.
Diverso appare lo scenario per i mediatori creditizi, che possono chiedere il loro compenso (anche) direttamente al consumatore. Tale ricavo appare esente dalla “riduzione per estinzione anticipata del contratto di finanziamento”, essendo originato da un servizio di consulenza e messa in contatto, come autorevolmente affermato dal Presidente dell’OAM, Professor Catricalà, in un recente convegno pubblico.