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Timestamp: 2019-09-15 18:19:36+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 54', 'art. 8', 'art. 54', 'art. 10', 'art. 54', 'art. 8']

Spese di vitto e alloggio dei professionisti: deducibilità - Fiscomania
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Spese di vitto e alloggio non rimborsate dal committente
Spese di vitto e alloggio rimborsate dal committente
Spese di vitto e alloggio prepagate dal committente
Spese di vitto e alloggio dei professionisti: consulenza
Le spese di vitto e alloggio del professionista sono deducibili dal reddito nel limite del 75% della spesa sostenuta. Questo con un tetto massimo pari al 2% dei compensi. Deducibilità delle spese di vitto e alloggio rimborsate dal committente. Le indicazioni per la compilazione del quadro RE del modello Redditi.
Ogni professionista sostiene nel corso della sua attività una serie di spese che riguardano il vitto e l’alloggio. Si tratta di spese inerenti la propria attività, sostenute per far fronte al completamento dell’incarico professionale.
Classico caso è quello dell’avvocato che si reca dal cliente che si trova in un Paese estero. In questo caso il sostenimento delle spese di vitto e alloggio deve seguire la procedura che andremo a vedere per consentirne la deducibilità dal reddito professionale.
Accanto a questo tipo di spese vi sono anche le spese di vitto ed alloggio direttamente sostenute dal professionista ma pagate dal proprio committente. Anche in questo caso è prevista dalla normativa una disciplina particolare.
L’obiettivo di questo contributo è quello di andare ad analizzare compiutamente le modalità per ottenere la deducibilità delle spese di vitto ed alloggio. Deducibilità fiscale dal reddito del professionista, che si ottiene attraverso la corretta compilazione del quadro RE del modello Redditi PF.
Per gli esercenti arti e professioni, le spese relative a prestazioni alberghiere e alla somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75% del loro ammontare.
Deducibilità che, in ogni caso, non può essere complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta (art. 54 co. 5 del DPR n 917/86).
In pratica, per i titolari di reddito di lavoro autonomo, le spese di vitto e alloggio devono essere:
In via preliminare, assoggettate al limite di deducibilità del 75%;
Poi, sottoposte al limite di deducibilità del 2% dei compensi.
Considerando un professionista con compensi pari a 100.000,00 euro e spese di vitto e alloggio pari a 3.000,00 euro (non addebitate al committente), si procede come segue:
Applicazione del limite del 75% (3.000,00 × 75% = 2.250,00);
Applicazione del limite del 2% sui compensi (100.000,00 × 2% = 2.000,00).
Nel rigo RE15 del modello Redditi PF occorre riportare:
All’interno della colonna 1, il 75% delle spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista. Differenti da quelle aventi finalità di rappresentanza (da indicare nel rigo RE 16) e da quelle afferenti a corsi di formazione (da indicare nel rigo RE 17);
All’interno della colonna 2, le spese di vitto e alloggio addebitate analiticamente al committente;
All’interno della colonna 3, l’importo deducibile, corrispondente alla somma di quanto indicato nelle colonne 1 e 2.
A partire dal 2017, le soglie di deducibilità ordinariamente applicabili alle spese di vitto e alloggio (75% dell’onere sostenuto, nei limiti del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta) non si estendono ai medesimi costi se, nello stesso tempo, questi sono (art. 54 co. 5 del TUIR, modificato dall’art. 8 co. 1 della L. 81/2017, c.d. “Jobs Act autonomi”):
Sostenuti dall’esercente arte o professione per l’esecuzione di un incarico;
Addebitati analiticamente in capo al committente.
È stato osservato come la disposizione introdotta abbia, di fatto, posto in capo al committente il compito di verificare se le spese delle quali si richiede il rimborso siano afferenti, o meno, all’esecuzione dell’incarico professionale conferito.
Infatti, la norma prende le mosse “dal presupposto che, laddove le spese in questione fossero sostenute a titolo personale (al di fuori dell’attività), il committente rifiuterebbe il pagamento delle stesse unitamente ai compensi relativi all’incarico”.
Addebito analitico delle spese
La deduzione integrale delle spese domandate a rimborso è ammessa a condizione che esse siano analiticamente addebitate in fattura.
Questo vale a dire che le spese devono essere indicate separatamente rispetto ai compensi.
Laddove invece i costi fossero indicati unitamente ai compensi, si applicherebbero i suddetti limiti di deducibilità.
Per quanto riguarda l’Iva, il riaddebito avrà le medesime caratteristiche oggettive dell’operazione principale e, quindi, il medesimo regime di tassazione. Con l’applicazione della stessa aliquota, fin anche quello di esenzione.
Esempio di spese di vitto e alloggio rimborsate
Si consideri un professionista con compensi (comprensivi di rimborsi spese) pari a € 100.000,00 e spese di vitto e alloggio pari a 3.000,00 euro.
Tali spese, sostenute dal professionista per l’esecuzione di vari incarichi, sono riaddebitate in fattura al committente.
Dal 2017, i suddetti limiti di deducibilità non si applicano, con il risultato che l’ammontare deducibile delle spese di vitto e alloggio (3.000,00 euro) coincide con quello imponibile del rimborso (3.000,00 euro).
Nel rigo RE15 è stato inserito un campo per evidenziare separatamente tali spese. Considerando i dati dell’esempio, esso andrebbe così compilato.
Nel caso in cui, invece, il professionista non abbia a disposizione la documentazione giustificativa delle spese sostenute è necessario procedere con la deduzione ordinaria.
Nel caso di riaddebito di spese al committente ma non documentate bisognava invece procedere come segue:
Applicazione del limite del 75% alle spese (3.000,00 × 75% = 2.250,00);
Applicazione del limite del 2% ai compensi (100.000,00 × 2% = 2.000,00).
L’importo deducibile era pertanto pari a 2.000,00 euro.
Tuttavia, posto che tali spese, sostenute dal professionista, erano riaddebitate al committente, l’intero rimborso (3.000,00 euro) costituiva compenso imponibile.
Dal periodo d’imposta 2015, le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente (c.d. “spese anticipate”) non costituiscono più compensi in natura per il professionista.
Sempre con la medesima decorrenza, è stata eliminata la previsione secondo cui tali spese sono integralmente deducibili se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate nella fattura (art. 54 co. 5 del TUIR, come modificato dall’art. 10 del DLgs. 175/2014).
Dal 2017 la disciplina prevista, con riferimento al 2015 e al 2016, per le spese di vitto e alloggio prepagate viene estesa a tutte le spese “prepagate” dal committente, relative all’esecuzione di un incarico conferito (art. 54 co. 5 del TUIR, come ulteriormente modificato dall’art. 8 co. 1 della L. 81/2017).
Effetti per il professionista
Per il professionista, la modifica della L. 81/2017 implica, dal 2017, la completa irrilevanza dei valori corrispondenti a tutti i beni e servizi acquistati dal committente, di cui lo stesso professionista ha beneficiato per rendere la propria prestazione:
Tale circostanza comporta, tra l’altro, che il valore dei beni e dei servizi acquistati dal committente, di cui lo stesso professionista ha beneficiato per rendere la propria prestazione, non deve essere considerato nell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta.
Compensi che, in base all’articolo 54 co. 5 del DPR n 917/86, costituiscono la base di commisurazione:
Del limite del 2% di deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande, fermo restando la loro deducibilità nella misura del 75% del relativo importo;
Del limite dell’1% di deducibilità delle spese di rappresentanza.
Deducibilità delle spese in capo al committente
Per il committente (impresa o lavoratore autonomo), la deducibilità del costo sostenuto per il bene o servizio “prepagato” non è più subordinata alla ricezione della parcella dell’artista o del professionista. Infatti, la deduzione del costo sostenuto dipende dalle regole ordinariamente applicali alle rispettive categorie reddituali.
In altre parole, le novità della L. 81/2017 non comportano, per tale soggetto, un trattamento fiscale delle spese in questione peggiorativo rispetto a quello applicabile prima della modifica stessa.
In pratica, la funzione della spesa deve continuare a ritenersi assorbita dalla prestazione di servizi resa dal professionista beneficiario al committente.
Si ritiene, quindi, che, ad esempio, il limite di deducibilità del 75% non operi per il committente per le spese sostenute per l’acquisto di prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, di cui sono beneficiari i professionisti. Questo nel contesto di una prestazione di servizi resa al committente, imprenditore o lavoratore autonomo.
Quanto precede presuppone, naturalmente, che, nel contempo:
Sia dimostrabile l’inerenza della spesa rispetto all’attività del committente, nonché l’effettività della stessa;
Dalla documentazione fiscale risultino gli estremi del professionista o dei professionisti che hanno fruito delle prestazioni e delle somministrazioni.
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BARBARA ROSO Luglio 5, 2016 at 13:55
come si regola la normativa con spese non fatturate perchè sosotenute in paesi extra ue….per esempio l’America……?
Fiscomania Luglio 5, 2016 at 14:34
Salve, se non è in grado di giustificare il riaddebito della spesa sostenuta in quanto non ha documenti giustificativi, quel riaddebito costituirà per lei un maggiore compenso.
giannarco Giugno 15, 2017 at 19:20
Buonasera vorrei fare una domanda…
Le spese sostenute per taxi ed abbonamento mezzi pubblici sono deducibili dal reddito di un contribuente minimo?
Fiscomania Giugno 16, 2017 at 7:18
Se sono spese inerenti l’attività sono deducibili, ma non al 100%.