Source: https://www.laleggepertutti.it/195700_autovelox-la-multa-per-eccesso-di-velocita-dopo-quanto-scatta
Timestamp: 2018-12-13 09:51:05+00:00
Document Index: 146598675

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Autovelox: la multa per eccesso di velocità dopo quanto scatta?
> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Feb 2018
Superare di poco il limite di velocità può far scattare la sanzione per violazione del codice della strada.
Immagina di ricevere una multa per eccesso di velocità perché hai superato di solo 0,1 km/h il limite consentito dal codice tenuto conto della tolleranza del 5%. Per uno scarto così minimo – che potrebbe anche essere determinato da un errore dell’autovelox o dello stesso tuo tachimetro che non ti ha segnalato correttamente lo sforamento – sei responsabile? In altri termini, in caso di autovelox, la multa per eccesso di velocità dopo quanto scatta? A dirlo è stata una recente ordinanza della Cassazione [1] la quale ha spiegato se superare di poco il limite di velocità può legittimare una sanzione amministrativa.
1 La tolleranza dell’autovelox nei limiti di velocità
2 Superare di poco i limiti di velocità
3 Gli scaglioni per l’eccesso di velocità
La tolleranza dell’autovelox nei limiti di velocità
La legge stabilisce che, nel verificare il superamento dei limiti di velocità, la polizia deve tarare le macchine di controllo elettronico – come autovelox, telelaser e tutor – tenendo conto di una tolleranza del 5%, tolleranza che comunque non può mai essere inferiore a 5 km/h. Questo significa che su un tratto di strada ove il limite è a 50 Km/h, benché il 5% sia 2,5 km/h, la multa può scattare solo da 56 km/h in poi.
Così, su una strada a scorrimento con limiti a 90 o 110 km/h, l’autovelox colpisce rispettivamente a partire da 96 km/h e da 106 km/h. Sulle autostrade invece si rischia la multa da 137 km/h anche se con i tutor ci vuole un’andatura più elevata (leggi Tutor: consigli per evitare le multe).
Quando si guida e il limite di velocità è particolarmente basso non è facile tenere gli occhi puntati contemporaneamente sulla strada e sul contachilometri per controllare che il piede sull’acceleratore non scivoli troppo. Specie, poi, se a segnare la velocità è un sistema a lancette è più facile sbagliarsi. Su una plancia comandi analogica come si fa a comprendere se l’auto sta andando a 55 o a 56 km/h? Così, una sentenza del giudice di Pace di Vasto [2], poco tempo fa, aveva ritenuto nulla la multa per pochi chilometri di differenza dal limite ricorrendo a una norma del codice penale che “perdona” tutti i reati il cui comportamento può ritenersi tutto sommato meno grave («tenue» per usare le parole del codice [3]). Avevamo commentato la sentenza nell’articolo Multa nulla se si supera di poco il limite di velocità.
Superare di poco i limiti di velocità
La Cassazione invece prende una posizione diametralmente opposta e avverte: superare di 0,1 km/h il limite di velocità può costare caro all’automobilista perché legittima la multa oppure fa scattare lo scaglione più elevato della sanzione. Infatti, in caso di eccesso di velocità, chi oltrepassa di oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h i limiti fissati dalla segnaletica subisce una multa più salata rispetto a chi li supera di poco (da 1 a 10 km/h).
Il superamento della soglia di velocità per frazioni così minuscole – a detta della Cassazione – non lede il principio di proporzione della pena, visto che, come vedremo a breve, il codice della strada prevede degli scaglioni ben precisi, in modo da graduare le sanzioni in base alla gravità della condotta.
Quanto poi alle censure del non corretto funzionamento dell’autovelox, è l’automobilista che deve fornire una prova di questo tipo. Tutto ciò che può fare, eventualmente, è contestare la mancata taratura periodica dell’autovelox che deve essere effettuata almeno una volta all’anno; in tal caso spetta all’amministrazione dimostrare l’adempimento di tale onere producendo, in copia autentica, il verbale di svolgimento delle relative operazioni.
Gli scaglioni per l’eccesso di velocità
A questo punto è necessario ricordare quali sono gli scaglioni delle sanzioni previste in caso di superamento dei limiti di velocità. Sono regolati dal codice della strada [4]. Eccoli:
superamento di non oltre 10 km/h i limiti di velocità: multa da 41 a 168 euro;
superamento dei limiti di velocità di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h: multa da euro 168 a euro 674;
superamento di oltre 40 km/h ma di non oltre 60 km/h i limiti di velocità: multa da 527 a 2.108 euro più la sospensione della patente di guida da uno a tre mesi;
superamento di oltre 60 km/h i limiti di velocità: multa da 821 a 3.287 euro più la sospensione della patente di guida da sei a dodici mesi.
[1] Cass. ord. n. 3781/18 del 15.02.2018.
[4] Art. 142 cod. strada.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 28 settembre 2017 – 15 febbraio 2018, n. 3781
Ritenuto che F.R. ricorre, sulla base di quattro motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Padova, depositata in data 23 febbraio 2016, che ha rigettato l’appello proposto avverso la sentenza del Giudice di pace di Padova n. 1558 del 2014, e nei confronti del Comune di Piove di Sacco;
che il Giudice di pace aveva rigettato l’opposizione della sig.ra F. al verbale di accertamento della violazione dell’art. 142, comma 8, cod. strada, rilevata dalla Polizia Municipale di Piove di Sacco a mezzo di apparecchio rilevatore della velocità;
che il Tribunale ha respinto il gravame osservando che la velocità rilevata (pari km/h 85,1) era superiore di oltre 10 km/h al limite di velocità di 70 km/h, pur dopo l’applicazione del margine di tolleranza minima di 5 km/h previsto dall’art. 345 d.P.R. n. 495 del 1992;
che lo sforamento di 10,1 km/h rientrava nella previsione dell’art. 142, comma 8, cod. strada (superamento del limite da 10 a 40 km/h), la cui violazione era stata correttamente contestata, mentre l’entità dello scostamento poteva rilevare ai fini della determinazione della sanzione;
che la ricorrente denuncia con il primo motivo violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., assumendo che il giudice d’appello non avrebbe compreso il senso della censura con cui l’appellante contestava che il valore 0,1 dopo il valore 80 km/h non poteva essere considerato scientificamente e tecnicamente affidabile, e che pertanto la velocità del veicolo, ai fini della sanzionabilità della condotta di guida, era di 80 km/h, e quindi rientrava nella diversa fattispecie prevista dall’art. 142, comma 7, cod. strada;
che con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., ancora sull’assunto che il Tribunale non avrebbe compreso il senso della censura riguardante il margine di tolleranza, nonché degli artt. 142, commi 7 e 8, cod. strada, e lamenta che il Tribunale non ha disapplicato l’art. 345 d.P.R. n. 495 del 1992 “nella parte in cui non consente adeguatamente una tolleranza in favore del contravventore”, in contrasto con i principi di colpevolezza, proporzionalità e legittimo affidamento;
che non sussiste la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. in quanto il Tribunale ha affrontato la questione riguardante la misura della velocità contestata, evidenziando che alla velocità rilevata, pari a 85,1 km/h, era stato applicato il margine di tolleranza di 5 km – previsto a favore del trasgressore dall’art. 345 d.P.R. n. 485 del 1992, nel quale è assorbita integralmente la tolleranza strumentale – e che tale margine risultava nella specie superiore al 5% della velocità rilevata;
che, di conseguenza, non sussiste la violazione del 142, commi 7 e 8, cod. strada denunciava in ricorso;
che con il terzo motivo è denunciata violazione degli artt. 112 cod. proc. civ. e 7, comma, 10, d.lgs. n. 150 del 2011;
che in assunto della ricorrente il Tribunale non avrebbe compreso il senso del richiamo all’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011, perché non aveva tenuto conto dell’attestazione dell’accademico matematico Prof. P. , prodotta in giudizio, secondo cui l’ultima cifra della misurazione della velocità, cioè lo 0,1 km/h dopo la cifra 80 non potrebbe essere considerata certa, e quindi non potrebbe costituire il discrimine tra la fattispecie sanzionatoria più grave, prevista dall’art. 142, comma 8, cod. strada e quella meno grave, prevista dal comma 7 della stessa disposizione;
che il dato evidenziato inciderebbe sia sulla colpevolezza della violazione, per la scusabilità dello sforamento dello 0,1, sia sulla proporzionalità della sanzione e sul legittimo affidamento del trasgressore, mentre gli argomenti utilizzati dal Tribunale – proporzionalità riservata al legislatore sarebbero distonici con il principio di flessibilità della proporzionalità, affermato in ambito Europeo, tanto più in materia coperta dal diritto dell’Unione;
che non sussiste la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., e l’omesso esame della produzione documentale avrebbe dovuto essere censurato con il vizio di motivazione, secondo il paradigma configurato dall’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. nel testo vigente, applicabile ratione temporis al presente ricorso (ex plurimis, Cass. Sez. U. 07/704/2014, n. 8053);
che neppure sussiste la denunciata violazione dell’art. 7 d.lgs. n. 150 del 2011, né del principio di proporzionalità;
che, come evidenziato dal Tribunale, nel sistema sanzionatorio previsto dal legislatore nell’art. 142 la proporzionalità è assicurata dalla previsione di scaglioni di velocità, ai quali corrispondono sanzioni progressivamente più elevate, e la struttura della norma, con la indicazione “non oltre (…) km/h”, assume il valore 0,1 come elemento che determina il passaggio dall’uno all’altro scaglione;
che, pertanto, l’intervento giudiziale sollecitato dalla ricorrente – applicazione del comma 7 anziché del comma 8 dell’art. 142 – si risolve nella individuazione da parte del giudice di un diverso limite tra uno scaglione e l’altro, cioè nella riscrittura della norma sanzionatoria, ciò che appare in contrasto con il principio di legalità;
che la ricorrente segnala l’erroneità dell’affermazione del Tribunale, nella parte in cui ha ritenuto che l’amministrazione aveva applicato la sanzione nel minimo, mentre era stato il Giudice di pace a ritenere che sussistevano estremi per ridurre la sanzione;
che il rilievo, neppure strutturato come vera e propria doglianza, è privo di conseguenze, giacché la ricorrente non ha interesse a dolersi dell’entità della sanzione, rideterminata al minimo dal giudice di primo grado;
che con il quarto motivo è denunciata violazione dell’art. 92 cod. proc. Civ. e si contesta l’ingiustizia della condanna alle spese, evidenziando elementi di carattere soggettivo ed oggettivo che avrebbero dovuto indurre il Tribunale a compensare le spese;
che il motivo è inammissibile poiché il mancato esercizio, da parte del giudice di merito, della facoltà di compensare in tutto o in parte le spese di lite integra un potere discrezionale, e pertanto non è sindacabile in sede di legittimità (ex plurimis, Cass. 04/08/2017, n. 19613);
che il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese del presente giudizio, nel quale la parte intimata non ha svolto difese;
CODICE DELLA STRADA – ART. 142
1. Ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade, i 110 km/h per le strade extraurbane principali, i 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali, ed i 50 km/h per le strade nei centri abitati, con la possibilità di elevare tale limite fino ad un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali. Sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologte per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreché lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti ed i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio. In caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura, la velocità massima non può superare i 110 km/h per le autostrade ed i 90 km/h per le strade extraurbane principali. (1) (5)
12-bis. I proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità stabiliti dal presente articolo, attraverso l’impiego di apparecchi o di sistemi di rilevamento della velocità ovvero attraverso l’utilizzazione di dispositivi o di mezzi tecnici di controllo a distanza delle violazioni ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni, sono attribuiti, in misura pari al 50 per cento ciascuno, all’ente proprietario della strada su cui è stato effettuato l’accertamento o agli enti che esercitano le relative funzioni ai sensi dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381, e all’ente da cui dipende l’organo accertatore, alle condizioni e nei limiti di cui ai commi 12-ter e 12-quater. Le disposizioni di cui al periodo precedente non si applicano alle strade in concessione. Gli enti di cui al presente comma diversi dallo Stato utilizzano la quota dei proventi ad essi destinati nella regione nella quale sono stati effettuati gli accertamenti. (6)
12-ter. Gli enti di cui al comma 12-bis destinano le somme derivanti dall’attribuzione delle quote dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al medesimo comma alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, ivi comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonché al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, ivi comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente relativa al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilità interno. (6)
12-quater. Ciascun ente locale trasmette in via informatica al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed al Ministero dell’interno, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione in cui sono indicati, con riferimento all’anno precedente, l’ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza di cui al comma 1 dell’articolo 208 e al comma 12-bis del presente articolo, come risultante da rendiconto approvato nel medesimo anno, e gli interventi realizzati a valere su tali risorse, con la specificazione degli oneri sostenuti per ciascun intervento. La percentuale dei proventi spettanti ai sensi del comma 12-bis è ridotta del 30 per cento annuo nei confronti dell’ente che non trasmetta la relazione di cui al periodo precedente, ovvero che utilizzi i proventi di cui al primo periodo in modo difforme da quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 208 e dal comma 12-ter del presente articolo, per ciascun anno per il quale sia riscontrata una delle predette inadempienze. (6)
(1) Comma sostituito dall’art. 9 del d. legisl. 15 gennaio 2002 n.9. (2) Per l’art. 1, d.m. 29 ottobre 1997, nell’impiego di apparecchi automatici per gli accertamenti della velocità deve essere applicata una riduzione pari al 5%, con un minimo di 5 km/h. Nella riduzione è compresa anche la tolleranza strumentale. (3) Vedi anche art. 4 del decreto-legge 121/2002, come modificato dalla legge di conversione, n. 168/2002, in G. U. 6 agosto 2002, con decorrenza 7 agosto 2002 (ulteriormente modificato dal decreto-legge n. 151/2003, conv. con legge n. 214 del 1° agosto 2003), il quale stabilisce : 1. Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1, del medesimo decreto legislativo, secondo le direttive fornite dal Ministero dell’interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142 e 148 e 176 dello stesso decreto legislativo, e successive modificazioni. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2. 2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il prefetto, sentiti gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su conforme parere degli enti proprietari, individua le strade, diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, di cui al comma 1, ovvero singoli tratti di esse, tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all’incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. La medesima procedura si applica anche per le successive integrazioni o modifiche dell’elenco delle strade di cui al precedente periodo. 3. Nei casi indicati dal comma 1, la violazione deve essere documentata con sistemi fotografici, di ripresa video o con analoghi dispositivi che, nel rispetto delle esigenze correlate alla tutela della riservatezza personale, consentano di accertare, anche in tempi successivi, le modalità di svolgimento dei fatti costituenti illecito amministrativo, nonchè i dati di immatricolazione del veicolo ovvero il responsabile della circolazione. Se vengono utilizzati dispositivi che consentono di accertare in modo automatico la violazione, senza la presenza o il diretto intervento degli agenti preposti, gli stessi devono essere approvati od omologati ai sensi dell’articolo 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
(4) Articolo modificato dall’art. 3 del decreto-legge n. 117 del 3 agosto 2007, convertito con modificazioni dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160.
(6)Commi introdotti dalla legge cit. cfr. nota 5, che si applicano a decorrere dal primo esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data dell’emanazione del decreto di cui al comma 2.