Source: https://www.laleggepertutti.it/156178_la-prescrizione-in-caso-di-incidente-stradale
Timestamp: 2018-04-20 08:52:50+00:00
Document Index: 42209125

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2947', 'sentenza ', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 62', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 2947', 'sentenza ', 'art. 2947', 'art. 590', 'art. 92', 'art. 74', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 2947', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19']

La prescrizione in caso di incidente stradale
Lo sai che? La prescrizione in caso di incidente stradale
Fondo vittime della strada: per l’incidente 10 anni di prescrizione. Il termine di due anni per l’azione di risarcimento contro l’assicurazione non vale se l’auto non è assicurata o non viene identificata.
Quanto tempo abbiamo per fare causa all’assicurazione per ottenere il risarcimento in caso di incidente stradale? Il codice civile [1] stabilisce che il termine di prescrizione è di due anni.
Stesso discorso vale anche quando l’incidente è stato provocato da un’auto non assicurata o che, dopo l’incidente, è scappata, rimanendo ignota. In questi casi, infatti, la prescrizione per chiedere il risarcimento al Fondo Vittime della Strada è sempre di 2 anni.
Tuttavia, l’azione di rivalsa che il Fondo Vittime della strada può esercitare verso il responsabile del sinistro, dopo aver risarcito il danneggiato, è di 10 anni. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [2].
La legge [3] stabilisce che l’impresa designata dal Fondo di Garanzia che, anche in via di transazione, ha risarcito il danno al danneggiato dall’auto senza assicurazione o rimasta non identificata ha azione di regresso nei confronti dei responsabili del sinistro per il recupero dell’indennizzo pagato nonché dei relativi interessi e spese.
Secondo la corte, in tema di assicurazione civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, l’impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada [3] non è soggetta al termine di prescrizione biennale ma a quello decennale. E questo perché il diritto alla rivalsa non deriva dall’incidente.
Per gli incidenti causati da buche stradali o altre insidie e trabocchetti nascosti sull’asfalto, vale il termine ordinario di cinque anni. Cinque anni, dunque, per chiedere il risarcimento al Comune per i danni subiti dall’auto caduta con una ruota in una fossa insidiosa lasciata dall’amministrazione sul manto stradale.
Diverso è infine il discorso se il sinistro stradale comporta l’applicazione di una sanzione penale. Se il fatto posto dall’automobilista responsabile dell’incidente è considerato dalla legge come reato e per il reato è prevista una prescrizione più lunga questa trova applicazione anche in sede civile (anche se l’azione civile viene proposta nei confronti non degli autori del reato ma di chi del reato deve rispondere a titolo di responsabilità indiretta anche se rimasto estraneo all’accertamento penale).
[1] Art. 2952 cod. civ.
[2] Cass. sent. n. 8159/17.
[3] Che agisce ex articolo 29 della legge 990/1969.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 06.08.1999, n. 8467
In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile, derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, il danneggiato, il quale promuova richiesta di risarcimento nei confronti del Fondo di garanzia per le vittime della strada, ha l’onere di provare sia il fondamento della pretesa risarcitoria, e cioè la responsabilità del sinistro da parte del conducente antagonista rimasto non identificato, sia di aver segnalato la notizia dell’incidente alle autorità investigative, anche se in modo incompleto, ma in relazione alle concrete circostanze e difficoltà del caso. Il Fondo, per contro, ha l’onere di dare la prova contraria per entrambe le situazioni sopraindicate e, in particolare, di provare il dolo o la colpa del conducente che richiede il danno circa la mancata identificazione del veicolo.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 07.06.2006, n. 13272
Ai sensi dell’art. 2947, commi primo, secondo e terzo, cod. civ., il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni, ovvero in due se il danno è prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie, ovvero, quando il fatto è considerato dalla legge come reato e per questo è stabilita una prescrizione più lunga, nel momento in cui il reato si estingue per prescrizione. Peraltro, ai fini del computo della prescrizione penale, occorre avere riguardo al reato contestato nel capo d’imputazione, dacché qualunque diminuzione della pena per effetto di determinazioni operate dal giudice nel corso del procedimento – come l’applicazione di circostanze attenuanti ovvero il mutamento del titolo del reato – non importa, trattandosi di situazione non prevedibile del danneggiato, l’estensione della più breve prescrizione del reato come definitivamente ritenuto nella sentenza al diritto al risarcimento del danno.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 09.06.2004, n. 10967
Il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato, salvo che il fatto non sia considerato dalla legge come reato, nel qual caso si deve aver riguardo alla più lunga prescrizione prevista per il reato, quale risulta dalla contestazione, senza tener conto della diminuzione di pena derivante dall’applicazione di eventuali circostanze attenuanti che non rilevano ai fini civilistici.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 04.12.1997, n. 12324
Ai fini della più lunga prescrizione per il reato quando questo coincida con l’illecito civile, ai sensi dell’art. 2947 c.c., devesi avere riguardo alla prescrizione prevista per il reato quale risulta dalla contestazione, senza tener conto della diminuzione di pena derivante dall’applicazione di eventuali circostanze attenuanti che non rilevano ai fini civilistici.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 17.05.1997, n. 4431
Ai fini dell’applicazione dell’art. 2947 comma terzo cod. civ., secondo cui qualora un reato sia estinto per prescrizione anche il diritto al risarcimento del danno si estingue nello stesso termine di prescrizione del reato, deve aversi riguardo per il computo della prescrizione penale al reato contestato nel capo di imputazione, dal momento che qualunque diminuzione della pena per effetto di determinazione operata dal giudice nel corso del procedimento penale (come la concessione di circostanze attenuanti o il mutamento del titolo del reato) per cui il termine di prescrizione venga a ridursi rispetto a quello previsto per il reato contestato, non estende al diritto al risarcimento del danno il più breve termine di prescrizione previsto per il reato ritenuto in sentenza.
Corte di Cassazione, Sezione L civile, Sentenza 24.06.1981, n. 4118
Quando la prescrizione civile si adegua alla prescrizione penale per essere il fatto “considerato dalla legge come reato”, ai fini del termine si deve avere riguardo a quello previsto per il reato nella sua iniziale contestazione, senza tener conto delle diminuzioni della pena edittale che possano derivare dall’applicazione dell’art. 62 bis cod. pen., che è rimessa agli accertamenti compiuti dal giudice e dei quali il danneggiato non può preventivamente conoscere l’esito.
Corte di Cassazione Sezione 3 Civile, Sentenza del 20 luglio 2011, n. 15883
Se l’illecito civile è considerato dalla legge come reato, benché il giudizio penale non sia stato promosso, anche per difetto di querela, all’azione risarcitoria si applica l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato (art. 2947, c. 3, prima parte, c.c.) onde consentire al giudice civile di accertare “incidenter tantum”, e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi. Detto termine decorre dalla data del fatto, da intendersi riferito al momento in cui il soggetto danneggiato abbia avuto – o avrebbe dovuto avere, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche – sufficiente conoscenza della rapportabilità causale del danno lamentato.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 05.06.2007, n. 13057
In tema di danni derivanti dalla circolazione dei veicoli, ove il fatto illecito integri gli estremi di un reato perseguibile a querela e quest’ultima non sia stata proposta, trova applicazione, ancorché per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga di quella civile, la prescrizione biennale di cui al secondo comma dell’art. 2947 cod. civ., decorrente dalla scadenza del termine utile per la presentazione della querela medesima, in quanto l’esigenza di evitare che l’autore di un reato – dichiarato responsabile e condannato in sede penale – resti esente dall’obbligo di risarcimento verso la vittima in conseguenza dell’avvenuta più breve prescrizione civile durante il tempo necessario per l’accertamento della responsabilità penale, e comunque di impedire che l’azione di risarcimento del danno si estingua quando è ancora possibile che l’autore del fatto sia perseguito penalmente, viene meno laddove la querela non risulti in concreto proposta.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 22.05.2007, n. 11885
In tema di danni derivanti dalla circolazione dei veicoli, ove il fatto illecito integri gli estremi di un reato perseguibile a querela, in difetto di questa, il termine di prescrizione è quello biennale, ai sensi dell’art. 2947, secondo comma, cod. civ., e non quello più lungo che sia stabilito per il reato (nella specie, di lesioni personali colpose).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 07.02.2006, n. 2521
In tema di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli,nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato e sia perseguibile a querela, ove la querela non sia stata proposta, trova applicazione, ancorché per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga di quella civile, la prescrizione biennale di cui al secondo comma dell’art. 2947 cod. civ., decorrente dalla scadenza del termine utile per la presentazione della querela.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 05.08.2005, n. 16591
In tema di danni derivanti dalla circolazione dei veicoli, ove il fatto illecito integri gli estremi di un reato perseguibile a querela e quest’ultima non sia stata proposta, trova applicazione, ancorché per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga di quella civile, la prescrizione biennale di cui al secondo comma dell’art. 2947 cod. civ., decorrente dalla scadenza del termine utile per la presentazione della querela medesima.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, Sentenza 10.04.2002, n. 5121
In tema di danni derivanti dalla circolazione dei veicoli, ove il fatto illecito integri gli estremi di un reato perseguibile a querela e quest’ultima non sia stata proposta, trova applicazione, ancorché per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga di quella civile, la prescrizione biennale di cui al secondo comma dell’art. 2947 c.c., decorrente dalla scadenza del termine utile per la presentazione della querela medesima.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 28.07.2000, n. 9928
Nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato si applica anche all’azione di risarcimento dei danni, a condizione che il giudice civile accerti “incidenter tantum” la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi e oggettivi (Nella specie, in applicazione del principio di cui in massima, la S.C. ha annullato la sentenza di merito la quale aveva ritenuto inapplicabile all’azione di risarcimento il più lungo termine di prescrizione di cui all’art. 2947, comma 3, c.c. per mancata proposizione della querela ai sensi dell’art. 590 c.p. come modificato dall’art. 92 della l. n. 689 del 1981).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 12.07.1999, n. 7344
Qualora per un fatto illecito astrattamente configurabile come reato sia intervenuto in sede penale il decreto di archiviazione ex art. 74 c.p.p. abrogato (nella specie, per mancanza di querela) non è precluso al giudice civile l’accertamento della sussistenza del fatto – reato anche al fine di applicare il più lungo termine di prescrizione di cui all’art. 2947 c.c.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 10.06.1999, n. 5701
Nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, la eventuale, più lunga prescrizione prevista per il reato si applica anche all’azione di risarcimento, a condizione che il giudice civile accerti, “incidenter tantum”, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto – reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi. (Nell’affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha, con riferimento al caso di specie, escluso l’applicabilità della più lunga prescrizione penale all’azione risarcitoria considerando che, in conseguenza della mancata presentazione della querela in sede penale, il giudice del merito civile aveva, sì, omesso – erroneamente – qualsiasi indagine sulla esistenza del fatto reato, ma il ricorrente non aveva mai denunciato, prima dell’instaurazione del giudizio di legittimità, il mancato svolgimento di tale, pur doverosa, indagine).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 19.01.2007, n. 1206
Qualora per un atto illecito, astrattamente configurabile come reato, sia intervenuto in sede penale decreto di archiviazione, non è precluso al giudice civile l’accertamento della sussistenza del fatto-reato, anche al fine di applicare il più lungo termine prescrizionale di cui all’art. 2947 cod. civ.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 15.04.1996, n. 3535
Qualora per un atto illecito, astrattamente configurabile come reato, sia intervenuto in sede penale decreto di archiviazione, non è precluso al giudice civile l’accertamento della sussistenza del fatto – reato, anche al fine di applicare il più lungo termine prescrizionale di cui all’art. 2947 c.c.
Corte di Cassazione, Sezione 6 civile, Ordinanza 28 agosto 2012, n. 14681
L’impresa designata dal fondo di garanzia per le vittime della strada non ha azione di rivalsa nei confronti del proprietario dell’auto responsabile del sinistro se l’auto, senza copertura assicurativa, gli era stata rubata. Infatti, se la sentenza esclude la responsabilità delproprietario del veicolo ai sensi dell’art. 2054, c. 3, c.c., perché è provato che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà, non può essere accolta l’azione di regresso nei suoi confronti che si basa sulla presunzione della sua responsabilità, secondo quanto prevista appunto dall’art. 2054. Nel sistema della legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile dei veicoli (o natanti) a motore, l’obbligazione del Fondo di garanzia, avente natura risarcitoria e non indennitaria, è sostitutiva di quella dei responsabili del danno di cui alle lettere a) e b) dell’art. 19 (L. 990/1969) e perciò l’azione di regresso dell’assicuratore e quella di rivalsa dell’impresa designata sono correlate all’astratta configurabilità e al concreto accertamento della responsabilità per il sinistro stradaleche il convenuto in regresso o rivalsa può contestare formulando le medesime eccezioni opponibili al danneggiato
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 28.02.2002, n. 2963
Nel sistema della legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile da circolazione di veicoli, non si costituisce un rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno, perché l’obbligazione del Fondo, avente natura risarcitoria e non indennitaria, è sostitutiva di quella del responsabile. Ne consegue che la prescrizione dell’azione nei confronti del danneggiante non è interrotta da un valido atto interruttivo compiuto dal danneggiato nei confronti del Fondo.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 25.09.2000, n. 12671
Nel sistema della legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile da circolazione di veicoli, non si costituisce un rapporto di solidarietà passiva tra il Fondo di garanzia per le vittime della strada ed il soggetto responsabile del danno, perché l’obbligazione del Fondo, avente natura risarcitoria e non indennitaria, è sostitutiva di quella del responsabile.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 21.03.1995, n. 3237
L’obbligazione del Fondo di garanzia per le vittime della strada di cui all’art. 19 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, ha natura risarcitoria essendo l’intervento del detto Fondo correlato, al pari della obbligazione diretta dell’assicuratore verso il danneggiato, alla responsabilità altrui, e la relativa azione del danneggiato è proponibile tanto per il risarcimento del danno patrimoniale che di quello morale, nel qual caso le prestazioni risarcitorie del Fondo in conseguenza di un sinistro cagionato da un veicolo non identificato presuppongono l’accertamento in concreto nel fatto produttivo dell’evento dannoso degli estremi del reato di omicidio o di lesioni colpose.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 27.06.1990, n. 6532
L’istituto del Fondo di garanzia per le vittime della strada, di cui all’art. 19 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, e la relativa disciplina di risarcimento di cui all’articolo 21 della stessa legge, pur essendo dettati da motivi di solidarietà, si ispirano tuttavia ai principi fondamentali della responsabilità aquiliana, sicché l’obbligazione che scaturisce a carico di tale Fondo, nel caso di atto illecito imputabile ad un veicolo non identificato, ha natura risarcitoria del danno e non è sottoposta ad altre limitazioni, se non quelle espressamente previste dalla legge. Ne consegue che ai fini della risarcibilità dei danni morali in favore dei parenti della vittima non può trovare considerazione la loro vivenza o meno a carico della vittima, rilevando tale condizione ai diversi fini previsti dal citato articolo 21.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 03.09.2007, n. 18532
In caso di azione proposta per il risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 19 della legge n. 990 del 1969, nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada, la prova che il danneggiato è tenuto a fornire che il danno sia stato effettivamente causato da veicolo non identificato, può essere offerta mediante la denuncia o querela presentata contro ignoti alle competenti autorità, ma senza automatismi, sicché il giudice di merito può sia escludere la riconducibilità della fattispecie concreta a quella del danno cagionato da veicolo non identificato, pur in presenza di tale denuncia o querela, sia affermarla, in mancanza della stessa.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 18.11.2005, n. 24449
In caso di azione diretta proposta, ai sensi dell’art. 19 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di garanzia per il risarcimento dei danni cagionati da veicolo non identificato ma per il quale vi è obbligo di assicurazione, la prova può essere fornita dal danneggiato anche sulla base di mere “tracce ambientali” o di “dichiarazioni orali”, non essendo alla vittima richiesto di mantenere un comportamento di non comune diligenza ovvero di complessa ed onerosa attuazione, avuto riguardo alle sue condizioni psicofisiche e alle circostanze del caso concreto. (Nell’affermare il suindicato principio la S.C. ha cassato la sentenza dei giudici di merito di rigetto della domanda di risarcimento proposta da persona che, mentre era intenta a scendere dal marciapiedi, era stata investita da autovettura procedente in retromarcia, e, caduta per terra in conseguenza dell’urto, non era riuscita – stante anche l’ora notturna – ad annotarne il numero di targa, né aveva successivamente sporto per tale fatto querela contro ignoti. Nel porre in rilievo che la norma citata prevede, alla lett. a), una situazione di mero fatto implicante l’esistenza del sinistro come fatto storico, e nel sottolineare le circostanze che avevano nel caso concreto impedito al danneggiato di identificare il veicolo, la S.C. ha osservato come, al fine di evitare frodi assicurative, viene richiesta anche la verifica delle condizioni psicofisiche del danneggiato e la prova della compatibilità tra le lesioni e la dinamica dell’incidente, senza che risulti tuttavia consentito pervenire a configurare a carico del danneggiato medesimo un obbligo di collaborazione “eccessivo” rispetto alle sue “risorse”, che finisca con il trasformarlo “in un investigatore privato o necessariamente in un querelante”).
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 10.06.2005, n. 12304
In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, il danneggiato che promuove azione di risarcimento nei confronti del Fondo di garanzia per le vittime della strada, nei casi previsti dall’art. 19 lett. a) della legge 24 dicembre 1969 n. 990 deve provare che il sinistro si è verificato per la condotta dolosa o colposa del conducente dell’altro veicolo non identificato.
In senso conforme, vedi Cassazione, Sentenza n. 8086 /1995.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 01.08.2001, n. 10490
In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli o dei natanti, incombe sul danneggiato che promuova richiesta di risarcimento dei danni nei confronti del Fondo di garanzia ai sensi dell’art. 19, primo comma, lett. a) , della legge 24 dicembre 1969, n. 990 l’onere di provare che il sinistro si è verificato per condotta dolosa o colposa di altro veicolo o natante, il cui conducente sia rimasto sconosciuto.