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Timestamp: 2020-06-07 09:36:54+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 24347 del 16/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24347 del 16/10/2017
Cassazione civile, sez. II, 16/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.16/10/2017), n. 24347
P.A., (C.F.: (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in
Roma, al Viale Delle Milizie n. 38, presso lo studio dell’avvocato
Giuseppe Aprile e rappresentata e difesa dall’avvocato Prospero
Pizzolla, come da mandato a margine del ricorso;
Pa.Co., (C.F.: (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in
Roma, alla Via Tagliamento n. 31, presso lo studio dell’avvocato
Stefania Ponzi, che lo rappresenta e difende, come da procura in
avverso la sentenza della Corte d’Appello di Potenza n. 379/2014
notificata in data 13.7.2015;
luglio 2017 dal Consigliere relatore Dott. Andrea Penta;
uditi gli Avv.ti P.P. per la parte ricorrente e Stefania
Ponzi per il controricorrente;
1. Preliminarmente occorre analizzare le questioni della procedibilità del ricorso per cassazione ex art. 369 c.p.c., comma 1, n. 2) (per aver omesso la ricorrente di depositare la copia autentica della sentenza impugnata con la relata di notifica) e della conseguente ammissibilità del ricorso incidentale tardivo.
1.1. Ritiene il Collegio che il ricorso sia improcedibile per la violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, in quanto, pur avendo la stessa parte ricorrente dichiarato che la sentenza impugnata è stata notificata in data 13/7/2015, non risulta però depositata copia autentica con la relazione di notificazione (nè risulta che tale copia autentica sia stata versata in atti dal controricorrente).
Ed, infatti, la copia, peraltro non autentica, allegata alla produzione del ricorrente (laddove l’altra, pur riportante l’attestazione di conformità all’originale, è priva della relata di notifica), sebbene sia accompagnata dalla relazione di notifica telematica, ai sensi della L. n. 53 del 1994, predisposta dal difensore della controparte mittente (munita dell’attestazione in ordine alla conformità della fotocopia della sentenza notificata rispetto al provvedimento in formato digitale estratto dal fascicolo informatico), risulta incompleta.
L’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, prescrive, come è noto, che col ricorso debbano essere depositate, a pena di improcedibilità, la copia autentica della sentenza impugnata e la relazione di notificazione, qualora questa abbia avuto luogo.
Qualora lo stesso ricorrente deduca, come nel caso di specie, che la sentenza impugnata è stata notificata ai fini del decorso del termine di impugnazione, il giudice di legittimità – indipendentemente dal riscontro della tempestività o della tardività del rispetto del termine breve (questione afferente all’ammissibilità del ricorso, che assume rilievo solo in esito alla positiva verifica della sua procedibilità; ex multis, Cass., Sez. 3, Sentenza n. 20883 del 15/10/2015) – deve controllare che la parte abbia ottemperato all’onere del deposito della copia notificata del provvedimento. Nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente od implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione dev’essere dichiarato improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2 applicabile estensivamente, purchè entro il termine di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1 (Cass., Sez. U., Ordinanza n. 9005 del 16/04/2009).
Più recentemente le Sezioni Unite della Corte hanno parzialmente rivisto il proprio orientamento affermando che “deve escludersi la possibilità di applicazione della sanzione della improcedibilità, ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, al ricorso contro una sentenza notificata di cui il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, ove quest’ultima risulti comunque nella disponibilità del giudice perchè prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio” (Cass., Sez. U., Sentenza n. 10648 del 02/05/2017).
Quando la notificazione della sentenza impugnata è avvenuta con modalità telematica l’onere di deposito della relata prescritto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, deve essere soddisfatto considerando sia le peculiarità dello strumento impiegato dal mittente (e, quindi, la specifica disciplina dettata per le notificazioni telematiche), sia l’esigenza, propria del giudizio di cassazione, di “convertire” in formato analogico gli atti digitali da depositare (in proposito, Cass., Sez. 6-3, Ordinanza n. 7443 del 23/3/2017). Ciò in quanto nel giudizio di cassazione non operano, tuttora, le disposizioni sul deposito telematico degli atti processuali di cui al D.L. n. 179 del 2012, art. 16, commi da 1 a 4 e, dunque, rimangono intatte le previsioni di cui agli artt. 365 e 370 c.p.c., che impongono la sottoscrizione autografa (e non digitale) del ricorso e del controricorso (anche con annesso ricorso incidentale) e il suo deposito in originale cartaceo presso la cancelleria della Corte.
L’esigenza del destinatario di dimostrare la tempestività del proprio ricorso mediante il deposito (prescritto dall’art. 369 c.p.c.) della relata di notificazione non può avvenire, dunque, con la produzione di documenti (necessariamente cartacei nel giudizio di cassazione) emessi dai gestori di posta elettronica certificata: i documenti da depositare sono, infatti, il messaggio di posta elettronica certificata ricevuto e la “relazione di notificazione (redatta) su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata” dell'”avvocato mittente” ai sensi del citato L. 21 gennaio 1994, n. 53, art. 3-bis, comma 5. Nei gradi di merito – nei quali il processo civile telematico è stato da tempo avviato in virtù delle disposizioni del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-bis, commi 4, 5, 6 e 9-ter, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni e integrazioni il deposito della documentazione delle parti può (anzi, deve) essere eseguito con modalità telematiche e, dunque, il destinatario può produrre nel suo formato digitale anche la relazione di notificazione pervenutagli.
2) il destinatario, invece, deve estrarre copie analogiche del messaggio di posta elettronica certificata ricevuto e dei suoi allegati, tra i quali è inclusa la relazione di notificazione L. n. 53 del 1994, ex art. 3-bis, comma 5;
Con riferimento al deposito, da parte del mittente, del ricorso notificato telematicamente, questa Corte già si è pronunciata (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 26102 del 19/12/2016) nel senso che, “Quando non sia fatto con modalità telematiche il deposito del ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., dell’avvenuta sua notificazione per via telematica va data prova mediante il deposito – in formato cartaceo, con attestazione di conformità ai documenti informatici da cui sono tratti – del messaggio di trasmissione a mezzo PEC, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna previste dal D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68, art. 6, comma 2”.
Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi avuto riguardo alla posizione del destinatario della notifica del provvedimento impugnato, dovendosi cioè ritenere che, in tema di ricorso per cassazione, qualora la notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con modalità telematica ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis per soddisfare l’onere di deposito della copia autentica della relazione di notificazione ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, il difensore del ricorrente, destinatario della notificazione, debba estrarre copie cartacee del messaggio di posta elettronica certificata pervenutogli e della relazione di notificazione redatta dal mittente L. n. 53 del 1994, ex art. 3-bis, comma 5, attestare con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali digitali delle copie analogiche formate e depositare queste ultime presso la cancelleria della Corte entro il termine stabilito dalla disposizione codicistica (in questo senso sembra essersi pronunciata Cass., Sez. 3, Sentenza n. 17450 del 14/7/2017; del medesimo avviso appaiono Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 6657 del 2017 e Cass. n. 16498/2016, quest’ultima in relazione ad un caso cui era stata depositata una copia della sentenza impugnata “uso studio”, priva del visto di conformità, in luogo della copia autentica).
Nel caso di specie, invece, la ricorrente principale ha omesso di produrre, oltre che il messaggio di posta elettronica certificata pervenutole, l’attestazione con propria sottoscrizione autografa della conformità agli originali digitali delle copie analogiche della relazione di notificazione redatta dal mittente L. n. 53 del 1994, ex art. 3-bis, comma 5, e del relativo messaggio di posta elettronica, essendosi limitata a depositare solo il messaggio di posta elettronica certificata inviatole dalla controparte (in copia cartacea priva della indispensabile attestazione di conformità all’originale).
Infatti, se è vero che la L. n. 53 del 1994, art. 9, comma 1 bis a sua volta richiamato dal successivo comma 1 ter, nell’indicare i documenti rispetto ai quali l’avvocato deve attestare la conformità (messaggio di posta elettronica certificata, suoi allegati e ricevute di accettazione e di avvenuta consegna), sembra immaginata esclusivamente per il difensore che abbia proceduto alla notifica (piuttosto che per quello che l’abbia ricevuta), è altrettanto vero che ragionare diversamente equivarrebbe ad esporre sempre e comunque il ricorrente alla inevitabile declaratoria di improcedibilità. D’altra parte, il D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 9richiede indistintamente l’attestazione della conformità all’originale delle copie su supporto analogico di documento informatico da parte di “un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”, senza operare alcuna distinzione tra avvocato del mittente e del destinatario della notifica.
2. Attesa l’improcedibilità del ricorso principale, quello incidentale tardivo proposto nell’interesse di Pa.Co. deve essere considerato inefficace.
Qualora il ricorso principale per cassazione venga dichiarato improcedibile, l’eventuale ricorso incidentale tardivo diviene inefficace, e ciò non in virtù di un’applicazione analogica dell’art. 334 c.p.c., comma 2, – dettato per la diversa ipotesi dell’inammissibilità dell’impugnazione principale -, bensì in base ad un’interpretazione logico-sistematica dell’ordinamento, che conduce a ritenere irrazionale che un’impugnazione (tra l’altro anomala) possa trovare tutela in caso di sopravvenuta mancanza del presupposto in funzione del quale è stata riconosciuta la sua proponibilità (Sez. U, Sentenza n. 9741 del 14/04/2008; conf. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 2381 del 04/02/2014).