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Timestamp: 2019-07-24 04:09:21+00:00
Document Index: 44159812

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 1886', 'art. 2116', 'art. 27', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 1901', 'art. 1886', 'art. 74', 'art. 12', 'art. 1896', 'art. 1886', 'art. 1897', '§ 9', 'art. 1897', 'art. 12', 'art. 1916', 'art. 1886', 'art. 2043', 'art. 1916', 'art. 1886', 'art. 2043', 'art. 1886', 'art. 1913', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 38']

Art. 1886 codice civile: Assicurazioni sociali | La Legge per tutti
Assicurazione sociale: forma obbligatoria di previdenza e di assistenza, la cui costituzione e disciplina del rapporto assicurativo è realizzata ex lege rispetto a determinati soggetti.
In tema di premio assicurativo dovuto dai datori di lavoro all'INAIL, la denuncia della modifica delle condizioni di rischio deve essere necessariamente effettuata nelle forme e nei modi prescritti dall'art. 12, terzo comma, del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, che ha natura di disposizione speciale, preclusiva dell'applicazione delle norme codicistiche ai sensi dell'art. 1886 cod. civ., e risponde ad esigenze di certezza e di tutela dell'affidamento dello stesso istituto assicuratore in relazione alla particolare natura degli interessi coinvolti. Ne consegue che la conoscenza comunque acquisita dall'INAIL in ordine alla diminuzione o eliminazione del rischio oggetto dell'assicurazione non giustifica la riduzione o totale esclusione del premio in assenza della citata comunicazione formale. Rigetta, App. Trento, 21/12/2009
Cassazione civile sez. lav. 02 dicembre 2013 n. 26963
Il principio generale dell'automatismo delle prestazioni previdenziali (ai sensi dell'art. 2116 c.c., confermato, per l'assicurazione generale obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, dall'art. 27 comma 2, r.d.l. 14 aprile 1939 n. 636, nel testo sostituito dall'art. 23 ter d.l. 30 giugno 1972 n. 267, convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 1972 n. 485 e rafforzato dall'art. 3 d.lg. 27 gennaio 1992 n. 80, di attuazione di direttiva comunitaria in materia), in forza del quale le prestazioni previdenziali spettano al lavoratore anche quando i contributi dovuti non siano stati effettivamente versati, non trova applicazione nel rapporto fra lavoratore autonomo ed ente previdenziale in difetto di disposizioni di legge o di legittima fonte secondaria in senso contrario; ne consegue che, in relazione al trattamento pensionistico per gli spedizionieri doganali, il mancato versamento in favore del Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali dei contributi obbligatori, comporta la mancata maturazione del requisito contributivo, e di conseguenza preclude l'attribuzione del diritto alla erogazione della pensione, in applicazione della disposizione (art. 1901 c.c.) dettata per le assicurazioni private ed estesa alle assicurazioni sociali in virtù dell'art. 1886 c.c., per colmare le lacune delle discipline speciali (anche se il regolamento relativo al Fondo per gli spedizionieri doganali indica solo il requisito della anzianità di iscrizione, insieme a quello dell'età, per acquisire il diritto alla pensione).
Cassazione civile sez. lav. 15 maggio 2003 n. 7602
Per la costituzione della rendita a favore dell'infortunato, ai sensi dell'art. 74 d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, è sufficiente che gli siano residuati postumi permanenti tali da ridurre l'attitudine - generica - al lavoro in misura superiore al 10% , e non è pertanto necessario che vi sia anche un'effettiva perdita o riduzione dei guadagni, ossia un danno patrimoniale concreto, perché l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro non assolve ad una funzione propriamente risarcitoria.
Cassazione civile sez. III 14 febbraio 2000 n. 1640
Il principio posto alla base dell'art. 12 t.u. n. 1124 del 1965, è quello di cui al combinato disposto degli art. 1896 e 1886 c.c., secondo il quale il pagamento dei premi assicurativi è dovuto fino a quando la cessazione del rischio assicurato non sia comunicata all'assicuratore ovvero dal momento in cui l'assicuratore ne venga a conoscenza.
Tribunale Busto Arsizio 30 aprile 1999
Anche nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, alla quale, ai sensi dell'art. 1886 c.c., si applicano, in difetto di norme speciali, le disposizioni del c.c. in materia di assicurazione, trova applicazione la regola di cui all'art. 1897 c.c. - secondo cui le circostanze sopravvenute che comportano una diminuzione del rischio assumono rilevanza ai fini della diminuzione del premio solo dopo che siano state portate a conoscenza dell'assicuratore - non derogata da disposizioni d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 o della tariffa dei premi approvata con d.m. 10 dicembre 1971 (confermata - fatta eccezione per il § 9 - dal d.m. 14 novembre 1978), e non incompatibile con le caratteristiche delle assicurazioni sociali, poiché il preavviso temperamento del principio di corrispettività tra premio e rischio risponde ad esigenze di prevedibilità degli accantonamenti necessari proprie dell'organizzazione finanziaria dell'impresa assicuratrice che non sono estranee all'assicuratore ente pubblico; ferma restando, tuttavia, l'esclusione della facoltà di recesso dell'assicuratore, ugualmente prevista dall'art. 1897, incompatibile con il carattere obbligatorio delle assicurazioni sociali. Nè un principio relativo all'operatività delle variazioni del rischio sul diritto ai premi a prescindere dalla conoscenza delle stesse da parte dell'assicuratore può desumersi dalla regola dell'art. 12, comma 5, del d.P.R. n. 1124 del 1965, secondo cui, in caso di ritardata denuncia della cessazione del lavoro, sussiste l'obbligo del pagamento del premio solo fino al decimo giorno successivo a quello dell'evento, poiché questa disposizione non prevede una sanzione per un caso particolare di ritardata denuncia, bensì un'attenuazione della regola codicistica, giustificata dall'entità delle conseguenze della cessazione del rischio in confronto a quelle della semplice diminuzione.
Cassazione civile sez. lav. 26 marzo 1996 n. 2646
La surrogazione legale dell'assicuratore nei diritti spettanti all'assicurato verso i terzi responsabili, di cui all'art. 1916 c.c. (applicabile, a norma dell'art. 1886 c.c. anche nei confronti dei soggetti che gestiscono le assicurazioni sociali), può essere esercitata solo in relazione alle somme dovute dal responsabile per titoli di danno che costituiscono oggetto della garanzia assicurativa prestata dall'assicuratore, senza pregiudizio del suo diritto all'integrale risarcimento del danno riconosciuto dall'art. 2043 c.c. (Nella specie, la C.S. in base all'enunciato principio ha confermato la decisione del merito che aveva escluso la surroga dell'INAIL per le somme liquidate all'assicurato per danno biologico e per danno non patrimoniale).
Cassazione civile sez. III 14 dicembre 1992 n. 13173
La surrogazione legale dell'assicuratore nei diritti spettanti all'assicurato verso i terzi responsabili, di cui all'art. 1916 c.c. (applicabile, a norma dell'art. 1886 c.c. anche nei confronti dei soggetti che gestiscono le assicurazioni sociali), può essere esercitata solo in relazione alle somme dovute dal responsabile per titoli di danno che costituiscono oggetto della garanzia assicurativa prestata dall'assicuratore, senza pregiudizio del suo diritto all'integrale risarcimento del danno riconosciuto dall'art. 2043 c.c. (Nella specie, la corte suprema in base all'enunciato principio ha confermato la decisione del merito che aveva escluso la surroga dell'Inail per le somme liquidate all'assicurato per danno biologico e per danno non patrimoniale).
L'insorgenza del diritto del lavoratore all'indennità di malattia - la cui fonte è tuttora da ravvisare nella l. 11 gennaio 1943, n. 138 - è condizionato - senza trovare completamento necessario (ex art. 1886 c.c.) nella disciplina degli art. 1913 e 1915 c.c. nel regime successivo alle leggi n. 33 del 1980 (di conversione del d.l. n. 663 del 1979) e n. 155 del 1981 - all'assolvimento dell'onere che ha l'assicurato di inviare all'INPS (a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento) il certificato medico di diagnosi della malattia (e di attestazione dell'inizio della durata della stessa) entro il termine di 2 giorni dal suo rilascio, al fine di consentire all'istituto la possibilità del tempestivo controllo dello stato morboso denunciato e della relativa attività di certazione. Il termine suddetto ha carattere perentorio e quindi, essendo la prestazione previdenziale costituita da un'indennità giornaliera che, come tale, matura di giorno in giorno in corrispondenza della durata del processo morboso (a partire dal IV giorno di malattia - ex art. 14, c.c.n.l. corporativo del 3 gennaio 1939 - e non oltre il limite massimo stabilito dalla legge), il ritardato invio della certificazione sanitaria, procrastinando l'inizio della possibilità del tempestivo esercizio del potere di controllo e dell'attività di certazione dell'ente previdenziale, non fa sorgere il diritto alla indennità medesima limitatamente ai giorni di ritardo, come indirettamente può desumersi anche dall'analoga conseguenza che l'art. 5, comma 14, d.l. n. 463 (convertito nella legge n. 638 del 1983) ricollega alla circostanza che il controllo dell'istituto sull'effettivo stato di malattia dell'assicurato sia stato reso impossibile dall'assenza di quest'ultimo alla visita di controllo nelle fasce orarie di reperibilità. Nè tale conseguenza contrasta con l'art. 38 cost. atteso che la predisposizione dei mezzi di carattere previdenziale adeguati alle esigenze di vita del lavoratore non preclude al legislatore ordinario di stabilire le modalità necessarie per il loro conseguimento da parte degli assicurati.
Cassazione civile sez. un. 13 luglio 1987 n. 6097