Source: http://www.megafincas.it/leggi-normative-sentenze/se-il-tuo-vicino-maltratta-il-cane-ecco-quali-sono-le-conseguenze.html
Timestamp: 2019-04-23 22:57:58+00:00
Document Index: 80936724

Matched Legal Cases: ['art. 544', 'sentenza ', 'art. 544', 'art. 582', 'art. 582', 'art. 163']

Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 32837 del 27/06/2013
È il caso, ad esempio, della L. 20 luglio 2004 n. 189, con la quale sono state introdotte nel nostro codice penale una serie di reati che puniscono i "Delitti contro il sentimento per gli animali". In particolare l'art. 544 ter sanziona con il carcere fino a un anno e mezzo "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche", prevedendo lo stesso articolo un aumento della pena ove dalle violenze derivi la morte dell'animale.
E così il Tribunale di Foggia, con sentenza dello scorso 17/03/2014, esaminati gli atti di indagine ed applicando correttamente questa norma non ha potuto far altro che condannare (e ci mancherebbe altro...) il vile aggressore per i traumi inferti al povero cane, il quale nella circostanza aveva riportato "uno stato febbrile, una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra".
Tali conseguenze integrano infatti appieno gli estremi del concetto di lesione previsto dall'art. 544 ter cod. pen.: il Tribunale ricorda infatti come "Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall'art. 582 cod. pen., implica comunque la sussistenza di un'apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell'animale".
In sostanza, mentre la lesione punita dall'art. 582 cod. pen. (quella inferta ad un essere umano), perché possa essere penalmente derivante, deve comportare "una malattia nel corpo o nella mente", quella inferta ad un animale è punibile anche in assenza delle suddette conseguenze purché, come detto, determini un'apprezzabile diminuzione (anche temporanea) della originaria integrità dell'animale, che sia naturalmente "diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva" (Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 32837 del 27/06/2013).
Nel caso di specie il Tribunale, tenuto conto dell'assenza di precedenti penali e ritenendo, forse frettolosamente, che "l'imputato si asterrà in futuro dalla commissione di ulteriori reati", lo ha sì condannato ma concedendogli la sospensione condizionale della pena: tale beneficio, previsto dall'art. 163 cod. pen., consente per una sola volta a chi viene condannato di non espiare la propria pena, purché non commetta altri reati entro un determinato periodo di tempo. In sostanza niente carcere né pagamento di multe, a patto che ci si mantenga lontani dalle aule di tribunale per un bel po'.
Questo però non significa impunità né tantomeno innocenza: la condanna inflitta resta lì, pendente in una sorta di limbo e pronta ad essere espiata in aggiunta ad una eventuale ulteriore che dovesse essere comminata negli anni successivi. Inoltre, come accennato, questo beneficio è ottenibile una sola volta nella vita per cui il condannato non può certo pensare di continuare a delinquere ritenendo di farla ancora franca: la condanna impone quindi un cambio di rotta netto e la modifica di quei comportamenti (e prima ancora della mentalità) che, come nel caso di specie, hanno portato alla commissione del reato addebitato.
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