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Timestamp: 2019-04-21 12:20:24+00:00
Document Index: 102125015

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.67', 'art.13', 'art.1', 'art.67', 'art.148', 'art.11', 'art.1', 'art.1']

Le principali novità normative intervenute nei mesi di luglio e agosto | Non Profit Network
N° 10 14/09/2018
Le principali novità normative intervenute nei mesi di luglio e agosto
Con la fine della pausa estiva è opportuno fare un attimo il punto di quanto successo in questi ultimi due mesi e mezzo, fornendo una veloce carrellata in ordine cronologico delle principali novità normative che hanno interessato il mondo delle associazioni e del Terzo settore.
1) Obbligo della tracciabilità per i compensi a dipendenti e collaboratori
Dallo scorso 1° luglio 2018 è in vigore la norma, prevista dalla Legge di bilancio 2018 (all’art.1, commi 910-914), secondo la quale tutti i datori di lavoro e committenti devono pagare le retribuzioni secondo strumenti tracciabili e quindi non potendo utilizzare il contante.
Tale disposizione si applica anche alle associazioni, in quanto anch’esse sono considerate datori di lavoro, e riguarda nello specifico:
a) i rapporti di lavoro subordinato (sia a tempo indeterminato che determinato; i rapporti di lavoro intermittente e quelli in apprendistato);
b) i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti “co.co.co.”);
c) i contratti di lavoro stipulati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.
Per tali rapporti di lavoro è quindi vietato l’utilizzo del contante e il pagamento deve avvenire tramite una delle seguenti modalità:
• pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
• emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.
I datori di lavoro che violano l’obbligo in esame e che, pertanto, effettuano il pagamento delle retribuzioni utilizzando denaro contante, sono soggetti ad una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.
Non rientrano fra le categorie soggette al citato obbligo i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione.
Dubbio è invece se vi rientrino le prestazioni di lavoro autonomo occasionale e i compensi di cui all’art.67, comma 1, lett. m) del T.U.I.R. (ovvero i compensi erogati agli sportivi dilettanti e ai direttori artistici e collaboratori tecnici di bande, cori e filodrammatiche), che sono spesso utilizzate in particolare dalle associazioni medio-piccole. Dato che la legge di bilancio non li cita espressamente, potrebbero forse considerarsi esclusi dall’ambito di applicazione della norma, ma sul punto si è in attesa di un chiarimento definitivo da parte degli organi competenti.
Il consiglio, vista anche l’importanza e centralità che il principio di trasparenza ha assunto e assumerà sempre di più in futuro con la Riforma del Terzo settore, è comunque quello di utilizzare dei metodi tracciabili di pagamento per qualsiasi retribuzione corrisposta dall’associazione, anche per quelle relative a rapporti di lavoro “occasionale”.
2) Il “Decreto dignità”: abolizione della SSD lucrativa e della qualificazione dei compensi sportivi quali “co.co.co.”
L’art.13 del Decreto legge 87/2017 (il cosiddetto “decreto dignità”, entrato in vigore il 14 luglio 2018) ha disposto due novità importanti relative al mondo dello sport.
La prima riguarda l’abolizione della nuova figura giuridica della Società sportiva dilettantistica (SSD) lucrativa, la quale era stata introdotta dalla Legge di bilancio 2018. Tale fattispecie, alla quale erano collegate alcune importanti agevolazioni fiscali, non era comunque di fatto mai partita poiché mancava la delibera del CONI che ne consentisse il riconoscimento ai fini sportivi attraverso l’iscrizione all’apposito registro.
Il nuovo Governo ha cancellato definitivamente dal nostro ordinamento tale nuova figura giuridica. Le SSD lucrative che si fossero costituite in questi mesi potranno operare come società commerciali a tutti gli effetti, senza ovviamente alcuna particolare agevolazione fiscale, e dovranno modificare i loro statuti togliendo i riferimenti specifici previsti come obbligatori dalla Legge di bilancio (nello specifico dall’art.1, comma 354).
La seconda importante novità introdotta con il “decreto dignità” riguarda l’abrogazione della qualificazione quali collaborazioni coordinative e continuative dei compensi sportivi, anch’essa introdotta dalla Legge di bilancio 2018. Rimane invece in vigore l’incremento da 7.500 a 10.000 euro annuali, che rappresentano ad oggi la fascia dei compensi sportivi non soggetti ad alcuna ritenuta.
La parificazione di tutti i compensi sportivi ex art.67, comma 1, lett. m) del T.U.I.R. quali collaborazioni coordinate e continuative poteva significare dover svolgere gli stessi adempimenti previsti per tale rapporto di lavoro (quali, ad esempio, la comunicazione preventiva al centro per l’impiego, l’iscrizione al libro unico del lavoro, il cedolino paga e l’obbligo di formazione/sicurezza). L’aver abrogato la qualificazione di co.co.co. per i compensi sportivi evita il rischio che tali adempimenti debbano essere posti in essere dalle ASD più piccole e che utilizzano istituzionalmente i compensi sportivi entro i 10.000 euro, alle quali torna quindi ad applicarsi la disciplina precedente.
Il lato negativo di tale totale abrogazione riguarda invece coloro che svolgono la loro attività nel mondo sportivo dilettantistico non come “hobby”, e quindi a livello occasionale, bensì come una vera e propria professione, ricavando da ciò la fonte prevalente (se non esclusiva) del loro reddito. La legge di bilancio aveva infatti cercato di fornire un inquadramento lavoristico a tali prestazioni, qualificandole come co.co.co.: il problema è stato semmai l’estensione di tale qualifica (e degli obblighi ad essa collegati) anche alle prestazioni sportive che non rappresentano un “lavoro” per coloro che le svolgono (in particolare quelle che rimangono all’interno del limite annuale dei 10.000 euro).
L’abrogazione in toto operata dal decreto dignità porta quindi di nuovo a chiedersi come possano essere inquadrate, da un punto di vista lavoristico, le prestazioni di lavoro vero e proprio svolte all’interno del mondo sportivo dilettantistico.
3) La Circolare 18/E dell’Agenzia delle entrate sugli enti sportivi
Lo scorso 1° agosto 2018 l’Agenzia delle entrate ha emanato la Circolare 18/E, la quale affronta alcune questioni fiscali di interesse delle ASD e delle SSD emerse nell’ambito del Tavolo tecnico tra la stessa Agenzia e il CONI.
La Circolare, di ben 79 pagine, tratta una serie di argomenti di fondamentale importanza in particolare per gli enti sportivi (quali il regime 398 e l’art.148, c.3, del T.U.I.R.) ma che, in attesa della piena operatività della Riforma del Terzo settore, potrebbero avere ricadute anche per le associazioni non sportive.
Essa costituirà oggetto di apposito approfondimento nelle prossime newsletter.
4) Legge sulla concorrenza: emesso il parere del Consiglio di Stato
Nei giorni scorsi è stato pubblicato sul sito internet del Consiglio di Stato il parere reso da quest’ultimo in relazione alla Legge 124/2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza), ed in particolare riguardante l’obbligo di pubblicazione, anche per le associazioni, fondazioni e Onlus, sul proprio sito internet degli apporti economici ricevuti da pubbliche amministrazioni qualora questi superino durante l’anno solare i 10.000 euro. Di tale argomento avevamo parlato nella Newsletter n.2 e nella Newsletter n.3 di quest’anno.
Il parere era stato richiesto dal Ministero dello sviluppo economico, e in esso venivano poste tre questioni.
Cercando di riassumere, il Consiglio di Stato ritiene anzitutto che l’obbligo di pubblicazione scatti dall’anno 2019 in relazione ai “contributi” ricevuti nell’anno 2018, i quali dovranno essere rendicontati sul sito dell’ente entro il 28 febbraio del 2019. Era stato questo un profilo oggetto di grande incertezza, se cioè l’obbligo di pubblicazione scattasse già dal 2018 per le somme ricevute durante il 2017: il Consiglio di Stato ritiene non fondata questa interpretazione e lo fa ponendo alla base del proprio ragionamento l’art.11 delle Preleggi, il quale dispone il fondamentale principio di irretroattività della legge. I giudici amministrativi affermano nel loro parere che la legge può anche avere efficacia retroattiva ma che in tal caso deve “essere dettata una apposita e dettagliata disciplina transitoria”, cosa che la legge sulla concorrenza non fa.
L’introduzione dell’obbligo disposto, anche per le associazioni, le fondazioni e le Onlus dai commi da 125 a 129 dell’art.1 della predetta legge, scatta quindi dal 2018 e la pubblicazione sul sito delle somme ricevute dagli enti pubblici (non solo relativi a contributi o sovvenzioni ma anche quella aventi natura commerciale) pari o superiori a 10.000 euro dovrà avvenire entro il 28 febbraio 2019.
Riguardo invece a quale sia l’autorità competente a controllare e far rispettare l’obbligo disposto dalla normativa sopra richiamata, il Consiglio di Stato esclude che questa possa essere l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ed afferma che i poteri di controllo spettano invece alle singole amministrazioni che hanno erogato le somme alle organizzazioni.
L’ultimo punto su cui il Consiglio di Stato si concentra è quello delle conseguenze in caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 febbraio, arrivando alla conclusione che la sanzione della restituzione delle somme erogate alla pubblica amministrazione erogatrice valga solamente per le imprese e non per le associazioni, fondazioni e Onlus.
Il Consiglio di Stato arriva a tale conclusione sulla base di un’interpretazione letterale dell’art.1, comma 125, il cui tenore letterale sembra riferire la sanzione della restituzione delle somme alle sole imprese (menzionate nel secondo periodo di tale comma) e non alle associazioni e altri enti non profit (menzionati invece nel primo periodo). L’organo di giustizia amministrativa consolida poi la sua interpretazione basandola sulla finalità non lucrativa degli enti non profit, la quale non solo giustificherebbe ma addirittura imporrebbe una differenza di trattamento sanzionatorio.
Quest’ultima interpretazione appare per lo meno discutibile, per due ordini di ragioni:
1) se la ratio della norma in esame è quella di assicurare nei confronti della collettività una trasparenza e una rendicontazione dei contributi o comunque delle somme erogate durante l’anno dalle pubbliche amministrazioni, non si capisce per quale motivo l’inottemperanza di tale obbligo debba essere valutata diversamente a seconda che a farlo sia un ente profit o un ente non profit;
2) avrebbe davvero poco senso aver posto un obbligo anche per gli enti non profit ma non prevedere per questi alcuna sanzione in caso di mancato rispetto.
Pur avendo il parere del Consiglio di Stato un peso ed un’importanza notevoli (sicuramente maggiori rispetto ai pareri resi nei mesi precedenti dai Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro), non deve essere dimenticato che esso non è vincolante e quindi le amministrazioni pubbliche e soprattutto gli stessi organi di giurisdizione amministrativa potrebbero comunque discostarsene.
In ragione di ciò, il consiglio per le associazioni di protezione ambientale, di tutela dei consumatori, Onlus e fondazioni, oltre che per le associazioni generiche (che sono i soggetti non profit menzionati dalla normativa), che al 31 dicembre 2018 avranno ricevuto dagli enti pubblici risorse economiche per una cifra pari o superiore a 10.000 euro, è comunque quello di attrezzarsi per pubblicare sul proprio sito internet tali somme entro il 28 febbraio 2019.
5) Pubblicato il Decreto correttivo al Codice del Terzo settore
Lo scorso 2 agosto 2018, nell’ultimo giorno utile, il nuovo Governo ha approvato il Decreto correttivo al Codice del Terzo settore, che è stato pubblicato lo scorso 10 settembre 2018 sulla Gazzetta Ufficiale con la denominazione di Decreto legislativo 105/2018.
Esso rappresenta il completamento, per lo meno a livello legislativo, della Riforma del Terzo settore, di cui però siamo ancora in attesa di tutta una serie di decreti ministeriali e di atti di attuazione.
Fra le novità di tale Decreto, le quali costituiranno oggetto di apposito approfondimento nelle prossime newsletter, è però già opportuno menzionare in questa sede la proroga di ulteriori 6 mesi concessa ad ODV, APS ed Onlus per modificare i loro statuti e adeguarli alla nuova normativa: il nuovo termine non è più quindi quello del 3 febbraio 2019 ma diventa quello del 3 agosto 2019.