Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/36058-ergastolo-ostativo.asp
Timestamp: 2020-01-17 16:23:55+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art 4', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 630', 'art. 3', 'sentenza ']

Cos'è, come funziona e quali sono i dubbi di legittimità sull'istituto dell'ergastolo ostativo in Italia condannato dalla Corte Europea dei diritti umani
di Lucia Izzo - Ergastolo ostativo e "fine pena mai", materia sulla quale il dibattito non si è mai placato e non è mai "passato di moda": da un lato i sostenitori di un sistema volto a contrastare con una linea dura alcuni reati tra i più pericolosi, in particolare quelli legati alla criminalità organizzata, dall'altro coloro che difendono strenuamente la finalità rieducativa della pena e il principio di parità di trattamento e non discriminazione.
La discussione si è arricchita di un maggiore e rinnovato vigore negli ultimi tempi, complice l'importante pronuncia della CEDU nei confronti dell'Italia sul caso "Viola". Ma andiamo con ordine.
1. Ergastolo ostativo: di cosa si tratta?
2. Ergastolo ostativo: cosa prevede
3. Ergastolo ostativo e dubbi di costituzionalità
4. Le decisioni della Corte Costituzionale
5. La CEDU sull'ergastolo ostativo: il caso "Viola c. Italia"
6. CEDU: ergastolo ostativo pena inumana e degradante
Ergastolo ostativo: di cosa si tratta?
Quando si parla di ergastolo ostativo si fa riferimento alla disciplina di cui all'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario elaborata nei primi anni '90 ad opera di quella "legislazione d'emergenza" che rappresentò la risposta dell'ordinamento alle stragi di mafia che avevano insanguinato il paese. All'epoca, dunque, l'obiettivo principale era quello di realizzare misure forti per contrastare le grandi organizzazioni criminali.
Alla riforma che ha introdotto per la prima volta il 4-bis o.p. (contenuta nel D.L. n. 152/1991) ha lavorato personalmente lo stesso Giovanni Falcone all'epoca in cui rivestiva il ruolo di Direttore generale degli affari penali del ministero di Grazia e Giustizia
Il nostro ordinamento, come noto, consente agli ergastolani, in presenza di determinate condizioni, di poter godere di una serie di benefici penitenziari ad esempio il lavoro all'esterno, i permessi premio, le misure alternative alla detenzione e la liberazione condizionale. Ebbene, la disciplina di cui all'art 4-bis "osta" alla concessione di tali benefici penitenziari per i condannati a tutta una serie di delitti particolarmente gravi.
Oltre a quelli riconducibili all'associazionismo mafioso e alla criminalità organizzata, la lista menziona anche i reati di pedopornografia, prostituzione minorile, tratta di persone, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, terrorismo, violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati in materia di droga e traffico di migranti.
Ergastolo ostativo: cosa prevede
In pratica, la norma prevede una serie di limitazioni nella concessione dei benefici nei confronti di coloro che stanno scontando la pena per i reati suddetti, connotati da una peculiare pericolosità sociale.
A tali detenuti e internati i benefici predetti non sono vietati in modo assoluto, ma, a differenza del condannato all'ergastolo ordinario, sono subordinati alla "collaborazione" con la giustizia ex art. 58-ter dell'ordinamento penitenziario. A tale regola generale fanno eccezione le due ipotesi della collaborazione impossibile o irrilevante.
In pratica, qualora la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante oppure l'integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, renda comunque impossibile un'utile collaborazione con la giustizia, i benefici potranno essere concessi purché siano stati "acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva".
Le forti limitazioni previste dall'art. 4-bis o.p. nei confronti di questa tipologia di detenuti hanno contribuito a far emergere l'espressione "fine pena mai" in quanto, sostanzialmente, l'ergastolo ostativo può coincidere con l'intera vita del condannato divenendo di fatto una vera e propria pena perpetua.
Dal tenore della disposizione, infatti, appare evidente come a tali detenuti sia precluso l'accesso al lavoro all'esterno, ai permessi premio, alle misure alternative alla detenzione e alla liberazione condizionale a meno che gli stessi non decidano di collaborare. Dalla mancata collaborazione con la giustizia, in sostanza, emerge una sorta di presunzione assoluta di persistenza della pericolosità sociale del condannato e di permanenza dei legami con l'organizzazione criminale.
Ergastolo ostativo e dubbi di costituzionalità
Negli anni, la disciplina dell'ergastolo ostativo non ha mancato di sollevare dubbi di costituzionalità, anche a seguito dell'ampliamento del catalogo dei reati ricompresi nell'art. 4-bis o.p. che non ha più avuto come obiettivo la sola criminalità organizzata.
In particolare, le voci dissonanti nei confronti della disciplina hanno sottolineato il suo contrasto con l'art. 27 della Carta Costituzionale, norma quest'ultima che sottolinea la funzione rieducativa della pena.
Ancora, l'ergastolo ostativo è ritenuto da molti in contrasto con il principio di uguaglianza, in quanto discriminerebbe i condannati che scelgono di non collaborare per altre ragioni, facendo invece scattare l'automatismo della presunzione di pericolosità e del collegamento con la criminalità.
In due arresti (sentenze nn. 264/1974 e 135/2003), la Consulta ha difeso l'ergastolo ostativo rigettando le questioni di costituzionalità: per il "Giudice delle leggi", la disciplina di cui all'art. 4-bis o.p. non rende la pena effettivamente perpetua e irriducibile, escludendo il condannato in via permanente dal processo rieducativo.
"La preclusione prevista dall'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, dell'ordinamento penitenziario", hanno spiegato i magistrati nel 2003, "non è conseguenza che discende automaticamente dalla norma censurata, ma deriva dalla scelta del condannato di non collaborare, pur essendo nelle condizioni per farlo: tale disciplina non preclude pertanto in maniera assoluta l'ammissione al beneficio, in quanto al condannato è comunque data la possibilità di cambiare la propria scelta.
Una "svolta" si è avuta con la sentenza n. 149/2018 con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 58-quater, comma 4, o.p., nella parte in cui si applica ai condannati all'ergastolo per il delitto di cui all'art. 630 del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato.
Valorizzando gli approdi interpretativi della Corte europea dei diritti dell'uomo e i principi di eguaglianza e della rieducazione del condannato, la Consulta ha precisato che "la personalità del condannato non resta segnata in maniera irrimediabile dal reato commesso in passato, foss'anche il più orribile; ma continua ad essere aperta alla prospettiva di un possibile cambiamento".
Quest'ultima prospettiva che, secondo la Consulta, "chiama in causa la responsabilità individuale del condannato nell'intraprendere un cammino di revisione critica del proprio passato e di ricostruzione della propria personalità, in linea con le esigenze minime di rispetto dei valori fondamentali su cui si fonda la convivenza civile", tuttavia non può non chiamare in causa anche "la correlativa responsabilità della società nello stimolare il condannato ad intraprendere tale cammino, anche attraverso la previsione da parte del legislatore - e la concreta concessione da parte del giudice - di benefici che gradualmente e prudentemente attenuino, in risposta al percorso di cambiamento già avviato, il giusto rigore della sanzione inflitta per il reato commesso, favorendo il progressivo reinserimento del condannato nella società".
La CEDU sull'ergastolo ostativo: il caso "Viola c. Italia"
Nel dibattito in materia di ergastolo ostativo si è inserita la pronuncia della Corte europea dei diritti dell'uomo relativa al caso "Viola c. Italia" resa il 13 giugno 2019. La Corte di Strasburgo ha di fatto condannato la disciplina dell'ergastolo ostativo in Italia, ritenuta lesiva dell'art. 3 CEDU, consigliandone una riforma.
Per approfondimenti Ergastolo ostativo: la Cedu boccia legge italiana
Rispondendo alla denuncia di Marcello Viola, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona (con morte della vittima) e possesso illegale di armi da fuoco, la Corte EDU ha ritenuto l'ergastolo ostativo un trattamento inumano e lesivo della dignità umana.
In particolare, la Corte ha condannato il differente trattamento riservato a coloro che non collaborano con la giustizia, nonché quell'automatismo che ricollega alla non collaborazione la presunzione di continua adesione ai valori criminali, il permanere della pericolosità sociale oppure un legame ancora in corso con l'organizzazione criminale.
CEDU: ergastolo ostativo pena inumana e degradante
Per la CEDU, considerando la collaborazione con le autorità come la sola dimostrazione possibile della "dissociazione" del condannato e del suo cambiamento, non si è tenuto conto degli altri elementi che permettono di valutare i progressi compiuti dal detenuto, potendosi tale "dissociazione" esprimersi in modo diverso dalla collaborazione con la giustizia
E secondo la Corte tale conclusione appare in contrasto con i principi della Carta secondo cui nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti: la dignità umana, si legge nel provvedimento, impedisce di privare una persona della sua libertà, senza operare al tempo stesso per il suo reinserimento e senza fornirgli una possibilità di riguadagnare un giorno questa libertà.
Leggi anche Ergastolo ostativo: la bocciatura definitiva della CEDU
Il cd. "ergastolo ostativo", dunque, è stato ritenuto limitare eccessivamente la prospettiva di rilascio dell'interessato e la possibilità di riesame della pena. La pronuncia dei giudici di Strasburgo è divenuta definitiva a seguito del mancato accoglimento del ricorso presentato dal Governo italiano contro la sentenza del 13 giugno 2019. La Grande Chambre della CEDU, infatti, ha statuito per l'inammissibilità del ricorso.
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(12/10/2019 - Lucia Izzo) • Foto: 123rf.com