Source: https://danielemajori.com/2016/05/23/incarichi-a-contratto-gli-atti-di-affidamento-di-incarichi-di-responsabilita-dirigenziale-con-contratti-a-tempo-determinato-ex-art-110-tuel-devono-essere-adeguatamente-motivati/
Timestamp: 2020-05-30 21:10:40+00:00
Document Index: 31305955

Matched Legal Cases: ['art. 110', 'art. 63', 'art. 110', 'art. 97', 'art. 110', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 44']

Incarichi a contratto: gli atti di affidamento di incarichi di responsabilità dirigenziale con contratti a tempo determinato ex art. 110 TUEL devono essere adeguatamente motivati e sono soggetti alla giurisdizione del G.A., ai sensi dell’art. 63, co. 4, d.lgs. n. 165/2001, in quanto il citato art. 110 d.lgs. n. 267/2000 non esonera gli enti locali dallo svolgere procedure concorsuali che, in ossequio all’art. 97 Cost., devono essere rette dai principi di trasparenza, imparzialità e par condicio (nella fattispecie, il Tar ha ritenuto illegittima la determinazione con la quale il Sindaco aveva conferito ad un soggetto l’incarico a tempo determinato di dirigente tecnico responsabile di un Ufficio con una motivazione ritenuta tautologica, recante soltanto il riferimento all’“esperienza maturata con le funzioni proprie del posto da ricoprire e con lo svolgimento dell’attività svolta presso l’Amministrazione comunale”). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in art. 110 d.lgs. n. 267/2000, art. 63 comma 4 d.lgs. n. 165/2001, giurisdizione del giudice amministrativo, Incarichi a contratto, motivazione, TUEL
(Tar Sicilia, Palermo, sez. II, 17 maggio 2016, n. 1198)
«Ritiene il Collegio che il ricorso sia stato correttamente incardinato avanti all’adito T.a.r. e ciò perché, come ha già statuito questo T.a.r., con sentenza della sez. III, l8 luglio 2014, n. 1931 “viene in evidenza una procedura concorsuale che non presenta elementi differenziali tali da dar luogo ad uno scostamento dalle ordinarie regole di riparto di giurisdizione in materia di concorsi (anche in relazione alle assunzioni a termine che danno luogo a rapporti di subordinazione)”.
Invero, l’art. 110 d.lgs. n. 267/2000, che l’avviso pubblico pone a fondamento della procedura di cui trattasi, consente “agli enti locali di affidare incarichi di responsabilità dirigenziale con contratti a tempo determinato”, ma “non li esonera dallo svolgere procedure concorsuali”, procedure che, in ossequio all’art. 97 Cost., devono essere rette dai principi di trasparenza, imparzialità e par condicio (v. T.a.r. Umbria – Perugia, sez. I, con sentenza 30 aprile 2015, n. 195).
Invero, per come previsto dall’art. 50 e 51 del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune […] e dell’art. 6 dell’avviso pubblico, costituente lex specialis della procedura: “l’Area delle Risorse Umane, sulla base della documentazione acquisita, procede alla verifica della sussistenza dei requisiti generali e specifici richiesti per i posti da ricoprire e trasmette l’elenco dei candidati idonei al Sindaco; quest’ultimo, valutati i singoli curricula, con formale provvedimento motivato, individua il/i candidato/i prescelto/i, dando mandato all’Area delle Risorse Umane per gli adempimenti consequenziali”.
Nel caso di specie la motivazione contenuta negli atti impugnati è meramente tautologica atteso che il Sindaco fa solo riferimento all’ “esperienza maturata [dalla controinteressata] con le funzioni proprie del posto da ricoprire e con lo svolgimento dell’attività svolta presso l’Amministrazione comunale”, senza dare in alcun modo conto delle ragioni per le quali [la controinteressata] sia stata preferita agli altri candidati.
Palese è quindi il difetto di motivazione e la violazione dell’art. 3 l. n. 241/1990».
« Indennizzo da ritardo nella conclusione dei procedimenti ad istanza di parte: una volta scaduti i termini per la conclusione del procedimento, l’istante – nel termine perentorio di 20 giorni dalla scadenza del termine entro il quale il procedimento si sarebbe dovuto concludere – deve ricorrere all’Autorità titolare del potere sostitutivo di cui all’art. 2, comma 9-bis, l. n. 241/1990, richiedendo l’emanazione del provvedimento non adottato (nella fattispecie, ricorrendo tali presupposti, il Tar ha ritenuto fondata la domanda proposta dal ricorrente, accogliendola nella misura massima consentita, pari ad € 2.000).
La rinuncia alla concessione demaniale marittima è ammissibile soltanto nei casi tassativamente indicati dall’art. 44 cod. nav.: 1) in caso di revoca parziale della concessione; 2) quando l’utilizzazione della concessione sia resa impossibile in parte, in conseguenza di opere costruite, per fini di pubblico interesse, dallo Stato o da altri enti pubblici. »