Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-ii/capo-xiv/sezione-i/art1454.html
Timestamp: 2014-12-21 21:29:50+00:00
Document Index: 102101607

Matched Legal Cases: ['art. 1454', 'art. 255', 'art. 255', 'art. 253', 'art. 255', 'art. 256', 'art. 1454', 'art. 1454', 'art. 1454', 'art. 2932']

Articolo 1454
Dispositivo dell'art. 1454 Codice Civile
Alla parte inadempiente (1) l'altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s'intenderà senz'altro risoluto.
Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto (2).
(1) Purché l'inadempimento sia grave (v. 1454).
(2) In tal caso la risoluzione avviene di diritto e la pronuncia del giudice è di natura accertativa.
Con la diffida ad adempiere il legislatore consente alla parte di valersi di uno strumento rapido per slegarsi dal contratto e, al contempo, di uno strumento per spingere la controparte a tenere fede all'impegno assunto, sotto la minaccia, appunto, della risoluzione.
232Non è necessario, nel sistema da me delineato, che il creditore chieda al giudice la risoluzione del contratto.
Ho previsto nell'art. 255 una forma di risoluzione per autorità del creditore che, senza negare al debitore la tutela giudiziaria, possa raggiungere più speditamente l'effetto medesimo, che sarebbe prodotto dalla pronuncia giudiziaria.
Il creditore, per atto di ufficiale giudiziario, può, cioè, diffidare il debitore ad adempiere entro un termine non inferiore, ai trenta giorni, ove diversamente non sia stato pattuito nel contratto o la natura di questo non richieda un termine minore. La diffida deve contenere la dichiarazione che, decorso infruttuosamente il termine assegnato, il contratto si intenderà senz'altro risolto.
L'utilità di questa forma sta nel fatto che essa consente di determinare senza indugi la posizione delle parti in confronto del contratto non adempiuto. La unilateralità della dichiarazione non deve impressionare. Il controllo del giudice non mancherà; ma sarà soltanto eventuale e posteriore, come nel caso di clausola risolutiva. Il giudice, ove sorga contestazione, accertera l'avvenuta risoluzione, e perciò non potrà più accordare alcuna dilazione per l'adempimento.
E' chiaro che la diffida dovrà essere notificata solo dopo la scadenza del termine stabilito per l'esecuzione della prestazione. Essa, è da avvertire, non sostituisce procedure speciali preesistenti, che abbiano carattere monitorio e che ugualmente
adducono alla risoluzione del contratto: così non potrà essere usata nel caso di morosità dall'inquilino, che trova, nel titolo 2° del R. decreto 7 agosto 1936, n. 1531, un rimedio di processo spedito, atto a far raggiungere, nel tempo più breve di quello che potrebbe essere necessario in un ordinario giudizio di risoluzione, lo stesso effetto che la diffida descritta nell'art. 255 fa conseguire speditamente in altre situazioni contrattuali.
Noto, ancora, che la risoluzione per autorità del creditore fu prevista nel progetto del codice di commercio del 1925, e che non è sostanzialmente un istituto nuovo per il nostro diritto.
233La inutile scadenza della dilazione concessa dal giudice a senso dell'art. 253 e del termine concesso dal creditore nella diffida dell'art. 255 (sempre che questa non sia stata oggetto di contestazione dell'altro contraente o sia stata comunque considerata legittima) provoca la risoluzione del contratto (art. 256).
Da allora nessuna delle parti può offrirne o pretenderne l'esecuzione, e la risoluzione si produce senza che sia necessaria una espressa pronuncia.
Cass. n. 19105/2012
In tema di diffida ad adempiere, ai sensi dell'art. 1454, secondo comma, c.c., il termine assegnato al debitore, cui � strumentalmente collegata la risoluzione di diritto del contratto, pu� essere anche inferiore a quindici giorni, non ponendo detta norma una regola assoluta, purch� tale minor termine risulti congruo per la natura del contratto o secondo gli usi, costituendo, in ogni caso, l'accertamento della congruit� del termine giudizio di fatto di competenza del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimit� se esente da errori logici e giuridici.
Cass. n. 3477/2012
In tema di diffida ad adempiere, l'unico onere che, ai sensi dell'art. 1454 c.c., grava sulla parte intimante � quello di fissare un termine, entro cui l'altra dovr� adempiere alla propria prestazione pena la risoluzione "ope legis" del contratto, poich� la "ratio" della norma � quella di fissare con chiarezza la posizione delle parti rispetto all'esecuzione del negozio, mediante un formale avvertimento alla parte diffidata che l'intimante non � disposto a tollerare un ulteriore ritardo nell'adempimento.
Cass. n. 14877/2011
In caso di reiterazione di atti di diffida ad adempiere, il termine previsto dall'art. 1454 c.c. decorre dall'ultimo di essi, con la conseguenza che lo "spatium agendi" di quindici giorni, che necessariamente deve intercorrere tra il ricevi�mento della diffida e l'insorgenza della fattispecie risolutoria, deve essere rispettato a far data dal�l'ultima diffida.
Cass. n. 10687/2011
In tema di inadempimento del contratto preliminare di compravendita immobiliare con�tenente un termine, non rispettato alla scadenza, per la stipulazione del definitivo, l'esercizio del�l'azione di esecuzione in forma specifica, ai sensi dell'art. 2932 c.c., dell'obbligo di concludere il medesimo, non presuppone necessariamente la natura essenziale di detto termine, n� la previa intimazione di una diffida ad adempiere alla con�troparte, essendo sufficiente la sola condizione oggettiva dell'omessa stipulazione del negozio definitivo che determina di per s� l'interesse alla pronunzia costitutiva, a prescindere da un ina�dempimento imputabile alla controparte stessa.