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Timestamp: 2019-06-19 21:54:38+00:00
Document Index: 92884767

Matched Legal Cases: ['art. 1247', 'art. 1247', 'art. 1247', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 1246', 'art. 2']

Art. 1247 codice civile: Compensazione opposta da terzi garanti | La Legge per tutti
Il fideiussore può opporre in compensazione il debito che il creditore ha verso il debitore principale (1).
Lo stesso diritto spetta al terzo che ha costituito un’ipoteca o un pegno (2).
Ipoteca: [v. 2808]; Pegno: [v. 2784].
Fideiussore: soggetto che assume la garanzia di un debito altrui, sia che il debitore ne sia a conoscenza, sia che non ne sia a conoscenza, sia contro la sua volontà.
Terzi garanti: sono i soggetti che hanno garantito, nei confronti del creditore, il debito del debitore, o obbligandosi in proprio con tutti i beni (garanzia personale), o concedendo un pegno o un’ipoteca (garanzie reali) su alcuni beni propri.
(1) Al contrario, il debitore principale non può rifiutarsi di pagare affermando l’esistenza di un credito del fideiussore nei confronti del creditore.
(2) Si ricordi che il pegno e l’ipoteca possono essere costituiti anche su beni di proprietà di un terzo.
La norma è un’applicazione particolare del principio generale di accessorietà: le garanzie (reali e personali) sussistono se e nella misura in cui sussiste l’obbligazione (principale) da garantire [v. 1253].
Nel caso di decreto ingiuntivo emesso nei confronti del fideiussore, questi può, con l'opposizione al decreto, eccepire, ai sensi degli art. 1247 e 1945 c.c., la compensazione con il debito che il creditore ha verso il debitore principale garantito, ancorché tale debito, non ancora scaduto alla data del decreto, diventi esigibile nel corso del giudizio di opposizione.
Cassazione civile sez. I 22 febbraio 2002 n. 2573
Cassazione civile sez. I 26 luglio 2000 n. 9801
La clausola con la quale le parti abbiano espressamente previsto la possibilità per il creditore garantito di esigere dal garante il pagamento incondizionatamente e su semplice richiesta è incompatibile con l'eccezione fideiussoria di cui all'art. 1247 c.c. (compensazione opposta dal garante con un debito del creditore verso il debitore principale), in quanto il rapporto di garanzia risulta caratterizzato da autonomia causale che ne esclude la connotazione di accessorietà rispetto al rapporto obbligatorio garantito.
La fideiussione cauzionale (o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale) costituisce una figura contrattuale atipica, intermedia fra il deposito cauzionale e la fideiussione, la quale pur avendo come parte un'impresa di assicurazione, assolve alla funzione non di copertura di un rischio, ma di garantire il pagamento di una cauzione. Trattandosi di contratto atipico, la sua esatta natura e regolamentazione vanno desunte, caso per caso, dalle clausole concretamente stipulate dalle parti, pur essendo in principio applicabile la disciplina della fideiussione i cui elementi sono prevalenti. In particolare, la clausola con la quale le parti abbiano espressamente previsto la possibilità per il creditore garantito di esigere dal garante il pagamento immediato del credito a semplice richiesta, non è incompatibile con le tipiche eccezioni fideiussorie, quali quelle fondate sugli art. 1247 (compensazione opposta dal garantito) e 1251 c.c. (esclusione dalla garanzia per il debitore che abbia pagato il debito pur potendo opporre la compensazione) quando ricorrano i presupposti della compensazione in senso tecnico, cui è subordinata l'applicabilità delle norme richiamate, e cioè che si tratti di debiti reciproci scaturenti da rapporti diversi e non di contrapposte posizioni debitorie e creditorie nascenti dallo stesso rapporto che si risolvono in una questione contabile di dare e di avere.
Cassazione civile sez. III 24 dicembre 1992 n. 13661
Le norme che disciplinano l'istituto della concessione, all'impresa appaltatrice di opera pubblica, dell'anticipazione sul prezzo, introdotto dall'art. 2 del d.P.R. 30 giugno 1972 n. 627, in deroga al principio della postnumerazione del corrispettivo e del divieto stabilito dall'art. 12 del r.d. 18 novembre 1923 n. 2440, determinano non solo i presupposti, ma anche le modalità e gli effetti della revoca della concessione, precisando, in particolare, con l'art. 2 del d.m. 25 novembre 1972, che l'importo del debito dell'appaltatore per la restituzione delle anticipazioni, e quello della garanzia prestata per l'adempimento di questa obbligazione, può essere ridotto per effetto delle trattenute operate sugli acconti disposti ai sensi dell'art. 48 del r.d. 23 maggio 1924 n. 827 al totale delle anticipazioni ancora da recuperare aumentato del cinque per cento ed implicitamente escludendo, così, la possibilità di riduzioni del predetto debito per effetto di compensazione con altri crediti vantati dall'appaltatore nei confronti dell'amministrazione committente. Pertanto, in presenza di un provvedimento di revoca dell'anticipazione, il debitore principale o il suo fideiussore non possono opporre in compensazione, ostandovi il predetto divieto, che agevolmente si inserisce nel novero di quelli richiamati dall'art. 1246 n. 5 c.c., i debiti contratti dalla p.a. committente nell'ambito dello stesso rapporto contrattuale, che non abbiano dato luogo a procedura di trattenuta di acconto e ad assentita riduzione dell'importo della garanzia.
Cassazione civile sez. III 11 marzo 1991 n. 2546
Qualora un'amministrazione dello stato od un ente pubblico concedano all'appaltatore un'anticipazione sul prezzo contrattuale, dietro garanzia o cauzione, secondo le previsioni degli art. 2 e 3 del decreto del ministro del tesoro del 25 novembre 1972, l'obbligo di restituzione, e, correlativamente, nel caso di garanzia mediante polizza fideiussoria, il debito del fideiussore, si riducono progressivamente in proporzione della parte del prezzo che sia nel frattempo maturata con l'esecuzione del contratto. Pertanto, anche nel caso di risoluzione dell'appalto, con conseguenziale revoca dell'anticipazione, l'appaltante non può pretendere dal fideiussore il pagamento dell'intera somma, dovendo conteggiare in detrazione quella porzione già convertita in prezzo.
Cassazione civile sez. I 11 aprile 1990 n. 3080