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Timestamp: 2018-09-25 11:11:07+00:00
Document Index: 36068719

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 41', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 2']

Diniego di rateizzazione: decide il giudice tributario | Commercialista Telematico
Diniego di rateizzazione: decide il giudice tributario
In materia tributaria in caso di diniego di rateizzazione richiesta dal contribuente è competente la Commissione tributaria provinciale e non il giudice amministrativo.
Quanto precede è contenuto nella ordinanza n. 5928 depositata il 14 marzo 2011 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione da cui emerge che la controversia avverso il provvedimento di rigetto dell’istanza di rateizzazione di un debito avente natura tributaria, rientra in quanto tale nella giurisdizione delle Commissioni tributarie.
La modifica apportata all’art. 2 del D.Lgs. n. 546 del 1992, recante disposizioni in materia di giurisdizione tributaria, così come modificato dall’art. 3-bis della legge n. 248 del 2005, ha di fatto ampliato l’ambito della giurisdzione delle commissioni tributarie. Tale norma contiene ora una nozione generale onnicomprensiva di tutti i tributi che sostituisce, di fatto, l’elenco tassativo di cui alla versione previgente del medesimo art. 2 (cfr. C.M. n. 10/E del 13 marzo 2006 Agenzia entrate, sull’argomento Cass. 24 giugno 2005, n. 13549. Cfr. Cass. 13 gennaio 2006, n. 618). Con sentenza 5 maggio 2008, n. 130, tuttavia, la Corte Costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale di tale norma nella parte in cui attribuiva alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche laddove conseguano alla violazione di norme non aventi natura tributaria (cfr. Cass., SS.UU, 16 novembre 2010, n. 23109).
Il suddetto art. 2, nella versione vigente, nel riconoscere la definitiva esclusività della cognizione delle controversie tributarie, segna un passo avanti in tema di economia processuale avendo cancellato le incertezze e le difficoltà circa l’individuazione dei soggetti passivi, nonché di quelli attivi, del rapporto tributario. Conseguentemente appare sempre più marcata la natura di specialità della giurisdizione delle Commissioni tributarie rispetto a quella del giudice ordinario (cfr. Cass., SS.UU., n. 23832 del 19.11.2007).
Per quanto attiene la dilazione del pagamento del tributo, la relativa disciplina è contenuta nell’art. 19 del Dpr. n. 602 del 1973, il quale prevede che l’agente della riscossione, dietro richiesta del contribuente, può concedere, in casi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica del medesimo, la rateizzazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di 72 rate mensili. Tale previsione normativa è stata introdotta dal decreto legge n. 248/2007 e successivamente Equitalia ha impartito agli agenti della riscossione le relative istruzioni operative ai fini della concessione della rateazione ed, in caso di accoglimento, della determinazione del numero delle relative rate.
La questione portata al vaglio delle sezioni unite, oggetto di precedenti pronunciamenti dei giudici di legittimità, è direttamente collegata alla modifica dell’art. 2 D.lgs. n, 546/1992, così come modificato dall’art. 12 della legge n.. 448/2001, che ha di fatto ampliato la giurisdizione del giudice tributario a tal punto di ricomprendervi le controversie concernenti “i tributi di ogni genere e specie comunque denominati…“.
Nella fattispecie in esame il legale rappresentante di una società ha impugnato il provvedimento con cui Equitalia aveva respinto l’istanza di rateazione del carico tributario conseguente ad una serie di cartelle di pagamento. La società di riscossione ha eccepito il difetto di competenza del giudice adito proponendo successivamente alle Sezioni Unite ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione ex art. 41 C.p.c. e chiedendo la giurisdizione del giudice amministrativo atteso che, a seguito dell’istanza di rateazione, viene attivato un mero procedimento amministrativo.
La Suprema Corte ha ritenuto che la norma che regola il provvedimento di rateazione (art. 19, c. 3, lett. a, Dpr. n. 602/1973) definisce la stessa un beneficio, soggetto a decadenza, al pari di ogni altra agevolazione fiscale, in caso di inadempimento alle regole che regolano la concessione.
Pertanto la rateazione è un’agevolazione riconosciuta al contribuente che attiene alla riscossione delle imposte prima della fase esecutiva, l’unica che è esclusa dalla giurisdizione tributaria, come si ricava dall’art. 2 D.lgs. n. 546/1992.
I giudici di legittimità, uniformandosi ad analoga giurisprudenza della Suprema Corte, hanno affermato che le controversie di cui trattasi appartengono alla competenza del giudice tributario, in considerazione del fatto che il legislatore, a seguito della modifica recata all’art. 2 D.Lgs. n. 546/92, ha inteso allargare notevolmente tale giurisdizione ricomprendendo in essa qualunque controversia in materia di imposte e tasse, salvo quelle che attengono alla fase di esecuzione in senso stretto o alla restituzione di somme per le quali non residui più alcuna questione sull’an, il quantum o le modalità di esecuzione del rimborso (cfr. Cass. 2002/10725, 2005/14331 e 2008/19505). La domanda si rateizzazione implica una questione sulla spettanza o meno di un’agevolazione attinente alla fase della riscossione precedente a quella della esecuzione vera e propria, per cui anche l’impugnazione del diniego di rateizzazione di un debito per imposte o tasse introduce una lite di natura tributaria da devolvere, come le altre in materia, alla giurisdizione delle Commissioni tributarie(1).
Gli stessi giudici hanno accertato che nel caso di specie la controversia riguardasse la fase di riscossione e non quella dell’esecuzione del tributo, riguardando, in particolare, una modalità di riscossione che il legislatore ha introdotto per l’ipotesi di contribuenti che si trovino in determinate condizioni economicamente sensibili.
1) Cass.7 ottobre 2010, n. 20781: il diniego della rateizzazione può essere impugnato dinanzi alla commissione tributaria provinciale, territorialmente competente. Cfr. anche Cass, SS.UU. 1° luglio 2010, n. 15647.