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Timestamp: 2018-10-21 04:40:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 59', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 76', 'art. 1', 'in fine', 'art. 9', 'art. 9']

La corte dei conti libera l'incentivo per la progettazione.
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Lunedì 24 Ottobre 2011 09:24
Secondo i giudici contabili il compenso incentivante, quale fondo che si autoalimenta, non rientra nel blocco di cui all'art. 9 comna 2 bis d.l. 78 del 2010
La CORTE DEI CONTI N. 51/CONTR/11
Questione di massima di particolare rilevanza, concernente l’ambito applicativo dell’art. 9, comma 2-bis, del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
Per i compensi incentivanti per il recupero dell’ICI (art. 3, comma 57, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e art. 59,comma 1, lett. p), del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446) viene sostenuto che detti emolumenti verrebbero corrisposti con fondi che si autoalimentano, ossia mediante risorse etero finanziate rispetto alle risorse proprie
dell’ente locale, sicché l’esclusione di dette risorse dall’ambito applicativo dell’art. 9, comma 2-bis, non ridonderebbe in aumenti di spesa a carico dei bilanci delle
2. Per affrontare la questione sottoposta dalla Sezione di controllo per la Regione Lombardia occorre preliminarmente ricostruire il quadro normativo di riferimento in
relazione al quale si colloca l’art. 9, comma 2-bis, del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 del quale si chiede di
2.1. Com’è noto, con l’Accordo del 23 luglio 1993 si stabilì che la dinamica degli effetti economici della contrattazione dovesse essere coerente con i tassi di inflazione
programmata assunti come obiettivo comune, tenendo conto delle politiche concordate nelle sessioni di politica dei redditi e dell'occupazione, della salvaguardia del potere d'acquisto delle retribuzioni, delle tendenze generali dell'economia e del mercato del lavoro, del raffronto competitivo e degli andamenti specifici del settore.
Alla sede di rinnovo per il successivo biennio veniva poi rimesso l’eventuale recupero della differenza tra l'inflazione programmata e quella effettiva intervenuta nel precedente biennio, “da valutare anche alla luce delle eventuali variazioni delle ragioni di scambio del Paese, nonché dall'andamento delle retribuzioni”.
Gli esiti delle verifiche svolte dalla Corte sugli andamenti del costo del personale pubblico (cfr. Corte dei conti, Sezioni riunite in sede di controllo, Relazione 2011 sul
costo del lavoro pubblico, n. 26/2011/CONTR./CL, maggio 2011; Rapporti 2010 e 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, maggio 2010 e 2011) nonché in sede di certificazione delle ipotesi di accordo dei contratti collettivi nazionali di lavoro del personale pubblico relative hanno confermato la progressiva perdita di efficacia della contrattazione nazionale di comparto, quale strumento per garantire la concreta attuazione delle decisioni programmatiche in materia di politica del personale incentrate sul contenimento della spesa per assicurare una dinamica retributiva coerente con il quadro macroeconomico di riferimento e gli andamenti di finanza pubblica. La Corte ha constatato come la spesa per i redditi da lavoro dipendente abbia mostrato, negli ultimi 15 anni, una dinamica costantemente superiore non solo al tasso di inflazione programmata, ma anche all’andamento registrato a consuntivo del fenomeno inflazionistico misurato con gli indicatori utilizzati dall’ISTAT. Notevole si è rivelato, altresì, lo scostamento tra il quadro previsionale delineato nei documenti di programmazione e l’effettivo andamento a consuntivo della citata variabile. L’evidenziato sempre maggior divario tra l’indice delle retribuzioni contrattuali del personale delle pubbliche amministrazioni (basato sull’applicazione ai dati riferiti ad un anno di riferimento dei soli incrementi previsti dalla contrattazione nazionale) e quello relativo alle retribuzioni di fatto percepite dagli interessati ha mostrato come la principale causa dell’andamento incontrollato e disordinato della spesa di personale e della crescita retributiva complessiva, svincolata da qualunque riferimento a predeterminati parametri di compatibilità economica, fosse da imputare pressoché per intero all’andamento della contrattazione integrativa nei diversi comparti.
Invero, tali fondi risultano in concreto alimentati da una molteplicità di fonti, il cui gettito – legato ad una pluralità di norme legislative e contrattuali, spesso neppure esattamente e compiutamente censite – risulta di difficile quantificazione stante la problematica ricostruzione di opportune serie storiche. In relazione ai singoli comparti di riferimento concorrono ad alimentare i fondi unici: economie sulle spese di personale conseguenti a riduzioni di organici ed al blocco delle assunzioni, risparmi derivanti dall’utilizzo del part time, il gettito di particolari voci retributive spettanti, ad esaurimento, a determinate categorie di personale in occasione del collocamento a riposo dei destinatari, quota parte dei proventi derivanti da contratti di sponsorizzazioni o da attività svolta per conto terzi dai singoli enti, percentuali della minor spesa corrente imputabile ad intervenuti processi di riorganizzazione, quote delle maggiori entrate imputabili all’accresciuto impegno del personale.Per gli enti locali, in particolare, l’implementazione del fondo è garantita da un ulteriore meccanismo che prevede l’appostamento di risorse aggiuntive correlate nella loro entità
al raggiungimento di predeterminati parametri di virtuosità gestionale, sulla cui significatività la Corte ha più volte manifestato ampie e motivate riserve (v. Corte dei
Ne deriva che gli effetti della contrattazione integrativa sono destinati in prosieguo a refluire sulla successiva contrattazione nazionale aumentando la base utilizzata per
2.3. Il legislatore è più volte intervenuto con appositi rimedi volti a contenere la complessiva spesa di personale attraverso generalizzati divieti di nuove assunzioni e
obblighi di riduzioni degli organici, senza incidere sulle altre variabili che determinano il fenomeno (dinamica delle retribuzioni di fatto e addensamento del personale nei diversi livelli economici di inquadramento).
In effetti analisi più realistiche hanno evidenziato che proprio il meccanismo di finanziamento dei fondi unici ha in parte vanificato l’efficacia delle predette misure, dato
che, nei fatti, l’unico limite alla crescita complessiva delle retribuzioni si è rivelato l’andamento dei singoli bilanci degli enti interessati: il sistema, dunque, assicurava
tendenzialmente la copertura della spesa di personale attraverso risparmi, economie di bilancio o maggiori entrate, ma non riusciva a garantire il controllo della dinamica retributiva e la compatibilità della stessa con il quadro macroeconomico e con le scelte programmatiche.
2.6. La disposizione di cui all’art. 9, comma 2-bis, citato è dunque inserita in un complesso di norme volte a perseguire specifici obiettivi di riduzione della spesa
pubblica, in specie quella complessiva del personale attraverso norme di contenimento della spesa di personale delle pubbliche amministrazioni per modo che la riduzione di tale tipologia di spesa rappresenti uno specifico obiettivo vincolato di finanza pubblica al cui rispetto devono concorrere sia gli enti sottoposti al Patto di stabilità che quelli esclusi, imponendo alle amministrazioni pubbliche uno specifico divieto all’incremento dei fondi delle risorse decentrate.
Tale norma va infatti raccordata con l’art. 14, comma 9, del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 – modificativo del
comma 7 dell'art. 76 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133 – che ha previsto il divieto “agli enti nei
quali l'incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 40% delle spese correnti di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale; i restanti enti possono procedere ad assunzioni di personale nel limite del 20 per cento della spesa corrispondente alle cessazioni dell'anno precedente”.
Tale disposizione è stata poi ulteriormente modificata dall’art. 1, comma 118, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (“al comma 7 dell'articolo 76 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per gli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale e` pari o inferiore al 35 per cento delle spese correnti sono ammesse, in deroga al limite del 20 per cento e comunque nel rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno e dei limiti di contenimento complessivi delle spese di personale, le assunzioni per turn-over che consentano l'esercizio delle funzioni fondamentali previste dall'articolo 21, comma 3, lettera b), della legge 5 maggio 2009, n. 42”).
3. Occorre a questo punto esaminare la composizione “delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale” in base alla disciplina prevista nel
4. Alla luce del quadro normativo di riferimento e della ratio che ne costituisce il fondamento deve ritenersi che la disposizione di cui al citato art. 9, comma 2-bis, del DL
31 maggio 2010, n. 78 sia disposizione di stretta interpretazione; sicché, in via di principio, essa non sembra possa ammettere deroghe o esclusioni (cfr. anche Sezione
regionale di controllo per il Veneto n. 285 del 2011) in quanto la regola generale voluta dal legislatore è quella di porre un limite alla crescita dei fondi della contrattazione integrativa destinati alla generalità dei dipendenti dell’ente pubblico.
4.1. Tra quelle individuate dalla Sezione regionale rimettente le sole risorse di alimentazione dei fondi da ritenere non ricomprese nell’ambito applicativo dell’art. 9,
comma 2-bis, sono solo quelle destinate a remunerare prestazioni professionali tipiche di soggetti individuati o individuabili e che peraltro potrebbero essere acquisite attraverso il ricorso all’esterno dell’amministrazione pubblica con possibili costi aggiuntivi per il bilancio dei singoli enti.
4.2. Detta caratteristica ricorre per quelle risorse finalizzate a incentivare prestazioni poste in essere per la progettazione di opere pubbliche, in quanto in tal caso si tratta all’evidenza di risorse correlate allo svolgimento di prestazioni professionali specialistiche offerte da personale qualificato in servizio presso l’amministrazione
pubblica; peraltro, laddove le amministrazioni pubbliche non disponessero di personale interno qualificato, dovrebbero ricorrere al mercato attraverso il ricorso a professionisti esterni con possibili aggravi di costi per il bilancio dell’ente interessato. Deve aggiungersi, con specifico riferimento a tale tipologia di prestazione professionale, che essa afferisca ad attività sostanzialmente finalizzata ad investimenti.
4.3. Caratteristiche analoghe presentano le risorse che affluiscono al fondo per remunerare le prestazioni professionali dell’avvocatura interna (comunale/provinciale), in quanto, anche in questo caso, si tratta di prestazioni professionali tipiche la cui provvista all’esterno potrebbe comportare aggravi di spesa a carico dei bilanci delle