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Timestamp: 2019-11-20 09:07:24+00:00
Document Index: 54342206

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 31', 'art. 23', 'art. 196', 'art. 110', 'art. 30']

﻿ Consulente finanziario - SERGIO TELEGRAFO
CONSOB ISCRIZIONE ALBO N. 13450
Consulente Tecnico d'Ufficio del Tribunale di Bari Iscrizione Albo n. 8
IVASS - ISVAP ISCRIZIONE sezione registro intermediari di cui all’articolo 109 del Decreto.Legislativo 209/2500
RICEVE PREVIO APPUNTAMENTO in Bari Via Mario Pagano, 51
Il Consulente Finanziario – Chi è
La figura del Consulente Finanziario, introdotta nell’ordinamento giuridico italiano dall’art. 5 della Legge 2 gennaio 1991, n. 1 è attualmente definita dall’art. 31 del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (T.U.F.) e successive modifiche, secondo il quale “è promotore finanziario la persona fisica che, in qualità di agente collegato ai sensi della direttiva 2004/39/CE , esercita professionalmente l’offerta fuori sede come dipendente, agente o mandatario. L’attività di promotore finanziario è svolta esclusivamente nell’interesse di un solo soggetto”. Il Consulente Finanziario, dunque, è l’unico operatore dell’industria del risparmio abilitato alla promozione e al collocamento di prodotti finanziari e servizi di investimento in luogo diverso dalla sede e dalle dipendenze del soggetto abilitato per cui opera (SIM, SGR, Banche).
La norma richiama espressamente la qualità di « agente collegato » del Consulente Finanziario, come definita dall’art. 23, comma 1 della Direttiva MiFID.
Solo i promotori finanziari, in possesso dei requisiti di onorabilità prescritti dal D.M. 472/1998 e dei requisiti di professionalità verificati dall’APF «sulla base di rigorosi criteri valutativi che tengono conto della pregressa esperienza professionale, validamente documentata ovvero sulla base di prove valutative», possono esercitare professionalmente l’attività previa iscrizione all’Albo unico nazionale gestito dall’APF. Il Consulente Finanziario è tenuto altresì al rispetto dei principi contenuti nel Testo unico della finanza ( Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.58) e specificati dalle prescrizioni regolamentari della Consob (Regolamento Intermediari Consob n. 16190 del 29 ottobre 2007).
L’attività svolta dai promotori finanziari è presidiata da puntuali regole di comportamento che si sostanziano in obblighi per gli stessi e in garanzia per i risparmiatori che con loro entrano in contatto. Ne risulta un quadro di regole precettive finalizzate a tutelare il risparmio, posto sotto l’egida normativa di rango costituzionale dall’articolo 47 della Costituzione. Alle regole di salvaguardia occorre guardare nella prospettiva dei principi fondamentali della trasparenza, diligenza e correttezza comportamentali, che si traducono nella riservatezza dei dati acquisiti dai clienti, nell’impiego delle proprie strutture organizzative e professionali e del proprio set di informazioni per poter rispondere ad ogni esigenza informativa dell’investitore.
Le disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano l’attività dei promotori finanziari e degli intermediari per conto dei quali essi operano sono principi generali piuttosto che regole di carattere burocratico, che impongono sia divieti sia obblighi positivi di condotta, la cui violazione implica l’inflizione di sanzioni pecuniarie e disciplinari previste dall’art. 196 del Testo unico della Finanza, che vanno dal richiamo scritto fino alla radiazione.
Si precisa, inoltre , che nel definire i casi in cui può essere comminata la sanzione della radiazione e della sospensione, l‘art. 110 del Regolamento Consob 29 ottobre 2007, n. 16190, definisce un principio di sanzionabilità generale del Consulente Finanziario e dispone che le suddette sanzioni sono applicabili « per qualsiasi violazione di norme del Testo Unico, del [..] regolamento e di altre disposizione generali o particolari impartite dalla Consob ».﻿
Dato il contesto economico e finanziario in cui opera, il promotore finanziario deve saper gestire l’incertezza del mercato e orientare in modo razionale i comportamenti e le scelte degli investitori, con consapevolezza e diligenza.
Il Consulente Finanziario – Come agisce
In veste di “professionista del risparmio gestito”, il promotore finanziario è l’unico operatore autorizzato ad offrire prodotti e servizi finanziari al di fuori della sede o delle dipendenze dell’intermediario per il quale opera.
Gli intermediari, dunque, nell’attività di offerta fuori sede prestata nei confronti di clienti al dettaglio, devono avvalersi della figura professionale del Consulente Finanziario, che può confluire nel lavoro subordinato, nel rapporto di agenzia o nello schema del mandato, sulla base di scelte contrattuali liberamente operate dalle parti.
La specifica professionalità e integrità richiesta ai promotori è oggetto di costante monitoraggio da parte degli intermediari abilitati, che devono dotarsi di procedure di controllo e di assetti organizzativi interni idonei a vigilare i promotori nel corso dell’attività di offerta fuori sede. Nonostante gli obblighi di comportamento previsti dalla legge a carico della società di intermediazione si riflettano sui promotori finanziari, gli intermediari mantengono una responsabilità solidale per i danni arrecati a terzi nello svolgimento dei compiti affidati ai promotori. A tal fine, sugli intermediari incombe il dovere di garantire che i promotori comunichino immediatamente a qualsiasi cliente o potenziale cliente, in che veste operano e quale impresa rappresentano.
Fermo restando il rapporto contrattuale con l’intermediario per il quale opera, che comporta l’obbligo di operare in conformità delle istruzioni ricevute e nel rispetto delle direttive impartite dallo stesso, il promotore instaura un rapporto fiduciario con il cliente del quale persegue gli obiettivi, dotandosi di un patrimonio informativo riguardante le sue conoscenze ed esperienze in materia di investimenti, la sua situazione finanziaria e gli obiettivi di investimento, calibrando, in tal modo, appropriate soluzioni di investimento sulla base del profilo assegnato al cliente (cliente al dettaglio, cliente professionale, controparte qualificata).
Le regole di condotta poste a tutela degli investitori (il dovere di trasparenza e correttezza nella prestazione dei servizi e attività di investimento, nell’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati) sono specificate dalla regolamentazione di settore la normativa vigente obbliga gli intermediari e, conseguentemente i promotori finanziari, a procedere ad una preventiva valutazione di “adeguatezza” o di “appropriatezza” del prodotto o del servizio di investimento reso a seconda della tipologia di cliente o potenziale cliente e a seconda del tipo di servizio di investimento fornito per il tramite del promotore finanziario.
A tal fine, e nel rispetto delle procedure dell’intermediario preponente, il Consulente Finanziario illustra al cliente o potenziale cliente le caratteristiche dei servizi di investimento prestati e/o offerti dall’intermediario medesimo. In tale contesto suo compito specifico è quello di far comprendere all’investitore il diverso livello di protezione che l’ordinamento associa a ciascuno di essi, così aiutandolo ad individuare il servizio o i servizi più consoni ai suoi bisogni finanziari.
Nello specifico, in caso di offerta fuori sede dei servizi di consulenza in materia di investimenti e gestione di portafoglio il Consulente Finanziario deve valutare l’adeguatezza del servizio e del prodotto finanziario raccomandato o prestato rispetto al profilo finanziario del cliente (professionale o al dettaglio), astenendosi dal fornire i menzionati servizi qualora non consegua le informazioni necessarie per procedere al test di adeguatezza.
Un prodotto finanziario ovvero un’operazione di investimento oggetto di una raccomandazione personalizzata o realizzata nell’ambito di una gestione di portafogli, possono essere ritenuti adeguati se risultano essere soddisfatti i seguenti criteri “minimi”:
* conformità agli obiettivi di investimento del cliente o potenziale cliente
* capacità finanziaria dell’investitore di sopportare qualsiasi rischio connesso
all’investimento compatibilmente con gli obiettivi che lo caratterizzano
* esperienza conoscenza da parte dell’investitore per comprendere la natura e i rischi dell’investimento
In particolare, la consulenza in materia di investimenti è un servizio di investimento in cui l’intermediario, anche attraverso il Consulente Finanziario, su sua iniziativa o dietro richiesta del cliente, fornisce consigli o raccomandazioni personalizzate circa una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario.
Tale servizio di investimento può o meno accompagnare l’offerta di servizi di collocamento o ricezione e trasmissione di ordini rafforzando, peraltro, in tal caso la protezione dell’investitore in quanto il suo espletamento comporta che l’intermediario sottoponga i prodotti e i servizi offerti al più pregnante test di adeguatezza previsto per la consulenza su tali prodotti.
Non costituisce invece consulenza in materia di investimenti la consulenza “generica” che normalmente gli intermediari forniscono agli investitori attraverso consigli generici in merito, cioè, non ad un determinato strumento finanziario ma ad un tipo di strumento finanziario ovvero alla composizione del portafoglio. La consulenza “generica” può essere effettuata dall’intermediario in una fase preparatoria e strumentale a tutti i servizi di investimento (anche alla consulenza in senso proprio) e che implica il rispetto delle regole previste per il servizio che gli intermediari stanno offrendo
Per l’offerta fuori sede di servizi di investimento diversi dalla consulenza in materia di investimenti e dalla gestione di portafoglio, quali il collocamento, l’esecuzione o la ricezione e trasmissione di ordini è invece necessaria una preventiva valutazione di appropriatezza, tesa ad assicurare che il risparmiatore abbia l’esperienza e la conoscenza necessarie per comprendere i rischi e le caratteristiche del prodotto o del servizio di investimento offerto e che faccia, dunque, scelte di investimento ponderate e consapevoli
A differenza della valutazione di adeguatezza, qualora il cliente non fornisca le informazioni in merito alla sua esperienza nel settore dell’investimento o in caso di insufficienza di quelle disponibili, il Consulente Finanziario potrà comunque prestare il servizio offerto o richiesto, avvertendo l’investitore che tale carenza informativa può determinare l’impossibilità di stabilire se il prodotto o il servizio sia per lui appropriato.
Solo nel prestare i servizi di mera esecuzione (execution only) di ordini per conto dei clienti e di ricezione e trasmissione di ordini, il Consulente Finanziario può prescindere dalla valutazione di appropriatezza, purché (i)i servizi abbiano ad oggetto unicamente strumenti finanziari non complessi (es. negoziazione di azioni su un mercato regolamentato nello spazio economico europeo o di quote di fondi comuni di investimento),(ii) la richiesta di prestazione di servizi sia partita dal cliente e (iii) questi sia informato sulla natura del servizio.
L’ottemperamento all’imperativo del know your customer rule, cioè l’acquisizione delle informazioni necessarie dal cliente (situazione finanziaria, obiettivi d’investimento, propensione al rischio) così delineato non esaurisce gli obblighi del Consulente Finanziario, che deve consegnare all’investitore, fin dal primo contatto:
a) una comunicazione informativa che esplicita gli obblighi a cui è tenuto nei confronti del cliente e che quest’ultimo deve sottoscrivere;
b) copia di una dichiarazione redatta dal soggetto abilitato, da cui risultino gli elementi identificativi di tale soggetto, gli estremi di iscrizione all’Albo e i dati anagrafici del promotore stesso, nonché il domicilio al quale indirizzare la dichiarazione di recesso prevista dall’articolo 30, comma 6, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
c) copia del prospetto informativo o degli altri documenti informativi, ove prescritti o qualora richiesti, nonché copia dei contratti, delle disposizioni di investimento o disinvestimento e di ogni altro documento da questo sottoscritto, prima della sottoscrizione del documento di acquisto o di sottoscrizione di prodotti finanziari.
La tutela dell’investitore si estende alla ulteriore previsione di un diritto di ripensamento riconosciuto dall’art. 30, comma 6, del T.U.F., secondo il quale il risparmiatore ha diritto di recedere dal contratto di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali sottoscritto con il promotore entro sette giorni dalla data di sottoscrizione, senza il sostenimento di spese o corrispettivo. E’ opportuno sottolineare che il Consulente Finanziario può ricevere dall’investitore, per la conseguente immediata trasmissione, esclusivamente:
a) assegni bancari o assegni circolari intestati alla società per conto della quale opera ovvero al soggetto i cui servizi, strumenti finanziari o prodotti finanziari sono offerti, muniti di clausola di non trasferibilità;
b) ordini di bonifico e documenti similari che abbiano come beneficiario il soggetto abilitato di cui alla lettera precedente;
c) strumenti finanziari nominativi o all’ordine intestati o girati a favore del soggetto che presta il servizio oggetto di offerta.
Non può percepire, quindi in alcun caso ricevere alcuna forma di pagamento a lui intestata e nessuna forma di compenso dall’investitore ovvero di finanziamento, pena la violazione di norme che conducono alla radiazione dall’Albo.
Il Consulente Finanziario deve inoltre garantire assistenza continuativa al cliente nel corso di ogni fase del rapporto. Il compito del Consulente Finanziario non termina infatti con la sottoscrizione del contratto di investimento ma continua nell’assistenza post-vendita prestata al cliente durante la fase attuativa del rapporto attraverso, ad esempio, la raccolta e la tempestiva trasmissione alla società prodotto delle disposizioni successive dell’investitore, quali le richieste di rimborso o di switch, etc..
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