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Timestamp: 2017-01-21 06:28:55+00:00
Document Index: 11101237

Matched Legal Cases: ['art. 2286', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art 2320', 'art. 2323', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art. 2312', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art. 2320', 'art. 147', 'art. 2320', 'art. 147']

Art. 2320 codice civile: Soci accomandanti
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2320 codice civile: Soci accomandanti L’AUTORE: Redazione
I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari (1). Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali (2) e può essere escluso a norma dell’art. 2286.
I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni (3) e compiere atti di ispezione e di sorveglianza.
In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l’esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della società (4).
Socio accomandante: [v. 2313]; Procura speciale: [v. 1392]; Responsabilità illimitata: [v. 2291]; Responsabilità solidale: [v. 2267]; Bilancio: [v. 2217]; Libri (sociali): [v. 2214].
(1) Gli accomandanti possono agire per singoli affari, in forza di procura speciale, ma mai in qualità di procuratori generali [v. 2209] o di institori [v. 2203-2208] della società. Deve, infatti, essere garantito l’effettivo controllo degli accomandatari su ciascun affare intrapreso dall’accomandante.
(2) La decadenza dal beneficio della responsabilità limitata è correlata al compimento anche di un solo atto di amministrazione da parte dell’accomandante, qualunque ne sia l’importanza e anche se non abbia implicato rapporti con i terzi.
(3) L’uso della locuzione «determinate operazioni» induce a ritenere che i soci accomandanti possono essere autorizzati non solo al compimento di un singolo atto, ma anche di una intera categoria di operazioni identiche quando siano preventivamente determinate nella loro obiettiva portata.
(4) Il diritto ad avere comunicazione del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite è diretto a garantire agli accomandanti un controllo nell’amministrazione della società. Si tratta, peraltro, di un controllo di legittimità, che implica la possibilità di impugnazione per falsità o per violazione di norme di legge o dell’atto costitutivo, ma non può estendersi ad un sindacato di merito della gestione.
Soci accomandanti
Il socio accomandante, il quale emetta assegni bancari tratti sul conto della società all'ordine di terzi, apponendovi la propria firma sotto il nome della società e per conto della stessa, in difetto della prova della sussistenza di una mera delega di cassa assume solidale ed illimitata responsabilità ai sensi dell'art. 2320 c.c. per tutte le obbligazioni sociali e, in caso di fallimento della società, è assoggettabile al fallimento in proprio.
Cassazione civile sez. I 06 novembre 2014 n. 23651 La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice - la quale è caratterizzata dall'esistenza di due categorie di soci, che si diversificano a seconda del livello di responsabilità - non è idonea, anche qualora una tale società sia irregolare, a far presumere la qualità di accomandatario, essendo all'uopo necessario accertare, di volta in volta, la posizione in concreto assunta dal socio, il quale, pertanto, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art. 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione o di trattare o concludere affari in nome della società, dovendosi così escludere una responsabilità illimitata per un socio accomandante occulto di una siffatta società.
Cassazione civile sez. I 17 dicembre 2012 n. 23211 La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice, la quale è caratterizzata dall'esistenza di due categorie di soci, che si diversificano a seconda del livello di responsabilità -illimitata per gli accomandatari e limitata alla quota conferita per gli accomandanti-, non è idonea a far presumere la qualità di accomandatario, essendo necessario, a tal fine, accertare di volta in volta la posizione in concreto assunta da detto socio, il quale, di conseguenza, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione (intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull'amministrazione della società, non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società Una responsabilità illimitata del socio occulto, affermata indipendentemente dal fatto che lo stesso sia un accomandante o un accomandatario e indipendentemente dal fatto che, se accomandante, si sia ingerito o meno nell'amministrazione della società, si tradurrebbe, in quanto non giustificata da esigenze di tutela dei terzi, in una mera sanzione della posizione di socio occulto.
Cassazione civile sez. I 17 dicembre 2012 n. 23211 Nella società in accomandita semplice, in caso di sopravvenuta mancanza di tutti i soci accomandatari, l'art. 2323 c.c., nel prevedere la sostituzione dei soci venuti meno e la nomina in via provvisoria di un amministratore per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione, esclude implicitamente la possibilità di riconoscere al socio accomandante, ancorché unico superstite, la qualità di rappresentante della società per il solo fatto di aver assunto in concreto la gestione sociale, posto che l'ingerenza del socio accomandante nell'amministrazione, pur comportando la perdita della limitazione di responsabilità ai sensi dell'art. 2320 c.c., non determina l'acquisto, da parte sua, del potere di rappresentanza della società.
Cassazione civile sez. VI 07 luglio 2011 n. 15067 Non assume responsabilità illimitata e solidale né è soggetto a fallimento il socio accomandante che presti una garanzia in favore della società e che prelevi fondi dalle casse sociali per esigenze personali, perché né l'una né l'altra operazione rientra negli atti di cui all'art. 2320 c.c.
Cassazione civile sez. I 03 giugno 2010 n. 13468 Per aversi ingerenza dell’accomandante nell’amministrazione della società in accomandita semplice, - vietata dall’art. 2320 c.c. - non è sufficiente il compimento, da parte dell’accomandante, di atti riguardanti il momento esecutivo dei rapporti obbligatori della società, ma è necessario che l’accomandante svolga una attività gestoria che si concreti nella direzione degli affari sociali, implicante una scelta che è propria del titolare della impresa.
Cassazione civile sez. I 03 giugno 2010 n. 13468 La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice - la quale è caratterizzata dall’esistenza di due categorie di soci che si diversificano a seconda del livello di responsabilità (illimitata per gli accomandatari e limitata alla quota conferita per gli accomandanti, ai sensi dell’art. 2312 c.c.) - non è idonea a far presumere la qualità di accomandatario, essendo necessario, a tal fine, accertare di volta in volta la posizione in concreto assunta da detto socio, il quale, di conseguenza, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell’art. 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione (intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull’amministrazione della società, non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società.
Cassazione civile sez. I 03 giugno 2010 n. 13468 Configura immistione non consentita ex art. 2320, comma 1, c.c. il comportamento dell'accomandante che, avendo in base ad apposita clausola statutaria il diritto di rilasciare parere favorevole per il compimento di certi atti, abusi del correlato potere, di fatto inibendo al socio accomandatario di affrontare e risolvere una situazione di evidente crisi della società mediante gli strumenti straordinari tipicamente utilizzabili in tali casi, quali la vendita di immobili non strettamente funzionali all'attività societaria o la contrazione di mutui con dazione di ipoteca sulle immobilizzazioni materiali della società.
Tribunale Perugia 29 dicembre 2009
La responsabilità illimitata del socio accomandante ingeritosi nell'amministrazione della società, sancita dall'art. 2320 c.c. che, a tal fine, lo equipara all'accomandatario, non è collegata a vicende personali o societarie suscettibili di pubblicizzazione nelle forme prescritte dalla legge, ma deriva dal dato meramente fattuale di tale ingerenza e non è destinata a venir meno per effetto della sola cessazione di quest'ultima, prescindendo la suddetta equiparazione da qualsiasi distinzione tra debiti sorti in epoca anteriore o successiva alla descritta ingerenza, ovvero dipendenti o meno da essa. Pertanto, l'estensione, in siffatte ipotesi ed alla stregua dell'art. 147 legge fall., del fallimento della società in accomandita semplice al socio accomandante non è soggetta ad altro termine di decadenza che non sia l'anno dalla iscrizione nel registro delle imprese di una vicenda, personale (ad esempio il recesso) o societaria (ad esempio la trasformazione della società), che abbia comportato il venir meno della sua responsabilità illimitata, escludendosi, invece, la possibilità di ancorare la decorrenza di detto termine alla mera cessazione dell'ingerenza nell'amministrazione.
Cassazione civile sez. I 07 dicembre 2012 n. 22246 La prestazione di garanzia in favore di una società in accomandita semplice ed il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali (quand'anche indebito o addirittura illecito) non integrano l'ingerenza del socio accomandante nell'amministrazione della società in accomandita semplice - con l'assunzione della responsabilità illimitata, a norma dell'art. 2320 c.c., e la conseguente estensione al socio del fallimento della società, ai sensi dell'art. 147 l. fall. - in quanto la prima attiene al momento esecutivo delle obbligazioni ed il secondo non costituisce un atto di gestione della società.
Cassazione civile sez. I 03 giugno 2010 n. 13468 Art. precedente
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