Source: http://www.adlcobas.it/Votare-No-al-Referendum-per-impedire-l-ulteriore-distruzione-della-costituzione.html
Timestamp: 2018-03-23 20:48:32+00:00
Document Index: 27498134

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 39', 'art.40', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 11']

Votare No al Referendum per impedire l’ulteriore distruzione della (...) - ADL
Votare No al Referendum per impedire l’ulteriore distruzione della (...)
Rubrica: Cobas Scuola
È evidente che tale meccanismo sacrifica completamente la rappresentatività politica alla stabilità governativa, vizio di costituzionalità già rilevato dalla Corte Costituzionale in riferimento al Porcellum, con cui peraltro è stato eletto l’attuale Parlamento, che per questo solo motivo dovrebbe essere delegittimato ad assumere una funzione costituente. Ma di bel nuovo la mancanza di rappresentatività non nasce con l’Italicum, ma data dall’introduzione dal 1994 di leggi maggioritarie o nominalmente proporzionali ma con tali correzioni maggioritarie da determinare effetti discorsivi ancora più forti. A completamento dell’accentramento dei poteri sono previsti sia la riduzione dei poteri legislativi e regolamentari delle Regioni, sia i maggiori ostacoli frapposti all’esercizio di quel poco che resta di democrazia diretta, con l’innalzamento delle firme necessarie a 150.000 per le leggi di iniziativa popolare e a 800.000 per poter usufruire di un quorum di validità dei referendum meno arduo da raggiungere della maggioranza degli aventi diritto al voto.
In generale, è stato stravolto il modello di scuola previsto dalla Costituzione e dalla legislazione degli anni 70, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico culturale e democrazia collegiale. Il fondamentale diritto alla salute (art. 32) è sempre meno garantito con l’aziendalizzazione e i tagli continui alla spesa sanitaria: non a caso le aspettative di vita si sono ridotte per la prima volta dagli anni 50. La riforma Fornero ha completato l’opera dei governi precedenti con l’innalzamento dell’età pensionabile, la riduzione della pensione pubblica e la previdenza integrativa, che mette nelle mani del mercato più speculativo e truccato che ci sia, quello finanziario, il diritto alla previdenza (art. 38). Tra riduzione dell’aspettativa di vita e aumento dell’età pensionabile ci stiamo avvicinando al modello Bismarck, che fece coincidere l’età pensionabile con le aspettative medie di vita degli operai tedeschi, mandandoli in pensione quando morivano! Con l’avvento del neoliberismo e, in particolare, delle politiche UE di austerità non è più perseguito l’obiettivo della piena occupazione e il diritto al lavoro (art. 4). Pacchetto Treu, riforma Biagi. Riforma Fornero e Jobs Act (che per garantire l’uguaglianza tra i lavoratori ha precarizzato anche quelli a tempo indeterminato) hanno precarizzato il lavoro aprendo la strada – con gli stages e l’alternanza scuola lavoro – al lavoro gratuito come nuova frontiera del mercato del lavoro. Il conseguente indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori ha reso vana anche la norma precettiva dell’art. 36: il salario deve garantire un’esistenza libera e dignitosa! Non è garantita la libertà sindacale (art. 39) con le norme – per lo più contrattuali – che tolgono ai Cobas e a tutti i sindacati di base e conflittuali i diritti sindacali, in primis il diritto di assemblea; le modalità di determinazione della rappresentatività sindacale non garantiscono neanche i principi base della democrazia rappresentativa, creando un oligopolio sindacale. Il diritto di sciopero e, in generale, l’idea del conflitto sociale e dell’agire collettivo come fattori positivi della dinamica sociale previsti dalla Costituzione (in particolare l’art.40) sono stati fortemente limitati dalle leggi sulla regolamentazione e, in ultimo, dalla norma pattizia del TU del gennaio 2015. È evidente come tutto questo svuoti di significato il principio di uguaglianza sostanziale previsto dall’art. 3 2°c. Cost., centrale nell’impianto costituzionale. Ma anche sul piano tradizionale dei diritti di libertà la Costituzione è stata violata: basta dare uno sguardo non distratto alle tragedie quotidiane che si consumano nel Canale di Sicilia, ai CIE che violano le fondamentali garanzie della libertà personale previste dall’art. 13, alla normativa sull’immigrazione che produce strutturalmente clandestinità e, in generale, alla condizione dei migranti. Infine, il ripudio della guerra dell’art. 11 è sistematicamente violato con le spedizioni militari in contesti di guerra paradossalmente in nome dell’esportazioni della democrazia, dei diritti dell’uomo o della ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa: guerre che hanno provocato nuovi esodi di massa di esseri umani per i quali non vale tutta la retorica dei “diritti dell’uomo”.
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