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Timestamp: 2017-08-20 15:39:55+00:00
Document Index: 135395659

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art 23', 'art.8', 'art.86', 'art.86', 'art.86', 'art.86', 'sentenza ', 'art 86']

Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 32141 dell’ 8 settembre 2010 pronunciata dal Tar Lazio, Roma
N. 32141/2010 REG.SEN.
N. 09086/2009 REG.RIC.
Sul ricorso numero di registro generale 9086 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Soc Ricorrente Scpa, rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Clarizia, Andrea M. Sandulli, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, 2;
ALFA spa, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Piero d’Amelio e Donatella Bardelloni presso il cui studio in Roma, Via della Vite n.7, è domiciliataria;
– della nota prot. n. 62753/09/CFIN/ABS del 28 ottobre 2009 con la quale è stata comunicata l’esclusione dalla gara;
– di tutti i verbali delle sedute della commissione di gara, ivi compresi quelli del 27 ottobre 2009 e del 9 novembre 2009;
– della nota prot. 65389/09/CFIN/ABS del 10 novembre 2009;
– della nota prot. 64476/09/VILADG del 5 novembre 2009, di contenuto sconosciuto;
– della nota prot. 64606/CFIN/ABS del 5 novembre 2009, di contenuto sconosciuto;
– del verbale n. 6 del 12 ottobre 2009 dell’Ufficio Affari Giuridici dell’Autorità;
– di ogni altro atto e provvedimento presupposto, connesso e comunque consequenziale;.
Passando ai motivi aggiunti con cui è stato impugnato il provvedimento di aggiudicazione definitiva della gara, in via preliminare devono essere esaminate le eccezioni di tardività e di difetto di interesse sollevate dalla ALFA.
Entrambe le eccezioni de quibus non sono suscettibile di favorevole esame.
Per quanto riguarda la tardività della proposizione dei motivi aggiunti, contrariamente a quanto dedotto dalla controinteressata, l’Adunanza Plenaria, cui il Collegio intende conformarsi, con sentenza n.2166 del 15 aprile 2010 ha ritenuto inoperante per la proposizone di motivi aggiunti la dimidiazione di cui all’art 23, bis, comma 2 della L. n.1034/1971.
Nè a contrastare la fondatezza di tale conclusione risulta conferente il rilievo della controinteressata secondo cui “in materia di appalti pubblici l’art.8, comma 2-quinquies del d.lgvo n.53/2010 ha espressamente confermato che il termine processuale per la proposizione di motivi aggiunti è di 30 gg ( se si tratta di atti diversi da quelli già impugnati) e di quindici giorni se si tratta di atti già impugnati”, atteso che tale disciplina è entrata vigore successivamente alla scadenza dei termini per la proposizione dei citati motivi aggiunti, per cui, per la tempestività degli stessi occorre far riferimento alla normativa vigente a quella data come individuata dall’Adunanza Plenaria.
Relativamente alla seconda delle sollevate eccezioni con cui la ALFA, richiamando la ripetuta Adunanza Plenaria, ha affermato che anche nelle procedure concorsuali alla quali hanno partecipato solo due concorrenti, come nella controversia in trattazione, una volta disposta l’esclusione del ricorrente per difetto dei requisiti di partecipazione, non è più configurabile l’interesse di quest’ultimo a censurare ipotetici vizi od irregolarità verificatisi nelle successive fasi di gara, il Collegio osserva che:
a) tale aspetto non è stato analiticamente analizzato dalla citata Plenaria la quale ha affermato che “l’eventuale fondatezza del ricorso principale avrebbe comportato l’esclusione de rti controinteresato prima ancora della fase dell’esame delle offerte tecniche, con la conseguente insussistenza di qualsiasi interesse a censurare ipotetici vizi o irregolarità verificatisi in tale fase”;
b) come affermato dalla consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato in materia (ex plurimis Sez.V, n.2761/ 2009), qualora siano state ammesse alla gara solo due offerte, la stessa ricorrente principale, pur non potendo in ipotesi ottenere l’aggiudicazione della gara, conserva l’interesse minore e strumentale a vedere esaminate le sue censure rivolte avverso l’atto di ammissione della aggiudicataria e, in via consequenziale, avverso l’atto di aggiudicazione, affinché anche questi siano annullati onde ottenere l’indizione di una nuova gara;
c) nella controversia in esame i motivi aggiunti contestano la mancata esclusione della controinteressata per presunta anomalia della sua offerta e per violazione della disposizione del disciplinare di gara che stabiliva le modalità di predisposizione del deposito cautelare provvisorio, con conseguente esclusione della ALFA in caso di accoglimento delle suddette censure; in tale contesto, quindi, non può essere seriamente contestato l’interesse strumentale in capo alla ricorrente all’esame delle ripetute censure il cui accoglimento avrebbe potuto comportare come effetto finale l’indizione di una nuova gara.
Con il primo dei citati motivi aggiunti, prospettante la violazione dell’art.86, comma 3, del Codice contratti, la società ricorrente ha censurato l’omesso esperimento da parte della stazione appaltante del sub-procedimento di verifica di anomalia nel confronti dell’offerta dell’aggiudicataria, la quale, anche se non era risultata anomala alla luce di criteri stabiliti nel bando, tuttavia, stante l’entità del ribasso offerto (95%), risultava economicamente inattendibile.
In ordine alla doglianza in esame la ALFA ne ha prospettato l’inammissibilità per mancata impugnativa del disciplinare di gara il quale “vincolava la commissione aggiudicatrice ad espletare la verifica dell’anomalia solo per le ipotesi in cui il punteggio complessivamente conseguito dal ricorrente fosse stato pari o superiore alla soglia di cui all’art.86, comma 2, del Codice dei contratti senza facoltizzarla a procedere a norma dell’art.86, comma 3, non richiamato nel disciplinare” ( pag.11 della memoria versata agli atti il ) .
In tale contesto, quindi, il punto cruciale consiste nel valutare se l’omesso richiamo della citata disposizione nel disciplinare di gara costituiva un legittimo elemento tale da giustificare l’operato della stazione appaltante che aveva omesso di verificare l’attendibilità economica dell’offerta controinteressata che non era risultata anomala, ovvero se il ripetuto terzo comma era direttamente applicabile anche se non espressamente richiamato nel disciplinare di gara.
Al riguardo il Collegio sottolinea che
a) il principio di integrazione ex lege del bando secondo cui devono considerarsi inserite nel bando di gara predisposto dalla stazione appaltante quelle norme già poste da disposizioni di legge, ancorchè non espressamente ripetute o richiamate nel bando medesimo, può essere invocato soltanto quando le norme abbiano natura imperativa e inderogabile;
b) l’inderogabilità del meccanismo di cui al comma 3 dell’art.86 è stata esplicitamente riconosciuta dalla sentenza n.3143/2009 della Sesta Sezione del Consiglio di Stato la quale, richiamando la giurisprudenza comunitaria in materia, ha affermato che ” il sistema legislativo italiano, – che ancora l’attivazione del procedimento di verifica di anomalia ad un calcolo matematico automatico, imponendo alle stazioni appaltanti di sottoporre a verifica tutte le offerte che eguagliano o superano la soglia di anomalia -, è legittimo solo a condizione che sia fatto salvo il potere delle stazioni appaltanti di sottoporre a verifica anche offerte che, pur collocandosi al di sotto della soglia di anomalia, appaiano ciò non di meno sospette (C. giust. CE 27 novembre 2001, CC-285-286/99);
c) tale tesi risulta suffragata dalla lettera del citato 3° comma, il quale nello stabilire che “in ogni caso le stazioni appaltanti possono valutare la congruità di ogni altra offerta che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa”, afferma il principio che una stazione appaltante non può aprioristicamente ed ex ante, mediante il mancato richiamo nella lex specialis di gara, rinunciare all’esercizio di tale potere discrezionale.
Ne deriva che, stante la diretta applicazione del terzo comma de quo:
a) non era necessario impugnare il bando di gara nella parte in cui non aveva richiamato la suddetta disposizione;
b) la stazione appaltante, in ragione del macroscopico ribasso proposto dalla controinteressata, non poteva esimersi dal valutare l’attendibilità economica dell’offerta, e, pertanto, tale omissione non può che viziare l’operato della stessa, con conseguente illegittimità del gravato provvedimento di aggiudicazione.
a) devono essere rigettate le doglianze dedotte in via principale avverso il provvedimento di esclusione, con conseguente inammissibilità del ricorso incidentale, che prospettano altre cause di esclusione, il cui eventuale accoglimento sarebbe in sostanza privo di utilità per la controinteressata;
b) nondimeno, stante la sussistenza in capo alla ricorrente di un interesse strumentale, come sopra individuato, sono state esaminate le due doglianze dedotte in sede di motivi aggiunti, con accoglimento unicamente della censura che aveva contestato il provvedimento di aggiudicazione per violazione dell’art 86, comma 3, del D.lgvo n.163/2006.
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione III, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 9086 del 2009, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e per gli effetti, annulla il provvedimento di aggiudicazione impugnato con i motivi aggiunti, nei limiti di cui in motivazione.