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Timestamp: 2020-04-09 04:06:07+00:00
Document Index: 134048925

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 33']

Massofisioterapisti post '99: “mala tempora currunt.....ulteriormente” (di Romualdo Carini, Fisioterapista e Giornalista Pubblicista - Responsabile Blog) | Riabilitazione Info
Romualdo 11/10/2018 Notiziario professionale
Il Consiglio di Stato ha emesso, in data 9 novembre, Sentenza definitiva riguardo l’ormai “vexata quaestio”, relativa alla presunta equipollenza, del titolo di massofisioterapista conseguito dopo il 17 marzo 1999, alla laurea in Fisioterapia.
Equipollenza reclamata a gran voce da diverse Associazioni di questi indefiniti “operatori di interesse sanitario”, con nessuna autonomia, come sancito dalla Sentenza n. 5/2010 del TAR dell’Umbria, poi ripresa dalla Sentenza del Consiglio di Stato n. 3325/2013, che li ha collocati addirittura ad un livello inferiore rispetto non solo alle professioni sanitarie, ma anche rispetto alle arti ausiliarie delle professioni sanitarie stesse.
In attesa di ulteriori approfondimenti sulle possibili conseguenze, per i diretti interessati, di tale importante parere giuridico, si porta a conoscenza dei lettori quanto sinteticamente, ma esaurientemente, pubblicato al riguardo dal sito “Giustizia Amministrativa”.
Massofisioterapisti post ’99: “mala tempora currunt…..semper”
“Ancora in alto mare la “vexata quaestio” dei massofisioterapisti post ’99”
L’Adunanza plenaria pronuncia in tema di iscrizione
alla Facoltà di Fisioterapia
di chi è in possesso del diploma di massofisioterapista, rilasciato ai sensi della l. n. 403 del 1971
Pubblica istruzione – Titoli di studio – Diploma di massofisioterapista – Ex l. n. 403 del 1971 – Iscrizione alla facoltà universitaria di Fisioterapia – Esclusione.
Sviluppando questo approccio critico verso l’equipollenza sine die, appare invece necessario dare continuità all’opposto orientamento (espresso in precedenza da Cons. St., sez. VI, 30 maggio 2011, n. 3218), evidenziando come, nei casi di diploma, o attestato, conseguito in data successiva al 1999 (epoca finale, quest’ultima, ai fini della dichiarazione di equipollenza, ai sensi del testo dell’art. 4, comma 1, l. n. 42 del 1999, dove si richiama il l’art. 6, comma 3, d.lgs. n. 502 del 1992 come modificato dall’art. 7 d.lgs. n. 517 del 1993), l’equipollenza non possa valere, in quanto “il richiamato articolo 4 l. n. 42 del 1999 non va considerato come norma ‘a regime’, applicabile estensivamente anche ai titoli conseguiti successivamente (sulla scorta della precedente normativa: l. 10 maggio 1971, n. 403, in relazione al diploma di massofioterapista). La norma ha invece finalità transitoria, essendo finalizzata a consentire che i (soli) titoli rilasciati dalle scuole regionali nel previgente sistema potessero essere equipararti a quelli di nuova istituzione (qualificati da un diverso e più impegnativo iter di conseguimento). L’utilizzo del participio passato (‘conseguiti’) e qualificazione dei ‘vecchi’ diplomi come ormai appartenenti alla ‘precedente normativa’, escludono che questi ultimi siano stati conservati a regime mediante un mero affiancamento al nuovo sistema ivi introdotto.”
Ha ricordato l’Alto consesso che la ratio della selezione pre – universitaria è stata lumeggiata sotto diverse visuali, dando evidenza alla circostanza che non vi è una sola ragion d’essere dell’istituto. E ciò perché, come implicitamente si deduce dalle formule giurisprudenziali, le prove di ammissione ai corsi universitari ad accesso programmato, di cui all’art. 4, l. n. 264 del 1999, si collocano nel punto di intersezione di più esigenze e rispondono contemporaneamente a più funzioni. Se ne possono qui indicare, in via riassuntiva ma non esaustiva, almeno tre: a) verificare la sussistenza dei requisiti di cultura per lo studente che aspira ad essere accolto per la prima volta nel sistema universitario; b) garantire l’offerta di livelli di istruzione adeguati alle capacità formative degli atenei; c) consentire la circolazione nell’ambito dell’Unione europea delle qualifiche conseguite.
In questa ottica, vanno lette le previsioni contenute nella l. n. 264 del 1999 dove, nella determinazione annuale del numero di posti disponibili, si tiene conto “dell’offerta potenziale del sistema universitario” (art. 3, lett. a).
Il terzo ordine di motivi può farsi risalire alla sentenza della Corte costituzionale n. 383 del 27 novembre 1998 dove, illustrando i limiti della riserva di legge posta dagli art. 33 e 34 Cost. in tema di ordinamento universitario, viene riconosciuta la legittimità della previsione degli accessi programmati, inserendo tale disposizione in un contesto di scelte normative sostanziali predeterminate, tra le quali ricadono le norme comunitarie dalle quali derivino obblighi per lo Stato incidenti sull’organizzazione degli studi universitari (ed in particolare alle direttive comunitarie relative ai titoli accademici di medico, medico-veterinario, odontoiatra e architetto). Ricordando le direttive allora vigenti e i relativi decreti legislativi di recepimento, la Corte sottolinea come essi prevedano “analitiche discipline relativamente al riconoscimento dei titoli rilasciati dalle università e al diritto di stabilimento dei professionisti e, quanto alla garanzia degli standard di formazione universitaria che condizionano il reciproco riconoscimento dei titoli accademici, richiamano gli obiettivi delle direttive, cioè ‘la formazione prevista dalla normativa comunitaria’ e ‘l’insieme delle esigenze minime di formazione’ richieste dalla stessa normativa.”
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