Source: http://www.iacoviello.it/Sub_pagine/Fondo_Casella/Fondo_Casella.html
Timestamp: 2017-01-21 10:44:21+00:00
Document Index: 73871960

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 15']

Il Fondo Casella (www.fondocasella.it) è il "Fondo Nazionale di Previdenza per i Lavoratori dei Giornali Quotidiani Fiorenzo Casella". Si tratta dell' ente preposto all’erogazione delle pensioni integrative in favore di tutti gli impiegati e operai delle aziende editrici e stampatrici di giornali quotidiani e delle agenzie di stampa operanti sull’intero territorio nazionale. Per la storia del Fondo clicca qui.
- IL FONDO DEI DIRIGENTI
Esiste poi per i Dirigenti un altro Fondo distinto, il "FONDO PREVIDENZA DIRIGENTI GIORNALI QUOTIDIANI", (www.predirgio.it), iscritto all' Albo Covip al n. 1042 (clicca qui).
Per tale Fondo è stato recentemente stipulato l' Accordo sindacale del 25 settembre 2015.
- IL FONDO DEI GIORNALISTI
- Atto costitutivo del 3 aprile 1958
- DPR 2 gennaio1962, n. 1158 (che ha semplicemente concesso la personalità giuridica al Fondo)
- Statuto del Fondo Casella
- Regolamento del Fondo Casella
- Norme di attuazione dal 1° marzo 2015 deliberate dal Fondo
- Accordo sindacale 19 luglio 2013 sul contributo di solidarietà del 25%
- Accordo sindacale del 18 dicembre 2014 sul contributo di solidarietà del 50%
- IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'
2.	La politica dei prepensionamenti, che ha inciso pesantemente anche sull' equilibrio del Fondo Casella.
3.	Una "mala gestio" del Fondo, denunciata in varie sedi dagli iscritti, aggravata dal tardivo recepimento in Italia della Direttiva Europea 2003/41/CE, che fu tardivamente parzialmente attuata con il Decreto Legislativo n. 28 del 2007.
Per fronteggiare questa situazione di crisi si è introdotto a carico degli iscritti - in due fasi successive - un contributo di solidarietà, dapprima del 25% (Accordo sindacale 19 luglio 2013) e poi del 50% (Accordo sindacale del 18 dicembre 2014).
Va comunque doverosamente segnalato che sul punto è stata emessa una sentenza negativa per i pensionati (in causa non patrocinata dal nostro Studio), ovvero la sentenza del Tribunale di Venezia n. 450/16 del 29 giugno 2016.
- La procedura di modifica statutaria
- Delibera da parte degli Organi Statutari del Fondo (Consiglio di Amministrazione, Assemblea ed eventuale referendum), ai sensi dell' art. 19, comma 2, lett. b del Decr. Leg.vo 252/05.
- Approvazione da parte della COVIP, ai sensi del Decreto Leg.vo 252/05, art. 19, comma 2, lett. b).
Nessuna di queste procedure è stata seguita dal Fondo Casella, che ha invece utilizzato una seconda strada, basata sugli asseriti poteri delle Fonti Istitutive di cui al Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013, che all' art. 10, comma 2, ha così disposto:
Sulla complessa problematica suscitata da questo Decreto Legge, si veda l' apposita pagina del sito sui poteri delle c.d. Fonti Istitutive.
L' Accordo Sindacale che introduce il contributo di solidarietà è illegittimo innanzitutto perchè non vi sono i presupposti di legge per l' esercizio di tali poteri. Infatti la legge prevede tali poteri soltanto nel caso di insufficienza di "mezzi patrimoniali", che consistono nelle riserve patrimoniali che il Fondo deve costituire per legge, pari al 5% in aggiunta al suo fabbisogno attuariale.
Senonchè la stessa legge, con riferimento ai Fondi Pensione c.d. "preesistenti" concede un termine di ben 10 anni per costituire tali riserve, e solo dopo che sarà decorso questo termine di 10 anni si potrà constatare che vi è eventualmente una "insufficienza di mezzi patrimoniali", tale da legittimare l' intervento dell' Accordo Sindacale.
Ad oggi tale intervento - se necessario - è riservato solo agli organi del Fondo, e non ai poteri eccezionali delle c.d. Fonti Istitutive.
In conclusione: qualsiasi modifica dello Statuto - per essere formalmente legittima - avrebbe dovuto essere deliberata dal solo Consiglio di Amministrazione del Fondo, e successivamente sottoposta alla indispensabile "approvazione" della Covip, senza la quale la modifica statutaria non può entrare in vigore.
Tutto questo non è avvenuto per il Fondo Casella, con conseguente illegittimità dell' Accordo Sindacale.
Nel caso del Fondo "parallelo" dei Dirigenti dei quotidiani, un analogo Accordo Sindacale è stato comunque ratificato dal Consiglio di Amministrazione e poi notificato per la presa d' atto alla Covip.
- La discriminazione fra pensionati
L' Accordo Sindacale ha introdotto il contributo di solidarietà in modo palesemente discriminatorio, poichè lo ha posto a carico solo delle pensioni (o quote di pensione) maturate anterioriormente al 1995, lasciando intatte tutte le altre pensioni.
E' evidente quindi che i pensionati più anziani sono stati discriminati rispetto a quelli più giovani, e sono stati gli unici a pagare il costo del riequilibrio del Fondo, comprese le pensioni future di chi attualmente è in servizio.
E' invece evidente che i sacrifici avrebbero dovuto essere distribuiti proporzionalmente su tutti gli iscritti al Fondo, e quindi non solo includendovi le pensioni (o quote di pensione) maturate dopo il 1995, ma anche i lavoratori oggi in servizio, che magari si accingono ad accollare al Fondo anche il loro prepensionamento.
Per completezza va ricordato che il Decreto Leg.vo 124/93, anzi, prevedeva all' art. 18, comma 7, esattamente l' opposto: l' intervento delle c.d. Fonti Istitutive potevano incidere solo su coloro che non avevano ancora maturato il diritto alla pensione, e doveva lasciare completamente indenne chi era già pensionato (o aveva anche solo già maturato gli anni di contributi necessari per la pensione, pur essendo ancora in servizio).
Nel Fondo Casella, invece, non si sono mai tenute delle libere elezioni, e gli iscritti non hanno mai potuto votare i loro rappresentanti. A giudicare dai risultati della gestione, questa violazione di legge non ha portato molta fortuna al Fondo Casella, che oggi si trova a dover richiedere sacrifici gravissimi ad (alcuni) iscritti - pari addirittura al 50% della pensione - per rimediare ai risultati di una gestione di organi non eletti da nessuno, ma solo “nominati”.
- La riduzione del 50% tramite il contributo di solidarietà;
- La abolizione della conseguente pensione di reversibilità se il reddito familiare (e non personale) supera una soglia variabile ed oggi arbitrariamente indicata in € 12.000 lordi annui.
- Ripristinare l’ elettività degli organi di amministrazione e di controllo del Fondo, ai sensi dell’ art. 5 del Decr. Leg.vo 252/05, sciogliendo gli attuali organi e nominando un Commissario che convochi delle regolari elezioni;
- Rimuovere la ingiusta discriminazione fra iscritti disposta con l’ introduzione di un gravoso contributo di solidarietà del 50% solo su alcuni di essi e lasciando indenni gli altri trattamenti pensionistici.
- Disporre che nell’ ipotesi di ritenuto squilibrio del Fondo, ai sensi dell’ art. 15, comma 4, del Decr. Leg.vo 252/05 siano adottati i doverosi provvedimenti dagli organi statutari elettivi, anziché dalle fonti istitutive, non essendosi ancora verificata la fattispecie di legge della “insufficienza di mezzi patrimoniali”, intesa come mancanza delle riserve patrimoniali da costituirsi entro dieci anni per i fondi preesistenti.
- Rispristinare le pensioni di reversibilità abolite con criteri disposti illegittimamente ed arbitrari nel merito.
) 8-bis. Alle forme pensionistiche di cui al comma 1, gestite in via prevalente secondo il sistema tecnico- finanziario della ripartizione, in presenza di rilevanti squilibri finanziari derivanti dall'applicazione delle disposizioni previste dagli articoli 7, commi 3 e 5, e 8, comma 2, è consentita, per un periodo di otto anni dalla data di emanazione del decreto di cui al comma 6, l'iscrizione di nuovi soggetti in deroga alle citate disposizioni degli articoli 7 e 8.