Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/03/novita-fiscali-del-12-marzo-2008-nullo-laccertamento-del-fisco-se-manca-il-contraddittorio-bollette-fatture-possibile.html
Timestamp: 2019-02-21 01:54:54+00:00
Document Index: 115652589

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 2']

Novità fiscali del 12 marzo 2008: nullo l’accertamento del fisco se manca il contraddittorio; bollette-fatture: possibile la conservazione sostitutiva delle distinte; sosta auto: esonero dell'obbligo di certificazione possibile | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 12 marzo 2008: nullo l’accertamento del fisco se manca il contraddittorio; bollette-fatture: possibile la conservazione sostitutiva delle distinte; sosta auto: esonero dell'obbligo di certificazione possibile
1) IVA su cessione immobili: Privilegio speciale senza termine
2) Imposta comunale sugli immobili: Novità per l’abitazione principale
3) Redditometro: E’ nullo l’accertamento del fisco se manca il contradditorio
– Avviso di accertamento: Valido quando intestato e diretto a soggetto non più esistente ma notificato al suo successore a titolo universale
– Cartelle di pagamento: Sentenza della CTP di Torino sulla mancata indicazione del responsabile del procedimento
– Fisco: Siciliotti: “mute le cartelle, ma non i dottori commercialisti”
– Nuove iscrizioni 2008: Diritto Camerale (nota della C.C.I.A.A. di Milano)
– Studi di settore: Modelli da allegare alla dichiarazione dei redditi Modello UNICO 2008
5) Imposta sulle assicurazioni: Niente acconto previsionale
6) Bollette-fatture: E’ possibile la conservazione sostitutiva delle distinte
7) Sosta auto: Esonero dell’obbligo di certificazione possibile
8) Spese per istruzione: Detraibili i contributi pagati per partecipare alle preselezioni universitarie
L’Assonime, con la propria circolare n. 16 del 10/3/2008 ha esaminato le nuove disposizioni introdotte dai commi 164 -165 dell’art. 1 della Legge Finanziaria.
La responsabilità solidale dell’acquirente, secondo Assonime, è da fare risalire al prezzo effettivamente corrisposto in nero e non al maggiore valore attribuibile all’immobile in base alle disposizioni sull’accertamento.
Viene estesa anche alla fattispecie in cui il cessionario è un acquirente privato il privilegio speciale dello stato sull’immobile oggetto della cessione.
Per il “diritto di seguito”, lo Stato potrà rivalersi non solo sul primo cessionario ma anche sui successivi acquirenti dell’immobile creando non pochi problemi nella libera circolazione dei beni considerato che si può essere chiamati a rispondere di irregolarità commesse da altri. Inoltre, in materia di Iva non viene previsto un termine per l’estinzione del privilegio speciale immobiliare.
(Franco Ricca, Iva, in Italia Oggi del 11/03/2008)
L’acquirente di un immobile (anche se si tratta di un soggetto che – con riferimento a quella cessione – non agisce come titolare di una partita IVA) è responsabile in solido con il venditore del versamento dell’imposta. Ciò avverrà nei casi di sottofatturazione (art. 1, comma 164, della L. n. 244 del 24 dicembre 2007).
Per Assonime (con la stessa circolare n. 16/2008) poiché il soggetto debitore dell’imposta è, comunque, il cedente, anche se l’acquirente provvede al pagamento delle somme dovute può rivalersi nei confronti del cedente. L’acquirente che non agisce nell’esercizio di una partita Iva, può procedere alla regolarizzazione della sua posizione versando la maggiore imposta dovuta da pagare entro 60 giorni dalla stipula dell’atto di compravendita e presentando all’ufficio delle Entrate competente, entro lo steso termine di 60 giorni, di copia dell’attestazione di pagamento e delle fatture oggetto della regolarizzazione. Per l’acquirente che agisce nell’esercizio di impresa, arti o professione deve procedere alla cosiddetta autofatturazione.
(Angelo Busani in Il Sole-24 Ore, 11/03/2008)
Ai fini dell’imposta comunale sugli immobili, tradizionalmente sono state previste agevolazioni per l’immobile che costituisce la «prima casa» del soggetto passivo: l’art. 8, co. 2, ultimo periodo, D.Lgs. 504/1992 intende come prima casa la cd. «abitazione principale», definita come quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente, e concede una detrazione forfetaria dal tributo pari a euro 103,29. Il successivo co. 3, a partire dal 1997, prevede che i Comuni possano stabilire una riduzione del 50% dell’imposta per detta tipologia di immobile, nonché un incremento della detrazione d’imposta fino a euro 258,22. Su tali disposizioni, da tempo presenti nel nostro ordinamento, è recentemente intervenuto il Legislatore in ben due occasioni. Infatti, con l’art. 1, co. 173, lett. b), L. 296/2006 (Finanziaria 2007) è stata introdotta, nel testo dell’art. 8, co. 2, D.Lgs. 504/1992, la presunzione relativa in base alla quale si considera abitazione principale del soggetto passivo quella di sua residenza anagrafica: l’innovazione ha efficacia a partire dall’1.1.2007, come recita il successivo co. 1364 del medesimo articolo unico. L’art. 1, co. 5, L. 244/2007 (Finanziaria 2008) ha, invece, stabilito, per l’anno 2008 e seguenti, uno sconto d’imposta pari all’1,33 per mille della base imponibile Ici sulla «prima casa», fino ad un importo massimo di euro 200, escludendo comunque dal beneficio ville, castelli e case di lusso. Lo sconto in parola spetta a tutti i contribuenti, indipendentemente dal valore Ici dell’abitazione principale e del carico tributario conseguente. Non ha, inoltre, rilievo neppure il reddito complessivo del soggetto passivo ai fini Irpef.
(Elia Orsi in La Settimana fiscale Il Sole 24 Ore del 13/3/2008)
E’ nullo l’accertamento effettuato dall’Amministrazione finanziaria sulla base del cd. redditometro se non è ben motivato.
In particolare, il fisco deve replicare alle osservazioni fatte dal contribuente nella fase del contradditorio. In caso contrario l’avviso di accertamento emesso è da dichiarare affetto di nullità.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 4624 del 22/2/2008 (commentata su Italia Oggi del 5/3/2008).
Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria non ha tenuto conto delle deduzioni che aveva formulato il contribuente e che, a suo parere, giustificavano il reddito dichiarato rispetto a quello derivante dall’utilizzo del redditometro.
Secondo la Suprema Corte l’ufficio accertatore non si è preoccupato minimamente di integrare la propria motivazione in maniera tale da potere superare la tesi difensiva avanzata dal contribuente.
Finalmente, da registrare, quindi, un’altra sentenza favorevole ai contribuenti, che contrasta la lunga scia di sentenze della stessa Cassazione, invece, pro amministrazione finanziaria.
(Corte di Cassazione, Sentenza n. 4624 del 22/2/2008)
È valido l’avviso di accertamento intestato e diretto a soggetto non più esistente (in quanto fuso per incorporazione) ma notificato al suo successore a titolo universale (società incorporante).
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 10/03/2008, n. 6347, in Notiziario Ipsoa del 11/3/2008)
Alla luce dell’interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale – sia pure non vincolante per il giudice di merito – la mancata indicazione del responsabile del procedimento deve essere valutata come una violazione dell’art. 7, legge n. 212/2000, stante la lettera della legge secondo cui la cartella deve indicare tassativamente il responsabile del procedimento, ossia categoricamente, assolutamente, indispensabilmente.
(Commissione tributaria provinciale Torino, Sentenza, Sez. XXVI, 03/03/2008, n. 23/26/08, in Notiziario Ipsoa del 11/3/2008)
“Un paio di mesi fa avevamo denunciato l’assoluta inopportunità di un intervento del legislatore sulla questione delle c.d. “cartelle mute”, ossia le cartelle esattoriali prive dell’indicazione del responsabile del procedimento amministrativo, ancorché tale elemento sia richiesto “tassativamente”, già a decorrere dall’anno 2000, ai sensi della lett. a) del co. 2 dell’art. 7 dello Statuto del contribuente. Pur condiviso dalla totalità dei commentatori, il nostro appello è rimasto inascoltato da parte del legislatore e pertanto, con la L. 28.2.2008 n. 31, di conversione del DL 248/2007 (c.d. “mille-proroghe”), ha trovato puntuale approvazione l’emendamento che afferma il principio in base al quale le “cartelle mute” sono da considerarsi nulle solo se emesse in data successiva all’1 giugno 2008. Non meno puntuale è stato l’intervento dell’Agenzia delle Entrate con il quale si propina al contribuente la spiegazione che, proprio l’introduzione di una norma che afferma espressamente la sanzione della nullità solo per le “cartelle mute” a decorrere da una certa data, implicherebbe di converso che tale sanzione non si applica per quelle emesse fino ad oggi.”
Lo afferma in una dichiarazione il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Claudio Siciliotti intervenendo nuovamente sul tema delle “cartelle mute”.
“Questo, del resto, – dice ancora Siciliotti – è il reale obiettivo della deprecabile iniziativa del legislatore: introdurre una surrettizia sanatoria pro Fisco, al fine di disinnescare l’ingente contenzioso sulla materia. La mancata indicazione del responsabile del procedimento poteva e può tuttora configurare gli estremi della nullità della cartella. Siamo i primi a riconoscere che si tratta comunque di questione complessa, relativamente alla quale, già prima del deprecabile intervento del legislatore, non mancano nemmeno pronunce di segno opposto, ossia a favore della tesi sostenuta da Equitalia per conto dell’Erario.”
Per Siciliotti “come ogni cittadino, anche lo Stato avrebbe dovuto sottoporsi al sindacato di chi è deputato a interpretare le leggi vigenti (ossia dell’autorità giurisdizionale competente)
cercando legittimamente di far valere le proprie ragioni. In dispregio alla parità di diritti tra cittadino e Stato, quest’ultimo ha invece preferito introdurre una modifica normativa a suo favore. Una volta di più siamo di fronte alla più chiara manifestazione di come nel nostro Paese la totale mancanza della cultura della legalità sia un problema che non interessa solo il privato cittadino. Quando le regole non piacciono, le si elude, ognuno per quello che può: i contribuenti più spregiudicati portando i soldi in Liechtestein (tanto per rimanere alla cronaca di questi giorni), il legislatore cambiando le regole del gioco a suo uso e consumo.”
“Provvedimenti di questo tipo – dice ancora il Presidente del Consiglio nazionale – mettono in discussione la credibilità delle Istituzioni che li deliberano senza nemmeno centrare in modo compiuto l’obiettivo, posto che il contenzioso che si vorrebbe disinnescare ben potrà
proseguire, anche in termini di sindacato sulla legittimità costituzionale di una norma
siffatta.”
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, comunicato stampa del 8 marzo 2008)
Nuove iscrizioni 2008: Le imprese di nuova iscrizione – a seguito della pubblicazione sulla G.U. n. 54 del 04/03/2008 del Decreto del 01/02/2008 che ha determinato le misure dovute per l’anno 2008 – versano, a titolo di diritto annuale, i seguenti importi:
DIRITTO NUOVE IMPRESE ISCRITTE NELLA SEZIONE SPECIALE
Imprese individuali, Società semplici agricole: Euro 88,00
Società Semplici non agricole: Euro 144,00
Società tra avvocati: Euro 170,00
DIRITTO NUOVE IMPRESE ISCRITTE NELLA SEZIONE ORDINARIA
Imprese individuali : Euro 200,00
Cooperative, Consorzi: Euro 200,00
Società di Capitali: Euro 200,00
Società di persone: Euro 200,00
DIRITTO NUOVE UNITA’ LOCALI DI
Imprese individuali (sezione speciale), Società semplici agricole: Euro 18,00
Società Semplici non agricole: Euro 29,00
Società di persone (sas, snc ): Euro 40,00
Società tra avvocati: Euro 34,00
Cooperative, Consorzi: Euro 40,00
Imprese individuali (sezione ordinaria): Euro 40,00
Società di Capitali: Euro 40,00
Sede secondaria/Unità locale di impresa estera: Euro 110,00
Le imprese e le unità locali di nuova iscrizione sono tenute al versamento del diritto annuale entro 30 gg dalla data di presentazione della domanda di iscrizione o di annotazione/denuncia, tramite modello F24.
Dal primo gennaio 2007 per i titolari di partita IVA è obbligatorio il versamento per via telematica con le modalità riportate dal sito dell’ Agenzia delle Entrate (voce versamenti F24 online).
Le nuove imprese, non ancora titolari di un conto corrente bancario o impossibilitate ad accedervi, potranno continuare ad effettuare i versamenti con mod. F24 cartaceo presoo gli sportelli degli uffici postali o degli Istituti di credito.
In caso di presentazione agli sportelli di pratiche di iscrizione/denuncia su supporto cartaceo o digitale , l’avvenuto pagamento del diritto annuale sarà dimostrato allegando al modello copia della ricevuta di versamento.
In caso di invio di pratiche telematiche la mancanza di tale allegato ( ricevuta di versamento scansionata) si provvederà all’addebito automatico dell’importo del diritto dovuto.
(Nota della Camera di Commercio di Milano disponibile sul proprio sito)
Dal 11/3/2008, sul sito dell’Agenzia delle Entrate è disponibile la bozza dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per il periodo d’imposta 2007 da allegare alla dichiarazione dei redditi Unico 2008.
Peraltro, si tratta di una pubblicazione parziale.
(Agenzia delle Entrate, nota del 11/3/2008)
Il calcolo va effettuato sulla base dei dati storici relativi alle denunce presentate mensilmente.
Il metodo revisionale non è quindi ritenuto possibile per l’acconto dell’imposta sulle assicurazioni.
L’unico metodo applicabile per il calcolo della somma che gli assicuratori devono anticipare sulle imposte liquidate nell’anno precedente è quello matematico, basato sui dati storici desumibili dalle denunce presentate mensilmente.
È esclusa la possibilità di adottare un sistema previsionale che, per il conteggio dell’acconto, faccia riferimento all’imposta che si prevede dovuta per l’anno successivo.
Gli assicuratori che hanno la propria sede legale in altro stato membro dell’Unione Europea – così come gli assicuratori residenti in Italia – devono considerare quale base di calcolo per l’acconto l’ammontare dei premi incassati nell’anno precedente, che si desumono dalle denunce mensili presentate dal mese di febbraio al mese di gennaio dell’anno successivo.”.
Dall’esame della disposizione relativa all’acconto dell’imposta sulle assicurazioni e di quella relativa al rappresentante fiscale, nonchè delle precisazioni contenute nella circolare n. 49/2005, si rileva che non è possibile modificare la percentuale dell’acconto sulla base di un metodo previsionale come richiesto invece dal contribuente.
Il rappresentante fiscale è tenuto a versare entro i termini previsti (30 novembre) l’acconto nella misura del 12,50% dell’imposta liquidata nell’anno precedente.
E’ possibile per il contribuente scomputare l’acconto versato a novembre 2007 dall’ammontare dei versamenti mensili da effettuare a partire da febbraio 2008, più in particolare ove l’ammontare dell’acconto versato lo consenta e non sia stata prodotta istanza di rimborso ai sensi dell’art. 30 della legge n. 1216 del 1961, è possibile, altresì, scomputare anche un ammontare corrispondente alla somma residua dal versamento da effettuare entro il 30 novembre 2008 a titolo di acconto per l’anno 2009.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione 84/E dell’11/3/2008)
L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto possibile la tenuta informatizzata dei documenti riepilogativi anche per le società operanti nella somministrazione di luce e gas.
Le società che operano nel settore della somministrazione di luce e gas ed emettono con strumenti informatici bollette-fatture in unico esemplare, possono provvedere alla conservazione sostituiva delle distinte meccanografiche di fatturazione, anche se queste ultime contengono riferimenti al settore delle accise e delle imposte di consumo.
Alle distinte, inoltre, si può apporre in ogni momento data e firma digitale del responsabile della conservazione, purché si proceda all’archiviazione “con cadenza almeno annuale”.
Dal 1/1/2008 – ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1, comma 161, della legge 24/12/2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008) che ha modificato l’art. 7, comma 4-ter, del D.L. n. 357/1994 – occorre procedere alla conservazione sostitutiva di tali libri e registri (nel caso di specie, delle distinte meccanografiche), entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa al periodo oggetto di registrazione, previa apposizione della firma elettronica qualificata e della marca temporale da parte del responsabile della conservazione, fermo restando i termini per l’assolvimento degli obblighi di registrazione previsti dall’articolo 2 del D.M. n. 370/2000.
Resta inalterata la facoltà di procedere alla conservazione sostitutiva anche ad intervalli più ravvicinati.
Inoltre, qualora siano in corso controlli ed ispezioni da parte degli organi competenti, occorre procedere alla suddetta conservazione in via anticipata rispetto alla cadenza stabilita dal citato art. 7, comma 4-ter, del D.L. n. 357/1994 (circolare n. 45/E del 2005, circolare n. 36/E del 2006).
infine, LA tenuta e la conservazione su supporti informatici delle distinte meccanografiche di fatturazione, le quali rappresentano dei registri o conti sezionali, non obbliga il contribuente alla conservazione sostitutiva dell’intera contabilità.
Pertanto, gli altri libri e registri possono essere tenuti e conservati su supporto cartaceo, nel rispetto del principio stabilito dall’art. 4, comma 2, del D.M. 23/1/2004 secondo cui è possibile limitare il processo di conservazione sostitutiva a specifiche “tipologie di documenti” (nel caso di specie, le distinte meccanografiche di fatturazione) per le quali sia assicurato l’ordine cronologico delle registrazioni senza soluzione di continuità per ciascun periodo d’imposta.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione 85/E dell’11/3/2008)
E’ esonerata dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi la società che offre prestazioni di parcheggio di veicoli avvalendosi di “biglietterie automatiche” – raggiungibili in remoto ad esempio tramite telefono cellulare – con addebito su carta di credito o tramite Rid.
Il regime di esonero, previsto per i sistemi di pagamento della sosta tramite macchine a moneta o a scheda magnetica, può infatti essere applicato, per analogia, anche a questi strumenti di pagamento elettronici.
Per rientrare nella esclusione dell’obbligo di certificazione, é necessario che il pagamento, relativo alle prestazioni di parcheggio di veicoli in aree coperte o scoperte, avvenga in particolare attraverso l’utilizzo di mezzi elettronici.
La ratio dell’esclusione delle operazioni sopra citate dall’obbligo di certificazione, è da cogliere, sostanzialmente, nella necessità di non gravare di adempimenti eccessivamente impegnativi il prestatore di servizi che calcoli o riscuota il corrispettivo attraverso apparecchiature meccaniche o informatizzate, o tramite strumenti similari.
Ciò anche in considerazione della marginalità economica delle singole operazioni.
In merito alla necessità di vedere se l’espressione “strumenti similari” possa ricomprendere anche altri sistemi di pagamento elettronici, quali, come nel caso di specie, le carte di credito o RID, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la norma ha individuato in via esemplificativa alcuni strumenti di pagamento, senza escluderne altri che assolvono la medesima funzione.
Ne consegue che l’operazione oggetto dell’interpello (il regime di esonero previsto per i sistemi di pagamento della sosta tramite macchine automatiche a moneta, o a scheda magnetica possa essere applicato per analogia, anche al sistema “Omega”) può rientrare nel regime di esclusione di cui all’art. 2, lettera gg) del DPR del 21/12/996, n. 696.
La società, provvederà, quindi, ad annotare le operazioni nel registro dei corrispettivi senza emissione di scontrino, salva l’ipotesi in cui il cliente interessato richieda specificatamente l’emissione della fattura.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione 86/E dell’11/3/2008)
Le somme versate per poter sostenere i test preselettivi, propedeutici all’ammissione a determinati corsi di laurea, sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19%, alla pari delle spese “per frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali”.
Alla base del chiarimento fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 87/E, l’indispensabilità della preselezione per accedere ad alcuni corsi universitari.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione 87/E dell’11/3/2008)