Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15999
Timestamp: 2018-11-13 01:08:12+00:00
Document Index: 99036804

Matched Legal Cases: ['art. 610', 'art. 610', 'art. 610', 'sentenza ', 'art. 610', 'art. 610', 'sentenza ', 'art. 616']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 24 agosto 2018, n.38910
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 13 NOVEMBRE AGGIORNATO ALLE 2:7
CP Art. 610
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 24 agosto 2018, n.38910MASSIMA
L’elemento della violenza nel reato di cui all’art. 610 cod. pen. si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione, potendo consistere anche in una violenza "impropria", che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione (Fattispecie in cui l’imputata era stata ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 610 cod. pen., per avere, con violenza consistita nel cambiamento della serratura di un immobile di esclusiva proprietà del marito, impedito a quest’ultimo di rientrarne in possesso).
La Corte d’appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, che aveva condannato S.R. alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni, avendola ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 610 cod. pen., per avere, con violenza consistita nel cambiamento della serratura di un immobile di esclusiva proprietà del marito, impedito a quest’ultimo di rientrarne in possesso. Nell’interesse della S. è stato proposto ricorso per cassazione.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - SENTENZA 24 agosto 2018, n.38910 - Pres. Settembre – est. De Marzo
1. Con sentenza del 01/12/2017 la Corte d’appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, che aveva condannato S.R. alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni, avendola ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 610 cod. pen., per avere, con violenza consistita nel cambiamento della serratura di un immobile di esclusiva proprietà del marito, impedito a quest’ultimo di rientrarne in possesso.
2. Nell’interesse della S. è stato proposto ricorso per cassazione affidato ai seguenti motivi.
2.2. Con il secondo motivo si lamentano inosservanza o erronea applicazione della legge penale, rilevando: a) che l’imputata, come riconosciuto dalla Corte territoriale, aveva richiesto giudizialmente l’assegnazione della casa coniugale; b) che la procedura si sarebbe conclusa solo nel 2015; c) che sino a quel momento la donna era stata esclusivo possessore dell’immobile a seguito dell’unilaterale allontanamento del marito; d) che, in conseguenza di tali rilievi e della condotta meramente omissiva della donna - tradottasi nella mancata consegna delle nuove chiavi -, non era configurabile la cd. violenza impropria. 2.3. Con il terzo motivo si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, per avere la Corte territoriale trascurato di considerare: a) la momentaneità della trasformazione della cosa, peraltro resa necessaria dal difettoso funzionamento del lucchetto, la cui funzionalità e integrità potevano essere agevolmente ripristinate; b) il fatto che l’imputata aveva consegnato le nuove chiavi al marito appena quest’ultimo, recatosi presso l’abitazione due anni dopo averla lasciata, gliene aveva fatto richiesta; c) che, in relazione a tali profili, non era configurabile il dolo richiesto dalla fattispecie incriminatrice.
1. Vanno preliminarmente esaminati congiuntamente, in ragione della loro stretta connessione, il secondo e il terzo motivo.
Il ricorso non pone in discussione la circostanza - oggetto dell’accertamento dei giudici di merito - che la serratura cambiata dall’imputata sia stata rinvenuta tempo dopo dalla parte civile e si sia rivelata perfettamente funzionante.
In tale contesto, va ribadito che l’elemento della violenza nel reato di cui all’art. 610 cod. pen. si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione, potendo consistere anche in una violenza 'impropria', che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione (Sez. 5, n. 4284 del 29/09/2015 - dep. 02/02/2016, G, Rv. 266020, che, in applicazione di tale principio, ha ritenuto integrato il reato di violenza privata nella condotta di chi impedisce l’esercizio dell’altrui diritto di accedere ad un locale o ad una delle stanze di un’abitazione, chiudendone a chiave la serratura).
2. Il quarto motivo è inammissibile, in primo luogo perché prospetta questioni non sottoposte all’esame della Corte d’appello, come quest’ultima incidentalmente rileva.
3. Per il resto, si osserva, innanzi tutto, che il termine di prescrizione non risulta ancora maturato, giacché, in relazione alla incontestata data di consumazione del reato emergente dalla sentenza di primo grado (novembre 2010), il termine ordinario sette anni e mezzo, risultante dalla applicazione degli artt. 157, comma primo, e 161, comma secondo, cod. pen., sarebbe spirato in data 01/05/2018. Tuttavia, ad esso devono essere aggiunti 105 giorni di sospensione (rinvio su richiesta dal 31/03/2015 al 14/07/2015), che differiscono la scadenza al 14/08/2018.
4. Alla pronuncia di inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo determinare in Euro 2.000,00. Del pari, la ricorrente va condannata alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile nel giudizio di legittimità, che, in relazione all’attività svolta, vengono liquidate in Euro 1.500,00, oltre accessori di legge.