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Timestamp: 2018-11-16 20:32:39+00:00
Document Index: 101719308

Matched Legal Cases: ['art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 32']

condanna dell’l’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” a dispensare gratuitamente alla ricorrente, anche al di fuori degli ambiti ospedalieri, i farmaci della multiterapia di Bella;
Sentenza TAR Friuli n. 200200355 del 22/03/2002
Ric. n.555/01 R.G.R. N.355/2002Reg. Sent.
sul ricorso n.555/01 proposto da OMISSIS, rappresentata e difesa dall’ avv. Rosanna Rovere, con domicilio eletto presso lo studio della medesima ,in Pordenone OMISSIS, e da ritenersi domiciliata presso la Segreteria di questo Tribunale ;
l’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” ,in persona del Direttore generale pro tempore,rappresentata e difesa dall’avv. Vittorina Colò, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Maritza Filippuzzi, in Trieste, via S.Francesco n. 9 ;
del provvedimento del 26.9.2001, prot. n. 30950, con il quale l’Ufficio affari generali e legali della intimata Azienda ha disposto che :”[…..] nessun farmaco compreso nella multiterapia di Bella deve essere più dispensato da codesto distretto"( trattasi del “distretto sanitario nord”);
dell’intimata Azienda a dispensare gratuitamente alla ricorrente, anche al di fuori degli ambiti ospedalieri, i farmaci della multiterapia di Bella;
Visti i motivi aggiunti notificati il 13.12.2001;
Espone la ricorrente, affetta da una patologia tumorale, di essersi sottoposta, con risultati positivi, alla multiterapia di Bella.
La medesima ricorrente otteneva dal Giudice del Lavoro di Pordenone, in seguito ad un ricorso proposto ex art. 700 c.p.c., una ordinanza che condannava l’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” a dispensarle gratuitamente, anche al di fuori degli ambiti ospedalieri, i farmaci della suddetta multiterapia(ordinanza n. 72/2000 del 18.4.2000).
Il Giudice del Lavoro di Pordenone, con sentenza n. 142 del 21.9.2001, condivideva questo assunto, dichiarando il difetto di giurisdizione del Giudice ordinario.
In seguito a ciò, e, segnatamente, in seguito alla perdita di efficacia della ordinanza n. 72/2000 del 18.4.2000, l’intimata Azienda , con il provvedimento impugnato(indirizzato ad Uffici della medesima Azienda), disponeva che :”[…..] nessun farmaco compreso nella multiterapia di Bella deve essere più dispensato da codesto distretto"(trattasi del “distretto sanitario nord”).
Ciò ricordato, e dopo alcuni cenni sul quadro normativo e giurisprudenziale che governerebbe la controversia, la ricorrente sostiene di aver diritto alla somministrazione gratuita, anche al di fuori degli ambiti ospedalieri, dei farmaci della multiterapia di Bella, posto che, da un lato, eventuali provvedimenti assunti dalla Commissione Unica del Farmaco(CUF), che non ammettessero la dispensa gratuita di farmaci “essenziali”(come nel caso della terapia in questione) od “insostituibili”, possono essere disattesi come atti amministrativi non conformi alle leggi ed ai principi generali del diritto; dall’altro, l’attuale normativa, correttamente letta, non escluderebbe la somministrazione gratuita dei ripetuti farmaci.
Con motivi aggiunti notificati il 13.12.2001 la ricorrente ha impugnato il provvedimento prot. n. 33375 del 17.10.2001, con il quale il Responsabile della gestione attività sanitarie dell’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” ha respinto la richiesta della ricorrente, volta ad ottenere la erogazione gratuita dei farmaci compresi nel Protocollo Di Bella.
A sostegno di questi motivi la ricorrente ha dedotto gli stessi mezzi del ricorso originario.
Si è costituita in giudizio l’intimata Azienda, chiedendo il rigetto del gravame.
1. La ricorrente – osserva preliminarmente il Collegio - ha proposto in questa sede una duplice azione.
Una prima azione,di natura impugnatoria, è diretta alla caducazione: 1) del provvedimento in data 26.9.2001, prot. n. 30950, con il quale l’Ufficio affari generali e legali della intimata Azienda ha disposto che:”[…..] nessun farmaco compreso nella multiterapia di Bella deve essere più dispensato da codesto distretto"(trattasi del “distretto sanitario nord”); 2) del provvedimento prot. n. 33375 del 17.10.2001, con il quale il Responsabile della gestione attività sanitarie dell’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” ha respinto la richiesta della ricorrente, volta ad ottenere la erogazione gratuita dei farmaci compresi nel Protocollo Di Bella(provvedimento gravato dai motivi aggiunti notificati il 13.12.2001).
Con una seconda azione l’istante ha chiesto la condanna dell’intimata Azienda a dispensarle gratuitamente , anche al di fuori degli ambiti ospedalieri, i farmaci della multiterapia di Bella.
La adozione di siffatta pronuncia dichiarativa esula – ritiene il Collegio - dalla competenza del Giudice amministrativo, posto che la controversia non rientra nella giurisdizione esclusiva di questo Giudice.
La locuzione:” […..]le attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e della pubblica istruzione, con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati”[…..] ha dato luogo a letture discordanti. In particolare, l’inciso: ”con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati” suffragherebbe – così è stato ritenuto – l’assunto per cui resterebbero radicate nella competenza del Giudice ordinario le sole controversie “intercorrenti tra i gestori privati di pubblici servizi ed i singoli utenti”(Cfr., T.A.R. Campania, 28 marzo 2001, n. 1358, e la citata sentenza n. 142 del 21.9.2001 del Giudice del Lavoro di Pordenone). I “ rapporti individuali di utenza con soggetti privati” sarebbero, cioè, quelli tra i “gestori privati di pubblici servizi ed i singoli utenti”.
Quest'ultimo inciso, per la verità non perspicuo, ma sostanzialmente indicativo del fatto che determinati tipi di rapporti sono esclusi dal paradigma della norma, non è suscettibile di condurre – ritiene il Collegio - alla affermazione che sono sottratte alla giurisdizione esclusiva le controversie “intercorrenti tra i gestori privati di pubblici servizi ed i singoli utenti”: a meno di non operare una evidente forzatura della lettura testuale della norma.
Occorre, poi, tenere conto del fatto che la norma - l’art. 7, comma 2, della legge n. 205 del 2000 - è frutto di una legittima scelta del legislatore, il quale ha ritenuto di assoggettare alla giurisdizione esclusiva amministrativa tutta una serie di controversie – quelle sui pubblici servizi - salvo una categoria specificatamente indicata,e, segnatamente, quella relativa ai “rapporti individuali di utenza con soggetti privati”: le relative controversie permangono nello schema generale della giurisdizione di legittimità.
Pertanto, rispetto a quello sopra richiamato, appare più convincente l’ orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, secondo il quale la devoluzione alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo, disposta dall'art. 33 del d.lg. 31 marzo 1998 n. 80 per le controversie "riguardanti le attivita' e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del S.s.n.", e' esclusa - per espressa previsione della stessa disposizione - per le controversie relative a "rapporti individuali di utenza con i soggetti privati", tra le quali sono da includere le controversie promosse da singoli utenti del servizio sanitario per ottenere le prestazioni cui lo stesso e' istituzionalmente preposto, relativamente alle quali l'individuazione del giudice fornito di giurisdizione deve dunque avvenire non in base al criterio della materia, ma in base a quello della consistenza della situazione giuridica di cui si domanda la tutela, vale a dire riconoscendosi la sussistenza della giurisdizione ordinaria relativamente ai diritti soggettivi ovvero quella generale di legittimita' del Giudice amministrativo relativamente agli interessi legittimi ( Cassazione civile, sez. un., 9 agosto 2000, n. 558 cit.).
Al riguardo va detto che il compendio normativo entro il quale si colloca la controversia in esame è sussumibile nel paradigma delle norme di azione e non in quello delle norme di relazione, posto che non è ravvisabile un diritto soggettivo in capo alla ricorrente, bensì un interesse legittimo, essendo evidente – in particolare - un profilo di interesse pubblico nella previsione legislativa dei farmaci erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale ovvero a carico del privato, e mancando una norma ad hoc – come meglio si vedrà in prosieguo di trattazione – che attribuisca alla ricorrente il diritto alla erogazione gratuita dei farmaci(Cfr. Cass, sez. un., 10 aprile 1992, n. 4411).
A ben vedere, ai fini della risoluzione della attuale controversia, perde – in definitiva - importanza la questione circa il significato da darsi alla locuzione “rapporti individuali di utenza con soggetti privati”: infatti, anche nel caso cui si ritenga che l’inciso si riferisca ai rapporti tra i gestori privati di pubblici servizi ed i singoli utenti, e non ai rapporti tra i singoli utenti ed il Servizio sanitario nazionale, nella fattispecie la giurisdizione – sia pure riguardante una questione involgente interessi legittimi e non diritti soggettivi - sarebbe comunque radicata nel Giudice amministrativo. Come si è visto, l’autorevole arresto della Cassazione(9 agosto 2000, n. 558) ha stabilito che per le controversie promosse dagli utenti del servizio sanitario “l'individuazione del giudice fornito di giurisdizione deve dunque avvenire non in base al criterio della materia, ma in base a quello della consistenza della situazione giuridica di cui si domanda la tutela, vale a dire riconoscendosi la sussistenza della giurisdizione ordinaria relativamente ai diritti soggettivi ovvero quella generale di legittimita' del Giudice amministrativo relativamente agli interessi legittimi.”
In questo contesto argomentativo va soggiunto che, quand'anche, per inconcessa ipotesi, si potesse scorgere – in relazione alla controversia de qua - la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo(sul presupposto della esistenza di un diritto soggettivo), non per questo sarebbe possibile emettere una sentenza dichiarativa nel senso richiesto dalla ricorrente. Ed invero, come sarà dimostrato di qui a poco, la pretesa attorea è comunque priva di fondamento.
La attuale controversia , come si è detto, rientra nella giurisdizione generale di legittimità del Giudice amministrativo: si è già visto che il compendio normativo entro il quale si colloca la controversia in esame è sussumibile nel paradigma delle norme di azione e non di quelle di relazione, posto che non è ravvisabile un diritto soggettivo in capo alla ricorrente, bensì un interesse legittimo, essendo evidente – in particolare - un profilo di interesse pubblico nella previsione legislativa dei farmaci erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale ovvero a carico del privato, e mancando una norma ad hoc che attribuisca alla ricorrente il diritto alla erogazione gratuita dei farmaci.
Detto questo, il Collegio osserva che il ricorso si appalesa ammissibile, contrariamente a quanto eccepito dalla resistente Azienda, in quanto è volto alla caducazione di un provvedimento che è direttamente ed immediatamente lesivo dell’interesse sostanziale della ricorrente, ancorchè non indirizzato alla medesima: basti dire che l’oggetto del provvedimento è il seguente:” Somministrazione metodo di Bella. Sig. OMISSIS”.
Infatti, la ricorrente non ha dedotto specifiche doglianze nei confronti dell’impugnato atto dell’A.S.S.: con il quale – ripetesi - l’Ufficio affari generali e legali della intimata Azienda ha disposto che :”[…..] nessun farmaco compreso nella multiterapia di Bella deve essere più dispensato da codesto distretto"( trattasi del “distretto sanitario nord”).
Come si è sopra sottolineato, l’atto è stato motivato essenzialmente dal fatto che è venuta meno l’efficacia della ordinanza n. 72/2000 del 18.4.2000.
Non si è, pertanto, in presenza di un espresso diniego di una richiesta fatta dalla ricorrente(il diniego è stato impugnato con i motivi aggiunti notificati il 13.12.2001); né, tampoco, l'Azienda ha svolto delle considerazioni circa la non spettanza della erogazione gratuita dei medicinali in base al vigente quadro ordinamentale.
Ne consegue che la istante si sarebbe dovuta gravare avverso detto atto , contestandone la specifica motivazione addotta, ovvero altri aspetti intrinseci.
Il ricorso si fonda,invece, ed in modo esclusivo, sull’asserito diritto alla erogazione gratuita dei farmaci della multiterapia di Bella.
Il provvedimento impugnato non è, pertanto, toccato (nel suo contenuto sostanziale) dai rilievi attorei, che hanno tutt’altra valenza.
Il merito della questione, afferente la pretesa alla erogazione gratuita dei farmaci in parola, va, tuttavia, affrontato, perché con il provvedimento prot. n. 33375 del 17.10.2001 il Responsabile della gestione attività sanitarie dell’Azienda per i servizi sanitari n. 6 “Friuli occidentale” ha respinto la richiesta della ricorrente, volta ad ottenere la erogazione gratuita dei farmaci compresi nel Protocollo Di Bella.
Questo provvedimento è stato gravato dai motivi aggiunti notificati il 13.12.2001: pertanto, è necessario esaminare e decidere la questione di fondo afferente la pretesa attorea – dedotta con gli stessi motivi - alla erogazione gratuita dei farmaci in parola.
Come fondatamente sottolineato dalla resistente Amministrazione, va stabilito – in modo risolutivo – che nessuna norma di diritto positivo consente, allo stato, di ritenere legittima la suddetta pretesa .
Ciò posto, non è inutile ricordare che le vigenti disposizioni non arrecano comunque elementi a favore della tesi esposta dalla deducente: non esiste – ripetesi - alcun diritto alla erogazione dei farmaci della multiterapia di Bella con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.
Si è visto sopra che il diritto alla assistenza farmaceutica gratuita sussiste solo per i farmaci che la Commissione Unica del Farmaco ha ritenuto di inserire nelle classi A(farmaci essenziali e farmaci per le malattie croniche) e B(farmaci diversi da quelli precedenti, di rilevante interesse terapeutico).
Va ricordato, a tal proposito, che la sperimentazione della multiterapia de qua – anche alla stregua dei più aggiornati riscontri scientifici - ha dato risultati complessivamente insoddisfacenti.
L’art. 1(“Tutela del diritto alla salute, programmazione sanitaria e definizione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza”)del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (“Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421”), come sostituito dall’art. 1 del D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 ("Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della L. 30 novembre 1998, n. 419” ) ha stabilito, tra l’altro, che: “1. La tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo ed interesse della collettività è garantita, nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana, attraverso il Servizio sanitario nazionale, quale complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei Servizi sanitari regionali e delle altre funzioni e attività svolte dagli enti e istituzioni di rilievo nazionale, nell'ambito dei conferimenti previsti dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché delle funzioni conservate allo Stato dal medesimo decreto.
Come si vede agevolmente dalle disposizioni testè riportate, nessun diritto può vantare la ricorrente circa la erogazione gratuita dei farmaci de quibus.
Le prestazioni sanitarie richieste non sono, innanzitutto “comprese nei livelli essenziali di assistenza garantite dal Servizio sanitario nazionale a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione vigente”, posto che manca una disposizione ad hoc che radichi questo diritto in capo alla deducente.
Non può, infine, non sottolinearsi il fatto che il diritto alla salute previsto dall'art. 32 della Costituzione è stato inteso dalla consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale(Cfr. , tra le più recenti, la sent. 17 luglio 1998, n. 267, nonché le sentenze n. 304 del 1994, n. 218 del 1994, n. 247 del 1992, n. 455 del 1990), come il diritto ai trattamenti sanitari necessari per la sua tutela, ed è « garantito ad ogni persona come un diritto costituzionalmente condizionato all'attuazione che il Legislatore ne dà attraverso il bilanciamento dell'interesse tutelato da quel diritto con gli altri interessi costituzionalmente protetti». In questa ottica, il “diritto” vantato dalla ricorrente(che in realtà è una mera aspirazione, data la accertata mancanza di una normativa che le conferisca una tutela giuridica, sì da considerare questa aspirazione come una pretesa qualificata e protetta da parte dell’ordinamento, ovverossia un diritto soggettivo perfetto), deve essere contemperato con questi interessi tenendo conto, in particolare, della reale valenza ed efficacia terapeutica dei farmaci in relazione alle patologie considerate, nonché dei limiti oggettivi che lo stesso Legislatore incontra in relazione alle risorse organizzative e finanziarie di cui dispone.
Nel quadro di tali principi – osserva il Collegio - il bilanciamento tra valori costituzionalmente rilevanti induce ad affermare che il nucleo essenziale del diritto alla salute deve ritenersi salvaguardato dalle disposizioni di legge e di quelle a contenuto regolamentare sopra richiamate, volte a disciplinare la erogazione dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale sulla base di una attenta analisi di tutti gli interessi in giuoco.
Alla stregua di quanto sopra esposto, è dato trarre la conclusione che anche i motivi aggiunti notificati il 13.12.2001 siano destituiti di fondamento. Al riguardo, va rimarcato che il Responsabile della gestione attività sanitarie dell’Azienda per i servizi sanitari n. 6 "Friuli occidentale” ha respinto la richiesta della ricorrente diretta ad ottenere la erogazione gratuita dei farmaci compresi nella multiterapia Di Bella, con una motivazione articolata, rigorosa e plausibile; motivazione sorretta, in particolare, da precisi ed appropriati riferimenti normativi.
3. In conclusione, alla luce delle suesposte osservazioni, il ricorso va in parte dichiarato inammissibile e in parte va respinto; i motivi aggiunti notificati il 13.12.2001 vanno respinti.
dichiara in parte inammissibile e in parte lo rigetta;
rigetta i motivi aggiunti notificati il 13.12.2001.