Source: http://isoladellefemminerifiutiamoirifiuti.blogspot.it/2016/10/
Timestamp: 2017-06-26 07:06:37+00:00
Document Index: 109122294

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 11', 'art. 205', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 196', 'art. 199', 'art.\n35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 205', 'art. 7', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 12', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 6', 'art.\n35', 'art. 237', 'art. 208', 'art. 1', 'art. 35', 'art.\n35', 'art. 16', 'art. 35', 'art. 199', 'art. 199', 'art. 35', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 260', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rifiutiamo i Rifiuti: ottobre 2016
Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia
Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 10 agosto
2016 Individuazione della capacita' complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e
assimilati. (16A07192) (GU
n.233 del 5-10-2016)
IL PRESIDENTE DEL
Vista la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 19 novembre 2008, «relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive», recepita con il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205; Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e in particolare la Parte IV, recante le norme
in materia di gestione dei rifiuti; Visto l'art. 35 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 novembre 2014, n. 164 e, in particolare, il comma 1, che
prevede che, con decreto adottato dal
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sia
individuata la capacita' complessiva di trattamento degli
impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o
autorizzati a livello nazionale, nonche' il fabbisogno residuo da coprire
mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati; Considerato che, ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di preparazione per il riutilizzo e
riciclaggio fissato dall'art. 11, comma 2, lettera a), della direttiva 2008/98/CE, e' necessario raggiungere
l'obiettivo nazionale di raccolta differenziata stabilito nell'art. 205 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; Considerato che la gerarchia della gestione dei rifiuti, come individuata
nell'art. 4 della predetta direttiva 2008/98/CE, ha stabilito che il recupero energetico dei rifiuti rappresenta un'opzione
di gestione da preferire rispetto al conferimento in discarica dei rifiuti; Visto l'art. 16 della
predetta direttiva 2008/98/CE, relativo ai principi di autosufficienza e prossimita' nella gestione dei rifiuti;
Ritenuto indispensabile strutturare una rete di impianti sufficienti a trattare i rifiuti che residuano da una raccolta differenziata a norma di legge, limitando, per gli stessi rifiuti, il ricorso
allo smaltimento in discarica; Visto l'art. 196 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che disciplina le competenze delle
regioni nella gestione dei rifiuti con particolare riferimento alla predisposizione, all'adozione e all'aggiornamento dei piani di
gestione rifiuti, nel rispetto dei principi previsti
dalla normativa vigente e della parte IV del medesimo decreto
legislativo n. 152 del 2006; Visto l'art. 199 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che disciplina, in particolare, le
procedure per l'approvazione dei piani di gestione rifiuti, nonche' i contenuti minimi essenziali nel rispetto dei principi e delle finalita'
di cui alla Parte IV del
medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006; Considerato che l'art.
35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, prevede che l'individuazione della capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento, nonche' l'individuazione del relativo fabbisogno residuo avvengano tenendo conto della pianificazione regionale; Considerato altresi'
che, ai sensi dell'art. 35, comma 1, del
citato decreto-legge n. 133 del 2014, l'individuazione della capacita'
complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di
incenerimento avviene sulla base degli impianti in esercizio o autorizzati a livello nazionale; Ritenuto necessario
effettuare - cosi' come richiesto dalle regioni nelle sedute tecniche della
Conferenza Stato-Regioni del 20 marzo 2015 e del 9 settembre
2015 - una puntuale ricognizione dei dati della capacita' e dell'operativita' delle infrastrutture dedicate all'incenerimento
dei rifiuti, con le regioni, le province autonome e con tutti i singoli gestori
degli impianti; Rilevata la necessita'
di effettuare, ai sensi dell'art. 35, comma 1, del citato decreto-legge n. 133 del 2014, l'individuazione del fabbisogno di incenerimento nazionale dei rifiuti urbani e assimilati, sull'ipotesi di raggiungimento
dell'obiettivo minimo di raccolta differenziata stabilito dall'art. 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, e
pari al 65 per cento in tutte le regioni;
Rilevato inoltre
che alcune regioni e province autonome hanno adottato, secondo i rispettivi piani di gestione rifiuti, obiettivi piu' ambiziosi rispetto all'obiettivo minimo di raccolta differenziata di legge, nonche' obiettivi di riduzione della
produzione di rifiuti urbani e assimilati; Rilevato altresi' che
in alcune regioni, caratterizzate da una sovracapacita' di trattamento rispetto al relativo fabbisogno di incenerimento, sono state adottate politiche relative alla dismissione di impianti o alla riduzione di capacita' di incenerimento; Considerato che l'individuazione di un fabbisogno basato su percentuali di raccolta differenziata minori rispetto al 65
per cento e senza tener conto degli obiettivi di ulteriore riduzione di rifiuti
urbani e assimilati, determinerebbe una capacita' impiantistica sovradimensionata
rispetto alle esigenze nazionali; Rilevato che il ritardo sul raggiungimento dell'obiettivo di raccolta differenziata ha determinato, per alcune regioni, la realizzazione o la previsione di realizzazione di impianti di trattamento preliminare necessari a trattare tutti i rifiuti urbani che residuano dai livelli attuali di raccolta differenziata,
anche al fine di ottemperare all'obbligo di cui all'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n.
36; Rilevato inoltre che
tali impianti di trattamento preliminare hanno una capacita' spesso superiore
rispetto al fabbisogno di trattamento calcolato
su una quantita' di rifiuti residui derivanti da una raccolta differenziata a
norma di legge; Ritenuto opportuno
precisare che tali impianti, al crescere della raccolta
differenziata, potranno essere opportunamente convertiti coerentemente
con la necessita' di ottemperare agli obblighi di riciclaggio dei rifiuti urbani; Ritenuto necessario
tenere conto della capacita' impiantistica di trattamento
preliminare realizzata e in previsione di realizzazione, ai fini della corretta gestione dei rifiuti in ragione di
un ritardo sul raggiungimento dell'obiettivo di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e di un deficit di capacita' di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati per determinate aree regionali; Considerata la
necessita' di prevedere un meccanismo che consenta di definire e
aggiornare il fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti urbani
e assimilati, individuato sulla base degli obiettivi di riduzione
della produzione di rifiuti urbani e assimilati, di raccolta differenziata, di riciclaggio e
di pianificazione regionale, anche in ragione: a) delle politiche di
prevenzione sulla produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata attuate dalle regioni nel periodo intercorrente da novembre 2015 alla data di entrata in vigore del decreto; b) di politiche di dismissione di impianti o di riduzione di capacita' di incenerimento per le sole
regioni caratterizzate da una sovracapacita'
di trattamento rispetto al relativo fabbisogno di incenerimento; c) della efficienza di
riciclaggio e recupero di materia degli impianti di trattamento meccanico-biologico, qualora superiore a quella indicata nell'allegato II; d) delle autorizzazioni
assentite a far data da novembre 2015 per gli impianti produttivi
autorizzati allo svolgimento di operazioni di recupero del combustibile solido
secondario (CSS) e delle frazioni secche decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani; e) di accordi
interregionali volti ad ottimizzare le infrastrutture di trattamento dei
rifiuti urbani e assimilati; Vista l'istruttoria
compiuta analiticamente rispetto ai piani di gestione dei rifiuti resi disponibili dalle amministrazioni regionali; Ritenuto opportuno, ai sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, individuare la
capacita' di incenerimento e gli impianti con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da
realizzare per coprire il fabbisogno residuo per macroaree
geografiche e indicare, altresi', le regioni nelle
quali tali impianti e tali potenzialita' devono essere
realizzate; Ritenuto opportuno, altresi', individuare le capacita' di incenerimento e
l'impiantistica necessaria da realizzare, tenendo conto dei rifiuti decadenti dal trattamento degli urbani e assimilati; Ritenuto opportuno che la Regione Sicilia e la Regione Sardegna vengano considerate macro aree
autonome, in ragione della necessita' di autosufficienza delle stesse
nel ciclo di gestione dei rifiuti e delle peculiarita' geografiche insulari; Ritenuto necessario, al fine di indicare le regioni nelle quali devono essere realizzati gli impianti, basarsi sulle disposizioni dell'art. 35, comma 1, del
decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, e dunque alla «finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra
le aree del territorio nazionale», nonche' alla necessita' di tenere conto della «pianificazione regionale» e all'esigenza «di superare e
prevenire ulteriori procedure di infrazione»; Visto il parere favorevole, condizionato, della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, repertorio n. 15/CSR del 4 febbraio 2016; Vista la direttiva del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 42 del 24 febbraio 2016, recante disposizioni in merito al procedimento di verifica di assoggettabilità a
valutazione ambientale strategica delle misure di pianificazione e programmazione previste in attuazione del dispositivo
di cui all'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133; Dato atto che,
nell'ambito delle previsioni di cui alla Parte II, Titolo II, del decreto
legislativo n. 152 del 2006, e in adesione a quanto stabilito dalla direttiva sopra
citata, la Direzione generale per i
rifiuti e l'inquinamento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in qualita' di autorita' procedente, ha provveduto a
redigere il rapporto preliminare di cui all'art. 12, comma 1, del decreto
legislativo n. 152 del 2006, avente ad oggetto i contenuti programmatici
previsti in attuazione dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre
2014, n. 133; Dato atto che la Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali
del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in qualita' di autorita' competente ai fini dell'applicazione di quanto previsto
dalla Parte II, Titolo II, del decreto
legislativo n. 152 del 2006, ha trasmesso il citato rapporto preliminare alla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS per l'acquisizione del relativo parere; Visto il parere n.
2100 del 10 giugno 2016, con il quale la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e
VAS ha ritenuto che «il Rapporto
preliminare delinei un programma recante l'individuazione della capacita' complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in
esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' l'individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la
realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di
rifiuti urbani e assimilati, senza i contenuti per essere sottoposto alla verifica di assoggettabilita' alla VAS»,
invitando, per l'effetto, «l'Autorita' competente a voler
verificare la procedibilita' dell'istanza»; Vista la nota prot.
16298 del 20 giugno 2016, con la quale la competente Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha rappresentato che «anche alla luce di quanto sollecitato dalla stessa CTVIA, il procedimento di verifica di
assoggettabilita' a VAS concernente il programma in oggetto
non puo' essere ulteriormente
proseguito»; Vista la nota prot.
10066 del 4 luglio 2016, con la quale la competente Direzione
generale per i rifiuti e l'inquinamento del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare ha rappresentato la non sussistenza dei presupposti per sottoporre a valutazione ambientale strategica i
contenuti programmatici generali relativi alla individuazione della capacita' complessiva di trattamento degli
impianti di incenerimento di rifiuti urbani in esercizio o autorizzati a livello
nazionale, nonche' l'individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilabili; Ritenuti non
sussistenti i presupposti necessari per sottoporre a valutazione
ambientale strategica i contenuti programmatici generali previsti in attuazione dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014,
n. 133, in ragione di quanto espressamente stabilito dall'art. 6, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n.
152 del 2006, nella parte in cui si dispone che «viene effettuata una valutazione per tutti i piani e programmi che: ... a) sono elaborati per la valutazione e gestione della
qualita' dell'aria ambiente, per i
settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III, e IV del presente decreto»; Considerato che i contenuti programmatici generali previsti in attuazione del dispositivo di cui all'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, pur concernenti il settore della gestione dei rifiuti, non concretizzano il secondo presupposto richiesto dall'art. 6, comma 2,
lettera a), del decreto legislativo n. 152 del 2006 per l'obbligatoria sottoposizione a valutazione ambientale strategica, dal momento che non definiscono «il
quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III, e IV» del medesimo decreto legislativo
n. 152 del 2006; Considerato, infatti, che i suddetti contenuti programmatici generali
stabiliscono un quadro di riferimento per successivi atti di pianificazione
regionale, limitandosi ad indicare il numero e le dimensioni degli inceneritori da
realizzare su scala territoriale di macroarea
e di regioni, con riferimento al solo fabbisogno residuo complessivo di incenerimento calcolato su scala nazionale, non intervenendo sulla ubicazione puntuale,
sulle condizioni operative, ne' sulla ripartizione di risorse;
Ritenuto pertanto che il presente decreto si configura esclusivamente come fattispecie programmatica e di riferimento
per le amministrazioni territoriali che hanno il compito di attuarlo mediante l'adozione degli appositi strumenti di pianificazione, secondo quanto
disposto dagli articoli 196 e seguenti del decreto legislativo n. 152
del 2006; Considerato che, alla
luce del combinato disposto di cui agli articoli 7, comma 2, 196
e 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006, spetta alle regioni
il compito di recepire, nell'ambito dei rispettivi Piani
di gestione dei rifiuti, le scelte strategiche contenute nel presente decreto, avviando le necessarie procedure di valutazione ambientale strategica ed eventualmente di autorizzazione dei progetti, in esito alla localizzazione dell'impiantistica da realizzare per soddisfare il relativo fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti; Visto il decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile 2015, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza
del Consiglio dei ministri, prof. Claudio De Vincenti, e' stata delegata la firma di decreti, atti e provvedimenti di
competenza del Presidente del Consiglio
dei ministri; Sulla proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; Decreta: Art. 1 Oggetto 1. Ai sensi dell'art.
35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con
modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, il presente decreto ha ad oggetto: a) l'individuazione della capacita' attuale di trattamento nazionale degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati in esercizio al mese di novembre 2015; b) l'individuazione della capacita' potenziale di trattamento nazionale, riferita agli impianti di incenerimento dei
rifiuti urbani e assimilati autorizzati e non in esercizio al mese di novembre
2015; c) l'individuazione,
per macroaree e per regioni, degli impianti di incenerimento con recupero
energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare o da potenziare per coprire il fabbisogno residuo nazionale di trattamento dei medesimi
rifiuti. Art. 2 Definizioni 1. Ai fini del presente
decreto si intende per: a) impianti di incenerimento:
gli impianti che rispondono alla definizione di cui all'art. 237-ter, comma 1, lettera b), del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e che sono autorizzati: i. all'esercizio
delle operazioni di smaltimento indicate nella lettera D10, dell'allegato B,
della Parte IV del predetto decreto; oppure ii. all'esercizio
delle operazioni di recupero indicate nella lettera R1,
dell'allegato C della Parte IV del predetto decreto. b) impianti
autorizzati: impianti che hanno ottenuto il rilascio dei provvedimenti autorizzatori ai sensi del Titolo III-bis, della Parte II del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ovvero ai sensi dell'art. 208 del medesimo decreto. Art. 3 Elenco degli impianti di incenerimento in esercizio 1. L'elenco degli
impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati, di cui all'art. 1, comma 1,
lettera a), con l'indicazione espressa per ciascun impianto della capacita' di trattamento autorizzata e quella relativa al trattamento dei rifiuti urbani e assimilati, e' riportato nella Tabella A, che costituisce parte integrante del
presente provvedimento. 2. La predetta tabella
individua, altresi', secondo il procedimento riportato nell'allegato I, la capacita' nazionale complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati in esercizio
al mese di novembre 2015. Art. 4 Elenco degli impianti di
incenerimento autorizzati non in
esercizio 1. L'elenco degli
lettera b), con l'indicazione espressa per ciascun impianto della capacita' potenziale di trattamento e della localizzazione su base regionale e' riportato nella tabella B, che costituisce parte integrante del presente provvedimento. 2. La predetta tabella
individua, altresi', secondo il procedimento riportato nell'allegato I, la capacita' potenziale nazionale di trattamento
derivante dagli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e
assimilati autorizzati e non in esercizio al mese di novembre 2015. Art. 5 Individuazione degli impianti da realizzare o da potenziare per soddisfare il fabbisogno residuo
nazionale 1. L'individuazione del
numero e della capacita' degli impianti di incenerimento con recupero energetico dei rifiuti urbani e assimilati
da realizzare o da potenziare tenendo conto della programmazione regionale, per soddisfare il fabbisogno residuo nazionale di trattamento, come individuato
nell'allegato II, e' riportata nella tabella C, che costituisce parte integrante del presente provvedimento. 2. In attuazione dei
principi indicati nell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni, dalla legge 11 novembre
2014, n. 164, come esplicitati nell'allegato III, la predetta tabella individua, altresi', le regioni in cui realizzare o potenziare gli impianti necessari a soddisfare il fabbisogno nazionale e le
relative capacita'. Art. 6 Disposizioni finali 1. Ai sensi dell'art.
35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014,
n. 164, gli impianti individuati nelle Tabelle A, B e C costituiscono infrastrutture e insediamenti
strategici di preminente interesse
nazionale e realizzano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantendo la sicurezza nazionale nell'autosufficienza del ciclo di gestione integrato dei rifiuti, cosi' come richiesto dall'art. 16 della direttiva 2008/98/CE. 2. Al fine di garantire
la sicurezza nazionale nell'autosufficienza e nel rispetto delle finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, ai sensi dell'art. 35, comma 1, del
decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 novembre 2014, n. 164, le
minori capacita' di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in ragione delle politiche di
cui al comma 6, sono ridistribuite all'interno della stessa macroarea secondo i criteri generali e le procedure di individuazione esplicitati
nell'allegato III. 3. Entro il 30 giugno
di ogni anno, le regioni e le province autonome possono presentare al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una richiesta di aggiornamento del fabbisogno residuo regionale di
incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati individuato nell'allegato II. La richiesta e' presentata in presenza di nuova approvazione di piano regionale di
gestione dei rifiuti o dei relativi adeguamenti, ai sensi dell'art. 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006, o di
variazioni documentate del fabbisogno riconducibili: a) all'attuazione di politiche di prevenzione della
produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata;
b) all'esistenza di impianti di trattamento meccanico-biologico caratterizzati da una efficienza, in valori percentuali, di riciclaggio e recupero di materia, delle diverse frazioni merceologiche superiori rispetto ai
valori indicati nell'allegato II;
c) all'utilizzo di quantitativi di combustibile solido secondario (CSS) superiori a quelli individuati nell'allegato II; d) ad accordi interregionali
volti a ottimizzare le infrastrutture di trattamento dei rifiuti urbani
e assimilati. 4. La richiesta, adeguatamente motivata, e' indirizzata al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare e
reca in allegato la seguente documentazione: a) documento contenente dati attestanti la prevista diminuzione, rispetto ai livelli dell'anno precedente, della produzione di rifiuti attesa in attuazione del piano regionale di
prevenzione della produzione dei rifiuti adottato ai sensi dell'art. 199 del decreto 3 aprile 2006,
n. 152; b) il modello unico di dichiarazione ambientale presentato per l'anno precedente; c) l'autorizzazione dell'impianto produttivo attestante il quantitativo potenziale utilizzabile nel medesimo impianto. 5. Il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro 120 giorni
dalla scadenza del termine di presentazione delle richieste di cui al comma 4, esaminata la documentazione, propone le necessarie
modifiche del presente decreto, secondo il procedimento di cui all'art. 35, comma 1,
del decreto-legge del 12
settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164. 6. Per le modifiche di cui al comma 5 si tiene conto anche delle politiche in
atto relative alla dismissione di impianti o alla riduzione di capacita' di incenerimento per le sole regioni e province autonome, esplicitate nell'allegato III, caratterizzate da una sovracapacita' di trattamento rispetto
al relativo fabbisogno di incenerimento.
7. Dall'attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il presente decreto
sara' trasmesso agli organi di controllo per gli adempimenti di competenza e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 10 agosto 2016 p. Il Presidente del Consiglio dei ministri
Sottosegretario di Stato De
Vincenti Il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Galletti Registrato alla Corte dei conti il 19 settembre 2016 Ufficio controllo atti Ministeri giustizia e affari esteri, reg.ne prev. n. 2566 Tabella A Parte di
provvedimento in formato grafico
Tabella B Parte di
Tabella C Parte di
Individuazione della
capacita' attuale di trattamento nazionale degli
impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati in
esercizio o autorizzati non in esercizio alla data novembre 2015 Parte di
INDIVIDUAZIONE DEL FABBISOGNO RESIDUO DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI URBANI E ASSIMILATI Parte di
Allegato III Individuazione degli
impianti da realizzare o da potenziare per soddisfare il fabbisogno residuo nazionale di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati Al fine di
individuare gli impianti da realizzare o potenziare il comma 1 dell'art. 35 del
decreto-legge n. 133 del 2014 ha stabilito i seguenti criteri generali: a) progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale; b) risoluzione delle procedure di infrazione in corso, e prevenzione dall'avvio di ulteriori contenziosi con l'Unione europea; c) considerazione
della programmazione regionale; d) realizzazione di
un sistema moderno e integrato di gestione dei rifiuti urbani e assimilati. Per quanto attiene al
riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, l'individuazione delle regioni all'interno delle quali localizzare gli
impianti e' effettuata sul presupposto che ciascuna macroarea (Nord, Centro, Sud, Sicilia, Sardegna) debba rendersi tendenzialmente autosufficiente nel complessivo ciclo di
produzione e gestione dei rifiuti, ivi compresa, naturalmente, l'attivita'
di incenerimento dei rifiuti stessi. Sulla scorta di tale presupposto, la localizzazione degli impianti in ciascuna delle regioni
che costituiscono la macroarea, tiene conto: della produzione,
in termini assoluti, dei rifiuti urbani e assimilati; della presenza di
impianti di incenerimento e di impianti di trattamento meccanico-biologico di
rifiuti; del fabbisogno residuo
di impianti di incenerimento; del preponderante
ricorso allo smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati in impianti
di discarica; della densita'
abitativa; Con riferimento alla
risoluzione delle procedure di infrazione in corso e alla prevenzione
dall'apertura di ulteriori contenziosi con l'Unione europea, si tiene conto dell'esigenza di rispettare integralmente le norme europee di
settore, individuando, per ciascuna macroarea, le regioni per le quali sono pendenti contenziosi e precontenziosi per violazione della
normativa europea in materia di gestione dei rifiuti, nonche' le regioni
oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea. Ulteriormente, si
considerano le condizioni di gestione critica del ciclo dei
rifiuti all'interno delle singole regioni costituenti la macroarea,
al fine di porre rimedio a situazioni suscettibili di sfociare in nuovi
rilievi da parte dell'UE. In ordine al rispetto della programmazione regionale per l'implementazione di un ciclo integrato
dei rifiuti, si tiene conto delle previsioni contenute negli atti
di pianificazione di gestione dei rifiuti elaborati da ciascuna regione, anche relativamente all'individuazione di nuova capacita' di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati. Per quanto riguarda
la realizzazione di un sistema moderno e integrato di gestione dei rifiuti urbani e
assimilati, si considera la c.d. «taglia minima» di
sostenibilita' tecnico/ economica degli impianti da realizzare in ciascuna regione, cosi' come individuata dalla vigente
disciplina sull'individuazione delle migliori tecniche disponibili di cui al decreto ministeriale 27 gennaio 2007 recante «linee guida per
l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, in materia di gestione dei rifiuti». In particolare, il
paragrafo H.12.2 del documento «Linee guida relative ad impianti esistenti per le attivita' rientranti nelle categorie IPPC:
5 Gestione dei rifiuti (Impianti di incenerimento)», stabilisce che «Nel caso di incenerimento di RU, al fine di conseguire economie di scala, la potenzialita' di un impianto di incenerimento non
dovrebbe essere inferiore alle 300 t/g, riferite ad un PCI di 10,5 MJ/kg,
indicativamente suddivise in 2 linee da 150 t/g, corrispondenti ad un
bacino di utenza dell'ordine di 300.000 abitanti». Esplicitati cosi' i criteri della norma di riferimento, l'ulteriore analisi
riguarda le peculiari situazioni di ciascuna macroarea e, piu' puntualmente, di
ciascuna regione. Macroarea geografica Nord. L'analisi condotta ha
evidenziato un tendenziale equilibrio tra il fabbisogno di incenerimento e la capacita' di incenerimento complessiva portando, la macroarea ad essere tendenzialmente autosufficiente per quanto concerne il trattamento termico dei rifiuti urbani e assimilati. In particolare, quali
dati rilevanti, emergono: l'elevato fabbisogno
residuo di incenerimento in Liguria (234.786 tonn/anno) e Veneto (174.759
tonn/anno); la sovraccapacita'
della regione Lombardia, che evidenzia un surplus di incenerimento pari a 578.931
tonn/anno, garantito da una sostanziale saturazione impiantistica del
territorio che conta n. 13 inceneritori;
l'assenza totale di
impianti nella regione Liguria, Valle d'Aosta e provincia autonoma di Trento. Tuttavia, tale ultima regione e provincia presentano un fabbisogno limitato
rispettivamente di 30.059 e 53.111 tonnellate anno; l'autosufficienza per
la regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di
Bolzano; un fabbisogno residuo
di incenerimento per la regione Piemonte pari a 52.427 tonnellate anno. Macroarea geografica Centro. L'analisi condotta ha
evidenziato l'esigenza di provvedere ad un fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati pari a complessive 523.918 tonn/anno. In particolare, quali dati rilevanti, emergono:
l'elevato fabbisogno
residuo di incenerimento in regione Marche (198.339 tonn/anno), Umbria (129.883 tonn/anno) e Lazio (213.652 tonn/anno); l'assenza totale di
impianti nella regione Umbria e nella regione Marche; l'autosufficienza per
la regione Toscana. Per quanto precede si
riportano le condizioni che determinano la localizzazione di nuovi impianti nelle regioni sotto elencate.
Regione Marche. Nella regione Marche
non sono presenti impianti di incenerimento operativi; i rifiuti urbani e assimilati sono avviati presso gli impianti di
trattamento preliminari realizzati che consentono di soddisfare il relativo fabbisogno di
trattamento. Inoltre, la regione ha comunicato la sospensione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l'esercizio dell'impianto di
Tolentino. La regione non e' oggetto di contenziosi o precontenziosi europei, ma si riscontra, ad oggi, un ricorso prevalente allo smaltimento in
discarica dei rifiuti urbani e assimilati. Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo
impianto di incenerimento con capacita' pari a 190.000
tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati. Regione Umbria. Nella regione Umbria
trattamento preliminari che consentono di soddisfare il relativo fabbisogno
di trattamento. Inoltre, la regione
ha comunicato che l'impianto di Terni risulta smantellato e privo di titolo
autorizzativo. La regione non e' oggetto di contenziosi o precontenziosi europei, ma si riscontra un ricorso prevalente allo smaltimento in discarica dei rifiuti
urbani e assimilati. Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo
impianto di incenerimento di capacita' pari a 130.000 tonnellate/anno di
rifiuti urbani e assimilati tale da soddisfare il relativo fabbisogno residuo.
Regione Lazio. Nella regione Lazio
sono presenti n. 3 impianti di incenerimento operativi e n. 1 impianto autorizzato ma non in esercizio con una potenzialita' complessiva di trattamento pari a 665.730 tonnellate/anno, che
rappresenta poco piu' del 75% del fabbisogno di incenerimento regionale. La regione e' oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea, sancita da ultimo con sentenza del 15 ottobre 2014, anche in ragione
della violazione dell'art. 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/98 per non aver creato una rete integrata ed adeguata di impianti di gestione dei rifiuti, tenendo conto delle
migliori tecniche disponibili. Una significativa
quota pari a circa il 10% di rifiuti urbani e di quelli derivanti dal
loro trattamento sono destinati fuori regione e perlopiù smaltiti in discarica.
Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo
impianto di incenerimento con una capacita' pari a 210.000 tonnellate/anno di
rifiuti urbani e assimilati. Macroarea geografica Sud. L'analisi condotta ha
evidenziato l'esigenza di provvedere ad un fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati pari a complessive 488.432 tonn/anno. In particolare, quali dati rilevanti, emergono:
l'elevato fabbisogno residuo di incenerimento in Campania (318.942 tonn/anno), e Abruzzo (121.069 tonn/anno); la sovracapacita'
della regione Molise, che evidenzia un surplus di incenerimento pari a 58.072 tonn/anno; l'assenza totale di
impianti nella Regione Abruzzo; la presenza di un assai esiguo fabbisogno residuo di incenerimento nella regione Basilicata (28.874 tonn/anno) tale da non
far ritenere sostenibile la realizzazione di nuove infrastrutture. l'autosufficienza per la regione Calabria; un fabbisogno residuo
di incenerimento per la regione Puglia pari a 80.701 tonnellate anno tale da far ritenere sostenibile un intervento per il potenziamento degli impianti di incenerimento esistenti; Per quanto precede si
riportano le condizioni che determinano la localizzazione di nuovi impianti nelle regioni sotto elencate. Regione Campania. Nella regione
Campania e' presente un impianto di incenerimento operativo ed in esercizio con una potenzialita' dedicata al trattamento dei rifiuti urbani e assimilabili pari a 600.000 tonn/anno. La regione e' oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea,
sancita da ultimo con sentenza del 16 luglio 2015, per violazione dell'art. 260
Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La regione e' altresi' oggetto di procedura d'infrazione n. 2015/2165 relativa
ai Piani di gestione dei rifiuti per violazione dell'art. 28, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE. Per tali motivi, la regione e' stata individuata per la realizzazione di un nuovo
impianto di incenerimento con una capacita' pari a 300.000 tonnellate/anno di
rifiuti urbani e assimilati. Regione Abruzzo. Nella regione Abruzzo
non sono presenti impianti di incenerimento operativi. La regione e'
oggetto di procedura d'infrazione n. 2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei
rifiuti per violazione dell'art. 28, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE poiche' non ha rispettato il termine dei sei anni previsto
da tale disposizione. La regione presenta
un fabbisogno di incenerimento residuo pari a 121.069 tonn/anno. Il piano regionale di
gestione dei rifiuti vigente prevede che l'incenerimento di frazioni non altrimenti riciclabili in impianti dedicati e'
ammissibile al raggiungimento della media regionale del 40% di raccolta
differenziata. Atteso che, ad oggi, tale livello si attesta sulla percentuale del 46,1%, risulta giustificata la realizzazione di un nuovo impianto da 120.000 tonn/anno, tale da soddisfare le esigenze regionali. Regione Puglia. Nella regione Puglia
e' presente n. 1 impianto di incenerimento non operativo. La regione non e' oggetto di contenzioni o pre-contenziosi europei, tuttavia presenta
un fabbisogno di incenerimento residuo pari a
80.701 tonnellate anno, una elevata produzione di rifiuti in valore assoluto ed un ricorso preponderante allo smaltimento in discarica dei
rifiuti urbani e assimilati. Per tali ragioni la
regione Puglia e' stata individuata per la
realizzazione di una capacita' di trattamento pari a 70.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati attraverso il potenziamento degli impianti di
incenerimento esistenti. Macroarea geografica Sardegna. La Sardegna presenta
un fabbisogno residuo di incenerimento pari a 120.885 tonn/anno, derivante da un fabbisogno di incenerimento di 300.885 tonn/anno cui sottrarre la capacita' di incenerimento complessiva
pari a 180.000 tonn/anno. L'attuale capacita' di incenerimento e' garantita da n. 2 impianti
in esercizio, che tuttavia non riescono a soddisfare i fabbisogni complessivi dell'Isola. La regione e' altresi' oggetto di procedura d'infrazione n. 2015/2165
relativa ai Piani di gestione dei rifiuti per violazione dell'art. 30, paragrafo 1 della
Direttiva 2008/98/CE poiche' non ha rispettato il termine dei sei anni
previsto da tale disposizione. La regione ha
comunicato la previsione di potenziare gli impianti esistenti con una
potenzialita' aggiuntiva pari a complessive 20.000 tonnellate/anno di rifiuti. Tale capacita'
aggiuntiva non consente di coprire il relativo fabbisogno residuo,
sicche' risulta necessario realizzare un nuovo impianto di incenerimento fino al completo soddisfacimento delle esigenze. Macroarea
geografica Sicilia. La Sicilia presenta
un fabbisogno residuo di incenerimento pari a 685.099 tonn/anno, corrispondente
al fabbisogno di incenerimento in quanto la regione risulta priva di qualsiasi infrastruttura impiantistica
dedicata all'incenerimento dei rifiuti. Inoltre la regione e' caratterizzata da un pressoche' totale ricorso allo smaltimento in discarica
dei propri rifiuti urbani e assimilati e per questo
e' oggetto di pre-contenzioso europeo oltre ad essere oggetto
di procedura d'infrazione n. 2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei rifiuti per violazione dell'art. 30, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE
poiche' non ha rispettato il termine dei sei anni previsto da tale
disposizione. Si evidenziano inoltre profili di criticita' afferenti al complessivo ciclo di gestione dei rifiuti. Risulta evidente, pertanto, l'assoluta necessita' di localizzare sul territorio dell'Isola di
almeno n. 2 o piu' impianti di incenerimento di capacita' pari al relativo fabbisogno. Appendice I Capacita' di
trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in
esercizio Parte di
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A2a, ART 35 SALVA ITALIA, BAT, Bellolampo, CONTRAFATTO, CROCETTA, diossine, DISCARICHE, EDILPOWER, FARAONE, INCENERITORI, ITALMOBILIARE, PARTICOLATO TOTALE SOSPESO, rifiuti, Pubblicato da
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L’omicidio di Vincenzo Enea consumato, A Isola delle Femmine, per mano mafiosa il mattino dell’8 giugno 1982, è una storia tutta da ricostruire attraverso il ricordo e scriverla ,sulle pagine bianche del libro di Isola delle Femmine,) una storia da URLARE. E’ una storia in cui TUTTi i LIBERI Cittadini di Isola delle Femmine devono sentirsi finalmente protagonisti.E’ una storia di mafia di massoneria di speculatori, che attraverso l’uso della violenza di ricatti e di intimidazione hanno selvaggiamente aggredito il territorio e negato a tutti i Cittadini un pacifico ed armonico sviluppo economico del nostro paese.E’ una storia che ha determinato i rapporti umani tra noi cittadini, l’ignoranza e la mancanza di consapevolezza di noi cittadini sono stati i pilastri su cui si è basata l’azione di questi criminali mafiosi-masso-speculatori. E’ una storia che ci ha rubato le nostre coscienzeAd OGGI la legalità la trasparenza la partecipazione a Isola delle Femmine sono ancora dei tabù, al di là di ogni proclama di propaganda-elettorale.Non sono certo TABU’ la cultura che ancora oggi imperversa a Isola delle Femmine: la cultura della MAFIA –MASSONERIA-SPECULATORI-AFFARISTI DI OGNI RISMA.Gli “uomini” di ieri sono gli “uomini” di oggi. Un FILO ROSSO li tiene legati almeno da oltre un trentennio. Sono sempre i soliti NON IGNOTI.Nella tarda mattinata di oggi 6 ottobre 2016 presso la Suprema Corte di Cassazione in Roma è stata pronunciata la sentenza che conferma quella di appello del Tribunale di Palermo che condannava il boss mafioso BRUNO FRANCESCO alla pena di anni 30 per l’assasinio di Vincenzo Enea imprenditore padre di famiglia di Isola delle Femmine. Omicidio eseguito il mattino dell’8 giugno 1982.Con la sentenza della Cassazione si conferma ciò che i famigliari hanno sempre sostenuto Vincenzo Enea è stato assassinato dalla MAFIA.La VERITA? Giudiziaria ha fatto il suo corso.ORA A NOI CITTADINI LA PAROLA! "Un popolo che non si rivolta è un popolo senza dignità"Pino Ciampolillo ENEA VINCENZO IL FILO ROSSO CHE UNISCE L'OMICIDIO MAFIOSO AGLI AVVENIMENTI I FATTI DI SANGUE E LE SPECULAZ... by Pino Ciampolillo on Scribd
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