Source: http://www.pro-gest.it/licenziamento-del-lavoratore-per-assenza-al-corso-sulla-sicurezza/
Timestamp: 2019-08-18 03:53:21+00:00
Document Index: 116154729

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 20', 'art.1175', 'art.1375', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 20']

LAVORATORE LICENZIATO PER ASSENZA AL CORSO SULLA SICUREZZA | Progest
Alla Cassazione Civile – Sezione Lavoratori del 07 Gennaio 2019 n. 138, a seguito dello svolgimento di una sentenza legale, è stato dichiarato regolare il licenziamento di un lavoratore che non ha partecipato alla formazione obbligatoria prevista dall’Accordo Stato-Regioni, per violazione degli obblighi di correttezza e buona fede.
Centro del dibattito è stato il rapporto contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore, alla fine del quale la Corte ha rifiutato il ricorso del lavoratore licenziato dalla società “a seguito di lettera di addebito con cui era stata contestata una assenza ingiustificata in data X, per non avere preso parte alla formazione obbligatoria sull’accordo Stato-Regioni.”
Tale provvedimento è stato reso possibile in quanto l’obbligo del lavoratore di partecipare agli incontri formativi ha contemporaneamente natura legale e contrattuale, pertanto un lavoratore che non osservasse il suddetto regolamento, violerebbe una norma penale e di conseguenza, dal punto di vista civile, anche il contratto di lavoro.
Per la precisione, secondo il D. Lgs. 81/08 e s.m.i., tutti i lavoratori hanno l’obbligo di “prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.”
In particolare, secondo l’art. 20 comma 1 e 2 lettera h) dello stesso decreto, ogni lavoratore ha l’obbligo di “partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro.”
Specificando, l’art.1175 del codice civile (“Comportamento secondo correttezza”) prevede che “il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza” mentre l’art.1375 (“Esecuzione di buona fede”) del medesimo codice stabilisce che “il contratto deve essere eseguito secondo buona fede”.
Sul piano generale, laddove è previsto l’obbligo penalmente sanzionato del datore di lavoro e del dirigente di assicurare “che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza” (art. 18), l’adempimento di tale obbligo penale non avrebbe potuto essere rimesso alla discrezionalità del lavoratore; da lì il corrispondente obbligo giuridico in capo al lavoratore di partecipare ai “programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” (art. 20).
Tutto ciò trova la sua ragion d’essere nella garanzia della sicurezza e salute sul lavoro che deriva da necessità sociali e trova oggi il suo fondamento principale nella rilevanza costituzionale del lavoro. Essa opera sia di fronte allo Stato, sia nei rapporti intersoggettivi, funzionando – in relazione a questi ultimi – come limite di ordine pubblico all’autonomia privata.
Concludendo, poiché lo Stato da un lato ritiene di interesse generale la salute pubblica e dall’altro garantisce l’integrale tutela del lavoro in ogni sua forma, l’integrità fisica del lavoratore assume rilevanza generale; per cui, tutelandola, lo Stato tutela un bene generale, al quale è interessata – nel suo complesso – l’intera collettività.”
Questo sistema visto nel suo complesso dunque coinvolge anche i lavoratori i quali, in quanto destinatari di specifiche tutele in materia formativa, hanno l’obbligo di “contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro” anche partecipando “ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” (art. 20 c. 2 lett. a) e h) D.Lgs. 81/08 e s.m.i).