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Timestamp: 2016-12-11 06:17:34+00:00
Document Index: 90418772

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 60', 'art.33', 'art.24']

⭐Atti Parlamentari Camera dei Deputati
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Gina Filippa Manca
1 Atti Parlamentari Camera dei Deputati viziosi si concentrano nelle grandi aree urbane e i più permissivi nei confronti degli studenti in Calabria; in particolare, secondo quanto si legge nella relazione, «l 86 per cento degli studenti della scuola superiore ha dichiarato di aver visto fumare i propri docenti contro il 77 per cento della media nazionale; il 40 per cento dei docenti calabresi fa finta di nulla se vede un proprio studente con la sigaretta tra le mani, rispetto al 17 per cento dei lombardi e all 11 per cento dei laziali. Ed in generale in Calabria il 42 per cento dei ragazzi non viene punito in alcun modo se scoperto a fumare a scuola» : se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione esposta in premessa; se e come intendano intervenire; se intendano, in particolare, adottare protocolli specifici da indirizzare alle scuole per arginare questo fenomeno preoccupante; se, con riferimento alle scuole calabresi, il Ministro dell istruzione, dell università e della ricerca abbia intenzione di verificare i risultati dell indagine condotta da Cittadinanzattiva; se e quali iniziative si intendano adottare, all esito della eventuale verifica, per ripristinare nelle scuole la legalità e tutelare la salute pubblica, a partire da quella degli studenti e di chi non fuma. ( ) * * * LAVORO E POLITICHE SOCIALI Interpellanza: I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere premesso che: con la circolare n. 43 del 15 dicembre 2010, a firma del Ministro interpellato, avente per oggetto «versamento contributi enti bilaterali», il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pur affermando di essersi più volte pronunciato nel senso di non ritenere obbligatoria, la iscrizione delle aziende all ente bilaterale richiamando a tal proposito le circolari n. 4 e n. 40 del 2004, la n. 30 del 2005 nonché la risposta all interpello del 21 dicembre 2006 prot. 25/segr/ in realtà, ad avviso degli interpellanti, rende indirettamente obbligatoria l iscrizione per il semplice motivo che la comparazione costi benefici tra iscrizione ed il suo contrario di fatto induce all iscrizione, poiché la mancata iscrizione richiederebbe alle aziende, in termini monetari, molto più dell iscrizione; gli enti bilaterali sono istituzioni di diritto privato (società) costituite in accordo tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro, istituzioni specificamente elencate nella circolare del Ministro interpellato. A questi enti la normativa ministeriale rende di fatto obbligatoria l adesione di tutte le aziende artigiane, commerciali e degli studi professionali iscritti a tali associazioni; prima dell emanazione della circolare suddetta, le imprese industriali interessate dal provvedimento non avevano l obbligo di iscrizione perché nei contratti collettivi non era ancora stato istituito l ente bilaterale. Attualmente alcuni contratti collettivi nazionali sono in via di nuova sottoscrizione, ed a causa della normativa secondaria ministeriale molte imprese dovranno subire quella che è considerabile come una vera e propria scelta obbligata; si ricorda che la quota che ogni azienda iscritta deve versare per l iscrizione agli enti bilaterali è pari a 19 euro mensili per ogni addetto. A causa del combinato disposto delle previsioni, da noi considerate una sorta di imposizione, contenute nella circolare, e di quelle contenute nell accordo interconfederale del 23 luglio 2009, il costo risultante per le aziende non iscritte sarebbe pari a 25 euro al mese lordi per ciascun dipendente, importo da erogare direttamente ai lavoratori sotto forma di «elemento retribu-2 Atti Parlamentari Camera dei Deputati tivo aggiuntivo» oltre a ulteriori somme da erogare a titolo di prestazioni equivalenti a quelle erogate dagli enti bilaterali come, solo per fare alcuni esempi, l assistenza sanitaria integrativa, i contributi; per una più corretta definizione degli enti bilaterali, si ricorda il disposto del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276 articolo 2, comma 1, lettera h; il dispositivo della circolare oggetto dell atto costituisce, ad avviso degli interpellanti, una grave violazione dei princìpi costituzionali perché la pretesa di estendere tali disposizioni a soggetti non aderenti alle associazioni firmatarie dei contratti collettivi nazionali del lavoro è fonte di violazione dei princìpi costituzionali enunciati e garantiti dall articolo 39 della Costituzione; conseguentemente, il Ministro interpellato, anche se nella sua circolare riconosce che non c è obbligo di adesione agli enti bilaterali, di fatto con un escamotage giuridico non lascia altre possibilità a chi non voglia operare questa scelta perché, come sopra accennato, chi decidesse di non aderire verrebbe penalizzato con un costo pro capite raddoppiato, inserendo di fatto degli ostacoli economici alla libertà e allo sviluppo. La libertà riconosciuta dal Ministro appare valida solo sulla carta, trasformando l apparente libertà in reale discriminazione. Con grave violazione, ad avviso degli interpellanti, dell articolo 3 della Costituzione; sempre ad avviso degli interpellanti è altresì è violato l articolo 23 della carta fondante la Repubblica, che recita: «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge», perché la prestazione che dovrebbe essere erogata dal datore di lavoro non iscritto agli enti come prestazione corrispondente a quelle erogate dagli enti bilaterali è imposta non dalla legge ma da un atto di autonomia negoziale che ha forza di legge esclusivamente per le parti stipulanti, così come può desumersi dall articolo 1372 del codice civile; c è poi l articolo 36 della Costituzione che così recita: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro...». Anche quest articolo è a nostro avviso violato in quanto la somma di 25 euro lordi/mese che il datore di lavoro non iscritto agli enti dovrebbe erogare ad ogni lavoratore a titolo di «elemento retributivo aggiuntivo», non avendo le caratteristiche di proporzionalità in base alla quantità e qualità del lavoro svolto non costituisce retribuzione ma, eventualmente, un incremento ad personam frutto esclusivo di una negoziazione fra le parti stipulanti che quindi, come tale, non dovrebbe essere imposto ad aziende non aderenti a queste; viene poi il vulnus recato all articolo 38, comma 5, dove si esplicita che: «L assistenza privata è libera». Anche questo principio è a nostro avviso violato dalla pretesa che organi di diritto privato, quali sono gli enti bilaterali, offrano servizi tipo assistenza sanitaria integrativa equiparati dal Ministro interpellato a prestazioni pubbliche e dall atto del Ministro, di fatto, si evince che tali prestazioni sono imposte a tutti. Deve affermarsi invece il principio, ad avviso degli interpellanti, che si tratta di prestazioni di assistenza privata in quanto gli enti bilaterali non sono organi predisposti o integrati dallo Stato. Poiché gli effetti della circolare sono immediati, quindi INPS ed INAIL sono a tutti gli effetti incaricati di effettuare gli accertamenti e di sanzionare le inadempienze con ulteriore aggravio della situazione già difficile della maggior parte delle aziende; si consideri poi che sindacati e associazioni datoriali, secondo stime prudenziali, incassano da 15 a 19 euro mensili per ogni lavoratore: ciò rappresenta un vero e proprio fiume di denaro, che il Ministro interpellato ha scelto di farà pagare a tutti i datori di lavoro, anche in violazione della pretesa libertà sindacale, con la supervisione, sempre imposta dall atto ministeriale, di INPS, INAIL, INPDAP ed ENPALS che controlleranno il3 Atti Parlamentari Camera dei Deputati rispetto dell onere del pagamento da parte delle aziende ed avranno potere sanzionatorio; le modalità di pagamento sono le seguenti: le quote pagate dalle aziende agli enti bilaterali saranno versate dal gennaio 2011 su modello F24 e saranno così «mascherate» da tributi. Tale procedura risulta di scarsa comprensibilità poiché, lo si ripete, gli enti bilaterali sono società private e questo meccanismo pessimamente congegnato consentirà alle esattorie come ad esempio Equitalia, di gestire coattivamente le somme non versate pur non trattandosi né di tasse, né di imposte, né di tributi, realizzandosi un risultato inaudito: lo Stato che si trasforma in esattore di un ente privato; gli imprenditori che verseranno le quote al danno aggiungeranno le beffe, poiché non saranno neanche consapevoli di pagare un organismo di fatto creato, gestito e voluto dai sindacati, che da molto tempo oramai rappresentano la minoranza e non la maggioranza dei lavoratori visto che solo una minoranza dei lavoratori risulta iscritta ad uno dei sindacati esistenti; un ulteriore aspetto nebuloso di questa vicenda è dato, dal fatto che nessuno può sindacare sulle modalità di gestione di questa ingente massa monetaria, esente da tasse e senza obbligo alcuno della presentazione di qualsiasi bilancio, pratica da sempre seguita dai vari sindacati; nessun sindacato e controllo è consentito neanche sulle referenze delle persone chiamate a rivestire i vari incarichi, né sulle modalità di selezione seguite per la selezione della classe dirigente; la norma in esame rappresenta secondo gli interpellanti, un vero e proprio soccorso fornito ai sindacati dal Ministro interpellato, e grazie al meccanismo escogitato con la circolare, basato su un «obbligo non obbligatorio», questi enti riusciranno ad introitare anche i soldi di chi nulla vorrebbe avere a che fare con questi soggetti giuridici di diritto privato, di fatto pubblicizzati dalle tante scelte normative fatte nel corso di un sessantennio, di cui l episodio qui contestato nella sua legittimità è solo l ultimo di una lunga teoria; poiché non è prevista alcuna forma di pubblicità, nessuna possibilità di controllo, elemento fondamentale di ogni democrazia, assieme al principio della partecipazione, appare legittimo sollevare astrattamente il dubbio che potrebbe anche darsi il caso che solo una minima parte del denaro confluito negli enti bilaterali sia e sarà utilizzata effettivamente per i nobili fini fondanti. E ciò, lo si ripete, può essere astrattamente affermato proprio a causa della totale mancanza di norme circa la conoscibilità, la trasparenza della destinazione d uso delle somme in oggetto; si ricorda che gli enti bilaterali abbisognano, naturalmente, di sedi proprie o in locazione. Inoltre poiché sono enti frutto di accordi fra più parti, saranno necessariamente dotati di consigli di amministrazione, di funzionari, di personale amministrativo vario, generando così, naturalmente ed anche comprensibilmente, dei costi che andranno ad aggiungersi a quelli per il personale impiegatizio, rigorosamente proveniente dalle fila di sindacati, ed è possibile che parte dei denari vengano allo scopo utilizzati, pur se la finalità normativa è ben altra, senza alcuna possibilità di conoscenza dei meccanismi di selezione, se fondati sul merito ed eventualmente quale; sono, questi, momenti particolarmente difficili, soprattutto per i piccoli e medi imprenditori, i quali ogni mattina svolgendo le proprie attività, danno inizio ad una vera e propria lotta giornaliera per sopravvivenza, fatta anche di costi aggiuntivo, complessivamente stimabili tra il 5 e il 10 per cento, costi di cui quello in esame è solo un emblema rappresentativo di tutti gli altri, e che potrebbe essere «fatale» per la sopravvivenza di imprese e lavoratori ivi impiegati; in alcune regioni, prendendo qui ad esempio il Veneto poiché regione la cui4 Atti Parlamentari Camera dei Deputati realtà imprenditoriale e lavorativa è conosciutissima al Ministro interpellato, dal primo gennaio 2011 oltre all ente bilaterale regionale è obbligatorio pagare anche quello nazionale. Con ciò la quota richiesta mensilmente per ogni dipendente veneto ha già raggiunto il costo di 19 euro; di questi 19 euro, ben 5,91 sono destinati esclusivamente al mantenimento delle rispettive associazioni. Ciò rappresenta il 31 per cento dei contributi che sono distolti dalla finalità originaria e destinati al funzionamento della macchina organizzativa; non appare agli interroganti, questa, una soluzione efficiente per i problemi dell economia aziendale, già pericolante per la crisi ricordata e a tutti nota, al contrario sembra avere tutte le sembianze dell ennesima richiesta di sacrificio da far pagare all imprenditoria più sana; proprio la mancata attuazione dell articolo 39 della Costituzione, dai radicali sempre pubblicamente denunciata, consente da sessant anni il fatto incostituzionale che nessun sindacato riconosciuto sia registrato, e che nessuno di essi presenti i bilanci; una volta stabilito normativamente che il lavoratore dipendente ha effettivamente diritto ad un bonus, quest ultimo deve essere ben definito e chiaro in modo che tutti i datori di lavoro possano corrispondere il dovuto direttamente al lavoratore senza l intermediazione di enti privati, che in apparenza sono soggetti terzi, neutrali, senza scopo di lucro, ma che invece hanno più di un qualche proprio autonomo interesse economico, alzando così i costi di transazione; poiché non è determinato inizialmente il valore dei bonus, ciò potrebbe lasciar supporre che l erogazione possa, in una situazione limite, trasformarsi in un fatto puramente aleatorio, vincolato solo alle disponibilità di cassa. Mentre sono proprio gli enti bilaterali a stabilire in modo insindacabile l entità delle quote che le aziende dovranno versare, entrando così una spirale perversa fatta di discrezionalità assoluta, che confligge totalmente coi princìpi dello Stato di diritto. Un esempio può essere ritrovato nel fatto già narrato, quello della regione Veneto, in base al quale la quota annuale da versare è aumentata, con decisione unilaterale, del 33 per cento da gennaio 2011 rispetto a dicembre 2010; l ultima perplessità è la seguente ed è di metodo; il Ministro interpellato pubblicamente afferma che i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori debba essere regolato mediante la stipula del contratto collettivo nazionale. È poi noto il caso che ha interessato una famosa fabbrica italiana di automobili nata a Torino che a questo onere si è sottratta in virtù di una propria oggettiva capacità di contrattazione autonoma. Il Ministro interpellato nulla ha potuto, o voluto fare, contro tale decisione mentre si impone ai piccoli imprenditori, ad artigiani, commercianti e professionisti il rispetto integrale dello stesso contratto collettivo, sotto minaccia di sanzioni e perdita di agevolazioni, apparendo il Ministro, secondo gli interpellanti, debole con i forti e forte con i deboli : di quali elementi disponga rispetto a quanto rappresentato in premessa e quali iniziative gravi ed urgentissime intenda eventualmente adottare, ad iniziare dalla sospensione immediata degli effetti descritti mediante l annullamento di tutti i provvedimenti disposti dalla circolare in questione che appare agli interpellanti, manifestamente incostituzionale. ( ) «Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti». Interrogazioni a risposta in Commissione: DI BIAGIO e MADIA. Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Per sapere premesso che: sono ormai oltre due anni che presso la Commissione bilancio è stata depositata la proposta di legge n. 344 riguardante la disciplina delle attività subacquee;5 Atti Parlamentari Camera dei Deputati nei giorni scorsi nelle acque di Marciana Marina, durante lavori di prospezione su un relitto di interesse archeologico, alla profondità di 65 metri un sommozzatore esperto, Giorgio Tinagli, di professione vigile del fuoco, in seguito ad un non chiaro malore ha perso la vita. Il sommozzatore operava da «volontario» nella prospezione di un relitto per conto della Soprintendenza archeologica della Toscana; questo incidente si aggiunge ad altri per i quali, nella seduta n. 247 del 16 novembre 2009, è stata presentata l interrogazione n , per la quale ancora si attende una risposta, per sapere cosa il Governo intendesse fare, al di là delle rituali dichiarazioni di circostanza, per porre un freno a questi evitabili incidenti; in presenza di una normativa, come quella cui è finalizzata la proposta di legge depositata in Commissione bilancio e attualmente in attesa di proseguire l iter legislativo, queste morti potevano e dovevano essere evitate; tuttora l Italia è l unico Paese d Europa nel quale manca una disciplina specifica che identifichi e tuteli la categoria degli operatori subacquei e iperbarici, sebbene ciascun segmento dell attività industriale (edilizia, metalmeccanica, petrolchimica, e didattico-turistica), utilizzi operatori in immersione, inquadrandoli contrattualmente nelle categorie più disparate, senza poter garantire una tutela legislativa e spesso senza alcuna reale coerenza con l ambito operativo; solo grazie all impegno degli operatori e delle aziende si ha una norma volontaria di buona regola, la norma UNI Ma questo dispositivo, benché condiviso e adottato dalle aziende più strutturate, non è sufficiente a garantire il diritto alla sicurezza che deve appartenere a tutti coloro che svolgono attività subacquea professionale : quali provvedimenti intenda adottare per tutelare in termini di sicurezza antinfortunistica gli operatori subacquei e iperbarici, nonché tutti i lavoratori e le aziende di questo settore. ( ) ZAZZERA. Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Per sapere premesso che: secondo il Rapporto Svimez 2011 sull economia del Mezzogiorno, la Puglia è una delle regioni più povere del meridione, con un prodotto interno lordo pro capite di euro nel 2010; a preoccupare in modo particolare è la drammatica condizione del mercato del lavoro che, sempre secondo il rapporto Svimez, rischia di provocare un vero e proprio «tsunami demografico», visto che nel 2009 circa pugliesi sono stati costretti a lasciare la propria terra in cerca di un occupazione; se, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile rilevato nel 2010 al Sud è del 31,7 per cento solo la Puglia ha registrato il triste record del 35,9 per cento; l assenza di lavoro protratta nel tempo e la mancanza di prospettive per il futuro stanno gettando i cittadini pugliesi ed intere famiglie nella più totale disperazione; alcuni disoccupati hanno costituito comitati e si sono uniti in difesa del diritto al lavoro sancito nella nostra Costituzione; il 1 o ed il 2 marzo 2011 i componenti del Comitato disoccupati di Brindisi hanno manifestato presso la Monteco, azienda che si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, con l obiettivo di protestare contro la scelta dell azienda di assumere personale proveniente dalla provincia di Lecce, anziché di Brindisi; per queste persone, la Monteco costituiva l unica opportunità di lavoro nell ambito di una realtà occupazionale completamente statica; il 12 ottobre 2011 gli agenti della Digos hanno arrestato 18 persone del comitato, con le accuse di violenza privata6 Atti Parlamentari Camera dei Deputati aggravata, invasione ed occupazione di azienda, interruzione di pubblico servizio; tra gli arrestati risulta anche il sindacalista Roberto Aprile detto «Bobo» noto per il suo impegno a difesa della salute e del diritto al lavoro, impegnato in questa occasione quale riferimento Cobas nella trattativa sindacale con la Monteco; lo stesso Aprile nel corso dell interrogatorio di garanzia avrebbe dichiarato di aver svolto esclusivamente attività sindacale avendo pienamente condiviso le motivazioni della protesta dei disoccupati brindisini; inoltre il sindacalista ha precisato che la sua presenza nell ambito del movimento era finalizzata ad avviare un accordo con i dirigenti dell azienda per favorire l occupazione di lavoratori brindisini : di quali elementi disponga il Governo sulla vicenda e quali siano gli sviluppi nella trattativa sindacale con la Monteco. ( ) Interrogazione a risposta scritta: VACCARO. Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Per sapere premesso che: i lavoratori della P.C.B. s.p.a. di Pagani (Salerno), azienda nata dalla ex Ericsson, sono da diversi anni collocati in mobilità, a seguito della cessazione dell attività dell azienda; la vicenda risale al 1998 quando la ex Ericsson, dopo una richiesta di cassa integrazioni guadagni straordinaria respinta prima dal Ministero del lavoro e poi dal Tar del Lazio, scindeva le due sedi produttive costituenti il sito di Pagani, denominando P.C.B. s.p.a. quella delle piastre circuiti stampati e P.B.A. s.p.a. quella degli assemblaggi; successivamente la ex Ericsson cedeva i due rami d azienda rispettivamente al gruppo El.Man e al gruppo Finmek (articolo 47 della legge n. 428 del 29 dicembre 1990); nel 2001, nonostante l inserimento negli accordi sindacali sottoscritti all atto della cessione di garanzie per il mantenimento dei livelli occupazionali per 5 anni senza il ricorso agli ammortizzatori sociali, i lavoratori della P.C.B. s.p.a. sono stati posti in cassa integrazione guadagni straordinaria ed ordinaria; nell agosto 2003 la P.C.B. s.p.a. ha definitivamente cessato le attività ed alla cassa integrazione è seguita prima la mobilità ordinaria, poi la mobilità in deroga dal 2005, con un indennità ultima percepita di 400/460 euro; nell altra azienda ex Ericsson la P.B.A. s.p.a. entrata in crisi più tardi, i lavoratori sono stati invece collocati su base volontaria, nel 2007, nelle liste di mobilità lunga finalizzata al raggiungimento dei requisiti per l accesso alla pensione di anzianità (ex articolo 1, comma 1189, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006); risulta all interrogante che, mentre l INPS continua ad erogare ai lavoratori della P.B.A. s.p.a. l indennità di mobilità lunga che scade il prossimo dicembre 2011, ai lavoratori della P.C.B. s.p.a. l indennità di mobilità in deroga non viene erogata dal maggio 2011 e, ad oggi, nessuna comunicazione in merito è pervenuta dagli enti preposti; sebbene tutti ultracinquantenni, solo alcuni dei lavoratori della P.C.B. s.p.a. sono giunti in mobilità sino alla pensione; gli altri, che non hanno ancora raggiunto l età pensionabile perdono con la mancata erogazione dell indennità di mobilità non solo un esiguo reddito ma anche la contribuzione mancante per l ottenimento della pensione; i lavoratori della P.C.B. s.p.a. vedono inoltre posticipato l effettivo raggiungimento del diritto alla pensione a seguito delle misure di contenimento della spesa previdenziale adottate tra il 2010 e il 2011, le quali hanno comportato il posticipo delle decorrenze dei trattamenti e l adeguamento dell età pensionabile all incremento dell aspettativa di vita : se il Ministro interrogato sia a conoscenza della gravissima situazione in cui si7 Atti Parlamentari Camera dei Deputati trovano i lavoratori della P.C.B. s.p.a. e dei motivi all origine della diversità di trattamento previdenziale nelle due aziende ex Ericsson; quali siano le motivazioni della sospensione dell erogazione dell indennità di mobilità in deroga e della mancata comunicazione ai lavoratori interessati da parte degli enti preposti; quali urgenti iniziative, e in quali tempi, il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di agevolare la proroga ai lavoratori della P.C.B. s.p.a. della concessione dell indennità di mobilità in deroga sino all effettivo raggiungimento del diritto alla pensione. ( ) * * * POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI Interrogazioni a risposta in Commissione: NASTRI. Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico. Per sapere premesso che: secondo i dati diffusi da Unioncamere, circa duemila imprese del settore agricolo, nel giro di tre mesi, hanno cessato la propria attività a causa della crisi economica e finanziaria, mentre quelle ancora in attività sono costrette a fronteggiare una serie di problematiche penalizzanti e di evidente ostacolo, quale i costi fissi sempre più proibitivi e i redditi falcidiati dalla crisi unitamente a guadagni molto scarsi; circa tre imprese agricole su cinque in attività, prosegue il rapporto di Unioncamere, presenta bilanci in perdita e una situazione finanziaria generale che manifesta palesi perplessità sulla continuazione della propria attività aziendale; la redistribuzione delle risorse finanziarie tra i Paesi membri dell Unione europea, che la Commissione è intenzionata ad approvare attraverso la riforma della PAC, la politica agricola comunitaria, le cui misure, ove introdotte, indebolirebbero ulteriormente l interno comparto agricolo italiano, costituiscono, a giudizio dell interrogante, fonte di indubbia preoccupazione e di apprensione sulle prospettive di sviluppo del settore agro-alimentare italiano che rappresenta un motore autentico e fondante dell economia italiana : quali iniziative, urgenti e necessarie, nell ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere al fine di rilanciare il comparto produttivo agricolo nazionale, la cui situazione è in evidente stato di criticità; se non ritengano opportuno, prevedere nell ambito delle prossime iniziative normative per lo sviluppo e la competitività delle imprese, misure ad hoc, volte a sostenere l agricoltura italiana, al fine di consentire agli imprenditori del settore, di disporre di strumenti più efficaci, che siano in grado di superare la situazione di crisi congiunturale e le sfide del mercato globale. ( ) ZUCCHI, MARCO CARRA, OLIVERIO, AGOSTINI, BRANDOLINI, CENNI, CUOMO, DAL MORO, FIORIO, MAR- ROCU, MARIO PEPE (PD), SANI, SERVO- DIO e TRAPPOLINO. Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Per sapere premesso che: a seguito «della relazione di approfondimento» sui dati utilizzati per il calcolo del prelievo supplementare di quote latte redatta dal comando dei carabinieri politiche agricole, nel mese di maggio 2011, Agea ha inviato alle regioni; sulla base della loro competenza esclusiva in materia di controlli sulla produzione e commercializzazione del latte, le liste delle aziende agricole che la citata relazione dei carabinieri individua a rischio, chiedendo di effettuare puntuali riscontri in merito; tutte le regioni, dopo aver effettuato le verifiche necessarie, anche con controlli presso le stalle delle aziende segnalate, Documenti analoghi
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