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Timestamp: 2020-08-14 16:51:38+00:00
Document Index: 98878621

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 39']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 30 ottobre 2018, n. 27731 - Non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all'analogo rapporto sussistente nell'insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorché da questi ultimi non siano evincibili gli elementi - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 30 ottobre 2018, n. 27731 – Non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorché da questi ultimi non siano evincibili gli elementi
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 30 ottobre 2018, n. 27731
Tributi – Accertamento catastale – Revisione parziale del classamento ai fini ICI – Art. 1, co. 335 L. n. 311/2004 – Motivazione generica – Nullità dell’atto di accertamento
L’Agenzia delle Entrate ricorre sulla base di due motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Puglia, indicata in epigrafe, che ha rigettato l’appello dell’Ufficio, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento ex art. 1 comma 335 L. n. 311/2004, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa nella cosiddetta “microzona 1 e 2 del Comune di Lecce”, per la quale era stata effettuata una revisione parziale del classamento ai fini dell’applicazione dell’ICI. In particolare la C.T.R. ha ritenuto l’avviso di accertamento carente di motivazione, in quanto la motivazione va valutata necessariamente in relazione ai singoli atti di classamento e nella fattispecie si appalesa generica, in violazione dell’art. 7 L. n. 212/000.
che il secondo motivo è infondato; infatti, la sentenza impugnata è stata pubblicata successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156/2015, allorché non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337, comma 2, c.p.c., che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia (stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Sez. 6-5, n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 comma 2° c.p.c., resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione;
che l’art. 39 comma 1 bis – aggiunto dall’articolo 9, comma 1, lettera o), del D.lgs. 24 settembre 2015, n. 156, a decorrere dal 1° gennaio 2016 – (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”)
non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato;