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Timestamp: 2019-03-19 22:01:58+00:00
Document Index: 19847014

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ']

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Istituzione rivendita speciale generi di monopolio in sala Bingo a Catania, Consiglio di Stato accoglie ricorso
Il Consiglio di Stato ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Mef e Adm in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) concernente le condizioni per l’istituzione delle rivendite speciali di generi di monopolio presso le sale “Bingo”.
La società, nella qualità di concessionaria per la gestione del gioco del bingo, ha presentato istanza per l’istituzione di una rivendita speciale di generi di monopolio presso la sala Bingo sita in Catania.
2.1. L’Amministrazione ha rigettato l’istanza sulla base delle seguenti argomentazioni:
a) i parametri di distanza e produttività da rispettare, previsti dall’art. 2, del dm. n. 38 del 2013, non si riferiscono solo alle rivendite ordinarie ma anche alle rivendite speciali – diverse da quelle disciplinate dallo stesso art. 4, co.2, lett. da a) ad f). – poiché l’art. 2 viene espressamente richiamato dalla lett. g) dell’art. 4, co. 2 del d. m., che regolamenta l’istituzione delle rivendite speciali in luoghi diversi da quelli indicati dalle lettere precedenti;
b) altra rivendita vicina si trova a 190 metri, sotto il limite massimo di 200 metri tenuto conto della popolazione del Comune;
c) sono al di sotto anche i parametri di redditività.
3. La società ha impugnato il d. m. n. 38 del 2013 e il provvedimento di diniego.
4. Il T.a.r. ha rigettato il ricorso.
“Il primo giudice ha rigettato le censure avanzate nei confronti del d.m., sulla base delle essenziali argomentazioni che seguono:
a) non è necessario il parere preventivo dell’AGCM, previsto dall’art. 34, co. 5, d. l. n. 201 del 2011, conv. con modificazioni dalla l. n. 214 del 2011, in merito al rispetto del principio di proporzionalità su disegni di leggi e regolamenti che introducono restrizioni all’accesso e all’esercizio delle attività economiche, perché: I) l’art. 24, co. 42 del d. l. n. 98 del 2011, conv. con modificazioni nella l. n. 111 del 2011, e il regolamento emanato sulla base di tale disposizione, mirano ad assicurare la razionale distribuzione della vendita sul territorio, al fine di garantire un ragionevole equilibrio tra la protezione degli interessi economici connessi alla liberalizzazione del mercato e la protezione della tutela della salute, che sarebbe messa in pericolo da un’offerta sproporzionata rispetto alla domanda; tali norme si presentano come norme speciali, coerenti con i valori protetti dal sistema; inoltre, la rivendita speciale non costituisce un’attività economica autonoma costituendo un’espansione di altra attività economica (sala bingo); II) comunque, le norme del regolamento non hanno portata anticoncorrenziale (Cons. Stato, sez. IV, nn. 1427 e 1429 del 2015).
b) non è violato l’art. 24, co. 42 cit., che ha dettato i principi direttivi, né è ravvisabile eccesso di potere da parte dell’amministrazione, nell’equiparazione delle rivendite speciali “in altri luoghi diversi da quelli di cui alle lett. da a) ad f)” a quelle ordinarie, estendendo i parametri che la legge aveva previsto solo per queste ultime, perché: I) con il regolamento, l’amministrazione, estendendo i parametri previsti per le rivendite ordinarie, ha esercitato la discrezionalità conferitale dal legislatore (lett. e) dell’art. 24) nell’individuare, per le rivendite speciali in “altri luoghi”, parametri certi, predeterminati ed uniformemente applicabili sul territorio nazionale, senza incorrere in manifesta illogicità per non aver considerato le esigenze peculiari che le ricevitorie speciali “in altri luoghi” soddisfano; II) né è ravvisabile arbitrarietà e irragionevolezza rispetto al diverso regime riservato alle rivendite speciali nominate (stazioni ferroviarie ecc. caserme, case di pena…), con conseguente inesistenza della disparità di trattamento rispetto a queste ultime, atteso che si tratta di infrastrutture che per importanza assumono rilievo in quanto tali e non abbisognano della verifica della sovrapposizione con altre rivendite esistenti.
6.1. Ha rigettato, inoltre, le censure rivolte avverso il provvedimento di diniego, così argomentando:
a) non sussiste illegittimità derivata essendo legittimo il regolamento presupposto;
b) mancando i requisiti della distanza e di reddito previsti, l’amministrazione non aveva altri margini di valutazione.
7. Con il primo motivo, la società insiste sul carattere generale della previsione legislativa in ordine al preventivo parere obbligatorio dell’AGCM, essendo volta ad uno scrutinio preventivo di proporzionalità e ragionevolezza.
7.1. Con il secondo e terzo motivo, strettamente collegati, deduce la violazione dell’art. 24, co. 42 cit. (secondo motivo) e censura la sentenza là dove ha ritenuto non manifestamente irragionevole l’equiparazione delle rivendite speciali “in altri luoghi” alle rivendite ordinarie e la differenziazione delle rivendite speciali nominate rispetto alle rivendite speciali “in altri luoghi” (terzo motivo).
7.2.Con il quarto motivo ripropone le censure svolte avverso il provvedimento di diniego.
8. Il secondo e il terzo motivo sono fondati, con le precisazioni di cui in motivazione; conseguente è l’assorbimento degli altri motivi di ricorso.
14. In conclusione, l’accoglimento del secondo e terzo motivo dell’appello, nei limiti precisati, comporta l’annullamento dell’art. 4, co.2 lett. g) del d. m. del Ministero dell’economia e delle finanze 21 febbraio 2013, n. 38, nella parte in cui richiama il precedente art. 2. Conseguente è l’integrale riforma della sentenza gravata e l’accoglimento del ricorso proposto dinanzi al T.a.r.
15. In ragione della novità della questione affrontata, ricorrono giusti motivi per la integrale compensazione delle spese processuali del doppio grado di giudizio.
a) lo accoglie nei limiti precisati in motivazione;
b) annulla l’art. 4, co.2 lett. g) del d. m. del Ministero dell’economia e delle finanze 21 febbraio 2013, n. 38, nella parte in cui richiama il precedente art. 2;
c) in integrale riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso proposto dinanzi al T.a.r”.
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