Source: https://www.laleggepertutti.it/253510_metropolitane-come-regolare-la-tassa-per-le-inserzioni-pubblicitarie
Timestamp: 2019-01-16 00:47:22+00:00
Document Index: 154296238

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13']

Metropolitane: come regolare la tassa per le inserzioni pubblicitarie
Con riguardo alla pubblicità sui treni della metropolitana di Roma, non esiste per essa una specifica categoria e pertanto si fa nei fatti riferimento alle altre categorie già codificate. Vi è un vuoto normativo in quanto non è ricompresa tra le categorie previste dall’art. 13 del D. lgs. 507/93 e recepito dalla Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 102/2017, secondo cui la tassa per le inserzioni pubblicitarie è pari a 58,87 euro mq/anno (canone delle iniziative pubblicitarie suolo privato oltre 8.5 mq). Questa tassa appare molto alta considerando che l’ammontare annuo è pari a circa 20.000 euro. Si vorrebbe applicare una tassa più bassa (eventualità resa possibile da una deliberazione di Assemblea Capitolina correttamente motivata) considerando il tempo ridotto di esposizione alla breve sosta in banchina (da 25 a 50 secondi) e l’impossibilità di una visione totale del treno in banchina. Inoltre una tassa più bassa consentirebbe a diverse società, anche quindi alle piccole aziende, di accedere al mercato della pubblicità sui treni della metropolitana, aumentando gli introiti per l’Amministrazione. Si eviterebbero i “buchi” nella prenotazione e pagamento degli spazi pubblicitari sulla metropolitana. In base a quanto esposto, quali sono motivazioni valide per abbassare la tassa e in base a quale percentuale?
Subito una premessa: indubbiamente sussiste nella disciplina vigente un vuoto normativo, in quanto la pubblicità sui treni della metropolitana non è testualmente ricompresa nella disposizione di cui all’art. 13 del D.lgs. n. 507/1993, il quale, nel disciplinare talune particolari tipologie di pubblicità effettuata con veicoli, dispone che “per la pubblicità visiva effettuata per conto proprio o altrui all’interno e all’esterno di veicoli in genere, di vetture autofilotranviarie, battelli, barche e simili, di uso pubblico o privato è dovuto l’imposta sulla pubblicità in base alla superficie complessiva dei mezzi pubblicitari installati su ciascun veicolo nella misura e con le modalità previste dall’art. 12 comma 1; per la pubblicità effettuata all’esterno dei veicoli suddetti sono dovute le maggiorazioni di cui all’art. 12 comma 4”.
Senonchè, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che la norma di cui all’art. 13 è una norma eccezionale, avendo statuito che “la fattispecie disciplinata dall’art. 13 non solo costituisce una previsione eccezionale rispetto alla generale previsione dell’art. 12, ma pure non risulta applicabile ai casi in cui i veicoli utilizzati siano stati realizzati e/o trasformati e concretamente utilizzati per l’esclusivo esercizio dell’attività pubblicitaria”. (Cass. civ. Sez. Trib. n. 5858/2012).
Dalla natura eccezionale della disposizione di cui all’art. 13 del D.lgs. n. 507/1993, come affermata dalla giurisprudenza della Suprema Corte, discende che la stessa disposizione può trovare applicazione soltanto alle fattispecie in essa espressamente contemplate e che una sua estensione analogica e conseguente applicazione a tipologie di pubblicità diverse da quelle testualmente previste, costituisce violazione del divieto previsto dall’art. 14 delle preleggi.
In effetti, non pare affatto trascurabile la differenza tra le tipologie di veicoli previste dall’art. 13 del D.lgs. n. 507/1993 ed i treni della metropolitana, sotto il profilo delle rispettive caratteristiche strutturali e funzionali.
Ciò premesso, è a parere dello scrivente da ritenere che le ragioni evidenziate dal lettore siano senz’altro meritevoli di considerazione nell’ottica di un abbassamento dell’imposta, che ovviamente necessiterebbe peraltro di un’espressa delibera dell’assemblea consiliare.
Potrebbero comunque farsi valere ulteriori ragioni a sostegno dell’esigenza e della eventuale decisione di un abbassamento delle imposte, nel senso che di seguito si espone.
Occorre evidenziare, anzitutto, che in linea teorica l’inserzione pubblicitaria non dà conto in alcun modo della capacità contributiva dell’impresa che la effettua ma, semmai, costituisce, solo in via potenziale, quel valore aggiunto che può, peraltro solo in alcuni casi ed al ricorrere di talune circostanze non prevedibili in termini di assoluta certezza, incentivare l’attività economica dell’impresa e dunque incrementarne la capacità contributiva.
In altri termini, è solo dall’ottenimento di un maggior reddito (circostanza scaturente dall’attività di inserzione pubblicitaria in via del tutto eventuale e niente affatto certa) che può derivare un aumento della capacità contributiva, che però viene già tassato quando ancora non si è prodotto.
Ora, è fin troppo evidente che in tempi di crisi congiunturale dell’attività di impresa in generale e del settore del commercio in particolare in tutto il territorio comunale, potrebbe essere di significativo interesse per le istituzioni locali offrire un segnale di incoraggiamento e di sostegno all’iniziativa imprenditoriale attraverso un minor aggravio fiscale da realizzare per il tramite della riduzione delle imposte su tale tipologia di pubblicità.
Tale obiettivo, sicuramente conforme al dettato delle disposizioni costituzionali di cui al titolo III della Costituzione dedicato ai Rapporti Economici, garantirebbe altresì il conseguimento di ulteriori significativi benefici quali i) l’ampliamento della platea dei contribuenti, ii) la fidelizzazione dei 5 pagamenti e delle relative scadenze da parte dei soggetti passivi e, in ultima istanza, iii) l’aumento del gettito derivante dall’assolvimento di tale imposta.
Ulteriore ragione da far valere al fine di propugnare una riduzione dell’imposta potrebbe ravvisarsi nell’esigenza di tutelare gli operatori economici che effettuano questa tipologia di inserzione pubblicitaria dalla significativa concorrenza che gli stessi subiscono per effetto dell’avvento di nuove e più evolute forme di pubblicità, quali quelle consentite sui c.d. social network e strumenti assimilabili, evidenziando che tali ulteriori forme di pubblicità innovativa non erano neppure ipotizzabili né ipotizzate dal legislatore all’epoca dell’emanazione del D.lgs. n. 507/1993.
È evidente infatti che un’imposizione eccessivamente elevata sulle inserzioni pubblicitarie effettuate sui treni della metropolitana potrebbe finire per disincentivare il ricorso a tale tipologia di pubblicità, con conseguente perdita di un’importante quota di gettito fiscale, a tutto vantaggio di altre forme di pubblicità realizzate su social network gestiti da operatori economici privati.
Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Chiara Romanelli