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Timestamp: 2019-07-17 16:18:23+00:00
Document Index: 80086571

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La natura reddituale delle spese di sponsorizzazione e di pubblicità: cosa deve prevedere il contratto | Commercialista Telematico
La natura reddituale delle spese di sponsorizzazione e di pubblicità: cosa deve prevedere il contratto
la scelta di sponsorizzare eventi sportivi può portare a contenziosi col Fisco sulla deducibilità o meno dal reddito d’impresa di quanto speso; in questo articolo (partendo da un reale caso di contenzioso) vediamo quali sono i principi generali su cui si muove la giurisprudenza in tema di spese di pubblicità e di sponsorizzazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5720 del 23.3.2016, ha espresso interessanti considerazioni in tema di natura giuridica e deducibilità delle spese di sponsorizzazione.
Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate e confermava l’avviso di accertamento, ritenendo che l’atto impositivo fosse fondato su un processo verbale di constatazione che aveva fatto emergere gravi incongruenze contabili e fiscali «con particolare riferimento al confronto effettuato tra la documentazione contabile di parte appellata e quella di altre aziende alla prima collegate nonché al recupero a tassazione posto in essere per costi ed oneri illegittimamente detratti».
Osservava il giudice di secondo grado che la contribuente aveva, tra gli altri, messo in detrazione costi di sponsorizzazione che non avevano portato rilevanti e significati incrementi nelle vendite.
Avverso tale sentenza la contribuente proponeva ricorso per Cassazione, censurando la sentenza d’appello per «omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione» laddove, in tema di sponsorizzazione, la CTR non specificava nel dettaglio le fonti dalle quali avrebbe tratto il proprio convincimento senza spiegare il senso logico e giuridico del rilievo dato «a rilevanti e significativi incrementi nelle vendite».
La ricorrente denunciava poi la violazione dell’art. 90, c. 8, della legge n. 289/2002 e degli artt. 108, c. 2, e 109, c. 5, del TUIR, laddove la sentenza trascurava che, per l’art. 90, c. 8, cit., il corrispettivo in denaro o in natura a favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e le altre istituzioni previste costituisce spesa di pubblicità entro l’importo massimo di duecentomila euro e che, secondo la circolare n. 21 del 22 aprile 2003 e in virtù di presunzione assoluta, i corrispettivi erogati possono essere dedotti ai sensi dell’art. 108, c. 2, del TUIR.
Osservava inoltre la ricorrente che non v’era ragione per dubitare dell’inerenza della sponsorizzazione di una squadra di basket di serie C1 (dilettanti), avendo documentato un rapporto percentuale tra costi pubblicitari e fatturato annuo congruo e adeguato all’attività d’impresa.
I motivi di impugnazione sopra indicati, secondo la Corte, erano fondati.
Evidenziano infatti i giudici di legittimità che l’art. 90, c. 8, della legge finanziaria 2003 (n. 289/2002) stabilisce che «Il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario, ai sensi dell’articolo 74, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917» (vedi ora art. 108).
Il thema decidendum, sottolinea la Corte, atteneva quindi alle condizioni di deducibilità delle spese di pubblicità quando queste coinvolgono soggetti ritenuti dal legislatore del 2003 meritevoli di peculiare tutela giuridica, ossia le compagini sportive dilettantistiche.
In generale, ai sensi dell’art. 108 del TUIR, costituiscono infatti spese di rappresentanza quelle affrontate per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa ed a potenziarne le possibilità di sviluppo, mentre vanno qualificate come spese pubblicitarie o di propaganda quelle erogate per la realizzazione di iniziative tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi, o comunque dell’attività svolta.
Pertanto, di norma, le spese di…