Source: http://docplayer.it/904480-Accordi-di-risanamento-i-soggetti-coinvolti-il-ruolo-delle-banche-e-le-responsabilita.html
Timestamp: 2017-09-21 14:27:13+00:00
Document Index: 20931149

Matched Legal Cases: ['art. 182', 'art. 67', 'art. 28', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 37', 'art. 21', 'art. 37', 'art. 5', 'art. 218', 'art. 218', 'art. 67', 'art. 218', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 67']

Accordi di risanamento: i soggetti coinvolti, il ruolo delle banche e le responsabilità * - PDF
Accordi di risanamento: i soggetti coinvolti, il ruolo delle banche e le responsabilità *
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1 TOMMASO MARIA UBERTAZZI Accordi di risanamento: i soggetti coinvolti, il ruolo delle banche e le responsabilità * Sommario: 1. Le operazioni di corporate restructuring. 2. Gli accordi di turnaround in Italia. 3. Gli accordi di risanamento di questo studio. 4. Accordi e non piani di risanamento. 5. I soggetti coinvolti: l impresa in crisi. 6. I soci cedenti, i soci rimanenti e i soci nuovi. 7. Le banche creditrici. 8. I creditori minori e altri soggetti. 9. Gli advisor. 10. L esperto. 11. Le tappe di un operazione di corporate restructuring e i soggetti che le percorrono. 12. L operazione di risanamento e il suo carattere di procedimento privato. 13. Le banche e i diversi comportamenti abusivi che ne generano le responsabilità. 14. L abuso delle banche nella negoziazione. 15. La concessione abusiva del credito nei risanamenti. 16. L interruzione brutale del credito nei risanamenti 1. Le operazioni di corporate restructuring. Ogni impresa ha come vocazione naturale quella di far crescere il proprio core business sino alle dimensioni che essa ritenga ottimali, di puntare in un mercato globalizzato ad una efficienza competitiva e di creare dunque in questo modo valore 1. Queste aspirazioni dell impresa molte volte sono raggiungibili. Altre volte si possono scontrare con fattori interni o esterni all impresa che ne compromettono in diversa maniera la crescita sino al punto di azzerare ogni creazione di valore o nei casi più gravi distruggere quello preesistente. In questi ultimi casi l impresa che aspira a non cessare la sua attività e a rimanere sul mercato deve necessariamente adottare per la sua stessa sopravvivenza percorsi di ristrutturazione o altrimenti detti di turnaround 2. E la gran parte dei turnaround di un impresa vengono attuati in situazioni di declino o crisi finanziaria. Ora queste situazioni sono tra loro diverse perché come osserva la dottrina aziendalistica: il declino si verificherebbe quando un impresa non produce più valore e principalmente perde la sua capacità reddituale; mentre la crisi consisterebbe in una manifestazione ulteriore della performance negativa dell impresa con effetti anche esterni come la perdita di fiducia e credito della comunità finanziaria 3. Questa diversità si * Questo scritto continua una linea di studi che mi ha già condotto a pubblicare il libro T.M.UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, Cedam, Padova, 2008, passim, la applica ad una fattispecie diversa da quella delle acquisizioni di imprese, ed anticipa la delimitazione di un lavoro monografico in corso di elaborazione. Depurato dalle parole di cortesia questo lavoro riprende alcuni elementi di tre diverse relazioni tenute rispettivamente all Università di Foggia nell occasione dell incontro organizzato dalla Summer school sulle Operazioni transazionali di ristrutturazioni dei debiti ; all Università di Roma Tre nell occasione dell iniziativa Working Papers a Roma Tre. Nuove idee a confronto ; a Lanciano al convegno di studi sulle Le procedure di composizione negoziale delle crisi e del sovraindebitamento. Un ringraziamento particolare è rivolto agli organizzatori di questi eventi e ai professori Bonfatti, Costantino, Capobianco, Gabrielli, Guaccero, Motti e Pardolesi per i preziosi suggerimenti avuti durante e dopo le relazioni. 1 FACCINCANI, Banche, imprese in crisi e accordi stragiudiziali. Le novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare, Giuffrè, Milano, 2007, 39 secondo cui nell ambito della dottrina economico aziendale è ampiamente condiviso il concetto che ogni impresa abbia come obiettivo principale la creazione e massimizzazione del valore. 2 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, Egea, Milano, 1995, 4 ss. secondo cui l espressione turnaround, termine anglo-sassone letteralmente non traducibile, è stata dopo qualche esitazione, assunta per rappresentare tutti i processi sistematici di risanamento e di rilancio delle imprese. 3 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, Egea, Milano, 1995, 4 ss.. In particolare Guatri evidenzia come il «declino» può essere, così, collegato ad una performance negativa in termini di Δ W, cioè alla «distruzione» di valore: e misurato sulla sua intensità dalla entità di tale distruzione in un definito arco temporale (annuale, ma anche pluriennale) sì che in questo modo un impresa è in declino quando perde valore nel tempo (così a pag. 107). La crisi invece è uno sviluppo ulteriore del declino e si concreta di solito, a seguito delle perdite 1
2 riflette anche sui procedimenti di turnaround adottati: perché nei casi di declino per il rilancio dell impresa si possono anche non richiedere sacrifici agli stakeholder come la semplice definizione di nuovi orientamenti di gestione, il controllo e miglioramento dei servizi prodotti, l ammodernamento degli impianti etc.; mentre nelle ipotesi di crisi il sacrificio degli stakeholder è inevitabile e può comportare via via la necessità di una ricapitalizzazione della società, la cessione di società controllate o di partecipazioni societarie, la variazione della compagine societaria, il cambiamento dei manager etc.. E la distinzione ora detta assume un rilievo fondamentale a livello giuridico perché sin da subito suggerisce che il turnaround di un impresa in declino richiede principalmente scelte interne; mentre quello di un impresa in crisi richiede la negoziazione, conclusione ed esecuzione di accordi complessi con numerosi soggetti esterni alla vita dell impresa ed in primis con i propri creditori. 2. Gli accordi di turnaround in Italia. Questo studio è rivolto principalmente all analisi di turnaround di imprese in crisi. Questo studio lo farà qui sinteticamente; sulla base degli studi degli aziendalisti, delle analisi dei giuristi e delle indicazioni che derivano da un certo numero di contratti che mi sono stati messi cortesemente a disposizione da alcuni studi professionali italiani e stranieri; ed esclusivamente per ricordare gli aspetti delle operazioni di turnaround che rilevano ai fini di un analisi civilistica di questo settore del diritto. A questo proposito si può osservare che le operazioni di risanamento richiedono negoziazioni privatistiche complesse che nell ambiente dei giuristi vengono normalmente qualificate come corporate workouts. E queste soluzioni privatistiche cominciano ad essere riconosciute, regolamentate e protette in gran parte degli Stati con economia capitalizzate. In Italia la diffusione degli accordi stragiudiziali moderni di risanamento delle imprese si è avuta a partire dagli anni novanta a seguito della crisi valutaria del 1992 che ha prodotto l entrata in crisi di imprese medio grandi 4. Oggigiorno gli accordi di risanamento sono sempre più utilizzati per il rilancio delle imprese diventando una realtà costante. E tutto ciò come noto è maturato a seguito tra l altro della presa d atto che (i) le soluzioni privatistiche volte alla soluzione della crisi dell impresa rispetto a quelle pubblicistiche consentono un risparmio netto dei costi derivanti dall insolvenza 5 ; (ii) gli accordi stragiudiziali sono maggiormente flessibili e rapidi rispetto alle procedure di insolvenza e permettono tra l altro alle parti di ricorrere a operazioni di finanza straordinaria difficilmente praticabili con le procedure concorsuali 6 ; (iii) il turnaround stragiudiziale di un impresa consente (a differenza delle procedure d insolvenza) di salvare i beni immateriali di un impresa ancora produttivi di valore come marchi, brevetti, etc. 7 ; (iv) l efficienza del mercato richiede sempre più l utilizzo di strumenti (non successivi al verificarsi del danno, ma) preventivi ed ispirati dalla necessità che il rischio sia piuttosto anticipato 8 ; (v) i migliori soggetti deputati ad escogitare soluzioni idonee ad uscire da una situazione di crisi finanziaria di un impresa sono proprio quelli direttamente interessati e non soggetti terzi 9 ; e (vi) la formazione negli Stati moderni di una nuova ideologia economiche (di redditività e di valore), in ripercussioni gravi e crescenti sul piano dei flussi finanziari quali la carenza di cassa, perdita di credito e di fiducia (così a pag. 108). 4 Sul punto v. FACCINCANI, Banche, imprese in crisi e accordi stragiudiziali. Le novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare, cit., Così STANGHELLINI, La crisi di impresa fra diritto ed economia. Le procedure di insolvenza, Mulino, Bologna, 2007, Così STANGHELLINI, La crisi di impresa fra diritto ed economia. Le procedure di insolvenza, cit., Così GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 4, secondo cui le normali procedure giudiziarie (ed in taluni Paesi tutte le procedure pubbliche) [ ] in ben pochi casi riescono nell intento di salvaguardare i valori dell impresa ed in particolare quelli immateriali: anzi sono spesso la premessa alla loro parziale o totale distruzione. 8 Così GALLETTI, La ripartizione del rischio di insolvenza. Il diritto fallimentare tra diritto ed economia, Mulino, Bologna, 2006, 9. 9 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit.,
3 volta a (non più sanzionare il debitore per il solo fatto di essere insolvente, ma) consentirgli l utilizzo di strumenti idonei a evitare una liquidazione dell impresa Gli accordi di risanamento di questo studio Gli accordi privatistici e stragiudiziali possono essere raggruppati in tre diverse tipologie. (i) Alcuni contratti denominati accordi di ristrutturazione sono regolati incisivamente dal legislatore in ordine al loro procedimento e contenuto: è questo il caso degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall in cui si richiede ai fini della loro conclusione l adesione di creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti ; una relazione redatta da un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) l. fall. attestante la veridicità dei dati aziendali e l'attuabilita' dell'accordo di ristrutturazione; e l omologazione del tribunale e la pubblicazione dell accordo di ristrutturazione nel registro delle imprese 11. (ii) Altri contratti denominati accordi c.d. di risanamento delle imprese sono sostanzialmente rimessi all autonomia privata e regolati dal legislatore esclusivamente in ordine (non al contenuto, ma) agli effetti dall art. 67 co. 3 lett. d) l. fall secondo cui non sono soggetti ad azione revocatoria gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui fattibilità del piano e sia attestata da un professionista designato da un debitore iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'art. 28, lettere a) e b) [ ] l.f. e 2399 c.c.. (iii) Altri accordi non sono infine regolati dalla legge fallimentare, sono stati via via negli anni praticati nelle operazioni di risanamento anche prima delle riforme del e rientrano dunque nella lex mercatoria 12. Questo studio non può e non vuole inventariare tutti gli accordi ora detti e gli innumerevoli problemi di diritto che essi pongono. Deve necessariamente circoscrivere il proprio oggetto. A questo fine si limiterà ad analizzare principalmente gli accordi stragiudiziali puri e dunque quelli che non necessitano del vaglio o intervento dell autorità giudiziaria. E gli accordi ora detti sono sostanzialmente quelli (ii) e (iii). A seguito della riforma del la regolazione degli accordi (ii) e la loro esenzione alla revocatoria ha tuttavia portato gli operatori (ed in primis le banche) progressivamente ad abbandonare l adozione degli accordi (iii) ed a richiedere (ed in alcuni casi imporre) alle imprese l adozione di accordi di risanamento (ii). In questo quadro gli accordi (ii) presentano dunque maggior interesse rispetto a quelli (iii). Ed in questo studio analizzerò pertanto principalmente solo gli accordi (ii) anche se le osservazioni che verranno proposte potranno mutatis mutandis essere anche in parte applicate agli accordi (iii). 10 Le recenti riforme in materia concorsuale hanno dimostrato che il legislatore italiano è d altro canto incline a prediligere oggigiorno soluzioni di continuità di impresa rispetto a quelle liquidatorie: sul punto v. BONELLI, Le insolvenze dei grandi gruppi: i casi Alitalia, Chrysler, Socotherm, Viaggi del ventaglio, Gabetti, Risanamento e Tassara, in Crisi di imprese. Casi e Materiali, Giuffrè, Milano, 2011, 4. Per questi motivi LIBERTINI, Accordi di risanamento e ristrutturazione dei debiti e revocatoria, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, a cura di DI MARZIO, MACARIO, Giuffrè, Milano, 2010, 362 ha osservato che si è passati dall idea che poneva una sequenza diretta tra i) insolvenza; ii) interesse collettivo della massa creditoria; iii) par condicio creditorum; iv) avocazione da parte dello stato, attraverso il potere giuridico di curare quell interesse collettivo, mediante la liquidazione dell impresa fallita [ ] all idea che pone una diversa sequenza tra i) crisi d impresa [ ]; ii) ricerca di una soluzione privatistica, mediante impegno diretto dei creditori; iii) interesse pubblico alla conservazione di un valore produttivo, attraverso il salvataggio dell impresa, senza alterazione dei meccanismi concorrenziali; iv) fallimento [ ] come soluzione finale. 11 Su questi accordi v. recentemente VALENSISE, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nella legge fallimentare, Giappichelli, Torino, 2012, passim. 12 Sul punto v. AMBROSINI, Il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti, in Trattato di diritto commerciale, diretto da COTTINO, Cedam, Padova, 2008, XI, 159; e recentemente MUNARI, Crisi di impresa e autonomia contrattuale nei piani attestati e negli accordi di ristrutturazione, Giuffrè, Milano, 2012, 127 ss. secondo cui la prassi negli ultimi decenni [ ] ha creato diverse tipologie di accordi stragiudiziali cc.dd. privati o amichevoli per la ristrutturazione dell impresa in crisi (denominati spesso genericamente con il termine di piani di ristrutturazione ). 3
4 4. Accordi e non piani di risanamento Gli accordi di risanamento sono regolati dall art. 67 co. 3, lett. d) l. fall. A ben vedere questo articolo nell escludere la revocatoria dagli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore non utilizza tuttavia il termine accordo ma quello di piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria. E tanto potrebbe ed ha portato taluno a rinvenire esclusivamente non un contratto di risanamento ma un piano unilaterale dell impresa in crisi 13 o comunque e in ogni caso a ritenere che il piano sia il principale atto di un operazione di risanamento 14. Ora questa tesi non può essere condivisa in questo studio per diverse ragioni. Anzitutto perché l art. 67 co. 3 lett. d) l. fall esclude la revocatoria per gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse sui beni del debitore e questi ultimi sono compiuti chiaramente sulla base di accordi tra l impresa in crisi e terzi 15. Inoltre perché la funzione dell art. 67 co. 3, lett. d) l. fall è quella di dare stabilità (escludendo la revocatoria) a tutti gli accordi necessari per un turnaround e dunque non ad un mero piano interno dell impresa. Ancora perché si è visto al paragrafo 2 di questo studio come si analizzeranno turnaround di imprese (non in declino, ma) in crisi che come visto richiedono (non solo scelte interne, ma) la stipulazione di numerosi contratti con soggetti esterni all impresa. Infine perché come vedremo al paragrafo 11 la pratica degli affari dimostra che un operazione di turnaround ex art. 67 co. 3, lett. d) l. fall è portata in conclusione solo a seguito di numerosi accordi. Tra questi accordi si contano almeno quelli tra le banche e impresa in crisi che comprendono quantomeno un primo accordo iniziale di moratoria e uno finale di convenzione bancaria. Vi è poi l accordo tra i diversi soci rimanenti, cedenti e nuovi con l impresa in crisi: perché come vedremo un operazione di turnaround richiede tipicamente un aumento di capitale reale; questo aumento può essere sostenuto solitamente solo da nuovi soci finanziatori disposti a comprare le partecipazioni di soci cedenti; e l aumento ora detto viene chiaramente contrattualizzato anche con l impresa in crisi al fine tra l altro di determinare la futura governance di quest ultima. Vi è poi l accordo con l esperto per la predisposizione di un piano di risanamento. E gli accordi ora detti dimostrano che un operazione ex 67 co. 3, lett. d) l. fall consiste in un numero non piccolo di accordi e non può essere limitata ad un mero piano unilaterale interno dell impresa in crisi I soggetti coinvolti: l impresa in crisi. 13 Così v. recentemente MUNARI, Crisi di impresa e autonomia contrattuale nei piani attestati e negli accordi di ristrutturazione, cit., 143 secondo cui la natura giuridica del piano è quella di un atto unilaterale dell imprenditore con valenza meramente organizzativa all interno della struttura dell impresa o di un atto unilaterale che preclude al compimento di atti coinvolgenti terzi. In dottrina v. inoltre CAPOBIANCO, Gli accordi stragiudiziali per la crisi d impresa. Profili funzionali e strutturali e conseguenze dell inadempimento del debitore, in Banca Borsa, 2010, I, 299, secondo cui il piano potrebbe avere una struttura contrattuale o diversamente essere anche una mera manifestazione d intenti riconducibile neppure al paradigma negoziale foss anche unilaterale ; e NIGRO-VATTERMOLI, Diritto della crisi delle imprese, Mulino, Bologna, 2009, 388, secondo cui il piano di risanamento può anche, in punto di fatto, essere il risultato o il presupposto di intese fra il debitore ed i suoi creditori: esso però viene preso in considerazione e disciplinato dalla legge in sé e per sé, in quanto espressione dell iniziativa individuale del debitore. 14 Più sfumata la posizione di PAJARDI PALUCHOWSKI, Manuale di diritto fallimentare, Giuffrè, Milano, 2008, 940, 941, secondo cui il piano di risanamento di un impresa in crisi può non avere come base un accordo contrattuale, ma consistere anche solo in una iniziativa libera (una proposta) dell imprenditore rivolta ai creditori, cui gli stessi, al limite, potrebbero solo prestare acquiescenza, limitandosi a non promuovere azioni esecutive e cautelari. 15 Sul punto v. LIBERTINI, Accordi di risanamento e ristrutturazione dei debiti e revocatoria, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, cit., 374, secondo cui un piano di risanamento privo di adesioni dei creditori è un ipotesi remota perché è difficile ipotizzare un piano che non comporti dilazioni, rimodulazioni o riduzione di debiti esistenti. In posizione intermedia v. VETTORI, Il contratto sulla crisi di impresa, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, Giuffrè, Milano, 2010, 235 secondo cui il piano ha natura unilaterale pur essendo composto di vari atti (manifestazione di scienza e di giudizio) e negozi (rinunzie, impegni de non petendo, concessioni) strumentali. 16 Recentemente DI MARZIO, Il diritto negoziale della crisi di impresa, Giuffrè, Milano, 2011, 123 secondo cui il piano costituisce il programma di ristrutturazione a cui concorrono realizzandolo i contratti necessari allo scopo. 4
5 Questo studio ha ad oggetto i contratti per il risanamento delle imprese in crisi ex art. 67 co. 3 lett. d) l. fall.. Per analizzare questo argomento è necessario tuttavia ricordare preliminarmente per grandi linee alcune delle caratteristiche del mondo variegatissimo delle operazioni di turnaround. E questa ricostruzione preliminare comincia con i soggetti che intervengono a vario titolo in queste operazioni. Qui tra i diversi soggetti che intervengono in un operazione di turnaround un ruolo principale viene svolto dall impresa che versa in una situazione in crisi. Ora le ragioni che possono portare un impresa ad una situazione di crisi e rendere così necessario un turnaorund sono numerosissime. Anzitutto vi sono cause interne, imputabili all incapacità manageriali di programmare e gestire le risorse aziendali: che possono ad esempio consistere nell aver commesso errori di marketing; intrapreso attività lontane dal core business dell impresa per le quali quest ultima non possedeva le sufficienti competenze; avviato fasi di sviluppo eccessivamente veloci senza disporre delle risorse finanziarie adeguate; acquisito il controllo di imprese in difficoltà finanziarie la cui situazione patrimoniale si sia ripercossa sull acquirente 17. Inoltre un ruolo non piccolo rivestono sempre più spesso nelle crisi di impresa cause esterne che sfuggono al dominio degli uomini dell impresa 18 : quali ad esempio le crisi settoriali che rivestono interi comparti dell economia e dunque tutte le imprese in essi operanti; le diverse dinamiche concorrenziali note agli studiosi del diritto antitrust che portano ad affermare in un mercato l imprenditore forte e ad escludere quello debole; l andamento sfavorevole dei prezzi di beni e servizi prodotti dall impresa per riduzione della domanda 19. E proprio queste cause esterne dimostrano come il più delle volte l impresa versa in una situazione di crisi per cause imputabili non a quest ultima ma in generale al mercato. L impresa in crisi può essere costituita secondo uno dei possibili moduli organizzativi dell impresa. L impresa in crisi può inoltre svolgere una delle infinite attività economiche. L impresa in crisi può essere infine di piccola, media o grande dimensione. La dimensione dell impresa in crisi è in grado sin da subito di evidenziare le capacità di successo di un workout agreement, perché normalmente le banche si adoperano per contribuire a evitare la dissoluzione di grandi apparati aziendali tramite un atteggiamento di collaborazione e funzionale a un risanamento aziendale anche quando la liquidazione, sotto un profilo strettamente economico, risulterebbe la scelta ottimale 20. E questo studio intende analizzare un operazione che vede in campo un impresa in crisi di media complessità e che pertanto richiede come vedremo per il turnaround l intervento di numerosi soggetti: anche se le considerazioni che verranno espresse in questa relazione potranno essere rivolte mutatis mutandis anche verso imprese piccole o grandi in crisi. 6. I soci cedenti, i soci rimanenti e i soci nuovi. Un operazione di turnaround da crisi può richiedere sacrifici agli stakeholders. Generalmente questi sacrifici vengono richiesti anche dal ceto bancario come condicio sine qua non per l erogazione di nuova finanza. E una tipica forma di sacrificio che le banche sono solite richiedere consiste nel costringere l impresa in crisi a deliberare e sottoscrivere un aumento di capitale (non mediante conversione 17 Queste sono solo alcune delle possibili cause interne. La dottrina economica ne ha via via individuate altre. Sul punto v. FACCINCANI, Banche, imprese in crisi e accordi stragiudiziali. Le novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare, cit., 54 che riconduce nelle possibili cause di crisi interne anche la carenza di innovazione e dunque all incapacità di sviluppare nuove idee che permettano all azienda di essere continuamente profittevole, e come conseguenza diretta, di porre le basi per la sopravvivenza e lo sviluppo nel lungo periodo. V. inoltre per ulteriori cause interne quali la perdita di redditività, la negatività dei flussi di cassa, la perdita di manager importanti GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 60 ss.. 18 Così GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., Sul punto v. FACCINCANI, Banche, imprese in crisi e accordi stragiudiziali. Le novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare, cit., FACCINCANI, Banche, imprese in crisi e accordi stragiudiziali. Le novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare, cit., 72. 5
6 finanziamenti, ma) reale che patrimonializzi la società e ad un tempo responsabilizzi i soci e li fidelizzi ulteriormente all impresa 21. In questi casi tuttavia soltanto alcuni soci dell impresa in crisi possono essere disposti ed avere i mezzi per partecipare ad una ricapitalizzazione reale della società. Altri soci possono tuttavia trovarsi in una situazione di difficoltà economica o semplicemente non volere partecipare ad un aumento di capitale di un impresa. Questi ultimi soggetti di fronte allo spettro del fallimento sono normalmente disposti a cedere le loro partecipazioni o azioni ad un prezzo simbolico a terzi interessati ad una loro partecipazione nell impresa. Ed in simili casi l operazione di turnaround tipicamente comporta la vendita delle partecipazioni o azioni a nuovi partner interessati. I nuovi partner sono naturalmente intenzionati a definire i rapporti di vendita con i soci cedenti. Essi sono tuttavia altrettanto interessati a definire i rapporti di governance futura dell impresa in crisi con i soci rimanenti. E alcune operazioni di turnaround possono compiersi solo a seguito della stipulazione di accordi tra soci cedenti, rimanenti e nuovi che richiedono trattative con più di due contraenti e così facendo arricchiscono il modello di negoziazione lineare di un semplice contratto. 7. Le banche creditrici. Il turnaround di un impresa in crisi può richiedere per la sua realizzazione l erogazione di nuovi crediti all impresa (la c.d. messa a disposizione di nuova finanza) ad opera di soggetti diversi dai soci (e sotto forma di capitale di credito e non di rischio come tipicamente avviene negli aumenti di capitale) 22. Altre volte è necessario che i creditori esistenti si astengano inoltre per un determinato periodo dal richiedere il rientro dell esposizione debitoria dell impresa in crisi e dunque concedano quella che gli operatori normalmente denominano come una moratoria o standstill. Altre volte ancora il turnaround di un impresa richiede che i creditori rinuncino a parte dei loro crediti nei confronti dell impresa in crisi e dunque compiano quello che viene normalmente denominato lo stralcio di parte della vecchia finanza. In tutti questi casi devono allora intervenire le banche. Esse sono portatrici normalmente della maggioranza del credito di cui l impresa in crisi è debitrice. E senza il loro intervento nessuna delle operazioni ora dette sarebbe possibile, non si riuscirebbero a trovare nuovi partner disposti ad entrare nella compagine sociale, e si aprirebbe pertanto la via del fallimento. Il ruolo delle banche nei turnaround può essere d altro canto rilevante anche sotto un altro profilo. Gli aziendalisti hanno infatti da tempo osservato che tutte le volte in cui l impresa versa in una situazione di crisi dovuta a fattori interni il management è solitamente restio a dichiarare lo stato di performance negativo. 23 La mancata e tempestiva dichiarazione della crisi può rendere tuttavia quest ultima irreversibile. Le banche sono 21 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 180. Sulla possibilità che in turnaround di impresa venga richiesto un aumento di capitale (non reale, ma) mediante compensazione e dunque conversione dei crediti/finanziamenti esistenti: v. STANGHELLINI, La crisi di impresa fra diritto ed economia. Le procedure di insolvenza, cit., L ipotesi tuttavia della conversione dei finanziamenti in capitale mi sembra essere richiesta con frequenza minore nella prassi rispetto agli aumenti di capitale reale e questo principalmente per la natura dei finanziamenti soci che come tali sono postergati ex art c.c. rispetto agli altri crediti come ad esempio quelli bancari. Ciò che non comporta dunque per le banche un reale pericolo preferenziale da parte dei soci rispetto alle loro ragioni creditizie. 22 Sul punto v. STANGHELLINI, La crisi di impresa fra diritto ed economia. Le procedure di insolvenza, cit., 321 secondo cui l ulteriore prestito è, in sostanza, del tutto razionale quando il rischio e il costo di fornire (perdendola) siano inferiori al beneficio costituito dall accresciuta probabilità di recuperare anche la vecchia. V. inoltre GALLETTI, La ripartizione del rischio di insolvenza. Il diritto fallimentare tra diritto ed economia, cit., secondo cui le scienze aziendalistiche insegnano che è difficile che una ristrutturazione riesca se i creditori non erogano «nuova finanza». 23 Sulla difficoltà anche per lo stesso azionista della società in alcuni casi di palesare la situazione di crisi v. PAJARDI, La ristrutturazione del debito, in Gestione della crisi aziendale dei processi di risanamento. Prevenzione e diagnosi, terapie, casi aziendali, a cura di DANOVI, QUAGLI, Ipsoa, Milano, 2008, 252; ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, a cura di FORESTIERI, Egea, Milano, 2005,
7 soggetti normalmente in grado di monitorare l andamento delle imprese a cui hanno fatto credito; di verificare quando esse versino in situazioni di crisi; e di richiedere e ottenere l adozione di piani di risanamento 24. D altro canto le banche svolgono anche un monitoring dell impresa in crisi successivo all adozione degli accordi di risanamento e che si concretizza nella verifica del rispetto del programma di risanamento dell impresa e ad un tempo nel rilascio delle diverse autorizzazioni che la convenzione bancaria di volta in volta richiede all impresa in crisi per il compimento di operazioni che superino una soglia determinata. E le banche sono allora protagoniste nella negoziazione dei diversi contratti necessari per un turnaround e ad un tempo svolgono un compito di controllo in tutta la fase di esecuzione dei contratti. Anche se come vedremo alcune volte le banche possono assumere dei comportamenti non corretti e dare luogo a loro responsabilità. 8. I creditori minori e altri soggetti. Ogni impresa in crisi ha normalmente crediti nei confronti (non solo delle banche, ma anche) di creditori minori. Tra i creditori minori che potrebbero entrare in un turnaround vi sono i fornitori dell impresa. I creditori minori sono meno incentivati a partecipare ad un turnaround e ad un tempo se numerosi rendono di fatto impossibile l operazione. Anzitutto i fornitori non possiedono a differenza delle banche gli strumenti per la copertura del rischio e dunque sono disincentivati a partecipare agli accordi di risanamento 25. Inoltre le negoziazioni per un operazione di turnaround sono molto complesse, richiedono l intervento quantomeno di numerosi legal advisor, e comportano così costi non piccoli a volte maggiori rispetto al credito vantato. Infine il negoziato per un operazione di turnaround richiede solitamente per il suo successo una capacità di coordinamento dei creditori non solo con l impresa in crisi ma anche al loro interno: e questo coordinamento è possibile quando i maggiori creditori di un impresa sono le banche vista la loro centenaria tradizione di collegamento e di reciproco coordinamento; ma risulta arduo se non impraticabile con i fornitori vista la loro non organizzazione al coordinamento e i loro diversi interessi particolari non necessariamente convergenti tra loro 26. Esistono poi altri soggetti terzi che possono intervenire a diverso titolo nella negoziazione dell accordo di risanamento. Tra questi un ruolo non piccolo assumono specie nelle imprese in crisi di medio grandi dimensioni i lavoratori e le organizzazioni sindacali. I piani di risanamento possono infatti prevedere come primo rimedio una riduzione del personale; una cessione a terzi di rami d azienda e dei dipendenti di questa; etc.. Qui chiaramente la negoziazione con questi soggetti può risultare cruciale per un turnaround di impresa. E da tempo gli aziendalisti hanno d altro canto più volte rilevato come non siano stati pochi, nella storia di diversi Paesi, i casi di declino aziendale trasformatisi in crisi per l irriducibile, prolungata opposizione sindacale ai rimedi proposti Gli advisor 24 V. sul punto ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, cit., Sul punto v. STANGHELLINI, La crisi di impresa fra diritto ed economia. Le procedure di insolvenza, cit., 303. Sul ruolo che i fornitori possono avere nei risanamenti di impresa v. PAJARDI, La ristrutturazione del debito, in Gestione della crisi aziendale dei processi di risanamento. Prevenzione e diagnosi, terapie, casi aziendali, cit., 252 ove si osserva che i fornitori possono entrare in operazioni di risanamento solo nell ipotesi in cui la loro aspettativa non sia limitata al mero recupero del credito ma anche a proseguire un rapporto di fornitura con l impresa in crisi. 26 GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 208 secondo cui l esperienza americana da tempo dedita ai workout agreement ha dimostrato che i creditori bancari sono i meglio disposti a riconoscere i vantaggi potenziali delle soluzioni privatistiche delle crisi, mentre i fornitori sono non di rado pure alle origini di tali difficoltà. Deriva da ciò che il successo del Piano proposto dipende parecchio dalla struttura del passivo: le maggiori probabilità di successo si hanno in presenza di poche categorie di debiti e di un indebitamento molto concentrato; mentre la diversificazione ed il frazionamento del passivo indeboliscono tali probabilità. 27 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit.,
8 In ogni operazione di ristrutturazione rivestono un ruolo principale i soggetti che esercitano le due attività di financial e rispettivamente legal advisoring 28. A. Nelle operazioni di turnaround la consulenza economica tipicamente richiesta al financial advisor dell impresa in crisi si sostanzia nello studio e predisposizione di un piano di risanamento dell impresa in crisi. In alcune ipotesi già si è detto che questo piano può prevedere la vendita di alcune partecipazioni sociali ad un nuovo socio disposto ad entrare nel progetto di rilancio dell impresa. In questi casi allora la consulenza del financial advisor si caratterizza ulteriormente e assume connotati tipicamente simili a quella richiesta nelle operazioni di acquisizione 29. D altro canto anche il nuovo socio è assistito da un financial advisor e la attività di quest ultimo rientra tipicamente in quella ora da ultimo descritta. Il financial advisoring può essere esercitato da soggetti organizzati secondo il modello e lo statuto generale dell'impresa, o secondo quelli particolari propri delle banche e delle imprese di investimento, o infine secondo quello proprio del lavoro autonomo e così secondo le disposizioni generali dettate per i suoi contratti dagli artt c.c.. L ipotesi di financial advisoring del lavoratore autonomo, appartenente o meno a categorie di professionisti protetti, è tuttavia sostanzialmente teorica. Anche l ipotesi di financial advisoring stipulato con imprese soggette soltanto allo statuto generale della attività imprenditoriale non ricorre molte volte. A ben vedere le attività di consulenza economica in operazioni di ristrutturazioni sono svolte principalmente dalle banche e dalle imprese di investimento, che secondo la disciplina del mercato finanziario sono legittimate a prestare i servizi accessori qui considerati; alcuni segmenti dell'attività di financial advisoring sono inoltre presidiati da imprese di consulenza strategica; più raramente la consulenza qui considerata è svolta da alcuni professionisti c.d. d'affari. In ogni caso la quota maggiore del mercato dei servizi di financial advisoring è notoriamente occupata da banche specializzate, che vengono solitamente chiamate per merchant bank 30. E la loro posizione preminente è subito spiegata storicamente dal fatto che le banche sono state le prime a svolgere le attività di consulenza qui considerate; dalla capacità della banca di offrire servizi finanziari complementari a quelli della consulenza, e che sono tipicamente utili se non necessari ad ogni operazione di acquisizione; dall ampiezza della clientela bancaria e della correlativa rete di raccolta di informazioni utili al monitoring del mercato ed allo screening dei possibili soggetti intenzionati ad intervenire nel procedimento di risanamento; e dall'abitudine centenaria delle banche a lavorare in network con altre aziende di credito, e dunque dal loro essere attrezzate a svolgere attività anche di coordinamento. 28 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 161 secondo cui la professionalità e autorevolezza delle merchants banks ed alcuni studi professionali svolge un ruolo fondamentale nell accettazione del piano per il turnaround. 29 Sul punto sia consentito rinviare a T.M. UBERTAZZI, Il contratto di «financial advisoring» nelle acquisizioni di imprese, in I contratti per l impresa. II. Banca, mercati e società, a cura di GITTI, MAUGERI, NOTARI, Mulino, Bologna, 2012, (453), 453, ove si rimanda per le indicazioni dei diversi autori che hanno trattato questo tema. 30 Sulle merchants bank in generale (note anche in Italia come banche d affari, in Francia come banques d affaires e negli Stati Uniti come investment bank) v. tra i molti ANTONUCCI, Le «banques d affaires»: ricostruzione di un esperienza, in Giur. comm., 1982, I, 133 ss.; CAPRIGLIONE, MEZZACAPO, Evoluzione nel sistema finanziario e attività di «merchant banking», Bancaria Editrice, Roma, 1985, 7 ss.; CLARICH, Le grandi banche nei paesi maggiormente industrializzati, Mulino, Bologna, 1985, 38 ss.; LABANCA, Le merchant banks nella disciplina di vigilanza, in Banca impr. società, 1987, 361 ss.; SCOTTI CAMUZZI, Merchant banking e terzo mercato, in Contratto e impr., 1988, 118 ss.; ANTONUCCI, Merchant banking, Cacucci Editore, Bari, 1989, 38 ss.; ALAGNA, Merchant banking, in Contratto e impr., 1990, 235 ss.; SPINELLI, GENTILE, Diritto bancario, Cedam, Padova, 1991, 2 ed., 45 ss.; DE CECCO, Le banche d affari in Italia, Mulino, Bologna, 1996, 7 ss.; GRECO G.L., Le società di merchant banking, in Le società finanziarie, a cura di SANTORO, Giuffrè, 2000, 501 ss.; LANOTTE, Il rapporto banca-impresa: alcune riflessioni sull attività di merchant banking e di venture capital, in Bancaria, 2000, 10, 62 ss.; LAMBERTINI, Merchant banking, in I nuovi contratti nella prassi civile e commerciale. Finanziamento alle imprese, a cura di LIACE, RAZZANTE, in Il diritto privato nella giurisprudenza, a cura di CENDON, Utet, Torino, 2005, 309 ss.; e COLONNA, Le banche d affari ed i finanziatori, in I contratti di acquisizione di società e di aziende, in I contratti di acquisizione di società e di aziende, Giuffrè, Milano, 2007, 43 ss.. 8
9 B. L'attività di consulenza legale stragiudiziale, che d'ora in avanti sarà per brevità indicata semplicemente come consulenza legale, non sembra richiedere qui particolari descrizioni. Questa attività non è riservata agli avvocati, anche se è svolta principalmente da loro 31. Nelle operazioni di risanamento ogni soggetto che interviene nelle negoziazioni e conclusione degli accordi è assistito da un suo personale legal advisor. I modelli organizzativi che possono ricorrere sono il professionista solitario, che esercita da solo la propria attività, eventualmente con l ausilio di personale di segreteria o di altri collaboratori consentiti dall art c.c.; il professionista la cui professione costituisce elemento di un attività organizzata in forma di impresa (così l art c.c.) ancora individuale; un associazione professionale prevista dalla legge 1815/1939; e una delle diverse figure di società costituite da avvocati per l esercizio della consulenza legale 32. Nelle operazioni di risanamento delle imprese in crisi qui studiate il modulo organizzativo del professionista solitario è probabilmente teorico. Lo schema del professionista solitario, che esercita da solo la propria attività, eventualmente con l ausilio di personale di segreteria o di altri collaboratori consentiti dall art c.c. svolge già ed è di fatto destinato ad occupare un ruolo progressivamente decrescente. Entrambi possono essere utilizzati per interventi particolari di elevatissima specializzazione. Possono essere teoricamente usati anche da studi professionali di dimensioni non piccole. Ma nelle ipotesi qui considerate i protagonisti di un operazione di risanamento tendono sempre più ad affidarsi ad organizzazioni complesse che abbiano al proprio interno tutte le professionalità diverse necessarie per la consulenza del caso, e così a strutture la cui attività deve essere qualificata come impresa. E di conseguenza nelle operazioni per un turnaround i modelli organizzativi principali del legal advisor sono l associazione professionale prevista dalla legge 1815/1939, e le diverse figure di società costituite da avvocati per l esercizio della consulenza legale La tesi qui espressa, che considera la consulenza legale un attività non riservata, è in linea con la dottrina dominante: v. ex multis CARNELUTTI, voce Avvocato e procuratore, in Enc. dir., IV, 1959, 644, secondo cui mentre il dar consigli giuridici è attività libera, consentita a chiunque, il prestare la difesa in giudizio, al contrario, è un attività vincolata all esistenza di determinati requisiti e assoggettata a una vigilanza ufficiale secondo la legge 22 gennaio 1934 n. 36 ; LANZA, UBERTI-BONA, SCOTTI CAMUZZI, L esercizio «impersonale delle professioni intellettuali» (con particolare riguardo all avvocatura), in Le società di professionisti, AA. VV., Giuffrè, Milano, 1973, 43; LEGA, Le libere professioni intellettuali nelle leggi e nella giurisprudenza, Giuffrè, Milano, 1974, 129; VARANO, voce Assistenza e consulenza legale, in Dig. disc. priv., I, 1987, 482; ID, Verso la globalizzazione della professione di avvocato. Tendenze e problemi, in Riv. dir. civ., 1999, I, 136; IBBA, La società fra avvocati: profili generali, in Riv. dir. civ., 2002, II, 365 ss.; SCHIANO DI PEPE, L oggetto sociale nelle società tra professionisti, in La società tra avvocati, a cura di DE ANGELIS, 2003, 126; e LEOZAPPA, Società e professioni intellettuali. Le società professionali tra codice civile e leggi speciali, Giuffrè, Milano, 2004, 47 ss.. Analogamente considera la consulenza legale un attività non riservata anche la giurisprudenza dominante: così v. ad esempio tra le molte sentenze Cass., 8 agosto 1997, n. 7359, in Foro it., Rep. 1997, voce Professioni intellettuali, n. 90; Cass., 12 luglio 2004, n , in Foro it., Rep. 2005, voce Avvocato, n. 97; e Cass., 30 maggio 2006, n , in Foro it., Rep. 2006, voce Professioni intellettuali, n In senso contrario v. però Cass., 18 aprile 2007, n. 9237, in Foro it., 2007, I, 2400 secondo cui le attività di assistenza e consulenza in materia legale e tributaria rientrano tra le prestazioni professionali protette che possono essere svolte soltanto da professionisti iscritti nei relativi albi professionali. Per un commento critico a quest ultima sentenza sia consentito rinviare a T.M. UBERTAZZI, La consulenza legale è davvero riservata?, in Foro it., 2007, I, Questa tesi non mi sembra sia da escludere a seguito dell introduzione della legge 31 dicembre 2012, n. 247 sulla nuova disciplina dell ordinamento della professione forense. Quest ultima in particolare all art. 2 co. 6 stabilisce che fuori dei casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l'attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all'attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati. Nelle operazioni di risanamento la consulenza legale non ha tuttavia carattere di attività connessa ad attività giurisdizionale. E pertanto in questo settore del diritto la consulenza legale non può definirsi come riservata e può essere esercitata liberamente anche da soggetti non iscritti in un apposito albo. 32 Sui diversi modelli organizzativi dei legal advisor e sulla qualificazione giuridica dei relativi contratti in termini di contratto d opera intellettuale o appalto sia consentito rinviare a T.M. UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, cit., 102 ss.. 33 Sull evoluzione dell attività dell avvocato v. a livello generale PRETO, Le libere professioni in Europa. Regole di concorrenza per il mercato globale, Egea, Milano, 2001, 1 ss.; BERLINGUER, Professione forense impresa e 9
10 10. L esperto. Nell ipotesi in cui le parti decidano di stipulare un accordo di risanamento ex art. 67 co. 3 lett. d) l. fall si richiede che il piano di risanamento sia attestato da un esperto e dunque da un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 28, lettere a) e b) e come tale rientri tra gli a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti; b) studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di cui alla lettera a). Inoltre l esperto deve essere indipendente e in ogni caso possesso dei requisiti previsti dall art c.c. (così sempre l art. 67 co. 3 lett. d) l. fall) secondo cui non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio: a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 2382; b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo; c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza 34. L esperto può dunque essere sia un professionista persona fisica avvocato, dottore commercialista o ragioniere. L esperto può poi essere anche un associazione o società di professionisti: anche se qui (i) l art. 28 l.f. lett. b prima parte stabilisce che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di cui alla lettera a) e dunque i medesimi requisiti soggettivi dei professionisti persone fisiche; (ii) l art. 28 l.f. lett. b) seconda parte stabilisce inoltre che in tale caso, all'atto dell'accettazione dell'incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura ; ed infine (iii) la normativa particolare delle società tra professionisti richiede sempre che l esecuzione della prestazione sia comunque svolta da un professionista intellettuale iscritto negli appositi albi 35. In questo quadro l esecuzione della prestazione viene allora svolta comunque da una o più persone fisiche che siano avvocato, dottore commercialista o ragioniere. Anche se il modulo organizzativo adoperato dall esperto ha un rilievo particolare sulla qualificazione degli atti e dei contratti e sulle relative obbligazioni. E resta da dire che la scelta dell esperto è una delle chiavi del successo di un operazione di turnaround: perché tanto più l esperto è qualificato e riconosciuto nel mercato tanto più incentiverà i creditori a partecipare al risanamento dell impresa. concorrenza. Tendenze ed itinerari nella circolazione di un modello, Giuffrè, Milano, 2003, 1 ss.; BERGAMINI, La concorrenza tra professionisti nel mercato interno dell Unione Europea, Esi, Napoli, 2005, 1 ss.; e FERRARO, L avvocato comunitario. Contributo allo studio delle libertà di circolazione e di concorrenza dei professionisti, Esi, Napoli, 2005, 1 ss.. 34 Su altri requisiti soggettivi dell esperto v. NARDECCHIA, Le esenzioni dall azione revocatoria e il favor per la soluzione negoziale della crisi di impresa (commento alle lettere d, e, g del comma 3 dell art. 67), in Commentario alla legge fallimentare, diretto da CAVALLINI, ART , Egea, Milano, 2010, 233, 252. Controversa è la possibilità per il financial advisor che assiste l imprenditore nella predisposizione del piano di risanamento di attestarlo ex art. 67 co. 3 lett. d) l. fall.: sul punto v. in giurisprudenza su questioni analoghe sollevate in materia di concordato preventivo Cass. 29 ottobre 2009, n , in Fall., 2010, 822 secondo cui la relazione attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano proposto con la domanda di ammissione alla procedura può essere redatta anche da un professionista che abbia già prestato la sua attività professionale in favore del debitore (e che, affermandosene creditore, abbia proposto istanza di ammissione al passivo del conseguente fallimento), non sussistendo incompatibilità. Sul punto v. però le Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi. Prima edizione -2010, a cura di CNDCEC, Università degli Studi di Firenze e Assonime, rinvenibile in 14 secondo cui una distinzione soggettiva tra consulente e attestatore [ ] deve non solo essere vista con grande favore, ma è desumibile dalla natura stessa del ruolo di verifica su un documento (il piano), verifica che non può non essere compiuta da persona diversa dal suo estensore. 35 Sul punto sia consentito rimandare a T.M.UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, cit., 102 ss. ove si rimanda per le indicazioni bibliografiche sulle società tra professionisti. 10
11 11. Le tappe di un operazione di corporate restructuring e i soggetti che le percorrono. I giuristi che si sono occupati delle operazioni di turnaround da crisi hanno sottolineato come queste possono essere tra loro molto eterogenee e dare luogo a schemi negoziali enormemente differenziati. Gli economisti hanno invece evidenziato come sia possibile tracciare un percorso ideale di turnaround e più precisamente uno schema logico di successione degli eventi che portano al recupero dell impresa 36. Ora sicuramente la pratica degli affari conosce schemi di contratti che possono via via variare a seconda delle dimensioni dell impresa in crisi, del numero dei suoi creditori ed in generale del numero dei soggetti coinvolti nella ristrutturazione. Le operazioni di turnaround necessitano tuttavia di una pluralità di contratti. Questi contratti (quale che sia lo schema adoperato plurilaterale o bilaterale-soggettivamente complesso) vengono disposti normalmente dagli operatori secondo un ordine il più razionale ed utile possibile per raggiungere economicamente l obiettivo del risanamento di un impresa 37. Le operazioni di turnaround conoscono da tempo la sequenza ottimale da imporre ai diversi contratti necessari per il rilancio di un impresa: ciò che ha portato ad evidenziare come qualsivoglia operazione di ristrutturazione segue un percorso composto di momenti, fasi o stadi ormai tipico. Ed in questo quadro si sta assistendo anche a livello contrattuale ad una standardizzazione dei procedimenti e contratti: ciò che mi porta a ritenere allora maggiormente calzante la tesi su espressa degli economisti. In questo studio intendo analizzare uno schema tipico di procedimento di risanamento che comprende quantomeno le seguenti tappe: (i) vi è anzitutto una fase iniziale di consultazioni e di decisioni interne all'impresa in crisi, relative all'opportunità di avviare un'operazione di turnaround ed alla scelta del possibile advisor 38. (ii) A questo punto l impresa in crisi chiede, negozia, ed ottiene l intervento di uno o più advisor 39. (iii) Il primo atto necessario che l advisor deve compiere è quello concludere con le banche creditrici un accordo di standstill e dunque una moratoria dei crediti in scadenza in grado di dare all impresa il tempo necessario per predisporre un piano di turnaround e consentirle d altro canto la continuità aziendale. Per negoziare questo accordo (e poi a fortiori per tutto il procedimento di turnaround) le banche necessariamente richiedono di essere assistite da un loro legal advisor. Ora questo advisor viene sostanzialmente e informalmente scelto dalle banche ma formalmente incaricato dall impresa in crisi che se ne dovrà sopportare anche i costi. E questo modus procedendi è imposto informalmente dalle banche all impresa in crisi come condicio sine qua non per loro partecipazioni alla negoziazione 40. (iv) Ottenuto l accordo di standstill l advisor avvia una fase di studio interna dell impresa in crisi, valuta le risorse economiche di quest ultima, individua le disponibilità finanziarie necessarie per espletare un turnaround, e predispone il piano temporaneo di rilancio dell impresa 41. Il piano ora detto normalmente viene 36 GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 157, secondo cui questa tesi è ormai largamente condivisa dalla dottrina sì che i vari autori distinguono spesso alcune fasi, o momenti, o stadi. 37 La dottrina ha principalmente posto attenzione alla struttura degli accordi di risanamento o di ristrutturazione qualificandoli come bilaterali a parte soggettivamente complessa o plurilaterali: v. recentemente APPIO, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, Giuffrè, Milano, 2012, 89 ss.; MARCHEGIANI, Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nella legge fallimentare. Contributo allo studio del tipo, Giuffrè, Milano, 2012, 169 ss.. 38 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., Sul punto v. ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, cit., 425 secondo cui l accettazione del mandato da parte di un advisor forte viene percepita dal gruppo delle banche creditrici, e all interno di esse soprattutto dalle banche di minore esposizione non coinvolte direttamente nei primi contatti con l impresa, come un segnale di fiducia nei confronti della possibilità di soluzione positiva della crisi. V. inoltre quanto osservava BONELLI, Nuove esperienza nella soluzione stragiudiziale della crisi di imprese, in Giur. Comm., 1997, I, 497, secondo cui l advisor deve impegnare il proprio prestigio per convincere il sistema bancario che la soluzione prospettata è più conveniente rispetto a procedure concorsuali. 40 Analogamente si può procedere anche per la scelta del financial advisor: v. ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, cit., Sul piano di turnaround v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 162 secondo cui questo piano è il punto di arrivo di un complesso lavoro ; e v. inoltre le Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi. Prima edizione -2010, a cura di CNDCEC, Università degli Studi di Firenze e Assonime, cit., 19 ss.. 11
12 a livello informale sottoposto al vaglio delle banche creditrici, che ne possono richiedere alcune modifiche sostanziali. Questo piano in determinati casi può essere inviato anche ad un esperto affinché ne attesti a livello generale per fini interni la fattibilità. Anche la relazione dell esperto sul piano viene sottoposta al vaglio delle banche che possono chiedere (e normalmente lo fanno) chiarimenti ulteriori da inserire nella stessa relazione. E la relazione dell esperto informalmente attesta a livello generale la fattibilità del piano di risanamento legittimando ulteriormente la validità di quest ultimo e dunque l utilità della prosecuzione delle trattative 42. (v) Il piano di rilancio predisposto nell operazione nell ipotesi tipica qui considerata può prevedere una ricapitalizzazione per far fronte alle esigenze finanziarie dell impresa. In questi casi è possibile che soltanto alcuni soci dell impresa siano disponibili a sottoscrivere un aumento di capitale, mentre per evitare l avvio di procedure concorsuali altri soci siano disponibili a vendere le loro azioni ad un futuro acquirente disposto a partecipare al progetto di turnaround. In simili circostanze l advisor deve individuare e selezionare alcuni potenziali partner da invitare al processo di ristrutturazione. Anche a prescindere e prima dei singoli incarichi gli advisor specializzati in operazioni di ristrutturazioni svolgono sistematicamente un attività di monitoring del mercato 43. In questa attività istituzionale l advisor può sollecitare o ricevere spontaneamente profili (nominativi o blind) di imprese che si dichiarano disponibili a venire acquisite 44. E normalmente l advisor è solito in operazioni di restructuring rivolgersi o essere contattato da fondi di private equity specializzati in operazioni di turnaround. (vi) L advisor prende poi contatto con i possibili partner acquirenti, ne sonda la disponibilità ad avviare i negoziati, ed organizza l'inizio di quelli relativi alle intese iniziali necessarie ad avviare le ulteriori trattative 45. (vii) L'advisor individua il partner acquirente ottimale per la ristrutturazione dell impresa conclude con questo le intese iniziali ora dette, che riguardano in particolare gli accordi relativi alla sede del negoziato, alla durata ed al recesso delle trattative, all esclusività di queste ultime, alla legge da applicare durante la negoziazione, alla riservatezza, alla due diligence, alle spese del negoziato, alle obbligazioni di standstill, al foro competente, etc. 46. Nell individuazione del partner ottimale l advisor opera chiaramente di concerto con l impresa in crisi. L advisor in questa scelta tuttavia si fa assistere a livello informale anche dalle banche perché il loro gradimento è indispensabile ai fini della condivisione da parte loro dell operazione. E questo intervento informale delle banche alcune volte può spingersi al punto di un loro autonomo suggerimento o imposizione del partner strategico all impresa in crisi e al suo advisor 47. (viii) A seguito di queste prime intese il partner comincia via via un negoziato in ordine alla definizione di un offerta di ristrutturazione finanziaria. Questa offerta di ristrutturazione tipicamente prevede nei confronti dell impresa in crisi la disponibilità a partecipare ad un aumento di capitale reale; nei confronti dei soci cedenti una proposta di acquisto delle loro partecipazioni o azioni ad un prezzo simbolico; e nei confronti dei soci rimanenti la richiesta di un nuovo patto di governance con il quale ridefinire tra l altro la composizione del consiglio di amministrazione della società in crisi. Questa offerta di ristrutturazione viene poi rivolta informalmente anche alle banche e questo perché senza il placet di queste non si arriverebbe alla conclusione della convenzione bancaria necessaria per il turnaround. E tutto ciò dimostra come la negoziazione di questa offerta avviene a più livelli: e precisamente un primo livello formale avviene tra 42 Sul punto v. quanto osservato al paragrafo Con il termine monitoring si intende solitamente in questa sede qualsiasi forma di raccolta di informazioni riguardanti l impresa, le sue prospettive di investimento e la sua linea di comportamento. 44 I blind profile contengono informazioni sommarie relative all impresa target, quali ad esempio il range del fatturato, la sede degli stabilimenti, la descrizione dell attività, i principali clienti, il numero di dipendenti, la posizione finanziaria, gli obiettivi di crescita etc.. Per un esempio di blind profile CAPIZZI, Gli intermediari finanziari e i servizi a supporto delle acquisizioni aziendali, in Corporate e investment banking, a cura di FORESTIERI, Giuffrè, Milano, 2005, 376 ss.. 45 Su questi primi contatti, sulla qualificazione giuridica dei relativi atti e sulla loro collocazione nell ambito dell art c.c. sia consentito rinviare a T.M.UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, cit., 170 ss.. 46 Sui diversi accordi che compongono questa fase sia consentito rinviare a T.M.UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, cit., passim e in particolare il capitolo 3 ove si rimanda per i riferimenti bibliografici. 47 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit.,
13 impresa in crisi soci cedenti e rimanenti; e un secondo livello informale con il sistema bancario che può richiedere (e normalmente lo fa) alcune modifiche alla proposta originaria del socio nuovo. (ix) A partire dal momento in cui pare chiaro che l offerta di ristrutturazione e il negoziato su questa stiano per andare a buon fine, comincia in parallelo il negoziato tra impresa in crisi e banche per addivenire alla conclusione di una convenzione bancaria 48. Questa convenzione può prevedere che le banche concedano nuova finanza all impresa in crisi; rilascino una moratoria di pagamento sui crediti esistenti; emettano nuove linee di credito o finanza ponte; effettuino uno stralcio sul credito pregresso etc. 49. E la negoziazione di questa convenzione è spesso preceduta a livello interno delle banche dalla conclusione di una convenzione interbancaria con la quale queste centrano i loro rispettivi rapporti e si coordinano nella negoziazione per la futura ed eventuale conclusione della convenzione bancaria con l impresa in crisi. (x) Quando oramai i negoziati per l accordo di ristrutturazione e la convenzione bancaria sono arrivati al termine interviene nuovamente il financial advisor dell impresa in crisi che necessariamente rimodifica il piano di turnaround inizialmente predisposto tenendo in considerazione l impatto economico di questi atti. (xi) A questo punto l advisor sottopone il piano di turnaround all esperto al fine della sua attestazione di ragionevolezza del piano ex art. 67, co. 3, lett. d) l. fall 50. (xii) In caso di esito positivo della verifica dell esperto soci cedenti, nuovi e rimanenti concludono l accordo di ristrutturazione sottoponendolo alla condizione che le banche concludano la convenzione bancaria con l impresa in crisi. (xiii) A questo punto banche e impresa in crisi sottoscrivono la convenzione bancaria 51. Questa convenzione normalmente viene conclusa contestualmente o immediatamente dopo l attestazione dell esperto e la sottoscrizione dell offerta di ristrutturazione. E tanto l attestazione dell esperto quanto l accordo di ristrutturazione vengono richiamati integralmente dalla convenzione bancaria diventandone degli allegati 52. L elencazione delle diverse tappe dell'operazione di turnaround qui descritta ha volutamente cercato di distinguerle il più possibile in modo atomistico, e lo ha fatto specialmente per offrire una descrizione 48 Sui diversi obbiettivi cui la negoziazione con le banche può condurre v. ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, cit., 440 secondo cui questa può arrivare (i) ad una posticipazione delle scadenze ed una definizione di un piano di rimborso di una durata compresa tra i 3 e gli 8 anni; (ii) alla rinuncia di parte degli interessi maturati; (iii) alla rinuncia di parte dei crediti; (iv) alla postergazione di alcuni crediti rispetto ad altri; (v) ad una datio in solutum; (vi) alla conversione di alcuni crediti in capitale; (vii) all offerta di scambio di nuove obbligazioni con vecchie; e (vii) all emissione a favore dei creditori di warrants e/o obbligazioni convertibili. In particolare sulla possibilità di emettere obbligazioni convertibili questa autrice evidenzia come dal punto di vista dell emittente, le obbligazioni convertibili sono un modo per ridurre il costo del finanziamento. [ ] Dal punto di vista dell acquirente le obbligazioni convertibili offrono, rispetto alle obbligazioni ordinarie, la possibilità di partecipare agli upside benefits della ristrutturazione. 49 Sul punto v. GUATRI, Turnaround. Declino, crisi e ritorno al valore, cit., 217. V. inoltre ZANOTTI, Le banche e le ristrutturazioni delle imprese in crisi, in Corporate e investment banking, cit., 435 secondo cui la concessione di nuova finanza avviene solo quando il beneficio netto della ristrutturazione è superiore al trasferimento di ricchezza a favore dei vecchi creditori. 50 Qui l oggetto della relazione dell esperto [ ] è quello di un giudizio di carattere prognostico ex ante, con riferimento al momento in cui il piano è stato predisposto, sugli elementi previsionali del piano proiettato dinamicamente nel futuro nella prospettiva di recupero della crisi di impresa; si tratterà di un giudizio di probabilità nell ambito della razionalità economica dei presupposti e degli scenari disegnati (così MUNARI, Crisi di impresa e autonomia contrattuale nei piani attestati e negli accordi di ristrutturazione, cit., 151). Sul punto v. COSTANTINO, La gestione della crisi d impresa tra contratto e processo, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, a cura di DI MARZIO, MACARIO, Giuffrè, Milano, 2010, 217 ss.. 51 Contestualmente alla sottoscrizione della convenzione bancaria le banche nel loro lato interno concludono una convenzione interbancaria: con la quale solitamente incaricano una banca agente ad intrattenere come mandatario i rapporti con l impresa in crisi durante l esecuzione del contratto. 52 Sin qui uno schema di procedimento di risanamento tipico. Nei risanamenti di impresa sono tuttavia immaginabili e frequenti ipotesi ulteriori via via più complesse. Così è possibile che venga creato un nuovo soggetto distinto rispetto all impresa in crisi: sul punto v. ad esempio BOGGIO, Gli accordi di salvataggio delle imprese in crisi. Ricostruzione di una disciplina, Giuffrè, Milano, 2007, 13 nota
14 ordinata delle linee principali di un'operazione. E tuttavia possibile che le tappe qui proposte vengano rinnovate ulteriormente anche durante l esecuzione del turnaround: cosa che tipicamente avviene quando l impresa non riesca immediatamente a far fronte agli impegni con le banche. Altre volte l impresa in crisi può sentire l esigenza di compiere durante l esecuzione della convenzione operazioni straordinarie che potrebbero rimodificare il piano di risanamento. E in questi casi le banche richiedono un nuovo piano, una nuova attestazione di un esperto e un nuovo procedimento che mutatis mutandis ripropone e segue lo schema di quello iniziale L operazione di risanamento e il suo carattere di procedimento privato Al paragrafo precedente si sono viste le diverse tappe di un operazione di risanamento. La civilistica italiana sino ad oggi non mi sembra abbia considerato l intero procedimento ora descritto di turnaround. Essa ha invece preferito percorrere due diverse linee d indagine. Alcuni autori hanno preferito studiare gli accordi di risanamento delle imprese in crisi in generale senza specificare a quale dei diversi accordi necessari per un operazione di turnaround le loro riflessioni dovessero applicarsi e questo per l eterogeneità della prassi in questo settore del diritto privato, la complessità dei diversi schemi contrattuali adoperati, e la difficoltà di ricondurli ad un unicum 54. Altri autori si sono invece limitati ad analizzare soltanto alcuni degli atti di un operazione di risanamento e in particolare la convenzione bancaria tralasciando i diversi contratti precedenti a quest ultima che ne costituiscono un presupposto indefettibile 55. Ora quanto al primo modo di procedere esso si rivela suggestivo in parte qua vuole evidenziare che un operazione di risanamento normalmente è composta da diversi accordi. Non mi sembra invece convincente nell ipotesi in cui questa opinione si limiti ad affermare l eterogeneità dei contratti, eviti di analizzarli in modo specifico, ed adotti così soluzioni generali. Anzitutto perché come abbiamo visto un operazione di turnaround necessita di diversi accordi, questi perseguono funzioni distinte, sono stipulati da soggetti diversi e uno studio che voglia proporre soluzioni di carattere generale non chiarisce a quale dei diversi accordi fa riferimento. Inoltre la prassi dei risanamenti di impresa sta via via adottando un modello tipico di procedimento. Il procedimento ora detto è strutturato mediante dei contratti che presentano il medesimo schema e sono proposti e stipulati mediante un ordine cronologico concordante da operazione a operazione. La spiegazione di ciò è in parte agevole ove si consideri che (i) le operazioni di turnaround devono seguire un medesimo percorso economico ideale al fine del risanamento e rilancio dell impresa ciò che implica l adozione di modelli contrattuali che rendano possibile il progetto; (ii) i legal advisor che seguono le operazioni ora dette sono solitamente gli stessi come vedremo nei prossimi paragrafi e sono inclini a non discostarsi da modelli e iter già adottati 56. E conseguentemente anche in questo settore del 53 Sul punto v. la raccomandazione n. 19 delle Linee guida per il finanziamento alle imprese in crisi. Prima edizione -2010, a cura di CNDCEC, Università degli Studi di Firenze e Assonime, cit., 34 secondo cui il nuovo piano non potrà essere formulato sulla base dei dati e delle previsioni poste alla base del piano originario, ma dovrà tenere conto dei (e partire dai) dati esistenti al momento della redazione del nuovo piano. Anche se nulla vieta che il nuovo piano incorpori (direttamente o per rinvio) dati ed elementi tratti dal precedente piano, esso è, a tutti gli effetti nuovo, e deve perciò essere attestato ex novo per avere gli attesi esiti protettivi. 54 V. ad esempio ex multis BOGGIO, Gli accordi di salvataggio delle imprese in crisi. Ricostruzione di una disciplina, cit., 101 s.s.. 55 V. sulle convenzioni bancarie già prima della riforma ad esempio ex mutis SCHLESINGER, Convenzioni bancarie di salvataggio, in Fall., 1997, Questi legal advisor poi sono filiali di studi anglossassoni e seguono modelli e prassi in questi paesi ormai da tempo consolidati. Sull affermazione degli studi legali americani in Europa v. in generale DEZALAY, I mercanti del diritto. Le multinazionali del diritto e la ristrutturazione dell ordine giuridico internazionale, a cura di RAITERI, Giuffrè, Milano, 1997, 104 ss.. A livello generale sulle transational law firms v. FERRARESE, Le istituzioni della globalizzazione. Diritto e diritti nella società trasnazionale, Mulino, Bologna, 2000, 108, secondo cui grazie a queste ultime le grandi imprese possono funzionare come attori giuridici globali. 14
15 diritto privato si sta assistendo ad una standardizzazione dei modelli che permette un indagine applicabile alla gran parte dei turnaround 57. Quanto al secondo modo di procedere invece si ricorderà che al paragrafo 11 si è tentato di elencare in modo ordinato le fasi di una delle operazioni tipiche di turnaround dell impresa in crisi. Questa elencazione sembra particolarmente utile anzitutto perché mette in risalto l intera operazione di risanamento di un impresa e di tutti gli innumerevoli accordi necessari. Inoltre perché dimostra che in questo settore del diritto siamo in presenza di un procedimento privato e dunque (non di un unico contratto, ma) di una serie di atti via via predisposti 58. Questi atti del procedimento di risanamento assumono valore solo se si pone attenzione al contesto nel quale sono inseriti 59. Ciò vale per la convenzione bancaria che normalmente è l ultimo atto di un procedimento di risanamento e dunque è il risultato finale di quest ultimo. Ma questo discorso vale inoltre anche per gli atti intermedi del procedimento privato. E tanto deve anche in questo settore del diritto privato portare l interprete ad utilizzare un metodo non atomistico ma procedimentale di tutti gli atti necessari per il risanamento e dunque adottare una concezione «totale» del procedimento, comprendente l intero ciclo dell attività giuridica, dalla fase formativa a quella esecutiva Le banche e i diversi comportamenti abusivi che ne generano le responsabilità Già si è detto che in un operazione di risanamento ex art. 67 co. 3 lett. d) l.f. un ruolo principale viene svolto dalle banche: perché senza l aiuto di questi soggetti un impresa in crisi difficilmente riuscirà a portare a conclusione un operazione di turnaround; e perché le banche di fatto esercitano un ruolo principale anzitutto nella erogazione del credito come pure nella direzione/esecuzione degli accordi necessari per un turnaround 61. A questo punto occorre valutare l ultimo aspetto relativo alle responsabilità delle banche. A questo proposito con l introduzione dell art. 67 co. 3 lett. d) l.f. e la conseguente esclusione della revocatoria si potrebbe forse essere indotti a ritenere che il sistema bancario sia oggi da considerare esente da responsabilità tutte le volte in cui partecipi ad un operazione sulla base di un piano attestato. Ma questa tesi non sembra in alcun modo condivisibile. Anzitutto il nostro legislatore non ha escluso espressamente alcuna responsabilità per le banche che partecipano ad un risanamento sulla base di un piano che rivesta i requisiti richiesti dall art. 67 co. 3 lett. d) l.f L analisi dei diversi accordi per il risanamento sarà da me condotta in altro studio che non può essere inserito in questa sede per ragioni di spazio. 58 Sul procedimento privato, i suoi rapporti con la fattispecie contrattuale e i parallelismi possibili con il processo civile e procedimento amministrativo v. T.M. UBERTAZZI, Il procedimento di acquisizione di imprese, cit., 241 ss. cui si rimanda per le indicazioni bibliografiche. 59 D altro canto con riferimento (non agli accordi di risanamento, ma) agli accordi di ristrutturazione dei debiti v. quanto ha osservato GABRIELLI, Accordi di ristrutturazione del debito e tipicità dell operazione economica, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, a cura di DI MARZIO, MACARIO, Giuffrè, Milano, 2010, 287 secondo cui il legislatore opera mediante una disciplina, non più per singoli contratti, ma per attività, per operazioni economiche e, quindi abbandona lo schema del singolo atto per inserire il contratto all interno di un operazione economica. 60 Così TROISI, La prescrizione come procedimento, Esi, Napoli, 1980, Sul punto v. PISCITIELLO, Piani di risanamento e posizione delle banche, in Le soluzioni concordate delle crisi di imprese, a cura di AA. VV., Giappichelli, Torino, 2007, 112 secondo cui l elevato ammontare dell esposizione debitoria nei confronti delle banche a favore di imprese sovente sottocapitalizzate, il massiccio intervento delle stesse nel credito commerciale attraverso la tecnica dell anticipazione su fatture mostrano come il successo del piano sia necessariamente correlato al coinvolgimento dei creditori bancari [.] d altro canto, non si può non trascurare che solo il coinvolgimento delle banche consente di regolare l erogazione di nuova finanza, che è spesso necessaria per il superamento delle difficoltà economiche e il successo dell operazione. 62 Correttamente NIGRO-VATTERMOLI, Diritto della crisi delle imprese, cit., 389 rilevano come l unico effetto che la legge connette al piano «attestato» [ ] è dato dall esonero della revocatoria fallimentare degli atti compiuti in esecuzione del piano stesso [corsivi in originale]. V. inoltre quanto sostenuto da BONFATTI, La promozione e la tutela delle procedure di composizione negoziale della crisi d impresa nella riforma della legge fallimentare, in Fallimento on line, 2005, paragrafo
16 Inoltre il nostro legislatore non ha introdotto normative come ad esempio quella francese che all art. L del Code de commerce stabilisce come lorsqu'une procédure de sauvegarde [ ] est ouverte, les créanciers ne peuvent être tenus pour responsables des préjudices subis du fait des concours consentis. Ed infine perché anche legislazioni come quella francese non possono escludere la responsabilità delle banche per comportamenti abusivi; ed infatti lo stesso articolo su citato del codice di commercio francese stabilisce che in ogni caso queste ultime sono da considerare responsabili in caso di fraude, d'immixtion caractérisée dans la gestion du débiteur ou si les garanties prises en contrepartie de ces concours sont disproportionnées à ceux-ci 63. In sintesi. Le banche possono rispondere anche nelle ipotesi in cui partecipino ad operazioni di risanamento. La responsabilità delle banche può essere data da una serie di condotte abusive. Queste condotte sono inquadrabili in tre grandi gruppi. Un primo gruppo di comportamenti abusivi si ha in particolare nella fase di negoziazione dei diversi accordi necessari per un turnaround. Un secondo gruppo di comportamenti abusivi si ha invece nella fase della gestione del credito stabilita nella convenzione bancaria. Un terzo gruppo di comportamenti abusivi si ha infine nella gestione dell attività imprenditoriale dell impresa in crisi. Quest ultimo gruppo richiederebbe un analisi che per ragioni di spazio non può essere effettuata in questa sede, ma che mi propongo di analizzare in altro studio. E questa relazione si concentra allora principalmente sui primi due gruppi di comportamenti abusivi. 14. L abuso delle banche nella negoziazione. Al paragrafo precedente si è visto che un primo gruppo di comportamenti abusivi delle banche si ha nella fase di negoziazione 64. Qui non posso soffermarmi su questi molteplici possibili abusi. Mi limito tuttavia ad analizzare un caso molto frequente nelle negoziazioni per i risanamenti che concerne la scelta del legal advisor. In particolare al paragrafo 11 di questo studio si è detto che prima di partecipare ad un negoziato per un turnaround le banche sono solite richiedere all impresa in crisi di farsi carico delle spese del loro legale. E più precisamente la prassi vede normalmente le banche richiedere all impresa in crisi a livello informale di indicare una lista di 3-5 grandi studi professionali e scegliere poi tra questi quello indicato dalle banche con la chiara determinazione contrattuale che (i) il legal advisor dovrà svolgere la propria attività di assistenza e consulenza nella redazione dei possibili contratti a favore delle banche; e (ii) dovrà essere pagato esclusivamente dall impresa in crisi. Ora questa prassi a mio modo di vedere solleva diverse problematiche ed integra un comportamento contra ius delle banche. A. Anzitutto determina un illecito del legal advisor: perché un avvocato ex art. 37 codice deontologico ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa determini un conflitto con gli interessi 65 : ed è chiaro che nel caso da noi studiato il legal advisor presta un attività a favore delle banche; 63 Sul punto v. MACARIO, Insolvenza del debitore, crisi dell impresa e autonomia negoziale nel sistema della tutela del credito, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, a cura di DI MARZIO, MACARIO, Giuffrè, Milano, 2010, 52 ss.. 64 Per altri profili di responsabilità in sede di negoziazione ad opera di altri soggetti v. CAPOBIANCO, La patologie degli accordi di ristrutturazione, rinvenibile in paragrafo, V. inoltre la Carta dei principi fondamentali dell'avvocato europeo secondo cui per esercitare in maniera ineccepibile la professione, l avvocato deve evitare conflitti di interesse (così il principio c); e il Codice deontologico degli avvocati europei secondo cui l avvocato non può occuparsi degli affari di due o di tutti i clienti coinvolti qualora intervenga tra loro un conflitto di interessi o vi sia il rischio di violazione del segreto professionale o di compromissione della propria indipendenza (così l art ). La violazione della regola sul conflitto di interessi si avrebbe d altro canto anche nell ipotesi in cui si intenda applicare una normativa meno rigida come quella prevista dal tuf. per gli intermediari finanziari (e dunque per soggetti radicalmente distinti e che a differenza degli avvocati operano costantemente in situazioni di conflitto): qui infatti l art. 21 tuf co. 1 bis. lett. a) stabilisce un obbligo per gli intermediari di adottare ogni misura ragionevole per identificare i conflitti di interesse che potrebbero insorgere con il cliente o fra clienti, e li gestiscono, anche adottando idonee misure organizzative, in modo da evitare che incidano negativamente sugli interessi dei clienti. Una simile prassi non consentirebbe di sostenere che comunque il legal advisor abbia adottato ogni strumento idoneo a ridurre la situazione di 16
17 in conflitto di interessi con l impresa in crisi; e dunque idonea ad incidere negativamente sugli interessi di quest ultima. D altro canto questa violazione della regola del conflitto di interessi non mi sembra possa essere aggirata con la considerazione che il legale sin da subito dichiara di prestare la sua attività a favore delle banche e non dell impresa in crisi. In primo luogo perché in ogni caso comunque il legal advisor stipula un contratto con quest ultima percependo un compenso: e la conclusione del contratto fa sorgere comunque obblighi di prestazione accessori e di protezione nei confronti della sua parte contrattuale 66. In secondo luogo perchè le banche percepiscono un compenso dall impresa in crisi e in questo modo sono comunque tenute ad una prestazione anche a suo favore: una lettura diversa d altro canto potrebbe esporre la prestazione dell impresa in crisi a non essere sorretta da una causa giustificativa; determinare così tra l altro la nullità del contratto per mancanza di un suo elemento essenziale; e legittimare poi in questo caso l impresa in crisi a richiedere la restituzione dell indebito. In questo quadro mi sembra allora comunque difficile escludere la sussistenza in capo al legal advisor di obblighi di prestazione e protezione a favore dell impresa in crisi. E conseguentemente la prassi ora descritta comporta una violazione della regola sul conflitto di interessi del legal advisor e un suo illecito contrattuale 67. B. In questo illecito le banche non sono però mere spettatrici. Già si è visto che le banche richiedono questo modo di procedere come condicio sine qua non per partecipare ad un turnaround. Inoltre le banche scelgono di fatto direttamente poi il legal advisor che le assisterà nell operazione di risanamento: perché si è visto che sono solite richiedere informalmente all impresa in crisi di indicare 3/5 studi legali di grandissime dimensioni (delimitando in questo modo già enormemente la scelta della rosa dei legal advisor); e a seguito di questa delimitazione sono poi solite individuare sempre all interno di questa rosa i legal advisor con cui hanno maggiore confidenza (che tra l altro le assistono in altre operazioni di risanamento e dunque sono fidelizzate anche da altri rapporti professionali). E in questo quadro allora le banche si inseriscono direttamente nell illecito del legal advisor e vi concorrono sulla base dell insegnamento secondo cui risponde dell inadempimento non necessariamente soltanto il debitore ma altresì l eventuale terzo che concorra con il debitore nella (in)attuazione del rapporto obbligatorio 68. C. Questo modo di procedere tuttavia a me sembra sia in grado di determinare una responsabilità (non solo contrattuale, ma) ex art c.c. esclusiva delle banche nei confronti dell impresa in crisi. conflitto. Su questa regola sia consentito rinviare per i riferimenti dottrinali a T.M. UBERTAZZI, Il contratto di «financial advisoring» nelle acquisizioni di imprese, cit., 464 ss.. 66 La dottrina che oggigiorno riconosce la sussistenza di obblighi di protezione verso terzi a seguito della conclusione di un contratto tra parti è sterminata. Recentemente v. la monografia di LAMBO, Gli obblighi di protezione, Giuffrè, Milano, 2007, 238 ss. cui si rimanda per le numerose indicazioni bibliografiche. 67 Non mi sembra d altro canto che la regola sul conflitto di interessi prevista all art. 37 del codice deontologico possa essere derogata dalle parti. Qui infatti siamo in presenza di una norma che (non tutela come l art c.c. solo ed esclusivamente interessi privati, ma) è diretta a perseguire anche interessi corporativi e della collettività. D altro canto a simili conclusioni si arriva ove si prendono a riferimento i principi europei visti alla nota 65. Qui già si è visto il principio c della Carta dei principi fondamentali dell'avvocato europeo stabilisce che per esercitare in maniera ineccepibile la professione, l avvocato deve evitare conflitti di interesse : e secondo questa Carta il rispetto di tali principi è alla base della difesa legale, che costituisce la pietra angolare di tutti gli altri diritti fondamentali (così il suo preambolo). D altro canto nel caso in esame non siamo di fronte ad un ipotesi in cui il legal advisor è incaricato di perseguire due interessi configgenti: come tipicamente potrebbe avvenire nell ipotesi in cui un avvocato segua la contrattazione tra venditore e acquirente di un bene percependo un compenso da entrambe le parti (sul punto v. DANOVI, Il codice deontologico forense, in Trattato pratico di diritto forense, a cura di DANOVI, Giuffrè, Milano, 2006, 566). Nelle negoziazioni per un turnaround infatti al legale scelto informalmente dalle banche si richiede di eseguire la sua prestazione solo ed esclusivamente a favore di queste ultime addebitando però tutti i costi all impresa in crisi. E pertanto siamo in presenza di una prestazione data dal legal advisor in radicale conflitto di interessi con l impresa in crisi. 68 Così v. CASTRONOVO, La nuova responsabilità civile, Giuffrè, Milano, 2006, 121. Su questa linea lo stesso autore osserva giustamente che l affermazione di una responsabilità contrattuale del terzo che si è insinuato nella (in)attuazione della prestazione rendendosene partecipe non è altro che il pendant del superamento della visione dell obbligazione come rapporto a struttura semplice, consistente nel solo obbligo di prestazione intercorrente tra debitore e creditore [corsivi in originale]. 17
18 Anzitutto le banche confidano che l impresa in crisi concluda in un ottica di ottimizzazione dei costi un contratto con un solo legale deputato però ad eseguire la prestazione a favore delle prime. E in questo modo le banche determinano uno squilibrio di potere contrattale o più precisamente un abuso nella negoziazione: perché già senza questa tecnica esse sono in una posizione di preminenza rispetto all impresa in crisi; e con questo accorgimento ulteriormente rafforzano la loro posizione sfornendo di tutela l impresa in crisi che si vedrà così costretta a negoziare e concludere un contratto predisposto esclusivamente dal legale delle banche. Inoltre le banche abusano della loro posizione negoziale anche nell ipotesi in cui l impresa in crisi scelga comunque un proprio legale che esegua la prestazione a proprio favore: perché non è rara l ipotesi in cui le banche sono solite anche in questo caso comunque imporre un legale a loro gradito rendendo diversamente estremamente complicata la negoziazione e il successo del turnaround. Ed anche in questo caso si assiste ad un intrusione ingiustificata delle banche nelle scelte della impresa in crisi che è contraria quantomeno ad un comportamento secondo buona fede nella negoziazione. Infine e in ogni caso questo modo di procedere comporta dei costi assolutamente non necessari in capo all impresa in crisi. Quest ultima si deve infatti fare carico di una spesa per una prestazione che non sarà rivolta a suo favore dal legal advisor. Queste spese aggravano significativamente la situazione finanziaria di un impresa che versa in una situazione di crisi. E queste spese non risultano poi oltretutto necessarie né per il turnaround né tanto meno per le banche: perché queste ultime hanno risorse sufficienti per provvedere al pagamento del legale da loro scelto senza gravare sull impresa in crisi; e d altro canto sono comunque tutte dotate di uffici legali interni che ben potrebbero assisterle nella consulenza per un turnaround (e dunque per un attività stragiudiziale che non è riservata agli avvocati; non richiede pertanto un professionista esterno iscritto in un albo professionale; e dunque può essere svolta anche dai professionisti legali dipendenti della banca 69 ). E questo comportamento oltre a rendere eventualmente le banche partecipi di una futura ed eventuale situazione di dissesto ulteriore dell impresa costituisce chiaramente un comportamento contrario ai canoni di buona fede ex art c.c La concessione abusiva del credito nei risanamenti. A. Un secondo gruppo di comportamenti abusivi delle banche investe la gestione del credito. E qui ricorrono le figure della concessione abusiva del credito e dell interruzione brutale del credito. Cominciamo con la prima figura 70. A questo proposito nessuna norma del nostro ordinamento impone espressamente ad una banca di non erogare credito ad un impresa. Diverse norme impongono tuttavia alle banche un ruolo fondamentale nella trasparenza dei mercati e dunque anche nella corretta erogazione del credito. Tra queste in particolare merita di essere ricordato l art. 5 del tub 71 ; l art. 218 della l.f. 72 ; ed in 69 Sul punto v. nota La dottrina che ha affrontato il tema della concessione abusiva del credito è sterminata: v. tra le monografie ad esempio DI MARZIO, Abuso nella concessione del credito, Esi, Napoli, 2004, passim; VISCUSI, Profili di responsabilità della banca nella concessione del credito, Giuffrè, Milano, 2004, passim; tra gli articoli v. ROPPO, Responsabilità della banca nell insolvenza dell impresa, in Fall., 1997, 869 ss.; INZITARI, Concessione abusiva del credito: irregolarità di fido, false informazioni e danni conseguenti alla lesione dell autonomia contrattuale, in Dir. banca merc. Fin., 1993, 412; NIGRO, La responsabilità della banca per concessione abusiva del credito, in Giur. Comm., 1978, 219 ss.. 71 Secondo cui le autorità creditizie esercitano i poteri di vigilanza a esse attribuiti dal presente decreto legislativo, avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all'efficienza e alla competitività del sistema finanziario nonché all'osservanza delle disposizioni in materia creditizia : sul punto v. CAPOLINO, Rapporti tra banca e impresa: revoca degli affidamenti e ricorso abusivo al credito, in Fall., 1997, 878 ove osserva che la norma introduce l imposizione di regole che condizionano la libertà imprenditoriale nella misura necessaria a garantire il perseguimento degli scopi della stabilità e dell efficienza delle banche. 72 Questa norma in particolare nel sanzionare penalmente gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un'attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito [ ] dissimulando il dissesto o lo stato d'insolvenza sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni può ricomprendere un dovere da parte dei terzi di astenersi dal compiere atti che consentano al debitore di dissimulare il proprio stato di dissesto e di continuare ad assumere debiti: per un commento v. SANDRELLI, Commento art. 218 l.f., in Codice Commentato del 18
19 generale poi l art co. 2 c.c. 73 : perché come noto la banca esercita un ruolo fondamentale come attore del traffico giuridico nel mercato del credito; la sua qualifica di operatore professionale porta dunque ad applicare il criterio della diligenza professionale che comporta tutta una serie di obblighi informativi (confermati dalla legislazione speciale) durante l istruttoria del fido a salvaguardia (non solo dell interesse della stessa banca controparte, ma) del mercato in generale; e questo standard di diligenza alimenta nella clientela e nei terzi l aspettativa di una gestione del credito tale da soddisfare quello standard e dunque rivolta ad imprese non decotte. In questo quadro la concessione di credito in maniera imprudente ad un impresa in crisi costituisce un illecito e dà luogo alla figura della concessione abusiva del credito. In una simile situazione la concessione di credito occulta infatti la crisi d impresa finanziata e ingenera nello stesso tempo nei confronti dei terzi una oggettiva apparenza di affidabilità. Questa concessione del credito può ovviamente essere svolta dalla banca a causa di un suo comportamento semplicemente negligente 74. Ma la concessione del credito può essere effettuata dalla banca scientemente: perché allungando la vita dell impresa e ritardando la dichiarazione di fallimento la prima potrebbe guadagnare il definitivo consolidamento delle garanzie reali già ottenute dal debitore; l irrevocabilità dei pagamenti effettuati; etc. 75. E se questo modo di procedere produce un evidente vantaggio delle banche, esso è in grado di creare un reale danno ai creditori. (i) In primo luogo nei confronti dei creditori esistenti: perché questi ultimi non esercitano tutti quei meccanismi privati a tutela del loro credito (come ad esempio gli artt. 1186; 1460 e 1461 c.c.) confidando sulla bontà dell impresa finanziata; e non richiedono d altro canto il fallimento tempestivo dell impresa (con la conseguenza di una lievitazione del passivo e ad un tempo una lesione delle possibilità di recupero dei crediti all esito dei riparti fallimentari) 76. (ii) In secondo luogo nei confronti dei creditori successivi all erogazione bancaria: perché l impresa che gode della fiducia del sistema bancario determina agli occhi dei terzi nuovi creditori la falsa apparenza della sua solidità; e in questo modo incentiva i terzi a concludere contratti e concedere credito ad un impresa decotta, pregiudicando i loro diritti e interessi. B. Ora la figura della concessione abusiva del credito è sanzionata dal nostro ordinamento secondo l opinione maggioritaria a titolo di responsabilità extracontrattuale 77. A seguito dell introduzione dell art. 67 co. 3 lett. d) l.f. ci si potrebbe tuttavia chiedere se la banca che ha erogato credito in esecuzione di un piano di risanamento attestato da un profesionista possa essere chiamata a rispondere in generale per concessione abusiva del credito. E qui generalmente si tende ad escludere questa possibilità per mancanza del dolo e dunque di un elemento soggettivo dell illecito 78. fallimento, diretto da LO CASCIO, Ipsoa, Milano, 2013, 2472 s.s.; CASAROLI, Commento art. 218 l.f., in Commentario breve alla legge fallimentare, diretto da MAFFEI ALBERTI, Cedam, Padova, 2009, 1250 ss.. 73 Secondo cui nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata. Proprio dalla lettura di questa norma una dottrina è solita individuare degli obblighi di protezione che la banca assumerebbe (nei confronti non solo dell impresa in crisi, ma anche) dei terzi: ciò che dovrebbe fare propendere in caso di concessione abusiva del credito per la natura contrattuale della responsabilità. Sul punto v. CASTRONOVO, La nuova responsabilità civile, cit., 125 ss.. 74 Per un analisi dei diversi casi di finanziamento negligente concesso dalle banche ad un impresa in crisi v. DI MARZIO, Abuso nella concessione del credito, cit., 175 e nota Per un analisi dei diversi casi di finanziamento doloso (sia esso diretto o eventuale) concesso dalle banche ad un impresa in crisi v. DI MARZIO, Abuso nella concessione del credito, cit. 172 ss.. 76 Sul punto v. DI MARZIO, Abuso nella concessione del credito, cit., 51 ss.. 77 Questa sembra d altro canto la tesi prevalente in giurisprudenza: v. ad esempio Cass. sez. un. 28 marzo 2006, n. 7030, in Foro it. 2006, I, 3417; Cass. 9 ottobre 2001, n , in Foro it., 2002, I, 435; Cass. 8 gennaio 1997, n. 72, in Banca borsa, 1997, II, 653; e Cass. 13 gennaio 1993, n. 343, in Banca borsa, 1994, II, Sul punto v. ad esempio recentemente MUNARI, Crisi di impresa e autonomia contrattuale nei piani attestati e negli accordi di ristrutturazione, cit., 313 secondo cui l erogazione di nuova finanza nell ambito di un piano attestato di risanamento ex art. 67, co. 3, lett. d), l.f. o di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. osterebbero in linea di principio, ad ipotizzare una concessione abusiva di credito, atteso che entrambi gli istituti presuppongono un dissesto reversibile, asseverato come tale da un professionista indipendente qualificato. Sul punto però che la concessione abusiva del credito non richieda necessariamente il dolo ma possa esservi anche in caso di semplice colpa v. DI MARZIO, Abuso nella concessione del credito, cit.,
20 Questa tesi non mi sembra tuttavia condivisibile in assoluto 79. Al paragrafo 11 si è infatti visto che una delle principali tappe di un operazione di risanamento consiste nella conclusione tra banche e impresa in crisi di un accordo di moratoria. Questo accordo può precedere di molto l arco temporale in cui verrà se del caso concluso: un piano di risanamento e ne verrà attestata la sua fattibilità. Durante questa moratoria le banche continuano però a mantenere in essere le rispettive linee di credito o quantomeno si astengono dal richiedere all impresa in crisi il rientro dell esposizione maturando nel mentre gli interessi. Ed in entrambi i casi le banche potrebbero rispondere dell illecito della concessione abusiva del credito: perché nel primo caso le banche mantengono infatti le loro linee di credito e tengono così in vita un impresa comunque decotta, mentre nel secondo caso darebbero comunque luogo ad una forma di finanziamento indiretto sostenendo l impresa e ingenerando nei terzi un idea di soggetto in bonis 80. Per evitare questi problemi oggigiorno le banche sono solite richiedere anche per la stipulazione di una moratoria (e dunque per uno dei primi steps del procedimento) un piano di risanamento attestato da un esperto: con la chiara convinzione tuttavia che questo piano sarà comunque modificato via via a seguito di tutte le tappe necessarie per un turnaround. Ora questa pratica vuole mettere al riparo le banche dai rischi del ricorso alla concessione abusiva del credito sulla base delle medesime considerazioni per cui si ritiene esente da responsabilità la banca che partecipa ad una convenzione sulla base di un piano attestato. Ma anche in questo caso non mi sembra si possa escludere a priori il ricorrere degli estremi della concessione abusiva del credito. Anzitutto un piano di questo genere potrebbe non rientrare nella fattispecie ex art. 67 co. 3 lett. d) l.f.: perché a ben vedere esso non mira al risanamento dell impresa ma solo alla tutela delle banche. E pertanto una moratoria di questo genere potrebbe (oltre a non coprire le banche dai rischi della concessione abusiva del credito) escludere l esenzione della revocatoria. Inoltre al paragrafo 11 si è visto che le banche sono solite assumere un ruolo importante (anche se informale) nella negoziazione per un turnaround. Alcune volte questo ruolo può tuttavia travalicare i confini della correttezza e buona fede ex art c.c.: così si è visto che ciò avviene solitamente nella scelta del legal advisor; così analogamente in alcuni casi le banche interferiscono nella determinazione da parte del financial advisor del piano di risanamento al punto in alcuni casi marginali di imporre un piano di risanamento dell impresa. In questi casi se il piano risultasse ex post non idoneo al risanamento ci sarebbe ovviamente un illecito dell attestatore ma reciprocamente un concorso delle banche nell inadempimento di quest ultimo e una loro responsabilità diretta ed esclusiva anche a titolo di concessione abusiva del credito. E resterebbe poi da valutare se le banche potrebbero anche essere chiamate in causa per altre figure di illeciti che ricorrono ogni qualvolta vi sia un immistione nella gestione dell attività di impresa Sul punto v. giustamente le osservazioni di BONFATTI, La promozione e la tutela delle procedure di composizione negoziale della crisi d impresa nella riforma della legge fallimentare, cit., paragrafo 14, secondo cui la prassi giudiziaria insegna che anche nelle fattispecie portate sino ad ora all attenzione dei giudici, i piani di ristrutturazione nell ambito dei quali era assicurata nuova finanza dalle banche erano stati giudicati idonei al risanamento da esperti indipendenti (gli advisor): tuttavia nessun serio ostacolo alla configurabilità di una possibile responsabilità per concessione abusiva di credito è stato individuato in tale circostanza. Nulla di nuovo accade con la prospettata riforma della legge fallimentare per come è delineata dal d.-l. n. 35/ Gli accordi di ristrutturazione e di risanamento ricevono protezione esclusivamente sotto il profilo della esenzione da revocatoria degli atti posti in essere per la loro esecuzione: per il resto, tutto è come prima, e le responsabilità prospettabili nel passato a vario titolo -, per le operazioni poste in essere nell ambito dei tentativi di composizione (stragiudiziale) delle situazioni di crisi, rimangono impregiudicate anche per il futuro [grassetti in originale]. 80 GALLETTI, Tecniche e rischi del finanziamento all impresa in crisi, in Autonomia negoziale e crisi di impresa, a cura di DI MARZIO, MACARIO, Giuffrè, Milano, 2010, 324, secondo cui dal punto di vista economico anche l astensione dall esigere il rimborso corrisponde ad una condotta di «finanziamento». 81 D altro canto una responsabilità della banca per concessione abusiva del credito può essere a fortiori individuata se si condivide la tesi che richiede per l integrazione di questo illecito il requisito (non solo del dolo, ma anche) della colpa. V. ad esempio DI MARZIO, Sulla fattispecie concessione abusiva di credito, in Banca Borsa, 2009, II, secondo cui l incentivazione al finanziamento di operazioni di risanamento o liquidazione non implica un qualche favore per il finanziamento della crisi d impresa sì che il limite della protezione legale è dato dalla funzionalità della erogazione alla soluzione della crisi; dipende pertanto dalla ragionevolezza e fattibilità del piano a cui contribuisce la banca con la sua erogazione. Per il sostegno colposo a un programma inidoneo a risolvere la crisi, il quale trasmoda inevitabilmente in un finanziamento della crisi di impresa, non soccorrono ragioni di tutela [corsivi in 20
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