Source: http://www.rivistalabor.it/contratto-tutele-crescenti-tribunale-genova-la-pronuncia-della-corte-costituzionale/
Timestamp: 2019-12-06 20:04:50+00:00
Document Index: 137910037

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 9', 'art. 3', 'sentenza ']

Contratto a tutele crescenti: il Tribunale di Genova dopo la pronuncia della Corte costituzionale. Contratto a tutele crescenti: il Tribunale di Genova dopo la pronuncia della Corte costituzionale.
di F. Goffi - 6 aprile 2019
La sentenza 11 gennaio 2019 del Tribunale di Genova si segnala per aver applicato i principi ricavabili dalla rilevante pronuncia del Giudice delle Leggi, n. 194/2018 in materia di tutela verso il licenziamento illegittimo e quantificazione dell’indennità risarcitoria.
Come è noto, con l’assai dibattuta sentenza n. 194 dell’8 novembre 2018, la Corte costituzionale ha provveduto a dichiarare l’incostituzionalità dell’art. 3, comma 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, nella parte in cui commisurava l’entità del risarcimento del danno da riconoscersi in favore del lavoratore esclusivamente sulla base dell’anzianità di servizio. Stando alla pronuncia citata, a conferire incostituzionalità alla norma era la mancata possibilità per il giudice di individuare il quantum al netto della considerazione di elementi quali il numero di dipendenti occupati, le dimensioni economiche dell’impresa, nonché le condizioni e il comportamento tenuto dalle parti.
Orbene, nell’ambito di un giudizio sulla bontà di un licenziamento comminato da una piccola impresa in vigenza del d.lgs. 23/2015, il Tribunale di Genova era chiamato, tra gli altri, a determinare la misura risarcitoria cui dar luogo ad accertata illegittimità del recesso.
Ebbene, trattandosi di datore di lavoro privo dei requisiti dimensionali per l’applicazione dell’art. 18, legge 20 maggio 1970, n. 300, la norma di riferimento è rappresentata dall’art. 9, comma 1, d.lgs. 23/2015, cosicché in caso di licenziamento dichiarato il legittimo il lavoratore ha diritto al riconoscimento dell’importo ex art. 3, co. 1, d.lgs. 23/2015 in misura dimezzata. Giova, con ciò, esaminare, sulla base delle argomentazioni del giudice di merito, le conseguenze concrete della decisione del Giudice delle Leggi in merito a tale determinazione.
A dire del Tribunale, in particolare, la Corte avrebbe provveduto alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 3, co. 1 in quanto il meccanismo di quantificazione configurato non avrebbe garantito «un risarcimento adeguato al danno effettivo subito dal lavoratore ingiustificatamente licenziato e sufficientemente dissuasivo nei confronti del datore di lavoro autore d’un illecito». In altri termini, continua il giudice, ad essere incompatibile con il testo della Carta era «la ‘predeterminazione forfetizzata del risarcimento del danno’ alla luce di principi generali dell’ordinamento». Ebbene, posto che la principale conseguenza che da tale pronuncia è scaturita è rappresentata dal ritorno ad un discreto grado di discrezionalità dell’autorità giudiziaria in sede di valutazione dell’importo, il giudice ha potuto prendere in considerazione, oltre al requisito dell’anzianità di servizio, altresì «altri criteri, quali quelli dettati dall’art. 8 l.604/66 o dall’art. 18, quinto comma, l. 300/70».
Peraltro, il Tribunale ha argomentato che, seppur non riguardando direttamente l’art. 9, la pronuncia di cui sopra si presterebbe a condizionare l’applicazione anche di tale disposizione. Infatti, è in esso direttamente riscontrabile un richiamo diretto all’art. 3, co. 1, d.gs. n. 23/2015. A tale premessa, è conseguita l’affermazione per la quale anche tale norma vada letta «in riferimento a tutti i criteri risarcitori indicati dalla sentenza 194/2018».
Orbene, nella propria valutazione, il giudice ha avuto modo di prendere in debita considerazione elementi quali «le dimensioni modeste» dell’impresa, nonché la limitata qualificazione personale dei lavoratori sottoposti all’opera di coordinamento del lavoratore licenziato e si è, in ogni caso, spinto sino alla condanna di parte datoriale al pagamento del massimo edittale (per il caso in oggetto, pari a sei mensilità) previsto dalla norma. Infatti, ancorché la Corte costituzionale abbia dichiarato l’illegittimità dei criteri per la commisurazione, la dichiarazione di incostituzionalità non ha riguardato i limiti edittali (che devono, con ciò, intendersi del tutto applicabili).
Visualizza il documento: Trib. Genova, ordinanza 11 gennaio 2019