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Timestamp: 2017-01-22 08:10:40+00:00
Document Index: 23784165

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art.\n6', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 51', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 51', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 23', 'art. 30']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 101 del 27.07.2005
Istanza di interpello - Art. 30, primo e secondo comma, del DPR n. 600 del
1973 - Premi corrisposti per operazioni a premio da soggetto diverso dal
datore di lavoro - XX
La XX, nello svolgimento
dell'attività di importazione e
distribuzione sul territorio nazionale di autoveicoli, intende organizzare
in favore dei dipendenti dei propri concessionari un'operazione a premio che
prevede l'erogazione di premi in base al raggiungimento di un determinato
quantitativo di vendite (c.d. target).
La società interpellante chiede di conoscere quale sia il
trattamento tributario applicabile agli anzidetti premi.
SOLUZIONE INTERPRETTIVA PROSPETTATA DALL'ISTANTE
La società istante, richiamando la circolare n. 326/E del 23
dicembre 1997, ritiene che le operazioni a premio organizzate a favore di
lavoratori dipendenti da un soggetto diverso dal datore di lavoro possono essere assoggettate alla disciplina di cui all'art. 23 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, "solo qualora la
manifestazione sia svolta "per conto" del datore di lavoro".
Secondo l'interpellante, in base alla menzionata circolare n. 326/E,
la manifestazione a premio può dirsi organizzata da parte di un terzo "per
conto" del datore di lavoro solo "laddove vi sia un "accordo o convenzione"
tra quest'ultimo e il soggetto terzo, volto alla regolamentazione, appunto,
dell'erogazione a favore del dipendente".
Ciò premesso, la XX, evidenziando nel caso di specie la mancanza di
qualsiasi accordo o convenzione con il datore di lavoro, ritiene che i premi
da essa corrisposti ai dipendenti dei propri concessionari non siano
tassabili come redditi di lavoro dipendente in capo ai percettori, ai sensi
dell'art. 23 del citato DPR n. 600 del 1973, ma siano assoggettabili alla
ritenuta alla fonte a titolo d'imposta nella misura del 25 per cento, ai
sensi dell'art. 30, secondo comma, dello stesso DPR n. 600.
Si osserva preliminarmente che ai fini della soluzione del quesito
oggetto dell'istanza di interpello in esame è necessario procedere alla
ricostruzione della disciplina delle ritenute sui premi derivanti da
operazioni a premio recata dall'art. 30
Il primo periodo del primo comma del citato art. 30 stabilisce, fra
l'altro, che "i premi derivanti da operazioni a premio assegnati a soggetti
per i quali gli stessi assumono rilevanza reddituale ai sensi dell'articolo
6 del testo unico delle imposte sui redditi (...) corrisposti dallo Stato,
da persone giuridiche pubbliche o private e dai soggetti indicati nel primo
comma dell'articolo 23 sono soggetti a una ritenuta alla fonte a titolo
d'imposta, con facoltà di rivalsa, con esclusione dei casi in cui altre
disposizioni già prevedano l'applicazione di ritenute alla fonte".
Il secondo comma dello stesso articolo prevede che "l'aliquota della
ritenuta è stabilita nel dieci per cento per i premi delle lotterie,
tombole, pesche o banchi di beneficenza autorizzati a favore di enti o
comitati di beneficenza, nel venti per cento sui premi dei giuochi svolti
in occasione di spettacoli radiotelevisivi, competizioni sportive o
manifestazioni di qualsiasi altro genere nei quali i partecipanti si
sottopongono a prove basate sull'abilità o sull'alea o su entrambe, nel
venticinque per cento in ogni altro caso".
Dall'art. 30
in esame si desumono i seguenti principi in merito al
trattamento tributario dei premi erogati in base ad operazioni a premio:
a) sono assoggettati a ritenuta alla fonte i premi derivanti da
operazioni a premio se riconducibili in una delle categorie
reddituali dell'art.
6 del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
b) i premi non riconducibili ad alcuna categoria dell'art.
TUIR (ad es. i premi corrisposti ai consumatori finali) non
assumono carattere reddituale e non sono conseguentemente
assoggettati a ritenuta alla fonte;
c) i premi riconducibili in categorie reddituali per le quali
già è prevista l'applicazione di ritenute alla fonte sono assoggettati a ritenuta alla fonte con l'aliquota e le
modalità proprie della categoria di appartenenza (ad es.
per i premi corrisposti al dipendente, la ritenuta è applicata a titolo di acconto con l'aliquota relativa al
proprio scaglione di reddito e con le modalità previste
dall'art. 23 del DPR n. 600 del 1973);
d) la ritenuta alla fonte si applica a titolo d'imposta e con
facoltà di rivalsa per i premi derivanti da operazioni a
premio riconducibili in categorie reddituali per le quali
la relativa disciplina tributaria non prevede
l'assoggettamento a ritenuta alla fonte: in tal caso
l'aliquota applicabile è quella del 25 per cento fissata
in via residuale dal secondo comma dello stesso art. 30.
Ciò premesso, si osserva che la soluzione interpretativa
prospettata dall'interpellante non è coerente con la normativa in materia
di trattamento tributario delle operazioni a premio.
La XX, infatti, mentre da una parte esclude che i premi da essa
corrisposti ai dipendenti dei propri concessionari "siano tassabili come
reddito di lavoro dipendente in capo ai percettori ai sensi dell'art. 23 del
d.p.r. n. 600/73", dall'altra non individua per gli anzidetti premi la
categoria reddituale di appartenenza, limitandosi a ricondurli fra quelli
assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta nella misura del 25
per cento di cui al secondo comma dell'art. 30 del DPR n. 600 citato.
Dalla ricostruzione normativa operata, ai fini dell'individuazione
della disciplina tributaria relativa al caso oggetto dell'istanza di
interpello, consegue che non si può prescindere, invece, dalla verifica
della categoria reddituale alla quale ricondurre i premi in argomento.
A tale riguardo si rileva che, nelle fattispecie in esame, i premi
erogati originano nell'ambito della prestazione di lavoro dipendente, in
quanto connessi al raggiungimento di un determinato quantitativo di vendite
e sono, quindi, assegnati in funzione e nello svolgimento della prestazione
Sotto il profilo oggettivo, pertanto, detti premi devono ricondursi
al reddito di lavoro dipendente, ai sensi dell'art. 51, comma 1, del TUIR,
secondo cui "il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme
e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta,
anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro
Non vale ad escludere, peraltro, a parere della scrivente, la
riconducibilità dei premi in argomento nella categoria dei redditi di
lavoro dipendente, la circostanza che essi siano erogati da un soggetto
diverso dal datore di lavoro, ancorché manchi fra detti soggetti uno
specifico accordo o convenzione, come riferito dalla società interpellante.
In proposito, la circolare n. 326/E del 23 dicembre 1997, paragrafo
2.1, chiarisce che costituiscono redditi di lavoro dipendente le somme e i
valori "che siano in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro,
anche se non provenienti direttamente dal datore di lavoro" e richiama fra
le somme e i valori in argomento, a titolo meramente esemplificativo, "i
premi percepiti per operazioni a premio organizzate dal datore di lavoro o
da altri per suo conto", senza fornire esplicitamente indicazioni
sull'espressione "per suo conto" riferita alle operazioni organizzate da
Il passo della circolare richiamato dall'istante per interpretare
l'anzidetta espressione, è contenuto al paragrafo 3.2 e riguarda, in
generale le fattispecie in cui le somme e i valori che concorrono a formare
il reddito da lavoro dipendente siano erogati al lavoratore non direttamente
dal proprio datore di lavoro, ma da un terzo in virtù di un collegamento
esistente con quest'ultimo. Al fine di esplicitare la tipologia di
collegamento, la circolare cita, a titolo esemplificativo, l'accordo o la
convenzione stipulati dal datore di lavoro con il terzo, senza con ciò
elevare tali atti a condizione tassativa per l'individuazione del
collegamento stesso.
Non si ritiene, pertanto, che le indicazioni fornite dalla circolare
n. 326/E, peraltro in via esemplificativa, possano condurre ad affermare
l'inapplicabilità del regime di tassazione dei redditi di lavoro dipendente
alle fattispecie in esame, adducendo la mancanza di un accordo formale tra
datore di lavoro e terzo per la specifica organizzazione ed esecuzione delle
operazioni a premio.
Si rileva, in proposito, che il datore di lavoro, quale
concessionario della società che organizza ed esegue le operazioni a
premio, ha un rapporto stabile con detta società e l'operazione è rivolta
ad incentivare la vendita presso lo stesso concessionario di autoveicoli
importati e distribuiti dalla società medesima.
Ciò precisato si osserva, inoltre, che la circolare n. 326/E del
1997, al paragrafo 3.2 già citato, chiarisce che ai fini
dell'individuazione dei soggetti tenuti ad operare la ritenuta di cui
all'art. 23 del DPR n. 600 del 1973, non rileva la circostanza che il
percipiente assuma la qualifica di lavoratore dipendente del soggetto
erogante.
L'obbligo di effettuare la ritenuta di cui all'art. 23 del DPR n.
600 sussiste in capo al soggetto erogante ogni qual volta l'erogazione
riguardi somme e valori di cui all'art. 51 (già art. 48) del TUIR e,
quindi, somme e valori "in qualunque modo riconducibili al rapporto di
lavoro" ancorché siano corrisposti "a favore di soggetti che non sono
propri dipendenti".
Sulla base delle precisazioni svolte, si ritiene che i premi oggetto
dell'istanza di interpello erogati dalla società interpellante ai
dipendenti dei propri concessionari "in base al raggiungimento di un
predeterminato quantitativo di vendite effettuato dai dipendenti stessi", in
quanto obiettivamente riconducibili fra i redditi di lavoro dipendente ai
sensi dell'art. 51 del TUIR, devono essere assoggettati dalla
promotrice alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto di cui all'art. 23 del DPR n. 600 del 1973, anziché
alla ritenuta alla fonte a titolo
d'imposta, con facoltà di rivalsa, di cui all'art. 30 del DPR n. 600 del
Fra società promotrice e datore di lavoro sarà attivato un sistema
di comunicazioni relativamente ai premi erogati, al fine di assoggettare
correttamente a tassazione il totale reddito di lavoro dipendente.
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