Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-quarto/titolo-i/capo-ii/art285.html
Timestamp: 2019-08-25 14:06:24+00:00
Document Index: 60176795

Matched Legal Cases: ['art. 285', 'art. 94', 'art. 285', 'art. 274', 'art. 275', 'art. 657', 'art. 284', 'art. 285', 'sentenza ', 'art. 284', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ']

Art. 285 codice di procedura penale - Custodia cautelare in carcere - Brocardi.it
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Articolo 285 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 285 Codice di procedura penale
1. Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare, il giudice ordina agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l'imputato sia catturato e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a disposizione dell'autorità giudiziaria (1) (2).
2. Prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a custodia cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le modalità strettamente necessarie alla sua traduzione.
3. Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare subita si computa a norma dell'articolo 657, anche quando si tratti di custodia cautelare subita all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione [722] ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio a norma dell'articolo 11 del codice penale.
(1) Con l'ordinanza che dispone la custodia cautelare nei confronti di persona internata per misura di sicurezza, il giudice ne dispone il trasferimento nell'istituto di custodia, salvo quanto previsto dall'articolo 286.
(2) L'autorità giudiziaria che dispone la custodia cautelare in carcere dispone che copia del provvedimento sia trasmessa, a cura della polizia giudiziaria o della cancelleria, al direttore dell'istituto penitenziario perché provveda a quanto stabilito dal comma 1-bis ex art. 94 disp. att. del presente codice.
La disposizione in esame disciplina la misura della custodia quale extrema ratio, al fine di ridurre la minimo il sacrificio di libertà dell'imputato.
Spiegazione dell'art. 285 Codice di procedura penale
La norma in esame riproduce essenzialmente quella che in origini era la custodia preventiva.Il termine “custodia cautelare” rispecchia maggiormente la natura dell'istituto, la cui applicabilità è fondata infatti sulla sussistenza delle esigenze cautelari di cui all'art. 274.
Ad ogni modo, la misura in commento, essendo la più afflittiva per l'imputato, va descritta come extrema ratio, e quindi disposta solamente qualora il giudice ritenga che le esigenze cautelari non possano essere assicurate con misura meno lesiva della libertà personale.
Oltre alla necessaria sussistenza del pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, l'applicabilità della custodia cautelare è altresì subordinata ai limiti specifici di cui all'art. 275, e non può quindi essere disposta qualora il giudice ritenga che non potrà essere irrogata la pena delle reclusione per un tempo inferiore ai tre anni.
Oltre a sancire il principio secondo cui l'imputato, prima della traduzione in carcere, non può subire altre limitazione della libertà personale se non quelle strettamente indispensabili alla traduzione suddetta, la norma in oggetto, paragonando de facto la misura alla reclusione vera e propria (in seguito a condanna), impone che il periodo sofferto in stato di custodia cautelare sia scomputato da quello relativo alla pena detentiva disposta con condanna, ai sensi dell'art. 657. Si ricorda inoltre che lo stesso vale per gli arresti domiciliari, anch'essi parificati ad una pena detentiva (v. art. 284).
Allo stesso modo, va scomputata la custodia cautelare subita all'estero, ovvero nel caso di rinnovamento del giudizio in Italia per reati ivi commessi, anche se già condannato all'estero.
Massime relative all'art. 285 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 21250/2017
Ai fini del ripristino dell'esecuzione di una misura di prevenzione personale, sospesa per la concomitante carcerazione del sottoposto per espiazione pena, è funzionalmente competente alla rivalutazione dell'attualità della pericolosità il giudice che ha deliberato il provvedimento, da individuarsi nella corte di appello, nel caso in cui la misura sia stata emessa da quest'ultima in riforma del decreto di rigetto del tribunale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 21250 del 4 maggio 2017)
Cass. pen. n. 41074/2015
Ai fini della sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, è onere dell'interessato privo di un'abitazione (nella specie, perché senza fissa dimora nel territorio dello Stato), fornire tutte le indicazioni necessarie circa la concreta disponibilità di uno dei luoghi di esecuzione indicati dall'art. 284, comma primo, cod. proc. pen., con la conseguenza che, in mancanza di queste, il tribunale del riesame, in quanto sprovvisto di poteri istruttori, può legittimamente rigettare la richiesta di applicazione della forma di cautela meno afflittiva pur in presenza di una prognosi di condanna a pena non superiore tre anni di reclusione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41074 del 13 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 12915/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 12915 del 26 marzo 2015)
Cass. pen. n. 47017/2008
Lo stato di custodia cautelare in carcere per causa diversa da quella relativa al titolo in esecuzione non è di per sé preclusivo della valutazione nel merito e, qualora ne ricorrano i presupposti, dell'ammissione a una misura alternativa alla detenzione, incidendo la detenzione solo sulla pratica possibilità di esecuzione della misura, che va postergata alla cessazione della misura custodiale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 47017 del 18 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 294/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 294 del 4 maggio 1999)
Cass. pen. n. 917/1998
La reiterazione del provvedimento impositivo della custodia cautelare in carcere è consentita quando la nuova misura trova ragione nella valutazione di un nuovo e più ampio quadro indiziario in precedenza non considerato perché processualmente non utilizzabile. (Fattispecie in cui in precedenza non erano stati allegati agli atti i decreti autorizzativi delle intercettazioni).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 917 del 21 aprile 1998)
In tema di custodia cautelare al fine di stabilire la compatibilità del regime carcerario con lo stato di salute dell'indagato occorre tenere conto non solo della situazione clinica esistente al momento dell'accertamento, ma anche della prevedibile evoluzione del quadro clinico e della potenziale incidenza in modo irreparabile della detenzione sulla salute del paziente. Conseguentemente la compatibilità in questione non può essere ritenuta sulla sola base della possibilità di terapia analgesica praticabile nell'infermeria del carcere, trattandosi non di lenire la sintomatologia dolorosa della malattia, ma di prevenirne l'evoluzione.
Cass. pen. n. 4060/1994
Nell'ipotesi in cui l'ordinanza applicativa della custodia cautelare sia riferibile a delitti per i quali è consentita l'adozione della misura coercitiva e reati per i quali tale misura non è consentita, non è configurabile alcuna nullità, poiché il provvedimento nella sua interezza deriva la propria legittimità dall'esistenza di delitti che permettono l'adozione della misura.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4060 del 22 ottobre 1994)
Cass. pen. n. 1922/1993
È ammissibile la reiterazione di un provvedimento impositivo della custodia cautelare in carcere anche se basato sugli stessi fatti quando il precedente provvedimento sia stato annullato dalla Cassazione per vizi di motivazione e non per esclusione della ricorrenza delle condizioni generali di legittimità. Solo in tale ipotesi, infatti, in forza del principio del ne bis in idem si determina una situazione di inconciliabilità tra i due provvedimenti, quello caducato e quello riemesso, che non possono, quindi, coesistere, in osservanza della regola della preclusione processuale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1922 del 8 giugno 1993)
Cass. pen. n. 3638/1992
All'omessa pronuncia in ordine alla richiesta di adozione della misura cautelare della custodia in carcere, richiesta avanzata dal pubblico ministero nell'udienza di convalida dell'arresto (peraltro non convalidato dal giudice per le indagini preliminari) va assegnato il valore di rigetto implicito della richiesta, un rigetto da ritenere immotivato e, quindi, censurabile in cassazione ex art. 606, primo comma, lettera e).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3638 del 9 gennaio 1992)
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