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Timestamp: 2020-06-04 19:44:49+00:00
Document Index: 40399728

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 16']

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20 febbraio 2002 Sentenza n. 1189 del TAR Lazio, sezione II bis
Sentenza n.1189 del TAR Lazio, Sezione II bis
Sez.II Bis
sul ricorso n. 1340/99, proposto dal CODACONS, Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori, in persona del legale rappresentante p.t., Giovanni Pignoloni, e dal SAMBA, Associazione per la tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio, in persona del legale rappresentante p.t., Ezio Gallori, tutti rappresentati e difesi, unitamente e disgiuntamente, dagli avv.ti Carlo Rienzi, Paolo Montaldo, Giancarlo Caracuzzo, Mario Marconi e Marco Orlando ed elettivamente domiciliati presso l’Ufficio Legale Nazionale del CODACONS in Roma, via Otranto n. 18
-il Ministero dell’Ambiente, in persona del legale rappresentante p.t.;
-il Ministero della Sanità, in persona del legale rappresentante p.t.;
-il Ministero delle Comunicazioni, in persona del legale rappresentante p.t.;
Ministeri tutti costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici domiciliano, in Roma, Via dei Portoghesi n.12;
-l’Istituto Superiore di Sanità, in persona del legale rappresentante p.t., non costituitosi in giudizio;
-Authority per le Telecomunicazioni, in persona del legale rappresentante pt., non costituitasi in giudizio;
-Agenzia Nazionale per la protezione dell’Ambiente, in persona del legale rappresentante pt., non costituitasi in giudizio;
-Regione Lazio, in persona del legale rappresentante pt., costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dall’avv. Aldo Rivela, ed elettivamente domiciliata presso la sede dell’Avvocatura Regionale in Roma, via Marcantonio Colonna, n. 27;
-ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul lavoro, in persona del legale rappresentante pt., non costituitosi in giudizio;
-WIND s.p.a, in persona del legale rappresentante pt., costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dall’avv. Fabio Macaluso, ed anche, in via disgiuntiva, dall’avv. Maurizio Brizzolari ed elettivamente domiciliata presso quest’ultimo in Roma, via Archimede 97;
-RAI s.pa., in persona del legale rappresentante pt., costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dall’avv. Filippo Satta ed elettivamente domiciliata presso lo stesso in Roma, via G.Pierluigi da Palestrina n.47;
-Conferenza Stato-Regioni, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del legale rappresentante pt., non costituitasi in giudizio;
-Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pt., non costituitosi in giudizio
del decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 settembre 1998 n. 381, concernente “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”, adottato d’intesa con il Ministero della Sanità e il Ministero delle Comunicazioni, e, tra le altre, anche relativamente alle disposizioni con cui:
– limita (art. 1.1) il campo di applicazione ai soli sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisioni operanti nell’intervallo di frequenze tra 100 KHz e 300 GHz, escludendo le altre sorgenti di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, operanti nelle stesse frequenze, tra cui “varchi magnetici” per il passaggio controllato delle persone, radar di impiego civile e militare, terminali “mobili” per la telefonia;
– definisce i limiti di esposizione per la popolazione ai campi elettromagnetici (art. 3.1) come livelli mediati su un’area equivalente del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti;
– limita (art. 4.2) la misura di cautela da adottare in presenza di edifici adibiti a permanenza superiore alle quattro ore, al rispetto dei valori di esposizione 6V/m; 0,016A/m; 0,1w/m2, mediati su un’area equivalente del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti, non distinguendo tra radiazioni non modulate e radiazioni modulate in ampiezza;
– rinvia (combinato disposto artt. 4.3 e 5.1) alle Regioni e Province Auonome la competenza di fissare le modalità e i tempi per adeguare gli impianti esistenti in modo da rispettare i limiti e i valori di cautela fissati dal decreto stesso;
– stabilisce un risanamento futuro e incerto e, in più, attribuisce alle Regioni e province Autonome (art. 4.3 ultima parte) la disciplina delle attività di controllo e di vigilanza per il rispetto dei limiti di esposizione e delle misure di cautela a obiettivi di qualità;
nonché di ogni altro atto presupposto, connesso, conseguente e derivato in partibus de quibus, compreso il parere espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, previsto dall’art. 1.6 lett. a) n. 15 della Legge 31 luglio 1977, n. 249, e il parere espresso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome nella seduta del 7.5.1998.
Relatore, alla Pubblica Udienza in data 31 gennaio 2002, il Consigliere Giancarlo Tavarnelli;
Con il presente ricorso le Associazioni in epigrafe (Codacons e Samba) hanno impugnato il D.M. 10.9.1998, n. 381, con il quale è stato adottato il “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”, deducendo, sotto vari profili, con l’atto indroduttivo del giudizio e con motivi aggiunti, vizi di violazione di legge (L. n. 241/90, L.n. 349/86, L. n. 249/87; L. n. 833/1978, D.Lgs. n. 268/1993, Trattato CEE, Direttiva 90/313/CEE, principi generali dell’ordinamento, artt. 32 e 97 Cost.; D.I. 2.6.97, D.M. Funzione P. 31.10.1994), eccesso di potere (per carenza di motivazione e di istruttoria, illogicità, contraddittorietà, conflitto di interessi, sviamento, falsità di presupposti), incompetenza, completa inosservanza di aspetti tecnici rilevanti ed essenziali.
L’Avvocatura Generale dello Stato, costituitasi in giudizio per i Ministeri dell’Ambiente, della Sanità e delle Comunicazioni, dopo aver messo in dubbio la legittimazione ad agire delle Associazioni ricorrenti in questa sede, atteso che l’annullamento richiesto comporterebbe un grave pregiudizio per la tutela della salute pubblica e quindi anche per i soggetti che le ricorrenti assumono di rappresentare, ha chiesto il rigettto del ricorso perché in parte inammissibile (relativamente alle contestazioni sul piano tecnico) e in parte infondato.
Anche la RAI – Radio Televisione Italiana S.p.A. – ha chiesto il rigetto del ricorso, dopo aver contestato analiticamente la fondatezza delle censure.
La WIND Telecomunicazioni S.p.A ha eccepito l’ammissibilità del ricorso (sia per difetto di interesse concreto e attuale in quanto le ricorrenti hanno impugnato solamente il regolamento generale e astratto e non i provvedimenti attuativi, idonei a ledere concretamente gli interessi, sia perché non sarebbe chiaro se l’annullamento è richiesto in toto o in parte qua e le ricorrenti sembrano quasi auspicare un intervento del giudice amministrativo in senso riformativo o additivo) e, comunque, ha sostenuto la sua infondatezza nel merito.
Si è costituita in giudizio anche la Regione Lazio.
La difesa delle ricorrenti ha puntualizzato le proprie tesi con successive memorie.
In via preliminare il Collegio deve darsi carico di verificare il permanere dell’interesse al ricorso a seguito del mutamento del quadro normativo intervenuto nelle more della decisione.
Va al riguardo tenuto presente che il decreto impugnato n. 381/1998 è stato emanato in applicazione della legge 31.7.1997, n. 249, la quale (all’art. 1, comma 6, lettera a), n. 15) dispone, tra l’altro, che il Ministero dell’ambiente d’intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), fissa i tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana, tenendo anche conto delle norme comunitarie.
Successivamente alla proposizione del ricorso è intervenuta la “Legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” (L. 22.2.2001, n. 36, pubblicata nella G.U. 7.3.2001), che ha dettato i principi fondamentali in materia, prevedendo, fra l’altro, con la disposizione di carattere permanente contenuta nell’art. 4, comma 2, lett. a), che i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, le tecniche di misurazione e rilevamento dell’inquinamento elettromagnetico e i parametri per la previsione di fasce di rispetto per gli elettrodotti sono stabiliti “per la popolazione, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri…”.
Il predetto decreto, come pure quello di cui alla lettera b) concernente i lavoratori e le lavoratrici, doveva essere emanato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, su proposta del Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro della Sanità, sentiti il Comitato interministeriale per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico e le competenti Commissioni parlamentari, previa intesa in sede di “Conferenza unificata” di cui all’art. 9 del D.Lgs. n.281/1997 (cioè la Conferenza Stato-città ed autonomie locali unificata, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane, con la Conferenza Stato-regioni).
Il successivo comma 3 ha stabilito che “Qualora entro il termine previsto dal comma 2 non siano state raggiunte le intese in sede di Conferenza unificata, il Presidente del Consiglio dei ministri entro i trenta giorni successivi adotta i decreti di cui al comma 2, lettere a) e b)”.
In realtà gli anzidetti decreti non sono stati ancora emanati ma il pericolo di un vuoto normativo nella materia è stato scongiurato dal regime transitorio dettato con l’art. 16, secondo cui, fino all’entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio previsto dall’art. 4, comma 2, lettera a) , “…si applicano, in quanto compatibili con la presente legge..” le disposizioni del D.P.C.M. 23.4.1992 (riguardante i limiti per l’esposizione della popolazione ai campi elettrici e magnetici generati dagli elettrodotti), le disposizioni del D.P.C.M. 28.9.1995 (riguardante le Norme tecniche procedurali di attuazione del predetto D.P.C.M. 23.4.1992) “…nonché le disposizioni del decreto 10 settembre 1998, n. 381 del Ministro dell’Ambiente”.
Sia pure in fase di regime transitorio e nei limiti di compatibilità con la stessa legge n. 36/2001, il legislatore ha fatto propria la disciplina dettata con il decreto ministeriale impugnato n. 381/1998 senza conservare, in questa fase, al Ministro dell’Ambiente alcun potere di modifica della disciplina stessa, ciò in coerenza con la disposizione di carattere permanente sopra esaminata che ha limitato la competenza di tale Ministro al semplice potere di proposta in ordine all’adozione dei decreti in materia, riservata al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Ciò significa che il cit. art. 16 ha inteso operare un vero e proprio recepimento legislativo della disciplina sostanziale contenuta nel decreto n.381/1998, cosicché l’eventuale accoglimento nel merito della presente impugnativa, comportando l’annullamento del predetto decreto in quanto fonte normativa di natura secondaria ma non dell’anzidetta disciplina sostanziale recepita dalla legge, fonte normativa primaria, non sarebbe comunque idoneo ad assicurare l’interesse fatto valere dalle Associazioni ricorrenti.
Per le ragioni indicate il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Sussistono giusti motivi per dichiarare compensate tra le parti le spese del presente giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, (Sez. II bis), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Così deciso in Roma dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (Sezione Seconda Bis), in Camera di Consiglio, in data 31 gennaio 2002, con l’intervento dei Magistrati:
Patrizio GIULIA Presidente
Giancarlo TAVARNELLI Consigliere est.
Gabriella De Michele Consigliere