Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-inps-n-186-del-01122003.html
Timestamp: 2017-01-23 14:54:14+00:00
Document Index: 37855484

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 49', 'art. 2135', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 8', 'art.7', 'art. 1', 'art. 4', 'art.6', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 2082', 'art. 2135', 'art. 2082', 'art. 2135', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 2135', 'art.1', 'art. 49', 'art.2135', 'art.2135', 'art. 3', 'art.2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2135', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2135', 'art. 2135', 'art. 9', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 4']

Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 226 -
Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 - Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228
SOMMARIO: Individuazione delle imprese esercenti le attività ricomprese nei decreti legislativi n.
226-227-228/2001. Classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali ed assistenziali ai sensi dell�'art. 49, comma 1, della legge n.
I decreti legislativi 18 maggio 2001 nn. 226 - 227  228 (allegati 1, 2, 3 negli articoli di interesse) pubblicati nel supplemento ordinario alla G.U. n. 137 del 15 giugno 2001 - Serie generale- parte prima, sono stati emanati in attuazione della delega contenuta nell'art. 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 "per la modernizzazione nei settori dell'agricoltura, delle foreste, della pesca e
dell'acquacoltura".
Con circolare 7 febbraio 2002, n. 34 sono state fornite le prime indicazioni sulla portata di tali norme. Con successiva circolare n. 53 del 14 marzo 2003, avente ad oggetto Attività connesse ex art. 1 decreto legislativo n. 228/01: gestione CD/CM-IATP, sono altresì state impartite disposizioni per la valutazione della sussistenza dei requisiti richiesti dalle specifiche norme vigenti per i lavoratori autonomi indicati nell�'oggetto della stessa circolare.
- SEZIONE I - Decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 226 recante: orientamento e modernizzazione del settore della pesca e
1) Definizione dell'imprenditore ittico e delle attività dallo stesso svolte.
Alla nuova categoria economica, come definita dalla norma, sono pertanto globalmente riconducibili tutti i soggetti - siano essi operanti nel settore della pesca che in quello dell'acquacoltura (quest�' ultimo appartenente al settore dell'imprenditoria agricola) - che utilizzano a fini economico - produttivi gli ecosistemi acquatici. In questo senso, l'art. 2 non costituisce né definisce una nuova figura imprenditoriale correlandola alle attività svolte, ma ricomprende sotto la denominazione di imprenditore ittico i soggetti che, già costituiti come imprese della pesca, cooperative della pesca, pescatori autonomi o imprenditori agricoli per l'attività di acquacoltura, utilizzano gli ecosistemi acquatici.
- effettuate dallo stesso soggetto esercente l'attività di pesca;
- non essere prevalenti rispetto alle attività di pesca;
- essere svolte mediante l'utilizzazione prevalente dei prodotti derivanti dall'attività di pesca ovvero di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività ittica esercitata.
a) imbarco di persone non facenti parte dell'equipaggio su navi da pesca a scopo turistico-ricreativo, sinteticamente denominato
pescaturismo;
b) attività di ospitalità, di ristorazione, di servizi, ricreative, culturali finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e delle risorse della pesca, valorizzando gli aspetti socio-culturali del mondo dei pescatori, esercitata da pescatori professionisti singoli o associati, attraverso l'utilizzo della propria abitazione o struttura nella disponibilità dell'imprenditore, sinteticamente denominate
- il numero dei dipendenti addetti all'una e all'altra attività;
- i periodi dedicati alle suddette attività;
- la ripartizione quantitativa percentuale del prodotto commercializzato, ovvero la individuazione oggettiva fra il venduto proveniente direttamente dalla attività di pesca e quanto globalmente commercializzato.
Ove le attività connesse alla pesca risultino qualificabili tali a norma del decreto legislativo in esame, le stesse saranno classificate in base al comma 1 dell'art. 49 della legge n. 88/89 nel settore industria della pesca, cod. ISTAT 05.01.1/2  csc 1.20.01.
Gli obblighi assicurativi per i dipendenti addetti alle attività connesse, ove gli stessi non siano marittimi, dovranno essere assolti su una separata posizione contraddistinta dal codice ISTAT 05.01.1/2  csc 1.21.01.
L'art. 6, comma 1, dello stesso decreto legislativo qualifica le attività selvicolturali come fattore di sviluppo dell'economia nazionale, di miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle zone montane, nonché a sostegno di nuove opportunità imprenditoriali ed occupazionali anche in forma associata o cooperativa. In tale logica le Regioni sono tenute, a norma del successivo articolo 7, all'istituzione di elenchi o albi delle imprese per l'esecuzione di lavori, opere e servizi in ambito forestale. Le stesse imprese alle quali, ai sensi del comma 2, si applicano le disposizioni contenute nell�'art. 17 della legge 31 gennaio 1994, n. 97 (allegato 6), possono ottenere in gestione aree silvo-pastorali di proprietà o possesso pubblico ( vedi anche circolare n. 34/2002, punto 8).
La nuova disciplina amplia la platea dei destinatari della classificazione nel settore agricoltura per lo svolgimento di attività selvicolturali, disposta dall'art. 49 legge n. 88/89 e della quale sono stati destinatari finora gli imprenditori agricoli di cui all�' art. 2135 (allegato 7) del codice civile nel testo vigente anteriormente alle modifiche introdotte dall�'art. 1 del decreto legislativo n. 228/01, alla legge n. 778/86, a leggi speciali ed a decreti di aggregazione (comma 3 dello stesso art. 49).
- Le cooperative ed i loro consorzi che forniscono in via principale, anche nell'interesse di terzi, servizi nel settore selvicolturale, ivi compresi le sistemazioni idraulico-forestali, sono equiparati dall�'art. 8 agli imprenditori agricoli. L'accertamento del requisito che tali soggetti economici forniscano i servizi in via principale nel settore selvicolturale dovrà essere effettuato esaminando, attraverso le fatture, sia la tipologia dei soggetti destinatari dei servizi, sia la tipologia dei lavori effettuati
nonché l'oggetto di eventuali appalti.
Le sopracitate cooperative ed i loro consorzi nonché le imprese di cui all�'art.7 qualora siano in possesso dei requisiti contenuti nell'art. 1 del decreto legislativo n. 228/01, dovranno essere classificati nel settore agricoltura con codice ISTAT 02.02.0 e c.s.c. 5.01.02.
Si rammenta al riguardo che i predetti datori di lavoro, risultavano già inquadrati nel settore terziario per attività di servizi, con la sola possibilità di assicurare con le norme del settore agricoltura gli operai addetti a tali attività in base all'art. 4 del Decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173 di integrazione dell�'art.6 della legge n. 92/79 (allegato 8), cui è stata data applicazione con circolare n. 212/1998.
L�'art. 1 comma 1 del decreto legislativo n. 228/2001 (allegato 3) ha novellato l'art. 2135 del codice civile.
Quest�'ultimo al comma 1 qualifica imprenditore agricolo chi esercita l'attività di coltivazione del fondo o quella di selvicoltura o di allevamento di animali e attività connesse, specificando, al comma 2, che per coltivazione del fondo, selvicoltura e allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria al ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Il codice civile non reca la definizione di "impresa" in generale né di quella agricola in particolare. All�'art. 2082 (allegato 9) il codice civile reca invece la nozione di "imprenditore" ("E' imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi") e all�'art. 2135 c.c. quella di "imprenditore agricolo". Pertanto, mentre per accertare la sussistenza della figura giuridica dell'imprenditore in quanto tale occorrerà riscontrare l'esistenza dei requisiti di carattere generale di cui al citato art. 2082 c.c., per individuare a quale settore economico sia riconducibile l'attività svolta dall'imprenditore è necessario che siano presenti requisiti specifici che, relativamente all'imprenditore agricolo, sono dettati dall'art. 2135 c.c. come novellato dall'art. 1 del decreto legislativo in trattazione.
L'attività esercitata dall'imprenditore, come sopra già precisato, ha come fine la produzione di beni o servizi. E�' indubbio che l'imprenditore agricolo rientri nella categoria degli imprenditori che producono beni (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento). Le attività di servizi eventualmente effettuate dal medesimo imprenditore agricolo sono qualificate, per volere del legislatore ed in presenza dei requisiti posti dalla norma, attività connesse, a conferma che le stesse non rientrano, per loro natura, tra le attività proprie svolte dell'imprenditore agricolo.
L�'art. 2135 c.c., come novellato dal decreto legislativo sopra citato, dispone che è imprenditore agricolo:
- colui che esercita attività - siano le stesse svolte attraverso l'utilizzazione o meno del fondo, del bosco, delle acque dolci, salmastre o marine - dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico;
- colui che esercita attività - siano le stesse svolte attraverso l'utilizzazione o meno del fondo, del bosco, delle acque dolci, salmastre o marine - dirette alla cura ed allo sviluppo di una fase necessaria al ciclo stesso, di carattere vegetale o animale.
Si forniscono, inoltre, alcune indicazioni che possono risultare utili ai fini operativi per l'individuazione delle attività relative ad una fase necessaria alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico, classificabili quindi nel settore agricoltura. ai fini previdenziali ed assistenziali.
- sviluppo vegetativo di piante acquistate dopo la germinazione del seme e fatte crescere fino al momento della commercializzazione;
- crescita di animali acquistati dopo la nascita e portati alla maturazione economica;
- incubazione delle uova fino alla nascita del pulcino.
3) Definizione e requisiti delle attività connesse a quelle di coltivazione del fondo o di selvicoltura o di allevamento di animali di cui al comma 3 dell�'art. 2135 c.c. come sostituito dall�'art.1 del Decreto legislativo in trattazione.
L�' elencazione delle attività connesse introduce - anche ai fini della classificazione previdenziale ed assistenziale di cui al comma 1, lettera c), art. 49, legge n. 88/89 - una estensione di non poco rilievo delle attività rientranti nel settore agricoltura.
Devono qualificarsi infatti connesse quelle attività 
purché svolte dal medesimo imprenditore agricolo - dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento degli animali. Sono, inoltre, connesse le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda,normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale (vedi decreto legislativo n. 227/2001), ovvero di ricezione ed ospitalità, come definite dalla legge.
Pur in assenza di una elencazione specifica delle attività riconducibili a quelle definite connesse, dal testo della norma si evince che le medesime devono comunque risultare collegate all�'attività agricola in senso proprio (art.2135, comma 2 ) in quanto finalizzate ad integrare l�'attività dell�'impresa agricola ed a realizzare per la stessa una maggiore utilità economica.
3. le attività dirette alla fornitura di beni o servizi a favore di terzi devono essere effettuate attraverso l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda, normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata. Si precisa che i soggetti terzi, destinatari delle attività di cui sopra, non dovranno necessariamente rivestire la qualifica di imprenditori agricoli;
Con riferimento, infatti, alle attività di fornitura di beni o servizi, il legislatore ha introdotto un concetto di prevalenza riferito alle attrezzature o risorse utilizzate dall�' imprenditore agricolo nella prestazione di tali attività. Per attrezzature devono intendersi i beni strumentali, mentre nelle risorse rientrano quelle finanziarie, di manodopera ed ambientali, normalmente utilizzate per lo svolgimento della attività agricola in senso proprio. Inoltre, le attrezzature o risorse devono risultare normalmente impiegate nell�'attività agricola esercitata dall�'imprenditore e tale condizione deve essere verificata in ordine:
a) alla conformità e compatibilità funzionale di attrezzature o risorse rispetto alla tipologia di attività agricola in senso proprio svolta dall�'imprenditore. Ciò significa, ad esempio che se l�'imprenditore, che coltiva fondi adibiti esclusivamente a frutteto, dispone di una mietitrebbia tra le sue attrezzature e la utilizza per fornire servizi a terzi, non risultando la stessa necessaria alla coltivazione del frutteto, l�'attività connessa non potrà rientrare nel settore agricolo;
b) alla abitualità ed all�'utilizzo stabile e sistematico di attrezzature o risorse nell�'attività agricola in senso proprio svolta dall�'imprenditore nell�'ambito di annate agrarie caratterizzate da condizioni ambientali e sanitarie di normalità. Non potrà essere considerato normale impiego nell�'esercizio dell�'attività di coltivazione del fondo, del bosco o di allevamento l�'utilizzo di attrezzature o risorse che risultino, per contro, abitualmente, stabilmente e sistematicamente impiegate nell�'attività connessa. Ad esempio, nei confronti dell�'imprenditore che coltiva fondi adibiti esclusivamente a frutteto e che sia in possesso di un parco di macchine agricole sovradimensionato rispetto al fabbisogno della normale attività di coltivazione espletata(frutteto), la fornitura di beni o servizi resa con il suddetto parco macchine non potrà essere qualificata come connessa. Lo stesso dicasi per l�'imprenditore che assume manodopera agricola a tempo determinato o indeterminato per l�'attività espletata di allevamento di animali, senza tuttavia occupare la stessa manodopera abitualmente e sistematicamente in tale attività, ma utilizzandola per la fornitura di servizi a terzi (ad es. aratura di un campo).
L�'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo in esame estende la qualifica di imprenditore agricolo anche alle cooperative di imprenditori agricoli e loro consorzi. Tale previsione ricorre quando tali organismi utilizzano, per lo svolgimento delle attività di cui all�'art.2135 del c.c. prevalentemente, cioè almeno più del 50%, prodotti dei soci , ovvero forniscono prevalentemente ai soci, almeno più del 50% del totale dei fruitori, beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico. Pertanto, ove sussistano tali requisiti i soggetti in questione saranno classificati nel settore agricoltura diversamente saranno classificati nel settore industria o nel settore terziario, in relazione al tipo di attività espletata (fornitura di beni o servizi).
Nell�'ambito delle attività connesse descritte al punto 4) del paragrafo 3) della presente sezione un esame specifico meritano le attività agrituristiche disciplinate dall�'art. 3 del decreto legislativo in trattazione.
Il predetto articolo, al comma 1, provvede ad ampliare il campo di applicazione delle attività agrituristiche. Infatti, con la legge n.730/85 (allegato 10), all�'art.2, comma 1, il legislatore aveva qualificato come attività agrituristiche esclusivamente le attività di ricezione ed ospitalità.
L�'art. 3, del Dlgs. N.228/2001, invece, ha compreso in tale accezione anche quelle dirette alla organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del territorio, nonché la degustazione dei prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino, ai sensi della legge 27 luglio 1999, n. 268 (allegato 11).
Peraltro, rispetto a queste ultime la norma ha disposto che le stesse ancorchè svolte all'esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa possono continuare ad essere qualificate agrituristiche.
Pertanto, con tale previsione, il legislatore, preso atto, dell�'aumentata complessità dell�'attività agrituristica, è intervenuto per codificare le nuove ed ulteriori forme in cui si può concretizzare l�'offerta dei servizi da parte dell�'imprenditore agricolo.
All�'ultimo capoverso del suddetto comma 1, infine, viene confermato il criterio della "stagionalità" dell'ospitalità agrituristica, già contenuto all'art. 2, lettera a), della legge n.730/85, con la precisazione che la stessa deve intendersi riferita alla durata del soggiorno dei singoli ospiti.
Come già esposto, con l�'art. 1 del decreto legislativo 228/2001 è stato sostituito l�'art. 2135 del codice civile. Con tale nuova formulazione, il legislatore ha provveduto a meglio definire la figura dell�'imprenditore agricolo attraverso la indicazione dei contenuti sia delle attività tradizionalmente qualificate agricole (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali) sia delle attività ad esse connesse. In questo modo ha contribuito ad allargare la visione di una figura che nel tempo ha subito cambiamenti sostanziali e che vuole essere il più possibile in linea con il processo di ammodernamento dell�'agricoltura nel nostro paese.
Le attività di ricezione ed ospitalità come definite dalla
legge sono state comprese dal legislatore tra le attività connesse. In base a tale disposto, risulta evidente che la disciplina delle attività agrituristiche continua ad essere quella contenuta nella legge 05 dicembre 1985 n. 730 che costituisce una norma quadro rispetto alla quale le previsioni contenute nell�'art. 3 del decreto legislativo n. 228/2001, hanno carattere integrativo.
Al fine di individuare i requisiti per procedere alla classificazione delle aziende interessate nel settore agricoltura anziché nel settore terziario (attività alberghiere e di ristorazione), si ricorda che l�'attività agrituristica deve essere caratterizzata dall'esistenza di un collegamento organizzativo funzionale con l'attività agricola principale e che il suo svolgimento deve essere finalizzato all'incremento di redditività dell'azienda agricola nella logica di promozione e valorizzazione dell'agricoltura.
Peraltro, viene confermato che l�'attribuzione dell'attività agrituristica al settore agricolo non è esclusa laddove questa venga svolta utilizzando lavoratori dipendenti assunti a tale scopo.
Infatti, il comma 2 del medesimo art. 3 del decreto legislativo n. 228/2001 stabilisce che possono essere addetti ad attività agrituristiche i familiari dell�'imprenditore di cui all'articolo 230-bis del codice civile (allegato 12) nonché i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, determinato e parziale. In questo caso, tali soggetti assumono la qualifica di lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale.
In base alle disposizioni contenute nel novellato art. 2135 c.c. e tenuto conto delle precisazioni sopra fornite, sono classificate nel settore agricoltura le attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali (comma 1 del citato art. 2135 c.c.). Si precisa che nell�'allevamento di animali sono ricomprese, come specificato nel comma 2 del suddetto articolo 2135 c.c., le attività di acquacoltura in acque dolci, salmastre o marine. In quanto oggetto di introduzione artificiale nelle acque e di successivo
allevamento da parte dell'uomo, le specie acquatiche infatti rientrano nella più ampia fattispecie dell'allevamento di animali.
A tale riguardo, si rammenta che l�'acquacoltura in acque dolci e salmastre era già stata qualificata attività agricola dalla legge 5 febbraio 1992, n. 102, cui è stata data applicazione con circolari n. 155/1997 e n. 196/1997. Successivamente, con l�'art. 9 della legge 27 marzo 2001, n. 122 la qualifica agricola è stata estesa anche all�'attività di acquacoltura in acqua marina (vedi sez. I - punto 1).
Sono parimenti da classificare nel settore agricoltura le attività connesse, secondo le specifiche sopra indicate. In particolare:
- le attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione svolte dallo stesso imprenditore agricolo, andranno inquadrate nel settore agricoltura qualora abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente (almeno più del 50% del prodotto) dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento degli
animali. Qualora tali attività vengano effettuate reperendo sul mercato la prevalenza ( oltre il 50% ) del prodotto, le stesse dovranno essere classificate in un settore diverso da quello dell�'agricoltura, in relazione all�'attività in concreto svolta.
- le attività dirette alla fornitura di beni e servizi che vengano svolte con l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata. Ai fini classificatori, nel caso in cui tali attività svolte non siano qualificabili "connesse" per accertata mancanza dei requisiti posti dalla norma, le stesse - ancorché effettuate dal medesimo imprenditore agricolo - dovranno essere classificate in base al comma 1 dell'art. 49 della legge n. 88/89 nel settore economico di appartenenza, in relazione alla tipologia di attività svolta.
- le attività dirette alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge, che vengano svolte con l'utilizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento degli animali e/o con l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, in base alla tipologia specifica dell'attività svolta. Ai fini classificatori, nel caso in cui tali attività svolte non siano qualificabili "connesse" per accertata mancanza dei requisiti posti dalla norma, le stesse - ancorché effettuate dal medesimo imprenditore agricolo - dovranno essere classificate in base al comma 1 dell'art. 49 della legge n. 88/89 nel settore economico di appartenenza, in relazione alla tipologia di attività svolta.
I codici statistici contributivi da attribuire alle attività, unitamente ai codici ISTAT, che verranno resi compatibili proceduralmente con la classificazione nel settore agricoltura, sono reperibili sul manuale di classificazione dei datori di lavoro allegato alla circolare n. 65 del 25 marzo 1996 che nella sua versione aggiornata è stato trasmesso con messaggio n. 5 del 9 aprile 2001. Il testo del manuale è consultabile nelle cartelle Direzione Generale/Organizzazione/ProgMan/Classificazione datori di lavoro del sito
ftp://ftp.inps.
Le variazioni della classificazione richieste dai datori di lavoro od effettuate d�'ufficio in base ai chiarimenti forniti con la presente circolare, decorreranno, ai sensi dell�'art. 3, co.8 della Legge n.335/95, dal periodo di paga in corso alla data della richiesta o della notifica del provvedimento di variazione. In tali casi si rammenta che le posizioni aziendali dovranno essere contraddistinte, in applicazione di quanto disposto con circolare n. 21 del 23 gennaio 1996, dal codice di autorizzazione 7Z.
Infine, allo scopo di evidenziare le posizioni aziendali interessate da variazioni di settore operate in applicazione delle disposizioni impartite con la presente circolare è stato istituito il codice di autorizzazione  5U avente il significato di inquadramento attribuito ai sensi delle disposizioni contenute nei decreti legislativi n. 226  227  228 del 2001  che dovrà essere assegnato a tutte le aziende sia in fase di prima classificazione che in occasione di successive variazioni.
b) assegnano priorità agli strumenti che assicurano produzioni sicure, di qualità ed
ecosostenibili;
Art. 2 - Imprenditore ittico
Art. 3 - Attività connesse a quelle di pesca
2. Alle opere ed alle strutture destinate all'ittiturismo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 10, secondo e terzo comma, della legge 28 gennaio 1977, n. 10, nonché all'articolo 24, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, relativamente all'utilizzo di opere
provvisionali per l'accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche.
Art. 6 - Disciplina delle attività selvicolturali
Art. 8 - Esercizio di attività selvicolturali
Art. 1 - Imprenditore agricolo
Art. 2 - Iscrizione al registro delle imprese
Art. 3 - Attività agrituristiche
Art. 9 - Acquacoltura in acque marine
art. 17 - Incentivi alle pluriattività
1. I coltivatori diretti, singoli o associati, i quali conducono aziende agricole ubicate nei comuni montani, in deroga alle vigenti disposizioni di legge possono assumere in appalto sia da enti pubblici che da privati, impiegando esclusivamente il lavoro proprio e dei familiari di cui all�'articolo 230-bis del codice civile, nonché utilizzando esclusivamente macchine ed attrezzature di loro proprietà, lavori relativi alla sistemazione e manutenzione del territorio montano, quali lavori di forestazione, di costruzione di piste forestali, di arginatura, di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi, nonché lavori agricoli e forestali tra i quali l�'aratura, la semina, la potatura, la falciatura, la mietitrebbiatura, i trattamenti antiparassitari, la raccolta di prodotti agricoli, il taglio del bosco, per importi non superiori a cinquanta milioni di lire per ogni anno. Tale importo è rivalutato annualmente con decreto del Ministro competente in base all�'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevato dall�'Istituto nazionale di statistica (1).
1-ter. I soggetti di cui al comma 1 possono trasportare il latte fresco fino alla propria cooperativa per sé e per altri soci della stessa cooperativa impiegando mezzi di trasporto di loro proprietà, anche agricoli, iscritti nell�'ufficio meccanizzazione agricola (UMA). Tale attività ai fini fiscali non è considerata quale prestazione di servizio e non è soggetta ad imposta (2).
1-quater. I contributi agricoli unificati versati dai coltivatori diretti all�'INPS, gestione agricola, garantiscono la copertura assicurativa infortunistica per i soggetti e le attività di cui ai commi 1-bis e 1-ter (2).
1-quinquies. I soggetti di cui al comma 1 possono assumere in appalto da enti pubblici l�'incarico di trasporto locale di persone, utilizzando esclusivamente automezzi di proprietà (2).
E�' imprenditore agricolo chi esercita un�'attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all�'allevamento del bestiame e attività connesse.
Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all�'alienazione di prodotti agricoli, quando rientrano nell�'esercizio normale dell�'agricoltura.
b) consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario, nonché consorzi di bonifica, di sistemazione montana e di rimboschimento, per le attività di manutenzione degli impianti irrigui, di scolo e di somministrazione delle acque ad uso irriguo o per lavori di
(1) Lettera così modificata dall�'art. 4 del D.Lgs. 173/98.
(1) Lettera aggiunta dall�'art. 4 del D.Lgs. 173/98.
Sono considerati di propria produzione le bevande e i cibi prodotti e lavorati nell'azienda agricola nonché quelli ricavati da materie
prime dell'azienda agricola anche attraverso lavorazioni esterne.
Art. 3 - Utilizzazione di locali per attività agrituristiche
Art. 4 - Determinazione di criteri e limiti dell'attività agrituristica
Art. 6 - Elenco regionale
Art. 15 -Regioni a statuto speciale e province autonome
 Disciplina delle "strade del vino
Art. 1. - Princìpi e obiettivi
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