Source: http://www.interlex.it/ecomm/tripodi5.htm
Timestamp: 2017-12-14 00:28:57+00:00
Document Index: 62908424

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 15', 'art. 1336', 'art. 2250', 'art. 1519', 'art. 115']

E. M. Tripodi - Aste on line: finalmente indicazioni chiare
Aste on line: finalmente indicazioni chiare
di Enzo Maria Tripodi* - 12.07.02
Lo scorso 19 giugno è stata firmata dal ministro Marzano la circolare n. 3547/C recante indicazioni sulle aste on line, condividendo l'avveduta dottrina che ha ritenuto non sussistente un generale divieto di svolgimento di questa modalità di vendita. Se volessimo essere un po' salaci sarebbe stato curioso leggere un commento ad opera di quanti (e sono davvero tanti) si sono profusi nel rilevare - ahiloro! - che purtroppo in Italia le aste on line sono vietate. Un pizzico di bon ton impone però di non spargere, a piene mani, sale sulle ferite già a suo tempo aperte (vedi Sono davvero vietate le aste su internet?) e di passare subito ad alcune brevi note di commento.
Nelle poche righe che seguono non intendo occuparmi - se non di passata - del contenuto della circolare, invero così puntiglioso da non meritare quasi alcuna chiosa a margine. Il "quasi" è doveroso poiché c'è certamente qualche profilo che merita ulteriori specificazioni, ma si tratta - vogliate scusare l'impudenza - di argomenti "per addetti ai lavori" che, difficilmente, possono essere apprezzati senza prima aver terminato la scuola dell'obbligo. Non vorrei, poi, guastare la sorpresa ai nostri "esperti". Con una metafora - dati i tempi - d'ambiente calcistico, diciamo che giocherò "di rimessa", attendendo le dotte dissertazioni di qualche improvvisato giurista, per poi "segnare" in contropiede. Commentatore avvisato ..
L'impostazione della circolare
L'aspetto più interessante della circolare risiede, a mio avviso, nel metodo seguito nella sua impostazione.
Anzitutto, il Ministero ha inteso risolvere un serio problema, non prestando orecchie al canto delle sirene che, sostanzialmente, imponevano di attendere un necessario (quanto improbabile) superamento del divieto dell'art. 18, comma 5 del DLgs n. 114/98, mercé una sua abrogazione ad opera del legislatore. Si è invece seguita una strada di corretta interpretazione che, mi auguro, sia percorsa fino in fondo: ha senso mantenere il divieto delle aste (anche on line) per i soli venditori al dettaglio? Ecco dove servirà un intervento legislativo, magari nel tanto atteso testo di coordinamento sul diritto dei consumatori, di cui all'art. 15, comma 2, del D.Lgs. n. 185/1999.
La circolare è poi strutturata lungo quattro principali direttrici.
La prima è quella descrittiva. Le modalità di asta più comuni hanno ora un testo normativo (seppure al fondo della scala delle fonti di produzione normativa) che ne consacra la legittima cittadinanza. L'operatore che deciderà, dunque, attraverso il suo sito di svolgere aste secondo il metodo Vickrey non si vedrà più guardato come uno strano animale, ovvero costretto ad una ampia copia di disclosure per spiegare la legittimità del criterio di aggiudicazione.
La seconda direttrice è quella precettiva. Come si potrà vedere dando una occhiata alla circolare, il Ministero ricostruisce il quadro delle principali norme applicabili direttamente alle aste on line, a cominciare dalle disposizioni contenute nel Testo unico delle leggi di p.s. (Tulps). Non mancano, poi, le indicazioni disciplinari per i produttori (industriali, agricoli ed artigiani), nonché per gli intermediari del commercio (che, salve specifiche eccezioni, non sono commercianti), in primis i mediatori "pubblici" e gli agenti di affari in mediazione. Non serve - in questa sede - indugiare ulteriormente.
La terza direttrice è quella interpretativa. La circolare prende di petto alcune tra le questioni più dibattute (si fa per dire) del commercio elettronico, tra le quali il valore giuridico da riconoscere al bando d'asta ed il luogo di conclusione di un contratto via Internet.
"Salvo che non sia stabilito diversamente - indica la circolare -, ai sensi di quanto indicato dall'art. 1336 cod. civ., la vendita all'asta è una offerta al pubblico e non un invito a contrattare rispetto al quale il banditore d'asta (o il venditore qualora sia soggetto diverso) si riserva il diritto di accettare o meno la proposta". Per quanto riguarda la conclusione del contratto, questo "si conclude nel momento dell'aggiudicazione e nel luogo in cui si trova il venditore. Trattandosi di vendita effettuata tramite Internet non è agevole stabilire quale sia il luogo di conclusione del contratto. Al riguardo si ritiene che, in mancanza di indicazioni contrarie da parte del venditore, il contratto si concluda presso la sede dell'impresa ovvero il domicilio se questi è un consumatore".
Avendo indicato, senza lesinare particolari, queste soluzioni in tempi non sospetti non posso - ovviamente - che convenire, nonostante sia costretto, anche recentemente, a leggere elucubrazioni di qualche volenteroso studioso, che non vanno al di là di ricognizioni meramente scolastiche della questione e, quindi, del tutto superflue.
La quarta direttrice della circolare - che possiamo designare come "politica" - è quella che fornisce le indicazioni più interessanti. Mi riferisco, in particolare, a quanto contenuto nel paragrafo 5, sotto la voce "Ulteriori indicazioni per gli operatori".
Non so quanti leggendolo saranno in grado di cogliere il "disegno" politico sotteso a quella che sembra una mera fatica dell'ovvio. E' ovvio - direte - che bisogna identificarsi (ma quanti lo fanno, seppur sia espressamente stabilito ex art. 2250 cod. civ.?); come pure è ovvio che bisogna rispettare la legge sulla privacy, la disciplina sulle garanzie nella vendita (comprese quelle ex art. 1519-bis e segg. cod. civ.), le regole di responsabilità del produttore. A queste aggiungo, per sovramercato, le disposizioni sulla concorrenza, sulla tutela delle privative industriali ed intellettuali, etc.
In realtà, oltre a costituire un promemoria per l'imprenditore (per nulla scontato), il "catalogo" ha una finalità ben precisa che è quella di favorire, dall'alto, una operazione di autodisciplina. Non si tratta però della solita autodisciplina che conosciamo, ossia quella che viene imposta agli operatori dal più forte - generalmente sotto la veste anodina di standard tecnico (Do you know Microsoft?) - e poi consacrata e rafforzata in un testo legislativo; Si tratta, invece, di una procedura che possiamo definire come "circolare" (si passi il gioco di parole).
In sostanza, il legislatore, indicati gli obiettivi di tutela delle imprese e degli utenti, fornisce una serie di elementi (sia normativi che contrattuali; si veda, per es., alla lettera e), una disposizione sul conflitto di interessi) che costituiscono una bozza di autoregolamentazione che le imprese del settore possono (o devono, a seconda dei casi) usare nella propria attività.
Le rappresentanze delle imprese, a seguito di una "concertazione" (è un termine leggermente improprio, ma non me ne vengono di migliori per rendere il concetto) con le rappresentanze dei consumatori, si presentano al legislatore chiedendo di "autenticare" il patto.
Con una funzione para-notarile del Ministero, il cerchio è così chiuso, evitando soluzione assunte "dall'alto" secondando il più forte (meglio non escludere - a priori - il rischio di una "legge Mammì" per il commercio elettronico), ovvero decise, sull'onda dell'emergenza, dall'incompetente di turno.
Nel caso delle aste on line il "catalogo" ha, peraltro, anche l'intento espresso di costituire un contenuto variabile della licenza, ex art. 115 Tulps, di modo che il questore possa graduare la possibile cauzione dovuta sulla base del più o meno ampio regime di regole che l'imprenditore si impegna formalmente a rispettare. E non è risultato da poco.
Da quanto detto, pare evidente (ora) quale sia il reale valore della circolare che, se ha il pregio innegabile di risolvere un problema, per un altro verso - quello più importante - indica una modalità di lavoro assolutamente condivisibile. Quando iniziamo a percorrerla su altri temi?
Il primo che mi viene in mente è quello concernente i nomi di dominio. Non manca giorno senza la pubblicazione di articoli (e, addirittura volumi) in cui raramente un lampo di intelligenza riesce a bucare pagine all'insegna di discorsi segnati da una ovvietà da lasciare senza fiato.
Resto ansioso di iniziare a lavorare - scomodando la dottrina "seria" - su una proposta di disciplina da consegnare al legislatore, per non correre il rischio di doverci poi (tutti concordi) lamentare di testi come il famigerato "Passigli".