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Timestamp: 2020-01-28 15:03:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ']

ASMECOMM - Sistema di Committenza Pubblico
Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.37 del 28/11/2013
FORUM GRATUITO CONTRATTI E APPALTI 2014 – RIFORMA DEL CODICE APPALTI E MERCATO ELETTRONICO DELLE STAZIONI APPALTANTI
Molti e interessanti le novità normative e procedurali di cui si discuterà nel corso del Forum Contratti e Appalti 2014 organizzato da Asmel il 24 gennaio prossimo. In modo particolare, le tematiche che saranno oggetto di sessioni di approfondimento e simulazioni riguardano la riforma del Codice degli Appalti a seguito del recepimento delle direttive europee su appalti e concessioni, le novità procedurali introdotte dal Decreto Fare e dalla Legge di Stabilità, la Legge anticorruzione e il T.U. sulla Trasparenza. Questioni che vedono gli enti locali impegnati quotidianamente a trovare, in tempi di ristrettezze e spending review, soluzioni operative oltre che ordinamentali. Per questo, il Forum Contratti e Appalti sarà incentrato su come superare le criticità del ricorso al MePa di Consip attraverso l’utilizzo del Mercato Elettronico delle Stazioni Appaltanti, delle gara on-line, delle Convenzioni-quadro delle Centrali di committenza territoriali. Tra i relatori, Eugenio Mele, Consigliere di Stato, Ilenia Filippetti, esperta in contrattualistica pubblica, Gianni Pittella, vice Presidente del Parlamento Europeo. Scarica qui il programma completo
Osservatorio Appalti e Contratti
LEGITTIMA L’ESCLUSIONE SE LA DITTA NON HA SVOLTO “SERVIZI ANALOGHI”
Il TAR Catania è intervenuto in merito alla valutazione restrittiva data da una Stazione Appaltante nella verifica dell’espletamento dei servizi analoghi richiesti dalla Lex Specialis. Come si legge nella sentenza n. 2786 del 21/11/2013, “le stazioni appaltanti sono legittimate, in forza della disposizione di cui all'art. 42, comma 1, lett. a), del codice dei contratti pubblici, a prescrivere requisiti di partecipazione che si sostanziano nel comprovato svolgimento di servizi analoghi a quello che forma l'oggetto della gara, onde conseguire la preventiva dimostrazione in ordine all'affidabilità del concorrente con riguardo alle prestazioni contrattuali.” La richiesta della Stazione Appaltante di richiedere tra i requisiti di partecipazione l’aver già svolto “servizi analoghi” e non “servizi identici” è comunque suscettibile di valutazione in sintonia con la ratio della Lex Specialis “purché tale scelta si appalesi proporzionata rispetto agli scopi perseguiti in concreto”.
E’ pertanto legittima l’esclusione di una ditta nel caso in cui i requisiti posseduti non riguardino servizi del tutto analoghi ovvero assimilabili a quelli oggetto dell’appalto (nel caso specifico la ditta voleva venissero valutati i servizi di gestione di aree di sosta di autoveicoli in una gara per la gestione degli ormeggi portuali).
I requisiti speciali, infatti, servono a verificare la capacità del concorrente ad espletare quella data attività, condizione non garantita né dal mero volume di affari, né dall’aver assolto servizi “simili”, ma che richiedono un’organizzazione logistica, di risorse e di mezzi strutturalmente differente rispetto a quella oggetto dell’appalto. In alcune gare espletate attraverso la piattaforma della Centrale di Committenza Asmel, in particolare nel settore del conferimento dei rifiuti urbani, si è disposta l’esclusione per ditte che avevano maturato il volume di affari previsto per “servizi analoghi” attraverso lo svolgimento di servizi ed attività non direttamente riconducibili a quelle oggetto di gara ma soltanto marginalmente legate alla raccolta dei rifiuti urbani. E’ stato infatti evidente, in tali circostanze, che l’organizzazione di mezzi richiesti, ad esempio, per lo smaltimento di pneumatici non fosse assimilabile alla raccolta e smaltimento di rifiuti urbani “porta a porta”.
IN BILICO LE GESTIONI ASSOCIATE DELLE FUNZIONI FONDAMENTALI
Nel testo della legge di stabilità, approvata in prima lettura al Senato, è stata inserita l’ennesima proroga sino al 1 luglio 2014 del termine per la gestione associata obbligatoria delle funzioni comunali per i Comuni con meno di 5000 abitanti o 3000 se appartenuti o appartenenti a Comunità Montane’’. Non si tratta infatti della prima proroga in quanto, partendo dal primo decreto legge 98 del 2011, sono intervenuti diversi provvedimenti in materia.
L’ultimo, il decreto 95 del 2012, la cosiddetta spending review, aveva previsto due tappe: entro il 1 gennaio 2013 la gestione associata di almeno tre funzioni, cosa che effettivamente è avvenuta, mentre per tutte le restanti si rinviava l’appuntamento al primo giorno del prossimo anno. Ora questa nuova proroga che, se confermata nella discussione alla Camera, sposta la data di sei mesi in avanti. Il tutto, è bene sottolinearlo, in attesa dell’udienza pubblica della Corte costituzionale che, nei primi giorni di dicembre, potrebbe dichiarare l’incostituzionalità della intera norma in materia di gestione associata sulla base dei ricorsi presentati da quasi tutte le Regioni italiane, e degli ulteriori ricorsi avversi al decreto del Ministero dell’interno, che ha definito i criteri di virtuosità delle convenzioni per le gestioni associate obbligatorie. Prescinde completamente da queste valutazioni l’obbligo di utilizzo della Centrale unica di committenza per i mini-enti sempre dal 1 gennaio prossimo, anche perché, come ribadito recentemente dalla Corte dei conti del Lazio con deliberazione n. 138/2013, “l’acquisto di lavori servizi e forniture è attività strumentale rispetto alle funzioni fondamentali, ma non rappresenta una funzione fondamentale essa stessa”.
DALL’ANPCI UN DURO ATTO DI ACCUSA SULLE MODALITÀ OPERATIVE DEL PROGRAMMA 6000 CAMPANILI
Con un duro comunicato stampa l’Anpci ribadisce la propria posizione sulle modalità operative del Programma 6000 Campanili definendo la comunicazione inviata dall’Anci ai Comuni inqualificabile proprio perché rivolta agli amministratori della cosa pubblica che hanno confidato nell’iniziativa del Ministero delle Infrastrutture per vedersi finanziato un intervento infrastrutturale a favore della propria comunità.
Il comunicato dei rappresentanti dei piccoli Comuni punta il dito sulla mancanza di criteri e di regole per l’accesso ai finanziamenti che ha di fatto banalizzato l’impegno di tanti bravi sindaci e cui il governo nazionale ha regalato un giro sulla ruota della fortuna, senza puntare sulla meritocrazia ma solo premiando chi arriva primo, non perché è più bravo, ma perché il suo provider di posta elettronica certificata è stato più veloce. In definitiva, continua il comunicato dell’ANPCI, l’iniziativa rischia di trasformarsi in una guerra tra poveri con gli Enti pubblici costretti a rincorrere pochi spiccioli a fronte di una capacità progettuale documentata dalla presentazione di circa 4000 progetti. Ribadiamo l’esigenza di aumentare il plafond senza toccar in alcun modo i vincoli di bilancio. Sarebbe sufficiente, cioè prevedere che la spesa di 100 milioni venisse confermata per 20 anni per alimentare un mutuo a totale carico dello stato e portando ad investimento circa 2 miliardi. In un sol colpo si garantirebbero interventi di messa in sicurezza del territorio.
APPROVATO IL REGOLAMENTO SU IMPATTO E VERIFICA DEGLI ATTI AVCP
L’Avcp ha pubblicato un regolamento con lo scopo di comprendere in anticipo l’impatto delle proprie norme sul settore degli appalti. A tale scopo l’Autorità considera, ove disponibili, i dati provenienti dalla Banca dati nazionale dei contratti pubblici, le informazioni derivanti dalle segnalazioni e richieste di parere pervenute, le notizie contenute nella stampa nazionale o apprese da altri organi di informazione. Inoltre, può ricorrere a metodi di consultazione preventiva, consistenti nel dare notizia del progetto di atto e nel consentire ai soggetti interessati di far pervenire i propri suggerimenti e le proprie proposte, considerazioni e osservazioni, mediante consultazioni online, tavoli tecnici e audizioni. In dettaglio, il Regolamento individua le procedure di AIR, Analisi di impatto della regolamentazione, e VIR, verifica di impatto della regolamentazione.
DALL’EFFICIENZA ENERGETICA NUOVE OPPORTUNITÀ DI LAVORO
Con i nuovi fondi europei 2014-2020, in Italia potranno essere mobilitate risorse pari ad 7 miliardi di euro, creando almeno 600mila nuovi occupati nel solo settore della riqualificazione energetica degli edifici. Questi ed altri dati sono contenuti nel Secondo Rapporto di Fillea Cgil e Legambiente dal titolo “Costruire il futuro”. Il Rapporto intende offrire al comparto edilizio alcune possibili soluzioni per uscire da una crisi che negli ultimi 6 anni ha portato alla chiusura di 12mila imprese, con conseguente perdita del posto di lavoro per centinaia di migliaia di persone. Uno dei principali problemi per l’attuazione di tali proposte è dato dall’assenza di una regia nazionale e dalla conseguente confusione di responsabilità rispetto a chi si debba occupare di efficienza energetica tra Ministero delle infrastrutture, Ministero dello sviluppo economico e Ministero dell'Ambiente. E’ quindi auspicabile un coordinamento nazionale, per indirizzare al meglio le azioni delle Regioni ed evitare il rischio che i fondi 2014-2020 possano fare la stessa fine di quelli delle precedenti programmazioni.
LE “PARTI” DI SERVIZIO RELATIVE A OGNI COMPONENTE DELL’ATI VANNO INDICATE CHIARAMENTE
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5069/2013, ha chiarito l'obbligo d'indicare, in sede di presentazione dell'offerta, le "parti" di servizio imputate a ciascun operatore raggruppato, allo scopo di permettere alla stazione appaltante di verificare la serietà dell'impegno e dell'idoneità delle imprese raggruppate a svolgere effettivamente le "parti" di servizio indicate. In definitiva, l'obbligo di cui all’art. 37, co. 4, del Codice degli appalti circa la specificazione delle parti del servizio che saranno eseguite dalle singole imprese raggruppate o raggruppande, si deve considerare legittimamente assolto in caso sia d'indicazione, in termini descrittivi, delle singole parti del servizio da cui sia evincibile il riparto di esecuzione tra loro, sia d'indicazione, in termini percentuali, della quota di riparto delle prestazioni che saranno eseguite tra le singole imprese. E ciò in ossequio al principio della tassatività delle cause di esclusione, sancito dall’art. 46, c. 1-bis.
NESSUNA ESCLUSIONE SE NELL’OFFERTA NON È INDICATO IL COSTO DEL LAVORO
Il mancato inserimenti del costo del lavoro all’interno dell’offerta non può determinare l’esclusione da una procedura di gara, come afferma il Tar Campania, poiché la sua omissione attiene solo alla valutazione di possibile anomalia dell’offerta e non integra alcuna delle cause di esclusione tassativamente previste dal comma 1 bis dell'articolo 46 del Codice, non essendo la stessa espressamente prevista dal medesimo codice, dal relativo regolamento o da altre disposizioni di legge in materia. Il Tar Campania ha annullato, con la sentenza n. 5143/2013, il provvedimento con cui veniva esclusa una ditta sulla base dell’assenza di una dichiarazione sostitutiva attestante il costo del lavoro, dichiarando che la stazione appaltante potrà effettuare la valutazione dell’anomalia, se del caso, in un momento successivo della procedura, oppure a ovviare a tale omissione mediante richiesta di integrazioni.
SERVIZIO PUBBLICO DI DISTRIBUZIONE DEL GAS NATURALE: GARE VALEVOLI PER IL TERRITORIO DI COMPETENZA
Non esiste il divieto per le singole Amministrazioni comunali di indire, nell’attesa della determinazione degli ambiti territoriali minimi e della loro operatività, gare in autonomia per individuare il gestore del servizio per il proprio territorio di competenza. Il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 5419/2013, ribadisce quanto già affermato dal Tribunale di primo grado, sottolineando che nella procedura concertata tra il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero per gli affari regionali ed le autonomie locali sono stati individuati ambiti ottimali minimi per lo svolgimento delle gare e sono state previste misure incentivanti affinché i singoli comuni si aggreghino agli stessi. Proprio il carattere incentivante dell’aggregazione manifesta l’assenza di un obbligo cui conformarsi.