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Timestamp: 2020-02-27 20:57:12+00:00
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Corte Suprema di Cassazione sentenza 5841/2019
Ordinanza 5841/2019
Omessa custodia di un bene destinato ad attività di culto - Responsabilità del proprietario
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Ordinanza 28 febbraio 2019, n. 5841 (CED Cassazione 2019)
1. Con atto di citazione in data 14/2/2006, (OMISSIS) introduceva giudizio dinanzi al Tribunale di Termini Imerese, Sezione Distaccata di (OMISSIS), lamentando la sussistenza di un'insidia nella rottura, non adeguatamente segnalata, di un gradino della scalinata di accesso al Duomo, a causa della quale la stessa parte attrice era rovinata a terra in data 16/4/2004. Nel giudizio di primo grado si costituivano le parti convenute ossia la Diocesi di (OMISSIS), nonchè il Comune di (OMISSIS), il quale svolgeva chiamata di terzo nei confronti dell'allora (OMISSIS) s.p.a., quale assicuratrice della Pubblica Amministrazione così convenuta. Con sentenza n. 263/2009, il Tribunale di Termini Imerese, Sezione distaccata di (OMISSIS), condannava la Diocesi di (OMISSIS) a risarcire (OMISSIS) dei danni subiti in occasione del sinistro avvenuto sulla scalinata di accesso al Duomo di (OMISSIS), mentre rigettava la domanda nei confronti del Comune di (OMISSIS).
2. Con atto notificato in data 25/3/2010, la Diocesi di (OMISSIS) proponeva appello innanzi alla Corte d'Appello di Palermo per reiterare l'eccezione di carenza di legittimazione non accolta in primo grado. Con sentenza n. 2178/2016, depositata in data 22/11/2016, la Corte d'Appello accoglieva il gravame e riformava parzialmente la sentenza di primo grado, rigettando la domanda svolta in prime cura da (OMISSIS) nei confronti della Diocesi di (OMISSIS), in quanto "l'attore avrebbe dovuto dare prova del fatto che Diocesi comunque mar teneva una disponibilità giuridica e materiale della scala di accesso del Duomo e solo successivamente dar prova del nesso causale tra cosa in custodia e danno". Rigettava, inoltre, appello incidentale svolto da (OMISSIS) nei confronti del Comune di (OMISSIS), in quanto "le scale su cui si è verificato il sinistro non ricadono nella proprietà del Comune", nonchè era da escludersi qualsiasi responsabilità ex articolo 2051 c.c. in quanto non era stata fornita alcuna "prova di una disponibilità giuridica e materiale da parte del Comune della scala di accesso al Duomo".
3. Con ricorso notificato in data 13/2/2017, (OMISSIS) chiedeva la cassazione della sentenza n. 2178/2016, notificata telematicamente il 13 dicembre 2016; della Corte d'Appello di Palermo, deducendo cinque motivi di gravame. Le parti intimate hanno notificato separati controricorsi. Il ricorrente e la Diocesi producevano memorie.
1. Con il primo motivo, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 75 e 112 c.p.c., e dell'articolo 2697 c.c., in relazione all'articolo 116 c.p.c., laddove la Corte d'Appello non ha rilevato la mancata tempestiva allegazione da parte della Diocesi, fatta so o nella fase di appello, del provvedimento che stabiliva che la proprietà della Cattedrale passava alla rispettiva parrocchia, nonchè il fatto che tale tardività abbia di fatto provocato la preclusione sul punto. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ex articolo 360 c.p.c., n. 5, laddove la Corte d'Appello ha omesso qualsiasi motivazione sul motivo per cui abbia ritenuto che la convenuta Diocesi avesse in primo grado dedotto solo mere difese e non specifiche eccezioni difensive. Con il terzo motivo, ex articolo 360, comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'articolo 2051 c.c., anche in relazione agli articoli817 e 2697 c.c., e articolo 116 c.p.c., laddove la Corte Territoriale ha ritenuto che la scalinata di accesso al Duomo non era nella disponibilità della Diocesi di (OMISSIS) e, quindi, che quest'ultima non era tenuta alla custodia e/o manutenzione.
1.2. I primi due motivi sono diretti ad affermare che la Diocesi in primo grado non aveva svolto sul punto una mera difesa, bensì un'eccezione che essa stessa doveva corredare di prova. L'assunto di fondo è nel senso che la parte convenuta abbia formulato un'eccezione basata sul fatto che l'ente ecclesiastico, essendo ente riconosciuto mediante Decreto Ministeriale n. 31 gennaio 1987, avrebbe dovuto provare che il bene in questione (la cattedrale di (OMISSIS)), era stato assegnato alla parrocchia con provvedimento del Vescovo, secondo quanto indicato dalla L. n. 222 del 1985, articolo 29. Tale fatto, costitutivo dell'eccezione sollevata dalla Diocesi ai fini dell'affermazione della propria carenza di legittimazione passiva, sarebbe stato allegato provato solo tardivamente dalla convenuta appellante nel giudizio di appello.
1.3. I motivi non tengono conto della ratio decidendi, laddove la sentenza ha affermato che l'azione era stata proposta ex articolo 2051 c.c., e che l'onere di provare I rapporto di custodia tra la convenuta e la res causativa dell'infortunio (la scalinata del sagrato della chiesa, teatro e causa delle lesioni), gravasse sulla parte attrice.
1.5. Quanto al terzo motivo, il mero riferimento alla L. n. 222 del 1985, che disciplina la successione dei beni tra diversi enti ecclesiastici, non è idoneo a dimostrare che la Diocesi sia proprietaria o detentrice di fatto del Duomo e delle sue pertinenze, posto che tale normativa contempla la possibilità di assegnazione di detti beni agli enti parrocchiali, e l'attore avrebbe dovuto comunque dimostrare in concreto il rapporto di fatto, ovvero una disponibilità giuridica e materiale, tra la convenuta in giudizio e la scalinata su cui si è verificato l'occorso, ai sensi dell'articolo 2051 c.c.: "la responsabilità ex articolo 2051 c.c., postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa" (Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 27724 del 30/10/2018; Cass., sez. 3, sentenza n. 15761/2016). Atteso che l'onere della prova sul potere di controllo del bene incombeva, sotto ogni profilo, a carico dell'attore, solo dopo tale dimostrazione avrebbe potuto discutersi del nesso causale tra fatto ed evento lesivo; sicchè, tutto il discorso in via generale svolto dal ricorrente non ha alcuna attinenza con la motivazione in concreto adottata. Esso risulta oltretutto tautologico, laddove sostiene che "non è davvero contestabile che... la scalinata... era nella disponibilità materiale della Diocesi".
2. Con il quarto motivo, il ricorrente denuncia l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ex articolo 360 c.p.c., n. 5, laddove la Corte d'Appello ha omesso qualsiasi motivazione sulla ragione per cui abbia ritenuto che la convenuta Diocesi, pacificamente nella disponibilità materiale della scalinata, non fosse custode della chiesa e della sua scalinata d'accesso.
3. Con il quinto motivo, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'articolo 2051 c.c., anche in relazione all'articolo 825 c.c., e articolo 116 c.p.c., laddove la Corte d'Appello ha dubitato della responsabilità del Comune di (OMISSIS), proprietario dell'area limitrofa alla scalinata e, quindi, del fatto che il Comune era tenuto all'obbligo di manutenzione della stessa, potendo derivare pericolo per gli utenti dato l'uso pubblico generalizzato, a nulla rilevando l'obbligo di manutenzione incombente sul proprietario della scalinata.
3.1. Il motivo si dimostra infondato, e comunque non considera la ragione per cui la Corte d'appello ha ritenuto non provata la responsabilità del Comune, anche sotto il profilo della responsabilità aquiliana ex articolo 2043 c.p.c., e - quanto al rapporto di custodia generato da un uso pubblico del bene - non equiparabile la scalinata di accesso al duomo a una strada privata determinante un diritto di uso pubblico (che può identificarsi nella protrazione dell'uso da tempo indeterminabile), e ciò al fine di indicare che anche il Comune convenuto non sia anch'esso "titolare passivo" della pretesa, in quanto non è stata dimostrata, anche in questo caso, la disponibilità giuridica o materiale della scalinata della cattedrale ai fini della affermazione di una responsabilità ex articolo 2051 c.c. (v. sopra punto 1).
3.3. Le leggi che storicamente sono intervenute per regolare i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica non consentono di svolgere ragionamenti diversi quanto alla natura privata del sagrato e di ogni area pertinenziale di un bene appartenente a un ente ecclesiastico. La L. 27 maggio 1929, n. 848, articolo 15, stabilendo che le chiese sono giuridicamente rappresentate dall'ordinario diocesano, dal parroco, dal rettore o dal sacerdote che, sotto qualsiasi denominazione o titolo, sia legittimamente ad esse preposto, non precisa in quali casi la rappresentanza spetti all'ordinario, al parroco, al rettore od ad altro sacerdote, onde deve ritenersi implicito, in detto articolo, il richiamo alle norme di diritto canonico. E pertanto, poichè la chiesa succursale di una parrocchia, che è destinata, come la Chiesa parrocchiale, all'esercizio delle funzioni inerenti all'ufficio di parroco, ha come rettore lo stesso parroco, versandosi non in ipotesi di cumulo di uffici incompatibili (can.156 C.i.C.) ma di Unione di uffici minus principalis (can.1419 C.i.C.), nella quale la provvista canonica dell'ufficio principale importa ipso iure il conferimento di quello accessorio. La L. 7 luglio 1866, n. 3036, articolo 18, inoltre, escludendo gli edifici di culto dalla devoluzione al demanio di tutti i beni delle corporazioni religiose soppresse, in quanto appariva necessario conservare la loro destinazione a soddisfare effettive e concrete esigenze spirituali della popolazione, ha usato l'espressione edifici di culto in senso ampio, sì da comprendersi non solo gli edifici destinati a chiesa, ma anche i sagrati, consistenti in un'area di distacco tra le chiese e le strade o piazze su cui prospettano, i quali sono destinati esclusivamente ai fini di una migliore esplicazione dell'attività di culto che vengono esercitate nelle chiese e dello svolgimento di cerimonie religiose ed altri atti di culto che si svolgono all'aperto (cfr. Sez. 2, Sentenza n. 4362 del 12/11/1957).
3.6. Conclusivamente il ricorso va rigettato, con ogni conseguenza in ordine alle spese, che si liquidano in dispositivo ai sensi del Decreto Ministeriale n. 55 del 2014, a favore delle parti resistenti.