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Timestamp: 2020-07-16 14:14:15+00:00
Document Index: 154913785

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 480', 'art. 48', 'art. 483', 'art. 48', 'art. 483', 'art. 20', 'art. 481', 'art. 483', 'art. 481', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 44']

Corte di Cassazione, Terza Sezione, Sentenza n. 10917 del 2020, pubbl. il 01.04.2020 – Studio Legale Berto
Corte di Cassazione, Terza Sezione, Sentenza n. 10917 del 2020, pubbl. il 01.04.2020
1. Con sentenza del …/2017, Il Tribunale di Lecce dichiarava […] e […] responsabili dei reati previsti dagli artt. 44 lett. c) dpr n. 380/2001 e dall’art. 181 d.lgs 42/2004, (per aver realizzato -unitamente ai coimputati …- in totale assenza di legittimi permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica un manufatto di mq …,05 mq e di …,64 mc, dopo la demolizione e ricostruzione di preesistenti manufatti, peraltro in assenza in capo ai proprietari/committenti della necessaria qualifica di imprenditori agricoli ovvero di coltivatori diretti) nonché del reato di cui agli artt. 81 cpv,110, 483 e 48/479 cod.pen (perché, nelle rispettive qualità di beneficiario del permesso di costruire e progettista, con false attestazioni, inducevano in errore il responsabile dell’U.T. del … che, nell’esercizio delle sue funzioni, emetteva il permesso di costruire n. … del … 2010 e l’autorizzazione paesaggistica n. … del 23 ottobre 2008).
Con sentenza del … 2018, la Corte di appello di Lecce confermava la predetta sentenza nei confronti di […] e […] e, riqualificati i fatti ascritti agli attuali ricorrenti nella fattispecie di cui agli artt. 81,110,48 e 480 cod.pen., dichiarava non doversi procedere nei confronti del […] e del […] in ordine al delitto commesso in data ….2008 perché estinto per prescrizione e rideterminava la pena per i residui reati loro ascritti in mesi cinque di reclusione ciascuno; assolveva, poi, i coimputati dai reati loro ascritti per non aver commesso il fatto.
2. Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione […] e […], a mezzo dei difensori di fiducia, chiedendone l’annullamento ed articolando i motivi di seguito enunciati.
[…] propone cinque motivi di ricorso.
Con il primo motivo deduce violazione di legge, vizio di motivazione e travisamento ed omessa valutazione di prova decisiva, lamentando che la Corte territoriale aveva escluso che l’intervento edilizio rientrasse nella previsione dell’art. 3, comma 1, lett. d) d.P.R. n. 380/2001, come modificato dal cd Decreto del fare, difettando i parametri del manufatto preesistente, senza valutare la ricostruzione storico-grafica dello stesso contenuta nella relazione del consulente tecnico della difesa e le risultanze del catasto onciario della Provincia di Lecce.
Con il terzo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento al termine di decorrenza della prescrizione dei reati di cui al capo a) dell’imputazione, lamentando che la corte di appello non aveva considerato rilevante la sospensione volontaria dell’attività edilizia a partire dal ….2012 con motivazione erronea, individuando, invece, quale dies a quo per il decorso del termine prescrizionale la data del … 2013; i reati in questione, invece, dovevano ritenersi prescritti già prima della pronuncia di secondo grado.
Con il quinto motivo deduce vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di falso, lamentando che la Corte territoriale aveva valorizzato solo elementi di fatto ritenuti pregiudizievoli per gli imputati, tralasciando quelli che comprovavano la buona fede del […] e del tecnico progettista (era stato richiesto il permesso di costruire e non la Scia, i luoghi erano stati rappresentati fedelmente, complessità della materia).
[…] propone tre motivi di ricorso.
Argomenta che la Corte di appello non aveva considerato che il tecnico aveva descritto e documentato fedelmente lo stato di fatto e che gli uffici preposti al rilascio del titolo autorizzatorio avrebbero potuto e dovuto verificare senza difficoltà l’incongruenza tra il rudere come descritto e fotografato e le valutazioni a fini progettuali che il […] aveva formulato; andava, inoltre, considerato che solo a seguito del d.l. n. 70/2011, conv. nella legge n. 106/2011, erano state punite con la disposizione di cui all’art. 20, comma 13, le false dichiarazioni ed attestazioni circa l’esistenza dei requisiti o dei presupposti per il rilascio del permesso di costruire.
1. Vanno, previamente e congiuntamente, esaminati i motivi quarto e quinto del ricorso di […] ed il secondo motivo del ricorso di […], tutti aventi ad oggetto censure relative all’affermazione di responsabilità per il reato di cui agli artt. 48 e 480 cod.pen.
Il delitto di cui all’art. 480 cod.pen. è stato, pertanto, riconosciuto sul presupposto dell’illegittimo rilascio dei titoli abilitativi sulla base di un falso presupposto di fatto e, cioè, la conformità tra lo stato dei luoghi preesistente e quello riportato nelle tavole progettuali, dato rappresentato nella relazione tecnica e nei grafici allegati alla richiesta di permesso di costruire del 15.7.2008; sulla base di tale falso presupposto determinato dalle false dichiarazioni, successivamente, erano stati emessi i provvedimenti autorizzatori (permesso di costruire n. … del … 2010 ed autorizzazione paesaggistica del … 2008).
I Giudici di appello, hanno, quindi, confermato l’affermazione di responsabilità, qualificando diversamente i fatti, e dichiarato estinto per prescrizione il delitto commesso in data … 2008 (il falso ideologico relativo alla autorizzazione paesaggistica).
1.2. Va premesso che, secondo il condivisibile orientamento giurisprudenziale, il falso per induzione ex art. 48 cod.pen. diretto a ottenere una concessione edilizia che riproduca le false dichiarazioni del privato (ovvero false rappresentazioni del progettista) è punibile ai sensi degli artt. 48, 480 cod.pen., avuto riguardo alla natura di autorizzazione amministrativa della concessione edilizia ora permesso a costruire (S.U. n. 673 del 20/11/1996, Botta, Rv. 206661; Sez. 5, n. 37555 del 15/07/2008, P.G. in proc. Anello, Rv. 241643;Sez.3, n.7273 del 09/01/2018, Rv.272559 – 01). Infatti, in tema di falso in atto pubblico per induzione, qualora il pubblico ufficiale adotti un provvedimento a contenuto descrittivo o dispositivo dando atto in premessa, dell’esistenza delle condizioni richieste per la sua adozione, desunte da atti o attestazioni non veri prodotti dal privato, il provvedimento del pubblico ufficiale è ideologicamente falso, in quanto adottato sulla base di un presupposto inesistente e del falso non risponde il pubblico ufficiale, tratto in inganno, ma il soggetto che lo ha indotto in errore, non essendo configurabile, per difetto dei presupposti, il diverso reato di cui all’art. 483 cod.pen. e ciò non solamente perché non si è in presenza di un atto pubblico (non riveste tale qualifica la concessione edilizia come affermato sin dalle S.U. Botta) nel quale sono confluite le false dichiarazioni del privato su fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, ma per la considerazione che il fatto materiale è commesso dal pubblico ufficiale, ma di questo egli non risponde in virtù del disposto di cui all’art. 48 cod.pen., secondo cui del fatto materiale illecito altrui risponde colui che ha indotto in errore, sicché anche per questa ragione giammai potrebbe trovare applicazione l’art. 483 cod.pen. che punisce appunto un fatto materiale commesso dal privato (falsa dichiarazione del privato in atto pubblico).
Questa Corte ha, infatti, affermato il principio secondo il quale il reato di cui all’art. 20, comma 13, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che punisce le false dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni circa l’esistenza dei requisiti e presupposti per il rilascio del permesso di costruire, ha un ambito applicativo che si sovrappone interamente alla fattispecie di falso ideologico in certificati commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 cod. pen.) e di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.), di cui assorbe il disvalore, e si consuma quando oggetto di asseverazione non siano esclusivamente fatti che cadono sotto la percezione materiale dell’autore della dichiarazione, ma giudizi (Sez. 3, n. 29251 del 05/05/2017, Vigliar, Rv. 270432). Ed è stato contestualmente precisato che integra il reato di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 cod. pen.) la condotta del tecnico-professionista – commessa prima della modifica dell’art. 20, comma 13, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, disposta dalla legge 12 luglio 2011 n 106 – che, per esempio, attesti, nella planimetria e nella relazione illustrativa allegate alla domanda di permesso di costruire, una falsa destinazione d’uso dell’opera (Sez. 3, n, 29251, cit., Rv. 270433) o che, più in generale, rediga planimetrie finalizzate alla domanda per il rilascio del permesso di costruire non corrispondenti alla realtà, giacché dette planimetrie non sono destinate a provare la verità di quanto rappresentatovi, ma svolgono la funzione di dare alla P.A. – la quale resta pur sempre titolare del potere di procedere ad accertamenti autonomi – un’esatta informazione sullo stato dei luoghi (così Sez. 3, n. 15228 del 31/01/2017, Cucino, Rv. 269579).
Ne consegue che nei confronti dei ricorrenti la sentenza impugnata deve essere annullata, quanto al contestato reato di cui agli artt. 48 e 480 cod.pen., senza rinvio perché il fatto non sussiste.
2. Vanno, quindi, esaminati il primo ed il terzo motivo di […].
Tali motivi non sono inammissibili e consentono, quindi, essendosi validamente instaurato il rapporto processuale, di rilevare l’intervenuta estinzione di tali reati per decorso del termine massimo di prescrizione (in data ….2018).
Questa Corte (Sez.3, n.31282 del 24/05/2017, Rv.270278 – 01) ha affermato che la sola veste di progettista di un manufatto abusivo non consente, di per sé, di ravvisare la responsabilità, neanche a titolo il concorso, per reato di cui all’art. 44 d.P.R. n. 380/2001, atteso che la fase di redazione di un progetto, anche se difforme dalla normativa vigente, va tenuta distinta da quella di direzione dei lavori, e non può configurarsi un nesso di causalità tra la redazione del progetto e l’attività di attuazione dello stesso, soltanto per la quale sussiste rilevanza penale, ed alla quale il progettista deve avere fornito un apporto concreto ed ulteriore, rispetto alla mera redazione del progetto (Sez. 3, n. 8420 del 12/12/2002, …, Rv. 224166, conf. Sez. 3, n. 47271 del 22/9/2016, …, non massimata; ed in tema di reato paesaggistico, cfr Sez.2, n.9229 del 02/08/1994, Rv.198794 – 01, che ha affermato analogo principio sia pure con riferimento alla contravvenzione di cui all’art. 1 “sexies” legge 8 agosto 1985, n. 431).
Orbene, il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’art. 129 cod.proc.pen., impone che nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullità processuale assoluta e insanabile o un vizio di motivazione, sia data prevalenza alla prima, salvo che – circostanza che non ricorre nel caso in esame l’operatività della causa estintiva presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito (Sez.U, n.35490 del 28/05/2009, Rv.244275; Sez. 4, n.36896 del 13/06/2014, Rv. 260299; Sez.2, n.6338 del 18/12/2014, dep.13/02/2015, Rv.262761; Sez.3, n.42703 del 07/07/2015, Rv.265194).
Ne consegue che nei confronti di […] la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, anche in relazione agli ulteriori addebiti contestatigli, per essere i reati estinti per intervenuta prescrizione e non emergendo dal testo del provvedimento impugnato elementi che possano giustificare l’applicazione dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (cfr Sez.6,n.48461 del 28/11/2013,Rv.258169; Sez.6, n.27944 del 12/06/2008, Rv.240955).
3. Residua, quindi, l’esame dei motivi primo, secondo e terzo di […].
La Corte di appello ha compiutamente argomentato in ordine alla natura dell’intervento edilizio (realizzazione di unità immobiliare in zona sottoposta a più vincoli paesaggistici derivanti non solo da apposito decreto ministeriale ma anche dal PUTT, quale ambito territoriale esteso C), sottolineando come fosse pacifico che tale intervento avesse avuto ad oggetto non manufatti da ristrutturare ma veri e propri ruderi e che difettava il parametro del “preesistente” (vedi pag. 5 della sentenza impugnata) per poter invocare la normativa relativa alla cd “ristrutturazione leggera”.
In particolare, ha correttamente richiamato i seguenti principi di diritto:
integra i reati di cui agli artt. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001 e 181 del d.lgs. n. 42 del 2004 la ricostruzione di un “rudere” senza il preventivo rilascio del permesso di costruire e dell’autorizzazione paesaggistica, sia perché trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest’ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, sia perché non è applicabile l’art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 (conv. in legge n. 98 del 2013), che, per assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, al regime semplificato della S.C.I.A. richiede, nelle zone vincolate, l’esistenza dei connotati essenziali di un edificio (pareti, solai e tetto), o, in alternativa, l’accertamento della preesistente consistenza dell’immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonché, in ogni caso, il rispetto della sagoma della precedente struttura (Sez. 3,n. 40342 del 03/06/2014, Rv.260552 – 01); in tema di reati edilizi, l’art. 30 del D.L. n. 69 del 2013 (conv. in legge n. 98 del 2013) consente di qualificare come “ristrutturazione edilizia” l’intervento di ripristino o di ricostruzione di un edificio o di parte di esso, eventualmente crollato o demolito, anche in caso di modifica della sagoma dello stesso ove insistente su zona non vincolata, a condizione però che sia possibile accertarne, in base a riscontri documentali o altri elementi certi e verificabili e non, quindi, ad apprezzamenti meramente soggettivi, la preesistente “consistenza”, intesa come il complesso di tutte le caratteristiche essenziali dell’edificio (volumetria, altezza, struttura complessiva, etc.); con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità di preventivo permesso di costruire (Sez.3,n.45147 del 08/10/2015, Rv.265444 – 01).
La Corte di appello, quindi, facendo buon governo dei suesposti principi di diritto, ha confermato la valutazione del Tribunale in ordine alla impossibilità di individuare le caratteristiche costruttive originarie dell’immobile diruto, analizzando la descrizione contenuta nell’originario atto di donazione, la documentazione fotografica allegata al progetto; ha anche escluso, condividendo la valutazione già espressa dal Tribunale, che potesse avere rilievo lo studio storico o le rilevazioni inerenti ad edifici simili per delineare la consistenza del manufatto crollato, richiamando anche Sez.3, n.39340 del 2018, non mass., che ha rimarcato che l’art. 30 del d.l. n. 69 del 2013 (conv. in legge n. 98 del 2013) consente di qualificare come “ristrutturazione edilizia” l’intervento di ripristino o di ricostruzione di un edificio o di parte di esso, eventualmente crollato o demolito, anche in caso di modifica della sagoma dello stesso ove insistente su zona non vincolata, a condizione però che sia possibile accertarne, in base a riscontri documentali o altri elementi certi e verificabili e non, quindi, ad apprezzamenti meramente soggettivi, la preesistente “consistenza”, intesa come il complesso di tutte le caratteristiche essenziali dell’edificio (volumetria, altezza, struttura complessiva, etc.), con la conseguenza che la mancanza anche di uno solo di tali elementi, necessari per la dovuta attività ricognitiva, impedisce di ritenere sussistente il requisito che la citata disposizione richiede per escludere, in ragione della anzidetta qualificazione, la necessità di preventivo permesso di costruire;
pertanto, l’accertamento della preesistente consistenza di un edificio crollato o demolito che si intende ricostruire mediante ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 3, comma primo, lettera d) del d.PR. 380101; non può ritenersi validamente effettuate sulla base di studi storici o rilevazioni relativi ad edifici aventi analoga tipologia, restando una simile verifica confinata nell’ambito delle mere deduzioni soggettive e non offrendo alcuna oggettiva evidenza.
3.2. Con la terza censura si contesta la individuazione, operata dai Giudici di merito, del dies a quo per la decorrenza del termine di prescrizione del reato edilizio e del reato paesaggistico; tale termine viene fatto coincidere con la data di accertamento del fatto (… 2013) e non con la comunicazione di sospensione dei lavori (avvenuta a far data dal ….2012).
La motivazione della Corte di merito a fondamento di tale assunto è congrua e logica, in quanto si sottolinea che la comunicazione di sospensione non ha trovato riscontro nelle risultanze istruttorie, che davano atto che alla data del sopralluogo del …. 2012 le opere erano ancora in fase di esecuzione e che le stesse erano state ultimate al momento di esecuzione del successivo sequestro avvenuto in data ….2013; essa è in linea con i principi regolanti la materia: il reato di costruzione abusiva ha natura permanente per tutto il tempo in cui continua l’attività edilizia illecita, ed il suo momento di cessazione va individuato o nella sospensione di lavori, sia essa volontaria o imposta ex auctoritate, o nella ultimazione dei lavori per il completamento dell’opera o, infine, nella sentenza di primo grado ove i lavori siano proseguiti dopo l’accertamento e sino alla data del giudizio (Sez. U, n.17178 del 27/02/2002, Rv.221399; Sez.3, n.38136 del 25/09/2001, Rv.220351; Sez.3, n.29974 del 06/05/2014, Rv.260498); principio affermato anche con riferimento al reato previsto dall’ art. 181, comma 1, del d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, qualora la fattispecie sia realizzata, come nella specie, attraverso una condotta che si protragga nel tempo, come nel caso di realizzazione di opere edilizie in zona sottoposta a vincolo, trattandosi di reato che ha natura permanente e che si consuma con l’esaurimento totale dell’attività o con la cessazione della condotta per qualsiasi motivo (Sez. 3, n. 28934 del 26/03/2013, …, Rv. 256897; Sez.3, n. 24690 del 18/02/2015, Rv.263926).
Al momento della pronuncia della sentenza impugnata (… 2018), pertanto, non era maturato il termine prescrizionale per i reati di cui agli artt. 44 lett. c) dpr n. 380/2001 e 181 d.lgs 42/2004, termine che maturava solo successivamente, in data ….2018 (i reati si consumavano in data ….2013 ed il termine prescrizionale massimo- quinquennale -, tenuto conto dei periodi di sospensione verificatesi in primo grado pari a complessivi mesi otto e giorni venti, maturava alla data indicata del … 2018).
Pertanto, richiamato il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall’alt 129 cod.proc.pen. nel caso di ricorrenza contestuale di una causa estintiva del reato e di un vizio di motivazione, già illustrato al punto 2., la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, nei confronti di […], in relazione al reato di cui all’art. 181 d.lgs 42/204 perché estinto per intervenuta prescrizione e non emergendo dal testo del provvedimento impugnato elementi che possano giustificare l’applicazione dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. (cfr Sez.6,n.48461 del 28/11/2013,Rv.258169; Sez.6, n.27944 del 12/06/2008, Rv.240955).
4. In conclusione, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio nei confronti di entrambi i ricorrenti quanto al reato di cui agli artt. 48-480 cod.pen. perché il fatto non sussiste, nei confronti di […] quanto agli altri reati perché estinti per prescrizione, nei confronti di […] limitatamente al reato di cui all’art. 181 d.lgs 42/2004 perché estinto per prescrizione. Il ricorso del […] va, poi, dichiarato inammissibile nel resto con conseguente dichiarazione di irrevocabilità dell’affermazione di responsabilità per il reato di cui all’art. 44 lett. c) d.P.R. n. 380/2001 e rinvio alla Corte di appello di Lecce per la rideterminazione della pena. […]