Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/titolo-ii/libro-quarto/capo-iv/
Timestamp: 2020-08-07 00:35:07+00:00
Document Index: 75042534

Matched Legal Cases: ['art. 1362', 'art. 1365', 'art. 1367', 'art. 1371', 'art. 1366', 'art. 1374', 'art. 1337', 'art. 1375']

Capo IV - Dell'interpretazione del contratto - Titolo II - Codice civile - Brocardi.it
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Art. 1362 — Intenzione dei contraenti
Art. 1363 — Interpretazione complessiva delle clausole
Art. 1364 — Espressioni generali
Art. 1365 — Indicazioni esemplificative
Art. 1366 — Interpretazione di buona fede
Art. 1367 — Conservazione del contratto
Art. 1368 — Pratiche generali interpretative
Art. 1369 — Espressioni con più sensi
Art. 1370 — Interpretazione contro l'autore della clausola
Art. 1371 — Regole finali
622 La disciplina dettata per l'interpretazione del contratto distingue nettamente tra il gruppo di disposizioni già contenute negli articoli 1131, 1136, 1138 e 1139 cod. civ., e le rimanenti norme della medesima sezione del codice del 1865. Così, negli art. 1362 del c.c. a art. 1365 del c.c. si è regolato il primo momento del processo interpretativo, che ha riguardo alla ricerca in concreto della volontà dei contraenti; negli art. 1367 del c.c. a art. 1371 del c.c. si è invece disciplinato il secondo momento dell'interpretazione, e le norme poste presuppongono, a differenza delle prime, il persistere di un dubbio sul preciso contenuto della dichiarazione contrattuale, dubbio che appunto l'interprete è chiamato a sciogliere mediante l'applicazione di principii legislativamente fissati. Punto di sutura tra questi due momenti dell'interpretazione è la norma collocata nell'art. 1366 del c.c., che li domina entrambi, e che fissa il principio dell'interpretazione secondo buona fede. Tale principio poteva già desumersi dall'art. 1374 del c.c., ma la sua precisa enunciazione è sembrata indispensabile. Infatti il principio di interpretazione secondo buona fede è il necessario complemento della norma contenuta nell'art. 1337 del c.c., primo comma, per cui le parti devono comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, e di quella contenuta nell'art. 1375 del c.c., per cui il contratto deve essere eseguito secondo buona fede. In queste tre norme non si è inteso far riferimento ad uno stato psicologico subiettivo dell'agente, ma alla buona fede obiettiva; il che, sul terreno dell'interpretazione, vuol significare che la dichiarazione di volontà contrattuale deve essere intesa secondo il criterio di reciproca lealtà di condotta tra le parli.
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