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Timestamp: 2018-03-17 18:24:31+00:00
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Ripetitori per cellulari: su divieti e distanze prevale la pubblica utilità? | Ingegneri.info
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Ambiente & Sviluppo 10 maggio 2016
Cosa penseremo nel caso di installazione di un impianto di trasmissione cellulare nell’area in cui viviamo? E il nostro Comune, potrebbe opporsi?
Una recente sentenza del TAR Campania-Napoli si pronuncia sulla delicata questione dell’installazione di un impianto di trasmissione cellulare e della compatibilità delle opere con i regolamenti comunali.
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Dopo avere vittoriosamente impugnato, in sede cautelare, un primo diniego dell’autorizzazione a installare un impianto di trasmissione cellulare, la società rdi telefonia icorrente, ritenendo formato il silenzio-assenso, intraprendeva i lavori con la realizzazione delle opere di fondazione, costituite dalle armature in ferro del basamento destinato a sorreggere il palo portante e le relative antenne.
Gli Uffici comunali respingevano però nuovamente l’istanza, costringendo la società ad un nuovo ricorso, respinto in quanto, in verità, nessun silenzio-assenso si era formato.
La società presentava allora al Comune una istanza di accertamento di conformità urbanistica ed edilizia, dapprima respinta tacitamente e poi espressamente. Tale provvedimento è stato impugnato con motivi aggiunti.
Il delicato confine fra rischio elettrosmog e pubblica utilità
Sulla delicata materia dell’ installazione di impianti di comunicazione radiotelevisiva e della compatibilità dell’opera con i regolamenti comunali, con particolare riferimento alle distanze da rispettare per la costruzione delle opere, si è pronunciato recentemente il TAR Campania – Napoli, con la pronuncia n. 1146 del 3 marzo 2016 affermando che la realizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile non deve rispettare i limiti dalle strade previsti per le ordinarie costruzioni edilizie, trattandosi di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria come dispone l’ art. 86, comma 3, D.Lgs. n. 259/2003.
Punto essenziale è dunque la qualificazione giuridica degli impianti di telecomunicazione, impianti che, come osserva il TAR Napoli, sono assimiliati alle opere di urbanizzazione primaria ex art. 86 comma 3 del D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche) secondo il quale “le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno di edifici sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia”.
“Trattandosi dunque”, continua il TAR Napoli, “di impianto di pubblica utilità privo di annesse e significative opere edilizie il Collegio ritiene, in accordo con l’indirizzo prevalente della giurisprudenza, che non sia applicabile la normativa sulle distanze previste per i comuni manufatti edilizi” (cfr. TAR Napoli sez. VII, 2461/2013 “la realizzazione delle SRB non deve rispettare i limiti dalle strade previsti per le ordinarie costruzioni edilizie, trattandosi di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria”).
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La sentenza si riallaccia alla giurisprudenza prevalente (ex multis Tar Lazio, sentenza 28 maggio 2015, n. 440), secondo la quale, ai sensi dell’articolo 87 codice delle comunicazioni elettroniche ( D.Lgs. 1 agosto 2003 n. 259) “il Comune non ha alcuna potestà di introdurre un divieto generalizzato di installazione delle stazioni radio base, né di introdurre misure che, pur essendo di natura tipicamente urbanistica (distanze, altezze, quote, ecc.) non siano funzionali al governo del territorio, quanto piuttosto alla tutela dai rischi dell’elettromagnetismo che, ai sensi dell’articolo 8, legge 22 febbraio 2001 n. 36, rientra nelle esclusive attribuzioni statali, non già in quelle comunali”. Di conseguenza la localizzazione degli impianti nelle sole zone in cui il Regolamento li consente “si porrebbe in contrasto non solo con l’esigenza di permettere la copertura del servizio di telefonia mobile sull’intero territorio comunale ma anche con la loro natura di infrastrutture primarie e impianti di interesse generale, posti al servizio della comunità e quindi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica”.
TAR Campania, Napoli, sez. VII, 3 marzo 2016, n. 1146
La sentenza è stata annotata da Giulia Cosentino, in Ambiente & Sviluppo n. 5/2016, Rassegna Consiglio di Stato e TAR.
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