Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-174-del-06072009.html
Timestamp: 2016-12-05 02:34:41+00:00
Document Index: 65735518

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 172', 'art. 1', 'art. 172', 'art. 172', 'art. 172']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 174 del 06.07.2009
Istanza di interpello - Articolo 21, comma 9, legge 30 dicembre 1991 n. 413
- Fusione infragruppo tra due società che partecipano al medesimo
consolidato, delle quali una possiede perdite fiscali pregresse al regime di
tassazione consolidata - Articoli 172 e art. 118 del TUIR
La società "ALFA ITALIA SPA" (di seguito, ALFA Italia) ha
presentato nel 2008 istanza di interpello ai sensi dell'articolo 21, comma
9, legge n. 413/1991, relativa ad un'operazione di fusione.
ALFA Italia, appartenente al gruppo BETA, opera nel settore della
produzione e commercializzazione di ... ed è oggi la controllante della
filiera delle società italiane del gruppo.
Nel 2003, detta società ha conferito il proprio ramo di azienda
industriale per la produzione e vendita di ... alla società "GAMMA SPA" (di
seguito, GAMMA), ancora oggi integralmente posseduta.
Insieme con le seguenti società italiane ha esercitato l'opzione per
il consolidato fiscale nazionale a partire dall'esercizio 2004:
- GAMMA, che svolge l'attività di produzione industriale di
... in precedenza svolta dalla stessa istante;
- DELTA Spa, che svolge l'attività di vendita di ...;
- EPSILON Spa, che svolge l'attività di vendita di ... in
- ZETA Spa, che svolge l'attività di vendita di ... nei
- ETA Spa, che svolge l'attività di vendita di ...;
- TETA Spa, che svolge l'attività di servizi di carattere
La società istante intende incorporare la società GAMMA e,
probabilmente, anche la società TETA Spa in caso di esito positivo delle analisi di
fattibilità ancora in corso.
Nell'esercizio 2003 la società istante ha maturato perdite
fiscalmente riportabili, ad oggi non utilizzate, pari ad Euro 30 milioni circa, per le quali esistono, in caso di fusione, i requisiti di
riportabilità di cui all'art. 172 del T.U.I.R., come evidenziato
nell'Appendice all'istanza. Tali perdite derivano da svalutazioni,
minusvalenze ed oneri di ricapitalizzazione su partecipazioni, parte dei
quali sono stati oggetto della comunicazione all'Agenzia di cui all'art. 1,
comma 4, del D.L. 24.9.2002, n. 209, convertito nella Legge 22.11.2002, n. 265, e successivamente di verifica da parte della Direzione Regionale, la
quale non ha evidenziato irregolarità, come da processo verbale di
In particolare, per quanto specificato nell'istanza "le componenti
negative suddette riguardavano partecipazioni in società estere, per le
quali neppure astrattamente si pone un problema di doppia deduzione delle
perdite operative delle società partecipate e delle perdite derivanti dalla svalutazione delle partecipazioni in capo alla
società istante".
L'istante osserva, a conferma della "genuinità economica" delle
operazioni intraprese a suo tempo, e di quelle che oggi si intende porre in
essere, che, in assenza del conferimento del ramo di azienda industriale a
GAMMA, la società istante avrebbe potuto utilizzare immediatamente le perdite fiscali conseguite nel 2003 a riduzione del reddito industriale
prodotto dal ramo di azienda conferito, come testimoniato dal reddito
imponibile di euro 50 milioni circa dichiarato ed assoggettato a tassazione
dalla società conferitaria nella propria dichiarazione relativa al 2003.
Sotto questo profilo, la fusione per incorporazione di GAMMA nella
società istante avrebbe solo l'effetto di ristabilire la situazione già
esistente prima del conferimento avvenuto nel 2003 in conseguenza di un
diverso assetto organizzativo del Gruppo, che aveva suggerito l'opportunità di separare le diverse
attività (industriale manifatturiera, commerciale
per prodotti e mercati, logistica e di direzione) in capo a diverse società.
L'istante ritiene che per le proprie perdite fiscali pregresse
relative al 2003 sussistono i requisiti di riportabilità di cui all'art. 172 del TUIR.
Tuttavia, la verifica della sussistenza di detti limiti
condotta comparando valori di bilancio al 31 dicembre 2007 solamente
presunti, in quanto detto bilancio non era stato ancora approvato alla data
di presentazione dell'istanza di interpello in oggetto, ossia il ... 2008.
In particolare, nell'appendice all'istanza viene sostenuto che "in
assenza di variazioni rilevanti intercorse nel 2007 rispetto agli anni
precedenti, è possibile ritenere che anche il bilancio al 31 dicembre 2007,
ad oggi (i.e. alla data di presentazione dell'istanza, il ... 2008) ancora
non approvato, evidenzierà un ammontare di ricavi e proventi e di spese per
prestazioni di lavoro subordinato e relativi contributi superiore al 40 per
cento di quello risultante dalla media degli esercizi 2005 e 2006".
Viene chiesta conferma della non elusività del riporto di dette
perdite fiscali pregresse in relazione alla fusione tra le due società in
regime di consolidato fiscale, sin dall'origine appartenenti al medesimo
L'istante sostiene, inoltre, che "la conferma qui richiesta
dovuta ad un atteggiamento restrittivo, in altre fattispecie, verso le c.d.
"perdite ante consolidato", manifestato ad esempio dall'Agenzia nella
Risoluzione 9 luglio 2007, n. 160. Si
è quindi ritenuto opportuno chiedere
conferma che tali interpretazioni non hanno comunque nulla a che vedere con
il giudizio sulla incorporazione qui prospettata".
A detta dell'istante, le ragioni del divieto di riporto delle perdite
ante consolidato non sembrano tali da comportare automaticamente censure di
elusività verso qualsiasi strumento giuridico, come ad esempio la fusione,
che possa portare a un risultato analogo. La possibilità di effettuare una fusione infragruppo con i soli limiti di cui all'art. 172 tra società che
hanno in dote perdite pregresse e che non aderiscono al consolidato già mostra quanto sarebbe discriminatorio e distorsivo penalizzare la fusione
dei soggetti che hanno optato per il consolidato. Il consolidato non sembra
quindi, a detta dell'istante, sotto alcun profilo essere assunto ad unica
possibilità di compensazione delle perdite nell'ambito dei gruppi di società. La
possibilità, appena indicata, di porre in essere una fusione, con riporto delle perdite, in assenza di consolidato diventa una conferma
che la stessa operazione deve essere possibile, senza discriminazioni, anche
allorquando le società fuse si trovano in regime di consolidato. La
fusione, del resto, rientra prima di tutto tra le opzioni organizzative
strutturali, consapevolmente concesse dal sistema fiscale.
Sul piano economico aziendale la fusione qui rappresentata
all'esigenza di:
1. dare attuazione al progetto di razionalizzazione e semplificazione
della struttura societaria avviato lo scorso anno dai vertici del Gruppo BETA volto a ridurre il numero di
società presenti in tutti i paesi del
2. concentrare il ramo di azienda produttivo in capo alla
società istante al fine di rafforzarne l'autonoma capacità di credito e agevolare,
in caso di necessità, il potenziale ricorso all'indebitamento bancario;
3. concentrare l'attività logistica e manifatturiera in capo ad
un'unica società.
Inoltre, nell'istanza si afferma che, per effetto della fusione, le
perdite fiscali riportabili maturate dalla società istante nel 2003 non subirebbero alcuna limitazione, in quanto i parametri e le condizioni
previsti dall'art. 172, comma 7, del T.U.I.R. sono pienamente rispettati,
anche con riferimento all'interpretazione dell'Agenzia, secondo cui in caso
di fusione tra società che hanno aderito al consolidato fiscale i limiti di
riportabilità si applicano all'intero ammontare delle perdite trasferite
nell'ambito del consolidato non ancora utilizzate (riss. 13 marzo 2007, n.
48/E e 25 ottobre 2007, n. 305/E).
Sotto il profilo delle ragioni economiche, viene altresì evidenziato
che nel 2006 il Gruppo BETA ha avviato un progetto di riduzione del numero delle
società con cui opera in ciascun paese la cui attuazione è stata
qualificata come assolutamente prioritaria.
L'elevato numero di società presenti nel mondo, rende inutilmente
complessa la gestione delle attività operative e dei processi
amministrativi, con un conseguente incremento dei costi operativi e
gestionali che appare ingiustificato in un'ottica di corretta gestione aziendale.
In questo quadro, nel corso del 2007 è stato avviato un ulteriore
progetto che prevede la riunificazione di oltre 900 applicazioni informatiche attualmente in uso nei diversi paesi nell'ambito di un'unica
piattaforma, rappresentata dal sistema X, con la finalità di uniformare i
processi amministrativi, gestionali e di controllo nell'ambito del Gruppo
(Progetto Y). Anche il progetto Y contribuisce a rendere quanto mai
necessaria la riduzione del numero delle società operative in ragione
dell'esigenza di:
- ridurre, semplificare ed uniformare i processi che dovranno essere
gestiti e supportati dal nuovo sistema;
- contenere i costi di adozione del nuovo sistema informativo
attraverso la riduzione del numero di società e di processi che devono essere gestiti dallo stesso.
In Italia, il Gruppo ha individuato la possibilità di ridurre da
sette a tre (o quattro) il numero di società attraverso le operazioni di
seguito sintetizzate:
1. fusione per incorporazione di GAMMA S.p.A. nella
società istante;
2. fusione tra EPSILON S.p.A., ZETA S.p.A. ed ETA S.p.A.;
3. eventuale fusione per incorporazione di TETA S.p.A. nella
istante, soggetta al completamento con esito positivo delle analisi di
fattibilità tuttora in corso.
Al termine della riorganizzazione prospettata, il Gruppo BETA
in Italia attraverso tre (o al massimo quattro società) rispettivamente
dedicate allo svolgimento delle seguenti attività: produzione,
commercializzazione di prodotti per uso ..., commercializzazione di prodotti professionali e (nell'ipotesi in cui non si dovesse attuare la fusione di
TETA S.p.A. nella società istante) prestazione di servizi di natura
Altro fattore che spinge alla riorganizzazione risiede nel
potenziamento della capacità di credito. La fusione per incorporazione di
GAMMA S.p.A. nella società istante è volta a potenziare la capacità di
credito delle due società sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello qualitativo.
Tale potenziamento è una diretta conseguenza dei seguenti fattori:
1. il trasferimento alla società istante, per effetto della fusione,
degli elementi dell'attivo patrimoniale e dei flussi reddituali e finanziari
connessi all'attività industriale attualmente svolta da GAMMA;
2. il miglioramento degli indici normalmente considerati dal sistema
bancario al fine di valutare la solvibilità delle società.
Nella situazione attuale, le due società presentano valori degli
indici opposti ed antitetici. La fusione tra le due società permetterebbe
invece di avere un migliore bilanciamento tra i diversi indici, la cui
"normalizzazione" comporterà verosimilmente un incremento quantitativo e
qualitativo della capacità di credito della società risultante dalla
fusione rispetto alla somma delle attuali posizioni individuali delle società in questione.
In via preliminare va osservato che le problematiche connesse ai
profili interpretativi delle norme in commento non verranno trattati in quanto esulano dalla natura del presente interpello, restando comunque
applicabili i principi generali affermati nei documenti di prassi emanati al
Si precisa, altresì, che il presente parere è reso unicamente in
relazione all'incorporazione in ALFA Italia di GAMMA, in quanto l'ulteriore
operazione di incorporazione di TETA Spa, oltre ad essere incerta nella sua
attuazione, non è stata compiutamente dettagliata e rappresentata nei suoi
Al fine di valutare l'elusività o meno dell'operazione descritta,
occorre tenere conto:
- da un lato, la fusione con le conseguenze che essa comporta in
relazione ai problemi di compensazione di utili con perdite
fiscali in scadenza;
- dall'altro lato, le conseguenze fiscali che la stessa fusione
comporta a livello di consolidato.
Relativamente al primo passaggio dell'operazione (la fusione per
incorporazione) si osserva che la fusione di società è operazione
fiscalmente neutrale in quanto l'articolo 172, comma 1, del Tuir,
stabilisce che essa "non costituisce realizzo nè distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle
società fuse....".
Pertanto, l'operazione di fusione di per sé considerata non
elusiva, ma lo diventa qualora la stessa venga inserita in un più ampio
disegno volto a perseguire un indebito risparmio d'imposta disapprovato dal
Nel caso di specie, la fusione che si intende porre in essere
determinerebbe un indubbio vantaggio tributario che è dato dalla possibilità di compensare le ingenti perdite fiscali pregresse della
incorporante con la redditività proveniente dalla società incorporata. Si
tratta delle perdite fiscali pregresse relative al quinto periodo d'imposta precedente a quello in cui si intende effettuare la fusione, che, se non
utilizzate, andrebbero perse definitivamente in quanto in scadenza.
Ad avviso della scrivente, nel caso di specie - ferme rimanendo, come
asserito dall'istante, tutte le condizioni richieste dall'articolo 172 del
TUIR ai fini della riportabilità delle perdite pregresse e nel presupposto
che dette condizioni e, in particolare, i c.d. indici di vitalità ricorrano
oltre che per il periodo d'imposta in corso alla data di presentazione
dell'istanza, anche per il periodo antecedente la data di fusione - la compensazione delle perdite fiscali pregresse attuata attraverso la fusione
rappresentata non appare "indebita" sulla base delle seguenti considerazioni.
Perdite e utili da compensare sono idealmente riconducibili al
medesimo soggetto (la società istante) che, anche prima del conferimento,
svolgeva un'attività di "holding mista".
Infatti, le perdite sono sorte in capo alla società incorporante a
seguito di svalutazioni, minusvalenze ed oneri di ricapitalizzazione su
partecipazioni, ossia derivano da un'attività tipicamente finanziaria.
Gli utili, ancorché conseguiti da un soggetto giuridicamente
diverso, ossia la società conferitaria, sono riconducibili con buona approssimazione, alla medesima
attività propria della società conferente ed esercitata dalla società conferitaria tramite il ramo d'azienda
industriale oggetto di conferimento.
Da un'analisi delle dichiarazioni dei redditi presentate dalla
società conferitaria prima del conferimento risultano redditi imponibili
insignificanti o di poco negativi a conferma del fatto che la sua redditività, a decorrere dall'anno 2003,
è connessa al conferimento di cui sopra.
Inoltre, come sostenuto dalla società istante "a sostegno della
genuinità economica delle operazioni intraprese a suo tempo, e di quelle che oggi si intendono porre in essere, si rileva che, in assenza del
conferimento del ramo di azienda industriale, la società istante avrebbe potuto utilizzare immediatamente le perdite fiscali conseguite nel 2003 a
riduzione del reddito industriale prodotto dal ramo d'azienda conferito,
come risulta dal reddito imponibile di euro 50 milioni circa dichiarato ed
assoggettato a tassazione dalla società conferitaria nella propria dichiarazione relativa al periodo d'imposta 2003".
Peraltro, detto conferimento è avvenuto in prossimità della riforma
del sistema tributario entrata in vigore a decorrere dal periodo d'imposta
2004. Come noto, detta riforma ha introdotto l'istituto del consolidato
fiscale che ha sostituito strumenti di pianificazione fiscale prima
utilizzati dalle imprese, nei gruppi ed anche fuori dei gruppi, quali il
credito d'imposta sui dividendi e la svalutazione delle partecipazioni
Conseguentemente, ALFA non ha più potuto beneficiare - mediante il
consolidamento dei dividendi provenienti dalla sua partecipata-conferitaria
con le proprie perdite fiscali - della monetizzazione del credito d'imposta,
attese le modifiche apportate dalla riforma tributaria del 2004 alla
disciplina di imposizione dei dividendi; tanto meno, ha potuto conseguire
analogo risultato esercitando l'opzione per il nuovo istituto del
consolidato fiscale nazionale dal momento che questo esclude dall'ambito di
applicazione le perdite pregresse, ossia prodotte "ante consolidato".
Posto che non si ravvisa, per quanto sopra considerato, una indebita
compensazione intersoggettiva di redditi con perdite, occorre valutare
ancora se la fusione in argomento possa essere considerata, invece, elusiva
delle norme sul consolidato nazionale.
Come noto si tratta di due regimi (quello delle fusioni e quello del
consolidato) tra loro non omogenei in quanto:
1) l'articolo 118, comma 2, del TUIR, stabilendo che "le perdite
fiscali relative agli esercizi anteriori all'inizio della
tassazione di gruppo ...possono essere utilizzate solo
dalle società cui si riferiscono", prevede in buona
sostanza che le perdite fiscali siano utilizzabili in compensazione all'interno del consolidato solo se formate
all'interno del "gruppo fiscale", ossia in un esercizio
ricompreso nel periodo di validità dell'opzione esercitata
per la tassazione consolidata;
2) la limitazione al riporto delle perdite fiscali pregresse posta
dall'articolo 172, comma 7, del TUIR, non fa alcuna
distinzione tra perdite prodotte all'interno o all'esterno
del gruppo fiscale.
Invero, per effetto di un'operazione di fusione potrebbe realizzarsi
un "travaso" di perdite fiscali pregresse all'esercizio dell'opzione
all'interno del consolidato stesso. Infatti, all'interno di un consolidato,
le perdite fiscali pregresse di una delle società partecipanti alla
fusione, compensate per effetto della fusione stessa con i redditi di altra
società (anch'essa facente parte del consolidato) determinerebbero, nel rispetto dei limiti e dei vincoli di cui all'articolo 172, comma 7, del
TUIR, minori redditi da attribuire al consolidato.
Pur tuttavia, la circostanza che in conseguenza di un'operazione di
fusione tra due società che fanno parte di un consolidato, l'utilizzo delle
perdite fiscali pregresse all'esercizio dell'opzione per il regime di
tassazione di gruppo si traduca in minori redditi da attribuire al
consolidato stesso, non appare contraria all'articolo 118, comma 2, del
TUIR, che, in materia di tassazione consolidata, dispone che le perdite
fiscali relative agli esercizi anteriori all'inizio della tassazione di
gruppo possono essere utilizzate solo dalle società cui si riferiscono.
Nel caso di specie, atteso il rispetto delle condizioni previste
dall'articolo 172, comma 7, del TUIR, le perdite fiscali pregresse ante
consolidato saranno utilizzate esclusivamente dall'incorporante in
compensazione dei redditi conseguiti dalla medesima, ancorché per effetto
della fusione. In tale circostanza, non si ravvede, pertanto l'aggiramento
di alcun principio (o divieto) dell'ordinamento tributario in materia di
utilizzo delle perdite fiscali pregresse in ambito consolidato.
Per quanto riguarda, infine, le ragioni economiche addotte
dall'istante le stesse appaiono, in linea di principio, rispondere ad
effettive esigenze riorganizzative del gruppo, atteso che la fusione in
commento sembra rientrare in un più ampio e complesso piano di ristrutturazione aziendale mirante a razionalizzare la struttura societaria
del gruppo a livello mondiale.
Tutto ciò premesso, sulla base degli atti trasmessi e delle
considerazioni svolte nel presente atto, si ritiene che l'operazione
rappresentata, ricorrendo le condizioni prima richiamate, non sembra
presentare aspetti elusivi dal momento che non si è ravvisata alcuna indebita compensazione intersoggettiva di utili e perdite
né l'aggiramento
delle norme sul consolidato fiscale.
elementi in precedenza esaminati, assunti acriticamente così come
illustrati nell'istanza di interpello, nel presupposto della loro veridicità e concreta realizzazione.
Si ribadisce, altresì, che resta impregiudicato, ai sensi
dell'articolo 37-bis, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ogni
potere di controllo dell'Amministrazione finanziaria volto a verificare se
l'operazione in oggetto ed eventuali altri atti, fatti o negozi ad essa collegati e non rappresentati dall'interpellante s'inseriscano in un
ampio disegno elusivo, pertanto, censurabile.