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Timestamp: 2018-03-20 00:07:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', '§ 7', 'in fine', 'in fine']

Sac. Francesco Bosello: Diatriba sopra la disciplina della chiesa greca circa il Celibato ecclesiastico (III).
Sac. Francesco Bosello
Dissertazione storico-teologica sopra la disciplina de' Greci circa il Celibato sacerdotale, Venezia 1826 pag. 48-72.
DIATRIBA SOPRA LA DISCIPLINA DELLA CHIESA GRECA CIRCA IL CELIBATO ECCLESIASTICO.
PROPOSIZIONE III.
La Chiesa Romana non solo si oppose al rilassamento della disciplina del Celibato introdotta fra Greci, benchè in seguito l'abbia tollerata; ma da quell'epoca sempre più confermò la disciplina sua dagli Apostoli ereditata.
A pruova innegabile di questa proposizione colla storia e colle leggi alla mano si presenti al lettore il breve quadro della disciplina della Romana Chiesa dopo il Trullano Concilio, e si vedrà che tutti i secoli posteriori con perfetta armonia rispettarono i primi, brillando i vestigi più puri della venerabile antichità sempre intemerati, colà appunto ove gli eterodossi pretendono ritrovare ogni dì novità ed abusi; mentre il Greco Oriente sfigurato anche per questo rapporto offre alla Chiesa una spettacolo degno di lagrime, e di tollerante forzata condiscendenza.
Si è veduto infatti per quante intrinseche ragioni la legge Trullana di cui si fè controversia debba tenersi come spuria ed erronea: si è veduto con ragionata analisi dimostrativa, che il Trullano Concilio (ripetasi pure con S. Atanasio in Ep. ad Monachos 12. 51.) dum simulat Ecclesiasticum se curare canonem, omnia contra canonem agere molitus est: Si sa che da Papa Sergio allor vivente fu condannato, e che la Chiesa a quell'epoca non 1o riconobbe in modo veruno; come adesso proverassi che non lo riconobbe giammai sempre a se stessa coerente. Leggansi Paolo Diacono (lib. 6. cap. II.) ed Atanasio (in Serg.) e vedrassi che il lodato Pontefice Sergio ricusò perfino di ricevere l'esemplare del Sinodo Trullano, nonchè di aprirlo per leggervi neppur sillaba, ad onta che l'Imperator d'Oriente Giustiniano II. gliel'avesse appositamente spedito per la sottoscrizione. Tutti sanno la collera dell'Imperatore per questo rifiuto Apostolico, la violenza da lui usata contro il Papa, spedendo a Roma il suo primo scudiere Zaccaria per rapire il Pontefice e ciò che accadde a questo cieco emissario, il quale reputò una gran fortuna poter salvare colla fuga la vita. Il Cielo però che combatte geloso a favor dei divini diritti dell'unica Chiesa sua, permise che piombasse il flagello sul capo di Giustiniano, cui per una rivoluzione suscitatasi da molti empj in Costantinopoli, fu tagliato il naso dietro ordine del ribelle Leonzio che salì sul trono imperiale, e rilegò quell'infelice nel Chersoneso. Da lì a poco potè ricuperare libertà e forza, tornando sul trono, prima perduto: ma i disastri lo resero più ostinato in tutto, ed a pro del suo favorito Concilio Trullano fece novelli sforzi. Era per lui apparentemente propizio affatto il momento. Salito avea la Romana Cattedra Giovanni VII. Greco di nazione, nè lasciò fuggirsi Giustiniano l'occasion favorevole. Due Metropolitani per onore distinto furono incaricati di presentare al Pontefice di Roma l'esemplare del Quinisesto perchè non durasse più oltre l'onta ricevuta della riprovazione in faccia a tutta la Chiesa. Anzi supplicava il Papa che radunasse un Concilio, per confermare nelle forme e modificare il Sinodo indicato. Nulla valse neppur in questo incontro ad ottenere che la Romana Sede si rimovesse alcun poco dai suoi Apostolici principj. I1 Papa rimandògli l'esemplare come lo avea ricevuto, e rimasero deluse le speranze del cieco Monarca. Tre anni dopo circa, sotto il Pontificato di Costantino Orientale di origine, perchè Siriaco, ripigliò Giustiniano l'affare della conferma della sua cara disciplina Trullana; e benchè avesse per questo Papa tutta la stima, lo invitò in una maniera più di comando che di preghiera a portarsi in Grecia. Costantino vi andò, e colla sua venerabile presenza tanto impose sull'animo, benchè mal disposto, dell'Imperatore, che non ebbe questi neppur coraggio di dirgli una sola parola del suo Conciliabolo. Si abboccarono in Nicomedia, ricevette il Pontefice straordinarj onori anche per tutto l'Impero, e trionfò la Romana Sede, per essergli inoltre stati confermati tutti i privilegi civili che in essa riconobbero gl'Imperatori del tempo anteriore. Udendo i Greci la fermezza della Romana Chiesa in tale argomento, non più si cimentarono ad interpellarla. Ed oh avessero avuto lo spirito dei Vescovi della Germania, cui in parte apparentemente imitarono, onorando coll'anzidetto ricorso la Romana Sede, dopo averla pubblicamente censurata nella sua disciplina, e cui per contrario nulla rassomigliarono, tenendosi sempre ugualmente ostinati nell'adesione pratica ai riprovati canoni del Quinisesto, sull'argomento specialmente del Cherical Celibato! Nel Concilio Provinciale di Treviri tenuto l'anno 895, al canone 80, così esclamarono que' Padri: «In memoriam Beati Petri Apostoli, honoremus sanctam Romanam et Apostolicam Sedem, ut quae nobis Sacerdotalis est mater dignitatis, esse debeat magistra Ecclesiasticae rationis. Quare servanda est cum mansuetudine humilitas, ut licet vix ferendum ab illa sancta sede imponatur jugum, feramus et pia devotione toleremus». Lasciamo però questo confronto troppo disonorevole per la Greca nazione, la quale incauta andava incontro, senz'avvedersi, con tali principj di pratica insubordinazione disciplinare alla teorica ribellione di fatto che nel secolo seguente produsse il quasi generale fatalissimo Scisma.
Tornando adunque alla Chiesa Romana, assicurano tutte le Storie concordi che godette essa pacificamente il possesso e l'uso della sua disciplina circa l'Ecclesiastico Celibato, senza che in quei tempi cotanto prossimi alla Greca innovazione avesse a soffrire la menoma disgustosa molestia. Anzi col progresso per maggiormente consolidarlo, e perchè lo scandalo dato in Trullo dai Greci non producesse qualche pessimo effetto di scisma nel resto della Chiesa attaccata alla disciplina antica; prese il Celibato tanto ferme radici che sarebbe cosa di troppo peso per chi scrive e noiosa al lettore, se tutte le leggi ne' successivi secoli promulgate sino ai dì nostri su tale argomento si raccogliessero in un colle pene contro de' trasgressori minacciate. Tuttavolta si dia di volo un'occhiata alle principali, e vedrassi la verità manifesta della nostra asserzione.
Nel secolo ottavo si affaccia primo il Romano Concilio sotto il Papa Zaccaria, celebrato nell'anno 743, ed in esso si fulminano le pene della deposizione dall'ordine, e dall'offizio contro qualunque Cherico (Can. 1. 2. ) che ritenesse qualsisia donna in sua casa; ed il simile con tutto rigore si decreta nel Sinodo del Friuli tenuto l'anno 795. In Germania il Sinodo di Ratisbona celebrato sotto la presidenza dell'Apostolo di quella vasta parte d'Europa, San Bonifazio, non permette nel canone settimo ad alcun Prete ossia Diacono d'avere nella sua abitazione alcuna femmina. In Francia il Sinodo di Soissons nel 744 dichiara unanime col Niceno che la madre, la sorella, la nipote e non più, possano coabitare col Cherico. E per tacere di mille altre simili leggi in questo secolo per l'Occidente promulgate su tale materia, basta ricordare i famosi capitoli d'Aquisgrana raccolti dopo il gran Concilio Germanico di Francfort nell'anno 794, cui intervennero più di trecento vescovi: Capitolari che sono in sostanza nelle materie Ecclesiastiche una collezione di Canoni, di Concilj, e di Pontificj Decreti, giacchè l'ottimo Imperatore Carlo Magno che ne comandò la compilazione, professa nella Prefazione essere lui soltanto humilem adjutorem et defensorem sanctae Dei Ecclesiae, siccome chiama apertamente i Vescovi Pastores Ecclesiarum Christi, et Doctores gregis ejus, et clarissima mundi luminaria; ed in questi Capitolari a chiare note s'intima la gran legge dimostrativa e sostenitrice sicura dell'Ecclesiastico Celibato «che non possa femmina alcuna avere comune abitazione col Cherico» (Cap. IV.).
Passando poi al secolo nono, sempre eguale si manifesta lo spirito della Latina Chiesa fermissima non solo nell'allontanare dai membri del Clero qualunque apparenza di macchia in faccia al popolo; ma nel sostenere ezìandio il celibato più puro, proibendo sempre assolutamente senza distinzioni di sorte alcuna qualunque coabitazione con femmine. Veggansi il Concilio II. d'Aquisgrana, tenuto l'anno 816; ove i Vescovi di tre nazioni, d'Italia cioè della Germania e delle Gallie convennero fin tanto numero, che generale appellossi benchè nol sia (cap. I. e seg.). Prima dell'Aquisgranese simile legge intimata ritrovasi nel I. Concilio Provincial di Magonza l'anno 813; e nel 836 l'Aquisgranese IV. minaccia la deposisione a quel Prete che tiene in casa una sola femmina. Pena uguale s'intima a tutt'i Cherici Maggiori che non osservassero illibata la continenza dal III. Concilio Nazional di Germania tenuto in Worms l'anno 868, cui corrisponde sempre ugual nello spirito l'anno 888 il Concilio Provinciale tenuto in Metz.
Che se al secolo decimo si rivolga lo sguardo, oh quanto brilla, assai più che negli altri, lo spirito sempre ugal della Chiesa ch'è lo spirito di Dio medesimo purissimo, perfetto e coerente! Chi sa la storia infelicissima di questo secolo, in cui pare che il Cielo tollerate abbia le tante persecuzioni suscitate in materia di costume contro la morale della Chiesa di Cristo, e specialmente contro l'agusta Sede di Pietro, per dimostrare essere dessa tutta sua opera, e che ad onta delle private imperfezioni di qualche piloto, sa ben Egli colla potentissima sapienza sua dirigere questa nave al porto di sicura salvezza: chi sa, dicea, tutto ciò, far deve le maraviglie che in questo secolo appunto estinto non siasi nel Cattolico Clero il germe del Celibato, contro cui e l'autorità e l'esempio di parecchi Pastori potevano prevalere. Tutto combinavasi infatti perfettamente ad ottenere intento siffatto. Oltre la Greca Trullana variazione che in pratica per l'Oriente ogni dì più rassodavasi, ed oltre gli scandali che dominavano in Roma, anche molte Diocesi d'Occidente eran dirette da lupi che le divoravano sotto il mentito abito di pastori, e principalmente l'incontinenza sfrenata alzava baldanzosa la fronte fra molte candide tonache del Santuario. Pure il Celibato vittorioso persistette nella sua ferma durata e purezza; nè solamente non fuvvi alcuno dei citati dissoluti Pastori che ne progettasse lo scioglimento o vi facesse il menomo contrario canone, ancorchè si trattasse di legge meramente disciplinare; ma per lo contrario si vide lo Spirito di Dio sempre ugual nella Chiesa sostenere questa bella Virtù nel Clero ad onta dei tanti pericoli che minacciavano. E però si seppelliscano in perpetuo obblio le indicate sciagure del secolo di cui si scorre la storia, e si consoli il Cattolico vedendo la destra dell'Onnipotente armata sempre per la difesa della sua Chiesa, allontanare nel lungo periodo di più d'un secolo qualunque seme di nuova eretica dottrina, propagare il Vangelo fra popoli che nol conoscevano, arricchire gli Altari di molti Santi, operare straordinarj prodigi, sostenere il decoro della Cattolica Cattedra prima del mondo in mezzo alle passioni di taluno che la occupava, ed in materia di Celibato mostrarla sempre coerente. E valga la verità: alla metà di questo decimo secolo l'anno 952 in Augusta sotto la presidenza dell'Arcivescovo di Magonza, si radunarono per riformare la disciplina i Vescovi d'Italia, di Francia, e di Germania, ove nel primo canone si decreta senza riserve: «Si quis Episcoporum Presbyterorum Diaconorum, Subdiaconorumque uxorem accepit a sibi injuncto officio deponendus est, sicut in Concilio Carthaginensi tenetur.» Anzi nel canone 4. si va ancora più oltre, ed a tutt'i Cherici intimasi rinovando le voci medesime del Niceno: «Nullus in Clericatus officio manens mulierem subintroductam secum habere permittat». Più ancora la forte espressione che adoperano i Padri di questo Concilio nell'ultimo canone; siccom'è dei nemici del Celibato il pesante martello, mostra altresì la perpetuità e la coerenza dello spirito della Romana Chiesa sul nostro rapporto dicendosi «Clericos, cum ad maturiorem aetatem pervenerint, licet nolentes ad continentiam esse cogendos», ch'è quanto a dire: non si ammettono scuse, non si danno epicheje, non si ascoltano obbietti; la legge è tanto ferma e meditata cotanto che non può non essere ad essa soggetto chi al sacro Ordine accostasi. E qui per tacere del Sinodo I. di Troyes, ove nel canone 9. coll'autorità di canoni Sinodali, de' Pontificj Decreti, di sentenze de' Padri si fulmina la coabitazione e qualunque familiarità dei Cherici colle femmine, per tacere del concilio di Poitiers nell'anno 999 tenuto, ove la Gallicana Disciplina a dispetto de' Novatori mirabilmente lampeggia sempre coerente colla sua madre la Chiesa Romana, dove l'interdetto colla degradazione s'intima ad un prete o ad un Diacono che in casa sua tenesse una femmina, per tacere di cento altre testimonianze di tutta autorità onde provare il mio assunto; si passi alla breve occhiata proposta del secolo susseguente, vuolsi dir dell'undecimo.
Offre anche l'undecimo secolo a chi esamini alcun poco l'Ecclesiastica Storia un quadro assai tragico per verità circa la generalità della pratica virtù di quel Celibato nel Clero che contro ai Greci difendo: quadro però il quale benchè da una parte mostri fin dove arriva l'umana miseria se abbandonata a se stessa rigetti gli ajuti dell'Onnipotente; dall'altra conferma sempre più la proposizione a principio indicata, cioè che nella Chiesa Latina ogni dì più stabilivasi il Celibato Sacerdotale con uno spirito sempre coerente. Sembra per vero dire un paradosso siffatta asserzìone: ma si venga ai fatti, che sono le prove più luminose, e se ne vedra la verità manifesta.
In Italia e molto più in Germania dopo la metà dì questo secolo continuava a dominare nel Clero, oltre il pessimo vizio della Simonia, anche il nefando pubblico Concubinato. Ben sapevano i miseri membri del ministero infetti di questo morbo che le più severe ed antiche leggi della Chiesa ad essi non permettevano il matrimonio: quindi dalla concupiscenza acciecati pubblicamente convivevano con femmine a dispetto de' sacri canoni. Insegna la ragione che la violazion d'una legge non distrugge la legge stessa, anzi vieppiù la rende stabile e manifesta: Così avvenne nella Latina Chiesa, ove il centro ritrovasi della Cattolica unità dallo spirito sapientissimo dell'Eterno illuminata e diretta. Da questo centro disgiunti i Greci padri in Trullo quasi distrussero, come più sopra si vide, l'Ecclesiastico Celibato, credendo colle modificazioni, o a dir meglio colle sostanziali innovazioni fatte contro l'Apostolica disciplina di rimediare a quel vizio che dominava in Grecia nell'ottavo secolo, come nell'undecimo tiranneggiava alcune Chiese particolari dell'Occidente. Ma per contrarie vie la Romana Chiesa trionfò del vizio, salvò la legge, e sempre si attenne costante alla veneranda istituzione de' primi Apostoli. Basta nominare il Santo Pontefice Gregorio VII. per rilevare ch'egli in questo secolo si oppose qual muro di bronzo agli sforzi tutti che facea l'inferno con mille scandali per distruggere il Celibato del Clero anche nell'orbe Latino. Studiò egli tutti i mezzi per estirpare il vizio contrario a questa bella virtù dietro l'esempio degli ultimi Pontefici, che, malgrado la vigilanza Apostolica, si era sempre più radicato. Quindi fin dall'anno 1071 celebrò in Roma un Concilio, in cui oltre le pene meritate dai Simoniaci, dichiarò sospesi da ogni sacro ministero i Cherici concubinarj, e dispensava i popoli dall'assistere ai loro pubblici uffizj, se non si fossero manifestamente emendati. Spedì legati dovunque per l'esecuzione di siffatti comandi, ordinando loro di radunare in Germania un Concilio, onde opporre il rimedio colà appunto dove il morbo infuriava assai più. Si opposero i Vescovi Tedeschì violentemente, e confessarono la loro reità colla più sfrenata insubordinazione, perchè nè voleano corregger se stessi, nè meno coraggio aveano di turbare i Cherici incontinenti in quella specie di possesso, in cui erano, d'aver delle false mogli o vogliamo dir concubine. Scrisse Gregorio lettere sopra lettere, moltiplicò i suoi legati, fè tuonare i fulmini della Chiesa; e Sigefredo Arcivescovo di Magonza congregò un Concilio in Erford prestando obbedienza alla sede di S. Pietro, ed intimando a tutti i rei che si rinunciasse sul fatto al matrimonio od al servigio dell'Altare. Tutti sanno le risposte ostinate de' Prelati che gridavano essere intollerabile questo giogo per l'umana natura, da cui si esigeva l'Angelica purità; tutti sanno i tumulti nel Tempio di quell'Assemblea per cui innalzarono lo stendardo di ribellione cento ribaldi misti colla minaccia di svellere Sigefredo dalla sua Cattedra e di farlo in pezzi: tutti sanno che in fatto suscitata la sedizione, ebbe a che dire questo Arcivescovo onde salvar la sua vita. Simile rivolta suscitossi nel Tempio e nel giorno di S. Stefano in Passavia, ove il Vescovo Altmano pubblicò il Pontificio Decreto: strida furiose insorsero da ogni angolo della Chiesa, e sarebbe Altmano rimasto vittima del furore dei rei, se il gran numero de' Signori Laici ivi concorsi per la funzione del giorno, non avessero colla forza apposto il pronto riparo. Udiva Gregorio tutti questi orrori tendenti per sè a portar la prossima rovina della Religione in quelle provincie: ma non cesse, perchè lo Spirito del Signore lo animava, e gli concedeva tutta la fermezza d'un petto Sacerdotale. Eseguì le giustissime sue minaccie, comandò nuovamente ai Laici di non più riconoscer quei Vescovi che permettessero al loro Clero le concubine, e per dir tutto in una parola, scrisse ai Duchi Rodolfo di Svevia e Bertoldo di Carintia impegnandoli ad impugnare la spada avuta non in vacuum da Dio a difesa del Cherical Celibato nei termini seguentí, Greg. VII. lib. 2. ep. 45.: «Noi vi scongiuriamo, e vi comandiamo coll'autorità Apostolica di non partecipare all'offizio di coloro che sapete ...... vivere nell'incontinenza. All'incontro impedite loro per quanto vi sarà possibile di servire ai santi uffizj così alla corte e nelle diete del regno come nell'altre occasioni. A quest'effetto adoprate la forza qualora sieno insufficienti le vie della persuasione. Se taluno ne mormora, rispondete tali essere i nostri ordini, e rimandate i malcontenti a disputare con noi. Ci sembra molto più conveniente ristabilire l'ordine con una nuova condotta, che lasciarlo annientare unitamente alle leggi antiche.» In forza di questi principj degni del vero saggio, l'intrepidezza di Gregorio lo condusse a deporre senza riguardo Dionigi Vescovo di Piacenza, a sospender Guglielmo di Pavia, Lamberto di Torino, Enrico di Spira, Garnieri di Strasburgo, ad interdire la Comunione Eucaristica a Liemaro Arcivescovo di Brema ed a fulminar egualmente Ermanno di Bamberga. Lasciando però adesso di ricordare l'orribile sacrilegio avvenuto la notte del Natale nel 1075, per opera specialmente di Guiberto Arcivescovo di Ravenna contro il Santo Pontefice che celebrava in S. Maria Maggiore, e che fu liberato quasi per prodigio dal popolo, mentre spoglio de' sacri arredi, ferito e prigioniero trovavasi in casa di Cencio capo dei rivoltosi: lasciando inoltre di rammentare la radunanza di Worms nel 1076, ove l'impostore, il simoniaco, il dissoluto Ugo il bianco Cardinale già deposto cooperò allo scisma fatale, cui aderirono i Vescovi ancora della Lombardia colpevoli egualmente che i Tedeschi delle abbominazioni combattute dall'immortal Gregorio; lascierò in fine di far parola della impudenza di Orlando Cherico della Chiesa di Parma il quale ebbe coraggio di andare in Roma, e di parlare così sfacciatamente al Papa in presenza de' Padri radunati nell'annuo Concilio della prima settimata di Quaresima: «Il Re mio Signore, e tutt'i Vescovi così di qua come di là dai monti ti comandano di abbandonare immediatamente la Sede che hai usurpata.» Basterà dunque conchiudere col notare che tutte le indicate disavventure dall'ostinazione di tanti rei Prelati ne' loro già invecchiati disordini prodotte, fomentate, continuate nulla valsero a scuotere la fortezza di Gregorio, nè meno al punto della santa sua morte che fece in Salerno, ove dovette soccombere alla natura, direi quasi in ultima analisi, Martire per avere sostenuto il decoro della Chiesa nel combattere quel vizio cui il Santo Celibato si oppone: il che equivale ad asserire che dunque questa virtù nel secolo undecimo principalmente trionfò de' nimici suoi, e rese ferme vieppiù le sue basi ad onta di tanti ostacoli, e di tante persecuzioni.
E così non potea non essere stante che nella disciplina pur anco oltre che nel dogma, la Cattolica Chiesa viene dal Cielo illuminata e diretta. Vedesi infatti far eco perfettamente concorde alla Romana disciplina di cui trattiamo la catena de' Sinodi peculiari anche in questo secolo infelicissimo. Nel 1009 il Nazionale Concilio dell'Inghilterra tutta, tenuto in Enham, conferma il precetto del Celibato in tutti i Ministri di Chiesa: anzi è questa la prima legge del Sinodo stesso. Per decreto del Concilio di Bourges in Francia l'anno 1031, quali illegittimi ed indegni di accostarsi agli altari si escludono dal ministero i figli de' Preti, se gli ebbero dopo l'Ordinazione. Nella Spagna l'anno 1050 il Concilio tenuto in Coja prescrive che Preti e Diaconi non abbiano in casa altre Donne fuorchè la madre la sorella, la zia, la madrigna. Ed il Sinodo di Compostella tenuto l'anno 1056 nel canone sesto comanda che si separino interamente dalle mogli que' Sacerdoti o quei Diaconi, che ammogliati si ritrovassero. Nell'anno stesso 1056 il Concilio di Tolosa fulmina l'incontinenza de' Cherici: la virtù angelica del Celibato nel Clero s'impone severissimamente nel terzo Concilio di Winchester tenuto l'anno 1074: si tolgono dal fianco de' sacri Ministri le mogli, che molti di essi avevano, anche nelle Spagne per decreto del Concilio di Bourges, cui presiedette il Cardinale Ricardo Pontificio legato. E per chiudere questo secolo, lasciando da parte cent'altri Concilj in esso tenuti dovunque per rassodare la disciplina di cui trattiamo, basti ricordare il Concilio di Clermont, cui presiedette lo stesso Pontefice Urbano II. ed assistettero tredici Arcivescovi, duecento e venticinque Vescovi, novanta Abbati, nel quale oltre che (cap. 9.) si dichiarano decaduti dai Benefizj i beneficiati incontinenti, ed il Celibato s'intima a tutti gli Ordinati in sacris, si viene in fine al solito efficacissimo rimedio di tutt'i secoli, cioè di proibire ai Cherici tutti la coabitazione con femmine. Dunque nella latina Chiesa tanto più confermossi il Celibato nel Clero quanto più l'infernale nemico sforzavasi di vederlo distrutto, e quanto più progredivano i Secoli. Il duodecimo di questi segnato nei fasti della Chiesa, si esamini adesso, e vedremo sempre provata ad evidenza la nostra proposizione colla catena delle Storico-canoniche autorità.
E valga la verità. Fin dall'anno 1102 in Londra si tenne il Sinodo I, essendo preside l'Arcivescovo S. Anselmo ove si decretò 1. che un Cherico non possa prender moglie, nè seco ritenerla, se l'abbia: 2. che nessuno si ordini Suddiacono, se non faccia professione di castità: 3. che i Cherici concubinarj abbiano il personale interdetto nelle loro funzioni, e sieno vitandi [= da evitarsi N.d.R.]. Pochi lustri dopo in Vestmunster, cioè nel 1125 i Prelati Inglesi, avendo a capo il Cardinal di Crema Legato Apostolico sancirono la solenne proibizione ad ogni Cherico, ancorchè Suddiacono, di coabitare con femmine. Due anni dopo il II. Sinodo tenuto in Londra ripete gli stessi canoni, e nel 1128 il Concilio Nazionale di tutta l'Inghilterra replica la medesima santissima legge, come la replica il quinto Sinodo di Londra nel 1175, anzi in questo si fulmina la privazione d'ogni benefizio o ministero a quel Cherico che non lasciasse di coabitare con femmine sospette. Notisi che di questo Sinodo fa l'anima ed il capo il Santo Martire dell'Ecelesiastica disciplina Tommaso di Canterbury, il di cui nome o martirio udendo i Novatori Teologi della cabala Giansenistica scuotono furibondi il capo, giacchè per essi la disciplina Cattolica parte non è della Religione, insegnando empiamente, che può essa cangiarsi ad arbitrio de' privati, o distruggersi liberamente dalle autorità incompetenti.
Auditum admissi risum teneatis amici!
Torniamo ai Sinodi. Nell'Ibernia l'anno 1186 il Concilio provinciale dell'arcivescovo di Dublino sospende ipso facto da tutto i Cherici concubinarj od ammogliati. Simile pena avea decretata in Francia il Sinodo di Clermont tenuto l'anno 1130 per comando d'Innocenzo Papa II. Il Concilio Nazional di Dalmazia intimato e presieduto dai Legati d'Innocenzo III, nel 1199 stabilì per canone fondamentale il Celibato de' Sacerdoti e dichiara irregolari pel ricevimento de sacri Ordini i figli de' Preti, come veri illegittimi. Egualmente in Polonia il Concilio provinciale tenuto in Lencici circa a quest'epoca decretò in obbedienza ai comuni comandi del Legato Apostolico, il Cardinale di Capua, che i Sacerdoti allontanassero dal fianco e dalla coabitazione le mogli cui per detestabile abuso tenevano. E nel famoso Concilio di Reims, cui presiedette lo stesso Papa Eugenio III, ed assistettero mille e cento fra Vescovi ed Abbati dei principali Regni d'Europa, al canone terzo, così si decreta:
«Quod a patribus nostris propensiori cura novimus constitutum nos quoque praecipimus observari: ut qui in ordine Subdiaconatus, aut supra uxores duxerint aut concubinas habuerint, officio atque Ecclesiastico beneficio careant». E nel Canone settimo coerentemente ripetono: «Sanctorum Patrum et praedecessoris nostri Innocentii (è il Pontefice presente che parla per bocca di tutti i Padri) vestigiis inhaerentes statuimus quatenus Episcopi, Presbyteri, Diaconi, Subdiaconi, ... qui sacrum transgredientes propositum uxores sibi copulare praesumpserint, separentur. Hujusmodi namque copulationem, quam contra Ecclesiasticam rationem constat esse contractam, matrimonium non esse censemus Qui etiam separati ab invicem, pro tantis excessibus poenitentiam condignam agant».
Che se taluno opponesse non essersi fatta sinora menzione alcuna di Ecumenici Concili celebrati dopo il secolo del Quinisesto, onde provare l'indicata proposizione; ma di Nazionali soltanto Provinciali o Diocesani: risponderò in breve che a quest'oggetto di cui trattiamo bisogno assoluto non eravi che la Chiesa parlasse, dappoichè abbastanza chiaro parlato aveva il primo Sinodo di Nicea come abbiam dimostrato, e poi molti fra' sommi Pontefici. Inoltre talmente radicata erasi nella Romana Chiesa la disciplina del Celibato che ben si vide, come la pensavano concordemente per
sei secoli tutte le Chiese particolari unite ad essa nella Comunione ortodossa. Più si rifletta che soli due Ecumenici Concilj dal secolo ottavo al duodecimo si celebrarono, cioè il Niceno II, nell'anno 787 contro gl'Iconoclasti per sostenere il dogma combattuto da questi Eretici ed il Costantinopolitano IV Ecumenico ottavo nell'869 contro Fozio per difesa del legittimo Patriarca Ignazio ed estinguere lo scisma fatale che rovinò il misero Oriente.
Non è poi vero che non ci siano canoni di Ecumenici Conci]j nell'indicato periodo di secoli comprovanti la nostra proposizione. In Roma nel 1122 si tenne il Concilio I Lateranese, col canone terzo del quale manifestamente dichiarasi e la verità della dimostrazione da noi data nella prima parte del Canone Niceno, e l'apostolica sempre ugual fermezza del punto disciplinare da noi difeso contro i Novatori d'Oriente. «Innovatur Canon Nicenus (sono parole del Concilio), quo contuberniam cum mulieribus aut uxoribus penitus Clericis interdicitur». E per chiudere l'esame di questo secolo, basta leggere i Canoni sesto e settimo del decimo Ecumenico Lateranese II; pei quali la nostra proposizione eminentemente trionfa. Eccoli per disteso: «decernimus (Can. 6), ut ii qui in Ordine subdiaconatus et supra uxores duxerint, aut concubinas habuerint, officio atque ecclesiastico beneficio careant. Cum enim ipsi templum Dei, vasa Domini, sacrarium Spiritus Sancti debeant esse et dici, indignum est cubilibus et immunditiis deservire». Che differenza di linguaggio fra questo Canone, dettato dal purissimo spirito di Dio ed il Canone emanato in Trullo da noi nella seconda parte esposto, e dimostrato contraddittorio, perchè dettato dallo spirito dall'errore! Il Canone settimo poi del II Lateranese citato si esprime così: «Praedecessorum nostrorum Gregorii Septimi, Urbani, et Paschalis Romanorum Pontificum vestigiis inhaerentes, praecipimus, ut nullus missas eorum audia quos uxores vel concubinas habere cognoverit. Ut autem lex continentiae, et Deo placens munditia in Ecclesiasticis personis et sacris ordinibus dilatetur; statuimus quatenus Episcopi, Presbyteri, Diaconi, Subdiaconi ... qui, sanctum transgredientes propositum, uxores sibi copulare praesumpserint, separentur». Vi si aggiunge la dichiatazionè della nullità di tali matrimonj, e la pena canonica a chi non avesse osservata la continenza, coi termini stessi poco fa espressi nel citato canone del Concilio di Reims. Dunque è provato a fior d'evidenza che la Romana Chiesa pel corso di sei continui secoli che dal Trullano Sinodo si contano fino al termine del secolo duodecimo non solo si oppose in ogni modo all'innovazione de' Greci circa il Sacerdotal Celibato; ma rassodò ogni dì più, ad onta di mille ostacoli, la venerabile purità della disciplina su questo punto dagli Apostoli ereditata.
Diasi però finalmente un termine al prolisso esame storico-canonico delle leggi principali comprovanti la nostra proposizione, sì perchè il paziente lettore nauseato anche troppo forse di tante pruove (comechè necessarie ad un polemico trattato) non abbia ad accrescer la sua noja, sì perchè ragion non evvi che oltre il dodicesimo secolo pruove novelle si cerchino a dimostrare l'obbligazione del Celibato Sacerdotale nella Romana Chiesa. Convengono in fatti ed i Greci da noi discordi, e gli Eretici tutti, ed i sedicenti Cattolici Teologi che dall'epoca del citato Lateranese II, fino al presente obbligatorio sia senza dubbio pel Clero Latino il combattuto Celibato; negando poi scioccamente molti e molti fra gl'indicati avversarj che prima di esso concilio ci fosse legge veruna che comandasse aì Cherici la continenza perpetua. (Veggansi l'autor delle lettere giudaiche Lett. 160, la conclusione pag. 243 della lettera 17 inserita nell'opera: Correspondance de deux Ecclésiastiques Catholiques sur le Célibat des Prêtres - Tubingue chez J. G. Cotta 1807 ed altri ancora non pochi degli Orientali Scismatici, come dei Settarj d'oltre mare e d'oltre monte). Tale mostruosissimo errore in un fatto così evidente fu preso da noi finora a combattere, ed è perciò che gli anelli principali si scorsero di quell'aurea disciplinare catena che la Romana Sede tenne per diecinove secoli (e terrà sempre) indivisibilmente congiunta al primo anello dell'Istituzione Apostolica sulla materia di cui trattiamo. Voglia il cielo che ammutoliscano una volta le stolide lingue di tutti coloro che dai corifei dell'errore non si vergognano di copiare il falso, e di ripeterlo impunemente senza verun esame a dispetto dei fatti più dimostrati, dei documenti più certi, e della concorde testimonianza degli anni tutti dalla fondazione della Chiesa di Cristo fino al presente.
Rimane adesso ad esaurimento perfetto dell'enunciata terza proposizione lo sviluppare il perchè la Latina Chiesa tanto gelosa del Celibato nel Clero, dopo avere nel settimo secolo per mezzo de' Suoi Pontefici rigettato il Trullano Sinodo, e quindi fulminata la legge contraria alla sua disciplina Apostolica, in seguito poi abbia tollerato ne' Greci la pratica totalmente opposta alla sua tradizione, e vegga tuttora la continuazione fra essi dell'abuso introdotto pel canone del Quinisesto, senza che per ciò li dichiari separati dalla sua Comunione.
Per isciogliere convenientemente quest'ultima parte dell'indicata proposizione, conviene premettere come verità innegabile pe' Cattolici essere la Chiesa sempre guidata dallo spirito di Dio, anche nell'ordine della sua disciplina, benchè la modifichi o la cangi talvolta a norma de' tempi, de' luoghi, delle circostanze peculiari che nel generale degli uomini sono per così dire senza numero e da non potersi quindi ben prevedere. Salva la purezza incontaminata de' dogmi la di cui menoma alterazione produce l'Eretico; salva la sommessione di obbedienza nel vincolo di carità ai pastori legittimi che con Pietro vivono in comunione congiunti, tolta la quale nasce lo scisma; salva la sostanza di quelle pratiche che immediatamente apprese da Gesù Cristo, la di cui violazione al gius divino opporrebbesi; nel restante essendo erede la Chiesa della potentissima autorità datale in perpetuo dal suo divin Fondatore, là dove disse a Pietro: Quodcumque ligaveris ... erit ligatum ... Quodcumque solveris ... erit solutum ... ed insieme agli Apostoli uniti a Pietro medesimo: Quaecumque alligaveritis ... erunt ligata ... quaecumque solveritis ... erunt soluta ... etc. sa e può adattarsi, come in fatto si adatta sapientemente, nelle modalità di quelle leggi che il gius così detto umano costituiscono, alle differenti umane vicende. Se ne riserba però a se sola il sacrosanto diritto, perchè sola l'ebbe da Dio nelle spirituali incumbenze: e maestra com'è de' credenti loro mostra col fatto che lo spirito de' suoi comandi è sempre in aedificationem corporis Christi, non mai in destructionem; e madre amorosa de' figli suoi pel Battesimo, acciocchè dalla legge astretti, rei non si rendano col violarla, compatendo la loro debolezza, sempre pel loro bene il legale rigore cangia talvolta, o gli occhi chiude per tolleranza materna sopra le moltiplicate trasgressioni della legge sua, onde impedire mali maggiori. Questa infallibile dottrina è comprovata da mille fatti negli annali Ecclesiastici: e basta ricordare a cagion d'esempio le antiche penitenze canoniche che più in uso rigorosamente non sono, o la sospensione delle vetuste frequenti veglie notturne, o la soppressione dei molti un tempo precettati festivi giorni, per rimanere convinti della verità di quanto ho asserito; lasciando in epoche ancor più antiche il cambiamento in molti e molti accessorj della sua Liturgia, come il disuso di aspettare fra l'anno i grandi sabbati di Pasqua e di Pentecoste pel Battesimo de' neonati, la proibizione delle agape, di più dar la comunione ai bambini, di dispensare ai fedeli ambe le specie Eucaristiche fuori del Sacerdote sagrifcante, e cent'altri esempj che per amore di brevità si tralasciano.
Siffatta divina sapienza della Chiesa guidata sempre dal medesimo divino spirito brilla a maraviglia anche nella tolleranza materna che usò da molti secoli, ed usa coi Greci circa il Sacerdotale Celibato nell'atto che loro mostra per l'una parte sempre uguale il suo desiderio di vederli a sè congiunti nella medesima pratica da cui deviarono sconsigliati; e per l'altra spiega il pienissimo suo diritto di soprassedere in un argomento, il quale benchè d'istituzione Apostolica, è sempre però disciplinare soltanto, nè quindi segrega dalla Cattolica Comunione chi n'è il violatore. Certo è non pertanto che le più imponenti circostanze dell'Oriente traviato indussero quella Sede ch'è la madre di tutt'i credenti, alla tolleranza di cui parliamo: giacchè non potevano certamente se non le più allarmanti vicende indurre la di lei fermezza inconcussa a cedere un palmo solo di terra in favore dei greci nella tradizione, comechè spettante alla disciplina, ereditata da Pietro medesimo. Ed oh quali vicende furono queste mai! Chi non è all'oscuro dell'Ecclesiastica Storia sa bene quale scossa tremenda diede alla Sede in Grecia la stolida e furibonda eresia degl'Iconoclasti nel secolo che seguì il secolo del Trullano; sa bene com'erano già predisposte quelle provincie dagli errori delle antecedenti sette qua e là dominanti ancora a quell'epoca, di Eutichiani, di Nestoriani, di Monoteliti; sa bene che quindi il pratico costume che non può non esser conforme alle massime speculative, deformata aveva la faccia del Greco Impero, a grado che fischiava dovunque il flagello della Divina Giustizia in mano de' nefandi satelliti dell'Imperatore Maometto. Parvero i guai finiti dopo il settimo Ecumenico Concilio Niceno II: ma è noto a tutti che appena un secolo dopo, cioè fin dal principio del nono, la Greca Chiesa sedotta da Fozio Patriarca intruso della Sede Costantinopolitana spiegò bandiera di ribellione contro la Cattolica unità: è noto quanti raggiri e quante violenze avvennero durante la vita di questo scismatico: è noto che oltre lo Scisma anche l'Idra dell'Eresia nuovamente infuriò di là contro il dogma ortodosso. Non havvi alcun nemmeno che ignori essersi in seguito sopito lo scisma non mai estinto: tanto è vero che nel secolo undecimo sotto il Patriarcato di Michel Cerulario nuove burrasche insorsero le più rovinose, che staccarono di nuovo quelle belle contrade lungi dal centro dell'Apostolica Cattedra per quasi due secoli. Comparve ìl sereno verso la fine del terzo decimo secolo per opera del pio Imperatore Michel Paleologo: ma disparve affatto alla più gran parte delle chiese d'Oriente il fulgidissimo sole della Cattolicità sotto il regno d'Andronico figlio di Michele. Da quest'epoca fino alla metà quasi del secolo quintodecimo, versatili furono i Greci nell'ortodossia: ora volevano avvicinarsi a Pietro, ora se ne allontanavano, come a tutti è ben noto, finchè sotto Giovanni VII Paleologo sembravano finite le loro trame ed i loro errori. Ma che! ricordisi con orrore l'ostinato ed empio Marco di Efeso onde ognuno conchiuda a qual passo lo stato della Greca Chiesa si sia ridotto. Scisma furibondo, perfida eresia, manifesta mancanza alle più sacre promesse ripristinavano il caos detestabile dei tempi anteriori, per modo che alla fin fine stanco il Cielo permise a giusto gastigo di quella nazione infelice, che perdesse in un coll'impero la libertà e la pace. D'allora in poi proseguì la Greca Chiesa divisa a dormire tranquilla ne' suoi errori di dottrina e di fatto, ruppe interamente l'anello dell'Apostolica missione, carattere sostanziale dell'unica vera Chiesa di Cristo; segue cieca perverse dottrine che perder le fecero l'Evangelica ortodossia, ed offre al mondo fino al dì d'oggi la pruova più deplorabile di quanti assurdi sia l'uomo capace lungi dal vero.
Alla smorta pittura di questo tragico quadro, qual è quel saggio che non vegga a fior d'evidenza il perchè la Romana Sede abbia usato, ed usi coi Greci la più compassionevole tolleranza sull'articolo dell'Ecclesiastico Celibato? Li vide essa dal santo monte, questa mistica Sionne staccati dal seno suo le tante volte, nè mai fidarsi può davvero del loro ritorno: conosce che non pochi errori nel dogma da essa anatematizzati serpeggiano tuttora per quelle contrade: sa che le tante ecumeniche leggi sue nel periodo di molti secoli promulgate o si vilipendono o non si calcolano: quindi non le rimangono se non le lagrime e la possibile tolleranza su tutto ciò che sta in suo potere, perchè vieppiù non incancreniscano piaghe così crudeli. Potrebbe ella a dir vero, ed anche in addietro potuto avrebbe spiegare colla maestosa sua autorità i divini suoi diritti, giacchè per quanto i Greci si vantino da essa disgiunti, sono in sostanza tenuti pel Battesimo ai comandi di quella Madre che abbandonarono ingrati; ma e come mai combinare l'impero obbligatorio d'una legge che combatte i sensi dell'uomo, quando l'intelletto baldanzoso rifiuta di conoscere l'autorità di chi impone il precetto? Oltre di che: come lusingarsi che nel meno, cioè nella disciplina, presti l'uomo obbedienza e rispettoso silenzio, mentre nel dogma e nella sommessione a Pietro, cui fu comandato di tener saldi i fratelli suoi, dirige la mente ed il cuore forsennato l'orgoglio il più licenzioso, non la cieca venerazione agli oracoli del Paracleto? Questi furono, questi i principali motivi, pei quali e nel Generale Concilio di Lione II, nel secolo decimoterzo, e nel decimoquinto in quel di Firenze parimente Ecumenico cui intervennero i Greci Prelati, e dove si compì la loro unione colla Romana Chiesa (sempre però di corte durata); nemmen parola si fece del loro costume introdotto pel canone del Quinisesto circa il Sacerdotale Celibato. Fu contenta la Chiesa di udirli convenir seco ne' dogmi, condannando le eretiche dottrine, e di vederli a sè congiunti col filo della Cattolica unità, nè volle per allora muovere questione alcuna sui punti della loro disciplina, perchè della provata lor mala fede abusando, potevano tanto più presto romper di nuovo il legame d'unione con Pietro e quindi con Cristo, tornando sull'orlo dell'eterna rovina, come miseramente tornarono. Ed anche con quelli che ad onta degli scandali de' lor fratelli persistettero fermi nella Cattolica Dottrina, e nell'Apostolica unità, tacque e tace la Chiesa Madre su questo articolo, temendo o che i fedeli d'Oriente sedotti dai traviati con cui convivono abbiano a prevaricare per qualche pretesto nella sostanza di quelle cose per cui non evvi nè dispensa nè epicheja di sorte; ovvero che i già disgiunti colgano occasione di vieppiù ostinarsi nei loro errori, e di profanare vieppiù i santi di lei precetti. Coerente mai sempre a se stessa, sa bene che l'unione già conclusa in Lione ed in Firenze con essi da parte sua fu sincera e che l'accettò pienamente, chiudendo affatto gli occhi su qualunque punto disciplinare e lasciando intatti gli Orientali Ecclesiastici costumi. Tanto è vero che non fece rimostranza veruna alla sottoscrizione che fece nel Concilio Fiorentino l'Imperatore Giovanni Paleologo coll'apporvi di sua mano l'aggiunta condizione: ne ex Ritibus nostrae Ecclesiae aliquid immutetur (Tom. 9. Collect. Harduin); e tacitamente dispensò sovra tutto quello ch'è in suo potere nel Concilio di Lione anzidetto, per quanto spetta alle Greche usanze introdottesi anche prima dello scisma di Fozio, dietro le istanze presentate a Gregorio X a nome di tutto l'Oriente: «Rogamus magnitudinem Vestram ... quod permaneamus in ritibus nostris, quibus utebamur ante schisma, qui scilicet Ritus non sunt contrarii contra fidem nec contra divina pracepta.»
Sebbene a parlare con precisione dirsi non può che la Romana Sede taciuto abbia talvolta o taccia per mostrare ai Greci la materna sua connivenza di cui trattiamo. Conciossiachè quantunque non abbia mai approvato il Trullano Sinodo, causa dell'innovazione tra essi di disciplina nel Celibato, anzi si sia rifiutata di nemmen parlarne, come c'insegna la storia indicata a principio essere accaduto sotto i Papi Sergio I, Giovanni VII e Costantino: quantunque abbia sempre più consolidata l'intatta sua disciplina nell'Orbe latino a grado che non deviò in punto alcuno giammai dalla sua antica purezza, come si è poco fa dimostrato: quantunque di tratto in tratto abbia sempre mostrato l'uguale sua brama di vedere anche in questo punto gli Orientali conformi alle pratiche sue, come per lasciar ogni altra testimonianza ebbe a dire per bocca dell'immortal Pontefice Benedetto XIV. nella sua costituzione Etsi Pastoralis § 7. n. 26. Etsi expetendum quam maxime esset, at Graeci qui sunt in sacris Ordinibus constituti castitatem, non secus ac Latini servarent etc.; tuttavolta qual madre amorosissima compatendo l'infermità de' traviati suoi figli, diede e dà loro tutto il coraggio, non mai condannando direttamente la lor pratica ormai inveterata, anzi nota facendo a tutti la sua materna, direi quasi, condiscendenza come che negativa, la quale meglio si può appellare permissiva dispensa autorevole di sapientissima tolleranza. Infatti se del general suo permesso si parli, per l'Oracolo d'Innocenzo IV nella costituzione Sub Catholicae così pronunziò: «licet et expedit ut mores et Ritus (Graecorum) quantum cum Deo possumus, tolerantes, ipsos in Ecclesiae Romanae obedientia praeservemus.» Ed in altra occasione nella lettera a Daniele Re di Russia lo stesso Pontefice ebbe a dire: «Ea propter, clarissime in Christo fili .... Episcopis et Presbyteris de Russia ut liceat eis more suo ... et alios eorum Ritus qui fidei Catholicae, quam Ecclesia Romana tenet, non obvient, observare auctoritate praesentium indulgemus.» Eguali viscere di carità sempre costanti nella Sede di Pietro mostrò Nicolò III; quando per mezzo dei suoi legati disse ai Greci in Costantinopoli stessa: «De caeteris Graecorum ritibus eadem Romana Ecclesia intendit Graecos, quantum cum Deo poterit favorabiliter prosequi, et ipsos in i1lis Ritibus, de quibus Sedi Apostolicae visum fuerit .... perseverare permittit.» E Pio IV nella Costituzione Romanus Pontifex, mentre decreta essere soggetti ai Vescovi Latini i Greci abitanti nelle loro Diocesi, soggiunge: «Per hoc tamen non intendimus, quod ipsi Graeci ab eorum Graecanico Ritu detrahantur, vel alias desuper quoquo modo per locorum Ordinarios aut alios impediantur.»
Particolarmente poi sulla pratica Trullana del Celibato, a chiare note la Latina Chiesa dimostra ai Greci le sue tolleranti intenzioni ed il materno cuore, con cui cerca di allettarli, perchè le tornino in grembo se son disgiunti, o perchè dal di lei fianco non si allontanino, se son Cattolici. Veggasi il corpo del Gius Cap. Cum olim in 6. de Clerico conjugato ove sta espresso un canone in questi termini: «Nos attendentes igitur quod Orientalis Ecclesia votum continentiae non admisit, quoniam Orientales in minoribus ordinibus contrahunt, et in superioribus utuntur matrimonio jam contracto ... etc.». Abbiamo le apostoliche lettere di Gregorio XIII verso la fine del secolo decimo sesto dirette al Patriarca de' Maroniti, ove troviamo Scritto: «Cum Stephanus Papa tradat Orientalium veterem esse traditionem ut eorum Sacerdotes Matrimonio copulati sint, cumque id illis nunquam interdixerit Ecclesia ... lex enim caelibatus semper quasi visa est Graecis, propterea conjugium permissum est illis ... etc.». Troviamo nella citata costituzione di Benedetto XIV dopo le indicate parole di desiderio: «Nihilominus ut eorum Clerici, Subdiaconi, Diaconi et Presbyteri uxores in eorum ministerio retineant, dummodo ante sacros Ordines, Virgines, non Viduas, neque corruptas duxerint, Romana non prohibet Ecclesia». E per dir tutto in una parola dal sin qui detto, pare che la Santa Romana Chiesa ripeta col fatto agli Orientali quelle belle voci in senso relativo, con cui Gesù Cristo convinse d'errore i Farisei che volevano vantargli in faccia il comando (dicevan essi) dato da Mosè di poter dare il libello di ripudio per licenziare la vera moglie. Moyses, disse loro il Redentore, ad duritiam cordis vestri permisit (non mandavit come i Farisei opponevano) vobis dimittere uxores vestras, ab initio autem non fuit sic (Matt. 19. 18). Ad duritiam cordis eorum, non condanna la Chiesa Latina l'innovazione Greca sul Celibato Ecclesiastico introdotta da tanti secoli; ma intanto sta ferma ed immobile nella contraria antica sua disciplina. Ad duritiam cordis eorum, tollera l'ormai invecchiata loro costumanza; ma loro mostra i desiderj suoi nell'atto che madre li compatisce. Ad duritiam cordis eorum, permette che stiano colle mogli avute prima dell'Ordinazione i Sacri Ministri, ed in questo spiega la divina sua autorità usando quello spirito di Sapienza, per cui al dire del lodato Benedetto XIV, constit. XLVII, l. 31.: «Sedes apostolica quandoque ex peculiaribus circumstantiis perspectaque sibi gentis alicujus indole, consentit, ut certus adhibeatur modus, quem tamen ab aliis ob diversas circumstantias, diversumque locorum ac populorum usum nullatenus usurpari permittit.» Tolga però il Cielo che si creda essersi forse usate in questa trattazione simili espressioni onde ingiuriare i Greci sul punto disciplinare di cui si trattò fin qui, o per addossare alla loro Chiesa quella macchia di delitto che in loro per ciò la Sede Romana non riconosce. Son note abbastanza le rispettabili Costituzioni di Leone X, e di Clemente VII, con cui freno si pone a chi riprendesse gli Orientali circa gli usi che anche dopo il Fiorentino Sinodo conservarono: è manifesto presso tutti che rei non sono adesso di colpa veruna i loro Ecclesiastici che a norma de' canoni Pontificj declaratorj la precettata temporaria astinenza, trattano colle mogli nel tempo permesso, benchè sia tanto disparata la lor costumanza dalla Latina venerabile disciplina: è certo in fine che quindi per simil motivo non sono, no dalla nostra Comunione disgiunti; che anzi dal canto nostro (se altro non fossevi) siamo solleciti di conservare con essi unitatem corporis in vinculo pacis dietro il comando dell'Apostolo Paolo. In una disputa però tutta affatto polemica, puossi ripeter loro senza tema d'errore a nome della sempre unica Verità. Ab initio autem non fuit sic.
Non fuit sic, perchè si è provato che la Chiesa d'Oriente ad esempio della Latina ha sempre osservato l'Ecclesiastico Celibato pei sette primi secoli dell'Era Cristiana.
Non fuit sic, perchè si è notato il punto fisso del cambiamento della disciplina antica al tempo del Trullano Sinodo, il qual cambiamento dimostrossi aver avuto in fatto un'origine legale soltanto in apparenza, ma realmente spuria ed erronea.
Non fuit sic, perchè in fine si espose la condotta sempre uguale della Romana Chiesa, la quale non solo si oppose da principio alla Greca novità, ma da quell'epoca sempre più consolidò e sostenne la santa disciplina del Sacerdotal Celibato: quantunque in seguito pro bono pacis abbia tollerato e tolleri l'uso contrario al suo, o a dir meglio l'abuso introdottosi fra gli Orientali. Dunque ab initio o Greci non fuit sic.
I Documenti più certi di tutte le storie, i Canoni più sicuri degli Ecclesiastici Annali, gli argomenti Teologici, tratti dai puri fonti degli Ecumenici Concilj, degli Oracoli del Vaticano, della concorde voce della Chiesa Latina dispersa, furono le basi di questo qualunque siasi lavoro per iscoprire la verità; com'esser devono i fondamenti onde discutere qualsivoglia argomento Ecclesiastico. Volesse Iddio che a queste sorgenti di verità tutti accorressero gli Orientali con vero studio e docile cuore! Non più piangerebbe, no, la Chiesa Romana per vederli nel massimo numero dall'ortodossia separati in forza dell'eretiche dottrine, o della scismatica ostinazione: ed il cielo e la terra esulterebbero insieme, giacchè per tali mezzi soltanto giungere può il giorno sospirato da tanti secoli onde vedere stabilmente davvero congiunti a Pietro nell'Una, Santa, Cattolica, ed Apostolica Romana Chiesa, fuor della quale non v'è salvezza, e Greci, ed Armeni, e Cofti, e quante mai sono quelle battezzate nazioni che un tempo formavano la bella Chiesa d'Oriente! Fiat! Fiat!
Obsecro itaque Vos ego, ut digne ambuletis vocatione, qua vocati estis .... solliciti servare unitatem Spiritus in vinculo pacis, unum corpus, et UNUS SPIRITUS.
D. Paul. ad Eph. cap. 4.
Sac. Francesco Bosello: Diatriba sopra la disciplina della chiesa greca circa il Celibato ecclesiastico.
Il Celibato anche nella Chiesa Greca si osservò dagli Ecclesiastici ne' primi secoli sino al secolo settimo circa.
Il cambiamento, della disciplina del Celibato fra' Greci ebbe un'origine apparentemente legale al tempo del Concilio Trullano, origine spuria ed erronea.