Source: http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/opencms/AALL/Servizi/pareri-2015/specifico.jsp?txtidpareri=6137
Timestamp: 2018-04-19 19:43:45+00:00
Document Index: 116495050

Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art. 51', 'art. 86', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 53', 'art. 14']

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Estremi nota parere
Protocollo 5985
Estremi quesito
Ambito Ordinamento generale
Materia Amministratori
Sindaco dipendente a tempo parziale. Collocamento in aspettativa ed esercizio attività professionale.
La Sezione di controllo della Corte dei conti della regione Friuli Venezia Giulia (cfr. deliberazione n. 21 del 2016) ha evidenziato che il legislatore regionale ha inteso prevedere in generale una applicazione della maggiorazione dell'indennità di funzione a tutti gli amministratori locali, ad eccezione dei casi in cui i beneficiari dell'indennità dispongano anche di redditi da lavoro dipendente o siano titolari di trattamento di quiescenza.
Funzionario istruttore MARIA SAICOVICH
maria.saicovich@regione.fvg.it
Parere espresso da Servizio affari istituzionali e locali, polizia locale e sicurezza
Testo completo del parere
Il Comune ha chiesto un parere in ordine alla possibilità, per un sindaco dipendente a tempo parziale al 50% di una pubblica amministrazione e libero professionista, di richiedere il collocamento in aspettativa presso l’ente di appartenenza, continuando in seguito a svolgere attività libero professionale (quesito sub 1.).
In caso di risposta affermativa, si è chiesto inoltre di conoscere se il sindaco libero professionista, che sia stato collocato in aspettativa come lavoratore dipendente a tempo parziale, ha diritto alla maggiorazione dell’indennità di funzione (quesito sub 2.).
Infine, si è posta la questione relativa al diritto alla predetta maggiorazione nel caso in cui l’interessato non opti per il collocamento in aspettativa e continui quindi a lavorare sia come dipendente pubblico a tempo parziale, che come libero professionista (quesito sub 3.).
In via preliminare, in relazione al collocamento in aspettativa, è doveroso sottolineare che la questione attiene a normativa statale, sulla cui applicazione ha esclusiva competenza ad esprimersi il Ministero dell’Interno, al quale si suggerisce eventualmente di rivolgersi, al fine di acquisire l’orientamento dello stesso. Pertanto, lo scrivente Ufficio ritiene di formulare le seguenti considerazioni in via meramente collaborativa.
Com’è noto, l’art. 81, comma 1, del d.lgs. 267/2000 dispone che i sindaci, i presidenti delle province, i presidenti dei consigli comunali e provinciali, i presidenti dei consigli circoscrizionali, i presidenti delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché i membri delle giunte di comuni e province, che siano lavoratori dipendenti, possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del mandato.
La ratio della citata norma consiste nella tutela espressamente riconosciuta dal legislatore all’amministratore locale, finalizzata a rendere concreto il precetto di cui all’art. 51, terzo comma della Costituzione, che fa salvo il diritto di chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive di disporre del tempo necessario al loro ottimale adempimento, conservando al contempo il posto di lavoro.
La giurisprudenza civilistica ha affermato che l’aspettativa in argomento ha lo scopo di rendere compatibile, per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche, l’espletamento di tali funzioni con la condizione di prestatore di lavoro subordinato[1].
A tal proposito si rappresenta che l’art. 86, comma 1, del d.lgs. 267/2000 dispone che l’amministrazione locale assuma a proprio carico il versamento degli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi per i sindaci lavoratori dipendenti che siano collocati in aspettativa.
Premesso un tanto, si osserva che il vigente ordinamento consente al lavoratore dipendente a tempo parziale al 50% di esercitare attività professionale.
Parimenti la disciplina attualmente in vigore riconosce al lavoratore dipendente/amministratore locale il diritto di richiedere il collocamento in aspettativa per tutta la durata del mandato elettivo.
Non si rinviene invece alcuna norma che vieti, in tal caso, lo svolgimento di attività professionale, né sono stati reperiti orientamenti giurisprudenziali che abbiano interpretato in maniera restrittiva la vigente disciplina.
Si segnala al riguardo un parere, pur risalente nel tempo[2], nel quale il Ministero dell’Interno ha esaminato la situazione di un amministratore locale che, oltre ad essere pubblico dipendente in aspettativa, svolgeva anche attività autonoma, senza rilevare alcun profilo di criticità in relazione al contestuale collocamento in aspettativa e al permanere dell’esercizio dell’attività professionale.
Per quanto concerne infine i quesiti prospettati sub) 2. e 3., relativi alla spettanza della maggiorazione dell’indennità di funzione nelle diverse fattispecie, sentito il Servizio finanza locale di questa Direzione centrale, si espone quanto segue.
Al riguardo si ricorda che il punto 15 della deliberazione della Giunta regionale 24 giugno 2011 n. 1193, la quale determina la misura delle indennità degli amministratori locali ai sensi – per quanto qui rileva - dell’art. 3, comma 13, della legge regionale 13/2002) stabilisce - che “per gli amministratori, ad eccezione dei lavoratori dipendenti non collocati in aspettativa, le indennità di funzione previste ai punti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 11 -1°alinea, 12, 13 e 14 sono aumentate in base” a determinate percentuali[3].
Si rappresenta, a tal proposito, che la Sezione di controllo della Corte dei conti della regione Friuli Venezia Giulia, con deliberazione n. 21 del 2016, ha espressamente esaminato, alla luce della disciplina vigente, la problematica riguardante la compatibilità della maggiorazione dell’indennità di funzione per gli amministratori locali che dispongano anche di reddito da lavoro autonomo congiunto a reddito da lavoro dipendente.
I giudici contabili hanno evidenziato che la normativa vigente in Friuli Venezia Giulia delinea in maniera puntuale e completa l’ambito di operatività delle maggiorazioni previste per le indennità di funzione degli amministratori locali.
In tale contesto si sono richiamate nello specifico le disposizioni contenute nella deliberazione di Giunta regionale n. 1193/2011 e nella legge regionale n. 15/2014,[4] che definiscono importi e maggiorazioni delle indennità spettanti agli amministratori degli enti locali della Regione Friuli Venezia Giulia.
In particolare – osservano i giudici contabili – l’intenzione del legislatore regionale è stata quella di prevedere in generale una applicazione della maggiorazione dell’indennità di funzione a tutti gli amministratori, ad eccezione dei casi in cui i beneficiari dell’indennità dispongano anche di redditi da lavoro dipendente[5] o che siano titolari di trattamento di quiescenza.
In conclusione si è affermata un’interpretazione volta a limitare la maggiorazione dell’indennità di funzione a tutti gli amministratori che risultino privi di altre entrate mensili fisse, consentendo la percezione della sola indennità base agli amministratori che dispongano anche di redditi da lavoro dipendente (o da pensione)[6].
Alla luce delle considerazioni suesposte, si ritiene pertanto che la maggiorazione dell’indennità in argomento competa soltanto nella fattispecie prospettata sub 2. di collocamento in aspettativa senza assegni.
[1] Cfr. Cass. Civile, sentenza n. 21396 del 5 ottobre 2006.
[2] 25 maggio 2005.
[3] Tale disciplina continua a trovare applicazione in via transitoria fino all’adozione della deliberazione di cui all’art. 41, comma 2, della l.r. 18/2015, come previsto dall’art. 53, comma 1, della richiamata legge regionale.
[4] L’art. 14, comma 9, della l.r. 15/2014 dispone che “non si applica agli amministratori locali, dalla data di entrata in vigore della presente legge, la maggiorazione prevista al punto 15 della deliberazione della Giunta regionale 1193/2011, qualora risultino titolari di trattamento di quiescenza”.
[5] Condizione che viene meno nel caso in cui il lavoratore dipendente abbia esercitato l’opzione per il collocamento in aspettativa senza assegni.
[6] Per completezza, si osserva che precedentemente alla pronuncia della Corte dei conti, sez. reg. di controllo per il FVG, si era delineato un orientamento interpretativo che, ai fini del diritto o meno alla maggiorazione dell’indennità per l’amministratore contemporaneamente libero professionista e lavoratore dipendente, si basava sul concetto della prevalenza, in termini di redditività e di impegno, delle due attività svolte (cfr. pareri ANCI del 24 novembre 2008 e dell’8 gennaio 2009).
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