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Timestamp: 2020-05-27 23:27:24+00:00
Document Index: 136227165

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 100', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 132', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 22659 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22659 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. II, 27/09/2017, (ud. 04/05/2017, dep.27/09/2017), n. 22659
sul ricorso 27548/2013 proposto da:
D.L.A. (OMISSIS), E.A. (OMISSIS), domiciliati ex
CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato MARGHERITA DE LUCA;
E.F., E.R.;
avverso la sentenza n. 537/2012 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 30/07/2012;
04/05/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.
ritenuto che la Corte d’appello di Messina, con sentenza del 30/7/2012, dichiarò cessata la materia del contendere in relazione all’impugnazione proposta da D.L.A.nei confronti di A.F. e di A.R., avverso la sentenza del Tribunale di Messina del 27/9/2006, con la quale era stata rigettata la domanda di simulazione di una vendita di quota proprietaria intervenuta tra A.R. (alienante) e A.F. (acquirente);
che la decisione d’appello, pur riconosciuto l’iniziale interesse del D.L., il quale lamentava che il cumularsi di una consistente quota di comproprietà in capo a A.F., ottenuto attraverso negozio simulato, lo avrebbe sfavorito nell’assegnazione del bene, preso atto che il bene in parola era stato poi conseguito dall’appellante, che lo ha avuto trasferito dalla assegnataria, sua dante causa;
che avverso quest’ultima statuizione propone ricorso il D.L. e A.A., sviluppando cinque motivi di censura, con i quali si deduce la violazione dell’art. 100 c.p.c., la nullità della sentenza “in relazione alla dichiarata cessazione della materia del contendere”, la violazione dell’art. 112 c.p.c., la violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 156 c.p.c., comma 2, l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo;
considerato che le censure prospettate, peraltro in forma ridondante, ripetitiva ed elefantiaca, a parte ogni altra considerazione (che si omette nel rispetto della ragione più liquida del decidere) non superano il vaglio d’ammissibilità, in quanto non colgono, manifestamente, la ratio decidendi della sentenza impugnata: al momento della decisione, quale che fosse stato il fondamento in fatto della pretesa e la correttezza della sussunzione giuridica, il bene della vita agognato (evitare che assegnatario dell’immobile fosse persona diversa dal D.L.) era stato già conseguito dall’appellante;
considerato che in assenza di contraddittori non v’è luogo a statuizione sulle spese;
considerato che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.