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Timestamp: 2019-10-16 05:29:06+00:00
Document Index: 2988806

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ']

9 | Luglio | 2016 | Edscuola
Archivi giornalieri: sabato 9 Luglio 2016
La buona scuola, primo bilancio: fondi raddoppiati, 90 mila docenti assunti
sabato 9 Luglio 2016 Edscuola
Redattore Sociale del 09-07-2016
ROMA. Un Piano Nazionale da 1 miliardo per la Scuola Digitale, con 350 milioni gia’ stanziati nei primi 6 mesi dal lancio. Fondi aggiuntivi e nuovi strumenti e interventi per migliorare la qualita’ dell’edilizia scolastica. Risorse raddoppiate per il funzionamento delle scuole. Novantamila insegnanti assunti nel 2015, il numero piu’ elevato degli ultimi 20 anni. Un concorso da 63.712 posti bandito nel 2016. Sono alcuni dei risultati raggiunti nei primi 12 mesi di attuazione della legge “Buona Scuola” approvata il 9 luglio 2015 e poi entrata in vigore il 16 luglio, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
“Dopo una consultazione partecipata e un ampio dibattito parlamentare, la Buona Scuola sta finalmente diventando realta’. Stiamo dando attuazione ad una legge che interpreta una precisa scelta e una priorita’ del Governo: scommettere sull’istruzione come asse strategico dello sviluppo e della crescita del Paese. Quello appena trascorso e’ stato un anno intenso per il Miur. Non sono mancate critiche e difficolta’, ma credo sia stato un anno di attivismo e dinamismo positivo nelle scuole”, dichiara il Ministro Stefania Giannini.
“Fra le misure di cui siamo particolarmente orgogliosi c’e’ il Piano Nazionale Scuola Digitale, su cui abbiamo investito un miliardo e che stiamo attuando rapidamente, raccogliendo tanti stimoli positivi e sollecitazioni da parte di dirigenti e insegnanti. Altra misura per noi centrale e’ l’alternanza scuola lavoro. Abbiamo voluto queste innovazioni per dare agli studenti strumenti educativi inediti”.
In questo anno, prosegue il Ministro, “e’ caduto il tabu’ della valutazione: le scuole hanno cominciato a riflettere su se stesse e sui propri dati per migliorarsi. Abbiamo siglato la direttiva per la valutazione dei dirigenti scolastici, che era attesa da 15 anni. Finalmente si comincia a dedicare la dovuta e necessaria attenzione alla formazione come sviluppo professionale del personale della scuola. Con la Buona Scuola e’ iniziato un processo di investimento sul capitale umano del nostro Paese, nella convinzione che questa sia la leva piu’ efficace per consentire ai nostri giovani di affrontare le sfide della modernita’ e della globalizzazione con competenze e conoscenze avanzate”.
ALTERNANZA SCUOLA LAVORO. Per la prima volta e’ diventata obbligatoria: 400 ore nell’ultimo triennio degli istituti tecnici e professionali, 200 nei licei. Perche’ l’obbligo? Per offrire ai ragazzi un affaccio sul mondo del lavoro, come forma di orientamento al futuro e per far emergere inclinazioni e talenti. Quest’anno sono stati stanziati 100 milioni per l’alternanza, dieci volte le risorse che venivano assegnate prima della Buona Scuola. Si tratta di un finanziamento stabile di cui le scuole disporranno, d’ora in poi, ogni anno. Il Ministero ha messo a disposizione delle scuole una Guida operativa per attivare i percorsi di alternanza e ha realizzato attivita’ di supporto. Sono stati siglati 36 Protocolli d’intesa con musei, aziende, associazioni, per promuovere questi percorsi. Sono circa 50, poi, gli accordi sottoscritti dagli Uffici scolastici regionali. Il Ministero ha attivato anche l’impresa formativa simulata attraverso l’impiego di piattaforme informatiche.
AUTONOMIA SCOLASTICA. Fra gli strumenti pensati per dare maggiore autonomia alle scuole, l’organico del potenziamento. Con la Buona Scuola ogni istituto ha avuto da quest’anno fra i 6 e i 7 docenti in piu’ per ampliare l’offerta formativa, fare progetti e attivita’ contro la dispersione e per l’inclusione scolastica, per le supplenze brevi. L’organico del potenziamento e’ entrato in servizio a novembre, con l’ultima fase delle assunzioni straordinarie del 2015. I posti a disposizione erano oltre 55.000 di cui oltre 6.000 sul sostegno. Nel I ciclo le aree maggiormente potenziate sono state quella linguistica e quella artistico-musicale. Per il II ciclo quelle socio-economica e artistico-musicale, a seguire le aree linguistica e scientifica.
CARD PER L’AGGIORNAMENTO E UN FONDO PER VALORIZZARE I PROF. Per la prima volta quest’anno i docenti hanno ricevuto 500 euro da spendere per il loro aggiornamento professionale (381 i milioni stanziati a livello nazionale). Prima erano costretti a pagarsi da soli corsi e materiali. L’erogazione straordinaria e’ avvenuta per il 2015 direttamente tramite il cedolino dello stipendio. Nel corso del prossimo anno scolastico i docenti avranno un ‘borsellino elettronico’. Il Ministero ha anche stanziato 200 milioni per la valorizzazione del merito, una media di 23.000 euro a scuola, che i Comitati di valutazione stanno assegnando ai docenti sulla base della qualita’ e del valore aggiunto del loro lavoro. I comitati sono formati da preside, tre docenti e due genitori (dall’infanzia alle medie, oppure un genitore e uno studente alle superiori), un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale.
DELEGHE, FRA INCLUSIONE E DIRITTO ALLO STUDIO. Il disegno di legge ha assegnato la delega al Governo a legiferare in diversi ambiti fra cui la formazione in ingresso dei docenti, il diritto allo studio, il riordino delle norme in materia di scuola, la promozione dell’inclusione scolastica, la creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni. I testi sono in dirittura d’arrivo e sono frutto del lavoro condotto negli scorsi mesi dal Ministero attraverso tavoli tecnici che hanno coinvolto associazioni, esperti, rappresentanti del mondo della scuola.
DIRIGENTI SCOLASTICI, AL VIA LA VALUTAZIONE. Piu’ responsabilita’ e strumenti per i dirigenti scolastici, ma anche piu’ valutazione. Dopo 15 anni di attesa e’ stata firmata la direttiva che lega i compensi aggiuntivi (retribuzione di risultato) dei presidi al giudizio sul loro operato. È in dirittura d’arrivo anche il Regolamento per il nuovo concorso per dirigenti che si svolgera’ in autunno. Il fabbisogno e’ di 1.000 nuovi capi di istituto.
EDILIZIA SCOLASTICA, NUOVI FONDI E MISURE. Nei 12 mesi di attuazione della legge il Ministero ha reso nota per la prima volta l’Anagrafe dell’edilizia scolastica dopo quasi 20 anni di attesa. Attraverso il sito ‘Scuola in Chiaro’, all’interno della pagina dedicata ad ogni istituto, e’ possibile visualizzare i principali dati riferiti allo stato dell’edificio. Sono stati poi diffusi i dati a livello Paese e a livello provinciale emersi dall’Anagrafe su cui sta proseguendo l’impegno del Miur. Si sta infatti lavorando al nuovo progetto di Anagrafe dell’edilizia scolastica per arrivare alla costituzione del “fascicolo elettronico dell’edificio”, in cui dovranno confluire tutti i dati disponibili e aggiornati su ciascuna scuola. Il Miur proporra’ anche dei nuovi record dell’Anagrafe che consentiranno di monitorare l’amianto e altre voci attualmente non censite. Grazie alla legge Buona Scuola sono partite poi le ispezioni sui solai di 7.000 istituti, con uno stanziamento di 40 milioni. Stanziate dalla Buona Scuola anche ulteriori risorse per il piano 2016 dei cosiddetti Mutui Bei, che si aggiungono ai 905 milioni gia’ destinati agli interventi autorizzati nel 2015 e in corso. Altri 40 milioni sono stati stanziati per l’adeguamento antisismico degli edifici. Mentre con 350 milioni saranno costruite 52 scuole altamente innovative, sostenibili e a misura di studente. È stata istituita, per la prima volta, una Giornata nazionale per la sicurezza: sara’ il 22 novembre di ogni anno.
FONDI PER IL FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE, SCATTA IL RADDOPPIO. La legge ha previsto il raddoppio delle risorse per il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche: oltre 230 milioni contro i 110 del precedente anno scolastico. Le scuole per la prima volta hanno conosciuto a settembre l’intero budget a loro disposizione. In passato questa comunicazione avveniva a meta’ anno scolastico. L’aumento per scuola e’ andato in media dai 10.000 fino ai 90.000 euro a seconda del tipo di indirizzo.
INCLUSIONE, ACCRESCIUTO L’IMPEGNO. Nell’anno scolastico appena trascorso circa 90.000 docenti di sostegno, assunti a tempo indeterminato, hanno lavorato negli istituti scolastici per garantire e promuovere l’inclusione di alunni e alunne con disabilita’. Con la Buona Scuola sono stati creati oltre 6.000 nuovi posti attraverso l’organico del potenziamento. Particolare impegno e’ stato speso sul capitolo autismo: sono stati attivati 106 sportelli su tutto il territorio nazionale, nati per favorire l’inclusione scolastica di studenti autistici, valorizzando le buone prassi e mettendole in rete, oltre a 14 Master in didattica e psicopedagogia per circa 1.500 docenti che hanno potuto cosi’ rafforzare le proprie competenze specifiche. Il concorso per docenti indetto a febbraio ha avuto per la prima volta un bando esclusivamente dedicato al sostegno. È stato riattivato l’apposito Osservatorio.
INTEGRAZIONE, PIÙ FONDI E UNA CATTEDRA AD HOC. Sono oltre 800.000 i ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico. Il 50% di questi alunni e’ nato in Italia. Per loro il Miur ha messo a disposizione a settembre 1 milione di euro per progetti sulla lingua e per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati arrivati nel nostro Paese con le recenti migrazioni. Alle scuole e’ stato anche inviato un vademecum per l’integrazione. La revisione delle classi di concorso ha previsto l’istituzione della A-23, una classe dedicata all’insegnamento dell’italiano come lingua seconda. Il concorso 2016 e’ stato il primo in cui sono state bandite cattedre specifiche.
ISTITUTI TECNICI SUPERIORI (ITS), RISORSE LEGATE AL PLACEMENT. Con la Buona Scuola le risorse vengono distribuite agli ITS sempre piu’ sulla base della qualita’ e soprattutto sulla base della capacita’ di un istituto di garantire o meno una occupazione ai propri diplomati. In particolare, il 30% delle risorse destinate agli ITS d’ora in poi sara’ assegnato su parametri qualitativi basati, per il 40%, sull’occupabilita’ dei ragazzi. Gli ITS che riceveranno una valutazione inferiore a 50/100 non riceveranno finanziamenti e, dopo 3 anni di valutazioni negative, non potranno piu’ rilasciare titoli di studio. A marzo per la prima volta e’ avvenuta l’assegnazione di risorse su base meritocratica.
LABORATORI TERRITORIALI PER L’OCCUPABILITÀ. Sono una novita’ assoluta: si tratta di spazi altamente tecnologici dove le scuole potranno fare alternanza, lotta alla dispersione, coinvolgere i cosiddetti Neet, giovani che non studiano e non lavorano. Sono 45 i milioni stanziati dalla legge per il finanziamento. Nel primo anno di attuazione e’ stato lanciato il bando e sono stati selezionati i 58 progetti vincitori che stanno ricevendo i fondi per far si’ che i laboratori siano operativi entro il prossimo dicembre.
LOTTA AI DIPLOMIFICI. Avviato il Piano straordinario di ispezioni nelle scuole paritarie previsto dalla legge Buona Scuola: sono 673 le istituzioni scolastiche di cui si sta verificando il mantenimento dei requisiti per il riconoscimento della parita’. Di queste, 532 sono scuole superiori. Particolare attenzione e’ stata posta agli istituti secondari di II grado dove viene rilevata una forte differenza fra il numero di ragazzi iscritti al primo anno e quello dei frequentanti l’ultimo anno di corso.
PIANO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE. Un miliardo a disposizione per l’innovazione. Il Piano e’ stato lanciato a fine ottobre e nei primi 6 mesi di attuazione era gia’ stato avviato il 60% delle 35 azioni previste mentre 350 erano i milioni gia’ stanziati. Fra le azioni avviate, un bando per il wi-fi da 88 milioni che consente la copertura di 20.241 plessi e di 379.960 ambienti scolastici. Altri 28 milioni sono stati investiti per portare laboratori creativi (atelier) con stampanti 3D e tecnologie avanzate nelle scuole del I ciclo: 1.860 quelli in corso di attivazione che coprono circa 1/3 delle scuole. È stato emanato un bando da 5 milioni per 500 biblioteche scolastiche innovative e digitalizzate. Il bando e’ in corso. Le rimanenti saranno coperte con un successivo intervento. Altro bando, quello da 140 milioni per gli ambienti digitali e gli spazi alternativi per l’apprendimento. Il Ministero ha nominato oltre 8.000 animatori digitali, uno per scuola, insegnanti responsabili per l’attuazione del Piano in ciascun istituto. Avviato il piano di formazione da 27 milioni che vedra’ coinvolti gli 8.000 animatori digitali, i 24.000 docenti del team per l’innovazione, tutti i dirigenti scolastici e il personale amministrativo e tecnico. Iniziata la formazione dei dirigenti scolastici e del personale amministrativo e tecnico. Grazie al Piano digitale e’ stata accelerata la diffusione del pensiero computazionale e della programmazione nella scuola primaria con 1 milione di studenti raggiunti quest’anno.
PROF IN CATTEDRA, UN PIANO DAVVERO STRAORDINARIO. Sono stati 90.000 i docenti assunti nel 2015. Si tratta del Piano di assunzioni piu’ consistente degli ultimi 20 anni. Il valore medio annuo di assunzioni prima del Piano della Buona Scuola era di 24.000 circa. Al Piano straordinario e’ seguito poi un concorso per 63.712 posti. Le prove scritte si sono concluse alla fine di maggio e sono in corso le correzioni per poi procedere con gli orali e avere i primi docenti in cattedra a settembre. Il concorso e’ su base triennale. I posti da insegnante disponibili per il triennio 2016-2018 sono oltre 90.000, che saranno coperti con i vincitori di concorso e attraverso le Graduatorie ad esaurimento residuali. Grazie al Piano assunzioni le Graduatorie sono state ridotte passando da 122.314 a 44.892 soggetti iscritti. Il Ministero ha anche attivato un piano straordinario per quest’anno per i vincitori del concorso del 2012 per l’infanzia che risultavano ancora non assunti.
SCHOOL BONUS E DETRAZIONE RETTE PER CHI VA ALLA PARITARIA. Attivato lo school bonus: chi fara’ donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilita’ degli studenti, avra’ un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) in sede di dichiarazione dei redditi. È previsto un limite massimo di 100.000 euro per le donazioni. Cambia l’approccio all’investimento sulla scuola: ogni cittadino viene incentivato a contribuire al miglioramento del sistema. È previsto un fondo di perequazione, per evitare disparita’ fra istituti, pari al 10% dell’ammontare delle erogazioni totali. Le donazioni sono sia per scuole statali che paritarie. Ognuno puo’ indicare l’istituto prescelto. Nei prossimi mesi saranno attivati una campagna informativa e un sito ad hoc. Da quest’anno e’ possibile portare in detrazione fino a 400 euro di spese che la famiglia effettua per la frequenza scolastica, comprese le rette delle scuole paritarie.
VALUTAZIONE, UNO STRUMENTO PER MIGLIORARE. A novembre del 2015 per la prima volta le scuole hanno pubblicato i loro Rapporti di autovalutazione in cui hanno messo in chiaro i loro punti di forza e debolezza individuando specifici obiettivi di miglioramento per i prossimi tre anni. L’adesione delle scuole statali e’ stata totale e quasi totale quella delle scuole paritarie. ll Rav e’ anche e soprattutto uno strumento di lavoro per le scuole. Contiene, infatti, gli obiettivi di miglioramento che ciascun istituto si e’ dato a seguito della propria autovalutazione. Per l’area Esiti, il 29,4% delle scuole ha individuato come obiettivo prioritario il miglioramento dei risultati scolastici degli studenti. Seguono il miglioramento dei risultati nelle prove Invalsi (27,8%), il miglioramento delle competenze chiave e di cittadinanza (27,4%), i risultati a distanza (15,4%). (DIRE)
da Handilex
Il Parlamento ha dunque portato all’approvazione la cosiddetta norma sul “dopo di noi”: La legge 22 giugno 2016, n. 112 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiali 2 giorni dopo.
La discussione, nel Paese e nelle aule di Senato e Camera, è stata piuttosto serrata, anche con contrapposizioni forti fra chi la ritiene una disposizione epocale e portatrice di novità assai positive e chi la considera invece una disposizione di retroguardia, settoriale e silente su temi importanti quali il rischio di segregazione e la garanzia di diritti certi da subito.
Senza alcun dubbio un intervento sul tema del “dopo di noi” era richiesto da anni e con crescenti insistenza e preoccupazione. Vediamo, quindi, i contenuti espressi dai dieci articoli, precisando da subito che il quadro di riferimento dovrà comunque essere completato da ulteriori indicazioni ministeriali e, soprattutto, da altrettante disposizioni delle singole regioni.
Il primo articolo apre con un richiamo ai principi alla Costituzione, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e infine alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità sottolineando il riferimento alla prima lettera dell’articolo 19. Questa impone agli Stati che “le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione.“
Una punto assai qualificante della Convenzione ONU che rigetta ogni forma di segregazione, lemma che – al contrario – non ricorre mai in modo perentorio nella legge 112/2016.
Sempre nel primo articolo vengono definiti i destinatari delle misure di “assistenza, cura e protezione”. Nella puntuale espressione di legge essono le “persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale nonchè in vista del venir meno del sostegno familiare (…).”
Sono quindi esclusi gli anziani non autosufficienti e le persone con una disabilità non riconosciuta come “grave”. Il riferimento è alla gravità come definita dalla legge 104/1992 (art. 3, comma 3), un criterio piuttosto superato se il riferimento deve essere la Convenzione ONU, ma al momento ancora uno dei pochi disponibili.
Ma non basta: per accedere a quelle misure di sostegno è anche necessario che i genitori siano mancanti oppure che non in grado di assistere adeguatamente (termine piuttosto generico) i propri figli. Non è un caso che le conseguenti stime prodotte da ISTAT alle Commissioni che stavano esaminando la proposta di legge, restituiscano un numero di ipotetici beneficiari piuttosto limitato.
Se per accedere ai potenziali servizi alla persona i criteri sono molto stretti, lo sono molto meno, come si vedrà più oltre, ai fini delle agevolazioni fiscali per la costituzione di trust, polizze assicurative, fondi speciali. In quei casi è sufficiente l’handicap grave (art. 3 comma 3, legge 104/1992).
Quali servizi e sostegni?
“Misure di assistenza, cura e protezione” sono i termini (forse un po’ lontani dalla semantica della Convenzione ONU) che definiscono l’inquadramento generale di quelli che sono gli intenti del Legislatore. Si prevede una la progressiva “presa in carico della persona interessata” già durante l’esistenza in vita dei genitori anche al fine di evitare l’istituzionalizzazione (questo il termine adottato in luogo di un più esplicito “segregazione”).
Il riferimento per questi interventi dovrebbe essere il cosiddetto progetto individuale previsto dalla legge 328/2000 all’articolo 14, ma reso un po’ più attuale con la previsione del coinvolgimento anche della persona interessata o di chi lo rappresenta nella sua redazione.
Restano comunque salvi i livelli essenziali di assistenza e gli altri interventi di cura e di sostegno previsti dalla legislazione vigente in favore delle persone con disabilità. A quali Lea il Legislatore si riferisca non è dato sapere; verosimilmente l’ambito è quello sanitario o socio sanitario.
Le prestazioni assistenziali da “garantire”
Non a caso il Legislatore prova a definire le prestazioni assistenziali da garantire in tutto il territorio nazionale, in realtà rimandone sine die la predisposizione: verranno determinati fra i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e degli obiettivi di servizio, i livelli essenziali delle prestazioni nel campo sociale da garantire beneficiari della nuova legge.
Nel frattempo, entro sei mesi dall’entrata di vigore della nuova norma, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in Conferenza Stato Regioni, verranno fissati degli “obiettivi di servizio” per le prestazioni da erogare ai beneficiari potenziali della nuova norma. Gli “obiettivi di servizio” non sono un diritto né un livello essenziale e sono comunque condizionati alle risorse disponibili.
Tautologica e scarsamente innovativa una ulteriore precisazione del Legislatore: le regioni e le province autonome assicurano, “nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente”, l’assistenza sanitaria (così nel testo, NdA) e sociale, anche mediante l’integrazione tra le relative prestazioni e la collaborazione con i comuni. E ancora: nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia e dei vincoli di finanza pubblica, le regioni e le province autonome, garantiscono nell’ambito territoriale di competenza, i “macrolivelli di assistenza ospedaliera, di assistenza territoriale e di prevenzione” (così nel testo, NdA). Nella sostanza il testo è molto prudente nel non fissare diritti certi e soprattutto nel non generare spesa pubblica.
Il terzo articolo istituisce il “Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”. La dotazione iniziale di 90 milioni di euro (2016) scende a 38,3 milioni nel 2017 e si stabilizza 56,1 milioni a decorrere dal 2018.
Forse questi importi suscitano interrogativi nei Lettori più attenti che ricordano come l’ultima legge di stabilità (legge 208/2015, art. 1 comma 400) abbia in effetti stanziato in modo strutturare 90 milioni a partire dal 2016. Essi si chiederanno come mai quell’importo sia previsto solo per il primo anno, mentre scende drasticamente negli anni successivi.
La risposta la troviamo qualche articolo più in basso: solo per il 2016 il Fondo va completamente in servizi e sostegni; per gli anni successivi viene ridotto per coprire i minori introiti derivanti dalle agevolazioni fiscali su trust, fondi speciali, assicurazioni, cioè interventi di natura privatistica.
I criteri per l’accesso al Fondo verranno stabiliti con decreto del Ministero del lavoro e poi ripartiti alle Regioni. Le Regioni, a loro volta, adotteranno indirizzi di programmazione e definiranno i criteri e le modalità per l’erogazione dei finanziamenti, le modalità per la pubblicità dei finanziamenti erogati e per la verifica dell’attuazione delle attività svolte e le ipotesi di revoca dei finanziamenti concessi. I margini discrezionali per definire le effettive politiche e servizi appaiono piuttosto ampi, ingenerando il conseguente timore di forti disomogeneità territoriali.
Al momento non è quindi dato sapere a chi e con che modalità verranno distribuiti dalle Regioni gli stanziamenti derivanti dal Fondo: per rafforzare propri servizi? Agli enti locali? Alle organizzazioni del terzo settore? Ai gestori di case alloggio? Direttamente alle famiglie? Per progetti? A sportello?
Il effetti il quarto articolo restituisce un inquadramento – molto generale – delle finalità del Fondo il che poi lascia intuire in quali ambiti potrebbero finire i finanziamenti regionali. tenendo conto che il Legislatore si premura di ricordare che, nel principio della sussidiarietà, possono contribuire economicamente alle progettazioni anche enti locali, no profit, le famiglie associate e, infine, “soggetti di diritto privato con comprovata esperienza nel settore dell’assistenza alle persone con disabilità”.
Per fare cosa? Ce lo racconta il primo comma in cui c’è un po’ di tutto espresso talora con prudenziali e interpretabili circonlocuzioni.
Primo obiettivo in ordine di esposizione: attivare e potenziare programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione e di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare. Viene previsto di tenere conto “anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità” (grave, s’intende). L’articolo non fissa criteri qualitativi o quantitavi sui “gruppi appartamento”, né fornisce indicazioni sulle situazioni che siano da considerare “istituzionalizzanti.” Ancora una volta il testo evita il termine “segregazione”.
Secondo intervento: realizzare, ove necessario e, comunque, in via residuale, “nel superiore interesse” delle persone con disabilità grave senza sostegno genitoriale, interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza, nel rispetto della volontà delle persone con disabilità grave, ove possibile, dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi. Tradotto: ricoveri di emergenza o, forse anche, sollievo.
La terza finalità lascia galoppare la fantasia progettuale: realizzare interventi innovativi di residenzialità per le persone con disabilità grave senza sostegno genitoriale, volti alla creazione di soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing. Questi interventi possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi medesimi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra persone con disabilità.
L’ultimo punto previsto punta a sviluppare programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile sempre ovviamente delle persone con disabilità grave.
Se da un lato l’impianto degli interventi appare giustamente ambizioso, pur con la limitazione alla gravità e non anche alla prevenzione di essa, dall’altro tali prospettive incuriosiscono rispetto agli attori che saranno interessati ed in grado di raccogliere queste sfide (e i relativi finanziamenti). Molto dipenderà dalle politiche e dalle scelte regionali.
Trust, assicurazioni, fondi speciali
Non è un mistero che attorno alle agevolazioni fiscali previste dagli articoli 5 e 6, e in particolare per il trust, vi siano stati legittimi interventi di lobbying in larga misura accolti in sede di approvazione della norma che pure, nella sua stesura finale, prevede un ampliamento anche ai fondi speciali e alle polizze assicurative non previsti inizialmente.
Va detto che sia l’istituto del trust che i vincoli di destinazione (articolo 2645-ter, codice civile) e i fondi speciali già esistevano nel nostro ordinamento. La sostanziale novità risiede appunto nelle maggiori agevolazioni fiscali ossia detrazioni sulle spese sostenute per sottoscrivere polizze assicurative e contratti a tutela dei disabili gravi, ed esenzioni e sgravi su trasferimenti di beni dopo il decesso dei familiari, costituzione di trust e altri strumenti di protezione legale.
In realtà i premi assicurativi sul rischio morte erano già detraibili fino a 530 euro annui. Dal 2017 per le polizze sul “rischio di morte finalizzato alla tutela delle persone con disabilità grave”, l’importo viene elevato a 750 euro.
Alcuni commentatori, in modo non infondato, hanno commentato che questa forma di “previdenza/assistenza privata” avrà impatto reale solo su nuclei con patrimoni medio alti, mentre l’impatto sarà inferiore per i nuclei a basso reddito/patrimonio.
Campagne informative e Relazione al Parlamento
L’articolo 7 attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri il compito avviare campagne informative al fine di diffondere la conoscenza delle disposizioni della nuova legge e delle altre forme di sostegno pubblico previste per le persone con disabilità grave (quelle che esistono).
L’obiettivo espresso è quello di consentire un “più diretto ed agevole ricorso agli strumenti di tutela previsti per l’assistenza delle persone con disabilità prive del sostegno familiare, nonché di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla finalità di favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità”.
La norma precisa che per queste campagne non vi devono essere nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Anche in questo caso i commentatori si sono divisi. Chi sostiene l’utilità dell’informazione e della sensibilizzazione su temi così delicati e chi, al contrario, ne sottolinea l’inefficacia a frontre di assenza di diritti certi, o peggio, un modo per garantire pubblicità gratuita a gestori di polizze o assicurazioni.
L’articolo 8 prevede una Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della nuova norma. Quasi superfluo esprimere il pessimismo conoscendo la sorte di altre simili relazioni (esempio quella sullo stato di attuazione della legge 104/1992 o, peggio, quella sulla legge 68/1999 in materia di collocamento mirato). Anche in questo caso, comunque, chi redigerà la Relazione dovrà assumere anche tutte le relative relazioni dalle Regioni, fissando in anticipo criteri e modalità di raccolta omogenea dei dati.
Non resta che attendere i decreti applicativi e monitorare le reali attuazioni in ambito regionale.
Parte la chiamata diretta dei docenti
I docenti arriveranno alle scuole non più per anzianità di servizio ma per curriculum. È stato siglato ieri, tra il ministero dell’istruzione e i segretari delle organizzazioni sindacali, l’accordo che cambia le modalità di assegnazione degli insegnanti di ruolo alla loro sede di servizio.
Un’intesa politica, nella sua struttura anticipata da ItaliaOggi il 30 giugno scorso, che definisce paletti e condizioni per la cosiddetta chiamata diretta degli insegnanti da parte dei dirigenti scolastici, uno dei pilastri della riforma della Buona scuola. L’articolato, che ItaliaOggi ha letto, sarà trasformato in contratto integrativo entro la prossima settimana. Le chiamata partiranno a fine agosto, dopo le operazioni di mobilità, perché gli insegnanti prendano servizio entro il 15 settembre. «Devo dare atto ai sindacati di aver avuto uno spirito costruttivo. Con l’accordo siglato abbiamo dimostrato che è possibile trovare un’intesa mantenendo da un lato la necessità degli istituti di scegliere gli insegnanti di cui hanno bisogno, dall’altro di evitare una deregulation selvaggia», ha dichiarato il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone che ha seguito la sigla dell’intesa. «Si avvia a chiusura un percorso, aperto con l’accordo sulla mobilità territoriale, che ha valorizzato ancora una volta il ruolo della contrattazione nell’affrontare e superare le più evidenti criticità della legge 107/2015, a partire dalla chiamata diretta», spiegano in una nota congiunta i segretari di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals-Confsal, rispettivamente Mimmo Pantaleo, Lena Gissi, Pino Turi e Marco Paolo Nigi
I dirigenti scolastici pubblicheranno entro agosto un avviso sul sito della scuola elencando i requisiti che dovranno avere i docenti in merito alle cattedre da coprire e tenendo conto del Piano triennale dell’offerta formativa dell’istituto stesso. I requisiti saranno individuati dal preside all’interno di un elenco nazionale che sarà definito nel corso della sequenza contrattuale che segue all’accordo. L’avviso indicherà 4 requisiti per ciascun posto. Il dirigente farà la proposta di assunzione al docente che si è candidato e che in base al curriculum ne soddisferà il numero maggiore. Si stilerà dunque una sorta di graduatoria per titoli. In caso di parità di requisiti fra due docenti varrà il punteggio della mobilità per gli assunti prima del 2016 e quello della graduatoria (ad esaurimento o di concorso) per gli assunti quest’anno. Se il docente scelto opterà per un’altra scuola, il dirigente procederà con il secondo individuato e così via. Alla fine delle procedure la sede dei docenti rimasti senza assegnazione sarà individuata dall’Ufficio scolastico regionale. Avversato dai sindacati, nell’intesa non si fa menzione del colloquio, che la legge n. 107/2015 prevedeva come facoltativo. Visto che il contratto però non può derogare la legge, il colloquio resta sempre possibile ma affidato alla libera scelta del dirigente sul se e come svolgerlo.
Scuola, prof assunti “per competenze”. In classe non si entra più per anzianità
Rivoluzione nelle scuole: Miur e sindacati siglano l’accordo. Ogni istituto pubblicherà i quattro requisiti richiesti per assegnare una cattedra libera, chi li possiede è assunto. Si parte il 18 luglio, coinvolti 100.000 insegnanti
ROMA. E’ un accordo siglato tra ministero dell’Istruzione e sindacati sulle regole d’assunzione degli insegnanti, per la scuola è un cambiamento profondo. Fin qui, il più profondo a ricasco della Legge 107, la cosiddetta Buona scuola. Il 18 luglio, si è sancito dopo una lunga notte trascorsa al Miur tra martedì e mercoledì scorsi, parte un percorso che dice: da quest’anno un docente non entrerà più in classe per anzianità (punteggio accumulato), ma sarà scelto sulla base delle sue competenze.
Ecco, per spiegare. L’insegnante di Lettere e Storia primo nelle graduatorie d’istituto nella sua classe di concorso non andrà più all’Ufficio scolastico regionale dove sceglierà la scuola libera che più gli aggrada. No, dal 18 luglio – e i sindacati, tra cento contorsioni, alla fine hanno detto “sì” – sarà la scuola, ogni singola scuola, a scegliere il prof, il maestro. Come? Chiederà, ispirandosi al proprio progetto formativo, che il docente risponda a quattro criteri – quattro – sui venti-trenta che il ministero definirà nei prossimi giorni.
Per esemplificare. Dal prossimo 18 luglio – questa nuova operazione dovrà farsi tra il 18 luglio e il 15 settembre 2016 – il dirigente di un istituto scolastico del centro di Roma potrà decidere che alla sua scuola serve un insegnante con alte certificazioni in inglese, che abbia esperienze di Clil (lezioni solo in lingua), preparazione informatica e almeno cinque anni trascorsi con ragazzi disagiati. Chi avrà queste quattro caratteristiche, sarà assunto. Se nessuno le possiederà tutte e quattro, si assumerà chi ne potrà vantare almeno tre. Se ci saranno due docenti con quattro caratteristiche entrerà, a questo punto sì, quello con maggiore punteggio.
E’ l’introduzione dell’assunzione per competenze, al posto di quella storica per anzianità. “Una rivoluzione che cambierà davvero la scuola italiana”, dicono i tecnici del Miur che ci hanno lavorato. “Non recluteremo sempre l’insegnante migliore per ogni istituto, ma sicuramente quello più adatto”. E’ stata impropriamente evocata come “la chiamata diretta”, si è realizzata come “una chiamata per competenze”. E alla “chiamata” della scuola – la pubblicazione sul sito dell’istituto delle quattro competenze richieste per ogni cattedra – dovrà esserci la risposta del singolo docente che, dal 18 luglio, potrà compilare il suo curriculum su un modulo messo a disposizione dal Miur (online) e dovrà cercare (sul sito della scuola specifica e probabilmente anche sul sito dell’Ufficio scolastico della regione in cui lavorerà) l’istituto che ha bisogno delle “sue” competenze, proprio di quelle.
Il 18 luglio l’operazione partirà con la pubblicazione dei moduli per il curriculum, entro il 31 agosto una quota di docenti che si calcola tra gli 80 e i 100 mila sarà scelta con questo metodo. Quali docenti? Gli assunti in fase B e C della Buona scuola (quelli della scorsa estate) che hanno chiesto di cambiare sede di servizio e coloro che da qui al 15 settembre saranno vincitori del concorso 2016-2017. Saranno i dirigenti scolastici a gestire in pieno agosto questa profonda innovazione. Se il docente scelto preferirà un altro istituto, il preside procederà con il secondo individuato. Alla fine delle procedure la sede degli insegnanti rimasti senza assegnazione sarà individuata dall’Ufficio scolastico.
Il sottosegretario Davide Faraone, che ha condotto gli incontri con le parti, dice: “E’ una svolta epocale e devo dare atto ai sindacati di aver avuto uno spirito costruttivo. Con l’accordo consentiremo agli istituti di scegliere in autonomia gli insegnanti di cui hanno bisogno ed eviteremo una deregulation selvaggia. Per la prima volta le scuole decideranno di quali insegnanti hanno bisogno per portare avanti il loro piano formativo e questi ultimi non saranno selezionati in base all’anzianità, ma per il loro profilo professionale che hanno costruito in anni di studio e lavoro. Ogni istituzione scolastica, e sarà la prima volta, non vedrà assegnati i docenti in base a meccanismi burocratici”.
Il test utilizza il metodo della «grammatica valenziale». Ecco che cos’è (e chi imbroglia)
A nche i presidi avranno la pagella. O meglio, anche i presidi verranno valutati. Per la prima volta. Poco più di una settimana fa la ministra Stefania Giannini ha firmato una direttiva per la valutazione dei dirigenti scolastici, che con la Buona Scuola hanno acquisito maggiori responsabilità organizzative e didattiche. Sono oltre settemila e a ciascuno di loro vengono assegnati vari obiettivi di miglioramento: scopo dichiarato dal ministro è «la loro crescita professionale e, di conseguenza, il miglioramento della comunità scolastica in cui operano».
Ma se i risultati non verranno, non si escludono provvedimenti: i dirigenti cambiano scuola o lavoro. Il problema è: con quali criteri valutarli? Lo spiega Damiano Previtali, ex preside del liceo classico Sarpi di Bergamo, oggi responsabile della Valutazione del sistema di istruzione: la parola chiave rivela risvolti molto affascinanti (e nuovi). È «grammatica valenziale». Si tratta di un modello di descrizione della struttura della frase elaborato negli anni 50 da un linguista francese, Lucien Tesnière, e sviluppato in Italia, per manuali e dizionari, da studiosi illustri come Francesco Sabatini, presidente emerito dell’Accademia della Crusca.
È lo stesso Sabatini a illustrare il senso di questo tipo di indagine, esteso ormai a quasi tutte le lingue. Partendo dal principio che la lingua è un sistema incardinato nel cervello, questa grammatica riconosce nel verbo delle valenze che dipendono della sua forza aggregativa. Qualche esempio. Un verbo come «regalare» è trivalente perché per essere completato necessita di tre argomenti: chi regala? che cosa regala? a chi regala? Un verbo come «sbadigliare» è monovalente (chi sbadiglia?). Un verbo come «mangiare» è bivalente (chi mangia? che cosa mangia?) eccetera.
Questa idea, che ha fondamenti neurologici, permette di valutare la coerenza e la chiarezza dei testi normativi: leggi, prescrizioni, ricette, istruzioni tecniche (è logico che un’opera letteraria segue criteri più elastici). Ebbene, le relazioni richieste ai presidi (150 caratteri per ogni obiettivo) appartengono alla sfera normativa e dunque sono valutabili secondo criteri scientifici. Gli informatici della Hewlett Packard, con un particolare trattamento testuale, hanno magicamente trasformato la teoria valenziale in sistema di valutazione: «Un’analisi molto ricca e raffinata — sottolinea Previtali — ma soprattutto una rivoluzione per il sistema scolastico attesa da 15 anni».
Il rischio dell’autocelebrazione non è da escludere, ma ci sono sistemi comparativi con i dati già in possesso del ministero (su debiti, dispersione scolastica, Invalsi eccetera), che permettono di misurare la coerenza delle «autoanalisi»: proprio su queste basi si viene a scoprire che il 3 per cento, dunque ben oltre duecento dirigenti, ha presentato dati Invalsi che non coincidono con i dati reali: «peccato grave» è la metafora usata da Previtali. Al 5 per cento da «bocciatura», si aggiunge un 10 per cento di relazioni con errori più lievi («obiettivi non saturi» dice il lessico burocratico), che Previtali definisce «accettabili». Tra accettabili e non accettabili saliamo, insomma, al 15.
Se è vera rivoluzione, ciò avviene perché finalmente alle scienze del linguaggio viene riconosciuto un ruolo che va oltre l’applicazione, ovvia, alla didattica.
Nasce il liceo artigianale: un’altra “spallata” agli istituti professionali?
La notizia dell’avvio del primo liceo artigianale in Italia potrebbe sembrare una contraddizione: da sempre, infatti, il liceo è sinonimo di anteprima universitaria.
Cosa c’entra, infatti, l’acquisizione dei tradizionali studi teorici con la presa in carico delle competenze che portano direttamente al lavoro manuale? Non vogliamo entrare nel merito delle scelte che hanno condotto il dirigente scolastico lombardo a promuovere il corso, né di quelle che hanno portato l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia a darne il via libera.
Quello su cui vogliamo soffermarci è che l’operazione ha tutta l’aria di rappresentare un’altra “spallata” ai corsi professionali dello Stato: quegli istituti, contro cui alcuni esponenti della scuola cominciano a mettere in dubbio il mantenimento in vita, in primis per lasciare il “campo libero” ai Centri di formazione professionale. E l’affollamento di scuole finalizzate al lavoro (nella lista ci sono pure i tecnici), non sembra proprio fare bene alla loro sopravvivenza.
Su tutti, ricordiamo quanto ha detto di recente l’ex vice ministro dell’Istruzione Valentina Aprea, oggi assessore alla Cultura della Lombardia, secondo cui l’esperienza dei professionali (e dei suoi 60mila docenti che rischierebbero di perdere la titolarità) sarebbe giunta al capolinea. Ora, il fatto che il primo liceo artigianale italiana nasca a Como, nella regione capofila dei Cfp e apertamente contro i professionali statali, forse, non è proprio un caso.
Contratto, ancora tanti scogli per arrivare al rinnovo
Dopo sette anni di stipendi congelati, sembrerebbe imminente l’avvio della nuova stagione contrattuale. Ma non è proprio così.
L’Aran, che cura gli interessi nei tavoli negoziali, ha convocato per il 13 luglio i sindacati per la firma dell’accordo sui comparti. L’accordo già c’è: la parte pubblica chiedeva il passaggio da 11 a 3 comparti, si chiuderà a quattro: funzioni centrali, conoscenza, sanità ed enti locali. Con quello della Scuola – che si unirà ad Afam, Università e Ricerca – che sta creando un po’ di problemi. Per continuare ad essere rappresentative (5% in due settori) le sigle sindacali si stanno organizzato e la Uil ha già avviato la fusione in un’unica federazione di due categorie distaccate.
Subito dopo aver “sistemato” i settori, si passerà ai rinnovi dei contratti. “Una mappa semplificata – dice l’Ansa – in attuazione di quanto previsto dalla legge Brunetta, ma che crea qualche complicazione tra le organizzazioni dei lavoratori più piccole o per le sigle con deficit di rappresentatività in determinare aree. Al fine di evitare la loro scomparsa lo stesso accordo dà un mese di tempo per stringere alleanze, un salvagente per continuare ad esserci anche se delle ‘poltrone’ salteranno. Comunque il ‘diritto di tribuna’ nelle trattative per la nuova tornata contrattuale sarà riconosciuto a tutti e tutti saranno anche invitati, a stretto giro, dalla ministra della P.a, Marianna Madia, per un confronto a 360 gradi”.
Anche questo incontro si terrà nel mese di luglio: “oltre che di incrementi contrattuali si parlerà anche di regole, in vista del Testo unico sul pubblico impiego. Una nuova cornice normativa su cui il governo è già a lavoro ma per presentarla c’è ancora tempo (fino a febbraio). A breve invece la ministra metterà a punto l’atto di indirizzo, rivolto all’Aran, in cui saranno indicate le direttrici da seguire per i rinnovi: premiare chi ha meno in busta paga e quanti lo meritano. Sul primo punto Madia ha chiarito che non ci saranno soglie nette, possibile quindi che si opti per un meccanismo di distribuzione graduale delle risorse, con un decalage al salire dello stipendio”.
“Si tratta di un sistema completamente diverso da quello finora seguito, per cui gli aumenti avvenivano in base a una stessa percentuale per tutti e finiva per prendere somme maggiori chi guadagnava di più. Quanto al merito, la materia è spinosa: i sindacati rigettano la divisione in fasce della legge Brunetta, perché penalizzerebbe un quarto dei dipendenti. Per il governo ci sono rigidità da superare ma la differenziazione deve restare”.
Su tutto resta il nodo delle risorse, ad oggi sono stati stanziati 300mila euro per il triennio 2016-2018, che però porterebbero circa 7 euro lordi a lavoratore in media. La cifra potrebbe però aumentare con la legge di Stabilità di fine 2016.
Secondo Anief-Cisal si continua ad evadere il discorso sul fatto che le buste paga dei dipendenti pubblici, ferme dal 2009, hanno raggiunto il punto più basso mai registrato in 34 anni di serie storiche, dal 1982, come anche di recente certificato dalla Corte dei Conti per il periodo 2008-2014. Come si fa a sedersi al tavolo se la parte pubblica rimane ferma a meno di 10 lordi di incremento stipendiale e senza sanare i mancati adeguamenti degli anni passati?
Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal, spiega: non reputiamo importante il numero dei nuovi ‘compartoni’, ma che la loro formazione garantisca comunque in toto i diritti dei lavoratori. Ad iniziare da una celere certificazione delle ultime elezioni Rsu, svolte nella Pubblica Amministrazione nel marzo del 2015: è importante realizzare una fotografia immediata della rappresentanza, in ogni settore dalla PA, in modo da rispettare il rinnovo triennale del 2018.
Valutare i presidi? Noi siamo pronti, ma niente bizzarrie
Non c’è solo la chiamata diretta depotenziata a far spazientire i presidi: ora ci sono pure le valutazioni “bizzarre” nei loro confronti.
Le definisce così Mario Rusconi, vice-presidente dell’Anp, intervistato dalla Tecnica della Scuola nel giorno in cui sul primo quotidiano nazionale è apparso un articolo dal titolo “Come si valuta il preside”: un articolo che al sindacato più rappresentativo dei dirigenti scolastici italiani non è andato proprio giù.
Lo dice senza giri di parole, spiegando i motivi e mandando pure una “stoccatina” ai sindacalisti del corpo docente.
Rusconi, perché quell’articolo non le piace?
Perché si vuole far passare l’idea che la valutazione dei presidi è un processo ‘leggero’: noi siamo i primi a voler essere valutati, ma non di certo a quelle condizioni.
Mi riferisco al fatto che dall’articolo del Corriere della Sera si associa la valutazione dei dirigenti scolastici alle capacità grammaticali, cosiddette ‘valenziali’, addirittura con dei fondamenti neurologici, da verificare andando a leggere le circolari e le normative interne alle scuole. Ma scherziamo?
Però voi siete favorevoli alla valutazione?
Certamente. Quello che noi auspichiamo è un modello valutativo che mette in risalto i veri meriti e demeriti dei dirigenti scolastici. Non siamo certo arroccati, come stanno facendo i sindacati dei docenti, nella strenua difesa della categoria.
Perché, allora, un modello di verifica della “produzione” normativa dei presidi, dovrebbe indurre all’errore?
Partiamo da un concetto base: oggi i presidi operano a stretto contatto di un pool di docenti e collaboratori, anche del personale Ata, ad iniziare dal Dsga. Chi ha in mente l’idea del preside chiuso nella sua stanza ad operare per ore e ore, in splendida solitudine, con il solo telefono a fare da contatto con l’esterno, farebbe bene a ricredersi. E poi le faccio io una domanda: cosa facciamo con i presidi che non scrivono in italiano puro? Li cacciamo? Basta con questi discorsi: la valutazione grammaticale può essere dai noi considerata non solo una proposta puerile, ma anche un attacco a chi opera con serietà a capo degli istituti.
Insomma, per l’Anp sono altri i parametri da “misurare”?
Certamente. Per capire se un dirigente scolastico lavora bene, bisogna prima di tutto comprendere come ha impostato i rapporti con il personale, ma anche con gli studenti della scuola. E pure con le famiglie. Perché è innegabile che se un dirigente è rissoso e osteggiato da tutti, c’è qualcosa che non va.
Privacy a scuola, gli interventi del Garante nella relazione 2015
Il trattamento di dati personali effettuato nell’ambito dell’istruzione scolastica è stato oggetto di particolare attenzione anche nel 2015.
Nella Relazione annuale riferita allo scorso anno, l’Autorità Garante ha riepilogato i provvedimenti di interesse per le scuole.
Con il provvedimento 28 maggio 2015 il Garante ha reso parere favorevole sullo schema di decreto del Ministero dell’istruzione dell’università e delle ricerca (Miur) recante la Regolamentazione per la realizzazione e consegna della Carta dello studente denominata “IoStudio”.
Tale schema prevede che il Ministero, per il tramite delle segreterie scolastiche, attribuisca una Carta, nominativa e idonea ad attestare lo status di studente, a tutti i frequentanti le scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie. La Carta, utile per il conferimento di agevolazioni e sconti per l’accesso a beni e servizi di natura culturale, per la mobilità nazionale ed internazionale, per l’acquisto di materiale scolastico, è prodotta da un fornitore designato quale responsabile del trattamento, non autorizzato alla conservazione dei dati degli studenti. Essa, inoltre, può essere utilizzata, su richiesta dello studente o di chi ne esercita la potestà genitoriale, altresì come “borsellino elettronico”. A tal fine, previa autenticazione sul Portale dello studente, l’interessato è reindirizzato sul portale del fornitore della Carta che, in tal caso in qualità di autonomo titolare del trattamento, effettua la raccolta dei dati necessari per l’espletamento del servizio richiesto.
Il Miur ha presentato uno schema di decreto che, in attuazione dell’art. 10, comma 8, d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, prevede l’integrazione dell’Anagrafe nazionale degli studenti (Ans) con i dati relativi agli iscritti alla scuola dell’infanzia.
Lo schema di decreto dispone in particolare che le istituzioni scolastiche dell’infanzia appartenenti al sistema nazionale di istruzione trasmettano un set di 10 informazioni anagrafiche relative ai propri frequentanti all’Ans. Nel fornire parere favorevole, l’Autorità ha richiamato l’attenzione del Ministero e di tutte le amministrazioni interessate sulla circostanza che i dati personali non possono essere trattati per finalità di vigilanza sull’assolvimento dell’obbligo scolastico, non concernendo tale obbligo la scuola dell’infanzia.
Dati degli alunni disabili
Il Miur ha inoltre sottoposto al parere del Garante uno schema di regolamento in materia di Trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di disabilità degli alunni censiti nell’Anagrafe nazionale degli studenti. Tale schema regolamentare attua l’art. 13, comma 2-ter, d.l. 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla l. 8 novembre 2013, n. 128, il quale prevede che “al fine di consentire il costante miglioramento dell’integrazione scolastica degli alunni disabili mediante l’assegnazione del personale docente di sostegno, le istituzioni scolastiche trasmettono per via telematica alla banca dati dell’Anagrafe nazionale degli studenti le diagnosi funzionali di cui al comma 5 dell’art. 12 della l. 5 febbraio 1992, n. 104, prive di elementi identificativi degli alunni”.
Lo schema di regolamento definisce in particolare i criteri e le modalità di accesso ai dati di natura sensibile, le misure di sicurezza nonché, nell’ambito dell’Ans, la separazione tra la partizione contenente le diagnosi funzionali e gli altri dati. Comportando la richiamata normativa il trattamento, con l’ausilio di strumenti elettronici, di dati idonei a rivelare lo stato di salute di un ingente numero di soggetti minori di età, l’Ufficio ha fornito ai competenti uffici del Miur diverse indicazioni volte, in particolare, alla più rigorosa applicazione del principio di indispensabilità nell’individuazione del tipo di dati trattati, alla definizione delle finalità di rilevante interesse pubblico perseguite nonché alle misure di sicurezza applicate per prevenire rischi di distruzione, perdita o accessi non consentiti ai predetti dati.
L’Autorità ha, quindi, condizionato il proprio parere favorevole richiedendo che nell’allegato tecnico allo schema di decreto sia individuato un termine certo e proporzionato per la conservazione dei file di log relativi alla registrazione degli accessi.
Al via il progetto ‘Scuole aperte’. Giannini: “Istituzioni vicine al territorio”
Si chiama “Scuola al centro” ed è un progetto del Miur per tenere aperte 500 scuole di periferia, a luglio e agosto.
All’Istituto comprensivo Giovan Battista Valente di Roma, nella periferia est della città, sono una cinquantina i bambini che “frequenteranno” la scuola anche durante l’estate. Per loro, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16, verranno organizzati laboratori e attività gratuiti a cura delle associazioni del territorio.
Stamattina la visita “a sorpresa” del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, “per vedere come procedono i lavori”.
“Tra Milano, Roma, Napoli e Palermo sono più di 400 le scuole che hanno aderito al progetto ‘La scuola al centro’ – ha spiegato il ministro – e questo è solo l’inizio di un modello di scuola veramente aperta al territorio. Se ne parla dal 1999 e finalmente ci siamo”. La scuola diventa così punto di riferimento per studenti e famiglie, anche nei momenti di sospensione delle lezioni, contro la dispersione e il disagio sociale.
Per questa prima fase del progetto, che inizia proprio nell’estate 2016, il Miur ha stanziato 10 milioni di euro. “Non è un progetto che parte dall’alto – ha precisato il ministro – i fondi vengono dati alle scuole che li chiedono sulla base dei progetti che propongono”. Finora sono stati investiti 5,8 milioni di euro, “ma spenderemo anche tutti gli altri. Da settembre, poi, i fondi strutturali stanziati sono 120 milioni”. E si coinvolgeranno anche più città.
Riforme, Cgil: negli ultimi 10 anni tagli a gogò e il Governo Renzi non è da meno
Sembra essere stata realizzata per un’interpretazione a uso e consumo personale la relazione della Corte dei Conti sui conti della PA nel periodo 2008-2014.
Se per il Partito Democratico si tratta della conferma “dell’inversione di tendenza realizzata dal governo Renzi nel settore dell’istruzione, dopo sei anni di tagli lineari che hanno impoverito in modo profondo la nostra scuola”, la Flc-Cgil non solo sottolinea come l‘organo di controllo dei conti statali abbia avvalorato che la scuola pubblica è “al centro di tagli poderosi, del personale e delle risorse, nelle scelte di ogni governo da dieci anni”, ma nel novero dei governanti da bacchettare colloca anche quelli attuali.
Per leader del primo sindacato nazionale del comparto scuola, Mimmo Pantaleo, non servono “le giustificazioni dettate alla stampa dal sottosegretario Faraone, che vanta una scuola partorita dalla immaginazione di questo governo. Vogliamo rammentare infatti che i redditi si risollevano strutturalmente solo grazie al rinnovo del contratto nazionale e non con i bonus farlocchi, che sembrano mance piuttosto che diritti. E quanto ai docenti assunti, ricordiamo che in buona parte si tratta di stabilizzazioni anche come conseguenza della sentenza della Corte di giustizia europea”.
In conclusione, il segretario della Flc-Cgil ritiene che “la riforma Giannini non ha risolto nessuno dei problemi strutturali, occupazione e redditi, qualità della scuola sollevati anche dalla Corte dei Conti, e questo governo prosegue nella sua opera di propaganda che ormai non convince più nessuno”.
Il sindacato torna anche a parlare di contratto fermo da sei anni e Legge 107/15. “Come abbiamo detto più volte, soprattutto in occasione dello sciopero generale della scuola del 20 maggio, è centrale e decisivo procedere subito al rinnovo dei contratti e cambiare la pessima legge 107 garantendo accesso al sapere per tutti e – conclude Pantaleo – l’innalzamento dei livelli di istruzione”.
Il ministro Stefania Giannini ha visitato questa mattina la scuola primaria e secondaria di primo grado “IC Gian Battista Valente” di Roma, impegnata nella realizzazione dell’iniziativa “e…state in movimento”, curata dall’Associazione ASD Dance Magic Flow, che ha preso il via in data 4 luglio u.s. nel più ampio quadro del progetto ‘Scuola al centro’.
Nell’occasione il ministro ha preannunciato l’avvio a settembre di altre iniziative, che coinvolgeranno in tutto 400 scuole in tutta Italia. Le scuole hanno chiesto finanziamenti per complessivi 5,8 milioni di euro sul totale di 10 milioni del progetto ‘Scuola al centro’, che è rivolto in particolare alle aree a forte rischio di dispersione scolastica. “Si tratta di un nuovo modo di fare scuola”, ha sottolineato Giannini, incontrando la dirigente scolastica Rosamaria Lauricella, gli insegnanti e i bambini della scuola.
Destinatari del progetto “e…state in movimento” sono gli alunni dell’IC Gian Battista Valente, situato nella periferia est di Roma, nel V Municipio, in una zona con situazioni di disagio socio culturale. Tra gli iscritti, molti sono gli alunni stranieri, rom e di recente immigrazione. Negli ultimi anni scolastici è cresciuto notevolmente il numero di alunni profughi stranieri, provenienti dal centro di accoglienza vicino alla scuola.
Per questi alunni l’IC Valente, soprattutto in questo ultimo a.s. 15-16, ha attivato numerosi interventi volti all’inclusione ed all’accoglienza. Numerose sono le iscrizioni a questo servizio di apertura della scuola al territorio, che prevede attività di:
1. Laboratorio teatrale
2. Organizzazione attività sportive
3. Laboratorio musicale
con i seguenti Obiettivi Trasversali:
Acquisizione di una buona capacità di ascolto
Capacità di comprensione, interpretazione, analisi e sintesi.
Sviluppo graduale dell’autoconsapevolezza e dello spirito critico.
Autocontrollo rispetto agli altri e all’ambiente.
L’obiettivo iniziale è quello di far sentire a casa i ragazzi, attraverso attività di accoglienza che li mettano a proprio agio. Infatti, oltre ai ragazzi italiani, il progetto si rivolge ai bambini che arrivano da situazioni tragiche, di guerra, di violenza e che hanno bisogno di un sorriso e di prendere consapevolezza di una nuova realtà. Pertanto, per i primi giorni sono previsti giochi ed attività mirati alla conoscenza dell’altro e dei nuovi spazi.
Gli iscritti sono circa 40 alunni e le associazioni operano nelle due scuole dirette dalla preside Lauricella: l’IC Valente ed l’IC Gandhi, scuola presente in altra periferia di Roma, quella di San Basilio, altro territorio travagliato da problematiche sociali
Sostegno 2016-17: 96.480 posti in organico
Ai posti in organico si aggiungono poi quelli attivati in deroga
“Il contingente di posti di sostegno in organico di diritto per il prossimo anno scolastico 2016/2017, dopo le ulteriori immissioni in ruolo, è determinato in 96.480 unità. A questi si aggiungeranno, come negli scorsi anni, gli ulteriori posti che gli uffici attiveranno in deroga sulla base di quanto statuito dalla sentenza della Corte costituzionale n.80 del 2010 in materia di diritto all’inclusione scolastica“. Lo ha precisato il sottosegretario Angela D’Onghia, rispondendo a un’interrogazione di Lara Ricciatti (Si-Sel) in commissione Cultura alla Camera.
“Come è noto – ha aggiunto D’Onghia – è attualmente in fase di espletamento il concorso indetto con decreto direttoriale del 23 febbraio 2016 per complessivi 6.101 posti di sostegno che si prevede si renderanno disponibili nel triennio 2016/2017 – 2018/2019, i quali verranno integralmente ricoperti con personale munito del prescritto titolo di specializzazione“.
A regime saranno 1 milione e mezzo
Tra pochi giorni compie un anno la legge 107, approvata il 13 luglio 2015, che ha introdotto e regolamentato l’obbligo di alternanza scuola-lavoro (partito lo scorso settembre) da svolgersi per tutti gli alunni nell’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado.
“Una vera e propria rivoluzione, che questo governo ha inteso sostenere anche finanziariamente con una dote di 100 milioni di euro all’anno“, aveva ricordato a ottobre il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, aggiungendo che “quest’anno avremo almeno 500mila ragazzi impegnati obbligatoriamente nell’alternanza. A regime, sul triennio, saranno circa un milione e mezzo gli studenti coinvolti“.
Dal comma 33 al 38 della legge si parla infatti di alternanza scuola-lavoro nelle scuole secondarie di secondo grado, da svolgersi anche in periodo estivo, mentre dal comma 39 al 44 sono previsti finanziamenti e un registro presso le Camere di commercio per le imprese che realizzeranno l’alternanza.
Il ‘Registro nazionale per l’alternanza’, però, non è ancora decollato e fa discutere l’obbligo di una doppia ‘tassa’ che le aziende devono pagare per iscriversi: si tratta dell’imposta di bollo, pari a 65 euro, e dei diritti di segreteria, pari a 90 euro (con qualche agevolazione per le coop sociali).
L’alternanza scuola-lavoro è un percorso finalizzato ad avvicinare lo studente con il mondo del lavoro, facendo fare ai ragazzi esperienze dalla durata variabile direttamente sul posto di lavoro, solitamente nei mesi di giugno, luglio e settembre, non solo in aziende private ma anche in studi professionali, enti pubblici e associazioni non profit.
L’alternanza è un diritto-dovere per tutti gli studenti delle terze, quarte e quinte classi delle scuole superiori, e non solo per i ragazzi delle scuole tecniche e professionali ma anche dei licei: 400 ore (200 per i licei) all’anno da fare in azienda, in una realtà lavorativa.
L’alternanza si rivolge agli studenti della scuole secondarie di ogni ordine (licei, istituti tecnici, professionali e artistici) che abbiano compiuto il quindicesimo anno di età. Tra gli obiettivi quelli di collegare le istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e della ricerca; di sostenere l’innovazione metodologica e didattica e contrastare la dispersione scolastica.
LACRIME DI GIOIA di Umberto Tenuta
CANTO 694 Non c’è allegria alla fine di un anno scolastico.
Ci sono lacrime di gioia!
Maestra, vi porteremo sempre nel cuore!
Maestra, non ci avete mai rimproverate!
Maestra, ci avete sempre incoraggiate!
Maestra, ci avete sempre aiutate!
Maestra, tu sei bella!
Maestra, come te non c’è nessuna!
E già le lacrime.
Le lacrime della Maestra.
Le lacrime dei giovanetti.
Lacrime dolci, lacrime belle, lacrime d’amore.
Sono le perle della tua collana, Maestra.
Sono le perle che ti sei conquistate, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno.
Ora non ricordi più le fatiche, gli affanni, le preoccupazioni.
Ora vedi che i tuoi bimbi sono cresciuti.
Sono cresciuti perché tu li hai alimentati.
Li hai alimentati guardandoli negli occhi ad uno ad uno, come se volessi travasare nei loro cuori la fiducia in se stessi, nelle loro potenzialità, nelle loro risorse.
Sì, per te potevano alimentarsi, potevano crescere, potevano realizzarsi.
I loro errori non erano errori loro, erano richiesta di un aiuto maggiore da parte tua.
I loro successi non erano successi tuoi, erano frutto del loro impegno.
Tutto hai donato, sempre, senza nulla chiedere.
Ed ora, i tuoi alunni sono cresciuti.
Ma una parte di te va con loro.
E tu piangi con loro.
Piangi di gioia!