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Timestamp: 2017-03-29 22:49:14+00:00
Document Index: 140511787

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 33', 'art. 52', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 52', 'art. 14', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 4', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 184', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 1117', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 7', 'art.17', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 33', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 52']

La disciplina della TARES (Fisco e contenzioso) - GuideLegali.it
(6 doc.) La disciplina della TARES
Il presente scritto analizzerà punto per punto la disciplina della TARES (tassa sui rifiuti e sui servizi), entrata in vigore il 1° gennaio 2013.
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Tra le novità che sono state introdotte dal D.l. 6 dicembre 2011 n. 201 (c.d. decreto Monti o decreto salva Italia)[1] l’art. 14 ha istituito in tutti i comuni del territorio nazionale, il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (c.d. TARES) il quale ha trovato applicazione a partire dal 1° gennaio 2013[2].
Tuttavia, nonostante la soppressione dei previgenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, la disciplina della TARES contenuta nell’art. 14 D.l. n. 201 del 2011, richiama espressamente il D.P.R. n. 158 del 1999- Regolamento recante disposizioni per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani- facendo in tal senso presupporre una piena compatibilità tra il metodo applicato dalla previgente disposizione e quello previsto nella attuale disciplina[7].
Il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) è stato disposto a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani[8] e dei rifiuti assimilati agli urbani[9] avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa pubblica ai sensi della vigente normativa ambientale e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni[10].
Tuttavia, non trattandosi di regola vincolante per i comuni, è fatta salva la discrezionalità degli stessi nella scelta della soluzione da adottare in tali casi, in particolare attribuendo il tributo tenendo conto del periodo di ubicazione dell’immobile nel territorio del soggetto attivo[13].
Sono soggetti all’obbligazione tutti i componenti della famiglia anagrafica o coloro che usano in comune i locali o le aree tassabili[14].
Tuttavia, la legge dispone una disciplina particolare laddove si faccia un uso solo temporaneo dei locali o di tali aree, ossia un uso non protratto per oltre sei mensilità all’anno[15].
Il presupposto che determina l’insorgenza dell’obbligazione tributaria è individuato, sulla scorta dei commi 2 e 3 art. 14, D.l. n. 201 del 2011, nel possesso, nell’occupazione o nella detenzione, a qualsiasi titolo, anche di fatto, di locali o aree scoperte [18], a prescindere dall’uso a cui tali spazi sono preposti e sempre che gli stessi sianosuscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati.
A tal proposito il Ministero dell'economia e delle finanze, nel prototipo di regolamento con cui ha fornito ai comuni la corretta applicazione della disciplina sulla TARES, ha preso una posizione netta precisando che, può considerarsi presunzione semplice[19], quale attitudine degli immobili a produrre i rifiuti, l’eventuale presenza di arredo o l’attuazione anche di uno solo dei pubblici servizi di erogazione idrica, elettrica, di calore, di gas, di telefonia o di informatica.
Resta fermo il contribuente può fornire prova contraria.[20]
Questa tesi, però, si discosta con quanto è stato sostenuto nella relazione ministeriale al D.l. n. 201 del 2011 in cui, invece, si è fatto riferimento al consolidato orientamento della Cassazione[21] secondo cui sono esclusi dal prelievo soltanto i locali e le aree oggettivamente inutilizzabili, vale a dire gli immobili inagibili, inabitabili, diroccati, interclusi, in stato di abbandono.
Per cui, laddove i comuni si allineino alla tesi della Cassazione, richiamata nella relazione governativa al D.l. n. 201 del 2011, ai contribuenti viene imposto di pagare la Tares, salvo prova contraria, anche nel caso in cui non producano rifiuti, per il solo fatto che gli immobili posseduti siano agibili o abitabili o comunque non in stato di abbandono[22].
Come i precedenti tributi relativi alla gestione dei rifiuti, anche la Tares prende come base imponibile lasuperficie degli immobili.
Il calcolo verrà fatto sull'80% della superficie catastaledelle unità immobiliari a destinazione ordinaria[23] iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano.
Per cui, fino all’attuazione delle disposizioni contenute nel comma 9 bis art. 14 D.l. 201 del 2011[24], ossia fino all’allineamento dei dati catastali degli immobili con la toponomastica comunale[25],il calcolo della Tares si basa sulla superficie calpestabile delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, dichiarate o accertate ai fini Tarsu (d.l. n. 507 del 1993), TIA 1 (d.l. n. 22 del 1997) o TIA 2 (d.l. n. 152 del 2002), poiché tale dato è già in possesso dei Comuni.
Il comma 11 art. 14 D.l. n. 201 del 2011, afferma il principio secondo cui la tariffa è calcolata in modo da assicurare l’integrale copertura dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati[32].
In particolare la tariffa deve essere composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti (quota fissa), nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione[33](quota variabile).
Le utenze domestiche sono soltanto le abitazioni familiari, suddistinte in sei categorie in relazione al numero degli occupanti[34].
La quota variabile è invece determinata solo in relazione al numero degli occupanti[41].
Per quanto riguarda le utenze non domestiche, le quote sono determinate applicando alla superficie imponibile le tariffe per unità di superficie riferite alla tipologia di attività svolta e calcolate sulla base di coefficienti di potenziale produzione, senza tenere conto del numero degli occupanti[42].
L’attribuzione esclusiva del gettito della maggiorazione allo Stato, comporta, inoltre, solo per il suddetto anno, la disapplicazione del comma 13 bis D.l. n. 201 del 2011, il quale stabilisce che, a decorrere dall’anno 2013, il fondo sperimentale di riequilibrio[45] – ora fondo di solidarietà comunale, ai sensi del comma 380, lett. b) dell’art. 1, l. 228 del 2012 – il fondo perequativo[46] e i trasferimenti erariali dovuti ai comuni della Regione Sicilia e della Regione Sardegna sono ridotti in misura corrispondente al gettito derivante dalla maggiorazione standard[47].
Per quanto riguarda la disciplina del tributo dovuto per il servizio di gestione dei rifiuti delle istituzioni scolastiche, il comma 14 art. 14, d.l. n. 201 del 2011 fa salva la disciplina dell’art. 33 bis d.l. n. 248 del 2007[48], convertito con modificazioni dalla L. 31 del 2008, in virtù del quale le istituzioni scolastiche non sono tenute al pagamento del tributo poiché è direttamente il Ministero della Pubblica istruzione (MIUR) a corrispondere ai comuni la somma concordata in sede di accordo raggiunto in Conferenza Stato-città e autonomie locali.
In ogni caso il soggetto passivo del tributo è tenuto all’assolvimento dell’obbligo di dichiarazione in cui comunica all’ente comunale ogni circostanza rilevante per l’esatta applicazione del tributo[51] .
Come già detto, coobligati al pagamento sono coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte tassabili, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali e le aree stesse[52].
In tali casi l’obbligo di dichiarazione può essere assolto anche da un solo occupante[53].
Il versamento del tributo o della tariffa avente natura corrispettiva[55] e della relativa maggiorazione, per l'anno di riferimento, è effettuato, in mancanza di diversa deliberazione comunale, in quattro rate trimestrali, scadenti nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre e il relativo versamento è effettuato, in deroga all’art. 52 d.lgs. 446/1997, secondo le disposizioni di cui all’art. 17 d.lgs. 241/1997, nonché tramite apposito bollettino di conto corrente postale al quale si applicano le disposizioni di cui al citato articolo 17 in quanto compatibili.
Per l’annualità in corso, i modelli di bollettino istituiti dal decreto dovranno essere obbligatoriamente utilizzati per il versamento della maggiorazione standard riservata allo Stato e dell’ultima rata del tributo[56].
Solo per l’anno 2013, è inoltre previsto che il termine di versamento della prima rata è comunque posticipato a luglio[57], ferma restando la facoltà per il comune di posticipare ulteriormente tale termine.
Se però il comune non interviene con una propria deliberazione a modificare la scadenza o il numero delle rate, restano ferme le scadenze previste dell’art. 14, comma 35, D.l. n. 201 del 2011[59].
Per cui, come chiarisce la circolare 1/DF, emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in data 29 aprile 2013[60], i comuni, laddove non abbiano già disciplinato il nuovo tributo, devono far pagare almeno le prime rate secondo gli importi relativi all’anno 2012 stabiliti ai fini TARSU, TIA 1 e TIA 2, mentre l’ultima rata dovrà essere necessariamente determinata sulla base dei nuovi importi della TARES.
Questa norma si correla a quanto sancito dal comma 35 dell’art. 14 D.l. n. 201 del 2011 nella parte in cui dispone che, in deroga a quanto disposto dall’art. 52 d.lgs. n. 446 del 1997[61], fino al 31 dicembre 2013, i comuni possono affidare la gestione del tributo ai soggetti che svolgevano, al 31 dicembre 2012, il servizio di gestione dei rifiuti.
§ omesso o insufficiente versamento del tributo,per cui si applica la sanzione del 30 % di ogni importo non versato;
§ omessa presentazione della dichiarazione, per cui si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 % del tributo dovuto, con un minimo di 50 euro;
§ infedele dichiarazione, per cui si applica la sanzione dal 50 al 100 % del tributo non versato, con un minimo di 50 euro;
§ mancata, incompleta o infedele risposta al questionario inviato dal funzionario, entro il termine di 60 giorni dalla notifica dello stesso, per cui si applica la sanzione da euro 100 a euro 500;
La potestà dei comuni relativamente al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi è disciplinata dal comma 22 art. 14 D.l. n. 201 del 2011, il quale per l’adozione del regolamento rinvia all’art. 52 D.l. 446 del 1997[62] e attribuisce al consiglio comunale la potestà di disciplinare l’applicazione del tributo.
I comuni hanno anche la potestà di stabilire con regolamento, la tariffa giornaliera da applicarsi nei confronti di soggetti che occupano o detengono temporaneamente[64], con o senza autorizzazioni, locali od aree pubbliche o di uso pubblico.
Alle somme dovute al contribuente si applicano gli interessi nella misura prevista dal comma 165 art. 1, L. 296/2006, e in particolare nellamisura annua determinata da ciascun ente impositore, nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso di interesse legale. Gli interessi sono calcolati con maturazione giorno per giorno con decorrenza dal giorno in cui sono divenuti esigibili.
Lecce, 23 maggio 2013 Studio Legale Tributario Leo	[1] Convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, comma 1, l. 22 dicembre 2011 n. 214, successivamente modificato dall’art. 1, comma 387, L. 228 del 2012 (c.d. Legge di stabilità) e dall’art. 10 d.l. 35 del 2013.
[5] Tariffa integrata ambientale, disciplinata dal D.Lgs. 152 del 2006 - Norma in materia ambientale- c.d. T.U dell’Ambiente.
[6]. V. art. 14, comma 46, D.l. 201 del 2011
a) vige un criterio presuntivo di commisurazione della tariffa rispetto alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte in conformità al criterio previsto dal D.P.R. 158 del 1999 per gli enti locali che non abbiano organizzato sistemi di misurazione delle quantità di rifiuti conferiti dalle singole utenze, domestiche o non domestiche;
b) la tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, al fine di garantire la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, compresi i costi di smaltimento in conformità a quanto già disposto dal comma 4 dell’art. 49 D.lgs. 22 del 1997 (TIA 1) e il comma 4 dell’art. 238 D.lgs. 152 del 2006 (TIA 2);
c) sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche, come già disposto all’art. 4, comma 1 e 7, D.P.R. 158 del 1999;
d) è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero, in conformità a quanto già disposto dall’art. 49, comma 14, D.lgs. 22 del 1997 (TIA 1) e all’art. 238, comma 10, D.lgs. 152 del 2006 (TIA 2)
[8]L’elenco dei rifiuti urbani è rinvenibile nell’art. 184, comma 2, D.lgs. 152 del 2006, T.U dell’Ambiente
a) le sostanze elencante al punto 1.1. della Delibera del Comitato interministeriale 27 luglio 1984, che tuttora disciplina la materia; b) i rifiuti sanitari assimilati agli urbani individuati dal D.P.R. n. 254 del 2003. Sono considerati rifiuti assimilati agli urbani, ad es. rifiuti di carta, cartone e similari; rifiuti di vetro, contenitori vuoti, sacchi e sacchetti di carta o plastica, paglia e prodotti di paglia; pelle e simil – pelle, cavi e materiale elettrico in generale; rifiuti delle cucine; indumenti e lenzuola mono uso, pannolini pediatrici e i pannoloni; ecc…. Viene fatta salva la facoltà del comune di escludere una o piu’ sostanze indicate nel regolamento, laddove ne risulti problematica la gestione.
[10]Tra i servizi indivisibili del comune rientrano: l’illuminazione pubblica, lamanutenzione delle strade, la polizia locale, l’anagrafe, i servizi cimiteriali e in generale le attività comunali che non sono erogate a domanda individuale. Ai sensi del comma 13 art. 14, D.l. 201 del 2011, per finanziare i servizi indivisibili viene applicata una maggiorazione standard alla tariffa pari a 30 centesimi di euro al metro quadrato dell’immobile. Il comune, con apposita deliberazioni comunale, può modificare tale maggiorazione in aumento fino a 40 centesimi di euro al metro quadrato, anche graduandola in ragione della tipologia dell’immobile e della zona ove questo è ubicato.
Tuttavia la potestà che viene riconosciuta ai comuni dal comma 13 D.lgs. 201/2011 viene derogata, dall’art. 10, comma 1, lett. c) ed f) secondo cui per il solo anno 2013,la maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato è riservata allo Stato e non può essere aumentata dai comuni.
[11]Emesso in data 07 febbraio 2013.
[12] Il concetto è stato chiarito dall’art. 5 del prototipo di regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, emesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze , pubblicato il 7 febbraio 2013.Ad esempio, se un immobile è ubicato sul territorio di due comuni (la casistica relativa ai casi di immobili ubicati in due o piu’ comuni diversi non risulta molto diffusa) per determinare il comune sul cui territorio la superficie dell’immobile è prevalentemente ubicata, si deve tenere conto dell’intera superficie dello stesso, comprese le aree che, ai sensi del comma 4, art. 14, D.l. n. 201 del 2011, sono tassativamente escluse dalla tassazione, ossia le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili e le aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del c.c., sempre che queste ultime non siano detenute o occupate in via esclusiva.
[14] Si tratta di obbligazione solidale per cui tutti i soggetti responsabili con vincolo di solidarietà passiva sono tenuti alla medesimaprestazione. L'adempimentoda parte di uno dei debitori libera gli altri debitori. Con tale previsione si intende rafforzare il credito del soggetto attivo, in quanto il creditore ha la facoltà di chiedere l'adempimento dell'esatta prestazione ad uno qualunque dei debitori essendo tutti soggetti alla medesima obbligazione.
[21] In tal senso v. Corte di Cassazione, sent. n. 16785 del 2002; sent. n. 9920 del 2003; sent. n. 22770 del 2009; sent.. n. 1850 del 2010.
[22] In questo modo si potrebbe sostenere che il tributo diventerebbe una vera e propria imposta, a cui il soggetto passivo sarebbe obbligato a prescindere dalla fruizione del servizio di smaltimento dei rifiuti prodotti.
[23] Rientrano tra gli immobili a destinazione ordinaria le categorie catastali del gruppo A, B, e C. Tra gli immobili a destinazione ordinaria troviamo, ad esempio, le abitazioni, gli uffici pubblici, le scuole, le botteghe, i negozi, i fabbricati destinati ad attività sportive senza scopo di lucro.
[25] Questa attività si attua nell’ambito della cooperazione tra i comuni e l’Agenzia del territorio (ora assorbita sotto l’Agenzia delle Entrate).L’Agenzia delle Entrate ha emanato, in data 10 aprile 2013, le Regole tecniche relative alle modalità di interscambio tra l’Agenzia delle Entrate e i Comuni dei dati inerenti la superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte nel catasto edilizio urbano, ai sensi dell’articolo 14, comma 9, d.l. 201 del 2011.
[26] Ossia per le unità immobiliari diverse da quelle a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano alle categorie D ed E. Tra le unità immobiliari a destinazione speciale rientrano i fabbricati o locali per l’esercizio di attività sportive con fini di lucro, teatri, cinema, case di cura, ospedali, ecc.
a) irifiuti di attività agricole e agro – industriali;
c)irifiuti da lavorazioni industriali;fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185, comma 1, lettera i);
d) irifiuti da lavorazioni artigianali;
e)irifiuti da attività commerciali;
f) irifiuti da attività di servizio;
g) irifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimenti di fumi;
h) irifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) imacchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi.
[29]Il comma 4 art. 14 d.l. n. 201 del 2011 è stato modificato dal comma 3 d.l. 35 del 2013. In origine la disposizione non prevedeva nulla in relazione alle aree scoperte pertinenziali e accessorie di locali diversi da quelli delle civili abitazioni.
[30]Fatta salva la disciplina relativa alle aree scoperte operative, poiché queste saranno soggette a tassazione. Ad esempio, il parcheggio adiacente ad un centro commerciale sarà calcolato come superficie tassabile.
[31] Nei casi in cui le aree condominiali siano detenute in via esclusiva sono soggette a tassazione e il tributo è dovuto, in via solidale, dagli occupanti o conduttori delle medesime.
- costi fissi: tra i quali rientrano i costi di spazzamento e di lavaggio delle strade ed aree pubbliche; costi per attività di accertamento, riscossione e contenzioso;costi generali di gestione, tra cui almeno la metà del costo del personale; costi diversi; altri costi; costi d’uso del capitale;
[34] V., all. 1, tab. 1a e 1b, D.P.R. 158/1999 in cui si individuano sei categorie di utenze domestiche distinte in relazione al numero dei componenti del nucleo familiare. La prima categoria comprende le utenze domestiche con un solo componente, la seconda quelle con due componenti, la terza quelle con tre componenti, la quarta quelle con quattro componenti, la quinta quelle con cinque componenti e la sesta quelle con sei o più componenti. La tabella individua inoltre i coefficienti di adattamento (distinti tra NORD, CENTRO e SUD) determinati per superficie e numero di componenti del nucleo familiare , i quali sono applicati alle categorie di utenze domestiche.
[35] V., All. B del prototipo di Regolamento del MEF del 7 febbraio 2013, che riprende l’all. 1, tab. 3a e 3b, D.P.R. 158/1999 in cui, rispettivamente, si individuano le categorie di attività svolte nei comuni con popolazione superiore a 5000 abitanti e quelle svolte nei comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti, nonché i coefficienti di potenziale produzione,(distinti tra NORD, CENTRO e SUD) i quali sono applicati alle categorie di utenze non domestiche, differenziate in relazione all’attività svolta.
[36]L’art. 4, D.P.R. 158/1999 disciplina “l’articolazione della tariffa” e dispone che:
3. A livello territoriale la tariffa è articolata con riferimento alle caratteristiche delle diverse zone del territorio comunale, ed in particolare alla loro destinazione a livello di pianificazione urbanistica e territoriale, alla densità abitativa, alla frequenza e qualità dei servizi da fornire, secondo modalità stabilite dal comune”..
[37]Il comma 17, art. 14, D.l. 201/2011 assicura solo alle utenze domestiche, la riduzione per la raccolta differenziata. Questa riduzione, secondo quanto dispone l’art. 7, D.P.R. 158/1999, deve essere applicata riducendo la parte variabile della tariffa per una quota determinata dall’ente locale, proporzionale ai risultati, singoli o collettivi, che vengono raggiunti dalle utenze in base alla raccolta differenziata conferita.
[38]L’ art.17 del prototipo di regolamento emesso dal MEF, individua la composizione del nucleo familiare che occupa le utenze domestiche il quale viene rapportato:
a) per le utenze condotte da soggetti che hanno nel comune la residenza anagrafica, di regola alle risultanze anagrafiche, eventualmente integrate da altre persone ivi dimoranti con una presenza significativa, che si ritiene non debba essere inferiore a sei mesi nell’anno solare, in analogia a quanto dispone l’art. 14, comma 6, D.l. 201/2011;
b) Per le altre utenze domestiche (seconde case), al dato indicato in sede di dichiarazione, o in difetto di questo, ad un numero stabilito forfettariamente ( eventualmente anche graduato in funzione della superficie) con possibilità di accertare un numero maggiore sulla base dei dati che vengono forniti dal comune di residenza;
c) Per le tipologie residuali, costituite da luoghi di deposito non pertinenziali ad abitazioni, stabilendo che in tal caso il numero degli occupanti è posto uguale a uno ( tuttavia sono possibili anche altre opzioni);
d) Per le ex abitazioni dei soggetti che hanno trasferito la propria residenza in strutture sanitarie o di ricovero, le quali risultano non locate o comunque utilizzate, fissando il numero degli occupanti in una unità;
e) Per le abitazioni occupate da più nuclei familiari, computando il numero complessivo degli occupanti.
Inoltre l’art. 17 prevede due alternative per i Comuni, i quali possono stabilire il numero degli occupanti delle utenze domestiche tenendo conto o del dato risultante al primo gennaio dell’anno di riferimento e per le nuove utenze, alla data di apertura delle stesse, oppure tenendo conto del dato risultante alla data di emissione dell’invito di pagamento.
[39]Salvo che non si tratti di aree scoperte pertinenziali o accessorie, le quali, ai sensi del comma 4, art. 14, D.l. 201 del 2011, sono espressamente escluse dalla tassazione
[40] V., all. 1, punto 4.1. D.P.R. 158/1999, ove sono individuati i criteri di calcolo della parte fissa della tariffa per le utenze domestiche.
[47]Il taglio sui fondi statali come disposto dal comma 13 bis. D.l. n. 201 del 2011 ha natura compensativa in quanto a fronte di tale riduzioni vi è un aumento della TARES (il contribuente è tenuto a pagare una maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato).
[48]L’art. 33 bis, d.l. 248 del 2007 disciplina il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nei confronti delle istituzioni scolastiche, per cui “A decorrere dall'anno 2008, il Ministero della pubblica istruzione provvede a corrispondere direttamente ai comuni la somma concordata in sede di Conferenza Stato-città e autonomie locali nelle sedute del 22 marzo 2001 e del 6 settembre 2001, valutata in euro 38,734 milioni, quale importo forfetario complessivo per lo svolgimento, nei confronti delle istituzioni scolastiche statali, del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani di cui all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. I criteri e le modalità di corresponsione delle somme dovute ai singoli comuni, in proporzione alla consistenza della popolazione scolastica, sono concordati nell'ambito della predetta Conferenza. Al relativo onere si provvede nell'ambito della dotazione finanziaria del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, di cui all'articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. A decorrere dal medesimo anno 2008, le istituzioni scolastiche statali non sono più tenute a corrispondere ai comuni il corrispettivo del servizio di cui al citato articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Il Ministero della pubblica istruzione provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente comma, informando tempestivamente il Ministero dell'economia e delle finanze, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi, di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Gli eventuali decreti emanati, ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978, prima della data di entrata in vigore dei provvedimenti di cui al precedente periodo, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati di apposite relazioni illustrative”.
[49] Il tributo e la maggiorazione sono invece versati esclusivamente al comune. V. comma 35, art. 14 D.l. 201 del 2011, salvo quanto disposto, per la maggiorazione, per l’anno 2013 dall’art. 10, comma 2, D.l. n., 35 del 2013.
[59]Tenendo presente che per il 2013 la scadenza della prima rata è stata posticipata a luglio.
[60] La circolare apporta chiarimenti in ordine alle modifiche recate dall’art. 10 del D.l. n. 35 del 2013.
[66] Il comma 45, art. 14, d.l. 201 del 2011, dispone che per tutto quanto non previsto dalle disposizioni del presente articolo concernenti il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, si applicano le disposizioni di cui all’art. 1, commi da 161 a 170, L. 296 del 2006. Ferma restando l’applicazione dell’art. 52, D.l. 446 del 1997. - Continua a leggere -
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