Source: http://www.meltingpot.org/Ancona-Ancora-21-respingimenti-collettivi.html
Timestamp: 2017-06-29 07:22:37+00:00
Document Index: 36300710

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Ancona - Ancora 21 respingimenti collettivi - Progetto Melting Pot Europa
Nonostante la condanna della CEDU continuano le riammissioni in Grecia
Comunicato stampa Ambasciata dei Diritti - Ancona
E’ passata una settimana dalla condanna espressa della Corte Europea per i diritti dell’uomo contro l’Italia per le espulsioni collettive verso la Grecia: fuori legge i rimpatri disumani tra i porti italiani dell’Adriatico e quelli di Patrasso e Igoumenitsa. Con la sentenza è stato bocciato il principio che riconosceva la Grecia come “paese sicuro” che metteva a riparo le autorità italiane tutelandole nel praticare il “respingimento con affido al comandante”, la pratica continua che viene esercitata al porto di Ancona per riammettere potenziali richiedenti asilo e chi fugge da guerre e persecuzioni direttamente con il traghetto sul quale è arrivato qui.
Una pratica molto diffusa nel nostro porto, in violazione delle norme internazionali e del destino di tante persone. Anche minori, ragazzini che hanno viaggiato da soli per migliaia di chilometri oppure bambini in braccio alle madri: vengono obbligati a risalire sulle navi per ripercorrere la traversata costata sacrifici e pericoli.
Poi finalmente la sentenza del 21 ottobre condanna la Grecia per violazione dell’art. 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto a un ricorso effettivo) combinato con l’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e l’Italia per violazione dell’art. 4, Protocollo 4 (divieto di espulsioni collettive), nonché per violazione dell’art. 3, “perché le autorità italiane hanno esposto i ricorrenti, rimandandoli in Grecia, ai rischi conseguenti alle falle della procedura di asilo in quel paese”. L’Italia è stata inoltre condannata per la violazione dell’art. 13 combinato con l’art. 3 e con l’art. 4 del Protocollo 4 per l’assenza di procedure d’asilo o di altre vie di ricorso nei porti dell’Adriatico.
La Corte, afferma nella nota stampa diffusa, “condivide la preoccupazione di diversi osservatori rispetto ai respingimenti automatici attuati dalle autorità frontaliere italiane nei porti dell’Adriatico, di persone che sono il più delle volte consegnate immediatamente ai comandanti dei traghetti per essere ricondotte in Grecia, essendo in tal modo private di ogni diritto procedurale e materiale”.
Ma inaccettabile, ancora una volta lunedì scorso ad appena una settimana dalla condanna, al porto di Ancona le forze dell’ordine hanno riammesso in Grecia 21 persone di cittadinanza iraniana, siriana e irachena: imbarcatisi su un traghetto della Minoan avevano cercato di passare inosservati, nascosti tra le ruote dei Tir o in mezzo al carico. Tutti fuggivano da paesi martoriati dalla guerra civile, ma una volta scoperti non hanno potuto nemmeno toccare terra, sono rimasti chiusi dentro il traghetto e rimandati in Grecia.
Denunciamo una violazione sistematica dei diritti civili e umani al porto, con le forze dell’ordine colpevoli ancora una volta di non aver attivato i canali idonei per la valutazione delle condizioni di salute di persone che hanno affrontato un viaggio durato oltre 20 ore senza potersi né muovere né mangiare né altro. Per le leggi internazionali andrebbero accolti per verificare i motivi che li hanno spinti ad arrivare in Italia. Ma nella realtà vengono rispediti in Grecia senza che venga compilato nessuno documento che traccia il loro passaggio.
Tante realtà di movimento e collettivi denunciano da anni le violazione dei diritti subiti da chi viene rimandato in Grecia; una volta tornati a Patrasso o Igoumenitsa i profughi sono in balia delle forze dell’ordine locali: botte, abusi e detenzioni degradanti all’ordine del giorno. E una volta liberi finiscono nelle bidonville in attesa del prossimo traghetto.
E dopo la sentenza europea che riconosce gli abusi della Grecia, e condanna l’Italia perché è complice della violazione di diritti riaffidando gli invisibili alle navi greche, è inaccettabile che a livello regionale e politico nessuno prenda posizione contro la violazione delle leggi internazionali che viene praticata al porto di Ancona.
Le riammissioni collettive di lunedì scorso, sono in totale contrapposizione con le disposizioni europee e come sempre dal basso ci siamo attivati per denunciare i responsabili.
Approfondimenti sulla sentenza della Corte europea