Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezioni-unite-sentenza-10-luglio-2015-n-14475-lart-345-terzo-comma-c-p-c-nel-testo-introdotto-dallart-52-della-legge-26-novembre-1990-n-353-con-decorrenza-dal-30/
Timestamp: 2019-01-20 07:08:48+00:00
Document Index: 162095391

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 345', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 345', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 118', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 10 luglio 2015, n. 14475. L'art. 345, terzo comma, c.p.c. (nel testo introdotto dall'art. 52 della legge 26 novembre 1990, n. 353, con decorrenza dal 30 aprile 1995), deve essere interpretato nel senso che, i documenti allegati alla richiesta di decreto ingiuntivo, anche qualora non siano stati nuovamente prodotti nella fase di opposizione, non possono essere considerati nuovi e pertanto, se allegati all'atto di appello contro la sentenza che ha definito il giudizio di primo grado, devono essere ritenuti ammissibili - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2015 Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 10 luglio 2015, n. 14475. L’art....
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 10 luglio 2015, n. 14475. L’art. 345, terzo comma, c.p.c. (nel testo introdotto dall’art. 52 della legge 26 novembre 1990, n. 353, con decorrenza dal 30 aprile 1995), deve essere interpretato nel senso che, i documenti allegati alla richiesta di decreto ingiuntivo, anche qualora non siano stati nuovamente prodotti nella fase di opposizione, non possono essere considerati nuovi e pertanto, se allegati all’atto di appello contro la sentenza che ha definito il giudizio di primo grado, devono essere ritenuti ammissibili
sentenza 10 luglio 2015, n. 14475
5. La Corte d’appello ha ritenuto che la mancata tempestiva riconsegna dei documenti alla parte non fosse stata provata e che i documenti dovessero essere considerati nuovi e quindi inammissibili in sede di appello. Ha però aggiunto: “Tuttavia, poiché i documenti in questione sono chiaramente indispensabili al fine della decisione, è consentito al giudice di appello di valutarli…. Le fatture allegate alla domanda di ingiunzione portano un totale pari alla somma richiesta e sono accompagnate dai buoni di consegna delle merci. La difesa dell’appellata non ha contestato l’autenticità delle sottoscrizioni apposte in calce ai buoni, né, in realtà, ha neppure mai negato di aver ricevuto le relative forniture”.
9. Con il secondo motivo si denunzia violazione dell’art. 360, n. 5 c.p.c. per errata rappresentazione dei fatti ed erroneità dei presupposti. Erronea o contraddittoria motivazione su fatti decisivi per la controversia. La Corte avrebbe errato nell’affermare che la difesa appellante ha prodotto il fascicolo di parte contenente i buoni di consegna e che le fatture sono accompagnate da detti buoni, in quanto tali buoni non erano presenti nel fascicolo della fase monitoria. La Corte avrebbe inoltre errato nell’affermare che la difesa della F.lli Stochino non aveva mai negato di aver ricevuto le relative forniture, in quanto non solo aveva contestato l’esistenza del contratto di fornitura ma aveva anche affermato che non vi erano stati rapporti e che nessun suo dipendente aveva mai firmato buoni di consegna.
13. Con il terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 112 c.p.c. e difetto di istruttoria in violazione dell’art. 118 c.p.c. per avere la Corte emesso una sentenza “ultra petita” omettendo di rimettere la causa in istruttoria per assumere le prove richieste dall’appellante nell’atto di appello al fine di provare le ragioni del credito. Anche questo motivo è inammissibile perché la società ricorrente (appellata) non aveva alcun interesse all’accoglimento delle richieste istruttorie dell’appellante, da quest’ultima formulate in via subordinata qualora i documenti acquisiti non risultassero idonei a fondare la domanda. In ogni caso, non vi è alcun vizio di ultrapetizione, di pronunzia, come recita l’art. 112 c.p.c. “oltre i limiti della domanda”.
31. La sentenza del 2004 si occupò di un diverso problema. Vi era stata opposizione a decreto ingiuntivo, respinta dal Tribunale, l’opponente aveva proposto appello, accolto dalla Corte d’appello rilevando che l’appellata (opposta in primo grado) aveva omesso di depositare in appello il proprio fascicolo di parte relativo al processo di primo grado, onde era impossibile esaminare la documentazione allegata a sostegno della domanda. Quindi i documenti c’erano in primo grado (entrambe le fasi), ma il ricorrente – opposto – appellante, nel proporre appello non aveva depositato il proprio fascicolo di parte di primo grado con i documenti ed aveva chiesto al giudice di appello di ordinare “la ricostruzione” del suo fascicolo di parte. La Corte di cassazione affermò: il fascicolo di parte rimane autonomo e ciò ne impedisce l’allegazione d’ufficio nel giudizio di secondo grado. Pertanto poiché l’appellante non aveva depositato in appello il fascicolo di parte con i documenti a sostegno della sua posizione, “non esisteva il presupposto perché il giudice di appello potesse ordinare la ricostruzione del fascicolo di parte, come si sostiene in ricorso”. In conclusione, Cass. 19992/2004 non costituisce un precedente, ma ha esaminato una situazione antitetica: documenti prodotti in primo grado, non prodotti in appello.
La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di legittimità
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 29 gennaio 2015, n. 1668....