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Timestamp: 2017-05-23 23:11:07+00:00
Document Index: 17298290

Matched Legal Cases: ['art. 125', 'art. 21', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 2']

ORIENTAMENTO SESSUALE - PDF
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1 nazionalelgbt strategia BISESSUALE OMOFOBIA QUEER COMING OUT ruolo di genere intersessuale GAY ETEROSESSISMO sesso OMONEGATIVITà TRANSFOBIA transessuale PRIDE ORIENTAMENTO SESSUALE omosessuale drag king uguaglianza LESBICA TRANSGENDER intersessualità LGBT GENERE identità di genere OMOFOBIA INTERIORIZZATA2 strategia nazionalelgbt STRATEGIA NAZIONALE PER LA PREVENZIONE E IL CONTRASTO DELLE DISCRIMINAZIONI BASATE SULL ORIENTAMENTO SESSUALE E SULL IDENTITÀ DI GENERE3 Affidamento in economia ai sensi dell art. 125 comma 8 del D.LG. 163/2006 e s.m.i., a valere sul PON Governance e azioni di sistema , Obiettivo Convergenza, Asse D Pari Opportunità e non discriminazione, Obiettivo specifico 4.2 Azione 5. Piano di lavoro CIG A3E Responsabile: Antonello Tanteri Amministratore Unico Coop. Soc. Artisti Moderni Onlus Finito di stampare: giugno 2013 Realizzazione grafica e stampa: L.G. Soc. Coop Roma - Via delle Zoccolette, 24/ fax -4 INDICE 1. PRESENTAZIONE DELLA STRATEGIA 5 2. IL CONTESTO NORMATIVO Il contesto internazionale Il contesto europeo Il contesto italiano LE PERSONE LGBT IN ITALIA L indagine statistica: la prima ricerca ISTAT sull orientamento sessuale Le iniziative di sensibilizzazione del Dipartimento per le Pari Opportunità Analisi del fenomeno e dati del Contact Center UNAR GLI ASSI DELLA STRATEGIA Asse EDUCAZIONE E ISTRUZIONE Il quadro di riferimento Obiettivi e misure Asse LAVORO Il quadro di riferimento Obiettivi e misure Asse SICUREZZA E CARCERI Il quadro di riferimento Obiettivi e misure Asse COMUNICAZIONE E MEDIA Il quadro di riferimento Obiettivi e misure 395 5. LA GOVERNANCE Gli strumenti della governance Il Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT Il Tavolo di coordinamento interistituzionale Le parti sociali (organizzazioni sindacali e parti datoriali) I tavoli settoriali La Rete RE.A.DY Gli altri attori GLOSSARIO 46 APPENDICE 50 LA RACCOMANDAZIONE CM/REC(2010)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull orientamento sessuale o l identità di genere 50 Allegato alla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 536 1. PRESENTAZIONE DELLA STRATEGIA attuale impegno dell Italia nel contrasto alle discriminazioni basate sull orientamento sessuale e sull identità di genere è rappresentato dall adesione al progetto L sperimentale proposto dal Consiglio d Europa per l attuazione e l implementazione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri CM/REC (2010) 5. Tale impegno è stato formalizzato nelle Direttive del Ministro del lavoro con delega alle pari opportunità per l attività amministrativa per gli anni 2012 e 2013, che assegnano all Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull origine etnica (UNAR), operante presso il Dipartimento per le pari opportunità, anche l attuazione di obiettivi operativi rilevanti in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull orientamento sessuale e sull identità di genere, e, in particolare, la definizione di una Strategia nazionale in collaborazione con il Consiglio d Europa. Si tratta di un importante e significativo progetto pluriennale che prevede una collaborazione tra le diverse realtà istituzionali, il terzo settore e le parti sociali per l implementazione delle politiche di prevenzione e contrasto della discriminazione nei confronti delle persone LGBT, in linea con la citata Raccomandazione adottata dal Comitato dei Ministri CM/REC (2010)5 che costituisce il punto di riferimento del lavoro svolto dal Dipartimento per le pari opportunità e dall UNAR. Il lavoro che ci si è proposti di fare, insieme a tutti gli stakeholder maggiormente coinvolti in tale ambito è, dunque, quello di contribuire alla attuazione di un piano di misure sul piano amministrativo, che, al di là di un quadro normativo incompleto, possa essere di supporto alle politiche nazionali e locali nella materia in questione nel rispetto degli obblighi assunti a livello internazionale ed europeo. Si tratta di un piano di azioni integrate e multidisciplinari in grado di fornire una risposta dinamica e coordinata al contrasto delle discriminazioni fondate sull orientamento sessuale e sull identità di genere, in linea con il sistema di intervento, proprio, dell UNAR di governance sussidiaria e integrata per la prevenzione, il contrasto e la rimozione di ogni forma di discriminazione, cosi come previsto, peraltro, dal recente decreto ministeriale di organizzazione interna del 4 dicembre Partendo da un approccio molto pragmatico, si è deciso di limitare il campo di azione alle misure attuabili a legislazione vigente pur nella consapevolezza, sottolineata da più 57 6 parti, dei problemi relativi all esistenza di un quadro normativo molto lacunoso che limita la tutela dei diritti della comunità LGBT. In questa prospettiva, si è deciso quindi di individuare, secondo una selezione di priorità che parte da un analisi della maggiori criticità, quattro ambiti strategici di intervento nei settori del lavoro, della scuola, dei media, della sicurezza e carceri. Per ciascuno di questi ambiti vengono definiti, in modo molto semplice e schematico, gli obiettivi e le misure specifiche da mettere in campo per promuovere la parità di trattamento e dare un forte impulso a quel processo di cambiamento culturale così fortemente auspicato. Nonostante la semplicità della struttura, la Strategia non omette di considerare, sia nei principi che nelle misure attuative, due aspetti di carattere orizzontale, talora collegati, che riguardano il fenomeno delle discriminazioni multiple e la trasversalità delle tematiche di genere. Proprio per il lavoro svolto dal Dipartimento per le pari opportunità sul versante delle politiche di parità, la Strategia comprende e considera la specificità della condizione delle lesbiche, verso le quali si verifica appunto una discriminazione multipla. Tale discriminazione opera, infatti, sia sul fronte dell orientamento sessuale che su quello del genere. In tempi recenti, infatti, la misoginia profondamente radicata nel tessuto culturale del nostro Paese ha registrato un aumento dei femminicidi, il consolidamento nella cultura di massa di un modello femminile stereotipato ed un confinamento del ruolo produttivo femminile alle attività di cura della persona e della famiglia. Così pure altre forme di discriminazione sono tenute in considerazione nella Strategia e riguardano le persone LGBT migranti, quelle diversamente abili, quelle anziane, che vivono in una condizione, ancor più grave, di solitudine, marginalità sociale e vulnerabilità. Nella realizzazione del percorso che porta alla attuazione della Strategia, la collaborazione tra le istituzioni centrali e la società civile è di fondamentale importanza ed ha un forte valore simbolico e culturale di legittimazione per soggetti, ancora, troppo spesso marginalizzati e stigmatizzati, oltre ad avere una validità intrinseca perché contribuisce a rendere l azione pubblica più rispondente alle priorità ed ai bisogni dei cittadini, rendendo questi ultimi protagonisti della loro stessa emancipazione da ogni forma di esclusione e discriminazione. In tale ottica è stata preziosa la consultazione delle Associazioni LGBT 1, che hanno svolto un ruolo attivo e propositivo. Le Associazioni sono tra gli stakeholder privilegiati nell elaborazione della Strategia nel suo complesso, sia nell identificazione degli obiettivi che nella previsione delle azioni positive da realizzare. 1 In data 20 novembre 2012 è stato istituito il Gruppo Nazionale di Lavoro LGBT. Per l elenco delle Associazioni si rimanda al paragrafo sulla Governance.8 Per l elaborazione della Strategia è stato altresì necessario il confronto con le altre Amministrazioni centrali coinvolte sui temi di intervento propriamente sollecitati dalla Raccomandazione ed anche con le Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) che attraverso la Rete RE.A.DY. (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere) rafforzano l azione di diffusione ed implementazione delle buone prassi. E evidente che per promuovere efficacemente le misure proposte anche a livello locale risulta utile coinvolgere le reti di prossimità quali, ad esempio, i centri regionali antidiscriminazione, i nodi provinciali, le antenne UNAR e le altre strutture messe in campo dagli organismi del decentramento amministrativo (circoscrizioni, municipi, etc), con l obiettivo di intercettare e raggiungere in modo capillare i bisogni, offrendo ad essi una risposta adeguata con le competenze di differenti realtà pubbliche o private già esistenti sul territorio.9 2. IL CONTESTO NORMATIVO IL CONTESTO INTERNAZIONALE Prima di entrare nella trattazione specifica degli Assi prioritari di intervento, appare utile dare una concisa e non esaustiva panoramica degli interventi posti in essere dagli organismi internazionali e dal legislatore italiano per la protezione dei diritti umani a favore delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Lasciate che lo dica chiaro e forte: le perone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno gli stessi diritti umani di qualunque altra persona. Anche esse sono nate libere e eguali : con queste parole pronunciate a New York l 11 dicembre 2012, il Segretario Generale Ban Ki-moon ha chiesto agli Stati che aderiscono all Organizzazione delle Nazioni Unite di porre fine alla violenza e alla discriminazione contro le perone LGBT. Nel 2008 Francia e Olanda, anche a nome dall Unione europea, hanno presentato una risoluzione all Assemblea Generale dell ONU recante la richiesta di abrogazione delle leggi che criminalizzano le persone in base al loro orientamento sessuale o all identità di genere e la fine delle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT. La risoluzione ha avuto il sostegno di 94 stati e l opposizione di altri 57. L ampio consenso raccolto non è stato ancora sufficiente a portare alla sua adozione, benché essa rappresenti già di per sé il più importante riferimento a livello internazionale di impegno a favore dei diritti umani e della dignità delle persone LGBT. Nella sua scia, il 17 giugno 2011 la Commissione dei Diritti Umani dell ONU, organismo cui è delegata l attuazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici negli Stati firmatari, ha adottato la risoluzione 17/19. La risoluzione, storica perché la prima adottata da un organismo ONU, condanna la violazione dei diritti umani delle persone LGBT; ricorda il ruolo della Commissione nella promozione universale dei diritti umani a prescindere dalle caratteristiche personali degli esseri umani; dispone la realizzazione di uno studio sulle leggi che nel mondo discriminano le persone LGBT e sulle pratiche e atti di violenza di cui sono vittime; infine chiede di indicare gli strumenti che il diritto internazionale può approntare per porre fine alla violazione dei diritti umani delle persone LGBT. Lo Studio, pubblicato nel novembre 2011 (A/HRC/19/41), contiene capitoli dedicati alla violenza praticata nei confronti delle persone LGBT, alle leggi e alle pratiche discriminatorie, incluse quelle in materia familiare e alle raccomandazioni proposte. Anche l Organizzazione degli Stati Americani (OAS) ha adottato più risoluzioni per combattere la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone LGBT (AG/RES.2435,10 XXXVIII-O/08; AG/RES. 2504, XXXIX-O/09; AG/RES. 2653, XLI-O/11). Quella adottata nel 2009 espressamente richiama la risoluzione presentata all Assemblea Generale dell ONU, mentre quella adottata nel 2011 ha consentito la realizzazione da parte della Commissione Interamericana sui Diritti Umani (IACHR) di uno studio sulle implicazioni legali, concettuali e terminologiche legate all orientamento sessuali, all identità e all espressione di genere (OEA/Ser.G, CP/CAAP-INF. 166/12). 2.2 IL CONTESTO EUROPEO Nel continente europeo, il Consiglio d Europa (COE), attraverso i suoi organismi, è più volte intervenuto per promuovere azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani da parte delle persone LGBT (Raccomandazioni 924/1981; 1470/2000; 1635/2003; 1915/2010; Risoluzione 1728/2010). In particolare, nella fondamentale Raccomandazione CM/Rec(2010)5, più volte richiamata nella presente Strategia, il Comitato dei Ministri ha rimarcato che le persone LGBT sono state vittime per secoli di intolleranza e di discriminazione, anche all interno delle loro famiglie, ivi compreso sotto forma di criminalizzazione, marginalizzazione, esclusione sociale e violenza. Di particolare importanza è il richiamo al principio secondo il quale non può essere invocato nessun valore culturale, tradizionale o religioso, né qualsivoglia precetto derivante da una cultura dominante per giustificare il discorso dell odio o qualsiasi altra forma di discriminazione, ivi comprese quelle fondate sull orientamento sessuale o sull identità di genere. Agli Stati membri ha richiesto di riparare a qualsiasi discriminazione diretta o indiretta basata sull orientamento sessuale o sull identità di genere, rivedendo le proprie leggi e promuovendo nuovi interventi legislativi finalizzati a combattere in modo efficace ogni discriminazione e a garantire il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT, anche in ambito familiare. Nel giugno 2011 il Commissario per i Diritti Umani ha pubblicato una relazione dettagliata, contenente un analisi socio-legale, sulla condizione delle persone LGBT in tutti gli Stati membri del COE. L azione svolta dal COE a difesa dei diritti delle persone LGBT è particolarmente efficace anche grazie alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), la quale opera sulla base della Convenzione firmata a Roma dagli Stati membri del COE nel La giurisprudenza della CEDU è stata in grado di determinare o influenzare nei 47 Stati membri del COE il cambiamento di numerosi legislazioni discriminatorie nei confronti delle persone LGBT in materia penale (Dudgeon v. Regno Unito; Norris v. Irlanda); età del consenso (X. v. Regno Unito; S.L. v. Austria); libertà di assemblea, associazione e espressione (B czkowski e Altri v. Polonia; Alekseyev v. Russia); adozione di minori (E.B. v. Francia; Gas e Dubois v. Francia); lavoro e previdenza (Karner v. Austria; Kozak v. Polonia); 911 forze armate (Smith e Grady v. Regno Unito; Brown v. Regno Unito); famiglia e sua regolamentazione (Schalk e Kopf v. Austria); identità di genere (Rees v. Regno Unito; Christine Goodwin v. Regno Unito). Particolare importanza riveste in ambito sovranazionale l Unione europea, che nel 2000 ha adottato la Carta dei Diritti Fondamentali dei cittadini dell Unione europea, avente effetto giuridico vincolante nell Unione a partire dal In essa è contenuto un divieto generale di discriminazione anche in base all orientamento sessuale della persona umana e il riconoscimento del diritto di sposarsi e costituire una famiglia, senza esclusione per le persone omosessuali. Anche il Trattato sul funzionamento dell unione europea, nel suo articolo 10, contiene un generale principio di lotta alla discriminazione fondata sull orientamento sessuale nella definizione e nell attuazione di tutte le politiche e le azioni dell Unione. Oltre agli interventi di natura legislativa realizzati mediante regolamenti o direttive che devono essere recepite dagli Stati e che contengono specifiche previsioni a favore delle persone LGBT (ad es. direttiva 2000/78, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 216 del 2003), numerose sono state le risoluzioni del Parlamento europeo che richiedono agli Stati membri il rispetto dei diritti e della dignità delle persone LGBT e la parificazione di diritti in materia familiare e di accesso al matrimonio (1117 del ; A3-0028/94; P7_TA(2011)0427; 2011/2244 INI; P7_TA(2012)0222). 2.3 IL CONTESTO ITALIANO l legislatore italiano è intervenuto più volte per tentare di rimuovere le discriminazioni nei confronti delle persone LGBT. Il primo intervento in ordine di tempo I j 10 è consistito nell introduzione della legge n. 164 del 1982 che consente la rettificazione di sesso alle persone transessuali. In materia di protezione nei luoghi di lavoro, si sono succedute più disposizioni che vietano discriminazioni dirette e indirette in ragione dell orientamento sessuale della persona (decreto legislativo n. 216 del 2003; articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, legge n. 300 del 1970; articolo 7 del Testo unico in materia di pubblico impiego, decreto legislativo n. 165 del 2001; articolo 10 del decreto legislativo n. 276 del 2003; art del Codice dell ordinamento militare, decreto legislativo n. 66 del 2010; art. 21 del decreto legislativo n. 183 del 2010, in materia di Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni). Il testo unico dei servizi audiovisivi e radiofonici, contiene il principio generale in materia di comunicazioni commerciali che vieta la promozione delle discriminazioni fondate, tra l altro, sull orientamento sessuale (art. 36-bis del decreto legislativo n. 177 del 2005).12 Altre disposizioni che proteggono l orientamento sessuale quale condizione personale che rischia di esporre a discriminazione sono contenute in provvedimenti e trattati che riguardano le materie di asilo, protezione internazionale ed estradizione (art. 3 del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Canada del 13 gennaio 2005; art. 4 del decreto legislativo 25 gennaio 2007 n. 24; articolo 8 del decreto legislativo 19 novembre 2007). L ordinamento italiano non prevede, purtroppo, tuttora una normativa specifica per i reati di omofobia e transfobia. A tale proposito, in diverse occasioni il Parlamento ha respinto varie proposte di legge in materia. Per quanto riguarda il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, si segnala che la sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 14 marzo 2010, relativa all estensione del matrimonio anche tra persone dello stesso sesso, ne ha dichiarato l inammissibilità, ma nel contempo ha riconosciuto che, sulla base dell art. 2 della Costituzione, le coppie dello stesso sesso sono portatrici di legittime istanze di parità e che la scelta dello strumento specifico per riconoscerne i relativi diritti e doveri spetta al Parlamento, nell esercizio della sua piena discrezionalità. Anche di recente, nello stesso senso si è espresso con autorevolezza il Presidente della Corte Costituzionale. Numerose proposte di legge in materia di riconoscimento del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, unioni civili, coppie di fatto sono state depositate alle Camere nelle diverse legislature, senza tuttavia giungere mai ad approvazione. Le Regioni si sono recentemente avviate lungo un percorso di consapevolezza degli obblighi derivanti dal diritto sovranazionale, che impongono un riconoscimento e una tutela per le condizioni personali come l omo/bisessualità considerate a rischio di discriminazione, approvando una serie di normative regionali. A fronte di un quadro nazionale lacunoso, queste appaiono come certamente innovative sotto l aspetto dell ampliamento e della specifica previsione di tutele e del riconoscimento delle forme di convivenza diverse dal matrimonio, e di forme specifiche di contrasto alle discriminazioni derivante dall orientamento sessuale. Sia a livello statutario, sia di legislazione di settore, le Regioni Toscana, Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Umbria sono intervenute in ambiti come l accesso ai servizi, il contrasto alle discriminazioni e all omofobia, la promozione di politiche attive in ambito lavorativo. 1113 3. LE PERSONE LGBT IN ITALIA L INDAGINE STATISTICA: LA PRIMA RICERCA ISTAT SULL ORIENTAMENTO SESSUALE Il contesto italiano presenta criticità messe in luce sia da recenti ricerche sia dall attività dello stesso UNAR, attraverso il proprio Contact Center. Tra le ricerche effettuate, quella più rilevante e recente risulta essere La popolazione omosessuale in Italia elaborata dall Istat (Istituto Nazionale di Statistica) nel , presentata presso la Camera dei Deputati il 17 maggio 2012, in occasione della Giornata internazionale contro l omofobia. Si tratta della prima indagine sulla materia su scala nazionale, finanziata dal Dipartimento per le pari opportunità. L indagine, condotta su un campione di circa cittadini tra i 18 e i 74 anni offre un prezioso spaccato sull atteggiamento dei cittadini nei confronti della popolazione omosessuale, la presenza di stereotipi, la valutazione della presenza di atteggiamenti discriminatori nella società italiana. Una parte dell indagine è dedicata anche alle discriminazioni subite dalle persone LGBT. Dalla ricerca Istat emerge innanzitutto come la popolazione in generale ritenga che in Italia vi sia discriminazione verso la comunità omosessuale 3 ed ancor più verso le persone transessuali. Tale condotta discriminatoria in teoria verrebbe condannata, ma per alcune categorie di lavoro o ruoli nella società, la popolazione italiana dimostra grave difficoltà ed imbarazzo ad accettare l omosessualità: per esempio il 41,4% degli intervistati ritiene non opportuno che una persona omosessuale eserciti la professione di insegnante, il 28,1% di medico e il 24,8% di politico. Tale contraddizione si riscontra anche nell accettazione di relazioni gay e lesbiche; in questo caso circa per il 60% del campione esaminato ritiene accettabile una relazione tra due uomini o tra due donne, ma il 55,9% afferma che se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero più accettati e quasi il 30% ritiene che la cosa migliore per un omosessuale sia non dire agli altri di esserlo. Il 62,8% del campione è favorevole alle unioni civili, il 43,9% al matrimonio ed il 20% all adozione. Questi dati indicano ancora una titubanza nella percezione delle discriminazioni per orientamento sessuale della popolazione italiana, dovuta sia a fattori prettamente cul- 2 La ricerca è disponibile a questo link 3 Il termine d ora in poi si riferirà alle persone gay, lesbiche e bisessuali, altre volte si userà il corretto acronimo LGB.14 turali relativi ad un modello normativo di tipo tradizionale (nel quale l eterosessualità è l unico modo legittimo e socialmente accettato di espressione dell orientamento sessuale e l omosessualità un disvalore) sia al fatto che molte persone LGBT non desiderano rendere pubblica il proprio orientamento come forma di difesa preventiva dal rischio di discriminazione ed esclusione. Per quanto riguarda la percezione delle stesse persone LGBT queste dichiarano di aver subito discriminazioni durante la ricerca di un alloggio (10,2%) nei rapporti con i vicini (14,3%) nell accesso a servizi sanitari (10,2%) oppure in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto (12,4%). Questi dati subiscono delle variazioni in relazione al genere, all età e alla provenienza geografica. Le donne ed i giovani mostrano una maggiore apertura verso gli omosessuali. Altre differenze si misurano tra le varie regioni d Italia: il centro Italia si mostra più aperto del nord Italia, mentre le regioni meridionali si mostrano generalmente più chiuse e lontane dalle medie nazionali. 3.2 LE INIZIATIVE DI SENSIBILIZZAZIONE DEL DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITÀ Al fine di agire sulla percezione dell omosessualità e contrastare chiaramente le discriminazioni verso l orientamento sessuale, il Dipartimento delle Pari Opportunità ha finanziato varie attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione, alcune delle quali realizzate in collaborazione con il mondo dell associazionismo. Tra queste vi è la prima campagna nazionale di comunicazione istituzionale contro l omofobia dal titolo Rifiuta l omofobia. Non essere tu quello diverso, lanciata nel 2009 e riproposta nel A questa ha fatto seguito nel la campagna E non c è niente da dire. Si alle differenze, No all omofobia. Per quanto riguarda il settore della scuola, scelto come luogo primario della prevenzione, sono state realizzate attività specifiche di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione mediante i Protocolli di Intesa stipulati tra il Ministro delle Pari Opportunità ed il Ministro dell Istruzione, dell Università e della Ricerca. Il primo, siglato nel 2009, ha istituito la Settimana contro la violenza, iniziativa di sensibilizzazione, informazione e formazione che si svolge presso le scuole di ogni ordine e grado nel mese di ottobre di ogni anno. Il nuovo Protocollo, siglato nel mese di gennaio 2013, ha esteso le attività della Settimana alle diverse forme di discriminazione, tra cui l orientamento sessuale e l identità di genere, con particolare riguardo ai fenomeni di bullismo anche a sfondo omofobico e transfobico. 13 15 Per quanto riguarda le azioni di contrasto alle discriminazioni fondate sull orientamento sessuale e l identità di genere, dal 2010 è possibile effettuare segnalazioni utilizzando il servizio di Contact Center dell Unar tramite il numero verde gratuito (attivo dal 2004) o anche attraverso l indirizzo (dal 2009). L attività del Contact Center rileva i casi di discriminazione, fornisce informazioni, orientamento, supporto legale, counselling e mediazione tra le parti avvalendosi anche di una rete di sportelli in tutto il territorio nazionale. Non da ultimo effettua un monitoraggio dei mezzi d informazione. 3.3 ANALISI DEL FENOMENO E DATI DEL CONTACT CENTER UNAR Dai dati del Contact Center tra il 2010 ed il 2012 emerge un aumento delle segnalazioni, passate da 43 nel 2010 a nel La lettura quantitativa dei dati non deve far pensare solo ad un aumento delle discriminazioni, ma all accresciuta capacità di intercettare l emersione del fenomeno (Tabella 1). Inoltre, la maggior parte delle istruttorie vengono avviate direttamente d Ufficio in quanto si riscontra una certa ritrosia a denunciare fenomeni di discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere da parte delle vittime. Tabella 1 14 Grafico con serie storica di casi di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Dati Contact Center Unar. 4 Il Contact Center classifica i casi nei seguenti ambiti: Mass Media, Vita Pubblica, Erogazione Servizi da Enti Pubblici, Lavoro, Casa, Tempo libero, Erogazione Servizi da Pubblici Esercizi, Scuola e Istruzione, Erogazione Servizi Finanziari, Forze dell Ordine, Trasporto Pubblico, Salute.16 Nell ambito vita pubblica, nel quale si registrano le aggressioni, le affermazioni denigratorie da parte di esponenti pubblici, gli atti di omofobia e transfobia avvenuti negli spazi pubblici, si è rilevato un maggior numero di segnalazioni, alle quali la stampa dà grande risalto. Per quanto riguarda l istigazione all odio, dai social network giungono numerose segnalazioni che l Ufficio cerca di monitorare e rimuovere con la collaborazione dell OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori). L OSCAD è uno strumento operativo, composto da rappresentanti della Polizia di Stato e dell Arma dei Carabinieri, istituito il 2 settembre 2010, nell ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, per prevenire e contrastare gli atti discriminatori che costituiscono reato e per rimuovere i residui di pregiudizio che, in alcuni casi, permangono ancora nell ambito dell Amministrazione della Pubblica Sicurezza rispetto alle differenze, sia verso l esterno sia all interno. Nell ambito dell istruzione le indagini sociologiche degli ultimi anni mostrano una tendenziale accettazione, sempre maggiore, tra i giovani dei comportamenti omosessuali, tuttavia dagli ambienti scolastici si rilevano tutt oggi diversi casi di bullismo ed omofobia, intercettati dallo stesso Contact Center. In questi casi l Unar propone ai dirigenti scolastici supporto attraverso interventi di sensibilizzazione e formazione mirati. Secondo l indagine ISTAT ben il 24% della popolazione omosessuale avrebbe sofferto pregiudizi e discriminazioni a scuola e tale dato rileva la necessità di interventi specifici su larga scala. Questi interventi vengono richiesti anche dal personale docente che denuncia la mancanza di preparazione di base e di aggiornamenti in materia di orientamento sessuale e identità di genere. L UNAR cerca di implementare l azione delle associazioni nei progetti di sensibilizzazione all interno delle strutture scolastiche nelle quali l educazione ad una affettività consapevole risulta ancora un tabù. Attività di sperimentazione nell ambito dell orientamento sessuale sono presenti solo in alcuni istituti particolarmente sensibili. Non risultano, al momento, casi accertati di discriminazione per l accesso all alloggio, nel lavoro pubblico o privato. Ciò dimostra chiaramente la difficoltà che l UNAR incontra, ancora oggi, nella emersione del fenomeno. Questa assenza di dati prova, infatti, la ritrosia che hanno, in primo luogo, le vittime, le quali quasi sempre chiedono l anonimato o non denunciano atti discriminatori per orientamento sessuale o identità di genere, in quanto considerati fortemente svalutanti. I dati dell indagine ISTAT riportano comunque che il 10,2% avrebbe subito discriminazioni nella ricerca di un alloggio, il 14,3% nei rapporti con i vicini, il 29,5% nella ricerca di lavoro ed il 22,1 % sul luogo di lavoro. Per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni si evidenzia l esperienza positiva della rete RE.A.DY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere). In questi ultimi anni diverse amministrazioni locali e regionali hanno avviato politiche per favorire l inclusione sociale delle persone omosessuali e transessuali, sviluppando buone prassi e promuovendo atti e provvedimenti amministrativi che tutelano dalle discriminazioni, 1517 16 aprendo sportelli di ascolto, contribuendo così a migliorare la qualità della vita Lgbt e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi. Sebbene anche in ambito sanitario la discriminazione si possa presentare in varie forme, anche in questo settore non risultano casi accertati 5. E importante rammentare che il divieto alla donazione di sangue da parte di persone omosessuali di sesso maschile, introdotto con Decreto del Ministero della Salute il 15 gennaio 1991, è stato modificato col D.M. del 26 gennaio 2001 stabilendo che fossero prese in considerazione non le categorie a rischio, ma i comportamenti sessuali ad alto rischio. La situazione delle persone transessuali presenta molte specificità. Nel settore sanitario le persone transessuali autorizzate all intervento di riconversione chirurgica del sesso (legge n 164 del 14 aprile ) hanno la possibilità di sottoporvisi presso uno dei centri specializzati in regime di convenzione, ma affrontano liste di attesa anche di 4 anni, oppure presso cliniche private affrontando i relativi costi. (Per quanto riguarda i casi all attenzione del Contact Center dell Unar sono state poste le situazioni delle strutture ospedaliere del Forlanini a Roma e del Cedig di Trieste nelle quali la riduzione delle sale operatorie destinate a tale servizio avrebbe aumentato i ritardi). Per quanto riguarda i costi, talvolta proibitivi, solo la regione Toscana ha favorito l accesso alle cure rendendo gratuite le spese relative alla somministrazione di ormoni (che vanno ad influire solo per lo 0,003% sulla spesa farmaceutica regionale). Nel caso di persone LGBT in regime di detenzione, bisognerebbe trovare soluzioni adeguate al fine di evitarne l isolamento. Inoltre alle persone detenute transessuali e transgender si dovrebbe garantire l accesso ed il controllo specialistico alla somministrazione di ormoni al fine di non ostacolarne il processo di transizione di genere. Risulta necessario un piano di formazione per il personale penitenziario, mentre è già attivo un percorso formativo organizzato e gestito dall Unar in collaborazione con OSCAD in favore del personale della Polizia di Stato e dell Arma dei Carabinieri (Forze di polizia a competenza generale). Dall analisi dei casi, si rileva che nell accesso all alloggio le persone transessuali o transgender, a causa della loro visibilità sia per quanto riguarda la percezione estetica sia per via della discordanza tra aspetto fisico e dato anagrafico, al momento della stipula del contratto subiscono una doppia discriminazione. Le agenzie ed i proprietari non affittano sia per timore delle reazioni dei vicini sia per il pregiudizio che la persona transessuale si prostituisca ed intrattenga rapporti con ambienti malavitosi. Proprio a causa di tali pregiudizi spesso vengono richiesti affitti fuori mercato e senza registrazione. Ciò nonostante raramente le vittime denunciano tale prassi e se lo fanno si rivolgono a sportelli di associazioni con i quali hanno già stabilito un rapporto di fiducia. 5 Fonte Contact Center Unar. 6 La legge n 164 del 1982 Norme in materia di rettificazione di sesso mostra delle criticità in quanto non stabilisce i requisiti ai fini della riassegnazione di genere. Si riterrebbe necessario stimolare l ufficio legislativo. 18 Anche nell ambito del lavoro è doveroso distinguere nella casistica fra discriminazioni per orientamento sessuale e per identità di genere, in quanto è comunemente assunto che alla popolazione omosessuale o bisessuale è più agevole nascondere la propria identità di quanto non possa fare la popolazione transessuale e transgender. Per i primi la discriminazione si manifesta nel non poter vivere pienamente e liberamente la propria identità e personalità (si vedano i dati della ricerca Istat per le difficoltà di dichiararsi con i colleghi) con effetti negativi per la socializzazione sul posto di lavoro, la partecipazione alla vita aziendale, la condivisione degli obiettivi riducendo la produttività del lavoratore, il suo benessere psicofisico e la capacità d innovazione dell azienda. Per i secondi, invece, anche in base anche ai dati raccolti dal Contact Center Unar, l accesso al posto di lavoro rimane la criticità più grande, soprattutto per le persone di origine straniera che dispongono spesso di un basso livello di qualificazione professionale e solitamente dopo il percorso di riassegnazione del sesso un età non più giovane per il reinserimento lavorativo. Sono soggetti che, quindi, necessitano di un orientamento o riqualificazione al lavoro specialistico con percorsi ancora sperimentali e limitati solo ad alcune realtà territoriali, gestiti prevalentemente da associazioni. La mancata predisposizione di norme specifiche, dato 17 19 che la tutela antidiscriminatoria prevista dal d.lgs. 216/2003 riguarda solo l orientamento sessuale, può tradursi in un ulteriore elemento di invisibilità e di assenza di considerazioni da parte del legislatore e degli amministratori pubblici. Non esistono dati o indagini per quanto riguarda le promozioni o progressioni di carriera ed i licenziamenti in riferimento alla comunità LGBT. Rari comunque i casi di politiche di diversity management e di inclusione delle differenze nelle politiche aziendali riguardanti soprattutto filiali italiane di aziende multinazionali, come per esempio IBM ed IKEA, nelle quali vi è maggiore attenzione all immagine aziendale quale criterio di qualità del prodotto ai fini concorrenziali. Sempre nell ambito delle attività di promozione di azioni positive nel mondo del lavoro, l Unar realizza dal 2008 un importante evento denominato Diversità al lavoro con l obiettivo di facilitare fattivamente l inserimento lavorativo anche di persone LGBT, favorendo l incontro tra domanda ed offerta. Servizi simili a quelli offerti dal Contact Center Unar, su scala locale e non nazionale, vengono offerti dalle associazioni LGBT con attività quali sportelli di ascolto contattabili anche telefonicamente.20 4. GLI ASSI DELLA STRATEGIA 4.1 ASSE EDUCAZIONE E ISTRUZIONE Dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d Europa agli Stati membri sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull orientamento sessuale o l identità di genere. Allegato alla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 VI. Istruzione 31. Tenendo nel debito conto l interesse superiore del fanciullo, gli Stati membri dovrebbero adottare le misure legislative o di altro tipo appropriate, destinate al personale insegnante e agli allievi, al fine di garantire l effettivo godimento del diritto all istruzione, senza discriminazioni fondate sull orientamento sessuale o sull identità di genere; ciò comprende in particolare il rispetto del diritto dei bambini e dei giovani all educazione in un ambiente scolastico sicuro, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all orientamento sessuale o all identità di genere Tenendo nel debito conto l interesse superiore del fanciullo, dovrebbero a tale scopo essere adottate misure appropriate a ogni livello per promuovere la tolleranza e il mutuo rispetto a scuola, a prescindere dall orientamento sessuale o dall identità di genere. Tali misure dovrebbero comprendere la comunicazione di informazioni oggettive sull orientamento sessuale e l identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Gli Stati membri potrebbero inoltre predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d azione per promuovere l uguaglianza e la sicurezza e garantire l accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione. Tali misure dovrebbero tenere conto del diritto dei genitori di curare l educazione dei propri figli. Vedere altro
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