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Timestamp: 2020-04-08 17:33:28+00:00
Document Index: 81142387

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 1751', 'art. 1454', 'art. 1751', 'sentenza ', 'sentenza ']

contratto di agenzia Archivi - Studio Legale Bergamo
Agenti di commercio e il mantra “la legge dice che…”, riferito a diritti che intendono far valere.
Spesso si tratta di riferimenti corretti, altre volte invece si tratta di “credenze” , riferite a cose che la legge non dice affatto, o, nella migliore delle ipotesi, riferite a “prassi” commerciali prive tuttavia di qualsiasi vincolatività per l’azienda.
Credenza n. 1: alla fine del rapporto l’agente ha diritto ad una indennità pari a 1 anno di provvigioni
La legge dice una cosa ben diversa: gli agenti di commercio hanno diritto (a certe condizioni che qui non tratteremo) “fino” a 1 anno di provvigioni come indennità. Il che è ben diverso dal dire che hanno diritto a “1 anno” e basta, potendo anche non aver diritto, all’atto pratico, ad alcuna indennità.
Credenza n. 2: agli agenti di commercio monomandatari spetta per legge un fisso/rimborso spese/acconto
Si tratta di una prassi commerciale, legata al fatto che gli agenti di commercio monomandatari, specie all’inizio, operando per una sola azienda, rischiano di cominciare a guadagnare solo mesi dopo l’inizio del contratto. Situazione che viene quindi compensata con l’erogazione di somme anche prima dell’effettiva maturazione delle provvigioni.
Gli Accordi Economici Collettivi del settore Commercio e Industria trattano invece la questione degli acconti, ma senza distinguere tra agenti monomandatari o plurimandatari e in modo comunque diverso tra i due accordi.
In particolare, l’A.E.C. del Commercio 2009 (art. 7) disciplina gli acconti ma solo se nel contratto individuale di agenzia è espressamente prevista la facoltà dell’agente di richiederli. Cosa che in pratica non succede quasi mai, nel senso che le aziende o disciplinano direttamente nel dettaglio gli acconti che intendono riconoscere, oppure non prevedono genericamente questa facoltà nel contratto.
L’A.E.C. dell’Industria 2014, invece, con una norma sconosciuta ai più (art. 7) e comunque molto di rado applicata, prevede, anche senza che in contratto ne sia stata prevista la facoltà, che l’agente (mono o plurimandatario che sia) ha diritto di chiedere degli anticipi, nel corso del trimestre, fino al 70% delle “provvigioni maturate”. “Maturate” non “maturabili”, quindi su provvigioni che certamente alla fine del trimestre verranno pagate. L’A.E.C. prosegue precisando peraltro che se il criterio di maturazione delle provvigioni è l'”incassato” (cioè la provvigione matura dopo che il cliente ha pagato), allora l’agente, purchè ne faccia richiesta al momento del conferimento del mandato (quindi prima di firmarlo) ha diritto di chiedere, in alternativa al criterio del 70% sopra descritto, la liquidazione di anticipi nella misura del 50% delle provvigioni relative ad affari, non ancora incassati ma che prevedano un pagamento non oltre 90 giorni, e nella misura del 35% per quegli affari che prevedono un pagamento tra i 90 e i 120 giorni.
Quindi, solo nel caso in cui il contratto sia disciplinato dall’A.E.C. settore Industria, l’agente, anche se l’azienda non l’ha previsto, avrebbe diritto di pretendere un compenso, ma nei limiti e nei modi sopra descritti, e quindi comunque non in forma di fissi o minimi.
Credenza n. 3: l’agente s.n.c. o s.a.s. ha diritto all’indennità di fine rapporto se il socio va in pensione
Di questo argomento abbiamo già trattato anche in passato, ma vale la pena ribadirlo.
Credenza n. 4: non si possono più pagare le provvigioni sull’incassato
Credenza n. 5: se il patto di non concorrenza per il periodo successivo alla cessazione del rapporto non prevede espressamente un compenso allora è nullo e l’agente è libero di farsi incaricare da un’azienda concorrente
L’art. 1751 bis del codice civile, che disciplina il patto di non concorrenza degli agenti di commercio per il periodo successivo alla cessazione del rapporto, prevede infatti espressamente che se il compenso non è determinato dalle parti allora sarà stabilito dal Giudice.
Il patto quindi rimane valido e l’agente avrà (solo) diritto di chiedere il pagamento del compenso (per i casi in cui addirittura l’agente non ha diritto ad alcun compenso si rimanda al post patto di non concorrenza agenti: quando è gratuito)
Semmai, se dopo aver richiesto il pagamento del compenso, con una intimazione opportunamente formulata ai sensi dell’art. 1454 c.c. (cioè non con una intimazione “ordinaria”, ma con altro strumento che si chiama “diffida ad adempire”) l’azienda non lo paga, solo allora l’agente potrà considerare risolto il patto di non concorrenza e tornare libero ad operare anche per la concorrenza.
16 Settembre 2016 /0 Commenti/da Avv. Angela Tassinari
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/foto-facebook-1.jpg 466 700 Avv. Angela Tassinari https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Angela Tassinari2016-09-16 15:34:022016-09-16 15:34:02Agenti di commercio: 5 verità che non lo sono
Il patto di non concorrenza a carico degli agenti di commercio per il periodo successivo alla cessazione del contratto è di regola a pagamento.
L’azienda, cioè, dal 1.6.2001, per obbligare l’agente a non lavorare per la concorrenza dopo che se ne va, per legge lo deve pagare (art. 1751-bis codice civile modificato con la legge comunitaria 29.12.2000, n. 422) .
Prima di questa data, il patto di non concorrenza era gratuito per l’azienda, cioè il patto non prevedeva compenso e quindi l’agente si impegnava senza dover avere nulla in cambio.
Dal 2001, invece, la legge prevede un compenso.
La misura non è direttamente stabilita dalla legge ma è stabilita dagli Accordi Economici Collettivi (o, in mancanza, dal Giudice che però può fare riferimento anche agli Accordi Collettivi) e può essere anche piuttosto costoso. Ad esempio, per l’Accordo Economico del settore Commercio 2009 (gli Accordi Economici sono almeno 15 e quindi è importante capire quale è quello esattamente richiamato nel contratto di agenzia!), un agente monomandatario, con una anzianità di servizio fino a 5 anni e un patto di non concorrenza di 2 anni, ha diritto a circa 10 mesi di provvigioni!
Considerato che questo compenso si aggiunge alle indennità di fine rapporto se dovute (cioè se è l’azienda che di sua iniziativa interrompe il contratto), l’importo complessivo può arrivare a cifre considerevoli.
Il compenso per il patto di non concorrenza si aggiunge alle indennità di fine rapporto
La prima cosa quindi è senz’altro capire se, valutati costi/benefici, valga davvero la pena la pena impegnarsi per importi di questo tipo.
In ogni caso, ci sono delle ipotesi in cui è ancora possibile che il patto di non concorrenza sia “gratis”, ovvero che l’azienda non debba pagare nulla all’agente.
Queste “deroghe” sono di due tipi.
Una è prevista direttamente dalla legge, l’altra dalla giurisprudenza.
Riguardo la legge, la Legge Comunitaria n. 422/2000 che ha introdotto l’obbligo del compenso, ha previsto espressamente alcune esclusioni da questo obbligo quando l’agente sia una società di capitali (s.r.l. o S.p.A.). Esclusioni che poi sono state riprese (e “ristrette”) dagli Accordi Economici Collettivi.
In particolare, in base ai due principali Accordi Economici Collettivi settore Commercio 2009 e settore Industria 2014, le esclusioni sono le seguenti:
L’Accordo Economico Commercio 2009 esclude (solo) gli agenti organizzati come S.p.A. con 2 o più soci (quindi agenti in forma di s.r.l., con qualsiasi numero di soci, o di S.p.A. con un socio hanno diritto al compenso).
L’Accordo Economico Industria 2014, invece, esclude gli agenti organizzati sia come S.p.A., sia come s.r.l., con 2 o più soci (quindi hanno diritto al compenso solo gli agenti s.r.l. con un unico socio e le S.p.A. con un unico socio).
Se l’agente è una società di capitali, gli Accordi Economici Collettivi prevedono deroghe all’obbligo di pagare il patto di non concorrenza
Oltre a queste esclusioni previste dalla legge, anche la giurisprudenza ha preso posizione su un’altra ipotesi.
Una recente sentenza della Cassazione (la sentenza del 1.6.2015, n. 12127) ha inoltre risolto una annosa questione riguardo tutti quei contratti di agenzia iniziati prima del 1.6.2001 (la data cioè dalla quale il patto è diventato a pagamento.
Infatti, siccome il patto in origine era gratuito, tanti contratti avevano inserito questa clausola di default anche se non vi era davvero pericolo o interesse (perchè tanto non costava nulla). Quando il patto è diventato a pagamento, le aziende si sono quindi trovate esposte al rischio di dover pagare tutti quei patti inseriti nei contratti che erano in corso alla data del 1.6.2001 che fossero cessati dopo quella data.
La Cassazione invece ha finalmente stabilito che se il contratto di agenzia è stato stipulato prima del 1.6.2001 senza prevedere alcun compenso, anche se cessa dopo questa data il patto continua a rimanere gratuito, perchè la legge in vigore quando il contratto era stato stipulato non prevedeva l’obbligo di pagare l’agente.
Se il contratto di agenzia è stato stipulato prima del 1.6.2001 il patto di non concorrenza rimane gratuito
Molte ulteriori questioni riguardano il patto di non concorrenza, come ad esempio se si possa pagare il compenso solo alla fine del periodo stabilito per la non concorrenza, o se si possa pagare a rate, o se possa riguardare anche zone ulteriori rispetto a quelle stabilite nel contratto di agenzia, ma soprattutto quanto potrebbe costare realmente e se ne valga la pena in base ai benefici.
1 Settembre 2016 /0 Commenti/da Avv. Angela Tassinari
https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/patto-e1572271906815.jpg 1024 1024 Avv. Angela Tassinari https://www.tassinarisestini.it/wp-content/uploads/tassinari-sestini-300x75.png Avv. Angela Tassinari2016-09-01 12:27:202019-11-07 22:46:36Patto di non concorrenza agenti: quando è gratuito