Source: http://www.gadit.it/articolo/22016
Timestamp: 2018-03-22 11:51:35+00:00
Document Index: 90388924

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Cass. civ. Sez. II, Sent., 12-04-2011, n. 8371 Esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il contratto – Gadit
Cass. civ. Sez. II, Sent., 12-04-2011, n. 8371 Esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il contratto
Con atto notificato il 20 ottobre 1994 G.G. conveniva la SO.FI Coop s.r.l. davanti al Tribunale di Napoli, chiedendo che fosse emessa in suo favore la sentenza ex art. 2932 c.c., in relazione ad un contratto preliminare con il quale la convenuta le aveva promesso in vendita un appartamento realizzato su terreno alla stessa concesso in proprietà dal Comune di Somma Vesuviana a seguito di convenzione stipulata ai sensi della L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 35;
La convenuta, costituitasi, deduceva le la mancata stipula del contratto definitivo era da imputare all’inadempimento dell’attrice, per cui chiedeva la risoluzione del contratto preliminare.
Con sentenza in data 12 settembre 2003 il Tribunale di Napoli rigettava la domanda ex art. 2932 c.c. sia la domanda riconvenzionale.
La SO.FI Coop s.r.l. proponeva appello, dolendosi, in primo luogo, del mancato accoglimento della domanda riconvenzionale.
T.E. proponeva appello incidentale, chiedendo la dichiarazione di nullità del contratto preliminare.
Con sentenza in data 2 settembre 2008 la Corte di appello di Napoli dichiarava la nullità del giudizio dì primo grado ex art. 354 cod. proc. civ., rimettendo la causa al Tribunale di Napoli, sul presupposto che il contraddittorio avrebbe dovuto essere integrato nei confronti dei proprietari delle aree sulle quali era stato realizzato il complesso immobiliare di cui faceva parte l’appartamento all’origine della controversia e l’ente espropriante, in base alla seguente motivazione:
… va in primo luogo esaminato l’assunto difensivo del T. mediante il quale il predetto, denunciando la violazione del principio dell’integrità del contraddittorio, ha richiesto la declaratoria della nullità della sentenza impugnata.
Le argomentazioni dell’appellato, come sopra esposte, sono fondate e vanno accolte per quanto di ragione.
Al riguardo, il contratto preliminare di vendita in favore dell’appellato venne dichiaratamente stipulato dalla Soficoop in attuazione della convenzione intercorsa in data 14 dicembre 19 ai sensi della L. n. 865 del 1971, art. 35 con il predetto Comune.
Con l’atto introduttivo del giudizio, il T. ebbe a proporre una domanda diretta ad ottenere che fosse emessa sentenza ai sensi dell’art. 2932 c.c. produttiva degli stessi effetti del contratto non concluso trasferendo così la proprietà dei beni immobili in oggetto.
Una tale domanda evidentemente prevedeva, quale suo naturale presupposto, l’accertamento della titolarità del diritto di proprietà dell’area occupata dall’edificio in cui è sito l’appartamento compromesso.
E’ noto, infatti, che la pronuncia di trasferimento ai sensi del citato art. 2932 c.c. è ammissibile e, comunque, produce reali effetti traslativi solo se il bene oggetto del contratto preliminare di vendita appartenga al promittente venditore, ovvero questi possa determinare gli effetti stessi; tant’è che "nei casi in cui il bene promesso in vendita appartenga a terzi, l’acquisto della relativa proprietà da parte del promittente venditore costituisce condizione dell’azione di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c." (Cass. 11.572/04). Nè può dubitarsi, alla luce degli sessi scritti difensivi delle parti, che nel caso di specie la questione si pone concretamente in modo del tutto evidente, emergendo in modo chiaro dal sostanziale conflitto esistente in ordine al diritto di proprietà dell’area in questione tra gli originar proprietari, l’Ente pubblico espropriante e la Soficoop, delegata all’espropriazione e cessionaria, per patto espresso, del diritto di proprietà ad aedificandum solo all’esito del procedimento ablativo e delle correlative trascrizioni.
Orbene, la decisione della questione pregiudiziale in ordine all’accennato conflitto postula, con ogni evidenza, la necessaria partecipazione al giudizio di tutte le parti interessate e, ciò, perchè occorre accertare nei confronti delle parti stesse se si siano prodotti o meno gli effetti dell’espropriazione o, comunque, della definitiva ed irreversibile trasformazione del suolo e, altresì, se si siano verificate o meno, a vantaggio della Soficoop, gli effetti traslativi previsti dalla ripetuta Convenzione stipulata con il Comune di Somma Vesuviana.
L’accertamento stesso inerisce – e ciò è indiscutibile – ad una situazione giuridica unitaria ed inscindibile e può, pertanto, conseguire un risultato utile agli effetti reali solo se ed in quanto la relativa decisione venga pronunciata in contraddittorio di tutti i soggetti destinati ad essere avvantaggiati o pregiudicati dalla decisione in ordine al conflitto dei rispettivi titoli di proprietà emergenti dagli atti.
In sintesi, nel giudizio di primo grado non è stato integrato il contraddittorio nei sensi sopra specificati e, pertanto, la conseguente nullità impone la pronuncia prevista dall’art. 354 c.p.c., primo 1.
Infatti la domanda a suo tempo proposta da G.G. dinanzi al Tribunale presupponeva necessariamente l’accertamento in ordine all’appartenenza della succitata area, tuttavia l’intima connessione esistente tra tale pronuncia e tutte le altre consequenziali comporta la caducazione dell’intera decisione: non è invero revocabile in dubbio che, a seconda dell’accertamento indicato, può farsi, o meno, luogo al trasferimento dell’appartamento oggetto del contratto preliminare ovvero alla pronuncia di risoluzione ed a quelle risarcitorie o agli ulteriori profili dipendenti e subordinati.
Contro tale decisione hanno proposto ricorso per cassazione, la SO.FI Coop. s.r.l. e la Città del Mare s.r.l., alla quale la prima ha venduto l’appartamento oggetto del giudizio con atto in data 13 febbraio 2006.
Resiste con controricorso G.G..
Con il primo motivo le ricorrenti deducono, in primo luogo, l’erroneità dalla affermazione contenuta nella motivazione della sentenza impugnata secondo la quale la domanda diretta ad ottenere la sentenza ex art. 2932 c.c. presupponeva logicamente l’accertamento della titolarità del diritto dì proprietà dell’area occupata dall’edificio in cui è sito l’appartamento oggetto del contratto preliminare, con la conseguenza che il contraddittorio andava integrato nei confronti degli originari proprietari di tale terreno e del Comune di Somma Vesuviana. Una tale domanda, infatti, non era stata proposta con l’atto introduttivo del giudizio. Soltanto in grado di appello l’originario attore aveva chiesto che venisse dichiarata la nullità del contratto preliminare per non avere la SO.FI s.r.l. acquisito la proprietà dell’area in questione, ma si trattava di domanda inammissibile.
La doglianza è infondata, in quanto la Corte di appello di Napoli ha ritenuto, di ufficio, e quindi a prescindere da una espressa domanda in tal senso, che la richiesta di emissione di una sentenza ex art. 2932 c.c. contenesse necessariamente anche la domanda di accertamento della proprietà di tale area e su tale presupposto ha ritenuto che il contraddittorio andava integrato nei confronti degli espropriati e dell’ente espropriante.
Deducono, poi, le ricorrenti che comunque non sussisteva una ipotesi di litisconsorzio necessario, potendo la questione della proprietà dell’area essere oggetto di accertamento incidentale e portare al rigetto della domanda principale nel caso in cui fosse emerso che l’area sulla quale era stato realizzato l’edificio oggetto del contratto preliminare era mai pervenuto in proprietà alla SO.FI Coop s.r.l., conformemente a quanto deciso da questa S.C. con sentenza in data 26 luglio 2006 n. 17027 (erroneamente indicata con il numero 10927 nel ricorso), emessa in una controversia analoga, in cui era parte la SO. FI Coop s.r.l. e che ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso che l’accertamento in via incidentale della proprietà del bene in capo al promittente venditore desse luogo da una ipotesi dì litisconsorzio necessario, affermando il seguente principio: Al di fuori dei casi in cui la legge espressamente impone la partecipazione di più soggetti al giudizio instaurato nei confronti di uno di essi, vi è litisconsorzio necessario solo allorquando l’azione tenda alla costituzione o alla modifica di un rapporto plurisoggettivo unico, ovvero all’adempimento di una prestazione inscindibile comune a più soggetti; pertanto non ricorre litisconsorzio necessario allorchè il giudice proceda, in via meramente incidentale, ad accertare una situazione giuridica che riguardi anche un terzo, dal momento che gli effetti di tale accertamento non si estendono a quest’ultimo ma restano limitati alle parti in causa.
L’accoglimento del primo motivo comporta l’assorbimento del secondo, con il quale si censura la sentenza. impugnata per avere omesso di pronunciarsi sulla domanda di risoluzione del contratto per inadempimento dell’attrice, domanda in relazione alla quale non era prospettabile la partecipazione al giudizio di altri eventuali litisconsorti necessari.
In relazione al motivo accolto la sentenza impugnata va cassata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
LA CORTE accoglie il primo motivo del ricorso; assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, anche per le spese del giudizio di cassazione.
Autore AdminPubblicato il 22 marzo 2018 Categorie Giurisprudenza