Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1999/agosto/asgi-31-8.html
Timestamp: 2019-06-25 06:27:28+00:00
Document Index: 67006071

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 380', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 39', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 2']

(a cura dell'ASGI )
-	Una circolare del Ministero dell'Interno stabilisce la cessazione dell'applicazione della protezione temporanea ai nuovi arrivi dalla Repubblica Federale di Jugoslavia. Prese di posizione critiche dell'associazionismo. Un primo bilancio dell'applicazione del decreto sulla protezione temporanea.
-	Ripreso alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati l'iter del disegno di legge in materia di asilo politico e di protezione temporanea. L'ACNUR e gli organismi non governativi elaborano richieste di emendamento.
-	Nominata la nuova presidenza del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR)
-	Nuove disposizioni in materia di ingresso e soggiorno dei cittadini somali in Italia.
-	La Corte Costituzionale giudica conforme alla Costituzione l'espulsione come misura sostitutiva alla detenzione disposta dal giudice anche contro la volontà dell'interessato, prevista dalla legge sull'immigrazione.
-	In vigore le nuove disposizioni correttive alla legge sull'immigrazione in materia di
regolarizzazione ed espulsioni.
-	Circolare del Ministero dell'Interno sulle modalità e possibilità di regolarizzazione ai
sensi del DPCM dd. 16.10.1998 per gli stranieri pregiudicati e quelli in stato di detenzione.
-	Autorizzati nuovi ingressi per motivi di lavoro subordinato per una quota di cittadini albanesi, tunisini e marocchini e, senza distinzione di nazionalità, per motivi di lavoro stagionale.
- Iscrizione degli studenti extracomunitari alle Università italiane. Le disposizioni per
l'A.A. 1999-2000.
-	Un progetto di assistenza al rimpatrio volontario di cittadini albanesi e delle Repubbliche della ex-Jugoslavia.
-	Una storica sentenza della Corte di Cassazione estende il principio della risarcibilità del danno subito dal cittadino in relazione a provvedimenti della Pubblica Amministrazione che abbiano leso "interessi legittimi". Le possibili applicazioni nel campo della tutela degli immigrati.
-	Il CNEL mette sotto accusa Governo e Regioni per le inadempienze e i ritardi nell'applicazione della legge sull'immigrazione rispetto alle politiche per l'integrazione degli immigrati.
-	Quali possibilità per l'autocertificazione da parte dei cittadini extracomunitari in base alle circolari del Ministero dell'Interno, di Grazia e Giustizia e dei Trasporti e della Navigazione, applicative delle norme in materia di semplificazione amministrativa ?
-	La Corte Costituzionale riconosce il diritto dei cittadini extracomunitari invalidi civili all'iscrizione alle liste del collocamento obbligatorio.
-	Fissati i termini per il procedimenti di riconoscimento dei titoli di studio extracomunitari ai fini dello svolgimento delle professioni sanitarie.
-	Introdotta l'assicurazione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale per i cittadini dell'Unione Europea residenti in Italia.
-	Ratificati e resi esecutivi gli accordi di adesione dei governi di Svezia, Danimarca e
Finlandia agli accordi di Schengen, nonché l'accordo di cooperazione tra gli Stati parte degli Accordi di Schengen e la Repubblica di Islanda ed il Regno di Norvegia per la soppressione dei controlli alle persone alle frontiere comuni.
-	Ratificato e reso esecutivo l'accordo tra Italia e Argentina sul riconoscimento dei titoli di studio a livello elementare e medio firmato a Bologna il 3 dicembre 1997.
-	Ratificate e rese esecutive le Convenzioni con la Slovenia e la Croazia in materia di sicurezza sociale.
-	Entrato in vigore l'accordo tra il governo italiano e quello della Repubblica di Macedonia sulla mutua promozione e protezione degli investimenti, firmato a Skopje il 26.02.1997. Ratificati e resi esecutivi gli accordi sulla protezione degli investimenti tra Italia e Uzbekistan e Uganda, firmati rispettivamente a Taskent il 17.09.1997 e a Roma il 12.12.1997.
-	Ratificato e reso esecutivo l'accordo tra il governo italiano e le Nazioni Unite per l'esecuzione delle sentenze del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugosalvia, firmato a L'Aja il 06.02.1997.
-	Sospesa nei confronti della Bosnia Erzegovina l'efficacia dell'accordo tra l'Italia e la ex Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia sul reciproco riconoscimento dei titoli di studio universitari, sottoscritto a Roma il 18 febbraio 1983.
-	"Diritto, Immigrazione e Cittadinanza". Uscito il primo numero della rivista promossa
da Magistratura Democratica e dall'ASGI dedicata ai temi dell'immigrazione e dell'asilo.
-	Entrato in vigore il 1° maggio scorso il Trattato di Amsterdam sull'Unione Europea. Le prospettive delle politiche europee in materia di immigrazione e asilo.
- Campagna internazionale per la ratifica della Convenzione ONU per la protezione dei
diritti dei migranti e dei membri delle loro famiglie. Un'iniziativa in Italia.
- Famiglia multietnica e diritto di famiglia. La Corte di Cassazione conferma il limite
all'applicazione della legge straniera nei rapporti di famiglia se i suoi effetti sono
contrari all'ordine pubblico e ai principi fondamentali del nostro ordinamento e di
quello internazionale. Negata l'applicazione della legge marocchina che non ammette
1.	Una circolare del Ministero dell'Interno stabilisce la cessazione dell'applicazione della protezione temporanea ai nuovi arrivi dalla Repubblica Federale di Jugoslavia. Prese di posizione critiche dell'associazionismo. Un primo bilancio dell'applicazione del decreto sulla protezione temporanea.
Con una circolare telegrafica data 5 agosto 1999, Il Ministero dell'Interno ha disposto la cessazione dell'applicazione delle misure di protezione temporanea per i nuovi arrivati dal territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia.
Con un comunicato stampa diramato il 20 luglio scorso, il Ministero dell'Interno aveva già annunciato la decisione di non continuare ad applicare la protezione temporanea ai nuovi arrivi dalla Repubblica Federale di Jugoslavia. La decisione del Ministero dell'Interno giunge a seguito dell'arrivo sulle coste pugliesi di diverse centinaia di profughi, prevalentemente di etnia rom, in fuga dal Kosovo a seguito delle rappresaglie, intimidazioni e violenze cui sono sottoposti da parte di gruppi armati albanesi, presumibilmente appartenenti all'UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo).
La decisione del Ministero dell'Interno ha suscitato critiche da parte delle associazioni di tutela dei diritti dei richiedenti asilo. L'ASGI e l'ICS hanno sollevato perplessità sul fatto che la revoca dell'applicazione delle misure di protezione temporanea venga disposta per il tramite di una circolare amministrativa, e cioè di una fonte di diritto gerarchicamente inferiore al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che aveva introdotto tali misure. Le suddette organizzazioni inoltre paventano il rischio che la revoca delle misure di protezione temporanea possa essere arbitrariamente ed erroneamente interpretata dagli organi locali di polizia come un segno di infondatezza delle istanze di protezione provenienti da questi nuovi gruppi di profughi e possa di conseguenza condurre all'applicazione degli accordi di riammissione tra Italia e Repubblica Federale di Jugoslavia, ovvero all'emanazione di provvedimenti espulsivi. Ciò costituirebbe un'aperta violazione del principio di "non refoulment", in considerazione del rischio che questi profughi vengano sottoposti a violenze e persecuzioni successivamente al rientro nei luoghi di origine. La precaria situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali degli appartenenti all minoranze etniche in Kosovo, ed in particolare di quelle serba e rom, vittime di atti quotidiani di uccisione sommaria, rapimento, intimidazione e limitazioni nella libertà di circolazione e nell'accesso ai mezzi di sostentamento, è confermata da un recente rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, diffuso il 26 luglio scorso ("Preliminary assessment of the Situation of Ethnic Minorities in Kosovo". Il testo può essere richiesto alla delegazione italiana dell'ACNUR (e-mail: itaro@unhcr.ch).
Anche in risposta ad un comunicato dell'ACNUR, diffuso il 21 luglio, in cui si sottolineava che "la decisione di non continuare ad applicare la protezione temporanea ai nuovi arrivi di profughi non deve intaccare in nessun modo il diritto d'asilo e la normale applicazione dell'art. 1 della legge n. 39/90 che definisce i criteri per l'ammissione alla procedura d'asilo", il Ministero dell'Interno, nella citata circolare del 5 agosto, specifica che la cessazione delle misure di protezione temporanea fa comunque salve le disposizioni in materia di asilo e dunque di accesso alla procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), da parte sua, aveva sottolineato l'esigenza che presso i centri di accoglienza e di smistamento predisposti sulle coste pugliesi venga garantito l'accesso a personale umanitario e interpreti in grado di orientare i profughi e garantire a coloro che ne abbiano i requisiti l'accesso alla procedura di asilo, evitando respingimenti ed espulsioni che risulterebbero in violazione sia del diritto internazionale che della normativa italiana in materia di "non refoulement".
Da più parti, tuttavia, si segnala l'adozione di provvedimenti di espulsione, mediante intimazione a lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni, adottati dalle questure pugliesi al momento dello sbarco di gruppi di profughi di etnia rom originari dal Kosovo.
Il problema principale incontrato durante l' applicazione del decreto sulla protezione temporanea è stato la disparità di trattamento a seconda delle aree di arrivo dei profughi, con particolare riferimento a due questioni principali:
a)	l'individuazione dei beneficiari delle misure di protezione temporanea;
b)	l'applicazione delle misure di assistenza.
a) Per quanto concerne il primo punto, l'art. 1 del decreto offriva una definizione piuttosto generica dei beneficiari delle misure di protezione, identificandoli come le "le persone provenienti dalle zone di guerra dell'area balcanica".
Ai questori - e dunque agli uffici di Pubblica Sicurezza locali - veniva affidato il compito di verificare, per quanto possibile, la provenienza e la nazionalità degli interessati (art. 2 c.1), con conseguente attribuzione della qualifica di rifugiato temporaneo ovvero esercizio della facoltà di respingimento o di espulsione dal territorio dello Stato, nel caso di persone ritenute non ammissibili sul territorio o il cui soggiorno non poteva essere consentito ovvero doveva essere revocato (art. 2 c.2). Una successiva circolare del Ministero dell'Interno datata 27 maggio aveva specificato che per le condizioni di esclusione e di inammissibilità alla protezione temporanea si doveva fare riferimento all'art. 4 comma 6 del D.L.vo n. 286/98, che riguarda gli stranieri già espulsi dall'Italia e privi di autorizzazione al rientro, così come quelli segnalati nel SIS (Sistema Informativo Schengen) ai fini della non ammissione, oltre a coloro che risultavano pericolosi alla sicurezza nazionale, all'ordine pubblico e al quadro delle relazioni internazionali. Al riguardo va anche ricordato il disposto dell'art. 10 comma 4 del TU delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione dove è prevista la non applicazione delle misure di respingimento nei casi previsti dalle disposizioni che regolano l'asilo politico e l'adozione di misure di protezione temporanea.
Un punto su cui il decreto, ma soprattutto l'interpretazione che ne è stata offerta dagli organi ministeriali, è apparsa irragionevolmente restrittiva, è quello che ha escluso di fatto dalla sua applicazione molte persone che potevano definirsi "réfugiés sur place", cioè che, al momento dell'entrata in vigore del provvedimento, già si trovavano in Italia, con permesso di soggiorno ad altro titolo o anche illegalmente, ed erano impossibilitate a fare rientro nei territori di origine in condizioni di dignità e sicurezza per gli eventi nel frattempo maturati. La circolare amministrativa del M.I. datata 27 maggio fissava quale requisito essenziale all'accesso alle misure di protezione temporanea, previa sospensione anche di eventuali provvedimenti espulsivi nel frattempo emanati, l'ingresso in Italia successivo all'inizio degli eventi bellici, che è stato fatto coincidere con il 26 marzo, data di dichiarazione dello stato di emergenza per fronteggiare un eventuale afflusso di rifugiati mediante l'apposito DPCM (pubblicato sulla GU n. 75 del 31.03.1999). Motivi di perplessità ha suscitato il riferimento alla data di ingresso in Italia, che ha fatto prevalere un elemento di natura tutto sommato formale sulla necessaria valutazione dei motivi sostanziali per cui le persone avrebbero potuto invocare la protezione umanitaria in ragione degli eventi sopravvenuti nel paese di origine. Appare opinabile, inoltre, l'aver fatto coincidere l'inizio degli eventi bellici con l'avvio delle operazioni militari della NATO nella Repubblica Federale di Jugoslavia, avendo trovato queste ultime giustificazione ufficiale quale forma di "ingerenza umanitaria" a fronte di massicce violazioni dei diritti umani in Kosovo che avevano già provocato la fuga forzata di quattrocento mila persone, tra profughi e sfollati interni.
Ad ogni modo, la circolare del M.I. del 27 maggio confermava la validità delle istruzioni precedentemente impartite con circolare del 7 aprile, limitatamente ai cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia che non potevano accedere alle misure di protezione temporanea a causa di provvedimenti espulsivi emanati prima del 26 marzo. In base a tali istruzioni, tali cittadini non potevano comunque essere assoggettati alle misure di detenzione amministrativa finalizzate dall'esecuzione del provvedimento espulsivo, tranne nei casi di comprovata pericolosità sociale. Anche tali disposizioni sono ora revocate per mezzo della circolare del 5 agosto, per cui le espulsioni di cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia tornano ad essere eseguibili, anche mediante l'internamento nei centri di detenzione amministrativa.
b)	In merito alle misure assistenziali, l'indicazione di inviare i beneficiari "quando è necessario, alle strutture di primo soccorso individuate o realizzate sul territorio nazionale", è stata letta da alcune Prefetture come un obbligo di assistenza da assicurare a tutti i profughi attraverso l'attivazione di una vasta gamma di possibili risorse (ad es. accordi con gli enti locali), mentre altre Prefetture hanno ritenuto di dover procedere ad interventi assistenziali solo in determinati casi, o di non intervenire affatto.
Si rammenta che il riconoscimento della protezione umanitaria temporanea ha comportato il rilascio di un permesso di soggiorno valido per il solo territorio italiano fino al 31 dicembre 1999, ma rinnovabile con cadenza semestrale fino al perdurare dello stato di emergenza conseguente al conflitto e, dunque, fino al venir meno di ogni impedimento ad un rimpatrio in condizioni di dignità e sicurezza (art. 2 c.4, art. 4).
Il permesso di soggiorno per motivi di protezione temporanea consente l'esercizio dell'attività lavorativa e l'accesso allo studio (art. 2 c. 4). I beneficiari della protezione temporanea che versino in stato di bisogno e che siano privi di assistenza fornita da altri soggetti pubblici e privati possono accedere ai centri di accoglienza che il Ministero dell'Interno, il dipartimento protezione civile e quello degli affari sociali e i prefetti hanno predisposto (art. 3 c. 1), servendosi dei poteri derogatori alle procedure ordinarie fissati con la proclamazione dello stato di emergenza (DPCM dd. 26.03.1999 in G.U. n. 73 del 29.03.1999) e la successiva ordinanza applicativa del Ministero dell'Interno (in G.U. n. 75 del 31.03.1999). Alle stesse condizioni di cui sopra, i beneficiari della protezione temporanea hanno il diritto agli interventi a carattere sanitario (art. 3 c. 1). La predisposizione di strutture di strutture di primo soccorso e accoglienza dei rifugiati temporanei deve avvenire, per quanto possibile, coinvolgendo gli enti locali, enti pubblici e privati, organizzazioni di volontariato e associazioni di tutela degli stranieri, mediante la stipula di apposite convenzioni e accordi con gli organismi ministeriali competenti, ma come abbiamo visto tali disposizioni hanno trovato un'applicazione disomogenea sul territorio nazionale, anche in mancanza di un vero e proprio piano nazionale di accoglienza.
Dalla fine di giugno, con la cessazione delle operazioni belliche in Kosovo e l'insediamento della missione multinazionale nella regione, la maggior parte dei 6.000 profughi kosovari albanesi che erano stati accolti nella ex base militare di Comiso, in Sicilia, sono rimpatriati, spontaneamente o nell'ambito del programma di rimpatrio volontario assistito dell'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Per circa 150 dei 300 rimasti, un coordinamento di associazioni del privato sociale, tra le quali il CIR e l'ICS, ha predisposto e già realizzato un inserimento alloggiativo in altre strutture diffuse sul territorio italiano, nell'ambito del progetto "Azione Comune", finanziato dalla Commissione europea per l'accoglienza di profughi provenienti dalle zone di conflitto nella RFJ.
Nel frattempo, gli arrivi in Italia di richiedenti asilo provenienti dal Kosovo riguardano in particolare, come abbiamo visto, appartenenti all'etnia rom (più di 5.000 persone, di cui 2.000 minori, nel mese di luglio). Nel caso venga consentito loro l'accesso alla procedura di determinazione individuale dello status di rifugiato, dopo un'iniziale accoglienza presso i centri di smistamento delle Puglie, vengono dirottati in altri centri istituiti in altre regioni italiane, oppure in mancanza di alternative, cercano di recarsi in altri paesi europei o finiscono nei campi nomadi alla periferia di grandi città italiane quali Venezia, Firenze, Bergamo, Bologna, Roma, aggravando situazioni di sovraffollamento e di degrado sociale e sanitario già presenti. La situazione diviene ancora peggiore in caso di assoggettamento al provvedimento espulsivo al momento dello sbarco in Italia, che rende impraticabile da parte delle autorità locali la predisposizione di qualsiasi intervento di assistenza sociale a favore di queste persone.
Per informazioni sulla tutela dei rifugiati provenienti dal Kosovo, ci si può rivolgere all'ICS di Trieste, tel. 040/52248, e-mail: icsts@tin.it oppure al Consiglio Italiano per i Rifugiati, Via del Velabro 5/A, Roma tel. 06/69200114.
Informazioni aggiornate sulla situazione dei rifugiati e delle popolazioni civili del Kosovo sono reperibili sui siti Internet dell'UNHCR di Ginevra (http: //www.unhcr.ch/news/media/kosovo.htm) e su quello del Consorzio Italiano di Solidarietà, l'ONG italiana maggiormente presente nell'ara balcanica (http://www.mir.it/ics/profughi/kosovo.html).
2.	Ripreso alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati l'iter del disegno di legge in materia di asilo e protezione temporanea. L'ACNUR e gli organismi non governativi elaborano richieste di emendamento.
Dopo una lunga pausa, è ripresa alla fine di giugno in seno alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati - (presidente l'on. Cananzi (Partito Popolare), relatore l'on. Soda (Democratici di Sinistra) - la discussione sul disegno di legge in materia di asilo e di protezione temporanea, già approvato al Senato il 5 novembre scorso.
Nella seduta svoltasi il 21 luglio, prima della pausa estiva, il relatore, on. Soda, ha illustrato sommariamente i contenuti del provvedimento, sottolineando anche alcuni limiti del testo approvato dal Senato che necessiterebbe di modifiche e correzioni durante la discussione alla Camera dei Deputati. In particolare, l'on. Soda ha rilevato l'eccessiva limitazione dei presupposti per la concessione del diritto d'asilo, facenti riferimento al pericolo di vita, rispetto ai contenuti del testo costituzionale, che fanno riferimento unicamente all'impedimento all'esercizio delle libertà democratiche. L'on. Soda inoltre ha sottolineato l'esigenza di escludere dal pre-esame i richiedenti asilo costituzionali, che non dovrebbero essere sottoposti alle procedure di determinazione del paese d'asilo in base alla Convenzione di Dublino, da riservare esclusivamente ai richiedenti lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951.
In contemporanea alla ripresa dell'iter del DDL, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha convocato un gruppo di lavoro delle ONG per la formulazione di proposte di emendamento migliorative del testo approvato dal Senato. A tale gruppo di lavoro hanno preso parte il Consiglio Italiano per i Rifugiati e Sergio Briguglio della Caritas italiana. Le richieste di emendamento che sono state formulate riguardano in particolare il pre-esame e mirano a inserire la possibilità di ricorso con effetti sospensivi in caso di dichiarazione di inammissibilità o di manifesta infondatezza della richiesta di asilo. Il testo delle proposte di emendamento formulate dall'ACNUR e dalle ONG sopra richiamate può essere richiesto all'ACNUR, via Caroncini, 19, ROMA, tel. 06/8079085, e-mail: itaro@unhcr.ch.
Durante gli incontri promossi dall'ACNUR con alcuni parlamentari di maggioranza della Commissione Affari Costituzionali, sono emersi pareri discordanti sull'eventualità di emendare il testo approvato dal Senato. Se per alcuni ciò appare ragionevole ed auspicabile, per altri sarebbe preferibile concludere con la massima sollecitudine l'iter parlamentare del DDL, approvando il testo formulato dal Senato, che dovrebbe quindi essere "blindato" durante la discussione alla Camera.
In merito al testo del DDL, anche l'ASGI ha predisposto un documento contenente proposte di emendamento. Tale documento può essere richiesto al seguente indirizzo di posta elettronica dell'ASGI: ledaz@tin.it
3.	Nominata la nuova presidenza del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR).
Il Consiglio direttivo del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), l'organismo di tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo che gode del patrocinio della delegazione in Italia dell'ACNUR, ha nominato il nuovo ufficio di presidenza. Alla presidenza è stato nominato Vincenzo Conso, già presidente della Corte Costituzionale e Ministro di Grazia e Giustizia, mentre alla Vice-Presidenza è stata nominata Anne-Marie Dupré, del Servizio Migranti e Rifugiati della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e animatrice del Gruppo di Riflessione Religiosa sulle migrazioni.
4.	Nuove disposizioni in materia di ingresso e soggiorno di cittadini somali in Italia.
Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha inoltre ritenuto di non riconoscere più alcuna validità ai passaporti somali rilasciati o rinnovati dopo il 31 gennaio 1991, in conseguenza della dissoluzione delle strutture statuali della Somalia. Pertanto, i cittadini somali presenti in Italia, per recarsi all'estero al di fuori dello Spazio Schengen. e fare poi rientro in Italia, debbono chiedere alle questure il rilascio di un apposito titolo di viaggio per stranieri, della stessa durata del permesso di soggiorno. In mancanza del passaporto, il rilascio o adeguamento del permesso di soggiorno può avvenire previa esibizione della carta di identità rilasciata dal Comune italiano di residenza
5.	La Corte Costituzionale giudica conforme alla Costituzione l'espulsione come "sanzione sostitutiva" alla detenzione disposta dal giudice anche contro la volontà dell'interessato, prevista dalla legge sull'immigrazione.
6.	In vigore le nuove disposizioni correttive alla legge sull'immigrazione in materia di
Con lo scadere della "vacatio legis", sono entrate in vigore il 12 maggio le disposizioni correttive alla legge sull'immigrazione contenute nel decreto-legislativo 13 aprile 1999, n. 113 (G.U. 27.04.1999 n. 97). Il decreto contiene diverse modifiche alla normativa sull'immigrazione varata con la legge n. 40/1998, poi confluita nel D.L.vo n. 286/98.
In materia di prevenzione e lotta contro l'immigrazione clandestina e con lo scopo di contrastare più efficacemente l'azione degli "scafisti", con l'art. 2 del D.L.vo vengono inasprite le procedure per la confisca dei mezzi utilizzati per l'introduzione illecita di immigrati nel territorio dello Stato. Viene rivista la composizione della Consulta per i problemi degli stranieri immigrati (art. 6), così come quella della Commissione per le politiche di integrazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 7).
Gli aspetti centrali del provvedimento riguardano tuttavia la materia delle regolarizzazioni e quella delle espulsioni.
A)	Regolarizzazione.
Per quanto concerne il tema delle regolarizzazioni, il decreto-legislativo introduce disposizioni transitorie alla legge sull'immigrazione, prevedendo così la possibilità di regolarizzare la propria presenza in Italia per gli stranieri già presenti in Italia alla data del 27 marzo 1998, in possesso dei requisiti previsti dal DPCM del 16.10.1998 e che hanno presentato le relative istanze entro il 15 dicembre 1998.
Il Ministero dell'Interno, con circolare datata 10 maggio 1999, diramata alle questure, ha dato avvio alle procedure per il rilascio del permesso di soggiorno agli stranieri che avevano presentato istanza di regolarizzazione, fornendo nel contempo significativi chiarimenti sull'applicazione e l'interpretazione dei requisiti previsti per la regolarizzazione.
Per quanto concerne le prove di presenza in Italia prima del 27 marzo 1998, si dispone l'ammissibilità della documentazione proveniente da organismi umanitari ed assistenziali, incluse apposite certificazioni sottoscritte da responsabili provinciali dei suddetti organismi appositamente designati e comunicati alle questure. Ugualmente viene ammessa la presentazione di corrispondenza postale ricevuta in Italia dallo straniero recente timbratura delle Poste italiane con data certa anteriore al 27 marzo 1998.
Viene inoltre disposto il rinvio della dimostrazione del reddito da lavoro autonomo al momento del primo rinnovo del permesso di soggiorno, qualora questo non potesse essere verificato o risultasse insufficiente in sede di regolarizzazione.
Viene inoltre previsto l'accoglimento della richiesta di regolarizzazione anche nei casi in cui l'offerta di assunzione da parte del datore di lavoro, esibita al momento della presentazione dell'istanza, sia nel frattempo venuta meno visto il protrarsi dei tempi della regolarizzazione. In tale caso viene previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro, della durata di un anno, sottoposto alla verifica dei mezzi di sostentamento alla scadenza.
Ulteriori chiarimenti vengono forniti nella circolare in merito ai requisiti della sistemazione alloggiativa, alla possibilità di ottenere nuove proroghe in caso di presentazione di domande incomplete, così come alla durata dei relativi permesso di soggiorno per regolarizzazione, di norma biennali, tranne nei casi citati di mancata verifica del reddito minimo da lavoro autonomo e di perdita nel frattempo intervenuta dell'offerta di lavoro subordinato, in relazione ai quali il permesso avrà durata annuale.
Le istruzioni emanate dal Ministero dell'Interno sono contrassegnate dunque da spirito di apertura e rendono possibile anche l'eventuale riesame delle istanze già eventualmente in precedenza rigettate dalle questure sulla base di disposizioni maggiormente restrittive in precedenza diramate.
Una recente circolare del Ministero dell'Interno prevede che i cittadini stranieri che sono in attesa del rilascio del permesso di soggiorno possono lasciare il territorio nazionale e farvi rientro, muniti dell'apposito cedolino, entro il 15 settembre prossimo.
Una recente circolare del Ministero del Lavoro, di cui ha dato notizia "Il Sole-24 ore" (edizione del 1 agosto) specifica invece l'impossibilità di stipulare contratti di lavoro per gli stranieri in attesa di regolarizzazione ed in possesso del solo cedolino di richiesta di permesso di soggiorno.
B) Espulsioni.
Al contrario delle disposizioni in materia di regolarizzazione, che sono per loro natura transitorie, quelle concernenti le espulsioni sono invece definitive e "a regime" e mirano nel complesso a restringere ulteriormente i diritti di difesa dello straniero rispetto ai provvedimenti espulsivi, rafforzando invece il potere dell'amministrazione.
Le modifiche alla procedura di ricorso contro il provvedimento espulsivo consistono sostanzialmente in due punti: 1) il giudice competente per l'esame del ricorso viene individuato nel pretore del luogo in cui ha sede l'autorità che ha disposto l'espulsione (mentre nel testo originario era invece il pretore del luogo di residenza o di dimora dello straniero espulso); 2) viene esplicitamente esclusa la possibilità di una reclamabilità della decisione assunta dal Pretore, negando il doppio grado di giudizio e prevedendo il solo ricorso in Cassazione.
Viene inoltre prevista l'inammissibilità di ricorsi presentati fuori dai termini di legge (5 giorni), nel tentativo di escludere a priori tutte le eccezioni che lo straniero potrebbe sollevare dinanzi al Pretore nell'ambito dell'esercizio del suo diritto di difesa e che avevano già trovato riconoscimento nella giurisprudenza maturata dall'entrata in vigore della legge n. 40/1998 (incostituzionalità del termine breve, errore scusabile, inespellibilità del soggetto, ecc.)
L'ASGI ha espresso serie riserve e critiche rispetto a questa parte del provvedimento, in quanto restringe in maniera intollerabile l'esercizio del diritto di difesa in caso di espulsione, costringendo lo straniero a presentare ricorso in un luogo che non necessariamente è quello in cui dimora o vive abitualmente. L'ASGI sottolinea inoltre il rischio che si produca una giurisprudenza locale "monolitica" concentrando la competenza del pretore nei capoluoghi di provincia, dove hanno sede le prefetture che emanano i provvedimenti espulsivi.
La decisione di eliminare il secondo grado di giudizio e dunque di escludere il reclamo al Tribunale contro il provvedimento dl pretore suscita amarezza dopo che il principio di reclamabilità era stato riconosciuto da un'importante sentenza della Corte di Cassazione nel febbraio scorso, non a caso proprio alla vigilia della decisione governativa.
Il decreto legislativo n. 113/99 rivede infine le norme in materia di modalità di accoglienza o di rimpatrio assistito dei minori stranieri non accompagnati. Mentre con la legge n. 40/998 i minori stranieri non accompagnati erano inespellibili, rientrando in una delle categorie di stranieri protetti dall'espulsione, con le nuove disposizioni si prevede (art. 5) che con un apposito DPCM o di un Ministro da lui delegato saranno definiti i compiti del Comitato per i minori stranieri anche con riferimento alle modalità di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, ai fini dell'accoglienza, del rimpatrio assistito e del ricongiungimento con la sua famiglia nel paese di origine o in un paese terzo e che ogni provvedimento di rimpatrio del minore straniero non accompagnato sarà adottato dal suddetto comitato, fatto salvo il nulla-osta dell'autorità giudiziaria nel caso risulti instaurato un procedimento giurisdizionale.
In sostanza, tali disposizioni lasciano presagire un cambio di rotta governativa sulla problematica dei minori stranieri non accompagnati, da un atteggiamento fondato sull'accoglienza e l'inespellibilità ad uno orientato preferibilmente verso l'adozione di provvedimenti di rimpatrio assistito. Tale nuovo orientamento ha trovato già significative anticipazioni in alcune realtà locali, come ad esempio a Torino.
6. Circolare del Ministero dell'Interno sulle modalità e possibilità di regolarizzazione ai sensi del DPCM dd. 16.10.1998 per gli stranieri pregiudicati ed in stato di detenzione.
Il Ministero dell'Interno, Servizio Immigrazione e frontiere, con circolare dd. 30 gennaio 1999, ha emanato istruzioni relative alle possibilità e modalità di accesso alla regolarizzazione di cui al DPCM 16.10.1998 di stranieri pregiudicati o in stato di detenzione al momento della presentazione dell'istanza.
La circolare chiarisce che la condanna per taluno dei reati di cui all'art. 380 c.p.p. non esclude di per sé lo straniero dall'accesso alla regolarizzazione. Viene ribadito pertanto, in linea con la precedente circolare n. 74/98, che l'esclusione riguarda solo gli stranieri che siano stati destinatari di un provvedimento espulsivo, salva la possibilità di revoca da richiedere al Prefetto in caso di espulsione amministrativa o all'autorità giudiziaria in caso di espulsione a titolo di misura di sicurezza accessoria alla condanna penale.
La circolare precisa che un 'ulteriore condizione di esclusione dal beneficio della regolarizzazione riguarda gli stranieri nei cui confronti l'autorità di pubblica sicurezza intenda applicare le misure di prevenzione, per l'appartenenza del richiedente a taluna delle categorie di persone indicate nell'art. 1 della legge 1423/56 o nell'art. 1 della legge 575/65, richiamate all'art. 13 comma 2 lettera c) del D.L.vo 286/98 (stranieri ritenuti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità o indiziati di appartenere ad organizzazioni di tipo mafioso).
La circolare chiarisce infine che anche gli stranieri attualmente detenuti in carcere possono accedere alla regolarizzazione, sulla base di promesse di lavoro futuro, purché queste siano state debitamente formalizzate mediante contratti di lavoro corredati dal relativo nulla-osta del Ministero del Lavoro. Analoghe considerazioni sono svolte dal Ministero dell'Interno per gli stranieri che per accedere alla sanatoria hanno vantato promesse di impiego per i soli mesti estivi (lavoratori stagionali).
7. Autorizzati nuovi ingressi per motivi di lavoro subordinato per una quota di cittadini albanesi, marocchini e tunisini e, senza distinzione di nazionalità, per motivi di lavoro stagionale.
Anticipando i contenuti del decreto sulla programmazione dei flussi di ingresso in Italia per l'anno 1999, il Ministero del Lavoro, con due successive circolari, nn. 23 e 27, emanate alla fine di marzo, ha autorizzato l'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato ad una quota di 4.000 cittadini albanesi (anche tra quelli rimpatriati alla fine del 1997), marocchini e tunisini, nonché ad un massimo di 13.700 cittadini extracomunitari, senza distinzioni di nazionalità, per lavoro stagionale, destinati in particolare ad alcune regioni (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia).
In entrambi i casi, l'autorizzazione al lavoro presuppone una richiesta nominativa da parte del datore di lavoro.
8.	Iscrizione degli studenti extra-comunitari alle Università italiane. Le disposizioni per l'A.A. 1999-2000.
Il Ministero degli Affari Esteri ha diramato il 1 aprile 1999 le nuove disposizioni relative all'iscrizione ai corsi di laurea o di diploma, presso Università italiane, di studenti extracomunitari non residenti in Italia.
La principale novità rispetto al passato è che la circolare (consultabile sui siti del M.A.E. - www.esteri.it - e del MURST - www.murst.it(atti/1999/dis0401.htm -) riguarda soltanto gli studenti stranieri non soggiornanti in Italia. Per quanto concerne gli stranieri già legalmente residenti in Italia (per i quali verranno emanate nuove e diverse disposizioni), l'accesso ai corsi universitari è consentito direttamente dall'art. 39, co. 5 del testo unico sull'immigrazione, per le seguenti categorie: stranieri titolari di carta di soggiorno, ovvero di permesso per uno dei titoli indicati (lavoro subordinato o autonomo, motivi familiari, asilo politico o umanitario, motivi religiosi), ovvero ancora regolarmente soggiornanti e in possesso di titolo di studio superiore conseguito in Italia o equipollente.
Queste le principali disposizioni impartite con la circolare del 1 aprile:
1)	le domande di preiscrizione dovranno essere presentate alle Rappresentanze italiane (corredate della richiesta documentazione, tradotta in italiano e confermata dalla Rappresentanza) tra il 12 aprile ed il 14 maggio 1999. Nella domanda dovrà essere indicato un solo corso di laurea o Diploma, scelto fra quelli per i quali le singole Università hanno riservato specifici contingenti per gli studenti stranieri (gli elenchi sono consultabili sui siti Internet del MAE - www.esteri.it : Attività -Promozione culturale - I nostri servizi - e del MURST - www.murst.it)
2)	entro il 3 agosto 1999, le Rappresentanze italiane all'estero pubblicheranno gli elenchi degli studenti ammessi alle prove;
3)	a partire da tale data, gli studenti ammessi dovranno fare richiesta di visto d'ingresso, corredata di documentazione comprovante: a) la copertura economica, par a Lit. 1.000.000 mensili, fino al 31.12.1999, dimostrabile in uno dei modi indicati nella circolare; b) la copertura assicurativa per cure mediche e ricoveri ospedalieri (mediante assicurazione privata estera o nazionale, ovvero stipula dell'apposita polizza INA - tranne per gli studenti provenienti da Paesi con i quali sono in vigore accordi speciali in materia di diritto all'assistenza sanitaria);
4)	il visto d'ingresso sarà rilasciato come visto nazionale, valido almeno 90 giorni o, preferibilmente, fino al 31.12.1999;
5)	dopo l 'ingresso in Italia, oltre che richiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni, lo studente straniero dovrà sostenere le prove di ammissione presso l'Università prescelta. E' obbligatoria la prova di conoscenza della lingua italiana. I risultati saranno affissi entro il 28 settembre 1999.
6)	Dopo la prova di ammissione e per la durata del corso di studi, il permesso di soggiorno potrà essere prorogato, di regola alla fine dell'anno solare, dietro dimostrazione: a) della copertura economica di Lit. 1.000.000 mensili per almeno 6 mesi; b) del rispetto del c.d limite minimo di merito, previsto dall'art. 4 co. 4 DPCM 30.04.1997, consistente nell'aver superato due esami annuali per ciascun anno accademico. Non è invece più previsto il limite del secondo anno fuori corso, oltre il quale (in base ad una disposizione della legge n. 39/90, ora abrogata) non era più possibile chiedere il rinnovo del permesso per studio.
Per quanto riguarda la possibilità per gli studenti stranieri di svolgere attività lavorativa, la circolare del Ministero del Lavoro n. 112 del 24.08.1998, anticipando i contenuti del regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, , ha stabilito la possibilità di autorizzare tali attività per un periodo non superiore a 20 ore settimanali (part-time).
9. Un progetto di assistenza al rimpatrio volontario di cittadini albanesi e delle Repubbliche della ex-Jugoslavia.
10.	Una storica sentenza della Corte di Cassazione estende il principio della risarcibilità del danno subito dal cittadino in relazione ad atti della Pubblica Amministrazione che abbiano leso "interessi legittimi". Le possibili applicazioni nel campo della tutela degli immigrati.
11. Il CNEL mette sotto accusa Governo e Regioni per le inadempienze e i ritardi nell'applicazione della legge sull'immigrazione rispetto alle politiche di integrazione degli immigrati.
Lo scorso 19 luglio, il CNEL ha diffuso i risultati di un'indagine sulle politiche per l'integrazione degli immigrati nella società italiana ad un anno di distanza dall'entrata in vigore della legge n. 40/1998. Nell'indagine sono state evidenziate le inadempienze e i ritardi, tanto del governo italiano, quanto delle Regioni. Per quanto riguarda il primo, è stata sottolineata il mancato varo del regolamento attuativo della legge, attualmente all'esame della Corte dei Conti e che potrà essere definitivamente approvato non prima di settembre. Per quanto concerne le regioni, il CNEL denuncia il loro sostanziale disinteresse e l'inefficienza con le quali stanno affrontando la questione dell'immigrazione, evidenti dal mancato utilizzo dei fondi messi a disposizione dal governo.
Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dd. 17.12.1998 (in G.U. n. 64 del 18.03.1999), erano stati fissati i criteri per la ripartizione del 20% residuo dello stanziamento del Fondo nazionale per le politiche migratorie per l'anno 1998. La prima ripartizione, relativa all'80% dell'importo di 70,5 miliardi di lire assegnato al Fondo nazionale con Decreto del Ministero del Tesoro del 18.05.1998, era stata programmata con DPDCM del 28.09.1998 (in G.U. n. 271 del 19.11.1998). Il fondo per il 1998 è stato ripartito destinandone l'80% alle Regioni ed il 20% a interventi di carattere statale. La parte destinata alle regioni è stata ripartita in base a tre criteri: la presenza di immigrati, il rapporto tra immigrati e popolazione residente e le condizioni di disagio socio-economico (indice di disoccupazione).
Al 30 giugno 1999 -secondo i dati del CNEL - soltanto dieci regioni hanno approvato le delibere per la destinazione delle risorse più altre tre che in qualche modo hanno messo in moto il meccanismo per l'uso dei fondi. Nel rapporto del CNEL viene denunciata anche un'assenza di programmazione e di scelte di priorità da parte delle Regioni che hanno deliberato l'utilizzo dei fondi. Ciò provoca l'insoddisfazione dei comuni e degli enti locali che chiedono che le risorse del fondo per le politiche migratorie vengano loro messe direttamente a disposizione senza essere filtrate attraverso le amministrazioni regionali, tacciate di inadempienza ed inefficienza. Per il 1999 sono previsti fondi per 68 miliardi per l'integrazione degli immigrati, che potranno essere destinati alle regioni solo dopo l'emanazione del regolamento applicativo. Le regioni, tuttavia, saranno obbligate ad affiancare ai finanziamenti statali una quota di risorse tratte dai propri bilanci (elaborato da fonte ANSA 19 luglio).
12. Quali possibilità per l'autocertificazione da parte dei cittadini extracomunitari in base alle circolari dei Ministeri dell'Interno, di Grazia e Giustizia e dei Trasporti e della Navigazione, applicative delle norme in materia di semplificazione amministrativa ?
Il Ministero dei Trasporti e della Navigazione ha diramato in data 24 marzo 1999 (G.U. 15.07.1999, n. 164) un nuova circolare in materia di attuazione delle disposizioni sulla semplificazione amministrativa (leggi n. 127/97, 191/1998, D.P.R. 20.10.1998 n. 403), che si affiancano alle istruzioni già impartite con circolare del Ministero di Grazia e Giustizia del 22.02.1999 (G.U. 25.02.1999 n. 46) e del Ministero dell'Interno del 21.01.1999.
Il 23 febbraio scorso sono entrate in vigore le norme di semplificazione amministrativa che hanno esteso l'autocertificazione, inanzi a qualsiasi pubblica amministrazione, ivi compreso nelle procedure amministrative di competenza della motorizzazione civile, ad una serie di dati o qualità personali, quali le situazioni anagrafiche e di stato civile, i titoli di studio, la situazione reddituale e lavorativa, ecc.
Per i cittadini extracomunitari residenti in Italia, invece, la possibilità di accesso all'autocertificazione è limitata e soggetta a particolari vincoli e modalità.
Stando a quanto previsto dalle istruzioni amministrative finora emanate, per i cittadini extracomunitari residenti in Italia, è ammessa la possibilità dell'autocertificazione solo nel caso si tratti di comprovare fatti, stati o qualità personali certificabili o attestabili d parte di soggetti pubblici o privati italiani (tra cui ad esempio il possesso del permesso di soggiorno in corso di validità, tranne nei casi in cui sia prescritto l'obbligo di esibirlo). Negli altri casi, l'autocertificazione non viene esclusa, ma vi si può accedere secondo le specifiche modalità previste dall'art. 5 del decreto del Ministero di Grazia e Giustizia 22 maggio 1995, n. 431, "mediante dichiarazioni rese dinanzi ai funzionari dei consolati dei paesi d'origine, sulla base del mutuo riconoscimento e fatto comunque salvo quanto previsto dalle vigenti Convenzioni internazionali in materia di legalizzazione e di autenticazione di documenti e di firme". E' poi facoltà delle autorità italiane effettuare i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni rese dai cittadini stranieri extracomunitari, ricorrendo alle competenti autorità diplomatiche e consolari italiane all'estero.
Le norme di semplificazione amministrative sono suscettibili dunque di produrre significativi effetti anche per i cittadini extracomunitari regolarmente residenti nei loro rapporti con la nostra burocrazia, ma non è scontato che il Servizio Immigrazione del Ministero dell'Interno -chiamato dai diversi Ministeri interessati ad esprimersi sull'argomento - condividerà tale impostazione. Occorre al riguardo specificare che già il testo del regolamento attuativo della legge sull'immigrazione, di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, restringe la portata dell'applicazione delle norme sull'autocertificazione da parte dei cittadini stranieri extracomunitari. Dopo aver ribadito la possibilità dell'utilizzo di dichiarazioni sostitutive, limitatamente agli stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte dei soggetti pubblici o privati italiani, salvo nei casi in cui si preveda esplicitamente l'esibizione dei documenti o certificati richiesti (art. 2 comma 1), il testo del regolamento esclude negli altri casi la possibilità dell'autocertificazione dinanzi ai funzionari consolari dei paesi di origine, prevedendo esclusivamente la documentazione mediante certificati e attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero, corredati da traduzione legale e dichiarazione di conformità all'ordinamento locale dell'autorità consolare italiana.
13. La Corte Costituzionale riconosce il diritto dei cittadini extracomunitari invalidi civili all'iscrizione alle liste del collocamento obbligatorio.
14. Fissati i termini per il procedimento di riconoscimento dei titoli di studio extracomunitari ai fini dello svolgimento delle professioni sanitarie.
Con decreto del Ministero della Sanità dd. 18.11.1998, n. 514 (G.U. 08.03.1999, n. 55) è stato, fra l'altro, fissato in 120 giorni il termine entro il quale deve concludersi il procedimento amministrativo relativo ad istanze di riconoscimento (equipollenza) di titoli di studio acquisiti in paesi extracomunitari, per lo svolgimento delle professioni sanitarie in Italia, da parte di cittadini italiani, immigrati extracomunitari o rifugiati politici. L'ufficio competente per detto procedimento è il Dipartimento delle professioni sanitarie, delle risorse umane e tecnologiche in sanità e dell'assistenza sanitaria di competenza statale, ufficio III.
La disciplina del riconoscimento dei titoli di studio professionali ai fini dell'esercizio delle professioni in Italia da parte di cittadini extracomunitari, di cui all'art. 37 del D.L.vo. n. 286/98, non è peraltro ancora operativa, facendo infatti riferimento al regolamento di attuazione non ancora emanato.
15. Introdotta l'assicurazione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale per i cittadini dell'Unione Europea residenti in Italia.
16. Ratificati e resi esecutivi gli accordi di adesione dei Governi di Svezia, Danimarca e Finlandia agli Accordi di Schengen, nonché l'accordo di cooperazione tra gli Stati parte degli Accordi di Schengen e la Repubblica di Islanda ed il Regno di Norvegia per la soppressione dei controlli alle persone alle frontiere comuni.
17. Ratificato e reso esecutivo l'accordo tra Italia e Argentina sul riconoscimento dei titoli di studio a livello elementare e medio firmato a Bologna il 3 dicembre 1997.
18. Ratificate e rese esecutive le Convenzioni con la Slovenia e la Croazia in materia di sicurezza sociale.
19. Entrato in vigore l'accordo tra il governo italiano e quello della Repubblica di Macedonia sulla mutua promozione e protezione degli investimenti, firmato a Skopje il 26.02.1997. Ratificati e resi esecutivi gli accordi sulla protezione degli investimenti tra Italia e Uzbekistan e Uganda, firmati rispettivamente a Taskent il 17.09.1997 e a Roma il 12.12.1997.
Con comunicato del Ministero degli Affari Esteri (in G.U. dd. 12.06.1999 n. 136), il 28 maggio scorso è entrato in vigore l'Accordo sulla mutua promozione e protezione degli investimenti, firmato tra il governo italiano e quello macedone il 26 febbraio 1997 a Skopje (Macedonia) (in Suppl. G.U. n. 78/L del 20 aprile 1999).
Accordi similari con la Repubblica dell'Uzbekistan e dell'Uganda sono stati ratificati e resi esecutivi dal Parlamento italiano rispettivamente con l. 27 maggio 1999, n. 168 (Suppl. G.U. n. 114/L) e l.27 maggio 1999, n. 190 (G.U. dd. 23.06.1999 n. 145).
Per quanto concerne gli aspetti specificatamente legati agli interessi dei cittadini extracomunitari residenti in Italia, tali accordi hanno perso molta della loro importanza con l'entrata in vigore della legge organica in materia di immigrazione che ha disposto l'abrogazione della verifica della condizione di reciprocità per quanto attiene l'esercizio dei diritti civili da parte del cittadino extracomunitario regolarmente residente (tra cui va ricompreso l'esercizio dell'attività di lavoro autonomo e l'acquisto di immobili), salvo nei casi espressamente previsti dalla legge medesima e dalle convenzioni internazionali (art. 2.2 TU n. 286/98) Cosi' come ha riconosciuto lo stesso Ministero degli Affari Esteri, con circolare del 11 giugno 1998, la disposizione contenuta nell'art. 2 c. 2 del D.L.vo n. 286/98 consente al cittadino extracomunitario regolarmente residente in Italia di svolgere attività di lavoro autonomo, di costituire società di capitali e di investire e parteciparvi, senza essere sottoposto alla verifica della condizione di reciprocità. Maggiori difficoltà sono registrate invece nella prassi per l'affermazione del medesimo principio di esenzione dalla condizione di reciprocità per l'acquisto di beni immobili (ad uso innanzitutto abitativo) da parte del cittadino extracomunitario residente in Italia. Non risultano essere state impartite apposite disposizioni ai collegi notarili, mentre gli uffici ministeriali e prefettizi sembrano assumere in merito un atteggiamento di resistenza passiva ad un'effettiva applicazione della legge, attendendo il varo del regolamento applicativo.
20. Ratificato e reso esecutivo l'accordo tra il governo italiano e le Nazioni Unite per l'esecuzione delle sentenze del Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia, firmato a L'Aja il 6 febbraio 1997.
21. Sospesa ufficialmente nei confronti della Bosnia Erzegovina l'efficacia dell'accordo tra la Repubblica Italiana e la ex Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia sul riconoscimento dei diplomi e dei titoli accademici rilasciati dalle università, effettuato a Roma il 18 febbraio 1983.
Con comunicato pubblicato sulla G.U. 20 aprile 1999 n. 91, il Ministero degli Affari Esteri ha reso nota la decisione di non considerare più efficace a partire dal 22 marzo scorso nei confronti della Bosnia Erzegovina l'accordo a suo tempo sottoscritto con la ex-Jugoaslavia per il reciproco riconoscimento dei titoli d studio universitari. Pari decisioni erano state negli anni scorsi assunte nei confronti di altre Repubbliche sorte dalla dissoluzione dell' ex Stato jugoslavo.
"Diritto, Immigrazione e Cittadinanza": Uscito il primo numero della rivista promossa da Magistratura Democratica e dall'ASGI dedicata ai temi dell'immigrazione e dell'asilo.
Dopo un lungo lavoro preparatorio, è uscito agli inizi di luglio il primo numero della rivista "Diritto, Immigrazione e Cittadinanza", promossa da Magistratura Democratica e dall'ASGI ed edita da Franco Angeli di Milano.
I promotori della rivista ritengono infatti che con l'entrata in vigore della legge organica in materia di immigrazione e con la prospettata riforma di quella sull'asilo politico, nonché con l'annunciata definizione di una normativa comunitaria europea sulla materia, prevista dal Trattato di Amsterdam recentemente entrato in vigore, vi sia un urgente bisogno in Italia di conoscenza e confronto sulle regole del diritto che presiedono al governo e al controllo dei fenomeni migratori. Ciò con lo scopo innanzitutto di dotare coloro che operano a fianco degli immigrati (ONG, sportelli pubblici e privati, avvocati) di strumenti conoscitivi per meglio svolgere le funzioni di tutela e rappresentanza nei rapporti con la pubblica amministrazione e in sede giurisdizionale. "La rivista non sarà neutrale - si legge nella presentazione editoriale - ma di parte: dalla parte dei diritti, della eguaglianza, della integrazione nel rispetto delle diversità".
La rivista è trimestrale. L'abbonamento annuale (4 numeri) costa Lit. 110.000.
Pe ulteriori informazioni si può consultare il sito www.francoangeli.it oppure contattare l'editore, scrivendo a Franco Angeli srl - viale Monza 106, 20127 Milano, fax 02 2895762, oppure la direzione della rivista, c/o l'avv. Nazarena Zorzella, tel. 051/236747, e-mail: ri12653@iperbole.bologna.it
Entrato in vigore lo scorso 1° maggio il Trattato di Amsterdam sull'Unione Europa. Le prospettive delle politiche europee in materia di migrazione e asilo.
La Commissione Europea e tre gruppi di lavoro stanno lavorando alacremente per definire un quadro programmatico delle politiche in materia di libera circolazione, sicurezza e giustizia, ivi compresi i settori dell'immigrazione e dell'asilo, per la realizzazione degli obiettivi fissati dal Trattato di Amsterdam nel prossimo quinquennio. Tale programma dovrebbe essere varato e approvato dal Consiglio Europeo programmato a Tampere in Finlandia il prossimo autunno. In vista del vertice di Tampere, l'ACNUR ha diffuso un documento sulle politiche di armonizzazione in materia di asilo. Il documento può essere richiesto alla delegazione italiana dell'ACNUR (e-mail: itaro@unhcr.ch).
Bollettino news aggiornato alla data del 31 agosto 1999 e curato da Walter Citti, della segreteria dell'ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione.