Source: https://entilocali.forumattivo.it/t5053-richiesta-risarcimento-danno-a-seguito-di-denuncia-archiviata
Timestamp: 2019-10-15 09:56:33+00:00
Document Index: 120136529

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 2042', 'art. 2056', 'art. 2727']

richiesta risarcimento danno a seguito di denuncia archiviata
Marco P. il Sab 3 Dic 2011 - 14:16
Buongiorno, sapete dirmi a quanto potrebbe ammontare, all'incirca, il risarcimento del danno che un dipendente comunale puo' ottenere per essere stato ingiustamente denunciato per abuso d'ufficio (procedimento penale conclusosi con archiviazione per assoluta assenza di responsabilità) ?
Dell'avvenuta denuncia ne e' stata data notizia su un quotidiano locale.
Paolo Gros il Sab 3 Dic 2011 - 22:55
Il risarcimento e' dovuto a tutte quelle forme dal legislatore previste per dare un giusto corrispettivo a fatti lesivi non ricadenti soltanto sul patrimonio, ma anche , se non soprattutto,– su diritti fondamentali della persona.
Bisogna nel caso verificare quali danni di natura morale, patrimoniale e professionali sono derivati dal fatto.
E' possibile l'azione civile avverso il soggetto a suo tempo denunciante anche se bene sarebbe stata una querela per calunnia con costituzione di parte civile in corrispondenza della denuncia stessa.
L'importo e' quantificabile da 1 ad infinito ( e bene puo' consigiare un legale ) poiche' sara' comunque il giudice in sede civile a stabilire un equo risarcimento in riferimento ai danni subiti.
Re: richiesta risarcimento danno a seguito di denuncia archiviata
Marco P. il Dom 4 Dic 2011 - 14:04
E' ormai scaduto il termine per la querela per cui e' esperibile solo azione civile.
Non ci sono stati danni di natura patrimoniale e professionale (nessuna spese sostenuta e nessuna penalizzazione lavorativa).
L'unico danno e' stato quello di immagine dato che la notizia si e' sparsa fra i colleghi del Comune e per l'articolo pubblicato su un quotidiano.
E' vero che la quantificazione del danno dipende dal giudice che vi provvede in via equitativa ma non esiste un parametro di riferimento, seppure di massima?
francodan il Lun 5 Dic 2011 - 1:00
il risarcimento può spettare solo sussiste la calunnia ,il che implica che si deve provare che il presunto danneggiante aveva la consapevolezza di denunciare un innocente.
Ne consegue che spetta al danneggiato che in sede civile chieda il risarcimento dei danni assumendo che la denuncia era calunniosa e quindi dimostrare che la controparte aveva consapevolezza dell'innocenza del denunciato.
Sempre il danneggiato deve provare i danni subiti compreso quello esistenziale se ne chiede il risarcimento.
Marco P. il Lun 5 Dic 2011 - 7:34
Si e' tutto chiaro.
Se la calunnia viene provata, a quanto potrebbe ammontare il solo danno morale che il giudice potrebbe liquidare al calunniato ?
Si tenga conto che il calunniato ha subìto solo un danno di immagine derivante da un articolo su un quotidiano e non altro.
Purtroppo non ho trovato riferimenti ..... d'altra parte non puo' essere rimesso tutto alla esclusiva discrezionalità del giudice ....... e anche se cosi' fosse ci saranno pure dei riferimenti di massima..... ..... quantificazioni effettuate in casi analoghi o altro dai quali si possa dedurre che il danno e' 1 euro, 100, 1000 10000,,,o niente !!
francodan il Lun 5 Dic 2011 - 7:43
Cassazione civile, Sez. III, 12.4.2011, n. 8307
Il Tribunale di Rimini accoglieva parzialmente la domanda proposta con citazione del 7-12-91 dall'avv. B.M. volta ad ottenere il risarcimento del danno in relazione al delitto di calunnia commesso ai suoi danni da M.M., come accertato con sentenza penale definitiva del 31-1-986, liquidando equitativamente come danno non patrimoniale la somma di L. 50.000.000, oltre rivalutazione monetaria ed interessi dal fatto illecito al saldo, e rigettando la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale. La Corte di Appello di Bologna, con sentenza del 2-10-2008, accoglieva parzialmente l'appello proposto da M. M. e riduceva l'entità del risarcimento del danno non patrimoniale ad Euro 15.500,00 respingendo l'appello incidentale di B.M. volto ad ottenere anche il risarcimento del danno patrimoniale.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione M. M. con quattro motivi.
Resisteva con controricorso B.M. e proponeva ricorso incidentale con tre motivi illustrati anche da memoria ex art. 378 c.p.c..
Con il primo motivo di ricorso M.M. ha denunziato violazione di legge per erronea applicazione degli artt. 2947 e 2953 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3.
Il motivo è infondato in quanto la Corte di Appello non ha mai indicato la giovane età del danneggiato come esclusivo criterio da tenere in conto per la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, ma ha fatto riferimento unicamente agli effetti soggettivi, sotto il profilo della sofferenza psicologica e della lesione dell'onorabilità e reputazione, dei gravi fatti commessi dal M., che aveva accusato il B. ingiustamente di aver commesso un tentativo di estorsione e di rivelazione di segreto di ufficio, tenendo conto che quest'ultimo era un giovane avvocato all'inizio della carriera professionale, parametri presi in considerazione dalla Corte di Appello sono quindi rapportati alla sofferenza soggettiva di un professionista all'inizio della carriera che si vede lesa la reputazione da gravi accuse di estorsione e rilevazione di segreti di ufficio.
Con il ricorso incidentale l'avvocato B.M. ha denunziato violazione e falsa applicazione dell'art. 2042 c.c., dell'art. 2056 c.c., comma 2, artt. 1226 e 1729 c.c. nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.
I giudici di merito hanno ritenuto che l'avvocato B. non avesse fornito alcuna prova del danno patrimoniale subito, nè dal punto di vista della diminuzione di reddito per perdita di clienti, nè dal punto di vista dell'arresto della carriera universitaria.
La risarcibilità in concreto di tale ipotesi di danno patrimoniale futuro è condizionata dalla necessità che il danneggiato dimostri anche in via presuntiva e, quindi, anche con prova orale, ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegatela sussistenza di un valido nesso causale tra il danno e la ragionevole probabilità della verificazione futura del danno (v.
Cass. civ., sez. 3A, 25.9.1998, n. 95981 - Cass civ, Sez. 3, Sentenza n. 12243 del 2007).
Infatti la valutazione della sussistenza del danno in base ad clementi presuntivi postula la necessità della prova di elementi certi su cui fondare la presunzione che, in termini giuridici ex art. 2727 c.c. è la conseguenza che il giudice trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato. L'avvocato B. non ha indicato neanche nei motivi del ricorso per cassazione quali sarebbero stati i fatti noti, di cui egli aveva fornito la prova, che i giudici di merito avrebbero dovuto valutare per giungere a ritenere provato il danno patrimoniale futuro.
La circostanza che la mancata chiamata come assistente ordinario sia dipesa dalla pendenza dei procedimenti penali e che, in mancanza di tali pendenza, egli sarebbe stato chiamato dall'Università, è del tutto sfornita di prova, come giustamente affermato dalla Corte di Appello. Il B. non fornisce sul punto alcun elemento per far ritenere che tutti coloro che risultarono idonei a quel concorso furono poi chiamati effettivamente a divenire assistenti ordinari, nè che sulla sua posizione abbia influito la pendenza del procedimento penale.