Source: http://www.ilariaortolani.it/site/index.php/counselor/
Timestamp: 2020-08-06 10:41:02+00:00
Document Index: 89697463

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Counselor - Ilaria Ortolani
Leggi anche il codice deontologico
Che differenza c’è tra Psicologo e Counselor?
Lo Psicologo è un Professionista laureto in Psicologia che dopo diversi anni di tirocinio può iscriversi ad un albo professionale che regola la professione. Dopo la specializzazione post-laurea in Psicoterapia di durata quadriennale e l’iscrizione all’albo, può intraprendere percorsi di cura. La professione spesso concerne l’uso di complesse metodiche e tecniche quali test, colloqui, reattivi psicometrici che permettono di fare diagnosi di personalità e di comprendere il giusto percorso di cura che eventualmente può consistere in una psicoterapia. Intraprendere dei colloqui senza saper fare diagnosi può essere molto rischioso, perché dietro un determinato disturbo potrebbe celarsi una fragilità dell’Io che renderebbe il soggetto inaccessibile ad una picoterapia di tipo interpretativa ma lo renderebbe più adatto ad altri tipi di percorsi più supportivi. La diagnosi di personalità, che comprende l’uso di strumenti psicodiagnostici propri della professione, è necessaria prima di svolgere qualsiasi percorso.
Il counselor è un soggetto che spesso ha conseguito un semplice un Diploma di Scuola Superiore ed un corso di vario genere (ne esistsono di pochi giorni fino a corsi biennali) che permetterebbe di svolgere dei colloqui. Le definizione di counselor sono molte ma di fatto tale figura non è regolamentata da alcuna legge Italiana. Nella pratica comune sembra che il counselor faccia tutto quello che fa lo Psicologo senza mai che si usi il termine psiche, disturbo mentale ecc.
Per una spiegazione più approfondita rimando al sito
http://www.adrianostefani.it/articolo-psicologia.php?id_art=16 (di seguito riportiamo alcuni punti salienti tratti dal sito in questione)
Lo Psicologo è il professionista che ha compiuto un lungo percorso formativo e che esercita la professione, così come è prevista dalla normativa vigente.
Per contro la figura professionale del Counselor non è specificamente regolamentata dalla normativa italiana, né per quanto riguarda il percorso formativo necessario per diventare un Counselor, né per quanto riguarda la natura della propria attività professionale. Esiste una legge - la Legge 4/2013 - che disciplina le "professioni non organizzate in ordini e collegi", ma non esiste (come per gli Psicologi) una specifica legge per i Counselor. Di fatto per la legge italiana non esiste la figura del Counsellor, di conseguenza chiunque può definirsi un Counselor in qualunque momento.
In Italia si è assistito negli ultimi anni ad un fiorire di scuole e di corsi di counselling. Non essendo obbligati a seguire una normativa specifica, i corsi in tema di counselling sono molto diversi gli uni dagli altri. Vi sono corsi brevissimi, di appena qualche giorno, e corsi che durano due anni. Anche le materie oggetto di apprendimento sono le più diverse, infatti basta fare un “giro in rete” per accorgersi che il panorama dell’offerta formativa del settore del counselling è molto ampio e variegato. Si trovano scuole di counseling filosofico, socio-sanitario, artistico, alimentare e così via.
Non esistendo una direttiva pubblica che definisca e protegga la qualità della categoria professionale, alcuni Counselor hanno sentito la necessità di organizzarsi privatamente in associazioni a difesa della propria categoria. Così ad esempio un'associazione di categoria, il CNCP Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti, ha stabilito i propri livelli di competenza professionale e di formazione per potersi iscrivere presso la loro organizzazione. Ad esempio che per divenire Counselor presso il CNCP occorrono almeno 450 ore di formazione da espletare in non meno di due anni e comprensive di tirocinio alla fine del percorso.
Bisogna notare però che spesso i Counselor non sono laureati in Psicologia, ma hanno un diploma di scuola superiore o hanno preso una laurea in materie non attinenti con le professioni psicosociali.
C’è chi dice che il Counselor si occupa di gestire una situazione problematica mentre lo Psicologo va alla ricerca delle cause. Non è vero. Come sa chi è passato attraverso momenti di crisi, non è possibile superare una tale situazione senza attivare da una parte le proprie risorse qui-e-ora e trovare, dall’altra parte, una comprensione di ciò che sta avvenendo, quindi una comprensione – superficiale o profonda che sia – delle cause. Si tratta di fare una danza tra il fare esterno, in cerca di nuove soluzioni, ed il fare interno, in cerca di nuove comprensioni.
Lo Psicologo offre “consulenza psicologica”, attività mediante la quale affronta insieme ai clienti le difficoltà personali, familiari, evolutive e professionali che la persona può incontrare nel corso della propria vita.
Una associazione di categoria di Counselor, la AssoCounseling, definisce così il counseling: “Il counseling professionale è un'attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento.”
Le definizioni di counseling disponibili sono moltissime ma concordi nell’attribuire al Counsellor le capacità relazionali necessarie per aiutare una persona in un momento di difficoltà. Non si parla mai di psiche, disturbo mentale o psicologia. E’ evidente lo sforzo di mantenere il proprio diritto di esistere a fianco alle professioni “autorizzate” ad occuparsi di “psicologia” e di “disagio psichico”. In pratica sembra che il Counsellor faccia le stesse cose dello Psicologo senza utilizzare mai termini “psi”.
Lo Psicologo però, oltre alle attività di “consulenza psicologica” svolge una serie di attività che il Counselor non può svolgere, come ad esempio somministrare test, redigere certificati e relazioni sul trattamento effettuato e sulla diagnosi rilevata o effettuare perizie psicologiche. Ma al di là di queste attività ulteriori dello Psicologo, sembra che la “consulenza psicologica” dello Psicologo e l’attività di “counseling” del Counselor siano piuttosto sovrapponibili: entrambe puntano al benessere della persona che si trova in una condizione di disagio esistenziale.
Tra le due categorie professionali è in corso una disputa.
I Counsellor si ritengono in diritto di esercitare la propria professione così come loro la definiscono, mentre gli Psicologi li accusano di esercitare senza titolo – e senza il loro lungo percorso formativo – una professione regolamentata dalla normativa a garanzia degli utenti finali.
Nel lontano 2010 l’Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte pubblicava la comunicazione “Counseling: la posizione dell’Ordine"
Scriveva l’Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte:
“La legge n. 56/1989 definisce la professione di psicologo stabilendo che essa ‘comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.’ [...]
Tutto ciò che rientra nell’ambito di attività sopra descritto è, quindi, ex lege riservato agli psicologi regolarmente abilitati ed iscritti all’Albo. [...]
La figura del ‘consulente di psicologia’, o ‘counselor’ che dir si voglia, non trova riconoscimento nella predetta legge n. 56/1989, né in altre leggi dello Stato. [...] L’unico dato allo stato ‘ufficiale’ relativo a tale figura professionale si rinviene nell’elenco del CNEL sulle associazioni delle professioni cd. ‘Libere’, cioè non regolamentate, in cui risultano iscritte 11 associazioni/società di ‘counseling’. E’ bene, tuttavia, far notare – così contrastando le dichiarazioni inveritiere sovente diffuse al riguardo nei messaggi pubblicitari, nelle locandine, su pagine Web, etc. – che si tratta non di ‘riconoscimento’ in senso proprio, ma di semplice ‘presa d’atto’, da parte del CNEL, dell’esistenza di soggetti giuridici che dichiarano di svolgere una certa professione. […]
Al riguardo, sulla base delle segnalazioni pervenute (principalmente afferenti l’impiego di tale figura professionale in ospedali, scuole, aziende sanitarie, consultori, etc.), questo Ordine ha potuto riscontrare che gran parte delle attività svolte (e degli strumenti utilizzati) dai counselors rientrano nell’area del ‘sostegno psicologico’, senz’altro riconducibile all’ambito delle competenze riservate agli psicologi ex art. 1 L. 56/1989.”
Con questo documento l’Ordine degli Psicologi del Piemonte denunciava la categoria dei Counselor di esercitare abusivamente l’attività degli Psicologi.
Un altro momento saliente del contenzioso riguarda la sentenza del Tar del Lazio che nel 2015 ha sancito che il counseling è dello Psicologo.
Il TAR del Lazio, con sentenza n. 13020/2015, dispone che il disagio psicologico, anche fuori dai contesti clinici, rientra nelle competenze dello psicologo e che – passaggio fondamentale che di fatto riconduce anche il counseling ad attività tipica dello psicologo – la valutazione della gradazione del disagio psichico presuppone una competenza diagnostica propria dello psicologo e NON dei counselor.
Un risultato di assoluto rilievo e per una rinnovata attenzione del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) verso la tutela della professione di Psicologo, cambiamento che ha visto l’Ordine Psicologi Lazio particolarmente attivo ed in prima linea.
Questi passaggi salienti:
1) il 22 Settembre 2014 si rileva la notizia di un bando di concorso riservato a counselor nella ASP di Siracusa, inerente prestazioni psicologiche. In quello stesso periodo l’Ordine Psicologi Lazio (che aveva inserito un proprio rappresentante all’UNI) segnala in CNOP l’urgenza di attivarsi in UNI rispetto al tavolo sulla figura del “Counselor relazionale“
2) il 14 Novembre 2014 il CNOP inserisce all’Ordine del Giorno la discussione dei punti “8. a Conferimento incarico per ricorso dinanzi al TAR Sicilia: ratifica” e “8. b Conferimento incarico professionale per l’assistenza, e per il patrocinio processuale ai fini dell’impugnazione dinanzi al TAR Lazio del provvedimento di inserimento di Assocounseling nell’elenco delle associazioni delle professioni non organizzate di cui all’art. 2, comma 7, L. 14 gennaio 2013, n.4: ratifica“.
3) il 22 Dicembre 2014 il CNOP invia al Ministero della Salute un documento inerente “Osservazioni critiche su bozza progetto U08000070 Figure professionali operanti nel campo del counseling relazionale – richiesta sospensione voto formale“. L’Ordine Psicologi Lazio è stato uno degli Ordini che sedeva al tavolo UNI e che ha segnalato al CNOP la criticità. Il documento procede quindi a segnalare al Ministero della Salute: “Sono del tutto evidenti i profili di potenziale conflitto e di sovrapposizione tra la professione sanitaria ordinata di psicologo e la professione non sanitaria e non regolamentata di counselor, pertanto, ai sensi della normativa richiamata e, in particolare, ai sensi dell’art. 9 della L. 4/13, lo scrivente Consiglio invita l’UNI a NON procedere all’approvazione del progetto normativo meglio identificato in oggetto; invita il Ministero della Salute, nell’ambito dei poteri ad esso attribuiti, anche di vigilanza delle professioni sanitarie, ad intervenire al fine di prevenire le situazioni di conflitto delineate. “
4) il 23 Dicembre 2014 il Ministero della Salute chiede all’UNI di sospendere il tavolo sul counselor relazionale, al fine di consentire i necessari approfondimenti. Nei giorni seguenti chiede quindi al CNOP una documentazione di maggior dettaglio circa i motivi della richiesta di sospensione del tavolo UNI sul counseling. L’Ordine Psicologi Lazio invia il documento “Bozza UNI progetto U08000070 “Figure professionali operanti nel campo del Counseling relazionale”, criticità” in cui dettaglia tutti i profili di accavallamento e/o palese abuso presenti nel documento proposto dai counselor relazionali al tavolo UNI. Invia, inoltre, al CNOP il documento “Commenti alla Norma UNI Counselor” inviatoci dall’Associazione AltraPsicologia, in cui si analizzava il proposto Codice Deontologico del Counselor Relazionale che evidenziava veri e propri copia/incolla con il Codice Deontologico degli Psicologi italiani.
5) il 29 Maggio 2015 l’Ordine Psicologi Lazio invia il documento “Atti tipici dello psicologo” che ha significativamente concorso alla redazione del documento “La professione di psicologo: declaratoria, elementi tipici e caratterizzanti” poi inviato dal CNOP al Ministero della Salute in data 5 Giugno 2015
6) il 17 Novembre 2015 il TAR Lazio, con sentenza n. 13020/2015, dispone che la pratica del counseling è atto tipico e proprio dello psicologo.
7) il 18 Novembre 2015 Assocounseling, associazione di counselor precedentemente inserita nell’elenco del MISE, annuncia dalle pagine del proprio sito web che “ha già iniziato a preparare il ricorso al Consiglio di Stato“. In altre parole, la sentenza del TAR Lazio è un primo, importante, storico, risultato. Tuttavia dovremo attendere la scadenza dei termini di presentazione del ricorso o che venga confermata in secondo grado di giudizio laddove Assocounseling effettivamente presenti ricorso.
La sentenza del TAR Lazio è storica, ma non definitiva. Adesso si affronterà il passaggio più delicato e fondamentale. L’Ordine Psicologi Lazio c’è e, con competenza e determinazione, fornirà il suo contributo a tutela della professione di Psicologo.
Riporto in estrema sintesi i concetti principali di questo articolo:
Lo Psicologo che offre “consulenza psicologica” e il Counselor che offre attività di “counselling” sembrano svolgere la stessa attività professionale, finalizzata ad affrontare le situazioni di disagio esistenziale dei propri clienti.
Il percorso formativo dello Psicologo, regolamentato dalla legge vigente, è molto più lungo e impegnativo del percorso formativo del Counselor, che dalla legge non è regolamentato.
A differenza dell’attività del Counselor, l’attività professionale dello Psicologo è regolata dalla normativa vigente che, tra l’altro, considera le sedute di consulenza psicologica offerte dagli Psicologi una prestazione sanitaria. Di conseguenza le ricevute fiscali emesse dagli Psicologi sono detraibili in sede di dichiarazione dei redditi.
il 17 Novembre 2015 il TAR Lazio, con sentenza n. 13020/2015, dispone che la pratica del counseling è atto tipico e proprio dello psicologo.