Source: https://www.adism.it/blog/
Timestamp: 2020-07-10 00:09:08+00:00
Document Index: 128054772

Matched Legal Cases: ['art. 141', 'art. 1219', 'art. 149', 'art. 148', 'art. 145', 'art 149', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 2054']

Blog | ADISM
Di seguito potrete ascoltare l’intervista sul tema della regolamentazione del monopattino elettrico
L’avvocato Gianluca Sposato parla ai microfoni di RID 96.8FM a riguardo di questo delicatissimo tema, dal momento che ancora ad oggi non vi è nulla di definito nel campo dei monopattini elettrici e della sicurezza stradale per i conducenti e per i pedoni (come altri mezzi) che comunque possono essere coinvolti in un vero e proprio incidente con un monopattino elettrico.
Per seguire tutta la puntata di RID96.8FM utilizzate il link seguente:
Quando avviene un sinistro con un monopattino elettrico, che cosa bisogna fare?
Con il decreto sviluppo Italia il Governo ha voluto promuovere l’economia green e la circolazione di mezzi non inquinanti, incentivando l’acquisto di biciclette e monopattini elettrici.
Adism ha segnalato alle Istituzioni la pericolosità di questi mezzi ed esposto preoccupazione per gli incidenti che potranno scaturirne, tenuto conto della carenza di infrastrutture e manutenzione stradale oltre che della mancanza di educazione stradale.
Occorre richiamare l’attenzione all’utilizzo di questi mezzi, essere consapevoli della loro pericolosità, segnalando l’elevato rischio di investimento per i pedoni, cadute per strade sconnesse e scontri su strade percorse da mezzi veloci e veicoli pesanti, per mancato rispetto delle norme del codice della strada.
Normativa che regola l’utilizzo dei monopattini elettrici
Dove può circolare il monopattino elettrico?
Il monopattino elettrico può circolare nelle aree pedonali, in tal caso il limite di velocità è di 6 km/h; può circolare nelle aree urbane, ovvero su strade percorse da altri veicoli, senza superare il limite di 25 km/h; inoltre, può circolare anche nelle aree extraurbane, se sono presenti e all’interno delle piste ciclabili.
A che età si può guidare il monopattino elettrico, vi è obbligo del casco, il monopattino deve essere assicurato?
Il monopattino elettrico è un mezzo che non deve essere omologato, quindi privo di targa e tassa di proprietà, si può guidare senza patente al compimento dei 14 anni di età. L’obbligo del casco vi è solo per i minori di 18 anni, non possono essere trasportate persone animali e/o cose. Non vi è obbligo di assicurazione, tuttavia data la pericolosità del mezzo, la mancanza di educazione stradale e condizione delle strade, per assenza di manutenzione, Adism raccomanda non soltanto, qualora si intendesse rischiare la vita utilizzando questi mezzi per spostarsi nel traffico, di stipulare una copertura assicurativa per danni a terzi ma anche una polizza kasko integrale che copra danni causati accidentalmente al conducente, per esempio per caduta su manto stradale disconnesso, o buca stradale.
Che succede in caso di incidente stradale con monopattino elettrico, o tra monopattino elettrico e pedone ?
Nel caso di incidente stradale causato da un monopattino elettrico la responsabilità ricade sul conducente autore della violazione delle norme del codice della strada, per esempio per mancato rispetto del diritto di precedenza, attraversamento non consentito, sorpasso a destra, svolta senza l’indicatore di direzione, passaggio con il semaforo rosso, etc.
Quanto alla responsabilità civile scaturente per il risarcimento del danno, non essendo obbligatoria alcuna copertura assicurativa il conducente del monopattino, se non assicurato, risponderà personalmente. Nel caso di incidente tra monopattino elettrico e pedone risponde l’autore della violazione delle norme del codice della strada, dunque il pedone dovrà risarcire il conducente del monopattino qualora abbia violato la legge causando danni e lesioni.
Adism ha criticato la scelta del Governo e presentato un emendamento perché l’utilizzo con obbligo del casco ed assicurazione obbligatoria venga limitato solo nelle aree non percorse da altri veicoli.
Ascolta l’intervista al Presidente di Adism Avvocato Gianluca Sposato, massimo esperto in sicurezza e ricostruzione di incidenti stradali al programma radio il Confessionale su RID 96.8 Fm
Offerta risarcitoria e somme trattenute in acconto.
Non è semplice per i non addetti ai lavori districarsi nel meandro di norme del Codice delle assicurazioni private perché, a seconda della tipologia di incidente stradale, che abbia coinvolto uno o più veicoli, o che riguardi ciclisti, pedoni, o persone trasportate, bisognerà attenersi rigorosamente alle procedure previste per le singole fattispecie.
A seconda che, sulla base delle circostanze del caso concreto, si rientri o meno nel campo di operatività dell’indennizzo diretto, l’assicurazione alla quale rivolgersi sarà la propria, o quella del responsabile del sinistro, con tutti i tecnicismi e ostacoli che il danneggiato è tenuto ad affrontare, tra cui l’obbligo di negoziazione assistita introdotto con Decreto legge n. 132 del 2014 per dare il tempo alle assicurazioni di formulare offerte risarcitorie al ribasso scoraggiando il ricorso all’autorità giudiziaria.
Nel caso di sinistro stradale può accadere che il trasportato, cioè il soggetto che è a bordo di uno dei mezzi coinvolti nell’incidente e che non è alla guida, riporti delle lesioni, o comunque dei danni a cose di sua proprietà. In questo caso opera l’art. 141 del D. Lgs. n. 209/2005 che prevede una disciplina di favore per consentire al danneggiato di ottenere nel modo più veloce possibile il risarcimento del danno direttamente alla Compagnia che assicura il mezzo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento delle cause dell’incidente, avendo il trasportato sempre diritto di chiedere il risarcimento, anche nel caso in cui l’incidente si sia verificato per colpa esclusiva del conducente di quel mezzo.
La richiesta di risarcimento danni consiste, ai sensi dell’art. 1219 del codice civile, nell’intimazione ad adempiere al debitore, il quale è tenuto a rispettare i relativi termini, con tutte le conseguenze di legge in caso di adempimento e mancato rispetto della normativa applicabile al caso concreto. Per i sinistri che hanno coinvolto solo due veicoli se le lesioni non superano il 9 per cento si applicano le disposizioni di cui all’art. 149 del codice delle assicurazioni, negli altri casi, compresi incidenti che abbiano coinvolto ciclisti o pedoni, di regola l’art. 148.
Ove l’offerta sia ritenuta non congrua, poiché limitata, per esempio solo alla liquidazione del danno biologico e, dunque, non comprensiva del danno morale, o di altre poste di danno ( come quello esistenziale, estetico, patrimoniale con riferimento alla capacità lavorativa generica, o specifica, o anche alla perdita di chances ) le somme potranno essere trattenute in acconto, salvo maggiore avere, da quantificarsi e provarsi nel corso del giudizio promosso davanti al giudice di pace, o in tribunale a seconda della competenza per valore.
Dalla Terza Rassegna Parlamentale 2019 Settembre/Dicembre dell’ ISLE.
A seguito del convegno sull’omicidio stradale che si è tenuto lo scorso 18 luglio presso la sede dell’ISLE, l’Avvocato Gianluca Sposato Presidente di Adism – Associazione Difesa Infortunati Stradali, al fine di promuovere la cultura della sicurezza stradale, ha pubblicato una guida utile anche a districarsi nel complesso sistema di norme che disciplinano la responsabilità civile automobilistica: “Le 50 parole più utilizzate nelle aule di giustizia del danno stradale” edito da Nuova Editrice Universitaria, i cui proventi sono devoluti in beneficenza per promuovere la legalità nelle scuole, rende noto la Dott.ssa Myriam Cornelini, referente dei rapporti istituzionali dell’Associazione.
Leggi l’intera Rassegna Parlamentare 2019 Settembre/Dicembre
Il Codice delle assicurazioni private, introdotto con D. Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 ed aggiornato con le modifiche apportate dal D. Lgs. n. 68 del 21.5.2018 è la raccolta delle norme che regolamentano il contratto di assicurazione obbligatorio che garantisce la responsabilità civile nella circolazione stradale.
Per quanto riguarda le procedure di risarcimento bisogna distinguere diverse tipologie a seconda che l’incidente abbia coinvolto solo due o più veicoli, all’entità delle eventuali lesioni scaturite, al coinvolgimento di pedoni, ciclisti, trasportati, veicoli non assicurati dovranno essere tassativamente rispettati i dettami degli art. 145, 149, 148 e 141.
La vera novità è rappresentata dalla procedura di indennizzo diretto, ovvero dalla possibilità di essere risarciti attraverso l’assistenza legale gratuita direttamente dalla propria compagnia di assicurazioni quando ricorra un incidente che coinvolga due mezzi assicurati, da cui siano scaturiti danni a cose, o lesioni micro permanenti (fino a 9 punti di I.P.).
L’art 149 Cod. Ass. dispone che in caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti, o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato. L’impresa, a seguito della presentazione della richiesta di risarcimento diretto, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile, ferma la successiva regolazione dei rapporti fra le imprese medesime.
Se da un lato tale procedura semplifica molto l’iter per il risarcimento, non prevedendo neanche l’assistenza obbligatoria di un legale per soli danni a cose, dall’altro presta il fianco a critiche sia per la tutela legale messa a disposizione dalle stesse compagnie che devono provvedere poi alla liquidazione dei danni, con l’evidente contraddizione nonché incompatibilità a poter fare allo stesso modo i propri interessi e quelli dell’assicurato, sia per la facilità di aggirare stretti controlli.
Inoltre non vengono diffusi i dati relativi ai rapporti interni tra compagnie assicurative ed i costi da queste sostenuti per attuare la rivalsa nei confronti dell’impresa effettivamente responsabile del sinistro causato, costi che gravano sempre sull’assicurato, a scapito di risarcimenti sempre meno adeguati all’effettiva entità dei danni subiti.
La responsabilità in campo odontoiatrico è regolata dal principio della causa efficiente,
in base al quale in ambito contrattuale, il dentista è responsabile per i danni arrecati nei confronti del paziente se non fornisce piena prova liberatoria.
L’accertamento preliminare deve essere eseguito da un medico legale specialista in odontoiatria il quale dovrà valutare l’esistenza dei danni causati dal dentista al paziente, sia per avere eseguito cure inappropriate, o inutili, che per l’esecuzione di trattamenti scorretti, ovvero praticati con imprudenza, imperizia e negligenza, come nel caso di ritardata, od omessa diagnosi, infezioni che possano avere causato granulomi con ascesso dentale e perdita del dente, cure canalari non eseguite correttamente ed altro. Il medico legale ha il compito di verificare eventuali patologie pregresse nel paziente, o concause, che diminuiscano la responsabilità del dentista, riscontrando l’esistenza del nesso di causalità tra i danni accertati ed il trattamento odontoiatrico eseguito, tenuto conto sia delle spese necessarie per le ulteriori cure necessarie, che, soprattutto, dei disagi e danni morali subiti dal paziente, in aggiunta al danno per invalidità temporanea e permanente subìto.
Per intraprendere un’ azione volta al risarcimento del danno contro il proprio dentista bisogna, tener conto che il dentista risponde civilmente dei danni procurati quasi sempre per dolo, o colpa grave, quando la prestazione è stata effettuata per far fronte a problemi di elevata difficoltà in casi eccezionali e straordinari; mentre risponde per colpa lieve soltanto per i danni causati durante l’esecuzione di prestazioni odontoiatriche ordinarie e di routine, come nel caso di semplici otturazioni dentali, dunque con procedure che avrebbe dovuto effettuare sulla base di una media preparazione e diligenza, per evitare di procurare danni.
E’ importante, poi, ai fini dei termini di prescrizione e dell’onere probatorio determinare se le cure siano state eseguite dal dentista in qualità di dipendente di clinica privata, o struttura ospedaliera e dunque il rapporto tra medico e paziente sia configurabile di tipo extra contrattuale, o il professionista non abbia operato alle dipendenze di alcuno e, quindi, l’obbligazione assunta con il paziente sia contrattuale; soltanto in questo ultimo caso l’azione si prescrive in dieci anni, poiché nella responsabilità extracontrattuale il termine per fare valere i propri diritti è di 5 anni.
Se hai subìto un danno dal tuo dentista i nostri medici legali sono a disposizione per valutare senza impegno il tuo caso.
Serena Di Sisto
Malasanità guida al risarcimento
La salute è un diritto, come ben sappiamo, sancito dalla costituzione italiana, che all’articolo 32 ne determina i principi. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. La legge, in tale senso, ci dice, in modo inequivocabile, che il medico in nessun caso può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Da questa base si struttura tutto il sistema sanitario italiano. Lo specialista che opera e la struttura sanitaria stessa in cui il malato si affida, in questo caso soprattutto pubblica, deve garantire, tutte le cure doverose e la massima professionalità e tempestività.
Ogni trattamento sbagliato o comportamento considerato non incline alla buona prassi sanitaria, è da considerarsi un caso di malasanità che non può e non deve passare inosservato.
Con il termine malasanità si intende quella carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità che causa un danno al soggetto beneficiario della prestazione; Certo è, che nel corso del tempo, sono state molte le definizioni di tale evento. Lo studioso statunitense Rosenthal nel 1995 definiva un episodio di malasanità come “una evidente e dimostrata mancanza di conoscenza e/o abilità nella conduzione della pratica clinica”.
Da ciò ne emerge che ogni tipo di caso sanitario considerato non incline alla buona prassi o di dubbia professionalità, merita di essere segnalato alla legge affinché le autorità competenti facciano il loro lavoro per salvaguardare il diritto del malato o dei familiari che hanno subito una perdita o un danno, riparabile o irreparabile che sia.
Chi può commettere l’errore sanitario?
Le figure che possono essere soggette a commettere errori sono: il medico, il medico di base, la guardia medica, il chirurgo, il dirigente medico, l’infermiere, il primario e il personale paramedico.
In un caso di evidente malasanità, si individuano due tipi di responsabilità:
la prima è delineata come quella attribuita alla persona quale medico o specialista, che può essere il principale responsabile del materiale del danno;
la seconda da attribuirsi invece alla struttura sanitaria ove è avvenuto l’episodio illecito.
Quali possono essere esempi di casi di malasanità?
Morte infezione ospedaliera
Morte parto
Morte pre-parto o post-parto
Errore medico nascita
Infezione protesi
Infarto non tempestivamente diagnosticato
Terapia insufficiente
Ma cosa fare in caso di malasanità e chi rivolgersi?
Quando si è in un evidente caso di sanità gestita in modo inappropriato il soggetto portatore del danno o i familiari devono rivolgersi ad un avvocato, specializzato che illustrerà quelli che sono i diritti, e studierà i documenti e le pratiche per definire e dimostrare, dinanzi al giudice i danni subiti.
Si ha poi diritto al risarcimento, in caso non sia stato firmato in precedenza alcun accordo scritto che possa certificare la possibilità del danno finale.
La figura del legale è fondamentale per raccogliere e studiare la documentazione per avere il risarcimento del danno subito a cui possono rivolgersi gli stessi portatori del danneggiamento o i prossimi congiunti.
Scendiamo nel dettaglio con alcuni degli indicatori riguardanti una valida gestione ospedaliera.
Percentuale di infezioni ospedaliere
La presenza di infezioni nosocomiali od ospedaliere, cioè che insorgono durante la degenza in ospedale, costituisce uno dei problemi più rilevanti della sanità mondiale.
Nonostante le misure igieniche utilizzate normalmente negli ospedali, la presenza continua di malati spesso colpiti da patologie infettive, il ricorso frequente ad indagini strumentali invasive, rende impossibile l’eliminazione completa di agenti pericolosi quali virus, batteri e funghi.
L’impiego costante di antibiotici favorisce inoltre la comparsa di resistenze, cioè di specie insensibili o quasi ai farmaci comunemente impiegati.
Questi fattori rendono possibli le infezioni ospedaliere che vanno comunque prevenute e combattute.
La presenza fisiologica delle infezioni ospedaliere può essere considerata dell’ordine del 5-8%.
Mortalità operatoria dei principali interventi chirurgici
Ai fini della valutazione del rapporto costi/benefici per un determinato intervento chirurgico, indispensabile come ogni atto terapeutico, è necessario conoscere, tra i numerosi dati, la mortalità operatoria.
Il rischio operatorio, molto diverso nei vari tipi di intervento chirurgico, (vedi tab. 1), è in relazione a numerosi fattori ed anche all’abilità tecnica del chirurgo.
– By-pass aorto-coronarico 1 – 2,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale, in elezione 2-4% con protesi
endovascolare 1-1,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale in fase di rottura 30-50%
– Pneumonectomia 4-8%, lobectomia 3-5%
– Colecistectomia (per via endoscopica e per via laparotomica) 0,2%
– Cistectomia radicale 2-2,5%
– Cancro del colon 1-3%, in urgenza fino al 15%
– Cancro dell’esofago 7-8%
– Frattura del femore 3-4%
– TURP anni 1984-1990 USA, 0,4% 65-69 anni, 3,5% ultra 85enni
– TUMT: vicina allo 0%
Percentuale di parti cesarei rispetto al totale dei parti
Secondo l’OMS deve corrispondere al 10-15%. Una percentuale molto superiore a questa cifra va considerata con riserva e sospetti e deve indurre ad un approfondimento dei motivi.
Presenza di piaghe da decubito
I vari dati riportati dalla letteratura parlano di percentuali molto bariabili, ma che si attestano intorno al 10% della popolazione ospedaliera complessiva (comprendendo anche le uolcere da pressione al primo stadio, cioè nella fase di eritema).
E’ noto che le piaghe da decubito rappresentano una patologia che non si dovrebbe più osservare.
La percentuale di pazienti affetti da questa sindrome rispetto al totale della popolazione ospedaliera, può essere considerata come un indicatore di qualità dell’assistenza.
Tenendo presente la realtà effettiva e non l’eccellenza, una percentuale del 2-3% può essere ritenuta come un indicatore di buona qualità.
Presenza di cateterizzazione vescicale
L’unica indagine estesissima (oltre 13.000 pazienti di diversi ospedali del nord Italia) compiuta in Italia (1996), con il patrocinio del Ministero della sanità, ha evidenziato una percentuale scandalosa, cioè del 18% di cateterizzazione vescicale nell’intera popolazione ospedaliera (ospedali generali per acuti).
Negli USA questa percentuale è del 10%, mentre secondo criteri di eccellenza non dovrebbe superare il 2-3%.
Necessità di precisi criteri nella prescrizione del riposo assoluto a letto, con la registrazione in cartella clinica anche della durata.
Le indicazioni di riposo assoluto a letto sono molto limitate e quasi sempre di brevissima durata. Basti pensare che nell’infarto del miocardio è previsto che la durata del riposo a letto non deve superare 1-2 giorni.
La prescrizione del riposo assoluto a letto è indicata quasi esclusivamente nelle condizioni patologiche caratterizzate da scompenso emodinamico acuto.
Invece in clinica è praticata in maniera molto più estensiva; spesso più che di una vera e propria consuetudine, sia pure sbagliata, si tratta di una consuetudine permessa all’infermiere che autonomamente “costringe” il paziente a letto senza alcuna giustificazione scientifica.
L’abuso della prescrizione a letto costituisce una delle principali cause della patologia da immobilizzazione.
E’ un grave segno di mala pratica la mancanza della registrazione in cartella clinica della prescrizione del riposo in letto o la mancanza di precisi criteri di questa misura assistenziale.
Misure di contenzione
Le connotazioni culturali legate all’impiego dei mezzi di contenzione hanno assunto negli
ultimi anni una valenza fortemente negativa.
Da più parti, infatti, si è evidenziato come non siano trascurabili i rischi legati all’uso degli ausili di contenzione e nello stesso tempo è stata sottolineata la loro scarsa o nulla efficacia nel controllo delle situazioni in cui più comunemente vengono impiegati:agitazione psicomotoria, confusione mentale, prevenzione di cadute, ecc. (vedi linee Guida del Trattamento e nella Gestione delle Malattie Geriatriche, CESI, Roma, III Edizione, 2005).
Anche se è difficile quantizzare una percentuale di utilizzo dei mezzi di contenzione, oltre la quale vi è chiaramente un abuso, è grave il mancato tentativo (che se invece effettuato va registrato in cartella clinica) di mezzi alternativi.
La pratica inidonea o addirittura indiscriminata dei mezzi di contenzione è passibile di conseguenze penali.
La costituzione italiana sancisce infatti all’articolo 13 l’inviolabilità della liberta personale ed all’art. 32 la necessità del consenso all’atto terapeutico.
Chiariamo cosa succede quando vi è un incidente tra pedone e bicicletta.
Con la sentenza n. 13591 del 5 maggio 2020 la cassazione ha ricordato che le biciclette sono considerate veri e propri veicoli, tenute a rispettare le comuni norme sulla circolazione stradale come divieti, precedenze, limiti di velocità.
Con il Decreto Rilancio, il Governo ha previsto l’ erogazione di bonus per favorire l’utilizzo della biciletta studiando come incrementare le piste ciclabili. Tale misura non tiene conto dei rischi legati all’utilizzo di tali mezzi di locomozione nei centri abitati, in strade percorse ad alta velocità da autovetture, motocicli e mezzi articolati, che nel nostro Paese, a causa della assenza di iniziative volte alla sensibilizzazione ed educazione stradale presenta, purtroppo, un numero di incidenti stradali anche mortali tra i più elevati in Europa.
È bene ricordare che l’utilizzo di mezzi di spostamento alternativi, considerati un tempo di svago come, appunto, la bicicletta, ma anche i monopattini elettrici, sempre più frequente per recarsi al lavoro o per spostamenti nei centri urbani, non esonera il conducente da attenersi a norme di prudenza, al rispetto della segnaletica stradale e del codice della strada, tanto più che per questi mezzi non è prevista assicurazione ed uso obbligatorio del casco, sempre raccomandabili per proteggere la testa in caso di caduta per attenuare i danni ed evitare conseguenze peggiori, oltre che a non dovere pagare di tasca propria i danni arrecati a terzi.
Nel caso di incidente tra pedone e bicicletta viene da chiedersi chi debba ritenersi responsabile e risarcire i danni scaturenti anche da compromissione dell’integrità psicofisica e lavorativa. La cassazione, ribadendo che sia i pedoni che i ciclisti sono considerati utenti deboli della strada, ha inteso dare maggiore protezione a questi ultimi in considerazione del fatto che debbano considerarsi utenti della strada più deboli rispetto ai primi e, dunque, meritevoli di maggiore tutela. Pertanto, in caso di incidente tra bicicletta e pedone il conducente della bicicletta dovrà ritenersi presumibilmente responsabile e fornire prova liberatoria della propria responsabilità, potendosi fare riferimento anche in questo caso all’art. 2054 del codice civile.
Raccomandiamo a tutti gli utenti della strada di prestare massima attenzione ai pedoni ed ai ciclisti, tenuto conto della gravità delle lesioni che scaturirebbero in caso di collisione ed invitiamo tutti gli utenti di mezzi alternativi di locomozione, come la bicicletta od il monopattino elettrico, a prestare prudenza e stipulare una copertura assicurativa perlomeno per i danni a terzi.
In caso di bisogno potete rivolgervi sempre ad Adism per ricevere assistenza legale gratuita relativamente alla valutazione del caso.
Norme di riferimento per una buona pratica Ospedaliera.
A cura del Prof. Massimo Palleschi
L’ADISM ha l’obiettivo di rappresentare un possibile punto di riferimento sia per le istituzioni ospedaliere, sia per i medici ospedalieri, sia per i pazienti degenti in Ospedale.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un fenomeno abnorme ed esplosivo, quello del vertiginoso incremento dei procedimenti giudiziari contro medici da parte di pazienti
degenti in ospedale.
E’ stato calcolato che un medico, con venti anni di lavoro in ospedale, ha l’80% di probabilità di andare incontro ad almeno un procedimento di responsabilità professionale.
Questa moltitudine di azioni giudiziarie contro i medici squalifica il sistema sanitario, provoca sconcerto ed un clima di sfiducia del cittadino nei riguardi dell’ospedale.
E’ pertanto necessario individuare e correggere le cause di questo abnorme fenomeno, le cui responsabilità non possono essere riferite ad una sola categoria professionale.
L’identificazione di tutti i fattori che concorrono a questa patologica situazione è una condizione essenziale per ridurre i gravi inconvenienti che si verificano nella gestione e
nella prassi ospedaliera.
D’altra parte è stato unanimemente riconosciuto, anche dall’OMS, che “la qualità di un sistema sanitario ha lo scopo di garantire che ciascun paziente riceva l’insieme degli inteventi diagnostico-terapeutici più indicati ed al costo minore possibile di complicazioni
iatrogene e con la massima soddisfazione”.
Vengono di seguito menzionate alcune possibili cause della insoddisfacente qualità nella
erogazione delle cure ospedaliere:
1) Gravi anomalie nell’arruolamento e nella selezione del personale medico, che non
sempre ha competenze adeguate alla funzione ricoperta.
2) Gravi carenze qualitative e quantitative del personale infermieristico.
3) Disfunzioni organizzativo-amministrative
4) Sottovalutazione del problema degli anziani.
5) Fallimento dei sistemi premianti, così come sono stati impostati e soprattutto
6) Carenze edilizie-strutturali.
7) Carenze di attrezzature.
Per quanto concerne le competenze dei medici ospedalieri, che potrebbero per prime
essere messe in discussione considerando l’altissimo numero di denunce subite, si fa
presente da parte di questa Associazione che, mentre sono state prese dalle istituzioni
sanitarie interessanti iniziative riguardanti l’aggiornamento dei Medici e del personale
paramedico, nulla o quasi è stato fatto nei riguardi di un valido arruolamento ed una giusta
selezione del personale medico.
ADISM – Associazione Difesa Infortunati Stradali e Malasanità
Ufficio: Via G.Nicotera 24, 00195 Roma – Tel/Fax 06.3217717
Sede Legale: Tel. 06.3217639
email: info@adism.it – web: www.adism.it
Sarebbe assurdo, ricorrendo ad un esempio paradossale, permetter di far dirigere un
reparto ospedaliero ad un primario incompetente, al quale però venissero assicurate
Le attuali norma hanno permesso una selezione dei Primari su base prevalentemente
politico–amministrativa piuttosto che tecnico-professionale.
E’ intenzione dell’ADISM di attuare una intensa campagna di sensibilizzazione –
informazione perché venga instaurata una selezione concorsuale ad opera del Direttore