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Timestamp: 2018-03-22 17:50:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Che fine fanno i poliziotti condannati?
luglio 8, 2012 di admin
A luglio del 2001 l’incontro del G8 si svolse a Genova. Accaddero molti episodi violenti: la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, i fatti nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz. Macelleria messicana, sospensione dei diritti costituzionali. Per la morte di Carlo Giuliani c’è stata un’archiviazione nei confronti dell’unico imputato, il carabiniere Mario Placanica, per l’uso legittimo delle armi oltre che per legittima difesa. Per i fatti della Caserma di Bolzaneto il 14 luglio 2008 in primo grado ci sono state 15 condanne e trenta assoluzioni. Il 5 marzo 2010 i giudici d’appello di Genova, hanno emesso 44 condanne. I condannati dovranno risarcire le vittime insieme al Ministero della Giusitiza, dell’Interno e della Difesa, per una cifra complessiva superiore ai dieci milioni di euro. Il 1 giugno del 2012 la Cassazione conferma i succitati ministeri al risarcimento di 10 milioni di euro. Per i fatti della scuola Diaz il 13 novembre 2008 in primo grado sono state pronunciate 13 condanne per i funzionari e sedici assoluzioni. Il 18 maggio 2010 nel processo di appello sono stati condannati 25 imputati su 27. Il 5 Luglio 2012 la Cassazione conferma in via definitiva le condanne per falso aggravato confermando l’impianto accusatorio della Corte d’Appello. Convalida così la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; convalida anche i 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell’Aisi. Tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo. Convalida anche la condanna a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma. Prescrive, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti. Come pena accessoria, per i vertici, l’nterderdizione dai pubblici uffici per 5 anni, poi verranno licenziati?
Riccardo Rasman il 27 ottobre del 2006 viene ucciso in casa sua. Quattro poliziotti, con l’ausilio dei vigili del fuoco, sfondano la porta, poi lo legano con il fil di ferro, lo immobilizzano, lo ammanettano dietro la schiena, lo pestano e lo massacrano con i manganelli, fino alla morte per asfissia da posizione. Nelle indagini preliminari il Pm aveva chiesto l’archiviazione perché Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi avevano agito nell’adempimento di un dovere. Il 29 gennaio 2009 con rito abbreviato i poliziotti, tranne la donna, vengono condannati a sei mesi, pena sospesa, e a una provvisionale di 60.000 euro. Il 30 giugno 2010 la Corte d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di primo grado. Il 12 dicembre 2011 la Cassazione conferma la condanna. La famiglia Rasman ha avuto il risarcimento dal Ministero dell’Interno, quest’ultimo farà rivalsa sugli agenti che continuano a svolgere le loro funzioni?
Federico Aldrovandi il 25 settembre del 2005 viene fermato dalla polizia nei pressi di Viale Ippodromo della sua città, Ferrara. Viene immobilizzato a terra, ammanettato dietro la schiena, picchiato con i manganelli, muore per asfissia da posizione. Il 6 luglio del 2009 Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto vengono condannati per omicidio colposo a tre anni e sei mesi di reclusione, grazie all’indulto, varato nel 2006, 3 anni rientrano nell’indulto. Il 10 giugno 2011 la corte d’Appello conferma la condanna mentre a favore dei familiari viene stabilito un risarcimento di due milioni di euro se non si costituiscono parti civili nei procedimenti ancora aperti. Nel frattempo non sono stati sospesi dal servizio, nemmeno in via cautelativa come prevede l’art. 9, 2° c. del D.P.R. 737/81. Il 21 giugno 2012 la Cassazione ha reso definitiva la condanna e adesso?
La legge, seppur complessa, sembra essere chiara.
In materia di sospensione delle forze di polizia
La materia è molto complessa e sembrerebbe quasi lasciare libero arbitrio. L’articolo 55 quater del D.Lgs. n. 165/2001 prevede il Licenziamento disciplinare senza preavviso (giusta causa di licenziamento) nel caso di gravi e reiterate condotte “aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui” L’articolo 7 del D.P.R. 737/81 prevede la destituzione per atti che siano in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento e per grave abuso di autorità o di fiducia. Mentre l’articolo 8 all’art. 8 del D.P.R. 737/1981 prevede la destituzione di diritto per condanna, passata in giudicato, che importi l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici. In base alla legge 97 2001, nell’art. 4 è previsto “Salvo quanto disposto dall’articolo 32-quinquies del codice penale, nel caso sia pronunciata sentenza penale irrevocabile di condanna nei confronti dei dipendenti indicati nel comma 1 dell’articolo 3, ancorché a pena condizionalmente sospesa, l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego può essere pronunciata a seguito di procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare deve avere inizio o, in caso di intervenuta sospensione, proseguire entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione della sentenza all’amministrazione o all’ente competente per il procedimento disciplinare.”La sospensione dal servizio e la destituzione vengono inflitte a seguito del giudizio del consiglio centrale o provinciale di disciplina (poliziotti che devono decidere l’allontanamento dei colleghi)
In materia sul pagamento spese legali polizia di stato
L’Art. 32 della legge 152 del 1975 prevede: “Nei procedimenti a carico di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria o dei militari in servizio di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio e relativi all’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, la difesa può essere assunta a richiesta dell’interessato dall’Avvocatura dello Stato o da libero professionista di fiducia dell’interessato medesimo. In questo secondo caso le spese di difesa sono a carico del Ministero dell’interno salva rivalsa se vi è responsabilità dell’imputato per fatto doloso. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano a favore di qualsiasi persona che, legalmente richiesta dall’appartenente alle forze di polizia, gli presti assistenza.”
ringrazio l’avv. Paolo Iannini per la ricerca normativa
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