Source: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1984/84rr0008.html
Timestamp: 2020-05-24 23:07:05+00:00
Document Index: 115437631

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 40', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 33']

Regolamento regionale 17 dicembre 1984, n. 8 (BUR n. 59/1984) [sommario] [RTF]
DETERMINAZIONE DEGLI STANDARDS RELATIVI AI SERVIZI SOCIALI PUNTI 1, 2 E 3 DELL’ARTICOLO 23 DELLA LEGGE REGIONALE 15 DICEMBRE 1982, n. 55 “ NORME PER L’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI IN MATERIA DI ASSISTENZA SOCIALE ”. (1)
La regione Veneto, in attuazione della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 , concernente “ Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale ”, approva, nel testo allegato, il regolamento per la determinazione degli standards relativi ai servizi sociali di cui all’art. 23 della medesima legge regionale.
ALLEGATO al provvedimento consiliare n. 8 del 17 dicembre (2) 1984 relativo a:
Determinazione degli standards relativi ai servizi sociali, punti 1, 2 e 3 dell’art. 23 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 , “ Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale ”.
A) Età evolutiva
1.1 Centro o servizio di pronta accoglienza
1.2 Gruppo di famiglia
1.3 Comunità alloggio
1.4 Comunità terapeutica
1.5 Centro educativo occupazionale diurno
1.6 Centro sociale giovanile
1.7 Istituto educativo assistenziale
1.8 Centri per soggiorni di vacanza
2. Organizzazione e gestione della struttura educativa assistenziale per minori
2.1 Regolamento di funzionamento e prescrizioni di massima
2.2 Il personale
2.3 Responsabile della struttura
2.4 Vigilanza socio-assistenziale
2.5 Assistenza sanitaria e vigilanza igienico-sanitaria
2.6 Determinazione delle rette
2.7 Condizioni e modalità di sostegno economico agli affidatari
B) Età adulta
1.1. Anziani
1.3. Servizi socio-culturali
1.4. Servizi residenziali
2. Politica dei servizi
3. Corsi di preparazione al pensionamento
4. Declaratoria delle mansioni
5. Standard strutturali dei servizi residenziali per anziani
5.a Casa per anziani autosufficienti
5.b Casa per anziani non autosufficienti
5.c Casa albergo
5.d Centro diurno
5.e Disposizioni tecniche particolari per i servizi residenziali per anziani e per il Centro diurno
6. Standard organizzativi dei servizi residenziali per anziani e del Centro diurno
6.a Standard organizzativi della casa per anziani
6.b Standard organizzativi della casa per anziani non autosufficienti
6.c Standard organizzativi del Centro diurno
C) Servizi e interventi territoriali rivolti alla famiglia o al singolo
C/1 Integrazione con il sanitario
C/2 Organizzazione
C/3 Flessibilità
C/4 Temporaneità
C/5 Complementarità
C/6 Dinamica del servizio
C/7 Volontariato e vicinato
2. Standard organizzativi dei servizi e interventi
3. Interventi di integrazione economica
4. Interventi per l’abilità degli alloggi
D) Bisogno sociale e territorio
D/1 Rapporto struttura-popolazione
D/2 Rapporto strutture residenziali per anziani/popolazione
D/3 Modalità di analisi
E) Deroghe
1.1. Centro o servizio di pronta accoglienza
Il centro o servizio di pronta accoglienza ha la funzione di sopperire con tempestività a situazioni di emergenza che si caratterizzano per un bisogno immediato e temporaneo di ospitalità, mantenimento e protezione.
E' funzionalmente collegato con tutte le strutture sociali e sanitarie esistenti sul territorio e deve consentire, con la risposta immediata alla situazione di emergenza, una valutazione della problematica generale dell’utente e l’individuazione delle risposte più adeguate e risolutive della sua situazione.
Il centro o servizio di pronta accoglienza si struttura sia in una disponibilità di posti all’interno delle altre strutture socio-assistenziali con cui è collegato, sia in a sezione apposita inserita in altra struttura.
Sono momenti del servizio:
- l’accoglimento d' urgenza;
- l’analisi del caso;
- il superamento della fase acuta del problema;
- la dimissione o lo smistamento eventuale ed altri servizi.
Il centro o servizio di pronta accoglienza è una struttura che, in rapporto alle competenze di cui all’art. 6 della legge regionale n. 55/1982 , ai rischi presenti nella area e alle esigenze di economicità di gestione, può avere bacino di utenza comunale, di ULSS, o interzonale. (3)
La permanenza degli ospiti nella struttura non dovrà superare, di norma, il tempo strettamente necessario per gli accertamenti del caso e per il reperimento delle soluzioni più opportune (massimo 2 mesi).
Il centro o servizio di pronta accoglienza è destinato a soggetti in situazione di emergenza per cause diverse.
Il regolamento di funzionamento del centro o servizio determina le tipologie e le modalità di ammissione.
Il funzionamento del centro di pronta accoglienza è coordinato dal responsabile della struttura in cui è inserito ed è assicurato da almeno un addetto.
Il personale può essere adibito alla struttura anche a tempo parziale.
La struttura si avvale, per l’analisi e la verifica del caso e per lo smistamento, delle specifiche équipes del territorio.
1.2. Gruppo-famiglia
Il gruppo-famiglia è una struttura educativo-assistenziale destinata ad assicurare al minore privo di ambiente familiare idoneo, temporaneamente o non, il mantenimento, l’educazione, l’istruzione, secondo le indicazioni dell’autorità affidante.
Si caratterizza come modello e punto di riferimento per la ricostruzione di rapporti affettivi parentali e in situazioni di carenza o di disgregazione del nucleo familiare.
Per assolvere al proprio compito la struttura dovrà avere pertanto dimensioni e caratteristiche funzionali e organizzative orientate al modello relazionale della famiglia.
Il gruppo, costituito da 2 educatori, preferibilmente di ambo i sessi e idonei ad assumere ruoli parentali e, al massimo, da 4-5 minori, risiederà in una normale abitazione civile, avvalendosi di tutti i servizi e presidi presenti nel territorio.
Il gruppo-famiglia, quale struttura con finalità tutelare, si realizza nell'ambito della disciplina dell’affidamento familiare di cui alla legge n. 184/1983.
Il gruppo-famiglia è destinato ai minori in situazione di carenza familiare.
Il personale deve essere composto preferibilmente da una coppia di coniugi o da due educatori di ambo i sessi.
L’attività degli operatori deve essere libera da ogni rapporto di lavoro dipendente con l’ente affidatario. Si applicano, in quanto compatibili le norme previste per l’affidamento familiare.
1.3. Comunità-alloggio
La comunità-alloggio è una struttura educativo-assistenziale con il compito di sostituire anche temporaneamente il nucleo familiare, qualora questo sia impossibilitato o incapace ad assolvere al proprio compito.
La comunità-alloggio ha la funzione di consentire nei soggetti una maturazione psicologica, relazionale e sociale, in vista del loro reinserimento in famiglia, facendosi carico, nel contempo, della protezione, della salvaguardia, nonché degli adempimenti connessi alla particolare condizione e stato giuridico dell’affidato.
Le modalità organizzative ed educative nella comunità-alloggio dovranno mirare al coinvolgimento globale della persona in un progetto di vita e alla convivenza comunitaria.
Ha un bacino di utenza interdistrettuale e può accogliere soggetti provenienti da comuni circostanti.
Può ospitare, compatibilmente con la capacità alloggiativa, fino a un numero massimo di 8 soggetti, possibilmente omogenei per classe di età e problematiche.
Si applicano, in quanto compatibili, le norme previste per l’affidamento familiare.
E' destinata, di norma, a soggetti in difficoltà relazionali con la famiglia.
Nella comunità-alloggio il rapporto educatori-ospiti è di 1 a 2, fino al rapporto massimo da 1 a 4, in relazione all’età e alle caratteristiche degli ospiti.
Per gli interventi specialistici si fa riferimento ai servizi territoriali.
1.4. Comunità terapeutica
La comunità terapeutica è una struttura residenziale e semiresidenziale con compiti terapeutico-rieducativi finalizzati al reinserimento dell’ospite nella società.
Si caratterizza come una microsocietà ove la vita comunitaria e le conseguenti dinamiche di gruppo vengono utilizzate per la comprensione e la modifica del comportamento individuale e per lo sviluppo di un personale progetto di vita. La vita di gruppo all’interno della struttura, comporta, pertanto:
- la condivisione dei momenti più significativi della vita quotidiana;
- la possibilità di nuove esperienze occupazionali, di lavoro, di vita, nel rispetto delle inclinazioni originali di ciascuno;
- la circolazione di affetti e la messa in comune di conflitti, tensioni e difficoltà.
Il regolamento interno stabilisce le modalità di funzionamento della struttura e in particolare:
- i criteri di ammissione;
- la metodologia degli interventi;
- la valutazione e verifica dei piani di trattamento;
- i rapporti durante la fase del reinserimento sociale;
- i criteri per la dimissione.
La comunità terapeutica ha di norma un bacino di utenza interzonale.
La comunità terapeutica è destinata a soggetti di ambo i sessi con disturbi relazionali, psichici e del comportamento, che necessitano di terapia psico-sociale di gruppo.
Gli ospiti non possono essere più di 15-20 per ciascun gruppo che può essere costituito per omogeneità di disturbi e/o percorsi terapeutici.
Nella comunità terapeutica il rapporto operatori terapisti e ospiti è di 1 a 3.
E' previsto il direttore-coordinatore della comunità e un supervisore per la consulenza.
Inoltre, altre figure professionali quali l’analista, il maestro d' arte ecc..., possono essere a rapporto libero-professionale.
1.5. Centro educativo-occupazionale diurno
Il centro educativo-occupazionale è una struttura territoriale, a carattere diurno, che ha la funzione di favorire negli ospiti, con specifiche attività e programmi:
- il mantenimento e lo sviluppo dell’autonomia personale;
- relazioni interpersonali e sociali con l’ambiente;
- il conseguimento di capacità lavorative e la professionalizzazione, in rapporto alle potenzialità e attitudini individuali.
Ha bacino di utenza interdistrettuale ed è inserito nel contesto dei servizi educativi, formativi, socio-sanitari e riabilitativi del territorio, con i quali è funzionalmente collegato.
La capacità ricettiva massima è di 30 ospiti, organizzati in gruppi di non più di 10.
Nel centro educativo-occupazionale è previsto il servizio mensa.
A favore degli ospiti è stipulata idonea assicurazione al fine di coprire i rischi da infortuni subiti o provocati a terzi nell’espletamento dell’attività del centro.
Il centro educativo-occupazionale diurno è destinato a disabili gravi e gravissimi, in età post-scolare, residenti nell’area di pertinenza della struttura.
Il personale addetto alla funzione educativo-occupazionale deve essere in possesso dei titoli di scuola media superiore, costituisce titolo preferenziale il possesso di qualifica professionale conseguita con appositi corsi, riconosciuti dallo Stato o dalla Regione.
Il personale addetto alla funzione didattico-pratico-manuale, in assenza del titolo di studio o professionali suddetti, deve possedere idonea, documentata professionalità nella materia oggetto dell’attività.
Costituisce titolo preferenziale l’iscrizione alla Camera di Commercio, settore industria, artigianato, agricoltura.
Nell’organico del personale deve essere prevista la figura di un coordinatore per ogni gruppo di ospiti e, complessivamente, di un operatore ogni 3 ospiti.
1.6. Centro sociale giovanile
Il centro sociale giovanile è una struttura territoriale, a dimensione comunale o circoscrizionale, centro di attività e servizi socio-educativi, culturali, ricreativi, sportivi.
Ha la funzione di prevenire e contrastare processi di esclusione dei giovani dall’ambiente residenza; di favorire la vita di relazione e associativa; di promuoverne la partecipazione attiva in programmi e interventi sociali in loro favore.
Il centro sociale giovanile è una struttura aperta e flessibile rispetto agli utenti e alle istanze locali.
Opera essenzialmente attraverso attività programmate, raccordate con i programmi e le attività di altri servizi e strutture educative, sociali, culturali, ricreative esistenti nel territorio.
I programmi delle attività, saranno inoltre, opportunamente divulgati.
Il regolamento interno del centro sociale giovanile deve stabilire le modalità di funzionamento e in particolare:
- i criteri per l’accesso e l’uso della struttura da parte di singoli utenti, di gruppi e di associazioni;
- le forme e i momenti di partecipazione degli utenti alla determinazione del programma e del calendario delle attività del centro;
- le modalità di collegamento con gli altri servizi e strutture educative, sociali, culturali e ricreative del territorio;
- le modalità di partecipazione delle famiglie e delle formazioni sociali nella determinazione degli indirizzi programmatici e organizzativi.
Il centro sociale giovanile è rivolto ai giovani, di ambo i sessi, residenti nell’area di pertinenza.
Il personale operante nel centro sociale giovanile sarà adeguato all’attività svolta e alla tipologia degli utenti.
Il rapporto operatori-utenti è di 1:15.
Per ogni attività realizzata nel centro deve essere assicurata la presenza di un responsabile adulto.
1.7. Istituto educativo-assistenziale
Con il termine di istituto educativo-assistenziale per minori si indica una struttura a carattere residenziale o diurno-feriale, con funzioni di:
- accoglienza e pronta accoglienza;
- mantenimento;
- vigilanza e custodia (tutela);
I soggetti sono affidati con delibera determinazione dei genitori - tutori - oppure con provvedimento esecutivo del giudice tutelare o del tribunale per i minorenni.
L’istituto educativo-assistenziale garantisce al minore, per il quale non sia possibile un conveniente affidamento familiare o a un gruppo famiglia oppure a una comunità alloggio, la sicurezza, la crescita e lo sviluppo psico-affettivo e sociale, in vista del suo inserimento in famiglia e nella società.
L’istituto educativo-assistenziale è una struttura con bacino d' utenza multizonale.
La capacità ricettiva non dovrà essere superiore a 50 posti letto.
Negli istituti esistenti di più ampie dimensioni, dovrà essere avviata una idonea ristrutturazione e riorganizzazione per realizzare sezioni di pronta accoglienza, gruppi famiglia e comunità alloggio.
L’ubicazione e la struttura edilizia dell’istituto dovranno garantire lo svolgimento della vita comunitaria all’interno e di relazione con l’esterno, in armonia con le esigenze dell’età evolutiva.
Dovranno essere presenti appositi spazi attrezzati per il soggiorno, l’alimentazione, il riposo, lo studio, la ricreazione, nonché per adeguati servizi generali.
Gli istituti educativo-assistenziali, qualora accolgano minori disabili, devono garantire le prestazioni e i sussidi necessari al trattamento del caso e all’inserimento sociale di tali ospiti.
Al fine dell’integrazione con l’ambiente sociale circostante, sarà assicurato agli ospiti l’utilizzo di strutture scolastiche, sportive, ricreative, sanitarie e ogni altro servizio del territorio.
Nell’istituto educativo-assistenziale trovano temporanea ospitalità i minori, adolescenti, privi di ambiente familiare idoneo.
Gli istituti accolgono minori di ambo i sessi.
Di norma i minori devono provenire dalla zona circostante ove ha sede l’istituto, salvo diversa prescrizione stabilita dall’autorità affidante.
Eventuali menomazioni fisiche e psichiche del minore non possono costituire causa di esclusione.
L’organico degli istituti educativo-assistenziali specifici per minori dovrà garantire 2 addetti alla funzione educativa per ogni gruppo costituito da 12-15 minori.
Nelle strutture a destinazione mista, per minori normodotati e disabili, i gruppi avranno dimensioni ridotte opportunamente in relazione alla consistenza, tipologia e gravità della menomazione e alla metodologia educativa e rieducativa adottata.
Nelle strutture destinate a minori disabili la funzione educativa è garantita da un addetto ogni 4 ospiti.
Agli istituti educativo-assistenziali a carattere residenziale, destinati a soggetti disabili gravi e gravissimi, si applicano le prescrizioni previste per le strutture residenziali per anziani non autosufficienti.
1.8. Centri per soggiorni di vacanza
I centri per soggiorni di vacanza di minori sono strutture comunitarie comprendenti:
a) le colonie o case di vacanza;
c) i centri ricreativi a carattere stagionale e diurno.
E' compito dei centri di vacanza educare il minore alla vita di comunità, favorirne lo sviluppo e l’espressione delle capacità creative, la conoscenza e il rispetto dell’ambiente, integrando il ruolo formativo della famiglia e della scuola.
I programmi di attività e il regolamento di funzionamento devono prevedere adeguate forme di svago e culturali; una organizzazione improntata all’autodisciplina comunitaria anche attraverso la formazione di gruppi e l’autogestione di attività o servizi.
Il regolamento di funzionamento deve altresì prevedere forme di partecipazione e controllo, da parte delle famiglie, nella gestione del soggiorno.
Le strutture per soggiorni di vacanza con pernottamento non possono ospitare più di 80 minori.
Sono consentite più sezioni organizzativamente autonome sino a 80 minori ciascuna nell’ambito dello stesso complesso.
La struttura dovrà disporre di spazi distinti e attrezzati per l’attività comunitaria, l’alimentazione, il riposo, nonché per i servizi generali.
E' d' obbligo la dotazione di appositi locali attrezzati a infermeria e dell’attrezzatura di pronto soccorso.
Per i centri di vacanza con pernottamento realizzati con tende possono essere previsti, a cura del competente settore sanitario della U.L.S.S., differenti standards rispetto alle strutture, all’approvvigionamento idrico, ai servizi igienici, al sistema di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, al servizio di pronto soccorso.
La Giunta regionale stabilisce annualmente con apposita circolare, le procedure e le modalità per il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento di centri per soggiorni di vacanza a carattere stagionale: colonie, case di vacanze, campeggi.
I centri per soggiorni di vacanze sono destinati ai minori di ambo i sessi.
L’organico del personale educativo dovrà essere tale da assicurare le presenza di almeno una persona per gruppo di 15-20 minori.
2.1. Il regolamento di funzionamento e prescrizioni di massima
L’ente gestore di strutture educativo-assistenziali per minori, con esclusione dei centri per i soggiorni di vacanza, è tenuto a predisporre un apposito regolamento per il funzionamento della strutture, in relazione alle proprie finalità statutarie e sulla base dei seguenti criteri generali:
a) hanno titolo all’ammissione nella struttura i minori di ambo i sessi in difficoltà familiari e personali residenti nel bacino di utenza della struttura, a prescindere da disabilità psico-fisiche;
b) l’ammissione e la dimissione devono essere opportunamente e adeguatamente preparate con la famiglia, l’équipe distrettuale di residenza del minore e l’autorità affidante.
Le ammissioni, comportanti il pagamento di una retta di ricovero da parte del Comune o dell’U.L.S.S., devono essere disciplinate mediante stipula di apposita convenzione tra l’ente gestore del servizio e il comune o l’U.L.S.S., secondo competenza;
c) finalità e metodi educativi devono essere incentrati sul rispetto dei diritti del soggetto-ospite; sulla promozione dello sviluppo della personalità e della socializzazione; su un rapporto educativo il più possibile individualizzato e attento agli aspetti affettivi;
d) devono essere agevolati i rapporti tra il soggetto-ospite e i genitori e favorito il reinserimento nella famiglia di origine, salvo controindicazioni e diversa determinazione dell’autorità affidante;
e) l’organizzazione della vita all’interno della struttura dovrà essere orientata al modello del gruppo guidato, all’educazione del comportamento sociale, all’autodisciplina;
f) deve essere agevolato l’inserimento degli ospiti nell’ambiente urbano-sociale del luogo attraverso l’uso di servizi, infrastrutture, risorse esistenti nel territorio e l’agibilità di quelle di pertinenza della struttura da parte della popolazione del luogo.
E' necessario, pertanto, che le strutture educativo-assistenziali e i regolamenti di funzionamento si adeguino alle seguenti prescrizioni generali:
1) avere come riferimento gli ambiti territoriali di pertinenza, limitando l’ammissione alla sola popolazione residente. In ogni caso l’utenza dovrà provenire da un ambito territoriale tale da consentire frequenti rapporti con l’ambiente di provenienza;
2) utilizzare i servizi socio-sanitari e scolastici territoriali;
3) privilegiare le forme semiresidenziali e diurne;
4) favorire l’informazione;
5) garantire al personale e ai soggetti ospiti in strutture residenziali la possibilità di assistenza religiosa, nel rispetto delle scelte dei singoli o della famiglia dei minori;
6) tenere e aggiornare la documentazione relativa ai soggetti ospiti:
- le schede e il fascicolo personale socio-sanitario;
- il registro delle presenze;
7) trasmettere semestralmente al giudice tutelare del luogo, l’elenco dei minori ai sensi dell’art. 9 della legge 4 maggio 1983, n. 184;
8) organizzare la struttura in modo da permettere l’utilizzo da parte degli ospiti, di spazi individuali e collettivi e precisamente:
- zone notte costituite da camerette adeguate, massimo 4 posti letto, dotate di attrezzature sufficienti, al fine di consentire a ognuno di avere uno spazio personale;
- zone pranzo e soggiorno con spazi per attività di gruppo e individuali;
- cucina e dispensa adeguate alla capacità recettiva;
- servizi igienici rispondenti agli standards di una civile abitazione;
- spazi all’aperto;
9) garantire la partecipazione delle famiglie alla formazione degli indirizzi pedagogici, programmatici e organizzativi e favorire l’interscambio con le realtà sociali presenti nel territorio;
10) chiedere agli ospiti la collaborazione nel disbrigo delle faccende domestiche solo se l’impegno nei lavori sia adeguato alle loro forze, abbia scopo educativo e sia simile a quello in uso nella famiglia;
11) coinvolgere, pur nella diversità dei ruoli, tutto il personale in servizio, nel programma educativo e nella gestione delle attività;
12) stipulare in favore degli ospiti, del personale e dei volontari apposita e adeguata assicurazione che tenga conto delle caratteristiche soggettive degli ospiti.
Ogni struttura educativo-assistenziale dovrà essere dotata di una propria pianta organica.
Il personale addetto si distingue in due categorie:
- personale addetto alla funzione educativa;
- personale addetto ai servizi, amministrativi e ausiliari.
Il personale addetto alla funzione educativa, deve essere in possesso di diploma di scuola media superiore o di qualifica professionale conseguita con appositi corsi, riconosciuti dallo Stato o dalla Regione o, in carenza, attraverso la partecipazione a corsi di formazione o di aggiornamento per educatori, animatori, terapisti e altra qualifica, realizzati preferibilmente da ente pubblico.
Al personale già in servizio e privo dei titoli suddetti dovrà richiedersi il possesso di un curriculum professionale tale, da garantire il raggiungimento delle finalità del servizio.
Al personale addetto alla funzione educativa saranno garantiti momenti di formazione, aggiornamento generale e specifico nelle sedi di lavoro ed esterne.
- l’apporto di psicologi, psicopedagogisti e altri tecnici, anche esterni;
- la possibilità di avvalersi dell’équipe del distretto e specialistiche per la predisposizione e gestione del progetto educativo;
- la stabilità di rapporto con il gruppo di minori e con le loro famiglie, in coerenza con le finalità del progetto educativo individualizzato.
L’attività del personale, per il quale non operino norme contrattuali collettive di lavoro, deve essere regolata, giornalmente, con orari di lavoro e turni di riposo.
E' auspicabile l’impiego del volontariato in tutte le strutture educativo-assistenziali, purché ne sia garantita la corretta motivazione, la preparazione professionale, la continuità dell’impiego.
Per l’attività di animazione può essere utilizzato, oltre al volontariato, il tirocinio professionale.
2.3. Il responsabile della struttura
A ogni struttura educativo-assistenziale è preposto un responsabile.
Spetta al responsabile, preposto alla struttura:
a) assicurare il mantenimento, l’educazione, l’istruzione di ogni minore affidato, tenuto conto delle indicazioni della famiglia, del servizio locale, delle prescrizioni eventualmente stabilite dell’autorità affidante;
b) agevolare i rapporti tra minore ospitato e genitori e favorirne il reinserimento nella famiglia di origine;
c) predisporre, dopo un adeguato periodo di osservazione e valutazione del caso, un progetto educativo individualizzato, in accordo con la famiglia, il servizio locale e tenuto conto delle indicazioni del provvedimento di affidamento;
d) tenere la cartella personale psico-sociale sanitaria di ogni minore ospitato, continuamente aggiornata a cura degli operatori della struttura;
e) tenere il registro giornaliero delle presenze degli ospiti;
f) trasmettere semestralmente al giudice tutelare del luogo ove ha sede la struttura residenziale, l’elenco di tutti i minori ricoverati con l’indicazione, per ciascuno di essi, della località di residenza dei genitori, dei rapporti con la famiglia e delle condizioni psicofisiche del minore;
g) concordare l’ammissione e le dimissioni del minore con la famiglia, l’équipe del distretto o del comune, e con l’autorità affidante.
Il responsabile preposto alle strutture educativo-assistenziali deve essere in possesso anche dei requisiti richiesti per il personale addetto alla funzione educativa.
In tutte le strutture l’attività di direzione dovrà informarsi ai metodi di lavoro di gruppo, che assicurino la partecipazione del personale al programma educativo.
2.4. Vigilanza socio-assistenziale
Richiamato il disposto dell’art. 6 della legge regionale n. 55/1982 e dall’art. 10 della legge regionale n. 13/1980 (4) , i comuni singoli e associati, nel rispetto dell’autonomia giuridica e amministrativa della singola istituzione operante nel settore socio-assistenziale, esrcitano la vigilanza sulle strutture gestite da enti e istituzioni pubbliche e private e coordinano le attività delle strutture convenzionate.
La vigilanza viene esercitata anche attraverso periodiche ispezioni, finalizzate all’accertamento:
- della corrispondenza ai principi stabiliti dalla vigente normativa per la salvaguardia dei diritti della persona e delle libertà fondamentali, per la protezione, la tutela e la cura degli ospiti;
- dell’osservanza degli adempimenti previsti dalla normativa statale e regionale in materia di assistenza sociale;
- del rispetto degli standards organizzativi e gestionali della struttura e delle convenzioni in atto.
Il sindaco o il presidente dell’U.L.S.S., qualora nell’esercizio dell’attività ispettiva vengano a rilievo condotte pregiudizievoli per i diritti e le libertà fondamentali degli ospiti, darà informazione tempestiva dei fatti al pretore del luogo e alla Giunta regionale, per i provvedimenti di competenza.
Dell’attività di vigilanza nonché delle risultanze delle visite ispettive effettuate, viene trasmessa relazione al dipartimento assistenza sociale della Regione e al responsabile della struttura.
2.5. Assistenza sanitaria e vigilanza igienico-sanitaria
L’assistenza sanitaria agli ospiti delle strutture educativo-assistenziale è garantita dall’U.L.S.S. ove ha sede la struttura, secondo le modalità stabilite dalla vigente normativa in materia.
La vigilanza igienica e sanitaria sulle strutture socio-assistenziali è esercitata dall’U.L.S.S. ove ha sede la struttura, secondo le modalità stabilite dalla vigente normativa.
Nelle strutture educativo-assistenziali è d' obbligo la dotazione dell’apposita attrezzatura di pronto soccorso.
2.6. Determinazione delle rette
La retta è determinata con apposita deliberazione o atto da parte di ciascuna struttura pubblica o privata e deve comprendere:
a) la spesa del personale comunque adibito anche a orario parziale, compresi gli oneri riflessi;
b) gli acquisti di beni e servizi;
c) le manutenzioni ordinarie.
Tra le entrate vanno iscritte anche le risorse derivanti dall’utilizzo dei beni patrimoniali, che devono essere finalizzate al raggiungimento degli obiettivi previsti dai singoli statuti o regolamenti.
Deve essere prevista anche la partecipazione economica degli utenti al pagamento della retta per il servizio reso.
A tal fine ogni anno le strutture interessate devono inviare all’U.L.S.S. o al comune interessati, entro il 31 marzo, una relazione sull’attività svolta, il conto consuntivo dell’esercizio precedente nonché il programma e il bilancio per il nuovo esercizio finanziario con l’indicazione del costo della retta.
In ogni caso il costo mensile della retta di un ospite non potrà superare l’importo di due pensioni minime INPS per lavoratori dipendenti.
Per gli ospiti con particolari problematiche può essere elevato fino all’importo corrispondente a tre pensioni minime INPS per lavoratori dipendenti.
Gli importi di cui sopra possono essere maggiorati fino a un massimo del 30 per cento, nei casi di pronta accoglienza o di affidamento temporaneo di durata non superiore a tre mesi e qualora vengano documentate differenziali spese vive di mantenimento, cura, educazione.
Se il ricoverato e/o i genitori sono provvisti di reddito patrimoniale e/o da lavoro, si determina la quota di tale reddito che può essere utilizzato per il pagamento della retta e si sottrae alla retta concordata.
Il comune o l’U.L.S.S. pagheranno in tal modo solo la differenza.
Al riguardo va precisato che, in caso di rifiuto degli interessati, il comune o l’U.L.S.S. devono segnalare il caso alla magistratura.
2.7. Condizioni e modalità di sostegno economico agli affidatari
I comuni o le UU.LL.SS.SS., secondo le competenze gestionali di cui all’art. 6 della legge regionale n. 55/1982 e secondo le intese intervenute nella prima conferenza dei sindaci di cui all’art. 9 della medesima legge n. 184/1983, possono assegnare mensilmente alle persone singole, alle famiglie e gruppi-famiglia che hanno minori in affidamento, per ogni minore affidato e per tutto il periodo di durata dell’affidamento, una somma pari all’ammontare della pensione minima INPS per lavoratori dipendenti.
Detta somma è diminuita dell’importo pari agli assegni familiari, agli assegni assistenziali, ai trattamenti previdenziali e/o altro reddito relativi al minore e di cui l’affidatario detenga la disponibilità.
La somma è aumentata del 50 per cento nei casi di pronta accoglienza solo per minori e qualora l’affidatario documenti notevoli spese vive di mantenimento, cura, educazione del minore.
L’età adulta ha inizio dal 19.mo anno di età e comprende l’età anziana: il criterio in base al quale vengono erogati gli interventi socio-assistenziali è la condizione di bisogno o di disagio della persona.
Si applicano all’età adulta, per le specifiche realizzazioni sul territorio, le disposizioni e le indicazioni relative alle strutture educativo assistenziali per l’età evolutiva, a eccezione di quelle riguardanti il gruppo famiglia.
Le prescrizioni relative a strutture e servizi, che vengono previsti specificatamente per gli anziani, operano anche per le medesime strutture e servizi destinati a soggetti in età adulta.
1.1 Anziani
Nell’affrontare la problematica sociale delle persone anziane, è opportuno muovere da alcune acquisizioni culturali che consentono di evitare errori tradizionali e di imboccare una strada di effettiva innovazione.
A) Questione preliminare da chiarire è quella relativa ai isogni specifici degli anziani. Va cioè chiarito e superato l’equivoco che identifica gli anziani con delle persone bisognose (indigenti), prefigurando quindi unicamente una politica sociale di tipo assistenziale a favore di bisognosi. La politica sociale deve prevedere degli interventi - i servizi sociali - a favore degli specifici bisogni degli anziani. Tuttavia ciò non significa ignorare che, di fatto, come conseguenza della dinamica sociale generale, una fascia di persone anziane si presenta in condizioni di svantaggio ed è quindi bisognosa, oltre che di servizi sociali, di assistenza.
B) L’organizzazione dei servizi sociali per i bisogni degli anziani - ivi compresi dunque gli anziani bisognosi - è un dovere che compete all’amministrazione pubblica e che va realizzato, predisponendo per le persone anziane quanto le risorse consentono di approntare e mettendo l’anziano stesso nella condizione di poter scegliere ciò che meglio si addice ai bisogni che via via si manifestano.
C) Si riconosce che la politica sociale deve avere un carattere globale. E' però necessario evitare che l’inserimento del problema degli anziani nel contesto generale dei servizi sociali e dell’assistenza si traduca in uno svantaggio effettivo per l’anziano rispetto ad altri soggetti. Infatti, se non si tengono presenti le necessità proprie della persona anziana e non si prevedono e si realizzano interventi differenziati e specializzati, si finisce col produrre di fatto ciò che non si vuole in teoria, cioè la discriminazione dell’anziano rispetto ad altre categorie, per vari motivi privilegiate.
D) Il concetto stesso di “ anziano ” necessita di una chiarificazione per non incorrere di nuovo nel rischio della indeterminatezza o degli equivoci circa i diritti e i doveri sia da parte di chi chiede un intervento sia da parte di chi è chiamato a intervenire.
Comunemente è considerata “ anziana ” la persona più avanti negli anni e, di conseguenza, la più esperta.
Ma in riferimento alla legge sui servizi sociali, è convenzione internazionale considerare anziana la persona che ha raggiunto l’età del “ pensionamento obbligatorio ”. Si deve, inoltre, comprendere fra gli “ anziani ” la persona che si trova in una condizione specifica, contrassegnata da particolari bisogni e vari rischi, in riferimento all’isolamento sociale, all’insufficienza dei mezzi di sussistenza e alla possibile involuzione psico-fisica.
E) Per poter promuovere un effettivo rispetto della persona anziana nella sua realtà, i servizi sociali devono essere costituiti da interventi sia di prevenzione che di riabilitazione e sostegno. Si precisa tuttavia che la legislazione e la gestione politica in generale - nell’economia, nell’urbanistica, nella cultura - devono costituire il primo e reale strumento di prevenzione nei confronti dell’insorgere dei bisogni degli anziani e, soprattutto, della formazione della fascia di persone anziane bisognose. Per ciò stesso il carattere di prevenzione che deve essere contenuto nella legislazione sociale si situa a livelli intermedi e ha soprattutto lo scopo di impedire l’aggravarsi delle condizioni in cui una persona si viene a trovare.
F) Specifico carattere di prevenzione hanno i servizi socio-culturali per gli anziani, a iniziare dagli interventi rivolti alla preparazione al pensionamento. Questi interventi possono poi svilupparsi nell’area della formazione permanente, sia in attività culturali, tendenti a risolvere problemi di solitudine e a proporre nuovi campi di lavoro e nuove relazioni, sia in forme di associazionismo.
L’associazionismo può realizzarsi anche come cooperative di produzione dei servizi, per consentire alle persone anziane di esplicare un' attività sociale o lavorativa adeguata all’età e all’esperienza e, più in generale, per conservare all’anziano la rete dei rapporti sociali.
G) L’istituzione e la gestione dei servizi per gli anziani dovrebbero basarsi sulle seguenti fondamentali azioni propedeutiche:
- la ricerca sociale, volta a individuare le cause, la qualità, le dimensioni e le trasformazioni dei bisogni della popolazione anziana;
- la programmazione, volta ad assicurare un' omogenea distribuzione territoriale dei servizi rispetto ai bisogni;
- l’adozione di standards strutturali e organizzativi, che rendano efficiente ed efficace l’organizzazione dei servizi nel territorio;
- l’adozione dei mezzi più idonei a mantenere la persona anziana nell’ambito della propria famiglia e della comunità locale di appartenenza;
- la partecipazione e il controllo sociale dei cittadini alla determinazione degli obiettivi, alla programmazione e alla verifica dei servizi;
- la preparazione professionale del personale dei servizi sociali a tutti i livelli e per tutte le mansioni, sulla base di una conoscenza più approfondita della loro problematica professionale, avendo presente che i risultati che si conseguono nei servizi sono in gran parte determinati dalle capacità del personale addetto.
H) La conoscenza approfondita delle condizioni degli anziani e dei problemi di organizzazione e di gestione dei servizi sociali loro destinati consente di superare il pericolo di affrontare superficialmente tali problemi, al livello di etichette di di luoghi comuni.
Per perseguire gli obiettivi di cui all’articolo 2 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 , relativamente alle persone anziane, la Regione programma e privilegia specifici servizi, a carattere preventivo e/o tutelare, e in particolare:
- servizi socio-culturali;
- servizi di integrazione economica dei mezzi di sussitenza;
- servizi per l’abitabilità degli alloggi;
- servizi domiciliari;
- servizi residenziali.
I servizi socio-culturali sono finalizzati a prevenire l’emarginazione, la solitudine, l’inazione delle persone anziane, mediante attività e strumenti che concorrano a conservarne l’operosità e le relazioni sociali.
Tali servizi sono forniti da enti e organismi, sia pubblici sia privati, senza scopo di lucro, fra cui le cosiddette “ Università degli anziani ”, idonei ad attivare e gestire:
a) corsi di preparazione al pensionamento, da svolgersi anche nei posti di lavoro, secondo lo spirito e le modalità dell’educazione permanente e dell’istruzione ricorrente;
b) corsi sistematici di aggiornamento culturale, di esercizio della creatività, di attività di ricerca, di apprendimento dei modi di trasmissione dell’esperienza acquisita, finalizzati all’inserimento e reinserimento sociale, attraverso l’adeguamento delle capacità professionali secondo la potenzialità dei soggetti interessati e in relazione alle esigenze nel mondo del lavoro e della società;
c) centri diurni, rispondenti ai bisogni di informazione, di cultura, di cura della persona, di uso del tempo libero, di vita di relazione e, in particolari situazioni, di ristorazione;
d) forme di turismo sociale o di utilizzo del tempo libero, che offrano a tutte le persone anziane la possibilità di accedere alle attività turistiche o di tempo libero, organizzate secondo modalità adeguate all’autonomia degli utenti e nell’ambito delle disponibilità finanziarie dell’ente gestore del servizio, integrabili da possibili contributi degli utenti.
Nell’organizzazione sia delle iniziative sia delle attività di turismo e di tempo libero deve essere assicurata la possibilità di partecipazione attiva degli utenti. Sono pertanto servizi socio-culturali di pertinente interesse le iniziative e le attività che, avendo come protagonisti e gestori le stesse persone anziane, perseguono le finalità sopra espresse, in quanto rispondono a bisogni di relazione sociale e di arricchimento della persona. Tali iniziative e attività si attuano attraverso forme di associazionismo (quali i clubs) che abbiano lo scopo di organizzare e svolgere in comune attività di svago o di lavoro. Tali associazioni possono assumere la forma di cooperativa di produzione di servizi, per consentire ai soci di esplicare un' attività lavorativa adeguata all’età e alle esperienze personali.
Gli enti erogatori dei servizi socio-assistenziali, oltre ai servizi precedentemente definiti, pongono in atto una serie di servizi residenziali, adeguati al grado dell’autonomia degli utenti, per ospitare le persone che, a causa di particolari situazioni, non possano o non intendano gestire in modo del tutto autonomo la propria esistenza, neppure con il sostegno della famiglia e/o dei servizi territoriali.
a) l’“ alloggio autonomo ”, che consiste in un' unità abitativa, singola o aggregata, destinata a persone anziane autosufficienti, particolarmente idonea, per localizzazione, dimensione e organizzazione interna, a consentire il mantenimento dell’autonomia di vita dell’utente, il quale può fruire di varie forme di sostegno mediante un collegamento con un centro erogatore di servizi.
b) la “ casa-albergo ”, costituita da un complesso di appartamenti di dimensioni tali da consentire una gestione autonoma da parte dei loro utenti. Essa è dotata di un servizio di portineria o di un sistema di collegamento continuativo con un centro di servizi e fornisce, su richiesta degli utenti, servizi di tipo comunitario.
c) la “ casa per anziani autosufficienti ”, una struttura che offre una gamma completa di servizi di tipo comunitario, garantendo il rispetto della personalità e del ruolo attivo di ciascun utente, secondo le modalità prescritte dagli standard organizzativi e gestionali.
d) la “ casa per anziani non autosufficienti ”, che, oltre ai servizi comunitari previsti dalla precedente lettera c), garantisce agli utenti prestazioni assistenziali-sanitarie adeguate alle loro condizioni psichiche e fisiche, secondo le modalità prescritte dagli standards organizzativi e gestionali.
e) le “ strutture polivalenti ”, che riuniscono in un' unica sede i diversi servizi residenziali, articolati in settori distinti di servizio, ciascuno organizzato secondo le modalità prescritte dagli standards organizzativi e gestionali. Esse hanno riferimento a determinati bacini di utenza e possono essere sede di servizi territoriali.
Servizi socio-culturali per anziani
1. I processi di involuzione psico-fisica della vecchiaia possono essere causati non solo da precari stati di salute, ma anche da situazioni sociali, che finiscono per isolare e deresponsabilizzare l’anziano.
Risultano perciò, sulla linea preventiva, di grande utilità le iniziative e i servizi socio-culturali, finalizzati a stimolare e a conservare la vita attiva dell’anziano, inserita socialmente.
2. Queste iniziative, per raggiungere lo scopo indicato, devono proporsi sempre il coinvolgimento della persona anziana, in modo da renderla protagonista della sua stessa informazione-formazione, così da sviluppare e adeguare le sue capacità, più che creare ulteriori stati di dipendenza, anche se di natura culturale.
Allo scopo, nella stessa organizzazione, è opportuno coinvolgere gli utenti attraverso forme partecipative, rappresentanze negli organismi gestionali, verifiche collettive, forme di autogestione totale o parziale.
3. I servizi socio-culturali per anziani possono assumere fisionomie diverse, a seconda dei bisogni degli utenti. Fra questi si configurano alcune attività ormai sperimentate:
b) corsi di aggiornamento e di sviluppo attitudinale;
c) università degli anziani.
4. Le attività turistiche sono particolarmente adatte a promuovere la vita di relazione e l’aggiornamento culturale a livello anche popolare. Si prestano infatti a scelte adeguate agli utenti e a un graduale sviluppo culturale.
Affinché possano rispondere alle finalità sopra indicate si richiedono alcuni requisiti:
a) è necessaria una programmazione con scelte culturali (arte, storia, civiltà, costumi, conoscenze tecnico-scientifiche, processi produttivi, organizzazione sociale ecc.).
La programmazione va fatta con la partecipazione degli utenti stessi, all’interno di un progetto ispirato allo sviluppo attitudinale e all’aggiornamento culturale.
b) L’escursione turistica è opportuno sia preparata con incontri culturali e con la collaborazione attiva degli stessi partecipanti.
Risultano poi utili incontri di verifica dell’esperienza fatta, con la visione di diapositive, di cartoline od oggetti caratteristici dei luoghi visitati.
c) L’organizzazione può essere promossa da enti pubblici o privati, senza fine di lucro, utilizzando anche appositi sussidi pubblici a integrazione dei contributi degli utenti.
d) La partecipazione può essere consentita, su richiesta, anche a familiari (a proprie spese), in modo da favorire il dialogo intergenerazionale.
e) Per la realizzazione si richiedono delle presenze di responsabilità organizzativa, di assistenza sanitaria e di accompagnamento, sia in funzione delle esigenze personali degli anziani che in funzione di guida turistico culturale.
In riferimento al tipo di attività turistica svolta e al tipo di persone che vi prendono parte, va deciso quante persone sono necessarie, prevedendo anche iniziative libere.
5. I corsi di aggiornamento e di sviluppo attitudinale rientrano nel quadro dell’educazione permanente e informazione ricorrente.
Vanno studiati e programmati in ordine ai bisogni degli utenti.
La loro efficacia è proporzionale al grado di partecipazione attiva che riescono a provocare.
A tale scopo si indicano alcuni requisiti:
A) I corsi di aggiornamento devono essere accuratamente programmati con una metodologia attiva, che si serve ampiamente di sussidi, privilegia il metodo induttivo, offre ampi spazi al dialogo e al confronto di idee.
I corsi di sviluppo attitudinale (creatività, attività di ricerca, attività motoria...) richiedono, accanto alla presentazione delle tecniche, una pedagogia individualizzata.
B) Possono essere promossi all’interno delle istituzioni per anziani oppure nel territorio da enti pubblici o privati senza fine di lucro, nell’ambito dell’educazione permanente e dell’istruzione ricorrente. Le modalità di realizzazione possono essere le più varie.
E' opportuno tuttavia che rientrino in un programma-anziani organico e graduale.
C) Queste attività culturali richiedono un responsabile, coadiuvato eventualmente da una segreteria organizzativa, ed esperti nei settori specifici, capaci di lavorare in modo coordinato. Per alcune attività di sviluppo attitudinale, quale l’attività motoria, si richiedono le opportune tutele sanitarie.
6. Le “ Università degli anziani ”.
L’organizzazione organica di attività culturali per gli anziani prende forma nelle “ Università degli anziani ”. Esse prevedono un' articolazione di corsi, seminari, attività di sviluppo attitudinale e attività complementari (visite culturali, incontri artistici) distribuite nell’arco di due o tre anni, secondo un programma finalizzato a offrire agli utenti una occasione e uno strumento efficiente di incontro, di dibattito, di formazione, di informazione su aspetti della conoscenza oggetto dei loro prevalenti interessi, sotto la guida di esperti e studiosi di questi problemi.
Allo scopo si indicano alcuni requisiti necessari:
a) Le finalità di una università degli anziani sono la conoscenza e l’educazione alla condizione anziana, la formazione e il sostegno alla partecipazione sociale, l’aggiornamento culturale.
b) I corsi, per non divenire dispersivi, devono evitare di rispondere alla mera curiosità e adeguarsi invece ai veri bisogni dei frequentanti, sviluppando un quadro organico sulle scienze economiche, giuridico-sociali, culturali, scientifiche, psico-sociologiche, mediche, etico-religiose.
Ai corsi devono accompagnarsi, in misura equivalente, seminari e attività per lo sviluppo delle attitudini, quali la creatività, il “ bricolage ”, la capacità di ricerca, la trasmissione dell’esperienza, l’utilizzo culturale delle manifestazioni artistiche, l’attività motoria, lo studio delle lingue estere e altre.
Nell’insieme i corsi e i seminari, articolati ella settimana, dovrebbero poter raggiungere complessivamente almeno 200 ore di lezione all’anno.
c) I docenti, fra i quali anche alcuni universitari, devono essere specializzati nel settore proprio, a conoscenza di una metodologia induttiva propria della educazione degli adulti, capaci di lavorare in modo convergente con gli altri, disponibili al dialogo.
d) Per la partecipazione non si richiedono titoli di studio, essendo già l’esperienza acquisita abilitante alla partecipazione. Non è opportuno inoltre porre limiti di età, essendo una istituzione rivolta a quanti desiderano perfezionare il proprio inserimento sociale o acquisire un reinserimento.
e) Ai partecipanti va consegnato un apposito libretto per annotare il curriculum di studio frequentato e i colloqui con i docenti liberamente sostenuti.
f) Ai fini organizzativi si richiedono una sede, uno statuto o un regolamento, un comitato direttivo con la partecipazione degli utenti e una struttura organizzativa adeguata.
Data la complessività di tale istituzione, essa può essere promossa da enti pubblici o privati, senza fine di lucro, e ipotizzabile a livello provinciale o almeno zonale, nel quadro dell’educazione permanente, con collegamenti con istituzioni analoghe presenti in Regione, onde poter svolgere attività di ricerca scientifica comune sulla condizione anziana.
g) L’università dovrebbe essere attrezzata di una biblioteca specializzata e poter offrire ai frequentanti anche altre attività complementari (concerti, dibattiti, visite culturali, corsi opzionali ecc...), con la partecipazione di persone di altra età.
1. E' di acquisizione comune che l’uscita dalla professione con il pensionamento costituisce una situazione di rischio per l’equilibrio psico-fisico della persona.
Per attenuare tali difficoltà, in vari paesi (Stati Uniti, Germania, Francia...) da anni sono in atto esperienze di preparazione al pensionamento, le quali hanno dato risultati positivi scientificamente controllati.
Il Consiglio d' Europa ha fatto propria tale esigenza, formulando una risoluzione il 3 novembre 1977 nella riunione 277 dei delegati dei ministri [résolution (77) 34], nella quale si dice che gli Stati membri dovranno predisporre strutture adeguate per facilitare il passaggio dalla vita attiva al pensionamento, in modo che i pensionati possano avere una vita socialmente utile e proficua sul piano personale.
2. Lo scopo di tali corsi è di offrire, prima del pensionamento, informazioni ed esperienze di carattere finanziario, medico, abitativo, ricreativo, occupazionale e culturale, in modo da consentire a queste persone di progettare per tempo una vita sana e attiva nel periodo della pensione, secondo i propri interessi.
E' importante che questi corsi aiutino la persona a recuperare interessi e possibilità inespressi per molto tempo, a causa dell’attività lavorativa, e nuovi possibili ruoli sociali da svolgere dietro compenso o in forma volontaristica.
3. Un corso di preparazione dovrebbe aver luogo almeno cinque o sei anni prima del pensionamento, con eventuali successivi stages complementari a seconda degli interessi.
Dovrebbe articolarsi in momenti di informazione e in esercitazioni esemplari, per almeno otto o dieci incontri di due o tre ore ciascuno.
a) Informazioni. Devono riguardare i seguenti argomenti: la conservazione di una vita sana nella senescenza, l’utilizzo delle proprie risorse economiche, l’organizzazione della propria vita, diritti e doveri sociali e servizi del territorio, attività culturali sportive, e hobbies, attività volontaristiche e lavoro a tempo parziale, incidenza nella vita dei fattori psicologici e sociologici, senso e significato dell’esistenza in generale e della senescenza in particolare.
b) Esercitazioni. Devono introdurre la persona ad alcune tecniche come: il rilassamento, l’attività motoria, la creatività, la ricerca scientifica, la pratica sportiva, turistica e degli hobbies.
4. I corsi promossi nell’ambito dell’educazione permanente possono essere organizzati da enti pubblici e privati, comprese le aziende, in collaborazione con centri o persone specializzate.
Allo scopo dovrebbe essere consentito dalle aziende ai dipendenti il tempo retribuito necessario per la frequenza, in riferimento anche alla normativa delle 150 ore.
L’attuazione di esi richiede un' équipe integrata, formata da un coordinatore, al quale compete l’organizzazione dei vari interventi; un animatore idoneo a facilitare le relazioni interpersonali nel gruppo e a favorire la partecipazione; alcuni esperti negli argomenti sopra indicati per le lezioni e le esercitazioni previste.
Le specializzazioni richieste sono: uno psicologo (o pedagogista o assistente sociale) per l’animazione del gruppo; esperti in medicina, economia, diritto, sociologia e scienze umane per l’informazione; esperti in educazione fisica e in attività creative e di ricerca per le esercitazioni.
Rimane aperto il problema della formazione degli animatori e dei vari esperti, per renderli capaci di una mediazione fra conoscenze, tecniche e vita dell’adulto. La questione va ricondotta a quella più in generale della formazione degli specialisti per l’educazione degli adulti.
Nella seguente declaratoria vengono indicate le mansioni delle principali funzioni presso i servizi per anziani di tipo residenziale e di tipo domiciliare.
Si precisa che le funzioni individuate corrispondono a funzioni da svolgere e non direttamente a ruoli d' organico; per cui, anche in riferimento agli statuti degli Enti, rimane la possibilità che più mansioni vengano riunite in un ruolo d' organico, come anche che lo svolgimento di una funzione venga demandato a più ruoli d' organico, in dipendenza dalle dimensioni del centro di servizi.
4.1. Funzioni di segreteria e/o di direzione
Responsabile della realizzazione dell’indirizzo definito dall’Amministrazione.
Cura e/o coordinamento dell’attuazione di tutta la parte amministrativa, funzionale e di servizio. Responsabilità circa la conoscenza e l’applicazione della legislazione regionale e nazionale avente attinenza con i servizi sociali.
Espletamento di ogni altra mansione prevista da ordinamenti dell’Ente e dalla legislazione vigente.
4.2. Funzioni di ragioneria
Cura di tutto il settore contabile-amministrativo e fiscale, e in particolare controllo movimenti di cassa, fatture fornitori, estratti conto banche. Tenuta scritture obbligatorie. Predisposizione pagamenti. Situazione contabile e conto economico. Scritture di rettifica e bilancio di fine anno. Gestione contabile del patrimonio. Incasso rette ed entrate varie. Versamenti e prelevamenti depositi su mandato o delega. Rendiconti a Comuni e a Enti assistenziali vari. Amministrazione del personale: controllo presenze; compilazione elementi per formazione paghe; calcolo versamento contributi mensili; denunce malattia e infortuni; pratiche di assunzione e di cessazione del rapporto di lavoro; calcolo delle ferie; conguaglio IRPEF e compilazione estratto conto dipendenti e ogni altro adempimento di legge.
4.3. Funzioni di economato
Analisi dei consumi e programma degli approvvigionamenti. Studio economico degli acquisti, esecuzione degli acquisti su autorizzazione. Carico e scarico magazzino per qualità e quantità. Controllo fatture approvvigionametni. Organizzazione e controllo delle attività di cucina, lavanderia, guardaroba e pulizie generali. Compilazione e aggiornamento degli inventari. Ritiro pensioni ospiti e loro pagamento (salvo diversa disposizione dell’ordinamento interno dell’Ente).
4.4. Funzioni di manutenzione
Programmazione e controllo della manutenzione ordinaria. Controllo degli impianti di riscaldamento, elettrico, idrico, di depurazione. Programmazione e controllo della manutenzione delle zone verdi. Coordinazione interventi ditte specializzate. Catalogazione e controllo macchine e attrezzi in dotazione al servizio di manutenzione.
Esecuzione di ogni altro controllo previsto dalle disposizioni di legge in materia.
4.5. Coordinamento di servizi
a) Coordinatore del servizio domiciliare
Analisi dei bisogni nel settore (anche attraverso indagini), organizzazione degli interventi, aggiornamento della situazione e verifica della produttività del servizio. Coordinamento degli interventi a domicilio dei vari servizi sociali e sanitari. Gestione archivio richieste.
b) Coordinatore della casa per anziani
Responsabile dei servizi di comunità e del buon governo della casa. Verifica del livello delle prestazioni del personale che opera a contatto diretto con l’anziano, programmazione e coordinamento del servizio (turni di lavoro e sostituzioni); avvio e inserimento professionale del personale di assistenza neo assunto; coordinamento dei rapporti con volontariato organizzato.
4.6. Funzione di assistenza sociale (nei servizi residenziali e nel servizio domiciliare)
Ricevimento delle richieste e verifica delle condizioni di bisogno. Verifica del soddisfacimento e della trasformazione dei bisogni. Segretariato sociale: pratiche pensioni, pratiche di assistenza sanitaria, cambio residenza, aiuto economico e simili. Rapporti con altri servizi socio-sanitari e loro utilizzazione.
Nei confronti degli utenti delle case per anziani: ricevimento, cura dei rapporti personali, delle situazioni personali, dei rapporti tra ospiti e familiari. Animazione del tempo libero. Gestione archivio richieste e accoglimenti.
4.7. Funzioni infermieristiche
Oltre le mansioni previste dalla legislazione vigente per l’infermiere professionale, sono da evidenziare alcune funzioni di controllo da svolgersi nelle case per anziani e relative a: osservanza delle tabelle dietetiche e delle diete prescritte dal medico; igiene dell’ambiente e degli ospiti; comportamento del personale specie nei rapporti con gli ospiti; attuazione dei turni di lavoro predisposti. Rientra ancora tra le mansioni specifiche dell’infermiere nei servizi per gli anziani: registrare le prescrizioni mediche, le consegne e le osservazioni eseguite durante il servizio; la custodia e la sorveglianza sui medicinali e sulle apparecchiature in dotazione; proporre quanto può servire per una migliore erogazione dei servizi infermieristici agli anziani.
4.8. Funzioni di assistenza
a) Ausiliario
Addetto alla pulizia e alla sanificazione degli spazi e dei servizi collettivi.
b) Operatore di assistenza
Prestazione di servizi e assistenza alle persone autosufficienti negli alloggi personali, nei servizi comuni e nelle sale da pranzo, e precisamente: aiuto per il governo dell’alloggio; riordino del letto e della stanza; pulizia generale dell’alloggio e dei servizi; cambio della biancheria; aiuto nelle attività della persona su se stessa, per le pulizie personali, il bagno e il vestirsi; pulizie dei locali comuni; preparazione della sala-ristorante e servizio a tavola.
c) Addetto all’assistenza (nelle case per anziani e nei servizi domiciliari)
Aiuti per il governo dell’alloggio: riordino del letto e della stanza; pulizia generale dell’alloggio e dei servizi; cambio della biancheria e utilizzo del servizio di lavanderia; preparazione e/o aiuto per il pranzo e per gli acquisti; eventuale fornitura di pasti a domicilio.
Aiuto nelle attività della persona su se stessa: alzarsi dal letto; pulizie personali, aiuto per il bagno; vestizione; nutrizione, aiuto nell’assunzione dei pasti.
Aiuto a favorire l’autosufficienza nell’attività giornaliera: aiuto per una corretta deambulazione; aiuto nel movimento di arti invalidi; accorgimenti per una giusta posizione degli arti invalidi in condizioni di riposo; aiuto nell’uso di accorgimenti o attrezzi per lavarsi, vestirsi, mangiare da soli, camminare ecc...
Prestazioni igienico-sanitarie di semplice attuazione inserite in un programma globale di assistenza e in collaborazione col servizio sanitario: frizioni e massaggi antidecubito; assistenza per la corretta esecuzione delle prescrizioni farmacologiche.
Segnalazione al servizio sanitario competente di qualsiasi anormalità nelle condizioni dell’anziano o dell’invalido.
Collaborazione con il servizio del segretariato sociale.
Accompagnamento dell’utente per visite mediche o altre necessità (quanto questi non sia in grado di recarvisi da solo e non vi siano altre risorse di volontariato).
Collaborazione con i servizi rivolti alla socializzazione dell’utente.
4.9. Cuoco
Confezionamento dei cibi e collaborazione alla preparazione del menù.
4.10. Altro personale
Le mansioni relative ad altri ruoli (come: aiuto di cucina, lavanderia, guardaroba, centralinista, portineria, autista) vengono definite rispetto alla diversa organizzazione del lavoro presso i vari centri di servizio, tenuto conto anche delle disposizioni statutarie degli enti.
La casa per anziani autosufficienti è una residenza collettiva costituita da stanze a uno o due posti letto, con prevalenza a un posto letto, ciascuna con servizio igienico, dotato nel suo complesso di una serie di servizi di tipo comunitario, tali da garantire il rispetto della personalità e del ruolo attivo dell’utente.
Le stanze sono aggregate in nuclei di almeno 20 posti letto, organizzati in modo da costituire più comunità funzionali all’interno della struttura nel suo complesso.
Ciascun nucleo è dotato almeno di uno spazio soggiorno, di un bagno assistito, e di minimi locali di servizio.
La struttura nel suo complesso è costituita dall’aggregazione di più nuclei e dall’organizzazione dei servizi collettivi, di ambienti a uso comune e dei servizi generali.
Gli utenti della casa per anziani autosufficienti sono persone anziane che per vari motivi non possono o non intendono gestire in modo del tutto autonomo la propria esistenza.
Poiché i servizi collettivi d una casa per autosufficienti sono aperti alla comunità esterna, possono essere utenti di tali servizi non solo gli ospiti della struttura, ma anche altri anziani residenti nel territorio circostante.
Localizzazione dell’opera
Le case per anziani autosufficienti devono essere localizzate in ambiti urbani a destinazione residenziale o nelle aree all’uopo riservate dagli strumenti urbanistici purché tali aree siano inserite in contesti urbani già consolidati o in zone in fase di sviluppo programmato, in modo da essere inserite in centri di vita attiva, dotati cioè di elementi essenziali per rendere il più possibile varia, completa e organizzata la vita dell’anziano.
Una casa per autosufficienti può sorgere nell’ambito di un centro storico, in zone di completamento e in zone di espansione; può essere già opportunamente prevista in sede di piani particolareggiati e di piani di edilizia economica popolare.
Particolarmente importanti sono la presenza di trasporti pubblici e l’accessibilità ai vari servizi, soprattutto in riferimento alle strutture a carattere sociale e sanitario.
In ogni caso l’edificio deve essere situato in zone ben soleggiate, prive di fonti di inquinamento da sedi stradali di grande traffico e opportunamente dotato di spazi a verde pubblico.
Dimensionamento dell’opera
Una casa per anziani autosufficienti deve essere dimensionata in modo da garantire contemporaneamente:
- validità del soggiorno, sotto il profilo individuale e collettivo
- efficace organizzazione di adeguati servizi di supporto
- economicità di gestione, in relazione agli oneri sia individuali che sociali.
Il dimensionamento dell’opera dovrà essere posto in relazione ai seguenti parametri relativi alla zona servita:
- popolazione residente e popolazione in età di pensionamento per vecchiaia, con indicazione delle prevalenti categorie di pensionati
- variazione della popolazione anziana nell’ultimo quinquennio
- strutture per anziani esistenti e relativi posti letto, con le caratteristiche di idoneità o non idoneità valutata sulla base della presente normativa
- programma generale di assistenza agli anziani, che tenga conto sia dei servizi aperti, sia dei servizi residenziali.
Qualora, in base al dimensionamento, risulti la necessità di realizzare più di 120 posti letto, è necessario individuare più unità funzionali con le caratteristiche sopra citate; queste secondo le diverse realtà locali potranno:
- o essere organizzate in uno stesso ambito, preferibilmente articolate in più edifici, con i servizi generali ed eventualmente alcuni servizi specifici comuni
- o essere distribuite nel territorio, con caratteristiche di autonomia funzionale, salvo particolari servizi generali comuni.
L’area deve essere facilmente raggiungibile e l’edificio non deve avere accessi diretti da strade statali, provinciali o da arterie di grande traffico.
L’area deve essere dotata di verde opportunamente attrezzato, accessibile agli abitanti della zona, organizzato in più spazi diversificati atti ad accogliere adeguati momenti di svago.
La sua ampiezza non deve essere inferiore a 50 mq per posto letto, con un minimo di 3000 mq per case di riposo fino a 80 posti letto.
La superficie coperta non deve superare il 30 per cento dell’area totale.
Il fabbricato deve essere convenientemente collocato rispetto ai confini, alle sedi stradali e agli edifici vicini, comunque nel rispetto delle normative locali.
L’area deve essere dotata di spazi per parcheggi nella misura minima indicata dalla legislazione vigente.
Una casa per anziani autosufficienti è costituita da:
- servizi colettivi
- ambienti a uso comune
Tali funzioni devono essere chiaramente distribuite e differenziate all’interno della struttura.
Alloggi e servizi igienici dell’alloggio
L’alloggio è costituito da una stanza di dimensioni tali da poter contenere:
- uno o due letti,collocati in modo che la testata sia sempre appoggiata al muro, che attorno, su tre lati, lo spazio sia sufficiente per i movimenti dell’anziano e dell’eventuale personale addetto;
- uno o due tavolini da notte;
- l’armadio degli effetti personali;
- un tavolo-scrittoio con sedia/e;
- una poltroncina.
Ogni alloggio deve avere il servizio igienico dotato di lavabo, vaso, bidet e doccia.
E' consigliabile prevedere lo spazio per l’installazione di un angolo cottura.
La superficie netta minima dell’alloggio, comprensiva di stanza da letto e di servizio igienico, dev' essere di mq. 18 per un posto letto e di mq. 23 per due posti letto.
E' inoltre consigliabile dotare ciascun alloggio di un poggiolo protetto.
Ambienti per servizi collettivi
Spazi per soggiorno, riunioni e attività varie
Gli spazi per il soggiorno devono consistere in un insieme di locali accoglienti e raccolti, per gruppi di ospiti, tali da favorire gli incontri e la conversazione, le letture, i giochi, la visione di spettacoli televisivi e in genere attività culturali e di svago connesse con il tempo libero.
Può essere predisposto un piano bar, eventualmente a uso non continuativo.
Uno dei locali deve avere dimensioni tali da poter contenere almeno 50 posti a sedere, per riunioni, cerimonie e piccole manifestazioni: tale ambiente può essere ottenuto con l’unione di più spazi separati da pareti mobili.
Qualora tale ambiente non sia ritenuto idoneo a ospitare saltuariamente anche cerimonie religiose o precise motivazioni locali lo richiedano è necessario predisporre uno specifico ambiente per il culto, di dimensioni contenute, adeguatamente arredato e dotato degli spazi accessori indispensabili.
Per le attività varie devono essere previsti un locale o degli spazi attrezzati per il soddisfacimento di hobbies e per lo svolgimento di adeguata attività occupazionale: tali spazi possono divenire laboratori per piccole attività artigianali e per saltuarie opere di manutenzione.
Per particolari e motivate esigenze locali può essere prevista una sala di dimensioni adeguate a contenere spettacoli in genere e manifestazioni di più ampio respiro.
La zona pranzo deve essere organizzata e attrezzata appositamente allo scopo, con l’accorgimento di ottenere più locali o più spazi diversificati, tali da accogliere gli ospiti in gruppi limitati.
La superficie complessiva deve garantire un numero di posti a sedere pari quanto meno al numero degli ospiti della struttura, tenendo presenti l’opportunità che allo stesso tavolo non siedano più di tre persone e la necessità che sia assicurato il facile movimento degli ospiti e del personale di servizio.
La zona pranzo deve essere in facile collegamento con il servizio di cucina.
Servizi igienici di uso collettivo
In corrispondenza con gli ambienti per servizi collettivi, deve essere localizzato almeno un gruppo di servizi igienici comuni, in posizione tale da essere facilmente raggiungibile dagli ospiti con percorsi brevi.
Locali per la cura della persona
In posizione appartata, ma facilmente accessibile, dotata di uno slargo adatto all’attesa, è necessario predisporre almeno un locale pluriuso, di dimensioni contenute, per attività connesse con la cura della persona, quali barbiere, parrucchiere, manicure e pedicure.
Nello stesso ambito può essere previsto un piccolo vano attrezzato per lavanderia a uso degli ospiti, con lavatrice a gettone.
In apposito ambiente deve essere preeisposta una palestra, per l’esercizio fisico degli ospiti e per eventuali massaggi e trattamenti fisico-terapici.
Il locale palestra deve avere dimensioni sufficienti ad accogliere l’attrezzatura minima indispensabile per consentire all’utente di mantenere una soddisfacente efficienza motoria; pertanto la sua dimensione minima deve essere di 50 mq.
Attigui alla palestra devono essere previsti uno spogliatoio con servizio igienico e un deposito attrezzi.
In apposito ambiente può esser predisposto un ambulatorio, per consultazioni e visite periodiche, ed eventualmente per alcuni accertamenti diagnostici e piccole terapie.
L’ambulatorio, ove necessario, deve essere preceduto da una zona di attesa, deve essere dotato di servizio igienico accessibile direttamente dall’interno, deve poter contenere una zona spogliatoio, una scrivania, un lettino, un lavabo e un armadio farmaceutico; la superficie complessiva per tali spazi non deve superare i 30 mq.
Ambiente a uso comune e di servizio
Atrio d' ingresso
L’atrio dell’ingresso principale deve essere organizzato in modo da costituire, con l’eventuale portineria il punto centrale di riferimento e di informazione per gli utenti della struttura.
Tale vano deve presentarsi come un ambiente accogliente e confortevole; nel suo ambito deve contenere quanto meno uno spazio attesa e un angolo telefono.
Deve avere sufficiente ampiezza per consentire il comodo smistamento ai vari percorsi orizzontali e verticali; deve essere in facile collegamento con gli alloggi e gli ambienti per i servizi collettivi e in diretta comunicazione con gli uffici amministrativi.
I percorsi orizzontali, che si distinguono in percorsi di accesso agli alloggi, in percorsi di servizio e, nel caso di più corpi di fabbrica, in percorsi di collegamento, devono esser organizzati possibilmente in modo distinto, con spazi adeguati ala funzionalità del servizio, con particolare attenzione ai punti ove necessariamente vengono a incrociarsi varie situazioni.
In genere tali percorsi devono essere facilmente percorribili, devono essere intesi anche come momento di sosta e di incontro e pertanto devono essere dotati di opportuni slarghi.
I percorsi verticali sono costituiti da scale, rampe e ascensori.Le scale devono essere studiate con tutti gli accorgimenti necessari per essere facilmente fruibili dagli ospiti.
Le rampe, per modesti dislivelli, possono essere una utile integrazione delle scale; anch' esse vanno studiate con adeguati accorgimenti.
Quando l’edificio è organizzato su più piani, è indispensabile, in mancanza di montalettighe, almeno un ascensore, le cui dimensioni minime devono essere tali da poter contenere una carrozzella per motulesi o un carrello di servizio: in entrambi i casi con accompagnatore; le sue caratteristiche devono consentire un facile uso da parte degli utenti, nelle diverse situazioni.
Servizi generali e accessori
Uffici amministrativi e di custodia
Gli uffici amministrativi consistono in almeno due locali da adibire a direzione e segreteria, con spazio attesa, preferibilmente a diretto contatto con l’atrio d' ingresso.
Nell’atrio d' ingresso, può trovare posto il servizio di portineria, meglio se in diretto contatto con gli uffici.
Nell’ambito dell’atrio d' ingresso, della portineria o degli uffici devono essere centralizzati i dispositivi acustici e/o luminosi atti a garantire protezione agli ospiti.
Servizio di cucina e annessi
Il servizio di cucina deve essere accuratamente dimensionato in relazione al numero dei pasti che devono essere serviti; tale servizio va organizzato in un magazzino delle derrate, con almeno una cella frigorifera, e nella zona di preparazione, di cottura, di distribuzione (office) e di lavaggio, dimensionate secondo la più razionale distribuzione delle apparecchiature necessarie.
Quando si prevede che i pasti vengano forniti da un servizio di cucina esterno alla struttura, sono sufficienti soltanto un office, dotato di attrezzature per riscaldare i pasti e degli spazi per il lavaggio e la custodia delle stoviglie; viceversa, se la cucina deve soddisfare anche esigenze esterne alla struttura, (a esempio, di supporto al servizio di assistenza domiciliare) l’office deve essere organizzato in modo da poter assorbire anche la confezione e l’organizzazione del trasporto dei cibi verso l’esterno.
Il servizio di lavanderia e guardaroba deve essere accuratamente dimensionato in funzione della biancheria che deve essere trattata; tale servizio va organizzato in spazi raccolta, ammollo, lavaggio, essicazione, rammendo, stiratura, deposito e distribuzione della biancheria, dimensionati secondo la più razionale distribuzione delle apparecchiature necessarie.
Quando si prevede che il servizio lavanderia venga fornito da una organizzazione esterna alla struttura, sono sufficienti gli spazi di raccolta, deposito e distribuzione della biancheria; viceversa, se la lavanderia deve soddisfare anche esigenze esterne alla struttura, (a esempio di supporto al servizio di assistenza domiciliare), gli spazi di raccolta e distribuzione devono consentire un facile smistamento anche del servizio esterno.
Servizio del personale fisso
I servizi del personale consistono quanto meno in spogliatoi e servizi igienici, distinti per sesso, dimensionati in base al numero di addetti risultante dallo standard organizzativo.
Secondo le dimensioni della struttura, l’organizzazione e le consuetudini locali, possono essere previsti:
- una cella mortuaria, con piccolo atrio di sosta;
- magazzini o piccoli depositi da assegnare a titolo personale agli ospiti;
- autorimesse di servizio e a uso degli ospiti.
La casa per anziani non autosufficienti è una struttura collettiva, costituita da stanze da uno a quattro posti letto, in prevalenza da due posti letto, con supporto di servizi igienici, dotata di una serie di servizi di tipo comunitario e organizzata in modo da garantire agli utenti prestazioni assistenziali adeguate alle loro condizioni fisiche e psichiche.
Le stanze sono aggregate in nuclei da 30 a 45 posti letto, organizzati in modo da costituire più comunità funzionali all’interno della struttura nel suo complesso.
Ciascun nucleo è dotato almeno di un pranzo-soggiorno, di un cucinino ausiliario, di un locale per le attrezzature e il coordinamento del servizio, di un bagno assistito e di adeguati vani di servizio.
La struttura nel suo complesso è costituita dalla aggregazione di più nuclei e dall’organizzazione dei servizi collettivi e di specifici presidi a carattere assistenziale, di ambienti a uso comune e dei servizi generali.
Gli utenti della casa per anziani non autosufficienti sono persone anziane che, per particolari condizioni fisiche e psichiche, richiedono, oltre alla residenzialità, adeguate prestazioni assistenziali; le cure mediche e la assistenza farmaceutica sono assicurate agli ospiti dai servizi sanitari territoriali. Possono essere utenti dei servizi collettivi e delle prestazioni assistenziali anche anziani residenti nel territorio circostante.
Le case per anziani non autosufficienti vanno preferibilmente localizzate in ambiti urbani già consolidati o in aree in fase di sviluppo programmato, in modo da essere facilmente accessibili; vanno privilegiate le zone dotate di trasporti pubblici e in facile collegamento con le strutture a carattere sanitario.
In ogni caso l’edificio deve essere situato in zone ben soleggiate, prive di fonti di inquinamento atmosferico, lontane da fonti di rumori molesti e discoste da sedi stradali di grande traffico.
Una casa per anziani non autosufficienti deve essere dimensionata in modo da garantire:
- adeguate caratteristiche di residenzialità, in relazione alle condizioni fisiche e psichiche degli utenti
- efficace organizzazione di adeguati servizi assistenziali di supporto
Secondo tali esigenze, la capacità ricettiva di una struttura potrà variare fra 120 a 180 posti letto, ripartiti in nuclei, con supporto di servizi collettivi comuni.
- popolazione residente e popolazione in età di pensionamento per vecchiaia, con indicazione del livello di non autosufficienza
- variazione della popolazione anziana nell’ultimo quinquennio, con indicazione della variazione del livello di non autosufficienza
- strutture per anziani esistenti e relativi posti letto, con le specifiche caratteristiche di idoneità o non idoneità valutata sulla base della presente normativa, con particolare riferimento alle strutture con anziani non autosufficienti
Qualora, in base al dimesionamento, risulti la necessità di realizzare più di 180 posti letto, è necessario individuare più unità funzionali con le caratteristiche sopra citate: queste, secondo le diverse realtà locali, potranno:
L’area deve essere dotata di verde opportunamente attrezzato, accessibile agli abitanti della zona, organizzato in più spazi diversificati, atti ad accogliere la sosta protetta all’aria aperta, con possibilità di cure elioterapeutiche, ed eventuali momenti di distrazione e di svago.
Il fabbricato deve essere quindi convenientemente collocato rispetto ai confini, alle sedi stradali e agli edifici vicini, comunque nel rispetto delle normative locali.
L’area deve inoltre essere dotata di spazi per il parcheggio di servizio e la sosta dei visitatori.
Una casa per anziani non autosufficienti è costituita da:
- servizi collettivi presidi a carattere assistenziale
L'alloggio è costituito da una stanza di dimensioni tali da poter contenere da uno a quattro posti letto relativi tavolini da notte, quanto meno, un mobile per gli effetti personali.
I letti devono essere collocati in modo che la testata sia sempre appoggiata al muro, che attorno, sui tre lati, lo spazio sia sufficiente per i movimenti dell’anziano, del personale di servizio e di assistenza e, nel caso di più letti, per l’installazione di sistemi flessibili di isolamento.
I materiali per l’arredamento, compatibilmente con la funzionalità del servizio, devono ispirarsi a quelli delle normali abitazioni, più che a quelle di tipo ospedaliero.
Nei vari casi la superficie netta minima della stanza, escluso il servizio igienico, deve essere:
- per un posto letto di mq. 12
- per due posti letto di mq. 18
- per tre posti letto di mq. 25
- per quattro posti letto di mq. 32.
Ogni stanza deve essere dotata di servizio igienico con lavabo, vaso e vuotatoio, ed eventualmente completato con bidet e doccia.
Il servizio igienico deve avere dimensioni e organizzazione tali da assicurare facili movimenti agli ospiti e al personale addetto.
Le stanze, come già detto, vanno aggregate in nuclei funzionali da 30 a 45 posti letto, ciascuno organizzato in modo da contenere un pranzo-soggiorno, un cucinino ausiliario, un locale per il coordinamento del servizio, con spazio per armadio farmaceutico, un bagno assistito completo di idonee attrezzature o almeno di una vasca accessibile sui tre lati, vani di servizio per la biancheria pulita, per la biancheria sporca, per le pulizie e per deposito attrezzature.
E' consigliabile prevedere, in corrispondenza di ogni nucleo, un' ampia terrazza protetta e ben esposta, per sosta all’aria aperta.
Ambienti per servizi collettivi per presidi e carattere assistenziale
Spazi per soggiorno, riunioni e attività occupazionali
Data in genere la non autosufficienza e la scarsa mobilità degli ospiti, gli spazi per il soggiorno, oltre a essere ripartiti nei nuclei, eventualmente in misura diversa secondo diversi livelli di non autosufficienza, consistono anche, per incentivare la mobilità e gli interessi dell’anziano, in un insieme limitato di locali accoglienti e raccolti, per gruppi di utenti, tali da favorire gli incontri e la conversazione, i giochi, la lettura, la visione di spettacoli televisivi e in genere attività connesse con il tempo libero.
Può essere predisposto un piano bar, eventualmente a uso saltuario.
Uno dei locali deve avere dimensioni tali da poter contenere almeno 50 posti a sedere, per riunioni, cerimonie e piccole manifestazioni; tale ambiente può essere ottenuto con l’unione di più spazi separati da pareti mobili.
E' inoltre necessario prevedere uno specifico ambiente per il culto, di dimensioni contenute, adeguatamente arredato e dotato degli spazi accessori indispensabili.
Per lo svolgimento di adeguata attività occupazionale devono essere previsti un locale o degli spazi attrezzati, che in alcuni casi possono divenire laboratori per piccole attività artigianali.
I pasti, avendo gli ospiti una mobilità limitata, vanno serviti in parte nelle stanze, in parte nei pranzi-soggiorno di nucleo, in parte nella sala da pranzo, pertanto la zona pranzo comune deve essere dimensionata per un limitato numero di posti a sedere, secondo le diverse situazioni e previsioni locali; allo stesso modo devono essere dimensionati i pranzi-soggiorno di nucleo.
Mentre i pranzi-soggiorno di nucleo vengono ad avere un uso misto, la zona pranzo comune deve essere organizzata e attrezzata appositamente allo scopo, con l’accorgimento di ottenere più locali o spazi diversificati, tali da accogliere gli ospiti in gruppi limitati.
La zona pranzo comune deve essere in facile collegamento con il servizio di cucina, che deve essere adeguatamente collegato anche con i cucinini ausiliari e i pranzi-soggiorno di nucleo.
In corrispondenza con gli ambienti per servizi collettivi e per presidi a carattere assistenziale, deve essere localizzato almeno un gruppo di servizi igienici comuni, in posizione tale da essere facilmente raggiungibile dagli ospiti con percorsi brevi.
In posizione appartata ma facilmente accessibile, dotato di uno slargo adatto all’attesa, è necessario predisporre almeno un locale pluriuso, di dimensioni contenute, per attività connesse con la cura della persona, quali barbiere, parruchiera, manicure e pedicure.
Nello stesso ambito può essere previsto un piccolo vano attrezzato per lavanderia a uso personale di alcuni ospiti, con lavatrice a gettone.
In apposito ambiente deve essere predisposta una palestra, per l’esercizio fisico e la riabilitazione degli ospiti e per eventuali massaggi e trattamenti fisico-terapici.
Il locale palestra deve avere dimensioni sufficienti ad accogliere l’attrezzatura indispensabile per consentire un discreto servizio di riabilitazione; pertanto la sua dimensione minima deve essere di 50 mq.
Attigui alla palestra devono essere previsti uno spogliatoio con servizio igienico e un deposito attrezzi di dimensioni adeguate.
In apposito ambiente deve essere predisposto un ambulatorio, per consultazioni e visite periodiche ed eventualmente per accertamenti diagnostici e piccole terapie.
L’ambulatorio deve essere preceduto da una zona di attesa, deve essere dotato di servizio igienico accessibile direttamente dall’interno, deve contenere una zona spogliatoio, una scrivania, un lettino, un lavabo e un armadio farmaceutico; la superficie complessiva per tali spazi non deve superare i 30 mq.
Ambiente a uso comune di servizio
L’atrio dell’ingresso principale deve essere organizzato in modo da costituire, con l’eventuale portineria, il punto centrale di riferimento e di informazione per gli utenti e i visitatori della struttura.
Tale vano deve presentarsicome un ambiente accogliente e confortevole; nel suo ambito deve contenere quanto meno uno spazio attesa e un angolo telefono.
Deve avere sufficiente ampiezza per consentire il comodo smistamento ai vari percorsi orizzontali e verticali; deve essere in collegamento con gli alloggi e gli ambienti per i servizi collettivi e per i presidi a carattere assistenziale e in diretta comunicazione con gli uffici amministrativi.
I percorsi orizzontali, che si distinguono in percorsi di accesso agli alloggi, in percorsi di servizio e, nel caso di più corpi di fabbrica, in percorsi di collegamento devono essere organizzati possibilmente in modo distinto, con spazi adeguati alla funzionalità del servizio, con particolare attenzione ai punti ove necessariamente vengono a incrociarsi varie situazioni.
In genere tali percorsi devono essere facilmente percorribili da persone con difficoltà di movimento e contemporaneamente dal personale di servizio, devono essere intesi anche come momento di sosta e di incontro e pertanto devono essere dotati di opportuni slarghi.
I percorsi verticali sono costituiti da scale, rampe e ascensori.
Le scale devono essere studiate con tutti gli accorgimenti necessari per essere fruibili anche dagli ospiti.
Le rampe, per modesti dislivelli, possono essere una utile integrazione delle scale, soprattutto per scorrimento su ruota; anch' esse vanno studiate con adeguati accorgimenti.
Quando l’edificio è organizzato su più piani sono indispensabili almeno un ascensore e un montalettighe: l’ascensore deve avere dimensioni tali da poter contenere una carrozzella per motulesi con accompagnatore e deve avere caratteristiche tali da poter essere facilmente usato dagli ospiti; il montalettighe deve essere prevalentemente usato per il servizio e di conseguenza devono essere attentamente studiati i relativi percorsi orizzontali.
Devono essere opportunamente previsti sistemi specifici di raccolta e di trasporto della biancheria sporca, con percorso verticale distinto da quello della biancheria pulita.
Uffici amministrativi e di presidio
Gli uffici amministrativi consistono in almeno due locali da adibire a direzione e segreteria, con spazio attesa preferibilmente a diretto contatto con l’atrio d' ingresso.
Nell’atrio d' ingresso può trovare posto il servizio di portineria, meglio se in diretto contatto con gli uffici.
Nell’ambito dell’atrio d' ingresso, della portineria o degli uffici e, in alternativa, in uno dei locali dei nuclei, adibito per il coordinamento del servizio, devono essere centralizzati i dispositivi acustici e/o luminosi atti a garantire con continuità il servizio di sorveglianza e di assistenza.
Può essere previsto nell’ambito della struttura almeno un ufficio pluriuso per personale di consulenza in genere (servizio di assistenza sociale e psicologica, servizio di dietetica, servizi di riabilitazione ecc...).
Il servizio di cucina deve essere accuratamente dimensionato in relazione al numero dei posti che devono essere serviti; tale servizio va organizzato in un magazzino delle derrate, con almeno una cella frigorifera, nella zona di preparazione, di cottura, di distribuzione (office) e di lavaggio, dimensionate secondo la più razionale distribuzione delle apparecchiature necessarie.
Essendo i pasti serviti in parte nelle stanze, in parte nei pranzi-soggiorno di nucleo, in parte nella sala da pranzo, il servizio avverrà a mezzo di carrelli termici, con office opportunatamente attrezzato con supporto di cucinino ausiliario in corrispondenza dei nuclei.
Quando si prevede che i pasti vengano forniti da un servizio esterno della struttura, sono sufficienti soltanto un office attrezzato e degli spazi per il lavaggio e la custodia delle stoviglie; viceversa, se la cucina deve soddisfare anche esigenze esterne alla struttura (a esempio, di supporto al servizio di assistenza domiciliare), l’office deve essere organizzato in modo da poter assorbire anche la confezione e l’organizzazione del trasporto dei cibi verso l’esterno.
Il servizio di lavanderia e guardaroba deve essere accuratamente dimensionato in funzione della biancheria che deve essere trattata; tale servizio va organizzato in spazi raccolta, ammollo, lavaggio, essiccazione, rammendo, stiratura, deposito e distribuzione della biancheria, dimensionati secondo la più razionale distribuzione delle apparecchiature.
La biancheria sporca deve essere raccolta e trasportata con adeguati criteri, possibilmente in spazi e percorsi esclusivi.
Quando si prevede che il servizio lavanderia venga fornito da una organizzazione esterna alla struttura, sono sufficienti gli spazi di raccolta, deposito e distribuzione della biancheria; viceversa, se la lavanderia deve soddisfare anche esigenze esterne alla struttura (a esempio di supporto al servizio di assistenza domiciliare), gli spazi di raccolta e distribuzione devono consentire un facile smistamento anche del servizio esterno.
Secondo le dimensioni della struttura, l’organizzazione e le consuetudini locali:
- devono essere previsti una o due celle mortuarie con piccolo atrio di sosta
- possono essere previsti magazzini per il deposito temporaneo di oggetti personali degli ospiti, e autorimesse di servizio.
La casa albergo per anziani è una residenza collettiva costituita da un insieme di alloggi di piccola dimensione e varia tipologia, dotati di tutti gli accessori per consentire una vita autonoma.
Gli alloggi sono variamente raggruppati in unità residenziali, dotate di servizi collettivi atti a consentire una scelta tra un tipo di vita autonoma o comunitaria (servizio ristorante e tempo libero).
L’anziano cioè può scegliere di cucinare e consumare i pasti, di accudire alle proprie faccende domestiche, di trascorrere il proprio tempo libero nel suo alloggio, oppure, quando non desidera sobbarcarsi certi oneri o intende stare in comunità, può fruire dei servizi collettivi opportunamente predisposti.
Gli utenti della casa albergo sono persone in età pensionabile, che non necessitano di particolare assistenza e scelgono di condurre una vita autonoma.
Alcuni alloggi della casa albergo, fino a un massimo del 20 per cento, possono opportunamente essere concessi in uso anche ad altre categorie di età, al fine di ampliare e diversificare la vita di relazione degli ospiti anziani.
I servizi collettivi devono essere aperti alla comunità e in particolare devono essere adeguatamente disponibili anche per altri anziani del nucleo urbano e del quartiere servito.
Le case albergo devono essere localizzate in zone urbane a destinazione residenziale; possono essere realizzate nell’ambito di un centro storico, in zone di completamento, in zone di espansione ed essere già opportunamente previste in sede di piani particolareggiati e di piani di edilizia economica popolare.
Le aree prescelte devono comunque essere individuate in contesti urbani già consolidati o in zone in fase di sviluppo programmato, in modo da essere inserite in centri di vita attiva, dotati cioè di elementi essenziali per rendere la vita dell’anziano il più possibile varia, completa e organizzata (punti di vendita e servizi vari, luoghi di culto e di riunioni, centri culturali e ricreativi, strutture per l’infanzia e verde attrezzato, adeguati servizi sanitari, trasporti pubblici).
Quando non esistono trasporti pubblici, è indispensabile valutare attentamente l’accessibilità ai vari servizi, con particolare riferimento alle strutture a carattere sanitario.
In ogni caso l’edificio deve essere situato in zone ben soleggiate, prive di fonti di inquinamento atmosferico, lontane da fonti di rumori molesti, discoste da sedi stradali di grande traffico e opportunamente dotate di spazi a verde pubblico.
La casa albergo deve essere dimensionata in modo da assicurare all’utente un soggiorno rispondente alle specifiche esigenze individuali e comunitarie, e contemporaneamente permettere un' economia di gestione per quanto riguarda gli oneri individuali e sociali.
a) popolazione residente in età di pensionamento per vecchiaia, con indicazione delle diverse categorie di pensionati;
b) variazione della popolazione anziana nell’ultimo quinquennio;
c) strutture per anziani esistenti e relativi posti letto, con le caratteristiche di idoneità o non idoneità valutate sulla base delle indicazioni delle preesistenti norme;
d) programma generale di assistenza agli anziani, che tenga conto sia dei servizi di assistenza aperta, sia dei servizi residenziali.
Qualora, in base al dimensionamento, risulti la necessità di realizzare un complesso di alloggi per più di 100 posti letto, devono essere previste più strutture costituenti comunità autonome con le caratteristiche sopra citate, distribuite nel territorio su diverse aree.
Tuttavia, a seconda delle diverse situazioni locali, queste strutture potranno essere anche collocate su una unica area, con maggiore libertà dimensionale, in modo da fruire di servizi generali centralizzati. In questo caso esse dovranno essere opportunamente articolate in singole unità, che andranno comunque intese come un insieme di più case albergo, opportunamente collegate.
L’area dovrà essere facilmente raggiungibile e non avere accessi diretti di strade statali, provinciali o da arterie di grande traffico.
L’area dovrà essere dotata di verde opportunamente attrezzato, aperto e organizzato in modo da offrire più spazi diversificati ove ciascun ospite trovi l’ambiente adatto allo svago (panchine, chioschi, giochi, vasche e voliere, colture).
La sua ampiezza non dovrà risultare inferiore a 50 mq. per posto letto, con un minimo di 3000 mq. complessivi per case albergo fino a 60 posti letto.
Nel caso di complessi residenziali sarà opportuno tener conto, nella scelta dell’area, di eventuali lotti di completamento e cioè della massima capacità ricettiva prevista.
L’area coperta non dovrà superare il 30 per cento dell’area totale.
La struttura dovrà essere convenientemente collocata rispetto ai confini, alle sedi stradali e agli edifici vicini, comunque secondo le normative locali; lo stesso dicasi per più edifici compresi nello stesso lotto.
L’area dovrà essere dotata di spazi per parcheggi nella misura minima di 1 mq. per ogni 20 mc. di costruzione; tali spazi potranno essere ricavati nell’ambito delle strutture edilizie, compatibilmente con la funzionalità e con la dotazione dei servizi.
Sintesi delle caratteristiche generali
Le Case Albergo possono:
- comprendere uno o più edifici realizzati a uno o più piani;
- essere costituite da alloggi di uno o più tipi;
- essere dotate di servizi collettivi collocati o nell’edificio comprendente gli alloggi o in un edificio autonomo;
- essere comprendente gli alloggi o in un edificio autonomo;
- essere dotate di servizi aperti tipo centro diurno.
Le Case Albergo per persone anziane sono costituite da:
b) servizi collettivi
c) ambienti a uso comune
d) servizi generali.
Alloggi e servizi dell’alloggio
- L’unità minima di una Casa Albergo è costituita da alloggi:
- per una persona con superficie netta compresa tra un minimo di mq. 28 e un massimo di mq. 33;
- per due persone con superficie netta compresa tra un minimo di mq. 38 e un massimo di mq. 45.
- L’alloggio deve in entrambi i casi contenere:
- una camera da letto o spazio letto;
- una spazio soggiorno-pranzo;
- una zona cucinino;
- un locale servizi igienici;
La distribuzione interna degli spazi deve permettere facilità di movimento e di circolazione alle persone anziane, comprese quelle che si muovono in carrozzella.
La porta di ingresso dell’alloggio deve avere una luce netta compresa tra 90 e 110 cm.; le porte interne devono avere una luce netta minima di cm. 90; la porta del bagno deve avere una luce netta minima di cm. 85 e deve aprirsi verso l’esterno.
L’attrezzatura di cucina deve permettere un uso sicuro e semplice delle apparecchiature; deve comprendere almeno un lavello a un bacino con scolapiatti, un piano cottura, un piano di lavoro, un frigorifero; l’altezza delle superfici di lavoro dal pavimento deve essere compresa tra 85-90 cm.
Il ripostiglio deve avere una superficie non inferiore al 4 per cento di quella dell’alloggio.
I servizi collettivi sono progettati e organizzati per persone che vivono abitualmente nel proprio alloggio e che si servono autonomamente dei servizi offerti dal quartiere o dalla zona circostante.
Sale di riunione e soggiorno
La Casa Albergo deve essere dotata di piccole sale per conversazioni, lettura, giochi, spettacoli televisivi e di una sala di riunioni capace di ospitare almeno 50 persone.
Le sale da pranzo devono essere costituite da uno o più spazi a diretto contatto con l’area destinata alla distribuzione dei cibi; devono essere ben illuminate e aerate.
Gli spazi devono permettere piccoli raggruppamenti di tavoli in modo da offrire un ambiente accogliente e familiare.
La dimensione complessiva delle sale da pranzo deve essere tale da accogliere un numero di posti pari a quello degli ospiti della Casa Albergo.
Servizi igienici a uso collettivo
Tutti gli spazi a uso collettivo devono essere dotati di servizi igienici raggiungibili dagli ospiti con percorsi brevi.
Servizi di assistenza e cura dell’igiene della persona
Le Case Albergo devono disporre di piccoli locali da adibire a servizi di assistenza e cura dell’igiene degli ospiti, quali: ambulatorio, pedicure, barbiere e parrucchiere.
Ambienti a uso comune
L’ingresso deve essere ben protetto con pensilina, o porticato o aggetto del fabbricato, deve essere ben illuminato e ben visibile (chiaramente identificabile).
Le porte d' ingresso non debbono essere costruite interamente di cristallo trasparente, autoportante; debbono tuttavia permettere la visibilità oltre la porta, quando non siano previsti accorgimenti di altro genere.
Le porte d' ingresso debbono aprirsi verso l’esterno e debbono essere disposte in modo che non si determinino interferenze con porte vicine.
Nel caso di porte doppie (bussole di ingresso) la distanza minima tra le ante contrapposte deve essere di mt. 1.30.
La serratura e la maniglia delle porte deve essere ad almeno mt. 1,00 dal livello del suolo.
L’atrio principale d' ingresso deve essere organizzato in modo da costituire il maggior punto di informazione di tutto l’edificio o del complesso di edifici.
La sua ampiezza deve essere tale da consentire un comodo accesso alle scale, agli ascensori, ai corridoi di accesso agli alloggi e di collegamento; deve essere a diretto contatto con un locale a servizio di portineria, con un locale di attesa, con un locale adibito a servizi igienici e con un piccolo deposito.
L’atrio d' ingresso dovrà essere dotato anche di un posto per il telefono e di cassette postali.
Si distinguono tre tipi di corridoi per i quali valgono accorgimenti diversi:
a) corridoi di collegamento;
b) corridoi di accesso agli alloggi;
c) corridoi di servizio.
I corridoi di collegamento tra corpi di fabbrica separati o tra zone distinte dello stesso edificio e i corridoi di accesso agli alloggi debbono avere una larghezza minima di mt. 1,40; non debbono presentare variazioni di livello; debbono essere dotati di corrimano lungo i muri di forma facilmente impugnabile e con altezza dal pavimento di cm. 90.
I corridoi di servizio debbono avere dimensioni e caratteristiche proprie delle funzioni a cui assolvono.
a) Scale interne
Il vano scale deve essere immediatamente individuabile; deve essere disposto in modo da evitare la possibilità di essere imboccato involontariamente, uscendo da gli ascensori e percorrendo i corridoi.
I gradini debbono avere una pedana minima di cm. 30 e un' alzata massima di cm. 16.
Le rampe di scale debbono essere dotate di corrimano su entrambi i lati; debbono avere una larghezza minima netta di mt. 1,20.
I corrimano debbono essere posti a un' altezza di cm. 90, debbono essere facilmente impugnabili, continui e debbono prolungarsi oltre il piano e l’ultimo gradino di almeno cm. 30.
L’arrivo al piano di qualsiasi rampa di scale deve avere uno spazio frontale libero di almeno mt. 1,20.
La forma del gradino deve presentare un profilo continuo e spigoli arrotondati, con alzata inclinata rispetto alla pedata e formare con essa un angolo di circa 75-80 gradi.
b) Scale esterne
Per le scale e i gradini esterni valgono le stesse norme del paragrafo precedente.
In particolare le rampe di scale esterne debbono essere sempre affiancate da un piano inclinato di larghezza non inferiore a mt. 1,20 e con pendenza massima dell’8 per cento.
I materiali impiegati nelle pavimentazioni dei gradini e delle rampe debbono essere sufficientemente duri e assolutamente antisdrucciolevoli.
Il numero degli ascensori dovrà essere stabilito in funzione del numero degli utenti, del numero dei piani dell’edificio e della sua estensione.
Ogni qualvolta l’edificio ha più di un piano fuori terra, deve essere previsto l’impianto ascensore.
L’ascensore o almeno uno di essi deve avere la cabina di dimensioni minime di mt. 1,50 di profondità e mt. 1,37 di larghezza, con apertura di larghezza minima di m. 0,90.
Ogni ascensore deve avere le seguenti caratteristiche:
- porte interne ed esterne a scorrimento laterale automatico;
- arresto ai piani con livellamento automatico;
- l’apertura delle porte deve essere dotata di meccanismo per l’arresto e l’inversione della chiusura delle porte stesse;
- le porte debbono rimanere aperte per almeno 10 secondi e il tempo di chiusura non deve essere inferiore a 6 secondi;
- la cabina deve essere dotata di un campanello di allarme e di citofono.
Ogni cabina deve essere dotata di una lampada di emergenza con alimentazione autonoma.
Il servizio amministrativo consiste in un locale da adibire a segreteria, a diretto contatto con l’atrio di ingresso.
I servizi del personale devono consistere in spogliatoi e servizi igienici, divisi per sesso, dimensionati in base allo standard organizzativo.
Il servizio centrale di cucina deve essere accuratamente dimensionato in relazione al numero di pasti che tale servizio dovrà offrire.
Il servizio potrà essere limitato agli ospiti della Casa Albergo e al personale di servizio, oppure potrà essere allargato fino a coprire le esigenze dell’assistenza domiciliare.
In entrambi i casi, il servizio di cucina deve essere costituito da: un magazzino delle derrate, uno spazio di lavoro suddiviso in zona di preparazione, zona di cottura, zona di lavaggio, spazio di distribuzione (office). Gli spazi debbono essere organizzati in funzione di una razionale distribuzione delle apparecchiature.
Quando la cucina deve soddisfare, oltre alle necessità interne, anche quelle del servizio domiciliare, lo office deve essere organizzato in modo da assorbire anche la confezione e la organizzazione del trasporto dei cibi verso l’esterno.
I locali di cucina debbono essere sempre ben aerati e illuminati, permettere una facile installazione dell’impianto di smaltimento delle fumane, essere direttamente accessibili dall’esterno, essere dotati di pavimenti antisdrucciolevoli e avere pareti rivestite con materiali lavabili.
Quando i pasti vengono forniti da un servizio di cucina esterno alla struttura della Casa Albergo, per mezzo di convenzioni con altri servizi, è necessario predisporre un semplice office dotato di attrezzature per riscaldare i pasti, per il lavaggio e la custodia delle stoviglie.
Il centro diurno è una struttura che accoglie vari servizi aperti alla comunità, particolarmente predisposti per corrispondere a diverse esigenze della popolazione anziana.
In esso vengono organizzate ed esplicate varie attività; quindi si configura come luogo di attrazione, di incontro, di vita di relazione, di possibile aggiornamento, nonché di erogazione di eventuali prestazioni che rispondano a specifici bisogni dell’utente.
Il centro diurno tende cioè a offrire attrezzature adatte a sopperire alle varie carenze (materiali e spirituali) che spesso l’anziano si trova a subire nell’ambito della propria vita domestica; quindi esplica una precisa funzione integrativa e di sostegno, che tende a favorire la permanenza degli anziani nelle loro abitazioni.
In questa prospettiva diviene il naturale e opportuno punto di appoggio del servizio di assistenza domiciliare, la quale può assumere maggiore consistenza ed efficacia (soprattutto sotto il profilo psicologico) solo se può fare riferimento a strutture che possano agevolmente fornire servizi materiali (pasti caldi e servizio lavanderia) o servizi che non sempre è necessario siano erogati a domicilio (pulizia e cura personale, servizio ristorante, servizio lavanderia, servizi particolari di sostegno).
Gli utenti del centro diurno sono prevalentemente le persone anziane, le quali possono trovare in esso il punto di riferimento per trascorrere il proprio tempo libero e risolvere normali problemi della vita quotidiana.
Il centro diurno deve essere aperto alla comunità, con particolare riferimento alle persone sole.
Il centro diurno, in quanto servizio di assistenza a carattere integrativo e di sostegno alla vita domestica, deve essere pensato come un centro sociale di tipo aperto, che non richiede in quanto tale un elevato grado di specializzazione, ma che fornisce tutta una serie di servizi diversi tra loro e che si integrano a vicenda.
Le attività di un centro diurno generalmente consistono in: attività direttive - che comportano:
- servizio di segreteria;
- servizio organizzativo per il coordinamento delle varie iniziative;
attività assistenziali - che comportano:
- servizio ambulatoriale da realizzare specialmente in situazioni di particolare carenza di adeguate strutture sanitarie esterne;
attività integrative - che comportano:
- servizio di ristoro;
- servizio parrucchiere, barbiere, pedicure;
- servizio bagno;
attività ricreative - che comportano almeno:
- servizi per lo svago e il tempo libero.
Detti servizi, peraltro non tutti necessariamente continuativi, verranno svolti in adeguata struttura, dotata dei locali all’uopo necessari aventi caratteristiche di flessibilità e di pluriuso.
La presenza delle varie attività possibili di un centro diurno è strettamente legata alle necessità specifiche della popolazione cui sono destinate, al tipo di gestione e al personale previsto, e alla presenza o meno nella zona servita di strutture analoghe o complementari, che in parte assolvono o possono assolvere ad alcune funzioni proprie del centro diurno.
Il centro diurno è una struttura flessibile nei suoi contenuti in sede di realizzazione pratica, in quanto funzionale alle diverse realtà territoriali e urbane.
Un centro diurno può nascere:
1) quale struttura autonoma, a completamento o meno di servizi esistenti nella zona;
2) quale emanazione di servizi di tipo residenziale già esistenti o con nascita contemporanea, che in questo modo tendono a integrare le loro prestazioni e ad aprirsi alla comunità;
3) quale integrazione di altre strutture a carattere sociale, che pur fornendo prestazioni diverse possono divenire il punto di riferimento per l’assistenza agli anziani.
Nel primo caso, trattandosi di una struttura autonoma, per la validità e l’economia del servizio è indispensabile fare riferimento a una popolazione almeno di 15.000-20.000 abitanti.
Nel caso dei centri urbani di dimensioni maggiori potranno essere previsti più centri diurni opportunamente dislocati.
Nel secondo caso, realizzando il centro diurno nello ambito di strutture residenziali tipo case per anziani autosufficienti, case per anziani non autosufficienti o case albergo, si dovranno potenziare adeguatamente gli spazi per i servizi collettivi, pur differenziandone chiaramente le funzioni, in modo da garantire un servizio valido sia nei confronti degli ospiti fissi che degli utenti esterni.
Organizzazioni miste di questo tipo, oltre a garantire efficienza ed economia di gestione, consentono di ampliare le occasioni di vita di relazione, di attivizzare il gruppo anziano, e favoriscono maggiormente l’integrazione sociale.
Si tratta di una ipotesi di intervento generale conveniente, che appare opportuna soprattutto nel caso dei centri minori, sedi di strutture per anziani.
Nel terzo caso si tratta di organizzare alcune delle attività del centro diurno presso altre strutture a carattere sociale, che dovranno essere adeguatamente attrezzate e che potranno essere opportunamente ampliate. Può essere il caso di centri minori non dotati di strutture per anziani, che altrimenti non potrebbero organizzare una assistenza efficace.
Il centro diurno deve essere localizzato nell’ambito di zone a prevalente destinazione residenziale, a livello di nucleo urbano o di quartiere, possibilmente in aree riservate dagli strumenti urbanistici a servizi, purché tali aree siano in posizione centrale rispetto alla zona servita e comunque facilmente accessibili soprattutto in considerazione di eventuali trasporti pubblici; allo stesso tempo deve essere inserito in zone dotate di attrezzature che permettono all’anziano che si sposta di assolvere contemporaneamente a varie esigenze di ordine materiale e spirituale (punti di vendita e servizi vari, eventuali servizi sanitari, luoghi di culto, verde attrezzato).
Un centro diurno può sorgere nell’ambito di un centro storico, in zone di completamento, in zone di espansione.
Può essere già opportunamente previsto in sede di piani particolareggiati e di piani di edilizia economica popolare.
Qualora esistano strutture residenziali per anziani, che per la loro stessa consistenza non possono essere in alcun modo convenientemente utilizzate come case albergo o case per anziani (con particolare riferimento a situazioni in centri storici) queste potranno essere utilmente riattate e sistemate a centro diurno purché ne presentino le adeguate caratteristiche funzionali e di localizzazione.
Un centro diurno dovrà insistere su un' area facilmente raggiungibile; l’edificio non deve avere accessi diretti da strade statali, provinciali o da arterie di grande traffico.
Esso sarà preferibilmente dotato di area a verde attrezzato, sufficiente per consentire la realizzazione di attività all’aperto.
Tale area dovrà quando meno garantire la possibilità di parcheggio temporaneo.
Il Centro Diurno, inteso come struttura autonoma e comprendente tutte le funzioni a esso attribuite, è costituito da:
a) Uffici;
b) Ambienti a uso collettivo;
c) Servizi generali.
Quando il Centro Diurno sorge come struttura edilizia autonoma di nuova costruzione e assolve a tutte le funzioni a esso attribuite, dovrà essere organizzato su una superficie utile complessiva minima di 300 mq.
Gli uffici devono consistere almeno in due locali da adibire rispettivamente a:
1) Segreteria e organizzazione;
2) Servizio Sociale e attività per il tempo libero.
Tali Uffici devono essere a diretto contatto con l’ingresso e con una saletta di attesa.
Ambienti a uso collettivo
Gli ambienti a uso collettivo devono essere costituiti da almeno quattro spazi autonomi così suddivisi:
1) bar ristoro con annesso servizio di cottura, deposito e dispensa;
2) due salette per il gioco e lo svago;
3) una sala pluriuso per riunioni, conferenze e televisione.
I Servizi Generali devono comprendere almeno:
1) un locale pluriuso per parrucchiere - barbiere - pedicure;
2) un locale per il bagno, completo di servizi igienico-sanitari e zona spogliatoio; questo locale dovrà contenere una vasca da bagno, accessibile su almeno tre lati, un lavabo, un bidet, un WC, una doccia a pavimento;
3) un locale adibito ad ambulatorio con annesso servizio igienico;
4) due locali per servizi igienici, distinti per sesso, dotati di un WC e lavabo; il locale di servizio per gli uomini dovrà essere dotato di orinatorio a colonna;
5) un locale di deposito.
I pavimenti devono essere antisdrucciolevoli.
Tutti gli apparecchi elettrici di comando: interruttori, campanelli di allarme, ecc., manovrabili da ospiti, devono essere posti a un' altezza di 90-100 cm. dal pavimento.
Devono essere facilmente individuati e visibili anche al buio (piastre e pulsanti fluorescenti o con spia luminosa).
La distribuzione degli interruttori deve essere curata in modo da evitare i percorsi nell’oscurità.
Gli interruttori dei servizi igienici e dei bagni devono essere collocati all’esterno dei locali stessi. Gli interruttori e, in genere, tutti gli apparecchi elettrici di comando devono essere azionati mediante leggera pressione (interruttori a pulsante).
La distribuzione dei punti luce e delle sorgenti luminose deve essere curata in modo da:
- evitare zone d' ombra nei corridoi, negli ambienti di passaggio e in tutti i punti in cui si presentino difficoltà e pericoli;
- illuminare in modo efficace gli accessi esterni e le scale;
- evitare passaggi troppo improvvisi tra zone intensamente illuminate e zone poco illuminate.
Per casi di emergenza devono essere previste, nei locali di uso comune, corridoi, scale, ascensori, alcune lampade ad alimentazione autonoma a mezzo batteria.
Le finestre degli alloggi e dei soggiorni devono permettere una comoda visione dell’esterno anche alle persone sedute o costrette in carrozzella, a tale scopo devono avere il parapetto ad altezza idonea a garantire nello stesso tempo le normali misure di sicurezza.
Dette finestre devono essere ad ante ad apertura verticale con i meccanismi di apertura e di chiusura semplici e facilmente manovrabili; devono assicurare un alto livello di illuminazione e nello stesso tempo essere dotate di un efficace sistema di oscuramento e di protezione dal sole.
Le porte devono avere le dimensioni specificate nei paragrafi precedenti in funzione dei locali in cui immettono; in ogni caso devono sempre permettere un comodo passaggio anche agli ospiti costretti in carrozzella; devono essere sempre facilmente individuabili e disposte in modo da evitare interferenze.
Le logge e i balconi devono essere realizzati in modo da assicurare le necessarie protezioni e garantire la sicurezza delle persone anziane.
I parapetti dovranno avere un' altezza non inferiore a mt. 1,00.
Devono essere assicurate, in tutti i locali di abitazione e di soggiorno, negli spazi individuali e in quelli collettivi, condizioni tali da garantire le migliori condizioni di abitabilità in relazione a:
- potere feno-isolante di strutture verticali, orizzontali, divisorie interne ed esterne e di infissi verso l’esterno;
- isolamento acustico contro i rumori per via aerea tra spazi adiacenti e sovrapposti;
- livello di rumore di calpestio tra spazi sovrapposti;
- la rumorosità dei servizi e degli impianti fissi.
Impianti di riscaldamento e ventilazione
Il tipo di installazione prescelta deve assicurare un costante “ benessere termico ”. La temperatura di tutti i locali, salvo non sia diversamente prescritto per quelli a uso speciale, dovrà essere controllata in modo da assicurare, nel periodo invernale, un minimo di 20 gradi C.
I locali adibiti a servizi igienici non direttamente aerati debbono essere sempre collegati con un sistema di ventilazione forzata, in modo da assicurare a ogni ambiente un fattore costante di ricambio di 2,5.
In tutti gli alloggi e in tutti i servizi deve essere assicurata la distribuzione dell’acqua calda. La temperatura massima di erogazione dell’acqua calda deve essere di 40 gradi C; in tutti gli apparecchi deve essere assicurato un adeguato sistema di miscelazione.
Condizione di sicurezza
Ogni edificio deve garantire le seguenti condizioni di sicurezza:
a) condizioni di stabilità in situazioni normali o eccezionali (terremoti, alluvioni, ecc.), in conformità a quanto previsto dalle norme vigenti;
Tutti gli edifici dovranno essere dotati di impianti per la protezione da fulmini.
Le condizioni igieniche di abitabilità e di uso raggiunte nella realizzazione di ogni edificio devono essere mantenute nel tempo.
6.a Standards organizzativi della casa per anziani
I servizi prestati nella casa per anziani devono prevedere i seguenti standards minimi:
Segret. o Direttore Amministrativo
Assist. Coord.
1 con funzioni di Rag. (anche a tempo parziale) sempre che sia garantita specifica professionalità
1 Tempo parziale o su convenzione
2) Personale*
Rapporto operatori di assistenza/ospiti autosufficienti: 1/12,5
3) Servizio sanitario Il servizio sanitario nella casa per anziani dev' essere garantito dal Personale medico messo a disposizione dall’U.L.S.S.
4) Servizio infermieristico*
Il servizio infermieristico nella casa per anziani autosufficienti deve essere garantito da un infermiere convenzionato o a giornata.
5) Servizi generali
a u s i l i a r i
b) Lavanderia e guardaroba
biancheria da trattare al giorno:
- fino a 4 q.li, un inserviente ogni quintale;
- oltre a 4 q.li, un inserviente ogni 2 quintali ulteriori.
Dette indicazioni valgono, qualora il servizio non venga assicurato ricorrendo a ditte private.
Il servizio di stireria va organizzato secondo le effettive esigenze e situazioni.
c) Manutenzioni
Il servizio di telefonista, portiere e custode va strutturato a seconda delle esigenze della casa per anziani.
6.b Standards organizzativi della casa per anziani non autosufficienti
Nel determinare gli standards organizzativi di una “ casa per anziani non autosufficienti ” è necessario tener presente che, per maggiori garanzie di professionalità, nel servizio sanitario nazionale si stanno progressivamente sostituendo gli infermieri generici con gli infermieri professionali.
Considerando che le condizioni di salute delle persone non autosufficienti ospiti delle “ case per anziani ” sono di norma stabilizzate e richiedono semplici terapie di mantenimento, certamente un infermiere professionale è in grado di svolgere le mansioni sanitarie di più infermieri generici.
Tuttavia, l’affidare le mansioni sanitarie solo all’infermiere professionale non significa recuperare totalmente la produzione del servizio che è di competenza dell’infermiere generico, il quale ha anche mansioni proprie del personale di livello inferiore (pulizie e riassetto del letto, dell’alloggio, pulizie sulla persona dell'ospita ecc. - Cfr. art. 6 del D.P.R. 14 marzo 1974, n. 225).
Pertanto la sostituzione degli infermieri generici con infermieri professionali deve attuarsi in due direzioni:
- per le mansioni sanitarie con l’infermiere professionale
- per le mansioni di assistenza generica e di pulizia con l’operatore di assistenza.
Standards organizzativi minimi:
Infermieri professionali: 1 ogni 30 ospiti.
Addetti all’assistenza: 1 ogni,5 ospiti.
Date le presenti difficoltà di reclutamento degli infermieri professionali e data la necessità di rispettare i diritti acquisiti dagli infermieri generici in servizio, gli enti gestori del servizio di assistenza residenziale agli anziani non autosufficienti possono procedere alla trasformazione dei posti di infermiere generico solo quando si realizzi la vacanza di uno o più di tali posti.
6.c Standards organizzativi del centro diurno
Nell’ipotesi di un centro diurno funzionalmente autonomo, aperto tutto l’anno con orario giornaliero minimo di n. 9 ore, la struttura organizzativa deve essere articolata nel modo seguente:
1) n. 1 Responsabile
2) n. 1 Operatore sociale
3) n. 1 Animatore del tempo libero.
L’animatore del tempo libero deve coprire l’arco di tempo più ampio
possibile nell’ambito dell’orario giornaliero.
4) n. 2 Ausiliari generici.
Alcuni servizi, quale il servizio bar, possono essere esercitati in gestione diretta o appaltati.
N.B. Gli standards dei servizi dovranno essere determinati caso per caso, in relazione all’ampiezza, alla qualità dei servizi stessi e ai criteri gestionali.
C) SERVIZI E INTERVENTI TERRITORIALI
RIVOLTI ALLA FAMIGLIA O AL SINGOLO
I servizi e gli interventi sono rivolti alle famiglie o alle persone sole che presentano particolari problemi che, se irrisolti, renderebbero difficile o altamente esposta a rischio la permanenza dei soggetti nella propria abitazione.
Allo scopo di risolvere tali problemi, il servizio attua prestazioni di:
- assistenza sociale e segretariato, finalizzati ad assicurare il mantenimento dei rapporti sociali e familiari, a promuovere l’assistenza da parte dei vicini e al disbrigo di pratiche varie;
- aiuti domestici e di cura delle persone;
- consulenze mediche specialistiche;
- manutenzione dell’alloggio;
- servizi per l’alimentazione;
- collegamento e comunicazione con i centri operativi dei servizi sociali.
Dette prestazioni vengono tra loro coordinate e sono erogate sul territorio da organismi pubblici e privati, questi ultimi senza scopo di lucro, idonei specificatamente a questi servizi.
Nel determinare gli standards organizzativi dei servizi rivolti alla famiglia o al singolo, occorre tenere conto delle loro caratteristiche e delle necessarie correlazioni con altri servizi, di seguito enunciate:
Particolare attenzione dev' essere rivolta alla definizione dei rapporti collaborativi coll’U.L.S.S. per quanto attiene alle prestazioni medico-specialistiche, infermieristiche e riabilitative, di cui abbisognano gli utenti. Poiché dette prestazioni afferiscono alla sfera di competenza dell’U.L.S.S., questa deve garantire, attraverso i presidi sanitari e l’organizzazione distrettuale dei servizi, i necessari interventi (ovviamente coordinati, anche sotto il profilo organizzativo, con le altre prestazioni socio-assistenziali del servizio domiciliare).
Nell’organizzazione del servizio e in particolare nella individuazione degli operatori occorre tenere presente che:
- le finalità del servizio si differenziano (pur integrandosi) da quelle dei servizi socio-culturali; infatti la presenza breve, saltuaria e temporanea di operatori di assistenza nel domicilio dell’utente è indubbiamente utile anche per rompere la solitudine e l’emarginazione, ma tale presenza non costituisce lo strumento fondamentale e unico per eliminarle (il problema della solitudine e dell’inattività è finalità precipia dei servizi socio-culturali che tendono a ricostruire se non a costruire nelle persone il senso di protagonismo della propria esistenza, stimolando gli interessi più vari);
- la possibilità che per la medesima si manifestino pluralità di bisogni, può richiedere prestazioni diversificate (per contenuti e tempi di erogazione) che rischiano di sovrapporsi se non vengono coordinate e ricondotte a programmi organici, sulla base di oggettive analisi dei bisogni del territorio e di aggiornamento dello stato dei servizi assistenziali.
C/3 Flessibilità strutturale
In quanto “ funzione di stati di bisogno ” non predeterminabili, i servizi domiciliari debbono realizzarsi con équipes flessibili (nel tipo e nella composizione).
Il servizio ha in generale carattere temporaneo, serve cioè a rimuovere particolari difficoltà, superate le quali il servizio cessa (con eccezione per i casi in cui destinatarie siano le persone anziane e si presentino bisogni che richiedono interventi prolungati nel tempo e quindi assumono carattere di stabilità).
In ogni caso, e quindi non solo per gli anziani, occorre attuare i necessari accorgimenti affinché il servizio non venga a costituirsi nei confronti dell’utente, o della famiglia, come innaturale pretestuosa deresponsabilizzazione e come fonte di atteggiamenti passivi.
C/5 Complementarietà operativa
Il servizio va coordinato con gli altri servizi sociali e si avvale di strutture socio-sanitarie di “ appoggio ”; privo di essi il servizio non può dare apprezzabili risultati e richiede équipes di intervento di così varia e numerosa composizione professionale da vanificare il rapporto costo/benefici;
Elemento di fondamentale importanza è quello costituito dai trasporti (aspetto dinamico del servizio domiciliare), in quanto mezzo diretto a portare l’assistenza e anche a consentire la mobilità dell’utente all’esterno della propria abitazione, per raggiungere quanto meno le strutture di appoggio o le altre strutture sociali complementari.
Il coinvolgimento del volontariato e del vicinato costituisce un supporto indispensabile alla completa realizzazione del servizio.
Compete alla Regione promuovere una politica di informazione e di sensibilizzazione a livello regionale, compete ai soggetti attuatori realizzare con ogni iniziativa il coinvolgimento delle associazioni del volontariato e dei volontari e la solidarietà morale, sociale del vicinato.
2. Standards organizzativi dei servizi e interventi
Per quanto riguarda la determinazione degli standards, soprattutto di quelli relativi al personale a tempo pieno, è necessario tenere presenti i compiti specifici dei servizi, che non sono quelli dei servizi socio-culturali: la presenza saltuaria e breve di operatori di assistenza nel domicilio dell’utente è indubbiamente utile anche per rompere la solitudine e l’emarginazione, ma non l’unico strumento per eliminarle. Questo compito appartiene ai servizi socio-culturali, in quanto tendono a fare della persona anziana il protagonista della propria esistenza, stimolandone gli interessi e l’attività: senza questo coinvolgimento del soggetto il problema della solitudine e della inattività non può essere risolto mediante la sola presenza, saltuaria e breve, di un operatore nel domicilio dell’utente.
Inoltre è necessario anche tenere presente che la pluralità dei bisogni, che si manifestano nel territorio, richiede spesso per la stessa persona molteplici prestazioni, che devono essere coordinate in interventi unitari e organici.
Ne consegue che l’organico del personale del servizio richiede la figura di un coordinatore, in grado di organizzare,coordinare e promuovere la pluralità degli interventi, sulla base di oggettive analisi dei bisogni e di aggiornamento della situazione assistenziale. Il coordinatore deve disporre di ampi spazi di autonomia decisionale e operativa e di sufficiente autorevolezza nel richiedere e nel coordinare gli interventi dei vari settori dei servizi sociali e sanitari, anche se non direttamente dipendenti dal servizio.
In base alle precedenti considerazioni, appare razionale che il servizio possa disporre:
1) di strumenti di indagine, di coordinamento e di decisione;
2) di un valido sistema di trasporti, sia per gli utenti che per il personale del servizio;
3) di personale non solo dipendente, ma anche convenzionato, per far fronte tempestivamente a occasionali domande di servizi superiori al normale;
4) di strutture di appoggio sul territorio, possibilmente pubbliche o private senza scopo di lucro a finalità sociali (quali case per anziani, asili, collegi, mense, centri sociali, day hospital, ospedale ecc.), che possono fornire ai servizi domiciliari alcuni degli strumenti di cui esso necessita (preparazione di pasti, lavanderia, personale di assistenza ecc.) od offrano locali per la vita di relazione per alcune ore del giorno o un servizio di ristorante.
Aiuti domestici e di cura della persona
Premesso che non è possibile predeterminare esattamente i bisogni dell’area servita e che è anche necessario evitare un' impropria offerta del servizio, che porti a un' espansione ingiustificata della domanda, col rischio di favorire la deresponsabilizzazione e la passività dello utente, il centro di coordinamento farà ricorso, di preferenza, a personale convenzionato a tempo parziale, rispettando, per quanto è possibile, il gradimento dello utente.
In ogni caso, le prestazioni da garantire sono quelle previste nel mansionario dell’“ operatore di assistenza ”.
Il centro di coordinamento non solo deve poter utilizzare tutti i servizi pubblici di trasporto operanti nel territorio, ma deve avere anche a disposizione automezzi propri, in proporzione alla viabilità e alle dimensioni dell’area servita.
Sono da considerarsi “ strutture di appoggio ” gli organismi e le strutture dei servizi sociali e sanitari operanti nel territorio, in grado di offrire varie prestazioni indispensabili sostegni e integrazioni del servizio domiciliare.
Alcune prestazioni, come la lavanderia o la preparazione dei pasti da portarsi al domicilio dell’utente, possono anche essere fornite da ditte private, ma appare indubbiamente più opportuno, e forse anche più economico, coinvolgere le strutture a finalità sociale.
Si tratta, in definitiva, di utilizzare tutte le possibilità che offrono le strutture di tutti i servizi sociali e sanitari distribuite nel territorio.
Il servizio di integrazione economica dei mezzi di sussistenza ha lo scopo di assicurare alla persona anziana la possibilità di superare particolari difficoltà che le impediscono una vita individuale e di relazione indipendente e decorosa.
Nel definire le misure di intervento e i criteri di erogazione del servizio devono essere salvaguardate la autonomia e la dignità dell’utente.
Nell’erogazione del servizio di integrazione economica, particolare attenzione deve essere rivolta alle famiglie che assistono anziani non autosufficienti conviventi, previo costante accertamento che tale assistenza garantisca tutte le cure necessarie al soggetto.
Il servizio di integrazione economica deve essere organizzato secondo definiti parametri di intervento e con il coinvolgimento, se costituite, delle rappresentanze degli utenti, che debbono essere presenti anche nelle fasi di accertamento dei bisogni e di verifica degli interventi.
4. Interventi per l’abitabilità degli alloggi
Al fine di perseguire l’obiettivo del mantenimento della persona anziana nella sua dimora abituale, i servizi per l’abitabilità degli alloggi intervengono a rimuovere gli ostacoli materiali che possono rendere particolarmente rischiosa la permanenza del soggetto in un alloggio che è divenuto per lui inidoneo, a causa delle sue mutate condizioni psico-fisiche.
Uno dei punti qualificati della legge regionale n. 55/1982 consiste nel “ territorializzare ” il bisogno sociale, cioè nel riferire il bisogno sociale a una data popolazione insediata in un determinato ambito territoriale: distretto, U.L.S.S.
A livello locale la protezione della persona è affidata a un insieme integrato di servizi.
Nella localizzazione delle strutture si terrà conto delle previsioni dello strumento urbanistico vigente.
In ogni caso l’opera dovrà essere ubicata in prossimità delle zone residenziali, in posizione facilmente accessibile, inserita in un contesto urbano e sociale, e in prossimità di altri servizi (centri sociali - centri diurni - scuole - servizi sanitari - servizi ricreativi) sia per facilitare l’accesso ai vari servizi sia per creare momenti di integrazione con la realtà territoriale e sociale.
L’area dovrà essere ubicata in località salubre e lontana da qualsiasi fonte di inquinamento.
Si dovrà inoltre tener presente il fabbisogno locale, rapportato al piano regionale dell’U.L.S.S., alle strutture e alla rilevazione dei bisogni storicamente in atto della popolazione residente assumendo come indici la natalità, la maternità, l’invecchiamento della popolazione minorile residente, le dichiarazioni di stato di adattabilità e il numero dei disabili.
D/1 Rapporto strutture (popolazione)
Abitanti serviti da una struttura
Bacino influenza
Centro o servizio pronta accoglienza
U.L.S.S. - Comune interzonale
Distrettuale o interdistrettuale
Istituto educativo assistenza
Centri soggiorni di vacanza
Comunale sub comunale
Nell’analisi dei bisogni storicamente determinati si devono tener presenti in particolar modo la disponibilità di servizi di nuovo tipo e conseguente offerta di soluzioni alternative in risposta a una stessa situazione di bisogno.
La capacità ricettiva ottimale di tutte le strutture residenziali per gli anziani, riferita al territorio della U.L.S.S., è determinata nel 5 per cento della popolazione anziani.
All’interno di detta percentuale la distinzione tra strutture per autosufficienti e per non autosufficienti tiene conto delle situazioni locali, nonché degli indici di mortalità e di invecchiamento della popolazione.
L’analisi dell'utenza richiede anzitutto il calcolo della popolazione interessata al servizio;
l’utenza può coincidere con l’intera popolazione o con parte di essa caratterizzata dall’appartenenza a una certa classe di età, ovvero a particolari situazioni di vita;
determinato il numero di utenti potenziali, si deve stabilire la quota di utenti che può essere servita da un singolo servizio e che corrisponde all’indice di ricettività che esprime il rapporto ottimale che deve intercorrere tra servizio e utenza;
calcolato l’utenza complessiva e dopo aver definito la ricettività del singolo servizio, se ne deduce il numero dei servizi necessari nella zona per soddisfare il bisogno.
Il rapporto servizio-popolazione esprime il grado di diffusione del servizio, ma non può essere tradotto in rapporto senza tener conto del tipo di distribuzione territoriale della popolazione.
La definizione di tali aree di intervento va fatto, avendo presenti le conseguenze (in termini di volume di domanda) derivanti dalla totale o parziale evoluzione del prezzo di cessione dei servizi.
La valutazione della compatibilità con le risorse disponibili, la definizione delle scale di priorità aggiunte alla richiesta di compartecipazione in termini economici rivolta agli utenti, devono essere sempre tenute presenti.
Il rapporto tra l’individuazione della domanda e la valutazione della qualità della risposta indicherà la tipologia dei servizi.
E) CONDIZIONI DI DEROGA
Operano per gli standards strutturali e per le strutture esistenti.
Nei casi di intervento sustrutture esistenti, fermi restando i criteri generali espressi, sono consentite parziali deroghe alle varie prescrizioni, purché chiaramente motivate e giustificate da particolari condizionamenti locali e ambientali.
Nei casi di riattamento e ristrutturazione può variare il numero dei posti letto per nucleo e il numero complessivo dei posti letto; possono essere parzialmente variati gli spazi e i contenuti dei servizi collettivi e degli specifici presidi a carattere assistenziale, purché sia garantita comunque una residenzialità qualificata e una assistenza corrispondente alle prevalenti esigenze degli utenti.
Nei casi di completamento e ampliamento, le nuove opere devono rispettare la presente normativa e devono essere realizzate nell’ambito di un programma generale di riorganizzazione del complesso, che prevede anche un appropriato recupero dell’esistente.
In entrambi i casi l’area di pertinenza, con particolare riferimento a situazioni nei centri storici o nei centri urbani consolidati, pur nell’ottica delle presenti disposizioni, può avere caratteristiche adeguate alle diverse realtà, in conformità delle sole normative locali.
Le richieste di autorizzazione alle deroghe, nei termini esposti al presente paragrafo non vanno presentate quando le situazioni in atto presentano scarto dallo standard non superiore al 20 per cento. In tal caso gli Enti interessati dovranno dare formale comunicazione alla Giunta regionale indicando analiticamente le situazioni che presentano scarto nonché i tempi e le modalità entro cui si impegnano all’adeguamento agli standards stessi.
Ove tale previsione di adeguamento non fosse possibile gli enti dovranno indicare esplicitamente i vincoli e gli impedimenti che oggettivamente non consentano il rispetto degli standards.
Per tutte le altre situazioni, che presentino difformità superiori al 20 per cento, gli enti interessati, tramite il Comune o le UU.LL.SS.SS. (art. 6, legge regionale n. 55/1982 ) devono avanzare formale motivata richiesta di autorizzazione alla Giunta regionale prima o contestualmente agli adempimenti di cui agli articoli 20, 21, 24 della legge regionale n. 55/1982 .
Tale richiesta va diretta al Presidente della Giunta regionale entro i termini previsti dalla legge regionale n. 55/1982 e cioè entro il 13 marzo 1985.
Sulla richiesta la Giunta regionale, acquisito il parere del Comune o della U.L.S.S. interessati, autorizzerà, sentita la competente Commissione consiliare, la eventuale deroga e i limiti della stessa.
(1) Vedi anche l'articolo 58 della legge regionale 22 febbraio 1999, n. 7 che ha dettato particolari disposizioni di standard per la Casa famiglia.
(2) Così corretto da errata corrige in B.U.R. n. 60/1984.
(3) L'articolo 6 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 sostituiva l'art. 40 della legge regionale 25 ottobre 1979, n. 78 che è stato abrogato dall'art. 5 della legge regionale 29 gennaio 1996, n. 3 ; la normativa attuale di riferimento è l'art. 5 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 come da ultimo sostituito dall'art. 4 della legge regionale 29 gennaio 1996, n. 3 .
(4) La legge regionale 7 marzo 1980, n. 13 è stata abrogata dall'art. 33 della legge regionale 14 settembre 1994, n. 56 che ha ridisciplinato la materia.