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Cemento a Padenghe: l’ambito di trasformazione Bertanigra | Il Corriere del Garda
Cemento a Padenghe: l’ambito di trasformazione Bertanigra
By Redazione · 31 marzo 2013 · 3 Comments
Ambiente & Territorio · Tagged: cemento, featured, Padenghe, pictures
I residenti di Via Bertanigra a Padenghe sul Garda restano aggrappati solamente ad una doppia sentenza relativa alla VAS (Valutazione di Impatto Ambientale), quando manca una manciata di giorni a quello che potrebbe essere il definitivo via libera all’ambito di trasformazione di quella che invece un tempo era un’area a salvaguardia ambientale, e ora è divenuta area di completamento, dove intorno tutto era verde. Una sentenza del TAR di Milano del maggio 2010, secondo cui autorità competente e procedente “non devono essere in conflitto d’interesse”, seguita da una successiva sentenza del Consiglio di Stato (gennaio 2011) che la rimette in discussione, poi una nuova Legge regionale (numero 3 del 21 febbraio 2011) che sostanzialmente conferma la precedente sentenza del TAR, “le due autorità non devono essere dipendenti l’una dall’altra”. In ultimo un’altra sentenza del Consiglio di Stato (la 6656 del 2012) che torna sulla questione, “un terreno, anche se edificabile, non può avere il diritto automatico all’edificabilità se il Comune riconosce ragioni e diritti superiori della collettività”.
Un bel groviglio, ma andiamo con ordine, con una breve cronistoria. Presentato e ripresentato, il PGT di Padenghe viene alla luce nel 2009, il 18 aprile, e del progetto di Via Bertanigra (allora di 19mila mc) se ne occupa anche la Soprintendenza con una lettera di 24 ore prima, un’approvazione di massima a cui però dovranno seguire “altri documenti”. Discussioni accese o meno, un’assemblea pubblica a cui partecipano quasi 150 persone (praticamente tutto il quartiere), la nascita di un Comitato con allegata raccolta firme: nonostante tutto il progetto viene adottato. Il Bertanigra, per comodità lo chiameremo così, viene un poco ridotto e un poco modificato, e ora prevede 13 edifici che arrivano anche a tre piani, con il 57% di case convenzionate.
“Una cementificazione di 33mila mq su area che prima del PGT era a salvaguardia ambientale – racconta a BresciaToday Roberto Roselli che in Via Bertanigra ci abita davvero – Abbiamo cercato di ogni modo di convincere amministrazione e Soprintendenza, siamo stati accusati di voler difendere solo i nostri interessi, ci hanno detto che siamo noi quelli che non vogliono la gente con la casa. Alle nostre osservazioni hanno risposto vagamente, con giustificazioni che non stanno in piedi. L’hanno firmato quelli di prima, ci hanno detto, ma quelli di prima sono loro! Giusto per intenderci il sindaco Patrizia Avanzini (PD) era già assessore nella precedente amministrazione a guida PDL. Ci hanno detto che le case servono, che sono state presentate più di 200 richieste. Ma le richieste di cui parlano altro non sono che simil-questionari inviati per lettera, e che proponevano case a condizioni così favorevoli che chiunque avrebbe informalmente accettato, gli ho risposto pure io! Infine la conclusione già sentita, dobbiamo costruire perché se no ci tocca pagare le penali”.
Piccolo appunto di viaggio: la società che ha preso in carico il terreno, prima agricolo e ora edificabile, ha sede in Lussemburgo. Un costruttore a cui l’amministrazione ha voluto venire incontro a tutti i costi tanto che, continua Roselli, con apposita convenzione “permettono alla detta società di costruire il 25% alla volta, a blocchi, ma solo quando avranno necessità di vendere e solo per quanto riguarda l’edilizia convenzionata”. Il resto a edilizia libera, così libera che “se trovano da vendere bene se no niente”. Ovvero, tradotto in parole semplici, “camion avanti e indietro per anni, spuntoni di ferro e cemento a metà, insomma un cantiere perenne”. In un paese, dati Legambiente, dove in meno di otto anni sono stati cementificati 27 ettari di terreno e dove forse l’impellenza abitativa non è così urgente, “dalla prima proposta di anni ne sono passati quattro, e se qualcuno aveva bisogno la casa se l’è già comprata da un’altra parte”.
“La variante al Piano Bertanigra parte nel peggiore dei modi – ha scritto Alberto Gorini, anche lui residente e anche lui membro dell’originale Comitato di Via Bertanigra – Quanti di voi che vivono a Padenghe non hanno ancora intravisto la follia di iniziative come questa, vedendo Via San Rocco, le case vicino alla nuova Casa di Riposo, l’area Metelli ancora in attesa, Via Mazzardi, la villa del russo che non finisce mai, le case di fronte al West Garda, l’area ex Zannoni. Centinaia e centinaia di prime e seconde case in vendita da anni e che non trovano compratore, perché nel frattempo è sparito il mercato!”. Ed è proprio l’Ufficio Tecnico del Comune, quello che dipende dal Comune stesso e quindi richiama alla memoria (breve) le sentenze sulla VAS citate in apertura, a segnalare che a Padenghe il 65% delle abitazioni risultano essere seconde case: “Vengono abitate – ancora Gorini – secondo l’ISTAT, per 44 giorni all’anno. Quindi, per i restanti 321 sono vuote, un deserto, un cimitero”. Di alternative ce ne sarebbero, suggerisce invece Roselli, “seguendo la linea dell’impatto zero”. Ricerca a tappeto delle numerose case vendibili o affittabili, lungo tutto il territorio comunale, l’istituzione che si fa garanzia e magari “un contributo sociale”. Oppure la ristrutturazione e il recupero degli edifici esistenti, un’idea condivisa addirittura dal presidente del Collegio dei Costruttori Edili di Brescia, Giuliano Campana, che in tempi recenti ha riferito che è ora di finirla con l’edilizia che distrugge il territorio, “sul mercato gli immobili venduti stanno aumentando sempre più, il momento economico è cambiato, dobbiamo imparare a ristrutturare”.
Ristrutturare per non tracimare, suggerisce di nuovo Gorini parlando del Bertanigra, “un’area nella quale da 30 anni non si è ancora operato per separare le acque bianche da quelle nere”, in cui “nei periodi di affluenza turistica i liquami scaricano direttamente a lago”, e in mezzo pure una pista ciclabile e il CAI che voleva farci un sentiero, e invece “i molti che transitano possono godere appieno solo delle odorose resta dei padenghini”. Un generale riferimento al collettore lacustre di cui tanto s’è detto, e tanto si dirà. Perfino il citato sindaco Patrizia Avanzini lo ha detto in un’intervista, pubblicata lo scorso agosto: “Basta costruire, il collettore è saturo e non può reggere”. Detto fatto: in Via Bertanigra 33mila metri quadri, 17mila metri cubi, e una bella ‘fossona’ biologica in arrivo.
L’ultima parola spetta alla Soprintendenza, quale organo terminale in casi come questo. Sempre in termini giuridici infatti, il TAR di Brescia (sentenza 1514 del 2010) si espresse positivamente su ricorso presentato dalla Soprintendenza stassa: “L’autorità deve valutare le conseguenze derivanti dalle opere, la visibilità nel più vasto contesto ambientale, la compatibilità con i valori dei luoghi”. Ma quali valori? “La vegetazione tipica, l’alternanza di boschi e uliveti, […] i morbidi rilievi e le lente ondulazioni che con i Colli Morenici costituiscono i pregevoli quadri panoramici, da numerosi punti di vista”.
HAROLD E MAUDE scrive:
2 aprile 2013 alle 18:04
Qualw sarà la giounta che passeerà alla storia peer avere cementificato di più il lago?
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