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Timestamp: 2019-04-26 12:05:16+00:00
Document Index: 139009094

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2049', 'art. 2947', 'art. 2952', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Da Mimmo Carola su	 16 Febbraio 2019 0 Commenti
1. La Corte di appello di Venezia con sentenza n. 2531/2016 – rigettando l’appello proposto da XX srl nei confronti di Istituto Trentino Alto Adige per Assicurazioni-Società Mutua di Assicurazioni (già R.), nonché nei confronti di M.F. – ha confermato la sentenza n. 1837/2011 con la quale il Tribunale di Treviso aveva rigettato le domande proposte in primo grado dalla società appellante.
2. Nel luglio 2008 il F. aveva convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Treviso la società XX s.r.l. per ivi sentirla dichiarare tenuta e conseguentemente condannare ai sensi e per gli effetti dell’art. 2049 c.c. al risarcimento del danno causato dal dipendente di quest’ultima, Signor L.N., all’autovettura Volkswagen Passat di sua proprietà, per un importo pari alla somma di C 38.014,20 oltre interessi e rivalutazione. A sostegno della domanda, aveva esposto che: presso la società convenuta aveva rivestito la qualifica di rappresentante plurimandatario di prodotti attinenti alla disabilità; in data 26 ottobre 2002, in tale veste, aveva partecipato all’annuale evento fieristico denominato “REHARE” tenutosi in Germania, a Dusseldorf; al termine della manifestazione, aveva fornito in uso la propria autovettura – già modificata per consentirne l’utilizzo allo stesso, affetto da paraplegia – alla XX s.r.I., stante l’insufficienza dei mezzi aziendali già a disposizione, per il trasporto di materiali e del personale; l’auto era stata condotta dal Signor L.N., direttore commerciale della suddetta società, e, nel tragitto di rientro in Italia, lungo l’autostrada A9, in prossimità di Neurberg, aveva sbandato, aveva urtato contro il guard rail, era uscita fuori strada ed aveva terminato la propria corsa in un fossato. L’attore – poiché l’auto, a seguito del sinistro, aveva subito gravi danni, tali da renderne diseconomica la riparazione – aveva chiesto il ristoro nella indicata misura di C 38.014,20. Si era costituita in giudizio la società XX s.r.l. riconoscendo la responsabilità del proprio dipendente nella causazione del sinistro e, senza contestare il quantum della pretesa, aveva chiesto di essere autorizzata a chiamare in causa la propria compagnia assicurativa, al fine di essere dalla stessa tenuta indenne da quanto fosse stata eventualmente condannata a pagare all’attore. Costituitasi in giudizio la società assicuratrice R. già R&S: -in via preliminare aveva eccepito: da un lato, la maturata prescrizione del rivendicato diritto, stante la riconducibilità della fattispecie aé sinistro stradale con consequenziale operatività del referente normativo di cui all’art. 2947 comma secondo c.p.c. contemplante una prescrizione biennale; dall’altro, la prescrizione del diritto nei propri confronti ai sensi dell’art. 2952 c.c. avuto riguardo alla denuncia del sinistro effettuata dal terzo alla società XX s. .r.I., propria assicurata; – in via subordinata di merito, aveva contestato la prova del sinistro e comunque del quantum debeatur e, in ogni caso, aveva opposto la sussistenza limitativa dei danni in relazione alle condizioni di polizza, alle franchigie ed ai massimali contemplati. Il Tribunale di Treviso aveva accolto la domanda formulata da parte attorea nei confronti della convenuta XX srl, che era stata condannata al pagamento della somma di euro 45.388,95. Avverso la sentenza della Corte territoriale aveva proposto appello la società XX srl, censurando, mediante plurime argomentazioni giuridiche, il decisum nella parte in cui il giudice di primo grado aveva disatteso la domanda di garanzia dalla stessa formulata nei confronti della società assicuratrice terza chiamata, sull’assunto di un difetto probatorio ad essa chiamante imputabile. Si era costituita in giudizio la R&S. (ora I.) la quale, previa eccezione di nullità della notificazione avvenuta a mezzo posta elettronica certificata e di inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 348 ter e 342 c.p.c., aveva resistito al gravame riproponendo, in dedotti termini di appello incidentale condizionato per quanto attiene l’eccepita prescrizione estintiva del diritto fatto valere nei suoi confronti, le argomentazioni espresse in primo grado. Si era altresì costituito in giudizio il F., che aveva aderito per quanto di ragione al gravame proposto dalla XX s.r.l. La Corte territoriale: dapprima, con ordinanza 29 gennaio -18 febbraio 2014, ha respinto le preliminari eccezioni di inammissibilità dell’appello sollevate dalla difesa della compagnia assicuratrice; poi, ha ammesso le istanze istruttorie formulate dall’appellante nel proprio atto introduttivo; infine, ha emesso la sentenza impugnata, con la quale, come sopra rilevato, sia pure con diversa motivazione, ha confermato la decisione del giudice di primo grado.
3. Avverso la sentenza della Corte territoriale ricorre la XX srl. Resiste con controricorso l’I. (già R&S.). Nessuna attività difensiva viene svolta da M.F..
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