Source: http://movimentoperlagiustizia.org/csm/notizie/109-news-csm-n-33-del-17-novembre-2003.html
Timestamp: 2020-07-05 22:40:52+00:00
Document Index: 69460486

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 19', 'art. 18', 'art.19', 'art.2', 'art. 19', 'art. 2', 'art.2', 'art. 18']

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Il dott. STEFANO DAMBRUOSO (sost. proc. a Milano) è stato destinato quale esperto del ministero della Giustizia in seno alla rappresentanza permanente d'Italia presso le Organizzazioni Internazionali di Vienna.
La modifica si è resa necessaria anche per una serie di altre ragioni.
Innanzitutto l'introduzione del Giudice unico ha ovvi riflessi sulla individuazione del concetto di "ufficio giudiziario", rispetto al quale valutare la sussistenza dell'incompatibilità. Basti pensare alla soppressione delle Preture e al loro accorpamento ai Tribunali. Era dunque necessario fornire indicazioni di carattere generale, onde evitare da un lato un'eccessiva estensione delle incompatibilità e dall'altra incertezze applicative.
Era poi necessario definire con chiarezza le situazioni rilevanti ex art. 2 L.G. e in particolare il coniugio e la convivenza (nonché le fasi di scioglimento di entrambi).
Anche per ciò che concerne l'incompatibilità ex art. 19 (tra colleghi) la mutata sensibilità in tema di modalità dell'esercizio della funzione imponeva che si esaminasse in particolare l'aspetto dell'incompatibilità derivante dall'esercizio di funzioni "interferenti" (non previste dalla circolare precedente), ancor più che quello connesso con l'esercizio di funzioni omologhe. Si pensi ai casi in cui il magistrato svolge le sue funzioni in ufficio con funzioni valutative dell'operato del congiunto (appello rispetto al primo grado, nella medesima materia; giudice penale rispetto al pubblico ministero; tribunale riesame rispetto a gip). Tale criterio è, naturalmente, temperato da quello dell'effettiva interferenza tra le funzioni (ad esempio, in considerazione della dimensione della sede, dell'effettiva suddivisione in sub-settori ecc.).
Paolo Arbasino è il relatore della proposta di nuova circolare che ha raccolto i contributi delle diverse componenti e della struttura tecnica.
La circolare, nella sua originaria stesura in forma "discorsiva", era già stata portata al plenum a settembre, ma la volontà di presentazione di un articolato, allo scopo di rendere piu' efficace il dettato normativo, ha determinato il ritorno della pratica in commissione i cui lavori hanno portato ad un approfondimento di alcuni aspetti.
Occorre premettere che i margini di modifica della circolare sono fortemente condizionati dalla giustizia amministrativa, giacché è necessario conformarsi ai principi di interpretazione della legge che si sono ormai consolidati.
Su questo aspetto ci si è fortemente impegnati, cercando di evitare troppo rigide preclusioni, incompatibili con l'orientamento della giustizia amministrativa e inutilmente penalizzanti.
Un punto qualificante a tal proposito era quello relativo agli uffici di minore dimensione, individuati attraverso il dato tabellare (esistenza di una sezione unica promiscua). Nella prima stesura della circolare non era stata raggiunta una soluzione che consentisse da un lato di indicare criteri prevedibili di incompatibilità, ma che al tempo stesso consentissero di evitare un'assoluta rigidità. Non vi è dubbio, infatti, che nelle sedi più piccole, ove vi è una sezione promiscua, è pressoché impossibile distinguere i settori di attività del magistrato ed è anche presumibile che il congiunto professionista eserciti non possa operare in ambiti specializzati ed eserciti nei diversi settori. I problemi derivanti dalle incompatibilità, anche sul piano organizzativo, crescono esponenzialmente con la riduzione della dimensione della sede.
Nella nuova stesura si è giunti a una formulazione che sembra risolvere (per quanto possibile) il problema, prevedendo che la situazione 1di incompatibilità sia superabile da previsioni tabellari che comportino una netta separazione delle attribuzioni dei singoli magistrati nei diversi settori (e sempre che il professionista non eserciti anche nel settore cui è addetto il magistrato).
Alla circolare seguirà un monitoraggio generalizzato, che utilizzerà un modulo informatizzato e che dovrebbe consentire, per il futuro, di segnalare solo le modificazioni rispetto alla situazione precedente.
I punti essenziali della circolare sono i seguenti:
1. La bozza disciplina congiuntamente le ipotesi di cui agli artt. 18 e 19, che invece erano prima trattate separatamente (cioè con due circolari diverse). Si tratta di una scelta motivata soprattutto da ragioni di semplificazione, visto che molti concetti sono comuni alle due situazioni. E tuttavia vi sono implicazioni più generali: infatti la distinzione tra i due articoli rispondeva - nel disegno originario del legislatore - anche a una differenziazione sostanziale degli interessi tutelati. Nell'art. 18 viene in primo piano la tutela dell'immagine della giurisdizione, rispetto all'esercizio della professione da parte di congiunti (imparzialità - parità di condizione degli avvocati ecc.); nell'art.19 viene in questione soprattutto l'aspetto della funzionalità dell'ufficio. Si è discusso a lungo se mantenere la separazione anche delle circolari. Alla fine si è ritenuto più opportuno semplificare la materia, pur mantenendo negli aspetti sostanziali le differenze anzidette.
2. Sono stati introdotti due criteri fondamentali per la valutazione dell'incompatibilità in concreto (e cioè al di là del dato meramente formale dell'iscrizione del professionista all'Albo): la suddivisione dell'ufficio in settori e la dimensione dell'ufficio. Sul primo criterio ci si è molto impegnati, in quanto esso costituisce il vero discrimine delle situazioni rilevanti. Quello della dimensione dell'ufficio costituisce un paramento ulteriore di valutazione della incompatibilità in concreto, facendosi riferimento più puntualmente "all'organizzazione tabellare dell'ufficio che è anche riflesso delle dimensioni e della relativa sede giudiziaria". Ciò implica anche il rilievo alle articolazioni interne tabellari degli uffici e la previsione di ipotesi più articolate rispetto al passato. Si tratta di una radicale modificazione, che da un lato rende molto più chiari i confini dell'incompatibilità e dall'altra offre un ragionevole bilanciamento dei diversi interessi.
4. La questione delle Corti d'appello merita attenzione: si prevede una tendenziale incompatibilità quando i settori sono analoghi. L'incompatibilità è più estesa rispetto alla previsione dell'esercizio abituale della professione "davanti all'ufficio al quale il magistrato appartiene" (circolare precedente). Il criterio è però temperato dalla necessità di accertare in concreto che vi sia comunque un esercizio di attività professionale presso la Corte (naturalmente anche da parte di altri professionisti, in qualche maniera collegati al congiunto) con valutazione del relativo grado di intensità. L'impegno a non trattare procedimenti nel secondo grado non è di per sé ritenuto sufficiente ad evitare l'accertamento in concreto. Detto in altri termini, se ad esempio il congiunto esercita la professione nel penale, davanti al Tribunale, si affermerà l'incompatibilità con il congiunto magistrato in Corte d'Appelo - anch'egli nel settore penale - a meno che non risulti che né il congiunto avvocato, né altri professionisti a lui legati (soci, associati ecc.) esercitino con una certa continuità in appello.
5. Si dà rilievo all'autonomia di Tribunale per i minorenni e di Tribunale di sorveglianza.
6. I PM ripetono le previsioni di incompatibilità da quelle previste per gli uffici di riferimento.
7. La dirigenza dell'ufficio rende più stringenti le ipotesi di incompatibilità.
8.Per i magistrati distrettuali non si configurano incompatibilità (questa potrebbe essere una forte incentivazione).
9. Particolare rilievo viene dato all'esercizio della professione nelle diverse forme di associazione, anche di fatto, o di società.
10. L'incompatibilità con riferimento ai praticanti iscritti nell'albo che abilita all'esercizio della professione per i procedimenti ex Pretura rileva solo quando, per l'inserimento in studi professionali o per altre ragioni (ad esempio, esercizio abituale della professione nello stesso sub-settore del congiunto), tale situazione può rilevare ex art.2. Tale possibilità rende comunque necessaria la comunicazione della esistenza della situazione di fatto agli organi di autogoverno.
12. Per ciò che riguarda l'art. 19, il punto più rilevante è l'affermazione del valore della imparzialità, piuttosto che del buon andamento, come fondante la previsione normativa. Notevoli le conseguenze (peraltro nella scia delle decisioni consolidate): "è quindi la sola comune attività presso l'ufficio che può determinare un'immagine di reciproco condizionamento".
13. Anche in questo caso è di notevole rilievo la dimensione dell'ufficio e la sua articolazione tabellare.
14. La dimensione dell'ufficio assume rilievo fondamentale per le situazioni di incompatibilità riconducibili a interferenza tra le funzioni (art. 2, ad esempio pm/giudice; primo grado/appello). Vi è in questo una previsione più rigida rispetto alla circolare precedente (che disciplinava dettagliatamente i casi da evitare con "gli opportuni provvedimenti" dei dirigenti, mentre faceva solo un riferimento di chiusura all'art.2, in relazione alla "frequenza e qualità" delle situazione anzidette) che recepisce una diversa e ormai diffusa sensibilità.
15. La fase procedimentale prevede alcune semplificazioni. Innanzitutto essa è collegata alla rilevazione informatica delle situazioni di incompatibilità, con la conseguenza che queste verranno mano a mano aggiornate, dopo il primo censimento generalizzato. L'obbligo di dichiarazione della esistenza di un parente avvocato è assoluto (quindi anche quando il parente eserciti la professione in un luogo lontano e senza alcuna interferenza con l'ufficio nel quale opera il magistrato: ciò è reso necessario sia dalle modificazioni della disciplina dell'iscrizione all'Albo, sia con la diffusione di strutture societarie o di associazione che operano sull'interno territorio nazionale). E' il dirigente dell'ufficio che fa una prima valutazione dell'effettiva sussistenza di ipotesi rilevanti ex art. 18. In tale ultimo caso si procede con la raccolta delle informazioni e il parere del C.G.
16. E' poi prevista la possibilità di audizione del magistrato interessato, prima dell'apertura della procedura. Si tratta di un'innovazione importante (che recepisce una prassi che si andava diffondendo), che può evitare situazioni traumatiche e che è coerente con le finalità della normativa, tendente alla risoluzione di situazioni potenzialmente dannose per il buon andamento dell'amministrazione della giustizia, attraverso il bilanciamento di interessi diversi.