Source: http://www.goleminformazione.it/diritto-di-famiglia/separazione-divorzio-affidamento-figli-obbligo-ascolto-minorenni.html
Timestamp: 2019-12-12 21:32:32+00:00
Document Index: 19895458

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 316', 'art. 237', 'art. 237']

Giurisprudenza Legislazione Diritto di Famiglia Divorzio
E’ singolare, che il soggetto più interessato e danneggiato dalla crisi del matrimonio o della convivenza, cioè il figlio, sia sempre stato estromesso dal giudizio, tanto più che la realtà portata all’attenzione del giudice è quella mostrata dagli avvocati e che non sempre corrisponde con la situazione reale e talvolta con l’interesse del minore.
La questione era già stata soppesata in ambito internazionale dalla Convenzione di New York del 20/11/1989 sui Diritti del fanciullo ratificata con la Legge n. 176 del 27/05/1991 ove all’art. 12 era stato riconosciuto il diritto del minore ad essere ascoltato, secondo le capacità di discernimento dello stesso.
La Corte Costituzionale aveva recepito tale normativa con la sentenza n. 1 del 2002 statuendo che si trattava di una norma precettiva, immediatamente applicabile nei processi in corso.
E d’altra parte sembrerebbe ovvio e giusto che il minore, il quale appunto è il soggetto più leso dal fallimento del rapporto tra i genitori, abbia il diritto almeno di ottenere le informazioni su ciò che sta accadendo e certamente il diritto a poter esprimere il proprio parere e la propria opinione su ciò che attuerà il Tribunale e sulle conseguenze dei provvedimenti anche per ciò che riguarda la sua persona.
Dopo la promulgazione della Legge 54/06 emanata proprio sulla spinta delle associazioni dei padri che lamentavano la monopolizzazione da parte della donna di tutti i ruoli sul minore, e dopo quindi l’introduzione dell’affidamento condiviso (che però ha un contenuto più che altro etico in quanto ciò che conta anche attualmente è il collocamento, sempre riservato alla madre) veniva inserito l’obbligo di sentire il minore ultradodicenne.
Rimaneva però il problema dell’interpretazione e dell’applicazione pratica della norma, ma soprattutto dell’opportunità di sentire obbligatoriamente o meno il minore nel processo di separazione dei coniugi o di divorzio.
IL DIRITTO DEL MINORE AD ESSERE ASCOLTATO: UN TRAUMA SPESSO IRREVERSIBILE
LA GIURISPRUDENZA E LE SEZIONI UNITE
La questione finiva ovviamente avanti vari giudici di merito ed anche avanti la Cassazione.
Quest’ultima rimetteva la questione addirittura alle sezioni unite e con sentenza n. 22238/09 la Suprema Corte dichiarava sostanzialmente ineludibile il diritto di essere sentito per il minore ed il corrispondente dovere del giudice di provvedere in tal senso, a meno che il giudice non ritenesse di non procedere.
Anche in seguito la Suprema Corte con sentenza n. 13241/11 ulteriormente precisava che, nel rifiutare l’ascolto del minore, il giudice avrebbe dovuto valutare se vi fosse un interesse superiore del figlio a non essere esposto al danno derivante dal coinvolgimento emotivo della controversia tra i genitori, (situazione che tuttavia sussiste sempre).
Altri giudici di merito si sono occupati della questione con varie decisioni (ex multis Trib. Varese 24/01/2013) precisando che l’ascolto del minore non è soltanto un dovere del giudice ma un vero e proprio diritto soggettivo del figlio in quanto i provvedimenti riguardano in primis proprio lui.
LA REVISIONE DI TUTTA LA MATERIA CON IL DECRETO LEGISLATIVO DEL 28/12/2013 N. 154
I Tribunali, attualmente, solo su richiesta dei legali procedono direttamente all’ascolto, ma con determinate cautele, quali l’assenza dei genitori, al più la presenza degli avvocati che non possono interloquire in alcun modo o tramite l’assistenza di uno psicologo in aula.
D’altra parte se si esamina la nuova normativa che ha modificato peraltro sostanzialmente tutta la disciplina anche in tema di separazione e divorzio, si nota che l’ascolto del minore è considerato un obbligo in numerose fattispecie.
Tramutata la precedente “potestà dei genitori” con l’attuale “responsabilità genitoriale” si è stabilito infatti, (art. 316 c.c. nel testo riformato), che entrambi i genitori devono tenere conto “…Delle capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni del figlio….In caso di contrasto su questioni di particolare importanza, ciascun genitore può ricorrere senza formalità al Giudice, indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Il Giudice sentiti i genitori e disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuti anni 12 o anche di età inferiore ove capace di discernere, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili”.
Lo stesso identico principio per ciò che riguarda i procedimenti avanti al Tribunale dei Minorenni relativamente alla richiesta di revoca della responsabilità genitoriale, art.li 330 e 333 c.c. (decadenza della responsabilità e condotta del genitore pregiudizievole ai figli), laddove si prevede espressamente che il Tribunale provvedendo in Camera di Consiglio, dispone l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto anni 12 o anche di età inferiore ove capace di discernimento.
Identico principio è previsto in tutti i processi nei quali debbano essere assunti i provvedimenti che riguardano i figli.
Con il nuovo D.Lgs. n. 154/13 tra l’altro sono stati riuniti in un unico ambito di applicazione (art. 237 bis) i procedimenti in tema di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, e nei procedimenti relativi ai figli nati al di fuori del matrimonio.
Nell’art. 237 opties, ora si prevede che il magistrato prima dell’emanazione, anche solo in via provvisoria, dei provvedimenti relativamente ai figli, può assumere ad istanza di parte, ma anche di ufficio, mezzi di prova e soprattutto dispone l’ascolto del figlio dodicenne o anche di età inferiore se capace di discernimento.
Soltanto nel caso in cui la separazione è consensuale o si prende atto di un accordo dei genitori in tema di affidamento dei figli, il giudice non procede all’ascolto se questo appare in contrasto con l’interesse del minore o è manifestamente superfluo.
LE MODALITA’ DI ASCOLTO DEL MINORE
Attualmente sono stati previsti nell’ambito dei Tribunali dei protocolli che prevedono una serie di comportamenti da utilizzare nell’effettuare l’ascolto.
Di norma il magistrato è tenuto a mettere al corrente il minore di che cosa chiedono i genitori e cosa dovrà decidere il giudice, chiarendo bene che la valutazione del ragazzo verrà raccolta ma non costituirà l’unica base sulla quale verrà assunta la decisione.
Come si accennava all’inizio, se da un lato va tutelato sicuramente l’interesse del minore, parte centrale del processo, è tuttavia inopportuno rimettere nelle sue mani valutazioni, decisioni e responsabilità che finiscono con il creare nel bambino traumi ben maggiori di quelli derivanti dalla semplice separazione dei genitori.
In tal senso appare condivisibile (e preferibile), sotto un certo profilo, la tesi seguita in molti altri Stati nei quali il minore non viene di norma ascoltato direttamente dal magistrato, ma sottoposto con i genitori obbligatoriamente ad una breve valutazione psicologica al fine di determinare la situazione reale ed il coniuge maggiormente adatto per il collocamento