Source: https://renatodisa.com/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-30-giugno-2015-n-3249-in-caso-di-danno-da-perdita-di-chance-il-risarcimento-e-possibile-ma-lonere-della-prova-spetta-al-ricorrente-il-danno-da-perdita-di/
Timestamp: 2019-01-16 03:59:31+00:00
Document Index: 169200600

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 30 giugno 2015, n. 3249. In caso di danno da perdita di chance il risarcimento è possibile ma l'onere della prova spetta al ricorrente. Il danno da perdita di chance può essere in concreto ravvisato e risarcito (ove ne ricorrano i presupposti anche in via equitativa), solo con specifico riguardo al grado di probabilità che in concreto il richiedente avrebbe avuto di conseguire il bene della vita e, cioè, in ragione della maggiore o minore probabilità dell'occasione perduta - Renato D'Isa
Home Sentenze - Ordinanze Consiglio di Stato Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 30 giugno 2015, n. 3249. In...
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 30 giugno 2015, n. 3249. In caso di danno da perdita di chance il risarcimento è possibile ma l’onere della prova spetta al ricorrente. Il danno da perdita di chance può essere in concreto ravvisato e risarcito (ove ne ricorrano i presupposti anche in via equitativa), solo con specifico riguardo al grado di probabilità che in concreto il richiedente avrebbe avuto di conseguire il bene della vita e, cioè, in ragione della maggiore o minore probabilità dell’occasione perduta
sentenza 30 giugno 2015, n. 3249
sul ricorso numero di registro generale 4443 del 2015, proposto dal Consorzio per La. in liquidazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Ma.Mu., con domicilio eletto presso il signor Gi.Co. in Roma, via (…);
La s.p.a. Secit, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Ti.Ug. e St.Io., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato St.Io. in Roma, via (…);
della sentenza del T.a.r. per la Sardegna – Sezione I – n. 946 del 17 novembre 2014, resa tra le parti, concernente la condanna al risarcimento danni a seguito di una illegittima esclusione da una gara di licitazione privata per l’affidamento di lavori di ampliamento di un impianto di trattamento rifiuti.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Se. Spa;
I) ha qualificato la domanda proposta dalla ditta Se. come risarcimento del danno “da perdita di chance” (tale capo non è stato impugnato ed è coperto dalla forza del giudicato interno);
II) ha ritenuto che le imprese su cui calcolare le probabilità di aggiudicazione fossero solo 2, non potendosi computare, secondo un “giudizio di prognosi postuma”, tutte le altre imprese invitate dalla stazione appaltante e che il “prestigio commerciale” della ditta Se. corroborasse la sua concreta possibilità di aggiudicarsi la gara cui non aveva avuto modo di partecipare;
IV) ha condannato il Consorzio a pagare a titolo di “risarcimento del danno da perdita di chance” la complessiva somma di euro 144.063,00 euro, oltre accessori;
I) la titolarità effettiva di una chance di aggiudicazione in capo alla ditta Se., in quanto il calcolo delle probabilità di aggiudicazione doveva essere sviluppato computando tutte le 14 imprese invitate, o quantomeno le 8 che avevano in concreto dimostrato di voler partecipare alla gara (producendo le offerte – 2 imprese – ovvero sollecitando la stazione appaltante a concedere un differimento del termine per elaborare e presentare le offerte – le rimanenti 6 -);
f) in relazione al “risarcimento del danno da perdita di chance” derivante dalla mancata partecipazione a procedure di gara indette per l’aggiudicazione di appalti pubblici, va osservato, in una con la consolidata giurisprudenza (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, n. 131 del 2015; Sez. V, n. 3082 del 2014; Sez. V, n. 2195 del 2014; Cass. civ., n. 20351 del 2010 e n. 21255 del 2013, cui si rinvia a mente degli artt. 74 e 120, co. 10, c.p.a.) che:
I) il danno da “perdita di chance” è da intendersi, in linea di principio, quale lesione della concreta occasione favorevole di conseguire un determinato bene, occasione che non è mera aspettativa di fatto, ma entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione;
III) pertanto il danno da perdita di chance può essere in concreto ravvisato e risarcito (ove ne ricorrano i presupposti anche in via equitativa), solo con specifico riguardo al grado di probabilità che in concreto il richiedente avrebbe avuto di conseguire il bene della vita e, cioè, in ragione della maggiore o minore probabilità dell’occasione perduta;
IV) in questo senso si è più volte precisato, con argomentazioni estensibili al caso di specie, che il ricorrente ha l’onere di provare gli elementi atti a dimostrare, pur se solo in modo presuntivo e basato sul calcolo delle probabilità, la possibilità concreta che egli avrebbe avuto di conseguire il risultato sperato, atteso che la valutazione equitativa del danno, ai sensi dell’articolo 1226 del codice civile, presuppone che risulti comprovata l’esistenza di un danno risarcibile; in particolare, la lesione della possibilità concreta di ottenere un risultato favorevole presuppone che sussista una probabilità di successo (nella specie di vedersi aggiudicato l’appalto) almeno pari al 50 per cento, poiché, diversamente, diventerebbero risarcibili anche mere possibilità di successo, statisticamente non significative;
g) nella specie, il ricorrente non ha addotto alcun oggettivo e specifico elemento di prova (non potendosi annettere decisiva importanza all’elemento del ‘prestigio commerciale’ della medesima azienda), da cui poter inferire l’esistenza di una significativa chance di successo, in termini di rilevante probabilità di aggiudicazione dell’appalto e, tantomeno, nella misura del 50 per cento; tanto in considerazione del numero non ristretto di ditte che hanno effettivamente manifestato interesse alla partecipazione alla gara (pari a 8, ovvero le due che hanno effettivamente preso parte alla procedura e le 6 che hanno chiesto alla stazione appaltante un congruo lasso temporale per elaborare le offerte), e della ulteriore circostanza che, se fosse stato disposto il richiesto differimento, avrebbero verosimilmente presentato le proprie offerte;
h) in tale contesto, quindi, l’aspirazione della ditta Secir al conseguimento dell’appalto rimane relegata ad una mera ‘aspettativa di fatto’, non meritevole di tutela risarcitoria;
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 giugno 2015 con l’intervento dei magistrati:
Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza 27 febbraio 2018, n. 1157....
renatodisa - 10 Marzo 2018