Source: https://www.laleggepertutti.it/265386_limmobile-donato-puo-essere-pignorato
Timestamp: 2019-01-18 08:37:32+00:00
Document Index: 58637832

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 165', 'art. 2929', 'sentenza ', 'art. 2929', 'art. 2929', 'sentenza ', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 2929', 'art. 2901', 'art.96', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art.96', '§ 1', 'art. 2929', '§ 2', 'art. 2929', 'art. 96', '§ 3', 'art. 165', 'art. 2929', '§ 3', 'art. 2929', 'art. 2901', '§ 4', 'art. 2901', 'art. 2929', '§ 5', 'art. 183', '§ 6', '§ 7', 'art. 165', '§ 8', 'art. 183', '§ 9', 'art. 2929', '§ 9', '§ 9', 'art. 2929', 'art. 1416', '§ 10', 'art. 2668', '§ 11', '§ 12', 'art. 96', 'art. 96']

L'immobile donato può essere pignorato?
Pignoramento immobile oggetto di donazione: per quando tempo il nuovo proprietario rischia l’esecuzione forzata dei creditori?
Hai una serie di debiti a cui non riesci a far fronte; stai perciò meditando di donare la casa a tuo figlio in modo da metterla al riparo dai creditori e dai loro possibili pignoramenti. Il tuo avvocato però ti ha detto che si tratta di un’operazione non sicura: entro determinati limiti e condizioni, infatti, l’immobile donato può essere pignorato. Vuoi vederci chiaro e approfondire la questione. È davvero possibile sottoporre ad esecuzione forzata una casa oggetto di donazione? Ed entro quali tempi? Esiste un modo per evitare il pignoramento della donazione?
Per ognuna di queste domande esiste ovviamente una risposta. Ma l’argomento, seppur semplice da capire, richiede alcuni approfondimenti di cui parleremo nel seguente articolo. Lo faremo tenendo conto di una recente sentenza del Tribunale di Napoli [1] che ha deciso, appunto, in merito alla richiesta di pignoramento di un immobile donato.
1 Si può pignorare un immobile donato?
2 Entro quanto tempo pignorare l’immobile donato?
2.1 L’azione revocatoria
2.2 Azione di simulazione
Si può pignorare un immobile donato?
Un regalo non può più essere chiesto indietro. Questa massima popolare vale anche per il diritto: le donazioni non sono revocabili (salvo per casi eccezionali). Ma ciò vale solo per il donante: questi non può cioè ripensarci. Se però il donante ha dei debiti, i suoi creditori possono agire contro il donatario e prendersi il bene donato, sia questo un immobile, un terreno, il denaro trasferito con bonifico bancario, ecc.
Vogliamo perciò tagliare immediatamente la testa al toro e rispondere alla domanda di partenza: un immobile donato può essere pignorato? Assolutamente sì, ma solo a determinate condizioni.
La prima di queste condizioni è la seguente: il pignoramento è possibile solo per i debiti del donante sorti prima della donazione e non per quelli successivi. Per cui, se una persona chiede un finanziamento dopo aver compiuto l’atto di donazione e poi non paga le rate, il nuovo proprietario della casa non rischia l’espropriazione da parte della finanziaria. Chiaramente, per i debiti del donatario invece il pignoramento è sempre possibile, sia per quelli contratti prima della donazione che per quelli successivi. Ad esempio, se Mario riceve dal padre una casa in regalo i suoi attuali creditori potranno agire sul bene mettendolo all’asta; lo potranno fare anche i creditori sopravvenuti in un momento successivo al rogito.
Il secondo aspetto di cui tenere conto è l’eventuale presenza di un’ipoteca. Se il donante ha già consentito all’iscrizione di un’ipoteca sull’immobile donato, ferma restando la validità del trasferimento in capo al donatario, il creditore potrà ugualmente agire in esecuzione forzata sul bene donato senza limiti di tempo, quindi anche a distanza di diversi anni. Si tenga conto che l’ipoteca dura 20 anni ma può sempre essere rinnovata. Quindi, ad esempio, se Mario ha acquistato una casa con un mutuo fondiario e la banca ha acceso ipoteca sull’immobile, l’eventuale donazione a terzi non impedisce all’istituto di credito ipotecario di avviare l’espropriazione nei confronti del nuovo titolare del bene.
La presenza di un’ipoteca rende sempre possibile il pignoramento: non sono necessarie ulteriori condizioni.
Il donatario può ben conoscere la presenza di un’ipoteca effettuando una visura ipocatastale sull’immobile presso l’Agenzia delle Entrate, ufficio del Territorio.
Entro quanto tempo pignorare l’immobile donato?
Per poter pignorare un immobile, oltre alla preesistenza del debito, è necessaria un’ulteriore condizione molto importante: il rispetto del termine entro cui agire. Il creditore cioè ha un limite di tempo per procedere all’esecuzione forzata. Se non lo fa, perde ogni diritto. Questo termine è di un anno dal rogito della donazione.
Così, ad esempio, se Mario dona una casa a Giovanni e il creditore del primo, entro i successivi 12 mesi, iscrive il pignoramento immobiliare nei registri immobiliari, Giovanni perderà l’immobile e potrà essere oggetto di pignoramento. Il creditore non ha quindi necessità di fare prima una causa contro Mario o contro Giovanni: potrà agire direttamente in esecuzione forzata. È quanto prevede una norma del codice civile di recente introduzione [2].
Di tanto si è occupata la sentenza del Tribunale di Napoli che abbiamo citato in apertura [1]: l’immobile ceduto gratis è aggredibile dal creditore senza bisogno che intervenga prima una sentenza del giudice ad accertare l’intento fraudolento o la gratuità del trasferimento del bene.
Che succede se il creditore si fa vivo dopo un anno dalla donazione? L’aver fatto decorrere i 12 mesi senza trascrivere il pignoramento nei pubblici registri non impedisce ancora al creditore del donante di pignorare l’immobile donato. La legge gli consente di farlo comunque (purché si tratti comunque di debiti pregressi) nei successivi 4 anni (in tutto cinque dalla donazione), ma in tal caso deve prima intentare una causa al donante e al donatario: la cosiddetta azione revocatoria. La «revocatoria» è un’azione legale, esperibile fino a cinque anni dopo l’atto, con cui si mira a rendere inefficace il trasferimento del bene. Dichiarata tale inefficacia, l’immobile può essere così pignorato.
Per ottenere la revocatoria il creditore deve dimostrare che il suo debitore-donante non è (più) proprietario di altri beni di pari o superiore valore rispetto a quello donato da poter pignorare. Facciamo un esempio. Mario dona a Giovanni la sua unica casa pur avendo un debito di 100mila euro. Il creditore di Mario non incontrerà difficoltà a chiedere la revocatoria. Ma se Mario, anche all’esito della donazione, dovesse essere titolare di un conto corrente con 140mila euro o di un terreno del valore di 100mila euro allora la revocatoria non verrà accolta e l’immobile donato non potrà più essere pignorato.
C’è un’ultima ipotesi in cui l’immobile donato può essere pignorato: è quando risulta che la donazione non è reale ma solo simulata, per cui la casa è rimasta nella disponibilità totale del donante (pur a fronte del formale trasferimento proprietà). È ad esempio il caso in cui il donante continua a vivere nell’abitazione (pur non essendosi riservato l’usufrutto sul bene) o non ha mai ricevuto il prezzo di acquisto con bonifico oppure ha venduto l’immobile a un prezzo irrisorio e simbolico.
In questo caso, a differenza della revocatoria, il creditore può far dichiarare la simulazione senza limiti di tempo (quindi ben oltre i cinque anni previsti per la revocatoria), ma deve comunque intentare prima la causa contro il donante, causa nella quale dovrà provare la simulazione (cosiddetta «simulazione assoluta»). Una volta ottenuta la sentenza che accerta la simulazione, l’immobile donato può essere pignorato.
[1] Trib. Napoli sent. n. 4297/18 del 3.05.2018.
[2] Art. 2929-bis cod. civ.
Trib. Napoli sent. n. 4297/18 del 3.05.2018
– Quinta Sezione Civile –
in composizione monocratica, in persona del Giudice, dott. Giulio
Cataldi, ha pronunciato, la seguente
nella causa civile iscritta al n. 206 dell’anno 2017 del ruolo generale degli affari contenziosi, vertente
(A) (c.f. …), elettivamente domiciliato in … .. – …, presso lo studio dell’avv. … (c.f. …), che lo rappresenta e difende per procura in atti
(B) (c. f. …) elettivamente domiciliato in …, .. … …, presso lo studio dell’avv. … (c.f. ….), che lo rappresenta e difende per procura in calce all’atto di precetto
(C) (c. f. …), elettivamente domiciliato in VIA …, .. … … , presso lo studio dell’avv. … (c.f. …), che lo rappresenta e difende per procura in calce alla comparsa di risposta
(D) (c. f. …) elettivamente domiciliato in VIA … .. …, presso lo studio dell’avv. … (c.f. …) che la rappresenta e difende per procura
in calce alla comparsa di risposta
Conclusioni per l’attore: dichiarare l’inesistenza del diritto del sig. (B) a procedere all’esecuzione contro il sig. (A), nonché la inefficacia e/o nullità e/o comunque invalidità dell’atto di precetto notificato per mancanza di tale diritto e/o di qualsivoglia titolo esecutivo contro il sig. (A); condannare ex art. 96 c.p.c. il sig. (B) per lite temeraria con risarcimento del danno da determinarsi in via equitativa; condannare in modo esemplare il sig. (B) al pagamento dei compensi e delle spese di giudizio in favore del procuratore antistatario
Conclusioni per (B): accertare e dichiarare la nullità, improcedibilità e l’inammissibilità dell’atto introduttivo per violazione degli artt. 163 e 164 c.p.c. in relazione alla l. 53/1994 per nullità ed irritualità della notifica per errore nella relata, nonché improcedibilità della domanda per violazione ex art. 165 c.p.c., e, per l’effetto, rigettare la domanda formulata dall’opponente; condannare parte opponente sig. (A) al pagamento delle spese di lite, oltre spese generali, IVA e CPA; nel merito, riconoscere, previa declaratoria di inefficacia nei confronti dell’opposto sig. (B) dell’atto di compravendita dell’… in quanto oggetto di simulazione relativa e, quindi, atto da qualificarsi come donazione e/o negozio mixtum cum donatione, l’efficacia e validità del titolo di credito del sig. (B); riconoscere la fondatezza dell’azione ex art. 2929 bis c.c. spiegata dal sig. (B) nei confronti del sig. (A); dichiarare l’infondatezza delle doglianze formulate da parte opposta, e, per l’effetto, rigettare le domande formulate dall’opponente; condannare parte opponente, sig. (A), al pagamento delle spese di lite, oltre spese generali, IVA e CPA. Nei confronti dei terzi chiamati: nel merito: accertare e dichiarare che l’atto notarile di compravendita rogato dal notaio dott. … – rep. n. … – racc. n. …, poi trascritto il giorno …, stipulato tra le parti sigg.ri (D), (C) e (A), avente ad oggetto l’unità immobiliare sita in Napoli, via …, n. .., e precisamente l’appartamento al piano rialzato della scala .., distino con il numero .., composto di 4.5 vani catastali, riportato in Catasto Fabbricati del Comune di Napoli: sez. .., fol .., p.lla .., sub .., via … n. .., p.t., int. .., z.c. .., cat. A3, cl. 2, vani 4,5, rendita € .., è nullo perché viziato da simulazione assoluta e/o relativa e quindi atto da qualificarsi come donazione e/o negozio mixtum cum donatione, e di conseguenza dichiararlo inefficace nei confronti del creditore procedente (B); per l’effetto, revocare con sentenza l’atto di alienazione, sussistendone tutti i presupposti legge e, per tal via, dichiararlo inefficace ed inopponibile nei confronti del sig. (B), con la conseguente assoggettabilità del suddetto bene immobile all’esecuzione forzata da parte di quest’ultimo ex art. 2929 bis c.c.; in via subordinata, qualora il Tribunale non ritenga sussistere gli elementi di cui al richiamato art. 2929 bis c.c., voglia esso, alla luce delle rassegnate difese giusta comparsa di costituzione, parimenti revocare con sentenza ex art. 2901 c.c. il detto atto di compravendita, sussistendone tutti i presupposti di legge, ivi compresi il consilium fraudis in capo alle parti e l’eventus damni e, per tale via, dichiararlo inefficace ed inopponibile al creditore sig. (B); emettere tutti i provvedimenti di legge connessi e consequenziali alla chiesta pronuncia; condannare i sigg.ri (D) ed (C), solidalmente o alternativamente con il sig. (A), al pagamento delle spese di lite, oltre spese generali, IVA e CPA; in via ulteriormente gradata, manlevare il sig. (B), in caso di rigetto e/o parziale accoglimento delle proprie domande, dalla condanna alle spese di lite nei confronti dell’opponente sig. (A)
Conclusioni per (C): piaccia all’On.le Tribunale così provvedere: in rito: – accertare e dichiarare la nullità, l’inammissibilità e/o improcedibilità dell’azione di simulazione e/o revocatoria ex art. 2901 cc dell’atto di compravendita per notar … del …, sollevata dal convenuto Sig. (B) per i motivi dedotti;
– accertare e dichiarare l’inesistenza del diritto del Sig. (B) di sottoporre ad esecuzione forzata ex art. 2929 bis cc, l’immobile di proprietà del Sig. (B), acquistato giusto atto di compravendita per notar … del …, per i rilievi svolti in narrativa;
– rigettare la domanda di simulazione e/o azione revocatoria ex art. 2901 cc proposta dal Sig. (B) dell’atto di compravendita per notar … del …, perchè infondata in fatto e diritto ed ordinare al Conservatore dei RR.II. competente di cancellare la trascrizione della presente domanda giudiziale,se trascritta, con esonero di ogni responsabilità al riguardo;
– condannare il Sig. (B) per responsabilità aggravata ex art.96 cpc, con risarcimento del danno da determinarsi in via equitativa; – con vittoria di spese e di lite con distrazione in favore procuratore antistatario
Conclusioni per (D): l’Ill..mo Tribunale adito, Voglia così provvedere:
– accertare e dichiarare la nullità, l’inammissibilità e/o improcedibilità dell’azione di simulazione e/o ex art. 2901 cc dell’atto di compravendita per notar … del …, per come sollevata dal convenuto Sig. (B) per i motivi dedotti;
– rigettare la domanda di simulazione e/o azione revocatoria ex art. 2901 cc proposta dal Sig. (B) dell’atto di compravendita per notar … del …, perché infondata in fatto e diritto ed ordinare al Conservatore RR.II. competente di cancellare la trascrizione della presente domanda giudiziale, se trascritta, con esonero da ogni responsabilità al riguardo;
IN VIA MERAMENTE GRADATA
– accertare e dichiarare l’inesistenza di qualsiasi ragione di credito del Sig. (B) nei confronti della Sig.ra (D);
– accertare e dichiarare l’abusivo riempimento dell’assegno n. …, tratto su … Spa, all’ordine di (B), con scadenza 30.08.2016, dall’importo pari ad euro 25.000,00;
IN VIA ANCORA PIU’ GRADATA
– disporre la compensazione tra i rispettivi crediti che verranno accertati tra i Sigg.ri (D) e (B);
– condannare il Sig. (B) per responsabilità aggravata ex art.96 cpc, con risarcimento del danno da determinarsi in via equitativa; – vittoria di spese e di lite con distrazione in favore del sottoscritto
§ 1. (B), assumendo di essere creditore di € 25.000,00, in forza di un assegno bancario con scadenza 30.8.2016, di (D), notificò atto di precetto sia alla emittente l’assegno, sia, in data 26.11.2016, a (A), che, con atto per notar … dell’…, si era reso acquirente dalla stessa (D) e dal di lei fratello, (C), di un’unità immobiliare sita in Napoli, alla via …, n. ..; a sostegno e fondamento dell’intimazione rivolta al (A), il (B) sostenne di esserne legittimato in forza del disposto dell’art. 2929 bis c.c.
§ 2. (A) propose opposizione a precetto, contestando la sussistenza dei presupposti che la citata disposizione indica per l’espropriazione di beni oggetto di alienazioni a titolo gratuito: in particolare, l’opponente evidenziò che l’acquisto dell’immobile, da parte sua, era avvenuto a titolo oneroso, e non gratuito, come imposto dalla legge ai fini dell’applicazione dell’art. 2929 bis c.c., e, pertanto, chiese al Tribunale di dichiarare l’inesistenza del diritto del (B) di procedere ad esecuzione nei suoi confronti e, per l’effetto, di dichiarare l’inefficacia e/o la nullità dell’atto di precetto, con la condanna del (B), oltre che al pagamento delle spese, anche al risarcimento dei danni per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c.
§ 3. Costituitosi in giudizio, (B), in rito, eccepì la nullità della citazione, per la lesione del diritto di difesa a suo dire arrecatogli per effetto dell’errata indicazione, nella relata di notifica, quale destinatario dell’atto di …, anziché …, (B). Eccepì, altresì, la violazione del disposto dell’art. 165 c.p.c., per avere l’opponente depositato le relate di notificazione a mezzo p.e.c. dell’atto di opposizione fuori dai termini fissati.
Nel merito, poi, sostenne che, nel caso di specie, fosse ravvisabile o un cd. negotium mixtum cum donatione, o una fattispecie di simulazione dell’atto di compravendita (al più dissimulante una donazione), come desumibile dal valore di mercato effettivo del cespite, ben maggiore di quanto indicato nel rogito, dalla mancanza di prova in ordine al pagamento del prezzo, e dai rapporti pregressi tra presunti venditori e presunto acquirente, oltre che dalla mancanza di un precedente contratto preliminare. Richiamata, dunque, l’inversione dell’onere probatorio imposta dall’art. 2929 bis c.c., ed evidenziata la ricorrenza, nella fattispecie in esame, anche dei presupposti dell’eventus damni e del consilium fraudis, l’opposto, nell’invocare il rigetto dell’avversa domanda, chiese, preliminarmente, di chiamare in causa anche gli alienanti, (C) ed (D).
§ 3. A seguito del differimento dell’udienza disposta dal precedente istruttore con decreto del 27.3.2017, il (B) provvide alla chiamata in causa dei terzi, chiedendo, nei loro confronti, oltre all’accoglimento delle conclusioni già spiegate nei confronti dell’opponente, anche l’accertamento della nullità per simulazione dell’atto di vendita, da qualificare come donazione e/o negotium mixtum cum donatione e, per l’effetto, la revoca dello stesso sussistendo tutti i requisiti, oltre che dell’art. 2929 bis c.c., anche dell’art. 2901 c.c.
§ 4. Si costituirono i terzi chiamati, (D) e (C), e, mentre la prima chiese anche la sospensione dell’efficacia esecutiva dell’assegno di € 25.000,00 su cui il (B) fonda la propria azione esecutiva, entrambi invocarono, in rito, la declaratoria di inammissibilità e/o improcedibilità dell’azione di simulazione e/o ex art. 2901 c.c.; e, nel merito, l’accertamento dell’inesistenza del diritto del (B) di procedere ex art. 2929 bis c.c.; in subordine, il rigetto della domanda di simulazione e/o revocatoria, con la condanna del chiamante, oltre che al pagamento delle spese di lite, anche al risarcimento dei danni da lite temeraria.
§ 5. Disattesa la richiesta di concessione di termini ex art. 183, sesto comma, le parti hanno precisato le conclusioni riportate in epigrafe, e la causa è stata posta in decisione, con l’assegnazione dei termini di legge per il deposito degli scritti conclusivi.
§ 6. L’opposizione è fondata e merita accoglimento.
§ 7. Vanno, innanzitutto, disattese le eccezioni preliminari sollevate dal (B): è del tutto evidente, infatti, che l’errore nell’indicazione del nome proprio del convenuto, contenuto solo nella relata di notificazione, è del tutto irrilevante, stante, da un lato, la sua corretta individuazione nella vocatio in ius, e, dall’altro, l’avvenuta costituzione in giudizio. Parimenti irrilevante, poi, è il mancato deposito nel fascicolo telematico, nei termini dell’art. 165 c.p.c., delle comunicazioni p.e.c. di notifica dell’atto di opposizione, dal momento che ciò che rileva è l’avvenuta costituzione nei termini (ben potendo la prova della notificazione essere data anche successivamente).
§ 8. Preliminarmente, in rito, va osservato che nel giudizio di opposizione all’esecuzione – che si svolge a parti formalmente invertite – al pari che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opposto, attore in senso sostanziale, può chiamare in causa un terzo solo nei casi in cui tale esigenza sorga in conseguenza e per effetto delle difese svolte dal convenuto (art. 183, comma 5, c.p.c.). Nel caso di specie, al contrario, l’opposto (B) ha invocato la chiamata dei terzi non per poter compiutamente replicare alle ragioni poste a base dell’opposizione, ma al solo scopo di introdurre domande nuove, alternative (ed in qualche modo, preliminari) rispetto all’opposizione contro l’espropriazione proposta dal (A). Si tratta, allora, di chiamata in causa che, già in astratto, non poteva essere autorizzata, le cui conclusioni, comunque, appaiono, per quanto si dirà, inammissibili in questa sede.
§ 9. Nel merito, il (B) invoca la disposizione, di recente introduzione, dell’art. 2929 bis, ritenendo di poter sottoporre ad esecuzione l’immobile alienato dalla sua debitrice, (D), al (A), sul presupposto che tale alienazione, benché avvenuta mediante un atto di compravendita, sia in realtà avvenuta a titolo gratuito, come richiesto dalla citata disposizione.
Ebbene, non ricorrono, sotto un duplice profilo, i presupposti per tale azione esecutiva.
§ 9.1. Da un canto, ed in via preliminare, va osservato che la possibilità di agire esecutivamente anche contro i beni alienati a titolo gratuito è subordinata al fatto che il creditore munito di titolo esecutivo trascriva il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto è stato trascritto. Ebbene, trattandosi di una condizione dell’azione, parrebbe onere del creditore procedente nel giudizio di opposizione dimostrare la sussistenza di tale requisito. Nel caso di specie, è pacifico che, decorso l’anno, il pignoramento non è stato trascritto. Ciò basterebbe per ritenere accoglibile l’opposizione. Arbitraria appare, sul punto, la ricostruzione operata dal (B), secondo il quale, una volta ottenuta l’autorizzazione da parte del precedente istruttore a chiamare in causa i terzi venditori, l’avvenuta trascrizione entro l’anno dall’atto di alienazione della domanda giudiziale avrebbe reso non più necessaria la trascrizione del pignoramento. A ben vedere, il (B) “riscrive” a proprio modo la norma di cui invoca l’applicazione, ritenendo equivalente al pignoramento immobiliare in danno del terzo acquirente la trascrizione della domanda revocatoria o di simulazione contro l’alienante: ma si tratta, com’è evidente, di operazione che
contrasta con ogni corretta ermeneutica, e che di fatto sostituisce alla norma così com’è scritta una disposizione del tutto differente. § 9.2. D’altro canto, e per maggior completezza, occorre anche rilevare che, per quella che alcuni hanno definito una “revocatoria semplificata”, ma che dottrina più accorta qualifica, con felice definizione, “pignoramento per saltum”, è necessario che il trasferimento dell’immobile (o dei mobili registrati) a terzi sia avvenuto in forza di atto a titolo gratuito. Ora, non pare dubbio che la “gratuità” debba desumersi dall’atto stesso, e debba essere dichiarata tale, e che non debba necessitare di un previo accertamento di tipo giudiziale (che contrasterebbe con le finalità dell’istituto). Per dirla ancora in altro modo, la natura dissimulata della donazione non è convertibile (da presupposto accertabile in un giudizio ordinario di cognizione) in una qualità semplicemente asseverata dal creditore, ribaltando così su di un terzo, che formalmente ha acquistato a titolo oneroso (compravendita), l’onere di un’opposizione esecutiva
Ciò spiega, una volta di più, perché siano inammissibili, nel presente giudizio, le chiamate in causa dei terzi, finalizzate all’accertamento della simulazione di quell’atto (ché, poi, se si trattasse di simulazione assoluta, si sarebbe del tutto fuori dal perimetro dell’art. 2929 bis c.c.), della revocabilità dello stesso o della natura di negotium mixtum cum donatione: per poter aggredire il bene, infatti, il creditore dell’alienante dovrà, preliminarmente, ottenere l’accertamento (che costituisce ovviamente un prius, e non un posterius) del carattere simulato dell’alienazione, ai sensi dell’art. 1416 c.c.
§ 10. Dunque, in accoglimento dell’opposizione, deve dichiararsi inesistente il diritto di (B) di procedere ad esecuzione forzata, per i titoli indicati, nei confronti dell’immobile sito in Napoli, alla via …, n. .., che (A) ha acquistato da (D) e (C), mentre vanno dichiarate inammissibili le domande formulate dal (B) negli atti di chiamata in causa dei terzi.
Va, conseguentemente, disposta, ai sensi dell’art. 2668 c.c., la cancellazione della trascrizione della domanda
§ 11. Considerato il carattere solo subordinato della richiesta, non c’è spazio per l’esame della domanda formulata da (D) di accertamento dell’inesistenza delle ragioni creditorie del (B) nei suoi confronti.
§ 12. Quale conseguenza della soccombenza, il (B) va condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate come da dispositivo. Quanto, poi, alla richiesta formulata dalle altre parti di condanna dello stesso (B) al risarcimento dei danni da lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c., osserva il giudicante che – a prescindere dall’applicazione del più “permissivo” terzo comma della citata disposizione, introdotto dalla novella del 2009, espressamente invocato dall’attore – nel caso di specie ricorrono le condizioni previste anche dal secondo comma dell’articolo in esame per accogliere la richiesta di condanna, stante l’avvenuta trascrizione della domanda di simulazione e/o di revocatoria (non senza considerare che il riferimento all’esecuzione iniziata o compiuta ben può intendersi in senso ampio, comprensiva anche di una esecuzione minacciata mediante la notifica del precetto); sotto altro profilo, poi, non può non imputarsi a grave colpa
l’instaurazione del giudizio senza un preventivo ed approfondito esame della ricorrenza dei presupposti dell’azione.
Da tale condotta, sono certamente derivati a carico del (A) e dei terzi chiamati danni non riconducibili alla mera necessità di un’attività processuale (per la quale adeguato ristoro è costituito dal rimborso delle spese processuali). E’, infatti, innegabile che ciascuna parte del processo sopporta degli oneri non riconducibili al concetto di spesa processuale ed afferenti alla sua sfera giuridica: basti pensare ai costi ed alle perdite di tempo e di guadagno per ricerca di documentazione, per spostamenti per conferire con i legali, per fornire agli stessi risposte o chiarimenti, oltre agli inevitabili patemi d’animo connessi alla pendenza di un giudizio. Tutto ciò, se, in qualche modo, può apparire fisiologico e trascurabile (ed infatti il legislatore non se ne preoccupa) in un ordinario giudizio, in cui si contrappongano semplicemente, e con lealtà, due avverse tesi, non può restare senza sanzione e ristoro nel caso in cui il processo venga strumentalizzato ed utilizzato per cercare di conseguire risultati che l’ordinamento non consente, specie ove ciò avvenga con la minaccia di un’azione esecutiva o attraverso la trascrizione di una domanda giudiziale (i cui effetti sulla libera circolazione di beni immobili è persino superfluo sottolineare).
In casi del genere, infatti, quel fisiologico travaglio connesso alla pendenza di un giudizio, quegli inevitabili costi propri per la parte, risultano amplificati dalla consapevolezza di trovarsi di fronte ad un contraddittore che agisce in mala fede o con inescusabile colpa, e merita, dunque, un adeguato ristoro che, avuto riguardo al valore della controversia in oggetto, appare equo liquidare in €. 5.000,00 in moneta attuale per ciascuna delle controparti.
accoglie la domanda, e per l’effetto dichiara l’inesistenza del diritto di (B) di procedere, per i titoli indicati, ad esecuzione forzata, nei confronti di (A), acquirente da (D) e (C) dell’immobile sito in Napoli, alla via …, n. ..;
dichiara inammissibili in questa sede le domande proposte da (B) nei confronti dei terzi chiamati in causa, (D) e (C);
ordina al Conservatore dei Registri Immobiliari di Napoli I di procedere, all’esito del passaggio in giudicato della presente pronuncia, con esonero da responsabilità a suo carico, alla cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale avvenuta in data …, ai nn. Registro Particolare … Registro Generale …; condanna (B) al pagamento delle spese di lite, liquidate, quanto a (A), in complessivi € 5.810,25 (di cui € 250,00 per spese, € 4.835,00 per compensi ed € 725,25 per rimborso spese generali), oltre IVA e CPA come per legge, con attribuzione all’avv. …, e quanto ad (D) e (C) in complessivi € 5.560,25 ciascuno (di cui € 4.835,00 per compensi ed € 725,25 per rimborso spese generali), oltre IVA e CPA come per legge, con attribuzione all’avv. … per (D) ed all’avv. … per (C);
condanna (B) al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c. in favore di ciascuna delle altre parti, liquidati in € 5.000,00 ciascuno.
Così deciso in Napoli, il 30.4.2018
Il Giudice Giulio Cataldi firma digitale