Source: https://vetrinafacile.it/obbligazione/
Timestamp: 2020-05-31 16:31:55+00:00
Document Index: 178165560

Matched Legal Cases: ['art. 1173', 'art. 2043', 'art. 1176', 'art. 2059', 'art. 1337', 'art. 2034', 'art. 1197', 'art. 2900', 'art. 1936', 'art. 1958']

Obbligazioni. Che cosa sono le obbligazioni? | VetrinaFacile.it
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23 Marzo 2020 18 Maggio 2020 VetrinaFacile.it & Bacheca Immobiliare
Obbligazioni | Classificazione delle Obbligazioni
Obbligazioni | La Cessione del Credito
Obbligazioni | La Cessione del Debito
Pagamento dell’obbligazione
Estinzione dell’obbligazione | Satisfattivi e “non satisfattivi”
Responsabilità Patrimoniale del Debitore e Garanzia Patrimoniale del Creditore
Obbligazioni | Garanzie personali
Obbligazioni | Fidejussione
Obbligazioni. L’obbligazione è quel diritto relativo di credito (diritto soggettivo) in base al quale il creditore può vedere soddisfatto il credito che vanta verso un altro soggetto (il debitore) tenuto ad una prestazione patrimoniale. O inversamente possiamo dire che l’obbligazione è un dovere giuridico in base al quale (il debitore) è tenuto ad una prestazione patrimoniale per soddisfare l’interesse di un altro soggetto (il creditore). Secondo l’art. 1173 del c.c. le obbligazioni possono nascere da:
fatto illecito: cioè anche senza o contro la volontà di chi ne diviene obbligato. L’art. 2043 del c.c. dispone l’obbligo del risarcimento del danno – qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. In questo caso si parla di illecito extracontrattuale e si viola un diritto assoluto (verso tutti i consociati) mentre l’illecito contrattuale o da inadempimento si ha se si viola un diritto relativo – art. 1176 e 1218 c.c.. Il danno causato può anche essere non patrimoniale ed è quello che deriva dalla sofferenza psichica e morale patita in conseguenza all’illecito (danno arrecato alla vita di relazione) ed è risarcibile solo nei casi previsti dalla legge (art. 2059 del c.c.). Il danno biologico è invece causato all’integrità psico-fisica di persone e animali;
qualsiasi altro fatto o atto idoneo a produrre una obbligazione in conformità dell’ordinamento giuridico (responsabilità precontrattuale art. 1337 del codice civile).
Le obbligazioni si distinguono in:
generiche/specifiche, dove nelle prime l’oggetto della prestazione è determinata solo nel genere e nelle seconde è di una cosa determinata;
fungibili /indivisibili se è sostituibile la prestazione del rapporto o non lo è (quadro di Picasso);
divisibili/indivisibili quando il diritto di chiedere (creditore) è l’obbligo di prestare (debitore) possono riguardare solo una parte della prestazione (divisibili) o l’intero (indivisibile cavallo vivo);
solidali/parziarie caratterizzate da una pluralità di soggetti dal lato passivo o attivo del rapporto. Le solidali si hanno quando in presenza di più debitori, il creditore può esigere la prestazione da ognuno di essi e per l’intero; in presenza di più creditori, il debitore deve eseguire la prestazione in favore di ognuno di essi e per intero, fatta salva la possibilità dell’azione di regresso nei confronti degli altri debitori. Le parziarie quando in presenza di più creditori e debitori di una prestazione divisibile e non solidale, ciascuno dei creditori ha il diritto di chiedere la sua parte e ciascuno dei debitori è tenuto a pagare il debito solo per la sua quota.
Obbligazioni alternative nelle quali sono dovute due o più prestazioni, ma il debitore è liberato adempiendo una sola di esse.
Obbligazioni naturali sono particolari tipi di obbligazioni perché sorgono da doveri morali e sociali, non se ne può pretendere l’adempimento che deve essere spontaneo, ma se questo avviene, non è possibile richiedere quanto versato. L’art. 2034 del c.c. sancisce che non è ammessa la ripetizione di quanto sia stato pagato spontaneamente in esecuzione di doveri morali o sociali. Dunque elementi dell’obbligazione naturale sono l’esistenza di un dovere morale o sociale ed un adempimento di contenuto patrimoniale e i requisiti dell’adempimento sono la capacità e la spontaneità di chi adempie. Quindi per concludere le obbligazioni naturali non sono munite di azioni legali per costringere il debitore al pagamento. Se però un pagamento è stato fatto non si può ottenere la restituzione di quanto versato. Così le obbligazioni naturali sono anche il pagamento di un debito prescritto (anche debito di gioco o di scommessa).
Obbligazioni pecuniarie: quelle che hanno per oggetto la dotazione di una somma di danaro. Queste vengono distinte poi in obbligazioni di valuta e obbligazioni di valore, nelle prime la prestazione pecuniaria è determinata in modo preciso sin dall’origine con specifico riferimento ad una somma di denaro, in quelle di valore l’oggetto è il controvalore in denaro di un determinato bene (l’obbligazione di valore diventa pecuniaria al momento della liquidazione).
Obbligazioni con prestazioni di mezzi/con prestazioni di risultato: prevedono nelle prime l’esecuzione della prestazione senza garantire il risultato (il medico ha l’obbligo di curare, ma non quello di guarire), nelle seconde di conseguire il risultato (l’imprenditore che si obbliga, al termine dei lavori, alla consegna del bene).
La cessione del credito è il contratto con cui il creditore (cedente) trasferisce ad altri soggetti (cessionari) il proprio diritto di credito e di conseguenza, per effetto della cessione, si sostituisce un nuovo creditore a quello originario.
Non occorre che il debitore dia il suo consenso. La cessione del credito avviene mediante surrogazione. La surrogazione vuol dire sostituzione ed è il caso normalmente che si verifica quando, essendo consentito il pagamento del terzo, estingue l’obbligazione. Nella cessione del credito il cedente è tenuto a garantire l’adempimento da parte del debitore ceduto solo se è stato espressamente pattuito. In alcune ipotesi previste dalla legge, il pagamento del terzo realizza solo la modificazione soggettiva attiva del rapporto obbligatorio e quindi la surrogazione può aversi per:
volontà del creditore: che ricevendo il pagamento da un terzo dichiara espressamente di volerlo far subentrare nei propri diritti verso il debitore;
volontà del debitore: che prendendo a mutuo una somma per pagare il creditore può surrogare cioè sostituire il mutuante nella posizione del creditore pagato; (con riferimento ai mutui bancari, la surrogazione realizza la cosiddetta portabilità del mutuo, ossia permette al debitore di sostituire la banca che ha erogato inizialmente il mutuo, con una banca differente, che ad esempio propone condizioni migliori, mantenendo viva l’ipoteca originariamente costituita. Nel caso in cui si decida di trasferire il mutuo al altro intermediario, non è quindi più necessaria la cancellazione della vecchia garanzia e l’attivazione di una nuova, con riduzione di formalità e sopratutto di costi notarili. La banca che subentra provvederà a pagare il debito che residua e si sostituirà a quella precedente. Il debitore rimborserà il mutuo alle nuove condizioni concordate).
La sostituzione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può verificarsi attraverso le figure della delegazione, dell’espromissione e dell’accollo. La cessione del debito si perfeziona sempre con l’assenso del creditore a differenza della cessione del credito perché il debitore può essere solvibile ed un altro no. Per ciascuno di questi tre istituti possono verificarsi due ipotesi:
nuovo debitore: si aggiunge al precedente e si ha così un cumulo di debitori e si parla in tal caso di delegazione, espromissione e di accollo cumulativo;
il nuovo debitore con il consenso del creditore si sostituisce al vecchio debitore che viene quindi liberato. Si parla in questo caso di delegazione, espromissione ed accollo liberatorio.
Si definisce delegazione l’istituto giuridico che realizza l’aggiunta o la sostituzione di un altro debitore a quelli originari. È l’atto con il quale una persona (delegante) – debitore, ordina o invita un’altra persona (delegato) ad eseguire o a promettere di eseguire un determinato pagamento a favore di un terzo soggetto (delegatario). L’operazione si perfeziona con l’intervento e la collaborazione di tutti i soggetti interessati.
L’espromissione consiste in un contratto fra il creditore (espromissario) ed un terzo (espromittente) per cui il terzo – senza intervento del debitore – ne assume verso il creditore il debito spontaneamente (ad esempio il padre che si obbliga a pagare il debito contratto dal figlio).
L’accollo è un contratto fra il debitore (accollato) e il terzo (accollante) con il quale quest’ultimo si assume il debito dell’altro. A tale accordo non partecipa il creditore (accollatario). L’accollo viene anche qualificato come un contatto a favore del terzo creditore e si possono distinguere vari tipi di accollo:
accollo interno: questo interviene quando l’accordo tra il debitore e l’accollante non è manifestato al creditore che quindi non è assolutamente a conoscenza;
accollo esterno: si ha quando il creditore ne è a conoscenza.
Le obbligazioni tendono ad estinguersi generalmente in un breve tempo, infatti quando il creditore ha raggiunto il proprio vantaggio patrimoniale, il vincolo obbligatorio viene meno. Tipico fatto estintivo dell’obbligazione è l’adempimento che consiste nell’esatta esecuzione della prestazione. L’adempimento estingue contemporaneamente sia l’obbligo del debitore, sia il diritto del creditore e il creditore può se vuole, rifiutare l’adempimento parziale della prestazione anche se questa è divisibile (ad esempio la collezione estiva abiti uomo-donna).
Il pagamento dell’obbligazione o l’adempimento può essere fatto:
al creditore che abbia la capacità di ricevere
al rappresentate del creditore
alla persona indicata dal creditore
alla persona autorizzata dalla legge o dal giudice
Il pagamento fatto a chi non era legittimato a riceverlo libera il debitore, se il creditore lo ratifica o se ne ha approfittato. Se il pagamento è effettuato a chi appare legittimato a riceverlo (creditore apparente) il debitore è liberato solo se prova di essere stato in buona fede e che generare l’equivoco ha concorso anche il comportamento del creditore e colui che ha ricevuto il pagamento è tenuto alla restituzione al vero creditore (pagamento dell’indebito). Il pagamento fatto al creditore incapace di riceverlo, libera il debitore se egli prova che ciò che è stato pagato è stato vantaggioso per il creditore. Se il debitore, per errore paga un debito prescritto, non può pretendere la restituzione di quanto pagato.
Il creditore non può rifiutare l’adempimento eseguito da persona diversa dal debitore se la prestazione è fungibile (obbligazione pecuniaria). Il luogo dell’adempimento generalmente è determinato dalle parti o dalla natura delle prestazioni. Il pagamento di una somma di denaro, secondo quanto previsto dalla legge, deve essere eseguita presso il domicilio del creditore.
Per il tempo dell’adempimento si deve intendere il termine di scadenza dell’obbligazione e in mancanza di fissazione del termine la prestazione può esigersi immediatamente. Se nell’adempimento è stato fissato un termine a favore del creditore si può esigere la prestazione anche prima della scadenza del termine. Se è necessario un termine, in mancanza di accordo, è stabilito dal giudice.
Con i satisfattivi si soddisfa l’interesse dei creditori mentre nei “non satisfattivi” la modificazione di qualche elemento del rapporto, non lo soddisfa. I modi di estinzione satisfattivi sono:
la compensazione legale: che si verifica quando tra i due soggetti intercorrono rapporti obbligatori reciproci. Uno è creditore e nello stesso tempo, debitore dell’altro, e viceversa. In questo caso i debiti si estinguono per le somme corrispondenti (i crediti reciproci devono essere omogenei, liquidi, ed esigibili);
la confusione: che si verifica quando le qualità di creditore e di debitore si fondono nella stessa persona (il creditore eredita il patrimonio del debitore);
la prestazione in luogo dell’adempimento (dazione in pagamento o datio in solutum art. 1197 del c.c.) quando il debitore esegue una prestazione, con il consenso del creditore, diversa da quella originariamente dovuta (es. consegna di un bene mobile in luogo di contate);
la novazione: è il contratto con il quale le parti decidono di estinguere il rapporto obbligatorio sostituendolo con uno nuovo avente un oggetto, un titolo (ragione che ha giustificato l’obbligazione) o un soggetto diverso da quello originario (es. quantità di olio sostituito con pari quantità con pari quantità di vino, o sostituzione del debitore originario, che viene liberato, con uno nuovo);
la remissione: quando il creditore rinuncia al suo credito con la restituzione del titolo di credito o con la comunicazione di voler rimettere il debito;
l’impossibilità sopravvenuta della prestazione per fatto non imputabile al debitore (es. caso fortuito o causa di forza maggiore).
La mora del debitore consiste in un ritardo ingiustificato del pagamento della prestazione, ossia nella violazione dell’obbligo di adempiere tempestivamente. Perché si abbia mora devono verificarsi i seguenti presupposti:
l’esigibilità del credito: ossia l’avvenuta scadenza dell’obbligazione;
il ritardo nell’adempimento imputabile al debitore;
la costituzione in mora: cioè la constatazione formale (richiesta scritta dell’adempimento) il momento dal quale ha inizio l’inadempimento del debitore.
Si ha mora del creditore quando questi, senza un legittimo motivo, rifiuti di ricevere il pagamento offertogli dal debitore o ometta di compiere gli atti di preparazione per il ricevimento della prestazione (non si fa trovare nel luogo indicato per ricevere la prestazione). Affinché si possa parlare di mora del creditore vi deve essere un presupposto e cioè il debitore deve fare offerte solenne di adempiere la prestazione al creditore e questa offerta deve essere compiuta da un pubblico ufficiale (notaio o ufficiale giudiziario), nei modi previsti dalla legge e deve essere eseguita dal formale deposito dei beni dovuti, e se l’offerta non è solenne, non si avrà la mora del creditore ma si eviterà la mora del debitore e il pagamento di eventuali penali per il ritardo. La costituzione in mora del creditore produce i seguenti effetti:
il debitore deve essere risarcito dei danni derivanti dalla mora e quindi anche rimborsato delle spese sostenute per la custodia e la conservazione della cosa dovuta;
il debitore non è più tenuto a corrispondere gli interessi ed i frutti della cosa, percepiti dopo la mora.
Se il debitore non adempie la sua prestazione risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. L’inadempimento del debitore conferisce al creditore il potere di essere soddisfatto sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione (privilegio, pegno ed ipoteca). Alla responsabilità patrimoniale del debitore corrisponde la garanzia patrimoniale del creditore, ossia il potere concesso dalla legge di ottenere comunque la prestazione tramite l’espropriazione del patrimonio del debitore.
L’ordinamento giuridico offre al creditore mezzi idonei atti a garantire la conservazione delle garanzie patrimoniali, quali:
l’azione surrogatoria: consiste nella domanda giudiziale (art. 2900 del c.c.) con cui il creditore si sostituisce al suo debitore nell’esercizio delle azioni (il creditore esercita un diritto altrui) di cui quest’ultimo omette di avvalersi nei confronti dei suoi debitori, vi deve essere anche il pericolo d’insolvenza dello stesso debitore (viene attuata quando sussiste l’inerzia del debitore per i diritti di credito che questi vanta verso terzi, non è un’azione giudiziaria ma un potere di pretendere a far valere diritti di crediti verso terzi debitori del suo debitore;
l’azione revocatoria: consiste nella domanda giudiziale con la quale il creditore intende far dichiarare inefficaci nei suoi confronti atti di disposizione del patrimonio da parte del suo debitore che abbiano l’effetto di diminuire la garanzia patrimoniale, entro il termine di prescrizione di 5 anni dalla data (differente è l’azione revocatoria fallimentare che viene esercitata dal creditore sul debitore quando quest’ultimo è un imprenditore commerciale);
il sequestro conservativo: quando il creditore ha fondato motivo di perdere le garanzie del credito e richiede al giudice il sequestro dei beni del debitore. Dopo aver ottenuto l‘accertamento giudiziale dell’inadempimento, il creditore può dare inizio al processo esecutivo sui beni del debitore mediante vendita all’incanto dei beni al miglior offerente, così da soddisfarsi con il ricavato in denaro dalla vendita. Ci deve essere un titolo esecutivo certo, liquido ed esigibile (sentenze, assegni, cambiali, scritture private, autentiche, etc.). Il processo esecutivo di espropriazione forzata inizia con il pignoramento sui beni.
L’ordinamento giuridico offre al creditore ulteriore forme di garanzia oltre a quelle tipiche costituite dal pegno e l’ipoteca (diritti reali di garanzia), da esercitare in caso di inadempimento del debitore:
l’avvallo;
l’anticresi.
La fidejussione è il contratto mediante il quale un soggetto, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui, in solido col debitore principale ed anche se il debitore non ne è a conoscenza (art. 1936 del c.c.), rispondendo dell’adempimento del debitore con tutti i suoi beni (rafforza la garanzia del creditore). Il fidejussore che ha pagato il debito può esercitare l’azione di regresso contro il debitore principale. Qualora il debito fosse garantito da più fidejussioni, i fidejussori sono obbligati in solido e il fidejussore che adempie ha diritto all’azione di regresso nei confronti degli altri.
Il fidejussore che ha adempiuto all’obbligazione del debitore può agire o in via surrogatoria (essendo surrogato nei diritti del creditore nei confronti del debitore) o esperendo l’azione surrogatoria di regresso. Si tratta di due azioni concorrenti, azionabili in via alternativa ma non compatibili, il fidejussore deve sceglierne una prima di intentare azione legale nei confronti del debitore. Nel primo la fidejussione permette di pretendere gli interessi dal momento in cui è scaduto il termine di pagamento. Mentre nel secondo caso si possono solo pretendere gli interessi dal giorno in cui il fideiussore ha pagato al creditore.
Il mandato di credito è il contratto con cui una persona si obbliga verso un’altra a far credito ad un terzo (art. 1958 del c.c.). si inquadra nello schema della fidejussione. È un contratto in cui una parte dà incarico all’altra di far credito ad un terzo. Accettato l’incarico l’altra parte non può poi rinunciarvi, ma se il terzo risulterà inadempiente, la parte che ha conferito l’incarico risponderà dell’obbligazione come fidejussore di un debito futuro. Nel mandato di credito abbiamo quindi, tre soggetti:
la persona che conferisce l’incarico, di solito attraverso una lettera di credito o credenziale, detto promissario;
la persona che accetta l’incarico detto promittente che farà credito al terzo;
il terzo, futuro debitore del promittente.
L’avvallo è una garanzia personale per un obbligazione cambiaria prestata, per tutto o parte della somma, da un terzo, espressa mediante sottoscrizione del garante sul titolo cambiario e preceduta dalle parole “per avvallo” o altra formula equivalente.
L’anticresi è il contratto con il quale il debitore o un terzo si obbliga a consegnare un immobile al creditore a garanzia del credito, affinché ne percepisca i frutti. In sostanza, la garanzia fornita al creditore consente al debitore, con un pagamento in natura anziché in denaro, di realizzare l’estinzione graduale del debito.
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