Source: http://comitat-friul.blogspot.it/2015/08/
Timestamp: 2018-03-19 20:31:51+00:00
Document Index: 24852162

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 114', 'art. 2', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl: agosto 2015
STORIA DEL CONFINE ORIENTALE - UNA IMPORTANTE "RELAZIONE" MAI DISTRIBUITA NELLE SCUOLE IN ITALIA E OGGI "VOLUTAMENTE" DIMENTICATA.
LETTERE ACCOMPAGNATORIE DEI COPRESIDENTI
On. Sig.
Signor Ministro, con scambio di note intervenuto nel mese di ottobre 1993 tra i ministri degli affari esteri d'Italia e Slovenia veniva convenuta l'istituzione di una Commissione mista storico-culturale italo-slovena con la finalità di effettuare una globale ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali.
La Commissione si riuniva in seduta plenaria i giorni 19 novembre 1993 a Venezia; 4/5 febbraio 1994 a Otočec; 20/21 maggio 1994 a Passariano (Udine); 17/18 marzo 1995 a Bled; 3 giugno 1995 a Aquileia; 12/13 aprile 1996 a Portorose - Portorož; 5 ottobre 1999 a Gorizia; 20 novembre 1999 a Capodistria - Koper; 27 giugno 2000 a Udine.
All'inizio dei suoi lavori la Commissione individuava come rilevante per la propria opera il periodo storico dal 1880 al 1956, cioè dagli inizi della determinazione delle aree politico-nazionali di confine sino alle immediate conseguenze della delimitazione del memorandum di Londra. Ai fini di una più chiara redazione del rapporto ha suddiviso la tematica esaminata secondo la periodicizzazione storica consolidata in 4 periodi rispettivamente per gli anni 1880-1918; 1918-1941; 1941-1945; 1945-1956.
Nella sessione di Udine del 27 giugno 2000 la Commissione adottava all'unanimità il proprio rapporto finale.
Le Copresidenze della Commissione assistite dai collaboratori prof. Marina Cataruzza, dr. Nevenka Troha e dr. France Dolinar si sono, quindi, riunite il 25 luglio 2000 a Capodistria - Koper per provvedere a un controllo finale delle versioni italiana e slovena dei testi, al seguito del quale hanno l'onore di trasmetterli alle S.S.L.L., concludendo in tal modo il proprio mandato.
i sottoscritti prof. Giorgio Conetti e dr. Milica Kacin Wohinz, Copresidenti della Commissione storico-culturale italo-slovena, all'atto di trasmettere il testo della relazione finale, adottata dalla Commissione sui rapporti tra i due popoli nel periodo 1880 - 1956, si permettono di suggerire, quali forme opportune di utilizzo del documento, i seguenti atti:
presentazione pubblica ufficiale della relazione nelle due capitali, possibilmente in sede universitaria, come segno di stabile riconciliazione tra i due popoli;
pubblicazione del testo nelle versioni italiana e slovena;
raccolta e pubblicazione degli studi di base;
diffusione della relazione nelle scuole secondarie.
Con la migliore osservanza,
In Italia la "Relazione" risulta essere rimasta nascosta nei cassetti del Parlamento italiano che l'aveva commissionata nel 1993 e risulta priva di una pubblicazione ufficiale da parte dei governi italiani. Non risulta essere stata distribuita nelle scuole secondarie italiane. Pare non piaccia alle associazioni degli esuli istriani e al nazionalismo italiano.
Eppure gli storici che hanno elaborato la "Relazione" sono tutti storici importanti e soprattutto scelti accuratamente dai Governi di Roma e di Lubiana.
Questa "Relazione" mette in discussione il mito degli "Italiani brava gente" e per quanto riguarda le cause dell'esodo degli italiani d'Istria non risulta avvalorare la tesi della "pulizia etnica".
http://www.kozina.com/premik/porita1.htm :
(...) Il Rapporto sloveno-italiano relativo al passato è un documento destinato al futuro. Nel suo messaggio vi è la consapevolezza che i contrasti avuti nella storia non devono trasformarsi in discordie del presente e oberare le relazioni del futuro. Se saremo in grado di accettare la storia, le nostre relazioni saranno maggiormente improntate alla spontaneità e all'amicizia.
La storia non può venire conformata o assoggettata alla volontà degli attuali governanti. Il Rapporto comune italo-sloveno raccoglie dati che a molti non piaceranno. I contenuti del documento in Slovenia non vengono respinti, li accettiamo in quanto relativi a fatti storici.
Il documento riconosce agli Sloveni della Primorska/Litorale tenacia nella tutela della propria coscienza nazionale e politica, ed assume un atteggiamento critico nei confronti del fascismo italiano. Tra coloro che conoscono solo superficialmente gli eventi passati, ci sarà anche chi si sorprenderà nel verificare che la storia comune non è contrassegnata soltanto dalle foibe. In effetti, il documento non è destinato a chi non vuole accettare tale verità. Non era nelle intenzioni degli autori cercare di persuadere chi rimane irremovibile nelle proprie convinzioni (...)
http://www.kozina.com/premik/porita5.htm
7. Fra le ragioni dell'esodo vanno tenute soprattutto presenti l'oppressione esercitata da un regime la cui natura totalitaria impediva anche la libera espressione dell'identità nazionale, il rigetto dei mutamenti nell'egemonia nazionale e sociale nell'area, nonché la ripulsa nei confronti delle radicali trasformazioni introdotte nell'economia. (....)
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REGIONE - ESULI ISTRIANI, FIGLI DI UN "DIO MAGGIORE"?
FIGLI DI UN “DIO MAGGIORE”?
Questa la miseria di fondi stanziati dalla Regione a favore della minoranza linguistica friulana (circa 600 mila friulanofoni!): solo lo 0,02% del bilancio regionale 2014, pari a euro 2,4 (leggisi: DUE euro e 40 centesimi!) per ogni parlante la lingua friulana! E nel 2015 non è andata meglio!
http://www.lapatriedalfriul.org/wp-content/uploads/2014/07/schermata-2014-07-21-a-145307.png
E questo il regalo previsto dalla Regione alla “potentissima lobby” degli esuli istriani della nostra regione:
BUS QUASI GRATIS AGLI ESULI
(…) un abbonamento quasi gratuito: in base alla legge avrebbero potuto pagare la tessera solo 5 euro e 15 centesimi, anziché 343,50 come accade per gli altri cittadini. Ciò in virtù di una norma proposta dal centrodestra nel 2007: un comma inseriva tra i beneficiari, insieme a invalidi, ciechi e sordomuti, pure istriani, fiumani e dalmati di tutta la regione. (…)
local.it/trieste/cronaca/2015/08/18/news/la-guerra-del-tpl-stoppa-i-bus-gratuiti-per-gli-esuli-1.11949236?ref=search
E i politici eletti in Friuli?
Zitti e addormentati
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Etichette: Bruno Marini, Debora Serracchiani, Esuli istriani, Regione Friuli VG
"L'ITALIA E LE SUE MINORANZE LINGUISTICHE: LE FIGLIE DI UN DIO MINORE" di FELICE BESOSTRI
e le sue minoranze linguistiche:
le figlie di un dio minore
http://www.felicebesostri.it/?p=3767
Non è stato facile dare attuazione art. 6 Cost., quello che dice “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.
Fino all’entrata in vigore della legge n. 482 del 1999, non c’erano apposite norme di legge statale, che le tutelassero, ma tuttavia alcune minoranze all’ombra di trattati internazionali, ebbero una tutela rafforzata addirittura di livello costituzionale, perché gli STATUTI DELLE REGIONI E PROVINCE AUTONOME sono approvati con legge costituzionale.
Tuttavia solo 3 lingue minoritarie godettero di questa protezione la francese della Val d’Aosta, la tedesca della Regione Trentino - Alto Adige- Sudtirolo e, la slovena della Regione Friuli - Venezia Giulia, a dire il vero quest’ultima in misura minore.
Il diavolo si annida nei dettagli e non è un caso che l’art. 1 c. 1 della legge n. 482/1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" reciti “La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano”. Uno dei tanti paradossi italiani, infatti Roma, già capitale del Regno d’Italia, con il trasferimento della capitale da Firenze, grazie alla legge 3 febbraio 1871, n. 33, ha dovuto aspettare l’arrivo al Governo della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania per diventare formalmente la Capitale della Repubblica (art. 114 c. 3 Cost. introdotto con la legge costituzionale n. 3/2001).
Tra le tante incongruenze l’Italia ha firmato la Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie il 27 giugno 2000, cioè ben otto anni dopo la sua stesura il 5 gennaio 1992 e non l’ha ancora ratificata a 15 anni di distanza dalla firma e a 23 dalla sua approvazione. Per fortuna la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1 febbraio 1995 è stata firmata subito e ratificata il 3 novembre 1997.
Le norme nazionali e europee non tutelano le lingue, ma le persone che parlano una lingua minoritaria, anzi che parlano una lingua minoritaria in un territorio connotato dalla presenza di persone che la parlano: una tutela territoriale.
Per essere coerenti la tutela richiede interventi plurisettoriali che spaziano dalla tutela del territorio sia ambientale che idrogeologica, di sviluppo economico mirato alla valorizzazione dei beni materiali e immateriali tipici delle popolazioni minoritarie e su tutte lo sviluppo della conoscenza della lingua. Ebbene nella legge sulla buona scuola niente di tutto questo è assicurato.
Nessun meccanismo prevede il mantenimento dei precari bilingui nel loro territorio, benché una scuola con una forte presenza della lingua minoritaria sia uno degli obiettivi delle norme nazionali ed europee.
E’ un principio acquisito che nella tutela delle minoranze non costituisce violazione del principio di uguaglianza, le azioni cosiddette di discriminazione positiva.
Orbene succederà invece che i precari appartenenti ad una minoranza linguistica, anche se coinvolto in programmi regionali di sportelli linguistici o di insegnamento nella lingua minoritaria siano trasferiti in Regioni senza presenza minoritaria e che in territori caratterizzati da una presenza di lingue minoritaria siano assegnate cattedre a bravissimi insegnati, ma assolutamente digiuni di conoscenze linguistiche e culturali nella lingua minoritaria. Alla fine i docenti minoritari saranno sradicati dalla loro comunità e le loro comunità private di elementi qualificati per il mantenimento della lingua.
Un tassello che si aggiunge alla progressiva scomparsa politica di rappresentanti delle lingue minoritarie nelle istituzioni pubbliche, con la solita eccezione della Val d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano.
I comuni sono raggruppati a forza in Friuli e Venezia Giulia, con annullamento della minoranza slovena e mancato sviluppo dell’identità friulana.
L’abolizione della democrazia elettiva diretta nelle province ha comportato l’abolizione di collegi caratterizzati da una presenza linguistica minoritaria, già compromessa a livello comunale da leggi elettorali maggioritarie e dalla diminuzione del numero dei consiglieri e dall’abolizione delle Comunità Montane.
Nelle elezioni politiche con l’Italicum esponenti di minoranze linguistiche possono aspirare ad un’elezione, solo se un partito nazionale li scelga come capolista in collegi dove la loro presenza sia consistente.
Le minoranze filo-governative si sono messe in sicurezza perché in Val d’Aosta e in Trentino - Alto Adige/Sudtirolo i collegi uninominali li garantiscono, mentre in Friuli - Venezia Giulia i candidati triestini, che rappresentano il 18% della popolazione avranno il 40% della rappresentanza regionale nella Camera dei Deputati. La Sardegna, dove esiste la maggiore minoranza linguistica tutelata dalle legge n. 482/1999, non ha norme speciali nemmeno per il Parlamento Europeo, tanto che presto dovrà occuparsene la Corte Costituzionale su rinvio del Tribunale di Cagliari.
La tutela delle minoranze è uno dei diritti fondamentali della UE e uno dei suoi principi fondativi: “L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze” (art. 2 TUE). L’Italia ed il suo governo li stanno violando.
La Redazione del Blog ringrazia l'On. Felice Besostri per averci inviato il suo ottimo documento che pubblichiamo quale importante contributo ad un dibattito tanto fondamentale quanto assente sul piano politico regionale, e ciò in una regione che oggi è ad autonomia speciale esclusivamente perché la maggioranza della sua popolazione storicamente parla una lingua diversa dalla lingua italiana (600 mila friulanofoni, 50 mila slovenofoni e qualche migliaio di germanofoni).
Felice Besostri, del team di avvocati che ha ottenuto dalla Consulta l’affossamento del Porcellum, ora annuncia ricorsi contro la legge elettorale di Renzi: “Fino al 70% dei parlamentari ancora nominati”
http://www.felicebesostri.it/?p=3384
http://www.senato.it/leg/13/BGT/Schede/Attsen/00003844.htm
della Redazione del Blog ﻿
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Etichette: Felice Besostri, Legge elettorale "Italicum", Lingua friulana, Minoranze linguistiche
RIFORMA ENTI LOCALI - FERMIAMO LO SCEMPIO ISTITUZIONALE!
PANONTIN-SERRACCHIANI
FERMIAMO LO
SCEMPIO ISTITUZIONALE
e una mentalità aziendalistica!
"(…) la furia riformatrice non può calpestare impunemente l’identità territoriale, i diritti tutelati dalla Costituzione e il ruolo dei sindaci, eletti dai cittadini ma trattati da questa giunta come zerbini e ridotti a una funzione meramente contemplativa. (...)"
http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/08/19/news/unione-dei-comuni-1.11955338?ref=hfmvudec-3
STATUTO SPECIALE DELLA REGIONE AUTONOMA FRIULI - VENEZIA GIULIA
In armonia con la Costituzione, con i principi generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica (1), con le norme fondamentali delle riforme economicosociali e con gli obblighi internazionali dello Stato, nonché nel rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre Regioni, la Regione ha potestà legislativa nelle seguenti materie:
Una domanda all'Assessore PANONTIN
E LO SPAVENTOSO NUMERO DEI DIPENDENTI DEL COMUNE DI TRIESTE?
E LO SPAVENTOSO NUMERO DEI DIPENDENTI DELLA MINUSCOLA PROVINCIA DI TRIESTE?
TUTTO O.K. ASSESSORE PANONTIN?
TRIESTE E' INTOCCABILE?
SOLO I PICCOLI COMUNI FRIULANI
SONO UNO SPRECO?
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Etichette: Paolo Panontin, riforma enti locali
Agli organi di informazione in indirizzo
peggio di Attila!
Dopo le note, recenti, vicende sulla Terna, adesso si prospetta la fusione coatta dei nostri Comuni. Non basta averli spogliati di risorse, competenze e dignità, con le UTI!
Premesso che la fusione “coatta” dei Comuni è palesemente incostituzionale e dunque vietata sia dalla Carta Costituzionale italiana che dallo Statuto di autonomia della nostra regione, non può che lasciare perplessi questa fuga in avanti dell'Assessore Panontin. Fuga in avanti che pare essere soprattutto una mossa propagandistica a favore di una operazione molto caldeggiata dalla Giunta regionale anche se non può realizzarsi senza l'approvazione delle popolazioni dei Comuni che si vorrebbero fondere “dall'alto”. Minimo ci vuole un referendum.
E, per quanto riguarda la lingua friulana, l'assessore è informato che i responsabili dei Ministeri, a parte un minimo finanziamento uguale per tutte le minoranze linguistiche, distribuiscono i finanziamenti – miserevoli a dire il vero – relativi alla legge 482/99, in base al numero dei Comuni e non in base alla popolazione residente? Già Roma dà pochissimo; con la fusione coatta (impossibile costituzionalmente parlando!) anche questa miseria quasi sparirà!
I friulani dovranno forse ricordare questa Giunta come rivale Attila: dove passano loro non crescerà più nemmeno l'erba.
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Etichette: Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli, Paolo Fontanelli, Paolo Panontin
L'INCOSTITUZIONALITA' DELL'ITALICUM SPIEGATA DALL'AVVOCATO FELICE BESOSTRI.
L'INCOSTITUZIONALITA'
DELL'ITALICUM
SPIEGATA DALL'AVVOCATO
"se il popolo non vuole dare una maggioranza a un partito perché questo se la deve prendere con un “trucco” elettorale?
(...) il premio è tanto più consistente quanto minore è il consenso elettorale: una lista del 40% viene premiata meno di una lista del 25%. Questa è una irragionevolezza che fa saltare soprattutto l’eguaglianza del voto.
Questo è il punto principale."
Felice Besostri (17 febbraio 2015)
http://www.felicebesostri.it/?p=3036
L’Avv. Besostri sull’Italicum approvato in Senato: “un meccanismo
malato e incostituzionale”
DOMANDA - Avv. Felice Besostri, l’Italicum uscito in seconda lettura dal Senato ha sollevato diverse perplessità in una parte dell’opinione pubblica. Innanzitutto, potrebbe cortesemente spiegare com’è fatta questa legge elettorale e verso quali scenari ci può portare?
DOMANDA - Un’obiezione che può essere fatta è la seguente: con l’Italicum si cerca di tenere assieme l’esigenza di governabilità con quella della rappresentanza allo scopo di garantire il più possibile una stabilità politica e, quindi, una stabilità al Paese. Pertanto, con tale obiezione, si giustificherebbe il fatto che il 60% dei deputati sia sostanzialmente “nominato”, se il testo della legge elettorale rimane tale e quale. Dal suo punto di vista, ritiene questa obiezione ammissibile?
DOMANDA - Secondo lei, quanti rischi ci sono che l’Italicum finisca innanzi la Corte Costituzionale?
DOMANDA - Anche a lei porgo questa domanda. Qualsiasi legge elettorale che preveda anche o solamente la nomina di un numero di parlamentari (capilista o inseriti in posizione eleggibile), può, secondo lei, aumentare il rischio che alcuni partiti o responsabili che agiscono per quei partiti stabiliscano della regole, scritte o non scritte, con le quali si scelgono delle persone anche in base a quanto possano/siano disponibili a contribuire economicamente alla campagna elettorale oppure al partito, stilando una graduatoria (Al primo posto va chi ha contribuito 10, al secondo chi ha dato 8, al terzo chi ha partecipato con 7 e cosi via), creando degli sbarramenti all’entrata e, quindi, facendo rimanere indietro chi non ha certe capacità economiche e finanziarie?
E' da ricordare inoltre che la legge elettorale ITALICUM viola l'art. 6 della Costituzione italiana in quanto discrimina tra le minoranze linguistiche riconosciute in Italia con la legge 482/99 ai sensi dell'articolo della Costituzione italiana sopra ricordato.
1) UN VOTO TRIESTINO ORA VALE DUE VOTI FRIULANI
http://comitat-friul.blogspot.it/2015/08/italicum-collegi-elettorali-un-voto_3.html
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Etichette: Corte Costituzionale, Costituzione italiana, Felice Besostri, Legge elettorale "Italicum"
L'ITALICUM E LA COSTITUZIONE ITALIANA ( ART. 1 - "LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO")
L'unità del Friuli
per giochi di palazzo
(Ex Presidente di regione e ex Sindaco di Udine)
"Per capire l’essenza di un problema, a volte basta riflettere un istante sui nomi diversi che vengono usati. Nella strampalata Repubblica italiana esiste la “legge elettorale”. Nei Paesi di cultura democratica, come il Regno Unito, esiste il “Representation of the People Act”, la legge sulla rappresentanza del popolo.
Può sembrare una banale differenza lessicale, ma non è così: il titolo di una legge ne definisce le finalità e riassume il dibattito culturale che l’ha generata. Apprendiamo così che in Gran Bretagna la finalità della legge è garantire nel modo migliore la rappresentanza del popolo sovrano, mentre in Italia la finalità è determinare nel “modo migliore” “gli eletti”, cioè i nuovi inquilini del Palazzo del Potere.
Modo migliore per chi? Per i potenti di turno, che usano la legge elettorale come grimaldello per perpetuare il proprio potere nelle legislature successive (in barba al popolo sovrano). (…)
Forse che l’Italicum è stato costruito per rappresentare in modo corretto i territori?
Certo che no: i potenti di turno hanno fatto i loro meschini calcoli di Palazzo e hanno concluso che, per garantirsi il controllo sui rispettivi partiti, devono avere il potere di nominare cento deputati ciascuno. Ergo il Paese va diviso in cento collegi, a prescindere da ogni altra considerazione.
(...) Quello che importa è assicurare la nomina in Parlamento a due caporioni per partito.
Renzi dice che l’Italicum è una buona legge perché la sera delle elezioni si sa già chi ha vinto.
Il premier è troppo modesto. L’Italicum è molto più efficiente: chi vince lo sappiamo ben prima.
Mancano due anni, e già conosciamo il nome dei due caporioni che noi, liberi elettori del Friuli Venezia Giulia, manderemo in Parlamento.
Di fronte a tanto squallore, non ci resta che sperare nella Corte Costituzionale.
http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/07/12/news/l-unita-del-friuli-a-pezzi-per-giochi-di-palazzo-1.11765243
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Etichette: Costituzione italiana, Friuli, Legge elettorale "Italicum", Sergio Cecotti
ELETTRODOTTO TERNA. IL VOLTAFACCIA DEL PD E IL COMUNICATO STAMPA DEL "LABORATORI DI AUTONOMIE"
Nel 2011 quando anche il Partito Democratico e l'intero Consiglio regionale del Friuli-Vg erano nella squadra corse "NO SE POL"....
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO delegato in data 04/05/2011
(...) SOLLECITO IL 20/11/2012
Interrogazione a risposta scritta 4-11838
mercoledì 4 maggio 2011, seduta n.471
STRIZZOLO. -
Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
la vicenda dell'Elettrodotto Redipuglia-Udine ovest si sta trascinando da anni, facendo insorgere forti preoccupazioni per le turbative arrecate alla certezza del diritto ed alle rappresentanze democraticamente elette grazie anche al perdurante silenzio o all'inazione di diverse entità pubbliche, rivelatesi insensibili alle motivate ragioni della popolazione e delle amministrazioni locali - comuni, province e regione Friuli Venezia Giulia - tutte favorevoli ad una soluzione interrata e, nel contempo, ben consce del fatto che il progetto di che trattasi non possa essere approvato senza il generale consenso ed in carenza di quei requisiti formali e sostanziali che si esigono da un'opera giudicata di pubblica utilità, dichiarata strategica ai fini della sicurezza nazionale e tale sostenuta con il pubblico erario; (…)
in assenza di una funzione statale incaricata di progettare il sistema elettrico nazionale e guidarne l'attuazione in armonia con i necessari, quanto univoci, criteri di sicurezza, efficienza e di economicità, Terna S.p.A. si muove a propria discrezione, tanto da ritenere prioritaria la realizzazione di un sistema di dorsali principali, alias «suoer grid», in luogo di un sistema intelligente, alias «smart grid», quale - presupponendo il comportamento virtuoso dell'utenza e l'autonomia energetica - si fa sempre più strada nei paesi più evoluti. Di tali dorsali, è dunque previsto faccia parte anche la tratta aerea, in doppia tema, Udine Ovest-Redipuglia a 380 kV, tratta destinata ad attraversare la pianura friulana mediante una teoria di tralicci di proporzioni inusitate, sino a superare i settanta metri di altezza, posti lungo un percorso di circa quaranta chilometri;(...)
il consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, nel corso del 2010, decideva di condividere la proposta di un elettrodotto interrato, quale universalmente veniva invocato, assegnando al presidente Tondo, il mandato di sostenere in ogni modo possibile l'interramento della linea; (…)
anziché attenersi scrupolosamente al mandato conferitogli dall'assemblea nella citata seduta del 4 febbraio 2010 e alle sovrane decisioni delle amministrazioni locali, la regione Friuli Venezia Giulia si è posta a sostegno della soluzione aerea voluta dalla Terna e, anzi cercava di presentarla come ineluttabile nel corso di un incontro avutosi con i primi cittadini dei territori attraversati e i presidenti delle due province contermini; (…)
nel frattempo, Terna Spa ha avviato una campagna pubblicitaria che disorienta l'opinione pubblica circa il reale impatto dell'opera, e che rischia di isolare e delegittimare quegli amministratori pubblici che si sono spesi nella tutela dei rispettivi territori, in coerenza con le volontà espresse dai cittadini, ovvero nella richiesta di una soluzione alternativa basata sull'interramento della linea, al pari di quanto si opera nelle regioni e negli stati più evoluti; (...)
(ACON) Trieste, 6 ago - COM/RCM - "Noi pensiamo a sostenere investimenti infrastrutturali per garantire alla nostra regione una rete energetica capace di rendere il territorio e il tessuto produttivo competitivi. Altri, come il MoVimento 5 Stelle, al traino dei vari comitati del "no se pol", sono di fatto antagonisti del sistema delle imprese che regge la nostra economia"
Interviene così il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti, sui fatti riguardanti lo stop, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, alla realizzazione dell'elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest di Terna.
dei Componenti il
LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI ???
La sentenza pubblicata dal Consiglio di Stato, il 23 luglio scorso, in merito all’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest, è inequivocabile: il ricorso presentato dai Comuni di Basiliano, Lestizza, Mortegliano, Pavia di Udine, Trivignano, Palmanova e S.Vito al Torre, oltre a decine e decine di proprietari terrieri, è stato accolto per “vizi di eccesso di potere e difetto di motivazione”.
Ora l’aspetto più grave è che tutti gli interlocutori istituzionali si stanno spendendo in un arbitrario tentativo di sminuire la gravità degli illeciti commessi dal Ministero in sede di approvazione della VIA per la realizzazione dell’elettrodotto.
In realtà il Consiglio di Stato ha inequivocabilmente rilevato che il Ministero Beni Culturali ha (certo consapevolmente) violato il suo ambito di competenza, invadendo abusivamente la sfera decisionale attribuita ad altri Enti. Un tanto per giungere ad un obiettivo politico: autorizzare la realizzazione dell’ elettrodotto, accondiscendendo alle richieste dei soggetti che vi avevano interesse e omettendo di tutelare le comunità locali ed i loro cittadini, abdicando cosi al suo ruolo.
Altro aspetto estremamente grave è rappresentato dal fatto che il Ministero “si limita a richiamare e a recepire senz’altro le considerazioni svolte da Terna” in merito alle alternative progettuali. Quindi, in sostanza, il Consiglio di Stato denuncia che il Ministero, in ordine agli aspetti tecnici dell’opera, si è limitato ad un copia incolla, recependo passivamente tutte le indicazioni fornite dalla società ed astenendosi dallo svolgimento di adeguate valutazioni tecniche autonome, come invece sarebbe stato suo dovere.
E’ evidente che l’opera è stata bloccata non per semplici cavilli, ma per violazioni tanto gravi da far apparire opportuno l’avvio di apposite indagini da parte della Procura della Repubblica, per individuare eventuali ipotesi di reato.
Pur di fronte a questa sentenza, frutto di otto (8) anni di battaglie, TERNA continua imperterrita a lavorare, giustificando il fatto che deve mettere in sicurezza l’impianto, mentre invece prosegue l’attività incurante del provvedimento del Consiglio di Stato e forte dell’appoggio delle Associazioni di categoria e degli Amministratori della nostra Regione. Proprio di ieri infatti l’intervento della Governatrice del FVG che invoca una sanatoria, e quindi un colpo di spugna che cancelli le gravi illegittimità sopra illustrate, per consentire il completamento dell’opera abusiva.
Insistere per giungere al completamento dell’ opera muovendo dal solo presupposto del progredito stato di avanzamento dei lavori significa solamente avvallare la prosecuzione della violazione del principio di legalità.
Perché si dimostra tanta indulgenza verso un elettrodotto abusivo, quando ai nostri cittadini, che hanno costruito una tettoia senza le dovute autorizzazioni viene imposta la demolizione ???
La legge vale per tutti sia per le grandi opere sia per le piccole ?? perché difendere una grande società per azioni ed umiliare i semplici cittadini ??
Perché TERNA ha avviato i lavori proprio in coincidenza con la seduta del Consiglio di Stato il 21 aprile e non ha atteso la pubblicazione della sentenza ??
Pagheranno i dirigenti Ministeriali per queste loro negligenze ???
Confidiamo che l’iter giudiziario non si fermi qui, ma prosegua per individuare e punire i singoli responsabili a tutti i livelli e che l’Amministrazione Regionale ed il Ministero competente accantonino la loro faziosità ed assumano il loro ruolo di garanti per il ripristino della legalità e la tutela dei diritti di TUTTI i soggetti interessati.
Pubblicato da Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl a 07:26 4 commenti:
Etichette: "Laboratori di autonomie", Debora Serracchiani, elettrodotto Terna
Internazionâl 19-03-2018