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Timestamp: 2020-06-03 10:47:27+00:00
Document Index: 1042187

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Sentenza Cassazione Civile n. 7221 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7221 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 05/12/2016, dep.22/03/2017), n. 7221
sul ricorso 9091/2015 proposto da:
V.E.G., V.A., D.P.M., quali eredi del
sig. Va.Al., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE
MILIZIE 34, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO PALLADINO,
rappresentati e difesi dall’avvocato VALERIO IORIO, giusta procura a
AVV. B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
avvocati RAFFAELE PENTANGELO e SEBASTIANO GIORDANO giusta procura
avverso la sentenza n. 755/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
05/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FELICE MANNA;
udito l’Avvocato Valerio Iorio, per i ricorrenti, che si riporta agli
scritti o in subordine la trattazione in Pubblica Udienza.
“1. – Con un primo atto di citazione notificato il 21.7.2009 l’avv. B.A. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Torre Annunziata, sez. distaccata di Gragnano, Va.Al., per sentirlo condannare al pagamento della somma di Euro 39.593,13 per compensi professionali. Tra la notifica di un secondo atto di citazione (in rinnovazione del precedente, privo dell’avvertimento circa le decadenze di, cui all’art. 38 c.p.c.), avvenuta il 24.9.2009, e l’udienza di prima comparizione, fissata per il giorno 15.1.2010, il convenuto, prima di potersi costituire, decedeva in data 22.10.2009. Quindi, nella contumacia di lui, il Tribunale con sentenza n. 226 pubblicata il 14.7.2010 accoglieva la domanda.
Avverso tale sentenza gli eredi di Va.Al., D.P.M. e V.A. ed E.G., proponevano appello con citazione notificata il 20.5.2011. La Corte d’appello di Napoli Rilevata la tardività del gravame, perchè proposto oltre il termine di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1, nuovo testo, ed escluse in concreto le condizioni di applicabilità del comma 2 del medesimo articolo, con sentenza n. 775 pubblicata il 12.2.2015, dichiarava inammissibile l’impugnazione.
2. – Avverso quest’ultima sentenza D.P.M. e da V.A. ed E.G. propongono ricorso per cassazione.
2.1. – Resiste con controricorso l’avv. B.A..
3. – Due i motivi d’impugnazione.
3.1. – Il primo espone la violazione o falsa applicazione dell’art. 292 c.p.c. e art. 327 c.p.c., comma 2, assumendo che la notifica del secondo atto di citazione, effettuata a mani di V.E.G., sarebbe inesistente ed affetta da falsità ideologica, perchè quest’ultimo non era convivente con il padre. Pertanto, sostiene la parte ricorrente, l’appello tardivo doveva ritenersi ammissibile ai sensi dell’art. 327 cpv. c.p.c., avendo gli eredi D.P. – V. appreso del giudizio solo il 29.4.2011, allorchè fu notificato loro un atto di precetto.
3.2. – Il secondo motivo denuncia la nullità della sentenza di primo grado, in base agli artt. 101, 102, 298, 299, 302, 303, 304, 305 e 307 c.p.c., perchè emessa in assenza di una corretta instaurazione del contraddittorio e in violazione dell’art. 299 c.p.c., che avrebbe imposto l’interruzione del processo. Con l’ulteriore conseguenza che quest’ultimo, non essendo stato riassunto nel termine perentorio di tre mesi, si sarebbe estinto.
Il termine di impugnazione per far valere, ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 1, la nullità della sentenza pronunciata in un giudizio proseguito nonostante l’automatica interruzione conseguente alla morte del convenuto, verificatasi dopo la notificazione dell’atto di citazione ma prima della costituzione, è, in conformità alla regola generale stabilita dall’art. 327 c.p.c., comma 1, di un anno (ora sei mesi) dalla pubblicazione della sentenza, a meno che i suoi eredi, nell’impugnarla, non alleghino specificamente l’esistenza dei presupposti per l’applicazione del secondo comma dello stesso art. 327 c.p.c., dovendosi equiparare la posizione degli eredi a quella del contumace che non abbia avuto cognizione del processo per nullità della citazione o della sua notificazione. Tale equiparazione comporta, con l’applicazione analogica dell’art. 327 c.p.c., comma 2, che gli eredi debbano allegare specificamente la mancata conoscenza del processo, fornendone la prova, anche sulla base di elementi presuntivi in relazione alle circostanze del caso (Cass. n. 13506/07).
4.1. – Nella specie, la semplice proposizione della querela di falso non costituisce essa stessa prova della falsità ideologica della relata di notifica del 24.9.2009, nè produce effetti immediati al di fuori del caso di cui all’art. 225 cpv. c.p.c.. Pertanto, detta querela, non essendo dato di conoscerne l’esito, di per sè sola non dimostra alcunchè.
Nè tanto meno essa ipoteca la qualificazione di detta notifica in termini di inesistenza piuttosto che di nullità, chè anzi, la consegna dell’atto a familiare non convivente col destinatario, escludendo comunque la prima ipotesi della predetta alternativa (in tal caso la notifica è addirittura valida, con la precisazione contenuta in Cass. nn. 127/00, 73/97, 10248/92 e 8655/87), ripropone intatto a carico dell’appellante l’onere probatorio imposto dell’art. 327 c.p.c., comma 2.
Da ultimo, ma non per ultimo, Cass. S.U. n. 14916/16 chiarisce che inesistente è solo la notifica omessa (cioè materialmente non compiuta) o effettuata da soggetto non qualificato a compierla.
5. – La reiezione del primo motivo assorbe l’esame della seconda censura (la quale per di più sarebbe inammissibile, avendo ad oggetto una questione – l’interruzione del giudizio di primo grado e l’estinzione del processo – rimasta ovviamente assorbita nella pronuncia d’inammissibilità dell’appello).
6. – Pertanto, si propone la decisione del ricorso con le forme camerali, nei sensi di cui sopra, in base all’art. 375 c.p.c., n. 5”.
2. – La Corte condivide la relazione, rispetto alla quale la memoria ex art. 380-bis c.p.c., presentata da parte ricorrente non apporta elementi di novità idonei a indurre una soluzione diversa.
3. – Pertanto, il ricorso va respinto.
5. – Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono le condizioni per il raddoppio del contributo unificato, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, a carico della parte ricorrente.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, della Corte Suprema di Cassazione, il 5 dicembre 2016.