Source: http://www.studiolegalemarcomori.it/ruolo-risparmio-moneta-nel-disegno-costituzionale/
Timestamp: 2017-02-23 00:10:51+00:00
Document Index: 80514254

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'e contrario', 'art. 11', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 47', 'sentenza ']

Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale. - Avv. Marco Mori
« Costituzione economica e diritti fondamentali – Video del convegno
Anche dall’UE confermano: “abbiamo ceduto la nostra sovranità”. »
Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale.	Categorie: Contabilità pubblica, Diritto costituzionale, Euro ed Unione europea, Europa, In Evidenza, Video
di Marco Mori	Il ruolo del risparmio e della moneta nel disegno costituzionale: una storia di abrogazione tacita tra criteri di convergenza post Maastricht e pareggio di bilancio.
Nel nostro paese, nel nome di una falsa emergenza di cassa in realtà causata, come si dirà meglio infra, dalla perdita di sovranità monetaria ed economica, il risparmio viene oggi pesantemente aggredito, sia attraverso una sostanziale tassazione che lo comprime in tutte le sue forme (basti ad esempio pensare alla tassazione sulla casa, per definizione il bene rifugio degli italiani), sia (soprattutto) per tramite la messa al bando delle politiche di deficit nazionale. Tutelare il risparmio “in tutte le sue forme” e garantire, come prevede il comma secondo dell’art. 47, un risparmio necessariamente “diffuso” comporterebbe un approccio completamente diverso alla politica economica. Siamo in presenza di una sostanziale abrogazione tacita del precetto costituzionale causato da quello che possiamo a tutti gli effetti chiamare “un vincolo esterno” proveniente dall’UE.
Tuttavia, tanto era chiaro il concetto della difesa del risparmio nelle menti dei costituenti, che la replica a queste formulazioni di Mastrojanni dichiarava fu che le formule proposte erano addirittura pleonastiche in quanto: “Nessun cittadino può dubitare che il suo risparmio possa essere aggredito”. Compito del Parlamento e del Governo è dunque certamente quello di tutelare il risparmio nel senso più totale e pieno del termine. Ma cosa implica tutto ciò e come può essere messo in relazione con i criteri di stabilità e convergenza da Maastricht in poi? Per rispondere a tale quesito occorre in primo luogo avere ben chiaro come si verifica il fenomeno dell’accantonamento del risparmio entrando necessariamente in logica di politica economica e monetaria. Ovviamente il risparmio privato è per definizione il risultato di una politica di deficit dello Stato. In sostanza se lo Stato recupera a tassazione ogni singolo euro immesso nel sistema chiaramente lo stesso concetto di risparmio diventa una mera utopia non essendo più realizzabile matematicamente. Uno Stato che fin dalla sua nascita adotta il principio del pareggio in bilancio è uno Stato che non tutela il risparmio diffuso in tutte le suo forme ma lo rende impossibile ex lege. Un lavoratore che non può risparmiare non potrà avere un’esistenza libera e dignitosa
Deve essere chiarito fino a rendere il concetto pacifico per tutti, esattamente come è oggi pacifico affermare che la terrà non è piatta, che ad uno Stato non possono applicarsi logiche economiche di stampo aziendale e dunque logiche proprie della microeconomia. Un’azienda crea risparmio facendo attivo, lo Stato invece può crearlo per i propri consociati unicamente attraverso il proprio passivo, ovvero immettendo più moneta di quanta ne drena. Lo Stato secondo il modello costituzionale dunque è la figura che regolamenta le principali variabili macroeconomiche del paese lo Stato appunto deve: “disciplinare, coordinare e controllare il credito”. Lo Stato in definitiva deve immettere moneta nel circuito economico.
Viene altresì facile intuire che non potendo svalutare la moneta il nostro paese può tornare a crescere unicamente con le esportazioni e dunque per farlo deve acquisire la tanto decantata (Monti insegna) maggiore competitività ottenibile solo passando dalla svalutazione salariale, ovvero facendo esattamente l’opposto di quanto prevede il modello costituzionale. I salari si svalutano unicamente distruggendo la domanda interna e causando una spirale deflazionistica (destroy internal demand – Mario Monti). Tutto secondo pronostico, ma palesemente contrario al dettato Costituzionale che fonda la Repubblica sul lavoro.
Dunque la tutela del risparmio si pone in evidente contrapposizione ad i vincoli d’indebitamento dei Trattati UE ed al pareggio in bilancio in Costituzione che costituisce la certificazione definitiva del fatto che la Repubblica non si occuperà più del risparmio e dunque del lavoro. Prima di esaminare i vincoli di convergenza occorre evidenziare come si sia verificata la cessione di sovranità monetaria (illegittima per le già più volte declamate ragioni: l’art. 11 Cost. consente unicamente le limitazioni di sovranità in condizioni di reciprocità tra le nazioni ed al fine di aderire ad un ordinamento che promuova la pace e la giustizia tra i popoli e non le cessioni definitive).
“1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”. Lo Stato dunque ha rinuncia a poter stampare direttamente moneta, cosa che non faceva già anche prima del 1981 (divorzio tesoro-banca d’italia) ma certamente allora tale comportamento era una libera scelta nazionale su cui il popolo poteva sovranamente intervenire, oggi invece è un’imposizione, una cessione di sovranità.
“1. Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “banche centrali nazionali”), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali. 2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”. Ecco che in questo contesto dove palesemente lo Stato non può fare politica monetaria, non avendo a disposizione una propria banca centrale, si innestano contestualmente i cd. parametri di convergenza che, da Maastricht in poi, costituiscono una cessione manifesta di sovranità in materia di politica economica. Il deficit (dunque il risparmio) viene attaccato in un modo mai visto prima nella storia.
Con il regolamento n. 1466/97, prima ancora dell’entrata in vigore dell’Euro, vennero immediatamente stabiliti obiettivi di convergenza e stabilità ancora più pregnanti. Il regolamento, redatto a cura della Commissione Europea, ha precisamente ristretto i margini di bilancio già risicati previsti dai Trattati, specificatamente nel citato protocollo n. 12. Il Regolamento n. 1466/97 anticipa il pareggio in bilancio oggi diventato addirittura tragica realtà costituzionale: “l’obiettivo a medio termine di una situazione di bilancio della pubblica amministrazione, con un saldo prossimo al pareggio o in attivo e il percorso di avvicinamento a tale obiettivo nonché l’andamento previsto del rapporto debito/PIL”. Segue poi nel novembre 2011 l’inasprimento del patto di stabilità e crescita con una serie di nuovi Regolamenti meglio noti con i nomi di six Pack e two pack, ivi si codifica ciò che vedete avvenire in questi giorni, ovvero il controllo esterno sulla legge di stabilità ad opera di Bruxelles, l’applicazione del limite dello 0,5% nel rapporto fra disavanzo e pil annuo (con il 3% avevamo già una crescita troppo vigorosa…) e l’obbligo di ridurre il debito di 1/20 l’anno fino ad arrivare ad un rapporto pari al 60% del PIL. Inoltre si attua un semi automatismo sanzionatorio. La commissione applica le sanzioni agli Stati ed il Consiglio può solo respingerle con voto a maggioranza qualificata.
Il successivo Trattato sulla stabilità il coordinamento e la governance nell’unione economica e monetaria (cd. Fiscal Compact) ratificato con Legge LEGGE 23 luglio 2012, n. 114 non fa altro che ribadire tale disciplina prevedendo la raccomandazione per gli Stati di inserire, preferibilmente in Costituzione, il pareggio in bilancio cosa che l’Italia ha immediatamente fatto con la modifica dell’art. 81 del 2012. L’Italia sotto la spinta del Governo collaborazionista di Mario Monti, con legge Costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012, ha immediatamente riformato la Costituzione, limitando la sovranità dello Stato Italiano in favore dell’Unione Europea. Il nuovo art. 81 Cost.recita: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Ogni politica di espansione monetaria è stata così messa definitivamente al bando nel nome della stabilità dei prezzi si è verificata l’abrogazione tacita dell’art. 47 Cost. Anzi con la riforma costituzionale si è verificato addirittura un contrasto interno tra norme di rango costituzionale. Oggi la Repubblica Italiana non tutela più lavoro e risparmio ma tutela unicamente il totem della forte competitività del mercato e della stabilità dei prezzi, si è sostanzialmente tornati ad un modello giuridico arcaico che farebbe certamente inorridire i padri costituenti. Un modello illegittimo data la manifesta superiorità dei principi fondamentali della Costituzione e dei diritti inviolabili dell’uomo sul diritto internazionale come ribadito dalla recentissima (e splendida) sentenza n. 238/2014 della Corte Costituzionale.
Si pubblicano i video degli interventi sul tema di Luciano Barra Caracciolo, Presidente della V sezione del Consiglio di Stato e ell’Onorevole Giuseppe Lauricella ripresi al convegno del giorno 8.11.2014 www.riscossaitaliana.it Nessun tag per questo articolo
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