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Timestamp: 2017-09-23 18:06:24+00:00
Document Index: 36581728

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2907', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2907', 'sentenza ', 'art. 2907', 'art. 97', 'art. 68', 'art. 29', 'art. 18', 'art. 63', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2']

revoca di incarichi al dirigente pubblico tutela risarcitoria e costitutiva
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La revoca degli incarichi ai dirigenti della PA e la tutela somministrabile, tra risarcimento del danno e reintegra, la posizione della giurisprudenza di legittimità
la dirigenza pubblica e lo spoil system
licenziamento del dirigente pubblico si applica la tutela reale
Una questione che si pone di frequente nell'ambito del contenzioso relativo al pubblico impiego è quella della tutela somministrabile al dirigente che aspiri, senza successo, al conferimento di un incarico dirigenziale o che subisca la revoca di un incarico già conferito lamentandone l'illegittimità.
In proposito, l'orientamento consolidato della Suprema Corte di Cassazione è nel senso di ricondurre gli atti di conferimento degli incarichi della parte datoriale pubblica nell'ambito degli atti di organizzazione di cui all'art. 5 del d.lgs. n. 165/01; atti che, quindi, la parte pubblica adotta nell'esercizio delle prerogative di un qualisasi datore di lavoro privato.
Ne consegue che il dirigente ha, nei confronti del proprio datore di lavoro, un interesse (che la Cassazione qualifica come interess legittimo di diritto privato e riconduce nell'ampia categoria dei diritti di cui all'art. 2907 c..) al rispetto dei principi di correttezza e buona fede nell'esercizio da parte della PA dei suoi potere organizzativi e non un diritto soggettivo al conferimento o al mantenimento dell'incarico dopo la sua scadenza.
Ulteriore corollario di tale principio di diritto è quello che, in mancanza del contratto di diritto privato, la sola tutela che può essere somministrata al dirigente che lamenti l'illegittima esclusione da un incarico cui ambisca è quella risarcitoria (per i pregiudizi di carattere patrimoniale e morale che ne siano derivati) di norma sotto il profilo dellaperdita della chance.
Residua, invero uno spazio limitato per un eventuale tutela costitutiva, laddove il dirigente lamenti la revoca di un incarico anticipatamente rispetto alla scadenza prevista nel contratto.
In tale ipotesi, infatti, le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n.3677 del 2009 hanno affermato il principio secondo cui "Qualora la revoca dell'incarico dirigenziale tragga origine da un atto di macro organizzazione (la modifica di pianta organica) illegittimo e che pertanto il Giudice ordinario deve disapplicare, il dirigente ha diritto non al mero risarcimento del danno, ma all'integrale ripristino della situazione precedente, con riassegnazione dell'incarico revocato per il tempo residuo di durata (costituendo il rapporto di incarico un rapporto a tempo determinato suscettibile di revoca "ante tempus" solo in caso di giusta causa), detratto il periodo di illegittima revoca. Infatti se è vero che l'atto di macro organizzazione - non essendo impugnato avanti il Tar né annullabile dall'Ago – continuerà a restare operativo sul piano generale, esso non vale a sorreggere l'atto consequenziale di gestione del rapporto non potendosi ipotizzare una disapplicazione "dimidiata" dell'atto presupposto, limitata al solo aspetto risarcitorio"
Secondo la pronuncia delle Sezioni Unite, inoltre, l'impossibilità materiale di provvedere alla reintegra del dirigente nell'incarico non impedisce che, in fase di cognizione, il giudice adotti la relativa statuzione, trattandosi, semmai, di un problema che potrà porsi nella successiva fase esecutiva.
D'altra parte, ha osservato la Corte "ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 2, il giudice adotta, nei confronti delle PA, tutti i provvedimenti di accertamento, costitutivi e di condanna ritenuti necessari e, precisa la disposizione, che siano richiesti dalla natura dei "diritti" tutelati, e non vi è dubbio che il dipendente vanti un diritto soggettivo, di talchè è consentito condannare la PA ad un facere a seguito della disapplicazione. Precisandosi che, in ogni caso, la riassegnazione è limitata alla durata residua di cui all'atto di attribuzione originario, dedotto il periodo di illegittima sottrazione".
Con riferimento alla tutela costitutiva in ipotesi di illegittima revoca anticipata dell'incarico, peraltro, non sembra che l'orientamento chiaramente espresso dalle Sezioni Unite sia stato sempre rispettato dalla giurisprudenza successiva.
Ad esempio Cass 13867/2014, pur somministrando la tutela risarcitoria al dirigente illegittimamente revocato, non ha ritenuto percorribile una tutela in forma specifica del dirigente implicitamente negando la tutela costitutiva e limitandosi al risarcimento per equivalente (cfr. Cass. Civ. Sez. Lav. n. 13867/2014 "La circostanza che i giudici dell'appello abbiano ritenuto illegittima la revoca anticipata dell'incarico dirigenziale al ricorrente non comportava affatto il diritto alla rinnovazione della nomina del dirigente ma implicava soltanto una ragione di danno risarcibile per l'illegittimità della revoca stessa. Si tratta infatti di piani diversi: uno riguarda il completamento dell'incarico a suo tempo assegnato al ricorrente e l'altro l'assegnazione del nuovo incarico in riferimento al quale l'amministrazione ospedaliera doveva valutare se assegnarlo nuovamente al ricorrente ovvero assegnarlo ad altro dirigente medico. L'illegittimità della revoca anticipata ha comportato quindi solo il diritto al risarcimento del danno per il periodo di lavoro non espletato dal ricorrente come dirigente e per il danno all'immagine conseguente appunto alla anticipata cessazione dell'incarico").
Cassazione civile sez. lav. 20/03/2004 5659
«In tema di incarichi dirigenziali nelle amministrazioni statali, secondo la disciplina contenuta nell'art. 19, d.lgs. 165/2001 - sia con riguardo al testo originario, sia a quello modificato dall'art. 3 l. 145/2002 - l'atto di conferimento, a necessaria struttura unilaterale e non recettizio, ha natura di determinazione assunta dall'amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, a norma dell'art. 5, comma 2, dell'indicato decreto, la cui formale adozione rileva esclusivamente sul piano dell'organizzazione e ai fini dei controlli interni di cui al comma 3 dello stesso articolo 5. Ne consegue che, pur essendo idoneo a ingenerare nel designato l'aspettativa al perfezionamento della fattispecie attributiva dell'incarico, tutelata con il rimedio risarcitorio per l'eventuale lesione dannosa di legittimo affidamento, rispetto all'incarico al quale aspira, non gli attribuisce, prima della stipulazione del contratto, diritti ulteriori e diversi da quelli dei quali non fosse già titolare di fronte al potere organizzativo retto dal diritto privato, cosicché l'atto di conferimento può essere liberamente modificato o ritirato nell'esercizio dello stesso potere e non di autotutela decisoria amministrativa (senza perciò incontrare i limiti procedimentali e sostanziale di questa), essendo ammesso l'interessato a contestare, non, in sé, il potere di modifica o ritiro, ma solo la legittimità della scelta operata nei suoi confronti, ovvero a dedurre la lesione dell'aspettativa quale fonte di danno».
Cass Civ SS.UU. n. 3677 del 16/2/2009
Nel caso in esame, l'attribuzione del solo risarcimento non costituirebbe effettiva "disapplicazione" dell'illegittimo provvedimento presupposto, perchè questo continuerebbe a giustificare la revoca dell'incarico dirigenziale e i conseguenti provvedimenti che sono culminati, per quanto riguarda il F., con il licenziamento a seguito del decorso dei ventiquattro mesi di collocazione in disponibilità.
Inoltre, con la sentenza n. 3929 del 20 febbraio 2007 questa Corte ha affermato che "dichiarato nullo e inefficace il licenziamento di un dirigente comunale per motivi disciplinari inerenti alla responsabilità dirigenziale, il dirigente stesso ha diritto alla reintegrazione nel rapporto di impiego e nel rapporto di incarico, oltre che alle retribuzioni sino all'effettiva reintegrazione." 9. Resta da affermare che anche il D., pur avendo reperito, durante il periodo di collocazione in disponibilità un altro incarico dirigenziale, ha ugualmente interesse alla pronunzia, al pari di quanto avviene per il dipendente privato illecitamente licenziato che chieda la tutela giudiziale, pur avendo reperito nelle more un'altra occupazione.
Cassazione civile sez. lav. 18/06/2014 n 13867
In materia di pubblico impiego privatizzato, il datore di lavoro pubblico ha un'ampia potestà discrezionale nella scelta dei soggetti ai quali conferire incarichi dirigenziali, cui corrisponde, in capo a coloro che aspirano all'incarico, una posizione qualificabile come di interesse legittimo di diritto privato, riconducibile, quanto alla tutela giudiziaria, nella più ampia categoria dei "diritti" di cui all'art. 2907 cod. civ. (Nella specie, la S.C., nel confermare la sentenza di merito, ha escluso che alla revoca anticipata da un incarico dirigenziale presso una ASL conseguisse il diritto alla rinnovazione della nomina in favore dello stesso dirigente, a cui poteva riconoscersi soltanto il diritto al risarcimento del danno subito a causa dell'illegittimità della revoca dell'incarico, avvenuta tre mesi prima della scadenza).
Va ribadito quanto già ritenuto da questa Corte (Cass., sez. lav., 22 febbraio 2006, n. 3880) che ha affermato che è riconosciuta al datore di lavoro pubblico ampia potestà discrezionale sia nel ritenere di non avvalersi di un determinato dipendente mettendolo così a disposizione del ruolo unico, sia nella scelta dei soggetti ai quali conferire incarichi dirigenziali; rispetto a tale potestà discrezionale la posizione soggettiva del dirigente aspirante all'incarico non può atteggiarsi come diritto soggettivo pieno, bensì come interesse legittimo di diritto privato, da riportare, quanto alla tutela giudiziaria, nella più ampia categoria dei "diritti" di cui all'art. 2907 cod. civ.. La tutela di tale posizione giuridica soggettiva, affidata al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, non è dissimile da quella già riconosciuta al partecipante ad una procedura di selezione concorsuale adottata dal datore di lavoro privato ed è estesa a tutte le garanzie procedimentali di selezione previste dalla legge e dai contratti collettivi.
Nella specie la corte d'appello ha ritenuto che la nomina del dirigente titolare dell'incarico di responsabile del dipartimento di chirurgia del presidio ospedaliero di Vimercate implicava una qualche discrezionalità dell'azienda ospedaliera in ragione del carattere fiduciario dell'incarico; discrezionalità che l'Azienda aveva esercitato tenendo conto delle qualità professionali del ricorrente, titolare in scadenza di tale incarico, e del dirigente (dott. P.) nominato in avvicendamento con il ricorrente la cui nomina era destinata a scadere per l'imminente decorso del termine quinquennale.
La circostanza che i giudici dell'appello abbiano ritenuto illegittima la revoca anticipata dell'incarico dirigenziale al ricorrente non comportava affatto il diritto alla rinnovazione della nomina del dirigente ma implicava soltanto una ragione di danno risarcibile per l'illegittimità della revoca stessa. Si tratta infatti di piani diversi: uno riguarda il completamento dell'incarico a suo tempo assegnato al ricorrente e l'altro l'assegnazione del nuovo incarico in riferimento al quale l'amministrazione ospedaliera doveva valutare se assegnarlo nuovamente al ricorrente ovvero assegnarlo ad altro dirigente medico. L'illegittimità della revoca anticipata ha comportato quindi solo il diritto al risarcimento del danno per il periodo di lavoro non espletato dal ricorrente come dirigente e per il danno all'immagine conseguente appunto alla anticipata cessazione dell'incarico.
Cassazione civile sez. lav. 23/09/2013 n 21700
In tema di pubblico impiego privatizzato, nelle trattative volte all'attribuzione di un incarico di funzione dirigenziale, il comportamento della P.A. non conforme ai criteri di correttezza e buona fede e ai principi ex art. 97 Cost., in quanto idoneo a far sorgere nell'interessato un affidamento per l'attribuzione dell'incarico (anche accogliendo l'istanza di trattenimento in servizio per un biennio oltre l'età pensionabile), poi non assegnato in assenza di adeguate forme di partecipazione dell'interessato medesimo al processo decisionale e senza l'esternazione delle ragioni giustificatrici della scelta (nella specie, non fornendo alcun elemento circa i criteri e le motivazioni che hanno indotto la P.A. a non conferire alcun incarico dirigenziale al lavoratore e, al contempo, ad attribuirne di analoghi ad altri dirigenti), comporta il risarcimento del solo interesse legittimo privato avente ad oggetto la correttezza, l'imparzialità ed il buon andamento dell'amministrazione, e non anche del diritto al conferimento dell'incarico dirigenziale, insussistente in assenza del contratto stipulato con l'amministrazione.
Cassazione civile sez. lav. 22/02/2006 ( ud. 11/01/2006 , dep.22/02/2006 ) n 3880
Il problema della natura degli atti di conferimento (o di revoca) degli incarichi dirigenziali è stato già sottoposto all'esame di questa Corte che, in numerose sentenze, si è costantemente espressa per la natura privata di tali atti ( cfr. tra le tante in particolare Cass. n. 5659 del 2004 e Cass. n. 7131 del 2005, che si segnalano per l'ampia motivazione sul punto). Ha rilevato la Corte, anche a Sezioni Unite, che l'espressa attribuzione alla competenza del Giudice ordinario delle "controversie concernenti il conferimento e la revoca degli incarichi ai dirigenti" "ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti" (D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 68, come sostituito dal D.Lgs. n. 807 del 1998, art. 29 e dal D.Lgs. n. 387 del 1998, art. 18 ora D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63), senza alcuna distinzione tra controversie concernenti l'atto e liti aventi ad oggetto il contratto ed il rapporto depone per la natura privata degli atti in questione. Ha osservato la Corte che, da una parte, non si versa nell'ambito delle controversie inerenti a procedure concorsuali di assunzione, in quanto non si discute di operazioni selettive e di graduatoria, venendo in considerazione soggetti già assunti alle dipendenze dell'Amministrazione; dall'altra, che la materia del conferimento degli incarichi risulta sottratta al dominio degli atti amministrativi perchè non compresa entro la soglia di configurazione strutturale degli uffici pubblici e concernente, invece, il piano del funzionamento degli apparati e, quindi, l'area della capacità di diritto privato, atteso che il conferimento è atto che presuppone il disegno organizzativo degli uffici ed appartiene ai settore della gestione dei rapporti di lavoro (cfr. S.U. n. 9771 del 2001, S.U. n. 2954 del 2002, S.U. 10288 del 2003 ed altre conformi). La conferma della natura privata degli atti di conferimento e revoca è stata ravvisata altresì nel fatto che neppure la riforma attuata con la L. n. 145 del 2002, ha assegnato detti atti all'area dei provvedimenti amministrativi, sebbene abbia perseguito l'obbiettivo di rafforzare i poteri organizzativi dell'Amministrazione, dichiarando inderogabile la struttura unilaterale dell'atto di conferimento da parte della contrattazione collettiva e rendendone preminente il ruolo rispetto al contratto. Ha rilevato la Corte che la riforma non ha intaccato l'impianto normativo precedente, nel quale è enunciato il principio di riserva al dominio del diritto pubblico solo degli atti menzionati dal D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 2, comma 1, come modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 2 ("le amministrazioni pubbliche......definiscono mediante atti organizzativi......le linee fondamentali di organizzazione degli uffici, i modi di conferimento della titolarità degli uffici......le dotazioni organiche complessive..."); mentre tutti gli atti che attengono ai profili organizzativi e gestionali di rapporti di lavoro già costituiti (ed è il caso degli incarichi dirigenziali) sono assunti "con le capacità ed i poteri del privato datore di lavoro" (art. 4, comma 2). Ha concluso quindi la Corte che l'intera materia degli incarichi dirigenziali è retta dal diritto privato e che l'atto di conferimento è espressione del potere di organizzazione che, nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'art. 2 comma 1, è conferito all'Amministrazione dal diritto comune. Ne consegue, in definitiva, che se gli atti di conferimento e revoca degli incarichi sono ascrivibili al diritto privato, non possono che essere assoggettati ai principi fondamentali dell'autonomia privata, e in primo luogo alla regola della normale irrilevanza dei motivi (Cass. n. 5659 del 2004), e non sono soggetti alle disposizioni della L. n. 241 del 1990, i procedimenti amministrativi, nè ai vizi propri degli atti amministrativi (Cass. n. 7704 del 2003).
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