Source: https://www.dirittiregionali.it/2013/10/17/ordinanza-n-2072013-linsostenibile-pesantezza-del-welfare-la-compartecipazione-alla-spesa-socio-sanitaria-in-un-caso-trentino/
Timestamp: 2018-04-22 21:44:22+00:00
Document Index: 166234386

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 433', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

[Ordinanza n. 207/2013] L’insostenibile pesantezza del welfare. La compartecipazione alla spesa socio-sanitaria in un caso trentino - Diritti Regionali
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È questo il contesto nel quale si colloca la recente ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale n.207 del 25 giugno 2013 (pubblicata nella G.U. n. 41 del 9.10.2013), con la quale il Tribunale di Trento ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 della l. prov. 27.07.2007, n. 13[1] (rubricata Politiche sociali nella provincia di Trento), invocando il contrasto con l’art. 38 della Costituzione e con l’art. 4 del d.P.R. 31.08.1972, n. 670 (vale a dire, il Testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige).
L’atto di promovimento origina dal ricorso presentato da una disabile grave (per essere stata la signora dichiarata invalida con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua e non essendo la medesima in grado di compiere gli atti quotidiani della vita) che, avendo come unica fonte di reddito la complessiva somma mensile di €. 822,99, non è in grado di pagare la retta dovuta alla Casa di riposo presso la quale si trova ricoverata (retta il cui importo ammonta a €. 1.275,00). L’assistita domanda in sede giudiziale che, in virtù dell’art. 3, co. 2-ter, del d.lgs. n. 109 del 1998 (nel blog si è in più occasioni discusso di tale norma: ad es., cfr. qui, qui, qui, e qui), venga accertato l’obbligo, in capo all’amministrazione comunale, di provvedere al versamento – in favore della RSA – della somma risultante dalla differenza tra la retta e il reddito mensile percepito dalla ricorrente (dedotta altresì una piccola somma per le esigenze personali di quest’ultima). Al contrario, il Comune, richiamando la normativa della Provincia autonoma di Trento, sostiene che debbano essere i familiari tenuti agli alimenti (ex art. 433 cod. civ.) a provvedere al predetto versamento.
In realtà, la categoria dell’abrogazione, per quanto sia utile per segnalare l’antinomia normativa esistente, è richiamata in modo non del tutto appropriato. Giova infatti ricordare che la Convenzione in esame “entra” nell’ordinamento interno in qualità di norma interposta rispetto all’art. 117, co. 1, della Costituzione (o, ugualmente, rispetto all’art. 4 dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che richiama il limite degli obblighi internazionali). Sarebbe stato allora più corretto limitarsi ad affermare che una legislazione nazionale che violi il patto internazionale in questione sarebbe costituzionalmente illegittima per contrasto con il vincolo degli obblighi internazionali di cui all’art. 117, co. 1, della Costituzione (ovvero, come anche il giudice remittente ha fatto, per contrasto con il limite degli obblighi internazionali contenuto nell’art. 4 dello Statuto del Trentino-Alto Adige), a meno che si rinvenga nell’ordinamento interno un qualche principio costituzionale antagonista (così come, ad es., è accaduto con la sentenza della Corte cost., n. 264/2012; ex plurimis, cfr. A. Ruggeri, La Consulta rimette abilmente a punto la strategia dei suoi rapporti con la Corte EDU e, indossando la maschera della consonanza, cela il volto di un sostanziale, perdurante dissenso nei riguardi della giurisprudenza convenzionale («a prima lettura» di Corte Cost. n. 264 del 2012), in Consulta Online 2012; M. Massa, La sentenza n. 264 del 2012 della Corte costituzionale: dissonanze tra le corti sul tema della retroattività, in Quad. cost. 2012, p. 137 ss).
[1]Erroneamente, nel testo ufficiale pubblicato in G.U., anziché menzionare la l. prov. n. 13, si fa riferimento alla l. prov. n. 12.