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Timestamp: 2020-04-04 06:36:51+00:00
Document Index: 4605841

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 370', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 118']

Sentenza Cassazione Civile n. 20810 del 14/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20810 del 14/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 14/10/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 14/10/2016), n.20810
sul ricorso 22477-2011 proposto da:
UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI LIVORNO;
avverso la sentenza n. 361/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 16/03/2011 r.g.n. 546/2009;
1 – A.M., unitamente ad altri litisconsorti, tutti dipendenti del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha chiesto l’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale del comparto scuola a decorrere dal 1 aprile 2004, rilevando che il CCNL per il biennio economico 2002/2003, scaduto il 31.12.2003, era stato rinnovato solo il 7.12.2005.
2 – La Corte di Appello di Firenze, in riforma della sentenza di prime cure, ha ritenuto infondata la pretesa, evidenziando che, contrariamente a quanto asserito dagli attori, l’indennità in questione era stata riassorbita negli aumenti contrattuali riconosciuti per effetto del CCNL successivamente sottoscritto, avendo natura di elemento provvisorio della retribuzione.
3 – Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso i litisconsorti indicati in epigrafe sulla base di un unico motivo, Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha resistito con controricorso.
1 – Preliminarmente va rilevato che il ricorso risulta notificato alla Avvocatura Distrettuale dello Stato, anzichè a quella Generale, che si è costituita in giudizio, sanando la nullità della notificazione. Quest’ultima, peraltro, in quanto nulla non ha fatto decorrere il termine di cui all’art. 370 c.p.c., sicchè il controricorso, notificato il 29/30 novembre 2011, deve ritenersi tempestivo.
2 – Il ricorso denuncia la violazione dei ccnl 1998-2001 e 2002-2005 e dell’art. 2, comma 5 dell’accordo sul costo del lavoro 29 luglio 1993, nonchè l’omessa e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Si sostiene, in sintesi, che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, l’indennità di vacanza contrattuale ha natura autonoma rispetto agli arretrati erogati ai dipendenti, e che le norme collettive richiamate hanno la funzione da un lato di anticipare il ristoro del pregiudizio subito dal dipendente a causa del rinnovo contrattuale non tempestivo, e dall’altro di sanzionare l’amministrazione per il colpevole ritardo nella stipulazione del nuovo contratto.
Aggiungono i ricorrenti che il diritto a percepire l’indennità sorge per effetto del ritardo e, una volta entrato nel patrimonio del dipendente, non può venire meno per effetto dei successivi aumenti contrattuali.
3 – Il ricorso è infondato per le ragioni già indicate da questa Corte in numerose decisioni (ex plurimis Cass. 8.7.2015 n. 14150; Cass. 25.11.2014 n. 25046; Cass. 25.11.2014 n. 25045; Cass. 21.11.2014 n. 24897; Cass. 12.11.2014 n. 24179; Cass. 15.4.2014 n. 8803) che hanno rigettato analoghe domande proposte dai dipendenti del MIUR ed alle quali il Collegio intende dare continuità. Con le richiamate pronunce è stato affermato, infatti, che “L’indennità di vacanza contrattuale prevista dall’Accordo intercategoriale sul costo del lavoro del 23 luglio 1993 e dall’art. 1 del c.c.n.l. Comparto Ministeri, per il quadriennio 1998-2001, costituisce un elemento provvisorio della retribuzione, con la finalità di assicurare una parziale copertura rispetto all’aumento del costo della vita nelle more dello svolgimento delle trattative per i rinnovi contrattuali, sicchè essa non è dovuta nel caso dl rinnovo contrattuale con effetti economici retroattivi decorrenti sin dalla scadenza del precedente contratto.” (Cass. 8803/2014 cit.). Questa Corte ha poi evidenziato, in via più generale, anche con riferimento ai contratti collettivi del settore privato che la richiamata indennità “non è un diritto acquisito al patrimonio del lavoratore, ma costituisce un mero anticipo, suscettibile di disciplina definitiva da parte del successivo contratto collettivo” (Cass. 25.6.2014 n. 14356).
4 – Il ricorso non prospetta argomenti che possano indurre la Corte a disattendere l’orientamento consolidato, che poggia su ragioni, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., condivise dal Collegio.
5 – Poichè la questione è stata risolta in sede di legittimità successivamente alla proposizione del ricorso, notificato quando ancora sul tema vi era contrasto nella giurisprudenza di merito, possono essere compensate le spese del giudizio.