Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1996/luglio/sin04-bonetti.html
Timestamp: 2018-11-14 17:58:06+00:00
Document Index: 97427208

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

3. La condizione di reciprocità si considera verificata quando, sulla base della legislazione o della prassi applicata nei confronti dei cittadini italiani, risulta che, nel Paese cui appartiene il cittadino extracomunitario, è consentito, o comunque non impedito, al cittadino italiano di esercitare il medesimo diritto civile che il cittadino extracomunitario intende esercitare in Italia, anche prescindendo dalla qualificazione giuridica attribuita dallo Stato straniero a quel diritto.
1. Il cittadino extracomunitario che si trova nel territorio dello Stato, anche se in transito e anche se si tratti di titolare di carta di soggiorno, può essere espulso dal territorio dello Stato, qualora, sulla base di elementi concreti e attuali attinenti al suo comportamento personale, la sua presenza in Italia costituisca un pericolo immediato, effettivo e sufficientemente grave per l'ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato.
3. Il decreto è consegnato all'interessato a cura del Questore ed e' da questi eseguito immediatamente con accompagnamento alla frontiera a cura delle forze di polizia, ferme restando le disposizioni dell'articolo 55 della presente legge e, per i minorenni, quelle previste dall'articolo 46.
2. Ferme restando le diverse disposizioni previste dalla presente legge al riguardo dello straniero che presenti in Italia domanda di asilo, ai fini del presente articolo si intende in condizione di clandestinità:
b) il cittadino extracomunitario che abbia fatto ingresso nel territorio dello Stato privo di valido documento di viaggio e di visto, ove prescritto, anche se l'ingresso sia l'effetto di un provvedimento di respingimento alla frontiera disposto dalle autorità di uno Stato confinante;
d) il cittadino extracomunitario che soggiorni nel territorio dello Stato trenta giorni dopo la data di scadenza del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno senza che sia stata presentata domanda di rilascio, di rinnovo o di conversione di uno di tali documenti e senza che sussistano i gravi e comprovati motivi indicati nell'articolo 44, comma 5, e nell'articolo 45, comma 9;
g) il cittadino extracomunitario che soggiorni nel territorio dello Stato privo di un permesso o carta di soggiorno trenta giorni dopo che gli è stato comunicato il rifiuto del rilascio o del rinnovo, la revoca o l'annullamento del permesso o della carta di soggiorno, salvi gli effetti della presentazione del ricorso giurisdizionale e della istanza incidentale di sospensione;
5. Il decreto di espulsione disposto dal Questore ai sensi del comma 4 è eseguito immediatamente dopo che il provvedimento è stato notificato o consegnato al cittadino extracomunitario, mediante accompagnamento immediato di questi alla frontiera a cura delle forze di polizia, ferme restando le disposizioni dell'articolo 55 della presente legge e, per i minorenni, quelle previste dall'articolo 46.
7. L'espulsione è disposta d'ufficio dal giudice competente, anche su richiesta del pubblico ministero o su segnalazione del Questore o del direttore dell'istituto penitenziario, in tutti i casi in cui il cittadino extracomunitario in condizione di clandestinità si trovi, per qualsiasi motivo, in stato di fermo, di arresto, di custodia cautelare in carcere o sia comunque detenuto o internato in un istituto penitenziario italiano e se ne debba disporre la liberazione o la scarcerazione per qualsiasi causa prevista dalla legge. La condizione di clandestinità è valutata in base alla condizione giuridica del cittadino extracomunitario precedente al momento dell'ingresso nell'istituto penitenziario, ferma restando l'applicazione dell'articolo 5, comma 15, della presente legge.
8. Il giudice provvede, anche nell'ambito dell'udienza di convalida del fermo o dell'arresto, con ordinanza adottata in camera di consiglio, sentite le parti, e comunicata all'interessato prima della dimissione dall'istituto penitenziario. L'ordinanza dispone l'espulsione soltanto se il cittadino extracomunitario sia in possesso di un passaporto o di altro valido documento di viaggio e se non vi ostino esigenze processuali o gravi motivi di salute del cittadino extracomunitario o di pericolo per la sua vita e per la sua sicurezza e incolumità nel Paese in cui dovrebbe essere rinviato. In ogni caso l'ordinanza non può essere adottata se nei confronti del cittadino extracomunitario siano disposte altre misure cautelari coercitive o se si debbano applicare misure alternative alla detenzione o misure di sicurezza detentive. Nei predetti casi in cui non possa disporre l'espulsione il giudice può ordinare al Questore di rilasciare al cittadino extracomunitario un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, con eventuale applicazione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza e dell'obbligo di dimora. In ogni caso nel procedimento indicato dal precedente comma il giudice compie d'ufficio e su richiesta del pubblico ministero o dell'autorità di pubblica sicurezza o del difensore del cittadino extracomunitario gli accertamenti e adotta i necessari provvedimenti, previsti dall'articolo 55 della presente legge, in quanto applicabile.
10. L'espulsione disposta con ordinanza dal giudice è eseguita al momento della dimissione dall'istituto penitenziario con accompagnamento immediato alla frontiera a cura delle forze di polizia, fatta salva l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 55 e, per i minorenni, dell'articolo 46.
11. Il cittadino extracomunitario espulso dal territorio dello Stato ai sensi del presente articolo non può farvi rientro per un periodo di due anni dalla data in cui l'espulsione è stata eseguita, senza aver ottenuto una speciale autorizzazione del Ministro dell'interno. Tuttavia il divieto di rientro non autorizzato è permanente se il cittadino extracomunitario è stato oggetto di un precedente provvedimento di espulsione, che non risulti successivamente annullato dal giudice.
1. Il cittadino extracomunitario titolare di permesso di soggiorno in corso di validità può essere espulso dal territorio dello Stato qualora si tratti di individuo che rientri tra le persone indicate dall'articolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come sostituito dall'articolo 3 della legge 3 agosto 1988, n. 327, ovvero che, sulla base di elementi concreti ed attuali, esercitino in Italia l'accattonaggio o la prostituzione o il contrabbando o il commercio abusivo ovvero che è stato definitivamente sottoposto, con decisione dell'autorità giudiziaria, a misure di prevenzione personali o patrimoniali..
2. L'espulsione e' disposta con decreto del tribunale, sezione misure di prevenzione, competente per il luogo in cui si trova il cittadino extracomunitario, su proposta del Questore della Provincia. Si osservano, in quanto applicabili, le procedure previste dall'articolo 4 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come successivamente modificata e integrata. In ogni caso il tribunale rigetta la domanda del Questore se vi ostano inderogabili esigenze processuali, se il cittadino extracomunitario è sprovvisto di un valido documento di viaggio o se vi ostano gravi ragioni personali di salute o gravi pericoli per la sua sicurezza ed incolumità, nel Paese in cui dovrebbe essere inviato, in conseguenza di eventi bellici o di epidemie o del fondato rischio di essere sottoposto a torture o a trattamenti inumani o degradanti, anche a causa di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali ovvero se può rischiare di essere inviato verso uno Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione ovvero se il provvedimento di espulsione si configuri quale misura sproporzionata rispetto alla contestuale esigenza di tutelare in concreto il rispetto della sua vita familiare con familiari italiani o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, con esso conviventi ed aventi i requisiti per attuare il ricongiungimento familiare. Tuttavia nei predetti casi il Tribunale può ordinare al Questore di disporre la conversione del permesso di soggiorno di cui è titolare lo straniero in un permesso di soggiorno per motivi di giustizia o per cure mediche o per attesa emigrazione in altro Stato o per richiesta di asilo o per coesione familiare, e la contestuale applicazione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, anche con obbligo di dimora.
3. Il Questore esegue il decreto del tribunale che dispone l'espulsione revocando il permesso di soggiorno rilasciato al cittadino extracomunitario espulso e intimandogli di lasciare il territorio dello Stato entro quindici giorni dalla data di comunicazione all'interessato del decreto del tribunale. Durante tale periodo si applica la sorveglianza speciale della pubblica sicurezza.
6. Il Questore può chiedere al presidente del tribunale l'applicazione, nei confronti del cittadino extracomunitario di cui si e' chiesta l'espulsione, della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con obbligo di dimora in una determinata località. La sorveglianza speciale è protratta fino alla data di pronuncia del decreto del tribunale e, in caso di decreto di espulsione, fino alla pubblicazione della decisione della Corte di cassazione sull'eventuale ricorso e, in ogni caso, fino all'effettiva esecuzione del decreto di espulsione. In caso di violazione degli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale il cittadino extracomunitario è ((...)) punito con una pena da uno a tre anni di reclusione. L'arresto è obbligatorio anche fuori dei casi di flagranze e sono sempre consentiti la custodia cautelare e il giudizio direttissimo, anche fuori dei limiti previsti dalle leggi ordinarie.
7. Il cittadino extracomunitario espulso per motivi di prevenzione non può fare rientro nel territorio dello Stato per un periodo di cinque anni dalla data di esecuzione dell'espulsione, senza avere ottenuto una autorizzazione del Ministero dell'interno. Tuttavia il divieto di rientro non autorizzato è permanente se il cittadino extracomunitario è stato oggetto di un precedente provvedimento di espulsione, che non risulti successivamente annullato dal giudice.
8. Salvi gli effetti dell'impugnazione, il cittadino extracomunitario che non ottemperi alla intimazione di lasciare il territorio dello Stato ai sensi del presente articolo e' espulso con accompagnamento immediato alla frontiera disposto con decreto scritto e motivato del Questore ed eseguito a cura delle forze di polizia, fatta salva l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 55 e, per i minorenni, dell'articolo 46.
2. La misura di sicurezza dell'espulsione non può comunque essere disposta dal giudice nei casi in cui la pena sia applicata su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale e nei casi in cui nella sentenza sia disposta la sospensione condizionale della pena. Tuttavia la misura di sicurezza dell'espulsione può essere disposta dal giudice anche nei predetti casi, qualora il cittadino extracomunitario abbia precedentemente riportato in Italia un'altra sentenza definitiva di condanna per aver commesso uno dei reati indicati nel comma 1, anche se la pena sia stata applicata ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale o sia stata condizionalmente sospesa ovvero anche se l'espulsione ordinata nella precedente sentenza sia stata successivamente revocata ai sensi del comma 4.
3. L'esecuzione dell'espulsione, in forza della sentenza definitiva di condanna, avviene dopo che la pena detentiva sia stata scontata o altrimenti estinta e dopo che siano state eseguite le misure di sicurezza detentive o, in mancanza, dopo che la sentenza di condanna sia divenuta irrevocabile. Salvo che sia stata disposta la revoca della misura di sicurezza ai sensi del comma 4, il cittadino extracomunitario detenuto che debba essere espulso ai sensi del presente comma non può accedere a misure alternative alla detenzione, fatta salva l'applicazione dell'articolo 52.
4.	Prima della fine dell'espiazione della pena detentiva il magistrato di sorveglianza, anche su richiesta del cittadino extracomunitario condannato, dispone, secondo le norme del codice penale e del codice di procedura penale, la revoca della misura di sicurezza dell'espulsione qualora accerti che è cessata la pericolosità sociale del condannato. Contestualmente alla revoca ovvero prima della dismissione dall'istituto penitenziario il magistrato di sorveglianza, d'ufficio o su richiesta del condannato o del Questore o del direttore dell'istituto penitenziario:
a) ordina al Questore competente per territorio il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato o per lavoro autonomo o per studio o per coesione familiare o per asilo umanitario o per residenza elettiva, nei casi in cui il cittadino extracomunitario fosse titolare di uno dei predetti permessi al momento dell'inizio della detenzione o della custodia cautelare in relazione al reato per il quale è stato condannato, a condizione che l'interessato non debba essere detenuto o internato per altri motivi e che dimostri di poter essere regolarmente assunto da un datore di lavoro o di poter svolgere una regolare attività non occasionale di lavoro autonomo o di poter iscriversi ad un corso di studi o di aver titolo per attuare il ricongiungimento familiare o per godere dell'asilo umanitario o di percepire in Italia una pensione o una rendita per attività lavorative svolte nel territorio dello Stato, di importo non inferiore al trattamento minimo annuo previsto dal regime italiano di assicurazione obbligatoria per la vecchiaia;
b) dispone l'espulsione dal territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 49, comma 7, in tutti i casi diversi da quelli previsti nella lettera a).
7. Salvo che vi ostino esigenze processuali e salvo che, nei casi previsti dagli articolo 52 e 53, l'espulsione sia anticipata quale misura alternativa alla detenzione o quale pena applicata su richiesta delle parti, l'esecuzione dell'espulsione avviene al momento della dimissione del cittadino extracomunitario detenuto dall'istituto penitenziario dopo che sia stata scontata la pena detentiva ed è effettuata con accompagnamento immediato alla frontiera a cura delle forze di polizia, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge. Per l'esecuzione dell'espulsione disposta nei confronti di cittadini extracomunitari i quali, al momento in cui diventa definitiva la sentenza, non si trovino detenuti o internati e per i quali non si debba procedere per legge all'esecuzione di pene detentive o di misure di sicurezza detentive, il Questore procede secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge, osservando le disposizioni dei commi 4 e 5 dell'articolo 49 e ferme restando le disposizioni dell'articolo 55 e, per i minorenni, quelle dell'articolo 46.
12. L'applicazione dei commi 2 e 4 del presente articolo non impedisce l'espulsione per ingresso o soggiorno illegali disposte nei confronti del cittadino extracomunitario in condizione di clandestinità. nei casi e nei modi previsti dall'articolo 49. In ogni caso il giudice che decide nei procedimenti penali sui reati indicati nel comma 1 qualora non ritenga la pericolosità sociale del condannato o comunque assolva e prosciolga l'indagato o l'imputato, ne dispone l'espulsione nei casi in cui si trovi in condizioni di clandestinità con il provvedimento previsto dall'articolo 49, commi 7, 8, 9 e 10.
2. Non può richiedere l'espulsione il cittadino extracomunitario condannato per uno o più delitti, consumati o tentati, indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale ovvero che abbia in precedenza ottenuto l'espulsione disposta ai sensi del presente articolo.
5. In ogni caso la richiesta di espulsione deve essere rigettata se vi ostano inderogabili esigenze processuali ovvero se nel Paese in cui dovrebbe essere inviato vi ostano gravi ragioni personali di salute o gravi pericoli per la sicurezza e l'incolumità del cittadino extracomunitario in conseguenza di eventi bellici o di epidemie ovvero se il cittadino extracomunitario è sprovvisto di un valido passaporto o di altro documento di viaggio ovvero se l'allontanamento immediato dal territorio dello Stato non è effettivamente eseguibile ovvero se sussistono elementi concreti ed attuali, anche su segnalazione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che fanno ritenere la sussistenza di collegamenti del condannato con la criminalità organizzata o eversiva, anche se operante a livello internazionale, ovvero se la personalità del condannato o il reato per il quale è condannato fanno ritenere probabile che il cittadino extracomunitario se fosse espulso ai sensi del presente articolo rientrerebbe illegalmente nel territorio dello Stato.
9. Lo stato di detenzione è ripristinato in ogni caso in cui il cittadino extracomunitario espulso ai sensi del presente articolo rientri nel territorio dello Stato prima che sia trascorso un periodo di tempo di durata pari alla pena detentiva in alternativa alla quale ha ottenuto l'espulsione, e in ogni caso in cui per qualsiasi ragione l'espulsione non sia stata effettivamente eseguita.
4. In ogni caso la richiesta deve essere rigettata se il cittadino extracomunitario è stato in precedenza espulso con sentenza pronunciata ai sensi del presente articolo, ovvero se vi ostano inderogabili esigenze processuali o gravi ragioni personali di salute o gravi pericoli per la sua sicurezza ed incolumità, nel Paese in cui dovrebbe essere inviato, in conseguenza di eventi bellici o di epidemie, ovvero se il cittadino extracomunitario è sprovvisto di un valido passaporto o di altro documento di viaggio ovvero se l'allontanamento immediato dal territorio dello Stato non è effettivamente eseguibile ovvero se sussistono elementi concreti ed attuali, anche su segnalazione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che fanno ritenere la sussistenza di collegamento del cittadino extracomunitario con la criminalità organizzata o eversiva, anche se operante a livello internazionale, ovvero se la personalità dell'indagato o imputato o il tipo di reato per cui si procede fanno ritenere probabile che il cittadino extracomunitario espulso ai sensi del presente articolo rientrerebbe illegalmente nel territorio dello Stato.
7. Il cittadino extracomunitario espulso ai sensi del presente articolo non può fare rientro nel territorio dello Stato senza una speciale autorizzazione del Ministero dell'interno, per un periodo di tempo indicato nella sentenza, pari al massimo della pena detentiva prevista dalla legge per il reato per il quale il cittadino extracomunitario era indagato o imputato. Tuttavia il divieto di rientro non autorizzato è permanente se il cittadino extracomunitario è stato oggetto di un precedente provvedimento di espulsione, che non risulti successivamente annullato dal giudice.
9. Il cittadino extracomunitario espulso ai sensi del presente articolo, che rientri illegalmente nel territorio dello Stato ((...)) è punito con la pena della reclusione pari alla durata massima della pena detentiva prevista dalla legge per il reato per il quale era indagato o imputato ed era stato espulso ai sensi del presente articolo. In tal caso l'arresto è obbligatorio, anche fuori dei casi di flagranza, e il giudice nell'udienza di convalida dispone la custodia cautelare. E' sempre consentito il giudizio direttissimo anche fuori dei limiti previsti dalle norme ordinarie. Nel caso previsto dal presente comma non si applica la disposizione dell'articolo 56, comma 10. Dopo aver scontato la pena il cittadino extracomunitario deve essere espulso ai sensi dell'articolo 51.
1. Il regolamento di attuazione della presente legge disciplina le modalità dell'accompagnamento coattivo alla frontiera del cittadino extracomunitario che debba essere espulso con provvedimento esecutivo. In ogni caso il cittadino extracomunitario prima dell'effettivo rimpatrio ha comunque facoltà di prendere contatto con le autorità consolari del Paese di cui è cittadino, con i familiari soggiornanti in Italia e con un difensore, nonché di recuperare, anche con invio da effettuarsi dopo il suo arrivo nel Paese verso il quale è rinviato, del denaro e dei beni di cui legittimamente disponga in Italia. Di tali facoltà è data comunicazione scritta in lingua comprensibile al cittadino extracomunitario espulso ovvero, ove non sia possibile, in una lingua a sua scelta tra inglese, francese, spagnolo e arabo.
2. L'accompagnamento alla frontiera del cittadino extracomunitario espulso è effettuato, secondo i criteri indicati nel regolamento di attuazione della presente legge e secondo le direttive della Direzione centrale per la polizia dell'immigrazione, a cura di ufficiali ed agenti della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, nonché, su richiesta del Prefetto, in casi eccezionali, dei corpi di polizia municipale o delle Forze Armate.
4. Il cittadino extracomunitario espulso deve comunque essere avviato presso il valico di frontiera attraverso il quale risulti possibile, anche sulla base di segnalazioni notorie o di indicazioni della Direzione centrale per la Polizia dell'immigrazione, il suo invio diretto ed immediato verso il territorio dello Stato di appartenenza e, quando ciò non sia possibile, verso il territorio dello Stato di provenienza o di stabile residenza, salvo che, su segnalazione circostanziata dell'interessato o in base a comprovate informazioni altrimenti note, risulti che nello Stato di invio possa essere in concreto e attuale pericolo la sua vita o incolumità o libertà personale per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali o per eventi bellici, calamità naturali o epidemie ovvero ((...)) possa rischiare di essere inviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto da tale rischio. L'espulsione con invio verso lo Stato di provenienza può essere altresì esclusa sulla base dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 e della relativa Convenzione di applicazione, ratificati e resi esecutivi con legge 30 settembre 1993, n. 388. In caso di dubbio o di impossibilità di individuare alcuno Stato disposto ad ammettere sul proprio territorio il cittadino extracomunitario espulso ovvero alcuno Stato non rischioso per questi ai sensi del presente comma, si dà luogo alla custodia provvisoria e al procedimento giurisdizionale previsti dall'articolo 55.
9. Il cittadino extracomunitario che, al fine di sottrarsi all'effettiva esecuzione di un provvedimento di espulsione del territorio dello Stato, distrugge o occulta o falsifica o altera il proprio passaporto valido o altro documento di viaggio equipollente è punito con la reclusione da uno a due anni. In tal caso l'arresto è obbligatorio, anche fuori dei casi di flagranza e il giudice nell'udienza di convalida dispone la custodia cautelare, anche fuori dei limiti previsti dalle norme ordinarie. E' sempre consentito il giudizio direttissimo, anche fuori dei limiti consentiti dalle leggi ordinarie. In caso di scarcerazione prima della condanna definitiva si applica la sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con obbligo di dimora. Dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna è sempre consentita l'espulsione disposta ai sensi degli articoli 49 o 51, con accompagnamento immediato alla frontiera, e in tal caso se il provvedimento di espulsione è effettivamente eseguito, il reato è estinto. Il presente comma non si applica in tutti i casi in cui, anche sulla base di accordi bilaterali, sia comunque possibile dimostrare l'identità e la nazionalità del cittadino extracomunitario che deve essere espulso ovvero acquisire i documenti di viaggio necessari per l'esecuzione della sua espulsione.
10. In ogni caso qualsiasi provvedimento di espulsione non può essere eseguito qualora il cittadino extracomunitario necessiti di cure ospedaliere urgenti o di altre cure mediche essenziali ovvero qualora si tratti di donna incinta o che ha partorito da meno di sei mesi ovvero qualora nella zona del Paese in cui deve essere inviato il cittadino extracomunitario siano in corso eventi bellici o epidemie. In tali casi il Questore rilascia di ufficio al cittadino extracomunitario un permesso di soggiorno per cure mediche e, rispettivamente, per motivi di giustizia o per attesa di emigrazione in altro Stato e può richiedere, anche per vie brevi, al presidente del Tribunale l'applicazione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, anche con obbligo di dimora. L'espulsione è eseguibile, una volta cessate le predette circostanze, mediante accompagnamento immediato alla frontiera.
12.	Chiunque custodisce, occulta, altera o distrugge il passaporto o il documento equipollente del cittadino extracomunitario che deve essere espulso dal territorio dello Stato in forza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria o dell'autorità di pubblica sicurezza è punito con la reclusione da tre a cinque anni e con la multa da due milioni a venti milioni di lire per ciascuno dei cittadini extracomunitari. Se il fatto è commesso a scopo di lucro ovvero da tre o più persone in concorso fra loro la pena è raddoppiata.
13.	Ai delitti previsti dal comma 12 si applicano le disposizioni previste dalla presente legge per i delitti previsti e puniti dall'articolo 42, commi 1, 2 e 3 della presente legge.
1.	Il cittadino extracomunitario che, in forza di un provvedimento esecutivo adottato nei casi previsti dalla presente legge, deve essere espulso dal territorio dello Stato con accompagnamento ((...)) alla frontiera ((...)) deve essere sottoposto a custodia da parte delle forze di polizia per il tempo strettamente necessario a provvedere al suo effettivo invio nello Stato di appartenenza o in altro Stato non rischioso ai sensi dell'articolo 53, comma 5.
2.	Tuttavia la custodia deve essere protratta e si dà luogo altresì al procedimento giurisdizionale previsto dal presente articolo qualora si verifichi una delle seguenti circostanze:
a)	l'espulsione per qualsiasi motivo, inclusa la necessità di accertamenti supplementari sull'identità o sulla nazionalità della persona da espellere ovvero di acquisizione di documenti di viaggio o di visti per la medesima, non può essere effettivamente eseguita con accompagnamento alla frontiera ovvero l'invio verso lo Stato di appartenenza o di altro Stato non rischioso non può comunque essere effettivamente eseguito entro le ventiquattro ore successive al momento in cui si è provveduto a disporre la custodia e la sua annotazione sul registro previsto dal comma 3, lettera e);
b)	il cittadino extracomunitario espulso con provvedimento adottato in casi diversi da quelli previsti dagli articoli 46, 52 e 53, richiede di non essere espulso dal territorio dello Stato o di essere inviato verso un Paese diverso dallo Stato di appartenenza o di provenienza o comunque verso uno Stato non rischioso, segnalando che nei predetti Stati vi è il fondato pericolo per la sua vita o la sua incolumità personale a causa di eventi bellici o di epidemie o del fondato pericolo di essere sottoposto a torture o a trattamenti inumani o degradanti, anche a causa di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero potrà rischiare di essere inviato verso uno Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione ovvero afferma che l'allontanamento dal territorio dello Stato lede in modo grave ed irreparabile il diritto al rispetto della propria vita familiare con familiari italiani o stranieri legalmente residenti in Italia, con esso conviventi e aventi i requisiti richiesti dalla presente legge per attuare il ricongiungimento familiare;
c)	il cittadino extracomunitario espulso con decreto del Questore da eseguirsi con accompagnamento immediato alla frontiera afferma di essere titolare di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno in corso di validità o di rinnovo;
d)	il cittadino extracomunitario afferma che vi è stato un errore di persona o un errore di nome ovvero che il provvedimento di espulsione non esiste o non sia divenuto esecutivo o ne sia stata sospesa l'esecuzione.
b) comunica, entro le quarantotto ore successive all'apposizione dell'annotazione prevista dalla lettera e), la notizia del provvedimento di custodia provvisoria al Pretore competente per territorio e al competente Procuratore della Repubblica presso la Pretura circondariale ovvero, quando si tratti di espulsione di minorenne, anche in conseguenza dell'espulsione del genitore o di chi esercita sul minore la potestà, o quando sia presenti in Italia un minore sul quale il cittadino extracomunitario espulso eserciti la potestà o del quale sia tutore o affidatario, al Presidente del competente Tribunale per i minorenni e al Procuratore della Repubblica presso lo stesso;
e)	annota immediatamente su apposito registro, ordinato e curato secondo le norme del regolamento di attuazione della presente legge, la data e l'ora della consegna all'interessato del provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera e dell'inizio della custodia provvisoria del cittadino extracomunitario, nonché cognome, nome e data di nascita, cittadinanza, estremi del documento di viaggio eventualmente in possesso del cittadino extracomunitario di cui si deve eseguire l'espulsione e inoltre gli estremi del provvedimento di espulsione da eseguire, la data e l'ora della comunicazione al giudice del provvedimento di custodia e il luogo e le modalità della custodia del cittadino extracomunitario che deve essere espulso; le annotazioni devono essere apposte a pena di nullità del provvedimento di custodia;
f)	informa il cittadino extracomunitario delle sue facoltà e dello svolgimento del procedimento successivo;
g)	provvede, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge, a richiedere, ove necessario, la presenza di un interprete;
h)	acquisisce ogni utile informazione sul cittadino extracomunitario custodito;
i)	concorre, secondo le direttive della Direzione centrale per la Polizia dell'immigrazione, a provvedere agli accertamenti supplementari eventualmente occorrenti in merito all'identità o alla nazionalità della persona custodita ovvero all'acquisizione di documenti di viaggio o di visti eventualmente occorrenti per il rimpatrio;
l)	acquisisce ogni utile informazione sulle effettive possibilità di effettuare il rimpatrio o l'invio in Stato sicuro e a tal fine concorre a prendere gli opportuni contatti con le Rappresentanze diplomatiche o consolari e con le Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato;
m)	dà notizia della custodia alla Direzione centrale per la Polizia dell'immigrazione.
c) nei casi indicati nella lettera a) del comma 2 la sussistenza di motivi che rendono effettivamente impossibile l'esecuzione immediata dell'espulsione dal territorio dello Stato e il conseguente rimpatrio o invio verso uno Stato non rischioso per il cittadino extracomunitario;
d) nei casi indicati nella lettera b) del comma 2, la sussistenza del pericolo concreto ed attuale per la vita o per l'incolumità del cittadino extracomunitario ((...)) nel Paese verso il quale egli dovrebbe essere rinviato; il Presidente della Commissione nazionale per il diritto di asilo, d'ufficio o su richiesta scritta del giudice o dell'ufficio di polizia o del difensore della persona espulsa, invia una nota informativa scritta sulla situazione attuale del rispetto dei diritti fondamentali della persona umana nel Paese di origine o di provenienza o di destinazione;
e) nei casi indicati nella lettera b) del comma 2 la sussistenza della lesione grave ed irreparabile della vita familiare del cittadino extracomunitario e la presenza in Italia di familiari di questi aventi titolo al ricongiungimento familiare;
f) l'eventuale possesso da parte del cittadino extracomunitario di una carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno in corso di validità o di rinnovo, a tal fine raccogliendo ogni utile informazione e documentazione, anche fornita dall'Anagrafe razionale degli stranieri;
g) ogni utile elemento circa le circostanze in cui è stato emanato il provvedimento di espulsione e circa le circostanze in cui è stata disposta e si è finora svolta la custodia del cittadino extracomunitario che deve essere espulso;
h) le annotazioni apposte sul registro previsto dal comma 3, lettera e);
i) ogni utile documentazione relativa al ricorso giurisdizionale eventualmente presentato in precedenza contro il provvedimento di espulsione che deve essere eseguito;
l) ogni documentazione relativa ad eventuali altri provvedimenti di espulsione precedentemente adottati nei confronti della medesima persona che deve essere espulsa.
8. Entro il termine perentorio di quarantotto ore successive alla comunicazione dell'avvenuta adozione del provvedimento di custodia il giudice, compiuti gli accertamenti indicati ai commi 5 e 6, del cui esito redige in apposito verbale, formato in forma riassuntiva secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge, e dà immediata comunicazione al difensore del cittadino extracomunitario, sentito personalmente il cittadino extracomunitario che deve essere espulso e udite le conclusioni orali del pubblico ministero e del difensore, adotta con ordinanza uno dei seguenti provvedimenti:
b) convalida il provvedimento di custodia provvisoria, ma ordina altresì l'immediata remissione in libertà del cittadino extracomunitario qualora, anche se si sono verificati gli elementi indicati alle lettere a) e c) del comma 6, non sia comunque possibile l'esecuzione dell'espulsione del cittadino extracomunitario entro i quindici giorni successivi alla pronuncia dell'ordinanza. In tal caso se vi è il concreto pericolo che il cittadino extracomunitario si renda irreperibile ovvero se l'espulsione è stata disposta per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, il giudice può altresì applicare la sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con l'obbligo della dimora ovvero, qualora il cittadino extracomunitario risulti indagato o imputato, misure cautelari coercitive non detentive previste dal codice di procedura penale, salvo che, nei casi previsti dalla presente legge, debba essere ripristinato lo stato di detenzione. Il giudice ordina altresì al Questore di rilasciare al cittadino extracomunitario rimesso in libertà un permesso di soggiorno per motivi di giustizia o per attesa di emigrazione in altro Stato o per cure mediche;
c) convalida il provvedimento di custodia provvisoria, ma ordina altresì l'immediata remissione in libertà del cittadino extracomunitario e la sospensione dell'esecuzione dell'espulsione per trenta giorni al fine di consentire la presentazione di ricorso giurisdizionale contro il provvedimento che dispone l'espulsione qualora motivi di illegittimità dello stesso appaiano non manifestamente infondati, ovvero al fine di consentire la presentazione di una domanda di asilo ai sensi del titolo IV della presente legge qualora i motivi di pericolo per la vita o per la libertà appaiano non manifestamente infondati e non sia possibile avviare il cittadino extracomunitario verso un Paese diverso da quello indicato nel provvedimento di espulsione, ovvero al fine di attuare il ricongiungimento familiare secondo le norme della presente legge, qualora il provvedimento di espulsione, ancorché non infondato, appaia una misura di tutela degli interessi dello Stato sproporzionata rispetto alla contestuale esigenza della tutela del diritto alla vita familiare, salvo che risulti che il cittadino extracomunitario sia stato precedentemente espulso con altro provvedimento e non sia ancora trascorso il periodo di divieto di rientro, senza che sia stata concessa l'autorizzazione al rientro e senza che il provvedimento sia stato annullato, o salvo che risulti che il cittadino extracomunitario si sia fatto espellere al solo fine di eludere l'osservanza delle procedure ordinarie previste per attuare il ricongiungimento familiare. Il provvedimento di espulsione si intende revocato ad ogni effetto se, entro trenta giorni dalla pronunzia dell'ordinanza del giudice, il cittadino extracomunitario abbia presentato domanda di asilo ai sensi dell'articolo 140 e se in suo favore sia presentata domanda di nulla-osta al ricongiungimento familiare; in tali casi il Questore rilascia all'interessato un permesso di soggiorno per richiesta di asilo o per coesione familiare. L'esecuzione del provvedimento di espulsione resta invece sospesa fino alla decisione sul merito del ricorso giurisdizionale effettivamente presentato e in tal caso il Questore rilascia al cittadino extracomunitario un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. In ogni caso qualora sussistano elementi concreti ed attuali che fanno ritenere che il cittadino extracomunitario si possa rendere irreperibile il giudice, anche su richiesta del pubblico ministero o del Questore, applica altresì la misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con obbligo di dimora. Qualora nei trenta giorni predetti il cittadino extracomunitario non presenti la domanda di asilo o il ricorso giurisdizionale ovvero in suo favore non sia presentata domanda di ricongiungimento familiare, il provvedimento di espulsione è nuovamente eseguibile con accompagnamento immediato alla frontiera e il cittadino extracomunitario che debba essere espulso non può più invocare la sussistenza delle circostanze indicate nella lettera b) del comma 2 se non per nuovi e comprovati motivi;
d) non convalida il provvedimento di custodia provvisoria e dispone l'immediata remissione in libertà del cittadino extracomunitario nei casi in cui vi sia stato un errore di persona o un errore di none ovvero il provvedimento di espulsione manchi o non sia divenuto esecutivo o ne sia stata sospesa l'esecuzione dal giudice amministrativo ovvero nei casi in cui il giudice abbia ricevuto notizia della custodia disposta nei confronti del cittadino extracomunitario espulso oltre le quarantotto ore successive all'ora annotata sul registro previsto dalla lettera e) del comma 3.
e)	convalida il provvedimento di custodia provvisoria, ma ordina altresì l'immediata remissione in libertà del cittadino extracomunitario titolare di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno in corso di validità o di rinnovo, nonché la sospensione della esecuzione dell'espulsione per trenta giorni al fine di consentire la presentazione del ricorso giurisdizionale contro il provvedimento che dispone l'espulsione, qualora i motivi di illegittimità dello stesso appaiano non manifestamente infondati; nel caso in cui il ricorso sia effettivamente presentato il Questore deve restituire il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno eventualmente revocati e l'espulsione resta sospesa fino alla decisione sul merito del ricorso giurisdizionale.
11. Contro l'ordinanza del giudice il cittadino extracomunitario e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 311 del codice di procedura penale. La presentazione del ricorso non produce effetti sospensivi, salvo che si tratti di ricorso contro l'ordinanza di convalida di custodia nei casi di espulsione disposta nei confronti di un cittadino extracomunitario che risulti titolare di carta di soggiorno in corso di validità o di rinnovo e adottato per motivi diversi da quelli indicati previsti dall'articolo 48. In tale ultimo caso il cittadino extracomunitario è rimesso in libertà munito di carta di soggiorno e, se il ricorso per cassazione non è accolto, può essere espulso dal territorio dello Stato con nuovo decreto emanato ai sensi dell'articolo 48.
15. Il regolamento di attuazione della presente legge istituisce utili forme di collegamento tra l'autorità giudiziaria e le autorità di polizia al fine di assicurare il più rapido svolgimento del procedimento giurisdizionale previsto dal presente articolo e di consentire in serie consecutiva lo svolgimento di procedimenti concernenti più provvedimenti di custodia adottati contestualmente dalle autorità di polizia nel medesimo luogo ovvero adottati nella medesima circoscrizione del giudice ovvero attinenti a provvedimenti di espulsione da eseguirsi presso il medesimo valico di frontiera o con invio degli espellendi verso il medesimo Paese estero.
2. La domanda motivata di autorizzazione al reingresso, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge, deve essere presentata dal cittadino extracomunitario espulso presso la Rappresentanza italiana nel Paese di appartenenza o di residenza. Nella domanda deve essere comunque specificato il motivo del viaggio che si intende svolgere in Italia e il visto di ingresso che si intende richiedere qualora sia concessa l'autorizzazione ministeriale al reingresso. Dell'avvenuta presentazione della domanda la Rappresentanza italiana rilascia un'idonea ricevuta, allegandovi copia della domanda.
9. Qualora il cittadino extracomunitario sia autorizzato a rientrare nel territorio dello Stato al fine di consentirgli la partecipazione ad atti processuali, una volta venute meno le esigenze processuali il cittadino extracomunitario espulso è riaccompagnato immediatamente alla frontiera dalla polizia giudiziaria secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione della presente legge, salvo che il giudice competente disponga con ordinanza il rilascio al cittadino extracomunitario di un permesso di soggiorno cui abbia titolo, in caso di assoluzione o di annullamento del provvedimento di espulsione.
10. Fatta salva l'applicazione del comma 9 dell'articolo 53, il cittadino extracomunitario espulso che fa rientro nel territorio dello Stato senza aver ottenuto la prescritta autorizzazione ministeriale, salvo che sia già trascorso il periodo durante il quale e vietato il rientro e salvo che il giudice abbia annullato il provvedimento di espulsione o ne abbia sospesa l'esecuzione, e' punito con la reclusione da uno a tre anni. Nei suoi confronti si procede all'arresto anche fuori dei casi di flagranza. Nell'udienza di convalida il giudice, se ne ricorrono i presupposti, dispone l'applicazione di una delle misure coercitive previste dalla legge anche al di fuori dei limiti previsti dall'articolo 280 del codice di procedura penale.
11. Con la sentenza di condanna il giudice dispone l'espulsione del cittadino extracomunitario, la quale deve essere eseguita immediatamente al momento della dimissione dall'istituto penitenziario, con accompagnamento immediato alla frontiera a cura delle forze di polizia giudiziaria. Tuttavia dopo la sentenza definitiva di condanna è sempre consentita l'espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera e in tal caso se l'espulsione è effettivamente eseguita prima che sia stata scontata tutta la pena il resto è estinto.
4. Gli accordi possono prevedere l'erogazione di aiuti economici, anche sotto forma di rinegoziazione del debito e di cooperazione allo sviluppo, soltanto se i Governi degli Stati di emigrazione forniscano adeguate garanzie di prevenire le pressioni emigratorie sia con interventi economici indirizzati alle fasce e alle zone in cui esse sono più rilevanti, sia con misure socioeconomiche più generali volte a migliorare il tenore di vita della popolazione, sia con misure di vigilanza sull'attraversamento delle proprie frontiere da parte di emigrati privi di documenti di viaggio o di visti di ingresso, sia con misure di agevolazione del reinserimento in Patria dei propri cittadini emigrati, legalmente o illegalmente, in Italia.
7. Non è consentita la conclusione di accordi che abbiano come effetto, anche indiretto, l'impedimento o la limitazione per i cittadini dello Stato straniero dell'esercizio della facoltà di godere del diritto di asilo nel territorio italiano o di altri Stati, nonché, in generale, del diritto di lasciare il territorio dello Stato di appartenenza.