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Timestamp: 2020-07-05 05:58:55+00:00
Document Index: 142538037

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23']

Newsletter Agosto 2017: Diritto Civile
Danni punitivi: verso la concezione polifunzionale della responsabilità civile
Cass., SS.UU., 7 febbraio-5 luglio 2017, n. 16601
0. Il danno punitivo
I danni punitivi (punitive o exemplary damages) sono un istituto giuridico di origine statunitense in forza del quale è riconosciuto al danneggiato da illecito civile un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito (compensatory damages). Per la liquidazione, occorre la prova del fatto che il danneggiante abbia agito con malice o gross negligence.
A séguito di un incidente avvenuto in una gara di motocross, un motociclista ha subito danni alla persona per un asserito vizio del casco prodotto dalla società italiana AXO Sport SpA, distribuito dalla Helmet House Inc. e rivenduto da NOSA Inc., società con sede in Florida (USA).
Nel giudizio promosso negli USA dal danneggiato nei confronti di NOSA Inc. e della società importatrice distributrice del casco (Helmet), NOSA ha accettato la proposta transattiva del motociclista, corrispondendogli un indennizzo monstre pari a circa un milione di Euro. Il giudice americano ha successivamente ritenuto che essa dovesse essere manlevata dalla AXO SpA, contumace.
NOSA Inc. ha ottenuto dalla Corte di appello di Venezia (sentenza 3 gennaio 2014) il riconoscimento delle suddette pronunce, a norma della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 64, avendo la AXO SpA accettato la giurisdizione straniera. La AXO ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, cui si è opposta la NOSA.
Come affermano le stesse Sezioni Unite: "L'interrogativo è solo il seguente: se l'istituto che bussa alla porta sia in aperta contraddizione con l'intreccio di valori e norme che rilevano ai fini della delibazione". Ovvero, può trovare cittadinanza nel nostro ordinamento un istituto che attribuisce all'obbligazione risarcitoria l'ulteriore funzione di sanzione? O ancora, è possibile parlare di una "pena privata"? E' 'lecito' l'arricchimento del danneggiato conseguente alla valutazione sulla gravità della condotta del danneggiante?
"Nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile. Non è quindi ontologicamente incompatibile con l'ordinamento italiano l'istituto di origine statunitense dei risarcimenti punitivi. Il riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere deve però corrispondere alla condizione che essa sia stata resa nell'ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell'atto straniero e alla loro compatibilità con l'ordine pubblico".
4. Il percorso argomentativo delle Sezioni Unite
Nel 2007 la Cassazione ha fondato il rifiuto di riconoscimento di una pronuncia in materia, sancendo l'estraneità al risarcimento del danno dell'idea di punizione e di sanzione, nonché l'indifferenza della "condotta del danneggiante". Ha affermato il carattere monofunzionale della responsabilità civile, avente la sola funzione di "restaurare la sfera patrimoniale" del soggetto leso. Immediatamente censurata dalla dottrina maggioritaria, che ha criticato il contrasto tra queste proposizioni e il dinamico percorso dalla nozione di responsabilità civile nei lustri anteriori, la sentenza 1183/07 ha trovato conferma qualche anno dopo. In Cass. 1781/2012 l'esclusione del carattere sanzionatorio della responsabilità civile è stata più esplicitamente riferita ai limiti della "verifica di compatibilità con l'ordinamento italiano della condanna estera al risarcimento dei danni da responsabilità contrattuale".
Le Sezioni Unite hanno ritenuto che questa analisi sia ormai "superata e non possa più costituire, in questi termini, idoneo filtro per la valutazione di cui si discute".
Già da qualche anno ormai le Sezioni Unite (cfr. SS. UU. 9100/2015 in tema di responsabilità degli amministratori) hanno messo in luce che la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più "incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento, come una volta si riteneva, giacché negli ultimi decenni sono state qua e là introdotte disposizioni volte a dare un connotato lato sensu sanzionatorio al risarcimento".
Se si completa quest'avvertenza con il richiamo, altrettanto pertinente, all'art. 23 Cost., si può comprendere perché mai, perfino nello stesso ambito temporale, ritornino (l'esempio più significativo: SS. UU. n. 15350/15) dinieghi circa la funzione sanzionatoria e di deterrenza della responsabilità civile. Essi risalgono, quando non si tratta di meri arricchimenti argomentativi, alla esigenza di smentire sollecitazioni tese ad ampliare la gamma risarcitoria in ipotesi prive di adeguata copertura normativa.
Non possono valere tuttavia, ad avviso della Corte, a sopprimere quanto è emerso dalla traiettoria che l'istituto della responsabilità civile ha percorso in questi decenni. In sintesi estrema può dirsi che accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo-riparatoria dell'istituto (che immancabilmente lambisce la deterrenza) è emersa una natura polifunzionale che si proietta verso più aree, tra cui sicuramente principali sono quella preventiva (o deterrente o dissuasiva) e quella sanzionatorio-punitiva.
In questo senso la Corte chiama a conforto molteplici disposizioni normative (marchi e brevetti, consumo, norme lavoristiche, intermediazione finanziaria) e pronunce della Corte costituzionale (303/2011; 152/2016) che hanno portato a comporre l'orizzonte giuridico che si sta dipanando.
Vi è dunque un riscontro a livello normativo e costituzionale della cittadinanza nell'ordinamento di una concezione polifunzionale della responsabilità civile, la quale risponde soprattutto a un'esigenza di effettività (cfr. Corte Cost. 238/2014 e Cass. n. 21255/13) della tutela che in molti casi, della cui analisi la dottrina si è fatta carico, resterebbe sacrificata in quella che la Corte chiama "angustia monofunzionale".
Infine va segnalato che della possibilità per il legislatore nazionale di configurare "danni punitivi" come misura di contrasto della violazione del diritto eurounitario parla Cass., SS. UU., 15 marzo 2016, n. 5072.
Ciò non significa che l'istituto aquiliano abbia mutato la sua essenza e che questa "curvatura" deterrente/sanzionatoria consenta ai giudici italiani che pronunciano in materia di danno extracontrattuale, ma anche contrattuale, di imprimere soggettive accentuazioni ai risarcimenti che vengono liquidati. Ogni imposizione di prestazione personale esige una "intermediazione legislativa", in forza del principio di cui all'art. 23 Cost., (correlato agli artt. 24 e 25), che pone una riserva di legge quanto a nuove prestazioni patrimoniali e preclude un incontrollato soggettivismo giudiziario.
La natura latamente 'penale' del risarcimento punitivo impone perciò al giudice della delibazione una puntuale verifica dell'ancoraggio normativo della sanzione applicata, in ossequio ai principi inderogabili di tipicità e prevedibilità, cui si aggiunge il vaglio della proporzionalità (si pensa ai c.d. danni grossly excessive) e del rispetto del principio del ne bis in idem.