Source: http://www.mobbible.com/risorse/giurisprudenza/180-il-danno-da-mobbing
Timestamp: 2019-06-20 10:11:52+00:00
Document Index: 168881312

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'art. 2087', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 2043']

Il mobbing non è previsto dall'ordinamento giuridico come reato anche se la condotta del datore di lavoro può talora essere inquadrabile in alcune fattispecie criminose (es. nell'art. 590 Codice Penale). In Italia non esiste ancora una legge sul mobbing, ad eccezione di alcune leggi regionali e di qualche proposta di legge.
In ambito Europeo è da menzionare invece la Risoluzione A5-0283/02 che caldeggia la sollecita attivazione da parte di tutti gli stati membri al fine di sensibilizzare l'attenzione sul fenomeno del mobbing e di disciplinarlo.
Per quanto attiene alla liquidazione del danno da mobbing, il danno esistenziale viene liquidato in via equitativa mentre per il danno biologico valgono le tabelle INAIL per infortunio sul lavoro per quanto attiene al danno psico-fisico e si procede a liquidare in una percentuale del danno biologico il danno propriamente morale.
Il danno patrimoniale da intendersi come danno derivante dalla dequalificazione professionale viene liquidato con una percentuale della mensilità di retribuzione per ogni mese di demansionamento oppure in via equitativa; esso va inteso anche come danno derivante dall'illegittimo licenziamento o dalla dimissioni giustificate sulla base del comportamento illegittimo del datore di lavoro. In esso vanno ricompresi pertanto il danno da lucro cessante, causato dalla ridotta capacità di produrre reddito ed il danno emergente, dovuto alle spese mediche sostenute per via della malattia indotta dal comportamento illecito del datore di lavoro.
In ogni caso il riferimento normativo principale è sempre l'art. 2087 c.c., che stabilisce il dovere da parte del datore di lavoro di assicurare la messa in atto di comportamenti e di misure atte a tutelare l'integrità fisica e morale del lavoratore, quale trasposizione dei valori costituzionali di cui agli art. 32 e 41 della Costituzione ma anche altresì il divieto di comportamenti lesivi dell'integrità psicofisica (fonte di responsabilità contrattuale) e la responsabilità contrattuale per la violazione dei principi di buona fede e correttezza ex artt. 1175 e 1375.
La causa giuridica del mobbing ai sensi del parere della Suprema Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili con sentenza n. 8438 del 4 maggio 2004 è nella violazione di specifici obblighi contrattuali derivanti dal rapporto di lavoro in particolare in quegli atti di potere datoriale posti in essere in violazione del principio di protezione delle condizioni lavorative nonché della tutela della professionalità così come prevista dall'art. 2103 c.c., indipendentemente dalla durata nel tempo dei comportamenti e dei loro effetti.
Il responsabile del danno è il datore di lavoro sia per il fatto che infrange il divieto di provocare danni ingiusti a terzi (responsabilità extracontrattuale) sia dal punto di vista della responsabilità contrattuale del rapporto di lavoro. E' infatti il neminem laedere, il principio ex art. 2043 c.c. che disciplina e ispira la responsabilità datoriale per danno in via dolosa o colposa.
Un danno che è sempre da intendere come risultato o effetto di un comportamento datoriale ingiusto, iniquo ovvero antigiuridico, in aperta violazione dei diritti assoluti o primari tutelati erga omnes dall'ordinamento giuridico.