Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-31093-del-28-11-2019
Timestamp: 2020-08-04 12:03:15+00:00
Document Index: 89677986

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 7', 'art. 2643', 'art. 360', 'art. 2643', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 38']

Sentenza Cassazione Civile n. 31093 del 28/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31093 del 28/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 28/11/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 28/11/2019), n.31093
sul ricorso iscritto al n. 24458/2014 R.G. proposto da
V.M.P., con l’avv. Rosamaria Nicastro, con domicilio in
Roma via Crescenzio n. 14, presso lo studio “Di Tanno e Associati
Lazio – Roma n. 1894/9/14, pronunciata in data 20 marzo 2014 e
2019 dal Consigliere Fracanzani Marcello Maria;
a. L’intero compendio immobiliare era ricompreso in zona di variante parziale al PRG che si perfezionava il 12. Dicembre 2001, trovando qualificazione come ZTO (zona territoriale omogenea ex D.M. 1 aprile 1968 s.n.) di tipo “C”, sotto zona 6, ricevendo in dote circa 30.000 mc di edificabilità come zona di espansione soggetta a SUA (strumentò urbanistico attuativo).
Il piano attuativo era adottato con Delib. consiliare 26 marzo 2004 cui seguiva la stipula della convenzione urbanistica, con allegato atto d’obbligo di cessione aree al comune e ridistribuzione delle aree residue fra i lottizzanti. Esso si perfezionava il 8 febbraio 2007 e riceveva esecuzione in data 3 gennaio 2008 con il concreto trasferimento delle aree.
3. Insorta avverso il diniego parziale di rimborso, la parte contribuente vedeva entrambe i gradi di merito favorevoli all’Ufficio, sull’assunto che la duplicazione di imposta di rivalutazione catastale si debba misurare sulla sovrapponibilità
esatta degli estratti di mappa fra primo versamento e secondo versamento (duplicato), che nella fattispecie non sussiste. Donde il riconosciuto diritto al rimborso unicamente per le particelle effettivamente coincidenti.
1. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, della L. n. 448 del 2001, art. 7, art. 2643 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. In particolare si contesta l’interpretazione dell’Ufficio che ha escluso la duplicazione dell’imposta prendendo a riferimento gli immobili così come riportati sullè sole mappe catastali, mentre, invece, avrebbe dovuto considerare anche i diritti edificatori radicati su di essi. Si tratterebbe di beni autonomi, anche alla luce dell’art. 2643 c.c., comma 1, n. 2 bis, novellato nel 2011. E tali li considererebbe pure l’Agenzia delle Entrare nella circolare 15 febbraio 2013, n. 1/E, par. 4.2. In tesi, vi sarebbe duplicazione d’imposta, che farebbe sorgere il diritto al rimborso, ogni qualvolta vengano tassati per due volte i medesimi diritti edificatori, all’interno del medesimo comparto, quando, cioè, essi siano atterrati su fondo diverso da quello originario, per effetto delle tecniche perequative.
Infatti, trattandosi di evenienze incidenti sulla sola determinazione del valore venale dell’area, la natura edificabile non viene meno, nè per le ridotte dimensioni e/o la particolare conformazione del lotto (che salvo particolari ipotesi eccentriche al caso in esame, non incidono su tale qualità), nè a seguito di decadenza del vincolo preordinato alla realizzazione dell’opera pubblica, da cui deriva non una situazione di totale inedificabilità, ma l’applicazione della disciplina delle c. d. “zone bianche”, che, ferma restando l’utilizzabilità economica del fondo, in primo luogo a fini agricoli, configura pur sempre, anche se a titolo provvisorio, un limitato indice di edificabilità (in questo senso, Cass. n. 25676 del 2008, ma anche n. 25506 del 2006).
1.7 Perchè, infatti, questa Corte in più occasioni ha chiarito che “l’imposta sostitutiva in esame è un’imposta volontaria, in quanto è frutto di una libera scelta del contribuente, il quale opta per la rideterminazione del valore del bene, con conseguente versamento dell’imposta sostitutiva, nella prospettiva, in caso di futura cessione, di un risparmio sull’imposta ordinaria altrimenti dovuta sulla plusvalenza non affrancata; in cambio (per così dire), l’Amministrazione finanziaria riceve un immediato introito fiscale” (Cass. 12/11/2014, n. 24057).
2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla eccepita illegittimità dell’atto di diniego per ulteriore violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, stante la natura ab origine indebita del versamento dell’imposta sostitutiva operato un’occasione della prima rivalutazione con riferimento alla particella 290. Violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. In particolare si lamenta di aver eccepito in sede di appello la violazione del citato art. 38 anche sotto il profilo dell’errore riconoscibile e su tale punto non c’è stata risposta da parte della CTR, non potendosi ritenere pronuncia implicita l’aver statuito sul presupposto logico della disparita delle mappe, perchè i giudici dovevano pronunciare sul carattere essenziale dell’errore di diritto e sulla sua riconoscibilità.