Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-primo/titolo-ix/capo-ii/art337ter.html
Timestamp: 2019-03-21 08:35:41+00:00
Document Index: 153311675

Matched Legal Cases: ['art. 337', 'art. 55', 'art. 155', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 739', 'art. 739', 'art. 111', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 337']

Art. 337 ter codice civile - Provvedimenti riguardo ai figli - Brocardi.it
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Articolo 337 ter Codice civile
Dispositivo dell'art. 337 ter Codice civile
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all'articolo 337 bis, il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l'affidamento familiare. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice del merito e, nel caso di affidamento familiare, anche d'ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi (1).
(1) Articolo aggiunto dall'art. 55 del D. lgs. 28/12/2013 n. 154, il quale riporta, con modificazioni, il contenuto della versione previgente dell'art. 155.
Massime relative all'art. 337 ter Codice civile
Cass. civ. n. 15240/2018
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 15240 del 12 giugno 2018)
Cass. civ. n. 12954/2018
In tema di affidamento dei figli minori, il criterio fondamentale cui deve attenersi il giudice nel fissare le relative modalità, in caso di conflitto genitoriale, è quello del superiore interesse della prole, stante il preminente diritto del minore ad una crescita sana ed equilibrata, sicché il perseguimento di tale obiettivo può comportare anche l'adozione di provvedimenti – quali, nella specie, il divieto di condurre il minore agli incontri della confessione religiosa abbracciata dal genitore dopo la fine della convivenza – contenitivi o restrittivi di diritti individuali di libertà dei genitori, ove la loro esteriorizzazione determini conseguenze pregiudizievoli per il figlio che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica o lo sviluppo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12954 del 24 maggio 2018)
Cass. civ. n. 11689/2018
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 11689 del 14 maggio 2018)
Cass. civ. n. 4811/2018
A seguito della separazione personale dei coniugi, nel quantificare l'ammontare del contributo dovuto dal genitore non collocatario per il mantenimento del figlio minore, deve osservarsi il principio di proporzionalità, che richiede una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori, oltre alla considerazione delle esigenze attuali del figlio ed del tenore di vita da lui goduto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte d'appello per non aver effettuato un'adeguata indagine circa le risorse patrimoniali e reddituali di ciascuno dei genitori, ed avere pure espressamente trascurato la maggiore capacità patrimoniale del padre, comunque accertata nel caso concreto).
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 4811 del 1 marzo 2018)
Cass. civ. n. 27153/2017
Il procedimento ex art. 337 ter c.c. si instaura nel luogo di residenza abituale del minore, da identificarsi in quello in cui costui ha consolidato, consolida o potrà consolidare una rete di affetti e relazioni, tali da assicurare un armonico sviluppo psicofisico, sicché, nei casi di recente trasferimento, occorre una prognosi sulla probabilità che la nuova dimora diventi l'effettivo, stabile e duraturo centro di affetti e di interessi del minore e che il cambiamento della sede non rappresenti un mero espediente per sottrarlo alla vicinanza dell'altro genitore o alla disciplina generale sulla competenza territoriale. (Nella specie, la Corte ha escluso che la minore, di pochi mesi, avesse consolidato una rete di affetti nella città in cui aveva vissuto con la madre dalla nascita e ha dichiarato la competenza territoriale del tribunale della città in cui si trovava la nuova sede lavorativa della madre e dove quest’ultima aveva iscritto la figlia in un asilo, così dimostrando la chiara intenzione di un definitivo trasferimento suo e della minore).
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 27153 del 15 novembre 2017)
Cass. civ. n. 977/2017
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 977 del 17 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 25723/2016
(Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 25723 del 14 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 18559/2016
In tema di affidamento dei figli minori, la grave conflittualità esistente tra i genitori e la commissione di reati da parte dell'uno nei confronti dell'altro costituiscono fatti dotati di rilevante influenza sul regime di affidamento più consono, in virtù della preminenza che riveste in tali procedimenti l'interesse del minore, da intendersi come riferito alle sue fondamentali ed imprescindibili esigenze di cura, educazione, istruzione e sana ed equilibrata crescita psicologica, e possono, pertanto, fondare la domanda di affidamento esclusivo.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18559 del 22 settembre 2016)
Cass. civ. n. 14175/2016
In materia di separazione personale dei coniugi, la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner, pur non determinando automaticamente una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati dalla precedente unione, deve essere valutata dal giudice come circostanza sopravvenuta che può portare alla modifica delle condizioni originariamente stabilite in quanto comporta il sorgere di nuovi obblighi di carattere economico.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 14175 del 12 luglio 2016)
Cass. civ. n. 16175/2015
Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l'altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, spese di arredamento della cameretta, stage per l'apprendimento della lingua inglese), trattandosi di decisione "di maggiore interesse" per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all'interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell'entità della spesa rispetto all'utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 16175 del 30 luglio 2015)
Cass. civ. n. 9633/2015
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9633 del 12 maggio 2015)
Cass. civ. n. 6132/2015
Il decreto della corte di appello, contenente i provvedimenti in tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio e le disposizioni relative al loro mantenimento, è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. poiché già nel vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54 - che tendeva ad assimilare la posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio - ed a maggior ragione dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 - che ha abolito ogni distinzione - al predetto decreto vanno riconosciuti i requisiti della decisorietà, in quanto risolve contrapposte pretese di diritto soggettivo, e di definitività, perché ha un'efficacia assimilabile "rebus sic stantibus" a quella del giudicato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6132 del 26 marzo 2015)
Cass. civ. n. 11412/2014
In tema di separazione personale tra coniugi, il giudice della separazione è competente, anche "ultra petitum", ad assumere i provvedimenti relativi alla prole, con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva disposto l'affidamento del minore al servizio sociale, in ragione della consumata violazione del suo diritto alla bigenitorialità e della conflittualità in atto tra i genitori).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11412 del 22 maggio 2014)
Cass. civ. n. 20139/2013
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20139 del 3 settembre 2013)
Cass. civ. n. 18131/2013
La regola dell'affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall'art. 155 c.c. con riferimento alla separazione personale dei coniugi, non esclude che il minore sia collocato presso uno dei genitori (nella specie, la madre) e che sia stabilito uno specifico regime di visita con l'altro genitore.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18131 del 26 luglio 2013)
Cass. civ. n. 17089/2013
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17089 del 10 luglio 2013)
Cass. civ. n. 2/2012
In tema di mantenimento della prole, devono intendersi spese "straordinarie" quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall'ordinario regime di vita dei figli, cosicchè la loro inclusione in via forfettaria nell'ammontare dell'assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall'art. 155 c.c. e con quello dell'adeguatezza del mantenimento, nonchè recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell'assegno "cumulativo", di cure necessarie o di altri indispensabili apporti; pertanto, pur non trovando la distribuzione delle spese straordinarie una disciplina specifica nelle norme inerenti alla fissazione dell'assegno periodico, deve ritenersi che la soluzione di stabilire in via forfettaria ed aprioristica ciò che è imponderabile e imprevedibile, oltre ad apparire in contrasto con il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere preventivamente quantificato, introduce, nell'individuazione del contributo in favore della prole, una sorta di alea incompatibile con i principi che regolano la materia.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2 del 8 giugno 2012)
Cass. civ. n. 17191/2011
L'art. 1, comma primo, della legge 8 febbraio 2006, n. 54, che ha novellato l'art. 155 c.c., nel prevedere il diritto dei minori, figli di coniugi separati, di conservare rapporti significativi con gli ascendenti (ed i parenti di ciascun ramo genitoriale), non attribuisce ad essi un autonomo diritto di visita, ma affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nell'articolazione di provvedimenti da adottare in tema di affidamento, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto ad una crescita serena ed equilibrata. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto non censurabile la motivazione della corte territoriale che, provvedendo alla concreta regolazione di tale questione nella suddetta prospettiva, ha ritenuto idonea a realizzare, nella specie, l'interesse della minore la possibilità per la medesima di vedere i nonni paterni in occasione delle visite al padre, anche tenuto conto della attiguità delle rispettive abitazioni).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17191 del 11 agosto 2011)
Cass. civ. n. 586/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 586 del 16 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 9484/2002
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9484 del 28 giugno 2002)
Cass. civ. n. 13872/2001
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13872 del 9 novembre 2001)
Cass. civ. n. 8046/1998
Il provvedimento emesso dalla corte d'appello ai sensi dell'art. 739 c.p.c. su reclamo avverso il decreto del tribunale in materia di modificazione dei provvedimenti di separazione riguardanti i coniugi, dichiarato espressamente non reclamabile ai sensi del citato art. 739, è caratterizzato dagli elementi della decisorietà e definitività ed è perciò ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., diversamente da quanto accade per i provvedimenti di separazione riguardanti la prole, atteso che tali provvedimenti, essendo modificabili, a norma dell'art. 155 ult. comma c.p.c., senza bisogno che per la modifica sia dedotto un mutamento delle circostanze esaminate dal giudice sono privi del carattere della definitività e insuscettibili di passare in cosa giudicata.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8046 del 14 agosto 1998)
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relative all'articolo 337 ter Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 337 ter Codice civile - Provvedimenti riguardo ai figli | Quesito Q201821470
lunedì 28/05/2018 - Veneto
ho alcune questioni che desidererei chiarire per poter togliermi dei dubbi ed essere già ampiamente informato riguardo a delle decisioni che sto valutando se intraprendere o meno, e le conseguenze che potrebbero comportare le stesse.
Cercherò di spiegarle il problema il più dettagliatamente possibile, in modo che Lei possa valutare con gli elementi che le fornirò tutte le possibili strade percorribili ed i vari probabili scenari che mi si potrebbero porre dinanzi.
Sono un ragazzo di 30 anni, io e la mia attuale compagna abbiamo una bambina di 20 mesi compiuti. Io e la mia compagna non abbiamo nessun legame giuridico, non siamo sposati né risultiamo effettivamente conviventi. Io posseggo la residenza al mio paese di origine, allo stesso indirizzo da quando sono nato. Residenti con me risultano essere anche entrambi i miei genitori, regolarmente sposati. La casa è indipendente (non alloggiamo in condomini o villette a schiera o similari), disposta su tre piani. Quello centrale è il piano dove alloggiano i miei genitori, il piano sottotetto si trova allo stato grezzo ed il pianterreno attualmente dispone di cucina, una camera da letto, un bagno, cantina, garage e locale caldaia, ed è libero. La casa è di proprietà di mio padre, e si trova in un piccolo comune in provincia di (omissis). Sono figlio unico.
La mia compagna risiede a sua volta nei pressi del suo paese d’origine, ed attualmente è residente in una casa in affitto da circa 10 anni o poco più. Il contratto di affitto è intestato unicamente a lei. Assieme a lei risultano residenti la nostra bambina e l’altra figlia di lei, di quasi 13 anni, avuta da una precedente relazione. La relazione che ha avuto con il padre di questa bambina è simile alla mia, non sono stati sposati. Il padre della bambina abita a circa 4 km dalla residenza della mia compagna ed ha già da parecchi anni regolamentato l’affidamento della figlia assieme alla mia compagna. Lei risiede in un paesino in provincia del (omissis). La distanza in termini stradali tra la mia residenza e la sua è di circa 460 Km.
La nostra bambina di 20 mesi è regolarmente riconosciuta da entrambi ed è in salute.
Io ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato con un’impresa di costruzioni in provincia di Torino, con mansione di impiegato tecnico. Lavoro con questa impresa da 10 anni continuativi, ed ho un salario mensile regolare. Lavoro attivamente in cantieri edili di vario tipo, in svariate località. Generalmente i cantieri hanno durate che spaziano da qualche mese ad un anno o due, e possono trovarsi un po’ ovunque. Negli ultimi dieci anni ho lavorato sempre in Italia, ad eccezione di un cantiere in Francia che dista circa 30 Km dal confine italiano. Generalmente, salvo eccezioni indotte da particolari esigenze lavorative, posso contare su turni lavorativi che vanno dalla settimana lavorativa standard (quindi lavoro dal lunedì al venerdì e sabato e domenica rientro a casa) a periodi di 10 gg consecutivi di lavoro seguiti da 4 gg consecutivi di riposo a casa. Chiaramente come avrà intuito, nei giorni di lavoro sono assente da casa ed alloggio nelle strutture messe a disposizione dall’impresa ed a carico dell’impresa, nei pressi del cantiere in corso. Al termine dei miei turni lavorativi rientro presso la mia abitazione, o comunque posso assentarmi dal cantiere e trascorrere i miei giorni di riposo nella località che preferisco.
Attualmente, nella maggior parte dei week end (o comunque nei periodi di riposo che mi sono normalmente concessi), com’è logico, rientro alla casa della compagna (dove per l’appunto risiede anche la nostra bambina) e trascorro i riposi in loro compagnia.
La compagna ha un lavoro a tempo indeterminato presso una cooperativa di pulizie vicino casa. Lavora con un orario ridotto (non a tempo pieno) comprendente qualche ora al giorno, e si gestisce quasi autonomamente i locali nei quali deve fare le pulizie. Il suo raggio lavorativo rientra sulla decina di km dall’abitazione, raramente a 20-30 Km. Si può trovare in casa per buona parte della giornata, in orari diversi in base al giorno della settimana.
Io e la compagna non possediamo nulla di co-intestato, né il conto corrente bancario, né immobili, né vetture, né quant’altro. Tutto quello che riguarda la sua abitazione (attualmente in affitto), compreso quindi bollette luce gas ecc, è intestato a lei.
Per quanto riguarda la presa in carico fiscale della bambina, possiede lei il 100% della figlia a carico, e ne percepisce gli assegni famigliari.
Su iniziativa personale, e senza nessun obbligo di legge, con cadenza mensile trasmetto tramite bonifico bancario un certo importo alla compagna, quale supporto per il giusto mantenimento congiunto di nostra figlia, circa da quando ha compiuto il terzo mese di vita in avanti.
Negli ultimi mesi sono iniziati alcuni dissapori tra me e la compagna, che stanno minando la nostra relazione. Non avendo nessun vincolo giuridico con lei, chiaramente non sono sottoposto a casi di divorzio o quant’altro.
Principalmente questo comporterebbe ad una “separazione” in termine di rapporti umani, per la quale io desidererei ricondurre la mia vita al mio paese d’origine o comunque in altro ambiente, e non più con lei. Ora l’unico vincolo a tutto ciò riguarda l’affidamento della bambina e, più correttamente parlando, la regolamentazione del tempo che può/deve trascorrere con me, sotto la mia diretta giurisdizione, ed il tempo che può/deve trascorrere con la madre, oltre che all’aspetto economico per il sostentamento della bimba.
La mia richiesta quindi vèrte su vari punti che vorrei chiarire prima di intraprendere azioni legali per la regolamentazione di tutto ciò:
- Alla luce della situazione attuale che le ho presentato e di tutti gli elementi forniti, che spero siano sufficienti per definire un giudizio più realistico possibile, verosimilmente la bambina potrebbe, con cadenza regolare, venire affidata a me per i giorni che ho a disposizione di riposo dal lavoro (e che quindi mi permettono di assentarmi dal cantiere per tornare alla mia abitazione)?
Per “affidamento” intendo prelevare la bambina dalla sua abitazione attuale presso la madre e portarla alla mia abitazione od al mio alloggio che andrò a definire successivamente, e trascorrere con lei il tempo e le giornate che mi sono concesse dalla sentenza del tribunale, in caso di azione legale.
- La stessa richiesta vale per periodi particolari dell’anno quali feste nazionali e religiose, o periodi prolungati di ferie che ho a mia disposizione come ad esempio il periodo natalizio e le ferie estive, quindi si parla di periodi che possono anche variare tra la settimana ed i 10-15 gg consecutivi. Verosimilmente in questi periodi come viene generalmente disposta la permanenza della bambina presso uno o l’altro genitore?
- Supponendo che io riesca o comunque voglia ricondurre la mia vita presso il mio paese d’origine, posso pensare di prelevare la bambina dalla sua abitazione presso la madre, per farle trascorrere qualche giorno dove risiedo (e risiedono i nonni della mia bambina, ovvero i miei genitori), per poi riportarla da lei? Se sì, con quale cadenza? Tenendo presente che con probabilità proseguirei comunque a svolgere la mia attività lavorativa attuale.
- In maniera più generica, richiedendo una regolamentazione presso il tribunale per il mantenimento di nostra figlia, da genitori non conviventi quali noi siamo, quale scenario mi si potrebbe facilmente porre davanti? E quali diritti e di conseguenza obblighi? Tenendo in considerazione tutti gli elementi che le ho fornito ed in particolar modo il mio indirizzo di residenza attuale, al quale terrei portare la bambina nei giorni che mi sono eventualmente concessi, chiaramente in maniera autonoma e senza la presenza della madre.
Chiaramente tutte le richieste riguardano la facoltà di trascorrere del tempo con mia figlia, senza la presenza della madre e non presso la sua abitazione, avendo così piena giurisdizione sulla bambina per i periodi che mi sono concessi, compresi periodi di più giorni consecutivi e quindi con il pernottamento della bambina presso il mio alloggio.
- Tutto ciò si può ottenere da subito o ci sono delle tempistiche legate all’età della bambina o ad altri fattori particolari del caso, presenti nella mia situazione specifica?
- Cosa si può ottenere o cosa difficilmente sarà ottenibile da una sentenza del tribunale su richiesta consensuale per la regolamentazione di affidamento della bambina?
Ringraziando per l’attenzione ed auspicando di riuscire a definire uno scenario futuro più chiaro e realistico possibile, nel caso decidessi di intraprendere le vie legali che le ho prospettato, colgo l’occasione per porgere
La materia dell’affidamento dei figli in caso di crisi del vincolo matrimoniale o, come in questo caso, della coppia di fatto, è governata dal principio della bigenitorialità, introdotto già con L. n. 54/2006, ovvero del diritto del figlio minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (art. 337 ter del c.c., introdotto con D.Lgs. n. 154/2013).
Con le riforme degli ultimi anni, infatti, si è cercato di superare il rigido schema dell’affidamento ad un solo genitore, che vedeva il genitore non affidatario spesso poco coinvolto (e poco responsabilizzato) nelle scelte riguardanti la vita e la crescita dei figli e spesso visto come mero “erogatore” di un contributo mensile per il mantenimento, in favore del sistema c.d. dell’affidamento condiviso.
Secondo la disciplina ora in vigore, al fine di realizzare il principio di bigenitorialità, il giudice, nell’adottare i relativi provvedimenti, deve seguire come criterio esclusivo di riferimento l'interesse morale e materiale della prole.
A tale scopo, il giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori, oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli.
Il giudice può prendere atto degli eventuali accordi intervenuti tra i genitori, purché non contrari all'interesse dei figli.
Ai sensi dell’art. 337 quater del c.c., l'affidamento esclusivo (cioè ad uno solo dei genitori) può essere disposto solo qualora il giudice ritenga che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore. Le ragioni di tale scelta vanno comunque esposte in un provvedimento motivato.
In caso di affidamento esclusivo, è il genitore affidatario che, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale sui figli; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
Invece nell’ipotesi “fisiologica” dell’affidamento condiviso la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo dai genitori tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.
Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento.
Per quanto riguarda gli aspetti economici, salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori
Esaurita la necessaria premessa, occorre precisare come, in questa sede, non sia possibile fornire una prognosi certa circa i provvedimenti che potrebbero venire assunti dal giudice competente che, in questo caso, è il tribunale ordinario in composizione collegiale (e non più il tribunale per i minorenni, avendo le recenti riforme equiparato anche in questo i figli nati fuori dal matrimonio a quelli nati da coppie sposate).
Molto dipende, infatti, dalla valutazione che verrà fatta dal tribunale sulla base dell’interesse della minore (che costituisce il criterio esclusivo di valutazione della congruità delle condizioni di affidamento richieste).
Alla luce degli elementi forniti nel quesito, è verosimile che, non risultando ragioni ostative, venga disposto l’affidamento condiviso della minore, la quale con ogni probabilità risiederà in via prevalente presso la madre.
Certamente il padre potrà richiedere che la figlia trascorra con lui i giorni in cui egli è libero dal lavoro, da determinarsi preventivamente (es. fine settimana), ovvero da concordare con la madre a seconda di eventuali turni variabili di lavoro.
Analogo discorso può farsi per le festività (normalmente si prevede che il minore trascorra parte delle festività rispettivamente con l’uno o con l’altro genitore, ad anni alterni), e si potrà altresì disporre e/o concordare una permanenza della bambina presso il padre in occasione delle vacanze estive.
La frequentazione con tali modalità da parte del padre non è in linea di principio preclusa dall’eventuale trasferimento di quest’ultimo presso il proprio paese d’origine (situato a notevole distanza dalla residenza della madre ed attuale residenza della bambina): anche in questo caso, tuttavia, occorre adottare come esclusivo parametro di riferimento l’interesse della minore. Ad esempio, le modalità di frequentazione da parte del padre non dovranno interferire con la frequenza scolastica della bambina e con gli impegni di quest’ultima (chiaramente, le esigenze di questo tipo aumenteranno nel corso degli anni).
Per quanto riguarda il mantenimento, si è visto come il sistema attualmente vigente, fondato sull’idea del mantenimento diretto, escluda, in linea di principio, ogni automatismo nella previsione di un assegno, che appare anzi meramente eventuale e con il solo scopo di riequilibrare il differente apporto economico delle parti (che deve essere proporzionale alle capacità di ciascuno).
Nella pratica, tuttavia, la previsione di un contributo fisso mensile, da corrispondersi al genitore col quale il figlio trascorre la maggior parte del tempo, costituisce ancora l’ipotesi più frequente. La misura dell’assegno mensile dipenderà, naturalmente, dalla valutazione che il tribunale opererà riguardo alle condizioni economiche dei coniugi.
Normalmente in aggiunta all’importo fisso mensile viene stabilita la ripartizione tra i genitori al 50% delle spese che non possono ritenersi comprese nel concetto di “mantenimento” ordinario.
In proposito, il Consiglio Nazionale Forense ha elaborato, in tempi recenti (29 novembre 2017), una serie di linee guida per la regolamentazione del mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare.
Secondo le citate linee guida, costituiscono spese comprese nell’assegno di mantenimento quelle relative a: vitto, abbigliamento, contributo per spese dell'abitazione (utenze incluse), spese per tasse scolastiche (ad eccezione di quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (compresi antibiotici, antipiretici, medicinali per la cura di patologie ordinarie e stagionali), spese di trasporto urbano (tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche, organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; baby sitter, se già esistenti nell'organizzazione familiare); prescuola e doposcuola, se già presenti nell'organizzazione familiare prima della separazione o conseguenti al nuovo assetto determinato dalla cessazione della convivenza, a condizione che si tratti di spesa sostenibile; trattamenti estetici (parrucchiere ed estetista), attività ricreative abituali (cinema, feste, attività conviviali), spese per la cura degli animali domestici dei figli (salvo che questi siano stati donati successivamente alla separazione o al divorzio).
Costituiscono, invece, spese extra assegno obbligatorie, per cui non è richiesta la previa concertazione tra i genitori, quelle riguardanti: libri scolastici, spese sanitarie urgenti, acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per interventi chirurgici indifferibili (sia presso strutture pubbliche che private), spese ortodontiche, oculistiche, e sanitarie effettuate presso il S.S.N. in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato; spese protesiche; spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto quando acquistato con l'accordo di entrambi i genitori.
Da ultimo, vi sono spese extra assegno subordinate al consenso di entrambi i genitori, che a loro volta possono suddividersi in diverse categorie.
In quelle scolastiche rientrano: iscrizioni e rette di scuole private; iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative per fuori sede di università pubbliche e private; ripetizioni; frequenza del conservatorio o di scuole formative; master e specializzazioni post universitari; spese per la preparazione agli esami di abilitazione o alla preparazioni di concorsi (acquisto libri, dispense ed eventuali pernottamenti fuori sede); viaggi di istruzione organizzati dalla scuola, prescuola, doposcuola; servizio baby sitting laddove l'esigenza nasca con la separazione e debba coprire l'orario di lavoro del genitore che lo utilizza; viaggi studio e d'istruzione, soggiorni all'estero per motivo di studio; corsi per l'apprendimento delle lingue straniere.
Chiudono l'elenco le spese per l'organizzazione di ricevimenti, celebrazioni e festeggiamenti dedicati ai figli, nonché le spese medico sanitarie che comprendono: spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite S.S.N., spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi clinici, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopedia.
Tutte le spese extra assegno, subordinate o meno al consenso dei genitori, dovranno essere debitamente documentate.