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Timestamp: 2016-12-10 20:34:31+00:00
Document Index: 10779895

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 88', 'art. 26', 'art. 41', 'art. 26', 'art. 88', 'art. 23', 'art. 26']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 126 del 23.04.2002
Interpello /2002. Articolo 11 della legge 27 luglio 2000,
n. 212.. Banca X
Spa Art. 26 del DPR 29 settembre 1973, n. 600. Assogettabilità a ritenuta alla fonte degli interessi attivi maturati su conto corrente
La Banca X s.p.a., premesso che:
- ha stipulato un contratto di mutuo di durata decennale con l'Ente K, ente di diritto pubblico non economico;
- la somma mutuata è stata versata, contestualmente alla stipula, su un conto corrente vincolato intestato all'Ente K, del quale l'Ente stesso
può disporre solo previa autorizzazione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali;
- l'onere di ammortamento della somma mutuata
è invece interamente a carico del Ministero dell'Economia e delle Finanze (e
già del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica), per capitale ed interessi;
chiede, nella qualità di sostituto d'imposta, se sugli interessi attivi eventualmente maturati sul conto corrente su menzionato
dovrà essere operata all'atto dell'accreditamento la ritenuta alla fonte ai sensi
dell'art. 26 del DPR 29 settembre 1973,
La Banca istante ritiene che sugli interessi attivi eventualmente
maturati sul conto corrente su menzionato non debba essere operata alcuna ritenuta alla fonte.
A sostegno di tale tesi fornisce tre argomentazioni distinte, ciascuna
delle quali perviene alla conclusione della non assoggettabilità a ritenuta degli interessi in questione, sulla base di una diversa ricostruzione
giuridica della fattispecie in esame.
In prima analisi l'istante osserva che, nonostante il conto sia
formalmente intestato all'Ente K, gli interessi attivi eventualmente maturati non costituiscono reddito per l'intestatario, in quanto il rapporto
per tale soggetto non è produttivo di alcun incremento patrimoniale, né in via immediata, essendo l'eventuale svincolo di detti importi subordinato ad
apposito provvedimento amministrativo, né in via mediata, atteso che lo svincolo verrebbe concesso per impiegare tali importi nella realizzazione
dell'opera pubblica.
I proventi originati dal rapporto sono, a parere dell'istante, di
pertinenza dell'Amministrazione sulla quale grava l'onere del finanziamento, individuata nel Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Sarebbe, pertanto, applicabile alla fattispecie in esame l'art. 26, comma 2, lett. c), del DPR
n. 600 del 1973, in base al quale non sono soggetti a ritenuta "gli interessi a favore del Tesoro sui depositi e conti
correnti intestati al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica".
La seconda argomentazione si fonda sulla natura giuridica degli
interessi in questione.
La banca istante ritiene che, producendosi tali interessi proprio a
fronte della mancata utilizzazione delle somme di denaro erogate a titolo di finanziamento, delle quali la banca ha la temporanea detenzione, essi hanno
natura essenzialmente compensativa, reintegrando la perdita patrimoniale subita dal soggetto tenuto all'ammortamento del mutuo,
cioè il Ministero dell'Economia e delle Finanze, e, quindi, non sono il frutto di un atto di
impiego del capitale. Pertanto gli interessi in questione, quali interessi di natura compensativa, non sarebbero assoggettati a tassazione, in quanto
il beneficiario non svolge attività d'impresa.
L'ultima argomentazione sostenuta dall'istante, infine, si basa non
più sulla individuazione delle parti del rapporto, ma sulla qualificazione giuridica del contratto in esame.
L'istante afferma l'inapplicabilità delle ritenute sulla base delle
Secondo l'istante il contratto stipulato con l'Ente K, per la
specialità della disciplina che lo regola, non può essere ricondotto nell'ambito di un ordinario rapporto di conto corrente, ma rientra
nell'ambito dell'attuazione di una regolamentazione pubblicistica di un'operazione di finanziamento di opere pubbliche.
Da ciò conseguirebbe che nel caso di specie non dovrebbe trovare
applicazione l' art. 26, comma 2, del DPR
n 600 del 1973, relativo agli interessi ed altri proventi corrisposti ai titolari di conti correnti.
La banca istante ritiene altresì che ai redditi da essa corrisposti
all'Ente K non dovrebbe applicarsi neppure la disciplina residuale di cui
all'art. 26, ultimo comma, del DPR
n. 600 citato.
Infatti, la Banca interessata osserva che il beneficiario degli
interessi in questione, anche quando si consideri come parte del rapporto l'Ente K, ente pubblico non economico,
è comunque un soggetto escluso dall'IRPEG, ai sensi dell'art. 88, comma 1, del TUIR, approvato con DPR 22
dicembre 1986, n. 917, e che l'articolo 26, ultimo comma, citato, non
contenendo l'ampio riferimento ad "ogni altro caso", recato invece dal quarto comma dello stesso articolo, non
può trovare applicazione nei confronti dei soggetti esclusi dall'Irpeg.
La prima argomentazione avanzata dalla Banca a sostegno della tesi
dell'inapplicabilità delle ritenute alla fonte nel caso di specie si basa sul presupposto che l'Ente K sia parte solo in senso formale del contratto
di conto corrente, ma che effettivamente il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ossia l'amministrazione su cui grava l'onere del rimborso della
somma mutuata, sia la parte sostanziale del rapporto in esame.
La banca istante ha stipulato un contratto di finanziamento di
un'opera pubblica con l'Ente K, su autorizzazione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. In relazione di
accessorietà rispetto all'erogazione del mutuo su menzionato è stato stipulato un contratto di
conto corrente vincolato, intestato all'Ente K, sul quale è stata versata la somma mutuata.
Il conto corrente è vincolato presso la Banca X - s.p.a. e l'Ente
mutuatario ne può disporre previa notifica del decreto di impegno e di svincolo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
L'onere di ammortamento del mutuo, in 20 rate semestrali, comprensive
della quota capitale e della quota interessi, è a totale carico del bilancio dello Stato, segnatamente del Ministero dell'Economia e delle
Finanze (già Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica).
Sulle somme che dovessero essere svincolate dal conto corrente
anteriormente all'entrata in ammortamento del mutuo vengono conteggiati interessi passivi, addebitati sul conto stesso, mentre nel periodo di
ammortamento sulle somme in giacenza maturano interessi attivi.
Le eventuali maggiori disponibilità che potranno verificarsi per
effetto di tali interessi attivi (al netto di quelli passivi su menzionati) sono vincolate e potranno essere prelevate dall'Ente intestatario per essere
utilizzate solo se previamente autorizzato con preventivo provvedimento emanato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Il saldo residuo
al momento della chiusura, comprensivo degli interessi maturati sulle giacenze non utilizzate dall'Ente o che non siano state svincolate,
dovrà essere devoluto al Ministero dell'Economia e delle Finanze, mediante
l'accredito sul relativo capitolo di entrata.
Dalla ricostruzione della fattispecie sopra esposta, si rileva che
parti del contratto di conto corrente vincolato aperto presso la banca sono la banca istante e l'Ente K, intestatario del conto corrente.
Ciò posto, si osserva che sulla base dei principi generali in
materia, gli interessi attivi derivanti da conto corrente costituiscono reddito per il soggetto intestatario,
cioè per l'Ente K, ed a tal fine non assume rilievo la destinazione economica degli stessi.
Peraltro, la chiara formulazione letterale
dell'art. 26
del DPR n. 600 del 1973 non lascia dubbi sulla corretta interpretazione della disposizione.
La norma esclude, infatti, l'assogettamento a ritenuta, tra gli altri, degli
interessi a favore del Tesoro sui depositi e conti correnti intestati al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Il contratto di conto corrente in esame, pur con le
peculiarità descritte, non ha come intestatario il Ministero dell'Economia e delle
Finanze (e già il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica),
bensì solo l'Ente K, né sul piano giuridico è possibile considerare estensivamente intestatario del conto corrente il Ministero
Per quanto riguarda la seconda argomentazione sostenuta dalla banca si
osserva che la stessa non tiene conto del fatto che gli interessi in questione maturano su un conto corrente, intestato peraltro ad un ente
pubblico che sul piano formale è un soggetto distinto dallo Stato, e che, per tale motivo, gli stessi non possono non essere ricondotti fra i redditi
di capitale di cui all'art. 41, comma 1, lett. a) del Testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917
Con riferimento alla terza tesi prospettata dall'istante, al fine di
sostenere l'applicabilità al caso di specie della disciplina residuale di cui
all'art. 26, ultimo comma, del DPR 600 citato, si fa presente che l'Ente
K è un ente pubblico non economico non riconducibile tra "gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo, anche
se dotati di personalità giuridica..." esclusi dall'IRPEG in forza
dell'art. 88, comma 1, del TUIR.
Si ritiene, inoltre, che la specialità della disciplina che regola il
contratto, in attuazione della regolamentazione pubblicistica di un'operazione di finanziamento di opere pubbliche, non incide sulla
qualificazione giuridica del contratto stesso, che rimane un contratto di conto corrente.
Sulla base di quanto su esposto, la banca istante, nella
qualità di sostituto d'imposta, ai sensi dell'art. 23 del DPR
n. 600 del 1973, dovrà applicare sugli interessi attivi eventualmente maturati sul conto corrente
su menzionato, all'atto dell'accreditamento, la ritenuta alla fonte prevista
dall'art. 26, comma 2, del DPR