Source: https://www.sharecom.it/privacy-coronavirus/
Timestamp: 2020-07-03 13:33:52+00:00
Document Index: 149125743

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 23', 'art.2', 'art. 15']

La privacy nel periodo del Coronavirus - Sharecom
Privacy nel periodo del Coronavirus: cosa cambia
La situazione sanitaria determinata dal diffondersi del Nuovo Coronavirus hanno portato le Autorità ad intervenire sul relativo impatto privacy con disposizioni anche in deroga all’attuale disciplina sulla protezione dei dati personali.
In particolare il D.L. 9 marzo 2020 n. 14 ha previsto all’art. 14 una specifica disposizione sulla protezione dei dati personali nel contesto emergenziale, che sostanzialmente ricalca quanto era già stato disciplinato dall’art. 5 dell’Ordinanza n. 000630 della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 3 febbraio 2020, emessa previo parere del Garante del giorno 2 febbraio 2020.
Il Garante faceva notare che le disposizioni contenute nel Decreto rispettano le garanzie previste dalla normativa in materia di protezione dei dati personali nel contesto di una situazione di emergenza, tuttavia evidenziava la necessità che, alla scadenza dello stato di emergenza, fossero adottate da parte di tutte le Amministrazioni coinvolte misure idonee a ricondurre i trattamenti all’ambito delle ordinarie competenze e delle regole che disciplinano i trattamenti di dati personali in capo a tali soggetti.
Ecco nel dettaglio cosa prevede questa disposizione eccezionale.
Il Decreto Legge 9 marzo 2020 n. 14
pubblicato in G.U. n. 62 del 9 marzo 2020 ed in vigore dal 10 marzo 2020
Procediamo ora ad analizzare le singole disposizioni.
Condizioni di liceità ulteriori previste per le categorie particolari di dati (art. 9 GDPR)
e per i dati penali (art. 10 GDPR)
Come prima cosa viene confermato il ricorrere delle condizioni di liceità del trattamento dei dati
Art. 9 par. 2 GDPR
I Soggetti autorizzati al Trattamento sono:
il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le Forze armate, le Forze di polizia, gli enti e istituti di ricerca di rilievo nazionale con finalità di protezione civile, anche organizzati come centri di competenza, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il Consiglio nazionale delle ricerche, le strutture del Servizio sanitario nazionale, il volontariato organizzato di protezione civile iscritto nell’elenco nazionale del volontariato di protezione civile, l’Associazione della Croce rossa italiana e il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, le strutture preposte alla gestione dei servizi meteorologici a livello nazionale, le articolazioni centrali e periferiche del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo appositamente organizzate per la gestione delle attività di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di emergenze derivanti da calamità naturali; ogni altro ente previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 1/2018;
Tipologie di dati e di trattamenti ammessi
Questi soggetti possono eseguire trattamenti necessari all’espletamento delle funzioni attribuite loro nell’ambito dell’emergenza COVID-19.
Viene introdotta una limitazione nazionale agli obblighi comunitari secondo le facoltà concesse agli Stati membri dall’art. 23 lett. e) GDPR.
nel caso di impossibilità/incapacità o di rischio grave, imminente ed irreparabile per la salute dell’interessato,
Si segnala inoltre un disposto all’art.2 di questa Ordinanza da parte del Ministero della Salute che così recita:
Leggi qui l’Ordinanza del Ministero della Salute del 21 febbraio 2020
La raccomandazione del Garante “no al fai da te” del 2 marzo 2020
Ai primi di marzo il Garante si era anche pronunciato con la propria raccomandazione 9282117-1.7 del 2 marzo 2020 che l’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettassero agli operatori sanitari ed al sistema attivato dalla protezione civile, organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica adottate.
I datori di lavoro avrebbero invece dovuto astenersi dal raccogliere informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa perchè la finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus doveva infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato.
Le suddette misure raccomandate dal Garante devono ovviamente leggersi oggi alla luce degli aggiornamenti normativi disposti non solo dal predetto D.L. 14/2020, ma anche dai DPCM 8 marzo, 9 marzo e 11 marzo 2020, che hanno dato l’ulteriore stretta di contenimento e di gestione della diffusione del virus.
Lo statement dell’EDPB del 16 marzo 2020
Infine il 16 marzo 2020 lo European Data Protection Board (EDPB), ossia il Comitato Europeo per la Protezione dei Dati Personali, ha pubblicato una propria dichiarazione (statement) in merito all’attuale situazione emergenziale.
“Data protection rules (such as GDPR) do not hinder measures taken in the fight against the coronavirus pandemic. However, I would like to underline that, even in these exceptional times, the data controller must ensure the protection of the personal data of the data subjects. Therefore, a number of considerations should be taken into account to guarantee the lawful processing of personal data.” (“La disciplina sulla protezione dei dati <quale quella del GDPR> non ostacola le misure adottate nella lotta contro la pandemia del coronavirus. Tuttavia, voglio evidenziare che, anche in questi tempi eccezionali, il titolare deve assicurare la protezione dei dati personali degli interessati. Pertanto, alcune considerazioni devono essere tenute in conto per garantire il trattamento lecito dei dati personali“).
Secondo l’EDPB, il GDPR è una legislazione comunitaria che fornisce in ogni caso le regole da applicare al trattamento dei dati anche nel contesto emergenziale relativo al COVID-19, provvedendo ad indicare le basi giuridiche che le autorità possono invocare per trattare i dati anche durante la pandemia, senza necessità di ottenere il consenso degli interessati, come da esempio avviene per le condizioni determinate dall’interesse pubblico.
Quanto al trattamento dei dati tramite media elettronici o i dati mobile, l’EDPB ricorda che sono applicabili ulteriori regole, in quanto la Direttiva ePrivacy ha fornito il principio secondo cui la geolocalizzazione può essere utilizzata dall’operatore unicamente quando sono anonimi o previo consenso. Ne deriva che le pubbliche autorità dovrebbe puntare al trattamento anonimo per generare report sulla concentrazione dei dispositivi mobili in una certa località (cartografia).
E quando ciò non sia possibile, l’art. 15 della Direttiva ePrivacy permette agli stati membri di introdurre misure normative conformi alla sicurezza nazionale, ma tale legislazione di emergenza è ammessa solo a condizione che sia necessaria, appropriata e proporzionata, previe le idonee salvaguardie anche giudiziarie.
Leggi qui il parere originale dell’EDPB