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Timestamp: 2018-05-26 06:23:46+00:00
Document Index: 102501108

Matched Legal Cases: ['art. 1043', 'art. 1043', 'art. 1043', 'art.1043', 'art. 1043', 'art. 1043', 'art. 1037']

Art. 1043 codice civile: Scarico coattivo
Codice civile Art. 1043 codice civile: Scarico coattivo
Acque sovrabbondanti: acque eccedenti il normale utilizzo che, per una causa qualsiasi, si raccolgono o sorgono nel fondo e che è necessario eliminare per impedire che danneggino il fondo stesso.
Acque impure: acque, originariamente pure, che si sono contaminate al contatto di sostanze in esse disciolte nel corso della loro utilizzazione.
Il vantaggio che tale norma tutela è la possibilità di eliminare, attraverso canali costruiti sul fondo servente, le acque eccedenti dopo che il proprietario del fondo dominante le abbia utilizzate.
L’art. 1043 c.c. che disciplina la c.d. servitù di scarico coattivo trova applicazione unicamente quando venga in rilievo l’utilità di far passare le acque sovrabbondanti, comprese quelle luride, sul fondo servente per condurle verso un luogo ove il proprietario del fondo dominante abbia diritto di scaricarle, non anche quando si pretenda (come nella specie) di scaricarle direttamente sul fondo “servente”.
Tribunale Lucca 17 gennaio 2014 n. 71
La servitù coattiva di scarico può essere domandata per liberare il proprio immobile sia da acque sovrabbondanti potabili o non potabili, provenienti da acquedotto o da sorgente esistente nel fondo o dallo scarico di acque piovane, sia dalle acque impure, risultanti dal funzionamento degli impianti agricoli od industriali o degli impianti e servizi igienico sanitari degli edifici. L'art. 1043 c.c., infatti, non autorizza alcuna distinzione tra acque impure ed acque luride, intese quest'ultime come acque di scarico delle latrine, poiché anche queste sono impure, né fornisce alcun criterio di distinzione tra le une e le altre, trattandosi pur sempre di acque. Piuttosto, il riferimento alle acque impure contenuto nel secondo comma dell'art. 1043 cc, è fatto unicamente per stabilire che, in caso di acque impure, la servitù coattiva è subordinata all'adozione di particolari precauzioni.
Cassazione civile sez. II 09 ottobre 2013 n. 22990
La servitù coattiva di scarico può essere domandata per liberare il proprio immobile sia da acque sovrabbondanti potabili o non potabili, provenienti da acquedotto o da sorgente esistente nel fondo o dallo scarico di acque piovane, sia dalle acque impure, risultanti dal funzionamento degli impianti agricoli od industriali o degli impianti e servizi igienico-sanitari degli edifici. L'art.1043 cod. civ., infatti, non autorizza alcuna distinzione tra acque impure ed acque luride o "nere", intese quest'ultime come acque di scarico delle latrine, dovendosi, piuttosto, intendere il riferimento alle acque impure, contenuto nel secondo comma, come volto unicamente a stabilire che, in questo caso, la servitù coattiva è subordinata all'adozione di opportune precauzioni per evitare inconvenienti al fondo servente. Rigetta, App. Caltanissetta, 20/04/2007
L'art. 1043 c.c. non consente una distinzione fra acque chiare e luride ai fini della costituibilità in via coattiva della servitù di smaltimento delle acque reflue. Ai fini della costituzione di tale servitù non è infatti il grado o il tipo di impurità delle acque ad assumere rilevanza ma, invece, la possibilità di adottare o meno le precauzioni necessarie per impedire pregiudizi o molestie al fondo servente .
Cassazione civile sez. II 27 febbraio 2007 n. 4620
La servitù coattiva di scarico può essere domandata per liberare il proprio immobile sia da acque sovrabbondanti potabili o non potabili, provenienti da acquedotto o da sorgente esistente nel fondo o dallo scarico di acque piovane, sia dalle acque impure, risultanti dal funzionamento degli impianti agricoli od industriali o degli impianti e servizi igienico - sanitari degli edifici. L'art. 1043 c.c., infatti, non autorizza alcuna distinzione tra acque impure ed acque luride, intese quest'ultime come acque di scarico delle latrine, poiché anche queste sono impure, né fornisce alcun criterio di distinzione tra le une e le altre, trattandosi pur sempre di acque, mentre il riferimento alle acque impure contenuto nel comma 2 è fatto unicamente per stabilire che, in questo caso, la servitù coattiva è subordinata all'adozione di particolari precauzioni.
Cassazione civile sez. II 19 febbraio 2007 n. 3750
In tema di espropriazione, la realizzazione in assenza di provvedimento ablativo di un manufatto che occupi solo in parte il suolo ed il sottosuolo del fondo del privato (nella specie un collettore di cemento che attraversava il fondo del privato per lo più al di sotto del piano di campagna, dal quale affioravano diversi tombini), non costituisce occupazione acquisitiva dell'immobile, in quanto non lo trasforma totalmente nella sua fisicità ma, limitandone le facoltà di godimento, comporta l'imposizione e l'esercizio di una servitù di fatto su di esso, corrispondente a quelle descritte dagli art. 1037 e 1043 c.c., da cui deriva un pregiudizio permanente che non abbisogna di alcuna prova, essendo in re ipsa per la perdita di disponibilità del bene occupato dal manufatto; tale danno va risarcito in relazione sia ai frutti perduti, sia alla diminuzione di valore subita dall'immobile nella sua interezza, sia agli oneri ed alle perdite comunque verificabili nel futuro, secondo serie probabilità connesse alla natura del bene ed ad altri elementi oggettivi. (Nella specie, la S.C. ha anche ritenuto che tali voci di danno, compresa quella relativa alla diminuzione di valore della parte residua del fondo, fossero ricomprese nella domanda di risarcimento dei danni formulata «sia per la perdita dell'area interessata dalla costruzione dell'opera pubblica, sia per l'occupazione temporanea dell'area»).
Cassazione civile sez. I 28 maggio 2008 n. 14049
Rocco Curto ha detto:
26/08/2016 alle 21:16
la mia proprità in collina è attraversata da una canaletta che serve a scaricare le acque meteoriche delle strade a monte a valle, in una caditoia su una strada consortile. A chi spetta la manuenzuine del’opera idraulica che non ha akcuna utilità per il fondo servente?