Source: http://dirittoamministrativoconcentofanti.blogspot.com/2014/02/
Timestamp: 2018-06-19 06:49:57+00:00
Document Index: 25189529

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 106', 'art. 23', 'art. 4', 'sentenza ', 'art 42', 'art. 19']

Per quanto riguarda il requisito del controllo analogo, la giurisprudenza comunitaria sembra ammettere la deroga al principio della procedura a evidenza pubblica ogni volta che un soggetto economico corrisponda al modello comunitario dell'in house. In sintesi, il modello viene rispettato se sussiste il requisito del controllo analogo ("quando l'entità di cui trattasi è assoggettata a un controllo che consente all'amministrazione aggiudicatrice di influenzare le decisioni dell'entità medesima" - v. C.Giust. Sez. III 29 novembre 2012 C-182/11 e C-183/11, Econord, punto 27), e se la parte più importante dell'attività viene svolta con gli enti che detengono il controllo (v. C.Giust. Sez. II 17 luglio 2008 C-371/05, Commissione/Italia, punti 31-32).
Si può ritenere sussistente il controllo analogo anche nel caso di comuni con partecipazione sociali minime, in presenza di norme statutarie che da un lato attribuiscono rilievo direttamente alla popolazione e dall'altro (attraverso il patto parasociale) assicurano a ciascun comune il ruolo di dominus nelle decisioni circa il frammento di gestione relativo al proprio territorio. T.A.R. Lombardia Brescia, sez. II, 23/09/2013, n. 780
LA giurisprudenza comunitaria ha precisato che i soggetti che beneficiano di sovvenzioni pubbliche, e quindi anche i soggetti in house, possono certamente partecipare alle gare, come del resto possono partecipare in qualità di imprenditori gli stessi enti pubblici (v. C.Giust. Sez. IV 23 dicembre 2009 C-305/08, Conisma, punto 40; C.Giust. Sez. VI 7 dicembre 2000 C-94/99, Arge, punti 28-32).
Una parziale traduzione nel diritto interno dei principi comunitari è stata effettuata dall'art. 34 commi 20 e 21 del DL 179/2012.
La prima norma (comma 20) stabilisce che la scelta della modalità di affidamento dei servizi pubblici (qualsiasi modalità: gara, in house, società mista, partenariato) deve essere motivata per dimostrarne la conformità al diritto comunitario.
La seconda norma (comma 21) prevede una verifica sugli affidamenti in essere e l'adeguamento degli stessi ai principi comunitari entro il termine del 31 dicembre 2013, a pena di decadenza.
Dal confronto tra i principi comunitari e la (ancora frammentaria) normativa interna, la giurisprudenza ha desunto le seguenti indicazioni: (a) l'affidamento in house nel rispetto dello schema comunitario è sempre legittimo; (b) anche la partecipazione alle gare da parte di soggetti in house è legittima, come pure lo svolgimento di attività a favore di terzi, ma espone al rischio di fuoriuscire dallo schema comunitario (se la parte più importante dell'attività non è più svolta con gli enti che detengono il controllo).
I soggetti che si sentono danneggiati dalla restrizione degli spazi di mercato conseguente alla proliferazione degli affidamenti in house non possono quindi trovare tutela immediata contro i suddetti affidamenti, ma possono eventualmente ottenere che sia dichiarata la contrarietà al diritto comunitario (v. art. 106 par. 1 TFUE), e quindi la sopravvenuta inefficacia, degli affidamenti diretti attribuiti a operatori economici che nel tempo abbiano perso la caratteristica di soggetti in house secondo lo schema comunitario. In definitiva, un argine contro gli affidamenti in house è rinvenibile unicamente nell'equilibrio che gli operatori economici devono mantenere nella loro attività per rispettare i principi diritto comunitario. T.A.R. Lombardia Brescia, sez. II, 23/09/2013, n. 780.
Con l'espunzione dall'ordinamento nazionale dell'art. 23-bis, d.l. n. 112 del 2008 per effetto del referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011, e poi con la cancellazione dell'art. 4, d.l. n. 138 del 2011 per intervento della Corte Costituzionale, è venuta meno la possibilità di imporre agli enti locali un percorso ordinato (e scandito da tempi certi) verso la liberalizzazione dei servizi pubblici. Il vuoto normativo provocato dal referendum e dalla sentenza n. 199 del 2012 non è stato colmato dalla reviviscenza di norme anteriori ma dall'estensione dei principi comunitari. T.A.R. Lombardia Brescia, sez. II, 23/09/2013, n. 780.
Poiché sono curioso mi chiedo: Come si fa a coniugare le riforme costituzionali con la legge elettorale che hanno procedure di approvazione e tempi diversi .
Bisogna per forza nominare un senato che duri in carica fino all’approvazione della riforma costituzionale.
Deve essere sancito l’impegno dei senatori eletti di votare per la riforma che abroga il senato nel più breve tempo possibile.
Pubblicato da nicola centofanti a 18:35
Quesito Ufficiale giudiziario Esecuzione sfratto
L’ufficiale giudiziario che deve eseguirmi uno sfratto per un mio inquilino (che è assente dall’alloggio, che non è intervenuto nel procedimento di convalida , che non ha ricevuto una notifica a mani e che non si è neppure mai curato di ritirare le notifiche ritualmente effettuate a mezzo posta) mi dice che non può eseguire senza forza pubblica e che deve rinviare lo sfratto ad un altro accesso?
Il problema è che in Italia ogni funzionario fa quello che vuole. In questo caso è evidente che eseguire è possibile trattandosi di appartamento palesemente disabitato.
l'Ufficiale Giudiziario - ai sensi del combinato disposto degli artt. 513, 605 e 677 c.p.c. - già dispone ex se del potere dovere di richiedere, quando (secondo sua stessa valutazione discrezionale) occorre, l'assistenza della forza pubblica, non richiedendosi a tal fine alcuna autorizzazione da parte del giudice che ha emesso il provvedimento che si tratta di eseguire Tribunale Messina, sez. II, 27/02/2008.
L’eventuale sistema di tutela è costoso e richiede tempi smisurati per accertare il ritardo .
Senza contare che anche se lei accertasse giudizialmente il ritardo nel provvedere difficilmente il giudice iper garantista nei confronti del debitore difficilmente riconoscerebbe un risarcimento per il comportamento dilatorio dell’Ufficiale.
È per questo che investire in Italia è complicato e non essendoci tutela gli operatori tendono a trasferirsi altrove.
I pubblici dipendenti sono comunque tutelati da contratti che nel privato sono solo un miraggio e possono inventarsi a loro piacere procedure personalizzate.
Pubblicato da nicola centofanti a 18:34
Centro PAdane 5,91% presidente Galli
Soc coop. case pop. 32,26% cons Amore
Aem partecipa in
Aem Service 100%
LGH partecipa in
astem gestioni 100%
La commissione ambiente all'unanimità il 13 febbraio 2014 ha approvato la bozza del nuovo regolamento di igiene recependo le novità normative in materia di scarichi di camini, di smaltimento di amianto, di scavi .
Nel prossimo consiglio comunale il Regolamento dovrebbe trovare approvazione.
La normativa nazionale sempre più complessa trova nelle disposizioni regolamentari un utile punto di riferimento per risolvere i problemi di tutti i giorni dei cittadini o almeno di complicarli il meno possibile.
Avendo u regolamento gli uffici hanno una direttiva sicura si come operare evitando incertezze dando al richiedente una certezza di tempi.
Un lavoro da encomiare perché sono pochissimi i comuni che hanno adeguato, visto il mutamento dei riferimenti nazionali, i loro regolamenti in questa materia.
Tutte le componenti politiche presenti in commissione hanno apprezzato il lavoro svolto .
Cosa che non capita molto spesso.
Complimenti all'assessore all'ambiente e al suo staff.
Il paventato esproprio proletario non sortì l’effetto di ridurre la tutela della proprietà sancita dalla costituzione art 42 negli anni 70
Ora si paventa un esproprio di Stato con le patrimoniali sulla casa, il crollo del mercato immobiliare dovuto alla congiuntura sfavorevole, l’aggravarsi della tassazione diretta, indiretta e alla patrimoniale sugli immobili IMU, la mancata tutela in materia di rilascio immobili per morosità, i costi dovuti alla conservazione del patrimonio immobiliare comporta che la proprietà immobiliare sia diventata in molti casi più un onere che una fonte di reddito
Non sussiste una responsabilità solidale del condominio e del suo amministratore per i difetti ed i danni causati ad un condomino dall'appaltatore nell'esecuzione di lavori di ristrutturazione. Ogni condomino, in forza della regola della c.d. rappresentanza reciproca, può agire direttamente contro l'impresa appaltatrice, previa denuncia dei vizi e nel termine di prescrizione biennale, essendo allo scopo ininfluente la denuncia dei difetti presentata all'amministratore e per il suo tramite al condominio.
Tribunale Cagliari, 27/10/2004
Qualora in occasione di lavori condominiali uno dei condomini subisca un furto probabilmente agevolato dall’impalcatura in costruzione, la colpa non può essere imputata al committente, nel caso di specie il condominio, per fatti compiuti dall’appaltatore in quanto quest’ultimo sceglie liberamente le modalità operative da adottare per l’esecuzione dell’opus o del servizio. Pertanto il committente non risponde dei danni causati a terzi dall’appaltatore, a meno che il danno non sia derivato direttamente dall’esecuzione delle rigide istruzioni impartite dal committente all’appaltatore.
Tribunale Roma, sez. XIII, 18/01/2006
Il mio comune sta approvando un regolamento di igiene
Dalla bozza può vedere che in taluni casi viene disposta una normativa più restrittiva della legislazione nazionale.
Inoltre non vengono disposti tempi per la approvazione di autorizzazioni .
In effetti un regolamento è fonte normativa di secondo grado e non può disattendere provvedimenti normativi di primo grado pena la sua illegittimità,.
L’attività può essere iniziata da subito. L’amministrazione può disporre provvedimenti di divieto nei sessanta giorni dalla domanda e successivamente può disporre provvedimenti di autotutela, ex art. 19, L. 241/1990 e mod.
Legge 07/08/1990 n. 241, G.U. 18/08/1990 n. 192
Articolo 18 Articolo 19 Articolo 20
Pubblicato da nicola centofanti a 11:46
Chi si vuole impegnare per semplificare viene, quindi, emarginato.