Source: https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=5912
Timestamp: 2020-01-26 18:31:36+00:00
Document Index: 121063470

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 5', 'art. 241', 'art. 24', 'art. 243', 'art. 5', 'art. 241', 'art. 816', 'art. 243', 'art. 5', 'art. 243', 'art. 241']

Comunicato n. 41 del Consiglio della Camera arbitrale del 15 ottobre 2014
Risoluzione di massima sulla misura del deposito in acconto
A seguito dell’emanazione della legge 27 febbraio 2009, n. 14, entrata in vigore il 1° marzo 2009, (conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, art. 29, comma 1-quinquiesdecies) e successivamente del decreto legislativo n. 53/2010 (entrato in vigore il 27/04/2010), art. 5, comma 1, lett. h), l’art. 241, comma 12 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 è stato così modificato:” Il collegio arbitrale determina nel lodo definitivo ovvero con separata ordinanza il valore della controversia e il compenso degli arbitri con i criteri stabiliti dal decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia 2 dicembre 2000, n. 398, e applica le tariffe fissate in detto decreto. I compensi minimi e massimi stabiliti dalla tariffa allegata al regolamento di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 dicembre 2000, n. 398, sono dimezzati. Sono comunque vietati incrementi dei compensi massimi legati alla particolare complessità delle questioni trattate, alle specifiche competenze utilizzate e all’effettivo lavoro svolto. Il compenso per il collegio arbitrale, comprensivo dell’eventuale compenso per il segretario, non può comunque superare l’importo di 100mila euro, da rivalutarsi ogni tre anni con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. L’art. 24 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, si interpreta come non applicabile a quanto disciplinato ai sensi del presente comma…”
L’ applicazione delle nuove norme, va effettuata per la liquidazione dei compensi ai collegi arbitrali costituiti dopo l’entrata in vigore del d.lgs 53/2010.
Conseguentemente occorre adeguare la direttiva relativa agli importi del deposito cauzionale che le parti sono tenute a versare in acconto del corrispettivo arbitrale (art. 243, comma 6, d.lgs 163/2006) facendo riferimento alla tabella allegata al d.m. 2 dicembre 2000, n. 398, come modificato dall’art. 5, comma 1, lett. h) del d.lgs 53/2010.
Visto l’art. 241, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
Visto l’art. 816-septies del codice di procedura civile;
Visto l’art. 243, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
Visto il Comunicato del Presidente della camera arbitrale n. 35/2012 sulla misura del deposito in acconto dell’uno per mille negli arbitrati c.d. amministrati;
Considerato che i compensi spettanti agli arbitri devono essere determinati secondo le tariffe indicate nella tabella allegata al d.m. 2 dicembre 2000, n. 398 come modificate dall’art. 5, comma 1, lett.h) del d.lgs n. 53 del 2010;
Ritenuto che, anche il deposito in acconto deve essere calcolato sulla base delle predette tariffe adottando, come parametri di riferimento, i compensi stabiliti per i vari scaglioni di valore previsti nel menzionato decreto ministeriale, in sostituzione della precedente delibera del deposito stesso (Comunicato del Presidente della camera arbitrale n. 25/2007);
Tenuto conto di alcune richieste pervenute dalle parti di riduzione della somma determinata dalla Camera arbitrale del deposito in acconto;
Considerato che il deposito in acconto, oltre a convalidare la serietà dell’intrapresa procedura arbitrale, è destinato a rafforzare la garanzia del credito che spetta agli arbitri in corrispettivo dell’opera professionale loro commessa, per cui esso deve essere quantificato in una misura che sia coerente con tale funzione di garanzia, nel rispetto degli interessi patrimoniali delle parti dei procedimenti arbitrali, e ciò tanto più che l’esperienza finora acquisita ha dimostrato che quel deposito spesso è l’unica e pronta risorsa finanziaria sulla quale gli arbitri possono, almeno in parte, soddisfarsi dopo aver svolto la richiesta opera professionale;
Ritenuto pertanto che della giusta aspettativa al compenso per il lavoro eseguito e il rimborso delle spese sostenute, non può non tenersi conto del corretto esercizio del potere discrezionale attribuito alla Camera arbitrale, in coerenza anche con i precetti costituzionali che disciplinano il lavoro in tutte le sue forme;
Considerato che l’interesse delle parti dei procedimenti arbitrali non è pregiudicato dall’equa determinazione del deposito in acconto, alla luce anche della prassi comunemente adottata negli arbitrati liberi e della limitata durata dei giudizi arbitrali, cui è correlata la giacenza del deposito;
Tutto ciò premesso, ritenuto e considerato, il Consiglio all’unanimità delibera la seguente
Risoluzione di massima
Sulla misura del deposito in acconto
Il deposito in acconto previsto dall’art. 243, comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ed al cui versamento è condizionato l’avvio del giudizio arbitrale, va determinato in relazione al presumibile valore della controversia (v. art. 241, comma 12, del decreto legislativo n. 163 del 2006), quale risulta dalla documentazione in atti (domanda di arbitrato e atto di resistenza);
Detto deposito deve essere idoneo a svolgere la sua funzione di garanzia del credito degli arbitri, così da assicurare, almeno in parte, il pronto pagamento del compenso (e delle spese) per l’opera prestata, e da cautelare nel contempo gli arbitri stessi contro il rischio dell’insolvenza, dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento delle parti debitrici;
Esso pertanto è quantificato in via generale e forfettaria nella misura di € 15.000,00 salvo per i procedimenti arbitrali in cui il presumibile valore della controversia rientra nel primo scaglione della tabella allegata al d.m. 398/2000 (fino ad € 103.291,38) nel qual caso il deposito viene calibrato caso per caso sul presumibile importo della lite;
L’ importo come sopra determinato a titolo di acconto in aggiunta all’importo dovuto a titolo di acconto sull’uno per mille (v. Comunicato 35) dovrà essere sollecitamente versato sul c/c bancario 48067.88 intestato all’Autorità Nazionale Anticorruzione (cod. fisc. 97584460584), acceso presso il Monte dei Paschi di Siena sede di Via del Corso 232, 00186 Roma, il cui codice IBAN è: IT 77 O 01030 03200 000004806788; in occasione di tali versamenti dovranno essere specificate oltre all’indicazione delle parti e del presidente del collegio, le relative causali: “Acconto sul corrispettivo del collegio arbitrale” e “Acconto sull’uno per mille”;
Agli adempimenti suddetti è condizionata la costituzione del collegio arbitrale, che, altrimenti, non potrà avere luogo;
Nella eventualità che, a procedura definita, il deposito dell’acconto sul corrispettivo arbitrale e dell’acconto sull’uno per mille si rivelino eccedenti rispetto al dovuto, l’esubero sarà restituito al depositante a cura del competente Ufficio finanziario dell’Autorità, su pronta segnalazione della segreteria di questa Camera arbitrale.
Deliberato nella seduta del 14 ottobre 2014, verbale n.398.