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Timestamp: 2020-05-29 03:27:21+00:00
Document Index: 31493068

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Sentenza Cassazione Civile n. 8070 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8070 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 29/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.29/03/2017), n. 8070
sul ricorso 2943-2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 171/2013 della COMM.TRIB.REG. di CATANZARO,
– D.G.N. impugnava, innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Vibo Valentia, il provvedimento di diniego di validità della definizione L. n. 289 del 2002, art. 12 di carichi iscritti a ruolo, riguardante tasse automobilistiche, dovute per l’anno 1993. Il ricorrente eccepiva la prescrizione dei crediti e la regolarità della definizione di imposta. La CTP accoglieva il ricorso del contribuente. La sentenza veniva impugnata dall’Ufficio, sulla base del rilievo che la sanatoria di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 12 non era applicabile alle tasse automobilistiche dovute per il 1993, trattandosi di tributi regionali dal 1 gennaio 1993. La Commissione Tributaria Regionale della Calabria respingeva l’appello proposto dall’Ufficio. Avverso tale pronuncia propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate svolgendo tre motivi. La parte intimata non ha svolto difese. Il Procuratore Generale ha presentato conclusioni scritte, chiedendo l’accoglimento per quanto di ragione del ricorso, con le conseguenze di legge.
– Con il primo motivo di ricorso, l’Ufficio ricorrente censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 23 e della L. n. 289 del 2002, art. 13 nonchè dell’art. 12 disp. att. c.c., relazione al D.L. n. 282 del 2002, art. 5 quinquies conv. in L. n. 27 del 2003 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3)”, avendo il giudice di appello errato nel ritenere illegittimo il diniego di condono, applicando la procedura di definizione dei carichi di ruolo di cui alla L. n. 289 del 2012, art. 12 anche alle tasse automobilistiche regionali, atteso la loro natura di tributo erariale, alla luce di quanto espresso dalla Consulta con sentenza n. 311 del 2003.
Il primo motivo è fondato. Questa Corte ha costantemente affermato che la L. n. 289 del 2002, art. 12 è applicabile esclusivamente con riferimento a cartelle esattoriali relative ad IRPEF ed ILOR (Cass. n. 20746 del 2010; n. 11669 del 2016) o ad IRAP (Cass. n. 21416 del 2016) incluse in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione: sicchè la norma non può dirsi applicabile con riferimento a cartelle relative a tasse automobilistiche (Cass. 6695/2017). A decorrere dal 1 gennaio 1993, il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 23, comma 1, ha attribuito alle Regioni a statuto ordinario l’intera tassa automobilistica, disciplinata dal T.U. approvato con D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39 e successive mod., che ha assunto contestualmente la denominazione di “tassa automobilistica regionale”, da ritenersi, secondo il giudice delle leggi (Corte cost. n. 288 del 2012), “tributo proprio derivato dalla Regione”: sicchè, in assenza di uno specifico provvedimento del legislatore statale, la definizione agevolata della tassa automobilistica è condizionata all’emanazione di un provvedimento in tal senso del legislatore regionale ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 12 provvedimento che non è stato emanato. In ogni caso, una definizione agevolata della cartelle relative a tasse automobilistiche è stata disposta da una apposita norma dettata dal D.L. n. 282 del 2002, art. 5 quinquies.
Secondo quanto stabilito dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 13, comma 1 e 3, i tributi locali e le tasse automobilistiche anno 1993, oggetto della controversia, erano già non “erariali”, in quanto trasferiti alle Regioni dal 1 gennaio 1993, D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 23 con la conseguenza che il “condono” era rimesso alla volontà legislativa regionale. Ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 13 con riferimento ai tributi propri, le Regioni, le Province e i Comuni possono stabilire, con le forme previste dalla legislazione vigente, per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare i tributi stessi, la riduzione dell’ammontare delle imposte e tassa loro dovute, nonchè l’esclusione o la riduzione dei relativi interessi e sanzioni, per le ipotesi in cui, entro un termine appositamente fissato da ciascun ente, non inferiore a sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’atto, i contribuenti adempiano ad obblighi tributari precedentemente in tutto o in parte non adempiuti.
Anche il terzo motivo è fondato. La CTR ha respinto l’appello dell’Ufficio con l’ulteriore motivazione della illegittimità del provvedimento di diniego alla definizione per tardività, in quanto emesso in epoca successiva alla maturazione del termine prescrizionale previsto dal D.P.R. n. 53 del 1982, art. 5, comma 51.