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Timestamp: 2018-04-20 14:32:49+00:00
Document Index: 34781399

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.444', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 444', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 444', 'art. 1', 'art.444', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ', 'art.116']

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Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, Catanzaro, Sezione Seconda, sentenza 20 maggio 2017 n. 804
Pubblicato il 20 maggio 2017 da uxs04548
E’ illegittima la cancellazione del candidato dalla lista elettorale presentata nelle elezioni comunali a carico del quale la commissione elettorale ha accertato una sentenza di patteggiamento per un reato previsto dalla legge Severino come causa di incadidabilità, se la sentenza ex art.444, c.p.p., risale ad un periodo antecedente all’entrata in vigore della “disciplina previgente” prevista dall’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012. Poiché la normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna, va evidenziato che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti. Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato 16 D.lgs. n. 235/2012, al momento, antecedente, art. 1 comma 2 legge 13 dicembre 1999 n. 475, art.444 c.p.p., cancellazione, candidato, causa, coerente, comma 1-bis, comma 3 art. 1 legge n. 475/1999, commissione elettorale, comunali, condanna, conseguenze, consenso, differenziazione, disciplina previgente, effetti temporali, elettorale, elezioni, entrata, equiparazione, esigenza, illegittima, illegittimità, imputato, incandidabilità, istituto, legge n. 55/1990, legge pronunce, legge Severino, lista, motivo, natura, negative, non equipollenti, patteggiamento, periodo, ponderate, precedenti, premiale, presente, prestazione, preventivamente, reato, sdanganelli, sentenza, sentenze, successivamente, Tar Calabria, valutate, vigore
Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Calabria, sentenza 10.6.2015 n. 112. Il giudice contabile valuta liberamente le prove raccolte nel processo penale.
Pubblicato il 15 giugno 2015 da uxs04548
Mancando una disposizione che disciplini l’utilizzabilità nel processo contabile di prove raccolte nel giudizio penale, la cui fonte normativa del principio di atipicità della prova è individuata nell’ampio e generico tenore dell’art. 116. c.p.c.. Nel giudizio contabile è possibile avvalersi, al fine di fornire elementi di giudizio alla libera valutazione del giudice ed escluso ogni effetto probatorio legale, delle risultanze istruttorie e delle prove acquisite nel giudizio penale, anche se concluso con applicazione della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento) ovvero con sentenza di non doversi procedere per prescrizione del reato, che entrambi non hanno efficacia di giudicato nel processo contabile. La fittizietà delle fatture (lavori di ristrutturazione all’edificio adibito ad albergo-ristorante, installazione impianti, mobilio ed arredamenti in legno) e la non veridicità delle sottostanti operazioni, utilizzate per rappresentare artificiosamente costi, mai sostenuti, e giustificare l’erogazione delle quote di finanziamento, rendono indebita la modalità con la quale il convenuto ha acceduto alla tranche di contributo pubblico erogato, e la condotta appare violativa degli obblighi assunti con la domanda di agevolazione, tenuto conto delle condizioni stabilite dalla disciplina dei Patti territoriali e della normativa della legge n. 488/92. Il profilo soggettivo sotto forma di dolo si manifesta nell’indebito ed illecito arricchimento dal finanziamento ottenuto con modalità fittizie, irregolari e fraudolente, idonee a trarre in inganno il i soggetti pubblici coinvolti nel patto territoriale, procurando danno erariale al Ministero dello Sviluppo Economico
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato art.116 c.p.c., atipicità, contabile, contributo, danno erariale, fatture, finanziamento, giudice, giudizio, illecito arricchimento, legge n.488/92, ministero dello sviluppo economico, non veridicità, patteggiamento, patto territoriale, penale, prescrizione, processo, prove, pubblico, valutazione