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Timestamp: 2018-06-18 04:12:31+00:00
Document Index: 163026080

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 40', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 13']

AppaltoCodice di autoregolamentazioneCommissione di GaranziaContratto a progettoContratto collettivo - CCNLContributi sindacaliDatore di lavoroImprenditoreLavoro autonomo - Aspetti sostanzialiLavoro straordinarioPermessi sindacaliPrecettazione (in caso di sciopero)Procedure di raffreddamento e conciliazione dei conflitti collettivi nei servizi essenzialiRetribuzioneSanzione disciplinareSciopero nei servizi pubblici essenzialiSindacatiSocio lavoratore di cooperativaSomministrazione
[X] » Sciopero
1) È antisindacale il comportamento del datore di lavoro che essendo rimasta inosservata la proposta della Commissione di garanzia seguita al giudizio di inidoneità dell'accordo di determinazione delle prestazioni indispensabili in caso di sciopero nei servizi pubblici essenziali, abbia "comandato" l'espletamento delle prestazioni (e, successivamente instaurato procedimento disciplinare nei confronti dei lavoratori in sciopero) nei limiti stabiliti dalla cennata proposta non esplicante efficacia vincolante, nè nei confronti delle parti, nè nei confronti del giudice. Questo perché la l. n. 146 del 1990 non assegna certo alla parte datoriale il potere di individuare unilateralmente le prestazioni indispensabili - e, quindi, di "comandare" e di sanzionare i lavoratori in sciopero -, così come non attribuisce alla proposta della commissione di garanzia un'efficacia che vada al di là del mero carattere propositivo, prevedendo espressamente, quale atto della commissione di più rilevante efficacia, il "lodo" ex art. 13 ultima parte della lett. a).
2) La comandata del datore di lavoro, che, in caso di sciopero nei s.p.e., individui quali lavoratori debbano continuare a svolgere la consueta attività, è illegittima anche se conforme alla proposta della commissione di garanzia. Comunque, infatti, il potere di comandata non è previsto dalla legge.
3) Nel sistema delineato dalla l. 12 giugno 1990 n. 146 per i servizi pubblici essenziali - che al comma 1 dell'art. 2 (con norma imperativa dotata di effettiva esigibilità anche qualora tra le parti non siano intervenuti i contratti collettivi o gli accordi previsti nel comma 2), stabilisce le procedure da seguirsi nella proclamazione degli scioperi ed impone i limiti concernenti la necessità dell'erogazione agli utenti delle prestazioni indispensabili per garantire loro il godimento dei diritti della persona - la previsione concordata di tali prestazioni non esaurisce il ventaglio a tutela degli utenti, restando comunque assegnato alla competenza finale dell'autorità giudiziaria il vaglio della contesa sul corretto bilanciamento e sul rispetto degli opposti interessi costituzionalmente meritevoli di tutela. (Principio affermato con riferimento al preteso comportamento antisindacale di una società di comunicazioni telefoniche).
4) Con riferimento alla disciplina del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ed al legittimo esercizio del potere di precettazione, l'inottemperanza di un docente all'ordinanza ministeriale del 2 giugno 1992 diretta ad assicurare nella scuola misure idonee per il regolare svolgimento delle operazioni di esame e scrutinio finale, è sanzionabile a prescindere dalla durata dell'illegittima astensione dal lavoro, che invece incide sulla graduazione, tra il minimo ed il massimo, della pena.
5) Al fine di garantire il contemperamento dell'esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della personalità di fondamentale e primaria rilevanza costituzionalmente tutelati - quali sono il diritto alla libertà di circolazione assicurato dai trasporti pubblici (specialmente per le fasce sociali più deboli), nonché gli altri diritti indicati dal legislatore nell'art. 1, comma 1, della l. n. 146 del 1990 (di attuazione della riserva di legge di cui all'art. 40 cost.) - e per assicurare l'effettività dei diritti medesimi nel loro contenuto precipuo, la l. n. 146 citata pone l'obbligo di effettuare o consentire l'erogazione delle "prestazioni indispensabili", cioè l'esecuzione dei servizi pubblici essenziali. Tale obbligo incombe su tutti i soggetti, individuali o collettivi, che attuano o semplicemente promuovono lo sciopero. Con riguardo ai soggetti collettivi esso, quindi, è posto a carico non soltanto dei soggetti che hanno provveduto ad istituire codici di autoregolamentazione sindacale ovvero a stipulare accordi con le imprese o con le amministrazioni erogatrici dei servizi, ma anche dei soggetti che non hanno inteso vincolarsi a discipline di tal genere. Qualora uno di tali ultimi soggetti collettivi proclami o aderisca allo sciopero la nozione e il contenuto delle "prestazioni indispensabili" - non essendo ricavabili dai suddetti codici o accordi - devono essere desunti dall'art. 2 della l. n. 146 in argomento. In applicazione dell'art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, tale operazione ermeneutica va eseguita non soltanto sulla base del dato testuale della norma, ma anche tenendo conto dell'intenzione del legislatore. Ne consegue che deve considerarsi corretta l'interpretazione secondo cui vanno qualificate come indispensabili le prestazioni consistenti nell'erogazione di pubblici servizi di trasporto nei particolari periodi dell'anno in cui si manifesta la, unanimemente sentita, esigenza della collettività di fruire di quei servizi in occasione di determinate evenienze di elevata rilevanza sociale, in ambito nazionale o anche solo locale, e che generalmente implicano notevoli spostamenti sul territorio. Tra tali evenienze sono da ricomprendere, ad esempio, le festività pasquali e natalizie o le altre festività di analoga importanza in determinate località, nonché le ferie nei periodi ad esse usualmente destinati o ancora le elezioni degli organi pubblici rappresentativi. (Fattispecie in tema di sciopero esclusivamente proclamato dalla F.A.I.S.A. nella provincia di Perugia in concomitanza con la così detta "fiera dei morti", festività particolarmente sentita nella coscienza sociale collettiva locale).
6) La facoltà di comminare la sanzione della sospensione temporanea dell'erogazione dei contributi sindacali, di cui all'art. 4 comma 2 l. n. 146 del 1990, non può non essere attribuita al datore di lavoro essendo a questi demandato il compito di effettuare - ai sensi dell'art. 26, commi 2 e 3, l. n. 300 del 1970, abrogato, con effetto dal 30 settembre 1995, dal d.P.R. n. 313 del 1995 - le "ritenute sul salario" corrispondenti ai contributi che i lavoratori intendono versare al sindacato. Tale principio trova conferma nella sentenza della Corte cost. n. 57 del 1995 ove si è sottolineato che il potere sanzionatorio in questione, essendo strumentale alla salvaguardia delle finalità limitative dello sciopero, funzionale a garantire i servizi pubblici essenziali e collegato quindi alla tutela di un interesse pubblico, implica un'attività valutativa nel cui esercizio la discrezionalità del datore di lavoro deve essere limitata dalla Commissione di garanzia.
7) Nel settore dei servizi pubblici essenziali, quando non sia raggiunto l'accordo fra le parti contrapposte sulle prestazioni indispensabili, è consentito un intervento della pubblica autorità (tramite la precettazione), senza che vi sia spazio perché il datore di lavoro assuma una sua iniziativa volta a contrastare in altro modo - come nell'ipotesi di ricorso a lavoratori esterni - gli effetti dell'esercizio del diritto di sciopero (nel caso di specie, la Corte ha confermato la sentenza del tribunale che aveva dichiarato antisindacale la condotta datoriale consistente nell'aver utilizzato personale dipendente da altra impresa per sostituire i propri dipendenti in sciopero).
8) La preventiva contestazione dell'infrazione, con le modalità previste dall'art. 14 della n. 689 del 1981, non costituisce requisito di legittimità dei decreti con cui, a norma dell'art. 9 della l. n. 146 del 1990 sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, vengono irrogate le sanzioni amministrative pecuniarie per l'inosservanza da parte dei prestatori di lavoro delle disposizioni impartite dall'autorità competente con ordinanza emanata a norma dell'art. 8 della stessa legge, al fine di imporre adeguati livelli del funzionamento del servizio ovvero un differimento dell'azione di protesta, considerato che l'art. 9, comma 4, l. n. 146 del 1990 non richiama l'art. 14 della l. n. 689 del 1981 (limitandosi a rinviare all'art. 22 della legge stessa), diversamente dall'art. 4, comma 4, a proposito di altre sanzioni, e che l'omissione del contraddittorio in tale fase trova giustificazione nella circostanza che una garanzia effettiva del diritto di difesa del singolo è assicurata dalle articolazioni del procedimento nella fase che precede l'emanazione dell'ordinanza ex art. 8, portata a conoscenza degli interessati mediante l'uso di appositi strumenti di comunicazione e di pubblicità.
9) L'osservanza delle regole procedimentali delineate dall'art. 8, l. 12 giugno 1990 n. 146 costituisce il necessario presupposto di legittimità dell'ordinanza di precettazione: in particolare sono proceduralmente necessari sia il previo esperimento del tentativo di conciliazione, sia l'invito alla Commissione di garanzia affinché questa formuli la proposta di cui all'art. 13, lett. a), legge cit.