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Timestamp: 2016-10-24 13:04:07+00:00
Document Index: 13061159

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 14', 'art. 2082', 'art. 2', 'art. 2082', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 3']

⭐PROFILI CIVILISTICI DELL ATTIVITÀ EROGATIVA (Antonio Fici 1 luglio 2008)
PROFILI CIVILISTICI DELL ATTIVITÀ EROGATIVA (Antonio Fici 1 luglio 2008)
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1 Le ricerche di Assifero PROFILI CIVILISTICI DELL ATTIVITÀ EROGATIVA (Antonio Fici 1 luglio 2008) SOMMARIO: Parte I. La fattispecie concreta. 1. Introduzione. Il quadro e gli obiettivi della ricerca. Note preliminari sul rapporto tra fondazioni, attività erogativa e impresa Le fondazioni di comunità. 2. Analisi delle concrete modalità operative delle fondazioni appartenenti ad Assifero La raccolta di risorse. Le diverse tipologie di sostenitori: persone fisiche, enti pubblici e privati; il sostenitore ente non profit; il sostenitore una tantum e il sostenitore interessato ; i fondi specifici Modalità di erogazione: a sportello e su bando. Le diverse tipologie di bando La fase dell impiego: la decisione sull an e il quomodo dell uso delle risorse raccolte. In particolare: le modalità di selezione dei progetti da finanziare. Il rapporto con il beneficiario del finanziamento. Il monitoraggio. Parte II. I profili giuridici. 3. La natura giuridica dell attività erogativa L erogazione come donazione L incapacità di donare degli enti e delle persone giuridiche L assenza di animus donandi. L erogazione come atto dovuto L assenza di arricchimento e di impoverimento Conclusioni parziali e premesse per gli approfondimenti successivi L erogazione complessa come prestazione in adempimento di un contratto a prestazioni corrispettive; 3.4. (segue) e come contratto a favore di terzo L erogazione complessa come liberalità indiretta. 4. Spunti in tema di qualificazione e modelli giuridici del sostegno alle fondazioni. Il sostegno-dotazione e il sostegno-donazione Il vincolo di destinazione e la sua tutela giuridica. Fondazioni fiduciarie e trascrizione dell atto di destinazione. 5. Conclusioni. Parte I LA FATTISPECIE CONCRETA 1. Introduzione. Il quadro e gli obiettivi della ricerca. Note preliminari sul rapporto tra fondazioni, attività erogativa e impresa. Il settore non profit (ovvero il terzo settore, come oggi lo definisce anche il legislatore 2 ) è costituito da un articolato insieme di organizzazioni, sostanzialmente riconducibili a due tipologie generali: - quella degli enti imprenditoriali, - e quella degli enti non imprenditoriali, (perciò) detti anche erogativi. La prima dimensione del non profit ha trovato generale riconoscimento nel recente decreto legislativo n. 155/2006 sull impresa sociale. Questo decreto individua le imprese sociali per il fatto di svolgere attività d impresa in determinati settori di utilità sociale oppure inserendo al lavoro 1 Professore Associato di Diritto Privato dell Università del Molise 2 Cfr. art. 5, legge n. 328/2000; art. 14, decreto legge n. 35/2005.2 particolari categorie di persone svantaggiate 3. L attività svolta dalle imprese sociali deve dunque in ogni caso presentare tutti i connotati che l art. 2082, c.c., richiede perché un attività sia qualificabile come impresa : essere produttiva, stabile, organizzata mediante l impiego di fattori della produzione, e condotta con metodo economico. La seconda dimensione del non profit non costituisce invece materia di un provvedimento legislativo organico. La fonte più importante resta il codice civile, là dove esso disciplina gli enti non societari (comunemente denominati anche, in virtù della loro collocazione, enti del I libro del codice civile), cioè le associazioni, le fondazioni e i comitati. È noto peraltro che questa disciplina è da tempo oggetto di diversi tentativi di riforma, sull ultimo dei quali si avrà modo di tornare nel corso di questo studio 4. Vi sono poi alcune leggi speciali su singoli enti o categorie di enti, quali la legge n. 266/1991 sulle organizzazioni di volontariato (anch essa in odore di riforma); la legge n. 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale; il d.lg. n. 153/1999 sulle cc.dd. fondazioni bancarie; il d.lg. n. 460/1997 sulle ONLUS (quest ultimo di natura fiscale). Nella prassi si suole distinguere l attività erogatrice degli enti non profit in due tipologie: - l attività grant making, corrispondente alla erogazione di somme di denaro per fini di utilità sociale, - e quella operating, consistente nella erogazione diretta di beni o servizi di utilità sociale. Su questa base si distinguono le grant making foundations, oggetto prevalente di questa ricerca, dalle operating foundations 5. Attenendosi al dato strettamente giuridico, nella misura in cui tutte e due le attività si contrappongono a quella di impresa, ambedue dovrebbero considerarsi attività erogative poiché non imprenditoriali 6. Qualora le si consideri entrambe in antitesi alle imprese sociali, non si potrebbe 3 I settori di utilità sociale sono quelli tassativamente indicati dall art. 2, comma 1, d.lg. n. 155/2006. Non è necessario che l attività in questi settori sia esclusiva, ma è sufficiente che essa sia prevalente rispetto ad eventuali altre attività, nel senso che i ricavi da essa generati siano pari almeno al 70% dei ricavi complessivi, secondo quanto più analiticamente prescritto nel d.m. 24 gennaio 2008, attuativo sul punto del d.lg. n. 155/ Si tratta di una bozza di legge delega di riforma organica della disciplina degli enti del I libro del codice civile predisposta dalla c.d. Commissione Pinza, costituita durante la XV legislatura. 5 La dottrina tedesca distingue tra Hauptgeldstiftung e Anstaltstiftung: le prime sono le fondazioni che si limitano ad erogare le rendite di un patrimonio; le seconde le fondazioni che danno vita ad una istituzione (anche un impresa) mediante la quale perseguono le proprie finalità: cfr. RESCIGNO, Fondazione, in Enc. dir., XVII, Milano, 1968, Cfr. però, per quanto riguarda il diritto europeo della concorrenza, Corte di Giustizia CE, 10 gennaio 2006, n. 222, che in un giudizio relativo ad una decisione resa dalla Commissione CE n. 2003/146, ha affermato: «il ruolo che il legislatore nazionale affida alle fondazioni bancarie nei settori di interesse3 infatti stabilire una distinzione convincente, ad esempio, tra una fondazione che fornisca un servizio di assistenza gratuito o a prezzo simbolico e una fondazione che eroghi una somma di denaro finalizzata all acquisto di un servizio di assistenza. L attività erogativa, come detto, si individua in primo luogo per contrapposizione a quella imprenditoriale: è un attività che difetta di uno o più dei requisiti di cui all art. 2082, c.c., tra cui appunto l economicità, cioè l autosufficienza economica 7. Ciò precisato, non soltanto la distinzione tra grant making ed operating rimane ben salda nella prassi, dove l appellativo di fondazioni di erogazione è riservato alle grant making foundations (e d ora in poi, anche in questa ricerca, quando si parlerà di fondazioni di erogazione lo si farà con esclusivo riferimento a quest ultima tipologia di enti), ma effettivamente l attività grant making e quella operating avendo come oggetto la prima un dare e la seconda un fare pongono problemi giuridici differenti, soprattutto in punto di rapporti tra fondazione e beneficiari e tra fondazione e sostenitori. Di più incerta collocazione è l ipotesi di una fondazione che svolga attività d impresa al fine di erogarne gli utili 8. Qui c è sì un impresa di fondazione, e dunque un attività operativa, ma la pubblico e utilità sociale, deve essere distinto tra il semplice versamento di contributi ad enti no profit e l attività svolta direttamente in tali settori. Ed invero, la qualificazione delle fondazioni bancarie come imprese sarebbe esclusa rispetto ad un attività limitata all erogazione di sovvenzioni ad enti senza scopo di lucro. Tale attività, infatti, ha natura esclusivamente sociale e non è svolta su un mercato in concorrenza con altri operatori, sicché la fondazione bancaria si comporta come un ente di beneficenza. Viceversa, quando una fondazione bancaria, agendo direttamente negli ambiti di interesse pubblico o sociale, effettua operazioni commerciali per realizzare gli scopi di utilità sociale, essa può offrire beni o servizi sul mercato in concorrenza con altri operatori, ad esempio in settori come la ricerca scientifica, l educazione, l arte o la sanità. In tale ipotesi, nonostante l offerta di beni o servizi sia fatta senza scopo di profitto, la fondazione bancaria deve essere considerata come un impresa, in quanto svolge un attività economica che è in concorrenza con quella di soggetti che perseguono uno scopo di lucro; è pertanto soggetta alle norme sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato». Non è chiaro se questa decisione faccia esclusivo riferimento alle imprese sociali senza scopo di lucro oppure se sia tale da poter comprendere anche gli enti erogativi di beni o servizi di utilità sociale che come si vedrà nel testo dalle prime si distinguono poiché tecnicamente non producono ma erogano. Se fosse vera la seconda alternativa, allora si restringerebbe notevolmente (ed erroneamente) l ambito degli enti erogativi (che sarebbe limitato ai soli enti che erogano denaro ovvero che fanno beneficenza, come dice la Corte di Giustizia), laddove basterebbe l operatività diretta in un settore di utilità sociale, anche se a titolo gratuito e dunque non in forma imprenditoriale, per acquisire la qualifica di impresa (per lo meno, secondo il diritto comunitario e per quanto riguarda il profilo degli aiuti di stato, di cui la decisione citata si occupava specificamente). 7 Cfr. RESCIGNO, Fondazione, cit., 810, dove richiama la distinzione di tipo economico-aziendale tra aziende di produzione ed aziende di erogazione, il cui oggetto non è la produzione o lo scambio di beni o servizi ma la distribuzione della ricchezza che pervenga da diverse fonti; per la posizione del problema e una soluzione nei termini del testo, cfr. G.F. CAMPOBASSO, Diritto commerciale. 1. Diritto dell impresa, 3ª ed., Torino, 1999, 32 s. e 34 ss. 8 Fattispecie, quest ultima, che in passato ha sollevato problemi di ammissibilità, ma che oggi è pacificamente considerata legittima in ragione della mancanza di espressi divieti legislativi allo svolgimento di attività d impresa da parte di enti non societari (cfr. per tutti RESCIGNO, Fondazione, cit., 811 ss.; COSTI, Fondazione e impresa, in Riv. dir. civ., 1968, I, 17 ss.; GALGANO, Persone giuridiche, 2ª ed., in Commentario del codice civile Scialoja-Branca, a cura di Galgano, Bologna-Roma, 2006, 234 s.); il4 fondazione non perde la sua qualifica generale di ente erogativo, dal momento che l esercizio dell impresa è strumentale al perseguimento della finalità istituzionale che si realizza mediante la devoluzione degli utili. L unica differenza tra questa fattispecie e quella della fondazione che amministra un patrimonio per erogarne le rendite risiede nella modalità di amministrazione del patrimonio (e dunque di produzione del risultato economico da distribuire): dinamica nel primo caso; statica nel secondo 9. Anche nel caso della fondazione che eserciti un impresa strumentale è presente infatti una fase istituzionale di devoluzione degli utili e dunque di attribuzione del grant (con le relative questioni giuridiche), cosicché anche questa tipologia fondazionale è da ascriversi (quanto meno per i problemi giuridici che pone) al genere delle fondazioni erogatrici grant making 10. È importante comunque precisare che la fondazione che svolga attività d impresa al fine di erogarne gli utili non potrebbe qualificarsi come impresa sociale ai sensi del citato d.lg. 155/2006, anche nel caso in cui l impresa avesse ad oggetto i beni o servizi di utilità sociale di cui all art. 2, comma 1, del citato decreto. L impresa sociale, infatti, è tenuta a destinare gli utili e avanzi di gestione allo svolgimento dell attività d impresa o ad incremento del proprio patrimonio (cfr. art. 3, d.lg. 155/2006), cosicché un ente che esercitasse un impresa (ancorché, come detto, nei settori utilità sociale di cui al decreto) problema essendo, semmai, quello della disciplina applicabile agli enti non societari che esercitino un impresa (sul punto cfr. l ampia analisi di CETRA, L impresa collettiva non societaria, Torino, 2003, passim). Nel progetto Pinza, dato per scontato l esercizio di impresa da parte degli enti del primo libro, ci si preoccupa anzi di valorizzarlo (cfr. art. 2, lett. j), e di fissare i principi della sua disciplina (cfr. artt. 2, lett. i; 7). 9 Cfr. ZOPPINI, Le fondazioni. Dalla tipicità alle tipologie, Napoli, 1995, 165: «l amministrazione statica del patrimonio, se confrontata alla varietà dei tipi empirici, individua la forma più elementare e sostanzialmente marginale della gamma organizzativa e produttiva che conosce, invece, un ricorso sempre più frequente all impresa». 10 Cfr. chiaramente in questo senso GALGANO, Persone giuridiche, cit., 278 s., nt. 1, il quale, a proposito dell art. 16, afferma: «si parla qui di rendite per essersi avuto riguardo all ipotesi, normale, della fondazione che non esercita un attività d impresa ( ); ma s intende che la prescrizione in esame va applicata agli utili della fondazione nell ipotesi, meno frequente, in cui questa si procuri i mezzi patrimoniali necessari per la realizzazione dei propri scopi mediante l esercizio di un impresa»; diversamente RESCIGNO, Fondazione, cit., 810, il quale sembra circoscrivere la figura delle fondazioni di erogazione alle fondazioni erogatrici di rendite (e non di utili in senso tecnico). Nel progetto Pinza sembra fare riferimento a questa fattispecie l art. 7, comma 1, là dove parla di esercizio strumentale dell impresa (lett. a) e di gestione istituzionale diversa da quella imprenditoriale (lett. b). La conclusione di cui al testo vale anche per la fondazione holding, quella cioè che si limiti a detenere partecipazioni in imprese al fine di erogare poi i dividendi percepiti.5 e poi devolvesse gli utili prodotti non potrebbe acquisire (e/o conservare) la qualifica di impresa sociale 11. Quanto da ultimo affermato non esclude naturalmente l ipotesi della fondazione impresa sociale : l impresa sociale può infatti, secondo il d.lg. n. 155/2006, assumere una qualsivoglia forma giuridica, compresa quella della fondazione 12. Sia la fondazione impresa sociale sia la fondazione che eserciti un impresa (eventualmente anche di utilità sociale, ma) per finalità di erogazione esercitano attività d impresa. Ma mentre nella prima l esercizio dell impresa costituisce ed esaurisce lo scopo istituzionale, nella seconda l esercizio dell impresa è solo strumentale alla successiva fase di devoluzione degli utili, cioè all erogazione 13. In conclusione, il quadro dei rapporti tra fondazione, impresa ed erogazione può rappresentarsi nel modo seguente: Fondazioni di erogazione Fondazioni imprenditoriali Grant making Operating Imprese sociali Non impr. soc. Erogano somme di denaro provenienti da: a) amministrazione del patrimonio (rendite) b) esercizio di impresa (utili) Erogano beni o servizi a titolo gratuito (o comunque ad un prezzo insufficiente a remunerare i fattori produttivi) Producono e scambiano beni o servizi (se imprese sociali, beni o servizi di utilità sociale ai sensi dell art. 2, comma 1, d.lg. n. 155/2006) Questa ricerca è promossa e sostenuta da Assifero, un importante (e in un certo senso pionieristica) associazione di fondazioni ed enti di erogazione. Lo sviluppo e la diffusione della fondazione erogativa, quale istituto giuridico d elezione per lo svolgimento di attività filantropiche, si è accompagnato al sorgere di movimenti di associazione fra gli enti operanti in questo settore. Sono così nate, a livello nazionale ed internazionale, associazioni e forum fra gli enti erogativi. Si tratta di 11 A meno che non si ritenga rispettosa dell art. 3 la devoluzione degli utili ai medesimi destinatari dell impresa (quasi come si trattasse di un ristorno di parte del prezzo originariamente pagato): sul punto, cfr. FICI, sub art. 3, in FICI e GALLETTI (a cura di), Commentario al decreto sull impresa sociale, Torino, 2007, 42 s. e 55 s. 12 Sul punto cfr. FICI, Impresa sociale, in Digesto civ., agg. III, t. 2, Torino, 2007, In generale, sul rapporto tra fondazione e impresa, cfr. ZOPPINI, Le fondazioni, cit., 164 ss., il quale ben distingue tra l impresa esercitata dalla fondazione per finalità di erogazione (e dunque strumentale), dall impresa che soddisfa immediatamente l interesse programmato nello scopo statutario.6 soggetti che si propongono come luoghi ideali di incontro e discussione fra le varie organizzazioni, nei quali ciascuno porta la propria esperienza al servizio e ad arricchimento degli altri. Le associazioni di questo tipo si pongono dunque come mission il progresso, lo studio e la diffusione dell idea di filantropia, favorendo così la creazione ed il successo di quelle infrastrutture sociali operanti nella prospettiva del principio di sussidiarietà. L associazione fra enti erogativi favorisce inoltre la predisposizione di procedure organizzative comuni, indirizza al meglio il privato cittadino che voglia compiere liberalità destinandole a progetti socialmente utili, svolge attività di lobby nei confronti dei poteri dello Stato. Pone la sua opera, infine, al servizio di coloro che vogliano creare a loro volta una nuova organizzazione di utilità sociale, indirizzandoli verso le soluzioni giuridiche più confacenti all interesse perseguito e accompagnando gli enti di nuova costituzione nelle prime fasi della loro vita. Il fenomeno dell associazionismo fra enti appartenenti al terzo settore, con specifico riguardo alle realtà no profit di natura erogativa, trova in Italia in Assifero la sua più compiuta espressione. Assifero associa infatti enti di diversa origine ma di analoghi ideali, compendiando al suo interno e rappresentando soggetti appartenenti sostanzialmente a tutte le tipologie di enti che oggi in Italia svolgono attività di erogazione (ad eccezione delle fondazioni di origine bancaria) e costituendo dunque un osservatorio privilegiato per chi voglia indagare il fenomeno. Più specificamente, Assifero associa oggi ventotto enti, e precisamente: - dodici fondazioni comunitarie, delle quali nove di diretta emanazione della Fondazione Cariplo, due istituite dalla Fondazione Venezia (ex Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia) e una di origine eterogenea, fondata cioè da una molteplicità di soggetti (enti pubblici territoriali, enti ecclesiastici, imprese private e associazioni imprenditoriali, una Cassa di Risparmio e alcune famiglie); - sette fondazioni a vario titolo classificabili come di origine imprenditoriale, delle quali due derivanti da imprese bancarie (una di esse con caratteristiche di governance riconducibili alla tipologia della fondazione di partecipazione), una da un impresa assicurativa, due facenti capo ad aziende di servizi a capitale pubblico, una derivante da una impresa internazionale di consulenza e servizi alle imprese e una da un impresa operante in ambito sanitario; - sei fondazioni a carattere personale/familiare, per quanto spesso patrimonializzate e finanziate con proventi delle imprese facenti capo alle famiglie fondatrici; - una associazione regionale che gestisce in Valle d Aosta il centro di servizio per il volontariato, con le funzioni e le competenze di cui alla legge quadro sul volontariato (L. 266/91); - una associazione di impronta ecclesiastica operante nel campo erogativo a sostegno dell attività dei missionari nel mondo; - una fondazione, operante nei campi della cooperazione allo sviluppo e della consulenza al non profit, di diretta emanazione di una grande fondazione svizzera. Premessa la ricognizione delle concrete modalità operative degli enti in oggetto, la ricerca si propone di analizzare i profili giuridici dell attività erogativa delle fondazioni grant making, segnatamente quei profili di più spiccato rilievo civilistico; indagherà pertanto in merito alla natura giuridica dell erogazione e al rapporto tra fondazione e beneficiari; ma anche a quello tra la fondazione e coloro che a vario titolo le conferiscono risorse per il perseguimento degli obiettivi.7 La realtà degli enti erogativi che Assifero rappresenta è infatti costituita sia da fondazioni dotate di un patrimonio più o meno ingente, che amministrano al fine di erogarne le rendite ai beneficiari; sia da fondazioni cc.dd. di comunità (o delle comunità locali) che traggono le risorse da destinare a fini sociali da liberalità di privati o altri soggetti interessati allo sviluppo economico-sociale di un certo territorio (che, per comodità, chiameremo d ora in poi sostenitori ) 14. Le prime sono soprattutto fondazioni che trovano origine nella responsabilità sociale di singole imprese e istituzioni o nella filantropia di individui o di famiglie. Si tratta del modello di fondazione ipotizzato legislatore codicistico del 42: la fondazione costituita da un individuo e da questi dotata di un patrimonio al fine dell erogazione delle rendite (cfr. art. 14, comma 2, c.c., sulla costituzione della fondazione anche per testamento; 16, comma 1, c.c., là dove prevede che l atto costitutivo o la statuto della fondazione debbano indicare i criteri e le modalità di erogazione delle rendite). Le seconde costituiscono un fenomeno nuovo e per certi versi più complesso, che perciò occupa, nel novero degli enti erogativi, una posizione del tutto peculiare. Nel paragrafo successivo se ne offrirà una sintetica descrizione Le fondazioni di comunità. La tipologia delle cc.dd. fondazioni di comunità ha origine e sviluppo negli Stati Uniti sin dai primi decenni del secolo scorso, rispondendo all idea di una fondazione benefica che, a seguito di un iniziale apporto patrimoniale da parte del fondatore, veda successivamente accrescere le proprie disponibilità economiche grazie alla partecipazione attiva e solidale dei membri della comunità di riferimento. Tratto distintivo della fondazione della comunità locale è dunque il forte radicamento in uno specifico ambito territoriale nonché la capacità di rispondere ai suoi bisogni, grazie anche alla flessibilità delle procedure organizzative ed alla conoscenza delle esigenze della comunità di riferimento. Il modello ipotizzato dovrebbe incontrare la partecipazione e l adesione della società civile ai progetti di volta in volta portati avanti, incrementando così la cultura del dono e della filantropia nei cittadini. In Italia, il modello della fondazione di comunità nasce sul finire degli anni 90 per impulso della Fondazione Cariplo (fondazione c.d. bancaria, ai sensi del d.lg. n. 153/1999), della quale può dirsi che la fondazione di comunità costituisca il braccio periferico in materia di attività erogativa, operante nell ambito di una base territoriale ristretta quale la provincia. Il progetto delle fondazioni delle comunità locali viene lanciato per il fine dichiarato di perseguire in modo più efficace sul utili. 14 Non ci sono invece fondazioni che svolgono attività d impresa al fine della successiva erogazione degli8 territorio le finalità statutarie della Fondazione Cariplo. Il modello è stato peraltro adottato da altre fondazioni di origine bancaria, nonché, in alcune zone del Nord Italia, da altri enti pubblici e privati. Prescindendo in questa sede da un analisi del concetto eminentemente sociologico di comunità, può dirsi che ciò che caratterizza e costituisce il presupposto del successo di un ente operante in ambito di filantropia comunitaria è il senso di appartenenza dei sostenitori. La fondazione mira infatti ad incentivare la naturale propensione dell uomo al dono e alla filantropia, creando i presupposti perché i singoli possano sentirsi effettivamente corresponsabili del benessere della comunità di appartenenza e protagonisti delle attività dirette a tale scopo. In questo contesto, la fondazione di comunità si pone come intermediario fra i membri della società civile disposti al sostegno di attività di interesse pubblico e gli enti del terzo settore che tali interventi si propongono di realizzare. Essa, dunque, basando tutta la sua attività sulla fiducia e sulla legittimazione sociale, si propone di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla libera esplicazione della naturale tensione alla solidarietà dei cittadini. Caratteristica fondamentale del modello della fondazione comunitaria è poi la capacità di sviluppare sinergie e forme di partnership con gli enti pubblici del territorio di riferimento, oltre che ovviamente, come si diceva, con enti privati appartenenti al terzo settore 15. La fondazione della comunità locale si propone inoltre come luogo ideale di confronto e di dibattito; ente promotore di una visione di lungo periodo delle esigenze della comunità. Essa costituisce, dunque, nelle intenzioni dei fondatori, il miglior incentivo per il coinvolgimento dell intera comunità in progetti socialmente utili, fungendo da catalizzatore delle aspirazioni altruistiche e della cultura del dono dei membri della società civile e infine collettore di risorse economiche da impiegare in maniera efficiente, neutrale e svincolata da ingerenze di poteri esterni. La fondazione di comunità favorisce così la creazione di un infrastruttura sociale che si propone come scopo quella che sinteticamente viene definita filantropia comunitaria: vera attuazione, territorialmente e socialmente localizzata, del principio di sussidiarietà costituzionalmente inteso. Caratteristiche tipiche della fondazione di comunità (almeno secondo quanto richiesto dalla Fondazione Cariplo in quel progetto di sviluppo di cui si diceva) sono inoltre (gli scopi, l origine e le caratteristiche delle fondazioni di comunità sono in buona parte esplicitati da appositi quaderni operativi elaborati dalla Fondazioni Cariplo e disponibili anche sul sito dove trovasi pubblicato anche un esempio di statuto-tipo): 15 Per una recente analisi di stampo sociologico sulla rilevanza dell attività delle fondazioni comunitarie nel terzo settore e sull importanza delle sinergie da esse sviluppate, cfr. FERRUCCI, Il ruolo delle fondazioni comunitarie nello sviluppo del welfare societario, Convegno organizzato dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca dal titolo Le fondazioni comunitarie: motore di solidarietà, Como, 8 giugno 2006, disponibile su9 - un consiglio d amministrazione composto da membri della società civile autorevoli e disinteressati, disposti a prestare la propria opera senza compenso al servizio della comunità; - la presenza e l opera di un personale specializzato, in grado di assistere l organo amministrativo con professionalità ed efficienza; - la disponibilità di efficaci canali di comunicazione, onde poter informare la comunità delle attività e delle iniziative intraprese; - la capacità di raccogliere risorse in misura considerevole e da una pluralità di fonti: indice questo di indipendenza e di legittimazione e gradimento sociale; - la disponibilità alla collaborazione con gli enti locali, nella considerazione dei rispettivi ruoli e autonomie; - l instaurazione di un essenziale rapporto di fiducia e collaborazione con le organizzazioni non profit operanti nel territorio; - il perseguimento dei principi di equità e di responsabilità nella gestione. Secondo il progetto messo a punto dalla Fondazione Cariplo, la creazione di una fondazione comunitaria doveva articolarsi in quattro fasi: - la costituzione di un comitato promotore, composto da personaggi autorevoli, illustri rappresentanti della società civile, disposti a legare il proprio nome all iniziativa così da garantirne la bontà agli occhi del pubblico; - la costituzione di un comitato organizzativo, con funzioni maggiormente operative sul piano della redazione del progetto da sottoporre successivamente alla Fondazione-madre per l approvazione; - la elaborazione effettiva del progetto (predisposizione dello statuto, reperimento delle risorse umane e logistiche, definizione di un piano strategico inerente anche alle cosiddette erogazioni sfida, etc.) - la costituzione formale della fondazione, da iscriversi presso il registro regionale e rientrante nella categoria delle ONLUS. Per ciò che riguarda la dotazione patrimoniale, la Fondazione Cariplo, oltre ad un apporto iniziale necessario alla costituzione dell ente, ha messo a disposizione del progetto diversi fondi, erogandoli alle neonate fondazioni con un sistema di sfide in modo da premiare con successivi consistenti apporti patrimoniali quegli enti che fossero stati capaci di dimostrare capacità di raccolta di fondi e dunque il raggiungimento di un elevata legittimazione sociale nella comunità di riferimento. I progetti delle erogazioni-sfida avevano dunque la manifesta intenzione di premiare quelle organizzazioni che, grazie alla capacità di raccolta di risorse destinate immediatamente alle erogazioni ovvero ad incrementare il patrimonio, dimostrassero la propria capacità di fungere da catalizzatori della filantropia, rendendo un servizio a tutti i potenziali sostenitori, nel senso di saper indirizzare al meglio, sempre nell ambito della comunità di riferimento, le liberalità ricevute. Nei manifesti programmatici, infatti, la donazione alla fondazione comunitaria non è un fine in sé: come si vedrà, infatti, non si dona alla fondazione bensì mediante la fondazione, la quale non svolge attività in proprio ma, tramite la conoscenza approfondita delle realtà non profit del territorio e la sua struttura professionale, assiste coloro che vogliono destinare risorse per fini socialmente utili in maniera efficace. 2. Analisi delle concrete modalità operative degli enti appartenenti ad Assifero. L esigenza di un analisi dell attività della fondazione erogativa si manifesta anche a seguito dell evoluzione che il tipo fondazionale codicistico ha compiuto negli anni. Alla trasformazione10 del tipo ed alla sua frantumazione in svariate tipologie o sottotipi si è accompagnato l evolversi di prassi operative e attività negoziali prima sconosciute che si sono affiancate ai tradizionali metodi di erogazione delle rendite. Si impone, quindi, al fine di fornire una qualificazione giuridica delle attività negoziali da queste poste in essere, di procedere preliminarmente ad una ricognizione di fatto delle procedure operative ed organizzative che le fondazioni di erogazione hanno realizzato. Questa ricognizione è stata effettuata mediante la consultazione e l analisi dei materiali informativi che gli enti normalmente pubblicano sui propri siti web. Si tratta, più specificamente, oltre che delle informazioni generali sulle attività delle singole fondazioni, dei bandi di avvio delle procedure erogative, della modulistica che l aspirante beneficiario deve solitamente compilare e trasmettere per partecipare alla procedura nonché, ove pubblicati, dei regolamenti interni che le fondazioni adottano per disciplinare il procedimento nelle sue varie fasi (dalla programmazione alla pubblicazione del bando, fino alla valutazione dei progetti e all erogazione dei contributi propriamente detta) La raccolta di risorse. Le diverse tipologie di sostenitori: persone fisiche, enti pubblici e privati; il sostenitore ente non profit; il sostenitore una tantum e il sostenitore interessato ; i fondi specifici. Le risorse destinate all erogazione sono, in primo luogo, le rendite derivanti dall amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare dell ente. A tal proposito, può notarsi come molte fondazioni distinguano, già a livello statutario, il patrimonio propriamente detto dal fondo di gestione, destinato alla realizzazione concreta della finalità erogativa. Ciò premesso, nell odierno atteggiarsi della realtà operativa dell ente erogativo, grande rilevanza assume la figura del sostenitore. È di tutta evidenza, infatti, come la naturale tendenza umana alla filantropia e al dono possa trovare concreta ed efficace realizzazione mediante il 16 Le fondazioni che erogano a sportello (si veda infra) si limitano solitamente a pubblicizzare gli scopi dell ente e le finalità dell attività erogativa posta in essere. Per le c.d. erogazioni su bando, invece, il materiale pubblicato è molto più consistente. Le fondazioni pubblicano, infatti, oltre al bando propriamente detto, l elenco di tutte le informazioni da fornire per partecipare alla procedura valutativa (inerenti sia all aspirante beneficiario, sia al progetto presentato) non di rado accompagnate da una modulistica da compilare. Si è dunque proceduto all esame di tutta la documentazione reperibile sui siti web dei singoli enti (fondazioni di comunità e non). Di rilevante interesse sono anche i regolamenti (o modelli operativi) talvolta adottati dalle fondazioni, fra i quali ad esempio si segnala, per la chiarezza e l utilità ai fini della presente indagine conoscitiva, quello adottato dalla Fondazione Umana Mente, disponibile sul sito Per ciò che riguarda i c.d. fondi specifici, l indagine si è concentrata sulle tipologie e le modalità operative dei fondi esistenti, parimenti reperibili di solito sui siti web delle singole fondazioni ospitanti. Le informazioni relative alla costituzione degli stessi sono state dunque dedotte da tale materiale, essendo in verità le procedure e gli atti relativi alla vera e propria costituzione del fondo di più difficile reperimento. Vedere altro
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