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Timestamp: 2020-01-28 10:59:53+00:00
Document Index: 185250344

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 656', 'art. 19', 'art. 16', 'art. 123', 'art. 19', 'art. 5', 'sentenza ']

Cass. 50487/2019 su espulsione come sanzione alternativa alla detenzione; richiesta di rilascio del permesso di soggiorno dello straniero detenuto; divieto di espulsione e convivenza con parenti cittadini italiani – Di.Fro Diritti di Frontiera
Cass. 50487/2019 su espulsione come sanzione alternativa alla detenzione; richiesta di rilascio del permesso di soggiorno dello straniero detenuto; divieto di espulsione e convivenza con parenti cittadini italiani
December 18, 2019 roma3
http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20191213/snpen@s10@a2019@n50487@tS.clean.pdf
L’espulsione dello straniero non appartenente all’Unione europea, identificato, irregolare, il quale sia stato condannato e si trovi detenuto in esecuzione di pena, anche residua, non superiore a due anni per reati non ostativi, prevista dall’art. 16, comma 5, d.lgs. n. 286 del 1998, e successive modificazioni, ha natura sostanzialmente amministrativa e costituisce una misura alternativa alla detenzione atipica, della quale è obbligatoria l’adozione in presenza delle condizioni fissate dalla legge.
A fondamento della disposizione vi è l’esigenza di ridurre la popolazione carceraria. Per tale ragione ne è esclusa l’applicazione a quanti, in relazione alla pena da espiare, si trovino già sottoposti a una misura alternativa in senso proprio, o al regime di arresti domiciliari esecutivi di cui all’art. 656, comma 10, cod. proc. pen., mentre non è di ostacolo la sola applicazione dei benefici del lavoro esterno e dei permessi premio. La legge persegue l’obiettivo facendo in modo che fuoriescano dal circuito penitenziario, e siano subito reimpatriati, i condannati comunque non reintegrabili nella comunità nazionale, perché sprovvisti di titolo per rimanervi, già non avviati a percorsi proficui di risocializzazione e per i quali non sussistano prevalenti esigenze di tutela della loro incolumità e salute o delle loro relazioni familiari, esigenze espresse, principalmente, dall’art. 19 T.U. imm. (così come di recente integrato per effetto della legge n. 110 del 2017 e del dl. n. 113 del 2018, conv. dalla legge n. 132 del 2018), a tal fine espressamente richiamato dal comma 9 del precedente art. 16.
L’espulsione va confermata se il detenuto risulta, al momento della decisione del Tribunale di sorveglianza, definitivamente ristretto in istituto, anche a seguito di revoca di misura alternativa che sia intervenuta in pendenza del giudizio di opposizione.
La condizione detentiva non è giuridicamente di ostacolo alla presentazione della domanda amministrativa, alla luce delle generali facoltà accordate dall’art. 123, comma 1, cod. proc. pen.
L’art. 19 T.U. imm. prevede, come ostativa all’espulsione, al comma 2, lett. b), la situazione di convivenza pregressa del detenuto con parenti, di primo o secondo grado, o con il coniuge, di nazionalità italiana.
Quel che rileva appare, in tutta evidenza, la situazione di convivenza, così qualificata, preesistente alla carcerazione.
Con l’abolizione dell’art. 5, comma 6, T.U. imm. è venuta meno ogni possibilità di assegnare rilievo, in sede di espulsione, alle circostanze di fatto che costituivano il presupposto per l’eventuale riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
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