Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00484612&part=doc_dc-allegatob_ab&parse=no&aj=no
Timestamp: 2013-05-22 04:53:28+00:00
Document Index: 117762380

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 73', 'art. 72', 'art. 19', 'art. 14', 'art 14', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 3']

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Caselli, Castelli, Ciampi, Colli, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Izzo, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Viceconte e Viespoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coronella e De Angelis, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Randazzo, per attività del Comitato parlamentare per le questioni degli italiani all'estero.
Senatore Lauro Raffaele
Norme di contrasto ad ogni forma di discriminazione, con particolare riferimento all'orientamento sessuale e all'identità di genere (2240)
(presentato in data 09/6/2010 ) .
Disposizioni per l'ammissione dei soggetti fabici nelle Forze armate e di polizia (1736)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita')
C.141 approvato in testo unificato da 4° Difesa (TU con C.1444, C.2357);
Già assegnato, in sede referente, alla 4ª Commissione permanente(Difesa)
(assegnato in data 09/06/2010 );
Sen. Granaiola Manuela ed altri
Disposizioni in favore delle famiglie delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio (1793)
Già assegnato, in sede referente, alla 8ª Commissione permanente(Lavori pubb.); precedentemente deferito in sede referente, alla 5ª Commissione permanente(Bilancio)
A nome della 2ª Commissione permanente Giustizia, in data 09/06/2010 la Senatrice Gallone Maria Alessandra ha presentato la relazione 1211 e 1412-A sul disegno di legge:
"Modifica alla disciplina in materia di esercizio della potestà genitoriale" (1211);
"Modifica alla disciplina in materia di potestà genitoriale e filiazione naturale" (1412).
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 3 giugno 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l'anno 2010, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (223).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 9a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 29 giugno 2010.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 4 giugno 2010, ha inviato:
ai sensi dell'articolo 3, comma 6, lettera c), della legge 26 febbraio 1987, n. 49, la relazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo, per l'anno 2008 (Doc. LV, n. 3);
ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, la relazione - predisposta dal Ministero dell'economia e delle finanze - sull'attività di banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale e sulla partecipazione finanziaria italiana alle risorse di detti organismi, per l'anno 2008 (Doc. LV, n. 3-bis).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.
La Corte costituzionale, con lettera in data 4 giugno 2010, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 196 del 26 maggio 2010, depositata in cancelleria il successivo 4 giugno, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, limitatamente alle parole "ai sensi dell'articolo 240, secondo comma, del codice penale", dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'articolo 4, comma 1, lettera b), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 2a e alla 8a Commissione permanente (Doc. VII, n. 90).
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 7 giugno 2010, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria della EQUITALIA SpA, per l'esercizio 2007. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.
Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa (Doc. XV, n. 205).
E' pervenuto al Senato un voto della regione autonoma Trentino-Alto Adige concernente il tempestivo e positivo esame dei disegni di legge costituzionale relativi all'aggregazione di tutti i Comuni appartenenti al Tirolo storico alla Regione Trentino-Alto Adige (n. 40).
Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
MUSSO, MENARDI, BALDINI, GALLO, CAMBER, GALLONE, GIORDANO, BORNACIN, ZANETTA, FISTAROL, BUTTI - Il Senato,
il settore del trasporto ferroviario delle merci ha visto negli ultimi 20 anni un'importante produzione di norme;
la disciplina vigente, proveniente da fonti europee e nazionali, presenta una ratio chiara ed inequivocabile orientata alla liberalizzazione del mercato; in particolare, sono stati due i principali momenti della riforma in questo settore, con una prima fase rappresentata dalle direttive 440/91/CEE, 18/CE e 19/95/CE, dai decreti del Presidente della Repubblica n. 277 del 1998 e n. 146 del 1999 di attuazione e dal decreto ministeriale 43T del 2000; e da una seconda fase rappresentata dalle direttive 2001/12/CE, 2001/13/CE, 2001/14/CE, 2004/49/CE e 2004/51/CE, dai decreti legislativi n. 188 del 2003 e n. 162 del 2007 e dalla legge n. 99 del 2009;
all'inizio della prima fase di liberalizzazione seguiva un interessante sviluppo del settore con importanti investimenti da parte di operatori privati, italiani e stranieri;
l'apertura del mercato registrava un interessante incremento di traffico ferroviario lungo le direttrici (Nord-Sud), diffuso parzialmente anche su una buona parte del territorio nazionale fuori da questo asse;
dal 2004 al 2007 si produceva un aumento costante della quota di tonnellate trasportate e tonnellate per chilometro effettuate, sia nel settore internazionale, sia in quello nazionale (dati Istat 30 marzo 2010, fonte Rete ferroviaria italiana - RFI); incremento sia sul totale dei volumi, sia con riferimento all'ex monopolista e alle nuove imprese;
nel periodo considerato la crescita ha interessato tutti gli attori e gli effetti positivi del processo di liberalizzazione in fase di avvio sono stati immediatamente visibili, ed hanno provocato un beneficio per tutto il sistema;
il settore del trasporto ferroviario delle merci in Italia, tuttavia, non è ancora oggi all'altezza delle potenzialità e delle esigenze che il mercato richiede; la difficile congiuntura economica ha marcato ulteriormente il gap modale, che caratterizza ormai da anni il nostro Paese rispetto alla media europea (dati recenti ci attribuiscono una quota di traffico di circa il 6 per cento delle merci trasportate, il resto viaggia prevalentemente su gomma, mentre le media europea ancora resiste su cifre superiori al 12 per cento);
nel comparto, nonostante la presenza di evidenti e ormai storiche difficoltà, lo stimolo e l'operato delle nuove imprese ferroviarie è riuscito a creare ed offrire: un servizio fornito a nuovi ed importanti clienti, in quanto è in grado di garantire l'accesso al trasporto ferroviario offrendo efficienza, flessibilità e qualità; un importante volume di produzione, che ha portato al raggiungimento di 8 milioni circa di treni-chilometro nell'anno 2009 sul territorio italiano, pari a circa il 25 per cento del totale nazionale, inseriti in una rete in grado di raggiungere le principali aree logistiche d'Europa; l'occupazione di circa 1.000 addetti, realizzata in meno di un decennio, con importanti e concrete potenzialità di ulteriore sviluppo e crescita; una maggiore offerta di una modalità di trasporto sicura, in grado di sottrarre alla strada numerose tonnellate di merce, favorendo la riduzione della congestione stradale e la riduzione dell'incidentalità; una maggiore offerta di una modalità di trasporto ecologica, in grado di ridurre sensibilmente la produzione di anidride carbonica e di polveri sottili, salvaguardando l'ambiente;
può esistere oggi una valida alternativa all'estinzione del traffico ferroviario delle merci, una modalità di trasporto che si trova ad affrontare in Italia una crisi profonda, dovuta soprattutto alle scelte dell'operatore nazionale ferroviario, che ha progressivamente ridotto il proprio perimetro d'azione chiudendo numerose relazioni di servizio, riducendo consistentemente i volumi e lasciando intere aree del Paese sprovviste di collegamenti ferroviari merci;
le imprese ferroviarie private, tuttavia, non riescono ad esprimere pienamente le proprie potenzialità in quanto si trovano a dover affrontare quotidianamente una serie di duri ostacoli che ne mettono fortemente in discussione la crescita e lo sviluppo, tra cui:
1) vincoli, alti costi e difficoltà di accesso all'infrastruttura causati da eccessive procedure burocratiche e da una gestione della rete stessa secondo una logica aziendale e non di sistema; soprattutto il prospetto informativo della rete (PIR) viene creato ed emesso senza tener conto delle esigenze delle imprese, che ne sono messe a conoscenza all'ultimo momento e non riescono mai ad incidere sullo stesso, né del mercato;
2) il processo di liberalizzazione ha subito negli ultimi tempi una forte battuta d'arresto, amplificata dal fatto che ancora oggi il gestore dell'infrastruttura è nella stessa holding e proprietà del principale gestore del servizio, ex monopolista; anche la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 7 luglio 2009 - che autorizza il passaggio della proprietà e della gestione di una consistente parte della rete dei terminal ferroviari da RFI a Trenitalia - contribuisce a limitare la libera concorrenza;
3) il quadro normativo che regola il settore, non omogeneo con il resto d'Europa, in quanto diverse regole sono presenti solo in Italia, come la permanente impossibilità dell'adozione dell'agente solo, nonostante gli enormi investimenti in sistemi di sicurezza effettuati sulla rete negli ultimi anni;
4) il quadro della disciplina e della contrattazione sindacale, frammentato e non omogeneo, lontano dalla ratio europea, dalle esigenze che il comparto presenta, dalle logiche industriali degli investitori, dallo sviluppo e crescita del sistema, e tuttavia legato a modelli non competitivi;
5) lo squilibrio nelle politiche degli incentivi con altri settori del trasporto abbondantemente sostenuti, come l'autotrasporto, diversamente da quanto avviene a livello europeo,
impegna il Governo a promuovere l'adozione, nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle competenze attribuite alle Regioni ed agli enti preposti dalla legislazione vigente, di provvedimenti - anche di natura economica - finalizzati a:
a) rafforzare il ruolo del Ministero delle infrastrutture e trasporti in tema di attività di indirizzo e programmazione degli interventi, anche attraverso la stipula del contratto di programma con RFI e in rapporto diretto con Ferrovie dello Stato e le altre ferrovie concesse, garantendo un maggiore sviluppo del sistema;
b) perfezionare il processo di liberalizzazione, garantendo un ampio accesso all'infrastruttura ferroviaria, offrendo opportunità agli attori del sistema e un miglioramento dei servizi;
c) meglio armonizzare il quadro normativo e regolatorio del settore ferroviario nazionale con quello europeo;
d) ridurre i vincoli burocratici nelle procedure operative, utilizzando criteri innovativi con il supporto dell'informatizzazione.
(1-00286)
BIANCO, COMPAGNA, DE FEO, MARCUCCI, ZANDA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la legge 1° dicembre 1997 n. 420, recante "Istituzione della Consulta dei comitati nazionali e delle edizioni nazionali", stabilisce all'art. 1 che «è istituita presso il Ministero per i beni culturali e ambientali la consulta dei comitati nazionali e delle edizioni nazionali, di seguito denominata "Consulta", avente la finalità di individuare le celebrazioni o le manifestazioni culturali di particolare rilevanza» da finanziare nel quadro delle poste riservate dal bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali;
la circolare 10 aprile 2006, n. 84, del Ministero per i beni e le attività culturali regolamenta le procedure della legge attribuendo unicamente alla Consulta il potere di selezionare e ammettere al contributo statale i comitati stessi;
la Consulta, presieduta dal professor Augusto Marinelli, nella seduta del 3 dicembre 2009 ha deliberato l'ammissione al contributo statale per l'anno 2010 di 16 comitati su 38 domande presentate, riconoscendo per questi la qualità, il rilievo culturale, la consistenza, l'interesse nazionale, l'importanza dei personaggi e l'attualità dei temi;
la Consulta, nella seduta del 3 marzo 2010, rimodulava i contributi ai comitati e alle edizioni nazionali prendendo atto del taglio dello stanziamento per il 2010 di circa il 40 per cento (da 5.034.597 a 3.029.590 euro), per cui i contributi ai singoli comitati venivano ridotti linearmente in maniera definitiva di circa il 40 per cento;
tra i comitati ammessi nella delibera al contributo statale dalla Consulta, unico organo abilitato alla funzione, figura il "Comitato nazionale di Mario Pannunzio", con la seguente specificazione: tutti i promotori hanno concordato sulla proposta di designazione, quale presidente, del senatore Antonio Maccanico;
la proposta del Governo relativa alla delibera della Consulta è stata trasmessa, secondo la procedura prevista dalla legge n. 420 del 1997, alle Commissioni istruzione della Camera (che l'ha regolarmente esaminata nelle sedute di aprile-maggio 2010 esprimendo parere favorevole) e del Senato (che l'ha discussa fino alla soglia della deliberazione finale);
il Corriere della Sera dell'8 giugno ha segnalato in un articolo ("Bondi azzera i comitati celebrativi") a firma di Antonio Carioti che per i comitati: «È tutto da rifare (…) Prima c'è stato un certo ritardo nella definizione dei comitati (…) Poi è arrivato un consistente taglio dei fondi (…) E ora, quando l'elenco delle proposte di istituzione e dei relativi finanziamenti - incassato il via libera della Camera e con quello del Senato imminente - appariva ormai in dirittura d'arrivo, Sandro Bondi (...) ha revocato tutto»,
se corrisponda al vero quanto riportato in premessa in ordine all'intervento del Ministro in indirizzo volto a bloccare il regolare iter del provvedimento per l'istituzione dei comitati nazionali previsti dalla legge 1° dicembre 1997, n. 420;
nel caso in cui tale intervento si sia effettivamente verificato, quali siano i motivi per cui il Ministro in indirizzo sia intervenuto per bloccare l'iter del provvedimento già esaminato dalla Camera, con quali poteri tale intervento sia stato avanzato, e quali obiettivi il Ministro in indirizzo si sia posto in considerazione del fatto che i recenti tagli stabiliti dal Ministro dell'economia e delle finanze non incidono sulla posta regolarmente iscritta a bilancio ai sensi della legge n. 420 del 1997, come è stato di recente deliberato dalla Camera dopo il taglio del 40 per cento dei fondi di cui la Consulta, nella seduta del 3 marzo 2010, ha preso atto riducendo linearmente i contributi ai singoli comitati;
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, piuttosto che ritardare un provvedimento che sarebbe dovuto entrare in vigore all'inizio del 2010, acquisire il parere della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) al fine di perfezionare l'iter del provvedimento, in considerazione del fatto che la delibera della Consulta, su cui si era già espressa favorevolmente la Camera con i relativi stanziamenti già attribuiti, non può in alcun modo essere modificata.
(2-00228)
nel 2005, anche grazie alla preziosa e corposa consulenza tecnica, soprattutto del professor Giacinto Auriti, una sentenza del giudice di Pace di Lecce condannò la Banca d'Italia per "esproprio illecito" di moneta ed illegittimo signoraggio monetario;
secondo il magistrato che accolse la richiesta di un cittadino pugliese membro dell'Associazione difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari (Adusbef) difeso dall'avvocato Antonio Tanza, vice-presidente nazionale Adusbef, la Banca centrale europea (BCE) e la sua "articolazione" italiana, ovvero la Banca d'Italia, si erano appropriate illegalmente della moneta italiana con l'emissione dell'euro, e che quindi, non esisteva il debito pubblico, trattandosi invece di credito pubblico e la massa monetaria messa in circolazione nell'ambito dei Paesi aderenti al sistema dell'euro apparterrebbe alla collettività dei cittadini con la conseguenza che ciascuno potrebbe rivendicare il reddito, pro quota, derivante dalla stampa e dalla circolazione di questa massa monetaria, oggi invece percepito dalla Banca centrale europea e poi ridistribuito tra le diverse Banche centrali nazionali;
sulla base degli approfondimenti eseguiti, a quanto risulta all'interpellante, il giudice di pace dottor Cosimo Rochira affermò che la proprietà della moneta, la politica monetaria e i suoi proventi siano di competenza esclusiva dello Stato e per riflesso della collettività nazionale. Conseguentemente, per il periodo preso in esame 1996/2003, la sottrazione del reddito di signoraggio in danno della collettività (quota attribuita a soggetti privati dalla Banca d'Italia) può determinarsi, alla luce dei criteri precedentemente esposti e dei prospetti analitici di calcolo sopra riportati, in complessivi euro 5.023.632.491, corrispondente a un danno medio rilevato per cittadino residente alla data del 31 dicembre 2003 di 87 euro;
l'ex Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio evitò in extremis il pignoramento della propria scrivania il 20 dicembre 2005, qualche giorno prima di dimettersi travolto dagli scandali che riguardassero anche l'ex patron della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, e la contiguità con gli scalatori di Banca Antonveneta, più noto al pubblico come "I Furbetti del quartierino";
come richiamato da un dispaccio dell'Ansa del 19 dicembre 2005 la Banca d'Italia «"ha evitato in extremis, il pignoramento della scrivania del Governatore della Banca d'Italia Fazio, che doveva essere eseguito domattina alle ore 10,00 da un ufficiale giudiziario, per effetto della sentenza emessa dal Giudice di Pace di Lecce il 15 settembre 2005, che aveva condannato Via Nazionale, diramazione della Bce, a rimborsare un socio Adusbef, per l'illecito diritto di signoraggio, quantificato da una perizia tecnica in 5 miliardi di euro, ossia 87 euro per ogni cittadino italiano residente". Lo rende noto l'Adusbef, precisando che Palazzo Koch "ha infatti inviato un vaglia cambiario 276,68 euro (87 euro più le spese), corrispondente all' importo precettato, a favore di Giovanni De Gaetanis, il socio Adusbef che assistito dall'avvocato Antonio Tanza aveva proposto e vinto il ricorso pilota davanti al Tribunale di Lecce, che aveva dichiarato, seppur in prima istanza, nullo un diritto feudale di signoraggio (come la carica del Governatore) quantificato in 5 miliardi di euro". La sentenza del tribunale di Lecce è "il primo colpo giudiziario in assoluto al diritto di signoraggio. Il signoraggio è un antico istituto derivante dal sovrano che, battendo moneta, ne garantiva il valore nel tempo ed in cambio di quella specifica garanzia feudale (come la carica a vita del Governatore della Banca d'Italia), tratteneva una parte di quell'oro. Oggi - aggiunge l'Adusbef - che neppure le riserve auree garantiscono più la moneta, al punto che è sparita la scritta pagabili al portatore, è rimasto quel diritto feudale di signoraggio i cui proventi vengono incamerati dalla Banca d'Italia, che non appartiene più allo Stato ma a banche private ed altri soggetti che incassano parte di tale introiti". "I cittadini quindi hanno continuato a pagare quella che è diventata una sorta di tassa agli istituti di credito, in violazione dello stesso statuto della Banca d'Italia che all'articolo 3, comma 3, parla chiaro: la banca appartiene allo Stato. Quindi, è stata la conclusione del giudice, la sottrazione del reddito da signoraggio in danno alla collettività è di 87 per singolo cittadino residente alla data del 31 dicembre 2003, per un controvalore di 5.023.632.491 euro, che deve essere restituito"»;
ma una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite, pubblicata il 24 luglio 2007, pur non entrando nel merito del signoraggio, accolse il ricorso della Banca d'Italia, poiché non compete ai giudici sindacare il modo in cui gli Stati svolgono le funzioni di politica monetaria, di adesione ai trattati internazionali e di partecipazione agli organismi sovranazionali. Contro la sentenza del giudice di pace la Banca d'Italia aveva infatti presentato ricorso per Cassazione chiedendone l'annullamento oltre che la condanna al risarcimento danni per "lite temeraria" per il cittadino pugliese;
le Sezioni Unite civili della Suprema Corte, cassando punto per punto le motivazioni del giudice di pace, hanno accolto il ricorso di via Nazionale sottolineando, tra l'altro, che accettare un simile pronunciamento, comunque, metterebbe in discussione le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di fare parte delle istituzioni create all'interno di detto sistema;
nella sentenza n. 16751 depositata il 24 luglio 2007, i giudici di Piazza Cavour sanciscono quindi che tra le funzioni che rientrano nelle prerogative della sovranità degli Stati (come le politiche monetarie, nel caso specifico), non può interferire alcuna giurisdizione, sia civile che penale, tanto meno amministrativa o dei giudici onorari. L'autore della citazione in giudizio per la Banca d'Italia è stato quindi condannato al pagamento di circa 1.500 euro per le spese processuali. La Suprema Corte non ha accolto la richiesta di risarcimento danni per "lite temeraria", constatando la buona fede del cittadino pugliese;
prima del 1° gennaio 2002, anno nel quale anche nel nostro Paese è entrato in circolazione l'euro a seguito della sottoscrizione del trattato di Maastricht, l'Italia ha volontariamente devoluto la prerogativa sovrana del conio della moneta alla Banca centrale europea adottando l'euro come valuta avente corso legale nel Paese, due erano i modi più frequenti per approvvigionarsi della nuova moneta necessaria al finanziamento del sistema economico: l'acquisizione di titoli del debito pubblico effettuata mediante operazioni di mercato aperto, con le quali veniva fornita nuova moneta al Ministero del tesoro. Sino al 1981, per proteggersi dai casi nei quali la domanda di titoli del debito pubblico era inferiore all'offerta, per la Banca d'Italia vigeva l'obbligo di acquisto dei titoli non collocati sul mercato. In pratica la Banca d'Italia non poteva rifiutare il finanziamento del fabbisogno pubblico, anche a costo di creare base monetaria in eccesso. Dal 1981, con il cosiddetto "divorzio" fra la Banca d'Italia e il Ministero del tesoro, inauguratasi con l'asta dei BoT del luglio 1981, iniziava un nuovo regime di politica monetaria, che esimeva la Banca d'Italia dal garantire in asta il collocamento integrale dei titoli offerti dal Governo, liberandola dal precedente obbligo, anche se la prassi fu di fatto mantenuta sino all'adozione della moneta unica;
il secondo sistema di monetizzazione del debito, in caso di disavanzo pubblico, era quello di chiedere alla Banca centrale di emettere moneta e versarla sul conto che il centro di spesa del Governo, gestito dal Ministro del tesoro, aveva aperto presso la Banca d'Italia;
dall'abuso di questa pratica, negli anni '70 e '80, l'economia nazionale ebbe gravi danni a causa del susseguirsi di tassi di inflazione sempre più elevati, come ugualmente accadde per i tassi di interesse, causando un abnorme e inarrestabile aumento del debito pubblico, che ha raggiunto la soglia di 1.800 miliardi di euro, pari a 30.000 euro di gravame sulle spalle di ognuno dei 60 milioni di residenti;
negli anni successivi, venne mostrata maggiore attenzione alla quantità di moneta emessa ricercando, per le nuove emissioni, una corrispondenza tra la quantità di moneta immessa nel sistema e la ricchezza reale prodotta dal Paese giungendo, nel 1993, alla chiusura del Conto di tesoreria;
tale chiusura fu stabilita con la legge 26 novembre 1993, n. 483, la cui applicazione portò all'azzeramento del conto di tesoreria e, conseguentemente, del debito contratto dal Ministero del tesoro verso la Banca d'Italia;
nei giorni scorsi, a causa della crisi greca e della speculazione sull'euro da parte della grande finanza internazionale e delle grandi banche di affari, l'Unione europea ha deliberato aiuti per 750 miliardi di euro e la BCE, contravvenendo ai Trattati che impongono una netta separazione tra politica monetaria e Governi, ha deciso di acquistare titoli pubblici degli Stati aderenti in difficoltà, senza peraltro rendere trasparenti tali iniziative ai mercati ed ai cittadini, sia in termini di masse monetarie impegnate che di titoli pubblici acquistati in quali Stati;
nonostante la crisi sia stata generata dai banchieri e dalle principali banche di affari, che hanno speculato con i CDS (Credit Default Swap) e derivati OTC (Over The Counter) negoziati al di fuori dei mercati regolamentati per un controvalore di 600.000 miliardi di dollari,12 volte più del PIL (prodotto interno lordo) che ammonta a 50.000 miliardi di dollari, attentando alla sovranità degli Stati con la complicità delle agenzie di rating e delle compiacenti banche centrali, anche l'Europa con la ingente massa monetaria ben superiore ai 750 miliardi di euro, fornisce liquidità a buon mercato (i tassi di riferimento BCE sono fissati all'1 per cento) per speculare contro l'euro ed indebolire le economie reali degli Stati sovrani;
Goldman Sachs, la banca di cui il Governatore Draghi era vice-presidente per l'Europa, ai tempi in cui venivano falsificati i conti della Grecia, assieme ad altre banche di affari, è stata accusata dalla Procura di Pescara di una gigantesca frode fiscale ai danni dello Stato italiano con il meccanismo dei dividend washing (lavaggio dei dividendi);
altre banche di affari, come UBS, Deutsche Bank Depfa e JP Morgan, sono state rinviate a giudizio dal pubblico ministero di Milano Alfredo Robledo per truffa ai danni del Comune di Milano per aver collocato strumenti derivati rischiosi, che ammontano a ben 35,5 miliardi di euro complessivi, come emerso nel corso dell'indagine conoscitiva sull'utilizzo degli strumenti di finanza derivata nelle pubbliche amministrazioni svolta dalla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato;
il 19 maggio 2010, a margine del processo che si sta celebrando a Milano sui derivati, a quanto risulta all'interpellante, il pubblico ministero Robledo ha affermato che l'Italia non è la Grecia ma ha una particolarità, è l'unico Paese europeo con contratti derivati in capo a comuni, province e regioni che prima o poi scoppieranno e nessuno è in grado di dire che cosa succederà. La politica dovrebbe intervenire, con la possibilità di rinegoziare i contratti, ma a livello di Stati. Tali affermazioni sarebbero state rese in una pausa dell'udienza del processo in cui 4 banche, Ubs, Deutsche, Depfa e Jp Morgan rispondo di truffa aggravata per 100 milioni di euro ai danni del Comune di Milano insieme ad altri 13 imputati come persone fisiche. Spiega Robledo: "Io pongo il problema indipendentemente da quello che sarà l'esito di questo processo";
sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro, direzione II, a firma della dottoressa Maria Cannata, dirigente generale, è pubblicato l'elenco degli degli Specialisti in titoli di Stato. Si può leggere in una nota datata 8 febbraio 2010 che, a decorrere dall'8 febbraio 2010, a seguito del cambio di denominazione sociale richiesto da una delle controparti, ai sensi dell'art. 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica 13 maggio 1999, n. 219, l'elenco degli specialisti in titoli di Stato è composto, in ordine alfabetico, dai seguenti operatori: Banca IMI SpA; Barclays Bank PLC; BNP Paribas; Citigroup Global Markets Ltd; Commerzbank A.G; Crédit Agricole Corp. Inv. Bank; Credit Suisse Securities (Europe) Ltd; Deutsche Bank A.G; Goldman Sachs Int. Bank; HSBC France; INGBankN.V; JP Morgan Securities Ltd; Merrill Lynch Int; Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese SpA; Morgan Stanley & Co. Int. PLC; Nomura Int. PLC; Royal Bank of Scotland PLC; Société Générale Inv. Banking UBS Ltd; UniCredit Bank A.G;
se alla chiusura del conto di Tesoreria, il Ministero dell'economia e delle finanze abbia corrisposto a suo tempo denaro (o altre utilità) alla Banca d'Italia in cambio della chiusura del medesimo conto e, in particolare, se la contropartita fosse rappresentata da titoli del debito pubblico;
se il debito derivato da una procedura che non ha comportato alcun costo per la Banca d'Italia, eccetto i minimi costi di produzione della cartamoneta, ossia il reddito da signoraggio sia da considerare un debito senza alcun fondamento economico e giuridico e, quindi, non possa formalmente considerarsi tale;
poiché ci troviamo di fronte ad un attivo di patrimonio, che si è formato come diretta conseguenza di una devoluzione della sovranità monetaria ad organo diverso dallo Stato, a cui questo dovrebbe appartenere di diritto, ed essendo innanzi ad un attivo formatosi con uno scambio che appare vantaggioso per la sola Banca d'Italia, con sicuro danno dei cittadini i quali, oltre ad avere subito un danno a causa dell'innalzamento dei prezzi generato dall'inflazione causata dalla stampa di una ingente ed eccessiva quantità di moneta al fine di coprire il disavanzo pubblico, hanno visto trasformare il valore di questa moneta ceduta al Tesoro, da positivo in negativo, cioè in debito pubblico che dovrà essere coperto con tassazione presente e futura, nei loro confronti, se il Ministro in indirizzo ritenga giuridicamente possibile attivarsi con iniziative di competenza per richiedere ed ottenere l'annullamento unilaterale di tale debito;
se il Governo non debba chiarire, anche in sede internazionale, la genesi del signoraggio che arricchisce gli oligarchi ed i banchieri centrali impoverendo i cittadini;
se alla luce della crisi generata dai banchieri e dalle banche di affari, che hanno speculato sulla sovranità monetaria appioppando derivati a piene mani ad enti locali per un valore di 35,5 miliardi di euro arrivando a frodare il fisco italiano con il cosiddetto lavaggio dei dividendi, il Ministro in indirizzo non debba valutare l'opportunità di espungere dall'Albo di riferimento degli specialisti in titoli di Stato le banche coinvolte;
se alla luce delle "malefatte" bancarie, ad avviso dell'interpellante, spesso avvenute in Italia con il concorso diretto del controllore, ossia di quella Banca d'Italia le cui quote azionarie sono riferibili alle stesse banche vigilate in un rapporto singolare che mina l'autorevolezza delle istituzioni, il Governo non avverta l'obbligo di promuovere l'introduzione, nella manovra finanziaria in esame in Parlamento, di una tassa sulle banche, per risarcire anche in via indiretta utenti, consumatori, enti locali, piccole e medie imprese e clienti costretti a subire costi dei servizi bancari più onerosi al mondo, dalla speculazione finanziaria che ha arricchito i banchieri ed impoverito le famiglie.
(2-00229)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
le stragi sul lavoro hanno toccato l'apice nel 2006-2008, anche per gli elementi di confusione istituzionale che venivano introdotti nella macchina organizzativa, dello Stato e delle Regioni, dedicata alla prevenzione e alla sicurezza del lavoro, con lo smantellamento dei controlli, affidati, in prima battuta, all'Istituto prevenzione e sicurezza sul lavoro (ISPESL), incaricato di esami-progetto, collaudi e prime verifiche di impianti, macchine a pressione e di sollevamento ed impianti elettrici, ed ai Dipartimenti di prevenzione delle ASL, incaricate delle verifiche periodiche di macchine e impianti e dell'igiene del lavoro;
a giudizio dell'interpellante, in quegli anni si consumò la manovra di disinformazione e trasformazione istituzionale, diretta a confondere la prevenzione con la previdenza, a scardinare l'assetto organizzativo in materia, dato al Paese dalla legge di riforma sanitaria, in un concorso di simulazioni e dimenticanze, culminato nella misura che avrebbe dovuto essere risolutiva: l'assunzione di 300 ispettori del lavoro, inusualmente disposta per legge, ma che non portava a nessun effettivo beneficio in termini di sicurezza del lavoro (anche se rafforzava la struttura dei controlli amministrativi);
sembrava che tutti, il Governo che aveva proposto la legge n. 123 del 2007, il Parlamento che l'aveva approvata e la stampa che aveva informato, ignorassero che in Italia la prevenzione e la sicurezza del lavoro è affidata non agli Ispettorati del lavoro, ma al Servizio sanitario nazionale, tramite l'ISPESL e i Dipartimenti di prevenzione delle ASL;
veniva ignorato che la legge n. 833 del 1978, istitutiva appunto del Sistema sanitario nazionale, aveva disposto (art. 21, comma 1): In relazione agli standards fissati in sede nazionale dall'ISPESL (art. 23, comma 1, lett. b), e art. 6, comma 1, lett. g), k), i), m), n)), all'unità sanitaria locale venissero attribuiti, con decorrenza 1° gennaio 1980, i compiti attualmente svolti dall'Ispettorato del lavoro in materia di prevenzione, di igiene e di controllo sullo stato di salute dei lavoratori e, inoltre (art. 73), e che il personale tecnico e sanitario, centrale e periferico, degli Ispettorati del lavoro addetto alle sezioni mediche, chimiche e ai servizi di protezione antinfortunistica venisse comandato, a domanda e a decorrere dal 1° gennaio 1980, presso l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, o nei presidi e servizi delle unità sanitarie locali. A giudizio dell'interrogante, bastava che venissero rilette tali norme per capire che le assunzioni presso gli Ispettorati del lavoro non avrebbero portato alcun giovamento alla sicurezza degli impianti e delle macchine industriali, né degli ambienti di lavoro e che, se anche avessero assunto solo tecnici, questi sarebbero stati immessi in strutture che, dal 1980, non praticavano alcuna disciplina scientifica o tecnica, se non al fine di collocare i pochi funzionari che non avevano optato 30 anni prima (per questo gli Ispettorati del lavoro continuavano ad occuparsi, si direbbe abusivamente, di ascensori di cantiere);
successivamente, a quanto consta all'interpellante, viene perpetrata la seconda opera di confusione istituzionale e culturale: quella tra prevenzione e previdenza, ancora una volta introducendo a livello legislativo elementi volti ad accrescere il disorientamento, nello specifico mediante il decreto legislativo n. 81 del 2008. È in tale decreto che, per la prima volta, vengono elencati tra gli organismi deputati alla prevenzione e alla sicurezza del lavoro l'INAIL e l'INPS. Vengono elencati come se fosse pacifico che tali enti si occupino o si siano occupati, sul piano tecnico, di prevenzione e sicurezza del lavoro. A prescindere dall'INPS, la cui inclusione tra gli organi di prevenzione appare all'interpellante non pertinente, occorre ricordare che l'INAIL aveva tali compiti sotto il fascismo, ma non più dal momento in cui, per iniziativa di De Gasperi, fin dalla prima Legislatura repubblicana, erano stati sottratti tali compiti all'INAIL affidandoli all'Ente nazionale per la prevenzione degli infortuni (ENPI) e all'Associazione nazionale per il controllo della combustione (ANCC) (legge n. 2390 del 1952), enti cui era subentrato l'ISPESL a seguito della riforma sanitaria (art. 72 della legge citata n. 833 del 1978);
ad opinione dell'interpellante va detto però che sotto il fascismo tale accorpamento almeno non aveva secondi fini. Ciò che turba di più molti lavoratori dell'ISPESL, soprattutto quelli che hanno dedicato decine di anni della loro vita nella definizione di standard che assicurassero la sicurezza di lavoratori e popolazione o nella ricerca su agenti di rischio industriale o inquinanti o nei controlli su impianti, macchine e ambienti di lavoro, è di diventare oggetto di inaudite strumentalizzazioni politico-affaristiche;
a giudizio dell'interpellante, la leggerezza con la quale l'ISPESL è stato trasformato da organo dello Stato a ente pubblico (decreto legislativo n. 300 del 1999 e decreto legislativo n. 419 del 1999) ha consentito la prima grande speculazione;
l'ENPI e l'ANCC avevano lasciato allo Stato un grande patrimonio immobiliare, comprendente, oltre a due palazzi romani, anche un centinaio di sedi periferiche in quasi tutte le province del Paese. Alcune di queste sono passate alle ASL e altre all'ISPESL, che ha limitato il numero delle proprie sedi periferiche alle 33 sedi dell'ANCC. Poiché l'ISPESL era parte del Ministero della sanità, la gestione patrimoniale delle sue sedi è stata effettuata dal Ministero dell'economia e delle finanze, mentre le altre sedi sono state trasferite alle Regioni (la sede di Roma dell'ENPI, ad esempio, è andata alla ALS Roma A). A seguito della trasformazione dell'ISPESL in ente pubblico, in carenza di una precisa previsione normativa, si è ritenuto di attribuire all'ISPESL solo il debito, cioè il personale, ma non l'attivo patrimoniale, cioè gli edifici delle sedi nel Paese. Con tale singolare e asimmetrica decisione si è potuto provvedere a cartolarizzare gli immobili dell'ISPESL (anzi ex ISPESL) e a venderli. Le società che hanno acquistato, tutte recentemente, con la soppressione dell'ISPESL si ritrovano con un patrimonio libero di essere collocato sul mercato (avendolo acquistato come "occupato"). Il personale dell'ISPESL potrà essere trasferito nei tanti uffici dell'INAIL, che ha spazio in abbondanza, come il grattacielo ex IBM, nel quartiere di Roma EUR, oltre alla sede costruita da Piacentini in piazza Cinque Giornate. E così le società acquirenti avranno realizzato un guadagno colossale. Interi piani di edifici centrali in tutte le principali città italiane, acquistati a prezzo di realizzo, perché occupati, improvvisamente liberi e disponibili per la libera contrattazione: questo risultato non si poteva ottenere se l'ISPESL fosse stato accorpato - a giudizio dell'interpellante più ragionevolmente - al Ministero della salute o all'Istituto superiore di sanità. Un altro obiettivo perseguito con l'accorpamento dell'ISPESL all'INAIL è l'avvio, in surplace, dei finanziamenti alle imprese con il pretesto della messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. Una sorta di condono del rischio industriale o condono infortunistico. In pratica, i datori di lavoro che non hanno provveduto a mettere in sicurezza i loro impianti, le macchine e gli ambienti di lavoro potranno farlo, presentando un piano all'INAIL che, se approvato, sarà finanziato dall'istituto assicurativo, nel quadro delle misure incentivanti previste dalla nuova normativa. Si tratterebbe del primo condono in cui i condonati non pagherebbero nulla ma sarebbero pagati dallo Stato, tramite l'INAIL;
a giudizio dell'interpellante, le due strumentalizzazioni - quella del mattone e quella del condono infortuni - riflettono due vizi ricorrenti della società italiana: il primo del mondo politico e di quello contiguo degli affari, noto come il vizio della "cricca"; il secondo del mondo economico, abituato alla sovvenzione e al condono;
mentre si moltiplicano i rammarichi, i proclami, la manifestazione di buone intenzioni, ad ogni, ricorrente, tragedia del lavoro, il Governo smantella un presidio per la sicurezza sul lavoro del Servizio sanitario nazionale; e lo fa senza la consultazione delle Regioni, che in materia sanitaria hanno competenza prevalente; gli incidenti sul lavoro, anche quelli mortali, non avvengono per distrazione o imperizia delle vittime, come taluno vorrebbe far credere;
con l'accorpamento dell'ISPESL all'INAIL, si tornerebbe alla situazione anteriore al 1938, quando l'Ente nazionale propaganda prevenzione infortuni fu scorporato dall'INAIL con regio decreto n. 2176 del 1938. Cioè si tornerebbe al 1925, quando anche la "propaganda della prevenzione infortuni" era dentro l'INAIL (regio decreto-legge n. 2050 del 1925): situazione incompatibile con l'ordinamento di uno Stato democratico, considerato che in ogni Paese moderno, anche sul modello del National institute for safety and occupational health (NIOSH), istituto federale degli Usa, esiste, autonomo, un istituto come l'ISPESL;
i lavoratori dell'ISPESL, oltre a protestare contro la soppressione dell'Istituto, hanno inviato una lettera alle massime cariche dello Stato, descrivendo in dettaglio l'antieconomicità di una scelta giudicata incomprensibile nell'ottica di un'efficace attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro,
posto che sono state elencate in premessa le ragioni antieconomiche della scelta, quali siano state le ragioni reali che abbiano indotto il Governo ad accorpare l'ISPSEL all'INAIL, in un circolo vizioso di accorpamento-scorporo ripetuti che ha riguardato in precedenza l'ANPA, ora ISPRA, con conseguente blocco della politica di protezione ambientale, come da oltre un anno viene riproposta dai lavoratori dell'ISPRA all'opinione pubblica;
se il Governo non ritenga che sarebbe stato preferibile procedere a riaccorpare l'ISPESL al Ministero della salute, del quale è stato parte integrante per oltre 20 anni (1982-2003) o, in subordine, all'Istituto superiore di sanità, salvando così il quadro istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario nazionale e non comprimendo le competenze regionali in materia;
se non sarebbe stato più utile accorpare l'INAIL al Ministero del lavoro, per consentire allo Stato di introitare il "tesoretto" dell'ente, stimato in 14 miliardi di euro, reperendo in un solo colpo buona parte delle risorse per la manovra economica per il 2011 o se la vera ragione dell'accorpamento dell'ISPESL non risieda proprio nelle mire, da tante parti avanzate, sul patrimonio dell'INAIL;
se il riaccorpamento dell'ISPESL, successore dell'ENPI, all'INAIL, non concretizzi un ritorno al superato ordinamento pre-repubblicano del ventennio in materia di prevenzione e sicurezza del lavoro;
se l'obiettivo sia quello di eliminare i controlli di sicurezza sugli impianti, le macchine e gli ambienti di lavoro ovvero di eliminare l'organismo terzo incaricato di tali controlli - l'ISPESL - per ricondurre i controlli stessi nella disponibilità dei soli datori di lavoro, liberi di incaricare organismi tecnici alternativi, in pratica di scegliersi l'organismo ispettivo e pagarlo, e se questo non indebolisca l'attività di prevenzione;
se il Governo non ritenga, alla luce dei suggerimenti e dei ragionamenti richiamati in premessa, di riconsiderare il proprio orientamento, sia per rispettare l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale e, dunque, le competenze delle Regioni, sia per tutelare il patrimonio di saperi e competenze dei tecnici e delle maestranze dell'ISPESL, che per salvaguardare gli interessi economici di un istituto che, invece di progredire, ritorna al punto di partenza, dal quale sembrava uscire dopo la lotta di liberazione e la costituzione della Repubblica.
(2-00230)
per impedire un clamoroso conflitto di interessi tra vigilante e vigilati, la legge 28 dicembre 2005, n. 262, recante "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2005, Supplemento ordinario n. 208, all'art. 19, rubricato "Banca d'Italia", ha stabilito che imperativamente entro tre anni, quindi entro il dicembre 2008, dovevano essere trasferite le quote di partecipazione della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici;
recita infatti testualmente il comma 10: "Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici";
nell'atto di sindacato ispettivo 4-01756 presentato il 9 luglio 2009, ancora senza risposta, l'interrogante chiedeva al Governo ragione di tale gravissima inadempienza che crea nocumento alla credibilità delle istituzioni ed alle aspettative degli utenti e dei risparmiatori, che hanno il diritto di avere un'autorità di vigilanza sganciata dalle grinfie e dagli interessi dei banchieri e dei loro sodali;
in base al combinato disposto degli articoli 3 e 49 dello Statuto della Banca d'Italia sino all'entrata in vigore del regolamento previsto all'articolo 19, comma 10, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, le quote di partecipazione al capitale della banca stessa potevano appartenere a casse di risparmio, istituti di credito di diritto pubblico e banche di interesse nazionale, società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, istituti di previdenza, istituti di assicurazione, ovvero alle fondazioni bancarie;
le quote in cui è diviso il capitale della Banca d'Italia sono complessivamente 300.000, di cui la maggioranza è detenuta dalle banche del gruppo Intesa-Sanpaolo e dal gruppo Unicredit; fra gli azionisti della Banca d'Italia, con i relativi diritti, vi sono oggi, oltre alla maggior parte delle banche italiane, anche la banca francese BNP, la tedesca Allianz, le società di assicurazioni Fondiaria-SAI e Generali, e, tramite Unicredit, parteciperebbe ora anche la Banca di Stato libica mentre lo Stato italiano è solo un socio non ufficiale, privilegiato nella ripartizione degli utili, ma senza quote patrimoniali;
in base alla citata legge n. 262 del 2005, entro la fine del 2008 le banche private avrebbero dovuto cedere le proprie partecipazioni ed il capitale dell'istituto di vigilanza sarebbe dovuto tornare in mano pubblica;
a tutt'oggi la scadenza non è stata rispettata e resta così insoluto l'antico conflitto di interessi per cui i controllati (le banche) detengono ancora il capitale del loro controllore (la Banca d'Italia), conflitto di interessi che può proiettare ombre sull'attività della Banca d'Italia e sulla sua trasparenza,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga urgente intervenire, nelle opportune sedi, al fine di rivedere l'assetto proprietario della Banca d'Italia dando finalmente attuazione alle disposizioni contenute nella legge 28 dicembre 2005, n. 262, anche in considerazione della circostanza che è già stato presentato in Senato un disegno di legge in materia recante "Norme sulla proprietà della Banca d'Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d'Italia" a prima firma dell'interpellante e sottoscritto dall'intero Gruppo dell'Italia dei Valori (Atto Senato n. 929).
(2-00231)
ASTORE - Al Ministro della salute - Premesso che:
la diffusione del sistema di donazioni e trapianti di organi costituisce un impegno importante dei sistemi sanitari dei Paesi sviluppati e in questo campo l'Italia ha raggiunto un livello paragonabile ai Paesi di maggiori tradizioni nel settore;
nella donazione di organi e nel loro trapianto ai soggetti che ne abbiano bisogno si misura non solo la capacità tecnica ed organizzativa di un sistema sanitario, stante la complessità delle procedure necessarie e della messa in sicurezza delle stesse, ma anche e soprattutto la diffusione di uno spirito solidaristico e di coesione della struttura sociale;
i criteri di ammissione alla possibilità di ricevimento di organi per trapianto dovrebbero essere riferiti esclusivamente alle condizioni sanitarie dell'individuo ed alla maggiore o minore urgenza dell'intervento, escludendo qualsiasi fattore legato alle condizioni individuali e sociali di vita;
in tale contesto il ritardo mentale e, meno che mai, il basso quoziente intellettivo può considerarsi un sintomo di patologia che impedisca l'accesso alla procedura di trapianto ed il conseguente beneficio in termini di condizioni di vita e di salute, come dimostrato da autorevoli studi in materia,
se risulti al Governo corrispondente al vero che la Regione Veneto abbia adottato uno specifico atto volto ad escludere dalla possibilità di accedere all'impianto di organi mediante trapianto i soggetti selezionati sulla base del quoziente intellettivo;
se il Governo non ritenga che tale atto violi la normativa sui Livelli essenziali di assistenza del 2001 e che esso riguardi competenze di controllo e sanzione da parte del Governo ai sensi della riforma del Titolo V della Costituzione;
se non si ritenga che la posizione espressa dalla Regione Veneto non contravvenga ai più elementari principi etici e di solidarietà che devono ispirare un sistema sanitario nazionale che voglia raggiungere adeguati livelli di qualità e di risposta ai bisogni della popolazione;
se non ritenga che la posizione assunta dalla Regione Veneto non si configuri come una vera e propria discriminazione nei confronti di fasce di popolazione in contrasto con i principi morali a cui debba ispirarsi il governo della cosa pubblica. Infatti ogni persona con disabilità intellettiva merita una valutazione individuale e non l'esclusione da una procedura salvavita.
(3-01369)
LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
tra il 1° e il 2 maggio del 2008 vi è stata un'incursione all'interno della segreteria politica del senatore del Movimento per l'autonomia (MPA) Giovanni Pistorio in via Palazzotto 50 a Catania;
il risultato di questa incursione è che sono venuti meno due dei tre computer presenti;
dalla dinamica dell'incursione tutto lascia pensare che gli autori fossero entrati per raggiungere un obiettivo ben preciso: impadronirsi dei contenuti dell'archivio della segreteria;
non ci sono tracce di scasso, non sono stati perpetrati dei furti particolari se non 100 euro che si trovavano in una cartellina posta all'interno di un armadio le cui ante non erano provviste di serratura e, tra l'altro, non è stato prelevato un computer nel quale non erano stati memorizzati dati rilevanti;
di recente un organo di stampa ("la Repubblica", edizione di Palermo del 15 aprile 2010) ha ripreso questa notizia del 2008 dove si ritorna sul fatto informando che la Procura aprì allora un'indagine conoscitiva e definendo la vicenda come un episodio poco chiaro;
dopo la regolare denuncia si è avuta notizia di un decreto di archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania su richiesta del pubblico ministero competente;
la vicenda merita una rigorosa attenzione per la grave violazione di un ufficio di un parlamentare nazionale che, per la strana dinamica, potrebbe indurre ad ipotizzare anche che ci sia stato un coinvolgimento di settori dello Stato, come quello dei servizi segreti, che in modo illegale avrebbero potuto accedere all'interno di uno spazio tutelato dalle prerogative parlamentari del senatore Pistorio per farne un uso strumentale all'interno della sistematica aggressione che il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, sta subendo in questi mesi, vista la forte connessione che il senatore Pistorio ha con il Presidente della Regione Sicilia e alla luce della comune appartenenza al movimento autonomista MPA. Un movimento che sta creando una disarticolazione del sistema politico e sta contribuendo a determinare un percorso di riforme che può inclinare il consolidato potere affaristico mafioso,
se e quale verifica si intenda avviare con i rappresentanti del sistema dei servizi segreti italiani per escludere che vi sia stata un'operazione anomala ed illegittima ai danni del senatore Pistorio e del movimento MPA;
come si intenda tutelare l'agibilità democratica di un movimento che per le sue caratteristiche e la sua valenza riformatrice vuole agire per incidere contro i poteri forti e mafiosi, naturalmente all'interno del quadro costituzionale che assegna alla Sicilia una specialità autonomistica che va sviluppata in tutti i suoi poteri e potenzialità.
(3-01370)
BOSONE, NEGRI, SANNA, AGOSTINI, AMATI, ANTEZZA, ARMATO, BAIO, BARBOLINI, CECCANTI, CHIAROMONTE, DELLA SETA, DEL VECCHIO, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, INCOSTANTE, PASSONI, PERDUCA, PIGNEDOLI, ROSSI Paolo, SOLIANI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'articolo 33 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, prevede «Per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti» uno stanziamento di 150 milioni di euro per l'anno 2007;
la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), all'articolo 2, comma 361, autorizza «Per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti» una spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008;
la medesima legge, al successivo comma 362, prevede l'adozione di un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in cui siano fissati i criteri in base ai quali sono definite, nell'ambito di un piano pluriennale, le transazioni di cui al comma 361;
in data 28 aprile 2009 è stato emanato dall'allora Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali il decreto ministeriale n. 132, che determina i criteri per la stipula delle transazioni con soggetti danneggiati che abbiano instaurato, anteriormente al 1° gennaio 2008, azioni di risarcimento danni che siano ancora pendenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso;
a seguito della circolare ministeriale 20 ottobre 2009, n. 28, sono state presentate oltre 7.000 domande di adesione alla procedura transattiva proposta dal Ministero della salute ai cittadini cui sono stati riconosciuti danni da trasfusioni infette o da vaccinazione obbligatoria;
detta circolare prevedeva che la presentazione delle domande dovesse compiersi entro 90 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 ottobre 2009, e che pertanto il termine è ampiamente trascorso;
agli interroganti giungono da varie parti d'Italia segnalazioni riguardo la difficoltà di ottenere risposte dagli uffici ministeriali sullo stato di avanzamento dell'iter delle pratiche;
in un comunicato il Ministero della salute afferma che sta provvedendo all'istruttoria delle istanze, verificandone la correttezza delle informazioni fornite dai legali, nonché la completezza della documentazione allegata e altresì che, nel frattempo, proseguono i lavori della Commissione interministeriale che dovrà definire il decreto che conterrà i "moduli", ovvero le proposte economiche che l'amministrazione intende avanzare per concludere gli accordi. Tale decreto sarà approvato dopo l'espressione del parere dell'Avvocatura dello Stato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale: saranno quindi predisposti per la sottoscrizione i singoli atti transattivi, le cui relative pratiche verranno inviate all'Avvocatura dello Stato per uno specifico parere;
vista la complessità dell'operazione, il Ministero nel medesimo comunicato prevede che la stipula dei primi atti transattivi si potrà avere a partire dal mese di dicembre 2010,
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno istituire un numero verde e, all'interno del sito Internet del Ministero, una pagina web dedicata, affinché i cittadini possano agevolmente assumere informazioni e seguire lo stato di avanzamento delle proprie pratiche;
se sia negli intendimenti dell'amministrazione rispettare la data del prossimo dicembre per iniziare a stipulare le prime transazioni e in quali tempi verranno conclusi tutti gli accordi e liquidati tutti gli aventi diritto;
se non intenda dar corso ad una nuova operazione transattiva, rifinanziando l'apposito fondo, per consentire a coloro che sono rimasti esclusi da quella attualmente in itinere di accedervi per porre fine così ad anni di azioni legali, ingenti spese sostenute, e vedere finalmente definiti e attribuiti i risarcimenti ad essi spettanti, in ossequio al diritto costituzionale alla tutela della salute senza discriminazione per alcuno.
(3-01371)
ZANDA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
l'art. 14 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante "Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile", convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, dispone la valorizzazione dell'esperienza acquisita dal personale - con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con rapporto di lavoro a tempo determinato - impiegato dal Dipartimento della protezione civile che, per lo svolgimento delle attività affidategli, deve necessariamente possedere una specifica professionalità. In particolare, il comma 4 dell'articolo 14 autorizza il Dipartimento della protezione civile a procedere alle assunzioni del predetto personale, nel limite di spesa di 8,02 milioni di euro, mentre il comma 2 demanda ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle modalità valutative anche speciali per il reclutamento del predetto personale;
la relazione tecnica allegata dal Governo al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 195 del 2009 (Atto Senato 1956 e Atto Camera 3196), specificava, nell'illustrazione dell'articolo 14, il numero di unità di personale da assumere: « a) al personale già titolare di contratto a tempo determinato (n. 25 unità) e di collaborazione coordinata e continuativa (n. 200 unità). Gli oneri previsti per l'applicazione della disposizione in parola, che riguarda l'assunzione di personale nelle aree II e III determinate in relazione a quelle che saranno le specifiche esigenze di implementazione del Dipartimento al momento dell'indizione delle procedure selettive di reclutamento, ammontano a 7,22 milioni di euro. Per quanto concerne la spesa relativa all'assunzione del predetto personale, la medesima è stata valutata considerando un costo medio unitario annuo per ciascuna unità di personale pari ad euro 32.100. A tale proposito si evidenzia la prevista contestuale soppressione delle autorizzazioni in favore del Dipartimento della protezione civile a stipulare contratti a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa in numero corrispondente al personale assunto; b) al personale dirigenziale di seconda fascia già in servizio presso il Dipartimento con contratto stipulato ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Gli oneri previsti ammontano a complessivi 0,4 milioni di euro e si riferiscono a n. 5 unità in possesso di una anzianità nell'incarico di almeno quattro anni»;
nel corso dell'esame della legge di conversione del citato decreto-legge n. 195 del 2009, al Senato era stato approvato anche un emendamento al comma 1 (14.4 testo 2), poi soppresso alla Camera dei deputati perché interessava un solo Dirigente - così come ammesso dal Sottosegretario Bertolaso nel corso della seduta dell'Assemblea del 18 febbraio 2010 - , che autorizzava il Ministero per i beni e le attività culturali ad inquadrare nel ruolo dei dirigenti di prima fascia, nei limiti della dotazione organica, i propri dipendenti di ruolo, titolari di incarichi di funzione dirigenziale generale, che avessero maturato alla data di entrata in vigore della legge di conversione in esame, almeno cinque anni di anzianità nell'incarico. Al relativo onere si provvedeva tagliando corrispondenti posti di dirigente di seconda fascia;
in merito ai profili di copertura finanziaria, riguardo al comma 4 dell'art 14, nel corso dell'esame del provvedimento presso la Commissione bilancio del Senato e della Camera dei deputati, il rappresentante del Governo ha depositato una nota del Ministero dell'economia e delle finanze che confermava l'adeguatezza della copertura e una nota della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della protezione civile, che recava alcune specificazioni in merito alle risorse da utilizzare a copertura. In particolare, la nota del Dipartimento della protezione civile, Protocollo DPC/CG/001/1936 del 16/02/2010, allegata al resoconto della V Commissione della Camera dei deputati (Bilancio) del 17 febbraio 2010 precisava che: «Art. 14- Si rappresenta che la spesa di euro 80.000, indicata nella relazione tecnica quale trattamento economico medio annuo del personale dirigente, appare congrua se non superiore a quella di 72.013,00 euro indicata nel conto annuale pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Altrettanto può dirsi del trattamento economico medio riferito al personale non dirigente indicato in 32.100,00 euro annui. A tale proposito si evidenzia che il costo annuale stimato nella Dichiarazione della ragioneria Generale dello Stato sopra citata, prevede una spesa di euro 37.932,00, desunta dalla media delle retribuzioni del personale della Presidenza del consiglio dei Ministri appartenente alle diverse aree e fasce retributive ivi comprese quelle apicali della terza area. Nelle ipotesi di assunzione di cui all'articolo 14, non sono invece previste immissioni nelle fasce apicali e precisamente nelle fasce retributive che vanno dalla F2 alla F9 della III area»;
il Dipartimento della protezione civile ha notificato al personale dipendente la circolare, protocollo DPC/UCD/00042174 del 28 maggio 2010, riguardante l'attuazione dell'articolo 14, commi 1 e 2, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26;
con la predetta circolare si dispone l'immissione nel ruolo speciale, al punto 1, di 147 unità di qualifica non dirigenziale titolare di contratto a tempo determinato, al punto 2, di 18 unità tra appartenenti al Corpo Forestale dello Stato e altre in posizione di comando o fuori ruolo e, al punto 3, di 13 unità di personale dirigenziale titolari di contratto a tempo determinato ai sensi dell'art. 19, comma 6, del decreto legislativo 20 marzo 2001, n. 165, nell'ambito dei servizi individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 31 luglio 2008,
si chiede di sapere se la prevista assunzione di 13 dirigenti, come scritto al punto 3 della circolare del Dipartimento di protezione civile, protocollo DPC/UCD/00042174 del 28 maggio 20101, non risulti in palese contrasto con quanto affermato nella relazione tecnica del decreto-legge, e con quanto il Governo ha sempre sostenuto, sia al Senato che alla Camera dei deputati in sede di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, relativamente al fatto che la stabilizzazione avrebbe riguardato 225 unità di qualifica non dirigenziale e 5 di dirigenza di II fascia, tenuto anche conto delle misure di contenimento della spesa pubblica introdotte dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.
(3-01367)
LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
a causa della riduzione dei fondi necessari viene nuovamente a riproporsi lo spettro della eventuale soppressione dell'importantissimo Corso di laurea in Chimica applicata, sede distaccata di Ceccano (Frosinone), presso la Badia dei Padri Passionisti, facente parte della facoltà di Scienze dell'Ateneo di Tor Vergata Roma, qualora persista l'assenza, entro il prossimo 30 maggio, di un impegno di spesa da parte degli enti locali di almeno 50.000 euro;
detto Corso di laurea, denominato dai giornali "Fiore all'occhiello della Ciociaria", del Lazio e dell'intera Nazione, è nato grazie alla collaborazione sinergica di importanti professori universitari e ricercatori, grazie alla Confindustria di Frosinone, che ha finanziato il progetto, al Comune di Ceccano, al contributo di altri enti quali la provincia di Frosinone e la regione Lazio, grazie all'ateneo di Tor Vergata, e grazie anche all'impegno di selezionati studenti modello, che sempre in numero maggiore scelgono questa strategica e impegnativa facoltà scientifica, e che sono molto preparati, motivati ed appassionati;
in questi anni e fino a pochi mesi fa, nella sede di Ceccano, sono stati fatti notevolissimi, considerevoli ed oculati investimenti, creando laboratori aggiornatissimi appena ultimati, aule di informatica, mensa, confortevoli ambienti di studio comunitario ed alloggi per gli studenti non residenti;
inoltre il corso offre agli studenti anche la possibilità di frequentare importanti stages formativi e professionalizzanti presso industrie od enti collegati. L'antica Badia è stata riportata all'antico splendore, riuscendo a creare un campus universitario da prendere ad esempio a livello europeo; entrando in essa si respira una austera aria di eccellenza, serio impegno nello studio, sobrietà, cultura, e massimo rispetto delle regole di collaborazione. Il corso di laurea annovera un numero sempre maggiore di iscritti e ha cominciato anche a rilasciare i primi diplomi di laurea in Chimica applicata. Per non parlare poi degli insegnanti eccezionali ed affermati ricercatori;
gli studenti rappresentano la futura risorsa, l'elemento propulsore della ricerca e il volano di rilancio dell'industria chimica italiana, in considerazione anche del fatto che Frosinone costituisce il secondo polo chimico industriale italiano;
in data 20 maggio 2010 sul quotidiano "Il Tempo" è stato pubblicato un articolo in cui il Presidente del Consiglio Regionale invita la Regione Lazio, l'Amministrazione provinciale di Frosinone, la Confindustria di Frosinone, L'Ateneo di Tor Vergata, e tutte le parti in causa ad aprire con urgenza un tavolo tecnico alla Pisana per cercare di risolvere insieme il grave problema, in quanto non si può permettere che la provincia di Frosinone perda questo importante polo universitario, culturale, e altamente professionalizzante per i giovani studenti ciociari, già privi di altre alternative;
è necessario investire in misura maggiore, come avviene nel resto del mondo, sulla massima preparazione culturale dei nostri giovani, che dovranno confrontarsi, nell'attuale corsa alla globalizzazione ed innovazione del mercato mondiale, con alte professionalità emergenti, dando onore alla bandiera nazionale,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro in indirizzo, nelle opportune sedi, al fine di impedire la soppressione del Corso di laurea in Chimica applicata, giudicato di ottimo livello, e perché non venga distrutta anche questa nuova, unica e importantissima realtà, già operativa e perfettamente funzionante, volta a costruire l'avvenire degli oltre 70 studenti iscritti, e a valorizzare il futuro della provincia di Frosinone, martoriata da moltissime problematiche legate proprio alle condizioni giovanili e all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
(4-03290)
SAIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le scuole pubbliche dovrebbero essere luogo di crescita sociale, culturale e civica;
a parere dell'interrogante in nessuna scuola pubblica si dovrebbero tenere riunioni di partiti politici, soprattutto durante una competizione elettorale;
secondo indiscrezioni raccolte dall'interrogante, all'Istituto tecnico industriale statale Matteucci di Roma si sarebbe svolta, il giorno 1° marzo 2010, una riunione del Partito Democratico con la partecipazione di alcuni parlamentari come l'onorevole Walter Veltroni e l'onorevole Roberto Morassut;
detta riunione sarebbe stata autorizzata dal Dirigente scolastico, che avrebbe permesso, allo scopo, l'utilizzo dell'aula magna;
la citata riunione si sarebbe svolta durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del Lazio e senza alcun contraddittorio,
se al Ministro in indirizzo risulti che tale riunione sia da intendersi come assise di partito ovvero se si sia trattato di una manifestazione elettorale;
se risulti che altri istituti scolastici abbiano concesso l'utilizzo della propria aula magna a partiti politici e, in caso affermativo, a quali partiti o movimenti e per quali eventi;
se e in quali modi ritenga di dover intervenire al fine di garantire che le strutture scolastiche siano utilizzate per gli scopi cui sono preposte, vale a dire solo per fini didattici e di sviluppo, di ricerca, di discussione e di approfondimento per gli alunni.
(4-03291)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
in un'inchiesta dal titolo "Scandalo auto blu" della rivista "L'Espresso" si commenta che, mentre il Governo annuncia tagli e misure di contenimento della spesa, le gare per acquistare berline e ammiraglie di Stato continuano e si allargano agli enti locali;
sono stati spesi oltre 100 milioni di euro solo per gli ultimi lotti, appaltati dalla Consip, la SpA che gestisce le gare per il Ministero dell'economia e delle finanze, fra noleggi di berline piccole e grandi, acquisti di mezzi commerciali e basse cilindrate, city car e modelli 4x4. Un'altra assegnazione con i numeri che crescono ogni anno a colpi di milioni di euro, per le casse dello Stato;
le ultime gare indette dalla Consip SpA, assegnano una decina di forniture comprese fra i 5 e i 33 milioni di euro l'una. Senza contare la gara per le auto più grandi, che è ancora in corso ed elenca una serie di optional di lusso che vanno dal satellitare ultima generazione ai sedili in pelle chiara;
secondo la stima dell'Associazione contribuenti italiani, nel 2010 si è toccata la quota 624.330, con un incremento del 2,7 per cento proprio negli ultimi mesi. Fra proprietà e leasing lo Stato, le regioni, le province, le aziende sanitarie locali e i comuni battono ogni record, surclassando i grandi della terra;
l'Italia è al primo posto al mondo nella classifica delle macchine di Palazzo. Le auto blu sono infatti 73.000 negli Usa, 65.000 in Francia, 55.000 nel Regno Unito, 54.000 in Germania, 44.000 in Spagna, 35.000 in Giappone, 34.000 in Grecia e 23.000 in Portogallo;
secondo i dati dell'ultimo censimento utile, aggiornato al primo trimestre del 2010, riportati da "Libero", oggi come oggi le vetture in circolazione con a bordo un politico o un boiardo di Stato sono 629.120, una discreta impennata rispetto al 2009 quando erano 607.918. Un'inguardabile sterzata, rispetto a tre anni fa, quando erano 574.000 e a cinque anni fa quando erano «soltanto» 198.596;
in quest'ambito il servizio automobilistico cosiddetto «dedicato» conta circa 200 addetti, e rappresenta una spesa di circa 5.700.000 euro l'anno di soli stipendi;
l'altro servizio automobilistico, che viene definito di «reperibilità e pronto impiego», ha un costo medio di 250 euro a singolo «accompagnamento», e comporta un esborso di circa 3 milioni di euro l'anno. Naturalmente i costi salgono o scendono in questo caso in base al numero degli «accompagnamenti» annui effettuati. Nell'ultimo semestre del 2009 sono stati 6.777 (circa 18 al giorno, per una cifra di 4.500 euro spesi quotidianamente solo per far spostare gli uomini della presidenza);
complessivamente il servizio «a chiamata» ha toccato una spesa annua di 3.329.000 euro nel 2009. A questi milioni di euro vanno aggiunti i costi dell'affitto dei veicoli (467.000 euro nel 2009), del carburante (128.000 euro nel 2009) e di parcheggi e manutenzioni (95.000 euro nel 2009). In tutto sono poco più di 9 milioni di euro l'anno;
sommando gli stipendi degli autisti, i rifornimenti di carburante e i pedaggi autostradali di queste auto, secondo l'Associazione dei contribuenti, che ogni anno nel suo studio prende in esame sia le auto di proprietà delle amministrazioni che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio a lungo termine, in carico a Stato, regioni, province, comuni, municipalità, aziende sanitarie locali, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica, la spesa annua legata a questo antistorico privilegio motorizzato supera i 21 miliardi di euro;
in Gran Bretagna il Governo ha annunciato un taglio netto sulle auto blu, le mitiche Jaguar, utilizzate come un vanto nazionale, invitando i componenti dell'esecutivo ad usare i mezzi pubblici;
in Francia il rigore ha colpito il parco macchine perfino della Difesa, dove le Renault di ordinanza, da 80 che erano, sono diventate solo 20,
quante siano le "auto blu" messe a disposizione del Governo e degli enti locali;
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di tagliare le spese relative all'uso delle auto blu, poste a carico dei cittadini che pagano le tasse, mettendosi in linea con i tagli applicati negli altri Paesi europei e vista la profonda crisi economica che l'Italia sta attraversando, i cui costi, tuttavia, continuano ad essere pagati soltanto dai cittadini, a cui si chiedono continuamente sacrifici.
SAIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che in via S. Angelucci 11/13 a Cerenova, in provincia di Roma, ha sede la ricevitoria Sisal SpA (licenza n. RM 1655);
la licenza per la citata ricevitoria sarebbe stata rilasciata nel 1984;
nei primi mesi del 2009 sarebbe stata rilasciata un'ulteriore licenza (licenza n. RM 3579) al civico 1/A della stessa via S. Angelucci, a soli novanta metri di distanza dalla prima;
il decreto ministeriale 7 novembre 1995, recante "Istituzione di nuovi punti di raccolta del gioco del lotto", all'articolo 4, prevede che "la distanza tra i nuovi punti di raccolta e le ricevitorie gestite dagli ex dipendenti del lotto non può essere inferiore ai 200 metri seguendo il percorso pedonale più breve",
se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire, al fine di verificare che le licenze per ricevitoria Sisal rilasciate siano in linea con le normative vigenti;
se e quali provvedimenti intenda porre in essere al fine di vigilare affinché sia garantito il rispetto delle norme che regolano la materia.
AMORUSO - Ai Ministri per le politiche europee e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
lo scorso 1° giugno è entrato in vigore il Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, «relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica del Regolamento (CE) n. 2847/93 e che abroga il regolamento (CE) n. 1626/94»;
tale regolamento, per ragioni di sostenibilità dell'ecosistema marittimo, vieta l'utilizzo nelle acque del Mar Mediterraneo delle reti a maglia più stretta, così da evitare che vengano pescati e quindi portate sulle tavole alcune delle più popolari specie marine come le seppie, i cannolicchi, le telline, i rossetti, i bianchetti e i calamaretti;
tale novità legislativa ha suscitato viva preoccupazione tra gli operatori del settore nel Mezzogiorno, dove la piccola pesca rappresenta ancora una componente fondamentale dell'economia dei centri costieri;
inoltre in regioni quali la Puglia con l'entrata in vigore del regolamento europeo vengono bandite di fatto alcune delle più vecchie tradizioni alimentari;
la tutela dell'habitat marino è certamente un obiettivo importante, tuttavia sarebbe opportuno che, in questi come in molti altri casi analoghi nel passato, da parte dell'Unione europea vi fosse una maggiore flessibilità e una maggiore adattabilità alle specifiche caratteristiche economiche dei singoli Stati membri,
si chiede di sapere se il Governo intenda esporre le questioni richiamate in premessa in sede comunitaria, al fine di negoziare una maggiore flessibilità, nei confronti dell'Italia, del regolamento europeo in oggetto, così da contemperare l'esigenza primaria della protezione dell'habitat marino con le obiettive esigenze economiche e le indubbie tradizioni alimentari che riguardano in particolare il Mezzogiorno del nostro Paese.
PEDICA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
presso il Ministero degli affari esteri è stata istituita dalla legge n. 49 del 1987 la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo;
la citata legge n. 49 del 1987 prevede un contingente di esperti di cooperazione assunti a contratto;
gli esperti di cooperazione prestano servizio, oltre che presso il Ministero degli affari esteri, anche presso le rappresentanze diplomatico consolari nei Paesi in via di sviluppo (PVS) e nelle unità tecniche locali (UTL) istituite presso dette rappresentanze;
a capo delle UTL sono preposti esperti di cooperazione, che si avvalgono dell'operato sia di personale di ruolo del Ministero degli affari esteri, sia di esperti di cooperazione, non appartenenti al predetto contingente, sia di cosiddetti " privati ", appartenenti a ruoli di altre Amministrazioni;
per esigenze delle UTL, gli esperti delle ultime due categorie sopra citate con le comprovate conoscenze e capacità necessarie alla partecipazione ai singoli progetti di cooperazione, purché residenti in Italia, possono essere inviati in missione breve (inferiore ai 4 mesi) o lunga (superiore ai 4 mesi), come previsto dalla legge n. 49 del 1987;
a motivo della residenza in Italia, coloro che sono stati inviati in missione percepiscono una diaria di missione all'estero, sulla quale pagano le imposte di legge;
numerosi esperti in missione, cittadini italiani, sono stati assunti in loco dai direttori delle UTL, ma risulterebbero iscritti all'Anagrafe italiana residenti all'estero (AIRE), e non in Italia, come previsto;
in quanto iscritti all'AIRE, oltre ad aver dichiarato il falso in fase di formalizzazione della propria missione, gli esperti percepirebbero una diaria di missione all'estero che non dovrebbero percepire, in quanto già residenti fuori dai confini nazionali, nonché si sottrarrebbero di fatto a tutti i relativi adempimenti fiscali;
solo recentemente sono stati disposti controlli a campione, da cui è emerso quanto suesposto,
quali siano le ragioni per le quali negli anni nessuno abbia mai controllato, minuziosamente e non a campione, la veridicità delle dichiarazioni relative alla residenza, soprattutto per quegli esperti che assumevano servizio in loco, ossia direttamente sul luogo di missione, senza partire dall'Italia;
se, a fronte di quanto emerso dalle rilevazioni summenzionate, siano stati dati i necessari seguiti d'ufficio;
quali misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sanare l'eventuale violazione sistematica e se lo stesso ritenga che la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo debba continuare ad avvalersi della collaborazione di esperti che abbiano fornito dichiarazioni mendaci nonché di coloro che ne hanno curato l'assunzione.
(4-03295)
AMORUSO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che;
in Puglia, negli anni Sessanta, la Soprintendenza ai monumenti e ai beni artistici, per riportare le numerose e importanti cattedrali romaniche presenti nella regione al loro originario stile, dopo i numerosi interventi modificativi intervenuti nel corso dei secoli, dispose la rimozione di significative testimonianze artistiche intervenute in epoca successiva in quanto ritenute non coerenti con lo stile originario;
un esempio eloquente è stato quello della Cattedrale di Bisceglie dove venne rimosso, tra gli altri, anche un grande dipinto ad olio che ne ornava il soffitto, raffigurante il "Trionfo dell'Eucarestia" ed eseguito nel 1773 dall'importante pittore molfettese Nicola Porta, allievo di Corrado Giaquinto;
l'opera, ridotta in pezzi e rimasta per oltre 20 anni nei depositi della Soprintendenza di Bari, venne finalmente ricomposta e restaurata per essere esposta nella Mostra sull'Eucarestia allestita a Bitonto, nel 2005, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale e del viaggio apostolico del Santo Padre Benedetto XVI;
terminata quell'esposizione, l'opera venne definitivamente inviata a Bisceglie, ma da allora (dicembre 2005) essa giace, abbandonata e arrotolata in teli plastificati in attesa della definitiva collocazione mai ricevuta, per terra all'ingresso del Museo diocesano;
in mancanza dei circa 60.000 euro necessari alla sua ricollocazione in Cattedrale, piuttosto che lasciar distruggere o deperire il dipinto, a parere dell'interrogante, oltretutto con l'impiego di minori risorse, si potrebbe collocare l'opera sulla parete di una sala dell'adiacente Museo diocesano, dove già sono esposte le altre opere dello stesso pittore provenienti dalla Cattedrale. Inoltre il Comune di Bisceglie ed un mecenate si sono offerti di sostenere la spesa necessaria a tale ultimo scopo,
si chiede di sapere;
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quali siano i motivi per i quali il Soprintendente ai beni artistici di Bari permetta che questo prezioso dipinto continui a rimanere, arrotolato e avvolto in teli plastificati, in un luogo chiaramente non idoneo alla sua conservazione e alla sua sicurezza;
quali iniziative ritenga di intraprendere presso la Soprintendenza perché, tenendo anche conto dell'opzione esposta nel quinto paragrafo delle premesse, venga finalmente trovata una sistemazione dell'opera adeguata alla sua importanza artistica.
(4-03296)
MORRA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
per quanto risulta all'interrogante, da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno scolastico 2008/2009 sono stati attribuiti alle scuole paritarie per l'infanzia della regione Puglia circa 30.842.000 euro;
per l'anno scolastico 2009/2010 tale contributo è sceso ad euro 21 milioni circa, con un decremento quindi di 9.800.000 euro;
la decurtazione effettuata è avvenuta ad invarianza di previsione di spesa nel bilancio dello Stato 2010 rispetto a quello del 2009;
per il 2009 il capitolo di bilancio dello Stato prevedeva 535 milioni di euro circa, con un primo acconto di euro 415 milioni ed un secondo di euro 120 milioni (con variazione di bilancio);
per l'anno 2010 il capitolo di spesa prevede lo stesso stanziamento del 2009 pari ad euro 535 milioni, con un primo acconto di 405 milioni circa già ripartito fra gli uffici scolastici regionali e un saldo di euro 130 milioni ancora da ripartire;
preso atto che il primo acconto di 405 milioni, distribuito fra le regioni, ha penalizzato, al pari delle regioni Calabria, Campania e Basilicata, anche la regione Puglia, la quale ha subito un taglio di circa 9.800.000 euro;
valutato che se il criterio di distribuzione verrà confermato, anche sul saldo relativo ai 130 milioni di euro da distribuire, ad invarianza di previsione nel bilancio 2010, saranno ancora privilegiate le scuole paritarie del Nord e penalizzate le omologhe scuole con sede nelle regioni come la Puglia, la Calabria, la Campania e la Basilicata;
rilevato che la Federazione italiana scuole materne, sezione di Foggia, nella persona del suo Presidente dottor Fabio Daniele, ha già rappresentato presso gli uffici competenti la situazione dei finanziamenti dovuti dallo Stato alle scuole paritarie dell'infanzia della regione Puglia,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra esposto e, in caso affermativo, in che modo intenda intervenire affinché, con il prossimo accreditamento, a saldo dei fondi 2010 pari a 130 milioni di euro, vengano riequilibrati gli stanziamenti per le regioni del Sud;
se non ritenga opportuno, considerata l'invarianza di spesa prevista nel bilancio 2010 rispetto a quello del 2009, assicurare per le regioni del Sud, e quindi anche per la Puglia, almeno il contributo di circa 31 milioni di euro già assegnati per l'anno 2009.
(4-03297)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
esiste un'Italia a due velocità anche per il sistema di trasporto pubblico, considerato che, mentre nell'Italia del Nord i treni ad alta velocità, in grado di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza, stanno gradualmente diventando una realtà, in Puglia si è ancora alle prese con problemi di tutt'altra natura, quali carrozze vecchie, soste lunghe e ingiustificate, rotaie uniche che consentono ai treni di transitare uno per volta;
i viaggiatori, soprattutto i pendolari, ogni giorno devono fare i conti con una serie di disservizi, che vanno dalla mancanza di riscaldamento a vagoni che spesso si trasformano in carri bestiame per il sovraffollamento, oltre ai ritardi, in alcuni casi diventati di routine;
la Puglia è l'unica regione italiana ad avere un solo binario che la collega al Nord del Paese e che, peraltro, da circa due mesi è interrotto da una frana che comporta disagi inenarrabili per quei viaggiatori che da Brindisi devono raggiungere Roma;
un Intercity, per fare un esempio, impiega non meno di sei ore per coprire la tratta Bari-Roma, poco meno del doppio del tempo che, grazie all'alta velocità, la Freccia d'Argento (il vecchio Eurostar) impiega attualmente per coprire la tratta Roma-Milano;
ancora più grave è la situazione sulle tratte ferroviarie che collegano la Puglia con la Calabria dove i tempi di percorrenza diventano addirittura biblici;
mentre al Nord si investono miliardi di euro per l'alta velocità, al Sud ancora si discute su progetti di alta capacità in relazione alla tratta Napoli-Bari, la cui percorrenza, attualmente, a quanto risulta dagli orari di Trenitalia, può comportare da un minimo di tre ore e 50 minuti ed un massimo, in orario notturno, di otto ore e 18 minuti per un tragitto che è di 150 chilometri;
un treno ad alta velocità copre questa distanza in un'ora o poco meno;
in Europa e nel resto del mondo le grandi opere vengono progettate e realizzate nell'assoluto rispetto dei tempi e con costi certi e più che ragionevoli,
l'interrogante chiede di sapere quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare per modernizzare il Mezzogiorno in generale e la Puglia in particolare, progettando e finanziando in tempi rapidi una rete ferroviaria e viaria che consenta al Sud del Paese di stare al passo con il resto d'Europa e che valorizzi ed esalti le potenzialità turistiche ed economiche del Mezzogiorno.
(4-03298)
ASCIUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che per la prima volta in Italia è stata affrontata sul piano legislativo la problematica relativa alle difficoltà specifiche di apprendimento (DSA) e alla valutazione degli apprendimenti stessi all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, ove si prevede che «con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si provvede al coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti, tenendo conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni, e sono stabilite eventuali ulteriori modalità applicative del presente articolo»;
con decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 192, recante il regolamento per la valutazione degli alunni, adottato in attuazione del citato decreto-legge n. 137, all'art. 10, rubricato "Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento (DSA)", veniva dettagliatamente disciplinata la diversa modalità di valutazione degli allievi con DSA, prevedendo, in particolare al comma 1, che, per gli alunni con DSA adeguatamente certificate, «la valutazione e la verifica degli apprendimenti, comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive di tali alunni»;
a tali fini, nello svolgimento dell'attività didattica e delle prove di esame, sono adottati, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti metodologico-didattici compensativi e dispensativi ritenuti più idonei;
il Ministero dell'istruzione, università e ricerca ha adottato in passato una serie di note e circolari relative alla problematica degli alunni con DSA, in particolare: la nota 5 ottobre 2004, prot. 4099/A14; la nota 5 gennaio 2005, prot. n. 26/A4°; la nota 10 maggio 2007, prot. 4674; la circolare 28 maggio 2009 MIUR/AOODGOS prot. 5744/RU/U, che hanno finora rappresentato il solo quadro normativo di riferimento per le problematiche relative alle DSA;
nell'ordinanza ministeriale sugli esami di Stato n. 44 del 5 maggio 2010, prot. n. 3446, all'art. 12, comma 7, è richiamata l'attenzione delle commissioni di esame sulla diversa modalità di valutazione dei candidati con DSA facendo riferimento all'articolo 10 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009;
in particolare si attende che la commissione di esame anche sulla base di quanto previsto dal citato articolo 10 e di eventuali elementi forniti dal consiglio di classe, in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate, relative ai candidati affetti DSA, sia in sede di svolgimento delle prove scritte che, in particolare, di predisposizione della terza prova scritta, prevedendo la possibilità di riservare, comunque, alle stesse, tempi più lunghi di quelli ordinari;
al candidato potrà essere consentita la utilizzazione di apparecchiature e strumenti informatici impiegati per le verifiche in corso d'anno;
atteso che nelle more dell'auspicata approvazione del disegno di legge sulle DSA, attualmente all'esame, in seconda lettura, della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati; e in considerazione dell'esigenza di assicurare corrispondente ed efficace tutela agli studenti con DSA mediante una valutazione adeguata delle loro specifiche situazioni soggettive anche nelle procedure relative agli scrutini conclusivi del corrente anno scolastico,
in che modo il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi affinché si provveda ad un'idonea e confacente valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento (DSA);
se non ritenga opportuno intervenire e predisporre con urgenza l'adozione di un'apposita circolare, che disciplini, anche per i prossimi scrutini di fine anno, la valutazione degli alunni con DSA in osservanza del citato articolo 10 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009.
(4-03299)
si apprende da notizie di stampa che la Sogin SpA, una società pubblica appartenente al gruppo Enel, avrebbe investito 200.000 euro per proteggere il proprio amministratore delegato, Massimo Romano, da un'inchiesta di Report, andata in onda il 2 novembre 2008, con il titolo "L'eredità", in cui si indagava sulla pessima gestione delle scorie nucleari e delle operazioni di smantellamento dei vecchi siti;
l'incredibile vicenda emergerebbe fra le pieghe di un procedimento giudiziario in fase istruttoria ancora nel dicembre 2009, intentato a Report e alla stessa Gabanelli da una delle vittime di quella puntata sul ritorno del nucleare, un deputato della Lega Nord, Massimo Polledri;
in particolare il politico piacentino, durante la puntata, veniva tirato in ballo per aver attaccato la Sogin (allora guidata da Carlo Jean) in una lettera, lamentando una scarsa qualità della comunicazione della società con i territori che ospitano le centrali;
Polledri si è sentito diffamato e ha accusato la Gabanelli di aver fatto un giochetto molto simile a quello imputatogli dai giornalisti di Report. Al pubblico ministero di Piacenza sono state consegnate una serie di e-mail in cui si dimostra che l'amministratore delegato della Sogin del 2008, Massimo Romano, avrebbe ingaggiato una società di comunicazione la Ad Hoc Srl (altri 200.000 euro) per gestire i rapporti con la stampa e per l'occasione "parare" la botta di Report;
con Ad Hoc Srl, che già aveva avuto rapporti professionali precedenti con Romano e Sogin SpA, viene firmato il nuovo contratto con validità dal primo luglio 2008, proprio mentre Report stava girando l'inchiesta sulla gestione delle scorie nucleari avanzando rilevanti dubbi proprio sul ruolo di Sogin e su eventuali violazioni della legge esistente da parte della società pubblica;
grazie alla capacità dei consulenti, per evitare un danno di immagine a Romano e alla società, si riesce a combinare un incontro per l'ora di pranzo, con la Gabanelli, probabilmente conviviale;
secondo i difensori di Polledri, la Gabanelli si sarebbe fatta "ammorbidire" dopo il pranzo con lo stesso Romano organizzato da Ad Hoc Srl. E infatti nella puntata di Report il management di allora (Romano è stato rimosso ad agosto 2009) non veniva accomunato con gli sprechi dei suoi predecessori;
il faccia a faccia probabilmente ha avuto l'effetto sperato da Romano, tanto che prima di andare in onda con l'inchiesta, la Gabanelli offre all'amministratore delegato della Sogin la possibilità di una intervista, che viene però (su consiglio dei consulenti) cortesemente rifiutata, inviando una breve dichiarazione alla conduttrice che per e-mail assicurò "ne daremo conto";
durante la puntata in questione la Sogin veniva infilzata sia da studio che durante l'inchiesta condotta sul campo, sempre riferendosi però a presunte colpe dei manager che precedettero Romano, in testa il generale Carlo Jean nominato qualche anno prima. Anche quando vengono rilevate criticità contemporanee, non una parola di Report è spesa a critica della gestione Romano: contro la società sì, ma contro il manager mai,
si chiede di sapere se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, corrisponda al vero che una società pubblica, la Sogin SpA, con soldi pubblici, abbia pagato una somma consistente di denaro per ammorbidire l'inchiesta di una trasmissione della tv pubblica, finanziata con soldi pubblici, per difendere la sola questione privata esistente: il buon nome di un manager che, pur di salvare se stesso, sembra che abbia accettato di mandare a fondo la società che avrebbe dovuto difendere.
(4-03300)
LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - (4-03302)
(Già 3-01158)
DELLA SETA - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nel 2004 il consorzio Ascogen parcheggi, vistosi rifiutare il permesso di costruire in un'altra zona di Roma, chiese per compensazione che gli venisse concessa una diversa area e propose viale Leonardo da Vinci, presentando un progetto che doveva tener conto della nuova viabilità non ancora realizzata;
con l'ordinanza n. 54 del 27 luglio 2007, il Sindaco, quale Commissario per l'emergenza parcheggi, concesse l'autorizzazione al consorzio Ascogen per costruire il parcheggio n. 344 nell'ambito del Programma urbano parcheggi (PUP). Si tratta di 80 box pertinenziali, quindi destinati a privati;
la Soprintendenza archeologica di Roma, poiché l'area è frapposta tra il sepolcreto ostiense adiacente alla basilica e il complesso delle catacombe di Commodilla, richiese che venissero effettuati sondaggi per verificare l'eventuale presenza di reperti archeologici importanti. Queste operazioni sono state eseguite nella seconda metà del 2009 e hanno portato alla concessione del nulla osta;
il 30 marzo 2010 il consorzio Ascogen ha ottenuto dal Comune il permesso di costruire, con alcune prescrizioni tra cui l'installazione ante operam di un sistema di monitoraggio della stabilità dei palazzi circostanti l'area dello scavo;
il 29 aprile su iniziativa del comitato "NOPUP Viale Leonardo da Vinci", si è tenuto un'incontro in cui la dottoressa Bianchi, presidente del comitato contro i parcheggi di piazza Gentile da Fabriano, e il dottor Manelli, geologo, hanno messo in guardia circa la situazione idrogeologica della zona;
si evidenzia che il 31 maggio 2010 il comitato ha incontrato l'Assessore ai lavori pubblici, urbanistica e mobilità del Municipio XI, che ha manifestato comprensione per i timori dei cittadini e si è ripromesso di chiedere un incontro chiarificatore con il Comune e la ditta costruttrice;
inoltre, in data 1° giugno il comitato ha incontrato Stefano Marchi, Assessore alla mobilità del Comune di Roma. Questi si è dichiarato disponibile ad esaminare eventuali problematiche e timori su sicurezza, viabilità e riqualificazione dell'area. Al termine dell'incontro, l'Assessore si è inoltre impegnato a verificare le difformità fra quanto stabilito dalla concessione e quanto finora realizzato dal costruttore, a cominciare dai monitoraggi sui palazzi, e ha ribadito che nel caso in cui venissero riscontrati problemi per la sicurezza il Comune interverrebbe immediatamente,
si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo non intendano adoperarsi, ognuno per quanto di propria rispettiva competenza, per verificare che la realizzazione del parcheggio avvenga nel più scrupoloso rispetto delle normative in materia di sicurezza e qualità della vita dei cittadini e della tutela dei beni culturali e ambientali.
(4-03303)
DELLA SETA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
il 10 maggio 2007 con decreto di sequestro preventivo urgente i pubblici ministeri Curcio e Maresca della Procura della Repubblica di Napoli sequestravano l'approdo turistico, in corso di costruzione, denominato ''Marina del Capitello'' nel comune di Lacco Ameno nell'isola di Ischia (Napoli). Il sequestro dell'approdo, realizzato in territorio sottoposto a vincolo paesaggistico, veniva convalidato il successivo 21 maggio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dottoressa Scandone;
i pubblici ministeri Curcio e Maresca, contestando numerose violazioni ambientali commesse durante i lavori, scrivevano nel decreto di sequestro preventivo quanto segue: «Emerge in tutta evidenza (dall'attività di osservazione e di videoripresa effettuato dal personale di PS del Commissariato di Ischia e dalle squadre nautiche e di sommozzatori della Questura di Napoli) un'operazione di dragaggio nella zona dell'approdo turistico denominato "Marina del Capitello", attività che risulta non coperta da autorizzazione. Inoltre il materiale litoide estratto, unitamente a materiale di risulta più vario (massi di cemento armato, cavi di acciaio, materiale da costruzione di scarto, tubi in ferro ed in gomma) non viene stoccato autonomamente, né smaltito, ma è reimpiegato nella costruenda scogliera e tali materiali costituiscono a tutti gli effetti "rifiuto"»;
in una nota diffusa alla stampa in occasione del sequestro, gli allora procuratori aggiunti della Procura della Repubblica di Napoli, Paolo Mancuso e Giuseppe Maddalena, affermarono: ''Recentemente si è constatato altresì che, per effetto delle illecite operazioni in corso, risulta gravemente danneggiata la condotta sottomarina nella quale il sistema fognario comunale convoglia i liquami, con la conseguenza di un grave danno ambientale in atto e di una situazione di grave ed incombente pericolo per la salute pubblica";
in data 17 luglio 2008 è stata presentata, dal deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, un'interpellanza urgente (2-00099) in cui, prendendo le difese degli amministratori comunali indagati dalla Procura di Napoli, egli paventava "una campagna di veleni, di denunce, di esposti che vedrebbe coinvolti anche funzionari della Polizia di Stato, i quali, anche sulla base di notizie di stampa, avrebbero tra l'altro promosso indagini e prodotto informative poi rivelatesi nettamente infondate". In interviste pubblicate su due testate giornalistiche campane ("Il Roma" e "Il Golfo"), l'onorevole Laboccetta riferendo dell'iniziativa formulava critiche pesanti al Commissariato di Ischia. Inoltre, risulterebbe che in più occasioni siano state avanzate pressioni per trasferire dal Commissariato di Ischia gli ufficiali di Polizia giudiziaria che, su incarico della Procura di Napoli, avevano indagato sull'amministrazione di Lacco Ameno, e in paricolare sul neo-eletto consigliere regionale Domenico De Siano;
con atto datato 3 ottobre 2008, i pubblici ministeri Maresca e Del Gaudio, in forza alla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, formulavano al giudice per le indagini preliminari richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari nei confronti dei 34 indagati, fino alla data del 3 aprile 2009. Il giudice per le indagini preliminari della 39a Sezione, dottoressa Scandone, notificava l'avanzata richiesta agli indagati con atto datato 6 ottobre 2008. Dalla predetta notifica emergeva il quadro accusatorio dei pubblici ministeri, consistente nelle contestazioni a vario titolo di "associazione per delinquere finalizzata a realizzare una serie indeterminata di delitti di falso in atti amministrativi: peculato, tentativo di truffa e truffa ai danni di ente pubblico"; ed ancora: "falso ideologico e falsità materiale, distruzione di bellezze naturali, contrabbando di carburante, abuso, omissione e rifiuto di atti di ufficio, divulgazione di atti e fatti che dovevano rimanere segreti, favoreggiamento",
se i Ministri in indirizzo, ognuno per quanto di propria competenza, ritengano opportuno accertare e riferire l'esito processuale dell'inchiesta penale e le determinazioni dell'autorità giudiziaria alla scadenza della richiesta della proroga del termine delle indagini preliminari;
se ritengano di accertare e riferire i dati statistici relativi ai risultati operativi conseguiti dal Commissariato di Polizia di Ischia nel biennio 2007-2008 e nel biennio 2009-2010;
se risponda a verità che a seguito dell'interpellanza e delle interviste citate dell'onorevole Laboccetta, gli ufficiali di polizia giudiziaria in forza al Commissariato di Ischia che avevano condotto le indagini in oggetto siano stati trasferiti presso altre sedi con mansioni non operative.
(4-03304)
CAMBER - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il 28 aprile 2010 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante "Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica Italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l'istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007";
secondo quanto previsto dall'art. 3 della legge, "Ai fini del Trattato di cui all'articolo 1, la Forza di polizia italiana a statuto militare per la Forza di gendarmeria europea è l'Arma dei Carabinieri";
un'interpretazione di quanto previsto dal Trattato, diffusasi anche via Internet, vedrebbe quale conseguenza della ratifica del Trattato addirittura l'abolizione dell'Arma dei Carabinieri, fatti salvi quei contingenti che andrebbero a costituire la forza di polizia multinazionale a statuto militare (EUROGENDFOR);
sempre secondo tale interpretazione la "cancellazione" dell'Arma dei Carabinieri dovrebbe avvenire nel 2011;
tale interpretazione sta suscitando comprensibili preoccupazioni tra i militari dell'Arma, i loro familiari ed i cittadini,
se l'interpretazione diffusasi in alcuni ambienti, grazie anche ad Internet, abbia qualche fondamento;
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sul futuro dell'Arma dei Carabinieri in ambito nazionale e sovranazionale;
in ogni caso, quali conseguenze determinerà per l'Arma dei Carabinieri l'adesione dell'Italia al trattato di Velsen.
(4-03305)
3-01368, dei senatori Ceruti e Rusconi, sul taglio di finanziamenti all'Istituto e Museo di Storia della scienza di Firenze;
12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-01371, dei senatori Bosone ed altri, sull'attuazione della normativa relativa alle transazioni con soggetti danneggiati da sangue infetto.