Source: https://www.fallcoweb.it/forum/discussione.php?argomento_id=Pq5KwA2xeb&discussione_id=nZKXNOA2x0
Timestamp: 2020-06-01 01:05:57+00:00
Document Index: 85969839

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 83', 'art. 36', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 92', 'art. 83', 'art. 1', 'art. 26']

riprendo la discussione in questione per chiederVi un ulteriore chiarimento.
Per due procedure fallimentari che ho seguito come Curatore, il termine di 90 giorni di cui al comma 4 dell'art. 26 L.F. per l'eventuale reclamo contro il decreto di chiusura sarebbe spirato originariamente il 22.04.2020 e il 05.05.2020.
Seguendo il Vs. consiglio, ho adottato un comportamento prudenziale, attendendo il decorso di tale termine prima di procedere alla cancellazione delle società fallite dal Registro Imprese.
In conseguenza dell'emergenza sanitaria, il D.L. n. 23/2020 ha poi previsto la sospensione di termini processuali dal 09.03.2020 al 11.05.2020.
Pertanto, alla luce di tale sospensione, a Vs. giudizio sarebbe consigliabile rinviare ulteriormente la cancellazione delle società dal Registro Imprese, rimodulando le scadenze sopra indicate?
Grazie del Vs. prezioso aiuto e cordiali saluti.
RE: RE: RE: Chiusura fallimento e successiva cancellazione società dal registro delle imprese
Come è noto, l'art. 83, comma 2, D.L. n. 18/2020 dispone che: "Dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali…"; il termine del 15 aprile è stato poi prorogato all'11 maggio dall'art. 36, co. 1 del d.l. n. 23 del 2020. Il terzo comma dell'art. 83 cit. prevede delle eccezioni , tra le quali non sono comprese le procedure concorsuali, di modo che per queste ultime la sospensione dei termini è completa e può essere esclusa soltanto
nelle ipotesi in cui intervenga una dichiarazione di urgenza ex art. 83, comma 3, lett. a) che, sulla scia di quanto previsto nell'art. 92 ord. giud. per la sospensione feriale, consente appunto al giudice delegato o del presidente del collegio fallimentare, di disporre, con provvedimento non impugnabile, che la "controversia" sia egualmente trattata nelle ipotesi in cui la ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti.
A fronte di questa situazione riassunta, si è posto immediatamente il problema se la sospensione dei termini riguardi solo i termini processuali o in generale tutti i termini attinenti alle procedure concorsuali, compresi quelli di carattere non strettamente processuale che implichino attività del curatore.
La formula della norma di cui all'art. 83 cit.- che non fa alcuna distinzione tra termini (a differenza di quella di cui all'art. 1 L. n. 742/1969 che parla di sospensione dei termini processuali)- induce a ritenere che il legislatore abbia voluto comprendere nella sospensione tutti i termini, anche perché il d.l. n. 18 del 2020 si inserisce in un contesto emergenziale che vede, tra l'altro, anche la limitazione di movimento dei cittadini, per cui non ha lo scopo di regolamentare una situazione ordinaria ripetitiva, ma una situazione eccezionale in cui la sospensione giudiziale è una delle conseguenze di in un fermo generalizzato, che non può non incidere anche sui comportamenti sostanziali del curatore.
E questa considerazione ci offre la strada per una risposta alla sua domanda, nel senso che quelle attività del curatore, anche di carattere sostanziale, che si riflettono su altri soggetti che potrebbero a quell'attività reagire in qualche modo o comunque potrebbero portare conseguenze rilevanti, dovrebbero ritenersi sospese per il periodo in questione, nel mentre potrebbero essere effettuate quelle attività che si sostanziano in una comunicazione da parte del curatore, quale primo atto di una fattispecie che viene poi completata dall'intervento di altri, senza il quale l'effetto non si produce. Tra queste metteremmo la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese, che non richiede la presenza fisica del curatore presso la Camera di commercio, potendo (anzi dovendo) trasmettere la richiesta via pec, in casi, peraltro, tassativamente indicati dal legislatore, rimettendo la successiva attività al responsabile del registro delle imprese.
Cerchiamo, come vede, di dare una interpretazione anche sostanziale alla normativa recente, ma crediamo anche che, se non fa nulla e attende l'11 maggio per fare la comunicazione al registro delle imprese, nessuno le possa dire nulla.
RE: RE: RE: RE: Chiusura fallimento e successiva cancellazione società dal registro delle imprese
grazie mille per il celere riscontro.
Leggendo la Vs. condivisibile considerazione, si comprende, di fatto, che la scelta è rimessa al Curatore su come comportarsi.
Unico appunto, nel caso in cui decidessi di optare per un comportamento prudenziale, non dovrei attendere l'11 maggio, poiché sarebbe corretto sommare agli originari 90 giorni di cui all'art. 26 L.F. i 64 giorni di sospensione di cui al D.L. n. 23/2020. E' corretto?
RE: RE: RE: RE: RE: Chiusura fallimento e successiva cancellazione società dal registro delle imprese
Corretto, con qualche chiarimento per meglio intendere la questione. Dal 9 marzo 2020 all'11 maggio 2020 il decorso dei termini è sospeso non interrotto, il che significa che alla scadenza non incomincia a decorrere un nuovo termine di 90 giorni per impugnare il provvedimento di chiusura , ma che il termine riprende a decorrere, alla cessazione della causa di sospensione, calcolando anche il periodo anteriore a detta causa. In sostanza la sospensione apre una specie di parentesi temporale per cui non si calcola il tempo decorso in quella parentesi.
Orbene, lei ci dice che i due termini per le due chiusure di fallimenti sarebbero normalmente scaduti il 22.4.2020 e il 5.5.2020, il che vuol dire che sono stati emessi rispettivamente il 22.1 e il 5.2. Prendendo in considerazione quest'ultimo, rileviamo che (salvo errori di calcolo) fino alla data della sospensione del 9 marzo erano decorsi 32 giorni, per cui, saltando il periodo tra parentesi tra il 9.3 e l'11.5 (ammesso che questa scadenza non venga ulteriormente prorogata), il termine dei 90 giorni ricomincia a decorrere dal 12 maggio; pertanto esso viene a scadere dopo altri 58 (32+58=90) a partire dal 12 maggio, ossia all'8 luglio, quando non è ancora in corso il periodo di sospensione feriale, che inizia il primo agosto (di questo quindi non bisogna preoccuparsi).
Eguale discorso vale, a maggior ragione per l'altro termine, che verrebbe a scadere, facendo lo stesso calcolo, il 24 giugno, sempre salvo errori di calcolo.