Source: http://www.orticalab.it/Il-decreto-del-TAR-e-antigiuridico
Timestamp: 2019-08-21 09:27:15+00:00
Document Index: 2724705

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 62']

«Il decreto del TAR è antigiuridico»: ecco perché l’Avellino deve ricorrere al Consiglio di Stato - Orticalab.it
Lo storico collaboratore della testata, nonché illustre giurista, commenta il provvedimento che ha escluso la squadra dal prossimo campionato di Serie B: «Il decreto traballa in diversi punti e deve essere impugnato. E’ quanto mi aspetto che faccia l’U.S. Avellino 1912 per noi TIFOSI e CITTADINI della comunità»
L’avvocato Stefano Rosa, storico collaboratore della testata, giurista e tifoso appassionato dell’U.S. Avellino 1912, commenta, su esplicita richiesta della redazione di orticalab, il provvedimento del TAR che ha escluso la squadra di calcio dal prossimo campionato di Serie B, stagione 2018/2019, gettando un’intera comunità nello sconforto più totale. Per l’avvocato Rosa, non è detta l’ultima parola. Ecco perché:
«La situazione va inquadrata nei termini corretti. Il principio di autonomia dell’Ordinamento Giuridico sportivo è sancito nell’articolo 1 della legge di riferimento (Legge 280/2003). Questo principio, però, va correlato alla rilevanza di situazioni giuridiche soggettive connesse all’attività sportiva, la cui realizzazione e tutela deve essere riservato all’apparato statale.
Appare evidente, quindi, che laddove il decreto del TAR, reso in ambito cautelare, e quindi con motivazione succinta dichiari la non esaminabilità di atti regolamentari della F.I.G.C. in forza del principio di pregiudiziale sportiva, non regge alla censura per cui l’Unione Sportiva Avellino tale principio di pregiudiziale sportiva aveva rispettato.
Difatti, l’iter procedimentale previsto dall’ordinamento sportivo e quindi nel rispetto del principio di autonomia dello stesso, si era compiuto integralmente attraverso le fasi di impugnazione in via gerarchica del parere negativo della Co.Vi.So.C., fino all’esito definitivo reso dal Collegio di Garanzia del Coni. Ed è a questo punto che, a norma dell’Articolo 3 della Legge 280/2003, si è aperta la strada per la tutela giurisdizionale della Società Sportiva davanti al TAR.
In sostanza, vi è una chiara antigiuridicità quando il TAR fa rientrare dalla finestra, all’interno dell’ordinamento sportivo, ciò che era uscito dalla porta principale e si era presentato davanti alla sua giurisdizione esclusiva.
Inoltre il decreto traballa anche dove, con motivazione apparente “sembra”, dichiara la non applicabilità dell’art. 147 c.p.c. alle comunicazioni; tradotto dal giuridichese vuol dire che una comunicazione a mezzo PEC inviata dalla Co.Vi.So.C. (che equivale ad una raccomandata formale), non è assoggettata alle regole di certezza che valgono invece per qualunque altro atto giudiziario.
La cosa clamorosa è che però, al contrario, la regola di certezza, sempre secondo il decreto del TAR (vedi ultimo periodo della motivazione) varrebbe solo per la parte ricorrente, obbligata a tenere conto del termine finale imposto dal Coni. In pratica, per far capire anche all’uomo e al tifoso della strada, questo decreto sembra attestare la pienezza del potere del CONI di suonarsela e cantarsela da solo senza il corretto bilanciamento di un contrappeso giurisdizionale dato dall’ordinamento statale. Il che rende ingiusto il decreto prima ancora che antigiuridico e impone, a parere di chi scrive, di andare a sostenere queste evidenti ragioni davanti al Consiglio di Stato. E’ quanto mi aspetto che faccia l’U.S. Avellino 1912 per noi TIFOSI e CITTADINI della comunità».
7.08.2018 h 22:54
MATTAZIONE scrive:
FUMUS BONI IURIS : vista la mole di debiti
PERICULUM IN MORA : visto che se non si fa ambressa sarà solo peggio ( e imbarazzante )
8.08.2018 h 09:28
Oramai la sentenza è stata emessa, si riparte dalla lega D.
Il presidente Taccone a questo punto è meglio che tolga il disturbo, il merito è tutto suo .
8.08.2018 h 13:01
Giovanni D’Urso scrive:
Il decreto presidenziale cautelare emesso dal Tar non è impugnabile innanzi al Consiglio di Stato...
8.08.2018 h 18:01
per Giovanni D’Urso: non la conosco come giurista ma la informo che la questione ammissibilità dell’appello avverso il decreto (eccezionale misura cautelare monocratica presidenziale) è stata risolta sia in senso positivo che negativo dal Consiglio di Stato. Chi scrive preferisce e si riferisce alla decisione n.5650 dell’11.12.2014 del CDS che, sulla mancata espressa previsione di legge circa l’inappellabilità, ha chiarito che mancando siffatta clausola preclusiva nel citato art. 56, quest’ultimo va interpretato secondo ragionevolezza, nel senso, cioè, che prevale la funzione cautelare anticipatoria sottesa alle misure cautelari provvisorie, quando l’esigenza cautelare rappresentata è, per la natura degli interessi coinvolti o per la specificità della statuizione della P.A., di natura tale da dover esser protetta senza neppure attenderne la trattazione collegiale in camera di consiglio, anche in sede d’appello. Dopo di che mi sembra giusto chiarire anche che, a mio parere, va sempre ricercata e preferita una soluzione di tutela concreta delle storture giuridiche che pregiudicano il sacrosanto diritto di chiunque a ricevere tutela del buon diritto leso.
9.08.2018 h 11:27
Per Stefano Rosa: nemmeno io ho il piacere di conoscerla ma le rappresento che mi riferivo alla più recente pronuncia del Consiglio di Stato (cfr. sez. V, decr.mon.caut., 19 luglio 2017, n. 3015 – Pres. ed Est. Severini) la quale ha chiarito che l’eccezionale misura cautelare monocratica presidenziale, prevista dall’art. 56 c.p.a., ha funzione strettamente interinale e che il relativo «decreto» è per legge «efficace sino a detta camera di consiglio», che costituisce la giusta sede per l’esame della domanda cautelare. Tale pronuncia ha chiarito, inoltre, che per la misura cautelare monocratica presidenziale ex art. 56 la legge non prevede, né per il sistema processuale appare configurabile, la via di un distinto e autonomo appello, con la conseguenza che ogni questione di revisione al riguardo va trattata nel medesimo grado della misura stessa, o con lo stesso mezzo o in occasione delle conseguente collegiale camera di consiglio (la cui «ordinanza cautelare» potrà semmai, a letterale tenore dell’art. 62, formare oggetto di appello cautelare).
9.08.2018 h 14:34
Appunto! L’orientamento, come detto dall’avv. Rosa, non è univoco...ma quello piu’ garantista appare piu’ in linea con il principio di effettivita’ della tutela del diritto di difesa protetto anche a livello comunitario... valeva la pena anche per me tentare di fare giurisprudenza... del resto siamo ancora un Paese di civil law ... evidentemente a mancare non era il fumus ma la voglia di fare la seri B