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Timestamp: 2018-09-20 13:42:09+00:00
Document Index: 90272460

Matched Legal Cases: ['art. 2426', 'art. 1', 'art. 2425', 'art. 2423', 'art. 4', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2425', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 2425', 'art. 2425']

Art. 2425 codice civile: Contenuto del conto economico
Codice civile Art. 2425 codice civile: Contenuto del conto economico
Il conto economico (1) deve essere redatto in conformità al seguente schema:
A) Valore della produzione (2):
Totale (3).
c) trattamento di fine rapporto (4);
10) ammortamenti e svalutazioni (5) (6):
Differenza tra valore e costi della produzione (A – B) (7).
C) Proventi e oneri finanziari (8):
c) da titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
Totale (15 + 16 – 17+ – 17 bis).
D) Rettifiche di valore di attivita’ finanziarie:
c) di titoli iscritti all’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni;
c) di titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni.
Totale delle rettifiche (18 – 19) (9).
E) Proventi e oneri straordinari (10):
Risultato prima delle imposte (A – B + – C + – D + – E);
22) imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate;
23) utile (perdite) dell’esercizio (11).
Immobilizzazioni: [v. 2424]; Trattamento di fine rapporto: [v. 2424]; Trattamento di quiescenza: [v. 2424]; Disponibilità liquide: [v. 2424]; Immobilizzazioni finanziarie: [v. 2424].
Conto economico: uno dei tre documenti che concorrono a formare il bilancio d’esercizio. Esso evidenzia la situazione economica dell’impresa e consente, attraverso la somma algebrica dei costi e ricavi di competenza, la determinazione del reddito ossia del risultato (sia esso positivo che negativo) dell’esercizio considerato.
Valore della produzione: aggregato che esprime la produzione economica effettuata e cioè realizzata nel periodo di tempo considerato.
Costi della produzione: aggregato che comprende tutti quei costi relativi all’utilizzo di risorse aziendali impiegate per l’espletamento dell’attività tipica aziendale.
Ammortamento: processo economico contabile mediante il quale si ripartisce il costo di acquisizione dei beni (macchinari, costi di impianto etc.) in più esercizi attraverso quote contanti (si addebita a ciascun esercizio la quota del valore del bene che è andata perduta a causa del deperimento, dell’usura o del superamento tecnologico del bene).
Svalutazione: perdita di valore subita da un bene in seguito a circostanze esterne.
Proventi ed oneri finanziari: tutti i proventi derivanti da partecipazioni e di natura finanziaria quali gli interessi attivi ed i relativi oneri.
Rettifiche di valore di attività finanziarie: svalutazioni e rivalutazioni delle attività finanziarie dove per rivalutazioni non si fa riferimento a quelle monetarie ma a quelle derivanti dall’utilizzo di diversi criteri di valutazione.
Proventi e oneri straordinari: proventi ed oneri derivanti da fatti di gestione straordinaria, ossia estranei a quella che è la gestione tipica o caratteristica dell’impresa. Rientrano in tale aggregato quindi le sopravvenienze e le inussistenze attive e passive consistenti, ad esempio, in vincite di premi, furti, incendi.
Plusvalenza: fattore straordinario positivo di reddito derivante dall’alienazione a titolo oneroso di un bene strumentale (es. vendita di un immobile ad un prezzo superiore al suo valore contabile).
Minusvalenza: fattore straordinario negativo di reddito che scaturisce dalla differenza tra il valore realizzato al momento dell’alienazione del bene ed il valore contabile del bene stesso.
(1) A seguito della riforma del 2003, la norma è stata modificata in due punti: si è prevista una voce che riporti l’effetto (utile o perdita) delle variazioni dei cambi rispetto a quelli adottati alla data di effettuazione dell’operazione; si è precisato che le imposte sul reddito considerate sono quelle correnti, differite e anticipate.
(2) Nell’ambito di tale aggregato un accenno particolare dev’essere fatto con riferimento alla sottovoce 2), «variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti», e alla sottovoce 4), «incrementi di immobilizzazioni per lavori interni». La peculiarità del nuovo schema di conto economico di cui al presente articolo è proprio quella di esporre unicamente il saldo della variazione delle rimanenze. Non apparirà più in bilancio la separata indicazione delle rimanenze iniziali e finali: se vi è un incremento del valore delle rimanenze rispetto all’esercizio precedente, tale valore presenterà segno negativo. Si noti come sia necessario tenere distinte le variazioni delle rimanenze di prodotti finiti, semilavorati ed in corso di lavorazione che si riferiscono a costi che hanno prodotto valore aggiunto per l’azienda, dalla variazione di rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo che non sono state sottoposte ancora a nessun processo produttivo e quindi non hanno prodotto valore aggiunto ed in quanto tali andranno inserite nel gruppo B relativo al costo della produzione.
Per quanto riguarda invece la sottovoce relativa agli incrementi di immobilizzazioni per lavori interni questa ricomprende quegli incrementi realizzati in seguito a lavori svolti in economia all’interno della azienda per la produzione di immobilizzazioni. I costi interni (personale, materiali prelevati dal magazzino, utilizzo di macchinari e attrezzature) sostenuti per la costruzione di beni all’interno dovranno essere capitalizzati (ossia portati ad incremento del valore delle immobilizzazioni cui si riferiscono e quindi in definitiva ad incremento del valore del capitale) tramite l’utilizzo della voce in esame. In particolare, per i beni ancora in costruzione alla chiusura dovrà essere effettuata la rilevazione «Immobilizzazioni in corso e acconti» e «Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni». Il primo è un conto che affluisce allo Stato Patrimoniale mentre il secondo rappresenta in realtà un conto rettificativo.
(3) La normativa attuativa della IV Direttiva ha scelto per il conto economico, tra le varie alternative possibili, la forma scalare. Mediante tale struttura il reddito di esercizio emerge da una serie di valori di sintesi; infatti, esso è inteso come il valore della produzione a cui si sottraggono i costi dei fattori di produzione utilizzati per il suo conseguimento; la nuova struttura del conto consente di ottenere risultati parziali interessanti. In particolare vengono evidenziati i risultati delle varie gestioni (caratteristica, finanziaria, straordinaria, fiscale) fino a giungere alla determinazione del risultato d’esercizio. Anche per tale documento le disposizioni in materia di struttura e di contenuto sono inderogabili (fatta eccezione per alcune categorie di imprese soggette a leggi speciali) [v. 2423ter]. Con l’attuale schema, un incremento del valore della produzione non è sufficientemente significativo potendo essere dovuto semplicemente ad un aumento della produzione che non trova riscontro in un incremento della vendita ma bensì in un aumento delle giacenze di magazzino.
(4) In tale voce va inserita chiaramente la quota di trattamento di fine rapporto che dev’essere accantonata al fine di costituire il relativo fondo. Si tratta infatti di un costo connesso alla gestione caratteristica in quanto relativo ai dipendenti utilizzati per l’attività d’impresa.
(5) L’ammortamento è il processo economico-contabile con il quale si attua la ripartizione di un costo pluriennale in più esercizi. Si tratta infatti di quei costi sostenuti per l’acquisto delle immobilizzazioni (materiali e immateriali) che cedono la loro utilità nell’arco di più esercizi. Conseguentemente il costo sostenuto per il loro acquisto dovrà essere suddiviso in tale arco di tempo al fine di determinare la quota di competenza di ciascun esercizio. In realtà, da un punto di vista esclusivamente economico, tale quota dovrebbe essere calcolata tenendo conto dell’effettivo contributo del bene all’attività produttiva nel corso del periodo considerato e quindi dalla sua possibile utilità futura. Tuttavia nella pratica vengono spesso utilizzati criteri rigidi di tipo matematico in base ai quali il valore da ammortizzare viene suddiviso per il numero di anni di vita utile del bene e quindi la relativa quota è calcolata in modo costante.
(6) Per quanto riguarda le svalutazioni delle immobilizzazioni, il riferimento è a quelle perdite subite da tali beni dovute ad eventi esterni che non possono quindi essere ricomprese nel normale processo di ammortamento. I criteri con i quali dovrà essere effettuata tale svalutazione sono indicati all’art. 2426. È prevista inoltre anche l’indicazione della svalutazione dei crediti: ciò consente di individuare il valore di presunto realizzo degli stessi. In tal caso la svalutazione inciderà sul risultato d’esercizio negativamente.
(7) I costi della produzione includono quelli per materie prime, merci e le relative variazioni delle rimanenze, i costi per il personale, gli accantonamenti per rischi, gli ammortamenti sia di beni materiali che immateriali; in tale voce non sono indicati tutti i costi relativi alle operazioni finanziarie. Il conto economico indica la differenza tra il valore e il costo della produzione. Tale differenza include sia voci relative alla gestione operativa dell’impresa, sia altri ricavi di natura diversa.
(8) Tale aggregato comprende:
a) proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate;
b) altri proventi finanziari, che possono derivare:
— da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e verso controllanti;
— da titoli iscritti nelle immobilizzazioni (non partecipazioni);
— da titoli iscritti nell’attivo circolante (non partecipazioni);
— proventi diversi dai precedenti come gli interessi attivi bancari;
c) interessi ed altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate verso controllanti.
(9) Le rettifiche di valore delle attività finanziarie comprendono rivalutazione e svalutazioni delle stesse. Per quanto riguarda le rivalutazioni queste possono riguardare: partecipazioni sia immobilizzate che iscritte nell’attivo circolante; immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni. Le svalutazioni possono essere dovute a: partecipazioni sia immobilizzate che iscritte nell’attivo circolante (cioè le minusvalenze non derivanti da alienazioni ma per perdite durevoli di valore della partecipazione o derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto); immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni (per abbattimento al valore di mercato ove inferiore al costo).
(10) Proventi e oneri straordinari: si tratta di componenti di reddito estranei all’attività ordinaria dell’impresa (es. interessi su titoli). Possono rientrare in questa voce plusvalenze (ossia incrementi di reddito di natura straordinaria) derivanti da cessioni di rami aziendali o di immobili strumentali all’attività d’impresa o derivanti da variazioni dei criteri di valutazione adottati o infine anche sopravvenienze attive derivanti da fatti indipendenti dall’attività d’impresa. Rientrano in tale aggregato anche le minusvalenze da alienazioni ossia quei componenti negativi di reddito di natura straordinaria che derivano dalla differenza tra il valore realizzato al momento dell’alienazione del bene ed il suo valore contabile.
(11) Attraverso i dati parziali (A, B, C, D, E) è possibile evidenziare nel conto economico il risultato prima delle imposte. Sottraendo da quest’ultimo le imposte sul reddito dell’esercizio è possibile ottenere l’utile (o la perdita) dell’esercizio. È importante sottolineare come tale risultato sia influenzato dalla normativa fiscale. Molto spesso accade infatti che gli imprenditori effettuino degli ammortamenti e delle rettifiche di valore esclusivamente per ottenere un risultato che sia civilisticamente corretto, così è opportuno tenere conto di tutte le informazioni contenute in nota integrativa relative agli effetti fiscali.
Il legislatore ha sempre riconosciuto al conto economico una funzione fondamentale per la determinazione del risultato di esercizio mediante la rilevazione dei costi e dei ricavi.
Il legislatore ha attuato le disposizioni comunitarie, indicando con precisione la struttura e il contenuto del conto economico.
In tema di requisiti dimensionali di esonero dalla fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, lett. b), l. fall. (nel testo risultante dalla riforma di cui al d.lg. 12 settembre 2007 n. 169), per l'individuazione dei "ricavi lordi", che vanno considerati ricavi in senso tecnico, occorre fare riferimento alle voci n. 1 (“ricavi delle vendite e delle prestazioni") e n. 5 ("altri ricavi e proventi") dello schema obbligatorio di conto economico previsto dall'art. 2425, lett. a), c.c. Non rientrano, invece, in tale nozione le voci dalla n. 2 alla n. 4 del menzionato schema e, in particolare, le variazioni delle rimanenze, le quali rappresentano dei costi comuni a più esercizi, che vengono sospesi, in conformità del principio di competenza economica di cui all'art. 2423 bis c.c., per essere rinviati ai successivi esercizi, in cui si conseguiranno i relativi ricavi. Cassa con rinvio, App. Brescia, 15/06/2011
Cassazione civile sez. I 27 dicembre 2013 n. 28667
La base imponibile dell'Irap, ai sensi degli art. 4 e 5 d.lg. 15 dicembre 1997 n. 446, è costituita dal valore della produzione netta, determinata con riguardo alla somma delle voci in essa classificabili in base all'art. 2425, comma 1, lett. a, c.c., che al n. 1 elenca i ricavi delle vendite e delle prestazioni, da indicarsi ivi, a norma del successivo articolo 2425 bis, al netto degli sconti, abbuoni e premi, precisandosi che, anche alla stregua del documento interpretativo n. 1 del principio contabile nazionale PC-OIC n. 12 - avente il carattere di regola tecnica, di ausilio all'interpretazione - gli sconti al netto dei quali sono indicati i ricavi di vendita relativi alla gestione caratteristica dell'impresa, compresi nel "valore della produzione" del conto economico di cui agli art. 2425 e 2435 bis c.c., sono quelli di natura commerciale, non gli sconti di natura finanziaria (ad esempio, sconto di cassa per pagamento contanti), che costituiscono oneri finanziari da rilevare alla voce C17 dello schema del conto economico stesso.
Cassazione civile sez. trib. 10 gennaio 2013 n. 400
I canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell'art. 3 della legge n. 1089 del 1939 e successive modificazioni, che siano oggetto dell'impresa, ne rappresentano dei ricavi e come tali rientrano nella determinazione della base imponibile dell'Irap (imposta regionale sulle attività produttive), essendo essa diretta alla tassazione del valore della produzione ed articolata, ai sensi degli art. 5, 11 e 11 bis del d.lg. n. 446 del 1997, in base alla natura del soggetto passivo (nella specie, società di capitali) ed alla differenza tra la somma delle voci della produzione e quella dei costi di cui all'art. 2425, comma 1, rispettivamente lettere A) e B), c.c., con i correttivi dettati dal richiamo a specifiche norme del testo unico delle imposte sui redditi (art. da 53 a 76 del d.P.R. n. 917 del 1986), effettuati peraltro solo ai fini della quantificazione dei valori; ne consegue che resta inapplicabile ai predetti ricavi l'art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991 che, operando come norma qualificatoria del valore da considerare ai fini del reddito, prevede che il reddito dei predetti immobili sia determinato secondo la minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato.
Cassazione civile sez. trib. 29 gennaio 2009 n. 2332
In tema di imposte sui redditi, e con riferimento alla determinazione del reddito d'impresa, nel sistema vigente anteriormente alle modifiche introdotte dall'art. 2 d.lg. 9 aprile 1991 n. 127 e dall'art. 2 bis d.l. 29 giugno 1994 n. 416, conv. con modificazioni dalla l. 8 agosto 1994 n. 503, le quote di ammortamento anticipato erano fiscalmente deducibili, ai sensi dell'art. 67, comma 3, d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, soltanto se iscritte nell'apposito fondo facente parte integrante del fondo ammortamenti previsto dall'art. 2425, comma 1, n. 1, c.c. per i beni dell'impresa: tale adempimento trovava infatti giustificazione nella non corrispondenza tra il piano di ammortamento civilistico e quello fiscale anticipato, e nella conseguente esigenza di consentire all'Amministrazione finanziaria il controllo in ordine all'anticipata consumazione dell'ammortamento agli effetti fiscali, onde evitare una duplice utilizzazione del medesimo ammortamento.
Cassazione civile sez. trib. 21 febbraio 2007 n. 4039
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l'amministratore di una società, nella relazione al bilancio, si sia avvalso della facoltà prevista dall'art. 2425, comma 3, c.c. (nel testo, applicabile " ratione temporis", oggetto di interpretazione autentica da parte dell'art. 9 l. 19 marzo 1983 n. 72, ed anteriore alle modifiche introdotte dall'art. 7 d.lg. 9 aprile 1991 n. 127), attribuendo un determinato valore al marchio, in deroga al criterio di valutazione stabilito dall'art. 2425, comma 1, n. 3 c.c., e provvedendo poi al relativo ammortamento, l'Amministrazione finanziaria può legittimamente pretendere che venga fornita la prova della corrispondenza fra operazioni contabili e realtà economica: il bilancio delle società di capitali, debitamente approvato e non contestato dai soci, costituisce infatti la base per la definizione dei rapporti tra questi ultimi, ma non produce identici effetti nei confronti dei terzi, ed in particolare dell'Amministrazione finanziaria.
Cassazione civile sez. trib. 12 febbraio 2007 n. 3009
L'art. 2425 n. 6, c.c. (nella vecchia formulazione), disponendo che, ai fini dell'iscrizione nell'attivo del bilancio di società per azioni, i crediti "devono essere valutati secondo il presumibile valore di realizzazione", non attribuisce agli amministratori una discrezionalità assoluta, ma implica una valutazione fondata sulla situazione concreta, secondo principi di razionalità; ciò preclude l'iscrizione in bilancio non soltanto dei crediti semplicemente sperati, ma, anche dei crediti certi, liquidi ed esigibili, qualora siano di dubbia o difficile esazione, i quali, in tal caso, non devono essere iscritti nel loro intero ammontare, bensì nella minore misura che - secondo un prudente apprezzamento - si presume di poter realizzare.
Cassazione civile sez. trib. 21 aprile 2011 n. 9218