Source: http://www.apertacontrada.it/2010/06/09/corte-di-cassazione-penale-sez-iii-sentenza-09062010-n-22006/
Timestamp: 2017-08-20 15:33:10+00:00
Document Index: 76628542

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 250', 'art. 242', 'art. 257', 'art. 51', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 242', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129']

Apertacontrada » Cassazione penale, sez. III, sentenza 9 giugno 2010, n. 22006
Il sistema delineato dagli artt. 242 e 257 T.U.A., D.L.vo n.152/06 che, attraverso la sanzione penale, per un verso persegue l’obiettivo di indurre chi inquina ad attivarsi tempestivamente per rimuovere le conseguenze dannose della propria condotta notiziando tempestivamente le autorità competenti del verificarsi degli eventi in grado di contaminare il sito e dall’altro si preoccupa di assicurare il corretto ed effettivo adempimento delle prescrizioni finalizzate alla bonifica del sito stesso. Tuttavia, ai sensi dell’art. 250 D.L.vo n.152/06 ove i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti previsti, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono comunque realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente o dagli altri enti indicati dalla stessa disposizione. E dunque poiché l’omessa comunicazione non pregiudica in realtà l’adozione del progetto di bonifica si deve necessariamente ritenere che di regola essa da sola non possa dar luogo ad un danno risarcibile per le associazioni qualora risulti comunque – come nella specie – attivata la procedura per il progetto di bonifica. Pertanto, non sembra possibile, alla luce del principio di legalità, stante il chiaro disposto normativo, estendere l’ambito interpretativo della nuova disposizione ricomprendendo nella fattispecie anche l’elusione di ulteriori adempimenti previsti dall’art. 242 TUA ed estendere quindi il presidio penale, come sollecita il ricorrente, alla mancata ottemperanza di obblighi diversi da quelli scaturenti dal progetto di bonifica se non espressamente indicati. Sicché, in assenza di un progetto definitivamente approvato, non può configurarsi il reato di cui all’art. 257 TUA
L’avvenuta bonifica secondo le disposizioni del progetto comporta indubbiamente l’estinzione del reato a prescindere dalla natura (pericolosa o meno) delle sostanze inquinanti. Peraltro, la formulazione dell’art. 51 bis D.L.vo n. 22/97 non è esattamente sovrapponibile a quella dell’art. 257 TUA e per i principi valevoli in tema di successione di leggi penali gli imputati non possono continuare a rispondere di condotte non più direttamente sanzionate.
Sono da escludere scelte ermeneutiche che facciano gravare sull’imputato inadempienze o ritardi delle amministrazioni competenti per la procedura di bonifica non ascrivibili ad alcun titolo anche a quest’ultimo.
1) inosservanza del erronea applicazione della legge penale con riferimento agli articoli 17 e 51 bis del DLGS 22/97 ed agli articoli 240, 242 e 257 DLgs 153/06; in subordine eccezione di incostituzionalità per violazione degli articoli 25 secondo comma, – principi di tassatività determinatezza -, 76 – criteri della legge delega 308 del 2004 -, 97 – principio di logicità dell’azione amministrativa -, Cost. degli articoli 240, 242 e 257 del DLGS 152/06.ius superveniens. Si rileva inoltre che il rispetto degli obblighi quali la mancata comunicazione, l’omessa adozione delle misure, l’omessa effettuazione dell’indagine preliminare nei termini di legge, l’omessa redazione del progetto di bonifica previsti dall’articolo 51 bis, ecc. non risulta sostanzialmente modificato dal TUA se non nel senso di aver distinto all’art. 257 un’autonoma espressione sanzionatoria per la mancata comunicazione. Si rileva inoltre che qualora si acceda alla tesi della introduzione di una condizione di punibilità si debba necessariamente ritenere che la stessa si verifichi nel momento in cui il responsabile dell’inquinamento abbandona il procedimento delineato dall’articolo 242 o allorquando si verifichi comunque un arresto del procedimento amministrativo di bonifica, in quanto diversamente opinando, e cioè ritenendo che la condizioni si verifichi solo all’esito della procedura di adempimento del piano di cui all’art. 242, l’imputato sarebbe disincentivato ad operarsi per seguire la procedura volta a far approvare il progetto di bonifica;
In relazione al capo 3) si censurano entrambe le assoluzioni formulate dalla corte di appello che ha concluso con la formula per non aver commesso il fatto in relazione al comportamento omissivo della comunicazione e che ha assolto gli imputati per ciò che concerne l’omessa bonifica del sito inquinato perché il fatto non costituisce reato. In questo modo ad avviso del ricorrente si sarebbe verificato il paradosso che pure in presenza di una delega legislativa che imponeva di non modificare i contenuti sanzionatori della disciplina previgente la corte di appello di Trieste ha ritenuto di dover riformare la sentenza emessa dal tribunale di Trieste in conseguenza dello
Come di recente affermato dalle SU di questa Corte occorre ribadire, infatti, che in presenza di una causa di estinzione del reato il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art. 129 comma secondo, cod. proc. pen. soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di “constatazione”, ossia di percezione “ictu oculi“, che a quello di “apprezzamento” e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento (Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 Rv. 244274)