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Timestamp: 2019-05-25 03:32:04+00:00
Document Index: 54054339

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 256', 'sentenza ', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 11', 'art. 2']

Vademecum illustrato Deposito temporaneo rifiuti - Certifico Srl
Tipo Vademecum
Codice prodotto DTA02
Documento illustrato, sul "Deposito temporaneo" di rifiuti di cui all'Art. 183 co 1 bb) D.Lgs. 152/2006: normativa, limiti, classificazione rifiuti, CER, modalità di stoccaggio, recipienti e imballaggi, etichettatura, organizzazione, aspetti tecnici, buone norme di comportamento, note ADR.
Il deposito temporaneo è inteso come il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima dello smaltimento, nel luogo in cui gli stessi sono stati prodotti.
Il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti che non possono essere miscelati/mischiati/accantonati in uno stesso contenitore.
Il deposito temporaneo è mono-soggettivo, in quanto non è possibile, in caso di diverse imprese operanti nello stesso sito, la creazione di un deposito temporaneo cumulativo. In caso di deposito di rifiuti pericolosi, deve essere vietato l’accesso ad estranei.
E’ importante che gli operatori tengano presente che la nozione di “luogo di produzione” dei rifiuti non potrà essere interpretata in modo eccessivamente ampio, proprio perché questo comporterebbe una dilatazione non consentita del concetto di «deposito temporaneo», la quale potrebbe essere interpretata dalla giurisprudenza (anche e soprattutto in sede penale) come “abuso” del regime derogatorio connesso a quest’ultimo concetto.
Vademecum illustrato Deposito temporaneo rifiuti | Preview
1. Definizione Deposito temporaneo
2. Limite temporale e volumetrico
3. Categorie omogenee di rifiuti
3.1 Classificazione dei rifiuti
3.2 Attribuzione dei Codice CER
4. Divieto miscelazione
5. Norme tecniche per la costituzione
5.1 Caratteristiche recipienti
5.2 Bacini di contenimento
6. Etichette
7. Organizzazione aree di deposito temporaneo
8. Rifiuti pericolosi: dal deposito temporaneo al trasporto in ADR
Articolo 183 comma 1
bb) "deposito temporaneo": il raggruppamento dei rifiuti e il deposito preliminare alla raccolta ai fini del trasporto di detti rifiuti in un impianto di trattamento, effettuati, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, da intendersi quale l'intera area in cui si svolge l'attività che ha determinato la produzione dei rifiuti o, per gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, presso il sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola, ivi compresi i consorzi agrari, di cui gli stessi sono soci, alle seguenti condizioni:
1) i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti (POPs) di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
3) il "deposito temporaneo" deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalita' di gestione del deposito temporaneo.
Fig. 1 - Condizioni Deposito temporaneo di rifiuti
1. Limite temporale e volumetrico
Il deposito temporaneo ha un limite temporale che deve essere osservato prima dello smaltimento (il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno) in relazione però anche a limiti volumetrici di rifiuti che si possono accantonare.
Il limite volumetrico ed il limite temporale, da non superare affinchè il deposito temporaneo non si configuri come deposito incontrollato o stoccaggio, sono alternativi.
Il produttore ha due possibilità, a seconda delle proprie esigenze:
1) raggruppare in deposito temporaneo all'interno del proprio luogo di produzione un quantitativo illimitato di rifiuti pericolosi provvedendo alla raccolta e all'avvio alle operazioni di recupero o di smaltimento entro il termine massimo di tre mesi;
2) raggruppare in deposito temporaneo all'interno del proprio luogo di produzione un quantitativo massimo di 30 metri cubi di rifiuti, di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi, avviandoli alle operazioni di recupero o di smaltimento al raggiungimento del limite massimo anche se ciò avviene dopo più di tre mesi; tuttavia, anche se non si è raggiunto il quantitativo massimo, il termine di giacenza non può superare mai un anno.
Fig. 2 - Limite temporale e volumetrico (1.1)
Fig. 2 - Limite temporale e volumetrico (1.2)
Fig. 4 - Deposito temporaneo corretto
Deposito temporaneo effettuato in maniera corretta:
- Rifiuti separati per codice CER
- Ogni rifiuto provvisto di etichettatura riportante le caratteristiche del rifiuto HP, il quantitativo e il codice CER
- Rifiuti liquidi: Bacini di contenimento
Sentenza Corte di Cassazione 19 marzo 2015 n. 11492
Rifiuti - Deposito temporaneo ex art. 183 lettera bb) D.Lgs. 152/2006 - categorie omogenee - Nozione - Coincidenza con classificazione CER - Sussiste - Rilevanza per gestione illecita ex art. 256 c. 1 D.Lgs. 152/2006 - Sussiste
La Suprema Corte ha sancito con sentenza 19 marzo 2015 n. 11492 che: “le categorie, comprese quelle di cui alla lettera bb), non sono identificabili sic et simpliciter con la classificazione di cui all’art. 184 del DLgs n. 152/06 (rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi), ma ne costituiscono specificazione, precisa individuazione tecnica (connotata da apposito CER), si che anche l’omogeneità delle stesse deve essere verificata nei medesimi termini”.
Nel caso di specie si trattava di una enorme quantità di rifiuti composto da materie varie rocce, scorie di cemento, bancali, miscele bituminose, pneumatici, etc) ammassate alla rinfusa e senza alcuna distinzione.
E’ stata esclusa la tesi difensiva del deposito temporaneo, di cui all’art. 183 lett. bb) del D.Lgs. 152/2006 che richiede che lo stesso si effettuato (tra l’altro) per categorie omogenee, nel caso di specie non ravvisabili.
Per deposito controllato o temporaneo si intende, infatti, ogni raggruppamento di rifiuti, effettuato prima della raccolta, nel luogo in cui sono stati prodotti, solo quando siano presenti precise condizioni relative alla quantità e qualità dei rifiuti, al tempo di giacenza, alla organizzazione tipologica del materiale ed al rispetto delle norme tecniche elencate nel D.Lgs. 152/2006.
In difetto, anche di uno solo dei requisiti menzionati, il deposito viene considerato:
deposito preliminare, se il collocamento di rifiuti è prodromico ad una operazione di smaltimento che, in assenza di autorizzazione o comunicazione è sanzionato penalmente dal D.Lgs. 152/2006 art. 256 c.1 messa in riserva, se il materiale è in attesa di essere avviato a operazioni di recupero che, trattandosi di fase di gestione dei rifiuti, richiede il titolo autorizzativo la cui mancanza integra il reato previsto dal D.Lgs. 152/2006 art. 256 c.1
deposito incontrollato o abbandono, quando i rifiuti non siano destinati a operazioni di smaltimento o di recupero. Tale condotta è sanzionata come illecito amministrativo se posta in essere da un privato e come reato contravvenzionale se tenuta da un responsabile di ente o impresa.
I Giudici, non ravvisando la presenza di categorie omogenee in termini di CER, hanno confermato la condanna dell’imputato per il reato di gestione illecita di rifiuti ex art. 256 c. 1 D.Lgs. 152/2006, specificamente il reato di deposito preliminare di rifiuti non autorizzato dando atto che il collocamento dei rifiuti, alla rinfusa, era prodromico ad attività di smaltimento.
3.1. Classificazione dei rifiuti
La classificazione dei rifiuti e' effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER ed applicando le disposizioni contenute nella decisione 2014/955/UE e nel regolamento (UE) n. 1357/2014 della Commissione, del 18 dicembre 2014.
La classificazione CER si basa su un criterio misto che tiene conto dei seguenti elementi:
- processo di produzione che ha generato il rifiuto;
- tipologia merceologica del prodotto a fine vita (es. veicoli fuori uso, batterie, cosmetici scaduti, ecc…);
- contenuto di sostanze pericolose specificamente o genericamente nominate.
Articolo 184 Classificazione
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e).
i), l), m)(lettere abrogate dall'art. 11 del d.lgs. n. 205 del 2010)
n) (lettera abrogata dall'art. 2, comma 21-bis, d.lgs. n. 4 del 2008)
Fig. 5 - Classificazione Rifiuto
E’ sempre vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità o rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi per non impedire, sia tecnicamente che economicamente, il recupero dei rifiuti oppure al fine di impedire la diluizione delle sostanze pericolose in essi contenute e quindi declassificare il rifiuto.
Articolo 187 Miscelazione rifiuiti
1. E’ vietato miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.
La miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose.
2-bis. Gli effetti delle autorizzazioni in essere relative all'esercizio degli impianti di recupero o di smaltimento di rifiuti che prevedono la miscelazione di rifiuti speciali, consentita ai sensi del presente articolo e dell'allegato G alla parte quarta del presente decreto, nei testi vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, restano in vigore fino alla revisione delle autorizzazioni medesime.
3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni specifiche ed in particolare di quelle di cui all'articolo 256, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati, qualora sia tecnicamente ed economicamente possibile e nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 177, comma 4.
3-bis. Le miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge.
Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27 Luglio 1984 punto 4.1
I recipienti, fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini, destinati a contenere rifiuti tossici e nocivi devono possedere adeguati requisiti di resistenza in relazione alle proprietà chimico fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti contenuti.
Prevedere eventuali contenitori/imballaggi omologati ADR se il trasporto di rifiuti sarà assoggettato a trasporto in colli di merci pericolose ADR, già eventualmente ascrivibile da analisi e SDS. (vedi anche cap. 9)
Fig. 6 - Esempi recipienti per rifiuti
5.1 Bacini di contenimento
Fig. 8 - Esempi di bacini di contenimento
Allo scopo di rendere nota, durante lo stoccaggio provvisorio, la natura e la pericolosità dei rifiuti, i recipienti, fissi e mobili, devono essere opportunamente contrassegnati con etichette o targhe, apposte sui recipienti stessi o collocate nelle aree di stoccaggio; detti contrassegni devono essere ben visibili per dimensioni e collocazione.
Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27 Luglio 1984 punto 4.1.3
Articolo 183 comma 1 lett bb)
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose
Etichetta Rifiuti pericolosi (CLP)
Ogni contenitore deve essere provvisto di etichettatura e si ritiene che nell’etichetta di un rifiuto sia necessario riportare:
Fig. 9 - Esempio Etichetta Rifiuto con campi
Fig. 10 - Esempio Etichetta Filtri e stracci imbevuti di olio
Con la Circolare MATTM Prot.n.1912/ALBO/PRES del 2 ottobre 2007 sono stabilite ,le dimensioni della targa “R” per i colli e veicoli:
Fig. 11 - Dimensioni “Targa R” sui Colli
Se il deposito è realizzato all’esterno, è buona prassi proteggere i contenitori con idonee tettoie al fine di evitare l’irraggiamento diretto dei contenitori (con conseguente rischio di surriscaldamento e formazione di prodotti gassosi), nonché l’accumulo di acqua piovana nei bacini di contenimento; in ogni caso, occorre verificare periodicamente e dopo intense piogge lo stato dei bacini di contenimento.
Fig. 11 - Tettoia deposito temporaneo
In caso di deposito di rifiuti liquidi, dovrà essere presente, nelle immediate vicinanze, un apposito kit di emergenza antispandimento, costituito da materiale assorbente idoneo a raccogliere gli eventuali spanti; tale materiale, dopo essere stato utilizzato per assorbire gli spanti, dovrà essere smaltito anch’esso come rifiuto; se il deposito di rifiuti si trova in prossimità di tombini di raccolta delle acque meteoriche, sarà opportuno prevedere la presenza di copri tombini da utilizzare in caso di spanto accidentale.
Fig. 13 - Kit antispandimento
La classificazione del rifiuto in ADR è responsabilità dello speditore, che dovrà attenersi ai metodi di classificazione del rifiuto, secondo i criteri dell’ADR per le soluzioni e miscele al quali il rifiuto è equiparato.
9. Figure e obblighi normati nell’ADR di possibile interesse rifiuti
Rifiuti ADR: Deposito e Figure
Nell’ADR sono normate e stabiliti gli obblighi per determinate figure, che potrebbero indentificarsi in quelle responsabili della costituzione del deposito temporaneo dei rifiuti, per quei rifiuti che dovranno essere gestiti e avviati al trasporto ADR, e che già in fase di preparazione devono essere conformi all’ADR per quanto concerne in particolare gli imballaggi che devono essere omologati ADR, capacità riempimento, etichettature, ecc. Per tali figure, se del caso, è prevista formazione inerente l'ADR. A seguire gli obblighi per alcune figure d'interesse. Porre attenzione.
1.4.3.1 Caricatore (definizione ADR 2017)
Nell'ambito dell'1.4.1, il caricatore ha in particolare i seguenti obblighi:
a) consegnare al trasportatore merci pericolose solo se queste sono autorizzate al trasporto conformemente all'ADR;
b) verificare, durante la consegna al trasporto di merci pericolose imballate o di imballaggi vuoti non ripuliti, se l'imballaggio è danneggiato. Egli non deve presentare al trasporto un collo il cui imballaggio è danneggiato, in particolare se non è più a tenuta, e se c'è perdita o possibilità di perdita della materia pericolosa, se non quando il danno è stato riparato; ciò vale anche per gli imballaggi vuoti non ripuliti;
c) osservare le condizioni relative al carico e alla movimentazione;
d) osservare le disposizioni relative alle etichette, ai marchi e alla segnaletica arancione conformemente al capitolo 5.3, dopo aver caricato merci pericolose in un contenitore;
e) osservare, quando carica i colli, i divieti di carico in comune, tenendo conto delle merci pericolose già presenti nel veicolo o nel grande contenitore, come pure le disposizioni concernenti la separazione dalle derrate alimentari, da altri oggetti di consumo o da alimenti per animali.
Il caricatore può tuttavia, nel caso dell'1.4.3.1.1 a), d) ed e), confidare sulle informazioni e sui dati che gli siano stati messi a disposizione dagli altri operatori.
1.4.3.1.2. Imballatore (definizione ADR 2017)
Nell'ambito dell'1.4.1, l'imballatore deve in particolare osservare:
a) le disposizioni relative alle condizioni d'imballaggio, alle condizioni d'imballaggio in comune e
b) quando prepara i colli ai fini del trasporto, le disposizioni concernenti i marchi e le etichette di pericolo sui colli.
1.4.3.3 Riempitore
Nell'ambito dell'1.4.1, il riempitore ha in particolare i seguenti obblighi:
a) assicurarsi prima del riempimento delle cisterne che queste ed i loro equipaggiamenti siano in buono stato tecnico;
b) assicurarsi che la data della prossima prova per i veicoli-cisterna, veicoli-batteria, cisterne smontabili, CGEM, cisterne mobili e contenitori-cisterna non sia stata superata;
c) riempire le cisterne solo con le merci pericolose autorizzate al trasporto in queste cisterne;
d) rispettare, durante il riempimento della cisterna, le disposizioni relative alle merci pericolose in compartimenti contigui;
e) rispettare, durante il riempimento della cisterna, il grado di riempimento massimo ammissibile o la massa massima ammissibile del contento per litro di capacità per la materia di riempimento;
f) verificare, dopo il riempimento della cisterna, che tutte le chiusure siano in posizione di chiusura e che non ci siano perdite;
Elaborato: Certifico S.r.l - IT
Abbonati: Ambiente/3RED/Full
Rev.: 00 2018
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- D.Lgs 152/2006 Norme in materia ambientale (G.U. n. 88 del 14 aprile 2006)
- Sentenza Corte di Cassazione 19 marzo 2015 n. 11492
- Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27 Luglio 1984
- Decreto 12.06.2002 n. 161 - Regolamento attuativo degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, relativo all'individuazione dei rifiuti pericolosi che è possibile ammettere alle procedure semplificate (GU n. 177 del 30 luglio 2002)
- Decreto 5 aprile 2006, n. 186 - Regolamento recante modifiche al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 «Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. (GU n. 115 del 19 maggio 2006)
- Regolamento (CE) N. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006.
- Circolare MATTM Prot.n.1912/ALBO/PRES del 2 ottobre 2007
- ADR 2017