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Timestamp: 2014-08-20 06:48:34+00:00
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La perdita di chances lavorative e� risarcibile - Corte di cassazione civile - sentenza n. 5054/09 del 03/03/2009 Condividi su Facebook |
La perdita di chances lavorative e� risarcibile
Pubblicata da: Redazione Corte di cassazione civile sentenza 5054/09 del
La perdita di chances, costituita dalla privazione della possibilit� di sviluppi e progressione nella carriera, integra un danno patrimoniale risarcibile, la cui esistenza, tuttavia, chi agisce in giudizio ha l'onere di provare - anche se in via presuntiva - ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe ed allegate. La perdita di chances lavorative �, infatti, perdita patrimoniale diretta conseguente alle lesioni gravi riportate.
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Cass. civ. Sez. III, 03-03-2009, n. 5054
Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione delle norme relative al risarcimento del danno da incapacit� lavorativa specifica (artt. 2043 e 2056 c.c.) in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonch� violazione e falsa applicazione dell'art. 61 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, e motivazione omessa, insufficiente e contraddittoria.
Il consulente nominato dall'ufficio aveva accertato che le lesioni riportate dal F.M., nell'incidente stradale per cui � causa, avevano compromesso la sua attivit� specifica di un terzo sul totale.
Senza motivazione, i giudici di appello avevano - invece - riconosciuto una riduzione della capacit� lavorativa nella misura del 7%, senza liquidare alcun risarcimento per la inabilit� permanente.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione delle norme relative al risarcimento del danno da perdita di chances (artt. 2943 e 2056 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5) nonch� motivazione omessa e comunque insufficiente e contraddittoria.
I giudici di appello avevano immotivatamente rigettato la richiesta di risarcimento del danno da perdita di chances, avanzata dal F.M., rilevando che l'appellante non aveva fornito la prova delle possibilit� di ulteriori guadagni che gli venivano precluse in conseguenza del sinistro.
I giudici di appello hanno premesso che l'appello proposto dal F.M. riguardava unicamente la quantificazione del danno patrimoniale da invalidit� permanente e la richiesta di risarcimento da perdita di chances.
Hanno poi, con motivazione adeguata, rilevato che il danno da inabilit� permanente, per la perdita della capacit� lavorativa specifica, doveva essere riconosciuto nella misura del 7%, in considerazione del tipo di lavoro svolto (commercialista) e dei postumi permanenti residuati dalle lesioni riportate nell'incidente.
Ci� sulla base del supplemento di consulenza tecnica di ufficio (affidata ad un medico specialista ortopedico) che doveva essere interpretato nel senso che "la compromissione subita dal F.M. nella sua capacit� lavorativa di ragioniere commercialista e nello svolgimento delle attivit� tipiche di un soggetto che rivesta detta qualifica, non pu� che individuarsi in una percentuale della riconosciuta menomazione della salute (20%) che corrisponde circa al 7% poich� le difficolt� (che non significano impossibilit�) accettate nell'uso continuato della mano destra...anche sulla base di dati derivanti dalla esperienza clinica acquisita e documentata in compendi di liquidazione del danno biologico di facile consultazione, ed in considerazione del fatto che una tale specifica menomazione era stata esclusa dal primo consulente di ufficio, non possono determinare una menomazione di incidenza superiore a quella del bene salute nel suo complesso".
Va richiamata, sul punto, la consolidata giurisprudenza di questa Corte, per la quale la valutazione del grado di riduzione della attitudine lavorativa specifica comporta non gi� una questione di natura giuridica, riservata al giudice, ma un giudizio di ordine sanitario, da demandare - in quanto tale -ad un consulente tecnico (Cass. 29 settembre 2000 n. 12910).
Quanto al reddito dell'attuale ricorrente, lo stesso � stato determinato dalla Corte territoriale in via equitativa, tenendo tuttavia conto della documentazione prodotta.
I giudici di appello non hanno mancato di rilevare che le somme dichiarate al fisco dal F.M. non coincidevano con quelle che l'appellante assumeva di avere ricevuto a titoli diversi (per la attivit� di collaborazione coordinata e continuative e per prestazioni di consulenza relative ad una partecipazione societaria).
In via cautelativa, pertanto, hanno ritenuto di calcolare sulla base dell'importo netto di L. 4.000.000 (Euro 2.065,83) il mancato guadagno mensile che hanno poi rapportato all'intero periodo di inabilit� temporanea di giorni 180, riconosciuto dal consulente tecnico di ufficio.
In ordine alla perdita di chances, la stessa Corte, tenendo conto delle risultanze processuali, ha motivatamente escluso che la compromissione della mano destra (conseguenza dell'incidente) potesse assurgere a vera e propria perdita di concrete possibilit� di progressione nella carriera, ovvero di accesso a specifiche attivit� lavorative.
In tal modo, i giudici di appello hanno dimostrato di conoscere - e condividere pienamente - il costante insegnamento di questa Corte, secondo il quale la perdita di chances, costituita dalla privazione della possibilit� di sviluppi e progressione nella carriera, integra un danno patrimoniale risarcibile, la cui esistenza, tuttavia, chi agisce in giudizio ha l'onere di provare - anche se in via presuntiva - ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe ed allegate.
La perdita di chances lavorative �, infatti, perdita patrimoniale diretta conseguente alle lesioni gravi riportate (Cass. 11 maggio 2007 n. 10840).
La valutazione di tali circostanze spetta in via esclusiva al giudice del merito e non � sindacabile in sede di legittimit�, se - come � appunto avvenuto nel caso di specie - essa sia adeguatamente motivata (Cass. 20 giugno 2008 n. 16877, 17 aprile 2008 n. 10111, 27 giugno 2007 n. 14820, 25 maggio 2007 n. 12243, 11 maggio 2007 n. 10840, 6 giugno 2006 n. 13241, 1 aprile 2003 n. 11322, 24 maggio 2001 n. 7093, 21 giugno 2000 n. 8468).
Manifestamente fondato, invece, appare il terzo motivo di ricorso, con il quale il ricorrente deduce la violazione Sfalsa applicazione delle norme relative alla rivalutazione ed interessi sul debito di valore, rilevando che i giudici di appello avevano riconosciuto solo gli interessi - e non anche la rivalutazione dovuta - e per giunta solo dalla data di deposito della decisione.
Si richiama sul punto la consolidata giurisprudenza di questa Corte in base alla quale (Cass. 25 gennaio 2002 n. 883), in tema di responsabilit� extracontrattuale da fatto illecito,sulla somma riconosciuta al danneggiato a titolo di risarcimento deve essere considerato, in sede di liquidazione, oltre alla rivalutazione (che ha la funzione di ripristinare la situazione patrimoniale del danneggiato antecedentemente alla consumazione dell'illecito: c.d. danno emergente), anche il nocumento finanziario (lucro cessante) subito a causa della mancata, tempestiva disponibilit� della somma di denaro dovuta a titolo, appunto, di risarcimento (somma che, se tempestivamente '" corrisposta, avrebbe potuto essere investita per lucrarne un vantaggio finanziario).
Qualora tale danno sia liquidato con la tecnica degli interessi, questi non vanno calcolati n� sulla somma originaria, n� sulla rivalutazione al momento della liquidazione, ma debbono computarsi o sulla somma originaria via via rivalutata anno per anno, ovvero sulla somma originaria rivalutata in base ad un indice medio, con decorrenza (a differenza che nell'ipotesi di responsabilit� contrattuale) dal giorno in cui si � verificato l'evento dannoso. (Cass. S.U. n. 1712 del 1995).
La decisione impugnata, che ha riconosciuto solo gli interessi legali , e per giunta dalla data della decisione, si pone in aperto contrasto con tale insegnamento giurisprudenziale.
Conclusivamente deve essere accolto il terzo motivo di ricorso, con il rigetto dei primi due motivi.
La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione alle censure accolte, con rinvio ad altro giudice che provveder� anche in ordine alle spese del presente giudizio.
PQM La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, che rigetta nel resto.
Cassa in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Messina, in diversa composizione.
Cos� deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 gennaio 2009.
Depositato in Cancelleria il 3 marzo 2009 Visite: Siti di interesse per l'argomento: lavoro Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X Home