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Timestamp: 2017-05-30 12:46:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2929', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 463', 'sentenza ', 'art. 463', 'art. 463', 'art. 463', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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CREMAZIONE E DISPERSIONE DELLE CENERI Una scelta tra manifestazione di volontà e disposizioni testamentarie
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La donazione di un bene altrui, anche se non sia espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa. A meno che, nell’atto di donazione, si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria è nulla: non si può, prima della divisione, ritenere che quel singolo bene entri a far parte del patrimonio del coerede donante. È il principio di diritto sancito nella sentenza delle Sezioni unite n. 5068, depositata ieri.
Sommario: - Quadro normativo
I fatti - Il protagonista della vicenda è un uomo che, a seguito della decisione della sua partner di porre fine alla loro relazione sentimentale, aveva cominciato ad assumere un comportamento diffamatorio nei confronti della donna, insultandola pesantemente e minacciando di divulgare, se non fossero tornati insieme, a parenti e conoscenti immagini e filmati relativi ai loro rapporti sessuali. In seguito, l'uomo pubblicava effettivamente su facebook alcune fotografie che ritraevano situazioni intime della donna e creava dei falsi profili con il nome di lei inviando foto e video ai suoi familiari e persino al suo datore di lavoro, minacciando di far pervenire tale materiale anche ai figli minori della stessa donna. In seguito alla denuncia e al processo, il Tribunale aveva condannato l'uomo oltre che per minaccia e diffamazione anche per il reato di stalking, in quanto la donna dopo la divulgazione di quelle particolari immagini era caduta in un grave stato di ansia e di paura, al punto tale da modificare le proprie abitudini di vita e ricorrere al sostegno di un medico psicologo. La decisione - La questione arriva in appello dove la difesa dell'imputato cerca di rileggere la vicenda sminuendo il comportamento dell'uomo e riconducendo tutto l'accaduto ai rapporti turbolenti tra i due, ovvero ad un epilogo burrascoso di una relazione sentimentale. La Corte d'appello non è però dello stesso avviso e conferma pienamente la decisione del Tribunale. Per i giudici, infatti, è stato ampiamente dimostrato in sede processuale che l'uomo ha divulgato immagini che hanno screditato la sua ex dinanzi ad amici e parenti «rappresentandola come assetata di avventure sessuali». Ciò ha si è tradotto in una vera e propria «persecuzione psicologica» che ha costretto la donna a ricorrere ad uno psicologo perché turbata dalla possibilità che nuove divulgazioni di immagini potessero arrecare disturbi a lei e soprattutto ai suoi familiari di età avanzata. Condotte di questo tipo– affermano i giudici - sono «particolarmente invasive sotto il profilo psicologico» e tali da configurare il reato di stalking.
L’inquadramento dell’abuso Si osserva anzitutto che il nuovo articolo 10-bis dello Statuto delinea l’abuso non più come un limite all’autonomia negoziale ma come garanzia della libertà di scelta del contribuente tra diverse operazioni comportanti un diverso carico fiscale e, quindi, della facoltà di optare anche per quella meno onerosa. Questa nuova concezione, non più come disciplina recante obblighi o divieti ma come procedura di garanzia per il contribuente, è evidenziata anche dal posizionamento della normativa in questione nell’articolo 10-bis dello Statuto del Contribuente, e cioè a cavallo tra l’articolo 10 che si occupa dell’affidamento del contribuente e l’articolo 11 che si occupa dell’interpello in generale.
La «sostanza economica» Sono dunque anzitutto elusive le operazioni che siano «prive di sostanza economica» (ed è l’amministrazione che deve darne prova). Si tratta dell’adeguatezza degli strumenti giuridici prescelti dal contribuente rispetto agli obiettivi e agli effetti economici che si intendano perseguire con una data operazione. Vale a dire che si deve avere: una “non coerenza” tra la qualificazione delle singole operazioni e il loro fondamento giuridico; e una “non conformità” degli strumenti giuridici utilizzati rispetto a normali logiche di mercato.
Il vantaggio fiscale indebito Per esserci elusione, vi devono essere anche «vantaggi fiscali indebiti»: e cioè vantaggi non vietati, ma comunque “disapprovati” dal sistema tributario: si tratta cioè della realizzazione di benefici che debbono essere stati realizzati formalmente in conformità a disposizioni fiscali, ma che, nella sostanza, sono in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario (come è evidenziato, ad esempio, dal fatto che vi sia, nel caso concreto, una oggettiva assenza di sostanza economica).
Il concetto di «essenzialità» Si ha elusione quando un operazione persegua «essenzialmente» vantaggi fiscali indebiti. Pertanto, non possono essere considerate abusive le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondano a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente.
L’imposta di registro La legificazione del concetto di abuso toglie all’articolo 20 dpr 131/1986 ogni funzione di presidiare l’elusione. L’articolo 20 torna quindi alla sua originaria funzione (quella di tassare la sostanza negoziale, al di là della forma apparente) e si dovrebbe chiudere definitivamente ogni questione sul punto se si debba aver riguardo anche agli effetti economici delle operazioni oltre ai loro effetti giuridici, in quanto la codificazione della nozione di abuso indica decisamente che quest’ultima è la direzione da seguire, anche se indubbiamente la Cassazione (sentenze n. 24258/2015 e 20050/2015) sembra resistere sulle posizioni del passato.
Successioni mortis causa - Casi di indegnità di succedere – Ipotesi di formazione ed uso di testamento falso - Rilevanza. La formazione o l'uso consapevole di un testamento falso è causa d'indegnità a succedere se chi viene a trovarsi nella posizione d'indegno non provi di non aver inteso offendere la volontà del “de cuius”, perché il contenuto della disposizione corrisponde a tale volontà e il “de cuius” aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte di lui nell'eventualità che non fosse riuscito a farla di persona ovvero che il “de cuius” aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione “ab intestato”.
Successioni mortis causa - Indegnità a succedere - Rilevabilità di ufficio - Esclusione - Fondamento. L'indegnità a succedere di cui all'art. 463 cod. civ . pur essendo operativa “ipso iure”, deve essere dichiarata con sentenza costitutiva su domanda del soggetto interessato, atteso che essa non costituisce un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità, ma solo una causa di esclusione dalla successione.
Successioni mortis causa - Erede testamentario - Indegnità a succedere per captazione della volontà del testatore alla redazione di una certa disposizione - Caratteristiche. La dichiarazione d'indegnità a succedere, ai sensi dell'art. 463, n. 4), cod. civ ., per captazione della volontà testamentaria, richiede la dimostrazione dell'uso, da parte sua, di mezzi fraudolenti tali da trarre in inganno il testatore, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata.
Successioni mortis causa - Indegnità a succedere per aver celato il testamento - Finalità - Occultamento della volontà del testatore - Testamento pubblico e coincidenza soggettiva dell'erede designato con l'accusato d'indegnità - Configurabilità della predetta ipotesi - Esclusione. L'ipotesi di indegnità a succedere sancita dall'art. 463, n. 5. cod. civ . rientra tra quelle dirette a ledere la libertà di testare e, conseguentemente, richiede un comportamento che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore, contenute nella scheda celata. Deve escludersi l'applicazione della norma quando l'esistenza del testamento non può essere occultata perché redatto in forma pubblica e quando colui contro il quale si rivolge l'accusa d'indegnità sia il successore legittimo e l'erede ivi designato.
Successioni mortis causa - Indegnità di succedere - Natura - Incapacità a succedere - Configurabilità - Accertamento da parte del giudice. Ai sensi dell'art. 463 cod. civ . l'indegnità a succedere non integra un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità ma è causa di esclusione dalla successione. L'indegnità, come configurata dal legislatore, non è uno “status” connaturato al soggetto che si assume essere indegno a succedere, ma una qualificazione di un comportamento del soggetto medesimo, che deve essere data dal giudice a seguito dell'accertamento del fatto che integra quella determinata ipotesi di indegnità dedotta in giudizio, e che si sostanzia in una vera e propria sanzione civile di carattere patrimoniale avente un fondamento pubblicistico.
Associazione in partecipazione â€‹
Contenzioso tributario - Accettazione con beneficio di inventario - Esclusione della responsabilità dell'erede ultra vires - Proposizione dell'eccezione in sede di riscossione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento. L'erede che abbia accettato con beneficio d'inventario deve far valere il vizio proprio dell'atto impositivo con cui l'Amministrazione finanziaria pretenda nei suoi confronti il pagamento dell'intera imposta ereditaria con l'impugnazione dell'avviso di accertamento o di liquidazione, non potendo più eccepire, nel giudizio avente ad oggetto la cartella di pagamento, la sua ridotta responsabilità derivante dall'accettazione beneficiata, attesa la preclusione connessa alla definitività dell'atto impositivo non impugnato.
Giurisdizione tributaria - Ambito di operatività - Avviso di liquidazione del tributo – Accettazione di eredità con beneficio di inventario - Impugnazione dell'atto impositivo per mancata contemplazione della limitazione della responsabilità dell'erede accettante con beneficio di inventario per il debito tributario del "de cuius" - Giurisdizione delle commissioni tributarie - Devoluzione. La giurisdizione tributaria comprende anche l'individuazione del soggetto tenuto al versamento dell'imposta o dei limiti nei quali esso, per la sua qualità, sia obbligato; qualora tra i debiti ereditari rientri un debito di imposta e l'erede abbia accettato con beneficio di inventario, spetta alle Commissioni tributarie conoscere dell'impugnazione dell'avviso di liquidazione con cui l'erede con beneficio d'inventario, adducendo la propria responsabilità per il debito fiscale ereditario nei limiti di valore dei beni a lui pervenuti, faccia valere il vizio di tale atto impositivo ad egli stesso destinato in quanto volto a conseguire il pagamento dell'intera imposta e non di quanto possibile per effetto della accettazione beneficiata. • Corte cassazione, sezioni Unite, sentenza 15 aprile 2005 n. 7792
Le operazioni di cambio nell'ambito di taluni tipi di mutui in valuta estera non costituiscono servizi di investimento e dunque non sono soggette alle norme di diritto dell'Unione relative alla protezione degli investitori. Lo ha stabilito la Corte Ue, con la sentenza 3 dicembre 2015, nella causa C-312/14 , affrontando la questione posta da due coniugi ungheresi che avevano stipulato un contratto di credito al consumo per l'acquisto di un'automobile. Per ottenere un tasso d'interesse più favorevole rispetto a quello offerto per i mutui in fiorini ungheresi, la coppia ha optato per un mutuo in valuta estera, così però esponendosi al rischio di un apprezzamento della valuta nel corso del periodo di rimborso. Secondo i ricorrenti il contratto stipulato rientrerebbe nel campo di applicazione della direttiva 2004/39/CE sui mercati degli strumenti finanziari, per cui la banca, in quanto ente creditizio, avrebbe dovuto valutare l'«adeguatezza del servizio». Per la Corte europea invece le operazioni di cambio realizzate nell'ambito della concessione di un mutuo in valuta estera, costituiscono «attività puramente accessorie alla concessione e al rimborso del prestito». In quanto «fungono unicamente da modalità di esecuzione di queste due obbligazioni essenziali del contratto di mutuo», e non hanno lo scopo di realizzare servizi di investimento. Del resto, il mutuatario mira solamente ad ottenere fondi in previsione dell'acquisto di un bene o di un servizio e non a gestire un rischio di cambio o a speculare sul tasso di una valuta estera. Inoltre, prosegue la sentenza, il contratto di mutuo non costituisce uno strumento finanziario ai sensi della direttiva. Infatti, le relative operazioni non vertono su un contratto finanziario a termine standardizzato («future»), in quanto non hanno per oggetto la vendita di un bene finanziario ad un prezzo stabilito al momento della conclusione del contratto. Nel caso di specie, il valore delle valute estere che dev'essere preso a riferimento non è stabilito ex ante, ma è invece determinato sulla base del tasso di cambio di tali valute alla data di scadenza di ciascuna mensilità. Per cui i giudici di Lussemburgo concludo, con riserva di verifica da parte del giudice del rinvio, che «le operazioni di cambio nell'ambito di mutui in valuta estera come quello in parola non costituiscono servizi di investimento, di modo che la concessione di un tale mutuo non è soggetta alle disposizioni della direttiva relative alla protezione dei consumatori».
Il legittimario pretermesso dall'eredità, che impugna, a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, la compravendita immobiliare compiuta dal de cuius in quanto dissimulante una donazione, agisce in qualità di terzo, sicché nei suoi confronti non può attribuirsi valore vincolante alla dichiarazione relativa al versamento del prezzo, pur contenuta nel rogito notarile, potendo invece trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l'onere di provare il pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione. Questo il principio espresso dalla Suprema corte con la sentenza n. 22907 del 2015 .
Ne consegue che la condizione della preventiva accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, stabilita dall'articolo 564 del Cc per l'esercizio dell'azione di riduzione, vale solo per il legittimario che abbia in pari tempo la qualità di erede ma non nel caso di legittimario totalmente pretermesso dal testatore. ______________________________________________
La maggiore pretesa dell'Ufficio dell'imposta di successione può esser oggetto di condono. A patto però che l'accertamento derivi da una rettifica effettuata dal Fisco e non dalla dichiarazione di standard e parametri forniti dal contribuente stesso. Questo in estrema sintesi il contenuto della sentenza della Cassazione n. 24022/2015 . I fatti - La vicenda finita sul tavolo della Corte è piuttosto complessa con l'impugnazione di un avviso notificato a fine dicembre 2004 con il quale l'ufficio del Registro chiedeva il pagamento dell'imposta complementare derivante dall'accertamento di un maggior valore di alcuni immobili compresi nell'asse ereditario finito nella disponibilità del contribuente. Quest'ultimo aveva eccepito di aver ricevuto in precedenza (14 novembre 2002) notifica dell'avviso di liquidazione dell'imposta principale per la successione, avviso impugnato in relazione all'an e al quantum e successivamente oggetto di domanda di definizione come previsto dall'articolo 16 della legge 289/2002. La sanatoria era stata negata dall'amministrazione con provvedimento che il contribuente aveva impugnato ottenendo una pronuncia che dichiarava condonabile la lite. Conseguentemente, accertato il passaggio in giudicato di tale pronuncia, la lite veniva definita, sulla non opposizione dell'Ufficio, con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La sentenza della Commissione - La Commissione adita in particolare aveva ritenuto che la definizione del condono della lite relativa all'imposta principale di successione avesse effetto anche nei confronti dell'imposta complementare, privando così l'Ufficio del potere di rettificare i valori dichiarati nella denuncia di successione. L'appello dell'Ufficio era stato rigettato ritenendo che la sanatoria fosse stata efficace anche nei confronti dell'imposta complementare. L'avvenuta definizione della controversia sull'imposta principale, infatti, oltre a riconoscere in ogni caso la congruità di valori dichiarati rispetto a quelli accertati spiegava la sua efficacia anche nei confronti dell'imposta complementare.
Sicurezza giuridica: quale diritto per lo sviluppo? È il tema del 50° Congresso nazionale del Notariato che si è tenuto dall'8 al 10 novembre a Milano. Quasi 2mila notai e numerosi esponenti del mondo politico, economico e giuridico hanno partecipato all'evento, nel corso del quale si sono svolte anche iniziative di carattere sociale, rivolte ai cittadini, e gli stranieri in Italia e a coloro i quali convivono con malattie che pur lasciando intatte le capacità impediscono al fisico di essere attivo. Non è possibile, a oggi, quantificare il valore della sicurezza giuridica in un sistema economico, ma d'altra parte, sono evidenti i danni che possono verificarsi negli ordinamenti dove le liberalizzazioni incidono sui meccanismi preposti a tutela della circolazione immobiliare e delle garanzie del credito. Basta pensare agli scandali su scala mondiale degli ultimi dieci anni: da Enron ai mutui subprime, da Lehman Brothers a London Whale. Il maggiore imputato è certamente il settore finanziario e la sua totale deregolamentazione: non a caso l'economista Piketty ha addirittura chiesto l'istituzione di un registro mondiale dei titoli finanziari. Nello scenario italiano in cui si discute, per favorire la ripresa, se far prevalere l'economia al diritto, tra la necessità di liberalizzazioni o di semplificazioni, il notariato italiano ha deciso di confrontarsi apertamente con i protagonisti del pensiero economico e giuridico di questi anni ponendo la questione della sicurezza giuridica, attuata attraverso l'esercizio della pubblica funzione del notaio: ha un valore economico oppure no? È un elemento che può garantire la crescita del Paese o rallentarla?
Notariato sociale - Ma sicurezza giuridica non significa solo questo. Significa adattare il diritto alle nuove esigenze espresse dalla società sempre con l'obiettivo di garantirne la certezza. Dopo gli interventi del notariato in materia di rent to buy (2014) e di contratti di convivenza (2013) il Notariato ha presentato in collaborazione con Aisla - l'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica - una proposta per rendere più semplice la partecipazione dei soggetti affetti da Sla alla contrattazione giuridica. Si tratta di una interpretazione evolutiva della legge notarile che riconosce la “comunicazione non verbale” e rende possibile l'espressione da parte del malato delle proprie volontà negoziali, senza intermediari prendendo atto della nuova realtà creata dalla tecnologia. Oggi infatti i malati di Sla (che non presentano alterazioni cognitive ma impossibilità di comunicare con i canali classici) possono comunicare attraverso sistemi alternativi, quali i “comunicatori a puntamento oculare”. Questi strumenti sfruttano l'unico movimento ancora controllabile dagli stessi, quello degli occhi, ottenendo così la possibilità di esprimersi in autonomia. La proposta, nata dopo un'interpretazione estensiva della magistratura milanese che ha sviluppato il concetto di “comunicazione non verbale”, conduce a ritenere superata la presenza di un interprete con un impatto significativo quanto all'immediatezza di atti pubblici come procure, negozi di tipo familiare come divisioni ereditarie o atti di ultima volontà.
Concerne tutti gli atti, le pratiche e la consulenza giuridica che hanno ad oggetto beni immobili:fabbricati,terreni agricoli ed edificabili. Dunque a titolo esemplificativo:
COSTITUZIONE DI S.R.L. CESSIONI DI QUOTE SOCIETARIE
Concerne la consulenza giuridica, gli atti e le pratiche che riguardano le convenzioni matrimoniali, la sistemazione ereditaria dei patrimoni e le pratiche successorie. Dunque a titolo esemplificativo:
CONVENZIONI MATRIMONIALI DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE
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