Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-iii/capo-i/art368.html
Timestamp: 2019-02-21 09:27:18+00:00
Document Index: 117533486

Matched Legal Cases: ['art. 368', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 22', 'art. 368', 'art. 43', 'art. 56', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 214', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 574', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 203', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 331', 'sentenza ', 'art. 368', 'art. 333', 'art. 141', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 323', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'art. 368', 'art. 214', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 595', 'art. 372', 'art. 368', 'art. 595', 'art. 595', 'art. 368', 'art. 124', 'art. 124', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 238', 'art. 368', 'sentenza ', 'art. 368', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 479', 'art. 483', 'art. 51']

Art. 368 codice penale - Calunnia - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice penale > LIBRO SECONDO - Dei delitti in particolare > Titolo III - Dei delitti contro l'amministrazione della giustizia > Capo I - Dei delitti contro l'attività giudiziaria > Articolo 368
Dispositivo dell'art. 368 Codice penale
Chiunque, con denuncia [c.p.p. 333], querela [c.p.p. 336], richiesta [c.p.p. 342] o istanza [c.p.p. 341], anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale (1), incolpa di un reato taluno che egli sa innocente (2), ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato (3), è punito con la reclusione da due a sei anni.
La pena è aumentata [64] se s'incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un'altra pena più grave.
La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all'ergastolo; [e si applica la pena dell'ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte] (4) (5). (6)
(1) L’art. 10, comma 3 della l. 20 dicembre 2012, n. 237 ha inserito il riferimento alla Corte penale internazionale.
(2) Si tratta di calunnia formale, attuata mediante denuncia, qui intesa in senso ampio, quindi comprensiva di ogni tipo di notitia criminis, anche non qualificata o anonima, ma idonea a far sorgere un procedimento penale. Viene quindi esclusa tale fattispecie nei casi in cui il reato oggetto della denuncia sia sottoposto a condizione di procedibilità e questa manchi e nei casi in cui i fatti denunciati siano grotteschi o assurdi, tali quindi da escludere l'avvio di un procedimento penale.
(3) La calunnia materiale invece dipende dalla simulazione delle tracce di reato, che non devono riguardare un reato veramente accaduto e che possono consistere sia in segni e indizi materiali che in segni sulla persona del denunciante o su altri. In ogni caso dovranno essere in modo inequivocabile dirette ad indicare il soggetto incolpato quale responsabile del reato.
(4) La pena di morte è stata abrogata e quindi sostituita con quella dell'ergastolo (art. 17).
(6) Secondo quanto previsto dall'art. 22 L. 11 gennaio 2018, n. 6 con decorrenza dal 21 febbraio 2018, le pene previste per il reato di calunnia di cui al presente articolo sono aumentate da un terzo alla metà quando il colpevole ha commesso il fatto allo scopo di usufruire o di continuare ad usufruire delle speciali misure di protezione previste dalla citata legge. L'aumento è dalla metà ai due terzi se uno dei benefici è stato conseguito
Tradizionalmente la dottrina ritiene che la norma in esame sia diretta a garantire che non siano instaurati processi penali contro soggetti innocenti. Alcuni ritengono che debba aggiungersi anche l'interesse del soggetto falsamente incolpato.
Spiegazione dell'art. 368 Codice penale
La disposizione configura un reato plurioffensivo, dato che bene giuridico tutelato, oltre che la corretta amministrazione della giustizia, risulta anche essere l'onore ed eventualmente la libertà personale della persona ingiustamente e falsamente incolpata.
Reato di pericolo, esso risulta configurato anche in assenza di una condanna o della instaurazione del processo penale nei confronti dell'incolpato, essendo invece sufficiente la mera possibilità che l'autorità giudiziaria si attivi per reprimere il reato falsamente addebitato.
La condotta di rilevanza penale può realizzarsi in due modi:
la calunnia formale, quando la falsa affermazione che sia stato commesso un reato da parte del soggetto passivo è contenuta in una denuncia, querela, richiesta o istanza indirizzata all'autorità giudiziaria;
la calunnia reale, che si ha quando si simulino le tracce di un reato, creando indizi materiali circa la commissione di un reato mai avvenuto, idirizzando l'autorità giudiziaria verso un soggetto determinato.
Anche se il fatto deve chiaramente essere inesistente, o comunque non commesso dal soggetto incolpato, va esclusa la rilevanza penale della condotta qualora il fatto denunciato o simulato sia privo di tipicità (non integrando gli estremi di alcun reato) o vi sia una causa di giustificazione o di esclusione della punibilità.
Tuttavia, data la natura di reato di pericolo, il delitto in oggetto è configurabile ogni volta che l'autorità giudiziaria debba comunque procedere ad una anche minima attività di indagine per appurarne l'esistenza o meno.
Va comunque esclusa la punibilità allorché il reato incolpato sia perseguibile a querela di parte e questa non sia stata presentata, salvo che la perseguibilità a querela non appaia icto oculi ma sia necessario un approfondimento dei fatti con l'attivazione delle indagini.
Va inoltre precisato che il reato è configurabile anche qualora venga attribuito un fatto diverso e più grave da quello effettivamente commesso dall'incolpato, e, specularmente, anche in caso di maliziosa omissione narrativa.
Il soggetto agente deve comunque accusare una persona che egli sa essere innocente, non bastando il mero dolo eventuale (v. art. 43).
Distinguendosi dalla simulazione di reato, la denuncia di reato deve essere connotata dall'indicazione dell'autore della condotta.
Il tentativo (art. 56) è astrattamente ammissibile in considerazione della frazionabilità della condotta.
Il reato si consuma nel momento in cui l'autorità riceve l'informazione di reato (nell'ipotesi formale); nel momento in cui l'autorità acquisisce le tracce simulate nell'ipotesi reale.
Massime relative all'art. 368 Codice penale
Cass. pen. n. 32673/2015
Sussiste il reato di calunnia anche quando il fatto, oggetto della falsa incolpazione, sia diverso e più grave di quello effettivamente commesso dalla persona incolpata, dovendo invece escludersi il reato quando il fatto sia diverso da quello accertato soltanto per modalità secondarie della sua realizzazione, che non ne modificano l'aspetto strutturale e non incidono sulla sua maggiore gravità ovvero sulla sua identificazione. (Fattispecie relativa ad una denuncia per detenzione di stupefacenti a carico di un solo soggetto, che dinanzi al giudice aveva ammesso le proprie responsabilità a titolo di concorso; in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la sentenza di condanna).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32673 del 24 luglio 2015)
Cass. pen. n. 53614/2014
Il giudizio nel procedimento per reato di calunnia è del tutto autonomo rispetto a quello concernente il reato ascritto al calunniato e, pertanto, la sentenza di proscioglimento, anche se irrevocabile, pronunciata nel processo eventualmente instaurato nei confronti dell'incolpato, non fa stato in quello contro il calunniatore, nel quale è consentito al giudice di rivalutare, ai fini dell'accertamento della falsità o meno della "notitia criminis", i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 53614 del 23 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 39822/2014
Non sussiste il concorso apparente di norme tra il reato di calunnia e il reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico e non è, pertanto, applicabile il principio di specialità di cui all'art. 15 cod. pen., stante la diversità del fatto tipico - avuto riguardo al confronto strutturale tra le fattispecie astratte dei due reati delineate rispettivamente dall'art. 368 cod. pen. e 479 cod. pen. - costituito quanto alla calunnia dall'incolpazione di un reato e quanto al falso dall'attestazione in atto pubblico, con la conseguenza che le due fattispecie incriminatrici si pongono in rapporto di mera interferenza, essendo il falso solo uno dei possibili strumenti di calunnia.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 39822 del 25 settembre 2014)
Cass. pen. n. 37654/2014
In tema di calunnia, non sussiste il dolo quando la falsa incolpazione consegue ad un convincimento dell'agente in ordine a profili essenzialmente valutativi o interpretativi della condotta denunciata, sempre che tale valutazione soggettiva non risulti fraudolenta o consapevolmente forzata. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato con riferimento a denuncia, sporta dal sindaco e dai componenti di una giunta comunale mediante delibera inviata alla Procura della Repubblica nella quale i medesimi avevano accusato il responsabile dell'ufficio tecnico del reato di omissione di atti d'ufficio in relazione agli obblighi nascenti da una ordinanza dello stesso sindaco, sulla base di un convincimento di cui era data ampia giustificazione nell'atto collegiale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37654 del 12 settembre 2014)
Cass. pen. n. 10289/2014
In tema di calunnia, la prova dell'elemento soggettivo può desumersi dalle concrete circostanze e modalità esecutive dell'azione criminosa, attraverso le quali, con processo logico-deduttivo, è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto, in modo da evidenziarne la cosciente volontà di un'accusa mendace nell'ambito di una piena rappresentazione del fatto attribuito all'incolpato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva affermato la responsabilità dell'imputato per aver presentato la denuncia di smarrimento di un assegno, da lui precedentemente affidato ad altro soggetto affinchè, in sua vece, lo consegnasse ad un terzo).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10289 del 4 marzo 2014)
Cass. pen. n. 1255/2014
Integra il delitto di calunnia la denuncia con la quale si rappresentino circostanze vere, astrattamente riconducibili ad una determinata figura criminosa, celando, però, consapevolmente la concorrenza di una causa di giustificazione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto configurabile il reato nella denuncia contenente un'accusa verso persone intervistate da un'emittente televisiva di aver mentito con intenzioni diffamatorie, essendo il denunciante, invece, consapevole della verità dei fatti dichiarati).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1255 del 14 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 22928/2013
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia, la falsa accusa può anche realizzarsi tacendo artatamente alcuni elementi della fattispecie, così da fornire una rappresentazione del fatto fuori del suo contesto e far apparire quindi come illeciti i comportamenti realmente tenuti dall'accusato. (Fattispecie in cui l'imputato aveva denunciato un avvocato per avere incassato un assegno relativo ad un credito della sua ditta, omettendo di riferire, però, di essere stato preventivamente informato dall'avvocato che l'assegno sarebbe stato trattenuto a compensazione di crediti professionali).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 22928 del 27 maggio 2013)
Cass. pen. n. 15928/2013
In tema di calunnia, non esorbita dai limiti del diritto di difesa l'imputato che attribuisce un determinato fatto di reato ad altra persona, che pure sa innocente, soltanto per negare la propria responsabilità e ciò faccia nell'immediatezza dell'accertamento o nella sede processuale propria. (Nella specie, la Corte ha ritenuto integrato il delitto di calunnia nei confronti di un soggetto che, dopo aver ricevuto una contestazione di guida senza patente, il giorno successivo si era recato presso l'ufficio dei verbalizzanti, asserendo falsamente non essere stato lui alla guida dell'auto e, quindi, accusando di falso ideologico l'estensore del verbale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15928 del 5 aprile 2013)
Cass. pen. n. 6150/2013
Configura il delitto di calunnia l'indicazione, nel momento di acquisizione della notizia di reato e da parte del suo autore, delle generalità di altra persona effettivamente esistente, semprechè la reale identità fisica del reo non sia contestualmente ed insuperabilmente acquisita al procedimento attraverso altre modalità quali, ad esempio, rilievi dattiloscopici. (Nella specie, la Corte ha ritenuto integrato il delitto di concorso in calunnia sia nei confronti dell'autore del reato di guida in stato di ebbrezza, privo di documenti, che aveva fornito ai verbalizzanti le generalità del fratello, sia del soggetto presente nell'auto che aveva confermato le false generalità).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6150 del 7 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 32944/2012
Integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a determinare l'avvio di un procedimento penale nei confronti di una persona che si sa innocente, non essendo necessario che i fatti siano esposti secondo lo schema tipico di una determinata fattispecie delittuosa, né che siano corredati dalla qualificazione giuridica appropriata. (Fattispecie relativa ad una denuncia presentata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia accusati di essersi accordati tra loro per rendere false dichiarazioni nei confronti di un parlamentare e di altro soggetto, in cui la S.C., nonostante il tenore letterale della denuncia avesse prospettato solo un mero accordo tra i collaboratori, ha ritenuto sussistente la calunnia, perchè l'agente, al momento della presentazione della denuncia, era consapevole del fatto che i collaboratori ingiustamente accusati avevano già reso le loro dichiarazioni all'A.G.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 32944 del 21 agosto 2012)
Cass. pen. n. 26819/2012
In tema di calunnia, l'erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata esclude il dolo del denunciante, laddove vi siano state un'effettiva verifica o una corretta rappresentazione dei fatti storici su cui l'errore si è fondato, in quanto l'ingiustificata attribuzione come vero di un fatto di cui non si è accertata la realtà presuppone la certezza della sua non attribuibilità "sic et simpliciter" all'incolpato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26819 del 9 luglio 2012)
Cass. pen. n. 12810/2012
Integra il reato di calunnia la condotta del privato che denunci lo smarrimento di assegni bancari dopo averli consegnati in pagamento ad altro soggetto, simulando, così, ai danni del prenditore del titolo le tracce del reato di furto o di ricettazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12810 del 4 aprile 2012)
Cass. pen. n. 31378/2011
Si configura un unico reato di calunnia nel caso in cui con un'unica denuncia taluno venga falsamente incolpato di una pluralità di reati.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31378 del 5 agosto 2011)
Cass. pen. n. 29579/2011
Per la configurabilità del reato di calunnia è necessario che la falsa accusa possa dare adito ad un procedimento penale per un reato che non sia stato in precedenza portato a conoscenza della autorità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29579 del 22 luglio 2011)
Cass. pen. n. 16161/2011
Integra il delitto di calunnia colui che predisponga maliziosamente quanto occorre perchè taluno possa essere incriminato di un determinato reato, qualora a seguito di tale comportamento venga sporta denunzia all'autorità giudiziaria da un altro soggetto tenuto a farlo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16161 del 22 aprile 2011)
Integra la fattispecie del concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e non quella di favoreggiamento continuato, la condotta reiterata e continuativa di rivelazione a membri del sodalizio criminale di notizie relative ad indagini svolte nei loro confronti dall'autorità.
Cass. pen. n. 37795/2010
Non integra il delitto di calunnia l'esposizione di circostanze di fatto inidonee ad indicare taluno come colpevole di fatti costituenti reato, anche quando il soggetto attivo, sulla base dei dati prospettati all'autorità giudiziaria, manifesti l'erronea convinzione di denunciare un reato, sia pure in forma dubitativa e generica.(Fattispecie in cui un avvocato, nel patrocinare gli interessi del proprio cliente nell'ambito di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, aveva aspramente contestato la legittimità di tale provvedimento, lamentando il "comportamento anomalo" del giudice e le "possibili illegittime connivenze" del difensore della controparte).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37795 del 25 ottobre 2010)
Cass. pen. n. 34696/2010
Non integra il delitto di calunnia colui che al momento dell'arresto fornisce agli operanti false generalità, attribuendosi l'identità di altra persona realmente esistente.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34696 del 24 settembre 2010)
Cass. pen. n. 32325/2010
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia - che è di pericolo - non è richiesto l'inizio di un procedimento penale a carico del calunniato, occorrendo soltanto che la falsa incolpazione contenga in sé gli elementi necessari e sufficienti per l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona univocamente e agevolmente individuabile; cosicché soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare - perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso - la concreta ipotizzabilità del reato denunciato, è da ritenere insussistente l'elemento materiale del delitto di calunnia. (Nella specie si è ritenuta configurabile la calunnia nell'esposto presentato da un avvocato nei confronti di un magistrato, accusato di palese e sistematico ostracismo verso le sue tesi difensive, e perciò implicitamente del reato di abuso di ufficio, in ordine al quale, peraltro, non era stata iniziata l'azione penale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 32325 del 26 agosto 2010)
Cass. pen. n. 21789/2010
Il delitto di calunnia ha natura plurioffensiva, nel senso che oltre a ledere l'interesse dello Stato alla corretta amministrazione della giustizia, offende anche l'onore dell'incolpato, il quale è conseguentemente legittimato all'opposizione alla richiesta di archiviazione del relativo procedimento.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21789 del 8 giugno 2010)
Cass. pen. n. 7643/2010
Integra l'elemento materiale del delitto di calunnia, quale "denunzia", anche il disconoscimento di scrittura privata nel procedimento civile, ai sensi dell'art. 214 c.p.p., quando la parte non si limiti ad esercitare tale potere in termini espliciti e formali, al fine di sottrarsi agli effetti pregiudizievoli derivanti dal riconoscimento anche tacito della scrittura prodotta, ma aggiunge incolpazioni esplicite o implicite di un reato contro la fede pubblica, tali da essere idonee ad attivare un procedimento penale nei confronti di un soggetto individuabile in base al contesto dell'atto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7643 del 25 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 3964/2010
In tema di calunnia, perché possa escludersi la consapevolezza dell'innocenza del denunciato, occorre accertare che il denunciante abbia agito basandosi su circostanze di fatto non solo veritiere, ma la cui forza rappresentativa sia tale da indurre una persona di normale cultura e capacità di discernimento a ritenere la colpevolezza dell'accusato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3964 del 29 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 2417/2010
In tema di calunnia, la scriminante della legittima difesa non è invocabile quando la falsa denuncia di smarrimento di titoli di credito sia avvenuta per la paventata necessità di non subire gli effetti negativi di un'azione delittuosa (nel caso di specie, una truffa) di cui il denunciante sarebbe rimasto vittima.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2417 del 20 gennaio 2010)
Cass. pen. n. 32841/2009
Ai fini della prova del delitto di calunnia è necessario che sia accertata non già la mera non verosimiglianza delle dichiarazioni con le quali altri sia incolpato di un reato, ma la sicura falsità delle stesse.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 32841 del 12 agosto 2009)
Cass. pen. n. 16645/2009
Non sussiste il dolo del delitto di calunnia se non si ha intenzione di accusare una persona che si sa innocente, e ci si limita alla formulazione di addebiti temerari.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16645 del 17 aprile 2009)
Cass. pen. n. 3910/2009
La falsa denuncia di smarrimento di un assegno, presentata dopo la consegna del titolo da parte del denunciante ad altro soggetto, integra il delitto di calunnia cosiddetta formale o diretta, mentre, ove la denuncia di smarrimento venga presentata prima della suddetta consegna, integra il delitto di calunnia cosiddetta reale o indiretta, a condizione, tuttavia, che risulti dimostrata la sussistenza di uno stretto e funzionale collegamento, oggettivo e soggettivo, tra la falsa denuncia e la successiva negoziazione, diversamente integrandosi il meno grave illecito di simulazione di reato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3910 del 28 gennaio 2009)
Cass. pen. n. 35339/2008
Sussiste il reato di calunnia anche quando il fatto, oggetto della falsa incolpazione, sia diverso e più grave di quello effettivamente commesso dalla persona incolpata. Questa condizione non si verifica allorché la diversità, non incidendo sull'essenza del fatto, riguardi soltanto modalità secondarie di realizzazione del fatto, che non ne modifichino l'aspetto strutturale e non incidano sulla sua maggiore gravità ovvero sulla sua identificazione. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la configurabilità del reato di calunnia in relazione ad una denuncia che, pur avendo enfatizzato la dinamica dei fatti, descrivendoli nelle loro modalità esecutive in maniera particolarmente allarmante, non aveva inciso sull'essenza degli illeciti denunciati, ed in particolare sulla loro identificazione e qualificazione giuridica ).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35339 del 15 settembre 2008)
Cass. pen. n. 37079/2007
In presenza di più violazioni dell'art. 12 sexies L. n. 898 del 1970, l'individuazione del reato più grave ai fini dell'applicabilità dell'art. 81 cpv. c.p. deve essere eseguita considerando gli elementi della fattispecie concreta ed in particolare la durata dell'omissione del versamento dell'assegno divorzile.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37079 del 8 ottobre 2007)
Cass. pen. n. 34881/2007
In tema di calunnia, ai fini dell'integrazione dell'elemento psicologico non assume alcun rilievo la forma del dolo eventuale, in quanto la formula normativa «taluno che egli sa innocente» risulta particolarmente pregnante e indicativa della consapevolezza certa dell'innocenza dell'incolpato. (Fattispecie nella quale gli imputati, nel formulare una dichiarazione di ricusazione, avevano delineato una falsa accusa a carico di un magistrato, nella soggettiva, anche se oggettivamente infondata, convinzione di avere subito gli effetti negativi di una irregolare gestione della procedura esecutiva di cui erano parti).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34881 del 14 settembre 2007)
Cass. pen. n. 21343/2007
Non è configurabile il delitto di calunnia nella condotta del titolare della potestà genitoriale su un minore, che ne denunci l'illecita sottrazione ad opera della madre naturale (che al momento del parto abbia chiesto di non comparire nella dichiarazione di nascita), in quanto l'azione della madre integra gli estremi del reato di cui all'art. 574 c.p. (Nell'affermare tale principio, la Corte ha ritenuto irrilevante, ai fini della sussistenza del reato di calunnia, che il denunciante abbia acquisito la potestà genitoriale a seguito di una procedura illecita di riconoscimento).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21343 del 31 maggio 2007)
Cass. pen. n. 17992/2007
In tema di calunnia, perché si realizzi il dolo, è necessario che colui che falsamente accusa un'altra persona di un reato abbia la certezza dell'innocenza dell'incolpato, in quanto l'erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata esclude l'elemento soggettivo, da ritenere integrato solo nel caso in cui sussista una esatta corrispondenza tra momento rappresentativo (sicura conoscenza della non colpevolezza dell'accusato) e momento volitivo (intenzionalità dell'incolpazione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 17992 del 10 maggio 2007)
Cass. pen. n. 12847/2007
Il reato di calunnia concorre con quello di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale nella propria identità (art. 495 comma terzo n. 2 c.p.), qualora il soggetto, nell'ambito di un procedimento penale a suo carico, dichiari all'autorità giudiziaria false generalità corrispondenti a quelle di una persona effettivamente esistente e tale dichiarazione abbia creato il pericolo dello svolgimento di indagini nei confronti di quest'ultima.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12847 del 29 marzo 2007)
Cass. pen. n. 2805/2007
Sussiste il reato di calunnia anche quando il fatto, oggetto della falsa incolpazione, sia essenzialmente diverso da quello realmente accaduto, ovvero quando al denunciato sia attribuito un reato diverso per titolo e più grave. Questa condizione non si realizza allorché la diversità, non incidendo sull'essenza del fatto, comporti soltanto la configurazione di circostanze aggravanti che non ne alterino la gravità oggettiva. (Fattispecie nella quale l'agente aveva falsamente riferito, nel denunciare un oltraggio effettivamente subito, di essere stato minacciato e la Corte ha stabilito che i profili di falsità accertati non costituivano un'effettiva, diversa gravità del fatto realmente accaduto e denunciato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2805 del 25 gennaio 2007)
Cass. pen. n. 757/2007
È configurabile il delitto di calunnia nella condotta di chi incolpi taluno di avere indebitamente posto all'incasso un assegno o una cambiale in spregio del patto di non farne tale uso, qualora l'accusa non risulti corrispondente alla realtà, in quanto la violazione dell'accordo di non negoziare il titolo di credito consegnato a fini di garanzia dà luogo a un'interversione del possesso della cosa che determina l'appropriazione indebita della stessa e del danaro in cui essa si converte.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 757 del 16 gennaio 2007)
Cass. pen. n. 15559/2006
Il delitto di calunnia, che è reato di pericolo per la cui integrazione è sufficiente anche la possibilità dell'inizio di un procedimento penale, non si configura quando la falsa accusa ha ad oggetto fatti per i quali l'esercizio dell'azione penale è paralizzato dal difetto di una condizione di procedibilità, ed in particolare dall'effetto preclusivo derivante dalla decisione irrevocabile di un precedente giudizio sugli stessi fatti.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 15559 del 4 maggio 2006)
Cass. pen. n. 24572/2005
Non è idonea a rendere configurabile il delitto di calunnia ma solo quello di false generalità (eventualmente aggravato ove si realizzi la condizione di cui al terzo comma, n. 2, dell'art. 495 c.p.), la condotta di chi, nell'ambito di un procedimento penale a proprio carico, si attribuisca le generalità di altra persona, pur se effettivamente esistente.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 24572 del 4 luglio 2005)
Cass. pen. n. 696/2005
In tema di calunnia, è irrilevante, ai fini della consumazione del reato, la circostanza che nella denuncia presentata non sia stato accusato alcun soggetto determinato quando il destinatario dell'accusa sia implicitamente ma agevolmente individuabile. (Nella specie l'imputato aveva denunciato lo smarrimento o la sottrazione, a opera di ignoti, di un assegno bancario posto all'incasso, in tal modo incolpando di furto o ricettazione il beneficiario cui l'assegno era stato effettivamente consegnato dal denunciante).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 696 del 17 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 39232/2004
Per la sussistenza del delitto di calunnia occorre che la falsa incolpazione sia portata a conoscenza della autorità giudiziaria o di altra autorità che ad essa ha l'obbligo di riferire. Ne consegue che non è configurabile il predetto reato in relazione a dichiarazioni rese da un confidente ad un ufficiale di P.G., che, in violazione dell'art. 203 c.p.p., sia stato poi costretto a rivelarne la fonte.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39232 del 7 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 13309/2004
Ricorrono gli estremi del reato di calunnia quando l'imputato, travalicando il rigoroso rapporto funzionale tra la sua condotta e la confutazione dell'imputazione, non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico, ma assuma ulteriori iniziative dirette a coinvolgere altri, di cui conosce l'innocenza, nella incolpazione, specifica e circostanziata, di un fatto concreto e da ciò derivi la possibilità di inizio di un'indagine penale da parte dell'autorità. (Nella specie, l'indagato, sospettato per il reato di omicidio, aveva affermato, in un interrogatorio reso al P.M., di avere restituito, la sera prima dell'uccisione, a persona che sapeva innocente, il possesso di un'automobile che recava tracce di un conflitto a fuoco, formulando indirettamente, in tal modo, a suo carico, la falsa accusa di omicidio. La Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato diretto ad ottenere l'applicazione dell'esimente prevista dall'art. 51 c.p. confermando che le dichiarazioni dell'imputato non avevano alcuna rilevanza ai fini del diritto di difesa).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13309 del 18 marzo 2004)
Cass. pen. n. 7722/2004
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia, la falsa accusa può anche realizzarsi sottacendo artatamente alcuni elementi della fattispecie, così da fornire una rappresentazione del fatto fuori del suo contesto e far apparire quindi come fatti illeciti o maggiormente lesivi di quanto essi effettivamente siano i comportamenti realmente tenuti dall'accusato. Deve quindi trattarsi di una omissione narrativa tale da influire sul reato addebitato nel senso che, in sua mancanza, il reato sarebbe escluso ovvero sarebbe di specie diversa (e meno grave) di quello che appare nel racconto. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che detta condizione non fosse riconoscibile nel solo fatto che l'imputato — al quale si addebitava di aver calunniosamente accusato alcuni appartenenti all'Arma dei Carabinieri di averlo sottoposto ad un «pestaggio», dopo averlo condotto, a seguito di un controllo, presso il loro comando — avesse taciuto di essersi trovato, nell'occasione, in stato di ubriachezza e di aver dato, all'atto del suddetto controllo, in escandescenze, colpendo uno dei militari con un pugno).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7722 del 23 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 48525/2003
Il delitto di calunnia si configura come reato di pericolo e, quindi, è sufficiente ad integrare l'elemento oggettivo una falsa accusa che, essendo astrattamente configurabile come notitia criminis in quanto a prima vista non manifestamente inverosimile, sia pertanto idonea all'apertura delle indagini preliminari, risultando del tutto irrilevante il fatto che le stesse si siano successivamente concluse con un decreto di archiviazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 48525 del 18 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 43018/2003
La presentazione di successivi atti di incolpazione, aventi ad oggetto lo stesso reato e lo stesso incolpato, integra la commissione di più reati di calunnia quando il successivo atto contenga una prospettazione che si risolva in una specificazione ed in un approfondimento della vicenda tale da costituire un apprezzabile novum rispetto alla originaria accusa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 43018 del 11 novembre 2003)
Cass. pen. n. 37017/2003
Integra il reato di calunnia la condotta del privato che denunci lo smarrimento di assegni bancari dopo averli consegnati in pagamento ad altro soggetto, simulando, ai danni del prenditore del titolo il reato di furto o di ricettazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 37017 del 26 settembre 2003)
Cass. pen. n. 36364/2003
Integra il reato di calunnia l'indicazione delle circostanze di fatto diverse e più gravi di quelle realmente verificatesi. (Fattispecie in cui la moglie aveva accusato il marito di non aver mai in alcun modo contribuito al mantenimento dei figli minori a partire dal 1985, epoca del divorzio, mentre invece si era accertato che i coniugi, pur formalmente divorziati, avevano continuato a vivere nella stessa abitazione, messa a disposizione dal marito, fino al 1994).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36364 del 12 settembre 2003)
Cass. pen. n. 34481/2003
L'ipotesi criminosa prevista dall'art. 368 c.p. (calunnia) si realizza anche quando il reato attribuito all'innocente è estinto per prescrizione al momento della denuncia.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34481 del 14 agosto 2003)
Cass. pen. n. 26994/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26994 del 20 giugno 2003)
Cass. pen. n. 26114/2003
Quando la simulazione oggettiva di un reato sia diretta a prospettare una falsa incolpazione dello stesso in danno di una persona determinata, si realizza un reato progressivo, ove il disvalore della simulazione è assorbito da quello della calunnia, e resta dunque escluso il concorso tra i due delitti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26114 del 18 giugno 2003)
Cass. pen. n. 26110/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 26110 del 18 giugno 2003)
Cass. pen. n. 25901/2003
Non ricorre il delitto di calunnia se i profili di falsità della denuncia sporta dal soggetto attivo non incidono sul giudizio di sussistenza del fatto e sulla relativa qualificazione giuridica, anche se da essi possa derivare l'indebita contestazione di circostanze aggravanti. (Fattispecie nella quale l'agente aveva falsamente riferito, nel denunciare lesioni effettivamente subite, che le stesse erano state provocate mediante un coltello, del quale in realtà il denunciato non aveva fatto uso).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 25901 del 16 giugno 2003)
Cass. pen. n. 20955/2003
Il dolo nel delitto di calunnia va escluso nel caso in cui un soggetto si limiti a riferire obiettivamente e fedelmente notizie apprese dalla voce pubblica o di pubblico dominio, tra cui vanno certamente comprese le risultanze di indagini eventualmente conosciute, purché non si aggiungano altre circostanze ed elementi personali che immutino i fatti riferiti in modo consapevolmente difforme dal vero.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 20955 del 12 maggio 2003)
Cass. pen. n. 18364/2003
Nel caso di arresto in flagranza di reato, non integra il delitto di calunnia rendere false generalità, atteso che tale condotta della persona arrestata non è idonea a determinare l'avvio di indagini o il promuovimento dell'azione penale nei confronti di detta persona.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 18364 del 17 aprile 2003)
Cass. pen. n. 18359/2003
La calunnia è reato di pericolo e pur essendo sufficiente ad integrarne gli estremi anche la astratta possibilità dell'inizio di un procedimento penale, tale possibilità è esclusa quando la falsa accusa abbia ad oggetto un reato per il quale difetti con immediata evidenza la condizione di procedibilità prevista per l'esercizio dell'azione penale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 18359 del 17 aprile 2003)
Cass. pen. n. 14352/2003
In tema di calunnia (art. 368 c.p.), la falsa attribuzione di un fatto costituente reato integra l'elemento materiale della fattispecie criminosa, e come tale deve essere apprezzata con riferimento al momento consumativo, non influendo in ordine alla sussistenza della fattispecie modifiche legislative incidenti sulla definizione del reato presupposto, che nulla hanno a che vedere con il principio stabilito dall'art. 2 c.p. (Fattispecie in cui i reati presupposto del delitto di calunnia configuravano un abuso d'ufficio e un interesse privato in atti d'ufficio, delitti entrambi modificati dalla L. 234/1997).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 14352 del 27 marzo 2003)
Cass. pen. n. 9929/2003
Integra il delitto di calunnia la condotta dell'imputato che non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico ma rivolga all'accusatore, di cui conosce l'innocenza, accuse specifiche e idonee a determinare la possibilità dell'inizio di un'indagine penale nei suoi confronti, in quanto non ricorrono le condizioni richieste perché si configuri il legittimo esercizio del diritto di difesa e quindi la causa di giustificazione di cui all'art. 51 c.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9929 del 4 marzo 2003)
Cass. pen. n. 1638/2003
In tema di calunnia, va esclusa la ricorrenza dell'elemento materiale del reato quando venga denunciato un fatto accaduto realmente ma non riconducibile ad alcuna previsione criminosa, nonostante l'eventuale qualificazione propostane dal denunciante con riguardo ad una fattispecie di reato, posto che manca in tali casi un'alterazione della realtà suscettibile di determinare l'indebita incolpazione dell'accusato. (Fattispecie nella quale era stata denunciata, con corredo di documentazione fotografica, la commercializzazione di prodotti con segni mendaci; in motivazione la Corte ha posto in luce la produzione da parte dello stesso denunciante degli elementi di fatto utilizzabili dal giudice per escludere nel procedimento a carico del preteso calunniato la effettiva somiglianza dei marchi quale presupposto della frode sulla provenienza del prodotto).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1638 del 15 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 38814/2002
Il privato che presenti una falsa denuncia di smarrimento di un assegno firmato in bianco e negoziato a favore di una ben individuata persona non risponde del delitto di simulazione di reato, ma bensì del delitto di calunnia in danno del soggetto negoziatore del titolo di credito.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 38814 del 19 novembre 2002)
Cass. pen. n. 33556/2002
In tema di calunnia, essendo irrilevante, ai fini della consumazione del reato, la circostanza che nella denuncia non sia stato accusato alcun soggetto determinato quando il destinatario dell'accusa sia implicitamente, ma agevolmente individuabile, integra il delitto una falsa denuncia di smarrimento di un assegno, la quale, sebbene non contenga una notizia di reato, preavverte l'autorità che la riceve su possibili reati commessi da chi verrà scoperto a detenerlo. La falsa denuncia costituisce, in tal caso, l'espediente per bloccare la circolazione del titolo e il denunziante è consapevole di simulare una circostanza idonea a far sì che il soggetto, al quale ha trasmesso l'assegno e che in buona fede lo girerà o lo porrà all'incasso, potrà essere perseguito d'ufficio per furto aggravato o per ricettazione e che la simulazione posta in essere non si esaurisce in tracce del reato di appropriazione di cosa smarrita.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33556 del 8 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 30968/2002
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30968 del 16 settembre 2002)
Cass. pen. n. 30297/2002
In tema di calunnia, l'accusa della commissione di un reato può essere formulata in qualunque atto rivolto ad una pubblica autorità che sia tenuta, ai sensi dell'art. 331 c.p.p., a denunciare all'autorità giudiziaria la notizia di reati perseguibili d'ufficio, e non soltanto attraverso una denuncia al giudice penale. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto configurabile l'elemento oggettivo della calunnia nel contenuto di una istanza di ricusazione di alcuni giudici di procedure esecutive presso il tribunale di Torino, accusati di plurime condotte di favoreggiamento della controparte, istanza che era stata ritualmente trasmessa al pubblico ministero per l'esercizio dell'azione penale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30297 del 10 settembre 2002)
Il reato di calunnia continua ad essere configurabile anche nel caso, espressamente previsto dall'art. 368 c.p., in cui la falsa incolpazione sia contenuta in una denuncia anonima, non potendosi in contrario trarre argomento dal fatto che l'art. 333 c.p.p. dispone che della denuncia anonima non possa essere fatto «alcun uso» (e non più soltanto «alcun uso processuale», come invece disponeva l'art. 141 del codice previgente), dal momento che anche nella vigente disciplina la denuncia anonima può dare luogo ad attività investigativa e, d'altra parte, l'eliminazione dell'aggettivo «processuale» trova la sua ragion d'essere nella distinzione, introdotta dal nuovo codice di rito, tra «procedimento» (comprensivo della fase delle indagini preliminari), e «processo» (il cui inizio è determinato dall'esercizio dell'azione penale), per cui si è ritenuto opportuno adottare una formula atta a chiarire che la denuncia anonima è da considerare priva di qualsiasi rilievo indiziario e probatorio tanto nella fase delle indagini preliminari quanto nelle successive fasi processuali, fermo restando che essa non priva comunque il pubblico ministero e la polizia giudiziaria del potere-dovere di svolgere, sulla sua base, i necessari atti di preliminare verifica conoscitiva degli elementi utili all'acquisizione di una valida notizia di reato. (Mass. redaz.).
Cass. pen. n. 33855/2001
Non integra il delitto di calunnia (art. 368 c.p.) la condotta di colui il quale denunci un fatto realmente accaduto, qualificato con un preciso nomen iuris, ma non corrispondente ad alcuna fattispecie astratta di reato, atteso che nell'azione indicata difetta l'alterazione, in tutto o in parte, della verità, dalla quale possa derivare l'incolpazione per il denunciato, non avendo rilievo che il denunciante si sia proposto di provocare l'apertura di un procedimento penale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33855 del 18 settembre 2001)
Cass. pen. n. 22636/2001
Premesso che nel delitto di calunnia l'incolpazione del soggetto può essere anche di tipo indiretto, può cioè riguardare una persona che, pur non espressamente indicata, sia tuttavia individuabile in modo implicito ma inequivoco, sussiste il reato de quo qualora taluno, dopo aver legittimamente consegnato un assegno ad estinzione di un debito, sporga, successivamente, una falsa denunzia di smarrimento dello stesso titolo di credito, in quanto tale comportamento simula a carico del prenditore, facilmente individuabile ed unico soggetto in grado di commetterli, reati quali il furto (all'epoca dei fatti perseguibile d'ufficio) o la ricettazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 22636 del 1 giugno 2001)
Cass. pen. n. 8769/2000
L'assunzione da parte del colpevole di un reato delle generalità di altra persona effettivamente esistente, dopo che egli sia stato arrestato, non integra il delitto di calunnia, di cui all'art. 369 c.p., perché in tal caso non si verifica alcun pericolo di avvio delle indagini e di promovimento dell'azione penale nei confronti dell'altra persona.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8769 del 2 agosto 2000)
Cass. pen. n. 6574/2000
Per la configurabilità del reato di calunnia non è indispensabile un'espressa attribuzione di fatti costituenti reato a carico di una persona attraverso una formale denuncia, essendo sufficiente che l'agente porti a conoscenza dell'autorità giudiziaria o di altra autorità che ad essa ha l'obbligo di riferire, con malizia, notizie, assertivamente apprese da altri o di pubblico dominio, su circostanze di fatto idonee a fare individuare taluno come colpevole di un reato che non ha commesso. (Nella specie, è stata ritenuta configurabile la calunnia nel comportamento di un magistrato che, invitato da ispettori ministeriali a esporre fatti a sua conoscenza sul conto di colleghi, si era riferito a «voci» correnti nella cittadina, confermandone l'attendibilità con significativi commenti sul tenore di vita di detti colleghi, sulla consistenza dei loro patrimoni e sulla contiguità ad ambienti politici, circa il compimento da parte di costoro di fatti costituenti reato, rivelatisi inesistenti alla stregua delle risultanze dell'ispezione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6574 del 2 giugno 2000)
Cass. pen. n. 3489/2000
Il reato di calunnia è integrato anche qualora la responsabilità penale di un terzo sia maliziosamente prospettata in forma dubitativa e anche riferendo informazioni apprese da altri, sempre che il denunciante sia consapevole della innocenza di chi viene indicato come possibile reo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3489 del 17 marzo 2000)
Cass. pen. n. 9961/1999
La calunnia è reato istantaneo, la cui consumazione si esaurisce con la comunicazione all'autorità di una falsa incolpazione a carico di persona che si sa essere innocente. Le eventuali, successive dichiarazioni di conferma — senza sostanziali aggiunte o variazioni che comportino nuove o diverse incriminazioni — non possono considerarsi ulteriori violazioni della stessa norma.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9961 del 5 agosto 1999)
Cass. pen. n. 8827/1999
In tema di calunnia, la falsa attribuzione di un fatto costituente reato è un elemento materiale della fattispecie e come tale va apprezzato al momento consumativo, senza che sulla configurabilità del reato possano influire modifiche legislative incidenti sulla definizione del reato presupposto, che nulla hanno a che vedere con il principio stabilito dall'art. 2 c.p. (Fattispecie in cui il reato falsamente attribuito configurava un abuso di ufficio ex art. 323 c.p., per il quale dal ricorrente era stata invocata la modifica introdotta dalla legge n. 234 del 1997 e, in relazione a tale evento, il sopravvenuto venir meno della punibilità della contestata calunnia).
Nel caso di calunnia indiretta o reale, di cui alla seconda ipotesi del comma primo dell'art. 368 c.p., che si consuma con la simulazione delle tracce di un reato a carico del soggetto passivo, è ipotizzabile il tentativo, come quando l'agente sia sorpreso nell'atto della simulazione o comunque quando questa non sia portata a compimento per fatto indipendente dalla volontà dell'agente, trattandosi di condotta diretta alla commissione del reato di calunnia e connotata dei requisiti della idoneità e univocità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8827 del 9 luglio 1999)
Cass. pen. n. 8183/1999
In tema di calunnia, la semplice conferma, da parte di taluno, della denuncia calunniosa già sporta da un altro non dà luogo a responsabilità penale per il medesimo reato, né in via autonoma né a titolo di concorso. Tale principio, tuttavia, non opera allorquando la successiva denuncia abbia per oggetto un fatto specifico, ben inquadrato nei suoi particolari oggettivi e soggettivi e non rapportabile, ictu oculi, al fatto o ai fatti di cui alla denuncia precedente (nella specie, è stato quindi ritenuto configurabile il reato di calunnia a carico di soggetto il quale, in presenza di precedente denuncia presentata dal di lui padre per l'asserito «furto di numerosi assegni», ne aveva presentata un'altra per furto o appropriazione indebita di un assegno ben individuato, fra quelli in precedenza solo genericamente indicati).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8183 del 24 giugno 1999)
Cass. pen. n. 4068/1999
In tema di calunnia, è irrilevante, ai fini della consumazione del reato, la circostanza che nella denuncia presentata non sia stato accusato alcun soggetto determinato quando il destinatario dell'accusa sia implicitamente ma agevolmente individuabile (nella specie l'imputato aveva denunciato lo smarrimento o la sottrazione a opera di ignoti di un assegno bancario posto all'incasso, in tal modo incolpando di furto o ricettazione il beneficiario cui l'assegno era stato effettivamente consegnato dal denunciante in pagamento di merci).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4068 del 30 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3507/1998
Nel delitto di calunnia lo Stato assume la posizione di soggetto passivo primario ma non esclusivo, giacché l'offesa colpisce anche l'onore dell'incolpato, bene proprio del privato, tutelato dalla stessa norma. E poiché nel caso del delitto in questione vi è immedesimazione nella stessa persona delle due posizioni di «danneggiato» e di «offeso dal reato», consegue che il calunniato denunciante ha diritto di ottenere, quale persona offesa, la notificazione dell'avviso della richiesta di archiviazione da parte del P.M. al Gip, se ne abbia fatto richiesta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3507 del 11 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 5574/1998
Ricorrono gli estremi del reato di calunnia quando l'imputato, travalicando il rigoroso rapporto funzionale tra la sua condotta e la confutazione dell'imputazione, non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico, ma assuma ulteriori iniziative dirette a coinvolgere altri, di cui conosce l'innocenza, nella incolpazione, specifica e circostanziata, di un fatto concreto e da ciò derivi la possibilità di inizio di un'indagine penale da parte dell'autorità. (Nella specie, l'indagato, sospettato per il reato di omicidio, aveva affermato, in un interrogatorio reso al P.M., di avere restituito, la sera prima dell'uccisione, a persona che sapeva innocente, il possesso di un'automobile che recava tracce di un conflitto a fuoco, formulando indirettamente, in tal modo, a suo carico, la falsa accusa di omicidio. La Cassazione, ha riformato la sentenza dei giudici di merito, che avevano ritenuto le dichiarazioni non esorbitanti dal diritto di difesa, affermando, invece, la sussistenza del reato di calunnia).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5574 del 13 maggio 1998)
Cass. pen. n. 1333/1998
In tema di rapporto tra diritto di difesa e accuse calunniose, nel corso del procedimento instaurato a suo carico l'imputato può negare, anche mentendo, la verità delle dichiarazioni a lui sfavorevoli ed in tal caso l'accusa di calunnia, implicita in tale condotta, integra legittimo esercizio del diritto di difesa e si sottrae perciò alla sfera di punibilità penale in applicazione della causa di giustificazione prevista dall'art. 51 c.p. Quando però l'imputato, travalicando il rigoroso rapporto funzionale tra tale sua condotta e la confutazione dell'imputazione, non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico, ma assuma ulteriori iniziative dirette a coinvolgere l'accusatore — di cui pure conosce l'innocenza — nella incolpazione specifica, circostanziata e determinata di un fatto concreto, sicché da ciò derivi la possibilità dell'inizio di una indagine penale da parte dell'autorità, si è al di fuori del mero esercizio del diritto di difesa e si realizzano, a carico dell'agente, tutti gli elementi costitutivi del delitto di calunnia.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1333 del 4 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 10125/1997
Ai fini della configurazione del delitto di calunnia non è richiesta una denunzia in senso formale contenente l'addebito specifico di una determinata fattispecie criminosa ma è sufficiente anche una semplice insinuazione a carico di persona, che si sa innocente, di fatti dai quali si possa desumere l'esistenza di un reato. Peraltro l'elemento materiale del delitto consiste nell'incolpare falsamente taluno di un reato, di un fatto cioè che alla stregua della prospettazione fattane dall'agente corrisponda in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di delitto o di contravvenzione, di guisa che non si può ravvisare il delitto di calunnia nel fatto di colui che, denunziandola all'autorità giudiziaria o ad altra che a questa abbia obbligo di riferire, attribuisca ad una persona una condotta non corrispondente ad alcuna fattispecie legale di reato e tanto finanche quando il denunziante abbia dato un preciso nomen juris al fatto addebitato all'incolpato e si sia proposto di provocare l'apertura di un procedimento penale nei suoi confronti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10125 del 10 novembre 1997)
Cass. pen. n. 2715/1997
La calunnia (art. 368 c.p.) è reato di pericolo, e ad integrarne gli estremi è sufficiente la anche astratta possibilità dell'inizio di un procedimento penale a carico della persona falsamente incolpata. Una possibilità del genere è esclusa soltanto nella ipotesi in cui la falsa accusa abbia ad oggetto fatti manifestamente e a prima vista inverosimili, sì che l'accertamento della sua infondatezza non abbisogni di alcuna indagine; ovvero quando l'esercizio dell'azione penale sia paralizzato dal difetto di una condizione di procedibilità, purché tale difetto sia a sua volta evidente ed escluda immediatamente la possibilità di un seguito alla notizia di reato. Ciò non avviene quando la causa di improcedibilità emerga da un accertamento che postuli più o meno complesse indagini.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2715 del 21 marzo 1997)
Cass. pen. n. 1126/1997
In tema di calunnia, anche il dubbio nella responsabilità della persona nei confronti della quale vengono rivolte le false accuse vale ad escludere il dolo, ma tale situazione comporta l'assoluzione dell'imputato con la formula «il fatto non costituisce reato».
Stante il carattere istantaneo del delitto di calunnia, che si consuma nel momento in cui la falsa incolpazione viene comunicata all'autorità, determinando così la possibilità di inizio dell'esame penale a carico di persona innocente, le eventuali successive dichiarazioni di conferma da parte dell'agente non possono considerarsi come nuova violazione della stessa disposizione di legge ai fini dell'applicabilità della continuazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1126 del 6 febbraio 1997)
Cass. pen. n. 10683/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10683 del 12 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 5343/1996
La nullità dell'interrogatorio non inficia la sostanza delle dichiarazioni rese e quindi non esclude il delitto di calunnia quando le dichiarazioni stesse, per il loro tenore e l'organo che le abbia ricevute, siano idonee a costituire la falsa incolpazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5343 del 28 maggio 1996)
Cass. pen. n. 3983/1996
Requisito necessario per la sussistenza del delitto di calunnia è l'idoneità della falsa denuncia a determinare l'inizio di un procedimento penale o, comunque, di indagini da parte dell'autorità giudiziaria nei confronti del denunciato. Il reato di calunnia, pertanto, non è configurabile allorché l'incolpazione si profili immediatamente con carattere di inverosimiglianza, caratteristica subito verificabile quando è riferibile (come nel caso di specie) a documentazione già in possesso dell'autorità giudiziaria, relativamente alla quale il denunziante si limiti a fornire spunti interrogativi, sia pure infondati, nel quadro di una attività difensiva di indagato. (Nella specie risultava dalla semplice lettura dell'atto di denuncia che l'intento del denunciante era quello di contestare vivacemente le indagini a suo carico, evidenziando la superficialità della condotta dell'ufficiale di polizia giudiziaria, che egli incolpava di aver dato acritica adozione alla tesi della persona che aveva presentato denunce contro l'esponente, ed inoltre alcune lacune nelle indagini, eccesso di zelo nella richiesta di provvedimenti cautelari, incapacità nello svolgimento delle funzioni di polizia).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3983 del 17 aprile 1996)
Cass. pen. n. 2110/1996
Il delitto di calunnia può essere commesso non solo nella forma diretta, cioè attraverso una denuncia presentata all'autorità giudiziaria, ma anche in forma indiretta, cioè attraverso una segnalazione del fatto-reato a un'altra autorità che a quella giudiziaria ha l'obbligo di riferire; ed è configurabile non solo quando si riferiscono fatti dei quali si assume di aver avuto una diretta percezione, ma anche allorquando si rappresentano quei fatti come oggetto di altrui conoscenze o addirittura predisponendo maliziosamente quanto sia sufficiente perché possa profilarsi la necessità di avviare determinate indagini nei confronti di soggetti della cui innocenza si è così certi da dover ricorrere all'artificiosa creazione della prova della loro responsabilità. (Fattispecie nella quale il ricorrente, nel quale doveva identificarsi la fonte di una notizia calunniosa fatta pervenire ai servizi di sicurezza, lamentava l'impossibilità di configurare a suo carico il delitto di cui all'art. 368 c.p., sul rilievo — ritenuto, peraltro, corretto dalla S.C. — che, a norma dell'art. 9, comma terzo, della legge 24 ottobre 1977 n. 801, soltanto i direttori dei servizi di sicurezza, e non altri, sono obbligati a fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi ai fatti configurabili come reato).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 2110 del 23 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 10896/1995
La calunnia è reato formale ed istantaneo che si consuma nel momento in cui viene presentata la denuncia all'autorità giudiziaria ovvero ad autorità che a quella abbia obbligo di riferire. La ritrattazione, pertanto, non impedendo il perfezionamento del reato, è inidonea a farlo degradare all'ipotesi di delitto tentato e, parallelamente a configurare recesso attivo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10896 del 3 novembre 1995)
Cass. pen. n. 9903/1995
In tema di calunnia, il concorso nel reato non è escluso ove sussistano discrepanze fra le versioni dei concorrenti, trattandosi di eventualità che si verifica frequentemente nei casi di accuse sostenute da correi, specie se non concordate da vicino. (Fattispecie nella quale la ricorrente aveva svolto attività istigatoria nei confronti del coimputato, inducendo quest'ultimo ad inviare falsi memoriali ed approvandone poi l'operato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9903 del 27 settembre 1995)
Cass. pen. n. 9340/1995
Sussiste un unico reato di calunnia anche quando, con una sola denuncia calunniosa, taluno è incolpato di una pluralità di reati.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9340 del 5 settembre 1995)
Cass. pen. n. 7932/1995
Il delitto di calunnia si può commettere anche riferendo ciò che si è appreso da altri ovvero voci o maldicenze correnti, qualora il denunciante abbia la coscienza che l'incolpato non ha commesso il fatto: in tale ipotesi l'elemento psicologico del delitto ne esce addirittura rafforzato, per l'effetto di maggiore credibilità attribuibile alla falsa accusa da parte di chi riceve la denuncia.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7932 del 18 luglio 1995)
Cass. pen. n. 6990/1995
Nel delitto di calunnia il dolo non è integrato dalla coscienza e volontà della denuncia, ma richiede l'immanente consapevolezza da parte dell'agente dell'innocenza dell'incolpato, consapevolezza non ravvisabile nei casi di dubbio o di errore ragionevole. Pertanto, escluso il dolo nell'autore della calunnia, il fatto stesso non può ritenersi offensivo dell'interesse tutelato dalla norma penale. Difatti, il nocumento di tale interesse, attinente al pericolo di deviazioni nell'amministrazione della giustizia, è correlato alla norma non già a qualsiasi denuncia che risulti in prosieguo infondata, ma ad una incolpazione orientata a procurare siffatta deviazione in forza della consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato. Ove l'autore della pretesa calunnia sia stato assolto proprio a cagione del dubbio sulla consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato e, quindi, in forza di una non risolvibile equivocità relativa alla sussistenza della coscienza e volontà di recare offesa all'interesse tutelato, non può ritenersi, all'opposto, colpevole colui al quale sia riferita la mera partecipazione al delitto ipotizzato, sulla base della ritenuta consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato e, quindi, della volontà di determinare l'inizio a suo carico di indagini e di dar luogo ad eventuali esiti processuali. Tale partecipazione anche soggettiva può risultare apprezzabile penalmente soltanto ove coincidente con analogo stato soggettivo di colui che è stato l'autore del fatto-reato previsto dall'art. 368 c.p. (Nella fattispecie la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna di un avvocato, in qualità di concorrente, partecipe-istigatore, del delitto di calunnia, mentre era stato assolto l'autore materiale della denuncia calunniosa per mancanza di prova sulla sussistenza del dolo).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6990 del 17 giugno 1995)
Cass. pen. n. 9307/1994
La nullità per violazione del diritto di difesa di un interrogatorio in cui un imputato (o indagato) abbia mosso accuse calunniose a carico di un terzo, preclude che dell'interrogatorio si tenga conto in quanto tale e cioè come atto tipico di contestazione del reato per cui si procede a carico dell'imputato stesso, ma non toglie validità ed efficacia all'atto per la parte per cui esso non ha valore di interrogatorio ma di denuncia di reato — se del caso calunniosa — nei confronti del terzo estraneo. La nullità dell'atto come interrogatorio non può, infatti, sopprimere il dato storico della notitia criminis falsamente denunciata che ha una sua autonomia concettuale, essendo ius receptum che il diritto dell'imputato di respingere da sé l'accusa e se del caso di mentire (ius defendendi) non si estende fino a giustificare le false accuse a carico di persone innocenti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9307 del 26 agosto 1994)
Cass. pen. n. 11013/1993
La sola denuncia di un fatto realmente accaduto, che non contenga gli estremi di un reato, di per sé non costituisce calunnia, essendo necessario, perché questo reato possa configurarsi, l'alterazione in tutto o in parte della verità dalla quale possa derivare incolpazione per il denunciato. Né tale incolpazione deve nascere dalla qualificazione giuridica data ai fatti dal denunciante, ma deve essere contenuta negli elementi portati a conoscenza dell'autorità giudiziaria o di organi che abbiano obbligo di riferire a questa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11013 del 30 novembre 1993)
Cass. pen. n. 3040/1993
La ratio dell'incriminazione del fatto previsto dall'art. 368 c.p. risiede nella necessità di scongiurare il pericolo, anche se lieve o remoto, che si proceda a carico di un soggetto per un reato che egli non abbia commesso. Di conseguenza integra l'elemento materiale del reato in esame qualunque deposizione calunniosa, che non si manifesti infondata o inverosimile sulla base del suo stesso contenuto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3040 del 26 marzo 1993)
Cass. pen. n. 1974/1993
In materia di calunnia, il termine «denuncia» di cui all'art. 368 c.p. va inteso nel senso di informazione contenente fatti criminosi, idonea a attivare un procedimento penale. Ne consegue che costituisce «denuncia» anche il disconoscimento di scrittura privata nel procedimento civile, ai sensi dell'art. 214 c.p.c., quando la parte non si limiti ad esercitare tale potere in termini espliciti e formali, al fine di sottrarsi agli effetti pregiudizievoli derivanti dal riconoscimento anche tacito della scrittura prodotta, ma aggiunge incolpazioni esplicite o implicite di un reato contro la fede pubblica, tali da essere idonee ad attivare un procedimento penale contro persona indicata o determinabile dal testo dell'atto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1974 del 3 marzo 1993)
Cass. pen. n. 10570/1992
In caso di falsa incolpazione di più soggetti innocenti con unica denuncia, si configurano tanti distinti reati di calunnia, unificati ai sensi dell'art. 81 primo comma c.p., quanti sono gli incolpati.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10570 del 3 novembre 1992)
Cass. pen. n. 10361/1992
Poiché il principale bene tutelato dall'art. 368 c.p. è il corretto funzionamento della giustizia, che viene comunque ad essere turbato, anche quando venga attribuito all'incolpato un reato diverso da quello da lui effettivamente commesso, indipendentemente dalla diversa gravità o meno dell'uno rispetto all'altro, deve ritenersi configurabile il delitto di calunnia anche a carico di chi, avendo subito un reato di estorsione, denunzi il responsabile per il diverso reato di rapina. (Nella specie si trattava di estorsione seguita a un rapporto omosessuale, che la vittima aveva inteso, per vergogna, tenere nascosto).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10361 del 29 ottobre 1992)
Per ritenere insussistente l'elemento psicologico del reato di calunnia è necessario che il convincimento della colpevolezza del denunciato, anche se erroneo, sia fondato su elementi seri e concreti e non su mere congetture o supposizioni.
Perché venga integrato l'elemento soggettivo del reato di calunnia nessun rilievo assumono — almeno in linea di massima — i motivi a delinquere. I detti motivi, peraltro, possono acquistare valore sintomatico ai fini della valutazione della prova dell'elemento soggettivo di tale reato. (Nella specie, trattandosi di falsa denuncia proveniente da persona esperta di diritto, la Suprema Corte ha osservato che, ai fini della prova, l'analisi dei motivi a delinquere può assumere rilievo decisivo, per la possibilità che il colpevole si precostituisca una via di uscita allo scopo di sfuggire a responsabilità penale, così da prospettare ragioni diverse da quelle normalmente conseguenti ad una falsa incolpazione).
Perché venga realizzato l'elemento oggettivo del reato di calunnia non è necessario che l'agente delinei i contorni, più o meno precisi, di una fattispecie penalmente rilevante, indicandone anche l'esatto nomen juris, ma è sufficiente che siano portate a conoscenza dell'autorità giudiziaria circostanze di fatto idonee ad integrare un'ipotesi di reato. Spetta, infatti, all'autorità giudiziaria — in primo luogo al pubblico ministero e quindi al giudice — individuare l'esatto inquadramento giuridico dei fatti portati al suo giudizio. Quale possa essere, poi, la qualificazione ad opera del giudice del reato denunciato — anche se in contrasto con la qualificazione adottata dal pubblico ministero — rimane ferma la condotta, essenziale al delitto di calunnia, consistente nell'aver portato a conoscenza dell'autorità giudiziaria o di altra autorità che a quella abbia obbligo di riferire, circostanze idonee ad indicare taluno come colpevole di un fatto costituente reato in forme tali da rendere possibile (ciò è sufficiente, integrando la calunnia una fattispecie di reato di pericolo) l'espletamento delle indagini.
Cass. pen. n. 8411/1992
In tema di calunnia, e con riguardo all'elemento soggettivo del reato, la certezza dell'innocenza dell'incolpato costituisce l'essenza del dolo e deve essere piena e assoluta nel momento in cui l'incolpazione ha luogo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8411 del 28 luglio 1992)
Cass. pen. n. 8142/1992
Il delitto di calunnia si configura come reato di pericolo e, quindi, è sufficiente, per la sua integrazione, la possibilità che l'autorità giudiziaria dia inizio al procedimento per accertare il reato incolpato con danno per il normale funzionamento della giustizia. Ne consegue che il delitto deve escludersi soltanto quando il reato incolpato sia perseguibile a querela di parte e questa non sia stata presentata, mentre ne va affermata la sussistenza quando il fatto oggetto dell'incolpazione non costituisca più reato o diventi perseguibile a querela per sopravvenuta innovazione legislativa, ovvero risulti coperto da una causa estintiva, come la prescrizione e l'amnistia.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8142 del 22 luglio 1992)
Cass. pen. n. 7441/1992
In tema di calunnia, qualora risulti dimostrato il convincimento, ancorché erroneo o dubitativo, dell'accusatore, in ordine alla colpevolezza degli accusati, deve pronunziarsi il proscioglimento del predetto con la più ampia formula liberatoria.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7441 del 26 giugno 1992)
Cass. pen. n. 3784/1992
Il delitto di calunnia sussiste anche quando l'incolpazione venga formulata attraverso la simulazione a carico di una persona, non specificamente indicata ma identificabile, delle tracce di un determinato reato — nella forma, cioè, della incolpazione cosiddetta reale o indiretta — purché la falsa incolpazione contenga in sé gli elementi necessari e sufficienti all'inizio dell'azione penale nei confronti di un soggetto univocamente e agevolmente identificabile. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha ritenuto sussistente l'elemento materiale del reato previsto dall'art. 368 c.p. nella denuncia di smarrimento di un assegno preordinata a far convergere su una persona identificabile l'accusa del reato di furto o di ricettazione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3784 del 2 aprile 1992)
Cass. pen. n. 1743/1992
L'incolpazione implicita integra il delitto di calunnia allorché dal suo tenore e dal contesto delle circostanze in cui viene formulata emerga la volontaria attribuzione di un fatto costituente reato a carico di persona che si sa innocente, che sebbene non indicata nella sua precisa individuazione sia peraltro determinabile sulla base degli elementi contenuti nella dichiarazione accusatoria o a questa agevolmente riferibili.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1743 del 18 febbraio 1992)
Cass. pen. n. 8722/1991
In tema di calunnia, l'individuazione del richiesto dolo generico — cioè la consapevolezza da parte del denunciante dell'innocenza del calunniato, che è coscienza della lesività concreta del fatto attribuito all'incolpato — è evidenziato, di norma, dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive che definiscono l'azione criminosa, dalle quali, con processo logico deduttivo, è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto. Il problema dell'accertamento del dolo consiste, quindi, nella considerazione e nella valutazione delle circostanze e delle modalità della condotta, che sono espressione dell'atteggiamento psichico dell'agente ed indicative della esistenza di una rappresentazione e di una voluta motivazione del fatto. Ne deriva che la motivazione in ordine alla sussistenza del dolo si immedesima con l'accertamento di quelle circostanze che evidenziano la cosciente volontà della condotta dell'agente.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8722 del 6 agosto 1991)
Cass. pen. n. 13349/1990
Per la sussistenza del delitto di calunnia è necessaria la dimostrazione che l'imputato abbia acquisito la certezza dell'innocenza dell'incolpato. Di conseguenza, non può essere addebitato tale delitto allorché sussistano elementi tali da far sorgere, nell'animo del denunciante, anche soltanto ragionevoli dubbi in ordine alla colpevolezza di colui nei cui confronti la denuncia è diretta.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13349 del 11 ottobre 1990)
Cass. pen. n. 3127/1990
Nel reato di calunnia il convincimento della colpevolezza del denunciato esclude l'elemento psicologico del reato se esso, anche se erroneo, si basa su elementi seri e concreti e non su semplici supposizioni.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3127 del 3 marzo 1990)
Cass. pen. n. 3062/1990
Per la sussistenza dell'elemento materiale nel reato di calunnia, è sufficiente che siano portate a conoscenza dell'autorità giudiziaria circostanze di fatto idonee ad indicare taluno come colpevole di fatti costituenti reato da lui non commessi, poiché ciò che ha rilievo è che siano riferiti determinati fatti o comportamenti la cui valutazione — in ordine all'identificazione dei reati eventualmente configurabili e all'idoneità della denuncia a determinare indagini giudiziarie — va effettuata, con criterio oggettivo, dall'autorità giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3062 del 3 marzo 1990)
Cass. pen. n. 3025/1990
Per il delitto di calunnia, non può mai essere concessa l'attenuante di cui all'art. 62, n. 2 del c.p., quale che sia stata la finalità perseguita dal reo, posto che l'ordinamento giuridico non può ammettere o riconoscere alcuna positiva valenza alla falsa incolpazione di un innocente.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3025 del 3 marzo 1990)
Cass. pen. n. 10260/1989
Per la sussistenza del delitto di calunnia non è richiesto che la persona incolpata sia nominativamente indicata, essendo sufficiente che vengano offerti all'autorità giudiziaria elementi che ne consentano l'identificazione. (Nella specie è stato ritenuto che anche il semplice disconoscimento della propria firma, poi accertata autentica, su di un atto può integrare il reato di calunnia quando il soggetto sappia di avere apposto la sottoscrizione che assume falsificata ed è consapevole che la persona indiziabile del reato denunciato è del tutto incolpevole).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10260 del 12 luglio 1989)
Cass. pen. n. 8403/1989
L'animus defendendi esclude il dolo del reato di calunnia solo quando l'imputato si limiti a negare la propria reità e non quando aggiunga accuse contro terzi, incolpandoli di uno specifico reato, pur conoscendone l'innocenza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8403 del 13 giugno 1989)
Cass. pen. n. 8401/1989
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8401 del 13 giugno 1989)
Cass. pen. n. 12673/1988
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12673 del 17 dicembre 1988)
Cass. pen. n. 1880/1988
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1880 del 2 agosto 1988)
Cass. pen. n. 5457/1988
L'imputato di diffamazione può insistere, anche mentendo, nell'affermare la veridicità dei fatti attribuiti alla persona offesa. Egli pertanto non è punibile a titolo di calunnia in danno del soggetto diffamato mediante l'attribuzione di reati, se tale attribuzione avvenga nel corso di interrogatori resi all'autorità giudiziaria, stante la presenza di una causa di esclusione della responsabilità ai sensi dell'art. 51 c.p., purché questo legittimo esercizio del diritto di difesa si svolga, quale necessario strumento di confutazione dell'imputazione, secondo un rigoroso rapporto di connessione funzionale. Ove, invece, siffatti limiti vengano varcati, come sull'ipotesi in cui, al di fuori di ogni intento difensivo, dopo aver diffamato taluno, l'imputato assuma davanti all'autorità giudiziaria iniziative dirette a far condannare il diffamato per reato di cui egli lo sa essere innocente, si esorbita dall'esercizio del diritto di difesa, e la originaria imputazione per diffamazione concorre con la calunnia in danno del diffamato. (Nella specie, sul rilievo che gli imputati, nel corso degli interrogatori, si erano limitati a difendersi, indicando le fonti cui avevano attinto le notizie riferite, senza neppure asserirne la veridicità, la Suprema Corte, ha ritenuto che esulasse dalla loro condotta qualsiasi intento diverso da quello meramente difensivo a che perciò non potesse essere loro addebitata, oltre alla diffamazione a mezzo stampa, anche la calunnia).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5457 del 6 maggio 1988)
Cass. pen. n. 10866/1987
La sentenza che dichiara estinto un reato per amnistia non ha efficacia vincolante nel successivo giudizio a carico dell'imputato di calunnia in relazione a tale reato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 10866 del 16 ottobre 1987)
Cass. pen. n. 6636/1987
In tema di procedimento per reato di calunnia, il giudizio su questo reato è del tutto autonomo da quello concernente il reato ascritto al calunniato, tanto è che la sentenza, anche se irrevocabile, pronunciata nel processo eventualmente instaurato nei confronti dell'incolpato, non fa stato in quello contro il calunniatore, nel quale è consentito al giudice di rivalutare, ai fini dell'accertamento della falsità o meno della notitia criminis i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato. (Nella specie, l'imputato deduceva che l'incolpato non era stato sottoposto a procedimento penale e quindi egli imputato era stato illegittimamente condannato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6636 del 22 maggio 1987)
Cass. pen. n. 13881/1986
In tema di calunnia, l'intervenuta abolizione del reato oggetto della falsa incolpazione, a seguito di depenalizzazione, non incide sulla configurabilità del delitto di cui all'art. 368 c.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13881 del 6 dicembre 1986)
Cass. pen. n. 13868/1986
Poiché l'innocenza del calunniato costituisce un presupposto del delitto di calunnia, l'accertamento di essa è pregiudiziale al giudizio sulla sussistenza della calunnia, ma tale pregiudizialità inerisce principalmente, sul piano logico, al sillogismo della decisione sull'imputazione di calunnia e non richiede necessariamente, sul piano processuale, l'accertamento nell'ambito di un procedimento penale contro il calunniato al fine di accertare l'inconsistenza o l'infondatezza dell'accusa rivoltagli dal calunniatore.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13868 del 6 dicembre 1986)
Cass. pen. n. 5469/1986
Il reato di calunnia non è escluso dall'animus defendendi per cui esso è configurabile anche durante l'interrogatorio dell'imputato allorché questi per discolparsi delle contestazioni a suo carico incolpi taluno sapendolo innocente, usando delle espressioni dubitative che, tuttavia, dal complesso delle incolpazioni false, lasciano desumere una precisa denunzia di fatto costituente reato.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5469 del 12 giugno 1986)
Cass. pen. n. 4394/1986
In tema di calunnia, pur sussistendo, di norma, un rapporto di pregiudizialità con il procedimento per il reato denunciato, deve procedersi immediatamente contro il calunniatore allorché la falsità della incolpazione si manifesti ab initio con carattere di evidenza.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4394 del 28 maggio 1986)
Cass. pen. n. 990/1985
Il reato di calunnia permane anche se, per innovazione legislativa, il fatto oggetto della falsa incolpazione non costituisca più reato, analogamente all'ipotesi di causa estintiva sopravvenuta applicabile al fatto addebitato. (Fattispecie relativa a contravvenzione depenalizzata ai sensi dell'art. 35, L. 24 novembre 1981, n. 689, sulle modifiche al sistema penale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 990 del 29 ottobre 1985)
Cass. pen. n. 8253/1984
Non esorbita dai limiti del diritto di difesa l'imputato che, in sede d'interrogatorio di polizia giudiziaria a suo carico, definisca falso il rapporto soltanto per quanto attiene alla veridicità della denunzia in esso contenuta. Egli, pertanto, non è punibile a titolo di calunnia in danno dell'autore di detto rapporto, stante la presenza di una causa di esclusione della pena ex art. 51 c.p., in forza del legittimo esercizio del diritto di difesa, purché questo si svolga quale necessario strumento di confutazione dell'imputazione, secondo un rigoroso rapporto di connessione funzionale tra l'accusa (implicita o esplicita) formulata dall'imputato e l'oggetto della contestazione nei suoi confronti. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto insussistente il delitto di calunnia nel fatto dell'imputato che, alla lettura del rapporto da parte del pubblico ministero, aveva affermato che le cose scritte sul suo conto erano «tutte fesserie» dovute alla volontà di rovinarlo ed aveva concluso col dire: «per me il maresciallo dei carabinieri ha scritto il falso in questo rapporto»).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8253 del 6 ottobre 1984)
relative all'articolo 368 Codice penale
Norma di riferimento: Articolo 368 Codice penale - Calunnia | Quesito Q201822295
giovedì 08/11/2018 - Calabria
sono consigliere comunale di minoranza. Non avendo potuto essere presente alla seduta del Consiglio per l'approvazione del bilancio consuntivo 2017, ho inviato, via posta elettronica, una dichiarazione ad un collega consigliere, pregandolo di darne lettura in Consiglio. Il presidente del Consiglio, dopo aver autorizzato la lettura della dichiarazione ha rifiutato di metterla a verbale. Ecco alcuni estratti della mia dichiarazione: " (omisis) con decreto delle Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 4892 è stata autorizzata l'emissione di un ordine di pagamento di € 498.000,00 in favore del Comune per il proggetto di messa in sicurezza di aree interessate da rischio idrogeologico. (omisis) I lavori per i quali è stato concesso il contributo non sono stati realizzati, mentre i fondi versati sarebbero stati integralmente utilizzati per pagare le spese correnti senza alcuna successiva reintegrazione con fondi propri entro l'anno solare. Cio' rende i bilanci degli anni passati e quello di oggi se verrà approvato non veritieri, ossia falsi,ossia si tratta di falso ideologico in atto pubblico in capo al responsabile dell'Area Finanziaria, al segretario comunale e a tutti i consiglieri che li hanno approvati in consiglio comunale. inoltre vi è danno erariale, stante il mancato rispetto della destinazione del finanziamento".
Il sindaco, non avendo sopportato il termine di "falso ideologico" ha fatto sapere che aveva sporto querela nei miei confronti.
Domanda: dai termini da me utilizzati nella dichiarazione, sono ravvisabili dei reati?
Cordialmente e grazie.”
Astrattamente la condotta posta in essere potrebbe integrare gli estremi della calunnia di cui all’articolo 368 del codice penale che punisce la condotta di chi accusa taluno di aver commesso un reato pur sapendolo innocente.
Ragionando infatti nell’ottica del sindaco – fermamente convinto della legittimità del suo operato - la calunnia consisterebbe proprio nell’accusa del consigliere il quale avrebbe accusato il primo cittadino di falso ideologico pur non essendo vero.
La calunnia tuttavia ha bisogno di due elementi molto pregnanti per sussistere:
si deve necessariamente procedere tramite una denuncia o una querela ;
il soggetto agente deve essere fermamente consapevole dell’innocenza del soggetto accusato.
Nel caso di specie non sussiste nessuno dei due elementi.
Quanto al primo infatti la semplice missiva non è idonea a mettere in moto l’autorità giudiziaria e, dunque, non può in alcun modo affermarsi che la stessa sia equiparabile ad una denuncia o a una querela.
Quanto al dolo (diritto penale),ovvero la consapevolezza in capo all’accusante dell’innocenza dell’accusato, lo stesso non è assolutamente sussistente atteso che nel caso di specie sembra che l’accusante avesse tutte le “carte” e i documenti per essere fermamente convinto della colpevolezza dell’accusato.
Per questi due motivi la condotta sopra emarginata non sembra integrare alcun reato.
In caso di interventi futuri si consiglia in ogni caso di moderate i toni, magari utilizzando sempre i verbi al condizionale (sembrerebbe, potrebbe) che contribuiscono a instillare il dubbio legittimo nello scritto e/o nelle parole che spesso può salvare da contestazioni panali come ad esempio la diffamazione di cui all’art. 595 c.p.
Norma di riferimento: Articolo 368 Codice penale - Calunnia | Quesito Q201617183
lunedì 24/10/2016 - Lazio
“Sono stato denunciato penalmente il 20.04.2012 di aver sottratto alcuni beni da un locale tra cui un motociclo Vespa ; nell’udienza del 17.06.2016 un testimone ha dichiarato che invece tale Vespa, nel 1990 gli fu regalata dal mio denunciante, ed ha fornito i numeri di targa e di telaio, quindi sono stato diffamato e calunniato.
Inoltre nella precedente udienza del 17.09.2015 colui che mi ha denunciato, ha mentito di nuovo, con falsa testimonianza davanti al Giudice, che mi ero appropriato di tale Vespa.
Vorrei denunciare a mia volta costui, ma, quanto tempo ho per farlo e lo posso fare senza l’ausilio di un Avvocato ?”
Consulenza legale i 28/10/2016
Per quanto concerne il delitto di falsa testimonianza, l’art. 372 c.p. ne prescrive la procedibilità d’ufficio: vale a dire, è il Giudice che deve trasmettere gli atti alla Procura competente affinché proceda con le indagini ed eventualmente ad instaurare un processo penale nei confronti del reo.
Nel caso di specie si parla dei delitti di calunnia (art. 368 c.p.) e diffamazione (art. 595 c.p.).
È bene però sottolineare alcune differenze fra i due delitti in questione: infatti, perché sia configurabile la calunnia è necessaria una denuncia-querela dinanzi a Pubblici Ufficiali, quindi una accusa formale di aver compiuto un determinato reato, mentre, per aversi diffamazione, è sufficiente una “maldicenza” detta alle spalle. Diversi sono anche i beni giuridici protetti dalle due norme: l’art. 595 c.p. protegge infatti la sola reputazione, mentre l’art. 368 c.p. protegge tanto la reputazione quanto anche la “macchina-giustizia” che è stata fatta mettere in moto dal calunniatore, che ha falsamente incolpato taluno credendolo innocente.
Orbene, fatta questa necessaria premessa appare palese come il caso di specie configuri una calunnia: Lei non dovrà procedere a querela, posto che tale reato è procedibile d’ufficio.
Come visto sopra, in altre parole, è il Giudice a dover prendere i necessari provvedimenti. Così viene scongiurato il pericolo di incorrere nella decadenza del termine di presentazione della querela che è pari a tre mesi dalla notizia del reato (art. 124 c.p.).
Infine, per quanto concerne la presunta diffamazione, questa è procedibile a querela di parte e, sempre ai sensi dell’art. 124 c.p., risultano ormai decorsi i tre mesi dall’avvenuta notizia del reato.
In conclusione, tanto per la falsa testimonianza quanto per la calunnia dovrà essere direttamente il Giudice a procedere, anche in sede di sentenza di definizione del processo penale che La vede imputato.
Norma di riferimento: Articolo 368 Codice penale - Calunnia | Quesito Q201615810
Alessandro C. chiede
domenica 03/04/2016 - Puglia
“A seguito di un sequestro,procedetti alla richiesta di riesame.Il riesame rigettò il dissequestro trasmettendo gli atti al procuratore della repubblica x calunnia a mio carico.Durante il sequestro,furono installate delle microspie nei locali ove lo stesso venne eseguito.Lo stesso p.m.,invece di accorpare anche il presunto reato di calunnia da me commesso,aprì un fascicolo a parte,pertanto creando due processi,uno per fatti scaturendo il sequestro ed altro,quello scaturito dal riesame.Del processo relativo al sequestro,chiesi dei DVD delle ambientali che furono eseguite durante il sequestro e la procura mi consegnò i relativi DVD.A distanza di tempo,nell'ascolto,accertai che io non avevo calunniato nessuno ma che il presunto calunniato e suoi compari,avevano,in udienza,posto in essere una falsa testimonianza.Nonostante la scoperta importante,il Tribunale rigettava l'acquisizione dirimente della mia innocenza,in quanto proveniente da altro processo che poi trattasi del processo principe da dove tutto ha avuto inizio.Questo processo per calunnia è solo in attesa della discussione.Dal processo principe,il Tribunale,ha disposto la trascrizione di alcuni RIT. da cui in modo ufficiale,in quel processo è emersa la mia totale innocenza nel processo per calunnia,ma la falsa testimonianza di 5 testimoni con relativa calunnia,d'altronde da me già denunciati per detti reati con richiesta di essere informato in caso di richiesta di archiviazione,ma pare che il tutto è avvenuto senza che io ne venissi a conoscenza.Ora il quesito è:il Tribunale che mi stà giudicando da innocente per il delitto di calunnia,può nuovamente rifiutarsi di assumere la prova della mia innocenza,solo perchè a suo dire proveniente da un'altro processo,anche se è una costola di quello?.Quali sono gli strumenti giudici per imporre l'acquisizione,in quanto tutto l'andamento del processo è stato monotematico,solo ed esclusivamente per far condannare un'innocente e far risarcire la parte civile costituitasi sebbene a conoscenza della mia estranietà a delitto contestato.Gradirei eventualmente sentenze di Cassazione che impongono al giudice,nella fattispecie delittuosa, di acquisire la prova della mia innocenza,scaturita in modo inequivocabile dall'altro processo.Grazie.”
Consulenza legale i 11/04/2016
Con il presente quesito viene richiesto se esista un obbligo, in capo al giudice che deve accertare la responsabilità penale per il reato di calunnia, di acquisire le prove acquisite nel processo "parallelo" volto ad accertare la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dai pubblici ufficiali.
Si ritiene di dovere rispondere negativamente poiché, la Giurisprudenza è pacifica nel chiarire che i due giudizi in questione (volti, rispettivamente, l'uno all'accertamento del reato di calunnia e, l'altro, del reato di falsa testimonianza) sono autonomi e separati.
Infatti, l'eventuale sentenza, anche se definitiva, che accertasse la falsa testimonianza dei quattro ufficiali, non produrrebbe effetti nel giudizio relativo al reato di calunnia, poiché il giudice, in questo secondo giudizio, potrebbe comunque rivalutare i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro gli incolpati.
La giurisprudenza della Cassazione, sin da pronunce più risalenti, è consolidata nel ribadire tale principio di diritto: "non è automaticamente configurabile il delitto di calunnia a carico dell'accusatore per effetto dell'intervenuta sentenza irrevocabile di proscioglimento nel merito della persona ingiustamente incolpata, che va valutata autonomamente e liberamente nel giudizio per la calunnia, in quanto non esiste nell'ordinamento processuale alcuna disciplina in ordine alla efficacia del giudicato penale nell'ambito di un altro procedimento penale, a differenza di quanto avviene nei rapporti tra processo penale e giudizio civile, amministrativo e disciplinare, mentre l'art. 238 bis cod. proc. pen. consente l'acquisizione in dibattimento di sentenze divenute irrevocabili, ma dispone che siano valutate a norma degli artt. 187 e 192, comma terzo, stesso codice" (cfr. Cass. Pen., Sez. VI, 16 gennaio 2007, n. 14096).
La Suprema Corte ha ribadito che "non è revocabile in dubbio che l'innocenza del calunniato costituisce un presupposto del delitto di calunnia, di tal che l'accertamento di essa è pregiudiziale al giudizio sulla sussistenza della calunnia. Ma tale pregiudizialità afferisce soprattutto, sul piano logico, al sillogismo della decisione sull'imputazione di calunnia e non richiede necessariamente, sul piano processuale, l'accertamento in un separato procedimento contro il calunniato per verificare l'inconsistenza o infondatezza dell'accusa indirizzatagli dal calunniatore. Il giudizio sul reato di calunnia è, infatti, del tutto autonomo da quello concernente il reato ascritto al calunniato.
Di guisa che la sentenza, pur se definitiva, pronunciata nel processo instaurato nei confronti dell'incolpato non fa stato nel processo contro il calunniatore, in cui è consentito al giudice di rivalutare - ai fini della constatazione della falsità o meno della notizia di reato proveniente dal calunniatore- i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato" (cfr. Cass. Pen., Sez. VI, 3 dicembre 2014, n. 53614).
In senso conforme, la Corte di Cassazione ha statuito che "In tema di procedimento per reato di calunnia, il giudizio su questo reato è del tutto autonomo da quello concernente il reato ascritto al calunniato, tanto è che la sentenza, anche se irrevocabile, pronunciata nel processo eventualmente instaurato nei confronti dell'incolpato, non fa stato in quello contro il calunniatore, nel quale è consentito al giudice di rivalutare, ai fini dell'accertamento della falsità o meno della notitia criminis i fatti che hanno già formato oggetto di esame nel giudizio contro l'incolpato" (cfr. si veda anche, Cass. Pen., Sez. VI, 15 ottobre 2013, n. 45907).
E' stato chiarito altresì che ai fini della configurabilità del reato di calunnia, reato a consumazione istantanea, non è necessaria l'instaurazione di un procedimento penale a carico del calunniato "dovendosi avere riguardo al momento in cui la falsa incolpazione perviene all'Autorità giudiziaria se sia corredata da elementi necessari e sufficienti per l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona univocamente e agevolmente individuabile, con la conseguenza che solo in caso di addebiti privi di serietà in quanto fondati su circostanze assurde, grottesche o inverosimili, in contrasto con gli elementari principi della logica e del buon senso, è da ritenere non sussistente l'elemento materiale del delitto in questione" (cfr. Tribunale Campobasso, 19 gennaio 2015, n. 8).
Pertanto, si ritiene di escludere che il Giudice che deve accertare la sussistenza del reato di calunnia debba acquisire obbligatoriamente le prove relative al processo penale "parallelo" relativo alla falsa testimonianza, poiché, si ribadisce che il primo Giudice non è affatto vincolato a quanto emerso in questo secondo giudizio.
Rimane fermo che, al fine di riconoscere l'eventuale sussistenza della responsabilità penale ai sensi dell'art. 368 del c.p. occorre provare la sussistenza degli elementi propri del reato di calunnia.
Norma di riferimento: Articolo 368 Codice penale - Calunnia | Quesito Q201512498
mercoledì 25/02/2015 - Abruzzo
“Seguito quesito nr. 10058/2014.
Ho venduto, con atto notarile, un frustolo di terreno ai miei figli. Ciò al fine di risolvere - ai fini catastali - una controversia capziosa col vicino che, pur calpestando quanto acquistato ed avendo, nella causa di usucapione, verbalizzato essere vero che il confine esiste immutato dal 1975 e che non si opponeva alla dichiarazione di avvenuta usucapione da parte dell'AGO, contesta nei fatti la correzione catastale del confine determinato nel 1975.
Tale atto di vendita è stato impugnato presso il Giudice Civile e, contestualmente, è stata prodotta "querela per falso in atto pubblico" in quanto non esisteva pronuncia giurisprudenziale di avvenuta usucapione di detto frustolo, anzi la domanda era stata rigettata per motivi di rito.
Tale sentenza (da noi poi impugnata) è stata prontamente depositata agli atti comunali al solo scopo di non farmi rilasciare la nostra richiesta di concessione edilizia.
Così con altrettanta sollecitudine è stata depositata presso gli stessi uffici la "querela per falso in atto pubblico" talchè la licenza è stata bloccata.
Successivamente, la querela di parte per falso in atto pubblico è stata derubricata dal PM e dal GIP, quindi archiviata perchè non sussiste gravame.
Domanda: sussiste in tale comportamento una qualche specie di reato (diffamazione, calunnia, etc).? C'è, infine, il rischio che l'autorità giudiziaria - se controquerelo - possa non condividere la mia tesi e possa addebitarmi spese di giudizio ?
Consulenza legale i 02/03/2015
Nella vicenda esposta si è avuta l'archiviazione di una querela per falso in atto pubblico, presentata dal vicino di casa del proprietario di un fondo su cui esiste da anni una diatriba riguardante i confini catastali dell'immobile.
Quando una querela viene archiviata per infondatezza, ci si chiede quali strade possa percorrere colui che abbia subito ingiustamente un danno.
Vi sono due soluzioni principali:
- quella penale, se nei fatti si possa configurare una ipotesi di reato;
- quella civile, di risarcimento del danno.
Entrambe le strade presentano numerose difficoltà e controindicazioni.
Per quanto riguarda il reato di calunnia (art. art. 368 del c.p.: "Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni"), la difficoltà principale consiste nella dimostrazione del dolo del querelante.
Difatti, come enuncia la norma stessa e come ha sottolineato la giurisprudenza di legittimità in numerose occasioni, "il mero fatto di avere sollecitato l'iniziativa del pubblico ministero denunziandogli gravi irregolarità rivelatesi poi insussistenti non costituisce, di per sé, fonte di responsabilità per danni, ove non ricorrano gli estremi dell'addebito calunnioso, estremi che presuppongono il dolo, non essendo sufficiente la colpa" (Cass. civ., sez. III, 12.1.2012, n. 26).
Quindi, prima di valutare una denuncia per calunnia (che è reato perseguibile d'ufficio), dovrà capirsi se sia possibile dare la prova che il vicino abbia incolpato il confinante con coscienza e volontà, sapendolo innocente: si ritiene che si possa escludere il dolo se l’agente sia convinto della colpevolezza dell’incolpato.
Nel nostro caso, il vicino sembra aver agito sulla base della convinzione che la vendita fosse "falsata" dalla mancanza di una sentenza di usucapione del terreno compravenduto". Si tratta, all'evidenza, di un'accusa che ha rilievo solo civilistico, atteso che dal punto di vista penale nell'atto di vendita non è stata inserita alcuna falsità, se ivi è stato detto che non esiste una sentenza che accerti l'acquisto per usucapione. La validità della vendita e l'eventuale rischio di evizione che grava sul compratore hanno riflessi, a nostro giudizio, esclusivamente civilistici.
E' ipotizzabile, quindi, che potendo dimostrare che il querelante era perfettamente a conoscenza di queste circostanze e che ha agito con l'unico scopo di disturbare e danneggiare il vicino (ricordiamo che non vale il mero dolo eventuale, considerato che la formula normativa - che ravvisa il delitto in chi incolpa 'taluno che egli sa innocente' - risulta particolarmente pregnante e indicativa della consapevolezza certa dell'innocenza dell'incolpato, cfr. Cass. pen., sez. VI, 10.7.2000, n. 9853), il dolo sia provabile.
Tuttavia, è opinione della giurisprudenza che per i reati perseguibili d'ufficio (in relazione ai quali, quindi, la querela di parte costituisce solo una "denuncia") si debba escludere la responsabilità sia civile che penale del denunciante, in quanto "la perseguibilita di ufficio interrompe il nesso causale fra la denuncia medesima e l'apertura del procedimento penale, che segue ad iniziativa autonoma dell'ufficio" (tra le altre, v. Cass., sez. III, 20.10.2003, n. 15646).
Tutto dipende, quindi, dal tipo di reato che il querelante ha denunciato: ad esempio, il falso ideologico di cui all'art. 479 del c.c. è perseguibile d'ufficio, quindi la calunnia è esclusa; lo stesso vale per il falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 del c.p.).
E' consigliabile rivolgersi ad un legale per analizzare ogni profilo della vicenda, evitando così di incorrere in errori nonché di crearsi false illusioni sulle probabilità di successo di una controquerela.
La diffamazione è un reato meno grave della calunnia e lo commette chiunque, fuori dei casi di ingiuria, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione. Per poterne valutare la sussistenza si dovrebbe analizzare quantomeno la querela, quindi in questa sede non è possibile dare una risposta precisa. Ci si deve chiedere, però, se sussista il reato laddove le affermazioni diffamatorie siano contenute solo in una querela diretta alla pubblica autorità (potrebbe valere la causa di giustificazione di cui all'art. 51 del c.p., esercizio di un diritto) e quale sia il reale potere diffamatorio di tale atto, posto che lo stesso è un atto che rimane di norma riservato alle parti (pubbliche e private) del giudizio.
Dal punto di vista civilistico, sussiste la possibilità di dimostrare che il vicino ha agito in danno al querelato, ma anche qui la prova del dolo è tutta a carico del danneggiato: la dottrina ha sostenuto che la minaccia di una responsabilità fondata sulla colpa, avrebbe la conseguenza di svuotare di efficacia lo strumento della denuncia, che sarebbe meno utilizzato per la paura di incorrere in eventuali responsabilità, atteso che è normale prevedere che tra il denunciate e gli organi istituzionalmente deputati al vaglio della fondatezza o meno della notitia criminis vi sia una disparità di valutazioni giuridiche.
In conclusione, non è semplice ottenere "giustizia" quando si subisce una querela infondata. E' consigliabile non agire mai da soli, spinti dall'onda emotiva, ma rivolgersi ad un legale che possa accertare la sussistenza eventuale di reati.
L'azione civile è consigliabile solo potendo provare l'intento lesivo del querelante: se si hanno lettere, o esistono testimoni, che attestino con certezza la volontà del vicino, si può tentare di chiedere un risarcimento del danno per l'interruzione dei lavori edilizi sul fondo, con la consapevolezza che non solo il dolo del vicino andrà provato, ma anche l'esistenza e l'entità dei danni subiti, che non sono in re ipsa (cioè esistenti semplicemente per il fatto che la querela era infondata).
→ Altri libri su Calunnia ←