Source: http://polyarchy.org/papers/liechtenstein.html
Timestamp: 2013-05-25 02:44:32+00:00
Document Index: 168197330

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 113', 'art.\n112', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 1']

Luigi Pirri, Lo Stato come impresa: il caso del Liechtenstein (2011)
L’odierna crisi degli Stati Sociali occidentali, impossibilitati a mantenere
i costi di un generoso welfare ed alle prese con una serissima crisi fiscale
e monetaria sovranazionale [1] che ne mina le fondamenta, impone una riflessione
approfondita sul ruolo che, nel futuro, lo Stato dovrà occupare nell’economia
e, più in generale, nella sfera privata dell’individuo. A questo proposito,
vi è una parte crescente della dottrina giuridica [2] ed economica, nonché
dell’opinione pubblica [3], che propone il superamento della stessa concezione
moderna della “sovranità” [4] e quindi un ripensamento
(dapprima) e superamento (poi) dell’intero diritto pubblico, attraverso
una trasformazione in senso “privatistico” ed autenticamente federale dell’odierno
Stato nazione, al fine di approdare alla Private Law Society [5], per dirla con Hans-Hermann
Hoppe, nella quale anche le funzioni classicamente statuali (difesa, protezione,
giustizia e produzione normativa) saranno svolte da agenzie private in
competizione tra loro [6].
Hans Adam II, nato a Zurigo il 14 febbraio 1945, è il primogenito del Principe
Franz Josef II del Liechtenstein e della Principessa Giorgina di Wilczek. Fin
da piccolo mostra grande interesse per le materie umanistiche e la fisica,
ma viene spinto, a seguito della necessità del Casato di riorganizzare e ricostruire
il proprio patrimonio (riorganizzazione che avrà luogo nel 1970), a studiare
economia: si forma, quindi, prima a Vienna e poi nella Scuola di Scienze Economiche
e Sociali di San Gallo. L’interesse per le vicende politiche rimane vivissimo.
Le trasformazioni politico-statuali europee del XX secolo lo portano ad elaborare
una Teoria dello Stato affatto particolare, che segnerà il suo Regno e l’attività
politico-imprenditoriale dello stesso Casato; un grande ruolo ebbe l’autodeterminazione
democratica e pacifica del cantone del Giura (1979) [7], a seguito della quale
Hans abbraccia il diritto di autodeterminazione locale, pilastro del suo pensiero
politico. La dottrina localistica del giovane Principe è ulteriormente corroborata
dagli sconquassi verificatisi nei grandi sistemi socialisti dell’Est Europa,
contrapposti ai successi economici di piccoli e ben organizzati Stati, quale
quello del Liechtenstein: egli si convince, dopo un’accurata analisi storico-comparatistica
degli ordinamenti statuali e delle comunità politiche [8], che la Seconda
Guerra Mondiale abbia definitivamente portato al rovesciamento della precedente
macroconcezione statuale, per la quale the biggest, the better, spalancando
le porte ad un rovesciamento di prospettiva, secondo cui small is beautiful [9],
citando Leopold Kohr, economista austriaco col quale lo stesso Principe intrattenne
un sincero rapporto di amicizia e stima.
Ormai politicamente maturo, diviene,
alla morte del padre (1989), Principe Regnante del Liechtenstein (essendo stato
nominato successore nel 1984). Appena un anno dopo il Liechtenstein diviene
membro delle Nazioni Unite. Approfittando di una situazione politica in divenire
(crollo dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia), Hans, nel suo primo discorso
all’Assemblea Generale, promuove un coerente sviluppo del diritto di autodeterminazione
locale, iniziando un programma di studio e ricerca che culminerà, dieci
anni dopo, nella fondazione del Liechtenstein Institute on Self-Determination presso
l’università di Princeton [10]. Il tema suscita grande interesse, ma incontra
anche parecchi ostacoli: non pochi sono coloro che intravedono, nella completa
realizzazione del diritto di autodeterminazione, un serio pericolo all’esistenza
stessa degli Stati nazionali. Le difficoltà incontrate nel contesto internazionale
non intaccano però il suo pensiero politico, tanto che, nel 2003, il Liechtenstein
giunge all’approvazione di un fondamentale processo di revisione costituzionale,
attraverso lo strumento del referendum popolare [11], nel quale la dottrina
politica di Hans Adam II viene coerentemente sviluppata. La riforma costituzionale del 2003
La legittimazione democratica della monarchia Insieme al pieno riconoscimento del diritto di autodeterminazione locale,
rappresenta la novità più importante a seguito della riforma. L’art. 13 ter,
infatti, recita: “A non meno di 1.500 cittadini del Principato spetta il diritto di presentare
una mozione di sfiducia motivata nei confronti del Principe Regnante. Su
questa mozione la Dieta deve esprimere un parere nella seduta immediatamente
successiva e indire un referendum popolare (Art 66, comma 6). Se la mozione
di sfiducia viene approvata nel referendum popolare, allora deve essere notificata
al Principe Regnante affinché venga presa in considerazione secondo le disposizioni
della legge del Casato. La decisione presa in conformità con la legge del
Casato è resa nota alla Dieta dal Principe Regnante
entro sei mesi.” Si tratta di una vera e propria “sfiducia popolare”: 1.500 cittadini, cioè
poco meno di 1/20 della popolazione locale (il Principato del Liechtenstein
ha una popolazione di 35.446 cittadini), hanno il diritto di presentare una
mozione di sfiducia nei confronti del Principe Regnante, sfiducia che sarà
poi sottoposta all’esame della democrazia diretta. In caso di esito positivo,
la sfiducia è notificata al Principe e al Casato, che decide conformemente
alla nuova legge del 1993, la quale prevede una procedura di destituzione a
seguito di abuso di potere o perdita di fiducia da parte dei membri della famiglia
regnante. Ma ancora più rivoluzionario è il nuovo testo dell’art. 113: “	1)	A non meno di 1.500 cittadini del Principato spetta il diritto di
presentare un’iniziativa per l’abolizione della Monarchia. In caso di accoglimento
dell’iniziativa da parte del popolo, la Dieta è tenuta a elaborare una nuova
Costituzione su base repubblicana e a sottoporla, al più presto dopo un anno
e al più tardi dopo due anni, a un referendum popolare. Al Principe Regnante
spetta il diritto di presentare una nuova Costituzione da sottoporre al medesimo
referendum popolare. Il procedimento, così com’è di seguito regolato, sostituisce
in questo caso il procedimento di revisione costituzionale di cui all’art.
112 comma 2. 2) Nel caso in cui vi sia un solo progetto, è sufficiente per
la sua approvazione la maggioranza assoluta (art. 66 comma 4). Nel caso in
cui vi siano due progetti, il cittadino del Principato avente diritto di
voto ha la possibilità di scegliere tra la Costituzione vigente e i due progetti.
In questo caso il cittadino del Principato avente diritto di voto dispone,
nella prima votazione, di due voti. Egli attribuisce questi voti a quelle
due varianti della Costituzione che desidera giungano alla seconda votazione.
Quelle due varianti della Costituzione, che raccolgono la maggior parte dei
primi e dei secondi voti, giungono alla seconda votazione. Nella seconda
votazione, che deve effettuarsi 14 giorni dopo la
prima votazione, il cittadino del Principato avente diritto di voto dispone
di un voto solo. Si considera approvata quella Costituzione che ottiene la
maggioranza assoluta (art. 66 comma 4).” Ci troviamo di fronte ad un istituto giuridico che non ha precedenti nella
storia del Costituzionalismo: il diritto di abolizione popolare della monarchia;
il Casato sentiva fortemente la necessità di una autentica legittimazione popolare
della monarchia, al fine di rispondere positivamente e fattivamente alle critiche
antimonarchiche che, anche in un Paese di tradizioni costituzional - monarchiche,
Anche qui il procedimento si avvale dell’istituto di democrazia diretta per eccellenza: 1.500 cittadini possono infatti chiedere un referendum per l’abolizione della monarchia. Qualora si crei una maggioranza semplice per l’abolizione, il Parlamento elabora una Costituzione di tipo repubblicano che viene poi sottoposta all’approvazione del popolo. Il comma secondo prevede una disciplina di dettaglio nel caso in cui vi
siano due o più progetti costituzionali. Ciò che è molto importante sottolineare,
dopo questa breve disamina, è che in Liechtenstein, sostanzialmente, la monarchia,
per esercitare le sue funzioni politiche, ha sempre bisogno di una vera e
propria legittimazione democratica.
La costituzionalizzazione del diritto di secessione L’articolo 4 della Costituzione recita:
“1) La modificazione dei confini del territorio dello Stato può avvenire
soltanto in forza di una legge. Modificazioni dei confini tra Comuni, la
creazione di nuovi Comuni e la fusione di Comuni esistenti richiedono inoltre
una decisione a maggioranza dei cittadini ivi residenti aventi diritto
di voto. 2) Ai singoli Comuni spetta il diritto di recedere dall’Unione
statale. Sull’avvio del procedimento di recesso decide la maggioranza dei
cittadini ivi residenti aventi diritto di voto. La regolamentazione del
recesso avviene per mezzo di una legge o, se è il caso, con un trattato
internazionale. Nel caso di una regolamentazione con trattato internazionale,
dopo la conclusione dei negoziati riguardanti il trattato si deve indire
nel Comune una seconda votazione”.
Il n. 1) non presenta
particolari innovazioni, trattandosi di competenza che le moderne Carte
Costituzionali degli Stati Occidentali spesso affidano alla legge ordinaria.
Molto più interessante appare, invece, il n. 2): ai Comuni del Liechtenstein
(nel numero di 11, secondo l’articolo 1 della stessa Costituzione) “spetta
il diritto di recedere dall’Unione Statale”. Si tratta di un altro
elemento del tutto nuovo nella storia costituzionale moderna [12]: il
diritto di autodeterminazione a livello comunale, ossia la possibilità di secedere
dallo Stato di appartenenza attraverso un’iniziativa comunale ed un successivo
referendum locale. Una seconda votazione è prevista qualora le modalità
di recesso dall’Unione siano state decise attraverso un trattato internazionale.
Usando le parole di Hans Adam II: “Un modello di Stato che assicuri la pace, lo Stato di diritto, la
democrazia e il benessere della popolazione, deve sottrarre allo Stato
il monopolio sul territorio. Per sottrarre allo Stato il monopolio
del territorio quest’ultimo deve essere diviso in piccole unità, affinché
unità di popolazione quanto più possibile piccole abbiano la possibilità
di “emigrare”. Questa secessione potenziale rafforza la pressione sullo
Stato che funziona male, spingendolo a riformarsi per evitare di dissolversi”
[13]. Abbiamo, quindi, un’idea di forte concorrenza istituzionale e fiscale,
un federalismo libertario che si contrappone all’attuale tendenza
unificatrice sovrastatuale e che “costringe” gli organi pubblici a
tenere in grande considerazione le richieste dei cittadini, pena il
dissolvimento stesso dello Stato (o, comunque, la sua riduzione territoriale),
valorizzando il rapporto contratto-scambio rispetto all’obbligo
politico [14]. Si tratta di moltiplicare i governi per ridurre (minimizzare) le ingiustizie, passando da un ordine monopolizzato ad un ordine pluralistico, abbassando grandemente i costi di uscita da un sistema politico all’altro.
Secondo Hans Adam II, lo Stato del futuro deve: “diventare un’azienda di servizi di utilità pubblica che affronta
una competizione pacifica e smettere di essere un’impresa monopolistica,
in condizione di porre i propri clienti dinanzi all’alternativa tra
accontentarsi di cattivi servizi ai prezzi più alti o emigrare.” [15] Lo Stato è quindi considerato alla stregua di un’impresa operante
in regime concorrenziale, non più entità immutabile e sovraordinata
rispetto ai singoli individui, ma semplice organizzazione di mezzi
e di uomini, al servizio dei cittadini, non viceversa [16]. A tal
fine le funzioni necessarie dello Stato, secondo Hans Adam, sono due: - il
mantenimento del rule of law: si tratta, sostanzialmente, delle funzioni
statuali che attengono al mantenimento dell’ordine, alla produzione
normativa e alla risoluzione dei conflitti tra consociati [17]; - la politica
Il nuovo modello di comunità politica e la sua realizzazione, a seguito della
riforma costituzionale Liechtesteniana del 2003, meritano sicuramente grande
attenzione. Il tentativo che, lodevolmente, secondo l’avviso di chi scrive,
il pensiero politico di Hans Adam II vuole raggiungere è la desacralizzazione
[18] dello Stato moderno attraverso il superamento di una concezione statica
dell’ordine. La scienza giuridico - politica, nei prossimi anni, dovrà tenere
in grande considerazione gli sviluppi della riforma costituzionale del Principato.
L’attuale crisi fiscale e monetaria degli Stati occidentali, inoltre, rappresenta
un’occasione unica per la promozione di forme di comunità politica che non
dispongano autoritativamente dei cittadini, ma siano, finalmente e giustamente,
Ricordando, sempre, che “Il sabato è stato fatto per l’uomo,
non l’uomo per il sabato” [19] (Vangelo secondo Marco 2, 27).
[1] Un approfondimento dell’odierna crisi dell’eurozona si trova in Philipp Bagus, La
Tragedia dell’Euro, USEMLAB, 2011.
[2] Per una prima trattazione dell’argomento: Carlo Lottieri, Il pensiero
libertario contemporaneo. Tesi e controversie sulla filosofia, sul diritto
e sul mercato, Liberilibri, Macerata, 2001 e Piero Vernaglione, Il
libertarismo. La teoria, gli autori, le politiche, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003.
[3] Una prova dell’importanza
crescente che sta acquisendo il capitalismo libertario nell’agenda politica
attuale è, per esempio, l’articolo pubblicato con il titolo Libertarians
Rising, nella sezione "Saggi" della prestigiosa rivista
Time, 29 ottobre 2007, p. 112 (Kinsley 2007)
[4] Intendendo, con tale termine, «quel potere assoluto e perpetuo ch'è proprio dello Stato». Jean Bodin, I
sei libri dello Stato, a cura di M. Isnardi Parente, Utet, Torino, 1964, libro I, cap. 8, p. 345
[6] Troviamo un esteso sviluppo di una simile concezione in Bruce L. Benson, The
Enterprise of Law: Justice Without The State, Independent Institute, Oakland CA, 2011 (1990)
[7] La vicenda merita qualche parola in più. A seguito del Congresso di Vienna,
il Giura venne assegnato al Canton Berna. Questo atto causò, però, forte dissenso.
Il Giura era di lingua francese e cattolico, mentre il Canton Berna era principalmente
di lingua tedesca e protestante. La popolazione della regione del Giura richiese
l'indipendenza. Dopo una lunga lotta, la costituzione del nuovo cantone fu
accettata nel 1977. Nel 1978 la divisione divenne ufficiale, allorché il popolo
svizzero votò in suo favore, e nel 1979 il Giura diventò il ventiseiesimo Cantone
della Confederazione Svizzera. Il Giura storico era composto da 7 distretti,
tuttavia solo tre accettarono la separazione dal Canton Berna, uno scelse di
unirsi al Canton Basilea Campagna, mentre gli altri tre distretti scelsero
di rimanere nel Canton Berna, formando così la regione francofona del Giura
[8] Hans Adam II, Lo Stato nel terzo millennio, Collana Mercato Diritto Libertà,
IBL Libri, Torino, 2011. Si veda il cap. I: “Il diritto di autodeterminazione
a livello locale: una convinzione personale”.
[14] Dobbiamo questa distinzione (obbligo-contratto e obbligo politico) a
Gianfranco Miglio, principale figura del neofederalismo italiano: “fra gli
uomini sono possibili due tipi diversi, contemporanei ma irriducibili, di rapporto:
l’obbligazione-contratto interindividuale (in cui si cerca la soddisfazione
di singoli, attuali e determinati bisogni, e da cui nasce quindi il ’mercato’),
e il patto di fedeltà politico (in cui si cerca una garanzia globale per tutti
i futuri, non ancora specificati bisogni esistenziali, e da cui nascono quindi
appunto le ‘rendite politiche’)”. Gianfranco Miglio, Le trasformazioni
dell’attuale sistema economico (1976), ora raccolto in Le
regolarità della politica, Giuffrè, Milano, 1988
[16] L’art. 1 della Costituzione,
riformato anch’esso nel 2003, recita: “Il Principato del Liechtenstein deve
essere al servizio delle persone che vivono all’interno dei suoi confini, affinché
possano condurre una vita associata in pace e libertà.”
[17] Sono le funzioni tradizionalmente attribuite allo Stato da parte del liberalismo classico: tutela dei diritti di proprietà, funzione giurisdizionale, difesa, ordine pubblico [cfr., ad esempio, John Locke, Due
Trattati sul Governo, Plus, 2007 (1690)]
[18] Per un’introduzione al tema della metafisica politica moderna si veda: Carlo Lottieri, Credere
nello Stato? Teologia Politica e Dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2011
[19] Con ciò intendendo che “ogni legge è sempre in funzione dell’uomo, è un modo per cui si manifesta l’amore di Dio per l’uomo”. Rinaldo Bertolino, Lezioni
di Diritto Canonico, Giappichelli Editore, Torino, 2007
BEATTIE D., Liechtenstein: A Modern History, I.B. Tauris, 2004. BERTOLINO R., Lezioni di diritto canonico, raccolte a cura di Maria Chiara
Ruscazio, Giappichelli, Torino, 2007. DELLAVALLE S., Dalla comunità particolare
all'ordine universale. I paradigmi storici, Edizioni Scientifiche Italiane,
Torino, 2011. ELAZAR D. J., Idee e forme del federalismo, Edizioni di Comunità,
Milano, 1995 (1987). HOPPE H. H., Democrazia: il dio che ha fallito, Liberilibri,
Macerata, 2006 (2001). ID., The Idea of a Private Law Society, Ludwig Von Mises
Institute, MisesDaily, http://mises.org/daily/2265. LOTTIERI C., Credere nello
Stato? Teologia Politica e Dissimulzione da Filippo il Bello a Wikileaks, Rubbettino
Editore, Soveria Mannelli, 2011.
ID., Il pensiero libertario contemporaneo.
Tesi e controversie sulla filosofia, sul diritto e sul mercato, Liberilibri,
Macerata, 2001. LUTHER J., Caratteristiche della Costituzione del Principato
del Liechtenstein in LUTHER J. e LONGO F., Costituzioni di microstati europei:
i casi di Cipro, Liechtenstein e Città del Vaticano,“Polis Working Papers”,
Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” Alessandria, dicembre 2010,
http://polis.unipmn.it/pubbl/RePEc/uca/ucapdv/luther176.pdf. KOHR L., Il crollo
delle nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, 1960 (1957). MIGLIO G., Le regolarità
della politica, Giuffrè, , Milano, 1988.