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Timestamp: 2019-08-23 21:08:45+00:00
Document Index: 1845843

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 60', 'art. 24', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 155', 'art. 492', 'art. 210', 'art. 155', 'art. 210', 'sentenza ', 'art. 211', 'art. 83']

Accesso agli atti – diritto del richiedente ad accedere ai documenti del coniuge coinvolto in un giudizio di separazione contenuti nell'Archivio dei rapporti finanziari – sussiste Diritto ad accedere ai documenti del coniuge contenuti nell'Archivio dei rapporti finanziari anche extra iudicium | AigaNapoli
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T.A.R. NAPOLI, SEZ. VI, SENTENZA 2.10.2018, N. 5763
Accesso agli atti – diritto del richiedente ad accedere ai documenti del coniuge coinvolto in un giudizio di separazione contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari – sussiste
Diritto ad accedere ai documenti del coniuge contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari anche extra iudicium
Sussiste il diritto del richiedente ad ottenere l’accesso ai documenti relativi al coniuge coinvolto in un giudizio di separazione personale, detenuti dall’Agenzia delle Entrate e ricavabili dalla sezione dell’Anagrafe Tributaria denominata “Archivio dei rapporti finanziari”, trattandosi di dati patrimoniali e reddituali e non di dati sensibili nella definizione recata nel Codice della Privacy.
L’esigenza conoscitiva deve essere assicurata non solo all’interno del giudizio instaurato ma anche extra iudicium, con le forme previste dalla legge 241/90 perché, in caso contrario, si finirebbe per affievolire il pur possibile concorso di più strumenti di tutela: quello assicurato dal diritto di accesso e quello che si svolge davanti al Giudice nella sede del processo.
Massima a cura degli avvocati Guido Acquaviva Coppola e Alessandra Fucci
05763/2018 REG.PROV.COLL.
01582/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1582 del 2018, integrato da motivi aggiunti, proposto da: ….., rappresentato e difeso dall’avvocato … con domicilio digitale indicato;
Agenzia delle entrate, in persona del rappresentante legale p.t., rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata alla via Diaz n. 11;
…, non costituita in giudizio;
per l’annullamento, con motivi aggiunti,
del silenzio rigetto formatosi sull’istanza di accesso del 25 febbraio 2018 nonché per l’accertamento del diritto del ricorrente di accedere alla documentazione richiesta con condanna dell’amministrazione agli adempimenti conseguenziali;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 26 settembre 2018 la dott.ssa Paola Palmarini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
– pende presso il Tribunale di Nola un giudizio di separazione dalla moglie … con richiesta di affidamento esclusivo dei due figli (uno dei quali ancora minore) e di pronuncia di separazione con addebito;
– in quella sede il giudice ha ordinato l’esibizione delle ultime dichiarazioni dei redditi dei coniugi;
– avendo interesse a conoscere la situazione reddituale e patrimoniale della moglie ha chiesto all’Agenzia delle entrate in data 25 febbraio 2018 di avere copia della “eventuale dichiarazione dei redditi presentata dalla sig./ra …, relativamente agli ultimi anni tre e/o certificazione reddituale dei dati presenti in anagrafe tributaria; eventuali contratti di locazione a terzi delle eventuali proprietà immobiliari dalla sig./ra …; eventuali comunicazioni inviate da tutti gli operatori finanziari all’Anagrafe Tributaria – sezione archivio dei rapporti finanziari – relative ai rapporti continuativi, alle operazioni di natura finanziaria ed ai rapporti di qualsiasi genere, riconducibili alla sig./ra …, anche in qualità di delegante o di delegato; e tutta la ulteriore altra documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale riconducibile alla sig./ra …”;
– con la medesima istanza, al fine di poter ottemperare all’ordine di esibizione del giudice, ha chiesto anche “copia della certificazione reddituale dei dati presenti in anagrafe tributaria relativa agli ultimi anni tre” che lo riguarda.
Ciò chiarito, con l’istanza di accesso di cui è causa il ricorrente, premessa la pendenza di un giudizio di separazione dalla moglie …, ha chiesto all’Agenzia delle entrate la dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni sua e della moglie, gli eventuali contratti di locazione a terzi di immobili di proprietà di quest’ultima, “le comunicazioni inviate da tutti gli operatori finanziari all’Anagrafe Tributaria – sezione archivio dei rapporti finanziari – relative ai rapporti continuativi, alle operazioni di natura finanziaria ed ai rapporti di qualsiasi genere, riconducibili alla” moglie “anche in qualità di delegante o delegato”, nonché, “tutta la ulteriore altra documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale riconducibile” alla moglie.
Parte ricorrente ha, infatti, chiarito di avere in corso un giudizio di separazione e di avere interesse a conoscere tali dati (interesse in parte riconosciuto dallo stesso giudice della separazione che ha chiesto alle parti di esibire le loro ultime dichiarazioni dei redditi). Al riguardo, non può porsi in dubbio la sussistenza di un “interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è stato chiesto l’accesso”, che l’art. 22 l n. 241/90 prevede quale presupposto per la legittimazione all’azione e l’accoglimento della relativa domanda.
Di contro il Collegio ritiene preferibile l’orientamento giurisprudenziale inaugurato dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2472/2014, e poi fatto proprio da numerose pronunce del giudice amministrativo ( cfr. ex multis: T.A.R. Bari, sez. III, 3 febbraio 2017, n. 94; T.A.R. Lazio Roma Sez. III, Sent., 17.04.2015, n. 5717; T.A.R. Friuli-Venezia Giulia Trieste Sez. I, Sent., 08.10.2012, n. 363; T.A.R. Abruzzo L’Aquila Sez. I, Sent., 29.09.2011, n. 466; da ultimo TAR Lazio, Roma, Sez II, 8.2.2017, n. 2161).
Il Consiglio di Stato, nella citata sentenza, ha chiarito che la normativa alla quale l’Agenzia delle entrate fa riferimento (art. 7 del d.P.R. nr. 605 del 1973, come modificato dal d.l. 4 luglio 2006, nr. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, nr. 248), la quale ha previsto l’obbligo per ogni operatore finanziario di comunicazione, in un’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria, denominata Archivio dei rapporti finanziari, dell’esistenza e relativa natura dei rapporti finanziari intrattenuti con qualsiasi soggetto, non prevede affatto che queste informazioni, una volta riversate nell’Archivio dei rapporti finanziari da parte delle banche e degli operatori finanziari, possano essere utilizzate “unicamente” dall’Amministrazione finanziaria e dalla Guardia di Finanza, limitandosi a precisare che si tratta di atti certamente utilizzabili da tali soggetti per l’azione di contrasto all’evasione fiscale, senza affrontare per nulla il tema della loro ostensibilità e dell’eventuale conflitto con il diritto alla riservatezza del soggetto cui gli atti afferiscono. Dunque, per risolvere la questione della ostensibilità di tali dati occorre riferirsi alle norme dettate dalla l. 241/90 e in particolare dall’art. 24, comma 7, a mente del quale: “…Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall’art. 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”, da cui emerge la necessità di effettuare un attento bilanciamento di interessi tra il diritto che si intende tutelare con la visione o l’accesso al documento amministrativo e il diritto alla riservatezza dei terzi. Al riguardo, la disciplina di riferimento si rinviene nel d.m. 29 ottobre 1996, nr. 603 (recante “Regolamento per la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso in attuazione dell’art. 24, comma 2, della L. 7 agosto 1990, n. 241”), laddove alcuna previsione si rinviene nel senso sostenuto dalle Amministrazioni odierne appellanti: e, anzi, i documenti per cui è causa appaiono riconducibili alla previsione dell’art. 5 di tale norma (lettera a): “documentazione finanziaria, economica, patrimoniale e tecnica di persone fisiche e giuridiche, gruppi, imprese e associazioni comunque acquisita ai fini dell’attività amministrativa”, il quale precisa che, pur trattandosi di documenti sottratti all’accesso, va però garantita “la visione degli atti dei procedimenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per la cura o la difesa degli interessi giuridicamente rilevanti propri di coloro che ne fanno motivata richiesta”.
La stessa sentenza ha inoltre definitivamente chiarito che le “comunicazioni” relative ai rapporti finanziari costituiscono documento ai sensi della normativa in materia di accesso, trattandosi di atti utilizzabili dall’Amministrazione finanziaria per l’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, ancorché non formati da questa. Infatti, è proprio l’art. 7 del d.P.R. 29 settembre 1973, nr. 605, a disciplinare compiutamente la forma, i contenuti e le modalità di trasmissione di dette “comunicazioni”, nonché la loro destinazione e i loro possibili impieghi da parte dell’Amministrazione (oltre alla loro conservazione e tenuta): di modo che non è possibile sostenere né che si tratti di atti interni privi di ogni rilevanza giuridica, né che si tratti di mere informazioni, rispetto alle quali sarebbe richiesta all’Amministrazione una non esigibile attività di elaborazione e/o estrapolazione.
Infine, per quanto attiene alla asserita mancanza di autorizzazione del giudice del procedimento di separazione, ai sensi del combinato disposto dell’art. 155 sexies c.p.c. e dell’art. 492 bis cod. proc. civ., introdotto dal Decreto legge 12 settembre 2014, n. 132 convertito dalla Legge 10 novembre 2014, n. 162, vale richiamare quanto affermato dal TAR Bologna nella sent. n. 753 del 2016, secondo il quale il combinato disposto degli artt. 492 bis c.p.c. e 155sexies c.p.c., che prevede l’applicabilità delle modalità di ricerca telematica anche quando l’autorità giudiziaria deve adottare provvedimenti in materia di famiglia, costituisce un semplice ampliamento dei poteri istruttori del giudice della cognizione già previsti dal codice di procedura civile ai sensi dell’art. 210 cod. proc. civ., ma non rappresenta un’esclusione dal diritto d’accesso dei documenti contenuti nell’Archivio dei rapporti finanziari.
In sostanza, le citate norme non hanno comportato alcuna ipotesi derogatoria alla disciplina in materia di accesso alla documentazione contenuta nelle banche dati della pubblica amministrazione, avendo invece il legislatore voluto ampliare con l’art. 155 sexies c.p.c. i poteri istruttori del giudice ordinario nell’ambito dei procedimenti in materia di famiglia.
Le due discipline pertanto sono complementari poiché il giudice che tratta la vicenda matrimoniale può utilizzare i poteri di accesso ai dati della P.A. genericamente previsti dall’art. 210 c.p.c. come ampliati dalle nuove norme inserite nel 2014, ma questa rimane una facoltà non un obbligo del giudice.
Deve pertanto conservarsi la possibilità per il privato di ricorrere agli ordinari strumenti offerti dalla l. 241/1990 per ottenere gli stessi dati che il giudice potrebbe intimare all’Amministrazione di consegnare.
Parimenti non appare del tutto persuasiva la posizione assunta dal Consiglio di Stato nella richiamata sentenza (che non ha riguardato l’ostensione della dichiarazione dei redditi bensì solo dei dati presenti nell’Archivio dei rapporti finanziari) nella parte in cui statuisce che l’esigenza conoscitiva può essere assicurata e soddisfatta solo all’interno del processo instaurato “ciò perché l’acquisizione di prove documentali non può che avvenire se non nella sede tipica processuale e nel rispetto del principio del contraddittorio; ed inoltre perché il giudice “deve cercare di conciliare nel miglior modo possibile l’interesse della giustizia col riguardo dovuto ai diritti del terzo”, se del caso ordinandone la citazione in giudizio (art. 211 cpc)”.
In questo modo si afferma il principio che il diritto di accesso laddove si scontra con il diritto alla riservatezza di un terzo può trovare componimento solo all’interno di un processo e sotto il controllo di un giudice, l’unico ritenuto idoneo a valutare e a ponderare gli interessi in gioco, con la conseguenza che “la possibilità di acquisire extra iudicium i documenti amministrativi dei quali una delle parti intende avvalersi in giudizio si traduce in una forma di singolare “aggiramento” delle norme che governano l’acquisizione delle prove e costituisce un vulnus per il diritto di difesa dell’altra parte, la quale, lungi dal potersi difendere nella sede tipica prevista dall’ordinamento processuale, si troverebbe a dover esporre le proprie ragioni non già dinanzi ad un giudice, bensì innanzi alla pubblica amministrazione, in qualità di controinteressato” (sempre C.d.S. n. 3461/2017 cit.).
In conclusione deve essere affermato il diritto del ricorrente ad ottenere l’accesso ai documenti in questione relativi al coniuge detenuti dall’Agenzia delle entrate e ricavabili dall’Archivio dei rapporti finanziari; l’Agenzia delle entrate avrà poi cura di oscurare i dati personali di altri soggetti (diversi dalla moglie) che dovessero comparire nella documentazione richiesta (a titolo semplificativo i nominativi dei soggetti con i quali sono stati stipulati gli eventuali contratti di locazione; il ricorrente ha, infatti, perimetrato il proprio interesse in relazione all’esigenza di conoscere la situazione reddituale e patrimoniale della moglie e non di avere informazioni di altro genere).
In considerazione di ciò il Collegio, che conferma l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato di parte ricorrente, ritiene di liquidare al difensore a titolo di onorari e spese la somma complessiva di euro 746,35, di cui 97,35 per spese generali, sulla base dei parametri previsti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55 per le cause di valore fino a euro 1.100; benché infatti, la controversia sia di valore indeterminabile e benché l’articolo 5, comma 6, del citato decreto disponga che le cause di valore indeterminabile siano considerate di valore compreso tra euro 26.000 e euro 260.000, tale norma dispone che questa previsione si applichi “di regola” e può quindi essere derogata nel senso sopra indicato essendo ciò giustificato dalla particolare semplicità del giudizio in materia di accesso; di conseguenza si autorizza sin d’ora la liquidazione, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 83, comma 3-bis del D.P.R. n. 115, dell’importo sopraindicato al difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio.
a) lo accoglie in parte, nei sensi di cui in motivazione, e, per l’effetto, dichiara l’obbligo dell’Agenzia delle entrate di consentire alla parte ricorrente di prendere visione ed estrarre copia, ove possibile con modalità telematiche, previo rimborso del costo di riproduzione e dei diritti di ricerca e visura, della documentazione richiesta con l’istanza di accesso di cui trattasi oscurando tutti i dati personali afferenti altri soggetti come indicato in parte motiva, nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione o, se a questa anteriore, dalla notificazione della presente decisione;
Francesco Gargiulo2018-12-21T17:52:18+02:00