Source: http://www.ilcaso.it/procedura-civile/indice-proc-tutto.php?id_cont=nov-proc-soc-merito
Timestamp: 2020-01-21 14:45:06+00:00
Document Index: 90023852

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 2190', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 2190', 'art. 118', 'art. 2401', 'art. 2385', 'art. 2190', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 163', 'art. 183', 'art. 4', 'art. 164']

Processo civile: Articoli recenti - Merito - Legittimit�
Processo societario: Merito - Legittimit�
Tutte le decisioni di Merito
Tutte le decisioni di Legittimit�
Processo societario - Merito, le ultime 10 novit�
Arbitrato societario per le società di persone e rapporto dell’arbitrato di diritto comune con quello di cui al d.lgs. 5/2003
Arbitrato - Arbitrato societario - Clausola compromissoria statutaria - Società di persone - Obbligo di adeguamento all'art. 34 del d.lgs. n. 5 del 2003 - Esclusione.
Arbitrato - Arbitrato di diritto comune - Clausola compromissoria statutaria - Società in genere - Ammissibilità.
Le disposizioni di cui agli artt. 223 bis e 223 duodecies disp. att. c.c. prevedono l'obbligo di adeguamento unicamente per le società di capitali, conseguentemente non può neppure essere messa in discussione la validità delle clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone redatti prima dell'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
L'arbitrato societario di cui al d. lgs. n. 5 del 2003 è da considerarsi alternativo rispetto all'arbitrato di diritto comune, sia rituale sia irrituale, cosicché è rimessa alla discrezione delle parti la scelta di utilizzare l'arbitrato di diritto comune in materia societaria anche dopo l'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena 07 ottobre 2011.
Usufrutto di quote di società di persone, poteri del nudo proprietario, giusta causa di revoca dell'amministratore e convocazione dell'assemblea
Società di persone - Quote sociali - Usufrutto - Riconoscimento della qualità di socio al nudo proprietario.
Società di persone - Revoca dell'amministratore - Giusta causa - Divieto di voto in conflitto di interessi - Consenso dell'amministratore revocando alla convocazione dell'assemblea - Irrilevanza.
Società di persone - Revoca dell'amministratore - Giusta causa - Comportamenti rilevanti - Fattispecie - Omesso deposito del bilancio annuale.
Nelle società di persone, alle quali non è in via analogica applicabile l'articolo 2352 c.c., la qualità di socio deve essere riconosciuta al nudo proprietario della quota e non all'usufruttuario, posto che quest'ultimo non solo non è voluto come socio dagli altri soci ma soprattutto non dispone del potere di partecipare alle modificazioni del contratto sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Poiché la deliberazione di revoca dell'amministratore prescinde dal consenso del soggetto revocando in virtù del principio, avente portata generale, del divieto di voto in conflitto di interessi con la società (articoli 2373 e 2287 c.c.), allo stesso modo il consenso di tale soggetto non può in alcun modo vincolare la convocazione dell'assemblea che deve deliberare sulla questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La revoca per giusta causa dell'amministratore di una società di persone ai sensi dell'articolo 2259 c.c. deve ricondursi anche a quei comportamenti che vanno comunque ad intaccare per la loro significatività e gravità il rapporto fiduciario facendo venir meno l'affidamento inizialmente riposto sull'idoneità dell'organo di gestione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 marzo 2011.
Fallimento dichiarato prima del 16 luglio 2006 e cancellazione dal Registro imprese
Fallimento - Chiusura della procedura - Fallimento dichiarato prima del 16 luglio 2006 e chiuso successivamente - Cancellazione dal registro delle imprese.
Fallimento - Chiusura della procedura - Omissione della richiesta del curatore di cancellazione dal registro delle imprese - Procedimento di cui all'art. 2190 c.c. - Necessità.
Fallimento - Chiusura della procedura - Fallimento dichiarato prima del 16 luglio 2006 - Cancellazione della società - Onere del conservatore del registro imprese - Sussistenza.
Si applica anche alle società dichiarate fallite prima del 16 luglio 2006 e nei cui confronti la procedura concorsuale si è chiusa successivamente al 16 luglio 2006 la previsione dell'art. 118, comma 2, legge fall., per cui nei casi di chiusura della procedura per i motivi di cui all’art. 118 n. 3 e n. 4, legge fall., va disposta la cancellazione della società fallita dal registro delle imprese. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
In caso di omissione da parte del curatore della richiesta di cancellazione della società fallita dal registro imprese ai sensi dell'art. 118, comma 2, legge fall., per i fallimenti aperti dopo il 16 luglio 2006, deve attivarsi la procedura di cui all'art. 2190 c.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Il conservatore del registro imprese deve provvedere direttamente alla cancellazione delle società dichiarate fallite prima del 16 luglio 2006 e nei cui confronti la procedura concorsuale si è chiusa successivamente al 16 luglio 2006, nei casi di chiusura della procedura per i motivi di cui all’art. 118 n. 3 e n. 4, legge fall., per soddisfare un interesse pubblico costituito dall’esigenza di garantire un funzionamento più efficace ed efficiente del sistema pubblicitario delle imprese, per evitare che vengano falsati dati e statistiche, che vengano alterate le informazioni rilevanti per il mercato sulle realtà economiche effettivamente operanti sul territorio nazionale e che vengano sostenuti inutili ed onerosi costi burocratici. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi 18 dicembre 2009.
Rinuncia del sindaco, prorogatio e iscrizione d’ufficio nel Reg. Imprese
Collegio sindacale – Rinuncia all’incarico – Prorogatio – Esclusione – Effetto immediato della pronuncia – Sussistenza.
Collegio sindacale – Rinuncia all’incarico – Prorogatio – Esclusione – Mancata integrazione del collegio sindacale – Scioglimento della società.
Collegio sindacale – Cessazione per rinuncia del sindaco – Iscrizione d’ufficio nel Registro Imprese – Necessità.
Ai sensi dell’art. 2401 c.c. la rinunzia di un membro del collegio sindacale ha effetto immediato, indipendentemente dalla sua accettazione da parte dell’assemblea, non solo quando sia possibile l’automatica sostituzione del dimissionario con un sindaco supplente ma anche laddove tale sostituzione non sia possibile per la mancanza di sindaci supplenti, senza che trovi applicazione l’istituto della prorogatio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
In caso di rinuncia di un membro del collegio sindacale non trova applicazione il disposto dell’art. 2385 c.c. che prevede la prorogatio degli amministratori cessati, sia perché le esigenze di continuità dei due organi sono differenti, sia perché in caso di inerzia nell’integrazione del collegio sindacale si verrebbe a verificare un’ipotesi di scioglimento della società, scongiurandosi così la sopravvivenza di una società priva di (alcuni o di tutti) i membri dell’organo di controllo obbligatorio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Deve essere disposta l’iscrizione d’ufficio da parte del giudice del registro delle imprese ai sensi dell’art. 2190 c.c. della cessazione per rinuncia di un membro del collegio sindacale, non essendo giustificata l’assenza di richiesta di iscrizione da parte del presidente del consiglio di amministrazione sull’erronea supposizione che sia operante la prorogatio della carica. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 02 agosto 2010.
Poteri di controllo del socio accomandante di sas
Società in accomandita semplice – Socio accomandante – Poteri di controllo sull’operato degli amministratori – Ampiezza – Oggetto.
I soci accomandanti di società in accomandita semplice, in quanto privi di un potere di ingerenza nell’amministrazione della società, devono essere muniti di idonei strumenti che consentano loro di verificare la regolarità dell’attività di amministrazione. Il loro potere di controllo non è quindi limitato ai soli libri sociali, ma investe ogni documento relativo alla amministrazione della società, così che essi possono, anche a mezzo di professionisti di fiducia, prendere visione ed estrarre copia di tutta la documentazione utile al fine di controllare la gestione sociale e valutare le scelte degli amministratori, senza che la società possa opporre generiche esigenze di riservatezza e di segretezza. I soci accomandanti possono pertanto consultare tutti i libri contabili relativi all’amministrazione e ogni altra scrittura ausiliaria, obbligatoria o facoltativa quali fatture, estratti conto, contratti, corrispondenza, verbali di accertamento, nonché atti giudiziari ed amministrativi. Stante la ratio che in questo ambito ispira il legislatore, si deve poi ritenere che il diritto di controllo possa estendersi anche ai beni aziendali, fino a compiere atti di ispezione nei locali aziendali, purché ciò non sia di intralcio all’operato degli amministratori e sia effettuato nel rispetto della buona fede. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 18 settembre 2009.
Successiva istanza fissazione dell’udienza e nomina del relatore
Rito societario – Inefficacia dell’istanza di fissazione dell’udienza – Inerzia colpevole della parte – Causa di estinzione.
L’onere di notificare, a pena di estinzione del processo, una successiva istanza di fissazione dell’udienza o, comunque, uno scritto difensivo, entro i termini di cui all’art. 8, comma 1, del rito societario, qualora l’istanza precedente abbia perso efficacia, sussiste anche se nel frattempo sia avvenuta la nomina del giudice relatore e successivamente emesso il decreto di fissazione dell’udienza. (db) Tribunale Roma 04 ottobre 2007.
Inefficacia dell’istanza di fissazione dell’udienza ed estinzione del giudizio
Rito societario – Istanza di fissazione dell’udienza – Scambio di memorie – Inefficacia dell’istanza.
Rito societario – notifica dell’istanza – parti destinatarie – effetti dell’omessa notifica da parte del convenuto.
Se nel processo pluriparti l’istanza di fissazione dell’udienza proposta da una parte diviene inefficace, poiché un’altra parte ha tempestivamente notificato una memoria o uno scritto difensivo, il relativo provvedimento può essere adottato anche dal collegio, con conseguente cancellazione della causa dal ruolo. Anche laddove la perdita di efficacia si verifichi prima della nomina del giudice relatore, dal momento in cui tale designazione è avvenuta nessun atto può essere validamente effettuato e, conseguentemente, nessuna successiva inerzia delle parti può determinare l’estinzione del processo. (db)
In caso di litisconsorzio facoltativo, la mancata notifica dell’istanza di fissazione al convenuto contumace da parte di un altro convenuto non determina automaticamente l’estinzione del giudizio nei confronti del primo. (db) Tribunale Roma 28 febbraio 2007.
Revocatoria ordinaria di quote sociali e rito applicabile
Processo societario – Revocatoria ordinaria di atti di donazione di quote sociali – Applicazione del rito ordinario – Esclusione.
Deve essere trattata con il rito societario la domanda di revocatoria ordinaria concernente donazioni ed atti di costituzione di pegno di quote societarie. La previsione dell’art. 1 del d.lgs. n. 5/2003 in ordine al “trasferimento delle partecipazioni sociali, nonché di ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti” deve, infatti, essere letta unitamente alla previsione contenuta nell’art. 12, comma 1, lett. a) della legge delega, la quale si riferisce a tutte le controversie “relative al trasferimento della partecipazione sociale”, così che vanno trattate con il rito societario tutte le cause che, in ragione del petitum di domanda incidano direttamente sulla sorte del rapporto societario, ovvero indirettamente incidano sull’organizzazione della società. (fb) Tribunale Salerno 11 novembre 2008.
Mutamento del rito e questioni di incostituzionalità
Processo societario – Mutamento del rito da speciale a ordinario – Minor termine a comparire – Decadenze – Questione di incostituzionalità – Manifesta infondatezza.
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale - per contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Costituzione - dell’art. 6, comma 6, D.Lgs. n. 5/2003 nella parte in cui, prevedendo il mutamento dal rito speciale al rito ordinario, non consente il recupero del termine a comparire di 90 giorni liberi ex art. 163 bis, comma 1, cod. proc. civ. e nella parte in cui prevede che restino ferme le decadenze maturate. Il minor termine di sessanta giorni rispetto a quello ordinario di novanta, appartiene, infatti, al sistema e si pone come consapevole scelta del legislatore, idonea a consentire un utile esercizio del diritto di difesa. Quanto alle “decadenze maturate”, va detto che in una lettura costituzionalmente orientata della norma per tali devono intendersi non già quelle maturate nel rito societario a seguito dell’istanza di fissazione d’udienza, bensì quelle che sarebbero maturate in occasione dell’udienza di trattazione ex art. 183 cod. proc. civ. nel caso in cui fosse stato adottato ab origine il rito corretto e quindi, segnatamente, la proposizione delle eventuali domande riconvenzionali, la eventuale chiamata di terzo e le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, eccezioni che il convenuto aveva comunque l’onere di proporre, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta ex art. 4 D.Lgs. n. 5/2003 e che, anche in sede di rito ordinario, avrebbe dovuto comunque proporre, sempre a pena di decadenza, costituendosi almeno venti giorni prima dell’udienza di prima comparizione, ai sensi dell’art. 164, comma 2, cod. proc. civ. (fb) Tribunale Milano 10 novembre 2008.
Ricorso cautelare in corso di causa e competenza del collegio
Processo societario – Ricorso cautelare in corso di causa – Competenza del giudice relatore e del collegio – Distinzione.
Nell’ambito del processo societario, al fine di individuare la competenza ad emettere provvedimenti cautelari in corso di causa, occorre distinguere l’ipotesi in cui l’istanza cautelare sia proposta prima dell’udienza di discussione ovvero successivamente. Nel primo caso la competenza spetterà al giudice relatore, nel secondo al collegio. (fb) Tribunale Sassari 12 settembre 2006.