Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1683-codice-civile-indicazioni-e-documenti-che-devono-essere-forniti-al-vettore
Timestamp: 2018-10-15 18:20:48+00:00
Document Index: 135714400

Matched Legal Cases: ['art. 1685', 'art. 1689', 'art. 1689', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1510', 'art. 1683', 'art. 1689', 'art. 1683', 'art. 20']

Art. 1683 codice civile: Indicazioni e documenti che devono essere forniti al vettore
Mittente: parte che, nel trasporto di cose, ha interesse a che la merce giunga in un determinato luogo.
Destinatario: persona cui il mittente invia la merce oggetto del contratto di trasporto; può essere persona estranea al contratto o coincidere con il mittente.
L’obbligo di fornire le indicazioni e di consegnare i documenti è posto a carico del mittente, quale miglior conoscitore delle caratteristiche della merce. Si tratta di un obbligo di collaborazione necessaria.
La disciplina prevista dagli artt. 1683 e ss. c.c., in tema di trasporto di cose, si caratterizza per l'attribuzione al mittente, durante l'esecuzione del contratto di trasporto, del diritto di disporre di esso, mediante l'esercizio del cosiddetto diritto di contrordine, e delle cose trasportate (art. 1685 c.c.), e per il riconoscimento al destinatario della facoltà di esercitare i diritti nascenti dal contratto di trasporto (tra i quali deve ritenersi compreso il diritto al risarcimento per la perdita o l'avaria delle cose trasportate) solo dal momento in cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine entro cui sarebbero dovute arrivare, il destinatario ne richiede la riconsegna al vettore. Pertanto, il venditore - mittente, anche dopo la rimessione delle cose al vettore, conserva la titolarità dei diritti nascenti dal contratto di trasporto - ivi compreso quello al risarcimento della danno da inadempimento - fino al momento in cui, arrivate le merci a destinazione (o scaduto il termine entro il quel esse sarebbero dovute arrivare), il destinatario non ne richieda la riconsegna al vettore, ex art. 1689, comma primo c.c. Tuttavia, la legittimazione del destinatario non è esclusiva, ma alternativa, rispetto a quella del mittente (o submittente) e il criterio discretivo deve essere individuato nella sfera patrimoniale in cui i danni esplicano il loro effetto. In particolare, la giurisprudenza ha sottolineato che in tema di contratto di trasporto, la richiesta, rivolta al vettore, da parte del mittente (anzichè del destinatario), di risarcimento dei danni per inesatto adempimento legittima il vettore stesso nei confronti dell'istante a condizione che questi dimostri di aver subito, lui personalmente (e non il destinatario), l'incidenza negativa dell'inadempimento. Ovviamente deve essere salvaguardato il diritto del vettore a non vedersi chiesto il risarcimento del danno conseguente al proprio inadempimento sia dal vettore sia dal destinatario. Ma la salvaguardia di questo diritto è agevole ad ottenersi. Invero, nel caso in cui sia richiesto al vettore il risarcimento del danno conseguente al proprio inesatto adempimento, anziché dal destinatario, dal mittente, in primo luogo potrà considerare d'esservi tenuto solo se gli sia rappresentata dal mittente una situazione che dimostri essere stato lui e non il destinatario ad avere subito l'incidenza negativa dell'inadempimento, in secondo luogo potrà rappresentare al destinatario d'essere stato richiesto del risarcimento dal mittente, infine potrà liberarsi da tale obbligazione offrendone l'adempimento a chi vi abbia diritto, se il destinatario protesti d'esserne lui il titolare. Quindi non può essere condivisa un'interpretazione dell'art. 1689 c.c., che trasformi l'esigenza del vettore di non essere richiesto del risarcimento sia dal destinatario sia dal mittente in un esonero dalla propria responsabilità tutte le volte che il destinatario non agisca in suo confronto, perché non aveva un interesse proprio all'adempimento o perché, data la regolamentazione del rapporto intercorsa con il mittente, non ha risentito alcun danno per effetto dell'inesatto adempimento della prestazione promessa dal vettore.
Tribunale Torre Annunziata sez. I 13 gennaio 2014 n. 227
In materia di contratto di trasporto di cose per conto terzi, l'art. 3, comma 1, l. 1º marzo 2005 n. 32, dopo aver abrogato la norma interpretativa contenuta nell'art. 3 d.l. 3 luglio 2001 n. 256 (convertito in l. 20 agosto 2001 n. 334), ha altresì previsto la decadenza, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge, dalle azioni da esercitare, decadenza da riferire alle eventuali azioni di nullità del contratto di trasporto, e non invece alle azioni promosse dagli autotrasportatori per ottenere il pagamento di somme a titolo di differenze tariffarie ai sensi della l. 6 giugno 1974 n. 298, essendo illogico ritenere che sia stata introdotta una decadenza da tali ultime azioni prima ancora dell'abrogazione della disciplina delle cosiddette tariffe «¿a forcella¿», e come dimostra, del resto, la stessa collocazione di detta decadenza nel medesimo comma abrogativo dell'art. 3 del d.l. n. 256 del 2001
Cassazione civile sez. III 16 marzo 2012 n. 4247
Nella vendita con spedizione disciplinata dall'art. 1510, comma 2, c.c., il contratto di trasporto concluso tra venditore-mittente e vettore, pur essendo collegato da un nesso di strumentalità con il contratto di compravendita concluso tra venditore-mittente ed acquirente-destinatario, conserva la sua autonomia ed è, pertanto, soggetto alla disciplina dettata dagli art. 1683 ss. c.c., con la conseguenza che il venditore-mittente, anche dopo la rimessione delle cose al vettore, conserva la titolarità dei diritti nascenti dal contratto di trasporto — ivi compreso quello al risarcimento del danno da inadempimento — fino al momento in cui, arrivate le merci a destinazione (o scaduto il termine entro il quel esse sarebbero dovute arrivare), il destinatario non ne richieda la riconsegna al vettore, ex art. 1689, comma 1 c.c..
Cassazione civile sez. III 17 gennaio 2012 n. 553
In tema di trasporto di cose, elemento caratteristico ed esclusivo della disciplina della conclusione del contratto è la lettera di vettura, cioè il documento che, ai sensi degli art. 1683 e 1684 c.c., il mittente deve rilasciare e sottoscrivere su richiesta del vettore, il quale, a sua volta, deve rilasciare e sottoscrivere al mittente un duplicato, contenente l'indicazione "del destinatario e del luogo di destinazione, la natura, il peso, la quantità ed il numero delle cose da trasportare e gli altri estremi necessari per eseguire il trasporto". Pertanto, pur trattandosi di un contratto a forma libera, la cui prova può essere fornita con ogni mezzo, una volta emessa la lettera di vettura, essa documenta l'esistenza ed il contenuto del contratto ed individua il mittente ed il vettore.
Cassazione civile sez. III 22 dicembre 2011 n. 28282
Cassazione civile sez. III 07 ottobre 2010 n. 20808
Il danno patrimoniale da perdita di chance è un danno futuro, consistente non nella perdita di un vantaggio economico, ma nella perdita della mera possibilità di conseguirlo, secondo una valutazione "ex ante" da ricondursi al momento in cui il comportamento illecito ha inciso su tale possibilità in termini di conseguenza dannosa potenziale. L'accertamento e la liquidazione di tale perdita, quest'ultima necessariamente equitativa, sono devoluti al giudice di merito e sono insindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivati.
Cassazione civile sez. III 28 settembre 2009 n. 20756
In caso di azione di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, per obbligazione dedotta in giudizio, ai fini della determinazione del foro facoltativo di cui all'art. 20 c.p.c., deve intendersi quella originaria rimasta inadempiuta e non quella derivata e sostitutiva; pertanto nel contratto di trasporto - anche in relazione alla pretesa risarcitoria per il suo inadempimento (nella specie causato dalla perdita della cosa trasportata) - poiché l'obbligazione fondamentale e primaria è quella di operare il trasporto delle cose dal luogo di carico a quello di destinazione, risultando accessoria e strumentale quella di custodia, il "forum destinatae solutionis" va individuato nel luogo dove le cose devono essere trasportate, nell'interezza e nell'integrità del carico.
Cassazione civile sez. III 10 gennaio 2008 n. 245