Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-353-cod-proc-penale-acquisizione-di-plichi-o-di-corrispondenza
Timestamp: 2018-09-20 17:34:26+00:00
Document Index: 97430791

Matched Legal Cases: ['art. 254', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 254', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 103', 'art. 353', 'art. 253', 'art. 353']

Art. 353 cod. proc. penale: Acquisizione di plichi o di corrispondenza
Codice proc. penale Art. 353 cod. proc. penale: Acquisizione di plichi o di corrispondenza
1. Quando vi è necessità di acquisire plichi sigillati o altrimenti chiusi, l’ufficiale di polizia giudiziaria li trasmette intatti al pubblico ministero per l’eventuale sequestro.
2. Se ha fondato motivo di ritenere che i plichi contengano notizie utili alla ricerca e all’assicurazione di fonti di prova che potrebbero andare disperse a causa del ritardo, l’ufficiale di polizia giudiziaria informa col mezzo più rapido il pubblico ministero il quale può autorizzarne l’apertura immediata e l’accertamento del contenuto.
3. Se si tratta di lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi o altri oggetti di corrispondenza, anche se in forma elettronica o se inoltrati per via telematica, per i quali è consentito il sequestro a norma dell’articolo 254, gli ufficiali di polizia giudiziaria, in caso di urgenza, ordinano a chi è preposto al servizio postale, telegrafico, telematico o di telecomunicazione di sospendere l’inoltro. Se entro quarantotto ore dall’ordine della polizia giudiziaria il pubblico ministero non dispone il sequestro, gli oggetti di corrispondenza sono inoltrati.
Acquisizione di plichi o corrispondenza
La sottoposizione a controllo e la utilizzazione probatoria della corrispondenza epistolare non è soggetta alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, dovendosi invece seguire le forme del sequestro di corrispondenza di cui agli art. 254 e 353 c.p.p. e, nel caso di corrispondenza di detenuti, anche le particolari formalità stabilite dall'art. 18 ter ord. Penit.
Cassazione penale sez. un. 19 aprile 2012 n. 28997
La disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, di cui agli artt. 266 e seguenti c.p.p., non è applicabile alla corrispondenza, dovendosi per la sottoposizione a controllo e la utilizzazione probatoria del contenuto epistolare seguire le forme del sequestro di corrispondenza di cui agli artt. 254 e 353 c.p.p., e, trattandosi di corrispondenza di detenuti, anche le particolari formalità stabilite dall'art. 18-ter dell'Ordinamento Penitenziario
In materia di sequestro di corrispondenza, l'art. 254 c.p.p. è norma speciale rispetto alla disciplina generale dei sequestri, in quanto attinente a materia presidiata dall'art. 15 cost. e dall'art. 8 Cedu, che è applicabile al sequestro della corrispondenza "in corso di spedizione": ossia alla corrispondenza presente presso uffici postali o, anche, in luoghi accessori, quali le cassette postali, ovvero, ancora, in via di recapito tramite il portalettere. Mentre nessuna speciale ragione di tutela - salve la particolare disciplina di garanzia prevista per la corrispondenza del detenuto (art. 18 ter ord. penit.), le peculiari esigenze attinenti ai rapporti tra imputato e difensore (art. 103 c.p.p.) e le limitazioni imposte alla polizia giudiziaria nell'acquisizione di "plichi sigillati o altrimenti chiusi", distinti dalla corrrispondenza (art. 353, comma 1, c.p.p.) - interferisce con l'adozione di un provvedimento di sequestro da eseguire in qualsiasi luogo ove si trovino lettere o pieghi destinati alla corrispondenza o già recapitati al destinatario in base alla regola generale di cui all'art. 253 c.p.p.
Cassazione penale sez. VI 13 ottobre 2009 n. 47009
Il reato di turbata libertà degli incanti di cui all'art. 353 c.p., può commettersi, oltre che nei modi specificamente tipizzati in detta norma (violenza, minaccia, doni, promesse, collusioni), anche con mezzi fraudolenti diversi dalla collusione e non individuati nominativamente dal legislatore. Anche il mendacio può costituire mezzo fraudolento quando provenga dagli organi addetti ai pubblici incanti o preposti a una fase qualsiasi dell'"iter" formativo del relativo procedimento concorsuale.
Cassazione penale sez. VI 11 giugno 1993