Source: https://leggipennecalamaio.wordpress.com/2015/09/06/facebook-spiare-il-lavoratore-si-puo-cosa-dice-la-cassazione/
Timestamp: 2018-01-19 17:35:05+00:00
Document Index: 22399875

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2104', 'art. 2104', 'art. 2105', 'art. 2106', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

Facebook, spiare il lavoratore si può: cosa dice la Cassazione | "Leggi, Penne e Calamaio"
Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 3 giugno 2015
http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/06/news/facebook-spiare-il-lavoratore-si-puo-cosa-dice-la-cassazione-58779.html/
Una sentenza che fa discutere quella della Cassazione che, entro determinati limiti, ammette la legittimità del controllo tramite social network da parte del datore di lavoro. Per chiarire i vari aspetti della delicata questione, abbiamo chiesto lumi al consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.
“Il datore di lavoro ha il potere di controllare che il lavoratore, nell’esecuzione della prestazione lavorativa, usi la diligenza dovuta (art. 2104, co. 1, c.c.), osservi le disposizioni impartitegli (art. 2104, co. 2, c.c.), rispetti gli obblighi di fedeltà sullo stesso gravanti (art. 2105 c.c.), anche al fine di poter esercitare l’eventuale azione disciplinare nel caso in cui rilevi l’inosservanza di tali obblighi (art. 2106 c.c., art. 7 dello Statuto dei lavoratori).
Per quanto riguarda le modalità del controllo, l’art. 4 della Legge 300/70, vieta espressamente l’utilizzo di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa. Tale divieto trova la propria ratio nella potenzialità lesiva di tale forma di controllo della dignità e della riservatezza del lavoratore a causa della sua tendenziale continuità e pervasività.
Nel divieto è ricompresa qualsiasi forma di controllo a distanza che sottragga al lavoratore, nello svolgimento delle sue mansioni, ogni margine di spazio e di tempo nel quale egli possa essere ragionevolmente certo di non essere osservato, ascoltato o comunque “seguito” nei propri movimenti. Il co. 2 del medesimo art. 4 consente espressamente l’utilizzo di apparecchiature quando, pur comportando indirettamente un controllo sull’attività lavorativa dei dipendenti, esso sia richiesto da esigenze organizzative, produttive ovvero di sicurezza del lavoro.
Per ciò che concerne le modalità di effettuazione del controllo, una parte della giurisprudenza si è orientata nel senso di ritenere legittimo l’utilizzo, anche non autorizzato dalle rappresentanze sindacali o dalla Dtl, di impianti audiovisivi laddove vi fosse consapevolezza da parte del lavoratore in ordine al controllo medesimo (Cass., 11.6.2012, n. 22611). In particolare, è stato considerato legittimo il controllo sulla posta elettronica nei casi in cui il lavoratore fosse a conoscenza della possibilità di tale controllo, come nell’ipotesi in cui l’indirizzo fosse riferibile all’azienda, con ciò escludendone il carattere privato, oppure il lavoratore avesse comunicato al datore di lavoro la propria password di accesso alla casella di posta; altresì, è stato considerato inapplicabile il divieto posto dall’art. 4 st. lav. ai casi di controllo a scopo difensivo, quei tipi di controllo volti, cioè, a rilevare qualsiasi condotta illecita dei lavoratori diretta a ledere il patrimonio aziendale a condizione che le stesse condotte illecite non riguardino, né direttamente né indirettamente, l’attività lavorativa (Cass., 3.4.2002 n. 4746; Cass., 17.7.2007, n. 15892; Cass., 23.2.2010, n. 4375; Cass., 1.10.2012, n. 16622).
6 settembre 2015 in Diritto del Lavoro, LICENZIAMENTI. Tag:controllo del lavoratore, datore di lavoro
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