Source: https://www.accademialexiuris.it/portfolio/diligenza-nelladempimento-cass-sez-1-n-13873-2017/
Timestamp: 2020-02-25 21:12:45+00:00
Document Index: 152386335

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 11', 'art. 1176', 'art. 1176', 'art. 11', 'art. 2697', 'art. 11', 'art. 360', 'art. 11', 'art. 1176', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1176', 'sentenza ', 'art. 1176', 'art. 11', 'art. 1176', 'art. 11']

Diligenza nell’adempimento, Cass. Sez. 1, n. 13873/2017 - Accademia Lex Iuris
Diligenza nell’adempimento, Cass. Sez. 1, n. 13873/2017
In tema di diligenza nell’adempimento, Sez. 1, n. 13873/2017, ha rilevato che il pagamento da parte della banca trattaria di un assegno bancario, sottoscritto dal traente con una mera sigla (e non mediante la completa indicazione del nome e cognome, come richiesto dall’art. 11 del regio decreto del 21 dicembre 1933 n. 1736), non è conforme al canone di diligenza professionale, previsto dall’art. 1176, comma 2, c.c., e, conseguentemente, avviene a rischio della banca stessa.
Non è conforme al canone di diligenza professionale richiesto dalla norma dell’art. 1176, comma 2, c.c. il comportamento della banca che provveda a pagare degli assegni bancari su cui, in luogo della completa sottoscrizione del traente così come prescritta dalla norma dell’art. 11 legge assegni, compaia solamente una sigla.
Riformando la pronuncia assunta in data 24 aprile 2008 n. 59 dal Tribunale di Agrigento – Sezione distaccata di Canicattì, che aveva ritenuto negligente il comportamento nel concreto tenuto dalla Banca, la Corte territoriale ha invece escluso la sussistenza di una responsabilità della medesima in relazione all’avvenuto pagamento di un’articolata serie di assegni bancari, che le erano stati presentati come tratti dal legale rappresentante della Cooperativa Il Gattopardo, ma che in realtà tali non erano. La Corte, in particolare, ha stimato come la “falsità della firma apposta sugli assegni in oggetto – falsità incontroversa – non possa in alcun modo ritenersi percepibile “ictu oculi”, nè peraltro con l’uso di una diligenza più qualificata della diligenza media, venendo in rilievo non già una forma vergata per esteso, ma una mera sigla”.
Il primo motivo lamenta, in specie, “violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., in relazione all’art. 2697 cod. civ. e al R.D. n. 1736 del 1933, art. 11 ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., nn. 4 e 3″. Nel collegare la presenza sui titoli in questione della “mera sigla” riscontrata dalla Corte territoriale (in luogo della firma di traenza) alla normativa di cui all’art. 11 legge assegni, il motivo si richiama alla circostanza che l’azione esercitata nel merito dal ricorrente è stata rivolta verso l’accertamento della responsabilità della banca trattaria e non già verso un’eventuale dichiarazione di nullità degli assegni.
Il secondo motivo assume, poi, “violazione e falsa applicazione dell’art. 1176 cod. civ. in relazione all’art. 2697 cod. civ. ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 3″. Questo motivo sottolinea in via segnata come la diligenza, a cui nel sistema vigente risulta tenuta la banca trattaria, sia di livello altamente professionale e sia perciò da valutare “con particolare rigore”, laddove il vizio portato dagli assegni nel caso di specie fosse senz’altro evidente, come rilevabile addirittura a colpo d’occhio.
Il terzo motivo denuncia, a sua volta, “violazione dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 5″, per non avere la Corte territoriale tenuto conto delle indicazioni di “allerta”, che tempestivamente erano state trasmesse dalla Cooperativa Il Gattopardo alla Banca.
Difatti, il giudizio della Corte viene in modo espresso, dichiarato, a concentrarsi su un confronto composto dai seguenti termini: da un lato, la circostanza che, nella specie, venga “in rilievo non già una firma vergata per esteso, ma una mera sigla”; dall’altro, l'”uso dell’ordinaria diligenza richiesta ad una banca” in ordine al riscontro dell’effettiva sussistenza della relativa dichiarazione cartolare (nella specie, di traenza).
Ora, da questa impostazione – che si manifesta in sè corretta e puntuale – tra le altre in via diretta discendono, per quanto viene qui a rilevare, due conseguenze distinte.
4.- E’ principio acquisito della giurisprudenza di questa Corte che, nel riscontro delle sottoscrizioni cartolari che vengono presentate loro, le banche siano soggette alla diligenza qualificata dell’accorto banchiere – in ragione dell’attività propriamente bancaria in cui consiste la prestazione dei servizi di pagamento -, secondo i canoni della diligenza professionale di cui all’art. 1176 cod. civ., comma 2, Cfr., tra le più recenti, la sentenza di Cass., 20 marzo 2014, n. 6513, ove pure ampi riferimenti ulteriori.
In effetti, assunto a necessario parametro di riferimento il canone della diligenza professionale di cui all’art. 1176 cod. civ., comma 2, non può ritenersi rispondente a diligenza il comportamento della banca che trascuri di considerare – ovvero ignori – la regolamentazione dettata dalla disposizione dell’art. 11 legge assegni. Tanto più che trattasi di una delle norme “primarie” espresse da tale legge, di base della stessa; e pure di comprensione facile e immediata.
Nel decidere la controversia la Corte di Appello, così investita, si atterrà ai principi e indicazioni di cui in motivazione e, in particolare, al principio di diritto per cui “non è conforme al canone di diligenza professionale richiesto dalla norma dell’art. 1176 cod. civ., comma 2, il comportamento della banca che provveda a pagare degli assegni bancari su cui, in luogo della completa sottoscrizione del traente così come prescritta dalla norma dell’art. 11 legge assegni, compaia solamente una sigla”.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della prima sezione civile, il 16 marzo 2017.