Source: https://www.edscuola.eu/wordpress/?m=201306
Timestamp: 2020-02-24 12:03:33+00:00
Document Index: 62101229

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art.1', 'art. 11', 'art.15', 'art. 1', 'art.4', 'art.5', 'art. 6', 'art.7', 'art. 8', 'art.9', 'art. 14', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 5']

Giugno | 2013 | Edscuola
Tribunale di Palermo: sette nuove vittorie nel contenzioso pettine
L’ANIEF vince ancora in tribunale e ottiene dal Giudice del Lavoro di Palermo sette nuove sentenze che riconoscono ai nostri iscritti il diritto all’immissione in ruolo in base al loro corretto inserimento “a pettine” nelle graduatorie 2009/2011. Gli avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, che con determinazione, professionalità e passione si impegnano quotidianamente nella tutela dei nostri iscritti, ottengono piena ragione sul MIUR e su quanti avevano “dimenticato” che la libera circolazione dei lavoratori sul territorio nazionale e l’assunzione per merito nella pubblica amministrazione sono precetti garantiti dalla nostra Costituzione.
Le sentenze ottenute dai legali nazionali dell’ANIEF riportano esplicitamente, infatti, che “alla luce del diritto costituzionalmente garantito alla mobilità del personale docente della scuola e all’assunzione per merito nella pubblica amministrazione – sanciti dalla citata sentenza della Consulta n. 41 del 2011 e ribaditi dalla successiva sentenza n. 242 del 2011 – deve ritenersi sussistente il diritto della parte ricorrente ad essere inserita a pettine nelle graduatorie del biennio 2009/2011” ricordando che si tratta “di un diritto soggettivo pieno e perfetto che va necessariamente valutato in relazione al momento in cui parte ricorrente aveva diritto all’inserimento nella graduatoria” e ribadendo che necessita far “specifico riferimento a quella graduatoria così com’è stata redatta dal MIUR in quanto atto lesivo del suo diritto, senza che possa assumere alcun rilievo sulla singola posizione soggettiva l’eventuale inserimento in graduatoria di tutti gli altri docenti inseriti in coda”.
Alle solite, quanto vane, argomentazioni difensive articolate dal MIUR e da una controinteressata intervenuta in uno dei giudizi, quindi, il Giudice chiarisce, citando una delle tante sentenze favorevoli già ottenute dai legali ANIEF, che “la circostanza cui allude parte convenuta, infatti, risulta del tutto ipotetica ed eventuale e, soprattutto, non può da sola interdire – rimettendolo e condizionandolo al possibile e non attuale contegno di altri soggetti – l’esercizio di un diritto soggettivo pieno, posto altresì che (assai significativamente) non risulta affatto provato che tutti coloro che il MIUR pretenderebbe di inserire “a pettine” abbiano proposto ricorso al TAR e abbiano chiesto di essere così inseriti nella graduatoria a esaurimento”. Le sette sentenze accertano e dichiarano finalmente, e nel pieno rispetto della Costituzione, il diritto dei nostri iscritti ad essere assunti alle dipendenze del MIUR in virtù del loro corretto inserimento “a pettine” nelle graduatorie 2009/2011, condannando anche il Ministero dell’Istruzione al pagamento di un totale di 10.500 Euro di spese di lite.
L’ANIEF preferisce sempre dimostrare con i fatti di avere piena ragione e l’ha avuta, ancora una volta, non solo nei confronti del MIUR, ma anche di quei sedicenti legali “esperti in diritto scolastico” o sindacalisti “navigati” che avevano ritenuto opportuno assurgersi a difensori dei “legittimi destinatari delle immissioni in ruolo” volendo ignorare che sull’argomento si era già espresso, e per ben due volte, il Giudice delle Leggi. Le critiche mosse al nostro sindacato sono state rispedite, dunque, direttamente al mittente. L’unico consiglio a quanti – con tracotanza – avevano ritenuto opportuno far simili “proclami” dichiarando di voler difendere le immissioni in ruolo nella propria provincia dal diritto di chi, a loro detta, pretendeva “ingiustificatamente un ruolo” pur se dotato di maggior punteggio, appare quello di evitare di impegnarsi in modo così avventato a “badare al proprio orticello” e di dedicarsi ad attività più edificanti come quella, a mero titolo esemplificativo, di dare una doverosa quanto illuminante lettura a quei precetti che l’ANIEF ha sempre voluto tutelare e che sono riportati a chiare lettere nella nostra Costituzione.
Quando la giustizia diventa assurda
Nicola Gardini ha quarantasette anni: è nato a Petacciato, Molise, nel 1965, da bambino si è trasferito, con i genitori, a Milano, qui ha studiato e si è laureato in Lettere Classiche, nel 1990 a New York ha ripreso gli studi che si sono conclusi con un dottorato in Letteratura Comparata. Tornato in Italia ha insegnato nei licei e poi all’Università, dal 2007 risiede in Inghilterra e insegna Letteratura Italiana presso l’Università di Oxford.
E’ autore di poesie, racconti, romanzi, saggi, traduzioni di autori italiani e stranieri, antichi e moderni. Si dedica anche alla pittura. Mediante traduzioni così varie intende scoprire rapporti tra culture di tempi diversi, collegamenti tra civiltà lontane, vuole mostrare la vita che sta oltre la produzione letteraria, artistica, notare come il fenomeno si ripeta pur a distanza di secoli. Per Gardini nell’opera non si deve distinguere tra l’invenzione dell’autore e la realtà che egli vive. Ad una combinazione di tali due elementi si deve pervenire perché la si possa dire riuscita. Così egli si muove nella sua produzione poetica e narrativa. Della vita dice e la innalza a valori, significati più alti di quelli quotidiani. Attraverso la vita che scorre il Gardini poeta e scrittore cerca quel che di essa rimane per sempre. Reale e ideale, immanente e trascendente deve essere l’opera letteraria per questo autore che in tal modo riprende quella che è stata la maniera tradizionale d’intendere il prodotto artistico.
Dalla prima raccolta di poesie Primavera, del 1995, dal primo romanzo Così ti ricordi di me, dello stesso periodo, ad altre poesie venute dopo e scritte in italiano, dialetto o lingue classiche, al romanzo più recente Le parole perdute di Amelia Lynd, vincitore del Premio di narrativa Viareggio-Repaci del 2012, Gardini si è mostrato impegnato a rappresentare situazioni, vicende reali, contingenti, a farne i simboli di verità più estese. Molto autobiografismo si è pure notato nella sua attività di poeta e narratore e autobiografico è il romanzo Lo sconosciuto, che adesso è stato ristampato dalla casa editrice BEAT di Milano nella Serie Tascabili (pp. 164, € 9,00).
Nell’opera l’autore, in una lingua che rimane sempre chiara, semplice, dice della vita della sua famiglia, di quella dei genitori, risale ai tempi della loro prima conoscenza avvenuta quando entrambi erano emigranti in Germania, si sofferma sul difficile rapporto con il padre, Bruno, durato fino alla maturità di Nicola, agli anni dei suoi studi e del suo primo lavoro, evidenzia la figura della madre, Maria, le sue qualità di donna buona, giusta, comprensiva, l’importanza che aveva avuto per lui dal momento che scontroso, collerico, imprevedibile era sempre stato il padre.
Nonostante tutto Maria rimane vicina a Bruno mentre il figlio penserà più volte di liberarsi. Quando, però, lo vedranno gradualmente assalito dall’Alzheimer s’impegneranno, entrambi, ad assisterlo, curarlo. Sempre più grave diventerà il suo stato, sempre più la sua mente perderà i ricordi di quanto vissuto.
Dalla Germania verrà a trovarli Jonas, il figlio che Bruno aveva avuto, negli anni Sessanta, dalla bella e giovanissima tedesca Else lasciata poi sola col bambino. Allora si scoprirà quanto era rimasto nascosto della vita di Bruno, si saprà che per sfuggire alla grave situazione con Else si era legato a Maria, l’aveva messa incinta e insieme erano fuggiti dalla Germania. Si sarebbero sposati, il primo figlio sarebbe nato morto e il secondo sarebbe stato Nicola. Intanto in Germania Else moriva e Jonas avrebbe avuto gravi difficoltà a vivere se non fosse stato aiutato dagli zii. Ora veniva a Milano solo per conoscere suo padre e sapere con precisione quel che allora era successo. Date le condizioni Bruno non potrà aiutarlo a ricostruire quel passato e saranno Maria e Nicola a farlo, saranno loro a dedurre quanto di malvagio era stato commesso da Bruno. Molto probabilmente una reazione a tutto questo era da considerare il suo comportamento sempre ostile verso di loro. Nessuna importanza avevano avuto per lui. E ad entrambi, madre e figlio, l’Alzheimer sembrerà avere una giustificazione, sembrerà rispondere al bisogno che una mente può provare di liberarsi di ricordi tanto tristi pur a costo di una malattia così grave. Era come una forma di giustizia che a quella mente era stata concessa e che per quanto assurda potesse sembrare era stata da essa accettata. Era quella la verità superiore che emergeva da circostanze contingenti e che l’autore aveva cercato.
Venti di bufera percuotono l’USR Calabria
Dopo la notizia che ha visto interrompere bruscamente le relazioni sindacali tra le segreterie regionali Calabresi di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal, ANP e GILDA Unams e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria guidato dal Dott. Francesco Mercurio, arriva puntuale l’intervento fermo e deciso di due esponenti del partito democratico calabrese a sostegno dei sindacati.
Si tratta degli onorevoli Nino De Gaetano e Carlo Guccione, quest’ultimo vice presidente della commissione speciale di vigilanza del Consiglio Regionale della Calabria , che si sono detti molto preoccupati per l’ atteggiamento irresponsabile, volto a non garantire i cogenti criteri di trasparenza nelle scelte operative del direttore generale dell’USR Calabria. Nello specifico, i due politici calabresi, puntano la loro attenzione sulla vicenda poco limpida, nella forma e nel contenuto, riguardante l’istituzione di un “Comitato regionale per il Coordinamento funzionale del Sistema Nazionale di Valutazione” che, giustamente e con senso di responsabilità istituzionale, le sigle sindacali contestano nel metodo e nel merito. Di fronte agli enormi problemi della Scuola calabrese di ogni ordine e grado, occorrerebbe maggiore attenzione alle istanze e al ruolo che le organizzazioni di categoria rivestono soprattutto in un momento delicato come questo. La situazione del mondo della scuola in Calabria, non è così rosea, da potere sopportare comportamenti, che a dire dei sindacati, hanno una vocazione autoritaria e una deriva dispotica da parte di chi, invece dovrebbe garantire, trasparenza e certezza delle norme. Se i sindacati sono giunti ad una decisione così drastica come quella di interrompere le relazioni con l’USR, ciò sta a significare che la misura è davvero colma e quindi secondo i due rappresentanti del partito democratico, è auspicabile o addirittura inevitabile che gli organismi di livello superiore intervengano su questo, come su tanti altri problemi già sollevati in precedenza fra cui, ad esempio, quello riguardante il contingente del sostegno in Calabria.
In buona sostanza sia De Gaetano che Guccione condividono e sostengono l’iniziativa delle sigle sindacali di interessare il Ministero dell’Istruzione e di porre l’attenzione sul caso Calabria presso un tavolo nazionale, interessando le segreterie nazionali di riferimento. Gli stessi esponenti del PD calabresi chiederanno immediatamente un incontro con il Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza per discutere nel merito della questione. Questa grave situazione esplosa in questi ultimi giorni, ha coinvolto anche diversi dirigenti scolastici che sono corsi in sostegno del loro direttore generale , ma invece molti altri, con spirito libero e autonomia di pensiero, hanno preferito restare fuori da queste beghe di potere. L’aria che tira sull’USR Calabria è quella di vento di bufera , ma restiamo in attesa di comprendere quale piega prenderà la vicenda e se ci sarà un intervento personale del ministro Maria Chiara Carrozza.
Carrozza: rivedere le “Linee guida per l’accoglienza degli alunni stranieri”
Carrozza: rivedere le “Linee guida per l’accoglienza degli alunni stranieri”.
Secondo la ministra occorre tenere conto delle diverse esigenze: “quelle dei neo arrivati e quelle degli studenti di origine straniera nati e cresciuti nel nostro Paese”.
Occorre “avviare un lavoro di revisione/aggiornamento delle Linee guida per l’accoglienza degli alunni stranieri, documento del 1 marzo 2006, con un’attenzione particolare al tema e alle problematiche delle seconde generazioni di immigrati nonché a quelli della valutazione, della didattica, dell’orientamento scolastico”. “Cercheremo di distinguere i diversi bisogni e, in particolare, quelli dei neo arrivati e quelle degli studenti di origine straniera nati e cresciuti nel nostro Paese dove, come fu per gli italiani emigrati di seconda generazione, emergono i diversi temi di una vera e propria integrazione culturale”. “Oggi rispetto all’inizio dell’integrazione dei bambini e ragazzi di nazionalità non italiana, l’aumento più significativo di studenti si riscontra nelle scuole secondarie di secondo grado, quasi 200.000, in gran parte iscritti negli istituti tecnici e professionali dove, però, abbiamo in generale – ma in particolare con gli alunni stranieri – tassi troppo elevati di insuccesso formativo”. “In grande sintesi – ha spiegato ancora Carrozza – sul totale degli alunni stranieri, il 45% sono nati in Italia e gran parte di essi parlano la lingua italiana, mentre il 5% sono arrivati da poco nelle nostre scuole e sono per la gran parte non italofoni. Va anche notato che le scuole ci segnalano una pluralità di diverse competenze nella nostra lingua la quale – ricordiamolo – è lingua veicolare per ogni disciplina e ha una complessità maggiore come lingua di apprendimento di quanto abbia come lingua della socialità infantile e adolescenziale. Del resto, va pure sottolineato che vi sono molte buone pratiche in questo campo”. In un decennio, ha detto la ministra siamo proficuamente passati “dall’accogliere 50 mila all’includere 800 mila bambini e ragazzi di cittadinanza non italiana. Una riflessione da parte di tante scuole sulle pratiche positive di questo decennio ci suggerisce che uno specifico investimento va compiuto nella formazione dei docenti sia per quanto riguarda le tecniche di insegnamento, che per quanto riguarda la valorizzazione dell’apporto che bambini e i ragazzi stranieri possono dare in termine di lingue e culture diverse e come parti integranti la nostra comunità nazionale”. “Una linea d’azione – ha concluso – che si sta intraprendendo (e che tante esperienze ci indicano che possa avere buoni risultati) è dedicata al tema della ‘peer education’ in contesti multiculturali: alunni e studenti di seconda generazione (o studenti italiani) che fanno da tutor a studenti stranieri di prima generazione e neo arrivati attraverso la valorizzazione e l’implementazione di buone pratiche, in una logica di interscambio culturale”.
Scritto e orale di un candidato all’esame di Stato possono essere “lodevoli” per una commissione, insufficienti per un’altra: molto dipende dai criteri e dalle griglie di correzione stabiliti dalla commissione, visto che la valutazione è espressione dell’autonomia dei docenti, individuale e collegiale
Per garantire una certa uniformità di giudizio per tutti i 500mila candidati, l’art. 12, c. 5 recita: “Al fine di fornire opportune indicazioni, chiarimenti e orientamenti per la regolare funzionalità delle commissioni e, in particolare, per garantire uniformità di criteri operativi e di valutazione, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale convoca in apposite riunioni i presidenti delle medesime commissioni unitamente agli ispettori incaricati della vigilanza sugli esami di Stato (…) prima dell’inizio della correzione degli elaborati”. Ma tutti sanno che la disparità e la disuguaglianza dei giudizi e dei voti-punteggi costituisce un problema assai gravi e che l’oggettività all’esame di Stato rasenta l’utopia e abita l’isola che non c’è. Molti dicono che sia merito o colpa del presidente. No. Chi presiede ha un voto su sette e conta numericamente alla stessa stregua dei colleghi commissari. La collegialità nella valutazione delle prove e del colloquio consentono, umanamente parlando, una certa serenità e la serietà da parte della commissione. Anche se errare humanum est, ogni candidato “ha diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva” (art.1 c. 2 del DPR 122/2009). Di conseguenza occorre che ogni commissario studi per bene la normativa scolastica e la applichi senza troppe libertà o interpretazioni soggettive. Non bisogna sapere a memoria le 47 pagine dell’O. M. ma conoscerla ed applicarla all’occorrenza, sì. Per l’assegnazione dei punti di credito e fino all’ultimo scrutinio finale precedente l’esame di Stato, il legislatore fornisce ai docenti-giudici delle tabelle uguali per tutti i consigli di classe. Infatti per tre anni consecutivi, in modo collegiale, vengono attribuiti i crediti scolastici secondo criteri nazionali nel rispetto delle tabelle ministeriali. Durante le prove di maturità, invece, le commissioni sono autonome, indipendenti e pressoché libere nello stabilire i famosi e importanti criteri di correzione e valutazione da cui scaturiscono le griglie con i punteggi, che concorrono a formare il voto finale. Perché mai nell’annuale ordinanza di esame non vengono allegate delle tabelle ministeriali con i criteri nazionali di correzione e valutazione? Eppure, da 15 anni, ogni commissione invia al MIUR le schede criteriali di cui si è servita. A che pro tutto questo spreco di fogli se non si appronta mai una Tabella comune? Magari elaborata dall’Invalsi! Invece l’O.M. (all’art. 11,6; 12,4.5.8; 13,10; 15,6-7…) – stancamente e per decine di volte – “raccomanda” che ogni commissione stabilisca i criteri di correzione e valutazione: sia dei tre elaborati scritto-grafici, che colloquio, dell’ integrazione-bonus e per l’assegnazione della lode. Mi sono sempre piaciute le etimologie. Criterio, viene dal greco “kritèrion” ed è un mezzo per giudicare, decidere, secernere, separare. Griglia, è un francesismo da “grille” ed è la graticola per arrostire, ma è anche graticcio, grata, inferriata graticolare. Il santo protettore dei candidati alla maturità potrebbe essere… San Lorenzo, che fu reso martire sulla graticola. Il nome “Lorenzo” deriva dell’alloro, che incoronava i vincitori di un tempo. P.S. Ricordiamo le recenti polemiche sulla disomogeneità dell’applicazione del cosiddetto bonus (punteggio aggiuntivo) per l’università, introdotto da Profumo e già modificato da Maria Chiara Carrozza. Resta il bonus, ma viene modificato radicalmente e per maggiore equità, i voti saranno calcolati in base ai giudizi dati dalla commissione d’esame nell’anno in corso, 2012-2013, mentre nel provvedimento di Profumo era previsto che fossero calcolati sulla media dei voti della singola scuola dello studente, relativo all’anno precedente
Hack: Carrozza, ha dedicato la sua vita alla ricerca. Ne sentiremo la mancanza
sabato 29 Giugno 2013 Edscuola
Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza esprime “profondo cordoglio” per la scomparsa di Margherita Hack.
“Ci lascia una donna eccezionale, che ha dedicato la sua vita allo studio, alla ricerca e alla divulgazione scientifica, senza mai dimenticare l’impegno per le battaglie civili e politiche. Ne sentiremo la mancanza”.
Fuori i dirigenti e rappreserntanti sindacali dai gruppi H provinciali
Su rilievi del SAB, l’USR della Calabria conferma che, nella costituzione dei gruppi H (gruppi di lavoro per l’integrazione degli alunni in situazione di handicap), a livello provinciale, non possono farne parte dirigenti e/o rappresentanti sindacali.
L’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, con nota prot. n. 9608 del 26/6/2013 di riscontro a rilievi formulati dal SAB tramite il segretario generale prof. Francesco Sola sulla costituzione illegittima del gruppo H provinciale nell’ATP di Cosenza, ha confermato che, secondo la normativa allo stato vigente, non v’è spazio per rappresentanti delle OO.SS..
Nel merito, il SAB aveva contestato la costituzione di tale gruppo con la presenza di dirigenti sindacali e/o rappresentanti sindacali inseriti negli organi statutari delle OO.SS., confederali e non, in quanto, a parere del SAB, proprio per i compiti istituzionali riconosciuti al gruppo H, nel medesimo non potevano trovare spazio rappresentanti sindacali che avevano accesso a dati sensibili o al sistema informativo riservato del MIUR.
L’USR della Calabria, con la nota citata ha evidenziato, richiamando la normativa vigente, la connotazione tecnico-professionale istituzionale del gruppo H che deve essere costituito da operatori che operano nell’ambito del sistema educativo, con competenze professionali afferenti alle scienze dell’educazione nell’eccezione più ampia con le seguenti competenze:
-Vagliare le proposte delle scuole per il sostegno didattico, tenere contatti con i servizi sul territorio, raccogliere dati, documenti e aggiornarli, redigere documenti di proposte al Direttore Scolastico regionale, promuovere e curare attività di aggiornamento, formulare proposte per progetti sperimentali e formulare proposte per istituire posti in organico per la determinazione delle risorse di sostegno ordinarie o in deroga.
Esso è composto di un Ispettore Tecnico, un Preside, un Direttore Didattico, un Docente Esperto della scuola dell’infanzia, uno della primaria e uno della media e da tre rappresentanti delle associazioni di categoria.
Alla luce di quanto sopra non v’è spazio per i rappresentanti delle OO.SS., anche se fatti passare come “esperti” designati e individuati con quali criteri ? Scelti da chi ?
Prot. n. AOODRCAL 9608 Catanzaro, 26 giugno 2013
AL SINDACATO AUTONOMO DI BASE
All’Ufficio VII
Oggetto: Rilievi costituzione dei Gruppi di lavoro per l’integrazione degli alunni in situazione di handicap, di seguito denominati Gruppi H, c/o ATP di Cosenza
In riscontro alla nota prot. n. 3/6 sg del 3 giugno 2013 di codesta O.S. si fa presente quanto segue:
– la legge 5 febbraio 1992, n. 104 all’art.15, c. 1 istituisce i Gruppi di Lavoro Interistituzionali
presso l’Ufficio Scolastico Provinciale, i cui membri devono essere nominati dal Provveditore agli Studi.
– Con Decreto Ministeriale del 26 giugno 1992, n.216, il Ministero della Pubblica Istruzione
definisce i criteri per la costituzione dei Gruppi di Lavoro Provinciali Interistituzionali e nell’art. 1 del
citato DM al c.1: “i componenti dei gruppi provinciali di lavoro interistituzionali per l’integrazione
scolastica degli alunni handicappati debbono essere esperti in campo pedagogico – didattico, o in quello
giuridico ed amministrativo – organizzativo relativamente al funzionamento dei servizi territoriali
scolastici, extrascolastici e sociosanitari, con particolare riferimento alle problematico dell’integrazione
scolastica degli alunni in situazione di handicap.”
Le innovazioni introdotte con il decreto legislativo n. 35/1993 (che hanno modificato in modo
sostanziale le modalità di selezione del personale direttivo e docente utilizzato in specifiche attività
presso gli Uffici Scolastici Provinciali) rendono necessaria una parziale revisione ed una messa a punto
delle indicazioni come sopra fornite e ciò al fine di assicurare una maggiore funzionalità e flessibilità
all’azione dei G.L.I.P. in funzione dell’integrazione degli alunni in situazione di handicap.
Va preliminarmente evidenziata l’introduzione, nel nuovo decreto, di un preciso richiamo alla
permanenza nella struttura costitutiva, del quadro di riferimento operativo e delle competenze dei
“Gruppi di lavoro provinciali” di cui alle Circolari ministeriali n. 277 dell’8.8.1975 e n. 216 del 3.8.1977,
meglio noti con la denominazione di “Gruppi H”.
Tali Gruppi, a differenza dei G.L.I.P., non hanno un carattere interistituzionale – rappresentativo,
ma una connotazione tecnico-professionale istituzionale.
Essi, infatti, sono costituiti da operatori che operano nell’ambito del sistema educativo, con
competenze professionali afferenti alle scienze dell’educazione nella accezione più ampia.
Si compongono da: un Ispettore tecnico; un Preside; un Direttore Didattico; un docente esperto
della scuola dell’infanzia; un docente esperto della scuola elementare; un docente esperto della scuola
media; tre rappresentanti delle associazioni di categoria.
Ai “Gruppi H” rimangono, pertanto, le competenze di carattere istituzionale
◊ Vagliare le proposte delle scuole per il sostegno didattico
◊ Tenere contatti con i servizi sul territorio
◊ Raccogliere dati, documenti e aggiornarli
◊ Redigere documenti di proposte al Direttore scolastico regionale
◊ Esprimere pareri al Direttore scolastico regionale
◊ Promuovere e curare attività di aggiornamento
◊ Formulare proposte per progetti sperimentali
◊ Formulare proposte per istituire posti in organico per la determinazione delle risorse di
sostegno ordinarie o in deroga.
Inoltre, il Dpr 275/99, che ha disciplinato l’organizzazione e il funzionamento delle scuole
autonome, riconosce autonomia didattica (art.4), autonomia organizzativa (art.5), autonomia di ricerca e
di sviluppo (art. 6), possibilità di promozione di reti di scuole (art.7) e di integrazione della quota locale
del curricolo obbligatorio (art. 8, comma 2), di arricchimento dell’offerta formativa con il curricolo
opzionale (art.9), nonché funzioni amministrative riguardanti la gestione dei beni e delle risorse, la
carriera scolastica ed il rapporto con gli alunni, lo stato giuridico ed economico del personale (art. 14),
con esclusione di quelli riguardanti la formazione delle graduatorie permanenti, il reclutamento, la
mobilità esterna alle istituzioni scolastiche e l’utilizzazione del personale eccedente l’organico funzionale
d’istituto (art. 15).
Da quanto sopra ne deriva che secondo la normativa allo stato vigente non v’è spazio per
rappresentanti delle OO.SS..
Scuola. A settembre un docente su sei non sarà al suo posto
A settembre, secondo l’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), un docente su sei non sarà al suo posto.
Le 5.000 assunzioni promesse per il personale Ata non sono state attivate e attualmente si sono ridotte a 3000. Stessi tagli per i docenti. Il ministro Profumo aveva bandito il concorso per 22 mila posti, di cui la metà da assumere all’inizio del nuovo anno scolastico, mentre ora si parla di 12 mila immissioni di ruolo, quindi di 6 mila vincitori del concorso pubblico. “Il ministro Carrozza aveva dichiarato di voler autorizzare 33 mila immissioni di ruolo per arrivare a un organico complessivo di 100 mila docenti di sostegno di ruolo, ma questa notizia è stata smentita dai fatti di oggi”. Con queste parole il presidente dell’Anief Marcello Pacifico ha espresso la delusione dei precari. “Attualmente è in corso di discussione alla Corte di Giustizia Europea una causa sollevata dal tribunale del lavoro di Napoli. La sentenza arriverà a dicembre e allora sapremo se i precari in Italia hanno diritto a essere stabilizzati, secondo la normativa dell’Unione Europea”. Cinzia Caserio
Prova orale, oltre allo studio ci vuole il look giusto
I colloqui orali dell’esame di Maturità sono iniziati e molti studenti aspettano con ansia e tensione il loro turno. Ecco come il sito specializzato Skuola.net consiglia di prepararsi, gestire l’ansia e anche gestire il proprio look.
– DURATA DEL COLLOQUIO: Durante l’orale, di solito, si utilizzano i primi 15-20 minuti circa per lasciare al maturando il tempo di presentare la sua tesina o percorso. In seguito altri 15-20 minuti sono dedicati alle domande della commissione e infine 10 – 15 minuti sono utilizzati per la verifica e commento delle prove scritte. In tutto, un colloquio orale dura all’incirca 40 – 50 minuti.
– IL LOOK GIUSTO: è importante puntare alla semplicita’ e alla compostezza: colori chiari, tessuti leggeri, no alle scollature e a pantaloncini o gonne corte. Per il make up femminile si consigliano i toni pastelli e, in generale, la moderazione e la sobrietà: si sta andando pur sempre a sostenere un esame di Stato.
– COME SCONFIGGERE L’ANSIA: Avere un po’ di agitazione e’ normale, ma il consiglio è quello di ridimensionare l’idea del colloquio orale. Infatti, nessuno degli insegnanti in commissione avrà il desiderio di mettere in difficoltà gli studenti. Un trucco è quello di parlare di ciò che si conosce senza concentrarsi eccessivamente sul contesto. In questo modo ci si accorgerà che la prova sarà meno spaventosa di quanto in molti ora non credano. Se la paura di bloccarsi, soprattutto all’inizio dell’esposizione, è forte, un consiglio è quello di mettersi davanti agli occhi una copia del percorso aiutandosi con quella, sempre che non si sia deciso di preparare una presentazione in PowerPoint del proprio lavoro finale.
– COME INIZIARE IL DISCORSO SULLA TESINA: Per essere sicuri del discorso di presentazione della tesina o percorso, occorre prepararlo in anticipo prevedendo il punto in cui inserire un argomento o un altro.BE’ importante pianificare e ripetere prima tutto il discorso, in modo da sapere da quale argomento iniziare per poi legare tutti gli altri a catena.
– LA PAROLA D’ORDINE DEVE PERÒ ESSERE FLESSIBILITÀ. Infatti, c’è sempre la possibilità che un membro della commissione possa interrompere lo studente che deve essere in grado di saper tornare all’argomento o passare a quello successivo. In più, se non si sa in che modo legare alcuni argomenti ad altri in un discorso fluido, bisogna assolutamente evitare di fermarsi passando improvvisamente ad un nuovo discorso. Al contrario, occorre ritornare al tema principale della tesina introducendo la nuova materia. Per rendere tutto più semplice si può preparare una presentazione in PowerPoint oppure tenere sotto gli occhi una copia del percorso.
– I COMMISSARI POSSONO FARE DOMANDE ANCHE SULLE PROVE SCRITTE: L’ultima parte del colloquio orale e’ dedicata proprio alla discussione delle prove scritte, e la commissione chiederà chiarimenti, soprattutto se ha riscontrato errori o ambiguità in alcune parti.
– IL PUNTEGGIO DELL’ORALE: Il massimo è di 30 punti, mentre la sufficienza equivale a 22 punti. In ogni caso, un’insufficienza all’orale non vuol dire bocciatura: il punteggio finale dell’esame di Maturità si compone del voto della prova orale sommato a quello complessivo delle prove scritte e dei crediti scolastici.
Quel bonus-lavoro ai non diplomati (previsto dall’Ue)
I tagli dei contributi alle imprese
ROMA — Ma alla fine superare la maturità o prendersi un diploma di un istituto tecnico potrebbe diventare un handicap per trovare un lavoro nell’Italia al tempo della crisi? Sembra un paradosso, c’è stata anche qualche strumentalizzazione. Ma un fondo di verità nel paradosso c’è. Il bonus, sotto forma di taglio dei contributi, per le aziende che assumono giovani fra i 18 e i 29 anni fissa tre condizioni. Il giovane assunto deve essere disoccupato da almeno sei mesi, oppure vivere con almeno un familiare a carico, oppure non avere un diploma di scuola superiore. Oppure: basta una di queste tre condizioni per avere diritto al bonus. Il che vuole dire che il meccanismo scatta anche per un ragazzo che ha preso la Maturità, la laurea e magari anche un master, ma è disoccupato oppure ha dei familiari a carico. Preso da solo, però, il diploma di scuola superiore può essere uno svantaggio. Qual è il motivo di questa scelta. C’è una ragione politica, perché il governo ha preferito concentrare sgli sforzi sulle persone che hanno più difficoltà a trovare lavoro. E chi ha un titolo di studio in meno ha ancora più problemi degli altri. Ma il vero motivo è che non c’era altra scelta. La gran parte dei soldi che il governo ha messo nel pacchetto lavoro approvato mercoledì viene in realtà dai fondi europei. Ed è proprio Bruxelles a fissare gli obiettivi per i quali possono essere usati. Quei tre requisiti — vale la pena di ripeterlo, ne basta uno solo — sono previsti proprio dall’Unione europea per i programmi di coesione e inclusione sociale che finanzia. Anzi, quei soldi erano già impegnati in altri progetti e solo dopo una lunga e faticosa trattativa l’Italia è riuscita a riprogrammarli, cioè a dirottarli verso gli incentivi contro la disoccupazione giovanile. Per lo stesso motivo il bonus è rivolto soprattutto al Mezzogiorno. I fondi europei che il governo italiano ha preso per il pacchetto erano vincolati a quattro Regioni: Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. E solo dopo un’altra trattativa, pure questa lunga anche se un po’ meno faticosa, è riuscita a spalmarli su altre quattro Regioni del Sud: Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise. Restringendo così il campo sul quale spalmare le poche risorse nazionali che è riuscito a trovare. Oltre al titolo di studio, c’è poi un’altra apparente asimmetria nel pacchetto del governo. Perché concentrarsi sui giovani, anzi su quelli fino a 29 anni, quando anche nella fascia sopra i 30 la disoccupazione è un problema per non parlare di chi il lavoro lo perde dopo i 50 e rischia seriamente di non trovarlo più? Anche qui c’è una scelta politica che spiega direttamente il ministro del Lavoro Enrico Giovannini: «Avere un giovane fuori dal mercato del lavoro per cinque anni crea un danno per la collettività maggiore rispetto a quello generato da un cinquantenne nella stessa condizione». Ma pure stavolta la spiegazione vera sta nella provenienza dei soldi, fondi europei e quindi da utilizzare per i giovani o da non utilizzare affatto. Per bilanciare il pacchetto, però, il governo ha inserito nel decreto un altro incentivo. Le aziende che assumono un disoccupato incasseranno la metà del sussidio di disoccupazione residuo. Per capire: se al momento dell’assunzione il disoccupato ha diritto ancora a dieci mesi di sussidio l’azienda che lo assume ne incasserà cinque. Stavolta i fondi europei non c’entrano. Anzi, non è stato necessario stanziare nemmeno soldi «italiani» perché ci si limita a cambiare destinatario (dal disoccupato all’impresa che lo assume) di soldi che già ci sono perché il fondo è alimentato dai contributi di tutti i lavoratori. Per questo il secondo bonus è per tutti: anziani o giovani, residenti al Sud o al Nord. E anche laureati, studenti freschi di maturità o solo con la terza media. Lorenzo Salvia lsalvia@corriere.it
Carrozza-sindacati, amici o nemici?
Lunedì 1° luglio il Ministro incontrerà le organizzazioni sindacali per ribadire loro quanto già espresso al Parlamento con la presentazione delle linee programmatiche. La Uil ha già pronto un piano-proposta da presentargli. I punti salienti: riequilibrio nel rapporto spesa per istruzione/spesa pubblica; stabilità di organici e personale; sburocratizzare il sistema e sostenere l’autonomia scolastica.
Si prevede ricca di incontri la prima settimana di luglio del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Oltre all’incontro sui Tfa, in particolare quelli “speciali”, di cui abbiamo dato notizia in un altro articolo, nell’agenda del responsabile del Miur è previsto un secondo confronto coi sindacati: si svolgerà due giorni prima, lunedì 1° luglio, e riguarderà argomenti più strategici che particolari. Ma probabilmente già decisivi, poiché in base alle priorità che scaturiranno da questo incontro, il Ministro dovrà prendere delle decisioni non facili. Come quella di destinare i pochi fondi disponibili ad un problema piuttosto che ad un altro. Su questo il ministro ha già espresso le sue preferenze: oltre che alla messa a norma degli istituti, intende infatti puntare sulla lotta alla dispersione scolastica, in particolare in età di obbligo formativo, e da alcuni giorni anche sulla professionalizzazione degli studenti che frequentano il biennio finale delle superiori.
I sindacati si rendono conto dell’importanza della riunione. E già dicono che nell’occasione indicheranno “al ministro gli interventi concreti che è necessario prendere immediatamente”.
Secondo il sindacato guidato da Massimo Di Menna, sono tre le linee di intervento su cui il Miur dovrebbe puntare: puntare su maggiori “risorse”, attraverso “un piano di investimenti” in grado di determinare “un riequilibrio nel rapporto spesa per istruzione/spesa pubblica per riportarlo agli standard dei Paesi europei più sviluppati”; lavorare per arrivare ad una “stabilità” degli organici e del personale; operare al meglio per “sburocratizzare” il sistema e dare “sostegno all’autonomia scolastica”.
La Uil Scuola poi aggiunge: “su questi e sugli altri aspetti presentati dal Ministro in sede Parlamentare c’è piena disponibilità sindacale a un confronto di merito, in particolare per le parti che attengono al rapporto di lavoro. Ciò in quanto il riconoscimento de l valore del lavoro che si svolge nelle scuole è essenziale per modernizzare e dare centralità al sistema di istruzione, come leva strategica per lo sviluppo e la coesione sociale. Indicheremo al ministro gli interventi concreti che è necessario prendere immediatamente”, conclude il sindacato Confederale.
Tfa speciali presto in Gazzetta. Ma i “nodi” non sono tutti sciolti
Il testo “licenziato” dalla Corte dei Conti non conterrebbe sostanziali novità rispetto all’originario. Tecnicamente il ministro Carrozza può ancora introdurre modifiche al DM 249/2010: in ballo rimangono la prova nazionale per suddividere i candidati su tre anni (improbabile) e la possibilità di far valere l’anno scolastico in corso tra i requisiti (chiesta a furor di popolo e più probabile che trovi spazio in extremis).
Trovano conferma da diverse “fonti” le anticipazioni fornite dalla Flc-Cgil, riportate dalla nostra testata giornalistica, a proposito dell’avvenuta registrazione da parte della Corte dei Conti dei Tfa speciali, i corsi abilitanti cui sarebbero interessati almeno 75 mila precari “storici” o di vecchia data.
La notizia è confermata dal fatto che viene data anche per imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al DM 249/2010, sulla selezione e formazione delle giovane leve di docenti.
L’attenzione passa, quindi, tutta sui contenuti dell’atteso regolamento. Su cui potrebbero anche pervenire modifiche dell’ultimo momento. In base a quanto risulta alla Tecnica della Scuola, il testo “licenziato” dalla Corte dei Conti non conterrebbe, infatti, sostanziali novità rispetto a quello che era uscito dalle commissioni parlamentari di competenza e poi da un editing finale compiuto dagli alti dirigenti del dicastero di viale Trastevere.
Non avrebbe trovato accoglimento, ad esempio, la prova nazionale non selettiva, ideata dall’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, per introdurre una modalità meritocratica nella “spalmatura” su tre anni dei partecipanti ai Tfa speciali. Come non sarebbe stata introdotta l’estensione all’anno scolastico ormai terminato tra le annualità utili ad arrivare ad almeno tre lunghe supplenze (di cui una sulla materia per la quale si chiede l’abilitazione): in questo caso, se si desse il via liberare anche alle annuali, il numero dei partecipanti ai corsi potrebbe arrivare a 100mila unità.
Su questi due argomenti vale la pena riportare il pensiero di Mario Pittoni, capogruppo Lega Nord della commissione Istruzione del Senato, nella XVI Legislatura, oggi consigliere per il Carroccio a Udine, che al Miur ha sicuramente conoscenze ad alti livelli: a proposito del “test iniziale di accertamento delle competenze, tale proposta – spiega il leghista – non figura nel documento (era una semplice ipotesi dell’ex ministro Profumo), in quanto riferita alla fase attuativa del provvedimento (praticabile solo dopo la pubblicazione), totalmente in carico al nuovo Ministro Carrozza, che avrà quindi l’onere della decisione definitiva”.
Sull’inclusione dell’ultimo anno scolastico, il 2012/2013, nell’intervallo temporale considerato per la maturazione del diritto di accesso ai Tfa speciali (a partire dal 1999/2000), Pittoni ritiene che, alla luce del “ritardo accumulato per il varo del provvedimento” per il ministro Carrozza non vi sia altra scelta: “prendere in considerazione un intervento ad hoc che consenta l’inclusione degli interessati”. Un auspicio che hanno espresso anche molti altri politici, ma anche diversi esponenti del mondo sindacale e associazionale.
Stavolta, comunque, per sapere come andranno le cose non bisognerà attendere troppo tempo: i sindacati sono stati convocati per mercoledì 3 luglio al ministero dell’Istruzione, dove potrebbero essere già rivelati tutti gli attuali dubbi organizzativi.
Graduatorie ad esaurimento, al via le operazioni d´integrazione
il 17 luglio 2013 scade lo scioglimento delle riserve; dichiarazione titolo di sostegno; dichiarazione titoli di riserva; rivalutazione titoli esteri. Il Miur ha trasmesso, con la nota 6604/13, il decreto ministeriale 572 del 27 giugno con il quale si fissano i termini e le procedure per le operazioni di integrazione delle graduatorie ad esaurimento e per le operazioni annuali.
E´ stato trasmesso con nota 6604 del 27 giugno il Decreto ministeriale 572 di pari data con il quale, con effetto dall´a.s. 2013/14 e in attesa dell´aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento previsto per il triennio 2014/17, sono disposte le consuete operazioni annuali di: – scioglimento della riserva da parte degli aspiranti già inclusi con riserva perché in attesa di conseguire il titolo abilitante, che conseguono l´ abilitazione entro la data di scadenza della domanda; – acquisizione titoli specializzazione per il sostegno nei riguardi di aspiranti già inclusi in graduatoria, che conseguono il titolo di specializzazione entro la data di presentazione della domanda; – presentazione dei titoli di riserva per usufruire dei benefici di cui alla Legge 12 marzo 1999, n. 68 e successive modificazioni ed integrazioni, in applicazione del comma 2 quater dell´art. 14 della Legge 24 febbraio 2012 n. 14. Il predetto Decreto contiene inoltre 2 importanti novità: 1) Sanatoria del contenzioso giunto anche in sede europea dinanzi alla Commissione Europea concernente il pieno riconoscimento dei titoli abilitanti conseguiti all´estero in uno dei paesi U.E. A tal fine, i docenti già inseriti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento in quanto abilitati in altri Stati dell´Unione Europea e che hanno ottenuto formale riconoscimento del titolo con decreto ministeriale, possono ottenere la rivalutazione del titolo medesimo analogamente alle abilitazioni che in Italia comportano l´attribuzione di un punteggio complessivo di 30 punti (SSIS, COBASLID, diplomi biennali di II livello dei docenti di educazione musicale, scienze della formazione primaria), purché tali titoli siano stati conseguiti con percorsi formativi corrispondenti per durata e frequenza a quelli italiani. 2) Scioglimento della riserva da parte dei docenti di cui all´art. 15 comma 17 del D.M. 10 settembre 2010 n. 249, iscritti in soprannumero ai percorsi di TFA al fine di completare il percorso intrapreso presso le soppresse Scuole di Specializzazione per l´insegnamento secondario (SSIS) e che conseguono l´abilitazione anche successivamente al termine di presentazione della domanda, in ragione del ritardo con cui sono stati attivati alcuni corsi di Tirocinio Formativo Attivo. A tal riguardo, si precisa che possono sciogliere la riserva soltanto i docenti che erano iscritti, nell´anno accademico 2007/08, alle Scuole di Specializzazione all´insegnamento secondario e che erano inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento alla data di pubblicazione definitiva delle medesime, in applicazione dell´art. 5 bis della legge 169/2008 e del D.M. 8 aprile 2009 n. 42, concernente l´integrazione e l´aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009/2011. Non è inoltre consentito sciogliere la riserva ai docenti che fossero risultati idonei e in posizione utile nelle graduatorie per accedere al secondo biennio di specializzazione o ad uno o più semestri aggiuntivi al fine di conseguire una seconda abilitazione. Le domande vanno presentate esclusivamente mediante modalità telematica nell´apposita sezione “Istanze on line” del sito internet del Ministero, nel periodo compreso tra il 28 giugno 2013 e il 17 luglio 2013 (entro le ore 14,00).