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Timestamp: 2020-04-02 23:14:40+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25289 del 09/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25289 del 09/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25289
sul ricorso 15388-2016 proposto da:
CARDARELLI, rappresentata e difesa dall’avvocato ZAZA D’AULISIO
avverso la sentenza n. 6674/2015 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
23/05/2019 dal Consigliere Dott. DARIO CAVALLARI;
S.A.L. ha impugnato l’avviso di accertamento n. 961 del 24 ottobre 2008, con il quale il Comune di Gaeta aveva contestato l’omesso versamento dell’ICI per l’anno 2003.
La CTP di Latina, con sentenza n. 119/04/2010, ha respinto il ricorso.
S.A.L. ha proposto appello che la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, con sentenza n. 115/39/2012, ha rigettato.
S.A.L. ha proposto ricorso per cassazione che è stato accolto con ordinanza n. 15736/2014, la quale ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza.
In seguito a riassunzione, la CTR del Lazio, con sentenza n. 6674/39/2015, ha respinto nuovamente l’appello.
Il Comune di Gaeta ha resistito con controricorso. La ricorrente ha depositato memorie.
1. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dall’ordinanza n. 15736 del 2014 della Corte di cassazione, nonchè la violazione e falsa applicazione della L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, D.Lgs. n. 42 del 2004, art.145, L.R. Lazio n. 38 del 1999, art. 55, artt. 26 e 34 della NTA al PTP della Regione Lazio, approvate con DGRL 30 luglio 1999, n. 4485, art. 23 della NTA al PTPR approvato con la DGRL n. 1025 del 25 luglio 2007, D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, lett. h, poichè la CTR di Roma, Sez. dist. di Latina, non avrebbe tenuto conto che il terreno oggetto di causa era sottoposto al regime delle aree agricole e ad aveva una estensione di mq 11.747, mentre l’art. 26 delle NTA al PTP e L.R. Lazio n. 38 del 1999, art. 55 subordinavano l’edificabilità degli immobili alla presenza di un lotto minimo di mq 30.000 ed alla circostanza che il proprietario fosse un coltivatore diretto.
Al riguardo, assume rilievo la summenzionata ordinanza n. 15736 del 2014 della Corte di cassazione, la quale aveva accolto il precedente ricorso di S.A.L..
Dalla lettura dell’ordinanza n. 15736 del 2014 emerge che, con il primo motivo di ricorso, la contribuente aveva, fra le varie contestazioni, lamentato la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, della legge urbanistica, art. 5 e L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, comma 2.
Essa aveva argomentato che la CTR aveva errato nel qualificare il terreno de quo come area fabbricabile, a fini tributari, in base al P.R.G. del Comune di Gaeta, senza considerare che tale P.R.G. doveva ritenersi integrato, ai sensi della legge urbanistica, art. 5 e legge della L.R. Lazio n. 24 del 1998, art. 27, comma 2, dai piani paesaggistici regionali e, precisamente, dal PTP approvato dalla L.R. Lazio n. 24 del 1998 e dal PTPR adottato dalla Regione Lazio con Delib. Giunta Regionale n. 556 del 25 luglio 2007 e che, alla luce di detta integrazione, il terreno stesso risultava inedificabile.
Tale censura era stata, però, disattesa, in quanto, come riportato nella citata ordinanza:
2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione del principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione nell’ordinanza n. 15736 del 2014 e la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, del perchè la CTR avrebbe utilizzato, per compiere la sua valutazione del terreno, i prezzi medi di aree aventi analoghe caratteristiche, nonostante la Corte di cassazione avesse censurato questo passaggio della motivazione della precedente sentenza di appello, senza considerare l’estensione effettiva della sua proprietà.
3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la violazione della L. n. 121 del 2000. art. 10, comma 3, perchè il giudice di appello avrebbe errato nel considerare congrua la sanzione ad essa inflitta.
Sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto D.P.R. n. 115 del 2002, art. 23, comma 1-quater, dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata, trattandosi di ricorso per cassazione la cui notifica si è perfezionata successivamente alla data del 30 gennaio 2013 (Cass., Sez. 6-3, sentenza n. 14515 del 10 luglio 2015).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 5″ Sezione Civile, il 23 maggio 2019.