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Timestamp: 2020-02-17 17:10:02+00:00
Document Index: 101416764

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 323', 'sentenza ', 'art. 188', 'art. 9', 'art. 192', 'art. 650', 'Cass. Sez. ']

Cassazione II penale del 29.02.2012, n. 7966 - testo integrale Sentenza
Cassazione II penale del 29.02.2012, n. 7966
Circolazione stradale · disabile · contrassegno · guida di terzi · sostituzione di persona · truffa · civile · penale
"4. - La censura di cui all’ultimo motivo circa la violazione dell’art. 48 c.p. in riferimento ad ipotesi di cui all’art. 323 c.p. o 477 c.p., per aver fatto avvalorare ai funzionari comunali come regolari i passaggi invece irregolari registrati dalle porte telematiche, è del tutto generica."
Con sentenza del 1.3.2011, il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Firenze dichiarava non luogo a procedere nei confronti di A.P. in ordine ai reati di sostituzione di persona e truffa continuata, perché i fatti non sussistono, ritenendo che il fatto così come descritto al capo a) dell’imputazione (per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, indebitamente utilizzato in più occasioni il permesso per invalidi n. 125 rilasciato dal Comune di Campi Bisenzio in favore del padre A.G. e telepass abbinato n. 0150146942, esponendoli sul veicolo nella sua disponibilità targato (…), in assenza dell’invalido: permesso grazie al quale, accedeva tramite corsie preferenziali e porte telematiche alla ZTL ove parcheggiava senza pagare alcunché, così attribuendosi falsamente per almeno 100 volte lo status di “accompagnatore al servizio”) non sia neppure astrattamente riconducibile al delitto di sostituzione di persona; la “sostituzione di persona” comporta l’assunzione da parte di qualcuno dell’identità di altra persona e non si assume l’identità di altra persona semplicemente con l’esposizione sul cruscotto dell’automobile di un permesso di sosta intestato a quest’ultima. Nel caso di specie, l’incolpato si è limitato a godere di una prerogativa o ad utilizzare un permesso di cui non aveva diritto. Anche il reato di truffa di cui al capo b) non è ipotizzabile, i n quanto nella fattispecie manca l’atto di disposizione patrimoniale che è causa dell’ingiusto profitto con altrui danno. Ciò perché non è ravvisabile un atto di disposizione nel fatto che gli organi proposti al controllo, indotti in errore, non abbiano potuto contestare le infrazioni amministrative, né nel fatto che l’ente comunale abbia subito l’inadempienza dell’agente, per il mancato versamento delle somme che sarebbero state dovute in conseguenza delle violazioni amministrative o per la sosta del veicolo all’interno di zone a traffico limitato.
2. - Il Collegio, condividendo la giurisprudenza assolutamente prevalente in riferimento all’insussistenza di entrambi i reati ipotizzati, ritiene sufficiente osservare, che il reato di sostituzione di persona prevede, nell’indurre in errore, un comportamento attivo del soggetto agente (la sostituzione illegittima e consapevole della propria all’altrui persona, o l’attribuzione di un falso nome, di un falso stato, ovvero di una qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici), e che la condotta - come contestata all’A. - non integra gli estremi del reato in questione, in virtù della mera esposizione dell’autorizzazione. Il “permesso invalidi” rappresenta, infatti, esclusivamente l’autorizzazione amministrativa per circolare in zone altrimenti interdette, rilasciata per quell’autovettura, in quanto al servizio della persona invalida; e la mera esposizione, sui parabrezza dell’autovettura autorizzata, del relativo contrassegno, è un comportamento del tutto neutro (ed è, poco significativo che l’invalido, al momento del presunto “abuso” non si trovi sull’auto, in quanto ad esempio potrebbe essere sceso per recarsi a visita medica o altrove), che non implica di per sé una “dichiarazione” di attestazione della presenza del titolare del permesso a bordo dell’autovettura medesima, come presupposto dell’autoattribuzione della qualità di “accompagnatore” da parte del conducente. Dall’utilizzazione abusiva del permesso, e in assenza, di qualsivoglia dichiarazione a riguardo (né dal capo di imputazione, né dal provvedimento impugnato, né dal ricorso si evince che l’A. sia stato in qualche occasione fermato dai vigili, né che abbia dichiarato alcunché) non può ritenersi infatti alcuna attribuzione, neppure indiretta, per il conducente del veicolo, di una qualifica soggettiva. Quanto, al reato di truffa, rileva il Collegio che, nel caso in esame, manca, come requisito implicito della fattispecie tipica del reato di truffa, l’atto di disposizione patrimoniale che costituisce l’elemento intermedio derivante dall’errore ed è causa dell’ingiusto profitto con altrui danno. Ciò perché, pur ammettendosi la configurabilità di un atto dispositivo di carattere omissivo, l’atto di disposizione patrimoniale non potrebbe essere ravvisabile nel fatto che gli organi comunali di controllo, indotti in errore, non abbiano contestato le infrazioni amministrative, né nel fatto che l’ente comunale abbia subito l’inadempienza dell’agente. Il reato non sarebbe infatti comunque ipotizzabile, perché manca in casi del genere la necessaria cooperazione della vittima. Inoltre, non ricorrerebbe la necessaria sequenza “artificio - induzione in errore - profitto”, perché, al contrario, il profitto della condotta contestata agli imputati sarebbe realizzate immediatamente, grazie all’elusione dei controlli, e al conseguente, mancato versamento delle somme che sarebbero dovute in conseguenza delle violazioni amministrative, o per la sosta del veicolo all’interno di zone a traffico limitato. Peraltro, tra i contravventori e la pubblica amministrazione non sussisteva, prima delle violazioni amministrative che costituirebbero il sostrato economico della truffa, alcun rapporto di “debito”, tributario o di altra natura; sicché il comportamento fraudolento in nessun modo poteva correlarsi ad un “danno” dell’ente territoriale interessato, neppure dilatando al massimo la nozione di atto di disposizione di carattere omissivo. Se il profitto conseguito dagli imputati, infatti, era quello derivante dalla circolazione “abusiva” dell’autovettura al servizio dell’invalido, esso era un fatto del tutto neutro agli effetti. di un ipotetico danno del comune di Firenze, proprio perché quella condotta non era destinata a spostare “risorse” economiche dal soggetto in ipotesi “truffato” all’autore di tale condotta. Simili. principi, d’altra parte, ha applicato la giurisprudenza di questa Corte, anche quando ha affermato che non integra il delitto di tentata truffa la condotta costituita dalla produzione di falsa documentazione a sostegno di un ricorso al :Prefetto avverso l’ordinanza-ingiunzione di pagamento di una. sanzione amministrativa per violazione delle norme sulla circolazione stradale.
3. - A ciò aggiungasi che la condotta di uso indebito ed abusivo dell’autorizzazione alla circolazione rilasciata a persona invalida, condotta invero deprecabile e purtroppo assai diffusa, è oggetto di una specifica previsione normativa, che riconduce il fatto nell’ambito di un mero illecito amministrativo, al quale peraltro l’Amministrazione potrebbe far conseguire la ben più efficace misura della revoca dell’autorizzazione, ove reiteratamente utilizzata in modo “abusivo”, e per interessi diversi da quelli dell’invalido.
Nell’art. 188 C.d.S., comma 4 e nel 5, sono infatti contemplate tutte le possibili ipotesi di abuso delle strutture stradali riservate agli invalidi, dalla loro utilizzazione in assenza di autorizzazione, o fuori delle condizioni e dei limiti dell’autorizzazione, all’uso improprio dell’autorizzazione. Dal confronto tra “eccesso d’uso” e l’”uso improprio” dell’autorizzazione, si evince chiaramente la volontà del legislatore di “coprire” con la norma speciale anche i casi di chi utilizzi indebitamente un permesso invalidi altrui, consentendo - anche in questo caso - l’operatività del principio di specialità di cui alla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9, applicabile quando il medesimo fatto sia punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa (come, ad esempio, in tema di inottemperanza del conducente di un veicolo all’invito a fermarsi da parte di un ufficiale di polizia municipale, nel qual caso questa. Corte ha ritenuto ravvisabile l’illecito amministrative previsto dall’art. 192 C.d.S., comma 1, e non il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità previsto dall’art. 650 c.p. V. Cass. Sez. I, sent. n. 36736/2008 rv 241127; Sez. I, sent. n. 3943/2008 rv 213382).
Circolazione stradale Disabile Contrassegno Guida di terzi Sostituzione di persona Truffa Civile Penale