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Timestamp: 2020-01-24 05:19:02+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2103', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 54', 'art. 29', 'art. 54', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 410', 'art. 411', 'art. 76', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 31', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 31', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 2359', 'art. 2120', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 1', 'sentenza ']

Legge di stabilità 2016: le agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato [E.Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
Legge di stabilità 2016: le agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato [E.Massi]
03/01/2016 Eufranio Massi 69436
L’esonero contributivo correlato alle assunzioni a tempo indeterminato viene prorogato anche nel 2016, ma la disposizione, contenuta nei commi compresi tra il 178 ed il 181 della legge 28 dicembre 2015 n. 208 ( Legge di stabilità 2016 )ne ha ridotto sia gli importi che la durata.
Il tutto si inquadra in uno sforzo del Legislatore, finalizzato a favorire l’occupazione in pianta stabile del personale e che, attraverso i Decreti Legislativi n. 23/2015, n. 81/2015 e n. 151/2015 ha reso più facile, per i datori di lavoro, la gestione del rapporto: basti pensare alla normativa sui licenziamenti dei lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015, alla modifica dell’art. 2103 c.c. sulle mansioni, alle tipologie contrattuali rivedute e corrette (non ultima quella a termine), ai controlli a distanza ed alla utilizzazione, a determinate condizioni, delle informazioni rilevabili sia dagli impianti che dagli strumenti di lavoro in dotazione, “a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro”.
Un esame analitico della disposizione non può che partire dalla conferma di quanto l’INPS, a livello di chiarimenti amministrativi ha espresso, nel corso del 2015, con le circolari n. 17 del 29 gennaio 2015 e n. 178 del successivo 3 novembre, atteso che l’esonero di cui parla il Legislatore è del tutto simile (salvo piccoli cambiamenti secondari), sotto l’aspetto normativo, a quello già introdotto dai commi 118 e 119 (per il settore agricolo) dall’art. 1 della legge n. 190/2014.
Ovviamente, la riflessione che segue è, per così dire, di “prima mano”, e fa salvi i chiarimenti amministrativi che, su varie questioni, dovessero, successivamente, pervenire dal Ministero del Lavoro e dall’INPS.
Ma, a questo punto, entrando nel merito, ritengo necessario cominciare l’analisi partendo dai potenziali beneficiari dell’esonero.
Essi sono i datori di lavoro privati, ivi comprese le Agenzie di somministrazione e le società cooperative: da ciò discende che gli incentivi riguardano, a prescindere dai limiti dimensionali e dai settori di attività, anche le assunzioni di chi non è impresa come, ad esempio, gli studi professionali, le associazioni e le fondazioni o come le aziende private che hanno, nel proprio capitale, una configurazione particolare in quanto a capitale pubblico. Per le società cooperative l’esonero contributivo è applicabile anche ai rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo, come previsto dall’art. 1, comma 3, della legge n. 142/2001. L’esclusione esplicita riguarda le Pubbliche Amministrazioni: le circolari n. 17 e n. 178, molto opportunamente, richiamano la elencazione contenuta nell’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001: la casistica è elencata, con dovizia di particolari e puntualizzazioni, nella circolare n. 178.
Ma quali sono gli aspetti più importanti delle disposizioni contenute nei commi sopra indicati?
Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono (con eccezione del contratto di apprendistato, che ha una propria normativa incentivante, e del contratto di lavoro domestico, escluso per la evidente peculiarità, nonchè del lavoro intermittente a tempo indeterminato, attesa l’episodicità dello stesso, rimesso alla volontà del datore) agevolate a partire dal 1° gennaio 2016, con un abbattimento della contribuzione a carico del datore di lavoro pari al 40%, con esclusione dei premi INAIL e, comunque, nel limite di un tetto massimo di 3.250 euro per ognuno dei due anni successivi alla instaurazione del rapporto.
Per ben comprendere lo spirito che ha animato il Legislatore nella previsione di questo incentivo per l’occupazione (ne abbiamo già tanti, sovrapposti e slegati tra loro, tanto che appare urgente una loro rivisitazione e razionalizzazione), è sufficiente soffermarsi sui contenuti della prima riga del comma che, ripete, pedissequamente, quanto affermato, lo scorso anno dal comma 118 dell’art. 1: “Alfine di promuovere forme di occupazione stabile”. E’ un concetto che non bisognerà dimenticare per comprendere anche una serie di “aperture amministrative” (indubbiamente, condivise), contenute nelle circolari n. 17 e n. 178 dell’INPS e che, presumibilmente, saranno confermate per l’anno in corso essendo, come ripeto, la normativa del tutto simile.
Le assunzioni incentivate non sono possibili per quei lavoratori che, negli ultimi sei mesi, siano stati titolari di un rapporto a tempo indeterminato o che siano stati in forza nei tre mesi antecedenti il 1° gennaio 2016, sempre a tempo indeterminato, in aziende collegate o controllate anche ex art. 2359 c.c. (criterio non facile da applicare), o correlate tra loro da rapporti interpersonali, riconducibili alla stessa proprietà. Da ciò discende che potranno essere assunti a tempo indeterminato ed essere qualificabili come nuove assunzioni, i lavoratori che hanno in corso (o hanno avuto) anche con lo stesso datore, un rapporto a tempo determinato, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, magari, stabilizzato, secondo la procedura prevista dall’art. 54 del D.L.vo n. 81/2015, una associazione in partecipazione con apporto di lavoro, un contratto intermittente, una prestazione di lavoro accessorio, una collaborazione occasionale o un contratto professionale a partita IVA. La circolare n. 17 ritiene che l’esonero possa esser applicato, qualora, ovviamente, ricorrano tutte le condizioni previste, anche alle assunzioni a tempo indeterminato di personale con qualifica dirigenziale, pur se, nello specifico, la regola prevalente per tali lavoratori è il contratto a tempo determinato con durata massima di cinque anni, rinnovabile, come chiaramente si evince dall’art. 29 del D.L.vo n. 81/2015.
Se la soluzione dell’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori che, a vario titolo, hanno avuto (o hanno) un rapporto di lavoro autonomo (partita IVA, co.co.pro.) o un precedente “in nero”, è indubbiamente, auspicabile, si pone il problema, al momento non affrontato, di che cosa succederà nell’ipotesi in cui, nel rispetto, dei limiti prescrizionali, gli organi di vigilanza delle articolazioni periferiche del Ministero del Lavoro, degli Istituti previdenziali, coordinati nella nuova previsione dell’Agenzia Ispettiva postulata dal D.L.vo n. 149/2015, o degli altri istituti deputati al controllo come, ad esempio, la Guardia di Finanza, dovessero provare che il rapporto è stato sin dall’inizio (e quindi, da data antecedente, rispetto a quella di assunzione con contratto a tempo indeterminato), di subordinazione. Appare evidente come, in questo caso (se ampiamente provato) si possa arrivare alla restituzione dell’incentivo oltre che alla normale applicazione delle sanzioni connesse al “nero” o alla erronea qualificazione del rapporto.
L’art. 54 del D.L.vo n. 81/2015 offre, però, la possibilità di una stabilizzazione (a mio avviso, con l’incentivo dei 3.250 euro, attesa la specialità della norma rispetto ai principi generali fissati dall’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015) a partire dal 1° gennaio 2016 sia dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto che delle partite IVA, attraverso la costituzione di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, cosa che comporta (comma 2) “l’estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi amministrativi, contributivi, e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso, salve le violazioni già accertate prima dell’assunzione”. La frase adoperata è del tutto uguale a quella usata dal Legislatore nell’art. 7 bis della legge n. 99/2013 per la stabilizzazione degli associati in partecipazione con apporto di lavoro e molto simile a quella usata nel 2006 per le collaborazioni: ciò starebbe a significare, fatti salvi eventuali diversi chiarimenti amministrativi che, nel caso di specie, ci si trova di fronte ad una stabilizzazione di carattere “tombale” legata alla parte contributiva (comprensiva dei premi INAIL) e fiscale. Propedeutiche alle assunzioni vi sono alcune condizioni che possono così riassumersi:
i lavoratori interessati alla instaurazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato debbono sottoscrivere, in riferimento alle eventuali pretese di natura economica scaturenti dal pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione avanti alla commissione provinciale di conciliazione istituita presso la Direzione territoriale del Lavoro (art. 410 cpc), alla sede sindacale (art. 411 cpc) o ad una delle sedi di certificazione citate dall’art. 76 del D.L.vo n. 276/2003. Tale clausola ricorda quella già prevista nel nostro ordinamento dall’art. 7 bis della legge n. 99/2013 con il quale si regolamentò la sanatoria degli associati in partecipazione con apporto di lavoro;
nei dodici mesi successivi all’assunzione i datori di lavoro non debbono recedere dal rapporto di lavoro, fatte salve le ipotesi di giusta causa o di giustificato motivo soggettivo, per le quali, in caso di illegittimità, l’art. 3 del D.L.vo n. 23/2015 prevede la corresponsione di una indennità pari a due mensilità della retribuzione utile ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto pari a due mensilità per ogni anno di servizio, partendo da una base di quattro, fino ad un massimo di ventiquattro (nelle piccole imprese gli importi nel tetto massimo delle sei mensilità sono ridotti della metà). La norma ricorda, per quel che concerne la durata minima del rapporto, la sanatoria per le collaborazioni coordinate e continuative anche a progetto prevista dall’art. 1 della legge n. 296/2006: la differenza è che qui il periodo minimo fissato sono dodici mesi, lì il comma 1210 dell’art. 1 prevedeva un periodo minimo di svolgimento del rapporto non inferiore a ventiquattro mesi.
Alcune questioni sono state sollevate, nel corso del 2015, circa la possibile fruizione dell’esonero contributivo nel caso in cui il datore di lavoro proceda ad assunzioni a tempo indeterminato di alcune particolari tipologie di lavoratori: ci si riferisce, ad esempio, ai lavoratori pensionati, anche di vecchiaia. Il problema si ripresenta anche nel 2016.
Nulla è detto nella normativa di riferimento, né la questione è stata affrontata (in senso positivo o negativo) dalle circolari INPS n. 17/2015 e n. 178/2015: da ciò si dedurrebbe la possibilità di fruizione, pur se la logica del Legislatore,” favorire l’occupazione in pianta stabile”, sembra cozzare con la situazione soggettiva degli interessati che sono pensionati ma per i quali, in ogni caso, non c’è alcun divieto a lavorare come subordinati dopo il pensionamento.
Altro caso è quello dei soci proprietari (a vario titolo o quote) di una impresa o degli amministratori di aziende che, basandosi sul mero testo letterale (non aver avuto negli ultimi sei mesi un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato), siano assunti a tempo indeterminato con lo scopo di “lucrare” il beneficio: a mio avviso, ci si può trovare di fronte ad un uso “capzioso” e “distorto” della disposizione. In ogni caso, occorrerà, nel concreto, valutare se il contratto a tempo indeterminato stipulato sia “veramente” subordinato (rispetto orario di lavoro, potere direttivo e disciplinare, livelli retributivi, straordinari, malattie, permessi, ferie, ecc.) o, soltanto, un mezzo per accedere alle agevolazioni.
Una terza ipotesi potrebbe essere rappresentata dalla possibilità che un datore di lavoro, scoperto con lavoratori “in nero” in percentuale pari o superiore al 20% ed oggetto di un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale (condizione sanabile, tra le altre cose, con l’assunzione a tempo indeterminato del personale), proceda alla regolarizzazione “sfruttando” le agevolazioni previste: le indicazioni della Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, espresse nella circolare n. 26/2015, sono per una risposta negativa.
Va in ogni caso chiarito che il Ministero del Lavoro, attraverso la medesima Direzione Generale, nel mese di giugno 2015, ha richiamato l’attenzione dei propri organi di vigilanza periferici, invitandoli a monitorare e segnalare quelle situazioni che, pur formalmente regolari, sembrano realizzate attraverso un uso capzioso delle disposizioni.
Cominciando ad entrare nel merito di alcuni problemi posti dalla normativa, balza subito agli occhi la risposta positiva fornita dalle circolari INPS n. 17 e n. 178 circa la possibilità che i benefici possano essere riconosciuti in presenza di una conversione o trasformazione a tempo indeterminato di un contratto a termine (che, formalmente, non è una nuova assunzione). L’eventuale problema concernente l’applicazione della normativa in caso di risoluzione del rapporto di lavoro è stato risolto dall’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 23/2015, il quale afferma che alle trasformazioni dei rapporti a tempo determinato successive al 6 marzo 2015, relative a contratti stipulati prima, si applica, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, la nuova normativa sulle tutele crescenti e non quella del tempo in cui fu stipulato il contratto. Rispetto a questa disposizione, a livello di riflessioni teoriche, sono stati sollevati alcuni dubbi di costituzionalità, per eccesso di delega, in quanto la legge n. 183/2014 ha delegato l’Esecutivo ad emanare norme circa il risarcimento monetario dei licenziamenti economici riferiti ai neo assunti e i lavoratori con contratto a tempo determinato stipulato prima del 7 marzo e, poi, trasformato o convertito, senza soluzione di continuità, non sarebbero da considerare tali: forse (la cautela riguarda, soprattutto, le imprese dimensionate oltre le quindici unità ove per i “veterani”, residua la c.d. “tutela reale”), sarebbe opportuno “cessare” il precedente rapporto ed iniziarne uno nuovo pochi giorni dopo (non è necessario effettuare lo “stop and go” , atteso che il secondo contratto è a tempo indeterminato e non a termine).
E’ appena il caso di sottolineare (lo ha detto la circolare INPS n. 178) come il datore di lavoro possa riottenere il contributo aggiuntivo dell’1,40%, se pagato, relativo al precedente contratto a tempo determinato, per tutte le mensilità di esecuzione dello stesso, con eventuale esclusione, riferita ai sei mesi successivi alla cessazione, dei mesi di “non lavoro”. La restituzione appare coerente anche con il nuovo dettato normativo che parla di “non cumulabilità con altri esoneri o riduzioni di aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente”, in quanto la stessa, prevista dall’art. 1, comma 135, della legge n. 147/2013, pur essendo di natura contributiva, riguarda il precedente rapporto che viene trasformato o ricostituito a tempo indeterminato.
Alcune questioni circa il riconoscimento della agevolazione in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratori già in forza con un contratto a termine, sono state sollevate ma è la stessa circolare n. 17 a superarle, fornendo una risposta positiva, sotto la vigenza dell’art. 4, comma 12, della legge n. 92/2012, ora abrogato e sostituito, ma non nei contenuti, dall’art. 31, comma 1, del D.L.vo n. 150/2015.
L’art. 4, comma 12 della legge n. 92/2012, affermava che non poteva esser riconosciuto un beneficio allorquando l’assunzione scaturiva dal rispetto di un obbligo di precedenza per lo svolgimento di un’attività già svolta in un precedente rapporto (o più rapporti in sommatoria) con una durata complessiva superiore ai sei mesi: la circolare INPS n. 137 del 12 dicembre 2012 fu, sotto l’aspetto prettamente operativo, molto chiara.
Nella circolare n. 17/2015 l’INPS, ha affermato che “ può fruire dell’esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità 2015, il datore di lavoro che, in attuazione dell’obbligo previsto dall’art. 5, comma 4 – quater, del D.L.vo n. 368/2001 (ora art. 24 del D.L.vo n. 81/2015), assuma a tempo indeterminato il lavoratore (con diritto di precedenza) con il quale, nel corso dei dodici mesi precedenti, ha avuto uno o più rapporti a termine per un periodo complessivo di attività superiore a sei mesi”, alla luce della considerazione che la legge n. 190/2014 si pone come speciale rispetto alla regola generale fissata dalla legge n. 92/2012. Restando, sempre, nell’ambito del rapporto a tempo determinato, si sottolinea che, il beneficio dell’esonero è, ovviamente, riconosciuto, in caso di assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore che, avendo avuto un rapporto inferiore ai sei mesi, non ha acquisito alcun diritto di precedenza.
Ma cosa succede se un datore di lavoro, non considerando un diritto di precedenza regolarmente esternato da un lavoratore nelle forme e nei modi previsti, assuma a tempo indeterminato un altro prestatore per le medesime mansioni già svolte dal lavoratore a termine? L’esonero non viene riconosciuto alla luce dell’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015 (è stato violato un obbligo), fermo restando che, ai fini della legittimità, il rapporto costituito è perfettamente valido, potendo, sul piano civilistico, il soggetto che è stato leso di un diritto, adire l’autorità giudiziaria e chiedere un risarcimento del danno.
Ha ugualmente, diritto all’esonero “il datore di lavoro privato che, nella sua qualità di acquirente o affittuario di azienda o di ramo aziendale, in attuazione dell’obbligo previsto dall’art. 47, comma 6, della legge n. 428/1990, entro un anno dalla data del trasferimento aziendale, assuma a tempo indeterminato lavoratori (con diritto di precedenza che “vive” per i dodici mesi successivi al passaggio) non passati alle sue dipendenze”, trascorsi sei mesi dall’alienazione, come precisato dalla circolare INPS n. 17/2015 al punto 4.
Da quanto appena detto va evidenziato come, in quella logica di occupazione stabile di cui si parlava pocanzi, i commi da 178 a 181 dell’art. 1 della legge n. 208/2015 siano speciali, rispetto all’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015, con la conseguenza che l’incentivo è riconosciuto anche allorquando l’assunzione derivi anche dal rispetto di un obbligo: i limiti di fruizione sono l’aver avuto negli ultimi sei mesi un rapporto a tempo indeterminato o essere stato in forza nel periodo 1° ottobre 2015 – 1° gennaio 2016 in società collegate o controllate anche per interposta persona dallo stesso soggetto, o i cui pacchetti azionari o di quote societarie, valutabili anche con i criteri dell’art. 2359 c.c., siano in mano di società che nelle assemblee esercitano un controllo dominante.
Un discorso leggermente diverso va fatto, relativamente al requisito dei sei mesi precedenti senza alcun rapporto a tempo indeterminato, per il contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato. Come è noto, tale tipologia è “sui generis” nel senso che, a prescindere dalla durata ipotizzata “a monte”, la prestazione lavorativa è strettamente subordinata alla “chiamata” dell’imprenditore, per cui potrebbe anche verificarsi che, a fronte di un contratto a tempo indeterminato, siano estremamente poche le volte in cui il lavoratore presta la sua attività.
Con le circolari n. 17 e n. 178, in ogni caso, viene riconosciuto il diritto alla agevolazione in caso di assunzione di un lavoratore intermittente, sia a tempo determinato che indeterminato.
Le agevolazioni previste riguardano la sola quota contributiva a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi INAIL. L’Istituto chiarisce espressamente, con le suddette circolari, che l’esonero non trova applicazione per talune forme di contribuzione:
i premi ed i contributi dovuti all’INAIL a causa della espressa previsione normativa alla quale si è appena fatto cenno;
il contributo, ove dovuto, al “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 c.c.,” ai quali si riferisce l’art. 1, comma 775 della legge n. 296/2006, per effetto della esclusione dall’applicazione degli sgravi contributivi operata dall’ultimo periodo del comma 765;
il contributo, ove dovuto, ai fondi bilaterali previsti dall’art. 3, commi 3, 14 e 19 della legge n. 92/2012 (ora, dagli articoli 26 e seguenti del D.L.vo n. 148/2015), a causa della esclusione dall’applicazione degli sgravi contributivi espressamente prevista dall’art. 3, comma 25;
il contributo per la garanzia del finanziamento del Qu.I.R, di cui parla l’art. 1, comma 29 della legge n. 190/2014;
il contributo pari allo 0,30% della retribuzione imponibile previsto dall’art. 25, comma 4, della legge n. 845/1978;
il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o al fondo di assistenza sanitaria ex lege n. 166/1991;
il contributo di solidarietà per gli sportivi professionisti ex art. 1, commi 3 e 4 del D.L.vo n. 166/1997.
La quota incentivata è pari ad un massimo di 3.250 euro all’anno per ognuno dei due anni successivi alla instaurazione del rapporto a tempo indeterminato e comprende anche i c.d. “contributi minori”, in quanto la norma utilizza l’aggettivo “complessivi”, con le sole eccezioni appena riportate.
Per quel che riguarda i rapporti a tempo parziale, la misura massima dei 3.250 euro va rapportata in diminuzione con riferimento alla base della durata dell’orario ridotto in rapporto alla previsione legale (40 ore) o a quella della contrattazione collettiva. E, a proposito di tale tipologia contrattuale, la circolare INPS n. 178 ha affermato che in caso di doppia assunzione a tempo indeterminato parziale, il beneficio viene riconosciuto soltanto in caso di assunzione “in contemporanea”, non essendo possibile il riconoscimento laddove il secondo rapporto si instauri allorquando il lavoratore, in virtù della prima assunzione, abbia già in essere un contratto a tempo indeterminato.
La gestione della fruizione del’agevolazione dei 3.250 euro, probabilmente, seguirà la strada tracciata dall’Istituto nella circolare n. 17, secondo un criterio con tetto mensile, in base al quale i datori di lavoro interessati possono contare, per ogni lavoratore, su una agevolazione massima pari ad 1/12 di 3.250 euro.
Se è consentito un breve commento, si ritiene che l’incentivo appena citato e la deduzione totale, da “godere” a partire dal 2016, del costo del personale in forza a tempo indeterminato ai fini dell’IRAP, rappresentino il “carburante” per proseguire nel rilancio dell’occupazione attraverso rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato che, sotto l’aspetto della mera riduzione dei costi, sono ancora competitivi rispetto ad altre forme incentivanti presenti nel nostro ordinamento, con la sola eccezione dell’apprendistato professionalizzante.
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Eufranio Massi	286 posts
Con la sentenza n. 8419 del 5 aprile 2018, la Cassazione ha riconosciuto la legittimità di un licenziamento adottato da un datore di lavoro nei confronti di un proprio dipendente
La responsabilità solidale del committente per debiti di natura contributiva [E.Massi]
L’attenzione del Legislatore, della Giurisprudenza e degli organi amministrativi deputati al controllo è sempre presente nei confronti della filiera produttiva che si caratterizza attraverso decentramenti produttivi: ne sono palese testimonianza
Il nostro Legislatore ha chiamato, sostanzialmente, con lo stesso nome tipologie contrattuali che afferiscono all’area della subordinazione ed a quella del lavoro autonomo: mi riferisco al contratto di lavoro occasionale,
Febbraio 12, 19:34 Reply
Vorrei sapere se il datore di lavoro e obbligato a dare l’intero importo che esce sulla busta paga? O e autorizzato a trattenere più della metà dell’importo. Esempio. ( su 1000 euro a te da 250.00 e il restante 750.00 se li tiene lui. ) mi puoi fare una risposta .Grazie
Luigi Rodella
Gennaio 18, 16:28 Reply
Egregio Dottor Eufranio Massi,
In merito all’assunzione per l’estero, ex 398/1987, io credo si abbia diritto all’esonero contributivo in quanto si tratta di una nuova assunzione e quindi c’è un incremento occupazionale (anche se l’attività lavorativa non viene svolta in Italia). Rimane sempre il dubbio, non fugato dall’Inps, in quanto su queste assunzioni il datore di lavoro ha diritto ad una riduzione contributiva di 10 punti percentuali .
Mentre credono non abbiano diritto all’esonero contributivo i datori di lavoro stranieri che in base all’articolo 1 comma 1 lettera d) della legge 398/1987 (articoli non abrogati), assumono lavoratori italiani all’estero, rimanendo però iscritti all’Inps in Italia. Questo articolo non è stato modificato dall’articolo 18 del D.Lgs 151/2015; mentre è stato modificato l’articolo 2 che di fatto ha abrogato il precedente comma 4, all’interno del quale le Autorità competenti italiane vigilavano anche sulle aziende straniere che assumevano lavoratori all’estero. Per cui sarebbe molto importante comprendere se in queste ipotesi il datore di lavoro straniero ha diritto a fruire di questo esonero.
Ancora moltissimi complimenti per tutto il suo lavoro.
22/01/2020 07:36
Rassegna stampa del 22 Gennaio 2020
21/01/2020 07:25