Source: https://www.sicurya.it/sportello-sicurezza/help-centre-f-a-q/
Timestamp: 2018-05-21 13:01:56+00:00
Document Index: 5731898

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 66', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 30']

Help Centre / F.A.Q. - Sicurya
Help Center - Domande frequenti
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Altri temi5
Cantieri temporanei e mobili2
Gestioni delle emergenze13
I Dispositivi di Protezione Individuale5
I luoghi di lavoro4
I soggetti della prevenzione9
Informazione, formazione e addestramento8
La sorveglianza sanitaria3
La valutazione dei rischi5
Le attrezzature di lavoro1
Riduzione del tasso di tariffa1
Strumenti per ridurre la responsabilità1
Se gli associati in partecipazione lavorano in azienda in modo attivo, sono da equiparare a tutti gli effetti alle figure (soci, dipendenti, collaboratori per i quali si riscontra un vincolo di subordinazione) sono soggetti al D.Lgs 81/2008?
Si, rientrano tra i soggetti destinatari della tutela in materia di igiene e sicurezza sul lavoro
Si, il decreto 15 luglio 2003, n. 388, stabilisce che il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature: cassetta di primo soccorso, tenuta presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica appropriata, contenente la dotazione minima indicata nell’allegato … omissis … E’ lo stesso datore di lavoro che deve individuare e rndere disponibili le attrezzature che ritiene appropriate (compresi zaini o altri contenitori) e quindi idonee per l’operare degli addetti al primo soccorso rispetto ai rischi aziendali, mantenendole in condizioni di efficienza e di pronto impiego.
Nel corso della riunione possono essere individuati, inoltre, codici di comportamento e buone prassi per prevenire i rischi di infortuni e di malattie professionali, ed obiettivi di miglioramento della sicurezza.
La riunione periodica, inoltre, deve essere indetta in occasione di siginificative variazioni delle condizioni di esposizione al rischio, compresa la programmazione e l’introduzione di nuove tecnologie che hanno riflessi sulla sicurezza e salute dei lavoratori.
A seguito della riunione deve essere redatto un verbale che è a disposizione dei partecipanti per la sua consultazione.
Un consorzio di nuova costituzione raggruppa artigiani singoli e imprese. Nel caso di acquisizione di lavori in cantiere, è usufficiente un POS del Consorzio sottoscritto da artigiani e Datori di Lavoro delle imprese?
Dovrei eseguire dei lavori di ristrutturazione che probabilmente comporteranno l’intervento di più imprese. Vorrei sapere se è necessaria la comunicazione all’ASL competente e, in tal caso, le modalità di tale comnicazione?
E’ necessaria la notifica all’ASL e alla DTL secondo i contenuti dell’all. XII del D.Lgs 81/08. Per le modalità si suggerisce di prendere contatti con l’ASL competente per territorio
Gestioni delle emergenze
Non viene specificato il numero di addetti da formare ed adibire al primo soccorso; si deve dedurre che il datore di lavoro debba prevedere la formazione di un numero di lavoratori tale da garantire la copertura di tutti i turni di lavoro e che a tale copertura sia addetto un numero di persone formate che garantisca l’effettiva efficienza e funzionalità del sistema di emergenza in funzione dei rischi specifici valutati per ciascuna azienda o unità produttiva.
Ho appena nominato un addetto al primo soccorso. lavoro in una piccola azienda (3 dipendenti). esistono dei corsi di formazione specifici per gli addetti al primo soccorso? Quali sono i requisiti?
Sono un datore di lavoro di una azienda di servizi con 5 dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. Qual è la formazione minima che devo garantire? Su chi gravano i costi? Chi deve svolgere la formazione? Con quale cadenza deve essere ripetuta la formazione?
Sono un datore di lavoro di una media impresa (48 dipendenti) che ha appena nominato un addetto al primo soccorso. Qual è la formazione minima che devo garantire? Su chi gravano i costi? Chi deve svolgere la formazione? Con quale cadenza deve essere ripetuta la formazione?
Gli addetti al primo soccorso, designati dal Datore di lavoro, sono formati con istruzione teorica e pratica per l’attuazione delle misure di primo intervento interno e per l’attivazione degli interventi di primo soccorso.
La formazione dei lavoratori designati è svolta da personale medico, in collaborazione, ove possibile, con il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. Nello svolgimento della parte pratica della formazione il medico può avvalersi della collaborazione di personale infermieristico o di altro personale specializzato. La formazione degli addetti andrà ripetuta con cadenza triennale almeno per quanto attiene alle capacità di intervento pratico.
Nel caso prospettato, l’azienda appartiene al Gruppo a), i costi della formazione gravano sul datore di lavoro e la formazione prevista è di 16 ore.
Le aziende vengono classificate in tre gruppi A, B o C secondo alcuni criteri.
Gli addetti al primo soccorso di aziende appartenenti al gruppo A dovranno frequentare corsi di formazione di durata pari a 16 ore con aggiornamenti, a cadenza triennale, della sola parte pratica (6 ore);
Gli addetti al primo soccorso di aziende appartenenti ai gruppi B e C dovranno frequentare corsi di formazione di durata pari a 12 ore con aggiornamenti, a cadenza triennale, della sola parte pratica (4 ore).
Le squadre di intervento sono costituite da personale interno, espressamente individuato per effettuare anche questo tipo di attività, immediatamente disponibile all’occorrenza. La pronta disponibilità va intesa come presenza fisica sempre assicurata sia dal punto di vista della composizione prevista per la squadra, che per qualificazione professionale dei componenti, anche in casodi lavoro a turni o assenze; il numero delle squadre e la loro composizione vanno stabiliti in funzione dei rischi e della dimensione dell’attività.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di mantenere in efficienza i DPI tenendo conto anche delle indicazioni fornite dal fabbricante (art. 77 comma 4, D.Lgs 81/08 e s.m.i.). Nel nostro caso, l’imbracatura di sicurezza, deve essere verificata annualmente e la nota informativa di solito riporta anche una tabella da compilare in seguito ad ogni verifica. Per quanto riguarda le caratteristiche del personale che può effettuare tale verifica, la norma UNI EN 365:2005 che riguarda le ispezioni periodiche, al punto 4.4, tra le altre cose, dice … è necessario che le ispezioni periodiche siano eseguite unicamente da una persona competente e nel severo rispetto delel procedure di ispezione periodica del fabbricante …
Detto questo, trattandosi di fibbie di nylon il loro “invecchiamento” inizia con la produzione e non solo con l’uso, tra l’altro risulterebbe alquanto problematico verificare la data di messa in uso poiché diversamente da quella di produzione risulterebbe difficile dimostrare quando quella imbracatura è stata indossata la prima volta.
Nelle cantine delle aziende vitivinicole, al fine di eliminare i residui di feccia che si forma dalla fermentazione del mosto, è richiesto che il personale entri all’interno dei serbatoi. Spesso essi, anche quelli più recenti (del 2014), hanno il passo d’uomo piccolo: indicativamente ellittico con dimensione 40 x 30 cm o leggermente superiore. Tale superficie di apertura non consente l’agevole recupero di un eventuale lavoratore privo di sensi. Dato che risulta indispensabile l’ingresso di un operatore all’interno del serbatoio, contrariamente a quanto consente la normativa, quali iniziative possono essere intraprese per consentire lo svolgimento di tali operazioni rispettando la normativa vigente?
UNI-EN 547-1:1998 “misure del corpo umano-Principi per la determinazione delle dimensioni richieste per le aperture per l’accesso di tutto il corpo nel macchinario”,
UNI-EN 547-2:1998 “misure del corpo umano-Principi per la determinazione delle dimensioni richieste per le aperture d’accesso”,
UNI-EN 547-3:1998 “Misure del corpo umano-Dati antropometrici”,
UNI ISO EN 7250:2000 “Misure di base del corpo umano per la progettazione tecnologica”,
UNI ISO EN 15535:2007 “Requisiti generali per la creazione di banche dati di dati antropometrici”.
Si tratta di norme che costituiscono utili riferimenti per le dimensioni medie del corpo umano da utilizzare per valutare la reale condizione degli accessi presenti nei luoghi di lavoro, compresi i luoghi confinati. Da queste è possibile ricavare la cosiddetta “ellisse del corpo”, avente come asse maggiore la larghezza delle spalle (60 cm) e come asse minore la profondità del corpo (45 cm). L’ingombro del corpo umano immobile può essere espresso attraverso tale ellisse.All’interno di tali norme tecniche si possono trovare ulteriori riferimenti alle dimensioni di accesso differenziandole in base alla postura e al movimento del corpo. Inoltre le dimensioni minime indicate vanno aumentate qualora si preveda di utilizzare DPI che aumentano l’ingombro corporeo (ad es. un APVR con bombola/e). Pertanto, se le dimensioni sono minori di quelle prescritte da tali norme, sussiste una reale difficoltà, se non la impossibilità, per il recupero della persona priva di sensi. Quindi il datore di lavoro ai sensi dell’art. 66 non deve consentire l’entrata di un lavoratore in un serbatoio avente dimensioni dell’apertura d’accesso inferiori a quelle indicate.
Locali appositamente destinati a spogliatoi devono essere messi a disposizione dei lavoratori quando questi devono indossare indumenti di lavoro specifici. Qualora in una ditta non vengono svolte attività insudicianti non vi è l’obbligo di fornire armadietti a doppio scomparto in maniera da tenere separati gli indumenti di lavoro dagli indumenti privati.
All’interno di una officina di autoriparazioni dove è possibile la presenza di clienti, vi è l’obbligo di delimitare l’area di lavoro e applicare il divieto di accesso ai non addetti ai lavori?
Per luoghi di lavoro devono intendersi i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, all’interno dell’azienda o unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro. Le disposizioni in tema di luoghi di lavoro dettate dal D.Lgs 81/08 e s.m.i. non si applicano invece ai mezzi di trasporto, ai cantieri temporanei o mobili, alle industrie estrattive, ai pescherecci, ai campi, ai boschi e agli altri terreni facenti parte di una azienda agricola o ferestale.
La figura del preposto è obbligatoria in tutte le aziende soggette al D. Lgs. n. 81/2008 anche dove è presente solo un addetto e tale obbligo è sanzionato nei confronti del datore di lavoro?
L’obbligo del datore di lavoro di vigilare per impedire atti o manovre rischiose del dipendente non comporta un continuo controllo nell’esecuzione di ogni attività né il dovere di affiancare un preposto a ogni lavoratore impegnato o di organizzare il lavoro in modo da moltiplicare i controlli fra i dipendenti. Quello che si richiede è una diligenza rapportata in concreto al lavoro da svolgere e cioè all’esperienza e specializzazione del lavoratore, all’ubicazione del lavoro, alla prevedibilità della condotta del lavoratore, alla normalità della tecnica di lavorazione. In conclusione si può escludere la responsabilità del datore di lavoro solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri della abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute, mentre la semplice irrazionalità della condotta, quando sia pensabile in anticipo, non vale a scagionare il datore di lavoro
Considerando che è stato sostenuto prima dell’entrata in vigore del DM 388/03, il vorso è ritenuto valido ai sensi dell’art. 3, comma 5, dello stesso Decreto, a condizione che il lavoratore con cadenza triennale abbia ripetuto la formazione per quanto attiene alle capacità di intervento pratico. In caso di mancato rispetto di tale prescrizione normativa, si ritiene che debba essere conseguito ex novo l’attestato previsto.
La formazione pregressa, effettuata prima dell’entrata in vigore dell’Accordo, costituisce credito formativo permanente se il lavoratori cambia lavoro? Se l’azienda cambia solo ragione sociale?
Se gli addetti al primo soccorso di una Ditta hanno sempre svolto il corso relativo al gruppo B pur appartenendo all’A, devono rifare l’intero corso di 16 ore o è sufficiente l’integrazione delle 4 ore non frequentate nel corso da 12?
Si è del parere che è necessario verificare che il corso svolto in passato sia congruente con quanto indicato nell’allegato 3 del D.M. 388/03, integrando quindi i moduli A e C relativamente ai contenuti e ai tempi minimi previsti e ripetendo la formazione dei lavoratori designati con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacità di intervento pratico per un totale di 6 ore. Inoltre occorre, ai fini dell’adempienza completa all’allegato 3, che l’Azienda, con la collaborazione del Medico Competente, se nominato, provveda e ne tenga memoria, a far “… conoscere i rischi specifici dell’attività svolta“.
La formazione relativa all’utilizzo delle attrezzature di lavoro escluse dall’Accordo del 22.02.2012 deve essere effettuata all’interno della formazione specifica di cui all’Accordo Stato Regioni del 21.12.2011 in quanto la stessa, come si afferma al punto 4 dell’Accordo, deve essere tarata “in funzione dei rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda“.
Si è del parere che sia necessario verificare che il corso svolto in passato sia congruente con quanto indicato nell’allegato 3 del D.M. 388/03, integrando quindi i moduli A e C relativamente ai contenuti e ai tempi minimi previsti e ripetendo la formazione dei lavoratori designati con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacità di intervento pratico per un totale di 6 ore. Inoltre occorre, ai fini di adempiere completamente all’allegato 3, che l’Azienda , con la collaborazione del Medico Competente, se nominato, provveda e ne tenga memoria, a far “…conoscere i rischi specifici dell’attività svolta“.
I programmi formativi devono essere conformi all’Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012 concernente l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori (art. 73 comma 5 del D.Lgs 81/08), che prende in considerazione anche le autogru e le gru per autocarro.
Riguardo le situazioni pericolose messe in luce dalla prima fase della valutazione, si evidenzierà il numero dei lavoratori che è possibilmente esposto ai fattori di rischio, individualmente o come gruppo omogeneo.
A questo punto si dovranno prendere in considerazione criteri valutativi più specifici per meglio stimare l’entità di questi rischi ed individuare le azioni da intraprendere in seguito a questa valutazione.
A titolo non esaustivo sono tutti quei pericoli collegati alla struttura fisica legata all’ambiente in cui sono svolte le lavorazioni che al tipo specifico di lavorazioni svolte, sia come ambiente che come impiantistica che attinenti (passaggi, scale, pavimenti, ecc.) a macchine, attrezzature ed impianti, (accessibilità a parti in movimeno, proiezioni di schegge, ecc.).
Una delle principali caratteristiche della valutazione dei rischi è la sua “soggettività”. La norma prevede infatti che la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione.
A mitigare la soggettività del valutatore possono contribuire l’uso razionale di misure di igiene industriale, nonché la raccolta della sintomatologia eventualmente accusata dai lavoratori.
Cosa è il Documento Valutazione Rischi?
Il Documento di Valutazione dei Rischi (c.d. DVR) è definito dal D.Lgs 81/2008 come “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività”. Si tratta, in pratica, di un documento che descrive i possibili rischi per chi opera nell’ambito di una attività
Riduzione del tasso di tariffa
Nel primo biennio di attività il tasso medio nazionale può essere ridotto o aumentato, in misura fissa del 15%, in relazione alla situazione dell’azienda per quanto riguarda il rispetto delle norme di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro. Tale possibilità è prevista dall’art. 20 del decreto ministeriale del 12 dicembre 2000 e può essere richiesta, su domanda, da tutti i datori di lavoro in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro.
Inoltre, l’Inail premia con una “sconto” denominato “oscillazione per prevenzione” (OT/24), le aziende, operative da almeno un biennio, che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia.
L'”oscillazione per prevenzione” riduce il tasso di premio applicabile all’azienda, determinando un risparmio sul premio dovuto all’Inail. In base al decreto ministeriale 3 dicembre 2010, che ha riscritto il testo dell’art. 24 del decreto ministeriale del 12 dicembre 2000, la riduzione di tasso è riconosciuta in maniera fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno.
Il modulo da compilare è composto di tre parti:
la dichiarazione del richiedente, finalizzata ad autocertificare il rispetto delle norme vigenti in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro.
Strumenti per ridurre la responsabilità
E’ vero che la nuova normativa prevenzionale riconosce ai modelli di organizzazione una funzione esimente da responsabilità per i reati commessi?
Al fine di prevenire la commissionedi reati connessi, l’art. 30 del D.Lgs 81/08 riconosce e valorizza il ruolo dei modelli di organizzazione e di gestione aziendale, ai quali attribuisce efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridca di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.