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Timestamp: 2018-09-22 10:39:52+00:00
Document Index: 99174599

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 15', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 177', 'art. 177', 'art. 9', 'art. 177', 'art. 9', 'art. 177', 'sentenza ', 'art. 177', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 74', 'art. 7', 'sentenza ']

Novità fiscali del 24 giugno 2010: riscossione delle imposte e compensazione di crediti tributari; massima notarile: legittimo il maxiesercizio iniziale delle società di capitali; contenzioso e DURC: possibile il rilascio; detassazione solo per la contrattazione di secondo livello: dalla manovra correttiva arrivano modifiche per il 2011; disciplina fiscale degli scambi di partecipazioni mediante conferimento; liti fiscali: le regole per far pace | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 24 giugno 2010: riscossione delle imposte e compensazione di crediti tributari; massima notarile: legittimo il maxiesercizio iniziale delle società di capitali; contenzioso e DURC: possibile il rilascio; detassazione solo per la contrattazione di secondo livello: dalla manovra correttiva arrivano modifiche per il 2011; disciplina fiscale degli scambi di partecipazioni mediante conferimento; liti fiscali: le regole per far pace
1) Responsabilità degli amministratori degli enti pubblici per i danni
2) Riscossione delle imposte e compensazione di crediti tributari
3) Massima notarile: Legittimo il maxiesercizio iniziale delle società di capitali
4) Contenzioso e Durc: possibile il rilascio
5) Detassazione solo per la contrattazione di secondo livello: Dalla manovra correttiva arrivano modifiche per il 2011
6) Disciplina fiscale degli scambi di partecipazioni mediante conferimento
7) Liti fiscali: Le regole per far pace
8) Ordinanza ricostruzione Abruzzo
9) Agenzie di viaggi: Vendita pacchetti turistici ed intrastat
10) Altre di fisco
Responsabilità degli amministratori degli enti pubblici per i danni derivanti da perdite patrimoniali causati dalla gestione delle società partecipate.
E’ questo l’argomento che è stato trattato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili nel documento (redatto da una Commissione studi) di maggio 2010.
Responsabilità degli amministratori degli enti pubblici per i danni derivanti da perdite patrimoniali causati dalla gestione delle società partecipate
Con la sentenza 26806 del 19.12.2009, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, modificando un precedente orientamento in materia di società partecipate dagli enti pubblici, hanno stabilito la giurisdizione della Corte dei Conti in ordine alle azioni di responsabilità degli amministratori e funzionari pubblici, quando gli atti di cattiva gestione procurano danni riferibili direttamente al patrimonio all’ente, quali ad esempio il danno all’immagine o l’omesso esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori delle partecipate.
La Corte ha sancito che:
“va affermata la giurisdizione della Corte dei conti solo relativamente alla condanna di risarcimento del danno all’immagine subita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.”
“La giurisdizione della Corte dei conti era configurabile nei confronti di chi, all’interno dell’ente pubblico partecipante, avesse omesso di adottare, essendo chiamato a farlo, un comportamento volto all’esercizio da parte del socio – pubblica amministrazione – dell’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori, con conseguente danno della società partecipata e, dunque, dell’ente pubblico partecipante.”
Secondo il principio stabilito dalla Suprema Corte, devono rispondere di danno erariale gli amministratori degli enti e i funzionari pubblici che hanno la disponibilità di azioni e di diritto di voto nelle società pubbliche e non adottano comportamenti idonei alla salvaguardia del patrimonio degli enti stessi.
Quando invece gli stessi atti procurano danni al patrimonio della società partecipata, viene esclusa la competenza della magistratura contabile e si rientra nella competenza del giudice ordinario.
La Corte di Cassazione “dichiara il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti limitatamente ai soli danni attinenti al patrimonio della società.”
Con la sentenza 27092 del 22.12.2009, le SS. UU. della Corte di Cassazione hanno invece sancito la giurisdizione della Corte dei Conti in ordine all’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, dipendenti e azionisti della società partecipata RAI “data la natura sostanziale di ente assimilabile ad una
pubblica amministrazione che le va riconosciuta, nonostante l’abito formale di società per azioni (peraltro partecipata totalitariamente da enti pubblici: Stato 99,55% e SIAE 0,45%).”
Ciò in quanto
1) E’ concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;
2) E’sottoposta a penetranti poteri di vigilanza da parte di un’apposita commissione parlamentare;
3) E destinataria, per coprire i costi del servizio, di un canone di abbonamento, avente natura di Imposta;
4) E’ compresa tra gli enti sottoposti al controllo della Corte dei Conti;
5) E’ tenuta all’osservanza delle procedure di evidenza pubblica nell’affidamento degli appalti, in quanto “organismo di diritto pubblico”ai sensi delle norme comunitarie.
Il principio enunciato dalla sentenza è il seguente:
“Compete al giudice contabile la giurisdizione in ordine alle azioni di responsabilità amministrativa esercitate per ottenere il risarcimento dei danni che si assume essere stati cagionati alla s.p.a. RAI – Radiotelevisione Italiana da componenti del suo consiglio di amministrazione e da dipendenti della stessa società e degli enti pubblici azionisti, in seguito alla nomina del direttore generale e alla conclusione di contratti attinenti al trattamento economico del direttore generale e degli ex direttori generali;”
La Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale Regionale per il Friuli Venezia Giulia, con sentenza n. 53 del 18.3.2010, ha preso spunto dalla sentenza 27092 delle SS.UU. della Cassazione per condannare gli amministratori della società partecipata “Trieste Expo Challenge”, affermando che “tale società consortile,
costituita nell’anno 2002 tra la Provincia di Trieste, il Comune di Trieste e la Camera di Commercio di Trieste e posta in liquidazione dagli stessi enti nell’anno 2005, è stata in piena sostanza un ente pubblico strumentale degli enti pubblici suoi fondatori.”
Dai principi enunciati dalla Corte di Cassazione si può dedurre che, nei casi di “natura privata” della società partecipata, la limitazione della giurisdizione della magistratura contabile sposterà inevitabilmente la contestazione di eventuali responsabilità dai componenti degli organi delle partecipate, agli amministratori, revisori, funzionari degli enti pubblici, per i danni arrecati con i loro comportamenti al patrimonio dell’ente.
Gli avvisi di accertamento notificati a partire dal 01/07/2011 e relativi ai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2007 (nonché ai successivi) diventano esecutivi all’atto della notifica del provvedimento.
Per quanto concerne la compensazione delle imposte, dal 01/01/2011 sarà vietata la cd. compensazione ‘‘orizzontale’’ dei crediti relativi alle imposte erariali fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a euro 1.500, iscritti a ruolo e per i quali sia scaduto il termine di pagamento.
In correlazione al potenziamento dell’attività di riscossione, nell’ambito del processo tributario è stato modificato l’iter previsto dall’art. 47 del D.Lgs. n. 546/1992 disponendo una efficacia temporale limitata della sospensione giudiziale dei provvedimenti impositivi decisa dalle commissioni tributarie.
Efficacia esecutiva degli avvisi di accertamento
Gli avvisi di accertamento che verranno notificati a decorrere dal 01/07/2011 e relativi ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 (nonché ai successivi) assumono efficacia esecutiva all’atto della notifica e dovranno espressamente recare l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione delle somme richieste é affidata in carico agli agenti della riscossione anche ai fini dell’esecuzione forzata.
In merito alla decorrenza, il legislatore ha previsto che l’esecutività degli avvisi di accertamento concerne gli atti notificati a decorrere dal 01/07/2011, a partire dai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2007, ovvero, per i contribuenti aventi l’esercizio coincidente con l’anno solare, tale norma interesserà i provvedimenti notificati e riferiti al periodo di imposta 2007.
Pertanto, a seguito dell’introduzione di tale disposizione, gli avvisi di accertamento dovranno contenere l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso, all’obbligo di pagamento degli importi negli stessi indicati ovvero, in caso di proposizione del ricorso, degli importi stabiliti dall’art. 15 del D.P.R. n. 602/1973 per la cd. riscossione frazionata in base ad accertamenti non definitivi.
Attualmente solo dopo la notifica di un avviso di accertamento, il contribuente riceve la cartella di pagamento la quale contiene l’iscrizione a ruolo dei debiti erariali.
In caso di ricorso avverso l’avviso di accertamento, invece, viene notificata la cartella di pagamento contenente l’iscrizione a ruolo provvisoria di una parte delle maggiori somme dovute così come derivanti dall’avviso di accertamento. Soltanto i 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, l’agente della riscossione competente ha diritto di avviare le procedure esecutive disciplinate
dal D.P.R. n. 602/1973 (pignoramento presso terzi, iscrizione ipotecaria,ecc.). Con tale procedura l’agente della riscossione, prima di attivare eventuali procedure esecutive nei confronti del contribuente, deve attendere il decorso di diversi mesi
Adesso, secondo le previsioni del legislatore, per velocizzare e rendere più efficienti le procedure di riscossione, il Decreto ha stabilito che qualora il contribuente non paghi quanto determinato nell’avviso di accertamento – contenente l’intimazione ad adempiere – entro il termine di proposizione del ricorso, ovvero entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento, decorsi inutilmente ulteriori trenta giorni da tale termine, l’agente delle riscossione potrà attivare le suindicate procedure contenute nel D.P.R. n. 602/1973 con le modalità determinate da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
A decorrere dal primo giorno successivo al termine ultimo per la presentazione del ricorso, le somme richieste verranno maggiorate degli interessi di mora calcolati a partire dal giorno successivo alla notifica dell’avviso di accertamento.
In ogni caso, ai fini della procedura di riscossione, i riferimenti attualmente contenuti nelle norme vigenti al ruolo ed alla cartella di pagamento si intenderanno riferite anche agli avvisi di accertamento.
Sospensione giudiziale
In tema di processo tributario sono state introdotte rilevanti novità. In particolare, è stata modificata la disciplina relativa alla sospensione giudiziale contenuta nell’art. 47 del D.Lgs. n. 546/1992.
In termini generali, viene previsto che decorsi 150 giorni dall’emanazione del provvedimento di sospensione, l’agente della riscossione potrà comunque riscuotere il credito vantato nei confronti del contribuente, sebbene l’avviso di accertamento non sia definitivo e la sentenza di primo grado non sia stata ancora emessa e depositata dalla Commissione tributaria competente alla trattazione della controversia.
Prima dell’entrata in vigore del Decreto, l’art. 47 del D.Lgs. n. 546/1992 stabiliva che il ricorrente, qualora dall’atto impugnato potesse derivargli un danno grave ed irreparabile, avrebbe potuto richiedere alla commissione tributaria adita la sospensione dell’esecutività dell’atto stesso.
Una volta depositata la richiesta di sospensione, il presidente fissa con decreto
la trattazione dell’istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile e concede, in presenza dei requisiti del periculum in mora e del fumus bonis iuris, la sospensione del provvedimento.
Nei casi di sospensione, la trattazione nel merito della controversia deve essere fissata non oltre 90 giorni dalla pronuncia riferita alla sospensione dell’esecuzione del provvedimento notificato al contribuente.
Adesso, l’art. 39, comma 9 del Decreto, invece, stabilisce che la sospensione giudiziale:
– valga soltanto per 150 giorni;
– decada, prescindendo dal deposito della sentenza di primo grado, allo scadere del predetto termine di 150 giorni.
L’entrata in vigore di tale disposizione sia immediata.
In correlazione a tale norma, viene anche previsto che, per le iscrizioni a ruolo degli enti previdenziali, la cui giurisdizione non appartiene ai giudici tributari, il giudice che accoglie la sospensione deve fissare la data dell’udienza di trattazione nel termine di trenta giorni e la causa deve essere decisa nei successivi centoventi giorni. Allo scadere dei 150 giorni, in via analoga rispetto a quanto stabilito dal Decreto per il processo tributario, il provvedimento di sospensione perde di efficacia.
Le modifiche introdotte dal legislatore pare finalizzate a velocizzare l’iter di riscossione, tuttavia, appaiono inique e vessatorie per i contribuenti.
La Commissione del Consiglio Notarile di Milano, con la massima n. 116 del 08 giugno 2010, ha fornito importanti chiarimenti in merito alla possibilità, da parte delle società di capitali, di prevedere un maxiesercizio iniziale al fine di evitare ulteriore redazione di bilanci con annessi aggravi di costi.
In particolare, la massima ritiene “legittima la previsione dell’atto costitutivo che stabilisca la durata del primo esercizio sociale per un periodo non superiore a 15 mesi decorrenti dalla data dell’atto medesimo”.
In tal modo, infatti, le società di capitali evitano di dovere predisporre dei bilanci con periodi di riferimento brevi.
Il Ministero si è espresso in favore del Durc fino a provvedimento definitivo.
La nota ministeriale n.10849 del 18 giugno 2010 ha riguardato la richiesta di regolarità contributiva per un’impresa che abbia in corso un contenzioso con gli enti previdenziali.
Il Ministero del lavoro, riesaminando meglio il principio dell’interpello n. 64/2009, ha adesso riconosciuto la possibilità all’Inps di attestare la regolarità contributiva ai fini del rilascio del Durc, fino a che non venga adottato un formale provvedimento di decisione sul ricorso amministrativo.
Anf alle coppie di fatto, dalla Cassazione un nuovo orientamento
Uguali diritti per i figli legittimi e per quelli nati da convivenza.
Con la sentenza n. 14783 del 18 giugno 2010, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Inps che non riconosceva l’ANF al lavoratore non ancora separato legalmente dalla prima moglie, per i figli avuti con la convivente.
I figli non facevano parte del suo nucleo familiare e l’Inps su tale base negava il diritto.
La Cassazione ha affermato che il nucleo familiare, ai fini del diritto all’anf, va oltre il concetto di famiglia con matrimonio, ricomprendendo anche i figli nati fuori dal matrimonio, purchè riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 21 giugno 2010)
La manovra correttiva (D.L. 78/10) ha previsto all’art. 53 che, per l’anno 2011, ai soli lavoratori subordinati del settore privato in relazione ad accordi o contratti collettivi di secondo livello, su tutte le somme erogate nel limite di 6000,00 euro per incremento della produttività o efficienza aziendale, possa essere applicata un’imposta sostitutiva del 10% ai lavoratori con un reddito da lavoro dipendente pari o inferiore a 40.000,00 euro.
Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la nota del 21 giugno 2010 ha ricordato che il testo della legge n. 126/08 indicava tra le somme detassabili le “somme erogate a livello aziendale”, comprendendo pertanto anche erogazioni decise unilateralmente dal datore di lavoro, purchè fossero legate alla produttività.
Introdotta nel 2008, la detassazione è stata prorogata con i medesimi criteri, anche nel 2009 e nel 2010.
Con la nuova norma rimarranno presumibilmente escuse anche le erogazioni che l’Agenzia delle Entrate e il Ministero del lavoro consideravano detassabili (circolari 49/08 e 59/08) con interpretazione estensiva.
Art. 53 DL 78/09 (Contratto di produttività)
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 33/E del 17 giugno 2010, ha fornito precisazioni sulle modalità e l’ambito di applicazione della disciplina fiscale relativa allo scambio di partecipazioni attuato mediante conferimento (art. 177, comma 2, del TUIR).
La fattispecie è quella in cui, a seguito di un conferimento di azioni o quote – anche se effettuato da un soggetto non imprenditore – la società conferitaria riceva una partecipazione che le consenta di acquisire il controllo in un’altra società target, o di integrarlo in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario.
In questi casi, l’art. 177, comma 2, del TUIR consente di assumere come valore di realizzo delle azioni o quote conferite non il loro valore normale (art. 9 del TUIR) ma l’aumento del patrimonio netto contabile della società conferitaria e, quindi, in pratica, il valore di iscrizione delle partecipazioni nelle scritture contabili della conferitaria stessa.
Sul punto, la circolare dell’Agenzia ha confermato che l’operazione può non fare emergere alcuna plusvalenza o minusvalenza qualora l’incremento del patrimonio netto contabile della società conferitaria sia di ammontare pari all’ultimo valore fiscalmente riconosciuto delle partecipazioni conferite.
Più rilevanti sono le novità della circolare in merito all’ambito di applicazione dell’art. 177 comma 2 del TUIR.
In passato, l’Agenzia aveva ritenuto che questo regime potesse essere applicato soltanto quando la società target e la società conferitaria non appartenessero allo stesso gruppo societario, sostenendo che la finalità della norma fosse quella di favorire le sole acquisizioni di società terze (risoluzioni n. 57/e del 2007 e 446/e del 2008).
In tale ottica, il conferimento di partecipazioni in una società già sotto il controllo del soggetto conferente, avrebbe dato luogo ad un realizzo per un corrispettivo pari al valore normale delle partecipazioni conferite (art. 9 del TUIR).
Assonime con la circolare n. 20 del 2007 aveva sottolineato che questa ricostruzione, oltre a non essere supportata dalla lettera della norma, appariva poco equilibrata anche sul piano sistematico.
Osservando, in particolare, che gli scambi di partecipazioni mediante conferimento sono operazioni che, al pari di altre (di fusione, scissione ecc.), si connotano per essere indifferentemente utilizzabili tanto per realizzare aggregazioni tra imprese indipendenti, quanto per modificare assetti preesistenti all’interno del medesimo gruppo societario, con la conseguenza che sarebbe stato logico seguire le stesse regole fiscali in entrambe le ipotesi. Del resto, ha rilevato ulteriormente Assonime, una diversità di disciplina non si giustificava neanche sul piano comunitario, tenuto conto che l’art. 177, comma 2, del TUIR avrebbe dovuto essere interpretato in modo conforme alla direttiva n. 434/90/CE, che non distingue tra scambi di partecipazione di natura “acquisitiva” e scambi di partecipazioni che perseguono finalità riorganizzatorie (in tal senso, la sentenza Leur Bloem C-28/95, del 17 luglio 1997 della Corte di Giustizia CE).
L’Agenzia delle entrate, con la suddetta circolare, ha sostanzialmente accolto queste argomentazioni ed ha superato il precedente orientamento.
La circolare conclude infatti, in modo assolutamente condivisibile, che la disciplina dell’art. 177, comma 2, del TUIR trova applicazione “tanto tra soggetti indipendenti quanto all’interno di gruppi societari”.
(Assonime, nota del 18/06/2010)
Definizione sprint per le vecchie controversie ancora in sospeso. Ciò grazie alla circolare n. 37/E del 2010, con la quale l’Agenzia ha spiegato come “rottamare” le cause ultradecennali che sono ancora pendenti presso i giudici tributari di ultimo grado.
Per risolvere bonariamente i giudizi ancora in stand by presso la Corte di Cassazione occorre che la richiesta del contribuente sia accompagnata dal pagamento del 5% del valore della lite, utilizzando il codice tributo “8109” (istituito con la risoluzione n. 53/E del 2010).
Nessun adempimento, invece, viene richiesto per i giudizi ancora pendenti dinanzi alla Commissione tributaria centrale che si risolvono automaticamente. In entrambi i casi è sempre necessario che il contribuente risulti vittorioso sia in primo sia in secondo grado.
La circolare si è, inoltre, soffermata sulle nuove modalità di notifica delle sentenze tributarie, le garanzie da prestare per pagare a rate il dovuto da accertamento con adesione e conciliazione giudiziale, l’autorizzazione alla proposta d’appello delle strutture territoriali delle Entrate, gli effetti sulla riscossione delle decisioni della Commissione tributaria centrale.
Le liti che si possono chiudere rapidamente
Si possono chiudere in tempi rapidi le liti sospese davanti alla Commissione tributaria centrale e alla Cassazione, per le quali i ricorsi siano stati iscritti a ruolo nel primo grado entro il 25 maggio 2000, ossia a più di dieci anni dal giorno in cui è entrato in vigore il decreto in esame (26 maggio 2010).
Altra condizione necessaria per la definizione agevolata delle liti è che l’Amministrazione finanziaria dello Stato sia parte soccombente nei precedenti gradi di giudizio. Rientrano tra le liti definibili più in fretta anche quelle in cui Equitalia è parte del giudizio, a patto che l’ente titolare della pretesa tributaria in contestazione sia comunque l’Amministrazione finanziaria dello Stato. Restano invece fuori dalla chiusura accelerata le controversie in cui la parte resistente è un ente locale.
Quando la lite è definibile
La circolare ha precisato che sono esclusi dalla definizione agevolata i giudizi che riguardano le richieste di rimborso, sia pendenti in Commissione tributaria centrale sia in Cassazione.
Stessa sorte per le controversie che riguardano il rimborso di imposte versate dal contribuente nel presupposto che spetti un’agevolazione fiscale.
Sono, invece, definibili in tempi rapidi le controversie relative al provvedimento con cui l’Agenzia, oltre a negare il diritto all’agevolazione, ha anche provveduto ad accertare il tributo e/o abbia irrogato le sanzioni.
Liti sospese in Cassazione, come chiuderle
Innanzitutto, occorre pagare un importo pari al 5% del valore della controversia (ossia dell’ammontare dell’imposta contestata).
E’ necessario poi presentare entro il 24 agosto prossimo la richiesta di definizione agevolata presso la cancelleria della Suprema Corte, che deve contenere, tra l’altro, la rinuncia a ogni pretesa di equa riparazione e, in allegato, la ricevuta del versamento delle somme dovute.
Notifica delle sentenze veloce per accelerare il processo tributario
Denota l’Agenzia delle Entrate che si aprono nuove strade per notificare la sentenza ai fini della decorrenza del termine breve.
Anche in questo caso, infatti, ci si può avvalere delle stesse modalità previste per gli altri atti del processo tributario.
La notifica della sentenza, quindi, avverte l’Agenzia, non avviene più soltanto tramite l’ufficiale giudiziario, ma anche via posta, con spedizione dell’atto in plico senza busta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Inoltre, nel caso in cui è lo stesso contribuente a notificare l’atto, può anche consegnarlo direttamente all’ufficio, mentre se è l’Amministrazione a effettuarla, può anche servirsi di messi comunali o autorizzati. Non solo. I tecnici delle Entrate hanno precisato che il termine di 30 giorni dalla notifica della sentenza per depositare la relativa documentazione presso la commissione tributaria ha natura ordinatoria.
Il deposito dei documenti che attestano la decorrenza del termine breve d’impugnazione, quindi, può avvenire anche in ritardo, senza che scatti alcuna decadenza.
Si alleggeriscono le garanzie da prestare quando si pagano a rate le somme dovute nell’ambito di conciliazione giudiziale, accertamento con adesione e acquiescenza all’avviso di accertamento o di liquidazione. La circolare chiarisce che il contribuente non è tenuto a prestare garanzia fideiussoria se la somma delle rate successive alla prima non supera l’importo di 50mila euro.
La proposta d’appello si velocizza
La proposta d’appello da parte delle strutture territoriali dell’Agenzia non necessita più dell’autorizzazione della direzione regionale competente.
A questo proposito la circolare precisa che le nuove regole valgono per i ricorsi in appello da notificare a partire dal 26 marzo scorso, per i quali, quindi, non serve più il via libera della Dre.
8) Ordinanza ricostruzione Abruzzo: Sale a 200mila euro il finanziamento per riparare la casa o, se distrutta, accedere alla sostituzione edilizia
Nuove disposizioni per i comuni abruzzesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009: aumenta il finanziamento per la riparazione e ricostruzione delle abitazioni principali; non occorre, inoltre, la residenza per il contributo relativo agli immobili non abitativi.
Queste alcune delle novità contenute nell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri n. 3881 del 11 giugno 2010.
Incremento del tetto di spesa per accedere al finanziamento agevolato
Il finanziamento per la riparazione e ricostruzione delle abitazioni principali sale, in entrambi i casi, a quota 200mila euro, contro gli 80mila e i 150mila euro previsti dalle ordinanze precedenti. Aumento del tetto anche per l’acquisto di una nuova casa in sostituzione di quella distrutta: le nuove disposizioni prevedono una spesa di 200mila euro, riconoscendo 50mila euro in più rispetto a quanto stabilito nella precedente ordinanza (n. 3790).
Sostituzione edilizia delle case “E”
Altra novità rilievo è il via alla ricostruzione delle abitazioni principali distrutte, fuori dalle zone rosse: i proprietari di edifici inagibili o gravemente danneggiati dal terremoto, possono adottare la soluzione della sostituzione edilizia.
In questo caso il contributo è riconosciuto sulla base del costo risultante dal progetto definitivo di riparazione, comprovato da apposita perizia.
In assenza di tale progetto il contributo è valutato a forfait, che si differenzia a secondo che si tratti di abitazione principale o meno.
Immobili non abitativi: per il contributo non occorre la residenza
– parti comuni degli edifici condominiali distrutti o danneggiati, non adibiti ad – abitazione principale
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 36/E del 2010, ha, inoltre, precisato che la vendita di “pacchetti turistici” da parte delle agenzie di viaggio non è stata influenzata dalla riforma della territorialità delle prestazioni di servizi disciplinata dal D.Lgs. n. 18/2010.
L’Iva resta, dunque, dovuta nel Paese di residenza del tour operator.
La circolare conferma che le modifiche alle regole di territorialità delle prestazioni di servizi, in particolare riguardo alla nuova regola che localizza nel paese del committente le prestazioni generiche rese a soggetti passivi, non hanno interessate il regime speciale delle agenzie di viaggio.
Infatti, la vendita del pacchetto turistico si considera effettuata nel paese in cui ha sede il prestatore, con l’ulteriore conseguenza dell’esclusione dell’adempimento Intratast.
Lo stesso vale per la rivendita di servizi singoli (per esempio, camere d’albergo) che siano stati preventivamente acquistati dall’agenzia di viaggi, poiché anche tali prestazioni ricadono nel regime speciale dell’art. 74-quater, comma 5-bis del DPR 633/72.
Viceversa, le intermediazioni alberghiere in nome e per conto di soggetti passivi sono prestazioni generiche e, sussistendone i presupposti soggettivi, sono sottoposte agli obblighi Intrastat.
Stessa cosa per i corsi di formazione e addestramento del personale.
Guida turistica: Esonero da intrastat
Sono escluse dagli elenchi riepilogativi le prestazioni di servizi rientranti nell’art. 7-quinquies del D.P.R. 633 del 1972, tra cui vi sono le prestazioni relative ad attività culturali. Tenuto conto che nell’attività di guida turistica il requisito culturale è preminente, l’Agenzia delle Entrate ritiene che il contribuente interessato sia esonerato dalla presentazione degli elenchi Intrastat.
10) Altre di fisco:
– Indice ISTAT maggio 2010
Sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi al mese di maggio 2010, resi noti ai fini delle locazioni di immobili.
Tale indice è stato fissato nella misura del 1,5%.
(Comunicato ISTAT in G.U. n. 143 del 22/06/2010)
– Per l’associazione professionale medica sono deducibili i canoni versati alla fondazione
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 14960 del 22 giugno 2010, ha stabilito che sono deducibili i costi sostenuti da una associazione professionale in relazione ad un contratto di uso di macchinari stipulato con una fondazione che aveva preso tali beni in leasing.
– La stretta sui pagamenti frazionati riguarda anche il passato
La stretta sui pagamenti frazionati, cardine degli interventi sulla normativa antiriciclaggio contenut