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Timestamp: 2020-08-05 08:33:11+00:00
Document Index: 94481519

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 618', 'art. 618', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8880 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8880 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017), n. 8880
sul ricorso 24470-2015 proposto da:
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE
MATANO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSE;
avverso la sentenza n. 756/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata
2. che al fine di ottenere la predetta iscrizione l’odierno intimato iniziava una procedura esecutiva ai sensi dell’art. 612 c.p.c. notificando all’INPS atto di precetto seguito da ricorso per la fissazione delle modalità di esecuzione;
6. che preliminare ed assorbente risulta l’esame del secondo motivo col quale è dedotta nullità della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 -, in relazione all’art. 617 c.p.c., comma 2, artt. 618 e 289 c.p.c.;
6.1 che, invero, il ricorrente riporta l’ordinanza conclusiva della fase sommaria del giudizio di opposizione, in data 24 aprile 2014, con la quale il giudice dell’esecuzione aveva fissato il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’ordinanza per l’introduzione del giudizio di merito. Quindi, espone che, anzichè osservare questo termine, l’opponente si era rivolto direttamente al Tribunale, in sede contenziosa, con istanza in data 5 giugno 2014 ed il giudice designato per la trattazione del merito, asserendo che il giudice dell’esecuzione non avesse fissato il termine per l’introduzione del giudizio di merito, aveva, con ordinanza del 16 giugno 2014, fissato l’udienza del 16 luglio 2014, assegnando il termine di legge per notificare istanza e decreto; che, infine, il ricorso era stato notificato in data 12 dicembre 2014.
6.4. che come osservato da recenti pronunzie di questa Corte intervenute in fattispecie identica a quella in esame (cfr. Cass. ordinanze nn. 22373, 22374, 22375, 22376 del 2016) la questione deve essere definita alla luce del principio per il quale, a norma dell’art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l’introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, all’esito dell’esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell’atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l’opposizione nella fase a cognizione piena, sicchè ove si applichi ex art. 618 bis c.p.c., comma 1, il rito del lavoro, il giudizio di merito va introdotto con ricorso da depositare nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio fissato dal giudice. (Cass. n. 27527/14). Pertanto, nel caso di specie, il ricorso dell’opponente avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice competente entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice dell’esecuzione. La procedura seguita, invece, dalla parte qui intimata è del tutto svincolata dalle previsioni normative su citate e, comunque, ha comportato che non vi sia stato alcun ricorso in opposizione regolarmente depositato entro il termine perentorio di quarantacinque giorni, assegnato ai sensi degli ara. 617-618 e 618 bis c.p.c., tanto che alla fine il ricorso della parte opponente risulta essere stato soltanto notificato (ben oltre il termine di quarantacinque giorni), senza che risulti previamente depositato nel termine perentorio anzidetto;
7.1 che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con declaratoria di inammissibilità dell’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata; 7.2 che l’INPS non ha diritto al rimborso delle spese del giudizio di merito in quanto contumace;
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla parte qui intimata. Nulla spese per il giudizio di merito. Condanna la parte intimata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.