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Timestamp: 2018-03-23 05:17:24+00:00
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Nucleare con parere delle Regioni - La Gazzetta degli Enti Locali
Tag: ambiente edilizia nucleare
Nucleare con parere delle Regioni
Le regioni interessate dovranno esprimere il loro parere per la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari. La Corte costituzionale ha dichiarato ieri, con la sentenza n. 33/2011, l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari. La Corte costituzionale ha parzialmente bocciato l’articolo 4 del decreto legislativo sulla costruzione delle centrali nucleari: prima del via libera della Conferenza unificata, hanno deciso i giudici delle leggi, ci vuole il parere della Regione interessata. “È arrivato con la sentenza della Corte costituzionale il colpo di grazia al ritorno del nucleare in Italia voluto dal Governo”, dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. “Nel dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010 sulla localizzazione delle centrali nucleari e dei depositi di stoccaggio, la Corte costituzionale – spiegano i due senatori democratici – ha ribadito in maniera ineccepibile quella che è la precisa prescrizione dell’articolo 117 della Costituzione, secondo cui la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia fanno parte delle materie che la Carta definisce di legislazione concorrente”. “La sentenza della Corte – aggiungono i parlamentari del Pd – stabilisce dunque in maniera inequivocabile che le Regioni dovranno fornire il loro parere preventivo sulla possibilità di costruire una centrale atomica sul loro territorio:a questo punto la scelta nuclearista del Governo Berlusconi appare sempre più velleitaria e destinata ad arenarsi, considerando che la gran parte delle Regioni, comprese anche quelle amministrate dal centrodestra, si sono già dichiarate contrarie all’installazione di un impianto nucleare”. “È sempre più evidente che la scelta nuclearista del governo sia un flop clamoroso, che del resto non fornirebbe nessun risparmio sulle bollette elettriche delle imprese e delle famiglie, mentre anzi i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani. L’Italia – concludono Della Seta e Ferrante – ha bisogno di una politica energetica che disegni un sistema energetico sicuro, competitivo e sostenibile, in linea con quanto stanno facendo le grandi potenze economiche mondiali”.
Sul provvedimento la Consulta, relatore della decisione il presidente Ugo De Siervo, ha dichiarato inammissibili o infondati tutti gli altri ricorsi presentati nella quasi totalità dalle regioni Puglia, Toscana ed Emilia-Romagna, ma ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari”. L’articolo 4 del decreto legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010 è quello sulla “Autorizzazione degli impianti nucleari” e recita, nella versione parzialmente censurata dalla Corte costituzionale: “La costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale e come tali soggette ad autorizzazione unica che viene rilasciata, su istanza dell’operatore e previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo quanto previsto nel presente decreto legislativo”. Non basta quindi, per la Consulta, l’intesa con la Conferenza unificata, che è la sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, ma occorre prima acquisire il “parere” della regione nella quale verrà realizzato l’impianto.
I Verdi considerano “importantissima” la sentenza: “È di fatto uno stop all’arroganza del governo perché da oggi le centrali potranno essere realizzate solo con il consenso della regione interessata e segna una svolta importantissima nella battaglia di lotta contro la follia nuclearista del Governo Berlusconi”, commenta il leader Angelo Bonelli. “Ad oggi – aggiunge – nessun presidente di Regione, tranne quello della regione Piemonte Cota e una posizione ambigua di quello della Lombardia Formigoni, si è dichiarato disponibile ad accogliere sul proprio territorio una centrale nucleare. Anzi molte regioni, fra cui il Lazio, si sono espressamente dichiarate contrarie alla costruzione di impianti per la produzione di energia nucleare”. “Oggi – sottolinea ancora il leader dei Verdi – è una bella giornata per tutti coloro che non solo stanno lottando per fermare il folle programma nucleare del Governo Berlusconi che è insostenibile dal punto di vista economico ambientale e della sicurezza ma anche per chi quotidianamente lavora per una politica energetica basata sulle rinnovabili, l’efficienza ed il risparmio, l’unica via per assicurare – conclude Bonelli – all’Italia nuova e durevole, il rispetto dell’ambiente e della salute pace e sicurezza”.