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Timestamp: 2019-04-19 13:28:30+00:00
Document Index: 185434743

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 173', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 616']

Cass. Pen. Sez. III 07/12/2018 n. 54704 - Bidoni con tracce di olio: si può parlare di trasporto non autorizzato? - Tuttoambiente.it
Bidoni con tracce di olio: si può parlare di trasporto non autorizzato?
n. 54704
In tema di rifiuti, l'Allegato D alla Parte Quarta del D.L.vo 152/2006 classifica come rifiuti pericolosi, con il codice CER 16.07.08, i rifiuti contenenti olio, pertanto, sia che il bidone sia esso stesso un rifiuto, sia che si tratti di un mero recipiente utilizzato per riporvi i rifiuti trasportati (magari, appunto, quelli contenenti olio, per evitare che la sostanza si disperda sul cassone del veicolo), in mancanza del prescritto titolo abilitativo è comunque configurabile il reato di trasporto abusivo di rifiuti pericolosi (nella specie è stato osservato che non si trattava di un trasporto di rifiuti occasionale - ipotesi che secondo la Corte non costituirebbe neppure reato - ma di una attività reiterata nel tempo, che, proprio per la prova ricavabile dall'olio contenuto nel bidone, aveva certamente ad oggetto anche rifiuti pericolosi).
1.Con sentenza del 12 dicembre 2017, la Corte d'appello di Catanzaro, giudicando sull'appello proposto dagli odierni ricorrenti, ha confermato la sentenza che li aveva ritenuti responsabili del reato di cui all'art. 6, comma 1, lett. d), decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210, per avere trasportato rifiuti pericolosi in mancanza del prescritto titolo abilitativo.
2.Avverso la sentenza di appello, a mezzo del difensore di fiducia, hanno proposto ricorso A. C. e L. C., deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ai sensi dell'art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
3.Con un primo motivo, comune, i ricorrenti lamentano violazione di legge con riguardo all'acquisizione al fascicolo del dibattimento della comunicazione notizia di reato, con gli allegati, redatta dai Carabinieri.
4.Con il secondo motivo, parimenti comune, si deduce violazione di legge in relazione alla mancanza di prova dell'elemento soggettivo e dell'incolpevole ignoranza della speciale norma incriminatrice, essendo soltanto da poco stato deliberato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nel territorio della Regione Calabria.
5.Con un terzo motivo comune, i ricorrenti lamentano la mancanza di prova circa la natura di rifiuti pericolosi di quelli nella specie trasportati, essendo stata la prova ricavata soltanto dalle equivoche dichiarazioni rese dai Carabinieri escussi come testimoni, senza che fosse stata accolta la richiesta di rinnovazione dell'istruzione per disporre sul punto perizia.
6.Con un ulteriore motivo, il solo ricorrente Luca C. deduce violazione di legge e vizio di motivazione per aver la Corte territoriale illogicamente negato attendibilità alle dichiarazioni rese dal coimputato circa la propria estraneità al reato ascritto, essendosi quest'ultimo limitato a dargli un passaggio sul camioncino.
7.I ricorsi sono inammissibili e possono essere decisi con sentenza a motivazione semplificata.
E' pacifico che le condotte di gestione dei rifiuti di cui all'art. 6 del d.l. n. 172 del 2008, convertito in I. n. 210 del 2008, hanno rilievo in quelle parti del territorio nazionale destinatarie della dichiarazione dello stato di emergenza ai sensi della I. n. 225 del 1992 (Sez. 3, n. 15630 del 21/02/2013, Messina, Rv. 255251) e non è neppure contestato che, nella regione Calabria, il provvedimento dichiarativo dello stato di emergenza, adottato ai sensi dell'art. 5 legge 24 febbraio 1992, n. 285, è stato da ultimo prorogato sino al 31 dicembre 2011 con d.p.c.m. 17 dicembre 2010, sicché la speciale disciplina normativa in parola era da tempo applicabile in Calabria al momento dei fatti (6 ottobre 2011). Con motivazione assolutamente logica, tenendo anche conto del fatto che Antonio C. aveva dichiarato di raccogliere professionalmente il ferro per poi rivenderlo, la sentenza impugnata esclude, pertanto, una incolpevole ignoranza della norma incriminatrice.
Ed invero, la sentenza impugnata attesta come sul camion degli imputati vi fosse un bidone che sul fondo aveva tracce di olio motore e la correttezza dell'affermazione non è inficiata dalle critiche circa un travisamento della prova al proposito mosse in ricorso, allegandosi la trascrizione di stralci della deposizione del teste L. Z. e dell'altro carabiniere escusso: la lettura delle dichiarazioni, anzi, conferma, la ricostruzione operata in sentenza.
7.4. Manifestamente infondato, da ultimo, è il motivo proposto dal solo ricorrente L. C., non essendo manifestamente illogiche le circostanze valorizzate dalla sentenza impugnata (pag. 1) al fine di disattendere la dichiarazione del fratello circa il fatto che il primo si trovava occasionalmente sul camion soltanto per essergli stato offerto un passaggio, avendolo il fratello casualmente incrociato per strada. La doglianza del ricorrente si traduce in una inammissibile censura sul travisamento del fatto (Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Minervini, Rv. 253099). Alla Corte di cassazione, invero, sono precluse la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015, Musso, Rv. 265482).
8.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, tenuto conto della sentenza Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186 e rilevato che nella presente fattispecie non sussistono elementi per ritenere che la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., oltre all'onere del pagamento delle spese del procedimento anche quello del versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma equitativamente fissata in Euro 2.000,00 per ciascun ricorrente.