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Timestamp: 2018-11-16 01:07:01+00:00
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Cass.Pen. – Sezione seconda Sent. 5 - 17 marzo 2004, n. 12931
L G A, imputato di ricettazione, impugna la sentenza in data 22 febbraio 2002 con la quale la Corte di appello di Catania ha confermato, quanto all’affermazione di responsabilità, la decisione di primo grado.
Denuncia nullità della sentenza per violazione degli articoli 125 c.3 e 546 c.1, lettera e), Cpp, stante l’incomprensibilità del testo della stessa, vergata a mano con grafia non leggibile.
Ritiene la Corte, in piena assonanza a quanto già affermato da sezione III, 22 novembre 2001, Gaiangos, rv 220606, nonché da sezione II, 10 gennaio 1972, Trevisan, rv 121250 e sezione II, 12 dicembre 1975, Lo Russo, rv 132857, che la motivazione, la quale è requisito formale e sostanziale di ogni sentenza, debba essere idonea a soddisfare l’esigenza di consentire il controllo sull’itinerario e sugli approdi decisori: ciò al fine di consentire alle parti che ne hanno diritto di utilizzare consapevolmente gli strumenti di gravame offerti dalla legge ed al giudice sovraordinato di verificare la fondatezza dell’impugnazione.
A tal fine, nel redigere la parte motiva della decisione, il giudice deve rendere ostensibili le ragioni delle sue scelte, attraverso una chiara e completa (ancorchè "concisa") esposizione dei motivi di fatto e di diritto che le hanno giustificate, dando atto dei risultati acquisiti e dei criteri adottati nella valutazione delle prove poste a base della decisione, che devono essere indicate insieme alle ragioni per le quali non sono state ritenute attendibili quelle contrarie (artt. 192 c.1 e 546 c.1, lett. e), Cpp).
Ciò impone che la sentenza sia redatta con segni grafici di univoca ed agile interpretazione, ancorchè non necessariamente con l’uso della dattilografia o della videoscrittura, che non è imposto da alcuna norma di legge; ne deriva che l’impossibilità di intendere, per l’incomprensibilità del segno, l’iter argomentativo che ha condotto al comando concreto del giudice espresso nel dispositivo, equivale alla mancanza assoluta della motivazione, correlata alla violazione dell’articolo 125 c.3 e sanzionata da nullità denunciabile ai sensi dell’articolo 606 c.1, lettera, e), Cpp.
La circostanza di fatto che all’indecifrabilità grafica di un testo possa talvolta ovviarsi con la richiesta di una copia leggibile formata dal cancelliere, con l’eventuale ausilio interpretativo del giudice estensore (sez. I, 18 ottobre 1983, Abbati, rv 162907; sez. VI, 18 gennaio 2001, Castorina, rv 219094; sez. IV, 21 marzo 2001, Caruso, rv 219576), non è dirimente.
Trattasi infatti di rimedio del tutto empirico, affidato tanto alla buona volontà del funzionario (il cui dovere di legge è solo quello di rilasciare una copia conforme all’originale, quale esso sia, e non di interpretare autenticamente il segno incerto del giudice), quanto alla disponibilità del magistrato a collaborare all’operazione ricostruttiva della volontà espressa dal documento; rimedio che non può pertanto assumersi a regola di carattere generale, ostandovi evidenti ragioni di trasparenza e di tutela del diritto di difesa, le quali non possono essere in alcun modo sacrificate. Ed invero se la parte cui è riconosciuta la facoltà d’interporre gravame dovesse farsi carico di sollecitare la trascrizione “intelligibile” della sentenza, il termine d’impugnazione, fissato dalla legge per solito con scansioni assai brevi, verrebbe ineluttabilmente mutilato, sempre che la richiesta trovi benevola accoglienza, del tempo necessario all’adempimento burocratico e finirebbe per dipendere dalla solerzia del funzionario cui tale incombente è demandato; né potrebbe praeter legem individuarsi un dies a quo per l’impugnazione decorrente non dai momenti tassativamente fissati dall’articolo 585 Cpp, bensì da quello del rilascio della copia dattiloscritta, anche perché in tal caso i termini per la proposizione dell’impugnazione sarebbero dilatati di un margine del tutto incerto e come tale incompatibile con le garanzie ed i tempi ragionevoli del giusto processo.
Neppure possono trascurarsi le considerazioni che l’ausilio "interpretativo" dell’estensore potrebbe non essere più realizzabile per variegate ragioni e che nessuna norma di legge autorizza a porre a carico della parte l’onore di un’iniziativa che si sostanzia in pratica nella richiesta di una cortesia e che è resa necessaria dalla negligenza del giudice che non ha curato di rendere comprensibile la veste grafica della sua decisione e/o dalla disorganizzazione dell’ufficio giudiziario privo di un servizio di dattiloscrittura delle minute dei provvedimenti depositate da magistrati non aggiornati nella conoscenza delle nuove tecnologie.
Ove poi l’illegibilità venga denunciata - come nella specie - direttamente in sede di gravame, del tutto inutile si palesa l’acquisizione d’ufficio dell’atto in forma "leggibile", posto che sui contenuti sostantivi di questo non si è radicato alcun utile contraddittorio.
Alla stregua di tanto, con riferimento al caso di specie si deve riconoscere che Ritiene la Corte, in piena assonanza a quanto già affermato da sezione III, 22 novembre 2001, Gaiangos, rv 220606, nonché da sezione II, 10 gennaio 1972, Trevisan, rv 121250 e sezione II, 12 dicembre 1975, Lo Russo, rv 132857, che la motivazione, la quale è requisito formale e sostanziale di ogni sentenza, debba essere idonea a soddisfare l’esigenza di consentire il controllo sull’itinerario e sugli approdi decisori: ciò al fine di consentire alle parti che ne hanno diritto di utilizzare consapevolmente gli strumenti di gravame offerti dalla legge ed al giudice sovraordinato di verificare la fondatezza dell’impugnazione.
Alla stregua di tanto, con riferimento al caso di specie si deve riconoscere che la motivazione dell’impugnata sentenza è leggibile - a fatica e con rischio di errore - solo in taluni isolati grafemi, che non consentono di cogliere nè il senso compiuto delle frasi nelle quali sono inseriti nè tantomeno le complessive sequenze dell’impianto giustificativo della decisione.
Si tratta dunque di motivazione che non soddisfa i requisiti minimi indicati nel comma 1 lettera e) dell’articolo 546 Cpp e deve essere sanzionata in termini di nullità, ai sensi dell’articolo 125 comma 3 Cpp.
L’impugnata sentenza deve pertanto essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Catania.
Annulla la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti alla Corte di appello di Catania per nuovo giudizio.
Cass. Pen. 5^ Sez. 6 dicembre 17 gennaio 2003 n.2025
È nulla, perché fisicamente mancante di motivazione, la sentenza manoscritta che risulti incomprensibile, atteso che non può farsi carico alla parte di un obbligo di attivarsi per ottenere una diversa redazione del provvedimento e considerato che una tale seconda veste grafica non rientrerebbe nel concetto di copia ai sensi del codice di rito.