Source: http://www.moneylaundering.it/2017/02/24/intrastat-sistema-degli-scambi-intracomunitari/
Timestamp: 2017-07-20 14:35:11+00:00
Document Index: 117126363

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 50', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 50', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 50']

Intrastat: Sistema degli Scambi Intracomunitari - Money Laundering
Intrastat: Sistema degli Scambi Intracomunitari 24 February 2017 by Ce.S.F.I. Leave a Comment Contenuti1 Regime transitorio degli scambi intracomunitari2 Acquisti intracomunitari3 Cessioni intracomunitarie4 Obblighi connessi agli scambi intracomunitari, elenchi delle operazioni intra-ue (art. 50, co. 6, D.L. 331/1993)5 Soggetti obbligati alla presentazione degli elenchi Intrastat6 Modalità di presentazione dei modelli intrastat7 8 Periodicità degli elenchi Intrastat9 Scadenza Intrastat10 Contenuto degli elenchi11 Dati statistici12 13 Merci escluse dalla rilevazione statistica14 Fatturazione e registrazione delle operazioni intracomunitare14.0.1 About Ce.S.F.I.
Regime transitorio degli scambi intracomunitari
Il progetto di unificazione europea doveva prevedere un mercato unico all’interno del territorio della Comunità ove i beni, i servizi, le persone e i capitali avrebbero potuto circolare liberamente senza incontrare barriere fisiche ed ostacoli di natura fiscale.
In vista della realizzazione di tele obiettivo, dal 1° gennaio 1993 sono state abolite le dogane interne ed introdotte nuove norme che dettano regole comuni per gli scambi commerciali e le operazioni connesse al traffico svolto dentro il territorio comunitario.
La disciplina introdotta non è però quella definitiva ma ha carattere provvisorio.
In attesa del sistema definitivo che ricalcherà quello che viene eseguito per le cessioni effettuate all’interno dei singoli Stati (pagamento dell’imposta all’origine), come abbiamo già detto, dal 1° gennaio 1993 è in vigore un regime provvisorio che prevede il pagamento dell’imposta nel Paese di destinazione.
Il regime provvisorio in un primo momento era stato fissato fino al 31 dicembre 1996, poi è stato spostato senza limite di tempo ben definito.
La disciplina riguarda:
le cessioni di beni con trasferimento degli stessi da un Paese all’altro della Comunità e le operazioni ad esse assimilate;
i servizi connessi a tali scambi.
Per gli scambi di beni, la legge individua due concetti fondamentali sui quali attiva la disciplina: gli “acquisti intracomunitari” (articolo 38) e le “cessioni intracomunitarie non imponibili” (articolo 41) che sono poi le due facce analoghe e contrapposte dell’unica operazione di compravendita.
Anche qui, come nel D.P.R. 633 del 1972, viene seguita la stessa tecnica espositiva e vengono delineati i requisiti essenziali sui quali si basano gli scambi comunitari:
requisito oggettivo, in base al quale occorrono due elementi fondamentali: onerosità dell’operazione e acquisizione della proprietà o di altro diritto reale sul bene;
requisito territoriale, secondo cui i beni devono essere spediti o trasportati da uno Stato all’altro;
requisito soggettivo, ove i due operatori che intervengono nella compravendita, il cedente e il cessionario, devono essere entrambi i soggetti passivi d’imposta in due differenti Paesi.
Tutti i requisiti sopra indicati devono essere insieme e contemporaneamente presenti.
L’articolo 38 nel comma 1, stabilisce che l’Iva si applica sugli acquisti intracomunitari di beni effettuate nel territorio dello Stato, nell’esercizio di imprese, arti o professioni.
Il comma 2, poi, definisce come acquisti comunitari le acquisizioni, derivanti da atti a titolo oneroso, che comportano il trasferimento della proprietà di beni, spediti o trasportati da un altro Stato membro nel territorio dello Stato italiano, da parte del cedente soggetto passivo d’imposta.
Perché si realizzi un acquisto intracomunitario è necessario, pertanto, che si verifichino insieme tutte le seguenti condizioni:
onerosità dell’operazione che deve avere ad oggetto un bene mobile materiale;
acquisizione della proprietà o di altro diritto reale sui beni;
movimentazione del bene che deve trasferirsi in Italia con partenza da un altro Paese comunitario;
status di operatore economico sia da parte del cedente comunitario che del cessionario nazionale.
In deroga alle disposizioni sopra evidenziate alcune fattispecie particolari non danno luogo ad acquisizioni intracomunitarie, pur in presenza dei requisiti che le farebbero rientrare nella disciplina, tra le diverse deroghe abbiamo:
beni introdotti in perfezionamento attivo;
beni strumentali da utilizzare per la esecuzione di servizi;
leasing operativo;
beni che se importati beneficerebbero della temporanea importazione.
Le cessioni intracomunitarie sono operazioni speculari agli acquisti intracomunitari: ad ogni vendita non imponibile nel Paese del cedente, corrisponde un acquisto assoggettato ad imposta nello Stato del cessionario. Per converso ad ogni acquisto intracomunitario corrisponde una cessione intracomunitaria. Le regole, pertanto, sono contrapposte ma legate tra loro.
Tenendo conto delle differenze che scaturiscono dalla diversa posizione dello scambio, per definire le cessioni intracomunitarie si può fare riferimento a quanto riportato in sede di commento per gli acquisti intracomunitari.
Perché si realizzi una cessione intracomunitaria devono quindi sussistere tutti i requisiti soggettivi, oggettivi e territoriali già illustrati per gli acquisti:
cedente ed acquirente entrambi operatori economici;
loro effettivo trasferimento in altro Stato comunitario.
Le cessioni intracomunitarie, pur non costituendo “cessioni all’esportazione” ai sensi dell’articolo 8 del D.P.R. n. 633 del 1972, conservano la loro caratteristica di operazioni non imponibili, anche agli effetti della qualifica di esportatore abituale.
Obblighi connessi agli scambi intracomunitari, elenchi delle operazioni intra-ue (art. 50, co. 6, D.L. 331/1993)
Nel nuovo regime provvisorio sugli scambi intracomunitari introdotto nel 1993, il controllo dei beni che prima veniva effettuato in frontiera dagli uffici doganali è stato sostituito con la rilevazione dei dati fiscali e statistici attraverso le reti informatiche, ponendo l’obbligo ai contribuenti di presentare gli elenchi degli acquisti e delle cessioni intracomunitarie di beni comunitari effettuate. Tale obbligo è stato ampliato, con decorrenza 1° gennaio 2010, con quello di presentare gli elenchi riepilogativi, i cosiddetti “elenchi Intrastat”, anche in relazione alle prestazioni di servizi rese e ricevute con controparti stabilite nella Comunità. Si ricorda che per beni comunitari si intendono quelli originari degli Stati membri della Comunità europea e quelli provenienti dai paesi terzi che si trovano in libera pratica nella Comunità.
I modelli Intra si dividono in:
modello INTRA 1 è relativo alle cessioni intracomunitarie di beni e servizi;
modello INTRA 2 è relativo agli acquisti intracomunitari.
I modelli citati, in entrambi i casi, si compongono di un:
– frontespizio (esemplare base – Modello Intra-1 o Intra-2): indica il periodo di riferimento delle operazioni, i dati del soggetto obbligato o delegato alla presentazione ed i dati riassuntivi dell’elenco;
– sezione 1 (Modello Intra-1 o Intra-2 bis): contiene la descrizione analitica delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento. Tali dati hanno sia natura fiscale che statistica;
– sezione 2 (Modello Intra-1 o Intra-2 ter): relativa alle variazioni rettificative dei modelli Intra – bis in precedenza presentati. Vanno indicate le variazioni dell’imponibile o del valore statistico delle operazioni intracomunitarie o la restituzione delle merci.
– sezione 3 (Modello Intra-1 o Intra-2 quater): relativa ai servizi resi o ricevuti, a seconda dei casi, nel periodo;
– sezione 4 (Modello Intra-1 o Intra-2 quinquies): relativa alle rettifiche su servizi resi o ricevuti, in periodi precedenti;
modello INTRA 12 à relativo agli enti pubblici e privati, alle associazioni e alle altre organizzazioni di cui all’art. 4, co. 4, D.P.R. 633/1972, non soggetti passivi d’imposta, ed ai produttori agricoli, di cui all’art. 34, co. 3, dello stesso decreto, che hanno effettuato acquisti intracomunitari per importi superiori al limite di € 000 (art. 38, co. 5, lett. c), D.L. 331/1993) ovvero che, pur non avendo superato detto limite, hanno optato per l’applicazione del regime ordinario degli acquisti intracomunitari (art. 1, D.M. 16.2.1993);
modello INTRA 13: riguarda i soggetti di cui sopra (art. 4, co. 4, D.P.R. 633/1972), non soggetti passivi d’imposta, che non hanno effettuato l’opzione per l’applicazione dell’imposta a norma dell’art. 38, co. 6, D.L. 331/1993, che hanno effettuato acquisti intracomunitari per un valore complessivo inferiore a € 000 (art. 2, D.M. 16.2.1993). Dal 2010 è prevista la trasmissione telematica di questa dichiarazione.
Soggetti obbligati alla presentazione degli elenchi Intrastat
Sono tenuti alla presentazione degli elenchi Intrastat i soggetti Iva che realizzano acquisti, cessioni e prestazioni di servizi intracomunitari con soggetti Iva di altri paesi Ue.
Il nuovo testo del co. 6 dell’art. 50, D.L. 331/1993 in vigore dall’1.1.2010 prevede che l’obbligo di presentazione degli elenchi riguarda i soggetti che effettuano cessioni comunitarie di beni e prestazioni di servizi, diverse da quelle contenute negli art. 7-quater e 7-quinquies (vedi a pag. 38 e segg.), nei confronti di soggetti che siano identificati ai fini Iva nel proprio Stato. La presentazione degli elenchi è obbligatoria anche per gli acquisti di beni e servizi da soggetti passivi comunitari effettuati da parte di esercenti attività professionali o d’impresa, nonché da parte degli enti, associazioni e altre organizzazioni elencate nell’art. 7-ter, co. 2, lett. b) e c), D.P.R. 633/1972, anche per le operazioni riferite alla propria attività istituzionale.
Gli elenchi non devono essere presentati per le prestazioni di servizi per le quali non è dovuta l’Iva nello Stato in cui è stabilito il destinatario.
Acquisti da parte di enti non soggetti all’iva à sono tenuti alla compilazione degli elenchi solo se i relativi acquisti sono considerati effettuati nel territorio dello Stato.
Modalità di presentazione dei modelli intrastat
Fino alle operazioni riferite all’anno 2009 il modello (supporto cartaceo o informatico), poteva essere presentato:
– manualmente all’ufficio doganale territorialmente competente;
– con raccomandata da spedire entro il giorno di scadenza (data di spedizione = termine di presentazione) (art. 34, D.L. 41/1995);
– in via telematica (dall’1.1.1997), previa richiesta al Dipartimento delle Dogane attraverso il sistema doganale EDI (Electronic Data Interchange).
Per le operazioni registrate o soggette a registrazione dal 1° gennaio 2010 la presentazione dei modelli all’Agenzia delle dogane può avvenire solo in via informatica. Asseverazione: l’art. 2, co. 3, L. 25.7.2000, n. 213 autorizza gli spedizionieri doganali ad asseverare i dati contenuti nelle dichiarazioni da presentare agli uffici doganali; gli spedizionieri in possesso dei requisiti richiesti dal D.M. 31.3.1992 possono asseverare anche gli elenchi Intra i cui dati saranno considerati validi, salvo il fondato motivo di procedere ad ulteriori verifiche. Sanzioni sono previste per asseverazioni false o mendaci o di presentazione di documentazione irregolare.
Conferimento di delega: I soggetti obbligati alla presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie possono delegare, mediante apposita procura (ex. art. 38 D.P.R. n.445/00) terzi soggetti alla sottoscrizione degli elenchi medesimi, ferma restando la loro responsabilità in materia.
Periodicità degli elenchi Intrastat
La periodicità degli elenchi si determina separatamente per acquisti, nonché per cessioni e prestazioni di servizi intracomunitarie in relazione al volume delle operazioni effettuate nell’anno precedente. Il soggetto obbligato alla presentazione dei modelli Intrastat con cadenza trimestrale può optare per la presentazione mensile.
Con effetto dall’anno 2010 è abrogata la scadenza annuale per la presentazione degli elenchi Intra che può essere quindi solo mensile (regola base) o trimestrale. La presentazione trimestrale è consentita solo se nei trimestri precedenti si sono realizzate operazioni di cessione non superiori a € 100.000 fino al 2011 e a € 50.000 dal 2012. La periodicità di presentazione degli Intra riferiti alle prestazioni di servizi è sempre trimestrale, indipendentemente dall’ammontare delle stesse.
L’opzione non può essere modificata se non dopo la fine dell’anno solare di riferimento in cui essa viene esercitata. Nel caso di inizio attività, la periodicità è rapportata all’ammontare degli scambi che gli operatori presumono di effettuare (C.M. 23.2.1994, n. 13/E) determinati su base oggettiva (ad es. scambi del 1° mese).
Eventuali cessioni verso S. Marino non concorrono al volume degli scambi, rilevante ai fini della periodicità degli elenchi Intrastat (R.M. 23.4.1997, n. 83/E).
La scadenza di presentazione dei Modd. Intra è stabilita:
entro il 25 del mese successivo per soggetti con periodicità mensile;
entro il 25 del mese successivo al trimestre per i soggetti con periodicità trimestrale.
I dati da indicare negli elenchi riepilogativi delle cessioni, prestazioni e acquisti intracomunitari devono riferirsi alle operazioni registrate, o soggette a registrazione, con riferimento al mese di ricevimento della fattura (per gli acquisti) o alla data di emissione della fattura (per le cessioni).
In assenza di operazioni nel periodo di riferimento, gli elenchi non debbono essere presentati (C.M. 5.2.1993, n. 39/D).
I modelli Intra cessione e acquisti di beni contengono anche la richiesta di informazioni di tipo statistico, che l’Istat utilizza per lo studio degli scambi intra-Ue. La compilazione della sezione statistica nei casi in cui era prevista era obbligatoria solo per gli operatori che presentavano i modd. Intra mensilmente.
Il D.M. 20.12.2006 prevede che dagli elenchi aventi periodi di riferimento decorrenti dal 2007 la compilazione del valore statistico, delle condizioni di consegna e del modo di trasporto è obbligatoria solo se nell’anno precedente il volume delle cessioni o degli acquisti intracomunitari è stato superiore a € 20.000.000.
Merci escluse dalla rilevazione statistica
Il D.M. 3.8.2005 prevede che, dagli elenchi riferiti al 2006 non sia più obbligatoria la segnalazione statistica dei beni seguenti:
a) strumenti di pagamento aventi corso legale e valori;
b) oro detto monetario;
c) soccorso d’urgenza in regioni sinistrate;
d) merci che beneficiano dell’immunità diplomatica, consolare o simile;
da durata prevista dell’uso temporaneo non è superiore a 24 mesi;
la spedizione o l’arrivo non sono stati dichiarati come consegna o acquisizione ai fini dell’Iva;
f) beni che veicolano informazioni, quali dischetti, nastri informatici, pellicole, disegni, cassette audio e video, CD-ROM con programmi informatici, se sono concepiti su richiesta di un cliente particolare o non sono oggetto di transazioni commerciali, nonché beni forniti a completamento di una precedente fornitura, per esempio ai fini di aggiornamento, che non sono oggetto di fatturazione per il destinatario;
g) purché non siano oggetto di una transazione commerciale:
h) beni destinati ad essere riparati e in seguito alla riparazione, nonché i pezzi di ricambio La riparazione di un bene consiste nel ripristino della sua funzione o condizione originaria. L’obiettivo dell’operazione è semplicemente mantenere i beni in condizioni di funzionamento e può comportare lavori di ricostruzione o di miglioria, ma non modifica in alcun modo la natura dei beni;
i) vendita di nuovi mezzi di trasporto da parte di persone fisiche o giuridiche soggette all’Iva a cittadini privati di altri Stati membri.
La sostituzione di beni in garanzia non comporta l’obbligo di compilazione degli elenchi Intrastat, a prescindere dalla restituzione o meno dei beni da sostituire (C.M. 23.2.1994, n. 13/E).
Acquisti di auto usate costituiscono operazioni intracomunitarie soggette ai normali adempimenti. (Se l’operazione è assoggettata al regime del margine nello Stato estero, il mod. Intra. si compila ai soli fini statistici).
Giornali e altre pubblicazioni in abbonamento à debbono essere presentati gli elenchi con riferimento al periodo di registrazione delle relative fatture (C.M. 23.2.1994, n. 13/E).
Beni per fiere, mostre e tentata vendita à gli elenchi devono essere presentati solo qualora l’invio dei beni comporti cessione o acquisto dei beni e con riferimento al periodo di registrazione della relativa fattura (C.M. 23.2.1994, n. 13/E).
Beni acquistati in regime del margine à l’obbligo di presentazione degli elenchi Intra è richiesto solo a fini statistici, in quanto tali operazioni non costituiscono acquisti intracomunitari.
Prodotti in conto lavorazione: vanno indicati negli elenchi, ai soli fini statistici, i movimenti delle materie inviate o ricevute in conto lavorazione e dei prodotti ottenuti dalla lavorazione stessa.
Fatture emesse prima della spedizione dei beni: le operazioni per le quali è stata emessa fattura prima del trasporto o della spedizione (ad es. nel caso di acconti ricevuti) devono comunque essere inserite negli elenchi nel periodo di consegna o spedizione (art. 50, co. 7, D.L. 331/1993).
Fatturazione e registrazione delle operazioni intracomunitare
L’articolo 46 disciplina la fatturazione delle operazioni intracomunitarie sia per gli acquisti che per le cessioni e i servizi.
La fattura relativa all’acquisto intracomunitario deve essere numerata e integrata dal cessionario o committente, con l’indicazione del controvalore in euro del corrispettivo e degli altri elementi che concorrono a formare la base imponibile dell’operazione se espressi in valuta estera, nonché dell’ammontare dell’imposta, calcolata secondo l’aliquota dei beni acquistati.
Se si tratta di acquisto intracomunitario senza pagamento dell’imposta o non imponibile o esente, in luogo dell’ammontare dell’imposta nella fattura deve essere indicato il titolo e la relativa norma.
Per esigenze meccanografiche è consentito che l’integrazione possa essere eseguita su un documento appositamente emesso dal cessionario o dal committente, che va conservato unitamente alla fattura.
Per le cessioni intracomunitarie non imponibili e per le prestazioni di cui all’articolo 40 non soggette all’imposta, deve essere emessa fattura numerata a norma dell’articolo 21 del D.P.R. n. 633 del 1972, con l’indicazione, in luogo dell’ammontare dell’imposta, che trattasi di operazione non imponibile o non soggetta all’imposta, con il richiamo della relativa norma.
La fattura deve necessariamente contenere il numero di identificazione attribuito dallo Stato membro di appartenenza al cessionario o committente
le fatture estere, integrate con l’imposta, devono essere annotate nel registro delle fatture emesse (o in quello dei corrispettivi) e nel registro degli acquisti.
Dopo essere state opportunamente integrate, le fatture relative agli acquisti di beni e di servizi intracomunitari, devono essere annotate, distintamente dalle altre fatture interne, nel registro delle fatture emesse di cui all’articolo 23 del D.P.R. 633 del 1972, entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, entro 15 giorni dalla loro ricezione, ma sempre con riferimento al relativo mese di ricevimento.
I commercianti al minuto e gli altri contribuenti di cui all’articolo 22 del D.P.R. 633 del 1972 che annotano l’ammontare globale dei corrispettivi giornalieri nel registro previsto dall’articolo 24, se effettuano acquisti intracomunitari possono utilizzare detto registro anche per l’annotazione delle fatture degli acquisti intracomunitari di beni e servizi, rispettando l’osservanza delle prescrizioni sopra indicate sia in ordine ai termini che alle modalità di registrazione.
Gli acquisti intracomunitari annotati nei registri di cui agli articoli 23 e 24 non concorrono né alla formazione del volume d’affari ai fini Iva, né alla determinazione dello status di esportatore agevolato e del “plafond” utilizzabile per effettuare acquisti di beni e servizi senza il pagamento dell’imposta e nemmeno alla determinazione del “pro-rata” di detraibilità.
Le fatture emesse per le cessioni e le prestazioni intracomunitarie vanno annotate progressivamente e distintamente dalle altre operazioni interne, nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi di cui agli articoli 23 e 24 del D.P.R. n. 633 del 1972, entro quindici giorni dalla spedizione o consegna, ma sempre con riferimento alla data della loro emissione, anche se il termine per la formale registrazione (di quindici giorni) viene a scadere il mese successivo.
Le fatture relative agli acquisti e servizi intracomunitari ricevuti nonché quelle relative alle cessioni e alle prestazioni intracomunitarie effettuate, devono essere annotate “distintamente” dalle altre operazioni interne.
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