Source: https://mauromalizia.it/prevenzione-incendi/
Timestamp: 2020-02-23 00:32:38+00:00
Document Index: 13261325

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 301', 'art 68']

Prevenzione incendi - Procedimenti - Ing. Mauro Malizia
Il regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi emanato con il D.P.R. 1° agosto 2011, n° 151, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n° 221 del 22 settembre 2011, è entrato in vigore il 7 ottobre 2011, 15 giorni dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.
Tale provvedimento, emanato a norma dell’articolo 49 comma 4-quater del decreto-legge 31 maggio 2010, n° 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010 n° 122, è volto a semplificare e ridurre gli adempimenti amministrativi sulle imprese al fine di promuovere competitività e sviluppo del sistema produttivo secondo i seguenti princìpi:
Il nuovo regolamento tiene pertanto conto delle citate esigenze di semplificazione amministrativa, dell’introduzione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e della normativa sullo Sportello Unico per le attività produttive (S.U.A.P.), di cui al D.P.R. 7/9/2010, n° 160.
Inoltre, tiene conto dell’articolo 16 comma 1 del D.Lgs n° 139/2006, che prevede l’individuazione delle attività soggette a controllo dei Vigili del fuoco, da emanarsi con D.P.R. a norma dell’articolo 17, comma 1, della legge 23/8/1988, n° 400, su proposta del Ministro dell’interno, sentito il Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi.
L’articolo 19 della legge 7/8/1990 n° 241 e s.m.i. come sostituito con articolo 49 comma 4 bis del D.L. 31/5/2010 n° 78 convertito in legge 30/ 7/2010 n° 122 prevede che ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione, permesso o nulla osta comunque denominato è sostituito da una segnalazione corredata da dichiarazioni/attestazioni/asseverazioni di tecnici abilitati e idonei elaborati.
Il nuovo elenco delle “Attività soggette”
Il D.P.R. 1/8/2011, n° 151 ha previsto nell’allegato I un elenco di 80 attività, considerate a maggior rischio in caso d’incendio, soggette ai controlli di prevenzione incendi, denominate anche “Attività soggette a controllo dei Vigili del fuoco”, o anche più semplicemente “Attività soggette”, come saranno indicate nel prosieguo del testo.
Il D.P.R. n° 151/2011 ha abrogato:
Il D.M. 16/2/1982 che nella tabella allegata conteneva l’elenco dei depositi e industrie pericolose soggetti alle visite e ai controlli di prevenzione incendi;
Il D.P.R. 26/5/1959, n° 689 che nelle tabelle A e B riportava le aziende e lavorazioni soggette al controllo dei vigili del fuoco.
Una delle principali innovazioni previste dal nuovo regolamento è quella relativa all’aggiornamento l’elenco delle “attività soggette” con l’introduzione di un “principio di proporzionalità“, individuando tre categorie (A/B/C) in ragione di rischio, dimensione e complessità.
Con il vecchio regolamento non era prevista nessuna differenziazione negli adempimenti amministrativi per le “attività soggette” (97 attività del D.M. 16/2/1982), a eccezione della validità temporale del Certificato di Prevenzione Incendi (tre o sei anni), che comunque aveva un impatto molto marginale.
Le nuove procedure hanno previsto invece per ogni categoria procedimenti differenziati, in genere molto più semplici dei precedenti, in particolare per le attività di categorie A e B.
Inoltre, nella rimodulazione dell’elenco si è approfittato anche per fare chiarezza sulla definizione e sull’assoggettabilità di alcune tipologie di attività per le quali erano stati emanati, negli anni precedenti, numerosi quesiti e chiarimenti.
Si parte infatti dal D.P.R. 26 maggio 1959 n° 689 che aveva individuato 61 attività suddivise nelle tabelle A e B in attuazione rispettivamente dell’articolo 36 lett. a) e dell’articolo 36 lett. b) del D.P.R. n° 547/55.
In particolare, la tabella “A” comprendeva 54 attività: Aziende e lavorazioni nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano e si detengono prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti, mentre la tabella “B” comprendeva 7 attività: Aziende e lavorazioni che per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano in caso di incendio gravi pericoli per la incolumità dei lavoratori.
Infine, il D.P.R. 1° agosto 2011, n° 151 ha rimodulato tale elenco in 80 attività, abrogando i precedenti e fornendo elementi di maggiore chiarezza e coerenza.
Il provvedimento ha anche eliminato le oramai obsolete tabelle A e B del D.P.R. 26 maggio 1959 n° 689 le quali, in genere inapplicate in vari contesti locali, continuavano comunque a generare ambiguità e difformità sull’applicazione degli aspetti sanzionatori connessi con la normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il 4 luglio 2012 è stata emanata la direttiva 2012/18/UE (c.d. “Seveso III”) sul pericolo di incidenti rilevanti, recepita in Italia con il D.Lgs 26/6/2015, n° 105 (G.U. 14/7/2015, n° 161 – S.O. n° 38), entrato in vigore il 29/7/2015 (15 giorni dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale.).
Il provvedimento ha sostituito le direttive 96/82/CE e 2003/105/CE, recepite in Italia rispettivamente con il D.lgs n° 334/1999 e il D.Lgs 238/05 (c.d. “Seveso II”).
Per quanto concerne gli adempimenti di prevenzione incendi, inizialmente erano state escluse dall’applicazione del D.P.R. n° 151/2011 le attività industriali a rischio d’incidente rilevante di cui all’articolo 8 del D.Lgs n° 334/1999 e s.m.i. (c.d. “Seveso II”).
Successivamente, con l’articolo 8 comma 7 del D.L. 31/8/2013, n° 101, convertito con legge 30/10/2013, n° 125, a decorrere dal 1/1/2014 le disposizioni sono state estese anche a tali stabilimenti di “soglia superiore”.
Pertanto, ad oggi, tutte le attività a rischio di incidente rilevante soggette alla “Seveso III”, sia di “soglia inferiore” sia di “soglia superiore” rientrano nel campo di applicazione del D.P.R. n° 151/2011.
Relativamente agli adempimenti di prevenzione incendi per le attività soggette a controllo dei Vigili de fuoco ai sensi del D.P.R. n° 151/2011, il D.Lgs 26/6/2015, n° 105 ha fissato con l’allegato L, ai sensi dell’articolo 31 del decreto, le procedure semplificate per gli stabilimenti di soglia superiore, in sostituzione delle precedenti stabilite con il D.M. 19/3/2001.
Il procedimento di prevenzione incendi costituisce un endo-procedimento dell’istruttoria sul rapporto di sicurezza e nell’ottica della semplificazione la presentazione del Rapporto di sicurezza definitivo equivale alla SCIA di cui all’articolo 4 del D.P.R. n° 151/2011.
attività dotate di ‘regola tecnica’ e con un limitato livello di complessità.
Attività presenti in A (dotate di ‘regola tecnica’), con un maggiore livello di complessità;
Attività sprovviste di regola tecnica, ma con livello di complessità inferiore rispetto alla categoria C.
attività con alto livello di complessità, indipendentemente dalla presenza di una “regola tecnica”.
Disposizioni per l’asseverazione per attività di categoria A
In relazione al criterio sopra esposto, possono essere presenti alcuni casi di attività in categoria A non dotate di “regola tecnica”, come ad esempio nel seguente elenco non esaustivo:
12/A: (Depositi e/o rivendite di liquidi con punto di infiammabilità > 65 °C per capacità geometrica complessiva tra 1 m3 e 9 m3), non soggetti al D.M. 31 luglio 1934 (es. oli di derivazione vegetale o animale);
41/A: (Teatri e studi per le riprese cinematografiche e televisive fino a 25 persone presenti);
69/A: (Locali adibiti ad esposizione … con superficie lorda tra 400 m2 e 600 m2), non soggetti al D.M. 27 luglio 2010 (es. musei, gallerie, ecc.);
74/A: (Impianti per la produzione di calore con potenzialità tra 116 kW e 350 kW), non soggetti al D.M. 12 aprile 1996 (es. impianti a combustibile solido, impianti inseriti in cicli di lavorazione industriale, impianti realizzati con diffusori radianti ad incandescenza di “tipo A”).
Poiché risulta necessario per il tecnico abilitato poter disporre di riferimenti certi per produrre l’asseverazione attestante la conformità ai requisiti di prevenzione incendi contenuti nei riferimenti normativi, per le attività di categoria A, le quali non sono dotate di parere di conformità sul progetto, con lettera circolare prot. n° 14724 del 26/11/2012 sono state fornite dettagliate disposizioni per l’asseverazione.
Decreti collegati con il D.P.R. n° 151/2011
D.P.R. n° 151/2011
D.P.R. n° 37/98
Regolamento sulla disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi
Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze per dei procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare
D.M. 2 marzo 2012
Tariffe dovute per i servizi a pagamento resi dai VV.F.
Ad oggi il provvedimento di cui all’articolo 23 comma 2 del D.Lgs n° 139/2006, che prevede che con decreto del MI, di concerto con il MEF, sono individuate le attività di prevenzione incendi rese a titolo gratuito e stabiliti i corrispettivi per i servizi di prevenzione incendi effettuati dal Corpo nazionale, non è stato ancora emanato. Per la determinazione dei corrispettivi si deve continuare a utilizzare la “Tabella transitoria delle tariffe”.
L’articolo 11, comma 1 del D.M. 7 agosto 2012 ha previsto (con decreto del Direttore centrale della prevenzione e sicurezza tecnica sentito il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi) la predisposizione di apposita modulistica unificata da utilizzare per istanze, segnalazioni e dichiarazioni relative alla prevenzione incendi.
Ad oggi la modulistica è quella trasmessa con:
Nota DCPREV prot. n° 13552 del 31/10/2012 (Decreto DCPST n° 200 del 31/10/2012);
Nota DCPREV prot. n° 4849 del 11/4/2014 (Decreto DCPST n° 252 del 10/4/2014), che aggiorna alcuni modelli.
Nota DCPREV prot. n° 6542 del 16/5/2018 (Decreto DCPST n° 72 del 16/5/2018), che ha ulteriormente aggiornato i vari modelli.
Istanze e segnalazioni: presentate dall’utenza
PIN 1-2018-Valutazione progetto – PIN 2-2018-SCIA – PIN 3-2018-Rinnovo – PIN 4-2018-Deroga – PIN 5-2018-N.O.F. – PIN 6-2018-Verifica in corso d’opera – PIN 7-2018-Voltura.
Dichiarazioni: rese da parte dei tecnici professionisti
PIN 2.1-2018-Asseverazione – PIN 2.2-2018-Cert.REI – PIN 2.3-2018-Dich.Prod. – PIN 2.4-2018-Dich.Imp. – PIN 2.5-2018-Cert.Imp. – PIN 2.6-2018-Non aggravio rischio – PIN 3.1-2014-Asseverazione Rinnovo.
Il regime dell’imposta di bollo per i procedimenti di prevenzione incendi è stato chiarito con nota DCPREV prot. n° 5307 del 19/4/2013.
Inoltre, non è richiesto il bollo sul Verbale di visita tecnica (neanche sulla richiesta), e sul Certificato di Prevenzione Incendi, che è un atto rilasciato obbligatoriamente e non su istanza.
Non sono previste, come in precedenza, esenzioni a favore delle Amministrazioni dello Stato, considerato che l’articolo 35 lett. r) del D.Lgs n° 139/2006 ha abrogato l’articolo 1 della legge n° 966/65 (servizi a pagamento del C.N.VV.F.), che prevedeva, tra l’altro “… Sono esenti dal pagamento le prestazioni richieste dalle Amministrazioni dello Stato.”
Ad oggi il D.M. di cui all’articolo 23 comma 2 del D.Lgs n° 139/2006, che doveva individuare le attività di prevenzione incendi rese a titolo gratuito e stabilire i corrispettivi per i servizi, non è stato ancora emanato.
Come previsto dal D.M. 7/8/2012, al fine di una maggiore semplicità e controllo, sulla modulistica è indicata esplicitamente la qualifica professionale per la firma del “tecnico abilitato” o del “professionista antincendio” come definiti all’articolo 1 comma 1 lett. b, c del D.M. 7/8/2012.
“Professionista antincendio”: professionista iscritto in albo professionale, che opera nell’ambito delle proprie competenze e iscritto negli appositi elenchi del Ministero dell’interno di cui all’articolo 16 del D.Lgs n° 139/2006.
Alla luce della semplificazione del D.P.R. n° 151/2011, il cittadino utilizzando l’apposita modulistica, potrà, ad esempio:
Le funzioni e i compiti dei Vigili del fuoco in merito alle procedure di prevenzione incendi, alle relative disposizioni attuative e agli obblighi a carico dei responsabili delle attività sono stabilite dall’articolo 16 del D.Lgs 8 marzo 2006, n° 139 come modificato dal D.Lgs n° 97/2017 e dal D.Lgs n° 97/2017 n° 127/2018.
Tali procedure riguardano le c.d. “attività soggette”, cioè quelle ritenute più pericolo­se in relazione alla detenzione ed all’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti che comportano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni ed in relazione alle esigenze tecniche di sicurezza.
Attualmente sono individuate con il D.P.R. 1° agosto 2011, n° 151, che dovrebbe essere uno dei decreti citati all’articolo 16 comma 2 del D.Lgs n° 139/2006 e s.m.i.
Le varie procedure
I responsabili delle attività soggette sono tenuti ad avviare tali procedure presso i co­mandi competenti per territorio, i quali provvedono a quanto di seguito indicato:
acquisizione delle segnalazioni certi­ficate di inizio attività;
effettuazione di controlli attra­verso visite tecniche;
istruttoria dei progetti in deroga;
acquisizione della richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio;
ulteriori veri­fiche ed esami previsti dal DPR n° 151/2011.
Attività di tipo complesso
Per attività di tipo complesso il comando, a propria discrezione, può acquisire le valutazioni del Comitato tecnico regionale (CTR) per la prevenzione incen­di, ed avvalersi, per le visite tecniche, di esperti in materia designati dal Comitato.
Certificazioni e dichia­razioni
Nell’ambito di tali procedure i responsabili delle attività presentano al comando certificazioni e dichia­razioni attestanti la conformità alla norma­tiva di prevenzione incendi, rilasciate da enti, laboratori o professionisti antincendio.
In caso di mancanza dei requisiti previsti dalle norme di prevenzio­ne incendi rilevate nell’esito del procedimento, il comando adotta le misure urgenti anche ripristinatorie delle condizioni di sicurezza dando comunicazione ai soggetti interes­sati, al sindaco, al prefetto e eventuali altre autorità ai fini dell’adozione dei provvedimenti di ri­spettiva competenza.
Atti “definitivi”
Le determinazioni assunte dal comando sono atti definitivi.
Su questi non è possibile opporsi con il ricorso amministrativo ordinario (“in opposizione” o “gerarchico”), mentre è possibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica oppure il ricorso giurisdizionale al TAR.
In caso di modifiche di lavorazione, strutture, nuova destinazione dei locali, variazioni qualitative e quantitative delle sostanze perico­lose o in genere delle condizioni di sicurezza precedentemente accertate i responsabili delle attività devono attivare nuovamente le procedure previste.
La gestione di tali modifiche è stata poi regolamentata dal D.P.R. n° 151/2011 e dal DM 7/8/2012 prevedendo adempimenti differenziati in caso di modifiche:
“non sostanziali” (è sufficiente dichiararle in fase di attestazione di rinnovo periodico);
“con variazione” delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare nuova SCIA);
“con aggravio” delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare nuovo esame progetto).
“Istanze” e “segnalazioni” del D.P.R. n° 151/2011
Di seguito sono descritte le principali caratteristiche sulle procedure previste dal D.P.R. n° 151/2011.
Si tenga presente che, pur se il regolamento dovrebbe essere applicato in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, potranno essere rinvenute prassi differenti fra le diverse province che individuano i territori di competenza dei Comandi dei Vigili del fuoco.
Quanto di seguito descritto è riferito alla realtà di un Comando provinciale di media grandezza in base alle interpretazioni ritenute più aderenti alla ratio del regolamento secondo il parere dello scrivente.
DPR n° 151/2011
Richiesta valutazione del progetto
Richiesta nulla osta di fattibilità
Richiesta verifica in corso d’opera
I responsabili delle “attività soggette” di categorie B e C devono presentare al Comando la domanda di valutazione del progetto di nuove attività nonché di modifiche di quelle esistenti che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio.
Ai fini della domanda deve essere utilizzato il mod. PIN1-2018, in bollo ove previsto, allegando la seguente documentazione:
documentazione conforme all’allegato I al D.M. 7/8/2012 a firma di tecnico abilitato comprendente la scheda informativa generale, la relazione tecnica e gli elaborati grafici;
In tal caso la documentazione tecnica di cui all’articolo 3 comma 2, lett. a) del D.M. 7/8/2012, deve essere a firma di professionista antincendio e conforme all’allegato I, lett. a).
Inoltre, deve essere integrata con quanto stabilito nell’allegato al D.M. 9/5/2007, compreso il programma per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza antincendio (SGSA).
Il versamento è raddoppiato rispetto a quanto stabilito dal D.M. 7/8/2012 tenuto conto della complessità e del maggiore impegno richiesto per la valutazione.
Oltre a quanto previsto dall’articolo 3 del D.M. 7/8/2012, la documentazione tecnica è integrata con:
La documentazione tecnica è costituita da relazione tecnica e elaborati grafici e deve consentire di accertare la rispondenza alle norme o, in mancanza, ai criteri generali di prevenzione incendi.
Attività non regolate da specifiche disposizioni antincendio.
Attività regolate da specifiche disposizioni antincendi.
In caso di presentazione in forma cartacea, solo la domanda deve essere in duplice copia.
In caso di presenza contemporanea di attività di categoria A, B e C, il progetto da sottoporre a valutazione deve riferirsi alle sole attività di categoria B e C.
La presenza di attività di categoria A deve essere indicata negli elaborati e nella relazione tecnica unicamente per la valutazione di eventuali interferenze.
Pertanto, non deve essere effettuato il versamento per attività di categoria A.
Il Comando deve comunicare al richiedente l’avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 7 della legge 7/8/1990 n° 241 con apposita nota specificando, in conformità all’articolo 8 della legge:
L’oggetto del procedimento (valutazione del progetto) e la data di conclusione (60 giorni).
Individuazione dei “responsabili”
Ai sensi della legge n° 241/1990 è necessario individuare il responsabile del procedimento, il responsabile dell’istruttoria tecnica e il responsabile dell’adozione del provvedimento finale.
Si fa presente che tali figure potranno coincidere con uno o più soggetti diversi, secondo la complessità e l’organizzazione del Comando.
Il responsabile del procedimento ai sensi della legge n° 241/1990 è di norma individuato, se non diversamente specificato, nel Comandante Provinciale. Questa è la figura dotata dell’autorità necessaria per la gestione e il governo di ogni fase procedimentale.
Il Comandante è altresì il responsabile per l’adozione del provvedimento finale ai sensi dell’articolo 6 lett. e) della legge n° 241/90.
In base agli impegni che caratterizzano le pre­cipue responsabilità dirigenziali, il Comandante non dovrebbe avere un diret­to e personale coinvolgimento nell’espletamento della fase istruttoria tecnica delle pratiche.
Infatti, a queste ultime so­vrintendono le altre figure professionali del Comando.
In caso di documentazione ritenuta non esauriente, il Comando può richiedere le integrazioni entro 30 giorni come previsto dall’articolo 3 comma 3 del D.P.R. n° 151/2011.
In tal caso il termine per la conclusione del procedimento (60 giorni) decorre dalla data di presentazione della documentazione completa.
Per evitare che i procedimenti restino fermi per un tempo imprecisato, nella nota inviata dal Comando potrà essere precisato che la documentazione richiesta dovrà pervenire entro un certo termine dalla data di invio della comunicazione.
In tal caso sarà comunicato che, decorso il termine in assenza di riscontro, il progetto sarà esaminato sulla base di quanto presente agli atti.
Con il vecchio regolamento il termine era fissato in 45 giorni prorogabili, in caso di situazioni complesse, fino a 90 previa comunicazione all’interessato.
L’articolo 3 comma 3 del D.P.R. 151/2011 non prevede il c.d. “silenzio-rifiuto”.
Ciò a differenza del precedente regolamento, il D.P.R. n° 37/98, che all’articolo 2 comma 2 prevedeva «… ove il comando non si esprima nei termini prescritti, il progetto si intende respinto.»
Qualora il Comando preveda di rilasciare un “parere contrario” deve inviare preventivamente una comunicazione informando ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge 7/8/1990 n° 241, che sussistono motivi ostativi, elencandoli, all’accoglimento della domanda.
Il richiedente è invitato a presentare osservazioni scritte, eventualmente corredate di documenti, nel termine di dieci giorni dal ricevimento, le quali saranno valutate ai fini dell’espressione del parere definitivo.
Il procedimento viene sospeso e i termini di conclusione iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza dei citati 10 giorni.
La SCIA deve essere presentata a lavori ultimati, prima dell’esercizio dell’attività, per attività nuove nonché esistenti in caso di modifiche “sostanziali” che non comportano aggravio di rischio.
Il Comando verificata positivamente la completezza formale, rilascia, contestualmente, la ricevuta di avvenuta presentazione, che costituisce titolo abilitativo all’esercizio dell’attività ai fini antincendio.
Nessuna comunicazione di avvio del procedimento
Relativamente alla SCIA, trattandosi di comunicazione non contenente istanze, non è comunicato l’avvio del procedimento. Il richiedente è in possesso di ricevuta di avvenuta presentazione quale titolo abilitativo all’esercizio dell’attività ai fini antincendio.
La SCIA deve essere redatta secondo il mod. PIN2-2018, e va presentata al Comando prima dell’esercizio dell’attività, allegando la seguente documentazione:
asseverazione attestante la conformità dell’attività alle prescrizioni vigenti in materia di sicurezza antincendio nonché, per le attività di categoria B e C, al progetto approvato dal Comando, mod. PIN2.1-2018 a firma di tecnico abilitato;
documentazione conforme all’allegato II al D.M. 7/8/2012 per le attività di categoria B/C;
documentazione conforme all’allegato I b) al D.M. 7/8/2012 per le attività di categoria A;
Alla SCIA deve essere allegata l’asseverazione ai fini della sicurezza antincendio di cui all’articolo 4 del D.M. 7 agosto 2012, comprensiva degli altri allegati, ove previsti.
Asseverazione redatta secondo il mod. PIN_2.1-2018-Asseverazione a firma di professionista antincendio.
Certificazione di resistenza al fuoco con esclusione delle porte e degli elementi di chiusura redatta secondo il mod. PIN 2.2-2018-Cert.REI a firma di professionista antincendio.
Dichiarazione sui prodotti impiegati ai fini della reazione e della resistenza al fuoco e i dispositivi di apertura delle porte redatta secondo il mod. PIN_2.3-2018-Dich.Prod a firma di tecnico abilitato.
Dichiarazione corretta installazione e funzionamento non ricadente nel campo di applicazione del D.M. 22 gennaio 2008, n° 37 redatta secondo il mod. PIN 2.4-2018-Dich.Imp a firma dell’installatore.
Certificazione di rispondenza e di corretto funzionamento dell’impianto redatta secondo il mod. PIN_2.5-2018-Cert.Imp a firma di professionista antincendio.
Dichiarazione di non aggravio di rischio redatta secondo il mod. PIN 2.6-2018-Non aggravio (articolo 4 comma 7 del D.M. 7-8-2012) a firma di tecnico abilitato.
In caso di modifiche che non comportano aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (modifiche tali da richiedere la presentazione di nuovo esame progetto ai sensi dell’articolo 3 comma 1 del D.P.R. n° 151/2011), si può presentare direttamente una nuova SCIA, senza necessità di un nuovo “esame progetto” ai sensi dell’articolo 4 comma 6 del D.P.R. n° 151/2011, e ricomprese nell’Allegato IV del D.M. 7/8/2012:
Il Comando verifica la completezza formale dell’istanza, documentazione e allegati e rilascia ricevuta in caso di esito positivo.
La ricevuta di avvenuta presentazione della SCIA al Comando provinciale, direttamente o attraverso il SUAP, costituisce titolo abilitativo all’esercizio dell’attività ai soli fini antincendio.
I Comandi provinciali dovrebbero rilasciare la ricevuta, verificata la completezza formale, contestualmente alla presentazione della SCIA.
Presentazione tramite posta elettronica certificata
L’invio tramite PEC di SCIA e/o di Attestazione di rinnovo periodico agli indirizzi di posta certificata del Comando genera, come noto, una ricevuta di avvenuta consegna, che ha lo stesso valore legale dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale.
Qualora la documentazione trasmessa non risultasse conforme a quella prevista, le relative istanze devono ritenersi invalide e ciò viene comunicato immediatamente dal Comando a seguito di verifica della completezza formale effettuata ai sensi dell’articolo 4 del DPR n° 151/2011.
Effettuazione delle visite tecniche (sopralluoghi)
Il sopralluogo o visita tecnica (obbligatorio per attività di categoria C, a campione per quelle di categoria A e B) da parte del Comando al fine di accertare il rispetto delle prescrizioni previste e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio deve essere effettuato entro 60 giorni.
Ciò vale qualora non si tratti di sopralluoghi da effettuare nell’ambito di organi collegiali come ad esempio Commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.
Per attività di categoria C, entro 15 giorni dall’effettuazione del sopralluogo in caso di esito positivo il Comando invia il “Certificato di prevenzione incendi”.
Questo però non è più un provvedimento finale di un procedimento amministrativo ma costituisce solo il risultato del controllo effettuato e non ha validità temporale.
Assume infatti la valenza di “attestato del rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa di prevenzione incendi e della sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio”.
Il Comando può inviare tale attestato solamente all’interessato, senza necessità di comunicazione a altri enti (in precedenza era prassi inviare la comunicazione per conoscenza anche al Comune).
Attività di categoria A e B
Il Comando, entro 60 giorni, effettua controlli a campione su attività in categoria A/B, ai sensi dell’articolo 4, comma 2 del D.P.R. 151/2011, secondo direttive ministeriali che stabiliscono anche il numero minimo di controlli da effettuare (8% negli ultimi anni).
Secondo tali indicazioni, i controlli disposti ai sensi dell’articolo 19 del D.Lgs n° 139/2006 e s.m.i. nell’ambito dell’attività di vigilanza ispettiva e riguardanti le attività in categoria A e B possono essere ritenuti validi anche ai fini delle verifiche a campione nel caso in cui gli stessi siano effettuati entro 60 giorni dalla presentazione della S.C.I.A.
L’incaricato, effettuato il sopralluogo, redige il verbale di visita tecnica.
Il Comando, per uniformità, potrà prevedere di redigere tale verbale, oltre che per attività in categoria A e B, anche per quelle in categoria C.
In caso di esito positivo sul verbale è riportato che “sono rispettate le prescrizioni previste dalla vigente normativa di prevenzione incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio relativi al progetto approvato o (per categoria A) alla documentazione tecnica presentata”.
Di norma, solo a richiesta dell’interessato, in caso di esito positivo, è rilasciata copia del verbale di visita tecnica per attività di categoria A/B, che comunque viene sempre redatto.
Tale richiesta può essere formulata contestualmente anche in sede di sopralluogo e a tal fine sul modello è possibile barrare l’apposita opzione con cui l’interessato formula richiesta di copia del verbale di visita tecnica.
Per categoria A e B, fermo restando il rispetto del minimo stabilito da disposizioni ministeriali, le attività dovrebbero essere sottoposte a visita tecnica da parte del Comando, secondo le indicazioni ministeriali, compatibilmente con la possibilità di espletamento entro 60 giorni.
Carenza dei requisiti a seguito di sopralluogo
Per tutte le “attività soggette” (categoria A/B/C), in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti per l’esercizio, il Comando può agire secondo due modalità:
Adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi;
Ove possibile fissa un termine fino a 45 giorni per conformare l’attività alla normativa antincendio.
In quest’ultimo caso, che rappresenta di norma la prassi più utilizzata, il Comando comunica che è stata riscontrata la mancanza di requisiti di sicurezza antincendio per i quali sono impartite prescrizioni, invitando il responsabile dell’attività all’adempimento entro un termine fino a 45 giorni.
Decorso il termine è effettuata una nuova visita tecnica comunicando, in caso di mancato rispetto delle prescrizioni impartite, che è stata accertata la carenza dei requisiti e dei presupposti per l’esercizio dell’attività che vengono elencati.
In tal caso, ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. n° 151/2011 il responsabile è diffidato a non dare prosecuzione all’attività.
Per i luoghi di lavoro si potrà citare quanto comunicato nell’ambito della procedura sanzionatoria prevista dal D.Lgs n° 758/1994 che avrà il suo specifico iter.
La nota, ai sensi degli artt. 16 comma 5 e 19 comma 3 del D.Lgs n° 139/2006 e s.m.i. è inviata alla Prefettura e al Comune ai fini dell’adozione dei rispettivi provvedimenti di competenza.
Inadempimento di prescrizioni e sospensione dell’attività
L’articolo 19 comma 3 del D.Lgs 139/2006 e s.m.i., prevede, in caso di inadempienze, che i Comandi adottino le misure urgenti, anche ripristinatorie, per la messa in sicurezza e comunichino al Sindaco e al Prefetto, per i provvedimenti di competenza, l’esito degli accertamenti effettuati.
L’articolo 20 comma 3 del D.Lgs 139/2006 e s.m.i., prevede che il Prefetto possa disporre la sospensione dell’attività nelle ipotesi di omessa presentazione della segnalazione certificata di inizio attività o della richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio.
Con la revisione del D.lgs n° 139/2011 operata dal D.Lgs 29 maggio 2017, n° 97, in particolare dell’articolo 20 comma 1 (Sanzioni penali e sospensione dell’attività) è stato stabilito che l’omessa presentazione della SCIA o della “richiesta di rinnovo periodico della conformità antin­cendio” è punita con l’arresto sino ad un anno o con l’am­menda da 258 a 2.582 euro quando si tratta di attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiam­mabili, incendiabili o esplodenti, da cui derivano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni, da individuare con il decreto del Presidente della Repubblica previsto dall’articolo 16, comma 2.
Questo dovrebbe essere il D.P.R. n° 151/2011, che ha individuato, con l’Allegato I, l’elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi (attività di categoria A, B e C).
Tale regolamento individua le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e disciplina, per il deposito dei progetti, per l’esame dei progetti, per le visite tecniche, per l’approvazione di deroghe a specifiche normative, la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio che, in base alla vigente normativa, sono attribuite alla competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
In tal modo dovrebbero essere state superate quelle controversie che avevano generato interpretazioni anche molto diverse a livello locale tra i vari Comandi dei Vigili del Fuoco e Procure della Repubblica, con l’emanazione di pareri o sentenze molto contrastanti fra loro.
Una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste
Tuttavia, ci potrebbero essere ancora interpretazioni diverse tenuto conto che l’omessa presentazione di SCIA o rinnovo è punita quando si tratta di attività che comportano detenzione e impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti … da individuare con il DPR previsto dall’articolo 16 comma 2.
Il D.P.R. n° 151/2011, ha individuato, con l’Allegato I, l’elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi, pur non specificando che si tratta di quelle attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiam­mabili, incendiabili o esplodenti, da cui derivano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni.
Premesso quanto sopra, si riporta la sentenza riferita ad un amministratore di condominio che ometteva di richiedere la SCIA (per attività n. 77 dell’Allegato I al DPR n. 151/2011) il quale è stato assolto dal reato di cui all’articolo 20 del D.Lgs n. 139/2006 perché il fatto non sussiste, con la seguente motivazione:
… “Tuttavia evidenzia il Tribunale che la norma prevede espressamente particolari categorie di soggetti a cui carico si impone l’onere di richiedere o rinnovare il certificato di prevenzione incendi ed in particolare coloro che esercitino attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti ragion per cui il prevenuto va scagionato dal reato ascrittogli per insussistenza del fatto.”
Modalità di comunicazione di reato “articolo 20”
Per i “non luoghi di lavoro” (es. edifici civile abitazione, autorimesse condominiali, centrali termiche, serbatoi di GPL, ecc.) tale violazione è comunicata al PM ai sensi dell’articolo 347 c.p.p.
Per i “luoghi di lavoro” potrà essere utilizzata la disciplina sanzionatoria del D.Lgs n° 758/94 tenendo conto dell’articolo 301 del D.Lgs n° 81/2008, che stabilisce che questa si applica a contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal D.Lgs n° 81/2008 nonché da altre disposizioni aventi forza di legge.
Peraltro, l’articolo 14 comma 2 del D.Lgs n° 81/2008, stabilisce che, in materia di prevenzione incendi in ragione della competenza esclusiva del CNVVF di cui all’articolo 46 trovano applicazione le disposizioni di cui agli articoli 16, 19 e 20 del D.lgs n° 139/2006.
In ogni caso possono essere rinvenute, a livello locale, anche altre interpretazioni che tenderebbero ad applicare, anche per i “luoghi di lavoro”, la comunicazione di reato al Pubblico Ministero in base al disposto dell’articolo 347 c.p.p. senza avviare la procedura di cui al D.Lgs n° 758/94.
L’articolo 20 comma 1 del D.Lgs 139/2006 prevedeva che chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette al rilascio del CPI, ometteva di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato era punito con l’arresto o con l’ammenda, nel caso di attività che comportano la detenzione e l’impiego di prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti, da cui derivano in caso di incendio gravi pericoli per l’incolumità della vita e dei beni.
Secondo l’interpretazione fornita con lettera circolare n° 13061 del 6/10/2011 “Le sanzioni penali previste per l’omessa richiesta del rilascio o rinnovo del CPI di cui all’articolo 20 del D.Lgs 139/06, trovano ora applicazione a tutte le attività individuate nell’allegato 1 (del D.P.R. n° 151/2011) in caso di mancata presentazione di SCIA.”
In tal modo la mancata presentazione della SCIA era stata equiparata all’omessa richiesta di rilascio o rinnovo del C.P.I., con la precisazione che tali sanzioni penali si dovevano applicare a tutte le “attività soggette” del D.P.R. n° 151/2011 (categoria A/B/C).
Secondo alcune interpretazioni e sentenze emesse localmente, l’omessa presentazione della SCIA (e l’omessa attestazione di rinnovo) non assumeva rilevanza penale poiché la stessa non rappresentava un atto amministrativo rilasciato, a richiesta dell’interessato, a seguito di controlli e verifiche della Pubblica Amministrazione.
Infatti, la SCIA non deve essere richiesta, quindi, né rilasciata né rinnovata, e per questo l’articolo 20 del D.lgs n° 139/2011 che punisce chiunque ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato, non può essere riferito per analogia anche all’omessa presentazione della SCIA.
Quindi la materia, a seguito dell’introduzione della SCIA operata dal DPR n° 151/2011, risultava molto controversa ed era stata oggetto di interpretazioni anche molto diverse con l’emanazione di pareri o sentenze discordanti che si è tentato di superare con le modifiche al D.lgs n° 139/2011 introdotte dal D.Lgs 29/5/2017, n° 97.
Le pene previste in tal caso dall’articolo 20 comma 2 del D.Lgs n° 139/2006 in caso di attestazione di fatti non rispondenti al vero, sono rappresentate dalla reclusione e multa. Si tratta pertanto di “delitto”, reato più grave di quelli contravvenzionali (puniti con arresto o ammenda) che contraddistinguono in genere le inadempienze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
SCIA – Bad Practice
Di seguito si evidenziano alcune “cattive prassi” che appaiono, a giudizio dello scrivente, non in linea con il concetto di semplificazione voluto dalla legislazione in materia.
In particolare, si potrà riscontrare che in taluni uffici la ricevuta di avvenuta presentazione della SCIA non viene rilasciata contestualmente alla presentazione della SCIA stessa. Potrà così capitare che il controllo da parte del Comando non si limiti a verificare la completezza formale degli atti ma entri nel merito della pratica ritardando il rilascio della ricevuta in certi casi di qualche giorno, in altri fino all’effettuazione della visita tecnica. Talvolta il mancato rilascio della ricevuta può essere comunicato dopo molto tempo senza neanche effettuare la visita tecnica.
Altra cattiva prassi può essere rappresentata dal fatto che, nonostante la SCIA costituisca una semplice comunicazione non contenente istanze, viene ugualmente comunicato l’avvio del procedimento ai sensi della legge n° 241/90, in certi casi addirittura inibendo il rilascio della ricevuta. Tale procedimento può concludersi, a seguito di sopralluogo, con un “parere contrario al rilascio della SCIA” che come si è visto non ha nessun significato.
Ancora, tra le cattive consuetudini si può annoverare l’effettuazione di visite tecniche a campione per attività di categoria A/B superando ampiamente i limiti ministeriali minimi richiesti (8%), nonostante tali sopralluoghi non si riesca ad eseguirli entro i 60 giorni previsti.
Infine, in alcuni casi si è riscontrata anche la cattiva abitudine di non effettuare il secondo sopralluogo di verifica per accertare il rispetto delle prescrizioni impartite.
Il cittadino chiede il rilascio del CPI e presenta la DIA che costituisce autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività, in attesa del sopralluogo VVF.
Il cittadino presenta la SCIA che costituisce autorizzazione definitiva all’esercizio dell’attività.
Sopralluogo VVF
I VVF eseguono sempre il sopralluogo e rilasciano il CPI che costituisce autorizzazione definitiva all’esercizio dell’attività.
I VVF eseguono eventuale sopralluogo (obbligatorio solo per categoria C) e redigono verbale di visita tecnica. Per categoria C tale verbale è detto “CPI”, e viene inviato al cittadino.
“Esami progetto”
“Sopralluoghi”
90 giorni (**)
Categoria A/B a campione
Il Capo II del D.Lgs n° 758/1994 prevede una causa speciale di estinzione dei reati di tipo contravvenzionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro puniti con la pena alternativa dell’arresto o ammenda, per le norme previste.
Si fa presente che sono soggetti a tale procedura i reati compresi nell’allegato I del D.Lgs n. 758/94, nonché ai sensi dell’art. 301 del D.Lgs n. 81/2008, le contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal D.Lgs n. 81/2008 e da altre disposizioni aventi forza di legge.
L’estinzione è collegata al verificarsi di due successivi eventi:
Adempimento della prescrizione impartita.
Pagamento di una somma pari a 1/4 del massimo.
L’organo di vigilanza (I Vigili del fuoco per la prevenzione incendi) accertata una violazione impartisce apposita prescrizione fissando un termine per l’adempimento.
Se per specifiche circostanze giustificative non imputabili al contravventore, questo non ha potuto provvedere a regolarizzare nei sei mesi, il termine è prorogabile una sola volta per altri sei mesi.
L’organo di vigilanza invia al PM la comunicazione di reato.
Il PM iscrive la notizia di reato nel registro ma il procedimento è sospeso sino alla verifica dell’organo di vigilanza.
L’organo di vigilanza verifica entro 60 giorni dalla scadenza del termine di adempimento. Si può verificare:
Puntuale adempimento: il contravventore è ammesso a pagare una somma pari a ¼ del massimo dell’ammenda. L’organo di vigilanza comunica al PM adempimento e pagamento con estinzione della contravvenzione; il PM chiede al GIP l’archiviazione;
Mancato adempimento: l’organo di vigilanza dà comunicazione al PM e al contravventore entro 90 giorni dal termine fissato, e il procedimento penale riprenderà il suo corso.
L’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro è espletata ai sensi dell’articolo 19 del D.Lgs n° 139/2006.
Il personale VF in base all’articolo 13 del D.Lgs n° 81/2008 è organo di vigilanza sull’applicazione della legislazione di sicurezza nei luoghi di lavoro per le specifiche competenze (sicurezza antincendio).
Ai sensi della legge n° 1570/41, legge n° 469/61, da ultimo accorpate con l’articolo 6, comma 2 del D.Lgs n° 139/2006, nell’esercizio delle proprie funzioni è ufficiale e agente di polizia giudiziaria.
Limitatamente all’esercizio delle funzioni previste, il personale del ruolo di vigile del fuoco riveste la qualifica di agente di PG, mentre il personale del ruolo dei CS, CR, ispettori e SDA riveste la qualifica di ufficiale di PG (articolo 2 del D.Lgs n. 217/2005).
I funzionari direttivi, i primi dirigenti e i dirigenti superiori, con esclusione di quelli con l’incarico di comandante dei vigili del fuoco, rivestono la qualifica di ufficiale di PG (articolo 142 del D.Lgs n. 217/2005 modificato dal D.Lgs n. 127/2018).
Competenze di elevata professionalità tecnico-giuridica
L’organo di vigilanza, nell’impartire una prescrizione finalizzata alla regolarizzazione, deve anche individuare eventuali specifiche misure atte a far cessare il pericolo allo scopo di eliminare i pericoli gravi e immediati.
Tale provvedimento prescrittivo implica un’elevata professionalità tecnico-giuridica che il personale ispettivo deve possedere.
Da ciò deriva la necessità della competenza esclusiva dell’organo di vigilanza a cui devono riferirsi anche gli altri organi di PG (PM, CC, P.S., G.d.F. ecc.), al fine di determinare correttamente la prescrizione necessaria per eliminare la contravvenzione.
Con l’istituto della prescrizione il legislatore ha adottato tutte le cautele e accorgimenti necessari in presenza di pericolo (da valutarsi con scrupolosa discrezione dell’Ufficiale di PG), nell’immediatezza e tra il momento dell’accertamento della contravvenzione e il termine assegnato per la regolarizzazione.
L’utilizzo di tale potere discrezionale esalta le finalità prevenzionistiche ed evita che l’organo di vigilanza debba ricorrere a provvedimenti di natura penale più restrittivi quali il sequestro che ritarderebbero proceduralmente i tempi d’intervento affinché la situazione sia regolarizzata.
Rapporti con gli altri organi di Polizia giudiziaria
Altri organi di PG a competenza generale possono contestare reati anche in materia di prevenzione incendi, indipendentemente dal fatto che l’attività sia soggetta a controllo dei Vigili del fuoco.
In tal caso possono eventualmente trasmettere al Comando dei Vigili del fuoco la documentazione per i provvedimenti di competenza.
La stessa AG può delegare i controlli in materia di sicurezza del lavoro per la parte di competenza ai Vigili del fuoco, a seguito di esposto/denuncia o di comunicazione di reato da altro organo PG (Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale, ASL, Direzione Provinciale del Lavoro, …).
La distinzione fra attività soggette o meno è irrilevante ai fini dell’attività repressiva dei reati.
Il personale di ASL o altri organi di PG a competenza generale possono esercitare attività di PG su attività soggette a controllo anche per quanto attiene argomenti di prevenzione incendi.
Il limite operativo degli organi di PG diversi dai Vigili del fuoco è rinvenibile unicamente nella capacità professionale di conoscere approfonditamente la complessa materia della prevenzione incendi.
È bene comunque raggiungere intese con altri organi di PG, in primo luogo con la ASL, in modo da evitare inutili duplicazioni.
Contravvenzioni più ricorrenti alla normativa di cui al D.lgs n° 81/2008 in fase di controlli di prevenzione incendi
Violazione dell’articolo 46, comma 2: Omessa adozione di idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità dei lavoratori relativamente alla:
mancata attuazione delle prescrizioni dettate dal Comando dei Vigili del fuoco (con progetto approvato o a seguito di sopralluogo).
mancato rispetto delle disposizioni contenute sulla regola tecnica di prevenzione incendi …
(punito dall’articolo 55 comma 5 lett. c con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro).
Violazione dell’articolo 64, comma 1 lett. a: Il luogo di lavoro non è conforme ai requisiti di cui all’articolo 63, comma 1 per la mancanza di requisiti indicati nell’Allegato IV:
(punito dall’Articolo 68 comma 1 lett. b ([1]) con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da 1.228,50 a 5.896,84 euro).
4.4.1. I progetti di nuovi impianti o costruzioni ([2]) di cui al punto 4.3 o di modifiche di quelli esistenti, non sono stati sottoposti al preventivo parere di conformità sui progetti da parte del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, al quale dovrà essere richiesta la visita di controllo ad impianto o costruzione ultimati, prima dell’inizio delle lavorazioni, secondo le procedure ([3]) di cui all’articolo 16 del D.Lgs n° 139/2006.
Rivalutazione delle sanzioni concernenti le violazioni in materia di salute e sicurezza
L’articolo 306 comma 4-bis del D.Lgs n° 81/2008 stabilisce che le ammende riferite a contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal decreto e da atti aventi forza di legge sono rivalutate ogni cinque anni, in misura pari a indice ISTAT prezzi al consumo.
L’articolo 1 comma 445, lett. d) della Legge n° 145/2018 (legge di bilancio) ha previsto la maggiorazione del 10%, a decorrere dal 1/1/2019, degli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs n° 81/2008.
Le ultime disposizioni relative alla maggiorazione delle sanzioni sono le seguenti:
Decorrenza 1/7/2018: Rivalutazione 1,9%.
Decreto direttoriale INL n° 12 del 6/6/2018 (avviso nella G.U. n° 140 del 19/6/2018);
Decorrenza 1/1/2019: Maggiorazione 10%.
articolo 1 comma 445, lett. d) della Legge n° 145/2018 (GU n° 302 del 31-12-2018 – S.O. n° 62).
Amministrazioni pubbliche – Responsabile dell’attività
A titolo di esempio, per un Istituto scolastico, l’organo competente ad avanzare la richiesta del CPI è il dirigente scolastico, nella sua qualità di soggetto responsabile dell’attività, come chiarito con nota prot. n° P503/4122 sott. 32 del 31-03-2004.
L’ente locale è tenuto a collaborare con il dirigente scolastico, ponendo in essere tutte le doverose attività preliminari alla richiesta e all’accoglimento della domanda di rilascio o rinnovo del certificato che rientrino nelle funzioni allo stesso attribuite (in particolare la progettazione e realizzazione delle opere di manutenzione e di messa a norma).
Datore di lavoro e interventi necessari per sicurezza
Ai sensi dell’articolo 18 comma 3 del D.Lgs n° 81/2008 e s.m.i. (prima articolo 4 comma 12 del D.Lgs n° 626/1994), gli obblighi relativi a interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare la sicurezza di locali e edifici assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche e educative, restano a carico dell’amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e manutenzione.
In tal caso gli obblighi previsti si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all’amministrazione competente o al soggetto che ne ha l’obbligo giuridico.
I responsabili delle attività di categoria A/B/C sono tenuti ad inviare l’attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio, che consiste in una dichiarazione attestante l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio. Il Comando rilascia contestuale ricevuta dell’avvenuta presentazione.
La periodicità dell’Attestazione di rinnovo è di 5 anni per tutte le attività ad esclusione delle attività n° 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77, per le quali è di 10 anni presumendo la conservazione nel tempo delle caratteristiche costruttive e funzionali originarie e ininfluenti le modificazioni esterne.
Alla luce nel nuovo regolamento, anche per le attività di categoria C, non è più necessario rinnovare il C.P.I., che come si è visto assume valenza di una semplice attestazione e non ha quindi nessuna scadenza, di conseguenza è improprio parlare di rinnovo del C.P.I. o della SCIA.
Inoltre, l’attestazione di rinnovo periodico deve essere effettuata per tutte le “attività soggette”, anche per quelle che in precedenza avevano scadenze del C.P.I. una tantum, per le quali è stata prevista la periodicità dell’attestazione di rinnovo di 10 anni.
L’Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio deve essere redatta secondo il mod. PIN3-2018, va presentata al Comando prima della scadenza, allegando:
asseverazione (mod. PIN3.1-2014) attestante la funzionalità e l’efficienza degli impianti di protezione attiva antincendi, con esclusione delle attrezzature mobili di estinzione, e prodotti e sistemi per protezione passiva, a firma di professionista antincendio;
Eventuale documentazione ai fini delle “modifiche non sostanziali” di cui all’articolo 4, comma 8([4]) del DM 7/8/2012.
Rispetto al regolamento precedente non occorre presentare la perizia giurata ma semplicemente l’asseverazione. È stato inoltre eliminato l’allegato dichiarazione “situazione non mutata” poiché nell’attestazione è contenuta la dichiarazione sull’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio
Oltre alla verifica della completezza formale della dichiarazione e della documentazione prevista dall’articolo 5 del D.M. 7/8/2012, potranno essere effettuati presso il Comando anche controlli più approfonditi da parte del personale tecnico, assicurando comunque il rilascio contestuale della ricevuta dell’avvenuta presentazione.
La presentazione di attestazione di rinnovo oltre i termini può sottintendere, secondo l’interpretazione fornita con nota DCPREV prot. n° 5555 del 18 aprile 2012:
temporanea interruzione dell’attività;
esercizio dell’attività in violazione all’articolo 5 del D.P.R. 151/2011.
Da un punto di vista penale, il Comando può accertare tramite visita tecnica (articolo 19 del D.Lgs n° 139/2006) e senza oneri per l’utente, se sussistono violazioni penali.
Sull’argomento tuttavia vi possono essere interpretazioni diverse a livello locale, come ad esempio quella che ritiene che debba rispondere del reato previsto dell’articolo 20 del D.lgs n° 139/2011 (come modificato dal D.lgs n° 97/2017) solo colui che “ometta” la presentazione della segnalazione certificata di inizio attività e colui che “ometta” di presentare l’attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio per le “attività” soggette.
Alla luce di tale interpretazione, non appare sanzionata penalmente la condotta di colui che “ritardi” la presentazione della SCIA o dell’attestazione di rinnovo.
Attestazione di rinnovo – Bad Practice
Anche in questo caso è possibile imbattersi in “cattive pratiche” simili a quelle evidenziate con la SCIA, come ad esempio il fatto che la ricevuta di avvenuta presentazione non viene rilasciata contestualmente. Allo stesso modo potrà così capitare che il controllo da parte del Comando non si limiti a verificare la completezza formale degli atti ma entri nel merito della pratica ritardando il rilascio della ricevuta.
Altra cattiva prassi può essere rappresentata dal fatto che, nonostante l’Attestazione di rinnovo costituisca una semplice comunicazione non contenente istanze, viene ugualmente comunicato l’avvio del procedimento ai sensi della legge n° 241/90, inibendo il rilascio della ricevuta.
Infine, in caso di attestazione tardiva di rinnovo, sicuramente una prassi scorretta è quella di comunicare d’ufficio la notizia di reato ex articolo 20 comma 1 del D.Lgs n° 139/2006 senza effettuare accertamenti tramite visita tecnica assegnata ad un ufficiale di P.G. nell’ambito dell’attività di vigilanza ispettiva prevista dall’articolo 19 del D.Lgs n° 139/2006.
– Modifiche “non sostanziali”:
– Modifiche “con variazione” delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio:
– Modifiche “con aggravio” delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio:
Nuovo Esame progetto
Articolo 4 comma 8 del D.M. 7/8/2012: Le modifiche non ricomprese all’articolo 4 comma 6 del D.P.R. 151/2011, nonché quelle considerate non sostanziali, ai fini antincendio, da specifiche norme di prevenzione incendi sono documentate al Comando all’atto della presentazione della attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.
Articolo 4 comma 6 del D.P.R. 151/2011: l’obbligo di avviare nuovamente le procedure previste per la SCIA ricorre quando vi sono modifiche di lavorazione o di strutture, nei casi di nuova destinazione dei locali o di variazioni qualitative e quantitative delle sostanze pericolose esistenti negli stabilimenti o depositi e ogni qualvolta sopraggiunga una modifica delle condizioni di sicurezza precedentemente accertate.
Articolo 3 comma 1 del D.P.R. 151/2011: obbligo di richiedere l’esame dei progetti di modifiche da apportare a quelli esistenti, che comportino un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio.
Il registro dei controlli e il D.P.R. n° 151/2011
L’articolo 6 del D.P.R. n° 151/2011 (Obblighi connessi con l’esercizio dell’attività) prescrive che le attività non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs n° 81/2008 hanno l’obbligo di mantenere in stato di efficienza sistemi, dispositivi, attrezzature e altre misure di sicurezza antincendio e di effettuare verifiche, controlli, manutenzione, informazione da annotare in un apposito registro.
Nulla è specificato riguardo alle attività rientranti nel D.Lgs n° 81/2008, cosa che ha generato confusione, tra l’altro, sulla tenuta del c.d. “Registro dei controlli”.
Le norme di prevenzione incendi (regole tecniche) emanate dal Ministero dell’Interno sono di tipo ”deterministico-prescrittivo”. A volte la presenza di vincoli di vario genere (strutturali, impiantistici, edilizi, storico-architettonici, ecc.) non consente di rispettare uno o più punti delle disposizioni antincendio vigenti.
Per tenere conto di questi casi, è previsto l’istituto della deroga che consente di sanare situazioni non altrimenti risolvibili prevedendo misure tecniche alternative in grado di garantire un livello di sicurezza equivalente.
Tale procedura è pertanto attuabile unicamente in presenza di attività, anche non soggette (cioè non comprese nell’elenco dell’Allegato I al D.P.R. 151/2011, che rappresenta una novità rispetto al precedente regolamento) purché dotate di specifiche regole tecniche di prevenzione incendi (locali di pubblico spettacolo, impianti sportivi, scuole, ospedali, alberghi, impianti termici a gas o a combustibile liquido, autorimesse, gruppi elettrogeni, ecc.).
La domanda di deroga all’osservanza della vigente normativa antincendi deve essere redatta secondo il modello mod. PIN4-2018, in bollo ove previsto, e va indirizzata alla Direzione Regionale dei Vigili del fuoco, tramite il Comando provinciale. Alla domanda devono essere allegati:
documentazione conforme all’allegato I al D.M. 7/8/2012 (scheda informativa, relazione ed elaborati grafici), a firma di professionista antincendio, integrata da una valutazione sul rischio aggiuntivo conseguente alla mancata osservanza delle disposizioni cui si intende derogare e dalle misure tecniche che si ritengono idonee a compensare il rischio aggiuntivo;
Per quanto concerne i criteri di ammissibilità, questi sono stati oggetto di chiarimenti con Lettera Circolare DCPREV prot. n° 8269 del 20 maggio 2010, che ha precisato che l’impossibilità di ottemperare alle norme può derivare da:
Vincolo esistente (non necessita di chiarimenti).
Caratteristica dell’attività (sono stati forniti chiarimenti per uniformare a livello nazionale).
Tra le caratteristiche non tecniche devono essere prese in considerazione, tra le altre (soluzioni architettoniche o tecnologiche innovative, sperimentazione di materiali, problematiche locali, ecc.), anche quelle di tipo economico. In particolare, è stato chiarito che il difetto di motivazione non può da solo comportare il rigetto dell’istanza
In caso di deroga con approccio ingegneristico, oltre a quanto previsto (articolo 6 del D.M. 7/8/2012), la documentazione tecnica, firmata da professionista antincendio, deve essere integrata con:
Valutazione sul rischio aggiuntivo e misure tecniche compensative determinate con l’approccio ingegneristico.
Documento contenente il programma per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza antincendio (SGSA).
Si tratta di un procedimento facoltativo, non previsto nel precedente regolamento di cui al D.P.R. n° 37/98.
documentazione conforme all’allegato I al D.M. 7/8/2012, con particolare attenzione agli aspetti per i quali si intende ricevere il parere, a firma di tecnico abilitato;
Anche questo è un procedimento facoltativo, non previsto nel regolamento di cui al D.P.R. n° 37/98.
I responsabili delle attività di categoria A/B/C possono richiedere visite tecniche da effettuarsi nel corso di realizzazione dell’opera, utilizzando il mod. PIN 6-2018, allegando:
Documentazione relativa agli aspetti oggetto della domanda, a firma di tecnico abilitato;
Attestato del versamento.
Analogamente alla domanda di N.O.F., è richiesto di specificare a quali aspetti di prevenzione incendi l’istanza è riferita. Deve essere allegata la documentazione tecnica debitamente firmata, illustrativa degli aspetti di prevenzione incendi oggetto dell’istanza.
I titolari che succedono nella responsabilità delle attività di categoria A/B/C sono tenuti a comunicare al Comando la relativa variazione con dichiarazione mod. PIN 7-2018 attestante:
impegno a osservare gli obblighi connessi con l’esercizio dell’attività;
assenza di variazione delle condizioni di sicurezza antincendio rispetto a quanto in precedenza segnalato al Comando.
Sul modulo di richiesta è specificato che il dichiarante è consapevole delle conseguenze penali e amministrative previste dagli articoli 75 e 76 del D.P.R. 445/2000 in caso di dichiarazioni mendaci e formazione o uso di atti falsi nonché delle sanzioni penali previste dalla vigente normativa.
I responsabili delle nuove attività introdotte all’Allegato I, esistenti al 22/9/2011, devono presentare la SCIA entro il 7/10/2017.
Tale termine, previsto dall’articolo 11 comma 4 del DPR n° 151/2011, è stato così modificato dall’articolo 38 comma 2 del D.L. 21/6/2013, n° 69 (convertito, con modificazioni, dalla legge 9/8/2013, n° 98) e poi dalla legge 27/2/2017 n° 19 (“Milleproroghe 2016”).
Limitatamente ai rifugi alpini, come previsto dall’articolo 9-bis del D.L. 25/07/2018 (convertito, con modificazioni, dalla legge 21/09/2018, n° 108), il termine è prorogato al 31/12/2019.
Attività in possesso del Certificato di prevenzione incendi
Per quanto concerne le attività esistenti al 22/9/2011 e in possesso del Certificato di prevenzione incendi, queste alla scadenza del Certificato devono presentare l’Attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio.
Attività in possesso del Certificato di prevenzione incendi una tantum
Le attività di cui all’articolo 5 comma 2 (n. 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77), presentano la prima attestazione di rinnovo periodico entro i seguenti termini dall’entrata in vigore del regolamento (7/10/2011) entro:
sei anni per le attività con CPI u.t. rilasciato antecedentemente al 1/1/1988 (entro il 7/10/2017);
otto anni per le attività con CPI u.t. rilasciato nel periodo compreso tra il 1/1/1988 e il 31/12/1999 (entro il 7/10/2019);
dieci anni per le attività con CPI u.t. rilasciato nel periodo compreso tra il 1/1/2000 e la data di entrata in vigore del regolamento (entro il 7/10/2021).
[1] Ai sensi dell’art 68 comma 2 la violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui all’allegato IV, punti da 1.1 a 1.14, 2.1, 2.2, 3, 4, da 6.1 a 6.6, è considerata un’unica violazione. L’organo di vigilanza deve precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati.
[2] Ai sensi dell’articolo 4.4.2. Le aziende e lavorazioni soggette al controllo finalizzato al rilascio del CPI sono determinate con DPR da emanarsi ai sensi dell’articolo 16 comma1 del D.Lgs n° 139/2006 (Il regolamento menzionato è rappresentato dall’Allegato I al D.P.R. n° 151/2011).
[3] Le procedure a cui si fa riferimento sono quelle previste dal D.P.R. n° 151/2011.
[4] Modifiche considerate “non sostanziali” e non ricomprese nell’Allegato IV del DM 7/8/2012.