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Timestamp: 2019-03-26 21:21:41+00:00
Document Index: 68115212

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'art. 25', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23']

Antiriciclaggio, titolare effettivo , cassazione
Scritto da Marco Krogh
Mercoledì 06 Maggio 2015 18:15
La Cassazione con la recente sentenza n. 18141 depositata il 30 aprile 2015 (*) torna ad occuparsi della normativa antiriciclaggio di cui al D.lgs. 231/2007 con riferimento: i) all’obbligo di identificazione del titolare effettivo, ii) ai rapporti tra Banche italiane e Banche di San Marino e iii) alla decorrenza del termine di prescrizione del reato di omessa identificazione del titolare effettivo.
Sul primo punto conferma l’obbligo, sanzionato penalmente, a carico dei clienti delle banche, ma anche dei professionisti e degli altri destinataridella normativa antiriciclaggio, di fornire per iscritto il nome del beneficiario effettivo delle operazioni finanziarie e delle prestazioni professionali, obbligo sancito dall’art. 21 del d.lgs. 231 del 2007 la cui violazione è sanzionata penalmente con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5.000 euro.
Nel caso esaminato dalla Suprema Corte la violazione dell’obbligo riguardava i legali rappresentanti di una Banca di San Marino (il Presidente ed un dirigente) i quali, a loro difesa, assumevano l’insussistenza della contestazione, in primo luogo, in quanto i rapporti finanziari in contestazione si erano instaurati nel 2004, epoca in cui non vigeva l’obbligo di identificazione del titolare effettivo ed, in secondo luogo, perché, anche successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. 231 del 2007, le Banche di San Marino, come ogni altro ente creditizio o finanziario comunitario soggetto alla direttiva europea, rientravano tra i soggetti nei cui confronti si applicava l’adeguata verifica semplificata della clientela, ai sensi dell’art. 25 del cit. D.lgs. e, di conseguenza, tra la clientela nei cui confronti i destinatari degli obblighi antiriciclaggio non sono soggetti agli obblighi di adeguata verifica e diidentificazione del titolare effettivo.
Entrambe le argomentazioni sono state disattese dai giudici di merito, prima, e dalla Suprema corte, poi, in quanto, sotto il primo profilo, l’obbligo di identificazione del titolare effettivo non si esaurisce con l’instaurazione del rapporto, ma permane “quando vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti ai fini dell’identificazione del cliente” (art. 11 cit. D.lgs.). Sotto il secondo profilo, San Marino, pur avendo sottoscritto con l’Italia sin dal 31 marzo 1939 una Convenzione di amicizia e buon vicinato, non rientrava all’epoca dei fatti (2008 e 2009) tra i Paesi extracomunitari cd. white list”, ossia dotati di una normativa antiriciclaggio equivalente alla nostra e, pertanto, le Banche di San Marino non rientravano tra i soggetti nei cui confronti poteva applicarsi la cd. adeguata verifica semplificata che li avrebbe esonerati dallo svelare il nome del beneficiario effettivo dei rapporti finanziari in corso con le Banche Italiane.
Infine, la Suprema Corte, ai fini della decorrenza del termine di prescrizione, ha affermato il principio che il reato di mancata indicazione del titolare effettivo si consuma nel luogo e nel tempo in cui la comunicazione si sarebbe dovuta fare e non nel momento in cui si è instaurato il rapporto, trattandosi di delitto omissivo.
La sentenza de qua è interessante perché sottolinea l’importanza fondamentale che nel sistema antiriciclaggio riveste l’obbligo di identificazione del titolare effettivo la cui violazione è punita con sanzioni penali sia a carico del destinatario (intermediario finanziario, professionista e più in generale destinatario degli obblighi antiriciclaggio) che ometta di assolvere l’obbligo di individuazione/identificazione dell’eventuale titolare effettivo e sia a carico del cliente che ometta di fornire le dovute informazioni. L’adeguata verifica del cliente dovrà, in buona sostanza, dar conto dell’esistenza o dell’inesistenza di eventuali titolari effettivi della prestazione professionale o dell’operazione finanziaria e, ove esista un beneficiario effettivo diverso o ulteriore rispetto al cliente, acquisirne le generalità. La mancata acquisizione di notizie in ordine altitolare effettivo farà sorgere nei destinatari della normativa antiriciclaggio l’obbligo di astenersi dall’eseguire l’operazione finanziaria o la prestazione professionale. Per quanto riguarda i notai, come è noto, l’art. 23 del cit. D.lgs. obbliga gli stessi ad eseguire, comunque, la prestazione professionale, salvo la valutazione, ai sensi del medesimo art. 23, 1° comma, da parte del professionista, della sussistenza di elementi all’internodella fattispecie che impongano la segnalazione dell’operazione all’UIF come sospetta.
Per le operazioni con l’estero e sugli obblighi di identificazione del titolare effettivo, anche in relazione ad eventuali richieste da parte di Unità speciali dell’Agenzia delle Entrate e dei reparti speciali della Guardia di finanza, di informazioni, si rinvia a quanto pubblicato su CNN Notizie n. 161 del 4 settembre 2014.
Si ricorda infine, relativamente ai Paesi Black List che Il MEF, con Comunicato Stampa n. 77 del 1° aprile 2015 ha reso noto che il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha firmato due decreti ministeriali (*) che modificano le black list sulla “indeducibilità dei costi” e sulle “Controlled Foreign Companies (CFC)”, già emanate in attuazione rispettivamente degli articoli 110 e 167 del testo unico delle imposte sui redditi.
La legge di stabilità (articolo 1, comma 678) ha previsto che l’unico criterio rilevante ai fini della black list sulla “indeducibilità dei costi” relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere sia la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. È stato eliminato il criterio relativo allivello adeguato di tassazione.
In base a questo nuovo criterio il decreto firmato riscrive la black list sulla “indeducibilità dei costi” mantenendo nell’elenco 46 Paesi e giurisdizioni. Sono stati cancellati dalla black list 21 Paesi e giurisdizioni con i quali è in vigore un accordo bilaterale (Convenzione contro le doppie imposizioni oppureTIEA - Tax Information Exchange Agreement) o multilaterale (Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale OCSE/Consiglio d’Europa) che consente lo scambio di informazioni in materia fiscale. Si tratta di: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore.
In materia di Controlled Foreign Companies (CFC) l’elaborazione della black list delle giurisdizioni estere è basata sui due criteri dello scambio diinformazioni e dell’adeguato livello di tassazione delle imprese controllate estere (articolo 167 del testo unico delle imposte sui redditi). La legge di stabilità (articolo 1, comma 680) ha previsto che un livello di tassazione nel Paese estero inferiore al 50 per cento di quello italiano è considerato sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia.
Con il decreto firmato sono quindi stati eliminati dalla “black list CFC” quei Paesi che, oltre ad avere un accordo con l’Italia sullo scambio diinformazioni, applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50 per cento di quello applicato in Italia: Filippine, Malesia e Singapore.
Emirati Arabi Uniti, con esclusione delle società operanti
nei settori petrolifero e petrolchimico assoggettate ad imposta
Monaco, con esclusione delle società che realizzano
almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato
*) I testi dei documenti citati nella presente nota saranno pubblicati in CNN Notizie non ap
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