Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2015/07/
Timestamp: 2019-08-17 14:39:54+00:00
Document Index: 144355089

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'e contrario', 'art. 438', 'art. 625', 'art. 625', 'art. 625', 'sentenza ', 'art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 2087', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 844', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 6']

Studio Legale Mancino: luglio 2015
By Studio Legale Mancino a luglio 31, 2015
Non è un colpo mortale, ma il nuovo falso in bilancio esce azzoppato dalla sentenza della Corte di cassazione che ha prosciolto da alcuni capi d'imputazione l'ex sondaggista di Silvio Berlusconi Luigi Crespi. Per la corte, infatti, vanno ormai considerati di fatto depenalizzati i falsi estimativi, quelli basati cioè su una valutazione, sull'attribuzione, sottolinea la Corte, di un dato numerico a una realtà sottostante. Si tratta della diretta conseguenza della nuova legge n. 69 del 2015 che ha conferito rilevanza penale ai fatti materiali, ma ha soppresso il riferimento alle valutazioni. Il tutto in un contesto però, ammette la sentenza, di estensione dell'ambito «di operatività dell'incremento e della false comunicazioni sociali, avendo comportato, come evidenziato, l'eliminazione dell'evento e delle soglie previste dal precedente testo dell'articolo 2622 del Codice civile, mantenendo invece parzialmente coincidente il profilo della condotta tipica». Un intervento cioè di segno nettamente contrario a quello del Dlgs 61/2002 che aveva ristretto il perimetro della rilevanza penale.
Fonte: www.ilsole24ore.com/GiovanniNegri//Cassazione: falso in bilancio limitato con le nuove norme
Per quali reati è stato escluso il rito abbreviato
Contenuto. La proposta di legge all'esame dell'Assemblea modifica l'art. 438 c.p.p. disponendo:
Fonte:Camera.it - XVII Legislatura - Documenti - Temi dell'Attività parlamentare
By Studio Legale Mancino a luglio 30, 2015
Furto aggravato: sulla configurabilità della destrezza ex art. 625 c.p. n. 4 ( Cass. Pen. 9374/2015)
Con la pronuncia numero 9374 del 4 marzo 2015 la seconda sezione penale ha preso posizione in merito alla configurabilità della aggravante dell’uso della destrezza nel delitto di furto di cui all’art. 625 c.p. n. 4 (La pena per il fatto previsto dall’articolo 624 è della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 103 a euro 1.032 se il fatto è commesso con destrezza).
I giudici hanno preso le mosse osservando come sul punto esistano due diversi orientamenti giurisprudenziali:
Un primo orientamento (cfr., Sez. 6, sent. n. 23108 del 07/06/2012, dep. 12/06/2012) riconosce l’aggravante della destrezza (ex art. 625 c.p., comma 1, n. 4) “nella particolare abilità di cui si avvale l’autore del furto per sorprendere l’attenzione della persona offesa nella custodia della cosa, quando l’agente approfitti di una condizione contingentemente favorevole e di una frazione di tempo in cui la parte offesa ha momentaneamente lasciato la vigilanza sulla cosa perchè impegnata, nello stesso luogo di detenzione della cosa o in luogo immediatamente prossimo, per curare attività di vita o di lavoro” (nella fattispecie, l’azione furtiva era stata commessa all’interno di uno studio medico durante l’assenza del sanitario “impegnato in attività di cura in una stanza contigua”).
Tale approdo ermeneutico – si legge in sentenza – non rappresenta un episodio isolato nel panorama nomofilattico atteso che, già in precedenti occasioni, la Suprema Corte aveva reso pronunce di sostanziale analogo tenore (cfr., sent. n. 45488 del 08/07/2008 con cui si era affermato che integra “il reato di furto con destrezza la condotta di chi, approfittando del temporaneo allontanamento del proprietario per effettuare un prelievo allo sportello “self-service” di un centro commerciale, sottragga dall’abitacolo della vettura, lasciata incustodita ed aperta, danaro ed altri effetti personali“), riconoscendo che, per destrezza, si deve intendere “quella condotta significativamente volta all’approfittamento di una qualunque situazione di tempo e di luogo idonea ad attirare l’attenzione della persona offesa distogliendola dal controllo e dal possesso della cosa” (Sez. 1, sent. n. 3763 del 27/02/1998).
Un secondo orientamento ritiene che, in tema di furto aggravato, “la condotta di destrezza è quella qualificata da modalità dell’azione – connotata da particolare agilità e sveltezza, con mosse o manovre particolarmente scaltre – che si aggiungono all’attività di impossessamento e che si connotano per la loro idoneità a eludere la sorveglianza dell’uomo medio, impedendogli di prevenire la sottrazione delle cose in suo possesso opponendovisi tempestivamente e in costanza del fatto” (Sez. 4, sent. n. 42672 del 19/04/2007), atteso che, ciò “che caratterizza la destrezza, infatti, è la circostanza che l’agente si avvalga di una sua particolare abilità per distrarre la persona offesa, per indurla a prestare attenzione ad altre circostanze o, in sintesi, ad attenuare comunque la sua attenzione difensiva contro gli atti di impossessamento delle sue cose” (Sez. 4, sent. n. 11079 del 22/12/2009; nello stesso senso, sez. 4, sent. n. 13491 del 13/11/1998, secondo cui in tema di furto aggravato, la destrezza si ravvisa quando la condotta dell’agente sia connotata da particolare agilità, sveltezza, callido artificio ed atteggiamenti, mosse o manovre particolarmente scaltre ed ingannevoli, tali da eludere la pur vigile attenzione dell’uomo medio impedendogli di prevenire la sottrazione delle cose in suo possesso opponendovisi tempestivamente ed in costanza del fatto, senza che perciò possa assumere rilievo il fatto che la sottrazione sia scoperta anche subito dopo il suo avverarsi).
Aderendo a questo diverso percorso argomentativo, la Suprema Corte ha escluso la sussistenza dell’aggravante della destrezza in un caso analogo e, segnatamente, laddove “il ladro si impossessi di un bene presente all’interno di un autoveicolo lasciato temporaneamente incustodito dal proprietario” (Sez. 4, sent. n. 14992 del 17/02/2009; in senso similare, Sez. 5, sent. n. 26560 del 16/03/2011, secondo cui non può ravvisarsi la circostanza aggravante della “destrezza” nell’impossessamento della mercè esposta sugli scaffali nei grandi magazzini. Tale aggravante, infatti, presuppone comunque un’abilità, sia pure non necessariamente eccezionale, per far sì che il derubato non possa accorgersi della sottrazione, e l’approfittamento di una qualunque situazione di tempo e di luogo idonea appunto a sviare l’attenzione della persona offesa, distogliendola dal controllo che normalmente viene esercitato sulla cosa al fine di garantirsene il possesso. Sono situazioni, queste, che non ricorrono nell’ipotesi del furto di che trattasi, per la cui realizzazione non è richiesto un “quid pluris” rispetto all’ordinaria materialità del fatto-reato, ossia a quanto comunemente necessario per porre in essere la condotta furtiva consistente nella sottrazione della cosa e nel conseguente suo impossessamento).
Con la pronuncia che si segnala la Corte ha aderito al secondo degli orientamenti sopra citati.
Innanzitutto, vi sono considerazioni di ordine teleologico. Infatti, dal momento che la “ratio dell’aggravante della destrezza – che è quella di sanzionare più pesantemente l’aggressione al patrimonio altrui in condizioni di minorata difesa delle cose di fronte all’abilità dell’agente” (Sez. 5, sent. n. 15262 del 23/03/2005) e, considerato che, la destrezza persegue l’obiettivo di eludere la vigilanza della vittima sulla cosa, va da sè che una azione può considerarsi tale nella misura in cui sia compiuta con abilità e con scaltrezza; cosa questa ben diversa dal limitarsi a prevelare una res lasciata incustodita.
In secondo luogo, autorevole dottrina ha avallato da tempo tale costrutto interpretativo. In effetti, già subito dopo l’entrata in vigore del Codice Rocco, è stato rilevato che il “concetto di “destrezza” comprende tutti quei modi di commissione del delitto che consistono nell’esplicazione d’una speciale abilità fisica del ladro, tale da poter eludere, sviare o impedire che si ridesti l’attenzione dell’uomo medio, anche se in concreto non consegua lo scopo. Del resto, anche il più recente “sapere giuridico” ha evidenziato in egual modo che il concetto di destrezza, per unanime definizione di dottrina e giurisprudenza, indica una particolare abilità, astuzia, sveltezza nel commettere il fatto, posto che la destrezza presuppone l’esistenza di una abilità straordinaria, e cioè deve evidenziare una capacità superiore e tale comunque da saper evitare la vigilanza normale dell’uomo medio.
Facendo applicazione di tali principi, nel caso di specie non ritiene il Collegio di poter condividere l’assunto del ricorrente secondo cui la destrezza “sarebbe consistita nel fatto che l’imputato, dicendo alla parte offesa e alle altre due persone che stavano lavorando con lui al primo piano, che aveva bisogno di andare al bagno (che si trovava invece al piano terreno dello stabile nel quale i quattro lavoravano) riusciva in tal modo a recarsi in modo indisturbato nel negozio sottostante dove la parte offesa aveva lasciato il telefonino ed altri beni nell’abitacolo aperto della propria autovettura e ad impossessarsene approfittando della disattenzione della parte offesa impegnata a lavorare e che era stata comunque da lui tratta in inganno con la suddetta giustificazione”.
Nella fattispecie, infatti, nessuna particolare abilità il reo ha posto in essere (se non la mera affermazione labiale seguita dalla condotta di doversi allontanare per raggiungere il bagno) finalizzata a distrarre la persona offesa ovvero ad attenuare la propria attenzione difensiva a protezione dei propri beni (che, in ogni caso, la persona offesa non stava direttamente “proteggendo” essendo fisicamente lontani dalla propria sfera di vigilanza e controllo) che, come si è visto, deve caratterizzare l’aggravante della destrezza.
Ma non solo. Pur se l’argomento assume carattere di ultroneità rispetto al decisum, va detto che, proprio la manifestata esplicita richiesta di allontanamento, lungi dallo sviare l’attenzione della persona offesa, ben avrebbe potuto indurre quest’ultima – al contrario – ad ipotizzare possibili altrui condotte di reato e ad attivare azioni protettive di prevenzione e/o di controllo finalizzate ad impedire la condotta del malintenzionato: da qui il rigetto del ricorso del pubblico ministero.
Fonte: www.giurisprudenzapenale.com//Furto aggravato: sulla configurabilità della destrezza ex art. 625 c.p. n. 4 - Cass. Pen. 9374/2015 : Giurisprudenza penale
By Studio Legale Mancino a luglio 29, 2015
Nel primo semestre 2015 sono stati contestati comportamenti illeciti a più di 40 mila aziende. Sono state riscontrate irregolarità nel 59% delle imprese ispezionate e contestato l’impiego di oltre 18 mila lavoratori in nero.
La Direzione generale per l’Attività Ispettiva rende noti oggi i risultati dell’attività di vigilanza svolta dagli ispettori del lavoro delle strutture territoriali del ministero del Lavoro e delle politiche sociali nei primi sei mesi dell’anno. I risultati conseguiti nel primo semestre confermano una costante ed efficace azione ispettiva, che sull’intero territorio nazionale ha registrato 75.890 accessi ispettivi, cui vanno aggiunti 3.882 accertamenti in materia di Cassa integrazione straordinaria, di Cassa integrazione in deroga, di Contratti di solidarietà e di Patronati.
Per il periodo estivo, la Direzione generale per l’Attività Ispettiva ha predisposto un potenziamento dell’attività di vigilanza nei luoghi di maggior concentrazione turistica, tra cui la riviera romagnola, ligure, il Salento, il Cilento e la Costa Smeralda, al fine di garantire un adeguato livello di tutele nei confronti dei lavoratori impiegati in attività stagionali e di scongiurare possibili fenomeni di dumping. fonte: www.lastampa.it// Contributi non versati e lavoratori in nero: irregolari sei aziende ispezionate su dieci - La Stampa
Vettura impatta con un cinghiale presente sulla strada: paga la Provincia
Sorpresa davvero poco gradita per l’automobilista, che, lungo una strada provinciale della Campania, si ritrova di fronte, all’improvviso, un cinghiale. Scontro inevitabile, e danni alla vettura. A pagare, però, dovrà essere la Provincia, e non la Regione (Cassazione, ordinanza 12944/15).
Vittoria già in primo grado per l’automobilista, il quale si vede riconosciuto un risarcimento pari a «2mila e 100 euro» per i «danni» riportati dalla sua vettura a seguito dello scontro con un cinghiale. Nodo gordiano, però, è quello relativo all’ente pubblico che dovrà allentare i cordoni della borsa ... Per il Giudice di Pace, non vi son dubbi: deve essere la Regione a provvedere al «risarcimento», soprattutto tenendo presente che la normativa «attribuisce la responsabilità per gli incidenti causati dalla fauna selvatica alle Regioni».
Di avviso opposto i giudici del Tribunale, i quali ritengono che la «responsabilità» per la disavventura vissuta dall’uomo – e quindi il relativo onere risarcitorio – sia da addebitare alla Provincia. Decisivi, in questo ragionamento, tre elementi: primo, «l’incidente si è verificato su strada di proprietà della Provincia»; secondo, la Provincia «ha colposamente omesso di apporre qualunque segnaletica di avvertimento della presenza, in loco, di fauna selvatica»; terzo, la Regione ha messo sul tavolo «la deliberazione ed il decreto con cui ha liquidato, in favore delle amministrazioni provinciali delegate, una somma per consentire l’adozione di apposite protezione o segnalazioni nei siti a rischio» per la possibile «presenza di fauna selvatica». E anche in Cassazione, nonostante le contestazioni mosse dai legali della Provincia, viene sancita la ‘liberazione’ della Regione da ogni responsabilità.
Ciò significa che, come già sancito in secondo grado, dovrà essere proprio la Provincia a versare «2mila e 100 euro», a titolo di «risarcimento dei danni», all’uomo, vittima, suo malgrado, di uno scontro tra la propria automobile e un cinghiale. Inequivocabile, e di enorme ‘peso’, il fatto che «le funzioni di controllo e di gestione della fauna selvatica» fossero state, all’epoca, «delegate dalla Regione alla Provincia», a cui, quindi, ribadiscono i giudici del ‘Palazzaccio’, è «imputabile la responsabilità per i danni». E su questo fronte sono decisivi «la delega di funzioni dalla Regione alla Provincia» e, soprattutto, «la somministrazione» alla Provincia dei «mezzi economici» ad hoc per gestire nel migliore dei modi i «siti a rischio».
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Vettura impatta con un cinghiale presente sulla strada: paga la Provincia - La Stampa
Manca braccialetto elettronico, detenuti costretti in cella
Sono decine i detenuti al carcere casertano di Santa Maria Capua Vetere, centinaia in tutta Italia, costretti a restare in carcere, nonostante siano stati ammessi dai magistrati al beneficio dei domiciliari, per la mancanza del braccialetto elettronico. A denunciarlo è la Camera Penale del Foro di Santa Maria Capua Vetere in una conferenza stampa dai toni molto accessi organizzata di concerto con l'Ordine degli Avvocati. Sono appena duemila in tutta Italia, infatti, i braccialetti disponibili, dopo che dal giugno 2014 l'iter per l'acquisto si è fermato perché il Ministero di Grazia e Giustizia non ha risorse per firmare un nuovo contratto con la Telecom, che da quasi 15 anni fornisce gli apparecchi in regime di monopolio. Eppure Parlamento e Governo puntano forte sulla misura dei domiciliari con il braccialetto, che “secondo la legge 47 del 2015 - spiega l'avvocato Angelo Raucci, della Camera Penale - dovrebbe rappresentare la prima misura cautelare con il duplice scopo di ridurre ad extrema ratio la carcerazione preventiva e incidere sul sovraffollamento delle carceri. Ma la legge è inattuabile e la situazione coinvolge anche profili di costituzionalità riguardanti la liberta personale, visto che molto detenuti sono costretti a restare in carcere anche per mesi in attesa della disponibilità di un braccialetto”.
Se la vicenda, fa notare il presidente della Camera Penale Romolo Vignola, “dovesse arrivare alla Corte Europea dei Diritti Umani, che di recente ha già condannato l'Italia per le modalità di detenzione ritenute poco dignitose per i carcerati, potrebbero scattare ulteriori sanzioni per l'Italia”. I dati diffusi fotografano “l'illogicità e la contraddittorietà del sistema giustizia” aggiunge Raucci; pochi giorni fa una circolare del Ministero ha complicato la situazione prevedendo che la ricerca del braccialetto avvenga su base nazionale, mentre prima era su base regionale. “Per i 2000 braccialetti - spiega ancora Raucci - sono stati spesi 81 milioni di euro, una cifra spropositata; spero che il Ministero bandisca una gara pubblica per trovare nuovi contraenti visto che oggi quella tecnologia usata dai braccialetti, basata sul Gps, è ampiamente disponibile sul mercato”. In Germania un braccialetto costa 7 euro al giorno, negli Usa 5 euro, in Itali 115 euro. A ciò si aggiungono le risorse usate per i detenuti che restano in carcere pur potendo uscire - si calcola che ogni detenuto costi al giorno tra gli 800 e i 900 euro - o quelle utilizzate dalle forze dell'ordine per i controlli giornalieri di coloro che scontano gli arresti a casa. L'uso del braccialetto impedirebbe, insomma, tanti sprechi. La mancanza dei braccialetti alimenta anche un corto circuito nell'ordinamento, di cui “i magistrati - dicono gli avvocati - sono in parte responsabili, visto che continuano a disporre i domiciliari con il braccialetto senza curarsi del fatto che gli apparecchi non sono disponibili”. Gli avvocati invieranno un documento all'Unione Nazionale delle Camere Penali e al Guardasigilli e alla ripresa dopo la sospensione feriale potrebbero indire alcuni giorni di astensione.
fonte: www.ilsole24ore.com//www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2015-07-28/manca-braccialetto-elettronico-detenuti-costretti-cella-152757.php
By Studio Legale Mancino a luglio 28, 2015
La tassa sul #bancomat corretta
«Tassa sul bancomat» corretta: non ci sarà la sanzione «dal 10% al 50% delle somme prelevate dai conti bancari intestati alle imprese qualora, in caso di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, le modalità di utilizzo di tali prelievi non siano giustificate dalle» aziende stesse. A confermarlo Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia, venendo incontro ad una presa di posizione di Rete imprese Italia che aveva parlato di «assurda e addirittura peggiore della disciplina vigente», mentre Enrico Zanetti, sottosegretario dell’Economia aveva confermato «il nostro impegno totale per eliminazione dai testi definitivi dei decreti di questi autentici accanimenti burocratici». Intanto, è stato chiarito che la revisione del sistema sanzionatorio sarà «senza scadenza», ovvero la partita non si chiuderà entro il 31 dicembre 2017, visto che aver indicato il termine «decorrenza», in un decreto attuativo della delega fiscale è frutto di «un errore» nel redigere il testo. E (con ogni probabilità) sarà presto il Parlamento a correggerla svista. Parola di Luigi Casero, viceministro dell’economia, intervenuto ieri pomeriggio ad un seminario sugli ultimi provvedimenti legati alla legge 23/2014, alla presenza, fra gli altri, di esponenti di categorie interessate dalle misure. Lo sbaglio, pertanto, sull’indicazione di un lasso temporale dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017, ha precisato il numero due del Mef, è nato «con riferimento alle sanzioni amministrative per esigenze di copertura», mentre per quanto riguarda quelle penali «questo problema deve essere superato» mediante il dibattito nelle due Camere, quando i Dlgs verranno esaminati.
Fonte: www.italiaoggi.it//La tassa sul bancomat corretta - News - Italiaoggi
La mancata conoscenza del deficit psichico del marito non impedisce la nullità del matrimonio
Se in sede canonica è stato accertato che la causa di nullità matrimoniale era costituita dall’incapacità psichica di fornire un consenso effettivo al matrimonio, non essendo risultato l’uomo in grado di comprenderne il complesso di diritti e doveri, non può trovare applicazione, in sede di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, il limite di ordine pubblico relativo all’affidamento incolpevole dell’altro coniuge. Così si è espressa la Cassazione nella sentenza 13883/15.
La Corte d’appello di Lecce dichiarava efficace la sentenza del Tribunale ecclesiastico con cui era stata dichiarata la nullità di un matrimonio concordatario per grave difetto di discrezione di giudizio circa i diritti e doveri matrimoniali essenziali, dovuto a cause di natura psichica in capo all’uomo. La donna ricorreva in Cassazione, contestando ai giudici di merito di aver escluso un contrasto tra il vizio del consenso e l’ordine pubblico interno, nonostante la sua mancata conoscenza del deficit psichico e l’intervenuta convivenza coniugale per oltre un anno. La ricorrente lamentava la mancata applicazione del principio di validità del vincolo coniugale, come fatto proprio dalla giurisprudenza di legittimità: la Corte territoriale non avrebbe tenuto conto dell’affidamento incolpevole della ricorrente, a conoscenza esclusivamente dell’handicap motorio.
La Cassazione premette che non è possibile applicare nel caso di specie i principi elaborati dalla pronuncia 16379/2014 delle Sezioni Unite, in quanto non risultava eccepita tempestivamente la convivenza coniugale come causa ostativa al riconoscimento della sentenza canonica. In più, la durata indicata dalla ricorrente era inferiore a quella minima, fissata in tre anni dalle stesse Sezioni Unite. In sede canonica, era stato accertato che la causa di nullità matrimoniale fosse costituita dall’incapacità psichica di fornire un consenso effettivo al matrimonio, non essendo risultato l’uomo in grado di comprenderne ab origine il complesso di diritti e doveri. Perciò, non poteva trovare applicazione il limite di ordine pubblico relativo all’affidamento incolpevole dell’altro coniuge.
In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio, «non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi di invalidità contemplata dall’art. 120 c.c.» (incapacità di intendere e di volere). Di conseguenza, è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano. Tale contrasto non è ravvisabile sotto il profilo del difetto di tutela dell’affidamento della controparte, in quanto, mentre in caso di contratti la disciplina generale dell’incapacità naturale dà rilievo alla buona o malafede dell’altra parte, tale aspetto è ignorato nella disciplina dell’incapacità naturale, come causa di invalidità del matrimonio. In quest’ultimo caso, infatti, è preminente l’esigenza di rimuovere il vincolo coniugale inficiato da vizio psichico. Per questi motivi, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La mancata conoscenza del deficit psichico del marito non impedisce la nullità del matrimonio - La Stampa
Tribunale, Catanzaro, sez. I civile, sentenza 09/07/2015
Fonte: www.altalex.com//Mantenimento dei figli: non basta licenziarsi per sottrarsi agli obblighi | Altalex
By Studio Legale Mancino a luglio 27, 2015
Sicurezza: l’integrità fisica del lavoratore prima di tutto
In materia di sicurezza sul lavoro, le esigenze economiche e produttive di un’impresa non possono in alcun modo ledere la vita e l’integrità fisica del prestatore di lavoro. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 25919/15.
Il Tribunale di Bergamo condannava l’imputato, delegato alla sicurezza di un’impresa, per omicidio colposo cagionato a un dipendente dell’impresa. La Corte d’appello di Brescia, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, riconosceva la circostanza attenuante. Contro la pronuncia, l’imputato propone ricorso in Cassazione.
Il tema del processo riguarda l’organizzazione del lavoro la predisposizione di presidi adeguati contro gli infortuni, questione che coinvolge necessariamente il ruolo dell’imputato nella sua qualità di delegato alla sicurezza. La tesi della difesa secondo cui non vi sarebbero state misure in grado di scongiurare la possibilità di caduta al suolo dei lavoratori contrasta con le norme di legge (art. 41 Cost. e art. 2087 c.c.) che sanciscono il valore primario della vita e dell’integrità fisica del lavoratore, la cui lesione non può essere in alcun modo giustificata, nello svolgimento dell’attività lavorativa, da esigenze economiche e produttive.
Il ricorrente contesta inoltre il fatto che i Giudici di merito abbiano ritenuto la responsabilità dell’imputato sulla base di documenti reperiti sui siti internet dedicati alla sicurezza nei cantieri, senza offrire alcun riscontro sull’effettiva attuabilità dei rimedi antinfortunistici nei cantieri in esame. In ordine a tale censura, la Corte di Cassazione ritiene che la correttezza della decisione dei Giudici di merito, dal momento che non si è basata sulla loro scienza privata. Infatti, tramite una semplice ricerca su internet, i Giudici di appello si sono limitati ad accertare la disapplicazione colposa dell’art. 2087 c.c. (Tutela delle condizioni di lavoro), il quale prevede che l’imprenditore è tenuto a predisporre, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’incolumità fisica e morale dei lavoratori.
I documenti reperiti su internet sono stati menzionati solo quale dimostrazione di regole di esperienza assai note e condivise, mentre la valutazione del Giudice è rimasta ben salda al capo di imputazione. Per questi motivi, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /Sicurezza: l’integrità fisica del lavoratore prima di tutto - La Stampa
La moto andava troppo veloce, ma l’autista avrebbe potuto notarla senza problemi: pena confermata
Non può ritenersi imprevedibile che un motociclista su una moto di grossa cilindrata proceda ad elevata velocità in una strada provinciale a tratti gravata da limiti urbani, ma “trattata” come fosse a scorrimento veloce. Così ha deciso la Cassazione nella sentenza 25927/15.
La Corte d’appello condannava, ai sensi degli artt. 589 c.p.(omicidio colposo) e 145 codice della strada (precedenza) un imputato, accusato di aver causato, mentre si trovava alla guida della sua auto, la morte di un motociclista: percorrendo una strada provinciale, l’imputato si era fermato a ridosso della linea di mezzeria, con indicatore acceso, per immettersi in un’area di servizio, ma non si accorgeva del sopraggiungere in direzione di marcia opposta della moto, condotta a velocità eccessiva ed in violazione dei limiti orari dalla vittima. L’imputato iniziava quindi la manovra di svolta a sinistra, provocando così la collisione.
L’uomo ricorreva in Cassazione, sostenendo che non fosse stata raggiunta la prova della sua responsabilità penale, in quanto non era stato possibile determinare il punto d’urto, non era stata fatta l’autopsia: mancava quindi la prova del nesso di causalità. Inoltre, deduceva anche il mancato raggiungimento della prova dell’elemento soggettivo del reato, sotto il profilo della condotta colposa, dal momento che l’imputato si sarebbe trovato nella concreta ed assoluta impossibilità di prevedere il sopraggiungere della moto: a suo giudizio, era stata l’elevata velocità della moto a causare il sinistro, non potendo invece lui vedere la moto, a causa di un’altra macchina che procedeva a velocità moderata.
La Corte di Cassazione sottolinea che dai rilievi fotografici poteva desumersi che si trattasse di un rettilineo preceduto, peraltro 200 metri prima del punto di impatto, «da una leggera curva destrorsa, comunque inidonea a creare problemi di visibilità». Inoltre, il motociclista aveva sorpassato l’auto, ritenuta dal ricorrente di intralcio alla visibilità, prima della leggera torsione stradale, per cui cadeva la tesi del ricorrente. Perciò, l’avvistamento reciproco dell’automobilista, fermo in procinto di svoltare a sinistra, da parte della vittima, e del motociclista da parte dell’imputato, era esigibile solo ponendo l’ordinaria attenzione e la minima diligenza.
Non poteva ritenersi imprevedibile, come sostenuto al contrario dall’imputato, che un motociclista su una moto di grossa cilindrata procedesse ad elevata velocità in una strada provinciale a tratti gravata da limiti urbani, ma “trattata” come fosse a scorrimento veloce. Per quanto riguarda il nesso di causalità, era ininfluente la circostanza che non fosse stata condotta un’indagine sulle cause della morte, oppure sull’esatto punto di urto, in quanto la causa della morte era certa senza necessità di esame autoptico. Il nesso di causalità non avrebbe potuto essere escluso, neanche se si fosse ritenuto che la vittima fosse caduta prima dell’impatto, poiché tale caduta ci sarebbe stata per l’improvvisa decisione dell’imputato di iniziare la manovra di svolta, costringendo la vittima ad una brusca ed inefficace frenata. Per questi motivi, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La moto andava troppo veloce, ma l’autista avrebbe potuto notarla senza problemi: pena confermata - La Stampa
Fonte: www.italiaoggi.it//Congedi parentali anche a ore - News - Italiaoggi
By Studio Legale Mancino a luglio 26, 2015
#Pct, gli atti saranno sintetici
Atti sintetici anche nel processo civile telematico. La regola già prevista per il processo amministrativo, approda anche nei tribunali civili. Con un differenza, però, mentre davanti al Tar per gli atti che sforano le 20 pagine è prevista una espressa sanzione di tipo processuale (ovvero il giudice può non prendere in considerazione ciò che è scritto a partire da pagina 21), per il processo civile e telematico non sono previste sanzioni specifiche. Almeno per ora. Questa una delle modifiche apportate nel corso dei lavori alla camera al dl 83/2015 (dl fallimenti) che ieri ha ottenuto il via libera il prima lettura per passare al vaglio del senato. La disposizione, inserita all’art. 19 (disposizioni sul Pct) prevede che «gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalità telematiche» siano redatti in maniera sintetica. Il tutto, però, senza specificare il limite di pagine né le eventuali conseguenze per il mancato rispetto della disposizione. Elemento che se da un lato lascia alla norma la possibilità di essere interpretata in modo ampio, dall’altro lato si presta ad essere interpretata dai giudici, nel caso del suo mancato rispetto, come un abuso processuale che potrebbe comportare una condanna a maggiori spese. Sempre in tema di giustizia, tra le misure introdotte anche un credito di imposta fino a 250 euro per chi ha fatto ricorso con successo alla negoziazione assistita. Novità in arrivo, poi, anche sul fronte del personale. Entro il 2017, infatti, 2 mila unità di personale delle province saranno collocate presso l’amministrazione della giustizia. Numerose, poi, le misure in materia di fallimenti che da un lato accelerano la conclusione della procedura, dall’altro lato offrono maggiori garanzie circa le caratteristiche che i curatori fallimentari devono avere e introducono anche modifiche al concordato preventivo. E proprio in relazione a questi ultimi aspetti si dichiara soddisfatta la Cna (Confederazione nazionale artigianato) sottolineando, però, come nel passaggio al senato sia necessario lavorare per «introdurre vincoli più stringenti in caso di cessione o di conferimento in altra società, come il divieto di partecipare alla newco per soggetti riconducibili all’impresa che chiede l’ammissione al concordato, evitando che il debitore possa riprendere in maniera fraudolenta l’attività a danno dei creditori».
Fonte: www.italiaoggi.it//Pct, gli atti saranno sintetici - News - Italiaoggi
By Studio Legale Mancino a luglio 24, 2015
Inoltre, l’evento di molestia provocato dalle emissioni di gas, fumi o vapori è apprezzabile a prescindere dal superamento di eventuali limiti previsti dalla legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità ai sensi dell’art. 844 c.c. (immissioni). Il limite deve essere accertato rigorosamente, come avvenuto nel caso di specie: i giudici di merito avevano ampiamento argomentato in ordine al superamento della normale tollerabilità, come constatato anche dagli agenti di polizia municipale che si erano recati sul posto (uno dei quali si era anche sentito male). Il ricorrente, invece, si limita a riproporre doglianze in fatto, riguardo al buon funzionamento dell’impianto, o irrilevanti, come ad esempio il mancato consenso da parte dei condomini all’installazione di una canna fumaria. Per questi motivi, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La pizzeria produce vapori nauseabondi, il reato è permanente - La Stampa
Pensioni e stipendi, pignorabilità limitata
Pensioni e stipendi a pignorabilità limitata. Le pensioni non possono essere toccate fino alla cifra del 150% dell’assegno sociale; e gli stipendi sono blindati fino al triplo dell’assegno sociale. Sono alcune delle novità sulle esecuzioni portate dal decreto legge 83/2015 (che contiene misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria oltre ad alcune norme sull’Ilva), che ha ricevuto ieri la fiducia della Camera con 355 voti a favore, 188 contrari e un astenuto. Il voto finale sul provvedimento (si veda anche ItaliaOggi di ieri) è previsto per oggi. Il testo è in prima lettura e deve passare in Senato. Ma vediamo le novità più importanti per le espropriazioni.
PRECETTO. Il precetto deve contenere anche un avvertimento al debitore sulla possibilità di avvalersi degli accordi di composizione della crisi previsti dalla legge n. 3 del 2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento.
PORTALE DELLE VENDITE. La pubblicità degli avvisi nell’ambito delle procedure di espropriazione forzata, oggi affidata all’albo dell’ufficio giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento, è sostituita dalla pubblicazione sul sito internet del ministero della giustizia, in un’area pubblica denominata «portale delle vendite pubbliche». La pubblicazione dell’avviso sui quotidiani non è più obbligatoria, ma rimessa alla valutazione del giudice. La mancata pubblicità sul portale determina l’estinzione della procedura esecutiva solo se l’omissione è imputabile al creditore.
Fonte: www.italiaoggi.it//Stipendi, pignorabilità limitata - News - Italiaoggi
Con la Risoluzione 65/2015 l’Agenzia delle entrate risponde al quesito postole in tema di applicabilità o meno agli accordi conclusi a seguito di negoziazione assistita c.d. familiare di cui all’art. 6, d.l. 132/2014 dell’esenzione di cui all’art. 19, l. n. 74 del 1987 in tema di “imposta di registro, di bollo e da ogni altra tassa”.
In particolare, l’art. 19, l. 6 marzo 1987, n. 74 dispone che “tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli artt. 5 e 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa”.
Il quesito posto riguarda l’applicabilità dell’esenzione in parola al seguente caso.
Due coniugi intendono separarsi, con accordo che prevede anche la cessione da parte della moglie al marito della piena proprietà di un immobile e la costituzione di usufrutto da parte del marito in favore della moglie su un immobile. I coniugi medesimi vorrebbero addivenire al perfezionamento delle predette operazioni immobiliari utilizzando il nuovo strumento della c.d. negoziazione assistita c.d. familiare.
Si domanda all’Agenzia se possa trovare applicazione, anche per il caso di specie, l'agevolazione di cui all'articolo 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74.
L’Agenzia conferma l’applicabilità dell’esenzione in discorso agli accordi di negoziazione assistita ex art. 6, comma 1, d.l. 12 settembre 2014, n. 132.
Difatti, illustra la Risoluzione in commento:
le agevolazioni di cui al citato art. 19 si riferiscono a tutti gli atti, documenti e provvedimenti che i coniugi pongono in essere nell'intento di regolare i rapporti giuridici ed economici “relativi” al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso;
secondo C. Cost. 11 giugno 2003, n. 202, l'esigenza di agevolare l'accesso alla tutela giurisdizionale, che giustifica il beneficio fiscale con riferimento agli atti del giudizio divorzile, è presente anche nel giudizio di separazione (finalizzato ad agevolare e promuovere, in breve tempo, una soluzione idonea a garantire l'adempimento delle obbligazioni che gravano sul coniuge non affidatario della prole);
secondo la circolare 29 maggio 2013, n. 18, l'esenzione in discorso deve ritenersi applicabile, oltre che agli accordi di natura patrimoniale riferibili direttamente ai coniugi, anche ad accordi aventi ad oggetto disposizioni negoziali in favore dei figli; ciò a condizione che dette disposizioni siano funzionali e indispensabili ai fini della risoluzione della crisi coniugale;
ai sensi dell’art. 6, comma 3, d.l. 132/2014 l’accordo concluso a seguito di negoziazione assistita produce i medesimi effetti dei provvedimenti giudiziari che concludono i procedimenti di separazione e divorzio.
Pertanto, conclude la risoluzione in commento, deve ritenersi applicabile anche agli accordi conclusi a seguito di convenzione di negoziazione assistita di cui al citato articolo 6 del decreto legge n. 132 del 2014 l'esenzione disposta dall'articolo 19 della legge n. 74 del 1987, “sempreché dal testo dell'accordo medesimo, la cui regolarità è stata vagliata dal Procuratore della Repubblica, emerga che le disposizioni patrimoniali, contenute nello stesso, siano funzionali e indispensabili ai fini della risoluzione della crisi coniugale”.
Fonte: www.altalex.com//Negoziazione assistita e separazione dei coniugi: niente imposta di registro | Altalex