Source: http://aaev.it/responsabilita-medica-legge-gelli-bianco/
Timestamp: 2020-07-07 07:06:46+00:00
Document Index: 106154537

Matched Legal Cases: ['art. 590', 'art. 3', 'art. 590', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

RESPONSABILITÀ MEDICA – LEGGE GELLI BIANCO - Associazione Avvocati Empoli e Valdelsa
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Le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione sono state chiamate a pronunciarsi su questioni di diritto intertemporale sorte in conseguenza dell’introduzione dell’art. 590-sexies c.p. ex Legge n. 24/ 2017 (c.d. legge Gelli-Bianco) con contestuale abrogazione dell’art. 3 della l. 189 del 2012 (c.d. legge Balduzzi).
In particolare è stata rimessa alle Sezioni Unite la seguente questione giuridica: «quale sia, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali, l’ambito di esclusione della punibilità previsto dall’art. 590-sexies cod. pen., introdotto dall’art. 6 della legge 8 marzo 2017, n. 24».
Cass. Pen., SS.UU., Sentenza 22 Febbraio 2018 n. 8770
L’articolo 590sexies, che disciplina larResponsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, deve essere interpretato nel senso che il medico risponde, a titolo di colpa se: “l’evento si è verificato per colpa anche lieve da negligenza o imprudenza; se l’evento si è verificato per colpa anche lieve da imperizia, qualora il caso concreto non sia regolato dalle linea guida o dalle buone pratiche; se l’evento si è verificato per colpa anche lieve da imperizia nella individuazione e nelle scelta di linea guida o di buone pratiche non adeguate alla specificità del caso concreto; se l’evento si è verificato per colpa grave da imperizia nell’esecuzione di linee guida o buone pratiche, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico”
“Quale sia, in tema di responsabilita’ colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni, l’ambito applicativo della previsione di “non punibilita'” prevista dall’articolo 590-sexies cod. pen., introdotta dalla L. 8 marzo 2017, n. 24″.
All’origine del contrasto giurisprudenziale che ha determinato la rimessione alle Sezioni Unite vi e’ la promulgazione della L. 8 marzo 2017, n. 24 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonche’ in materia di responsabilita’ professionale degli esercenti le professioni sanitarie), entrata in vigore il 1 aprile 2017, nota come “legge Gelli-Bianco” in ragione dei nomi dei rispettivi relatori di maggioranza alla Camera e al Senato. Questa, proseguendo nella volonta’ manifestatasi nella presente legislatura, di tipizzazione di modelli di colpa all’interno del codice penale, ha disposto, all’articolo 6, nel primo comma, la formulazione dell’articolo 590-sexies cod. pen. contenente la nuova disciplina speciale sulla responsabilita’ colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario e, nel secondo comma, la contestuale abrogazione della previgente disciplina extra-codice della materia. E cioe’ del Decreto Legge 13 settembre 2012, n. 158, articolo 3, comma 1, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute, decreto convertito, con modificazioni, dalla L. 8 novembre 2012, n. 189 e conosciuto come “decreto Balduzzi”, dal nome del Ministro della Salute del Governo che lo aveva presentato.
Va osservato preliminarmente che, sul tema della natura, finalita’ e cogenza delle linee-guida – che hanno assunto rilevanza centrale nel costrutto della intera impalcatura della legge – non vi e’ motivo per discostarsi dalle condivisibili conclusioni maturate in seno alla giurisprudenza delle sezioni semplici della Cassazione, icasticamente riprese e sviluppate, anche dopo la introduzione della novella, dalla sentenza Sez. 4, n. 28187 del 20/04/2017, nota nel dibattito giurisprudenziale e dottrinale col riferimento al nome, Tarabori, della parte civile ricorrente contro il proscioglimento dell’imputato De Luca: sentenza che costituisce uno dei due poli del contrasto sottoposto alle Sezioni Unite, ma non sul tema della natura delle linee-guida, che non risulta investito da divergenza di interpretazioni.
Secondo la sentenza De Luca-Tarabori, dunque, va escluso che il sintagma enunciativo della “causa di non punibilita'” possa davvero reputarsi riferibile dogmaticamente a tale istituto, dovendo piuttosto essere inteso come un atecnico quanto ripetitivo riferimento al giudizio di responsabilita’ con riguardo alla parametrazione della colpa.
4.2. La sentenza Cavazza che sostiene l’orientamento opposto e’ della Sez. 4, n. 50078 del 19/10/2017, intervenuta in un caso di doppia pronuncia conforme di condanna, nei confronti di un medico che aveva effettuato un intervento di ptosi (lifting) del sopracciglio, cagionando al paziente una permanente diminuzione della sensibilita’ in un punto della zona frontale destra per la lesione del corrispondente tratto di nervo. Tale decisione ha dichiarato la prescrizione del reato rilevando che la condotta del sanitario, descritta dai giudici del merito come gravemente imperita, non poteva godere della novella causa di non punibilita’ sol perche’ nella motivazione della sentenza non si affrontava il tema dell’eventuale individuazione di corrette linee-guida, omissione non piu’ emendabile per il sopravvenire della causa di estinzione; non poteva neppure beneficiare della previsione liberatoria della legge Balduzzi, data la accertata “gravita'” della colpa e dell'”errore inescusabile”, come plasmato dalla giurisprudenza della Cassazione con riferimento tanto alla scelta del sapere appropriato quanto al minimo di correttezza della fase esecutiva.
Cio’ posto, va tuttavia osservato che la sentenza richiamata commette l’errore di non rinvenire alcun residuo spazio operativo per la causa di non punibilita’, giungendo alla frettolosa conclusione circa l’impossibilita’ di applicare il precetto, negando addirittura la capacita’ semantica della espressione “causa di non punibilita'” e cosi’ offrendo, della norma, una interpretazione abrogatrice, di fatto in collisione con il dato oggettivo della iniziativa legislativa e con la stessa intenzione innovatrice manifestata in sede parlamentare. Senza considerare che la principale obiezione della sentenza in questione, e cioe’ la confusione della formulazione legislativa e la sua incongruenza interna, avrebbero dovuto trovare sfogo nella denuncia di incostituzionalita’ per violazione del principio di legalita’.
D’altra parte, il timore che la distinzione tra colpa lieve e colpa grave possa essere anche fonte di scelte non prevedibili e ondivaghe, dipendenti dalla ampiezza della valutazione del giudice e quindi in contrasto con la necessaria tassativita’ del precetto, non tiene conto che analogo timore sarebbe ravvisabile, a monte, riguardo al giudizio sulla “esigibilita'” della condotta, ossia al momento valutativo, qualificante per la individuazione stessa della colpevolezza: timori da sempre adeguatamente contrastati dalla complessa opera ricostruttiva, in seno alla dottrina e alla giurisprudenza, riguardo ai criteri utili per la tendenziale definizione dei giudizi in esame e, nella presente decisione, utilmente richiamati.