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Timestamp: 2020-05-25 15:34:12+00:00
Document Index: 139169134

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 817', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 9', 'art. 39']

Successione delle opere d'arte: guida - Fiscomania
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Profili fiscali di imposizione indiretta legate alla successione delle opere d'arte. Valutazione analitica o presunzione di valore del 10% del valore dell'imponibile ereditario: opzioni di convenienza.
Applicazione dell’imposta sulle successioni al caso di successione comprendente opere d’arte. La successione di opere d’arte, infatti, presenta una disciplina specifica e peculiare.
Nel mercato italiano, non è raro il caso di divenire collezionisti perché si ereditano opere in precedenza acquistate dai propri avi. Tuttavia, molto spesso non si conosce quali siano le principali disposizioni fiscali che trattano gli aspetti legati alla successione delle opere d’arte.
Per questo motivo, senza alcuna presunzione di esaustività, ho deciso di dedicare questo articolo per sciogliere i principali dubbi riguardanti gli aspetti fiscali nella successione dei beni culturali.
Questo articolo trae origine da un’indagine effettuata per conto di un cliente che si è trovato nella fattispecie di dover inserire in testamento opere d’arte. Vediamo, quindi, le conclusioni che ho tratto da questa analisi.
L’esenzione da imposta di successione dei beni culturali
Condizioni di esclusione dei beni di interesse storico artistico dall’attivo ereditario
La presunzione di appartenenza all’asse imponibile nella successione di opere d’arte
Cos’è il valore globale netto dell’asse ereditario?
Il pagamento dell’imposta di successione con opere d’arte
I trasferimenti esenti da imposta
La successione delle opere d’arte: conclusioni
Degli strumenti finanziari;
Tuttavia, il Testo unico imposta di successione e donazione (D.Lgs. n 346/90) prevede un’eccezione per i beni culturali di proprietà del defunto.
Affinché trovi riscontro l’esclusione dall’attivo ereditario della successione delle opere d’arte è necessario il rispetto di alcune condizioni:
L’inventario deve essere redatto secondo le regole dettate dal codice di procedura civile e quindi, perfezionato da un notaio o dal cancelliere del tribunale. L’inventario va presentato alla sovrintendenza per i beni culturali, che attesta per ogni singolo bene l’esistenza effettiva del vincolo e l’assolvimento degli obblighi di conservazione e protezione delle opere.
Ipotesi di reintroduzione dei beni culturali nell’attivo ereditario
La norma precisa anche un’ipotesi di reintroduzione dei beni culturali nell’attivo ereditario.
Si tratta delle tre ipotesi seguenti:
Il verificarsi di queste ipotesi, se intervengono entro un quinquennio dall’apertura della successione, comportano l’inclusione delle opere nell’attivo ereditario. Questo comporta necessariamente una conseguente riliquidazione dell’imposta.
La ratio della norma:
l’obiettivo della rinuncia dello Stato alla pretesa tributaria in caso di opere d’arte di interesse storico artistico è l’incentivo alla conservazione ed alla tutela delle opere d’arte.
La ratio, quindi, è quella di evitare l’arricchimento del successore.
Come abbiamo detto, in generale, vi è l’imponibilità ai fini dell’imposta di successione delle opere d’arte. Questo, a meno che non vi sia stata, prima del decesso del de cuius, l’inserimento delle opere tra i “beni di interesse storico artistico“.
Oltre a questa condizione di esonero ce n’è una ulteriore. Faccio riferimento alla disposizione prevista dall’art. 9 del D.Lgs. n 346/90. Questa disposizione prevede che vi sia una:
“presunzione di appartenenza all’attivo tassabile di denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario”
Ai sensi di questa disposizione, quindi, denaro, gioielli e mobilia sono parzialmente esclusi dall’asse ereditario imponibile. La disposizione prevede l’imponibilità per il 10% del valore globale netto dell’asse ereditario.
Si ritiene che il riferimento al valore imponibile consenta la deduzione delle franchigie e che quindi la percentuale di legge si applichi sul valore netto eccedente.
L’attivo imponibile a questi fini include i crediti verso le banche derivanti da contratti di conto corrente e di deposito, perché il denaro attratto nella presunzione è soltanto il contante in proprietà del defunto.
La norma chiarisce che il termine mobilia comprende:
“l’insieme dei beni mobili destinati … all’ornamento delle abitazioni, compresi i beni culturali non sottoposti al vincolo ministeriale”
Art. 9, comma 3 D.Lgs. n 346/90
Ai fini che qui ci interessano, ovvero l’indagine sull’appartenenza delle opere d’arte in questa disposizione è necessario fare riferimento alla nozione di “ornamento“.
Vediamo di chiarire meglio cosa si intende per ornamento di un bene immobile.
Gli ornamenti di beni immobili
Il termine ornamento, possiamo dire, richiama in qualche modo il concetto di “pertinenza” meglio definito dall’art. 817 del codice civile. Sulla base di queste definizioni è possibile ricavare alcune regole a corollario di questa disposizione (art. 9 D.Lgs. n. 346/90).
Prima di tutto possiamo dire che la presunzione di “ornamento” riguarda tutte le opere d’arte che sono destinate ad ornare un’abitazione. Ad esempio, vi rientrano dipinti, disegni, fotografie, sculture, inclusi i video e le opere sonore, qualora le opere siano installate nell’abitazione.
Al contrario, non possono essere considerate ornamento di abitazioni le opere concettuali e dematerializzate. Quelle rappresentate da un certificato rilasciato dall’artista, che non siano realizzate nelle abitazioni al momento dell’apertura della successione.
Inoltre, è possibile considerare che:
Sono comprese le opere che all’apertura della successione non sono installate a ornamento delle abitazioni. Le opere site in un locale deposito (ripostiglio, cantina, soffitta) sono comprese se il defunto comunque le adoperava a ornamento dell’abitazione.
Non opera alcuna limitazione per abitazioni di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9). Sono comprese nella presunzione le opere che ornano le seconde abitazioni, sia in proprietà (e quindi ricadenti nell’asse imponibile) sia in diritto reale di usufrutto o di abitazione ovvero in diritto personale di godimento (es. locazione, comodato);
Sono comprese nella presunzione anche le opere che ornano abitazioni site al di fuori del territorio nazionale (art. 2 del D.Lgs. n 346/90);
Sono escluse le opere che ornano uffici, magazzini e opifici industriali, in quanto non rientrano nella definizione di “abitazione“.
In questo secondo gruppo di casi trova applicazione l’art. 48 del D.Lgs. n. 346/90: le cassette e gli armadi di sicurezza presso le banche vengono aperti per redigere l’inventario del contenuto da parte di un notaio o di un funzionario dell’amministrazione finanziaria.
Agenzia delle Entrate e presunzione di imponibilità del 10% dell’attivo imponibile
Occorre sottolineare che la presunzione del 10% non vincola l’amministrazione finanziaria, dai suoi controlli. L’Amministrazione finanziaria può accertare in misura superiore l’esistenza e il valore di gioielli e mobilia per farli rientrare, nel citato limite del 10%.
In particolare, quello che l’Agenzia delle Entrate può fare è assoggettare a tassazione le opere che non ornano le abitazioni.
Ovviamente, le situazioni di fatto che rendono una certa opera d’arte autonomamente tassabile sono di difficilissimo accertamento e la prova che incombe sull’Agenzia delle Entrate rende impossibile nella normalità dei casi pervenire a maggiori imposizioni fiscali.
I beni compresi nella presunzione possono essere “non dichiarati o dichiarati per un importo minore” (art. 9). Questo significa, sostanzialmente che, il soggetto successore può legittimamente scegliere se:
Non indicare le opere d’arte che ornano le abitazioni per il 10% del valore del valore globale netto dell’asse ereditario (indicando il restante 90%).
In ogni caso, la decisione non influisce sulla tassazione della successione, ma può avere grande rilievo per la successiva vendita delle opere d’arte:
Sia come presunzione della provenienza ereditaria dell’opera;
Sia per il valore dell’opera all’apertura della successione.
Inserimento o meno degli ornamenti nella dichiarazione di successione
In definitiva, è possibile concludere che quando le opere d’arte a ornamento delle abitazioni hanno elevato valore, l’erede si trova di fronte alla scelta se:
Avvantaggiarsi della bassa imposta derivante dalla presunzione di imponibilità al 10% del valore dell’imponibile ereditario, ma non munirsi della documentazione che suffraga la provenienza ereditaria delle opere (in quanto non catalogate in inventario), oppure
Inventariare tutte le opere d’arte, superare la presunzione in commento, ma subire l’imposta correlata al loro effettivo valore.
Questa seconda opzione è quella che tutela maggiormente il successore in occasione di una successiva vendita dell’opera. Tuttavia, questa scelta, al contempo obbliga il successore ad una tassazione più elevata (analitica al valore venale), in sede successoria. Inoltre, deve essere considerata l’eventuale applicazione delle imposte dirette sulla plusvalenza realizzata dalla cessione dell’opera (qualora il sistema tributario lo preveda).
L’art. 39 del D.Lgs. 346/90 consente a eredi e legatari di proporre la cessione allo Stato, in pagamento totale o parziale dell’imposta sulla successione e delle relative imposte ipotecaria e catastale, di opere d’arte.
In questo articolo ho voluto riepilogare le principali indicazioni fiscali legate alla successione ereditaria delle opere d’arte. Si tratta di una disciplina relativamente complessa e per questo ti consiglio di valutare il tutto con attenzione.
Devi considerare che ci sono una serie di esenzioni che devono essere tenute in considerazione. Questo, soprattutto per i beni soggetti a vincolo artistico.
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