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Timestamp: 2020-08-12 04:47:35+00:00
Document Index: 39094032

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 2051', 'art. 360', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 360', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'Cass. Sez. ']

Sentenza Cassazione Civile n. 22181 del 05/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22181 del 05/09/2019
Cassazione civile sez. III, 05/09/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 05/09/2019), n.22181
sul ricorso 16739-2018 proposto da:
C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE
rappresenta e difende unitamente all’avvocato PIETRO CARROZZA;
CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministrazione p.t. Dott.
V.I., domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato SANTA
CHINDEMI;
CARTOPIU’ SRL;
avverso la sentenza n. 45/2018 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
1. La ricorrente C.A. con ricorso notificato il 31 maggio 2017 ricorre avverso la sentenza della Corte d’appello di Messina n. 45/2018 del 24 gennaio 2018 con la quale, in riforma della sentenza ove era risultata vittoriosa in una causa di risarcimento di danno intentata contro il condominio e il conduttore di un immobile di sua proprietà, adibito ad uso commerciale, è stato in parte accolto l’appello sia del condominio sia della società conduttrice dei locali siti nel condominio (OMISSIS), di cui è proprietaria in forza di successione ereditaria da C.G.. Nella specie la Corte d’appello ha ripartito la responsabilità per i danni da omessa custodia del locale nella misura del 50%, in virtù della sussistenza di una responsabilità concorrente della locatrice nella misura del 50%, da individuarsi ex art. 1227 c.c., comma 1, a carico della proprietaria del locale danneggiato, in ragione della prolungata mancata manutenzione e il mancato esercizio del diritto di ispezione, e ciò in particolare per il malfunzionamento di canali condominiali per i liquami che hanno provocato scoli e infiltrazioni, e per la rilevata carenza manutentiva degli impianti e incuria da imputarsi al primo e al secondo conduttore. Parte resistente ha notificato controricorso.
1. Primo motivo di ricorso: si deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. in relazione al combinato disposto degli artt. 1218 e 1587 ex art. 360 c.p.c., n. 3, deducendo che sia il condominio che il conduttore non hanno dimostrato che il danno è stato determinato da caso fortuito riconducibile alla locatrice, posto che nella fattispecie ex art. 2051 c.c. deve assumersi l’estraneità della valutazione del comportamento tenuto dal custode in termini di colpa. Sostiene in particolare la ricorrente che la Corte territoriale si è mossa sulla base della qualificazione del rapporto ai sensi dell’art. 2043 c.c., omettendo di valutare la fattispecie entro lo schema della responsabilità da custodia ex art. 2051 c.c. in combinato disposto con gli artt. 1587 c.c. e segg..
1.1. il motivo è inammissibile in quanto non si rapporta al contenuto della decisione di merito e pertanto risulta del tutto aspecifico ex art. 360 c.p.c., n. 3. e, pertanto, non permette a questa Corte di valutare la correttezza della motivazione censurata, anche solo richiamandola nei punti essenziali.
1.2. In secondo luogo, anche solo valutando il tenore della decisione, a prescindere dalla aspecificità del motivo, non risulta che la Corte decidente abbia fondato la propria decisione su presupposti di fatto diversi da quelli prospettati dalle parti, e comunque gravato la ricorrente degli oneri della prova, posto che ha evidenziato dettagliatamente le colpe della locatrice quale creditrice e in quale misura le dovesse essere riconosciuta la responsabilità concorrente, sulla base di una ricostruzione autonoma dei fatti che non si pone in contrasto con il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (vedi Cassazione n. 2669/2018 e Cassazione sezione lavoro numero 13.049-2016).
2. Con il 20 motivo deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 1218, 1227,1587 e 2051 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando che la Corte territoriale, dopo aver richiamato e condiviso la sentenza di primo grado in ordine alla individuazione della responsabilità dei due convenuti per i danni causati all’immobile di proprietà, ha osservato che è configurabile il disposto dell’art. 1227 c.c., comma 1, in quanto è ascrivibile al locatore proprietario una trascuratezza nel tollerare nel lungo tempo sia la carenza manutentiva delle strutture, ritenendola insufficiente nei pochi casi in cui si è realizzata, sia un non adeguato utilizzo delle medesime da parte del conduttore, in ciò richiamando la giurisprudenza del giudice di legittimità. Sostiene che nel caso de quo la norma contenuta nell’art. 1227 c.c., comma 1 presuppone che il creditore abbia concorso con nesso di causalità alla determinazione del danno, laddove dall’iter argomentativo della sentenza non è contestato alla creditrice di aver posto in essere comportamenti concorrenti causalmente rilevanti nella determinazione del danno, bensì omissioni senza le quali il danno si sarebbe potuto evitare o quantomeno ridurre. Sostiene in particolare che sia stata applicata d’ufficio la fattispecie di cui all’art. 1227 c.c., comma 2, anzichè quella inerente al nesso causale, e che pertanto la sentenza appare contraddittoria nel richiamare una norma per poi applicarne un’altra. Inoltre deduce che per applicare art. 2051 c.c.. La prova liberatoria consentita all’autore del danno non è definibile nell’assenza di colpa bensì nella deduzione di un fatto definibile come caso fortuito, mentre il capo della decisione non ha considerato, per effetto dell’errata qualificazione dell’apporto causale, che l’ipotesi del caso fortuito non solo non è stata esaminata dalla Corte, ma non è stata neanche prospettata dalle controparti. Rileva poi che sotto il profilo dell’art. 1227 c.c., l’obbligo di evitare comportamenti che possono concorrere alla determinazione del danno non può essere individuato per esteso, quanto al suo contenuto, nell’obbligo di compiere un’ attività gravosa e rischiosa, ovvero nell’obbligo di porre in essere azioni giudiziarie così come sembrerebbe ritenere la Corte territoriale, citando in proposito Cassazione 1895-2014, posto che non potrebbero essere imposti al conduttore comportamenti che implicano un rilevante sacrificio di natura economica, atteso che la ricorrente avrebbe dovuto sborsare la somma di Euro 24.751,31 oltre le spese giudiziali con richieste di autorizzazioni su beni altrui (vedi Cassazione sezioni unite numero 24.406-2011; Cassazione numero 249-2017). Richiama all’uopo pagina 25 sentenza nella parte in cui la Corte avrebbe affermato che la locatrice sarebbe stata onerata di anticipare la spesa Euro 24.751,31 per l’esecuzione dei lavori in contrasto con la corretta interpretazione dell’art. 1227, comma 2. Deduce infine che la Corte non avrebbe correttamente qualificato e valutato i comportamenti tenuti dalla locatrice già prima del rilascio, ovvero che in data 21 febbraio 2004 aveva evidenziato la situazione di pericolo determinatasi dalla giacenza di materiale cartaceo plastico nei locali, tant’è che nel marzo 2004 aveva sollecitato l’intervento dei vigili del fuoco, e che quindi aveva intrapreso una procedura per accertamento tecnico preventivo prima del giudizio.
3. Con il 30 motivo deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione ex art. 360 c.p.c., n. 5, e in particolare la violazione art. 111 Cost., artt. 112 e 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4. Deduce che sia mancata una motivazione sul comportamento assunto dalla locatrice o comunque vi sia una ipotesi di motivazione apparente, in quanto non sono stati preventivamente valutati gli atti posti in essere dalla locatrice e messi in rilievo negli scritti difensivi, che avrebbero dovuto essere valutati positivamente. Infine anche per quanto riguarda la determinazione del risarcimento del danno per lucro cessante la Corte territoriale ne limita l’entità deducendo le mensilità perduta 37 mesi rispetto alle 123 mensilità liquidate dal 10 grado, in maniera apodittica.
4. I motivi numero 2 e 3 vanno trattati congiuntamente in quanto connessi alla violazione dell’art. 1227 c.c..
4.1. I motivi sono inammissibili.
4.2. Le deduzioni di cui sopra non si confrontano con la ratio decidendi ove risulta che, in relazione a un lungo periodo locativo iniziato negli anni novanta e terminato nel 2005, corrispondente a un persistente uso non consono e inadeguato addebitabile alla prima conduttrice, poi fallita, l’inerzia di parte attrice, protrattasi per parecchi anni, assume una sua specifica valenza, e ciò alla luce del diritto che la stessa aveva di ispezionare il locale e a cui corrisponde un onere (da creditore) di vietare e impedire usi inadeguati del proprio bene locato. Pertanto, il diritto di ispezione in capo alla locatrice non avrebbe consentito alla locatrice di limitarsi ad attendere il rilascio dell’immobile nel dicembre 2005, per dolersi poi formalmente in via giudiziale del constatato degrado. Assumeva poi che nei riguardi del condominio, almeno sin dagli inizi degli anni 90, la locatrice proprietaria dell’immobile non poteva limitarsi a pretendere rifacimenti e ristori per questo o quell’altro singolo episodio, perchè ai fini del diffuso e generalizzato degrado, importano la continuità della persistenza nel tempo di carenza di manutenzione negli impianti o nelle strutture condominiali come causa di continue persistenti fenomeni infiltrativi, oltre che le modalità di deposito della merce.
4.3. Trattasi infatti di valutazioni di merito, qui insindacabili, su tutto l’andamento del rapporto tenuto con il Condominio e i conduttori che si sono succeduti nell’immobile, da cui la Corte di merito ha tratto la violazione dell’obbligo giuridico di impedire (in parte) l’evento da parte della locatrice, che assume rilevanza sotto il profilo del nesso di causalità da comportamento omissivo e relativo alla situazione in cui tale condotta dannosa e dello stesso danneggiato, ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1, come indicato nella pronuncia sezioni unite Sentenza n. 24406 del 21/11/2011 (Rv. 620070 – 01) secondo cui “la responsabilità civile per omissione può scaturire non solo dalla violazione di un preciso obbligo giuridico di impedire l’evento dannoso, ma anche dalla violazione di regole di comune prudenza, le quali impongano il compimento di una determinata attività a tutela di un diritto altrui. Tale principio trova applicazione sia quando si tratti di valutare se sussista la colpa dell’autore dell’illecito, sia quando si tratti di stabilire se sussista un concorso di colpa della vittima nella produzione del danno, ex art. 1227 c.c., comma 1. Non può, pertanto, ritenersi corresponsabile del danno colui che, senza violare alcuna regola di comune prudenza, correttezza o diligenza, non si sia attivato per rimuovere tempestivamente una situazione di pericolo creata da terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso che un’impresa edile, danneggiata dall’esondazione d’un canale alla cui manutenzione la P.A. non aveva provveduto, potesse ritenersi corresponsabile del danno, per non avere provveduto ad innalzare l’argine del canale, nonostante la prossimità ad esso del cantiere, trattandosi di un intervento, nella specie, inesigibile nei suoi confronti)”.
4.4. La Corte di merito ha poi considerato l’obbligo di non aggravare il danno ex art. 1227 c.c., comma 2 a carico del danneggiato, che in tale materia viene a rilevare, e ciò secondo il principio dettato da cassazione – sez.2. 7771/2011, a cui si aggiungono altri fattori ascrivibili alla proprietà, e consistenti in talune carenze costruttive dell’immobile quale unità esclusiva della proprietà, come ad esempio la insufficienza numerica dell’unico tombino sino al pavimento, e due aperture persino murate che impedivano l’aerazione dell’immobile scantinato adibito ad uso commerciale. Tuttavia non viene propriamente censurato se tale elemento sia stato considerato a prescindere da un’eccezione di parte, bensì solamente che tale elemento, relativo agli obblighi di manutenzione comportanti esborsi per il locatore, non potesse pesare sul locatore, contrariamente a quanto correttamente ritenuto dalla Corte di merito.
4.5. Più in generale, ai fini della valutazione delle cause di un fatto generatore di danno, l’accertamento della responsabilità per violazione di obblighi contrattuali o del principio del neminem laedere (come anche di obblighi di custodia, di esercizio di un’attività pericolosa o di una norma generale o specifica di prudenza), non esclude a priori l’affermazione della corresponsabilità del danneggiato ex art. 1227 c.c., comma 1, che vale come norma generale di valutazione della causa di un danno, individuabile a volte anche nell’atteggiamento attivo assunto dallo stesso danneggiato nella sua produzione. Per ammettere la possibilità del concorso di colpa tra il soggetto tenuto a un obbligo di garanzia e la vittima della violazione di un obbligo di protezione, occorre dunque far leva sull’art. 1227 c.c., comma 1, che disciplina non già l’elemento soggettivo dell’illecito (la colpa, appunto), ma il nesso causale tra condotta illecita ed evento dannoso. Anche tale accertamento, tuttavia, è affidato al giudice del merito, ed è incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato (Sez. 3 -, Ordinanza n. 30921 del 22/12/2017; Cass. n. 11227 del 8.5.2008; Cass. 3.12.2002 n. 17152).
4.6. Trattasi pertanto di valutazioni in fatto, espletate sulla scorta di consolidata giurisprudenza, in questa sede incensurabili riguardo agli elementi costitutivi della fattispecie di cui alla 1227 c.c., applicata del tutto correttamente al caso di specie.
4.7. Oltretutto, per quanto riguarda la censura ex art. 360 c.p.c., n. 5, in tale caso deve rilevarsi preliminarmente la carenza di specificità del motivo, e ciò sulla base del principio per cui il motivo di ricorso per cassazione fondato sull’erronea valutazione del concorso di colpa della vittima nella causazione del danno ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è inammissibile ove il ricorrente ometta di indicare in quale fase e in quali termini abbia sollevato la relativa questione nel giudizio di merito, non considerata dal giudice di merito, secondo quanto imposto dall’art. 366 c.p.c., n. 3, con conseguente irrilevanza del fatto che la questione sia astrattamente rilevabile d’ufficio ” (Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17335 del 03/07/2018).
4.8. Il motivo, dunque, risulta inammissibile perchè si dimostra del tutto disallineato rispetto alle ragioni concrete della decisione e, dunque, è inammissibile perchè non è riposto su una doglianza specifica, ma sviluppa diverse tesi sulla base di molteplici circostanze temporalmente e logicamente anteriori ai fattori “umani” che hanno determinato il danno, mirando sostanzialmente a ripercorrere, sotto luce diversa, il giudizio di merito che ha esaminato ogni profilo della questione.
5. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile, con ogni conseguenza relativamente alle spese, poste a carico della ricorrente in favore di ciascuna parte ai sensi del D.M. n. 55 del 2014 a favore delle parti separatamente resistenti.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, liquidate in Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per spese, spese forfettarie al 15% e oneri di legge a favore della parte resistente.