Source: http://www.dirittidelmalato.it/domande-frequenti.html
Timestamp: 2017-05-30 09:01:22+00:00
Document Index: 171037842

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 16', 'art 32', 'sentenza ', 'art. 6', 'art.65']

Lega Diritti dei Malati e Disabili - Domande Frequenti
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Pareri Legali	In questa sezione sono raccolte alcune delle domande più frequenti rivolte ai nostri avvocati insieme al loro parere legale.
1-2 TRATTAMENTO ORTODONTICO SBAGLIATO
Mi sono fratturato l'ulna, vorrei sapere se è corretta la procedura che hanno adottato con me i medici e se è corretto usare una stecca gessata.
2- A chi mi devo rivolgere per fare una perizia per valutare gli errori commessi da un trattamento ortodontico sbagliato?
Responso avvocato
Dovrebbe rivolgersi ad un medico legale, con tutta la documentazione medica in Suo Possesso. Il medico legale potrà così accertare il Nesso causale ed i danni scaturenti dall'intervento del medico. Qualora il medico legale di parte ravvisi l'Esistenza di Tali elementi, potrà recarsi da un avvocato, il Quale Potrà AGIRE SIA in sede penale per lesioni colpose ovvero in sede civile per responsabilità medica del professionista medico.
3-ASSISTENZA MORALE PER UN'OPERAZIONE
In merito ai diritti del malato volevo chiedere se potete dirmi se posso controbattere la risposta negativa che ha dato l'ospedale a mia sorella quando in previsione di un intervento che deve fare ha chiesto la mia assistenza morale di accompagnamento prima e dopo l'operazione con anestesia totale. Mi sembra veramente assurdo negare la spalla morale ad una persona che deve affrontare un'operazione chirurgica.
In un quadro di collaborazione tra medico e paziente diretto al pieno recupero della integrità sia fisica e morale del cittadino assume rilievo l’articolo 11 della Carta Europea Dei Diritti del malato che sanzione il “ Diritto di ogni individuo ad evitare quanta più sofferenza possibile in ogni fase della sua malattia”.
A questo diritto corrisponde ovviamente un dovere della equipe ospedaliera di favorire, consentire, non ostacolare, anzi eliminare ogni ostacolo affinché la persona che subisce un operazione possa ricevere il conforto di una persona almeno, che sia legata da vincoli di famiglia o di amicizia particolarmente intensa.
In altri termini dobbiamo affermare che La Struttura Ospedaliera ha l’obbligo, in questo caso concreto, di rendere possibile un contatto tra l’operanda e la sorella per un periodo di tempo significativo prima dell’operazione oltre al contestuale dovere di garantire un risveglio dell’ammalata reso meno stressante dalla presenza di un viso conosciuto ed amato.
Si tratta poi di un operazione programmata e non di una situazione imprevista, dove la necessità di effettuare interventi urgenti rende possibile un bilanciamento di posizioni con sacrificio, almeno parziale di diritti minori, ( es. mancato ingresso di familiari di un paziente in un pronto soccorso ove in spazi ristretti si opera su un paziente a rischio di vita).
Visto che per costante orientamento i Diritti del malato, tra cui quello menzionato di cui all’Art. 11 della Carta dei Diritti del Malato assumono il rilievo di diritti fondamentali il mio consiglio è quello di chiedere in forma scritta un appuntamento urgente con il Primario Responsabile del reparto in cui deve essere eseguito l’intervento, al fine di chiedere fermamente, sia pure in un ottica di piena collaborazione, una gestione della malattia della giovane donna che più vicina agli standard comportamentali utili e necessari per favorire, in termini fisio psichici, il pieno recupero della salute della paziente.
4- CONTRAZIONE DI UNA PATOLOGIA IN SEGUITO AD UN'INTERVENTO
Mia madre ha contratto l'epatite c. Mia madre conduce una vita sana e regolare l'unico modo in cui può averla contratta è l'intervento di implantologia eseguito dal dentista.
Il periodo in cui la malattia è stata contratta coincide con quello dell'intervento.
è possibile chiedere un risarcimento danni a chi ha eseguito l'intervento?
La sussistenza del nesso causale dovrà essere accertata mediante consulenza medico legale volta a verificare le condizioni della paziente prima dell’intervento,le condizioni attuali della stessa e le cause che hanno determinato l’insorgenza della patologia.
Ove il consulente medico legale accerti che sussiste il Nesso Casuale tra intervento dentistico e patologia,potrà essere formulata una richiesta di risarcimento danni nei confronti del professionista che ha effettuato l’intervento.
5 RIMBORSO SPESE DI VIAGGIO PER SOTTOPORSI ALLA TERAPIA IN UN LUOGO DIVERSO DALLA REGIONE DI RESIDENZA
-Mia sorella è stata operata di un tipo di tumore molto aggressivo al seno .Ha scelto per l'intervento il "Gemelli" di Roma. Prima e dopo l'operazione è stata sottoposta a più cicli di chemioterapia che deve ancora concludere. Aveva fatto richiesta all'Ente competente del rimborso delle spese di viaggio sostenute da lei e dal marito che l'accompagna,ma lo stesso le è stato negato in quanto,le si dice,avrebbe potuto sottoporsi alla stessa chemioterapia nel luogo di residenza. Ma la libertà del malato di curarsi nell'ambito nazionale dove la mettiamo?Non trascurando poi l'aspetto psicologico del malato stesso che vuole essere seguito dal medico che dall'inizio l'ha curato e in cui ripone la fiducia necessaria per proseguire il più serenamente possibile questo doloroso cammino. Concludo dicendole che per mia sorella e la sua famiglia sostenere l'onere di questi spostamenti è molto pesante e fa subentrare nell'ammalato i sensi di colpa di "sottrarre" ai propri cari i pochi risparmi di una vita di lavoro. Le chiedo: è giusto che le sia negato tale rimborso? Responso avvocato
Nella nostra legislazione nazionale vigente, non è previsto il diritto al rimborso delle spese di viaggio sostenute dal paziente e dall’eventuale accompagnatore, per ricoveri e/o trattamenti sanitari da effettuarsi in Regioni diverse da quelle di residenza.
La ratio di tale atteggiamento del legislatore è quella di far sì che ogni soggetto che avesse bisogno di assistenza sanitaria, faccia riferimento alle strutture mediche ed ospedaliere facenti parte dalle Aziende U.L.S.S. della regione di residenza.Ciò per motivi di contabilità e bilancio della Regione.
Ciascuno, comunque, nella piena libertà di scelta e secondo le vigenti normative in tema di Servizio Sanitario Nazionale, potrà usufruire di prestazioni sanitarie fornite da strutture esterne alla regione di residenza, le cui spese potranno essere sopportate dallo Stato soltanto ove vi sia la relativa preventiva autorizzazione della propria Azienda U.L.S.S. di competenza.
Nulla viene previsto in ordine al rimborso delle spese sostenute da paziente e accompagnatore per affrontare il viaggio verso le strutture.
Ad ulteriore conferma dell’atteggiamento di chiusura dell’ordinamento verso tale problematica, ricordiamo che l’art.10 del D.P.R. n.597/1973 dispone che da reddito complessivo sono deducibili le spese per cure mediche specialistiche chirurgiche, ma nulla dice circa quelle accessorie, quali quelle di viaggio. Conseguentemente, tali spese di viaggio, non essendo previste dal citato art. 10, devono considerarsi indeducibili dal reddito complessivo (principio enunciato dalla Commissione Tributaria Centrale, sez. XV, nella sentenza del 4 gennaio 1999 n.19).
Tutto ciò potrebbe far pensare ad una carenza legislativa sul punto, atteso che, se è riconosciuto il diritto di assistenza sanitaria in tutto il territorio nazionale (con il conseguente onere finanziario a carico dello Stato), altrettanto dovrebbe prevedersi per i necessari e conseguenziali viaggi e trasferte fuori dalla Regione di appartenenza, per permettere ai pazienti di recarsi presso le strutture mediche.
Tuttavia, se da un lato il legislatore nazionale sembra incurante di tali problematiche, dall’altro, in un quadro sempre più ampio di “federalismo sanitario”, che ha riservato (e riserva) alle Regioni margini di discrezionalità sulle prestazioni da garantire ai propri cittadini, molte Regioni (cui lo Stato ha delegato una potestà legislativa esclusiva in subiecta materia), per salvaguardare le fasce più deboli della popolazione, offrono particolari “benefit” sanitari.
Qualcuna di queste rimborsa in tutto o in parte prestazioni aggiuntive, altre distribuiscono farmaci di fascia C gratuitamente e altre contribuiscono alle spese di viaggio per prestazioni effettuate fuori dal Comune di residenza o dalla Regione di appartenenza.
Questi ultimi “plus” sono più frequenti nelle regioni in cui l’assistenza sanitaria spesso dipende da “viaggi della speranza”, che comportano spese notevoli per i malati.
Per quanto attiene al caso che ci occupa, la legge della Regione Calabria 29.03.1999 n. 8 (regione di residenza della paziente) all’art. 1 prevede: “ l’assunzione degli oneri assistenziali connessi ad interventi e ad patologie di particolare importanza tra le quali –neoplasie in trattamento radioterapico ed altre terapie antiblastiche in Italia- nonché “patologie che necessitano di trattamenti diagnostici e terapeutici altamente specialistici non fruibili sul territorio regionale”. L’art. 2 della citata legge fa espressamente riferimento al “rimborso delle spese di viaggio e permanenza connesse con gli interventi di diagnosi, cura e riabilitazione…”.
In buona sostanza, la paziente può chiedere ed ottenere ai sensi della legge regionale sopra indicata, il rimborso delle spese di viaggio, solo ove dimostri che le cure cui la stessa debba sottoporsi debbano essere necessariamente effettuarsi al di fuori del territorio regionale in una struttura di altissima specializzazione e, comunque, previa autorizzazione alle prestazioni rilasciata dalla competente Azienda sanitaria locale.
Da ultimo, rileviamo che i Contratti Collettivi di alcune categorie di lavoratori offrono una copertura più o meno estesa per le spese sanitarie, arrivando anche a prevedere il diritto al rimborso delle spese di viaggio sostenute dal lavoratore/paziente per sottoporsi ai cicli di chemioterapia.
6) TERAPIA DEL DOLORE
Caso:malata oncologica preterminale.
1) a [] a mia madre viene diagnosticato un tumore maligno. Fatte le analisi di preospedlizzazione, dicono che deve operarsi.
2) l'operazione []comporta la totale asportazione di un seno e scavo ascellare. La degenza dura 4 giorni. Iniziano dei dolori molto forti. Le segnano la tachipirina e non cambiano terapia nonostante mia mamma continui a dire che sta male e vada una mattina presto al pronto soccorso
3) Il medico di famiglia la ignora o le risponde male. Quando andiamo ad una visita oncologica anche io sottolineo il fatto che sta molto male. Cambiano medicina, che oltre non attenuare il dolore, le da nausea.
Non essendo considerata, mia mamma ha cercato di auto medicarsi. Il risultato e' stato un blocco renale.
4) e' ricoverata d'urgenza all'ospedale di[], dove, per la prima volta viene eseguita una TAC, da cui risulta che ha metastasi ossee diffuse, con un'intera vertebra consumata dal tumore, metastasi epatiche e polmonari. I dolori che accusava e a cui ne'[], ne' il medico di famiglia avevano dato peso, erano oncologici e hanno trovato sollievo con l'uso di [] che e' un oppiaceo.
Ho chiesto che potessero farle una terapia del dolore idonea.
E' stata ricoverata all'ospedale di []. Qui hanno subito sottolineto che non e' un luogo ove parcheggiare mia madre e che mi arrangiassi.Ho lasciatonil lavoro (aspettativa).
Mia madre prende []. Non mangia, quello che mangia vomita. In queste condizioni e' già' stata decisa la data di dimissione. Ho cercato una struttura a pagamento.cercando su Internet ho visto che potevo avere un accompagnamento, che ho chiesto IO al dottore di familgia.
Quel che vorrei sapere:
A) non sono state fatte delle analisi, prima dell'operazione, analisi atte a stabilire l'operabilità di mia madre?
B) Perché non e' stata seguita quando si lamentava dei dolori, che erano oncologici?
C) E' normale arrangiarsi da soli, lasciando il lavoro e pagando queste cifre?
Al fine di accertare eventuali responsabilità dei sanitari che hanno avuto in cura la madre della []durante il ricovero per l’intervento alle [], è necessario ottenere copia della cartella clinica, per sottoporla all’esame di un medico specialista, che possa accertare se i dolori sofferti dalla paziente, all’esito del citato intervento chirurgico, fossero dolori oncologici e se la prescrizione dei medicinali da assumere sia stata corretta o meno.
A tal proposito, segnalo che, ai sensi dell’art. 7 della legge n.38/2010, vi è l’obbligo della struttura sanitaria di riportare, all’interno della cartella clinica, le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione, nonché la tecnica antalgica ed i farmaci utilizzati, i relativi dosaggi ed il risultato antalgico ottenuto e ciò al fine di assicurare alla paziente l’accesso alle cure palliative ed ad una adeguata terapia del dolore .
E’ evidente che, ove non siano riportati tali dati nella cartella clinica (e la prescrizione della semplice tachipirina farebbe propendere in tal senso), la struttura sanitaria sarebbe responsabile per tale omissione.
All’esito dell’esame della documentazione medica da parte dello specialista e ove l’accertamento da questi eseguito dovesse avere esito positivo, dovrà darsi corso ad una indagine medico legale, al fine di accertare il nesso di causalità tra la mancata diagnosi relativa ai dolori oncologici e l’aggravamento della condizioni di salute dalla madre della signora Bucci, a seguito del comportamento inadempiente della struttura ospedaliera.
Ove tali indagini accertino la responsabilità della struttura sanitaria, si potrà certamente promuovere azione giudiziaria nei confronti della stessa, al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali sofferti dalla paziente.
Per quanto attiene al ricovero presso l’[], ove i responsabili della struttura volessero provvedere alle dimissioni della paziente (ancora ricoverata presso tale struttura, a quanto emerge dal quesito), si dovrà inviare una diffida formale agli stessi e, per conoscenza, alla Azienda U.S.L. di appartenenza, ove dovranno essere indicati i motivi per cui la struttura non può provvedere alle dimissioni di un malato terminale, atteso che l’art. 1, comma 1 della citata legge n.38/2010 tutela il diritto del cittadino ad accedere alla cure palliative ed alla terapia del dolore ed il comma 3 del medesimo articolo, assicura al malato ed alla propria famiglia, la tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine.
In altre parole, al contrario di quanto avviene per le strutture ospedaliere (ove è prassi procedere sovente alle dimissioni di pazienti non curabili, per assicurare le cure di altri soggetti affetti da patologie curabili), le strutture ove viene fornita l’assistenza residenziale ai malati terminali (Hospice) devono aiutare i pazienti a vivere in maniera attiva fino alla morte e devono sostenere la famiglia dello stesso durante la malattia e durante il lutto, in conformità ed attuazione dello spirito della legge n.38/2010.
7)RESPONSABILITA' PERSONALE MEDICO
Caso: morte della paziente
Ho perso mia madre da pochi giorni.
Mia madre ha subito un intervento all’aorta e la sostituzione di una valvola l’intervento è riuscito nei migliori modi detto dal prof. È entrata in terapia intensiva e né uscita dopo 20 giorni morta, ha preso una polmonite, intubata di nuovo dopo alcuni giorni stubata ( le scrivo le parole dei medici) perché respirava da sola e la radiografia non sembrava la sua tanto era buona dopo tre giorni la polmonite ritorna la radiografia non è mai migliorata forse qualche virus era rimasto attaccato ai cateteri li cambiano forse lo dovevano fare prima praticata tracheotomia ma non serve a niente mia madre muore. Nei vari colloqui con i medici ad uno di loro scappa detto che a mia madre forse serviva un supporto medico diverso da quello praticato, è stata standardizzata troppo presto la sanità italiana fino a qualche anno fa voleva 300 interventi all’anno adesso ne vuole 1500 altrimenti niente soldi . Altra cosa che mi distrugge e che ci hanno detto che mia madre avrebbe dovuto fare l’autopsia e che noi non ci potevamo rifiutare , troppe cose non aiutano a superare il mio dolore per favore mi potete aiutare a capire. L’intervento è stato fatto al [] e a pagamento.
Al fine di accertare eventuali responsabilità dei sanitari che hanno avuto in cura la madre della signora [] durante il ricovero presso il [], è necessario ottenere copia della cartella clinica (completa delle indagini radiografiche e strumentali), per sottoporla all’esame di un medico specialista, affinchè questi verifichi ed accerti se l’intervento chirurgico sia stato eseguito correttamente e se le cure successive prescritte siano state idonee alle esigenze del caso. All’esito dell’esame della documentazione medica da parte dello specialista e ove l’accertamento da questi eseguito dovesse riscontrare comportamenti colposi da parte dei sanitari, dovrà darsi corso ad una indagine medico legale, al fine di accertare il nesso di causalità tra l’intervento (se non correttamente eseguito) e/o le inadeguate cure cui è stata sottoposta la paziente e la conseguente morte della stessa, a seguito del comportamento inadempiente della struttura ospedaliera.
Ove anche tale accertamento dovesse avere esito positivo, si potrà proporre un’azione giudiziaria civile, al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti della struttura sanitaria.
Nel corso di tale giudizio, ai fini dell’accertamento della responsabilità della struttura, si potrà chiedere (sussistendone gli elementi e le condizioni) al giudice che venga riesumata la salma, al fine di procedere ad una eventuale autopsia.
8) SOSTEGNO ECONOMICO ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
Caso: persona invalida al 100% con badante 24 su 24 E’ stata ricoverata alle cure palliative in RSA in [] per circa due mesi.
I medici dicevano che aveva solo 15 giorni di vita.
E’ stata dimessa da RSA con l’ausilio che (per la gravita’) della malattia ci avrebbero aiutato economicamente . Ho chiesto la rivalutazione UVG
Il medico ha riconosciuto mia mamma alta intensita’ e che la pratica SAREBBE TRATTATA CON LA MASSIMA URGENZA. . E’ passato quasi un mese e la commissione non si e’ ancora riunita.
Quanto ancora bisogna aspettare ? Faccio presente che la situazione e’ molto critica e da 5 mesi che diamo lo stipendio alla badante ed e’ veramente oneroso.
Mi sono informata che c’e’ una legge 328/2000, che consiste in un aiuto economico ASSEGNO DI CURA. Non ho avuto fra l’altro nessun aiuto da parte dell’assistente sociale di zona , diceva che mia mamma non rientrava nei parametri, e che oltretutto, non sapeva che si poteva richiedere una rivalutazione UVG che da media intensita’ (UVG di circa 1 anno prima ) e a dir suo, non ne aveva alcun diritto e non sapeva che si poteva richiedere la rivalutazione UVG.
Per tutte queste mancanze che non si possono elencare sono passati 5 mesi dalla dimissioni da RSA e non si vede ancora niente.
Se la pratica e’ stata ritenuta urgente!!! Perche’ non viene trattata da tale????
FORSE ASPETTANO CHE LA MIA MAMMA NON CI SIA PIU’ , COSI’ IL PROBLEMA SI RISOLVE CON URGENZA???????
Vi ringrazio sarei lieta in una vs risposta .
Il caso sottoposto dalla signora [] riguarda un’ipotesi della c.d. “burocrazia sanitaria”.
Se (come prospettato) il medico di base (o il responsabile della R.S.A. ove era in cura la paziente) ha certificato(a modifica della precedente valutazione) che la madre della signora [] ha il diritto di ottenere un intervento assistenziale di livello alto, per soddisfare le proprie necessità, e nel caso in cui la A.U.S.L di riferimento non provveda in tempi brevi, attesa la necessità e l’urgenza di ottenere il parere prescritto dalla Unità di Valutazione Geriatrica, è necessario inoltrare una richiesta formale al Direttore Generale ed al Direttore Sanitario dell’Azienda territoriale, allegando le prescrizioni relative all’urgenza ed alla necessità di avere, in tempi brevissimi, la nuova valutazione U.V.G. e minacciando (in caso di mancato tempestivo riscontro alle richieste) di agire giudizialmente, anche in sede penale, per ottenere coattivamente quanto richiesto e interessando, altresì, anche gli organi di informazione, sull’accaduto.
Si tenga presente che, nelle fattispecie (quale sembra quella prospettata) in cui una prima U.V.G. ha definito un progetto assistenziale di tipo residenziale, presso una residenza R.S.A., nel caso in cui il paziente non ha redditi tali da permettergli il pagamento della retta socio-assistenziale, si può richiedere l’integrazione della retta all’Amministrazione comunale che, esaminata la domanda ed i documenti prodotti, deciderà se provvedere a far fronte al pagamento di detta retta, al posto del paziente.
Oltre a tale tipo di sostegno economico, gli artt. 15 e 16 della legge 8 novembre 2000, n.328, prevedono altre forme aiuto alle famiglie che devono badare a persone anziane malate e non autosufficienti.
Infatti, il citato arresto normativo prevede che, per favorire l'autonomia e sostenere il nucleo familiare nell'assistenza domiciliare alle persone anziane non autosufficienti che ne fanno richiesta, il Ministro per la solidarietà sociale determina annualmente la quota da riservare ai servizi a favore di tali soggetti e ciò a prescindere dalle forme di assistenza fornite dal Servizio sanitario nazionale in materia di prevenzione, cura e riabilitazione, per le patologie acute e croniche.
Saranno, poi, le singole regioni a determinare gli interventi da effettuare, per assicurare le finalità della legge.
In particolare, l’art. 16, comma 3, indica i tipi di interventi ed i servizi sociali, da trattare in via prioritaria; tra questi, vi è l’erogazione di un assegno di cura, in favore dei soggetti non autosufficienti, bisognose di continue cure, nonché l’erogazione di prestazioni di aiuto e sostegno domiciliare, anche con benefici di carattere economico, in particolare per le famiglie che assumono compiti di accoglienza, di cura di disabili fisici, psichici e sensoriali e di altre persone in difficoltà e di anziani.
Saranno le amministrazioni comunali a valutare le singole fattispecie e disporre l’accesso alle citate agevolazioni.
9) RESPONSABILITA' PER MANCATA DIAGNOSI
Caso:paziente 76 anni, recentemente operata per l'asportazione di un nodulo mammario che, nel momento in cui vi scrivo, e' ancora oggetto di esame istologico per determinarne il grado di pericolosità. Circa 6 mesi fa si e' sottoposta a una mammografia presso l'ospedale civile [] Il referto di tale mammografia e' stato negativo, senza alcuna segnalazione di possibili patologie. Il ginecologo che ha avuto in seguito la mammografia tra le mani si e' limitato a leggere il referto senza guardare le lastre. Dopo un po' di tempo mia madre avvertiva un fastidio alla mammella destra, e decideva di approfondire la questione rivolgendosi ad un'altro medico, presso un'altra struttura in convenzione con la ASL di Latina. Li' le veniva praticata una ecografia, da cui si poteva vedere con chiarezza un nodulo di circa 2cm. Non mi dilungo sull'iter che ha portato mia madre all'intervento se non per dire che il tutto si e' svolto molto celermente e con una assistenza eccellente in tutto e per tutto presso l'ospedale [], in regime di convenzione con il SSN. Mi preme invece sottolineare che i medici dell'ospedale [] hanno visionato le lastre della prima mammografia, vedendo chiaramente il nodulo e non spiegandosi come tale esame avesse potuto essere stato refertato in modo negativo. La cosa e' talmente evidente che io stesso ho potuto notare la presenza di una formazione estranea quando i medici mi hanno mostrato la lastra della mammella destra, quella col nodulo, confontata con quella della sinistra. Di fatto ora mia madre dispone di un documento da cui risulta che e' stato commesso un errore grave: le lastre della mammografia che mostrano senza ombra di dubbio che il referto avrebbe dovuto segnalare la presenza di una formazione nodulare; nello stesso tempo il referto stesso non cita nulla di tutto cio'. Come sia potuto accadere (negligenza, incompetenza) non possiamo saperlo, ma al momento cio' che ci interessa di più e' sapere quali passi possiamo compiere per denunciare l'operato di chi puo' aver compromesso il quadro clinico di mia madre che, per puro caso, 6 mesi dopo non ha trascurato la questione e ha dovuto sottoporsi a un intervento urgente (e non sappiamo ancora se il ritardo portera' delle conseguenze). Responso Avvocato
Al fine di accertare se, nell’occorso, sia riscontrabile l’ipotesi di responsabilità professionale per errata (mancata) diagnosi, bisognerebbe accertare se il ritardo ( 6 mesi, secondo la prospettazione del signor []) ha provocato un aggravamento della patologia in essere, nel qual caso certamente potrà addebitarsi la responsabilità per l’aggravamento delle condizioni di salute della paziente alla struttura sanitaria, per comportamento colposo dei sanitari che eseguirono l’esame strumentale alla madre del signor [].
Tale accertamento dovrà essere svolto da un medico specialista, il quale dovrà accertare se la tempestiva diagnosi della patologia tumorale avrebbe evitato di ricorrere all’intervento chirurgico urgente, a cui la paziente si è dovuta sottoporre, per scongiurare il verificarsi di complicanze e dar corso alle cure del caso.
All’esito, ove tale accertamento dovesse avere esito positivo, dovrà darsi corso ad una indagine medico legale, al fine di accertare il nesso di causalità tra la mancata diagnosi ed il peggioramento delle condizioni di salute della madre del signor [], a seguito del comportamento inadempiente della casa di cura.
10) SOPPRESSIONE DEI NOSOCOMI
Caso: ospedale di [] Il nostro ospedale è in lenta agonia, noi i cittadini, non lo lasceremo morire.
L'art 32 della costituzione sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse delle collettività. Obbliga gli enti preposti,stato, regioni, provincie e comuni a promuovere ogni opportuna iniziativa, ad adottare precisi comportamenti finalizzati alla migliore tutela possibile alla salute dei cittadini. Possiamo sostenere senza ombra di dubbio che la tutela della salute pubblica è un diritto costituzionale che deve
necessariamente tradursi in scelte organizzative atte a garantire quelle fasce di popolazione più fragili :bambini, adolescenti, donne in gravidanza , onché popolazioni di pazienti con le più svariate patologie. Così come è un diritto costituzionale ricevere pari opportunità di accesso e fruizione dei servizi sanitari da parte di tutti i cittadini, tenendo conto delle specificità territoriali. L'ospedale di palombara sabina, ieri modello di efficienza, economicità e chiara dimostrazione di come anche nel pubblico le strutture sanitarie possono essere produttive e funzionanti, oggi chiaro esempio di una politica territoriale sanitaria priva di una seria programmazione, una struttura sanitaria resa inoperosa da chi dovrebbe garantirci il diritto sanitario alla salute. La domanda dei posti letto è sempre stata superiore all'offerta Chiediamo quindi il ripristino delle sale operatorie, i reparti di medicina, chirurgia e il pronto soccorso. Basta promesse, basta protocolli d'intesa mai rispettati. ora i fatti. Noi,
cittadini, il giorno 03-10-2010 presso l'ingresso dell'ospedale di []
sabina scenderemo in piazza in difesa del nostro ospedale. Organizzeremo un
presidio continuo, che vedrà coinvolti i cittadini tutti.
Quello della soppressione dei nosocomi è un effetto dei c.d. decreti “salva sanità” che le singole regioni (titolari di potestà legislativa in materia) hanno emanato e stanno ancora emanando, al fine di contenere la spesa pubblica.
Con l’applicazione di tale disciplina, sono cambiate le cifre strutturali delle strutture ospedaliere e ci sono stati (e ci saranno) tagli di posti letto e soprattutto soppressione di reparti.
L’intenzione è quella di accorpare i servizi, creare centri di eccellenza ed eliminare le sacche di spreco: in pratica, numerosi ospedali che non hanno le caratteristiche atte a farli diventare eccellenza, saranno soppressi e accorpati in altre strutture.
Anche l’ospedale di [] sembrerebbe debba subire la medesima sorte, come tante altre nel Paese, nel nome del risparmio, della riorganizzazione e della riconversione.
Dovrà accertarsi se la soppressione della struttura non costituisca un disagio ed un sacrificio per i cittadini, potendo questi usufruire dei medesimi servizi della struttura soppressa (anche con maggiore qualità) presso nosocomi e strutture non distanti dal proprio luogo di residenza.
In caso contrario, sarebbe opportuno interessare gli organi di informazioni, affinché diano giusto risalto alla vicenda e affinché ciò possa indurre i politici locali a “farsi sentire” presso gli organi amministrativi competenti.
11) ERRATA DIAGNOSI
Caso: Carcinoma
Lo scorso 08 Settembre feci una Rmn cervello e tronco con e senza liquido di contrasto presso una casa di cura a [], la Rmn è stata richiesta dal mio oculista a causa di una forte diplopia che da un mese mi disturbava parecchio.
Dopo qualche giorno ritiro l’esito, responso tutto negativo, e morale alle stelle da parte mia per mali scongiurati.
Ritorno dall’oculista mi consiglia una visita neurologica, in un paio di giorni riesco effettuare la vista, appena il neurologo guarda le foto della Rmn cambia subito espressione e chiamo subito un collega otorinolaringoiatrico per farmi fare subito una visita urgentissima in giornata.
Mi creda, panico e pressione alle stelle.
Mi fanno subito la visita e una biopsia rinofaringeo, dopo 48 ore ecco l’esito Carcinoma Rinofaringeo non cheratinizzante,infiltrante.
Un vero ko per me, sono padre di [] ed in un secondo mi vedo crollare il mondo attorno a me.
In questi giorni ho effettuato una Rmc facciale con e senza liquido di contrasto, e una tac collo e massiccio facciale con e senza liquido di contrasto
Confermando pienamente la presenza del Carcinoma.
Nei prossimi giorni dovrò fare una pet-tac sperando solo di non essere in metastasi.
Io mi chiedo come è possibile che la prima Risonanza mi venga dichiarata negativa quando non è vero??
Non si può sbagliare su questi fattori, mi hanno fatto credere cose assolutamente false.
Le voglio chiedere se ci sono estremi per far causa a questa casa di cura?
Al fine di accertare se, nell’occorso, sia riscontrabile l’ipotesi di responsabilità professionale per errata diagnosi, bisognerebbe accertare se, dall’esame strumentale effettuato presso la casa di cura, era possibile l’individuazione della patologia o se questa poteva essere ravvisata soltanto a seguito della disamina dell’indagine radiologica da parte di uno specialista.
Tale accertamento dovrà essere svolto attraverso un’indagine medica svolta da uno specialista.
Ove tale indagine dovesse accertare la possibilità dell’individuazione della patologia da parte del primo medico intervenuto, potrà darsi mandato ad un medico legale per accertare il nesso di causalità con eventuali disturbi fisici e/o psichici di cui ha sofferto il signor [], a seguito del comportamento inadempiente della casa di cura.
Ove tali indagini accertino la responsabilità della struttura, il signor [] dovrà valutare se ritenere opportuno iniziare un’ azione giudiziaria nei confronti della stessa, al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali sofferti.
12)INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE E PENSIONE INVALIDITA'
Caso: Persona invalida rimasta disoccupata dopo la chiusura dell'azienda in cui lavorava, ha fatto richiesta del sussidio di disoccupazione.
L'INPS mi ha risposto che a causa della pensione di invalidità che percepisco, concessami poichè affetta da sclerosi multipla, non ho diritto al sussidio di cui sopra. Trovo che tale risposta sia indegna di un popolo "civile" quale quello che osiamo usare per noi italiani. Vi scrivo su suggerimento del [] che con molta disponibilità ha risposto a tutti i miei messaggi. Il mio problema è quello, oltre che di trovare un altro lavoro in maniera rapida, di dar voce a tutti gli altri che come me hanno o avranno tale vergognosa risposta alla nostra richiesta di lavoratori/cittadini onesti ma purtroppo o "per fortuna" colpiti da malattie che possano risultare estremamente invalidanti sia dal punto di vista fisico che da quello sociale. Potete aiutarmi ad avere voce tale che le istituzioni preposte possano sentire?
La risposta fornita dall’istituto previdenziale è legittima.
In tema di indennità di disoccupazione, infatti, con sentenza n. 5544/2010, la Corte di cassazione ha, recentemente, affermato che con Decreto Legge n. 148.1993, convertito con modificazioni nella legge n. 236.1993, è stato previsto (art. 6 comma 7) che, tra l'altro, i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione sono incompatibili con i trattamenti pensionistici a carico dell'invalidità, vecchiaia e superstiti.
Successivamente, il Decreto Legge n. 299.1994, convertito con modificazioni nella Legge n. 451.1994, ha previsto espressamente l'opzione tra assegno o pensione di invalidità e indennità di mobilità.
Scopo della legge che stabilisce l'incompatibilità è quello di evitare che colui che non può lavorare per le sue condizioni fisiche, riceva l'indennità prevista per coloro che, pur essendo in grado di lavorare, non possono farlo per le difficoltà occupazionali del mercato del lavoro.
Nella fattispecie affrontata nella decisione citata, la Suprema Corte ha accolto la tesi dell'INPS, in base alla quale il titolare di un assegno di invalidità è da considerarsi un pensionato a tutti gli effetti, tanto che percepisce anche l'integrazione al trattamento minimo; il fatto che egli abbia la possibilità di collocare sul mercato del lavoro le residue capacità lavorative non osta comunque alla percezione della pensione e, quindi, nei suoi confronti, l'incompatibilità' con l'indennità' di disoccupazione e' pienamente applicabile.
13)RICHIESTA AUSILI MEDICI
Caso: Malata di Ictus Mia mamma è stata colpita da ictus molto grave il []. Dopo la terapia intensiva, è stata trasferita nel centro di riabilitazione [] di [] Il periodo standard di ricovero (definito dall'ASL, almeno per quello che ci hanno detto in clinica) è di circa due mesi. Le dimissioni di mia mamma sono previste per il [] e sono, secondo quanto dicono, improrogabili. Abbiamo allora chiesto all'ASL gli ausili prescritti dalla clinica INDISPENSABILI per la degenza a casa (carrozzella e sollevatore). L'ASL ci ha detto che, a causa delle ferie, sia di alcuni dirigenti ASL che devono, con le loro firme, far partire l'iter, che delle aziende che forniscono gli ausili, non potranno fornirci alcun materiale e che dovremo "avere pazienza" per alcune settimane. Così mia madre, una volta uscita dall'ospedale, dovrà rimanere in un letto (ha una grave emiplegia sinistra e non riesce a muoversi) ottimisticamente per due settimane, aumentando così il rischio di sviluppare piaghe da decubito. Mi chiedo se tutto ciò è normale. Vi chiedo anche cosa possiamo fare per evitare che mia mamma peggiori ulteriormente. Responso Avvocato
Il problema prospettato è quello, tristemente noto, della “burocrazia sanitaria”.
In simili ipotesi, ossia nel caso in cui la struttura sanitaria frapponga ostacoli non meglio precisati per una rapida evasione della pratica, è opportuno (direi necessario) rivolgere una richiesta formale al Direttore Generale ed al Direttore Sanitario dell’Ente ospedaliero, allegando le prescrizioni relative all’urgenza ed alla necessità di avere, in tempi brevissimi, gli ausili necessari per la madre del signor [], minacciando (in caso di mancato tempestivo riscontro alle richieste) di agire giudizialmente, anche in sede penale, per ottenere coattivamente quanto richiesto e interessando, altresì, anche gli organi di informazione, su tale esempio di “malasanità”.
Purtroppo, in tali situazioni, soltanto “facendo la voce grossa” e prospettando di far divenire di dominio pubblico l’ennesimo episodio di malasanità, si potrà sperare di ottenere un riscontro tempestivo alle proprie legittime richieste, altrimenti lasciate alla mera valutazione discrezionale delle aziende ospedaliere ed alla ottusità di talune norme burocratiche
14) OPERAZIONE MALESEGUITA
Caso: operazione di "stabilizzazione delle vertebre"
a causa di uno scivolamento di una di queste, con ernia e fuoriuscita del disco. Uscita dalla sala operatoria il chirurgo ha subito evidenziato un deficit al nervo sciatico (L5) effettuata la risonanza magnetica, dopo 2 ore dall'intervento, mi comunica che "passerà" ci vorranno al massimo 6 mesi e tutto tornerà come prima. Tra poco sarà un anno dall'evento. Risultato: zoppico, recupero lievissimo, poca sensibilità in 3 punti della gamba ecc. gradirei una "dritta" da parte vostra, dove e a chi mi devo rivolgere, ho già la copia della cartella clinica, considerato che abito a []. Responso Avvocato
In merito al caso prospettato dalla signora [], sembrerebbe da quanto riferito che l’operazione non sia stata ben eseguita.
Sarebbe opportuno, però, che la cartella clinica e tutta la documentazione medica vengano visionate da un medico legale.
Dopodiché, ove venisse riscontrata la responsabilità medica, si dovrebbe inviare la diffida al medico e alla Usl di competenza per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.
15) BOLLINO VERDE Caso:Richiesta al Medico del bollino mi sono recato dal mio medico curante, il [] (attulmente sostituito dal []causa problemi personali) per richiedere una visita fisiatrica per mio padre. Mio padre presenta 2 ernie al disco, una lombosciatalgia cronica ed una vertebra "slittata" in posizione anomala, è impossibilitato a muoversi, a rischio paralisi e attualmente sottoposto a terapia del dolore da 2 mesi. Dopo una recente visita chirurgica (una delle tante) presso l'ospedale civile di [] sono stati richiesti dal primario di chirurgia spinale e dal capo-chirurgo del reparto di chirurgia generale diversi accertamenti, tra cui appunto la visita fisiatrica, da compiere prima della prossima visita chirurgica per valutare come intervenire per risolvere il problema. la prossima visita chirurgica è in programma il [], quindi risulta impossibile effettuare una visita fisiatrica prima della suddetta visita se non in possesso di bollino verde. Il sostituto del medico curante si rifiuta di rilasciare l'impegnativa con bollino verde in quanto mio padre "non è a rischio di morte" (risposta che ritengo ridicola, in quanto senza nessun accertamento non si può escludere questa possibilità). In questo caso la visita fisiatrica slitterebbe di 90 giorni con le relative conseguenze sulla salute di mio padre. Può un medico curante rifiutarsi di apporre il bollino verde in queste situazioni ? Contestata la sua decisione mi ha anche detto "se non le va bene mi denunci pure, mi rifarò su di lei", mi pare un atteggiamento alquanto scandaloso considerando la situazione fisica del paziente e le richieste di più specialisti che l'hanno visitato e chiedono accertamenti urgenti per poter intervenire il prima possibile. A questo punto non so a chi rivolgermi per poter permettere le cure necessarie a mio padre. Come posso muovermi per velocizzare la situazione? Posso pretendere il famoso bollino verde? Responso Avvocato
Per quanto riguarda il quesito posto dal signor [], rilevo che i problemi sorti per ottenere il c.d. bollino verde sono frequenti e ripetuti.
In realtà l’urgenza differibile (bollino verde) è riservata esclusivamente a quelle situazioni che richiedono entro brevissimo tempo, una valutazione diagnostica o un intervento terapeutico.
La valutazione dell’urgenza differibile è di esclusiva competenza del medico curante che ha in cura il paziente.
Pertanto, nella fattispecie non si intravedono forme e modalità di coercizione nei confronti del medico che ha negato tale bollino verde. Il signor [] potrà comunque segnalare il comportamento del medico mediante esposto da protocollare all’Ufficio Relazione con il Pubblico dell’Azienda sanitaria di competenza.
Sarà altresì opportuno che un eventuale esposto faccia riferimento alla presenza di testimoni che abbiano assistito al comportamento del medico e possano, se necessario, riferire
16) MALATTIA E INFORTUNIO, POSSIBILITA? DI LICENZIAMENTO
Caso: conducente di pulman a [],sette mesi fa mi hanno diagnosticato un tumore maligno alla [].
Mi sono rivolta al sindacato per avere chiarimenti circa la decurtazione dello stipendio che ad oggi è stato del 50% ma non mi hanno saputo dare spiegazioni. Mi rivolgo a lei per avere chiarimenti in merito,visto che il contratto nazionale dei ferro tranvieri
prevede la riduzione dello stipendio e previsto dopo un anno di malattia,e vorrei sapere quali sono i diritti di un'ammalata come me,e se possono licenziarmi.
In ordine alle questioni prospettate, bisogna far riferimento al vigente C.C.N.L. degli Autoferrotranvieri il quale prevede, all’art.65, il trattamento economico dei lavoratori, in caso di malattia o infortunio.
Il datore di lavoro può effettuare la decurtazione del 50% della retribuzione ma tale decurtazione ha decorrenza e durata diversa, a seconda dell’anzianità di servizio del lavoratore.
Nel quesito sottoposto non vi è riferimento a tale ultimo dato e pertanto, non posso essere più preciso ove la signora [] indicasse la data di assunzione.
Per quanto attiene alla possibilità di licenziamento, poiché il periodo di assenza dal posto di lavoro, durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del proprio posto di lavoro, è variabile e dipende anch’esso dall’anzianità di servizio, è necessario conoscere tale dato anche per rispondere esaurientemente a tale quesito.
In via generale, il periodo di assenza, in cui il diritto del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro è tutelato, varia da 6 mesi ad un anno.
Diverse sono le ipotesi in cui il licenziamento può essere adottato quale causa risolutiva del rapporto di lavoro.
Occorrerebbe una disamina più particolareggiata della fattispecie ma, in via generale, può affermarsi che il datore di lavoro, al di fuori delle ipotesi sopra esaminate, non può procedere al licenziamento motivandolo con le precarie condizioni di salute del lavoratore, atteso che tale comportamento sarebbe discriminatorio e lesivo della dignità del lavoratore stesso e, conseguentemente, tale provvedimento sarebbe illegittimo.
17) MALATTIE AUTOIMMUNI E DEGENERATIVE
Richiesta: tutta la legge e normativa inerenti i Diritti del Malato, con particolare menzione per gli affetti da malattie autoimmuni e neurodegenerative.
Preliminarmente rilevo che non sussiste una normativa specifica così come indicato dalla nostra interlocutrice; vi sono, invece, norme giuridiche che possono essere applicate in via estensiva anche ai soggetti affetti da malattie autoimmuni.
Pertanto, non possiamo spedire nessuna normativa specifica di riferimento.
Venendo alla questione prospettata, purtroppo è facile riscontrare i disagi lamentati in soggetti che sono costretti a sottoporsi a lunghe cure, in special modo per quanto attiene a trattamenti sanitari specialistici, che comportano cure e trattamenti con farmaci specifici.
Tuttavia, bisogna comprendere che l’applicazione di rigidi controlli sulle cure e sui farmaci prescritti, anche se comprensibile fonte di disagi per i pazienti, costretti spesso a subire una burocrazia sanitaria spesso complessa, è prescritta a salvaguardia degli interessi dell’intera collettività, al fine di evitare usi impropri dei farmaci ed abusi circa i trattamenti sanitari da applicare, che venivano rimessi alla discrezionalità di medici poco diligenti nell’osservare i protocolli stabiliti a livello normativo e che solo un trattamento in strutture sanitarie pubbliche può garantire.
18)DIRITTI DEI DETENUTI Caso: persona che si trova in prigione da 13 anni .
Questa persona ha subito (in prigione) interventi chirurgici ed é rimasto con degli handicap gravi.
Questo non é tutto,adesso é stato trasferito in una prigione a Napoli e li subisce maltrattamenti
La sua famiglia abita in [] e l'hanno messo a [],questo procura tanto disagio alla sua moglie per far visita al marito anche perche non ha mezzi finanziari.
Questo signore avrebbe bisogno delle cure che non le danno,non dorme più e non ha nessuna medicina per dormire.
In nome del rispetto per gli esseri umani non possiamo lasciare il personale della prigione fare quel che vogliono su di loro.
Il corriere non glielo danno, o se lo fanno aggiungono delle scritture sopra con delle parole brutte, e scritte di nero.
Questo é inumano.
Adesso il suo stato si é aggravato non so esattamente di che cosa soffre,so che ha bisogno di un 'aiuto .
La fattispecie prospettata merita senz’altro un approfondimento ed un’indagine accurata, al fine di accertare la presenza di comportamenti illegittimi, in violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, sanciti e codificati anche in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’individuo.
Per effettuare tale indagine, consiglio alla signora [] di rivolgersi direttamente al Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti presso la Regione [],
Ritengo che tale organismo, appositamente istituito, possa effettuare tutti i rilievi del caso ed individuare e denunciare la presenza di eventuali illeciti, civili e penali, nelle rispettive sedi.
19) BENEFICI DELLA L104/92 PER I DIVERSAMENTE ABILI.
A mio modesto parere così come sarà descritto in seguito, si sta per violare la
dignità e i diritti del malato, vi spiego meglio: trovandomi ora nella posizione di fruitore dei benefici previsti dalla Legge 104/1992, in qualità di assistenza al disabile vi interpello in quanto dal 12.07.2010 a seguito di una nota nella quale mi si dice che a seguito delle recenti pronunce giurisprudenziali in materia relativi alla Legge104/1992 si rende necessaria una revisione dei presupposti legittimanti l’autorizzazione per la fruizione di tali benefici, ed in particolare l’accertamento della sussistenza del requisito dell’esclusività dell’assistenza al diversamente abile, in quanto a seguito di una giusta
interpretazione giurisprudenziale corrente, l’ESCLUSIVITA’ va intesa come INDISPONIBILITA’ e non mera inesistenza soggettiva ed oggettiva di altri parenti ed affini entro il terzo grado a prestare assistenza al disabile, a fronte di ciò viene richiesto di produrre documentazione attestante l’indisponibilità di altri parenti ed
affini entro il terzo grado ad assistere il soggetto disabile per la cui assistenza è attualmente autorizzata la fruizione da parte mia dei benefici previsti dalla Legge 104/1992., si fa altresì risalto che la dimostrazione che i parenti ed affini entro il terzo grado non sono in grado di assistere il disabile non può essere fornita con
semplice dichiarazioni di carattere formale attestanti impegni di vita di carattere ordinario e comune bensì “necessita della produzione di dati ed elementi di carattere oggettivo, concernenti anche stati psico fisici idonei a giustificare l’indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza tali da concretizzare un’effettiva esimente da vincoli di assistenza familiare, nel contemperamento delle posizioni dei soggetti interessati” (TAR Lazio n2895/08, TAR Lazio n 5803/08, TAR Lazio n 7471/08). A fronte di quanto scritto in precedenza Vi chiedo non pensate che tutto ciò comporti delle violazioni della PRIVACY (visto che si chiede la produzione di documenti strettamente personali ) di parenti ed affini fino al terzo grado, e ciò non ha nessun nesso logico con l’assistenza al diversamente abile ed il fruitore dei benefici della Legge né tanto meno ha un senso l’intervento di un’Amministrazione a distorcere i legami personali ed affettivi tra il diversamente abile ed il fruitore dei benefici e/o dell’assistente, si vuole evidenziare inoltre come vi sia un’imposizione dell’Amministrazione rispetto a quello che è la volontà del diversamente abile e quindi una violazione dei diritti del malato, allontanandoci con tutto ciò da uno Stato di diritto.
In merito all’applicazione della legge n.104/92 ed ai requisiti soggettivi ed oggettivi per l’erogazione delle agevolazioni ivi previste, devo concordare sul fatto che l’evoluzione giurisprudenziale in materia, tendente ad un’interpretazione più restrittiva della valutazione dei citati requisiti, è stata motivata e giustificata dalla crescente e (spesso) illegittima applicazione della normativa a favore di soggetti, non in possesso dei presupposti previsti dalla legge.
Tale deprecabile fenomeno, più volte segnalato dalla stampa nazionale, ha comportato (e comporta) l’immotivato esborso, da parte dello Stato, di ingenti somme, senza che vi sia un rigido controllo sui soggetti beneficiari.
Pertanto, per porre un freno a tale dilagante ed incivile fenomeno, devono ritenersi legittimi tutti i controlli cui sono sottoposti i titolari dei benefici, anche se l’applicazione di tali rigidi controlli e verifiche equivale ad un sacrificio ed una compressione dei diritti dei singoli, a favore di quelli (più rilevanti) dell’intera collettività, sulla quale stanno (attualmente) ricadendo gli effetti negativi di una politica poco accorta ai problemi di natura economica, derivati da una sconsiderata gestione dei fondi pubblici.