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Timestamp: 2018-07-21 13:49:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 434', 'art. 19', 'art. 434', 'art. 434', 'art. 449', 'art. 434', 'art. 449', 'art. 449', 'sentenza ', 'art. 449', 'art. 434', 'art. 449', 'art. 434']

Art. 434 codice penale: Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi
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Codice penale Art. 434 codice penale: Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene.
Incolumità pubblica
Nella ipotesi di contestazione del reato di disastro ex art. 434 c.p. relativa alla immissioni nell'ambiente di polveri e residui delle lavorazioni dell'amianto, la consumazione del reato di disastro non può considerarsi protratta oltre il momento in cui ebbero fine tali immissioni e da tale momento inizia a decorrere il termine di prescrizione, dovendosi negare la rilevanza penale dei comportamenti omissivi susseguiti relativa alla mancata bonifica della zona contaminata dall'emissione delle polveri, atteso che non costituisce post factum punibile la mancata attivazione di condotte riparatorie o di ripristino della situazione lesa, dovendo altrimenti individuarsi la punibilità di comportamenti non previsti dalla norma penale, con relativa violazione dei principi di tipicità e di tassatività (nella specie, avuto riguardo della data di fallimento della società incriminate e alla conseguente cessazione di ogni potere gestorio sulle attività produttive, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato in quanto il termine di prescrizione era maturato prima della pronuncia di primo grado).
Cassazione penale sez. I 19 novembre 2014 n. 7941
In tema di responsabilità amministrativa degli enti, ai fini della esperibilità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca di danaro, beni o altre utilità di valore equivalente al profitto del reato, secondo il combinato disposto degli art. 19 comma 2 e 53 d.lg. n. 231 del 2001, deve intendersi per profitto soltanto il vantaggio patrimoniale che l'ente abbia già conseguito, anche sotto forma di risparmio di costi che altrimenti avrebbe dovuto affrontare e che presenti un diretto nesso di causalità con l'illecito, rimanendo quindi escluso che esso possa esser fatto automaticamente coincidere con l'entità del danno che si assume prodotto dallo stesso illecito. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento con il quale era stato confermato, dal tribunale del riesame, il sequestro preventivo di danaro e beni di varia natura fino a concorrenza della somma che si assumeva corrispondente al danno che sarebbe stato conseguenza dei reati di cui agli art. 434, 437 e 439 c.p., e di altri reati previsti dalla normativa in materia di tutela ambientale, sulla base della postulata identificabilità di detta somma con quella corrispondente alle presunte economie che sarebbero state realizzate dall'impresa nell'interesse della quale gli imputati avrebbero operato, omettendo l'adozione delle necessarie misure di sicurezza, prevenzione e protezione dell'ambiente).
Cassazione penale sez. VI 20 dicembre 2013 n. 3635
Il reato di disastro innominato può essere assimilato ai delitti denominati a consumazione prolungata o a condotta frazionata; e ciò, non in ragione della fattispecie tipica, ma delle modalità con cui l'evento si è manifestato e si manifesta [...] posto che la consumazione di un reato di evento non può prescindere dal verificarsi dello stesso, elemento costitutivo della fattispecie. (Nel caso di specie la corte d'appello ha ricondotto i fatti addebitati ai prevenuti entro la categoria dei reati a consumazione prolungata in ragione delle specifiche modalità del fatto e della lunga durata della latenza delle patologie amianto correlate che determinano tutt'ora la persistenza del pericolo per un numero indeterminato di persone, derivante dall'esposizione alle polveri di amianto).
Corte appello Torino 02 settembre 2013
Il fenomeno epidemico non rientra tra gli effetti del disastro, ma è, al contrario, insieme con l'immutatio loci, uno degli elementi che concorrono ad integrare l'evento del reato. Se, infatti, l'evento coincide con la messa in pericolo dell'incolumità di un numero indeterminato di persone, il fenomeno epidemico è legato strettamente al modo con cui si configura il pericolo, quindi il fenomeno in esame è uno degli elementi che contribuiscono ad integrare l'evento. (Nel caso di specie la corte d'appello ha ravvisato la messa in pericolo della pubblica incolumità nella diffusione delle polveri di amianto all'interno degli stabilimenti, in aree private e pubbliche al di fuori dei medesimi e presso le abitazioni private dei lavoratori).
Nei reati contro la p.a., il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell'incolpato non è di per sé impedito dalla circostanza che l'indagato abbia dismesso la carica o esaurito l'ufficio nell'esercizio del quale aveva realizzato la condotta addebitata, purché il giudice fornisca adeguata e logica motivazione sulle circostanze di fatto che rendono probabile che l'agente, pur in una diversa posizione soggettiva, possa continuare a porre in essere condotte antigiuridiche aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto la sussistenza del "periculum in mora" in ordine ai reati di cui agli art. 434 commi 1 e 2, 437 commi 1 e 2 e 439 c.p. relativamente alla eventualità che gli indagati, quali titolari dello stabilimento industriale inquinante ponessero in essere interventi di fatto a tutela della proprietà e, quindi, per finalità opposte a quelle del sequestro preventivo cui era stato sottoposto lo stabilimento medesimo. Rigetta, Trib. lib. Taranto, 07/08/2012
Cassazione penale sez. I 16 gennaio 2013 n. 15667
Il reato di disastro innominato colposo (art. 449 in relazione all'art. 434 c.p.), in quanto reato di pericolo astratto, richiede la verificazione di un evento fortemente connotato sul piano naturalistico, contrassegnato da forza distruttiva di dimensioni assai rilevanti. (Nella specie, secondo la Corte, correttamente il giudice di merito aveva escluso il reato in una vicenda in cui si era verificato, nello spogliatoio della palestra di una scuola elementare, il distacco di due soli pannelli di un controsoffitto realizzato in cartongesso: ciò in quanto tale distacco, ove vi fossero state sotto persone era idoneo a creare danno, ma questo non poteva qualificarsi per ciò solo come disastro, proprio perché a tale fine la fattispecie incriminatrice richiede il verificarsi di un accadimento di gravità, complessità ed estensione straordinari, dal quale la legge presume il pericolo per la pubblica incolumità).
Cassazione penale sez. IV 11 ottobre 2012 n. 46475
Il distacco di due soli pannelli di un contro-soffitto realizzato in cartongesso, evento che certamente potrebbe, ove vi siano sotto persone e ancora di più bambini, è certamente idoneo a creare danno, non può qualificarsi per ciò solo quale disastro, atteso che tale fattispecie richiede il verificarsi di un accadimento di gravità, complessità ed estensione straordinari, dal quale la legge penale presume il pericolo per la pubblica incolumità.
Nel delitto di disastro cd. innominato doloso, all'espressione "fatto diretto a" deve essere assegnata una valenza solo oggettiva, quale idoneità o attitudine causale a cagionare il disastro, con la conseguenza che l'elemento soggettivo del reato può consistere non solo nel dolo intenzionale, ma anche in quello diretto o eventuale. Il diverso e prevalente orientamento - che fa leva sulla citata espressione per richiedere che, rispetto all'evento disastro, il dolo sia necessariamente intenzionale - lascia un inspiegabile vuoto di tutela con riferimento alle ipotesi in cui l'evento disastroso è coperto dal dolo diretto od eventuale, atteso che il codice incrimina, all'art. 449 c.p., le ipotesi meno gravi in cui lo stesso evento è sorretto solo dalla colpa (nel caso di specie, il tribunale ha ravvisato in capo agli imputati un dolo di tipo diretto, osservando come gli stessi fossero coscienti dei rischi legati alla incontrollata dispersione dell'amianto, e come ciò nonostante abbiano consapevolmente portato avanti l'attività produttiva, cercando al contempo di frenare la diffusione delle conoscenze circa la sua lesività).
Tribunale Torino 14 maggio 2012
Integra il delitto di disastro cd. innominato doloso, nell'ipotesi aggravata dalla verificazione del disastro, sub specie di "disastro ambientale", la condotta consistita nell'organizzare, dirigere e gestire stabilimenti per la produzione di manufatti in cemento-amianto in modo tale da determinare un'incontrollata dispersione di fibre tossiche nell'ambiente, così cagionando l'insorgenza di gravi patologie tra la popolazione residente nelle aree limitrofe alle fabbriche. La prova del nesso causale tra le condotte ed il disastro si fonda sulle risultanze delle indagini epidemiologiche, le quali ricollegano all'esposizione all'amianto un drammatico aumento del rischio di ammalarsi; mentre l'individuazione delle singole persone offese, essendo finalizzata al solo risarcimento del danno, può avvenire sulla base dello standard civilistico della preponderanza dell'evidenza.
Il reato di disastro innominato colposo, previsto dagli art. 449 e 434 c.p., non richiede, per il suo realizzarsi, l’effettivo verificarsi degli eventi lesivi nei confronti delle persone tutelate, essendo sufficiente la compromissione delle caratteristiche di sicurezza e di tutela della salute conseguente all’esposizione prolungata a sostanze nocive (nella specie, la corte si è limitata a correggere la motivazione della sentenza impugnata che aveva escluso l’esistenza del disastro per non essere stata provata la riconducibilità di morti o lesioni all’evento, avendo, i giudici di merito, motivatamente ritenuto che non fosse dimostrata l’esistenza di un ‘efficienza diffusiva dell’arsenico dispersosi nell’ambiente nell’ambito della comunità dei lavoratori).
Cassazione penale sez. IV 14 marzo 2012 n. 18678
Il reato di disastro innominato colposo (art. 449 in relazione all'art. 434 c.p.) richiede un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita o l'incolumità delle persone indeterminatamente considerate: è necessaria, quindi, una concreta situazione di "pericolo" per la pubblica incolumità nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all'attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone, anche se appartenente a categorie determinate di persone. A tal riguardo, l'effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere accertata in concreto, con valutazione "ex ante", ma la qualificazione di grave pericolosità non verrebbe meno allorché, eventualmente, l'evento dannoso non si fosse verificato. Ne deriva, quindi, che la sussistenza del reato non è correlata all'avvenuto verificarsi dell'evento dannoso, bensì all'effettiva capacità diffusiva del pericolo per la pubblica incolumità, dalla quale l'evento, per assumere le dimensioni del disastro, deve essere caratterizzato; con la conseguenza, sotto il profilo probatorio, che la dimostrazione del pericolo non deve essere traslata da quella dell'avvenuto danno cagionato dalla condotta colposa, perché, altrimenti, si finirebbe con il travisare la vera natura del reato di disastro colposo di cui all'art. 449 c.p., negandone l'appartenenza al "genus" dei delitti colposi di comune pericolo, laddove infatti si richiede soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l'incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che ne sia derivato un danno (fattispecie in cui il disastro è stato ravvisato relativamente al crollo di un ponte).
Cassazione penale sez. IV 15 dicembre 2011 n. 6965
Ai fini dell'integrazione del reato di cui agli art. 434 e 449 c.p., per crollo di costruzione, totale o parziale, deve intendersi la caduta violenta ed improvvisa della stessa accompagnata dal pericolo della produzione di un danno notevole alle persone, senza che sia necessaria la disintegrazione delle strutture essenziali dell'edificio. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la sussistenza del reato in presenza del distacco completo, su una linea lunga circa 150 metri, del rivestimento di mattoni che rivestiva la parete esterna di un edificio scolastico).
Cassazione penale sez. IV 13 dicembre 2011 n. 2390