Source: http://dibattitopubbl.ucoz.com/forum/53-94-1
Timestamp: 2017-10-16 23:48:45+00:00
Document Index: 116329243

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 613', 'art. 97', 'art. 47', 'art=444', 'art.24', 'art. 47', 'art.116', 'art. 97', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 76']

TROVARE UN AVVOCATO - Forum
Martedì, 17/10/2017, 02:48
Main TROVARE UN AVVOCATO - Forum Registration Login
Forum » RESISTENZA ALLA MALAGIUSTIZIA - INFORMAZIONI E CONSIGLI UTILI » CONSIGLI PRATICI PER RESISTERE ALLA MALAGIUSTIZIA 1 » TROVARE UN AVVOCATO
dibattitopubbl Date: Venerdì, 04/09/2009, 16:27 | Message # 1
dibattitopubbl Date: Venerdì, 04/09/2009, 16:30 | Message # 2
AVVOCATO D'UFFICIO NEI PROCESSI PENALI
QUANDO RISULTA IMPOSSIBILE TROVARE UN AVVOCATO PER LA PROPRIA DIFESA IN UN PROCEDIMENTO PENALE (O IN SEGUITO AL TRADIMENTO DEL PROPRIO AVVOCATO), è POSSIBILE CHIEDERNE UNO D'UFFICIO:
L’art. 97 c.p.c. prevede che il difensore d'ufficio sia nominato dal giudice o dal pubblico ministero sulla base di un elenco di difensori predisposto dal Consiglio dell'ordine forense, d'intesa con il Presidente del Tribunale. Il difensore d'ufficio ha l'obbligo di prestare il suo patrocinio e può essere sostituito solo per giustificato motivo. Le spese della difesa di ufficio sono a carico dell'imputato.
Nei casi di ricorsi alla Corte di Cassazione si applica l'art. 613 C.P.P., l'imputato deve presentare l'istanza al presidente del colleggio a norma dell'art. 97 C.P.P..
Art. 108 c.p.p. - (Termine per la difesa)
1. Nei casi di rinuncia, di revoca, di incompatibilità, e nel caso di abbandono, il nuovo difensore
dell'imputato o quello designato d'ufficio che ne fa richiesta ha diritto a un termine congruo, non
inferiore a sette giorni, per prendere cognizione degli atti e per informarsi sui fatti oggetto del
2. Il termine di cui al comma 1 può essere inferiore se vi è consenso dell'imputato o del
difensore o se vi sono specifiche esigenze processuali che possono determinare la scarcerazione
dell'imputato o la prescrizione del reato. In tale caso il termine non può comunque essere inferiore a
ventiquattro ore. Il giudice provvede con ordinanza".
dibattitopubbl Date: Venerdì, 04/09/2009, 16:32 | Message # 3
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 maggio 2002, n. 115 (in Suppl. ordinario n. 126 alla Gazz. Uff., 15 giugno, n. 139). Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A).
Istituzione del patrocinio.
Àmbito di applicabilità.
Condizioni per l'ammissione.
Adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione.
Contenuto dell'istanza.
Elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato.
3. L'inserimento nell'elenco è revocato in qualsiasi momento se interviene una sanzione disciplinare.
Onorario e spese del difensore.
1. L'onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall'autorità giudiziaria con decreto di pagamento, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, e previo parere del consiglio dell'ordine, tenuto conto della natura dell'impegno professionale, in relazione all'incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa.
Onorario e spese dell'ausiliario del magistrato e del consulente tecnico di parte.
1. L'onorario e le spese spettanti all'ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte sono liquidati dall'autorità giudiziaria con decreto di pagamento, secondo le norme del presente testo unico.
Opposizione al decreto di pagamento.
Divieto di percepire compensi o rimborsi.
Recupero delle somme da parte dello Stato.
Servizio al pubblico in materia di patrocinio a spese dello Stato.
Controlli da parte della Guardia di finanza.
Equiparazione dello straniero e dell'apolide.
Esclusione dal patrocinio.
Elevazione dei limiti di reddito per l'ammissione.
Presentazione dell'istanza al magistrato competente.
2. L'istanza può essere presentata dal difensore direttamente in udienza.
Impossibilità a presentare la documentazione necessaria ad accertare la veridicità.
Decisione sull'istanza di ammissione al patrocinio.
1. Nei dieci giorni successivi a quello in cui è stata presentata o è pervenuta l'istanza di ammissione, ovvero immediatamente, se la stessa è presentata in udienza a pena di nullità assoluta ai sensi dell'articolo 179, comma 2, del codice di procedura penale, il magistrato davanti al quale pende il processo o il magistrato che ha emesso il provvedimento impugnato, se procede la Corte di cassazione, verificata l'ammissibilità dell'istanza, ammette l'interessato al patrocinio a spese dello Stato se, alla stregua della dichiarazione sostitutiva prevista dall'articolo 79, comma 1, lettera c), ricorrono le condizioni di reddito cui l'ammissione al beneficio è subordinata.
2. Il magistrato respinge l'istanza se vi sono fondati motivi per ritenere che l'interessato non versa nelle condizioni di cui agli articoli 76 e 92, tenuto conto del tenore di vita, delle condizioni personali e familiari, e delle attività economiche eventualmente svolte. A tale fine, prima di provvedere, il magistrato può trasmettere l'istanza, unitamente alla relativa dichiarazione sostitutiva, alla Guardia di finanza per le necessarie verifiche.
3. Il magistrato, quando si procede per uno dei delitti previsti dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, ovvero nei confronti di persona proposta o sottoposta a misura di prevenzione, deve chiedere preventivamente al questore, alla Direzione investigativa antimafia (DIA) ed alla Direzione nazionale antimafia (DNA) le informazioni necessarie e utili relative al tenore di vita, alle condizioni personali e familiari e alle attività economiche eventualmente svolte dai soggetti richiedenti, che potranno essere acquisite anche a mezzo di accertamenti da richiedere alla Guardia di finanza.
Provvedimenti adottabili dal magistrato.
3. Fuori dei casi previsti dal comma 2, se l'interessato è detenuto, internato, in stato di arresto o di detenzione domiciliare, ovvero è custodito in un luogo di cura, la notificazione di copia del decreto è eseguita a norma dell'articolo 156 del codice di procedura penale.
Trasmissione all'ufficio finanziario degli atti relativi all'ammissione.
1. Copia dell'istanza dell'interessato, delle dichiarazioni e della documentazione allegate, nonché del decreto di ammissione al patrocinio sono trasmesse, a cura dell'ufficio del magistrato che procede, all'ufficio finanziario nell'àmbito della cui competenza territoriale è situato l'ufficio del predetto magistrato.
2. L'ufficio finanziario verifica l'esattezza dell'ammontare del reddito attestato dall'interessato, nonché la compatibilità dei dati indicati con le risultanze dell'anagrafe tributaria, e può disporre che sia effettuata, anche avvalendosi della collaborazione della Guardia di finanza, la verifica della posizione fiscale dell'istante e degli altri soggetti indicati nell'articolo 76. 3. Se risulta che il beneficio è stato erroneamente concesso, l'ufficio finanziario richiede il provvedimento di revoca, ai sensi dell'articolo 112.
Ricorso avverso i provvedimenti di rigetto dell'istanza.
Visitatore Date: Venerdì, 04/09/2009, 16:33 | Message # 4
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea art. 47:
"Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'unione siano stati violati ha diritto ad un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente ed imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia".
Visitatore Date: Martedì, 22/09/2009, 03:47 | Message # 5
http://www.assotutor.it/avvocato.htm
FAX 02 700 516 533
tutor@assotutor.it
L’AVVOCATO DELL'ANGELO ne sa una più del diavolo.
Visitatore Date: Mercoledì, 30/09/2009, 00:25 | Message # 6
http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=444
di Alberto Monari,
L’avvocato serve all’innocente,
I due concetti vengono spesso confusi così come, per opinione comune, erroneamente si pensa che il difensore assegnato d’ufficio, e non scelto sulla base di un rapporto di fiducia tra avvocato e cittadino alle prese con il sistema giudiziario, debba essere pagato dallo Stato.
Prima di tutto quello della “difesa d’ufficio” rappresenta un concetto generale, che vuole indicare, in materia penale, la difesa garantita a ciascun imputato che non abbia provveduto a nominare un proprio difensore di fiducia o ne sia rimasto privo. E' prevista dal Codice di Procedura Penale[2] al fine di garantire il diritto di difesa in ogni processo, diritto inviolabile dell'uomo riconosciuto dalla Costituzione italiana all'articolo 24[3].
Con l'espressione “gratuito patrocinio”, invece, si fa riferimento al beneficio dell'assistenza legale gratuita alle persone che non sono in grado di sostenerne le spese[4]. Anch’esso trova fondamento nell’art.24 della Costituzione, il cui comma 1 riconosce che “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”, e il comma 3 per cui “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e per difendersi davanti ad ogni giurisdizione"[5].
L'importanza del diritto al “gratuito patrocinio” ha assunto rilevanza anche a livello internazionale, essendo, da molti anni, riconosciuto come diritto fondamentale dell'individuo da numerose norme pattizie[6]. Recentemente anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea riconosce il diritto ad un ricorso effettivo ad un giudice imparziale e il suo art. 47 recita: "Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'unione siano stati violati ha diritto ad un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente ed imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia".
Nel nostro ordinamento, in particolare, il percorso che ha portato alla piena affermazione dell’istituto in tutti gli ambiti processuali, è stato lungo, avendo esso origini molto antiche risalenti addirittura all’epoca imperiale romana. Inoltre, tutti gli interventi del legislatore nel corso degli anni non hanno fornito una disciplina unitaria, ma si sono limitati a previsioni specifiche nell'ambito delle singole giurisdizioni[7].
Nel 1973, la legge n. 533 ha istituito per la prima volta il patrocinio a spese dello Stato, ma, nelle sole controversie di lavoro e di previdenza sociale[8]. Successivamente, è entrata in vigore la legge n. 117/1988, che ha disciplinato il patrocinio ha spese dello Stato nei giudizi per la responsabilità civile dei magistrati. Solo nel 1990, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale, la legge n. 217 ha introdotto il patrocinio a spese dello Stato nel processo penale e nei procedimenti civili per il risarcimento dei danni derivanti da reato. Quindi il R.D. del 1923 ha rappresentato l'unica normativa di riferimento in tema di assistenza giudiziaria dei non abbienti nel giudizio civile ed amministrativo fino all'emanazione della legge 29 marzo 2001 n. 134, che ha riformato l'intero istituto con l'introduzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti nei giudizi penali, civili, amministrativi, nonché in quelli di volontaria giurisdizione, e ha fornito per la prima volta una disciplina unificata dell'istituto. Occorre precisare però che la legge, che doveva entrare in vigore il 1º luglio 2002, non è stata mai attuata, in quanto è stata trasfusa nel “Testo unico in materia di spese di giustizia” (D.lgs. 30 maggio 2002, n.115), che riunisce e coordina l’intera disciplina.
Il Consiglio dell'Ordine dopo il deposito della domanda valuta la fondatezza delle pretese da far valere e se ricorrono le condizioni per l'ammissibilità, entro 10 giorni emette uno dei seguenti provvedimenti: accoglimento della domanda, non ammissibilità della domanda, rigetto della domanda; indi, trasmette copia del provvedimento all'interessato, al giudice competente e all'Ufficio delle Entrate, per la verifica dei redditi dichiarati. Se l’interessato viene ammesso può nominare un difensore, scegliendo il nominativo dall'Elenco degli Avvocati abilitati alle difese per il patrocinio a spese dello Stato appositamente approntati dai Consigli degli Ordini del distretto della competente Corte di Appello. Se la domanda non viene accolta l'interessato può proporre la richiesta di ammissione al giudice competente per il giudizio, che decide con decreto[15].
Ciò che appare evidente è che l'aver ancorato ancora una volta il concetto di “non abbienza” ad un criterio oggettivo fisso, concernente il solo reddito, senza tener conto, del variabile costo dei singoli processi, comporta una limitazione significativa all’accesso degli aventi diritto, astratta e scarsamente conforme alle finalità del dettato costituzionale.
Questo comporta anche che sono frequentissimi i casi in cui soggetti non abbienti (senza fissa dimora o extracomunitari), non accedono al “gratuito patrocinio” in materia penale e ugualmente non sono in grado di pagare le spese dell’avvocato d’ufficio; l’art.116 del T.U. spese di giustizia, prevede che l’onorario e le spese spettanti al difensore d’ufficio “sono liquidati dal magistrato quando il difensore dimostra di aver esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali…” dunque, in ultima analisi, sempre “anticipate” dall’erario, che a sua volta mantiene solo un formale diritto al recupero delle somme dal soggetto tenuto, che spesso si rende irreperibile, forma neanche tanto “occulta” di difesa d’ufficio “gratuita”, ma sempre più costosa per le finanze pubbliche.
[1] Nell’immagine “La Giustizia” di Piero Bargellini, Firenze 1929
[2] L’art. 97 c.p.c. prevede che il difensore d'ufficio sia nominato dal giudice o dal pubblico ministero sulla base di un elenco di difensori predisposto dal Consiglio dell'ordine forense, d'intesa con il Presidente del Tribunale. Il difensore d'ufficio ha l'obbligo di prestare il suo patrocinio e può essere sostituito solo per giustificato motivo. Le spese della difesa di ufficio sono a carico dell'imputato.
[3] L'art. 24 della Costituzione, prevede un vero e proprio obbligo per lo Stato di garantire a tutti l'esercizio del diritto di difesa: comma 2 “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”
[4] Cfr. “Difesa d'ufficio e gratuito patrocinio. Aspetti sociologici e giuridici” di Grazia Macrì, in www.altrodiritto.unifi.it
[5] In questo modo le previsioni dell'art. 24 rappresentano l'attuazione del principio di uguaglianza “sostanziale” sancito dall'art. 3 della Costituzione. Infatti la garanzia di un'effettiva assistenza legale per i non abbienti rappresenta uno degli obblighi dello Stato diretti a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana oltre che l’effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
[9] Artt. dal 74 al 141 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – D.P.R. 30/05/2002, n. 115, cfr. la voce “Patrocinio a spese dello Stato” sez.Servizi per il cittadino, su www.giustizia.it, sito istituzionale del Ministero della Giustizia.
[10] Nonostante tale importo sia stato innalzato (DM 29 dicembre 2005 Adeguamento dei limiti di reddito per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato - GU n. 27, 2 febbraio 2006), rispetto alla previsione originaria di Euro 9.296,22, prevista dell’art. 76 del T.U. 115/2002, proprio tale limite costituisce, a parere di molti operatori del settore giudiziario, il principale ostacolo all’effettivo accesso dei non abbienti ad una assistenza legale gratuita, dato che è difficile affermare che un soggetto con tale reddito sia “benestante”, o anche solo in grado di sostenere oneri legali per tutta la durata del procedimento.