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Timestamp: 2019-05-22 23:53:18+00:00
Document Index: 138279754

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

SOLAROLO 17.06.1944
Questo è lo scenario in cui si registra un inasprimento degli omicidi di matrice partigiana e fascista. Questo è lo scenario in cui si registra un inasprimento degli omicidi di matrice partigiana e fascista. In aprile gli omicidi nazifascisti salgono a 7, in maggio si mantengono costanti mentre in giugno salgono a 11. La grande maggioranza sono compiuti in circostante diverse dallo scontro armato tipico della battaglia. Gli omicidi sono compiuti un po' ovunque nel territorio provinciale ed in particolar modo nelle frazioni dove la morte di una singola persona incide notevolmente sulle comunità di ridotte dimensioni. L'assassinio della Montanari si inserisce in questo contesto ed esprime l'inasprimento dello scontro.
Il 16 giugno, Dante Battistini, milite scelto del presidio della GNR di Solarolo, si presenta all’abitazione di Domenico Monti chiedendo del figlio Angelo, renitente di leva. Il giovane giunge poco dopo con due compagni. Battistini, a mano armata, ordina loro di precederlo. Dopo un’ora circa il milite viene trovato morto.
Appresa la notizia Raffaeli, segretario politico del fascio di Faenza, ordina una rappresaglia nonostante le opposizioni del colonnello della GNR Santini.
La sera Raffaeli ordina a Sergio Cacchi di recarsi con altri militi a Solarolo per cercare Angelo Monti, che ritiene essere l’uccisore di Battistini. Con loro vi sono anche alcuni militari tedeschi. Giunti all’abitazione, non trovandovi il giovane, i militi prelevano come ostaggi tutti i suoi familiari ad eccezione della bambina di 11 anni. Prima di andarsene ordinano alle persone sfollate presso i Monti di avvertire Angelo che se vuole vedere i suoi famigliari vivi deve presentarsi entro alla mezzanotte al presidio.
Mentre la famiglia Monti è tenuta in ostaggio, una squadra di militi e di soldati tedeschi ritorna alla abitazione per saccheggiarla e devastarla. Una cassetta contenente oggetti di valore è fatta saltare a colpi di mitra ed è asportato un fucile da caccia. Giunta la mezzanotte i Monti sono caricati su un’automobile e trasportati davanti al palazzo di don Bertelli (?). Domenico Monti ne approfitta e fugge riuscendo a sottrarsi ai colpi di arma da fuoco. La moglie Leonilde Montanari e il figlio Mario sono invece ricondotti alla loro abitazione. Qui il gruppo di fascisti e di tedeschi sta gettando fuori i mobili e vi sta appiccando fuoco. Mario viene condotto in casa dove si trovano Raffaelli e Rota pronti ad interrogarlo con altri fascisti che stanno mangiando. Si sentono alcuni spari provenire dall’esterno. Leonilde giace a terra uccisa.
Mario sarà rimesso in libertà dopo 8 giorni. Raffaeli spiegherà l’omicidio della madre sostenendo che aveva tentato la fuga.
Estremi e note penali: Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] per aver partecipato all’uccisione premeditata di Montanari Leonilde. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza. Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-06-04 09:35:53
Montanari Leonilde, di 49 anni, nata il 23/06/1895 a Faenza, colona, risulta partigiana volontaria nella 28ª Brigata Garibaldi dal 12/03/44 e appartenente ai Gruppi di Difesa delle Donne.
Montanari Leonilde
Note procedimento Raffaeli Raffaele, accusato di reato di collaborazionismo per aver [oltretutto] per aver partecipato all’uccisione premeditata di Montanari Leonilde. Con sentenza del 14/01/47 la corte lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina la confisca dei suoi beni. Con ordinanza 25.6.47 la Corte d’assise sezione speciale di Ravenna dichiara inammissibile il ricorso e ordina l’esecuzione della sentenza. Con sentenza 9.6.50 della corte di cassazione dichiarasi inammissibile il ricorso. Sostituisce alla pena di morte quella dell’ergastolo. Lo condanna a pagare £. 5000 alla cassa delle ammende. Con declaratoria di questo Tribunale in data 23.1.54 è stata commutata in anni dieci di reclusione la pena inflitta a Raffaeli Raffaele per il reato di cui alla suestesa sentenza. Con declaratoria 6.11.59 a favore di Raffaeli Raffaele il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto del 11.7.59 n.460 art. 1 lett.A, dichiara estinto il reato per amnistia.
cippo a via Corona, Solarolo
Ubicazione: via Corona, Solarolo
Descrizione: Cippo posto a Solarolo in via Corona.
P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, pp. 111-112.
G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 2, p. 246.
Al tabáchi. I Gruppi di Difesa della Donna nella Resistenza ravennate 1944-1945, Centro Stampa del Comune di Ravenna, Ravenna, novembre 2014, p. 45.
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 22/01/46 n. 8 a carico di Valerio Rota; sent. 14/01/47 n. 190 a carico di Raffaeli Raffaele; sent. 20/03/47 n. 213 a carico di Sergio Cacchi; sent. 19/06/46 n. 105 a carico di Claudio Fabbri.