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Timestamp: 2020-07-03 13:54:23+00:00
Document Index: 74959958

Matched Legal Cases: ['art. 810', 'art. 820', 'art. 514', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 5']

Animali: verso il riconoscimento della soggettività giuridica? | ProntoProfessionista.it
L’architettura normativa del nostro ordinamento giuridico è pensata dall’uomo per sé stesso e considera l’uomo quale centro della società, referente principale, se non unico. Perciò, gli animali hanno sempre trovato poco spazio per affermare la propria soggettività giuridica, essendo stati considerati quali “cose” (“res”) a completa disposizione del genere umano.
Ne consegue che, alla luce del vigente diritto positivo, gli animali in quanto “cose” possono essere soltanto oggetto di diritti (art. 810 c.c.), in particolare oggetto di proprietà.
Al riguardo è espressamente previsto che gli animali che "formano oggetto di caccia e di pesca", gli animali mansuefatti, i colombi, i conigli e gli sciami d'api possono essere acquistati in quanto “cose suscettibili di occupazione” (art. da 923 a 926 c.c.).
I parti degli animali sono considerati frutti naturali. “Sono frutti naturali quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o no l’opera dell’uomo” (art. 820 c.c.).
Gli animali d’affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali e gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli, sono considerati cose mobili assolutamente impignorabili (art. 514, n.6-bis e n.6-ter, c.p.c.).
In effetti, non si ritiene illogico o contraddittorio configurare la titolarità di diritti in capo all’infante, al demente, a colui che non ha più coscienza, a colui che è in stato vegetativo persistente, all’incapace di intendere e di volere. Detti soggetti, spesso, non sono in grado né di comprendere la portata dei diritti ad essi attribuiti, né tanto meno sono in grado di azionare alcuna pretesa giuridica.
Una possibile conseguenza pratica del riconoscimento della soggettività giuridica, ad es. nel caso di separazione tra coniugi, è che l’animale d’affezione non sarebbe più considerato un bene mobile che rimane nella disponibilità del proprietario, individuato in base alla registrazione all’anagrafe canina, ma la sua natura di soggetto senziente imporrebbe di pensare una disciplina analoga a quella dettata per il collocamento di un figlio minore, perseguendo la finalità di garantire il maggior benessere dell’animale. Sul punto si segnala che recente giurisprudenza di merito, in presenza di comunanza di intenti fra coniugi, ha omologato il patto tra i medesimi che disponeva in questo senso (Trib. Roma n. 5322/2016; Trib. Milano, Sez. IX, Decreto 13 marzo 2013; Trib. Como, Decreto 3 febbraio 2006).
Nei corsi alcuni docenti propongono strategie per promuovere i diritti degli animali attraverso lo studio di casi emblematici che mettano in discussione l’idea degli animali come oggetto di proprietà e garantiscano loro alcune tutele riservate agli uomini. Altri affermano l’esistenza di diritti fondamentali degli animali, non vedendo per quale motivo, ad esempio, le scimmie non dovrebbero godere di diritti simili a quelli di un neonato o di un individuo in coma.
Per quanto concerne il nostro ordinamento giuridico, è bene evidenziare che la presenza in Costituzione nell’art. 117, comma 2, lett. s), di un esplicito riferimento alla “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” e, dunque, degli animali quale componente essenziale dell’uno e dell’altro, e la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema ha consentito alle regioni di esplicitare la posizione costituzionale che possono assumere gli animali come tali e di riconoscere il loro diritto ad essere rispettati nel benessere e nella dignità.
In particolare, lo Statuto della Lombardia “promuove il rispetto per gli animali” (art. 2, comma 4 lett. k). Lo Statuto del Lazio “promuove la salvaguardia dei diritti degli animali previsti dalle Convenzioni internazionali e dalla normativa comunitaria” (Art. 9, comma 1, legge Stat. n.1/2004). Lo Statuto del Piemonte nel preambolo si impegna a “promuovere il riconoscimento dei diritti degli animali” (legge Stat. 4.03.2005). Lo Statuto della Toscana promuove “la cultura e il rispetto degli animali” (art. 4, comma 1, lett. e). Lo Statuto delle Marche promuove “la cultura del rispetto degli animali affermando il principio di una loro corretta convivenza con gli esseri umani (art. 5, comma 2, legge Stat. 8.03.2005) sulla stessa scia anche gli Statuti dell’Abruzzo, della Calabria e dell’Emilia Romagna.
Ne discende, alla luce delle considerazioni svolte, che il riconoscimento della soggettività giuridica degli animali sembra, comunque, un traguardo raggiungibile.
Articolo del: 16 mar 2019
di Avv. Daniela Russo