Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-x/sezione-iii/art2506.html
Timestamp: 2019-11-17 00:12:15+00:00
Document Index: 14984336

Matched Legal Cases: ['art. 2506', 'art. 2506', 'art. 2506', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 34', 'art.808', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 2285', 'art. 2289']

Art. 2506 codice civile - Forme di scissione - Brocardi.it
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Articolo 2506 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2506 Codice civile
Con la scissione una società assegna l'intero suo patrimonio a più società, preesistenti o di nuova costituzione, o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci.
La società scissa può, con la scissione, attuare il proprio scioglimento senza liquidazione, ovvero continuare la propria attività (1) .
La partecipazione alla scissione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell'attivo.
(1) Nel caso di scissione totale o parziale può verificarsi o meno un trasferimento di azienda della società soggetta a scissione alla società, o ad una delle società, cui sia trasferito il patrimonio, o una sua parte, con conseguente verifica del mutamento di titolarità dell'azienda.
La scissione è la suddivisione di un'unica società in due o più società. La sua funzione è quella di consentire una separazione sia a livello di patrimonio, sia a livello di soci, evitando il duplice passaggio della liquidazione della società e della costituzione di nuove società tra i medesimi soggetti. Ciò comporta notevoli vantaggi per la continuità dell'attività d'impresa.
Spiegazione dell'art. 2506 Codice civile
La norma stabilisce che con la scissione la società assegna, e non "trasferisce", l'intero suo patrimonio o parte del suo patrimonio ad una o più società beneficiarie. Nell'ipotesi di intero patrimonio si parlerà di split up, nell'ipotesi di parte del patrimonio si parlerà di spin off.
La scissione si distingue in:
a) totale: quando la società scissa assegna l'intero suo patrimonio a due o più beneficiarie, non già ad una sola altrimenti si avrebbe una trasformazione (se la società assegnataria è di nuova costituzione) oppure una fusione (se la società assegnataria è preesistente);
b) parziale: quando la società scissa assegna parte del suo patrimonio ad una o più beneficiarie. La scissione parziale può essere:
per incorporazione: se le società beneficiarie sono preesistenti.
In caso di scissione parziale la società preesistente non si estingue.
Carattere essenziale della scissione è che le azioni o quote siano assegnate siano assegnate ai soci.
Tale carattere distingue la scissione dal c.d. scorporo, che si ha quando la società conferisce parte del suo patrimonio sociale ad un'altra società, per cui le azioni o quote sono assegnate alla società e non ai soci.
Per quanto riguarda la natura giuridica la scissione è una mera modifica dell'atto costitutivo, che non comporta trasferimento di beni, infatti la norma parla di "assegnazione". Secondo la dottrina prevalente si ha continuità: la società resta la stessa in un nuovo assetto organizzativo.
Il secondo comma della norma disciplina la c.d. scissione asimmetrica o soggettiva che ricorre quando non tutti i soci partecipano alla scissione, cioè quando ad alcuni soci non è assegnata nessuna delle azioni o quote della beneficiaria. Tale scissione è lecita purché sia deliberata con consenso unanime.
La scissione può perfezionarsi anche in costanza di liquidazione purché la società non abbia iniziato la distribuzione dell'attivo. Si ritiene che la scissione non comporti revoca implicita della liquidazione, per cui o la società resta in stato di liquidazione, o la revoca della liquidazione deve essere espressa.
Massime relative all'art. 2506 Codice civile
Cass. civ. n. 23225/2016
La scissione societaria disciplinata dagli artt. 2506 e ss. c.c., come modificati dal d.lgs n. 6 del 2003 con effetti dall'1 gennaio 2004, consistendo nel trasferimento del patrimonio ad una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, contro l'assegnazione di azioni o di quote delle stesse ai soci della società scissa, produce effetti traslativi, che, sul piano processuale, non determinano l'estinzione di quest'ultima ed il subingresso di quella o di quelle risultanti dalla scissione nella totalità dei rapporti giuridici della prima, ma una successione a titolo particolare nel diritto controverso, che, ove intervenga nel corso del giudizio, comporta l'applicazione della disciplina di cui all'art. 111 c.p.c., con conseguente facoltà per il successore di resistere con controricorso all'impugnazione "ex adverso" proposta, davanti alla Suprema Corte, nei confronti del suo dante causa, pur quando non abbia partecipato al processo nei gradi precedenti.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 23225 del 15 novembre 2016)
relative all'articolo 2506 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 2506 Codice civile - Forme di scissione | Quesito Q201719359
Francesco R. chiede
giovedì 10/08/2017 - Calabria
“Oggetto: art. 34 del D.Lgs. n. 5/2003 - Clausola compromissoria statutaria.
Lo Statuto della S.r.l. "Alfa", adeguato alle nuove prescrizioni recate dall'art. 34 del D.Lgs. 5/2003 prevede testualmente: "le modifiche dell'atto costitutivo, INTRODUTTIVE o SOPPRESSIVE di clausole compromissorie, devono essere approvate dai soci .... omissis ...... ".
Successivamente, la predetta società "Alfa", per la realizzazione di un progetto di "scissione" aziendale convoca l'assemblea straordinaria dei soci con il seguente ordine del giorno: "delibera di scissione della società mediante trasferimento di parte del suo patrimonio ad una società di nuova costituzione; approvazione dello statuto della medesima; deliberazioni consequenziali e delega di poteri; conseguenti modifiche statutarie".
In tale circostanza, l'assemblea straordinaria approva, mediante apposito Verbale:
1. il progetto di scissione e relativo statuto della società risultante dalla scissione;
2. l’allegato “A” quale nuovo statuto sociale per la società scissa "Alfa".
Relativamente al punto sub 2) il Verbale assembleare, nella parte dispositiva, reca la seguente sintetica, lapidaria espressione: “…. Viene approvato il nuovo statuto sociale che si allega al presente atto sotto la lettera “A””, senza null’altro aggiungere.
Dalla lettura del nuovo statuto sociale (Allegato “A”) si evince che, la clausola compromissoria statutaria in parola è stata soppressa, senza che vi sia stata:
a) alcuna specifica, preventiva indicazione nell’avviso di convocazione assembleare;
b) alcuna discussione e “verbalizzazione” in merito;
c) alcuna approvazione da parte dei soci.
Atteso anche il carattere di “autonomia” di cui gode la clausola compromissoria (art.808 c.p.c.) rispetto all’atto cui accede e l’espressa previsione deliberativa, nell’ipotesi di abrogazione, di cui all’art. 34, ultimo comma, del D.Lgs. n. 5/2003, quale norma speciale inderogabile, si chiede:
- se la clausola compromissoria in questione continui o meno a dispiegare i suoi effetti giuridici, in assenza di apposito atto deliberativo soppressivo.”
Consulenza legale i 14/08/2017
Dal quesito non si evince quale sia il testo della clausola compromissoria e soprattutto se la clausola compromissoria sia effettivamente stata introdotta nello statuto della Alfa S.r.l. ovvero se lo statuto prevedesse la sola clausola indicata ("le modifiche dell'atto costitutivo, INTRODUTTIVE o SOPPRESSIVE di clausole compromissorie, devono essere approvate dai soci .... omissis ...... "): tale generica indicazione, infatti, non costituisce una clausola compromissoria in sé; appare bensì come semplice facoltà dei soci di introdurre clausole compromissorie, facoltà già prevista comunque dalla legge.
Sembrerebbe dunque che una tale previsione non costituisca clausola compromissoria concreta, ma solo una previsione astratta della facoltà dei soci di introdurre la clausola compromissoria concreta, facoltà che deve venire esercitata dai soci attraverso l'effettiva introduzione della clausola nello statuto (tramite delibera assembleare di modifica dello statuto sociale con approvazione espressa dei due terzi del capitale sociale, e con diritto di recesso per i soci assenti o dissenzienti), al fine dell'acquisto di una concreta validità, restando altrimenti tale disposizione una mera riproduzione del testo di legge, che concede in astratto la facoltà dell'introduzione e ne disciplina le modalità (art. 34, sesto comma, D.Lgs. n. 5/2003 "Le modifiche dell'atto costitutivo, introduttive o soppressive di clausole compromissorie, devono essere approvate dai soci che rappresentino almeno i due terzi del capitale sociale.").
Se invece lo statuto della Alfa S.r.l., ossia la società (parzialmente) scissa, prevedeva e prevede ancora una clausola compromissoria concreta (una vera e propria clausola compromissoria), che non sia stata riportata nel testo della società di nuova costituzione nata dalla scissione, tale clausola non potrebbe considerarsi soppressa dalla delibera di scissione se la sua soppressione non sia stata deliberata con la maggioranza dei due terzi del capitale sociale, come previsto dalla normativa speciale. Ciò è confermato dalla dottrina notarile, in particolare dalla massima L.A.23 del Consiglio Notarile Triveneto - Decisione di fusione o scissione di società di persone a maggioranza e adozione di un nuovo statuto - che prevede che è consentita, con l'approvazione del progetto di scissione, l'approvazione con la stessa maggioranza del testo dello statuto o dei patti sociali della o delle società risultanti, anche in quelle parti che non risultano strettamente necessarie con la scissione, ma "restano comunque salve le disposizioni dettate da norme speciali (…) (si pensi all'art. 34 del d. lgs. 17.1.2003 n. 5 nella parte in cui prevede che l'introduzione o la soppressione di clausole compromissorie debba essere approvata dai soci che rappresentino almeno i 2/3 del capitale sociale).".
Si ribadisce, comunque, che la clausola riportata nel quesito non può qualificarsi come clausola compromissoria, bensì riporta solo una facoltà, già prevista dalla legge, di introduzione da parte dell'assemblea dei soci di una clausola compromissoria concreta. Il fatto che tale facoltà non sia stata riportata (riprodotta) nel nuovo statuto della società di nuova costituzione non comporta sostanziali differenze: essendo la facoltà, e le modalità, già previste dal citato art. 34, se i soci vorranno introdurre ex novo una clausola compromissoria potranno semplicemente deliberarne l'introduzione nell'assemblea straordinaria, con le maggioranze e le modalità previste dalla legge.
Norma di riferimento: Articolo 2506 Codice civile - Forme di scissione | Quesito Q201513544
lunedì 29/06/2015 - Lombardia
“Società in snc con due soci al 50% ciascuno da anni è in atto un conflitto trai i soci sfociato in un contenzioso giudiziale con prossimo ricorso in appello.
I vari tentativi di accordo si sono rivelati inutili.
un capannone che ha affittato
un capannone da ristrutturare
un capannone dove avviene l'attività lavorativa dell'snc
Ogni singolo stabile ha un' area e un'entrata separata per conto proprio.
Vista la criticità dei rapporti tra i due soci è possibile chiedere una scissione giudiziale della snc,vista anche la disponibilità di immobili, creando due aziende facenti capo ad ogni socio in modo che questi acquisiscano la corrispondente parte immobiliare,e possano così svolgere la loro attività?
Il Libro V del codice civile, che disciplina le società, non fornisce alcuna definizione di scissione. La possiamo peraltro descrivere come l'assegnazione di tutto o parte del patrimonio di una società a favore di una o più società beneficiarie, già esistenti o di nuova costituzione; oppure come l'assegnazione ai soci della società scissa delle azioni o quote emesse dalle società beneficiarie, secondo le modalità indicate nel progetto di scissione.
Solo con l'atto di scissione i soci possono legittimamente disporre di una parte del patrimonio sociale per condurre una separata attività commerciale.
Nella scissione, infatti, le azioni o quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale sono acquisite direttamente dai soci della società che si scinde e non da quest'ultima, sicché per i soci il contratto sociale continua in nuove e diverse strutture societarie.
Va osservato peraltro che la normativa tutela i creditori della società conferendo loro il diritto di opposizione alla progettata scissione, e statuendo che sussiste comunque una responsabilità delle società risultanti dalla scissione.
L'intera disciplina della scissione, contenuta agli artt. 2506-2506 quater, è descritta come una operazione complessa, che deve necessariamente coinvolgere tutti i soci della società (ad esempio, deve essere redatto un unitario progetto di scissione).
Di conseguenza, non è possibile immaginare di chiedere in via giudiziale la scissione di una società, senza l'accordo con l'altro socio.
Il socio, però, ha il diritto di recedere in ogni momento dalla società quando questa è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci; o comunque può recedere nei casi previsti nel contratto sociale ovvero quando sussiste una giusta causa (art. 2285 del c.c.).
Non costituisce, però, giusta causa di recesso né il disaccordo su qualsiasi pretesa, anche se fondata, né un qualsiasi pretestuoso motivo di dissenso (v. Cass. civ. 10.6.1999, n. 573; 14.2.2000, n. 1602). Al contrario, si ritiene giusta causa di recesso l'inadempimento da parte degli altri soci delle obbligazioni derivanti dal contratto sociale.
Nei casi in cui il rapporto sociale si sciolga limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento (art. 2289 del c.c.).