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Timestamp: 2019-07-23 02:04:57+00:00
Document Index: 151834926

Matched Legal Cases: ['art 12', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 5', 'art 44', 'art 12', 'sentenza ']

L’alleanza alfarenziana mutila l’alfabeto dei diritti | macosamidicimai
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Posted on 25 febbraio 2016 by macosamidicimai
Da quando esiste la legge che punisce la maternità surrogata, mai nessuna incriminazione per il ricorso all’utero in affitto all’estero e nessuno si è curato di applicare la legge per contrastare “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza (…) la surrogazione di maternità” pur avendo sulla carta previsto “la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro” (art 12, comma 6, L. 40/2004). Infatti, in Italia circolano le offerte commerciali delle cliniche in cui si può ricorrere alla gravidanza surrogata (http://www.uteroinaffitto.com/servizicosti/) e persino i servizi offerti da studi legali (http://www.maternitasurrogata.info/contatti). Però, da quando c’è la proposta di allargare alle coppie omosessuali la possibilità di richiedere l’adozione del figliastro, previsione che esiste per le coppie eterosessuali dal 1983, tutti hanno scoperto l’orripilante pratica dell’utero in affitto.
Evidente la strumentalizzazione politica di quella che doveva essere una battaglia parlamentare e che è diventata un espediente per rafforzare l’alleanza di governo tra PD e NCD, con l’ingresso ufficiale dei verdiniani.
Così l’Italia sceglie di mettersi fuori dall’Europa, nonostante abbia contribuito alla stesura della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Carta che dal 2009 ha assunto lo stesso valore legale dei Trattati e delinea la dimensione culturale dell’essere Europa in una cornice condivisa di diritti.
La nuova legge sulle unioni civili e le convivenze viola gli articoli 8, 9 e 21 della Carta.
Le numerose sentenze europee affermano che è vietata ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale (art. 21 della Carta); l’applicazione dell’art. 9 fa decadere il requisito della diversità di sesso per il matrimonio e per le formazioni sociali di cui già all’art. 2 della nostra Costituzione.
Si cita a sproposito la Costituzione e la sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale.
La Corte Costituzionale ha concluso che, considerate le scelte operate dai Costituenti, non si può affermare che siano incostituzionali le norme del codice civile che non prevedono l’unione matrimoniale tra persone dello stesso sesso, mentre “nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette (…). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza.”
La Corte, quindi, non ha escluso che vi possano essere situazioni che richiedano un trattamento omogeneo tra le due tipologie di coppia.
Con le sentenze n. 65192/11 e n. 65941/11 del 26 giugno 2014 la Corte Europea ha imposto alla Francia di registrare nel registro delle nascite i certificati di nascita dei minori nati da gravidanza surrogata. In base a queste sentenze, va garantito il riconoscimento legale dei rapporti genitoriali legalmente stabiliti negli Stati Uniti tra minori nati da maternità surrogata e le coppie che si erano sottoposte a tale trattamento. Il mancato riconoscimento di questo status costituisce per la Corte Europea violazione dell’art. 8 della Carta dei Diritti, che tutela la vita privata dei minori. La Corte ha affermato che il diritto all’identità è parte integrante del concetto di vita privata. L’ampio margine di discrezionalità lasciato agli Stati, riguardo alle problematiche della surrogazione, non può spingersi sino a precludere il riconoscimento del rapporto legale tra minori nati in seguito a trattamenti di maternità surrogata e il genitore biologico. L’interesse del minore deve essere tutelato.
La nuova santa alleanza alfarenziana mutila l’alfabeto dei diritti.
Non ha alcun pregio culturale e giuridico affermare che non si preclude nulla perché i giudici potranno decidere caso per caso. Non solo perché si impone alle coppie omosessuali, e solo a loro, il ricorso a un lungo e costoso iter giudiziario, ma soprattutto perché anche con la Stepchild adoption, prevista all’art. 5 del ddl Cirinnà, sarebbero stati i giudici del competente Tribunale dei minori a decidere caso per caso in base al rigoroso iter dell’art 44 della legge 184/1983 sulle adozioni nei casi particolari, come avviene per chiunque faccia richiesta di adozione.
La preclusione a priori all’istituto dell’adozione alle coppie omosessuali si fonda sul pregiudizio che una coppia omosessuale non sia idonea a crescere un minore.
Il meccanismo autorizzativo dell’adozione garantisce che una figura terza, il giudice del Tribunale dei minori, valuti la domanda di adozione, l’interesse del minore, l’idoneità a prendersi cura di un minore. Se non si prevede la possibilità di adozione del figlio del partner, non solo i figli nascono lo stesso come finora sono nati, ma si impedisce di dare una tutela in più a quei bambini che nascono e crescono in un contesto omogenitoriale.
Se si vuole reprimere il ricorso alla gravidanza surrogata, allora si applichino le leggi esistenti e si valuti l’opportunità di inasprirle, ma affermare che la stepchild avrebbe incentivato o legittimato il ricorso all’utero in affitto è una evidente menzogna.
Il ddl Cirinnà non interveniva sulle sanzioni previste per il ricorso alla gravidanza surrogata e non impediva di inasprire la normativa in essere.
Oggi, come nei primi anni ‘70, si rischia di creare una nuova categoria di figli illegittimi. Anche allora si minacciò un referendum per abrogare il nuovo codice di famiglia che dopo tre anni di gestazione fu approvato dal Parlamento nel 1975. Il voto popolare di conferma della legge sul divorzio fece desistere i conservatori dall’andare incontro a una nuova sonora sconfitta.
Oggi, è il PD a evitare il dibattito nel Paese e nel Parlamento sui temi della pluralità delle famiglie per non fare emergere le contraddizioni culturali interne al PD e alla alleanza di governo.
Una fetta del PD è su posizioni di destra, si confonde con Gasparri e il family day che nega, appunto, l’esistenza di una famiglia diversa da quella fondata sul matrimonio.
Il PD non ha voluto la conta in Parlamento, perché non vuole affrontare il nodo politico: quale identità culturale e politica per il PD.
Sino a ieri, Renzi affermava che questa materia non rientrava nei programmi di governo.
Oggi, entra pienamente nel programma di governo, addirittura con la fiducia e segna la ratifica della nuova dimensione culturale del PD, strutturalmente alleato con la destra su ciò che contribuisce a caratterizzare maggiormente il programma di un partito: la politica dei diritti. Non era mai successo che su diritti civili e questioni che attengono a libertà di coscienza si ricorra al voto di fiducia. E’ una contraddizione in termini.
Si sceglie prima il supercanguro e poi la fiducia per evitare un confronto vero e onesto.
Si poteva andare al voto in Parlamento, articolo per articolo, come si dovrebbe fare in Parlamento.
Almeno si sarebbe giocata la partita, anche se probabilmente con i voti segreti non avremmo saputo chi ringraziare per ciò che passava e ciò che veniva bocciato.
Invece, Renzi ha preferito far vincere a tavolino il fronte dei cattodem e degli alfaniani, ritirando la Stepchild.
D’altra parte c’è perfetta assonanza tra le sciocchezze della Lorenzin che blatera della necessità di introdurre il reato di utero in affitto, che esiste dal 2004, e la vuota retorica parolaia della senatrice PD Venera Padua, secondo la quale approvare la Stepchild sarebbe come “avallare il possibile scardinamento del sistema familiare ed ammettere l’introduzione implicita di pratiche finora vietate dalla legge”.
Non si ammette proprio nulla, perché resta invariata la norma che vieta le pratiche tanto aborrite… E quando parla di scardinamento del sistema familiare, mi sembra di sentire Giovanardi o Gasparri!
Non si possono fare affermazioni simili e al contempo affermare che “l’estensione dei diritti patrimoniali, successori e assistenziali per le unioni omoaffettive è cosa giusta e dovuta”… e allora, in cosa consiste lo scardinamento della famiglia?
Per comprenderlo occorre analizzare le posizioni del “popolo del family day”: l’unica famiglia esistente è quella fondata sul matrimonio e non devono essere istituzionalizzate altre forme di famiglia che rappresenterebbero un esempio negativo per i figli delle famiglie matrimonializzate. Da qui “Difendiamo i nostri figli”, minacciati dal riconoscimento delle formazioni sociali!
L’estensione alle coppie gay della possibilità di accedere all’adozione del figliastro, dal 1983 esistente per le coppie eterosessuali unite in matrimonio, non interveniva sull’impianto sanzionatorio relativo alla gravidanza surrogata (art 12 legge 40/2004) e non impediva di inasprire le pene per chi ricorre a queste pratiche, come proposto anche dalla senatrice Finocchiaro.
È quindi falso affermare che la stepchlid adoption avrebbe legittimato e incentivato pratiche illegali.
Il tema politico è: evitiamo di discutere. Così non emergono le contraddizioni interne al PD, il mai risolto conflitto tra posizioni democratiche e progressiste con posizioni clericali e conservatrici degne di Giovanardi, Gasparri e Meloni.
Per non affrontare il nodo politico e culturale interno al PD, si rinuncia a un confronto vero … perché le affermazioni di Meloni sono molto simili a quelle di Fioroni.
Dio ci liberi dagli oni.
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