Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-21250-del-20-10-2016
Timestamp: 2020-04-02 13:54:52+00:00
Document Index: 155404402

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2050', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 111', 'art. 115', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 21250 del 20/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21250 del 20/10/2016
Cassazione civile sez. III, 20/10/2016, (ud. 14/07/2016, dep. 20/10/2016), n.21250
Dott. ARMANO Liliana – rel. Consigliere –
sul ricorso 19337/2014 proposto da:
D.L.C., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO DEL
RINASCIMENTO 11, presso lo studio dell’avvocato BARBARA CATALDI,
rappresentata e difesa dall’avvocato PANTALEO ERNESTO BACILE giusta
T.G., G.M., elettivamente domiciliati in ROMA,
GRASSO, rappresentati e difesi dall’avvocato GIOVANNI GABELLONE
DITTA GI.GI.;
avverso la sentenza n. 1907/2014 del TRIBUNALE di LECCE, depositata
udito l’Avvocato PANTALEO BACILE;
D.L.C. propone ricorso per cassazione con quattro motivi avverso la sentenza del Tribunale di Lecce, depositata il 19 maggio 2014 che, a modifica della decisione di primo grado, ha accolto la domanda di risarcimento danni per l’importo di Euro 2.582,28 proposta nei suoi confronti da T.G. e G.M..
Resistono con controricorso T.G. e G.M..
La Ditta Gi.Gi. non presenta difese.
1. Il Tribunale in sede d’impugnazione ha ritenuto infondata l’eccezione di prescrizione sollevata da D.L.C., ritenendo che la nota di messa in mora dell'(OMISSIS), per i lavori realizzati dalla D.L. dal (OMISSIS), era idonea a interrompere il decorso della prescrizione nei confronti della proprietaria dell’immobile, mentre con riferimento alla posizione della ditta appaltatrice che era onere della committente girare ad essa la richiesta risarcitoria.
Il Tribunale ha ritenuto D.L.C. responsabile dei danni apportati all’appartamento degli attuali resistenti, condannandola al pagamento di Euro 2582,28.
2. Si esaminano congiuntamente il primo ed il terzo motivo di ricorso per la stretta connessione logico-giuridica che li lega e sono infondati.
3. Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione falsa applicazione degli artt. 1219 e 2947 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3.
La ricorrente sostiene che la raccomandata dell'(OMISSIS), inviatale da T.G. e G.M. non aveva alcuna efficacia di interruzione della prescrizione, perchè essa ricorrente era soggetto estraneo alla verificazione dei danni, mentre l’azione doveva essere proposta direttamente nei confronti della ditta Gi. che aveva eseguito i lavori.
Con il terzo motivo si denunzia violazione degli artt. 1655 e 1669 c.c., in materia di appalto privato, dell’art. 2050 c.c. e vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
4. La censura relativa alla valutazione della raccomandata dell'(OMISSIS), ritenuta dal giudice di appello interruttiva della prescrizione, è inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 6, in quanto la ricorrente non riporta in ricorso il contenuto della raccomandata, la fase processuale in cui questa è stata esibita e la sede processuale dove questa Corte può rinvenirla ai fini dell’accertamento della fondatezza del motivo.
La dedotta violazione degli artt. 1655 e 1669 c.c., è inammissibile, sul rilievo che il giudice d’appello ha ritenuto che la prescrizione era stata interrotta solo nei confronti della proprietaria e non nei confronti dell’appaltatore, al quale la committente aveva l’onere di trasmettere la richiesta di risarcimento.
La motivazione relativa all’onere del committente di comunicazione all’appaltatore non è stata censurata e pertanto la dedotta violazione di legge non è congruente con la decisione adottata.
Inoltre la ricorrente, vittoriosa nel giudizio di primo grado, doveva indicare in ricorso il contenuto del suo atto di costituzione in appello con particolare riferimento alla riproposizione delle eccezioni e deduzioni in relazione alla responsabilità dell’appaltatore formulate in primo grado.
5. La censura di vizio di motivazione è inammissibile in quanto la sentenza è stata pubblicata dopo la introduzione del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5 e la formulazione del motivo non corrisponde al nuovo modello legale di vizio di motivazione.
6. Con il secondo motivo si denunzia error in procedendo in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5 – nullità della sentenza per omessa motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio – violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e dell’art. 111 Cost. e dell’art. 115 c.p.c..
Il giudice d’appello ha fatto riferimento per relazione al contenuto della c.t.u. che aveva accertato sia che i lavori eseguiti dalla ricorrente nell’immobile di sua proprietà avevano procurato danni all’immobile dei resistenti, sia l’entità degli stessi, di gran lunga superiore alla domanda formulata.
In tema di ricorso per cassazione, per infirmare, sotto il profilo della insufficienza argomentativa, la motivazione della sentenza che recepisca le conclusioni di una relazione di consulenza tecnica d’ufficio di cui il giudice dichiari di condividere il merito, è necessario che la parte alleghi di avere rivolto critiche alla consulenza stessa già dinanzi al giudice “a quo”, e ne trascriva, poi, per autosufficienza, almeno i punti salienti onde consentirne la valutazione in termini di decisività e di rilevanza, atteso che, diversamente, una mera disamina dei vari passaggi dell’elaborato peritale, corredata da notazioni critiche, si risolverebbe nella prospettazione di un sindacato di merito inammissibile in sede di legittimità. Cass. sent. n. 11482 del 3-6-2006.
La censura formulata dalla ricorrente non rispetta nessuno dei requisiti richiesti per una corretta deduzione del vizio.
8. Con il terzo motivo si denunzia la illegittimità della decisione sulle spese come conseguenza della nullità dell’impugnata sentenza.
Il motivo è assorbito dal rigetto dei precedenti motivi di impugnazione.
La Corte rigetta il ricorso a condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 3.200,00,di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali.