Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_societario/2263
Timestamp: 2019-11-17 17:02:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2263', 'art. 2263', 'art. 2263', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2263', 'art. 2263', 'art. 2286', 'art. 2286', 'art. 2263']

I. Le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è determinato dal contratto, esse si presumono eguali.
II. La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità.
III. Se il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione alle perdite.
Società di persone – Apporto del socio d’opera – Conferimento di capitale – Esclusione.
L’apporto del socio d’opera nelle società di persone non deve essere capitalizzato.
I conferimenti dei soci d’opera debbono, infatti essere qualificati come conferimenti di patrimonio e non di capitale, in quanto, pur costituendo entità utili per il perseguimento dell’oggetto sociale, non sono idonei alla garanzia dei creditori sociali, atteso che la loro capitalizzazione, da un lato falserebbe la reddittività dell’impresa e, dall’altro lato, non garantirebbe l’eventuale soddisfacimento dei creditori sociali in caso di escussione del patrimonio sociale, tali apporti consistendo in servizi o prestazioni lavorative o comunque di fare, non sarebbe suscettibili di espropriazione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Maggio 2019. Segue...
Lavoro - Lavoro subordinato - Caratteri del rapporto individuale - Rapporto del socio - Società di persone - Rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie. .
Nelle società di persone è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci purché ricorrano due condizioni: a) che la prestazione non integri un conferimento previsto dal contratto sociale; b) che il socio presti la sua attività lavorativa sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché anche quando esse ricorrano è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché il socio si era limitato a dedurre la sua partecipazione ai dividendi e alla gestione della società, circostanza in sé non decisiva, nonché la mancata corresponsione della retribuzione, così richiedendo alla Corte la diretta valutazione dei fatti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 16 Novembre 2010, n. 23129. Segue...
Nelle società di persone è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci sempreché la prestazione del socio non integri un conferimento previsto dal contratto sociale e l'attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché, anche quando essi ricorrano, è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni. (Nella specie la S.C., nel confermare la sentenza di merito, ha escluso che l'esercizio di mansioni organizzative dell'attività tecnica comportasse la sussistenza di un reale ed effettivo vincolo organizzativo, gerarchico o disciplinare nei confronti di altri o anche di uno solo degli altri soci, richiedendosi al riguardo non semplici enunciazioni di regole o di direttive programmatiche ma atti concreti espressivi di un effettivo potere di supremazia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Giugno 2010, n. 14906. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio - In genere - Liquidazione della quota in favore degli eredi del socio defunto - Responsabilità illimitata e solidale dei soci superstiti - Insussistenza - Limitazione della condanna alla quota interna di responsabilità di ciascun socio - Fondamento - Presunzione di uguaglianza delle quote - Applicabilità..
Nelle società di persone (nella specie, società in nome collettivo), la responsabilità illimitata e solidale tra i soci è stabilita a favore dei terzi che vantino crediti nei confronti della società e non è applicabile alle obbligazioni della società nei confronti dei soci medesimi, conformemente alla regola generale secondo cui, nei rapporti interni, l'obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori, salvo che sia stata contratta nell'interesse esclusivo di alcuno di essi: pertanto, nel giudizio intrapreso dagli eredi del socio per la liquidazione della quota spettante al "de cuius", la condanna dei soci superstiti va limitata alla loro quota interna di responsabilità, che può essere determinata dal giudice ai sensi dell'art. 2263 cod. civ., secondo il quale, salvo prova contraria, le quote si presumono uguali. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 2009, n. 1036. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Partecipazione ai guadagni e alle perdite - In genere - Prova del reddito sociale - Bilancio fiscale - Distinzione dal bilancio civilistico - Utilizzabilità ai fini del regolamento dei rapporti tra i soci - Sussistenza - Possibilità di far valere le divergenze dal bilancio civilistico per desumerne un diverso risultato - Sussistenza. .
In tema di società, la non perfetta coincidenza tra il bilancio redatto a fini fiscali e quello redatto in osservanza dei principi civilistici non rende il primo radicalmente inutilizzabile nell'accertamento del reddito sociale, ai fini del regolamento dei rapporti tra i soci, in quanto le differenze esistenti tra i due istituti, derivanti dal fatto che ad alcuni effetti i criteri di redazione del bilancio civilistico non sono opponibili all'erario, non sono tali da impedire di valersi del bilancio fiscale come mezzo di prova, ferma restando la possibilità della controparte di far valere gli effetti concreti delle predette divergenze per indicare il diverso risultato al quale dovrebbe pervenirsi, ai fini del reciproco regolamento tra i soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2005, n. 21832. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Partecipazione ai guadagni e alle perdite - In genere - Socio d'opera - Liquidazione della quota al socio uscente - Criterio di ripartizione di cui all'art. 2263, secondo comma, cod. civ. - Applicabilità. .
Il criterio di ripartizione dei guadagni e delle perdite, stabilito dal comma secondo dell'art. 2263 cod. civ. per il socio che ha conferito la propria opera, vale anche all'atto dello scioglimento della società limitatamente al socio predetto per la determinazione della quota da liquidare a questo o ai suoi eredi. Pertanto, se nel contratto sociale sia riconosciuta, ai soci che conferiscono soltanto il loro lavoro, parità di diritti nella ripartizione dei guadagni e delle perdite, siffatto criterio deve seguirsi anche all'atto dello scioglimento del rapporto sociale nella liquidazione della quota al socio uscente. Se, viceversa, manchi una tale determinazione convenzionale, il valore della quota già spettante al socio conferente la propria opera è, ai fini della sua liquidazione, fissato dal giudice secondo equità, assumendo a base la situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Marzo 2001, n. 3980. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Liquidazione della quota - Società di fatto di due persone - Socio uscente - Considerazione esclusivamente come socio d'opera - Di socio apportatore di capitali in misura eguale all'altro all'atto della costituzione della società - Liquidazione equitativa della quota - Eguale partecipazione agli utili del socio uscente - Mancata considerazione - Inadeguatezza della motivazione della sentenza di merito - Sussistenza sotto entrambi i profili - Cassazione con rinvio della sentenza. .
In sede di liquidazione della quota di partecipazione al socio uscente di una società di fatto (nella specie composta da due soci), deve ritenersi viziata da inadeguata motivazione la sentenza di merito, la quale consideri esclusivamente come socio d'opera il socio uscente, ancorché egli avesse conferito capitali in misura paritaria rispetto all'altro socio all'atto della costituzione della società, nonché trascuri, nel procedere alla liquidazione equitativa della quota, la circostanza che, fino al momento dello scioglimento della società, gli utili sociali erano stati divisi in misura eguale fra i due soci (con riferimento a questo secondo profilo la Suprema Corte, nel cassare con rinvio la sentenza di merito, ha precisato che, in ogni caso, se alla liquidazione equitativa della quota del socio d'opera uscente può procedersi equitativamente, in applicazione del criterio indicato dall'art. 2263 cod. civ., per la ripartizione delle perdite dei guadagni, nella relativa valutazione non può mancare la motivata considerazione della misura della sua partecipazione in via di fatto agli utili). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 1999, n. 9392. Segue...
Lavoro - Lavoro subordinato - Caratteri del rapporto individuale - Rapporto del socio - Società di persone - Rapporto di lavoro subordinato - Configurabilità - Condizioni. .
Nella società di persone che non siano enti giuridici distinti dai singoli soci, un rapporto di lavoro subordinato tra la società ed ad uno dei soci (che, assumendo la veste di dipendente, non perde i diritti connessi alla predetta qualità), è configurabile, in via eccezionale, nella sola ipotesi in cui il socio presti la sua attività lavorativa sotto il controllo gerarchico di un altro socio, e sempre che la predetta prestazione non integri un conferimento previsto dal contratto sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 12 Maggio 1999, n. 4725. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Responsabilità dei soci - Fatto illecito colposo di uno dei soci - Illecito della stessa società - Configurabilità - Responsabilità solidale dei soci - Sussistenza - Corresponsione del risarcimento da parte di uno dei soci - Diritto di regresso nei confronti dell'altro socio - Misura del regresso - Presunzione di partecipazione sociale paritaria - Applicabilità. .
L'illecito colposo di uno dei due soci di una società di fatto commesso nell'ambito dell'attività stessa e per il raggiungimento dei suoi scopi costituisce illecito della società ed impegna solidalmente e illimitatamente i suoi soci, con conseguente diritto di regresso del socio che abbia risarcito interamente il danno, nei confronti dell'altro socio nella misura di metà, in funzione della partecipazione paritaria sociale presunta di cui all'art. 2263 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 04 Aprile 1998, n. 3512. Segue...
Lavoro - Lavoro subordinato - In genere (nozione, differenze dall'appalto e dal rapporto di lavoro autonomo, distinzioni) - Qualificazione del rapporto - "Nomen iuris" usato dalle parti - Rilevanza - Limiti - Concreto svolgimento del rapporto - Considerazione - Necessità - Rapporto societario - Sussistenza - Condizioni..
Ai fini della qualificazione di un rapporto quale lavoro subordinato o come società non è sufficiente il "nomen iuris" ad esso dato dalle parti, dovendo aversi riguardo al concreto svolgimento del rapporto stesso, sicché una volta accertata l'effettuazione di prestazioni lavorative di una delle parti in favore dell'altra la configurabilità di un rapporto societario fra le stesse presuppone la prova (da fornirsi da colui che assume l'esistenza di tale rapporto) che le parti si siano comportate come soci, redigendo ad. es. i bilanci annuali e ripartendo in base agli stessi gli utili o le perdite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Settembre 1996, n. 8508. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - Ad opera degli altri soci - In genere - Società in nome collettivo - Inosservanza da parte di un socio del pagamento pro quota di un mutuo contratto dalla società - Motivo di esclusione ex art. 2286 cod. civ. - Configurabilità. .
Per il socio di una società in nome collettivo il pagamento pro quota delle rate di un mutuo contratto da quest'ultima è oggetto di una obbligazione che discende direttamente dallo "status" di partecipante all'organismo societario, che, se gli dà diritto alla partecipazione agli utili in proporzione ai conferimenti, lo obbliga anche a partecipare nella stessa misura ad oneri e passività e lo rende (salvo il "beneficium excussionis") solidalmente ed illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali. Di conseguenza l'inadempimento dell'obbligazione suddetta ben può giustificare una deliberazione di esclusione del socio inadempiente dalla società, ai sensi dell'art. 2286 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 1995, n. 12628. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti tra soci - Partecipazione ai guadagni e alle perdite - In genere - Socio d'opera - Presunzione di eguale obbligo di conferimento e di uguale partecipazione agli utili - Configurabilità - Esclusione. .
La presunzione di eguale obbligo di conferimento del socio della società semplice e di eguale partecipazione del medesimo alla società, stabilita, in mancanza di patto contrario, dagli artt. 2253 e 2263 cod. civ., è esclusa per il socio d'opera la cui quota,in considerazione della particolare natura della prestazione d'opera, di per se variabile, perché, tra l'altro, legata a fattori personali destinati a modificarsi nel tempo, deve essere determinata dal giudice, ai sensi dell'art. 2263 cod. civ., con un giudizio equitativo che sappia tener conto degli elementi che di volta in volta caratterizzano la fattispecie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Agosto 1995, n. 8468. Segue...