Source: http://www.dirittiweb.it/2015/02/la-diffamazione-mezzo-internet-la-responsabilita-del-gestore-del-sito/
Timestamp: 2019-03-26 22:38:35+00:00
Document Index: 156360126

Matched Legal Cases: ['art. 595', 'art. 21', 'art. 27', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 595', 'art. 57']

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La diffamazione. L’onore come bene giuridico tutelabile.
La diffamazione costituisce un delitto contro l’onore, sanzionata dall’art. 595 c.p., il quale punisce chi, “comunicando con più soggetti, offenda la reputazione di un individuo non presente”.
Più precisamente, l’onore è il complesso delle condizioni da cui dipende il valore sociale di un uomo, ovvero, l’insieme delle doti morali ed intellettuali di un soggetto, nonché l’insieme delle qualità che concorrono a determinarne il suo prestigio nell’ambiente in cui questo vive.
Pertanto, ne deriva che l’onore, laddove sia attribuito ad un individuo in quanto tale, costituisce un bene appartenente allo stesso e pertanto tutelabile oggettivamente.
Spesso tale bene si trova in contrapposizione con altri diritti. In particolare con la libera manifestazione del pensiero altrui. Ogni persona gode, infatti, del diritto di esprimere la propria opinione, costituzionalmente tutelato dall’art. 21 della Costituzione.
Come detto, l’esternalizzazione di tale diritto, potrebbe tuttavia porsi in contrasto con il diritto all’onore. L’utilizzo di frasi sconvenienti, rivolte ad una persona specica, infatti, sebbene espressione del diritto alla libera manifestazione del proprio pensiero, potrebbe risultare lesivo dell’altrui reputazione od onore.
La diffamazione a mezzo internet. La responsabilità del gestore di un sito web.
Particolare è il caso della diffamazione fatta a mezzo internet. Capita molto spesso che, protetto dal mezzo dell’internet, chi effettua l’azione diffamatoria non lo faccia in prima persona, o comunque non lo faccia esponendo il proprio nominativo, ma si celi dietro ad un nickname, ovvero un nome di fantasia.
In tale caso sorge il problema di individuare i soggetti responsabili della condotta lesiva dell’altrui e reputazione. In particolare ci si è chiesti se il gestore di un sito internet possa essere sanzionato penalmente per la condotta di un utente del proprio sito web.
Nonostante il principio costituzionale di cui all’art. 27 Cost., in base a cui la responsabilità penale è personale, sono emersi dubbi in merito alla responsabilità da attribuire ai gestori di siti internet per la condotta lesiva che gli utenti della loro piattaforma possono tenere.
Inizialmente si riteneva applicabile nei confronti di gestori/titolari di un blog, la medesima disciplina riguardante la responsabilità dell’editore di un giornale, in particolare l’art. 57 c.p., relativo ai reati realizzati a mezzo stampa.
Secondo il disposto del menzioanto art. 57 c.p., si punisce il direttore, od il vice-direttore, di un giornale che ometta di controllare il contenuto degli articoli scritti dal giornalista al fine di cercare di impedire che con la loro pubblicazione siano commessi dei reati.
Con l’applicazione di tale finzione giuridica, il gestore di un sito internet veniva equiparato ad un responsabile editoriale, attribuendogli l’obbligo di verificare la legittimità di quanto pubblicato sulla propria piattaforma.
Si aggiunga che, secondo un remoto orientamento dottrinale e giurisprudenziale, si interpretava l’art. 595, comma 3, c.p., nel senso di ricomprendere nella nozione di stampa ogni mezzo idoneo alla divulgazione di messaggi inglobando in questo modo anche il mezzo dell’internet (Cass. pen., 4741/2000).
Successivamente, tale ricostruzione interpretativa venne criticata, poiché internet non può essere ricompreso nella nozione di stampa.
La Suprema Corte ha infatti evidenziato l’impossibilità di individuare una norma all’interno dell’ordinamento giuridico italiano che consenta di estendere in via analogica, o interpretativa, alle pubblicazioni internet la disciplina della stampa (Cass. pen., 01.10.2010, n. 35511; Cass. pen., 29.11.2011, n. 44126).
In base a questo nuovo orientamento, il titolare di un sito internet non può essere ritenuto responsabile per il delitto di diffamazione ai sensi dell’art. 57 c.p..
Il problema dell’individuazione dell’autore del reato. Quando c’è responsabilità del Blogger?
Altra rilevante criticità risulta essere l’individuazione dell’autore del reato. Spesso, infatti, i crimini informatici vengono compiuti da soggetti difficilmente identificabili, o, in altri casi, è difficile provare con assoluta certezza l’identità del soggetto che abbia compiuto il reato di diffamazione, autore del messaggio diffamatorio.
Anche riuscendo a risalire all’utenza con la quale è stato commesso l’illecito, e di conseguenza al titolare dell’utenze stessa, non è sempre agevole inviduare se effettivamente questi sia anche l’autore della condotta.
E per il titolare di un blog? Diverso è il caso per il titolare di un blog, inteso come un “particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica”, generalmente gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale 1.
In base al filtro applicato ai contenuti pubblicati, possono esistere due tipi di blog:
il primo in cui il titolare, c.d. blogger, filtra i messaggi degli altri utenti prima di pubblicarli, controllandone il contenuto;
il secondo in cui invece il titolare della piattaforma non filtra i contenuti, ed ogni blogger può pubblicare i messaggi senza alcun preventivo controllo (Ad esempio nei casi di Reddit o 4chan);
Nel primo caso, se un utente dovesse scrivere un messaggio con contenuto diffamatorio e venisse pubblicato dal Titolare della piattaforma, quest’ultimo dovrà rispondere in concorso con l’autore del messaggio, poiché ha un potere di controllo su quanto pubblicato, avendo il dovere di eliminare il materiale antigiuridico.
Nel secondo tipo di blog invece è solo l’autore del messaggio che dovrà rispondere di eventuali reati, poiché il gestore del blog si è esclusivamente limitato a porre a disposizione un’area di incontro virtuale, sulla quale non ha alcun potere di controllo o di vigilanza diretta.
In tale ultimo caso, pertanto, il Titolare della piattaforma sarà considerato responsabile solo nel caso in cui, filtrando i messaggi, concorra nella diffusione degli stessi con l’autore della comunicazione diffamatoria. Concludendo, si ricorda che l’autore del messaggio, o il blogger che, sebbene tenuto a farlo, non filtri correttamente i messaggi, incorrerà in una condanna penale, con la necessità e l’obbligo, laddove si realizzi un danno concreto in capo alla persona lesa dalla condotta diffamatoria, di risarcire il danno derivante da questa.
Blog, definizione. Fonte Wikipedia ↩
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E’ evidente, dunque, che il ragionamento dei giudici della Suprema Corte sembra adottare una linea argomentativa che non si discosta, almeno a grandi linee, dalla precedente giurisprudenza poiché non si conferisce in capo al gestore del sito alcuna posizione di garanzia.