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Timestamp: 2020-04-09 17:51:53+00:00
Document Index: 21275831

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 348', 'art. 360', 'art. 32', 'art. 52', 'art. 25']

Sentenza Cassazione Civile n. 14227 del 07/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14227 del 07/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 07/06/2017, (ud. 01/03/2017, dep.07/06/2017), n. 14227
sul ricorso 137-2016 proposto da:
PIASTRA SRL, in persona dell’amministratore unico, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA ANDREOTTO SARACINI 11, presso lo studio
dell’avvocato GIULIA MATTIOLI che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 2840/39/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza in data 5 maggio 2015 la Commissione tributaria regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina, respingeva l’appello proposto da Mastra srl avverso la sentenza n. 61/1/12 della Commissione tributaria provinciale di Latina che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRAP, IVA, IRES ed altro 2004. La CTR osservava in particolare che la sentenza appellata meritava conferma sia in punto affermazione della legittimità della presunzione di riferibilità delle risultanze bancarie relative all’amministratore e socio unico della società verificata sia in generale in ordine alla valutazione negativa data alle giustificazioni di dette risultanze da parte della contribuente.
L’intimata Agenzia fiscale non si è difesa.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.p., comma 1, n. 5,- la società ricorrente denunzia omesso esame di un fatto decisivo controverso, poichè la CTR non ha compiutamente considerato le sue eccezioni e controallegazioni in fatto rispetto alla presunzione semplice, di riferibilità delle risultanze bancarie riferibili al proprio socio/amministratore unico al suo reddito di impresa nell’annualità de qua, utilizzata ai fini accertativi.
Diversamente da quanto opina la società ricorrente il caso di specie rientra sicuramente nell’ipotesi della c.d. “doppia conforme”, trattandosi appunto delle “stesse ragioni” addotte nei due gradi di merito in ordine alla “medesima questione di fatto” ossia la giustificazione alternativa alle risultanze bancarie de quibus.
Ciò constatato, la censura de qua non è proponibile ex art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5.
Con il secondo mezzo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente di duole di violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, L. n. 28 del 1999, art. 25, poichè la CTR ha omesso di considerare i documenti dimessi in sede contenziosa al fine della difesa in ordine ai rilievi originanti la pretesa fiscale portata dall’avviso di accertamento impugnato, implicitamente affermandone l’inutilizzabilità.
Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, in nessun modo può affermarsi che, ancorchè per implicito, la CTR abbia sancito l’inutilizzabilità ai fini del giudizio della documentazione dimessa a controprova in sede contenziosa dalla ricorrente stessa, risultando anzi essa espressamente menzionata e valutata nella sentenza.