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Timestamp: 2019-06-17 00:55:54+00:00
Document Index: 65843325

Matched Legal Cases: ['art. 323', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 323', 'art. 29', 'art. 52', 'art. 323', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13']

ospedale: 28/10/12 - 04/11/12
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25.10.2012 Corte di Cassazione - Penale (E’ vessatorio allontanare il medico dalla sala operatoria)
La Corte ha precisato che sussiste il reato di abuso d’ufficio con violazione di legge nello stesso momento in cui il direttore pone in essere comportamenti di vessazione ed emarginazione dei medici del reparto, finalizzati ad una gestione autoritaria e "baronale" della clinica, tesa a punire i due qualificati professionisti, emarginandoli al fine di indurli ad abbandonare la struttura per altre destinazioni.
Infatti, il primario di un ospedale è tenuto, quale pubblico dipendente, a prestare la sua opera in conformità alle leggi ed in modo da assicurare sempre l'interesse della pubblica amministrazione, ispirandosi nei rapporti con i colleghi al principio di una assidua e solerte collaborazione.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ed ha condannato al pagamento delle spese processuali.
1. A.W., direttore della Clinica urologica dell'Università di X. e primario dell'unità operativa di urologia dell'Azienda ospedaliera di X., fu rinviato a giudizio per rispondere dei reati previsti dall'art. 323 c.p., per avere, nello svolgimento delle predette funzioni, intenzionalmente arrecato un danno ingiusto: A) al dr P.G.T., medico chirurgo urologo in servizio presso il medesimo reparto, compiendo atti e comportamenti di emarginazione nei suoi confronti e impedendogli di prestare l'attività chirurgica (di sala operatoria, di endoscopia e di endourologia) dal X. al X.;
b) ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), mancanza e contraddittorietà di motivazione quanto alla tipologia e all'effettivo contenuto dei detti provvedimenti, apoditticamente definiti come mezzi di commissione dell'illecito ai danni del dr C.; c) ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), erronea applicazione dell'art. 323 c.p. per irrilevanza della violazione di prassi, delle norme contenute in contatti collettivi di lavoro, per l'impossibilità di postulare una violazione di legge con riferimento al D.P.R. n. 761 del 1979, art. 29 e D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52 (in relazione al capo B);
7. Ammissibile, ma privo di fondamento, è invece il motivo sintetizzato sub c), variamente articolato nel ricorso dell' A. nelle pagine da 9 a 25, con cui si deduce erronea applicazione dell'art. 323 c.p., con riferimento al capo B) dell'imputazione, per irrilevanza della violazione di prassi, delle norme contenute in contatti collettivi di lavoro, per l'impossibilità di postulare una violazione di legge. Contrariamente a quanto si assume in ricorso, la sussistenza del reato di abuso d'ufficio in danno del dr C. (come del dr P.) non è stata ritenuta per avere l'imputato procurato intenzionalmente un danno ingiusto alla parte offesa in violazione di una prassi o di norme contenute in contratti collettivi di lavoro, bensì per precise violazioni di legge.
Tale norma, che impone ad un pubblico dipendente un particolare dovere di collaborazione con tutti coloro che operano nella struttura amministrativa in cui egli è inserito, è ancora in vigore per i dirigenti medici, in quanto - nonostante la previsione del D.Lgs. n. 3 del 1993, art. 2 e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2 - la contrattazione collettiva per la dirigenza medica non ha mai disciplinato la materia e, perciò, non ha determinato la disapplicazione dell'art. 13. Questo, dunque, continua a disciplinare il comportamento del pubblico dipendente dirigente medico. Da tale articolo, peraltro, secondo la condivisibile giurisprudenza del Consiglio di Stato, "deve desumersi una volontà normativa più ampia di quanto non possa apparire dalla formula letterale, per quanto riguarda i soggetti cui si riferisce il comma 3 dell'art. 13 cit., in modo cioè da ricomprendervi non soltanto superiori e colleghi in senso stretto, ma tutti coloro i quali siano chiamati ad assolvere, per conto della amministrazione di appartenenza, compiti sia pure indirettamente attinenti all'attività di organizzazione dell'ufficio cui il dipendente appartiene" (Consiglio di Stato, Sez. 4 Sent. n. 466 del 30/05/1994).
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