Source: http://www.iniziativalaicaingauna.it/testamento-biologico---fine-vita.html
Timestamp: 2019-02-17 01:55:52+00:00
Document Index: 110858312

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 76', 'art.32', 'sentenza ', 'art.38']

Testamento biologico - Iniziativa Laica Ingauna
EUTANASIA NON È ACCOMPAGNAMENTO AL FINE VITA
Elisabetta Reguitti - Il Fatto Quotidiano 29/02/2016
Nei giorni scorsi su Il Fatto Quotidiano del lunedì è uscita una mia intervista a Beppino Englaro mentre sulla versione Web ho pubblicato una conversazione avuta con Mina Welby.
Tra pochi giorni comincerà la discussione parlamentare sul fine vita. Dopo la recente farsa di insulti e ‘vaffa’ scatenata durante il dibattito sulle unioni civili, nulla depone a favore di qualcosa di buono.
All’indomani dell’uscita dell’articolo a Mina Welby ho ricevuto la lettera di un medico che, a mio avviso, introduce elementi di cui non si può tenere conto affrontando una questione così delicata. Più informazioni possiamo avere e meglio sarà per tutti noi.
FINE VITA, SI RIAPRONO LE DANZE
Maria Teresa Busca - www.caratterilberi.eu 29/03/2016
Undici proposte di legge riaprono le danze sulla questione delle dichiarazioni, o direttive anticipate. Dopo la discussione sul ddl Calabrò, stilato con una certa fretta nel momento finale della vicenda Englaro, era sceso il silenzio su questo tema.
Da un primo esame dei titoli delle proposte si può notare che pur nelle diverse sfumature ci siano sempre le due classiche scuole di pensiero, qualità vs sacralità della vita: cinque parlano di “Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”, quattro di “Disposizioni relative all’alleanza terapeutica, in materia di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento”, una di “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico” e una più ambiziosa propone “Modifiche al codice civile in materia di consenso informato, di dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari e di testamento biologico, istituzione della banca di dati telematica nazionale dei testamenti biologici”.
Carlo Troilo - MicroMega 01/02/2016
Nell’apprendere che probabilmente a Marzo la Camera (Commissione Giustizia) affronterà la discussione sul testo di legge sull’Eutanasia, LIBERA-USCITA, nata nel 2001 come Associazione per la Depenalizzazione dell’Eutanasia, non può che esprimere tutta la propria soddisfazione non nascondendo però alcune perplessità.
In tanti anni d’impegno e militanza per il Diritto di morire con Dignità, crediamo di aver compreso che prioritario sia il pieno riconoscimento giuridico dell’autodeterminazione terapeutica nel fine vita ( Welby, Englaro non sono casi di Eutanasia).
Nella precedente Legislatura il Parlamento discusse per ben tre anni per dare anche all’Italia non l’eutanasia (anticipazione del decesso con sostanza letale) ma semplicemente una Legge sul Testamento Biologico (autodeterminazione terapeutica anche nel fine vita) e riuscirono nell’incredibile risultato di giungere ad approvare un testo che, se fosse diventato Legge, ci avrebbe sottratto totalmente il Diritto all’autodeterminazione terapeutica, costringendoci per Legge al sondino di Stato! Come noto solo la fine anticipata della Legislatura pose la parola “fine” a quello scandalo.
Non possiamo che augurarci e augurare al Paese che i nostri politici riescano a fare ciò che ancora non si è riuscito a fare né in Inghilterra né in Germania né in Francia.
L’ultima cosa però di cui abbiamo bisogno è uno scontro, un dibattito tra posizioni inconciliabili che per l’ennesima volta porti a un niente di fatto.
Oggi in Italia si muore ancora troppo male. E’ urgente, per cominciare, una buona Legge che legalizzi il TESTAMENTO BIOLOGICO prevedendo che tutte le terapie, idratazione e alimentazione artificiale comprese, siano rinunciabili, che le nostre Direttive siano vincolanti per i medici e che sia possibile la sedazione palliativa terminale. Da ultimo, ma non meno importante per la Diffusione del TB, sarebbe la possibilità, come previsto dalla Legge Svizzera del 2013, di indicare nel proprio TB semplicemente il nome della persona di nostra fiducia che nominiamo nostro FIDUCIARIO affinché sia la nostra voce per quando noi non avremo più voce o saremo in uno stato di volontà debole.
Una simile Legge è indispensabile per subito così come lo è il potenziamento delle cure palliative domiciliari, giustamente inserite nei LEA (livelli essenziali d’assistenza) dall’ottima Legge 38/2010 di cui gli effetti positivi appaiono ancora in dose omeopatica.
La Presidente di Libera-Uscita
ENGLARO: "LA PROPOSTA DI LEGGE È IL REGALO PIÙ GRANDE DI MIA FIGLIA ELUANA"
Anna Buttazzoni - Messaggero Veneto 15/01/2016
UDINE. Che il Parlamento debba affrontare la questione e varare una legge a Beppino Englaro è chiaro, da un quarto di secolo, il tempo che ha trascorso a far valere il diritto di sua figlia Eluana a decidere della sua vita.
E il Parlamento sembra pronto, perché a marzo la legge su fine vita e biotestamento approda alla Camera, per la prima volta.
Englaro non fa una piega, spera in una norma semplice, dice che lui non ha più bisogno di nulla per audeterminarsi, per decidere della sua vita, conscio che la legge sarà per i cittadini. Ma di un fatto è convinto. Se il Paese è arrivato a una svolta, beh, «un regalo più grande a tutti Eluana non poteva farlo», dice Englaro.
CONSEGNA DELLE FIRME PER L’INSERIMENTO DEL TESTAMENTO BIOLOGICO NELLA CARD SANITARIA (BOLOGNA, 21 OTTOBRE 2015)
LucidaMente - 18/10/2015
Conferenza stampa presso la sala stampa del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, convocata dalle associazioni promotrici della petizione popolare per permettere ai cittadini della regione di registrare elettronicamente le proprie dichiarazioni anticipate di volontà
“DEPENALIZZARE L’EUTANASIA”: ASSE BIPARTISAN IN PARLAMENTO
Ilario Lombardo - La Stampa 16/10/2015
Max Fanelli l'ha scritta con gli occhi, l'unica parte del corpo che è ancora capace di muovere: ha scritto una lettera alla politica, allo Stato, per annunciare l'interruzione delle cure per la Sla. Max, da Senigallia, ha 55 anni e da due convive con la fase più terribile della malattia: a dicembre ha lanciato il primo appello per chiedere l'immediata calendarizzazione della legge sull'eutanasia di iniziativa popolare depositata alla Camera dall'Associazione Luca Coscioni nel settembre 2013. In questi mesi, nonostante sia nato un movimento, «#iostoconmax» con tanto di testimonial, nonostante la presidente della Camera Laura Boldrini e l'ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano abbiano sollecitato una risposta del Parlamento, non è successo nulla. E così Max ha deciso: «Caro Stato, se non mi dai la libertà e la dignità tieniti pure le medicine per la Sla». Questa è la chiusa della sua lettera, pubblicata cinque giorni fa con tutta la fatica di chi può scrivere, solo grazie a una particolare macchina, tre righe ogni due ore.
Una prima risposta è arrivata da Boldrini che gli ha chiesto di riprendere le cure, poi ieri dagli oltre 160 parlamentari che compongono l'intergruppo "Eutanasia e testamento biologico" che al testo di iniziativa popolare ha affiancato altre due proposte di legge su fine vita e testamento biologico di Sel. «Noi non pensiamo che l'esito del provvedimento sia scontato - spiega il capogruppo dei vendoliani Arturo Scotto -. Ma è importante che il Parlamento non rimanga insensibile alla richiesta di tanti malati». È lo stesso augurio che si fa dal governo il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, promotrice dell'intergruppo per il Pd, assieme ad altri colleghi di partito: «Si tratta della difesa del principio di autodeterminazione sulla propria vita: un principio che uno stato laico deve difendere se vuole essere uno stato veramente civile».
La legge ha una struttura molto semplice: prevede la depenalizzazione dell'eutanasia, se una persona maggiorenne, malata terminale, e aspettativa di vita molto ridotta, chiede di morire. Solo in questi casi, ben circoscritti, non si applicherebbe più la pena al medico. Il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico e del diritto all'eutanasia, sono temi che spesso vivono nell'ombra del dibattito pubblico. Emergono solo con la forza della cronaca, come è stato per il caso di Eluana Englaro e prima ancora di Piergiorgio Welby. Quando gli staccarono il respiratore, nel 2006, al suo capezzale, accanto alla moglie Mina e al leader radicale Marco Pannella, c'era anche Marco Cappato, oggi tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: «Non pretendiamo che la nostra legge venga approvata - spiega -. Ma i politici almeno ascoltino l'opinione pubblica italiana sempre più favorevole all'eutanasia». Il 59 per cento secondo l'Eurispes, il 60 secondo uno studio dell'Economist. Attualmente, a consentire una qualche forma di eutanasia sono pochi Paesi europei, la Colombia e cinque stati Usa. In Italia, morire con l'aiuto di un medico, a certe condizioni, non si può. È un reato, assimilabile all'omicidio di consenziente o all'istigazione al suicidio, con pene che possono arrivare anche a 16 anni. «Ma qualcosa sta cambiando - dice Cappato -. Le malattie neurogenerative stanno trasformando la morte in un processo più lungo, della durata di anni, una prospettiva di fronte alla quale tante persone vogliono esercitare la propria libertà».
SUICIDIO ASSISTITO È LEGGE IN CALIFORNIA. IL GOVERNATORE CATTOLICO DICE SÌ
R.it Esteri - 05/10/2015
Jerry Brown, che è anche ex seminarista, ha firmato per legalizzare la pratica per i malati terminali: "Per loro un conforto sapere di avere anche questa opzione". Una spinta alla legge arrivò dal caso della giovane Brittany Maynard,che prima di scegliere di morire in Oregon rese pubblica la propria battaglia per il fine vita
"SÌ A EUTANASIA E BIOTESTAMENTO" IL FRONTE BIPARTISAN PER VOTARE LA LEGGE
Caterina Pasolini - La Repubblica 16/09/2015
«Sì ad una legge su testamento biologico ed eutanasia». Stanchi di silenzi e rinvii, di ddl che giacciono impolverati e indiscussi da anni, oggi si ritroveranno in Parlamento al di là dei partiti di riferimento e delle storie personali. Sono una settantina di deputati e senatori bipartisan, dai sottosegretari Borletti Buitoni (Pd) e Scalfarotto ( Pd) all'ex sindaco di Milano Albertini (Ndc), dalla forzista Giammanco al cinque stelle Morra passando per il leghista Centinaio. Obiettivo: stabilire una data perché in Parlamento «si discuta una buona volta del diritto di scelta di ognuno sulla propria esistenza, che comprende anche la fine della vita».
A lanciare l'idea del summit tra partiti, Marco Cappato dell'associazione Coscioni che due anni fa aveva raccolto 100mila firme a sostegno di un disegno di legge su testamento ed eutanasia, arrivato in Parlamento e mai discusso. Come altri ddl. Proprio per questo ieri altri 40 deputati e senatori del Pd hanno chiesto che si affronti la questione. Ricordando le parole che Napolitano scrisse a Piergiorgio Welby che chiedeva gli fosse staccato il respiratore.
UN DILEMMA CHE NON SI PUÒ PIÙ IGNORARE
Vladimiro Zagrebelsky - La Stampa 06/06/2015
Una nuova sentenza della Corte europea dei diritti umani giunge ad alimentare di argomenti il dibattito sul fine-vita. L’influenza delle sentenze della Corte europea sulla legislazione di tutti gli Stati europei può far sperare che la sentenza riapra la discussione per affrontare finalmente la questione. L’estrema e sviante semplificazione del tema ha portato spesso a costringere il tema nel dilemma che oppone semplicisticamente la vita all’eutanasia. Ma poiché si muore sempre e si muore in tanti modi diversi, occorrerebbe esser disposti a distinguere. Distinguere per capire.
Il suicidio deciso da chi lo realizza su se stesso suscita certo compassione, ma rientra nell’ambito dell’autonomia della persona. La discussione riguarda l’intervento di terzi nella fase finale di una vita.
Esso merita considerazione diversa a seconda che la persona che muore sia in grado di assumere una decisione e manifestarla oppure non possa o non possa più; a seconda che esprima una volontà attuale oppure l’abbia fatto in passato e non sia in grado di rinnovarla o revocarla; a seconda che non abbia mai comunicato una volontà, o al contrario l’abbia resa palese in modo espresso oppure abbia solo dato segni, da interpretare per ricostruire la sua scelta. L’intervento di terzi poi può essere un aiuto fornito a chi vuol suicidarsi e non è più in grado di farlo autonomamente, oppure può sostituire l’azione della persona ormai impedita; e può consistere in un intervento letale oppure nella cessazione di trattamenti che mantengono artificialmente in vita. È impossibile discutere tutte queste diverse eventualità come se ponessero gli stessi quesiti e ammettessero le stesse risposte.
Al caso di una decisione medica - adottata secondo la legge francese - di fermare l’alimentazione e l’idratazione artificiali di un malato in stato vegetativo fin dal 2008, si riferisce la sentenza di ieri della Corte europea. La persona, prima di subire un grave incidente, aveva chiaramente e ripetutamente espresso la volontà di non essere tenuta artificialmente in vita nel caso si fosse venuta a trovare priva di autonomia. Ma quando quella situazione si è verificata non ha più potuto confermare quella scelta. La Corte europea, cui si era rivolta la madre del malato, ha innanzitutto precisato che la questione sottopostale non riguardava la liceità di un atto di eutanasia, ma specificamente la questione della cessazione di trattamenti di mantenimento in vita mediante idratazione e alimentazione artificiali. Non quindi il divieto di procurare la morte, ma l’ambito e i limiti dell’obbligo positivo dello Stato di agire per proteggerla in ambito medico. In proposito una maggioranza di Stati europei ammettono la possibilità di arrestare il trattamento ormai «irragionevole», ma non c’è un consenso generalizzato. Il margine di apprezzamento nazionale è perciò largo, purché tutte le circostanze siano attentamente accertate e valutate e un efficace ricorso al giudice sia garantito. Sono queste le condizioni che la Corte ha riconosciuto presenti nel caso specifico. Sia la procedura prevista dalla legge, sia la sua applicazione da parte delle strutture sanitarie e del Consiglio di Stato sono state valutate adeguate e meticolose, cosicché la cessazione dei trattamenti non farà venir meno lo Stato francese ai suoi obblighi. In linea generale si deve concludere che, con garanzie simili a quelle della legge francese, gli Stati europei hanno facoltà di prevedere la cessazione del trattamento artificiale.
La condotta del medico può assumere forme diverse e progressive. Alle essenziali cure palliative fino a che siano utili, si può aggiungere la sedazione profonda e continua, che, accompagnata dalla cessazione dell’alimentazione e idratazione artificiale, assicura di non soffrire e di morire quietamente. Senza ammettere un intervento letale attivo (eutanasia), è questa la soluzione francese, per le situazioni in cui manchi, perché non può più esserci, l’espressione attuale della volontà del morente. Il recente codice deontologico dei medici italiani d’altra parte prevede che nel caso di prognosi infausta o di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente il medico deve continuare ad accompagnarlo con cure di sedazione del dolore e di sollievo dalle sofferenze «attuando trattamenti di sostegno delle funzioni vitali finché ritenuti proporzionati, tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento» che il paziente abbia rilasciato. La valutazione del momento in cui i trattamenti sono divenuti irragionevoli e non più proporzionati, andrebbe inquadrata in una procedura che non lasci solo il medico curante, eviti decisioni individuali, conforti chi deve decidere con il parere di altri. E assegni alle volontà anticipate espresse dalla persona un peso determinante.
Diverso è il caso della persona che manifesti la volontà attuale e non viziata di morire. Occorre chiedersi se sia lecito vietare di dar aiuto a chi lo chiede: chiede di morire degnamente, nel suo letto, addormentandosi senza risveglio, invece di non avere altra scelta che ricorrere a soluzioni violente e drammatiche.
Una recente importante sentenza della Corte suprema canadese, ha ritenuto incostituzionale il divieto che impedisce al medico di fornire l’aiuto che chiede il malato terminale, soggetto a gravi sofferenze. La Corte ha indicato al legislatore la necessità di stabilire le modalità di accertamento di una tale condizione del malato e ha nettamente distinto l’ipotesi dell’intervento medico dal generale divieto di aiuto al suicidio. Una procedura sicura, infatti, che veda l’intervento di un collegio medico, può escludere che la volontà di morire sia viziata, o impulsiva, o forzata da pressioni e interessi altrui. È questa la sola ragione che permette allo Stato di interferire con la volontà della persona di vivere o morire. E la Corte canadese ha avvertito che la consapevolezza dell’impossibilità di ottenere a un certo punto l’aiuto del medico, lungi dall’assicurare la continuazione di una vita, può anzi indurre ad anticipare un suicidio chi sappia di essere colpito da malattie degenerative, che lo renderanno incapace di provvedere da solo. Fermo il rispetto dell’obiezione di coscienza di chi sia richiesto di aiutarlo a realizzare il suo proposito, non è ragionevole impedire a chi vuole, ma da solo non può morire, di raggiungere lo scopo che potrebbe ottenere se le sue condizioni glielo permettessero. E’ di questi giorni la dichiarazione del fisico Hawking, che, parlando per se stesso, ha detto che mantenere in vita qualcun contro il suo volere è l’umiliazione più grande.
In Parlamento sono state presentate diverse proposte di legge. Il tema, nei suoi vari aspetti, è difficile, ma non è atteggiamento responsabile quello di far finta di niente e lasciare irrisolto un problema non eludibile.
LA “BELLA MORTE” NON VIOLA IL DIRITTO ALLA VITA
Gian Paolo Accardo - Internazionale 05/06/2015
La Corte europea per i diritti umani ha dato il via libera all’interruzione delle cure per Vincent Lambert, un infermiere psichiatrico di 38 anni tetraplegico e in stato vegetativo da quando un incidente stradale gli ha provocato lesioni cerebrali irreversibili, nel 2008. Lambert è ricoverato da allora nella clinica universitaria di Reims, dove è alimentato e idratato artificialmente.
La sua vicenda ha messo alla prova la legge Leonetti sul fine vita, votata nel 2005 proprio per regolamentare i casi simili ed evitare l’eutanasia. La legge non autorizza infatti a compiere atti o omissioni volti a provocare il decesso di un paziente colpito da una malattia inguaribile e che gli procurano sofferenze insopportabili, ma consente di chiedere che non venga praticato l’accanimento terapeutico. La volontà può essere espressa dal paziente tramite istruzioni apposite o da una persona di fiducia.
TUTTO SU EUTANASIA E FINE VITA
Dopo anni di dibattito e speranze, in Italia ancora non esiste una legge su fine vita, testamento biologico o eutanasia. Ecco di cosa si dovrebbe parlare.
Una proposta di legge di iniziativa popolare (chiamata Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia) su eutanasia e testamento biologico giace negli scaffali del Parlamento senza mai essere stata inserita nel calendario delle discussioni. Un ritardo intollerabile secondo l’
Associazione Luca Coscioni, che ha promosso la proposta e che da anni si batte per avere una legge in Italia che regoli e faccia uscire dall’ombra i tanti casi denunciati di eutanasia illegale e clandestina, praticate nelle corsie degli ospedali e nelle case degli ammalati, sotto richiesta di pazienti e famiglie.
Ma quali sono le differenze tra eutanasia, suicidio assistito e scelte terapeutiche che possono essere rifiutate nelle direttive anticipate?
LIBERA USCITA ALLA COMMISSIONE DIRITTI UMANI
Lettera dell’associazione Libera Uscita alla Commissione straordinaria Diritti Umani Senato della Repubblica Roma
La nostra associazione si batte sin dal 2001 per una legge che, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, consenta ad ogni cittadino di decidere a quali cure sanitarie vuole o non vuole essere sottoposto. Allo scopo di far valere tale diritto anche nel caso che si divenga incapaci di intendere e di volere, nell’anno 2008 abbiamo proposto all’allora X Municipio di Roma, che l’ha approvato, l’istituzione di un registro comunale destinato ad accogliere ed archiviare le volontà (testamenti biologici) dei cittadini. Tali registri sono oggi diffusi su tutto il territorio nazionale.
Ora ci battiamo affinché il Parlamento approvi una legge che depenalizzi, in casi di estrema gravità e su documentata volontà dell’interessato, il ricorso al suicidio assistito al fine di una morte dignitosa, o buona morte, o eutanasia.
Ciò premesso, riteniamo che l’attuale Parlamento, impegnato in gravi ed urgenti questioni di natura costituzionale, elettorale, economica e sociale, difficilmente potrà legiferare su un tema così delicato e complesso come l’eutanasia, anche per la mancanza di un approfondito esame dei complessi e delicati problemi ad essa connessi (oggi l’eutanasia viene volutamente spacciata come “omicidio”, ossia il contrario esatto del suo significato di “buona morte”). Fra l’altro, potrebbe correre il rischio di incrinare la stessa maggioranza di Governo o di pervenire ad una decisione in contrasto con la maggioranza degli elettori (secondo il rapporto Eurispes 2013 il 64,6% degli italiani è favorevole all’eutanasia).
Ritenendo che comunque non si possa restare inerti di fronte a un tema così grave e delicato, ci permettiamo di sottoporre a codesta Commissione la proposta di iniziare – come asserito nel messaggio del Presidente emerito Giorgio Napolitano del marzo 2014 – “un sereno e approfondito confronto di idee”.
Tale confronto rientra nelle competenze di codesta Commissione straordinaria per i Diritti Umani in quanto, per sua stessa dichiarazione, “è aperta alla società civile ed opera in collegamento con le organizzazioni che si occupano dei diritti fondamentali della persona; ne trasmette le preoccupazioni al governo, alle Istituzioni e all’opinione pubblica facendo uso degli strumenti propri del Parlamento e attuando proprie iniziative”.
In sostanza, riteniamo che la Commissione potrebbe audire sul tema i numerosi esperti ed associazioni, sanitarie e non sanitarie, presenti in Italia, onde svolgere gli approfondimenti necessari che saranno essenziali nel momento in cui esisteranno in Parlamento le condizioni per varare un provvedimento di legge che tenga conto delle diverse opinioni in materia, delle varie situazioni personali e del parere dei cittadini.
Con i sensi della nostra rispettosa stima.
Prof. Maria Laura Cattinari
Presidente di Libera Uscita
Associazione nazionale laica e apartitica per il diritto di morire con dignità”"
I SOTTOSEGRETARI CHE FIRMANO PER L’EUTANASIA
Margherita De Bac - Corriere della sera 23/03/2015
Roma. È uno dei temi etici, dunque pericolosi perché dividono, che il governo Renzi ha accortamente sorvolato. Stavolta il problema dell’eutanasia e delle decisioni nell’approssimarsi della morte si ripropone sotto forma di una lettera inviata a deputati e senatori. L’iniziativa è di Luigi Manconi che da sempre si batte per il diritto all’autodeterminazione dei malati che coscientemente vogliono esprimere una volontà quando le cure non bastano. La novità è che è stato sottoscritto da 4 sottosegretari. Oltre che da Ivan Scalfarotto (Riforme e Rapporti col Parlamento) e Benedetto Della Vedova (Esteri), anche Ilaria Borletti Buitoni (Beni Culturali) e Sesa Amici (Presidenza del Consiglio e Riforme) la cui adesione, condivisa da circa 40 firme, non era scontata. La lettera contiene passaggi molto espliciti: «Si rende necessario che l’eutanasia sia depenalizzata e che, dunque, non venga sanzionato chi all’interno di una relazione di cura, su richiesta consapevole del paziente, acconsenta a sospendere la cura, ad accelerare un processo di morte, a prestare assistenza al suicidio o a compiere un atto eutanasico». I firmatari chiedono che venga calendarizzata la proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera a settembre 2013.
LE COZ: "SÌ ALL'EUTANASIA MA SI VA AVANTI A PICCOLI PASSI"
Anais Ginori - La Repubblica 10/03/2015
. "Il governo procede a piccoli passi, perché la società francese non è ancora pronta a una legge sull'eutanasia". Il filosofo Pierre Le Coz è stato vice-presidente del comitato nazionale di etica, autore di libri su come parlare della morte e di un ultimo saggio pubblicato da Albin Michel, Le gouvernement des émotions , il governo delle emozioni.
“IL FINE VITA: REGOLE NEL RISPETTO DELLA PERSONA”
Dalla Rivista "Terra nuova" - 29/12/2014
L’associazione Libera Uscita, che da anni si batte per il riconoscimento del testamento biologico, interviene sul delicatissimo tema del fine vita che in Italia incontra sempre molte resistenze e su cui si fatica ad instaurare un dibattito sereno.“Di recente – dice la presidente nazionale, Maria Laura Cattinari – l’associazione Coscioni ha promosso la campagna “Eutanasia legale”, che ha sfondato il muro del silenzio dei media coinvolgendo personaggi di grande richiamo. Ma quale può essere il risultato? E’ bene ed è utile in Italia andare al muro contro muro chiedendo il riconoscimento dell’eutanasia ancora prima del testamento biologico, cioè della possibilità di decidere quali trattamenti medici accettare o rifiutare?”.
EUTANASIA: "A 8 ANNI DA WELBY, IL PARLAMENTO SI FACCIA VIVO E INTERROMPA UNO SCANDALO PIÙ GRAVE DI OGNI INCHIESTA"
FINE VITA, QUELLO CHE INSEGNA PARIGI
Vladimiro Zagrebelsky La Stampa 15/12/2014)
“”Una Francia afflitta da problemi economici non meno gravi dei nostri e da una verticale caduta di credibilità dei suoi partiti di governo, non evita però di affrontare temi delicati di società e di diritti fondamentali, che invece in Italia sono considerati «divisivi» e per ciò stesso lasciati senza risposta.
Lasciati senza risposta da parte della legge e cioè dalla politica del legislatore, ma rimessi, volta per volta, alla decisione di giudici che non possono evitare di pronunciarsi, così esponendosi a critiche riguardanti il tenore della soluzione e più ancora la loro legittimazione a occuparsene.
Questa volta – ancora una volta – si tratta del problema della fine della vita di chi, gravemente e irreversibilmente ammalato, è prossimo a morire e penosamente soffre. La domanda di essere accompagnato verso una morte dignitosa e senza inutili patimenti rimane ora in Italia senza risposta esplicita, rimessa come è alla occasionale presa di responsabilità di singoli medici. Il codice penale e il codice deontologico vietano al medico atti diretti a provocare la morte del paziente. Nel caso di prognosi infausta o di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente il medico, secondo il codice deontologico della sua professione, deve continuare ad accompagnarlo con cure di sedazione del dolore e di sollievo dalle sofferenze «attuando trattamenti di sostegno delle funzioni vitali finché ritenuti proporzionati, tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento» che il paziente abbia rilasciato.
L’efficacia vincolante della volontà anticipatamente manifestata dal paziente ormai divenuto incapace di esprimerla è quindi limitata e debole. Senza contare i casi in cui simili anticipate dichiarazioni non esistano e la famiglia interpellata dai medici si divida nelle opinioni sul trattamento medico e sulla sua continuazione. Il medico è esposto a decisioni gravi e senza la guida di indicazioni legislative sul come agire, per esempio con l’obbligo di una valutazione collegiale e motivata. In una simile evanescenza delle regole si muovono quotidianamente medici e famiglie di pazienti in gravissima difficoltà. Le diverse convinzioni morali e culturali dei medici hanno un peso notevole o addirittura determinante, indirizzando verso esiti drammaticamente differenti la sofferenza di coloro che sono in fin di vita.
In Italia sono ancora nella memoria di tutti le vicende di chi, con una fatica che aggiunse pena a pena, ottenne finalmente da un medico l’interruzione di trattamenti artificiali con contemporanea sedazione e cura antidolorifica. E diede luogo a feroci, umilianti contrapposizioni la storia di quella donna cui, dopo anni di coma irreversibile, la Cassazione infine autorizzò l’interruzione di trattamenti artificiali.
La vicenda è di cinque anni fa. Allora Camera e Senato insorsero orgogliosamente rivendicando l’esclusiva loro competenza a legiferare e la prevalenza della politica sull’opera dei giudici. Il Parlamento giunse fino all’estremo rimedio di sollevare un conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Respinto dalla Corte il ricorso, il problema è stato abbandonato dalla politica, cosicché se un altro caso simile, anziché esser gestito nel silenzio venisse portato davanti a un giudice, saremmo nuovamente daccapo. Evidentemente il nostro Parlamento, il Governo, le forze politiche in tutt’altro affaccendati, non si ritengono adeguati ad affrontare il tema. Così avviene peraltro per altre questioni riguardanti i diritti civili.
Resta ancora irrisolta la questione della cittadinanza di chi nasce in Italia da genitori stranieri, così come quella delle unioni civili e quella più complessa di una mai definita legge generale sulla libertà religiosa. Trattandosi, come si diceva, di questioni «divisive» la politica anziché applicarvisi se ne tiene lontana, sottraendosi al proprio dovere. Nemmeno sono serviti i richiami ripetuti e accorati del Presidente Napolitano, che sui diritti civili da tempo si è dimostrato tanto attento e sensibile, quanto inascoltato.
Ma il desolante silenzio politico italiano non è da accettare come un dato di fatto insuperabile, strutturale e, quindi, inevitabile. La vicina Francia, per tanti aspetti simile, dimostra che è possibile un’altra presa di coscienza e un’altra assunzione di responsabilità politica sulle questioni fondamentali della società.
Avendolo posto tra i suoi punti programmatici elettorali, il presidente Hollande ha chiesto uno studio sul tema della fine della vita a due autorevoli parlamentari appartenenti ai due maggiori partiti di governo e di opposizione alla Assemblea nazionale.
Lo studio doveva riguardare lo sviluppo della legge che in materia già esiste in Francia. Una legge che ha recentemente portato davanti ai giudici il caso di un malato in coma irreversibile che i medici hanno valutato doversi lasciar morire interrompendo le cure cui è sottoposto. Essendosi spaccata la famiglia nelle contrapposte volontà della madre e della moglie del paziente, i giudici, fino al Consiglio di Stato, hanno concluso che la decisione dei medici è conforme alla legge. È stata portata la questione alla Corte europea dei diritti umani, che dovrà pronunciarsi sul senso del diritto alla vita in una simile situazione. Intanto però, indipendentemente dallo sviluppo di quella singola vicenda, il parere consegnato al presidente della Repubblica dalla commissione da lui nominata, ha messo in moto un’iniziativa politica che promette di dar luogo a rapide decisioni. L’Assemblea nazionale dovrebbe già a gennaio impegnarsi in una sessione di discussione. Poi il governo presenterà una proposta di legge.
Il rapporto dei due parlamentari suggerisce di rendere vincolanti per i medici le direttive, anticipate o attuali, date dal paziente, così da assicurare che siano rispettate le sue scelte di limitare o arrestare il trattamento medico e di essere accompagnato senza soffrire nella fase avanzata o terminale. Unitamente a quello di rifiutare la continuazione delle cure, sarebbe quindi riconosciuto un diritto nuovo, quello di ottenere insieme alla cessazione dei trattamenti, la sedazione profonda e continua, che assicura di non soffrire e di morire quietamente. La morte non verrebbe procurata dall’azione del medico o di altri, come avviene in alcun Paesi che ammettono l’eutanasia. Essa sopravverrebbe come effetto naturale del male di cui la persona è vittima. E al paziente che ottiene la cessazione dei trattamenti verrebbe praticato, fino alla fine, uno stato di sedazione che esclude coscienza e sofferenza.
L’intenzione del presidente Hollande di giungere ad una soluzione il più possibile condivisa dalla società francese, necessaria in vista di una conclusione legislativa che riguarderà tutti, sembra trovare soddisfazione nei primi commenti. Sono critici quelli dei partigiani dell’eutanasia attiva, ma sono favorevoli quelli della Società francese di accompagnamento e cure palliative e anche quella del vescovo presidente della commissione di studio della Conferenza episcopale di Francia, che, apprezzando una proposta che esclude l’eutanasia e l’assistenza al suicidio, ha affermato che «l’onore di una società è di cercare continuamente il miglior modo di accompagnare i cittadini vulnerabili che si avvicinano alla fine e che hanno diritto ad una fine della vita degna e serena».
È troppo ora attendersi anche in Italia una presa di coscienza da parte del Parlamento con l’abbandono di pretese e interessi identitari ed elettorali da parte di gruppi e partiti? L’esempio francese indica che l’urgenza di problemi economici o politici non impedisce che su altro terreno la politica non si sottragga a compiti che ne fondano la nobiltà. Per il suo equilibrio e la sua capacità di risolvere una rilevante parte dei problemi legati alla fine della vita, la soluzione ora concretamente in discussione in Francia potrebbe essere anche in Italia il punto di partenza per un rapido esame, che consenta di giungere finalmente a una soluzione, superando lo scontro paralizzante delle posizione estreme che si contrappongono su vita e fine vita.””
"LASCIATE MORIRE MIA FIGLIA" E GIUDICI DISSERO SÌ ALLA MAMMA DI UNA DISABILE
Enrico Franceschini – La Repubblica 29/10/2014
In Gran Bretagna l'eutanasia non è legale, tantomeno nei confronti di un minore. Ma una madre ha convinto la magistratura ad autorizzare i medici a staccare la spina a sua figlia, disabile dalla nascita, sostenendo che la sua bambina non poteva più vivere nelle condizioni di disperate sofferenze in cui si trovava. Così, con una decisione senza precedenti, i giudici hanno approvato di fatto l'interruzione della vita della ragazzina, esprimendo profonda commozione per la storia che sua madre aveva loro raccontato. «Ho grande ammirazione per questa donna», sono state le parole con cui il presidente dell'Alta Corte di Londra ha accompagnato un verdetto che fa storia
TESTAMENTO BIOLOGICO, ECCO PERCHÉ È UN DIRITTO
Cronache laiche 03/09/2014
Testo tratto dal libro di prossima stampa "Dalla A alla Zeta"
La storia di una scelta personale negata da sessant'anni fa luce, attraverso un'indagine medica e legislativa, su un tema ancora oggetto di forzature politiche e religiose.
Ad avviare il complesso dibattito riguardante il testamento biologico (alias "Dichiarazione anticipata di trattamento") è stato il caso di Eluana Englaro. Eluana, ragazza in stato vegetativo permanente da 17 anni a causa di un incidente stradale, è alla fine deceduta per sospensione della nutrizione artificiale. Tale decisione era stata da lei ripetutamente comunicata preventivamente e in piena salute al padre Beppino, qualora le fosse successo di cadere in coma irreversibile. Altre vicende altrettanto note e drammatiche sono quelle che hanno riguardato pazienti in condizioni di estrema sofferenza ma ancora vigili come L. Coscioni, PG Welby, G. Nuvoli, e P. Ravasin, tutti accomunati dal desiderio di porre fine ad una vita ritenuta ormai insopportabile.
HANS KÜNG: IO, TEOLOGO CATTOLICO VOGLIO DECIDERE DA SOLO QUANDO E COME MORIRE
Andrea Tarquini – La Repubblica 03/09/2014
Se la vita è un dono di Dio, perché non accettare la possibilità di restituire gentilmente il dono? È da tempo l'argomento chiave di chi chiede di legalizzare l'aiuto a chi vuole morire, oggi possibile quasi solo in Svizzera e in Olanda. Ma adesso uno dei massimi teologi cattolici del nostro tempo, il grande ribelle (ma esegeta di Papa Francesco) Hans Küng, a suo modo la fa propria. In un libro appena uscito in Germania. Gluecklich sterben? ("Morire felici?") s'intitola il volume di 160 pagine peri tipi del Piper Verlag, cui la Sueddeutsche Zeitung ieri ha dedicato una mega recensione con richiamo in prima pagina. Una presa di posizione destinata a smuovere le acque nel grande dibattito — tra cristiani e non solo — sul tema sofferto della liceità o meno di scegliere da soli quando passare dalla vita alla morte.
SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL CASO ELUANA ENGLARO
Da LIBERA USCITA che riprende a sua volta "Diritto Civile Contemporaneo -luglio/sett. 2014, riportiamo la sentenza di cui abbiamo già riferito in un precedente articolo. Sentenza importante perché non soltanto ribadisce l’illegittimità delle decisioni assunte a suo tempo dalla Regione Lombardia (Formigoni). Ma anche perché sancisce la natura di "trattamento sanitario" e di "cura" dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale che non è, invece, mero "sostentamento ordinario di base" (tesi strumentale sostenuta dalla gerarchia ecclesiastica e dai vari teo-dem). E altresì che "il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale".
""Con sentenza 2 settembre 2014 n. 4660, il Consiglio di Stato ribadisce quanto già statuito dal TAR Lombardia e cioè l’illegittimità del rifiuto della Regione Lombardia, che il 3.9.2008 respingeva la richiesta di mettere a disposizione una struttura per il distacco del sondino naso-gastrico che alimentava e idratava artificialmente Eluana Englaro, in stato di coma vegetativo permanente: ciò malgrado l’autorizzazione rilasciata dalla Corte di Appello di Milano, con decreto del 9.7.2008, nel giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, sez. I, 16.10.2007, n. 21748.
Come è noto, il distacco sarebbe poi avvenuto in una struttura sanitaria presso Udine il 9 febbraio 2009.
Viene altresì confermata la natura di "trattamento sanitario" e di "cura" dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale che non è, invece, mero "sostentamento ordinario di base": "Esse, infatti, integrano un trattamento che sottende un sapere scientifico, che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati come composto chimico implicanti procedure tecnologiche" (Corte di Cassazione, sez. I, 16.10.2007, n. 21748).
Secondo il Consiglio di Stato, "il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale".
Ancora, "come tutti i diritti di libertà, implica la tutela del suo risvolto negativo: il diritto di perdere la salute, di ammalarsi, di non curarsi, di vivere le fasi finali della propria esistenza secondo canoni di dignità umana propri dell’interessato, finanche di lasciarsi morire".
Ma soprattutto, "esso ha una natura ancipite, per così dire, ed è un diritto che ha una indubbia valenza privatistica, in quanto massima ed inviolabile espressione della personalità individuale, ma anche una innegabile connotazione pubblicistica, perché può e deve, se lo richiede la sua soddisfazione, trovare adeguata collocazione e necessaria attuazione all’interno del servizio sanitario, non potendo dimenticarsi che la salute, anche nella declinazione personalistica che è venuta ad assumere nel nostro ordinamento, è pur sempre, insieme, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività (art. 32 Cost.)".""
SENTENZA STORICA IN FRANCIA
"LASCIATE MORIRE VINCENT"
Paolo Levi – La Stampa 25/06/2014
È una decisione senza precedenti che riaccende il dibattito sull’eutanasia. A Parigi, il consiglio di Stato si è pronunciata a favore dell’interruzione dei trattamenti che tengono artificialmente in vita Vincent Lambert, trentanovenne tetraplegico in stato vegetativo, inchiodato da sei anni nel suo letto d’ospedale. La decisione segna una svolta nella battaglia giudiziaria dei genitori, cattolici tradizionalisti, che chiedono di andare avanti con l’alimentazione e l’idratazione artificiale del figlio, contrariamente alla moglie Rachel e all’équipe medica dell’ospedale di Reims. Ieri, i diciassette Saggi della Corte hanno ritenuto legale l’orientamento dei medici: «Bisogna interrompere i trattamenti». Per loro il paziente versa in uno stato «irreversibile» e continuare a mantenerlo in vita è «irragionevole ostinazione».
FINE VITA: LA MIA ESPERIENZA DA MEDICO
Domenico De Felice – Il fatto quotidiano 10/06/2014
Grazie alle parole del neurologo dell’ospedale più cattolico di Roma, il dott. Mario Sabatelli, si è tornato a parlare del "fine vita".
Come sappiamo la sanità è legiferata dai politici e spesso condotta dai magistrati. I miei complimenti quindi al responsabile del centro Sla del Gemelli di Roma che ha avuto il coraggio di dire che far scegliere il tipo di vita ad un paziente è la cosa più etica che ci sia finché ha la possibilità di scegliere. E’ il medico che deve dare salute ed è perfettamente preparato a saper spiegare, ancor più nel caso di una patologia come la Sla in cui i pazienti vengono seguiti giorno dopo giorno, quando quella salute che lo terrebbe in vita sarebbe artificiale, di continua sofferenza. Sarebbe una sofferenza fisica che spesso serve solo ai familiari i quali si verrebbero a trovare a fare una scelta fra vita e morte. Una scelta che porterebbe anche chi è in salute a maggior contatto con la morte. Una scelta che verrebbe negata per negare la morte che a tutti fa paura.
TRA FINE VITA E IPOCRISIE DI STATO
Michele Ainis – Corriere della sera 12/06/2014
Fra i troppi ministeri ospitati dal nostro troppo Stato, ce n’è invece uno di cui s’avverte la mancanza: il ministero della Sincerità. Se mai venisse istituito, ecco il nome giusto per dirigerlo: Giuseppe Saba. Non è giovane (87 anni), non è donna, ha perfino un titolo di studio (era ordinario di Anestesiologia). Peccati imperdonabili, alle nostre latitudini. Ma il peccato più grave l’ha commesso qualche giorno fa, rilasciando un’intervista a L’Unione Sarda. Dove candidamente ammette d’avere aiutato un centinaio di malati terminali, per farli morire senza sofferenze. Dove pronunzia a voce alta la parola tabù: eutanasia. Dove denuncia l’ipocrisia verbale di chi la chiama «desistenza terapeutica», come se non ci fosse in ogni caso una spina da staccare. E dove infine racconta che la dolce morte costituisce una pratica diffusa, diffusissima, nei nostri ospedali. Si fa, ma non si dice. Lui invece l’ha detto.
IL NEUROLOGO DEL GEMELLI: "I MIEI PAZIENTI SONO LASCIATI LIBERI DI MORIRE"
Silvia d’Onghia– Il fatto quotidiano 04/06/2014
"Trovo assurdo e violento che il destino di una persona che sta vivendo un dramma così particolare, com’è vivere con un tubo in gola, debba essere deciso da qualcuno seduto dietro a una scrivania. È violento, illogico, irrazionale, illegittimo. Per questo noi abbiamo già praticato la sospensione del trattamento - naturalmente col consenso informato- a pazienti sottoposti alla ventilazione non invasiva. E in un caso abbiamo avviato la procedura anche con un tracheostomizzato. Io non ho paura: stiamo facendo il bene dei pazienti". A parlare non è un medico svizzero, ma il professor Mario Sabatelli, neurologo responsabile del centro SLA del Policlinico universitario Gemelli di Roma.
EUTANASIA, SULLA LEGGE COLPEVOLI RITARDI
Carlo Toilo – L’Unità 26/05/2014
Sono passati quasi 250 giorni dal deposito in Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della eutanasia presentata dalla Associazione Luca Coscioni e da altre associazioni con 65mila firme di cittadini/elettori e sette mesi dall`incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini, che promise ai dirigenti dell`Associazione di impegnarsi per la modifica dei regolamenti parlamentari per rendere certo l`esame delle leggi di iniziativa popolare. Infine, sono trascorsi due mesi dal giorno in cui il presidente Napolitano, in una lettera indirizzata a me con l`invito a renderla pubblica, ha ri- chiamato l`attenzione del Parlamento sulla necessità di «non eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questo argomento». Dopo l`intervento del Capo dello Stato decine di deputati e senatori hanno risposto alla lettera che avevo inviato, a nome dell`Associazione, a tutti i parlamentari. Molti per dirsi d`accordo con la legalizzazione della eutanasia, altri per sostenere l`opportunità di mirare, in questa fase, ad una buona legge sul testamento biologico: tutte posizioni apprezzabili, cui però non ha fatto seguito alcuna iniziativa concreta, così che la proposta di legge attende ancora di essere calendarizzata dalla Camera o dal Senato. Intendo denunciare questa inerzia del Parlamento. E lo faccio assieme a Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli, Luciana Castellina, compagna di Lucio Magri ed al figlio di Carlo Lizzani, Francesco: tre persone che hanno vissuto come me il dramma del suicidio di un familiare e che hanno voluto, in una conferenza stampa tenuta il 18 marzo, denunciare la impossibilità, in Italia, di ottenere una morte dignitosa abbattendo il tabù della eutanasia, reso ancora più intoccabile dai veti delle alte gerarchie vaticane e dai politici clericali che fanno il loro gioco. In quella conferenza stampa ho reso noti i dati sui malati che ogni anno si suicidano (circa mille) o tentano di farlo senza riuscirvi (più di mille) ed il numero incredibile dei malati terminali che ogni anno, nei reparti di terapia intensiva degli ospedali e delle cliniche italiani, muoiono con l`aiuto attivo di medici pietosi e coraggiosi: ventimila. Chiara, Luciana, Francesco ed io vogliamo richiamare l`attenzione dei nostri parlamentari su questi dati, che nessuno ha potuto smentire perché purtroppo rispecchiano la vergognosa realtà del nostro Paese. Chiediamo a deputati e senatori di riflettere su questo: nei due mesi trascorsi dal sereno ma fermo appello del capo dello Stato oltre 300 malati si sono suicidati o hanno tento di farlo e per oltre 3.000 malati terminali si è fatto ancora una volta ricorso alla eutanasia clandestina: una situazione - la clandestinità - che si presta proprio a quelle «derive eutanasiche» tanto paventate, a parole, dai cattolici oltranzisti. La Costituzione garantisce ed anzi impone ai parlamentari agli «eletti del popolo» - di seguire solo la propria coscienza. Lo facciano ed introducano finalmente nel nostro ordinamento quelle norme di civiltà senza le quali continuerà senza fine la «strage degli innocenti» ed il dolore inestinguibile dei loro congiunti.
EUTANASIA: MINA WELBY DA CHANGE.ORG LANCIA APPELLO A GRASSO E BOLDRINI PER LA CALENDARIZZAZIONE
Comunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni e del Comitato promotore EutanaSiaLegale
L'Associazione Luca Coscioni ha depositato alla Camera dei Deputati, insieme al Comitato Eutanasia Legale, una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e la regolamentazione del testamento biologico. Dal 13 settembre 2013 la proposta non è stata nemmeno presa in considerazione. Il 18 marzo 2014 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera aperta a Carlo Troilo, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato che "il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee sulle condizioni estreme di migliaia di malati terminali in Italia". Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni e dal 1980 moglie del radicale Piergiorgio Welby affetto da distrofia muscolare, si è rivolta a Change.org per rilanciare la pdl popolare depositata da 78.973 cittadini firmatari: "Se anche per te bisogna vivere liberi fino alla fine, firma la petizione per la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e la regolamentazione del testamento biologico su Change.org affinché il Parlamento ne discuta".
Mina Welbi - La vita è un'altra cosa
FINE VITA, IL GOVERNO AVVII L’INDAGINE CONOSCITIVA
Articolo di Luigi Manconi (l?’nità 14/05/2014)
""IL DIBATTITO ITALIANO SUL FINE VITA RISCHIA DI NON USCIRE DAL PIANO DELLE IDEOLOGIE E DELLE EMOZIONI e dal terreno della guerra all’ultimo sangue tra avverse opzioni morali. Per questa ragione è quanto mai necessario e urgente dotarsi di una documentazione per quanto possibile oggettiva e scientifica sulla portata di un fenomeno come quello dell’eutanasia illegale, che resta generalmente sottovalutato o rimosso o censurato.
Se da una parte vi è una percezione diffusa che nel nostro Paese l’eutanasia faccia parte della prassi(comune ancorché occulta), dall’altra, è vero che i dati a disposizione per definire la questione sono scarsi e non sistematici, dovuti alle iniziative volontaristiche dei ricercatori: iniziative che, per quanto lodevoli, risultano inevitabilmente viziate dal limite della parzialità. Non esiste, dunque, uno studio ufficiale, completo e dettagliato, valido per tutto il territorio nazionale. Un’indagine conoscitiva sull’eutanasia – come quella sollecitata da Maria Antonietta Farina Coscioni su l’Unità del 7 maggio scorso – si configura come atto indispensabile ai fini della discussione e dell’approvazione di una legge che disciplini in modo coerente la materia. In Olanda, fu proprio uno studio del genere a introdurre nel 1990 un dibattito assai intenso all’interno del Parlamento, che terminò con l’approvazione dell’Euthanasia Act nel 2002. Ma l’indagine olandese fu commissionata e realizzata dal governo attraverso l’istituzione di un apposito organismo (la Commissione Remmelinck) con il consenso della Royal Dutch Medical Association.
Lo studio coinvolse tutti i medici olandesi, sottoponendo loro un questionario anonimo, e riuscì a raggiungere la copertura del 95% dei decessi avvenuti in quell’anno. In questo modo, i risultati riprodussero la fotografia fedele di quelle che erano le pratiche più frequentemente utilizzate, evidenziando come l’eutanasia attiva fosse già una realtà «sotterranea » eppure assai diffusa (stimata intorno all’1,7% dei decessi). Negli anni successivi il governo olandese dispose un monitoraggio con gli stessi criteri del primo report, a cadenza quinquennale. Un’indagine così capillare – richiesta dall’Associazione Luca Coscioni sin dal 2006 – esula totalmente dalle possibilità e dalle funzioni dell’organismo che presiedo (la Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato), che non dispone dei mezzi, delle competenze e dei poteri necessari. Resta ciò che posso fare io, in qualità di membro del Parlamento. Personalmente ritengo che i rapporti di forza, per così dire ideologici – specie all’interno del Senato – rendano ardua qualunque iniziativa per l’approvazione di un disegno di legge sull’eutanasia.
Questo non deve limitare in alcun modo l’attività per sollecitare un dibattito, che è mia premura – dal momento che ho depositato un progetto di legge in materia – tenere aperto: e che è necessario sviluppare innanzitutto sul piano culturale. Se è vero, come è vero, che l’opinione pubblica è probabilmente già assai sensibile e addirittura maggioritariamente favorevole, restano resistenze sorde e ostilità robuste. Ma molto, moltissimo, c’è da discutere e da approfondire. Si pensi alle seguenti affermazioni, fatte da due Papi in tempi non recenti. La prima è di Pio XII che, nel 1957, nella Allocutio ad participantes XI Congressum Societatis Italicae de anaesthesiologia, così rispondeva a un essenziale quesito: «La soppressione del dolore e della coscienza per mezzo dei narcotici (quando è richiesta da un’ indicazione medica), è permessa dalla religione e dalla morale al medico e al paziente (anche all’avvicinarsi della morte e se si prevede che l’uso dei narcotici abbrevierà la vita)? Se non esistono altri mezzi e se, nelle date circostanze, ciò non impedisce l’adempimento di altri doveri religiosi e morali: sì».
E Paolo VI, nel 1970, rivolgendosi ai medici cattolici sosteneva: «Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita».
Sia chiaro: nulla che abbia a che vedere direttamente con l’eutanasia e tuttavia, lette quelle parole di Pio XII e di Paolo VI, viene da intristirsi per come la dottrina e la pastorale della Chiesa cattolica siano così cupamente regredite nel corso degli ultimi decenni.""
USA:IL 72% DEGLI ANZIANI REDIGE IL TESTAMENTO BIOLOGICO
Dal sito LIBERAUSCITA un commento di Giampietro Sestini
""Secondo un nuovo studio della University of Michigan e del Veterans Affairs Ann Arbor Healthcare System, è in aumento il numero di anziani che redige un testamento biologico di fine vita, e sta raggiungendo numeri record. La ricerca, pubblicata sul ‘Journal of l’American Geriatrics Society’, parla di numeri passati da circa il 47 per cento degli anziani nel 2000 al 72 per cento nel 2010.
Inoltre, nonostante sia quasi raddoppiato il numero di persone che portano a compimento le proprie disposizioni anticipate sulla fine della loro vita (che si riferiscono a sostituti decisori e a trattamenti di supporto vitale), non esiste praticamente alcuna differenza nei tassi di ospedalizzazione o morte in strutture sanitarie.
Secondo Maria Silveira, autore principale dello studio, "l’aumento dei testamenti biologici indica che le persone hanno un approccio meno timoroso rispetto alla pianificazione della fine della propria vita e hanno sempre meno difficoltà a parlare di morte con i propri cari".
(da: ADUC avvertenze n° 15 di giovedì 3 aprile 2014)
Commento. Se erano il 47% nel 2000 e il 72% nel 2010, oggi gli anziani americani che hanno sottoscritto il loro testamento biologico saranno più dell’80%! Questo mentre nel 2014 a Roma la dichiarazione del sindaco Marino di istituire nella città i registri per i testamenti biologici è stata accolta dalle solite critiche dei politici "cattolicisti" (così come avvenuto per la lettera con cui il Presidente Napolitano ha semplicemente invitato il Parlamento a "un sereno e approfondito confronto di idee" sul tema del fine vita).
In proposito riportiamo qui sotto il commento di LiberaUscita quando, nel novembre 2010, tre ministri del Governo Berlusconi inviarono una circolare a tutti i Comuni italiani per tentare di bloccare l’istituzione dei registri.
"Ribadiamo che il Comune che istituisce il registro dei testamenti biologici non deborda in nessun modo da quelle che sono le sue competenze. Al Comune compete il compito, delegatogli dallo Stato, di fornire servizi alle persone. Il registro consiste nell’autenticazione, registrazione e conservazione, da parte di un Ufficio del Comune, delle direttive rilasciate dalle persone interessate circa i trattamenti sanitari ai quali non intendono essere sottoposti in caso di incapacità di intendere e volere, e per questo motivo denominate ‘direttive anticipate di trattamento sanitario’ (DAT). Si tratta di semplici atti amministrativi sulla base di quanto previsto dall’art. 76 del dpr 445/2000 (dichiarazioni sostitutive di atto notorio). In sostanza, l’estensore dichiara per iscritto le sue volontà ed eventualmente nomina un proprio fiduciario. Il Comune non entra nel merito del contenuto delle DAT ma si limita ad autenticare la firma del dichiarante e dell’eventuale fiduciario e trattiene l’atto nei suoi registri rilasciandone copia conforme all’interessato. Per tale adempimento, richiede il pagamento di un bollo analogo alle altre autenticazioni previste dalla legge (0,26 euro). Con il registro delle DAT si riempie un vuoto di tipo amministrativo nel nostro ordinamento, in quanto il principio della autodeterminazione terapeutica è un diritto garantito dall’art.32 della Costituzione, ma non esite una procedura per la sua attuazione. Fra l’altro, tale diritto che è stato confermato più volte dalle sentenze della Magistratura, a partire dalle sentenze sui casi Welby ed Englaro fino alla sentenza 438 del dic. 2008 della Corte Costituzionale, senza dimenticare i decreti di nomina di amministratore di sostegno da parte dei Giudici tutelari (come ha fatto per primo il Giudice Guido Stanzani del tribunale di Modena). Lo strumento del registro delle DAT è dunque assolutamente legittimo e si inserisce nel nostro contesto legislativo. Diciamo meglio: è un’attività del Comune non solo pienamente legittima ma anzi dovuta, che non comporta oneri sulla collettività né si sostituisce al legislatore, come hanno invece affermato i Ministri del Governo Berlusconi. Il registro risponde anche alla richiesta dell’Ordine dei medici che, nel loro codice deontologico (art.38 "Autonomia del cittadino e direttive anticipate di trattamento") prevedono che il medico debba tener conto di quanto precedentemente espresso dalla persona in merito alle terapie purché certo e documentato.
E il registro comunale questo fa: dà certezza di data e di firma alle DAT a garanzia della volontà delle persona e a tutela dei medici che quella volontà intendono (e debbono) rispettare".""
SCELTE DI FINE VITA: ITALIA COME CINA E YEMEN
Matteo Mainardi – L’Huffington post 09/04/2014
204 giorni fa vennero depositate alla Camera dei Deputati 67 mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare riguardante la legalizzazione dell'eutanasia. 22 giorni fa il Presidente della Repubblica lanciò un appello rivolto al Parlamento per un dibattito sui temi del fine vita. Da 4 settimane, ogni mercoledì l' Associazione Luca Coscioni si dà appuntamento davanti a Montecitorio per mettere insieme tutti questi numeri e chiedere l'apertura di un ampio confronto pubblico.
FINE VITA, IL SILENZIO DEL PARLAMENTO
Susanna Turco – L’Espresso 08/04/2014
A tre anni dal caso Englaro, dopo uno sciopero della fame e una conferenza stampa, Carlo Troilo scrive all’"Espresso". Lamenta l’assenza nel dibattito di Pd e laici di centrodestra e sospetta che l’omertà nasca dal patto politico Renzi-Alfano. Abbiamo girato le sue accuse ai diretti interessati. Ecco come ci hanno risposto. E che cosa hanno in mente
FINE VITA, E’ ORA DI PARLARNE
Guglielmo Pepe – La Repubblica 25/03/2014
"" Per scuotere il Parlamento servono a volte atti di forza. Perché solo dopo lo sciopero della fame di Carlo Troilo, consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, e il conseguente richiamo del presidente Giorgio Napolitano, affinché l’Istituzione non ignori "il problema delle scelte di fine vita", qualcosa si è mosso tra le forze politiche per iniziare a discuterne. Non molti sono disposti a confrontarsi sul diritto di vivere e di morire, sull’autodeterminazione, sul significato dell’esistenza, sulla sofferenza, sulla malattia quando non lascia più alcuna speranza. Eppure negli ospedali muoiono ogni anno migliaia di persone (quante non si sa, nessuno indaga sull’argomento), perché rinunciano alle cure. È una "desistenza terapeutica" che medici e infermieri conoscono benissimo. Prendere atto di questa realtà significa affrontare la discussione su Eutanasia, Testamento biologico, Suicidio assistito, argomenti sui quali i partiti sono divisi tra di loro e, spesso, al loro interno. Bisogna auspicare un dibattito sereno, non condizionato da pregiudizi ideologici e religiosi. Di certo la fine della vita riguarda tutti. Abbiamo il diritto di affrontarla liberamente e con dignità.""
EUTANASIA: UN IRRINUNCIABILE DIRITTO CIVILE
Simonetta Fiori e Caterina Pasolini da La Repubblica 15/03/2014
«Solo noi possiamo capire cosa significa», dice Chiara Rapaccini, famosa illustratrice e compagna di Mario Monicelli. Annuisce complice Francesco Lizzani, stessa faccia del padre Carlo: professore di storia e filosofia, riflette sul gesto paterno con amorevole lucidità. Al telefono c’è Luciana Castellina, anche lei ha conosciuto il dolore evocato da Chiara. E non importa se Lucio Magri ha fatto una scelta diversa, non il volo da una finestra, ma un lungo viaggio verso la fine: in Svizzera, con l’aiuto di un amico medico.
"HO AGITO PER EVITARE SOFFERENZE ESTREME". BONNEMAISON E L'EUTANASIA IN FRANCIA
Matteo Mainardi – Huffington post 16/08/2013
Due anni fa Nicolas Bonnemaison, medico d'emergenza all'ospedale di Bayonne, ha confessato di aver somministrato iniezioni letali a quattro anziani pazienti in fin di vita per alleviare le loro sofferenze. Subito incriminato Bonnemaison è riuscito a far aprire un dibattito pubblico che in Francia ha fatto passare dal 50 all' 86% le persone favorevoli alla legalizzazione dell'eutanasia fino ad arrivare, a febbraio 2013, all' lt appello diretto al presidente Hollande da parte di 350 medici che hanno chiesto la sospensione immediata della radiazione dall'Ordine del medico di Bayonne.
SI PUO’ INGABBIARE UN MITO DELLA LIBERTA’
Edoardo Boncinelli – Il Corriere della sera 05/07/2013
""Si può ingabbiare un mito e trattenerlo al di qua del precipizio? Quanto è lecito tenere un essere umano, anche grandissimo, sull'orlo di questa vita? Sembra che Mandela ci stia abbandonando, e con lui tramonterebbe uno degli ultimi grandi miti della nostra epoca, travagliata e disincantata. Quanto è opportuno sforzarsi di tenerlo in vita? E quale può essere in generale la miglior condotta verso una grande anima che se ne sta andando? «Morire, dormire; dormire... forse sognare» dice Amleto, andando più vicino di chiunque altro al senso della vita e della morte; o meglio della morte vista dalla vita. Spesso per i grandi capi politici che se ne andavano si è fatto di tutto per tenerli in vita il più a lungo possibile; per calcolo politico, per prudenza, per aver tempo di preparare il nuovo nella continuità. È discutibile che ciò abbia senso anche in questi casi, ma se ne intravede almeno una ragion d'essere. Nel caso di Mandela, la situazione sembra diversa e tutta giocata sulla sua nobiltà d'animo in vita e sul suo inesausto anelito di libertà. Forse quindi non è il caso di procedere oltre a tenere in gabbia un leone che in gabbia non ci è voluto mai stare. Né ha tollerato che ci stessero altri. È sempre difficile confrontarsi con la morte, soprattutto quando i sentimenti fanno ressa nell'animo. Né la medicina è onnipotente. Ma proprio perché in questo caso non sta a noi prendere decisioni, possiamo guardare in faccia la questione ed essere «gratuitamente» filosofi. È umano che chi lo ama lo voglia ancora per sé, anche se della vita non gli sarà probabilmente rimasto che qualche barlume, qualche residua visione della sua grande coscienza. Forse è sulla sua coscienza che dobbiamo interrogarci, più che sul suo corpo, anche se non c'è niente di più insondabile della coscienza di un altro. Questa coscienza ha visto tante, tantissime cose, belle e brutte, ha ricevuto un numero enorme di manifestazioni di devozione e di affetto. Forse ne vuole ancora; forse basta così; forse è il caso di lasciarlo andare a un altro, diverso, sogno. O forse allo stesso, congelato per sempre.""
PUÒ ESISTERE UNA GIUSTIFICAZIONE CRISTIANA DELL'EUTANASIA?
Da Italia Laica: Giannino Piana Micromega n. 4, maggio 2013
L'eutanasia è una pratica presente in tutte le società e le culture - dalle più remote a quelle attuali -che ha assunto (e assume) tuttavia connotati e significati diversi a seconda delle modalità con cuiviene eseguita e delle motivazioni che giustificano ad essa il ricorso. Senza entrare nel merito diun'indagine storica (e antropologica), che ci porterebbe lontano e che esula peraltro dall'intento di questosaggio, si può dire che l'eutanasia è oggi comunemente intesa come quell'insieme di azioni o diomissioni intenzionalmente e direttamente finalizzate a porre fine alla vita o ad accelerare la morte di unmalato che versa in condizioni disperate.
Da Italia Laica: Alessandro Speciale Micromega n. 4, maggio 2013
Da sempre, uno degli elementi chiave di ogni religione è la risposta offerta al mistero della morte, siaper dare speranza di fronte alla fine della vita, sia per trovare alla morte un posto all'interno dell'esperienzaumana, sia infine per spiegarne il senso a chi sta per incontrarla o a chi ha perso da poco una persona cara.Storicamente, le comunità religiose di ogni tipo, epoca e regione del mondo hanno cercato quindi difare proprio il momento della morte, di ricondurlo all'interno del ciclo della vita attraverso riti dipassaggio o di commemorazione. Anzi, l'esperienza della morte e il processo che avvicina ad essasono spesso considerati come occasione per un'esperienza spirituale, un momento chiave per lascoperta di sé e per la preparazione alla nuova vita che seguirà la morte.
Carlo Augusto Viano – La Repubblica.it Archivio 15/05/2013
L' atteggiamento liberale verso il suicidio, presente nella cultura antica e riaffiorato nell' umanesimo e nell' illuminismo, è stato censurato tra Ottocento e Novecento dagli eredi di Kant e di Schopenhauer, che hanno continuato a vedere nel suicidio un atto contraddittorio, e dagli orientamenti culturali che, come le ideologie nazionalistiche o totalitarie, attribuivano il primato alla comunità rispetto all' individuo.
LA DOPPIA MORALE SUL FINE VITA - LETTERA
Corrado Augias - La Repubblica 08/05/2013
Caro Augias, è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della eutanasia. Ne sono autori l’Associazione Coscioni, Uaar ed Exit. La sorreggono tre dati:1) oltre il 60% degli italiani (70% nel nord-est, leghisti compresi) è favorevole; 2) in Italia ogni anno, non potendo ottenere "la dolce morte", mille malati terminali si suicidano ed altri mille tentano di farlo; 3) secondo studi accreditati, oltre il 60% dei malati terminali (oltre 50mila) ricoverati nei reparti di terapia intensiva muore con l’aiuto dei medici, che sospendono le terapie e magari aumentano le dosi di morfina. Molti medici la definiscono "desistenza terapeutica", e non eutanasia, ma a me pare una questione nominalistica. Resta la realtà di una diffusa eutanasia clandestina, basata sulla logica gesuitica del "si fa ma non si dice". Il guaio è che proprio a causa della clandestinità aumentano quei rischi di "derive" agitate come spauracchi dal Vaticano e dai Teodem. Per avere finalmente una legge che regolamenti la materia servono 50 mila firme autenticate entro 4 mesi. Tutte le notizie su dove, come e quando firmare
sul sito www.eutanasialegale.it.
Mi ha colpito per la sua logica impeccabile l’intervento del professor Vito Mancuso domenica scorsa su questo giornale. Trascrivo il periodo che mi pare racchiuda il nocciolo della sua argomentazione: «A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione. Se un essere umano ha liberamente scelto di mettere fine alla sua vita-bios perché l’esistenza è diventata una prigione e una tortura, chi veramente vuole il "suo" bene [...] lo deve rispettare. Questo sentimento [...] deve tradursi in concreta azione politica, nell’impegno a far sì che lo Stato dia a ciascuno la possibilità di "vivere" la propria morte nel modo più conforme a come ha vissuto la propria vita, in modo tale che si possa scrivere l’ultima pagina del libro della propria vita con responsabilità e dignità. Il diritto alla vita è inalienabile, ma non si può tramutare in un dovere». Questo brano presenta almeno tre aspetti che lo rendono particolarmente valido. Il primo è che può essere smentito solo con un’affermazione di tipo dogmatico, cioè estranea alle coordinate della logica - oltre che della misericordia. Il secondo è che il suo autore è un cattolico praticante e professore di teologia. Il terzo, ma non meno importante, è che incontra la sensibilità comune prevalente. La sola obiezione che vedo è di bassa politica. In un paese che strizza l’occhio alla doppia morale affrontare questioni di principio, giuste che siano, può essere inutile.
Vito Mancuso – La Repubblica.it Archivio 05/05/2013
ALLEVIARE la sofferenza sempre, in ogni caso laddove sia possibile. Rispettare la libera autodeterminazione della coscienza sempre, con senso di solidarietà e di vicinanza umana. È questo il duplice punto di vista a partire dal quale a mio avviso occorre disporre la mente di fronte al grave e urgente problema dell' eutanasia o suicidio assistito.
EUTANASIA LEGALE PER VIVERE LIBERI FINO ALLA FINE
Ammalarsi fa parte della vita.
Come guarire, morire, nascere, invecchiare,
amare. Le buone leggi servono alla vita:
per impedire che siano altri a decidere per noi,
in nome di Stati o religioni; per garantire
libertà e responsabilità alle nostre scelte,
drammatiche e felici. Fino alla fine.
Guarda il volantino della proposta di legge di iniziativa popolare promosso dall'associazione Luca Coscioni, con l'adesione di Exit Italia, Uaar, Radicali Italiani e Amici di Eleonora Onlus:
http://www.eutanasialegale.it/sites/default/files/VOLANTINO%20A5%20fronte.pdf
Il diritto su di sé: l'eutanasia
Carlo Troilo - Fondazione Critica Liberale 09/03/2013
Nel dicembre del 2008 l’Associazione Luca Coscioni presentò una petizione al Parlamento su "Autodeterninazione, eutanasia e testamento biologico".
In quella occasione raccolsi le firme di un centinaio di personalità della società civile a sostegno della nostra iniziativa.
Francia, i medici aprono all'eutanasia
Giampiero Martinotti – La Repubblica.it Archivio 15/02/2012
PARIGI - L'Ordine dei medici francese apre la porta all'eutanasia. Per la prima volta, sia pur con molte precauzioni, l'istituzione si dice favorevole a una «sedazione terminale», che dovrebbe però essere riservata ad alcuni casi eccezionali «per dovere d'umanità». Il documento rilancia il dibattito sull'eutanasia, malgrado il termine non venga utilizzato. Durante la campagna elettorale, François Hollande aveva detto di voler legiferare in questa materia: un rapporto, arrivato sul tavolo del presidente poche settimane fa, propone un'interpretazione estensiva della legge attuale e non esclude l'introduzione, in casi rari, del suicidio assistito.
Englaro, data morte Eluana per me e' giorno del silenzio
(Adnkronos) - "Il 9 febbraio per me e' il giorno del silenzio. Una giornata tristissima".
Quella che per l'Italia e' diventata la Giornata nazionale degli stati vegetativi per il papà di Eluana Englaro, Beppino, è solo la data in cui sua figlia, nel 2009 dopo 17 anni di vita in stato vegetativo, ha smesso di respirare.
E la scelta e' quella di vivere in maniera estremamente riservata l'anniversario della morte della donna 38enne di Lecco, vittima a 21 anni di un incidente stradale (era la sera del 18 gennaio 1992) che le provocò lesioni cerebrali gravissime.
ADDIO ALLA MORTE
Articolo di George Steiner – La Repubblica 17/01/2013
La domanda che qui pongo è la seguente: la condizione e la fenomenologia della morte classica, rimasta dominante per moltissimi secoli, è in crisi? La nostra esperienza, collettiva e personale, della morte sta forse subendo una mutazione, uno «spostamento di paradigma» di portata ben più vasta rispetto a qualsiasi altro finora registrato dalla storia?
Problemi di inizio e di fine vita
Dal sito www.italialaica.it - Articolo di Paolo Bonetti 10.11.2012
L’ultimo numero della rivista "Bioetica", organo ufficiale della Consulta di Bioetica, una organizzazione laica da non confondere con il Comitato Nazionale di Bioetica di nomina governativa e fin dall’inizio fortemente condizionato da una maggioranza di membri cattolici, pubblica nel suo…
Voglio morire da vivo
Video appello dei Radicali per l’eutanasia legale
Francia, verso l’eutanasia attiva?
Dal sito cronachelaiche.it del 10.10.12 – Articolo di Claudio Tanari
Hack: il cuore o lavita
Articolo di Ferdinando Camoon (La Stampa 15/12/2012)
""L’ astrofisica Margherita Hack, scienziata conosciuta in tutto il mondo, pone un drammatico dilemma: è meglio vivere a lungo ma male o poco ma bene? Lei fa la seconda scelta. Ha un problema al cuore, è necessario un intervento chirurgico che può avere rischi e conseguenze, e lei rifiuta: «No grazie, preferisco vivere poco ma bene, a casa mia, con mio marito, i miei cani e il mio computer».
È una scelta che, così o in forme simili, si presenta in tante famiglie. Nel caso della Hack c’è un dato in più: la scienziata ha 90 anni, e questa cifra cambia la valutazione sia della vita vissuta che della vita da vivere: a 90 anni il futuro non può più essere molto lungo. La scienziata annuncia la scelta così: «Meglio un giorno da leone che cent’anni da pecora». Come i soldati che, da quelle parti, andavano in prima linea: morire con coraggio o vivere con viltà?
È il problema dell’accettazione della morte. Un’impresa impossibile a chiunque, tranne a quei fortunati che, tirando le somme, trovano che il risultato finale della loro vita è positivo. Ricordo una conversazione con Eugenio Montale: «Noi tutti desideriamo morire… no, non tutti lo desiderano, ma io sì comunque, per ragioni private… desideriamo morire dopo una esperienza perfezionatrice». Prima venga la «perfezione», poi può venire la morte. È il desiderio di Faust, come lo racconta Goethe: vivere fino al momento di esclamare: «Férmati, o attimo, sei bello! ». Quell’attimo vale qualunque prezzo, anche quello, come succede a Faust, di vendere l’anima al diavolo. Il che significa: per un attimo perfetto, la dannazione eterna. Faust crede di trovare l’attimo perfetto nel lavoro, nella trasformazione del mondo, nel tinnir delle vanghe, nel vedere l’umanità all’opera. La «signora delle stelle», come il giornale di Trieste chiama Margherita Hack, ha lo stesso desiderio: vivere lavorando, in contatto col marito, con i suoi otto gatti, col computer, le email e Skype. Questo è vivere. Un’operazione al cuore a 90 anni, la degenza, la non autosufficienza, il bisogno di aiuto per ogni minima necessità, il distacco dall’umanità cioè da noi, tutto questo non è vivere. Oggi alle 17,30 la Signora delle Stelle si collega via Skype con un convegno, e parlerà. Tutti diremo: è viva. Se fosse stesa a letto e non potesse far niente, non potremmo dire altrettanto. Un prolungamento, magari breve, della vita, è vita, mentre un anticipo, magari lungo, della morte, è morte.
Francia, sondaggio sul fine vita
Da LIBERA USCITA: alcuni dei risultati più interessanti emersi dal sondaggio.
Leggi ……..
"Vidi Eluana e capii che non aveva senso vivere così"
Intervista di Angela Frenda a Renzo Tondo governatore friulano che consentì il ricovero a Udine, dove poi Eluana Englaro morì: "sembrava un gomitolo di lana, nessun collegamento con il mondo. Oggi posso dirlo. Se fosse stata mia figlia mi sarei comportato come Beppino Englaro … "
La vera fine del Cardinal Martini
La Repubblica – 26/09/2012
Vito Mancuso e Eugenio Scalfari sulla sedazione del cardinal Martini.
In ritardo di 200 anni
Da L’Amaca di Michele Serra (Repubblica 1.9.12)
Leggi L’Amaca, l’ultima intervista di Carlo Maria Martini "Chiesa indietro di 200 anni. Perché non si scuote, perché abbiamo paura?" e l’articolo, a cura di Orazio La Rocca "Dal dialogo con l’Islam al sì al preservativo, la sua rivoluzione dolce":
""Sono tutt’altro che un vaticanista, ma mi ha molto sorpreso, nel vasto cordoglio suscitato dalla morte di Carlo Maria Martini, leggere così poco (quasi nulla) a proposito del suo essere, nel mondo cattolico, uno sconfitto. Un grande sconfitto, ma uno sconfitto, dentro una Chiesa che ha via via dismesso lungo gli anni, lo spirito del concilio Vaticano II con il suo ecumenismo, il forte afflato sociale di quell’irripetibile momento storico, l’allentamento della spinta dogmatica, chiudendo uno dopo l’altra le porte e le finestre che il pontificato di Papa Roncalli aveva aperto in così poco tempo. Nella sua ultima intervista al Corriere, lo stesso Martini, parlando di una Chiesa "in ritardo di duecento anni" (!!), sottolineava, neanche tanto indirettamente, la notevole distanza che lo separava da Roma.
Né il riferimento desolatamente critico ai "riti e agli abiti pomposi", insomma alla restaurazione della Forma, pareva casuale nelle sue parole, regnante Ratzinger.
Capisco che quando muore una personalità di così grande spessore umano e intellettuale prevalga l’urgenza di rendergli omaggio. Ma la personalità in questione era – mi scuso per il piatto politicismo – il capo dell’opposizione, e di un’opposizione sbaragliata dalla restaurazione. Non è un dettaglio.""
Leggi i due articoli:
Articolo di Orazio La Rocca
L’AMACA - Michele Serra.
Da La Repubblica del 31/08/2012.
Se anche un cattolico più vicino alla società che al dogma (mi riferisco al vicesindaco di Milano, Maria Grazia Guida) si mette di traverso contro il testamento biologico, vuol dire che non c’è più speranza. Non c’è più speranza di far capire al mondo cattolico, nella sua quasi interezza, che non può costringere il resto del mondo a vivere e a morire secondo precetti che non gli appartengono. E che la confusione tra leggi dello Stato e volontà della Chiesa è un vero e proprio oltraggio inferto ai molti milioni di italiani non cattolici. A rendere ancora più triste la sortita del vicesindaco, e della cosiddetta componente cattolica del Pd, la notizia che il pastore valdese di Milano, Giuseppe Platone, si rallegra della volontà della giunta Pisapia di introdurre il testamento biologico per i cittadini milanesi, e ricorda che i valdesi già sono depositari di 800 testamenti perché «credono nell’autodeterminazione della persona». Mi dispiace doverlo dire con inevitabile brutalità: ma chi è contro il testamento biologico è contro l’autodeterminazione degli esseri umani. Il vicesindaco di Milano, purtroppo, non fa eccezione.
La Stampa 24/05/2012 - IL REGISTRO, ISTITUITO IN COMUNE NEL MARZO DELLO SCORSO ANNO
Sono 358 , in prevalenza donne i firmatari del testamento biologico
Sono 358 i cittadini torinesi che si sono finora iscritti al «Registro dei testamenti biologici» istituito dal Comune nel marzo dell’anno scorso. Il dato è stato fornito ieri dall’Ufficio relazioni con il pubblico durante la commissione Diritti e Pari opportunità, presieduta dalla consigliera Marta Levi. Finalmente Palazzo civico ha anche diffuso interessanti dati circa l’età dei cittadini che ha richiesto di essere iscritto al Registro.
Il testamento biologico si fa online, iniziativa dell'associazione Coscioni
Un modulo per fare testamento biologico on line. E' l'ultima battaglia dell'Associazione Luca Coscioni per fare valere la volontà individuale in materia di 'morte dolce'. Su internet è possibile compilare un formulario nel quale indicare preventivamente le cure che si intendono ricevere e quelle alle quali si intende rinunciare nell'eventualità che si perda la capacità di prendere decisioni autonome. "Mentre la Conferenza episcopale italiana preme sul governo affinché venga approvata la legge sul fine vita, contro ogni principio di autodeterminazione, riteniamo doveroso fornire al cittadino un altro strumento per far valere le proprie volontà", spiega Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni.
Per redigere il testamento basta compilare il form, elaborato dalla società di comunicazione Youlovehome, sul blog http://testamentobiologicoonline.it/compila-il-testamento-biologico/
Argentina, approvata legge sul fine-vita: “Per una morte dignitosa, possibile rifiutare trattamenti”
A PROPOSITO DELLA LEGGE SUL FINE VITA
La legge approvata il 12 luglio 2011 dalla Camera dei deputati ci preoccupa come persone che amano la vita, credono nella libertà di scelta individuale e nel principio di autodeterminazione sancito dalla Costituzione.
Il DDL "Calabrò" l’indisponibilità della vita umana, nega valore vincolante alla dichiarazione anticipata di trattamento(testamento biologico), considera l’idratazione e l’alimentazione forzata sostegno alle funzioni vitali e non una terapia, rendendole in pratica obbligatorie.
Oltre a essere crudele e sprezzante nei confronti dei cittadini, questa legge si pone in netto contrasto con gli orientamenti europei in tema di diritti civili e rispetto della persona, facendo regredire l’Italia alla condizione di Stato etico, in cui i principi di un’ideologia di parte prevalgono su quelli costituzionali.
Come Associazione laica ci impegniamo fin da ora a sostenere attivamente ogni iniziativa che porti a contrastare e infine abrogare questa legge autoritaria e incostituzionale, che impone il trattamento sanitario anche a chi ha manifestato esplicitamente volontà contraria.