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Timestamp: 2019-11-15 21:34:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051']

Precipitare dal balcone. Quando l'uso anomalo esclude il risarcimento
Il tifoso imprudente precipita dal balcone. L'uso eccezionale ed anomalo del manufatto condominiale esclude il risarcimento
L'imprudenza del danneggiato e l'uso eccezionale ed anomalo del manufatto condominiale escludono la responsabilità del Condominio per i danni cagionati da cose in custodia.
Si può riassumere così la decisione presa dalla Corte d'Appello di Bologna con la sentenza n. 282 del 2 febbraio 2017 che, confermando la sentenza di primo grado, ha escluso la responsabilità del Condominio per danni da cose in custodia.
Decisiva, nella fattispecie, la condotta del danneggiato, precipitato da 12 mesi dopo essersi volontariamente arrampicato su una condotta di areazione non accessibile né utilizzabile da condomini per festeggiare la sua squadra del cuore.
Per i giudici si tratta di un fatto eccezionale, imprevedibile ed idoneo, da solo, a configurare il caso fortuito che esclude la responsabilità del condominio-custode.
=> La responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia
Il fatto. Il danneggiato ed i suoi genitori citavano in giudizio il Condominio affinché venisse condannato al risarcimento dei danni subiti dal figlio per le gravi lesioni riportate in conseguenza della caduta di 12 metri avvenuta di notte, all'interno di un condotto di areazione posto in cima ad un manufatto di proprietà del Condominio, posto a copertura delle scale di accesso a garages sotterranei.
Nello specifico, il 19enne, in occasione della vittoria dello scudetto della sua squadra di basket, si arrampicava con altri amici sul manufatto condominiale e, giunto all'altezza di circa 4,5 metri, precipitava all'interno della condotta di areazione a causa, a suo dire, dell'assenza della grata di protezione sull'apertura del condotto.
Il Tribunale, in primo grado, non ravvisava alcuna responsabilità del Condominio, ritenendo il sinistro imputabile esclusivamente al comportamento imprudente dello stesso danneggiato, il quale volontariamente e abusivamente si era arrampicato sul manufatto, accedendo ad una zona pericolosa ed evidentemente destinata a scopi diversi dal camminamento.
Gli attori impugnavano la sentenza innanzi alla Corte d'Appello di Bologna che, come anticipato, ha confermato l'assenza di responsabilità del Condominio.
=> Caduta dalle scale. Quando il condominio non può ritenersi responsabile?
La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia. È noto che il condominio, in qualità di custode delle parti comuni, risponde dei danni da esse cagionati ai sensi dell'art. 2051 c.c.
Si tratta di una responsabilità ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte del danneggiato del verificarsi dell'evento dannoso in rapporto di causalità con il bene in custodia.
Al Condominio-custode spetta invece offrire la prova liberatoria del caso fortuito, da intendersi quale fatto (compresa la condotta del danneggiato) imprevedibile ed inevitabile per la sua eccezionalità, capace di determinare autonomamente il danno.
Nel caso di specie, osserva la Corte, è incontestato che l'attore, insieme agli amici, si arrampicava sul manufatto per cui è causa e che, raggiunto il livello più alto, precipitava all'interno del condotto di aereazione.
Risulta, altresì, incontestato che il piano di copertura forma con le pareti perimetrali verticali angoli di 90° e che il manufatto in questione è privo di scala esterna e, comunque, di appigli per la salita.
Infine, è pacifico che la funzione esclusiva di tale manufatto è quella di copertura dell'accesso alle autorimesse sotterranee a servizio del Condominio e che solo il manutentore era autorizzato ad accedere sulla sommità di detta copertura.
L'uso improprio o eccezionale del bene esclude la responsabilità del Condominio.È dunque evidente che, per la sua conformazione e funzione, il manufatto di cui si discute non è né facilmente accessibile, essendo all'uopo necessario servirsi di attrezzi da arrampicata (scale o corde), né liberamente utilizzabile, essendo consentito solo all'addetto alla manutenzione di salire sulla sua sommità per ispezione e controllo, né infine funzionale ad una qualche utilità, fungendo unicamente da copertura (ed al massimo da aerazione) ad autorimesse interrate.
Da qui le conclusioni dei giudici d'appello. La presenza del danneggiato sul piano di copertura del manufatto rappresenta un uso improprio e anomalo del bene, quindi imprevedibile: “il dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa si arresta di fronte ad un'utilizzazione impropria, la cui pericolosità è talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, tale da renderla del tutto imprevedibile, sicché l'imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di siffatta impropria utilizzazione esclude il nesso di causalità per gli effetti di cui all'art. 2051 c.c. ..» (exmultis, Cass. 25029/2008).
La ritenuta imprevedibilità della presenza di estranei sulla sommità del manufatto consente altresì di escludere che l'obbligo di custodia del bene in questione in capo al Condominio debba avere lo specifico contenuto di dotare l'imboccatura del cavedio di una grata, trattandosi di una protezione ultronea rispetto al normale uso del bene.
Del resto, anche recentemente, la Suprema Corte ha precisato che la responsabilità ex art. 2051 può ritenersi sussistente, nonostante il fatto volontario della vittima consistente nella fruizione del bene custodito, per quanto non conforme al suo uso ordinario, purché l'utilizzo anomalo non riveli “una peculiare oggettiva pericolosità” e sia “reso possibile dalla facile accessibilità alla cosa medesima” (Cass. n. 1769/2012).
Nel caso di specie, per contro, non solo l'accesso alla sommità del manufatto, altro oltre 4 metri dal suolo, era immediatamente ed oggettivamente percepibile come pericoloso, ma lo stesso accesso, come si è rilevato, era tutt'altro che agevole.
Scarica Corte d'Appello di Bologna, n. 282 del 2 febbraio 2017
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