Source: https://www.forumiuris.it/diritto-assicurativo-clausole-claims-made-impure/
Timestamp: 2020-08-14 16:18:20+00:00
Document Index: 91836403

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1917', 'art. 1917', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1917', 'art. 1341', 'art. 1917', 'sentenza ', 'art. 2729', 'art. 1322', 'art. 1917', 'art. 119']

DIRITTO ASSICURATIVO: clausole claims made “impure” – Forum Iuris
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DIRITTO ASSICURATIVO: clausole claims made “impure”
Tribunale di Udine, sentenza n.613 del 29/04/ 2017 [Leggi provvedimento]
Con la sentenza n. 613/2017 pronunciata dal Tribunale di Udine si torna a parlare delle clausole claims made nell’assicurazione della responsabilità civile.
L’argomento è decisamente complesso, quindi è opportuno partire dal tenore letterale della norma per poi spiegare le derivazioni dallo schema tipico che sono state fatte.
Il contratto assicurativo per la responsabilità civile è disciplinato all’art. 1917 del Codice Civile, che in apertura recita: “Nell’assicurazione della responsabilità civile l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto”.
Il modello delineato dal Codice Civile pone al centro il “fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione” ed è detto loss occurrence, espressione che si può tradurre con “insorgenza del danno”.
In poche parole, ai sensi dell’art. 1917 c.c., verrà risarcito quel danno derivante da condotte insorte durante il periodo di durata del contratto, a prescindere dalla data della denuncia e fatte salve le ipotesi di prescrizione.
Il contratto di assicurazione contro i danni da responsabilità civile può però essere anche atipico e contenere una clausola claims made.
Ciò che sarà allora rilevante ai fini assicurativi non sarà più il “fatto accaduto”, ma la denuncia dello stesso.
Claims made significa “a richiesta fatta”, quindi il sinistro sarà coperto non perché occorso durante il periodo di vigenza del contratto assicurativo, ma perché esso è stato denunciato durante quel periodo. Anzi, potrebbe pure essere avvenuto prima della sottoscrizione del contratto, purchè l’assicurato ovviamente ignori l’esistenza di questo danno. La clausola claims made intesa in questo senso è detta “pura” ed è illimitatamente retroattiva.
Questa irretroattività è stata però messa in discussione con la creazione delle clausole claims made “impure”, che mutuano dal modello loss occurrence la rilevanza del momento in cui è avvenuto il sinistro. In un contratto assicurativo in cui è presente una clausola claims made impura, l’assicurato potrà essere tenuto indenne dal risarcimento dei danni a due condizioni: se denuncia il fatto illecito nel periodo di vigenza della polizza (come nel modello claims made puro) e se il fatto illecito è avvenuto in un determinato lasso di tempo stabilito nel contratto, che nei casi più estremi coincide con il periodo di efficacia del contratto stesso.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è recentemente espressa con la sentenza n. 9140/2016 (confermata dalle stesse Sezioni Unite con sentenza n. 24645/2016) in ordine alla vessatorietà di tali clausole. Con questa pronuncia la Suprema Corte ha voluto porre in essere una importante operazione nomofilattica, cercando di stabilire un criterio unico per la valutazione delle clausole claims made.
Nulla quaestio per quelle pure, che si pongono come valido regime alternativo a quello del loss occurrence.
Per la clausola claims made impura, invece, la Cassazione ha stabilito che non è vessatoria tout court, ma “in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata”. Il profilo da analizzare, quindi, sarà quello sulla meritevolezza della clausola, da valutare in concreto.
Veniamo dunque a trattare la sentenza del Tribunale di Udine n. 613 del 03.05.2017, la quale si pone su questo filone di indagine sulla meritevolezza delle clausole claims made che è stato inaugurato dalle Sezioni Unite un anno fa. Le convenute sono due assicurazioni, le polizze assicurative sono differenti e pertanto sono differenti anche le conclusioni operate del Tribunale in relazione a ciascuna delle due compagnie assicurative.
Partiamo dal minimo comune denominatore che interessa entrambe le assicurazioni: il fatto illecito, avvenuto nel 2004. Sappiamo, per quanto sopra esposto, che la collocazione temporale del fatto illecito rileva nei contratti assicurativi ex art. 1917 c.c. (loss occurrence) e nei contratti assicurativi con clausola claims made impura.
Una delle due compagnie assicurative aveva inserito nella polizza una clausola claims made pura. Quindi il contenzioso non verte tanto sulla validità di questa clausola (come abbiamo visto, per la Cassazione è pacifico che non sia vessatoria), ma piuttosto sulla sua applicabilità. Infatti, come è stato precisato nella trattazione della disciplina del regime claims made, quest’ultimo incontra il suo limite nelle “circostanze note” all’assicurato al momento della stipulazione del contratto. Orbene, nel caso di specie, l’assicurato era a conoscenza del danno che sarebbe potuto venire ad esistenza e che infatti poi si è concretizzato, essendoci stati degli accertamenti della Guardia di Finanza che potevano far presupporre una richiesta di risarcimento dei danni.
Il Tribunale rigetta quindi la domanda avanzata nei confronti di questa assicurazione.
Anche nel contratto stipulato con l’altra compagnia assicurativa vi era una clausola claims made, ma impura, ossia senza retroattività. Parte attrice classificava tale clausola come vessatoria ai sensi dell’art. 1341, 2° comma c.c. e invocava l’applicazione degli artt. 1419 e 1917, 1° comma c.c. In altre parole, chiedeva l’accertamento della nullità parziale del contratto per tale clausola e la sostituzione di essa con la relativa norma imperativa, in questo caso con il regime del loss occurrence prescritto dall’art. 1917 c.c.
Il Tribunale di Udine, richiamando quanto statuito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 9140/2016, ha affermato che “è assai difficile ritenere meritevoli di tutela quelle clausole claims made c.d. impure, particolarmente penalizzanti ad appunto oggetto di questo giudizio, che limitano la copertura alla sola rigida ipotesi che, durante il tempo dell’assicurazione, intervengano sia il sinistro che la richiesta di risarcimento, senza deroghe di sorta verso il passato od il futuro. La motivazione della Corte legittima dunque in tale ipotesi un ragionamento di tipo presuntivo semplice (art. 2729, 1° comma c.c.), tendente a ritenere immeritevoli di tutele simili clausole, salva la verifica di pattuizioni o condizioni specifiche della fattispecie in giudizio che portino a diversa conclusione. In questa causa si deve ritenere pienamente operante la presunzione in parola e riconoscere che la clausola in discussione non è meritevole di tutela ex art. 1322, 2° comma c.c.”.
Per quanto sopra esposto il Tribunale considera immeritevole di tutela questa clausola, con la conseguenza che viene applicato lo schema legale previsto dall’art. 1917 c.c. (loss occurrence). Quindi l’accertamento da compiersi riguarda l’avvenimento del fatto illecito in vigenza del contratto assicurativo. Il Tribunale ha ritenuto sussistente la copertura assicurativa perché il fatto era avvenuto nel 2004 e la polizza era stata emessa nel 1995 e rinnovata fino al 2009.
La Cassazione ha stabilito i principi, i Giudici di merito li stanno applicando.
L’invito alle assicurazioni è chiaro: attenzione agli squilibri contrattuali e agli abusi di clausole claims made impure troppo restrittive.
Topics: claims made claims made impure clausole diritto assicurativo
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