Source: http://www.condomio.it/news/7-barriere-architettoniche.html
Timestamp: 2019-11-18 10:14:35+00:00
Document Index: 161833163

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 700', 'art. 1102', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

a) Applicabilità delle agevolazioni;
b) Disciplina antisismica;
c) Eliminazione;
d) Installazione di ascensore;
e) Piani di intervento;
L'art. 2 L. 9 gennaio 1989 n. 13, recante norme per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettonichenegli edifici privati, che prevede la possibilità per l'assemblea condominiale di approvare le innovazioni preordinate a talescopo con le maggioranze indicate nell'art. 1136 comma secondo e terzo c.c. in deroga all'art. 1120 comma primo, cherichiama il comma quinto dell'art. 1136 e, quindi, le più ampie maggioranze ivi contemplate, dispone tuttavia che restafermo il disposto dell'art. 1120 comma secondo, il quale vieta le innovazioni che rendano talune parti comuni dell'edificioinservibili all'uso e al godimento anche di un solo condomino, comportandone una sensibile menomazione dell'utilitàsecondo l'originaria costituzione della comunione. Ne deriva che a maggior ragione sono nulle le delibere che ancorchéadottate a maggioranza al fine indicato siano lesive dei diritti di altro condomino sulla porzione di sua proprietà esclusiva,indipendentemente da qualsiasi considerazione di eventuali utilità compensative. (Nella specie, la S.C. ha confermato ladecisione dei giudici di merito i quali avevano dichiarato la nullità della deliberazione adottata a maggioranza in baseall'art. 2 legge n. 13/1989 cit. di installazione di un ascensore volto a favorire le esigenze di un condomino portatore dihandicap, che comportava peraltro un sensibile deprezzamento dell'unità immobiliare di altro condomino sita a pianoterra).
E' nulla la delibera adottata secondo la maggioranza prevista dall'art. 2 della L. n. 13/1989 - di installazione di unascensore volto a favorire le esigenze di un condomino portatore di handicap, qualora ciò comporti un sensibiledeprezzamento dell'unità immobiliare di altro condomino.
*Corte app. civ. Napoli, sez. II, 27 dicembre 1994, n. 3074, Condominio di via Salvator Rosa n.253 in Napoli c. Lovallo, inArch. loc. e cond. 1995, 393.
Ai fini dell'applicabilità delle agevolazioni consentite alla eliminazione delle barriere architettoniche ex L. n. 13/1989, non ènecessaria la presenza nell'edificio interessato di handicappati che vi abitino, posto che la ratio degli interventi dellalegge del 1971 era proprio quella di consentire la <> degli edifici medesimi da parte di tutti coloro che hanno occasione diaccedervi e che i portatori di handicap possono avere relazioni con l'immobile anche di natura diversa dalla proprietà (adesempio in forza di un rapporto di locazione).
* Trib. civ. Milano, sez. VIII, 26 aprile 1993, n. 4466, Sciutti c. Cond. di Via Goldoni di Milano, in Arch. loc. e cond. 1994,130.
Le agevolazioni consentite dalla L. n. 13/1989 in tema di eliminazione delle barriere architettoniche sono applicabilianche senza la presenza nell'edificio interessato di handicappati che vi abitino, posto che la ratio degli interventi della L.n. 118/1971 (richiamata espressamente dall'art. 2 della L. n. 13/1989) è proprio quella di consentire la visitabilità degliedifici medesimi da parte di tutti coloro che hanno occasione di accedervi e che i portatori di handicap possono avererelazioni con l'immobile anche di natura diversa dalla proprietà ( si pensi agli inquilini, ai loro parenti, agli abitualifrequentatori, eccetera). La presenza nello stabile di abitanti handicappati vale invece a rendere operanti le provvidenzedi ordine economico previste dalla legislazione regionale.
* Trib. civ. Milano, sez. VIII, 22 marzo 1993, Società Lory e altro c. Condominio di Via Sapeto 7 di Milano, in Arch. loc. econd. 1993, 314.
L'art. 2 della L. n. 13/1989 è applicabile anche riguardo alle necessità di un invalido civile e non solo di un portatore dihandicap.
L'art. 2 della L. n. 13/1989 è applicabile anche riguardo ai soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltàpersistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.
La normativa concernente l'abbattimento delle barriere architettoniche è applicabile non solo relativamente a queisoggetti che presentino difficoltà di deambulazione, ma anche a coloro - quali le persone anziane - che pur non essendoaffetti da menomazioni motorie, si trovino comunque in minorate condizioni fisiche.
In base all'art. 6 della L. 9 gennaio 1989, n. 13, per l'esecuzione delle opere dirette a favorire il superamento el'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati vanno rispettate le disposizioni della legge n. 64 del 1974con esclusione dell'obbligo dell'autorizzazione. Ne deriva che l'ottemperanza della disciplina antisismica è in parte quaespressamente statuita. Il richiamo concerne l'intera normativa e quindi anche la previsione sanzionatoria, che èapplicabile con riferimento alle residue ipotesi tipiche. L'ordine di demolizione è conseguenziale non ad ogni condannaper contravvenzione antisismica, ma soltanto alle violazioni di specifiche disposizioni tecniche, dalle quali possa derivareun concreto pericolo per la incolumità pubblica. Rientrano nel novero delle incombenze formali, applicabili anche allecostruzioni de quibus, le disposizioni che prevedono la necessità del preavviso di inizio dei lavori e del deposito delprogetto. Per la loro inosservanza il giudice non deve ordinare la demolizione.
Non può essere autorizzata la collocazione di una rampa d'accesso al portone d'ingresso di uno stabile, richiesta da unportatore di handicap, con riferimento alle disposizioni previste dalla L. n. 13/1989 (disposizioni per favorire ilsuperamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati), qualora tale collocazione determiniinnovazioni di carattere murario all'ingresso ed interventi sul giardino comune tali da modificare l'estetica dell'immobile eda sottrarre una porzione della cosa comune allo sfruttamento da parte di tutti i condomini, per attrarla nella sfera diesclusiva disponibilità del singolo.
* Pret. civ. Milano, ord. 18 aprile 1989, Fumagalli c. Condominio di via Trentacoste 34, Milano, in Arch. loc. e cond. 1990,143; Arch. civ. 1990, 293.
I provvedimenti di urgenza previsti dall'art. 700 c.p.c. non possono essere applicati al fine di eliminare le barrierearchitettoniche in un edificio privato, se il condomino disabile che li richiede non risiede nel comune in cui si troval'immobile.
Va accolta la richiesta di provvedimenti di urgenza diretti a consentire al portatore di handicap, stante il rifiuto o il ritardonell'assunzione della prevista delibera condominiale, l'esecuzione a proprie spese delle opere necessarie perl'eliminazione delle barriere architettoniche che ne impediscono l'accesso all'abitazione.
Al portatore di handicap non compete alcuna azione di condanna ad un facere, nei confronti del condominio ove èsituata la sua abitazione, avente ad oggetto l'attuazione delle opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche dellostabile, bensì un'azione di accertamento del proprio diritto ad eseguire a proprie spese le opere necessarieall'abbattimento delle barriere architettoniche (costituite, nel caso di specie, dalle scale, che si proponeva di superareattraverso l'installazione di un ascensore).
Una modesta compressione del diritto di cui all'art. 1102 c.c. deve ritenersi tollerabile quando sia giustificatodall'interesse altrui ad un più proficuo uso della cosa comune e non rechi in concreto alcun serio pregiudizio o gravesacrificio. (Fattispecie in tema di installazione di un ascensore comportante un limitato restringimento dello spazio dipassaggio comune).
L'installazione dell'ascensore non può comportare un pregiudizio intollerabile o un danno apprezzabile ad un singolocondomino, nel qual caso l'innovazione non può essere considerata legittima, e ciò vale anche se l'ascensore vieneinstallato a norma dell'art. 3 della L. 9 gennaio 1989,n. 13.
La delibera adottata dall'assemblea condominiale relativamente all'installazione di un ascensore è nulla quando,sebbene assunta nel rispetto delle maggioranze previste dall'art. 2 L. n. 13/1989 (recante norme per favorire ilsuperamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati),sia lesiva dei diritti di altro condomino sullaporzione di sua proprietà esclusiva.
L'impianto dell'ascensore costituisce uno degli interventi volti ad eliminare una barriera architettonica rendendo possibileai soggetti in minorate condizioni fisiche che abitano l'immobile o che possono frequentarlo la vita di relazioneinterpersonale.
Nel caso in cui un condomino affetto da grave infermità fisica richieda di installare a proprie spese un ascensorenell'edificio condominiale, la suddetta patologia ha rilievo solo nella fase cautelare, al fine di valutare il periculum in mora;nella successiva fase cognitiva le condizioni fisiche del condomino non hanno rilievo alcuno, dovendosi giudicare solodella sussistenza o meno del diritto del richiedente all'installazione, a proprie spese, di un ascensore. (Fattispecie inmateria di edificio con due soli condomini).
E' ammissibile l'installazione di un ascensore nella gabbia scale di un edificio condominiale operata a proprie spese daun condomino portatore di handicap, dovendosi contemperare l'eventuale modesto sacrificio subito dagli altri condominicon il prioritario interesse dell'handicappato ad una vita sociale agevolata.
Le norme della L. n. 13/89 che prevedono una deroga alle maggioranze stabilite dal codice civile per le innovazioniconsistenti nella realizzazione di un ascensore in un edificio condominiale al fine dell'eliminazione delle barrierearchitettoniche sono applicabili indipendentemente dalla presenza o meno di portatori di handicap nell'immobile.
In caso di installazione di un ascensore in un edificio condominiale è applicabile la disposizione di cui all'art. 2 della L. n.13/1989 sulla eliminazione delle barriere architettoniche anche in caso di mancata esistenza di handicappati all'internodel condominio, in quanto tale normativa persegue la finalità di consentire la libera frequentabilità di tutte specie di edificianche da parte di handicappati che possano recarvisi e non solo di agevolare quelli che vi abitano.
Posto che l'uso della cosa comune a spese del singolo condomino, anche quando comporti innovazione, non necessitadi previa delibera assembleare di approvazione, a patto che non sia alterata la destinazione della cosa e non ne siaimpedito l'uso agli altri condomini, va accolta la richiesta di provvedimento d'urgenza avanzata da chi, affetto da incapacitàde ambulatoria, lamenti il rifiuto opposto all'installazione di un ascensore nella tromba delle scale condominiali.
Dovendosi coordinare la disciplina legale sulle innovazioni con la normativa contenuta nell'art. 2 della L. 9 gennaio 1989,n. 13, in relazione alla installazione di un ascensore, ragioni di pubblico interesse e di solidarietà sociale (invocabili in ognicaso in cui destinatari dell'impianto siano i portatori di handicap, sia pure nell'ambito di una struttura associativa) rendonolecite anche le opere di escavazione che incidono sul compossesso dei condomini.
* Pret. civ. Pordenone, 14 giugno 1994, n. 212, Condominio Isonzo in Pordenone c. Merlo, in Arch. loc. e cond. 1996,102.
Gli interessi della categoria dei portatori di handicap nel suo complesso all'eliminazione delle barriere architettonichepossono essere soddisfatti solo tramite l'adozione di piani organici degli interventi da effettuare e non per mezzo diinterventi contingenti e disorganici.
E' legittima (oltre che conforme alle regole di buona amministrazione) la deliberazione con cui un comune affidaall'istituto autonomo case popolari anche la sola progettazione (ed eventualmente pure l'esecuzione) di un piano perl'eliminazione delle barriere architettoniche.
L'installazione ex L. n. 13/1989 di una piattaforma mobile idonea al sollevamento dal livello giardino al livello del pianodella hall, pur comportando l'avanzamento di 40 cm. verso l'esterno di una struttura metallica con la creazione di unnuovo scalino esterno al portone, non determina alcuna innovazione né con riferimento alla funzione propria dell'atrio edel portone d'ingresso, né nei confronti del decoro architettonico dell'edificio, la cui tutela deve essere contemperataanche con le altre esigenze nella specie particolarmente rilevanti in quanto connesse ai principi di eguaglianza e disolidarietà anche costituzionalmente protetti.
* Trib. civ. Milano, sez. VIII, 7 maggio 1992, Romanelli ed altri c. Condominio di via Ripamonti n. 255/257 di Milano, inArch. loc e cond. 1994, 139.