Source: http://www.laleggepertutti.it/140277_se-linps-non-vuole-pagare-il-tfr
Timestamp: 2016-12-09 21:09:28+00:00
Document Index: 163221729

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 38', 'sentenza ']

20 Nov 2016	L'autore
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	In merito al recupero del Tfr attivando il Fondo di Garanzia, l’Inps di Enna, cui mi sono rivolta, dopo tutte le procedure, compreso il pignoramento negativo, mi risponde che serve l’inizio della procedura di fallimento. Cosa posso fare?
Il lettore ha diritto di richiedere il pagamento del Tfr dal Fondo di Garanzia dell’Inps indipendentemente dalla dichiarazione di fallimento dell’impresa datrice di lavoro: è sufficiente dimostrare lo stato di insolvenza del debitore e, quindi, un pignoramento non andato a buon fine nonché l’impossibilità di sottoporre a fallimento l’azienda in questione (per mancanza dei requisiti quantitativi o qualitativi). La legge [1], infatti, parla chiaro:
Nel caso in cui il datore di lavoro sia assoggettato alle procedure di fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa ovvero alla procedura dell’amministrazione straordinaria prevista dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, il lavoratore da esso dipendente o i suoi aventi diritto possono ottenere a domanda il pagamento, a carico del Fondo di garanzia istituito e funzionante ai sensi della legge 29 maggio 1982, n. 297, dei crediti di lavoro non corrisposti di cui all’art. 2.
Nel caso di datore di lavoro non assoggettabile ad una delle procedure indicate nel comma 1, il lavoratore da esso dipendente o i suoi aventi diritto possono chiedere al Fondo di garanzia il pagamento dei crediti di lavoro non corrisposti di cui all’art. 2, sempreché, a seguito dall’esperimento dell’esecuzione forzata per la realizzazione di tali crediti, le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti.
L’avvocato del lavoratore deve, quindi – dopo essersi procurato il titolo esecutivo (una sentenza o un decreto ingiuntivo contro l’azienda) – richiedere un pignoramento mobiliare o presso terzi e dimostrare di aver effettuato ulteriori ricerche di beni da aggredire all’esito delle quali risulti la non disponibilità di immobili e altri beni intestati all’azienda medesima (con una visura immobiliare). Quindi dovrà provvedere a richiedere un’istanza di fallimento. A questo punto sarà totalmente indifferente se l’istanza verrà accolta o meno: nel primo caso, infatti, il fondo di Garanzia dell’Inps scatta ai sensi del primo comma della somma sopra citata; nel secondo caso – se, cioè, il giudice ritiene di non poter applicare la procedura del fallimento all’azienda o il fallimento si chiude per insussistenza di attivo – il lavoratore sarà tutelato dal secondo comma della norma citata e, quindi, otterrà ugualmente la copertura del Fondo. In buona sostanza, in tale ipotesi, l’incapienza del patrimonio del datore di lavoro per poter soddisfare le pretese economiche dei propri dipendenti fa scattare, secondo la Cassazione, il diritto ad ottenere il pagamento del Tfr da parte del Fondo di Garanzia dell’Inps.
A sostegno della suddetta tesi si potranno richiamare tutte le sentenze che riportiamo a fine di questo articolo.
Purtroppo per il lettore, dinanzi il diniego dell’Inps, non resta che fare una causa: bisognerà cioè citare l’amministrazione in giudizio affinché il tribunale la condanni a erogare il Tfr al dipendente come per legge.
La sentenza Cassazione civile, sez. lav., 10/02/2011, n. 3241 La tutela del Fondo di garanzia gestito dall’Inps per il pagamento delle ultime tre mensilità di retribuzione non corrisposte dal datore di lavoro insolvente opera solo nei casi in cui sia stata proposta azione esecutiva successivamente alla data di entrata in vigore del d.lg. n. 80 del 1992.
Cassazione civile, sez. lav., 11/07/2003, n. 10953
In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della l. fall., ai fini dell’accoglimento della domanda di intervento del fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, istituito presso l’Inps dall’art. 2 l. 29 maggio 1982 n. 297, grava sul lavoratore l’onere di dimostrare che, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata per la realizzazione del relativo credito, le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti e che l’azione esecutiva – che deve conformarsi all’ordinaria diligenza – sia stata esercitata in modo serio e adeguato, ancorché infruttuoso. A tal fine, ove il debitore sia un’associazione non riconosciuta, non basta l’esistenza di un inutile tentativo di pignoramento mobiliare presso la sede dell’associazione, dovendo il creditore dimostrare di aver compiuto idonee ricerche dei soggetti personalmente e solidalmente obbligati ex art. 38 c.c., in ordine alla eventuale titolarità, in capo ai medesimi, di beni mobili e immobili o di altri diritti, a nulla rilevando la difficoltà di individuare la persona fisica che possa rispondere del trattamento di fine rapporto.
Cassazione civile, sez. lav., 26/05/2015, n. 10824 In caso di insolvenza del datore di lavoro, la corresponsione del trattamento di fine rapporto ha natura di diritto di credito ad una prestazione previdenziale, ed è perciò distinto ed autonomo rispetto al credito vantato nei confronti del datore di lavoro e, pertanto, la prescrizione del diritto del lavoratore nei confronti del Fondo di garanzia è quella ordinaria decennale.
Cassazione civile, sez. VI, 17/04/2015, n. 7877 Ai fini della tutela prevista dalla legge 29 maggio 1982, n. 297, ove l’insolvenza del datore di lavoro sia stata accertata con sentenza dichiarativa di fallimento, il lavoratore può conseguire il pagamento del t.f.r. dal Fondo di garanzia costituito presso l’INPS se dimostra di essere stato ammesso al passivo ovvero, in mancanza, che l’esame della domanda tardiva di insinuazione è stata impedita dalla previachiusura del fallimento per insufficienza di attivo, sempre che, in tal caso, prima di agire per la condanna del Fondo, abbia esperito l’azione esecutiva contro il datore di lavoro tornato “in bonis” e il patrimonio di quest’ultimo sia risultato incapiente.
[1] LS 27 gennaio 1992 n. 80, Art. 1.
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