Source: https://renatodisa.com/2015/10/17/corte-di-cassazione-s-u-p-sentenza-15-settembre-2015-n-37107-la-pena-applicata-con-la-sentenza-di-patteggiamento-avente-ad-oggetto-uno-o-piu-delitti-previsti-dallart-73-d-p-r-309-del-1990-r/
Timestamp: 2018-11-16 14:51:39+00:00
Document Index: 76147277

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 188', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 188']

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 15 settembre 2015, n. 37107. La pena applicata con la sentenza di patteggiamento avente ad oggetto uno o più delitti previsti dall'art. 73 d.P.R. 309 del 1990, relativi alle droghe c.d. leggere, divenuta irrevocabile prima della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, può essere rideterminata in sede di esecuzione in quanto pena illegale. La rideterminazione avviene ad iniziativa della parti, con le modalità di cui al procedimento previsto dall'art. 188 disp. att. cod. proc. pen., sottoponendo al giudice dell'esecuzione una nuova pena su cui è stato raggiunto l'accordo. In caso di mancato accordo o di pena concordata ritenuta non congrua il giudice dell'esecuzione provvede autonomamente alla rideterminazione della pena ai sensi degli artt. 132 e 133 cod. pen - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite/Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 15 settembre 2015, n. 37107. La pena applicata con la sentenza di patteggiamento avente ad oggetto uno o più delitti previsti dall’art. 73 d.P.R. 309 del 1990, relativi alle droghe c.d. leggere, divenuta irrevocabile prima della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, può essere rideterminata in sede di esecuzione in quanto pena illegale. La rideterminazione avviene ad iniziativa della parti, con le modalità di cui al procedimento previsto dall’art. 188 disp. att. cod. proc. pen., sottoponendo al giudice dell’esecuzione una nuova pena su cui è stato raggiunto l’accordo. In caso di mancato accordo o di pena concordata ritenuta non congrua il giudice dell’esecuzione provvede autonomamente alla rideterminazione della pena ai sensi degli artt. 132 e 133 cod. pen
Si e’ osservato, infatti, che le nuove comminatorie impongono di riconsiderare la pena in attuazione del principio di proporzionalita’, questo per non vedere legittimata l’applicazione di una pena al di sopra della misura della colpevolezza. Ne consegue che la pena edittale deve necessariamente corrispondere alla “gravita’” del reato, in quanto e’ costruita sulla “gravita’” del fatto e giustificata da essa, nelle sue componenti oggettive e soggettive “come sua variabile dipendente”: sicche’ “una distonia nel rapporto o addirittura uno iato tra i due fattori sarebbero costituzionalmente intollerabili”.
Si e’ quindi ritenuto che l’incostituzionalita’ della cornice edittale in base alla quale il giudice ha misurato la responsabilita’ dell’imputato “finisce con il travolgere la stessa pena in concreto inflitta, vale a dire il risultato finale di detta misurazione, perche’, non essendo piu’ attuale il giudizio astratto di disvalore del fatto (essendosi modificata la forbice sanzionatoria edittale), la misurazione compiuta non traduce piu’ – per effetto del mutamento dei parametri di riferimento – ne’ coerentemente ne’ correttamente il giudizio di responsabilita’”. Infatti, la valutazione di responsabilita’ del reo “non risulta piu’ misurata “legalmente”, perche’ la risposta punitiva e’ stata elaborata sulla base di un compasso sanzionatorio incostituzionale, cosi’ da risultare alterato lo stesso giudizio di gravita’ del reato ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 132 e 133 c.p.”, per cui l’individualizzazione del trattamento sanzionatorio viene completamente travolta e vanificata per il venir meno proprio di uno dei suoi
3.1. Invero, quello della illegalita’ della pena e della necessita’ di ricondurla nei parametri costituzionali e’ un tema che negli ultimi anni ha impegnato sia la Corte costituzionale sia la Corte di cassazione, che in diverse occasioni hanno dovuto affrontare la questione della “rivisitabilita’” del giudicato di condanna.
Invero, una volta ammessa l’applicazione estensiva dell’articolo 188 disp. att. c.p.p. al caso in esame, pare necessario il riconoscimento al giudice del potere di valutare la congruita’ della pena richiesta, soluzione indirettamente confermata dalla Corte costituzionale che, proprio in relazione alla procedura di cui all’articolo 188 cit., ha affermato che al giudice dell’esecuzione spetta non soltanto il potere-dovere di verificare in concreto la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della disciplina del reato continuato, ma anche di valutare la “congruita’” della pena indicata dalle parti ai fini di quanto previsto dall’articolo 27 Cost., comma 3, (Corte cost., sent. n. 37 del 1996).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-10-17T10:22:22+00:0017 ottobre 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti