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Timestamp: 2016-10-25 17:18:27+00:00
Document Index: 186198814

Matched Legal Cases: ['art. 65', 'art. 65', 'art. 38', 'art. 65', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 65', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 148', 'art. 29', 'art. 65', 'art. 1']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 198 del 20.10.2003
Istanza d'interpello. Erogazioni liberali per
progetti culturali. IRPEG. Art. 65, comma 2, lettera c-nonies) del TUIR
interpello di cui all'oggetto concernente l'esatta applicazione dell'art. 65, comma 2,
lettera c-nonies) del TUIR, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, è stato
La parrocchia XY ha chiesto di conoscere se la
stessa può essere considerata destinataria delle erogazioni liberali per
progetti culturali che danno diritto alla piena deducibilità dal reddito
d'impresa ai sensi dell'art. 65, comma 2,
lettera c-nonies del TUIR (lettera introdotta dall'art. 38 della
In particolare la parrocchia interpellante ha precisato
di avere in corso la ristrutturazione della propria casa canonica, che è
sottoposta al regime vincolistico previsto dal decreto legislativo 29 ottobre
1999, n. 490 e che alcune imprese locali hanno manifestato l'intenzione di
effettuare erogazioni liberali in denaro per sostenere tale opera.
La parrocchia istante ritiene di poter rientrare
tra i destinatari delle erogazioni liberali che danno diritto alla deduzione
prevista dall'art. 65, comma 2,
lettera c-nonies del TUIR. Ciò in quanto la parrocchia possiede, secondo
l'istante, i requisiti previsti dall'art. 1, lettera c) del decreto del
Ministero per i beni e le attività culturali del 3 ottobre 2002, vale a dire:
1) è un ente riconosciuto;
2) non persegue fini di lucro;
3) ha tra i compiti istituzionali quello di
salvaguardare il patrimonio artistico e storico di sua proprietà;
4) realizza l'intervento su di un bene
culturale tutelato ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo 29 ottobre 1999,
n. 490.
legge 21 novembre 2000, n. 342, con l'aggiunta della lettera c-nonies) al comma
2 dell'art. 65 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986,
n. 917, ha disciplinato la deducibilità dal reddito d'impresa delle
"erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, degli enti locali
territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di associazioni
legalmente riconosciute, per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per
la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello
Il Ministero per i beni e le attività culturali, prima
con il decreto 11 aprile 2001 e successivamente con il decreto 3 ottobre 2002
(le cui disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31 dicembre 2002), ha individuato i soggetti e le categorie di soggetti
beneficiari delle suddette erogazioni liberali, prevedendo altresì gli
adempimenti a carico degli interessati.
L'art. 1, comma 1, del citato decreto ministeriale 3
ottobre 2002, ha stabilito che per poter beneficiare delle suddette erogazioni
liberali i soggetti o categorie di soggetti, ivi espressamente elencati, devono
1) non devono perseguire fini di lucro ed
il proprio atto costitutivo o statuto devono prevedere lo svolgimento di compiti
istituzionali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo;
2) devono effettivamente svolgere attività
di realizzazione di programmi culturali nei settori citati.
In particolare, per "finalità" e
"attività" nel settore dei beni culturali, l'art. 3, comma 1, del
medesimo decreto 3 ottobre 2002, ha stabilito che "si intendono tutte le
attività di tutela, conservazione, promozione, gestione e valorizzazione dei
beni culturali e le attività culturali, come definite dagli articoli 148 e
successivi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché dal decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, ed inoltre le attività di cui all'art. 6,
comma 2, del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368".
Si fa presente che il richiamato art. 148 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, alla lettera f) definisce "attività
culturali" "quelle rivolte a formare e diffondere espressioni della
cultura e dell'arte" e alla lettera g) definisce come
"promozione" "ogni attività diretta a suscitare e a sostenere le
Tutto ciò premesso questa Agenzia, acquisito al
riguardo il parere del Ministero per i beni e le attività culturali, osserva
Preliminarmente si condividono le osservazioni
dell'istante relative al riconoscimento della personalità giuridica in capo
L'art. 29 della legge 20 maggio 1985, n. 222
stabilisce, infatti, che le Parrocchie "acquistano la personalità
giuridica civile dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del
decreto del Ministro dell'Interno che conferisce alle singole diocesi e
parrocchie le qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto".
Non si possono, invece, condividere le considerazioni
effettuate in ordine alla riconducibilità tra i compiti istituzionali
dell'attività di realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni
culturali e dello spettacolo da parte delle Parrocchie in base
all'interpretazione, adottata dall'istante, dell'articolo 12 dell'accordo di
revisione del Concordato tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana (legge 25
marzo 1985, n. 121).
Tale articolo stabilisce solo la collaborazione tra i
due Stati Sovrani per la tutela del patrimonio storico ed artistico di proprietà
di enti ed istituzioni ecclesiastiche, ribadita nell'intesa del 13 settembre
1996 tra il Ministro per i beni culturali e ambientali e il Presidente della
Conferenza episcopale italiana al fine di armonizzare l'applicazione della legge
italiana in materia di tutela con le esigenze di carattere religioso del
titolare del bene.
In particolare il Ministero per i beni e le attività
culturali ha evidenziato, nel citato parere, che non può essere accolta la
motivazione secondo la quale la sottoposizione a vincoli per gli interventi di
tutela e conservazione della maggior parte del patrimonio mobiliare ed
immobiliare delle Parrocchie costituisca per queste ultime il requisito dello
svolgimento di attività nel settore, in quanto tale interpretazione amplierebbe
la categoria dei possibili beneficiari a tutti coloro che sono semplicemente
titolari di diritti reali sui beni soggetti ai vincoli medesimi.
Lo stesso Ministero ha ritenuto, inoltre, che gli scopi
religiosi, di grande contenuto morale e sociale, perseguiti dalle Parrocchie non
possano farsi rientrare nelle attività di tutela, conservazione, promozione,
gestione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali così come
definite dall'articolo 148 e successivi del decreto legislativo n. 112 del 1998,
né tanto meno dal decreto legislativo n. 490 del 1999 e dall'articolo 6, comma
2, del decreto legislativo n. 368 del 1998.
In conclusione le erogazioni liberali effettuate dalle
imprese per sostenere le opere di restauro e conservazione della casa canonica
non sono deducibili dal reddito d'impresa ai sensi dell'art. 65, comma 2,
lettera c-nonies) del TUIR, poiché la Parrocchia istante non può essere
ricondotta tra i soggetti beneficiari ivi espressamente indicati; ciò in quanto
non rientra tra i compiti istituzionali della stessa lo svolgimento di attività
e realizzazione di programmi nel settore dei beni culturali, come previsto
dall'art. 1, comma 1 del decreto del Ministero per i beni e le attività
culturali 3 ottobre 2002.