Source: https://www.studiolegalepascotto.it/category/news/
Timestamp: 2019-11-13 09:09:07+00:00
Document Index: 33439011

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 52', 'art. 52']

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Licenziabile chi si candida su linkedin mentendo sui requisiti richiesti https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Novembre 8, 2019 Novembre 8, 2019
Il Tribunale di Trapani con la sentenza 522 del 2.10.2019 ha punito un utente del social network linkedin che pur sapendo di non avere i titoli previsti dall’annuncio, aveva inviato lo stesso il proprio curriculum.
ll datore di lavoro accortosi dell’errore, aveva revocato la delibera di assunzione.
Al centro del contenzioso la laurea in lingue posseduta dal candidato. Tra i requisiti richiesti dall’annuncio era infatti prevista la laurea in ingegneria, economia o giurisprudenza, oltre a master e corsi di specializzazione del settore.
ll candidato, dunque, chiedeva il risarcimento dei danni subiti, pari alle retribuzioni che sarebbero state percepite per l’intera durata del rapporto, pari a 400mila euro, oltre alle spese sostenute per il trasloco.
Per il Tribunale di Trapani tuttavia, chi partecipa a una selezione sapendo di non averne i requisiti accetta il rischio di non essere selezionato oppure di perdere il posto di lavoro a causa della sua condotta, messa in atto in mala fede.
È irrilevante il fatto che gli annunci non prevedano che il possesso dei titoli sia considerato «a pena di esclusione»: sarebbe «privo di senso ipotizzare un requisito di partecipazione che però non sia necessario per la partecipazione alla gara». Per il Tribunale, «un requisito non necessario non è un vero requisito»
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/11/08/e-legittimo-il-licenziamento-del-lavoratore-selezionato-su-linkedin-senza-averne-i-requisiti
Addebito della separazione: il tradimento successivo alla crisi matrimoniale non incide https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Novembre 6, 2019 Novembre 6, 2019
La Corte di Cassazione con la decisione del 30.10.2019 n. 27777 conferma l’orientamento in base al quale il coniuge che chiede l’addebito della separazione deve dimostrare, non solo l’infedeltà in sé, ma anche che questa sia stata l’effettiva causa dell’intollerabilità della convivenza.
Con l’addebito il Giudice pone la colpa della separazione a carico dell’ex. In questo modo chi subisce l’addebito non può né chiedere l’assegno di mantenimento né vantare diritti ereditari nei confronti dell’altro qualora quest’ultimo dovesse morire prima del divorzio. Il tradimento può determinare anche una richiesta di risarcimento del danno quando si è manifestato in modo tale da ledere la reputazione e l’onore dell’altro coniuge.
Per l’addebito dunque va dimostrato il tradimento: è sufficiente la prova del legame affettivo o sessuale (ad es. la chat che riveli la relazione). Va anche dimostrato che il tradimento ha reso intollerabile la convivenza, ossia il vero motivo di rottura dell’unione familiare. Per la Cassazione se il tradimento avviene a ridosso della causa di separazione si presume che sia stato l’unico ed effettivo motivo della disgregazione del rapporto matrimoniale.
Può essere fornita la prova contraria per evitare l’addebito dimostrando che la crisi fosse preesistente all’infedeltà (ad es. con prove che i due coniugi non vivevano più insieme o che dormivano in letti separati o che ormai non avevano più alcun tipo di rapporto, neanche sessuale).
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/11/05/la-prova-dell-addebito-incombe-sul-coniuge-tradito
Videosorveglianza sul lavoro: extrema ratio in presenza di gravi illeciti https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Ottobre 25, 2019 Ottobre 25, 2019
Videosorveglianza sul lavoro: extrema ratio in presenza di gravi illeciti
Un datore di lavoro può installare delle telecamere nascoste senza informare i dipendenti se ha il fondato sospetto che questi lo stiano derubando e se le perdite subite per la loro condotta sono ingenti.
Questo ha stabilito la Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) con sentenza del 17.10.2019 sui ricorsi 1874/13 e 8567/13.
Sulla recente pronuncia è intervenuto il Garante Privacy Antonello Soro con una nota: “la video sorveglianza occulta è … ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria. Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/cedu-il-datore-di-lavoro-puo-spiare-il-lavoratore-con-le-telecamere-ma-solo-come-extrema-ratio
Corte Costituzionale: legittimo vietare la fecondazione assistita alle coppie omossessuali https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Ottobre 24, 2019 Ottobre 24, 2019
La Corte Costituzionale ieri ha depositato le motivazioni della sentenza n. 221 che respinge il ricorso di due coppie di donne unite civilmente che avevano chiesto all’Asl l’accesso a pratiche di procreazione medicalmente assistita, ottenendo un rifiuto.
La Corte afferma la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale poste dai Tribunali di Pordenone e Bolzano, degli artt. 5 e 12 della L. 19.2.2004 n. 40 nella parte in cui escludono l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per le coppie formate da due donne e sanzionano, di riflesso, chiunque applichi tali tecniche a coppie composte da soggetti dello stesso sesso, poiché l’infertilità “fisiologica” della coppia omosessuale (femminile) non è affatto omologabile all’infertilità (di tipo assoluto e irreversibile) della coppia eterosessuale affetta da patologie riproduttive.
Neppure è ravvisabile la violazione dell’art. 32, comma 1, Cost., prospettata dal Tribunale di Pordenone sull’assunto che l’impossibilità di formare una famiglia con figli assieme al proprio partner dello stesso sesso sarebbe suscettibile di incidere negativamente sulla salute psicofisica della coppia. La tutela costituzionale della «salute» infatti non può essere estesa fino a imporre la soddisfazione di qualsiasi aspirazione soggettiva o bisogno che una coppia (o anche un individuo) reputi essenziale.
https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/la-corte-fecondazione-eterologa-solo-per-coppie-di-sesso-diverso
Riforma della prescrizione: aspetti critici https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Ottobre 22, 2019 Ottobre 22, 2019
La riforma della prescrizione del reato è contenuta nell’art. 1, lett. d), e), f) della l. n. 3/2019, e entrerà in vigore il 1.1.2020.
Senza più la prospettiva della prescrizione del reato, il cui corso sarà sospeso dopo la sentenza di primo grado (o il decreto di condanna), il rischio è che il processo di appello possa durare ben più di quanto duri già oggi, e il processo in Cassazione finisca col rallentare, invertendo un positivo trend dei tempi di definizione che ha caratterizzato gli anni più recenti. Il rischio concreto è quello di processi più lunghi non solo per i condannati in primo grado, ma anche per quanti verranno assolti, che finirebbero altresì per frustrare la domanda di giustizia delle vittime.
La riforma in questione pone inoltre il problema della possibile violazione delle garanzie e dei principi costituzionali, a partire da quello della ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 111, co. 2 Cost. e dall’art. 6 Cedu.
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/abolizione-della-prescrizione-una-riforma-sbagliata
Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa https://www.studiolegalepascotto.it/static/images/empty/thumbnail.jpg 150 150 Graziella Pascotto Graziella Pascotto https://secure.gravatar.com/avatar/e32f1fdcbf37791c58adc8ffc50f558f?s=96&d=mm&r=g Ottobre 18, 2019 Ottobre 18, 2019
La causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p., anche alla luce della recente L. n. 36 del 26 aprile 2019, non consente un’indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco minaccioso o violento, nell’ambiente domestico, alla propria o all’altrui incolumità, o, quanto meno, un pericolo di aggressione.
Ne consegue che se l’azione del proprietario si risolve in un attacco preventivo, tale attacco non può mai assumere i connotati della legittima difesa, che presuppone, per sua stessa definizione, l’esigenza di difendersi da una ingiusta aggressione.
Cosi ha deciso la Corte di Cassazione 2.10.2019 n. 40414 in un caso in cui si era verificata la mera introduzione nell’appartamento di una persona (che veniva colpita con una mazza da baseball), non accompagnata da altre circostanze rilevanti ai fini dell’operatività della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa di cui al comma 2 dell’art. 52 citato, né, ancor prima, idonee a far sorgere la stessa necessità di difesa contro una offesa ingiusta.
La Corte ha quindi confermato la condanna del ricorrente per lesioni personali aggravate.
http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/18/dalla-difesa-sempre-legittima-della-norma-alla-presunzione-relativa-della-giurisprudenza