Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-77-codice-civile-limite-della-parentela
Timestamp: 2016-12-09 07:39:09+00:00
Document Index: 83530850

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 269', 'art. 274', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3']

Art. 77 codice civile: Limite della parentela
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	La legge non riconosce il vincolo di parentela oltre il sesto grado (1), salvo che per alcuni effetti specialmente determinati (2).
Commento(1) La norma pone la regola generale per cui i rapporti di parentela oltre il sesto grado non hanno rilevanza giuridica.
(2) Nell’ordinamento si ravvisano eccezioni che ampliano o restringono la portata di questa norma: da un lato, ad esempio, l’art. 87, n. 1, prevede l’impedimento al matrimonio fra parenti in linea retta all’infinito; dall’altro lato, sono legittimati a promuovere il giudizio di interdizione o di inabilitazione i parenti entro il quarto grado.
Nelle controversie concernenti la dichiarazione giudiziale della paternità o maternità naturale, i soggetti attivamente e passivamente legittimati non possono conferire ad altri il potere di stare in giudizio in loro nome e conto, in quanto la rappresentanza negoziale è inammissibile in relazione a diritti indisponibili. Ciò vale tanto per il giudizio di cognizione piena, disciplinato dall'art. 269 c.c., che per quello preliminare, regolato dall'art. 274, il quale, pur essendo processualmente autonomo e pur avendo un diverso "petitum" immediato, ha, rispetto al primo, identica "causa petendi", attinente al rapporto di filiazione che, attraverso la verifica di ammissibilità dell'azione ed il successivo accertamento di merito, si tende ad instaurare, ed è, per ciò solo, non estraneo ai rapporti di stato e partecipe del divieto di rappresentanza volontaria di cui all'art. 77 c.p.c.
Cassazione civile sez. I 01 agosto 2003 n. 11727 Procedimento civile
Non può essere attribuita la rappresentanza processuale quando non risulti attribuita al medesimo soggetto altresì la rappresentanza sostanziale in ordine ai rapporti dedotti in giudizio, tuttavia il conferimento della rappresentanza sostanziale non deve necessariamente essere contenuto nel medesimo atto attributivo dei poteri di rappresentanza processuale, nè tale conferimento deve risultare dal suddetto atto in maniera sempre espressa e attraverso l'uso di formule prestabilite, nè, infine, i rapporti per i quali è attribuita la rappresentanza sostanziale devono essere necessariamente individuati in maniera specifica ed analitica; ne consegue che, a fronte di una procura attributiva di poteri rappresentativi processuali che non contenga altresì l'espressa attribuzione di correlativi poteri sostanziali, occorre sempre valutare, avendo riguardo al tenore complessivo dell'atto, se tali poteri non possano ritenersi presupposti o implicitamente attribuiti ed, eventualmente, se l'individuazione dei corrispondenti rapporti non possa ricavarsi in via indiretta o "per relationem". (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza d'appello dichiarativa dell'inammissibilità dell'impugnazione per difetto di legittimazione processuale del rappresentante della Rai, ritenendo che dalla procura attributiva di poteri di rappresentanza processuale potesse desumersi la precedente attribuzione di poteri di rappresentanza sostanziale in ordine ai rapporti dedotti in giudizio, atteso che nell'epigrafe dell'atto il rappresentante veniva individuato come direttore della direzione risorse umane e organizzative della Rai, e perciò come dirigente preposto allo specifico settore relativo alla gestione del personale).
Cassazione civile sez. lav. 03 dicembre 2001 n. 15270
L'attività processuale del falsus procurator è suscettibile di ratifica, con l'unico limite della salvezza dei diritti quesiti, cioè del rispetto delle decadenze eventualmente verificatesi, e la sanatoria, che è rilevabile di ufficio, avendo riguardo ad una questione di ammissibilità o procedibilità della domanda, opera anche per effetto dell'impugnazione proposta dalla parte legittimata.
Cassazione civile sez. II 11 agosto 1990 n. 8195 Sanità Pubblica
Non è fondata - in relazione agli art. 3, 4, 77 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 d.l. 26 novembre 1981 n. 678, recante modifiche alla legge istitutiva del servizio sanitario nazionale, convertito in l. 26 gennaio 1982 n. 12, che subordina alla previa autorizzazione delle USL l'accesso degli utenti alle strutture convenzionate. à Pubblica
Corte Costituzionale 15 maggio 1987 n. 173
Pay TV: la firma sul contratto nei servizi ad abbonamento non è necessariaCome opporsi alle telefonate pubblicitarie indesiderateLegittima difesa anticipata: non è causa di giustificazioneDifferenza tra interessi legali e interessi moratoriAgevolazione prima casa anche se la residenza è trasferita in ritardo
Il caffè sospesoTra moglie e maritoLa previdenza facilePiatti chiariCome ridurre i debiti	UTILIZZO DEI COOKIES