Source: http://www.studioventurini.eu/2014/09/trust-aspetti-fiscali-di-imposizioni-diretta-ed-indiretta/
Timestamp: 2017-08-22 13:01:58+00:00
Document Index: 10241975

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 73', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 2195', 'art. 32', 'art. 2195', 'art. 2', 'in fine', 'in fine']

Un trust si crea quando un soggetto – il settlor o disponente – trasferisce dei beni ad un altro soggetto – il trustee – che li deve amministrare e gestire a favore di altri soggetti – i beneficiari – ai quali il trustee dovrà trasferire i suddetti beni dopo un dato periodo di tempo, ovvero nei confronti dei quali produrranno un’utilità per il raggiungimento di un determinato fine[6] .
L’Italia è stato il primo paese di diritto civile a ratificare la Convenzione de L’Aja del 1 luglio 1985 con la Legge 364 del 16 ottobre 1989, ma nonostante il tempo trascorso, può affermarsi che solo negli ultimi anni si è avuta una concreta diffusione dell’istituto, ed una piena consapevolezza da parte degli operatori giuridici delle sue potenzialità[6] .
2 Imposizione diretta
2.1 Ente commerciale o ente non commerciale
2.2 La residenza fiscale del Trust
2.3 Trust trasparenti e Trust opachi
3 Imposizione indiretta
3.1 Atto istitutivo
3.2 Atti dispositivi
3.3 Atti di gestione del Trust da parte del Trustee
3.4 Atti di attribuzione dei beni in Trust ai Beneficiari
4 Esempio tassazione Trust holding
Il legislatore fiscale si è occupato della materia soltanto nel 2006 con la legge finanziaria 2007 (Legge 296/2006, art. 1, comma 74[6] ).
La stessa amministrazione finanziaria nazionale aveva avuto modo di occuparsene, sia pure in modo asistematico, in particolare con la delibera del SECIT n. 37/98 dell’11 maggio 1998, ma anche con risposte ad interpelli resi dall’Agenzia delle Entrate negli anni 2003, 2004 e 2005. In materia di fiscalità dei trust erano anche intervenute almeno due sentenze di Commissioni tributarie pubblicate nelle riviste, Prov. Lodi 3 ottobre 2001 e Reg. Veneto 23 gennaio 2003. Ne emergeva, anche se in modo non nitido, l’orientamento ad applicare l’imposta di donazione sulle attribuzioni patrimoniali al trust fatte in vita e ad assimilare il trust ad un ente, ai fini del suo assoggettamento all’imposta irpeg e, poi, ires[6] .
Per una corretta impostazione del tema occorre effettuare alcune considerazioni:
– ente commerciale o ente non commerciale;
– residenza del trust;
– trust trasparente o trust opaco.
Ente commerciale o ente non commerciale
La prima considerazione da affrontare per delineare la fiscalità diretta di un trust, è quella di accertare se quest’ultimo abbia un oggetto esclusivo o prevalente di tipo commerciale. Infatti, per gli enti non societari la commercialità è disposta dai commi 4 e 5 dell’art. 73 del TUIR.
Il comma 4 prevede che “l’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente e’ determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attivita’ essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.“. Il comma 5 completa la disposizione enunciando che “in mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente e’ determinato in base all’attivita’ effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti“. Posto che l’art. 3 Convenzione de l’Aja dispone che “la Convenzione si applica ai soli trust istituiti volontariamente e provati per iscritto” il comma 5 sembra non avere effetto sulla disciplina fiscale del trust.
Ai fini della qualificazione dell’attività come commerciale deve farsi riferimento alle disposizioni dell’art. 55 del TUIR. Infatti, si ricorda, che il carattere commerciale dell’attività si evidenzia in modo oggettivo, a prescindere dalla natura dell’ente, dalla destinazione degli utili e dalla totale assenza di finalità lucrative.
L’art. 55 definisce imprese commerciali quelle indicate nell’art. 2195 del Codice Civile[6] (attività industriale, intermediaria, trasporto, bancaria o assicurativa e le altre attività ausiliarie), attività agrarie e zootecniche eccedenti i limiti dell’art. 32, le attività di servizio diverse da quelle previste dall’art. 2195 del Codice Civile se organizzate in forma di impresa, nonché le attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, stagni, laghi ed altre acque interne.
Se un trust esercita in modo esclusivo o prevalente una delle precedenti attività, allora si è in presenta di un trust commerciale.
In realtà è raro il caso in cui un trust eserciti un’attività commerciale perché esporrebbe i beni in trust al rischio d’impresa e assoggetterebbe il trustee alla disciplina fallimentare, con buona pace alla segregazione patrimoniale. Il modello ottimale semmai è quello di gestire l’azienda indirettamente per il tramite di una partecipazione di una società di capitali, andando a configurarsi una tipica attività non commerciale.
Nell’imposizione indiretta, per il trust va innanzitutto evidenziata l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni che, ai sensi dell’art. 2, comma 47, D.L. n. 262/2006, colpisce, oltre a successioni mortis causa, donazioni ed atti gratuiti, anche la “costituzione di vincoli di destinazione”.
Per lettura prevalente, affinché un vincolo di destinazione possa essere tassato ai fini di tale imposta, è però necessario un contestuale trasferimento patrimoniale, da un soggetto all’altro.
Atti di gestione del Trust da parte del Trustee
Atti di attribuzione dei beni in Trust ai Beneficiari
Esempio tassazione Trust holding
AA.VV., Conoscere il trust: aspetti civilistici, tributarie di diritto comparato, 2013 ^
Bartoli, Graziadei, Muritano e Risso, I Trust interni e le loro clausole, Consiglio Nazionale del Notariato ^
74. All’ articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) alle lettere b) e c), dopo le parole: “dalle societa’,” sono inserite le seguenti: “nonche’ i trust,”;
2) alla lettera d), dopo le parole: “di ogni tipo,” sono inserite le seguenti: “compresi i trust,”;
b) al comma 2, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’ atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali”;
c) al comma 3, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Si considerano altresi’ residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria, i trust e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Paesi diversi da quelli indicati nel decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, in cui almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari del trust siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato. Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust istituiti in uno Stato diverso da quelli indicati nel citato decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, quando, successivamente alla loro costituzione, un soggetto residente nel territorio dello Stato effettui in favore del trust un’attribuzione che importi il trasferimento di proprieta’ di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonche’ vincoli di destinazione sugli stessi”. ^
BUGATTI M., I trust: aspetti fiscali, 2008 ^
Sono soggetti all’obbligo dell’ iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
4) un’ attività bancaria o assicurativa ;
Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano. ^
testo della nota a pie di pagina. ^
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