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Timestamp: 2018-10-23 07:48:45+00:00
Document Index: 113075917

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 46', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 12']

Incompatibilità dell’incarico di commissario ad acta con le attività di indirizzo politico (il caso di un consigliere comunale nominato dalla Regione per la gara ATEM gas) - Studio Legale Santiapichi
Incompatibilità dell’incarico di commissario ad acta con le attività di indirizzo politico (il caso di un consigliere comunale nominato dalla Regione per la gara ATEM gas)
La questione è stata esaminata dal Tar Calabria con la recentissima sentenza n. 1454 del 30 luglio 2018.
La sentenza del Tar Calabria, sez. I, n. 1454 del 30 luglio 2018, che qui si annota, fissa alcuni importanti principi sulle modalità di indizione delle gare per l’affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale, mediante ambiti territoriali minimi.
Secondo la normativa, l’avvio delle procedure di gara per l’affidamento del servizio deve essere avviato, da parte degli enti locali affidanti, non oltre un anno prima della scadenza del precedente affidamento; in caso di inutile decorso di questo termine, la regione, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta, avvia la procedura di gara (art. 14 co. 7 d.lgs. n. 164/2000). Il servizio viene affidato dagli enti locali di ciascun ambito territoriale (Atem) mediante gara unica (cfr. art. 46 bis d.l. 159/2007, convertito in legge 22272007 e Dm Ministero Sviluppo Economico del 19.01.2011).
Il ruolo di stazione appaltante è demandato al Comune capoluogo di provincia di ciascun Atem (Dm MES n. 226 del 12.11.2011). In ipotesi di di omessa pubblicazione del bando di gara, nei termini prefissati, la Regione con competenza sull’ambito, previa diffida ai soggetti inadempienti contenente un termine perentorio a provvedere, avvia la procedura di gara esercitando i poteri sostitutivi (Dm MES n. 226 del 12.11.2011, art. 3). Più in particolare, i termini per l’indizione della gara sono di natura perentoria. Scaduti tali termini, la Regione assegna ulteriori sei mesi per adempiere, decorsi i quali avvia la procedura di gara attraverso la nomina di un commissario ad acta (d.l. n. 69/2013, art. 4 co. 2).
Nel caso di specie, il Comune Capofila si era trovato nell’impossibilità di indire la gara perché le adesioni dei Comuni all’Atem non erano tali da consentirne l’indizione. La Regione aveva nominato un commissario ad acta con funzioni di avvio delle procedure di gara relative all’Atem, nella persona di un tecnico, che, però, era anche consigliere comunale di uno dei Comuni (con popolazione residente superiore a 15.000 abitanti), facenti parte dell’Atem, (comune che non aveva inteso collaborare all’approvazione dello schema di Convenzione istitutiva dell’Atem).
Il Comune capofila aveva impugnato l’atto di nomina del commissario ad acta, deducendo la decorrenza incolpevole dei termini e rappresentando che, nelle more della proposizione del gravame, si erano raggiunti i parametri per legittimare la stazione appaltante ad avviare la procedura.
Con la pronuncia in commento, il Tar Calabria ha affermato i seguenti principi:
L’infruttuosa scadenza dei termini per l’indizione della gara di Atem, pur essendo qualificati come perentori, non comporta automaticamente la perdita del potere di provvedere in capo all’ente capofila “sostituito”;
Le funzioni attribuite al commissario ad acta in via sostitutiva, ai fini della indizione della gara di Atem, rientrano fra quelle proprie degli incarichi dirigenziali (acquisizione della documentazione necessaria per la predisposizione del bando, predisposizione e pubblicazione degli atti di gara, nomina della commissione, aggiudicazione della gara);
Il d.lgs. n. 39/2013 (art. 7 co. 2), stabilisce, fra l’altro, che gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni di una provincia, o di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione (lett. a), non possono essere conferiti (anche) a coloro che nell’anno precedente abbiano fatto parte della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, nella stessa regione dell’amministrazione locale che conferisce l’incarico.
La ratio della norma consiste nell’esigenza di mantenere, anche all’interno del territorio della medesima regione, una separazione fra gli incarichi di natura politica e quelli gestionali.
Per ragioni garantistiche, l’inconferibilità dell’incarico di cui all’art. 7 co. 2 d.lgs. n. 39/2013 è applicabile anche nei confronti di chi rivesta soltanto formalmente, ma non anche nella sostanza, un ruolo diverso (Commissario ad acta) da quello previsto dalla norma (incarichi dirigenziali).
Gli atti di conferimento di incarichi adottati in violazione del d.lgs. n. 39/2013 ed i relativi contratti sono nulli (art. 17).
Sulla base di questi principi, la sentenza ha dichiarato la nullità della nomina del Commissario ad Acta, per violazione delle norme di cui al d.lgs. n. 39/2013.
(SezionePrima)
Regione Calabria, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Massimiliano Manna, con domicilio eletto in Catanzaro, località Germaneto, presso gli Uffici dell’Avvocatura Regionale siti presso il complesso “Cittadella Regionale”;
– del Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 19 del 28.3.2018, avente ad oggetto: D.G.R. 90 del 19.03.2018: “art. 4 D.L. 69/2013 e s.m.i. – Nomina Commissario ad Acta ATEM Cosenza 1
– la D. G. R. n. 90 del 19.03.2018 di nomina a Commissario ad acta dell’ing. Andrea Cuzzocrea al fine di avviare le procedure di gara dell’ATEM Cosenza 1 Ovest;
– del verbale di insediamento del Commissario ad acta ATEM Cosenza 1 Ovest del 4 aprile 2018;
Ha infatti sostenuto che, se è vero che, alla data di adozione del provvedimento di commissariamento, le adesioni dei comuni all’ATEM non erano tali – in termini di numero degli enti coinvolti, di percentuale della popolazione e di quantità dei punti di riconsegna da questi rappresentati- da consentire l’indizione della gara, al momento della proposizione del gravame, tali parametri sarebbero aumentati, così da legittimare la stazione appaltante all’avvio della procedura. Una procedura che, in ogni caso, avrebbe comunque potuto essere indetta “previa diffida contenente la rappresentazione della normativa vigente perentoria sulle gare d’ambito e previa assegnazione di un termine cogente per provvedere”, per come chiarito dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Giova a all’uopo richiamare il testo di cui al comma 2 dell’art. 4 citato secondo cui: “I termini previsti dall’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 12 novembre 2011, n. 226, come modificati ai sensi del comma 3 del presente articolo, relativi all’avvio delle procedure di gara per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale, sono da intendersi di natura perentoria”.
E che questa sia l’interpretazione più corretta si evince innanzitutto dal secondo inciso del secondo comma dell’art. 4 del Dl. 69/2013 secondo cui “Scaduti tali termini” –ossia quelli appena prima definiti “perentori”- “la Regione competente sull’ambito assegna ulteriori sei mesi per adempiere, decorsi i quali avvia la procedura di gara attraverso la nomina di un commissario ad acta, ai sensi dell’ articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164”.
Quanto sopra esposto trova ulteriore avallo in quella giurisprudenza amministrativa che, in tema di esercizio dei cd. poteri sostitutivi, nell’esaminare i rapporti tra il commissario ad acta, nominato dall’ente sovraordinato, e l’ente pubblico rimasto inerte, cd. sostituito, ha più volte affermato che “I provvedimenti di un Commissario ad acta sono da imputarsi esclusivamente all’Amministrazione sostituita, posto che la nomina del Commissario da parte di altra Amministrazione supplisce a un’omissione dell’Amministrazione sostituita, senza privare tuttavia quest’ultima di una sua competenza e senza attribuire in via straordinaria detta competenza all’Amministrazione che nomina il Commissario ad acta” (cfr., T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, sez. I 23 ottobre 2017 n. 317 ; T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, 16/02/2015, n. 381; T.A.R. Abruzzo – l’Aquila, sentenza n. 97/2007).
L’incontestata immedesimazione organica del commissario ad acta rispetto all’amministrazione sostituita -di cui costituisce “un organo (sia pure straordinario)”, “privo come tale di autonoma legittimazione passiva” (cosìT.A.R. Friuli-Venezia Giulia, sez. I 23 ottobre 2017 n. 317)- ha inoltre indotto questa stessa giurisprudenza a ritenere che nei riguardi dell’attività provvedimentale commissariale, l’Ente sostituito possa esercitare i poteri di autotutela, quale “irrinunciabile estrinsecazione del principio di continuità dell’azione amministrativa […]”, mentre non possa ricorrere all’autorità giudiziaria, pena la violazione del divieto di venire contra factum proprium (cfr. T.A.R. Sicilia – Palermo, Sez. II^, sentenza n. 362/2015).
6.1 La disposizione normativa di cui all’art. 21 septies l. n. 241/90 ha consentito di positivizzare la cd. nullità « strutturale » del provvedimento amministrativo, rinvenibile esclusivamente nei casi tassativi ivi contemplati, tanto da far ritenere che “le cause di nullità debbono intendersi a numero chiuso”, a tutela delle ragioni di certezza dell’azione amministrativa e di stabilità degli assetti plasmati dagli atti amministrativi a tutela di interessi superindividuali (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 30/03/2018, n. 2028; Consiglio di Stato, sez. V, 04/05/2017, n. 2028; Consiglio di Stato, sez. VI, 03/03/2016, n. 882).
8. Risulta, invece, fondata la censura che riguarda la nomina, quale commissario ad acta, dell’Ing. Andrea Cuzzocrea, a cui l’Ente regionale non avrebbe potuto essere conferire l’incarico in quanto consigliere comunale del Comune di Rende ai sensi e per gli effetti del D.lgs. 39/2013 contenente “Disposizioni in materia di inconferibilità ed incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190”.
La disciplina delle nuove incompatibilità e inconferibilità corre appunto lungo la linea della distinzione tra funzione di indirizzo politico e funzione di gestione e corrisponde ad una scelta in qualche modo necessitata, nel senso tracciato dalla giurisprudenza costituzionale, che ha più volte affermato il divieto di cumulo di più cariche politiche quando possa ripercuotersi negativamente sulla efficienza e l’imparzialità delle funzioni (cfr. sentenza n.143 del 2010), per cui un analogo divieto diviene necessario anche nel caso in cui la minaccia per l’imparzialità venga dal coesercizio di funzioni di indirizzo politico e di funzioni di amministrazione”.
L’inconferibilità comporta un’esclusione dal conferimento dell’incarico non permanente, ma solo temporanea. La legge in tal modo intende impedire che un soggetto, che si trovi in una posizione tale da comprometterne l’imparzialità, acceda all’incarico senza soluzione di continuità; perché egli possa accedere all’incarico nella P.A. è necessario, quindi, un congruo “periodo di raffreddamento”, che garantisca la condizione di imparzialità all’incarico” (così TAR Lazio, Roma, sez. III, 8.06.2016, n. 6593).
– predisposizione e pubblicazione del bando di gara, dei relativi allegati e del disciplinare, di cui
– nomina della commissione di gara di cui all’art. 11 del D.M. 226/2011;
– aggiudicazione della gara secondo i criteri di cui all’art. 12 del dm 226/2011”.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 con l’intervento dei magistrati:
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