Source: https://www.miolegale.it/massime/rispetto-termine-conclusione-procedimento-amministrativo/
Timestamp: 2020-03-30 19:26:04+00:00
Document Index: 129727058

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 2']

Il mancato rispetto del termine per la conclusione del procedimento amministrativo non vizia l’atto conclusivo bensì può costituire unicamente il presupposto per un indennizzo.
Amministrativo Enti locali Il mancato rispetto del termine per la conclusione del procedimento amministrativo non...
Consiglio di Stato, sez. V, 11 ottobre 2013, n. 4980
Il mancato rispetto del termine per la conclusione del procedimento amministrativo (art. 2, l. n. 241/1990) non vizia l’atto conclusivo sopravvenuto alla scadenza di questo bensì può costituire unicamente il presupposto per un indennizzo.
L’esercizio della funzione pubblica è connotato dai requisiti della doverosità e della continuità, cosicché i termini fissati per il suo svolgimento hanno giocoforza carattere acceleratorio, in funzione del rispetto dei principi di buon andamento (art. 97 Costituzione), efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa (art. 1, comma 1, l. n. 241/1990), e non già perentorio.
Benché con la legge generale sul procedimento amministrativo si sia assistito alla generalizzazione del dovere di rispettare il termine per la conclusione del procedimento (art. 2, l. n. 241/1990), nessuna disposizione di legge ha elevato a requisito di validità dell’atto amministrativo il rispetto del termine suddetto, rimanendo dunque lo stesso confinato sul piano dei comportamenti dell’amministrazione.
Conseguentemente, la scadenza del termine non priva l’amministrazione del dovere di curare l’interesse pubblico, né rende l’atto sopravvenuto di per sé invalido con la conseguenza che la violazione del termine per la conclusione del procedimento non vizia l’atto conclusivo sopravvenuto alla scadenza di questo, ma è fonte di responsabilità patrimoniale.
A conferma di quanto ora osservato si può richiamare l’evoluzione normativa successiva alla l. 241/90, segnata fondamentalmente dall’introduzione di un rito accelerato contro il silenzio (art. 2 l. n. 205/2000, aggiuntivo dell’art. 21-bis l. n. 241/1990; ora art. 117 cod. proc. amm.) e della regola della risarcibilità del danno da ritardo (mediante l’art. 2-bis l. n. 241/1990, introdotto con l. n. 69/2009: ora ), fino alla previsione per esso di una tutela di carattere indennitario (art. 2, comma 1-bis, aggiunto dal d.l. n. 69/2013, conv. dalla l. n. 98/2013). Il costante indirizzo di politica legislativa che si ricava dai citati interventi normativi è in sostanza quello di mantenere l’obbligo di rispettare i termini di conclusione del procedimento sul piano dei comportamenti, fonte di responsabilità patrimoniale in caso di violazione, ma giammai requisito di validità degli atti.