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Timestamp: 2018-06-21 21:37:45+00:00
Document Index: 159802016

Matched Legal Cases: ['art. 331', 'sentenza ', 'art. 329', 'art. 329', 'art. 114', 'art. 329', 'art. 12']

Novità fiscali del 26 agosto 2011, tra cui le novità sulle diverse tipologie di strumenti finanziari e accesso agli atti da parte del contribuente | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 26 agosto 2011, tra cui le novità sulle diverse tipologie di strumenti finanziari e accesso agli atti da parte del contribuente
1) Denuncia alla Procura: Il fisco non può negare l’accesso agli atti
2) Introduzione di una aliquota unica sulle diverse tipologie di strumenti Finanziari
3) Aliquota unica sulle diverse tipologie di strumenti finanziari: Disposizioni varie e di coordinamento
4) Tassazione dei redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione
Le aziende devono potere prendere visione della denuncia presentata alla Procura della Repubblica dall’Agenzia delle Entrate per sospetta evasione e con la quale la verifica fiscale viene estesa ad altre annualità.
Insomma, l’Amministrazione finanziaria non può negare l’accesso agli atti inerenti la denuncia trasmessa dalle Entrate alla Procura in base all’art. 331 del c.p.c..
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza 4769 del 10 agosto 2011 che ha, così, accolto il ricorso di una società che, dopo essere stata denunciata per evasione fiscale dall’Agenzia delle Entrate aveva chiesto di accedere all’esposto presentato dall’Amministrazione alla Procura della Repubblica.
Contro il rifiuto l’azienda aveva presentato ricorso al Tar ma senza successo.
Invece, secondo la citata società l’Amministrazione avrebbe dovuto consentire la possibilità di visionare la denuncia del fisco, anche se di fatto era stato avviato un procedimento penale.
Negli atti depositati è stata evidenziata anche la falsa applicazione dell’art. 329 C.p.p..
Il Consiglio di Stato, ribaltando sul punto il primo verdetto, ha accolto la tesi della difesa sostenendo prima di tutto che quella denuncia “non è atto di indagine”.
Secondo il Collegio, in linea generale, “non può essere negato l’accesso a documenti che riguardano espressamente la posizione giuridica dell’istante e che possono essere da questi utilizzati a fini di tutela giurisdizionale”.
Non solo. A questa regola non si sottrae, in virtù della sua stessa natura, “la denuncia presentata da un privato a una pubblica amministrazione, ovvero anche da un soggetto pubblico all’autorità giudiziaria, poiché, per un verso, l’ordinamento giuridico non tutela il diritto all’anonimato del denunciante, anzi, prevedendo espressamente il reato di calunnia, impone una precisa assunzione di responsabilità a carico dello stesso; per altro verso, non può in tal modo comprimersi il diritto costituzionalmente garantito alla tutela giurisdizionale”.
A maggior ragione nel caso in cui la denuncia presentata, per un verso intende offrire alla verifica dell’autorità giudiziaria la possibilità di verifica della sussistenza nel fatto degli elementi costitutivi del reato; per altro verso, costituisce il presupposto per l’estensione di una verifica fiscale ad altra annualità, e quindi l’avvio di un ulteriore procedimento di verifica tributaria.
Infatti l’art. 329, comma 1, C.p.p., prevede che “gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari”.
L’art. 114, comma 1, C.p.p., che disciplina il “divieto di pubblicazione di atti e di immagini”, dispone, riguardo agli atti coperti da segreto ai sensi dell’art. 329 C.p.p., che “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto”.
Pertanto, ha concluso il Consiglio di Stato, non costituisce atto di indagine la denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica.
I commi da 6 a 12 dell’articolo 2 introducono, a decorrere dal 1° gennaio 2012, una revisione del sistema impositivo dei redditi di natura finanziaria al fine di unificare le attuali aliquote del 12,50% e del 27%, previste sui redditi di capitale e sui redditi diversi, ad un livello intermedio fissato al 20%.
Restano esclusi dall’ambito di applicazione della riforma, tra gli altri, i titoli di Stato ed equiparati, i titoli emessi da altri Stati (inclusi nella lista di cui all’articolo 168-bis del DPR n. 917 del 1986), i titoli di risparmio per l’economia
meridionale, le forme di previdenza complementare.
In particolare, il comma 6, con una norma di carattere generale, fissa nella misura del 20% l’ammontare delle ritenute e delle imposte sostitutive, ovunque ricorrano, sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all’articolo
44 del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR), e sui redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis a c-quinquies dello stesso decreto.
Il servizio studi del Senato (nel Dossier provvisorio di agosto 2011) ricorda che l’articolo 44 del TUIR individua i redditi di capitale.
Sinteticamente sono redditi di capitale, ai sensi del comma 1:
e) gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’imposta sul reddito delle società;
f) gli utili derivanti da associazioni in partecipazione e dai contratti indicati nel primo comma dell’articolo 2554 del codice civile;
g) i proventi derivanti dalla gestione, nell’interesse collettivo di pluralità di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme di denaro e beni affidati da terzi o provenienti dai relativi investimenti;
g-quinquies) i redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni pensionistiche erogate in forma periodica e delle rendite vitalizie aventi funzione previdenziale;
g-sexies) i redditi imputati al beneficiario di trust, anche se non residenti;
L’articolo 67 del TUIR individua i redditi diversi. Tra questi la norma in esame richiama i seguenti:
c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai sensi della lettera c) (ossia
realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate), realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società di cui all’articolo 5 (concernenti i redditi in forma associata), escluse le associazioni senza personalità giuridica, e dei soggetti di cui all’articolo 73 (ossia i soggetti IRES), nonché di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:
1) cessione dei contratti di cui all’articolo 109, comma 9, lettera b) (contratti di
associazione in partecipazione), qualora il valore dell’apporto sia non superiore
al 5% o al 25% del valore del patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;
2) cessione dei contratti di cui alla lettera precedente qualora il valore dell’apporto sia non superiore al 25% dell’ammontare dei beni dell’associante;
c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis), realizzate
mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, sempreché siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d’investimento collettivo.
Agli effetti dell’applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente;
c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati, comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria. Agli effetti dell’applicazione della presente lettera sono considerati strumenti finanziari anche i predetti rapporti;
c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli precedentemente
indicati, realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di strumenti finanziari, nonché quelli realizzati mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di
un evento incerto.
Come ricordato anche dalla relazione, attualmente per la tassazione delle c.d.
rendite finanziarie è prevista l’applicazione di due aliquote impositive – pari al
12,50% ed al 27% – in relazione alle diverse tipologie di strumenti finanziari.
In particolare, i principali proventi sottoposti ad aliquota del 27% sono i seguenti:
Interessi maturati sui depositi bancari, postali e da certificati di deposito; accettazioni bancarie; titoli di emittenti privati con durata inferiore ai 18 mesi; obbligazioni con rendimenti non allineati ai parametri di legge; titoli atipici.
Viceversa i principali proventi sottoposti ad aliquota del 12,50% sono riferiti ai seguenti strumenti: titoli pubblici; titoli obbligazionari o similari emessi da banche ed imprese private con durata superiore ai 18 mesi; cambiali ed altri redditi di capitale; proventi derivanti da partecipazione a fondi d’investimento e gestioni patrimoniali; plusvalenze derivanti da partecipazioni azionarie non qualificate; proventi derivanti da azioni e titoli similari.
Il comma 7 esclude dall’applicazione dell’aliquota del 20% introdotta dal comma 6 gli interessi, i premi e ogni altro provento di cui al citato articolo 44 del TUIR e i redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), ovvero i redditi di capitale e i redditi diversi di natura finanziaria previsti nel medesimo decreto nelle seguenti ipotesi:
a) obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31 del D.P.R. n. 601 del 1973 ed equiparati.
Si tratta degli interessi, dei premi e degli altri frutti dei titoli del debito pubblico, dei buoni postali di risparmio, delle cartelle di credito comunale e provinciale emesse dalla Cassa depositi e prestiti e delle altre obbligazioni e titoli similari emessi da amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, da regioni, province e comuni e da enti pubblici istituiti esclusivamente per l’adempimento di funzioni statali o per lo esercizio diretto di servizi pubblici in regime di monopolio;
b) obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del TUIR;
Si tratta delle obbligazioni emesse dagli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni, inclusi nell’elenco attualmente contenuto nel
D.M. 4 settembre 199682 (c.d. paesi white list).
c) titoli di risparmio per l’economia meridionale di cui all’articolo 8, comma 4 del D.L. n. 70 del 2011.
Si tratta di specifici titoli di risparmio per l’economia meridionale che possono essere emessi da parte di banche italiane, comunitarie ed extracomunitarie autorizzate ad operare in Italia, in osservanza delle previsioni del TUB.
Tali nuovi strumenti finanziari:
– hanno scadenza non inferiore a diciotto mesi;
– sono titoli nominativi ovvero al portatore e corrispondono interessi con periodicità almeno annuale;
– possono essere sottoscritti da persone fisiche non esercenti attività di impresa;
– sono assoggettati alla disciplina del TUF concernente la gestione accentrata
di strumenti finanziari in regime di dematerializzazione;
– non sono strumenti finanziari subordinati, irredimibili o rimborsabili previa autorizzazione della Banca d’Italia di cui all’art. 12, comma 7, del TUB, né altri strumenti computabili nel patrimonio di vigilanza.
d) piani di risparmio a lungo termine84 appositamente istituiti.
Il comma 8 individua ulteriori ipotesi in cui non si applica la disposizione di cui al comma 6.
Si tratta in particolare delle seguenti attività finanziarie:
a) gli interessi di cui al comma 8-bis dell’articolo 26-quater del D.P.R. n. 600 del 1973.
Si tratta degli interessi corrisposti a soggetti non residenti – cui si applica una ritenuta del 5% – a condizione che essi siano destinati a finanziare il pagamento di interessi e altri proventi su prestiti obbligazionari emessi dai percettori:
a) negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella c.d. white list;
b) garantiti dai soggetti che effettuano le ritenute alla fonte che corrispondono gli interessi ovvero dalla società capogruppo controllante ovvero da altra società controllata dalla stessa controllante;
b) gli utili di cui al comma 3-ter dell’articolo 27 del D.P.R. n. 600 del 1973.
La norma prevede una ritenuta operata a titolo di imposta e con l’aliquota dell’1,375% sugli utili corrisposti alle società e agli enti soggetti ad un’imposta sul reddito delle società negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella c.d. white list , ed ivi residenti, in relazione alle partecipazioni, agli strumenti finanziari di cui all’articolo 44, comma 2, lettera a), del TUIR e ai contratti di associazione in partecipazione, non relativi a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato;
c) il risultato netto maturato delle forme di previdenza complementare di cui al Decreto Legislativo n. 252 del 2005.
Come è noto, ai sensi dell’articolo 17 del Decreto Legislativo n. 252 del 2005, che disciplina il regime tributario delle forme pensionistiche complementari, i fondi pensione sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura dell’11%, che si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta.
I commi da 9 a 12 disciplinano la decorrenza dell’applicazione dell’aliquota prevista dal comma 6.
In particolare il comma 9 prevede che l’aliquota del 20% si applichi agli interessi, ai premi e ad ogni altro provento di cui all’articolo 44 del TUIR, divenuti esigibili e ai redditi diversi realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2012.
Per quanto concerne i dividendi e proventi ad essi assimilati, ai sensi del comma 10 l’aliquota del 20% si applica a quelli percepiti dal 1° gennaio 2012.
Per quanto concerne invece le obbligazioni e i titoli similari di cui all’articolo 2, comma 1, del Decreto Legislativo n. 239 del 1996, l’aliquota del 20% si applica agli interessi, ai premi e ad ogni altro provento di cui all’articolo 44 del TUIR maturati a partire dal 1° gennaio 2012.
Si tratta degli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, ed equiparati, emessi in Italia, percepiti da soggetti residenti nel territorio dello Stato.
Infine, ai sensi del comma 12, per quanto concerne le gestioni individuali di portafoglio, l’aliquota del 20% si applica sui risultati maturati a partire dal 1° gennaio 2012.
Si ricorda che ai sensi di quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997, in estrema sintesi, i soggetti che hanno conferito a un soggetto abilitato l’incarico di gestire masse patrimoniali costituite da somme di denaro o beni non relativi all’impresa, possono optare, con riferimento ai redditi di capitale e diversi che concorrono alla determinazione del risultato della gestione, per l’applicazione di una imposta sostitutiva.
Il contribuente può optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva mediante comunicazione sottoscritta rilasciata al soggetto gestore all’atto della stipula del contratto e, nel caso dei rapporti in essere, anteriormente all’inizio del periodo d’imposta. L’opzione ha effetto per il periodo d’imposta e può essere revocata solo entro la scadenza di ciascun anno solare, con effetto per il periodo d’imposta successivo.
Qualora sia stata esercitata l’opzione i redditi che concorrono a formare il risultato della gestione non sono soggetti alle imposte sui redditi.
Il risultato maturato della gestione è soggetto ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l’aliquota del 12,50%.
Il risultato della gestione si determina sottraendo dal valore del patrimonio gestito al termine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato dei prelievi e diminuito di conferimenti effettuati nell’anno, i redditi maturati nel periodo e soggetti a ritenuta, i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente, i redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta maturati nel periodo, i proventi derivanti da fondi comuni di investimento immobiliare, il 60% dei proventi derivanti dalla partecipazione ad
organismi di investimento collettivo del risparmio, ed il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.
Il risultato è computato al netto degli oneri e delle commissioni relative al patrimonio gestito.
L’imposta sostitutiva è prelevata dal soggetto gestore ed è versata al concessionario della riscossione ovvero alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato entro il 16 febbraio di ciascun anno.
I commi da 13 a 21 e 23 dell’articolo 2 contengono una serie di norme di coordinamento rese necessarie dall’introduzione dell’aliquota unica del 20% di cui al comma 6 e dirette, in estrema sintesi, a evitare la permanenza in vita di norme basate sulla coesistenza di aliquote differenziate, nonché ad apportare correzioni formali a riferimenti normativi non più attuali.
Il comma 22 è, invece, diretto a disciplinare il regime fiscale dei proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale emessi da intermediari vigilati dalla Banca d’Italia o da soggetti vigilati dall’ISVAP e diversi da azioni e titoli similari.
Ai sensi del comma 24 tutte le suddette disposizioni esplicano la loro efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2012.
In particolare, il comma 13 modifica gli articoli 26, 26-quinquies e 27 del D.P.R. n. 600 del 1973.
L’articolo 26 citato, concernente le ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale, viene modificato in più parti dalla norma in esame (lettera a).
Anzitutto, al comma 1, viene previsto che i soggetti che hanno emesso obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie, sono tenuti ad operare una ritenuta del 20%, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai possessori.
A fini di coordinamento vengono di conseguenza soppressi tutti i successivi periodi dello stesso comma con i quali erano disciplinate le ipotesi di applicazione di altre aliquote (aliquota ridotta al 12,50% per le obbligazioni e titoli similari, con scadenza non inferiore a diciotto mesi, e per le cambiali finanziarie, in luogo dell’aliquota del 27%).
In secondo luogo vengono soppressi il secondo e terzo periodo del comma 3.
Si tratta di norme che prevedono che, qualora il rimborso delle obbligazioni e titoli similari con scadenza non inferiore a diciotto mesi emessi da soggetti non residenti, abbia luogo prima di tale scadenza, è dovuta dai percipienti una somma pari al 20% degli interessi e degli altri proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso (somma prelevata dai soggetti che intervengono nella riscossione degli interessi ovvero nel rimborso nei confronti di soggetti residenti).
In terzo luogo viene modificato il comma 3-bis sia al fine di modificare il riferimento all’aliquota applicata (20% in luogo del 12,50%), sia per sopprimere (in quanto non più attuale) il riferimento ivi contenuto alla maggiore aliquota a cui sarebbero assoggettabili gli interessi gli altri proventi dei titoli sottostanti nei confronti dei soggetti cui siano imputabili i proventi.
Infine, viene soppresso il terzo periodo del comma 5, con il quale l’aliquota della ritenuta viene stabilita al 27 per cento qualora i percipienti siano residenti
negli Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del TUIR (c.d. paesi white list).
La lettera b) del comma 13 modifica il comma 3 dell’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 concernente la ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani e lussemburghesi storici.
Il comma 3 citato prevede in sintesi che la ritenuta sui proventi derivanti dalla
partecipazione ad OICR italiani diversi dai fondi immobiliari, e a quelli con sede in Lussemburgo, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, si applica sui proventi distribuiti in costanza di partecipazione all’organismo di investimento e su quelli compresi nella differenza tra il valore di riscatto, di liquidazione o di cessione delle quote o azioni e il costo medio ponderato di sottoscrizione o acquisto delle quote o azioni medesime.
Per effetto della modifica apportata viene specificato che il valore e il costo delle quote o azioni è rilevato dai prospetti periodici al netto di una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31 del D.P.R. n. 601 del 1973 (ossia ai titoli di Stato italiani) ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list.
Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze sono stabilite le modalità di individuazione della quota dei proventi di cui al periodo precedente.
La lettera c) del comma 13 cambia, infine, il comma 3 dell’articolo 27 del D.P.R. n. 600 del 1973 concernente la ritenuta sui dividendi.
In particolare, per effetto delle modifiche apportate:
– viene soppressa la previsione di una riduzione dell’aliquota della ritenuta al 12,50% per gli utili pagati ad azionisti di risparmio;
– viene ridotto il diritto al rimborso dell’imposta (dai quattro noni ad un quarto della ritenuta) per i soggetti non residenti, diversi dagli azionisti di risparmio, dai fondi pensione e dalle società ed enti soggetti ad imposta sul reddito delle società negli Stati membri dell’Unione europea, che dimostrino di aver pagato all’estero in via definitiva sugli stessi utili mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero.
Il comma 14 inserisce un nuovo comma (2-bis) all’articolo 10-ter della Legge n. 77 del 1983, con il quale vengono dettate disposizioni tributarie sui proventi
delle quote di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto
Il Dossier (provvisorio di agosto 2011) del servizio studi del Senato ricorda che l’articolo 10-ter della legge n. 77 del 1983 prevede, al comma 1, che sui proventi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR, derivanti dalla partecipazione a organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero conformi alla direttiva 2009/65/CE, situati negli Stati membri dell’Unione europea e le cui quote o azioni sono collocate nel territorio dello Stato, i soggetti residenti incaricati del pagamento dei proventi medesimi, del riacquisto o della negoziazione delle quote o azioni, operano una ritenuta del 12,50%, che si applica sui proventi distribuiti in costanza di partecipazione all’organismo di investimento e su quelli compresi nella differenza tra il valore di riscatto, di cessione o di liquidazione delle quote o azioni e il valore medio ponderato di sottoscrizione o di acquisto delle quote o azioni medesime.
In ogni caso come valore di sottoscrizione o acquisto si assume il valore delle quote o azioni rilevato dai prospetti periodici relativi alla data di acquisto delle quote o azioni medesime.
Ai sensi del successivo comma 2 la ritenuta del 12,50% è altresì applicata dai medesimi soggetti di cui al comma 1 sui proventi di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR derivanti dalla partecipazione a organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero non conformi alla direttiva 2009/65/CE e assoggettati a forme di vigilanza nei Paesi esteri nei quali sono istituiti, situati negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo e le cui quote o azioni sono collocate nel territorio dello Stato.
La ritenuta si applica sui proventi distribuiti in costanza di partecipazione all’organismo di investimento e su quelli compresi nella differenza tra il valore di riscatto, di cessione o di liquidazione delle quote o azioni e il valore medio ponderato di sottoscrizione o di acquisto delle quote o azioni medesime.
Il costo di sottoscrizione o acquisto è documentato dal partecipante.
In mancanza della documentazione il costo è documentato con una dichiarazione sostitutiva.
Con il comma 2-bis, inserito all’articolo 10-ter della Legge n. 77 del 1983 dal testo in esame, viene pertanto stabilito che i proventi di cui ai precedenti commi 1 e 2 sono determinati al netto di una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31 del D.P.R. n. 601 del 1973 (ossia ai titoli di Stato italiani) ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list.
Si tratta di disposizione avente tenore analogo a quella inserita al comma 3 dell’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 dall’articolo 2, comma 13, lett. b), del testo in esame.
Il comma 15 del testo in esame novella gli articoli 18 e 73 del D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR).
In particolare la lettera a) del comma 15 modifica l’articolo 18, comma 1, del TUIR, concernente l’imposizione sostitutiva dei redditi di capitale di fonte estera.
Tale norma – nel testo previgente – prevede in sintesi che i redditi di capitale corrisposti da soggetti non residenti a soggetti residenti nei cui confronti in Italia si applica la ritenuta a titolo di imposta o l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 2, commi 1-bis e 1-ter, del Decreto Legislativo n. 239 del 1996, sono soggetti ad imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi con la stessa aliquota della ritenuta a titolo d’imposta.
Il contribuente ha la facoltà di non avvalersi del regime di imposizione sostitutiva ed in tal caso compete il credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero.
Il citato comma 1-bis del Decreto Legislativo n. 239 del 1996 assoggetta ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 12,50%, per la parte maturata nel periodo di possesso, gli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari dovuti da soggetti non residenti.
Il comma 1-ter prevede, invece, l’applicazione dell’imposta nella misura del 27% se la scadenza dei titoli indicati al comma 1-bis è inferiore a diciotto mesi.
Per effetto della novella apportata dalla lettera a) in esame viene soppresso dall’articolo 18, comma 1, del TUIR, il riferimento al comma 1-ter del decreto legislativo n. 239 del 1996, che è abrogato dal successivo articolo 2, comma 18, lettera a), numero 1) del testo in esame.
La lettera b) del comma 15 novella, invece, l’articolo 73 del TUIR, concernente i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società.
Viene in particolare modificato il comma 5-quinquies dell’articolo 73, ai sensi del quale gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) con sede
in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con sede in Lussemburgo, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, non sono soggetti alle imposte sui redditi.
In virtù delle modifiche apportate dal testo in esame:
– scompare il riferimento concernente l’applicazione agli OICR dell’imposta sostitutiva del 27% di cui all’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 239 del 1996;
– viene soppresso il riferimento all’ammontare delle ritenute (pari, a seconda dei casi, al 27% ed al 12,50%) previste dall’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 e dall’articolo 10-ter della legge n. 77 del 1983;
– viene specificato che la ritenuta prevista dal comma 2 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 non si applica, oltre che sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti, anche sui depositi bancari.
Il comma 16 novella l’articolo 4, comma 1, del D.L. n. 167 del 1990, con il quale si prevede che le persone fisiche, gli enti non commerciali, e le società semplici ed equiparate ai sensi dell’articolo 5 del TUIR, residenti in Italia che al termine del periodo d’imposta detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione dei redditi.
Il testo previgente stabilisce che, agli effetti dell’applicazione della suddetta disposizione si considerano di fonte estera, tra gli altri, i redditi corrisposti da non residenti, soggetti all’imposta sostitutiva di cui all’articolo 2, commi 1-bis e 1-ter, del Decreto Legislativo n. 239 del 1996.
Il comma 1-ter prevede invece l’applicazione dell’imposta nella misura del 27% se la scadenza dei titoli indicati al comma 1-bis è inferiore a diciotto mesi.
Per effetto della novella apportata dal comma 16 viene soppresso dall’articolo 4, comma 1, del D.L. n. 167 del 1990, il riferimento al comma 1-ter del Decreto Legislativo n. 239 del 1996, che è abrogato dal successivo articolo 2, comma 18, lettera a), numero 1) del testo in esame.
Il comma 17 modifica il comma 115 dell’articolo 3 della Legge n. 549 del 1995 con cui si prevedeva – nel caso in cui il tasso di rendimento effettivo sugli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari fosse superiore ai limiti indicati nel terzo periodo del comma 1 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 – l’indeducibilità dal reddito d’impresa degli interessi passivi eccedenti l’importo derivante dall’applicazione del predetto tasso.
Il citato comma 115 come novellato dal testo in esame stabilisce anzitutto che
se i titoli indicati nel comma 1 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 (ossia le obbligazioni e i titoli similari) sono emessi da società o enti, diversi dalle banche, il cui capitale è rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell’UE e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo inclusi nella c.d. white list, ovvero da quote, gli interessi passivi sono deducibili a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore:
a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli Stati UE e degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo inclusi nella lista citata, o collocati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento di emissione;
b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, per le obbligazioni e i titoli similari diversi dai precedenti.
Nell’ipotesi in cui il tasso di rendimento effettivo all’emissione superi i limiti suddetti, la norma in esame prevede l’indeducibilità dal reddito di impresa degli interessi passivi eccedenti l’importo derivante dall’applicazione dei predetti tassi.
È peraltro prevista la possibilità di variare i suddetti limiti – con decreto ministeriale – tenendo conto degli effettivi tassi di remunerazione delle obbligazioni e dei titoli similari rilevati nei mercati regolamentati italiani; tale rilevazione viene effettuata con riguardo anche all’importo e alla durata del prestito, nonché alle garanzie prestate.
Il comma 18 modifica gli articoli 2, 3 e 5 del Decreto Legislativo n. 239 del 1996.
In particolare la lettera a) modifica l’articolo 2 – concernente l’imposta sostitutiva sugli interessi, premi ed altri frutti di talune obbligazioni e titoli similari per i soggetti residenti – nel modo seguente:
– viene soppresso il comma 1-ter, che prevede che l’imposta sostitutiva sia applicata nella misura del 27% se la scadenza di obbligazioni e titoli similari è inferiore a diciotto mesi;
– viene modificato il comma 1-quater al fine di eliminare il riferimento, previsto per gli OICR ed i fondi pensione, circa l’applicazione dell’imposta in relazione ai titoli di cui al comma 1-ter;
– viene modificato il comma 2 eliminando i riferimenti ivi contenuti al soppresso comma 1-ter.
Analogamente, a fini di coordinamento la lettera b) e la lettera c) modificano gli articoli 3 e 5 del Decreto Legislativo n. 239 del 1996 – dedicati, rispettivamente, all’istituzione di un conto unico presso gli intermediari per la
determinazione dell’imposta sostitutiva e a casi particolari di assolvimento dell’imposta sostitutiva – sopprimendo i riferimenti ivi contenuti all’abrogato comma 1-ter dell’articolo 2.
Il comma 19 reca novelle al Decreto Legislativo n. 461 del 1997.
In particolare la lettera a) modifica il comma 2 dell’articolo 5, con il quale viene disciplinata l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da c)-bis a c-quinquies) del comma 1 dell’articolo 81 (ora articolo 67) del TUIR.
Tale imposta sostitutiva, con l’aliquota del 12,50%, non si applica alle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale o al patrimonio, di titoli o strumenti finanziari e di contratti, non qualificati.
Il testo in esame aggiunge un periodo al comma 2 diretto a specificare che, ai
fini dello stesso comma, i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri
titoli di cui all’articolo 31 del DPR n. 601 del 1973 (ossia dai titoli di Stato) ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list sono computati nella misura del 62,50% dell’ammontare realizzato.
Di tenore del tutto analogo la modifica al comma 1 dell’articolo 6 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997 apportata dalla lettera b).
L’articolo 6 citato disciplina al comma 1 la facoltà per il contribuente di optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 5 su ciascuna delle plusvalenze realizzate, con esclusione di quelle relative a depositi in valuta, a condizione che i titoli, quote o certificati siano in custodia o in amministrazione presso banche e società di intermediazione mobiliare e altri soggetti individuati.
Pertanto anche in tal caso viene aggiunto un periodo al comma 1 diretto a specificare che, ai fini dello stesso comma, i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dai titoli di Stato ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list sono computati nella misura del 62,50% dell’ammontare realizzato.
La lettera c) modifica l’articolo 7 del Decreto Legislativo n. 461 del 1997, con il quale viene disciplinata l’imposta sostitutiva sul risultato maturato delle gestioni individuali di portafoglio.
Vengono anzitutto apportate modifiche al comma 3 dell’articolo 7, con il quale sono individuate le ritenute e le imposte che non si applicano sui redditi di capitale derivanti dalle attività finanziarie comprese nella massa patrimoniale affidata in gestione.
In particolare vengono modificate:
– la lettera b) del comma 3, al fine di eliminare – per la ritenuta prevista sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti bancari – la condizione secondo cui la giacenza media annua non deve essere superiore al 5% dell’attivo medio gestito;
– la lettera c) al fine di sopprimere i riferimento ivi previsto all’aliquota del 12,50%.
Viene infine modificato il comma 4 dell’articolo 7 al fine di aggiungere un periodo – analogamente a quanto previsto per gli articoli 5 e 6 – diretto a specificare che, ai fini dello stesso comma, i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dai titoli di Stato ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list sono computati nella misura del 62,50% dell’ammontare realizzato.
Il comma 20 novella l’articolo 6, comma 1, del D.L. n. 351 del 2001, con il quale viene disciplinato il regime tributario dei fondi comuni d’investimento immobiliare ai fini delle imposte sui redditi, al fine di sopprimere il riferimento ivi previsto all’aliquota del 12,50%.
Analogamente il comma 21 dell’articolo 2 modifica l’articolo 17, comma 3, del Decreto Legislativo n. 252 del 2005, con il quale viene disciplinato il regime tributario delle forme pensionistiche complementari, al fine di sopprimere il riferimento ivi previsto all’aliquota del 12,50%.
Il comma 22 disciplina il regime fiscale dei proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia di adeguatezza patrimoniale emessi da intermediari vigilati dalla Banca d’Italia o da soggetti vigilati dall’ISVAP e diversi da azioni e titoli similari.
La disposizione prevede in particolare che:
– a tali proventi si applica il regime fiscale dettato dal Decreto Legislativo n. 239 del 1996100 per i titoli obbligazionari.
Come evidenziato in sede di relazione, gli strumenti finanziari suddetti, in quanto attualmente rientranti tra i c.d titoli atipici, sono sottoposti ad un trattamento fiscale deteriore;
– sono in ogni caso deducibili ai fini della determinazione del reddito degli emittenti le remunerazioni di tali strumenti finanziari;
– continuano tuttavia ad applicarsi a detti strumenti gli articoli 96 e 109, comma 9, del TUIR, con i quali viene attualmente disciplinato il loro regime di deducibilità.
La disposizione – che ai sensi del successivo comma 24 esplica effetti a decorrere dal 1° gennaio 2012 – si applica con riferimento agli strumenti finanziari emessi a decorrere dal 20 luglio 2011.
Il comma 23 disciplina la determinazione dei redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione.
La norma stabilisce in particolare che i suddetti redditi – previsti dall’articolo 44, comma 1, lettera g-quater), del TUIR – sono determinati al netto di una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all’articolo 31 del DPR n. 601 del 1973 (ossia ai titoli di Stato) ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella c.d. white list.
Per la determinazione della suddetta quota la norma rinvia ad un successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
I redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione sono assoggettati a ritenuta, ai sensi dell’articolo 6 della Legge n. 482 del 1985, o a imposta sostitutiva, ai sensi dell’articolo 26-ter del D.P.R. n. 600 del 1973.
Il comma 24 del comma 2, infine, stabilisce che le disposizioni introdotte dai commi da 13 a 23 esplichino i loro effetti a decorrere dal 1° gennaio 2012.
Il comma 23 dell’articolo reca disposizioni per la determinazione dei redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione.
Mentre il comma 27 dell’articolo 2 contiene disposizioni in materia di tassazione dei redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g-quater), del TUIR.
La norma in esame prevede in particolare che ai suddetti redditi, derivanti da contratti sottoscritti fino al 31 dicembre 2011, vada applicata l’aliquota del 12,50% sulla parte di redditi riferita al periodo intercorrente tra la data di sottoscrizione o acquisto della polizza ed il 31 dicembre 2011.
La disposizione prevede altresì che per la determinazione di tali redditi occorre tenere conto conto:
– dell’ammontare dei premi versati a ogni data di pagamento dei premi medesimi;
– del tempo intercorso tra pagamento dei premi e corresponsione dei proventi.
Infine, viene fatto rinvio ad un successivo decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze per l’emanazione della disciplina attuativa.