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Timestamp: 2018-07-18 05:20:27+00:00
Document Index: 158329476

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Comunicazioni - Adusbef Veneto
Adusbef Bassano del Grappa (VI)
Equitalia: guida alla rottamazione delle cartelle
tratto dal sito www.studiocataldi.it
Dott.ssa Floriana Baldino - Nel decreto legge 193/2016, collegato alla legge di bilancio 2017, è stata approvata la "rottamazione" delle vecchie cartelle di Equitalia.
Questa nuova "sanatoria", diversamente dalla precedente che contemplava un unico pagamento, prevede che le cartelle possano essere saldate a rate. E' previsto inoltre il taglio delle sanzioni e degli interessi (e non solo degli interessi come la precedente) che si affianca, peraltro, a numerose altre novità.
In sede di conversione, il DL sta subendo una serie di importanti emendamenti che ne hanno ridisegnato la fisionomia in maniera non irrilevante. Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.
Numero massimo di rate e annualità interessate
L'art. 6 del D.L 193/2016, intitolato "definizione agevolata", nella sua formulazione originaria prevede che : " Relativamente ai carichi inclusi in ruoli, affidati agli agenti della riscossione negli anni dal 2000 al 2015, i debitori possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni incluse in tali carichi, gli interessi di mora di cui all'articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ovvero le sanzioni e le somme aggiuntive di cui all'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di quattro rate".
Tale articolo è quello che sta subendo le modifiche più rilevanti in sede di conversione, dato che l'emendamento recentemente approvato dalla Camera ha incluso nella sanatoria anche i carichi affidati ad Equitalia nel 2016 e ha aumentato il numero massimo di rate da quattro a cinque (con scadenza luglio 2017, settembre 2017, novembre 2017, aprile 2018, settembre 2018). In ogni caso, almeno il 70% del debito deve essere pagato entro la fine del 2017.
Effetti dell'inclusione del 2016
L'inclusione del 2016, peraltro, comporta delle conseguenze da non sottovalutare.
In particolare essa, nel determinare lo slittamento di tutte le scadenze, ha posticipato anche il termine entro il quale è possibile chiedere o integrare la domanda di rottamazione, fissandolo al 31 marzo 2017.
A tal proposito si segnala che, per presentare la domanda, il debitore deve manifestare all'Agente della Riscossione, ADR o Equitalia, la sua volontà di avvalersi della sanatoria e che potrà farlo semplicemente scaricando il modulo messo a disposizione da Equitalia nel proprio sito (scaricabile qui nella sezione modulistica).
Il debitore dovrà dichiarare inoltre in quante rate intende saldare il debito ed eventuali pendenze di giudizio aventi ad oggetto i carichi a cui si riferisce la dichiarazione, assumendo contestualmente l'impegno di voler rinunciare al giudizio.
Considerato, inoltre, che gli adempimenti di competenza dell'agente della riscossione relativi al 2016 potrebbero non essere, per ragioni di tempo, eseguiti prima della scadenza del 31 marzo, si prevede che Equitalia debba avvertire l'interessato, a mezzo posta ordinaria, dell'esistenza di partite che le sono state affidate ma con riferimento alle quali non è ancora stata notificata la cartella, né è stata trasmessa la raccomandata susseguente agli accertamenti esecutivi né è stato notificato l'avviso di addebito.
Decadenza dalla sanatoria
Ovviamente, sono previsti dei casi di decadenza dalla sanatoria.
In particolare, si tratta delle ipotesi di pagamento insufficiente o di versamento in ritardo anche di un solo giorno.
In ogni caso, anche qualora si decada dalla possibilità di avvalersi della sanatoria, resta possibile chiedere la dilazione del debito residuo, purché la notifica dell'accertamento esecutivo, dell'avviso di addebito o della cartella di pagamento non siano avvenuti più di 60 giorni prima della presentazione della relativa domanda.
Rate in scadenza dal 2017
Per quanto riguarda, invece, le rate in scadenza a partire dal 1° gennaio 2017, si prevede la possibilità di sospensione di tutti i pagamenti sino alla prima rata fissata per la rottamazione.
Occorre a questo punto precisare che la possibilità di avvalersi del nuovo meccanismo riguarda esclusivamente i debiti tributari o correlati ad obblighi previdenziali o assistenziali, mentre tutte le altre restano escluse.
Riscossione senza Equitalia
Non tutti gli enti, tuttavia, si avvalgono di Equitalia per la riscossione.
Con riferimento ad essi come opera la sanatoria? Il DL in commento, nella veste che sta assumendo in sede di conversione, prevede che tali enti debbano provvedere a regolamentare la definizioni delle ingiunzioni di pagamento che non siano state ancora riscosse entro 60 giorni tramite regolamento con il quale sia definita anche la scadenza delle rate (da fissare al massimo al 30 settembre 2017).
Si ricorda che, ad essere interessate dallo sconto in simili casi sono le sanzioni unitamente agli interessi di mora.
Fonte: Equitalia: guida alla rottamazione delle cartelle
Equitalia, arriva il modulo di rottamazione delle cartelle esattoriali
tratto dal sito www.tgcom24.mediaset.it del 6 novembre 201617:30
I contribuenti avranno tempo fino al 23 gennaio 2017 per chiedere lo sconto sui debiti accumulati
Parte l'operazione di rottamazione delle cartelle esattoriali. Equitalia ha messo a punto il modulo per aderire alla "definizione agevolata". Da lunedì 7 novembre, il documento sarà disponibile in tutti gli sportelli del Gruppo. I contribuenti avranno tempo fino al 23 gennaio 2017 per aderire consegndo i moduli presso le sedi della società o inviandoli via mail.
L' adesione - Dovrà essere fatta entro il 23 gennaio con il modulo messo a punto da Equitalia. La consegna dovrà essere fatta presso gli uffici della concessionaria oppure con posta elettronica certificata alle e-mail indicate sul modulo e sul portale della società. Sul modulo di adesione, che ha il codice "DA1" i contribuenti, dopo essersi identificati, devono indicare le cartelle Equitalia per le quali chiedono la definizione agevolata, definendo la modalità di pagamento (in unica soluzione o dilazionato in un massimo di quattro rate, l'ultima delle quali va saldata entro il 15 marzo 2018). C'è poi la parte relativa agli eventuali giudizi pendenti, ai quali occorre rinunciare.
La rottamazione vale per.. - La rottamazione vale per tutte le cartelle esattoriali, non solo per quelle di Equitalia. In pratica potranno essere pagate senza interessi e sanzioni anche le iscrizioni a ruolo fatte dagli altri concessionari, da quelli siciliani a quelli degli enti territoriali che hanno scelto altre società. La norma riguarda i ruoli relativi agli anni 2000-2015. Sarà possibile usufruire dello sconto anche per l'Iva, ma solo se l'imposta non riguarda il pagamento all'importazione. Per le multe stradali, invece, lo sconto riguarda i soli interessi e le altre maggiorazioni previste. Anche su questo potrebbero arrivare novità con la possibilità dei singoli comuni di non permettere la rottamazione.
Dopo adesione arriva calcolo equitalia - Dopo l'adesione entro il 24 aprile il concessionario della riscossione dovrà comunicare a chi ha aderito l'importo complessivo dovuto e le singole rate, con la data di scadenza di ciascuna. Invierà anche i bollettini.
Per ora 4 rate - Al momento sono previste quattro rate. Ma in parlamento il dibattito è aperto per un allungamento del periodo, fino a tutto il 2018 o il 2018. Al momento le prime due rate saranno pari ciascuna ad un terzo del dovuto, le ultime due ad un sesto. Sulle rate saranno calcolati gli interessi ma chi vuole può pagare in un unica soluzione. Le prime tre rate dovranno essere comunque versate entro il 15 dicembre 2017, la quarta entro il 15 marzo 2018. L'erario conta di incassare 2 miliardi il prossimo anno e 900 milioni quello successivo.
Attenti alle rate, o la rottamazione salta - Il fisco sarà inflessibile per chi non paga le rate previste, ma anche per chi lo fa in modo ridotto o ritardato. Salta al rottamazione e torna a scattare sanzioni e interessi delle vecchie cartelle
Il pagamento, anche con domiciliazione in banca - Il versamento della cartella scontata potrà esser fatto anche con la domiciliazione sul conto della banca, oppure con i bollettini precompilati. Possibile anche versare agli sportelli del concessionario della riscossione.
Per chi ha pagato in parte (con le rate) - Anche i contribuenti che hanno già in parte pagato la cartella fiscale, magari attraverso il meccanismo della rateizzazione, potranno aderire alla "definizione agevolata". In questo caso l'importo da pagare sarà quello del debito residuo sul capitale. Le sanzioni e gli interessi già pagati non si recuperano. Per chi aderisce si bloccano le rate concordate: la revoca scatta con il primo pagamento della definizione agevolata, quindi vanno versate le eventuali rate in cadenza quest'anno fino a tutto dicembre.
La rinuncia alle liti - Per aderire il contribuente dovrà espressamente dichiarare di rinunciare ad eventuali procedimenti aperti davanti alle commissioni tributarie, in pratica dovrà rinunciare a potare avanti le liti relative alla cartella che sta versando.
Stop alle ganasce fiscali - Dalla presentazione della richiesta di adesione alla definizione agevolata si fermano i tempi di prescrizione e decadenza ma anche quelli per le azioni esecutive del fisco, come le ganasce fiscali o il pignoramento. Non si fermano però le operazioni già scattate.
La rottamazione – Non vale solo per l'Iva all'importazione, ma anche per le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di stato (in pratica le multe Ue) e su quelle derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti. La definizione agevolata non si applica nemmeno sulle multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti o sentenze penali di condanna.
Quando la banca recede in modo ingiustificato dal fido bancario
La Cassazione qualifica arbitrario il recesso di una banca da un contratto di affidamento se agli atti di causa manca la prova dell’insufficienza del patrimonio del debitore a garanzia dell’apertura di credito, in tal caso si rende necessaria una consulenza tecnica d’ufficio per stabilire se i beni del debitore siano o no sufficienti a fornire detta garanzia .
“il debitore il quale agisca per far dichiarare arbitrario l'atto di recesso di una banca dal rapporto di affidamento di credito e, in particolare, per far affermare che il recesso non sia stato rispettoso della regola della giusta causa (in quanto prevista dal contratto stipulato dalle parti) ha l'onere di allegare che le giustificazioni date dalla banca non risultano ragionevoli, dimostrando la sufficienza della propria garanzia patrimoniale, così come residuata dopo gli atti dispositivi compiuti. Al riguardo, si osserva, che la Banca, per esercitare il suo diritto di recesso, ovviamente, non deve accertare (e dimostrare) che sussista un vero e proprio stato di insolvenza dei debitori (peraltro di difficile affermazione, essendo materia riservata all'Autorità giudiziaria che, al riguardo, provvede con le forme e le garanzie dell'istruttoria prefallimentare) in quanto, in tal modo si richiederebbe ad essa, irragionevolmente, di recuperare il proprio credito quando questo sia divenuto addirittura irrecuperabile. Tuttavia, è altrettanto vero che il giudice deve verificare che le previsioni di esercizio della giusta causa siano tali da risultare «non impreviste o arbitrarie», tenuto conto che, nella specie, il correntista, pacificamente, non aveva mai superato il limite dell'affidamento concesso dall'istituto di credito (come ammette la stessa Corte territoriale), tenendo pertanto un comportamento corretto e rispettoso dell'accordo negoziale. A tal uopo, infatti, è vero quanto afferma il ricorrente che non basta un qualsiasi atto di disposizione del proprio patrimonio perché il creditore bancario possa dirsi, a giusto titolo, allarmato dal comportamento del suo debitore, anche se il carattere non allarmante dell'atto di disposizione patrimoniale compiuto deve essere dimostrato da parte di quest'ultimo, laddove agisca per far dichiarare come arbitrario l'atto di recesso della banca. Nella specie, infatti, la Corte territoriale ha motivato il rigetto dell'impugnazione e della domanda del debitore della Banca affermando che non vi era la prova della idoneità della garanzia residua offerta, a seguito delle cessioni da operate dai debitori, con una ratio decidendi che risulta essere stata efficacemente aggredita dall'odierno ricorrente (e debitore principale) il quale, dopo aver allegato (con la analitica specificazione dei cespiti oggetto del patrimonio, suo e dei fideiussori), la consistenza di tali beni, posti a presidio degli obblighi assunti con la Banca, ha vanamente richiesto - nel caso che del loro valore si dubitasse - una CTU volta all'apprezzamento degli stessi. Nella specie, nel dubbio sulla valutazione del patrimonio residuo (immobili e terreni in San Pietro Vernotico), ed in mancanza di ulteriori allegazioni di allarme circa la solvibilità dei debitori, il giudice di merito avrebbe dovuto quantomeno disporre una CTU estimativa, allo scopo di verificare sia pure indirettamente - l'affermazione dell'esistenza di indici apprezzabili relativi al comportamento arbitrario del creditore istituzionale. Orbene, non solo il giudice distrettuale non ha disposto tale CTU ma ha affermato, senza alcuna effettiva motivazione, l'esistenza in atti della prova dell'insufficienza del patrimonio dei debitori, senza specificare le ragioni, con una evidente carenza motivazionale, tale da farla qualificare come vera e propria motivazione apparente.” ( Cassazione 24 agosto 2016 n. 17291)
Ritorna la sommatoria fra interessi corrispettivi e moratori
Tribunale di Benevento 16 maggio 2016, ritorna la sommatoria fra interessi corrispettivi e moratori
"Tribunale di Benevento 16 maggio 2016, ritorna la sommatoria fra interessi corrispettivi e moratori :
Una recente sentenza del Tribunale di Benevento torna sulla questione degli interessi e capovolgendo un precedente orientamento ammette gli interessi di mora fra gli elementi determinanti ai fini del raggiungimento della soglia d'usura"
Cartelle di pagamento: interessi in chiaro
tratto dal sito iltuotributarista.it
La cartella, al pari dell’avviso di accertamento, deve avere una motivazione congrua, sufficiente e intellegibile. In tema di controllo automatico delle dichiarazioni, ex art. 36-bis D.P.R. n. 600/1973, è nulla la cartella di pagamento nella quale non è esplicitato il conteggio degli interessi posti a ruolo con aliquote, periodo e tassi applicati.
Questo è quanto affermato dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (Milano) nella sentenza n. 4513/30/15 del 20 Ottobre 2015. Per i giudici milanesi è nulla la cartella di pagamento che non riporta in modo esplicito il conteggio degli interessi posti a ruolo con aliquote, periodo e tassi applicati, in quanto, l’Ufficio non deve costringere il contribuente a difficili indagini che a lui non competono, perché, se così fosse, risulterebbe violato il diritto di difesa del destinatario dell’atto. La mancata indicazione del tasso applicato e dei criteri utilizzati per il calcolo degli interessi addebitati integra, pertanto, un difetto di motivazione della cartella esattoriale; a maggior ragione quando trattasi, come nel caso esaminato, di liquidazione d’imposta ex artt. 36-bis D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis D.P.R. n. 633/1972, ovvero il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa tributaria (cfr. Cass. n. 11446/ 2006 e n. 15188/2013).
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione Mod. Unico 2010, con la quale l’ufficio chiedeva il pagamento dell’omesso versamento di imposte (Irpef, Irap e Iva) oltre sanzioni e interessi.
I giudici di primo grado hanno respinto l’impugnazione del contribuente ritenendo infondata sia l’eccezione concernente il mancato invio della preventiva comunicazione d’irregolarità; sia quella attinente il vizio di motivazione, stante l’omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi addebitati in cartella.
La CTR pur condividendo la tesi del collegio di prime cure per quanto concerne l’invio dell’avviso di bonario, posto che nei controlli automatizzati esso presuppone l’esistenza di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, ha dato ragione al contribuente sul presupposto della motivazione della cartella. Questa, infatti, non ha fornito tutti i dati e le informazioni necessarie per consentire al destinatario la comprensione e un ricalcolo degli ammontari in essa esposti. A tale proposito la CTR ha richiamato una propria precedente sentenza, la n. 42/30/13, secondo cui la carenza dell’indicazione, in modo analitico e inequivocamente dettagliato, delle aliquote applicate in relazione a ciascuna decorsa annualità o parte di essa è causa di nullità della cartella esattoriale.
Ad avviso della commissione d’appello, è la stessa Cassazione (sentenza n. 4516 del 2012) ha sostenere che le cartelle esattoriali devono considerarsi nulle se non contengono l’indicazione della base di calcolo degli interessi, ossia omettano di indicare, in modo dettagliato, le aliquote applicate per ciascuna annualità, sicché devono ritenersi illegittime “tutte le cartelle che riportino solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza indicare come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità”.
La Cassazione ha cioè esplicitamente statuito che non competono al contribuente indagini per ricostruire l’operato dell’Ufficio e per decifrare un computo degli interessi “criptico e non comprensibile”.
Più di recente la sentenza n. 8934/2014, sempre della Cassazione, ha sostenuto che “l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelleggibile motivazione non può essere riservata ai soli avvisi di accertamento” e che “alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo”.
Cartelle, interessi motivati
Le cartelle esattoriali incomprensibili non vanno pagate ma contestate, è quanto emerge da plurime decisioni della cassazione e delle commissioni tributarie , il difetto di motivazione di qualsiasi atto amministrativo , comprese le cartelle esattoriali inficia l'atto e lo rende nullo . In particolare quando si tratta del calcolo degli interessi dovuti equitalia dovrà esporre con la massima trasparenza quanto è dovuto su che base e con quali metodologie di calcolo. Se non capite quindi non pagate ma impugnate le cartelle esattoriali. Fulvio Cavallari
tratto dal sito italiaoggi.it del 3 ottobre 2016
Di Benito Fuoco
La mancata indicazione, sulla cartella di pagamento, del tasso applicato e dei criteri utilizzati per il calcolo degli interessi addebitati integra un difetto di motivazione dell'atto esattoriale, che può essere annullato limitatamente a tali importi.
È il principio che si legge nella sentenza n. 409/03/14 della Ctp di Como.
Il contribuente aveva impugnato una cartella di pagamento emessa da Equitalia, avente a oggetto degli omessi versamenti d'imposta per gli anni 2011 e 2012. L'Agenzia delle entrate aveva effettuato le iscrizioni a ruolo, a seguito del controllo cartolare della liquidazione previsto dall'articolo 36-bis del dpr 600/73 in cui si evidenziavano discordanze tra le imposte dichiarate e quelle effettivamente versate. Nell'impugnazione proposta in Ctp, il ricorrente denunciava essenzialmente vizi di legittimità della cartella, tra cui il difetto di motivazione della stessa relativamente all'addebito di interessi, per i quali non erano state fornite adeguate informazioni inerenti le modalità di calcolo. Il motivo di ricorso ha fatto breccia nel collegio giudicante, che lo ha accolto annullando parzialmente il provvedimento esattoriale. «Nonostante l'ingente esposizione di interessi e sanzioni afferenti il debito tributario», osservano i giudici di Como, «alcun dettaglio viene fornito circa il calcolo di detti accessori (durata del ritardo, tasso di interessi)». Una tale condotta, si legge nella sentenza in commento, «impedisce al contribuente di verificare la correttezza del relativo calcolo e quindi comporta la nullità della cartella in parte qua».
La commissione aggiunge che è onere dell'Agenzia delle entrate, titolare del credito erariale e autrice delle iscrizioni a ruolo, fornire tali indicazioni all'Agente della riscossione, in modo che quest'ultimo possa riportarle in cartella. La mancata indicazione di tali elementi, dunque, integra il vizio di motivazione della cartella esattoriale che, quale atto impositivo destinato a procurare effetti sulla sfera patrimoniale del contribuente, deve essere adeguatamente motivata; a maggior ragione se trattasi, come nel caso di specie, del primo atto con cui portare la pretesa fiscale a conoscenza del contribuente. La Ctp di Como richiama, a conclusione della propria decisione, una sentenza della Corte di cassazione, la n. 8651/2009 della sezione quinta, in cui i giudici con l'ermellino avevano rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, su una sentenza di secondo grado che aveva rilevato il difetto di motivazione della cartella per la mancata indicazione dei criteri di calcolo degli interessi.
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