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Timestamp: 2019-03-22 22:46:41+00:00
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Abolitio criminis e revoca della sentenza: quale destino per la confisca? – Indottriniamoci
Abolitio criminis e revoca della sentenza: quale destino per la confisca?
12 marzo 2018 mirko buonasperanza Diritto penale, Diritto Processuale Penale, diritto tributario, Senza categoria Lascia un commento
La terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8421 del 21 febbraio 2018, ha trattato il caso di un soggetto condannato nel 2014 per omesso versamento IVA ex art. 10 ter del Dlgs. 74 del 2000[1] il quale aveva proposto incidente di esecuzione ex artt. 666[2] e 673[3] c.p.p., domandando la revoca della sentenza motivata della parziale abolitio criminis derivante dall’innalzamento delle soglie di punibilità operato dal Dlgs. 158 del 2015 rubricato “Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23”.
Il Giudice dell’esecuzione decideva per la revoca della sentenza poiché il fatto non era più previsto dalla legge come reato; ciò determinava quindi anche la cessazione dell’esecuzione della pena e degli effetti penali, fra i quali le spese processuali e di sequestro.
Il Giudice però, col medesimo provvedimento, escludeva l’applicabilità dell’art. 673 c.p.p. a quella parte della sentenza che aveva disposto la confisca per equivalente ai sensi dell’art. 322 ter[4] c.p.: tale misura, secondo il Giudice, era già stata eseguita e vi era già stata “l’acquisizione del bene a titolo originario in favore del patrimonio dello Stato”.
La Cassazione contrariamente annullava l’ordinanza disponendo la restituzione di quanto confiscato argomentando quanto segue: l’art. 2 co. 2 c.p. statuisce che, qualora vi sia stata condanna ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali; l’art. 210 co. 1 c.p. prevede che l’estinzione del reato impedisce l’applicazione delle misure di sicurezza e ne fa cessare l’esecuzione; l’art. 673 c.p.p. prevede che, se la norma incriminatrice viene abrogata, il giudice deve dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato adottando provvedimenti conseguenti ossia la revoca di tutte le statuizioni accessorie che presuppongono la condanna (anch’essa revocata) come ad esempio l’eventuale confisca dei beni a suo tempo sequestrati.
Ciò che importa è in ogni caso che si è in presenza di una misura obbligatoria che consegue ad una sentenza, sia la confisca diretta o per equivalente. Qualora la sentenza di condanna venisse revocata, la confisca seguirebbe di diritto la medesima sorte.
Non costituirebbe elemento ostativo alla revoca nemmeno la sua esecuzione essendo in ogni caso ordinabile la restituzione dei beni illegittimamente acquisiti a seguito del venir meno del titolo fondante la confisca (la condanna) frutto della abrogazione del reato.
[1] Art. 10 ter Dlgs 74/2000: “È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d’imposta”.
[2] Art. 666 c.p.p.: “1. Il giudice dell’esecuzione procede a richiesta del pubblico ministero, dell’interessato o del difensore.
Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, il giudice o il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara inammissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all’interessato. Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.
Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio, designato il difensore di ufficio all’interessato che ne sia privo, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L’avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Fino a cinque giorni prima dell’udienza possono essere depositate memorie in cancelleria.
L’udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero. L’interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima del giorno dell’udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione.
Il giudice decide con ordinanza. Questa è comunicata o notificata senza ritardo alle parti e ai difensori, che possono proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni sulle impugnazioni e quelle sul procedimento in camera di consiglio davanti alla corte di cassazione.
Il ricorso non sospende l’esecuzione dell’ordinanza, a meno che il giudice che l’ha emessa disponga diversamente.
Se l’interessato è infermo di mente, l’avviso previsto dal comma 3 è notificato anche al tutore o al curatore; se l’interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti dell’interessato.
Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell’articolo 140 comma 2”.
[3] Art. 673 c.p.p.: “1. Nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza di condanna o il decreto penale dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti.
Allo stesso modo provvede quando è stata emessa sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere per estinzione del reato o per mancanza di imputabilità”.
[4]Art. 322 ter c.p.: “Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell’articolo 322-bis, primo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto dall’articolo 321, anche se commesso ai sensi dell’articolo 322-bis, secondo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il profitto salvo che appartengano a persone estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del denaro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati nell’articolo 322-bis, secondo comma.
Nei casi di cui ai commi primo e secondo, il giudice, con sentenza di condanna, determina le somme di denaro o individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto corrispondente al profitto o al prezzo del reato”.
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