Source: https://www.eius.it/giurisprudenza/2018/304
Timestamp: 2018-09-20 15:36:23+00:00
Document Index: 120657356

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2050', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 116', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 116', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2050', 'sentenza ']

EIUS - Corte di cassazione, sezione VI civile, ordinanza 12 aprile 2018, n. 9158
Ordinanza 12 aprile 2018, n. 9158
Presidente: Di Virgilio - Relatore: Di Marzio
1. Con sentenza del 12 luglio 2016 la Corte d'appello di Palermo, provvedendo in totale riforma della sentenza resa tra le parti dal locale Tribunale, ha respinto la domanda spiegata da R. Laura Domenica e P. Alfonso nei confronti di Poste Italiane S.p.A., presso la quale erano titolari di un rapporto di conto corrente, volta ad ottenere condanna della convenuta, a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, al pagamento dell'importo di Euro 5500,00, oltre accessori, somma che risultava bonificata, attraverso una operazione on-line, in mancanza di qualunque disposizione da parte loro in tal senso, in favore di un individuo ad essi sconosciuto, tale K.N.
- che la fattispecie dovesse essere ricondotta all'ambito di applicazione dell'art. 2050 c.c.;
- che Poste Italiane S.p.A. avesse comprovato di essersi munita di un adeguato sistema di sicurezza tale da impedire l'accesso ai dati personali del correntista da parte di terzi;
- che doveva pertanto ritenersi che gli attori fossero stati vittime di una truffa informatica on-line consistita nel carpire loro username e password per l'accesso al conto;
- che non sussisteva un vero e proprio obbligo contrattuale di Poste Italiane S.p.A. di garantire e tutelare i clienti dalle frodi informatiche, essendo gli stessi clienti responsabili della custodia [e] dell'utilizzo corretto dell'identificativo utente, della parola chiave, del codice di attivazione, del codice dispositivo segreto e della chiave di accesso al servizio;
- che non poteva dubitarsi del comportamento decisamente imprudente e negligente degli appellati, i quali avevano digitato i propri codici personali, verosimilmente richiestigli con una mail fraudolenta, in tal modo consentendo all'ignoto truffatore di utilizzarli successivamente.
2. Per la cassazione della sentenza R. Laura Domenica e P. Alfonso hanno proposto ricorso per quattro mezzi.
3. Il primo motivo denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all'art. 360, n. 5, c.p.c., censurando la sentenza impugnata la quale non aveva esaminato e considerato l'avvenuto disconoscimento dell'operazione contabile di addebito operata sul conto corrente, con conseguente omessa valutazione degli effetti che tale disconoscimento aveva determinato sul riparto degli oneri probatori delle parti contrattuali.
Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 2050, 2697 c.c. e 115 c.p.c. e dei principi in tema di responsabilità contrattuale e riparto dell'onere della prova in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c., censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente sussunto la fattispecie nell'ambito della responsabilità per attività pericolosa.
Il terzo motivo denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 115 c.p.c., 2050, 2697, 2729 c.c., 40 e 41 c.p. in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c., violazione dell'art. 116 c.p.c. in relazione all'art. 360, n. 4, c.p.c., nullità della sentenza, censurando la medesima per aver fondato la propria decisione su valutazioni ipotetiche della responsabilità dei danneggiati in assenza di alcuna prova ovvero indizio che essi avessero comunicato a terzi di codici segreti.
Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 c.p.c. e 2050, 2697 c.c. nonché dei principi di valutazione delle prove, in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c., violazione dell'art. 116 c.p.c. in relazione all'art. 360, n. 4, c.p.c., nullità della sentenza, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto che la prova liberatoria di cui all'art. 2050 c.c. prescindesse dalla valutazione concreta delle misure tecnologiche che il progresso scientifico aveva, all'epoca dei fatti, effettivamente messo a disposizione della sicurezza dei sistemi di home banking.
4. Il Collegio ha disposto l'adozione della modalità di motivazione semplificata.
6. La sentenza è cassata in relazione ai motivi accolti e rinviata per nuovo esame alla Corte d'appello di Palermo che si atterrà al principio dianzi rammentato e provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.