Source: http://www.paoloalfano.it/2010/01/27/class-action-in-vigore-dal-15-gennaio-2010-l%E2%80%99art-104-bis-del-codice-del-consumo/
Timestamp: 2019-03-24 03:13:06+00:00
Document Index: 114524407

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 140', 'art. 140', 'art. 140']

Class action: in vigore dal 15 gennaio 2010 l'art. 104-bis del Codice del Consumo | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
Pur tuttavia l’efficacia della norma medesima è stata più volte differita fino, da ultimo, a decorrere dal 1° gennaio 2010, ai sensi di quanto disposto dall’art. 2, comma 447 della L. 244/2007, come modificato dal D.L. 1 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 3 agosto 2009, n. 102.
Oggi dunque i cittadini-consumatori possono finalmente esercitare un’azione comune per essere tutelati e risarciti per gli illeciti avvenuti a partire dal 16 agosto 2009.
Il secondo comma del già richiamato art. 49 della L. 99/2009 non solo ha modificato l’art. 140-bis del Codice del Consumo ma ne ha altresì stabilito l’ambito temporale di applicabilità ovvero per gli illeciti compiuti solo successivamente alla data di entrata in vigore della legge medesima e quindi successivamente al 15 agosto 2009.
Obiettivo del legislatore, con l’introduzione nell’ordinamento dell’azione di classe, è stato quello di conferire maggiore forza al singolo cittadino per cui un solo giudice, con un solo processo, può condannare un’impresa a risarcire tutti coloro ai quali ha cagionato un danno.
La nuova disciplina della class action consente ai consumatori danneggiati a causa di prodotti difettosi o pericolosi, oppure di comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento quando il ricorso al giudice da parte del singolo individuo potrebbe risultare eccessivamente oneroso.
In particolare, l’azione tutela:
La domanda va proposta proposta con atto di citazione a comparire davanti al tribunale ordinario – che tratterà la causa in composizione collegiale – del capoluogo di regione in cui ha sede l’impresa convenuta (fatte salve le eccezioni previste dal comma 4 dell’art. 140-bis), atto da notificarsi non solo all’impresa convenuta ma anche all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adìto, il quale potrà intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità dell’azione.
Ed infatti all’esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza (reclamabile in Corte d’Appello) sull’ammissibilità della domanda ed, in caso di esito positivo, fissa termini e le modalità della più opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva adesione all’azione collettiva di tutti gli appartenenti alla classe. Con la stessa ordinanza il tribunale definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio – specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella classe o devono ritenersi esclusi dall’azione – e fissa un termine perentorio, non superiore a centoventi giorni dalla scadenza di quello per l’esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione, anche a mezzo dell’attore, sono depositati in cancelleria. Copia dell’ordinanza è trasmessa, a cura della cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne cura ulteriori forme di pubblicità, anche mediante la pubblicazione sul relativo sito internet.
Se a seguito delle compiute operazioni per rendere noto al pubblico l’esercizio dell’azione di classe non sono più proponibili ulteriori azioni collettive per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa è comunque fatta salva l’azione individuale dei soggetti che non aderiscono all’azione collettiva.
Si riporta di seguito il testo dell art. 140 bis del Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229.
Art. 140-bis – Azione di classe
6. All’esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull’ammissibilità della domanda, ma può sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo. La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, quando sussiste un conflitto di interessi ovvero quando il giudice non ravvisa l’identità dei diritti individuali tutelabili ai sensi del comma 2, nonché quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe.
← Obbligo di custodia e natura giuridica del contratto di parcheggio Denunce e segnalazioni in materia di telecomunicazioni all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni →