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Timestamp: 2019-07-21 02:53:13+00:00
Document Index: 112175512

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 1218', 'art. 32', 'art. 2087']

Con sentenza 22 dicembre 2009, la Corte d'appello di Roma rigettava l'appello di Poste Italiane s.p.a. avverso la sentenza di primo grado, che l'aveva condannata al pagamento, in favore della propria dipendente S.P. (coinvolta nella rapina a mano armata del 24 luglio 2000 all'interno dell'ufficio in Roma presso cui prestava servizio, da tempo privo di telecamere a circuito chiuso funzionanti, in esito alla quale rimaneva affetta da un disturbo posi-traumatico da stress) ed a titolo risarcitorio per danni biologico e morale dipendenti dall'accertato inadempimento all'obbligo datoriale di predisposizione di idonee misure di prevenzione ai sensi dell'art. 2087 c.c., delle somme rispettive di € 19.017,00 e di € 8.158,50. A motivo della decisione, la Corte territoriale riteneva, così come il primo giudice, l'inadempimento di Poste Italiane s.p.a. al proprio obbligo contrattuale di dotazione di idonee misure di protezione del luogo di lavoro, ai sensi dell'art. 2087 c.c., avendo lasciate non presidiate le finestre (al primo piano, prossime ad una sottostante pensilina di binario ferroviario della stazione Termini, non blindate né munite di sbarre, per giunta con le telecamere a circuito chiuso disattivate per lavori di ristrutturazione in corso) dalle quali i rapinatori avevano fatto irruzione nell'ufficio. Ed essa condivideva poi le risultanze della C.t.u. medico-legale rinnovata e la liquidazione dei danno sia biologico sia morale, senza sottrazione dai relativi importi delle prestazioni previdenziali erogate dall'Inail, per la collocazione dell'evento infortunistico nel regime previgente la novella del d.lg. 3812000.
Essa ha, infatti, coerentemente applicato i principi regolanti la materia, secondo cui il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento integrale dei danno patito a seguito di infortunio sul lavoro ha l'onere di provare il fatto costituente l'inadempimento e il nesso di causalità materiale tra l'inadempimento e il danno, ma non anche la colpa del datore di lavoro, nei cui confronti opera la presunzione posta dall'art. 1218 c.c., il superamento della quale comporta la prova di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare il danno, in relazione alle specificità del caso ossia al tipo di operazione effettuata ed ai rischi intrinséci alla stessa, potendo al riguardo non risultare sufficiente la mera osservanza delle misure di protezione individuale imposte dalla legge (Cass. 11 aprile 2013, n. 8855; Cass. 19 luglio 2007, n. 16003): con estensione dell'obbligo dell'imprenditore di tutela dell'integrità fisiopsichica dei dipendenti all'adozione e al mantenimento, non solo di misure di tipo igienico - sanitario o antinfortunistico, ma anche di misure atte, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla lesione di detta integrità nell'ambiente od in costanza di lavoro in relazione ad attività anche non collegate direttamente allo stesso come le aggressioni conseguenti all'attività criminosa di terzi, non essendo detti eventi coperti dalla tutela antinfortunistica prevista dal d.p.r. 1124/1965 e giustificandosi l'interpretazione estensiva della predetta norma alla stregua sia dei rilievo costituzionale del diritto alla salute (art. 32 Cost.), sia dei principi di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 cod. civ.), cui deve ispirarsi anche lo svolgimento del rapporto di lavoro (Cass. 22 marzo 2002, n. 4129). E ciò è stato in particolare ritenuto proprio in riferimento ad una rapina ad un ufficio postale, imponendo l'art. 2087 c.c., siccome necessario, l'apprestamento di adeguati mezzi di tutela dell'integrità fisiopsichica dei lavoratori nei confronti dell'attività criminosa di terzi, nei casi in cui la prevedibilità del verificarsi di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insita nella tipologia di attività esercitata, in ragione della movimentazione, anche contenuta, di somme di denaro, nonché delle plurime reiterazioni di rapine in un determinato arco temporale (da ultimo: Cass. 20 novembre 2015, n. 23793; Cass. 13 aprile 2015, n. 7405). Senza, infine, trascurare la circostanza che si tratta di un accertamento in fatto, di esclusiva competenza del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità (arg. ex Cass. 7 marzo 2006, n. 4840).