Source: http://www.anacap.it/2015/01/
Timestamp: 2018-10-19 23:57:23+00:00
Document Index: 97867593

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 52', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 395', 'art. 17', 'art.115', 'art 11', 'art. 11', 'art. 11']

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COMUNICAZIONE N. 5/2015
28 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
Prot. N. 15/2015
Comunicazione 5/2015
ALLE AZIENDE ASSOCIATE ANACAP
Ieri il Presidente, avv. Pietro di Benedetto, è stato ricevuto dall’On.le Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, per un esame congiunto dello stato del procedimento riguardante la delega fiscale.
Nonostante il termine per la scadenza della delega sia prossimo (20 febbraio p.v.), ad oggi non risulta essere stato elaborato un testo da parte del Governo il quale, pur tuttavia, si è impegnato a trasmetterlo alle Commissioni Parlamentari competenti in tempo utile perché venga esaminato compiutamente.
Il Presidente On.le Capezzone, nonostante i tempi presumibilmente ristretti, ha assunto l’impegno, presentata la bozza di decreto delegato, di convocare in audizione l’Associazione per esaminarne le proposte e valutarne il recepimento, anche se ha dichiarato di ricordare perfettamente le posizioni di Anacap, espresse in occasione di convegni ai quali lo stesso Presidente ha partecipato.
In precedenza, in un incontro informale con l’On.le Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio, è stata fornita all’avv. di Benedetto identica assicurazione ed indicato, nel Prof. Illacqua, il consulente incaricato di seguire l’iter legislativo per conto della prefata Commissione, al quale rappresentare le posizioni dell’Associazione.
Sarà fissato a breve l’incontro con il Presidente della Commissione Finanze del Senato, mentre è fissato per il 17 febbraio p.v. l’incontro con il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, dott.ssa Orlandi.
SCIOLTO IL NODO DELL’IMU AGRICOLA PER I TERRENI MONTANI
26 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
Il Consiglio dei Ministri tenutosi venerdì 23 gennaio 2015 fa, finalmente, luce sul dilemma dell’IMU agricola, ristabilendo di fatto i criteri della classificazione Istat vigente prima del DM 28 novembre 2014.
L’effetto è che in 3.456 comuni considerati totalmente montani, i terreni agricoli nonché quelli incolti saranno del tutto esentati dal pagamento dell’imposta.
L’art. 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991, – introducendo una definizione generale di zona montana valida per tutto il territorio nazionale – definisce “montani” i comuni posti per almeno l’80% della loro superficie al di sopra dei 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale non è minore di 600 metri, e nei quali il reddito imponibile medio per ettaro non supera le 2400 lire (in base ai prezzi del 1937-1939).
Nei 655 comuni classificati dall’Istat come parzialmente montani non pagheranno l’Imu i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, sia che siano proprietari dei terreni sia che li abbiano in locazione.
In tutti gli altri casi si dovrà pagare entro il 10 febbraio.
COMUNICAZIONE N.3/2015 in materia di IMU SECONDARIA
23 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
Prot. N. 9/2015
A TUTTE LE AZIENDE ASSOCIATE ANACAP
L’IMU secondaria, cd. IMUS, è un tributo la cui previsione normativa si rinviene nel d.lgs. 23/2011, il cd. Decreto del federalismo fiscale.
All’art. 11, primo comma del citato decreto, il legislatore dispone che: «L’imposta municipale secondaria e’ introdotta, a decorrere dall’anno 2014, con deliberazione del consiglio comunale, per sostituire le seguenti forme di prelievo: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.»
Il passaggio al tributo unico persegue finalità di semplificazione del comparto, che vede tra l’altro scomparire un’entrata extratributaria, la Cosap, uniformando così anche il regime del contenzioso.
Costituisce presupposto del tributo l’occupazione dei beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei Comuni, degli spazi soprastanti o sottostanti il suolo pubblico, anche a fini pubblicitari.
– alla durata dell’occupazione;
– all’entità dell’occupazione espressa in metri quadrati o lineari;
– alla fissazione di tariffe differenziate in base alla tipologia e alle finalità dell’occupazione, alla zona del territorio comunale oggetto dell’occupazione ed alla classe demografica del Comune.
L’art. 11 prevede, inoltre, che I Comuni, con proprio regolamento, possano disporre esenzioni e agevolazioni, e ulteriori modalità applicative al fine di consentire una piena valorizzazione della sussidiarietà orizzontali.
L’entrata in vigore della norma era prevista già nella Legge di Stabilità 2014.
All’art 1, comma 714 lettera b), essa dispone che: « Al decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, sono apportate le seguenti modificazioni: (…) b) all’articolo 11, comma 1, le parole: «a decorrere dall’anno 2014» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dall’anno 2015 ».
Tale modus operandi del legislatore aveva indotto molti a ritenere ragionevolmente probabile un secondo rinvio dell’introduzione della norma al 2016, fosse esso contenuto tanto nella Legge di Stabilità 2014, quanto nel decreto “mille proroghe”.
Ebbene, è noto come nessuno dei summenzionati atti legislativi contenga tale rinvio. Questa considerazione non è priva di importanti conseguenze.
Una simile omissione può ingenerare il dubbio che le norme istitutive dell’imposta sulla pubblicità, della TOSAP e dei canoni sostitutivi non siano più in vigore poiché, stando alla lettera della Legge di Stabilità 2014, l’IMUS “sarebbe” già giuridicamente esistente.
Occorre, invero, chiarire immediatamente che così non è: dall’esame del citato art. 11 emerge limpidamente la piena efficacia delle richiamate norme, in quanto non abrogate dall’IMU secondaria.
L’art. 11, comma 2 si limita, sic et simpliciter, a sancire che “L’imposta municipale secondaria è introdotta, a decorrere dall’anno 2014, con deliberazione del consiglio comunale, per sostituire le seguenti forme di prelievo: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (…)”; demandando ad un successivo regolamento attuativo il compito di disciplinarne gli aspetti di dettaglio, sulla base dei principi contenuti nella legge delega.
In questo contesto, però, deve rilevarsi come sulla scorta dei principi generali che regolano le fonti del diritto, ed in particolare in base a quanto prescritto dall’art. 15 delle disposizioni preliminari del codice civile, si sarebbe dinanzi ad un’ipotesi di abrogazione implicita delle disposizioni precedenti disciplinanti i tributi che l’IMU secondaria dovrebbe sostituire, cioè la TOSAP, l’ICP ed il CIMP.
Difatti, come è noto, si ha abrogazione implicita allorquando le disposizioni e/o le norme della nuova legge siano incompatibili con quelle della vecchia.
Tuttavia, proprio la mancanza di una normativa attuativa dell’imposta municipale secondaria induce ad escludere tale evenienza, con la conseguenza che – almeno nelle more dell’adozione del decreto attuativo del d.lgs n. 23/2011 – le disposizioni relative ai citati tributi locali continuano ad essere vigenti.
Dunque, finché non verrà emanato il regolamento governativo di attuazione della disciplina generale dell’imposta municipale secondaria, i Comuni non possono istituire autonomamente l’IMUS con regolamento comunale.
Continuano, perciò, a essere in vigore la Tosap, il canone di occupazione di spazi e aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni e il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.
A dissipare qualsiasi dubbio residuo, è intervenuta la risoluzione n. 1/DF del 12 gennaio 2015, in cui il Dipartimento delle Finanze risponde ad un quesito posto dall’Associazione, in merito all’entrata in vigore dell’imposta municipale secondaria.
La risoluzione chiarisce che i Comuni possono introdurre l’IMU secondaria solo dopo l’emanazione del regolamento previsto dal comma 2 dell’art. 11 del d.lgs. 23/2011. La mancata emanazione di questo regolamento non determina automaticamente l’abolizione dei tributi e dei canoni che essa è destinata a sostituire né, tantomeno, potrebbe ipotizzarsi che i Comuni possano comunque istituire l’IMUS con un proprio regolamento, aggirando la riserva di legge espressamente prevista dal d.lgs. 23/2011, che ne affida la definizione ad un intervento normativo di tipo governativo.
Del resto i contenuti del citato comma 2 dell’art. 11 non sarebbero comunque sufficienti a consentire all’Ente territoriale l’esercizio della propria potestà regolamentare, poiché mancherebbero alcune disposizioni fondamentali per la completa disciplina del tributo: le tariffe dell’IMUS devono essere differenziate in base alla tipologia e alle finalità dell’occupazione, alla zona del territorio comunale oggetto dell’occupazione e alla classe demografica del Comune, e ciò non può essere demandato al regolamento comunale.
Infatti, l’art. 52 del d.lgs. 446/97 esclude espressamente una tale evenienza, laddove prevede che le Province ed i Comuni possano disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, «salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti».
Peraltro, i criteri direttivi individuati dal citato articolo 11 fanno già intravedere alcuni profili critici.
In particolare, il presupposto della tassazione sarà riconducibile all’occupazione degli spazi pubblici e non più alla diffusione dei messaggi pubblicitari. Sarebbero, dunque, escluse tutte quelle forme di pubblicità che non occupano aree pubbliche. Soluzione però in contrasto con l’imposizione della pubblicità esposta su gru e torri installate in cantieri edili, introdotta dal decreto sulle semplificazioni fiscali (articolo 3 comma 16-sexies della legge 44/12).
Inoltre, per la componente «pubblicitaria» dell’imposta, si sostanzia il rischio di perdite di gettito a causa della riduzione della base imponibile sottoposta a prelievo e dell’eliminazione della possibilità di assoggettare a doppia imposizione la pubblicità effettuata su suolo pubblico, facendo così venire meno l’effetto neutrale sui bilanci comunali che era stato invece previsto dalla relazione tecnica allegata al d.lgs. 23/11. Infatti, trattandosi di un tributo unico, non sarà più applicabile la doppia imposizione – ora possibile tra Icp e Tosap – in caso di pubblicità effettuata su suolo pubblico, come affermato, ex plurimis, dalla Cassazione, sentenze 11377/12 e 13476/12.
Va sottolineata, in ultima analisi, la difficoltà creata dall’incompletezza del quadro normativo, che potrebbe rappresentare un ostacolo insidioso per le eventuali procedure di affidamento del servizio all’esterno.
COMUNICAZIONE N. 2/2015 in materia di ICP
22 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria Comunicazioni Anacap, News
Prot. N. 8/2015
A seguito delle numerose richieste di chiarimenti in merito alla disciplina dell’Imposta Comunale sulla Pubblicità su preinsegne e frecce direzionali, pervenute all’Associazione, si fa presente quanto segue.
Con nota interpretativa del 07 luglio 2014, prot. n. 19899, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Direzione Legislazione Tributaria e Federalismo Fiscale, ha affermato che: “La corretta applicazione di quest’ultima norma (art. 7, comma 2, Dlgs 507/93, Ndr) in linea con le altre disposizioni recanti la disciplina dell’imposta sulla pubblicità conduce, invece, a considerare, come già affermato nella citata risoluzione n. 262/E del 1995, unitariamente il gruppo segnaletico nel caso in cui unico sia il soggetto che abbia la disponibilità dell’impianto. Ciò comporta quindi che la superficie imponibile sia quella occupata dall’intero impianto“; altresì dichiarando come la sentenza della Corte di Cassazione n. 252 del 2012 per nulla attiene alla determinazione e liquidazione dell’imposta, ma al caso diverso in cui si manifesti un inadempimento, con conseguente necessità di procedere con distinte quantificazioni a seconda dei soggetti solidalmente responsabili.
La citata sentenza della Corte di Cassazione statuisce, invero, in modo cristallino che: «La sentenza di appello ha interpretato la disposizione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 7 – secondo la quale l’imposta deve essere determinata in base alla superficie della figura geometrica piana in cui è circoscritto il mezzo pubblicitario “indipendentemente dal numero dei messaggi in esso contenuti – ritenendo alla stregua del criterio ermeneutico logico sistematico, fondato sull’argomento desunto dalla norma dell’art. 6, comma 2 del medesimo decreto legislativo – che prevede la responsabilità solidale in ordine al pagamento della imposta del soggetto la cui attività è pubblicizzata -, che la indifferenza della pluralità di messaggi diffusi dal mezzo pubblicitario, ai fini della liquidazione della (unica) imposta, trovi applicazione esclusivamente alla sola ipotesi in cui i messaggi, contenuti nel medesimo pannello pubblicitario, siano riferibili alla stessa azienda. In caso contrario, la divulgazione tramite un unico mezzo pubblicitario di plurimi messaggi relativi ad aziende diverse, non consente di liquidare l’imposta in base alla complessiva superficie della figura geometrica rappresentata dal pannello, dovendosi invece essere liquidate tante imposte quanti sono i messaggi pubblicitari, in quanto altrimenti verrebbe illogicamente estesa ad ogni singola azienda pubblicizzata la obbligazione solidale per il pagamento di un importo non corrispondente alla imposta relativa alla pubblicità di cui la singola azienda beneficia.»
Appare, dunque, chiaro il criterio ermeneutico seguito dalla Suprema Corte nella formulazione della sentenza n. 252 del 2012: evitare una illogica ed illegittima estensione a ciascuna azienda, la cui pubblicità sia presente su un unico pannello pubblicitario, dell’intera obbligazione impositiva e garantire, d’altro canto, che ciascuna impresa corrisponda un tributo calcolato in base alla superficie pubblicitaria dalla stessa effettivamente utilizzata, conformemente al dettato normativo del menzionato art. 7, d.lgs. 507/1993.
Quanto sopra, ad avviso di chi scrive, rappresenta il criterio interpretativo che le aziende devono osservare, sottolineando, ad abundantiam, che il parere emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha natura meramente interpretativa ed assolutamente non vincolante.
Risoluzione n. 1/DF del MEF in risposta alla richiesta di ANACAP
12 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
In data odierna il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Direzione della legislazione tributaria e del federalismo fiscale, ha emanato la Risoluzione n. 1/DF, che fornisce i chiarimenti richiesti da ANACAP in tema di mancato rinvio al 2016 dell’introduzione della IMU secondaria.
DF.DFDLTFF.REGISTRO UFFICIALE.0000281.12-01-2015-U
Comunicazione 1/2015: Nuovo regime dell’IVA per i contratti pubblici
12 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria Comunicazioni Anacap, News
Dal 1 gennaio 2015 è entrata in vigore la norma contenuta nell’art. 1 comma 629 della Legge di Stabilità 2015 n. 190/2014, in tema di scissione del pagamento dell’IVA per gli acquisti effettuati dagli enti pubblici in ambito istituzionale.
La lettera b) del c. 629 introduce il nuovo art. 17 – ter nel D.P.R. 633/1972 di istituzione e disciplina dell’IVA, rubricato “Operazioni effettuate nei confronti di enti pubblici”.
La norma prevede che, per le cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni agenti nell’esercizio di pubbliche funzioni, l’imposta sia versata in ogni caso dagli Enti territoriali stessi, secondo modalità e termini da fissarsi con decreto del Ministro dell’Economia.
Il nuovo meccanismo, denominato anche split payment, impone che i fornitori di beni e servizi nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato, degli enti pubblici territoriali, delle camere di commercio, degli istituti universitari e di altri soggetti (nella maggior parte dei casi acquirenti e committenti di cui all’art. 6, comma 5, D.P.R. n. 633/1972) non incasseranno l’IVA addebitata in via di rivalsa.
Lo split payment modifica in modo sostanziale la disciplina dell’IVA, e comporta effetti finanziari negativi sulle società concessionarie dei servizi di accertamento, riscossione e liquidazione de i tributi locali.
In sostanza, esso dispone l’inversione delle posizioni giuridiche soggettive del cedente/fornitore, il quale, in precedenza, era il soggetto passivo di IVA, e dell’Ente pubblico, che ne assume ora la veste, con l’obbligo di versarla esso stesso all’Erario.
Procedendo con ordine, viene disposto che al cedente/prestatore venga erogato, da parte dell’Ente che abbia usufruito del bene o del servizio prestato, l’importo del corrispettivo indicato in fattura al netto dell’IVA, che deve essere corrisposta all’Erario direttamente dal soggetto pubblico beneficiario della prestazione: sarà quest’ultimo a provvedere, in luogo del concessionario ( o prestatore del servizio in caso di affidamento delle attività strumentali), al versamento dell’imposta, secondo modalità e termini che verranno fissati con il decreto ministeriale suindicato.
Per espressa previsione legislativa, il meccanismo non troverà applicazione nei casi in cui l’ente cessionario o committente assuma la veste di debitore dell’IVA, ad esempio per le operazioni sottoposte al regime dell’inversione contabile di cui agli artt. 17 e 74 del D.P.R. 633/72, dunque agli acquisti intracomunitari.
Vengono, inoltre, esclusi dal meccanismo dello split payment i compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito.
Nelle more dell’emanazione del decreto del Ministro dell’Economia, la disposizione ex art. 1, c. 629 trova, comunque, applicazione ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto.
La norma comunitaria dispone, all’art. 395, c. 1, che «Il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro ad introdurre misure speciali di deroga alla presente direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell’imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali».
A tale riguardo, il Ministero dell’Economia e Finanze, con il Comunicato Stampa n. 7 del 9 gennaio 2015, che per comodità si provvede ad allegare, rassicura circa la prossima emanazione dello stesso, ed evidenzia alcune delle fattispecie peculiari che l’emanando decreto provvederà a disciplinare.
Esso stabilirà che: «il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente alla stessa data.
Tuttavia viene previsto che, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo contabile delle pubbliche amministrazioni interessate e, in ogni caso, non oltre il 31 marzo 2015, le stesse amministrazioni accantonino le somme occorrenti per il successivo versamento dell’imposta, che deve comunque essere effettuato entro il 16 aprile 2015».
Per quanto riguarda la contabilizzazione delle operazioni, il fornitore emetterà fattura, per le operazioni poste in essere a partire dal 1° gennaio 2015, con la rivalsa dell’IVA, indicando che tale imposta non verrà mai incassata ai sensi dell’art. 17–ter del D.P.R. 633/1972; l’imposta indicata in fattura verrà regolarmente registrata in contabilità dal cedente, e andrà stornata dal totale del credito acceso verso l’Ente pubblico o contestualmente alla registrazione della fattura, o con un’apposita scrittura contabile atta a rettificare la precedente.
Per le fatture già emesse nei confronti della PA in regime di esigibilità differita, in base all’articolo 6, comma 5 del D.P.R. 633/72, « L’imposta relativa alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi diviene esigibile nel momento in cui le operazioni si considerano effettuate secondo le disposizioni dei commi precedenti e l’imposta è versata con le modalità e nei termini stabiliti nel titolo secondo. Tuttavia per le cessioni dei prodotti farmaceutici indicati nel numero 114) della terza parte dell’allegata tabella A effettuate dai farmacisti, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti, di cui al quarto comma dell’articolo 4, nonché per quelle fatte allo Stato, agli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, agli enti pubblici territoriali e ai consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’articolo 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142, alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, agli istituti universitari, alle unità sanitarie locali, agli enti ospedalieri, agli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, agli enti pubblici di assistenza e beneficenza e a quelli di previdenza, l’imposta diviene esigibile all’atto del pagamento dei relativi corrispettivi, salva la facoltà di applicare le disposizioni del primo periodo. Per le cessioni di beni di cui all’articolo 21, quarto comma, quarto periodo, l’imposta diviene esigibile nel mese successivo a quello della loro effettuazione».
In breve, qualora l’esigibilità dell’imposta si verifichi a partire dal 1° gennaio 2015, queste fatture andranno gestite con il nuovo regime dello split payment.
Dunque, la nuova disciplina è applicabile a tutte le operazioni la cui IVA diventi esigibile dal 1° gennaio 2015. Perciò, sia se la fattura sia stata emessa nel 2014 con Iva ad esigibilità differita, sia se l’Iva diventi, per qualsiasi ragione, comunque esigibile dopo il 1° gennaio 2015, deve ritenersi certamente applicabile il meccanismo dello split payment.
L’impegno sul quale è contabilizzata la fattura è utilizzato per il pagamento al fornitore del solo imponibile; la quota relativa all’IVA sarà, invece, trattenuta e contabilizzata in un apposito capitolo delle partite di giro o servizi per conto terzi, da dove sarà effettuato il mandato per il versamento all’Erario.
Per tali operazioni, del mancato incasso va data evidenza contabile con una scrittura di rettifica, di modo tale che l’IVA che risulti dovuta alla società in base a precedenti scritture contabili sia stornata, e relativamente alle fatture interessate dallo split payment il saldo del debito IVA chiuda in pareggio.
Come si è detto, l’Ente pubblico, con riferimento alle suddette operazioni, assume il ruolo di debitore dell’IVA. Da un punto di vista pratico, in mancanza del decreto a cui è demandata la fissazione delle modalità e dei tempi di esecuzione del versamento dell’IVA non pagata in forza dello split payment, i soggetti della PA dovranno mantenere sospeso il versamento dell’imposta, senza essere sottoposti a conseguenze sanzionatorie.
Il meccanismo dello split payment apre non pochi scenari di incertezza, profilando una disciplina che, in assenza di chiari provvedimenti di attuazione di natura ministeriale, rischiano di alzare una cortina di fumo su di un argomento, quello dell’IVA, di per sé complesso e che, di recente, ha investito in maniera significativa i rapporti tra ente locale e concessionario del servizio di accertamento e riscossione delle entrate, assoggettando al prelievo operazioni prima esenti.
In prima battuta, occorrerà che l’Ente pubblico che abbia rapporti di fornitura di beni e/o servizi con una o più aziende esterne, dovrà previamente informare quest’ultime della nuova procedura, evidenziando che l’IVA non verrà loro corrisposta.
In secondo luogo, le procedure contabili che evidenzino tale nuovo regime, andranno attentamente strutturate al fine di perseguire gli obiettivi di chiarezza, accessibilità e veridicità delle scritture stesse, mettendo in risalto le conseguenze della nuova disciplina dell’IVA, sui pagamenti alle Aziende
In ultima analisi, con riferimento alla decorrenza del nuovo meccanismo, poiché la manovra fa riferimento alle cessioni e prestazioni nei confronti degli enti locali, sarà proprio il momento della prestazione quello da prendere in considerazione per individuare le operazioni oggetto di split payment. Anche in questo contesto, dunque, occorrerà far riferimento ai criteri fissati dall’articolo 6, comma 1 del Dpr 633/72 (momento della consegna per le cessioni di beni mobili; rogito per i beni immobili), dal comma 3 (per i servizi, in generale: momento del pagamento) e dal comma 4 (momento di emissione della fattura, se precedente).
Si rimettono le suestese considerazioni, restando a disposizione per ogni chiarimento, non senza richiamare l’attenzione sugli effetti finanziari di tale sopravvenuta disciplina sui rapporti in corso che ( anche unitamente ad altri elementi sopraggiunti: maggiori costi in genere) possono costituire oggetto di adeguamento delle condizioni contrattuali, ai sensi dell’art.115 del Dlgs n. 163/2006.
Comunicato Stampa N° 7 del 09 gennaio 2015 – Split payment P.A.- si applica alle operazioni fatturate a partire da 1-1-2015 – Ministero dell’Economia e delle Finanze
Delega fiscale prorogata a Dicembre 2015
9 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News Tags: Affidamento Servizi
Un emendamento al decreto mille proroghe inserirà il rinvio della delega fiscale a dicembre 2015, rispetto alla scadenza di marzo inizialmente prevista.
Lo slittamento dei termini del pacchetto di oltre 30 decreti attuativi tra cui il decreto sulla certezza del diritto sarà contenuto in un emendamento al decreto legge «milleproroghe» (192/2014) all’esame della Camera, delle commissioni bilancio e affari costituzionali.
Pubblicata la Sentenza del Consiglio di Stato n. 6459/2014 in tema di canoni non ricognitori
8 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
CDS Sentenza Metroweb
Iniziato l’esame parlamentare della Delega per la riforma degli appalti
Iniziato l’esame parlamentare della delega per la riforma degli appalti pubblici.
Oggi è prevista l’audizione presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone; l’obiettivo del governo è di arrivare al nuovo codice dei contratti pubblici entro fine anno.
Si è svolta ieri, presso la commissione lavori pubblici del senato, la prima seduta dedicata all’esame del disegno di legge delega n. 1678 di recepimento delle nuove direttive europee sugli appalti e sulle concessioni (nn. 23,24 e 25/2014) che consentirà di riscrivere il codice dei contratti pubblici (il dlgs 163/2006, più volte corretto negli anni). Il disegno di legge inizialmente era impostato con una delega per mettere a punto due distinti decreti delegati, il primo per recepire le direttive, il secondo per disciplinare altre materie. Nel testo attuale, invece, si prevede che sia adottato un solo decreto delegato per la «compilazione di un unico testo normativo denominato codice dei contratti e delle concessioni pubbliche». Su questo punto però i tecnici del senato hanno fatto notare come nel disegno di legge manchi ogni accenno a quello che dovrebbe essere il nuovo regolamento attuativo del codice (il dpr 207/2010) e hanno quindi suggerito di varare insieme al codice anche il regolamento attuativo, per evitare lungaggini che impedirebbero la piena attuazione del nuovo sistema normativo.
Il parere di Cantone dovrebbe essere anche il frutto del lavoro di un’apposita commissione di studio istituita preso l’Authority a settembre e presieduta dal consigliere Anac Michele Corradino.
7 gennaio 2015 Pubblicato nella categoria News
Alla c.a. del Dott. Paolo Puglisi
Né nella Legge di Stabilità 2015, né nel Decreto “mille proroghe”, risulta essere stata previsto il rinvio dell’IMU secondaria, ex art 11 d.lgs. 23/2011.
Tale omissione può ingenerare il dubbio che le norme istitutive dell’imposta sulla pubblicità, della TOSAP e dei canoni sostitutivi non siano più in vigore.
Ad avviso della scrivente, dall’esame del citato art. 11 emerge con chiarezza la piena efficacia delle richiamate norme, in quanto non abrogate dall’IMU secondaria.
L’art. 11 si limita, semplicemente, a sancire che “L’imposta municipale secondaria è introdotta, a decorrere dall’anno 2014, con deliberazione del consiglio comunale, per sostituire le seguenti forme di prelievo: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (…)”; demandando ad un successivo regolamento attuativo il compito di disciplinarne gli aspetti di dettaglio sulla base dei principi contenuti nella legge delega.
Pur nella certezza della vigenza delle imposte e dei canoni più volte innanzi richiamati, al fine di evitare l’insorgere di inutile contenzioso sarebbe auspicabile l’emanazione di una circolare esplicativa da parte di codesto Ministero, con l’urgenza che il caso richiede.
In tal senso formuliamo formale istanza, confidando nell’auspicato pronto intervento.