Source: http://www.studiocavallari.it/esperto-sole24ore-materia-bancaria.html
Timestamp: 2017-07-21 04:37:47+00:00
Document Index: 121981916

Matched Legal Cases: ['art. 644', 'art. 1815', 'art. 2', 'art. 409', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 1375']

Esperto de Il Sole 24 Ore in materia bancaria - Padova- Studio Cavallari
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Massimo Cavallari Esperto de Il sole 24 Ore in materia bancaria
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Il sole 24 ore del 10 marzo 2008: BANCHE E CLIENTI , quesiti numero 1040, 1041, 1041 pagina 468, 469 Ques.: N. 362590 - Rub. 810
Purtroppo quanto posto in essere dalla banca appare regolare. Del resto è vero che l’istituto ha accreditato al beneficiario la somma mutuata in data 30/06/2015, ma con valuta 25/06/2015, e quindi per il periodo 25/05-30/06 gli ha pagato gli interessi.
La banca x ha chiesto al cliente y la stipula di una polizza vita per la concessione di un mutuo ipotecario o per un prestito personale ovvero per una cessione di 1/5 della pensione. si chiede di sapere se la banca o la finanziaria:
2) se la risposta è si si chiede di sapere se è tenuta nel caso dovesse condizionare la concessione del finanziamento alla stipula di un contratto di assicurazione ramo vita a sottoporre al cliente più di una compagnia di assicurazione ovvero può imporre quella che alla banca è più comoda anche perché magari lei ne è anche l'intermediaria? 3) Il cliente ha diritto di scegliersi la compagnia di assicurazione anche senza il beneplacito della banca?
Spesso però accade che gli istituti di credito impongano garanzie ulteriori, quale appunto quella sulla vita, tesa a garantire che in caso di morte del mutuatario, l’assicurazione paghi alla banca le rate di mutuo residuo. Tuttavia, se la banca può imporre la stipulazione di tali tipi di polizze non obbligatorie, non può invece imporre la compagnia assicurativa. Infatti l’Ivass, istituto di vigilanza sulle assicurazioni, ha stabilito che ogni mutuatario può liberamente scegliere la propria compagnia assicurativa, specie se ciò gli consente un risparmio economico.
Volevo chiedere se tale formula è prevista anche per quei pensionati che, pur rispettando tale parametro reddituale, si trovano ad avere proprietà immobiliari o a cointestare tale conto con coniuge con altro reddito. RISPOSTA A fonte dell’introduzione dell’obbligo di riscuotere stipendi e pensioni superiori ad euro 1.000 tramite conto corrente, il Governo, per agevolare alcune categorie di consumatori, con D.L. 06/12/11 n. 201, convertito con modificazioni dalla L 214/11, ha introdotto il c.d. conto corrente di base, da emettersi a condizioni estremamente vantaggiose.
QUESITO Buongiorno, nel 2008 accendo un mutuo ipotecario(a tasso variabile) con le seguenti caratteristiche:2 rate di preammortamento(soli interessi)poi rate di ammortamento(capitali ed interessi)con metodo alla francese. Post pagamento rate di pre-ammortamento, mi viene consegnato un piano d'ammortamento a rate crescenti. Nel proseguo, eseguo una modesta decurtazione del valore nominale del mutuo(con un versamento una-tantum),dopo di che mi viene presentato un nuovo piano d'ammortamento(post decurtazione)con rate(capitale+interessi) costanti. A mia richiesta di tornare al piano d'ammortamento ante decurtazione(quindi a rate crescenti),l'istituto di credito, mi risponde che non è possibile. E’ corretta la risposta della banca? Come posso tornare al piano di ammortamento a rate crescenti? RISPOSTA
Se anche così fosse sarebbe sempre possibile rinegoziare nuovamente il mutuo per tornare alle precedenti diverse condizioni purché vi sia il consenso della banca. Nel caso di specie se la banca ha posto il proprio diniego significa che non ritiene di ottenere un vantaggio economico nel variare tali requisiti. In questo caso il lettore potrebbe valutare l’ipotesi di una surroga del mutuo, ovverosia di avvalersi della procedura che consente di estinguere il vecchio mutuo e di accenderne uno presso un diverso istituto bancario che offre condizioni migliori in termini di tasso, durata, spread, etc.
Infatti, se si accerta che sono stati applicati e pretesi interessi in violazione del dettato di cui all’art. 644 c.p. e della normativa di cui alla L. 108/96, ne consegue che deve applicarsi la disposizione di cui all’art. 1815, comma 2, c.c. secondo cui “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. *********
Ques.: N. 364557 - Rub. 560 QUESITO Buongiorno, gestisco un affittacamere di cui avevo un conto corrente (quasi inutilizzato) presso una filiale della banca mps, a debito di circa €3.700,00.(quasi tutti interessi e spese).La banca, visto l'improvviso inutilizzo (senza protesti di assegni o cambiali) del conto, causa l'apertura di altro conto con altra banca, dopo poco tempo ha segnalato alla banca d'italia la ditta. Ciò ha bloccato eventuali altri prestiti presso la nuova banca; ma, per fortuna, grazie al lavoro, siamo riusciti a continuare solo con i nostri mezzi e con il conto sempre in attivo. Ora siamo riusciti a chiudere a saldo e stralcio il conto presso la mps, tramite versamento di comune accordo di € 2.500,00.Tuttavia ci è stato però riferito dall'attuale banca, che nonostante l'avvenuto pagamento (con rilascio di liberatoria):la segnalazione alla banca d'italia rimane per 36 mesi. Consapevole dell'errore, vorrei tuttavia sapere se è lecito che la segnalazione rimanga per un tempo così lungo. Grazie, saluti.
Quando si chiede un finanziamento presso una banca o una società finanziaria queste interrogano la centrale rischi per verificare l’affidabilità e la solvibilità del cliente. La Centrale dei rischi costituisce infatti un sistema informativo sull’indebitamento della clientela delle banche e degli intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia. Attraverso il servizio centralizzato dei rischi la Banca d'Italia fornisce agli intermediari partecipanti un'informativa utile per la valutazione del merito di credito della clientela e, in generale, per l’analisi e la gestione del rischio di credito. L’obiettivo perseguito è di contribuire a migliorare la qualità degli impieghi degli intermediari partecipanti e conseguentemente anche ad accrescere la stabilità del sistema creditizio. Concretamente, dunque, le banche comunicano periodicamente alla Banca d’Italia informazioni sulla loro clientela e ricevono informazioni sulla posizione debitoria verso il sistema creditizio dei nominativi segnalati e dei soggetti a questi collegati. Pertanto allorquando il cliente non risulta più regolare con il pagamento dei propri debiti nei confronti dell’istituto bancario o smetta definitivamente di onorarli, l’istituto medesimo segnala la circostanza alla centrale rischi.
QUESITO Un contribuente che è proprietario di una casa come da atto di donazione da parte del genitore, può subire il pignoramento della stessa da parte di una banca per rate di mutuo non pagate? E inoltre essendo lavoratore dipendente, la banca può richiedere il pignoramento dello stipendio? Grazie mille
Ai sensi di quanto previsto dal D.L. 3/15 convertito con L. 33/15, il cliente consumatore ha diritto a trasferire gratuitamente i servizi di pagamento connessi al rapporto di conto e/o l’eventuale saldo, con o senza la chiusura del rapporto, da un conto corrente ad un altro in essere presso un’altra banca, purché espresso nella medesima valuta e con pari intestazione. Pertanto, se il conto del lettore è intestato all’azienda, esso non beneficia della gratuità in caso di trasferimento di dollari da un conto valutario ad un altro.
Il lettore potrà sottoporre alla banca le succitate considerazioni ed in caso di persistenza dell’istituto nella propria volontà di imporre una penale suggeriamo l’invio di un apposito reclamo scritto. *********
Nel caso proposto dal lettore, quindi la disponibilità doveva avvenire al massimo cinque giorni dopo il versamento, trattandosi di assegno bancario. Per far valere le proprie ragioni il lettore dovrà in primis inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno alle Poste Italiane denunciando l’accaduto e chiedendo il risarcimento del danno subito. In caso di mancato accoglimento delle proprie ragioni o in caso di mancata risposta dopo trenta giorni egli potrà adire il competente Giudice di Pace oppure rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), organo creato appositamente per risolvere in via stragiudiziale le controversie tra banche e clienti, cui aderisce anche Poste Italiane.
In ogni caso, una volta elevato il protesto, per cancellarlo è necessario esperire apposito procedimento di riabilitazione presso il Tribunale di residenza dell’interessato a condizione che sia avvenuto il pagamento dell'obbligazione per la quale il protesto è stato levato. Non basta dunque presentare alla banca un'eventuale dichiarazione liberatoria resa dal creditore, ma dovrà essere presentata apposita istanza di riabilitazione che peraltro, non può essere richiesta se non dopo il decorso di almeno un anno dalla data del protesto. Ottenuta la riabilitazione, l’istante dovrà poi rivolgersi alla Camera di Commercio per la cancellazione dal Registro dei Protesti *********
Tante volte, poi, gli istituti di credito, per agevolare ancor più il proprio cliente, trasferiscono gratuitamente tali titoli in un dossier intestato alla banca con l’indicazione in un sottodossier del cliente. Così operando il lettore potrà certamente chiudere il proprio deposito titoli.
Banca Marche è stata sottoposta all’amministrazione straordinaria la cui disciplina è contenuta nel titolo IV, del TUB, e consiste in una procedura preordinata a finalità conservative dell’istituto di credito e conseguentemente della tutela del risparmio. Ebbene, vengono ammesse a tale procedura le banche allorquando versino in stato di insolvenza, ma per esse vi siano possibilità di recupero.
Si tratta quindi di istituti di credito in crisi, ma con serie prospettive di riposizionamento in termini di normalità per i quali viene quindi predisposto un piano di risanamento e di ristrutturazione economica e finanziaria. L’amministrazione straordinaria è disposta con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia, a cui spetta la nomina degli organi straordinari. Essi provvederanno, appunto, all’accertamento della situazione aziendale e alla predisposizione di un programma di riequilibrio economico della banca, la quale, nelle more, prosegue la propria attività. In altri termini in sede di amministrazione straordinaria la banca medesima viene gestita affinché si pervenga ad avviare le soluzioni di risanamento più opportune anche nell’interesse dei depositanti.
QUESITO: Buongiorno, la mia domanda e' questa, qual'e' la differenza tra un cointestatario di mutuo e un garante? Il cointestatario volendo accedere nuovamente a dei finanziamenti (avendone gia' in corso), a che rischi andrebbe incontro? Un domani, cosa dovrei fare per svincolarli? Grazie. Saluti.
RISPOSTA: Dopo la pubblicazione del Regolamento, il 27 aprile 2013 è stata nuovamente avviata l'operatività del Fondo di solidarietà per l'acquisto della prima casa (di cui all'art. 2 comma 475 e successivi della legge n. 244 del 2007). Il Fondo consente ai titolari di un mutuo, con un reddito non superiore a 30.000 euro, di presentare alla banca che ha erogato il finanziamento per l'acquisto della prima casa, di importo non superiore a 250.000 euro, una domanda di sospensione del pagamento dell'intera rata fino ad un massimo di due volte, per complessivi 18 mesi. La possibilità di presentare tali istanze è subordinata, poi, al verificarsi dei seguenti eventi occorsi negli ultimi 3 anni: morte, inabilità grave o condizione di non autosufficienza, perdita del posto di lavoro a tempo determinato o indeterminato o dei rapporti lavorativi di cui all'art. 409 del cpc.
********* QUESITO Ho due mutui ipotecari, uno prima casa e uno per liquidità. In questi giorni ho ricevuto dalla banca una comunicazione ai sensi art. 118 di modifica in senso peggiorativo sia degli interessi di mora che delle spese e commissioni sulle rate. Ho controllato e le modifiche non superano il tasso soglia usura sia della data di decorrenza modifica sia della data di stipula dei mutui. E' corretto? essendo un mutuo stipulato dal notaio, è possibile la modifica alle condizioni sopracitate con un solo avvertimento scritto tra le parti? RISPOSTA L’art. 118 TUB prevede la facoltà della banca di modificare le condizioni contrattuali. Più precisamente, al primo comma esso dispone: Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo. Come è facile notare, in primo luogo il c.d. ius variandi può essere esercitato da parte della banca solamente nel caso in cui sia previsto dal contratto firmato dalle parti. Infatti, la facoltà di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali presuppone che essa sia stata precedentemente pattuita fra la banca ed il cliente con apposita clausola specificatamente sottoscritta dal cliente medesimo. Ne consegue che il lettore, dovrà previamente verificare se i due mutui sottoscritti con l’istituto bancario prevedono tale possibilità per la banca, in difetto di che le modifiche peggiorative del rapporto sono senz’altro inefficaci. Premesso ciò, si precisa che nei contratti di durata, come sono i mutui, la facoltà di modifica unilaterale può riguardare solo clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse e quindi afferire sostanzialmente solo a commissioni e spese, sempre che sussista un giustificato motivo.
Pertanto, nel caso sottoposto dal lettore, non si ritiene legittima la modificazione del tasso di mora, ma eventulamente solo quella relativa a spese e commissioni sulle rate, purchè tali mutamenti siano giustificati particolari motivi che la banca deve esplicitare anche per consentire al cliente una valutazione sulla congruità della motivazione addotta. *********
QUESITO Io e mia moglie siamo titolari in una medesima banca di due distinti conti correnti ad entrambi cointestati per un importo complessivo di circa 225000,00 euro. Su uno dei due conti sono inoltre appoggiati un deposito titoli di circa 11000,00 euro e due gestioni patrimoniali per un totale di circa 300000,00 euro anch'essi tutti a noi cointestati. Ciò premesso, si gradirebbe sapere quale sia attualmente la nostra posizione in rapporto alla normativa sul bail in e cosa eventualmente fare per evitarci ogni conseguenza negativa in caso di fallimento della banca affidataria delle somme suddette. RISPOSTA A decorrere dall’01/01/2016 è entrata in vigore la normativa sul bail in volta a prevenire e gestire le crisi di banche ed imprese di investimento, limitando la possibilità di interventi pubblici da parte dello Stato. Il bail in prevede che le perdite delle banche dovranno essere assorbite da azionisti e creditori secondo una precisa gerarchia: 1) azioni, 2) obbligazioni subordinate, 3) obbligazioni non subordinate, 4) depositi non protetti. La normativa sul bail in, quindi, con riferimento alla posizione del lettore determina quanto segue. Per i conti correnti cointestati sulla medesima banca per un importo complessivo di circa 225.000 si precisa che tale somma potrebbe essere assoggettata ad aggressione per la parte eccedente ai 200.000 euro. Infatti, come noto, vi è una garanzia sui depositi ammontante ad euro 100.000 per correntista della medesima banca. Nel caso di specie i cointestatari dei conti sono 2 per cui vi è una protezione per una somma complessiva di euro 200.000. Si badi, questa soglia di protezione vale per ciascuna banca, per cui il lettore potrebbe decidere si suddividere i propri risparmi in conti presso altri istituti per poter tutelare integralmente il proprio deposito. Ovviamente il denaro dei correntisti viene aggredito solo dopo che si è proceduto alla riduzione di azioni ed obbligazioni secondo l’ordine sopra citato. Il deposito titoli, invece, di per se stesso non è attaccato dal bail in. I titoli conservati nel deposito di una banca che fallisce non corrono alcun rischio a meno che non siano stati emessi dalla banca coinvolta nel bail in. In altri termini il bail in potrebbe interessare solo i singoli titoli detenuti in azioni od obbligazioni di una banca che apre la procedura di risoluzione delle crisi. Analogo discorso vale per le gestioni patrimoniali, ovverosia i servizi offerti dalle banche che si realizzano mediante la gestione del patrimonio mobiliare del cliente attraverso l’investimento in strumenti finanziari. ********* QUESITO E' vero che lo stato italiano non ha ancora recepito la legislazione salva conti fino a 100.000 euro disposta dall'Unione europea? RISPOSTA Il quesito non è chiarissimo, comunque se si fa riferimento alla recente normativa entrata in vigore si rileva che dall’1 gennaio 2016 è pienamente applicabile in Italia la Direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), recepita in Italia dai Decreti Legislativi n. 180 e 181 del 16 novembre 2015. Questa direttiva introduce in tutti i Paesi europei regole armonizzate dirette a gestire le crisi delle banche al fine di ridurre quanto più possibile la possibilità di interventi statali per il loro risanamento. Pertanto il salvataggio delle banche è ora rimesso agli azionisti, obbligazionisti e finanche ai correntisti. Con riferimento ai correntisti, essi saranno chiamati a contribuire, per la parte eccedente l’importo di euro 100.000 solo dopo l’escussione, tramite riduzione del valore nominale delle azioni, delle obbligazioni subordinate e da ultimo delle obbligazioni non subordinate. Con riferimento ai conti correnti, invece, come sopra accennato, essi godranno della tutela approntata dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, in forza della quale saranno salvaguardati i conti contenenti somme fino ad euro 100.000. Tale copertura vale per ciascun correntista e per ciascuna banca. Più precisamente, poichè la garanzia tutela la persona, essa copre la somma di 100.000 euro a correntista anche per i conti cointestati. Inoltre in caso di più conti detenuti nella stessa banca ed intestati allo stesso soggetto, viene considerato il saldo totale, mentre se i conti sono accesi in banche differenti la soglia di protezione di 100.000 euro vale per ciascun istituto bancario. ************** QUESITO Il risparmiatore-correntista a chi deve richiedere il cet 1 ratio quando si tratta di banche popolari o di bcc ? Le suddette banche hanno il potere di fornirlo ai propri correntisti o si possono rifiutare di fornirlo? RISPOSTA Cet1 è l’acronimo di Common Equity Tier 1, che costituisce il parametro che misura la solidità di una banca o di un istituto di credito. Il Cet1 si ottiene mettendo in rapporto il capitale a disposizione della banca e le sue attività ponderate per il rischio. In altri termini con questo indicatore si rapporta il patrimonio netto della banca medesima ai rischi assunti. Più questo indicatore è elevato, maggiore dovrebbe essere la solidità dell’istituto ovvero la capacità di affrontare eventuali scenari negativi. Attualmente le norme europee prevedono come percentuale minima per le banche un Cet1 Ratio dell’8% che significa che una banca può effettuare investimenti (finanziamenti, prestiti, mutui, investimenti su titoli etc.) ponderati per il rischio superiori a 12,5 volte il capitale proprio. Tale parametro è calcolato dai vari istituti di credito periodicamente. Solitamente esso viene indicato nella nota integrativa che accompagna il bilancio del 31/12 di ogni anno e poi stimato al 30/06 dopo l’approvazione della c.d. “semestrale”. Ovviamente i clienti delle banche hanno il diritto di conoscere tale indicatore e le banche non possono rifiutare di comunicarlo.
Dall’01/01/2016 sono cambiate le norme relative ai salvataggi delle banche in crisi e pertanto in caso di fallimento di in istituto di credito non interverrà più lo stato per salvarlo, ma saranno chiamati a sanare il debito gli azionisti, gli obbligazionisti e, in ultima istanza, i correntisti che hanno depositi superiori a 100.000 euro. Nel caso prospettato, si ritiene che il lettore non possa essere danneggiato dalla nuova disciplina. Questo perché, come noto, il Fondo Interbancario dei Depositi appresta una copertura sui depositi per un ammontare massimo di euro 100.000 per correntista della medesima banca. Inoltre, anche la gestione patrimoniale, come avviene anche per il deposito titoli, di per se stessa non è aggredita dal bail in. I titoli gestiti da una banca che fallisce non corrono alcun rischio a meno che l’investimento non abbia per oggetto proprio strumenti finanziari emessi dalla banca coinvolta nella crisi. In altri termini il bail in potrebbe interessare solo i singoli titoli detenuti in azioni od obbligazioni di una banca che apre la procedura di risoluzione delle crisi. ************** QUESITO ho due conti correnti nella stessa banca, uno intestato a me come persona fisica ed un altro intestato alla mia impresa individuale. Volevo sapere se la tutela offerta dal fondo interbancario di tutela dei depositi, ovvero la garanzia è di 100.000 euro per ciascun depositante, va calcolata - separatamente su ciascuno dei due conti Oppure - congiuntamente cumulando i depositi dei 2 conti. Il dubbio mi sorge perché il conto intestato alla persona giuridica si riferisce ad una ditta individuale e non ad altri tipi di società (srl, spa ecc.). RISPOSTA Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi conferisce una copertura massima fino a 100.000 euro per depositante e per istituto di credito, quindi in caso si disponga di due conti da 100.000 € ciascuno in due banche diverse la garanzia è totale. Viceversa, la garanzia opera solo per 100.000 euro se i conti sono accesi presso la stessa banca. Nel caso prospettato dal lettore, titolare di due conti, uno intestato alla persona fisica e l’altro alla sua ditta individuale, ritengo non possa godere di una doppia garanzia, in quanto nelle ditte individuali l’impresa è identificata dalla persona del suo titolare. Pertanto si consiglia di trasferire il conto corrente presso un altro istituto, in modo che anche questo conto possa beneficiare della massima copertura di euro 100.000. *********
QUESITO Con l'entrata in vigore delle norme sul "bail in" , relativamente alle polizze vita, in particolare di quelle di poste italiane, vi e' rischio per il risparmiatore? RISPOSTA A seguito di quanto stabilito dall’Unione bancaria europea, a decorrere dall’01/01/2016, in caso di fallimento di una banca entrerà in funzione il meccanismo bail in in base al quale non sarà più lo Stato di appartenenza della la banca ad intervenire, ma a provvedere al suo salvataggo saranno i risparmiatori: azionisti, obbligazionisti e correntisti secondo un preciso ordine. Dapprima si dovrà procedere alla riduzione del valore nominale delle azioni, poi delle obbligazioni subordinate, il cui rimborso non è garantito, successivamente delle obbligazioni non subordinate ed infine dei depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese. Invece i depositi di titoli non sono coinvolti in quanto tale nelle procedure di salvataggio, a meno che il paniere non abbia ad oggetto titoli delle banche in crisi, ed anche le somme investite in polizze assicurative non concorrono a ripianare le perdite delle banche in fallimento. Pertanto il lettore se detiene polizze vita non correrà alcun rischio. *********
QUESITO Per un conto corrente cointestato e conto deposito cointestato la garanzia del fondo interbancario copre sino a 100000 euro o sino a 200000 euro dato che i conti sono cointestati? RISPOSTA In data 01/01/2016 è entrata in vigore una nuova disciplina tesa ad regolare i dissesti bancari. Essa prevede che nel caso di decozione di Istituti di credito la collettività degli azionisti e i creditori soccorrano a ripianare le perdite della banca in crisi. La gerarchia dei crediti a rischio e dei soggetti chiamati ad intervenire in caso di insolvenza delle banche è la seguente: azionisti, obbligazionisti detentori di titoli subordinati, obbligazionisti detentori di titoli non subordinati ed infine depositanti con oltre 100.000.
Nel caso di conti cointestati, la garanzia di 100.000 euro vale per ciascun titolare (100.000 euro a testa), se nessuno di essi però ha altri conti nella stessa banca. Nell’ipotesi, invece, di un singolo titolare di più conti le ipotesi sono due: se i conti sono nella stessa banca, la garanzia vale come se ci fosse un deposito unico per cui il totale è coperto fino al tetto massimo di 100.000 euro; se invece i due conti sono in banche diverse il cliente ha la stessa soglia di protezione pari a 100.000 euro per ciascun istituto di credito.
********* QUESITO E' vero che il provvedimento salva conti fino a € 100.000 raddoppia in caso di conto corrente cointestato? Ad esempio moglie e marito? RISPOSTA Con la nuova disciplina entrata in vigore l’01/01/2016, è stato previsto che le perdite delle banche in crisi debbano essere assorbite da azionisti e creditori secondo il seguente ordine: azionisti, detentori di obbligazioni subordinate, detentori di obbligazioni non subordinate ed infine depositanti. In altri termine in forza della c.d. legge sul bail in per salvare le banche in crisi si potrebbe assistere ad una aggressione dei depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese. A fronte di tale pericolo è previsto comunque che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi assicuri un limite di copertura di 100.000 euro per ogni depositante. In altri termini è stata approntata una garanzia in forza della quale non potranno essere aggrediti i conti ove giacciono somme di valore inferiore a 100.000 per depositante. Posto che la tutela offerta dal succitato Fondo è, appunto, per depositante, nel caso di un conto cointestato la garanzia è di 100.000 euro per ciascuno, a condizione che gli stessi titolari del conto cointestato non possiedano altri conti presso lo stesso istituto.
Pertanto, come correttamente rilevato dal lettore, nel caso di conto corrente intestato a due coniugi la somma garantita ammonta a 200.000 euro. ********* QUESITO Buonasera, mi chiamo andrea ho 2 figli minorenni ai quali ho aperto 2 libretti al risparmio nominativi alla deutsche bank , questi sono garantiti ? (sono sotto 100,00 euro ) se lo sono dall’Italia oppure fa fede la Germania nazione della banca ? RISPOSTA Immagino che il quesito afferisca all’entrata in vigore dall’01/01/2016 della normativa per prevenire e gestire le crisi delle banche. Essa regolamenta anche il cosiddetto bail in, il "salvataggio interno" che potrebbe toccare anche i depositi. Ovviamente è previsto che i conti dei risparmiatori vengano intaccati solo dopo aver azzerato il valore nominale delle azioni, delle obbligazioni subordinate e delle obbligazioni non subordinate. In ogni caso, è previsto che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi preveda un limite di copertura per depositante che ammonta ad euro 100000. In altri termini i depositi di somme inferiori a 100.000 euro non potranno essere aggrediti per effetto della nuova normativa. Tale limite di copertura è applicato ad ogni banca aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e l’adesione ad esso è obbligatoria per tutte le banche italiane e per tutte le filiali italiane di banche extracomunitarie. Inoltre, anche i clienti delle filiali di banche comunitarie che aderiscono volontariamente al Fondo Interbancario godono della medesima garanzia di tutela delle somme non superiori ai 100.000 euro.
Anche Deutsche Bank ha aderito al Fondo in questione per cui i due libretti al risparmio nominativi, che sono assimilati ai conti correnti, dei figli minorenni del lettore non sono assoggettabili alla disciplina del bail in. ********* QUESITO Buongiorno vorrei un'informazione con l'entrata in vigore del bail in normativa dell'unione europea dal primo gennaio 2016 che cosa succede a noi risparmiatori? Faccio un esempio se io ho centomila euro in una banca e centomila euro in un'altra banca ho in totale duecentomila euro se una banca fallisce il fondo interbancario di garanzia mi restituisce le centomila oppure le perdo? Il fondo interbancario di garanzia tutela centomila euro per persona oppure se la stessa persona ha duecentomila euro in due banche che falliscono il fondo interbancario restituisce duecentomila euro? Oppure solo centomila? Grazie in attesa di una vostra cortese risposta saluto cordialmente RISPOSTA In caso di crisi di istituti bancari, onde evitare che intervengano gli stati a salvarli, i Paesi europei hanno previsto delle regole armonizzate per gestire tali dissesti imponendo il loro salvataggio da parte di azionisti e creditori secondo un preciso ordine. Innanzi tutto si dovrà procedere alla riduzione, totale o parziale, del valore nominale, fino alla concorrenza delle perdite, dapprima delle azioni, poi delle obbligazioni subordinate, successivamente di quelle non subordinate ed infine potranno essere aggrediti i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese per la parte eccedente l’importo di euro 100.000 per ciascuna banca, protetto per legge dal fondo interbancario. Nel caso proposto dal lettore, quindi, se questi detiene un conto di 100.000 euro in una banca e un altro di altrettanti 100.000 euro in altra banca ed una di esse fallisce, tutti i suoi risparmi saranno protetti, perché la tutela dei 100.000 euro riguarda ciascuna banca. Lo stesso vale nel caso in cui intervenisse la crisi di entrambe le banche ove il lettore detenesse due conti di 100.000 euro in ciascuna banca. *********** QUESITO In questi giorni ho letto spesso sul vostro quotidiano che in caso di fallimento di una banca il fondo interbancario copre il c/c fino a 100.000,00 € però non viene mai specificato se i 100.000,00 € si riferiscono al singolo c/c o agli intestatari. Mi spiego meglio se il c/c è cointestato a due persone la somma tutelata da fondo interbancario diventa 200.000,00 € o rimane 100.000,00 ? RISPOSTA L’01/01/2016 è entrata in vigore la direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directives), quella del c.d. bail in. Tale direttiva disciplina come risolvere le crisi delle banche ed essa prevede che il meccanismo di intervento per salvare gli istituti in fallimento non sia più esterno (bail-out) ossia con ricorso all’intervento economico dello Stato, ma interno (bail-in), reperendo le risorse direttamente dagli azionisti, dagli obbligazionisti ed in ultima istanza dai correntisti della banca, in quest’ultimo caso per importi eccedenti la somma di euro 100000. A tutela dei correntisti titolari di somme fino a 100000 euro soccorre il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, a cui devono per legge aderire tutte le banche italiane.
E’ prevista quindi una garanzia per i depositi di somme non superiori a 100.000 euro ed essa si intende per singolo correntista. Pertanto nel caso di conti cointestati la copertura fino ad euro 100.000 è assicurata per ogni singolo cointestatario. Conseguentemente, nel caso prospettato dal lettore, se i correntisti sono due la somma tutelata ammonta a complessivi euro 200.000. ********* QUESITO Quando entrerà in funzione il bail-in sono chiamati a pagare per il salvataggio di una banca anche i titolari di depositi per la parte eccedente gli € 100.000,00.Desidero sapere: 1) sono interessati al salvataggio anche i titolari di libretti di deposito bancari e postali oltre ai titolari di conto corrente per la parte eccedente i € 100.000,00? 2)se si hanno più di due conti correnti nella stessa banca intestati, ciascuno, a tre persone, la tutela è di €300.000,00, considerando € 100.000,00 per ogni cointestatario? Grazie RISPOSTA L’01/01/2016 è entrata in vigore la legge che prevede che in caso di crisi degli istituti bancari non debba essere più lo Stato a provvedere al loro salvataggio, ma saranno chiamati a risponderne gli azionisti, gli obbligazionisti ed in ultima istanza anche i correntisti che hanno depositi superiori ad euro 100.000 per la parte eccedente tale importo. La garanzia di tutela per i depositi fino a 100.000 viene offerta dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a cui obbligatoriamente devono aderire tutte le banche italiane. Tale Fondo copre non solo i conti correnti, ma si estende anche ai libretti di deposito. Inoltre tale garanzia è per depositante, per cui copre l’importo di 100.000 euro a correntista, per ogni singola banca.
Pertanto se un soggetto è titolare con altre persone di più conti correnti accesi nello stesso istituto, ogni cointestatario è tutelato per la somma massima di euro 100.000, per cui se i contitolari sono tre, la tutela assomma ad euro 300.000 ********* QUESITO Salve l'anno scorso ho contratto mutuo prima casa su banca adriatico con tasso variabile euribor 1 più spread 2,30%. ho dovuto attive il conto corrente che da gennaio 2016 diventerà a pagamento (8 euro al mese). pongo due quesiti: 1) posso dirottare l'addebito rata su altro conto che uso per tutto dove non ho spese? se si, adriatico mi applica spese di incasso? 2) potrei rinegoziare, oltre il conto, le condizioni vecchie con quelle nuove (spread 1,40% circa), se si come? o mi conviene surrogare al fisso su altra banca? RISPOSTA In linea astratta non vi è alcun obbligo per il mutuatario di aprire e/o mantenere un conto presso la banca erogatrice del mutuo. Anzi, tale pratica è stata considerata addirittura scorretta. Tuttavia molti istituti continuano ad imporre tale condizione per la stessa concessione del finanziamento. Pertanto, per verificare se il lettore possa dirottare l’addebito della rata del mutuo su un altro conto, egli deve controllare il contratto di mutuo e controllare se è prevista tale facoltà, oppure se ciò sia espressamente escluso. Con riferimento all’applicabilità delle commissioni di incasso, anche qui bisognerebbe controllare le condizioni contrattuali sottoscritte e verificare se il contratto di mutuo prevede tali commissioni e/o la possibilità che siffatti costi possano essere applicati, e finanche variati nel tempo, unilateralmente dalla banca. Quanto alla rinegoziazione del mutuo, il mutuatario ha sempre la possibilità di chiederla alla banca, tuttavia perché essa avvenga deve intervenire un accordo con l’istituto di credito. In altre parole anche la banca deve essere d’accordo a rinegoziare il mutuo, in difetto ciò non risulta possibile.
Pertanto, il suggerimento è quello di contattare la banca erogante per giungere ad una rinegoziazione delle condizioni di finanziamento e qualora la stessa non accetti di rinvenire un altro istituto per una eventuale surroga.
********* QUESITO Buonasera, sono possessore di un mutuo con banca popolare di Vicenza dal 2009. Dopo qualche anno questo mutuo è stato cartolarizzato. Il mio quesito è il seguente: posso chiudere il mio rapporto con la banca che mi ha erogato il mutuo ed aprire un conto corrente con un'altra mantenendo però lo stesso mutuo (per me molto vantaggioso) che ora è di una società veicolo? cordiali saluti. RISPOSTA Le operazioni di cartolarizzazione consistono, in buona sostanza, nella cessione da parte della banca mutuante dei propri crediti ad una società terza ed è previsto che le società che acquistano detti crediti individuino un soggetto qualificato che provveda a incassare tutte le somme dovute in relazione ai crediti ceduti e a corrisponderle al nuovo creditore. Tale soggetto qualificato è di norma la stessa banca cedente che ha erogato il mutuo. La cessione del credito non comporta, quindi, in questi casi cambiamenti gestionali o operativi per il cliente, così come rimangono invariate le condizioni sottoscritte in sede di stipulazione del contratto di mutuo. Precisato ciò, in astratto non vi è alcun obbligo per il mutuatario di aprire e/o mantenere un conto presso la banca erogatrice del vincolo, tuttavia molti istituti impongono tale condizione per la stessa concessione del finanziamento. Il lettore potrà pertanto verificare se il proprio contratto di mutuo preveda un siffatto obbligo a suo carico o meno ed in caso negativo potrà certamente chiudere il conto. Viceversa, qualora nel contratto di mutuo sia previsto l’obbligo di mantenere un conto presso la banca erogatrice del prestito, si consiglia il lettore di contattare la nuova società acquirente, c.d. società veicolo, per concordare con essa tale facoltà . ********* QUESITO Vorrei conoscere il vostro parere sul tema dell'operatività del fondo interbancario per la tutela dei depositi relativamente ai libretti nominativi e ai c/c bancari accesi presso gli istituti di credito da parte dei curatori fallimentari e dei professionisti delegati alle vendite giudiziarie. In particolare, vorrei sapere se secondo voi tali depositi sono coperti o meno dal dal fondo in questione, ovviamente fino al limite di eur 100.000 per ciascuna Procedura a cui i depositi siano intestati. A me parerebbe di sì, in base all'art. 30, comma 2 dello Statuto del fondo, ove sono elencati i casi di esclusione. RISPOSTA Si ritiene che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi operi anche per i libretti nominativi e i conti correnti bancari accesi presso gli istituti di credito da parte dei curatori fallimentari e dei professionisti delegati alle vendite giudiziarie, ovviamente nei limiti di euro 100000. Del resto l’art. 30, co. 2, dello statuto del Fondo prevede espressamente ed in maniera tassativa quali siano i casi di inoperatività della garanzia approntata dal Fondo medesimo.
Inoltre, in linea generale, possono beneficiare della tutela del Fondo non solo i depositi delle persone fisiche, ma anche delle persone giuridiche, per cui si conviene con quanto sostenuto dal lettore.
********* QUESITO Quesito: implicazioni residenza fiscale estera cittadino italiano su pre-esistente conto corrente presso banca italiana. Cittadino italiano, residente estero iscritto aire in paese extra-ue da oltre un anno. Divenuto fiscalmente residente all’estero, ottemperando ai criteri art. 2, Dpr n. 917/1986 (Tuir), e fiscalmente non-residente in Italia. Detengo conto corrente ordinario in regime amministrato presso banca italiana sottoposto al normale regime fiscale italiano. Conto corrente è preesistente la mia assunzione di residenza fiscale estera. Banca italiana comunica oralmente che sono obbligato a chiudere attuale conto corrente (per residenti fiscali in Italia) per aprirne uno di tipologia per non-residenti fiscali in Italia. Tale tipologia è molto costosa (gestione) con pesanti limitazioni operatività. Vorrei sapere il motivo di questo “obbligo” e la sua base giuridica. Siamo 4 milioni di italiani iscritti aire e fiscalmente non-residenti in Italia. Tutti obbligati a cambio? RISPOSTA I contratti che normalmente vengono proposti dagli istituti bancari e le condizioni ivi indicate presuppongono la stipulazione di contratti di conto corrente con persone residenti in Italia e sottoposte alla tassazione dello Stato italiano. Ai residenti, quindi, sono dedicate tutta una serie di condizioni. Tuttavia non vi è alcun divieto ad aprire un conto corrente in favore di soggetti fiscalmente residenti all’estero. Senonché, poiché la gestione di un conto acceso in favore di un soggetto fiscalmente non residente implica differenti procedure e metodiche, la banca pratica condizioni che prevedono l’applicazione di costi e commissioni più elevati.
Infatti, solitamente la differenza di condizioni applicate non attiene in sé ai tassi di interesse passivo, che di norma sono conformati con quelli previsti per i residenti, bensì afferisce proprio alle commissioni e ai costi di gestione ed operatività del conto. L'ASSEGNO POSTODATATO È COME UNA CAMBIALE. quesito 1040 tratto da Il sole 24 ore del 10 marzo 2008. BANCHE E CLIENTI Vorrei sapere perché le banche non possono accettare assegni postdatati dai propri clienti e quali sono i limiti di importo per gli assegni pagati allo sportello e quali i documenti di identificazione richiesti. E.F. -SALERNO.
IL SAGGIO DI INTERESSE PUÒ RIDURRE LA RESA DEL BUONO. quesito 1041 tratto da Il sole 24 ore del 10 marzo 2008. BANCHE E CLIENTI Ho riscosso il 2 gennaio 2008 u buono postale fruttifero emesso il 23 febbraio 1983, L'importo riscosso è stato di 2,724,74 euroanziché 6.012,57 euro come risulta da calcolo riportato sul retro del buono. È legalequesto rimborso dimezzato visto che sul buono non è scritto che il saggio d'interesse puòsubire variazioni? C'è un termine di scadenza per contestare l'eventuale illegalità? P. S. - CAMPOBASSO Sul punto si è espressa recentemente la Corte di cassazione, a Sezioni unite, con sentenza n.13979/ 07. Essa ha confermato un precedente giurisprudenziale (Cassazione civile, sentenza n. 27809/05) dichiarando che i buoni fruttiferi postali devono essere consid erati titoli di legittimazione riconducibili alla previsione dell'articolo 2002, Codice civile e non quindi veri e propri titoli di credito. Ad essi, pertanto, non sono applicabili i principfidell'autonomia causale, dell'incorporazione e della letteralità, da cui normalmente sono contraddistmti i titoli di credìto. La legge 25 novembre 1974 n. 588 prevede che la tabella a tergo dei buoni, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati con decreto del ministro del Tesoro di concerto con quello delle Poste e Telecomunicazioni, da pubblicarsi nella «Gazzetta Ufficiale » dopo l'emissione, era da intendersi integrata da.altra tabella (destinata evidentemente a riportare le accennate modifiche) messa a disposizione presso gli uffici postali. Ad avviso della Suprema Corte, pertanto, il sottoscrittore del buono fruttifero postale è edotto della possibile successiva variabilità del tasso di interesse, a deve comunque presumersi che di ciò sia edotto trattandosi di un elemento normativa caratterizzante tale génere di titoli. Ciò tuttavia non autorizza a svalutare totalmente la rilevanza delle diciture riportate sui buoni stessi le quali acquistano rilevanza qualora, come nel caso trattato dalle Sezioni unite della Cassazione, già al momento della consegna del titolo al sottoscrittore le condizioni dell'emissione fossero diverse da quelle che gli venivano prospettate mediante la consegna dei titoli così formulati. Quanto al termine di scadenza per l'eventuale illegalità si applicala disciplina di diritto comune. A cura di Massimo Cavallari
Al fine di tutelare il risparmiatore ed assicurare stabilità al sistema bancario, è stata emanata una direttiva a livello europeo, la n. 94/19 CE, che prevede, in caso di dissesto dell'Istituto, la corresponsione di una somma minima garantita di euro 20.000 per singolo depositante, con franchigia del 10%. L'Italia, come quasi tutti i Paesi Europei, ha recepito tale normativa innalzando la soglia minima garantita ed eliminando l'insensata franchigia. Più precisamente il Decreto Legislativo 4 dicembre 1996, n. 659, intitolato "Recepimento della direttiva 94/19/CEE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 1996, con cui, appunto, il legislatore italiano ha recepito la succitata direttiva europea, prevede un limite massimo di rimborso, pari ad euro 103.291,38. Si evidenzia che tale garanzia è assicurata per ciascun “depositante” e non per “deposito”, di talché in caso di contestazione tra due soggetti la somma verrà raddoppiata. Questo denaro proviene dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, cui aderisce normalmente le banche. Alcune banche on line, inoltre, hanno un rischio sui crediti quasi nullo in quanto gestiscono masse destinate agli investimenti dei correntisti e non a finanziare terzi.
Mentre i conti ed i depositi bancari sono garantiti, in caso di insolvenza della banca, dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, i libretti postali sono garantiti dalla Cassa di Depositi e Prestiti S.p.A. Trattasi di società per azioni costituita il 12 dicembre 2003, in applicazione del D.L. 30 settembre 2003 N. 269, controllata per il 70% del capitale sociale dal ministero dell'Economia e delle Finanze, mentre il restante 30% è detenuto da diverse Fondazioni, soprattutto bancarie.
In forza di tale norma, quindi, con riferimento a prodotti senza prospetto informativo, gli investitori professionali che li hanno acquistati –e quindi anche gli istituti di credito-, per essere esonerati da responsabilità di insolvenza dell’emittente, possono: 1) rivendere i titoli unicamente ad altri investitori professionali; 2) tenere in portafoglio i titoli per almeno un anno prima di rivenderli agli investitori non professionali c.d. retail; 3) consegnare ai clienti retail un documento informativo del prodotto finanziario. Qualora invece decidessero di alienarli ad investitori retail prima di un anno dall'emissione del titolo senza fornire il relativo prospetto informativo, essi saranno tenuti a rispondere dell’eventuale insolvenza dell'emittente se intervenuta entro un anno dall’emissione. Ovviamente qualora la Banca si rifiutasse di rendere la documentazione necessaria per consentire al cliente di verificare la corretta ottemperanza a tale disposizione sarà necessario in primo luogo sporgere apposito reclamo. Qualora l’istituto entro tre mesi non desse risposta sarà necessario rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, segnalando, magari, detto comportamento all’organo di vigilanza bancaria.
quali sono i tempi di prescrizione nel caso di un prestito erogato ma le cui rate non sono state restituite perché mai portate all'incasso dal creditore? e se oggi ne venisse chiesto l'incasso il tempo trascorso si può considerare una vacanza contrattuale di tacito accordo? grazie,anche a voi tanti saluti
Ho rateizzato una parte irpef 2010 (20.000 euro) con equitalia. Ora vorrei chiedere un mutuo per ristrutturare una casa . La banca chiede i versamenti f24 irpef 2010. Posso portare la documentazione che attesta la rateizzazione in corso? Il fatto di avere una rateizzazione costituisce pregiudiziale per la concessione del mutuo? Premetto che ho un imponibile di circa 70.000 euro da lavoro e di altri circa 25.000 da affitti. Ho un immobile al 100% e altri 4 al 50%. RISPOSTA
Una banca blocca il fido al cliente e gli impone il rientro. Nelle more del rientro (circa quattro anni) e dopo che è avvenuto, la banca è tenuta ad inviare estratto conto almeno una volta l'anno? La banca deve comunicare al cliente se la somma inviata è esaustiva o permane ancora uno scoperto?
L’art. 119 del TUB stabilisce che nei contratti di durata (quelli cioè destinati a regolare un rapporto nel tempo con una serie di prestazioni e controprestazioni, come ad esempio il conto corrente) le banche e gli intermediari finanziari forniscono per iscritto al cliente, alla scadenza del contratto e in ogni caso almeno una volta l’anno, una comunicazione completa e chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Ebbene, per rispondere alla domanda del lettore bisognerebbe capire se il rapporto di conto corrente si è estinto o meno.
Se la Banca ha infatti risolto il rapporto chiedendo l’immediato rientro o concordando un piano di rientro, in questo caso non credo sussista e/o permanga per essa alcun obbligo di rendicontazione. Viceversa, nel caso in cui il rapporto con la banca sia ancora in essere allora persiste l’imposizione di cui all'art. 119 TUB.
Recentemente mi sono recato in una banca per aprire un conto corrente. L'impiegato mi ha chiesto di firmare l'autorizzazione al trattamento dei dati personali; in essa vi erano le clausole seguenti con le risposte "acconsento" già selezionate: prima clausola: "acconsento al trattamento dei miei dati personali, da parte della banca, per finalità promozionali e pubblicitarie". Seconda clausola: "acconsento al trattamento dei miei dati personali, da parte di società terze, per finalità promozionali e pubblicitarie". Alle mie rimostranze l'impiegato ha detto che se non davo il consenso alle due clausole non poteva aprire il conto corrente. La banca può porre un "aut aut" del genere (su clausole non indispensabili per l'apertura del conto)? Se non può, il cliente come può difendersi?
__________________________ Domanda:
Premesso che ero socio della società di mio padre dichiarata fallita, ora sono amministratore di una srl, chiedo se è normale che una banca con la quale lavoro "su basi attive" da ormai più di 2 anni aggiungo senza creare il minimo problema mi chiuda il conto senza darmi spiegazioni. Anche perché da una parte esiste una legge che non mi permette di usare i contanti dall'altra la banca non mi permette di usare i miei soldi suo tramite. Grazie
Il contratto di conto corrente è un contratto di durata e salvo diversa pattuizione è a tempo indeterminato. Inoltre, ai sensi dell'art. 10, comma 2, della Legge n. 248/2006, il cliente ha la facoltà di recedere in qualsiasi momento, senza penalità e senza spese di chiusura.
Comunque atteso il principio secondo cui il contratto deve essere eseguito secondo buona fede non può escludersi che il recesso di una banca dal rapporto di apertura di credito, sia da considerarsi illegittimo ove in concreto riveli i caratteri dell’imprevedibilità e dell’arbitrarietà. Al riguardo la Suprema Corte, infatti, con sentenza n. 4538 del 21/05/1997, ha avuto modo di affermare che “Alla stregua del principio secondo cui il contratto deve essere eseguito secondo buona fede (art. 1375 cod. civ.), non può escludersi che il recesso di una banca dal rapporto di apertura di credito, benché pattiziamente consentito anche in difetto di giusta causa, sia da considerarsi illegittimo ove in concreto assuma connotati del tutto imprevisti ed arbitrari. Tali connotati devono, cioè, contrastare con la ragionevole aspettativa di chi, in base ai rapporti usualmente tenuti dalla banca ed all' assoluta normalità commerciale dei rapporti in atto, abbia fatto conto di poter disporre della provvista redditizia per il tempo previsto e che non può pretendersi essere pronto in qualsiasi momento alla restituzione delle somme utilizzate, se non a patto di svuotare le ragioni stesse per le quali un' apertura di credito viene normalmente convenuta”. __________________________
Domanda: Negli ultimi tre anni una delle priorità per chi si trova a gestire una microimpresa è stato il controllo e la razionalizzazione dei costi bancari. Sicuramente è stata di fondamentale importanza veder sparire dai nostri estratti conto la tanto odiata commissione di massimo scoperto. Finalmente ci è sembrato di poter sostenere un costo del denaro proporzionato e controllabile. Purtoppo tre mesi fa il direttore di filiale ci ha convocato per comunicarci che dal terzo trimestre 2012 avrebbero applicato la "nuova" commissione di disponibilità fondi sul fido complessivo ( apertura di credito c/c, anticipo riba e fatture) e per ogni liquidazione trimestrale che tradotto in euro significa un aggiuntivo costo bancario compreso tra 2000/3000 euro annui a prescindere dall'effettivo utilizzo del fido in questione. E' possibile sfuggire al consueto salasso bancario ? E' possibile per un paese crescere senza un sistema bancario "virtuoso" e "solido"? RISPOSTA
Unicredit, anche per l'anno 2012, propose in promozione l'offerta di due pacchetti di deposito a risparmio denominati moneyplusflexi e salvadanaio. Il solo conto mpflexi pubblicizzava però che il bollo non era dovuto, perché, cosa del resto abbastanza diffusa e oggetto di confronto e paragone con altre banche, direttamente pagato dall'unicredit che si sostituiva al cliente sottoscrittore. Bollo comunque contabilizzato a mio carico e la direzione centrale dell'unicredit cita il decreto attuativo del 24 maggio 2012. Il decreto monti entrava in vigore il 01 01 2012 compresa l'imposta di bollo sui prodotti finanziari; dei due conti deposito unicredit solo il mpflexi precisava che i bolli non erano dovuti; alcuna proposta di modifica al contratto è stata inviata dopo il 24 maggio 2012. Il "modus operandi" di unicredit rispetta la normativa vigente in materia di pubblicità e trasparenza o è invece da censurare? Pubblicità sito internet unicredit disponibile
Innanzi tutto il cliente per verificare la correttezza dell’operato di Unicredit deve confrontare il comportamento dell’Istituto e le condizioni generali di contratto dallo stesso sottoscritte. Se vi è difformità allora il comportamento della Banca è senz’altro censurabile per responsabilità contrattuale. Viceversa, nel caso in cui Unicredit abbia pubblicizzato un prodotto in quanto avente determinate caratteristiche ed invece lo stesso non le possedeva, allora in questo caso il cliente si può dolere per la pubblicità ingannevole. In particolare, in materia bancaria – finanziaria, è importante sapere che un documento informativo su un determinato prodotto e con finalità promozionali, dunque una “reclame” pubblicitaria, deve comunque riportare tutte le informazioni rilevanti ai fini della scelta d’investimento. Con riferimento ai vari comportamenti di pubblicità ingannevole essi sono stati riassunti dalla Consob in una sorta di decalogo: 1) l’uso di espressioni non pienamente conformi alle effettive caratteristiche dell’investimento, come ad esempio, l’uso di espressioni quali “investimento semplice”, “sicuro” o “senza rischio”; 2) il ricorso a termini che enfatizzino i vantaggi connessi con l’investimento, omettendo gli eventuali rischi. Ad esempio: l’indicazione del tasso cedolare senza specificare l’esistenza di un rischio cambio; la mancata indicazione della natura subordinata del titolo… 3) l’utilizzo di modalità grafiche particolari per enfatizzare i vantaggi rispetto ai rischi; 4) nel caso siano pubblicizzati più prodotti finanziari diversi, l’enfatizzare i vantaggi di alcuni di questi ingenerando così la convinzione che gli stessi siano applicabili a tutti; 5) l’evidenziare, anche con diverse modalità grafiche, i soli tassi cedolari massimi conseguibili quando la misura delle altre cedole è aleatoria o inferiore; 6) l’utilizzo di denominazioni che possano risultare imprecise e potenzialmente idonee a indurre in errore gli investitori in merito alle principali caratteristiche del prodotto finanziario; 7) l’omessa indicazione, quando gli strumenti finanziari sono collocati direttamente sul mercato, della circostanza che il rendimento può variare in funzione del prezzo di negoziazione sul mercato; 8) l’omessa indicazione che il prodotto pubblicizzato non è destinato alla negoziazione in nessun mercato; 9) l’omessa menzione, nel caso si riporti il rendimento del titolo, che questo è a scadenza e se si configura al netto o al lordo di costi e/o oneri espliciti a carico dell’investitore; 10) l’inserimento di informazioni, espressioni o termini che possano contraddire o integrare le informazioni riportare nel prospetto.
Mia madre è comproprietaria assieme ad altri suoi fratelli per una quota pari ad 1/10, di un piccolo terreno dato in affitto.
- avrei estrema necessità di vendere ora, prima della scadenza, ma la banca emittente mi conferma che non è quotata sul mercato ufficiale dei titoli, appartiene ad una serie speciale e la banca non può ritirarle direttamente. Sul regolamento del prestito, esente dall'obbligo di prospetto informativo, non viene menzionato nulla per quanto riguarda l'impossibilità di ritiro da parte della banca.
Senonché, sempre più spesso, effettivamente, si assiste al fatto che le banche disdegnino tale procedura, non aderendovi e non partecipando ad essa. Ciò per cercare di far desistere il cliente da qualsivoglia pretesa nei suoi confronti, atteso che la sua unica alternativa sarebbe quella di ricorrere alla giustizia ordinaria, con i suoi lunghi tempi ed onerosissimi costi. __________________________
Lo studio esegue perizie econometriche per Adusbef Padova e analisi tecniche sui conti correnti in materia di: anatocismo, usura , commissioni di massimo scoperto, derivati finanziari e corretta applicazione del contratto di c/c bancario. tel. 049 613584 00150320281