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Timestamp: 2017-11-22 16:37:54+00:00
Document Index: 45070311

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 25']

Considerazioni sul ddl Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali, trasmesso al Senato il 23 ottobre 2012 | Coordinamento Scuole Roma
Considerazioni sul ddl Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali, trasmesso al Senato il 23 ottobre 2012
di Guido De Marco, ITCL Lucio Lombardo Radice – Roma
La discussione del disegno di legge 953 (Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali), che modifica radicalmente gli organi di gestione delle scuole, è stata confinata all’interno della VII Commissione della Camera, per questa commissione è stata infatti votata (con il solo voto contrario dell’IDV) la sede legislativa e quindi il ddl non è passato all’esame dell’assemblea, come se fosse un ddl privo di particolare rilevanza nazionale (regolamento della Camera, art. 92 comma 1).
Il testo originario della proposta di legge, presentata il 12 maggio 2008 dal deputato Valentina Aprea (PDL), ha subito una serie di modifiche più o meno importanti: «il riferimento alle norme generali sull’istruzione (art. 1, comma 3); l’adozione di regolamenti attuativi per quanto attiene al funzionamento degli organi interni (art. 1, comma 4); l’indicazione della necessità di una maggioranza pari ai 2/3 per redigere, modificare, approvare lo statuto (art. 3, comma 1 a); la garanzia di una rappresentanza paritetica genitori/studenti (art. 4, comma 1 c); l’inserimento nel consiglio dell’autonomia di un rappresentante del personale ata (art. 4, comma 1 d); il recupero del consiglio di classe (art. 6, comma 5 [e 6]), completamente cassato nella versione precedente; l’inserimento di un rappresentante dei docenti (e degli studenti nella scuola superiore) all’interno del nucleo di autovalutazioned’istituto (art. 8, comma 1); e infine, l’insediamento di una commissione di monitoraggio biennale del processo attuativo della legge su proposta del Miur (art. 12)» (Anna Angelucci, Coordinamento Scuole secondarie di Roma I – assemblea del Coordinamento Nazionale “Per la Scuola della Costituzione”). Dal ddl Aprea sono state stralciate, inoltre, le parti relative al reclutamento dei docenti ed alla carriera degli insegnanti. Sono queste le modifiche che a volte spingono a indicare il ddl 953 come ddl Aprea-Ghizzoni (Manuela Ghizzoni, deputata del PD e presidente della VII Commisione cultura, scienza e istruzione della Camera). Vediamo ora quali sono alcuni degli aspetti critici che sono rimasti nel testo già approvato dalla VII Commissione cultura della Camera e attualmente in discussione al Senato.
Sono stati abrogati gli organi collegiali di gestione e di democrazia interni alla scuola, inizialmente istituiti a livello nazionale dai decreti delegati del 1974 e confermati dal Decreto Legislativo del 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni. In particolare, ciò significa l’abolizione di alcune norme che hanno garantito finora la presenza dei collettivi di classe o le assemblee mensili di istituto autogestite dagli studenti (i). L’eventuale possibilità di forme di associazione e rappresentanza è delegata a quanto stabilito da ciascuna istituzione scolastica nell’ambito della propria autonomia (art. 7, comma 1) (ii). Per le scuole superiori è prevista comunque la partecipazione degli studenti ai consigli di classe,art. 6 comma 6: “Il consiglio di classe è composto dai docenti di ciascuna classe, dai rappresentanti dei genitori e, nella scuola secondaria di secondo grado, dai rappresentanti di classe degli studenti.” Oltre al dirigente scolastico, gli organi principali di governo delle scuole, che prevedono anche la presenzadi rappresentanti degli studenti, saranno il consiglio dell’autonomia (art. 2 comma 1), che sostituirà l’attuale consiglio d’istituto, il consiglio dei docenti, che sostituirà il collegio dei docenti, ed il nucleo di autovalutazione.
Cancellando il Decreto Legislativo 297/94, le norme secondo cui studenti e genitori avranno il diritto di partecipare alla gestione della scuola saranno stabilite da statuti e regolamenti che potranno essere diversi in ciascuna delle migliaia di scuole italiane. Con l’ovvia conseguenza di una minore tutela della rappresentanza democratica proprio nelle realtà più deboli. L’indebolimento della unitarietà del sistema della rappresentanza nelle istituzioni scolastiche a livello nazionale consegue anche dalla decisione di affidare le istituzioni scolastiche autonome, compresi i loro programmi ed il loro personale, alla gestione delle regioni. Le regioni potranno istituire la conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo (art. 11) che «esprime parere sugli atti regionali d’indirizzo e di programmazione» che riguardano, tra l’altro, il «piano regionale per il sistema educativo e distribuzione dell’offerta formativa, anche in relazione a percorsi di integrazione tra istruzione e formazione professionale», i «criteri per la definizione degli organici delle istituzioni scolastiche e formative regionali», ed i «piani di organizzazione della rete scolastica, istituzione, aggregazione, fusione e soppressione di istituzioni scolastiche». Non è difficile immaginare quali ricadute potranno esserci in prospettiva sul sistema di gestione degli organici a livello nazionale. Alla conferenza regionale partecipano i rappresentanti delle istituzioni scolastiche, degli enti locali, delle realtà professionali, del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa. A livello nazionale è poi prevista la costituzione di un Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche, che prevede tra l’altro la partecipazione di rappresentanti della Conferenza delle regioni e delle province autonome, con generici compiti di coordinamento e tutela.
Il consiglio dell’autonomia redige lo statuto e il regolamento (art. 1, comma 4; art. 3, comma 1 lettera b; art. 4 comma 1 e 2) (iii). Il dirigente scolastico è membro di diritto del consiglio di cui fanno parte un numero paritetico di docenti e genitori nelle scuole del primo ciclo (per le scuole superiori la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti, in numero pari per ciascuna delle due componenti, è complessivamente paritetica con quella eletta dai docenti), un rappresentante del personale ATA e non più di due membri esterni, che non hanno diritto di voto, eletti con una maggioranza almeno dei due terzi del consiglio. Paradossalmente, sarà possibile che il dirigente scolastico scelga genitori e docenti, visto che non esiste alcun vincolo per i regolamenti. Gli statuti ed i regolamenti saranno quindi emanati da ogni singola scuola senza un quadro di riferimento unitario anche per quanto riguarda le modalità di partecipazione dei membri esterni.
Aumentano i poteri del dirigente scolastico. Per adottare il POF, approvare il programma annuale ed il bilancio di previsione, approvare il consuntivo, ma soprattutto designare i componenti del nucleo di autovalutazione, è necessaria la proposta del dirigente scolastico (art. 3 comma 2): «Per l’esercizio dei compiti di cui alle lettere da c) a g) del comma 1 è necessaria la proposta del dirigente scolastico» (iv). I poteri del dirigente scolastico sono soltanto parzialmente temperati dall’indicazione che i «poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane» devono essere esercitati nel rispetto delle competenze del consiglio dell’autonomia e del consiglio dei docenti (v).
Si consente l’accesso a privati e a partner anche finanziatori negli organi di governo della scuola, secondo quanto previsto dall’art. 10: «Le istituzioni scolastiche autonome … possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro, consorzi e associazioni di scuole autonome, … Le istituzioni scolastiche autonome possono altresì ricevere da fondazioni contributi finalizzati al sostegno economico della loro attività per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa …» (vi). Le istituzioni scolastiche quindi definiscono “autonomamente” la didattica e le linee programmatiche, da individuare anche grazie ad investimenti economici diretti, di enti pubblici o privati, che ne potranno condizionare indirettamente le scelte didattiche e culturali (al fine di accedere a finanziamenti che potrebbero diventare determinanti per lo svolgimento delle attività programmate), in contrasto con quanto previsto dagli articoli 3 e 33 della Costituzione. Anche se i membri esterni non avranno diritto di voto, (vii) è evidente che la loro influenza potrà essere esercitata facendo leva sui finanziamenti che potranno proporre e garantire.
Lo statuto ed il regolamento relativo al consiglio dei docenti di ogni singola scuola (viii) potrebbero, inoltre, stravolgere le competenze didattiche dei docenti e la loro libertà di insegnamento, perché stabiliranno «la composizione, le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e al raggiungimento degli obiettivi educativi di ciascuna classe» (art. 6 comma 4). In ogni caso, potranno verificarsi situazioni di conflitto, perché anche al comma precedente dello stesso articolo viene invece ribadita la libertà di docenza: «L’attività didattica di ogni classe è progettata e attuata dai docenti che ne sono responsabili, nella piena responsabilità e libertà di docenza e nel quadro delle linee educative e culturali della scuola e delle indicazioni e standard nazionali per il curricolo».
Il consiglio dell’autonomia nomina un nucleo di autovalutazione (art. 3 lettera g) allo scopo di redigere un documento di autovalutazione «dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del servizio scolastico» offerto (art. 8 comma 1). Il nucleo di autovalutazione è composto da un «soggetto esterno, individuato dal consiglio dell’autonomia sulla base di criteri di competenza» e poi da «almeno un docente, un genitore ed uno studente» dell’istituto stesso, per un totale variabile da 5 a 7 membri, a seconda delle scelte fatte attraverso il regolamento. Come abbiamo visto, anche nel consiglio dell’autonomia sono presenti soggetti esterni (art. 4 comma 1, lettera e). Si promuove così l’ingerenza degli interessi privati a livello locale anche nella valutazione delle attività formative. La valutazione viene poi vincolata agli strumenti di valutazione, predisposti a livello centrale, con l’art. 8 comma 2: «Il nucleo di autovalutazione … predispone un rapporto annuale di autovalutazione, anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli altri strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI. Tale rapporto è assunto come parametro di riferimento per l’elaborazione del piano dell’offerta formativa e del programma annuale delle attività, nonché della valutazione esterna della scuola realizzata secondo le modalità che saranno previste dallo sviluppo del sistema nazionale di valutazione (…)».
Il nodo della valutazione, così complesso e delicato, soprattutto per un paese ed un sistema scolastico che si trova per la prima volta ad elaborare un approccio di tipo generale sulla valutazione, diventa così il punto critico nel quale convergono tutte le incongruenze presenti in questo disegno di legge. Il dirigente scolastico, che è rimasto un ibrido, una sorta di minotauro con compiti di controllo amministrativo e allo stesso tempo di indirizzo della didattica (continua ad esempio a presiedere il consiglio dei docenti), facendo parte di diritto del consiglio dell’autonomia concorrerà sempre alla nomina del nucleo di autovalutazione, e non è escluso che ne possa fare parte in base a quanto sarà previsto dallo statuto della scuola. Non è difficile immaginare come i suoi due ruoli lo potrebbero portare ad esercitare una pressione non indifferente e normalizzatrice sull’operato dei docenti, che potrebbero trovarsi ad essere valutati proprio da chi sarà stato la loro controparte sindacale, oppure controparte in controversie di natura amministrativa e, non ultimo, parte di una posizione avversa all’interno della normale dialettica presente nel consiglio dei docenti nell’elaborazione, ad esempio, del POF. Un conflitto potenzialmente più grave potrebbe darsi poi con un soggetto esterno, che potrebbe rispondere a logiche di promozione di interessi diversi da quelli educativi. Un docente che si opponesse senza riuscirvi all’ingresso di soggetti esterni nel consiglio dell’autonomia sarebbe poi valutato dal nucleo di autovalutazione nominato dallo stesso consiglio dell’autonomia. L’incongruenza della scelta di definire l’organo di valutazione un nucleo di [auto]valutazione, dimostra anche una certa superficialità linguistica nella redazione del ddl, visto che non sono i docenti ad auto-valutarsi, ma entrano in gioco anche soggetti che ben poco hanno a che fare con la gestione del processo formativo.
L’indipendenza dell’organo di valutazione dovrebbe essere un prerequisito indispensabile per poter iniziare qualunque percorso di verifica dei processi formativi, poi occorrerebbe almeno garantire questo percorso in vista del miglioramento del servizio, piuttosto che lasciare indefinita e quindi usabile a fini di controllo la destinazione dei risultati. Non esiste alcuna tutela sull’uso che potrà essere fatto dal dirigente o altri organismi di controllo della valutazione dell’operato del singolo docente. Così facendo si inficia la possibilità di ottenere risultati credibili, ottenuti sulla base di una collaborazione attiva da parte dei docenti. Lo stesso paradigma dell’autonomia, che sta alla base del disegno di legge, viene clamorosamente smentito dalla definizione di un unico verso nella definizione dei parametri di riferimento che provengono dall’INVALSI, senza che sia previsto uno spazio istituzionale per un’elaborazione di strumenti che segua il percorso inverso, dalle scuole dell’autonomia all’organismo centrale del sistema di valutazione nazionale.
In sintesi, questo disegno di legge, che pure si ispira a principi condivisibili in astratto, l’autonomia, l’apertura al territorio, la predisposizione di strumenti di verifica dei processi formativi, in vista di un miglioramento del servizio scolastico, fallisce clamorosamente i suoi obiettivi, perché più che un’apertura autonoma verso il territorio produce uno smantellamento delle garanzie minime di partecipazione democratica agli organi di autogoverno e, invece di accogliere possibili utili contributi e collaborazioni esterne, apre al finanziamento condizionante da parte di soggetti privati. Infine, il percorso di verifica e valutazione dell’offerta formativa, per come è formulato, si presta ad un uso strumentale di controllo, senza alcuna tutela sulle finalità e sui metodi di valutazione. Insomma, c’è un tentativo di preparare gli strumenti per normalizzare e controllare l’eventuale opposizione dei docenti ad un processo di strisciante privatizzazione, che individua i finanziamenti di soggetti privati come supporto essenziale per la realizzazione del piano di offerta formativa, stravolgendo così lo spirito del dettato costituzionale. Passeremmo così dal riconoscimento del diritto di istituire scuole private senza oneri per lo stato (art. 33), all’affidamento del ruolo pubblico fondamentale della scuola (artt. 3, 9, 33, e 34) alla disponibilità di contributi privati (ix). Non è un caso che il testo del ddl 953 si concluda con l’articolo 16 (“Clausola di neutralità finanziaria”), per escludere che la sua approvazione possa comportare «nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».
i Art. 13, comma 1: “Le disposizioni degli articoli 5, da 7 a 10 [collegio dei docenti e consigli di istituto], 44, 46 e 47” [organi collegiali della scuola materna] del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, cessano di avere efficacia in ogni istituzione scolastica a decorrere dalla data di costituzione degli organi di cui all’articolo 2 della presente legge. Resta in ogni caso in vigore il comma 1-bis dell’articolo 5 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994” [sugli insegnanti tecnico-pratici, comma introdotto dalla legge 3 maggio 1999].
Art. 13, comma 2: “Le disposizioni degli articoli da 16 a 22” [organi collegiali a livello distrettuale e provinciale] “del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni [norme comuni sulle elezioni degli organi collegiali], cessano di avere efficacia in ogni regione a decorrere dalla data di costituzione degli organi di cui all’articolo 11, commi da 4 a 7, della presente legge” [che fanno riferimento al consiglio nazionale delle autonomie, alla conferenza regionale del sistema educativo, ed alle conferenze di ambito territoriale; queste conferenze “sono il luogo del coordinamento tra le istituzioni scolastiche, gli enti locali, i rappresentanti del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa di un determinato territorio” (comma 7)].
Art. 13, comma 3: “Le disposizioni di cui agli articoli da 12 a 15” [diritto di assemblea studentesca e suo funzionamento e assemblee dei genitori] “e da 30 a 43 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni,” [norme comuni sulle elezioni degli organi collegiali] “cessano di avere efficacia in ogni istituzione scolastica a decorrere dalla data di entrata in vigore dello statuto di cui all’articolo 1, comma 4, della presente legge” [questo comma recita: “Gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica. Per quanto attiene al funzionamento degli organi interni le istituzioni scolastiche adottano i regolamenti”].
Art. 13, comma 4: “Gli articoli da 23 a 25 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni [organi collegiali a livello nazionale], sono abrogati a decorrere dalla data di insediamento del Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche, di cui all’articolo 11 della presente legge.”
ii Art. 7, comma 1: “Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica riconosciuta dalla legge, prevedono forme di partecipazione degli studenti e delle famiglie alle attività della scuola e garantiscono loro l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza.”
Per le scuole superiori è prevista comunque la partecipazione degli studenti ai consigli di classe. Art. 6 comma 6: “Il consiglio di classe è composto dai docenti di ciascuna classe, dai rappresentanti dei genitori e, nella scuola secondaria di secondo grado, dai rappresentanti di classe degli studenti.”
iii Art. 1, comma 4: “Gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica. Per quanto attiene al funzionamento degli organi interni le istituzioni scolastiche adottano i regolamenti.”
Art. 3, comma 1 b): “Il consiglio dell’autonomia ha compiti di indirizzo generale dell’attività scolastica. In particolare: … b) delibera il regolamento relativo al proprio funzionamento”.
Art. 4, comma 1: “Il consiglio dell’autonomia è composto da un numero di membri compreso fra nove e tredici. La sua composizione è fissata dallo statuto, nel rispetto dei seguenti criteri: …”
Art. 4, comma 2: “Le modalità di costituzione delle rappresentanze dei docenti, dei genitori e degli studenti sono stabilite dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b). I membri esterni sono scelti dal consiglio secondo modalità stabilite dal suddetto regolamento.”
Poiché lo statuto e il regolamento regolano anche le modalità di istituzione, composizione, elezione o nomina dello stesso consiglio dell’autonomia (art. 2, comma 2) non è chiaro chi nominerà il primo consiglio dell’autonomia.
iv Art. 3, comma 1: “Il consiglio dell’autonomia ha compiti di indirizzo generale dell’attività scolastica. In particolare:
a) redige, approva e modifica lo statuto, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti;
c) adotta il piano dell’offerta formativa elaborato dal consiglio dei docenti ai sensi dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275;
h) approva accordi e convenzioni con soggetti esterni e definisce la partecipazione ai soggetti di cui all’articolo 10;
i) modifica, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, lo statuto dell’istituzione scolastica, comprese le modalità di elezione, sostituzione e designazione dei propri membri;
l) promuove la conferenza di rendicontazione, di cui all’articolo 9.”
v Art. 5, comma 2: “Al comma 2 dell’articolo 25 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le parole: «Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici,» sono sostituite dalle seguenti: «Nel rispetto delle competenze del consiglio dell’autonomia e del consiglio dei docenti».” Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, art. 25 comma 2: “Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell’istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati deI servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali.”
vi Art. 10, comma 1: “Le istituzioni scolastiche autonome, nel rispetto dei requisiti, delle modalità e dei criteri fissati con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, e di quanto indicato nell’articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro, consorzi e associazioni di scuole autonome, … Le istituzioni scolastiche autonome possono altresì ricevere da fondazioni contributi finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e per l’innalzamento dei livelli di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell’istituzione scolastica, ferme restando le competenze degli organi di cui all’articolo 11 della presente legge.”
Art. 10, comma 2: “A tutela della trasparenza e delle finalità indicate al comma 1, le istituzioni scolastiche devono definire annualmente, nell’ambito della propria autonomia, gli obiettivi di intervento e i capitoli di spesa relativi alle azioni educative cofinanziate attraverso il contributo economico ricevuto dai soggetti pubblici e privati, fondazioni, associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro di cui al medesimo comma 1. Contributi di importo superiore a 5.000 euro possono provenire soltanto da enti che per legge o per statuto hanno l’obbligo di rendere pubblico il proprio bilancio.”
vii Art. 4, comma 1, e): “il consiglio può essere integrato, con il voto favorevole almeno dei due terzi dei componenti del consiglio stesso, da ulteriori membri esterni [cioè «realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi»], scelti fra le realtà di cui all’articolo 1, comma 2, in numero non superiore a due, che non hanno diritto di voto”.
viii Art. 6, comma 1: “Al fine di progettare le attività didattiche e di valutazione collegiale degli alunni, lo statuto e il regolamento relativo al consiglio dei docenti e alle sue articolazioni disciplinano l’attività del consiglio dei docenti e delle sue articolazioni [ad esempio, il consiglio di classe], secondo quanto previsto dal presente articolo.”
ix Art. 3 (Costituzione): Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 9 (Costituzione): La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Art. 33 (Costituzione): L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
Art. 34 (Costituzione): La scuola è aperta a tutti.
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Una Risposta to “Considerazioni sul ddl Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali, trasmesso al Senato il 23 ottobre 2012”
alessio 21 novembre 2012 a 11:38 #
Sono un alunno dell’istituto via romana 11 ciampino, avrei bisogno perchè mi è necessario per discutere insieme ai miei compagni che sono in autogestione del documento che è stato pubblicato sul sito coordinamento scuole castelli romani