Source: https://emanueledoria.it/page/2/?et_blog
Timestamp: 2020-05-28 06:37:31+00:00
Document Index: 40283915

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 696', 'art. 702']

Avvocato Emanuele Doria, Diritto Civile e Penale, Risarcimento Danni
Lo Studio dell’Avvocato Emanuele Doria ha sede ad Arce (FR), con sede secondaria in Cassino (FR), provincia di Frosinone.
Opera principalmente nei Fori di Cassino, Frosinone e Roma.
Grazie ad una fitta rete di collaborazioni con professionisti e strutture esterne è in grado di assistere i propri Clienti sull’intero territorio nazionale. Offre assistenza legale nelle principali aree del diritto.
L’Avvocato Emanuele Doria è iscritto all’Ordine degli Avvocati di Cassino. Si è laureato presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con importanti Studi Legali italiani: Studio Legale Di Porto (Roma); Studio Legale Ranaldi e Associati (Cassino).
Da anni l’Avvocato offre servizi di assistenza, tutela e consulenza legale in materia di diritto civile, consulenza in diritto civile, diritto del lavoro (licenziamenti, mobbing, molestie sul lavoro), risarcimento danni alla persona, recupero danni da incidenti stradali, infortunistica stradale, risarcimento danni da sinistri stradali, responsabilità medica, risarcimento danni per malasanità, tutela da malasanità, assistenza per cause di malasanità, errore medico, diritto penale (stalking, responsabilità penale da incidenti stradali, diffamazione a mezzo stampa, molestie), diritto commerciale, diritto societario, diritto di famiglia, separazioni, divorzi, esecuzione forzata, recupero crediti, pignoramenti mobiliari, pignoramenti immobiliari, compravendite aste giudiziarie, diritto dello sport, contrattualistica privata, contrattualistica societaria, diritto delle assicurazioni.
L’ Avvocato cura il Risarcimento dei danni alla persona. Tutela delle vittime di incidenti stradali gravi e mortali, assistenza per cause di malasanità ed errore medico
L’Avvocato Doria ha maturato una particolare esperienza nel settore dell’infortunistica stradale (recupero danni da incidenti stradali, risarcimento danni da sinistri stradali) della responsabilità medica (assistenza cause per malasanità, risarcimento danni per malasanità) e del risarcimento dei danni alla persona (danni patrimoniali, danni non patrimoniali, danni morali, danni esistenziali). Sin dall’inizio della professione si è dedicato con passione a queste materie, trovandosi a gestire nel corso degli anni contenziosi relativi a incidenti stradali, complessi, gravi e mortali. In caso di sinistro, presta assistenza legale a tutto tondo, in sede giudiziale e stragiudiziale, civile e penale, occupandosi altresì dei rapporti con le compagnie assicuratrici.
I TUOI DIRITTI SONO LA NOSTRA PRIORITA'
Tutela delle vittime di incidenti stradali gravi e mortali
I datori di lavoro hanno un obbligo di agevolare lo SMART WORKING per preservare i contagi da COVID 19
Diritto e tutela del lavoratore
Diritto di famiglia, divorzi e tutela dei minori
Assistenza e Rappresentanza Legale
(tutte le aree del diritto trattate dallo Studio Legale Doria)
L’Avvocato Emanuele Doria, con Studio Legale in Arce (Frosinone), offre servizi di consulenza e assistenza giudiziale e stragiudiziale a persone fisiche, società ed enti pubblici. Attivo nei principali rami del diritto civile, da anni esercita nei Fori dei Tribunali di Cassino, Frosinone e Roma.
Si occupa di diritto civile, consulenza in diritto civile, diritto del lavoro (licenziamenti, mobbing, molestie sul lavoro), risarcimento danni alla persona, recupero danni da incidenti stradali, infortunistica stradale, risarcimento danni da sinistri stradali, responsabilità medica, risarcimento danni per malasanità, tutela da malasanità, assistenza per cause di malasanità, errore medico, diritto penale (stalking, responsabilità penale da incidenti stradali, diffamazione a mezzo stampa, molestie), diritto commerciale, diritto societario, diritto di famiglia, separazioni, divorzi, esecuzione forzata, recupero crediti, pignoramenti mobiliari, pignoramenti immobiliari, compravendite aste giudiziarie, diritto dello sport, contrattualistica privata, contrattualistica societaria, diritto delle assicurazioni.
Risarcimento dei danni alla persona
L’Avvocato Doria ha maturato una particolare esperienza in materia di risarcimento danni da circolazione stradale e da responsabilità medica, nonché nell’ambito delle problematiche giuridiche connesse all’esercizio di attività commerciali ed industriali. Ha svolto incarichi nell’interesse di società di ‘piccole’ e ‘medie dimensioni’ operanti nei seguenti settori: edile, produzione e commercializzazione di prodotti agro-alimentari, produzione e commercializzazione di inerti e calcestruzzi, produzione e commercializzazione di marmi, produzione e manutenzione di impianti industriali.
Attività legale sul territorio: principali aree di operatività
L’Avvocato Doria opera principalmente nel territorio della provincia di Frosinone (Arce, Ceprano, Cassino, Frosinone, Sora, Isola Del Liri, Alvito, Posta Fibreno, Casalvieri, Atina, Broccostella, Balsorano, Monte San Giovanni Campano, San Giovanni Incarico, Pico, Pastena, Pontecorvo, Castro Cielo, Roccasecca, Colfelice, Fontana Liri, Ceccano, Alatri, Veroli, San Donato Valcomino, Pofi, Ripi, Torrice, Arnara, Acuto, Ferentino, Anagni, Alatri, Formia, Sperlonga, Terracina, Monte San Biagio, Itri, Gaeta).
L’Avv. Emanuele Doria con Studio Legale in Arce, Provincia di Frosinone è specializzato in Diritto Civile, e presta consulenza e assistenza legale nelle seguenti aree.
L’Avvocato Emanuele Doria, è un avvocato civilista che opera principalmente nel territorio della provincia di Frosinone e nel basso Lazio (Arce, Ceprano, Cassino, Frosinone, Sora, Isola Del Liri, Alvito, Posta Fibreno, Casalvieri, Atina, Broccostella, Balsorano, Monte San Giovanni Campano, San Giovanni Incarico, Pico, Pastena, Pontecorvo, Castro Cielo, Roccasecca, Colfelice, Fontana Liri, Ceccano, Alatri, Veroli, San Donato Valcomino, Pofi, Ripi, Torrice, Arnara, Acuto, Ferentino, Anagni, Alatri, Formia, Sperlonga, Terracina, Monte San Biagio, Itri).
PREMESSA. Questo articolo si propone di affrontare – per quanto possibile – schematicamente e sinteticamente la vasta e complessa materia relativa alle forme di cessazione del rapporto di lavoro, con particolare riferimento ai LICENZIAMENTI INDIVIDUALI RELATIVI AL SETTORE PRIVATO. Ambito che, come noto, è stato di recente interessato da considerevoli interventi legislativi: si tratta del cosiddetto JOBS ACT, Legge delega 10 dicembre 2014, n. 183, successivi decreti legislativi di attuazione: D.Lgs. 4 marzo 2015 n. 22 – Il nuovo trattamento di disoccupazione (NASpI); D.Lgs. 4 marzo 2015 n. 23 – La nuova disciplina dei licenziamenti (contratto a tutele crescenti); D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80 – Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 81 – Riordino e semplificazione contrattuale; D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 148 – Cassa integrazione e fondi di solidarietà; D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 149 – Unificazione dei servizi ispettivi; D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 150 – Nuovi servizi per l’impiego (ANPAL); D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 151 – Collocamento obbligatorio, controllo a distanza, dimissioni ecc. La nuova normativa relativa alle conseguenze del licenziamento illegittimo è entrata in vigore il 7 marzo 2015, e si sovrappone a quella preesistente, che rimane applicabile agli assunti fino alla data di entrata in vigore suddetta, creando così un doppio regime. INTRODUZIONE. La cessazione del rapporto di lavoro può avvenire per mutuo consenso di entrambe le parti, oppure, come nella maggior parte dei casi avviene, può dipendere: – dalla volontà del datore di lavoro: in questo caso si parla di licenziamento; – dalla volontà del lavoratore: in questo caso si parla di dimissioni. In altre parole licenziamento e dimissioni sono gli atti unilaterali recettizi (che producono effetto nel momento in cui diventano conoscibili dal destinatario) attraverso i quali, rispettivamente, datore di lavoro e lavoratore interrompono il rapporto/contratto di lavoro. DIMISSIONI – Obbligo del preavviso. Le dimissioni non devono essere motivate ma perché siano legittime devono rispettare il termine di preavviso stabilito dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). – Dimissioni per giusta causa, senza obbligo del preavviso. Non sempre il preavviso è dovuto. Infatti, nei casi in cui il datore di lavoro tiene dei comportamenti talmente gravi da impedire la prosecuzione del rapporto professionale con il lavoratore, questi può dimettersi con effetto immediato. Si pensi al mancato pagamento di diverse mensilità di retribuzione. – OBBLIGO DI DIMISSIONI IN VIA TELEMATICA A PARTIRE DAL 12 marzo 2016. In virtù dell’art. 26 del D.Lgs. n. 151/2015, il Ministero del Lavoro ha emanato un decreto che contiene le regole tecniche per l’invio telematico delle dimissioni. Oggi, per rassegnare le dimissioni il lavoratore è tenuto ad utilizzare un apposito modulo messo a disposizione sul sito www.lavoro.gov. Il modulo può essere compilato ed inviato dal lavoratore tramite i c.d. soggetti abilitati: patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali, commissione di certificazione. Se il datore di lavoro accetta le dimissioni secondo una procedura diversa da quella telematica può essere sanzionato. LICENZIAMENTI: LE VARIE TIPOLOGIE. In virtù della legislazione vigente, si possono distinguere diverse forme di licenziamento. Si premette che la disciplina dei licenziamenti varia a seconda che interessi il settore pubblico o quello privato, infatti nonostante l’insieme degli interventi legislativi volti ad uniformare la disciplina (C.D. privatizzazione del pubblico impiego), permangono ancora sensibili differenze normative tra i due ambiti. In questa sede si analizzerà la normativa che riguarda il settore privato. La prima fondamentale distinzione è quella tra: – LICENZIAMENTI COLLETTIVI; – LICENZIAMENTI INVIDUALI, che a loro volta possono distinguersi in LICENZIAMENTI PER MOTIVAZIONE ECONOMICA (o GIUSIFICATO MOTIVO OGGETTIVO) e LICENZIAMENTI DISCIPLINARI, tale ultima categoria comprende i LICENZIAMENTI PER GIUSTA CAUSA e i LICENZIAMENTI PER GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO. Analizziamoli nello specifico. LICENZIAMENTI COLLETTIVI (solo imprese di grandi dimensioni). Questa forma di licenziamento riguarda imprese che danno luogo a considerevole riduzione di personale per motivi di crisi, ristrutturazione aziendale o imprese che si avviano alla chiusura dell’attività. Questa tipologia di licenziamento può trovare attuazione soltanto in casi specifici individuati dalla legge e unicamente dopo la conclusione di un complesso procedimento al quale prendono parte anche le rappresentanze sindacali. La procedura da attuare è disciplinata dalla Legge n. 223 del 1991 e può trovare applicazione soltanto per le imprese con più di 15 dipendenti,compresi i dirigenti, quando sussistano i seguenti presupposti: – l’impresa deve trovarsi a beneficiare di strumenti di integrazione salariale come la Cassa Integrazione, ritenendo di non essere in grado di garantire il reimpiego di tutti i lavoratori sospesi e di non potere utilizzare misure alternative; – l’impresa decide di licenziare almeno 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni in vista della cessazione dell’attività o della ristrutturazione della produzione. La procedura da attuare in questi casi, pena l’illegittimità dei licenziamenti e l’obbligo di riassunzione dei lavoratori, prevede il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali presenti in azienda e di quelle maggiormente rappresentative a livello nazionale, alle quali deve essere data comunicazione della volontà di procedere ad ulteriori licenziamenti. Entro sette giorni da tale comunicazione, che deve essere trasmessa anche all’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione (UPLMO), i “sindacati” possono chiedere un “esame congiunto” della vicenda aprendo così un“tavolo di consultazioni”. La procedura ha una durata massima di 45 giorni, dopodiché, l’impresa deve comunicare per iscritto all’UPLMO l’esito della consultazione specificando i motivi di un eventuale mancato accordo. In caso di mancato accordo l’UPLMO ha il potere di riconvocare le parti per tentare di trovare un’intesa, questa nuova fase ha una durata massima di 30 giorni, decorsi i quali, in caso di esito negativo, l’impresa potrà legittimamente procedere ai licenziamenti. La scelta dei lavoratori da licenziare segue dei criteri previsti dalla contrattazione sindacale e dalla legge, in particolare quest’ultima tende a tutelare i lavoratori in virtù dei carichi di famiglia e dell’anzianità di servizio. I lavoratori così licenziati vengono inseriti nelle cd. liste di mobilità con la finalità di agevolarne il reinserimento nel mercato del lavoro. LICENZIAMENTI INDIVIDUALI. LICENZIAMENTI PER RAGIONI ECONOMICHE (o GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO). Questa prima categoria dei licenziamenti individuali comprende l’interruzione unilaterale del rapporto lavorativo da parte del datore di lavoro per motivi che non riguardano comportamenti del lavoratore, bensì per motivi attinenti alla riorganizzazione aziendale. La disciplina originaria già profondamente modificata dalla c.d. riforma Fornero(Legge n. 92/2012) è stata oggetto di ulteriori interventi da parte del c.d. JOBS ACT. Presupposto per l’attuazione di questa tipologia di licenziamento è la sussistenza del c.d. GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO: per motivi di RIORGANIZZAZIONE AZIENDALE, l’impresa deve trovarsi nella necessità di privarsi di alcuni lavoratori che non possono essere utilmente impiegati in altri comparti dell’attività produttiva. In altre parole deve venire a mancare l’utilità di determinate figure professionali. Senza tale presupposto sussiste il cd. OBBLIGO DI RIPESCAGGIO, il cui mancato rispetto rende il licenziamento illegittimo. Entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, se motivata, oppure, entro 60 giorni dalla comunicazione dei motivi, il lavoratore può procedere alla relativa impugnazione, allegando, e poi provando, il diritto ad essere riutilizzato. Ovviamente lo stesso lavoratore non può contestare la scelta dell’imprenditore di dare luogo ad una determinata riorganizzazione aziendale, che, ad esempio, preveda la chiusura di specifici reparti. L’impugnazione deve essere fatta, nei termini su specificati, con qualsiasi atto scritto (di norma: raccomandata a.r.) che contenga la manifestazione di volontà del lavoratore di contestare il licenziamento. Successivamente, il lavoratore ha 180 giorni per depositare in Tribunale il ricorso per l’impugnativa del licenziamento – ritenuto – illegittimo, oppure, per comunicare al datore di lavoro la richiesta di un tentativo di conciliazione o di Arbitrato presso la Direzione Provinciale del Lavoro. COSA SUCCEDE SE IL LICENZIAMENTO VIENE RITENUTO ILLEGITTIMO DAL GIUDICE? LA DISCIPLINA CHE SI APPLICA E’ DIVERSA A SECONDA CHE SI TRATTI DI LAVORATORI ASSUNTI PRIMA O DOPO LA DATA DEL 7 MARZO 2015 (ENTRATA IN VIGORE DEL JOBS ACT). LAVORATORI ASSUNTI PRIMA DEL 7 MARZO 2015. Se il Giudice, accogliendo la domanda giudiziale del lavoratore, ritiene il licenziamento illegittimo, condanna il datore di lavoro ad una indennità che può variare da un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24 mensilità. In questo caso però il rapporto di lavoro si interrompe pur trattandosi di licenziamento illegittimo. Solo in via eccezionale, se il Giudice ritiene il licenziamento manifestamente infondato, può anche ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro (ipotesi rara). LAVORATORI ASSUNTI DOPO IL 7 MARZO 2015. La nuova disciplina del Jobs Act si applica tendenzialmente solo ai licenziamenti a carico di lavoratori con qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti a partire dal 7 marzo 2015 con contratto di lavoro a tempo indeterminato (non si applica dunque ai dirigenti). Se il licenziamento è illegittimo: – nel caso in cui il datore di lavoro che procede al licenziamento occupi più di quindici dipendenti (se imprenditore agricolo più di cinque dipendenti) in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo e, in ogni caso, qualora occupi complessivamente più di sessanta dipendenti, il Giudice può soltanto condannare il datore di lavoro a pagare al lavoratore una indennità pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio: detta indennità non può essere inferiore a 4 mensilità né superiore a 24 mensilità e non è assoggettata a contribuzione previdenziale; – nel caso il cui il datore di lavoro non possieda i suddetti “requisiti dimensionali”, le indennità risarcitorie sono ridotte della metà e non possono comunque superare le sei mensilità. Secondo tale disciplina il Giudice non può mai disporre la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. LICENZIAMENTO DISCIPLINARE. Il licenziamento disciplinare è la sanzione estrema che il datore di lavoro può comminare al lavoratore quando questi si renda responsabile di condotte che violano le regole di comportamento stabilite dalla legge, dai contratti collettivi, dal codice disciplinare aziendale. Questa tipologia di licenziamento può fondarsi su: – una GIUSTA CAUSA; – un GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO. La GIUSTA CAUSA sussiste quando il lavoratore ha commesso un fatto talmente grave da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, tanto da impedire la prosecuzione anche temporanea del rapporto (si pensi al caso del furto operato in azienda dal dipendente). Per questo motivo la sussistenza di una giusta causa permette al lavoratore il licenziamento immediato senza obbligo di preavviso. I contratti collettivi e i codici aziendali contengono l’indicazione di comportamenti tanto gravi da legittimare il licenziamento in tronco, ma si tratta di elencazioni soltanto indicative e non tassative. Il GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO sussiste quando il lavoratore si renda responsabile di comportamenti che vanno si ad inficiare il rapporto di fiducia con il datore di lavoro ma che vengono considerati meno gravi di quelli che legittimano il licenziamento in tronco. Per questo motivo , sussistendo tale presupposto, il datore di lavoro sarà comunque tenuto all’obbligo di preavviso prima di procedere al licenziamento. Anche in questo caso è la contrattazione collettiva ad indicare le condotte del lavoratore che possano integrare giustificato motivo oggettivo. In entrambe le ipotesi qui considerate il licenziamento deve essere effettuato in forma scritta e deve contenere la specificazione delle ragioni che lo giustificato, se tali ragioni non sono indicate, il lavoratore può richiederle. Quindi, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore un documento nel quale oltre ad essere intimato il licenziamento vengono indicate le relative ragioni, affinché il lavoratore possa negare il comportamento negligente che gli viene contestato. IMPUGNAZIONE. Il lavoratore licenziato senza una giusta causa o un giustificato motivopuò impugnare il licenziamento illegittimo entro 60 giorni: termine che si calcola a partire: dal momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione del licenziamento (se questa contiene anche le motivazioni della decisione del datore di lavoro); dal momento in cui il lavoratore riceve la comunicazione dei motivi di licenziamento, se questa viene fatta in un momento successivo al licenziamento stesso. Entro il suddetto termine il lavoratore deve inviare all’imprenditore una comunicazione (in qualunque forma, anche una semplice lettera raccomandata) con la quale manifesta la volontà di impugnare il licenziamento. Dopodiché, nei successivi 180 giorni il lavoratore deve: depositare in Tribunale il ricorso di impugnativa del licenziamento; oppure, comunicare al datore di lavoro la richiesta di un tentativo di conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro oppure una richiesta di arbitrato. Se questo termine non viene rispettato l’impugnazione del licenziamento è nulla (o meglio inefficace: tamquam non esset) e non può essere presa in considerazione dal Giudice. Se invece viene richiesta una conciliazione o un arbitrato e il datore di lavoro li rifiuta, oppure, pur avendoli accettati, non si riesce a raggiungere un accordo, il lavoratore deve depositare il ricorso nella cancelleria del Tribunale entro 60 giorni. I LICENZIAMENTI ‘VIETATI’. La legge elenca una serie di casi in cui il licenziamento, a prescindere dalle motivazioni che lo supportano, è semplicemente vietato. – Licenziamento discriminatorio, ovvero il licenziamento fondato su un motivo di carattere politico, razziale, religioso, di lingua, di sesso o di orientamento sessuale. – Licenziamento effettuato in un periodo seguente o comunque connesso alla maternità o al matrimonio. In questi casi il licenziamento è semplicemente nullo e il Giudice, in caso di impugnazione, deve ordinare al datore di lavoro di riprendere alle proprie dipendenze il lavoratore. Una disciplina parzialmente differente è stata introdotta dal c.d. Jobs Act (D.Lgs n. 23/2015) che si applica tendenzialmente solo ai licenziamenti a carico di lavoratori con qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti a partire dal 7 marzo 2015 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. In questo caso, a fronte di un licenziamento “vietato” (primo fra tutti quello discriminatorio) il Giudice dovrà: – disporre la reintegrazione del lavoratore che dovrà riprendere servizio entro trenta giorni dall’invito che riceve dal datore di lavoro; – condannare il datore di lavoro al pagamento di una indennità parametrata sull’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del T.F.R. e corrispondente al periodo dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione(tale somma non potrà comunque essere inferiore a 5 mensilità); – condannare il datore di lavoro al versamento dei contributi previdenziali. Il lavoratore può chiedere in sostituzione della reintegrazione il pagamento di una indennità (non sottoposta a contribuzione previdenziale) pari a 15 mensilità. La richiesta deve avvenire entro 30 giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza o dall’invito del datore di lavoro a riprendere servizio. Conseguenze del licenziamento disciplinare illegittimo: le sanzioni. A seguito della c.d. Riforma Fornero (Legge 28 giugno 2012 n. 92), che ha profondamente modificato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e del c.d. Jobs Act, adottato con il D.Lgs n. 23 del 2015, il quadro che risulta oggi è il seguente. 1) Le sanzioni contro i licenziamenti illegittimi restano regolate dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori così come modificato dalla Legge n. 92 del 2012. In questo caso, per le imprese che occupano nell’ambito dello stesso Comune più di 15 dipendenti (5 se si tratta di imprenditore agricolo) o che complessivamente hanno più di 60 dipendenti, il Giudice che ritiene il licenziamento illegittimo, mancando una giusta causa o un giustificato motivo, può soltanto condannare il datore di lavoro a pagare al lavoratore una indennità che va da un minimo di 12 mensilità ad un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale dovuta al lavoratore. In questi casi il rapporto lavorativo cessa a prescindere dall’illegittimità del licenziamento. Unici casi di reintegrazione nel posto di lavoro. – Al lavoratore è stato contestato un fatto che in realtà non sussiste; – Il fatto che gli viene contestato sussiste ma nei contratti collettivi di lavoro viene punito con sanzioni che non prevedono l’espulsione del lavoratore. In queste ipotesi, quindi, il Giudice deve: – annullare il licenziamento; – ordinare al datore di lavoro di riprendere in servizio il lavoratore; – condannare il datore di lavoro a pagare al lavoratore un’indennità non superiore a 12 mensilità. Invece, nelle imprese con un numero di lavoratori inferiore, il Giudice non ha la possibilità di ordinare il reintegro ma solo di condannare il datore di lavoro al pagamento di una indennità parametrata all’anzianità di servizio del lavoratore. 2) Quanto ai licenziamenti comminati a lavoratori con qualifica di operaio, impiegato o quadro assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato in un momento successivo all’entrata in vigore del c.d. Jobs Act (ovverosia a partire dal 7 marzo 2015) le regole contenute nell’art. 18 lasciano il posto a quelle previste nell’art. 3 del D.Lgs n. 23 del 2015. Nel caso di imprese che occupino più di 15 dipendenti (se imprenditore agricolo più di 5 dipendenti) in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo e, in ogni caso, occupino complessivamente più di sessanta dipendenti, se il licenziamento è illegittimo in quanto non ricorrono gli estremi di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo, il giudice potrà soltanto condannare il datore di lavoro a pagare al lavoratore ingiustamente licenziato una indennità pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio. L’indennità così calcolata non potrà mai essere inferiore a 4 mensilità né superiore a 24 mensilità e non sarà assoggettata a contribuzione previdenziale. La reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro può esserci soltanto nel caso in cui venga dimostrata direttamente nel corso della causa l’insussistenza del fatto materiale contestato. In questo caso, oltre alla reintegrazione, il datore di lavoro subirà anche una condanna al pagamento di una indennità risarcitoria calcolata in proporzione all’ultima retribuzione percepita dal lavoratore e corrispondente al periodo che va dalla data del licenziamento illegittimo al giorno della reintegrazione. Questa indennità risarcitoria non potrà comunque essere superiore a 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del T.F.R. Se il datore di lavoro non possiede i suddetti requisiti dimensionali: – il Giudice non potrà mai ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro e le indennità risarcitorie sono ridotte della metà e non possono comunque superare le 6 mensilità. REVOCA DEL LICENZIAMENTO E OFFERTA CONCILIATIVA. Il c.d Jobs Act prevede inoltre che il datore di lavoro possa revocare il licenziamento entro 15 giorni dalla comunicazione dell’impugnazione del licenziamento stesso. In questo caso il lavoratore ha diritto a ricevere la retribuzione maturata durante l’interruzione. Il datore di lavoro, può scegliere di offrire al lavoratore, entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, una somma (non imponibile e non assoggettata a contribuzione) pari ad una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del T.F.R. per ogni anno di servizio. Tale somma non potrà mai essere inferiore a 2 mensilità e superiore a 18 mensilità; dovrà essere corrisposta mediante consegna di un assegno circolare. L’accettazione dell’offerta estingue il rapporto di lavoro dalla data del licenziamento e l’impugnazione si intende rinunciata, se già proposta. IRRETROATTIVITA’ PARZIALE DEL JOBS ACT. L’irretroattività del D.Lgs. 23/2015 è solo parziale. Lo stesso si applica anche retroattivamente nel caso in cui il datore di lavoro, in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente al 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto) venga ad occupare più di quindici dipendenti (se imprenditore agricolo più di cinque dipendenti) in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo e, in ogni caso, qualora venga ad occupare complessivamente più di sessanta dipendenti (come indicato dall’art. 18, commi 8 e 9, dello Statuto dei Lavoratori). In tale situazione il licenziamento dei lavoratori, anche se assunti precedentemente al 7 marzo 2015, verrà disciplinato dalle norme contenute nel Jobs Act. (D.Lgs n. 23/2015). Lo Studio Legale dell’Avvocato Emanuele Doria è specializzato in Diritto del Lavoro e opera principalmente nel territorio della provincia di Frosinone e nel basso Lazio (Arce, Ceprano, Cassino, Frosinone, Sora, Isola Del Liri, Alvito, Posta Fibreno, Casalvieri, Atina, Broccostella, Balsorano, Monte San Giovanni Campano, San Giovanni Incarico, Pico, Pastena, Pontecorvo, Castro Cielo, Roccasecca, Colfelice, Fontana Liri, Ceccano, Alatri, Veroli, San Donato Valcomino, Pofi, Ripi, Torrice, Arnara, Acuto, Ferentino, Anagni, Alatri, Formia, Sperlonga, Terracina, Monte San Biagio, Itri).
L’Avvocato Emanuele Doria è specializzato nel risarcimento danni da errore medico, risarcimento danni da responsabilità medica.Tutela le vittime di malasanità o errore medico mettendo a disposizione la propria competenza al fine di valutare preliminarmente la sussistenza dei presupposti per un’azione legale.Ove necessario, si serve di medici specializzati in medicina legale e delle assicurazioni.Nel caso in cui la valutazione preliminare abbia esisto positivo, l’Avvocato Emanuele Doria cura l’adozione di tutte le misure necessarie per ottenere il risarcimento dei danni, si occupa dei rapporti con le compagnie assicurative, introduce i giudizi civili e penali che si rendano necessari per ottenere giustizia.Cliccando sul seguente link potrete accedere al testo integrale della Legge 8 marzo 2017 n. 24 che disciplina la materia della responsabilità medica da malasanitàDi seguito una breve descrizione dei profili fondamentali della materia.PROFILI SOSTANZIALIA) la responsabilità della struttura sanitaria è sempre contrattuale.B) la responsabilità del medico libero professionista -ovviamente- è sempre contrattuale.C) La responsabilità dell’esercente la professione medico sanitaria dipendente da strutture, pubbliche o private, di regola sarebbe extracontrattuale, tuttavia, ove si provi l’esistenza di un’obbligazione assunta con il paziente tornerebbe ad avere natura contrattuale. Pertanto, ai fini dell’applicazione pratica non sembra cambiare molto rispetto al regime previgente. Infatti, secondo granitica giurisprudenza di legittimità e di merito, il rapporto tra paziente e medico dipendente di una struttura sanitaria ha natura contrattuale (c.d.contatto sociale).Il Giudice deve determinare l’ammontare del risarcimento valutando la condotta del medico, in particolare, verificando se lo stesso si sia discostato: 1) dalle raccomandazioni contenute nelle linee guida dettate per l’esercizio dell’attività medico-sanitaria; 2) oppure, in mancanza delle suddette, dalle buone pratiche clinico assistenziali (vi è un’esplicito richiamo “all’articolo 5 della presente legge e all’articolo 590-sexies del codice penale, introdotto dall’articolo 6 della presente legge“).Il danno medico dovrebbe essere liquidato in base alle Tabelle del Danno Biologico che il legislatore avrebbe dovuto emanare, con D.P.R., in virtù degli artt. 138 e 139 del Codice delle Assicurazioni Private (CAP: D.Lgs. n. 2009/2005). Ad oggi, come noto, non essendo ancora state emesse dette Tabelle, si continuerà a fare riferimento alle “Tabelle del Tribunale di Milano” secondo quanto più volte ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione.L’art. 7 dispone quanto segue.
L’esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente.
Il giudice, nella determinazione del risarcimento del danno, tiene conto della condotta dell’esercente la professione sanitaria ai sensi dell’articolo 5 della presente legge e dell’articolo 590-sexies del codice penale, introdotto dall’articolo 6 della presente legge.
PROFILI PROCESSUALI Sono previste quali condizioni di procedibilità della domanda di risarcimento: 1) l’espletamento della procedura di Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696-bis c.p.c; 2) in alternativa il procedimento di mediazione ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. Assolta la condizione di procedibilità, la domanda giudiziale va introdotta ex art. 702 bis c.p.c. (procedimento sommario di cognizione). “Ove la conciliazione non riesca o il procedimento non si concluda entro il termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso, la domanda diviene procedibile e gli effetti della domanda sono salvi se, entro novanta giorni dal deposito della relazione o dalla scadenza del termine perentorio, è depositato … il ricorso di cui all’articolo 702-bis del codice di procedura civile”. Lo Studio Legale Avvocato Emanuele Doria specializzato in risarcimento danni da errore medico, risarcimento danni responsabilità medica, tutela da malasanità, assistenza per cause di malasanità, risarcimento danni malasanità, opera principalmente nel territorio della provincia di Frosinone (Arce, Ceprano, Cassino, Frosinone, Sora, Isola Del Liri, Alvito, Posta Fibreno, Casalvieri, Atina, Broccostella, Balsorano, Monte San Giovanni Campano, San Giovanni Incarico, Pico, Pastena, Pontecorvo, Castro Cielo, Roccasecca, Colfelice, Fontana Liri, Ceccano, Alatri, Veroli, San Donato Valcomino, Pofi, Ripi, Torrice, Arnara, Acuto, Ferentino, Anagni, Alatri, Formia, Sperlonga, Terracina, Monte San Biagio, Itri).
Infortunistica stradale, recupero danni da incidenti stradali, risarcimento danni da sinistri stradali, risarcimento danni alla persona
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Lo Studio Legale Doria ha sede ad Arce (provincia di Frosinone) e da anni offre servizi di assistenza e consulenza legale di alto profilo specialistico nel campo dell’infortunistica stradale, con specifico riferimento alle richieste di risarcimento dei danni. Il titolare dello Studio è l’Avvocato Emanuele Doria, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Cassino, che esercita la professione da circa quindici anni, durante i quali ha avuto modo di gestire contenziosi relativi a incidenti stradali, complessi, gravi e mortali. In caso di sinistro, presta assistenza legale a tutto tondo, in sede giudiziale e stragiudiziale, civile e penale, occupandosi altresì dei rapporti con le compagnie assicuratrici.L’Avvocato Doria offre la massima disponibilità nei confronti di chi ha bisogno di assistenza legale in quanto vittima di sinistri stradali gravi o mortali, fornisce infatti a tutti gli interessati una prima consulenza gratuita, durante la quale fa un’analisi preventiva delle questioni esposte dai Clienti, prospettando loro le possibili vie legali percorribili. Inoltre, i Clienti che scelgano di affidarsi all’Avvocato Emanuele Doria per ottenere richieste di risarcimento relative a sinistri stradali gravi o mortali non devono affrontare alcuna spesa, dal momento che l’Avvocato non richiede anticipi, né addebita le spese legali a carico dei clienti. Tutte le competenze legali sono liquidate dalla compagnia assicuratrice unitamente al risarcimento danni.Come detto uno dei maggiori settori di specializzazione dello Studio Legale Doria riguarda la tutela risarcitoria delle vittime di “sinistri stradali gravi” nonchè la tutela risarcitoria degli eredi delle vittime di “sinistri stradali mortali”. Assistiamo i nostri clienti passo passo tanto nella fase delle trattative con le Compagnie Assicurative, quanto nel corso degli eventuali processi civili e/o penali. Ciò che contraddistingue lo Studio è l’assoluta trasparenza nell’espletamento delle attività eseguite, la collaborazione con professionisti specializzati di comprovata esperienza e professionalità, soprattutto, i “tempi record” nella definizione bonaria delle liti (ove le circostanze lo permettano). Di seguito un breve elenco delle attività compiute in materia.
Qual’è la prima cosa da fare in caso di incidente stradale? 1) Chiamare le Forze dell’Ordine, che scriveranno un verbale sull’accaduto. 2) Far intervenire immediatamente un’ambulanza che accompagni i feriti al più vicino Ospedale. In attesa che arrivino l’ambulanza e le Forze dell’Ordine: – fotografare i mezzi coinvolti, da più angolazioni possibili, avendo cura di ritrarre le targhe degli autoveicoli e, se possibile, la segnaletica stradale, verticale o orizzontale, presente in loco (se possibile, non far spostare i mezzi coinvolti prima dell’arrivo delle autorità); – fotografare i seguenti documenti delle altre parti rimaste coinvolte o acquisire i relativi dati anagrafici: – carta d’identità; – patente di guida; – polizza di assicurazione; – libretto di circolazione; – individuare eventuali testimoni, reperire il relativo numero di telefono, estremi anagrafici, se possibile, fotografare la relativa carta d’identità. Cosa farà la Forza Pubblica appena intervenuta sul posto? 1) Procederà a redigere il verbale, contenente la dinamica dell’incidente stradale. 2) Nel fare ciò si baserà non solo sui rilievi effettuati ma anche sulle indicazioni date dai testimoni e dalle persone coinvolte (attenzione a quello che si dichiara e, soprattutto, rileggere le dichiarazioni rese prima di sottoscriverle – evitare di scendere in troppi dettagli se ci si sente particolarmente scossi, potrebbero rilasciarsi dichiarazioni non aderenti alla realtà e “compromettenti” ai fini dell’ottenimento del risarcimento. Perché è importante raccogliere subito i nomi dei testimoni? Perché sarà obbligatorio indicarli quando si inoltrerà la lettera di richiesta per il risarcimento dei danni all’Assicurazione, PENA IL MANCATO RISARCIMENTO. In ogni caso, sarà importante ricontattarli a seguito dell’evento al fine di ottenere dagli stessi una dichiarazione scritta che descriva la dinamica, tale documento potrebbe avere un’importanza nevralgica al fine di ottenere il risarcimento senza bisogno di iniziare un Giudizio davanti al Tribunale, risparmiando così moltissimo tempo. ATTENZIONE QUINDI!! Come faccio a raccogliere i dati relativi alla persone coinvolte nell’incidente se non sono riuscito a farlo tempestivamente sul posto? RivolgeteVi subito da un avvocato esperto in materia. 1) Secondo il Codice della Strada è possibile acquisire dagli Organi di Polizia le informazioni circa le modalità del sinistro, nonché i dati relativi alla residenza, al domicilio ed alla copertura assicurativa delle parti protagoniste dell’incidente. 2) Per ottenere tali informazioni ci si dovrà rivolgere, tramite un avvocato, al Comando cui appartiene il funzionario o l’agente che ha effettuato la rilevazione dell’incidente – in caso di lesioni o morte, previo nulla osta della Procura della Repubblica. A questo punto bisogna fare una distinzione tra Denuncia di sinistro e Richiesta di risarcimento danni. Si tratta di due atti assolutamente distinti e separati, entrambi necessari ai fini dell’ottenimento del risarcimento. Attenzione, la c.d. DENUNCIA DI SINISTRO ALLA PROPRIA ASSICURAZIONE VA FATTA ENTRO TRE GIORNI DALL’EVENTO DANNOSO. LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO VA ESEGUITA ENTRO DUE ANNI DALL’ACCADUTO (termine di prescrizione). Con quali formalità va presentata la denuncia di sinistro? 1) La denuncia di sinistro va presentata alla propria Assicurazione dalle parti coinvolte, ENTRO TRE GIORNI dall’incidente, utilizzando il modulo C.A.I. (Constatazione Amichevole di Incidente, cosiddetto “Modulo Blu”) ovvero a mezzo raccomandata a.r. tramite il proprio legale. 2) Se il modulo C.A.I. non è disponibile al momento del sinistro, può essere compilato e sottoscritto successivamente. ATTENZIONE, nel modulo CAI descriverete la dinamica dell’accaduto, quindi, se non siete sicuri o sorgono contestazioni, rivolgeteVi dall’avvocato, non apponete alcuna sottoscrizione, in quanto le dichiarazioni rese nel “modulo blu” non potranno essere più modificate e, se errate, potranno compromettere il risarcimento o la relativa quantificazione. Da chi deve essere effettuata la denuncia di sinistro? Dal conducente del veicolo coinvolto o – se persona diversa – dal proprietario del veicolo medesimo. Si consiglia di delegare all’uopo un avvocato onde evitare errori o dimenticanze che possano pregiudicare il risarcimento. Una volta presentata la denuncia di sinistro va eseguita la richiesta di risarcimento danni, entro 2 anni dal sinistro. Che procedura bisogna seguire? Le procedure esistenti, da applicare a seconda sei casi, sono due: 1) la vecchia procedura “ordinaria”; 2) il risarcimento diretto. Cos’è il “Risarcimento Diretto”? In cosa si differenzia dalla procedura ordinaria? La principale differenza rispetto alla procedura ordinaria consiste nel fatto che il danneggiato non deve richiedere il risarcimento al responsabile e/o alla Compagnia di Assicurazione del responsabile, ma deve richiederlo alla propria Assicurazione. In quali casi non è possibile applicare la procedura di risarcimento diretto? Sono esclusi dalla procedura di risarcimento diretto i seguenti casi: 1) incidente a tre o più veicoli; 2) incidente con veicolo non assicurato; 3) incidente con veicolo non immatricolato in Italia; 4) incidente con veicolo non a motore; 5) incidente con pedone; 6) incidente con feriti che riportano lesioni superiori ai nove punti percentuali d’invalidità permanente; 7) incidenti senza scontro tra veicoli; 8) incidenti con veicoli agricoli o speciali. Quali danni può riguardare la richiesta di Risarcimento Diretto? 1) i danni al veicolo; 2) i danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente; 3) i danni alla persona subiti dal conducente non responsabile nel limite delle lesioni di lieve entità (ossia con una percentuale di invalidità non superiore al 9%). A chi va fatta la richiesta di risarcimento danni quando non è applicabile la procedura di Risarcimento Diretto? Al di fuori di questi casi (ad esempio quando la vittima abbia subito lesioni considerate gravi, cioè con una percentuale di invalidità superiore al 9%) la richiesta di risarcimento del danno dovrà essere presentata alla Compagnia Assicurativa del responsabile del sinistro. Quale procedura di risarcimento devono utilizzare i terzi trasportati? 1) Per i terzi trasportati non è utilizzabile la procedura di risarcimento diretto. 2) Essi vengono perciò risarciti in base alla procedura ordinaria, e devono richiedere il risarcimento alla Compagnia di Assicurazione del veicolo sul quale erano a bordo al momento del sinistro. Quali obblighi ha la Compagnia assicuratrice una volta ricevuta la richiesta di risarcimento? L’Impresa di assicurazione deve formulare una congrua offerta di risarcimento (oppure deve comunicare i motivi per i quali non ritiene di fare un’offerta) entro i seguenti termini: – 30 giorni dalla ricezione della richiesta in caso di danni a cose, ma solo in presenza di una richiesta di risarcimento sottoscritta da entrambi i conducenti coinvolti; – 60 giorni dalla ricezione della richiesta in caso di danni a cose, qualora la richiesta di risarcimento sia sottoscritta dal solo danneggiato; – 90 giorni dalla ricezione della richiesta in caso di danni alla persona. Attenzione: tale termine viene sospeso nel caso in cui il danneggiato rifiuti gli accertamenti strettamente necessari alla valutazione del danno alla persona. Cosa succede se la Compagnia Assicuratrice non formula l’offerta nei termini previsti o rifiuta il risarcimento? In tal caso il danneggiato dovrà: 1) avviare, tramite il proprio avvocato, la procedura di negoziazione assistita introdotta dal D.L. 132/2014, convertito in L. 162/2014: tale procedura è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, vale a dire che senza l’esperimento della stessa non può iniziarsi alcun processo; 2) in caso di esito negativo della suddetta procedura, promuovere l’azione diretta in giudizio nei confronti dell’Assicurazione oltre che nei confronti del responsabile civile; 3) in ogni caso, potrà fare reclamo all’IVASS (ex ISVAP), segnalando l’inadempienza dell’Assicurazione che non abbia rispettato i termini. L’IVASS potrà comminare le sanzioni nei confronti dell’Assicurazione negligente. Infortunistica stradale, recupero danni da incidenti stradali, risarcimento danni da sinistri stradali, risarcimento danni alla persona nella provincia di Frosinone (Arce, Cassino, Frosinone, Sora, Isola del Liri, Fontana Liri, Ceprano, Pico, Pastena, San Giovanni Incarico, Pontecorvo, Roccasecca, Castro Cielo, Castro dei Vosci, Monte San Giovanni Campano, Posta Fibreno, Alvito, Casalvieri, Atina, Broccostella, Veroli, Ceccano, Ripi, Pofi, Amaseno, Giuliano di Roma, Castelliri, Alatri, Anagni, Formia, Gaeta, Sperlonga, Terracina, Monte San Biagio, Itri, Lenola)
Ricorsi d’ingiunzione e opposizione agli stessi
Esecuzioni presso terzi e opposizione alle stesse
Separazioni, consensuali e giudiziali
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Scegliere un avvocato è un po’ come scegliere un artigiano. Vogliamo essenzialmente due cose: che il lavoro sia fatto bene e che il costo sia giusto e chiaro. In realtà il costo complessivo non è mai precisamente preventivabile, dato che può variare in funzione della durata e delle difficoltà emerse ‘strada facendo’, nonché in funzione del risultato raggiunto. Tuttavia, oggi in virtù delle nuove riforme in materia, esiste la possibilità per il Cliente di conoscere in anticipo almeno l’ammontare forfettario della spesa totale, evitando le “brutte sorprese” di qualche tempo fa. Per quanto riguarda la qualità del lavoro, la cosa fondamentale nel rapporto tra Avvocato e Cliente è la fiducia.
Occorre che la persona che si rivolge ad un legale abbia fiducia, cioè senta di aver riposto i suoi interessi nelle mani del professionista che meglio di altri potrà curarli. Le qualità da individuare nel Tuo Avvocato di fiducia sono l’onestà, la correttezza, la trasparenza e la diligenza necessarie per portare avanti con serietà ed impegno la causa.
Quanto mi costa chiedere un parere legale?
Se hai bisogno di un consiglio scrivimi una email e Ti risponderò brevemente a titolo gratuito. Se la questione necessita di un approfondimento urgente e doveroso, sarà mia premura contattarTi per fissare un appuntamento.
E' vero che vinceremo la causa?
Questa è una delle domande che più spesso i Clienti mi fanno. Ed è comprensibile, perché chi decide di rivolgersi ad un Avvocato è generalmente convinto di avere ragione. Di conseguenza si aspetta una vittoria in Tribunale. Il professionista, però, anche se tentato di rispondere affermativamente perché ritiene ragionevolmente probabile l’esito positivo di una determinata azione (o difesa) legale, è tenuto a spiegare al Cliente che l’esito della causa non è prevedibile e che avere ragione non significa, per forza, vincere. Un bravo Avvocato, una volta inquadrate le problematiche giuridiche sottese al caso specifico, deve rappresentare al proprio Cliente in maniera chiara tutti i pro e i contro di una eventuale azione legale. Un Avvocato onesto, ove rilevi la carenza dei presupposti necessari, dovrà sconsigliare al proprio Cliente di agire legalmente.
Devo dire sempre la verità?
Al Tuo Avvocato sì. Devi dire sempre la verità. Non abbiamo bisogno della versione dei fatti di Tuo gradimento, in cui potrebbero mancare degli elementi essenziali. Omettere qualcosa di importante, che prima o poi comunque può essere rivelato dalla controparte o emergere dai documenti, mette in difficoltà il Tuo legale ma soprattutto incrina la Tua posizione processuale.
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