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Timestamp: 2020-07-06 00:05:24+00:00
Document Index: 34706813

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Sentenza Cassazione Civile n. 25489 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25489 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 10/10/2019, (ud. 14/03/2019, dep. 10/10/2019), n.25489
sul ricorso 6306-2013 proposto da:
AERA SRL in persona dell’Amm.re Unico e legale rappresentante pro
AGENZIA DELLE EATRATE DIREZIONE PROVINCIALE II DI NAPOLI UFFICIO
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro temoore,
avverso la sentenza n. 130/2012 della COMM.TRIB.REG. NAPOLI,
udito per il resistente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto il rigetto.
Con sentenza n. 130/1/2012, depositata il 5 marzo 2012, non notificata, la CTR della Campania accolse parzialmente l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di A.D.R.A. S.r.l. avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva, invece, integralmente accolto il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento ai fini IVA ed IRAP per l’anno 2005, col quale l’Ufficio, in applicazione dello studio di settore riferibile all’impresa esercente l’attività d’installazione e posa in opera di infissi, rilevata l’incoerenza del coefficiente di produttività per addetto e dell’incidenza dei costi sui ricavi, aveva recuperato a tassazione le maggiori imposte dovute, oltre a sanzioni ed interessi, rettificando induttivamente i dati espressi nella dichiarazione riguardo ai maggiori importi dovuti relativamente al valore della produzione netta ed al volume di affari in relazione ai maggiori ricavi accertati.
L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza di discussione, alla quale la difesa erariale ha chiesto dichiararsi inammissibile o rigettarsi l’avverso ricorso.
La ricorrente ha altresì depositato memoria, chiedendo riunirsi il presente giudizio a quello recante il n. RG 6805/2013, pendente tra le stesse parti e chiamato all’odierna udienza, inerente all’accertamento relativo alla precedente annualità d’imposta.
1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 40; della L. n. 146 del 1998, art. 10, della L. n. 549 del 1995, art. 3; del D.L. 30 agosto 1993, artt. 62 bis, 62 ter, 62 quater, 62 quinquies e 62 sexies; degli artt. 2727,2728,2729 e 2697 c.c.; dell’art. 116 c.p.c.; omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio; omesso esame di punto decisivo; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione art. artt. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
4. Ciò premesso, i motivi possono essere congiuntamente esaminati, il secondo ponendosi come ulteriore sviluppo e completamento del primo ed entrambi essendo stati dedotti dalla ricorrente mediante il cumulo di censure di ordine diverso.
5.3. Ulteriore profilo d’inammissibilità, che investe entrambi i motivi, attiene alla sostanziale richiesta di riesame nel merito, della quale,
nel pur surrettizio riferimento al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr., tra le molte, Cass. sez. lav. 15 gennaio 2018, n. 745; Cass. sez. 6-5, ord. 7 dicembre 2017, n. 29404; Cass. sez. 65, ord. 7 aprile 2017, n. 9097), è indice incontrovertibile la reiterata istanza di “diretto esame degli atti del giudizio”, a sua volta inammissibile, non essendo stato, in questa sede, denunciato un error in procedendo, rispetto al quale la Corte si pone invece come giudice del fatto processuale in relazione al quale è dedotto il vizio di attività nel quale, con riferimento al parametro normativo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si assume in quel caso essere incorso il giudice dei merito.
7. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, stante la partecipazione dell’Avvocatura dello Stato all’udienza di discussione.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.400,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.