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Timestamp: 2017-06-28 15:37:15+00:00
Document Index: 52638418

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 151', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 570', 'art. 151', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 1969', 'art. 155', 'art. 143', 'art. 350', 'sentenza ']

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la pro­nuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 cod. civ. pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario ac­certare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale.
Separazione Divorzio Bologna-avvocato matrimonialista Bologna – diritto di famiglia Bologna-divorzio breve
Sulla base dell’art. 151 c.c:
Nel caso in cui, quindi, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 c.c (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione),
e sussista una specifica richiesta di parte in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito. In questo senso, la Corte di legittimità ha manifestato la volontà di aderire a quell’indirizzo interpretativo che non concepisce la pronuncia sull’addebitabilità della separazione come autonoma, indipendente e distinta rispetto alla pronuncia sull’intollerabilità della convivenza..
A seguito della separazione personale o del divorzio dei genitori i figli hanno diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, ricevendo cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi; i genitori inoltre hanno l’obbligo di contribuire al mantenimento dei propri figli in misura proporzionale al proprio reddito e l’assegno di mantenimento ad essi spettante,
ove venga determinato nel suo ammontare dal Tribunale (oppure, ove concordato tra i coniugi nella separazione consensuale, sia ritenuto non congruo), dovrà tener conto delle seguenti (assai generiche) circostanze, come precisato dall’art. 155 c.c.
Con la separazione o il divorzio ciascuno dei genitori i figli hanno diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con gli stessi , ricevendo cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi; i genitori inoltre hanno l’obbligo di contribuire al mantenimento dei propri figli in misura proporzionale al proprio reddito e l’assegno di mantenimento ad essi spettante, ove venga determinato nel suo ammontare dal Tribunale (oppure, ove concordato tra i coniugi nella separazione consensuale, sia ritenuto non congruo), dovrà tener conto delle seguenti (assai generiche) circostanze, come precisato dall’art. 155 c.c.:
Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento è una delle problematiche piu’ grandi delle separazioni e divorzi.
C’è purtroppo chi minaccia di ricorrere alla denuncia penale (più “economica”, perchè può essere presentata in proprio e, si pensa, più intimidatoria) anche in caso di mancato pagamento occasionale, dovuto magari ad una breve difficoltà, o di pagamento parziale o leggermente ritardato L’omissione del mantenimento, invece, costituisce REATO PENALE solo entro limiti ben precisi, non specifici dei casi di separazione, ma generali, riferiti anche ai casi di unione tra i genitori o coniugi.
L’art. 570 del codice penale, infatti, è rubricato “violazione degli obblighi di assistenza familiare”. Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa;. Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma…
Separazione Divorzio Bologna-avvocato matrimonialista Bologna – diritto di famiglia Bologna-divorzio breve “scappando da un problema aumenti solo la distanza dalla soluzione” Molte coppie chiedono consulenza ad un avvocato divorzista per porre fine al matrimonio o per conoscere quali siano i loro diritti nel caso di una futura cessazione di tale unione.
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Sotto il profilo del diritto processuale la separazione può essere:
consensuale: quando le due parti sono già d’accordo sulle condizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’assegno, la casa, l’eventuale divisione patrimoniale, ecc. I coniugi, anche per il tramite di un unico avvocato, presentano un unico ricorso e devono confermare la loro volontà davanti al Presidente del Tribunale che pronuncerà la omologa.
giudiziale: quando uno solo dei coniugi presenta la domanda al Tribunale. L’altro coniuge quale avanzerà poi le sue richieste. In prima istanza, il Presidente pronuncia i provvedimenti di urgenza, quindi la causa prosegue avanti ad un Giudice Istruttore per raccogliere le prove necessarie in relazione alle domande delle parti. Alla fine il Tribunale pronuncerà la sentenza.
In ogni caso, come detto, ai sensi dell’articolo 158, primo comma, codice civile “la separazione per il solo consenso dei coniugi non ha effetto senza l’omologazione del giudice“.
strumenti a tutela del corretto adempimento delle obbligazioni alimentari, “affidamento condiviso“, disconoscimento di paternità, “matrimonio misto“, adozioni, separazioni (separazione consensuale e separazione giudiziale), tutela dei minori, , “diritto di famiglia“, consulenza legale relativa a separazioni, pareri legali in materia di separazioni a Bologna “accordi di convivenza“,”affidamento o affido dei minori nati da genitori non coniugati“, assegno di mantenimento, assegno divorzile,
I tempi, innanzitutto. Fino a oggi lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio poteva essere chiesto da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione. Con il divorzio breve il termine scende a 12 mesi per la separazione giudiziale e a 6 mesi per quella consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.
dichiarazione giudiziale di paternità, risarcimento dei danni, “mediazione familiare“, diritti degli ascendenti, (divorzi), divorzi (divorzio diretto – giudiziale e divorzio congiunto), “scioglimento del matrimonio e cessazione degli effetti civili“, “decadenza potestà genitori“, “addebito della separazione“, “adozioni“, affidamento dei figli (affidamento esclusivo e affidamento condiviso, diritto penale della famiglia, convenzioni matrimoniali, mantenimento del coniuge, “affidamento condiviso e congiunto“, “inabilitazione“, accordi di convivenza,
Sulla base dell’art. 151 c.c., “la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole. -Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”. Nel caso in cui, quindi, l’autorità giudiziaria appuri che la rottura dell’unione coniugale è dipesa dalla violazione, da parte di una sola delle parti, dei doveri disciplinati dall’art. 143 c.c (di fedeltà reciproca, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia e di coabitazione), e sussista una specifica richiesta di parte in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito. In questo senso, la Corte di legittimità ha manifestato la volontà di aderire a quell’indirizzo interpretativo che non concepisce la pronuncia sull’addebitabilità della separazione come autonoma, indipendente e distinta rispetto alla pronuncia sull’intollerabilità della convivenza..
Separazione Divorzio Bologna-avvocato matrimonialista Bologna – diritto di famiglia Bologna-divorzio breveAl contrario, la giurisprudenza di questa Corte è rimasta tradizionalmente orientata a ritenere gli accordi assunti prima del matrimonio o magari in sede di separazione consensuale, in vista del futuro divorzio, nulli per illiceità della causa, perché in contrasto con i principi di indisponibilità degli status e dello stesso assegno di divorzio (tra le altre Cass. N. 6857 del 1992).
Ove l’accordo (o il contratto) sia nullo, tale nullità potrebbe essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, e dunque anche da chi abbia dato causa a tale nullità. Ed esso potrebbe essere oggetto di annullamento da parte del soggetto incapace o la cui volontà risulti viziata (ad es. da un errore pure sulla sussistenza dell’interesse del minore, ma si dovrebbe ricordare che se nell’accordo sia preminente una causa transattiva, non rileverebbe ai sensi dell’art. 1969 c.c., errore di diritto). Ma nullità o annullamento non potrebbero costituire motivo di impugnazione dei soggetti dell’accordo da cui essi sono vincolati, ma dovrebbero essere fatti valere in un autonomo giudizio di cognizione (In termini generali n. 17607 del 2003
A seguito della separazione personale o del divorzio dei genitori i figli hanno diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, ricevendo cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi; i genitori inoltre hanno l’obbligo di contribuire al mantenimento dei propri figli in misura proporzionale al proprio reddito e l’assegno di mantenimento ad essi spettante, ove venga determinato nel suo ammontare dal Tribunale (oppure, ove concordato tra i coniugi nella separazione consensuale, sia ritenuto non congruo), dovrà tener conto delle seguenti (assai generiche) circostanze, come precisato dall’art. 155 c.c.:
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ADDEBITO SEPARAZIONI GIURISPRUDENZA
In proposito va osservato che, secondo il co­stante orientamento di questa Corte (a partire da Cass., Sez. un., 23 aprile 1982, n. 2494), la pro­nuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 cod. civ. pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario ac­certare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale. Non può tuttavia sottacersi che il venir meno all’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente attraverso una relazione extraconiugale nel cui am­bito sia stata generata prole, rappresenta una vio­lazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei co­niugi e, quindi, circostanza sufficiente a giusti­ficare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi co­niugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass., 9 giugno 2000, n. 7859; Cass., 18 settembre 2003, n. 13747; Cass., 12 aprile 2006, n. 8512; Cass., 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass., 14 feb­braio 2012, n. 2059, proprio in tema di ripartizio­ne del relativo onere della prova
– Con il primo motivo di ricorso si deduce vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motiva­zione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 350, primo comma, n. 5, c.p.c., per non aver la sentenza impugnata valutato in maniera adeguata il nesso causale fra la condot­ta adulterina attribuita al P. (risalente all’anno 1994, ma appresa dalla moglie nel 2003) e la crisi coniugale, manifestatasi soltanto nel 2007, con l’abbandono della casa coniugale da parte del marito.
Quanto alle prove testimoniali richieste e già dichiarate inammissibili in primo grado, l’inammissibilità è stata confermata in grado di appello, con motivazione adeguata, seppur concisa.
Quanto all’addebito al marito, è pacifico che l’odierno ricorrente abbia donato una consistente parte del suo patrimonio immobiliare al fratello e venduto allo stesso altra parte. Il giudice a quo non intende affatto dichiarare una ” simulazione ” non richiesta, quanto affermare che non sono provate le ragioni della donazione e cioè l’esistenza di debiti verso il fratello ( ciò che fa ritenere necessariamente sussistente il notevole depauperamento del patrimonio del ricorrente.
Ancora, il giudice a quo afferma, riguardo alla differente stima effettuata dal CTU rispetto al CTP dell’appellante, che non è necessario raggiungere una perfetta identità numerica, essendo sufficiente comprendere quali potessero essere le utilità economiche che da quel patrimonio potevano risultare ( più anche se si ritenesse fondata la valutazione del CTP in €. 220.000,00 sul valore delle attuali proprietà del ricorrente ed in €. 550.000,00 circa i beni ceduti al fratello}
Ciò giustifica anche l’importo dell’assegno per la moglie. Quanto all’assegno per le figlie ormai maggiorenni è evidente che l’odierno ricorrente avrebbe dovuto fornire prova della autonomia economica di esse ovvero del mancato raggiungimento di tale autonomia per loro colpa. Precisa il giudice a quo che tale prova non è stata raggiunta.
ordinanza 31 ottobre 2014, n. 23307
ADDEBITO SEPARAZIONE FEDELTA’ TRADIMENTO
Anche in ordine a questo profilo non può condividersi l’argomentazione sostenuta dalla Corte d’Appello per escludere il nesso causale.
Poiché si tratta solo di una “grave infermità”, afferma la Corte territoriale, laP. era tenuta all’obbligo di assistenza Bsolidaristica proprio del vincolo coniugale tanto da potersi profilare l’addebitabilità della separazione a carico di chi a tale obbligo si sottragga.
Al contrario si può ragionevolmente ritenere che contrariamente ad affezioni di carattere organico si tratta di patologie superabili esclusivamente mediante la partecipazione e l’autodeterminazione del soggetto che ne è colpito.
Partendo da questa premessa nella specie, anche sotto questo profilo, la violazione del dovere solidale di lealtà e condivisione del progetto di vita in comune è stato duplice, consistendo sia nell’aver tenuta nascosta tale dipendenza e successivamente nell’aver interrotto il percorso di superamento e recupero intrapreso anche grazie all’assistenza e collaborazione della moglie.
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