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Timestamp: 2018-12-18 19:25:57+00:00
Document Index: 156074709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 24', 'art. 24']

Danno alla concorrenza:la scelta della trattativa privata come metodo di individuazione del contraente non è stata supportata da idonea motivazione
Tutela della concorrenza – Corte dei Conti – La violazione della concorrenza è apprezzabile sia sotto il profilo soggettivo che per l’aspetto oggettivo_ danno alla concorrenza come voce autonoma – possibilità per l’Amministrazione di scegliere tra le migliori offerte conseguibili, a seguito di una procedura di gara rivolta ad una adeguata platea di imprese con conseguente inutile dispendio di risorse pubbliche_ condanna del Rup per 6.000 euro
il dirigente in qualità di Rup quale dominus esclusivo ai sensi delle rammentate disposizioni del TUEL in ordine alla scelta del contraente nelle pubbliche gare per cui era sua esclusiva competenza (e responsabilità) la determinazione della procedura da seguire.
Come puntualizzato efficacemente dal P.M. in udienza, oltre ad aver invitato soltanto cinque ditte anziché le quindici indicate nella legge “Merloni”, i tempi di convocazione e di presentazione delle offerte sono stati così ristretti da rendere praticamente quasi impossibile la partecipazione, come dimostrato dalla presentazione di sole due offerte
I valori dell’economicità, dell’efficacia e dell’efficienza dell’attività amministrativa rappresentano ormai i profili di maggior rilievo della <<legalità sostanziale>> del sistema giuscontabile e, in relazione ad essi, non è più consentito <<omettere un minimo di confronto concorrenziale per qualsiasi procedura contrattuale ad oggetto pubblico>>, come giustamente puntualizzato dalla Sezione Giurisdizionale della Lombardia con la sent. n°447/2006. Un simile confronto, del resto, è ancor più necessario oggi <<che i basilari principi in materia di concorrenza e libera prestazione dei servizi, di cui agli artt. 81 e ss. e 49 e ss. del Trattato CE, si impongono al rispetto degli Stati membri, indipendentemente dall’ammontare delle commesse pubbliche>>, come ancora una volta giustamente evidenziato nella precitata sentenza della Sez. Lombardia, e come indica – con maggior pregnanza normativa per il nostro Paese – l’art. 2 del D.L.vo n°163/2006 che, in attuazione della direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, annovera tra i principi fondamentali dei contratti pubblici anche il <<principio concorrenza>>. In questa ottica, è evidente che ogni accertamento di <<convenienza>> della P.A.” deve “necessariamente avvenire in un sistema di negoziazione concorrenziale”.
L’attività svolta dal M_ evidenzia, invece, superficialità e negligenza non ridotta dall’attività concorrente della Giunta Comunale, non competente ad emanare indirizzi vincolanti nei confronti del dirigente tecnico del settore.
Pertanto, tutto considerato, al convenuto deve essere addebitato l’importo di euro 6.000 (seimila/00) da rifondere al Comune di Città Sant’angelo (PE), cifra media tra le percentuali sopra indicate, oltre interessi legali dalla data del fatto (determinazione n. 260/M del 18.9.2003) e il deposito della presente sentenza e rivalutazione monetaria da quest’ultima data al soddisfo, e alle spese del presente giudizio, quantificate come da dispositivo, in favore dello Stato.
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 23 del 20 gennaio 2011 pronunciata dala Corte Dei Conti _Sezione Giurisdizionale Per La Regione Abruzzo
Giud. 18438/	E.L.	SENT. N.23/2011
Presidente di sez. Dott. Martino Colella	Presidente
Cons. Dott. Giovanni Mocci	Componente
Cons. Dott.ssa Elena Tomassini	Componente relatore
M_ Gabriele, nato a Città Sant’ Angelo (PE) il 10.3.1967 e residente a Silvi (TE), Contrada S. Stefano n. 130/5 (C.F. MRGGRL67C10C750Z), rappresentato e difeso dall’avv. Andrea Modesti del Foro di Pescara ed elettivamente domiciliato alla via Cardinale Mazzarino in L’Aquila, presso l’avv. Giulio Agnelli.
Con l’originaria citazione la Procura aveva chiamato a rispondere l’odierno convenuto, nella qualità di dirigente preposto al Settore Manutenzioni del Comune di Città Sant’ Angelo (PE), a risarcire il danno, quantificato equitativamente in euro 20.000, per aver aggiudicato a trattativa privata per i lavori di completamento della pubblica illuminazione “Madonna della Pace Crocifisso – II lotto” in data 20.9.2003. La procedura, previo invito a cinque ditte del settore, era stata vinta dalla ditta De Leonibus Costruzioni S.n.c. con un ribasso del 6,5%.
Alla trattativa non era stata invitata la ditta SANMARCO s.a.s. di Pescara che si era aggiudicati un mese prima i lavori analoghi per un importo similare, con un ribasso del 52%.
Le indagini erano iniziate a seguito di un esposto inviato dalla ditta esclusa, e avevano evidenziato, ad avviso del requirente, la colpa grave del geom. M_, in qualità di responsabile del procedimento, poiché avrebbe dovuto valutare e conoscere l’esistenza sul mercato di potenziali ditte che, con la loro partecipazione, avrebbero potuto consentire migliori economie per l’Amministrazione.
Inoltre, era mancato un sostanziale confronto, non essendo stata effettuata una previa indagine di mercato né presenti un numero sufficiente di offerte (solo due su cinque ditte invitate) che, quindi, non aveva consentito una valutazione obiettiva ed effettiva in termini di convenienza per l’ente locale. Infine, non erano stati rispettati nè il disposto dell’art. 24 comma 5° della legge n. 109 del 1994 che impone la convocazione di almeno quindici concorrenti né l’obbligo di fornire idonea motivazione alla deroga ai principi di massima concorrenza.
La violazione di tali principi astratti aveva prodotto un danno risarcibile, pregiudicando le possibilità di conseguire offerte migliori; e, infatti, con gara indetta appena un mese prima, per la realizzazione di altro impianto di illuminazione, i lavori erano stati aggiudicati alla SANMARCO Costruzioni con un ribasso ben più favorevole per l’amministrazione.
Egli, quale responsabile del 5° settore manutenzione, seguiva di norma rigidi criteri per l’affidamento dei lavori a seconda dell’importo degli stessi. Nel caso in esame si seguiva la regola standard di adottare la trattativa privata tra un numero di ditte non inferiore a cinque poichè l’importo dei lavori era inferiore a euro 100.000. Inoltre era stata erroneamente indicato dal progettista quale “secondo lotto” l’intervento per i lavori di illuminazione in questione, che invece era del tutto autonomo poiché insisteva su tratti diversi della stessa strada.
Il convenuto contestava poi la sussistenza di un concreto danno poichè da un lato la figura del danno alla concorrenza non aveva autonoma consistenza né giuridica ed economica e dall’altro, a tutto concedere, esso si poteva produrre in assenza di un pur minimo confronto concorrenziale per la scelta del contraente, che nel caso in esame vi era stato.
Al contrario il geom. M_, per la determinazione del prezzo a base d’asta, aveva adottato un prezziario vecchio per cui i prezzi praticati erano inferiori del 9% rispetto a quelli di mercato.
Quanto alla maggiore convenienza della ditta SANMARCO, che con l’esposto aveva dato luogo alla vicenda, si puntualizzava che a essa era stata revocata la SOA e che comunque i lavori realizzati su una strada provinciale erano più onerosi di quelli eseguiti sulla strada comunale via Ranalli.
Nel ribadire che comunque nella Pubblica Amministrazione il risparmio economico era soltanto accessorio all’obiettivo primario di realizzare un’opera ben fatta e nei tempi pattuiti, si sosteneva l’assenza di colpa del M_ poiché, con la delibera di G.C. n. 174 del 4.9.2003 di approvazione del progetto definitivo-esecutivo dei lavori la Giunta aveva formulato un indirizzo in merito all’utilizzo della trattativa privata quale metodo più rapido per l’esecuzione dei lavori.
Con la citazione all’esame la Procura Regionale ha chiesto la condanna del convenuto, geometra comunale e Dirigente del Settore V Manutenzioni del Comune di Città Sant’Angelo (Pescara) al risarcimento del danno cagionato alla concorrenza con una erronea e colpevole scelta del contraente per il completamento dei lavori di illuminazione pubblica della strada provinciale “Madonna della Pace“.
Giova ricordare che l’aggiudicazione alla ditta De Leonibus s.n.c. era avvenuta a trattativa privata ai sensi dell’art. 21 comma 1) della legge n. 109 del 28.2.1994 e successive modificazioni e integrazioni, con il criterio del ribasso percentuale sul prezzo a base d’asta, per l’importo di euro 82.366,99 di cui euro 80.324,18 con un ribasso del 6,50% all’importo a base di gara di euro 85.908,21.
Alla gara informale erano state invitate cinque ditte, con lettera di invito, secondo quanto disposto con determinazione del Dirigente M_ n. 260/M del 18.9.2003, in data 19.9.2003 con il termine perentorio per l’invio delle offerte, a mezzo r.a.r. o agenzia di recapito autorizzata, ovvero a mano, nel rispetto delle procedure indicate, per le ore 13,00 del 26.9.2003.
Soltanto due ditte (Stella Tonino di Villa Celliera e la De Leonibus di Città Sant’Angelo), facevano pervenire offerte tra cui era stata scelta la seconda con il criterio del massimo ribasso percentuale.
Nel caso in esame la responsabilità esclusiva, al riguardo, del M_ era amplificata dalla qualifica dello stesso di responsabile unico del procedimento. Questo, secondo l’art. 7 della legge n. 109 del 1994, nonché dell’art. 8, comma 1, lett. H) del d.P.R. 21.12.1999, n. 554, vigente all’epoca, “propone all’Amministrazione aggiudicatrice i sistemi di affidamento dei lavori e garantisce la conformità a legge delle disposizioni contenute nei bandi di gara e negli inviti; nel caso di trattativa privata effettua le dovute comunicazioni all’Autorità, promuove la gara informale e garantisce la pubblicità dei relativi atti”.
Trattandosi di un secondo lotto di lavori, esso avrebbe dovuto essere affidato unitamente al primo (lavori relativi al primo tratto della strada) con il superamento della soglia di euro 100.000 fissati dall’art. 24 primo comma lett. A) della legge n. 109 del 1994 e impossibilità di ricorso alla trattativa privata. Nonostante le contrarie affermazioni difensive è infatti evidente dalla dizione riportata sul progetto e in tutti i provvedimenti relativi, a cominciare dalla citata determinazione n. 260/2003 dello stesso M_, ma anche dalla tipologia dei lavori (realizzazione dell’illuminazione stradale) che essi costituivano un corpus unitario che, come tale, avrebbe dovuto essere oggetto di un’unica gara.
Non valgono a far dubitare della valutazione del Collegio le deduzioni del geom. Mazzocchetti nella relazione tecnica di parte prodotta dal convenuto. Essa infatti inferisce l’autonomia dei lavori del primo e del secondo lotto dalla circostanza che soltanto il primo era stato inserito nel piano triennale dei lavori pubblici ai fini della programmazione finanziaria. Trattasi, infatti, di affermazioni che non cambiano la sostanza delle cose: l’unicità di un intervento riguardante lo stesso oggetto (realizzazione dell’impianto di illuminazione) nello stesso ambito (unica strada provinciale in uno stesso Comune). Si è trattato, quindi, di un errore di programmazione dell’Ente locale il quale avrebbe dovuto considerare l’unitarietà degli interventi ai fini della programmazione finanziaria. E’ inoltre implausibile che siano errate le indicazioni come “Secondo lotto” riportate in tutte le intestazioni dei progetti dei lavori di cui agli atti del giudizio, nella relazione sul conto finale dei lavori nonché nell’intestazione della deliberazione n. 174/2003 della Giunta Comunale. In particolare nella relazione tecnica allegata al progetto definitivo-esecutivo, a firma del direttore dei lavori e coordinatore per l’esecuzione Geom. M_, si legge testualmente: ”Il progetto si allaccia alle indicazioni fornite dalla relazione illustrativa del progetto preliminare approvato con delibera di G.C. del 15.1.2002 che prevedeva la realizzazione del nuovo impianto di pubblica illuminazione dalla fine di Viale Petruzzi fino alla Chiesetta di Madonna della Pace. Tale intervento è stato recentemente realizzato ma con una differente tipologia esecutiva, il che ha comportato un notevole risparmio di capitali per l’ente, che ora sono disponibili per essere utilizzati per il finanziamento di un successivo lotto, il secondo appunto, che prevede il congiungimento degli impianti di Madonna della Pace con quelli del Crocifisso” .
A ciò si aggiunga che la scelta della trattativa privata come metodo di individuazione del contraente non è stata supportata da idonea motivazione come previsto dall’art. 24, II comma, della citata legge n. 109 del 1994 e s.m.i. e dai numerosi avvisi dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori pubblici, tutti ben conosciuti dal geom. M_ in ordine all’eccezionalità del ricorso alla trattativa privata e alla, per contro, doverosità del ricorso alla gara.
Come puntualizzato efficacemente dal P.M. in udienza, oltre ad aver invitato soltanto cinque ditte anziché le quindici indicate nella legge “Merloni”, i tempi di convocazione e di presentazione delle offerte sono stati così ristretti da rendere praticamente quasi impossibile la partecipazione, come dimostrato dalla presentazione di sole due offerte. E, infatti, i concorrenti avrebbero dovuto, in un termine di pochi giorni (l’invito è del 19 settembre e presumibilmente ricevuto quantomeno due giorni dopo; il termine perentorio da rispettare era del 26 settembre, con deposito a mano o mediante r.a.r.) fare una valutazione economica del progetto previo esame del capitolato speciale – visibile, unitamente agli altri elaborati tecnici, presso il V settore del Comune, nei giorni feriali e durante le ore di ufficio – depositando anche una fideiussione assicurativa (cfr. bando di gara, determinazione n. 260/M del 18.9.2003).
Condanna M_ Gabriele, generalizzato in atti, al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Città Sant’Angelo (PE) della somma di euro 6.000/00 (seimila/00) oltre interessi legali e rivalutazione monetaria come specificato in motivazione, e alle spese del giudizio in favore dello Stato, quantificate in euro 374,52 ( trecentosettantaquattro/52 )
F.to Elena TOMASSINI	F.to Martino COLELLA