Source: https://www.mondaq.com/italy/CorporateCommercial-Law/902848/Coronavirus-And-Pending-Contracts-An-Italian-Law-Perspective-In-Italian-March-9-2020
Timestamp: 2020-04-02 00:36:35+00:00
Document Index: 125969400

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2227', 'art. 1464', 'e contrario', 'art. 1']

Coronavirus And Pending Contracts: An Italian Law Perspective (In Italian) - March 9, 2020 - Corporate/Commercial Law - Italy
Italy: Coronavirus And Pending Contracts: An Italian Law Perspective (In Italian) - March 9, 2020
Coronavirus: le nuove misure emergenziali e le possibili ricadute sull'esecuzione dei contratti.
Considerato che l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l'epidemia da COVID-19 un'emergenza di sanità pubblica internazionale e tenuto conto dell'aumento dei contagi su tutto il territorio nazionale, in data 8 marzo 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha adottato nuove misure urgenti per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.
Il citato decreto individua quella che la stampa ha definito la nuova "zona arancione" (comprendente l'intera regione Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia), introducendo misure restrittive della libertà di circolazione ("evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita [dalla c.d. zona arancione ndr] nonché all'interno [della medesima ndr]"), salvo che sussistano comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o spostamenti per motivi di salute o per il rientro presso il proprio domicilio.
Il decreto intensifica, altresì, le misure di contenimento già adottate con i precedenti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'1 e 4 marzo 2020 (questi ultimi sostituiti dal decreto in commento; cfr. art. 5 comma 3), con evidenti ripercussioni sulla normale operatività delle imprese italiane in settori di vitale importanza per l'economia del Paese (e.g., turismo, trasporti, produzione e commercializzazione di beni e servizi, etc).
Ci sembra, pertanto, utile dare brevemente evidenza dell'impatto delle nuove misure emergenziali da ultimo adottate, chiarendo quali potrebbero essere le conseguenze giuridiche che l'emergenza sanitaria in corso potrebbe avere sui rapporti contrattuali pendenti.
il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° marzo 2020 ("Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19"), ora sostituito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 (cfr. art. 5 comma 3)
il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9 ("Misure urgenti per il sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19");
il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 ("Misure per il contrasto e il contenimento sull'intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19 "), ora sostituito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 (cfr. art. 5 comma 3);
il Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 ("Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19").
misure disciplinanti l'esercizio dell'attività di ristorazione e bar, con obblighi a carico del gestore di far rispettare la distanza di sicurezza tra i clienti (di almeno un metro);
Sono state altresì introdotte misure urgenti per consentire di ottenere il rimborso di quanto pagato – o, in alternativa, un voucher di pari importo utilizzabile entro un anno – a quanti abbiano acquistato titoli di viaggio o pacchetti turistici e non possano più utilizzarli a causa dell'epidemia in corso (ad esempio, perché contagiati, sottoposti quarantena o destinatari di un divieto di allontanamento).
I citati provvedimenti sono stati adottati dalle autorità competenti a fronte di un'emergenza sanitaria grave, eccezionale e, previe le valutazioni del caso, imprevedibile. Sono, quindi, del tutto estranei alla volontà dei contraenti e la loro emanazione non avrebbe potuto essere prevista dalle parti al momento della conclusione del contratto.
In aggiunta a quanto precede, si noti che, laddove le misure emergenziali adottate dal governo prevedano un divieto espresso (in termini di "non facere") potrebbe configurarsi, per i contratti stipulati successivamente all'entrata in vigore di tali provvedimenti un'illiceità dell'oggetto del contratto per violazione di una norma di legge (cfr. infra).
4.1. Il concetto di forza maggiore merita un sintetico approfondimento tanto nella prospettiva nazionale quanto in un'ottica internazionale tenuto conto dei sempre più numerosi contratti conclusi con partner stranieri.
Si prenda il caso, ad esempio, di un fornitore esterno che debba eseguire una consegna di merci in una zona interessata dai provvedimenti restrittivi adottati in via emergenziale dal Governo e vi sia impossibilitato a causa del divieto di accesso imposto dalle autorità. Ove il termine per la consegna non costituisca elemento essenziale del contratto e l'acquirente abbia ancora interesse a ricevere tali merci, il fornitore non potrà essere ritenuto responsabile del ritardo nella consegna, finché vige tale divieto.
Così, a mero titolo esemplificativo, il concessionario di un impianto sciistico non potrà eseguire la propria prestazione poiché l'obbligazione oggetto del contratto è divenuta contraria alla legge, attesa la chiusura degli impianti in seguito all'entrata in vigore del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 (cfr. art. 1, comma 1, lett. f).
9. È configurabile un'impossibilità parziale nell'esecuzione della prestazione?
Si, nei contratti con prestazioni corrispettive qualora la prestazione di una parte sia divenuta solo parzialmente impossibile, l'altra parte ha diritto (i) di ridurre la controprestazione concordata ovvero (ii) recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all'adempimento solo parziale.
In linea di principio, ove si verifichi un evento esterno – (i) non prevedibile al momento del sorgere del rapporto obbligatorio, (ii) non superabile con lo sforzo che può essere legittimamente richiesto al debitore ("esigibile"), (iii) tale da comportare un'apprezzabile riduzione della consistenza economico-giuridica della prestazione, anche in relazione all'interesse contrattuale del creditore – si configura un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta parziale, con le conseguenze poc'anzi indicate.
Può farsi ad esempio il caso del gestore di un'attività commerciale che prima dell'entrata in vigore delle misure emergenziali in commento abbia stipulato un contratto di prestazione d'opera (ingaggiando, ad esempio, un gruppo musicale per intrattenere i clienti dalle ore 17:00 alle 24:00). Ebbene, in tal caso, l'adozione di una misura restrittiva che limiti l'orario di apertura dell'esercizio commerciale (art. 1, comma 1, lett. n del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020) potrebbe costituire una ipotesi di impossibilità parziale, tale da legittimare il committente a recedere – eventualmente anche ai sensi dell'art. 2227 c.c. – dal contratto ove non abbia interesse ad un adempimento parziale ovvero a ridurre il corrispettivo pattuito.
10. Quali sono le conseguenze giuridiche dell'eccessiva onerosità sopravvenuta?
Può farsi il caso di chi conduca in locazione bar, ristoranti o esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali o dei mercati.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 ha previsto:
per i secondi la chiusura delle "medie e grandi strutture di vendita nonché gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati" nelle giornate festive e prefestive.
La stringenti limitazioni all'utilizzo degli esercizi commerciali (e i conseguenti minori introiti derivanti dalle attività di impresa ivi esercitate) potrebbero indurre gli esercenti a invocare la risoluzione del contratto di locazione per eccessiva onerosità sopravvenuta.
A tale ultimo proposito, si precisa, tuttavia, che non essendovi un divieto assoluto di esercitare l'attività commerciale (invero soltanto limitata nei termini di cui sopra), allo stato, non appare di immediata applicazione il rimedio della risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta, risultandone carenti i presupposti applicativi (i.e. i caratteri della assolutezza, oggettività e definitività).
Difatti, attraverso un'applicazione analogica dell'art. 1464 c.c. in tema di sopravvenuta impossibilità parziale della prestazione (in termini di impossibilità per il conduttore di godere/ricevere la prestazione per ragioni oggettive), il conduttore potrebbe chiedere una riduzione del canone di locazione per riequilibrare le contrapposte prestazioni.
In ogni caso, a differenza dell'impossibilità, l'eccessiva onerosità sopravvenuta non produce alcun effetto liberatorio automatico (e, quindi, non risolve di diritto il contratto), ma va accertata e la risoluzione dichiarata in giudizio.
11.In seguito all'adozione delle misure emergenziali può configurarsi un'illiceità dell'oggetto del contratto?
Si, nella misura in cui i provvedimenti emergenziali adottati dal Governo vietino (espressamente) o impongano lo svolgimento di una determinata attività (a questo proposito, è appena il caso di precisare che i provvedimenti ministeriali hanno mantenuto un approccio piuttosto cautelativo, limitando a pochissime fattispecie, la previsione di espressi divieti di facere. Pertanto, più facilmente, nella maggior parte dei casi, si ricadrà in una delle ipotesi di cui ai precedenti paragrafi) e la conclusione del contratto sia successiva all'adozione degli stessi (Cass. Civ. 4395/1978, 3690/1977).
In termini generali, l'oggetto di un contratto deve essere lecito, oltreché possibile e determinato (o determinabile).
L'oggetto di un contratto può dirsi illecito quando la prestazione è contraria, tra le altre cose, a norme imperative, ossia quelle regole aventi carattere cogente e finalizzate alla protezione di valori essenziali per l'ordinamento (quali il diritto alla salute).
Pertanto, ove un contratto dovesse prevedere una prestazione il cui contenuto risultasse contrario ai divieti previsti dalle misure emergenziali (ad esempio, contratto di concessione e uso di un impianto sciistico a fronte della chiusura degli stessi prevista dall'art. art. 1, comma 1, lett. f del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020), risulterebbe nullo per illiceità dell'oggetto.
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