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Timestamp: 2017-04-26 13:53:43+00:00
Document Index: 182122103

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'arte 4487', 'art. 5', 'art.26', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art.3']

Diritti e libertà fondamentali tra ordinamento comunitario ed ordinamento interno. Il caso della Gran Bretagna. :: Studi per la pace
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Dr. Antonella de Santis
Chiar.mo Prof. Carlo Amirante
Gli studiosi moderni sono sostanzialmente d'accordo sull'impossibilità della ricerca di un fondamento assoluto dei diritti dell'uomo e sulla conseguente assenza di diritti per loro natura fondamentali: i diritti sono allora storicamente relativi, ossia legati alla diversità dei contesti storici e culturali, eterogenei e possono venire in concorrenza o addirittura essere incompatibili fra di essi.
Storia e teoria generale dei diritti umani.	1.	Evoluzione del concetto "diritti dell'uomo": dalla sudditanza alla cittadinanza. Il capovolgimento dei rapporti Stato-cittadino: l'emersione dell'individuo e dei rapporti fondamentali
2.	Storicita` dei diritti dell'uomo: dalla rivendicazione al riconoscimento. Il problema dell'effettiva protezione
3.	I diritti umani tra Common Law e Civil Law	Capitolo II La tutela dei diritti e delle liberta` fondamentali in Europa tra ordinamento comunitario e convenzione europea dei diritti dell'uomo
1.	I diritti fondamentali nell'Unione Europea
2.	L'evoluzione giurisprudenziale
3.	Il rapporto tra la Corte europea di giustizia e la Corte dei diritti umani
4.	La Carta europea dei diritti.	Capitolo III	Il divieto di tortura e trattamento disumano o degradante nell'ordinamento europeo: il caso della Gran Bretagna. 1.	I diritti fondamentali in Gran Bretagna. I rapporti tra la Convenzione europea dei diritti umani e la corti britanniche
2.	L'art. 3 della Convenzione europea dei diritti nell'ordinamento comunitario
3.	Le violazioni dell'art. 3 della Convenzione europea: il caso della Gran Bretagna
Bibliografia	Abstract
Come dobbiamo pensare oggi l'Europa?
Il vecchio continente ha una visione politica ben consapevole dei propri limiti ma che proprio per questo ha saputo negli ultimi cinquant'anni mantenere la ricerca di stadi sempre più avanzati di integrazione rigorosamente in ambiti economico-finanziari: la non-identificabilità politica attuale dell'Europa è il frutto di questa strategia politica .
L'attuale assetto si poggia sul principio fondamentale di stabilità, ossia sull'impedimento di decisioni politiche che possano spezzare quella rete di reciproci interessi e vantaggi economici che hanno retto il processo di integrazione; corollario del principio di stabilità è l'irreversibilità dello stesso processo, ossia la possibilità che l'integrazione si sviluppi sempre di più. Per garantire questi obiettivi si è attuato un processo di de-politicizzazione delle decisioni che è divenuto l'arma essenziale per assicurare lo sviluppo e il processo di integrazione .
L'irreversibile stabilità di Maastricht fa sì che nessuno Stato potrebbe oggi immaginare di ridisegnare l'Europa secondo i propri poteri nazionali; sono, invece, i principi dell'integrazione a ridisegnare i poteri degli Stati. Ma ancor più rilevante nel processo di de-politicizzazione dell'Europa pare essere l'emersione di un homo democraticus europeo che vive lo spazio europeo come uno spazio di sicurezza e tutela, come luogo protetto e capace di garantire una sempre più efficace difesa dei propri interessi eminentemente economici: si assiste, insomma, ad un'omologazione dello spazio europeo ai meccanismi di concorrenza e mercato invece che alla creazione di una cittadinanza europea che abbia come premessa indispensabile il riconoscimento e la tutela dei diritti della persona.
In questo quadro già notevolmente complesso si inserisce l'inevitabile scontro tra gli organi comunitari, garanti di questo processo, e le specifiche realtà regionali che sempre più insistentemente fanno istanza di riconoscimento delle loro peculiari situazioni e che non sempre risultano compatibili con i ristretti vincoli di tipo economico e, quindi, sociale posti dai primi. Ma forse è proprio nell'ambito di questo scontro che può riemergere con forza l'istanza politica ed il confronto tra una tendenza centralistica fondata su una concezione debole della sussidiarietà e quella federalistica, fondata sulla sinergia tra sovranità competenti per ambiti limitati ma tutte concepite come originarie e non derivate.
Oggi pare che il principio di sussidiarietà sia interpretato nel senso secondo cui, laddove non siano in gioco fattori essenziali di stabilità, altri soggetti pubblici o privati possono assumere competenze sussidiarie rispetto a quelle delle amministrazioni centrali e dei poteri forti meta-politici della Comunità .
All'interno di questo conflitto si insinua anche il dibattito sui diritti dell'uomo il cui riconoscimento e la cui tutela si muovono anch'essi tra una costante abolizione delle barriere tra Stati e il contemporaneo irrigidimento delle sovranità statali nell'ambito del controllo dei diritti e delle libertà . I poli entro cui si esplica la dialettica non dovrebbero costituire elementi di involuzione nella protezione e nell'ampliamento dei diritti e delle libertà riconosciute come fondamentali, bensì fattori di confronto in termini di valorizzazione ed espansione degli stessi. Nell'attuale contesto politico ed istituzionale europeo il riconoscimento, la tutela, la protezione e la crescita quantitativa e qualitativa dei diritti e delle libertà fondamentali si muovono proprio tra ordinamento comunitario e ordinamenti interni, nella capacità di recepire e promuovere in maniera dialettica la creazione di nuovi ambiti di libertà e di sviluppo della persona umana. L'analisi delle relazioni tra ordinamento comunitario e ordinamenti costituzionali degli Stati membri dell'Unione Europea si incentrerà soprattutto sull'influenza sempre più marcata che lo spostamento dei poteri decisionali dal livello statale al livello comunitario determina, sia per l'organizzazione di funzioni e poteri nei singoli stati, sia per il regime delle libertà e dei diritti sociali, in passato riservato all'esclusiva competenza delle singole costituzioni ed alla tutela delle Corti Costituzionali, sia, infine, per gli stessi essenziali concetti di democrazia e partecipazione politica messi in crisi dalle modalità con cui si realizza il processo d'integrazione comunitaria . E' proprio su questo piano che sembra possibile recuperare uno spazio vitale alla decisione politica intesa nel senso alto e autentico di opzione di valore, di scelta ideologica che si oppone all'apparente neutralità della tecnica e del tecnicismo: solo in questo modo si può cercare di riaffermare un'idea della partecipazione politica come valore in sé di una democrazia compiuta . Il problema più difficile da risolvere sulla strada dell'integrazione è allora quello del dislivello verticale tra un'integrazione sistemica di economia ed amministrazione che si realizza sul piano sopra-nazionale, e un'integrazione politica realizzata solo a livello dello stato nazionale: sul cammino che conduce all'Unione europea, gli Stati nazionali costituiscono un ostacolo non tanto per le loro insuperabili pretese di sovranità, quanto piuttosto per il fatto che i processi democratici hanno finora mostrato di funzionare soltanto all'interno dei loro confini .
Diventa perciò grave ed ineludibile la questione se possa realmente esistere una cittadinanza politica di tipo europeo, intendendo con questo non soltanto le condizioni di un agire politico collettivo che oltrepassi le frontiere, ma soprattutto la consapevolezza di un'obbligazione morale nei confronti di un comune patrimonio europeo .
L'art. 6 del Trattato sull'Unione europea, nel testo risultante dal trattato firmato ad Amsterdam il 2 ottobre 1997, stabilisce che l'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri; l'unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario; l'Unione rispetta l'identità nazionale dei suoi Stati membri.
Bisogna, però, vedere se la dialettica diritto interno - diritto comunitario comporti un'espansione democratica in termini di effettiva partecipazione politica dei cittadini, o si risolva, invece, un distacco dai processi democratici di legittimazione allargando la forbice tra l'essere coinvolto e l'essere partecipe in un contesto in cui i provvedimenti presi a livello sopranazionale coinvolge sempre più cittadini in sfere di vita sempre più ampie. In ultima analisi, dato che il ruolo della cittadinanza politica è stato finora istituzionalizzato solo a livello nazionale, i cittadini potrebbero non avere alcuna effettiva possibilità di tematizzare ed influenzare le decisioni prese a livello europeo . Ed è proprio sul terreno dei diritti sociali e sulla loro praticabilità, sulla loro tutela negli Stati dell'Unione europea, che si gioca il futuro della democrazia governante e ben governata perché caratterizzata da un rapporto tra istituzioni e consociati fondato sull'effettivo esercizio della sovranità popolare, sulla partecipazione reale ai processi decisionali e sul consenso politico e sociale dei cittadini .
Primo passo della nostra ricerca sarà la decodificazione del concetto stesso di diritti dell'uomo in un'accezione storica attenta all'evoluzione teorica del tema ma soprattutto attenta ai concreti ed effettivi spazi che le legislazioni hanno nel tempo accordato agli stessi, partendo dal presupposto che i diritti umani sono fini meritevoli di essere perseguiti ma che non sono stati ancora tutti, dappertutto, ed in egual misura, riconosciuti .
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