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Timestamp: 2020-01-24 05:05:53+00:00
Document Index: 167902643

Matched Legal Cases: ['art 67', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 24', 'e contrario', 'art. 2', 'artt 18', 'artt 14', 'art 4', 'artt 15', 'art 7', 'art. 177', 'art. 1747', 'art. 195', 'art. 37', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 44', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 115', 'art. 115', 'sentenza ', 'art. 391', 'art. 31', 'art. 16', 'art. 2744', 'sentenza ', '§ 2', '§ 95', 'art 10', 'art 110', '§ 1', 'art. 36', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 24', 'sentenza ']

Una discutibile opinione della Corte Suprema in materia di adozione omogenitoriale estera. Ritorno al passato e stigma su minore - ARTICOLO29ARTICOLO29
Una discutibile opinione della Corte Suprema in materia di adozione omogenitoriale estera. Ritorno al passato e stigma su minore
Con ordinanza 29071/2019 del dì 11 novembre la I Sezione della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione di massima se l’adozione di un minore da parte di una coppia omosessuale residente negli Stati Uniti sia contraria o meno all’ordine pubblico internazionale. La Corte è stata investita del ricorso avverso l’ordinanza della Corte di Appello di Milano, disponibile su Internet[1], ex art 67 L 218.95, che ordinava al Comune competente la trascrizione del provvedimento adozionale reso da una Corte dello Stato di New York. L’ordinanza, invero, pone all’interprete numerose perplessità di diritto sostanziale e processuale oltre che di redazione del provvedimento
Un cittadino italiano, traferitosi negli Stati Uniti dal 2000[2], contraeva matrimonio[3] con un cittadino statunitense nel 2013. Naturalizzato statunitense, egli e il futuro marito accedevano, nel 2009, a una procedura adozionale ai sensi della legge dello Stato di New York[4], che prevede anche la possibilità che dei genitori acconsentano all’adozione del loro figlio, oltre alla adozione di minori in stato di abbandono, generalmente mediata da agenzie. Invero, nei due casi il Giudice deve svolgere approfondite indagini sulla coppia adottante e solo all’esito di esse e di un periodo di convivenza di almeno tre mesi, può e deve pronunziare l’adozione alla luce del benessere del minore.
Il padre adottivo italiano aveva chiesto al competente Comune la trascrizione della sentenza, ma questo aveva rifiutato, ritenendo necessaria la delibazione del Tribunale dei Minori ex art. 36 L. Adoz. Di contro, l’istante aveva proposto ricorso alla Corte d’Appello di Milano, per eseguire la sentenza straniera. Intervenivano in lite sia l’altro padre, che il Comune, opponendosi. La Corte, ritenuto carente lo standing del Comune, accoglieva il ricorso, ritenendo che la identità di sesso degli adottanti non ostasse all’ordine pubblico internazionale. Seguiva il ricorso del Sindaco-Ufficiale di Governo, difeso ex art. 1 RD 1611/33, alla Suprema Corte, proposto contro un pericoloso ottenne, in cui il PG concludeva per il rigetto della questione sull’ordine pubblico, vastamente argomentando.
La Corte, pur senza far figurare ciò nel dispositivo, ha deciso i primi tre motivi di ricorso. Trattasi di un errore redazionale molto grave, attesa la delicatezza del caso. Il dispositivo si limita a rimettere gli atti al Primo Presidente al fine di valutare se rimettere la decisione del quarto motivo alle Sezioni Unite. Nella specie, non vi è un contrasto logico tra motivazione e dispositivo, ma un’omissione nel contenuto del dispositivo, rimediabile con la procedura di correzione (cfr. Cass. 8060/07[5]).
La Corte risolve condivisibilmente un dubbio spesso postosi ai pratici in consimili casi, visto che l’art. 41 della L. 218/95, ad onta del generale principio di immediata eseguibilità della sentenza straniera, resa in contraddittorio e non contraria all’ordine pubblico internazionale, per le sole sentenze di adozione rinvia alle disposizioni delle leggi speciali, che, in un caso come questo, di residenza dell’adottante italiano da oltre due anni nello Stato della pronunzia , esigono un tenue controllo di conformità di essa ai principi della Convenzione, ragionevolmente certo essendo che non si tratti di un caso di forum shopping. Ma l’art. 36 co 4 fa parte del Titolo III della Legge, che disciplina l’adozione internazionale, conforme alla Convenzione de L’Aja ratificata con Legge 31 dicembre 1998 n 476, Legge che ha riformulato l’intero Titolo III della L. 184/1983, compreso l’art. 36 co 4: e l’adozione internazionale presuppone il trasferimento del minore dallo Stato di origine, dove che sia pronunziato il provvedimento [l’articolo 2 del Trattato recita La Convenzione si applica allorché un minore, residente abitualmente in uno Stato contraente («Stato d’origine») è stato o deve essere trasferito in un altro Stato contraente (« Stato di accoglienza»), sia a seguito di adozione nello Stato d’origine da parte di coniugi o di una persona residente abitualmente nello Stato di accoglienza, sia in vista di tale adozione nello Stato di accoglienza o in quello di origine]. Qui la famiglia di Sarastro[6], Monostatos e del Genietto risiede felicemente negli States, dove il minore è nato, dunque si tratta di un’adozione nazionale statunitense e in caso di contestazione sarà competente la Corte di Appello come per ogni sentenza straniera cui si neghi l’esecuzione. Sul punto si legga anche Corte Cost. sent. N. 76 del 7 aprile 2016[7].
Così stando le cose, e trovandoci di fronte a un Comune che ha rifiutato di trascrivere la sentenza, appare del pari corretto ritenere che il processo ex art. 67 L. 218.95, 30 co 2 d.lgs 150/11, debba svolgersi in contraddittorio con chi la contesti. Ciò avviene correntemente (per una fattispecie di contestazione di una sentenza di condanna in materia commerciale, cfr. Cass. 10540/19[8], che vede la partecipazione del debitore italiano e dei numerosi creditori che avevano ottenuto la sentenza nel New Jersey). Nel vigore, prima della L. 218/95, delle disposizioni sullo speciale giudizio di ‘’delibazione’’ di cui agli artt. 796/805 c.p.c., erano invece parti necessarie solo quelle del processo deciso all’estero[9]. Per l’analoga ragione che il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza in Italia incide sul sig. Monostatos, anche questi doveva partecipare al giudizio, tuttavia, attesa la partecipazione del Sindaco al Giudizio di I grado e la sua successiva proposizione di ricorso per cassazione nonché quella di Monostatos mediante intervento con accettazione del giudizio di merito, la Corte ha respinto (rectius, il motivo era inammissibile per sopravvenuta carenza d’interesse) quest’ultimo motivo, e accolto il precedente (anziché dichiararlo fondato e decidendo nel merito annullare la statuizione di difetto di legittimazione e dichiarare ammissibile il ricorso del Sindaco di Mordor).
La Corte si diffonde a lungo sul quarto motivo – che sottopone al Primo Presidente – con argomenti non convincenti. Il ricorrente aveva sottolineato che solo le coppie sposate eterosessuali possono adottare, anche dopo la L. 76/2016, e che un matrimonio omogenerico statunitense non avrebbe rilevanza in Italia. Errore blu: lo ha eccome, se tra cittadini italiani come trascrivibile unione civile, se tra due cittadini stranieri in ogni caso (Cass. 11696/18[10]). In ogni caso la norma in questione, che prevede un downgrading del matrimonio in unione civile vale per le coppie italiane o miste.
Proseguendo nel suo ragionamento volto a scardinare l’evoluzione di questa società verso il riconoscimento della genitorialità delle coppie omosessuali – del globo , addirittura, data la natura tutta statunitense dell’order of adoption da eseguire – la Corte ritiene non pertinente Cass. 14007/18[11], dove era stata riconosciuta un’adozione ‘’incrociata’’ di due donne sposate, ossia l’adozione, da parte di ciascuna di esse, del figlio biologico dell’altra, nato grazie alla fecondazione eterologa in altro Stato realizzata. Ciò per la ritenuta sussistenza di un parziale dato biologico: argomento falso, in quanto quell’adozione incrociata (straniera) era legittimante ed era compiuta da ciascuna delle genitrici non biologiche nei confronti del figlio dell’altra, in corso di matrimonio, quindi che ciascuna fosse la madre del proprio figlio è assolutamente irrilevante a distinguere le due situazioni. Anzi, oltre alla carenza dell’elemento biologico si trattava dell’adozione legittimante di due persone, ciascuna per sé, del figlio dell’altra, mentre in Italia l’adozione legittimante è riservata alle coppie Semmai, dunque, la Sezione doveva motivatamente dissentire dal precedente, non fingere inesistenti difformità, anche qui mancando un dato biologico e sussistendo un matrimonio in astratto riconoscibile come unione civile al più. La Sezione ha inoltre ignorato Cass. 14987/17[12], resa in caso identico a quello al suo esame (anche ivi trattavasi di adozione statunitense), mentre valorizza SSUU 12193/19 e il parere della Corte EDU del 10 aprile 2019[13], parere che consiglia, peraltro, la Francia a riconoscere rapidamente la relazione tra madre intenzionale e figlio, con uno strumento rimesso alla discrezionalità delle sue autorità: dunque è un precedente non contrario, ma favorevole alle nuove forme familiari. Ma tali precedenti concernono il ben diverso caso della maternità surrogata, in cui, pur sempre, è problematico il rispetto della dignità umana della madre gestante. Invece qui si tratta di un’adozione, dove per definizione non vi è un legame genetico tra adottanti e adottato! Tutto per concludere che tale adozione non essendo prevista dall’art. 6 l. adoz., è di massima importanza verificare se sia contraria all’ordine pubblico internazionale. Orbene, la questione, così posta, sembra richiamare il principio che tutto ciò che è contrario all’ordine pubblico interno lo è anche a quello internazionale, vieto e superato. Con un interessante spunto psicologico quanto al rassicurante idillio della coppia di spose e il torbido retroscena di quella di sposi[14].
Come prima, e meglio, con richiamo della sopra citata Convenzione de L’Aja, la decisione 14987/17 aveva sottolineato che ai sensi dell’art. 24 di essa “Il riconoscimento dell’adozione può essere rifiutato da uno Stato contraente solo se essa è manifestamente contraria all’ordine pubblico, tenuto conto dell’interesse superiore del minore”. Omessa ogni considerazione sul fatto che questo minore vive con i suoi genitori adottivi da 10 anni, e che a chiunque apparirebbe contrario al suo interesse superiore privarlo dei suoi legami giuridici con i parenti del padre, italiano, e dello stesso legame genitoriale, mentre egli si trova in Italia, è a nostro avviso compatibile con l’ordine pubblico internazionale e non lesivo di alcun interesse fondamentale della Repubblica il riconoscimento di tale filiazione adottiva. Negarla sarebbe una palese violazione del diritto internazionale, non solo del citato articolo 24, ma soprattutto della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza del 20.11.89 , ratificata con Legge 176/91, art. 2 co 2: Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari. L’ordinanza rende comunque palese che l’omosessualità è ancora una condizione sociale discriminante a macchia d’olio, anche i figli, istruendo i dubbiosi.
Cripticamente, essa fa riferimento alla circostanza ostativa che l’ordinanza della Corte ambrosiana faccia riferimento all’ordinanza americana di adozione come pronunziata sulla base del mero consenso dei genitori biologici. Ciò è un errore blu visto che l’ordinanza ambrosiana recita ‘’Il Giudice, valutata l’idoneità della coppia adottante alla stregua dell’indagine disposta ai sensi del paragrafo 116 della DOM- Domestic Relations Law…anche sulla base delle informazioni previste dal Social Services Act, ha emesso l’adoption order ritenendo il provvedimento conforme nel caso concreto al best interest del minore’’. Un errore revocatorio.
Inoltre, i nostri giudici dovrebbero saper accedere alle leggi dello Stato di New York[15] e rendersi conto che ivi l’adozione o avviene tramite l’intervento di una Agency (ente pubblico o privato che si occupa di facilitare l’adozione di minori in stato di abbandono, rimossi da famiglie abusive o semplicemente affidati dallo Stato alla Agency per l’adozione) o tramite il cd. Private Placement, cioè la decisione dei genitori di collocarli in adozione, diffusa negli USA e nei paesi anglofoni (per il Regno Unito, Adoption and Children Act 2002, http://www.legislation.gov.uk/ukpga/2002/38/contents/enacted ,artt 18 e 19, per l’Irlanda, Adoption Act 2010 https://aai.gov.ie/images/download/Adoption-Act-2010.pdf, artt 14,16; per il Canada, art 4 Adoption Act della Columbia Britannica http://www.bclaws.ca/civix/document/id/complete/statreg/96005_01 , per l’Australia, Australia del Sud , artt 15,27 e 28 Adoption Act 1988 https://www.legislation.sa.gov.au/LZ/C/A/ADOPTION%20ACT%201988/CURRENT/1988.90.AUTH.PDF , per la Nuova Zelanda, art 7 co 4 Adoption Act 1955 http://www.legislation.govt.nz/act/public/1955/0093/latest/DLM293138.html , negli USA essa è consentita in 45 Stati come adozione indipendente, dove i genitori naturali scelgono gli adottanti, soggetti a scrutinio da parte di un giudice previe indagini, ma anche negli altri cinque i genitori possono affidare l’adottando allo Stato o a un’Agenzia). L’adozione per consenso dei genitori naturali è ammessa in Francia (artt. 351-354 c.c.), in Spagna ex art. 177 c.c., in Germania ex art. 1747 BGB, in Austria ex art. 195 ABGB: per questo i genitori naturali devono manifestare il proprio consenso. Non capiamo perché ciò susciti scandalo nell’ordinanza in commento. La stessa Convenzione de L’Aja fa salvi gli ordinamenti nazionali all’art. 37 e richiede all’art. 4 che il minore sia adottabile, e tale è quello i cui genitori, secondo la lex loci, abbiano prestato un consenso informato, sempre a norma dell’art. 4, rafforzato dalla previsione che ogni forma di compenso è illecita. La Sezione ha anche obliterato Corte Cost 11 dicembre 1989 n. 536 [16], che dichiara non fondate le questioni di legittimità di alcune norme sull’adozione internazionale di cui alla vigente versione della L 184/1983, nella parte in cui consentivano di applicare decisioni straniere di adozione fondate sul presupposto del consenso di genitori: premessa la severa e condivisibile condanna di un “mercato dei bambini” la Consulta così motivava: “La risposta negativa a tale quesito si evince, non tanto dal fatto che il preesistente modello consensuale è stato in taluni casi particolari mantenuto per l’adozione nazionale (art. 44); quanto, piuttosto, dalla latitudine della formula usata nell’art. 31 per definire i provvedimenti stranieri a contenuto adottivo suscettibili di considerazione ai fini della declaratoria di efficacia in Italia (adozione, affidamento preadottivo, altro provvedimento in materia di tutela e degli altri istituti di protezione dei minori)… Tale formula, di per sé, è idonea a ricomprendere qualsiasi modello di adozione: la qual cosa è coerente con le esigenze che – a prescindere da ogni valutazione di merito – il legislatore ha indubbiamente inteso soddisfare. Data la varietà dei modelli di adozione accolti dalle diverse legislazioni e la molteplicità delle relative discipline, si è infatti voluto che l’adozione dei minori stranieri – nel rispetto di irrinunziabili garanzie e in presenza di provvedimenti a contenuto effettivamente adottivo – potesse operare con ampiezza; e ciò al fine di realizzare concreti obiettivi di solidarietà e di collaborazione, che l’adozione internazionale – ove rettamente intesa ed attuata – può conseguire specie rispetto alle situazioni di gravi difficoltà in cui versa parte della popolazione infantile in non pochi Paesi. Non poteva ovviamente non tenersi conto, in quest’ottica, del fatto che il modello consensuale – o in via esclusiva, o in alternativa all’adozione legittimante – è senz’altro il più diffuso, anche nei Paesi europei: sicché il rifiutarlo a priori avrebbe significato contraddire alla predetta esigenza, rendendo praticamente inoperante l’adozione di minori stranieri…Del resto, se tale preclusione aprioristica fosse ipotizzabile, non si spiegherebbe la perdurante adesione dell’Italia alla Convenzione europea in materia di adozione dei minori (firmata a Strasburgo il 24 aprile 1967 e ratificata con legge 22 maggio 1974, n. 357), che all’art. 5 prevede come obbligatorio il consenso dei genitori del minore e consente di prescinderne solo in casi eccezionali. Che l’individuazione della famiglia sostitutiva debba rivestire caratteri di “adeguatezza” e debba perciò avvenire cercando la soluzione ottimale “in concreto” per l’interesse del minore e principio che questa Corte – occupandosi dell’adozione nazionale – ha più volte ricavato dagli artt. 2 e 30, primo e secondo comma, Cost. (cfr. sent. n. 11 del 1981 e sent. n. 198 del 1986). Esso è valido anche per l’adozione di minori stranieri, il che non significa che debba necessariamente essere realizzato con il medesimo strumento che il legislatore ha ritenuto più congruo per l’adozione nazionale, vale a dire con la riserva al giudice della scelta degli adottanti attraverso i meccanismi della comparazione e dell’abbinamento, che la specifica struttura dell’adozione internazionale non consente di impiegare. Ciò che rileva, come ha affermato la Corte di cassazione (sent. n. 5589 del 1987), è che, sia pure per diverse strade, venga tutelato in modo sufficiente l’interesse – essenziale sotto il profilo costituzionale – che al minore sia data una famiglia nuova che sia davvero idonea”.
Più precisamente, nello stato di New York, gli adottanti, ex art. 115 co 1 b) devono ottenere dal giudice la previa idoneità, che dura 18 mesi (art. 115 D co 6); adottanti e genitori devono comparire davanti al giudice, inoltre i genitori, uditi separatamente, sono esaminati da questi e avvertiti che il loro consenso è irrevocabile, e che possono ricorrere al sostegno pubblico. Il Giudice, ricevuto anche il successivo ricorso per adozione, previa una convivenza di tre mesi (artt. 115 e 112 DOM) ordina indagini sugli adottanti (116 co 2 DOM), e se le indagini sono positive, e il Giudice ritiene che l’adozione soddisfi l‘interesse del minore, la approva con ordinanza.
A nostro avviso, fermo il divieto di riesame del merito della sentenza da delibare, la questione, dalla narrativa dei motivi, non è stata posta, se non d’ufficio. In secondo luogo, non è stato studiato questo duplice procedere del diritto statunitense, che consente ai genitori di collocare i figli in adozione – pur circondandoli di garanzie – direttamente a una coppia dichiarata idonea o indirettamente affidandoli ai servizi sociali o a una Agency. Ma anche in Italia una madre può rinunziare, alcuni giorni dopo la nascita, al proprio status, con conseguente immediata adottabilità del figlio. La stessa sezione sembra, per evidente fretta nella lettura degli atti, lamentare non tanto il negozio abdicativo come ostativo all’ordine pubblico internazionale, quanto la sua ‘’mera’’ esistenza, che tale non è, visto che la coppia adottante è stata sottoposta a una duplice indagine, di certificazione e idoneità prima, di accertamento dell’adattamento con il minore, dopo.
Sembra dunque che la Corte, macchiandosi di due errori ex art. 391 bisp.c., nel dispositivo e nella falsa supposizione di un diverso contenuto della ordinanza impugnata, abbia voluto far rivivere vieti concetti già affermati sull’art. 31 prel. decenni fa. Sembra certo che questo bambino non meritasse tanto accanimento da parte dell’Amministrazione e che quel riconoscimento non introduce un mostro a due teste in un contesto giuridico in cui il matrimonio è in recesso (forse per qualche ragione giuridica) e la disposizione dell’articolo 6 l. adoz. è un’opzione come altre, anche datata, perché in ogni condominio ci sono tante famiglie non sposate con figli che si comportano come quelle sposate. Esse (come anche le persone non in coppia) dovrebbero avere un’identica pretesa a richiedere di essere valutate per un’adozione, e l‘articolo 6 non è una barriera vitale dell’ordinamento, che vuole garantire ‘’il diritto di ogni minore a una famiglia’’ per riprendere il titolo della L. 184/1983. La stessa Cassazione, nonostante il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio dipenda dalla legge del padre, in quel caso egiziana, che tale atto non prevedeva, ha ritenuto contrario all’ordine pubblico internazionale proprio tale legge[17]. La sua negazione solo danneggia il minore in odio all’orientamento sessuale dei suoi genitori, con buona pace del suo superiore interesse. Del resto l’ordine pubblico internazionale è ormai definito da SSUU 5 luglio 2011 n. 14650 con riferimento ai principi fondamentali dell’ordinamento, da quelli costituzionali (e la Costituzione non impone un modello di famiglia adottiva, e neppure che vi siano due adottanti) a quelli degli ordinamenti della parte del mondo in cui quell’ordinamento vive, così motivando: “La norma di legge straniera (nella specie, inglese), che ammetta l’acquisto di un bene in conseguenza di un patto commissorio, non è contraria all’ordine pubblico internazionale, ai sensi dell’art. 16 della legge 31 maggio 1995, n. 218, in quanto il relativo divieto non rientra fra i relativi principi fondanti l’ordine pubblico internazionale, come risulta dalla circostanza che il patto commissorio non è conosciuto, né vietato in una parte rilevante dell’Unione europea; né l’art. 2744 cod. civ. costituisce norma di applicazione necessaria, tali essendo quelle spazialmente condizionate e funzionalmente autolimitate – e, perciò solo, destinate ad applicarsi, nonostante il richiamo alla legge straniera – quali, tra le altre, le leggi fiscali, valutarie, giuslavoristiche, ambientali”. In subiecta materia va tenuto conto dell’ambito giuridico settoriale in cui l’Italia vive, che consente, in generale, l’adozione legittimante da parte di coppie omogenitoriali, consentita come segue:
Gran Bretagna Adoption and Children Act 2002
Irlanda Adoption (Amendment) Act 2017.
Francia Loi ouvrant le mariage aux couples de personnes de même sexe 2013-404
Spagna Ley 13-2005
Portogallo Lei 2/2016
Paesi Bassi Wet Openstelling huwelijk , 21.12.00
Belgio Loi modifiant certaines dispositions du Code civil en vue de permettre l’adoption par des personnes de même sexe -2006
Lussemburgo Loi 4 Juillet 2014 A125
Malta Civil Unions Act 2014 ( Act IX of 2014)
Norvegia Ekteskapsloven 2009
Svezia Dal 2003 per le allora esistenti unioni civili
Danimarca Lov 537/10
Germania Gesetz zur Einführung des Rechts auf Eheschließung für Personen gleichen Geschlechts 20.7.17
Austria VERFASSUNGSGERICHTSHOF, sentenza G 119-120/2014-12 11.12.14[18]
Finlandia Legge 20.2.15, vigente dal 1.1.17
La ricerca è limitata ai Paesi europei che consentono l’adozione alla coppia omogenerica, mentre molti altri sanciscono la stepchild adoption per legge. Nel quadro di questi Paesi, inclusa la non menzionata Islanda, nell’ambito dell’Europa Occidentale è semmai la norma italiana, volendo solo contare che nell’UE 14 Stati consentono l’Istituto e altri 14, generalmente appartenenti all’ex Europa dell’Est, oltre Italia, Grecia e Cipro, non lo consentono, non può considerarsi espressione di un principio comune. Considerata la popolazione dell’Europa Occidentale e del Nordamerica, con i cui ordinamenti si hanno rilevanti contatti e influssi, la differenza è schiacciante.
Pagine che non avremmo voluto leggere. Preferiamo chiudere citando X V. Austria[19], CEDH, Grande Chambre, 10.2.13 sull’illecita esclusione della possibilità di adottare il figlio del del partner, registrato o meno, dello stesso sesso: “All the above considerations – the existence of de facto family life between the applicants, the importance of having the possibility of obtaining legal recognition thereof, the lack of evidence adduced by the Government in order to show that it would be detrimental to the child to be brought up by a same-sex couple or to have two mothers and two fathers for legal purposes, and especially their admission that same-sex couples may be as suited for second-parent adoption as different-sex couples – cast considerable doubt on the proportionality of the absolute prohibition on second-parent adoption in same-sex couples arising out of Article 182 § 2 of the Civil Code. Unless any other particularly convincing and weighty reasons militate in favour of such an absolute prohibition, the considerations adduced so far would seem rather to weigh in favour of allowing the courts to carry out an examination of each individual case. This would also appear to be more in keeping with the best interests of the child, which is a key notion in the relevant international instruments (see, in particular, paragraph 49 above, and E.B. v. France, cited above, § 95)”. Qui nessuna special ragione, ulteriore alla mera esistenza di una norma di ordine pubblico interno, viene allegata a dimostrare un pregiudizio in subiecta materia. Non resta che la tradizione, su cui ci piace citare l’opinione del massimo giurista statunitense vivente, Richard Posner[20]. Non resta che augurarsi che le SSUU siano investite del ricorso – che in I Sezione sarebbe verosimilmente accolto, dati gli argomenti già esposti, riportandosi ai precedenti citati e alla nozione “minimalistica” di ordine pubblico internazionale propria di un mondo globalizzato. Diversamente, il decenne Genietto sarà in Italia senza alcun genitore e ben potrebbe essere fermato alla frontiera come minore non accompagnato, e non potrà avere legami con i parenti del padre italoamericano. Oltre a soffrire lo stigma dell’omosessualità dei genitori, meravigliosamente illustrato dallo Associate Justice Anthony Kennedy in Windsor (570 US 744, 26.6.13,at 772): And it humiliates tens of thousands of children now being raised by same-sex couples. The law in question makes it even more difficult for the children to understand the integrity and closeness of their own family and its concord with other families in their community and in their daily lives.
[1] http://schuster.pro/corte-appello-milano-sez-famiglia-ordinanza-9-giugno-2017/
[2] Molte indicazioni si rinvengono nella stessa ordinanza 29071/19, altre sono state integrate dalla ordinanza impugnata di cui alla nota 2.
[3] Martinez v. County of Monroe (50 A.D.3d 189; 850 N.Y.S.2d 740) , non appellata, stabiliva che lo Stato dovesse estendere il matrimonio alle coppie omosessuali, in quanto già riconosceva i matrimoni same-sex outstate; seguiva il Marriage Equality Act del 15 giugno 2011 che modificava l’art 10 A del DOM nel senso che a marriage that is otherwise valid shall be valid regardless of whether the parties to the marriage are of the same or different sex.
[4] Cfr. il New York Code, qui nella versione del 2006 https://law.justia.com/codes/new-york/2006/ che già consentiva, alla sezione DOM – Domestic relations, art 110, l’adozione ai single giusta l’emendamento di cui alla L 2010, ch 509, § 1, eff Sept. 17, 2010. Precedentemente la Court of Appeals aveva affermato la stessa rule of law in Matter of Jacob
November 02, 1995 86 N.Y.2d 651 660 N.E.2d 397 https://govt.westlaw.com/nyofficial/Document/Ief3f5072d9f111d9bf60c1d57ebc853e?viewType=FullText&listSource=Search&originationContext=Search+Result&transitionType=SearchItem&contextData=(sc.Search)&navigationPath=Search%2fv1%2fresults%2fnavigation%2fi0ad62d340000016ea865b30f6e2793b3%3fNav%3dCASE_PUBLICVIEW%26fragmentIdentifier%3dIef3f5072d9f111d9bf60c1d57ebc853e%26startIndex%3d21%26transitionType%3dSearchItem%26contextData%3d%2528sc.Default%2529%26originationContext%3dSearch%2520Result&list=CASE_PUBLICVIEW&rank=28&t_jn=kaye&t_op=MAJ&t_querytext=adoption+unmarried proprio perché se l’adozione è aperta a persone non in coppia, a maggior ragione soddisfa la ratio legis e l’interesse del minore l’adozione da parte di una coppia non sposata.
[5] Mass. Giur. It., 2007.
[6] Dovendo occultare le generalità delle parti, preferiamo seguire la prassi della Corte Costituzionale della Colombia, che ai nomi veri sostituisce nomi operistici o letterari, che si presumono noti al giurista colto. Per i giuristi semicolti Mordor è una regione ne ‘’Il Signore degli Anelli’’ e gli altri personaggi appartengono al Flauto Magico.
[7] Foro It., 2016, 6, 1, 1910: “Il Tribunale per i minorenni di Bologna ritiene evidentemente determinante il fatto che la ricorrente sia – al momento del ricorso – cittadina italiana. Non considera, tuttavia, che, al momento dell’adozione, ella era solo cittadina americana e che l’adozione pronunciata negli Stati Uniti d’America nel 2004 riguardava una bambina di cittadinanza americana. Ha quindi erroneamente ricondotto la fattispecie oggetto del proprio giudizio ad una disposizione – appunto il citato art. 36, comma 4 – volta ad impedire l’elusione, da parte dei soli cittadini italiani, della rigorosa disciplina nazionale in materia di adozione di minori in stato di abbandono, attraverso un fittizio trasferimento della residenza all’estero”.
[8] Fallimento, 2019, 11, 1345 nota di MONTANARI.
[9] Cass. sez. un., 9 aprile 1973, n. 996, in Giur. it., 1974, I, 1, c. 361 ss
[10] Nuova Giur. Civ., 2018, 10, 1442 nota di CAREDDA, Famiglia e Diritto, 2019, 2, 136 nota di SERRA. la non contrarietà all’ordine pubblico internazionale, così come interpretato dal legislatore della L. n. 76 del 2016 e dei decreti delegati, del riconoscimento del matrimonio e delle unioni civili o istituti analoghi contratti all’estero, è consacrata dalla L. n. 218 del 1995, artt. 32 bis e quinquies. Gli atti di matrimonio e di unioni riconosciute producono senz’altro effetti giuridici nel nostro ordinamento secondo il regime di convertibilità stabilito dalle nuove norme…L’art. 32 bis (L 218.95), in conclusione, non trova applicazione diretta nell’ipotesi in cui venga richiesto il riconoscimento di un’unione coniugale contratta all’estero tra due cittadini stranieri. Il matrimonio dovrebbe essere trascritto, in questa ipotesi, come tale, senza operare alcuna conversione.
[11] Foro It., 2018, 9, 1, 2717 . Non è contraria all’ordine pubblico ed è quindi trascrivibile nei registri dello stato civile italiano la sentenza straniera che abbia pronunciato l’adozione piena dei rispettivi figli biologici, da parte di due donne di cittadinanza francese coniugate in Francia e residenti in Italia, poiché, ai sensi dell’art. 24 della Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale del 1993, il riconoscimento dell’adozione può essere rifiutato da uno Stato contraente solo se, tenuto conto dell’interesse superiore del minore, essa sia manifestamente contraria all’ordine pubblico. Tale interesse, nella specie già vagliato dal giudice straniero, coincide con il diritto del minore al mantenimento della stabilità della vita familiare consolidatasi con entrambe le figure genitoriali, senza che abbia rilievo la circostanza che le stesse siano rappresentate da una coppia dello stesso sesso, non incidendo l’orientamento sessuale sull’idoneità dell’individuo all’assunzione della responsabilità genitoriale.
[12] Foro It., 2017, 7-8, 1, 2280; Così definito il contenuto e gli effetti dell’atto di cui si chiede il riconoscimento, soltanto all’esito dell’integrazione del contraddittorio, potrà essere svolto l’esame in concreto sul regime giuridico applicabile alla specie. Al riguardo la Corte Costituzionale con la sentenza n. 76 del 2016 ha tracciato i confini del perimetro applicativo della disciplina normativa relativa all’adozione internazionale, in relazione al riconoscimento di atti contenenti status genitoriali adottivi, precisando quali siano le condizioni fattuali per l’applicazione dell’art. 41, primo comma, e quali quelle della L. n. 218 del 1995, comma 2. Anche dai più recenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità (Cass. 19599 del 2016), peraltro, possono trarsi rilevanti principi di diritto in tema di definizione del parametro dell’ordine pubblico internazionale in correlazione con l’interesse superiore del minore, posto come fattore di primaria rilevanza anche dalla Convenzione dell’Aja, fatta il 29 maggio 1993 (Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale) e ratificata con la L. n. 476 del 1998, che all’art. 24, stabilisce: “Il riconoscimento dell’adozione può essere rifiutato da uno Stato contraente solo se essa è manifestamente contraria all’ordine pubblico, tenuto conto dell’interesse superiore del minore”.
[13] https://hudoc.echr.coe.int/eng#{“documentcollectionid2”:[“ADVISORYOPINIONS”],”itemid”:[“003-6380464-8364383”]}
[14] Cfr. DOGLIOTTI, Famiglia e Diritto, 2019, 7, 653 (nota a sentenza) Le sezioni unite condannano i due padri e assolvono le due madri, che mi pare un titolo espressivo.
[15] Per comodità delle SSUU, le riproduciamo:
109. Definitions. When used in this article, unless the context or subject matter manifestly requires a different interpretation:
“Adoptive parent” or “adoptor” shall mean a person adopting and “adoptive child” or “adoptee” shall mean a person adopted.
“Judge” shall mean a judge of the family court of any county in the state.
“Surrogate” shall mean the surrogate of any county in the state and any other judicial officer while acting in the capacity of surrogate.
“Authorized agency” shall mean an authorized agency as defined in the social services law and, for the purpose of this article, shall include such corporations incorporated or organized under the laws of this state as may be specifically authorized by their certificates of incorporation to receive children for purposes of adoption.
“Private-placement adoption” shall mean any adoption other than that of a minor who has been placed for adoption by an authorized agency.
110. Who may adopt; effect of article. An adult unmarried person, an adult married couple together, or any two unmarried adult intimate partners together may adopt another person. (OMISSIS)
111. Whose consent required. 1. Subject to the limitations hereinafter set forth consent to adoption shall be required as follows: (a) Of the adoptive child, if over fourteen years of age, unless the judge or surrogate in his discretion dispenses with such consent; (b) Of the parents or surviving parent, whether adult or infant, of a child conceived or born in wedlock; (c) Of the mother, whether adult or infant, of a child born out of wedlock; (d) Of the father, whether adult or infant, of a child born out-of-wedlock and placed with the adoptive parents more than six months after birth, but only if such father shall have maintained substantial and continuous or repeated contact with the child as manifested by: (i) the payment by the father toward the support of the child of a fair and reasonable sum, according to the father’s means, and either (ii) the father’s visiting the child at least monthly when physically and financially able to do so and not prevented from doing so by the person or authorized agency having lawful custody of the child, or (iii) the father’s regular communication with the child or with the person or agency having the care or custody of the child, when physically and financially unable to visit the child or prevented from doing so by the person or authorized agency having lawful custody of the child. The subjective intent of the father, whether expressed or otherwise, unsupported by evidence of acts specified in this paragraph manifesting such intent, shall not preclude a determination that the father failed to maintain substantial and continuous or repeated contact with the child. In making such a determination, the court shall not require a showing of diligent efforts by any person or agency to encourage the father to perform the acts specified in this paragraph. A father, whether adult or infant, of a child born out-of-wedlock, who openly lived with the child for a period of six months within the one year period immediately preceding the placement of the child for adoption and who during such period openly held himself out to be the father of such child shall be deemed to have maintained substantial and continuous contact with the child for the purpose of this subdivision. (e) Of the father, whether adult or infant, of a child born out-of-wedlock who is under the age of six months at the time he is placed for adoption, but only if: (i) such father openly lived with the child or the child’s mother for a continuous period of six months immediately preceding the placement of the child for adoption; and (ii) such father openly held himself out to be the father of such child during such period; and (iii) such father paid a fair and reasonable sum, in accordance with his means, for the medical, hospital and nursing expenses incurred in connection with the mother’s pregnancy or with the birth of the child. (f) Of any person or authorized agency having lawful custody of the adoptive child.
The consent shall not be required of a parent or of any other person having custody of the child:
(a) who evinces an intent to forego his or her parental or custodial rights and obligations as manifested by his or her failure for a period of six months to visit the child and communicate with the child or person having legal custody of the child, although able to do so; or (b) who has surrendered the child to an authorized agency under the provisions of section three hundred eighty-three-c or three hundred eighty-four of the social services law; or (c) for whose child a guardian has been appointed under the provisions of section three hundred eighty-four-b of the social services law; or (d) who, by reason of mental illness or mental retardation, as defined in subdivision six of section three hundred eighty-four-b of the social services law, is presently and for the foreseeable future unable to provide proper care for the child. The determination as to whether a parent is mentally ill or mentally retarded shall be made in accordance with the criteria and procedures set forth in subdivision six of section three hundred eighty-four-b of the social services law; or (e) who has executed an instrument, which shall be irrevocable, denying the paternity of the child, such instrument having been executed after conception and acknowledged or proved in the manner required to permit the recording of a deed.
3. (a) Notice of the proposed adoption shall be given to a person whose consent to adoption is required pursuant to subdivision one and who has not already provided such consent. (b) Notice and an opportunity to be heard upon the proposed adoption may be afforded to a parent whose consent to adoption may not be required pursuant to subdivision two, if the judge or surrogate so orders. (c) Notice under this subdivision shall be given in such manner as the judge or surrogate may direct. (d) Notwithstanding any other provision of law, neither the notice of a proposed adoption nor any process in such proceeding shall be required to contain the name of the person or persons seeking to adopt the child.
4. Where the adoptive child is over the age of eighteen years the consents specified in paragraphs (b), (c) and (d) of subdivision one of this section shall not be required, and the judge or surrogate in his discretion may direct that the consent specified in paragraph (f) of subdivision one of this section shall not be required if in his opinion the best interests of the adoptive child will be promoted by the adoption and such consent cannot for any reason be obtained.
An adoptive child who has once been lawfully adopted may be readopted directly from such child’s adoptive parents in the same manner as from its natural parents. In such case the consent of such natural parents shall not be required but the judge or surrogate in his discretion may require that notice be given to the natural parents in such manner as he may prescribe.
For the purposes of paragraph (a) of subdivision two: (a) In the absence of evidence to the contrary, the ability to visit and communicate with a child or person having custody of the child shall be presumed. (b) Evidence of insubstantial or infrequent visits or communication by the parent or other person having custody of the child shall not, of itself, be sufficient as a matter of law to preclude a finding that the consent of such parent or person to the child’s adoption shall not be required. (c) The subjective intent of the parent or other person having custody of the child, whether expressed or otherwise, unsupported by evidence of acts specified in paragraph (a) of subdivision two manifesting such intent, shall not preclude a determination that the consent of such parent or other person to the child’s adoption shall not be required. (d) Payment by a parent toward the support of the child of a fair and reasonable sum, according to the parent’s means, shall be deemed a substantial communication by such parent with the child or person having legal custody of the child.
112. General provisions relating to adoption from authorized agencies. In an adoption from an authorized agency the following requirements shall be observed:
The adoptive parents or parent and the adoptive child must appear for examination before a judge or surrogate of the county specified in section one hundred thirteen of this title. The judge or surrogate, however, may in his discretion dispense with the personal appearance of the adoptive child or of an adoptive parent who is on active duty in the armed forces of the United States. ( OMISSIS)
Where the adoptive child is less than eighteen years of age, no order of adoption shall be made until such child has resided with the adoptive parents for at least three months unless the judge or surrogate in his discretion shall dispense with such period of residence and shall recite in the order the reason for such action. When the adoptive
parents are the foster parents in whose home the adoptive child has been placed out or boarded out for a period in excess of three months, such period shall be deemed to constitute the required period of residence.
Before making an order of adoption the judge or surrogate shall inquire of the department of social services and the department shall inform the court whether an adoptive parent is the subject of an indicated report, as such terms are defined in section four hundred twelve of the social services law, filed with the statewide central register of child abuse and maltreatment pursuant to title six of article six of the social services law and shall cause to be made an investigation by a disinterested person or by an authorized agency specifically designated by the judge or surrogate to examine into the allegations set forth in the petition and to ascertain such other facts relating to the adoptive child and adoptive parents as will give such judge or surrogate adequate basis for determining the propriety of approving the adoption. A written report of such investigation shall be submitted before the order of adoption is made. As used in this subdivision, “disinterested person” includes the probation service of the family court. Such an inquiry shall not be required if the findings of such an inquiry made within the past twelve months is available to the judge or surrogate.
114. Order of adoption. 1. If satisfied that the best interests of the adoptive child will be promoted thereby the judge or surrogate shall make an order approving the adoption and directing that the adoptive child shall thenceforth be regarded and treated in all respects as the child of the adoptive parents or parent. In determining whether the best interests of the adoptive child will be promoted by the adoption, the judge or surrogate shall give due consideration to any assurance by a commissioner of social services that he will provide necessary support and maintenance for the adoptive child pursuant to the social services law.
115. General provisions relating to private-placement adoptions. 1. (a) Except as otherwise provided in this title, private-placement adoptions shall be effected in the same manner as provided in sections one hundred twelve and one hundred fourteen of title two of this article.
(b) A person or persons seeking to commence a private-placement adoption shall, prior to the submission of a petition for such adoption and prior to any transfer of physical custody of an adoptive child, be certified as a qualified adoptive parent or parents by a court of competent jurisdiction pursuant to section one hundred fifteen-d of this title. The provisions of such section may be waived upon the court’s own motion or upon the application of any party for good cause shown.
115-d. Petition for certification. (OMISSIS) 4. A pre-placement investigation conducted pursuant to the provisions of this section shall be made by a disinterested person who in the opinion of the judge or surrogate is qualified by raining and experience to examine into the allegations set forth in the application and any other factors which may be relevant to the suitability of the applicant or applicants as a qualified adoptive parent or parents. For the purposes of this section, a disinterested person shall also include a licensed master social worker, licensed clinical social worker, the probation service of the family court or an authorized agency specifically designated by the court to conduct pre-placement investigations.
Such disinterested person shall file with the court a written report of his or her investigation into the truth and accuracy of the allegations set forth in the application and his or her investigation of the various factors which may be relevant to the suitability of the applicant or applicants as qualified adoptive parents. Such investigation shall include, but not be limited to, a personal interview and visit at the applicant’s or applicants’ home and an investigation of any other facts relating to the familial, social, religious, emotional and financial circumstances of the adoptive parent or parents which may be relevant to certification as a qualified adoptive parent or parents.
Certification and provisional certification. If after consideration of the report submitted by the disinterested person, and all other relevant and material factors, the court grants the application, the applicant or applicants may accept physical custody of a child for the purposes of adoption, either prior to or contemporaneous with the filing of an adoption petition. The order granting the petition shall be valid for a period not to exceed eighteen months and shall be accepted as proof of certification by any court of competent jurisdiction within the state
116. Orders of investigation and order of adoption. 1. When the adoptive child is less than eighteen years of age, no order of adoption shall be made until three months after the court shall have received the petition to adopt, except where the spouse of the adoptive parent is the birth parent of the child and the child has resided with the birth parent and adoptive parent for more than three months, such waiting period shall not be required. The judge or surrogate may shorten such waiting period for good cause shown, and, in such case the order of adoption shall recite the reason for such action. The three months residence period specified in section one hundred twelve of title two of this article and the three months waiting period provided in this subdivision may run concurrently in whole or in part.
Stage one of private-placement adoption. At the time of receiving the petition, agreement and consents, the judge or surrogate, upon finding that the applicable provisions of this title have been complied with and that it appears that the adoption may be in the best interests of the child, shall issue an order of investigation hereunder. The order of investigation shall require that the report of such investigation be made in accordance with subdivision three of this section, and may require or authorize further investigations from time to time until the granting of the order of adoption. Such order shall direct that such investigation shall not unnecessarily duplicate any previous investigations which have been made of the petitioner or petitioners pursuant to section one hundred fifteen-d of this title. Should such investigation give apparent cause, the judge or surrogate shall require the petitioner or petitioners to show cause why the child should not be removed from the home, upon due notice to all persons whose consent is required for the adoption, and in any case where the consent of the birth mother would not otherwise be required, the judge or surrogate may in his discretion require that she be given due notice. On the return date the judge or surrogate shall take proof of the facts shown by any such investigation. If the court is satisfied that the welfare of the child requires that it be removed from the home, the judge or surrogate shall by order remove the child from the home of the petitioner or petitioners and return the child to a birth parent or place the child with an appropriate authorized agency, or, in the case of a surrogate, transfer the child to the family court. The judge or surrogate may also require that notice be given to an appropriate authorized agency.
Stage two of private-placement adoption. If the judge or surrogate has found that there has been compliance with all the requirements hereof and is satisfied that the best interests of the child will be promoted by granting an order of adoption, the provisions of section one hundred fourteen of title two of this article shall apply.
https://law.justia.com/codes/new-york/2006/domestic-relations/dom0117_117.html
[16] Giur. It., 1990, I,1, 681 nota di CHIAROLLA
[17] Cass. civ. Sez. I, 28/12/2006, n. 27592, Famiglia e Diritto, 2007, 12, 1113 nota di DE FEIS, TOMMASEO.
[18] http://www.articolo29.it/diritto-comparatoorientamento-sessualedecisionifiliazione/
[19] http://hudoc.echr.coe.int/fre?i=001-116998
[20] Cfr. Baskin v Bogan,766 F.3d 648, 2014 WL 4359059 (7th Cir.) sentenza d’appello da lui estesa, resa a voti unanimi, relativa alle norme proibitive dei matrimoni omogenerici nel Wisconsin e nell’Indiana, che motiva : “La tradizione di per sé non ha un significato positivo o negativo. Vi sono buone tradizioni, cattive tradizioni messe alla berlina in famose opere letterarie come ‘’Nella colonia penale’’ di Kafka…cattive tradizioni che sono realtà storiche come il cannibalismo, la legatura dei piedi, il suicidio rituale, e tradizioni che da un punto di vista dell’ordine pubblico non sono né buone né cattive (come giocare a dolcetto o scherzetto ad Halloween). La tradizione di per sé, perciò, non può essere una ragione legale per una discriminazione, senza considerazione per l’età della tradizione stessa. Holmes pensava che fosse rivoltante non avere una migliore ragione per sostenere una rule of law che il fatto che la stessa si era affermata al tempo di Enrico IV. Enrico IV (il Sovrano inglese, non quello francese, Holmes – Oliver Wendell Holmes, 1841-1935, giurista, ordinario di diritto ad Harvard, infine Giudice della Corte Suprema, NDA- presumibilmente si stava riferendo al primo) morì nel 1413. La critica dell’omosessualità è molto più antica. Nel libro del Levitico, 18,22 leggiamo “tu non dovrai giacere con un uomo come con una donna: è un abominio”.
“Il Wisconsin fa notare che molte venerabili consuetudini sembrano riposare su nulla più che una tradizione. Perché gli uomini portano la cravatta? Perché la gente si stringe la mano (così spargendo germi) o si baciano sulla guancia salutando un amico? Perché il Presidente il giorno del ringraziamento risparmia una coppia di tacchini (due su più che 40 milioni di tacchini ammazzati per il pranzo del ringraziamento) dal coltello del macellaio? Ma queste tradizioni, mentre possono sembrare sciocche al pedante, almeno sono innocue. Se una tradizione non apporta alcun beneficio sociale ed è scritta nel Codice e discrimina contro un gruppo di persone e le pregiudica al di là della sola offesa, non è un innocuo anacronismo; è una violazione della clausola di eguale protezione, esattamente come in Loving”. Più in generale vedi il mio libro Just Married, Mimesis 2016, sulla evoluzione della giurisprudenza americana sul V emendamento in materia di matrimonio omogenerico.