Source: https://www.diritto.it/normativa/direttiva-presidente-del-consiglio-dei-ministri-1422012/
Timestamp: 2018-06-24 16:54:48+00:00
Document Index: 170184323

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 39', 'art. 3', 'art. 39', 'art. 6', 'art. 45', 'art. 72', 'art. 39']

Direttiva Presidente del Consiglio dei Ministri 14/2/2012
Attuazione delle disposizioni concernenti la tutela amministrativa delle informazioni coperte da segreto di Stato e degli atti relativi al segreto di Stato, contenute nel D.P.C.M. 22 luglio 2011, n. 4
G.U. 5/3/2012, n. 54
Il ricorso allo speciale vincolo è stato ancorato – così come già accadeva con la legge n. 801- alla necessità di salvaguardare beni essenziali per la conservazione dello Stato: l’integrità della Repubblica, la difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, l’indipendenza dello Stato e la sua preparazione e difesa militare (art. 39, comma 1, della legge n. 124/2007).
La legge n. 124, in termini di novità rispetto al passato, ha previsto un criterio di valutazione del danno che si vuole evitare con il ricorso al segreto di Stato, prescrivendo che esso debba configurarsi come tale da «ledere gravemente» la salus rei publicae (art. 39, comma 3 e art. 3 del regolamento attuativo emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008).
Con il richiamo al principio della gravità del danno il legislatore ha inteso ancorare saldamente il segreto di Stato al criterio del bilanciamento tra l’esigenza di salvaguardare interessi essenziali della Repubblica e la tutela di interessi potenzialmente confliggenti, anch’essi di natura costituzionale, destinati ad essere sacrificati quando si fa ricorso all’istituto.
In tale quadro, la legge ha introdotto anche nuovi casi di inopponibilità del segreto di Stato. Rispetto all’ipotesi già prevista dalla legge n. 801/1977, concernente i reati eversivi dell’ordine costituzionale, costituiscono ora motivo ostativo anche i fatti di terrorismo e quelli costituenti i delitti di cui agli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale(rispettivamente rubricati: devastazione, saccheggio e strage; associazione di tipo mafioso; scambio elettorale politico-mafioso; strage).
In ragione di ciò, le SS.LL. vorranno dare precise direttive affinché ogni procedura volta a sottoporre alle determinazioni presidenziali i provvedimenti in tema di segreto di Stato, sia di conferma del vincolo opposto all’Autorità giudiziaria dai soggetti legittimati, ai sensi degli articoli 202 e 256-ter c.p.p. e 41 della legge n. 124, sia di apposizione, ai sensi dell’art. 39, comma 4, della stessa legge, venga espietata per il tramite dell’UCSe, trasmettendo all’Organo nazionale di sicurezza, di cui all’art. 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 4/2011, tutti gli elementi conoscitivi utili all’espletamento dell’istruttoria.
Nella stessa ottica le Amministrazioni dovranno sensibilizzare il proprio personale sulla necessità, ove ritenga di poter essere chiamato a deporre su fatti o documenti coperti dal segreto di Stato, o suscettibili di essere oggetto del segreto di Stato a norma del regolamento 8 aprile 2008, di darne, così come previsto dall’art. 45, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2011, n. 1, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 2011, immediata comunicazione al Presidente del Consiglio affinché, ove necessario, possa adottare, nella sua qualità di Autorità nazionale per la sicurezza, le determinazioni di propria competenza. Anche tali comunicazioni andranno inoltrate dalle Amministrazioni per il tramite del surrichiamato Organo nazionale di sicurezza.
La norma è diretta a consentire che, attraverso l’UCSe, il Presidente del Consiglio possa avere in maniera costante e tempestiva contezza di tutte le informazioni correlate ai diversi casi di ricorso al segreto di Stato. È su tale base, inoltre, che il Presidente del Consiglio dei Ministri potrà assolvere agli obblighi di comunicazione nei confronti del COPASIR, previsti dall’art. 72, comma 4, del regolamento.
Avere certezza sul dies a quo del segreto di Stato è indispensabile per l’applicazione delle norme che ne disciplinano l’efficacia nel tempo. Al riguardo, si richiama l’attenzione delle Amministrazioni interessate sulla necessità di valutare e formulare, con congruo anticipo rispetto alla scadenza del termine di quindici anni previsto dalla legge, eventuali proposte di proroga da sottoporre, per il tramite dell’Organo nazionale di sicurezza, al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Quanto all’oggetto del segreto, va ricordato che gli ambiti informativi suscettibili di essere protetti dal segreto di Stato sono indicati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008, attuativo dell’art. 39 della legge n. 124, che individua – seppur in forma non tassativa – talune «categorie di riferimento» ritenute in astratto tutelabili mediante il segreto di Stato.