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Timestamp: 2017-01-18 08:05:40+00:00
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HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 393 cod. proc. civile: Estinzione del processo L’AUTORE: Redazione
Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all’articolo precedente, o si avvera successivamente a essa una causa di estinzione del giudizio di rinvio, l’intero processo si estingue; ma la sentenza della corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia instaurato con la riproposizione della domanda (1).
Estinzione del processo: [v. 306]; Riassunzione: [v. 392].
(1) Si ritengono applicabili anche all’estinzione del giudizio di rinvio alcune delle regole sugli effetti dell’estinzione fissate nell’art. 310. In particolare, conservano efficacia le decisioni di merito passate in giudicato (ad es. sentenze non definitive, sentenze definitive impugnate solo in parte); inoltre le prove assunte nel giudizio estinto conservano l’efficacia di argomenti di prova [v. 116]. Se l’estinzione coinvolge una sentenza non definitiva sul an debeatur, si determina automaticamente la caducazione anche della sentenza definitiva sul quantum, anche nel caso in cui rispetto ad essa si sia formato il giudicato. In caso di litisconsorzio necessario, la tempestiva riassunzione della causa nei confronti di uno solo dei litisconsorti è sufficiente ad evitare ogni decadenza e quindi ad impedire l’estinzione del processo ex art. 393.
Mancata riassunzione: effetti
La mancata riassunzione del giudizio di rinvio determina, ai sensi dell’art. 393 c.p.c., l’estinzione non solo di quel giudizio ma dell’intero processo, con conseguente caducazione di tutte le sentenze emesse nel corso dello stesso, eccettuate quelle già coperte dal giudicato (in quanto non impugnate), restando inapplicabile al giudizio di rinvio l’art. 338 dello stesso codice, che regola gli effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione. Pertanto, la sentenza riformata in appello resta anch’essa definitivamente caducata, senza possibilità di reviviscenza a seguito della cassazione della sentenza di appello.
Cass. 6 dicembre 2002, n. 7372.
In tema di effetti del giudizio di rinvio sul giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora alla pronuncia del decreto sia seguita opposizione, questa sia stata accolta, e la sentenza di merito sia stata a sua volta cassata con rinvio dalla Corte cass., alla mancata riassunzione del giudizio in sede di rinvio consegue non già l’estinzione dell’intero procedimento, giusta il disposto dell’art. 393 c.p.c., bensì l’applicazione della specifica disciplina di cui al successivo art. 653, a mente del quale in caso di estinzione del processo di opposizione «il decreto che non ne sia già munito acquista efficacia esecutiva», che ripone la sua ragion d’essere nella natura di condanna con riserva del decreto d’ingiunzione, sicché all’estinzione del procedimento di rinvio per mancata riassunzione consegue l’efficacia esecutiva del decreto medesimo. Né può verificarsi la prescrizione del diritto (ove dall’inizio del procedimento monitorio sia trascorso il tempo necessario per la prescrizione), mettendo nel nulla l’effetto sospensivo permanente previsto dall’art. 2945 c.c., atteso che per il disposto della norma citata (allo stesso modo di quanto statuito dall’art. 338 c.p.c. nel caso di estinzione del giudizio d’appello e passaggio in giudicato della sentenza impugnata) l’estinzione del processo consuma il diritto d’opposizione e non incide sul decreto opposto.
Cass. 11 maggio 2005, n. 9876; conforme Cass. 25 marzo 2003, n. 4378.
L’estinzione del giudizio di rinvio conseguente alla cassazione con rinvio di una sentenza non definitiva sull’”an debeatur”, travolge anche la sentenza definitiva sul “quantum”, ancorché rispetto ad essa si sia formato il giudicato formale, che è solo apparente perché condizionato alla mancata riforma della sentenza non definitiva che ne costituisce l’antecedente logico - giuridico. Ne consegue che, ove la parte, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, abbia tempestivamente ed adeguatamente documentato la vicenda estintiva, deve escludersi che residui un interesse ad impugnare per cassazione la sentenza sul “quantum” per farne valere gli eventuali vizi di legittimità, attesa l’automaticità della caducazione che non richiede una pronuncia della Cassazione.
Cass. lav., 3 dicembre 2008, n. 28727.
L’estinzione del processo comporta, ai sensi dell’art. 2945, terzo comma, c.c., il permanere dell’effetto interruttivo della prescrizione provocato dalla domanda giudiziale, dalla quale comincia a decorrere il nuovo periodo di prescrizione, restando escluso l’effetto permanente dell’interruzione previsto dal secondo comma dello stesso articolo. Ciò vale anche nel caso di estinzione del processo ai sensi dell’art. 393 c.p.c. per mancata riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio, atteso che la seconda parte di tale norma, nell’affermare l’effetto vincolante della sentenza di cassazione nel nuovo processo instaurato con la riproposizione della domanda, intende far salvo solo il principio di diritto enunciato dalla sentenza del giudice di legittimità.
Cass. 9 marzo 2006, n. 5104.
Conseguenze dell’estinzione
Nel caso di estinzione del giudizio di rinvio per sua mancata (o tardiva) riassunzione, deve ritenersi, comunque, applicabile il disposto di cui all’art. 310 c.p.c., con la conseguenza che, nel nuovo processo eventualmente instaurato attraverso la riproposizione della domanda, conservano efficacia, e sono pertanto utilizzabili, tutte le statuizioni di merito su cui, nel corso del procedimento ormai estinto, si sia formato il giudicato, e cioè le sentenze di merito non definitive che non abbiano formato oggetto di impugnazione (o i cui motivi di impugnazione siano stati rigettati), ovvero quelle definitive, ma passate solo parzialmente in giudicato, per essere stati accolti i motivi di ricorso solo relativamente ad alcuni capi della sentenza, in virtù del principio della formazione progressiva del giudicato.
Cass. 15 maggio 2001, n. 6712.
Nel caso di estinzione del processo per mancata riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio, ai sensi dell'art. 393 c.p.c., l'effetto vincolante del principio di diritto enunciato dalla sentenza della Corte di cassazione, nel nuovo processo instaurato con la riproposizione della domanda, non preclude alle parti di formulare domande o eccezioni nuove rispetto a quelle del giudizio estinto, non operando la preclusione, stabilita invece dall'art. 394, comma 3, c.p.c. con riguardo al procedimento in sede di rinvio, di prendere conclusioni diverse da quelle prese nel processo in cui fu pronunciata la sentenza cassata.
Cassazione civile sez. II 30 agosto 2012 n. 14723
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