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Timestamp: 2020-08-11 13:05:00+00:00
Document Index: 124106674

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Savona - Ci sono personaggi che compaiono nella "Teardo story" indicati, a torto o a ragione, in quella zona grigia tra politica, malaffare, affari, pubblica amministrazione, imprenditoria privata, piovra, mani sulla città. Come si è trasformato, negli anni, il "modello Teardo"? I "tempi bui" sono davvero tornati, come confermerebbe il "silenzio di tomba" seguito al libro-testimonianza del giornalista Bruno Lugaro dal titolo "Il fallimento perfetto"? Dove si accenna, tra l'altro, all'eredità del teardismo, con nuovi e vecchi attori. Dove emerge la corrosione di un tessuto sociale e soprattutto di sviluppo sostenibile. Incoraggiato, rispetto a quei tempi, da una diffusa "assenza" delle istituzioni.
Rileggendo l'"affresco-sentenza" che allora scrisse il giudice Vincenzo Ferro (parlò di "auri sacra fames") sono cambiati i metodi, i personaggi, non la sostanza forse ad opera di un "manipolo di furbetti" che tiene in scacco Savona, ma anche la provincia, con la sua Riviera ricca di occasioni per far soldi, tanti, in fretta. Traduzione: cementizzazione con monolocali e bilocali. Con "presidenti" amici degli amici, sindaci ora compiacenti, ora incapaci. A discapito di un civile sviluppo che finisce, lo ripetiamo per l'ennesima volta, per arricchire pochi, impoverire molti e soprattutto sta scardinando le fondamenta del turismo e dell'agricoltura, dopo aver ucciso le industrie, gli alberghi, deturpato la risorsa ambientale, saccheggiato il territorio.
In una precedente puntata abbiamo raccontato stralci di verbali di interrogatorio di Alberto Teardo nei mesi successivi al suo arresto e il primo "confronto" tra accusa e difesa, con la motivazione della sentenza di primo grado a Savona che con le sue 463 pagine dattiloscritte può essere considerata la "bibbia" della "verità processuale" (che non è necessariamente la "verità reale") del troncone principale del maxi-processo. Seguirà, infatti, con ben altra sorte, la cosiddetta "Teardo-bis".
Abbiamo, tra gli altri personaggi, citato la domanda che il giudice istruttore Michele Del Gaudio (verbalizzante il maresciallo dei carabinieri, Gianmario Caletti) fece al detenuto-imputato Teardo.
In questa puntata cercheremo di offrire al lettore alcune sfaccettature di quel mondo, lasciando parlare gli atti (di ieri), ma anche della storia più recente.
Prendiamo a "campione" due mondi. Quello politico-amministrativo (con Mauro Testa ed Euro Bruno, uscirono scagionati seppure con formule diverse, per Testa rimase soprattutto una prescrizione di reato alla quale aveva facoltà di opporsi e non lo fece).
Sull'altro fronte, un big del mondo degli affari, nel caso il "cosiddetto" Gruppo Lombardini (lo ritroveremo anche nelle operazioni edilizie dell'area portuale di Savona). Su un fronte ancora diverso, un appaltatore che all'epoca operava con l'Iacp, definito l'ente più corrotto della provincia. Il suo nome è sparito dalle cronache, si tratta di Francesco Filippone.
INTERROGATORO DI TEARDO
Del Gaudio: legga questo figlietto....
Teardo: <Rimostratemi il foglietto di appunti n.6 , in cui compare il nome di Filippone e Bettarini, riconosco la mia grafia e trattasi di una raccomandazione di certo Filippone di Albenga, di origini credo calabresi, che avanza dei soldi dallo Iacp di Imperia, ove era direttore Bettarini. Scrissi questo foglietto in occasione di una cena elettorale ad Albenga o meglio nella zona di Albenga. Mi sembra però che non ho fatto la raccomandazione in questione...>.
Del Gaudio: A Lei risulta che Filippone avesse rapporti con esponenti del suo partito...ad Albenga, a Savona...
Teardo: <Mai sentito, non ricordo neppure se avesse rapporti con compagni socialisti del savonese...>.
RETROSCENA DI UNA SMENTITA
Pubblichiamo [vedi...allegato .pdf] la lettera che Francesco Filippone il 15 novembre 1980, aveva inviato al Secolo XIX. Da essa emergono alcuni fatti. Il giornale pubblicò, anche con l'apporto di corrispondenze dalla Calabria, vicende che riguardavano Cittanova (storie di ‘ndrangheta, insomma). Filippone scriveva e smentiva chi l'aveva in qualche modo chiamato in causa, a suo dire ingiustamente ed in modo diffamatorio.<Lamento e protesto l'assurdo linciaggio morale di cui sono stato vittima da parte di questo giornale e mi riservo di agire nei confronti degli estensori degli articoli e del vostro quotidiano per i danni tutti che mi sono stati provocati, sia morali che materiali ed economici. ...Preciso di aver inviato al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palmi (R.C) il seguente telegramma: "Illustrissimo procuratore della Repubblica, sbalordito mia incriminazione confermo tutto quanto dichiarato, poiché corrisponde a verità. Pregola VALUTARE DISASTROSE CONSEGUENZE SULLA MIA ATTIVITA' LAVORATIVA dovute in vero a simile imputazione. Chiedo revoca qualsiasi provvedimento a mio carico. Sono assolutamente innocente...>.
LE POLIZZE AD ALBENGA
All'epoca della lettera-smentita (fine 1980) non era ancora iniziata alcuna indagine (accadrà un anno dopo) sull'attività del "clan Teardo". Filippone, per vie misteriose, ottenne il numero di telefono "riservato" del cronista che firmò alcuni pezzi e gli chiese un incontro urgente. Allo sconosciuto, fino a quel momento uomo d'affari calabrese, venne spiegato che il giornalista scriveva in base ad informazioni che riceveva e che arrivavano da colleghi di Reggio Calabria. Un Filippone infuriato e minaccioso fece presente che a seguito degli articoli fu chiamato dalla direzione di una banca di Savona e c'era il rischio di una revoca dei fidi, tra l'altro doppiamente penalizzante in quanto lui operava anche con enti pubblici, come l'Iacp di Savona e Imperia.
Cosa emerse, successivamente, nell'ambito del troncone principale della "Teardo uno"?
LE RISULTANZE IN TRIBUNALE
A pagina 38 della sentenza del tribunale di Savona, si legge dell'imputazione per "interessi privati in atti d'ufficio in concorso" per gli imputati Mauro Testa e Euro Bruno che Filippone conoscevano, eccome. <Il Testa - riporta la sentenza - nella sua qualità di funzionario dell'Iacp di Savona con la qualifica di coordinatore amministrativo e di sindaco di Albenga, Euro Bruno quale assessore supplente dello stesso comune, concorrendo con il Testa, prendevano attraverso la Sas Agem 81, con sede in Albenga, società di cui erano gli unici soci. Che agiva come procacciatore di affari nell'interesse della Lara srl, con sede in Genova. Agenzia di assicurazioni, e riscuotere le provvigioni, un interesse privato in atti d'ufficio con violazione, da parte del Testa, quale pubblico funzionario del divieto di esercitare attività commerciale>.
Quale attività? Ancora la motivazione della sentenza <facendo stipulare polizze fedejussorie ai titolari di concessioni ad edificare rilasciate dallo stesso Testa nella sua veste di sindaco di Albenga, concessionari ai quali concedeva, previe dette fideiussioni a favore del Comune, facoltà di pagamento rateali degli oneri di costruzione ed urbanizzazione e facendo stipulare analoghe polizze alle imprese aggiudicatarie di appalti indetti dallo Iacp di Savona a garanzia dei pagamenti di legge da parte degli aggiudicatari>.
CHI PAGAVA LE POLIZZE
Chi figurava nell'elenco? Sei di queste polizze, riporta la sentenza, sono state stipulate da Francesco Filippone tra il 24 settembre 1981 ed il 30 settembre 1981.
Vale la pena rimarcare che si trattò di collaborazione in data successiva agli articoli di giornale che riportavano notizie poco rassicuranti provenienti dalla Calabria. E comunque respinte come lesive e diffamatorie dal Filippone anche nei confronti dell'Istituzione rappresentata dalla Procura della Repubblica.
Vicende che non imposero alcuna prudenza. Non fu in pratica né una remora, né un ostacolo nei rapporti tra l'imprenditore-appaltatore ed il "gruppo Teardo", con il sindaco Testa e l'assessore Bruno.
Tra le polizze indicate nella stessa sentenza figurano i nomi di Andrea Biamonti (ex esponente di spicco del Pli, poi rifugiato a Cuba dopo aver fatto piangere molti albenganesi che gli avevano affidato dei risparmi per investimenti), l'imprenditore Bruno Giallombardo (una solida posizione e una notevole influenza politica anche ai nostri giorni), Giovanni Bonavera, l'Edilponte di Gravellone & C., la Marisol di Taramasco L. & C., pure con sede ad Albenga. E altri ancora tra i quali il maggiore appaltatore dell'Iacp di Savona dell'epoca, Lorenzo Tortarolo che poi diventerà tra i maggiori accusatori, ma solo dopo il "tintinnio di manette" durante un drammatico interrogatorio di nove ore.
L'ASSESSORE SCARCERATO
La sentenza di Savona ricorda che il 3 gennaio 1984 il Tribunale, in sede di appello, concedeva la libertà provvisoria a Euro Bruno (ordinanza che veniva poi annullata, dopo il ricorso del Pm, dalla Corte di Cassazione con sentenza del 23 marzo 1984 per difetto di motivazione). Il tribunale di nuovo investito dell'esame, confermava la precedente decisione di libertà provvisoria con ordinanza del 16 maggio 1984>
Euro Bruno veniva infine assolto con la formula ampia: "il fatto non sussiste". Diversa e più ingarbugliata, come vedremo, la sorte di Testa.
A pagina 268 la motivazione della sentenza spiega ed entra nel merito. <Possono essere congiuntamente esaminate le imputazioni di interesse privato in atti d'ufficio a carico di Mauro Testa al n.39 e 40 del provvedimento di rinvio a giudizio. La prima delle quali vede coimputato con il Testa, Euro Bruno, mentre la seconda è contestata a titolo di concorso anche a Roberto Siccardi.
La prima imputazione ha oggetto l'attività del Testa, nella sua qualità di sindaco di Albenga e di coordinatore amministrativo dell'Iacp della provincia di Savona e dal Bruno, anche quale assessore supplente del Comune di Albenga, nella stipulazione di fidejussioni assicurative a garanzia del pagamento differito , da parte dei titolari di concessioni edilizie rilasciate dal Comune...per oneri di urbanizzazione...; nonché garanzie di legge da parte degli aggiudicatari degli appalti banditi dallo Iacp con la società sas Agem 81 del quale Testa era socio accomandante e Bruno socio accomandatario. Trattasi di 12 polizze concernenti il Comune di Albenga e 10 concernenti l'Iacp.
La società di Testa e Bruno agiva quale procacciatore d'affari per conto della Lara srl di Genova, di fatto la prima intrattenendo i contatti con i clienti, la seconda con le società assicuratrici e venendo suddivisa tra l'una e l'altra la provvigione>.
TESTA E BRUNO SCAGIONATI
Scrive il tribunale di Savona nella sentenza: <C'è un errore di data, ovvero va letta fino al 4 settembre 1982, data dell'ultima polizza e non fino al novembre 1982. ...trattasi inoltre di reato proprio, il quale può essere commesso solo dal pubblico ufficiale e non sarebbe comunque addebitale agli imputati l'aggravante dell'abuso della funzione pubblica ai sensi....Ancora al Testa non può essere addebitato la violazione del divieto di esercizio di attività commerciale, poiché non può dirsi imprenditore esercente il socio accomandante di una sas, almeno fino a quando non compia personalmente atti di gestione sociale. E' vero che Testa partecipava agli utili della società, manca per la sussistenza del reato la prova di una condotta di strumentalizzazione, di una ingerenza approfittatrice in vista dell'interesse privato.. Non risulta neppure un eccesso di potere da parte del Testa nel condizionare le scelte del privato. Per quanto riguarda le polizze dello Iacp, esse erano firmate da Marcello Borghi e non dal Testa...>.
FORNITURA DI MOBILI AL COMUNE
A pagina 271 è scritto: <La seconda imputazione si riferisce alla fornitura al Comune di Albenga di arredi per l'ufficio scolastico da parte della Illsa Spa di Saronno deliberata dalla giunta comunale nella seduta del 5 settembre 1979 con la partecipazione di Testa in qualità di assessore...in relazione alla fornitura la ditta Roberto Giordano ha emesso nei confronti della Atex srl di Roma (della quale Testa e Roberto Siccardi erano soci) fattura per lire 5 milioni 472 mila lire. Oltre a Iva per 825 mila lire, a titolo di provvigione. La prova che il Testa nella sua attività fosse preventivamente a conoscenza che avrebbe ricevuto una provvigione non è stata raggiunta pienamente, pur sussistendo elementi non privi di rilevanza....tra l'altro la delibera relativa all'Illsa venne assunta all'unanimità e della pratica si occupò direttamente, per competenza, un altro assessore, il geometra Danilo Sandigliano, non coinvolto nell'imputazione>.
Concludendo, assoluzione di Testa e Bruno dall'imputazione (polizze fedejussorie) con la formula più ampia e assoluzione del Testa e del Siccardi (fornitura mobili) per insufficienza di prove.
CONDANNE E ASSOLUZIONE: PERCHE'?
Il giudice estensore, Vincenzo Ferro, nelle conclusioni complessive, ha scritto e vale la pena riproporre quel testo integrale anche per i suoi riflessi futuri, ai "metodi teardiani", a quel costume politico. A quanto accade ai nostri giorni.
<E' venuto il momento del giudizio definitivo di merito, affidato ad un convincimento nel cui ambito non può essere posto a carico del giudicabile a titolo di sospetto o di congettura o di indizio equivoco, in ossequio a quello che non è solo un principio di diritto inderogabile, ma anche e soprattutto un irrinunciabile postulato di civiltà. I limiti che la coscienza del giudice incontra e ritiene invalicabili non sono già sintomo di una sconfitta che la giustizia subisce per l'incapacità degli uomini e dei mezzi ad attingere una verità talvolta sfumata e sfuggente, bensì espressione della validità di un sistema che non ha bisogno di privare nessuno della tutela garantistica che a tutti è assicurata, per raggiungere risultati di difesa sociale che possono adeguatamente soddisfare la coscienza civile>.
E ancora: <Questa è anche la risposta a quanto di sottilmente eversivo vi può essere in una criminalità che tende a costruire la propria impunità ed il proprio successo sulle incertezze e sulle lacune del diritto positivo, sull'inefficienza degli apparati, sul disorientamento e sulla sfiducia dei cittadini....>.
<In questo processo si giudicano imputati comuni e fatti di delinquenza comune, ai quali l'ordinamento democratico è in grado di reagire, senza sconfinare dal rispetto dei diritti di tutti e di ciascuno, in modo sufficientemente energico. Gli imputati non hanno motivo alcuno di proclamarsi "prigionieri politici" (tesi che sostennero Teardo e Paolo Caviglia ndr). Nessuno di essi può dolersi di essere stato condannato per motivi politici. Questa sentenza e questo processo non sono momenti di lotta politica, ma sono certamente atti di rilevanza politica, nel senso più ampio e nobile dell'espressione, nella misura in cui contribuiscono a tracciare la linea di demarcazione tra attività politica a servizio dei cittadini ed attività criminosa a scopo di ingiusto profitto di privati>. Forse è completezza di informazione osservare che il giudice Ferro, riconosciuto come "personalità di grande e profonda cultura giuridica", fedele servitore dello stato di diritto, ha poi scritto "illuminate sentenze e motivazioni" destinate a far giurisprudenza, come supremo giudice della Cassazione. Una garanzia per tutti, in quel processo di Savona che farà storia.
E' ancora Ferro (con il presidente Gennaro Avolio e Caterina Fiumanò) che traccia questo ulteriore giudizio-commento complessivo.
IL GIUDIZIO SU IMPUTATI CONDANNATI
A pagina 432 si legge: <...gli imputati (condannati) hanno dimostrato...una particolarmente accentuata propensione a delinquere. Nessuno di essi si è trovato in una peculiare situazione di necessità o di occasione, apprezzabile umanamente quale causa esterna di induzione al delitto, al quale invece i giudicabili sono stati spinti da una radicata tendenza all'illecito, alla prevaricazione, alla sopraffazione, esaltata dall'inserimento in un tessuto ambientale in cui proprio tali disvalori erano assunti, ad un tempo, come strumento di realizzazione e metro di valutazione del successo professionale e politico. I giudicabili hanno dato a vedere un rilevante grado di pericolosità sociale....>.
MOVENTE: ARRICCHIMENTO PERSONALE
A pagina 433 la motivazione rende più tranciante il discorso-analisi: <Il substrato morale che accomuna gli imputati tutti, superando le diverse estrazioni politiche e sociali, non va ricercato in una pur distorta passione politica e nell'ardua ricerca di motivazioni ideali, bensì nel più spregevole dei moventi: la "auri sacra fames" da soddisfare mediante l'appropriazione e la distrazione della ricchezza altrui, pubblica e privata. Particolarmente grave appare il danno sociale arrecato da soggetti investiti di pubbliche funzioni a considerevoli livelli, che attingono la massima autorità nell'ambito regionale, con il sovvertimento di criteri di imparzialità e di disinteresse che devono presiedere l'attività amministrativa, con il tradimento della fiducia in essi riposta dagli elettori ingannata dalla prospettazione di nobili ideali....Proprio a questo tipo di pubblici amministratori disonesti va in massima parte addebitato il grave pregiudizio alla credibilità delle istituzioni ed il nefasto effetto di una diseducazione politica generalizzata che sono alla base di tante deprecabili manifestazioni del deteriorato clima della vita sociale italiana contemporanea. . ..La presunzione dell'impunità alimenta l'arroganza della prevaricazione e spegne la fiducia nella possibilità di una legittima reazione, creando un ulteriore stimolo a delinquere e ponendo dall'altro le premesse dell'acquiescenza>.
LA STORIA RECENTE DI SAVONA...
Facciamo un balzo avanti. Nel descrivere alcune realtà di ieri, ritroviamo nelle cronache più attuali scenari ed imprenditori. Di Francesco Filippone, peraltro non imputato nella "Teardo story", si sono perse, ricorrendo ad un detto, le tracce. Quantomeno in vicende pubbliche.
Nella precedente puntata abbiamo ripercorso il ruolo di imprenditori, delle loro aziende "vittime", a loro dire, di un sistema distorto. Tra essi abbiamo citato il gruppo Lombardini.
Ebbene il "gruppo Lombardini" e lo riferiamo come dato di cronaca, lo ritroviamo descritto nel più eclatante "bubbone" dopo la "Teardo story". Nel primo caso emersero responsabilità penali, nel secondo (cioè lo "scandalo delle aree e della sorte dell'Italsider", con annessi e connessi) si può soltanto parlare di responsabilità politiche, di scelte morali inerenti la pubblica amministrazione, di interessi pubblici che dovrebbero sempre prevalere sul privato, dell'utilizzo distorto di risorse e denaro pubblico, di ruoli avuti da molti personaggi pubblici che tuttora ricoprono incarichi a livello regionale, provinciale, comunale e sono impegnati in politica. Parlamento compreso.
QUEL LIBRO ORFANO DI SMENTITE
Chi non l'avesse ancora fatto (l'invito è rivolto soprattutto agli studenti, ai giovani, a chi non ha seguito quelle vicende) legga il libro "Il fallimento perfetto" del giornalista de Il Secolo XIX, Bruno Lugaro. Scorrere quelle pagine fa venire la pelle d'oca. Non sappiamo come i protagonisti, citati con nomi e cognomi, abbiamo reagito quanto meno nel loro intimo. Con quale stato d'animo si sentano più o meno coinvolti in quel "drammatico e sconcertante racconto", sequenza di fatti. Di una "gravità estrema" ha parlato l'avvocato Nanni Russo, ex parlamentare Ds, in un pubblico dibattito.
Sarebbe sbagliato accomunare tutti sullo stesso piano, nello stesso calderone. Ma non può essere certo l'assenza di un giudizio penale, a rincuorare i protagonisti principali e secondari. La commistione di interessi pubblici e privati, la regia e l'abile gestione di istituzioni, associazioni di categoria (leggi soprattutto il ruolo e gli uomini dell'Unione Industriali di Savona) [vedi ad esempio Il Secolo XIX del 23.01.1994 .pdf] dovrebbe spingere ad una seria analisi-riflessione, come un altro giornalista savonese, Marco Preve, de Il Lavoro-Repubblica, aveva pubblicamente invocato la stessa sera in cui venne presentato il libro nella "Sala Rossa" del Comune di Savona.
I vertici della Confindustria nazionale hanno impresso una benefica svolta e bonifica morale, concreta, nella lotta alle mafie del sud. A Savona nessuno è colluso con la mafia, ma nella vicenda Italsider, Omsav, Vecchia Darsena, aree annesse, private e demaniali, con sfruttamento edilizio, acquisizioni e vendite, piano urbanistico e varianti ad hoc, prepensionamenti e pensionamenti, trasferimenti di operai alle Ferrovie dello Stato dopo corsi "professionali", rappresentano micidiali pallottole alla legalità. Al ruolo del Comune di Savona, della Provincia e della Regione, dei sindacati, Cgil in primo piano. Delle cooperative.
E resterà un mistero, forse giustificabile solo dalla sottovalutazione dei fatti, perché allora di fronte alla girandola di miliardi e società, non fu messa subito in campo la guardia di Finanza, unico organismo che ha tutti gli strumenti di penetrazione nei meandri degli affari, delle banche, dei conti correnti, dei libretti al portatore. Il libro di Lugaro evidenzia "dubbi", "coincidenze", interrogativi, sepolti da una pietra tombale, senza ergersi a giudice.
Le mancate risposte non rendono un servizio alla verità, alla trasparenza, alla città. Fu la Digos ad occuparsi del caso, archiviato e finito al macero con impeccabile tempistica, non comune almeno per gli atti e i tempi del tribunale di Savona.
RUOLO DEL GRUPPO LOMBARDINI
Il ruolo del gruppo Lombardini emerge nel "Consorzio Vecchia Darsena" costituito nel 1991, con una quota del 33 per cento detenuta da Licio Claudio Lombardini. E poi da Sci (33 per cento) di Emanuele Romanengo, dalla Cooperativa edile (11 per cento), con presidente Renzo Pometti e Domenico Frumento, da Edilcoop (11 per cento) con presidente Giuseppe Olcese e vice Claudio Sesena, infine l'11 per cento al Consorzio Cooperativo di Reggio Emilia. Nel 1992 il Consorzio Vecchia Darsena acquista nuovi soci: l'Ilva gestioni patrimoniali e la Sicma.
C'è il ruolo di Orsa 2000, costituita il 15 luglio 1991, che vede con una quota del 20 per cento la Lombardini Spa di Licio Claudio Lombardini, il quale uscirà dalla società nel 1993.
Ai lettori di Trucioli Savonesi offriamo due momenti della "Lombardini story." in tempi diversi ed occasioni diverse, che il Secolo XIX ha offerto ai suoi lettori. Il primo [vedi articolo .pdf] porta la firma di Luciano Corrado dal titolo "Noi non siamo avvoltoi" - L'amarezza di Lombardini interrogato dal giudice" e che risale al 4 giugno 1993 (epoca di uscita di scena dalla Vecchia Darsena-Omsav) e precedenti vicende legate ad appalti livello nazionale. Nel sommario è scritto: <L'imprenditore ha rigettato, contrattaccando, le accuse di essere "una piovra" che allunga le mani sulla città. E' stanco di insinuazioni, accuse e sospetti, sull'imprenditoria privata. Per lui tutto ciò ha portato alla paralisi di Savona negli ultimi anni>.
Nel libro di Bruno Lugaro, "Il fallimento perfetto", si parla di un'inchiesta a Genova per il sottopasso di Caricamento. <Inchiesta che vedrà coinvolto - è scritto -anche il geometra Licio Claudio Lombardini, imprenditore savonese nel settore delle grandi opere (autostrade, ferrovie, porti) con ottime conoscenze nei palazzi della politica romana e titolare della Bombardini Spa>. E ancora a pagina 60 <...finì sotto inchiesta a metà anni '90 per una vicenda di tangenti legate all'allora ministro Carmelo Conte, per il sottopasso di Caricamento>.
Sempre Il Secolo XIX, traccerà un nuovo ed aggiornato affresco con una mezza pagina, a colori, del 3 settembre 2006, [vedi .pdf] dal titolo "Lombardini, stirpe di imprenditori", Sottotitolo: "Marcello affianca il padre Licio Claudio alla guida del gruppo costruzioni con 200 dipendenti>. Sommario: <Il mecenatismo nel dna. Papà e figli promuovono l'arte e il convivio: <Mamma Caterina ci ha insegnato ad allargare la tavola>.
Il giornale aveva affidato il pregnante e suggestivo reportage, a Rovereto di Gavi, al "nostro inviato" Antonella Granero. Un ultimo, aggiornato, ritratto della famiglia Lombardini, degli affari, delle proprietà. Con qualche eccezione.