Source: https://www.personaedanno.it/articolo/delega-della-posizione-di-datore-di-lavoro-ed-obblighi-non-delegabili-in-materia-di-sicurezza-sul-lavoro-tra-art-16-d-lgs-81-08-e-art-2381-c-c-paolo-persello
Timestamp: 2019-01-22 15:03:09+00:00
Document Index: 8572269

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 2381', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 2381', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2381', 'sentenza ', 'art. 2381', 'art. 16', 'art. 2381', 'art. 16', 'art. 2381', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 2381', 'art. 2383', 'art. 2381', 'art. 2', 'art.16']

Delega della posizione di “datore di lavoro” ed obblighi non delegabili in materia di sicurezza sul lavoro (tra art. 16 D.Lgs. 81/08 e art. 2381 c.c.) - Paolo Persello
Lavoro - Sicurezza del lavoro, prevenzione - Redazione P&D - 20/11/2017
L’art. 16 del D.Lgs. n.81/2008 stabilisce che: “La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, è ammessa…”, ma il successivo art. 17 prevede che:“Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività: a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall'articolo 28; b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi”.
Una prima linea di difesa potrà essere quella di sostenere dinon essere il “datore di lavoro” ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. b), del D.Lgs. n.81/2008, che definisce il datore di lavoro come“il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.
Questa tesi può far leva sulla significativa modificazione introdotta, nella definizione di datore di lavoro,dal D.Lgs. n.242/1996, con l’uso della disgiuntiva “o” in luogo dell’additiva “e” contenuta nel testo originario del D.Lgs. n.626/1994, che recitava: “b) datore di lavoro: qualsiasi persona fisica o giuridica o soggetto pubblico che è titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore e abbia la responsabilità dell'impresa ovvero dello stabilimento”.
Con tale modifica si è voluto, infatti, rimarcare l’importanza preponderante che ha, rispetto all’individuazione del datore di lavoro, l’assunzione dellaresponsabilità dell’organizzazione dell’impresa e l’esercizio dei poteri decisionali e di spesa, piuttosto che la titolarità del rapporto di lavoro, che, peraltro, nelle società, è comunque in capo all’ente collettivo e non alla persona fisica.
La giurisprudenza di legittimitàafferma che“ il D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 2, nel testo novellato dal D.Lgs. n. 242 del 1996, innovando rispetto alla formulazione originaria della norma, pone l'accento, ai fini dell'individuazione della figura del datore di lavoro, non tanto sulla titolarità del rapporto di lavoro, quanto sulla responsabilità dell'impresa, sull'esistenza di poteri decisionali. Si fa leva, quindi, precipuamente sulla situazione di fatto: alla titolarità dei poteri di organizzazione e gestione corrisponde simmetricamente il dovere di predisporre le necessarie misure di sicurezza” (Cassazione penale, Sez. IV, 01.04.2010 (dep. 07.05.2010) n. 17581).
La celeberrima sentenza Thyssen della Corte d’assise di Torino, richiamando l’altrettanto celebre sentenza Galeazzi della Corte di Cassazione ha ribadito: “La Corte deve qui ricordare che, come insegna la Corte di Cassazione (v.sentenza n. 4981 del 6/2/2004) la definizione di "datore di lavoro"; "...non è intesa nel senso esclusivamente civilistico e giuslavoristico, e quindi limitata a chi è titolare del rapporto di lavoro, ma si estende a chi ha la responsabilità dell'impresa o dell'unità produttiva ed è titolare dei poteri decisionali e di spesa...a ben vedere il principio di effettività è stato legislativamente codificato proprio con l'approvazione della modifica dell'art. 2 del D.Lgs n. 626 del 1994 ad opera del D.Lgs n. 242 del 1996. Con questa modifica non si fa più riferimento ad un dato formale...ma altresì a dati di natura sostanziale quali la responsabilità dell'impresa o dell'unità produttiva purché accompagnati - questo è il punto - dai poteri decisionali e di spesa. Insomma ciò che rileva, al fine di creare la qualità di datore di lavoro, e quindi la posizione di garanzia, sono il potere di decidere e quello di spendere. Chi li possiede è datore di lavoro e quindi titolare della posizione di garanzia” (Corte assise Torino, Sez. II, 14.11.2011, n.31095, in Giur. merito 2012, 6, 1359).
Le Sezioni Unite Penali che si sono pronunciate sul caso Thyssen, dopo la parziale riforma in appello della sentenza appena citata, hanno a loro volta stabilito che: “Come è noto, il sistema prevenzionistico è tradizionalmente fondato su diverse figure di garanti che incarnano distinte funzioni e diversi livelli di responsabilità organizzativa e gestionale. La prima e fondamentale figura è quella del datore di lavoro. Si tratta del soggetto che ha la responsabilità dell'organizzazione dell'azienda o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. La definizione contenuta nel T.U. è simile a quella espressa nella normativa degli anni 90 ed a quella fatta propria dalla giurisprudenza; e sottolinea il ruolo di dominus di fatto dell'organizzazione ed il concreto esercizio di poteri decisionali e di spesa” (Cass. Pen., Sez. Un., 24.04.2014, n. 38343).
In precedenza, Cass. pen., Sez. IV 23.11.2010 n. 4106 (dep. 03 febbraio 2011), aveva rimarcato come “Il D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 2, lett. b), 1 periodo, così come modificato dal D.Lgs. n. 242 del 1996, considera datore di lavoro "il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore" o comunque "il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita dalla lett. i) in quanto titolare dei poteri decisionali di spesa". Con l'avverbio "comunque" il legislatore ha inteso dare netta preminenza al criterio sostanziale che deve essere in ogni caso rispettato e che prevale quando vi è discordanza tra la situazione formale e quella reale.
Secondo la univoca giurisprudenza di questa Corte, pertanto, (cfr., tra le altre, Cass., Sez. 4, Sent. n. 4981 del 5.12.2003) il dato normativo consente di distinguere un datore di lavoro in senso giuslavoristico da uno o più datori di lavoro (sussistendo distinte unità produttive) in senso prevenzionale. E evidente che la responsabilità del soggetto preposto alla direzione dell'unità produttiva è condizionata alla congruità dei suoi poteri decisionali e di spesa rispetto alle concrete esigenze prevenzionali”(nello stesso senso: Cass.pen., Sez. IV, 15.03.2011, n.16311 (dep. 26.04.2011)).
In questo caso, l’attribuzione dei poteri al consigliere delegato non avviene ex art. 16 del D.Lgs. n.81/2008 – anche se è opportuno vengano rispettati anche i criteri ed i requisiti della norma da ultimo citata – ma ex art. 2381, comma 2, c.c., il quale prevede la c.d. delega interna (v. Cass. pen., Sez. IV, 05.02.2003, n.4981 (dep. 06.02.2004)): “Se lo statuto o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione può delegare proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti, o ad uno o più dei suoi componenti”.
Con riferimento alla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 626/1994, la Corte ha evidenziato come “Il datore di lavoro, in questi risalenti testi legislativi (peraltro per la più parte ancora in vigore), è individuato con criteri civilistici di natura formale con riferimento ai soggetti che sono titolari dei rapporti di lavoro (o, nel caso di imprese societarie, a coloro che ne hanno la rappresentanza).Questa concezione formale del datore di lavoro è stata sostanzialmente conservata anche nella prima versione dell'art. 2 del d.l.vo 19 settembre 1994 n. 626…L'art. 2 del d.l.vo 19 marzo 1996 n. 242 (modifiche e integrazioni al d.l.vo 626/1994) ha interamente sostituito l'art. 2 originario e ha dato la seguente definizione di datore di lavoro agli effetti delle disposizioni del decreto 626…il principio di effettività è stato legislativamente codificato proprio con l'approvazione della modifica dell'art. 2 del d.l.vo 626/1994 ad opera del d.l.vo 242/1996. Con questa modifica non si fa più esclusivo riferimento ad un dato formale (la titolarità del rapporto di lavoro con il lavoratore) ma, altresì, a dati di natura sostanziale quali la responsabilità dell'impresa o dell'unità produttiva purché accompagnati - questo è il punto - dai poteri decisionali e di spesa. Insomma ciò che rileva, al fine di creare la qualità di datore di lavoro, e quindi la posizione di garanzia, sono il potere di decidere e quello di spendere. Chi li possiede è datore di lavoro e quindi titolare della posizione di garanzia”.
In modo assolutamente conseguente, la Corte stabilisce che: “è in facoltà dell'imprenditore, o del datore di lavoro in senso civilistico, individuare la persona fisica che assume la qualità di datore di lavoro ai sensi del d.l.vo 626” e, partendo dall’affermazione secondo cui “nel caso di una società di capitali originariamente il datore di lavoro (in senso civilistico) va individuato nel consiglio di amministrazione o nell'amministratore unico”,giunge alla conclusione che“con il trasferimento di funzioni (come anche nella delega di funzioni) il contenuto della posizione di garanzia gravante sull'obbligato originario si modifica e si riduce agli indicati obblighi di controllo e intervento sostitutivo…e… ciò avviene … per i componenti del consiglio di amministrazione - che hanno validamente e formalmente trasferito (con la c.d. delega "interna" di cui all'art. 2381 cod. civ. anche nella più recente formulazione) la più parte delle funzioni in questione”.
Lo dice molto chiaramente la sentenza Galeazzi, più volte citata: “nel caso di una società di capitali originariamente il datore di lavoro (in senso civilistico) va individuato nel consiglio di amministrazione o nell'amministratore unico”.
La Corte di Cassazione, anche successivamente ha ribadito tale principio:“Nelle società di capitale, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni posti dalla legge a carico del datore di lavoro gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione, salvo il caso di delega validamente conferita della posizione di garanzia. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la condanna per omicidio colposo dell'amministratore delegato di società da cui dipendeva il lavoratore deceduto per infortunio sul lavoro)” (Cass. pen., sez. IV, 13.11.2013, n. 49402).
Le cose cambiano in presenza di una ripartizione di poteri ex art. 2381 c.c.;“Orbene la nozione di datore di lavoro contenuta nel decreto legislativo citato si attaglia a soggetti effettivamente titolari di poteri decisionali e di spesa nell'ambito dell'azienda e quindi a coloro che si trovino in posizione apicale da ciò consegue che nelle società di capitali il datore di lavoro si identifica con l'amministratore unico, con l'amministratore delegato ovvero con un componente del consiglio d'amministrazione o con il titolare dello stabilimento. Nella fattispecie il Consiglio d'amministrazione in periodo non sospetto, con delibera del 12 maggio del 1994 aveva deciso di attribuire al V., quale componente del Consiglio d'amministrazione, tutto il settore della sicurezza e della gestione dei rapporti di lavoro con ampia facoltà di spesa ed autonomia. Pertanto, essendo la responsabilità penale personale, salva la responsabilità amministrativa introdotta con il decreto legislativo 231 del 2001, nelle ipotesi di amministrazione delegata, a norma dell'articolo 2381 c.c., degli illeciti compiuti dagli amministratori delegati rispondono solo costoro. Il presidente del consiglio d'amministrazione o gli altri consiglieri rispondono in concorso con l'autore materiale dell'illecito, solo se abbiano dolosamente o colposamente omesso di vigilare sull'andamento della gestione… Si può quindi affermare il principio che nelle persone giuridiche e segnatamente nelle società di capitali il datore di lavoro si identifica con i soggetti effettivamente titolari di poteri decisionali e di spesa all'interno dell'azienda e quindi con i vertici dell'azienda stessa, quali il presidente del consiglio d'amministrazione, l'amministratore delegato o un componente del consiglio d'amministrazione al quale siano state attribuite le relative funzioni o nel preposto ad un determinato stabilimento. Nell'eventualità di una ripartizione di funzioni e di compiti nell'ambito del consiglio d'amministrazione ai sensi dell'articolo 2381 c.c., dei fatti illeciti compiuti dall'amministratore delegato o dal preposto ad un determinato stabilimento, risponde solo quest'ultimo, salvo che gli altri amministratori abbiano dolosamente omesso di vigilare o, essendo a conoscenza di atti pregiudizievoli per la società o dell'inidoneità del delegato, non siano intervenuti” (Cass. pen., Sez. III, 09.03.2005, n. 12370).
Vi è quindi una significativa differenza tra la delega ex art. 16 D.Lgs. n.81/2008 e ladelega ex art. 2381, comma 2, c.c., che per inciso, purdettato in materia di società per azioni,èapplicabile anche alle società a responsabilità limitata (Cass.civ., 07.12.2016, n.25085) e prevede, appunto, la possibilità che il consiglio di amministrazione deleghi ad un suo componente proprie attribuzioni.
“Per quanto concerne, invece, i possibili soggetti destinatari dell’atto di delega, va subito notata l’eterogeneità dell’art. 16 rispetto a quanto disposto dall’art. 2381, comma 2, c.c. in materia di società per azioni. Mentre la norma codicistica si limita ad autorizzare - purché anche lo statuto o l’assemblea lo ammettano–unaredistribuzione, attraverso la “delega”, delle funzioni amministrative tra i componentidel massimo organo amministrativo dell’ente, l’art. 16 sancisce la possibilità di devolvere le funzioni datoriali in materia di sicurezza anche in assenza di previsioni statutarie e al di fuori della cerchia consiliare (quindi pure a dirigenti estranei al c.d.a.)”(Mongillo V., La delega di funzioni in materia di sicurezza del lavoro…, in (https://www.penalecontemporaneo.it/upload/Articolo%20Mongillo%20%28WP%29.pdf).
La Corte di Cassazione, senza prendere neppure in considerazione la delega ex art. 16 D.Lgs. n.81/2008, ha stabilito che: “E' pur vero che, secondo consolidato orientamento di questa Corte, nel caso di imprese gestite da società di capitali, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni posti dalla legge a carico del datore di lavoro, gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione. Sez. 4, n. 6280 del 11/12/2007 dep. 08/02/2008 Rv. 238958, Sez. 4, n. 988, 11/07/2002 dep. 14/01/2003 Rv.226999, sez 4 14.1.203 n. 988).
E difatti il presidente del consiglio di amministrazione di una società di capitali non può, da solo, essere considerato rappresentante della società, appartenendo la rappresentanza all'intero consiglio di amministrazione, salvo delega conferita ad un singolo consigliere, amministratore delegato, in virtù della quale l'obbligo di adottare le misure antinfortunistiche e di vigilare sulla loro osservanza si trasferisce dal consiglio di amministrazione al delegato, rimanendo in capo al consiglio di amministrazione residui doveri di controllo sul generale andamento della gestione e di intervento sostitutivo nel caso di mancato esercizio della delega” (Cass. pen., Sez. IV 26.03.2013 n. 21628 (data dep. 20 maggio 2013).
L’attribuzione di poteri ex art. 2381 c.c. non abbisogna di accettazione espressa, ma è implicita nella richiesta di iscrizione della nomina nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 2383, comma 4, c.c.: “Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono chiederne l'iscrizione nel registro delle imprese…”, anche se è evidente che un’accettazione espressa “non guasta”.
B. La deliberazione del consiglio di amministrazione dovrà attribuire al consigliere delegato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2381, comma 2, c.c., tutti i poteri, nessuno escluso, concernenti l’organizzazione, la gestione ed il controllo dell’impresa in materia di sicurezza del lavoro, di tecnopatie e di igiene del lavoro e, in particolare, i poteri di organizzazione e di scelta delle misure igieniche ed antinfortunistiche, al fine di assicurare il completo assolvimento degli obblighi societari di attuazione delle misure igieniche e di prevenzione ed il relativo controllo, garantendo il pieno e tempestivo rispetto e la scrupolosa osservanza da parte della società e di tutti i dipendenti delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, opportunamente informando ed istruendo il personale preposto e tutti gli addetti ai lavori, e controllando con assiduità gli stabilimenti, gli uffici ed i cantieri esterni con piena ed assoluta autonomia ed indipendenza, nonché con piena ed illimitata facoltà di spesa in relazione a tutto ciò che è necessario per dotare l’impresa, la fabbrica, gli uffici ed i cantieri esterni di tutti i mezzi idonei per la tutela dell’incolumità e della salute dei lavoratori e dei terzi
C. La delibera del consiglio di amministrazione preciserà che il consigliere delegato assumerà la figura e la funzione di datore di lavoro ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2, comma 1, lett. b) del D.Lgs. n.81/2008, con i relativi obblighi.
E. La deliberazione del consiglio di amministrazione stabilirà che il consigliere delegato potrà delegare specifiche funzioni tra quelle attribuitegli in materia di salute e sicurezza sul lavoro a soggetti preparati e competenti nel rispetto di quanto previsto dall’art.16 del D.Lgs. n.81/2008.
Sicurezza del lavoro, prevenzione - Redazione P&D
Sicurezza del lavoro, prevenzione - Laila Perciballi