Source: https://newsgiustizia.blogspot.com/2012/12/
Timestamp: 2017-07-20 14:39:18+00:00
Document Index: 43822284

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 614', 'sentenza ', 'sentenza ']

dicembre 2012 - Cronaca Giudiziaria 4.0
Non può essere riconosciuto il risarcimento danni per forzato rilascio dell'immobile ad uso abitativo durante i lavori di riparazione dei danni da infiltrazioni , in mancanza di precisi e concreti elementi di prova in merito alla necessarietà dell'abbandono dell'immobile e alle condizioni di inabilità del medesimo Tizio - cui, nel corso del giudizio, succedono gli eredi - cita in giudizio il Condominio Caio e le società esecutrici dei lavori di riparazione dei danni da infiltrazioni subìti dal suo immobile a seguito di lavori di riparazione alle tubature dell'impianto di riscaldamento condominiale, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni patiti a seguito delle infiltrazioni e della cattiva esecuzione dei lavori di riparazione, tra i quali quello per il forzato rilascio dell'immobile per più di due anni, durante l'esecuzione dei lavori di riparazione. In primo grado, il Tribunale accoglie integralmente la domanda di Tizio, riconoscendo anche una somma a titolo di risarcimento danni per mancato uso dell'immobile. La sentenza viene impugnata, e la Corte d'Appello conferma parzialmente la sentenza di primo grado, non ritenendo fondata la domanda di garanzia per i danni da infiltrazioni e quella per l'abbandono e il mancato utilizzo dell'immobile. La sentenza viene impugnata con ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte osserva che manca una valida prova " sul carattere necessitato dell'abbandono e, con esso, sulle condizioni di inabilità dell'immobile ", aggiungendo che " dall'esclusione di una valida prova del carattere necessitato dell'abbandono deriva la conclusione della volontarietà della condotta dei danneggiati, la quale non potrebbe quindi giammai costituire fondamento per un diritto al risarcimento del danno a carico di altri, in virtù dei principi generali in materia ". I Giudici di legittimità precisano che manca, altresì, la prova delle condizioni di inabitabilità dell'immobile tale da giustificare il suo forzato abbandono e che la Consulenza Tecnica d'Ufficio non descrive condizioni dell'immobile tali da causarne l'inabitabilità. Per i motivi sopra citati la Corte di Cassazione - Sez. 3^ Civile - con la sentenza n. 22923 depositata il 13.12.2012 ha rigettato il ricorso principale, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio. Roma, 26 dicembre 2012 Avv. Daniela Conte Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners RIPRODUZIONE RISERVATA Per consulenze professionali (anche
personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di risarcimento danni e controversie condominiali, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org. La Cassazione dice no all'assegno di mantenimento all'ex coniuge che lamenta di non poter più fare viaggi o indossare vestiti eleganti
personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di diritto di famiglia, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org. Commette il reato di violazione di domicilio la suocera che non vuole andare via dalla casa abitata dalla ex nuora
La suocera si "piazza" nella casa abitata dalla ex nuora con la scusa di dover curare il figlio - che si è trasferito in un altro luogo -: se la nuora la "caccia" e non va via, è colpevole del reato di violazione di domicilio Quante battute e gags si sono sempre susseguite in merito ai rapporti - spesso conflittuali - tra suocera e nuora!!
Ebbene, anche la Corte di Cassazione - trovatasi ad esaminare un caso di rapporti tra suocera e nuora - ha detto la sua in materia. La fattispecie oggetto della sentenza della Corte di Cassazione n. 47500 del 6 dicembre 2012 è la seguente: Tizia - suocera di Caia - si trasferisce nell'abitazione familiare nella quale vive quest'ultima con la scusa di dover curare il figlio Mevio (che nel frattempo, a seguito di separazione di fatto con Caia, si è trasferito in altra casa). Caia dice a Tizia di andare via dalla casa, ma quest'ultima si rifiuta di farlo. Caia, allora, cita in giudizio Tizia per il reato di violazione di domicilio, disciplinato dall'art. 614 c.p. - il cui 2^ comma prevede che " Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno" -. In primo grado la suocera - arzilla 90enne - viene condannata a sei mesi
di reclusione, ridotti a quattro mesi con il giudizio di appello. Il caso "approda" davanti alla Corte di Cassazione. I Giudici con l'ermellino osservano che, allorquando una coppia si è separata, la suocera non ha più il diritto di abitare nella casa nella quale è rimasta a vivere soltanto la ex nuora. In particolare, nella sentenza in commento si legge che " nel caso in cui, all'esito di una separazione di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l'abitazione familiare, trasferendosi a vivere altrove, l'unico titolare del diritto di esclusione dei terzi va individuato nel coniuge rimasto nell'abitazione familiare, con conseguente configurabilità del delitto di violazione di domicilio nei confronti di chi vi si introduce o vi si intrattiene contro la volontà espressa o tacita di quest'ultimo ovvero clandestinamente o con l'inganno, ivi compreso il coniuge trasferitosi a vivere altrove ". Questo significa che Caia, nel caso di specie, è titolare del diritto di impedire a Tizia di continuare ad abitare nell'abitazione familiare; se quest'ultima non ottempera all'invito ad andarsene dalla casa, è responsabile per il reato di violazione di domicilio. Per i motivi sopra descritti, la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la pena comminata dal Giudice di merito, decidendo, tuttavia, di concedere la sospensione condizionale della pena. Roma, 9 dicembre 2012 Avv. Daniela Conte Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners RIPDODUZIONE RISERVATA Per consulenze professionali (anche
personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di diritto di famiglia, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org. Il motociclista non mantiene la distanza di sicurezza e investe un pedone? E’ responsabile per omicidio colposo
Il motociclista che non mantiene la distanza di sicurezza dal veicolo che lo precede non è in grado di porre in essere tutte le necessarie manovre di emergenza per evitare eventuali situazioni quali l'attraversamento di un pedone. Pertanto, in caso di investimento di pedone - deceduto a causa dell'impatto - è responsabile per il reato di omicidio colposo Tizio, alla guida di una motocicletta, investe il pedone Caio – che stava attraversando sulle strisce pedonali-.
In primo grado e in appello, l’imputato viene condannato ad otto mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo. Secondo i Giudici di merito, infatti, non aveva mantenuto la distanza di sicurezza
dal veicolo che lo precedeva e, pertanto, non era riuscito a mantenere il controllo del proprio motoveicolo, non avendo la possibilità di mettere in atto tutte le manovre di sicurezza per evitare l’impatto con il pedone.
I Giudici di legittimità prendono le mosse dalle risultanze di tutti i
mezzi di prova espletati nel corso del giudizio di merito.
Il medesimo non ha potuto mettere in atto tutte le misure di sicurezza necessarie, non avendo potuto mantenere il pieno controllo del
motoveicolo da lui condotto;
La Suprema Corte concorda con il ragionamento seguito dalla Corte d’Appello, la quale ha indicato nella condotta di cui sopra quella Tizio
avrebbe dovuto porre in essere allo scopo di evitare l’investimento del pedone.
I Giudici di secondo grado hanno, altresì, approfondito la questione dell’efficienza causale della violazione della condotta sopra descritta,
desumendone la conferma della condanna di cui alla decisione di primo grado.
Alla luce di quanto detto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sentenza della Corte d’Appello e condannando Tizio al pagamento delle spese del procedimento, nonchè della somma di €
1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, a titolo di sanzione pecuniaria.
personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di risarcimento danni e infortunistica stradale, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org. Si alla mediazione: presso un organismo serio, con buona professionalità e mediatori competenti!
RIPRODUZIONE RISERVATA RCAUTO: stop al tacito rinnovo dei contratti dicembre 01, 2012
RIPRODUZIONE RISERVATA Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di condominio, contattare i professionisti membri e Partners dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org. Iscriviti a: