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Timestamp: 2019-03-18 19:44:41+00:00
Document Index: 16402094

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art 97', 'art. 56', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75']

Pubblicato il 23/10/2018N. 00390/2018 REG.RIC.
N. 01531/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00390/2018 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 390 del 2018, proposto da
Società Bar Argento di Argento Francesco & Co. S.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa congiuntamente e disgiuntamente dagli Avvocati Luigi Nilo e Marco Nilo, con domicilio digitale come da P.E.C. da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Luigi Nilo in Taranto, via Nitti, n. 2/A;
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Ufficio dei Monopoli per la Puglia, la Basilicata e il Molise - Sezione Operativa Territoriale di Taranto, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Lecce, Piazza S. Oronzo;
del provvedimento prot. n° 47 del 15 marzo 2018 di rigetto dell’istanza di rinnovo dell’autorizzazione n. 500226/TA e di conseguente soppressione del patentino per la vendita dei generi di monopolio, ricevuto via raccomandata A./R. il 28 marzo 2018;
- di tutti gli atti presupposti e consequenziali, ivi compresa la relazione finale del Responsabile del procedimento protocollo n. 18282 del 14 marzo 2018;
- nonché per il risarcimento del danno.
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Ufficio Monopoli per la Puglia, la Basilicata e il Molise - Sezione Operativa Territoriale di Taranto;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 luglio 2018 la dott.ssa Maria Luisa Rotondano e uditi per le parti l'Avvocato M. Nilo e l'Avvocato dello Stato G. Marzo;
1. - Con l’atto introduttivo del presente giudizio, ritualmente notificato in data 11 aprile 2018 e depositato il 13 aprile 2018, la Società ricorrente - già titolare di patentino per la vendita di generi di monopolio, nell’esercizio bar ubicato in Statte, alla via Bainsizza, n. 69 - ha impugnato, domandandone l’annullamento:
1) il provvedimento n. 47 del 15 marzo 2018, notificatole (con nota raccomandata a.r. prot. n. 20141 del 21 marzo 2018) in data 28 marzo 2018, con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Ufficio dei Monopoli per la Puglia, la Basilicata e il Molise - Sezione Operativa Territoriale di Taranto, in riscontro all’istanza pervenuta in data 27 novembre 2017 per il rinnovo biennale del citato patentino:
<< Visto che con D.M. n. 38/13, art. 9) comma 1) il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha specificato che gli interessati al rinnovo del patentino devono presentare, insieme all’istanza, una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante i dati e le informazioni di cui all'art. 8) comma 3) dello stesso Decreto;
Atteso che il Consiglio di Stato, decidendo in caso analogo, nella sentenza di rigetto di appello n. 2028/15 ha motivato:
Visto l’ormai consolidato orientamento della giustizia amministrativa e da ultimo il T.A.R. Lecce, con sentenza n. 2466/15, secondo cui il rinnovo del patentino costituisce un nuovo momento di valutazione di tutti i requisiti di legittimità ed opportunità del punto vendita;
Valutato ai fini dell’adozione del provvedimento i dati e le informazioni di cui all’art. 8) comma 3) del succitato Decreto riportate nella dichiarazione sostitutiva;
Vista la dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale l’interessato dichiarava al punto 7) la mancata sussistenza a suo carico di eventuali pendenze fiscali e/o morosità verso l’Erario o verso il Concessionario della riscossione definitivamente accertate o risultanti da sentenze non impugnabili;
Vista la verifica della veridicità di quanto dichiarato nel succitato punto con nota protocollo n. 84694 del 1/12/2017, inviata a mezzo p.e.c. al concessionario Equitalia Sud S.p.A. e successive inviate per i vari soci protocollo n. 87679 del 15/12/2017 e sollecito protocollo n. 1290 dell’8/01/2018;
Considerato che dal riscontro della suddetta nota pervenuto, stesso mezzo, con protocollo n. 85248 del 4/12/2017, è emersa la non corrispondenza di quanto dichiarato dalla parte>>;
Viste le osservazioni ricevute in data 19 febbraio 2018 e “Verificato che la cartella esattoriale n. 10620170008340463” (precisamente, cartella di pagamento, emessa dall’Agenzia delle Entrate- Agente Riscossione, per l’omesso pagamento del “Diritto annuale anni 2013 - 2014” - Camera di Commercio, dell’importo totale di euro 150,89, di cui euro 140,78 per “Diritto annuale anni 2013 - 2014”, euro 4,23 per oneri di riscossione ed euro 5,88 per diritti di notifica), <<notificata il 10/11/2017 al momento della presentazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio era ancora pendente e che le suddette osservazioni non apportano nuovi elementi tali da consentire una diversa valutazione della situazione in quanto la mancata lettura della notifica p.e.c. rientra nella sfera delle proprie responsabilità e non può essere giustificata dal guasto del personal computer, atteso che la stessa poteva essere letta comunque attraverso altri apparecchi informatici, considerato tra l’altro che quanto accaduto diventa oggetto di interruzione del rapporto di fiducia dell’amministrazione nei confronti della suddetta società;
Considerato che, così come previsto dal D.M. 38/13 comma 3) art. 7), ai fini dell’adozione del provvedimento gli Uffici competenti devono valutare - lettera g) - l’assenza di eventuali pendenze e/o di morosità verso l’erario o verso l’agente di riscossione definitivamente accertate indicate, così come previsto alla lettera f) comma 3) art. 8) del succitato decreto ministeriale, nell’atto notorio presentato a corredo dell’istanza;
Considerato quanto emerso dal controllo della veridicità presso l’agente della riscossione in merito a quanto dichiarato nell’atto notorio presentato ovvero la presenza di pendenze verso il concessionario “ancora non pagati o pagati parzialmente alla data del 19/12/2017”;
Considerato che nell’atto notorio la presenza di tali situazioni debitorie non erano state segnalate al punto 7) dello stesso;
ha determinato il rigetto dell’ “istanza di rinnovo dell’autorizzazione n. 500226/TA”, con soppressione del patentino in questione, “per i motivi sopra indicati”;
2) tutti gli atti presupposti e consequenziali, ivi compresa la relazione finale del responsabile del procedimento protocollo n. 18282 del 14 marzo 2018.
Ha chiesto, altresì, il risarcimento del danno.
1) eccesso di potere per illogica presupposizione in fatto; difetto di motivazione; illogica e/o errata e/o insufficiente motivazione; inesistenza dell’assenza del vincolo fiduciario; irrilevanza del debito tributario; violazione del principio di proporzionalità; violazione dell’art 97 della Costituzione.
Si è costituita in giudizio, per il tramite dell’Avvocatura Distrettuale Erariale, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Ufficio dei Monopoli di Taranto, contestando in toto le avverse pretese e chiedendo la reiezione del gravame.
Con decreto 16 aprile 2018, n. 193, il Presidente della Terza Sezione di questo T.A.R., “Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dalla Società ricorrente, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.”, <<Considerato che, a prescindere da ogni questione sull’esistenza del fumus boni juris (che, nel caso di specie, appare opportuno riservare al Collegio, all’esito della completa esplicazione del contraddittorio tra le parti in causa), tenuto conto delle peculiarità fattuali della vicenda concreta in questione e ravvisandosi la presenza dell’allegato pregiudizio di estrema gravità ed urgenza tale da non consentire dilazione nemmeno sino alla prossima Camera di Consiglio della Sezione, si ritiene opportuno giungere alla trattazione collegiale dell’istanza cautelare proposta “re adhuc integra”>>, ha accolto l’istanza di misure cautelari urgenti presidenziali proposta dalla Società ricorrente e, per l’effetto, ha sospeso provvisoriamente l’efficacia del provvedimento impugnato.
Con “memoria” depositata agli atti del giudizio in data 28 maggio 2018, parte ricorrente ha prospettato dubbi di costituzionalità in ordine all’art. 75 del D.P.R. n. 445/2000, chiedendo, “se del caso, previa sospensione della decisione impugnata, la rimessione degli atti alla Corte Costituzionale per lo esame della questione di legittimità costituzionale dedotta in via di eccezione” (essenzialmente, sotto il profilo della violazione dei canoni di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza - artt. 3 e 97 della Costituzione).
Alla pubblica udienza del 3 luglio 2018, all’esito della rinuncia all’istanza cautelare alla Camera di Consiglio del 2 maggio 2018, su richiesta di parte, la causa è stata introitata per la decisione.
2. - Rileva, innanzitutto, il Collegio che l’impugnato diniego risulta motivato dalla P.A. (a seguito delle osservazioni prodotte in data 19 febbraio 2018, atteso che, come evidenziato dalla Società ricorrente, “rispetto alle originarie contestazioni di presunti debiti tributari a carico della scrivente società, A.A.M.M.S. ha condiviso ed accettato le controdeduzioni riguardo alle cartelle di pagamento n. 106 2017 000 6743691 notificata in data 25.08.2017 e n. 106 2017 000 1521442 notificata il 10.04.2017, limitando la motivazione del rigetto alla sola cartella esattoriale n. 10620170008340463 notificata il 10/11/2017, di euro 150,89”) sulla scorta della (e limitatamente alla) omessa dichiarazione, da parte dell’istante, di taluni debiti verso l’Erario (e cioè, la preesistenza di una cartella di pagamento, emessa dall’Agenzia delle Entrate - Agente della riscossione, per l’omesso pagamento dei diritti annuali della Camera di Commercio, dell’importo totale di euro 150,89, inclusi oneri di riscossione e diritti di notifica), ai sensi, sostanzialmente (a ben vedere), dell’art. 75 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
Ne consegue che la dichiarazione “non veritiera” al di là dei profili penali, ove ricorrano i presupposti del reato di falso, nell’ambito della disciplina dettata dalla L. n. 445 del 2000, preclude al dichiarante il raggiungimento dello scopo cui era indirizzata la dichiarazione o comporta la decadenza dall’utilitas conseguita per effetto del mendacio”.
Pertanto, <<In tale contesto normativo, in cui la “dichiarazione falsa o non veritiera” opera come fatto, perde rilevanza l’elemento soggettivo ovvero il dolo o la colpa del dichiarante>>(Consiglio di Stato, Sezione Quinta, cit., n. 1933/2013), “poiché, se così fosse, verrebbe meno la ratio della disciplina che è volta a semplificare l’azione amministrativa, facendo leva sul principio di autoresponsabilità del dichiarante” (Consiglio di Stato, Sezione Quinta, 27 aprile 2012, n. 2447): sicchè ogni eventuale ulteriore circostanza, “senz’altro rilevante in sede penale, in quanto ostativa alla configurazione del falso ideologico, attesa la mancanza dell’elemento soggettivo, ovvero della volontà cosciente e non coartata di compiere il fatto e della consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero, non assume rilievo nell’ambito della L. n. 445 del 2000, in cui il mendacio rileva quale inidoneità della dichiarazione allo scopo cui è diretto” (Consiglio di Stato, Sezione Quinta, cit., n. 1933/2013).
Ai sensi della normativa generale di cui all’art. 75 del D.P.R. n. 445 del 2000, quindi, “la non veridicità di quanto autodichiarato rileva sotto un profilo oggettivo e conduce alla decadenza dei benefici ottenuti con l’autodichiarazione non veritiera”; così la sent. 13 settembre 2016, n. 9699)” (T.A.R. Lazio, Roma, Sezione Terza ter, 24 maggio 2017, n. 6207), “senza che tale disposizione lasci margine di discrezionalità alle Amministrazioni (cfr. ad es. CdS 1172\2017)” (T.A.R. Liguria, Genova, Sezione Prima, 14 giugno 2017, n. 534).
E tanto ove si considerino (innanzitutto e in via dirimente) il meccanico automatismo legale (del tutto “slegato” dalla fattispecie concreta) e l’assoluta rigidità applicativa della norma in questione, che (da un lato) impone tout court (senza alcun distinguo, né gradazione) la decadenza dal beneficio (o l’impedimento al conseguimento dello stesso), a prescindere dall’effettiva gravità del fatto contestato (sia per le fattispecie in cui la dichiarazione non veritiera riveste un’incidenza del tutto marginale rispetto all’interesse pubblico perseguito dalla P.A., sia per quelle nelle quali tale dichiarazione risulta in netto contrasto con tale interesse, riservando, quindi, il medesimo trattamento a situazioni di oggettiva diversa gravità), e (dall’altro) non consente di escludere nemmeno le ipotesi di non veridicità delle autodichiarazioni su aspetti di minima rilevanza concreta (come, appunto, nel caso di cui al presente giudizio), con ogni possibile (e finanche prevedibile) abnormità e sproporzione delle relative conseguenze, rispetto al reale disvalore del fatto commesso.
7. - Inoltre, l’intervento del Giudice delle Leggi appare assolutamente necessario nella presente controversia, non potendosi prescindere dalla definizione (necessariamente e logicamente pregiudiziale) di tale questione ai fini della decisione del presente giudizio, in quanto, nell’ipotesi in cui il citato art. 75 del D.P.R. n. 445/2000 dovesse essere dichiarato incostituzionale, verrebbe meno l’unico presupposto normativo posto, sostanzialmente (a ben vedere), a fondamento del gravato diniego, nel mentre, in caso contrario, il gravame sarebbe infondato alla stregua delle censure formulate dalla parte ricorrente.