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Timestamp: 2019-01-19 08:39:15+00:00
Document Index: 49991550

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 36', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art 9', 'art. 5', 'art.70', 'art. 36', 'art. 35', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 4', 'art 1', 'art.1', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 36', 'art 1419', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art 36', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 36', 'art 5', 'art. 36', 'art. 5']

1 TRIBUNALE DI NAPOLI REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice del Tribunale di Napoli, dott. Paolo Coppola, in funzione di Giudice del Lavoro, ha pronunciato la presente SENTENZA nella causa civile n /11 R.G.A.C. avente ad oggetto conversione del rapporto di lavoro a termine, decisa all udienza del e vertente TRA R. I., nata a... omissis..., rapp.ta e difesa dall avv. Lucia Martino e Massimo Ambron RICORRENTE E Ministero dell Istruzione dell Università e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rapp.to e difeso dalla Avvocatura distrettuale dello Stato di Napoli RESISTENTE NONCHÉ Federazione GILDA-UNAMS, in persona del Segretario generale p.t., rapp.ta e difesa dall avv. Tommaso De Grandis ed elett.te dom.ta presso l avv. Massimo Ambron INTERVENIENTE Federazione lavoratori delle conoscenze CGIL (FLC-CGIL) in persona del Segretario generale, l.r.p.t., rapp.ta e difesa dall avv. Isetta Barsanti Mauceri ed elett.te dom.ta presso l avv. Massimo Ambron INTERVENIENTE C.G.I.L. Confederazione italiana del lavoro, in persona del Segretario generale, l.r.p.t., rapp.ta e difesa dall avv. Amos Andreoni ed elett.te dom.ta presso l avv. Massimo Ambron INTERVENIENTE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE Con atto depositato il la ricorrente conveniva in giudizio dinanzi a questo giudice il Ministero dell Istruzione, Università e Ricerca, esponendo: - di essere stata assunta dal convenuto con plurimi e legittimi contratti a tempo determinato, come docente;
2 - che in particolare era stata assunta dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal con contratto in essere, presumibilmente fino al (totale 51 mesi alla data del ricorso, 60 se considerata la presumibile scadenza del contratto, oltre pause estive, nelle quali ordinariamente i lavoratori del settore godono di ferie, in un periodo di oltre 5 anni); - che quindi aveva diritto alla trasformazione del contratto a tempo indeterminato ai sensi dell art. 5, comma 4-bis, del d.lgs. n. 368/01 ed ai sensi dell art. 5, commi 3 e 4, del medesimo d.l.gs.; - che la abusiva reiterazione di contratti a termine nel settore in esame riguardava decine di migliaia di lavoratori; - che l art. 40 del C.C.N.L. Comparto Scuola prevedeva al comma 4 la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato per effetto di specifiche disposizioni normative; - che l art. 36, comma 5, del d.l.gs. n. 165/01 (risarcimento del danno) non era applicabile nel caso di specie perché la assunzione e l impiego dell istante erano avvenuti in modo legittimo, nel rigoroso rispetto della procedura legislativa prevista; - che la applicabilità dell art. 5, comma 4-bis, del d.lgs. n. 368/01 era confermata dall art. 9, comma 18, del D.L. n. 70/11, come convertito, che escludeva, dalla data di entrata in vigore in poi, la applicazione della predetta disposizione, al fine di eludere quanto indicato in proposito dalla C.g.u.e. nella Ordinanza Affatato (C-3/10); - che i contratti a tempo determinato della scuola non potevano ritenersi ontologicamente tali; - che in subordine l istante aveva comunque diritto al risarcimento del danno; - che aveva altresì diritto al computo della anzianità di servizio al fine del riconoscimento degli scatti stipendiali in forza della clausola 4 della direttiva 1999/70/Ce anche nel corso del periodo di precariato. Tanto premesso chiedeva che il giudice volesse accertare il suo diritto alla riqualificazione del contratto di lavoro in rapporto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza dalla scadenza del termine di 36 mesi (nelle note
3 depositate il indicava espressamente la data del ) e condannarsi parte convenuta alla sua immissione in ruolo e condannarsi il convenuto al pagamento delle retribuzioni per i periodi di interruzione del rapporto di lavoro da tale data in poi; in via subordinata condannarsi il convenuto al risarcimento del danno in misura quantificabile in 20 mensilità di retribuzione; in ogni caso condannarsi il convenuto al pagamento delle differenze retributive dovute in ragione del riconoscimento della anzianità di sevizio. Il Ministero convenuto non si costituiva in giudizio e ne veniva dichiarata la contumacia. Con le note del l istante indicava che era stata immessa in ruolo con decorrenza , ovvero per l anno scolastico 2012/2013, e non, come richiesto, dal Ribadiva il proprio interesse ad agire perché il C.C.N.L. Scuola del aveva rivisto gli scaglioni stipendiali ed il personale immesso in ruolo dopo il per 8 anni sarebbe rimasto fermo nel I scaglione stipendiale (previsti 6 scaglioni stipendiali ed il secondo maturava dopo 8 anni), per cui permaneva il proprio interesse ad agire al fine della corretta individuazione della data della propria immissione in ruolo, al fine del pieno riconoscimento della anzianità di servizio, nonché al fine del risarcimento del danno. Con memorie di intervento depositate il , il ed il si costituivano in giudizio, ai sensi dell art. 64, comma 5, del d.lgs. n. 165/01, la Federazione GILDA-UNAMS, la Federazione lavoratori delle conoscenze CGIL (FLC-CGIL) e la C.G.I.L. Confederazione italiana del lavoro, quali organizzazioni sindacali firmatarie del C.C.N.L , evidenziando: - che gli artt. 25 e 40 del C.C.N.L. Comparto Scuola quadriennio 2006/2009 regolamentavano la materia del rapporto a termine, prevedendo la possibilità di riqualificazione del contratto, da contratto a termine a contratto a tempo indeterminato; - che i docenti precari stabilmente impiegati nel 2010 erano e rappresentavano (relazione della Corte dei Conti del sul lavoro pubblico) oltre il 21% dell organico ordinario, mentre le supplenze brevi del personale docente e ausiliare tecnico amministrativo cumulativamente erano n. 406; - che le variazioni erano non significative ed in diminuzione; - che con nota del la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
4 Dipartimento della Funzione Pubblica, successivamente alla sentenza n /12 della Corte di cassazione, aveva evidenziato, in risposta a nota ANCI del che il d.lgs. n. 368/01 si applicava a tutto il settore pubblico, compresa la scuola; - che la interpretazione fatta propria dalla Corte di cassazione con la sentenza indicata non teneva conto delle previsioni delle richiamate disposizioni collettive, per cui era necessaria sentenza parziale sul punto, ex art. 64, commi 3 e 7, del d.lgs. n. 165/01. Nel resto concludevano in maniera sostanzialmente adesiva alle tesi dell istante. Veniva proposta, con ordinanza del , alla Corte di giustizia dell Unione europea questione interpretativa pregiudiziale in ordine alla direttiva 1999/70/Ce (causa C-62/13). La Corte di giustizia dell Unione europea pronunciava sentenza in data (procedimenti riuniti Mascolo+altri, C-22/13, C-61/13 a C-63/13 e C-418/13). Innanzi la Corte di giustizia dell Unione europea e poi innanzi questo giudice, riassunto il processo, si costituiva in giudizio anche il Ministero dell Istruzione, dell Università e della ricerca (rimasto prima contumace) deducendo: - la inapplicabilità del d.lgs. 368/01 che delle disposizioni sul reclutamento nel pubblico impiego, di cui al d.lgs. 165/01, in specie ex art. 70, comma 8, del medesimo d.lgs., tenuto conto altresì della specialità della normativa della Scuola, antecedente alle disposizioni generali richiamate da parte istante; - che dal complesso delle disposizioni primarie e secondarie sulle supplenze si evinceva che le esigenze erano temporanee e che erano connesse ad esigenze di spesa; - che dunque il ricorso era inammissibile; - che l art. 36 del D.Lgs.D.lgs. n. 165/01 impediva la riqualificazione del rapporto di lavoro; - che le disposizioni del settore Scuola costituivano ragioni oggettive per il ricorso al contratto a termine; - che l art. 5 del d.lgs. 368/01 non era applicabile neppure analogicamente; - che non era ravvisabile illecito ex art c.c., in mancanza di deduzione e prova degli elementi dello stesso;
5 - che la C.g.u.e. con la sentenza Mascolo aveva statuito che, fatte le opportune verifiche, era il solo reclutamento su posti vacanti e disponibili poteva essere valutata in termini di abuso, se superava i 36 mesi; - che era necessario attendere il pronunciamento della Corte costituzionale che aveva rimesso la questione alla C.g.u.e., nonché verificare la eventuale immissione in ruolo dell istante che era una forma di risarcimento del danno per equivalente; - che dunque ottenuta la immissione in ruolo non vi poteva essere risarcimento del danno, che era domanda subordinata rispetto alla costituzione del rapporto di lavoro; - che non vi era abuso rispetto alle supplenze brevi ed alle supplenze su organico di fatto, dovute alla volatilità del numero di iscrizioni. Tanto premesso instava per la declatoria di inammissibilità e comunque per il rigetto del ricorso, con vittoria spese. All odierna udienza, sulle conclusioni rassegnate dalle parti presenti, la causa veniva discussa e decisa con lettura del dispositivo e delle ragioni di fatto e di diritto alle parti presenti in udienza. ***** Preliminarmente deve rilevarsi che il presente giudizio è stato sospeso in ragione della proposizione, da parte dello scrivente, della questione interpretativa pregiudiziale indicata dalle difese delle parti. In secondo luogo si ritiene, viste le norme interne, la cui interpretazione è rimessa in primo luogo alla giurisdizione ordinaria, che sussistano elementi chiarissimi che consentono di ricostruire la materia, conformemente alla disciplina superprimaria di rango eurounitario, in maniera logica ed esaustiva. Da ciò la non necessità di attendere il pronunciamento della Corte costituzionale. L istante si duole della illegittima reiterazione di contratti con la P.A. convenuta per i periodi dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal al , dal con contratto in essere, presumibilmente fino al (totale 51 mesi alla data del ricorso, 60 se considerata la presumibile scadenza del contratto, oltre pause estive, nelle quali ordinariamente i lavoratori del settore
6 godono di ferie, in un periodo di oltre 5 anni) e deduce la immissione in ruolo con decorrenza , ovvero per l anno scolastico 2012/2013 (fatto incontestato), e non, come spettante, dal , data del superamento dei 36 mesi di cui all art. 5, comma 4-bis, del d.lgs. 368/01. Ha ribadito il proprio interesse ad agire perché il C.C.N.L. Scuola del aveva rivisto gli scaglioni stipendiali ed il personale immesso in ruolo dopo il per 8 anni sarebbe rimasto fermo nel I scaglione stipendiale (previsti 6 scaglioni stipendiali ed il secondo maturava dopo 8 anni), per cui permaneva il proprio interesse ad agire al fine della corretta individuazione della data della propria immissione in ruolo, al fine del pieno riconoscimento della anzianità di servizio, nonché al fine del risarcimento del danno. Sul punto deve rilevarsi come sia incontestata sia la data di immissione in ruolo che la modifica degli scaglioni stipendiali, per cui l interesse ad agire permane. Ritiene questo giudice che la domanda sia fondata e debba essere accolta, in forza della applicazione dell art. 5, comma 4 bis, del D.Lgs. n. 368/01, considerato che l istante tra il ed il ha stipulato un contratto a termine, ancora in corso tra l ed il , che, con gli altri contratti a termine antecedenti, supera la durata massima di 36 mesi di cui alla predetta disposizione. Il D.L. 13 maggio 2011, n. 70, Disposizioni urgenti per l economia, pubblicato in G.U. n. 110 del 13 maggio 2011, con decorrenza solo da tale data, ha espressamente previsto (art 9, comma 18) la inapplicabilità dell art. 5, comma 4-bis, predetto. L art.70, comma 8, D.Lgs. n.165/2001 statuisce: Le disposizioni del presente decreto si applicano al personale della scuola. Restano ferme le disposizioni di cui all' articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 35. Sono fatte salve le procedure di reclutamento del personale della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e successive modificazioni ed integrazioni. La disposizione conferma testualmente l applicazione del D.Lgs. n.368/2001, come richiamato dall art. 36, comma 1, D.Lgs. n.165/2001.
7 Ovviamente una cosa sono le procedure di reclutamento, di cui all art. 35 del d.lgs. 165/01, che non trova applicazione in forza dell art. 70, altro la disciplina del contratto (dunque la disciplina del contratto a termine). Dunque, ex art. 70, l intero d.lgs. n. 165/01 si applica al personale della scuola ed, in forza del comma 2 dell art. 36, si applica in linea generale il d.lgs. n. 368/01. Deve solo incidentalmente rilevarsi che la salvezza delle procedure di reclutamento non è incompatibile con la applicazione dell art. 5, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 165/01, non essendo conseguenza necessaria ed ineludibile, della applicazione delle procedure di reclutamento, il superamento dei 36 mesi. Diversamente si deve concludere per la a-causalità dei contratti e delle proroghe ovvero la distanza ravvicinata tra i contratti. Ne deriva che i contratti di cui è causa trovano la loro regolamentazione anche nel d.lgs. n. 368/01 ed invero non potrebbe essere diversamente. Infatti, se si accedesse alla opposta tesi, si dovrebbe concludere che, nello specifico ambito della scuola, la direttiva 1999/70/CE non troverebbe inammissibilmente applicazione: non sarebbe prevista alcuna misura ostativa alla libera, pertanto vietata, reiterazione dei contratti di lavoro (cfr Clausola 5 della Direttiva indicata). Infatti ai sensi dell art. 4 del D.Lgs. n. 124/99 (commi 11 e 1) è possibile la assunzione a temine (incarichi) anche su posti vacanti e detta disciplina è confermata anche dal Decreto (Inter)Ministeriale 13 dicembre 2000, n. 430, che prevede (art 1): «nei casi in cui non sia stato possibile assegnare sulle disponibilità di posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, personale soprannumerario in utilizzazione o, a qualsiasi titolo, personale con contratto a tempo indeterminato, si dispone con: a) supplenze annuali, per la copertura dei posti vacanti, disponibili entro la data del 31 dicembre, e che rimangano presumibilmente tali per tutto l'anno scolastico; b) supplenze temporanee sino al termine delle attività didattiche, per la copertura di posti non vacanti, di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico;
8 c) supplenze temporanee, per ogni altra necessità di supplenza diversa dai casi precedenti secondo quanto specificato all'articolo 6.». Appare evidente che per in contratti a termine, in forza della disciplina specifica, non è statuito l obbligo di specificazione delle ragioni oggettive di cui all art.1 D.Lgs. 368/01, non è prevista la disciplina della proroga di cui all art. 4 dello stesso D.Lgs. e delle riassunzioni (art. 5). Appare quindi evidente che la compatibilità tra disciplina del precariato della Scuola e l Ordinamento europeo è data solo dalla applicazione della disciplina generale di cui al D.Lgs. n. 368/01 ed in specie dall art. 5, comma 4-bis. Si deve rilevare, ad abundantiam, che detta interpretazione trova espressa conferma nella sentenza del 23 aprile 2009, resa nella causa Angelidaki, procedimento da C-378/07 a C-380/07, della Corte di giustizia dell Unione Europea ed oggi nella sentenza Mascolo. Detto principio era peraltro già stato affermato nella Sentenza Adeneler (Sentenza della GGUE, Grande Sezione, del , procedimento C-212/04). Se non fosse applicabile la normativa generale (salvo espresse e specifiche deroghe) l ordinamento interno del settore consentirebbe la diuturna ripetizione di contratti a termine senza la previsione della benché minima misura ostativa: ovviamente, stanti gli obblighi di interpretazione conforme, questo giudice non può addivenire ad una interpretazione in palese contrasto con gli obblighi di appartenenza dell Italia alla Unione europea, la cui violazione è stata ritenuta dalla C.g.u.e. nella sentenza Mascolo. IL QUADRO NORMATIVO FINO AL Ai sensi della Direttiva 1999/70/CE è obbligo dello Stato, quindi anche dell Italia, creare un quadro normativo atto ad impedire la abusiva reiterazione dei contratti a termine (cfr Clausola 5 della Direttiva). Il sistema pubblico in realtà è stato caratterizzato, fino a 2007 (rectius fino all ), dalla sola sanzione risarcitoria di cui all art. 36 del D.Lgs. n. 165/01 (cfr, nella attuale numerazione, il comma 5): in ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di
9 lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. Detta disposizione non può ritenersi implicitamente abrogata dalla successiva entrata in vigore del D.Lgs. n. 368/01, considerato che si tratta di disposizione speciale (Corte di Cassazione, Sezione lavoro, sentenza 24/05/2005, n ed in particolare il punto 3.1 dei motivi della decisione), non necessariamente incompatibile con la disciplina delineata dal D.Lgs. n. 368/01 e con la relativa Direttiva dell Unione europea, anzi ad essa conforme: infatti ai sensi della clausola 5, n. 2, lett. b), dell accordo-quadro attuato dalla direttiva 1999/70, gli Stati membri debbono «stabilire a quali condizioni i contratti di lavoro a tempo determinato devono essere ritenuti a tempo indeterminato» (cfr. punto 3.2 della citata sentenza della Cassazione: è stato rimesso agli Stati membri a quali condizioni i contratti a tempo determinato devono essere ritenuti a tempo indeterminato (clausola 5, comma secondo, dell'accordo quadro CES-UNICE-CEEP recepito dalla Direttiva)). L effetto della c.d. conversione del contratto a tempo indeterminato non è quindi indispensabile per la attuazione della direttiva in parola, potendo detto effetto essere limitato (o non previsto) in presenza di condizioni stabilite dallo Stato membro. Parimenti, l art. 36 del D.Lgs. n. 165/01 non si presta a censure di incostituzionalità in relazione al solo dettato costituzionale interno, tenuto conto che con esso non si salvaguarda solo l art. 97 della Costituzione, con riferimento all accesso tramite concorso ad impieghi presso le PA, ma altresì l art. 3, ovvero il principio di eguaglianza, nonché il principio di ragionevolezza. Infatti, la possibilità di costituire rapporto di lavoro a tempo indeterminato tramite declatoria di nullità del termine si potrebbe prestare ad evidenti abusi, ma su questo argomento questo giudice tornerà nel prosieguo della presente Sentenza. Deve ricostruirsi l istituto giuridico disciplinato dall art. 36 in esame, posto che l assenza di una chiara interpretazione della disposizione si presta ad una giurisprudenza caso per caso.
10 A tal fine deve rilevarsi come non si tratti di disposizione regolatrice specificamente la materia di cui è causa: essa non pone solo un ostacolo agli effetti della declaratoria di nullità del termine, ma trova applicazione in via generale a tutte le ipotesi di violazione di disposizione imperativa riguardante l'assunzione o l'impiego di lavoratori (cfr. contratti nulli, falsi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, contratti di somministrazione, contratti stipulati a seguito di concorso pubblico poi annullato, se del caso in sede di autotutela, esecuzioni del contratto non di lavoro come un contratto di lavoro, etc). Da questa premessa ne deriva che il disposto della norma non opera su un piano corrispondente alla clausola nulla, ovvero non è una eccezione al principio di cui all art c.c. Deve rilevarsi altresì che la disposizione richiamata non opera sul piano di cui al comma 2 dell art 1419 c.c., ovvero non incide sul contenuto del contratto sostituendo la clausola nulla, ma opera sul diverso piano della regolazione degli effetti del contratto avente clausola relativa al termine nulla, disponendo che non vi può essere costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Da ciò ne deriva che il termine nullità è improprio (a-tecnico) operando la disposizione sul piano degli effetti (sinallagma funzionale) delle varie fattispecie che ricadono nell ambito di applicazione della stessa (unica interpretazione possibile per dare doverosamente all istituto una lettura unitaria ed omnicomprensiva). Dunque, nel caso del contratto a termine esso deve ritenersi ab origine a tempo indeterminato ma, in ragione dell art. 36, ne sono impediti gli effetti, con conseguente un effetto risolutivo dello stesso. Questa soluzione, che ha portato a statuire un risarcimento del danno rapportato a 17 mensilità di retribuzione (tempo necessario a trovare nuova occupazione, sulla scorta di uno studio statistico; cfr Tribunale di Rossano, Sent. resa in data , Sciarrotta E. ed altri contro ASL n. 3 di Rossano) ovvero 15 (con diverso approccio ermeneutico cfr. Tribunale di Genova), ha trovato diverse e contrastanti soluzioni in giurisprudenza. Infatti accanto a poche pronunce di Tribunali di I grado e di Corti di Appello tese a ritrovare faticosamente parametri per un effettivo risarcimento del danno, l orientamento maggioritario è nel senso della
11 irrisarcibilità del danno perché il lavoratore era a conoscenza della non convertibilità. La Corte di cassazione, ad oggi, ha oscillato tra: - ricorso alle ordinarie categorie civilistiche, rigettando quindi le richieste di risarcimento del danno (Corte di cassazione, sentenza n. 392/12); - (sentenza n /13) applicazione diretta (non parametrica), dell art. 32, commi 5/7, della legge n. 183/10; l art. 32, comma 5, presuppone però la conversione del contratto di lavoro, per cui certamente il danno liquidato non attiene alla perdita del posto di lavoro, non compensa il lavoratore pubblico della situazione di miglior favore in cui versa il lavoratore privato; - (sentenza n. 4417/12) delibare positivamente una sentenza di secondo grado che aveva adottato il criterio liquidatorio del Tribunale di Rossano; - (Sentenza 27481/14) applicazione dell art. 8 della l. 604/66, stimato, incomprensibilmente, il criterio risarcitorio più basso presente nell ordinamento adeguato rispetto a criteri più alti (ma stimati insufficienti), al fine di liquidare un non meglio precisato danno comunitario. Non giova nella presente sede una compiuta disamina delle diverse argomentazioni giuridiche: ciò che è necessario avere presente è la assoluta incertezza del piano delle conseguenze della violazione del disposto di cui alla direttiva 1999/70/CE, che rende, a distanza di circa 14 anni dalla scadenza dei termini di trasposizione della stessa, indeterminato e confuso il piano della effettività delle conseguenze sanzionatorie e la efficacia dissuasiva della sanzione prevista dall art. 36 verso la P.A.. La compatibilità dell art. 36, con la Direttiva 1999/70/CE non costituisce un dato certo e ciò dalla prima sentenza della C.g.u.e. in argomento (Sentenza Marrosu Sardino, causa C-53/04, CGUE Sezione II, sentenza 7 settembre 2006). Nella ordinanza resa nella causa C-50/13, Papalia, la Corte di giustizia è giunta di contro al dato certo della incompatibilità dell art 36, comma 5, con la direttiva 1999/70/Ce (cfr. punti 22/28).
12 Il quadro normativo interno presenta quindi forti elementi di criticità, perché la misura risarcitoria non era strutturata e pensata quale misura ostativa, avente lo scopo specifico di prevenire gli abusi derivati dalla reiterazione dei contratti a termine (la disposizione era già presente nel D.Lgs. n. 29/93, quindi ben prima della direttiva 1999/70/CE): la sua concreta idoneità ostativa è assai dubbia. In questa ottica la Corte di cassazione, con la sentenza n /14 del 15/10-23/12/14 ha ritenuto la applicabilità dell art. 5, comma 4-bis, del d.lgs. 368/01 al precariato pubblico non scolastico, con costituibilità di contratto a tempo indeterminato. L EVOLUZIONE DEL QUADRO NORMATIVO DAL Ai sensi della Clausola 5 della Direttiva 1999/70/CE sono possibili 3 misure ostative (anche cumulativamente tra loro) agli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato: a) ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti; b) la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi; c) il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti. L ordinamento italiano non prevedeva, fino al , la misura ostativa sub b). Il legislatore interno è intervenuto, prvedendo detta misura, con la legge 24 dicembre 2007, n. 247, che ha modificato l art. 5 del DLgs 368/01 ed introdotto il comma 4-bis (cfr art 1, comma 40, L. n. 247/07). Esso dispone: 4-bis. Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti, qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2 (il comma è stato poi così modificato dal Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, come convertito: Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi
13 precedenti e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale, qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2.). Il comma 4-ter prevede espressamente una ipotesi di esenzione nella applicazione del comma 4 bis che non riguarda però la P.A.: il legislatore, quindi quando ha ritenuto di escluderne la applicazione, lo ha fatto esplicitamente. Il comma 43 dell art. 1 della legge 247/07 prevede una disciplina transitoria, statuendo che in fase di prima applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 40 a 42: a) i contratti a termine in corso alla data di entrata in vigore della presente legge continuano fino al termine previsto dal contratto, anche in deroga alle disposizioni di cui al comma 4-bis dell articolo 5 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, introdotto dal presente articolo; b) il periodo di lavoro già effettuato alla data di entrata in vigore della presente legge si computa, insieme ai periodi successivi di attività ai fini della determinazione del periodo massimo di cui al citato comma 4-bis, decorsi quindici mesi dalla medesima data. Ne deriva che la nuova disciplina opera, con valutazione dei periodi pregressi di lavoro, dal 1 aprile Ritiene questo giudice che il comma 4-bis si applichi alla P.A., deponendo in tal senso chiarissimi argomenti letterali e sistematici (tra i quali del comma 4-ter del medesimo art. 5 si è già detto).
14 L art. 36 del D.Lgs. n. 165/01 sanziona solo la violazione di disposizioni imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori. Nel caso dell art. 5, comma 4-bis, del d.lgs. 368/01 la sanzione scatta al superamento dei 36 mesi, ovvero il contratto si costituisce (non si converte) a quella data: la sanzione non scatta, come negli altri casi, sul contratto, non è l ultimo contratto che si considera a tempo indeterminato, ma sul rapporto, con una presunzione iuris et de iure di stabilità della esigenza. L art. 5, comma 4-bis, non presuppone neppure una deviazione dall impiego ordinario dei lavoratori (come ad esempio in ipotesi di co.co.pro. apparentemente legittimi ma con prestazioni che si svolgono in maniera analoga ad un rapporto di lavoro ordinario), per cui non è impiego in difformità rispetto a disposizioni imperative: il contratto a termine è legittimo e l impiego di lavoratori è legittimo ma il superamento dei 36 mesi determina da quella data la costituzione del rapporto. Si tratta di una ipotesi di costituzione automatica del contratto di lavoro, sanzione esterna al contratto di assunzione (che considerato di per sé è assolutamente conforme a norma e si è svolto in maniera analogamente conforme), avente lo scopo di prevenire e reprimere l abusiva reiterazione di contratti a termine. L art. 36 trova la sua origine nel DLgs n. 29/93 ed all epoca la direttiva 1999/70/CE non era stata adottata: il legislatore aveva previsto una sanzione risarcitoria per vizi del contratto di assunzione, ovvero riguardanti le modalità di svolgimento del rapporto, in via assolutamente generale. Ne deriva che la applicazione dell art 5, comma 4-bis, alla P.A. passa per l unica misura sanzionatoria possibile compatibile con l istituto, la costituzione del contratto a tempo indeterminato. Detta conclusione è imposta dalla introduzione dei commi 5-ter e 5-quater all art. 36, per come si vedrà in prosieguo. Seguono ulteriori argomenti sistematici che depongono nel senso indicato. Il primo argomento sistematico è contestuale alla modifica del predetto art. 5. Il medesimo giorno (24 dicembre 2007) il legislatore ha modificato il d.lgs. 368/01, con la legge n. 244, vietando alla PA di procedere alla stipula di contratti a termine (cfr. il testo allora vigente a seguito della sostituzione operata dall'articolo