Source: http://www.leggeweb.it/news/il-dovere-di-lealta-e-di-correttezza-dellavvocato-2679.html
Timestamp: 2020-02-23 11:17:28+00:00
Document Index: 165582609

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 88', 'art. 96', 'art. 105', 'art. 22']

Articolo 6 del Codice Deontologico Forense | LEGGEweb
Il dovere di lealtà e di correttezza dell’avvocato
L’art. 6 del Codice Deontologico Forense sancisce il dovere di lealtà e correttezza.
Il dovere di lealtà è diverso da quello di probità, di cui all’art. 5 del Codice Deontologico Forense. Infatti, mentre il dovere di probità concerne l’attività dell’avvocato in generale, il dovere di lealtà riguarda invece e più specificamente l’esercizio dell’attività processuale.
Le norme di riferimento in ordine ai doveri di lealtà e correttezza sono:
– l’art. 12 della legge professionale forense, laddove viene enunciata la formula del giuramento che deve essere prestata dall’avvocato all’inizio della professione;
– l’art. 88 c.p.c. il quale statuisce che “le parti ed i loro difensori hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità”;
– l’art. 96 c.p.c. che, sia pur riferendosi personalmente alla parte, e non al difensore, contempla la responsabilità aggravata, ossia il risarcimento per danni, per aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave;
– l’art. 105, co. 4, c.p.p., il quale dispone che l’autorità giudiziaria debba riferire al Consiglio dell’ordine ogni fatto che costituisca violazione da parte del difensore nel procedimento dei doveri di “lealtà e probità”;
– l’art. 22 del Codice Deontologico Forense che impone all’avvocato un comportamento ispirato a correttezza e lealtà nei confronti dei colleghi.
La lealtà e la correttezza indicano un modo di agire ed invitano al rispetto delle regole ed al rifiuto dei mezzi non leciti, che siano utilizzati da chi voglia arrivare ad ogni costo ad una conclusione favorevole del processo.
Il processo, sebbene sia caratterizzato dalla contrapposizione degli interessi delle parti, deve svolgersi in un’ottica di cooperazione reciproca, senza la ricerca ad oltranza della propria utilità massima con altrui danno nell’uso degli strumenti processuali.
L’impiego di tali strumenti non è neutro, ed anzi può essere distorto, quando il fine che ci si propone non sia quello di ottenere puramente e semplicemente la tutela dei propri diritti, bensì di contrastare l’attuazione dei diritti dell’avversario, perpetuando il proprio torto.
Nell’ambito del più ampio concetto di uso distorto degli strumenti processuali la dottrina distingue tra uso dilatorio ed uso illecito, a seconda cioè che i comportamenti siano direttamente attuati per incidere sui tempi del processo (uso dilatorio), o che tali comportamenti incidano non solo sui tempi del processo, ma anche sul risultato di questo (uso illecito).
In linea di principio si sono ritenuti contrari alla lealtà e pertanto sanzionabili disciplinarmente i seguenti comportamenti:
– l’instaurazione di una pluralità di processi civili e penali a carico di colleghi, magistrati e clienti;
– la fissazione di una udienza di comparizione a distanza di anni;
– la stipulazione di una transazione con l’esclusivo intento di conseguire la rinuncia della controparte ad un sequestro conservativo e la immediata contestazione della efficacia della stessa transazione in sede penale;
– la produzione in giudizio di documenti che si conosca essere falsi.
Riprendendo le parole utilizzate da Francesco Galgano e da Franzo Grande Stevens nel “Manualetto forense”, si può dire che
“l’avvocato è – o dovrebbe essere – colui che consiglia e difende il cliente solo e quando è indipendente da qualsiasi interesse o influenza diversi o esterni, dà la sua opera con dedizione e soltanto se ha il tempo e la competenza necessaria, non suggerisce furberie, ma il rispetto delle leggi, è dolorosamente inflessibile con chi – anche collega – devia, è prima e soprattutto leale e onesto. In ciò risiede il carisma e quindi l’autorevolezza di un professionista consapevole del suo ruolo: cioè non solo e non tanto nel suo talento, nella sua preparazione, nella sua superiore capacità di associazione di idee, ma nell’onestà delle sue proposizioni e del suo comportamento”.