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Timestamp: 2018-03-19 18:24:59+00:00
Document Index: 150814974

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 37', 'art. 43', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 83']

Novità fiscali del 14 dicembre 2011: il licenziamento per giusta causa
1) E’ legittimo licenziare il lavoratore per furto
2) Apprendisti: istruzioni Inail sul nuovo testo unico
3) Lavoratore responsabile per la retribuzione percepita in nero
4) Imposte differite attive
5) Commercio: nuovi orari e giorni di apertura dei negozi
6) Software di compilazione: comunicazione dei contratti di leasing, noleggio e locazione commerciale
7) Assonime: pubblicate le linee guida assembleari
8) Manovra Monti: ICI, scudo e pensioni arrivano le modifiche
E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che sottragga materiale aziendale. La responsabilità collegata alle mansioni affidate al lavoratore, le modalità della condotta e l’incidenza dei fatti sulla permanenza del vincolo fiduciario che caratterizza lo specifico rapporto entrano nella valutazione generale del fatto, anche se il valore del bene sottratto non è rilevante.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22692 del 2011, con la quale ha affermato che valutazione della proporzionalità tra l’addebito del fatto e la risoluzione deve tenere conto del dubbio sulla futura correttezza degli obblighi ai quali è tenuto il lavoratore.
Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva ritenuto spropositata la sanzione del licenziamento a fronte dell’ingiustificato impossessamento di materiale aziendale da parte del lavoratore che era stato sorpreso all’uscita dello stabilimento con un pacco contenente materiale aziendale nuovo.
Peraltro, l’assenza di procedimenti disciplinari precedenti a suo carico non è stata ritenuta sufficiente ad evitare il licenziamento, questo perché il licenziamento per giusta causa in tali casi, ai fini della valutazione della proporzionalità tra fatto addebitato e recesso deve tenere in considerazione non l’assenza, o la speciale tenuità del danno patrimoniale, ma la ripercussione sul rapporto di una condotta suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento in quanto sintomatica di un certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti.
A parere dei giudici supremi, è legittimo attendersi che la società non possa più fare affidamento su un dipendente che ha trafugato beni aziendali per esigenze personali, attuando un comportamento doloso ed in concorso con un collega, con il ragionevole timore del reiterarsi di una tale condotta.
Ribadito obbligo assicurativo anche per le ore di insegnamento fuori azienda.
L’Inail, con nota protocollo n. 8082 del 5 dicembre 2011, ha fornito le prime istruzioni operative sul Testo unico per l’apprendistato (D.Lgs n. 167, del 14 settembre 2011), entrato in vigore il 25 ottobre 2011.
Per le tipologie di apprendistato che per essere attuate necessitano del recepimento della contrattazione collettiva e/o delle Regioni, fino al 25 aprile 2012 è previsto un periodo transitorio in cui si potranno applicare le regole legislative e contrattuali precedenti l’entrata in vigore del Testo unico. Successivamente, dovrà essere applicata in via tassativa la nuova disciplina.
Nel semestre transitorio, l’apprendistato professionalizzante (contratto di mestiere) sarà soggetto alle nuove regole qualora le Regioni o i Ccnl le abbiano recepite.
L’Inail ha ribadisce l’obbligo assicurativo dell’apprendista, così come previsto dal DPR n. 1124/1965, estendendo la copertura assicurativa anche alle ore di insegnamento svolte in azienda o fuori, considerate a tutti gli effetti lavorative e computate nell’orario di lavoro.
La nuova disciplina prevede la possibilità di instaurare un contratto di apprendistato anche con nuovi soggetti, quali dipendenti pubblici, lavoratori in mobilità, lavoratori dipendenti di agenzie di somministrazione, praticanti.
In caso di inosservanza dei principi previsti per l’attivazione e lo svolgimento dei rapporti di lavoro, sono fissate sanzioni amministrative da 100 a 600 euro, in caso di recidiva da 300 a 1,500 euro, con attivazione della procedura di diffida obbligatoria come condizione di procedibilità. In ipotesi di inottemperanza, l’autorità competente a ricevere il rapporto tramite Pec è la Direzione Provinciale del Lavoro.
Anche il lavoratore è responsabile del mancato pagamento dell’Irpef sulla retribuzione percepita in nero.
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro è intervenuta in merito con il Parere n. 26/2011 esaminando norma e giurisprudenza.
Nell’ipotesi in cui la remunerazione sia riferibile ad una attività riconducibile a lavoro dipendente,ai sensi dell’art. 24 del DPR n. 600/73 è obbligatoria l’effettuazione e il versamento della ritenuta Irpef a titolo d’acconto, da parte del soggetto che effettua il pagamento e che, in linea di principio, si è avvalso della prestazione del lavoratore.
Ma la norma si spinge oltre, affermando che quando il sostituto (datore) viene iscritto a ruolo per imposte, sopratasse e interessi relativi a redditi sui quali non ha effettuato né le ritenute a titolo di imposta né i relativi versamenti, il sostituito (lavoratore) è coobbligato in solido.
Il lavoratore, pertanto, non resta del tutto estraneo alla tassazione della propria retribuzione pur essendo compito esclusivo del datore di assoggettare a ritenuta il relativo importo.
La Corte di Cassazione in più occasioni ha stabilito che anche il lavoratore è correo, dovendo provvedere ad assoggettare a tassazione la retribuzione percepita pure in assenza di ritenuta da parte del datore, ovvero in caso di pagamenti in nero.
L’ultima in ordine di tempo è la sentenza n. 9897/11 della Corte di Cassazione che ha fornito gli elementi di riferimento.
In particolare, appurato che la lavoratrice aveva percepito somme in nero considerato che erano state rinvenute nei locali del datore di lavoro delle ricevute firmate dalla medesima, ha stabilito che è del tutto irrilevante: Se tra datore e lavoratore vi fosse un accordo per non assoggettare a tassazione le somme percepite; che il lavoro prestato fosse l’unico lavoro svolto dall’interessata nel corso dell’anno; che l’interessata in buona fede ritenesse che le somme non dovessero essere indicate in dichiarazione dei redditi.
Pertanto, a parere dei Consulenti del Lavoro, è errata la conclusione che la contribuente sia esonerata dall’obbligo fiscale essendovi una norma primaria che impone al datore l’obbligo di effettuare le ritenute e versarle.
Pertanto, il lavoratore “contribuente” deve dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta, poiché essi concorrono a formare la base imponibile sulla quale, secondo il criterio di progressività, sarà calcolata l’imposta dovuta.
L’art. 9 del D.L. n. 201 del 06 dicembre 2011 (Decreto Monti) ha modificato ed integrato la disciplina che ha riconosciuto come crediti d’imposta le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio (Deferred Tax Asset), relativa al sistema bancario, introdotta dall’art. 2, commi 55-61, del D.L. n. 225 del 2010, estendendola anche alle perdite riportate.
In particolare, si prevede che la quota delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative alle perdite di un periodo d’imposta (art. 84 del TUIR) e derivante dalla deduzione dei componenti negativi di reddito si trasforma per intero in crediti d’imposta.
Inoltre, osserva il servizio studi del Parlamento, la norma sembra diretta a precisare che i componenti negativi corrispondenti alle attività per imposte anticipate trasformate in credito d’imposta non sono deducibili, con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data di approvazione del bilancio.
La neo disciplina si applica anche ai bilanci di liquidazione volontaria ovvero relativi a società sottoposte a procedure concorsuali o di gestione delle crisi, ivi inclusi quelli riferiti all’amministrazione straordinaria e alla liquidazione coatta amministrativa di banche e altri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia.
Qualora il bilancio finale per cessazione di attività, dovuta a liquidazione volontaria, fallimento o liquidazione coatta amministrativa, evidenzi un patrimonio netto positivo, è trasformato in crediti d’imposta l’intero ammontare di attività per imposte anticipate.
La ratio della norma originaria muoveva dalla necessità di ridurre il divario di incidenza delle imposte anticipate nei bilanci degli operatori italiani rispetto a quelli europei dipendente da regimi fiscali meno favorevoli, quali ad esempio l’impossibilità di dedurre integralmente le rettifiche su crediti nell’anno di formazione. Al fine di perseguire tale obiettivo, la norma vigente consente la trasformazione delle imposte differite iscritte in crediti d’imposta.
La modifica proposta riguarda le fasi successive a quella in cui si è verificata la ripresa a tassazione dei componenti negativi non dedotti e l’iscrizione delle imposte differite attive (DTA). Sembrano quindi interessati i periodi d’imposta in cui si determinano maggiori perdite fiscali (e non di esercizio) per effetto delle variazioni in diminuzione correlate alle quote non dedotte nel primo esercizio di iscrizione dei componenti negativi.
In tal modo si amplia l’ambito di applicazione della norma originaria. L’ambito di applicazione della disciplina è esteso anche alle società in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali o di gestione delle crisi.
Inoltre, si prevede che la quota delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative alle perdite di un periodo d’imposta (art. 84 del TUIR) e derivante dalla deduzione dei componenti negativi di reddito si trasformi per intero in crediti d’imposta.
La disciplina si applica anche ai bilanci di liquidazione volontaria ovvero relativi a società sottoposte a procedure concorsuali o di gestione delle crisi, ivi inclusi quelli riferiti all’amministrazione straordinaria e alla liquidazione coatta amministrativa di banche e altri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia.
Alle operazioni di liquidazione volontaria si applicano le disposizioni antielusive previste dall’art. 37-bis del DPR n. 600/1973 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi).
In particolare tale norma prevede che sono inopponibili all’amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti.
Infine, si prevede che il credito d’imposta può essere ceduto al valore nominale nell’ambito dello stesso gruppo, secondo le modalità previste dall’art. 43-ter del DPR n. 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito).
L’eventuale credito che residua dopo aver effettuato le compensazioni è rimborsabile.
L’art. 31 del D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011 ha nuovamente previsto che per tutti gli esercizi commerciali non ci saranno più vincoli di orari di apertura e di chiusura, di chiusura domenicale e festiva e di chiusura della mezza giornata infrasettimanale.
Viene, inoltre, ribadito il principio che costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali.
Andando a ritroso nel tempo, il comma 4, dell’art. 6, del D.L. n. 138/2011 aveva esteso a tutti gli esercizi commerciali la liberalizzazione, introdotta dall’art. 35, comma 6, del D.L. n. 98/2011, convertito, con modificazione, nella legge n. 111/2011, in ambito di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali, inizialmente prevista esclusivamente per le città d’arte e località turistiche.
Con la legge 14 settembre 2011, n. 148, di conversione del decreto legge n. 138/2011, sopprimendo il comma 4 dell’art. 6, tutto era tornato come prima e, pertanto, a decorrere dal 17 settembre 2011, solo le attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande ubicate nei Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte potevano essere svolte anche senza il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, dell’obbligo di chiusura domenicale e festiva e dell`obbligo di chiusura della mezza giornata infrasettimanale.
Adesso il Decreto Monti, se verrà convertito in Legge, procederà ad eliminare ogni vincolo in materia.
E’ stato reso disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate il software di compilazione per la comunicazione dei contratti di leasing, noleggio e locazione commerciale: Si tratta della versione software: 1.0.0 del 13/12/2011.
Il software “Comunicazioni Leasing” è un prodotto che permette agli utenti la compilazione delle comunicazioni dei contratti di leasing, noleggio e locazione commerciale.
Ciò poiché le società che esercitano attività di leasing finanziario e operativo e gli operatori commerciali che svolgono attività di locazione e/o di noleggio di autovetture, caravan, altri veicoli, unità da diporto e aeromobili devono comunicare all’Anagrafe Tributaria i dati anagrafici dei propri clienti.
Peraltro, i soggetti obbligati a inviare la comunicazione del leasing sono esonerati dall’invio della comunicazione relativa alle operazioni rilevanti ai fini Iva (cd. Spesometro – art. 21 del D.L. n. 78/2010).
Nella comunicazione devono essere indicati anche i dati relativi alle cessioni e agli acquisti non connessi ai contratti di leasing, locazione o noleggio di importo superiore a 3mila euro, a partire dal 2011, e a 25mila euro per il 2010.
Come e quando inviare la comunicazione
La comunicazione deve essere trasmessa, in via telematica, tramite il servizio telematico delle Entrate oppure rivolgendosi agli intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, Caf, ecc.).
L’invio della comunicazione deve essere effettuato secondo le specifiche tecniche allegate al provvedimento del direttore del 21/11/2011.
Da tenere presente che le società di leasing e gli operatori commerciali devono trasmettere la comunicazione entro il 31 gennaio 2012 per i contratti stipulati nel 2009 e 2010.
A partire dal 2012 la trasmissione della comunicazione deve avvenire entro il 30 giugno di ogni anno per i contratti stipulati nell’anno precedente.
Assonime ha pubblicato, con la circolare n. 32 del 2011, le nuove linee guida assembleari di Abi, Assonime e Assosim, che definiscono i flussi e le procedure tra emittenti, società di gestione accentrata e intermediari per l’invio delle comunicazioni assembleari previste dall’art. 83-sexies Tuf, introdotto dal decreto legislativo n. 27 del 27 gennaio 2010 che ha recepito la direttiva sui diritti degli azionisti di società quotate (direttiva 2007/36/CE).
Le linee guida sostituiscono quelle precedenti, elaborate nel 2006, congiuntamente da Assonime, ABI e ASSOSIM sulla base della normativa previgente, ormai superata.
Imposta di 34,50 euro su estratti conti corrente. La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta “per l’anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo”.
Lo prevede l’emendamento del governo Monti nel quale si precisa che per il 2013 si torna al blocco della rivalutazione per le pensioni oltre 2 volte il minimo.
La detrazione per la nuova Imu sulla prima casa sale da 200 euro fino ad un massimo di 400 euro. L’aumento della detrazione è di 50 euro nel caso di figli di età non superiore a 26 anni, purché residenti nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.
Dovrebbe salire fino al 2% il prelievo sui patrimoni “scudati” mentre l’indicizzazione delle pensioni dovrebbe salire fino a quelle a 1.200-1.300 euro.
In particolare, ecco di seguito quanto viene previsto nell’ emendamento del governo alla manovra Monti, in base a quanto riportato dall’Agenzia di Stampa nazionale il 13.12.2011.
Imposta 34 euro su estratti conti correnti
Per gli estratti conto inviati dalle banche ai clienti viene prevista un’imposta fissa di 34,20 euro se il cliente è persona fisica e di 100 euro se il cliente è soggetto diverso da persona fisica.
Bollo per scudati a 10 per mille in 2012 e 2013
Le attività finanziarie oggetto di emersione sono soggette ad un’imposta di bollo speciale del 10 per mille negli anni 2012 e 2013, mentre l’aliquota ordinaria è fissata al 4 per mille.
Governo, arriva imposta immobili estero a 0,76%
Un’imposta dello 0,76% del valore sugli immobili all’estero.
La proposta istituisce anche dall’anno in corso un’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero dei residenti in Italia.
Stipendi deputati, no decreto ci pensa la camera
Saranno le Camere a provvedere al taglio delle indennità di deputati e senatori e non un decreto del governo come prevedeva la manovra.
Si viene così a sanare una norma che sarebbe stata illegittima.
Il processo di liberalizzazione potrebbe interessare, entro sei mesi dalla entrata in vigore della manovra, i servizi di mobilità urbana, dunque anche i taxi, nell’ambito delle più ampie disposizioni volte a realizzare una compiuta liberalizzazione e una efficiente regolazione nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture.
Pensioni: Si pensa ad un prelievo sopra 200 mila euro
Un prelievo del 15% – 25% come contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 200mila euro.
Diminuisce penalità su pensioni anticipate
Chi andrà in pensione prima avrà una riduzione percentuale pari a 1 punto, e non 2 come finora previsto, per il primo anno di anticipo nell’accesso al pensionamento.
La percentuale di penalizzazione risale a 2 punti percentuali per ogni ulteriore di anticipo rispetto ai due anni.
Il 78,4% dei pensionati Inps ha un reddito pensionistico inferiore ai 1.500 euro.
Con l’emendamento del Governo alla manovra che porta il blocco dell’indicizzazione dagli assegni superiori a quelli superiori a tre volte il minimo (1.400 euro al mese), la stragrande maggioranza di questi pensionati dovrebbe quindi continuare ad avere la rivalutazione piena.