Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=9cb9ed4f35cf7c2f295cc2bc6f732a84
Timestamp: 2020-08-07 21:43:57+00:00
Document Index: 15502684

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 81', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 173', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 256', 'art. 158', 'art. 606', 'art. 256', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 26/08/2019 n. 36411 - Abbandono di rifiuti, reato permanente o istantaneo? - Tuttoambiente.it
Abbandono di rifiuti, reato permanente o istantaneo?
n. 36411
L’abbandono incontrollato di rifiuti, se dà luogo ad una forma di gestione del rifiuto preventiva rispetto al recupero ed allo smaltimento, integra un reato permanente; in caso contrario configura un reato istantaneo. Spetterà al Giudice di merito valutare, di volta in volta, se si tratti di un reato istantaneo o permanente, facendo riferimento a indici sintomatici, quali la pluralità delle azioni, l’eventuale pertinenza del rifiuto con l’attività produttiva dell’agente o il reiterato utilizzo di un unico sito quale punto di rilascio del rifiuto.
1.Con sentenza del 3 febbraio 2016 il tribunale di Ivrea condannava V. G. alla pena di euro 2.000,00 di ammenda in relazione al reato di cui agli art. 81 cpv. cod. pen. e 256 comma 2 in relazione all'art. 192 comma 1 lett. a) del DIgs 152/06 perché, nelle qualità e circostanze di cui al capo 1) in assenza di autorizzazione realizzava all'interno di un'area di cantiere un deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi. In data 7 giugno 2012.
2.Contro la predetta sentenza ha proposto ricorso, mediante il proprio difensore Vitale iwg proponendo tre motivi di impugnazione, che si riportano in forma riassuntiva ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
3.Con il primo motivo, ha dedotto ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen., la mancanza o contraddittorietà della motivazione con riferimento alla riconducibilità della condotta dell'imputato nella nozione di deposito incontrollato di rifiuti piuttosto che in quella di abbandono incontrollato, atteso che il giudice non avrebbe indicato le ragioni che lo hanno indotto a individuare, a carico del ricorrente, la sussistenza del deposito incontrollato, essendosi limitato a rilevare che non sarebbe emersa la volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti, posto che l'attività illecita sarebbe stata sicuramente prodromica al successivo recupero o smaltimento. Inoltre quest'ultima affermazione sarebbe comunque in rapporto di contraddittorietà con il rilievo, pure formulato dal giudice, per cui il ricorrente aveva abbandonato il cantiere nel maggio/giugno del 2008, considerato che per tale motivo non si sarebbe recato in cantiere per effettuare il recupero o smaltimento dei rifiuti.
4.Con il secondo motivo ha dedotto, ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen., la erronea applicazione della legge penale in relazione all'art. 256 comma 2 Dlgs 152/06 e all'art. 158 cod. pen., con riferimento alla natura permanente dell'illecito. Erroneamente il giudice avrebbe ritenuto il reato contestato di tipo permanente, mentre invece esso ha natura di reato istantaneo eventualmente ad effetti permanenti. Pertanto, il termine di decorrenza della prescrizione avrebbe dovuto coincidere con il maggio/giugno 2008, data di abbandono del cantiere da parte dell'imputato, con conseguente prescrizione del reato al momento della sentenza.
5.Con il terzo motivo ha dedotto ai sensi dell'art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen. l'erronea applicazione della legge penale con riferimento alla omessa declaratoria della intervenuta estinzione del reato, indipendente dalla natura permanente o istantanea del reato contestato, atteso che è emerso l'abbandono del cantiere da parte dell'imputato nel maggio/giugno 2008, tanto che il tribunale aveva da quella data considerato la decorrenza della prescrizione del reato edilizio di cui al capo 1), specificamente rilevata con dichiarazione di non doversi procedere. Alla stessa conclusione e per le medesime ragioni avrebbe dovuto pervenire quindi in ordine al reato in esame.
1.Si premette che in ordine alla natura giuridica del reato di deposito incontrollato di rifiuti sono rinvenibili due orientamenti: per l'uno "il reato di deposito incontrollato di rifiuti è reato permanente giacché, dando luogo ad una forma di gestione del rifiuto preventiva rispetto al recupero ed allo smaltimento, la sua consumazione perdura sino allo smaltimento o al recupero" (Corte di cassazione, Sezione 3 penale, 4 dicembre 2013, n. 48489; idem, Sezione 3 penale, 23 giugno 2011, n. 25216); per l'altro, seppure più risalente, il reato di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti (del D.Lgs. 3 aprile 2005, n. 152, art. 256, comma 2) ha natura di reato istantaneo, eventualmente con effetti permanenti, la cui consumazione si perfeziona o con il sequestro ovvero con l'ultimo atto di conferimento da parte del soggetto agente (Corte di cassazione, Sezione 3 penale, 15 ottobre 2013, n. 42343; idem, Sezione 3 penale, 18 novembre 2010, n. 40850; idem, Sezione 3 penale, 7 febbraio 2008, n. 6098). Questa Corte ha in proposito comunque chiarito che il descritto contrasto deve essere considerato più apparente che reale, alla luce delle seguenti precisazioni, secondo cui è necessario verificare le concrete circostanze che connotino in maniera peculiare la presenza in loco dei rifiuti. Ogni qualvolta l'attività di abbandono ovvero di deposito incontrollato di rifiuti sia prodromica ad una successiva fase di smaltimento o di recupero del rifiuto stesso, caratterizzandosi essa, pertanto, come una forma, per quanto elementare, di gestione del rifiuto (della quale attività potrebbe dirsi che costituisce il "grado zero"), la relativa illiceità penale permea di sè l'intera condotta (quindi sia la fase prodromica che quella successiva), integrando, pertanto, una fattispecie penale di durata, la cui permanenza cessa soltanto con il compimento delle fasi ulteriori rispetto a quella di rilascio; tutto ciò con le derivanti conseguenze anche a livello di decorrenza del termine prescrizionale. Nel caso in cui, invece, siffatta attività non costituisca l'antecedente di una successiva fase volta al compimento di ulteriori operazioni, aventi ad oggetto appunto lo smaltimento od il recupero del rifiuto, ma racchiuda in sè l'intero disvalore penale della condotta, non vi è ragione di ritenere che essa sia idonea ad integrare un reato permanente; ciò in quanto, essendosi il reato pienamente perfezionato ed esaurito in tutte le sue componenti oggettive e soggettive, risulterebbe del tutto irragionevole non considerarne oramai cristallizzati i profili dinamici fin dal momento dei rilascio del rifiuto, nessuna ulteriore attività e residuando alla descritta condotta di abbandono (cfr. Sez. 3, n. 30910 del 10/06/2014 Ud. (dep. 15/07/2014) Rv. 260011 - 01 Ottonello; sez. 3, Sentenza n. 7386 del 19/11/2014 (dep. 19/02/2015) Rv. 262410 - 01 Cusini; Sez. 3, n. 6999 del 22/11/2017 (dep. 14/02/2018) Rv. 272632 - 01 Paglia). La verifica del concreto atteggiarsi della vicenda, alla luce delle indicazioni differenziali sopra riportate, è affidata al giudice di merito. Questa Corte ha in proposito precisato (cfr. Sez. 3, n. 30910 del 10/06/2014 Rv. 260011 cit.) che, senza con ciò esaurirne il novero, costituirà attendibile indice differenziale l'occasionalità o meno del fatto di abbandono e deposito del rifiuto, laddove la sistematica pluralità di azioni, fra loro di identico o comunque analogo contenuto, farà propendere per una forma di organizzazione della condotta, sintomo attendibile di una volontà gestoria e non esclusivamente dismissiva del rifiuto; mentre l'episodicità di esse, ancorché non rigorosamente intesa nel senso dell'assoluta unicità della condotta, dovrebbe indirizzare il giudizio sulla istantaneità della natura del reato posto in essere; altri indici rivelatori della finalità gestoria potranno essere la pertinenza, o meno, del rifiuto oggetto di rilascio, all'eventuale circuito produttivo riferibile all'agente, ove questi svolga attività imprenditoriale; oppure la reiterata adibizione di un unico sito, eventualmente anche promiscuamente utilizzato al medesimo fine pure da altri soggetti, quale punto di rilascio dei rifiuti.
2.Tanto considerato, con riguardo al primo e secondo motivo di impugnazione si deve rilevare la relativa manifesta infondatezza. Si osserva che la corte ha fatto corretta e congrua applicazione dei suddetti principi, laddove ha rinvenuto la fattispecie del deposito incontrollato prodromica ad una successiva fase di smaltimento o di recupero del rifiuto - come tale avente natura permanente -, valorizzando la circostanza del rinvenimento dei rifiuti in un cantiere finalizzato alla realizzazione di opere edili e gestito da una ditta, quella del ricorrente, di tipo edile, che esplicava ivi la propria attività; così, in sostanza, valorizzando la pertinenza del rifiuto oggetto di rilascio al circuito produttivo riferibile all'agente e la reiterata adibizione di un unico sito, quale punto di rilascio dei rifiuti nel corso dell'attività di demolizione e costruzione. Non integra alcuna contraddizione la circostanza dell'abbandono del cantiere da parte del ricorrente siccome malato, potendo rilevare piuttosto, come di seguito illustrato e alle condizioni pure specificate, sotto il profilo della permanenza del reato e della sua interruzione.
3.Non appare infatti manifestamente infondato il terzo motivo di impugnazione. Posta la natura permanente del reato in esame, deve ritenersi che la sua persistenza cessa non solo con il terminare della condotta tipica, ma anche nel momento in cui, per qualsiasi causa, volontaria o imposta, sia interrotta la medesima. Puo' quindi essere valutato nell'ambito dell'interruzione volontaria del reato in esame l'appurato e persistente stato di malattia dell'imputato, con correlato stabile e prolungato abbandono dei lavori e dell'intero cantiere nel maggio/giugno del 2008, in tal modo definitivamente divenuto non operativo e non più correlato ad una persistente prospettiva di "gestione" del rifiuto; circostanze in grado, per il consolidamento stabile del venir meno di ogni possibile proiezione con la successiva fase di smaltimento o recupero dei rifiuti, di segnare la fine della direzione della condotta verso una volontà gestoria e non esclusivamente dismissiva del rifiuto. Considerato dunque, validamente instaurato il rapporto processuale d'impugnazione, deve prendersi atto della maturata prescrizione del reato nel giugno del 2013, calcolata a decorrere dal giugno 2098. In tal caso al l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata dinnanzi giudice avrebbe come conseguenza che il rinvio, da un lato, determinerebbe per il giudice l'obbligo di dichiarare immediatamente la prescrizione, dall'altro, esso sarebbe incompatibile con l'obbligo dell'immediata declaratoria di proscioglimento (cfr. in tal senso, con riguardo al caso in cui la valutazione di prescrizione esclude anche l'esame di ulteriori doglianze ad essa non strettamente strumentali, come invece in questa sede, Sez. 2", n. 32577 del 27/04/2010, Preti, Rv. 247973). Con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta estinzione per prescrizione del reato.