Source: http://docplayer.it/264993-Corte-di-cassazione-copia-non-ufficiale.html
Timestamp: 2016-12-11 12:13:03+00:00
Document Index: 120655547

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Serafino Righi
1 Civile Sent. Sez. 1 Num Anno 2014 Presidente: Relatore: GIANCOLA MARIA CRISTINA Data pubblicazione: 07/11/2014 SENTENZA sul ricorso proposto da: RUGGHIA ETTORE, nella qualità di procuratore speciale di ANTONIO RUGGHIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. RIBOTY 23, presso l'avvocato CECCHI CARLO, rappresentato e difeso dall'avvocato CESIDIO GUALTIERI, giusta procura a margine del ricorso; contro - ricorrente AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI L'AQUILA, in persona 12 - del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 70, presso l'avvocato PICCIRILLO CARLO, rappresentata e difesa dall'avvocato ROBERTO VERDECCHIA, giusta procura in calce al controricorso; - controricorxente - avverso la sentenza n. 683/2006 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 29/09/2006; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23/09/2014 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA; udito, per il ricorrente, l'avvocato GUALTIERI CESIDIO che si riporta; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO che ha concluso per il rigetto del primo motivo e accoglimento del secondo motivo (.C. Cost. n.348/2007 e S.U. n /2008), nonchè degli altri due motivi del ricorso. 23 a SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione del Ettore Rugghia, in qualità di procuratore speciale di Antonio Rugghia, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale dell'aquila, il Comune di San Vincenzo Valle Roveto, la Provincia dell'aquila e l'agenzia per la Promozione e dello Sviluppo nel Mezzogiorno (già Cassa per il Mezzogiorno). L'attore deduceva che: con atto pubblico del aveva acquistato da Lucia Babusci tre appezzamenti di terreno situati nel territorio del Comune di San Vincenzo Valle Roveto (in catasto al f. 18, particelle 616, 617 e 618), per la edificazione dei quali il il predetto Comune aveva rilasciato una licenza edilizia che dalla venditrice Babusci era stata a lui ceduta; dopo che egli aveva iniziato su tali terreni la costruzione di un fabbricato abitativo, il Comune di San Vincenzo Valle Roveto con provvedimento del aveva disposto la sospensione dei lavori, per il fatto che i medesimi terreni erano interessati dalla costruzione di uno svincolo della strada a scorrimento veloce Avezzano-Sora; con delibera n V del (1977) la Cassa per il Mezzogiorno aveva approvato, anche ai fini della dichiarazione di pubblica utilità, il progetto di costruzione della predetta strada, affidandone l'esecuzione, in concessione, alla Provincia dell'aquila, ed autorizzando quest'ultima all'occupazione, in via d'urgenza, dei terreni 1,P dell'attore per una durata di cinque anni; il la Provincia dell'aquila si era immessa nel possesso dei terreni, redigendo il relativo stato di consistenza; nonostante la scadenza del periodo per il quale era stata autorizzata l'occupazione, la Provincia dell'aquila non aveva eseguito alcuna opera sui terreni appresi né aveva dato corso all'espropriazione. e 34 Tanto premesso il Rugghia chiedeva che la Provincia dell'aquila e l'agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno fossero condannate alla restituzione dei suoi terreni, al pagamento dell'indennità relativa all'occupazione legittima ed al risarcimento dei danni causati dall'occupazione illegittima, e che il Comune di San Vincenzo Valle Roveto fosse condannato al risarcimento dei danni causati dall'illegittimo provvedimento di sospensione dei lavori. L'adito Tribunale dell'aquila, con sentenza parziale del , nel contraddittorio delle parti, rigettava le domande formulate dal Rugghia nei confronti del Comune di San Vincenzo Valle Roveto e della soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno e disponeva invece l'ulteriore istruzione della causa con riguardo alla domanda formulata nei confronti della Provincia dell'aquila. Esperita una nuova consulenza tecnica, con successiva sentenza del il medesimo Tribunale dell'aquila condannava la Provincia dell'aquila a pagare al Rugghia le somme di E 5.374,28 "per l'occupazione legittima", di E ,41 "per l'occupazione illegittima", di e ,25 "per maggiore costo della costruzione" e di ,41 "per mancato godimento dell'immobile", oltre alla rivalutazione monetaria fino alla data della sentenza ed agli interessi legali fino al soddisfo. Avverso la sentenza definitiva di primo grado e nei confronti del Comune di San Vincenzo Valle Roveto, del Ministero dell'industria, Commercio e Artigianato e del Ministero dei Lavori Pubblici e del Bilancio, che rimanevano contumaci, nonché del Rugghia, che resisteva al gravame, la Provincia interponeva appello addebitando al Tribunale di avere: attribuito al Rugghia un risarcimento in relazione al maggior costo di produzione dell'immobile ed al suo mancato godimento, nonostante che l'attore non avesse dimostrato né che sarebbe stato in grado di ultimare il fabbricato nel termine triennale 45 di validità della licenza edilizia, né che avesse perduto reali, effettive e concrete possibilità di utilizzazione locativa del medesimo fabbricato (primo motivo); recepito acriticamente le conclusioni del consulente tecnico, nonostante che questi, nel determinare l'indennità per l'occupazione illegittima, per un verso avesse tenuto conto anche di un periodo (quello di sospensione della licenza edilizia: 26 ottobre marzo 1980) in cui nessuna occupazione dei terreni dell'attore era stata operata dalla Provincia, e per altro verso avesse eseguito una stima di tali terreni priva di giustificazione tecnico-scientifica, e che, inoltre, nel determinare il danno da mancato godimento dell'immobile, avesse fatto riferimento a canoni di locazione del tutto ipotetici ed arbitrari (secondo motivo); esaminato la domanda di liquidazione dell'indennità per l'occupazione legittima nonostante che tale domanda fosse riservata alla competenza funzionale, in unico grado, della Corte d'appello (terzo motivo); omesso di considerare che avendo, il 21 dicembre 1990, il Prefetto dell'aquila decretato l'espropriazione dei terreni del Rugghia, e non essendo stato il provvedimento prefettizio impugnato, l'attore aveva diritto alla sola indennità liquidata in via amministrativa (quarto motivo); omesso di applicare sia all'indennità di occupazione legittima che a quella di occupazione illegittima i criteri stabiliti dall'art. 5 bis del D.L. n. 333 del 1992, ed in particolare l'abbattimento del 40% stabilito da tale articolo (quinto motivo); attribuito all'attore la rivalutazione monetaria, nonostante che questa non fosse dovuta per i crediti di valuta, ed erroneamente cumulato la medesima rivalutazione con gli interessi. Con sentenza del la Corte di appello dell'aquila, in parziale accoglimento del gravame della Provincia: 56 1- pronunciando in unico grado sulla relativa domanda, determinava in 573,17 per ciascuno dei cinque anni di occupazione (e quindi in C 2.865,85 complessivamente), oltre agli interessi nella misura legale dalla scadenza di ciascuna annualità alla data dell'effettivo deposito presso la Cassa Depositi e Prestiti, l'indennità spettante al Rugghia per l'occupazione legittima, protrattasi dal 4 marzo 1980 al 4 marzo 1985; 1- ordinava alla Provincia dell' Aquila di provvedere al deposito presso la Cassa Depositi e Prestiti della somma come determinata al punto 1; 2- in parziale riforma della sentenza di primo grado, determinava in 7.233,97 il risarcimento spettante al Rugghia per la perdita di disponibilità dei fondi nel periodo di occupazione illegittima protrattosi dal 5 marzo 1985 al 21 dicembre 1990; 3- condannava la Provincia dell'aquila a pagare al Rugghia la somma di cui al punto 3, da rivalutare annualmente secondo gli indici ISTAT sul costo della vita dal 21 dicembre 1990 alla data di pubblicazione della sentenza, e da accrescere degli interessi in misura legale, da calcolare sulle somme via via rivalutate, dalla stessa data del 21 dicembre 1990 a quella del saldo. La Corte territoriale riteneva che: i motivi d'impugnazione fossero solo parzialmente fondati; come era incontroverso tra le parti e come aveva comunque accertato il consulente tecnico nominato dal Tribunale, l'opera pubblica viaria realizzata dalla Provincia dell'aquila (lo svincolo della strada a scorrimento veloce Avezzano-Sora) non aveva affatto interessato i terreni dell'attore, per cui non ricorreva alcuna acquisizione in proprietà per c.d. accessione invertita da parte della P.A.; pertanto al Rugghia potevano essere riconosciuti esclusivamente un'indennità per la subita occupazione legittima quinquennale (4 marzo marzo 1985 ex art. 20 della legge n. 865 del 1971) dei suoi terreni, nonché un risarcimento per le perdite di 67 natura patrimoniale determinate dalla mancata disponibilità dei medesimi terreni durante il periodo dell'occupazione illegittima (art c.c.), ma non, anche, un risarcimento per la perdita (nella specie non verificatasi) del diritto di proprietà su quei terreni; relativamente all'indennità per l'occupazione legittima, in effetti la decisione era riservata alla esclusiva competenza della Corte d'appello in unico grado, per cui doveva essere dichiarato il difetto di competenza per materia del Tribunale adito in primo grado, ma ben poteva procedersi in appello alla relativa determinazione avendo il Rugghia riproposto tale domanda in sede di gravame; l'indennità per l'occupazione legittima doveva essere determinata in misura corrispondente ad una percentuale dell'indennizzo espropriativo; avendo l'occupazione temporanea riguardato aree estese complessivamente mq 840, solo parzialmente edificate e per la parte inedificata urbanisticamente edificabili (esse erano state inserite, nell'allora vigente Programma di Fabbricazione del Comune di San Vincenzo Valle Roveto, parte in zona C, residenziale, e parte in zona D, residenziale estensiva: v. le relazioni redatte dal consulente tecnico dell'ufficio), l'indennità di occupazione legittima doveva essere determinata in misura corrispondente ad una percentuale che, in difetto di altri elementi di giudizio, doveva essere riferita al saggio legale degli interessi (art c.c.) sul pieno valore di mercato del fabbricato e della relativa area di sedime ed invece sull'importo (virtuale) dell'indennità di espropriazione, calcolata secondo i criteri forniti dall'art. 5 bis della legge n. 359 del 1992, quanto alla restante area (mq 565); sulla liquidata indennità, vertendosi in materia di debito di valuta, soggetto al principio nominalistico, competevano all'attore gli interessi legali (art. 1224, primo comma, c.c.), i quali, in quanto diretti a compensare la mancata disponibilità dei frutti 78 che l'attore avrebbe periodicamente percepito, decorrevano dalla scadenza di ciascuna annualità, quale momento di maturazione del relativo diritto. Al Rugghia non poteva invece essere attribuito anche il chiesto maggiore danno da svalutazione della moneta, non avendo egli allegato né provato di avere subito effetti economici depauperativi da inflazione; relativamente inoltre alla domanda risarcitoria per il protarsi dell'occupazione pur oltre la scadenza del termine entro cui essa si configurava come legittima, doveva essere preliminarmente osservato che, come era incontroverso tra le parti, e come risultava dalla documentazione esibita dall'appellante, con decreto del 21 dicembre 1990 il Prefetto della Provincia dell'aquila aveva pronunciato la definitiva espropriazione dei terreni appartenenti all'attore; l'occupazione illegittima dei medesimi terreni da parte della Provincia dell'aquila si era dunque protratta, a partire dal 5 marzo 1985 (giorno successivo a quello di scadenza dell'occupazione legittima) fino al 21 dicembre 1990; a ristoro dei danni sofferti dall'attore per il titolo in esame il Tribunale aveva a questi attribuito le somme (da accrescere tutte di rivalutazione ed interessi) di C ,41 per "occupazione illegittima", di C ,25 per "maggiore costo della costruzione", e di ,41 per "mancato godimento dell'immobile" (fabbricato); un risarcimento per "maggiore costo della costruzione", tuttavia, non poteva essere riconosciuto al Rugghia, atteso che, in conseguenza dell'espropriazione disposta dal Prefetto, il completamento del fabbricato non era più possibile; allo stesso modo al Rugghia neppure poteva essere riconosciuto un risarcimento per il mancato godimento del fabbricato, posto che l'attribuzione di un risarcimento del genere avrebbe presupposto che quel fabbricato fosse concretamente venuto ad esistenza (il che, come si era appena detto, non poteva più avvenire). Vero era che, 89 qualora, una volta scaduto (il 4 marzo 1985) il periodo di occupazione legittima, la Provincia dell'aquila avesse restituito i terreni. il Rugghia avrebbe potuto completare (nell'arco presumibile di circa due anni) il suo fabbricato, e di tale fabbricato avrebbe potuto godere fmo al momento (21 dicembre 1990) in cui era stata decretata 1' espropriazione. In tal caso, tuttavia, per poter determinare il danno eventualmente subito non si sarebbe potuto far semplicemente riferimento al presumibile valore locativo dell'immobile, ma si sarebbe dovuto anche tener conto del costo che, per il completamento di esso, l'attore avrebbe dovuto sostenere.tale costo, nel 1985, sarebbe ammontato complessivamente, secondo la ricostruzione operata dal consulente tecnico, a I canoni che nel periodo decorso dal 10 gennaio 1987 (data di presumibile ultimazione del fabbricato) al 21 dicembre 1990 (data di pronuncia dell'espropriazione) il Rugghia avrebbe potuto percepire sarebbero invece ammontati, secondo quanto accertato dal consulente tecnico, a complessive Poiché l'ammontare dei canoni eventualmente percepibili dal Rugghia non avrebbe coperto il costo necessario per il completamento del fabbricato, nessun danno poteva ritenersi che il medesimo Rugghia (il quale quel costo aveva evitato di sostenere) avrebbe potuto subire sotto il profilo di cui si discute; in definitiva, mancando la prova di un pregiudizio maggiore, il risarcimento dovuto al Rugghia per la perdita della disponibilità dei suoi terreni nel periodo (5 marzo dicembre 1990) in cui si era protratta l'occupazione illegittima non poteva che essere liquidato facendo ricorso al criterio sussidiario costituito, anche in tal caso, dal tasso legale di interesse, per ogni anno di occupazione, sulla somma corrispondente all'indennità (virtuale) di espropriazione dei fondi, posto che tale indennità, rispecchiando le caratteristiche oggettive degli immobili, era idonea a fungere in via 910 presuntiva da parametro pienamente reintegrativo del pregiudizio subito dal patrimonio del danneggiato; il valore di mercato del fabbricato (comprensivo dell'area di sedirne) era stato stimato dal consulente tecnico, con riferimento all'epoca di scadenza dell'occupazione legittima (4 marzo 1985), in , mentre il valore della (residua) area occupata, estesa mq 565 (mq mq 275), era stato dal medesimo consulente tecnico determinato, sempre con riferimento all'epoca di scadenza dell'occupazione (4 marzo 1985), in al mq., e, quindi, complessivamente in ; l'indennità di espropriazione (ragguagliata all'intero valore di mercato quanto al fabbricato, e calcolata invece secondo i criteri forniti dall'art. 5 bis della legge n. 359 del 1992, con esclusione della riduzione del 40%, quanto al terreno edificabile, sarebbe dunque ammontata a per il fabbricato, ed a ( : 2) per il latistante terreno, per complessive ; il risarcimento spettante al Rugghia per il titolo in esame ammontava pertanto a , pari ad E 7.233,97 (indennità di espropriazione ; tasso di interesse del 5% annuo per giorni dal 5 marzo 1985 al 15 dicembre 1990 e del 10% annuo per giorni 6 dal 16 dicembre 1990 al 21 dicembre 1990: x 0,05 x 2.216/ x 0,10 x 6/365); tale importo, costituendo l'oggetto di un debito di valore, doveva essere annualmente rivalutato secondo gli indici ISTAT sui prezzi al consumo a decorrere dal 21 dicembre 1990 (data di cessazione dell'illecito permanente costituito dalla occupazione senza titolo) fino alla data di pubblicazione della presente sentenza; al Rugghia spettava pure il risarcimento per il ritardato pagamento della somma predetta da parte della Provincia dell'aquila, che poteva essere liquidato mediante l'utilizzo di criteri equitativi (art. 2056, secondo comma, c.c.), quale quello degli 1011 .. interessi legali, da computare annualmente sui singoli incrementi nominali della somma originariamente dovuta e da commisurare ad un tasso non necessariamente corrispondente a quello legale, che, invece, nella specie appariva congruo assumere. Avverso questa sentenza il Rugghia nella spiegata qualità ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi illustrati da memoria, e notificato il all'amministrazione provinciale dell'aquila, che il ha resistito con controricorso. MOTIVI DELLA DECISIONE A sostegno del ricorso il Rugghia denunzia: 1. "Omesso esame di un punto decisivo della controversia e comunque motivazione erronea e fuorviante al riguardo: conseguente violazione degli arti. 71 legge n. 2359/1865 e 20 legge n. 865/71 (art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.).". Formula conclusivamente il seguente quesito di diritto, ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis << Stabilisca la Corte se, in caso di occupazione temporanea quinquennale non seguita da tempestivo decreto di espropriazione, la P.A. versi in ipotesi di occupazione illegittima non sanata né sanabile da adozione di decreto ablatorio successiva alla scadenza del termine di occupazione temporanea». Il motivo non ha pregio, in parte anche risolvendosi in generiche critiche e non condivisibili prospettazioni giuridiche, pure ancorate a dati di fatto non emersi in sede di merito o smentiti con puntuali argomentazioni dal tenore della pronuncia e non diversamente apprezzabili in questa sede. I giudici d'appello, infatti, hanno irreprensibilmente scisso i due periodi dell'intervenuta occupazione temporanea dell'intero compendio in discussione e compiutamente chiarito che occorreva accordare per il periodo autorizzato il dovuto indennizzo e per il successivo periodo invece il dovuto risarcimento; ciò una volta accertato sia che l'intera area, solo in parte edificata, li12 , i, era stata legittimamente assoggettata ad occupazione quinquennale autorizzata e che, dopo la scadenza del previsto quinquennio e sino alla data di emissione del decreto di espropriazione, di cui non era stata dal Rugghia dedotta l'illegittimità (sia pure per mancato rispetto dei termini di relativa adozione - pag 15 della sentenza impugnata), l'amministrazione, nonostante l'assenza di titolo che legittimasse il protrarsi dell'occupazione in questione, aveva omesso di restituire il bene al proprietario, e sia il fatto, peraltro pure incontroverso, che durante l'intero arco temporale di protrazione dell'occupazione legittima ed illegittima, sul terreno occupato non era stata realizzata la prevista opera viaria e comunque esso non aveva subito alcuna materiale, irreversibile trasformazione atta a produrre l'effetto acquisitivo della proprietà in capo alla PA e, quindi, a precluderne la restituzione al privato (in tema, tra le altre, cfr cass SU n del 2003) nonché a rendere "inutiliter datum" il successivo provvedimento ablativo. 2. " Motivazione erronea e contraddittoria su altro punto decisivo della controversia, violazione dell' art c.c., falsa applicazione degli artt. 20 legge n. 865/71 e dell'art c.c.; gradatamente comunque mancata applicazione dell' art secondo comma c.c. (art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.). Si duole che l'indennità per l'occupazione legittima ed il risarcimento da occupazione illegittima del terreno inedificato (ma urbanisticamente edificabile) siano stati commisurati in rapporto ad indennità di espropriazione calcolata ai sensi dell'art. 5 bis della Legge n 359/92. Assume che. tenuto conto delle vicende amministrative (decreto di occupazione dell'intero, scadenza del decreto, emissione tardiva e non sanante di un decreto di espropriazione), si verteva in ambito di illecito civile, con conseguente applicabilità non già delle nonne specifiche in tema di espropriazione, ma dell'ari 2043 c.c., sicché da un canto l'indennità di occupazione non poteva che essere determinata in base al pregiudizio realmente e concretamente subito dalla mancata 1213 S! Per disponibilità dell'area, e, dall'altro avrebbe dovuto essere implementata, così come il Tribunale aveva fatto, della rivalutazione monetaria e degli interessi sulle somme anno per anno rivalutate. Formula il seguente quesito di diritto «Stabilisca la Corte se, in caso di occupazione temporanea quinquennale non seguita da tempestivo decreto di espropriazione, la P. A, versi in ipotesi di illecito civile ex art c.c., si che il ristoro del pregiudizio debba essere adeguato al mutato valore del denaro nel momento in cui è emanata la pronunzia giudiziale finale, almeno competendo il maggior danno ex art secondo comma c.c. dovendo il Giudice tenere conto della svalutazione monetaria senza che occorra, al riguardo, dimostrazione, da parte del danneggiato, che la svalutazione sia stata, per lui, cagione di pregiudizio.>>. quanto anche già detto sub 1) l'occupazione d'urgenza autorizzata non integrava alcun illecito civile, dato pure che, come noto, nel caso di occupazione d'urgenza di un suolo per l'esecuzione di opera pubblica, il mero fatto che durante il suo corso non sia stato emesso il decreto di esproprio non vale a far considerare illegittima ab origine l'occupazione, trattandosi di procedimenti, quello di espropriazione e quello di occupazione legittima, distinti ed autonomi, quand'anche coordinati e finalizzati alla realizzazione del medesimo, dichiarato scopo di pubblica utilità. L'indennità dovuta per il periodo di occupazione autorizzata, il quale ha, per definizione, carattere di legittimità ed è improduttivo di danni, è diretta a compensare, per tutta la durata dello stato di temporanea indisponibilità del bene, il detrimento dato dal suo mancato godimento, cioè una perdita reddituale che, essendo diversa dalla perdita della proprietà del cespite, postula un compenso separato (in tema, tra le numerose altre, cfr cass n del 2009); l'indennità in questione, inoltre, integra debito di valuta e, quindi non. 1314 3 è suscettibile di automatica rivalutazione, come ineccepibilmente ritenuto dai giudici d'appello (cfr anche cass. n. 719 del 2011). Peraltro, poiché le dedotte censure involgono questioni inerenti sia alla quantificazione dell'indennità e del risarcimento spettanti per l'intero periodo di protrazione dell'occupazione temporanea sulla sola porzione di terreno inedificata e sia l'attuata parametrazione del dovuto all'indennità virtuale di espropriazione calcolata in base al criterio riduttivo già prescritto per le aree edificabili (quale ritenuta quella di specie) dall'art. 5 bis della legge n 359 del 1992, criterio ormai venuto meno a seguito della pronuncia d'incostituzionalità n. 348 del 2007, s'impone sul punto la cassazione dell'impugnata sentenza onde procedersi alla rideterminazione dell'indennità virtuale di espropriazione secondo il diverso criterio del valore pieno di mercato del bene occupato (art. 39 della legge n del 1865), mantenendo invece ferme le adottate determinazioni accessorie. 3. "Errore di fatto e motivazione contraddittoria su un altro punto decisivo della controversia, conseguente violazione dell'art c.c. (art. 360 nn 3 e 5 c.p.c.). Formula il seguente quesito di diritto «Stabilisca la Corte se il maggior costo di costruzione, determinato da un fermo dei lavori determinato da un decreto di occupazione temporanea divenuto inefficace costituisca danno risarcibile ex art c.c>>. 4. "Motivazione errata, illogica e contraddittoria su un ultimo punto decisivo della controversia, conseguente violazione per latro verso dell' art c.c. (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.)." Formula il seguente quesito di diritto «Stabilisca la Corte se, in ipotesi di provocato ritardo nella realizzazione di un bene immobile da parte della P.A., il maggior costo di 1415 1.3ANII C costruzione derivante dal decorso del tempo sia inquadrabile nella fattispecie di cui all'art c.c..». Il terzo ed il quarto motivo del ricorso, suscettibili di esame unitario, non meritano favorevole apprezzamento. Con essi per un verso si prospettano inammissibili censure ancorate ad illeciti e relativi pregiudizi non rapportabili e casualmente correlabili, per quanto già detto, all'occupazione autorizzata; per altro verso invece, se riferiti all'occupazione abusiva, si sostanziano del pari inammissibilmente o di nuovo ed in parte M non pertinenti critiche involgenti effetti pregiudizievoli in tesi conseguenti alla non controversa perdita definitiva della proprietà del fondo, o per il residuo in indeducibili rilievi avverso le valutazioni di merito, puntualmente argomentate, espresse dai giudici d'appello a sostegno del negato ristoro e, come noto, non rinnovabili in questa sede. Conclusivamente si deve accogliere per le evidenziate ragioni e nei chiariti limiti il secondo motivo del ricorso, disattendere le ulteriori censure e respingere gli altri motivi del ricorso, cassare in parte qua l'impugnata sentenza con rinvio alla Corte di appello dell'aquila, in diversa composizione, cui si demanda anche la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso nei limitati sensi di cui in motivazione, cassa l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello dell'aquila, in diversa composizione. Così deciso in Roma, il 23 settembre 2014 Il Cons.est. Documenti analoghi
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