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Timestamp: 2020-08-15 08:26:09+00:00
Document Index: 142568642

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 62', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 62', 'art. 33', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 15', 'art. 43', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 62', 'art. 33', 'art. 62', 'art. 43', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 62', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 62', 'art. 2', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 62']

Sentenza Cassazione Civile n. 210 del 09/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 210 del 09/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 09/01/2017, (ud. 11/10/2016, dep.09/01/2017), n. 210
sul ricorso 19044/2012 proposto da:
AMMINISTRATIVA, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante
pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE
A.F., C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI, tutti
elettivamente domiciliati in ROMA, Via CONDOTTI 9, presso lo studio
dell’avvocato GIUSEPPINA SCHETTINO, che li rappresenta e difende,
V.A., + ALTRI OMESSI;
avverso la sentenza n. 4759/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 02/08/2011 R.G.N. 5004/2008;
udito l’Avvocato SCHETTINO GIUSEPPINA;
1.- Con sentenza del 2 agosto 2011 la Corte di Appello di Roma ha confermato la pronuncia di primo grado nella parte in cui ha dichiarato il diritto di M.P. e di altri dipendenti del Consiglio di Stato indicati in epigrafe alla riliquidazione dell’assegno personale loro erogato ai sensi della L. 10 aprile 1964, n. 193, art. 62, in ragione del conglobamento della indennità integrativa speciale nello stipendio a far data dal gennaio 2003 in applicazione di quanto stabilito dall’art. 20, comma 3, del CCNL 2002 – 2005, con condanna del Segretariato Generale della Giustizia Amministrativa al pagamento delle conseguenti differenze retributive.
2.- Per la cassazione di tale sentenza il Consiglio di Stato ed il Segretariato Generale della Giustizia Amministrativa hanno proposto ricorso con quattro motivi. Hanno resistito con controricorso gli intimati in epigrafe, depositando altresì memoria ex art. 378 c.p.c.. Non hanno svolto attività difensiva V.A., + ALTRI OMESSI.
violazione e falsa applicazione di legge in quanto l’assegno previsto dalla L. n. 193 del 1964, art. 62, è stato soppresso per effetto della L. 15 novembre 1973, n. 734, art. 33 (primo motivo);
violazione e falsa applicazione della L. n. 193 del 1964, art. 62, nonchè degli artt. 20 e 21 del CCNL 2002 – 2005, in relazione agli artt. 1362 e 1363 c.c., in quanto la disposizione in esame, nel riconoscere un beneficio eccezionale ad una particolare categoria di dipendenti pubblici, sarebbe di stretta interpretazione per cui il richiamo allo “stipendio” non può essere inteso in riferimento a istituti diversi da quello avuto presente all’epoca della sua emanazione, senza riguardo alcuno alla composizione in esso di titoli geneticamente e storicamente autonomi come la IIS e dunque assolutamente estranei alla ratio legis sottesa alla descritta configurazione dell’emolumento (secondo motivo);
violazione e falsa applicazione della L. n. 193 del 1964, art. 62, nonchè degli artt. 20 e 21 del CCNL 2002 – 2005, della L. n. 177 del 1976, art. 15, del D.P.R. n. 1092 del 1973, art. 43, in relazione agli artt. 1362 e 1363 c.c., ed all’art. 3 Cost.; si argomenta che il richiamo contenuto nella norma istitutiva dell’emolumento allo “stipendio iniziale” costituisce un rinvio “statico” alla nozione di stipendio esistente al momento dell’introduzione dell’emolumento, ovviamente monetariamente adeguato nel tempo, ma senza alcuna possibilità di comprendere in esso titoli genericamente e storicamente autonomi, come la IIS; che il conglobamento nello stipendio previsto dalla contrattazione collettiva non vuole significare che la IIS perda la sua autonoma identificazione, tanto da non incidere sul trattamento pensionistico e sul trattamento economico all’estero e da restare voce distintamente indicata in busta paga; che la tesi accolta dalla Corte territoriale produrrebbe un effetto distorsivo sul sistema pensionistico che non consente la computabilità dell’IIS (o comunque di una sua quota) nel trattamento di quiescenza del personale civile dello Stato, mentre l’incremento dell’assegno personale dovuto al computo dell’IIS nello stipendio produrrebbe come effetto quello di incidere anche sul trattamento pensionistico (terzo motivo);
omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata la quale non avrebbe chiarito l’iter logico in base al quale, in presenza degli elementi già evidenziati nei precedenti motivi, sarebbe pervenuta ad affermare la rilevanza dell’IIS nella base di computo dell’indennità di cui alla L. 193 del 1964, art. 62(quarto motivo).
Con la successiva L. 15 novembre 1973, n. 734, titolata “Concessione di un assegno perequativo ai dipendenti civili dello Stato e soppressione di indennità particolari”, l’art. 33, comma 2, prescrive: “Gli assegni personali pensionabili previsti dalla L. 10 aprile 1964, n. 193, art. 62, L. 20 dicembre 1961, n. 1345, art. 43, e L. 5 aprile 1964, n. 284, art. 46, sono soppressi”.
Su tale ultima norma non ha inciso il D.Lgs. 1 dicembre 2009, n. 179, (cd. “salvaleggi”), che, pur ponendo l’intera L. n. 193 del 1964, tra quelle contenute nell’allegato 1 del decreto legislativo quali disposizioni legislative statali pubblicate anteriormente al 1 gennaio 1970 “delle quali è indispensabile la permanenza in vigore” (D.Lgs. n. 179 del 2009, art. 1, comma 1), non ha fatto venire meno l’efficacia precettiva della L. n. 734 del 1973, successiva al 1 gennaio 1970.
Con il primo motivo del ricorso per cassazione l’Avvocatura dello Stato obietta che non sussiste nell’ordinamento il precetto su cui si fonda il diritto alla rivendicata riliquidazione, in quanto l’assegno già previsto dalla L. n. 193 del 1964, art. 62, è stato soppresso per effetto della L. n. 734 del 1973; aggiunge che la riconosciuta rivalutazione non trova titolo in alcuna norma giuridica, non essendo neanche prevista dal CCNL del comparto Ministeri che, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 3, costituisce la fonte primaria del trattamento economico dei dipendenti pubblici.
Orbene, l’esplicita “soppressione”, ad opera della L. n. 734 del 1973, art. 33, degli “… assegni personali pensionabili previsti dalla L. 10 aprile 1964, n. 193, art. 62…”, non consente di ritenere dovuto quanto rivendicato nel presente giudizio dai dipendenti pubblici in quanto detta soppressione priva dell’indispensabile fondamento normativo – per quanto qui rileva – l’incremento richiesto, precludendo ogni effetto espansivo.
Il fondamento delle spettanze pretese è peraltro escluso anche dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 3, secondo cui l’attribuzione dei trattamenti economici ai dipendenti pubblici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi (cfr. Cass. SS.UU. n. 11211 del 2008) e le disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti cessano di avere efficacia a far data dall’entrata in vigore del relativo rinnovo contrattuale. Pertanto la stessa sopravvivenza di trattamenti economici di fonte legale è condizionata alla relativa ricezione e modulazione in sede contrattuale, come desumibile anche dall’art. 28, lett. h), del CCNL 1998 – 2001, secondo cui, struttura della retribuzione del personale delle amministrazioni dello Stato appartenenti al comparto dei Ministeri si compone anche delle “altre indennità previste da specifiche disposizioni di legge”. La soppressione operata proprio dalla L. n. 734 del 1973, in assenza di altra fonte contrattuale, induce a negare, anche per questo verso, l’incremento dell’ammontare dell’assegno personale oggetto di controversia.
5.- Conclusivamente, assorbita ogni altra questione, il ricorso deve essere accolto, con cassazione della sentenza impugnata e, poichè non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto a mente dell’art. 384 c.p.c., provvedendo nel merito va respinta la domanda degli originari ricorrenti volta alla riliquidazione dell’assegno L. n. 193 del 1964, ex art. 62; la novità della questione e la sua peculiarità inducono a ritenere sussistenti le condizioni per compensare le spese dell’intero giudizio.