Source: https://www.obiettivoippocrate.it/tag/comunicato-stampa/
Timestamp: 2019-10-22 14:53:57+00:00
Document Index: 40136505

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art 590', 'art 10', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 12']

comunicato stampa Archivi - Obiettivo Ippocrate Obiettivo Ippocrate - Medici on the Way
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devo dire che vedere da alcuni giorni, ed immagino anche nei giorni a venire, sulla prima pagina del suo giornale, in pianta stabile, la questione “responsabilità professionale” mi fa piacere e mi inorgoglisce, evidentemente ormai è diventata percezione comune e condivisa che il corretto ed equo inquadramento della questione, rappresenti una priorità irrinunciabile per le professioni sanitarie ma soprattutto per i pazienti ed i cittadini.
Sia lei, Direttore, che i suoi lettori, conoscete ormai bene le perplessità che Obiettivo Ippocrate nutre sull’impianto ed i contenuti del Ddl Gelli: in questi mesi non abbiamo mai fatto mancare il nostro critico contributo al possibile miglioramento del disegno di legge, quindi oggi non voglio certo propormi come voce imparziale nella scelta se sottoscrivere o meno la petizione, non ne ho certo la veste e probabilmente neanche le competenze. Mi piace però pensare che chiunque decidesse volontariamente di sottoscrivere o no questo invito del Suo giornale lo facesse a ragion veduta, almeno in cuor proprio, dopo aver valutato per quanto possibile, i contenuti del Ddl Gelli.
Mi rendo conto di quanto ciò risulti particolarmente difficile, vuoi per la complessità dell’argomento, vuoi per le difformità se non contrapposizioni di voci autorevoli, non ultima la presa di posizione ufficiale a favore del Ddl da parte della Fnomceo a pochi giorni da un intervento di un componente del proprio Consiglio Nazionale, Pierantonio Muzzetto, che proprio dalle pagine del suo giornale ne auspicava una completa riscrittura.
Quello che propongo è quindi un riesame “formato Bignami” di quello che si propone di andare a sottoscrivere, partendo da tre precisazioni che ritengo fondamentali prima di addentraci nell’esame tecnico:
1. ciò che eventualmente andiamo a firmare non è una petizione sulla necessità di trovare una soluzione alla responsabilità professionale, su cui tutti concordiamo, ma è una già definita proposta su strumenti ritenuti, dai sostenitori del Ddl, adeguati a dare una corretta soluzione alla questione;
2. la creazione di una nuova modalità di affrontare e, per quanto possibile, risolvere questioni tanto difficili e delicate, coinvolgenti tante figure professionali ma soprattutto pazienti e cittadini, impone di arrivare a delle scelte che non possono essere motivate semplicemente dal portare a qualcosa che è “meno peggio” di ciò che già abbiamo, deve bensì mirare alla soluzione migliore in questo momento storico, sociale e culturale;
3. ciò che sceglieremo come soluzione migliore sarà ciò che porteremo con noi almeno per i prossimi vent’anni, vista la difficoltà di affrontare la materia ed i tempi tecnici del nostro agire.
Bene partendo da queste considerazioni vediamo di toccare alcuni punti del Ddl sulla responsabilità professionale che ritengo meritino un’ulteriore seria riflessione.
L’art. 6 prevede l’inserimento nel codice penale dell’art 590-ter., con una nuova ipotesi di reato: l’omicidio colposo o lesioni personali “in ambito sanitario”. Pur prevedendo tale articolo l’esimente sia per colpa lieve che per colpa grave per l’esercente la professione sanitaria che abbia agito nel rispetto delle linee guida e in assenza di esse delle buone pratiche clinico-assistenziali, si deve rilevare come rispetto alla disciplina attuale (Legge Balduzzi) ed alla sua interpretazione giurisprudenziale, la stessa norma al comma 1 restringa l’applicazione delle linee guida alla sola imperizia mantenendo la punibilità – dalla Giurisprudenza maggioritaria oggi esclusa- per le altre due forme di colpa (negligenza ed imprudenza). Ricordiamo peraltro che Italia, Polonia e Messico sono gli unici paesi civilizzati in cui l’atto medico non è depenalizzato.
L’art 10 comma 3 dispone l’obbligo di assicurazione per l’esercente la professione sanitaria al fine di garantire efficacia all’azione di rivalsa sia di cui all’art. 9 che di cui all’art. 12, comma 3. Prevede pertanto un duplice obbligo assicurativo senza peraltro prevedere analoga obbligatorietà di assicurazione da parte delle compagnie assicurative (tipo RCA auto). L’onere previsto per il singolo esercente la professione sanitaria di reperire una valida copertura assicurativa crea le maggiori e più gravi problematiche e ripercussioni pratiche in via diretta sugli esercenti la professione sanitaria del settore pubblico ed indirettamente all’Azienda Sanitaria, da cui lo stesso medico dipende, nonché al cittadino-paziente.
Ciò in quanto detta norma si inserisce in un sistema assicurativo in cui è estremamente difficile (se non praticamente impossibile) per gli esercenti la professione sanitaria dotarsi di idonea copertura assicurativa. Difficoltà che non riguardano solamente l’ammontare dei premi assicurativi che potrebbero essere effettivamente calmierati dai massimali di rivalsa, imposti dall’art. 9, comma 5 del DDL, a tre annualità lorde dello stipendio percepito dall’esercente la professione sanitaria. I problemi aperti sono difatti ben altri e riguardano innanzitutto e nello specifico la facoltà di recesso unilaterale da parte dell’assicurazione (facoltà che verrebbe ovviamente esercitata proprio alla segnalazione del primo sinistro) e la conseguente impossibilità pratica per il singolo esercente di reperire, a fronte del recesso, una nuova copertura assicurativa.
I medici e gli esercenti la professione sanitaria diverrebbero pertanto immediatamente inadempienti proprio rispetto all’obbligo loro imposto dall’art. 10 e, conseguentemente, impossibilitati ad esercitare la propria professione. Con buona pace per l’azienda di recuperare quanto anticipato al danneggiato e per il paziente di poter usufruire di un efficace servizio sanitario pubblico. Senza considerare che, pur in assenza di sinistri ovvero di esercizio di recesso da parte della compagnia, le attuali polizze assicurative hanno durata annuale, nulla garantendo all’esercente la professione sanitaria che la compagnia rinnovi, alla scadenza annuale, il contratto stipulato ovvero che la compagnia non alzi esponenzialmente i premi assicurativi.
Dette problematiche sono ovviamente connesse al fatto che il sistema delineato dal DDL Gelli lascia il singolo esercente la professione sanitaria abbandonato a sé stesso per trovare l’assicurazione “meno peggio”, con l’obbligo di assicurarsi indipendentemente da logiche di mercato su cui, da singolo, non ha ovviamente alcun potere contrattuale. Sistema che crea quindi un danno drammaticamente trasversale.
È danneggiato il medico, che non può lavorare. È danneggiata l’Azienda Sanitaria per cui il medico lavora, che vede le sue risorse umane venir meno (con riduzione delle prestazioni erogabili e aumento delle famigerate liste d’attesa) e vede venir meno la stessa garanzia di recuperare in rivalsa dal medico non assicurato e magari con patrimonio incapiente, le somme corrisposte al terzo danneggiato a titolo di risarcimento danni. È danneggiato soprattutto il singolo cittadino, qualora divenga “paziente”, poiché troverà meno medici, meno risorse, più attesa, come se non fosse già abbastanza danno per lui l’esser condannato all’inevitabile medicina difensiva.
L’art. 12, comma 3 mutuando nella disciplina della responsabilità medica una norma specifica dell’RC Auto, prevede la possibilità di rivalsa da parte della compagnia di assicurazione nei confronti dell’assicurato “nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o di ridurre la propria prestazione”; formulazione estremamente ampia e, in quanto tale, potenzialmente soggetta alle più disparate interpretazioni che avrebbe, quale risultato pratico, quello di costringere i professionisti e le aziende alla medicina difensiva ovvero astensionistica, rifiutando il trattamento sanitario nei casi maggiormente complessi, per evitare di subire la rivalsa dalla propria assicurazione.
Il vero danneggiato, in questo caso, sarebbe solo il paziente al quale verrebbe negato, proprio nelle situazioni di criticità e complessità, il proprio diritto alla cura.
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pochi giorni fa sulle sue pagine avevo definito “il Ddl Gelli ostaggio dei risultati del referendum del 4 dicembre” e le nubi che ora si alzano all’orizzonte da più parti, mi inducono a pensare che la questione della responsabilità professionale in sanità sarà considerata secondaria a ben altri problemi più “pressanti ed urgenti”.
E il Ddl Gelli e tutto ciò che avrebbe potuto nascere di positivo da esso con un ulteriore lavoro di miglioramento, finirà in un cassetto, a fare compagnia a disegni di legge altrettanto pressanti da un punto di vista etico e civile, ma con meno appeal mediatico/elettorale (la riforma delle adozioni, il reato di omofobia, il reato di tortura solo per citarne alcuni a bruciapelo).
Cerco quindi di calarmi nel difficilissimo, gravoso ed illuminato compito di coloro che prenderanno le redini, consunte e scivolose di questo nostro paese, per intuire le loro priorità.
Purtroppo però non ci riesco, è un compito toppo arduo per il mio modo di sentire e di pensare, la distanza da loro è troppa, anche solo per provare ad immedesimarmi. Ma siccome “mi piace vincere facile”, provo ad immedesimarmi allora in uno dei tanti che domenica ha inserito la propria scheda elettorale nell’urna, sentendo sopra le proprie spalle la responsabilità, il fardello per qualcuno, la missione per qualcun’altro, di partecipare ad una scelta vitale per il nostro paese.
Ecco in questo mi sento decisamente capace e a mio agio: mi immedesimo in uno qualsiasi di noi, mi và a pennello! Mi immedesimo e penso da padre guardando i miei figli quali siano le mie priorità e quindi le priorità che devono essere del mio paese.
Me ne vengono in mente tantissime alla rinfusa: una casa, ciò di cui nutrirci, la scuola, il lavoro, ed in ogni immagine mi vedo e vedo coloro che mi circondano stare bene, allora penso: non è che tutte le nostre necessità ed i nostri desideri partono comunque dal presupposto di essere innanzi tutto persone in buona salute?
Qualcuno penserà che questa sia una banalità, ma vede Direttore, non vorrei che si confondesse la banalità con il sentire comune, né vorrei che una cosa scontata perdesse di valore perché condivisa. Per cui con presunzione mi faccio portavoce di coloro che, tra le priorità del proprio paese, vogliono vi sia il diritto a ricevere le migliori cure possibili in qualsiasi situazione per quanto difficile ed unica, e non ne facciamo solo una questione di fondi, di spazi e di strumenti.
No, noi ne facciamo una questione di persone prima di ogni altra cosa, vogliamo essere pazienti e cittadini fiduciosi nelle persone che ci accolgono e ci curano e vogliamo essere sanitari coscienziosi e sereni nel curare, sereni non perché intoccabili ma perché investiti dalla società e quindi da ciascuno di noi, del compito di fare tutto ciò che è umanamente possibile per salvaguardare, per quanto ci è concesso, lo stare bene.
Con questo sentire Obiettivo Ippocrate si è mosso in questi 10 mesi di vita in tutti gli ambiti, nazionali, regionali, locali e con tutti gli interlocutori che hanno accettato di confrontarsi con noi: pazienti/cittadini, associazioni, istituzioni, politici.
Nel nostro “grande piccolo” abbiamo seminato questo pensiero ovunque vi fosse un terreno fertile e pronto a raccogliere il nostro accorato invito. Se nel parlamento nazionale questi semi sono ancora tra le zolle di un terreno tutto da decifrare, in Regione Veneto spuntano i primi germogli.
Venerdì infatti a Vicenza il Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale Regionale, Dr. Domenico Mantoan, ha scelto l’Assemblea Nazionale di Obiettivo Ippocrate per rendere pubblici i primi risultati di un progetto pilota della Regione Veneto, fortemente sollecitato dalla nostra associazione che ne è stata parte attiva in ogni fase sin dalla sua nascita nello scorso marzo, e che porterà entro la fine dell’anno alla scelta di un’offerta assicurativa per la responsabilità professionale, innovativa per il mercato sanitario, per le caratteristiche di tutela del paziente e degli esercenti la professione sanitaria.
Voglio pensare che anche questo sia un passo verso lo stare bene di molti ed un riavvicinarsi al pensiero che sanitari e paziente sono anelli di una stessa catena, indivisibile, e la cui solidità e forza è il risultato della solidità e della forza di ciascun anello.
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