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Timestamp: 2018-03-19 10:40:09+00:00
Document Index: 2000956

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 12', 'sentenza ']

Se la firma su delega è di un dirigente dell'Agenzia delle Entrate decaduto
Lo sai che? Se la firma su delega è di un dirigente dell’Agenzia delle Entrate decaduto
Lo sai che? Pubblicato il 8 agosto 2015
> Lo sai che? Pubblicato il 8 agosto 2015
A marzo ho ricevuto un accertamento per omesso versamento dell’IVA; il firmatario è nell’elenco dei decaduti in data 26 marzo, è un direttore U.T., ma vicino alla firma c’è scritto “firma su delega” di un dirigente provinciale che non è decaduto. Ha senso chiedere l’annullamento dell’atto?
La principale questione che il lettore pone – prima ancora sulla riferibilità della valida nomina al “delegante” o al “delegato” – è quella relativa alla asserita nullità degli atti firmati dai dirigenti decaduti per effetto della sentenza della Corte Costituzionale: la problematica è ancora molto dibattuta tra i tribunali, sebbene l’orientamento ad oggi prevalente sia quello che sposa la tesi della nullità degli atti fiscali firmati dai “dirigenti illegittimi”.
A favore del contribuente segnaliamo le seguenti pronunce:
CTP Milano, sent. n. 3222/25/15; CTR Lombardia sent. n. 2184/13/2015; Ctr Lombardia sent. n. 2842/1/2015; CTP Frosinone, sent. n. 414/02/15 del 20.04.2015; CTP Campobasso sent. n. 784/3/2015; CTP Lecce sent. n. 1789/2/2015; CTP Sondrio sent. n. 85/3/2015; CTP Napoli, sent. n. 3818/15; CTP Potenza, sent. n. 122/02/2015; CTR Lombardia sent. n. 3446/28/2015 del 22.07.2015; CTP Frosinone sent. n. 654/02/15 del 20.07.2015.
A favore invece dell’Agenzia delle Entrate, e quindi per la tesi della validità degli atti si segnalano:
CTP Pesaro sent. n. 309/1/2015; CTP Gorizia n. 63/01/2015; CTP Macerata sent. n. 150/2/2015; CTP L’Aquila sent. n. 293/2/2015; CTP Bergamo sent. n. 393/8/2015.
Quindi, il primo scoglio è quello di verificare se la CTP di competenza per il ricorso del lettore aderisca all’orientamento secondo cui gli atti firmati dai dirigenti interessati dalla sentenza della Corte Cost. n. 37/2015 sono nulli.
Quanto poi allo specifico quesito posto dal lettore, ad affrontare la questione è la CTP Frosinone (nella sentenza citata sopra). Secondo quest’ultima il potere a firmare l’atto, in caso di firma “su delega”, deve essere sussistente tanto in capo al delegante, quanto al delegato. In pratica, la delega di firma deve essere rilasciata da un dirigente ad altro dirigente avviato alla carriera direttiva a pena di nullità dell’atto.
È la stessa legge (art. 42 d.P.R. n. 600/1973), infatti che stabilisce a chiare lettere che gli accertamenti sono portati a conoscenza del contribuente mediante avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato alla carriera direttiva da lui delegato: in mancanza di tale requisito l’accertamento è nullo. La sottoscrizione – continua la CTP di Frosinone – è dunque richiesta a pena di nullità, dato che la manifestazione di volontà dell’amministrazione deve esplicitarsi in maniera chiara e trasparente, cioè munendo l’atto della firma del capo dell’ufficio che lo compie.
Non qualsiasi firma apposta all’atto può, pertanto, ritenersi sufficiente a integrare gli estremi della sottoscrizione: se il dirigente di turno è uno di quelli coinvolti nello “scandalo”, e quindi non avente la qualifica della carriera direttiva, non era abilitato a una valida sottoscrizione dell’atto.
Il provvedimento dunque non avrebbe ragione di esistere anche laddove dovesse essere sottoscritto da un funzionario diverso dal direttore dell’Ufficio, posto che verrebbe a mancare la legittimazione in capo al delegante il quale, oltre a non essere legittimato a sottoscrivere l’atto impositivo, non sarà nemmeno legittimato a conferire alcuna delega di firma nei confronti di altri funzionari appartenenti all’Ufficio.
E si badi bene che un atto privo di sottoscrizione, poiché sottoscritto da soggetto non legittimato non potrà essere ritenuto legittimo, facendo ricorso al principio, in questi giorni da alcuni invocato, secondo cui a prescindere dalla sottoscrizione del direttore titolare (o di altro soggetto legittimato), l’atto sarà comunque valido e produttivo di effetti, in quanto si presume che esso provenga e sia riferibile all’Ufficio che lo ha emanato [1].
Per concludere poi la disamina del “vizio di sottoscrizione” degli atti dell’Amministrazione finanziaria, occorre altresì precisare che quanto sin qui argomentato relativamente agli avvisi di accertamento, potrà essere applicato, tout court, ai ruoli. Difatti, come noto, l’art. 12 del D.P. n. 602/1973 stabilisce testualmente: “Il ruolo è sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato. Con la sottoscrizione il ruolo diviene esecutivo”.
Pertanto, nel caso di impugnazione di una cartella di pagamento, che del ruolo rappresenta il veicolo, laddove il contribuente dovesse sollevare il difetto di sottoscrizione del ruolo, la cartella sarebbe inficiata da nullità insanabile, allorché l’Ufficio impositore (sul quale incombe l’onere della prova) non dovesse riuscire a dimostrare che il ruolo sia stato sottoscritto dal titolare dell’Ufficio (legittimamente nominato a seguito di concorso pubblico) o da un altro funzionario debitamente delegato [1].
[1] Così Dott. Carlo Ferrari e dott. Piergiacomo Giusto in “Risvolti di natura processuale alla luce della sentenza della Consulta sulle norme salva-dirigenti”.