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Timestamp: 2019-04-25 06:06:27+00:00
Document Index: 36565251

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D. lgs. 16.1.2006, n. 5
Decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 – Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell’articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80
in Gazz. Uff. 16 gennaio 2006, n. 12, suppl. ordin. n. 13
» Testo coordinato della legge fallimentare «
Visto l’articolo 1, commi 5 e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante delega al Governo per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali;
Sulla proposta del Ministro della giustizia e del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle attività produttive;
Art. 1 – Sostituzione dell’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 1 (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo). – Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale, esclusi gli enti pubblici ed i piccoli imprenditori.
Art. 2 – Modifiche all’articolo 3 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Il secondo comma dell’articolo 3 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 è abrogato.
Art. 3 – Abrogazione dell’articolo 4 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 4 – Sostituzione dell’articolo 6 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 6 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 6 (Iniziativa per la dichiarazione di fallimento). – Il fallimento è dichiarato su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero.
Nel ricorso di cui al primo comma l’istante può indicare il recapito telefax o l’indirizzo di posta elettronica presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti dalla presente legge.».
Art. 5 – Sostituzione dell’articolo 7 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 7 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 7 (Iniziativa del pubblico ministero). – Il pubblico ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell’articolo 6:
2) quando l’insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile.».
Art. 6 – Abrogazione dell’articolo 8 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 7 – Modifiche all’articolo 9 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 9 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, i commi secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti:
«Il trasferimento della sede intervenuto nell’anno antecedente all’esercizio dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza.
Il trasferimento della sede dell’impresa all’estero non esclude la sussistenza della giurisdizione italiana, se è avvenuto dopo il deposito del ricorso di cui all’articolo 6 o la presentazione della richiesta di cui all’articolo 7.».
Art. 8 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 9-bis (Disposizioni in materia di incompetenza). – La sentenza che dichiara l’incompetenza è trasmessa in copia al tribunale dichiarato incompetente, il quale dispone con decreto l’immediata trasmissione degli atti a quello competente. Allo stesso modo provvede il tribunale che dichiara la propria incompetenza.
Art. 9-ter (Conflitto positivo di competenza). – Quando il fallimento è stato dichiarato da più tribunali, il procedimento prosegue avanti al tribunale competente che si è pronunciato per primo.
Il tribunale che si è pronunciato successivamente, se non richiede d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’articolo 45 del codice di procedura civile, dispone la trasmissione degli atti al tribunale che si è pronunziato per primo. Si applica l’articolo 9-bis, in quanto compatibile.».
Art. 9 – Sostituzione dell’articolo 10 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 10 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 10 (Fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa). – Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo.
In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, è fatta salva la facoltà di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività da cui decorre il termine del primo comma.».
Art. 10 – Modifiche all’articolo 11 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 11 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«L’erede può chiedere il fallimento del defunto, purché l’eredità non sia già confusa con il suo patrimonio; l’erede che chiede il fallimento del defunto non e soggetto agli obblighi di deposito di cui agli articoli 14 e 16, secondo comma, n. 3).».
Art. 11 – Abrogazione dell’articolo 13 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 12 – Sostituzione dell’articolo 14 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 14 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 14 (Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento). – L’imprenditore che chiede il proprio fallimento deve depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero l’intera esistenza dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività, l’elenco nominativo dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, l’indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre anni, l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l’indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto.».
Art. 13 – Sostituzione dell’articolo 15 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 15 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 15 (Istruttoria prefallimentare). – Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.
Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro venticinquemila. Tale importo è periodicamente aggiornato con le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 1.».
Art. 14 – Modifiche all’articolo 16 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14;
5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza di cui al numero precedente per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.»;
«La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, del codice di procedura civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma.»;
Art. 15 –Sostituzione dell’articolo 17 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 17 (Comunicazione e pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento). – Entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la sentenza che dichiara il fallimento è notificata, su richiesta del cancelliere, ai sensi dell’articolo 137 del codice di procedura civile al debitore, eventualmente presso il domicilio eletto nel corso del procedimento previsto dall’articolo 15, ed è comunicata per estratto, ai sensi dell’articolo 136 del codice di procedura civile, al curatore ed al richiedente il fallimento. L’estratto deve contenere il nome del debitore, il nome del curatore, il dispositivo e la data del deposito della sentenza.
A tale fine, il cancelliere, entro il termine di cui al primo comma, trasmette, anche per via telematica, l’estratto della sentenza all’ufficio del registro delle imprese indicato nel comma precedente.».
Art. 16 – Sostituzione dell’articolo 18 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 18 (Appello). – Contro la sentenza che dichiara il fallimento può essere proposto appello dal debitore e da qualunque interessato con ricorso da depositarsi entro trenta giorni presso la corte d’appello.
La sentenza che revoca il fallimento è notificata al curatore, al creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non opponente, e deve essere pubblicata, comunicata ed iscritta a norma dell’articolo 17.
La sentenza che rigetta l’appello è notificata al ricorrente.
Art. 17 – Sostituzione dell’articolo 19 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 19 (Sospensione della liquidazione dell’attivo). – Proposto l’appello, il collegio, su richiesta di parte, ovvero del curatore, può, quando ricorrono gravi motivi, sospendere, in tutto o in parte, ovvero temporaneamente, la liquidazione dell’attivo.
L’istanza si propone con ricorso. Il presidente, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate alle altre parti ed al curatore.».
Art. 18 – Abrogazione dell’articolo 21 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 19 – Sostituzione dell’articolo 22 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 22 (Gravami contro il provvedimento che respinge l’istanza di fallimento). – Il tribunale, che respinge il ricorso per la dichiarazione di fallimento, provvede con decreto motivato, comunicato a cura del cancelliere alle parti.
Entro quindici giorni dalla comunicazione, il creditore ricorrente o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo contro il decreto alla Corte d’appello che, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con decreto motivato. Il debitore non può chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno per responsabilità aggravata ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile.
Se la Corte d’appello accoglie il reclamo del creditore ricorrente o del pubblico ministero richiedente, rimette d’ufficio gli atti al tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari.
I termini di cui agli articoli 10 e 11 si computano con riferimento al decreto della Corte d’appello.».
Art. 20 – Sostituzione dell’articolo 23 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 23 (Poteri del tribunale fallimentare). – Il tribunale che ha dichiarato il fallimento è investito dell’intera procedura fallimentare; provvede alla nomina ed alla revoca o sostituzione, per giustificati motivi, degli organi della procedura, quando non è prevista la competenza del giudice delegato; può in ogni tempo sentire in camera di consiglio il curatore, il fallito e il comitato dei creditori; decide le controversie relative alla procedura stessa che non sono di competenza del giudice delegato, nonché i reclami contro i provvedimenti del giudice delegato.
Art. 21 – Sostituzione dell’articolo 24 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 24 (Competenza del tribunale fallimentare). – Il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore.
Salvo che non sia diversamente previsto, alle controversie di cui al primo comma si applicano le norme previste dagli articoli da 737 a 742 del codice di procedura civile. Non si applica l’articolo 40, terzo comma, del codice di procedura civile.».
Art. 22 – Sostituzione dell’articolo 25 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 25 (Poteri del giudice delegato). – Il giudice delegato esercita funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarità della procedura e:
Art. 23 – Sostituzione dell’articolo 26 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 26 (Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale). – Salvo che non sia diversamente disposto, contro i decreti del giudice delegato e del tribunale, può essere proposto reclamo al tribunale o alla corte di appello, che provvedono in camera di consiglio.
Il reclamo si propone con ricorso che deve contenere l’indicazione del tribunale o della corte di appello competente, del giudice delegato e della procedura fallimentare; le generalità del ricorrente e l’elezione del domicilio in un comune sito nel circondano del tribunale competente; la determinazione dell’oggetto della domanda; l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa il reclamo e le relative conclusioni; l’indicazione specifica, a pena di decadenza, dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.
Entro trenta giorni dall’udienza di convocazione delle parti, il collegio provvede con decreto motivato con il quale conferma, modifica o revoca il provvedimento reclamato.».
Art. 24 – Sostituzione dell’articolo 27 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 27 (Nomina del curatore). – Il curatore è nominato con la sentenza di fallimento, o in caso di sostituzione o di revoca, con decreto del tribunale.».
Art. 25 – Sostituzione dell’articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 28 (Requisiti per la nomina a curatore). – Possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore:
Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al dissesto dell’impresa durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.».
Art. 26 – Modifiche all’articolo 29 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 29, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, la parola: «comunicare» è sostituita dalle seguenti: «far pervenire».
Art. 27 – Sostituzione dell’articolo 31 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 31 (Gestione della procedura). – Il curatore ha l’amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, nell’ambito delle funzioni ad esso attribuite.
Egli non può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, salvo che in materia di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al fallimento, e salvo che nei procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o del tribunale e in ogni altro caso in cui non occorra ministero di difensore.
Art. 28 – Sostituzione dell’articolo 32 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 32 (Esercizio delle attribuzioni del curatore). – Il curatore esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio e può delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del giudice delegato. L’onere per il compenso del delegato, liquidato dal giudice, è detratto dal compenso del curatore.
Art. 29 – Modifiche all’articolo 33 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 33 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma le parole: «entro un mese» sono sostituite dalle seguenti «entro sessanta giorni» e le parole «sul tenore della vita privata di lui e della famiglia», sono soppresse;
b) il secondo, terzo e quarto comma sono sostituiti dai seguenti:
«Il curatore deve inoltre indicare gli atti del fallito già impugnati dai creditori, nonché quelli che egli intende impugnare. Il giudice delegato può chiedere al curatore una relazione sommaria anche prima del termine suddetto.
Il curatore, ogni sei mesi successivi alla presentazione della relazione di cui al primo comma, redige altresì un rapporto riepilogativo delle attività svolte, con indicazione di tutte le informazioni raccolte dopo la prima relazione, accompagnato dal conto della sua gestione. Copia del rapporto è trasmessa al comitato dei creditori, unitamente agli estratti conto dei depositi postali o bancari relativi al periodo. Il comitato dei creditori o ciascuno dei suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Altra copia del rapporto è trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per via telematica all’ufficio del registro delle imprese, nei quindici giorni successivi alla scadenza del termine per il deposito delle osservazioni nella cancelleria del tribunale.».
Art. 30 – Sostituzione dell’articolo 34 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 34 (Deposito delle somme riscosse). – Le somme riscosse a qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine massimo di dieci giorni dalla corresponsione sul conto corrente intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio postale o presso una banca scelti dal curatore.
Il prelievo delle somme è eseguito su copia conforme del mandato di pagamento del giudice delegato.».
Art. 31 – Sostituzione dell’articolo 35 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 35 (Integrazione dei poteri del curatore). – Le riduzioni di crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l’accettazione di eredità e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione sono effettuate dal curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori.
Art. 32 – Sostituzione dell’articolo 36 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 36 (Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori). – Contro gli atti di amministrazione del curatore, contro le autorizzazioni o i dinieghi del comitato dei creditori e i relativi comportamenti omissivi, il fallito e ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell’atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato, omessa ogni formalità non indispensabile al contraddittorio.
Se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore, questi è tenuto a dare esecuzione al provvedimento della autorità giudiziaria. Se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del comitato dei creditori, il giudice delegato provvede in sostituzione di quest’ultimo con l’accoglimento del reclamo.».
Art. 33 – Integrazione del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Dopo l’articolo 36 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è inserito il seguente:
«Art. 36-bis (Termini processuali). – Tutti i termini processuali previsti negli articoli 26 e 36 non sono soggetti alla sospensione feriale.».
Art. 34 – Modifiche all’articolo 37 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) il secondo comma è sostituito dal seguente: «Il tribunale provvede con decreto motivato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori.»;
«Contro il decreto di revoca o di rigetto dell’istanza di revoca, è ammesso reclamo alla corte di appello ai sensi dell’articolo 26; il reclamo non sospende l’efficacia del decreto.».
Art. 35 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 37-bis (Sostituzione del curatore e dei componenti del comitato dei creditori). – In sede di adunanza per l’esame dello stato passivo, i creditori presenti, personalmente o per delega, che rappresentano la maggioranza dei crediti allo stato ammessi, possono effettuare nuove designazioni in ordine ai componenti del comitato dei creditori nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 40, nonché chiedere la sostituzione del curatore indicando al tribunale le ragioni della richiesta e un nuovo nominativo. Il tribunale provvede alla nomina dei soggetti designati dai creditori salvo che non siano rispettati i criteri di cui agli articoli 28 e 40.
Nella stessa adunanza, i creditori che rappresentano la maggioranza di quelli allo stato ammessi, indipendentemente dall’entità dei crediti vantati, possono stabilire che ai componenti del comitato dei creditori sia attribuito, oltre al rimborso delle spese di cui all’articolo 41, un compenso per la loro attività, in misura non superiore al dieci per cento di quello liquidato al curatore.».
Art. 36 – Modifiche all’articolo 38 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) il primo comma è sostituito dal seguente: «Il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Egli deve tenere un registro preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla sua amministrazione.»;
Art. 37 – Modifiche all’articolo 39 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma, le parole: «ministro per la grazia e giustizia» sono sostituite dalle seguenti: «Ministro della giustizia»;
b) dopo il secondo comma, è inserito il seguente: «Se nell’incarico si sono succeduti più curatori, il compenso è stabilito secondo criteri di proporzionalità ed è liquidato, in ogni caso, al termine della procedura, salvi eventuali acconti.»;
c) al terzo comma, le parole: «, se vi è luogo» sono soppresse.
Art. 38 – Sostituzione dell’articolo 40 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 40 (Nomina del comitato). – Il comitato dei creditori è nominato dal giudice delegato entro trenta giorni dalla sentenza di fallimento sulla base delle risultanze documentali, sentiti il curatore e i creditori che, con la domanda di ammissione al passivo o precedentemente, hanno dato la disponibilità ad assumere l’incarico ovvero hanno segnalato altri nominativi aventi i requisiti previsti. Salvo quanto previsto dall’articolo 37-bis, la composizione del comitato può essere modificata dal giudice delegato in relazione alle variazioni dello stato passivo o per altro giustificato motivo.
Ciascun componente del comitato dei creditori può delegare in tutto o in parte l’espletamento delle proprie funzioni ad uno dei soggetti aventi i requisiti indicati nell’articolo 28, previa comunicazione al giudice delegato.».
Art. 39 – Sostituzione dell’articolo 41 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 41 (Funzioni del comitato). – Il comitato dei creditori vigila sull’operato del curatore, ne autorizza gli atti ed esprime pareri nei casi previsti dalla legge, ovvero su richiesta del tribunale o del giudice delegato, succintamente motivando le proprie deliberazioni.
I componenti del comitato hanno diritto al rimborso delle spese, oltre all’eventuale compenso riconosciuto ai sensi e nelle forme di cui all’articolo 37-bis, quarto comma.».
Ai componenti del comitato dei creditori si applica, in quanto compatibile, l’articolo 2407 del codice civile. L’azione di responsabilità può essere proposta anche durante lo svolgimento della procedura.».
Art. 40 – Modifiche all’articolo 42 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 42 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
Art. 41 – Modifiche all’articolo 43 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 43 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«L’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo.».
Art. 42 – Modifiche all’articolo 44 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 44 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Fermo quanto previsto dall’articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma.».
Art. 43 – Modifiche all’articolo 46 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma, il numero 3 è sostituito dal seguente: «3) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto è disposto dall’articolo 170 del codice civile;»;
c) il secondo comma è sostituito dal seguente: «I limiti previsti nel primo comma, n. 2), sono fissati con decreto motivato del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale del fallito e di quella della sua famiglia.».
Art. 44 – Modifiche all’articolo 47 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 47, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, le parole: «se è stato nominato,» sono soppresse.
Art. 45 – Sostituzione dell’articolo 48 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 48 (Corrispondenza diretta al fallito). – L’imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento.».
Art. 46 – Sostituzione dell’articolo 49 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 49 (Obblighi del fallito). – L’imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.
In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice può autorizzare l’imprenditore o il legale rappresentante della società o enti soggetti alla procedura di fallimento a comparire per mezzo di mandatario.».
Art. 47 – Abrogazione dell’articolo 50 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 48 – Sostituzione dell’articolo 51 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 51 (Divieto di azioni esecutive e cautelari individuali). – Salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento.».
Art. 49 – Modifiche all’articolo 52 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 52 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1), nonché ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni della legge.».
Art. 50 – Modifiche all’articolo 54 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 54 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il terzo comma è sostituito dal seguente:
«L’estensione del diritto di prelazione agli interessi è regolata dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile, intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento all’atto di pignoramento. Per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degli interessi cessa alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto anche se parzialmente.».
Art. 51 – Modifiche all’articolo 55 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Al terzo comma dell’articolo 55 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, le parole: «a norma degli articoli 95 e 113» sono sostituite dalle seguenti: «a norma degli articoli 96, 113 e 113-bis».
Art. 52 – Sostituzione dell’articolo 58 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 58 (Obbligazioni e titoli di debito). – I crediti derivanti da obbligazioni e da altri titoli di debito sono ammessi al passivo per il loro valore nominale detratti i rimborsi già effettuati; se è previsto un premio da estrarre a sorte, il suo valore attualizzato viene distribuito tra tutti i titoli che hanno diritto al sorteggio.».
Art. 53 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 67-bis (Patrimoni destinati ad uno specifico affare). – Gli atti che incidono su un patrimonio destinato ad uno specifico affare previsto dall’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a) del codice civile, sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio della società. Il presupposto soggettivo dell’azione è costituito dalla conoscenza dello stato d’insolvenza della società.».
Art. 54 – Sostituzione dell’articolo 69 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 69 (Atti compiuti tra i coniugi). – Gli atti previsti dall’articolo 67, compiuti tra coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava un’impresa commerciale e quelli a titolo gratuito compiuti tra coniugi più di due anni prima della dichiarazione di fallimento, ma nel tempo in cui il fallito esercitava un’impresa commerciale sono revocati se il coniuge non prova che ignorava lo stato d’insolvenza del coniuge fallito.».
Art.55 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 69-bis (Decadenza dall’azione). – Le azioni revocatorie disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell’atto.».
Art. 56 – Abrogazione dell’articolo 71 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 57 – Sostituzione dell’articolo 72 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 72 (Rapporti pendenti). – Se un contratto è ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, è dichiarato il fallimento, l’esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l’autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo.
Qualora l’immobile sia stato oggetto di preliminare di vendita trascritto ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile e il curatore, ai sensi del precedente comma, scelga lo scioglimento del contratto, l’acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e gode del privilegio di cui all’articolo 2775-bis del codice civile, a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento.».
Art. 58 – Sostituzione dell’articolo 72-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 72-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, introdotto dall’articolo 11 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122, è sostituito dal seguente:
«Art. 72-bis (Fallimento del venditore e contratti relativi ad immobili da costruire). – In caso di fallimento del venditore, se la cosa venduta è già passata in proprietà del compratore, il contratto non si scioglie.
Qualora l’immobile sia stato oggetto di preliminare di vendita trascritto ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile e il curatore, a norma dell’articolo 72, scelga lo scioglimento del contratto, l’acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno. All’acquirente spetta il privilegio di cui all’articolo 2775-bis del codice civile, a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento.
In caso di situazione di crisi del costruttore ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 2 agosto 2004, n. 210, il contratto si intende sciolto se, prima che il curatore comunichi la scelta tra esecuzione o scioglimento, l’acquirente abbia escusso la fideiussione a garanzia della restituzione di quanto versato al costruttore, dandone altresì comunicazione al curatore. In ogni caso, la fideiussione non può essere escussa dopo che il curatore ha comunicato di voler dare esecuzione al contratto.».
Art. 59 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«72-ter (Effetti sui finanziamenti destinati ad uno specifico affare). – Il fallimento della società determina lo scioglimento del contratto di finanziamento di cui all’articolo 2447-bis, primo comma, lettera b), del codice civile quando impedisce la realizzazione o la continuazione dell’operazione.
«72-quater (Locazione finanziaria). – Al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dell’utilizzatore, l’articolo 72. Se è disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa il contratto continua ad avere esecuzione salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal contratto.
In caso di fallimento delle società autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue; l’utilizzatore conserva la facoltà di acquistare, alla scadenza del contratto, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito.».
Art. 60 – Modifiche all’articolo 73 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 73, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, le parole: «del giudice delegato; ma» sono sostituite dalle seguenti: «del comitato dei creditori;».
Art. 61 – Modifiche all’articolo 74 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma, le parole: «dei commi secondo, terzo e quarto dell’art. 72» sono sostituite dalle seguenti: «dell’articolo 72, primo e secondo comma»;
b) il secondo comma è sostituito dal seguente: «Se il curatore subentra, deve pagare integralmente il prezzo anche delle consegne già avvenute o dei servizi già erogati.».
Art. 62 – Modifiche all’articolo 76 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 76 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al primo comma, le parole «è risolto» sono sostituite dalle seguenti: «si scioglie».
Art. 63 – Modifiche all’articolo 77 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 77 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al secondo comma la parola «Egli» è sostituita dalla seguente: «L’associato».
Art. 64 – Sostituzione dell’articolo 78 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 78 (Conto corrente, mandato, commissione). – I contratti di conto corrente, anche bancario, e di commissione, si sciolgono per il fallimento di una delle parti.
Se il curatore del fallimento del mandante subentra nel contratto, il credito del mandatario è trattato a norma dell’articolo 111, primo comma, n. 1), per l’attività compiuta dopo il fallimento.».
Art. 65 – Modifiche all’articolo 79 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
b) al secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e il credito è regolato a norma dell’articolo 111, primo comma, n. 1).».
Art. 66 – Sostituzione dell’articolo 80 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 80 (Contratto di locazione di immobili). – Il fallimento del locatore non scioglie il contratto di locazione d’immobili e il curatore subentra nel contratto.
In caso di fallimento del conduttore, il curatore può in qualunque tempo recedere dal contratto, corrispondendo al locatore un equo indennizzo per l’anticipato recesso, che nel dissenso fra le parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. Il credito per l’indennizzo è regolato dall’articolo 111, primo comma, n. 1), e dall’articolo 2764 del codice civile.».
Art. 67 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 80-bis (Contratto di affitto d’azienda). – Il fallimento non è causa di scioglimento del contratto di affitto d’azienda, ma entrambe le parti possono recedere entro sessanta giorni, corrispondendo alla controparte un equo indennizzo, che, nel dissenso tra le parti, è determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. L’indennizzo dovuto dalla curatela è regolato dall’articolo 111, primo comma, n. 1).».
Art. 68 – Sostituzione dell’articolo 81 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 81 (Contratto di appalto). – Il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare nel rapporto dandone comunicazione all’altra parte nel termine di giorni sessanta dalla dichiarazione di fallimento ed offrendo idonee garanzie.
Nel caso di fallimento dell’appaltatore, il rapporto contrattuale si scioglie se la considerazione della qualità soggettiva è stata un motivo determinante del contratto, salvo che il committente non consenta, comunque, la prosecuzione del rapporto. Sono salve le norme relative al contratto di appalto per le opere pubbliche.».
Art. 69 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 83-bis (Clausola arbitrale). – Se il contratto in cui è contenuta una clausola compromissoria è sciolto a norma delle disposizioni della presente sezione, il procedimento arbitrale pendente non può essere proseguito.».
Art. 70 – Sostituzione dell’articolo 84 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 84 (Dei sigilli). – Dichiarato il fallimento, il curatore procede, secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile, all’apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede principale dell’impresa e sugli altri beni del debitore.
Per i beni e le cose sulle quali non è possibile apporre i sigilli si procede a norma dell’articolo 758 del codice di procedura civile.».
Art. 71 – Abrogazione dell’articolo 85 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 72 – Sostituzione dell’articolo 86 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 86 (Consegna del denaro, titoli, scritture contabili e di altra documentazione). – Devono essere consegnate al curatore:
Art. 73 – Sostituzione dell’articolo 87 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 87 (Inventario). – Il curatore, rimossi i sigilli, redige l’inventario nel più breve termine possibile secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile, presenti o avvisati il fallito e il comitato dei creditori, se nominato, formando, con l’assistenza del cancelliere, processo verbale delle attività compiute. Possono intervenire i creditori.
L’inventario è redatto in doppio originale e sottoscritto da tutti gli intervenuti. Uno degli originali deve essere depositato nella cancelleria del tribunale.».
Art. 74 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Dopo l’articolo 87 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 è inserito il seguente:
«Art. 87-bis (Inventario su altri beni). – In deroga a quanto previsto dagli articoli 52 e 103, i beni mobili sui quali i terzi vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili possono essere restituiti con decreto del giudice delegato, su istanza della parte interessata e con il consenso del curatore e del comitato dei creditori, anche provvisoriamente nominato.
Sono inventariati i beni di proprietà del fallito per i quali il terzo detentore ha diritto di rimanere nel godimento in virtù di un titolo negoziale opponibile al curatore. Tali beni non sono soggetti alla presa in consegna a norma dell’articolo 88.».
Art. 75 – Modifiche all’articolo 89 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 89 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il primo comma è sostituito dal seguente:
«Il curatore, in base alle scritture contabili del fallito e delle altre notizie che può raccogliere, deve compilare l’elenco dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e diritti di prelazione, nonché l’elenco di tutti coloro che vantano diritti reali e personali, mobiliari e immobiliari, su cose in possesso o nella disponibilità del fallito, con l’indicazione dei titoli relativi. Gli elenchi sono depositati in cancelleria.».
Art. 76 – Sostituzione dell’articolo 90 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 90 (Fascicolo della procedura). – Immediatamente dopo la pubblicazione della sentenza di fallimento, il cancelliere forma un fascicolo, anche in modalità informatica, munito di indice, nel quale devono essere contenuti tutti gli atti, i provvedimenti ed i ricorsi attinenti al procedimento, opportunamente suddivisi in sezioni, esclusi quelli che, per ragioni di riservatezza, debbono essere custoditi separatamente.
Art. 77 – Sostituzione dell’articolo 92 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 92 (Avviso ai creditori ed agli altri interessati). – Il curatore, esaminate le scritture dell’imprenditore ed altre fonti di informazione, comunica senza indugio ai creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito, a mezzo posta presso la sede dell’impresa o la residenza del creditore, ovvero a mezzo telefax o posta elettronica:
Se il creditore ha sede o risiede all’estero, la comunicazione può essere effettuata al suo rappresentante in Italia, se esistente.».
Art. 78 – Sostituzione dell’articolo 93 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 93 (Domanda di ammissione al passivo). – La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.
Il giudice ad istanza della parte può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all’ordine presentati e li restituisca con l’annotazione dell’avvenuta domanda di ammissione al passivo.».
Art. 79 – Sostituzione dell’articolo 94 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 94 (Effetti della domanda). – La domanda di cui all’articolo 93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso del fallimento.».
Art. 80 – Sostituzione dell’articolo 95 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 95 (Progetto di stato passivo e udienza di discussione). – Il curatore esamina le domande di cui all’articolo 93 e predispone elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito, rassegnando per ciascuno le sue motivate conclusioni. Il curatore può eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del diritto fatto valere, nonché l’inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione.
Art. 81 – Sostituzione dell’articolo 96 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 96 (Formazione ed esecutività dello stato passivo). – Il giudice delegato, con decreto, accoglie in tutto o in parte ovvero respinge o dichiara inammissibile la domanda proposta ai sensi dell’articolo 93. Il decreto è succintamente motivato se sussiste contestazione da parte del curatore sulla domanda proposta. La dichiarazione di inammissibilità della domanda non ne preclude la successiva riproposizione.
Il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte dal tribunale all’esito dei giudizi di cui all’articolo 99, producono effetti soltanto ai fini del concorso.».
Art. 82 – Sostituzione dell’articolo 97 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 97 (Comunicazione dell’esito del procedimento di accertamento del passivo). – Il curatore, immediatamente dopo la dichiarazione di esecutività dello stato passivo, comunica a ciascun creditore l’esito della domanda e l’avvenuto deposito in cancelleria dello stato passivo, affinché possa essere esaminato da tutti coloro che hanno presentato domanda ai sensi dell’articolo 93, informando il creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda.
La comunicazione è data a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero tramite telefax o posta elettronica quando il creditore abbia indicato tale modalità di comunicazione.».
Art. 83 – Sostituzione dell’articolo 98 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 98 (Impugnazioni). – Contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo può essere proposta opposizione, impugnazione dei crediti ammessi o revocazione.
Art. 84 – Sostituzione dell’articolo 99 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 99 (Procedimento). – Le impugnazioni di cui all’articolo precedente si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui all’articolo 97 ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento.
Il tribunale, se necessario, può assumere informazioni anche d’ufficio e può autorizzare la produzione di ulteriori documenti.
Il decreto è comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione.».
Art. 85 – Abrogazione dell’articolo 100 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 86 – Sostituzione dell’articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 101 (Domande tardive di crediti). – Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.
Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.».
Art. 87 – Sostituzione dell’articolo 102 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 102 (Previsione di insufficiente realizzo). – Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell’udienza per l’esame dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell’udienza stessa, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione, e sentiti il comitato dei creditori ed il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l’ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura.
Art. 88 – Sostituzione dell’articolo 103 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 103 (Procedimenti relativi a domande di rivendica e restituzione). – Ai procedimenti che hanno ad oggetto domande di restituzione o di rivendicazione, si applica il regime probatorio previsto nell’articolo 621 del codice di procedura civile. Se il bene non è stato acquisito all’attivo della procedura, il titolare del diritto, anche nel corso dell’udienza di cui all’articolo 95, può modificare l’originaria domanda e chiedere l’ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Se il curatore perde il possesso della cosa dopo averla acquisita, il titolare del diritto può chiedere che il controvalore del bene sia corrisposto in prededuzione.».
Art. 89 – Modifiche alla rubrica del titolo II, capo VI, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. La rubrica del titolo II, capo VI, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 è sostituita dalla seguente: «Dell’esercizio provvisorio e della liquidazione dell’attivo.».
Art. 90 – Sostituzione dell’articolo 104 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 104 (Esercizio provvisorio dell’impresa del fallito). – Con la sentenza dichiarativa del fallimento, il tribunale può disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, anche limitatamente a specifici rami dell’azienda, se dalla interruzione può derivare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori.
Al momento della cessazione dell’esercizio provvisorio si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del capo III del titolo II.».
Art. 91 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 104-bis (Affitto dell’azienda o di rami dell’azienda). – Anche prima della presentazione del programma di liquidazione di cui all’articolo 104-ter su proposta del curatore, il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza l’affitto dell’azienda del fallito a terzi anche limitatamente a specifici rami quando appaia utile al fine della più proficua vendita dell’azienda o di parti della stessa.
La scelta dell’affittuario è effettuata dal curatore a norma dell’articolo 107, sulla base di stima, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati. La scelta dell’affittuario deve tenere conto, oltre che dell’ammontare del canone offerto, delle garanzie prestate e della attendibilità del piano di prosecuzione delle attività imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione dei livelli occupazionali.
Il contratto di affitto stipulato dal curatore nelle forme previste dall’articolo 2556 del codice civile deve prevedere il diritto del curatore di procedere alla ispezione della azienda, la prestazione di idonee garanzie per tutte le obbligazioni dell’affittuario derivanti dal contratto e dalla legge, il diritto di recesso del curatore dal contratto che può essere esercitato, sentito il comitato dei creditori, con la corresponsione all’affittuario di un giusto indennizzo da corrispondere ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1).
Il diritto di prelazione a favore dell’affittuario può essere concesso convenzionalmente, previa espressa autorizzazione del giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei creditori. In tale caso, esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita dell’azienda o del singolo ramo, il curatore, entro dieci giorni, lo comunica all’affittuario, il quale può esercitare il diritto di prelazione entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione.
«Art. 104-ter (Programma di liquidazione). – Entro sessanta giorni dalla redazione dell’inventario, il curatore predispone un programma di liquidazione da sottoporre, acquisito il parere favorevole del comitato dei creditori, all’approvazione del giudice delegato.
Il programma deve indicare le modalità e i termini previsti per la realizzazione dell’attivo, specificando:
Il comitato dei creditori può proporre al curatore modifiche al programma presentato. L’approvazione del programma di liquidazione tiene luogo delle singole autorizzazioni eventualmente necessarie ai sensi della presente legge per l’adozione di atti o l’effettuazione di operazioni inclusi nel programma.
Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all’attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l’attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In questo caso, il curatore ne dà comunicazione ai creditori i quali, in deroga a quanto previsto nell’articolo 51, possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore.».
Art. 92 – Sostituzione dell’articolo 105 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 105 (Vendita dell’azienda, di rami, di beni e rapporti in blocco). – La liquidazione dei singoli beni ai sensi degli articoli seguenti del presente capo è disposta quando risulta prevedibile che la vendita dell’intero complesso aziendale, di suoi rami, di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco non consenta una maggiore soddisfazione dei creditori.
Il pagamento del prezzo può essere effettuato mediante accollo di debiti da parte dell’acquirente solo se non viene alterata la graduazione dei crediti.».
Art. 93 – Sostituzione dell’articolo 106 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 106 (Vendita dei crediti, dei diritti e delle quote, delle azioni, mandato a riscuotere). – Il curatore può cedere i crediti, compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di contestazione; può altresì cedere le azioni revocatorie concorsuali, se i relativi giudizi sono già pendenti.
Art. 94 – Sostituzione dell’articolo 107 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 107 (Modalità delle vendite). – Le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal curatore, tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati.
Se alla data di dichiarazione di fallimento sono pendenti procedure esecutive, il curatore può subentrarvi; in tale caso si applicano le disposizione del codice di procedura civile; altrimenti su istanza del curatore il giudice dell’esecuzione dichiara l’improcedibilità dell’esecuzione, salvi i casi di deroga di cui all’articolo 51.
Con regolamento del Ministro della giustizia, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti requisiti di onorabilità e professionalità dei soggetti specializzati e degli operatori esperti dei quali il curatore può avvalersi ai sensi del primo comma, nonché i mezzi di pubblicità e trasparenza delle operazioni di vendita.».
Art. 95 – Sostituzione dell’articolo 108 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 108 (Poteri del giudice delegato). – Il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, può sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata dagli stessi soggetti entro dieci giorni dal deposito di cui al quarto comma dell’articolo 107, impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.
Per i veicoli iscritti nel pubblico registro automobilistico e per i beni immobili, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, il giudice delegato ordina, con decreto, la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo.».
Art. 96 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 108-bis (Modalità della vendita di navi, galleggianti ed aeromobili). – La vendita di navi, galleggianti ed aeromobili iscritti nei registri indicati dal codice della navigazione è eseguita a norma delle disposizioni dello stesso codice, in quanto applicabili.».
«Art. 108-ter (Modalità della vendita di diritti sulle opere dell’ingegno; sulle invenzioni industriali; sui marchi). – Il trasferimento dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno, il trasferimento dei diritti nascenti delle invenzioni industriali, il trasferimento dei marchi e la cessione di banche di dati sono fatte a norma delle rispettive leggi speciali.».
Art. 97 – Modifiche all’articolo 109 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 109 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al secondo comma, le parole: «Il giudice delegato» sono sostituite dalle seguenti: «Il tribunale».
Art. 98 – Sostituzione dell’articolo 110 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 110. (Procedimento di ripartizione). – Il curatore, ogni quattro mesi a partire dalla data del decreto previsto dall’articolo 97 o nel diverso termine stabilito dal giudice delegato, presenta un prospetto delle somme disponibili ed un progetto di ripartizione delle medesime, riservate quelle occorrenti per la procedura.
Decorso tale termine, il giudice delegato, su richiesta del curatore, dichiara esecutivo il progetto di ripartizione. Se sono proposti reclami, il progetto di ripartizione è dichiarato esecutivo con accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di contestazione. Il provvedimento che decide sul reclamo dispone in ordine alla destinazione delle somme accantonate.».
Art. 99 – Modifiche all’articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, il numero 1) è sostituito dal seguente:
Art. 100 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 111-bis (Disciplina dei crediti prededucibili). I crediti prededucibili devono essere accertati con le modalità di cui al capo V, con esclusione di quelli non contestati per collocazione e ammontare, anche se sorti durante l’esercizio provvisorio, e di quelli sorti a seguito di provvedimenti di liquidazione di compensi dei soggetti nominati ai sensi dell’articolo 25; in questo ultimo caso, se contestati, devono essere accertati con il procedimento di cui all’articolo 26.
I crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento che sono liquidi, esigibili e non contestati per collocazione e per ammontare, possono essere soddisfatti ai di fuori del procedimento di riparto se l’attivo è presumibilmente sufficiente a soddisfare tutti i titolari di tali crediti. Il pagamento deve essere autorizzato dal comitato dei creditori ovvero dal giudice delegato se l’importo è superiore a euro 25.000,00; l’importo può essere aggiornato ogni cinque anni con decreto del Ministro della giustizia in base agli indici ISTAT sul costo della vita.
Se l’attivo è insufficiente, la distribuzione deve avvenire secondo i criteri della graduazione e della proporzionalità, conformemente all’ordine assegnato dalla legge.».
«Art. 111-ter (Conti speciali). – La massa liquida attiva immobiliare è costituita dalle somme ricavate dalla liquidazione dei beni immobili, come definiti dall’articolo 812 del codice civile, e dei loro frutti e pertinenze, nonché dalla quota proporzionale di interessi attivi liquidati sui depositi delle relative somme.
«Art. 111-quater (Crediti assistiti da prelazione). I crediti assistiti da privilegio generale hanno diritto di prelazione per il capitale, le spese e gli interessi, nei limiti di cui agli articoli 54 e 55, sul prezzo ricavato dalla liquidazione del patrimonio mobiliare, sul quale concorrono in un’unica graduatoria con i crediti garantiti da privilegio speciale mobiliare, secondo il grado previsto dalla legge.
Art. 101 – Sostituzione dell’articolo 112 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 112 (Partecipazione dei creditori ammessi tardivamente). – I creditori ammessi a norma dell’articolo 101 concorrono soltanto alle ripartizioni posteriori alla loro ammissione in proporzione del rispettivo credito, salvo il diritto di prelevare le quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni se assistiti da cause di prelazione o se il ritardo è dipeso da cause ad essi non imputabili.».
Art. 102 – Sostituzione dell’articolo 113 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 113 (Ripartizioni parziali). – Nelle ripartizioni parziali, che non possono superare l’ottanta per cento delle somme da ripartire, devono essere trattenute e depositate, nei modi stabiliti dal giudice delegato, le quote assegnate:
Art. 103 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 113-bis (Scioglimento delle ammissioni con riserva). – Quando si verifica l’evento che ha determinato l’accoglimento di una domanda con riserva, su istanza del curatore o della parte interessata, il giudice delegato modifica lo stato passivo, con decreto, disponendo che la domanda deve intendersi accolta definitivamente.».
Art. 104 – Sostituzione dell’articolo 114 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 114 (Restituzione di somme riscosse). – I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di riparto non possono essere ripetuti, salvo il caso dell’accoglimento di domande di revocazione.
I creditori che hanno percepito pagamenti non dovuti, devono restituire le somme riscosse, oltre agli interessi legali dal momento del pagamento effettuato a loro favore.».
Art. 105 – Sostituzione dell’articolo 115 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 115 (Pagamento ai creditori). – Il curatore provvede al pagamento delle somme assegnate ai creditori nel piano di ripartizione nei modi stabiliti dal giudice delegato, purché tali da assicurare la prova del pagamento stesso.
Se prima della ripartizione i crediti ammessi sono stati ceduti, il curatore attribuisce le quote di riparto ai cessionari, qualora la cessione sia stata tempestivamente comunicata, unitamente alla documentazione che attesti, con atto recante le sottoscrizioni autenticate di cedente e cessionario, l’intervenuta cessione. In questo caso, il curatore provvede alla rettifica formale dello stato passivo.».
Art. 106 – Sostituzione dell’articolo 116 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 116 (Rendiconto del curatore). – Compiuta la liquidazione dell’attivo e prima del riparto finale, nonché in ogni caso in cui cessa dalle funzioni, il curatore presenta al giudice delegato l’esposizione analitica delle operazioni contabili e della attività di gestione della procedura.
Se all’udienza stabilita non sorgono contestazioni o su queste viene raggiunto un accordo, il giudice approva il conto con decreto; altrimenti, fissa l’udienza innanzi al collegio che provvede in camera di consiglio.».
Art. 107 – Sostituzione dell’articolo 117 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 117 (Ripartizione finale). – Approvato il conto e liquidato il compenso del curatore, il giudice delegato, sentite le proposte del curatore, ordina il riparto finale secondo le norme precedenti.
Il giudice, anche se è intervenuta l’esdebitazione del fallito, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, su ricorso dei creditori rimasti insoddisfatti che abbiano presentato la richiesta di cui al quarto comma, dispone la distribuzione delle somme non riscosse in base all’articolo 111 fra i soli richiedenti.».
Art. 108 – Modifiche all’articolo 118 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«4) quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, né i crediti prededucibili e le spese di procedura. Tale circostanza può essere, accertata con la relazione o con i successivi rapporti riepilogativi di cui all’articolo 33.»;
d) dopo il primo comma è aggiunto, in fine, il seguente:
«Ove si tratti di fallimento di società il curatore ne chiede la cancellazione dal registro delle imprese. La chiusura della procedura di fallimento della società determina anche la chiusura della procedura estesa ai soci ai sensi dell’articolo 147, salvo che nei confronti del socio non sia stata aperta una procedura di fallimento come imprenditore individuale.».
Art. 109 – Modifiche all’articolo 119 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 119 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dai seguenti:
«Quando la chiusura del fallimento è dichiarata ai sensi dell’articolo 118, primo comma, n. 4), prima dell’approvazione del programma di liquidazione, il tribunale decide sentiti il comitato dei creditori ed il fallito.
Art. 110 – Modifiche all’articolo 120 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 120 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dai seguenti:
«Le azioni esperite dal curatore per l’esercizio di diritti derivanti dal fallimento non possono essere proseguite.
Il decreto o la sentenza con la quale il credito è stato ammesso al passivo costituisce prova scritta per gli effetti di cui all’articolo 634 del codice di procedura civile.».
Art. 111 – Modifiche all’articolo 121 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
b) al secondo comma, il numero 2) è sostituito dal seguente:
«2) stabilisce i termini previsti dai numeri 4) e 5) del secondo comma dell’articolo 16, eventualmente abbreviandoli non oltre la metà; i creditori già ammessi al passivo nel fallimento chiuso possono chiedere la conferma del provvedimento di ammissione salvo che intendano insinuare al passivo ulteriori interessi.»;
c) dopo il secondo comma, è aggiunto, in fine, il seguente:
«La sentenza può essere appellata a norma dell’articolo 18.».
Art. 112 – Modifiche all’articolo 122 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 122 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dal seguente:
Art. 113 – Modifiche all’articolo 123 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma la parola: «70» è sostituita dalla seguente: «67-bis»;
«Sono privi di effetto nei confronti dei creditori gli atti a titolo gratuito e quelli di cui all’articolo 69, posteriori alla chiusura e anteriori alla riapertura del fallimento.».
Art. 114 – Sostituzione dell’articolo 124 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 124 (Proposta di concordato). – La proposta di concordato può essere presentata da uno o più creditori o da un terzo, anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purché i dati contabili e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all’approvazione del giudice delegato. Essa non può essere presentata dal fallito, da società cui egli partecipi o da società sottoposte a comune controllo, se non dopo il decorso di sei mesi dalla dichiarazione di fallimento e purché non siano decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo.
La proposta presentata da un terzo può prevedere la cessione, oltre che dei beni compresi nell’attivo fallimentare, anche delle azioni di pertinenza della massa, purché autorizzate dal giudice delegato, con specifica indicazione dell’oggetto e del fondamento della pretesa. Il terzo può limitare gli impegni assunti con il concordato ai soli creditori ammessi al passivo, anche provvisoriamente, e a quelli che hanno proposto opposizione allo stato passivo o domanda di ammissione tardiva al tempo della proposta. In tale caso, verso gli altri creditori continua a rispondere il fallito, fermo quanto disposto dagli articoli 142 e seguenti in caso di esdebitazione.».
Art. 115 – Sostituzione dell’articolo 125 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 125 (Esame della proposta e comunicazione ai creditori). – La proposta di concordato è presentata con ricorso al giudice delegato, il quale chiede il parere del comitato dei creditori e del curatore, con specifico riferimento ai presumibili risultati della liquidazione.
Se la società fallita ha emesso obbligazioni o strumenti finanziari oggetto della proposta di concordato, la comunicazione è inviata agli organi che hanno il potere di convocare le rispettive assemblee, affinché possano esprimere il loro eventuale dissenso. Il termine previsto dal terzo comma è prolungato per consentire l’espletamento delle predette assemblee.».
Art. 116 – Sostituzione dell’articolo 126 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 126 (Concordato nel caso di numerosi creditori). – Ove le comunicazioni siano dirette ad un rilevante numero di destinatari, il giudice delegato può autorizzare il curatore a dare notizia della proposta di concordato, anziché con comunicazione ai singoli creditori, mediante pubblicazione del testo integrale della medesima su uno o più quotidiani a diffusione nazionale o locale.».
Art. 117 – Sostituzione dell’articolo 127 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 127 (Voto nel concordato). – Se la proposta è presentata prima che lo stato passivo venga reso esecutivo, hanno diritto al voto i creditori che risultano dall’elenco provvisorio predisposto dal curatore e approvato dal giudice delegato; altrimenti, gli aventi diritto al voto sono quelli indicati nello stato passivo reso esecutivo ai sensi dell’articolo 97. In quest’ultimo caso, hanno diritto al voto anche i creditori ammessi provvisoriamente e con riserva.
Art. 118 – Sostituzione dell’articolo 128 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 128 (Approvazione del concordato). – Il concordato è approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto.
La variazione del numero dei creditori ammessi o dell’ammontare dei singoli crediti, che avvenga per effetto di una sentenza emessa successivamente alla scadenza del termine fissato dal giudice delegato per le votazioni, non influisce sul calcolo della maggioranza.».
Art. 119 – Sostituzione dell’articolo 129 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 129 (Giudizio di omologazione). – Decorso il termine stabilito per le votazioni, il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito.
Se nel termine fissato non vengono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione, omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.
Se sono state proposte opposizioni ovvero se è stata presentata la richiesta di omologazione, si procede ai sensi dell’articolo 26, quinto, sesto, settimo e ottavo comma, in quanto compatibili.
Il tribunale provvede con decreto motivato pubblicato a norma dell’articolo 17.
Al fine di quanto previsto dal settimo comma, le classi di creditori non ammessi al voto ai sensi del secondo comma dell’articolo 127 sono considerate favorevoli ai soli fini del requisito della maggioranza delle classi.».
Art. 120 – Sostituzione dell’articolo 130 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 130 (Efficacia del decreto). – La proposta di concordato diventa efficace dal momento in cui scadono i termini per opporsi all’omologazione, o dal momento in cui si esauriscono le impugnazioni previste dall’articolo 129.
Quando il decreto di omologazione diventa definitivo, il curatore rende conto della gestione ai sensi dell’articolo 116 ed il tribunale dichiara chiuso il fallimento.».
Art. 121 – Sostituzione dell’articolo 131 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 131 (Reclamo). – Il decreto del tribunale è reclamabile dinanzi alla corte di appello che pronuncia in camera di consiglio.
Il reclamo è proposto con ricorso da depositare presso la cancelleria della corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del decreto.
Il presidente designa il relatore e fissa l’udienza di comparizione delle parti entro sessanta giorni dal deposito, assegnando al ricorrente un termine perentorio non inferiore a dieci giorni dalla comunicazione del decreto per la notifica del ricorso e del decreto al curatore e alle altre parti; assegna altresì alle parti resistenti termine perentorio per il deposito di memorie non inferiore a trenta giorni.
Il curatore dà immediata notizia agli altri creditori del deposito del reclamo e dell’udienza fissata.
All’udienza il collegio, nel contraddittorio delle parti, assunte anche d’ufficio tutte le informazioni e le prove necessarie, provvede con decreto motivato.
Il decreto, comunicato al debitore e pubblicato a norma dell’articolo 17, può essere impugnato entro il termine di trenta giorni avanti la corte di cassazione.».
Art. 122 – Abrogazione degli articoli 132, 133 e 134 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 123 – Modifiche all’articolo 136 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 136 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 124 – Sostituzione dell’articolo 137 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 137 (Risoluzione del concordato). – Se le garanzie promesse non vengono costituite in conformità del concordato o se il proponente non adempie regolarmente agli obblighi derivanti dal concordato e dal decreto di omologazione, il curatore e il comitato dei creditori devono riferirne al tribunale. Questo procede a norma dell’articolo 26 sesto, settimo e ottavo comma. Al procedimento partecipa anche l’eventuale garante. Nello stesso modo provvede il tribunale su ricorso di uno o più creditori o anche d’ufficio.
Non possono proporre istanza di risoluzione i creditori del fallito verso cui il terzo, ai sensi dell’articolo 124, non abbia assunto responsabilità per effetto del concordato.».
Art. 125 – Modifiche all’articolo 138 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma, le parole: «Nessun’altra azione di nullità è ammessa» sono sostituite dalle seguenti: «Non è ammessa alcuna altra azione di nullità. Si procede a norma dell’articolo 137.»;
«Il decreto che annulla il concordato riapre la procedura di fallimento ed è provvisoriamente esecutivo. Esso è reclamabile ai sensi dell’articolo 131.»;
«Il ricorso per l’annullamento deve proporsi nel termine di sei mesi dalla scoperta del dolo e, in ogni caso, non oltre due anni dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.».
Art. 126 – Sostituzione dell’articolo 139 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 139 (Provvedimenti conseguenti alla riapertura). – La sentenza che riapre la procedura a norma degli articoli 137 e 138 provvede ai sensi dell’articolo 121.».
Art. 127 – Sostituzione dell’articolo 141 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 141 (Nuova proposta di concordato). – Reso esecutivo il nuovo stato passivo, il proponente è ammesso a presentare una nuova proposta di concordato. Questo non può tuttavia essere omologato se prima dell’udienza a ciò destinata non sono depositate, nei modi stabiliti del giudice delegato, le somme occorrenti per il suo integrale adempimento o non sono prestate garanzie equivalenti.».
Art. 128 – Modifiche al titolo II, capo IX, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Il titolo II, capo IX, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
Art. 142 (Esdebitazione). – Il fallito persona fisica è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che:
Art. 143 (Procedimento di esdebitazione). – Il tribunale, con il decreto di chiusura del fallimento o su ricorso del debitore presentato entro l’anno successivo, verificate le condizioni di cui all’articolo 142 e tenuto altresì conto dei comportamenti collaborativi del medesimo, sentito il curatore ed il comitato dei creditori, dichiara inesigibili nei confronti del debitore già dichiarato fallito i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente.
Art. 144 (Esdebitazione per i crediti concorsuali non concorrenti). – Il decreto di accoglimento della domanda di esdebitazione produce effetti anche nei confronti dei creditori anteriori alla apertura della procedura di liquidazione che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo; in tale caso, l’esdebitazione opera per la sola eccedenza rispetto a quanto i creditori avrebbero avuto diritto di percepire nel concorso.».
Art. 129 – Abrogazione dell’articolo 145 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 145 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è abrogato.
Modifiche al titolo II, capo X del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 130 – Sostituzione dell’articolo 146 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 146 (Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di società a responsabilità limitata). – Gli amministratori e i liquidatori della società sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall’articolo 49. Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il fallito.
b) l’azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata, nei casi previsti dall’articolo 2476, comma settimo, del codice civile.».
Art. 131 – Sostituzione dell’articolo 147 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 147 (Società con soci a responsabilità illimitata). – La sentenza che dichiara il fallimento di una società appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili.
In caso di rigetto della domanda, contro il decreto del tribunale l’istante può proporre reclamo alla corte d’appello a norma dell’articolo 22.».
Art. 132 – Sostituzione dell’articolo 148 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 148 (Fallimento della società e dei soci). – Nei casi previsti dall’articolo 147, il tribunale nomina, sia per il fallimento della società, sia per quello dei soci un solo giudice delegato e un solo curatore, pur rimanendo distinte le diverse procedure. Possono essere nominati più comitati dei creditori.
Il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l’intero e con il medesimo eventuale privilegio generale anche nel fallimento dei singoli soci. Il creditore sociale ha diritto di partecipare a tutte le ripartizioni fino all’integrale pagamento, salvo il regresso fra i fallimenti dei soci per la parte pagata in più della quota rispettiva.
Ciascun creditore può contestare i crediti dei creditori con i quali si trova in concorso.».
Art. 133 – Modifiche all’articolo 150 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 150 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Contro il decreto emesso a norma del primo comma può essere proposta opposizione ai sensi dell’articolo 645 del codice di procedura civile.».
Art. 134 – Sostituzione dell’articolo 151 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 151 (Fallimento di società a responsabilità limitata: polizza assicurativa e fideiussione bancaria). – Nei fallimenti di società a responsabilità limitata il giudice, ricorrendone i presupposti, può autorizzare il curatore ad escutere la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria rilasciata ai sensi dell’articolo 2464, quarto e sesto comma, dei codice civile.».
Art. 135 – Modifiche all’articolo 152 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 152 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il secondo comma è sostituito dai seguenti:
«La proposta e le condizioni del concordato, salva diversa disposizione dell’atto costitutivo o dello statuto:
In ogni caso, la decisione o la deliberazione di cui alla lettera b), del secondo comma deve risultare da verbale redatto da notaio ed è depositata ed iscritta nel registro delle imprese a norma dell’articolo 2436 del codice civile.».
Art. 136 – Modifiche all’articolo 153 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
a) al primo comma sono soppresse le parole: «Tuttavia i creditori particolari possono opporsi a norma dell’articolo 129, secondo comma, alla chiusura del fallimento del socio loro debitore.»;
«Contro il decreto di chiusura del fallimento del socio è ammesso reclamo a norma dell’articolo 26.».
Modifiche al titolo II, capo XI del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 137 – Modifiche alla rubrica del capo XI, del titolo II del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. La rubrica del capo XI, del titolo II del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituita dalla seguente: «Dei patrimoni destinati ad uno specifico affare.».
Art. 138 – Sostituzione dell’articolo 155 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 155 (Patrimoni destinati ad uno specifico affare). – Se è dichiarato il fallimento della società, l’amministrazione del patrimonio destinato previsto dall’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile è attribuita al curatore che vi provvede con gestione separata.
Il curatore provvede a norma dell’articolo 107 alla cessione a terzi del patrimonio, al fine di conservarne la funzione produttiva. Se la cessione non è possibile, il curatore provvede alla liquidazione del patrimonio secondo le regole della liquidazione della società in quanto compatibili.
Il corrispettivo della cessione al netto dei debiti del patrimonio o il residuo attivo della liquidazione sono acquisiti dal curatore nell’attivo fallimentare, detratto quanto spettante ai terzi che vi abbiano effettuato apporti, ai sensi dell’articolo 2447-ter, primo comma, lettera d), del codice civile.».
Art. 139 – Sostituzione dell’articolo 156 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 156 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 156 (Patrimonio destinato incapiente; violazione delle regole di separatezza). – Se a seguito del fallimento della società o nel corso della gestione il curatore rileva che il patrimonio destinato è incapiente provvede, previa autorizzazione del giudice delegato, alla sua liquidazione secondo le regole della liquidazione della società in quanto compatibili.
I creditori particolari del patrimonio destinato possono presentare domanda di insinuazione al passivo del fallimento della società nei casi di responsabilità sussidiaria o illimitata previsti dall’articolo 2447-quinquies, terzo e quarto comma, del codice civile.
Se risultano violate le regole di separatezza fra uno o più patrimoni destinati costituiti dalla società e il patrimonio della società medesima, il curatore può agire in responsabilità contro gli amministratori e i componenti degli organi di controllo della società ai sensi dell’articolo 146.».
Art. 140 – Abrogazione degli articoli 157, 158 e 159 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
Art. 141 – Sostituzione dell’articolo 164 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 164 (Decreti del giudice delegato). – I decreti del giudice delegato sono soggetti a reclamo a norma dell’articolo 26.».
Art. 142 –Sostituzione dell’articolo 166 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Art. 166 (Pubblicità del decreto). – Il decreto è pubblicato, a cura del cancelliere, mediante affissione all’albo del tribunale e comunicato in via telematica per la iscrizione all’ufficio del registro delle imprese. Il tribunale può, inoltre, disporne la pubblicazione in uno o più giornali, da esso indicati.
Se il debitore possiede beni immobili o altri beni soggetti a pubblica registrazione, si applica la disposizione dell’articolo 88, secondo comma.».
Art. 143 – Modifiche all’articolo 167 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
«Con il decreto previsto dall’articolo 163 o con successivo decreto, il tribunale può stabilire un limite di valore al di sotto del quale non è dovuta l’autorizzazione di cui al secondo comma.».
Art. 144 – Modifiche all’articolo 169 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 169, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, dopo la parola: «articoli» è inserita la seguente: «45,».
Art. 145 – Modifiche alla rubrica del capo V del titolo III del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. La rubrica del capo V del titolo III del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituita dalla seguente: «Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti.».
Art. 146 – Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. Dopo l’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è inserito il seguente:
«Art. 182-ter (Transazione fiscale). – Con il piano di cui all’articolo 160 il debitore può proporre il pagamento, anche parziale, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea. La proposta può prevedere la dilazione del pagamento. Se il credito tributario è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie fiscali; se il credito tributario ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari.
Copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici nonché delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazione della domanda, al fine di consentire il consolidamento del debito fiscale. Il concessionario, non oltre trenta giorni dalla data della presentazione, deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso. L’ufficio, nello stesso termine, deve procedere alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni ed alla notifica dei relativi avvisi di irregolarità, unitamente ad una certificazione attestante l’entità del debito derivante da atti di accertamento ancorché non definitivi, per la parte non iscritta a ruolo, nonché da ruoli vistati, ma non ancora consegnati al concessionario. Dopo l’emissione del decreto di cui all’articolo 163, copia dell’avviso di irregolarità e delle certificazioni devono essere trasmessi al Commissario giudiziale per gli adempimenti previsti dall’articolo 171, primo comma, e dall’articolo 172. In particolare, per i tributi amministrati dall’agenzia delle dogane, l’ufficio competente a ricevere copia della domanda con la relativa documentazione prevista al primo periodo, nonché a rilasciare la certificazione di cui al terzo periodo, si identifica con l’ufficio che ha notificato al debitore gli atti di accertamento.
Ai debiti tributari amministrati dalle agenzie fiscali non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 182-bis.».
Art. 147 – Abrogazione del titolo IV del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
2. Sono soppressi tutti i riferimenti all’amministrazione controllata contenuti nel regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
Art. 148 – Sostituzione dell’articolo 195 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. L’articolo 195 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, è sostituito dal seguente:
«Art. 195 (Accertamento giudiziario dello stato d’insolvenza anteriore alla liquidazione coatta amministrativa). – Se un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa con esclusione del fallimento si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo dove l’impresa ha la sede principale, su richiesta di uno o più creditori, ovvero dell’autorità che ha la vigilanza sull’impresa o di questa stessa, dichiara tale stato con sentenza. Il trasferimento della sede principale dell’impresa intervenuto nell’anno antecedente l’apertura del procedimento, non rileva ai fini della competenza.
La sentenza è comunicata entro tre giorni, a norma dell’articolo 136 del codice di procedura civile, all’autorità competente perché disponga la liquidazione. Essa è inoltre notificata, affissa e resa pubblica nei modi e nei termini stabiliti per la sentenza dichiarativa di fallimento.
Il tribunale che respinge il ricorso per la dichiarazione d’insolvenza provvede con decreto motivato. Contro il decreto è ammesso reclamo a norma dell’articolo 22.
Il tribunale provvede su istanza del commissario giudiziale alla dichiarazione d’insolvenza a norma di questo articolo quando nel corso della procedura di concordato preventivo di un’impresa soggetta a liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento, si verifica la cessazione della procedura e sussiste lo stato di insolvenza. Si applica in ogni caso il procedimento di cui al terzo comma.
Art. 149 – Modifiche all’articolo 213 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
1. All’articolo 213 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:
Art. 150 – Disciplina transitoria
1. I ricorsi per dichiarazione di fallimento e le domande di concordato fallimentare depositate prima dell’entrata in vigore del presente decreto, nonché le procedure di fallimento e di concordato fallimentare pendenti alla stessa data, sono definiti secondo la legge anteriore.
Art. 151 – Abrogazione in materia di transazione fiscale
1. L’articolo 3, comma 3, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, è abrogato.
Art. 152 – Disposizioni abrogative in materia di limitazioni personali del fallito
a) art. 2, comma 1, lettera a), del testo unico delle leggi per la disciplina dell’elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223;
Art. 153 – Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore dopo sei mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, fatti salvi gli articoli 45, 46, 47, 151 e 152, che entrano in vigore il giorno della pubblicazione del medesimo decreto sulla Gazzetta Ufficiale.