Source: https://fiscomania.com/interessi-attivi-di-fonte-estera-la-tassazione-in-italia/
Timestamp: 2020-08-15 13:10:15+00:00
Document Index: 30685694

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 18', 'art. 26', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

Interessi attivi di fonte estera: la tassazione in Italia - Fiscomania
Home Redditi Esteri Proventi Finanziari Interessi attivi di fonte estera: la tassazione in Italia
Le regole per la tassazione in Italia degli interessi attivi di fonte estera. Tassazione sostitutiva e opzione per la tassazione ordinaria nel modello Redditi P.F.
Come devono essere dichiarati gli interessi attivi percepiti dall’estero? Come deve essere compilata la dichiarazione dei redditi?
Un soggetto fiscalmente residente in Italia è tenuto, ex art. 3 del DPR n. 917/86 (TUIR) a dichiarare in Italia tutti i suoi redditi, sia di fonte italiana che estera. Questa disposizione comporta anche l’obbligo di dichiarare i redditi derivanti da attività finanziarie detenute all’estero.
Caso classico è quello di un soggetto che ha deciso di aprire un conto corrente estero per la detenzione dei suoi risparmi. Alle fine dell’anno l’istituto bancario estero rilascia la certificazione con gli interessi attivi percepiti e le eventuali ritenute subite all’estero.
Questa situazione, quindi l’indicazione delle attività detenute all’estero ai fini del monitoraggio fiscale comporta, come conseguenza, la necessità di indicare in dichiarazione dei redditi (modello Redditi P.F.) i redditi connessi alle attività estere riferiti all’anno oggetto di dichiarazione. Vediamo, quindi, di chiarire come devono essere indicati in dichiarazione gli interessi attivi di fonte estera percepiti dal contribuente.
La tassazione dei redditi di capitale di fonte estera: gli interessi attivi
Applicazione delle ritenuta in ingresso a titolo di acconto o di imposta
I redditi di capitale nel modello Redditi PF: gli interessi attivi di fonte estera
La compilazione del quadro RM per l’imposta sostitutiva
Esempio di compilazione del quadro RM per interessi attivi su conto corrente estero
Opzione per l’imposizione ordinaria nel quadro RM per gli interessi attivi di fonte estera
Convenzioni contro le doppie imposizioni sugli interessi attivi
Tassazione alla fonte in misura convenzionale
Tassazione degli interessi attivi di fonte estera: consulenza
Sugli interessi attivi di fonte estera che costituiscono redditi di capitale, si applica una “ritenuta in ingresso” da parte del sostituto di imposta che interviene nella riscossione in Italia. Tuttavia, tale ritenuta deve essere operata solo sulle seguenti categorie di reddito:
Interessi ed altri proventi su obbligazioni e titoli similari emessi da non residenti;
Interessi ed altri proventi da titoli pubblici italiani emessi all’estero. Questo, a partire dal 10.9.92;
Interessi e altri proventi dei depositi e conti correnti bancari e postali presso enti non residenti.
Gli interessi attivi relativi a conti correnti di fonte estera sono considerati redditi di capitale, ex art. 18 comma 1 del TUIR. Secondo questa disposizione i redditi di capitale corrisposti da soggetti non residenti a soggetti residenti, senza l’intervento di intermediari residenti, sono assoggettati ad imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi con la stessa aliquota della ritenuta a titolo d’imposta (o dell’imposta sostitutiva prevista dal D.Lgs. n. 239/96) applicata in Italia sui redditi della stessa natura.
Sostanzialmente, in questo modo, il relativo trattamento è equiparato a quello dei redditi conseguiti in Italia per il tramite di un soggetto al quale è attribuita la veste di sostituto d’imposta. Per tali categorie di redditi il contribuente, tuttavia, ha la facoltà di optare per l’imposizione ordinaria. In quest’ultimo caso compete il credito per le imposte pagate all’estero, precluso invece in caso di imposizione sostitutiva.
Per i proventi sopracitati, è prevista l’applicazione della ritenuta a titolo di imposta in ingresso nella misura del 26% coerentemente con l’aliquota di ritenuta individuata per i proventi derivanti dal medesimo tipo di strumenti finanziari domestici.
A norma dell’art. 26, comma 4 del DPR n. 600/73, la ritenuta del 26% è applicata a titolo di acconto nei confronti di:
e a titolo d’imposta negli altri casi.
Nel modello Redditi P.F. i redditi di capitale di fonte estera devono essere indicati nella Sezione V del quadro RM se assoggettati a tassazione sostitutiva, ovvero nella Sezione I del quadro RL, se assoggettati a tassazione ordinaria.
All’interno del quadro RM occorre, in particolare, indicare la tipologia di reddito. Ad esempio:
Il codice “D” per i proventi da operazioni di su titoli e valute;
Il codice “E“. Codice da utilizzare per i proventi dei contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione;
Il codice “G” relativo agli interessi sui conti correnti;
Il codice “H” per i dividendi derivanti di partecipazioni.
Deve essere indicato il codice dello Stato estero della fonte del reddito, l’ammontare del reddito di fonte estera, l’aliquota applicabile e l’imposta sostitutiva dovuta.
Vediamo adesso un semplice esempio di compilazione del quadro RM in relazione agli interessi attivi su un conto corrente estero. Immaginiamo il percepimento di innteressi attivi bancari relativi ad un conto corrente detenuto negli Stati Uniti d’America. Si tratta di interessi che in Italia sono soggetti a ritenuta a titolo di imposta del 26%.
Nel caso occorre indicare nel rigo RM12:
In colonna 1, il codice “G” relativo agli interessi sui conti correnti detenuti all’estero;
In colonna 2, il codice “069”. Si tratta del codice relativo allo Stato degli Stati Uniti d’America;
In colonna 3, l’ammontare degli interessi percepiti, al lordo di eventuali ritenute subite nello Stato estero in cui il reddito è stato prodotto;
In colonna 4, l’aliquota dell’imposta sostitutiva dovuta;
Infine, in colonna 5, l’imposta dovuta.
L’importo derivante dalla tassazione sostitutiva deve essere versato, con modello F24, negli stessi termini delle imposte sui redditi utilizzando il codice tributo “1242“. In questo caso, non è dovuto l’acconto del 20% previsto per i redditi soggetti a tassazione separata.
Il contribuente ha la facoltà di optare per la tassazione ordinaria, barrando la casella “6” del rigo RM12. In questo caso, il totale dei redditi per i quali è stata effettuata l’opzione, da segnalare nel rigo RM15, concorre alla determinazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.
Per questo motivo l’importo da assoggettare a tassazione ordinaria deve essere riportato nel rigo RN1, colonna 5. L’opzione per la tassazione ordinaria non può, tuttavia, essere esercitata in riferimento ai dividendi derivanti da partecipazioni (qualificate e non) per i quali l’imposizione sostitutiva rimane l’unico regime possibile.
L’art. 11 del modello OCSE di Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni prevede che gli interessi provenienti da uno Stato Contraente e pagati ad un residente nell’altro Stato Contraente (lo Stato della residenza del percettore gli interessi transnazionali) sono imponibili in detto altro Stato. Il modello di convenzione OCSE, quindi, attribuisce una potestà impositiva concorrente sugli interessi transnazionali sia allo Stato della fonte sia allo Stato della residenza del percettore degli interessi transnazionali. In sostanza, la disposizione in commento si articola su due principi:
La tassazione degli interessi nel Paese del beneficiario (art. 11 co. 1);
La tassazione degli interessi nello Stato della fonte (art. 11 co. 2).
Il paragrafo 6 del Commentario OCSE all’art. 11 precisa che l’articolo in oggetto non è applicabile agli interessi:
Maturati in un terzo Stato diverso dai due Stati contraenti;
Maturati in uno Stato contraente, ma attribuibili ad una stabile organizzazione dell’altro Stato contraente.
A tal riguardo l’art. 11, paragrafo 5, stabilisce che gli interessi transnazionali si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato stesso, una sua suddivisione politica, un’autorità locale o un residente di detto Stato. Tuttavia, quando il debitore degli interessi, sia esso residente o no in uno Stato contraente, ha in uno Stato contraente una stabile organizzazione o una base fissa per le cui necessità viene contratto un debito sul quale sono pagati gli interessi e tali interessi sono a carico della stabile organizzazione o base fissa, gli interessi stessi si considerano provenienti dallo Stato contraente in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa.
Nella generalità dei casi, le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia prevedono un’attenuazione del prelievo alla fonte sugli interessi erogati a un soggetto residente nell’altro Stato che ne sia il beneficiario effettivo.
Rimandando ai singoli trattati per l’analisi delle singole pattuizioni, possiamo riassumere che le ritenute applicabili sono generalmente ridotte al 10%. Questa percentuale conforme a quanto stabilito dall’art. 11 del modello OCSE di Convenzioni internazionali.
Articolo precedenteProroga split payment al 30 giugno 2023
Prossimo ArticoloBonus vacanze: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate