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Timestamp: 2017-10-22 01:11:00+00:00
Document Index: 62777709

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 9', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.44', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 6']

Rottamazione e rinuncia al processo: necessaria modifica legislativa - [Legali.com]
Più nel dettaglio, l’art. 6, comma 2, cit., stabilisce tassativamente che il debitore entro il 31 marzo 20171 deve presentare all’agente della riscossione apposita dichiarazione (Modello DA1):
È stato, quindi, consentito l’ingresso alla procedura agevolata anche alle cartelle oggetto di contenzioso tributario: per i carichi ancora in contestazione, il comma 2 dell’art. 6 prevede, infatti, che il debitore, nella dichiarazione di adesione alla definizione agevolata (modulo DA1) indichi, la pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi cui si riferisce la dichiarazione e assuma l’impegno a rinunciare agli stessi. Più precisamente, l’art.6, co.2, del D.L. n.193/2016 tanto dispone:
“Ai fini della definizione di cui al comma 1, il debitore manifesta all’agente della riscossione la sua volonta’ di avvalersene, rendendo, entro il novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, apposita dichiarazione, con le modalita’ e in conformita’ alla modulistica che lo stesso agente della riscossione pubblica sul proprio sito internet nel termine massimo di quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in tale dichiarazione il debitore indica altresi’ il numero di rate nel quale intende effettuare il pagamento, entro il limite massimo previsto dal comma 1, nonche’ la pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi cui si riferisce la dichiarazione, e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi”.
Articolo 44 - Estinzione del processo per rinuncia al ricorso.
Articolo 45 - Estinzione del processo per inattivita’ delle parti.
Articolo 46 - Estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere
Ciò posto, partendo dall’assunto che l’abbandono del contenzioso non è una condizione di accesso alla sanatoria/rottamazione, bensì una conseguenza dell’adesione alla procedura di definizione agevolata, è importante chiarire in questo caso che natura abbia e che conseguenze determini l’impegno a rinunciare al giudizio ex art. 6, co.2, D.L. 193/2016.
Ebbene, dapprima in occasione di Telefisco 2017, poi con il comunicato ufficiale del 08.03.2017 ed infine con la circolare n. 2/E, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il comma 2 dell’art. 6, non corrisponde strettamente alla rinuncia al ricorso di cui all’art. 44 D.Lgs. n. 546/92, bensì alla cessazione della materia del contendere ex art. 46 D.Lgs. n. 546/92.
L’Amministrazione ha chiarito quanto segue: “Possono essere definiti anche i carichi in contenzioso. A questo proposito, il debitore con la presentazione della dichiarazione di adesione alla procedura si impegna a rinunciare ai giudizi relativi ai carichi che intende definire. Tale impegno non corrisponde tuttavia alla rinuncia al ricorso di cui all’art. 44 del d.lgs. n. 546 del 1997 (codice del processo tributario). Il giudizio si estingue per cessazione della materia del contendere soltanto qualora il carico definito efficacemente - con l’integrale pagamento di quanto dovuto per la definizione agevolata - riguardi l’intera pretesa oggetto di controversia.”.2”
Come più volte precisato, il comma 2 dell’art. 6 cit., richiede tassativamente l’impegno da parte del debitore a rinunciare ai giudizi pendenti (tributari e previdenziali) che hanno ad oggetto i carichi da rottamare. Questo tipo di rinuncia al ricorso, nel processo tributario, è specificamente disciplinata dall’art. 44 D.Lgs. n. 546 del 31/12/1992, come ultimamente modificato dall’art. 9, comma 1, lett. p), D.Lgs. n. 156 del 24/09/2015, il quale prevede che:
Pertanto, la rinuncia al ricorso (art. 44 D.Lgs. n. 546 cit.) si differenzia processualmente dalla cessazione della materia del contendere (art. 46 D.Lgs. n. 546 cit.), perché mentre in caso di rinuncia il processo si estingue integralmente facendo rivivere l’atto di accertamento (art. 44, comma 1, cit.), nel caso di C.M.C. l’estinzione del giudizio può essere totale o parziale (art. 46, comma 1, cit.).
Premesso che le circolari ministeriali non vincolano i giudici tributari (oltretutto Telefisco non può certo qualificarsi una circolare ministeriale), c’è da registrare un recente intervento della Corte di Cassazione – Sez. Tributaria Civile –che, con la sentenza n. 3347 del 08 febbraio 2017, (condividendo quanto già affermato dalla Corte di Cassazione – Sez. Prima – con la sentenza n. 2463 del 19/06/1975) ha delineato i requisiti necessari affinché si possa parlare di “rinuncia all’impugnazione”. Secondo la Corte: “Costituisce principio generale nel diritto tributario che non si possa attribuire al puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente d’essere tenuto al pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), l’effetto di precludere ogni contestazione in ordine all’an debeatur, salvo che non siano scaduti i termini di impugnazione e non possa considerarsi estinto il rapporto tributario.
Ma, in base all’ordinanza 03 marzo 2017 n.5497, così non è.
Con l’attuale testo normativo, infatti, la rinuncia a cui fa riferimento il legislatore, è da ricondursi senza dubbio all’estinzione integrale del procedimento ex art.44 D.Lgs. 546/92 e non già alla mera cessazione della materia del contendere ex art. 46 cit., così come anche implicitamente chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n.5497 del 03.03.2017.
Pertanto, alla luce di quanto emerso e in base alla pronuncia della Cassazione n.5497 del 03.03.2017, indipendentemente dalle richieste di parte, i giudici in ipotesi di presentazione del modulo DA1, non potranno che dichiarare l’estinzione del processo ex art. 44 cit..
Se si intende, quindi, realmente consentire al contribuente di “beneficiare” degli effetti e delle conseguenze connesse alla estinzione del giudizio per cessata materia del contendere (come sostenuto dall’Agenzia delle Entrate) è necessario che si modifichi il testo de quo nei seguenti termini:
Pertanto, indipendentemente da eventuali chiarimenti ministeriali, che comunque non possono modificare la legge, né vincolare i giudici, si auspica che in occasione del voto del prossimo decreto legge (tutt’ora in cantiere e avente ad oggetto la possibile proroga - dal 31 marzo al 21 aprile - del termine ultimo per il deposito del modulo DA1) vi sia un intervento da parte del legislatore finalizzato a definire più correttamente i contorni della rinuncia ai giudizi pendenti di cui all’art. 6, co.2, D.L. 193/2016.