Source: http://www.notaiorinaldi.it/il-nuovo-art-2929-bis-c-c-quale-futuro-per-la-protezione-del-patrimonio-familiare.html
Timestamp: 2020-01-25 02:58:42+00:00
Document Index: 19620685

Matched Legal Cases: ['art. 2929', 'art. 2929', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 64', 'art. 2929', 'art. 2929', 'art. 167', 'art. 170', 'art. 2740', 'art. 2645']

13 febbraio 2016 16:19Comments are Disabled
Il nuovo art. 2929 bis c.c.: quale futuro per la protezione del patrimonio familiare?
Di questa norma possono essere date diverse chiavi di lettura. Ci si può limitare all’analisi tecnica, oppure si può provare anche a indagare “cosa c’è dietro”, quali sono – se ve ne sono – le ragioni di ordine politico-economico che ne hanno giustificato l’emanazione (un meccanismo simile è stato introdotto anche nella legge fallimentare, come vedremo).
Il beneficio per il ceto creditorio – in questi termini sempre la relazione di accompagnamento – consisterebbe in una riduzione di tempi e costi necessari al realizzo coattivo del credito. La norma infatti non va letta isolatamente, ma nel contesto delle ulteriori riforme introdotte dal d.l. 83 del 2015, segnatamente quelle, in materia di processo esecutivo e fallimentare, che mirano a velocizzare il più possibile i tempi della vendita. Il beneficio per l’amministrazione della giustizia consisterebbe invece nella possibile riduzione di contenzioso, in ragione dell’eventualità che il debitore o il terzo assoggettato a esecuzione non propongano opposizione.
Il legislatore, infatti, consapevole del fatto che consentire al creditore di assoggettare ad azione esecutiva non i beni del debitore, bensì – nel caso di atto traslativo – i beni di un terzo ha previsto che si possa appunto proporre opposizione secondo il modello di cui agli artt. 615 e 619 c.p.c.
Il debitore, tutto sommato, era più garantito, poteva difendersi, avere spazio per trattare[2]. Gli atti compiuti dal debitore spesso si riducevano a una mera difesa processuale[3], dipendente – come la stessa relazione sottolinea – dalla lunghezza del processo.
Rispetto al negoziomixtum cum donatione, più precisamente a una compravendita mista a donazione, una tesi di matrice notarile ritiene applicabile la norma, trattandosi solo di stabilire, in sede esecutiva, quale porzione del bene (rectius: quale valore del bene) possa giustificare gli esiti di una donazione sotto il profilo dell’esecutività, valutazione che potrà essere compiuta solo dal giudice delle esecuzioni[26]. Si obietta – a mio avviso giustamente – che in questo caso si tratta di negozio indiretto, si usa cioè il negozio oneroso per realizzare un intento ulteriore di liberalità[27]. E l’atto stipulato resta quindi, agli occhi del terzo, sempre oneroso. D’altronde immaginare che un creditore possa agire di fronte a tali atti con un’azione ex art. 2929 bis condurrebbe a gravissime incertezze sulla circolazione giuridica. Chi acquisterebbe potendo correre il rischio che un creditore del venditore, pignori il bene rinviando poi all’opposizione in sede esecutiva le questioni relative alla congruità del prezzo pagato?
E’ anzitutto un regime opzionale attivabile dal curatore a sua discrezione[34] ? La norma in verità prevede che i beni “sono acquisiti” al patrimonio fallimentare per effetto della trascrizione della sentenza di fallimento e non che “possono essere acquisiti”. Potrebbe pertanto, al contrario, ipotizzarsi che intanto il curatore debba trascrivere la sentenza dichiarativa di fallimento e che della proporzionalità se ne discuta – se del caso – in sede di reclamo ex art. 36 l. fall. (che tra l’altro prevede un termine brevissimo, di soli 8 giorni), con tutte le garanzie del contraddittorio e della decisione resa da un giudice terzo? In tale prospettiva il reclamo sembrerebbe una strada obbligata, in effetti, imponendo però al curatore l’obbligo di comunicare l’avvenuta trascrizione della sentenza, visto che il termine per il reclamo decorre dalla conoscenza dell’atto. Inoltre la norma consente il reclamo a “ogni interessato”, non solo al beneficiario del trasferimento, per cui si porrà il problema della decorrenza del termine in capo a soggetti diversi dal beneficiario del trasferimento. Va di contro osservato che, prima della recente modifica, la proposizione di un’azione ex art. 64 l. fall. non era certo obbligatoria per il curatore.
Per quanto riguarda il rapporto tra tali atti e l’art. 2929 bis va preliminarmente osservato che il panorama giurisprudenziale italiano degli ultimi tempi è abbastanza univoco: in materia di trust, in particolare, si assiste a un continuo proliferare di sentenze che ne dichiarano l’inefficacia in quanto stipulato a danno dei creditori[48]. Ciò in quanto, evidentemente, esso viene – a torto – inteso e proposto come strumento che assicura in maniera certa la protezione patrimoniale. Tra l’altro in molti casi, con ogni probabilità, la semplice lettura dell’atto istitutivo avrebbe mostrato con chiarezza come la ragione giustificativa dell’atto fosse esclusivamente quella di ottenere la separazione patrimoniale ovvero che la fattispecie non si era neppure perfezionata. Si pensi, con riguardo a quest’ultima ipotesi, agli innumerevoli trusts istituiti con riserva di indicare successivamente i beneficiari: si tratta, all’evidenza, di trust radicalmente nulli o, a tutto concedere, in fase di formazione, rispetto ai quali non si produce alcun effetto di separazione patrimoniale fino all’avvenuta nomina dei beneficiari[49]. Con riguardo all’atto di destinazione, invece, la giurisprudenza recente tende a incentrare la propria valutazione sull’assenza di meritevolezza degli interessi, con a mio avviso indebite intrusioni su aspetti relativi alla motivazione dell’atto, che non dovrebbero invece essere concepibili[50].
Ci si potrebbe chiedere, allora, se il donatario possa essere qualificato come una sorta di titolare nell’interesse altrui. Per giungere a questo risultato si dovrebbe tuttavia ritenere che la proprietà del donatario è ex lege (cioè ex art. 2929 bis) separata dal resto del suo patrimonio in quanto funzionalizzata a garantire i creditori anteriori del donante fino alla scadenza dell’anno successivo alla trascrizione dell’atto, per cui fino alla scadenza dell’anno dalla trascrizione il bene circolerebbe vincolato agli interessi dei creditori anteriori del donante. I creditori del donatario quindi non potrebbero aggredirla se non dopo trascorso tale termine, ciò che invece la norma non prevede. Al contrario la norma sembrerebbe consentire, come appena osservato, che il bene sia aggredibile dal creditore del donante – sempre entro il termine di un anno – anche se il donatario lo ha alienato a un terzo e che persino i creditori del terzo – a questo punto – possano partecipare all’espropriazione.
Pare evidente che la norma risolva un conflitto di interessi e che il legislatore abbia espressamente preso posizione a favore degli interessi dei creditori rispetto ad altre categorie di interessi. Nel nostro ordinamento, in via generale, quando l’interesse della famiglia entra in conflitto con quello dei creditori, il primo tendenzialmente risulta prevalente, giacché la legge di riforma del diritto di famiglia del 1975 ha «esaltato» la solidarietà familiare e la tutela patrimoniale dei membri della famiglia anche nei rapporti con i terzi. L’interesse di natura meramente patrimoniale dei creditori risulta cedevole di fronte alla necessità di garantire i diritti fondamentali della persona e, quindi, in particolare, quando si ponga l’esigenza di tutelare, anche sul piano economico, i componenti più deboli della comunità familiare, al fine di promuoverne il pieno e libero sviluppo. Soltanto considerando preminente la tutela dell’interesse familiare si spiega il riconoscimento della possibilità, per i coniugi e per i terzi, di costituire il fondo patrimoniale, cioè un patrimonio separato destinato «a far fronte ai bisogni della famiglia» (art. 167 c.c.), non aggredibile per i debiti «contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia» (art. 170 c.c.), tra i quali rientrano, innanzitutto, quelli assunti nell’esercizio dell’impresa. Si tratta di una limitazione della garanzia patrimoniale in deroga al principio generale sancito dall’art. 2740 c.c., concessa al chiaro scopo di facilitare ai coniugi l’accesso al credito per la realizzazione delle esigenze familiari[64]. Esistono invero interessi che hanno copertura costituzionale (famiglia, solidarietà, disabilità – v. infatti art. 2645 ter) e non si vede perché questi debbano necessariamente “cedere” rispetto agli interessi dei creditori. Il sistema ordinamentale direbbe il contrario[65].
Probabilmente sì, perchè, non va dimenticato, l’Italia è il paese dei furbetti e quello introdotto dal 2929 bis è un sistema che cerca di togliere la terra sotto i piedi di costoro. Basta scorrere i repertori di giurisprudenza – si è già sopra rilevato – per avvedersi di quanti fondi patrimoniali, trust, atti di destinazione sono stati stipulati esclusivamente per tentare di sottrarre i beni alle aggressioni dei creditori, a partire dal più importante di essi, cioè lo Stato.