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Timestamp: 2020-08-04 20:09:39+00:00
Document Index: 153472707

Matched Legal Cases: ['art. 90', 'art. 90', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 201', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 90', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 201', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 75', 'art. 90', 'art. 54', 'art. 90']

LCA bancaria, cessione in blocco e successione a titolo particolare nel processo.
Liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito - Cessione ad altra banca di attività e passività o dell'azienda (art. 90 T.U. bancario) - Effetti con riguardo alle posizioni debitorie - Mutamento soggettivo del rapporto - Configurabilità - Natura - Successione a titolo particolare.
In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, la cessione ad altra banca di attività e passività, aziende, rami d'azienda, beni e rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi e nel vigore dell'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, comporta, per le posizioni debitorie, ove si determini liberazione dell'originario obbligato, un mutamento soggettivo del rapporto, qualificabile come successione a titolo particolare, come tale ricadente nella disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., e non a titolo universale, atteso che detta cessione, per quanto possa segnare il passaggio della titolarità di un complesso di posizioni attive o passive, od anche dell'intera azienda, non determina il venir meno della banca cedente, ne' si correla ad alcun fatto estintivo, rimanendo la banca medesima in vita, pur se sottoposta alla procedura liquidatoria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 January 2003, n. 875.
Credito fondato su sentenza non definiti nei confronti di banca in LCA.
In tema di procedura concorsuale relativa ad un istituto bancario, a norma dell'art. 95, comma terzo, legge fallimentare - applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell'art. 201 della medesima legge, nonché alla speciale procedura concorsuale stabilita per gli istituti bancari in forza del rinvio operato dall'art. 83 D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 - nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, ove prima dell'instaurarsi della procedura sia stata pronunciata sentenza non definitiva dalla quale risulti l'esistenza del credito vantato, non si determina l'improcedibilità dell'azione, mentre, ove la sentenza abbia negato in radice l'esistenza del credito, non è applicabile il citato art. 95 legge fall. , bensì l'art. 83 D.Lgs n. 385 del 1993, onde l'impugnazione proposta avverso la suddetta sentenza deve essere dichiarata improcedibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 December 2002, n. 17557.
Credito fondato su sentenza non definitiva nei confronti di banca in LCA.
Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale l'attribuzione al commissario liquidatore della prima fase di accertamento dei crediti determina una situazione di temporanea improponibilità della domanda in sede giudiziaria (non di difetto di giurisdizione del giudice ordinario), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, in virtù dell'art. 83 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 April 2002, n. 5037.
Liquidazione coatta amministrativa - Banca cessionaria delle attività e passività di altra banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Sentenza non definitiva nei confronti di quest'ultima - Affermazione della esistenza di rapporti di lavoro e della illegittimità dei licenziamenti con rinvio alla sentenza di merito della determinazione delle spettanze dei lavoratori - Legittimazione della banca cessionaria a proporre appello - Sussistenza.
La banca cessionaria (ai sensi dell'art. 90 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) delle attività e delle passività di altra banca - posta in liquidazione coatta amministrativa in epoca successiva a sentenza non definitiva di primo grado la quale abbia affermato la sussistenza di rapporti di lavoro in capo alla banca, poi assoggettata alla procedura concorsuale, abbia dichiarato la illegittimità dei licenziamenti intimati ai lavoratori e abbia rimesso alla sentenza definitiva del giudizio la determinazione delle loro spettanze - è legittimata, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., a proporre appello avverso tale sentenza e a chiedere che il giudice del gravame stabilisca, con riferimento alla pronuncia di primo grado, in quali rapporti e in quali limiti sia succeduta alla cedente e sia tenuta verso i lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 April 2002, n. 4735.
Apertura della procedura in pendenza di giudizio d'appello e improseguibilità della domanda.
Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale non si verifica improseguibilità della domanda medesima quando, prima dell'instaurarsi di detta procedura, sia stata pronunciata sentenza non passata in giudicato (art. 95 terzo comma della legge fallimentare, reso applicabile dal successivo art. 201), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, giusto disposto degli artt. 83, comma secondo, del D.Lgs. n. 385 del 1993 (nella specie, la liquidazione coatta era intervenuta dopo la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda avanzata dal creditore dell'istituto bancario ancora "in bonis", e, nel giudizio di appello, si era costituito il commissario liquidatore facendo proprio il gravame proposto dalla banca soccombente in primo grado: la sentenza del giudice di appello dichiarativa dell'improcedibilità del gravame - perché assertivamente confliggente con la "regula iuris" di cui al combinato disposto degli artt. 52 ult. parte e 201 comma primo della legge fallimentare - è stata cassata dalla S.C. che ha, così, espresso il principio di diritto di cui in massima). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 May 2001, n. 7347.
Credito di lavoro e improponibilità della domanda.
Azioni giudiziali proposte da lavoratore subordinato nei confronti di società posta in liquidazione coatta - Domande di accertamento o costitutive - Competenza del giudice del lavoro - Domande di condanna al pagamento di somme di denaro - Improponibilità temporanea - Imprese bancarie - Applicabilità degli stessi principi - Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento.
In caso di sottoposizione della società datrice di lavoro a liquidazione coatta amministrativa, deve distinguersi - anche nel caso delle imprese bancarie, per cui la materia è disciplinata dall'art. 83 del D.Lgs. n. 385 del 1993 -, tra le domande del lavoratore che mirano a pronunce di mero accertamento (per esempio in ordine alla pregressa esistenza del rapporto di lavoro) oppure costitutive (per esempio, di annullamento del licenziamento e reintegrazione nel posto di lavoro) e domande dirette alla condanna al pagamento di somme di denaro (anche se accompagnate da domande di accertamento aventi funzione strumentale). Per le prime va riconosciuta, così come nel caso del fallimento, la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde opera - invece che, come in caso di fallimento, l'attrazione della domanda nel foro fallimentare - la regola della improponibilità o improseguibilità della domanda, per difetto temporaneo di giurisdizione, durante la fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti ai competenti organi della procedura di liquidazione coatta, ferma restando l'assoggettabilità del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione o impugnazione davanti al tribunale fallimentare. (Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento limitata all'accertamento dell'illegittimità del licenziamento e alla conseguente richiesta di reintegrazione nel posto di lavoro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 November 2000, n. 14998.
Gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco, possono esser considerati dalle parti contraenti in senso atomistico.
Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) - Ammissibilità - Accertamento dell'avvenuta cessione o del trasferimento di singoli beni - Competenza esclusiva del giudice di merito - Criteri generali in tema di cessione di azienda - Applicabilità - Cessione di tutte le attività e passività della banca - Indice di cessione dell'intera azienda - Esclusione.
I commissari liquidatori di un'azienda bancaria hanno, in base a quanto previsto dall'art. 75 del R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375,(cosiddetta legge bancaria) cui corrisponde sostanzialmente l'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (contenente il nuovo testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) il potere di procedere alla cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) della banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, e l'accertamento in concreto di tale evento, spettante esclusivamente al giudice di merito, non si sottrae ai criteri che presiedono alla individuazione della cessione di azienda in generale, dovendosi verificare, anche nella detta ipotesi, se vi sia stato trasferimento non già dei singoli beni ma di tutto il complesso dei beni che erano stati organizzati dall'imprenditore e che per le loro caratteristiche ed il loro collegamento funzionale rendono possibile lo svolgimento di quella specifica impresa. In particolare, con riguardo all'azienda bancaria deve escludersi che costituisca, di per se un indice di cessione dell'azienda nella sua interezza la cessione di tutte le attività e passività della banca posta in liquidazione coatta (ipotesi del resto specificamente distinta, nell'art. 54 del D.L. del 1936 e nell'art. 90 del T.U. del 1993, dalla cessione di azienda e dalla cessione di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco) ben potendo gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco ad un unico soggetto (che acquista le attività e si accolla le passività) esser considerati dalle parti contraenti in senso atomistico in quanto riferibili ad un organismo ormai non più funzionante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 September 1997, n. 9174.
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