Source: http://docplayer.it/656239-Organizzazioni-di-volontariato-toscane-e-attivita-commerciali-possibili-modelli-organizzativi.html
Timestamp: 2016-12-09 14:05:06+00:00
Document Index: 153805180

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 8', 'art. 148', 'art.148', 'art. 148', 'art.57', 'art.148', 'art.148', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 6', 'arte 1', 'arte 1', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 2195']

⭐ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO TOSCANE E ATTIVITÀ COMMERCIALI: POSSIBILI MODELLI ORGANIZZATIVI
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1 ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO TOSCANE E ATTIVITÀ COMMERCIALI: Luglio 2009 Responsabile del progetto di ricerca Prof. LUCA BAGNOLI Il gruppo di ricerca è composto da Luca Bagnoli, Mario Di Bella e Giacomo Manetti Il presente lavoro, pur essendo frutto di una elaborazione comune, è così attribuibile: par. 1, 4, 4.1, 4.2, 4.3 a Luca Bagnoli, par. 2, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6 a Mario Di Bella, par. 2.7, 2.7.1, 2.7.2, 2.7.3, 2.7.4, 3, 3.1, 3.2 a Giacomo Manetti.2 23 34 SOMMARIO 1. UNA NOTA METODOLOGICA LE ATTIVITÀ COMMERCIALI TRA NORMATIVA SPECIALE E TRIBUTARIA: UN INQUADRAMENTO GENERALE 2.1. INTRODUZIONE 2.2. ENTI NON COMMERCIALI ED ENTI ASSOCIATIVI 2.3. UNA PARTICOLARE CATEGORIA DI ENTI NON COMMERCIALI: LE ONLUS 2.4. LA FISCALITÀ SPECIALE DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO 2.5. LE ATTIVITÀ COMMERCIALI REALIZZATE DALLE ODV TOSCANE 2.6. IL PUNTO DI VISTA DELL AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA LA MARGINALITÀ NELLE ODV: ALCUNE CONSIDERAZIONI PREMESSA INTERPRETAZIONE DELL ESPRESSIONE «ATTIVITÀ PRODUTTIVE E COMMERCIALI MARGINALI» LA NATURA «IMPRENDITORIALE» DELLE ODV FRA GIURISPRUDENZA NAZIONALE ED EUROPEA GLI EFFETTI DEL DECRETO «ANTICRISI» I CASE STUDIES IL METODO E GLI STRUMENTI LE RISULTANZE I POSSIBILI MODELLI CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE POSSIBILI SOLUZIONI ORGANIZZATIVE COSTITUIRE UNA FONDAZIONE. CENNI5 56 1. UNA NOTA METODOLOGICA Da alcuni anni il Dipartimento di Scienze Aziendali dell Ateneo di Firenze, in collaborazione con la Regione Toscana e le Province di Firenze e Pistoia, porta avanti un percorso di «lettura ragionata» dei bilanci d esercizio delle organizzazioni di volontariato (OdV) del territorio. L attività consiste nel raccogliere i bilanci depositati presso le Province toscane, nel procedere alla riclassificazione e, infine, nell effettuare delle analisi economico-finanziarie in modo da evidenziare le principali caratteristiche gestionali di tali organizzazioni 1. Dall esame di circa bilanci (1672 per l anno 2004, 1748 per l anno 2005), corrispondenti approssimativamente all 80% dell universo di riferimento le organizzazioni iscritte al registro presso le province toscane con esclusione dell amministrazione pisana che ha voluto ritenuto di non partecipare si sono evinte le seguenti informazioni contabili : il totale entrate/proventi è stato pari a 265 milioni di euro per il 2004 e 289 milioni per il 2005; il totale uscite/oneri è stato pari a 264 milioni di euro per il 2004 e 258 milioni per il In particolare, i componenti positivi si dividono nelle seguenti categorie: sinallagmatici, rappresentati da contropartite per i beni/servizi realizzati, pari a 170 mil. per l anno 2004 e 181 mil. per l anno 2005; da fund raising, rappresentati da tutte quelle risorse finanziarie che affluiscono senza obblighi di controprestazione (quote associative, liberalità, etc.), pari a 73 mil. per l anno 2004 e 82 mil. per l anno 2005; patrimoniali, rappresentati dai proventi riconducibili alla gestione del patrimonio mobiliare ed immobiliare, pari a 22 mil. per l anno 2004 e 25 mil. per l anno 2005; 1 Quali risultati di tale attività si citano le seguenti pubblicazioni: L. BAGNOLI, La lettura dei bilanci delle OdV, Firenze University Press, 2007; Le annuali relazioni sui bilanci delle OdV per le Province di Firenze (anni ) e Pistoia (anni ), reperibili presso i corrispondenti assessorati alle Politiche sociali; alle quali si rinvia per i relativi approfondimenti. 67 Per quanto di rilievo in questa sede, tale ricerca ha permesso di individuare un elemento distintivo del volontariato toscano organizzato: la natura imprenditoriale di talune attività, che si sostanzia nella realizzazione di servizi e/o nella produzione e cessione di beni secondo una logica economico-aziendale, spesso contemplando una controprestazione (corrispettivo) da parte dell utente o del committente, la quale è arrivata a coprire, per gli anni indagati, il 63-64% del totale entrate. In questo ambito appare dunque ben presente, accanto al tradizionale profilo volontaristico-erogativo, un offerta di servizi acquistati dal committente o dall utente secondo una logica di mercato. Tali attività, di natura sostanzialmente sinallagmatica (il corrispettivo versato dal cliente/utente/committente per il servizio ricevuto), costituiscono un corpus piuttosto eterogeneo e sono diversamente regolate sia a livello di normativa civile che, soprattutto di normativa tributaria. In particolare, il fisco introduce una distinzione tra attività c.d. non commerciali in estrema sintesi, tutte quelle non a corrispettivo e quelle c.d. commerciali e in quanto tali soggette ad imposizione secondo le logiche del reddito d impresa. A ciò si aggiunge la normativa speciale che ammette lo svolgimento di attività commerciali in capo ad una OdV unicamente a patto che siano non prevalenti (la marginalità di cui all art. 5, L. 266) e che rientrino all interno dei confini tracciati dal D.M (la marginalità di cui all art. 8, L. 266). Dunque, si è ritenuto opportuno svolgere un indagine sulle attività commerciali nel senso precedentemente indicato svolte dalle OdV toscane nonché sugli assetti istituzionali adottati per il loro svolgimento. Finalità dichiarate, accanto alla volontà di ampliare il grado di conoscenza delle condizioni di esistenza e delle manifestazioni di vita delle OdV, sono state: la predisposizione di una casistica delle tipologie di attività commerciali realizzate dalle OdV toscane, anche alla luce della loro ammissibilità in base alla normativa in vigore; la descrizione di alcuni modelli impiegati per il loro svolgimento; l elaborazione, alla luce di quanto risultante dall indagine empirica e dall analisi della normativa vigente (speciale e fiscale), di modelli-tipo di assetto istituzionale e di opzioni organizzative per una gestione efficiente - 78 soprattutto in termini di compliance normativa - delle suddette attività commerciali. La realizzazione dell indagine sulle attività commerciali è avvenuta attraverso quattro fasi successive e logicamente correlate: a) una trattazione descrittiva della normativa vigente in tema di attività svolte da parte degli enti non profit in generale e delle organizzazioni di volontariato in particolare; b) l individuazione delle attività svolte dalle OdV toscane con evidenziazione di quelle dotate del requisito di sinallagmaticità e/o di commercialità; c) l analisi di cinque case studies rappresentativi delle OdV con maggiore incidenza delle attività commerciali; d) l elaborazione di modelli-tipo di assetto istituzionale e di opzioni organizzative alla luce delle evidenze di cui alle fasi a), b) e c). La prima fase ha visto l esame congiunto di normativa civile (L. 266/91) e tributaria (D.P.R. 917/86 - T.U.I.R., D. Lgs. 460/97, prassi ministeriale) al fine di giungere ad una sintesi capace di descrivere il modello di funzionamento previsto dai legislatori civile e fiscale per una OdV. Strettamente correlata appare la seconda fase, la quale si sostanzia nella descrizione delle principali attività commerciali realizzate dalle organizzazioni toscane. Fase uno e due trovano evidenza all interno del secondo paragrafo. Con la terza fase si procede alla verifica delle effettive modalità di gestione di attività commerciali all interno delle OdV indagate. A tal fine, accanto ad una serie di incontri con professionisti e responsabili di OdV, sono state individuate cinque OdV qualitativamente rappresentative della complessità gestionale legata allo svolgimento di attività commerciali. L analisi è avvenuta con approccio qualitativo di tipo longitudinale e sincronico. La presentazione dei cinque case studies è contenuta nel terzo paragrafo. Infine, la quarta fase riportata all interno del quarto paragrafo persegue la finalità di circoscrivere i comportamenti possibili per una OdV. Vi è un primo tentativo di elaborare dei modelli organizzativo-istituzionali che, se da un lato standardizzano 89 l eventuale imprenditorialità sociale delle nostre OdV, dall altro permettono lo svolgimento di attività commerciali secondo logiche pienamente rispettose dei numerosi vincoli imposti all agire. Nelle intenzioni e nelle aspettative del curatore questa parte rappresenta il punto di partenza per un confronto aperto a tutti gli interessati sul futuro del volontariato organizzato in Toscana. Si ritiene, infatti, necessario contemperare le esigenze di compliance normativa con lo spirito ideale che caratterizza le OdV, ponendo tali aspetti all interno di un corretto ordine gerarchico, il quale riconosca la stretta strumentalità dell assetto istituzionale e delle forme organizzative tributarie rispetto alla mission perseguita. 910 2. LE ATTIVITÀ COMMERCIALI TRA NORMATIVA SPECIALE E TRIBUTARIA: UN INQUADRAMENTO GENERALE 2.1. INTRODUZIONE Con l emanazione della, Legge 11 agosto 1991, n Legge Quadro sul Volontariato si è preso normativamente atto dell esistenza di un vasto movimento di volontariato, a volte presente addirittura da secoli, con il fine di favorirne lo sviluppo quale strumento per il conseguimento di finalità di carattere sociale, civile e culturale 2. Ai sensi e per gli effetti della citata norma3, - per «attività di volontariato» si intende quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, ed esclusivamente per fini di solidarietà; - per «organizzazione di volontariato» si intende ogni organismo liberamente costituito che abbia lo scopo di svolgere l attività di volontariato nella quale deve avere un ruolo determinante e prevalente la prestazione svolta dai propri aderenti (personale, volontaria e gratuita). Le OdV costituite ai sensi della L.266/1991 devono essere iscritte in appositi registri regionali. Tale iscrizione è condizione necessaria per poter stipulare convenzioni con gli enti pubblici e per poter beneficiare della particolare disciplina dettata. L organizzazione opera esclusivamente a mezzo dei propri aderenti che devono prestare la propria attività senza alcuna remunerazione o beneficio di carattere economico-patrimoniale, né direttamente né indirettamente. L attività di volontario non può essere retribuita in alcun modo neppure dal beneficiario. Al volontario possono essere solo rimborsate dall organizzazione di appartenenza, le spese 2 Il rapporto Biennale del volontariato del 2005 curato dall Osservatorio Nazionale per il Volontariato del Ministero della Solidarietà Sociale evidenzia un fenomeno in crescita, in cui l aumento del numero di volontari coinvolti si accompagna all aumento del numero dei dipendenti delle organizzazioni di volontariato, al consistente aumento delle entrate economiche del settore; e alla riduzione delle dimensioni medie delle associazioni di volontariato. In generale assistiamo quindi ad un aumento delle associazioni che forniscono servizi diretti all utenza e che dipendono economicamente dalle convenzioni con lo Stato o dalle sovvenzioni di privati. 3 Per approfondimenti sul regime normativo introdotto dalla L. 266 si rimanda a V.ITALIA A. ZUCCHETTI, Le organizzazioni di volontariato, Giuffrè, Milano, 1998; Aa.Vv, La fiscalità delle Organizzazioni di volontariato, Confederazione delle Misericordie d Italia, Firenze,11 effettivamente sostenute per l attività prestata, entro i limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l organizzazione di cui fa parte. Le OdV devono avvalersi in modo determinante e prevalente delle prestazioni dei propri aderenti. Le stesse possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure occorrenti a qualificare o specializzare l attività da essi svolta ENTI NON COMMERCIALI ED ENTI ASSOCIATIVI Un primo elemento fondamentale che deve essere tenuto in considerazione per la individuazione delle attività commerciali svolte dagli enti non commerciali in genere si trova nella seconda parte, comma primo, dell articolo 143 del D.P.R. 916/86 Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir, dove si precisa che non si considerano attività commerciali (c.d. de-commercializzazione generica) le prestazioni di servizi non rientranti nell articolo 2195 del C.C. purché vi sia il concorso di tre condizioni: a) l assenza di organizzazione 4 ; b) la conformità delle prestazioni rese alle finalità istituzionali dell ente5; c) i corrispettivi non devono eccedere i costi di diretta imputazione sostenuti per le prestazioni stesse6. La disposizione risulta di difficile applicazione poiché la sussistenza congiunta delle tre condizioni esposte si riscontra raramente, soprattutto nelle organizzazioni più complesse dove è praticamente impossibile l assenza del requisito organizzativo. Le attività di cui all articolo 2195 C.C. (attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi; attività intermediaria nella circolazione dei beni, attività di trasporto; attività bancaria o assicurativa; attività ausiliarie delle precedenti) e le prestazioni di 4 Per l erogazione del servizio non deve essere possibile individuare un organigramma di persone appositamente dedicate. Sono quindi esclusi quei servizi che necessitano di una pur minima strutturazione di risorse umane a materiali stabili e coordinati. 5 La verifica viene fatta attraverso la lettura dello statuto dell ente comparando l attività effettivamente esercitata con quelle analiticamente indicate nell oggetto di attività dallo statuto. 6 Sono pertanto escluse dal computo le spese generali dell organizzazione. 1112 servizi non rientranti tra quelli di cui all articolo 143, ma organizzate in forma di impresa, costituiscono attività commerciali soggette ad imposizione fiscale. La disciplina fiscale specifica degli enti di tipo associativo è invece contenuta nell articolo 148 del Tuir. L articolo in questione è stato modificato ed integrato ad opera dell articolo 5 del D. Lgs. 460/1997, decreto che ha riordinato la disciplina tributaria degli enti non commerciali e ha introdotto la figura della organizzazione non lucrative di utilità sociale (Onlus). Nel primo comma dell articolo 148 viene stabilito che l attività svolta nei confronti degli associati o dei partecipanti da parte degli enti non commerciali di tipo associativo non è considerata attività commerciale, purché questa risulti conforme alle finalità istituzionali. Lo speciale regime tributario di favore riconosciuto per le associazioni si riferisce alle attività svolte verso gli associati e in presenza di determinate condizioni 7, mentre le attività rese nei confronti dei terzi permangono, di regola, al di fuori dell ambito di applicazione dell art. 148 Tuir. Ai sensi delle citate norme non costituiscono entrate di natura commerciale: a) le Quote associative: Le somme versate dai soci a titolo di quote associative sono disciplinate dal comma 1 dell art.148 del Tuir; viene disposto che non concorrono a formare il reddito complessivo dell ente le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi 8. b) la Raccolte fondi 7 Ai sensi dell art. 148 Tuir l atto costitutivo/statuto, redatto nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata deve contenere: a) il divieto di distribuire utili; b) l obbligo di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento; c) la democraticità e l effettività del rapporto associativo; d) l obbligo di bilancio annuale; f) l intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e la non rivalutabilità della stessa. 8 E importante verificare che la quota associativa non sia comprensiva di una componente aggiuntiva che permette al socio di fruire di alcuni servizi da parte dell associazione, situazione che potrebbe far emergere materia imponibile soggetta a tassazione. 1213 Tra le attività agevolate, quindi non soggette ad imposte, assume notevole importanza la previsione del comma 3 dell articolo 143. In base a tale comma, non sono imponibili ai fini delle imposte sui redditi i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche occasionali anche con scambio o offerta di beni di modico valore o di servizi a coloro che erogano le offerte. L articolo 2 del D.Lgs 460/97 (che tratta delle raccolte fondi per gli enti non commerciali in generale) ha inoltre statuito che tali raccolte siano escluse dal campo di applicazione dell Iva ed esenti da ogni altro tributo, sia erariale che locale. La previsione è volta ad incentivare questa forma di finanziamento, estremamente diffusa per gli enti non commerciali 9. Per poter usufruire dei benefici fiscali le raccolte pubbliche di fondi devono rispondere a precise caratteristiche: - deve trattarsi di iniziative occasionali; - devono avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; - i beni ceduti per la raccolta di fondi devono essere di modico valore. E da rilevare che l articolo 20 del D.P.R. 600 del 29/09/1973 impone a carico di coloro che effettuano raccolte pubbliche di fondi di redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell esercizio, un apposito rendiconto nel quale devono essere riportate, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese afferenti ciascuna manifestazione, celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione, accompagnando lo stesso, ove si renda necessario per motivi di chiarezza e trasparenza, da una relazione illustrativa delle entrate e delle spese anzidette. Tale rendiconto deve essere conservato ai sensi dell articolo 22 D.P.R. 600/73 fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta, anche oltre il termine stabilito dall articolo 2220 C.C. (dieci anni dalla data dell ultima registrazione) e da altre leggi tributarie, salvo il disposto dell articolo 2457 del C.C. (compiuta la liquidazione, la distribuzione dell attivo i libri devono essere depositati e conservati per dieci anni presso l ufficio del registro delle imprese). c) i proventi da Convenzionamento ed accreditamento 9 La casistica è assai ampia e comprende sia le più svariate iniziative dell ente nel quale si prevede una raccolta fondi, sia manifestazioni di sensibilizzazione all interno delle quali vengono offerte ai partecipanti cibi e bevande oppure vengono ceduti beni prodotti dai soci o acquisiti dagli stessi a titolo gratuito. 1314 La lettera b) dell articolo 143, comma 3, esclude da imposizione i contributi corrisposti agli enti non commerciali da parte delle amministrazioni pubbliche per svolgere le attività in regime di convenzionamento o di accreditamento, regime tipico delle attività sanitarie. Anche in questo caso per poter applicare l agevolazione prevista è necessario il rispetto di tre condizioni: - i contributi devono essere corrisposti da amministrazioni pubbliche 10 ; - deve trattarsi di attività aventi finalità sociali; - le attività devono essere svolte in conformità alle finalità istituzionali. Sulla questione si è espresso anche il Ministero delle Finanze con la circolare ministeriale 12/5/1998, n.124, confermando l impianto agevolativo. Riprendendo l esame dell articolo 148, il secondo comma prevede che le cessioni di beni o le prestazioni di servizi agli associati rese verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali hanno diritto, anche se rese in conformità alle finalità istituzionali, rientrano nell esercizio delle attività commerciali. In questo caso i corrispettivi specifici, i contributi e le quote supplementari sono trattate non come concorso alle spese sostenute dall ente di cui fanno parte ma come ricavo ai sensi dell ex articolo 53 del Tuir (ora sostituito dall art.57 Tuir) e dunque come corrispettivi dovuti in base ad un rapporto sinallagmatico instaurato tra i soci e l ente. Particolare attenzione deve essere posta all ultima parte del secondo comma a norma del quale il carattere dell abitualità o dell occasionalità dell operazione commerciale effettuata dall ente di tipo associativo genera componente di reddito d impresa o reddito diverso. 10 L identificazione della nozione di ente o amministrazione pubblica è assai ardua. La più recente dottrina amministrativistica osserva che attualmente si va delineando una nozione di diritto comunitario di ente pubblico (estrapolata dalla normativa comunitaria sugli appalti) articolata su tre elementi caratterizzanti: a) Organismi dotati di personalità giuridica ed istituiti per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale e commerciale; b) L attività è finanziata in misura maggioritaria dallo Stato, dalle regioni, dagli enti locali o da altri enti pubblici; c) La cui gestione sia sottoposta al controllo dei soggetti anzidetti oppure i cui organi di amministrazione, direzione o vigilanza siano costituiti per più della metà da componenti designati dai soggetti anzidetti. 1415 Il terzo comma dell art.148 del Tuir introduce una disciplina specifica, la c.d. decommercializzazione speciale, per alcune particolari categorie di enti associativi prevedendo una deroga a quanto stabilito dal comma precedente appena commentato. L agevolazione consiste nella non imponibilità dei corrispettivi specifici versati dagli associati per l attività svolta dall ente purché in conformità alle finalità istituzionali. Anche in questo caso l agevolazione richiede il concorso di tre condizioni: a) le attività agevolate devono essere effettuate da particolari tipologie di associazioni 11 ; b) i destinatari delle cessioni dei beni e dei servizi devono essere effettuati esclusivamente nei confronti di: iscritti; associati o partecipanti; altre organizzazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o statuto, fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale; associati o partecipanti o tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali c) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere effettuate in diretta attuazione degli scopi istituzionali. Se ricorrono le tre condizioni sopra esposte l attività non è considerata commerciale. Nel caso in cui le cessioni di beni e le prestazioni di servizi siano rese nei confronti di soggetti diversi da quelli sopra indicati, compresi i familiari degli associati o partecipanti, i corrispettivi che ne scaturiscono sono considerati esercizio di attività commerciale secondo le regole ordinarie. 12 ; Il quarto comma dell art.148 del Tuir prevede che le agevolazioni previste dal terzo comma non siano applicabili per una serie di attività, che sono sempre considerate attività commerciali: - cessione di beni nuovi prodotti per la vendita; - somministrazioni di pasti; - erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore; - prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito; 11 Associazioni politiche, associazioni sindacali e di categoria, associazioni religiose, associazioni assistenziali, associazioni culturali, associazioni sportive dilettantistiche, associazioni di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona. 12 L agevolazione si applica solamente nei confronti di soci a tutti gli effetti ovvero i soci titolari di tutti i diritti e di tutti gli obblighi sociali e non si applica alle partecipazioni sociali non continuative. 1516 - prestazioni di servizi portuali e aeroportuali; - gestione di spacci aziendali e mense; - organizzazione di viaggi o soggiorni turistici; - gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; - pubblicità commerciale; - telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. La commercialità delle attività come sopra indicate opera nei confronti di tutti gli enti non commerciali compresi quelli individuati al terzo comma. Perdita della qualifica di ente non commerciale: L articolo 149 del Tuir, così come modificato dal D. Lgs. 460/97, prevede che gli enti non commerciali possano perdere la loro qualifica qualora sia esercitata come attività principale una attività commerciale e ciò indipendentemente da quanto sia previsto nello statuto o nell atto costitutivo. La perdita della qualifica di ente non commerciale comporta i suoi effetti negativi non solo in materia di imposte dirette ma anche di Iva. Infatti analogamente all articolo 149 del Tuir anche l articolo 4 del D.P.R. 633/72 è stato modificato dal D. Lgs. 460/97. La verifica della permanenza dei requisiti è riferita ad ogni periodo di imposta e deve essere effettuata esaminando la tipologia di attività effettivamente svolta dall ente. Al secondo comma dell articolo 149 del Tuir sono individuati i parametri di commercialità. Tali parametri servono da raffronto tra l attività istituzionale e quella commerciale per determinare l eventuale perdita della qualifica di ente non commerciale e sono: 1. prevalenza delle immobilizzazioni relative all attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività. In questo caso il raffronto deve essere effettuato tra le immobilizzazioni relative all attività commerciale, al netto degli ammortamenti, e gli investimenti relativi alle attività istituzionali e gli investimenti relativi alle attività de-commercializzate; 2. prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali. Deve essere effettuata una comparazione tra le due tipologie di ricavi; 3. prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le 1617 liberalità e le quote associative. La circolare 124/E del 12/05/1998 ha precisato che la parola redditi deve essere intesa nel senso di componenti positivi di reddito d impresa ; 4. prevalenza delle componenti negative inerenti all attività commerciale rispetto alle restanti spese. La Circolare 124/E del 1998 aggiunge che sono, in ogni caso, esclusi dal raffronto di cui ai punti 2) e 3) i contributi percepiti dagli enti per lo svolgimento di attività aventi finalità sociale in regime di convenzione o di accreditamento in quanto questi, ai sensi dell articolo 143, comma 3 lett. b), del Tuir, non concorrono alla formazione del reddito. 1718 2.3. UNA PARTICOLARE CATEGORIA DI ENTI NON COMMERCIALI: LE ONLUS Il D.Lgs. 460 del 04/12/1997 all articolo 10 detta i requisiti per essere individuati come Onlus specificando, anzitutto, che possono godere dei benefici previsti per la categoria in questione le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative ed altri enti di carattere privato con o senza personalità giuridica. Le Onlus devono redigere lo statuto o l atto costitutivo nella forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per potersi qualificare quali Onlus gli enti devono iscriversi attraverso una procedura dettata dal Decreto 18 luglio 2003, n.266 all anagrafe unica delle Onlus. Il procedimento prevede una comunicazione degli interessati alla Direzione Regionale delle Entrate e una successiva verifica da parte dell Agenzia delle Entrate dei requisiti per essere iscritti nell anagrafe. Successivamente procede all iscrizione dell ente nell anagrafe delle Onlus. Le Onlus possono operare esclusivamente all interno dei seguenti settori: a) assistenza sociale e socio-sanitaria b) assistenza sanitaria c) beneficenza d) istruzione e) formazione f) sport dilettantistico g) tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico di cui alla L. 01/06/1939 n. 1089, comprese le biblioteche e i beni di cui al D.P.R. 30/09/1963 n h) promozione della cultura e dell arte i) tutela dei diritti civili j) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgano direttamente, in ambiti e secondo le modalità definite con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell art. 17 della L. 23/08/1988 n. 400 Occorre inoltre precisare, così come espressamente previsto al secondo e terzo comma dell articolo 10 D.Lgs. 460/97, che nei settori di cui alle lettere b, d, e, f, h ed i 1819 le cessioni di beni e le prestazioni dei servizi devono essere dirette ad arrecare benefici esclusivamente ai seguenti soggetti: - persone svantaggiate a causa di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari (siano essi soggetti esterni all organizzazione o soci, associati o partecipanti) - componenti di collettività estere, limitatamente agli aiuti umanitari. Le attività ammesse pur non soddisfacendo tutte le condizioni su elencate vengono definite «direttamente connesse», sono indicate dal quinto comma dell art. 10 D. Lgs. 460/97 e appaiono suddivise in due tipologie fondamentali: - attività analoghe a quelle istituzionali (ad es. quelle rese nei settori dell assistenza sanitaria, istruzione, formazione, sport dilettantistico, promozione della cultura e dell arte e tutela dei diritti civili indirizzate a beneficio non solo dei soggetti svantaggiati ma di chiunque); - attività accessorie per natura a quelle istituzionali, in quanto integrative delle stesse (sono attività che riguardano operazioni di completamento o migliore fruibilità delle attività istituzionali quali ad es. la vendita di oggetti di modico valore in occasione di campagne di sensibilizzazione). Poiché le attività connesse costituiscono fonti di finanziamento per l attività istituzionale queste sono assoggettate a due ulteriori condizioni: - non devono essere prevalenti rispetto alle attività istituzionali; - i loro proventi non devono superare il 66% delle spese complessive dell organizzazione; la verifica della prevalenza deve essere compiuta con riferimento a ciascun periodo di imposta ed in relazione ad ogni singolo settore. Per alcune categorie di soggetti il comma 8 del D.lgs. 460/97 estende automaticamente la soggettività fiscale ai seguenti soggetti: - Organizzazioni di volontariato di cui alla L.11/08/1991 n. 266, iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano ai sensi dell art. 6 L. 266/91; - organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della L. 26/02/1987 n. 49; - cooperative sociali di cui alla L. 08/11/1991 n Vedere altro
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