Source: https://www.solopromozioni.it/2019/11/27/art-642-cod-proc-civile-esecuzione-provvisoria/
Timestamp: 2019-12-12 19:48:51+00:00
Document Index: 159939608

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Art. 642 cod. proc. civile: Esecuzione provvisoria - Adessonews Finanziamenti Agevolazioni Investimenti Norme e Tributi
Qualora la curatela del fallimento, conseguita la revoca di pagamenti effettuati dal fallito, con sentenza passata in giudicato, che contenga nella sola motivazione, ma non anche nel dispositivo, la condanna alla restituzione delle relative somme, non potendosi più provvedere alla correzione della sentenza a termini della procedura ex artt. 287 e 288 c.p.c., invece di procedere ad azionarla in via esecutiva con la conseguente possibilità – in sede di opposizione – dell’accertamento della sua efficacia quale titolo esecutivo, utilizzi tale sentenza per ottenere una ingiunzione provvisoriamente esecutiva per il pagamento delle somme medesime, la pronuncia di rigetto dell’opposizione avverso questa ingiunzione non può essere censurata, in sede di legittimità, per la mancanza di atto scritto idoneo a giustificare il provvedimento monitorio, giacché, non impugnato l’accertamento negativo dell’efficacia esecutiva della predetta sentenza (in base al contenuto letterale del dispositivo), la sentenza medesima, nella sua motivazione, costituisce quel documento di fede privilegiata, in ordine alla sussistenza del preteso credito, che consente l’ingiunzione provvisoriamente esecutiva, a norma dell’art. 642 c.p.c. Cass. 10 marzo 1980, n. 1579.
L’elencazione dell’art. 642 c.p.c. relativa alla immediata esecutorietà del decreto ingiuntivo, per quanto di stretta interpretazione e esemplificativa e non tassativa – il giudice deve pertanto stabilire se l’atto in base al quale il decreto è stato emesso presenti quella particolare efficacia probatoria che consente di determinare con certezza la esistenza e la entità del credito e che giustifica la provvisoria esecuzione e il preventivo deposito in caso di opposizione. Fra i documenti menzionati nell’art. 642 c.p.c. rientrano le sentenze e gli atti pubblici nei quali siano stati liquidati compensi ai professionisti. Cass. 20 luglio 1965, n. 1647.
Ai fini della necessità del deposito per soccombenza nell’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo il credito può ritenersi fondato su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale – categoria in cui può farsi rientrare anche la sentenza dell’autorità giudiziaria – quando l’atto medesimo contenga tutti gli elementi necessari per la determinazione del credito nel suo preciso ammontare senza necessità di dover far ricorso ad elementi estranei al titolo. Pertanto, nessun deposito per soccombenza e dovuto qualora nell’atto pubblico su cui si fonda il credito sia specificata solamente la sua natura, cioè soltanto l’obbligo di pagamento per un determinato titolo ma senza l’indicazione di quei minimi elementi, da cui – sia pure a mezzo di calcoli in base ai dati predeterminati contenuti nello stesso atto – si possa ricavare l’esatto pagamento dovuto (nella specie trattavasi di un verbale di separazione consensuale omologata in cui il coniuge si obbligava a sostenere per metà le spese per l’educazione e l’istruzione della figlia e la corte suprema nell’escludere l’onere del deposito per soccombenza ha affermato il su precisato principio). Cass. 28 gennaio 1972, n. 230.
La disposizione dell’art. 63 disp. att. c.c., in tema di ingiunzione per contributi condominiali, per la quale «per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dalla assemblea, l’amministratore può ottenere decreto d’ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione», riguarda, propriamente e soltanto, la provvisoria esecuzione di cui alla previsione dell’art. 642, comma primo, c.p.c., mentre l’autorizzazione all’inizio dell’esecuzione senza l’osservanza del termine ex art. 482 stesso codice, deve essere – come per l’ingiunzione in generale a norma dell’art. 642, ultimo comma, c.p.c. – appositamente concessa dal giudice che emette il decreto. Cass. 22 febbraio 1979, n. 1161.
Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, proposta «in via subordinata» del combinato disposto degli artt. 642, 655 e 649 c.p.c., nella parte in cui consente al creditore, sulla base di un provvedimento esecutivo emesso inaudita altera parte, di iscrivere, sui beni dell’ingiunto, ipoteca giudiziale, la cui disciplina preclude – dopo l’iscrizione – «ogni intervento interinale sulla sua efficacia», facendo permanere gli effetti pregiudizievoli a carico del debitore anche nel caso in cui questo, a contraddittorio instaurato, abbia fornito gravi elementi di fondatezza della sua opposizione. L’ordinanza di rimessione infatti non denuncia – come avrebbe dovuto – l’art. 2884 c.c. secondo cui l’ipoteca giudiziale può essere cancellata solo a seguito di un giudicato o di altro provvedimento definitivo. Corte cost. 15 maggio 2001, n. 134.
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