Source: http://www.dirittotributario.eu/2007/10/lezione-21.html
Timestamp: 2019-04-22 17:06:41+00:00
Document Index: 103676057

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 27', 'art. 32', 'art. 36', 'art. 53', 'art. 62']

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La lezione 21 è stata dedicata più che altro a chiarire la diversità strutturale delle presunzioni previste nel sistema dei redditi fondiari da quelle, affatto diverse, che invece stanno alla base delle predeterminazione in materia di studi di settore.
Chiedo agli studenti, oltre che a una breve sintesi della lezione, di tornare su queste differenze precisandone al meglio, ma con sintesi, le diverse caratteristiche giuridiche.
DIRITTO TRIBUTARIO LEZIONE NUMERO 21
Le presunzioni d’imposta, previste dai redditi fondiari (reddito dominicale, reddito agrario e reddito da fabbricati), sono totalmente diverse dalle presunzioni d’imposta per gli studi di settore. Cominciando l’analisi delle differenze dalla metodologia di calcolo, le prime sono imposte forfettarie, tutte presuntive, iuris et de iure, l’imposta dovuta stabilita dalla legge è quella e non vi è ammessa prova contraria. Nel caso degli studi di settore vi è una banca dati di liberi professionisti , piccoli imprenditori ecc., in questo caso la redditività non è stabilita dal legislatore, al contrario, è una redditività presunta relativa, quindi vi è ammessa prova contraria. Per esempio abbiamo un avvocato il quale ha un ufficio in centro città, una segretaria alle dipendenze ed un praticante, secondo uno studio accurato, il nostro libero professionista, avrà presumibilmente un guadagno di una certa quantità però questo è un dato indicativo, invero, il suo guadagno effettivo potrà essere vicino a questo dato, maggiore o minore. Essendo un dato indicativo, servirà agli organi di controllo, infatti il libero professionista, pagherà l’imposta in base all’ammontare del proprio imponibile irpef e non in base al dato emerso dallo studio di settore. Il fattore che accomuna i nostri due dati è che sia per gli uni sia per gli altri ciclicamente vi è un incremento, che sarà un incremento di imposta solamente per i soggetti passivi tenuti al pagamento dei redditi fondiari. Gli altri soggetti passivi continueranno a pagare il proprio reddito nella stessa maniera in cui veniva pagato prima dell’incremento, infatti, per questi contribuenti, non vi è stato un aumento dell’aliquota IRPEF e perciò nulla in più è dovuto all’erario.
26 ottobre 2007 23:02
bene, ma in che cosa si misura la relatività degli studi di settore, nel senso: quale tipo di prova contraria può essere offerta ?
E davvero dall'applicazione di uno studio può derivare sic et simpliciter un condivisibile accertamento in retifica ?
28 ottobre 2007 12:34
cinzia zambon ha detto...
COMMENTO ALLA LEZIONE N° 21 (studente di Rovigo)
Come avviene l’aggiornamento del classamento catastale? Attraverso l’applicazione di coefficienti alla redditività medio ordinaria. La definizione di “possesso” dei redditi viene data dall’ art. 1 del TU che prevede l’imputazione del reddito a carico di una data persona in base alla scelta effettuata dal legislatore, anche indipendentemente dalla percezione. Il possesso però va anche vagliato in una logica temporale ed il possesso va attribuito ad una persona anche in base alla quota – tempo (infatti la stessa IRPEF è una imposta di periodo). L’art. 27 definisce il reddito dominicale come il reddito che un proprietario ottiene a fronte dello sfuttamento del terreno da parte di un altro soggetto. Per essere reddito il terreno deve essere posseduto, essere idoneo alla produzione agricola ed essere produttivo. Nello sfruttamento del terreno rientrano senza tanti dubbi la coltivazione e l’allevamento di animali, ma vi si può far rientrare pacificamente anche la manipolazione? Interessante per tale punto è stato il caso della OROGEL. L’art. 32 parla a tal riguardo di “esercizio normale dell’agricoltura”, ma, come buona parte della formule generiche, si presta a più interpretazioni. Si è affrontato poi il tema delle pertinenze, vale a dire il caso di terreni che sono accessori ad altri e che aumentano il reddito prodotto dal terreno a cui sono collegati. Per i terreni che invece non hanno finalità agricola, essi seguono altre classificazioni (ad es. un terreno commerciale che perde la sua redditività fondiaria). Ritornando al reddito agricolo, esso può essere visto da un punto di vista qualitativo e quantitativo (ad es. l’avere una struttura organizzativa compatibile con le dimensioni del fondo). Altro reddito fondiario è quello da fabbricato (art. 36 TU) ed anche per esso valgono la logica pertinenziale,ed il riferimento ad un reddito medio ordinario . un particolarità è data dal fatto che il legislatore ha previsto un aumento di reddito per le unità immobiliari esclusa la prima, probabilmente perché il legislatore prevede che chi ha più immobili ad uso abitativo possa anche avere una redditività maggiore e ciò può portare a dei dubbi per l’applicazione dell’ art. 53 Cost. un trattamento di esenzione da imposte è invece assegnato agli edifici che hanno anche finalità di culto, suscitando reazioni da parte dell ‘Unione Europea che vede in certi casi,dove l’attività commerciale è prevalente a quella di culto, un aiuto di stato da non tollerare.
28 ottobre 2007 21:17
La metodologia di calcolo del reddito delle tre fattispecie di redditi fondiari(redditi dominicali,agrari e da fabbricato) è,quindi,la stessa,per tutte e tre le categorie infatti si calcola in maniera forfettaria,iure et de iure, e su base catastale.Criteri(presuntivi) questi che si contrappongono nettamante a quelli di predeterminazione tipiche in materie di studi di settore.La disciplina degli studi di settore è stata introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 62-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427.Ciclicamente avvengono degli adeguamenti, degli incrementi di reddito,che per il caso degli studi di settore operano solo sul piano presuntivo,ossia il reddito aumenta solo se si scopre che qualcosa non funziona nell 'attività professionale,mentre nel caso dei redditi fondiari ogni adegamento diventa automaticamente maggior reddito imponibile.Essendo il primo un dato indicativo, servirà solo agli organi di controllo, infatti il libero professionista, pagherà l’imposta in base all’ammontare della sua base imponibile IRPEF e non in base al dato emerso dallo studio di settore.Gli studi di settore, inoltre, tengono conto delle caratteristiche dell’area territoriale in cui opera l’azienda: infatti, dipendono dal luogo ove la specifica attività è collocata sia il livello dei prezzi che le condizioni e le modalità operative, sia le infrastrutture esistenti e utilizzabili, che la capacità di spesa, come anche la tipologia dei fabbisogni o la capacità di attrazione e la domanda indotta.Per l’elaborazione degli studi di settore vengono utilizzate tecniche statistico-matematiche.Come abbiamo gia detto le presunzioni d'imposta previste per i redditi fondiari sono stabilite dal legislatore e non è ammessa prova contraria mentre nel caso degli studi di settore,ci si può in un certo senso difendere,ovvero è ammessa la prova contraria.Data la valenza presuntiva dei risultati ottenuti è possibile che i ricavi o i compensi effettivi siano inferiori a quelli determinati dallo studio.In tale ipotesi il contribuente potrà dichiarare il reddito effettivamente prodotto, anziché quello determinato sulla base dei ricavi o dei compensi calcolati.
CAFORIO RAFFAELE mat072421
30 ottobre 2007 20:58
Elisa Imperatore ha detto...
In questa lezione viene ripassato il concetto di “classamento”, e il fatto che questo possa essere eccepito dal contribuente. Inoltre si è appreso che ciclicamente il catasto cerca di adeguare le rendite in base alle variazioni di mercato; questo come conseguenza porterà maggiori imposte (le rendite di terreni e fabbricati in Italia sono sempre cresciute). Per quanto riguarda le presunzioni d’imposta previste per i redditi fondiari, si è visto che sono totalmente diverse dalle presunzioni d’imposta per gli studi di settore. Per i redditi da fabbricato le imposte sono forfettarie, tutte presuntive, e l’imposta dovuta stabilita dalla legge è quella e non vi è ammessa prova contraria (salvo ricorso nel momento del classamento). Mentre per gli studi di settore c’è un vasto database che raccoglie dati di varie categorie professionali, come liberi professionisti, piccoli imprenditori ecc… e la redditività è presunta, quindi significa che è ammessa prova contraria. Esempio fatto a lezione: un avvocato con uno studio in centro città, una segretaria e un praticante, secondo uno studio accurato, il nostro libero professionista, avrà presumibilmente un guadagno di € 100.000,00 l’anno secondo gli studi di settore.
Ovviamente il dato è indicativo, il guadagno reale dell’avvocato potrà essere uguale minore o maggiore di quello previsto. Egli pagherà le imposte in base all’effettivo ammontare del proprio reddito, spetterà poi all’agenzia delle entrate verificare come mai eventualmente il dichiarato non corrisponda agli studi di settore. Sia le rendite catastali che gli studi di settore ciclicamente vengono aggiornati, e praticamente sempre al rialzo, per i primi aumenterà sicuramente l’ammontare delle imposte, per i secondi non è detto… Nel caso di contestazione potranno offrire nella fase di contraddittorio con l’agenzia delle entrate delle prove che dimostrino una giustificazione rispetto all’incongruenza tra il dichiarato e lo studio di settore. Tornando ai redditi da fabbicati, c’è stata una contestazione da parte della U.E. in quanto da noi tutti gli immobili usati per scopi religiosi non pagano l’ici. Ma in realtà ad esempio in diversi conventi, la struttura viene usata come albergo, e per tanto non pagare l’imposta viene visto come un aiuto di Stato, e questo non va bene nell’ottica di un’economia basata sulla libera concorrenza.
PUO' ESSERE AMMESSA PROVA CHE IL NOSTRO SOGGETTO PASSIVO ABBIA GUADAGNATO MENO DI QUANTO E' PREVISTO DAGLI STUDI DI SETTORE, PER ESEMPIO IL TITOLARE DI UNO STUDIO LEGALE HA PRODOTTO IL CINQUANTA PERCENTO DEL REDDITO PRESUNTO PER TALE ATTIVITA', IN QUANTO IL LEGALE STESSO E' RIMANSTO ASSENTE PER MESI SEI A CAUSA DI PROBLEMI DI SALUTE,NULLA DEVE TEMERE COLUI CHE ESSENDO IN REGOLA COL FISCO HA PRODOTTO MENO DEL REDDITO PRESUNTO DALLO STUDIO DI SETTORE PER QUELLA DETERMINATA ATTIVITA'. FERRARI FABIO 074893
3 novembre 2007 09:54
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