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Timestamp: 2020-08-10 06:23:48+00:00
Document Index: 125287115

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 4']

Accesso a documenti amministrativi - Richiesta di accesso di consiglieri... - Garante Privacy
Particolari categorie di dati , Pubblica Amministrazione , Sanità e ricerca scientifica , Diagnosi HIV , Operatori sanitari
[doc web n. 1075036]
Accesso a documenti amministrativi - Richiesta di accesso di consiglieri comunali a dati relativi a dati relativi all’AIDS e sensibili - 8 febbrio 2001
Le garanzie di riservatezza previste dalla legge sull’AIDS si applicano anche in caso di richiesta di accesso a dati e documenti da parte di consiglieri comunali, la quale presuppone un esame accurato anche per altre delicate informazioni attinenti ad esempio a tossicodipendenza o a malati psichiatrici. Il diritto di accesso incontra inoltre un limite nel rispetto dei principi di pertinenza, essenzialità e compatibilità con la funzione perseguita fissati in materia di trattamento di dati sensibili da parte di soggetti pubblici.
Il Garante ha fornito risposta a numerosi quesiti, formulati in particolare da amministrazioni comunali, in ordine ai rapporti tra le disposizioni della legge n. 675/1996 in tema di tutela dei dati personali e la normativa riguardante l´accesso da parte di consiglieri comunali agli atti e ai documenti in possesso di enti locali.
Si deve osservare, in particolare, che la normativa in materia di protezione dei dati personali non ha abrogato le disposizioni contenute nella legge 5 giugno 1990, n. 135 in materia di AIDS e ne ha piuttosto confermato la vigenza (art. 43, comma 2, legge n. 675/1996 ). In proposito, vanno ricordate le elevate garanzie che la legge n. 135/1990 riconosce agli interessati limitando la conoscenza e la circolazione dei dati personali relativi all’AIDS o all’HIV, anche al fine di prevenire discriminazioni. Si ricorda, ad esempio, l’obbligo per "gli operatori sanitari che, nell´esercizio della loro professione, vengano a conoscenza di un caso di AIDS, ovvero di un caso di infezione da HIV" di adottare "tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza" e di comunicare i risultati degli accertamenti diagnostici, diretti o indiretti, "esclusivamente alla persona cui tali esami sono riferiti" (art. 5, commi 1 e 4, legge n. 135/1990).
Parimenti, il rispetto di questi princìpi deve essere particolarmente accurato quando si trattano altre informazioni (si pensi anche ai soggetti tossicodipendenti o ai malati psichiatrici) per le quali l’ordinamento prevede un particolare regime di tutela dalla cui circolazione può derivare un grave pregiudizio per la vita privata e la dignità personale degli interessati.
Per completezza di informazione si rammenta inoltre che l’art. 8, comma 5, lett. b) del d.lg. n. 135/1999, sul trattamento di dati sensibili effettuato da soggetti pubblici, considera di rilevante interesse pubblico il trattamento di dati strettamente necessario allo svolgimento della funzione di controllo, di indirizzo politico e di sindacato ispettivo e di altre forme di accesso a documenti riconosciute dalla legge e dai regolamenti degli organi interessati, per consentire l’espletamento di un mandato elettivo. In base a tale disposizione, pertanto, ciascuna amministrazione deve però identificare e rendere pubblici, secondo i rispettivi ordinamenti, i tipi di dati e di operazioni eseguibili nell’osservanza dei criteri di essenzialità, pertinenza e compatibilità con le finalità perseguite, già affermati dalla legge n. 675 e ora ribaditi per i dati sensibili dagli artt. 1-5 del d.lg. n. 135/1999 , i cui princìpi sono già applicabili in materia di modalità di trattamento e di informativa agli interessati (art. 2), di dati trattati (art. 3) e di operazioni eseguibili (art. 4).
Solo in relazione a tale circostanza, quindi, il consigliere può, eventualmente, nei limiti suindicati, accedere anche a taluno dei dati di carattere sensibile indicati nell’art. 22 della legge n. 675/1996 .
Resta comunque fermo l’obbligo di rispettare il principio di pertinenza e non eccedenza con riferimento sia alle modalità del trattamento sia alla natura dei dati, nonché il divieto di diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute (artt. 9, comma 1, lett. d), 23, comma 4, legge n. 675/1996; art. 4, comma 4, d.lg. n. 135/1999 ).