Source: https://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/01/18/speciale-sperimentazione-sui-pedofili-e-diritto/
Timestamp: 2020-08-06 10:14:44+00:00
Document Index: 54920233

Matched Legal Cases: ['art 39', 'art 27', 'art 3', 'sentenza ', 'art 630', 'art 27', 'art 132']

Speciale Sperimentazione sui Pedofili e Diritto | In Difesa della Sperimentazione Animale
Non di raro può capitare di leggere sulla pagina facebook (relativa al presente blog), l’oramai scontata proposta antivivisezionista di utilizzare al posto degli animali i pedofili (1), gli stupratori, gli assassini. In poche parole, chi si macchia di delitti (ricordando che il delitto è un reato più grave, quello meno grave si dice contravvenzione, art 39 codice penale, d’ora in poi cp) dovrebbe diventare cavia per la sperimentazione (2).
Questa grande tentazione va respinta, non solo nell’ottica di una corretta lettura della costituzione (d’ora innanzi cst), ma anche e sopratutto sulla base di una buona politica criminale (ovvero i metodi di lotta contro i delitti).
Partiamo da una lettura della carta cst. L’art 27 terzo comma cita:
Questo, ovviamente, va letto alla luce dell’art 3 della CEDU:
Questo principio, sia interno che internazionale, palesa come non sia possibile ricorrere alla sperimentazione umana come forma di pena: sia perché è un comportamento degradante, l’uomo con la sua vita e il suo vissuto diventa un oggetto, sia perché non tende alla rieducazione, come potrebbe?
Ma supponiamo che tutto ciò sia messo da parte grazie a leggi speciali (principio generale è che lex specialis derogat legi generali), avrebbe senso?
Sotto molti profili si tratterebbe di una scelta scellerata:
Se il criminale si ritrova non solo a dover scontare una pena detentiva (il carcere), ma anche la sperimentazione, si espone la vittima (donna o uomo stuprato, bambino che subisce violenza ecc) a conseguenze più gravi, come avviene spesso nei casi di sequestro a scopo di rapina o estorsione (3).
Se la pena di morte non funziona come deterrente (come hanno mostrato studi in Giappone di Sodokata Kogi oppure basta pensare che il tasso di omicidi in Virginia, Washington e Vermont, dove esiste la pena capitale, è superiore a quello di West Virginia e Maine dove invece è stata abolita) come si può sperare che questa funzione sia svolta dalla sperimentazione?
Si rischia che un soggetto che avrebbe potuto seguire un percorso rieducativo con successo muoia o rimanga menomato senza una reale garanzia che il farmaco funzioni col risultato di aver prodotto nuovo male per combattere un male esistente (4). Un caso ancora più aberrante è che si prenda un criminale “per caso” e lo si trasformi in un criminale di professione (quanto meno per risentimento).
Prima di passare alla trattazione della sperimentazione come politica criminale controproducente è bene soffermarsi un attimo su una veloce riflessione: chi e perché dovrebbe essere oggetto della sperimentazione?
Facciamo un passo indietro: un reato è composto da 3 elementi che devono concorrere tutti assieme perché si possa muovere un giudizio di rimproverabilità all’agente (5):
Fatto umano tipico ovvero quell’insieme di elementi che delinea un reato (e. g. nell’omicidio aver cagionato la morte).
Colpevolezza ovvero le condizioni psicologiche che consentono l’imputazione del fatto all’autore (6). È sempre richiesto un coefficiente di dolo o colpa, sopratutto alla luce della sentenza 364/88 della corte cst che ha sancito l’incostituzionalità della responsabilità oggettiva (ovvero una responsabilità senza dolo o colpa).
Antigiuridicità che si risolve nella verifica di cause di giustificazione (a titolo di esempio cito le cause di giustificazioni comuni: consenso dell’avente diritto, esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, legittima difesa, uso legittimo di armi e stato di necessità).
Detto ciò, se non era chiaro già prima di leggere questo articolo, ricostuire un reato non è semplice come si pensa. Entrano in gioco una miriade di fattori che ne determinano gli elementi. Come si può, quindi, pretendere di prendere una categoria e sottoporla a una trattamento standard?
Prendiamo l’omicidio. Vogliamo mettere sullo stesso piano Caio che uccide volontariamente Tizio (omicidio doloso), rispetto a Caio che per imprudenza, imperizia, negligenza o inosservanza di leggi ha cagionato la morte di Tizio (omicidio colposo) o ancora Caio che contro la sua intenzione cagiona la morte di Tizio (omicidio preterintenzionale o contro l’intenzione) o Caio che nel reagire a un’offesa ingiusta cagiona la morte di Tizio (eccesso colposo in legittima difesa)? Potremmo andare avanti con altre ipotesi (morte come conseguenza di altro delitto).
Mi si dirà: solo quando c’è dolo possiamo sperimentare, negli altri casi no. Quindi sulla base della gravità. Ma quale grado di dolo? Dolo intenzionale? Diretto? Eventuale? Come relazionarsi con una fattispecie complessa come la colpa cosciente (7)?
La verità è che la sperimentazione diventa solo un modo per esigere vendetta su quei reati che sono socialmente visti come più deplorevoli (8). La pena viene vista ancora in un’ottica retributiva: tanto hai fatto di male che ti rispondo o con lo stesso male o con un’entità di male equivalente (9). Non a caso una argomentazione, di chi propone di utilizzare i pedofili, è di ridargli quel male che hanno inflitto. Se così stanno le cose, pongo 5 critiche a questa impostazione:
Abbiamo visto che uno degli elementi costitutivi del reato è la colpevolezza. Come possiamo pesare questo fattore sulla bilancia? Noi possiamo conoscere solo i fattori empirici che hanno inciso, come stabilire quanto e dove la libertà del soggetto è subentrata?
Perché limitarsi al carcere? I cattivi non stanno tutti in carcere e coloro che son fuori non sono tutti giusti. Dovremmo legittimare sperimentazioni di massa, magari, su etnie che statisticamente commettono più reati oppure su condizioni socio-economiche che per loro natura portano a delinquere?
Che dire della corresponsabilità sociale? Dov’era la società nel cercare di prevenire questi eventi? Perché non si è fatto nulla?
Molto spesso siamo tentati dalla visione introdotto da Hegel della pena vista come quel negativo che cancelli quel fatto negativo che si è realizzato. Dovrebbe essere chiaro che l’idealismo non ha nulla a che vedere con la realtà e che sperimentare sul criminale non ripara in alcun modo la vittima.
Infine, con buona pace di Kant, non esiste in male in sé. Un reato è considerato tale rispetto alla condizione storica (la pedofilia non era reato per i greci e i romani, mentre lo era l’empietà). Allo stesso modo una pena dipende dal suo contesto storico: se lo stupro è riprovevole in condizioni normali, in guerra può essere considerato un reato minore rispetto al furto di una rapa. Inoltre, come spesso ci dimostrano i nostri amici antispecisti, le antipatie personali possono portare a chiedere la pena di morte per ciò che non ci piace rispetto a reati più gravi (un esempio può essere raccolto sulla pagina dell’A.L.F.).
Con ciò mi avvio alla conclusione della nostra trattazione. La breve trattazione sulla questione ha messo in luce come sperimentare sui criminali è assolutamente controproducente per una buona politica criminale.
Ma allora cosa si può fare? Da qui seguiranno idee personali dell’autore, chiunque non sia interessato può cessare di leggere qui.
Una lettura corretta de Dei Delitti e delle Pene di Cesare Beccaria mette in luce come la “certezza della pena” non sia riferito al fatto che una volta inflitta la pena vada eseguita con certezza, ma che lo stato deve attivarsi per far si che sia certo che il criminale sia bloccato sul nascere. Questo è il nucleo della questione: se lo strumento della pena, corretto con tutti quegli istituti che mettono a confronto reo e vittima (sopratutto in reati particolarmente riprovevoli come la pedofilia e lo stupro) in modo da creare una vera rieducazione, è uno strumento da cui non si può prescindere, bisogna riflettere sulla questione della prevenzione positiva. Ha senso infierire su quell’unico che viene scoperto, quanto tanti altri commettono quello stesso reato, oppure non è una politica più razionale attuare una politica di prevenzione (10)?
È meglio accanirsi su quei pochi laboratori che praticano la sperimentazione animale contra legem oppure assicurarsi che tutti rispettino le norme poste per la tutela degli animali ancori prima degli uomini?
Il problema della prevenzione generale è il costo, non solo economico, ma sopratutto sociale. Un costo che implica la fatica e la difficoltà di una società a vivere secondo valori e tenere alta l’adesione a quei valori, in modo che non si ricorra al tribunale per la minima quisquilia. Un impegno che trova fondamento nell’esperienza del sociale, dell’altro, senza che l’individualità sia annichilita. Quello stesso impegno che spinge i ricercatori a cercare la cura per quelle malattie che loro non hanno.
(1) La pedofilia, di per sé, non è un reato. È reato esercitare violenza sessuale su minore, commettere atti sessuali con minorenne, le fattispecie legate alla prostituzione minorile e alla pedopornografia. Ma per chiarezza di concetto utilizzerò quella parola, comunque la riferirò a un ipotetico pedofilo che ha commesso un qualche reato, irrilevantemente da quale esso sia.
(2) Tra l’altro non è chiaro come essa deve configurarsi. È una pena principale o accessoria? Nel caso di misure di sicurezza?
(3) La disciplina del’art 630 cp prevedere una cornice edittale da 25 a 30 anni, ma se il soggetto sequestrato muore la pena diventa o 30 anni se la morte non era voluta o l’ergastolo se voluta; il criminale trovandosi davanti due alternative gravi preferisce quindi uccidere il sequestrato e tentare di farla franca.
(4) Questa argomentazione viene spesso utilizzata dagli animalisti e dagli antispecisti, includendo nella definizione gli animali. Peccato che sia una lama a doppio taglio: proprio perché gli animali non possono scegliere e gli uomini possono essere recuperati il discorso è diverso.
(5) Chi scrive questo articolo tiene ferma e sostiene la teoria della tripartizione del reato, non me ne vogliano i sostenitori della teoria della quadripartizione (per amor di cronaca, secondo alcuni autori, ci sarebbe un quarto elemento: la punibilità).
(6) Ricordiamo che l’art 27 della cst, primo comma, cita “La responsabilità penale è personale”.
(7) Classico caso del ragazzo che, confidando sulle sue capacità di guida, beve e poi si mette al volante, sperando che non succeda nulla. Sarebbe molto facile argomentare che in fondo poteva prevederlo e quindi sottoporlo, come pena accessoria, per un omicidio, alla sperimentazione.
(8) Ciò porta a un problema anche maggiore: una volta finiti quei pochi criminali chi si utilizzerà?
(9) Purtroppo, devo essere onesto: il nostro sistema, anche se nella cst si fa bello, nei fatti del cp è ancora arretrato (del resto il codice è degli anni ’30 e si caratterizza proprio per essere un sistema a doppio binario: o pena o misura di sicurezza, mancano tutti gli istituti intermedi tipici del mondo anglosassone). L’art 132 cp mostra palesemente che il nostro ordinamento intende il lavoro del giudice come quello di un commerciante che mette su piatti di una bilancia aggravanti e attuanti per produrre una pena. Sono, però, allo studio del ministro Severino tentativi di introdurre pene alternative che mettano a contatto vittima e carnefice in modo che entrambi studino un percorso in accordo (istituti che prendono spunto da quanto già fatto in ambito di pene per i reati dei minori: come la messa in prova).
(10) In alcuni casi, come nel doping, il sistema ha addirittura raggiunto risultati grotteschi: punendo sia lo spacciatore che l’atleta che fa uso di sostanze proibite lo stato ha consolidato il legame tra cliente e pusher assicurandosi che nessuno dei voglia collaborare con la giustizia.
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15 thoughts on “Speciale Sperimentazione sui Pedofili e Diritto”
26 gennaio 2012 alle 1:54
Mi permetto di aggiungere anche un’altra piccola postilla prettamente rilegata esclusivamente all’ambito pratico della ricerca.
Quando si conduce un esperimento scientifico ci si adopera per minimizzare i fattori che possono in qualche modo alterare il nostro risultato. Esseri umani prelevati senza alcun criterio medico, ma solo in base ad un reato commesso, rappresentano di per sé un pessimo modello sperimentale in quanto esposti a fattori ambientali eterogenei e spesso non noti, che renderebbero i risultati imprevedibili.
Mi hai tolto il commento dalla tastiera. 🙂
Inoltre dobbiamo ricordare alcune cose, i criminali sono un gruppo geneticamente variegato e si riproducono a una velocità molto inferiore delle cavie.
Se anche avessimo il tempo di farli accoppiare per darci un modello sperimentale accettabile non è detto che la loro progenie fosse criminale.
6 giugno 2013 alle 10:52
29 aprile 2012 alle 23:55
Smettetela di strumentalizzare per la vostra schifosa propaganda .Voi volete sterminare gli animali e adesso vi permettete di parlare contro la tortura?Ridicoli,tragicomici e incoerenti.Io sono contro la tortura veramente e dunque mi oppongo a tutte le torture.Però questo articolo puzza,non è che mascherata da “umanitaria” state facendo propaganda pro pederastia(o pedofilia)?La cosa non stupirebbe,anzi.
30 aprile 2012 alle 12:13
Tu sei malato di mente. Seriamente. Dovresti vedere uno psicologo o uno psichiatra, è un consiglio sincero.
“Sterminare gli animali?” Ma lo abbiamo sempre fatto e continuiamo a farlo, si sterminano a casa gli scarafaggi e le zanzare, si sterminano i topi e i ratti, si sterminano una pletora di insetti e animali dannosi per le coltivazioni, abbattiamo milioni di polli, conigli, agnelli, buoi e altri per nutrirci, e allora? Contano solo quelli per la SA?
Ma sei serio…?
Sterminare gli animali? Propaganda pro pedofilia…? O.O
Ma lo hai letto l’articolo, indipendentemente dal fatto che tu sia favorevole o no alla sperimentazione animale? E di certo non c’è neanche alcun intento umanitario… ma è così difficile capire il significato delle parole?
Ma del resto, si tratta di gente che incita chi mangia carne a mangiare i suoi cari…
“non è che mascherata da “umanitaria” state facendo propaganda pro pederastia(o pedofilia)”, lasciando fuori il fatto che l’articolo chiaramente nn presenta promozione pedofila, si tratterebbe comunque di un caso ovvio di critica ad hominem (errore di logica da prima elementare proprio). Basterebbe un minimo di studio per non dire certe cazzate.
fabrizio bonuccelli ha detto:
mi complimento con l’ autore del brano per la chiarezza e la sinteticita’. Nulla che gia’ non sapessi, dato il lavoro che faccio. ma questi interventi a mio parere, vanno diffusi il piu’ possibile fra le persone che ancora hanno un minimo di capacita’ critica, perche’ la reazione tipica ispirata da credenze alla cui base non c’e’ intelligenza ma puro e semplice fanatismo, in genere e’ una reazione basata su una deformazione della realta’ e delle altrui affermazioni simile al delirio paranoide…..quindi inutile perdere tempo, se non altro per non farsi trascinare a quel livello.
13 luglio 2012 alle 15:57
aggiungerei altre motivazioni:
1)Mettendo insieme tutti i detenuti del mondo, compresi i prigionieri politici e coloro che stanno in prigione 3 mesi per aver spacciato una canna… forse ne avresti abbastanza per testare un quinto dei farmaci al momento in studio…
2)Prendendo tutti gli ergastolani dei paesi che hanno una giustizia equa non avremo abbastanza delinquenti per testarci un solo farmaco.
3)Per studiare la teratogenicità di un farmaco dovremmo mettere incinte le detenute [per altro, a differenza dei topi che fanno 6 cuccioli a nidiata, noi ne facciamo uno solo e ci servirà quindi somministrare ormoni a queste donne per fargli avere parti plurigemellari e studiare gli effetti sulla nidiata] e somministrare loro il farmaco. Per studiare malattie genetiche ti servono bambini costruiti in laboratorio perchè abbiano una determinata patologia. Dei bambini nati malati cosa ne faremo finita la sperimentazione?
4)Un uomo campa circa 70 anni, un topo 3, un uomo ha quindi un ciclo vitale [e con esso i meccanismi di rigenerazione, di genesi tumorale, gestazione,metabolismo…]circa 20 volte più lento. La ricerca usando l’uomo in tutte le fasi in vivo sarebbe talmente lenta che potremmo anche non farla e sfruttare i dati della medicina basata sull’evidenza [per i non addetti “c’ha un tumore che non risponde ai farmaci…proviamo a dargli questo antipiretico associato a questo antitumorale e vediamo che succede!”],ovviamente sarebbe la morte della ricerca delle cosiddette “malattie rare” e delle speranze delle migliaia di persone che ne soffrono e dei loro familiari.
5)Se fosse giudicato etico usare il detenuto in sperimentazione sarebbe da ingenui credere che le case farmaceutiche, enti privati e dediti al profitto, “comprerebbero” detenuti processati in paesi civili [che sicuramente se li farebbero pagare un bel po’…] se possono averne a più basso costo e in maggiore quantità andando in un paese in via di sviluppo [prigionieri politici, persecuzioni religiose, pulizie etniche in africa sono routine, basta processarli per un reato finto e venderli invece di ammazzarli…e gli africani saranno poveri ma non sono stupidi…]. A parte la problematica etica, avremo un campione molto viziato [stessa etnia, magari pure consanguinei] e quindi poco predittivo.
6) Credo che avremo difficoltà a trovare fra tutti i detenuti anche un solo soggetto giovane, vergine, non fumatore, non tossicodipenente e PERFETTAMENTE SANO [anamnesi negativa a TUTTE le patologie,compresi influenze e malattie dell’infanzia, soprattutto dopo che è stato in prigione!] quanto un topo nato e cresciuto in ambiente controllato.
@silvia: grazie per il tuo commento, peccato che gli animalisti non riescono a vedere al di là del loro naso.
Sgrunt ha detto:
28 novembre 2012 alle 3:33
Capisco in linea teorica le ragioni che t’hanno spinto a scrivere questo post. Ciononostante lo trovo abominevole: trovo abominevole il fatto stesso che una simile tematica venga anche solo presa in considerazione.
Nella storia del pensiero umano l’animalismo ha la stessa dignità della caccia alle streghe, dello sterminio dei pellerossa, della soluzione finale nazista. Fortunatamente non ne ha lo stesso peso specifico a livello storico e sociale e nemmeno le potenzialità.
L’animalismo è una scorreggia sparata attraverso lo scibile umano contemporaneo, che svanirà senza lasciar traccia.
Rispondere agli idioti ti configura automaticamente come idiota e finisce solo per avvalorare il loro delirio
Incredibile pensare come il progresso e la ricerca scientifica vengano bloccati o messi in difficoltà da una fazione numerosissima di ignoranti deliranti. Complimenti per la trattazione, succinta ma molto esaustiva.
Non lasciamoci mettere sotto ragazzi!
31 maggio 2013 alle 17:52
La nostra causa in difesa della ricerca biomedica, ha bisogno del supporto di quante più persone ragionevoli possibile. Quindi grazie a te se la sosterrai seguendo la nostra pagina e magari partecipando agli eventi che organizziamo, come la manifestazione di domani. [MV]
Da studentessa di giurisprudenza non posso che concordare su tutto quanto viene scritto in questo articolo.
Invito caldamente gli animalisti a informarsi sul concetto di “diritti umani”.