Source: http://www.replegal.it/it/privacy-data-protection1/item/285-violazione-della-privacy-e-riconoscimento-del-danno-non-patrimoniale.html
Timestamp: 2017-01-16 17:18:13+00:00
Document Index: 109126889

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 2059', 'art. 15']

Stampa La sentenza della Suprema Corte, III sez. civile, n. 16133/2014 affronta il delicato argomento del risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione del diritto alla riservatezza, affermando che il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 15 del Codice per la protezione dei dati personali, non si sottrae alla verifica della “gravità della lesione” - relativo al diritto fondamentale alla protezione dei dati personali legato ai diritti e alle libertà fondamentali indicate all’art. 2 del Codice - e di “serietà del danno” – quale perdita di natura personale effettivamente sofferta dall’interessato.
Sulla base di ciò, i giudici della Suprema Corte hanno enunciato il seguente principio di diritto cui dovrà uniformarsi il Tribunale di Roma nel deliberare nuovamente la questione: “il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (c.d. codice della privacy) non si sottrae alla verifica di “gravità della lesione” (concernente il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali, quale intimamente legato ai diritti ed alle libertà indicate dall’art. 2 del codice, convergenti tutti funzionalmente alla tutela piena della persona umana e della sua dignità) e di “serietà del danno” (quale perdita di natura personale effettivamente patita dall’interessato), che, in linea generale, si richiede in applicazione dell’art. 2059 cod. civ. nelle ipotesi di pregiudizio inferto ai diritti inviolabili previsti in Costituzione. Ciò in quanto, anche nella fattispecie di danno non patrimoniale di cui al citato art. 15, opera il bilanciamento (siccome pienamente consentito all’interprete dal modo in cui si è realizzata nello specifico l’interpositio legislatoris) del diritto tutelato da detta disposizione con il principio di solidarietà – di cui il principio di tolleranza è intrinseco precipitato -, il quale, nella sua immanente configurazione, costituisce il punto di mediazione che permette all’ordinamento di salvaguardare il diritto del singolo nell’ambito di una concreta comunità di persone che deve affrontare i costi di una esistenza collettiva. L’accertamento di fatto rimesso, a tal fine, al giudice del merito, in forza di previe allegazioni e di coerenti istanze istruttorie di parte, dovrà essere ancorato alla concretezza della vicenda materiale portata alla cognizione giudiziale ed al suo essere maturata in un dato contesto temporale e sociale, dovendo l’indagine, illuminata dal bilanciamento anzidetto, proiettarsi sugli aspetti contingenti dell’offesa e sulla singolarità delle perdite personali verificatesi. Un siffatto accertamento – che, ove l’offesa non superi la soglia di minima tollerabilità o il danno sia futile, può condurre anche ad escludere la possibilità di somministrare il risarcimento del danno – è come tale sottratto al sindacato di legittimità se congruamente motivato”. Etichettato sotto
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