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Timestamp: 2020-06-04 06:03:38+00:00
Document Index: 65734136

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 380', 'art. 390', 'art. 390', 'art. 391', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 18552 del 26/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18552 del 26/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/07/2017, (ud. 22/06/2017, dep.26/07/2017), n. 18552
sul ricorso 15242-2013 proposto da:
B.G., B.R., elettivamente domiciliate in ROMA, V.
rappresentate e difese dall’avvocato MASSIMO PISTILLI;
avverso la sentenza n. 1207/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
che il Tribunale di Genova, in parziale accoglimento dei ricorsi proposti da B.R. e B.G. – docenti alle dipendenze del MIUR in virtù di una serie di consecutivi contratti a termine susseguitisi nel tempo -, dichiarò il diritto di ciascuna alla corresponsione delle differenze retributive maturate in ragione dell’anzianità di servizio conseguente ai contratti a termine stipulati tra le parti, condannando il MIUR a pagare i relativi emolumenti nel limite della prescrizione quinquennale;
che venivano respinte la domanda principale di conversione dei rapporti a termine in contratto a tempo indeterminato e quella subordinata volta al risarcimento del danno in ragione della reiterazione dei contratti;
che la Corte di Appello di Genova ha respinto il gravame principale proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la riconosciuta progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato, nonchè l’incidentale proposto dalle docenti in relazione al capo della decisione che aveva visto la loro soccombenza e condannato il Ministero al pagamento di 1/3 delle spese del doppio grado, compensate per i residui 2/3;
che la Corte territoriale, per quel che rileva nella presente sede, ha richiamato, a fondamento della pronuncia di rigetto del gravame del Ministero, il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, ai quale hanno opposto difese le intimate, con controricorso; che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in prossimità della quale il Ministero ha depositato atto di rinuncia e le controricorrenti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.
2. che, non essendo rispettate le formalità previste dall’art. 390 c.p.c., (rinuncia notificata alle parti costitute o comunicata agli avvocati delle stesse) non può farsi luogo alla dichiarazione di estinzione del processo ai sensi di tale norma;
3. che, invero, l’atto di rinunzia ha carattere recettizio, esigendo l’art. 390 c.p.c. che esso sia notificato alle parti costituite o comunicata ai loro avvocati che vi appongono il visto (cfr. Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876; Cass. 31 gennaio 2013, n. 2259) e che l’accettazione della controparte rileva unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo l’art. 391 c.p.c., comma 2 che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese;
5. che il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, non rilevando quanto affermato in memoria in ordine alla avvenuta immissione in ruolo delle docenti nelle more, essendo l’oggetto del giudizio limitato alla questione della violazione del principio di non discriminazione ed essendovi rinunzia del Ministero;