Source: https://www.laleggepertutti.it/237585_societa-semplice
Timestamp: 2018-12-17 20:43:42+00:00
Document Index: 37269244

Matched Legal Cases: ['art. 2267', 'art. 2740', 'art. 2268', 'art. 2262', 'art. 2263', 'art. 2266', 'art. 2251', 'art. 2252', 'art. 2257', 'art. 2258', 'art. 2272', 'art. 2437', 'art. 2289']

Società semplice: cos’è e come si costituisce. Quali sono i diritti, gli obblighi e le responsabilità dei soci. Chi può amministrarla e come. Come può essere sciolta e come è possibile uscirne.
Nell’ordinamento giuridico italiano esistono varie tipologie di società che presentano differenze tra di loro per quanto riguarda le attività che possono svolgere, l’organizzazione, l’amministrazione, i diritti e i doveri dei soggetti che la costituiscono, ma soprattutto per la responsabilità dei soci a fronte delle obbligazioni contratte dalla società. Alcune tipologie di società, infatti, potrebbero esporre i soci a dover rispondere con il proprio patrimonio dei debiti contratti dalla società. La società semplice, sebbene sia la più facile da costituire e amministrare, presenta proprio questo pericolo. Per aiutarti a capire se vale la pena rischiare, in questo articolo comprenderai meglio cos’è la società semplice, come può essere costituita e quali responsabilità, obblighi e doveri può comportare per i soggetti che l’hanno costituita. Vedremo, inoltre, chi può amministrarla e quali atti di gestione può compiere. Infine capiremo quando è possibile sciogliere l’intera società, interrompendone l’attività, oppure abbandonarla singolarmente, senza che ciò possa incidere in alcun modo sulla prosecuzione delle attività svolte dalla società.
La società semplice appartiene alla categorie delle società di persone, cioè di quelle società dove il patrimonio della società non è del tutto autonomo rispetto a quello dei singoli soci. Esistono, infatti, due categorie di società, la cui principale differenza risiede proprio nella possibilità o meno che le vicende economiche di una società possano investire o meno il patrimonio dei singoli soci:
società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata e società in accomandita per azioni), che godono di autonomia patrimoniale perfetta, cioè una netta separazione tra il patrimonio della società ed il patrimonio del socio. In altre parole, anche se la società non dovesse riuscire a pagare i propri debiti o dovesse essere dichiarata fallita, questo non comporterebbe alcuna conseguenza sul patrimonio dei soci.
società di persone (società semplice, società in nome nollettivo e società in accomandita semplice), che sono caratterizzate da un’autonomia patrimoniale imperfetta, cioè da una separazione tra patrimonio della società e patrimonio del socio che, in alcuni casi, può venir meno.
La società semplice, appartiene dunque ad una tipologia di società dove il patrimonio del singolo socio è più a rischio rispetto all’andamento economico della società. Se, ad esempio, i creditori di una società di capitali non potranno chiedere direttamente ai soci il pagamento delle somme dovute dalla società, nelle società di persone accade esattamente il contrario, perché i creditori possono chiedere direttamente ai soci il pagamento dei debiti sociali, pignorando i loro averi (case, automobili, conto del coniuge).
Per lo stesso motivo, al contrario di quanto accade nelle società di capitali, in caso di fallimento di una società di persone, vengono dichiarati falliti anche i soci, con conseguenze anche abbastanza gravi, come ad esempio:
privazione dell’amministrazione e della disponibilità dei beni di proprietà (anche se acquisiti dopo la dichiarazione di fallimento), salvo i beni strettamente personali;
inefficacia degli atti patrimoniali posti in essere dopo la dichiarazione di fallimento (ad esempio la firma di un contratto di vendita);
obbligo di consegna al curatore della corrispondenza riguardante la società
A parte questo potenziale svantaggio, la società semplice resta il modello societario meno complesso, sia per la fase di costituzione, sia per la fase di gestione. Proprio per la sua semplicità, però, non è adatta a tutte le attività economiche. Ad esempio, non può essere utilizzata per attività commerciali, mentre potrà essere utilizzata per altre finalità come l’esercizio di attività agricola
1 Cosa comporta la costituzione di una società semplice?
2 Come costituire una società semplice
3 L’amministrazione della società semplice: in cosa consiste, quali sono i doveri e quali sono le responsabilità
4 Lo scioglimento della società
Cosa comporta la costituzione di una società semplice?
La costituzione di una società semplice comporta, quindi, una serie di conseguenze che possono incidere sul patrimonio del socio. Si tratta, in particolare:
dell’obbligo di pagare i debiti sociali su richiesta del creditore (responsabilità illimitata del socio);
dell’obbligo di fornire alla società i mezzi necessari alla sua attività (obbligo di conferimento);
diritto al ricevere una quota degli eventuali guadagni realizzati dalla società (diritto alla ripartizione degli utili).
Come abbiamo avuto modo di vedere, quale società ad autonomia patrimoniale imperfetta, i soci possono essere chiamati a pagare i debiti della società con il proprio patrimonio. In altre parole, i soci sono responsabili dell’avvenuto pagamento dei debiti sociali e ciò implica che quando un creditore voglia ottenere il pagamento di somme dovute dalla società (debiti sociali), può chiedere il pagamento sia rivolgendosi alla società stessa, sia rivolgendosi ai singoli soci, che in tal caso saranno costretti a pagare la somma richiesta[1]. Immaginiamo che la società debba pagare una certa somma a Caio, perché ha fornito i PC utilizzati dalla società. In tal caso, Caio potrà chiedere il pagamento della somma sia alla società, sia ai soci.
Si tratta, quindi, di una responsabilità che è:
illimitata, dato che i soci rispondono dei debiti sociali con tutto il patrimonio presente e futuro [2]. Ciò significa che dovranno necessariamente procedere al pagamento per non correre il rischio che i loro beni (case, automobili o contocorrenti) siano pignorati;
solidale, dato che il pagamento dei debiti sociali può essere richiesto per intero ad ogni singolo socio, a prescindere dal fatto che la sua quota di partecipazione alla società sia minima. Solo dopo aver pagato, potrà chiedere agli altri soci un rimborso di quanto versato, in proporzione delle loro quote di partecipazione alla società (azione di regresso).
Per evitare di subire fin da subito il peso del pagamento di una somma che potrebbe anche essere esosa, i soci possono anche chiedere ai creditori di rifarsi preventivamente sul patrimonio della società se questo non risulti difficile (ad esempio se il patrimonio sia insufficiente). I soci godono, infatti, di quello che viene definito beneficio di escussione, cioè nella posizione per cui i creditori sociali non possono pretendere il pagamento dal socio se non dopo aver aggredito senza un risultato positivo il patrimonio della società [3].
Un’altra conseguenza della costituzione di una società semplice è l’obbligo di conferimento. Quando sottoscrive l’atto costitutivo, il socio si impegna a conferire alla società tutti i beni e servizi necessari affinché la società possa svolgere la sua attività (scopo sociale). Tali beni e servizi prendono il nome di conferimenti e possono consistere in:
beni mobili o immobili, di cui la società diventa proprietaria o ceduti in godimento (usufrutto, comodato d’uso);
somme di danaro;
crediti del socio, cioè la cessione del pagamento dovuto da un altro soggetto, ferma restando la responsabilità del socio se tale soggetto non dovesse effettuare il pagamento nei confronti della società;
attività lavorativa (socio d’opera).
Infine, tra le conseguenze della costituzione di una società semplice rientra il diritto alla ripartizione degli utili una volta che sia stato approvato il rendiconto della società [4]. I soci hanno infatti diritto a percepire una quota dei guadagni della società (utili) che normalmente è proporzionale rispetto al valore dei beni conferiti [5]. In alcuni casi, l’atto costitutivo potrebbe ridurre il diritto alla ripartizione degli utili (ad esempio per destinare gli utili ad altre attività della società), ma si tratta pur sempre di limitazioni che riguardano tutti i soci e non solo singoli soci (divieto del cosiddetto patto leonino, cioè di quell’accordo che esclude uno i più soci dagli utili o dalle perdite della società).
Per costituire una società semplice, così come per qualsiasi altra società, occorre la sottoscrizione da parte dei soci di un atto costitutivo (o contratto sociale), cioè di un atto in cui i soci:
manifestano la volontà di voler costituire una società;
indicano i mezzi, cioè i beni o i servizi, che intendono conferire alla società affinché possa operare (conferimenti);
stabiliscono le altre regole sul funzionamento della società, nel rispetto della legge.
Per le società semplici, l’atto costitutivo non richiede una particolare forma se non quella richiesta dalla natura dei beni che i soci conferiscono alla società [6]. Ad esempio, se conferiscono beni immobili, l’atto costitutivo della società semplice dovrà risultare da atto scritto soggetto a trascrizione.
Fuori da tali casi, l’atto costitutivo può essere concluso anche verbalmente o può essere desunto dai comportamenti dei soci (società di fatto).
Le modifiche all’atto costitutivo possono essere apportate in qualsiasi momento se c’è il consenso di tutti i soci (unanimità), salvo che l’atto costitutivo preveda diversamente [7].
L’amministrazione della società semplice: in cosa consiste, quali sono i doveri e quali sono le responsabilità
Come per ogni altra società, anche per la società semplice alcuni soggetti avranno il compito di svolgere tutti gli atti necessari al raggiungimento dello scopo per cui la società è stata costituita (scopo sociale). Si tratta dei cosiddetti atti di gestione i quali sono affidati agli amministratori e, una volta compiuti, producono i loro effetti giuridici direttamente in capo alla società. Questo perché gli amministratori, nello svolgimento del loro ruolo, hanno il potere di rappresentare la società (e di prendere impegni per essa) verso l’esterno [8].
Costituiscono, a titolo esemplificativo, atti di gestione:
la conclusione di contratti per la società (ad esempio l’acquisto di un immobile);
la partecipazione (costituzione) in giudizio in nome e per conto della società.
Ma chi può essere amministratore di una società semplice? La risposta dipende dal modello di gestione indicato nell’atto costitutivo. Ne esistono tre:
amministrazione disgiuntiva, cioè quel modello in cui ogni socio può, autonomamente, compiere gli atti di gestione, salvo opposizione della maggioranza degli altri soci [9];
amministrazione congiuntiva, cioè quel modello in cui solo l’unanimità o la maggioranza dei soci può compiere gli atti di gestione, mentre il singolo socio può compiere esclusivamente atti di gestione urgenti [10];
amministrazione mista, cioè quel modello in cui l’atto costitutivo specifica quali atti possono essere compiuti dai singoli soci e quali, invece, possano essere compiuti solo dall’unanimità o dalla maggioranza dei soci. In alcuni casi, l’atto costitutivo può affidare ad un solo socio il compimento degli atti di gestione (amministratore unico).
Nel compimento degli atti di gestione, gli amministratori sono titolari sia di diritti che di doveri. I diritti dell’amministratore consistono nel poter svolgere il suo incarico, compiendo tutti gli atti ritenuti opportuni per l’interesse della società e nel percepire il compenso per l’incarico, così come stabilito nell’atto costitutivo.
I doveri dell’amministratore, invece, consistono:
nell’agire con diligenza nell’interesse della società, rispettando quanto richiesto dalla legge o dall’atto costitutivo;
nell’assicurare la trasparenza della gestione (ad esempio presentando il rendiconto della propria attività e consentendo ai soci di controllare il loro operato);
nell’informare la società di tutto quanto possa rilevare per la realizzazione dello scopo sociale
nell’astenersi, segnalare o evitare situazioni di conflitto di interessi, cioè situazioni in cui un interesse personale o di un congiunto sia in contrasto con l’interesse della società.
Il rapporto sociale, che lega i soci tra loro ed è disciplinato dall’atto costitutivo, può venir meno nei confronti di tutti i soci o nei confronti di un solo socio. Il primo caso si verifica quando la società non prosegue la sua attività e, dopo la fase di liquidazione, è destinata a cessare di esistere. Il secondo caso si verifica quando, invece, a svincolarsi dal rapporto con gli altri soci è soltanto un socio, senza che ciò implichi l’interruzione dell’attività della società.
Lo scioglimento della società con effetti nei confronti di tutti i soci avviene [11]:
per volontà dei soci, cioè quando tali soggetti, così come avevano deciso di costituire la società con l’atto costitutivo, decidono di scioglierla perché non intendono proseguire il rapporto sociale ed il perseguimento dello scopo per cui la società era stata costituita;
per il venir meno dei soci, cioè quando vengano meno al rapporto sociale tutti gli altri soci eccetto uno;
per avvenuto conseguimento dello scopo sociale o per sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
per decorso del termine indicato nell’atto costitutivo per la durata della società senza che sia compiuta alcuna operazione sociale. Si tratta di un termine che viene prorogato automaticamente nel caso in cui, invece, i soci continuino a compiere le operazioni sociali;
per altre cause previste dal contratto sociale.
In tutte queste ipotesi, la società non cessa di esistere al momento in cui si presenti una delle eventualità descritte. Al contrario, ci sarà una fase successiva in cui si dovrà distribuire il patrimonio della società sia al fine di soddisfare i debiti sociali residui, sia al fine di ripartirli tra i soci. Si tratta della fase di liquidazione della società affidata a soggetti (liquidatori) che possono essere nominati dall’unanimità dei soci o, in mancanza, dal tribunale. Solo dopo tale fase, con la cancellazione dal registro delle imprese, si può dire che la società sia davvero sciolta.
Lo scioglimento del rapporto tra un singolo socio e la società, invece, può avvenire:
per morte del socio, con la possibilità che i soci scelgano tra il subentro degli eredi o la liquidazione della quota del defunto a tali soggetti;
per volontà del socio (recesso), ma potrà farlo solo a determinate condizioni. In particolare, spesso il recesso può avvenire dando un certo preavviso e solo se sussiste una giusta causa (ad esempio il dissenso rispetto all’ampliamento dell’oggetto sociale)per i soci contrari all’ampliamento. Giuste cause di recesso possono essere reperite dalle cause di recesso delle società di capitali [12];
per esclusione voluta dagli altri soci o di diritto (ad esempio in caso di fallimento del socio).
Anche nello scioglimento del rapporto sociale nei confronti di un singolo socio, occorre procedere alla liquidazione della quota [13], nonché degli utili e delle perdite per le operazioni sociali in corso.
[1] art. 2267 c.c.
[2] art. 2740 c.c.
[3] art. 2268 c.c.
[4] art. 2262 c.c.
[5] art. 2263 c.c.
[6] art. 2266 c.c.
[7] art. 2251 c.c.
[8] art. 2252 c.c.
[9] art. 2257 c.c.
[10] art. 2258 c.c.
[11] art. 2272 c.c.
[12] art. 2437 e 2473 c.c.
[13] art. 2289 c.c.