Source: http://legislazionetecnica.it/1228877/prd/punto-della-giurisprudenza/progettista-responsabilit%C3%A0-extracontrattuale-i-vizi-dell
Timestamp: 2018-06-18 02:11:27+00:00
Document Index: 49531646

Matched Legal Cases: ['art. 1669', 'art. 1669', 'sentenza ', 'art. 1669', 'art. 1669', 'art. 1669', 'art. 1669']

Progettista: responsabilità extracontrattuale per i vizi dell’opera | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NW3687
Il difetto di costruzione, a norma dell'art. 1669 Cod. civ., legittima il committente all'azione di responsabilità extracontrattuale sia nei confronti dell'appaltatore che del progettista e può consistere in una qualsiasi alterazione, conseguente ad un'insoddisfacente realizzazione dell'opera, che, pur non riguardando parti essenziali della stessa (e perciò non determinandone la rovina o il pericolo di rovina), bensì quegli elementi accessori o secondari che ne consentono l'impiego duraturo cui è destinata, incida negativamente e in modo considerevole sul godimento dell'immobile medesimo. A stabilirlo la Corte di Cassazione Civile II con la Sentenza n. 13882 del 18/06/2014.
Per la Suprema Corte nell’ipotesi di vizi nell'esecuzione di interventi edilizi privati, la responsabilità del professionista tecnico riveste carattere extracontrattuale, ossia va fatta valere entro il termine di 10 anni dal completamento dell'opera, nel rispetto, tuttavia, del termine di decadenza di 1 anno dalla scoperta del vizio.
Per il calcolo del termine di un anno di decadenza per far valere i vizi, il giorno iniziale coincide con quello in cui si ha consapevolezza, da parte del committente, dell'esistenza dei vizi denunciati, della loro gravità e della responsabilità dell'appaltatore, del progettista o del direttore lavori. Quando il committente, solitamente un privato, non è professionalmente dotato di cognizioni specialistiche, la giurisprudenza costante fa decorrere il termine di un anno da quando, con il deposito di una perizia antecedente la lite (accertamento tecnico), si ha consapevolezza dell'entità dei vizi: non bastano, infatti, i semplici sospetti.
Entro il termine di 10 anni dalla consegna, la denuncia dei difetti va fatta entro 1 anno dalla scoperta dell'esistenza dei vizi solamente nel caso in cui la presa in consegna dell'opera da parte del committente reca l'accettazione espressa dell'opera stessa; pertanto non assume alcune rilievo la mera presa in consegna dell’opera da parte del committente qualora abbia carattere meramente contabile.
La Corte ha inoltre chiarito che, qualora i vizi siano di tipo strutturale, è irrilevante la circostanza per cui il committente ha fatto eseguire rifiniture specifiche o modifiche a elementi accessori, in quanto sono prevalenti i vizi strutturali.
Infine gli Ermellini rilevano come nella fattispecie la norma in tema di appalti (art. 1669 Cod. civ.) prevalga su quelle che disciplinano la responsabilità del professionista (artt. 2226 e 2230 Cod. civ.). Si legge nella sentenza «quando l'opera eseguita in appalto presenta gravi difetti dipendenti da errata progettazione, il progettista è responsabile, con l'appaltatore, verso il committente, ai sensi dell'art. 1669 cod. civ., a nulla rilevando in contrario la natura e la diversità dei contratti cui si ricollega la responsabilità, perché l'appaltatore ed il progettista, quando con le rispettive azioni od omissioni - costituenti autonomi e distinti illeciti o violazioni di norme giuridiche diverse, concorrono in modo efficiente a produrre uno degli eventi dannosi tipici indicati nell'art. 1669 c.c., si rendono entrambi responsabili dell'unico illecito extracontrattuale, e rispondono entrambi, a detto titolo, del danno cagionato. Trattandosi di responsabilità extracontrattuale, specificamente regolata anche in ordine alla decadenza ed alla prescrizione, non spiega alcun rilievo la disciplina dettata dagli artt. 2226 e 2330 c.c., e si rivela ininfluente la natura dell'obbligazione - se di risultato o di mezzi - che il professionista assume verso il cliente committente dell'opera data in appalto». Tale principio trova applicazione anche nell'ipotesi in cui venga fatta valere la responsabilità, ex art. 1669 Cod. civ., del direttore dei lavori; tanto più quando, come nel caso di specie, il direttore dei lavori sia stato anche progettista.
Il difetto di costruzione, a norma dell'art. 1669 Cod. civ., legittima il committente all'azione di responsabilità extracontrattuale sia nei confronti dell'appaltatore che del progettista e può consistere in una qualsiasi alterazione, conseguente ad un'insoddisfacente realizzazione dell'opera, che, pur non riguardando parti essenziali della stessa (e perciò non determinandone la rovina o il pericolo di rovina), bensì quegli elementi accessori o secondari che ne consentono l'impiego duraturo cui è destinata, incida negativamente e in modo considerevole sul godimento dell'immobile medesimo. Nell’ipotesi di vizi nell'esecuzione di interventi edilizi privati, la responsabilità del professionista tecnico riveste carattere extracontrattuale, ossia va fatta valere entro il termine di 10 anni dal completamento dell'opera, nel rispetto, tuttavia, del termine di decadenza di 1 anno dalla scoperta del vizio. Per il calcolo del termine di un anno di decadenza per far valere i vizi, il giorno iniziale coincide con quello in cui si ha consapevolezza, da parte del committente, dell'esistenza dei vizi denunciati, della loro gravità e della responsabilità dell'appaltatore, del progettista o del direttore lavori. Quando il committente, solitamente un privato, non è professionalmente dotato di cognizioni specialistiche, la giurisprudenza costante fa decorrere il termine di un anno da quando, con il deposito di una perizia antecedente la lite (accertamento tecnico), si ha consapevolezza dell'entità dei vizi: non bastano, infatti, i semplici sospetti.