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Timestamp: 2020-06-01 19:25:29+00:00
Document Index: 3390296

Matched Legal Cases: ['art. 348', 'art. 82', 'art. 317', 'art. 348', 'art. 82', 'art. 317', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 2', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 7', 'art. 323', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 151', 'art. 174', 'art. 183', 'art. 2', 'art. 240', 'art. 624', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 127', 'art. 599', 'art. 444', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 599', 'sentenza ', 'art. 601', 'art. 4']

Massimario di legittimità - Numero 5-2006, May 2006 - Rivista penale - Libri e Riviste - VLEX 459388
Pagine: 563-601
@Abusivo esercizio di una professione - Professione forense - Rappresentanza di una parte avanti al giudice di pace in causa civile di valore inferiore al milione di lire - Esclusione
--Non sussiste il reato di abusivo esercizio di una professione (art. 348 c.p.) nel fatto di chi assista taluno avanti al giudice di pace per una causa civile di valore inferiore al milione di lire, posto che in tali procedimenti, ove non ritengano di agire personalmente (in applicazione del comma primo dell'art. 82 c.p.c.), le parti possono farsi rappresentare da altra persona alla sola condizione del conferimento di un mandato scritto in calce alla citazione o in atto separato (art. 317, comma primo, stesso codice), senza necessità che il mandatario sia abilitato all'esercizio della professione forense. (Fattispecie relativa ad assistenza prestata da avvocato la cui abilitazione era stata revocata dal competente Consiglio dell'Ordine).
Cass. pen., sez. VI, 8 febbraio 2005, n. 04452 (ud. 13 dicembre 2004), Caimi. (C.p., art. 348; c.p.c., art. 82; c.p.c., art. 317). [RV231189]
@Abuso d'ufficio - Elemento psicologico - Dolo- Esclusione
--Nel delitto di abuso d'ufficio, per la configurabilità dell'elemento soggettivo è richiesto che l'evento costituito dall'ingiusto vantaggio patrimoniale o dal danno ingiusto sia voluto dall'agente e non semplicemente previsto ed accettato come possibile conseguenza della propria condotta, per cui deve escludersi la sussistenza del dolo, sotto il profilo dell'intenzionalità, qualora risulti, con ragionevole certezza, che l'agente si sia proposto il raggiungimento di un fine pubblico, proprio del suo ufficio.
Cass. pen., sez. VI, 16 maggio 2005, n. 18149 (ud. 7 aprile 2005), Fabbri ed altro. (C.p., art. 323). [RV231343]
@Abuso d'ufficio - Estremi - Atto formalmente legittimo compiuto con sviamento del potere - Configurabilità
--Il reato di abuso di ufficio connotato da violazione di legge è configurabile anche in caso di sviamento di potere, cioè quando il comportamento dell'agente, pur formalmente corrispondente alla norma che regola l'esercizio dei suoi poteri, è tenuto in assenza delle ragioni d'ufficio che lo legittimerebbero e produce intenzionalmente un danno alla persona offesa. (Fattispecie relativa a procedure di identificazione, ispezione e fotosegnalazione condotte da agenti di polizia senza reale necessità ed a ritenuti fini di vessazione).
Cass. pen., sez. VI, 29 marzo 2005, n. 12196 (ud. 11 marzo 2005), Delle Monache ed altro. (C.p., art. 323). [RV231194]
@Abuso d'ufficio - Estremi - Violazione di legge - Presupposto di fatto
--Nell'abuso di ufficio connesso ad una violazione di legge, questa si pone come mero presupposto di fatto per l'integrazione del delitto e la sussistenza di tale requisito deve essere ricercata e valutata con riferimento al tempo in cui il reato è stato commesso, con la conseguenza che ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 323 c.p. è irrilevante l'abrogazione sopravvenuta della disposizione di legge.
Cass. pen., sez. VI, 16 maggio 2005, n. 18149 (ud. 7 aprile 2005), Fabbri ed altro. (C.p., art. 2; c.p., art. 323). [RV231342]
@Abuso d'ufficio - Estremi - Violazione di norme di legge - Rilevanza
--Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 323 c.p. la violazione di legge rilevante è solo quella riferita a disposizioni dotate di uno specifico contenuto prescrittivo, con esclusione delle norme meramente procedimentali, da intendersi rigorosamente come quelle destinate a svolgere la loro funzione all'interno del procedimento, senza incidere in modo diretto ed immediato sulla decisione amministrativa. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che l'omessa istruttoria, diretta ad individuare un adeguato numero di aspiranti al conferimento di un incarico esterno alla Asl e a verificarne l'idoneità, integrasse una violazione procedimentale ex art. 7 legge 7 agosto 1990, n. 241, in grado di incidere sulla decisione finale).
Cass. pen., sez. VI, 16 maggio 2005, n. 18149 (ud. 7 aprile 2005), Fabbri ed altro. (C.p., art. 323; L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 7). [RV231341]
--Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di interpretare il giudicato e renderne espliciti il contenuto e i limiti, individuando, attraverso l'esame della sentenza irrevocabile, tutti gli elementi cognitivi idonei a consentire la definizione di questioni poste in executivis. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza che aveva omesso la verifica della data di commissione di un reato, da cui dipendeva la concedibilità dell'indulto, e non aveva quantificato la pena relativa al suddetto reato per accertarne la compatibilità con il limite stabilito dall'art. 6 del D.P.R. 16.12.1986 n. 865, chiarendo in motivazione che, in esito alla suddetta verifica, eventuali dubbi residui sul tempus commissi delicti devono essere risolti in favore del reo, alla stregua del principio che ha valenza generale nell'ordinamento penale).
--L'applicabilità dell'indulto ad una pena inflitta con una determinata pronuncia di condanna non impedisce che tale pronuncia possa costituire causa di revoca di un precedente indulto applicato su altra pena.
Cass. pen., sez. I, 27 aprile 2005, n. 15682 (c.c. 2 marzo 2005), Casamonica. (C.p., art. 151; c.p., art. 174; c.p., art. 183). [RV231439]
@Antichità e belle arti - Cose di interesse artistico e storico - Possesso di oggetti di interesse artistico, storico e archeologico - Presunzione di illegittimità
--Il possesso di oggetti di interesse artistico storico o archeologico si deve ritenere illegittimo a meno che il deten- tore non dimostri di averli legittimamente acquistati. Tali oggetti, invero, sono di proprietà dello stato sin dalla loro scoperta e il loro impossessamento, sia che provenga da scavo sia da rinvenimento fortuito è previsto dalla legge n. 1089 del 1939 come delitto punito con la stessa pena comminata per il furto.
Cass. pen., sez. IV, 5 aprile 2005, n. 12618 (c.c. 1 febbraio 2005), Mirabella. (L. 20 aprile 1909, n. 364, art. 2; L. 1 giugno 1939, n. 1089; c.p., art. 240; c.p., art. 624). [RV231255]
@Appello penale - Cognizione del giudice di appello- Benefici - Mancata concessione della sospensione condizionale
--Il giudice d'appello, qualora, su impugnazione del P.M., riformi la sentenza assolutoria di primo grado pronunciando condanna dell'imputato, deve motivare, pur in assenza di specifiche deduzioni di parte, circa l'eventuale, mancata concessione della sospensione condizionale della pena.
--Nell'ipotesi in cui il giudice d'appello si avvalga - per la decisione del rito della camera di consiglio (art. 599 c.p.p.), il decreto di citazione non deve contenere l'avvertimento che, non comparendo, l'imputato sarà giudicato in contumacia. Vanno in tal caso rispettate ´le forme dell'art. 127ª e cioè dato avviso soltanto ai difensori almeno dieci giorni prima. La mancata comparizione del prevenuto non ha invece rilevanza, tranne che egli sia legittimamente impedito e manifesti la volontà di essere presente.
--In tema di definizione concordata della pena in appello, quantunque l'art. 599 del codice di rito non imponga - diversamente da quanto preveduto nell'art. 444 secondo comma - l'obbligo dell'immediata declaratoria delle cause di non punibilità al giudice dell'impugnazione, questi ha comunque il dovere di rispettare la disposizione di cui all'art. 129 c.p.p. essendo essa - al pari di quelle dettate dagli artt. 179 e 191 circa l'obbligo di rilevare le nullità assolute e l'inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite - di carattere generale applicabile in ogni stato e grado del procedimento, e costituente deroga al principio devolutivo dell'appello.
@Appello penale - Decisioni in camera di consiglio- Procedimento - Patteggiamento in appello
--In tema di definizione concordata della pena in appello, è inammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza emessa ai sensi dell'art. 599 quarto comma c.p.p., fondato sul rilievo dell'avvenuta celebrazione del processo in pubblica udienza anziché in camera di consiglio, posto che la norma violata non è sanzionata con alcuna previsione di nullità, inutilizzabilità o decadenza, e manca l'interesse ad impugnare offrendo comunque il dibattimento pubblico maggiori garanzie rispetto al rito camerale.
@Appello penale - Decisioni in camera di consiglio- Procedimento - Termine per comparire
--In tema di decisioni assunte dalla Corte di appello in camera di consiglio (nella fattispecie: impugnazione di sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato), il termine per comparire va individuato in quello di venti giorni stabilito dall'art. 601 terzo comma...
Il Titolo IV: "Delle guardie particolari e degli istituti di vigilanza e di investigazione privata" del R.D. 18 giugno 1931, n. 773, come modificato ed integrato dall’art. 4 del decreto legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito con la legge 6 giugno 2008, n. 101.