Source: http://marra.it/component/k2/item/111-alla-cassazione-lavoro.html
Timestamp: 2020-08-09 08:30:10+00:00
Document Index: 150241395

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 2']

E basti pensare a quello - frequentissimo - di demenza accompagnata da varie forme di sofferenza fisica; o a quello in cui il tentativo di alleviare le pene dell’handicappato, o di recuperarne una qualche funzionalità fisica o psichica, richieda una dedizione integrale ed un continuo sforzo terapeutico.
L’assistenza adeguata all’handicappato, inoltre, è voluta anche - da angolazioni del tutto diverse - da altri principi costituzionali, quali quello del corretto utilizzo delle risorse.
La normativa relativa agli invalidi di guerra di cat. A1 bis, equiparati agli handicappati in oggetto, prevede infatti che l’invalido possa usufruire di tre accompagnatori: due dei quali sostituibili con la cosiddetta "integrazione".
Il Pretore di Milano ha infatti rimesso alla Corte la questione della legittimità costituzionale dell’art. 1, I° comma, L. 11.2.80, n. 18, "nella parte in cui non estende agli invalidi civili l’assegno integrativo previsto a favore degli invalidi di guerra".
"..Dal 1.1.83 l’indennità di accompagnamento sarà equiparata a quella goduta dai grandi invalidi di guerra..
La Corte, pertanto, nel dichiarare infondata la "questione" della costituzionalità della L. 18/80 nella parte in cui, " secondo una corretta interpretazione della normativa".., non estende agli invalidi civili l’assegno integrativo previsto a favore degli invalidi di guerra, ha dichiarato, non la legittimità della legge, ma la legittimità del pensiero del Pretore di Milano, emerso inoltre da una visione della norma contraria alla lettera.
"..Dal 1.1.83 l’indennità di accompagnamento (degli invalidi civili totalmente inabili) sarà equiparata a quella goduta dai grandi invalidi di guerra ai sensi della tabella E, lettera a bis, n. 1, del DPR 23.12.78, n. 915."
L’illegittimità della norma ormai superata consiste invece nel fatto che agli invalidi civili è stata riconosciuta solo "l’indennità di accompagnamento" (le parole "indennità di accompagnamento", per necessità terminologica, non possono che significare ‘indennità sostitutiva del mancato accompagnamento"), e dunque non è stata prevista per loro la possibilità di ottenere materialmente, in caso l’avessero richiesto, l’assistenza/accompagnamento.
Per cui anch’essa, come già detto, è illegittima nella parte in cui limita alla sola indennità di accompagnamento (ovviamente completa della cosiddetta "integrazione") il diritto dell’invalido civile, e non garantisce invece che egli possa usufruire materialmente nei casi in cui lo ritenga degli accompagnatori.
- condannare con sentenza parziale, o in subordine con ordinanza provvisoriamente esecu tiva, il Ministero dell’Interno al pagamento in favore dell’istante, con decorrenza dal 01.11.86, della differenza fra quanto ha percepito e quanto dovuto agli invalidi di guerra per indennità di assistenza/accompagnamento in relazione alle cosiddette voci base ed integrazione.
- in subordine, ove ritenga che le norme vigenti non siano sufficienti all’uopo, voglia previamente sempre ai fini dell’accoglimento della domanda di cui al paragrafo precedente, ed all’esisto della pronuncia della C.C. rimettere alla Corte Costituzionale, per non essere manifestamente infondata, la questione della loro costituzionalità, in relazione agli art. 2, 3, 4, 32, e 38 della Costituzione:
- l’art. 1, della L. 11.2.80, n. 18, e l’art. 1 della L. 26.7.84, n. 392 (interpretazione autentica L. 11/80) nella parte in cui, se così, dovesse ritenere il Pretore, non prevedono in sede dispositiva e di interpretazione che gli invalidi civili possano godere dell’indennità di assistenza e di accompagnamento in relazione alla così, detta integrazione.
- il comma 3, dell’art. 1, L. 656, del 6.10.86, nella parte in cui non estende alle categorie diverse dai pensionati di guerra l’adeguamento automatico annuale per intero dell’indennità di assistenza ed accompagnamento e relativa integrazione, mediante l’attribuzione di assegno aggiuntivo annuo risultante dall’applicazione, sugli importi dovuti, dell’indice di variazione previsto dall’art. 9 della L. 3.6.75, xi. 160 e successive modificazioni.
- rimettere alla Corte Costituzionale la questione della non manifesta infondatezza, in relazione agli art. 2, 3, 4, 32, e 38 della C., della l’art. 2, L. 21.12.88, n. 508, per la parte in cui fissa in una misura arbitraria e diversa da quella degli invalidi di guerra l’importo dell’indennità di assistenza/accompagnamento base ed "integrazione", e nella parte in cui non dispone che gli invalidi civili possano, in sostituzione dell’indennità di accompagnamento, usufruire di uno, due o tre accompagnatori.
- All’esito della pronuncia di incostituzionalità: condannare il Ministero al pagamento in suo favore della somma corrispondente alla differenza fra quanto ha percepito e quanto invece corrisposto agli invalidi di guerra durante il periodo dal 1.1.88 a tutt’oggi per indennità di accompagnamento base + integrazione, con facoltà, per il futuro, di richiedere in sostituzione gli assistenti/accompagnatori.
"L’istante ritiene inutile la disamina degli argomenti svolti dal Pretore per motivare il rigetto della domanda: in realtà mere formule negatorie lontane dal merito dei temi sottoposti a giudizio.
Se è consentito un riferimento filosofico, il vero problema di questa difesa è di far sì che la Corte "addivenga a nuove forme della conoscenza" rispetto a tutto quanto già conosce nel campo dell’invalidità.
Per tali motivi, l’istante come sopra rappresentato e difeso, senza dilungarsi più oltre, perché il ricorso introduttivo contiene già tutti i necessari elementi di fatto e di diritto, chiede che voglia il Tribunale, a riforma dell’impugnata sentenza, accogliere la domanda così come formulata nel ricorso di primo grado con condanna del convenuto alle spese del doppio grado con attribuzione."
Delle sentenze in cui si enfatizzò molto che l’appello fosse fondato su null’altro che delle considerazioni filosofiche in riferimento alla frase secondo la quale "bisogna giungere a nuove forme del conoscere rispetto a tutto quanto già si sa".
Quanto alla filosofia, ed alla filosofia del diritto, se da un lato è un segno dei tempi che la si irrida, temo dall’altro che avere sottovalutato l’affermazione secondo la quale, anche nel campo giuridico, "bisogna giungere a nuove forme del conoscere rispetto a tutto quanto già si sa" sia stato un errore.
Va però anche aggiunto che benché la Magistratura, e più ancora la Cassazione, possano fortunatamente scrivere quel che vogliono nelle loro sentenze, l’esperienza dovrebbe ormai avere insegnato che se nelle sentenze si fanno troppo prevalere le logiche "politiche" (statalismo, burocrazismo, personalismo, ecc.) sulle giuridiche, anche le risposte che ne verranno da parte dell’avvocatura e della gente saranno sempre più politiche, e forse alla fine diverranno di piazza.
85.pdf (1572 Scaricamenti)
Altro in questa categoria: « Circa il come fermare la precipitosa alterazione del clima e la grande crisi economica che essa ha già innescato con l’aggravante dell’acutizzazione dell’entropia.	Al Ministro della Giustizia Roberto Castelli »