Source: https://www.aiga.it/news_covid19/fondazione-aiga-tommaso-bucciarelli-violazione-delle-misure-urgenti-in-materia-di-contenimento-e-gestione-dellemergenza-epidemiologica-da-covid-19-e-conseguenze-penali/
Timestamp: 2020-05-30 05:04:30+00:00
Document Index: 135258677

Matched Legal Cases: ['art. 337', 'art. 452', 'art. 438', 'art. 585', 'art. 483', 'art. 495', 'art. 414']

AIGA - FONDAZIONE AIGA TOMMASO BUCCIARELLI- VIOLAZIONE DELLE MISURE URGENTI IN MATERIA DI CONTENIMENTO E GESTIONE DELL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 E CONSEGUENZE PENALI
FONDAZIONE AIGA TOMMASO BUCCIARELLI- VIOLAZIONE DELLE MISURE URGENTI IN MATERIA DI CONTENIMENTO E GESTIONE DELL’EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19 E CONSEGUENZE PENALI
– in via esemplificativa, un reato più grave astrattamente configurabile potrebbe essere quello di resistenza a pubblico ufficiale, previsto dall’art. 337 c.p. e punito con la reclusione fino a cinque anni, e che potrà ritenersi configurato allorquando taluno, nell’atto di sottrarsi ad un controllo di polizia teso alla verifica del rispetto delle misure di contenimento, reagisca con violenza o minaccia (es. controllo sullo spostamento effettuato sul territorio, controllo sull’esercizio commerciale risultato aperto);
– altra fattispecie criminosa più grave, in cui potrà incorrere colui il quale, non sapendo di essere positivo al virus, non dovesse rispettare le prescrizioni imposte e dovesse cagionare – secondo un percorso causale accertato- il contagio di un numero indeterminato di persone (dando luogo ad una diffusione incontrollabile del contagio per un periodo di tempo limitato) sarà quella prevista e punita dall’art. 452 c.p. “Delitti colposi contro la salute pubblica” in relazione all’art. 438 c.p., per effetto del quale è comminata la pena della reclusione fino a 5 anni per chiunque cagioni un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni (secondo la giurisprudenza più recente infatti il reato si configura anche nel caso in cui il soggetto infetto utilizzi la propria persona per la diffusione).
– Invece a colui che, non rispettando le prescrizioni, dovesse contagiare un numero limitato e determinato di persone, e sempre che venga provato il nesso causale fra la condotta e l’evento lesivo, potranno essere contestati i delitti di lesioni personali ex artt. 582 e ss.c.p., e precisamente: di lesioni colpose – per chi trascurando i propri sintomi e senza avere la consapevolezza della positività tenga condotte in violazione delle prescrizioni, ovvero di lesioni dolose per chi agisca coscientemente in qualità di “untore” con pene che nel caso di aggravanti potranno arrivare fino a 12 anni di reclusione. Nel caso in cui invece, dal contagio avvenuto nei termini anzi descritti, dovesse derivare la morte, la pena prevista sarà, nell’ipotesi più grave di omicidio volontario, la reclusione non inferiore ad anni 21 ex art. 585 c.p.
– A tal proposito, una particolare attenzione è richiesta anche per i datori di lavoro, ed in particolare per l’ipotesi in cui dovessero continuare l’attività nella vigenza delle norme emergenziali e non predisponessero, per i loro dipendenti, tutte le misure di prevenzione e protezione previste per evitare il contagio.
– Un’ ipotesi di reato configurabile in via concorrente all’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità è quella sanzionata con la pena della reclusione fino a due anni all’art. 483 c.p., rubricato “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico“, in cui il soggetto può incorrere quando all’atto di un controllo di Polizia e richiesto di autocertificare (attraverso moduli predisposti dalla P.A.) la ragione del proprio allontanamento da casa, dichiari il falso attestando una comprovata esigenza non corrispondente al vero (l’autocertificazione, ai fini del reato che ci occupa, è infatti equiparata dalla giurisprudenza, all’atto pubblico).
– È doveroso evidenziare come lo stesso modulo di autocertificazione richiami testualmente la diversa fattispecie di cui all’art. 495 c.p. che prevede il delitto di “Falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri” comminando la pena della reclusione fino a 6 anni.
– La condotta di colui che istiga pubblicamente all’inosservanza delle misure precauzionali imposte dai decreti ministeriali, anche consumata attraverso la condivisione di messaggi o post su piattaforme social (es. Facebook), integra gli estremi del delitto di “Istigazione a delinquere“ di cui all’art. 414 c.p.
Come si è osservarto in premessa, scopo del presente contributo è quello di fornire uno strumento meramente orientativo, sia per gli operatori del diritto che per i comuni cittadini.