Source: https://www.geropa.it/2017/01/
Timestamp: 2019-05-24 11:02:42+00:00
Document Index: 92990563

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 2']

gennaio 2017 - Geropa Srl - Gestione Entrate e Riscossione Entrate Locali ' : ''; var month = [1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12]; var month2 = ["Jan","Feb","Mar","Apr","May","Jun","Jul","Aug","Sep","Oct","Nov","Dec"]; var day = postdate.split("-")[2].substring(0,2); var m = postdate.split("-")[1]; var y = postdate.split("-")[0]; for(var u2=0;u2
L’edificabilità dell’area è questione che ha tenuta sempre viva l’attenzione sia nelle Commissioni tributarie che negli uffici tributi degli enti locali. Da sempre contribuenti e servizi tributi hanno dibattuto su avvisi di accertamento per la maggior imposta dovuta ai fini ICI/ IMU per terreni divenuti edificabili in base al Piano regolatore adottato dal Comune, ma non ancora approvato dalla Regione e nei casi in cui mancava l'adozione di strumenti urbanistici attuativi.
Tanto che, negli anni passati, come a tutt'oggi nonostante la giurisprudenza sia pacifica nel merito, fiumi di contribuenti si recavano in Commissione Tributaria, evidenziando che il loro terreno - seppur qualificato come edificabile dal PRG - di fatto ed in concreto su quest'ultimo non era possibile mettere neppure un "mattone", in mancata dell'approvazione del piano regolatore da parte della Regione oppure in mancanza di strumenti attuativi, con l'assurdo di dover pagare una maggiore imposta su un terreno solo potenzialmente edificabile. Gli orientamenti giurisprudenziali formatesi inizialmente in materia erano tutt'altro che uniformi fintantoché, a porre fine alla diatriba, sono intervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la nota sentenza n. 25506 del 30 novembre 2006. A tale principio fa rinvio la stessa Corte nel luglio del 2016 quando con ordinanza n. 14676, nel rigettare il ricorso proposto da un contribuente, afferma espressamente come non si possa "rimettere in discussione il principio, espresso dalle Sezioni Unite con la nota sentenza 30 novembre 2006, n. 25506, secondo cui l'edificabilità di un'area, ai fini dell'applicazione del criterio di determinazione della base imponibile, fondato sul valore venale, deve essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita dal piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione di esso da parte della Regione e dell'adozione di strumenti urbanistici attuativi, principio di seguito costantemente ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte..., in un quadro di riferimento segnato anche da pronuncia della Corte costituzionale (ord. 27 febbraio 2008, n. 41), che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale della norma d'interpretazione autentica dell'art. 2 lett. b) del digs. 504/1992, rappresentata dall'art. 36, comma 2 del d.l. n. 223/2006, come convertito nella legge a 248/2006".
La disciplina delle aree fabbricabili ai fini dell'Imu ovviamente non diverge da quella applicabile ai fini dell'Ici, ciò non toglie tuttavia che le complessità non mancano, sia con riferimento all'esatta individuazione della nozione, sia con riguardo al valore da dichiarare, ai fini del pagamento del saldo. La normativa dell'Imu non contiene una espressa definizione di area edificabile, nell'articolo 13, del Dl 201/2011, tuttavia, vi è un esplicito richiamo alle definizioni recate, in ambito Ici, nell'articolo 2, del Dlgs 504/92. In proposito, deve essere ricordato che l'articolo 36, Dl 223/2006, ha fornito una interpretazione autentica della nozione di area edificabile valevole per tutte le imposte, Ici compresa.
Ne deriva che tale interpretazione autentica mantiene validità anche in vigenza del nuovo tributo comunale.
In virtù della disposizione appena richiamata si considera area edificabile il suolo che rientra nello strumento urbanistico generale anche solo adottato dal Comune e non ancora approvato dai competenti organi regionali. Indiscussa dunque rileva l’effettiva e concreta possibilità di sfruttamento edificatorio del suolo, al contrario è sufficiente la semplice astratta potenzialità edificatoria.
Ciò non significa ovviamente che le reali prospettive di edificazione siano del tutto ininfluenti. Esse esplicheranno effetti infatti sotto il profilo della misurazione del valore del suolo. Così, per esempio, è evidente che un suolo ricadente in un Piano regolatore generale per il quale le prospettive di costruzione sono lontane nel tempo avrà un valore di molto inferiore rispetto a quello attribuibile ad un suolo per il quale è stata già rilasciata l'autorizzazione a costruire. Nell'Imu resta inoltre applicabile la previsione di cui all'articolo 5, comma 6, del Dlgs 504/92, a mente della quale se un fabbricato è oggetto di lavori di ristrutturazione straordinaria come pure in caso di lavori di edificazione in corso, si tassa l'area di sedime dei lavori sempre e comunque come area edificabile, anche in deroga alle regole ordinarie.
Certo è che come per l’ICI anche ai fini dell'IMU vale la regola secondo cui l'imposta si applica sul valore di mercato dell'area al primo gennaio di ciascun anno. Questo criterio opera anche nell'ipotesi in cui un terreno agricolo diventa edificabile in corso d'anno.
Allo scopo di facilitare il compito dei contribuenti, come più volte si è detto, i comuni possono deliberare i valori di riferimento delle aree. I Comuni possono, in primo luogo, deliberare valori che, se accettati dal contribuente, proteggono da futuri accertamenti. In tale eventualità, occorre una delibera consiliare. Resta tuttavia inteso che se il contribuente ha motivo per ritenere eccessivi i valori comunali, egli potrà discostarsene. Inoltre, i Comuni possono deliberare valori meramente orientativi dell'attività di accertamento degli uffici (Cassazione, sentenza 13105/2012). In questa eventualità, è sufficiente una delibera giunta. In tal caso, i contribuenti che intendono adeguarsi ai valori di orientamento non sono garantiti dalla delibera comunale.
Gli uffici tributari possono infatti rettificare i pagamenti eseguiti sulla base di criteri diversi da quelli deliberati, a condizione che motivino le ragioni della rettifica.
Tocchiamo per ultimo un altro tema “caldo”, il Comune è tenuto a dare notizia agli interessati con lettera raccomandata quando attribuisce la qualifica di edificabilità a un suolo. In caso di omissione del comune, si ritiene che al contribuente che non abbia adeguato i versamenti al maggior valore del suolo non potranno essere comminate sanzioni (circolare n. 3/2012 del Dipartimento delle Finanze).
LA NOTIFICA DIRETTA MEZZO PEC, MODALITA' E NORMATIVE
Come già introdotto dall’articolo notifiche a mezzo posta elettronica certificata: il decreto fiscale e la rivoluzione digitale, a decorrere dal 1 luglio 2017 anche gli enti locali potranno notificare i propri atti direttamente a mezzo della posta elettronica certificata, ai sensi dell'articolo 60 del Dpr 600/1973, come di recente modificato dall'articolo 7-quater, comma 6, del Dl 193/2016.
Vero è che il combinato disposto degli articoli 48, comma 2, Dlgs 82/2005 e 149-bis del codice di procedura civile legittima gli enti locali alla notifica a mezzo pec già da alcuni anni. La disposizione codicistica, però, richiede l'intervento dell'agente notificatore, quindi la presenza del messo notificatore/comunale, il quale è tenuto a certificare l'eseguita notifica mediante la redazione della relata in base all'articolo 148, comma 1 Cpc, sottoscritta con firma digitale. Al contrario ai sensi dell’articolo 60 del Dpr 600/1973, in deroga all'articolo 149-bis Cpc e alle modalità previste dalle norme relative alle singole leggi d'imposta, si stabilisce che la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati alle imprese individuali o costituite in forma societaria e ai professionisti iscritti in albi o elenchi istituiti con legge dello Stato può essere effettuata direttamente dal competente ufficio, dunque, senza l'intermediazione dell'agente notificatore a mezzo di posta elettronica certificata, all'indirizzo del destinatario risultante dall'indice nazionale degli indirizzi pec (Ini-Pec) con le modalità previste dal regolamento previsto dal Dpr 11 febbraio 2005 n. 68.
Prevedendo nei casi in cui la casella di posta elettronica abbia raggiunto il limite massimo di capienza, che l’ufficio notificante debba effettuare un secondo tentativo di consegna decorsi almeno sette giorni dal primo invio. Adempiuto a detto obbligo senza successo, la notificazione deve essere eseguita mediante deposito telematico dell'atto nell'area riservata del sito internet della società InfoCamere Scpa e successiva pubblicazione, entro il secondo giorno successivo a quello di deposito, del relativo avviso nello stesso sito, per la durata di quindici giorni. L’ente deve inoltre dare notizia al destinatario dell'avvenuta notifica dell'atto a mezzo di lettera raccomandata.
Per tutti coloro che non sono obbligati ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nell'Ini-Pec, il nuovo articolo 60 del Dpr 600/10973 prevede che la notifica mezzo pec possa essere eseguita a coloro che ne facciano espressa richiesta, all'indirizzo pec di cui sono intestatari, ovvero a quello del difensore abilitato in base all'articolo 12, comma 3, del Dlgs 546/1992, del coniuge o di un parente o affine entro il quarto grado, secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate. Nei casi esposti però l’eventualità della casella satura o non valida o non attiva si evade in maniera differente. In queste fattispecie, la notifica non si perfeziona e l'ente locale è tenuto a procedere alla notifica dell'atto in base agli articoli 137 e seguenti del Cpc, escludendo l’articolo 149 Cpc, quindi a mezzo della posta ordinaria con avviso di ricevimento.
Consideriamo perfezionata la notifica, relativamente al notificante, quando il gestore della casella di posta elettronica certificata gli trasmette la ricevuta di accettazione che certifica l'avvenuta spedizione del messaggio. Differente è il momento di perfezionamento per il destinatario, il quale è identificato alla data di avvenuta consegna, data contenuta nella ricevuta che il gestore della casella di posta elettronica certificata del destinatario trasmette all'ente locale.
Relativamente alla problematica inerente la casella postale colma, o l’indirizzo non valido o non attivo, si parla di notifica eseguita nel quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione dell'avviso nel sito internet della società InfoCamere Scpa.
In questo caso dunque si ragiona in termini di conoscenza legale e non effettiva dell’atto, differentemente da quanto accade per la notifica ordinaria mezzo posta con raccomandata a/r, nei casi in cui le disposizioni che disciplinano il servizio postale ordinario non prevedono il perfezionamento per “compiuta giacenza”, con la conseguenza che la notifica mediante posta con avviso di ricevimento si perfezioni solo se si realizza la conoscenza effettiva dell'atto.
Possiamo desumere come la principale differenza tra la notifica pec diretta e la notifica pec in base all'articolo 149-bis Cpc attiene proprio al profilo probatorio, atteso che in quest'ultima, le attestazioni rilasciate dal messo notificatore nella relata costituiscono piena prova dell'avvenuta notifica, ciò in ragione della speciale efficacia probatoria attribuita alla relata in base agli articoli 2699 e 2700 codice civile in quanto atto pubblico, emesso da un pubblico ufficiale.
Torniamo ad esaminare l’articolo 2-bis del decreto legge n. 193 del 2016 in virtù del Decreto Legge 244 del 30 dicembre 2016 (proroga e definizione dei termini), con il quale abbiamo già detto reca importanti novità in tema di riscossione delle entrate comunali. L’articolo prevede che il versamento spontaneo di tutte le entrate comunali, anche non tributarie, debba essere effettuato “direttamente sul conto corrente di tesoreria dell’ente impositore”, o mediante modello F24, o attraverso gli strumenti di pagamento elettronici resi disponibili dagli enti impositori. Come esaminato nel precedente articolo, fanno eccezione l’Imu e la Tasi che continuano ad essere versate, sempre in deroga al richiamato art. 52, esclusivamente tramite F24 o bollettino postale unico omologo al modello F24, valido indistintamente per tutti i comuni del territorio nazionale.
Dobbiamo senza alcun dubbio mirare verso un’analisi della disposizione che non può prescindere dalla sua ratio che va certamente individuata nella volontà di minimizzare i rischi connessi al maneggio di denaro pubblico da parte di soggetti terzi, benché titolati da appositi contratti, come nel caso dei concessionari di cui all’art. 53 del d.lgs. n. 446 del 1997, anche in conseguenza dei rilevanti episodi di distrazione di denaro pubblico registrati dalle cronache degli ultimi anni. Inoltre con il riferimento al conto di tesoreria si evince che il principio cardine sia anche di carattere operativo, in quanto l’ente deve sempre essere in grado di mantenere il necessario controllo sulle operazioni e sulle informazioni ad esse collegate.
Va però sottolineato come l’auspicabile periodo di adeguamento, da avviare nell’immediato, è stato fissato a sei mesi, in cui si avrà la possibilità di adeguamento ai nuovi sistemi normativi per gli obblighi di versamento diretto sul conto di tesoreria dell’ente per le entrate da riscossione spontanea raccolte dai concessionari.
Pertanto, l’entrata in vigore della norma è sospesa fino al 1° luglio, data in cui assisteremo all’avvio della nuova “Agenzia delle entrate-Riscossione”.
Ovviamente il tema è dei più caldi e siamo pronti ad immaginari possibili cambi di scenari nei prossimi giorni, che non escludiamo potrebbero portare di nuovo alla ribalta le discussioni della riforma della riscossione locale.
Circa la modifica contrattuale nulla sembrerebbe inficiare per ciò che concerne il profilo contrattuale, non dando luogo così ad alcun tipo di rinegoziazione del contratto.
Sotto questo profilo, in realtà, la modifica in questione comporta maggiori oneri a carico del Comune, relativi all’apertura dei conti correnti postali dedicati e modesti adeguamenti organizzativi per i soggetti affidatari dei servizi.
Concludendo non possiamo non portare alla vostra attenzione il fatto che la nuova disposizione non estende gli obblighi di versamento diretto alle entrate la cui gestione e riscossione sia affidata a società in house. Difatti, in simili fattispecie, gli enti locali esercitano un controllo analogo a quello esercitato sui propri uffici e servizi, così i versamenti effettuati a tali società equivalgono a versamenti effettuati direttamente ai Comuni, e quindi soddisfano pienamente la ratio dell’art. 2-bis del dl n. 193 del 2016.
Così come proposto dalla nota Ifel del 22/12/2016 “Obbligo versamenti diretti delle entrate comunali (dl n. 193 del 2016)” si richiama il recentissimo pronunciamento da parte della Corte di Giustizia europea dell’8 dicembre 2016 (Quarta sezione) nel quale sono stati ribaditi i requisiti necessari caratterizzanti le citate società: lo svolgimento di un’“attività prevalente” per gli enti affidatari e l’esercizio, da parte di questi ultimi, di un “controllo analogo” a quello esercitato sui propri uffici, da considerarsi dirimenti per assimilare le società in questione ad uffici interni degli enti.