Source: https://emilioquintieri.com/2014/05/27/
Timestamp: 2019-08-21 01:50:50+00:00
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27 | maggio | 2014 | Emilio Quintieri
Giorno: 27/05/2014
Lascia un commento Posted on 27/05/2014 28/05/2014 Camere Penali, Carceri, Consiglio d'Europa, Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Giustizia, Radicali, Senza categoria
Napoli: “carceri inumane”… la Camera Penale decide 3 giorni di astensione dalle udienze
Da anni ormai si parla di riforma della Giustizia in Italia, anche l’Europa ce lo impone, ma la situazione resta immutata. Considerata la situazione di stallo, che rende inumana la vita in carcere, l’Assemblea della Camera Penale ha deciso di operare tre giorni di astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria del settore penale per i giorni 28,29 e 30 maggio 2014 e di convocare l’assemblea degli iscritti per il 28 maggio 2014, giorno in cui scade il termine previsto dalla sentenza Torreggiani della Cedu. Nonostante la scadenza del 28 maggio 2014, imposta dalla nota sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, si avvicini, nessun passo verso la regolarizzazione delle carceri italiane è stato fatto.
Eppure questa sentenza rappresenta il verdetto di condanna più umiliante che uno Stato membro dell’Unione Europea abbia mai subito. L’Italia è responsabile di far funzionare le carceri in permanente violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, in cui si proibisce la tortura e ogni trattamento inumano e degradante. Sì, molti degli Istituti di Pena del Belpaese sono posti in cui nessun essere umano dovrebbe mai mettere piede, dove troppo spesso si entra delinquenti e si esce professori di criminalità.
Questi Istituti non hanno nessuna funzione rieducativa, riabilitante o che consenta un reinserimento consapevole all’interno della società. Non è stato risolto né il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane, più volte denunciato in documenti, delibere, dibattiti e convegni dalla Camera Penale di Napoli e dall’Unione delle Camere Penali Italiane, e non solo, né le condizioni disumane in cui versano i detenuti in molti penitenziari. Basti pensare che sono circa quattromila i ricorsi di detenuti pendenti presso la Corte Europea per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, centinaia le denunce di maltrattamenti, troppi i suicidi che ogni anno si verificano dietro quelle sbarre dove le giornate sono infinite e resta troppo tempo per pensare. Una situazione inaccettabile per un Paese che vuole definirsi civile, che si considera una democrazia avanzata.
Nelle nostre carceri sopravvivono pratiche che ledono la dignità umana e luoghi, come il Carcere di Poggioreale, definiti medievali dal Presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo. Una situazione che nel tempo si è aggravata grazie a un uso strumentale del diritto penale che da 1999, data dell’ultimo indulto, ad oggi ha dato luce a ben 321 nuove fattispecie penali e per la quali lo Stato ha deciso di non concedere né amnistie né indulti. Nemmeno gli appelli del Presidente della Repubblica e del Sommo Pontefice sono serviti ad accelerare le riforme, a garantire vivibilità delle carceri e dignità per i detenuti. Intanto la scadenza data dall’Europa è vicina e, con essa, si avvicinano le sanzioni economiche che l’Italia dovrà pagare.
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Lascia un commento Posted on 27/05/2014 27/05/2014 Carceri, Morire di Carcere, Radicali, Senza categoria, Suicidi Carcere
Carceri, Ancona : detenuto si uccide impiccandosi, un altro ingerisce varechina e viene salvato
Un suicidio portato a termine e uno tentato. È il drammatico bilancio di una giornata nera per il carcere di Montacuto. Un detenuto è morto impiccato nella sua cella intorno alle 14 e 30. Si tratta di Giovanni Aireti, 64 anni, originario di Frosinone ma da tempo residente a Civitanova Marche. Era detenuto dal 13 gennaio scorso con l’accusa di tentato omicidio, per aver accoltellato al culmine di una lite domestica a Civitanova Alta la moglie Daniela Martini, ferita a una scapola, a un ginocchio e a una mano. Per soccorrere il detenuto è accorsa un’ambulanza della Croce Rossa, ma non c’era nulla da fare.
In mattinata un altro recluso della casa circondariale aveva tentato il suicidio. Attorno alle 10,30 un tunisino di 21 anni ha tentato il suicidio.Da una prima ricostruzione il giovane avrebbe ingerito della varechina assieme alle lamette da barba. Prontamente soccorso dal personale della Polizia Penitenziaria il detenuto è stato trasferito in infermeria. Nel frattempo la direzione del carcere aveva provveduto ad allertare la centrale operativa del 118. In carcere sono arrivati l’automedica e un mezzo della Croce Gialla di Ancona.
Le condizioni di salute del detenuto sono apparse subito gravi. Immediato il trasferimento al Pronto soccorso dell’ospedale regionale di Torrette. Sottoposto ad una serie di accertamenti il giovane è stato ricoverato in ospedale. A preoccupare i medici non tanto le lamette ingerite, ma la quantità di varechina che il ragazzo ha ingerito in quei drammatici momenti quando ha tentato il suicidio. Ipoclorito di sodio che potrebbe aver causato delle lesioni irreversibili alle mucose della bocca e dell’esofago. Solo nelle prossime ore i medici saranno in grado di valutare le reali condizioni del detenuto.
Corriere Adriatico, 27 maggio 2014
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Carceri: detenuti “vittime di sovraffollamento”, oggi scade l’anno per rimettersi in regola
Sovraffollamento carcerario, s’avvicina l’ora della verità: domani, infatti, scadrà l’anno concesso dalla Corte Ue per i diritti dell’uomo al nostro paese, affinché offra condizioni non degradanti ai detenuti.
E il ministro della giustizia Andrea Orlando, in missione a Strasburgo la scorsa settimana, confida che il calo dei reclusi (circa 59 mila, mentre a fine febbraio erano oltre 60.800) e i “progressi sul piano normativo” facciano sì che l’organismo valuti con attenzione la situazione, prima di aprire la procedura d’infrazione.
Tutto nasce dalla sentenza Torreggiani, riguardante il trattamento cui sono stati sottoposti sette carcerati a Busto Arsizio (Varese) e a Piacenza, ai quali il governo è stato condannato a corrispondere un indennizzo complessivo di 100 mila euro; il pronunciamento, che evidenziava come per il rispetto della dignità dell’individuo fosse necessario garantire almeno 3 metri quadrati ad ogni persona, aveva imposto alla penisola di risolvere in un anno la situazione.
La capienza regolamentare nei nostri 205 istituti di pena è pari a 47.857 posti, e attualmente i detenuti in attesa di primo giudizio sono poco più di 10 mila (dai 21 mila di fine 2009), mentre quelli ammessi a misure alternative alla permanenza dietro le sbarre sono saliti da 12 mila a oltre 29 mila.
Il dicastero di via Arenula attende il responso del Consiglio d’Europa, di cui la Corte di Strasburgo fa parte, dopo aver sostenuto che le iniziative legislative adottate finora e quelle future fermeranno il flusso di ricorsi in arrivo dai reclusi italiani, che dopo la sentenza del maggio dello scorso anno si dichiarano “vittime del sovraffollamento”; il viaggio di Orlando era teso anche dimostrare che l’Italia è in grado, a livello nazionale, di porre rimedio agli appelli già giunti alla Corte Ue dei diritti dell’uomo, organismo che ha calcolato in 6.829, di cui 1.340 già pendenti davanti a una formazione giudicante, i ricorsi, mentre 19 si trovano già a uno stadio più avanzato, perché ritenuti ammissibili e comunicati a palazzo Chigi. Oggi, intanto, a Roma, l’associazione Antigone, alla vigilia della scadenza, illustrerà alla stampa “numeri, dati, storie e immagini sulla situazione penitenziaria”.
Italia Oggi, 27 maggio 2014
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Carceri: nelle celle si vive in 3mq a testa e questo potrebbe costare molto caro all’Italia
L’8 gennaio 2013 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani: si tratta della sentenza scaturita dall’esposto avanzato da Torreggiani ed altri 4 mila detenuti per un affollamento tale da determinare un trattamento disumano. Essendo una sentenza pilota, l’Italia aveva un anno di tempo per evitare che la situazione persistesse nel sistema penitenziario. L’anno è scaduto.
Si può vivere in meno di 3 metri quadrati? Se stai dietro le sbarre, sì: nelle carceri italiane si contano 134 detenuti ogni 100 posti letto disponibili. Un sovraffollamento che può costare caro alle casse dello Stato. Domani, infatti, scade l’anno di tempo che la Corte europea dei diritti umani ha assegnato all’Italia con la famosa sentenza Torreggiani. Di cosa si tratta?
La sentenza di condanna. L’8 gennaio 2013 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani: si tratta della sentenza pilota Torreggiani, confermata dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo il successivo 27 maggio. Oltre al ricorso presentato da Torreggiani, ne sono piovuti altri 4mila per motivo analogo, ovvero l’affollamento tale da determinare un trattamento disumano. Essendo una sentenza pilota, l’Italia aveva un anno di tempo per evitare che la situazione persistesse nel sistema penitenziario. L’anno è scaduto. Nei prossimi giorni il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa valuterà le politiche penali italiane.
Un risarcimento da 60 milioni. A fotografare la situazione carceraria del nostro Paese è l’associazione Antigone onlus. Sono circa 4mila i ricorsi presentati finora dai detenuti, tutti riguardanti le condizioni di affollamento. L’associazione Antigone chiede “che per ognuno di essi sia la Corte europea dei Diritti Umani a procedere a condanna con relativo risarcimento. Posto che in media il risarcimento è di 15mila euro, si potrebbe giungere a una cifra complessiva di 60 milioni. Chi ha subito un’umiliazione dallo Stato deve essere risarcito”.
Il sovraffollamento delle celle. “In un Paese democratico e civile non dovrebbe esserci alcun detenuto che non abbia un posto letto regolamentare. La pena non deve trasformarsi in un trattamento disumano e degradante. I detenuti sono ad oggi 59.683: 6mila in meno rispetto a un anno addietro. Il gap da recuperare è però ancora enorme. Secondo i dati dell’Amministrazione Penitenziaria la capienza regolamentare sarebbe di 49.091 posti.
Negli ultimi due anni abbiamo insistito nel ricordare come i posti realmente disponibili fossero ben meno visti i tantissimi reparti chiusi per manutenzione o altro motivo. Nelle statistiche ufficiali finalmente si ammette che sono ben 4.762 i posti attualmente non disponibili. La capienza regolamentare così scende a 44.329 posti. Dando pure per corretto questo dato (ma siamo certi che almeno altrettanti posti non sono comunque utilizzabili per altre ragioni) il tasso di affollamento italiano è del 134.6%, ovvero 134,6 detenuti per 100 posti letto. Prima dell’inizio della procedura europea eravamo secondi solo alla Serbia che aveva un tasso del 159,3%. Ora siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Ma non è proprio un risultato entusiasmante se si tiene conto che la media europea è del 97,8%, ovvero in media in Europa vi sono meno detenuti rispetto ai posti letto a disposizione”.
Stranieri dietro le sbarre. Sono 20.521 gli stranieri nelle carceri italiane, pari al 34,3% del totale della popolazione detenuta. I marocchini sono 3.714, i romeni 3.428, gli albanesi 2.728 e i tunisini 2.375. “Molta enfasi è stata data alla norma che prevede l’espulsione dei condannati quando sono in prossimità della fine della pena (residuo inferiore ai due anni) – scrive Antigone – È questa una norma che non produce risultati. Poco incidono gli accordi con i Paesi di provenienza, ovviamente poco propensi a farsi carico dei propri connazionali che commettono delitti all’estero. Tant’è che la percentuale degli stranieri è scesa solo dell’1% nell’ultimo anno”.
La Repubblica, 27 maggio 2014
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Carceri, Caso Torreggiani : La situazione delle Carceri Italiane
Il 28 maggio 2014 scade l’anno di tempo che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva dato all’Italia a seguito della sentenza pilota nel caso Torreggiani.
Ad un anno di distanza da quella decisione Antigone racconta la situazione delle carceri italiane con questo video realizzato nei giorni scorsi e mostrato oggi durante una conferenza stampa.
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