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Timestamp: 2018-04-21 01:41:32+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 20', 'art. 98', 'art. 47', 'art. 107', 'sentenza ']

FREE – La riforma dei giudizi innanzi alla Corte dei Conti : LexItalia.it
n. 9/2015 | 15 settembre 2015 | © Copyright | - Articoli e note, - Top, Responsabilità amministrativa | Torna indietro | 5 commenti More
ANTONIO VETRO, Brevi note sulle riforme in atto nei vari settori della pubblica amministrazione: in particolare, sul “Riordino della procedura dei giudizi innanzi la Corte dei conti” di cui all’art. 20 della legge 7 agosto 2015 n. 124*.
(Presidente on. Corte dei conti)
Brevi note sulle riforme in atto nei vari settori della pubblica amministrazione: in particolare, sul “Riordino della procedura dei giudizi innanzi la Corte dei conti” di cui all’art. 20 della legge 7 agosto 2015 n. 124
Lo scrivente ha già avuto modo di svolgere le proprie osservazioni su alcuni aspetti delle attuali “riforme” che, secondo i ripetuti annunzi governativi, avrebbero portato ad una buona scuola, ad una organizzazione burocratica efficiente, ad una giustizia impeccabile, ecc.
Riguardo all’organizzazione burocratica di vertice, nell’articolo dello scrivente del 5 giugno 2015 (La disciplina sugli incarichi dirigenziali nella p.a. alla luce degli insegnamenti della Corte costituzionale. Esame del disegno di legge A.S. n. 1577, approvato dal Senato il 30 aprile 2015), è stato posta in evidenza la concreta finalità della riforma governativa e cioè quella di accentuare la precarietà dei dirigenti, di estendere la discrezionalità nelle nomine sino ai limiti dell’arbitrio – tanto è vero che non è previsto neppure l’obbligo della motivazione per le scelte effettuate – da parte del potere politico, garantendo da una parte la propria impunità e riversando dall’altra ogni responsabilità gestoria sui dirigenti, fermo restando che l’eventuale, mancata acquiescenza al volere della politica può comportare per costoro la perdita dello status acquisito.
E’ stato sottolineato come l’insegnamento della Corte costituzionale in materia fosse destinato a rimanere lettera morta:
1) a nulla rilevando il principio secondo cui “uno stretto legame fiduciario con il potere politico non consente ai dirigenti generali di svolgere in modo autonomo e imparziale la propria attività gestoria la quale, pur tenendo conto dell’indirizzo politico, è vincolata nell’azione al «servizio esclusivo della Nazione», ai sensi dell’art. 98 Cost.”;
2) a nulla rilevando il principio sancito dalla stessa Corte secondo cui un meccanismo di cessazione automatica, ex lege e generalizzata degli incarichi dirigenziali si pone in contrasto con gli artt. 97 e 98 della Costituzione: in particolare, con il principio di buon andamento, con i principi di efficienza e di efficacia, con il principio di imparzialità dell’azione amministrativa, con il principio del giusto procedimento, mentre con la riforma, per i dirigenti privi di incarico, vige la previsione del collocamento in disponibilità e la decadenza dal ruolo unico, in sostanza, dell’automatico licenziamento.
In altri termini, con tale riforma, specie nell’attuale momento storico dominato dalla corruzione, si apre la strada a possibili misure di sottogoverno, di favoritismo e di ogni genere di abuso, nella negazione del rispetto per il bene comune.
Infine sono state rilevate nell’articolo vistose carenze, alle quali si rinvia per motivi di brevità, anche sotto il profilo della ragionevolezza, della logica, della chiarezza espositiva, della linearità procedimentale. E’ sufficiente ricordare che, in carenza di qualsiasi logica elementare, possa essere spostato arbitrariamente un dirigente da uno all’altro dei tre ruoli introdotti dalla riforma, sulla base dalla previsione della piena mobilità, con la conseguenza, per fare un esempio, che un dirigente ministeriale, esperto nella disciplina delle Amministrazioni centrali, possa essere destinato a dirigere un Comune, senza avere la minima cognizione delle complesse problematiche che riguardano gli enti locali, con intuibili effetti, sul buon andamento dell’azione amm.va, sui quali è superfluo soffermarsi.
Riguardo al settore della giustizia, nell’articolo in data 8 aprile 2015 (La nuova disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati, ai sensi della legge 27 febbraio 2015 n. 18), è stato evidenziato come l’incredibile diffusione del fenomeno corruttivo non ha trovato apprezzabili ostacoli nell’ambito della pubblica amministrazione, anche per la progressiva, assurda, eliminazione di validi strumenti di controllo e per l’adozione di incongrue norme privatistiche (basta pensare alle “superfetazioni” costituite da decine di migliaia di inutili ed onerosissime società partecipate) che hanno agevolato abusi e sperperi di ogni sorta, mentre l’unico serio fattore di lotta alla corruzione era rappresentato dalle azioni giudiziarie dei pubblici ministeri, penali e contabili, che svolgono un’intensa azione, a tutela della legalità e del pubblico erario. In tale situazione sarebbe stato logico aspettarsi il massimo sostegno, da parte delle istituzioni, per tale opera meritoria mentre, al contrario, da tempo ed ancor più nel tempo presente, si assiste ad una tendenza volta obbiettivamente a depotenziare la magistratura.
Così si assiste: alla riduzione degli organici dei magistrati, che nel caso specifico della Corte dei conti ha raggiunto livelli impensabili, con una carenza pari ad oltre un terzo dell’organico di diritto; alla drastica riduzione del personale amministrativo, specie di cancelleria; alla insufficiente presenza di personale di supporto e di polizia giudiziaria; alla mancanza di mezzi e di attrezzature; alla incongrua decisione di anticipare di ben cinque anni il collocamento a riposo dei magistrati; alla altrettanto incongrua decisione di ridurre drasticamente il periodo delle ferie, senza tener conto che una parte del periodo feriale viene necessariamente utilizzato per la stesura delle sentenze, relative alle cause discusse nelle ultime udienze prima delle ferie.
Come se ciò non bastasse, ad aggravare la situazione è intervenuta la normativa sulla responsabilità civile che, esponendo il magistrato a subire azioni a contenuto intimidatorio con la prospettiva di possibili condanne risarcitorie di elevato ammontare (sino a sei mesi di stipendio), potrebbe indurre ad un atteggiamento di maggiore “prudenza” nei confronti dei soggetti in grado di porre in essere misure di ritorsione, ora ammesse senza particolari misure di salvaguardia.
2) Le nuove norme procedurali sul processo contabile.
I) Fra questi, sotto la lettera a), vi è quello di “adeguare le norme vigenti, anche tramite disposizioni innovative, alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, coordinandole con le norme del codice di procedura civile espressione di principi generali e assicurando la concentrazione delle tutele spettanti alla cognizione della giurisdizione contabile”.
II) Nel punto b) della legge delega si prescrive di “disciplinare lo svolgimento dei giudizi tenendo conto della peculiarità degli interessi pubblici oggetto di tutela e dei diritti soggettivi coinvolti, in base ai principi della concentrazione e dell’effettività della tutela e nel rispetto del principio della ragionevole durata del processo anche mediante il ricorso a procedure informatiche e telematiche”.
III) Riguardo al punto c), dove si parla di “disposizioni di semplificazione e razionalizzazione dei principi vigenti in materia di giurisdizione del giudice contabile e di riparto delle competenze rispetto alle altre giurisdizioni”, l’estrema indeterminatezza della prescrizione non pone, anche qui, alcun limite nella formulazione del decreto delegato.
IV) Nel punto d) viene prevista, in particolare, “l’interruzione del termine quinquennale di prescrizione delle azioni esperibili dal pubblico ministero per una sola volta e per un periodo massimo di due anni tramite formale atto di costituzione in mora”.
V) Ancor più censurabile è il punto f), che consente inammissibili regalie a favore degli amministratori e dipendenti pubblici incapaci che per colpa grave arrechino danni all’erario, prevedendo “la definizione del giudizio di primo grado per somma non superiore al 50 per cento del danno economico imputato” e, in appello, una condanna “per somma non inferiore al 70 per cento del quantum della pretesa risarcitoria azionata in citazione”.
VI) Nel punto g) si intende “riordinare la fase dell’istruttoria e dell’emissione di eventuale invito a dedurre”. Per i principi ivi indicati, occorre fare una distinzione:
1) In parte tali principi sono completamente inutili in quanto già da tempo pacificamente riconosciuti e disciplinati come la “specificità e concretezza della notizia di danno”, il fatto che “nell’invito a dedurre devono essere esplicitati gli elementi essenziali del fatto”, che sia consentito “pieno accesso agli atti e ai documenti messi a base della contestazione”, che sia “obbligatorio lo svolgimento dell’audizione personale”.
2) In parte sono estremamente preoccupanti, nella parte in cui prevedono la “specificazione delle modalità di esercizio dei poteri istruttori del pubblico ministero”. Dati i precedenti, riguardo alla già denunziata azione volta a ostacolare l’azione giudiziaria, non può che paventarsi il rischio di misure intese ad “imbavagliare” l’azione del P.M. contabile.
3) In parte sono gravemente carenti, laddove si limitano a prescrivere, senza ulteriori specificazioni, la “formalizzazione del provvedimento di archiviazione”.
VII) Nel punto l) si prescrive di “riordinare le disposizioni processuali vigenti integrandole e coordinandole con le norme e i principi del codice di procedura civile”.
Peraltro, come osservato dallo scrivente nell’articolo del 2 marzo 2011 (“Il “potere sindacatorio” della Corte dei conti: l’integrazione del contraddittorio su disposizione del giudice contabile”), l’art. 47 dell’attuale regolamento per la procedura nei giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con r.d. n. 1038/1933, prevede che “chiunque abbia interesse nella controversia può intervenire in causa con atto notificato alle parti e depositato nella segreteria della Sezione. L’intervento può essere anche ordinato dalla Sezione, d’ufficio, o anche su richiesta del procuratore generale o di una delle parti”. La disposizione – come l’analoga norma contenuta nell’art. 107 c.p.c. – è perfettamente in linea con i principi del giusto processo.
Non sembra logico affermare – sia pure in via ipotetica, ma in ultima analisi con caratteri di concretezza, – la responsabilità di un soggetto senza prima aver sentito le proprie ragioni giustificative che avrebbero anche potuto portare ad un diverso convincimento sull’esistenza o sul grado della responsabilità stessa.
Inoltre, si osserva una manifesta violazione del diritto di difesa: un soggetto, cui non viene notificato alcun avviso di discussione di una causa che può interessare il suo onore e la sua reputazione, si trova coinvolto in giudizi di presunta colpevolezza, sia pure solo astrattamente sanzionata, per fatti che possono anche essere di natura infamante, senza avere la minima possibilità di difendersi.
Anche se il P.M. ha comunque la possibilità di procedere alla citazione in giudizio di tali soggetti in un secondo momento – ma ciò non risulta sia mai avvenuto – questi avranno comunque una possibilità di difesa che potrebbe essere pregiudicata dal fatto che, sulla contestata vicenda, il giudice che dovrebbe esprimersi si è già pronunziato, sia pure nei confronti degli altri soggetti coinvolti.
Devesi quindi aderire a quanto statuito dalla Sez. I App. con sentenza n. 407/08, che ha sottolineato “l’interesse di ottenere l’economia dei giudizi ed evitare i rischi di giudicati contraddittori in relazione a cause caratterizzate da elementi comuni, decise separatamente”.
Occorre infine sottolineare che, quando il giudice ravvisi ulteriori corresponsabilità che dovrebbero essere perseguite e non chiama in giudizio i presunti responsabili, la conseguenza paradossale – contraria a criteri costituzionali di ragionevolezza – che ne deriva consiste nel fatto che il contribuente e non il corresponsabile del danno erariale venga gravato dell’onere relativo alla quota a lui imputata.
Definizione agevolata delle controversie pendenti innanzi alla Corte dei Conti 27 marzo 2012
Giudizio innanzi alla Corte dei Conti 28 gennaio 2011
Giudizio innanzi alla Corte dei conti 30 marzo 2011
Ma è vero che il decreto di nomina di questa sig.ra, ex vigilessa fiorentina, creata dal Renzi “Capo Dipartimento Affari Giuridici etc.” etc., non è mai stato registrato dalla Corte dei Conti, in quanto illegittimo, attesa la carenza in capo alla stessa dei necessari requisiti/titoli professionali e culturali ? Se ciò è vero, come può la suddetta continuare a ricoprire l’incarico de quo, percependone gli emolumenti (non certo “simbolici”). Quid juris per gli atti dalla stessa posti in essere ? Ci salverà l’istituto del “Funzionario di fatto” ? Grazie per la risposta, un cordiale saluto. Michele Casano.
Posso condividere molte argomentazioni giuridiche rappresentate nell’articolo, ma non posso condividere l’osservazione conclusiva ed il titolo dell’articolo. La legge di delega si e’ formata in Parlamento, tra schermaglie di politici ignoranti e disattenzioni di pur ben pagati consiglieri parlamentari. Voler scaricare le responsabilita’ di un tale lavoraccio su chi, in punto di coordinamento tecnico, dovra’ sistemare il lavoro delegato (da realizzarsi a cura degli uffici legislativi dei vari ministeri interessati) e’ gratuito e spiacevole se non offensivo tout court. In buona sostanza le conclusioni incattivite dalla ingiusta e populista svalutazione della pregressa esperienza del capo DAGL (che ha discreti titoli culturali a quanto pare, e che ha il solo peccato originale di essere il primo capo DAGL della storia a venir fuori dall’amministrazione pubblica locale) tolgono merito e valore alle apprezzabili indicazioni giuridiche del testo qui commentato.
Lexitalia ha detto:
Preciso solo, per ciò che concerne il secondo messaggio, che mentre il titolo originario (che faceva riferimento alla direzione della vigilessa di Renzi) è mio, la parte finale dell’articolo è del Pres. Vetro.
Il titolo, come tutti i titoli, è evidentemente riassuntivo. Per evitare equivoci o possibili offese è stata eliminato l’accenno alla vigilessa (infatti, come ho avuto modo di sperimentare di recente, alcuni personaggi che fanno parte del cerchio magico di Renzi e della Leopolda sono molto permalosi).
La parte finale dell’articolo del Pres. Vetro mi sembra molto attuale e condivisibile, perché pone il problema della competenza dei soggetti che sono chiamati a dirigere il procedimento legislativo in settori molto delicati.
Ormai, in modo superficiale, si affidano detti procedimenti a personaggi privi di competenza specifica: si pensi ad es. alla pur avvenente Ministra Boschi per ciò che concerne le riforme costituzionali, che in passato venivano affidate a personaggi del calibro di Calamandrei.
D’altra parte, è palese la mancanza di competenza della “vigilessa”, catapultata a Capo dell’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio, in materia di giudizi innanzi alla Corte dei conti. Forse sarebbe stato meglio affidare l’incarico direttamente al Premier Renzi, che qualche competenza in materia – dopo il giudizio di responsabilità dal quale è stato scagionato quale “non addetto ai lavori” – l’ha acquisita sul campo e che ha il vizio di utilizzare, come “avatar”, i soggetti di volta in volta incaricati. Al punto che, come notato dal Corriere della Sera in un gustoso articolo (dei tempi, ormai passati, in cui Direttore era De Bortoli), la Ministra Boschi si ritirava innumerevoli volte nel bagno del Senato per ricevere istruzioni via telefonino dal “Capo”.
G.V., 17.9.2015
P.S.: pensavo che la possibilità di introdurre commenti consentisse di arricchire i documenti con contributi aggiuntivi, ma mi rendo conto che essa si presta a spunti polemici riguardanti aspetti marginali che possono distogliere l’attenzione dal contenuto dei documenti pubblicati e che mi costringono ad intervenire. Onde non sono certo che in futuro tale possibilità sarà mantenuta. Per le stesse ragioni per le quali è stato eliminato il pur interessante forum on line che aveva avuto molto successo in passato.
Concordo del tutto con Lei prof. Virga: è tutto verissimo, purtroppo per noi, e per l’Italia.
Mi permetto di insistere nel mio quesito, circa la registrazione o meno del decreto di nomina di questa persona da parte della Magistratura Contabile, in sede di controllo sugli atti del Governo. Può forse rispondermi il Dott. Napolitano? Grazie.
Non ho risposto al suo quesito perché, ripeto, mediante il sistema dei commenti non voglio alimentare polemiche che finiscono per distogliere l’attenzione dal contenuto principale dell’articolo, sul quale, finora, purtroppo, non si registra alcun contributo costruttivo.
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