Source: http://www.dirittoegiustizia.it/news/15/0000097788/Emergenza_Coronavirus_quali_condotte_sono_punite_penalmente.html
Timestamp: 2020-08-03 23:19:59+00:00
Document Index: 55104781

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 650', 'art. 4', 'art. 650', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 452']

Emergenza Coronavirus: quali condotte sono punite penalmente? - PENALE e PROCESSO | Diritto e Giustizia
Provando a districarsi tra i sentimenti di smarrimento, preoccupazione e senso profondo di confusione, che la grave emergenza del Coronavirus inevitabilmente porta con sé, cerchiamo di fare il punto del quadro normativo dei divieti e delle condotte che ad oggi, qualora fossero violate, comporterebbero l’apertura di un procedimento penale e la possibile irrogazione di una pena.
Partiamo dall’ultimo provvedimento normativo: niente più distinzioni di “zone”. Com’è noto, il Presidente del Consiglio ha varato ieri un nuovo decreto (Dpcm 9 marzo 2020) che estende “all’intero territorio nazionale” le misure originariamente dettate dal d.P.C.M. 8 marzo 2020 per le sole zone "a contenimento rafforzato". Non più distinzioni in zona rossa, arancione o gialla, quindi. Oltre a estendere le misure “lombarde” al resto d’Italia, il nuovo d.P.C.M. del 9 marzo introduce due ulteriori novità: «Sull'intero territorio nazionale - recita la norma - è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico».
Tutte le misure hanno come, attualmente, data finale quella del 3 aprile 2020, indicata nel d.P.C.M. 9 marzo 2020. Significativa l’aggiunta contenuta sempre all’art. 1, comma 3, che prevede la sospensione di tutti gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati (ad eccezione per gli allenamenti di atleti riconosciuti dal CONI di interesse nazionale in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali e internazionali, purché, anche in questi casi si mantenga la distanza di almeno un metro e che il medico della società effettui i controlli per contenere il rischio di diffusione del virus).
Tra divieti e raccomandazioni. Adesso in tutta Italia il decreto chiede a “tutti”, malati e non, di stare a casa il più possibile e di uscire solo per specifiche regioni peraltro «motivati da comprovate esigenze». Ma lo fa con inviti, raccomandazioni, divieti e obblighi, senza mai associare una specifica sanzione alle violazioni.
e) chiunque, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del d.P.C.M. 8 marzo, abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall'Organizzazione mondiale della sanità, ha l’obbligo di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera scelta;
La risposta penale alla violazione delle regole anti-coronavirus: rinvio all’art. 650 c.p.. Le violazioni a queste regole non sono sanzionate in maniera specifica, ma con il generico richiamo - confermato dalla direttiva del Viminale per chi deve stare in quarantena - all’art. 650 c.p.. Più precisamente, l’art. 4, comma 2, d.P.C.M. 8 marzo recita che «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’art. 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6”». Per l’effetto tutti gli “obblighi” contenuti nel provvedimento risultano sanzionati col reato contravvenzionale previsto dall’art. 650 c.p., mentre per le numerose “raccomandazioni” ivi contemplate, il medesimo testo non prevede conseguenze penali.
Funzione incriminatrice della nuova norma con rinvio quoad delicti. L’art. 4, comma 2, d.P.C.M. ha una funzione incriminatrice perché rende punibili penalmente condotte che prima non lo erano, in quanto l’art. 650 c.p. punisce solo «Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene»; quindi soltanto la violazione del provvedimento “amministrativo” (Cass. pen., sez. III, n. 25322/2019). In ogni caso, si tratta di norme penali con efficacia temporanea, come tali non rientranti in un eventuale fenomeno di successione di leggi penali nel tempo ai sensi dell’art. 2 c.p..
La clausola di sussidiarietà. Tuttavia, l’art. 4, comma 2, si apre con la clausola di sussidiarietà («salvo che il fatto costituisca più grave reato»), per cui la mancata osservanza degli obblighi potrebbe ritenersi assorbito nelle più gravi ipotesi criminose di:
2) delitti colposi contro la salute pubblica (art. 452 c.p.), che va a punire chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 c.p.) attraverso la pena della reclusione, graduata secondo le tre distinte ipotesi ivi contemplate, come ribadito per questi ultimi dalla direttiva ai prefetti diramata dal Viminale.
Elemento soggettivo: se c’è dolo scatta il delitto di lesioni gravi aggravate. Sul piano dell’elemento psicologico nel reato colposo di epidemia - la quale è la malattia che attacca gli uomini e che è suscettibile di diffondersi per la facilità di propagazione dei suoi germi – esso consiste nel diffondere, per negligenza, imperizia o inosservanza di disposizioni, germi che l'agente conosce come patogeni, senza intenzione di cagionare un'epidemia (Trib. Bolzano, 2.3.1979). Facile prevedere che numerosi procedimenti penali si apriranno in caso degli obblighi ivi previsti.