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Timestamp: 2020-05-26 00:40:09+00:00
Document Index: 152790098

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Sentenza Cassazione Civile n. 13870 del 07/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13870 del 07/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/07/2016, (ud. 05/04/2016, dep. 07/07/2016), n.13870
sul ricorso 10105/2010 proposto da:
ALESSANDRIA SERVICE S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del
GIUSEPPE MARINI, che la rappresenta e difende unitamente agli
SUL LAVORO, C.F. (OMISSIS);
SUL LAVORO C.E. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso la sede legale dell’Istituto, rappresentato e difeso
dagli avvocati GIANDOMENICO CATALANO e LORELLA FRASCONA’, giusta
ALESSANDRIA SERVICE S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del
– controricorrente al controricorso incidentale –
avverso la sentenza n. 709/2009 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 04/06/2009 R.G. N. 1074/2008;
udito l’Avvocato MARIO CHITI per delega orale GIUSEPPE MARINI;
udito l’Avvocato DIEGO DIRUTIGLIANO;
FRESA Mario, che ha concluso per l’accoglimento di entrambi i
Con ricorso al Tribunale di Alessandria in data 28.9.2007 la società ALESSANDRIA SERVICE srl agiva nei confronti dell’INAIL per la condanna dell’Ente assicurativo alla restituzione dei premi pagati in eccedenza negli anni 1995/1997.
Il giudice del Lavoro con sentenza del 19.6.2008 (nr. 298/08) accoglieva la domanda. Con ricorso del 17.9.2008 proponeva appello l’INAIL chiedendo la integrale riforma della sentenza; la società ALESSANDRIA SERVICE srl proponeva appello incidentale, chiedendo la riforma della sentenza per il capo concernente la decorrenza degli interessi legali sulle somme da ricevere in restituzione.
La Corte d’appello di Torino, con sentenza del 28.5 – 4.6.2009 (nr.
709/09), in accoglimento dell’appello principale rigettava le domande proposte dalla società, dichiarando assorbito l’appello incidentale.
La Corte territoriale preliminarmente evidenziava, in dissenso dalle deduzioni dell’INAIL, che la Alessandria Service srl aveva i requisiti soggettivi per godere delle agevolazioni previste dalla normativa speciale ovvero l’avere sede in uno dei Comuni colpiti dalla alluvione e l’avere subito rilevanti danni per effetto della stessa; rilevava, altresì, che le agevolazioni non si riferivano esclusivamente ai tributi, come pure assunto dall’INAIL ma anche ai contributi e premi, a norma della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater (L. n. 17 del 2007).
Riteneva, tuttavia, esclusa la ripetibilità dei contributi già versati, rilevando come la norma originaria della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, che era relativa ai residenti nelle province siciliane colpite dal sisma dell’anno 1990 ed era stata poi richiamata dalla successiva legislazione, prevedeva la sola “definizione” delle posizioni tributarie e contributive ancora aperte (per gli anni 1990/1992) e non anche la ripetibilità dei pagamenti già eseguiti.
La legislazione successiva si era limitata a rinviare alla predetta normativa al fine della “regolarizzazione” delle posizioni relative agli anni 1995/1997.
Del resto già il D.L. n. 646 del 1994, concernente misure in favore delle zone colpite dalla alluvione, aveva stabilito (con gli art. 7, comma 1 e art. 6, comma 13) la sospensione del versamento di contributi previdenziali e premi INAIL per il periodo 4 novembre 199430 aprile 1995 escludendo il rimborso delle somme che fossero versate nonostante la sospensione.
Non sussisteva una disparità di trattamento in danno di coloro che, nonostante le avversità, avessero correttamente adempiuto ai propri obblighi assicurativi; tale modalità di risoluzione delle pendenze debitorie si realizzava ogniqualvolta la legislazione consentisse la sanatoria in maniera agevolata delle esposizioni pregresse, secondo un meccanismo già noto al nostro ordinamento ed immune da censure di incostituzionalità.
Per la Cassazione della sentenza ha proposto ricorso la società ALESSANDRIA SERVICE srl, articolando due motivi.
Resiste con controricorso l’INAIL, che propone altresì ricorso incidentale articolato in un unico motivo.
La società Alessandria Service ha proposto controricorso avverso il ricorso incidentale.
1. Con il primo motivo la società ALESSANDRIA SERVICE srl denunzia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17.
La censura investe la statuizione di irripetibilità del versamento dei premi già eseguito. Deduce la ricorrente che la ripetibilità dei versamenti effettuati – benchè non espressamente prevista –
deriva dai principi generali sull’indebito e risponde ad una lettura delle norme orientata dal criterio di giustizia sostanziale e di parità di trattamento.
Il richiamo, contenuto nella L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, al D.L. n. 646 del 1994, vale soltanto ad identificare i soggetti destinatari degli interventi di sostegno e non anche a richiamare la disciplina ivi prevista.
Neppure appare corretto il riferimento compiuto dalla Corte di merito all’istituto del condono – avente carattere generale e finalità di risoluzione del contenzioso e reperimento di risorse economiche – in quanto i benefici in questione erano stati introdotti in favore di una categoria speciale di contribuenti al diverso fine di riequilibrare, in un’ottica di solidarietà sociale, i pregiudizi patrimoniali derivanti da una calamità naturale.
2. Con il secondo motivo la società ricorrente deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2033 c.c. e art. 1224 c.c., comma 1.
La censura investe la pronunzia di assorbimento dell’appello incidentale relativo al dies a quo del decorso degli interessi sui premi pagati in eccedenza.
La ricorrente sostiene che gli interessi sulle somme restituende debbano decorrere dal giorno della domanda amministrativa di restituzione, secondo la disciplina ordinaria, essendo pacifica la buona fede dell’accipiens.
Con l’unico motivo di ricorso incidentale l’INAIL lamenta – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 e L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, nonchè del D.L. n. 646 del 1994 (art. 6, comma 2, art. 3, art. 7, comma 1, art. 7 bis e art. 13).
La censura è relativa alla affermata applicabilità ai premi INAIL della disciplina di favore di cui alle leggi richiamate.
L’Ente assicurativo rileva che la L. n. 350 del 2003, individua il beneficio attraverso il rinvio della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, ed i soggetti beneficiari con il rinvio al D.L. n. 646 del 1994, art. 6 (commi 2 e 3 e 7 bis), norme di carattere tributario sia sotto il profilo oggettivo che quanto alla definizione alla platea dei destinatari.
Assume che l’art. 3 quater, comma 1, della successiva L. n. 17 del 2007, non depone in senso diverso, avendo l’unico scopo di differire il termine di presentazione della domanda per il godimento del beneficio (e non di innovare la materia). Del resto il costo dell’intervento veniva previsto esclusivamente a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza alcuna previsione di copertura dei minori introiti che sarebbero derivati agli enti previdenziali.
I motivi del ricorso principale e del ricorso incidentale devono essere congiuntamente esaminati, in quanto presupponenti la ricognizione della normativa interna, dei precedenti di questa Corte sul tema e degli effetti derivanti sul contenzioso in subiecta materia dalla decisione della Commissione della Unione Europea in data 14 agosto 2015, C (2015) 5549.
Si prevedeva che tali soggetti potessero regolarizzare la propria posizione per gli anni 1995, 1996 e 1997, entro il 31 luglio 2004 (ovvero secondo le modalità di rateizzazione previste della L. n. 289 del 2002, citato art. 9, comma 17).
– riguarda non solo i tributi ma anche i contributi previdenziali ed i premi assicurativi (Cass. sez. lav. nr. 11247/2010; nr.
11133/2010);
In questa sede va data continuità ai principi sopra esposti, con conseguente accoglimento del primo motivo del ricorso principale (in punto di astratta ripetibilità dei pagamenti) e rigetto del ricorso incidentale dell’INAIL (in punto di inapplicabilità ai premi assicurativi della disciplina di cui alle leggi in considerazione).
Come già osservato nei precedenti citati, la tesi dell’INAIL secondo cui della l. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, avrebbe limitato l’area della agevolazioni ai tributi mediante il richiamo al D.L. n. 646 del 1994, art. 6, norma relativa ai tributi (escludendo i premi INAIL, contemplati invece, nel successivo art. 7) non trova riscontro
Quanto alla ripetibilità delle somme versate, questa Corte – pur dando atto che le espressioni letterali utilizzate dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 (“definizione”) e dalla L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90 (“regolarizzazione”) si riferiscono alle posizioni ancora aperte – ha ritenuto prevalente il criterio della interpretazione costituzionalmente orientata.
Il secondo motivo del ricorso principale deve essere invece dichiarato inammissibile, in quanto lo stesso non è conferente rispetto ai contenuti della decisione impugnata; la Corte territoriale correttamente ha dichiarato assorbita la questione sulla decorrenza degli interessi, avendo in radice escluso il diritto alla restituzione di quanto versato.
La questione del dies a quo degli interessi resta infatti subordinata al pregiudiziale accertamento del diritto sulla somma capitale.
Con il motivo la società ricorrente chiede dunque a questa Corte di pronunziarsi sulla debenza degli interessi in via del tutto teorica, mancando una pronunzia sul punto del giudice del merito.
1, del T.F.U.E..
I regimi di aiuto non possono beneficiare delle deroghe previste dall’art. 107, par. 2, lett. b) del T.F.U.E. – il quale dichiara compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali (o da altri eventi eccezionali)- in quanto non contengono nessuna definizione di danno (materiale o immateriale) e non stabiliscono alcun nesso tra l’aiuto ed i danni effettivamente subiti a seguito delle calamità naturali.
Nel caso delle alluvioni in Italia settentrionale del 1994, qui in esame, la normativa nazionale stabilisce si un livello minimo di danno per accedere all’aiuto ma non contiene disposizioni che limitino l’importo dell’aiuto a quanto effettivamente accertato ed equivalente ai danni arrecati dalle alluvioni; occorre invece un nesso chiaro e diretto, da stabilire a livello di ciascuna impresa, tra l’evento che ha recato il danno e l’aiuto di Stato diretto a porvi rimedio, sì da evitare sovracompensazioni.
– per quanto attiene agli aiuti individuali già versati prima della data di avvio della decisione e dell’ingiunzione di sospensione, il regime va considerato compatibile con il mercato interno (ai sensi dell’art. 107, par. 2, lett. b del T.F.U.E.) a condizione che possa essere stabilito un nesso chiaro e diretto tra i danni subiti dalla singola impresa in seguito alle calamità naturali e l’aiuto di Stato concesso, evitando i casi di sovracompensazione rispetto ai danni subiti dalla impresa Inoltre, ogni compensazione relativa a tali danni – ottenuta da una qualsiasi fonte – deve essere dedotta ed è necessario escludere ogni tipo di cumulo di aiuti previsti dal regime esaminato ed aiuti previsti da altre misure per i medesimi costi ammissibili.
Ha ritenuto sussistere l’esimente, invocata dallo Stato Italiano, della “assoluta impossibilità del recupero”. Ha osservato che, essendo decorso il termine di dieci anni previsto dall’art. 2200 c.c., per la conservazione delle scritture amministrative e contabili, le imprese beneficiarie non potrebbero provare, da un lato, l’importo equivalente al danno da esse subito, dall’altro il danno già compensato da altre fonti (assicurazioni, altre misure di aiuto). In tale situazione, dunque, lo Stato Italiano verrebbe obbligato a procedere al recupero anche di aiuti compatibili con il mercato interno a norma dell’art. 107, par. 2, lettera b) del T.F.U.E., essendo impossibile calcolare l’importo dell’aiuto incompatibile da recuperare.
– GLI EFFETTI DELLA DECISIONE SUL CONTENZIOSO PENDENTE. Le decisioni della Commissione Europea, ancorchè prive dei requisiti della generalità e dell’astrattezza, costituiscono atto normativo vincolante in tutti i suoi elementi ai sensi dell’art. 288 T.F.U.E. (“La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i destinatari è obbligatoria soltanto nei confronti di questi”) e, dunque, ius superveniens.
L’effetto diretto nei confronti dello Stato Italiano – specifico destinatario – si è prodotto con la notifica della decisione; tale effetto, per costante giurisprudenza della Corte di Giustizia, si produce in senso verticale ovvero limitatamente ai rapporti giuridici tra privati e pubblici poteri (cfr. Cassazione civile sez. trib. 03 febbraio 2010 n. 2428; sez. 128 ottobre 2005 n. 21083), quali vengono in rilievo nella fattispecie di causa, stante la natura pubblica dell’ ente assicurativo ricorrente.
Il principio è stata elaborato dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass sent. 20.2.1988 n. 1773; 26.05.1998, n. 5224; 17.03.2005, n. 5888; 10.1.2014 n. 422) per risolvere i problemi suscitati dalla sopravvenienza di una disciplina di legge dopo la proposizione del ricorso in Cassazione: in tali eventualità si è ritenuto che i mutamenti prodotti dallo ius superveniens impongono, in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, anche nella fase di cassazione, l’applicazione della regola iuris risultante dalla nuova disciplina giuridica sicchè il giudice di legittimità deve applicare – anche d’ufficio – i nuovi criteri, decidendo nel merito se risultano accertati i richiesti presupposti di fatto ovvero cassando la sentenza impugnata ed affidando al giudice di rinvio il compito di accertarli. Nella fattispecie di causa il ricorso investe la interpretazione delle norme sulle quali ha inciso lo ius superveniens sicchè deve trovare applicazione il principio qui esposto.
1) Le ipotesi di ” aiuti individuali già versati nel quadro delle misure in esame prima della data di avvio della decisione e dell’ingiunzione di sospensione”, di cui al punto 136 della decisione della Commissione;
Nella memoria difensiva la società ricorrente assume che nella fattispecie di causa si versa nella prima ipotesi (aiuti di Stato già versati prima della data di avvio della decisone e dalla ingiunzione di sospensione) giacchè l’INAIL ha dato esecuzione alla sentenza di condanna resa in primo grado dal Tribunale di Alessandria (sentenza nr. 208/2008).
– L’aiuto individuale rientra nei limiti del regolamento de minimis applicabile (regolamento della Commissione UE nr. 1407/2013 ovvero regolamento 717/2014 per il settore della pesca ed acquacoltura):
punto 115 ed art. 2 della decisione;
In primo luogo, l’eventuale ricorrenza dei presupposti di fatto per l’applicabilità del regolamento de minimis – la cui prova è a carico del soggetto che invoca il beneficio (arg. ex Cass. n. 6756 del 2012)- tenendo conto, in particolare, che la regola de minimis, stabilendo una soglia di aiuto al di sotto della quale l’art. 107 T.F.U.E. può considerarsi inapplicabile, costituisce un’eccezione alla generale disciplina relativa agli aiuti di Stato, per modo che, quando la soglia dell’irrilevanza dovesse essere superata, il beneficio dovrà essere negato nella sua interezza (arg. ex Cass. n. 11228 del 2011).
2, lett. b), TFUE, e dunque, da un lato, quale sia stato l’importo del danno diretto subito dall’impresa per effetto dell’alluvione, da accertare a livello della stessa impresa (cfr., punto 132 della decisione), e dall’altro, nell’ambito del danno così individuato, quale importo sia stato già compensato da altre fonti (assicurazioni o altre misure di aiuto: cfr. punto 148 della decisione della Commissione), dovendo, in particolare, tenersi conto anche dei benefici previsti dalla stessa normativa in materia di tributi e premi. All’esito delle predette verifiche l’aiuto oggetto dell’attuale controversia potrà essere riconosciuto nei limiti della compensazione del danno residuo.
Invero, poichè il ricorrente ha diritto di avvalersi della nuova legge, è perfettamente conciliabile con gli schemi logici dell’applicazione dell’ius superveniens un rinvio diretto a consentire la produzione di simile documentazione o accertamento di tali fatti..”.
La Corte provvedendo sui ricorsi principale ed incidentale cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte d’appello di Torino in diversa composizione.