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Timestamp: 2017-10-23 18:55:04+00:00
Document Index: 123177054

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 118', 'art. 116', 'art. 23', 'art. 36', 'art. 15', 'art. 115', 'art. 38', 'art. 37']

Diritto Archives - Mimmo Mirabile Blog
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Tutela dei diritti e policentrismo giuridico tra rivendicazioni regionalistiche e dinamiche dell&apos;integrazione comunitaria
Posted on 25 novembre 2013 by Mimmo
Le iniziative comunitarie attualmente in corso di attuazione sono state previste dal Consiglio europeo di Berlino del 24 e 25 marzo 1999, tenendo conto del valore aggiunto che le iniziative comunitarie possono offrire in più rispetto agli obiettivi principali dei fondi strutturali.
L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per rafforzare la coesione economica e sociale nella Comunità promuovendo la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e lo sviluppo equilibrato del territorio della Comunità.
L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo agricolo (FEAOG) sezione Orientamento, per l’attuazione di strategie originali di sviluppo sostenibile, in ambito rurale, per la sperimentazione di nuove forme di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale, per il potenziamento dell’ambiente economico al fine di creare nuovi posti di lavoro, per il miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive comunità.
L’iniziativa finanziata dal Fondo sociale europeo (FSE) per la promozione di nuove pratiche di lotta alla discriminazione e alle disuguaglianze nel mercato del lavoro. Particolare attenzione è riservata all’inserimento sociale e professionale dei richiedenti asilo.
L’iniziativa finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per l’attuazione di strategie innovative per la rivitalizzazione socio economica sostenibile dei centri urbani medio piccoli o di quartieri degradati delle grandi città, e per favorire lo sviluppo e lo scambio di conoscenze ed esperienze sulla rivitalizzazione e lo sviluppo urbano sostenibile.
Il Fondo Sociale Europeo è uno strumento finanziario dell’Unione Europea, la sua azione si esplica nello sviluppo e nel finanziamento di una serie di progetti volti allo sviluppo e alla promozione della coesione tra i diversi stati membri al fine di ridurre gli scostamenti tra le aree più ricche e quelle più arretrate dell’Unione Europea.
Lo scopo principale è quello di contribuire a formare esperti capaci di portare un significativo valore aggiunto alle piccole/medie imprese regionali, per attività anche marginali, nel rispetto delle attenzioni per il territorio sociale e economico.
La riforma della politica di coesione per il periodo di programmazione 2007-2013 tende a favorire interventi strutturali più mirati sugli orientamenti strategici dell’Unione europea, a focalizzare maggiormente le azioni sulle regioni più svantaggiate ed a garantire un maggior decentramento e un’attuazione più snella degli interventi.
Tale obiettivo si propone un duplice approccio. Da un lato, il rafforzamento della competitività e dell’attrattiva delle regioni attraverso programmi di sviluppo regionale, anticipando i cambiamenti economici e sociali e sostenendo l’innovazione, lo sviluppo della conoscenza, l’imprenditorialità, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi. Dall’altro, mediante programmi nazionali o territoriali si tenderà a potenziare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese nonché a garantire lo sviluppo di mercati del lavoro per rafforzare l’inclusione sociale, in linea con la strategia europea per l’occupazione.
Tale obiettivo mira ad intensificare la cooperazione a tre livelli:
– cooperazione transfrontaliera mediante programmi congiunti;
– cooperazione a livello delle zone transnazionali;
– reti di cooperazione e di scambio di esperienze sull’intero territorio dell’Unione.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [cfr. art. 95 c.3], in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Il principio di sussidiarietà è un principio antropologico che esprime una concezione globale dell’uomo e della società, in virtù del quale fulcro dell’ordinamento giuridico è la persona umana, intesa come individuo e legame relazionale.
In tale ambito viene indicato come principio di sussidiarietà quel principio sociale e giuridico amministrativo che stabilisce che l’intervento degli organi dello Stato (Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni), sia nei confronti dei cittadini sia degli enti e suddivisioni amministrative ad esso sottostanti (ovvero l’intervento di organismi sopranazionali nei confronti degli stati membri), debba essere attuato esclusivamente come sussidio (ovvero come aiuto, dal latino subsidium) nel caso in cui il cittadino o l’entità sottostante sia impossibilitata ad agire per conto proprio.
Detto in altri termini il principio di sussidiarietà stabilisce che le attività amministrative dovrebbero essere svolte dall’entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (i comuni), e che può essere delegata ai livelli amministrativi territoriali superiori (province, città metropolitane, regioni, stato) solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente).
Il principio di sussidiarietà è stato recepito nell’ordinamento italiano con l’art. 118 della Costituzione.
Il Principio di sussidiarietà è entrato a far parte dell’ordinamento giuridico italiano attraverso il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 che lo ha qualificato come principio cardine dell’Unione Europea.
Il principio viene, infatti, richiamato nel preambolo del Trattato e viene esplicitamente sancito dall’Articolo 5 di tale Trattato come principio regolatore dei rapporti tra Unione e stati membri.
Nei Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato.
In conclusione la Comunità deve riuscire a svolgere un ruolo sociale affinché garantisca alcuni diritti imprescindibili dell’uomo. Pertanto, essendo l’Unione Europea un mix di elementi intergovernativi, il Diritto Comunitario deve prevalere sul Diritto Internazionale perché la tutela sociale del cittadino europeo rimanga il suo obiettivo principale.
http://www.uniud.it/ricerca/finanziamenti/internazionali/struttura
https://www.senato.it/1025?sezione=131&articolo_numero_articolo=97
http://www.governo.it/Governo/Costituzione/COSTITUZIONEPRN.html
http://www.comune.castellanza.va.it/varie/static/protezionecivile/home/
http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_sussidiariet%C3%A0
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Posted on 27 luglio 2013 by Mimmo
La Regione Siciliana è una regione a statuto speciale. L’Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione che fu concessa il 15 maggio 1946 alla Sicilia da re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che l’ha dotata di un’ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria. Tale Statuto fu, successivamente, confermato con legge costituzionale 26 novembre 1948, n. 2.
Nell’aprile 1947 venne eletto il primo parlamento siciliano. La sua politica fu ispirata alla creazione di agevolazioni fiscali e all’elargizione di sussidi di ogni genere, per fare della Sicilia una sorta di zona franca che attirava capitali, attività produttive, vaste opere territoriali, in un quadro di sfrenato liberismo, con l’approvazione dello stato.
L’Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d’America. Padri dell’Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell’Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio.
Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine “pattizia” (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano e la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto.
Alla regione siciliana lo statuto speciale riconosce un’autonomia assai più estesa di quella accordata non solo alle regioni a statuto ordinario, ma anche alle altre regioni a statuto speciale. Tale ampia autonomia, che determina frequenti contrasti e controversie, anche di carattere costituzionale, fra lo stato e la regione, viene giustificata con la forte pressione esercitata nell’immediato dopoguerra dall’opinione pubblica siciliana, nella quale non mancavano di affiorare tendenze nettamente separatiste, che oltrepassavano il concetto delle autonomie regionali, per approssimarsi a una forma federativa. Ciò, ovviamente, ha influito sulla formulazione delle norme statutarie.
La storia politica di sessant’anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “Laboratorio politico”, e altri più bui. Da alcuni anni l’autonomia siciliana è stata rilanciata con forza dall’attuale presidente Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (MPA).
Il territorio della regione include, oltre alla Sicilia, le isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria; capoluogo della regione è Palermo. Gli organi della regione sono l’Assemblea Regionale, la Giunta Regionale e il Presidente della Regione.
L’Assemblea Regionale ha funzioni esclusivamente legislative ed è composta da 90 deputati (è da rilevare che tale qualifica è attribuita solo ai componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana, mentre per le altre regioni il relativo statuto usa il termine di consiglieri), eletti nella regione a suffragio universale, segreto e con sistema proporzionale, secondo la legge emanata dalla stessa assemblea in base ai principi fissati dalla costituzione dello stato in materia di elezioni politiche. L’Assemblea regionale elegge nel suo seno il presidente, l’ufficio di presidenza e le commissioni permanenti. L’assemblea dura in carica 5 anni, ma può essere sciolta con provvedimento del governo dello stato per persistente violazione dello statuto, su proposta del commissario dello stato per la regione siciliana, previa deliberazione delle assemblee legislative dello stato.
Il presidente e i membri della giunta (8 assessori effettivi e 4 supplenti) sono nominati dall’Assemblea regionale e costituiscono il governo della regione, che assume nei confronti dell’Assemblea all’incirca la stessa posizione giuridica che ha il governo dello stato di fronte al parlamento. Anche questa qualificazione è esclusiva della regione siciliana, perché nello statuto delle altre regioni la giunta viene indicata semplicemente come organo esecutivo della regione. Il presidente regionale, oltre a essere capo del governo regionale e a rappresentare la regione, rappresenta in essa anche il governo dello stato, che può tuttavia inviare temporaneamente propri commissari per l’esplicazione di funzioni statali. Questa rappresentanza del governo dello stato, che non è attribuita agli altri presidenti regionali, si spiega con il fatto che la competenza amministrativa della regione siciliana si estende anche a materie che nelle altre regioni sarebbero di diretta amministrazione da parte dello stato, e per le quali, quindi, il commissario dello stato non ha quei poteri di coordinamento che gli spettano in tutte le altre regioni.
La posizione di maggior prestigio del presidente della regione siciliana, in raffronto agli altri presidenti regionali, è confermata anche dal diritto che gli è riconosciuto di partecipare con rango di ministro e con voto deliberativo al consiglio dei ministri dello stato, relativamente alle materie che interessano la regione siciliana, e dalla competenza ad esso attribuita di decidere i ricorsi amministrativi avanzati in via straordinaria contro atti amministrativi regionali, competenza che sul piano nazionale è riservata al presidente della repubblica; provvede inoltre al mantenimento dell’ordine pubblico per mezzo della polizia dello stato, la quale dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal governo regionale. Amplissime sono le funzioni legislative della regione siciliana e amplissime anche quelle amministrative.
Lo statuto prevede, infatti, che il governo regionale abbia funzioni esecutive e amministrative nelle materie di competenza propria della regione (cioè in quelle attribuite alla competenza legislativa regionale), ma svolga anche attività amministrativa in ogni altro campo, secondo le direttive del governo dello stato, salva la competenza degli enti locali minori. Ciò significa che in sostanza lo statuto regionale, ove si eccettuino talune materie riservate alla competenza esclusiva dello stato, ha attuato un vasto e profondo decentramento amministrativo a favore degli organi della regione, che assumono, quindi, la duplice fisionomia di organi regionali e di organi statali. La regione ha un proprio organo di consulenza giuridico-amministrativa, con funzioni analoghe al consiglio di stato, con cui è organicamente collegato: il consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana. Il controllo degli atti della regione è esercitato da una sezione della corte dei conti con sede in Palermo. II consiglio di giustizia amministrativo per la regione siciliana è stato istituito con sede in Palermo, in attuazione dell’art. 23 dello statuto speciale della regione siciliana, come sezione decentrata del consiglio di stato, con D. Lgs. 6-V-1948, n. 634, modificato e integrato dal D. P. R. 5-IV-1978, n. 204.
In sede giurisdizionale la posizione del consiglio di giustizia amministrativa è sensibilmente mutata per effetto dell’istituzione anche nella regione siciliana del tribunale regionale amministrativo. Secondo la legge istitutiva, il consiglio era giudice di primo grado nei riguardi degli atti e provvedimenti definitivi dell’amministrazione regionale e delle altre autorità amministrative aventi sede nel territorio della regione e giudice di appello sulle decisioni di primo grado delle giunte provinciali amministrative in sede giurisdizionale, comprese nel territorio della regione; avverso le decisioni del consiglio sulle impugnative di atti e provvedimenti delle autorità amministrative dello stato non pronunciate in grado di appello era ammesso ricorso all’ordinanza plenaria delle sezioni giurisdizionali del consiglio di stato.
Al suo fabbisogno finanziario la regione provvede mediante le entrate derivanti dai beni demaniali e patrimoniali della regione e mediante le entrate tributarie a essa spettanti. Ai sensi dell’art. 36 dello statuto speciale e del D. P. R. 26-VII-1965, n. 1074, che stabilisce le norme d’attuazione dello statuto stesso in materia finanziaria, spettano alla regione, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, ad eccezione delle entrate derivanti dall’imposta di produzione, dal monopolio dei tabacchi, dal lotto e dalle lotterie a carattere nazionale. Alla regione è inoltre attribuita un’assegnazione annua a carico del bilancio dello stato, a titolo di solidarietà nazionale, da impiegarsi nell’esecuzione di lavori pubblici e tendente a bilanciare il minor ammontare dei redditi di lavoro nell’isola in confronto alla media nazionale. L’art. 15 dello statuto, in deroga all’art. 115 cost., dichiara soppresse nell’ambito della regione siciliana le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano, così che l’ordinamento degli enti locali si basa sulla regione stessa, sui comuni e sui liberi consorzi comunali e l’emanazione delle norme relative rientra nella competenza della regione, che vi ha provveduto con D.-L. P. Reg. 29-X-1955, n. 6.
Dunque, per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere, infatti, sul territorio e ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall’art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana, articolo, come quelli di tutta la parte economica-finanziaria, ancora oggi non applicato, tant’è che vi è un conflitto istituzionale perenne fra Stato e Regione Siciliana. L’Italia, ancora oggi, conferisce ogni anno solo un’anticipazione forfettaria, per cui la Regione Siciliana vanta da decenni crediti mai saldati dallo Stato.
• Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.
• Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.
• Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.
Altro aspetto importante è contenuto nell’art. 37 dello Statuto della Regione Siciliana. Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima. (Anche questo articolo non è stato sinora attuato ed inoltre le tasse dei siciliani confluiscono nella Tesoreria Unica Nazionale e solo una parte di esse viene poi ristornata alla Regione Siciliana. Vi è, quindi, ancora un conflitto costante per la parte finanziaria fra Stato e Regione per la mancata applicazione dello Statuto Siciliano dopo tanti decenni. Allo Stato attuale, alla Sicilia che produce 90% di tutto il petrolio italiano con i suoi pozzi e le sue raffinerie, non rimane nulla in quanto le Industrie petrolifere hanno sede legale a Milano e pur estraendo in Sicilia, pagano le tasse in Lombardia. Solo dal 2008, in base ad un recente accordo fra Regione Siciliana e Stato sta avendo attuazione questo articolo, e già le Raffinerie di Gela dell’ENI, hanno trasferito la sede in Sicilia.
Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione Siciliana ha competenza esclusiva (cioè le leggi statali non hanno vigore nell’isola), su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, territorio, turismo, polizia forestale. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.
Il consorzio di comuni è un ente consortile, e non ha carattere territoriale obbligatorio come l’ente provincia, traendo origine dalla spontanea volontà dei consorziati. Si deve però precisare che, stante l’inerzia dei comuni a farsi promotori della costituzione dei liberi consorzi, la regione con L. R. 6-III-1986, n. 9, ha ora istituito le nuove «province regionali» stabilendo un meccanismo di silenzio-assenso per cui la mancata proposta di costituzione del libero consorzio equivale a proposta di costituirsi in consorzio con i comuni ricadenti nell’ambito territoriale della disciolta provincia e con il medesimo capoluogo: il che ha portato alla conferma delle vecchie circoscrizioni provinciali per mancanza di iniziative in senso diverso dei comuni.
http://www.irsap-agrigentum.it/statuto_regione_siciliana.htm
http://www.ilpost.it/2012/10/10/perche-ci-sono-regioni-a-statuto-speciale/
http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica.htm
http://www.sicilyontour.com/storia_e_politica_2.htm
http://www.passionef1.it/forum/index.php?topic=1302.20;wap2
http://www.egm.it/it/sicilia
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Posted on 26 luglio 2013 by Mimmo
E’ entrato in vigore il 1 Luglio del 2006.
Il possesso dei requisiti di partecipazione di natura economica e tecnica, negli appalti di forniture o servizzi è disclipplinato dagli Atr. 41 e Art. 42 del codice dei contratti pubblici.
1. Idonee dichiarazioni bancarie;
2. Bilanci o estratti dei bilanci dell’impresa;
3. Dichiarazione concernente il fatturato globbale di impresa dell’importo relativo ai servizzi o forniture nel settore oggetto della gara, realizzati negli ultimi tre esercizzi.
Le amministrazioni stabiliscono nel bando di gara i requisiti che devono essere posseduti dal concorrente.
L’appaltante precisa nel bando di gara o nella lettera di invito quali documentie e requisiti devono essere presentati o dimostrati, a secondadella natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso delle forniture o dei servizi.
Le informazioni richieste non possono accedere l’oggetto dell’appalto.
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Posted on 25 luglio 2013 by Mimmo
Consiste in un pubblico incanto aperto a tutti gli interessati i quali devono rispettare i requisiti fissati dal bando.
Si ha dunque un bando di gara detto anche avviso d’asta che viene rivolto a tutti gli interessati.
Discipplina della formazione del contraente
Un contratto di appalto stipulato da una amministrazaione pubblica si distingue da un’analogo contratto stipulato tra soggetti privati sia per la rilevanza giuridica assunta da emotivi che spingono la parte pubblica a contrarre sia per la modalità di scelta del contraente.
La liberta di scelta del contraente costituisce uno dei fondamentali pilastri dell’economia privata, dunque il contraente privato può scegliere discrezionalmente con chi contrarre.
La pubblica amministrazione invece e tenuta a scegliere il proprio contraente in esito ad una apposita procedura ad evidenza pubblica, finalizzata nell’individuazione del giusto contraente, cioè colui che offre le migliori garanzie al prezzo più conveniente per la corretta esecuzione dell’opera pubblica.
Prendere in considerazione solo la convenienza economica dell’offerta.
L’offerta viene valutata non solo sulla base dell’elemento prezzo ma anche sulla base di altri elementi riguardanti i profili qualitativi della prestazione, e ciascuno di tali elementi è attribuito un punteggio.
E’ stata soppressa la norma che discipplina il poerer-dovere della commissione aggiudicatrice di fissare i criteri motivazionali ai quali attenersi nella attribuzione dei punteggi.
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