Source: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-07-30/i-giudici-distinguano-processo-e-azienda-063713.shtml?uuid=ACmYG2Z
Timestamp: 2017-07-24 20:30:04+00:00
Document Index: 612408

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 6', 'sentenza ']

I giudici distinguano tra processo e azienda - Il Sole 24 ORE
Cronologia articolo30 luglio 2015
Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2015 alle ore 06:37.
Gli articoli sulla questione dell’Ilva di Taranto, comparsi a firma di Paolo Bricco su Il sole 24 ore del 24 e 25 luglio, si inseriscono sul più ampio dibattito suscitato dalle dichiarazioni del vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura sulla necessità che il giudice sappia valutare gli effetti delle proprie decisioni L’esigenza di tener distinte le vicende del processo dal destino dell’azienda, sottolinea un dato che è sinora sfuggito al dibattito: la quasi totalità delle condanne che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha inflitto al nostro Stato è stata determinata proprio da tale omessa valutazione.	È sfuggito al confronto che incombe sul giudice un inderogabile obbligo giuridico: quello di tutelare tutti i diritti, a chiunque appartenenti, che possono venire in discussione ed essere lesi nell’esercizio, pur legittimo e doveroso, dell’azione penale.
I diritti che vengono in discussione sono quelli del rispetto della vita privata (art. 8 della Convenzione europea), delle libertà e sicurezza (art. 5), del principio di sicurezza giuridica (art. 7), della tutela della proprietà con riferimento a sequestri e confische (art. 1 del 1° protocollo aggiuntivo alla Convenzione). E ciò senza considerare le reiterate violazioni delle regole del giusto processo e dei canoni del processo celere (art. 6). Nella mia non felice esperienza, nel 2013, di Garante per l’attuazione dell’Aia dell’Ilva di Taranto non mancai di segnalare (e gli atti sono ancora tutti consultabili sul sito dell’Ispra) come, secondo la Corte di Strasburgo, il sistema assicurato dalla Convenzione europea in materia ambientale riposasse su due capisaldi: quello della Corporate governance (dovere primordiale dello Stato di dotarsi di un quadro legislativo ed amministrativo mirante ad una prevenzione efficace e avente una idoneità dissuasiva) e quello dell’obbligo e di incriminazione e di esercizio dell’azione penale; il primo di carattere preventivo, l’altro di carattere successivo e repressivo.
Resta da parte mia il rammarico per essere stato da pochi percepito il ruolo neutro del Garante di indiscussa indipendenza (come era detto nella legge istitutiva), equidistante tra gestore e governo, tra controllato e controllore: garante, quindi, non del governo o dell’Ilva, ma garante della legge nei confronti della collettività. Oggi l’incancrenirsi della situazione può aprire uno scenario tale da far scolorire completamente quello relativo a Punta Perotti di Bari (caso Sud Fondi, sentenza della Corte del 20 gennaio 2009), che pur costituisce, ancora oggi, un buco nero di dimensioni inestimabili per le nostre finanze.
Vitaliano Esposito è statogarante dell’Aia per l’Ilva di Taranto