Source: https://www.fiscomania.com/2017/08/polizza-vita-estera-tassazione-quadro-rw/
Timestamp: 2017-09-26 05:45:45+00:00
Document Index: 123637814

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 26', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 44', 'art. 50', 'art. 44', 'art. 26', 'art. 67', 'art. 1', 'art. 4']

Polizza vita estera: modalità di tassazione del contratto stipulato con una compagnia di assicurazione estera. Compilazione del quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale, Ivafe e pagamento dell’imposta di bollo. Tutte le informazioni utili.
Nell’ambito dei contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione è possibile individuare: contratti con finalità di copertura di rischi specifici (caso di morte, invalidità permanente, non autosufficienza); contratti con finalità prevalentemente finanziarie.
Nel caso in cui un soggetto residente abbia stipulato un contratto di assicurazione con un’impresa estera operante in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi, l’articolo 26-ter, comma 3, del DPR n. 600/73 prevede che sia quest’ultima ad operare il prelievo sostitutivo del 26% sui redditi di capitale percepiti. In tutti gli altri casi è necessario distinguere a seconda della tipologia di compagnie assicurative.
Compagnie LPS: le compagnie di assicurazione estere che operano in Italia in regime di libera prestazione di servizi;
Compagnie LPS bi-optate: rispetto alle precedenti hanno in più optato anche per il versamento virtuale dell’imposta di bollo;
Polizza vita estera: redditi dei contratti di assicurazione sulla vita
La maggior parte dei contratti di assicurazione sulla vita collocati sul mercato sono costituiti da contratti c.d. unit e index linked e cioè contratti di assicurazione che garantiscono il pagamento per il caso di morte o di sopravvivenza o di entrambi di una prestazione in forma di capitale o di rendita collegata al valore di fondi comuni di investimento, di fondi interni o di altri valori incrementata di una percentuale prestabilita.
Tali contratti si caratterizzano per il fatto che, collegando ai valori così individuati l’importo della prestazione garantita, non assicurano il pagamento di una prestazione minima, ribaltando quindi sull’assicurato il rischio derivante dalle attività finanziarie in cui l’impresa di assicurazione abbia investito i premi.
Da un punto di vista civilistico anche i contratti unit e index linked devono ritenersi qualificabili come contratti di assicurazione sulla vita. L’allegato II alla Direttiva 2009/138/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2009 “in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione” include nei “rami dell’assicurazione vita” anche le “assicurazioni di cui all’art. 2, par. 3, lettera a), punti i) e ii), connesse con fondi d’investimento” ovverosia le assicurazioni per il caso di vita, per il caso di morte, l’assicurazione mista, l’assicurazione vita con contro-assicurazione, l’assicurazione di nuzialità, l’assicurazione di natalità e l’assicurazione di rendita.
Anche da un punto di vista fiscale i contratti unit ed index linked, allorché soddisfino i requisiti previsti dal Codice civile e dalla normativa regolamentare, devono ritenersi configurabili agli effetti delle imposte sui redditi come contratti di assicurazione sulla vita, anche se le relative prestazioni dipendono dal rischio demografico per una percentuale ridotta. Pertanto i redditi derivanti da tali contratti sono qualificabili come redditi di capitale ai sensi delle lett. g-quater) e g-quinquies) dell’art. 44, comma 1, del DPR n. 917/86. Di questo avviso si è chiaramente mostrata l’Agenzia delle entrate, avendo dato per acquisito che anche i redditi derivanti da contratti unit linkedsono qualificabili come tali in forza della predetta disposizione.
In particolare, i redditi dei contratti che prevedono come prestazione principale l’erogazione di un capitale, anche se convertibile in una rendita dietro l’esercizio di opzione, sono qualificabili come redditi di capitale ai sensi della lett. g-quater) dell’art. 44, comma 1, del DPR n. 917/86 e devono essere assoggettati ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 26% nel periodo d’imposta in cui siano corrisposti ai sensi del comma 1 dell’art. 26-ter del DPR n. 600/73.
I redditi dei contratti di assicurazione unit ed index linked conclusi con imprese di assicurazioni residenti o stabili organizzazioni in Italia di imprese non residenti che prevedono come prestazione principale l’erogazione di una rendita vitalizia, anche se convertibile in capitale dietro l’esercizio di un’opzione, devono essere assoggettati da tali imprese di assicurazione ad un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 26% sul risultato di gestione maturato in ciascun periodo d’imposta compreso nel periodo di costituzione della rendita vitalizia ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 47/2000.
Per contro, sempre ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 47/2000, i redditi dei predetti contratti conclusi con imprese di assicurazioni non residenti operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi sono qualificabili come redditi di capitale ai sensi della lett. g-quater) dell’art. 44, comma 1, del DPR n. 917/86 e devono essere assoggettati dagli stessi beneficiari ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 26% nel periodo d’imposta in cui abbiano maturato il diritto alla prestazione.
I redditi dei contratti di assicurazione sulla vita, e quindi anche quelli dei contratti unit e index linked, sono soggetti ad un regime impositivo differenziato in funzione della prestazione principale da loro prevista. In particolare, i redditi dei contratti che prevedono come prestazione principale l’erogazione di un capitale, anche se convertibile in una rendita, sono assoggettabili come redditi di capitale ad imposta sostitutiva del 26% nel periodo d’imposta in cui siano corrisposti; quelli che prevedono come prestazione principale l’erogazione di una rendita vitalizia sono assoggettabili sempre a tale imposta, ma nei periodi d’imposta in cui siano maturati se di fonte italiana, o nel periodo d’imposta in cui sia maturato il diritto a percepirla, se di fonte estera.
Infine, le rendite vitalizie erogate sulla base di contratti di assicurazione unit ed index linked che prevedano come prestazione principale l’erogazione di tali rendite non sono assoggettabili ad imposta in forza della lett. h) dell’art. 50, comma 1, del DPR n. 917/86 a condizione che tali contratti siano conclusi con imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia od ivi operanti in regime di stabilimento o di prestazione di servizi posto che i redditi maturati nel loro periodo di costituzione, come si è visto, sono assoggettabili ad imposta sostitutiva per maturazione.
Tuttavia i rendimenti compresi nelle predette rendite sono qualificabili come redditi di capitale ai sensi della lett. g-quinquies) dell’art. 44, comma 1, del DPR n. 917/86 e devono essere assoggettati ad imposta sostitutiva con l’aliquota del 26% nel periodo d’imposta in cui siano corrisposti ai sensi del comma 2 dell’art. 26-ter del DPR n. 600/73.
Le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso od il rimborso di contratti di assicurazione unit ed index linked sono qualificabili come redditi diversi di natura finanziaria ai sensi della lett. c-quinquies) dell’art. 67, comma 1, del DPR n. 917/86, mentre le minusvalenze sono indeducibili.
Il comma 4 dell’articolo 45 del DPR n. 917/86 impone di determinare i redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, come differenza fra “l’ammontare percepito e quello dei premi pagati”.
Senonché i commi 658 e 659 dell’art. 1 della Legge n. 190/14 riformulando tale disposizione, hanno stabilito che sono esenti da Irpef soltanto “i capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita in dipendenza del rischio demografico”. Pertanto, risultano assoggettabili ad imposta sostitutiva i redditi compresi nei capitali erogati che non siano corrisposti in dipendenza del rischio demografico.
Nella Circolare n. 8/E/2016 l’Agenzia delle entrate ha precisato che tali redditi devono essere determinati sulla base della “differenza fra il valore di riscatto che sarebbe stato riconosciuto all’assicurato… al momento individuato sulla base delle condizioni contrattuali” e cioè alla data individuata dal contratto per l’erogazione delle prestazioni ed, in mancanza dell’individuazione di una data, alla data della morte, e “l’ammontare dei premi pagati al netto di quelli corrisposti per la copertura del rischio morte”.
Sulla polizza vita estera detenuta in Italia è dovuta un’imposta di bollo nella misura del 0,15% con un minimo di €. 34,20 a partire dal 2013.
L’importo è calcolato sul valore di riscatto al 31 dicembre di ogni anno, oppure sul valore effettivamente rimborsato o riscattato, ed è rapportato al periodo di detenzione.
Si deve notare che le polizze emesse da compagnie equivalenti e compagnie LPS bi-optate si considerano detenute in Italia, ma solo ai fini dell’imposta di bollo, e continuano quindi a produrre gli ordinari obblighi di monitoraggio fiscale.
In primo luogo, si osserva che generalmente risulta tenuto agli obblighi di monitoraggio fiscale il solo contraente della polizza e non gli eventuali beneficiari. Infatti, è il soggetto che stipula il contratto colui che pone in essere un investimento estero rilevante ai fini dell’art. 4 del D.L. n. 167/90; i beneficiari potrebbero essere tenuti alla compilazione del quadro RW laddove risultassero anch’essi contraenti oppure, ma solo per l’annualità 2013, nel caso in cui essi fossero qualificati come i titolari effettivi degli investimenti.
Passando all’applicazione dell’Ivafe, l’articolo 19, comma 20 ss. del D.L. n. 201/2011 (conv. L. 214/2011) prevede che l’imposta patrimoniale sugli investimenti esteri di natura finanziaria sia applicata con aliquota del 2 per mille sul valore dei prodotti finanziari, tra cui vi sono anche le polizze assicurative stipulate con imprese non residenti.
In presenza di violazioni in materia di monitoraggio fiscale, viene irrogata la sanzione ex articolo 5 del D.L. n. 167/90 che prevede l’applicazione della sanzione dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato. Le percentuali sono raddoppiate (dal 6% al 30% dell’importo non dichiarato), nel caso in cui la polizza vita estera sia tenuta presso un Paese Black List.
Per i soggetti che avessero omesso di indicare il possesso di una polizza vita estera in dichiarazione dei redditi è necessario, per regolarizzare la propria posizione, presentare una dichiarazione integrativa andando a liquidare l’Ivafe dovuta in relazione alla detenzione della polizza vita estera.
Le violazioni dichiarative relative sia al monitoraggio fiscale che all’Ivafe possono essere regolarizzate mediante il ravvedimento operoso ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97, se è stata presentata la dichiarazione dei redditi per i periodi di imposta che si intende sanare.
La sottoscrizione e la detenzione di una polizza assicurativa emessa da una compagnia non residente sono ormai diventati esercizi oltremodo complicati, sia per i contribuenti, sia per le compagnie, ma sopratutto gli intermediari con particolare riferimento alle polizze emesse da compagnie estere non optate.
news redditi esteri	2017-08-30