Source: http://unidos.io/abbanoa-minacce-e-vessazioni-ecco-perche-deve-pagare-4-milioni-di-multa-2/
Timestamp: 2019-09-15 12:08:13+00:00
Document Index: 161398578

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 1569', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27']

abbanoa | AUTORITà GARANTE CONCORRENZA | mauro pili | novas | MULTA 4 MILIONI
Mauro Pili | 05-07-2019
Pratiche scorrette, questa è la vera formulazione riportata dalla decisione dell'Autorità garante per la Concorrenza. Scorrette le pratiche fatte di minacce, vessazioni e sistematiche azioni tese ad ingannare i cittadini utenti con una comunicazione tesa anche a manipolare la verità dei fatti
Nella decisione dell'Autorità emergono tutte quelle pratiche che abbiamo sistematicamente denunciato e per le quali il sottoscritto è stato a sua volta denunciato proprio dall'amministratore unico di Abbanoa.
Ramazzotti con il suo direttore generale Murtas avevano avuto anche la faccia tosta di denunciarmi per quello che portavo alla luce delle loro pratiche commerciali scandalose, scorrette e minacciose.
L'Autority non solo conferma ma aggrava i giudizi sui comportamenti di Abbanoa che abbiamo messo in rilievo nella petizione sottoscritta da oltre 15 mila sardi con la quale chiedevamo di fermare questi comportamenti vessatori
La decisione dell'Autority riguarda le pratiche commerciali di Abbanoa e in generale il tema della prescrizione con bollette emesse anche 10 anni dopo i consumi. Si tratta di un provvedimento di carattere generale per il quale la società deve adottare modifiche dirette a modificare strutturalmente questi comportamenti.
Tale principio affermato dall'Autorità dovrebbe essere applicato a tutti gli utenti anche per quanto riguarda i conguagli 2005-2011 per i quali abbiamo in corso la class action che si concluderà entro l'autunno prossimo.
I giudici hanno chiesto altro tempo per consentire alla Cancelleria di contare le pratiche presentate che superano le 15.000.
Se non fossimo governati ieri come oggi da incompetenti e da partiti tutti compromessi nella gestione di Abbanoa in seguito a questa condanna si sarebbe già arrivati alla cancellazione di quei conguagli rapina del 2005-2011.
Vedremo quale sarà il senso di responsabilità, di certo la notizia che Abbanoa ricorrerà al Tar del Lazio conferma l'arroganza del comportamento e del sistema vessatorio ancora in essere.
Ecco in sintesi il contenuto della condanna di Abbanoa:
Il procedimento concerne i comportamenti posti in essere da Abbanoa nei confronti dei consumatori e delle piccole imprese, nell’ambito della fornitura del Servizio Idrico Integrato (S.I.I.) nel territorio della Regione Sardegna.
In particolare, secondo le numerose denunce dei consumatori, il professionista avrebbe posto in essere, fin dalla seconda metà del 2017, le seguenti condotte materiali, consistenti:
A) nel mancato accoglimento delle istanze di riconoscimento della prescrizione presentate dai consumatori, con riferimento alle fatture relative ai consumi risalenti a periodi superiori a cinque anni, e nel successivo invio della comunicazione di messa in mora, con minaccia di distacco della fornitura idrica, in caso di mancato pagamento, da parte dei consumatori, delle medesime fatture;
Pratica A)
Con riferimento alla condotta inerente il mancato accoglimento delle eccezioni di prescrizione sollevate dagli utenti, dalla documentazione ispettiva è emerso che il professionista, negli anni 2017 – 2018, ha ridotto il
numero delle utenze i cui contatori risultavano non letti da lungo tempo. L’aggiornamento dei dati di misura ha generato l’emissione di fatture di conguaglio, che ha alimentato la presentazione, da parte degli utenti, delle istanze di rettifica della fatturazione per il riconoscimento della prescrizione, con riferimento ai consumi risalenti a oltre cinque anni dalla data di emissione della fattura.
Le evidenze dimostrano che la fatturazione dei consumi prescritti rappresenta la principale causa di reclamo da parte degli utenti. Dalla lettura di alcune e-mail interne alla società si evince infatti che, nell’anno 2018, i reclami relativi al tema della prescrizione costituivano il 47% dei [5.000–10.000]∗ reclami ricevuti nel periodo marzo-ottobre dello stesso anno, di cui [5.000–10.000] risultavano ancora in corso (oltre agli [5.000–10.000] reclami arretrati degli anni precedenti).
A fronte di un siffatto numero di reclami, le evidenze acquisite agli atti del procedimento dimostrano che il professionista, anche in assenza di riscontro, avviava le procedure di recupero credito, inviava le ingiunzioni di
pagamento e minacciava il distacco delle utenze, in caso di mancato pagamento delle fatture inclusive di consumi prescritti e, finanche, procedeva al distacco della fornitura idrica senza inoltrare alcun preavviso all’utente.
Le procedure adottate dalla società prevedevano il blocco delle azioni di recupero in presenza di reclami o di richieste di rettifica di fatturazione da parte della clientela; tuttavia, la documentazione agli atti e le denunce dei
consumatori mostrano casi in cui la società non applicava detto blocco e avviava le procedure di messa in mora in pendenza di reclamo, minacciando - talvolta effettuando - il distacco della fornitura idrica, come si legge, ad esempio in una e-mail avente ad oggetto: “slaccio illegittimo utente […] richiesta di riallaccio urgente”.
Ad esempio, un consumatore ha segnalato che, pur avendo eccepito l’avvenuta prescrizione quinquennale degli importi fatturati, Abbanoa non aveva risposto al reclamo, inviando comunque i solleciti di pagamento e minacciando il distacco dell’utenza in caso di mancato pagamento.
Un altro utente ha lamentato l’emissione, da parte di Abbanoa, di una fattura inclusiva di consumi idrici prescritti, relativi al periodo luglio 2004 - luglio 2018 e che, a fronte della richiesta di ricalcolo dei consumi in considerazione
dell’avvenuta prescrizione, il professionista, in pendenza del reclamo, gli aveva inviato un sollecito di pagamento preannunciando l’avvio della procedura coattiva di recupero del credito e la sospensione della fornitura.
A seguito delle sopra descritte modifiche apportate da Abbanoa alla procedura aziendale, sono, dunque, venuti meno i presupposti per l’adozione della misura cautelare.
Tale decisione, assunta dall’Autorità in data 20 febbraio 2019, è stata successivamente ripresa e diffusa dalla stampa locale e online, in alcuni casi riportando in maniera impropria i contenuti della decisione, ad esempio lasciando erroneamente intendere, fin dal titolo, che “Vince Abbanoa sulle fatture prescritte in Sardegna: l’Antitrust dà ragione all’ente dell’acqua”
89. Il presente procedimento ha ad oggetto le condotte commerciali tenute dalla società Abbanoa, la quale opera in regime di monopolio legale nell’erogazione del servizio idrico nell’ambito della Regione Sardegna. I consumatori che ricadono nel territorio di erogazione del servizio sono obbligati a contrarre con tale società e non possono recedere dal rapporto
contrattuale, stante l’essenzialità della risorsa idrica.
In tale contesto, Abbanoa è un professionista ai sensi dell’art. 18, lettera b), del Codice del Consumo e come tale vincolato al rispetto delle norme ivi contenute. La circostanza che la società sia tenuta ad osservare altre norme 40 Cfr. deliberazione 638/2016/R/idr in tema di misure per il contenimento della morosità.
Appare privo di pregio quanto affermato dal professionista, secondo cui, in presenza di comportamenti conformi alle regole fissate dalla normativa di settore, l’Autorità debba escludere la sussistenza dell’illecito, anche in considerazione di quanto statuito dall’art. 27, comma 14, del Codice del Consumo, che limiterebbe l’ambito di intervento dell’Autorità ogni qualvolta
la condotta che si ritiene illegittima non sia frutto di autonome e indipendenti scelte imprenditoriali, in quanto rispettosa di atti e provvedimenti amministrativi (Regolamento SII).
Al riguardo si osserva che, nel caso di specie, non vi è alcun un conflitto tra la disciplina a tutela del consumatore e le specifiche norme settoriali di derivazione comunitaria, relative al servizio idrico. Tale circostanza giustifica la piena competenza dell’Autorità a valutare le condotte stesse,
conformemente alle norme di cui al Codice del Consumo, come da ultimo ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con l’ordinanza del 14 maggio 201941.
Inoltre, risulta improprio il richiamo all’art. 27, comma 14, del Codice del Consumo, che richiede la sussistenza di un provvedimento di tipo autorizzatorio espresso, preordinato alla verifica del carattere non scorretto della pratica, che nel caso di specie non sussiste. Infatti, l’approvazione del
Regolamento del SII, da parte dell’ente preposto, non presuppone una specifica valutazione circa la conformità, di quanto ivi regolato, alle norme del Codice del Consumo e, pertanto, il rispetto dal parte del professionista del Regolamento del Servizio Idrico non può avvalorare la liceità delle condotte poste in essere dallo stesso.
Ciò premesso, nel merito delle singole pratiche oggetto di contestazione,si rileva quanto segue.
94. Con riferimento alla pratica sub A), la documentazione agli atti ha confermato ampiamente la fondatezza della contestazione, riguardante il mancato accoglimento, da parte di Abbanoa, delle istanze di prescrizione presentate dagli utenti.
Infatti, alla luce delle segnalazioni dei consumatori, nonché degli elementi acquisiti nel corso dell’accertamento ispettivo effettuato presso la sede del professionista, è emerso che quest’ultimo,
a seguito dell’emissione di fatture di conguaglio pluriennali, in molti casi non forniva alcun riscontro ai reclami in tema di prescrizione e avviava le procedure di recupero credito, inviava le ingiunzioni di pagamento e minacciava il distacco dell’utenza in caso di mancato pagamento e, in taluni casi, procedeva al distacco della fornitura
idrica, senza inoltrare agli utenti alcun preavviso (cfr. par. 21 e ss.).
In altri casi, le eccezioni di prescrizione di fatture inclusive di consumi risalenti venivano rigettate dal professionista sulla base di criteri non conformi alla disciplina normativa vigente (cfr. par. 31 e ss.).
In tale contesto, i reclami pervenuti al professionista in tema di prescrizione, lungi dal rappresentare un numero estremamente limitato in rapporto al numero delle utenze servite, costituivano circa il 50% del totale dei reclami ricevuti da Abbanoa nel periodo da marzo ad ottobre 2018.
Il procedimento istruttorio ha messo in luce l’inerzia del professionista a fronte delle numerose eccezioni di prescrizione sollevate dagli utenti, in quanto la società avviava le procedure di recupero credito pure in pendenza
dei reclami e verificava la fondatezza degli stessi solo in fase di contenzioso, come emerso da alcune “Determinazioni dell’Amministratore Unico” (DAU) acquisite agli atti. Queste ultime dimostrano, infatti, che in molti casi, tra gli
“elementi di debolezza” del contenzioso, individuati dalla società stessa, vi era proprio il “mancato riscontro al reclamo”.
In altri casi, nelle stesse Determinazioni si legge: “verifica della prescrizione in corso”, a dimostrazione che Abbanoa, solo in fase di contenzioso analizzava le istanze di prescrizione sollevate dai consumatori, anche al fine di valutare l’opportunità di risolvere il contenzioso stesso con una
97. Le evidenze in atti dimostrano, inoltre, che il professionista avviava le attività di recupero credito (sollecito, attività di dunning, ingiunzione fiscale,
azione di esecuzione), anche in pendenza di reclamo, sebbene le procedure aziendali prevedessero astrattamente l’inibizione di qualsiasi attività di recupero credito fino all’effettivo riscontro del reclamo stesso.
Quanto alla numerosità degli slacci effettuati dal professionista, non rileva quanto affermato dallo stesso, in ordine alla esiguità degli slacci eseguiti da Abbanoa ([1.000–5.000]), nel periodo novembre 2017-novembre 2018, nei confronti delle utenze morose.
Infatti, il dato significativo che è emerso dalla documentazione ispettiva è il ben più elevato numero degli slacci potenzialmente fattibili (produzione mese anno 2017 n. 1000 slacci, nonché 1.537 slacci previsti dal 14 dicembre
2018 al 17 gennaio 2019), in quanto, nel caso di specie,
assume rilievo anche la sola minaccia del distacco della fornitura idrica potenzialmente esercitabile nei confronti di un ampio bacino di utenza, al fine di indurre quest’ultimo a corrispondere gli importi fatturati, pure se prescritti e oggetto di contestazione.
99. La condotta del professionista non risultava rispettosa dei diritti dei consumatori nemmeno nei casi in cui il medesimo esaminava le istanze di riconoscimento della prescrizione, proprio alla luce dei criteri dettati dalla procedura aziendale. Infatti, Abbanoa fondava il rigetto delle eccezioni di prescrizione sulla base di criteri non corretti con particolare riferimento all’individuazione del dies a quo e alla definizione degli atti interruttivi, per le ragioni di seguito esposte.
Come noto, la fornitura del servizio idrico è riconducibile alla disciplina della somministrazione, ai sensi dell’art. 1569 e ss. del Codice Civile. Il contratto di somministrazione è caratterizzato dal fatto che le prestazioni che ne costituiscono l’oggetto si effettuano ad intervalli periodici e continuativi, secondo lo schema del rapporto di durata. All’interno di tale rapporto, ogni singola prestazione è distinta ed autonoma rispetto alle altre, pur essendo
riferibile ad un’unica causa contrattuale.
101. Alla luce di quanto sopra, ne consegue che le bollette, mediante le quali si richiede il pagamento di ogni singola prestazione (di fornitura idrica), devono essere notificate all’utente nel rispetto della periodicità stabilità dalla regolazione vigente e, comunque, in base ai principi civilistici e giurisprudenziali, entro il termine di prescrizione dall’espletamento della prestazione del servizio cui i crediti specificamente si riferiscono, anche al
fine di evitare al cliente la corresponsione di importi relativi a periodi di consumo pluriennale.
Di conseguenza, a fronte di una richiesta di rettifica di fatturazione avente ad oggetto consumi di durata superiore al quinquennio, decorrente dal periodo di consumo - fatti salvi i casi in cui il ritardo di fatturazione fosse riconducibile al cliente - le procedure adottate da Abbanoa avrebbero dovuto
prevedere l’accoglimento della stessa. Diversamente, come emerso dalle risultanze istruttorie, le procedure aziendali volte al recupero del credito ponevano il dies a quo della
prescrizione in un momento successivo al consumo, ovvero alla data di emissione di una fattura, anche se basata su dati di consumo stimati anziché effettivi.
Parimenti, gli atti interruttivi della prescrizione previsti dalla società, prima delle modifiche procedurali apportate nel mese di febbraio 2019, risultavano privi dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza circa la manifestazione di volontà del gestore a richiedere il pagamento di uno specifico ed effettivo credito. Pertanto, le fatture relative ai consumi stimati, o successivamente annullate, non avrebbero dovuto essere qualificate come atti interruttivi della prescrizione; né tantomeno avrebbero dovuto essere considerate quali atti interruttivi i pagamenti di fatture
effettuati a seguito della minaccia di slaccio del servizio, data la mancanza di una libera manifestazione di volontà di riconoscimento del debito da parte dell’utente.
Inoltre, il legittimo affidamento riposto dalla società sul fatto che la propria condotta fosse conforme ai principi giurisprudenziali - secondo i quali il termine quinquennale di prescrizione decorre dal momento in cui il professionista emette la fattura relativa al proprio credito - non giustificava l’adozione della condotta in esame, attesa la non univocità della stessa giurisprudenza, rinvenendosi varie pronunce di Tribunali diverse da quelle citate, che pure si pongono in senso contrario e che il professionista, come
risulta dagli atti, conosceva ampiamente.
La consapevolezza della società circa l’esistenza di orientamenti giurisprudenziali non univoci si evince, infatti, da una e-mail interna, nella quale a proposito di una sentenza (favorevole ad Abbanoa) del giudice di pace di Cagliari, si legge: “[…] in alcuni Tribunali perdiamo perché i giudici
considerano che il periodo della prescrizione decorre dal consumo e non dalla data di fatturazione”.
Al riguardo, vanno poi richiamati i principi rinvenibili nella Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (cd. Legge di Bilancio 2018), che ha ridotto a due anni il termine di prescrizione nei contratti per la fornitura dei servizi elettrici e gas e anche per la fornitura dei servizi idrici (con riferimento alle
fatture la cui scadenza sia successiva al 1° gennaio 2020), nonché nelle Deliberazioni dell’ARERA 97/2018 e 264/2018, le quali hanno chiarito in modo inequivocabile che
la facoltà di eccepire la prescrizione del diritto al corrispettivo, che decorre dal momento del consumo, deve essere riconosciuta ai clienti finali, purché non responsabili del ritardo.
Come sopra esposto, Abbanoa, al fine di evitare l’adozione di un provvedimento cautelare di sospensione della pratica de qua, nel mese di febbraio 2019, ha modificato sostanzialmente la procedura denominata “Reclamo per rettifica fatturazione” prevedendo, tra l’altro, nuovi criteri che consentono una trattazione corretta delle istanze dei consumatori, sia in
ordine all’individuazione degli atti interruttivi della prescrizione, sia con riguardo alla decorrenza del termine della stessa.
Al riguardo si osserva tuttavia che, al fine di garantire la piena tutela dei diritti degli utenti, non può trovare giustificazione la circostanza che tali nuovi criteri siano applicabili unicamente alle istanze “pervenute alla società
dal 1° marzo 2019 in poi”, in quanto la nuova procedura dovrebbe trovare applicazione nella valutazione di tutte le istanze, ovvero riguardare anche i reclami ancora pendenti, pure se pervenuti alla società antecedentemente a tale data.
In considerazione del complesso degli elementi sopra esposti, si conferma la gravità della condotta posta in essere da Abbanoa la quale, fino al febbraio 2019, ha seguito criteri ai fini del riconoscimento della prescrizione idonei ad ostacolare i diritti dei consumatori, avviando le procedure di recupero credito e minacciando il distacco della fornitura idrica in pendenza di reclamo, in taluni casi, senza preavviso. L’oggettivo indebito condizionamento per il consumatore che ne è derivato ha limitato considerevolmente la libertà di scelta dello stesso, inducendolo a pagare l’importo fatturato oggetto di reclamo, onde evitare lo slaccio della fornitura, in violazione degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo.
Ai sensi dell’art. 27, comma 9, del Codice del Consumo, con il provvedimento che vieta la pratica commerciale scorretta, l’Autorità dispone l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 5.000.000 euro, tenuto conto della gravità e della durata della violazione.
In caso di procedimento che abbia ad oggetto una pluralità di illeciti amministrativi accertati, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire come in presenza di una pluralità di condotte dotate di autonomia strutturale e funzionale, ascritte alla responsabilità dei professionisti, si applica il criterio
del cumulo materiale delle sanzioni, in luogo del cumulo giuridico (cfr. tra le altre, Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza n. 209 del 19 gennaio 2012).
In ordine alla quantificazione della sanzione deve tenersi conto, in quanto applicabili, dei criteri individuati dall’art. 11 della legge n. 689/81, in virtù del richiamo previsto all’art. 27, comma 13, del Codice del Consumo:
in particolare, della gravità della violazione, dell’opera svolta dall’impresa per eliminare o attenuare l’infrazione, della personalità dell’agente, nonché delle condizioni economiche dell’impresa stessa.
Al riguardo, si tiene conto nella fattispecie in esame dell’importanza e della dimensione del professionista, il quale ha realizzato un fatturato di circa 275 milioni di euro nell’anno 2017, ed inoltre opera da lungo tempo nel
territorio della regione Sardegna in qualità di fornitore del servizio idrico e che, pertanto, è ben consapevole degli obblighi di diligenza imposti agli operatori del settore.
Peraltro, si tiene conto del ruolo esercitato da Abbanoa nel territorio di riferimento, quale monopolista nell’erogazione di un bene essenziale come l’acqua, che comporta un onere di diligenza superiore rispetto a quello ordinario.
Con riguardo alla gravità delle violazioni, di cui alle pratiche sub A) e sub B), si tiene conto:
I) della natura delle infrazioni, entrambe caratterizzate da un elevato grado di offensività;
II) dell’entità del pregiudizio economico derivante ai consumatori dalle pratiche commerciali in esame, consistente nella richiesta di pagamento di importi non dovuti, a fronte della minaccia di interruzione del servizio idrico;
III) della debolezza contrattuale degli utenti rispetto alla posizione di monopolio detenuta dal professionista.
128. Per quanto riguarda specificamente la pratica sub A), rileva la condotta del professionista, protrattasi nel tempo, consistente nell’erronea individuazione dei criteri volti al riconoscimento delle eccezioni di prescrizione dei consumi fatturati a distanza di anni, mediante l’emissione di fatture di conguaglio di significativo importo, esigendone, in modo indebito, il relativo pagamento, determinando in tal modo un grave pregiudizio economico per i consumatori dell’intero ambito territoriale della regione Sardegna, come dimostrano le numerose segnalazioni agli atti del fascicolo oltre a quelle ricevute dal professionista stesso.
Per quanto riguarda la durata delle violazioni, dagli elementi disponibili in atti, risulta che la pratica commerciale di cui alla condotta sub A) è stata posta in essere dal professionista dal secondo semestre dell’anno 2017 ed è cessata al 1° marzo 2019, con l’entrata di vigore della nuova procedura di rettifica della fatturazione, limitatamente alla gestione dei reclami pervenuti successivamente a tale mese, mentre è ancora in corso con riferimento ai reclami pervenuti antecedentemente al 1° marzo 2019.
Sulla base di tali elementi, si ritiene di determinare l’importo base della sanzione amministrativa pecuniaria applicabile ad Abbanoa S.p.A. per la pratica sub A) nella misura di
3.000.000 € (tre milioni di euro).
Sulla base di tali elementi, si ritiene di determinare l’importo base della sanzione amministrativa pecuniaria applicabile ad Abbanoa S.p.A. per la pratica sub B) nella misura di
500.000 € (cinquecentomila euro).
In considerazione del fatto che la modifica della procedura, che ha condotto ad una parziale cessazione della pratica sub A), è intervenuta solo nel corso del procedimento cautelare, a seguito di diverse interlocuzioni con
il professionista e successive integrazioni informative, da parte della società, al solo scopo di scongiurare l’adozione di un procedimento cautelare, non risulta, nel caso di specie, una condotta collaborativa ascrivibile al ravvedimento operoso, tale da riconoscere una circostanza attenuante.
Sussiste, invece, nel caso di specie, una circostanza aggravante, in quanto il professionista è stato già destinatario di un provvedimento per violazione delle norme di cui al Codice del Consumo, e pertanto, si ritiene
di aumentare l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie applicabili ad Abbanoa S.p.A., determinandole:
- per la pratica sub A), nella misura di 3.300.000 € (tremilionitrecentomila euro);
per la pratica sub B), nella misura di 550.000 €
(cinquecentocinquantamila euro).
RITENUTO, pertanto, sulla base delle considerazioni suesposte e alla luce del parere dell’Autorità di Regolazione, che le pratiche commerciali sub A) e sub B) risultano scorrette, ai sensi degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo, in quanto idonee, mediante la frapposizione di ostacoli all’esercizio di diritti contrattuali degli utenti, a falsare in misura
apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio in relazione al servizio offerto dal professionista;
RITENUTO, inoltre, che, la diffusione di notizie stampa non corrette in ordine all’azione dell’Autorità in merito alle pratiche oggetto del presente procedimento da parte della stampa locale, nonché l’ampiezza del bacino di utenza interessato dalle condotte sub A) e sub B), rende necessario disporre la pubblicazione di una dichiarazione rettificativa, a cura e spese del professionista, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, al fine di rendere noti i contenuti e gli effetti del presente provvedimento, anche al fine di evitare che le pratiche commerciali in oggetto continuino a
produrre effetti;
a) che la pratica commerciale descritta al punto II, lettera A), del presente provvedimento, posta in essere dalla società Abbanoa S.p.A., costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione,
una pratica commerciale scorretta, ai sensi degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo, e ne vieta la
diffusione o continuazione;
b) che la pratica commerciale descritta al punto II, lettera B), del presente provvedimento, posta in essere dalla società Abbanoa S.p.A., costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione,
una pratica commerciale scorretta, ai sensi degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo, e ne vieta la diffusione o continuazione;
c) di irrogare alla società Abbanoa S.p.A., per la pratica sub a), una sanzione amministrativa pecuniaria di 3.300.000 € (tremilionitrecentomila euro);
d) di irrogare alla società Abbanoa S.p.A., per la pratica sub b), una sanzione amministrativa pecuniaria di 550.000 € (cinquecentocinquantamila euro);
e) che il professionista comunichi all’Autorità, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del presente provvedimento, le iniziative assunte in ottemperanza alla diffida di cui ai punti sub a) e b).
Le sanzioni amministrative irrogate devono essere pagate entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del presente provvedimento, utilizzando i codici tributo indicati nell'allegato modello F24 con elementi identificativi,
di cui al Decreto Legislativo n. 241/1997.
Il pagamento deve essere effettuato telematicamente con addebito sul proprio conto corrente bancario o postale, attraverso i servizi di home-banking e CBI messi a disposizione dalle banche o da Poste Italiane S.p.A., ovvero
utilizzando i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, disponibili sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it.
Decorso il predetto termine, per il periodo di ritardo inferiore a un semestre, devono essere corrisposti gli interessi di mora nella misura del tasso legale a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e
sino alla data del pagamento. In caso di ulteriore ritardo nell’adempimento, ai sensi dell’art. 27, comma 6, della legge n. 689/81, la somma dovuta per la sanzione irrogata è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere
dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino a quello in cui il ruolo è trasmesso al concessionario per la riscossione; in tal caso la maggiorazione assorbe gli interessi di mora maturati nel medesimo periodo.
Dell’avvenuto pagamento deve essere data immediata comunicazione all’Autorità attraverso l’invio della documentazione attestante il versamento effettuato.
OBBLIGATI A PUBBLICARE LA DECISIONE SUI QUOTIDIANI SENZA MODIFICARE UNA VIRGOLA DEL CONTENUTO, PER EVITARE GLI INGANNI DEL PASSATO NELLA COMUNICAZIONE
a) che la società Abbanoa S.p.A. pubblichi, a sua cura e spese, la dichiarazione rettificativa allegata alla presente delibera, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, secondo le seguenti modalità:
1) il testo della dichiarazione rettificativa è quello riportato in allegato al presente provvedimento;
2) la citata dichiarazione dovrà essere pubblicata, entro trenta giorni dalla notifica del presente provvedimento: i) per una volta, sui quotidiani La Nuova Sardegna e L’Unione Sarda, in una delle prime sei pagine, in un riquadro pari ad almeno un quarto della pagina; ii) per dieci giorni consecutivi, sulla homepage del sito internet della società in un riquadro pari
ad almeno 1/5 dello spazio della pagina;
3) la pubblicazione dovrà ricalcare in toto impostazione, struttura e aspetto della dichiarazione rettificativa allegata; i caratteri del testo dovranno essere, in grassetto, del massimo corpo tipografico compatibile con lo spazio indicato al punto 2 e le modalità di scrittura, di stampa e di diffusione non dovranno essere tali da vanificare gli effetti della pubblicazione; in particolare, nella pagina di pubblicazione della dichiarazione rettificativa, così come nelle restanti pagine, non dovranno essere riportati messaggi che
si pongano in contrasto con il contenuto della dichiarazione stessa o che comunque tendano ad attenuarne la portata e il significato;
b) che la pubblicazione della dichiarazione rettificativa dovrà essere preceduta dalla comunicazione all’Autorità della data in cui la stessa avrà luogo e dovrà essere seguita, entro tre giorni, dall’invio all’Autorità di una copia originale della pagina a stampa e della schermata della home page contenenti la dichiarazione rettificativa pubblicata.
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