Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-secondo/titolo-ii/art127.html
Timestamp: 2020-08-13 11:42:49+00:00
Document Index: 82965157

Matched Legal Cases: ['art. 127', 'art. 591', 'art. 127', 'art. 406', 'art. 97', 'art. 591', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 190', 'art. 666', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 121', 'art. 311', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 121', 'art. 127', 'art. 310', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 523', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 409', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 127', 'art. 175', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 435', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 299', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 310', 'art. 309', 'art. 310', 'sentenza ', 'art. 625', 'art. 127', 'art. 625', 'art. 127', 'art. 611', 'art. 76', 'art. 625', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 127', 'art. 666', 'art. 309', 'art. 310', 'art. 309', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 599', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 309', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 486', 'art. 127', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 175', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 599', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 409', 'art. 408', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 324', 'art. 325', 'art. 127', 'art. 630', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 309', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 324', 'art. 325', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 190', 'sentenza ', 'art. 523', 'sentenza ', 'art. 178', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 599', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 599', 'sentenza ', 'art. 309', 'art. 127', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 309', 'sentenza ', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 178', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 127', 'art. 599', 'art. 605', 'sentenza ', 'art 377', 'art. 127', 'art. 409', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 127', 'art. 182']

Art. 127 codice di procedura penale - Procedimento in camera di consiglio - Brocardi.it
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Articolo 127 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 127 Codice di procedura penale
1. Quando si deve procedere in camera di consiglio [32 1, 41 3, 48 1, 130 2, 269 2, 309 8, 310 2, 311 5, 324 6, 355 3, 391, 406 5, 410 3, 428 2, 435 3, 547, 585 1 lett. a, 599 1, 646 1, 714 2, 734 1, 741 2, 743 2] il giudice o il presidente del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato [148 ss.] almeno dieci giorni prima della data predetta. Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di ufficio.
2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie [121, 123] in cancelleria.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonché i difensori sono sentiti se compaiono. Se l'interessato è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice e ne fa richiesta [123], deve essere sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo.
4. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato [485] o del condannato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice.
5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità [178](1).
6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico(2).
8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha emessa disponga diversamente con decreto motivato [588].
9. L'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal giudice con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia altrimenti stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8(3).
10. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'articolo 140 comma 2 [134 3, 420 5](4).
(1) Anche in tali procedimenti, secondo la giurisprudenza, la violazione del principio di immutabilità del giudice nel corso della trattazione o nella deliberazione è da considerarsi causa di nullità assoluta, dal momento che investe la capacità del giudice.
(2) Il procedimento camerale si svolge nel contesto spaziale e temporale dell'udienza, anche se, a differenza di quanto accade per il dibattimento, non è ammessa la presenza del pubblico.
(3) Le cause di inammissibilità dell'atto introduttivo sono individuate in via generale dall'art. 591.
(4) Con sent. 3 dicembre 1990, n. 529 la Corte Cost. ha dichiarato l'illegittimità di tale comma relativamente alla parte in cui prevede che la verbalizzazione avvenga solo in forma riassuntiva, senza ammettere che possano esservi casi in cui possa procedersi a verbalizzazione integrale, stante la considerazione che quella riassuntiva è eccezione, e non regola.
La procedura del rito camerale realizza una duplice funzione, garantendo da un lato un'apprezzabile economia normativa e dall'altro assicurando il diritto di difesa delle parti interessate.
Spiegazione dell'art. 127 Codice di procedura penale
La norma disciplinante il procedimento in camera di consiglio, e soprattutto il fatto che essa sia applicabile per tutti i procedimenti, svolge una duplice funzione: da una parte persegue il principio di economia normativa dato che così operando il legislatore ha evitato di dover articolare le varie regole in relazione ad ogni ipotesi di procedimento; dall'atra parte si è voluto comunque assicurare il diritto di difesa, sebbene in maniera meno intensa di quanto accada in fase dibattimentale.
Importanti esempi di tale modello “debole” rispetto al contraddittorio sono rappresentati dall'ipotesi in cui il giudice autorizza la proroga del termine delle indagini preliminari (art. 406, comma 4), oppure il procedimento all'esito del quale la cassazione decide i ricorsi nei casi di cui all'articolo 611.
Per quanto riguarda più da vicino l'udienza camerale, la data in cui si svolge è comunicata alle parti, alle altre persone interessate ed ai difensori mediante avviso da notificarsi almeno dieci giorni prima della data predetta. Al fine di non lasciare l'imputato privo di assistenza anche nell'immediato, l'avviso è notificato anche al suo difensore d'ufficio, nominato ai sensi dell'art. 97.
Per quanto concerne invece lo sviluppo del contraddittorio, esso si svolge prevalentemente in forma cartacea, mediante deposito di memorie da fare entro cinque giorni prima dell'udienza, posto che i destinatari dell'avviso di cui sopra sono sentiti solo se compaiono. Anche la presenza del pubblico ministero si precisa però che non è descritta a pena di nullità. Il detenuto o l'internato fuori dalla circoscrizione del giudice vengono sentiti tramite il magistrato di sorveglianza, prima del giorno dell'udienza, in modo da permettere lo scambio di informazioni con il giudice procedente.
Qualora vi sia un legittimo impedimento dell'imputato o del condannato che hanno chiesto di essere sentiti personalmente, l'udienza è rinviata, a meno che non sia già stato sentito dal magistrato di sorveglianza nelle ipotesi di detenuto o internato al di fuori della circoscrizione del giudice procedente.
Tutti gli adempimenti previsti e descritti sinora sono stabiliti a pena di nullità, secondo le coordinate delineate dagli articoli 178 e ss..
L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico. Non appena compiuti gli atti introduttivi, dopo aver quindi accertato la regolare costituzione delle parti, nei procedimenti davanti ad organi collegiali si procede oralmente tramite un membro del collegio, su designazione del presidente. Come detto, le altre parti del procedimento in camera di consiglio sono sentite solo se compaiono.
L'udienza si conclude con ordinanza ricorribile per cassazione, dopo esser stata comunicata o notificata alle parti, alle altre persone ed ai difensori. Il ricorso avverso l'ordinanza non sospende l'esecuzione della medesima, a meno che il giudice disponga diversamente con decreto motivato, nei casi in cui egli riscontri la sussietnza del fumus e del periculum.
Del pari, anche l'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal giudice con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia altrimenti stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8, e quindi anche qui si può proporre ricorso per cassazione. Le cause di inammissibilità dell'atto introduttivo sono individuate in via generale dall'art. 591.
Da ultimo, si specifica che il verbale dell'udienza svoltasi in camera di consiglio è redatto in forma riassuntiva, a comprova della snellezza del procedimento.
Massime relative all'art. 127 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 14675/2018
Il legittimo impedimento del difensore, quale causa di rinvio dell'udienza, non rileva nei procedimenti in camera di consiglio, per i quali è previsto che i difensori, il pubblico ministero e le altre parti interessate, siano sentiti solo se compaiono, sicché, ai fini della corretta instaurazione del contraddittorio, é sufficiente che vi sia stata la notificazione dell'avviso di fissazione dell'udienza. (Nella specie la Corte ha ritenuto che la richiesta di differimento dell'udienza fissata dinanzi al Tribunale della Libertà per concomitanti impegni professionali del difensore non imponga il rinvio ad altra udienza).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14675 del 30 marzo 2018)
Cass. pen. n. 27074/2017
Nel procedimento di sorveglianza, in sede di udienza camerale partecipata ai sensi dell'art. 127 cod. proc. pen, è rilevante l'impedimento del difensore tempestivamente comunicato e determinato da serie ragioni di salute debitamente provate, sicchè esso costituisce una causa di rinvio dell'udienza che, se disattesa, dà luogo a nullità di quest'ultima. (Nella specie, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza che, decidendo in assenza del difensore legittimamente impedito, aveva revocato la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale nei confronti del ricorrente, non tenendo conto dell'impedimento stesso).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 27074 del 30 maggio 2017)
Cass. pen. n. 3954/2017
Il procedimento camerale, per la sua struttura scarsamente formale, consente al giudicante di acquisire informazioni e prove, anche di ufficio, senza l'osservanza dei principi sull'ammissione della prova di cui all'art. 190 cod. proc. pen., essendo essenziale l'accertamento dei fatti, nel semplice rispetto della libertà morale delle persone e con le garanzie del contradditorio. (Nella fattispecie, la S.C. non ha ravvisato alcuna lesione del principio del contraddittorio nel fatto che, nell'ambito di procedimento per l'applicazione della confisca di prevenzione, regolato dall'art. 666 cod. proc. pen. in virtù del rinvio di cui all'art. 7, comma nono, D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, nel corso della prima udienza in appello erano state disposte, su istanza del procuratore generale, ulteriori indagini su operazioni immobiliari mediante delega alla Guardia di Finanza, senza concedere alcun termine a difesa per l'esame del rapporto integrativo dopo il suo deposito o per richiedere prove a discarico, e senza dare avviso al difensore del deposito stesso).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3954 del 27 gennaio 2017)
Cass. pen. n. 50730/2016
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 50730 del 29 novembre 2016)
Cass. pen. n. 41432/2016
L'impedimento del difensore a comparire in udienza dovuto a serie, imprevedibili e attuali ragioni di salute, debitamente documentate e tempestivamente comunicate, non comporta l'obbligo di nominare un sostituto processuale o di indicare le ragioni della mancata nomina. (Fattispecie in cui la S.C. ha censurato il provvedimento con cui il giudice di merito ha rigettato l'istanza di rinvio dell'udienza motivandola esclusivamente sulla mancata designazione, da parte del difensore impedito, del sostituto processuale).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 41432 del 3 ottobre 2016)
Cass. pen. n. 44413/2015
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 44413 del 3 novembre 2015)
Cass. pen. n. 32251/2015
L'avviso di fissazione dell'udienza camerale nel giudizio di appello non deve obbligatoriamente essere tradotto nella lingua del destinatario quando questi sia uno straniero che non conosce la lingua italiana, non contenendo il suddetto avviso alcun elemento di accusa, ma solo la data dell'udienza fissata per l'esame del gravame proposto dallo stesso imputato o dal suo difensore.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 32251 del 22 luglio 2015)
Cass. pen. n. 5935/2015
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5935 del 10 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 5930/2015
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5930 del 10 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 4257/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4257 del 29 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 3547/2015
La sentenza pronunciata in appello all'esito di giudizio abbreviato deve essere pubblicata mediante lettura del dispositivo in udienza camerale dopo la deliberazione, e non mediante deposito in cancelleria. Tuttavia, in caso di omessa lettura, la sentenza non è abnorme o nulla, verificandosi una mera irregolarità, che produce però effetti giuridici, impedendo il decorso dei termini per l'impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3547 del 26 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 3113/2015
L'astensione del difensore dalle udienze non è riconducibile nell'ambito dell'istituto del legittimo impedimento, costituendo espressione di un diritto di libertà, il quale, se esercitato nel rispetto e nei limiti indicati dalla legge e dal codice di autoregolamentazione, impone il rinvio anche dell'udienza camerale, in tutti i casi in cui il procedimento preveda la partecipazione necessaria del difensore. (Fattispecie in tema di procedimento di sorveglianza che segue il rito camerale ai sensi degli artt. 666 e 678 c.p.p.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3113 del 22 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 317/2015
Nel procedimento per la restituzione in termini, il giudice competente provvede "de plano" sull'istanza, atteso che l'art. 175, comma quarto, c.p.p. non opera alcun richiamo alla disciplina prevista dall'art. 127 c.p.p., salvo che sia in corso un procedimento principale celebrato con rito camerale, nel qual caso la decisione sull'istanza deve avvenire con le medesime forme.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 317 del 8 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 53024/2014
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 53024 del 19 dicembre 2014)
Cass. pen. n. 32904/2014
Nessuna norma fissa i termini perentori entro i quali deve essere notificato il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, non potendo tale natura perentoria essere desunta dal disposto dell'art. 127, comma settimo, c.p.p. che impone la comunicazione e notificazione alle parti "senza ritardo" dei procedimenti svoltisi in camera di consiglio, in quanto la genericità della previsione non la rende rapportabile al concetto di termini perentori. (Fattispecie relativa a reclamo proposto da un detenuto avverso il provvedimento avente ad oggetto la limitazione alla ricezione della stampa locale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 32904 del 23 luglio 2014)
Cass. pen. n. 16169/2014
Nell'udienza camerale tenuta a seguito dell'opposizione proposta dalla persona offesa avverso la richiesta di archiviazione avanzata dal P.M., il giudice deve provvedere all'audizione dell'opponente qualora questi ne abbia fatto domanda e l'eventuale omissione di tale adempimento produce - per il combinato disposto degli artt. 127, commi terzo e quinto e 409, comma secondo, c.p.p. - una nullità a regime intermedio, la quale deve essere eccepita immediatamente dopo il mancato compimento dell'atto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16169 del 11 aprile 2014)
Cass. pen. n. 49793/2013
In tema di ricorso per cassazione avverso un'ordinanza cautelare del tribunale del riesame, devono trovare applicazione le forme previste dall'art. 127 cod. proc. pen., norma speciale rispetto a quella dell'art. 121 cod. proc. pen., in ragione del richiamo espresso contenuto nell'art. 311, comma quinto, cod. proc. pen., sicchè le eventuali memorie delle parti devono essere presentate in cancelleria "fino a cinque giorni prima dell'udienza" a pena di inammissibilità.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 49793 del 10 dicembre 2013)
Cass. pen. n. 45190/2013
In tema di archiviazione, il combinato disposto dei commi primo e terzo dell'art. 127 cod. proc. pen. - applicabili all'udienza fissata a seguito di opposizione all'archiviazione della persona offesa, in virtù del rinvio di cui al comma secondo dell'art. 409 cod. proc. pen. - garantiscono alla persona offesa e al suo difensore la piena esplicazione del diritto di difesa e, quindi, tutelano la concreta possibilità di partecipazione all'udienza. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato l'ordinanza del Gip per violazione del diritto al contraddittorio in un caso in cui il difensore della parte offesa, tre quarti d'ora prima dell'inizio dell'udienza, aveva inviato un fax alla cancelleria con cui comunicava un breve ritardo non superiore a 40 minuti per un imprevisto ed il Gip aveva, invece, ritenuto di non attendere e aveva nominato un difensore di ufficio, pronunciando all'esito dell'udienza ordinanza di archiviazione).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 45190 del 8 novembre 2013)
Cass. pen. n. 4992/2012
Una volta disposto dalla Corte di Cassazione l'annullamento della sentenza di patteggiamento in relazione al calcolo riguardante l'ammontare del prezzo oggetto di confisca per equivalente, il giudizio di rinvio deve proseguire davanti al giudice delle indagini preliminari nelle forme di cui all'art. 127 c.p.p. con lo scopo di integrare la sentenza di patteggiamento mediante nuova decisione sulla confisca. (Nella specie la S.C. ha annullato la decisione assunta dal giudice di rinvio nelle forme dell'incidente di esecuzione, osservando che non vi fosse alcun provvedimento da eseguire).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4992 del 9 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 4793/2012
Nel procedimento di appello cautelare, il deposito delle memorie difensive è regolato non già dalla norma generale di cui all'art. 121 c.p.p., bensì da quella speciale di cui al comma secondo dell'art. 127 c.p.p., espressamente richiamata dall'art. 310 c.p.p., con la conseguenza che deve essere rispettato, a pena di inammissibilità, il termine dilatorio di cinque giorni prima dell'udienza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4793 del 7 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 17068/2011
In tema di procedimenti in camera di consiglio, la richiesta di partecipazione all'udienza da parte dell'imputato deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il termine di cinque giorni antecedenti l'udienza di cui all'art. 127, comma secondo, c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 17068 del 3 maggio 2011)
Cass. pen. n. 13590/2011
È ricorribile per cassazione l'ordinanza che decide sull'istanza di correzione dell'errore materiale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13590 del 5 aprile 2011)
Cass. pen. n. 12482/2011
La disciplina prevista per lo svolgimento della discussione in dibattimento dall'art. 523 c.p.p., secondo il quale è possibile la replica ed in ogni caso l'imputato e il difensore devono avere la parola per ultimi se la domandano non trova applicazione nei procedimenti in camera di consiglio. (Fattispecie nella quale il ricorrente lamentava che i difensori degli indagati non avevano concluso per ultimi, e che una espressa richiesta di replica, dopo le conclusioni del P.M., era stata respinta).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 12482 del 28 marzo 2011)
Cass. pen. n. 7081/2010
Il rinvio dell'udienza camerale per l'opposizione alla richiesta di archiviazione non comporta la necessità di alcun avviso alla persona offesa che, sebbene regolarmente avvisata della fissazione dell'udienza, non sia comparsa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7081 del 22 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 16228/2007
La mancata partecipazione all'udienza camerale, fissata per l'opposizione alla richiesta di archiviazione, della persona offesa e del suo difensore, i quali hanno atteso di essere chiamati nell'aula d'udienza, non è causa di nullità, dal momento che la legge non prescrive la necessità della chiamata, nemmeno per l'udienza pubblica, facendo onere alle parti di segnalare la propria presenza.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 16228 del 20 aprile 2007)
Cass. pen. n. 35866/2006
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35866 del 26 ottobre 2006)
Cass. pen. n. 7589/2006
È affetta da nullità assoluta per violazione dell'art. 127, commi primo e quinto, richiamato dall'art. 409 comma sesto c.p.p., in quanto equiparabile ad una situazione di omessa citazione dell'interessata, l'ordinanza di archiviazione emessa dal G.i.p. a seguito di opposizione senza che alla parte offesa, regolarmente citata e presente nella cancelleria del giudice, sia stata data la concreta possibilità di partecipare all'udienza per un disguido imputabile esclusivamente all'ufficio. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la circostanza relativa all'omessa chiamata della parte offesa regolarmente presente in cancelleria per la partecipazione all'udienza, come attestato nello stesso verbale, concretizzi una situazione equiparabile all'ipotesi di omessa citazione).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7589 del 2 marzo 2006)
Cass. pen. n. 46207/2005
Avuto riguardo alla valorizzazione del principio del contraddittorio operata dal riformulato art. 111 Cost., deve ritenersi che la procedura camerale partecipata, quale prevista dall'art. 127 c.p.p., costituisca, rispetto a quella de plano, non l'eccezione ma la regola, derogabile solo in presenza di espressioni normative quali «senza formalità di procedura», «senza ritardo», «d'ufficio», e simili. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza pronunciata de plano con la quale, in sede di meritò, era stato provveduto su di una richiesta di restituzione in termini, ex art. 175 c.p.p., per l'impugnazione di una sentenza contumaciale).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 46207 del 19 dicembre 2005)
Deve ritenersi ammissibile il ricorso per cassazione proposto dall'imputato avverso l'ordinanza di revoca della sentenza di non luogo a procedere adottata con procedura de plano anziché con l'osservanza delle forme di cui all'art. 127 c.p.p., richiamato dall'art. 435, comma 3, stesso codice. (Mass. redaz.).
Cass. pen. n. 275/2005
Dal combinato disposto degli artt. 309, comma 8, e 127, comma 3, c.p.p., e tenuto conto della sentenza della Corte costituzionale 17 gennaio 1991 n. 45, non può desumersi che, qualora l'interessato, detenuto in località esterna all'ambito territoriale di competenza del tribunale del riesame, abbia avanzato richiesta di essere sentito all'udienza camerale, tale richiesta debba essere necessariamente accolta, dovendosi al contrario ritenere che spetti al tribunale del riesame valutare l'utilità della diretta audizione, per la ritenuta insufficienza, ai fini di un completo esercizio del diritto di difesa, dell'audizione da parte del magistrato di sorveglianza; ipotesi, questa, che può, in particolare, verificarsi nel caso (al quale si riferiva la citata sentenza della Corte costituzionale) in cui l'interessato intenda contestare nuovi elementi di prova portati a suo carico dal pubblico ministero. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la dedotta nullità del procedimento per mancata traduzione dell'interessato, il quale non aveva indicato, neppure nel ricorso per cassazione, alcuna specifica esigenza difensiva che legittimasse la sua presenza all'udienza camerale). (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 275 del 13 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 14866/2004
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 14866 del 26 marzo 2004)
Cass. pen. n. 36780/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36780 del 25 settembre 2003)
Cass. pen. n. 26156/2003
Il procedimento in camera di consiglio davanti alla Corte d'appello chiamata a deliberare sulla richiesta di revoca o sostituzione della misura coercitiva disposta nei confronti dell'estradando deve svolgersi nelle forme “partecipate” previste dall'art. 127 c.p.p. e non secondo la procedura de plano stabilita in via ordinaria dall'art. 299 dello stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 26156 del 18 giugno 2003)
Cass. pen. n. 4083/2003
In tema di procedure incidentali de libertate nell'ipotesi di appello proposto dal Pubblico Ministero avverso il provvedimento reiettivo della richiesta di applicazione della misura cautelare nei confronti di indagato residente all'estero ad un indirizzo noto, non è sufficiente a garantire i diritti di difesa la notifica dell'avviso dell'udienza camerale al solo difensore, ma occorre procedere alla notifica anche all'indagato nelle forme di cui all'art. 169 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4083 del 29 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 1806/2003
Nel procedimento d'appello avverso le ordinanze emesse dal Gip in materia di misure cautelari personali, il termine per l'avviso alle parti e ai difensori del giorno dell'udienza è quello generale di dieci giorni stabilito dall'art. 127 c.p.p. per il procedimento in camera di consiglio — alle cui forme fa rinvio l'art. 310, comma 2, c.p.p. — e non già quello di tre giorni, specificamente ed eccezionalmente previsto, per la sola udienza di riesame, dall'art. 309, comma 8, c.p.p., peraltro non richiamato dall'art. 310, comma 2, c.p.p.: l'inosservanza di detto termine comporta la nullità dell'udienza ex artt. 127 comma 5 e 179 comma 1 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1806 del 16 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 2911/2002
Una volta proposto ricorso straordinario per errore di fatto a norma dell'art. 625 bis c.p.p., la Corte di cassazione deve compierne una delibazione preliminare di ammissibilità, il cui eventuale esito negativo comporta la declaratoria di ufficio dell'inammissibilità dell'impugnazione senza ritardo e senza alcun adempimento, in quanto la fissazione dell'udienza ai sensi dell'art. 127 stesso codice è esplicitamente subordinata dal citato art. 625 bis al superamento del controllo di ammissibilità del ricorso. Ne consegue che, qualora il relativo vaglio preliminare conduca al riconoscimento della sua inammissibilità, la Corte non solo non deve provvedere alla fissazione dell'udienza a norma dello stesso art. 127, ma non deve neppure procedere nelle forme di cui all'art. 611 c.p.p., né deve acquisire la requisitoria del Procuratore Generale, in quanto l'art. 76 ord. giud., nel delineare le attribuzioni di quest'ultimo, prevede che esso interviene, conclude e redige requisitorie scritte nei casi stabiliti dalla legge, tra cui non può essere compresa la declaratoria di inammissibilità ai sensi del menzionato art. 625 bis, comma 4. (Fattispecie nella quale con il ricorso si era lamentato che fosse stato omesso, per errore, l'avviso di udienza in un procedimento di ricusazione dei giudici di un collegio della Corte di cassazione e la stessa Corte ne ha dichiarato l'inammissibilità per carenza di legittimazione attiva, trattandosi di procedimento incidentale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2911 del 21 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 44387/2001
La norma dell'art. 45 bis disp. att. c.p.p., che disciplina la partecipazione a distanza dell'imputato o del condannato all'udienza nel procedimento camerale, non attribuisce all'interessato detenuto fuori della circoscrizione del giudice competente, pur in presenza delle condizioni richieste dalla legge, il diritto di partecipare sempre e in ogni caso, mediante il sistema della videoconferenza, alle udienze di qualsiasi procedimento che si debba svolgere in camera di consiglio, giacché essa va interpretata alla luce di quanto dispongono l'art. 127, comma 3, c.p.p. e, in termini analoghi, l'art. 666, comma 4, stesso codice, i quali prevedono la facoltà di chi è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice e ne abbia fatto richiesta, di essere sentito, prima del giorno fissato per l'udienza, dal competente magistrato di sorveglianza. Ne consegue che, mentre nel procedimento di riesame — stante la disposizione dell'art. 309, comma 6, c.p.p. che attribuisce all'istante la facoltà di enunciare motivi nuovi davanti al giudice del riesame — si deve ordinare la traduzione o l'audizione diretta a distanza dell'indagato, detenuto in luogo posto al di fuori della circoscrizione del tribunale competente che ne abbia fatto espressa richiesta, proprio per consentirgli l'esercizio di quella facoltà, nel procedimento conseguente ad appello cautelare tale diritto non è salvaguardato dalla legge, in quanto, per il principio devolutivo dell'appello e stante il mancato richiamo, nell'art. 310 c.p.p., del citato comma 6 dell'art. 309, una volta precisati i motivi dell'impugnazione nell'atto introduttivo, non è consentito all'indagato enunciare in udienza motivi diversi o prospettare nuovi elementi probatori per contrastare le risultanze di accusa, fermo restando che il giudice, ove lo ritenga opportuno, può disporre di ufficio la traduzione o l'audizione diretta dell'interessato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44387 del 10 dicembre 2001)
Cass. pen. n. 2917/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2917 del 25 luglio 2000)
Cass. pen. n. 5619/2000
Nel giudizio camerale di appello, le ragioni di speditezza e di concentrazione, coessenziali alla natura del procedimento, impongono di non prevedere la partecipazione necessaria del pubblico ministero, del difensore e dell'imputato che, ai sensi dell'art. 127, commi terzo e quarto, c.p.p. (le cui forme procedurali sono richiamate dall'art. 599, comma primo), sono sentiti soltanto se compaiano; ne consegue che, l'eventuale impedimento del difensore non costituisce motivo di rinvio necessario, sempre che non debba procedersi a rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, ed il contraddittorio è assicurato dalla semplice tempestiva notificazione degli avvisi.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5619 del 28 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 2985/1999
In tema di patteggiamento, qualora all'udienza fissata il procedimento venga rinviato ad altra udienza in accoglimento della istanza fatta pervenire dal difensore, la nuova data deve essere comunicata alle parti in precedenza non comparse; la mancanza del nuovo avviso determina nullità assoluta, insanabile e rilevabile in ogni stato e grado del procedimento.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2985 del 13 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 5052/1999
L'ordinanza di archiviazione, resa previa fissazione dell'udienza camerale, è ricorribile solo nei casi di mancato avviso alle parti ed ai difensori dell'udienza camerale ex articolo 127, quinto comma, c.p.p. Ne consegue che non è mai consentito il ricorso per motivi diversi, cioè attinenti al merito della notitia criminis, ma anche relativi ai presupposti di procedibilità che, pur integrando un motivo di violazione di legge, non rientrano tra le ipotesi contemplate di violazione del contraddittorio. (Nella specie il motivo addotto dalla persona offesa si riferiva alla violazione delle norme riguardanti la presentazione della querela).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5052 del 15 novembre 1999)
Cass. pen. n. 2443/1999
In materia di procedimenti in camera di consiglio, l'espressione «sono sentiti se compaiono», contenuta nel comma terzo dell'art. 127 c.p.p., non postula una specifica iniziativa del giudice, ma vincola solo quest'ultimo a raccogliere le dichiarazioni che le parti intendano fare. Ne consegue che, ove la parte autonomamente non eserciti tale diritto né manifesti l'intenzione di esercitarlo, nessuna violazione procedurale può ravvisarsi nel comportamento del giudice che pervenga all'atto decisionale senza alcuna audizione della parte stessa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2443 del 15 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 2792/1999
In tema di procedimenti in camera di consiglio, deve escludersi la esistenza di un principio generale in base al quale tutti i provvedimenti terminativi sarebbero sempre ricorribili per cassazione ai sensi del comma settimo dell'art. 127 c.p.p. Ed invero la ricezione del modulo procedimentale di cui al predetto articolo non comporta la applicabilità di tutte le norme che lo caratterizzano, tanto che, in alcuni casi, il legislatore ha avvertito la necessità di prevedere espressamente la ricorribilità per cassazione del provvedimento camerale decisorio. (Fattispecie in cui il Gip, dopo aver disposto la imputazione coatta ai sensi del comma 5 dell'art. 409 c.p.p., ha dichiarato la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per omesso interrogatorio dell'indagato. Il ricorso del P.M. avverso la ordinanza del Gip è stato ritenuto inammissibile dalla Suprema Corte per i motivi sopra esposti).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2792 del 1 settembre 1999)
Cass. pen. n. 1730/1999
Nel procedimento di esecuzione, in quanto procedimento in camera di consiglio, non è prevista possibilità di sospensione o di rinvio in caso di legittimo impedimento del difensore; tale istituto si applica, infatti, in via esclusiva, nel procedimento di cognizione. Né possono ravvisarsi, nella diversità della disciplina, profili di illegittimità costituzionale; invero, in considerazione della esigenze di semplificazione del rito e di tempestivo esercizio della giurisdizione, tipiche del procedimento di esecuzione, il diverso configurarsi del diritto di difesa è comunque garantito dal contraddittorio, che è regolato, in base alle differenti espressioni della discrezionalità legislativa, secondo le speciali caratteristiche della struttura dei singoli provvedimenti.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1730 del 1 settembre 1999)
Cass. pen. n. 5358/1999
In tema di procedimenti in camera di consiglio la richiesta di partecipazione all'udienza da parte dell'imputato deve precedere il momento di allegazione dell'impedimento, sicché la contemporaneità delle richieste contraddice alla disposizione di legge. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che nessun diritto poteva vantare l'imputato ad ottenere il rinvio dell'udienza deducendo l'impedimento a comparirvi — con l'invio di un certificato medico — non avendo tempestivamente rappresentato la propria volontà partecipativa, la quale non può ritenersi risultare implicitamente dal certificato medesimo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5358 del 27 aprile 1999)
Cass. pen. n. 2646/1999
La restituzione dei beni assoggettati a sequestro probatorio e non più necessari a fini di prova deve essere disposta su richiesta dell'interessato, oltre che d'ufficio, dal pubblico ministero durante le indagini preliminari con decreto che è soggetto ad opposizione nelle forme dell'articolo 127 c.p.p. e, successivamente, con ordinanza emessa de plano, ma passibile di incidente di esecuzione, da parte del giudice di merito che procede.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2646 del 31 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3319/1999
In tema di riesame delle misure cautelari, la nullità dell'avviso di fissazione dell'udienza camerale al difensore non comparso, in quanto non definita assoluta dall'art. 127 comma 5 c.p.p. e non attinente ad una ipotesi in cui è obbligatoria la presenza del difensore, soggiace alla disciplina di cui agli artt. 180-182 stesso codice, per cui, se l'imputato compare in udienza senza nulla eccepire al riguardo, ne consegue la non deducibilità dell'eccezione medesima dinanzi alla Cassazione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3319 del 1 marzo 1999)
Cass. pen. n. 3501/1999
All'udienza camerale fissata dal Gip a seguito di istanza di archiviazione del pubblico ministero e di opposizione della persona offesa, quest'ultima deve essere sentita solo quando ne abbia fatto specifica istanza. Gli artt. 409, comma 2, e 127 comma 3, c.p.p., non impongono il dovere di interpello da parte del Gip, ma l'onere in capo alla parte offesa di richiedere la propria audizione ove il Gip non vi provveda di ufficio. Deve infatti valere il medesimo trattamento per tutti gli interessati a tanto, poiché l'imputato detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice è sentito solo su sua richiesta, alla stessa stregua deve ritenersi necessaria la richiesta dell'interessato, compresa la persona offesa, quando è presente.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3501 del 11 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 45037/1999
In tema di ricusazione del giudice, la omessa traduzione in udienza dell'imputato detenuto non impedisce l'esercizio di tale facoltà, ben potendo lo stesso richiedere di essere ascoltato ai sensi del comma terzo dell'art. 127 c.p.p., e potendo, d'altra parte, il difensore manifestare, quantomeno nella veste di nuncius, la volontà del suo assistito.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 45037 del 30 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 3820/1998
Il richiamo all'art. 127 c.p.p. contenuto nell'ottavo comma dell'art. 309 stesso codice implica che il procedimento del riesame si conformi al principio del contraddittorio, in forza del quale il giudice può pronunciarsi solo su atti che abbiano costituito, o che potrebbero aver costituito, oggetto delle osservazioni delle parti in grado di esaminarli. (Fattispecie nella quale il tribunale, a seguito dell'udienza di riesame e delle osservazioni in essa svolte dalla difesa dell'indagato, aveva richiesto, dopo la chiusura dell'udienza, i decreti di autorizzazione alle intercettazioni telefoniche e ambientali e, una volta ottenutili, aveva deciso senza che la difesa avesse avuto modo di controllare la legittimità delle intercettazioni eseguite).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3820 del 30 settembre 1998)
Cass. pen. n. 776/1998
Il decreto presidenziale che decide senza formalità sulla dichiarazione di astensione è sottratto ad ogni mezzo di impugnazione sia in virtù del principio di tassatività delle impugnazioni sia perché si tratta di provvedimento meramente ordinatorio di natura amministrativa e non giurisdizionale, i cui effetti restano limitati all'ambito dell'ufficio e assolvono alla funzione di conservare il prestigio dell'amministrazione della giustizia e la fiducia dell'opinione pubblica nella imparzialità dei giudizi. Tale regime non menoma i diritti della difesa, potendo la parte proporre tempestivamente dichiarazione di ricusazione, la cui decisione è emessa all'esito di una procedura in contraddittorio ed è impugnabile mediante ricorso per cassazione ex art. 127 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 776 del 7 luglio 1998)
Cass. pen. n. 1675/1998
In tema di ricusazione deve essere seguita la procedura prevista dall'art. 127 c.p.p. solo quando la dichiarazione di ricusazione sia assistita da un fumus boni iuris che ne giustifichi il passaggio all'esame del merito, non quando sia ritenuta prima facie infondata, così da potere essere dichiarata inammissibile con la procedura de plano.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1675 del 3 luglio 1998)
Cass. pen. n. 9/1998
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 9 del 30 giugno 1998)
È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 486, comma quinto, c.p.p., nella parte in cui non si applica ai procedimenti in camera di consiglio che si svolgono a norma dell'art. 127 stesso codice, in quanto il diritto di difesa, garantito dal contraddittorio, risulta regolato secondo le speciali caratteristiche della struttura dei singoli procedimenti, senza che le modalità stesse ne menomino l'esistenza, allorché di esso vengano assicurati lo scopo e la funzione; e la sua disciplina, in relazione alle varie fasi processuali e alle caratteristiche dei singoli procedimenti, è espressione della discrezionalità legislativa.
Cass. pen. n. 1379/1998
In tema di ricusazione, qualora il giudice di merito abbia ritenuto la manifesta infondatezza dell'istanza ed abbia, conseguentemente, dichiarato l'inammissibilità con provvedimento adottato de plano, non sussiste l'interesse a proporre ricorso per cassazione lamentando la mancata applicazione dell'art. 127 c.p.p., previsto per il caso in cui debba rigettarsi la richiesta di ricusazione nel merito, non potendosi conseguire alcun vantaggio da una decisione di rigetto in luogo di quella di inammissibilità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1379 del 19 maggio 1998)
Cass. pen. n. 703/1998
Il procedimento per la restituzione nel termine di cui all'art. 175 c.p.p. non deve svolgersi secondo il rito camerale previsto dall'art. 127 c.p.p., ed il relativo provvedimento deve essere adottato de plano. Infatti il rito camerale previsto dall'art. 127 c.p.p. costituisce uno schema generale a cui è consentito fare riferimento in quei procedimenti camerali che ad esso si richiamano, anche implicitamente, sicché in difetto di tale richiamo il provvedimento del giudice deve essere adottato de plano. Conseguentemente nel procedimento di restituzione nel termine di cui all'art. 175 c.p.p., che non ha alcun richiamo alle forme dell'art. 127 c.p.p., il provvedimento deve essere adottato de plano.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 703 del 15 aprile 1998)
Cass. pen. n. 4214/1998
Nella fase di appello del giudizio abbreviato — che si svolge in camera di consiglio, ai sensi degli artt. 443, comma quarto, e 599 c.p.p. — l'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la volontà di comparire (art. 599, comma secondo, c.p.p.): si tratta, quindi, di una manifestazione di volontà che deve essere fatta dall'imputato. (Nella fattispecie, all'udienza camerale del giudizio di appello, il difensore dell'imputato aveva formulato richiesta che il suo assistito, che era agli arresti domiciliari, partecipasse di persona, possibilmente con l'autorizzazione a recarsi in aula senza scorta: tale richiesta era stata rigettata perché «tardiva». Nel ricorso per cassazione, proposto avverso la sentenza di condanna, il difensore stesso aveva eccepito la nullità della sentenza pronunciata dalla corte di merito, non essendo stata data, all'imputato, la possibilità di presenziare al giudizio di appello, in violazione dell'art. 127 del codice di procedura penale. La Suprema Corte ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza relativa alla mancata traduzione in udienza dell'imputato detenuto agli arresti domiciliari, enunciando il principio di cui in massima. In motivazione la Corte di cassazione ha osservato che l'imputato non aveva manifestato alcuna volontà di comparire all'udienza, dato che l'istanza era stata formulata, senza alcuno specifico mandato al riguardo, dal difensore, il quale si era limitato a chiedere che il giudice autorizzasse l'imputato «a recarsi, senza scorta, all'udienza fissata. . .», senza chiedere l'eventuale traduzione del medesimo, nel caso che il giudice non avesse ritenuto di autorizzare l'imputato a recarsi in udienza senza scorta).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4214 del 7 aprile 1998)
Cass. pen. n. 2950/1998
Poiché la partecipazione delle parti e dei loro difensori al giudizio di appello che si svolge in camera di consiglio nelle forme di cui all'art. 599 c.p.p. è solo eventuale, l'imputato, una volta regolarmente avvisato, non ha diritto ad un rinvio giustificando il legittimo impedimento a comparire, a meno che non abbia preventivamente ed espressamente manifestato l'intenzione di essere presente all'udienza camerale con istanza presentata, a pena di decadenza, nel termine di cui al secondo comma dell'art. 127 c.p.p., e cioè fino a cinque giorni prima dell'udienza fissata per il giudizio di secondo grado.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2950 del 10 marzo 1998)
Cass. pen. n. 352/1997
La disposizione contenuta nell'art. 409, comma sesto, c.p.p., che riconosce espressamente alla parte offesa la legittimazione a ricorrere per cassazione avverso l'ordinanza di archiviazione pronunciata all'esito della camera di consiglio, senza che di tale udienza sia stato dato avviso alla medesima persona offesa, non può ragionevolmente essere interpretata nel senso di non riconoscerle tale rimedio allorché, quantunque essa abbia ritualmente chiesto di essere preavvertita dell'eventuale richiesta di archiviazione da parte del P.M., non le sia stato notificato il relativo avviso, previsto dal comma secondo dell'art. 408 c.p.p. E, invero, si tratta di un vizio ancora più grave di quello conseguente all'omesso avviso dell'udienza dinanzi al Gip all'offeso dal reato che abbia proposto opposizione, in quanto colpisce la stessa potenziale instaurazione del contraddittorio prevista dalla legge. Ne consegue che tale omissione dà luogo a nullità del decreto di archiviazione emesso de plano, deducibile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 127, comma quinto, c.p.p., anche se si tratta di procedimento contro ignoti. (Fattispecie relativa a procedimento per incendio di un edificio, in ordine al quale — in forza del principio di cui sopra — è stata riconosciuta alla società assicuratrice, querelante e istante per l'avviso di eventuale richiesta di archiviazione del P.M., la facoltà di ricorrere per cassazione avverso provvedimento di archiviazione disposto senza preventiva comunicazione ad essa di detta richiesta).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 352 del 14 febbraio 1997)
L'avviso dell'udienza di riesame dei provvedimenti cautelari reali deve essere notificato al difensore in ogni caso e all'indagato soltanto quando abbia sottoscritto la relativa istanza. (In motivazione, la S.C. ha affermato che nella specie non trova applicazione l'art. 127 c.p.p., richiamato dall'art. 324 stesso codice solo in relazione alle modalità di espletamento del procedimento e non anche in relazione al termine - di giorni tre e non dieci - e ai destinatari, aggiungendo che l'esclusione, dal novero di questi ultimi, dell'indagato «non istante» e la mancata coincidenza, in tal caso, tra legittimazione a ricevere l'avviso e legittimazione al ricorso - a lui riconosciuta dal successivo art. 325 - non sono contraddittorie o irragionevoli, in quanto dettate dall'esigenza di contemperare celerità della procedura ed effettivo esercizio del diritto di difesa, garantito dall'intervento del difensore, al quale l'interessato si è completamente affidato, riservandogli la redazione e la presentazione dell'istanza).
Cass. pen. n. 2865/1996
Nel codice di procedura penale del 1988 la distinzione che l'art. 127 (Procedimento in camera di consiglio) compie, ai fini dell'avviso, fra «parti» e «persone interessate» — categoria questa seconda da intendere in una accezione più ristretta rispetto a quella generica di cui all'art. 630 del codice di rito del 1930 proprio per la distinzione fatta — sta a significare che quando vi sono persone con un interesse autonomo e in qualche misura distinguibile in concreto da quello delle parti, costoro hanno diritto a interloquire e, quindi, devono essere avvisate. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso con il quale si denunciava la violazione dell'art. 127 comma quinto c.p.p., perché l'avviso di udienza non era stato notificato alle due società, destinatarie di fatto del sequestro e, quindi, soggetti interessati, la S.C. ha osservato che l'imputato in tanto era indagato per frode in commercio in quanto era legale rappresentante delle società che si ipotizza l'abbiano commessa, società che non possono far valere alcun interesse diverso da quello dell'indagato, il quale peraltro aveva avuto l'avviso nella qualità).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2865 del 9 settembre 1996)
Cass. pen. n. 117/1996
Nel procedimento disciplinato dall'art. 127 c.p.p., richiamato, per quanto riguarda il riesame, dell'art. 309, comma 8, stesso codice, l'interessato che sia detenuto in località compresa nella circoscrizione del giudice competente, qualora abbia fatto richiesta di essere sentito, ha diritto di comparire non solo alla prima udienza ma anche a quelle eventualmente successive, (come nel caso di rinvio determinato da qualsiasi motivo), dovendosi detta richiesta riguardare come riferita all'intero procedimento e non specificamente alla sola prima udienza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 117 del 12 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 2853/1996
In tema di impugnazione di misure cautelari reali, l'art. 127, primo comma c.p.p., che prescrive l'avviso dell'udienza in camera di consiglio alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori, risulta specificato dal disposto dall'art. 324, sesto comma c.p.p., che prevede che l'avviso stesso sia comunicato al P.M. e notificato al difensore ed a chi ha proposto la richiesta. Conseguentemente, la persona offesa dal reato ove non rientri nel novero delle persone cui le cose sono state sequestrate e di quelle che avrebbero diritto alla loro restituzione non ha diritto di partecipare all'udienza camerale, non essendo legittimata al riesame, né al ricorso per cassazione previsto dall'art. 325 c.p.p. (Fattispecie relativa al sequestro preventivo dell'azienda alberghiera «Grand Hotel» di Rimini, disposto in riferimento al delitto ex artt. 48 e 479 c.p.).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2853 del 29 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 579/1996
Il mancato rinvio del procedimento di appello, svolto con il rito della camera di consiglio ai sensi dell'art. 599 c.p.p., pur in presenza di un impedimento assoluto del difensore, non costituisce motivo di «nullità» in quanto tale procedimento è disciplinato, per espresso rinvio, dall'art. 127 stesso codice, secondo cui, pur dovendo darsi avviso ai difensori, non è obbligatoriamente richiesta la loro presenza, essendo prescritto che essi vengano sentiti se compaiono, e prevedendo come motivo di nullità il mancato rinvio dell'udienza solo «se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato».
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 579 del 18 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 2510/1995
Il procedimento camerale, per la sua struttura scarsamente formale, consente al giudicante di acquisire informazioni e prove, anche di ufficio, senza l'osservanza dei principi sull'ammissione della prova di cui all'art. 190 c.p.p., essendo essenziale l'accertamento dei fatti, nel semplice rispetto della libertà morale delle persone e con le garanzie del contraddittorio. (Fattispecie relativa ad udienza camerale fissata a seguito di istanza di restituzione nel termine).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2510 del 15 luglio 1995)
Cass. pen. n. 1626/1995
Non è invocabile nella procedura camerale l'operatività della disciplina prevista, per lo svolgimento della discussione in dibattimento, dall'art. 523 c.p.p., secondo cui è possibile la replica ed, in ogni caso, l'imputato e il difensore devono avere la parola per ultimi. Il richiamo a tale norma non è pertinente, diverse essendo la struttura e la finalità della procedura camerale, che ha natura incidentale, strumentale e provvisoria (vale a dire, allo stato degli atti), da quelle del dibattimento, che rappresenta il momento della piena cognizione ed ha carattere definitivo. (Fattispecie in tema di procedimento di riesame di misura cautelare personale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1626 del 16 giugno 1995)
Cass. pen. n. 1128/1995
La circostanza che il condannato, il quale abbia presentato regolare e tempestiva istanza di essere sentito dal tribunale di sorveglianza, giunga in ritardo in aula, per fatto a lui non imputabile, non costituisce motivo valido perché il tribunale (che nella specie era, peraltro, ancora in seduta per la trattazione di altri procedimenti) ometta di ascoltarlo, limitandosi ad acquisire la memoria prodotta dal condannato stesso. (Nella specie è stata ritenuta la nullità ex art. 178, lettera c, c.p.p. dell'ordinanza emessa all'esito del procedimento).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1128 del 25 marzo 1995)
Cass. pen. n. 1212/1995
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1212 del 7 febbraio 1995)
Cass. pen. n. 244/1995
Pure a seguito della sentenza costituzionale n. 10 del 1993, agli imputati che non conoscono la lingua italiana non va fatto alcun avvertimento della loro facoltà di comparire all'udienza per l'appello in camera di consiglio con atto tradotto nella loro madre lingua. È ciò perché di tale avvertimento non è prevista l'inclusione nel decreto di citazione evincendosi la possibilità di comparire all'udienza camerale dal combinato disposto degli artt. 599, comma 1 e 127 c.p.p. Essendo, dunque, la detta facoltà prevista da disposizioni di legge, queste, prescindendo dalla conoscenza, sono obbligatorie, cosicché lo stesso imputato italiano che riceve la notifica del decreto di citazione, al pari dello straniero che lo riceva nella sua lingua o in un lingua per lui comprensibile, non sarebbe in condizione, per effetto della sola notifica, di essere informato di tale facoltà.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 244 del 16 gennaio 1995)
Cass. pen. n. 11116/1994
Nella fase d'appello che si svolga in camera di consiglio, ex art. 599 c.p.p., l'imputato deve essere sentito solo se ne abbia fatto richiesta ma tale richiesta deve essere presentata a pena di decadenza, con l'osservanza del termine di cui al comma 2 dell'art. 127 c.p.p.; non è perciò accoglibile la richiesta presentata il giorno dell'udienza contestualmente alla certificazione attestante l'impedimento a comparire.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11116 del 4 novembre 1994)
Cass. pen. n. 9962/1994
La partecipazione delle parti e dei loro difensori al giudizio di appello che si svolge in camera di consiglio secondo quanto stabilito dall'art. 599 c.p.p., è solo eventuale. L'imputato perciò, una volta regolarmente avvisato, non ha diritto ad un rinvio giustificando il legittimo impedimento a comparire, a meno che non abbia preventivamente ed espressamente manifestato la intenzione di essere presente all'udienza camerale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9962 del 20 settembre 1994)
Cass. pen. n. 2767/1994
La circoscrizione del tribunale del riesame coincide, ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p., con il territorio della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso l'ordinanza impugnata. Ne consegue che a tale circoscrizione occorre far riferimento quando, ai fini di cui all'art. 127, comma 3, c.p.p., si tratti di stabilire se l'interessato che abbia chiesto di essere sentito sia detenuto o internato in luogo compreso o meno della circoscrizione stessa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2767 del 14 luglio 1994)
Allorquando un provvedimento giurisdizionale deve, per espressa disposizione legislativa, essere notificato alle parti, l'omessa notifica produce il solo effetto di non far decorrere i termini previsti per l'eventuale impugnazione della parte nei cui confronti risulti omessa la notificazione.
Cass. pen. n. 1749/1993
La puntuale lettura della sentenza 31 gennaio 1991, n. 45 della Corte costituzionale e il disposto dell'art. 127, terzo comma, in riferimento all'art. 309, ottavo comma, c.p.p., rendono palese che non esiste il diritto dell'interessato detenuto in un luogo esterno al circondario, ad essere sentito nell'udienza camerale fissata per il riesame della misura cautelare, ma, piuttosto, che è stato riconosciuto al giudice di valutare l'opportunità di fare eccezione alla regola generale dell'audizione da parte del giudice di sorveglianza a richiesta (che costituisce, in tal caso, un vero e proprio diritto), per evitare di dare ingresso ad istanze meramente defatigatorie, intese ad ottenere il superamento dei termini per la pronuncia. (Fattispecie nella quale la richiesta è stata ritenuta del tutto generica, essendosi limitato l'istante a chiedere di comparire, senza specificazioni di sorta e senza avvalersi del diritto di essere intanto sentito dal giudice di sorveglianza).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1749 del 2 luglio 1993)
Cass. pen. n. 1278/1993
La delega rogatoria prevista dall'art. 127, terzo comma c.p.p. (richiamato dagli artt. 309 e 310 c.p.p.), per ragioni di sicurezza e di economia processuale, al giudice di sorveglianza, quando l'interessato sia detenuto in luogo esterno al circondario, non esclude che — ove costui ne abbia fatto richiesta o il giudice del procedimento incidentale de libertate lo ritenga opportuno e necessario — questi possa o debba ordinarne la traduzione davanti a sé, alla stregua della sentenza 31 gennaio 1991, n. 45 della Corte costituzionale. Siffatta conclusione vale, a maggior ragione, quando l'inquisito sia detenuto o internato in luogo non sito fuori della circoscrizione del giudice suindicato, con il conseguente obbligo di disporre il rinvio dell'udienza se sussiste un legittimo impedimento a comparire, secondo quanto prescritto dall'art. 127, quarto comma, c.p.p. Tale norma ben può, infatti, applicarsi al procedimento che si svolge dinanzi al tribunale, ai sensi degli artt. 309 e 310 c.p.p. La violazione del terzo e quarto comma dell'art. 127 comporta, per espressa disposizione del quinto comma del medesimo articolo, una nullità riconducibile a quelle relative all'intervento dell'imputato (art. 178, primo comma, lett. c, c.p.p.) con l'omissione della traduzione e dell'audizione, ovvero col mancato rinvio per legittimo impedimento dell'imputato.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1278 del 3 maggio 1993)
Cass. pen. n. 127/1992
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 127 del 23 dicembre 1992)
Cass. pen. n. 4014/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4014 del 18 dicembre 1992)
Cass. pen. n. 5394/1990
Il giudice di appello che, in regime transitorio, applichi la pena nella misura concordata dalle parti ai sensi dell'art. 444 c.p.p., correttamente pronuncia sentenza e non ordinanza, in quanto il richiamo all'art. 127 del codice contenuto nell'art. 599 riguarda esclusivamente la disciplina del procedimento, non la forma del provvedimento decisorio, tassativamente indicata nell'art. 605.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5394 del 12 aprile 1990)
relative all'articolo 127 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 127 Codice proc. penale - Procedimento in camera di consiglio | Quesito Q201617821
venerdì 02/12/2016 - Emilia-Romagna
“Nell’opposizione alla richiesta di archiviazione richiesta dal PM è stato scritto: Si chiede venga sentita sui fatti di cui è processo e di cui alle varie produzioni allegate la madre della minore.
Nell’udienza in camera di consiglio la madre, parte offesa, non ha avuto la possibilità di esporre quanto avrebbe voluto. Inizialmente ha parlato il PM, quindi l’avvocato della madre, quindi gli avvocati degli indagati. A questo punto è stato detto alla madre che non aveva il diritto di replica.
Il Giudice nella propria ordinanza di archiviazione ha scritto: letti gli atti del proc. penale, letta la richiesta di archiviazione, l’opposizione e le memorie, sentite le parti, osserva …..
Allegata all’opposizione alla richiesta di archiviazione del P.M. figura una memoria della madre nella quale sono spiegati fatti nuovi e importanti che la madre avrebbe voluto esporre al Giudice (es. testimonianze false, calunnie, violazione dell’art 377 bis c.p.).
Si chiede se è possibile ricorrere in Cassazione (art. 127 c.p.p.), tenendo presente che la madre in udienza non ha chiesto di essere ascoltata (ne le è stato suggerito di farlo), avendo considerato che il Giudice avrebbe comunque letto il suo allegato (cosa che sicuramente non ha fatto e della quale non vi è traccia nell’ordinanza), chiaramente nominato nella richiesta di opposizione.
L’ordinanza è stata depositata il 01/12/2016, quando scade il termine per il ricorso?
Consulenza legale i 12/12/2016
La risposta alla prima domanda, che rende superfluo l’esame della seconda, è purtroppo negativa.
L’art. 409 del cod. proc. pen. recita: “Fuori dei casi in cui sia stata presentata l'opposizione prevista dall'articolo 410, il giudice, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero. Il provvedimento che dispone l'archiviazione è notificato alla persona sottoposta alle indagini se nel corso del procedimento è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare.
Se non accoglie la richiesta, il giudice fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall'articolo 127”.
Tale ultima norma, così stabilisce: “1. Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il presidente del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone interessate e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di ufficio.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonché i difensori sono sentiti se compaiono.
(…) 5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità”.
Ebbene, laddove l’articolo precisa che “le altre parti” destinatarie dell’avviso – dunque anche la persona offesa – sono sentite se compaiono, non comporta tuttavia un obbligo di audizione delle medesime a carico del Giudice.
La legge ritiene importante garantire alle parti la possibilità di difesa, ma quest’ultima è assicurata attraverso la presenza e l’intervento del difensore in udienza: non esiste alcun obbligo per la parte di essere sentita personalmente, in aggiunta al proprio difensore.
Nel caso di specie, la parte offesa (la madre) era presente in udienza assieme al proprio legale, il quale è regolarmente intervenuto nella discussione. La madre, quindi, anche se a mezzo del proprio rappresentante in giudizio, per la legge è stata regolarmente “sentita”.
A ciò si aggiunga che quanto la stessa intendeva riferire al Giudice è stato poi comunque trasfuso in una memoria scritta.
Pertanto, la mancata audizione personale della signora non può essere motivo di nullità del provvedimento giudiziale a mezzo di ricorso in Cassazione.
Si riportano, di seguito, alcune pronunce rilevanti per il caso in esame:
- “L'obbligo, per l'ufficio procedente, di sentire le parti interessate, ove comparse, nel procedimento in camera di consiglio di cui all'art. 127 c.p.p. non va inteso come dovere di specifico interpello a ciascun comparente, ma si esaurisce con la realizzazione di una situazione processuale in forza della quale a ciascun comparente sia data la possibilità di rendere dichiarazioni; situazione da ritenersi realizzata quante volte risulti che il patrocinatore della parte presente abbia svolto intervento senza che sia necessario che risulti (dal verbale) l'interpello della persona fisica interessata (e pur rappresentata dal difensore) sul se abbia dichiarazioni da rendere. (Fattispecie di procedimento in camera di consiglio, attivato a seguito di opposizione manifestata dalla parte offesa denunziante alla richiesta di archiviazione dell'azione penale da parte del pubblico ministero, nel corso del quale il patrocinatore di detta parte aveva svolto intervento orale; ricorrendo per cassazione, si denunziava nullità perché la persona fisica (parte offesa) non era stata sentita, posto che non risultava essere stata invitata a parlare)”. (Cassazione penale, sez. IV, 24/02/1991);
- “Nell'udienza camerale disposta a seguito dell'opposizione della persona offesa avverso la richiesta di archiviazione proposta dal p.m., il giudice deve provvedere all'audizione dell'opponente qualora questi ne abbia fatto domanda; l'omissione di detto adempimento determina - per il combinato disposto degli art. 127 commi 3 e 5 e 409 comma 2 c.p.p. - una nullità a regime intermedio, la quale deve essere eccepita immediatamente dopo il compimento dell'atto e comunque prima delle conclusioni dell'udienza celebrata nelle forme dell'art. 127 c.p.p. Tuttavia, in tal caso, la persona offesa decade dalla possibilità di eccepire la nullità se dopo avere richiesto di essere ascoltata, abbia esposto per iscritto le proprie ragioni aderendo così alla procedura con il deposito di memoria scritta, in quanto, in virtù dell'art. 182, comma 2, c.p.p., l'eccezione deve essere formulata subito dopo il mancato compimento dell'atto e cioè subito dopo la formalizzazione del provvedimento di rigetto della richiesta di archiviazione.” (Cassazione penale, sez. V, 31/03/2010, n. 19584);
- “La persona offesa, se comparsa, deve essere sentita all'udienza camerale fissata dal G.I.P. a seguito di istanza di archiviazione del pubblico ministero e di opposizione della predetta. Tuttavia non sussiste violazione del contraddittorio qualora la persona offesa, dopo avere chiesto di essere ascoltata, abbia peraltro esposto per iscritto le proprie ragioni con produzione di memoria ed il G.I.P., acquisita la stessa, abbia deciso l'archiviazione senza procedere all'audizione "de qua". (Cassazione penale, sez. VI, 03/12/1996, n. 3690).