Source: https://www.dandi.media/2017/05/diritto-dautore-nei-progetti-di-arredamento-di-interni/
Timestamp: 2019-10-17 22:30:23+00:00
Document Index: 164388180

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Diritto d'autore nei progetti di arredamento di interni: un caso singolare.
In Diritto d'Autore, Fashion Law 10 Maggio 2017
Diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni (di Angela Patalano)
Succede spesso di sfogliare riviste di arredamenti di interni per avere qualche idea o rubare un’idea su come arredare il proprio appartamento.
In una dimensione privata tale fenomeno non integra alcuna fattispecie illecita.
Tuttavia, laddove questa dinamica venga utilizzata per arredare store con arredi e layout simili ad un negozio concorrente, potrebbe esserci in questo caso, violazione del diritto d’autore.
Lo dice la sentenza n. 11416/15 nella causa del Tribunale di Milano, Sez. Spec. in Materia di Impresa, di Kiko Make-up Milano c/ Wjcon.
Il Tribunale ha riconosciuto sussistente la violazione del diritto d’autore, facendo rientrare il cosiddetto Concept di uno store (progetti di arredamento di interni), nella tutela dell’art 2, n. 5 della LdA.
Diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni: la tutela del concept di un negozio
Il termine “Concept” si usa per rappresentare un’idea, ovvero il modo in cui viene pensata e realizzata l’immagine che si vuole dare di uno negozio, la cui valenza sarà universale per tutti gli store appartenenti a quel brand. Conformità che va dalla tipologia di negozio, all’arredamento, al posizionamento di prodotti, luci e colori. Quindi, scelte organizzative e di coordinamento atte a imporre la propria filosofia aziendale, a prescindere dal luogo, dal tempo e dal cliente/interlocutore.
Quindi è possibile considerare il Concept di interni di uno store al pari di un’opera dell’ingegno e assoggettarlo alla medesima tutela giuridica?
Sappiamo che il diritto d’autore non tutela l’idea, ma la trasformazione dell’idea in un’opera percepita o percepibile in quanto tale.
La pronuncia del caso Kiko riconosce tutela autoriale al design di un neogzio, identificandola quale forma espressiva creativa ed originale: “il necessario (seppur minimo) atto creativo suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore non può essere escluso soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici […] la creatività non è costituita dall’idea in sé ma dalla forma della sua espressione”e la sua espressione consisterebbe nel modo in cui il negozio è stato pensato e arredato.
Diritto d’Autore e concorrenza sleale: Kiko Make up v. Wjcon.
Sulla base di tale disegno vengono aperti numerosi store (299 solo in Italia).
Il progetto, di stile minimalista, caratterizzato da simmetrie ed essenzialità, prevedeva un ingresso open space, con ai lati due grandi grafiche retroilluminate, con espositori laterali consistenti in strutture continue e inclinate; le pareti caratterizzate da alloggi in plexiglass traforati nei quali sono inseriti i prodotti; al centro del negozio si prevedeva la presenza di “isole” dal bordo curvilineo per contenere i prodotti o fornire piani di appoggio; numerosi schermi TV incassati negli espositori inclinati; ed infine lo store dove utilizzare combinazioni cromatica tra il bianco, nero, rosa/viola nonché luci ad effetto discoteca.
La tutela di Diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni
“La tutelabilità in base all’art. 2, n. 5 L.A. è unanimemente affermata dalla dottrina e confermata dalla giurisprudenza di merito che finora ha affrontato tale questione (v. tra le più recenti Tribunale Milano, 8.2.2011), laddove – come in generale nelle opere di architettura – la progettazione costituisca un risultato non imposto dal problema tecnico funzionale che l’autore vuole risolvere. In tale contesto il carattere creativo, requisito necessario per la tutela, può essere valutato in base alla scelta, coordinamento e organizzazione degli elementi dell’opera, in rapporto al risultato complessivo conseguito.”
Parte attrice non solo richiedeva il riconoscimento della tutela del diritto d’autore, ma imputava alla controparte la sussistenza di atti di concorrenza sleale parassitaria ex art 2598 c.c. per la “diretta appropriazione del concept della catena concorrente, con una ripresa integrale degli elementi di arredo” e altri elementi quali l’abbigliamento e accessori delle commesse. Mentre non è stata riconosciuta tutela autoriale per l’“imitazione di sito web e campagne promozionali, in quanto non si può affermare con sicurezza che la percezione del consumatore medio li riconduca a un esclusivo marchio“, la Wycon è stata condannata al pagamento dei danni pari a circa 700.000 euro e obbligata alla modifica di tutti i suoi store nel termine di 60 giorni, pena la condanna al pagamento di euro 10.000,00 per ogni negozio che non dava esecuzione all’obbligo.
“Appare evidente come la sentenza commentata possa rappresentare per le aziende uno stimolo a proteggere con i mezzi più appropriati tutti quei “concept” o “lay-out store” risultato di ingenti investimenti volti all’identificazione e alla promozione di un’attività commerciale.”
Wjcon ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Milano, che, con ordinanza del 26.1.2016, che “attraverso una valutazione comparativa, ha ritenuto prevalente il danno che deriverebbe all’appellante dall’esecuzione della sentenza rispetto a quello che deriverebbe all’appellata dalla mancata esecuzione della stessa e ha quindi disposto la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza del Tribunale di Milano”.
Diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni: conclusione