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Timestamp: 2018-06-25 04:06:27+00:00
Document Index: 2410407

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 48', 'art. 2', 'art. 22', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 50', 'art. 1135', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 97', 'art. 33', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', '§ 101', 'art. 7']

Art. 7 codice penale: Reati commessi all'estero
Codice penale Art. 7 codice penale: Reati commessi all’estero
È punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che commette in territorio estero (1) taluno dei seguenti reati:
delitti contro la personalità dello Stato italiano (2) [241-313; c. nav. 1088 ss.];
delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto [467];
delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano [453-461, 464-466];
delitti commessi da pubblici ufficiali [357] a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni [314 ss.] (3);
ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge [5014, 537, 5912, 604, 6424; c. nav. 1080] (4) o convenzioni internazionali (5) stabiliscono l’applicabilità della legge penale italiana.
Straniero: è il soggetto legato da uno stabile rapporto di appartenenza ad uno Stato estero.
Convenzioni internazionali: sono accordi attraverso i quali due o più Stati assumono determinati obblighi e si riconoscono altri diritti reciproci.
(2) La parola «italiano» è stata inserita ex art. 1, c. 5, d.l. 18-10-2001, n. 374, conv. in l. 15-12-2001, n. 438 (Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale).
(3) In relazione ai delitti indicati nel numero 4), non è necessario un rapporto stabile di servizio con la pubblica Amministrazione, ben potendo rientrare nella previsione normativa anche lo svolgimento di compiti temporanei e/o di una missione occasionale (Cass. 5-5-2004, n. 21088).
(4) Cfr. anche art. 48, l. 24-1-1979, n. 18; art. 2, l. 24-7-1980, n. 488.
(5) Cfr. art. 22, c. 1, Trattato 11-2-1929 fra la Santa Sede e l’Italia, reso esecutivo con l. 27-5-1929, n. 810 e art. 6, l. 12-5-1995, n. 210, recante ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale contro il reclutamento dei mercenari.
La norma in esame introduce la prima deroga al cd. principio di territorialità sancito nell’art. 6. Tale deroga si ispira al principio di difesa [v. 6] per le ipotesi contemplate nei nn. 1-4 in quanto rende applicabile la legge dello Stato cui appartengono i beni offesi; l’ipotesi contemplata nel n. 5 ha invece natura composita: essa si ispira principalmente al principio di universalità [v. 6] in quanto consente di applicare la legge italiana ai delitti che interessano tutte le nazioni (cd. delicta iuris gentium); talvolta, però, la deroga si fonda sul rispetto del principio di difesa, o su motivi di mera opportunità.
Il processo celebrato all'estero nei confronti del cittadino non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, in quanto nell'ordinamento giuridico italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, prevedendo l'art. 11 comma 1 c.p. la rinnovazione del giudizio nei casi indicati dall'art. 6 c.p., cioè quando l'azione o l'omissione che costituisce il reato è avvenuta in tutto o in parte nel territorio dello Stato (La Corte ha, altresì, escluso l'applicabilità dell'art. 50 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, essendo stata la condanna emessa in Croazia ed avendo quel Paese sottoscritto il trattato di adesione all'Unione Europea in data 9 dicembre 2011 con decorrenza 1 luglio 2013, data successiva alla celebrazione del processo in Italia). Rigetta, App. Bologna, 10/05/2012
Cassazione penale sez. II 21 maggio 2013 n. 40553
I reati di pirateria previsti dagli art. 1135 e 1136 c.nav., e quelli ad essi connessi, ai sensi dell'art. 12 c.p.p., se commessi nell'ambito delle missioni "Atalanta" e "Ocean Shield" a danno dello Stato o di cittadini o beni italiani, in alto mare o in acque territoriali altrui sono puniti ai sensi dell'art. 7 del c.p. e la competenza è del Tribunale di Roma. (Fattispecie in tema di assalto alla motonave italiana a circa 620 miglia dalla costa somala nel quale la Corte ha escluso che la procedibilità per i reati di pirateria richiedesse la richiesta del Ministro ex art. 10 c.p.). Rigetta, App. Roma, 06/10/2012
Cassazione penale sez. II 04 febbraio 2013 n. 26825
Rispetto ad un fatto avvenuto su nave straniera oltre il limite delle acque territoriali non sussiste la giurisdizione del giudice italiano ai sensi degli art. 6 e 7 c.p. e del principio della bandiera, enunciato nell'art. 19 della convenzione di Ginevra sull'alto mare del 29 aprile 1958 e dell'art. 97 della convenzione di Montego Bay sul diritto del mare del 10 dicembre 1982. Non è applicabile nei confronti di cittadini o navi di Stati non parti della convenzione l'istituto della zona contigua previsto dall'art. 33 della convenzione di Montego Bay.
Cassazione penale sez. I 05 maggio 2010 n. 32960
In tema di reati consumati in acque internazionali, per i quali vi sia un rapporto di connessione con reati commessi nel mare territoriale, il diritto di inseguimento e il principio della cosiddetta "presenza costruttiva" consentono - in virtù dell'art. 23 della "Convenzione di Ginevra sull'alto mare del 29 aprile 1958", ratificata con legge 8 dicembre 1961, n. 1658 - di inseguire una nave straniera che abbia violato le leggi dello Stato rivierasco, purchè l'inseguimento stesso sia iniziato nel mare territoriale, o nella zona contigua, e sia proseguito ininterrottamente nelle acque internazionali, fino all'intercettamento dell'imbarcazione inseguita. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso la giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana in relazione al reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, rilevando che l'inseguimento di una motonave turca utilizzata per il trasporto dei cittadini extracomunitari è avvenuto oltre lo spazio delle acque territoriali, e che la Turchia, quale Stato di bandiera della predetta motonave, non ha mai aderito alla Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982, ratificata con legge 2 dicembre 1994, n. 689). Annulla senza rinvio, App. Reggio Calabria, 01/07/2009
È perseguibile secondo la legge italiana, ai sensi dell'art. 7, n. 4 cod. pen. l'appuntato dei carabinieri, in servizio presso una sede diplomatica italiana all'estero, che si attivi, dietro compenso, per procurare visti d'ingresso illegale in Italia a cittadini extracomunitari. Annulla con rinvio, Trib. lib. Napoli, 13 Marzo 2008
Cassazione penale sez. VI 24 settembre 2008 n. 43848
Nello stabilire l'ambito della giurisdizione penale, il legislatore penale italiano sembra essersi ispirato, in via prioritaria, al criterio dell'universalità della giurisdizione, con i contemperamenti previsti dagli art. 7-10 c.p. Tale criterio è riconosciuto e recepito dal diritto internazionale, con riferimento a fatti che offendono beni di valore umano e universale. Tuttavia i contingenti militari, che si trovino all'estero in regime di guerra o di pace, rispondono in via esclusiva alle leggi dello Stato di appartenenza e sono sottoposti alla giurisdizione esclusiva di questo Stato, godendo invece di sostanziale e completa immunità dalla giurisdizione del paese di occupazione: ciò in forza di una norma consuetudinariamente indefettibile, da applicare negli eventi bellici e nella occupazione da parte di forze multinazionali. Lo stesso criterio è seguito nei trattati che disciplinano lo statuto delle forze armate nei vari territori occupati.
L'obbligo al perseguimento e alla punizione del genocidio si ricava dalla convenzione sul Genocidio e fa parte dello” ius cogens”, sicché non è limitato dalle regole sulla giurisdizione territoriale. Anche se l'art. 7 (“nullum crimen sine lege”) proibisce l'interpretazione analogica della legge penale, tuttavia (§ 101 della sentenza) "in ogni sistema di legge, incluso nel diritto penale, a prescindere dalla chiarezza di una norma, c'è un elemento inevitabile di interpretazione giudiziale. Ci sarà sempre il bisogno di una spiegazione di punti dubbiosi e di adattamento in considerazione del mutamento delle circostanze". L'art. 7, conseguentemente, non può essere interpretato come proibizione della "graduale chiarificazione" delle norme incriminatrici attraverso l'interpretazione, a condizione che tale sviluppo sia coerente con "l'essenza" della incriminazione e potesse essere ragionevolmente prevedibile.
Corte europea diritti dell'uomo sez. V 12 luglio 2007