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Timestamp: 2019-06-18 18:36:18+00:00
Document Index: 80774156

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Home Successioni e Donazioni Sentenze Divisione ereditaria beni immobili mobili e crediti criteri da seguire
nella divisione ereditaria, cosi’ come nella divisione delle cose in comunione, non si richiede necessariamente in sede di formazione delle porzioni una assoluta omogeneita’ delle stesse, ben potendo nell’ambito di ciascuna categoria di beni, immobili, mobili e crediti da dividere, taluni di essi essere assegnati per l’intero ad una quota ed altri, sempre per l’intero, ad altra quota, salvi i necessari conguagli, giacche’ il diritto dei condividenti ad una porzione in natura di ciascuna delle categorie dei beni in comunione non consiste nella realizzazione di un frazionamento quotistico delle singole entita’ appartenenti alla stessa categoria (ad esempio quella degli immobili), ma nella proporzionale divisione dei beni compresi nelle tre categorie degli immobili, dei mobili e crediti, dovendo evitarsi un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che comporti pregiudizi al diritto preminente dei coeredi e dei condividenti in genere di ottenere in sede di divisione una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello della massa ereditaria, o comunque del complesso da dividere. Di tal che, nell’ipotesi in cui nel patrimonio comune vi siano piu’ immobili da dividere, spetta al giudice del merito accertare se l’anzidetto diritto del condividente sia meglio soddisfatto attraverso il frazionamento delle singole entita’ immobiliari oppure attraverso l’assegnazione di interi immobili ad ogni condividente, salvo conguaglio.
Eredità e successione ereditaria
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile Sentenza 16 aprile 2018, n. 9282
sul ricorso 18830-2015 proposto da:
(OMISSIS), difensore se stesso ex articolo 86 c.p.c.;
nonche’ sul ricorso proposto da:
avverso la sentenza n. 634/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 28/04/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14/02/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO GIANFRANCO, il quale ha concluso per il rigetto dei ricorsi principale e incidentali;
(OMISSIS) e (OMISSIS) hanno proposto ricorso in cassazione articolato in cinque motivi avverso la sentenza della Corte di Appello di Palermo n. 634/2015, depositata il 28 aprile 2015.
Al ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) resistono l’avvocato (OMISSIS), il quale ha altresi’ avanzato ricorso incidentale a sua volta strutturato in sei motivi, ed (OMISSIS), la quale ha proposto ricorso incidentale in unico motivo.
La vicenda per cui e’ lite trae origine da un precedente giudizio, derivante dalla citazione notificata il 15 aprile 1961 da (OMISSIS), che convenne davanti al Tribunale di Termini Imerese i propri fratelli (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e il protutore del fratello interdetto (OMISSIS), nonche’ la madre (OMISSIS), per procedere alla formazione e divisione, secondo le norme della successione legittima, della massa ereditaria proveniente da (OMISSIS), deceduto il (OMISSIS), rispettivamente padre e coniuge delle parti. Il convenuto (OMISSIS) dedusse che la successione dovesse basarsi sul testamento olografo redatto il 18 gennaio 1948 da (OMISSIS), mentre il tutore dell’interdetto (OMISSIS) produsse scrittura privata del 29 aprile 1950, adducendo che in essa era stata transattivamente predisposta e regolata la ripartizione dei beni ereditari, chiedendo che la divisione avesse luogo secondo le disposizioni ivi contenute. Il Tribunale di Termini Imerese con sentenza non definitiva dichiaro’ aperta la successione di (OMISSIS) e dispose la divisione sulla base della scrittura privata del 29 aprile 1950. Sull’appello di (OMISSIS), la Corte di Appello di Palermo confermo’ la pronuncia di primo grado, qualificando la scrittura privata quale transazione divisoria e divisione transattiva. Proposto ricorso in cassazione, la Suprema Corte, con sentenza del 2 aprile 1969, n. 1080, confermo’ la pronuncia di secondo grado. Il processo davanti al Tribunale di Termini Imerese, dopo la sospensione disposta in pendenza delle impugnazioni sulla sentenza non definitiva, non venne tuttavia tempestivamente riassunto e cosi’ si estinse. Nacquero di seguito due giudizi, entrambi intrapresi ancora da (OMISSIS): quest’ultimo cito’ dapprima la madre (OMISSIS) e i fratelli (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), nonche’ il tutore del fratello interdetto (OMISSIS), sempre per ottenere lo scioglimento della comunione ordinaria di (OMISSIS), secondo quanto stabilito nel vincolante giudicato della Corte di cassazione; poi (OMISSIS) convenne i fratelli per ottenere la divisione dei beni lasciati dallo zio (OMISSIS), deceduto l’11 gennaio 1939, nonche’ lo scioglimento della comunione ordinaria di alcuni beni in comproprieta’ tra gli stessi. I due procedimenti vennero riuniti, e la causa, dopo essere stata piu’ volte interrotta per la morte di tutte le originarie parti del giudizio, prosegui’ per riassunzione operata da (OMISSIS) e (OMISSIS), eredi di (OMISSIS), a sua volte erede universale dell’originario attore (OMISSIS), nei confronti di (OMISSIS), erede degli originari convenuti (OMISSIS) e (OMISSIS), nonche’ di (OMISSIS), erede di (OMISSIS).
Con sentenza del 30 novembre 2010 il Tribunale di Termini Imerese dispose lo scioglimento della comunione ereditaria dei beni gia’ appartenenti a (OMISSIS), individuando le singole quote spettanti a ciascuna delle parti e procedendo all’attribuzione dei beni ereditari ed alla determinazione dei relativi conguagli, secondo quanto indicato nelle c.t.u. espletate; dichiaro’ inoltre, aperta la successione di (OMISSIS), da regolare in base a testamento pubblico, procedendo alla divisione dei beni ereditari secondo l’individuazione dei lotti indicati nella c.t.u. da assegnare tramite sorteggio; ordino’ ancora lo scioglimento della comunione ordinaria dei beni gia’ in proprieta’ dei fratelli (OMISSIS) in forza di atti di acquisto inter vivos; statui’ l’attribuzione in favore di (OMISSIS) delle quote spettanti a (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS); condanno’ la stessa (OMISSIS) a corrispondere a (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) la quota loro spettante per i frutti ricavati dagli immobili.
Proposero appelli (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS). La Corte di Appello di Palermo, dopo aver richiesto chiarimenti ai consulenti tecnici in ordine ai rilievi mossi dalle parti sul valore dei beni, ed ordinato l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi degli originari convenuti (OMISSIS) e (OMISSIS), rispettivamente madre e fratello interdetto dei condividenti, con la sentenza del 28 aprile 2015 riformo’ parzialmente la pronuncia di primo grado relativamente alle porzioni da attribuire alle originarie condividenti (OMISSIS) e (OMISSIS), nei termini di cui alle pagine 19 e 20 della relazione di c.t.u. depositata in data 4 novembre 2013, e condanno’ (OMISSIS), per i frutti percepiti dagli immobili, al pagamento della somma di Euro 10.692,00, oltre interessi, in favore di ciascuno dei condividenti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in luogo dell’importo di Euro 107.317,41 quantificato dal primo giudice.
Le parti hanno presentato memorie ai sensi dell’articolo 378 c.p.c..
1. Il primo motivo del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1, in quanto la Corte d’Appello di Palermo avrebbe disapplicato del tutto i criteri divisionali e transattivi contenuti nella scrittura del 29 aprile 1950 ed ormai coperti dalla forza del giudicato, omettendo di interpretare quella convenzione in base alla reale volonta’ delle parti, con specifico riguardo alla valutazione del fondo (OMISSIS), operata dai giudici d’appello “alla stregua di tutti gli altri beni”, ovvero “per adozione”, mentre l’accordo aveva stabilito che tale fondo, gia’ intestato a (OMISSIS), dovesse rientrare nella massa ereditaria “nella sua consistenza attuale”, e cioe’ conferendone il corrispondente valore all’epoca dell’accordo.
Il secondo motivo di ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) deduce la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1363 c.c., essendo palese dal raffronto delle clausole della scrittura privata, a dire dei ricorrenti, che le parti intesero regolare il fondo (OMISSIS) in maniera differente rispetto al resto dell’asse da dividere, in quanto il conferimento in valore di tale bene fu frutto di un accordo transattivo.
Con il terzo motivo del ricorso principale si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 2, in quanto la Corte d’Appello non avrebbe tenuto conto del comportamento delle parti successivo all’accordo transattivo (si fa riferimento ad un atto inviato il 23 giugno 1961 da (OMISSIS)), comportamento dal quale emergerebbe parimenti che l’intento dei contraenti nella scrittura del 29 aprile 1950 era quello di attribuire al fondo (OMISSIS) il valore che esso aveva al momento di quell’accordo, presumibilmente coincidente al valore dello stesso all’epoca dell’apertura della successione, sempre perche’ tale fondo venne incluso nella massa ereditaria fittizia mente.
Con il quarto motivo di ricorso (OMISSIS) e (OMISSIS) denunciano la violazione e falsa applicazione dell’articolo 747 c.c., avendo i ricorrenti comunque domandato in via subordinata di fare quanto meno applicazione dell’articolo 747 c.c., cosi’ imputando il valore del fondo (OMISSIS) al momento dell’apertura della successione, visto che (OMISSIS) aveva acquistato quel fondo con somme donategli dal padre e che percio’ si trattava di una donazione indiretta.
Il quinto motivo del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) lamenta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., avendo la Corte d’Appello illegittimamente accolto l’appello incidentale di (OMISSIS) e cosi’ ridotto la condanna della stessa a rimborsare agli altri condividenti i frutti per il possesso di alcuni beni immobili, ritenendo che fosse legittimo il possesso esclusivo che (OMISSIS) e i suoi danti causa avevano avuto degli immobili loro attribuiti a titolo transattivo dalla scrittura del 29 aprile 1950. Sottolineano i ricorrenti principali che le attribuzioni dei beni per quota ai condividenti nella scrittura del 1950 era stata fatta con verbi coniugati al futuro, senza quindi attribuire alcun possesso attuale, occorrendo comunque un atto pubblico di divisione o una sentenza per assegnare la titolarita’ a ciascuno delle singole porzioni immobiliari.
1.1. I primi quattro motivi del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) possono essere esaminati congiuntamente, in quanto sono tutti relativi a profili di interpretazione della scrittura del 29 aprile 1950 e di valutazione del fondo (OMISSIS) in sede di divisione. Al riguardo, la Corte d’Appello di Palermo ha ritenuto applicabile anche a tale bene il generale criterio di riferimento del valore al momento dello scioglimento della comunione.
I primi quattro motivi del ricorso principale si rivelano infondati.
La Corte di Palermo ha premesso una qualificazione della scrittura del 29 aprile 1950 come transazione tra i coeredi di (OMISSIS), in previsione della futura stipula di un atto di divisione, con individuazione di alcuni criteri per la formazione della massa e delle singole quote. Nel compendio furono cosi’ compresi anche alcuni immobili donati in vita da de cuius o da lui intestati ai figli (fra cui appunto il fondo (OMISSIS)). Fu quindi convenuto il prelievo di altri beni ereditari dalla massa oggetto dell’accordo divisorio (ad esempio, le otto salme di terreno dal fondo (OMISSIS) in favore di (OMISSIS)). I contraenti stabilirono inoltre che la divisione sarebbe stata fatta “per adozione”, incaricando un consulente tecnico per la valutazione dei beni e la formazione delle quote. A dire della Corte d’Appello, pertanto, la scrittura del 1950 non era idonea a comportare l’immediata divisione del patrimonio ereditario, ne’ disciplinava tutti gli aspetti dello scioglimento della comunione, e percio’ essa non poteva porsi quale unica fonte dei rapporti tra i condividenti. L’accordo del 1950, invero, comportava un prelievo dall’asse con attribuzione “extra quota” ad (OMISSIS) e (OMISSIS) (di natura transattiva) e poi una ripartizione secondo quote della restante parte del compendio ereditario: da cio’ la sentenza impugnata argomento’ la natura transattiva e divisoria, ad un tempo, della scrittura del 29 aprile 1950. Dunque, affermarono i giudici di appello, anche i beni specificamente attribuiti ai coeredi, eccezion fatta per quelli oggetto del prelievo a vantaggio di (OMISSIS) e (OMISSIS), rimanevano soggetti alla regola di eguaglianza delle porzioni. A proposito del fondo (OMISSIS), la sentenza della Corte d’Appello affermo’ che le vicende specifiche di tale bene – inserito nell’asse da dividere per espressa previsione delle parti ed alienato medio tempore – non deponessero per l’applicazione di un diverso criterio di valutazione.
Ora, va premesso che i primi quattro motivi del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS) censurano errori nell’interpretazione della scrittura del 29 aprile 1950 fatta dalla Corte d’Appello, ma poi riducono la specifica indicazione e trascrizione delle clausole individuative dell’effettiva volonta’ delle parti (agli effetti dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6) ai punti 2 e 4 dell’accordo, sicche’ solo entro tali limiti puo’ dirsi investita questa Corte del controllo di legittimita’ sulla corretta applicazione delle regole ermeneutiche con riguardo a siffatta volonta’ pattizia, oggetto di accertamento preliminare alla qualificazione del contratto.
Nessuna delle censure contenute nel ricorso principale (tutte, come visto, articolate in forma di violazione delle disposizioni di legge in tema di interpretazione del contratto e in tema di collazione per imputazione, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3) investe questa Corte, peraltro, di una denuncia di ipotesi di omesso esame di un fatto decisivo e oggetto di discussione tra le parti, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione conseguente alla novella di cui al Decreto Legge n. 83 del 2012 (qui applicabile ratione temporis), sicche’ l’operazione di accertamento della volonta’ dei contraenti nella scrittura del 29 aprile 1950, congruamente compiuta dai giudici di appello nell’ambito dell’apprezzamento di merito loro spettante, non e’ in discussione se non per la cattiva applicazione delle fattispecie astratte di legge che dai ricorrenti si assume perpetrata in riferimento alle disposizioni codicistiche richiamate.
Rimane allora accertato, sia in conseguenza delle questioni risolte da Cass. Sez. 2, 02/04/1969, n. 1080, sia dopo l’ulteriore ricostruzione del contenuto dell’accordo operata nella sentenza impugnata, che con il contratto del 29 aprile 1950 i coeredi di (OMISSIS) posero in essere un atto complesso, contenente una convenzione integrante tanto una divisione transattiva che una transazione divisoria definitiva, con individuazione delle modalita’ di formazione delle quote, astrattamente determinate, e dei criteri tecnici di valutazione. Furono compresi nel patrimonio oggetto della divisione consensuale sia i beni appartenenti al defunto al tempo della morte, sia alcuni beni di cui quegli aveva disposto a titolo di donazione diretta o indiretta (non solo il fondo (OMISSIS), che era intestato a (OMISSIS), ma anche appartamenti siti nell’edificio di via (OMISSIS) e quanto donato a (OMISSIS) con atto del 16 ottobre 1939), e i contraenti stabilirono altresi’ che alcuni degli immobili compresi o riattribuiti nella massa ereditaria dovessero rientrare nelle quote da assegnare all’uno, piuttosto che all’altro, dei condividenti. Per la valutazione dei beni e la formazione delle quote, da recepire nel futuro atto definitivo di divisione, le parti della scrittura del 1950 si affidavano, infine, ad un consulente tecnico che avrebbero dovuto nominare.
Non essendo, in realta’, da decidere una questione attinente alla rescindibilita’, o meno, o alla annullabilita’ per errore, della scrittura del 29 aprile 1950, non rivela particolare importanza neppure la qualificazione della stessa in termini di divisione transattiva, o di transazione divisoria, e cio’ agli effetti degli articoli 764 e 1969 c.c., che qui, appunto, non vengono in gioco (cfr. Cass. Sez. 3, 03/08/2012, n. 13942; Cass. Sez. 2, 06/08/1997, n. 7219; Cass. Sez. 2, 02/02/1994, n. 1029).
Dunque, la scrittura del 29 aprile 1950 diede luogo ad un contratto divisorio in quanto era volta all’attribuzione di valori proporzionali alle quote, seppur non ancora costitutiva dell’effetto finale di scioglimento della comunione incidentale. Rimane accertato che le parti, con le espressioni usate nel negozio, non intesero affatto porre termine ad ogni disputa sulle stime (accollandosi l’alea reciproca di assegnare cespiti di valore inferiore alle rispettive quote), ma soltanto manifestarono l’intendimento di procedere alla divisione rimettendosi alle stime di un esperto di loro fiducia. Allo scopo di evitare o porre termine alle liti, i coeredi sottrassero dal compendio alcuni beni, concordandone un “prelievo”, mentre altri beni, che alcuni coeredi avevano ricevuto dal defunto per donazione, direttamente o indirettamente, furono oggetto di collazione in natura alla massa stessa.
La convenzione del 1950 intercorsa, dunque, nel corso dell’iter divisorio, si tradusse in un’intesa rivolta a prevenire o risolvere, mediante reciproche concessioni, soltanto alcune delle controversie sulla concreta determinazione delle porzioni, ma, facendo ancora difetto una stima del valore dei beni, essa non poteva affatto atteggiarsi quale nuova autonoma ed esclusiva fonte regolatrice del rapporto in luogo della preesistente comunione ereditaria (arg. da Cass. Sez. 2, 15/04/2009, n. 8946; Cass. Sez. 2, 03/09/1997, n. 8448; Cass. Sez. 2, 09/01/1984, n. 137; Cass. Sez. 2, 17/05/1972, n. 1496).
I giudici del merito hanno cosi’ accertato, mediante interpretazione della volonta’ negoziale, che la scrittura del 29 aprile 1950 non contenesse criteri pattizi di valutazione dei beni da dividere, ed hanno percio’ fatto ricorso alla generale regola operante in tema di divisione ereditaria, secondo cui la stima di beni immobili per la formazione delle quote va compiuta con riferimento al valore venale da essi posseduto al tempo della divisione.
I ricorrenti (OMISSIS) e (OMISSIS) contestano che tale generale criterio contrastasse, tuttavia, con la volonta’ dei contraenti in ordine alla valutazione del fondo (OMISSIS), gia’ intestato a (OMISSIS), perche’ di esso era scritto che dovesse rientrare nella massa “nella sua consistenza attuale”, il che gli stessi ricorrenti intendono come rinvio al valore che il bene aveva all’epoca del contratto, al piu’ suggerendo di far uso del criterio che l’articolo 747 c.c. detta allorche’ un immobile donato dal de cuius venga conferito alla massa non rendendolo in natura (come nella specie in realta’ avvenuto), ma, appunto, imputandone il solo valore al tempo dell’aperta successione.
I primi quattro motivi del ricorso principale non possono percio’ accogliersi in quanto essenzialmente diretti ad indurre questa Corte a prescegliere una interpretazione “diversa” della espressione “nella sua consistenza attuale” adoperata nell’accordo del 29 aprile 1950 rispetto a quella apprezzata dai giudici di merito. La soluzione ermeneutica adottata nella sentenza impugnata non e’ affatto contraria alle regole legali di interpretazione ex articoli 1362 e 1363 c.c., ne’, per di piu’, risulta contraria a logica o incongrua, neppure essendo necessaria che quella data dal giudice alla clausola negoziale in esame sia l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto. D’altro canto, il sostantivo “consistenza”, riferito ad un fondo, inteso nel suo senso letterale, non depone univocamente per il significato di “valore venale” del cespite, quanto semmai come richiamo alle dimensioni della superficie catastale netta dello stesso. Anche intesa l’espressione in esame come riferita all’intera formulazione letterale della dichiarazione negoziale e non gia’ limitata ad una parte soltanto di essa, rimarrebbe inspiegabile – in difetto di un’inequivoca esplicitazione della volonta’ delle parti in tal senso – perche’ solo per il fondo (OMISSIS) i contraenti avrebbero convenuto su un diverso criterio di valore da imporre al consulente rispetto a quello da utilizzare per gli altri immobili compresi nella massa, diverso anche dai restanti beni che, al pari di quello, erano gia’ stati trasferiti ad altri coeredi prima dell’apertura della successione, con l’effetto di alterare l’equilibrio e la parita’ di trattamento tra i vari condividenti. Ne’ c’era motivo per decidere di adottare per il solo fondo (OMISSIS), che pur risultava reso in natura alla massa, il criterio fissato dall’articolo 747 c.c. con riguardo alla cosiddetta “collazione per imputazione”, stimando unicamente quell’immobile secondo il valore dell’apertura della successione.
1.2. E’ infondato pure il quinto motivo del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS), sempre ipotizzato come violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c.. La Corte d’Appello ha accolto l’appello incidentale di (OMISSIS) e percio’ ridotto la condanna della stessa a rimborsare agli altri condividenti i frutti per il possesso di alcuni beni immobili, ritenendo che fosse legittimo il possesso esclusivo che (OMISSIS) e i suoi danti causa avevano avuto degli immobili loro attribuiti a titolo transattivo dalla scrittura, e percio’ nulla dovesse restituire la medesima (OMISSIS) a titolo di frutti. I ricorrenti principali negano che le espressioni verbali adoperate dalle parti rivelassero l’intenzione di attribuire un possesso attuale, rimettendosi comunque l’effetto definitivo ad un atto pubblico di divisione o ad una sentenza.
Ora, e’ evidente che anche una scrittura privata puo’ rivestire efficacia reale traslativa della proprieta’ di un bene immobile in virtu’ del consenso legittimamente manifestato dalle parti, seppur le stesse prevedano che debba seguire l’atto pubblico (o la sentenza) ai fini della trascrizione e dell’opponibilita’ ai terzi. La Corte di Palermo ha inteso, con apprezzamento di fatto che non collide con l’articolo 1362 c.c., ne’ rivela alcuna illogicita’, che l’atto transattivo del 29 aprile 1950 avesse importato altresi’ un immediato trasferimento dei diritti immobiliari sugli appartamenti di (OMISSIS). Secondo tale ricostruzione della volonta’ pattizia accertata dai giudici di merito (in base ad un’interpretazione del testo convenzionale che, ancora una volta, seppur non sia l’unica possibile, non e’ percio’ solo sindacabile in sede di legittimita’ soltanto proponendone altra piu’ gradita alla parte), per questi beni la scrittura del 1950 aveva attuato lo scioglimento parziale della comunione incidentale ereditaria, e quindi si poneva come fonte autonoma regolatrice del rapporto in luogo del titolo giuridico preesistente di comunione. Non sussisteva, percio’, per le unita’ immobiliari site tra (OMISSIS), un godimento esclusivo di cose comuni esercitato da un partecipante alla comunione con il consenso degli altri (caso in cui il detto partecipante si deve qualificare mandatario, per mandato espresso o tacito, degli altri comunisti con i correlativi diritti ed obblighi, compreso quello di rendere il conto dei frutti percetti: cfr. Cass. Sez. 2, 27/04/1991, n. 4633; Cass. Sez. 2, 17/05/1972, n. 1496), quanto un possesso sorretto da un titolo giustificativo dell’autonomo acquisto della proprieta’, il che e’ ragione sufficiente per negare l’obbligazione alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del loro godimento pro quota.
2. Il primo motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) censura la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1, invocando genericamente tale norma come regola per l’interpretazione della scrittura del 29 aprile 1950, ma poi, nell’esposizione del motivo, in realta’ contesta alla Corte di Appello di Palermo il valore assegnato al fondo “Coticchi” sulla base delle risultanze della CTU. Viene riportato uno stralcio della comparsa conclusionale del 20 maggio 2014, dove si discute della “extra quota” di “salme 8 di terreno” attribuite nella scrittura del 1950.
Il secondo motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) e’ strutturato in modo molto simile al primo motivo. Si lamenta una violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1, con riferimento alla scrittura del 29 aprile 1950, si ricorda come la stessa scrittura al punto 4, comma 1, vincolasse il consulente a “tenere conto delle diverse qualita’ e capacita’ produttive dei vari fondi”, e poi, nell’esposizione della censura, in realta’ si critica la decisione della Corte di Appello di Palermo per la valutazione data al fondo agricolo “(OMISSIS)”, sempre trascrivendo uno stralcio della comparsa conclusionale del 20 maggio 2014.
Il terzo motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) allega la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1 e dell’articolo 727 c.c.. Si richiama di nuovo il punto 4, comma 1, della scrittura del 29 aprile 1950, che obbligava il consulente tecnico a “tenere conto delle diverse qualita’ e capacita’ produttive dei vari fondi”, ci si riporta a passi della comparsa conclusionale d’appello, si contesta alla sentenza impugnata di essersi basata, in realta’, sulla destinazione urbanistica dei fondi, nonche’ di aver assegnato al ricorrente incidentale tutti i fondi rustici di minima estensione e di infimo valore, di esclusiva qualita’ di pascolo, alcuni addirittura confinanti con il Cimitero di (OMISSIS) e soggetti a vincolo.
Il quarto motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) allega la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1. Viene censurata la parte della sentenza d’appello inerente alle “fruttificazioni dei fondi rustici e dei fabbricati urbani”, per le sovvenzioni AIMA-AGEA, ritenute non dimostrate, e la percentuale del 5% dei costi di gestione immobiliare, considerata dai CTU a pagina 17 della relazione di chiarimenti. Vengono richiamati stralci di un’ordinanza del Tribunale di Termini Imerese del 9 ottobre 2006, nonche’ della comparsa conclusionale del 20 maggio 2014, e si fa riferimento a cento bovini e quattrocento ovini rinvenuti dai consulenti sui fondi agricoli, per inferirne l’erroneita’ delle fruttificazioni dei beni dal 1948 al 2008. Quindi si discute della cappella gentilizia sita nel Cimitero di (OMISSIS), ritenuta dalla Corte d’Appello di Palermo bene “per sua natura destinato a una comune fruizione”, e che invece per il ricorrente incidentale va divisa.
Il quinto motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) e’ sempre rubricato come violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1, ma poi espone nel suo contenuto l’omesso esame di un fatto decisivo, che si sostanzierebbe nell’errore di pagina 19 di sentenza, ove si e’ affermato che non fosse controverso il comune possesso dei fondi rustici, e percio’ non dovuta la fruttificazione. Il ricorrente (OMISSIS) oppone che il possesso di tutti i fondi, sia rustici che urbani, fu tenuto soltanto dapprima da (OMISSIS) ed (OMISSIS) e poi da (OMISSIS). La censura riferisce quindi della ordinanza del Tribunale di Termini Imerese del 9 ottobre 2006. Da ultimo, il sesto motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS) e’ sempre rubricato come violazione e falsa applicazione dell’articolo 1362 c.c., comma 1, e contesta la riduzione disposta in appello della condanna al rimborso dei frutti percepiti da (OMISSIS), stimati nella somma di Euro 10.692,00, oltre interessi, in favore di ciascuno dei condividenti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), in luogo dell’importo di Euro 107.317,41 quantificato dal Tribunale. Questo motivo ha contenuto analogo al quinto motivo del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS).
2.1. I sei motivi del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS), che vanno trattati congiuntamente per la loro connessione, rivelano tutti profili di inammissibilita’ e sono comunque infondati.
Essi recano in rubrica costantemente il riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ed alla violazione dell’articolo 1362 c.c., ma nella sostanza non denunciano il mancato rispetto dell’astratta regola di legge nell’interpretazione del contratto, da operare alla stregua della comune volonta’ dei contraenti, ricostruita sulla base del senso letterale delle espressioni usate e della ratio del precetto negoziale, proponendosi, piuttosto, di criticare il risultato delle operazioni divisionali cui la Corte d’Appello e’ pervenuta nel dare attuazione all’accordo del 29 aprile 1950, cosi’ reinvestendo questa Corte del giudizio di fatto, invece riservato al giudice di merito.
I sei motivi del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS), inoltre, nell’esporre le ragioni dell’impugnazione, contengono frequenti trascrizioni o rinvii inerenti ad allegazioni difensive inserite negli atti del giudizio di merito (in particolare, la comparsa conclusionale d’appello del 20 maggio 2014), ovvero a provvedimenti ordinatori resi dal Tribunale di Termini Imerese nel giudizio di primo grado, e cio’ in spregio del requisito di specificita’ e di riferibilita’ al provvedimento impugnato che devono rivestire i motivi del ricorso per cassazione, in forza dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 4.
E’ quindi evidente come esulano del tutto dal profilo delle denunciate violazioni dell’articolo 1362 c.c. le doglianze circa il valore assegnato al fondo “(OMISSIS)” o al fondo “(OMISSIS)” sulla base delle espletate CTU, ovvero circa la mancata considerazione “delle diverse qualita’ e capacita’ produttive dei vari fondi”, o, ancora, quanto all’attribuzione al ricorrente incidentale di fondi rustici di minima estensione e di infimo valore, o quanto al calcolo delle “fruttificazioni dei fondi rustici e dei fabbricati urbani”, o alla divisibilita’ della cappella gentilizia, o, per concludere, quanto al possesso dei fondi rustici tenuto soltanto dapprima da (OMISSIS) ed (OMISSIS) e poi da (OMISSIS).
La maggior parte di queste ragioni di critica sarebbero state denunciabili per cassazione unicamente quali vizi di omesso esame di fatto decisivo e controverso, ovvero ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo attualmente vigente, all’esito delle modiche apportate dal Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54 conv. in L. n. 134 del 2012. Anche in tale ambito, tuttavia, il ricorrente incidentale avrebbe dovuto riferirsi, nel rispetto formale delle previsioni dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, a fatti la cui esistenza risultasse dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che avessero costituito oggetto di discussione tra le parti e ad avessero carattere decisivo (vale a dire che, se esaminati, avrebbero determinato un esito diverso della controversia) (Cassazione Sezioni Unite n. 8053/2014). Il ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS), invece, denuncia a questa Corte l’omesso esame di elementi istruttori, il quale di per se’, neppure integra il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorche’ la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. La Corte d’Appello di Palermo ha analizzato e risposto (alle pagine da 16 a 19 di sentenza) ai motivi dell’appello di (OMISSIS), facendo, fra l’altro, rinvio per la stima dei beni alle emergenze peritali, motivando le ragioni per cui riteneva inattendibili i valori di estimo proposti dal (OMISSIS) per gli immobili urbani di Palermo, negando la prova delle sovvenzioni AIMA-AGEA ai fini della quantificazione dei frutti percetti, come del possesso esclusivo dei fondi rustici, affermando la necessita’ della comune fruizione della cappella gentilizia per sua natura.
Costituiscono, peraltro, interpretazione consolidata, in giurisprudenza quella secondo cui nella divisione ereditaria, cosi’ come nella divisione delle cose in comunione, non si richiede necessariamente in sede di formazione delle porzioni una assoluta omogeneita’ delle stesse, ben potendo nell’ambito di ciascuna categoria di beni, immobili, mobili e crediti da dividere, taluni di essi essere assegnati per l’intero ad una quota ed altri, sempre per l’intero, ad altra quota, salvi i necessari conguagli, giacche’ il diritto dei condividenti ad una porzione in natura di ciascuna delle categorie dei beni in comunione non consiste nella realizzazione di un frazionamento quotistico delle singole entita’ appartenenti alla stessa categoria (ad esempio quella degli immobili), ma nella proporzionale divisione dei beni compresi nelle tre categorie degli immobili, dei mobili e crediti, dovendo evitarsi un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che comporti pregiudizi al diritto preminente dei coeredi e dei condividenti in genere di ottenere in sede di divisione una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello della massa ereditaria, o comunque del complesso da dividere. Di tal che, nell’ipotesi in cui nel patrimonio comune vi siano piu’ immobili da dividere, spetta al giudice del merito accertare se l’anzidetto diritto del condividente sia meglio soddisfatto attraverso il frazionamento delle singole entita’ immobiliari oppure attraverso l’assegnazione di interi immobili ad ogni condividente, salvo conguaglio (cfr. ad esempio Cass. Sez. 2, 06/12/2013, n. 27405).
E cosi’ pure la scelta del criterio tecnico da utilizzare in ciascuna fattispecie per determinare il valore venale delle varie quote e dei singoli beni che formano oggetto della divisione, a norma dell’articolo 726 c.c., con riguardo alla natura, ubicazione, consistenza e possibile utilizzazione di ciascun bene, tenuto conto anche delle condizioni di mercato, rientra nell’esclusivo potere del giudice del merito, salvo il controllo di fatto in sede di legittimita’ nei limiti di cui all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (Cass. Sez. 2, 12/05/1979, n. 2747; Cass. Sez. 2, 10/11/1980, n. 6035). Tale stima, una volta acquisita al processo mediante consulenza tecnica ed assunta ed assorbita nella sentenza che delinea l’operazione divisionale, non puo’ certamente essere censurata in sede di legittimita’ contrapponendovi, come fa il ricorrente incidentale, difformita’ tra la valutazione del perito e le argomentazioni difensive della parte.
Quanto alla cappella gentilizia sita nel cimitero di (OMISSIS) (bene che la Corte d’Appello ha definito per sua natura destinato ad una comune fruizione), l’individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio, e non ereditario (pur autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto), percio’ sottratto a possibilita’ di divisione, costituisce comunque apprezzamento di mero fatto non suscettibile di sindacato in sede di legittimita’, al di fuori del vizio ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (Cass. Sez. 2, 29/01/2007, n. 1789).
Il sesto motivo del ricorso incidentale dell’avvocato (OMISSIS), in particolare, relativo alla riduzione disposta in appello della condanna al rimborso dei frutti percepiti da (OMISSIS), trova le ragioni della sua infondatezza in quanto gia’ sopra illustrato a proposito dell’analogo quinto motivo del ricorso di (OMISSIS) e (OMISSIS).
3. L’unico motivo del ricorso incidentale di (OMISSIS) deduce la violazione degli articoli 99 e 112 c.p.c., articolo 1362 c.c., comma 2 e articolo 1363 c.c.. Si fa riferimento alla scrittura privata del 12 maggio 1987 intercorsa tra i fratelli (OMISSIS) ed (OMISSIS), recante l’obbligo assunto dal primo di vendere al secondo la quota dei beni mobili ed immobili che sarebbe stata attribuita a (OMISSIS) in esito ai giudizi pendenti dinanzi al Tribunale di Termini Imerese, con esclusione del fondo (OMISSIS) e di un appartamento in Palermo. Con la comparsa di risposta del 26 settembre 2002 (OMISSIS), erede di (OMISSIS), aveva cosi’ domandato che le venissero “assegnate le quote ereditarie dei germani (OMISSIS), (OMISSIS) ed (OMISSIS)” (ovvero la quota di (OMISSIS) e (OMISSIS), eredi di (OMISSIS)). In proposito, la Corte d’Appello ha affermato che non risultava ritualmente formulata domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di contrarre con riferimento al preliminare di vendita del 12 maggio 1987, non appalesandosi univoca la domanda di attribuzione della quota proposta nella comparsa di risposta da (OMISSIS).
3.1. Anche il ricorso incidentale di (OMISSIS) e’ infondato.
L’indagine diretta all’individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione costituisce operazione riservata al giudice del merito, il cui giudizio, risolvendosi in un accertamento di fatto, non e’ censurabile in sede di legittimita’, se motivato avendo riguardo all’intero contesto dell’atto, e tenendo conto della sua formulazione letterale nonche’ del contenuto sostanziale, in relazione alle finalita’ che la parte intende perseguire.
Cio’ premesso, non e’ censurabile la decisione della Corte d’Appello di Palermo, la quale ha ritenuto non ritualmente formulata la domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di contrarre con riferimento al preliminare di vendita del 12 maggio 1987, a fronte della richiesta, contenuta nella comparsa di risposta di (OMISSIS), che le venissero “assegnate le quote ereditarie dei germani (OMISSIS), (OMISSIS) ed (OMISSIS)”, in quanto la domanda, cosi’ spiegata, di assegnazione delle quote spettanti ad altri coeredi suppone a suo fondamento la deduzione dell’avvenuta cessione delle quote indivise dei beni ereditari, mentre la richiesta di pronuncia costitutiva ai sensi dell’articolo 2932 c.c. puo’ trovare giustificazione nell’esplicita allegazione di un contratto preliminare con effetti meramente obbligatori, avente ad oggetto l’obbligo delle parti di addivenire ad un futuro contratto definitivo di alienazione delle quote.
4. Vengono quindi rigettati sia il ricorso principale di (OMISSIS) e (OMISSIS), che i ricorsi incidentali di (OMISSIS) e di (OMISSIS).
In ragione della reciproca soccombenza, si compensano tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, il comma 1-quater – dell’obbligo di versamento, da parte dei ricorrenti principali (OMISSIS) e (OMISSIS), come dei ricorrenti incidentali (OMISSIS) e (OMISSIS), dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per le rispettive impugnazioni integralmente rigettate.
La Corte rigetta il ricorso principale di (OMISSIS) e (OMISSIS), rigetta i ricorsi incidentali di (OMISSIS) e di (OMISSIS) e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali e dei ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i rispettivi ricorsi, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.
Azione di riduzione della donazione successiva sentenza di divisione definitiva
umberto davide - 18 Gennaio 2018