Source: https://www.dannoallapersona.it/traffico-di-minori-trattati-come-merci-da-collocare-sul-mercato/
Timestamp: 2019-08-25 09:19:57+00:00
Document Index: 105457270

Matched Legal Cases: ['art. 600', 'art. 600', 'art. 1', 'art. 600', 'sentenza ', 'art. 567']

Danno alla persona | TRAFFICO DI MINORI: TRATTATI COME MERCI DA COLLOCARE SUL MERCATO. - Danno alla persona
Nota a Sentenza Cass. pen. 1781/2015 – di Annalisa GASPARRE
Un traffico di minori provenienti dall’Albania è il centro dell’attività della Corte di Cassazione che conferma la decisione dei giudici abruzzesi in ordine alla configurabilità, nel caso di specie, del reato di schiavitù ex art. 600 c.p. (oltre che di quelli di associazione a delinquere, sequestro di persona, estorsione).
In primo luogo la S.C. si sofferma sulla norma affermando che ‘l’espressione “condizione analoga alla schiavitù”, contenuta nella formulazione dell’art. 600, c.p., prima delle modifiche apportate a tale disposizione normativa dall’art. 1, l. 11 agosto 2003, n. 228, integra un elemento normativo della fattispecie del reato di riduzione in schiavitù, che non indica una situazione disciplinata in tassative previsioni legislative (omissis) ma quella di fatto, parificabile al parametro legale di schiavitù, indicata nella convenzione di Ginevra del 25 settembre 1926, resa esecutiva in Italia con r.d. 26 aprile 1928, n. 1723, come lo “stato o condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o di uno di essi”; situazione che la mutevole realtà può presentare con connotati volta a volta diversi ma fondamentalmente identici nell’ambito dei rapporti interpersonali, nei quali un individuo ha un potere pieno e incontrollato su un altro, assoggettato appunto al suo dominio’.
Nell’interpretazione della norma, dirimente appare il rinvio alla Convenzione di Ginevra che è stata recepita in Italia e che ‘individua il nucleo essenziale delle diverse situazioni in cui si può declinare la schiavitù nell’assoggettamento di un individuo ai poteri ovvero ad uno dei poteri tipici del diritto di proprietà da un terzo esercitati nei suoi confronti, proprio come sancito dall’attuale formulazione della prima parte dell’art. 600, co. 1, c.p., in una logica di tendenziale continuità con la precedente previsione normativa e con l’interpretazione che ne era stata fornita dalla giurisprudenza di legittimità’.
Nel caso si specie, rileva la Corte, che gli imputati si sono comportati come proprietari dei bambini, ‘di cui facevano illecito commercio, assicurandone l’ingresso in Italia, con generalità false, verso il pagamento di un prezzo, considerandoli alla stregua di “merci”, da collocare sul mercato, nella loro assoluta disponibilità, per cui, correttamente, la corte territoriale ha evidenziato come “cedere dietro compenso un essere umano significa esercitare su di esso poteri corrispondenti a quello del diritto di proprietà” (cfr. p. 14 della sentenza impugnata)’.
Sussiste, pertanto, come individuato dalla Corte territoriale, il reato di schiavitù, anche alla stregua della previgente formulazione. Non può accogliersi, al contrario, l’opzione posta dalla difesa di configurazione del meno grave reato di alterazione dello stato civile di un neonato (art. 567 c.p.). In quest’ultima ipotesi, infatti, si prescinde dall’esercizio di poteri tipici del diritto di proprietà.
Infine, a prescindere dal fatto che è rimasto indimostrato lo scopo effettivo dell’ingresso illecito dei minori in Italia, la Cassazione respinge l’assunto difensivo della finalità umanitaria della condotta degli imputati che pretendevano di assicurare agli stessi uno status sociale più avanzato di quello che era il vissuto dei piccoli, facendoli apparire quali figli di altri soggetti. I giudici evidenziano che quali che fossero le esigenze sottese al traffico dei minori, si tratta di circostanze che non rilevano ai fini della configurazione del reato perchè le finalità non incidono (e, quindi, non elidono) la condotta tipica costituita dall’esercizio dei poteri tipici del diritto di proprietà su minori, peraltro privati anche dei propri dati anagrafici, “ridotti al rango di merci da collocare sul mercato, quindi, in quanto tali, potenzialmente idonei, come molte merci, a soddisfare diverse finalità”.
8 Febbraio 2016 By Gino M.D. ArnoneColpevolezza, causalità Generalità, varie Legislazione e giurisprudenza Responsabilità penaleLeave a comment
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