Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/03/novita-fiscali-del-14-marzo-2011-leasing-immobiliare-chiarimenti-dalle-entrate-su-imposte-indirette-e-sostitutiva.html
Timestamp: 2018-08-17 00:06:26+00:00
Document Index: 14415767

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 33', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 35', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10']

Novità fiscali del 14 marzo 2011: leasing immobiliare: chiarimenti dalle Entrate su imposte indirette e sostitutiva; aliquota addizionale del 10% sui compensi erogati sotto forma di bonus e stock options nel settore finanziario; finanze: già pronte le statistiche del Modello Unico 2010 (IRPEF);sono arrivati i chiarimenti sulle compensazioni: niente stop in caso di sospensione o rateazione; trasmissione del certificato medico di malattia per zone non raggiunte da ADSL | Commercialista Telematico
1) Trasmissione del certificato medico di malattia per zone non raggiunte da ADSL
2) Aliquota addizionale del 10% sui compensi erogati sotto forma di bonus e stock options nel settore finanziario
3) Leasing immobiliare: chiarimenti dalle Entrate su imposte indirette e sostitutiva
4) Finanze: già pronte le statistiche del Modello Unico 2010 (IRPEF)
5) Sono arrivati i chiarimenti sulle compensazioni: niente stop in caso di sospensione o rateazione
6) Altre di fisco (tra cui, chiarimenti in ordine al trattamento fiscale delle operazioni di factoring e di recupero crediti)
1) Trasmissione del certificato medico di malattia per zone non raggiunte da ADSL (internet a banda larga)
Per quanto concerne la trasmissione telematica del certificato medico di malattia da parte dei medici di famiglia, l’Inps, con il messaggio n. 6143 del 10 marzo <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2011, ha comunicato il rilascio di un’applicazione idonea alla trasmissione, da parte degli stessi, dei certificati mediante canale alternativo ad internet.
Tale applicazione è auto-installante sul personal computer del medico; la stessa permette di acquisire i dati qualificanti il certificato e di inoltrarli, utilizzando una pen-drive con modem GSM, mediante un flusso di messaggi sms verso gli archivi centrali dell’Istituto.
– dotarsi di una propria pen-drive, con modem GSM ed interfaccia USB;
– installare il software dopo aver collegato la pen-drive;
– accreditarsi presso l’Istituto secondo le modalità proprie che consentono l’attribuzione di un codice PIN (rif. circolare n. 131 del 28/12/2009).
I sostituti d’imposta, che non hanno operato le ritenute a titolo di addizionale al momento dell’erogazione di bonus e stock options, possono provvedervi in sede di conguaglio senza applicazione di sanzioni, in ossequio al principio previsto dallo Statuto del contribuente (art. 10, comma 3, Legge n. 212/2000).
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 31/E del 11 marzo 2011.
L’art. 33 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto un’aliquota addizionale del 10% sugli emolumenti variabili, che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione, corrisposti a dirigenti e collaboratori di imprese che operano nel settore finanziario, sotto forma di bonus e stock options.
L’addizionale è trattenuta dal sostituto d’imposta al momento dell’erogazione della parte di retribuzione da assoggettare a tassazione, secondo i criteri stabiliti dall’art. 23 del d.P.R. n. 600 del 1973.
L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 1/E del 4 gennaio 2011, ha istituito i
codici tributo per il versamento dell’aliquota addizionale e, con circolare n. 4/E del 15 febbraio 2011, ha fornito chiarimenti in relazione all’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione della norma, specificando, tra l’altro, che nell’ipotesi in cui il sostituto d’imposta non sia in grado di conoscere, al momento della corresponsione della retribuzione, se sia stato superato il limite previsto per l’applicazione del prelievo, verificherà tale condizione al momento del conguaglio (entro il 28 febbraio dell’anno successivo) ed applicherà l’addizionale in tale sede.
L’imposta proporzionale di registro sui contratti di locazione finanziaria in corso al 1° gennaio 2011 non è dovuta per le annualità i cui termini di pagamento non erano ancora scaduti a quella data.
Se nel frattempo il tributo è stato già versato, i contribuenti potranno dedurre la somma al momento della determinazione della sostituiva.
È questo uno dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 12/E del 11 marzo 2011, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha illustrato le novità fiscali legate alla nuova disciplina del leasing immobiliare introdotta dalla Legge di stabilità 2011 (art. 1, commi 15 e 16, Legge n. 220/2010) in relazione alle imposte indirette.
Vengono poi spiegate le modalità di calcolo dell’imposta sostitutiva delle ipocatastali che le parti di tutti i contratti di locazione finanziaria immobiliare in corso al 1° gennaio scorso sono tenuti a versare entro il prossimo 31 marzo.
L’imposta sostitutiva sui leasing in corso
Nel rispetto dell’autonomia contrattuale delle parti, esiste, comunque, la possibilità di esercitare il diritto di regresso per il pagamento del tributo.
Se l’imposta sostitutiva è assolta dalla società di leasing in base a un mandato conferito dall’utilizzatore, l’importo riaddebitato a quest’ultimo non deve essere assoggettato a Iva in quanto costituisce il rimborso di una anticipazione che la società medesima effettua in nome e per conto dell’utilizzatore, ai sensi dell’art. 15 del D.p.r. n. 633/1972.
Quando, invece, il pagamento non è effettuato previo rapporto di mandato, la somma riaddebitata deve concorrere a formare la base imponibile rilevante ai fini Iva, ai sensi dell’art. 13 del D.p.r. n. 633/1972, verificandosi un’ipotesi di traslazione economica di un onere sopportato dalla società di leasing.
Rientrano nell’ambito applicativo dell’imposta anche i contratti di leasing aventi a oggetto immobili ancora da costruire o in costruzione, nonché quelli per immobili adibiti a cava.
Inoltre, il tributo va versato per i contratti di leasing relativi a impianti fotovoltaici.
Come si calcola la sostitutiva
La circolare precisa che le imposte di registro versate proporzionalmente possono essere dedotte dalla sostitutiva per i contratti di leasing relativi non solo ad immobili strumentali, ma anche a quelli abitativi.
La stessa regola vale per l’imposta di registro pagata per la comunicazione all’Agenzia della proroga del contratto.
In generale, l’imposta sostitutiva si calcola applicando al costo finanziato del bene immobile l’aliquota del 2% per i fabbricati strumentali e del 3% per quelli abitativi.
Poi si scomputano le imposte proporzionali corrisposte sul contratto di leasing e si riduce l’importo di una percentuale forfetaria del 4% moltiplicata per gli anni di durata residua del contratto.
Per gli immobili da costruire o in corso di costruzione si fa riferimento al costo di realizzazione.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, l’imposta sostitutiva è dovuta, oltre che per i contratti di locazione finanziaria relativi a immobili strumentali o a uso abitativo, anche per quelli che riguardano immobili da costruire o in costruzione, cave e impianti fotovoltaici.
In caso di locazione finanziaria in pool, i soggetti tenuti a versare l’imposta sono l’utilizzatore e ciascuna delle società concedenti.
Pertanto, posto che il calcolo delle annualità residue decorre dal 1° gennaio 2011, ai fini del calcolo dello sconto si deve tener conto, fino alla data prevista per l’esercizio del riscatto, del numero di anni completi e, per l’eventuale ultima frazione di anno, del numero di giorni residui diviso 365.
L’imposta sostitutiva non può essere compensata con altre imposte o tributi e il suo omesso o insufficiente versamento comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato.
Immobile acquistato da società di leasing
Se una società di leasing compra un immobile concesso in locazione finanziaria, i contribuenti obbligati a versare le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono, oltre ai pubblici ufficiali che hanno redatto l’atto, le parti contraenti e l’utilizzatore dell’immobile.
Questa regola vale anche per i trasferimenti immobiliari fatti nell’ambito di operazioni di leasing in costruzione, per esempio per l’acquisto del terreno su cui realizzare il fabbricato da dare in locazione finanziaria.
Legge di stabilità 2011 e nuovo quadro normativo
La Legge di stabilità 2011 ha introdotto alcune modifiche alla disciplina applicabile ai contratti di locazione finanziaria di beni immobili e agli atti di acquisto e cessione degli stessi beni, sia ad uso abitativo sia strumentali.
In particolare, dall’inizio di quest’anno l’acquisto di un immobile strumentale da parte di una società di leasing sconta le imposte ipocatastali nella misura ordinaria del 3% e dell’1%, a condizione che l’operazione rientri in campo Iva. Inoltre, per le cessioni che derivano dall’esercizio dell’opzione di acquisto da parte dell’utilizzatore o dalla risoluzione del contratto per inadempienza di quest’ultimo, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute in misura fissa. Nello stesso tempo, la nuova disciplina ha istituito un’imposta sostitutiva delle ipocatastali che le parti di tutti i contratti di locazione finanziaria immobiliare in corso al 1° gennaio scorso sono tenuti a versare entro il 31 marzo prossimo esclusivamente in via telematica.
Prima dell’entrata in vigore della Legge 220/2010, le imposte ipotecaria e catastale per l’acquisto dei beni da concedere o concessi in locazione erano versate, con aliquote ridotte alla metà, in ciascuna delle due fasi giuridiche che
caratterizzano l’operazione di leasing (l’acquisto del bene effettuato dalla società di leasing, e quello effettuato dall’utilizzatore in fase di riscatto del bene).
A decorrere dal 1° gennaio 2011, invece, l’acquisto dell’immobile strumentale da parte della società di leasing, se la cessione rientra nel campo di applicazione Iva, è soggetto a imposta ipotecaria del 3% e a imposta catastale dell’1%.
Per quanto riguarda le cessioni di fabbricati abitativi, se non rientranti nell’ambito applicativo Iva oppure se effettuate in regime di esenzione, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute rispettivamente nella misura del 2% e dell’1%.
E’ stata poi disposta l’abrogazione del comma 10-sexies dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006, in base al quale le somme corrisposte a titolo di imposta proporzionale di registro sui canoni di locazione finanziaria su immobili strumentali potevano essere scomputate dall’importo dovuto, in sede di riscatto del bene, a titolo di imposte ipotecaria e catastale.
Come sopra precisato, i contratti di locazione finanziaria formati per atto pubblico o scrittura privata autenticata continuano ad essere assoggettati a tassazione in termine fisso, secondo le regole ordinarie.
In ogni caso, sia che ricorra il caso d’uso sia che sussista l’obbligo di registrazione in termine fisso, l’imposta va corrisposta nella misura fissa.
Allo stesso trattamento (imposta di registro in misura fissa) soggiacciono i contratti portati volontariamente alla registrazione.
Con riferimento ai contratti di locazione in corso al 1° gennaio 2011, non risulta più dovuta l’imposta di registro in misura proporzionale.
Il tributo non deve essere versato per quelle annualità in relazione alle quali i termini per il pagamento siano ancora in corso al 1° gennaio 2011.
Laddove invece il termine per il pagamento è già scaduto al 1° gennaio 2011, i contribuenti che non vi hanno provveduto sono tenuti comunque a effettuare il versamento dell’imposta, oltre che delle sanzioni e degli interessi.
Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato, lo scorso 11 marzo, le statistiche sulle dichiarazioni delle persone fisiche (IRPEF) relative all’anno d’imposta 2009, a soli cinque mesi dal termine di presentazione (5 ottobre 2010).
L’accelerazione impressa dal Dipartimento delle Finanze alle procedure di validazione statistica ed il continuo miglioramento delle attività di ricezione e trattamento delle dichiarazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate hanno reso tempestiva la disponibilità dei dati fiscali.
E’ quanto viene evidenziato nel relativo comunicato stampa del 11 marzo 2011.
Queste statistiche (IRPEF 2009) non soltanto sono tempestive, ma contengono anche due importanti novità relative rispettivamente ai redditi di impresa e di lavoro autonomo ed ai redditi delle imprese familiari.
Vengono così evitate due distorsioni.
La prima distorsione era causata dal mettere insieme in ragione d’anno tutti i contribuenti: tanto quelli che effettivamente operano per tutto l’anno, quanto quelli che operano solo per una frazione (iniziale o finale) dell’anno stesso. Ne derivava una media alterata (abbassata) dalla non omogeneità delle basi di riferimento.
Viene fatto notare che, nel corso dei decenni passati, non è stato preciso calcolare l’evasione fiscale mettendo a fattore comune dati eterogenei.
Il reddito medio di impresa e di lavoro autonomo di questi contribuenti è così risultato sensibilmente superiore rispetto al dato precedente, questo ancora riferito alla totalità dei contribuenti, senza considerare la durata della loro attività annuale o infrannuale (+4,1% per le imprese in contabilità ordinaria, +5,7% per le imprese in contabilità semplificata, +5,9% per i lavoratori autonomi).
La seconda distorsione era relativa alle c.d. imprese familiari.
Il sistema di tassazione delle imprese familiari, introdotto fin dal 1975, prevede una sorta di “quoziente familiare”, consentendo di ripartire soggettivamente il reddito d’impresa, tra i componenti dell’impresa familiare.
L’informazione sul reddito soggettivo “post quoziente” relativo ai titolari di reddito d’impresa è stata in specie integrata con il dato oggettivo relativo al reddito dell’impresa come oggettiva unità economica.
In questo modo, le statistiche danno evidenza di quanto sia marcato il differenziale tra il dato oggettivo del reddito prodotto dall’unità economica imprenditoriale e il dato soggettivo del reddito ripartito tra i vari componenti della stessa impresa familiare dell’imprenditore (+49,7% per le imprese in contabilità ordinaria e +11% per le imprese in contabilità semplificata).
Anche qui, per evitare equivoci, non viene detto che vi sia meno evasione. Ma che un conto è l’evasione, un altro conto è la divisione del reddito.
Il 2009 è stato marcato da una crisi economica molto profonda, certo la più profonda dal dopoguerra, con una simmetrica forte riduzione del PIL reale (-5,2%) e nominale (-3,1%).
Nonostante la crisi, il quadro che emerge dalla lettura complessiva dei dati delle dichiarazioni dei redditi è comunque di tenuta, tanto delle basi imponibili, quanto del gettito.
E questo anche per effetto dell’attività di recupero dell’evasione fiscale (9,1 miliardi, pari a +32% rispetto al 2008), attività che è continuata anche nel 2010 (10,5 miliardi).
In specie, la crisi non ha inciso in modo significativo sull’andamento delle due principali componenti della base imponibile IRPEF: i redditi da lavoro dipendente (-0,5% rispetto al 2008) e i redditi da pensione (+4,6% rispetto al 2008).
Gli effetti della congiuntura negativa sui redditi da lavoro dipendente (53% del reddito complessivo IRPEF) sono stati infatti mitigati tanto dal consistente finanziamento degli “ammortizzatori in deroga”, disposto dal Governo per contrastare gli effetti della crisi sul mercato del lavoro, quanto dall’aumento delle retribuzioni orarie contrattuali (+3,1%) dovuto al rinnovo dei contratti collettivi in alcuni importanti comparti del settore privato e pubblico.
I redditi da pensione (28,5% del reddito complessivo IRPEF), per la loro natura non sono stati invece influenzati dalla congiuntura economica.
A livello nazionale il reddito complessivo totale dichiarato (783 miliardi di euro) è pressoché invariato rispetto all’anno precedente (+0,1%).
La sostanziale tenuta del gettito si deve anche al recupero dell’evasione fiscale.
Nel 2009 l’Agenzia delle Entrate ha, in particolare, incrementato dell’81% rispetto al 2008 gli accertamenti sintetici (il confronto cioè tra i redditi dichiarati e la capacità di spesa attraverso l’utilizzo delle banche dati), accertando una maggiore imposta pari al +61% rispetto all’anno precedente.
Rispetto al 2008 si osserva un incremento del reddito complessivo medio che raggiunge il valore di 19.030 euro (+0,8%).
Circa 41,5 milioni di contribuenti (-0,7% rispetto al 2008) hanno assolto direttamente l’obbligo dichiarativo attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione Unico e 730, ovvero indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti di imposta (Modello 770).
Il numero dei contribuenti IRPEF si è ridotto di circa 280.000, tuttavia compensato dall’incremento delle partite IVA.
Guardando alla tipologia di reddito, viene rilevata una riduzione del numero totale di soggetti che hanno dichiarato un reddito da lavoro dipendente (-1,3%).
Tali andamenti appaiono chiaramente influenzati dalle condizioni non favorevoli del mercato del lavoro durante la crisi e risultano coerenti con il dato sulla riduzione dell’occupazione temporanea rilevato dall’Istat (-7,3%).
Dall’analisi del reddito medio per tipologia di reddito, considerando le imprese e i lavoratori autonomi che operano in continuità di esercizio per tutti i 365 giorni dell’anno, emerge che nel 2009 i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 42.240 euro.
Il reddito medio delle imprese in contabilità ordinaria e semplificata, calcolato tenendo anche conto delle quote imputate ai familiari collaboratori è, rispettivamente, pari a 39.470 euro e 18.980 euro.
Nel 2009 il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è stato pari a 19.790 euro, quello dei pensionati pari a 14.600 euro e, infine, il reddito medio da partecipazione è stato pari a 16.160 euro.
Il confronto omogeneo con l’anno d’imposta 20085 mostra che i redditi medi da pensione e da lavoro autonomo crescono in misura maggiore rispetto alla crescita del reddito medio complessivo (rispettivamente +4,7% e +2,6% rispetto al dato nazionale di +0,8%).
Il reddito medio da lavoro dipendente ha lo stesso tasso di crescita del reddito medio nazionale, mentre i redditi medi d’impresa mostrano, in linea con la crisi economica (-5,2%), un decremento rispettivamente del 5,3% per la contabilità ordinaria e del 2,8% per la contabilità semplificata.
E’, inoltre, consistente il calo dei redditi medi da partecipazione (-6,9%).
Anche per i lavoratori autonomi si registra, sempre in linea con la crisi, la diminuzione dei soggetti che dichiarano in positivo un reddito (-5,4%) con una riduzione del reddito imponibile di circa il 3% (poco più di 900 milioni di euro). In questo caso, l’incremento osservato del reddito medio si spiega con la fuoriuscita dalla tassazione ordinaria IRPEF di soggetti con redditi bassi che hanno optato nell’anno d’imposta 2009 per il regime dei minimi, ovvero con l’incremento dei soggetti che hanno dichiarato in negativo una perdita (+6,2%).
L’imposta netta IRPEF ha un valore medio di 4.720 euro (4.700 euro nel 2008) ed è dichiarata da circa 31 milioni di soggetti (il 75% del totale contribuenti). In linea con l’anno d’imposta 2008, circa 10,5 milioni di soggetti hanno imposta netta pari a zero, si tratta prevalentemente di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, ovvero di contribuenti la cui imposta lorda si azzera con le numerose detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento.
L’imposta netta totale dichiarata, pari a 146,5 miliardi di euro, è nonostante la crisi in crescita dello 0,2% rispetto all’anno precedente.
I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro (87% del totale) dichiarano il 48% dell’imposta netta totale, mentre il restante 52% dell’imposta netta totale è dichiarata dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (13% del totale dei contribuenti). Anche tale andamento è in linea con quello del 2008.
Nel 2009 i soggetti che risultano aderire al regime dei minimi, introdotto nel 2008, sono 627.322, in forte crescita rispetto all’anno precedente (+23,8%); tale incremento è stato determinato per circa il 40% dall’adesione di soggetti che svolgono attività professionali.
L’analisi per settori di attività economica conferma la maggiore adesione nei settori delle attività professionali (+36,2% rispetto al 2008), del commercio (+11,9% ), delle costruzioni (+10,8%), della sanità (+9,9%) e delle altre attività di servizi (+9,1%).
Nessuna preclusione all’autocompensazione in caso di ruoli per i quali è concessa la sospensione o la rateazione.
Prevista l’esclusione dal conteggio del limite di 1.500 euro per i contributi e le agevolazioni erogati sotto forma di credito d’imposta e stop alla compensazione soltanto dopo la scadenza del termine di pagamento del debito iscritto a ruolo. Sono questi alcuni dei principali chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/E del 11 marzo 2011, che ha illustrato in dettaglio le novità normative in tema di divieto di compensazione in presenza di ruoli scaduti, introdotte dal dl 78/2010.
Come agisce il divieto
Non rientrano tra i debiti d’imposta che impediscono la compensazione i contributi e le agevolazioni erogati sotto forma di credito d’imposta.
Al contrario, concorrono al raggiungimento del limite di 1.500 euro i debiti d’imposta iscritti a ruolo relativi alle ritenute alla fonte della stessa tipologia delle imposte indicate come compensabili.
Per quanto riguarda i ruoli che impediscono la compensazione, sono rilevanti soltanto quelli per i quali il termine di pagamento del debito è già scaduto, indipendentemente dal titolo dell’iscrizione e dalla tipologia del ruolo, mentre l’autocompensazione è possibile in caso di ruoli per i quali è concessa la sospensione o la rateazione.
La circolare chiarisce, inoltre, che in caso di procedure concorsuali, la presenza di debiti erariali iscritti a ruolo nei confronti del fallito, scaduti e non pagati, ma maturati prima dell’apertura della procedura concorsuale, non impedisce la compensazione tra i crediti e i debiti erariali formatisi nel corso della procedura stessa.
Infine, viene precisato che il divieto in caso di ruoli scaduti riguarda soltanto le compensazioni di tipo “orizzontale”, ossia tra tributi di diversa tipologia tramite modello F24, mentre resta esclusa la compensazione “verticale”.
In caso di inosservanza del divieto, la sanzione, nella misura del 50%, viene applicata avuto riguardo a ciascuna indebita compensazione e non prima della chiusura di eventuali controversie pendenti.
La circolare ha, inoltre, ricordato che non sono sanzionabili le eventuali compensazioni effettuate in presenza di ruoli scaduti superiori a 1.500 euro nel periodo precedente al 18 febbraio 2011 (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 10 febbraio 2011), a condizione che l’utilizzo dei crediti in compensazione non abbia intaccato quelli destinati al pagamento dei predetti ruoli.
– Regione Valle d’Aosta: Istituito codice tributo
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 30 del 10 marzo 2011, ha istituito il codice tributo per il versamento, con il Modello “F24 – Accise” del contributo sui premi di assicurazione per RC auto, di spettanza della regione Valle d’Aosta.
Il codice è 3363 denominato “Contributo al SSN sui premi di assicurazione per RC auto – Valle d’Aosta – Art. 10, legge 26.11.1981 n. 690 e successive modificazioni”.
Il codice deve essere indicato nella sezione “Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 30 del 10 marzo 2011)
– Dichiarazione fraudolenta con fatture false
L’imprenditore che attribuisce le attività ad una ditta inesistente, non risponde solo di dichiarazione fraudolenta, ma anche del più grave reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture false, di cui all’art. 2, D.Lgs. n. 74/2000.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 9673 del 10 marzo 2011)
– Lease back: non sempre è operazione elusiva
Casi in cui il contratto di sale and lease back può essere contestato come operazione elusiva.
L’operazione contrattuale può definirsi fraudolenta nel caso in cui si accerti la compresenza delle seguenti circostanze:
– l’esistenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l’impresa venditrice utilizzatrice;
(Corte di Cassazione, sentenza n. 5583 del 9 marzo 2011)
– Acquisti sopra i 3.600 euro: semplificazioni in arrivo
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante la presentazione a Roma del francobollo celebrativo del decennale della costituzione delle agenzie fiscali, ha annunciato che l’Amministrazione finanziaria sta valutando di limitare l’obbligo di comunicazione delle spese oltre i 3.600 euro, introdotto dal D.L. n. 78/2011 alle sole operazioni in contante mentre i dati sulle operazioni effettuate mediante pagamenti con carte di credito verrebbero richiesti direttamente alle società emittenti tali carte.
– Alimenti: per l’Iva due regimi
La Corte di giustizia Ue, con sentenza del 10 marzo 2011, a definizione di quattro procedimenti pregiudiziali riuniti (C 497/09, C 499/09, C 501/09 e C 502/09) presentati dai giudici tedeschi, ha stabilito che la fornitura di alimenti preparati negli stand, nei chioschi-bar mobili, nei cinema, anche se i locali sono modestamente attrezzati per la consumazione in loco, ai fini Iva costituisce una cessione di beni (con relativa applicazione dell’aliquota minore prevista) mentre le attività di catering vanno considerate prestazioni di servizi (con applicazione dell’Aliquota Iva ordinaria, ossia del 20%), tranne che si limitino essenzialmente alla fornitura delle vivande.
– Procedura Pregeo 10: ulteriori chiarimenti dal Territorio
L’Agenzia del Territorio, con la circolare n. 2 del 10 marzo 2011, ha impartito ulteriori direttive in merito all’utilizzo della procedura Pregeo 10.
Il nuovo documento di prassi si é reso necessario a seguito delle modifiche apportate alla suddetta procedura informatica, concernenti l’introduzione di nuovi controlli e nuove funzionalità migliorative per facilitare la redazione della proposta di aggiornamento da parte dei tecnici professionisti.
(Agenzia del Territorio, circolare n. 2 del 10 marzo 2011)
– Chiarimenti in ordine al trattamento fiscale delle operazioni di factoring e di recupero crediti
L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 32/E del 11 marzo 2011 ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale delle operazioni di factoring e di recupero crediti.
L’attività di factoring va inquadrata tra le attività finanziarie esenti di cui all’art. 10, comma 1, n. 1 del D.P.R. 633/1972.
Nelle operazioni di factoring si verifica la cessione della titolarità del credito, a nulla rilevando il fatto che il cedente sia liberato dal rischio del buon fine dell’operazione (cessione pro soluto) ovvero non lo sia (cessione pro solvendo). Nelle operazioni di recupero crediti, invece, non si verifica la cessione della titolarità del credito.
Di contro, qualora il factor renda altre prestazioni di servizi (ad esempio, analisi del portafoglio crediti, gestione dei crediti diversi da quelli ceduti, e