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Timestamp: 2019-11-18 20:03:46+00:00
Document Index: 90672144

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 36', 'in fine', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 3']

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L’orario di lavoro è un istituto fondamentale del diritto del lavoro e le prime indicazioni sulla sua importanza le troviamo nella Costituzione.
L’art. 36 della Costituzione Italiana decreta in primis che l’orario di lavoro è soggetto a limiti temporali che sono stabiliti della legge. Sempre l’art. 36 prevede che il lavoratore ha diritto a periodi di riposo settimanali e annuali. I predetti periodi di riposo devono essere retribuiti e non possono essere oggetto di contrattazione individuale (tra datore di lavoro e lavoratore) sotto l’aspetto della rinuncia. Ovvero al periodo di riposo settimanale o annuale il lavoratore non può rinunciare dietro compenso economico.
La funzione del riposo (giornaliero, settimanale e annuale) la troviamo indicata all’art. 1 comma 2 lettera l del D. Lgs. N. 66 del 2003. Il sopracitato articolo definisce il “riposo adeguato” fornendo in questo modo chiarezza sulla sua funzione, ovvero di evitare che a causa della stanchezza il lavoratore metta a rischio la propria salute e incolumità e quella degli altri lavoratori.
Pertanto, il periodo di riposo deve essere sufficientemente lungo e continuo altrimenti non può essere considerato un riposo “adeguato”.
Con riferimento alla disciplina dell’orario di lavoro la sua definizione la troviamo nel D. Lgs n. 66/2003. L’art. 1 comma 2 lettera a, definisce quale orario di lavoro il periodo in cui il prestatore di lavoro è a disposizione del datore di lavoro.
Come già anticipato l’orario di lavoro, in base all’art. 36 della Costituzione è soggetto a limitazione temporale definita attraverso le norme. La norma principale, che regola in dettaglio l’orario di lavoro è il decreto legislativo n. 668/2003.
Alcuni aspetti del Decreto sono stati modificati con il Decreto Legislativo n. 213/2004, la Legge 133/2008, la Legge 182/2010 ed in fine con la Legge 9/2014.
La durata normale dell’orario di lavoro è fissata, in base all’art. 3 del D Lgs 66/2003, in 40 ore settimanali. Predetto limite può essere oggetto di variazione, ma in ogni caso non può eccedere le 48 ore settimanali, comprese le ore di straordinario. Il lavoro straordinario è il periodo di lavoro svolto oltre il limite di 40 ore settimanali ed è eventualmente regolato più in dettaglio dalla contrattazione collettiva. Se il limite settimanale di lavoro straordinario è di 8 ore, su base annua tale limite ammonta a 250 ore.
Il ricorso al lavoro straordinario è subordinato innanzitutto all’accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore, e a delle situazioni particolari elencate dall’art. 5 del D. Lgs 66/2003, come: causa di forza maggiore, casi di eventi particolari come mostre o fiere che prevedono una manifestazione limitata nel tempo, oppure casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive. In quest’ultimo caso c’è però un’altra condizione da rispettare: quella di dimostrare l’impossibilità di assunzione di nuovi lavoratori. In ogni caso, le ore di straordinario devono essere computate a parte e, in base alle previsioni dei contratti collettivi, retribuite con maggiorazioni retributive oppure compensate con delle ore di riposo.
Le norme del D. Lgs 66/2003 si applicano a tutti i settori di attività pubblici e privati (anche nei confronti degli apprendisti maggiorenni) con le uniche eccezioni della “gente di mare”, del personale di volo e del personale addetto ai servizi di vigilanza privata. Inoltre, all’art. 16 sono elencate una serie di attività che sono escluse dalla disciplina della durata settimanale dell’orario di lavoro.
Un’attenzione particolare la richiede l’art. 4 del decreto che tratta la durata media dell’orario di lavoro (orario di lavoro multi-periodale). La durata media dell’orario di lavoro può essere oggetto di contrattazione collettiva. La norma, sotto questo profilo, riconosce alla contrattazione collettiva due facoltà: una è quella prevista dall’art. 3 di stabilire l’orario di lavoro al di sotto dello standard legale delle 40 ore, la secondo facoltà da luogo a un regime in cui l’orario di normale non deve essere rispettato settimana per settimana, ma come una media di un certo arco temporale (più settimane o più mesi) fino a un massimo di un anno.
In questo modo in alcune settimane è possibile superare il limite dell’orario di lavoro di 40 ore, purché nelle settimane restanti del periodo preso in considerazione, sia effettuato il recupero delle ore lavorate in più.
Lo stesso discorso si può fare anche per lo straordinario con una unica differenza: il periodo in cui si superano le 48 ore settimanali non può essere superiore a 4 mesi, elevabile a 6 e fino a 12 mesi a fronte di ragioni obiettive, tecniche ed organizzative.
Un ulteriore tassello relativo alla disciplina dell’orario di lavoro è costituito dal lavoro supplementare. Se il contratto prevede una durata settimanale del lavoro inferiore alla durata legale (meno quindi di 40 ore settimanali) le ore lavorate in più rispetto all’orario contrattuale e fino al limite legale non costituiscono lavoro straordinario e non fanno scattare, in capo al datore di lavoro, gli oneri ed i limiti derivanti dal lavoro straordinario.
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