Source: https://www.tavolla.com/iva-ridotta-4-cessione-beni-finiti/
Timestamp: 2020-07-09 04:59:27+00:00
Document Index: 102563077

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 1']

IVA RIDOTTA 4% - Cessione beni finiti - Tavolla.com
Home Applicazioni IVA ridotta 4%
In base al n. 24, tabella A, parte II, allegata al D.P.R. 633/1972 istitutivo dell’IVA, l’aliquota IVA 4% si applica alle cessioni di beni finiti forniti per la costruzione di case di abitazione non di lusso; più precisamente il punto citato prevede quanto segue: DPR 633/72, tabella A, parte II – Beni e servizi soggetti all’aliquota del 4% punto 24: “beni, escluse le materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione, anche in economia, dei fabbricati di cui all’articolo 13 della legge 2 luglio 1949 n. 408 e successive modificazioni, delle costruzioni rurali di cui al numero 21-bis e, fino al 31 dicembre 1996, quelli forniti per la realizzazione degli interventi di recupero del patrimonio pubblico e privato danneggiato dai movimenti sismici del 29 aprile, del 7 e dell’11 maggio 1984”.
1.Fabbricati di cui all’art. 13 della legge n. 408/1949 (c.d. “legge Tupini”)
Si tratta dei fabbricati composti o da sole unità abitative (vedi di seguito la definizione di “casa di abitazione”) che non possiedono le caratteristiche “di lusso” (sono considerate di “lusso” le unità abitative appartenenti alle categorie catastali A1, A8, A9), oppure composti da abitazioni, uffici e negozi; in quest’ultimo caso, come previsto dalla legge n. 1212/1967, per applicare l’aliquota 4% devono ricorrere le seguenti condizioni:
oltre il 50% della superficie totale dei piani sopra terra deve essere destinata ad abitazione non di lusso;
non oltre il 25% della superficie totale dei piani sopra terra deve essere destinato a negozi (nel concetto di “negozi” rientrano tutte le attività commerciali che prevedano un contatto diretto con il pubblico).
Definizione di “casa di abitazione”: per casa di abitazione deve intendersi “ogni costruzione destinata a dimora delle persone e delle loro famiglie, cioè strutturalmente idonea ad essere utilizzata ad alloggio stabile di singole persone o di nuclei familiari, a nulla rilevando la circostanza che la stessa sia abitata in via permanente o saltuaria” (Circ. Min. Finanze n. 14 del 17.04.1981).
Caratteristiche “casa di lusso”: rientrano nella categoria delle “case di lusso” (per le quali non è applicabile l’aliquota IVA ridotta 4%) le unità immobiliari classificate o classificabili nelle seguenti categorie catastali: cat. A/1 – abitazioni di tipo signorile; cat. A/8 – abitazioni in ville; cat. A/9 – castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici. La precedente definizione di “abitazione di lusso” (n. 21 Tabella A, Parte II, D.P.R 26 ottobre 1972, n. 633) è stata modificata di recente dal D.lgs n. 175 del 21 novembre 2014 (c.d. “semplificazioni fiscali”), il quale ha provveduto a sostituire le parole: “non di lusso secondo i criteri di cui al decreto del Ministero dei lavori Pubblici 2 agosto 1969” con le seguenti: “ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9”. Nonostante il concetto di “casa di lusso” sia stato superato dalle modifiche apportate dal provvedimento, permangono dei dubbi circa l’identificazione di un’abitazione civile con caratteristiche non di lusso. Proprio di recente, difatti, i giudici di Cassazione, con sentenza n. 12024 del 10.06.2015 hanno affermato che, se le finiture dell’immobile possono essere definite di “pregio”, la categoria di riferimento sarà quella della casa di lusso (A/1) anche se è stata classificata come categoria
2.Costruzioni rurali a destinazione abitativa
Si tratta di fabbricati destinati al servizio del terreno ove si svolge l’attività agricola; la costruzione deve essere destinata all’uso abitativo da parte del proprietario del terreno o di altri addetti alle coltivazioni dello stesso o all’allevamento del bestiame e alle attività connesse. Devono inoltre ricorrere le altre condizioni previste dall’art. 9, comma 3, lett. c) ed e) D.L. n. 557 del 30.12.1993: il terreno cui il fabbricato è asservito deve avere una superficie non inferiore a 10.000 mq (3.000 mq se il terreno è ubicato in un comune montano) ed essere censito al catasto terreni con attribuzione del reddito agrario; il fabbricato non deve possedere le caratteristiche delle unità immobiliari urbane appartenenti alle categorie A/1, A/8 e A9.
L’art. 1 della legge 19 luglio 1961 n. 659 prevede che le agevolazioni fiscali e tributarie stabilite per la costruzione di case di abitazione dagli articoli 13, 14, 16 e 18 della legge 2 luglio 1949 n. 408 si applicano anche all’ampliamento degli edifici già costruiti o in corso di costruzione (sono comprese nella categoria dell’ampliamento anche le opere finalizzate a sopralzo/sopraelevazione dell’immobile).
Con Risoluzione Ministeriale n. 400039 del 9 marzo 1985, il Ministero delle Finanze ha ribadito che “gli ampliamenti di immobili agevolati soggiacciono alla stessa aliquota applicabile alla costruzione del bene ex novo, in quanto l’ampliamento deve considerarsi una nuova parziale costruzione”. Pertanto, a fronte di un regolare titolo abilitativo che a tale intervento faccia espresso riferimento e comunque concernente fabbricati di cui alla “legge Tupini” 2 luglio 1949 n. 408, art. 13 (a prescindere dal fatto che l’immobile abbia le caratteristiche di “prima” o “seconda” casa), alle relative cessioni di beni finiti deve applicarsi l’aliquota IVA ridotta al 4%.
Può accadere che l’intervento di ampliamento si sovrapponga ad un intervento di restauro o di ristrutturazione edilizia (entrambi gli interventi devono essere naturalmente menzionati all’interno della concessione); in questo caso l’applicazione della corretta aliquota dovrà essere effettuata necessariamente in base alla dichiarazione presentata dal cliente, che potrà acquistare con aliquota del 4% facendo riferimento all’ampliamento e con aliquota del 10%, facendo riferimento all’intervento di restauro o ristrutturazione edilizia.
L’aliquota IVA ridotta al 4% deve inoltre essere applicata nel caso in cui la destinazione d’uso dei beni finiti ceduti sia relativa a lavori di “completamento” di una nuova costruzione di casa di abitazione non di lusso; a tale proposito va ricordato che le caratteristiche proprie del “completamento” sono state escluse dal Ministero delle Finanze in presenza di fattispecie non riconducibili alla nozione di costruzione: riattamenti, rifacimenti, riammodernamenti e ristrutturazioni. A titolo esemplificativo ricordiamo che in base alla risoluzione ministeriale n. 330968 del 7 aprile 1981, il rifacimento della facciata di un fabbricato, successivamente alla data di fine lavori e al rilascio del certificato di abitabilità (attualmente denominato “certificato di agibilità”, vedi art. 24, D.P.R. n. 380/2001), non può beneficiare dell’aliquota ridotta, in quanto di per sé non costituisce opera di completamento ma di semplice manutenzione ordinaria.
L’art. 1, comma 3-bis, della legge 28 luglio 1989 n. 263 prevede che “tutti gli ausili e le protesi relativi a menomazioni funzionali permanenti sono assoggettati all’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto del 4 per cento”. Il punto 41-quater, tabella A, parte II, del D.P.R. 633/1972, nella versione attualmente in vigore, prevede che siano soggetti all’aliquota IVA 4% “protesi e ausili inerenti a menomazioni di tipo funzionale permanenti”. L’effettiva portata del provvedimento agevolativo e le relative modalità di applicazione dell’aliquota IVA ridotta sono state successivamente chiarite dalla circolare Ministero Finanze - Dipartimento delle entrate, n. 189/E del 22 novembre 1994. In particolare, tale circolare precisa che “l’aliquota agevolata non può applicarsi alle cessioni di protesi ed ausili per i quali, attesa la loro possibile utilizzazione promiscua, non è dato di individuare, all’atto di effettuazione delle relative cessioni, il loro effettivo impiego da parte di soggetti aventi menomazioni funzionali permanenti. In queste ipotesi, pertanto, l’agevolazione si rende applicabile esclusivamente per le cessioni effettuate direttamente nei confronti dei soggetti muniti di specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista della UU.SS.LL. di appartenenza, nella quale si faccia anche riferimento alla menomazione permanente dell’acquirente”. Pertanto tutte le cessioni di prodotti che possono essere considerati ausili ma che si prestano ad un utilizzo “promiscuo”, cioè tanto da parte del disabile quanto da parte di persone “normodotate”, per poter usufruire dell’aliquota IVA ridotta al 4% devono essere accompagnate dalla predetta certificazione.
La certificazione dovrebbe contenere l’elencazione dei beni/prodotti che il medico specialista “prescrive” al disabile, in quanto “ausili” atti a compensare l’handicap. Rimarrebbero quindi esclusi dall’ambito agevolativo le cessioni di beni che non possono essere fatti rientrare nella categoria degli “ausili”; a titolo esemplificativo: lavabi, rubinetterie, piastrelle ed infissi che non hanno alcuna specifica funzionalità legata al loro utilizzo da parte di un disabile permanente, dovranno necessariamente essere venduti con aliquota IVA ordinaria (a meno che la cessione non sia legata ad un intervento edilizio già agevolato in base alla normativa fiscale vigente, come nel caso di restauro risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia per i quali è prevista l’aliquota IVA ridotta al 10%). In caso contrario l’agevolazione fiscale prevista per “ausili e protesi” troverebbe un’applicazione generalizzata a qualsiasi tipologia di bene, ciò che esula dagli ambiti previsti dalla legge n. 263/1989.
Con le risoluzioni n. 97/E del 20 aprile 1995 e n. 107/E del 29 luglio 2005, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune precisazioni in merito alla possibilità di applicare l’aliquota IVA ridotta al 4%, relativa agli ausili e alle protesi per disabili, alle cessioni effettuate nei confronti di strutture quali fondazioni, case di cura, ecc.
La risoluzione del 1995 aveva ritenuto ammissibile la concessione dell’agevolazione fiscale nei confronti di tali soggetti “quando la sicura utilizzazione da parte del soggetto disabile sia dimostrata sulla base della seguente documentazione, che l’acquirente deve produrre al cedente:
un elenco delle persone sofferenti delle suaccennate menomazioni permanenti ricoverate nella casa di riposo;
un attestato del Direttore sanitario delle condizioni dei ricoverati, con allegati, anche in fotocopia, i certificati originali sullo status dei singoli… rilasciati dalle UU.SS.LL. competenti”.
Consapevole del fatto che la produzione di tale documentazione al fornitore “può confliggere con le norme che tutelano il diritto alla privacy” (vedi d. lgs. n. 196/2003), l’Agenzia delle Entrate ha quindi confermato la possibilità di sostituire la documentazione citata con una semplice dichiarazione attestante che gli elenchi ed i certificati esistono e sono a disposizione dell’Amministrazione finanziaria in sede di eventuali verifiche.
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