Source: https://www.confetra.com/it/archivio/doc_html/Circolari_2002/circ021.htm
Timestamp: 2018-08-17 14:58:52+00:00
Document Index: 65761208

Matched Legal Cases: ['art. 145', 'art. 40', 'art. 76', 'art 31', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 115', 'art 8', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 67', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

Circolare 21/2002
Roma, 28 gennaio 2002
Circolare n.21/2002
Oggetto: Tributi – Detassazione degli utili reinvestiti – Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.4/E del 18.1.2002.
La circolare indicata in oggetto riunisce le risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate in occasione della videoconferenza del dicembre scorso sulla legge Tremonti-bis (articoli 4 e 5 legge 383/2001) che ha reintrodotto la detassazione degli utili reinvestiti, limitatamente ai periodi d’imposta 2001 e 2002. Com’è noto, quel regime fiscale consente l’esclusione dall’imponibile di un valore pari al 50 per cento della differenza tra l’ammontare degli investimenti effettuati nell’annualità agevolata e la media degli investimenti dell’ultimo quinquennio, al netto dei disinvestimenti. Il beneficio è esteso alle spese per la formazione del personale.
Si evidenziano si seguito alcune questioni affrontate nella circolare ministeriale.
Soggetti beneficiari – E’ stato precisato che anche le imprese minori che adottano il regime della contabilità semplificata (per le attività di servizi, imprese con ricavi annui fino a 310 mila euro) possono usufruire della detassazione degli utili reinvestiti.
Investimenti – In merito alla definizione di investimenti, fermo restando il rinvio alle precedenti circolari relative alla prima Tremonti in vigore nel 1994, è stato ribadito che i beni usati non rientrano tra i beni agevolabili; peraltro la dismissione dei beni acquistati usati è rilevante ai fini del calcolo della detassazione; per i beni acquistati in leasing è stato chiarito che il momento rilevante per la determinazione del periodo di competenza dell’investimento è quello in cui il bene viene consegnato al locatario; è stato infine precisato che il costo delle aree edificabili è sempre escluso dai benefici di cui trattasi.
Spese di formazione – Com’è noto, la detassazione degli utili reinvestiti in spese per formazione del personale costituisce una novità rispetto alla prima Tremonti; la circolare in oggetto ha chiarito che l’incentivo si sostanzia nella detassazione del reddito per un valore pari al 50 per cento delle spese sostenute per la formazione, senza confronto con la media del quinquennio precedente (come avviene per gli investimenti in beni strumentali); oltre alle spese correnti (materiali, forniture), rientrano tra le spese di cui trattasi i costi per servizi di consulenza e per i docenti esterni, nonché le spese relative al personale interno impegnato nell’attività di formazione, in qualità di docente o di discente, nel limite del 20 per cento del costo riferibile ai giorni di effettiva partecipazione al corso di formazione.
Cumulo con altre agevolazioni – E’ stato ribadito che la Tremonti bis è un regime fiscale generale che non può considerarsi aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87 del Trattato Ce; in quanto tale, il beneficio è cumulabile con le leggi di incentivazione agli investimenti nelle aree depresse, quali la legge 488/92 e la legge 341/95; è espressamente esclusa dalla legge, viceversa, la cumulabilità della Tremonti bis con il credito d’imposta per investimenti nelle aree depresse di cui all’articolo 8 della legge 388/2000; per quanto riguarda il coordinamento con la Superdit, la circolare chiarisce che è possibile applicare per l’anno 2001 la Superdit e per l’anno 2002 la Tremonti bis.
Per riferimenti confronta circ.re conf.le n.161/2001
Circolare del 18/01/2002 n. 4
Legge 18 ottobre 2001, n.383, recante "Primi interventi per il rilancio
dell'economia" - Risposte ai quesiti fornite in occasione della
videoconferenza del 24 ottobre 2001.
N.B. in data 21 gennaio 2002 e' stato corretto l'ultimo capoverso della
risposta alla prima domanda del paragrafo 4. Disivestimenti da un refuso di
stampa che ne capolvogeva il senso.
3. Novita'
4. Disinvestimenti
5. Calcolo della media
6. Spese di formazione e aggiornamento del personale
e spese per servizi di assistenza negli asili nido
7. Cumulabilita'
8. Applicazione dell'agevolazione da parte degli enti
9. Coordinamento con altre agevolazioni fiscali
D. Quando il soggetto sia una societa', e' sufficiente che sia stata
costituita entro il 25 ottobre 2001 (se di capitali: anche iscritta nel
registro delle imprese), oppure occorre che abbia posto in essere almeno un
atto prodromico rispetto all'esercizio dell'attivita' (predisposizione del
progetto industriale, affitto dei locali, ecc.)?
R. Si ritiene che sia sufficiente la sola costituzione e non anche
il compimento di un atto prodromico rispetto all'esercizio dell'attivita'.
D. Alla data di entrata in vigore della legge 383/2001 una
societa' e' in liquidazione. Qualora revochi la liquidazione puo' accedere
al beneficio della detassazione o e' considerata soggetto non esistente alla
data di entrata in vigore della legge?
R. La revoca della liquidazione determina l'eliminazione ab origine
di tutti gli effetti determinati dalla liquidazione medesima. La societa'
pertanto e' esistente alla data di entrata in vigore della legge e puo'
usufruire dei benefici in essa previsti.
D. Si e' parlato del meccanismo che permette il riporto delle
perdite d'esercizio agli esercizi futuri. Si e', inoltre, parlato del solo
trattamento della Tremonti-bis per coloro che si trovano in contabilita'
E per i soggetti in contabilita' semplificata?
R. Ai fini dell'applicazione del beneficio previsto dalla
Tremonti-bis non ha alcuna rilevanza il regime contabile adottato.
Si ricorda che i soggetti in contabilita' semplificata non possono
riportare le eventuali perdite fiscali agli esercizi successivi, come gia'
precisato al paragrafo 2 della circolare del 17 ottobre 2001, n. 90/E, in
conseguenza delle disposizioni di cui all'articolo 8 del TUIR, approvato con
D. La circolare ministeriale n. 90/E del 17.10.2001 prevede che
l'importo dell'investimento che rileva in ciascun periodo agevolato e'
commisurato all'ammontare dei corrispettivi liquidati in base allo stato
avanzamento lavori indipendentemente dalla durata infrannuale o annuale del
contratto. Cosa s'intende per liquidati? Si deve far riferimento al momento
in cui avviene il pagamento del corrispettivo?
R. L'agevolazione e' riconosciuta nella misura in cui il S.A.L. e'
liquidato in via definitiva, vale a dire quando lo stato avanzamento dei
lavori e' accettato dal committente, in conformita' a quanto stabilito
dall'articolo 1666 del Codice Civile.
D. Puo' fruire dell'agevolazione di cui all'articolo 4 un'impresa che
acquista un bene/macchinario/impianto usato e riattivato o ammodernato
dall'impresa cedente?
R. La risposta e' negativa.
In generale, la disposizione agevolativa riguarda "la realizzazione
di nuovi impianti", oltre che "l'ampliamento, la riattivazione e
l'ammodernamento di impianti esistenti".
Il termine riattivazione si riferisce agli interventi effettuati allo
scopo di rimettere in funzione impianti in disuso, ovvero che non
partecipano al processo produttivo dell'impresa.
L'ammodernamento di un impianto, invece, riguarda specifici
interventi effettuati su impianti gia' inseriti nel ciclo produttivo, i
quali, avendo livelli di produttivita' inferiori ad impianti analoghi di
nuova fabbricazione, sono adeguati tecnicamente a questi ultimi, evitando,
quindi, la sostituzione dell'impianto medesimo.
Con riferimento a queste tipologie di intervento, al fine di
identificare le fattispecie agevolabili in capo all'impresa acquirente,
. acquisto di un impianto usato: tale investimento, anche se effettuato
dopo il 30 giugno 2001, non rientra fra quelli agevolabili perche' privo
del carattere della novita' (e' indifferente che l'impresa cedente lo
abbia precedentemente riattivato o ammodernato);
. acquisto di un impianto usato, poi riattivato o ammodernato
dall'acquirente: e' agevolabile solo il costo della riattivazione o
dell'ammodernamento, purche' i beni costituenti l'impianto siano
riattivati o ammodernati successivamente al 30 giugno;
. acquisto di un impianto sul quale il cedente ha effettuato interventi
di radicale trasformazione: in questo caso il bene potra' essere
considerato nuovo per l'acquirente, e come tale agevolabile, a condizione
che il cedente certifichi che l'impianto costituiva per lui un bene merce
e che i costi sostenuti per la radicale trasformazione sono prevalenti
rispetto al costo originario del bene;
. acquisto di un impianto nuovo da un soggetto che non sia ne' il
costruttore ne' il rivenditore: per fruire dell'agevolazione il
cessionario dovra' ricevere dal cedente l'attestazione che il bene non
sia mai stato utilizzato (o dato ad altri in uso) e che, di conseguenza,
non siano mai state dedotte quote di ammortamento riferibili allo stesso.
In conclusione, si ribadisce che - nell'ipotesi prospettata - non si
riscontrano i requisiti necessari per l'applicazione delle norme agevolative.
D. Nella circolare n. 90/E e' stato chiarito che il requisito della
novita' sussiste anche nel caso in cui l'acquisto del bene avvenga presso un
soggetto che non sia ne' il produttore ne' il rivenditore, a condizione che
il bene stesso non sia mai stato utilizzato.
Tuttavia, si aggiunge subito dopo che "...... deve comunque trattarsi
di beni per i quali il venditore non abbia fruito di agevolazioni."
A quali tipi di agevolazione si vuole fare riferimento?
R. L'inciso richiamato nel quesito proposto si riferisce
all'agevolazione Tremonti-bis: non e' consentito, con riferimento ad uno
stesso bene, applicare due volte il beneficio fiscale, sia presso il cedente
che presso il cessionario.
Quindi, se il cedente non ha fruito dell'agevolazione, il cessionario
del bene nuovo puo' avvalersene con riferimento al costo da lui stesso
D. Si chiede di conoscere se le imprese in liquidazione possono
beneficiare dell'agevolazione.
R. No. L'agevolazione prevista dall'articolo 4 della legge 18
ottobre 2001, n.383, riguarda esclusivamente l'acquisto di beni strumentali,
vale a dire beni utilizzati per lo svolgimento dell'attivita' d'impresa o di
lavoro autonomo. Nell'ipotesi di cessazione dell'attivita' produttiva, i
beni patrimoniali non possono fruire dell'agevolazione.
D. L'art. 145, comma 99, della L. 388/2000, ha inserito tra i beni
strumentali di cui all'art. 40, comma 2, con effetto dal 1/1/2001, i
fabbricati concessi in uso ai dipendenti che abbiano trasferito la loro
residenza anagrafica, per esigenze di lavoro, nel comune in cui prestano
Si chiede se il fatto che tali beni siano considerati strumentali
possa farli rientrare tra i beni agevolabili ed inoltre, in caso di risposta
affermativa, come debba essere applicata la disposizione antielusiva al
termine dei tre periodi d'imposta in cui il bene e' considerato strumentale.
R. La risposta e' negativa. Tali fabbricati, se pur definiti
strumentali dalla legge citata, non lo sono comunque per natura come
richiesto esplicitamente dalla Tremonti-bis per fruire dell'agevolazione.
D. Le imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale la
costruzione di immobili per la successiva rivendita non possono, in
generale, fruire dell'agevolazione per i beni costruiti, costituendo gli
stessi beni merce.
Per tali imprese sono invece agevolabili gli immobili costruiti ed
utilizzati direttamente nell'esercizio dell'attivita'?
R. Certamente, in quanto presentano il requisito della strumentalita'
e della novita'.
D. L'area edificabile e' agevolabile in misura proporzionale ai
lavori effettivamente eseguiti (in appalto o in economia) nei singoli
periodi d'imposta agevolabili rispetto al costo complessivo preventivato per
l'intera costruzione.
In merito a tale affermazione si pongono due interrogativi:
Q il costo complessivo preventivato per la costruzione deve
comprendere o non comprendere il costo dell'area?
Q cosa s'intende per quota parte dei lavori eseguiti (o stato di
avanzamento lavori)?
R. Il costo complessivo preventivato per la costruzione non deve
comprendere il costo dell'area edificabile.
Per quanto concerne il secondo quesito, e' stato gia' chiarito che,
in caso di appalto, rilevano ai fini dell'agevolazione i costi riferiti al
S.A.L. accettato e liquidato.
Nel caso, invece, di lavori in economia, rilevano tutti i costi
effettivamente sostenuti per la realizzazione dell'opera in ciascun periodo
d'imposta agevolabile, e risultanti - secondo gli ordinari criteri di
competenza - dalle rilevazioni contabili.
D. Si chiede conferma se il costo del bene puo' essere aumentato
degli interessi passivi sostenuti per la sua acquisizione e
patrimonializzati (fino alla data di entrata in funzione dello stesso).
R. Si', alle condizioni e nei limiti previsti dall'articolo 76, comma
1, lettera b), del TUIR.
D. I contributi erogati ai soggetti alluvionati di cui al DL
12.10.2000 n. 279 decurtano l'ammontare lordo degli investimenti, atteso che
non concorrono a formare il reddito d'impresa?
R. No. I contributi erogati ai sensi del D.L. 12.10.2000, n. 279,
convertito, con modificazioni, dalla legge 11.12.2000, n. 365, sono
contributi a fondo perduto e non in conto impianti.
Solo questi ultimi, giusta il disposto dell'art. 76 del TUIR, riducono
il costo dei beni strumentali che rileva ai fini della determinazione
dell'agevolazione Tremonti-bis.
D. Quando deve considerarsi realizzato un investimento in leasing
di un macchinario consegnato con le seguenti tempistiche:
1. trasporto e deposito delle singole parti del macchinario nel giugno
2001 presso lo stabilimento dell'acquirente;
2. montaggio delle singole parti, a cura dell'impresa cedente, nello
stabilimento dell'acquirente, tra giugno e luglio 2001;
3. collaudo del macchinario funzionante (con relativo verbale) a fine
R. Come gia' affermato dalla circolare 90/E del 17 ottobre 2001, per
gli investimenti in beni con contratti di leasing, il momento rilevante per
la determinazione del periodo di competenza dell'investimento e' quello in
cui il macchinario viene consegnato, ossia entra nella disponibilita' del
Occorre tuttavia precisare che, nel caso in cui il contratto di
leasing preveda la clausola di prova a favore del locatario, ai fini
dell'agevolazione diviene rilevante la dichiarazione di esito positivo del
collaudo da parte dello stesso locatario.
Nell'ipotesi in cui non sia prevista tale clausola e non si tratti
di contratto di appalto, l'investimento si deve considerare realizzato al
D. Al fine della realizzazione di un nuovo capannone possono
identificarsi le seguenti fasi:
. acconto su struttura pagato nel 2000;
. saldo struttura in ottobre 2001;
. gli impianti elettrici / riscaldamento saranno realizzati sia con
personale interno sia da ditte esterne a cavallo tra 2001 e 2002.
Si chiede in quale esercizio si imputano gli investimenti: per fatture di
acquisto, per stato avanzamento lavori o a fine realizzazione?
R. Nella circolare 90/E del 17 ottobre 2001 e' stato chiarito
che, nel caso di realizzazione di un bene attraverso un contratto d'appalto,
rilevano gli stati d'avanzamento lavori, se contrattualmente previsti,
approvati dopo il 30 giugno 2001.
Per gli impianti realizzati in economia, a completamento di strutture
esistenti, sara' necessario procedere alla suddivisione dei costi sostenuti
entro e dopo la data del 30 giugno. Solo questi ultimi, infatti, saranno
D. Si chiede se e' agevolabile l'acquisto di un immobile di categoria
D/8 (capannone) da adibire alla propria attivita' da parte di una societa'
che esercita l'attivita' editoriale. L'immobile in questione viene
acquistato da una societa' immobiliare che lo aveva a sua volta acquistato
da una societa' terza che lo utilizzava come bene strumentale.
Puo', in sostanza considerarsi bene nuovo, e pertanto agevolabile,
l'acquisto di un bene da un'impresa per la quale lo stesso e' considerato
bene merce?
R. Non e' agevolabile il bene immobile strumentale gia' utilizzato,
neppure nel caso in cui il primo utilizzatore lo abbia ceduto ad una
societa' immobiliare, per la quale esso rappresenta un bene/merce.
Gli investimenti agevolabili si caratterizzano per il requisito della
novita' del bene strumentale, restando esclusi, di conseguenza, quelli
D. Puo' fruire dell'agevolazione di cui all'articolo 4 una societa'
immobiliare di gestione che acquista un bene immobile strumentale per natura
da un soggetto che l'abbia utilizzato a titolo di "occupazione
provvisoria", cui lo stesso bene, successivamente all'acquisto, sara'
concesso in locazione?
R. Nel caso di beni immobili strumentali per natura, il requisito
della novita' richiesto dall'articolo 4, comma 4, della legge agevolativa si
ritiene soddisfatto anche se l'acquisto e' effettuato dopo un certo lasso di
tempo dalla fine dei lavori di costruzione; in tal caso, pero', si richiede
che, dalla data di ultimazione dei lavori, l'immobile in questione non sia
mai stato utilizzato, ad alcun titolo, ne' dall'impresa costruttrice, ne' da
Nel caso in questione, la societa' immobiliare diventera'
proprietaria di un immobile che, al momento dell'acquisto, risulta essere
gia' stato utilizzato da un altro soggetto (che, fra l'altro, continuera'
successivamente a utilizzarlo in veste di locatario). Esso, quindi, non
potra' essere considerato "bene strumentale nuovo" ai sensi della norma
D. Una societa' A conduce in locazione un fabbricato commerciale
(oggettivamente strumentale) di proprieta' della societa' B.
Entrambe le societa' sono riferibili ad un medesimo gruppo in quanto
i soci sono gli stessi.
Nel periodo giugno 2001 - marzo 2002 la societa' A esegue un lavoro
di radicale e profonda trasformazione del fabbricato condotto in locazione
investendo due miliardi di lire. Tali investimenti non sembrano poter
rientrare tra quelli agevolabili con la legge Tremonti-bis in quanto non
costituiscono acquisti di beni nuovi ne' ampliamento di vecchi beni propri.
Q la societa' A riaddebiti nel 2002 alla societa' proprietaria B
tutti i costi della ristrutturazione per due miliardi di lire;
Q la societa' B ha in bilancio il fabbricato a lire 800 milioni;
Q successivamente la societa' A acquista dalla societa' B
l'immobile oggetto della trasformazione (anche attraverso
contratto di leasing) ad un prezzo di lire 3 miliardi.
L'immobile che A acquista da B puo' essere considerato nuovo e quindi
agevolabile con la Tremonti-bis?
R. No. Come gia' precisato, l'acquisto da terzi di un impianto/bene
gia' ammodernato puo' essere agevolabile con riguardo all'intero costo
sostenuto a condizione che tale bene sia da considerarsi nuovo sulla base
dei criteri illustrati nell'ultimo periodo del paragrafo 3 e nel paragrafo
3.3 della circolare n. 90/E, e che il bene sia qualificato in capo al
cedente come bene merce.
Nella fattispecie concreta, non solo il fabbricato ceduto non
costituisce per la societa' cedente un bene merce ma neppure viene
soddisfatto il requisito della novita'. Infatti, l'immobile della societa' B
- se pur radicalmente trasformato - e' gia' stato utilizzato prima
dell'acquisto dalla stessa societa' A in qualita' di locatrice.
Risultano invece agevolabili i costi sostenuti dall'affittuario per
eventuali interventi di ammodernamento e di ampliamento effettuati sul bene
D. La Circolare 90/E, per gli immobili radicalmente ristrutturati
pone due condizioni:
"che gli interventi non costituiscano mero adattamento della
struttura alle caratteristiche di un'eventuale nuova categoria catastale e
che l'importo complessivo dei lavori sia comunque prevalente rispetto al
costo d'acquisto dell'immobile da parte del cedente".
In relazione alla prima condizione e' possibile ottenere un
chiarimento che sia in grado di rendere oggettiva la tipologia dei lavori
che "non costituiscano un mero adattamento", eventualmente collegando
l'opera di ristrutturazione agevolabile alle fattispecie normative elencate
dall'art 31 della L. 457/78, interventi che hanno gia' formato oggetto di
approfondita analisi da parte del Ministero delle Finanze con la Circ. 57/E
del 24.02.98 relativa alla speciale detrazione del 41%?
R. I lavori di radicale ristrutturazione non devono essere
necessariamente riconducibili alle singole tipologie di intervento di cui
all'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457. In linea generale, si
deve trattare di lavori che nel loro complesso modificano la struttura di un
immobile o la rinnovano in maniera radicale, tali cioe' da trasformare in
tutto o in massima parte le originarie caratteristiche costruttive dello
stesso. Inoltre, come chiarito dalla circolare n. 90/E del 17 ottobre 2001,
l'importo complessivo dei lavori deve essere comunque prevalente rispetto al
costo di acquisto per il cedente.
Restano in ogni caso esclusi i meri interventi di manutenzione
(individuati nel paragrafo 3.4 della circolare n. 57/E del 24.02.1998)
quando non siano correlati ed assorbiti da interventi di categoria
"superiore".
D. Per individuare l'"importo complessivo dei lavori" in base al
quale va determinata la prevalenza della ristrutturazione rispetto al costo
di acquisto dell'immobile da ristrutturare e' necessario:
- sottrarre il valore di acquisto dell'immobile da ristrutturare dal
costo di acquisto dell'immobile gia' totalmente ristrutturato, ottenendo
cosi' il valore della ristrutturazione per l'impresa acquirente
dell'immobile finito agevolata dalla Tremonti-bis?
- ovvero confrontare il costo di acquisto dell'immobile per l'impresa
costruttrice con i costi da quest'ultima sostenuti per compiere il lavoro di
R. Gli importi da porre a confronto per verificare la prevalenza sono
il costo complessivo dei lavori e il costo storico di acquisto sostenuti
dall'impresa costruttrice cedente. Si precisa che tale confronto deve essere
effettuato dalla cedente, la quale dovra' altresi' attestare la prevalenza e
la natura dei lavori (di radicale ristrutturazione). In tal modo
l'investimento agevolabile in capo al cessionario e' dato dall'intero prezzo
di acquisto dell'immobile (bene merce per il cedente).
Naturalmente, i costi sostenuti per la radicale trasformazione sono
agevolabili soltanto se patrimonializzati e non consistenti in meri
interventi di finitura o di ordinaria manutenzione.
D. Nell'importo complessivo dei lavori rientrano anche le opere di
finitura e di impiantistica (elettrica e di condizionamento) eventualmente
autonome rispetto alla ristrutturazione immobiliare?
R. Se le opere di finitura ed impiantistica rientrano in un generale
progetto di ristrutturazione, sia pur articolato in contratti di appalto
separati, non vi e' dubbio che le stesse devono essere annoverate nel
computo dei lavori di cui si deve tenere conto per valutare la prevalenza.
Al contrario, il semplice rifacimento degli impianti o delle finiture, in
quanto riconducibile negli interventi di mero adattamento della struttura di
cui alla circolare n. 90/E, non e' considerato intervento di radicale
trasformazione e, seppur di importo superiore al costo storico
dell'immobile, non consente al bene di acquisire la caratteristica di "bene
D. La circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 90/E afferma che "il
costo dell'area potra' fruire del beneficio fiscale....in misura
corrispondente cioe' al rapporto tra la quota parte dei lavori eseguiti (o
stato di avanzamento dei lavori) al termine di ciascun periodo d'imposta e
l'ammontare complessivo del costo preventivato per l'intera costruzione che
insiste nell'area".
a) Che cosa rientra nel concetto di "ammontare complessivo del costo
preventivato per l'intera costruzione"?
b) Ad esempio, nel caso di preventivo di un'opera chiavi in mano
comprensivo delle opere di impiantistica (impianto di condizionamento e
impianto elettrico) e' possibile scorporare dal valore complessivo
dell'opera quello degli impianti e calcolare lo stato di avanzamento
dell'opera in base ai soli costi di costruzione dell'immobile?
R. Come chiarito, si deve considerare l'importo complessivo del
generale progetto di costruzione del fabbricato strumentale, sia pur
articolato in contratti di appalto separati. Non appare dunque plausibile
considerare separatamente l'importo dei lavori relativi all'impiantistica.
D. La Circolare n. 90 afferma che "puo' essere considerato nuovo,
anche un fabbricato strumentale acquistato da un'impresa di costruzioni che
prima della cessione abbia operato sullo stesso interventi di radicale
Rientra nella definizione d'impresa di costruzione ogni soggetto che
abbia provveduto a ristrutturare l'immobile in proprio o mediante idonei
contratti di appalto stipulati con aziende edilizie, ovvero solo i soggetti
che svolgono, in base all'attivita' effettivamente esercitata, lavori edili?
R. Nella definizione di impresa di costruzione rientra ogni soggetto
per il quale l'immobile costituisce bene-merce e che, effettivamente, svolge
lavori nel campo dell'edilizia.
D. Il macchinario, nuovo di fabbrica, che viene esposto nella show
room ed utilizzato esclusivamente dal rivenditore al solo scopo dimostrativo
(pertanto mai entrato in funzione) puo' beneficiare, una volta venduto,
dell'agevolazione fiscale della Tremonti-bis?
R. Si'. L'acquirente potra' fruire dell'agevolazione in quanto
l'esclusivo utilizzo da parte del rivenditore a fini dimostrativi non fa
perdere al macchinario il requisito della novita'.
D. Si chiede se, nel caso di cessione di beni acquistati usati,
questi concorrano a formare il parametro dei disinvestimenti con riguardo
sia alla media che al periodo agevolato di riferimento.
R. Si'. Come e' stato chiarito nella circolare n. 90/E del
17.10.2001, l'ammontare dei disinvestimenti del periodo agevolato deve
essere calcolato con riferimento al corrispettivo dei beni strumentali
ceduti nel periodo stesso, anche se gli stessi siano stati a suo tempo
acquistati usati.
Lo stesso principio vale anche nel caso in cui i beni precedentemente
acquistati usati vengano ceduti in un periodo d'imposta antecedente a
quello agevolato; in questo caso la cessione sara' considerata
disinvestimento di quel periodo con incidenza sulla media di riferimento.
In altri termini, la cessione dei beni usati riduce l'ammontare sia
degli investimenti effettuati nel quinquennio precedente, sia di quelli del
periodo agevolato. Si ricorda, inoltre, che l'acquisto dei beni strumentali
usati non concorre al calcolo della media degli investimenti.
D. E' opportuno chiarire se nel parametro disinvestimenti devono
essere contabilizzati i soli beni che rientrano nella nozione di
investimenti agevolabili e, nel caso degli immobili, i disinvestimenti che
abbiano per oggetto fabbricati strumentali per natura, oppure siano da
considerare nel computo anche i fabbricati non destinati all'esercizio
R. Nel computo dei disinvestimenti vanno annoverati soltanto i beni
strumentali, indipendentemente dalla circostanza che questi siano o meno
agevolabili. Pertanto, rilevano a decremento degli investimenti lordi i
disinvestimenti relativi ai beni usati. Non rilevano invece le cessioni di
beni patrimoniali non strumentali ai sensi degli articoli 67, 68 o 50 del
TUIR, come, ad esempio, la cessione di un appartamento per civile abitazione
non strumentale neppure per destinazione o la cessione di un oggetto d'arte
o di antiquariato da parte del professionista.
D. Nel caso di acquisto di un automezzo da parte di un
professionista, con relativa cessione dell'usato, detta cessione, ai fini
della Tremonti-bis, rileva per l'intero o va anch'essa considerata al 50%?
R. Per i beni a deducibilita' limitata o ad uso promiscuo,
l'ammontare dell'investimento e' determinato in misura corrispondente al
loro costo d'acquisto fiscalmente rilevante. Con lo stesso criterio, tali
beni concorreranno alla determinazione dell'ammontare dei disinvestimenti da
computare in diminuzione, in ciascun periodo agevolato, del volume degli
D. Si chiede un chiarimento in merito alla definizione del termine
"disinvestimenti" usato dalla circolare, che sembra contrastare con il
termine "cessioni" usato dall'art. 3 del D.L. n. 357/94.
R. La definizione di "disinvestimenti" e' fornita al punto 2.1 della
citata circolare n. 90/E, dove si afferma che "l'ammontare di tali
disinvestimenti debba essere calcolato con riferimento al corrispettivo dei
beni strumentali ceduti nei periodi medesimi, ovvero al valore normale dei
beni destinati al consumo personale o familiare dell'imprenditore o del
lavoratore autonomo ovvero assegnati ai soci o destinati a finalita'
estranee all'esercizio dell'impresa o dell'attivita' di lavoro autonomo,
ancorche' gli stessi beni siano stati a suo tempo acquistati usati".
Tale interpretazione era gia' stata fatta propria dal soppresso
Dipartimento delle Entrate con la circolare n. 181/E del 27 ottobre 1994,
nella quale, al punto 3.8, si e' precisato che il volume degli investimenti
doveva essere diminuito dei corrispettivi delle cessioni dei beni
strumentali nonche' del valore normale dei beni destinati al consumo
personale o assegnati ai soci o destinati a finalita' estranee
all'attivita' dell'impresa.
D. La cessione di un immobile strumentale ricevuto in conferimento e'
da intendersi cessione e quindi e' da detrarre dagli investimenti effettuati
R. Si'. La cessione dell'immobile ricevuto in conferimento deve
concorrere alla determinazione dell'ammontare dei disinvestimenti effettuati
nel periodo d'imposta agevolato.
D. Nell'ambito delle cessioni (da sottrarre al volume degli
investimenti) sono inclusi anche i conferimenti di rami aziendali verso
controllate (operazioni, in ipotesi obbligatoria, in virtu' di una legge
speciale)?
R. Si', anche i conferimenti di rami aziendali a favore di soggetti
appartenenti al medesimo gruppo societario costituiscono, per il conferente,
disinvestimenti da computare in diminuzione al volume degli investimenti
operati nel medesimo periodo. Si conferma quanto gia' chiarito nella
circolare n.57/E dell'18 giugno 2001, paragrafo 3.2, con riguardo
allA modalita' di determinazione degli investimenti rilevanti ai
fini dell'agevolazione di cui all'articolo 2, comma 9, della legge 13
maggio 1999, n.133. Il conferimento, tuttavia, non costituisce motivo di
revoca dell'agevolazione ai sensi dell'articolo 4, comma 6, della legge n.
383 del 18 ottobre 2001, come peraltro gia' chiarito nella circolare n.90/E
del 2001 al paragrafo 4.
D. In mancanza di precise indicazioni si ritiene che, al fine del
calcolo degli investimenti netti, debbano essere assunte esclusivamente le
cessioni di beni (autoconsumo, ecc.,) effettuate entro lo stesso arco
temporale e cioe' dal 1/7/2001 al 31/12/2001.
Si chiede, inoltre, come deve essere calcolata la media di
riferimento per gli investimenti realizzati nel 2002; se cioe' rilevino
tutti gli investimenti del 2001 o solo quelli realizzati dopo il 30.06.2001.
R. Ai fini del calcolo degli investimenti netti del primo periodo
agevolato, rilevano le cessioni di beni strumentali avvenute dal 1 luglio
al 31 dicembre 2001 (nell'ipotesi di periodo d'imposta coincidente con
l'anno solare).
Nel secondo periodo agevolato, per il calcolo della media di
riferimento sono rilevanti tutti gli investimenti realizzati nel periodo
d'imposta 2001, anche se antecedenti il 1 luglio 2001.
D. Nei casi di successione ereditaria, nel calcolo della media si
deve tener conto degli investimenti effettuati dall'imprenditore individuale
anche nei periodi antecedenti alla successione?
R. La risposta e' si'. L'erede acquisisce la titolarita' dell'azienda
succedendo a titolo universale in tutti i rapporti trasmissibili, attivi o
passivi, che facevano capo al de cuius.
Pertanto, anche ai fini dell'agevolazione dell'articolo 4, della
legge 17 ottobre 2001, n.383, l'erede subentrera' nella medesima posizione
soggettiva del suo dante causa e, dunque, dovra' tener conto della media
degli investimenti effettuati da quest'ultimo nel quinquennio precedente.
Gli investimenti realizzati, a partire dal 30 giugno 2001, nell'anno
solare in cui si apre la successione, saranno unitariamente considerati ai
fini del calcolo dell'agevolazione. Il beneficio fiscale della Tremonti-bis
verra' attribuito al de cuius e/o all'erede in base al rapporto tra gli
investimenti netti realizzati da ciascuno ed il totale degli investimenti
netti dell'anno, come dall'esempio che segue:
Si ipotizza che l'apertura della successione avvenga il 31 ottobre 2001
Investimenti agevolabili Disinvestimenti Investimenti netti %
De cuius L. 100 L. 30 L.70 26%
(30.06.01- 31.10.01)
Erede L. 300 L. 100 L. 200 74%
(1.11.01- 31.12.01)
Totale L. 400 L. 130 L. 270 100%
(30.06.01- 31.12.01)
Investimenti netti (L. 270) - Media del quinquennio (L. 170) = Eccedenza L.
Reddito detassato = L.50 (50% di L. 100)
Tale beneficio sara' attribuito per il 26% al de cuius e per il 74%
all'erede.
D. Nel caso di area fabbricabile acquistata nel 1999 con costruzione
ultimata nello stesso periodo, nel calcolo della media degli investimenti
operati, occorre considerare il costo d'acquisto dell'area unitamente al
costo complessivo dell'opera?
R. Si'. Per assicurare l'omogeneita' dei criteri di computo, nel
calcolo degli investimenti operati e' necessario tener conto anche del costo
dell'area fabbricabile.
D. Nel caso di conferimento, il conferitario deve considerare gli
investimenti precedentemente realizzati dal conferente?
R. No, ai fini del calcolo della media, il conferitario non dovra'
tener conto degli investimenti effettuati nel quinquennio precedente dal
Il conferimento, anche se effettuato in regime di neutralita' fiscale
ai sensi dell'articolo 4 del D.Lgs. n. 358/97, infatti, e' un'operazione che
coinvolge due distinti soggetti giuridici che rimangono tali anche in
seguito alla stessa operazione.
Si rammenta, tuttavia, che ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 3,
del D.P.R. n. 600 del 1973, resta impregiudicato il potere
dell'amministrazione finanziaria di disconoscere i benefici fiscali
derivanti dall'operazione di conferimento di azienda, se questa e'
effettuata senza valide ragioni economiche ed al solo fine di aggirare il
divieto posto dalla norma.
D. Nel caso di un'area fabbricabile acquisita prima del 30 giugno
2001 si chiede se e come la stessa deve concorrere al calcolo della media.
Area fabbricabile acquisita il 15/3/1999.
Inizio costruzione del fabbricato in pari data e ultimazione entro il 31.12.
Area fabbricabile acquisita il 15/3/1999 sulla quale entro il 30/6/2001 non
sono state realizzate opere murarie.
R. Con riferimento al primo esempio, si ritiene che il costo dell'area
fabbricabile deve concorrere pro-quota (ossia in misura corrispondente alla
percentuale dei costi sostenuti in ciascun periodo d'imposta rispetto al
totale dei costi preventivati per la costruzione del fabbricato) alla
valorizzazione della media per gli anni 1999 e 2000.
Con riferimento al secondo esempio, se non e' stata realizzata alcuna
opera muraria nel 2001, il costo dell'area non sara' rilevante ai fini del
calcolo della media del quinquennio precedente.
D. L'ammontare degli investimenti deve essere assunto al netto di
eventuali contributi per l'acquisizione di beni strumentali stante la
modifica intervenuta dal 1 gennaio 1998 al trattamento fiscale degli
stessi. Va precisato che anche nel caso di costo iscritto al lordo di
eventuali contributi da riscontare in successivi esercizi, il bene
conservera' come valore fiscale e, quindi, ai fini agevolativi, il costo
sostenuto per l'acquisto al netto dei contributi.
E' opportuno chiarire se, nel caso in esame, sia corretto mantenere
lo stesso criterio di valorizzazione anche per beni acquistati con
contributi ante 1 gennaio 1998.
In effetti, potrebbe verificarsi un'asimmetria nel criterio di
raffronto tra investimenti nuovi e media degli investimenti, atteso che al
valore di media potrebbero concorrere beni strumentali assunti al lordo
dell'eventuale contributo (in base alla previgente disciplina valida fino al
31 dicembre 1997).
R. E' corretto adottare il medesimo criterio di valorizzazione,
necessario per garantire l'omogeneita' del raffronto. Pertanto, ai fini del
calcolo della media anche gli investimenti effettuati anteriormente al primo
gennaio 1998 potranno essere assunti al netto dei contributi.
D. Nel caso di beni ad uso promiscuo "l'ammontare dell'investimento
e' determinato in misura corrispondente al costo di acquisto fiscalmente
rilevante ai fini del calcolo degli ammortamenti". Gli autoveicoli,
individuati dall'articolo 121-bis del TUIR, che scontano una deducibilita'
limitata, concorrono nella stessa identica misura alla formazione del
plafond degli investimenti. Si chiede se sia corretto applicare il medesimo
criterio di valutazione anche per il calcolo della media con riferimento al
periodo 1996 e 1997, periodi nei quali vigeva, per tali beni, un differente
criterio di deducibilita'.
R. Si', e' corretto affinche' il rapporto tra gli investimenti
agevolati e la media del quinquennio precedente possa effettuarsi sulla base
di criteri omogenei.
D. Ai fini del calcolo della media degli investimenti effettuati
negli ultimi 5 anni, in relazione alla applicazione delle agevolazioni della
Tremonti-bis, la Circolare n. 90/E del 17/10/2001 afferma al paragrafo 2)
che deve essere escluso ai fini del calcolo della media il piu' alto dei
cinque valori. Ma una volta escluso il piu' alto dei cinque valori, il
calcolo della media aritmetica e' fatto suddividendo il totale per quattro
esercizi (5-1) oppure continuando a suddividere il totale per cinque
esercizi anche se ne e' stato eliminato uno?
R. Per il calcolo della media degli investimenti effettuati negli
ultimi cinque anni e' necessario, dopo aver escluso dalla sommatoria il
valore piu' alto, dividere il risultato ottenuto per quattro, numero delle
annualita' addizionate.
D. Una societa' che ha per oggetto la costruzione e la vendita di
immobili, costruisce negli anni 1996-1997-1998 un fabbricato in parte
commerciale ed in parte civile abitazione, considerando l'immobile nel suo
complesso come bene merce ed inserendolo fra le rimanenze in bilancio.
Nel 1999, ultimato il fabbricato, dopo aver eseguito alcune vendite
di unita' immobiliari per uso abitazione, riesce ad affittare la parte
commerciale (negozio) e decide di non venderlo piu', trasformandolo da "bene
merce" a "bene strumentale" (date le sue caratteristiche di strumentalita'
per natura), iscrivendolo tra le immobilizzazioni materiali.
Ai fini del calcolo della media degli investimenti nel quinquennio,
come deve essere considerato questo bene commerciale? Nel solo anno 1999 in
cui e' stato patrimonializzato (anno di entrata in funzione), oppure
considerando in proporzione i costi degli anni di costruzione 1996-1997-1998?
R. La riclassificazione del bene immobile da bene merce a bene
strumentale e' irrilevante ai fini del calcolo della media degli
investimenti effettuati nei cinque esercizi precedenti. Infatti, nel momento
in cui il costo di realizzazione del bene e' stato sostenuto, l'impresa
agiva nell'ambito della sua attivita' caratteristica e non per realizzare un
investimento in beni strumentali.
Allo stesso modo, la riclassificazione di un bene merce in bene
strumentale non costituisce ipotesi rilevante ai fini della determinazione
del volume degli investimenti agevolabili. L'eventuale cessione del bene
strumentale nel periodo di vigenza dell'agevolazione costituira', invece,
un'ipotesi di disinvestimento.
D. Un terreno acquistato nel quinquennio divenuto edificabile nel
2001 costituisce un investimento del quinquennio rilevante ai fini della
R. No. La Circolare n.90/E del 17.10.2001, al punto 2.1, ha
ribadito il principio in base al quale i criteri adottati per
l'individuazione e il computo degli investimenti agevolati valgono anche per
gli investimenti degli esercizi precedenti.
In merito alle aree fabbricabili e' stato chiarito che il costo
delle stesse rileva in misura corrispondente al rapporto tra la quota-parte
Nel caso prospettato negli esercizi precedenti non e' stato eseguito
alcun lavoro su tale area.
L'area in esame non rilevera' ai fini dell'agevolazione, pur se sulla
stessa dovessero cominciare i lavori di costruzione, perche' acquistata
prima del 1 luglio 2001.
D. Ai fini del calcolo della media 1997-2001, gli investimenti
effettuati nel 2001 devono essere conteggiati per intero, oppure si deve
tenere conto solo di quelli effettuati successivamente al 30 giugno 2001?
R. Come gia' affermato, occorre tener conto degli investimenti
effettuati nel corso dell'intero anno 2001.
D. Ai fini della media del quinquennio, gli investimenti della
scissa vanno attribuiti secondo la destinazione effettiva dei cespiti o
pro-quota secondo il patrimonio netto contabile?
R. Come chiarito dalla circolare n. 90/E del 17 ottobre 2001,
l'attribuzione degli investimenti della scissa alla beneficiaria deve
avvenire tenendo conto della quota di patrimonio netto trasferito.
6. Spese di formazione e aggiornamento del personale e spese per
servizi di assistenza negli asili nido
D. La circolare n. 90/E prevede che le spese sostenute per la
formazione e l'aggiornamento del personale successivamente al 30 giugno 2001
e nell'intero periodo successivo sono agevolabili per l'intero ammontare
(senza alcun riferimento sia al 50% sia all'eccedenza rispetto alla media
degli anni precedenti). Si chiede conferma, pertanto, che tali spese non
debbano essere ridotte al 50% del loro ammontare.
Quale atto deve materialmente redigere il professionista per
attestare una spesa di formazione interna e quali sono le eventuali
modalita' di rilevamento della spesa?
R. Ai fini dell'agevolazione, le spese sostenute per la formazione e
l'aggiornamento del personale si assumono per l'intero ammontare, cioe'
senza confronti con la media dei periodi precedenti. Ne consegue che
l'incentivo disciplinato dal comma 2 dell'articolo 4 si sostanzia nella
detassazione del reddito nella misura pari al 50% dell'intero importo delle
spese agevolabili, in conformita' a quanto previsto nel precedente comma 1.
Anche nell'ipotesi in cui tali spese siano sostenute da un esercente
arte o professione, per essere ammesse al beneficio della detassazione e'
necessario che queste siano attestate da uno dei soggetti di cui al comma 2
Per garantire la necessaria terzieta' della certificazione, prevista
in via generale per tutti i soggetti destinatari del beneficio, i
professionisti indicati dalla legge agevolativa come soggetti autorizzati a
rilasciare tale attestazione non potranno autocertificare le spese di
aggiornamento e formazione da loro stessi sostenute ma dovranno rivolgersi
ad un altro professionista.
Premesso che le spese di formazione e aggiornamento sono agevolabili
nella misura in cui le stesse sono documentate, trasparenti e suddivise per
voci, secondo quanto stabilito dal regolamento CE n. 68 del 12 gennaio 2001,
nell'atto di certificazione dovra' essere indicato chiaramente il criterio
utilizzato per la ricostruzione extracontabile dell'ammontare delle spese
agevolabili, facendo riferimento ai costi sostenuti e direttamente
riferibili ad ogni singola iniziativa di formazione, effettivamente
realizzata ed oggettivamente riscontrabile.
D. Sono agevolabili, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, le spese di
formazione e di aggiornamento riferibili al titolare o ai soci delle imprese
o ai loro collaboratori con rapporto di lavoro autonomo?
R. L'articolo 4, comma 2, estende l'incentivo alle "spese sostenute
per la formazione e l'aggiornamento del personale". L'espressione utilizzata
dal legislatore, che richiama quella di cui all'articolo 2425, voce B9, del
Codice Civile, indica che sono agevolabili le spese per la formazione e
l'aggiornamento del solo personale dipendente, rimanendo esclusa ogni
analoga spesa effettuata a favore dello stesso imprenditore o lavoratore
autonomo, nonche' dai soci delle societa' di persone. Sono inoltre escluse
le spese della medesima categoria sostenute a favore del coniuge, dei figli
affidati o affiliati minori di eta' o permanentemente inabili al lavoro
nonche' degli ascendenti anche se dipendenti dell'imprenditore o del
lavoratore autonomo, secondo i criteri previsti dagli articoli 62, comma 2,
e 50 comma 6-bis del TUIR.
D. Una societa' svolge attivita' di formazione e aggiornamento del
personale avvalendosi di un proprio centro di formazione.
Tra i costi ammissibili all'agevolazione riteniamo siano da
comprendere il costo del personale esclusivamente addetto alla formazione
(nel ns. caso addetti del Centro di formazione) nonche' il personale
discente invitato in aula a seguire i vari corsi di formazione. In questo
caso, dovrebbe essere agevolabile il costo sostenuto dal datore di lavoro
per i dipendenti cosi' quantificato:
per gli addetti del Centro, l'attivita' lavorativa e' totalmente
dedicata alla formazione e pertanto si assumera' il 100% del costo;
per i discenti, il relativo costo annuo dovra' essere assunto in
proporzione alle ore di formazione svolte nel corso dell'anno.
Nel concetto di costo si ritiene che rientrino:
a) gli oneri previdenziali a carico del datore di lavoro, la quota
TFR etc;
b) le spese di vitto, alloggio e trasporto relative alle trasferte
al di fuori del territorio comunale nei limiti di deducibilita' previsti dal
TUIR pari a L. 350.000/500.000 giornaliere rispettivamente, per trasferte in
Italia o all'estero;
c) La somma di tutti i costi sopra citati beneficia
dell'agevolazione fino a concorrenza del 20% delle relative retribuzioni
complessivamente corrisposte nell'anno.
Nutriamo qualche dubbio sulla corretta interpretazione da dare alla dizione
"relative". In particolare, ci si chiede se per ciascun dipendente si dovra'
fare il confronto con la corrispondente retribuzione del singolo soggetto
che partecipa alla formazione (discente o formatore) ovvero con il monte
salari complessivo di coloro che hanno partecipato alla formazione (discenti
e formatori).
R. I costi di formazione agevolabili devono essere distintamente
aggregati con riferimento ad ogni singola iniziativa di formazione
effettivamente realizzata. Essi comprendono, come gia' precisato nella
circolare n. 90/E, le spese correnti (materiali, forniture, ecc.), i costi
per i servizi di consulenza e i docenti esterni.
Rientrano altresi' nell'agevolazione le spese relative al personale
interno "impegnato nell'attivita' di formazione e aggiornamento" e cioe' di
partecipazione al progetto di formazione in qualita' di docente o di
discente, con esclusione delle spese relative al personale addetto a mere
funzioni di supporto all'attivita' didattica.
Il costo sostenuto per i partecipanti discenti e docenti interni,
impegnati nella formazione, concorre a formare la base agevolabile nella
misura del 20 per cento del costo riferibile ai giorni di effettiva
partecipazione ai corsi di formazione.
Come desumibile dalla risposta del Sottosegretario di Stato On.
Molgora alla interpellanza parlamentare n. 2-00150, assume valore preminente
il termine "impegnato" che qualifica e circoscrive il novero del personale
del cui costo occorre tener conto ai fini dell'applicazione della
Il richiamo della norma all'ammontare della retribuzione
complessivamente corrisposta nel periodo d'imposta deve intendersi riferito
alla determinazione del limite del 20%. Detto limite va calcolato sulla
quota-parte di retribuzione annua corrispondente al rapporto tra numero dei
giorni di partecipazione al corso e numero dei giorni di lavoro dell'anno.
D. Il costo di formazione complessivamente sostenuto per la
partecipazione di un dipendente ad un corso esterno risulta cosi'
a) Costo del convegno L. 1.000.000;
b) Spese di vitto e alloggio del dipendente L. 200.000;
c) Spese di trasporto L. 50.000;
d) Costo del dipendente quantificato in 8 ore lavoro pari a L. 800.000.
Ai fini dell'agevolazione in oggetto, quali spese concorrono al plafond
in misura del 100% e quali invece devono rispettare il plafond del 20%?
R. Per quanto concerne le spese sostenute per la partecipazione a
corsi di formazione esterni, si ritiene che siano interamente agevolabili
soltanto le spese relative al convegno (nell'esempio voce a) pari a L.
Al contrario, le voci elencate sub b), c), d), rientrando nel
concetto di spese per prestazioni di lavoro dipendente di cui all'articolo
62 del TUIR, possono fruire del beneficio entro il limite del 20% delle
relative retribuzioni, come precedentemente definito.
D. Un dipendente della societa' A e' incaricato di svolgere per tre
mesi attivita' di formazione al personale di un'altra societa' B
appartenente al gruppo.
a) La societa' A, che emettera' fattura a B in base al costo del
dipendente che ha svolto attivita' di formazione, potra' godere
dell'agevolazione cd. "Tremonti formazione"?
b) La societa' B che riceve la fattura per la formazione potra'
godere dell'agevolazione per l'intero costo fatturato e per il personale che
ha seguito i corsi di formazione?
R. La risposta alla prima domanda e' negativa. La prestazione resa
dal dipendente non puo' essere considerata un'attivita' di formazione per la
societa' A, in quanto non fruita dal suo personale. Detta prestazione,
infatti, costituisce un servizio nei confronti di terzi a fronte del quale
la societa' A consegue una componente positiva di reddito.
Nel caso in cui la formazione sia organizzata dalla controllante
anche a beneficio del personale della controllata, le spese rilevanti ai
fini della agevolazione andranno calcolate al netto di quelle addebitate
alla controllata. Come evidenziato nella precedente risposta, il costo
sostenuto sara' interamente rilevante per la societa' che riceve la fattura
per la formazione del proprio personale.
La societa' B potra' inoltre godere dell'agevolazione per le spese
del proprio personale discente impegnato nell'attivita' di formazione.
D. Si chiede se, ai fini del calcolo della quota agevolabile della
spesa sostenuta per servizi di assistenza negli asili nido, sia necessario
tenere conto dell'eventuale compimento, da parte di uno o piu' bambini, del
terzo anno di eta' nel corso del periodo d'imposta.
R. Si ritiene sia agevolabile la quota delle spese sostenute per
assistenza negli asili nido di bambini che al momento dell'inizio dell'anno
scolastico non hanno ancora compiuto il terzo anno di eta' e non possiedono
i requisiti per iscriversi alla scuola materna.
D. Le spese di formazione sostenute prima del 30 giugno 2001 possono
beneficiare della detassazione, atteso che l'art. 4 co. 2 della L. 383/2001
non prevede alcuna limitazione al riguardo?
R. No. Sebbene la Tremonti-formazione sia cumulabile con la Visco e
con la DIT, ai fini dell'agevolazione rilevano comunque i costi sostenuti
dal 1 luglio 2001.
D. La mancanza di un docente rende non agevolabile il costo del
personale discente che segue corsi di aggiornamento/formazione sul computer
senza l'assistenza di un formatore?
R. Nella circolare n. 90/E e' stato chiarito che le spese di
formazione e aggiornamento, da assumere al netto di eventuali contributi,
sostenute per l'organizzazione diretta del servizio. Sono quindi agevolabili
anche le spese di formazione interna, quando l'attivita' e' svolta
all'interno dell'impresa e con docenti interni.
Non rientra nell'agevolazione, invece, l'attivita' di
autoformazione, non espressamente prevista dalla legge; invero con la
disposizione in esame il legislatore ha inteso agevolare iniziative di
formazione o aggiornamento che presuppongano la presenza di un docente,
anche a distanza (collegato on line), che trasferisca conoscenze ed
informazioni tecniche utili al personale dipendente.
D. E' possibile agevolare i costi sostenuti per la formazione a
distanza relativamente al personale addetto al tutoraggio on line?
R. L'agevolazione riguarda le spese sostenute per i soggetti
discenti e docenti.
Non rientra nell'ambito di applicazione del beneficio la spesa
sostenuta per l'addetto al tutoraggio on line, in quanto il tutor assolve a
funzione diversa da quella cui e' preposto il docente.
D. Spese correnti sostenute per la formazione e l'aggiornamento del
personale. Si chiede se sia ipotizzabile considerare come tali i costi
sostenuti per l'acquisto di quotidiani, riviste e pubblicazioni
R. No. Conformemente a quanto previsto dal regolamento CE n. 68 del
2001, le spese correnti ammesse a fruire del beneficio riguardano
esclusivamente il materiale didattico, forniture a supporto dell'attivita',
utilizzabili nell'ambito di un preciso progetto di formazione.
D. L'agevolazione Tremonti-bis rientra nel regime del de-minimis? E'
considerata aiuto di stato?
R. No. Non puo' considerarsi aiuto di stato ai sensi dell'articolo 87
del Trattato CE e non rientra, pertanto, nel regime del de-minimis. La
Tremonti-bis, cosi' come il precedente decreto legge 10 giugno 1994, n. 357,
prevede un intervento agevolativo di carattere generale, finalizzato al
rilancio dell'economia; non e' diretto a favorire talune imprese o talune
produzioni, falsando o minacciando di falsare la concorrenza. Diversa era la
natura dell'agevolazione prevista dall'articolo 3, commi da 85 a 92, della
legge 28 dicembre 1995, n. 549 che, prevedendo la delimitazione territoriale
del beneficio, si qualificava come aiuto di stato a carattere territoriale
in base all'ordinamento comunitario.
D. Il beneficio di cui all'articolo 4 e' cumulabile con altri
incentivi (per es. contributi della Provincia, legge Sabatini, legge 488/92,
ecc.) aventi per oggetto gli stessi beni agevolati?
R. Il cumulo fra le agevolazioni di cui all'articolo 4 della legge n.
383 del 18 ottobre 2001 e gli incentivi previsti da altre norme di legge e'
da considerarsi consentito, in quanto il successivo articolo 5, fatta
eccezione per le agevolazioni espressamente previste, non reca una
previsione generale di non cumulabilita' del beneficio. Cio' a condizione
che le norme relative ai benefici sopra citati non prevedano, a loro volta,
ipotesi di non cumulabilita' con altre agevolazioni.
8. Applicazione dell'agevolazione da parte degli enti gestori di
D. In relazione all'applicazione dell'agevolazione da parte degli
enti gestori di servizi pubblici locali costituiti ai sensi della legge 8
giugno 1990, n.142 - aziende speciali, consorzi e societa' per azioni a
prevalente capitale pubblico - si domanda:
. se tali enti devono tenere conto anche del periodo di moratoria
fiscale nell'individuazione del quinquennio di riferimento per il calcolo
della media degli investimenti pregressi;
. come deve essere calcolato il quinquennio di riferimento nel caso di
"trasformazione" dell'azienda speciale in societa' per azioni;
. se l'agevolazione maturata da un'azienda speciale, esistente alla
data di entrata in vigore della legge n. 383 del 2001, si conservi in
capo alla societa' per azioni originata dalla "trasformazione".
R. Come affermato dalla scrivente nella circolare n. 69 del 26
luglio 2001, "il periodo di moratoria, se pure non ha generato reddito
imponibile ai fini delle imposte dirette, tuttavia assume rilievo fiscale;
infatti i valori di bilancio redatto alla fine dell'agevolazione
costituiscono base di partenza per l'applicazione delle norme sulla
determinazione del reddito d'impresa."
Pertanto gli investimenti effettuati negli esercizi ricadenti nel
periodo di moratoria, che rilevano fiscalmente a tutti gli effetti, devono
essere presi in considerazione anche nel calcolo della media di riferimento.
Nel caso in cui l'agevolazione e' applicata da una societa' per
azioni nata dalla "trasformazione" di un'azienda speciale, avvenuta ai sensi
dell'art. 115, comma 1 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
occorre considerare che tale norma afferma chiaramente un principio di
continuita' dell'azienda originaria. In questo caso, pertanto, rientrano nel
calcolo della media anche gli investimenti effettuati dall'azienda speciale
trasformata, inclusi quelli effettuati in esercizi compresi nel periodo di
Al riguardo, gia' nella circolare n. 90/E, la scrivente ha
riconosciuto la continuita' dell'azienda originaria tanto nelle ipotesi di
trasformazione societaria che di successione nell'azienda.
Sulla base del medesimo principio di continuita' con l'azienda
originaria, si deve ritenere ammissibile che la societa' per azioni conservi
l'agevolazione gia' maturata dall'azienda speciale prima della
D. Il contribuente dovra' scegliere, per gli investimenti
complessivamente effettuati, se fruire del credito d'imposta (art 8 legge
388/2000) o della detassazione di cui alla Tremonti-bis.
In presenza di un programma di investimento complessivo, realizzato
in un solo periodo d'imposta e nell'ambito territoriale del mezzogiorno
d'Italia, il contribuente sceglie di usufruire del credito d'imposta.
Si chiede se per gli investimenti non agevolabili con tale
disposizione di legge, (acquisti di mobili e macchine ordinarie d'ufficio)
il contribuente possa accedere alla fruizione della Tremonti-bis.
R. L'ambito soggettivo di applicazione della nuova disciplina
agevolativa e' individuato all'articolo 4, comma 1, della legge n. 383 del
18 ottobre 2001.
L'agevolazione non e' collegata al singolo investimento, ma al
soggetto che lo pone in essere nell'ambito di attivita' di impresa o di
attivita' artistica o professionale; ogni contribuente deve optare per una
delle discipline agevolative previste e tale scelta sottoporra' in toto gli
investimenti effettuati alle regole del regime scelto. Se il contribuente
decide di usufruire del credito d'imposta, e' esclusa la possibilita' di
avvalersi della Tremonti-bis per gli investimenti la cui agevolazione non e'
prevista dall'art. 8 della legge 388/2000.
D. Il computo dell'incremento patrimoniale DIT, effettuato con
aumento di capitale o versamenti in conto capitale, va ragguagliato comunque
ad anno solare (365 giorni) o alla piu' breve durata del periodo considerato
ai fini del calcolo (1/1/2001 - 30/6/2001 pari a 181 giorni)?
R. Il computo dell'incremento patrimoniale DIT va ragguagliato alla
piu' breve durata del periodo agevolabile. Il versamento effettuato in data
anteriore al 30.06.2001, rileva in ogni caso per la sola parte maturata a
tale data, previo ragguaglio al semestre, come di seguito illustrato.
Esempio: il versamento di L. 1200, effettuato il 31 marzo 2001, rileva in
misura pari a 1200:181 x 91.
D. Come noto, ai fini della Dual Income Tax l'incremento dei crediti
di finanziamento infragruppo, rispetto alle consistenze iscritte nel
bilancio relativo al periodo in corso al 30.9.1996, decurta l'incremento del
patrimonio netto da utilizzare quale base di calcolo per l'applicazione
dell'aliquota agevolata. A seguito della "Manovra del 100 giorni", si chiede
se l'eventuale decremento del credito in esame, fino a concorrenza
dell'importo iscritto nel bilancio relativo all'esercizio in corso al
30.06.1996, continui ad assumere rilevanza DIT, aumentando il reddito
agevolato della societa' erogante il finanziamento.
R. No. Le variazioni in aumento del reddito agevolato ai fini DIT
sono "congelate" alla data del 30 giugno 2001. Pertanto, l'eventuale
decremento dell'ammontare dei crediti di finanziamento rispetto all'importo
iscritto nel bilancio dell'esercizio in corso al 30/09/1996 non puo' dare
luogo ad incrementi della base DIT successivamente al 30 giugno 2001
medesimo. Viceversa, l'incremento di detti crediti dovra' essere computato
in diminuzione del reddito "dittabile".
Esempio numerico (esercizio coincidente con l'anno solare):
Base DIT al 31.12.2000
Totale variazione in aumento + Lire 1.000
Incremento di Lire 200 del credito
v/controllata rispetto al 31.12.1996 - Lire 200
Reddito "dittabile" = Lire 800
Ipotizzando l'assenza di ulteriori incrementi rilevanti della base DIT e una
riduzione del credito verso controllata di Lire 150 intervenuto dopo il 30
giugno 2001, alla predetta data del 30 giugno 2001 la base agevolabile DIT
e' cristallizzata in Lire 800.
a) Reddito "dittabile" al 31.12.2001
che si sarebbe determinato secondo le originarie regole
Incremento di Lire 50 del credito
v/controllata rispetto al 31.12.1996 - Lire 50
Reddito "dittabile" = Lire 950
b) Reddito "dittabile" al 31.12.2001 Lire 800
per effetto dell'entrata in vigore della legge "Tremonti-bis"
D. La base DIT maturata entro il 30.06.2001 non subisce variazioni
se si distribuiscono riserve di capitale e si accantonano utili di pari
R. Il criterio generale che si evince dal testo normativo é che la
cosiddetta "base dittabile" maturata al 30.06.2001, non essendo suscettibile
di ulteriori incrementi, puo' soltanto diminuire.
Infatti, nella circolare n. 90/E del 17 ottobre scorso si e'
chiarito che non assumono rilevanza ai fini DIT gli incrementi patrimoniali,
come gli apporti in denaro, effettuati successivamente alla data di
Pertanto, considerato che ai fini del calcolo della base DIT si deve
tener conto soltanto dei decrementi patrimoniali subiti dopo il 30.06.2001,
nel caso prospettato la base DIT subira' una diminuzione pari all'ammontare
delle riserve distribuite.
D. Ai fini DIT si puo' considerare ancora agevolabile (non
usufruendo della Tremonti-bis) la riclassificazione degli ammortamenti
anticipati anteriori al 31/12/2000 e successivi al 30 settembre 1996,
effettuata nel bilancio 2001, ai sensi della legge n. 388 del 23 dicembre
2000 art. 6 comma 7 (entrata in vigore nel 2001) e della C.M. del 3 gennaio
2001, n. 1/E punto 1.4.4. Tenendo conto che, nonostante sara' approvata
insieme al bilancio al 31.12.2001, dovrebbe avere effetto dall'1.1.2001,
trattandosi di ammortamenti gia' effettuati negli esercizi precedenti?
R. Come specificato dalla Circolare n. 90/E, del 17/10/2001, punto
5.2, ai fini del calcolo dell'agevolazione DIT rilevano soltanto gli
incrementi patrimoniali realizzati entro il 30 giugno 2001. Nel caso in
esame, l'imputazione degli ammortamenti anticipati effettuati in esercizi
precedenti alla riserva prevista dall'art. 67, comma 3, del TUIR non
costituisce fattispecie agevolabile ai fini della DIT; l'approvazione del
bilancio nel corso dell'anno 2002 pospone infatti l'incremento della riserva
al 1 gennaio 2002 e, dunque, ad una data successiva a quella in cui le
variazioni della base imponibile DIT si considerano validamente effettuate.
D. La circolare n. 90/E dell'Agenzia dell'Entrate i relativi
commenti degli esperti pubblicati dalla stampa specializzata nulla dicono in
relazione a come dovra' essere effettuato il calcolo dell'agevolazione Visco
per il primo semestre del 2001 in alternativa alla Tremonti-bis.
In particolare sarebbe opportuno conoscere l'orientamento del
Ministero in relazione agli ammortamenti da scomputare dall'importo degli
Tenuto conto che sono agevolabili gli investimenti del solo primo semestre,
sembrerebbe logico scomputare gli ammortamenti di 6 mesi e non l'intera
R. Il contribuente che opta per l'agevolazione di cui all'art. 2,
commi da 8 a 13, della legge n. 133 del 1999, nell'ipotesi di periodo
d'imposta coincidente con l'anno solare, terra' conto esclusivamente degli
investimenti operati fino al 30 giugno 2001 ed effettuera', di conseguenza,
i relativi calcoli sulla base degli ammortamenti ridotti alla meta'.
D. Si chiede se sia possibile scegliere per il 2001 (1 semestre)
la Visco e per l'esercizio 2002 la Tremonti-bis.
R. Si. E' possibile effettuare una scelta diversa per ogni singolo
D. La circolare n. 90/E del 17/10/2001 stabilisce la misura degli
acconti da versare nel corso del secondo periodo d'imposta di applicazione
dell'agevolazione. Si chiede se l'acconto di Novembre 2001, in presenza di
agevolazione Tremonti-bis, possa essere ricalcolato.
R. La determinazione dell'acconto relativo ai periodi d'imposta in
cui il contribuente puo' fruire dell'agevolazione (anni 2001 e 2002 in
ipotesi di periodo d'imposta coincidente con l'anno solare), puo' essere
effettuata prendendo a base di calcolo l'imposta relativa al reddito
calcolato al netto dell'agevolazione stessa, ossia tenendo conto della
riduzione di base imponibile derivante dall'applicazione delle norme in
Solo con riguardo al secondo periodo d'imposta successivo a quello
in corso alla data di entrata in vigore della legge (2003 in ipotesi di
periodo d'imposta coincidente con l'anno solare), l'acconto sara' calcolato
sull'imposta determinata senza considerare l'agevolazione Tremonti-bis.
Si precisa che in virtu' del disposto dell'art. 2, comma 12, della
citata legge 13 maggio 1999, n. 133, come modificata dall'articolo 3, comma
1, lettera c), della legge 21 novembre 2000, n.342:
l'acconto dovuto per il periodo d'imposta 2001, calcolato secondo il metodo
"storico", dovra' essere effettuato senza considerare gli effetti
dell'agevolazione di cui dell'art. 2, commi da 8 a 13, della legge 13 maggio
1999, n. 133, eventualmente fruita per il 2000;
il calcolo dell'acconto secondo il metodo "previsionale", qualora per il
periodo d'imposta 2001 si opti per l'agevolazione di cui alla legge n. 133
del 1999, dovra' essere effettuato senza tenere conto dell'agevolazione
D. In caso di cessione del bene agevolato entro il periodo di
"sorveglianza" rileva come sopravvenienza l'intero corrispettivo di
vendita, nel limite del valore gia' precedentemente agevolato, oppure e'
possibile abbattere ulteriormente la sopravvenienza tenendo conto di
eventuali acquisti di beni oggettivamente agevolabili operati nel medesimo
R. Come affermato nella recente circolare n. 90/E, in caso di revoca
del beneficio, il reddito imponibile, relativo all'esercizio in cui si
verifica uno degli eventi previsti nel comma 6 della legge agevolativa, deve
essere aumentato avuto riguardo al corrispettivo dei beni ceduti, o al
valore normale dei beni dismessi, destinati al consumo personale o familiare
dell'imprenditore o del lavoratore autonomo, assegnati ai soci o destinati a
finalita' estranee all'esercizio dell'impresa o dell'attivita' di lavoro
l'investimento, per la parte ad esso riferibile.
Periodo d'imposta 2002
Investimento lordo + Lire 1000
(acquisto di 10 beni per un valore unitario di Lire 100)
cessioni - Lire 430
Investimento netto = Lire 570
Media investimenti quinquennio precedente Lire 230
Eccedenza netta Lire 340
Reddito detassato (50% di lire 340) Lire 170
Uno dei 10 beni acquistati nel periodo precedente viene ceduto per lire 70,
la variazione in aumento sara' pari al minore importo tra 70 e quello
corrispondente al valore con cui il bene ceduto ha concorso alla variazione
in diminuzione nel 2002, pari al peso percentuale del bene sul totale degli
investimenti lordi del periodo d'imposta 2002.
Variazione in diminuzione 2002
(10% del reddito detassato, pari a lire 170) Lire 17
valore del disinvestimento Lire 70
Variazione in aumento 2003 Lire 17
In ogni caso, si esclude che possa assumere rilevanza il rimpiazzo
dei beni ceduti attraverso l'acquisto di beni oggettivamente agevolabili
operato nel medesimo periodo, in quanto non espressamente previsto dalla
D. Il trasferimento di un bene operato nel contesto di una cessione
o di un conferimento di azienda, in quanto rientrante in un piu' ampio
schema di riorganizzazione aziendale, non determina l'applicazione della
disposizione antielusiva.
Rimane il dubbio in riferimento ad un'operazione di cessione di beni
effettuata nell'ambito della cessione dell'unica azienda con contestuale
cessazione dell'impresa.
R. Il principio enunciato risulta valido anche nel caso prospettato.
La cessione del bene effettuata nell'ambito della cessione dell'unica
azienda non determina automaticamente la revoca dell'agevolazione.
D. In caso di revoca, un elemento indispensabile per la
determinazione della quota proporzionalmente attribuibile al bene ceduto e'
costituito "dalla variazione in diminuzione effettuata nel periodo in cui e'
stato realizzato l'investimento".
Considerato che la variazione in diminuzione puo', per le imprese in
contabilita' semplificata e per gli esercenti arti e professioni, non
trovare capienza nel reddito complessivo dichiarato e venire "persa",
qual'e' l'importo che si recupera a tassazione per questi contribuenti?
R. Nell'ipotesi in cui si verificano i presupposti per la revoca
dell'agevolazione, il recupero a tassazione deve avvenire con riguardo al
beneficio effettivamente fruito dal contribuente. Pertanto, con riferimento
alle imprese in contabilita' semplificata e agli esercenti arti e
professioni, resta escluso dal recupero l'importo eccedente il reddito
complessivo che di fatto non ha comportato alcuna agevolazione.
Gli uffici in indirizzo sono pregati di dare la massima diffusione
al contenuto della presente circolare.