Source: http://www.arbitracamera.it/pagina109_tribunale-di-roma-08022012-usucapione.html
Timestamp: 2017-11-21 04:36:40+00:00
Document Index: 7015176

Matched Legal Cases: ['art.2674', 'art. 2651', 'art. 2674', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2643']

Camera Arbitrale - Azienda speciale CCIAA Roma - Tribunale di Roma - 08.02.2012 - Usucapione
Tribunale di Roma - 08.02.2012 - Usucapione
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sul ricorso proposto dalla Sig.ra A avverso la trascrizione con riserva del Conservatore dei R.R.I.I. di Roma, ex art.2674-bis c.c. ha emesso il seguente
La Sig.ra A, a seguito dei dubbi manifestati dalla Conservatoria dei Registri Immobiliari sulla trascrivibilità del verbale di conciliazione giudiziaria del 21.3.2011, in forza del quale si accertava l’intervenuto acquisto per usucapione in favore dell’esponente del diritto di proprietà sul cespite immobiliare sito in Roma, via …, per non poter essere equiparato il verbale de quo alle sentenze di accertamento degli acquisti per usucapione di cui all’art. 2651 c.c., ha presentato istanza per la trascrizione con riserva ex art. 2674-bis c.c., a seguito della quale la Conservatoria ha eseguito la detta formalità.
La Sig.ra A, nel proporre il presente reclamo, osserva che alla conciliazione si era giunti in difetto di ogni contestazione da parte dei convenuti sull’intervenuta usucapione, quindi “nel concorde e reciproco rilievo circa l’inutilità della prosecuzione del giudizio.”
Oggetto della conciliazione potrà essere l’accertamento del possesso ad usucapionem e non anche dell’effetto maturatosi in forza di esso (accertamento del diritto).
E’ evidente che quanto fin qui detto non può essere rimeditato a seguito del D. lgs. n. 28/10 che, nel prevedere tra le controversie soggette alla conciliazione obbligatoria le controversie in materia di diritti reali (art. 5), ha fatto inevitabilmente rientrare tra dette controversie l’istituto dell’usucapione, atteggiandosi quale modo di acquisto del diritto di proprietà e dei diritti reali di godimento.
Quanto detto non va a minare la bontà del sistema conciliativo, in quanto il legislatore, nel prevedere strumenti di conciliazione, non ha mai perseguito lo scopo di rendere equivalente il procedimento di conciliazione al processo, quindi, di assicurare alle parti con la conciliazione un risultato equiparabile alle sentenze, sul presupposto che l’intento deflattivo potesse anche in tal modo realizzarsi, ben potendo le parti « accontentarsi» di un risultato minore, che, nella specie, si identificherebbe nell’interesse dell’usucapiente di risolvere la controversia in fatto con colui che formalmente risulta essere proprietario del bene, per non essere dal medesimo pregiudicato nell’esercizio del possesso, interesse, sicuramente meritevole di tutela, tant’è che su tale presupposto è pacificamente ammessa l’eccezione riconvenzionale di usucapione proposta dall’usucapiente al fine esclusivo di paralizzare l’azione reale proposta nei suoi confronti.
In conclusione, la sentenza e il negozio di accertamento hanno in comune solo l'effetto di fissare la situazione preesistente, ma l'accostamento non può andare oltre, rimanendo ferma la differenza, soprattutto sotto il profilo degli effetti, posto che il negozio di accertamento rimane tamquam non esset rispetto ai terzi.
Né tantomeno si può ritenere che ove il negozio di accertamento sia contenuto nel verbale di conciliazione giudiziale venga ad essere snaturato dalla sua valenza negoziale e sia, quindi, equiparabile alle sentenza di accertamento da cui risulta acquistato per usucapione uno dei diritti indicati dai numeri 1, 2 e 4 dell’art. 2643 c.c.
Ed invero, l’intervento del giudice, a prescindere dalla circostanza che abbia attivamente partecipato alla composizione, ovvero si sia limitato a registrare l’accordo intervenuto direttamente fra le parti, non altera la natura consensuale dell’atto di composizione che le parti volontariamente concludono. Il giudice si spoglia della sua funzione di accertare chi ha ragione e chi ha torto, offrendo la soluzione, in termini giuridici, del caso concreto, e svolge la funzione di favorire l’incontro tra le volontà delle parti, senza entrare nel merito dei termini dell’accordo, limitandosi ad attribuire all’atto di conciliazione garanzie prettamente formali, dovendo solo controllare, oltre alla sua regolarità da un punto di vista formale, la sua conformità all’ordine pubblico e alle norme imperative; il che nulla
ha a che vedere con la decisione di causa contenziosa.
In conclusione, gli effetti sostanziali della convenzione sono stabiliti dalla concorde volontà delle parti, volontà che è quella predominante, sia pure favorita ed agevolata dall’opera del giudice per raggiungere l’accordo.
Il Tribunale, in composizione collegiale, sul ricorso avverso la trascrizione con riserva proposto dalla Sig.ra A, così provvede.
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