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Timestamp: 2020-07-08 14:23:42+00:00
Document Index: 55384238

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2938', 'art. 345', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 9104 del 02/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9104 del 02/04/2019
Cassazione civile sez. I, 02/04/2019, (ud. 22/01/2019, dep. 02/04/2019), n.9104
sul ricorso 12486/2012 proposto da:
Consorzio Del Sinni, in persona de legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in Roma, Via Papiniano n. 29, presso lo
studio dell’avvocato Nitti Paolo, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Ravaioli Marco, giusta procura a margine del
Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria
in Puglia, Lucania ed Irpinia, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via Cassiodoro n.
1a, presso lo studio dell’avvocato Costantino Giorgio, che lo
avverso la sentenza n. 56/2012 della CORTE D’APPELLO di BARI,
1. La Corte d’Appello di Bari con sentenza 56/12 del 26.1.2012 ha confermato la prescrizione, già dichiarata in primo grado, del credito azionato dal Consorzio del Sinni nei confronti dell’Ente per lo Sviluppo Dell’irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia relativo alle riserve sorte in concomitanza con i lavori di realizzazione dell’Acquedotto del (OMISSIS), rigettando l’appello del Consorzio sull’assunto che l’eccezione a tal fine opposta dal committente, ritualmente formulata “nella comparsa di costituzione” avanti al giudice di primo grado, indicando altresì “i fatti costitutivi” di essa, era stata ribadita “in sede di precisazione delle conclusioni”, che il relativo termine doveva ritenersi nella specie decorso essendo “passato un congruo periodo di tempo” per l’approvazione del collaudo e che la produzione del documento asseritamente comprovante l’interruzione della prescrizione non era “in realtà mai avvenuta”, così come del pari nella rinuncia a valersi della prescrizione in relazione a talune riserve non poteva “ravvisarsi un’espressa rinunzia a far valere la prescrizione in relazione ad altre riserve” e segnatamente “quelle per cui è processo”.
Per la cassazione di detta decisione il Consorzio si affida a tre motivi di ricorso, ai quali resiste con controricorso l’intimato.
2.1. Con il primo motivo di ricorso – alla cui disamina non ostano le obiezioni che in via pregiudiziale vi muove il controricorrente, dacchè è lo stesso E.P.L.I a riconoscere che la prospettazione impugnante non mette capo alla denuncia di un vizio di omessa pronuncia, la rubrica del motivo non ha notoriamente valore tassativo e il preteso difetto di autosufficienza non investe l’intero arco delle doglianze declinate – si censura il capo dell’impugnata decisione che ha confermato l’intervenuta prescrizione – e che risulterebbe perciò adottato in violazione degli artt. 99,101,112,163 e 167 c.p.c. e art. 2938 c.c. – poichè l’ente convenuto non aveva mai formulato “un’idonea eccezione in tal senso”, non essendo essa contenuta nelle conclusioni da questo rassegnate in sede di costituzione ed, ove la sua sussistenza fosse stata argomentata in ragione dell’atteggiamento processuale del convenuto, il decidente “avrebbe dovuto necessariamente fornire una motivazione coerente con quanto effettivamente accaduto”, e ciò non senza notare, in ultima analisi, che, affermando che nella specie la prescrizione era decorsa, il decidente aveva “superato anche i limiti” entro cui la questione della prescrizione era stata posta ed aveva creato “un personale criterio di coesistenza tra approvazione del collaudo e decorrenza del termine di prescrizione”.
2.2. Il motivo non merita adesione.
2.3. La Corte d’Appello ha rigettato l’argomento già palesato alla sua attenzione osservando, nell’ordine, che “l’Ente di sviluppo ha proposto l’eccezione di prescrizione a pagina 9 della comparsa di costituzione depositata il 26.10.1999”, che “i fatti costitutivi di tale eccezione sono stati indicati dall’Ente di sviluppo, richiamando il contenuto dell’atto di citazione… e producendo… le Delibere di approvazione del collaudo relative ai singoli contratti di appalto oggetto del processo”, che in sede di precisazione delle conclusioni l’Ente di sviluppo ha ribadito tale eccezione, “dal momento che, come si legge nel relativo verbale di udienza, lo stesso si è riportato “a tutte le domande, eccezioni e conclusioni già formulate con la propria comparsa di costituzione e con tutti gli scritti difensivi” e che “come è pacifico in giurisprudenza, la proposizione dell’eccezioni non richiede formule particolari sì che non è necessario domandare in maniera esplicita, contestualmente ad essa, l’inammissibilità (rectius il rigetto) dell’avversa domanda”.
2.4. Alla luce del ragionamento decisorio che si compendia in questi brevi trasfusi si rivelano perciò prive di oggettiva consistenza sia la prima censura – che, ove tragga a pretesto il fatto che l’eccezione non sia stata reiterata expressis verbis nelle conclusioni dell’atto di costituzione dell’Ente oblitera manifestamente, da un lato, che l’eccezione di prescrizione è un’eccezione di merito incidente in funzione estintiva sul fondamento della domanda, di modo che, concludendosi per il rigetto di essa, la chiesta pronuncia di rigetto non poteva non presupporre anche l’esame di detta eccezione; dall’altro che il contenuto degli atti difensivi, sulla falsariga di un principio enunciato esplicitamente per la domanda, non va determinato solo in base alle conclusioni formalmente rassegnate, ma in base al tenore complessivo dell’atto, onde, avendo eccepito il committente, come riferisce lo stesso impugnante, in comparsa di costituzione “la prescrizione dei pretesi diritti azionati dal Consorzio attore”, non è dubitabile, pur in disparte da quanto innanzi osservato, che, chiedendo conclusivamente il rigetto della domanda, il convenuto avesse inteso sollecitare la pronuncia del decidente anche in ordine alla sua prescrizione; che la seconda, giacchè, anche senza darsi atto della congruità e della adeguatezza che assistono la motivazione sul punto, nessun ulteriore onere motivazionale poteva pretendersi che fosse adempiuto in parte qua dal giudice d’appello, una volta ravvisata la ritualità della sollevata eccezione.
2.5. E non meno infondata è anche la terza allegazione, vero che essa non solo non coglie nel segno, dal momento che non riguarda l’intero arco delle riserve reclamate dal Consorzio, posto che circa quelle originate in relazione al progetto 14/30 la Corte d’Appello ha confermato l’intervenuta prescrizione sul rilievo che, decorrendo il relativo termine dall’adozione della Delib. Approvazione del collaudo 3 agosto 1987, all’atto dell’introduzione del giudizio di primo grado la pretesa era già prescritta; ma quando si appunta sulle riserve originate in relazione al progetto 14/26, trova esaustiva replica nell’orientamento giurisprudenziale a cui si è richiamato il decidente, sicchè, questi, lungi dal farsi creatore di un inesistente diritto, allorchè ha ritenuto di confermare la già dichiarata prescrizione delle relative pretese nella creduta convinzione che alla data 3.8.1987 fosse trascorso un periodo di tempo più che congruo per la Delibera di approvazione dell’affidatario, ha inteso unicamente, con accertamento di fatto incensurabile sotto il profilo denunciato, attenersi al citato orientamento giurisprudenziale regolando la fattispecie al suo esame in fedele adesione al comandamento da esso dispensato.
3.1. Con il secondo motivo di ricorso oggetto delle lagnanze consortili è l’affermazione, operata in violazione dell’art. 345 c.p.c. e motivata insufficientemente e/o contraddittoriamente, con cui l’impugnata sentenza avrebbe dichiarato inammissibile la produzione in sede di appello dell’atto di diffida 4.6.1993, indirizzato dal Consorzio al committente al fine di interrompere la prescrizione delle relative pretese, affermazione che, ad avviso del deducente, non terrebbe conto nè del fatto che “solo con la sentenza di primo grado… è sorta l’esigenza oggettiva di richiamare la nota 4.6.1993”, nè del fatto che in altro contenzioso opponente le parti il medesimo giudice di primo grado, prendendo atto di tale nota, ne “aveva dichiarato l’efficacia interruttiva della prescrizione”.
3.2. Il motivo è inammissibile per evidente estraneità alla ratio decidendi che ha ispirato sul punto la Corte d’Appello.
Come si legge in sentenza, circa la doglianza intesa a censurare il deliberato di prima istanza, allegando che la prescrizione dichiarata in quella sede era stata interrotta a mezzo della nota di diffida 4.6.1993, il decidente del grado ha dovuto previamente constatare “che la produzione dell’atto di diffida del 1993 che l’appellante assume (atto di appello, pagina 16) di avere fatto ed elencato sub 13 dell’indice della documentazione allegata non è, in realtà, mai avvenuta” e solo subordinatamente ha fatto rilevare che, anche condividendo l’asserto secondo cui l’eccezione di interruzione della prescrizione costituisca un’eccezione in senso lato, ciò non facoltizza la parte alla produzione del relativo documento in appello “ove una qualche prova in merito non sia stata acquisita nè il fatto interruttivo sia stato allegato in primo grado”.
Non è perciò questo nell’economia della decisione l’argomento valorizzato, ad onta o meno della sua dal correttezza in diritto, dal giudicante, questi avendo invero basato il proprio negativo responso non già dichiarando inammissibile la produzione del documento, ma sul fatto che nessun documento comprovante l’intervenuta interruzione della prescrizione fosse rinvenibile tra le produzioni documentali dell’appellante. E questo, nel mentre non trova ovviamente riparo in ciò che può essere accaduto nel corso di un altro giudizio, dubitando lo stesso deducente che l’allegazione al riguardo possa avere una qualche valenza di giudicato, può al più originare una censura che si colloca apertamente al di fuori del giudizio di legittimità che può aver luogo a mente dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
4.1. Con il terzo motivo di ricorso il ricorrrente si duole che, risolvendosi nei termini contestati, il giudice d’appello sia incorso nell'”errata valutazione della corposa documentazione prodotta dal Consorzio che doveva condurre la Corte a ritenere tempestiva la domanda proposta in via giudiziale per il riconoscimento delle riserve”, emergendo da detta documentazione, quanto al progetto n. 14/26, che le opere erano state collaudate in data 22.12.1994, onde all’atto dell’introduzione del giudizio in primo grado la prescrizione non era ancora maturata e, quanto al progetto n. 14/30, che i provvedimenti in data 4.6.1993, 3.12.1998, 5.3.1999 e 28.4.1999 configuravano altrettanti atti interruttivi della prescrizione ovvero rappresentativi della volontà dell’ente di non avvalersi dei suoi effetti. Nondimeno l’impugnata decisione si mostrava errata anche in diritto, non avendo essa tenuto conto che gli atti di approvazione del collaudo non erano stati comunicati, con l’effetto che la prescrizione avrebbe dovuto prendere corso solo a fronte della loro legale conoscenza, e che la pronuncia sulle riserve deve intervenire tra l’emissione del certificato di collaudo e l’approvazione del collaudo, non potendo diversamente l’appaltatore promuovere l’azione per la definizione di esse in via contenziosa.
4.2. La doglianza, a dispetto della sua laboriosa architettura, non genera alcuna ragione che giustifichi l’intervento cassatorio di questa Corte perchè si espone, in tutte le sue sfaccettature, ad un giudizio di preliminare inammissibilità.
4.3. Quanto agli aspetti di essa incidenti sull’impianto motivazionale del provvedimento impugnato n’è palese primamente il difetto di autosufficienza, dal momento che il lungo elenco di documenti asseritamente ignorati o malamente interpretati dal decidente di secondo grado e che ove fatti oggetto di debito scrutinio avrebbero dovuto condurre il decidente alla riforma della sentenza di primo grado piuttosto che alla sua acritica conferma, non sono riprodotti nel loro contenuto, nè è indicato dove e quando ne sia avvenuta la produzione in giudizio di modo che è impedito alla Corte di prendere cognizione ex actis, prim’ancora della sua concludenza, della veridicità di tale asserzione. La doglianza, laddove vorrebbe che la Corte si facesse interprete della “corposa documentazione”, obliterata o malamente interpreta dal giudice d’appello, si traduce, poi, nell’indiretta perorazione ad un nuovo apprezzamento di merito, notoriamente precluso a questa Corte.
4.4. Stessa sorte scontano poi le generiche lamentele in punto di diritto, la cui illustrazione tradisce il comando nomofilattico che postula a questo fine la motivata dimostrazione, mediante specifiche, intellegibili ed esaurienti argomentazioni, della contrarietà delle affermazioni contenute nella sentenza impugnata con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità e introduce nel giudizio questioni non precedentemente esaminate, in tal modo mostrando di non considerare che il giudizio di cassazione può avere per oggetto solo la revisione della sentenza in rapporto alla regolarità formale del processo ed alle questioni di diritto proposte.
5. Il ricorso va dunque conclusivamente rigettato con ovvio riflesso quanto alla regolazione delle spese.
Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 22200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.