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Timestamp: 2019-08-17 11:34:23+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 411', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1965', 'sentenza ']

Nulllità del verbale di conciliazione sindacale: quali i casi? - DirittiLavoro | Studio Legale Avvocato del Lavoro e Diritto e Consulenza del Lavoro
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Nullità del verbale di conciliazione: quali casi
Quando si può considerare nullo un verbale di conciliazione anche se sottoscritto in sede sindacale dal lavoratore?
Anzitutto è nullo un verbale di conciliazione in sede sindacale se il lavoratore non è adeguatamente assistito dal conciliatore. Orbene, si ricorda in prima battuta che l’assistenza delle OO.SS. al lavoratore è, ai sensi dell’art. 411 c.p.c., condizione di validità di ogni transazione: tanto più che la Cassazione, con sentenza 24024/2013, ha confermato l’impugnabilità di rinunzie e transazioni quando l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali non sia stata effettiva. La pronuncia si pone nel solco della sentenza 13217/2008 della Cassazione, secondo cui la conciliazione non è valida quando l’assistenza del sindacalista al lavoratore non sia effettiva, occorrendo valutare se in base alle concrete modalità di espletamento della conciliazione sia stata correttamente attuata quella funzione di supporto che la legge assegna al sindacato nella conciliazione.
Devono poi ricorrere altri requisiti perché sia valido e non nullo un verbale di conciliazione firmato dal lavoratore in sede protetta. Il verbale deve essere sorretto dal principio della reciprocità e della proporzionalità tra rinuncia e corrispettivo. A parere della giurisprudenza, specialmente di merito, la mancanza di tali presupposti può comportare la nullità del verbale di conciliazione.
Per esempio, il Tribunale di Milano, nella persona del Dott. Giorgio Mariani, con sentenza n. 577/2015, ha dichiarato la nullità di un verbale di conciliazione in cui il datore di lavoro, a fronte di tutte le rinunce prestate dal lavoratore, avrebbe corrisposto una somma di Euro 50,00. Prendendo le mosse dall’orientamento giurisprudenziale secondo cui le reciproche concessioni ex art. 1965 c.c. devono essere commisurate alle reciproche pretese e contestazioni, il Tribunale ha specificato come “la transazione [..] necessita della reciprocità dei sacrifici richiesta dalla formulazione normativa”.
Ebbene, a parere del foro milanese, a fronte della durata e delle condizioni del rapporto di lavoro (nel caso in esame al Tribunale, 3 anni formalizzati con contratti a progetto), la somma di Euro 50,00 proposta al lavoratore risultava “talmente irrisoria da essere sostanzialmente irrilevante per la società”; ne deriverebbe “la mancanza di un vicendevole sacrificio, ciò che non consente di qualificare “transazione” l’operazione negoziale. L’accordo compositivo raggiunto dalle parti in assenza di reciproche concessioni va considerato nullo”.
Sono quindi nulli i verbali di conciliazione ove i corrispettivi sono solo simbolici.
Conforme orientamento si ritrova nella sentenza del Tribunale di Monza n. 358/2015 che, anzi, approfondisce ulteriormente il tema.
Anche in tal caso, le rinunce del lavoratore venivano formalizzate con un verbale di conciliazione non sottoscritto in sede protetta, in assenza di rivendicazioni e di mandato alle OO.SS. da parte del lavoratore, con la corresponsione di un importo irrisorio a fronte delle rinunce (si noti l’identità in termini con quanto avvenuto nel caso di cui si è in lite). Per il Tribunale, tali circostanze, non essendo stato rispettate le procedure di legge ex artt. 410 c.p.c. e ss., comportano necessariamente la nullità del verbale di conciliazione.
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