Source: http://www.dirittolavoro.org/2012/05/deve-escludersi-che-i-lavoratori.html
Timestamp: 2018-12-18 18:13:59+00:00
Document Index: 102409293

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 27', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ']

Diritto del lavoro: Deve escludersi che i lavoratori licenziati che abbiano percepito l'indennità sostitutiva del preavviso possano percepire il trattamento della c.i.g.s. - Cass. sez. unite - sent. n. 7914 del 29.09.1994
Deve escludersi che i lavoratori licenziati che abbiano percepito l'indennità sostitutiva del preavviso possano percepire il trattamento della c.i.g.s. - Cass. sez. unite - sent. n. 7914 del 29.09.1994
C.P. ed altri lavoratori indicati in epigrafe, ricorrevano al pretore di Torino, chiedendo la condanna dell'I.N.P.S. al trattamento di cassa integrazione straordinaria, anche relativamente al periodo corrispondente al preavviso di licenziamento disposto del curatore alla data del fallimento, in difetto del quale era maturato il diritto alla indennità sostitutiva, per il quale era stata corrisposta detta indennità.
- 4.5) il secondo comma, dell'art. 73 del R.D.L. 4 ottobre 1935; n. 1827, del quale è stata confermata la legittimità costituzionale della Corte delle leggi (sentenza n. 28, del 1984), fa decorrere la indennità di disoccupazione dall'ottavo giorno successivo a quello di scadenza del periodo corrispondente alla indennità per mancato preavviso ragguagliata a giornate; questa norma posta anche in relazione all'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153, assume invero un significato particolarmente pregnante nell'attribuire valore retributivo, ed in ogni caso diretta connessione causale con il rapporto di lavoro, alla indennità sostitutiva del preavviso: si tratta infatti di un compenso che non solo è sottoposto a contribuzione previdenziale, ma in relazione al quale non è cumulabile la indennità di disoccupazione, se non decorso l'ottavo giorno dallo scadere del corrispondente periodo temporale; tanto più ove si consideri come, in precedenza, l'art. 27, del D.P.R. 30 maggio 1955, n. 797, escludesse espressamente la indennità sostitutiva della retribuzione imponibile (Cass. 1° dicembre 1984, n. 6288);
- 4.6) l'art. 8 e art. 9 della legge 8 agosto 1972, n. 457 riguardante la integrazione salariale dei lavoratori agricoli, per i lavoratori sospesi temporaneamente dal lavoro, escludono il trattamento sostitutivo se si dedichino ad altre attività remunerate;
- 5) resta da esaminare l'argomento consistente nella inesistenza, al di là delle svolte considerazioni in ordine alla interpretazione estensiva consentita per l'art. 3 del D.L.Lgt. n. 788 e dell'art. 17 della legge n. 164, di un principio generale di incumulabilità.
Si deve premettere che non è mancata una parte della dottrina che ha applicato alla materia delle integrazioni salariali "il principio della incumulabilità tra prestazioni previdenziali, in via reciproca e con la retribuzione, come garanzia del permanere della funzione sociale delle prestazioni stesse": infatti "l'intervento protettivo sociale perde la sua giustificazione sociale, quando l'interessato rimedi, o possa altrimenti rimediare alla situazione di bisogno socialmente rilevante nella quale versa". Ciò, beninteso, pur con le cautele che impongono la disamina di fattispecie particolari quali concorrenti attività plurime a tempo parziale, attività preesistenti alla Cig o attività di contenuto marginale.
Tale principio di carattere generale - rivolto a garantire il costante permanere della funzione sociale - è confermato dagli effetti che discenderebbero dalla interpretazione della norma in guisa tale da condurre alla affermazione della cumulabilità: ciò comporterebbe in effetti una disparità di disciplina per situazioni sostanzialmente identiche, che solleverebbe perplessità non marginali sulla legittimità costituzionale della medesima. Ed infatti, interpretata la disciplina nel senso della cumulabilità della indennità sostitutiva con il trattamento Cigs, nel caso in cui il curatore del fallimento, nell'ambito dei sui poteri, addivenisse al licenziamento di una parte dei lavoratori senza preavviso - corrispondendo loro la indennità sostitutiva -, e di altri con preavviso (con rifiuto della prestazione essendo l'attività produttiva sospesa), ottenendo poi la sospensione dei licenziamenti e la Cigs, si verificherebbe che ai primi, in relazione allo stesso periodo temporale, spetterebbero la indennità sostitutiva ed anche il trattamento Cigs, laddove i secondi avrebbero, per lo stesso periodo di tempo non lavorato, soltanto la retribuzione, essendo con questa certamente incompatibile il trattamento Cigs; con la ulteriore conseguenza, invero abnorme, che il lavoratore che ha subito il recesso senza preavviso avrebbe la possibilità di avere due trattamenti economici finalizzati entrambi a favorirgli la possibilità di trovare una nuova occupazione, l'uno di carattere generale e di durata ridotta, l'altro speciale e di durata maggiore, seppure di importo minore.
Né può affermarsi che la incumulabilità, a sua volta, determini alcun sospetto di legittimità costituzionale della disciplina così interpretata; lo si deduce proprio ai principi affermati dalla Corte Costituzione in sede di scrutinio della legittimità dell'art. 73 del R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827 (sentenza n. 28, del 15 febbraio 1984), che stabilisce la corresponsione dell'indennità di disoccupazione "a decorrere dall'ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo corrispondente all'indennità per mancato preavviso ragguagliato a giornate"; questa norma, invero, sancisce proprio una incumulabilità di una indennità con periodo corrispondente alla indennità sostitutiva "ragguagliata a giornate" (che dunque non è, come si vorrebbe, "riferimento empirico", ma legislativamente previsto), ed anzi la decorrenza della provvidenza non alla scadenza del detto periodo ma all'ottavo giorno successivo; orbene due sono le argomentazioni addotte dalla Corte Costituzionale per affermare la legittimità della disciplina:
a) "da una parte nella difficoltà e nel costo per l'Istituto, e quindi per la collettività (sproporzionato rispetto al vantaggio del lavoratore) dell'immediato accertamento del diritto all'indennità in ogni caso di disoccupazione anche di minima durata" (e dunque nella valutazione della legittimità di una disciplina che incide, si è visto, sulla interpretazione della medesima, la incidenza dei costi non ha "carattere metagiuridico");
b) "dall'altro nella considerazione della presumibile non immediatezza del bisogno per il lavoratore, mentre diminuzione complessiva della indennità non si verifica, essendo sempre uguale la durata della corresponsione, sia che essa cominci il primo o l'ottavo giorno del licenziamento"; principio questo che appare denso di implicazioni anche nella subjecta materia.
Tutto ciò premesso, occorre soffermarsi sulla portata della affermazione su riferita (Cass. n. 11637 del 1990), in ordine alla non coincidenza temporale tra Cassa integrazione straordinaria ed istituti connessi al disposto licenziamento e, in particolare in ordine alla conclusione "essi riprendono a funzionare alla cessazione dell'intervento": se infatti ciò dovesse intendersi nel senso che la corresponsione della indennità sostitutiva deve ritenersi tamquam non esset, salvo valutazione all'esito della Cigs, a parte ogni considerazione in ordine alla evidente macchinosità della fictio di origine giurisprudenziale, nonché alla complessità dei ricalcoli posticipati, con riflessi anche sul contenzioso, a ciò osterebbe in ogni caso la avvenuta - si è visto: legittimamente - percezione dell'emolumento, e la necessità di una valutazione di concomitante compatibilità con la sopravvenuta Cigs. Deve pertanto ritenersi che, per effetto della sospensione del licenziamento, la indennità sostitutiva del preavviso assuma un nuovo carattere assimilabile ad un preavviso con dispensa dalla prestazione di lavoro, come di fatto avviene, e conseguentemente, che in relazione a detto periodo si verifichi la condizione dello svolgimento di un'attività remunerata, considerata dalla legge come interdittiva per la erogazione della integrazione straordinaria.
Per completezza si deve soggiungere, per quanto possa valere trattandosi di decreto legge non ancora convertito in legge, e, ratione temporis e ratione materiae non applicabile alla fattispecie, che ulteriori conferme di una tendenza legislativa di carattere generale nel senso della incumulabilità con i trattamenti previdenziali di trattamenti retributivi, o ad essi equiparabili, è dato coglierle altresì nei commi quinto e sesto dell'art. 2 del D.L. 16 maggio 1994, n. 299.
Consegue a quanto esposto l'accoglimento del ricorso, la Cassazione della impugnata sentenza ed il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Pinerolo che provvederà anche in ordine alle spese del procedimento di Cassazione, dando applicazione al seguente principio di diritto:
con riferimento al tempo nel quale era in vigore l'art. 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301, con riferimento alla ipotesi di Cassa integrazione guadagni straordinaria, accordata su richiesta del curatore fallimentare che abbia provveduto al licenziamento senza preavviso dei lavoratori al momento della dichiarazione di fallimento della azienda datrice di lavoro, deve escludersi che i lavoratori licenziati, che abbiano percepito la indennità sostitutiva del preavviso (o che abbiano ottenuto la iscrizione di detto credito nel massa fallimentare), possano altresì, in relazione al corrispondente periodo temporale, percepire il trattamento della Cassa integrazione guadagni straordinaria.
La Corte, deliberando a sezioni unite, accoglie il ricorso, cassa la impugnata sentenza e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Pinerolo, che provvederà anche in ordine alle spese del procedimento di Cassazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio delle Sezioni Unite civili della Corte Suprema di Cassazione il 17 giugno 1994.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 29 SETTEMBRE 1994.