Source: https://www.associazioneromanatecnici.it/online/category/approfondimenti/page/2/
Timestamp: 2019-06-24 09:50:44+00:00
Document Index: 116618416

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 60', 'art. 21', 'art. 49', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 1', 'sentenza ', 'art.1102', 'art. 1170']

Approfondimenti | Associazione Romana Tecnici Pubblici & Privati | Pagina 2
Fasce di rispetto ferroviario
E’ stata pubblicata una interessante sentenza del TAR relativa alle fasce di rispetto ferroviario
Una società di capitali proprietaria di un terreno su cui sorgono 2 fabbricati, impugnava dinanzi al Tar Emilia Romagna il provvedimento emesso dall’amministrazione comunale nel 2009 avente oggetto l’annullamento della concessione edilizia in sanatoria precedentemente rilasciata alla ricorrente.
La concessione si riferiva ad un capannone trasformato in laboratorio ubicato sul confine di proprietà e posizionato ad appena 6,60 m dai binari della linea ferroviaria.
La ricorrente contestava, inoltre, i diversi pareri di Rete Ferroviaria Italiana contrari:
al rilascio sia dell’autorizzazione in deroga ex art. 60 del dpr n. 753/1980
alla concessione edilizia in sanatoria, da parte del Comune
La società ricorrente :
lamentava la mancanza dei presupposti di legge affinché il Comune potesse agire in autotutela all’annullamento parziale di propri precedenti provvedimenti, non essendo stato adottato entro un congruo termine come prescrive l’art. 21 L. n. 241 del 1990
considerava inesistenti i pericoli per la sicurezza pubblica evidenziati dal Comune e da R.F.I..
Il Tar osserva che dagli atti di causa risulta che il fabbricato di proprietà della ricorrente (capannone ora utilizzato quale laboratorio) è situato ad appena 6,60 m dai binari della linea ferroviaria quindi R.F.I. non poteva rilasciare una derogaex art. 49 c. 1 e 60, c. 1 del dpr n. 753/1980 al fine di autorizzarne ex post la realizzazione.
Il dpr n. 753/1980 dispone che:
è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie ad una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, a meno di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia.
Trattasi, tuttavia, di vincolo di inedificabilità relativa, con possibilità di edificazione in deroga, mediante riduzione della zona di rispetto solo nei casi in cui :
…la sicurezza pubblica, la conservazione delle ferrovie, la natura dei terreni e le particolari circostanze locali lo consentano…
Pertanto, la scelta operata dal legislatore è nel senso di considerare la deroga alle distanze dalla linea ferroviaria un’ipotesi del tutto eccezionale e, come chiarito dalla giurisprudenza amministrativa:
il disposto dell’art. 60, dpr n. 753/1980 va interpretato nel senso che, anche in mancanza delle cause ostative ivi previste (sicurezza pubblica, conservazione delle ferrovie, natura dei terreni e particolari circostanze locali),l’amministrazione ferroviaria non è obbligata a rilasciare l’autorizzazione in deroga, bensì semplicemente ha facoltà di valutare discrezionalmente l’opportunità di rilasciare o meno l’autorizzazione stessa
Sulla base delle suddette considerazioni, il Tar ritiene che nel caso in esame non ricorrano le eccezionali circostanze e condizioni richieste dalla legge per autorizzare in deroga la costruzione del manufatto
Inoltre, per il Tar è evidente che la costruzione del fabbricato in confine a 6,60 m dalla più vicina rotaia non consente ampliamenti e potenziamenti della linea ferroviaria, ostacola gli interventi di manutenzione ed in caso di incidente ferroviario non permette l’immediato ed agevole intervento dei mezzi di soccorso.
Conseguentemente, in presenza di reiterati pareri contrari da parte di R.F.I. motivati in base alla salvaguardia della sicurezza pubblica relativamente ad un manufatto sito a pochi metri dai binari, l’amministrazione comunale era vincolata ad annullare parzialmente la concessione edilizia in sanatoria precedentemente illegittimamente rilasciata.
questo è il link per leggere la senternza-tar-emila-n-195-2018
Questo articolo è stato pubblicato in Approfondimenti il 2 Novembre 2018 da Mauro Guadagnoli.
Varianti essenziali e non
Cassazione n.34148/18 varianti essenziali
Con la sentenza n. 34138/2018 la Corte di Cassazione chiarisce le differenze tra “varianti leggere” e “varianti essenziali”, evidenziando quali sono i titoli abilitativi necessari per ciascuna di esse e quando si corre il rischio di opere abusive. Viene, inoltre, delineato l’ambito di applicazione della cessione di cubature tra due particelle.
Si allega il link relativo alla sentenza-cassazione-34148-2018
Questo articolo è stato pubblicato in Approfondimenti il 1 Novembre 2018 da Mauro Guadagnoli.
Cassazione: la necessità di eliminare le barriere architettoniche deve prevalere sugli eventuali vincoli storici cui è sottoposto l’edificio condominiale
Matteo Peppucci – INGENIO 06/06/2018 103
In tema di eliminazione delle barriere architettoniche, la legge 13/1989 costituisce espressione di un principio di solidarietà sociale e persegue finalità di carattere pubblicistico, volte a favorire, nell’interesse generale, l’accessibilità agli edifici (Cass. 7938/2017): per questo, l’installazione di un ascensore su area comune, allo scopo di eliminare delle barriere architettoniche rientra fra le opere di cui all’art. 27, comma 1, della legge 118/1971 ed all’art. 1, comma 1, del dpr 384/1978: deve pertanto tenersi conto del principio di solidarietà condominiale, che implica il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche: si tratta infatti di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati e che conferisce comunque legittimità all’intervento innovativo, purché lo stesso sia idoneo, anche se non ad eliminare del tutto, quantomeno ad attenuare sensibilmente le condizioni di disagio nella fruizione del bene primario dell’abitazione.
E’ molto chiara, la Corte di Cassazione, nella sentenza 9101/2018 su una controversia per l’installazione di un ascensore in un condominio soggetto al vincolo storico: l’installazione di un ascensore rientra nei poteri dei condòmini che devono rispettare comunque i limiti previsti dall’art.1102 del Codice Civile. Questo significa che “ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa“.
In questo caso, una condòmina disabile aveva iniziato i lavori per l’abbattimento del muro perimetrale, posto sul ballatoio della prima rampa di scale del fabbricato, per inserirvi la porta d’ingresso di un ascensore. I vicini avevano chiesto e ottenuto dal Tribunale ordinario la sospensione dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi. In definitiva, la Cassazione da ragione alla disabile, poiché l’uso dell’ascensore le è indispensabile per poter accedere alla sua abitazione. Dopo aver accertato che l’ascensore non arrecasse pericoli per la stabilità dell’edificio né compromettesse il decoro architettonico, i lavori sono stati quindi sbloccati.
Letteralmente, “l’espletata Ctu, oltre ad escludere l’asservimento del Palazzo Spada al contiguo edificio, e dunque la costituzione di una servitù, aveva escluso che l’ascensore arrecasse alcun pregiudizio alla stabilità ed al decoro architettonico dell’immobile, né, in generale risultava ravvisabile alcuna apprezzabile lesione, tutelabile ex art. 1170 c.c. , al possesso del bene comune in capo al ricorrente“.
Questo articolo è stato pubblicato in Approfondimenti il 6 Giugno 2018 da Mauro Guadagnoli.
sentenza-tar-lazio-n3416-2018