Source: https://www.mondolavoro.it/lavoro-parasubordinato/
Timestamp: 2020-01-28 11:13:15+00:00
Document Index: 118192006

Matched Legal Cases: ['art. 2222', 'art. 2', 'art. 409', 'art. 409', 'art. 409', 'art. 2', 'art. 409']

Lavoro Parasubordinato: i contratti e una guida per capire come funziona
In materia di tipologie contrattuali la confusione spesso regna nella mente di dipendenti e freelance: che differenza esiste tra lavoro autonomo, subordinato e parasubordinato? Scopriamolo insieme.
L’universo delle professioni è veramente immenso e non solo dal punto dell’offerta di diversi ruoli, ma anche per quanto riguarda le modalità contrattuali con cui viene regolato. Per fare qualche esempio, nominiamo la partita iva, la ritenuta d’acconto, il lavoro parasubordinato e quello subordinato: vi siete già confusi abbastanza leggendoli tutti in fila? Tutto normale, non preoccupatevi: vi aiutiamo noi a superare le difficoltà del burocratese. Capiamo insieme le differenze e come funziona nello specifico il lavoro parasubordinato.
Lavoro parasubordinato: autonomo o subordinato?
Con il termine “lavoro subordinato” normalmente si intende una modalità di lavoro autonomo, diverso però da quello standard perché formalmente mostra delle caratteristiche simili al lavoro subordinato. E’ quindi una sorta di ibrido: teniamo conto perciò innanzitutto che, tra il lavoro subordinato e quello autonomo, la differenza sostanziale è la soggezione del dipendente al proprio datore di lavoro.
Quando questo punto non risulta cristallino, la giurisprudenza ci viene in aiuto: il rapporto di lavoro subordinato sussiste comunque quando ricorrono degli indici suppletivi, come ad esempio l’inserimento nell’impresa del committente, la continuità della prestazione, l’assenza di rischio di impresa, il rispetto dell’orario di lavoro, la percezione di una retribuzione fissa e a scadenze prestabilite.
Come si è pronunciata la Corte Costituzionale
Quest’organo ha stabilito come elemento distintivo della subordinazione l’ingresso del lavoratore all’interno della struttura produttiva del datore di lavoro. Quest’ultimo, allo stesso tempo, è il solo che può legittimamente prendere possesso del prodotto frutto dell’attività del prestatore. Di fronte ai casi appena citati, la relazione professionale sarà regolata secondo la disciplina maggiormente garantista prevista per il lavoro subordinato. Tutte le altre condizioni cadono nella categoria del lavoro autonomo ex art. 2222 e seguenti del Codice Civile.
Lavoro parasubordinato: il ponte tra due categorie
Fatte queste dovute premesse, abbiamo capito come il lavoro parasubordinato sia una denominazione che sta nel mezzo tra subordinato e autonomo e che cosa si intende con queste due definizioni.
In quanto categoria ibrida il lavoro parasubordinato presenta quindi alcune delle caratteristiche attribuite a quello subordinato classico, come la collaborazione prolungata e coordinata con la realtà aziendale del datore di lavoro. Della tipologia autonoma invece conserva il portare a termine una prestazione a favore del committente, senza però dover sottostare ad alcun vincolo di subordinazione come invece avviene per un lavoratore autonomo. Un’altra sostanziale differenza è che il lavoratore parasubordinato gode delle stesse tutele riservate al contratto di subordinazione, come ad esempio gli assegni per il nucleo familiare, l’indennità di malattia e di maternità oppure contro gli infortuni.
Ultimo aspetto è quello previdenziale: il lavoratore parasubordinato è obbligato all’iscrizione alla Gestione Separata Inps, con il versamento dei contributi per un terzo a suo carico e per il resto dal committente. L’operazione è però responsabilità del committente, anche per quanto riguarda la quota a carico del lavoratore, che verrà trattenuta in busta paga.
Quali sono le caratteristiche del lavoro parasubordinato?
I due fattori che qualificano il lavoro parasubordinato sono la continuità della prestazione e la collaborazione del lavoratore. Quindi, i contesti in cui il professionista svolge un’attività non occasionale entro un arco di tempo rilevante e nei casi in cui la prestazione sia strutturata in linea con l’attività dell’azienda. Infine, le mansioni dovrebbero esser portate a termine personalmente dal collaboratore.
Altri elementi distintivi del lavoro parasubordinato
Pixabay | keshavnaidu
Le tipologie contrattuali del lavoro parasubordinato
Le tipologie contrattuali previste per il lavoro parasubordinato sono:
coordinata e continuativa (co. co. co.)
Per ottenere informazioni più precise su questi temi è possibile consultare il sito dell’URP online del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS).
Criticità del lavoro parasubordinato
Il problema di adottare questa tipologia contrattuale è causato innanzitutto dagli stessi datori di lavoro, che di solito sfruttano la possibilità di inserire i dipendenti all’interno di questa categoria. Purtroppo, infatti, i datori di lavoro spesso ne fanno ampio uso impropriamente, perché risulta un risparmio sul costo del personale e dà meno garanzie al prestatore, trattandosi formalmente di un tipo di lavoro autonomo. Un’altra difficoltà è determinata dalla nascita di nuovi modelli economici: sul mercato sono comparse nuove professioni che faticano ad essere etichettate con l’attuale schematizzazione.
Il lavoro parasubordinato in chiave legislativa
La sua determinazione è avvenuta già con l’art. 2 della l. n. 741/1959, che delegava il Governo a determinare parametri minimi per regolare il trattamento economico-normativo a tutela per i lavoratori subordinati e parasubordinati, che collaborano per una prestazione continuativa e coordinata. Da questo principio, la tutela si è espressa attraverso la previsione da parte del legislatore, all’art. 409, n. 3, cod. proc. civ., che il rito lavoristico si applicasse anche a tutte le controversie inerenti “prestazioni d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato”.
Seguendo la stessa linea, queste disposizioni sono state applicate anche al lavoro subordinato per quanto riguarda alcune tutele previdenziali obbligatorie come la vecchiaia, l’invalidità e i superstiti, insieme a quella contro gli infortuni.
Il lavoro parasubordinato è meno tutelato
Tuttavia, l’attuale disciplina a tutela dei lavoratori subordinati è ancora più garantista rispetto a quella per i parasubordinati, come in caso di licenziamento. Proprio per questo spesso i datori di lavoro scelgono questa forma contrattuale per aggirare questa normativa. Di fronte a questo punto debole, il legislatore si è mosso per fornire una disciplina che diminuisse le occasioni per i datori di lavoro di utilizzare il lavoro parasubordinato per dipendenti che solo formalmente sono autonomi.
Su questa strada è avvenuta la prima forma di regolamentazione di questo processo, negli artt. 61-69 del D.Lgs. n. 276/2003. Attraverso questi è stato stabilito che l’adozione delle collaborazioni coordinate e continuative ex art. 409 cod. proc. civ., salvo casi eccezionali, fosse permesso solo in caso esse facessero riferimento “a uno o più progetti specifici. Oppure a programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato”.
Ed ecco che il contratto a progetto è diventato uno dei simboli del lavoro parasubordinato. In seguito, l’arrivo della riforma del 2012, con un aggiornamento giurisprudenziale, ha eliminato la parte relativa ai programmi e alle fasi di lavoro perché creavano confusione, evocando mansioni ordinarie e ripetitive.
Inoltre, ha previsto che l’assunzione di lavoratori parasubordinati debba esser possibile solo eccezionalmente, poiché il contratto di lavoro subordinato dovrebbe essere il format standard di qualsiasi relazione professionale. Ancora per cercare di limitare le elusioni, nella stessa disciplina è previsto il riconoscimento di determinate garanzie di compenso del prestatore, di gravidanza, di malattia e di infortunio (artt. 62, 63 e 66).
Novità dal 2015: il Jobs act e il lavoro parasubordinato
La storia legislativa del lavoro parasubordinato continua con il D.Lgs. n. 81/2015, secondo cui è stato abolito il contratto a progetto prevedendo l’esistenza esclusiva delle collaborazioni coordinate e continuative ex art. 409, n. 3, cod. proc. civ, con le stesse tutele garantite alla precedente forma contrattuale a progetto.
Nello stesso decreto, all’art. 2, un’ulteriore specifica: salvo eccezioni, quando le prestazioni sono strutturate dal committente rispetto ai tempi e al luogo di lavoro, anche alle collaborazioni coordinate e continuative verrà applicata la disciplina del lavoro subordinato. Ancora più avanti nel tempo, nel 2017, la l. n. 81/2017 ha chiarito che tra i collaboratori coordinati e continuativi ex art. 409, n. 3, cod. proc. civ rientrano anche chi organizza in autonomia la propria prestazione rispettando però le modalità di coordinamento concordate da entrambe le parti.
Conclusioni sul lavoro parasubordinato
Di fronte alla disciplina ora in attivo, ciò che distingue le collaborazioni riconducibili al lavoro subordinato da quelle del lavoro parasubordinato si trova nel soggetto che organizza l’attività professionale. Infatti, mentre nel primo caso questo aspetto è affidato al committente, nel secondo questo è compito del collaboratore. Naturalmente, previo accordo preliminare tra il lavoratore e il datore di lavoro.
Ora sapete quasi tutto su come funziona il lavoro parasubordinato: una materia che, lo ammettiamo, è un po’ complicata ma che speriamo di avervi aiutato ad approfondire.