Source: http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/le-prime-scelte/05-la-scelta-del-regime-contabile.aspx
Timestamp: 2019-07-22 18:04:49+00:00
Document Index: 163726063

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 16', 'art. 2215', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 7']

Per le imprese di nuova costituzione il regime contabile è semplificato se, all’atto della richiesta di attribuzione del numero di partita IVA, si indica un volume d’affari presunto, nell’anno o nella frazione d’anno, non superiore ai limiti sopra riportati. A partire dal periodo successivo, per determinare il tipo di contabilità da adottare, si terrà conto dell’ammontare dei ricavi relativi all’anno precedente.
Regime premiale per la trasparenza fiscale
Istituendo il regime premiale per favorire la trasparenza, il legislatore ha manifestato l'intento di premiare, con semplificazioni degli adempimenti amministrativi e con l'assistenza fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate, i soggetti che adottavano comportamenti trasparenti nei confronti dell'Amministrazione finanziaria
esonero dalle liquidazioni, dai versamenti periodici e dal versamento dell’acconto ai fini IVA, che sarà versata in un'unica soluzione.
I soggetti che intendono pertanto avvalersi del regime dal 2015 devono esercitare l'opzione:
La norma riconosce le agevolazioni di cui sopra a decorrere dal 1 gennaio 2013, ma, per la sua attuazione avrebbero dovuto essere emanati alcuni provvedimenti attuativi: l'art. 10, c. 5 del D.L. 201/2011 ne prevedeva l'emanazione entro il termine di 180 giorni dall'entrata in vigore del D.L. 201/2011, il cui termine risulta scaduto il 03 giugno 2012.
L'assenza di tali provvedimenti attuativi determina l'inapplicabilità del regime; peraltro l'Agenzia delle Entrate ha ravvisato alcune criticità nella norma e pertanto si attendono modifiche normative.
In conclusione l'opzione per il regime premiale per la trasparenza, permanendo l'assenza delle disposizioni attuative, è priva di effetti.
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019 è stato ulteriormente modificato il regime forfetario, in essere dall'entrata in vigore della legge 190/2014 (1°gennaio 2015). Tale regime, infatti, aveva già subito alcune modifiche con la Legge di stabilità 2016.
- Contribuenti già in attività
- Contribuenti che iniziano l’attività (start-up)
- Contribuenti che iniziano l’attività (start up)
La Legge di bilancio 2019 (art. 1, commi 9-11) ha previsto l'applicazione di un'imposta sostitutiva unica del 15% per contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi ovvero abbiano percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro. Per la verifica dei requisiti al 1°gennaio 2019 è necessario, dunque, verificare il fatturato 2018.
La Legge di Bilancio 2019 (legge 145/2018) conferma che il nuovo regime forfetario è un regime naturale; non è dunque previsto per chi già possiede una partita IVA l'esercizio di alcuna opzione preventiva per rientrarvi. Gli stessi soggetti sono, tuttavia, obbligati ad inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora siano interessati a fruire del regime contributivo agevolato.
Rimangono invariati i coefficienti di redditività stabiliti nell'allegato 4 della Legge 190/2014, sui quali calcolare l'imposta sostitutiva. I coefficienti variano in base ai codici ATECO, e più precisamente:
Qualora il contribuente eserciti contemporaneamente più attività distinte da differenti codici ATECO, per definire l'ammontare dei compensi totale, è necessario procedere alla somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.
Con l'entrata in vigore del nuovo regime forfetario ex legge 145/2018 sono stati abrogati, inoltre, 2 limiti precedentemente inseriti nella norma che, fino al 2018, bloccavano l’accesso al regime forfetario; i limiti abrogati sono i seguenti:
Si ricorda che....
sono esclusi dal campo di applicazione dell'Imposta sul Valore Aggiunto;
non possono detrarsi l'Iva sugli acquisti;
non sono soggetti all'applicazione della ritenuta d'acconto;
sono tenuti, per le fatture emesse per importo superiore ai 77,87 euro, ad applicare l'imposta di bollo pari a 2 euro;
non sono soggetti obbligati alla fatturazione elettronica; sul punto si segnala che non vi è alcun divieto per tali soggetti di procedere con l'emissione di fatture in formato elettronico.
i soggetti già in attività che rientrano nel regime forfetario debbono procedere alla rettifica della detrazione IVA ex art. 19-bis, comma 2 DPR 633/72 (es: riaddebito IVA detratta su acquisto beni strumentali). Tale rettifica dev'essere indicata nella Dichiarazione IVA corrispondente all'ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie.
Con l’entrata in vigore del nuovo regime fu data anche la possibilità a coloro che nel 2015 avevano optato per il regime ordinario di poter entrare nel nuovo regime a partire dal 01 gennaio 2016 revocando la scelta effettuata, purchè in possesso dei requisiti di cui al paragrafo 4. Tale scelta comportava la rettifica dei documenti già emessi nel corso del 2016 con addebito dell’imposta entro 60 giorni dalla pubblicazione sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate della Circolare 10/E del 04 aprile 2016
Tenuta di libri e registri in formato digitale
Il termine dematerializzazione ha fatto la sua prima apparizione durante gli anni ’80 nel settore finanziario, con particolare riferimento ai titoli di credito, al fine di superarne la fisicità e consentire forme di circolazione virtuale. Da allora è entrato a far parte del lessico giuridico soprattutto nella pubblica amministrazione, fino ad arrivare ad oggi dove rappresenta uno degli elementi di rilievo all’interno dei processi di riforma della gestione dell’attività amministrativa in ambito digitale.
L’art. 16 L. 28 gennaio 2009 n. 2 ha introdotto un nuovo articolo dopo il 2215 cod.civ., ossia l’art. 2215-bis cod.civ in materia di documentazione informatica; in esso si legge: ” i libri, i repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta è obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento o che sono richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell'impresa possono essere formati e tenuti con strumenti informatici”. La nuova disposizione del Codice Civile, oltre a prevedere la possibile informatizzazione della tenuta di libri e scritture obbligatorie, determina anche che queste debbono essere rese consultabili in ogni momento con i mezzi messi a disposizione dal soggetto tenutario e costituiscono informazione primaria e originale da cui è possibile effettuare, su diversi tipi di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge.
Gli obblighi di numerazione progressiva, vidimazione e gli altri adempimenti previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la tenuta dei libri, repertori e scritture, ivi compreso quello di regolare tenuta dei medesimi, sono assolti, in caso di tenuta con strumenti informatici, mediante apposizione, almeno una volta all’anno (termine così allungato, rispetto agli originari 3 mesi, dalla L. 12 luglio 2011 n. 106) a far data dalla messa in opera, della marcatura temporale e della firma digitale dell'imprenditore (o di altro soggetto dal medesimo delegato) con riferimento ai documenti contenenti le relative registrazioni. Qualora per un anno non siano state eseguite registrazioni, la firma digitale e la marcatura temporale devono essere apposte all'atto di una nuova registrazione e da tale apposizione decorre il periodo annuale di cui sopra.
Vale la pena ricordare che la cosiddetta firma digitale è basata sulla “tecnologia della crittografia a chiave pubblica” ed individua quel tipo di firma che può essere apposta ai documenti informatici alla stessa stregua di come la firma autografa viene apposta ai documenti cartacei. Per apporre la firma digitale occorre dotarsi di una smart card, ovvero di una carta elettronica (del tutto simile ad una carta bancomat) dotata di un microprocessore, contenente al suo interno il certificato digitale di sottoscrizione; il tutto può essere ottenuto rivolgendosi ai certificatori accreditati: soggetti pubblici e privati che hanno ottenuto l’autorizzazione a svolgere tale attività (ad esempio la smart card può essere facilmente ottenuta recandosi presso il competente ufficio istituito presso le sedi della CCIAA).
Il servizio di marcatura temporale di un documento informatico, consiste invece nella generazione, da parte di Enti appositamente autorizzati, di una firma digitale del documento cui è associata l'informazione relativa ad una data e ad un'ora certa. Un file marcato temporalmente ha estensione “.m7m”; al suo interno contiene il documento del quale si è chiesta la validazione temporale e la marca emessa dall'Ente Certificatore.
L’obbligo periodico di firma digitale e marcatura temporale è volto a perseguire molteplici finalità, essenzialmente riassumibili nell’intento:
di rendere immodificabili i dati contenuti nei documenti digitali
di assicurare l’autenticità degli stessi, intesa come riconducibilità ad uno specifico soggetto
di attribuire data certa, ed opponibile ai terzi, alla formazione dei documenti ed al relativo contenuto
di scongiurare l’eventualità che vengano tenuti una pluralità di “libri paralleli” con contenuti difformi.
L’attivazione di libri e scritture in formato digitale implica la cessazione di quelli in formato cartaceo precedentemente in uso, sui quali sarà necessario operare una formale annotazione, con l’annullamento delle pagine già vidimate o numerate ed ancora in bianco.
Quando si parla di dematerializzazione si intende anche quel processo di conservazione sostitutiva dei documenti analogici (documenti cartacei), su supporti informatici utilizzando determinati strumenti digitali.
Il Centro Nazionale per Informatica nella Pubblica Amministrazione, con la deliberazione del 19 febbraio del 2004, ha esplicitato le regole e i comportamenti da seguire per una corretta conservazione sostitutiva. Tale processo prevede l’adozione di regole tecniche comuni e supporti di memorizzazione autorizzati.
Il procedimento si attiva trasponendo il documento cartaceo su un supporto di memorizzazione, mantenendo la conformità dell’originale garantita dal responsabile della conservazione. E’ opportuno, inizialmente, procedere alla “cartellinatura”, ossia preparare i documenti cartacei in appositi fascicoli rendendo possibili eventuali altre aggregazioni, utili per future ricerche, eventuali duplicazioni o esibizioni.
Al termine del processo, sull’insieme dei documenti verrà apposta il riferimento temporale e la firma digitale. L’apposizione del riferimento temporale prima della firma digitale trova motivazione nella necessità di bloccare ad una data certa il contenuto dei documenti memorizzati e conservati, realizzando quindi il cosiddetto “file di chiusura”. Il legislatore ha previsto che i documenti digitali debbano possedere determinate caratteristiche:
Le note esplicative alla delibera Cnipa ( ora DigitPA – Ente Nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione) hanno ammesso l’utilizzo, come supporti di memorizzazione, di dischi WORM, CD-R e DVD, accettando qualsiasi altro tipo di supporto, dato il continuo evolversi tecnologico, purché vengano mantenuti integri i dati originali, oltre alla leggibilità nel tempo.
La procedura di conservazione termina con l’apposizione, da parte del responsabile della conservazione della firma elettronica qualificata e della marca temporale sull’insieme dei documenti. Il responsabile della conservazione di norma si identificazione con il contribuente, salva la facoltà di quest’ultimo di designare un terzo. Nel caso di contribuenti diversi dalle persone fisiche, spetta agli stessi il potere di nominare il responsabile della conservazione che potrà essere sia un soggetto legato da un rapporto qualificato sia un terzo esterno alla società.
Al fine di mantenere inalterati nel tempo i documenti archiviati in formato digitale, si può procedere al riversamento diretto o sostitutivo.
Il riversamento sostitutivo consiste nel trasferire un documento da un supporto ad un altro modificandone il contenuto digitale, cioè aggiornando la sua rappresentazione informativa, a seguito dell’aggiornamento tecnologico.
Questo tipo di riversamento consente l’aggiornamento tecnologico dell’archivio quando non sia possibile o conveniente mantenere nel tempo il formato della rappresentazione informatica originaria dei vari documenti.
Il DM 23 gennaio 2004 quindi ha dettato le disposizioni relative all’emissione, conservazione ed esibizione dei documenti informatici, agli obblighi da osservare ai fini delle norme tributarie, nonché alle modalità di conservazione digitale delle scritture contabili e dei documenti analogici rilevanti ai fini fiscali. L’art. 5 rinviava ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate l’individuazione delle modalità di trasmissione all’Amministrazione Finanziaria dell’impronta dei documenti informatici oggetto di conservazione. Si tratta sostanzialmente di un “timbro virtuale” apposto sui documenti che consente di attribuire rilevanza fiscale e permette all’Amministrazione Finanziaria di conoscere i contribuenti che hanno adottato il sistema di conservazione elettronica e poterne confrontare l'impronta in caso di verifica
Con il Provvedimento del 25 ottobre 2010 è stata data attuazione a tale previsione normativa ed, infine, con la circolare n. 5 del 29 febbraio 2012 vengono chiariti i profili applicativi:
è stato dettagliato il processo di formazione di tale impronta; il file contenente l’archivio deve essere innanzitutto firmato digitalmente, così da ottenere un nuovo file con estensione .p7m; a quest’ultimo, poi, viene applicato un procedimento di hashing, sulla base di un algoritmo matematico (hash), solitamente in standard SHA-256, ottenendo, quindi, l’impronta dell’archivio; infine, al file firmato digitalmente deve essere applicata la marca temporale. La comunicazione da effettuare all’Agenzia delle Entrate in formato .xml deve recare sia i dati dell’impronta che quelli della marcatura temporale.
Sebbene sia opportuna la creazione di un unico archivio informatico per ogni periodo d’imposta, qualora ne siano stati creati di più, ad esempio uno per il registro IVA vendite ed uno per gli acquisti, può essere trasmessa comunque un’unica impronta (con più archivi compressi in uno) ovvero possono essere effettuate più comunicazioni aventi ad oggetto i singoli archivi. In ogni caso, devono essere sempre inviati congiuntamente sia l’impronta, firmata digitalmente da un contribuente o da un terzo nominato o delegato, sia la marca temporale (nel formato .tsr o .tst).
Il Libro Unico del Lavoro, invece, è soggetto a diversi criteri di conservazione elettronica (cfr. DM 9 luglio 2008 e circ. 36/2006).
Si ricorda che il termine dell’invio dell’impronta , sia per coloro che abbiano un esercizio fiscale solare o a “cavallo”, è sempre entro il quarto mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi; pertanto, entro tale termine, devono essere trasmessi tutti gli archivi afferenti ad un intero periodo d’imposta, anche se a cavallo di due anni. Nel caso, invece, di progressiva sostituzione degli archivi cartacei relativi ai periodi pregressi, la scadenza per la trasmissione coincide con quella della prima comunicazione ordinaria ancora da effettuare, a meno che si tratti di periodi d’imposta per cui sono già decaduti i termini per l’accertamento, nel qual caso non sussiste l’obbligo di trasmissione dell’impronta (salvo, ovviamente, situazioni non ancora definite, come i contenziosi pendenti). La comunicazione, peraltro, può essere corretta soltanto una volta, entro trenta giorni dal termine di trasmissione dei dati da sostituire.
Per quanto riguarda la conservazione dei documenti analogici, non vi è un termine obbligatorio di ultimazione, basta mantenere il cartaceo fino a che non si conclude il processo di conservazione sostitutiva. Per cui se ad esempio entro il 2011 si è completata la scansione delle fatture cartacee ricevute nel 2010, si sarà provveduto a trasmettere l’impronta entro gennaio 2012.
Se entro il 2011 l’azienda ha completa la conservazione degli anni 2009 o 2008 2007 , essa avrà inviato l’impronta relativa a questi anni (sempre a gennaio 2012).
Tuttavia si potrà ultimare la scansione degli anni pregressi anche successivamente. Ad esempio se si completa la sostituzione dei documenti 2009 a gennaio 2012, l’impronta verrà inviata a gennaio 2013 e così via.
Nella Circolare è stato ricordato che, ai sensi dell’art. 2 DPR 642/1972, l’imposta di bollo sui documenti informatici è dovuta prima della messa in uso e, quindi, della prima registrazione.
L'imposta di bollo deve essere assolta secondo le modalità stabilite dall’art. 7 del DM 23 gennaio 2004, che prevede una comunicazione preventiva del numero di documenti che si andranno ad utilizzare nell’anno solare, con il versamento della relativa imposta, ed una a consuntivo entro il 31 gennaio dell’anno successivo, con versamento o rimborso a conguaglio. A regime, tuttavia, potrà essere effettuata una sola comunicazione per anno solare.
Stampato il 22/07/2019 alle 20.04
http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/le-prime-scelte/05-la-scelta-del-regime-contabile.aspx