Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/07/novita-fiscali-del-24-luglio-2009-decreto-legge-anticrisi-da-convertire-in-legge-il-governo-pone-la-fiducia-su.html
Timestamp: 2018-05-24 15:50:31+00:00
Document Index: 151376938

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 2', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 17', 'sentenza ']

Novità fiscali del 24 luglio 2009: Decreto-Legge anticrisi da convertire in Legge, il Governo pone la fiducia su maxiemendamento - previsto per martedì il voto della Camera; determinazione della base imponibile IRAP: chiarimenti e commenti; organismi sportivi dilettantistici: per il Coni niente è dovuto all'Enpals per somme corrisposte da organismi sportivi dilettantistici ad istruttori, direttori tecnici e massaggiatori; antiriciclaggio UIF: dal 22 luglio le segnalazioni telematiche con garanzia di anonimato per i notai; assegnazione di beni al socio unico: trattamento ai fini delle imposte dirette e indirette; altre fiscali
1) Determinazione della base imponibile IRAP: Ulteriori chiarimenti e commenti
2) Organismi sportivi dilettantistici: Per il Coni niente è dovuto all’Enpals
3) Antiriciclaggio UIF: Dal 22 luglio le segnalazioni telematiche con garanzia di anonimato per i notai
4) Assegnazione di beni al socio unico: Trattamento ai fini delle imposte dirette e indirette
5) D.L. anticrisi, fiducia su maxiemendamento, previsto per martedì il voto della Camera
Il principio di inerenza da seguire ai fini Irap è quello civilistico, desumibile dalla corretta applicazione dei principi contabili.
A seguito dell’abrogazione dell’art. 11-bis del Dlgs n. 446/1997, non esiste più un legame tra Irap ed Ires.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 39 del 22.07.2009, ha fornito nuovi chiarimenti sul principio di inerenza da seguire ai fini della corretta imputazione dei componenti negativi e positivi di reddito ai fini della determinazione della base imponibile IRAP.
L’Amministrazione finanziaria, ad integrazione delle precisazioni fornite con la precedente circolare n. 36/2009, ha chiarito che le voci di costo si considerano imputate correttamente in applicazione dei principi civilistici.
Laddove vi fossero dubbi sull’inerenza di alcuni componenti, l’Agenzia individua, quale “area di sicurezza” per il contribuente, quella determinata applicando le regole del TUIR, le quali però “non hanno valore di presunzioni e non possono essere utilizzate dagli Uffici per contestare l’inerenza dei costi dedotti”.
A tal proposito, la circolare 36/2009, per limitare eventuali controversie tra contribuenti e Fisco sulle corrette modalità di applicazione dei principi enunciati, ha indicato la possibilità di evitare le conseguenze derivanti dai dubbi sull’inerenza di alcuni componenti negativi:
Il requisito viene certamente rispettato se si deducono importi non superiori a quelli determinati applicando le disposizioni previste dal Tuir per l’applicazione delle imposte sul reddito.
In modo particolare, la soluzione può tornare utile in riferimento a quei costi per i quali il Tuir ha limitato la deducibilità, introducendo presunzioni legali di parziale inerenza (ad esempio, apparecchiature per servizi di comunicazione, spese di rappresentanza, mezzi di trasporto a motore utilizzati nell’esercizio dell’attività di impresa, oneri di utilità sociale, ecc.).
Mentre rimane fermo, assicura la circolare n. 39/2009, che ai costi dedotti integralmente o in misura superiore “l’Amministrazione non potrà opporre le forfetizzazioni del Tuir”, che “nel sistema dell’Irap non hanno valore di presunzioni e non possono essere utilizzate dagli uffici per contestare l’inerenza dei costi dedotti”.
IRAP: Commercialisti, moderatamente soddisfatti dalla nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate
In merito, si sono fatti subito sentire i vertici dei Commercialisti (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) con il comunicato stampa del 23.07.2009, che si sono dichiarati, moderatamente soddisfatti per le precisazioni che escludono la trasformazione delle limitazioni di deducibilità previste ai fini IRES in surrettizie presunzioni ai fini IRAP.
Ciò fatto riferimento alla circolare 39/E del 2009, con la quale l’Agenzia delle Entrate è tornata a soffermarsi sui criteri di deducibilità di taluni componenti negativi dalla base imponibile IRAP.
“Dal tenore della Circolare 36/E dello scorso 16 luglio – spiega Siciliotti – sembrava che l’Agenzia delle Entrate accarezzasse l’idea di ritenere indeducibili, salvo prova analitica a cura del contribuente, gli ammontari “eccedenti” di quei componenti negativi per i quali sono previste ai fini IRES delle limitazioni di deducibilità in virtù della presunta natura promiscua dei medesimi.
Una impostazione che abbiamo da subito bollato come improponibile e che abbiamo fermamente censurato perché foriera di generare un contenzioso dannoso e improduttivo per il Paese”.
“Le precisazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare 39 di ieri – afferma Siciliotti – escludono sul nascere che una simile impostazione rispecchi gli indirizzi operativi che devono essere seguiti dagli uffici periferici nella loro attività di accertamento e restituiscono sicurezza in ordine al fatto che, fino a prova contraria (a cura del verificatore), l’inerenza di presume sussistere ai fini IRAP anche in relazione ai componenti negativi “eccedenti” gli ammontari massimi deducibili ai fini IRES”.
“Grazie al crescente dialogo tra le nostre due istituzioni – conclude Siciliotti – posso per altro già ora dire che altre precisazioni arriveranno sul tema della deducibilità della quota di ammortamenti riferibili alle aree su cui insistono fabbricati, esattamente come nei giorni scorsi avevo potuto affermare in tutta serenità che l’Agenzia delle Entrate sarebbe celermente tornata sulla non felice formulazione di alcuni passaggi della Circolare 36/E in materia di inerenza”.
Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) ha diffuso una circolare datata 21.07.2009 per manifestare il proprio dissenso contro i pareri e le posizioni assunte dall’Ente Nazionale di Previdenza dei Lavoratori dello Spettacolo (ENPALS) in materia di previdenza degli sportivi dilettantistici.
Sono interessati tutti i vari circoli sportivi nazionali per i loro istruttori, maestri, allenatori, ecc..
In particolare, in tale documento viene evidenziato che “L’Enpals continua ad avanzare pretese di regolarizzazione di posizioni contributive relativamente alle somme corrisposte da organismi sportivi dilettantistici ad istruttori, direttori tecnici e massaggiatori, inviando a detti sodalizi diffide e procedendo nei loro confronti alla redazione di processi verbali.
Al riguardo il Comitato Olimpico (CONI) ribadisce di non reputare sussistente l’obbligo di contribuzione per i compensi erogati da organismi sportivi dilettantistici nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche.
E ciò anche quando detti compensi vengano erogati a fronte di attività non direttamente connesse a manifestazioni sportive.
Tesi questa che trova totale conferma nelle norme recentemente intervenute in materia”.
La querelle (sull’errata interpretazione della normativa previdenziale da parte dell’Enpals relativa al settore sportivo dilettante) è stata, quindi, ufficializzata anche dal massimo organismo nazionale sportivo (CONI).
In particolare, il CONI precisa che la base previdenziale, su cui calcolare i contributi dovuti, deve essere al netto delle spese conseguite, in particolare il contributo previdenziale deve essere applicato sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri previsti ai fini delle imposte sui redditi (art. 2, comma 29, Legge n. 335/95).
In atto, peraltro, riguardo una diversa questione (l’istruttore sportivo dilettantistico senza albo, ma con partita Iva, va iscritto all’Inps gestione separata, quale forma di previdenza generale, oppure all’Enpals, forma di previdenza speciale) non esiste neppure un raccordo tra la stessa Enpals e l’Inps, che chiarisca in materia definitiva, i soggetti che devono confluire in una delle due casse di previdenza.
A partire dal 22.07.2009 i notai possono trasmettere al Consiglio Nazionale del Notariato in via informatica, con modalità idonee a garantirne l’anonimato, le segnalazioni delle operazioni sospette.
Lo ha reso noto il Consiglio Nazionale del Notariato con il comunicato stampa del 22.07.2009.
Tutto ciò in attuazione del D.Lgs. n. 231/2007 in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo internazionale.
In particolare, grazie al Protocollo d’Intesa sottoscritto il 03.06.2009 con l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, rende noto il citato comunicato, “il Consiglio Nazionale del Notariato assume, primo ordine professionale in Italia, il ruolo e la responsabilità di autorità di interposizione in materia di antiriciclaggio.
Oggetto della segnalazione sono le operazioni in relazioni alle quali si sa, si sospetta o si ha motivo di sospettare che siano in corso, o siano state compiute o tentate, operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Il Consiglio Nazionale del Notariato, quindi, avvalendosi delle procedure informatiche realizzate con la collaborazione di Notartel spa (la società controllata che gestisce per il Notariato italiano i servizi informatici e i collegamenti con la P.A,), è in grado di garantire – come previsto dal Protocollo d’Intesa dell’UIF – la trasmissione alla UIF del testo integrale della segnalazione, escludendo l’indicazione del nominativo del notaio segnalante; custodire gli atti e i documenti in cui sono indicate le generalità dei notai segnalanti, garantendone la riservatezza; curare l’acquisizione e il successivo inoltro ai notai segnalanti delle eventuali richieste di approfondimento della UIF”.
Ai fini delle imposte dirette, l’assegnazione di beni ai soci non costituisce un’operazione fiscalmente neutrale nemmeno se viene effettuata (dalla S.P.A. al socio unico che, peraltro, si tratta di un comune, cui vengono assegnati dei beni facenti parte del comparto fognature bianche) a valori contabili, ovvero mediante una riduzione del capitale sociale in misura pari al valore contabile dei beni che transitano al socio.
E’ questo uno dei chiarimenti contenuto nella risoluzione n. 191/E del 23.07.2009, curata dall’Agenzia delle Entrate che ha relazionato sul trattamento tributario dell’assegnazione di beni da una S.p.A. al proprio socio unico (Comune).
In particolare, l’art. 86, comma 1, lett. c) del TUIR dispone che le plusvalenze dei beni relativi all’impresa concorrono a formare il reddito anche nei casi in cui tali beni siano assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.
Peraltro, nel caso di specie non viene previsto un corrispettivo in denaro od in natura che compensi l’uscita dei beni dal patrimonio della società, a tal fine soccorre l’art. 86 citato il quale stabilisce che la plusvalenza è costituita dalla differenza tra il valore normale e il costo non ammortizzato dei beni.
In sostanza, ha rilevato la suddetta Agenzia nel caso di assegnazione di beni al socio, ai fini della determinazione dell’eventuale plusvalore occorre contrapporre all’ultimo costo fiscalmente riconosciuto dei beni assegnati al socio medesimo il c.d. “valore normale” dei beni stessi (in sostanza il loro corrente valore di mercato, quale si determina in base all’art. 9 del TUIR).
Ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 6) del DPR n. 633/72, costituiscono cessioni di beni, e devono quindi essere assoggettate ad IVA le assegnazioni ai soci fatte a qualsiasi titolo da società di ogni tipo e oggetto.
Tuttavia, detta disposizione non si applica se l’assegnazione al socio ha ad oggetto beni per i quali non è stata detratta l’IVA all’atto dell’acquisto è ciò anche se sugli stessi sono stati eseguiti interventi di manutenzione, riparazione, recupero, per i quali, invece, si è provveduto a detrarre la relativa imposta.
In sostanza, l’assegnazione di beni al socio realizza un’ipotesi di destinazione a finalità estranee all’esercizio di impresa che deve essere ricondotta all’art. 5, paragrafo 6 della VI Direttiva 77/388/CEE (ora art. 16 della Direttiva 2006/112/CE), il quale – secondo l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee (causa C-322/99 e C-323/99) – deve essere interpretato nel senso che un bene dell’impresa destinato all’uso privato dell’imprenditore o a finalità estranee all’impresa, non deve essere assoggettato ad IVA se tale bene non abbia consentito la deduzione dell’IVA in ragione del suo acquisto presso un soggetto privato.
Pertanto, nessun trasferimenti dei beni ha configurato una operazione rilevante ai fini dell’applicazione dell’IVA.
In particolare, il Comune ha conferito beni gestiti nell’ambito dell’attività non commerciale, mentre i passaggi di beni in dipendenza di operazioni di scissione – per espressa previsione dell’art. 2, comma 3, lettera f) del DPR n. 633/72 del 1972 – non costituiscono cessioni di beni e sono, quindi, fuori dal campo di applicazione dell’IVA per mancanza del presupposto oggettivo
Infine, per il conferimento dei beni gestiti nell’ambito dell’attività non commerciale; in seguito, in occasione della trasformazione dell’Azienda Speciale in S.p.A., ha trovato applicazione l’art. 17, comma 5, della legge n. 127/1997, che esentava il conferimento e l’assegnazione dei beni alla S.p.A. da qualsiasi imposizione diretta e indiretta.
Alla luce ciò, a parere delle Entrate, i beni del comparto fognature bianche si considerarano beni per i quali l’imposta non è stata detratta all’atto del relativo acquisto; ne consegue, che l’assegnazione al socio unico (Comune) da parte della S.p.A. configura un’operazione esclusa dal campo di applicazione dell’Iva, con conseguente assoggettamento all’imposta di registro.
Per quanto riguarda l’imposta di registro, l’assegnazione dei beni del comparto fognature bianche da parte della S.p.A. al socio unico (Comune), ente pubblico territoriale, sconta l’imposta di registro in misura fissa, ovvero € 168,00.
Si applicherebbe la stessa misura (€ 168,00) se l’operazione dovesse configurare una cessione di azienda o di ramo d’azienda.
5) D.L. anticrisi, fiducia su maxiemendamento
Il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul proprio maxi-emendamento al decreto legge anticrisi.
Via le norme sulle reti di energia e quelle sugli studi di settore che erano state inserite nel maxi-emendamento al D.L. anticrisi.
Il maxiemendamento arriva con alcune novità rispetto al testo uscito dall’esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Tra i punti principali che sono stati modificati, quello che riguarda gli istituti di credito: Il governo torna al testo originario del decreto e cancella la ulteriore stretta sulle banche.
Tra le altre novità inserite nel maxi-emendamento, una mini modifica in merito alla tassazione sulla plusvalenza sull’oro.
Piccoli ritocchi poi al patto di stabilità e l’introduzione di una misura legata al settore dell’energia.
Viene infine cancellata la sanatoria per le new-slot.
– Manovra: Previsto per martedì il voto della Camera
Riguardo il maxiemendamento alla manovra d’estate all’esame dell’aula della Camera, viene previsto per martedì 28 luglio il voto finale.
Poi il passaggio dal 30 luglio al Senato, dove il testo dovrebbe essere licenziato sabato 1° agosto o al massimo domenica 2 agosto.
– Classificazione e valutazione degli strumenti finanziari: I commenti OIC alla bozza di modifica dello Ias 39
L’OIC ha pubblicato sul proprio sito i commenti inviati allo IASB sulla bozza di modifica dello IAS 39 e IFRS 7.
– Esterovestizioni: Norma italiana contraria ai principi UE
Secondo quanto denunciato dall’Associazione italiana dei Dottori Commercialisti alla Commissione europea, viola i principi comunitari della libertà di stabilimento e della libera circolazione di persone e/o servizi la norma del TUIR che pone a carico delle società comunitarie l’onere della prova per vincere la presunzione di residenza nel territorio italiano.
– E’ valido l’accertamento bancario esperito con indagini non autorizzate purché non vi sia stato concreto pregiudizio per il contribuente
Secondo la Corte di Cassazione (sentenza 16874 del 21.07.2009) gli accertamenti, derivanti da indagini bancarie non autorizzate sono salvi, a meno che non siano causa di un concreto e grave pregiudizio nei confronti del contribuente.