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Timestamp: 2016-12-08 05:00:26+00:00
Document Index: 139760276

Matched Legal Cases: ['art. 2355', 'art. 22', 'art. 2', 'de lege ferenda', 'art. 2355', 'art. 700', 'art. 187', 'art. 2346', 'art. 38', 'art. 2437', 'art. 42', 'sentenza ', 'art.182', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2325', 'art. 38', 'art. 768', 'art. 1', 'art. 2363', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 182', 'art. 182', 'sentenza ', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 41', 'art. 1']

⭐CLAUSOLA STATUTARIA DI PRELAZIONE E CONFERIMENTO DI AZIONI IN SOCIETÀ INTERAMENTE POSSEDUTA
CLAUSOLA STATUTARIA DI PRELAZIONE E CONFERIMENTO DI AZIONI IN SOCIETÀ INTERAMENTE POSSEDUTA
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1 CLAUSOLA STATUTARIA DI PRELAZIONE E CONFERIMENTO DI AZIONI IN SOCIETÀ INTERAMENTE POSSEDUTA SOMMARIO: 1. Il diritto di prelazione dei soci tra interesse alla libera trasferibilità dell azione e interesse ad evitare l ingresso di estranei in società. 2. Limiti di liceità della clausola di prelazione. 3. L interpretazione della clausola di prelazione di portata incerta: il generico riferimento al «trasferimento» dell azione. 4. L integrazione in via interpretativa della clausola di prelazione: la determinazione del corrispettivo dell acquisto, in occasione di vicende traslative non implicanti l esecuzione di una prestazione fungibile da parte del terzo. 5. I limiti di liceità delle regole statutarie di determinazione del corrispettivo per l acquisto. 6. Conferimento a società interamente posseduta e operatività della clausola di prelazione; il problema del successivo trasferimento del pacchetto di controllo della conferitaria. 7. (Segue): l adottabilità di strumenti negoziali atti a rimuovere la capacità lesiva dell interesse protetto dalla prelazione, propria dell operazione di trasferimento alla società controllata. 1. Una società, socia di altra, la circolazione delle cui azioni è soggetta a prelazione, trasferisce la propria partecipazione conferendola in una terza società, di cui è unica socia, senza procedere alla rituale denuntiatio. Su una vicenda così articolata, una recente ordinanza del Tribunale di Venezia (1) si pronuncia assumendo l estraneità dell operazione traslativa rispetto alla clausola statutaria con una motivazione sintetica, ma interessante: affiorano gli argomenti consueti (l infungibilità della prestazione attesa dall alienante (2), a cui la Corte della città lagunare ha potuto dar peso soprattutto alla luce del tenore letterale della clausola, che imponeva al socio di indirizzare agli altri una proposta di vendita «alle stesse condizioni» offerte dal terzo (3)), che si accompagnano ad altre considerazioni, parimenti tradizionali (l illegittimità di interpretazioni estensive e di applicazioni analogiche della clausola, di fronte al principio della libera trasferi- (1) Trib. Venezia, 7 novembre 2003, in questa Rivista, 2004, II, 688. (2) Su questo punto v. infra, par. 2. (3) Secondo il Tribunale, «detta specificazione è chiaramente espressiva di un condizionamento del diritto [di prelazione], il quale nasce a patto che il suo esercizio non entri in conflitto con le finalità che il cedente si prefigge di raggiungere».2 694 Marco Cian bilità delle azioni (4)), ma, rispetto agli uni e alle altre, finisce per avere valore decisivo un terzo argomento, di carattere sostanziale: il conferimento delle azioni ad una società interamente posseduta non rappresenta, dal punto di vista economico, un trasferimento del bene, ma un operazione implicante esclusivamente una diversa modalità di amministrazione del proprio patrimonio; in altre parole, il socio conferente non dismette, se non sul piano formale, la propria partecipazione, ma si limita ad optare per un nuovo regime indiretto, se si vuole di gestione della stessa; poiché l interesse fondante la clausola di prelazione controllare l ingresso di estranei nella compagine sociale (5) non viene pregiudicato, l operazione rimane estranea all ambito di operatività della clausola stessa. Dal momento che l ordinanza non mostra affatto di negare l autonomia soggettiva della società conferitaria (una società a responsabilità limitata) rispetto alla conferente, il percorso argomentativo si snoda integralmente sul piano dell esegesi del precetto statutario. E se l argomento testuale (il rilievo dato al riferimento alle «condizioni» offerte dal terzo) è di dubbia solidità, se si è disposti ad accettare l idea che la difficoltà sia in sé superabile, mercé l integrazione in via interpretativa della regola che fissa il contenuto della denuntiatio, sì che i beneficiari della prelazione possano comunque acquistare pagando un prezzo, quando non siano riproducibili le condizioni proposte dal terzo (6), appare invece degno di nota l esito a cui conduce il ricorso al canone dell interpretazione teleologica: la lettura in chiave restrittiva, o, se si vuole, economico-sostanziale, della nozione di «trasferimento» sembra, prima facie, quella che meglio rispecchia l interesse sotteso alla clausola di prelazione. La vicenda del conferimento a società interamente posseduta consente di riflettere a fondo sulla portata del diritto di prelazione nel settore societario; il nuovo art bis, c.c., introdotto dalla recente riforma del diritto societario, sembra muoversi, sotto questo profilo, nella direzione della precedente, assai meno articolata disposizione dell art. 2355, ultimo comma, e però si arricchisce di alcune specificazioni significative, in ordine alla so- (4) Su questo argomento v. infra, par. 2. Per la verità, nell ordinanza della Corte veneta vi è una certa confusione, su questo punto della motivazione: l asserita inammissibilità dell interpretazione estensiva e dell applicazione analogica della regola statutaria (rectius: la raccomandazione a farne «un uso cauto») appare argomentata erroneamente, con ogni evidenza dalla necessità di ricorrere a criteri ermeneutici oggettivi; tuttavia, non è questo l assunto che sorregge il dispositivo, come subito si dirà. (5) V. infra, par. 2. (6) V. ancora infra, par. 2.3 Clausola statutaria e conferimento di azioni 695 glia di indisponibilità, da parte dello statuto, del diritto alla libera circolazione delle azioni. L insegnamento dottrinale e l esperienza giurisprudenziale di oggi (ancora validi, ancorché riferiti alla ormai abrogata disciplina anteriore al 2003) sono sostanzialmente costanti, pur non convergendo verso una soluzione univoca, nell accostarsi al tema senza pregiudiziali negative di carattere sistematico: mai o raramente (7), cioè, si assume che esista una incompatiblità di principio tra il connotato tipico ed essenziale dell azione, consistente nella sua libera trasferibilità, e una clausola di prelazione operante anche nel caso in cui il negozio progettato dal socio preveda una controprestazione infungibile, o la cessione della sua partecipazione a titolo gratuito (8); sì che, se ben formulata, in modo da comprendere espressamente o, (7) V. nota successiva. (8) Cfr. DE FERRA, La circolazione delle partecipazioni azionarie, Milano, 1964, 264; SANTOSUOSSO, Il principio di libera trasferibilità delle azioni, Milano, 1993, 336 s.; ME- LI, La clausola di prelazione negli statuti delle società per azioni, Napoli, 1991, 186 ss.; G.F. CAMPOBASSO, Prelazione societaria e trasferimento a titolo gratuito di quote di s.r.l., in Giur. comm., 1998, I, 17 ss.; BONELLI, La prelazione prevista in caso di «vendita» delle azioni non opera in caso di «conferimento» delle azioni, in Giur. comm., 1994, I, 977 s.; ALESSI, Alcune riflessioni intorno alla clausola di prelazione, in Riv. dir. comm., 1987, I, 69 ss.; REVIGLIONO, Le clausole statutarie di prelazione sono applicabili a trasferimenti a titolo gratuito?, in Riv. dir. comm., 1990, II, 14 ss. In giurisprudenza, si rinvengono talora espliciti riconoscimenti della possibile operatività della clausola in occasione di vicende traslative non implicanti l esecuzione di una controprestazione fungibile (per il trasferimento a titolo gratuito, v. Trib. Milano, 24 maggio 1982, in questa Rivista, 1982, II, 338; per il conferimento in società cfr. Trib. Milano, 6 febbraio 2002, e Trib. Milano, 9 marzo 2002, in Giur. it., 2002, 1120, con nota di TOSETTI); più spesso, tale posizione di principio è ricavabile dalla circostanza che l operatività del vincolo è negata non già in astratto, bensì alla luce dell interpretazione della concreta regola statutaria: v., con riguardo al conferimento, Trib. Foggia, 19 ottobre 1991, in Dir. e giur., 1992, 590, con nota di CIGLIANO, La clausola di prelazione nel trasferimento di quote di s.r.l. è inapplicabile in caso di infungibilità della controprestazione; per la cessione a titolo gratuito cfr. Trib. Milano, 20 marzo 1997, in Giur. comm., 1998, II, 250, con nota di RIMINI, Provvedimenti d urgenza e sospendibilità di una assemblea di società a responsabilità limitata: una vicenda particolare originata dalla mancata iscrizione da parte degli amministratori di trasferimento di quote, avvenuto in pretesa violazione di una clausola statutaria di prelazione; Trib. Milano, 17 ottobre 1996, in Foro pad., 1998, I, c. 78, con nota di CREMA. Di dubbia portata, rispetto alla posizione in esame, è la più nota Cass., 12 gennaio 1989, n. 93, in Riv. dir. comm., 1990, II, 1 ss., con nota di REVIGLIONO; in Giur. comm., 1989, II, 563, con nota di SQUILLACE, La prelazione societaria; e in Corr. giur., 1989, 293, con nota di MAIENZA; la motivazione della Suprema Corte è tutta fondata sulla coessenzialità del requisito rappresentato dalla parità di condizioni alla struttura prelatizia del vincolo; tuttavia, essa fa riferimento anche all interpretazione della regola statutaria, sì che può sembrare che venga in linea di principio ammessa la legittimità di una clausola di prelazione espressamente estesa ai trasferimenti a titolo gratuito.4 696 Marco Cian comunque, in modo inequivoco, tali vicende traslative, e da prevedere meccanismi e criteri adeguati di determinazione del prezzo congruo, da corrispondere all alienante da parte dei soci prelazionari, la regola statutaria supera senza ostacoli il vaglio di legittimità. L impostazione tradizionale approda pertanto, immediatamente, all esegesi del concreto precetto statutario (9). Sovente le clausole adottano espressioni generiche («trasferimento», «cessione», «alienazione») (10), potenzialmente comprensive di qualsiasi vicenda traslativa della partecipazione, quale che sia il tipo contrattuale programmato dal socio; al contempo, tuttavia, introducono riferimenti al «prezzo» offerto dal terzo, che il socio è tenuto ad indicare nella denuntiatio, o alla «parità di condizioni» a cui gli altri azionisti hanno diritto di acquistare le azioni, che appaiono restringere significativamente la portata effettiva della prelazione consacratavi. D altra parte, e per contro, neppure l esplicito ed esclusivo ri- Talora è stata però reputata invalida la clausola di prelazione impropria, che attribuisce il diritto di acquistare ad un prezzo stabilito da un collegio di arbitratori, o dal consiglio di amministrazione, o corrispondente al valore di bilancio (con il che è immediatamente negata la liceità della clausola che, pur facendo salve le condizioni offerte dal terzo quando queste siano riproducibili in caso di esercizio della prelazione, sia chiamata ad operare anche quando l alienante intenda conseguire, attraverso la cessione delle azioni, una controprestazione non fungibile): per questa posizione v. specialmente GALGANO, Sull equitas delle prestazioni contrattuali, in Contr. e impr., 1993, 422 ss. (che, con l avvento della riforma del 2003, ritiene legittima tale prelazione, alla luce della disposizione contenuta nel nuovo art bis, comma 1 o, purché la durata del vincolo non superi il quinquennio: GALGANO, Diritto commerciale, Le società 14, Bologna, 2004, 213 s.; ID., Il nuovo diritto societario 2, I, in Trattato Galgano, Padova, 2004, 123 ss.), e CAVALLO BORGIA, Le azioni e le obbligazioni, in Le società, Trattato diretto da Galgano, Torino, 2002, 46, sulla base dell assunto che, non infrequentemente, tale prezzo è inferiore al valore di mercato delle azioni: l ordinamento manifesterebbe invece, sotto più profili (art. 22, l. 281 del 1985, concernente la clausola di mero gradimento, oggi abrogato; art. 2, lett. a), l. antitrust, in merito all oggetto delle intese anticoncorrenziali), il proprio disfavore nei confronti di ogni vincolo pattizio idoneo a deviare le negoziazioni dai prezzi di mercato. La premessa è senza dubbio corretta (al di là del discutibile richiamo a fonti normative di altri settori, oggi, nella materia societaria, lo scostamento dal valore reale della quota, quale parametro per la determinazione del corrispettivo cui il socio ha in ogni caso diritto in presenza di vincoli alla circolazione della partecipazione, è precluso dall art bis, comma 2 o ), ma non conduce a negare, in via generale, la liceità della clausola di prelazione che attribuisce il diritto di acquisto a condizioni diverse da quelle promesse dal terzo, bensì a disconoscere la legittimità di quella che indichi parametri di determinazione del corrispettivo non ancorati a quel valore (v., sul punto, infra, par. 5): in questo senso, già con riferimento alla precedente disciplina, SBISÀ, Clausole statutarie sul trasferimento delle azioni, in Contr. e impr., 1996, 1212 ss. (9) Cfr. specialmente le pronunce giurisprudenziali citate nella nota precedente. (10) V. alcuni modelli riportati in Sindacati di voto e sindacati di blocco, a cura di Bonelli e Jaeger, Milano, 1993, 725 ss.5 Clausola statutaria e conferimento di azioni 697 ferimento alla «vendita» può dirsi sempre concludente e preclusivo di qualsiasi estensione a fattispecie giuridicamente non rientranti nella relativa figura negoziale, attesa la possibilità che di tale termine sia fatto un uso atecnico. È comprensibile che, in questo quadro, l indagine ermeneutica sia costantemente condotta lungo la linea del conflitto tra l interesse del socio a conservare la più ampia libertà di disporre delle proprie partecipazioni e quello degli altri azionisti a controllare l ingresso nella compagine sociale di soggetti estranei al gruppo originario, e ad evitare una alterazione dei rapporti di forza inizialmente instauratisi (11). Quest ultimo rimane costante, e tenderebbe con ogni evidenza ad una estensione, nel grado massimo possibile, dell ambito di operatività della prelazione. Per contro, l interesse del socio che progetta l alienazione della propria partecipazione va in direzione opposta. Nessuno dubita che esso possa venire compresso, almeno per quanto riguarda la scelta della controparte acquirente: sino a che all azionista sia assicurata la possibilità di cedere, come intendeva e alle condizioni programmate e offerte dal terzo, le proprie azioni, è reputato pienamente legittimo il sacrificio, che la clausola statutaria gli impone, della sua libertà di prescegliere anche la persona dell avente causa. Quando, però, con l interesse fondante il diritto di prelazione viene in contatto un diverso interesse del socio alienante, le posizioni si fanno immediatamente più caute. Ad un primo gruppo di ipotesi appartengono tutte le vicende traslative in cui si delinea tradizionalmente il problema dell infungibilità della controprestazione promessa dal terzo (permuta delle azioni con un bene non fungibile (12); conferimento in società (13)); qui, l interesse dell azionista, incompatibile con il soddisfacimento dell interesse degli altri, è quello di realizzare un determinato risultato economi- (11) Cfr. in particolare G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 17 ss.; ALESSI (nt. 8), 71 s.; DE FERRA (nt. 8), 263 ss.; BONELLI (nt. 8), 975 s. In giurisprudenza v. specialmente Trib. Foggia, 19 ottobre 1991 (nt. 8). (12) Nega l operatività della clausola, in caso di permuta, BONELLI (nt. 8), 975; ID., Clausole di prelazione: modelli per evitarne l aggiramento, in Sindacati di voto e sindacati di blocco (nt. 10), 268 ss.; in senso opposto ALESSI (nt. 8), 69. Nella giurisprudenza francese cfr., con riferimento ad un patto extrastatutario di prelazione, Cass. com., 7 marzo 1989, in Dalloz, 1989, Jur., 231, e in Rev. soc., 1989, 478, con nota di FAUGEROLAS, La validité des conventions extra-statutaires de préemption et leur sanction. (13) La clausola non potrebbe trovare applicazione, secondo BONELLI (nt. 8), 975; ID. (nt. 12), 268 ss., e, in giurisprudenza, secondo App. Cagliari, 16 marzo 1993, in Riv. giur. sarda, 1994, 570, con nota di BALZANO, In tema di prelazione nell acquisto di quote di partecipazione societaria e parità di condizioni; Trib. Milano, 6 febbraio 2002 (nt. 8), e Trib. Milano, 9 marzo 2002 (nt. 8); Trib. Foggia, 19 ottobre 1991 (nt. 8).6 698 Marco Cian co-giuridico, la cui attuazione i titolari della prelazione non sarebbero, per definizione, in grado di assicurare. Al secondo gruppo di ipotesi vanno ricondotti sostanzialmente i trasferimenti a titolo gratuito (14); in quelli compiuti con spirito di liberalità, è chiaro che la scelta del soggetto da beneficiare, in quanto elemento per così dire interno alla causa negoziale, assume un ruolo decisivo nel momento stesso in cui il socio si determina a cedere le azioni; negli altri, il trasferimento è comunque funzionale al raggiungimento di un risultato ulteriore, rispetto al quale la persona del destinatario non è sostituibile (così nel trasferimento del fiduciante a favore del fiduciario (15), o viceversa (16)). (14) L operatività della clausola è riconosciuta da G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 17 ss.; SANTOSUOSSO (nt. 8), 336 s.; ALESSI (nt. 8), 73 s.; in senso opposto BONELLI (nt. 8), 975 s.; ID. (nt. 12), 268 ss.; RAGUSA MAGGIORE, La clausola di prelazione nel trasferimento di quote di una società a responsabilità limitata è compatibile con le alienazioni a titolo gratuito?, in Vita not., 1995, 600 ss.; LOLLI, Diritto di prelazione e trasferimento di pacchetti azionari, in Giur. comm., 1997, I, 536, nt. 15; GUERRA, Contenuto e disciplina del diritto di prelazione nella prassi degli statuti e dei patti parasociali, in Sindacati di voto e sindacati di blocco (nt. 10), 225; SQUILLACE (n. 8), 577 ss.; secondo REVIGLIONO (nt. 8), 14 ss., il vincolo opera a condizione che la clausola individui i criteri di determinazione del prezzo che i beneficiari devono corrispondere. In giurisprudenza, negano l applicabilità della prelazione Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8); Trib. Milano, 20 marzo 1997 (nt. 8); Trib. Milano, 17 ottobre 1996 (nt. 8); contra: Trib. Milano, 24 maggio 1982 (nt. 8). (15) Nega che operi la clausola Pret. Verona, 18 novembre 1987, decr., in Giur. merito, 1989, 31, con nota di FAUCEGLIA, Diritto di prelazione e trasferimento fiduciario del titolo azionario, in base all argomento che alla fiduciaria viene trasferita esclusivamente la legittimazione, non la proprietà del titolo. In senso opposto, con riferimento alla Legitimationsübertragung ed al 68, Abs. 2, AktG, v. però HEFERMEHL e BUNGEROTH, in GESSLER, HEFER- MEHL, ECKARDT e KROPFF, Aktiengesetz, Bd. 1, München, 1983, 68, Rn. 87, 368; BAYER, in Münchener Kommentar zum Aktiengesetz 2, Bd. 2., München, 2003, 68, Rn. 54, 424; HÜF- FER, Aktiengesetz 5, München, 2002, 68, Rn. 11, 323; GODIN e WILHELMI, Aktiengesetz 3, Bd. I, Berlin, 1967, 68, Anm. 7, 339; WIEDEMANN, Die Übertragung und Vererbung von Mitgliedschaftsrechten bei Handelsgesellschaften, München - Berlin, 1965, 84; LUTTER in Kölner Kommentar zum Aktiengesetz 2, Bd. I, Köln - Berlin, 1988, 68, Rn. 27, 839; WIESNER, in Münchener Handbuch des Gesellschaftsrechts, Bd. 4, Aktiengesellschaft 2, München, 1999, 14, Rn. 21, 97, e Rn. 54, 107. A maggior ragione è soggetta al vincolo la cessione per la costituzione di una Vollrechtstreuhand: v., con riferimento vuoi alla AktG, vuoi alla GmbH, ZUTT, in Hachenburg GmbHG, Bd. I 8, Berlin - New York, 1992, Anh. 15, Rn. 53, 694; ROWEDDER e BERGMANN, in ROWEDDER e SCHMIDT-LEITHOFF, GmbHG 4, München, 2002, 15, Rn. 169 s., 572 s.; HE- FERMEHL e BUNGEROTH, op. loc. cit.; HÜFFER, op. loc. cit. (16) Negano che il ritrasferimento dal fiduciario al fiduciante sia soggetto ai vincoli statutari (senza specifico riferimento al vincolo prelatizio) ROWEDDER e BERGMANN (nt. 15), 15, Rn. 169 s., 572 s.; ZUTT (nt. 15), Anh. 15, Rn. 53, 694 s. (qualora il trasferimento originario fosse stato autorizzato conoscendone il carattere fiduciario); in senso opposto cfr. HE-7 Clausola statutaria e conferimento di azioni 699 In ciascuna di queste vicende traslative (17), la possibilità di esercitare la prelazione a parità di condizioni è di per se stessa preclusa (18): nel pri- FERMEHL e BUNGEROTH (nt. 15), 68, Rn. 87, 368 (a meno che il ritrasferimento non fosse stato autorizzato preventivamente, allorquando è stato concesso il gradimento per la cessione al fiduciario). Di una vicenda sostanzialmente di questo tipo si è interessata la già citata Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8), che ha negato l operatività della prelazione, di fronte alla richiesta di iscrizione nel libro dei soci di un soggetto che, a fondamento della sua pretesa, aveva esibito una scrittura privata, nella quale uno dei soci riconosceva che le quote a sé intestate erano, in realtà, di proprietà del primo, di cui egli era un semplice prestanome, e chiedeva il conseguente adeguamento nelle scrtture della società. Analoghi problemi solleva il trasferimento della posizione di fiduciante: per l operatività dei vincoli, alla luce del fatto che tale soggetto ha, dal punto di vista sostanziale, la signoria sulla quota, v. ZUTT (nt. 15), Anh. 15, Rn. 53, 694; la medesima ragione conduce a ritenere soggetta ai vincoli statutari la conclusione dell accordo, in virtù del quale l attuale titolare della quota si obbliga ad esercitarne i diritti, per il futuro, in qualità di fiduciario di un terzo: cfr. ancora ZUTT (nt. 15), Anh. 15, Rn. 53, 694, ed inoltre LUTTER e GRUNEWALD, Zur Umgehung von Vinkulierungsklauseln in Satzungen von Aktiengesellschaften und Gesellschaften mbh, in AG, 1989, 113 s.; LUTTER (nt. 15), 68, Rn. 48 ss., 846 s.; BAYER (nt. 15), 68, Rn. 117 ss., 439 s.; HEFERMEHL e BUNGEROTH (nt. 15), 68, Rn. 159 s., 389 s.; LUTTER e SCHNEIDER, Die Beteiligung von Ausländern an inländischen Aktiengesellschaften, Möglichkeiten der Beschränkung nach geltendem Recht und Vorschläge de lege ferenda, in ZGR, 1975, 186; SIEVEKING e TECHNAU, Das Problem sogenannter «disponibler Stimmrechte» zur Umgehung der Vinkulierung von Namensaktien, in AG, 1989, 19; ROWEDDER e BERGMANN (nt. 15), 15, Rn. 169 s., 572 s.; WINTER, in Scholz Kommentar zum GmbH-Gesetz 9, I, Köln, 2000, 15, Rn. 83a, 793. (17) L operatività della clausola di prelazione è stata discussa altresì con riferimento all ipotesi di vendita coattiva [nel senso dell applicabilità SANTOSUOSSO (nt. 8), 337, nt. 300; in giurisprudenza v. Pret. Milano, 6 febbraio 1988, in Dir. fall., 1988, II, 815, con nota di PELLEGRINO, Vendita forzata delle azioni concesse in pegno a terzi e clausola di prelazione; contra: MELI (nt. 8), 192; Trib. Perugia, 7 luglio 1989, in questa Rivista, 1992, II, 723, con nota di VANONI, Clausola statutaria di prelazione e vendita forzata di azioni (per il caso di vendita da parte del curatore fallimentare), e, con riferimento alle quote di s.r.l., Cass., 3 aprile 1991, n. 3482, in Corr. giur., 1991, 1021, con nota di ANELLI], di trasferimento della nuda proprietà (per l operatività si esprime Trib. Perugia, 8 marzo 1982, in questa Rivista, 1982, II, 338, e in Giur. comm., 1983, II, 308, con nota di ARATO, Clausole di prelazione e clausole di gradimento nelle s.p.a.), di acquisto di azioni proprie [dubita che la clausola operi CORSI, Acquisto delle proprie azioni e clausola di prelazione, in Giur. comm., 1988, II, 422 s.; lo nega MELI (nt. 8), 205; in giurisprudenza, nel senso dell applicabilità, Trib. Verona, 25 ottobre 1986, in Giur. comm., 1988, II, 422]; di fusione [MELI (nt. 8), 191, nt. 165]; in ordine all operatività del vincolo in occasione della costituzione di un diritto reale limitato v. infra, nt. 26. (18) L inevitabile alterazione del contenuto negoziale predisposto dal socio alienante, che produrrebbe l esercizio della prelazione in occasione di programmi traslativi di questo tipo, rappresenta l argomento classico, invocato contro l operatività del vincolo: si v. in particolare, in dottrina, BONELLI (nt. 8), 975 s.; LOLLI (nt. 14), 536; SQUILLACE (nt. 8), 577 ss.; in giurisprudenza, Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8).8 700 Marco Cian mo gruppo, per ragioni oggettive; nel secondo, per l inaccettabilità di un acquisto a titolo gratuito da parte dei beneficiari della prelazione, la quale si tradurrebbe in una tanto imperdibile, quanto ingiustificata occasione di arricchimento (19). I tentativi di correggere i meccanismi di attuazione del diritto, assicurando a tali soggetti la possibilità di acquistare le azioni corrispondendo un prezzo determinato secondo svariati criteri, comunque tali da garantirne la congruità (in caso di progettata permuta, ad esempio, giusta il valore del bene promesso dal terzo; in caso di donazione, in base al valore reale delle azioni) (20), non compongono punto il conflitto di interessi tra i diversi soggetti coinvolti, ma, semplicemente, lo spostano su altro piano: assicurano al socio che progetta il trasferimento della partecipazione di poterne attuare la cessione realizzandone il valore atteso o giusto, ma gli impediscono comunque di realizzare, con il disporre delle azioni, il risultato economico e giuridico programmato (21). Sovente a questo interesse è attribuita prevalenza su quello fondante la prelazione (22). In questa prospettiva, però, si ha l impressione che l accentuazione del primo dovrebbe condurre, piuttosto che a risolvere in chiave restrittiva un problema di interpretazione di una regola statutaria dubbia, a negare in radice la possibilità, per l atto costitutivo, di pregiudicare, in tali termini, il diritto alla libera trasferibilità delle azioni. Il conflitto tra gli interessi dei diversi azionisti si consuma cioè su un piano che precede quello dell esegesi del singolo precetto statutario: il piano dei limiti di liceità della clausola di prelazione; ed a questo livello, per evitare qualsiasi rischio di confusione, occorre innanzitutto sciogliere il nodo di tale contrapposizione. Sotto questo profilo, la nuova disciplina, introdotta con l art bis, c.c., offre, come si era anticipato, alcune indicazioni significative, che non implicano probabilmente né un arretramento, né un avanzamento della soglia di legittimità della clausola, rispetto al precedente sistema normativo societario, ma ne chiarisono sensibilmente la posizione. 2. Il diritto di prelazione in materia societaria, secondo l opinione consolidata e condivisibile, non viene assicurato per offrire ai beneficiari (19) Cfr. ancora Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8). (20) V. soprattutto G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 22 s.; ALESSI (nt. 8), 73 s. (21) V. infatti, a questo proposito, le argomentazioni di Trib. Foggia, 19 ottobre 1991 (nt. 8) (con riguardo all ipotesi di conferimento in società), e di Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8) (con riferimento alla cessione a titolo gratuito). (22) Si vedano gli autori e le pronunce giurisprudenziali citati nelle note precedenti.9 Clausola statutaria e conferimento di azioni 701 una generica opportunità di accrescere la propria partecipazione, cogliendo l occasione di un progetto di trasferimento da parte di uno di essi. Tale diritto, come si è già evidenziato, garantisce la possibilità di evitare l ingresso in società di estranei non graditi, o l alterazione degli originari rapporti di forza all interno della compagine sociale (quando il terzo, potenziale acquirente, sia uno degli azionisti, e la clausola in concreto non escluda dal proprio ambito di operatività simili vicende traslative); per la realizzazione di tale interesse (23), i soci devono sopportare il costo dell acquisto delle azioni offerte in prelazione (24). In quest ottica, la massimizzazione del beneficio si avrebbe chiamando ad operare la regola statutaria non soltanto in occasione di qualsiasi epi- (23) Per lo più si assume che tale interesse faccia capo ai soci, ma anche alla società; talore lo si riconduce esclusivamente ai primi, uti singuli, ricostruendo la clausola prelatizia, ancorché formalmente contenuta nello statuto sociale, in termini di patto parasociale ad efficacia meramente obbligatoria: v. per tutti, in ordine all interesse protetto, MELI (nt. 8), 43 ss., e, sul tema della natura sociale o meno della clausola, infra, nt. 97. (24) Per lo più, si riconosce alla clausola di prelazione eminentemente la funzione di tutela dell interesse ad evitare l ingresso di estranei in società: v. G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 22; DE FERRA (nt. 8), 215; STANGHELLINI, I limiti statutari alla circolazione delle azioni, Milano, 1997, 132 ss. e 292 ss.; ALESSI (nt. 8), 56 s.; RAGUSA MAGGIORE (nt. 14), 601; BONILINI, La prelazione volontaria, Milano, 1984, 27 ss.; nella dottrina tedesca v., con riferimento ai vincoli alla circolazione delle quote in generale, LUTTER e GRUNEWALD, Gesellschaften als Inhaber vinkulierter Aktien und Geschäftsanteile, in AG, 1989, 410, dei quali v. altresì Zur Umgehung (nt. 16), 109 s.; con riferimento specifico alla clausola di prelazione, cfr. WINTER (nt. 16), 15, Rn. 87, 797 s.; REICHERT, Das Zustimmungserfordernis zur Abtretung von Geschäftsanteilen in der GmbH, Heidelberg, 1984, 73; HUECK, Erwerbsvorrechte im Gesellschaftsrecht, in Festschrift für Larenz zum 70. Geburtstag, München, 1973, 751. Talora, a questa funzione viene accostata l altra, quella di evitare l alterazione dei rapporti originari tra i soci, quando uno di essi sia intenzionato ad acquistare la quota di un altro: v. specialmente CORSI (nt. 17), 422; G. FERRI, Le società 3, in Trattato Vassalli, Torino, 1987, 505; ID., Soppressione a maggioranza del diritto di prelazione attribuito ai soci nello statuto sociale?, in Riv. dir. comm., 1980, II, 257; SBISÀ, in FRÈ e SBISÀ, Della società per azioni 6, in Commentario Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1997, sub art. 2355, 349; SQUILLACE (nt. 8), 583 s. Cfr. però anche PAVONE LA ROSA, Brevi osservazioni in tema di limiti statutari alla circolazione delle azioni, in Riv. soc., 1997, 637, che accentua il profilo relativo all interesse dei beneficiari di accrescere proporzionalmente la loro partecipazione alla società; la funzione di concentrazione del patrimonio sociale, accanto a quella di impedimento all ingresso di soggetti sgraditi, è evidenziata anche da SANTORO-PASSARELLI, Struttura e funzione della prelazione convenzionale, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1981, 709. In giurisprudenza v. specialmente Trib. Milano, 22 giugno 2001, in Giur. it., 2002, 1898, con nota di DENTAMARO, Clausole di prelazione tra interesse della società e diritti individuali dei soci, nonché Trib. Milano, 24 maggio 1982 (nt. 8). Con riferimento alla funzione assolta dal vincolo prelatizio, in generale, v. per tutti MOSCARINI, Prelazione, in Enc. dir., XXXIV, Milano, 1985, 983 s., e BONILINI, La prelazione, cit., 9 ss., 38 ss.10 702 Marco Cian sodio integrante un trasferimento della titolarità dell azione, ma, più in generale, in presenza di ogni vicenda implicante un mutamento del soggetto legittimato ad esercitare i diritti sociali (25) (in particolare, nella costituzione di diritti reali limitati (26)), dubbia restando probabilmente solo l effettiva incidenza sugli interessi testé delineati di un trasferimento fiduciario della semplice legittimazione (27), stante l assoluta dipendenza della posizione del legittimato da quella del titolare nell esercizio dei diritti sociali, e la persistenza in capo al secondo della titolarità di questi (28). Peraltro, come si è osservato, l estensione della prelazione alle vicende traslative a ti- (25) Su questo ordine di idee si pone DE FERRA (nt. 8), 263. (26) Hanno riconosciuto la possibile operatività del vincolo prelatizio in caso di costituzione di usufrutto DE FERRA (nt. 8), 264, e RIMINI, Osservazioni in tema di clausola di prelazione «incerta», trasferimento di diritti d usufrutto sulle quote e revoca ex art. 700 c.p.c. dell amministratore di s.r.l., in Giur. comm., 1994, II, 887 ss., di cui v. altresì, con riferimento alla costituzione in pegno, Brevi note in tema di vendita di partecipazioni sociali a prezzo irrisorio, nonché sull ambito di operatività della clausola statutaria di prelazione cd. «incerta» e sulla sequestrabilità delle quote di s.r.l., in Giur. comm., 1998, II, 744 s. In giurisprudenza, nega l applicabilità della clausola (formulata in termini di «alienazione»), in caso di concessione in usufrutto, Trib. Bologna, 12 giugno 1993, in Giur. comm., 1994, II, 880, mentre la riconosce Trib. Bologna, 3 agosto 1994, ibidem; con riferimento alla costituzione in pegno, nel senso dell operatività del vincolo, posto da una clausola formulata in termini di «trasferimento per atto tra vivi», v. Trib. Trieste, 14 agosto 1998, in Giur. comm., 1998, II, 736. (27) V., su questo tema, il già citato decreto Pret. Verona, 18 novembre 1987 (nt. 15), che si esprime nel senso della non operatività della prelazione nel trasferimento ad una fiduciaria, alla luce del fatto che con l intestazione a suo favore si trasmetterebbe la semplice legittimazione, non la proprietà del titolo; ma l argomento formalistico, di per sé, non appare conclusivo, dal momento che un soggetto diverso da quello originario è chiamato pur sempre, per il futuro, attraverso tale vicenda, ad esercitare i diritti sociali: come si dirà subito nel testo, dovrebbe piuttosto farsi leva, se possibile, sulla circostanza che la posizione del legittimato resta integralmente dipendente da quella del fiduciante, che, anche sostanzialmente, conserva la signoria sulle modalità di esercizio dei diritti sociali medesimi; il tutto, con ogni evidenza, sempre che si ammetta nel nostro ordinamento l intestazione fiduciaria del titolo azionario, senza trasferimento della proprietà [sull argomento v., per tutti, con riguardo ai titoli di credito in generale, F. MARTORANO, Titoli di credito. Titoli non dematerializzati, in Trattato Cicu-Messineo, Milano, 2002, 814 ss.; FIORENTINO, Dei titoli di credito 2, in Commentario Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1974, sub artt , 183 ss., ove ampie citazioni; con specifico riferimento ai titoli azionari, v. JAEGER, Sull intestazione fiduciaria di quote di società a responsabilità limitata, in Giur. comm., 1979, I, part. 187 ss., e 199 ss. (il quale assume l adottabilità degli schemi della fiducia germanistica anche per le quote di s.r.l., il che consentirebbe, verosimilmente, di ritenere trasferibile fiduciariamente la mera legittimazione, anche nelle partecipazioni azionarie non incorporate in titoli, né dematerializzate, come previsto dall art. 2346, comma 1 o, c.c.); ANGELICI, Note preliminari sulla legittimazione nei titoli azionari, in Riv. dir. comm., 1983, I, 52 ss.]. (28) Come si è ricordato, peraltro, la dottrina tedesca afferma l operatività dei vincoli11 Clausola statutaria e conferimento di azioni 703 tolo gratuito, o implicanti una controprestazione infungibile a favore del socio, si tradurrebbe in una compressione del potere di costui, di disporre delle proprie azioni secondo lo schema negoziale liberamente prescelto (29); o, meglio, si tradurrebbe nell attribuzione agli altri azionisti del potere di precludere al socio l alienazione delle medesime secondo uno schema causale diverso dalla compravendita (30); potere il cui esercizio non sarebbe soggetto a limite alcuno. Di qui la necessità di chiarire innanzitutto se sia o meno legittima una clausola attributiva di tale potere. Stante l indeterminatezza della formula normativa, che consente genericamente allo statuto di «sottoporre a particolari condizioni» il trasferimento delle azioni, l incertezza non può essere fugata, nel senso dell inammissibilità della clausola, ipotizzando l esistenza di un numerus clausus di deroghe al principio della libera trasferibilità dell azione, e muovendo da una pretesa essenzialità del requisito della parità di condizioni rispetto alla figura della prelazione (31). Tutt al più, la circostanza che il precetto statutario faccia formale riferimento al «diritto di prelazione» e ai suoi meccanismi operativi consueti può rappresentare un argomento, peraltro non decisivo, da cui evincere la volontà di costruire la regola secondo lo schema tipico di tale istituto, e, conseguentemente (per chi ancora assuma l indefettibilità del requisito predetto), nei limiti propri dello stesso; rileva cioè, eventualmente, solo sul piano ermeneutico, e, pertanto, esclusivamente in concreto (32). alla circolazione (con riferimento alla disposizione contenuta nel 68, Abs. 2, AktG), anche in caso di semplice Legitimationsübertragung: v. supra, nt. 15. (29) V. in particolare le sentenze citate supra, nt. 21. (30) Cfr. specialmente Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8). (31) Peraltro, com è ben noto, sembra ormai acquisita la riconducibilità alla figura prelatizia anche dei vincoli che attribuiscono il diritto di essere preferiti nell acquisto a condizioni diverse da quelle offerte dal terzo: v. per tutti MOSCARINI (nt. 24), 981; con riferimento alla prelazione legale sugli immobili urbani, rispetto alla quale è espressamente prevista la possibilità che il corrispettivo atteso dall alienante non consista in una prestazione di denaro (art. 38, l. 392 del 1978), v. CARPINO, Prelazione e riscatto, II) Immobili urbani, in Enc. giur., XXIII, Roma, 1990, 4; CASAROTTO, I nuovi problemi della prelazione urbana, in Riv. dir. civ., 1978, II, 635; con riguardo alla prelazione volontaria, cfr. BONILINI (nt. 24), 42, nt. 119; G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 21; VETTORI, Efficacia ed opponibilità del patto di preferenza, Milano, 1988, 80 s.; G. GABRIELLI, Prelazione (patto di), in Enc. giur., XXIII, Roma, 1990, 2, il quale ritiene comunque essenziale che l obbligo di preferenza si rapporti alle condizioni offerte dal terzo (come sarebbe, ad esempio, quando il patto attribuisse il diritto di acquisto ad un prezzo pari alla metà di quello proposto dal terzo); con specifico riguardo alla prelazione statutaria v. altresì PORTALE, La mancata attuazione del conferimento in natura, in Trattato Colombo-Portale, 1***, Torino, 2004, 638, nt (32) Ma, sotto questo profilo, v. infra, par. 3.12 704 Marco Cian Il problema della legittimità di una clausola che sacrifichi il potere del socio di scegliere il modello negoziale per il trasferimento delle proprie azioni si pone invece sul piano delle regole societarie, stante la non illimitata comprimibilità del potere di disporre delle quote. Pur non traducendosi in un divieto assoluto di trasferire queste ultime, una simile clausola consente di fatto ai soci beneficiari della prelazione di vietare al coazionista la conclusione di determinati tipi di negozio, producenti effetti traslativi sulle quote stesse (33). Neppure in quest ottica, tuttavia, sembra potersene revocare in dubbio la liceità: l ordinamento societario sancisce l indisponibilità, da parte della maggioranza, dell interesse del socio a cedere la propria partecipazione, consentendone al più un sacrificio significativamente limitato nel tempo (art bis, comma 1 o ) (34); per converso, l interesse a prescegliere lo schema negoziale traslativo risulta (come quello alla scelta dell avente causa (35)) liberamente comprimibile, stante l efficacia della clausola di mero gradimento, purché consenta al socio di liquidare la propria quota, o per la via del recesso, o attraverso un acquisto da parte della società o degli altri azionisti (art bis, comma 2 o ) (36). In questo quadro normativo, la soglia di inderogabilità si colloca a livello del diritto alla dismissione dell investimento e di quello alla sua monetizzazione secondo criteri di congruità: il primo, devitalizzabile per un tempo non superiore al quinquennio; il secondo, non ridimensionabile, stante il richiamo ai criteri sanciti dall art ter (37), per quanto concerne la determinazione della (33) Cfr. la già citata Trib. Foggia, 19 ottobre 1991 (nt. 8). (34) Cfr. ad es. GATTI, La disciplina della circolazione delle partecipazioni sociali secondo il d. lgs. n. 6 del 2003, in Riv. dir. comm., 2003, I, 14. (35) È questo il piano di incidenza tipico del vincolo prelatizio: cfr. Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8), nonché Trib. Foggia, 19 ottobre 1991 (nt. 8). (36) Con l introduzione della clausola di mero gradimento, si subordina la realizzazione del programma negoziale prescelto dal socio non già al rispetto di condizioni oggettivamente apprezzabili e preindividuate, bensì alla volontà dell organo deputato ad esprimere il placet: né sembra che la motivazione del diniego del gradimento possa essere censurata dall alienante, salva, probabilmente, l ipotesi dell abuso di potere. (37) La formulazione dell art ter, comma 2 o, resta, per la verità, parzialmente ambigua: il riferimento alla «consistenza patrimoniale della società» non è di per sé sufficiente a sciogliere la valutazione dai parametri (prudenziali, e sfavorevoli al recedente) imposti per la redazione del bilancio d esercizio, e ad ancorarla invece ai valori reali della quota; che il criterio legale miri però ad una stima aderente a tali valori non è dubbio (nonostante la sfumatura dell espressione «tenuto conto»), atteso il riferimento anche alle prospettive reddituali ed al valore di mercato dell azione, e sebbene poi il successivo quarto comma sembri nuovamente orientato (ma ciò è dovuto ancora una volta ad una cattiva formulazione della norma: v. infra, nt. succ.) verso una stima, in assenza di clausole statutarie derogatrici, a valori di bilancio: cfr. per tutti, in ordine al fatto che il criterio legale di valutazione tende a ri-13 Clausola statutaria e conferimento di azioni 705 quota di liquidazione (in caso di recesso), o del corrispettivo di acquisto (in caso di trasferimento alla società o agli azionisti obbligati) (38). Ne consegue che il potere del singolo di raggiungere, disponendo delle azioni, determinati risultati economico-giuridici risulta comprimibile, a vantaggio dell interesse alla conservazione dell originaria compagine sociale (39), a conspecchiare l effettività del valore della quota, CALLEGARI, in Il nuovo diritto societario, diretto da Cottino, Bonfante, Cagnasso e Montalenti, Bologna, 2004, sub art ter, 1423 ss.; CARMIGNANI, in La riforma delle società, II, a cura di Sandulli e Santoro, Torino, 2003, sub art ter, 890; SALVATORE, Il «nuovo» diritto di recesso nelle società di capitali, in Contr. e impr., 2003, 638; sull ambigua formulazione delle norme in esame v. DENTAMARO, in Il nuovo diritto societario, diretto da G. Cottino e altri, cit., sub art bis, 388, nt. 19. (38) Il rinvio all art ter vale ragionevolmente a rendere operanti anche le eventuali regole di quantificazione, inserite nell atto costitutivo secondo quanto previsto dal quarto comma di tale articolo. Lo spazio concesso all autonomia statutaria da quest ultima disposizione non risulta agevolmente determinabile: in primo luogo per le azioni quotate nei mercati regolamentati, rispetto alle quali non dovrebbe essere lecito alcuno scostamento dal criterio indicato nel terzo comma, stante l enunciazione della sua «esclusività» [cfr. in questo medesimo senso CARMIGNANI (nt. 37) sub art ter, 892], e stante il fatto che la norma che autorizza la deroga è costruita interamente in chiave di deviazione dai criteri, ancorati al valore del patrimonio sociale ed alle prospettive reddituali dell ente, previsti dal secondo comma; in secondo luogo per le azioni non quotate, con riferimento alle quali la disposizione di cui al quarto comma sembra collidere con i criteri generali da ultimo citati, apparendo formulata in termini di deroga rispetto al vecchio principio basato sui valori contabili di bilancio (art. 2437, nel testo precedente la riforma del 2003; v. però, su tale norma, infra, nt. 84), non già rispetto al nuovo, di per sè aderente ai valori reali della partecipazione (v. supra, nt. prec.). Poiché l attuale disciplina è diretta senza dubbio a rafforzare la posizione del recedente, e mira ad eliminare i profili di onerosità nell esercizio del recesso, che quella precedente, soprattutto in termini economici, conteneva, le regole statutarie autorizzate dal quarto comma dell art ter sembrano poter consistere sostanzialmente in una predeterminazione dei criteri di valutazione della consistenza patrimoniale della società (mediante indicazione dei parametri di stima di una o più categorie di beni, o prevedendo l inserimento di beni non iscritti in bilancio), entro i margini che la discrezionalità tecnica lascia sussistere nell apprezzamento del valore reale della partecipazione. Ritiene invece che lo statuto possa dettare anche parametri meno favorevoli per il recedente CARMIGNANI (nt. 37), sub art ter, 891; di regola, la dottrina si limita a riconoscere genericamente la derogabilità del criterio legale: v. F. DI SABATO, Diritto delle società, Milano, 2003, 385; CORSI, Diritto dell impresa 2, Milano, 2003, 191; precisa, ma senza ulteriori analisi, che la deroga deve procedere seguendo una traccia suggerita dal legislatore, ROSAPEPE, in AA.VV., Diritto delle società, Manuale breve, Milano, 2004, 403. Su questo argomento v. anche infra, par. 5. (39) Anche la clausola di gradimento, al pari di quella prelatizia, è finalizzata al soddisfacimento di questo interesse: si v. per tutti RAGUSA MAGGIORE (nt. 14), 601; com è ben noto, tuttavia, secondo taluni detto interesse sarebbe proprio della società, nell un caso, e dei soci uti singuli, nell altro, sì che la clausola di prelazione avrebbe esclusivamente valore di patto parasociale ad efficacia obbligatoria: v. su questo tema, a cui già si è fatto cenno, gli aa. e la giurisprudenza citati infra, nt. 97, oltre alle considerazioni svolte nella nt. 40.14 706 Marco Cian dizione che gli sia assicurata la possibilità di cedere la partecipazione ad un prezzo equo, condizione tipicamente rispettata dalla clausola di prelazione (40). Né sembra che, sotto questo profilo, l autonomia statutaria trovi nella società per azioni vincoli maggiori rispetto a quelli che incontra nel modello della società a responsabilità limitata (41): un accostamento tra la regola che sacrifica il potere del socio di scegliere lo schema negoziale per la cessione della partecipazione e il divieto di trasferimento (che indurrebbe ad estendere alla prima il limite quinquennale imposto, nella s.p.a., al secondo) si rivelerebbe ingannevole, stante il diverso piano su cui i due precetti operano, e stante il fatto che la prelazione non aggredisce l interesse a presidio del quale detto limite è posto. Anche nel nuovo diritto societario, conserva pertanto valore l insegnamento volto a predicare la validità della clausola esplicitamente comprendente vicende traslative a titolo gratuito o con prestazione infungibile da (40) Non sembra che possa affermarsi una maggiore comprimibilità dell interesse del socio alla trasferibilità della quota attraverso l inserimento di una clausola di gradimento, che non attraverso l introduzione di un vincolo prelatizio, argomentando da una presunta, diversa titolarità dell interesse a conservare l originaria compagine sociale, che i due limiti alla circolazione mirerebbero a soddisfare: interesse che secondo taluni, come si è ricordato poc anzi (supra, nt. prec.), farebbe capo alla società nell un caso, ai singoli soci nell altro [si v. in proposito BONILINI (nt. 24), 29, nt. 77, nonché gli aa. e la giurisprudenza citati infra, nt. 97]. In realtà, anche la clausola di prelazione costituisce una regola dell ente, che condiziona la rilevanza, al suo interno, delle vicende traslative delle quote; sì che l aspettativa dei soci assume rilievo organizzativo e si eleva al di sopra del piano meramente individuale. D altra parte, la circostanza che la clausola di gradimento possa attribuire il potere di concedere il placet, oltre che ad organi sociali, ad altri soci (art bis, comma 2 o : la norma va ragionevolmente interpretata nel senso che sia legittima l attribuzione del potere ad una determinata categoria di soci, non già ad un singolo soggetto, il che equivarrebbe a riconoscere tale potere ad un terzo estraneo all ente), rende difficilmente tracciabile una cesura tra questa clausola e quella di prelazione, sul piano dell interesse (sociale e individuale) protetto. (41) Con riferimento al problema dell applicabilità della clausola, genericamente formulata in termini di «trasferimento», in occasione di atti di cessione a titolo gratuito, cfr. G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 20, il quale ritiene che nulla si opponga all operatività del vincolo, nelle società a responsabilità limitata, dacché, quand anche vi si ricollegasse, quale effetto ultimo, la preclusione di questo tipo di trasferimenti, è possibile vietare radicalmente la circolazione delle quote. In realtà, come si viene dicendo nel testo, i maggiori limiti che l autonomia statutaria incontra nella società per azioni (non potendone essere mai impedita la circolazione delle azioni, prima della riforma del 2003; potendo essere preclusa al più per cinque anni, secondo il nuovo art bis) non sono posti a presidio dell interesse individuale alla realizzazione di un determinato programma negoziale, bensì a protezione dell interesse alla dismissione dell investimento; il che rende legittima, anche nella s.p.a., ed oltre i limiti del quinquennio, la clausola prelatizia operante a prescindere dal rispetto delle condizioni offerte dal terzo.15 Clausola statutaria e conferimento di azioni 707 parte del terzo. Ove la stessa non contenga poi, però, alcuna indicazione in merito ai criteri di determinazione delle condizioni a cui, in tali ipotesi, i soci beneficiari possono acquistare le azioni, questi vanno ricostruiti integrando, in via interpretativa, il precetto statutario, sì da articolare meccanismi operativi del diritto (sulle cui specificità torneremo (42)), comunque imperniati sul pagamento di un prezzo, ma diversi, per quanto concerne il contenuto della denuntiatio e la quantificazione del corrispettivo, a seconda del progetto traslativo predisposto dal socio. L alternativa, inaccettabile, sarebbe quella di ritenere la clausola insuscettibile di operare, in ogni ipotesi di trasferimento con controprestazione non fungibile, e quindi invalida in parte qua, sostanzialmente per impossibilità dell oggetto. 3. In questo quadro, il problema della portata di una clausola di prelazione di incerta estensione, perché ricollega genericamente il relativo diritto al «trasferimento», o alla «cessione» delle azioni (tutt al più, limitandosi a precisare che deve trattarsi di trasferimenti inter vivos), va posto effettivamente sul piano interpretativo; l esegesi del precetto statutario conduce però normalmente in direzione diametralmente opposta, rispetto a quella seguita da buona parte della giurisprudenza (43). È certo che i criteri oggettivi di interpretazione vanno privilegiati, secondo quanto comunemente si insegna, rispetto alla ricerca della volontà effettiva delle parti, stante la rilevanza, non circoscritta ai soggetti dell atto, dello statuto societario (44). Ma non può essere invocato il principio della libera trasferibilità dell azione, per imporre una lettura restrittiva della clausola che, senza elencare le fattispecie traslative rispetto alle quali è chiamata ad operare, si esprima esclusivamente in termini di «trasferimento», o analoghi (45). Il problema ermeneutico si delinea in verità in termini sensibilmente (42) V. infra, par. 4. (43) Si vedano le pronunce citate supra, nelle note 12 ss. (44) Su questo tema v., per tutti, ANGELICI, Le basi contrattuali della società per azioni, in Trattato Colombo-Portale, 1*, Torino, 2004, 155 ss.; ID., Le disposizioni generali sulla società per azioni, in Trattato Rescigno, 16, Torino, 1985, 230 ss.; MARASÀ, Le società 2, in Trattato Iudica-Zatti, Milano, 2000, 14 s.; IBBA, L interpretazione degli statuti societari fra criteri oggettivi e criteri soggettivi, in Riv. dir. civ., 1995, I, 525 ss. (45) Così, invece, BONELLI (nt. 8), 975 s. Nella giurisprudenza francese v. recentemente, nel medesimo senso, App. Chambéry, 26 novembre 2002, in Dalloz, 2003, Jur., 1216, con nota di ESPESSON-VERGEAT. Come si è osservato (supra, nt. 4), l ordinanza veneziana da cui si è tratto spunto ricollega erroneamente l assunto dell inoperatività del vincolo alla fattispecie del conferimento, tra l altro, alla necessità di ricorrere a criteri oggettivi di interpretazione della regola statutaria.16 708 Marco Cian più articolati, rispetto a quelli in cui viene sovente posto da una giurisprudenza che, d altra parte, sembra talora sovrapporre anche i piani su cui si pongono, dall un lato, i rapporti tra significato oggettivo della regula statutaria e comune intenzione delle parti, e, dall altro, i rapporti tra il naturale potere di disporre delle proprie azioni e le limitazioni pattizie allo stesso (46). La prevalenza dei criteri oggettivi di interpretazione gioca un ruolo decisivo in presenza di una clausola certa di prelazione, riferentesi univocamente (ad esempio) alla compravendita, e precisante dettagliatamente, ed in termini conformi (richiedendo l indicazione del corrispettivo in denaro offerto dal terzo), il contenuto della denuntiatio; in questo caso, ancorché da elementi esterni al contratto sociale o alla deliberazione introduttiva della clausola possa desumersi la volontà dei soggetti agenti, di assoggettare al vincolo qualsiasi episodio traslativo, non è consentito trascendere il senso letterale ed inequivoco dei termini in cui il precetto è formulato. Sul diverso piano dei rapporti tra il principio della libera disponibilità dell azione e le sue deroghe si snoda invece il problema dell applicabilità in via analogica di una clausola di questo tenore (sempre certa in ordine alla sua portata) a fattispecie circolatorie diverse da quelle espressamente contemplatevi; interrogativo che riceve senza dubbio risposta negativa, giacché la trasferibilità costituisce connotato naturale dell azione, che, proprio per tale ragione, non può essere compresso oltre i limiti posti dalla clausola di deroga. Il ricorso alle categorie concettuali proprie dell interpretazione della legge, a cui talora si indulge, argomentando l inestensibilità in via analogica del precetto dalla sua posizione di eccezionalità rispetto al principio della libera cedibilità dell azione (47), non distrae dal corretto iter logico attraverso cui la riflessione deve snodarsi, pur trattandosi più propriamente di un problema di integrabilità in via interpretativa delle regole organizzative societarie (c.d. ergänzende Auslegung) (48): la quale non è, in queste ipotesi, consentita, perché non può rappresentare, come dovrebbe, il naturale completamento di tali regole, nel quadro delle finalità perseguite con la loro posizione; invero, il precetto che pone il vincolo alla (46) Emblematica in tal senso è proprio l ordinanza veneziana da cui si è tratto spunto: v. supra, nt. prec. e nt. 4. (47) Cfr. BONELLI (nt. 8), 975 s., nonché l ordinanza citata alla nt. 1. (48) Su questa tematica v. per tutti FLUME, Allgemeiner Teil des bürgerlichen Rechts, II, Das Rechtsgeschäft 4, Berlin - Heidelberg - New York, 1992, 321 ss.; LARENZ e WOLF, Allgemeiner Teil des deutschen Bürgerlichen Rechts 9, München, 2004, 28, Rn. 108 ss., 540 ss., e 33, Rn. 9 ss., 620 s.; BETTI, Interpretazione della legge e degli atti giuridici, Milano, 1949, 300 ss.17 Clausola statutaria e conferimento di azioni 709 circolazione non può essere letto come disposizione che fissa (per così dire in positivo) la misura della trasferibilità della partecipazione, ma si configura come limite (negativo) all altrimenti generale e normale carattere di piena trasmissibilità della stessa. Torna ad essere problema di esegesi del contenuto del precetto, non già di estensione in via analogica, quello che profila la clausola genericamente riferentesi alle ipotesi di «trasferimento», come anche la clausola che contiene una elencazione delle tipologie di vicende circolatorie soggette all operare della prelazione, ma che rivela altresì, in base ad indici oggettivamente rilevabili, il mero carattere esemplificativo dell elencazione stessa (49). L indagine va condotta con ogni evidenza in concreto, il che preclude la possibilità di formulare principi di diritto generali ed astratti; e poiché deve essere guidata da canoni ermeneutici aderenti al significato obiettivo della disposizione statutaria (50), assume rilievo più che marginale la ricerca dell effettiva volontà dei soggetti che hanno posto quest ultima. Qui, il rapporto di regola a eccezione che intercorre fra la libera trasferibilità dell azione e il vincolo pattizio non può essere invocato, giacché non si tratta di enucleare (integrando la prescrizione contrattuale) un precetto non enunciato, chiamato ad operare in ipotesi che i soggetti agenti non hanno considerato, ma che, alla luce delle finalità perseguite nell atto, avrebbero verosimilmente disciplinato in conformità alla regola posta; si tratta, diversamente, di determinare il contenuto e l estensione della disposizione formulata, non oltre i limiti della massima portata semantica delle espressioni che la compongono (51). In questa prospettiva, va assegnato normalmente un peso decisivo alla finalità tipica (ed oggettivamente apprezzabile), della clausola di pelazione, la quale, posponendo l interesse del singolo socio a quello dei coazionisti a mantenere inalterata la compagine sociale, è naturalmente destinata ad operare in occasione di ogni episodio (49) Cfr. nella giurisprudenza francese, per un problema di operatività, ad una vicenda di fusione, di un patto extrastatutario di prelazione, testualmente riferito a vicende di «cession, échange, apport en société, donation», Cass. com., 28 aprile 2004, in (50) V. gli aa. citati supra, nt. 44. (51) Cfr. PORTALE (nt. 31), 640, nt. 154, secondo cui l assunto in base al quale, alla luce del principio della libera trasferibilità dell azione, ogni clausola limitativa dovrebbe essere interpretata restrittivamente (sì che solo una espressa inclusione del conferimento in società tra le fattispecie traslative soggette al vincolo renderebbe quest ultimo operante) finisce per porre un requisito di forma imponendo l indicazione analitica delle vicende soggette alla prelazione, non richiesto da alcuna norma.18 710 Marco Cian traslativo, quale che sia il tipo negoziale progettato dall alienante (52). Sì che il concreto riferimento alle vicende implicanti un «trasferimento», o una «cessione» della partecipazione dovrebbe assicurare, di regola, alla clausola la massima capacità espansiva consentita dal più ampio valore semantico attribuibile a dette espressioni (53); un tanto, a maggior ragione, quando il precetto statutario come talora accade enfatizza la propria portata, rendendo ad esempio operante la prelazione, in ogni caso in cui «il socio intenda vendere, o comunque trasferire» le proprie azioni. Nessun rilievo in direzione contraria dovrebbe essere attribuito, per converso, al riferimento esplicito alla figura della «prelazione». L incertezza in ordine all essenzialità o meno del requisito della parità di condizioni (sempre che un incertezza residui, stanti i risultati ormai sostanzialmente acquisiti dalla moderna e più aperta dottrina (54)) porta ad escludere che a tale espressione possa essere oggettivamente ed inequivocabilmente riconosciuto il solo significato di istituto operante in occasione di vicende traslative implicanti una controprestazione fungibile da parte del terzo (55). Ad ogni modo, anche ammettendo che il diritto di prelazione debba essere ricostruito in questi termini, la valorizzazione della finalità propria e tipica della clausola, accompagnata da una coerente enunciazione in termini ampi di «trasferimento», denoterebbe una contraddizione interna al precetto, una frattura tra il presupposto della sua applicabilità, così come enunciato, e il meccanismo operativo prescelto, che dovrebbe essere composta non già attraverso l amputazione, in via interpretativa, del primo (cioè attraverso una lettura riduttiva del concetto di «trasferimento»), bensì mediante l integrazione, sempre in via interpretativa, del secondo (cioè mediante l affiancamento, allo schema della prelazione propria, di un secondo congegno, operante in occasione delle vicende traslative che non prevedono, a carico del terzo, l esecuzione di una prestazione fungibile). In questo caso, il ricorso all integrazione della regola pattizia sarebbe legittimo (e necessario), diversamente dall ipotesi in cui si tratti di estendere la disposizione dell atto costitutivo a fattispecie ulteriori rispetto a quelle nella medesima enunciate, dacché l arricchimento del dettato statutario si collocherebbe non già sul piano dei presupposti di operatività del vincolo alla circolazione, bensì su quello relativo alle sue modalità di funzionamento, in modo da (52) Cfr. supra, par. 2. (53) Cfr., per questa impostazione, G.F. CAMPOBASSO (nt. 8), 25 ss.; ALESSI (nt. 8), 71 s. (54) V. gli autori citati supra, nt. 31. (55) Cfr. specialmente ALESSI (nt. 8), 69 s.19 Clausola statutaria e conferimento di azioni 711 consentire al precetto di realizzare in tutta la sua pienezza il risultato perseguito. Difficoltà analoghe si profilano quando, alla generica individuazione delle vicende traslative in occasione delle quali è esercitabile la prelazione, segue l indicazione analitica del contenuto della denuntiatio, con specifico riferimento alla comunicazione del «prezzo» offerto dal terzo, o l esplicita attribuzione ai coazionisti del diritto di acquistare le quote «a parità di condizioni». Nuovamente si impone risultando la «disciplina» posta dalla prescrizione statutaria inadeguata, per difetto, rispetto alla sua «fattispecie» l integrazione della componente «regolamentare» della clausola, non già la lettura riduttiva degli elementi individuanti i presupposti della sua applicazione, che contrasterebbe con il canone dell interpretazione teleologica del precetto, e non risulterebbe imposta da ragioni di oggettiva ed irreparabile inidoneità di questo ad operare nella misura prestabilita (56). Al richiamo alle condizioni offerte dal terzo pare ragionevole riconoscere minore rilievo, sotto il profilo interpretativo, rispetto all enunciazione in termini di «trasferimento», o «cessione», e simili, soprattutto ove lo stesso assuma un ruolo scarsamente incisivo nel contesto letterale del precetto statutario (come nel caso esaminato dall ordinanza veneziana, dove il riferimento alle «stesse condizioni» promesse dal terzo, che l alienante ha l obbligo di proporre ai consociati, sembra posto più a tutela di questi ultimi, per ribadire che il primo non può pretendere dai secondi un acquisto a condizioni più onerose, che non a tutela dell alienante stesso): a tale richiamo, in quest ottica, sembra legittimo attribuire il significato di mero ancoraggio al valore economico atteso dal socio, non già di rinvio puntuale all intero programma negoziale da questo progettato. Trattandosi, come si era osservato, di un problema ermeneutico, la conclusività del dato relativo alla finalità tipica della prelazione non è tuttavia assoluta: non può escludersi che, in concreto, altri, univoci elementi impongano di riconoscere nel termine «trasferimento» un riferimento alla sola compravendita, o, al più, alle fattispecie traslative implicanti l esecuzione di una prestazione fungibile da parte del terzo (come potrebbe accadere se la clausola, precisando che i coazionisti hanno diritto d acquisto «a parità di condizioni», enfatizzasse questo requisito con il prevedere che nessuno degli elementi contenuti nell offerta proveniente dal terzo può es- (56) In questo senso v. G. F. CAMPOBASSO (nt. 8), 27 s. In senso diametralmente opposto REVIGLIONO (nt. 8), 14 ss., che ritiene operante il vincolo solo se la clausola indica i criteri e le modalità di determinazione del corrispettivo in denaro; in giurisprudenza v. Trib. Milano, 20 marzo 1997 (nt. 8), ed altresì Trib. Milano, 6 febbraio 2002 (nt. 8).20 712 Marco Cian sere modificato nell esercizio del diritto). Nel dubbio, peraltro, la considerazione della normale funzione della regola prelatizia dovrebbe guidare l attività esegetica. 4. L esercizio della prelazione, in occasione di vicende traslative non integranti un atto di compravendita, conduce alla conclusione di un negozio, tra socio alienante e coazionisti beneficiari, diverso da quello progettato dal primo (57); al più, quando l oggetto della controprestazione promessa dal terzo sia rappresentato da beni fungibili di non difficile reperimento, può ritenersi che debba essere rispettata la parità di condizioni, non risultando necessario il sacrificio dell interesse del socio cedente a procacciarsi determinate utilità, mediante il trasferimento delle proprie quote (58). Con questa sola eccezione, il negozio scaturente dall azionamento del diritto di prelazione si configura costantemente come atto di compravendita, il cui contenuto, in particolare per quanto concerne il corrispettivo dell acquisto, resta autonomo rispetto a quello dell atto progettato, pur dipendendone talora integralmente. Il passaggio dalle condizioni programmate a quelle a cui si attua la vendita ai soci beneficiari reca due ordini di problemi: quello dell enucleazione della regola integrativa del precetto statutario, che nulla disponga in merito, cioè della determinazione dei criteri «legali» di quantificazione del prezzo; quello della tracciatura degli eventuali limiti imposti all autonomia statutaria, nell individuazione pattizia di tali criteri. Nel silenzio dello statuto, la ricostruzione dei congegni operativi del vincolo prelatizio procede lungo due distinte linee direttrici, a seconda che il negozio programmato dall alienante preveda o non preveda l esecuzione di una controprestazione, da parte del terzo, il cui valore sia agevolmente convertibile in denaro. Nella prima ipotesi, il prezzo dell acquisto dovrebbe corrispondere a tale valore, eventualmente aumentato dei costi necessari per il procacciamento dell utilità promessa dal terzo. A questo criterio di quantificazione può ricorrersi, oltre che in caso di permuta (59), in occasione del conferimento delle azioni in società. Stante il carattere associativo, non già di scambio, proprio del contratto di società, la partecipazione all atto di fon- (57) Cfr. Cass., 12 gennaio 1989, n. 93 (nt. 8). (58) La difficoltà di procacciamento dei beni può consistere anche nei costi di transazione, che i soci beneficiari dovrebbero sostenere per il loro duplice trasferimento. Il rispetto del progetto negoziale delineato dal socio alienante va considerato eccessivamente oneroso anche quando esso implichi, quale corrispettivo della cessione delle azioni, la somministrazione dei beni, per una durata significativa. (59) Cfr. MELI (nt. 8), 190 s. Vedere altro
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