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Timestamp: 2018-08-22 01:11:20+00:00
Document Index: 104408615

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5']

La responsabilità tributaria dell'amministratore della società, anche se "di fatto" | Commercialista Telematico
La responsabilità tributaria dell'amministratore della società, anche se "di fatto"
L’art. 11 del DLgs. 472/97, nella parte in cui prevede una responsabilità solidale tra l’ente e l’autore materiale del fatto, è stato implicitamente abrogato per le società dotate di personalità giuridica dall’art. 7 del D.L. 30.9.2003, n. 269, convertito dalla L. 24.11.2003, n. 326.
Secondo la disposizione normativa da ultima citata, nel caso di violazioni tributarie facenti capo a società dotate di personalità giuridica le sanzioni possono essere irrogate solo nei confronti della stessa, e non delle persone fisiche che le hanno materialmente commesse.
In attuazione di tale principio sono state annullate le sanzioni irrogate nei confronti dell’amministratore di fatto di una società di capitali (sentenza Cass. 10.6.2015 n. 12007).
La disciplina generale in materia di sanzioni amministrative tributarie, i cui principi sono incardinati nel D.Lgs. n. 18 dicembre 1997 n. 472, delinea un profilo soggettivo dell’illecito tributario fondato sul principio di responsabilità personale, sull’imputabilità e sulla colpevolezza dell’autore materiale della violazione.
Nel quadro del sistema sanzionatorio introdotto dalla riforma del 1997, di chiara derivazione penalistica, l’illecito non è più riferibile al contribuente in quanto tale (soggetto passivo dell’obbligazione tributaria), bensì alla persona fisica che ha materialmente commesso la violazione.
In particolare per le imprese e le società, il contribuente e l’autore della violazione possono infatti essere diversi, fatta salva la responsabilità solidale del contribuente per il pagamento della sanzione nel caso di cui all’art. 11.
Con l’art. 7 del D.L. 30.9.2003, convertito con modificazioni dalla L. 24.11.2003, n. 326, è stato ribaltato il principio della diretta sanzionabilità dell’autore della violazione, con riferimento alle società ed enti con personalità giuridica; in luogo del manager viene quindi colpita la società, in quanto presumibile beneficiaria dall’illecito fiscale commesso.
I principi in materia di sanzioni
In forza del principio di legalità, pienamente accolto nella normativa sanzionatoria vigente (art. 3, D.Lgs. n. 472/1997):
nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione;
salvo diverse disposizioni di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile;
se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato;
se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, è applicata la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo.
A questo principio si collega l’ulteriore canone del favor rei, secondo il quale la sanzione non può essere applicata per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce più violazione punibile.
L’autore diretto
Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. n. 472/1997, la sanzione è riferibile alla persona fisica che ha commesso o concorso a commettere la violazione; l’articolo 11, comma 2, aggiunge che, fino a prova contraria, si presume autore della violazione colui che ha sottoscritto o compiuto gli atti illegittimi.
L’autore della violazione deve essere capace di intendere e volere (art. 4, principio di imputabilità), mentre le violazioni commesse devono essere coscienti e volontarie, caratterizzate da dolo o colpa (art. 5, principio di colpevolezza).