Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/2015-12-03_2.htm
Timestamp: 2017-02-22 17:48:33+00:00
Document Index: 165642356

Matched Legal Cases: ['art. 389', 'art. 389', 'art. 199', 'art. 1', 'art. 199', 'sentenza ', 'art. 10']

Studio Legale Tidona - La IV Direttiva Europea Antiriciclaggio n. 2015/849 e la normativa della Repubblica di San Marino
La nuova direttiva 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio - la cosiddetta IV direttiva antiriciclaggio del 20 maggio 2015 - inserisce i reati fiscali nella gamma di reati che qualificano un’attività criminosa, tale da costituire il presupposto del riciclaggio.
Nell’ordinamento sammarinese tali tipologie di reati sono stabiliti nel codice penale all’art. 389 e 389 bis che sono stati completamente modificati attraverso la nuova Legge n. 166/2013 di riforma tributaria che ha riscritto, con decorrenza dal 01/01/2014, le predette fattispecie penali contenute anche nella Legge n. 99/2010 che integra alcune ipotesi di reato di tipo fraudolento. In precedenza il codice penale all’art. 389 stabiliva commette il reato chiunque, al fine di evadere imposte o di agevolare l'altrui evasione rende dichiarazioni infedeli utilizzando mezzi fraudolenti o comunque pone in essere mezzi fraudolenti. La sanzione veniva applicata qualora l'ammontare dei tributi evasi accertato in via definitiva era superiore a lire 25.000.000 per ciascuna operazione oppure nel periodo di imposta a lire 250.000.000. Tuttavia con il pagamento delle imposte e delle relative sanzioni amministrative entro novanta giorni dalla data in cui il provvedimento di accertamento era divenuto definitivo escludeva la punibilità e l'azione penale. L'obbligo di denuncia e l'attività istruttoria nonchè la prescrizione del reato avevano corso solo dopo la scadenza del termine citato. Nelle ipotesi di connessione con altri reati, inoltre l'autorità giudiziaria poteva procedere separatamente per questi ultimi.
Tale disposizione è stata sostituita con la nuova riforma tributaria pertanto fino al 31/12/2013 il reato era previsto nell’ordinamento sammarinese ma vi era una causa di esclusione della punibilità e di procedibilità tale per cui in concreto si poteva evitare la sanzione sotto il profilo pernale. A ciò si aggiungono i brevi termini di accertamento per l’illecito fiscale stabiliti dalla legislazione sammarinese di 5 o 4 anni rispettivamente per la fattispecie omissiva o per le altre casistiche. La nuova disciplina ha riscritto il reato di evasione fiscale circoscrivendolo alle fattispecie di:
- omissione di dichiarazione con soglia di 25.000€ di imposta evasa
- emissione, rilascio o utilizzo di fatture o documenti a fronte di operazioni inesistenti per qualsiasi importo di imposta evasa
- dichiarazioni rese o attività eseguite utilizzando mezzi fraudolenti con soglia di imposta evasa superiore a €25.000,00 per ciascun tributo e per ciascun periodo di imposta La novità introdotta si concentra tuttavia sulla eliminazione della causa di esclusione delle punibilità e di procedibilità. Pertanto qualora un soggetto ricada in una delle predette ipotesi commette un reato presupposto ai fini antiriciclaggio.
L’art. 199 bis che nella Repubblica definisce la fattispecie di riciclaggio - introdotto con la Legge 123/1998 – in origine stabiliva che commette il reato di riciclaggio chiunque allo scopo di ostacolarne l'accertamento della provenienza, occulta, sostituisce, trasferisce, ovvero collabora o s'intromette affinché altri effettuino tali azioni in relazione a denaro che sa o deve presumere ottenuto da altri mediante un reato non colposo e non contravvenzionale (misfatto compiuto a titolo di dolo). Il reato viene altresì commesso da chiunque utilizza ovvero collabora o si intromette perché si utilizzi in attività economiche o finanziarie denaro che sa o deve presumere ottenuto da altri mediante la commissione di un reato non colposo e non contravvenzionale. Le disposizioni si applicano anche quando l'autore del reato, da cui il denaro proviene, non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale reato. Nel caso in cui il reato presupposto sia stato commesso all'estero il fatto deve essere penalmente perseguibile e procedibile anche nell'ordinamento sammarinese.
L’estensione del reato all’intermediario nell’ipotesi di concorso nella fattispecie di reato di riciclaggio e autoriciclaggio inoltre è connessa all’elemento soggettivo ovverosia il dolo nonché il dolo eventuale. Infatti integra il reato sia la coscienza e la volontà di realizzare l’evento e quindi violare le norme per commettere il reato (nell’ipotesi di dolo) ma è sufficiente – nel caso di dolo eventuale – che il soggetto agisca senza il fine di commettere il misfatto ma ponendo in atto comportamenti, ad esempio la violazione sistematica delle regole, che rischiano di provocare il reato ovvero l’intermediario accetta inconsapevolmente il rischio che il comportamento provochi la commissione del reato di riciclaggio. Le operazioni di riciclaggio connesse ad attività criminose di natura fiscale, negli ultimi anni sono state prese in esame dalla normativa internazionale e dalle raccomandazioni del GAFI che hanno richiesto l’introduzione del reato di riciclaggio anche a fronte di reati presupposto costituiti da reati fiscali. Tuttavia al di là delle raccomandazioni gli Stati membri dell’Unione Europea hanno assunto direttive molto diverse fra loro sia a livello di inclusione di tali fattispecie criminose negli ordinamenti sia nel contenuto e nella definizione di reato fiscale in ogni Stato membro. Pertanto la IV Direttiva comunitaria in materia di riciclaggio ha ritenuto opportuno per la prima volta stabilire, in linea con le raccomandazioni riviste del GAFI, che i «reati fiscali» connessi alle imposte dirette e indirette rientrano nell'ampia definizione di «attività criminosa». Considerando che ciascuno Stato membro può ricondurre reati fiscali diversi dalla nozione di «attività criminosa» stabilita dalla direttiva, le definizioni di reati fiscali previste dalle normative nazionali divergono. Pertanto non essendo perseguita l'armonizzazione delle definizioni di reati fiscali contemplate nella legislazione nazionale degli Stati membri, si contemperano tali esigenze di tutela mediante la previsione, ai sensi dalla propria legislazione, dello scambio di informazioni o la prestazione di assistenza tra le Unità di informazione finanziaria.
L’«attività criminosa secondo la direttiva è costitutia da qualsiasi tipo di coinvolgimento criminale nella perpetrazione dei seguenti reati gravi: i reati terroristici, i reati contro il traffico illecito di stupefacenti, le attività delle organizzazioni criminali, la frode ai danni degli interessi finanziari dell'Unione, la corruzione, tutti i reati, compresi i reati fiscali relativi a imposte dirette e indirette, quali specificati nel diritto nazionale, punibili con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà di durata massima superiore ad un anno ovvero, per gli Stati membri il cui ordinamento giuridico prevede una soglia minima per i reati, tutti i reati punibili con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà di durata minima superiore a sei mesi.
La definizione di “riciclaggio” inoltre di cui all’art. 1 comma 2 della Legge n. 92/2008 non coincide con la fattispecie criminosa di cui all’art. 199-bis del Codice penale sammarinese ma essa è integrata per i soggetti designati i cui obblighi pertanto si estendono in un area più vasta rispetto a quella prevista dalla normativa primaria: il presupposto è la provenienza del denaro da attività criminosa in genere, mentre il codice penale richiede la tassativa provenienza da misfatto di natura dolosa. Il “sospetto”, per assumere rilevanza ai fini della normativa antiriciclaggio, non deve essere riferito esclusivamente al “reato tributario”, ma altresì al “riciclaggio” ed all’”autoriciclaggio” di beni provenienti da quella particolare specie di attività criminosa rappresentata dalla violazione di obblighi fiscali penalmente sanzionati. Si è in presenza di riciclaggio, se si è a conoscenza o il sospetto di un’attività criminosa dalla quale il denaro proviene inclusi i reati tributari.
Premesso tuttavia che la normativa internazioale, incluse le raccomandazioni del GAFI, è orientata a considerare i reati fiscali come presupposto del riciclaggio, ne deriva che il “quantum” prodotto dal reato, va identificato, non nell’imponibile sottratto a tassazione, ma nell’imposta evasa, che rappresenta il vero “profitto del reato”. La problematica è molto complessa al fine di interpretare correttamente la norma soprattutto a carico degli intermediari che sono tenuti all’osservanza delle disposizioni. In primo luogo secondo la normativa fiscale sammarinese, sono penalmente punibili le violazioni concernenti le imposte dirette (Imposta Generale sui Redditi), restando escluse le violazioni in materia di imposte indirette (imposta monofase, di successione e donazione, di registro, di trascrizione, bollo, voltura, catastali ecc). E ogni Stato avrà una legislazione differente. Ne consegue che, laddove la violazione concerna detti ultimi tributi, la condotta non può essere mai qualificata come attività criminosa e pertanto non potrà parlarsi specularmente di riciclaggio.
Nel caso in cui in precedenza siano stati commessi reati fiscali e il deposito di somme su un rapporto bancario sia effettuato con il profitto di tali reati tributari, per cui si intende riciclare le somme frutto dei reati fiscali, l’aspetto problematico è connesso alla valutazione degli elementi a disposizione del soggetto designato che deve avvenire sulla base dei documenti che lo stesso è tenuto a domandare per il corretto svolgimento delle proprie attività e funzioni, imposte dalla legge, senza configurare a suo carico un obbligo di penetranti indagini tese ad escludere l’esistenza di pregressi reati fiscali. Identificati i contorni delle fattispecie penalmente rilevanti, si conclude che, non è agevole configurare una casistica così articolata e dai contorni così fortemente discrezionali. La valutazione dei reati fiscali quali reati presupposto è particolarmente complessa soprattutto se deve essere eseguita da parte di un intermediario.
E’ dunque difficile, per i soggetti obbligati, valutare se ci sia l’obbligo di segnalare un’operazione sospetta per quanto attiene gli illeciti tributari che possono configurare un’operazione di ricilaggio. La direttiva pone le basi per un’efficace e rafforzata implementazione di un sistema di contrasto al riciclaggio transnazionale, tuttavia ammette l’assenza di armonizzazione sulla definizione di reato fiscale e di attività criminosa e non risolve le problematiche concrete in fase applicativa circa l’individuazione delle fattispecie oggetto di eventuale segnalazione da parte degli intermediari. Gli Stati membri, e la Repubblica di San Marino nell’osservanza della Convenzione monetaria sottoscritta nel 2012 e ratificata con il Decreto Consiliare 120/2012, avranno due anni di tempo per conformarsi alla IV direttiva. In particolare, dovranno inserire nella propria legislazione la definizione di attività criminosa ampliando la gamma dei reati a quelli di natura fiscale, relativi a imposte dirette e indirette, punibili con una pena detentiva o con altra misura equipollente di durata massima superiore a un anno o, nel caso di ordinamento giuridico che prevede una soglia minima per i reati, tutti quelli punibili, sempre a titolo di detenzione o misura equipollente, di durata minima di sei mesi.
Ciò tuttavia non consentirà l’armonizzazione dell’ambito delle attività criminose, quali presupposto di riciclaggio, in quanto non vi sono disposizioni uniformi sulla nozione dei reati fiscali, e quindi non si potrà prescindere dalla normativa di carattere penale tributario vigente in ogni singolo Stato e dal tipo di pena che la stessa normativa prevede nel caso di commissione di un reato tributario. A tale proposito è bene evidenziare le conseguenze di una modifica della normativa penale vigente in un ordinamento che possono incidere sugli obblighi previsti per i soggetti designati in relazione all’applicazione della normativa antiriciclaggio anche in altri Stati in cui vigono le direttive comunitarie. A titolo esemplificativo il D.Lgs. n. 158/2015 italiano ridisegna il sistema delle sanzioni penali-tributarie e con effetto dal 22 ottobre 2015 avrà ripercussioni significative anche sui giudizi pendenti. Intervenendo sull’attuale formulazione del D.Lgs. n. 74/2000, il legislatore ha aumentato le soglie di punibilità di alcuni reati e ha introdotto nuove fattispecie perseguibili penalmente, quale ad esempio l’omessa presentazione della dichiarazione da parte del sostituto d’imposta, che la Repubblica di San Marino ha già introdotto che effetto dal 1/1/2014. Ma ciò che più sintomatico è la previsione di specifiche cause di non punibilità: il pagamento integrale di quanto dovuto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado depenalizza i reati di omesso versamento ed indebita compensazione, così come l’infedele ed omessa dichiarazione qualora i debiti tributari, comprese le sanzioni amministrative e gli interessi, siano estinti integralmente entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo. Tali disposizioni riemergono nell’ordinamento italiano vicino alla Repubblica di San Marino mentre la Repubblica, solo lo scorso anno, ha abrogato la medesima prescrizione. Ciò naturalmente ha effetti sulla normativa antiriciclaggio nonché sugli obblighi degli intermediari di segnalazione di un’operazione sospetta data la presenza di clientela residente nella vicina Repubblica italiana.
La depenalizzazione che accompagna la riscrittura di talune fattispecie di reati tributari sembra porsi in contrasto con l’aspettativa di tutela degli interessi finanziari dell’UE, ma questa rinuncia al penale va correttamente letta come dichiarazione di sufficienza delle sanzioni amministrative, come attribuzione di natura “sostanzialmente” penale a queste ultime e, quindi, come allineamento al divieto di bis in idem voluto dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Il legislatore italiano non ha rinunciato al bis in idem sanzionatorio (rappresentato dalla comminatoria di sanzioni penali e amministrative), ma - sulla scia della sentenza della Corte EDU 4 marzo 2014, Grande Stevens - ha riscritto il sistema sanzionatorio amministrativo, così da riaffermare che le sanzioni amministrative tributarie non rappresentano affatto un deficit di tutela degli interessi finanziari UE, ma un diverso modo di sanzionare peraltro chiaramente consentito da Direttive comunitarie (da ultimo si veda la Direttiva (UE) 2015/845 del Parlamento europeo e del Consiglio).
- anche il solo sospetto che l’origine dei fondi possa derivare da illeciti fiscali farà scattare l’obbligo per l’intermediario di segnalazione di attività sospetta.
- la compliance fiscale entra oramai di diritto quale requisito essenziale di verifica della clientela senza alcun dubbio prima generato dal mancato riferimento espresso di tali illeciti tra quelli che potevano qualificare un’attività criminosa.
La direttiva 2015/849 prevede il Registro centrale dei titolari effettivi sia per le società che per gli altri accordi legali quali trust, fondazioni, ecc. A tale proposito la Repubblica di San Marino ha già previsto nel proprio ordinamento un Registro dei trust – tenuto da Banca Centrale - che riporta tutti i soggetti che hanno interessi, obblighi o diritti connessi con lo strumento: il disponente, i beneficiari, i trustee, i guardiani. Inoltre l’Autorità di Vigilanza tiene l’archivio delle partecipazioni fiduciarie ovvero registra tutti i titolari effettivi di partecipazioni in società sammarinesi detenute per mezzo di una società fiduciaria sia sammarinese che estera. Infine presso il Tribunale Sammarinese è tenuto il Registro delle Società e quello delle Associazioni e delle Fondazioni in cui sono depositati tutti gli atti costitutivi delle predette entità nonché i titolari delle partecipazioni per i quali devono essere certificati dal notaio che ha rogato l’atto istitutivo i requisiti di idoneità dei citati soggetti. Pertanto già attualmente i soggetti designati titolari di interessi alla verifica della identitità dei titolari effettivi delle entità clienti possono consultare gli estratti dei registri per le finalità imposte dalla normativa antiriciclaggio.
La IV Direttiva ha esteso la nozione di titolare effettivo per alcuni particolari strumenti legali fra i quali emergono i trust. Per tale tipologia si è conclusa la discussione circa l’individuazione dei soggetti che avevano diritti quesiti sullo strumento in quanto nella individuazione dei predetti soggetti la direttiva ha incluso tutti i soggetti che gravitano attorno allo strumento e che pertanto vantano diritti o hanno obblighi nei sui confronti: rientrano nella definizione di titolare effettivo di trust i disponenti, i beneficiari, il trustees, il guardiano oltre a coloro nel cui interese è istituito o agisce l’istituto giuridico o chi esercita in ultima istanza il controllo sullo stesso. Nella legislazione sammarinese i predetti soggetti sono iscritti nel Registro dei trust e, secondo le istruzioni dell’AIF, già è necessario includere fra i titolari effettivi i beneficiari e gli altri soggetti che vantano diritti attuali sul trust o nell’interesse dei quali lo stesso opera e in caso di inesistenza è comunque necessario riportare il trustee o il guardiano che esercitano i propri poteri sul trust, hanno il controllo sull’istituto in virtù dell’atto istitutivo analogamente a quanto stabilito dalla direttiva. Inoltre con riferimento ai contratti assicurativi l’Agenzia di Informazione Finanziaria sin dal 2009 con l’Istruzione 2009/05 ha indicato che il titolare effettivo di tali tipologie contrattuali è da individuare nel beneficiario anticipando quanto prescritto con il Regolamento del 21 luglio 2014 n. 5 emesso dall’IVASS nell’ordinamento italiano che ha dettato per la prima volta le disposizioni attuative circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di registrazione da parte delle imprese di assicurazione e degli intermediari assicurativi. Infatti il provvedimento stabilisce che è necessario identificare e verificare l’identità del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo nonché quella del beneficiario al momento della corresponsione della prestazione assicurativa. Nella Repubblica di San Marino tuttavia il beneficiario deve essere identificato immediatamente al momento della nomina anche se non ha accettato rendendolo definitivo il beneficio e indipendentemente dalla corresponsione della prestazione assicurativa andando oltre quanto stabilito dall’Autorità di Vigilanza delle imprese assicurative italiane.
Profilo di rischio La IV direttiva antiriciclaggio è basata su tre livelli di azione. La Commissione, gli Stati membri e i soggetti obbligati al rispetto degli obblighi antiriciclaggio, devono identificare, analizzare e valutare i rischi che un’operazione comporta nel configurare eventi o tentativi di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo.
I soggetti designati devono in particolare individuare e valutare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, tenendo conto di fattori di rischio basandosi sulla tipologia di clientela, paese o area geografica di residenza della stessa, della tipologia di prodotti e servizi forniti, operazioni eseguite o canali di distribuzione utilizzati. Inoltre gli intermediari devono porre in essere politiche, controlli e procedure per mitigare e gestire in maniera efficace i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo inclusi: a) l'elaborazione di politiche, controlli e procedure interni, pratiche di riferimento per la gestione dei rischi, adeguata verifica della clientela, segnalazione, conservazione dei documenti, controllo interno, gestione della conformità ivi inclusa, se adeguata rispetto alle dimensioni e alla natura dell'attività economica, la nomina di un responsabile della conformità a livello dirigenziale, e indagine sui dipendenti e di una funzione di revisione indipendente per la verifica delle politiche, dei controlli e delle procedure interni citati. Le politiche, i controlli e le procedure poste in essere devono essere debitamente autorizzate dall'organo amministrativo che deve verificarne l'adeguatezza delle misure e adoperarsi per rafforzarle.
In tale ambito benché l’approccio sul rischio sia un elemento fondamentale per valutare l’operatività della clientela, ad oggi non è stata introdotta una disciplina che specifica i requisiti patrimoniali minimi quantitativi a fronte del rischio antiriciclaggio. Dovrà entrare nelle best practise dei soggetti designati l’elaborazione di un risk assessment per l’individuazione e la valutazione dei rischio antiriciclaggio in funzione delle peculiarità dell’intemediario determinate come indicato dalla tipologia di clientela, del paese di residenza della medesima, della tipologia di prodotti servizi forniti e operazioni eseguite nonché dei canali distributivi utilizzati al fine di poter individuare procedure e controlli interni correlati alla propria rischiosità. Persone politicamente esposte
Fra i soggetti designati nell’ordinamento italiano è prevista la pubblica amministrazione (art. 10 comma 2 lett. g) D.Lgs n. 231/2007). La normativa sammarinese in tale ambito mostra una lacuna non estendendo gli adempimenti in materia di antiriciclaggio – ivi inclusi gli obblighi di segnalazione di operazione sospetta - agli enti pubblici ad eccezione di Banca Centrale ed Ente Poste che rientrano a pieno titolo nella norma.