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Timestamp: 2020-01-28 03:27:13+00:00
Document Index: 7808318

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2119', 'art. 112', 'art. 4', 'art. 115', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 13019 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13019 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. lav., 24/05/2017, (ud. 15/02/2017, dep.24/05/2017), n. 13019
sul ricorso 1085/2015 proposto da:
L’ANCORA S.R.L., UP C.F. (OMISSIS), in persona del legale
FARAVELLI 22, presso (STUDIO MARESCA ARTURO, MORRICO, BOCCIA &
ASSOCIATI), che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati
MAURIZIO TAVILLA, GAETANO GIANNI’, giusta delega in atti;
A.C.F., C.F. (OMISSIS), in proprio e nella qualità di
GENITORE ESERCENTE PATRIA POTESTA’ di C.G.C. erede di
C.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA QUIRINO
MAJORANA 9, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIA FAZZARI,
rappresentata e difesa dall’avvocato AURORA FRANCESCA NOTARIANNI,
avverso la sentenza n. 1358/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,
depositata il 16/10/2014 r.g.n. 391/2013;
udito l’Avvocato GAETANO GIANNI’;
udito l’Avvocato FRANCESCA AURORA NOTARIANNI.
Con sentenza del 16 ottobre 2014, la Corte d’Appello di Messina, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Messina ed in accoglimento della domanda riproposta in via incidentale in sede di gravame, estendeva alla condanna al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali la pronunzia con cui il primo giudice accoglieva la domanda proposta da C.F., poi deceduto e sostituito da A.C.F., in proprio e quale esercente la potestà sulla minore C.G.C., nella loro qualità di eredi, nei confronti dell’Ancora S.r.l., avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare intimato al C. per aver incassato senza versarlo alla Società il corrispettivo dei prodotti venduti quale banconista a bordo delle navi traghetto Caronte e Tourist S.p.A. in servizio sullo stretto di (OMISSIS).
Con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 c.c., e L. n. 604 del 1966, artt. 1 e 3, imputa alla Corte territoriale l’omessa valutazione, ai fini del giudizio circa la ricorrenza dell’invocata giusta causa di recesso, della circostanza del reiterato omesso rilascio dello scontrino al cliente all’atto della vendita della merce e dell’incasso del corrispettivo da parte del lavoratore.
La violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., è dedotta nel secondo motivo in relazione all’omessa pronuncia in ordine alla rilevata distinta modalità fraudolenta di appropriazione dell’incasso della merce venduta data dal rimpiazzo delle merce con altra acquistata direttamente ed a minor costo aliunde, rispetto alla quale risulta in conferente la motivazione resa dalla Corte territoriale.
La violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 4, è predicata nel terzo motivo in relazione alla ritenuta illegittimità del controllo a distanza effettuato da un’agenzia investigativa e diretta, a detta della Società ricorrente, a tutela del proprio patrimonio.
La violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., è dedotta nel quarto motivo in relazione alla ritenuta inutilizzabilità a fini probatori del materiale registrato.
Ciò posto, ne discende l’infondatezza anche del primo e del secondo motivo, non valendo il tentativo della Società ricorrente di porre l’accento sulla rilevanza, in sè (primo motivo) e quale mezzo per l’attuazione di azioni fraudolente, ulteriori e distinte dal trattenimento dell’incasso, in danno della Società (secondo motivo), della diversa irregolarità riscontrabile a carico del lavoratore, data dal mancato rilascio dello scontrino all’atto di ogni singolo acquisto, ad inficiare la conclusione cui perviene la Corte territoriale, che risulta congruamente motivata sul piano logico e giuridico, con riferimento al difetto di prova dell’addebito contestato, rappresentato dall’appropriazione dell’incasso, ma altresì in relazione alla sproporzione tra la sanzione espulsiva irrogata e la condotta consistita nella mancata emissione dello scontrino per ogni singolo acquisto, affermata in relazione alla ritenuta non intenzionalità di tale inadempimento, desunta dalla circostanza per cui il lavoratore comunque a fine turno provvedeva alla contabilizzazione del venduto mettendo la Società in condizioni di verificare la corrispondenza tra l’incassato e il venduto, valutazione, questa, che, tra l’altro, non è stata qui fatta oggetto di specifica censura da parte della Società ricorrente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità nei confronti della sola parte costituita, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.