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Timestamp: 2019-02-20 16:41:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['art 827', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 35']

Diritto di Famiglia dei Minori e delle Persone | Studio Legale Gennaro Orlando
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Un nuovo tentativo di truffa gli SMS ricevuti sullo smartphone che, dietro la comunicazione dell’arrivo di una “raccomandata digitale”, invitano a cliccare su un link per collegarsi al sito ingannevole www.agenziadellentrate.com, falsamente riconducibile all’Agenzia.
Negli ultimi giorni sono stati segnalati dei falsi messaggi SMS da mittenti come ad esempio “InfoSMS”, “Equitalia”, solo apparentemente provenienti dall’Agenzia delle Entrate.
Un proprietario può rinunciare al diritto di proprietà? Può accadere che la proprietà diventa solo un “peso” come fonte di tasse e responsabilità o può accadere che un privato vuole liberarsi di un proprio bene immobile. I casi possono essere i più svariati, quando il proprietario vuole liberarsi di terreni con evidenti problemi di dissesto idrogeologico o inquinati (al fine di evitare i costi per «opere di consolidamento, demolizione e bonifica) o edifici inutilizzabili (per evitare i costi di demolizione).
Ma cosa dice la giurisprudenza al riguardo?
L’art 827 del codice civile recita che i beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano al patrimonio dello Stato.
È ammissibile che, con un atto unilaterale, il proprietario rinunci al diritto di proprietà di un bene immobile (cosiddetta rinuncia abdicativa). È, però, inammissibile rinunciare al diritto di proprietà «al solo fine, egoistico, di trasferire in capo all’Erario – e dunque in capo alla collettività intera – i costi necessari per le opere di consolidamento, di manutenzione o di demolizione dell’immobile»: in tal caso, l’atto di rinuncia è nullo. Lo afferma l’avvocatura generale dello Stato in un parere di massima indirizzato all’avvocatura distrettuale dello Stato di Genova.
L’atto di rinuncia sarebbe inoltre qualificabile in «frode alla legge» perché volto «al conseguimento di un risultato in contrasto» con il dettato costituzionale; e da ritenersi stipulato in spregio al divieto di abuso del diritto. (1)
Il Tar Piemonte, sez. I, sentenza 28 marzo 2018 n. 368 (Pres. Ravasio, est. Giordano) si è pronunciato sulla rinuncia al diritto di proprietà: il privato non può abdicare al diritto di proprietà, in particolare, il privato il cui fondo sia stato occupato per la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità e che poi non sia stato espropriato nelle forme legislativamente previste, non può unilateralmente abdicare al diritto di proprietà vantato sul fondo medesimo. tutti i casi in cui il codice civile ha espressamente ammesso la rinunzia ad un diritto reale risultano accomunati dal fatto che a fronte della rinuncia la proprietà immobiliare non rimane “acefala”, perché in tali casi la rinunzia provoca l’estinzione del diritto reale minore e la correlativa riespansione della piena proprietà; ovvero, trattandosi di diritti reali minori in comunione, provoca l’accrescimento delle quote altrui sul diritto reale minore.
(1)Articolo 1344 del Codice civile
Con la circolare n. 5 del 19 febbraio 2018, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (c.d. INL) fornisce una serie di indicazioni operative che mirano, sulla scia dei più o meno recenti aggiornamenti normativi in materia, ad adeguare le procedure previste dalla norma alle innovazioni tecnologiche che riguardano il controllo a distanza dell’attività lavorativa.
La possibilità di inquadrare direttamente i lavoratori, in presenza di concrete ragioni giustificatrici, senza la necessità di ricorrere a sistemi di mascheramento che potrebbero limitare, se non vanificare, l’efficacia dello strumento utilizzato, è un ulteriore elemento di novità. E’ bene precisare che “i principi di legittimità e determinatezza del fine perseguito, nonché della sua proporzionalità, correttezza e non eccedenza, impongono una gradualità nell’ampiezza e tipologia del monitoraggio, che rende assolutamente residuali i controlli più invasivi, legittimandoli solo a fronte della rilevazione di specifiche anomalie e comunque all’esito dell’esperimento di misure preventive meno limitative dei diritti dei lavoratori.”
Ricordiamo, che l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, recita che l’installazione di telecamere e, in genere, di strumenti dai quali deriva anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, può avvenire solo per esigenze organizzative e produttive o per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. L’installazione non può avvenire se non è preceduta da un accordo collettivo stipulato con la rappresentanza sindacale unitaria o aziendale.
Secondo la circolare n.5/2018, la valutazione delle istanze va ovviamente concentrata sull’effettiva sussistenza delle ragioni che legittimano l’adozione del provvedimento, tenendo presente, in particolare, la finalità per la quale è richiesta la singola autorizzazione. Così, possono essere autorizzati utilizzi di impianti audiovisivi che inquadrano direttamente l’operatore, senza dover introdurre condizioni quali, per esempio, l’angolo di ripresa della telecamera oppure l’oscuramento del volto del lavoratore, purché sussistano le ragioni giustificatrici del controllo.
Per il controllo del lavoratore attraverso cellulare, è legittimo – dice l’INL – solo in casi eccezionali debitamente motivati. Prosegue la circolare precisando che l’accesso alle immagini registrate va tracciato in modo che i relativi «log di accesso» siano conservati per un periodo non inferiore a sei mesi. Non è, invece, più posto come requisito l’uso di un sistema a «doppia chiave fisica e logica».
UTILIZZO DELLE RIPRESE IN GIUDIZIO. COSA DICE LA CASSAZIONE
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 4367/2018 ha fornito chiarimenti sull’utilizzo di mezzi di videoriprese e e l’utilizzo nell’ambito di un procedimento penale. La cassazione ha stabilito che sono utilizzabili le riprese effettuate con telecamere all’interno del luogo di lavoro in sede giudiziale. Le immagini servono al datore di lavoro per esercitare un controllo sul patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei dipendenti, e le norme dello Statuto dei lavoratori poste a presidio della loro riservatezza non fanno divieto dei cosiddetti controlli difensivi del patrimonio aziendale.
Il diritto degli individui (non solo dei cittadini) di accedere alle cure sanitarie sul territorio nazionale è un principio che trova il proprio fondamento in diverse fonti normative, in primo luogo nella Costituzione (art. 32) e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art. 35).
La durata del diritto è quella del permesso di soggiorno. Per ottenere l’assistenza bisogna iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale.
Esso riguarda tutti i soggetti regolarmente soggiornanti o che abbiano chiesto il rinnovo del titolo di soggiorno per i seguenti motivi o trovandosi in una delle seguenti condizioni:
• lavoro subordinato;
• asilo politico (compresi i rifugiati);
• asilo umanitario – protezione temporanea;
• protezione sociale;
• minori stranieri;
• donne in stato di gravidanza e di puerperio fino a un
massimo di sei mesi dalla nascita del figlio.
L’iscrizione può essere obbligatoria o volontaria. La prima consente la scelta del medico di base iscritto nei registri ASL con conseguente attribuzione di 4 crediti riconoscibili ai fini dell’accordo di integrazione.
Secondo le linee guida del Ministero della Salute, l’iscrizione volontaria, invece, può essere richiesta dai cittadini stranieri non comunitari titolari di un permesso di soggiorno con validità superiore a tre mesi e che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria al SSN.
Con l’iscrizione si ha diritto al rilascio della Tessera sanitaria (TS) , che viene data allo straniero previa esibizione del permesso di soggiorno. La tessera può essere consegnata solamente alla persona straniera che presenti il cedolino rilasciato dalla Questura o la ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta
La contribuzione figurativa spetta per i periodi di congedo per malattia del figlio (articolo 49, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151).
Il beneficio spetta a entrambi i genitori. Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto ad astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni.
Ciascun genitore, alternativamente hadiritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i tre e gli otto anni (articolo 47, d.lgs. 151/2001).
Dal terzo anno di vita del bambino e fino al compimento dell’ottavo anno, è dovuta la copertura contributiva calcolata con le modalità previste dall’articolo 35, comma 2: “I periodi di congedo parentale di cui all’articolo 34, comma 3, compresi quelli che non danno diritto al trattamento economico, sono coperti da contribuzione figurativa, attribuendo come valore retributivo per tale periodo il 200 per cento del valore massimo dell’assegno sociale, proporzionato ai periodi di riferimento, salva la facoltà di integrazione da parte dell’interessato, con riscatto ai sensi dell’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, ovvero con versamento dei relativi contributi secondo i criteri e le modalità della prosecuzione volontaria”.
L’accredito dei contributi avviene in automatico, come conseguenza della denuncia mensile del datore di lavoro
L’amministratore deve sempre saper conciliare le esigenze di trasparenza nella gestione condominiale con la riservatezza dei singoli. Quali dati personali può trattare e in che modo?
I numeri di telefono fisso, di telefono cellulare e l’indirizzo di posta elettronica possono essere utilizzati se sono già indicati in elenchi pubblici(come le pagine bianche o le pagine gialle) oppure se l’interessato abbia fornito il proprio consenso. In ogni caso, occorre sempre tenere presente il principio di proporzionalità circa l’uso di tali recapiti, con particolare riferimento a frequenze e ad orari: il loro utilizzo può essere opportuno in casi di necessità ed urgenza (soprattutto per evitare situazioni di pericolo o danni incombenti), mentre occorre massimo discernimento per le attività ordinarie e non possono essere comunicati a terzi.
Il garante per la protezione dei dati personali ha dato degli indirizzi precisi. Il trattamento dei dati personali di natura sensibile (come quelli sullo stato di salute) o dei dati giudiziari è consentito esclusivamente nel caso in cui siano indispensabili ai fini dell’amministrazione del condominio. A titolo esemplificativo, tale uso è possibile nel caso in cui l’assemblea debba deliberare l’abbattimento delle “barriere architettoniche” che rendono difficoltoso l’accesso a un condomino diversamente abile, al fine di acquisire informazioni sulle persone che presteranno servizio alle dipendenze del condominio stesso, oppure quando si debbano trattare i dati anche sanitari di persone che abbiano subìto danni negli spazi condominiali. In questi casi devono comunque essere adottate adeguate cautele al fine di salvaguardare la dignità degli interessati.
Come può essere richiesta la Certificazione Unica?
Può essere richiesta da tutti i cittadini che hanno percepito dall’INPS redditi di lavoro dipendente e assimilati, redditi di pensione, redditi lavoro autonomo, redditi di provvigioni e redditi di altra natura
Posta Elettronica Certificata (PEC) con la richiesta che va trasmessa all’indirizzo richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.itcompleta di copia del documento di identità del richiedente.
Con l’avvio dell’ anno scolastico 2018-2019 si riaccende il dibattito sui vaccini. In questo articolo forniremo alcune semplici linee guide per le semplificazioni burocratiche per l’anno in corso.
I ministri della Salute, Giulia Grillo, e dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti, sono intervenuti con una circolare, per promuovere le seguenti semplificazioni:
La principale novità sul tema è la costituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, indispensabile per semplificare la vita delle famiglie ed evitare inutili e onerose certificazioni anche nei casi di cambio di residenza.
L’Anagrafe nazionale, come riporta il sito del Ministero è la base per far decollare concretamente la vaccino-vigilanza, che potrà finalmente riferire puntualmente sugli eventi avversi riferiti ai vaccini impiegati e metterà a sistema i dati delle Regioni. Per approfondire sulla circolare del 2017 puoi leggere l’articolo cliccando qui