Source: http://www.lavoroimpresa.com/242_requisiti_limiti_accedere_regime_minimi
Timestamp: 2020-01-22 17:01:35+00:00
Document Index: 10617695

Matched Legal Cases: ['art. 176', 'art. 34', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 36', 'art. 40']

Requisiti e limiti per accedere al regime dei minimi | LavoroImpresa.com
Il regime dei cosiddetti contribuenti minimi è stato recentemente rivisto. In questo modo sono state introdotte importanti novità quali l’applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 5% e le agevolazioni contabili e finanziarie quali l’esenzione della liquidazione e del versamento periodico dell’Iva, la completa esenzione Irap o la non assoggettabilità agli studi di settore. Vediamo, allora, di conoscere quali requisiti occorre rispettare per accedere al regime.
Limite dei ricavi e dei compensi
Fra i requisiti che deve avere un contribuente minimo vi è l’obbligo di mantenere un ammontare complessivo dei compensi non superiore a 30.000 euro. Tale limite è riferito ai ricavi o ai compensi complessivamente conseguiti dall’imprenditore o dal professionista indipendente dall’attività cui si riferiscono. Nel computo di tale limite devono essere considerati anche i compensi percepiti in base ad un contratto di cessione di diritti d’autore.
Nel caso in cui il contribuente eserciti due o più attività, per il computo dei ricavi e dei compensi occorre fare riferimento alla somma complessiva di ogni singola attività.
In caso di inizio dell’attività nel corso del periodo d’imposta, il limite dei ricavi e dei compensi deve essere ragguagliato all’anno.
Il regime cessa di avere applicazione nell’anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti superino di oltre il 50% il limite dei 30.000 euro. In tal caso il contribuente diventerà debitore anche dell’Iva maturata per le operazioni effettuate antecedentemente al superamento del limite e comunque limitatamente all’esercizio in cui è avvenuto il superamento e potrà detrarre la relativa imposta sugli acquisti e sulle importazioni. In tal caso il contribuente dovrà:
istituire i registri previsti dal titolo II del D.P.R. n. 633/1972 entro il termine per l’effettuazione della liquidazione periodica relativa al mese o al trimestre in cui è superato il limite;
adempiere agli obblighi ordinariamente previsti per le operazioni effettuate successivamente al superamento del limite;
presentare la comunicazione annuale dati Iva e la dichiarazione annuale Iva entro i termini ordinariamente previsti;
versare eventualmente l’imposta a saldo risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno in cui è stato superato di oltre il 50% il limite di 30.000 euro entro i termini ordinariamente previsti;
annotare i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi e l’ammontare degli acquisti effettuati anteriormente al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale Iva.
I ricavi e i compensi dei contribuenti minimi non sono assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. A tal fine, però, i contribuenti devono rilasciare una dichiarazione dalla quale risulti che il reddito cui le somme afferiscono è soggetto a imposta sostitutiva.
Assenza delle cessioni all’esportazione
Fra gli altri requisiti che deve avere un contribuente minimo vi è l’assenza delle cessioni all’esportazione. Con questa definizione si intendono le seguenti operazioni:
Articolo 8-bis del DPR 633 del 26.10.1972:
e-bis) le prestazioni di servizi diverse da quelle di cui alla lettera e) direttamente destinate a sopperire ai bisogni delle navi e degli aeromobili di cui alle lettere a), a-bis) e c) e del loro carico;
Articolo 9 del DPR 633 del 26.10.1972:
7) i servizi di intermediazione relativi a beni in importazione, in esportazione o in transito, a trasporti internazionali di persone o di beni, ai noleggi e alle locazioni di cui al n. 3), nonché quelli relativi ad operazioni effettuate fuori del territorio della Comunità; le cessioni di licenze all'esportazione;
9) i trattamenti di cui all'art. 176 del Testo unico approvato con D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, eseguiti su beni di provenienza estera non ancora definitivamente importati, nonché su beni nazionali, nazionalizzati o comunitari destinati ad essere esportati da o per conto del prestatore del servizio o del committente non residente nel territorio dello Stato;
Articolo 71 del DPR 633 del 26.10.1972:
le operazioni con lo Stato della Città del Vaticano e con la Repubblica di San Marino;
Articolo 72 del DPR 633 del 26.10.1972:
Assenza di spese per lavoratori dipendenti
I contribuenti minimi, nell’anno precedente l’accesso al regime, non devono aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori.
Ai fini dell’applicazione del regime dei minimi i contribuenti, nel triennio solare precedente, non devono aver effettuato acquisti di beni strumentali per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro. Il valore dei beni strumentali ad uso promiscuo è considerato limitatamente al 50% dei relativi corrispettivi.
Nella determinazione del limite dei 15.000 occorre tenere conto anche di eventuali canoni di locazione o di noleggio corrisposti dal contribuente per acquisire la disponibilità di un bene.
Altri limiti per accedere al regime dei contribuenti minimi
In merito all’accesso nel regime dei contribuenti minimi la normativa è abbastanza chiara: l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, una mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente.
A decorrere dal 1° gennaio 2012 è possibile mantenere il regime dei contribuenti minimi nel periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e nei quattro successivi. A questa disposizione, tuttavia, vi è una deroga. Per cui il regime può essere applicato anche oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello di inizio dell’attività ma non oltre il periodo d’imposta di compimento del trentancinquesimo anno di età.
Per determinare il momento in cui l’attività è iniziata occorre far riferimento allo svolgimento effettivo dell’attività e non all’apertura della Partita Iva.
Non possono essere considerati contribuenti minimi i soggetti che:
non sono residenti nello Stato italiano;
effettuano, in via esclusiva o prevalente, cessioni di fabbricati e di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
esercitano attività di lavoro autonomo o impresa in forma individuale e, contestualmente, partecipano a società di persone o associazioni professionali ovvero a società a responsabilità limitata in regime di trasparenza.
Vengono elencati, di seguito, i regimi speciali Iva la cui adozione esclude l’applicazione del regime dei contribuenti minimi:
Agricoltura e attività connesse e pesca art. 34 e 34-bis del D.P.R. n. 633/1972
Vendita sali e tabacchi art. 74 comma 1 del D.P.R. n. 633/1972
Commercio di fiammiferi art. 74 comma 1 del D.P.R. n. 633/1972
Editoria art. 74 comma 1 del D.P.R. n. 633/1972
Gestione di servizi di telefonia pubblica art. 74 comma 1 del D.P.R. n. 633/1972
Rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta art. 74 comma 1 del D.P.R. n. 633/1972
Intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al DPR n. 640/1972 art. 74 comma 6 del D.P.R. n. 633/1972
Agenzie di viaggio e turismo art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972
Agriturismo art. 5 comma 2 della Legge 413/1991
Vendite a domicilio art. 25-bis comma 6 del D.P.R. n. 600/1973
Rivendita di beni usati, oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione art. 36 del DL n. 41/1995
Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione art. 40-bis del DL n. 41/1995
L’esercizio di una delle attività soggette ad un regime speciale ai fini Iva comporta al contribuente l’impossibilità di avvalersi del regime dei minimi non solo per l’attività soggetta al regime speciale ma anche per ulteriori attività d’impresa o di lavoro autonomo esercitate.
Il reddito d’impresa o di lavoro autonomo di un contribuente minimo è dato dalla differenza tra la somma dei componenti positivi di reddito e quelli negativi.
I componenti positivi sono costituiti dai ricavi, dalle plusvalenze e dalle sopravvenienze attive. Sono, invece, componenti negativi i costi sostenuti dal contribuente relativi all’esercizio della propria attività, le minusvalenze, le sopravvenienze passive e i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge compresi quelli eventualmente corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare. In tale ambito è bene precisare che con il termine “contributi versati in ottemperanza a disposizioni di legge” si intende il versamento dei contributi per i quali l’omesso pagamento comporta l’elevazione di sanzioni da parte dell’ente pensionistico.
Sulla differenza tra componenti positivi e componenti negativi si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef nella misura del 5%.
Il reddito così calcolato, essendo escluso dalla tassazione ordinaria, non dà la possibilità di approfittare di eventuali detrazioni per carichi di famiglia o altre spese detraibili dal reddito complessivo.
Nella determinazione del reddito non incidono le rimanenze finali delle merci acquistate poiché il costo sostenuto per l’acquisto delle stesse è imputato al momento in cui avviene il pagamento, secondo il principio di cassa. Eventuali rimanenze di merci relative all’esercizio precedente a quello dell’ingresso nel regime dei minimi devono essere rilevate come componenti negativi di reddito del primo periodo d’imposta in cui ha effetto l’opzione del regime dei minimi e, comunque, fino a concorrenza dei componenti positivi.
Le perdite prodotte nel corso dell’applicazione del regime dei minimi sono computate in diminuzione dei redditi d’impresa o di lavoro autonomo prodotti nei successivi periodi d’imposta ma non oltre il quinto.
Contribuenti minimi: requisiti di base
ContiPronti (non verificato)
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