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Timestamp: 2019-02-18 07:25:40+00:00
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Quando il sequestro diventa confisca
26 Ottobre 2018 | Autore: Mariano Acquaviva
Cos’è il sequestro? Qual è la differenza tra sequestro e confisca? A cosa serve il sequestro preventivo? Cos’è la confisca?
Sequestrare una cosa significa sottrarla a chi ne è proprietario oppure a chi ne dispone legittimamente, al fine di poterne impedire l’utilizzo. A volte il sequestro ha effetti solamente giuridici, nel senso che il bene sequestrato resta nella disponibilità del suo titolare, soltanto che questi non può farne ciò che vuole: ad esempio, non può utilizzarlo (si pensi ad un’auto sequestrata) oppure non può venderlo o fittarlo. Nel procedimento penale, il sequestro assume un significato particolare: secondo la legge, possono essere sequestrate le cose pertinenti al reato, quando la loro libera disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del crimine realizzato ovvero agevolare la commissione di altri reati, oppure i bene del reo, se vi è ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato. Nel primo caso si parlerà di sequestro preventivo, nel secondo di sequestro conservativo. Il sequestro preventivo, tra l’altro, può essere disposto anche in previsione della futura confisca degli stessi beni. Cosa significa, precisamente? Qual è la differenza tra sequestro e confisca? Quando il sequestro diventa confisca? Scopriamolo insieme.
2 Sequestro penale: quanti tipi?
3 Sequestro preventivo: cos’è?
4 Confisca: cos’è?
5 Quando il sequestro diventa confisca?
Prima di vedere quando il sequestro diventa confisca, occorre che ti spieghi qualche concetto preliminare. Nel procedimento penale, il sequestro è una misura cautelare, cioè un provvedimento che viene adottato in attesa della sentenza che chiuderà il giudizio. Sicuramente saprai che la giustizia italiana non è per nulla veloce: proprio per evitare che, nelle lungaggini processuali, possano intervenire cambiamenti che rendano inutile la pronuncia finale del giudice, è possibile emanare delle misure che anticipino in parte la sentenza o, comunque, non la rendano vana.
Facciamo un esempio: Tizio è indagato per minacce e stalking nei confronti di Caia; perquisendo il suo appartamento, la polizia trova una pistola. Ora, è facile da capire che, se l’arma venisse lasciata nella libera disponibilità di Tizio, questo ben potrebbe utilizzarla contro Caia per realizzare i suoi propositi criminali. Per questo motivo, l’autorità può decidere di sequestrare la pistola per evitare che possa accadere qualcosa di ancor più grave.
Sequestro penale: quanti tipi?
Il codice di procedura penale conosce due tipi di sequestro (in realtà sono tre, ma quello probatorio ora non ci interessa): il sequestro conservativo e il sequestro preventivo. Il sequestro conservativo ha una finalità meramente economica ed è, pertanto, equiparabile al sequestro in ambito civile. Il suo scopo è quello di sottrarre all’imputato la disponibilità di beni mobili o immobili in vista del pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento oppure del risarcimento dovuto alla persona offesa [1]. Il sequestro conservativo può essere richiesto sia dal pubblico ministero che dalla parte civile interessata al risarcimento del danno; a disporlo è il giudice con ordinanza, avverso la quale è possibile ricorrere al tribunale in sede di riesame [2].
Il sequestro preventivo, invece, corrisponde al tipo di sequestro che abbiamo sopra esemplificato parlando della pistola. La legge dice che, quando c’è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice ne dispone il sequestro con decreto. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca [3].
Confisca e sequestro (preventivo) sono quindi strettamente legati, in quanto è possibile sottoporre a sequestro le cose che di cui è consentita la confisca. La confisca [4] è una misura di sicurezza che consiste nella sottrazione definitiva di uno o più beni. Detto in parole semplici, il bene confiscato non viene più restituito: se non è addirittura distrutto, esso viene acquisito a titolo definitivo dallo Stato. Una sorta di espropriazione, insomma.
Facciamo un esempio. Secondo il codice penale, i beni che hanno costituito il prezzo o il profitto di uno dei principali reati contro la pubblica amministrazione (concussione, peculato, corruzione, ecc.) sono confiscati a seguito di sentenza di condanna. Se questi beni non ci sono o non sono più reperibili, è ordinata la confisca dei beni di proprietà del colpevole per un valore corrispondente al suo illecito arricchimento. Si prenda il caso del dipendente che, avendo la disponibilità del denaro della pubblica amministrazione per cui lavora, se ne appropri. Se verrà condannato per peculato, gli verranno confiscati beni per un ammontare pari al suo furto. Allo stesso modo, si pensi al pubblico ufficiale che, abusando delle sue funzioni, in cambio di alcuni favori si faccia regalare un’automobile. Se, a seguito di processo penale, il pubblico ufficiale verrà condannato per concussione, l’automobile che gli è stata ingiustamente regalata gli verrà confiscata.
Quando il sequestro diventa confisca?
Mentre il sequestro è una misura cautelare comminata nelle more del processo, la confisca è una sanzione definitiva: la confisca, infatti, segue la sentenza di condanna, potendosi equiparare di fatto ad una vera e propria pena, mentre il sequestro si applica prima, proprio in attesa della sentenza definitiva. Quindi, tornando all’esempio di sopra, l’auto regalata illegittimamente al pubblico ufficiale, durante tutte le indagini e il procedimento, verrà posta sotto sequestro; se interverrà una sentenza di condanna, poi, verrà confiscata. In pratica, il sequestro diventa confisca dopo la sentenza di condanna.
[1] Art. 316 cod. proc. pen.
[2] Art. 317 cod. proc. pen.
[3] Art. 321 cod. proc. pen.