Source: http://astratto.info/r-g-a-repubblica-italiana-in-nome-del-popolo-italiano-tribunal.html
Timestamp: 2019-03-19 02:17:29+00:00
Document Index: 29597739

Matched Legal Cases: ['art. 278', 'art. 269', 'art. 180', 'art. 190', 'art. 180', 'art. 564', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

R. G. A. Repubblica italiana in nome del popolo italiano tribunale Ordinario di Venezia
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G. R., , Gi., A., I., D., R., L. e B., rappresentati e difesi dall’avv. Michela Barina, presso la stessa elettivamente domiciliati, per mandato a margine dell’atto di citazione,
N. Giuseppe,
“Nel merito: accertata e dichiarata la responsabilità esclusiva di M.Vincenzo nella causazione del sinistro di cui in premesse; accertato altresì, incidenter tantum e senza che ciò costituisca pronuncia di accertamento di stato, il vincolo di filiazione naturale non riconoscibile che lega l’attrice R. G. al defunto padre B.G.; condannarsi per l’effetto i convenuti, in solido, al risarcimento del danno patrimoniale, biologico, morale ed esistenziale sofferto dagli attori come conseguenza del decesso del loro congiunto, ciascuno per il proprio titolo, iure proprio e/o iure hereditatis, nella misura che sarà accertata in corso di causa e/o nella somma maggiore o diversa che sarà ritenuta di giustizia; somme da aumentarsi della rivalutazione monetaria e degli interessi sul capitale via via rivalutato, dal giorno del sinistro sino all’effettivo soddisfo.
Chiedesi inoltre, ove ritenuta necessaria a sostegno delle prove assumende, CTU medico legale per la verifica incidentale del rapporto generativo naturale tra il compianto sig. B.G. e l’attrice sig.ra R. G..”
dichiararsi la carenza di legittimazione attiva di G. R..
previo eventuale accertamento del concorso colposo del defunto G. B.per non aver fatto uso dei sistemi di ritenzione obbligatori, accertarsi la congruità delle somme versate ante causam agli attori e per l’effetto respingersi le domande perché infondate;
ci si oppone a tutte le istanze istruttorie concernenti l’accertamento incidentale della paternità di G. R., stante l’inammissibilità dello stesso.”
Con l’atto di citazione in epigrafe indicato G. R., , Gi., A., I., D., R., L. e B. esponevano che B.G. il 30.8.2001 alle 13,15, mentre si trovava quale trasportato (nella specie, sul sedile posteriore lato sinistro) a bordo della Fiat UNO tg. TV 820509 condotta da Vincenzo M. -- di proprietà di Giuseppe N. (assicurato Levante Norditalia s.p.a.) -- lungo la S.S. 515 Noalese in territorio del Comune di Santa Maria di Sala, rimaneva coinvolto in un sinistro, nel quale perdeva la vita insieme agli altri occupanti l’autovettura; giunto all’altezza della chilometrica 28+100 la Fiat Uno condotta dal M.invadeva l’opposta corsia di marcia ed andava a collidere frontalmente con l’autocarro Man tg. BW210MA di proprietà della ditta New Jessica corrente in Santa Maria di Sala (assicurata Maeci s.p.a.) e condotto da Luigi Vedovato; il procedimento penale aperto a carico del Vedovato presso la Procura della Repubblica di Venezia si concludeva con l’archiviazione a seguito della richiesta del Pubblico Ministero, poiché il sinistro si era verificato a causa dell’improvvisa invasione di corsia effettuata dalla Fiat Uno condotta dal Murolo.
Esponevano gli attori di essere tutti fratelli del defunto B.G. e, fra questi e A. G. altresì conviventi, mentre R. G. era figlia naturale non riconoscibile di Benvenuto, dal quale aveva tratto il sostegno e l’educazione. Deducevano gli attori che la prematura scomparsa di B.G. aveva creato loro un grave turbamento con ricadute anche sullo stato di salute psico-fisica, posto che la famiglia G. era un nucleo saldamente avvinto sul piano affettivo e con intensa frequentazione. Sosteneva G., convivente con il de cuius e stabilmente dedita alla cura della casa e del menage familiare, di aver perso il necessario sostegno personale e materiale, poiché il deceduto con la sua stabile occupazione, sia pur non regolarizzata di operaio edile, percepiva un reddito, rapportabile al triplo della pensione sociale, destinato al nucleo familiare composto anche dal figlio naturale Mirco.
Per le spese funerarie e cimiteriali G. aveva sostenuto l’esborso di € 2.721,72, mentre nella fase stragiudiziale, per la complessità del caso, gli attori si erano fatti assistere da un’agenzia infortunistica (la I.S.I. s.r.l. di Castelfranco Veneto), risultando all’esito dovuto l’importo di € 56.983,93 e per la difesa penale avevano corrisposto all’avv. T. Tasso la somma di € 970,40.
Tanto premesso gli attori chiedevano che, accertata e dichiarata la responsabilità esclusiva di Vincenzo M.nella causazione del sinistro in questione, nonché accertato in via incidentale il vincolo di filiazione naturale non riconoscibile tra R. G. ed il defunto B.G., i convenuti fossero condannati al risarcimento del danno patrimoniale, biologico, morale ed esistenziale sofferto a causa del decesso iure proprio e/o iure hereditatis.
In relazione al quantum delle pretese azionate notava la compagnia d’assicurazione di aver già integralmente ristorato le pretese degli attori, fatta eccezione per R. G., mediante l’erogazione in favore di ciascuno dell’importo di € 10.328, mentre a G. aveva versato la somma di € 13.032 ed a G. A. l’importo di € 18.000. Precisava al riguardo la convenuta che gli importi erano stati così determinati, poiché tutti i fratelli, ad eccezione di A. G., non convivevano con il de cuius.
Con riferimento a G. , la quale all’epoca dei fatti non aveva la residenza presso l’abitazione di B.G., il risarcimento del danno modulato in funzione della perdita della relazione more uxorio non poteva trovare alcun riconoscimento, posto che presupposto del rilievo della relazione di stabile convivenza tra un uomo ed una donna è il fatto che questi si comportino come marito e moglie, ossia la corrispondenza della situazione di fatto ad una di diritto. Sennonché, una relazione incestuosa non avrebbe mai potuto assurgere al rango di un’unione di diritto, non potendo due fratelli contrarre matrimonio. In altri termini, la convivenza more uxorio tra fratelli non avrebbe mai potuto assurgere a dignità di famiglia di fatto.
In ordine alla posizione di R. G. la compagnia convenuta ne eccepiva il difetto di legittimazione passiva in relazione alla domanda di accertamento incidentale dello status di figlia non riconoscibile. Infatti, a seguito della declaratoria di parziale incostituzionalità (Corte cost. 28.11.2002, n. 494) dell’art. 278, comma 1, c.c., laddove escludeva la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale e le relative indagini, in relazione ai casi in cui, a norma dell’1rt. 251, comma 1, c.c., il riconoscimento dei figli incestuosi era vietato, l’attrice avrebbe dovuto a norma dell’art. 269 e 270 c.c. promuovere il giudizio per la dichiarazione giudiziale di paternità, donde l’inammissibilità dell’accertamento incidentale e con effetto limitato alla controversia della questione di stato.
Da ultimo la compagnia contestava nell’an e nel quantum il preteso danno emergente per spese di assistenza stragiudiziale dovuto all’I.S.I. s.r.l., per essere del tutto irrilevante la tariffa applicata dall’agenzia, peraltro su importo preteso di oltre € 1.000.000, mentre le spese di assistenza penale non erano affatto necessarie, posto che il procedimento penale mai ebbe un seguito.
Radicato il contraddittorio, all’esito dell’udienza di prima comparizione, previa dichiarazione di contumacia di Giuseppe N., erano concessi i termini per il deposito di memorie ai fini di cui all’art. 180, comma 2, c.p.c. A seguito di istruttoria orale e documentale, disposta C.T.U. in ordine alla posizione di G. , la causa, riassegnata al nuovo istruttore a seguito della diversa tabellazione del precedente, era trattenuta in decisione sulle conclusioni epigrafate all’udienza dell’11.11.2005, previa concessione dei termini per il deposito degli atti ex art. 190 c.p.c.
1) Prima di procedere alla valutazione dell’istruttoria orale, mette conto rilevare che con la memoria ex art. 180 c.p.c. gli attori hanno provveduto ad integrare le allegazioni, specificando sul piano fattuale i termini della relazione parentale ed affettiva con il defunto B.G.. In questa si legge che nella casa di via Piovega 28/1, sin dall’edificazione avvenuta agli inizi degli settanta (dello scorso secolo), hanno convissuto il de cuius e la sorella (si rinvia al seguito della motivazione l’analisi della relazione morale e materiale tra i due fratelli) e da circa una decina di anni (prima del decesso di Benvenuto) aveva trovato accoglienza il fratello A., dopo la sua separazione dalla consorte.
Gli attori hanno poi puntualizzato, o meglio , che B.G. era padre naturale di R. e Mirco G., i quali sin dalla nascita avevano convissuto con il padre, mentre R. nel 1995, avendo contratto matrimonio, si era trasfeR. a Resana.
compagnia convenuta in ordine all’an debeatur alla luce della inequivoca dinamica del sinistro, salvo prospettare un concorrente apporto colposo di B.G., per un supposto mancato uso della cintura di sicurezza. Ritiene il giudicante che l’eccezione deve essere rigettata, perché apertamente contraddetta dalla tipologia del sinistro e dall’esito di destrutturazione della Fiat Uno: “completa distruzione del veicolo il cui frontale si presenta rientrato fino a quasi la paratia dell’abitacolo” (cfr. la relazione dell’ing. Gomirato, pag. 6, doc. 1 del fascicolo attoreo). Dalla rilevazione del c.t.u. nominato dal Pubblico Ministero nel corso del procedimento aperto a carico del Vedovato e dal rapporto redatto dalla Polizia di Stato emergono evidenze tali da non permettere di dar rilievo all’eccezione, posto che la violenza dell’impatto, tanto da provocare il decesso di tutti gli occupanti, è tale da relegare nel campo meramente congetturale l’ipotesi, rimasta indimostrata, che il povero B.viaggiasse sprovvisto di mezzi di ritenzione.
2) Prima di passare al merito delle numerose questioni sollevate dagli attori, s’impone l’esame della posizione di R. G., la quale ha richiesto l’accertamento incidenter tantum, senza che ciò costituisca pronuncia di accertamento di stato, del vincolo di filiazione naturale non riconoscibile che lega l’attrice R. G. al defunto padre B.G..
3) Oggetto del presente giudizio è il danno non patrimoniale lamentato dagli attori tutti (fatta eccezione per R. G.), non solo sul piano biologico e della sofferenza transitoria propriamente attinente il tradizionale danno morale soggettivo, ma anche il pregiudizio di natura esistenziale derivante dalla perdita della relazione parentale e, per quanto attiene, G. , il venir meno del sostegno morale e materiale da parte di un soggetto (il defunto), dalla convivenza con il quale erano stati generati due figli, tra cui l’attrice R..
In parallelo con il richiesto danno non patrimoniale, G. lamenta, proprio in considerazione della stabilità della convivenza con il defunto, il pregiudizio derivante dalla perdita dell’apporto patrimoniale, posto che con il provento della sua attività di operaio edile B.G. apportava l’indispensabile sostegno economico.
I testi escussi hanno permesso di corroborare il forte vincolo esistente fra gli attori ed il defunto Benvenuto. Il teste Bon, medico di famiglia, e come tale in grado di esporre quanto da lui notato a partire dal 1981, epoca in cui giunse in paese, ha riferito che, avendo riscontrato la presenza di un soggetto diverso dalle persone normalmente presenti nell’abitazione di via Piovega (ossa Benvenuto, , R. e Mirco), apprese che si trattava del fratello, che però frequentava la casa nelle ore diurne, andando a dormire nella vecchia casa. Anche il teste Balia, marito di L. G., ha confermato che A. G. era solito recarsi a mangiare dal fratello, per poi andare a dormire presso la vecchia abitazione dei genitori.
Circa il legame tra i fratelli, oltre al dato appena esposto riguardo la posizione di A., il teste Bon, nei limiti di quanto può essere dato conoscere da parte di un medico di famiglia, ha riferito che la famiglia G. era molto unita ed una volta l’anno i suoi componenti si ritrovavano tutti insieme, ricordando altresì che una volta l’anno il parroco di Briana di Noale celebrava una funzione presso l’abitazione di B.G., alla quale partecipavano le famiglie degli attori. Tutto il paese era informato, ha continuato il Bon, e tutti potevano partecipare alla funzione.
Più nel dettaglio, il teste Balia ha sostenuto che “molto spesso alla domenica tutti i fratelli G. si ritrovavano a pranzo a casa di Benvenuto, confermando la circostanza della funzione in occasione dell’Epifania, ma aggiungendo che “spesso (ne)i giorni di festa, ma anche durante la settimana, i fratelli G. andavano presso l’abitazione di Benvenuto, il quale era quello in famiglia che cercava di tenere uniti tutti i componenti”.
Nei limiti di quella che può essere la sintesi sul piano probatorio, dalla svolta istruttoria emerge un modello di famiglia, al cui interno, venuti meno i genitori, B.era divenuto il punto di riferimento e, comunque, quello che più si sforzava di tenere unita la famiglia, al punto da vedere la frequentazione durante le ore diurne, inclusa la consumazione dei pasti, del fratello A. dopo la separazione, quasi a rappresentare una simbolica ricomposizione tra fratelli una volta venuto meno il legame, che aveva portato uno dei due ad allontanarsi dalla casa di origine. Il fatto che A. non dormisse a casa del fratello, non per questo rende meno pregnante il ricomposto rapporto fraterno, tant’è che giustamente in sede di liquidazione stragiudiziale anche la compagnia ha tenuto nel debito la circostanza, erogando una somma lievemente maggiore rispetto a quella attribuita agli altri fratelli.
Ben diversa rispetto alla posizione degli altri attori, pur nella particolarità della posizione di A. G., è quella di G., la quale di là da eufemismi aveva intrecciato con il defunto una relazione ben più stabile al punto da instaurare una vera e propria convivenza more uxorio con netta ripartizione di compiti, occupandosi della cura della casa e della famiglia, oltre che, stando alla prospettazione attorea, dei figli R. e Mirco.
Al riguardo il teste Bon ha precisato icasticamente che i fratelli B.e ed i due ragazzi (R. e Mirco) vivevano come una “comune, normale famiglia”. In questo contesto, mentre si dedicava alla casa, non svolgendo all’esterno alcuna attività lavorativa, era B.con il suo lavoro che provvedeva ai bisogni del nucleo. Analogamente, il teste Balia, i cui ricordi risalgono agli inizi degli anni sessanta, ha confermato che i fratelli B.e G. hanno sempre vissuto insieme dapprima nell’abitazione dei propri genitori di via Piovega 31 e poi dal 1974, fino al decesso di Benvenuto, in quella di via Piovega 28 insieme a R. e Mirco G.. Il teste ha poi aggiunto che “… B.G. era operaio edile e tale attività svolgeva anche all’epoca del sinistro. Non so se fosse o meno regolarizzato e quale retribuzione percepisse … So che non lavorava, si occupava di accudire la casa ed i figli, mentre B.lavorava e la propria retribuzione era destinata a , Mirco e R.”, non senza precisare che R. si rivolgeva a B.chiamandolo come “papà” ed era da questo trattata come una figlia.
Anche il teste Barbiero, per aver frequentato l’abitazione del defunto, ha riferito di aver sempre visto B.e abitare nella stessa casa e con loro vivevano R. e Mirco “…B.G. ha sempre svolto l’attività di muratore … B.mi diceva che i soldi che prendeva dal lavoro li destinava alla famiglia. Mi risulta che dopo la nascita dei figli non abbia più lavorato, mentre prima mi pare che lavorasse presso un lanificio a Noale”.
Da questa rassegna delle emergenze istruttorie si evidenzia in capo a G. una posizione del tutto peculiare rispetto agli altri fratelli. L’evento luttuoso sul piano emotivo e relazionale ha avuto un impatto affatto diverso, sebbene, come rilevato dal c.t.u. prof. Tantalo, il contenuto della cui relazione deve intendersi in questa sede pienamente richiamato, tanto che le conclusioni raggiunte sono state integralmente condivise dai consulenti di parte, non sia possibile ravvisare in capo all’attrice alcun pregiudizio inquadrabile sul piano psicopatologico. Infatti, a seguito del decesso di B.G. l’attrice ha avuto una “reazione depressiva adattativa” esauR.si in un arco di tempo che rientra nella fisiologia, inquadrando una normale risposta ad un lutto e non ha avuto ricadute di carattere patologico.
Osserva sul punto il giudicante che, fatta eccezione per l’attrice G., se ed in quanto diretta alla compensazione della perdita dell’integrità psico-fisica, l’allegazione attorea risulta affatto generica non constando agli atti alcun indice sintomatico di disfunzione anche solo dal punto di vista psichico tale permettere di addivenire all’enucleazione di un danno alla salute patito dagli attori. Questo giudicante non intende per questo avallare la spiegazione resa da Corte cost. 372/94, ossia che il danno alla salute (ma l’affermazione riguardava il danno psichico per la perdita di un congiunto) è il momento terminale di un processo patogeno originato dal medesimo turbamento dell'equilibrio psichico che sostanzia il danno morale soggettivo, e che in persone predisposte da particolari condizioni (debolezza cardiaca, fragilità nervosa, ecc.), anziché esaurirsi in un patema d'animo o in uno stato di angoscia transeunte, può degenerare in un trauma fisico o psichico permanente, alle cui conseguenze in termini di perdita di qualità personali, e non semplicemente al pretium doloris in senso stretto, va allora commisurato il risarcimento.
Se rispetto alla sofferenza interna, il pregiudizio subito dagli attori può ritenersi connaturato all’evento luttuoso, a meno che non si deducano elementi in grado di connotare la compromissione dei rapporti all’interno della famiglia, in relazione alla perdita del rapporto parentale, tenuto conto dell’età della vittima e correlativamente del tempo durante il quale il rapporto tra fratelli si sarebbe potuto esplicare, nonché del dato della convivenza (per A. e G.), è possibile pervenire alla seguente valutazione sulla base del criterio tabellare in uso presso il Tribunale di Venezia, liquidando in favore di Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G. e B. G. l’importo di € 20.000 ai valori attuali.
Ad ogni modo la specificità dell’allegazione e del correlativo corredo probatorio permette di differenziare nell’ambito degli attori la posizione di A. e G..
A. G., come già esposto, da circa un decennio aveva ripreso a frequentare nelle ore diurne l’abitazione di Benvenuto, consumando i pasti a casa del fratello. Da tanto discende che in considerazione della ricomposizione del rapporto tra fratelli, a fronte del fallimento dell’unione matrimoniale di A., non solo l’intensità della sofferenza, per ragioni intuibili e non altrimenti dimostrabili, a meno di indici esterni valorizzabili sul piano psichico, è indubbiamente di maggiore intensità, ma anche la stessa compromissione del rapporto parentale appare più intensa, se come riferito dal teste Balia, B.era quello che più di ogni altro si faceva carico di tenere unita la famiglia.
Non è compito del tribunale valutare se il modello di famiglia patriarcale, dove il ruolo del patriarca era stato ereditato dal primogenito, ossia Benvenuto, sia meritevole di maggiore considerazione rispetto ad uno di stampo più aperto e di allentamento dei rapporti, quest’oggi si è tenuti a valutare un pregiudizio allegato dalle parti. In altri termini, il convenuto deve prendere l’attore esattamente come lo trova, senza per questo pretendere di riportare il piano della valutazione secondo un modello di relazione familiare, di diritto o di fatto, predeterminato.
Quanto a G., per rimanere al piano del pregiudizio non patrimoniale, ritiene il giudicante che la sua posizione, alla luce di quanto emerso sul piano probatorio, debba essere differenziata utilizzando il parametro tabellare dello stabile convivente di fatto. Infatti, che piaccia, o non, quella tra B.e era una relazione di vera e propria convivenza more uxorio. Pretendere, come sostiene la difesa della convenuta, di limitare la tutela delle relazioni di fatto soltanto a quelle che, in astratto, sarebbero suscettibili di formalizzazione sul piano giuridico mediante un’unione di diritto, significa fornire del dato giuridico una lettura anacronistica legata ad una visione eticizzante dello Stato e dell’ordinamento.
All’obiezione fondata sull’art. 564 c.p., tale da assimilare la posizione di a quella del fratello A., è possibile replicare osservando che la relazione ormai era talmente consolidata al punto che il Bon ha parlato di vita condotta come se si fosse al cospetto di una normale famiglia, senza che dalla vicenda fosse insorto il senso di turbamento nella collettività del paese, tanto che persino il parroco era solito celebrare una funzione religiosa nell’abitazione di B.il giorno dell’Epifania.
Al riguardo, in considerazione della stabilità della convivenza in fatto mai interrotta, se non con la dipartita di Benvenuto, e della dedizione di alla cura della casa e della famiglia, appare equo liquidare l’importo di € 100.500 ai valori attuali pari al valore standard tabellare.
4) In ordine alle indicate voci di danno patrimoniale, con riferimento alla posizione di G. a titolo di danno emergente per spese funerarie e cimiteriali deve essere liquidato l’importo di € 3.016 ai valori attuali.
Sempre a titolo di danno emergente, in favore di Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G. deve essere liquidata la spesa per assistenza penale nell’ambito del procedimento penale a carico del Vedovato. La partecipazione alla fase delle indagini preliminari da parte dei soggetti danneggiati, indipendentemente dall’esito del procedimento, era tutt’altro che pletorica, ben potendo essere prodromica rispetto ad una possibile costituzione di parte civile. Per tale voce, pertanto, deve essere liquidato ai valori attuali l’importo di € 1.042,16.
In relazione alla perdita patrimoniale derivante dalla mancata contribuzione da parte del defunto (al riguardo le testimonianze assunte hanno riferito dello svolgimento di attività lavorativa, sia pure irregolare, quale operaio edile, i cui proventi erano destinati alla famiglia), in assenza di altri indici sulla capacità reddituale di B.è possibile utilizzare quale parametro il triplo della pensione sociale dell’epoca, nella specie € 10.106,85, assumendo che il 30% sarebbe stato fruito dall’attrice, mentre il residuo sarebbe stato impiegato per consumo personale e per il sostegno di Mirco G..
€ 20.000 in favore di Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G. a titolo di danno non patrimoniale;
€ 100.500 in favore di G. a titolo di danno non patrimoniale;
€ 31.888,39 in favore di G. a titolo di danno patrimoniale;
€ 1.042,16 in favore Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G. a titolo di danno patrimoniale.
Da tali importi dovranno essere detratti gli acconti attualizzati alla data della presente sentenza (nella specie, € 19.314.86 per A. G.; € 13.983,96 per G. ed € 11.082.44 per Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G. e B. G.). Sul saldo spettante a ciascun attore, inoltre, saranno dovuti gli interessi al tasso legale dalla presente sentenza fino al saldo.
È opinione del giudicante che la liquidazione del danno alla persona ai valori attuali e l’integrale rivalutazione del danno patrimoniale siano in grado di ripristinare, sia pure in forma di equivalente pecuniario, il valore spettante al creditore. Infatti, come da tempo rilevato dalla Cassazione nell’ambito dei debiti valore non è possibile provvedere al computo degli interessi sul capitale interamente rivalutato, posto che così facendo si finisce per attribuire il corrispettivo per la tardiva erogazione del dovuto (evitando che di tale R.rdo possa avvantaggiarsi il debitore lucrando interessi o evitando gli oneri connessi al ricorso al mercato del credito), ossia gli interessi comunemente denominati compensativi, su un valore affatto diverso da quello da ripristinare, dovendo per contro farsi riferimento alla somma via via rivalutata di anno in anno (cfr. Cass. 28-11-1995, n. 12304; sez. un., 17-2-1995, n. 1712; 20-6-1990, n. 6209).
Accertata la responsabilità esclusiva di M.Vincenzo in relazione al sinistro oggetto di causa, liquidati ai valori attuali i danni patiti dagli attori nei seguenti importi: € 20.000 in favore di Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G. a titolo di danno non patrimoniale; € 25.000 in favore di A. G. a titolo di danno non patrimoniale; € 100.500 in favore di G. a titolo di danno non patrimoniale; € 31.888,39 in favore di G. a titolo di danno patrimoniale; € 1.042,16 in favore Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G. a titolo di danno patrimoniale e detratti gli acconti attualizzati in € 19.314.86 per A. G.; € 13.983,96 per G. ed € 11.082.44 per Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G. e B. G., Giuseppe N. e la Levante Norditalia Assicurazioni s.p.a. devono essere condannati in solido al pagamento del saldo in favore degli attori tutti, fatta eccezione per R. G., oltre gli interessi legali dalla presente sentenza al saldo.
Le spese di lite, quanto al rapporto tra Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G., da un lato, ed i convenuti, dall’altro, in considerazione del ridimensionamento delle pretese attoree possono essere compensate nella misura di 1/3, ponendo il residuo, liquidato come da dispositivo e compresa pro quota quella per c.t.p. documentata, a carico solidale delle parti convenute.
Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese di lite tra R. G. ed i convenuti.
1) dichiara inammissibile la domanda proposta da R. G.;
2) accertata la responsabilità esclusiva di M.Vincenzo in relazione al sinistro oggetto di causa, liquidati ai valori attuali i danni patiti dagli attori nei seguenti importi: € 20.000 in favore di Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G. a titolo di danno non patrimoniale; € 25.000 in favore di A. G. a titolo di danno non patrimoniale; € 100.500 in favore di G. a titolo di danno non patrimoniale; € 31.888,39 in favore di G. a titolo di danno patrimoniale; € 1.042,16 in favore Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G. a titolo di danno patrimoniale e detratti gli acconti attualizzati in € 19.314.86 per A. G.; € 13.983,96 per G. ed € 11.082.44 per Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G. e B. G., condanna in solido Giuseppe N. e la Levante Norditalia Assicurazioni s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento del saldo in favore degli attori tutti, fatta eccezione per R. G., oltre gli interessi legali dalla presente sentenza al saldo;
3) compensa le spese di lite tra Gi. G., I. G., D. G., R. G., L. G., B. G., A. G. e G. ed i convenuti nella misura di 1/3 e condanna i convenuti alla rifusione solidale in favore dei primi del residuo, liquidato in complessivi Euro 17.379,37, di cui € 258,16 per spese, € 2485,21 per diritti, € 14.636 per onorari, pro quota la spesa per c.t.p. documentata, IVA e CPA se dovuti per legge;
4) compensa le spese di lite tra R. G. ed i convenuti;