Source: https://ilprogressonline.it/2017/03/de-tommaso-contro-italia/
Timestamp: 2018-08-16 12:10:38+00:00
Document Index: 136855411

Matched Legal Cases: ['§1', '§1', 'art. 6', '§ 172', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 6', 'sentenza ']

De Tommaso c. Italia: Corte europea dei diritti dell'uomo.
marzo 2017 by Tommaso Giovanni Patrone
De Tommaso c. Italia.
De Tommaso c. Italia: Misure di prevenzione.
Giova rammentare che le misure di prevenzione sono misure special-preventive dirette ad evitare la commissione di reati da parte di determinate categorie di soggetti; considerati socialmente pericolosi.
Vengono, quindi, applicate indipendentemente dalla commissione di un precedente reato, onde la denominazione di misure ante delictum o praeter delictum.
il ricorrente De Tommaso era stato sottoposto dal Tribunale di Bari alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza; con l’imposizione dell’obbligo di soggiorno per due anni, in quanto considerato soggetto socialmente pericoloso.
Con una decisione del 28 gennaio 2009, la Corte di Appello annullava la misura di prevenzione in quanto non riteneva sufficienti le prove circa la sua pericolosità. Il De Tommaso, invero, era stato condannato nel 2003 per traffico di droga e traffico illegale di armi e aveva scontato quattro anni di pena detentiva.
Le sue attività connesse al traffico di stupefacenti risalivano, quindi, a più di cinque prima; ed era stato solo condannato, in seguito, per evasione nel 2004, a causa della violazione delle prescrizioni connesse alla misura di prevenzione.
L’informativa dei carabinieri del 26 gennaio del 2008, che collegava il predetto con pregiudicati (con i quali era stato visto parlare), non sono ritenute sufficienti per dedurne la sua pericolosità; considerando che il soggetto non era più sottoposto a procedimenti giudiziari.
La Corte d’Appello riteneva che non solo le attività illegali fossero risalenti, ma che non si era tenuto conto della sopravvenuta rieducazione del reo e dell’onesta attività lavorativa ormai svolta dal proposto (nonché dell’assenza di rapporti con delinquenti abituali).
Articolo 2 del Protocollo n. 4.
Si è rilevato che il Tribunale pugliese, avesse basato la propria decisione sulla sussistenza di tendenze criminali “attuali” da parte del Sig. De Tommaso; pur senza far riferimento ad alcun comportamento specifico o di rilevanza penale alla condotta attribuitagli.
Come motivo fondante l’adozione della misura, il Tribunale barese aveva esposto la circostanza che il Sig. De Tommaso non avesse una “occupazione stabile e lecita”; e che la sua vita fosse caratterizzata dalla stabile frequentazione di criminali di spicco e dalla commissione di reati.
i giudici avevano basato il loro ragionamento sull’ipotesi di “tendenze criminali”; sebbene tale criterio fosse stato già ritenuto dalla Corte Costituzionale insufficiente per definire una specifica categoria di soggetti.
La legge in vigore all’epoca dei fatti, non avendo fornito una chiara indicazione della portata o delle modalità di esercizio dell’ampia discrezionalità conferita ai Giudici nazionali, non era idonea a consentire al ricorrente di adeguare la propria condotta al fine di prevedere con sufficiente grado di certezza l’applicazione delle misure di prevenzione.
Fra le prescrizioni imposte dal Tribunale è il caso di ricordarne alcune, in virtù della loro notevole vaghezza.
Il De Tommaso doveva tra l’altro “condurre una vita onesta e rispettosa della legge”, “evitare di entrare in relazione con pregiudicati”; “evitare di frequentare bar, discoteche, case chiuse, sale giochi, manifestazioni pubbliche”.
È stato, quindi, impossibile per il ricorrente verificare la effettiva portata delle prescrizioni imposte con la sorveglianza speciale.
Articolo 6§1.
La Corte ha ammesso che le udienze dinanzi alla Corte di Appello di Bari non erano state celebrate pubblicamente.
Ma vi è di più, nel caso di specie andavano valutate le ragioni che avrebbero imposto la celebrazione in pubblica udienza; tenendo conto che i Tribunali nazionali avrebbero dovuto valutare aspetti quali la personalità, il comportamento e pericolosità del richiedente; che sarebbero stati posti a fondamento della applicazione della misura di prevenzione.
Ha, quindi, dichiarato che vi era stata una violazione dell’articolo 6§1, il quale garantisce ad ogni persona il diritto ad una pubblica udienza; entro un termine ragionevole, davanti ad un tribunale indipendente, imparziale e costituito per legge.
Per il resto, la Corte ritiene che nel caso in questione, il procedimento si è svolto nel rispetto delle regole del giusto processo ex art. 6, c. 1.; tanto è vero che il decreto del Tribunale di Bari è stato annullato dalla Corte di Appello di Bari (§ 172).
Articolo 13 in relazione all’art. 2 Protocollo n. 4.
È stato osservato come il De Tommaso era stato in grado di presentare ricorso alla Corte di Appello di Bari, sostenendo che vi era stata una violazione di legge nella applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di dimora.
Dopo aver esaminato i presupposti e la proporzionalità della misura, la Corte di Appello ne aveva disposto l’annullamento.
Equa soddisfazione (art. 41).
Occorre precisare che l’opinione dissenziente del giudice Paulo Pinto de Alburqueque, che ho avuto modo di intervistare in un recente convegno all’Università Luiss, contestava, ab origine, l’impostazione della pronuncia; ritenendo che le misure di prevenzione personali previste dalla l. 1423/’56 abbiano natura penale e debbano essere sottoposte alle garanzie della materia penale ex art. 6 della Convenzione.
Con la sentenza De Tommaso, quindi, la Corte Edu riconosce la violazione del principio di tassatività della legislazione in materia.
Si contesta l’applicazione di misure che limitano la libertà di circolazione dei cittadini, fondate su un mero pregiudizio di pericolosità sociale; laddove non sono tassativamente indicati i presupposti di tale giudizio e cioè le condotte sulla cui base stabilire la pericolosità del soggetto, ed il pericolo di consumazione e reiterazione di reati.
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