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Timestamp: 2020-08-14 06:16:10+00:00
Document Index: 109708310

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2112', 'art. 378', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 31865 del 10/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31865 del 10/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 10/12/2018, (ud. 14/06/2018, dep. 10/12/2018), n.31865
sul ricorso 22548-2015 proposto da:
A.A., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA COLA DI RIENZO 28, presso lo studio dell’avvocato RICCARDO
BOLOGNESI, che li rappresenta e difende giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 2924/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 11/06/2015 r.g.n. 6096/2013;
La Corte di Appello di Roma, con sentenza nr. 2924 del 2015, in accoglimento dell’appello proposto dai lavoratori avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 18.3.2013 (di rigetto della domanda in origine proposta nei confronti di Telecom Italia Spa e Telecom Italia Information Technology srl (già Shared Service Center – SSC srl) per l’accertamento di nullità della cessione del ramo di azienda “IT Operations” dall’una all’altra società) dichiarava la nullità della cessione dei contratti di lavoro e la prosecuzione dei rapporti alle dipendenze di Telecom Italia S.p.A.
Per quanto rileva in questa sede, la Corte di merito escludeva la sussistenza di una vicenda riconducibile all’art. 2112 c.c.per difettare la struttura oggetto di cessione della necessaria autonomia funzionale.
A giudizio della Corte di appello, l’articolazione oggetto di cessione (id est IT Operations) rappresentava il risultato di un accorpamento di tre sottostrutture delle dieci iniziali nelle quali era stata articolata la struttura – originariamente unitaria – di Information Techonology.
La Corte territoriale osservava come la struttura ceduta, pur preesistente, non avesse le caratteristiche di autonomia tale da poter essere identificata quale entità indipendente ai fini della cessione, mantenendo Telecom Italia spa, anche dopo il trasferimento, una macroscopica ed invasiva ingerenza nella gestione organizzativa della cessionaria SSC srl (id est: Shared Service Center srl e poi Telecom Italia Information Technology srl).
I lavoratori hanno, poi, depositato memoria ex art. 378 c.p.c. con la quale hanno dato atto della fusione per incorporazione della cessionaria Telecom Italia Information Technology Srl in Telecom Italia S.p.A., con effetto dal 31.12.2016 e, tuttavia, insistito per l’accertamento di illegittimità della cessione del ramo di azienda.
In sede di discussione orale, Telecom Italia SpA, anche nella qualità di incorporante la società Telecom Italia Information Technology S.r.l. (TI.IT), in ragione della sopravvenuta e rappresentata vicenda societaria, ha chiesto dichiararsi la cessazione della materia del contendere.
In via preliminare, deve darsi atto che, a far data dal 1 gennaio 2017, la società Ti.IT, cessionaria del ramo di azienda per cui è causa, è stata incorporata da Telecom Italia SpA.
Non sussistono i presupposti per il versamento da parte di Telecom Italia SpA, anche nella qualità di incorporante la società Telecom Italia Information Technology S.r.l., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in quanto “in tema di impugnazioni, la “ratio” del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, va individuata nella finalità di scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose, sicchè tale meccanismo sanzionatorio si applica per l’inammissibilità originaria del gravame (nella specie, ricorso per cassazione) ma non per quella sopravvenuta (nella specie, per sopravvenuto difetto di interesse)”(Cass. nr. 19464 del 2014; Cass. nr. 13636 del 2015).
La Corte dichiara inammissibili i ricorsi. Condanna Telecom Italia SpA, anche quale incorporante di Telecom Italia Information Technology S.r.l., al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida, in favore dei controricorrenti, in Euro 7.000,00 per compensi professionali, Euro 400,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.