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Timestamp: 2017-01-22 22:14:59+00:00
Document Index: 148967880

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4']

Ordinanza n. 1232 del 27 marzo 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Ordinanza n. 1232 del 27 marzo 2012 Consiglio di Stato
Diniego rilascio visto d’ingresso per turismo
sul ricorso numero di registro generale 10258 del 2011, proposto da:*****, rappresentato e difeso dall’avv. Giovanni Carlo Parente, con domicilio eletto presso Giovanni Carlo Parente in Roma, via Emilia, 81;
Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri, Ambasciata d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I QUA n. 03338/2011, resa tra le parti, concernente della sentenza breve del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I QUA n. 03338/2011, resa tra le parti, concernente DINIEGO RILASCIO VISTO D’INGRESSO PER TURISMO
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno e di Ministero degli Affari Esteri e di Ambasciata d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo;
Vista la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di reiezione del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2012 il Cons. Giuseppe Castiglia e udito per l’appellante l’avvocato Giovanni Carlo Parente;
Preso atto dei chiarimenti offerti dall’Amministrazione, conformemente a quanto richiesto dalla Sezione con l’ordinanza interlocutoria 31 gennaio 2012, n. 484;
il diniego del visto di ingresso risulta essere fondato su una delle ragioni indicate dall’art. 5, co. 1, lett. e), del Regolamento CE 562/2006, sicché appare irrilevante l’attestata assenza del nominativo dell’appellante nella banca dati S.I.S. costituita presso il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, circostanza che invece atterrebbe alla diversa previsione della lett. d) dello stesso art. 5, co. 1, del citato Regolamento CE;
l’Amministrazione sembra perciò avere fatto corretta applicazione dell’art. 4, co. 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
comunque non è dimostrato il pericolo di pregiudizio grave e irreparabile che discenderebbe all’appellante dal rinvio al merito della decisione della controversia;
non si ravvisano dunque i presupposti necessari per accordare la misura cautelare richiesta;
sussistono peraltro giustificate ragioni per compensare tra le parti le spese di giudizio;
Respinge l’istanza cautelare (Ricorso numero: 10258/2011).
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2012
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