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Timestamp: 2019-06-16 14:29:53+00:00
Document Index: 151755511

Matched Legal Cases: ['art. 650', 'sentenza ', 'art. 650', 'art. 17', 'art. 54', 'art.38', 'art. 650', 'art. 54', 'art. 650', 'art. 650', 'art. 25']

Kataweb.it - Blog - pillole – blog di Paolo Solimeno » 2007 » agosto
Lavavetri: un pericolo?
Ci tocca un’ordinanza del Comune di Firenze che passa, semplicisticamente, come “carcere per i lavavetri”. In effetti Cioni, quale sostituto del Sindaco Domenici, ha inteso (così si legge nei primi comunicati del 27.8) vietare l’esercizio dell’attività di lavavetri (è poi la violazione del divieto che si configura come contravvenzione per l’art. 650 c.p.): questo ci dice subito come sia labile il confine tra un divieto apparentemente innocuo e l’invenzione di un nuovo reato. Comunque il Sindaco sembra che non potrebbe fare nemmeno questo, come stabilì la Corte di Cassazione (sezione I, sent. n. 37112 del 05-11-2002 (ud. del 2.10.2002), Majstorovic), sentenza ormai ripresa da ogni organo di stampa: “Non integra il reato di cui all’art. 650 c.p. (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità)l’inottemperanza all’ordinanza sindacale di interdizione allo svolgimento dell’attività di lavavetri, in quanto, non essendo quest’ultima soggetta ad autorizzazione, il Sindaco è sprovvisto del potere di emettere provvedimenti al riguardo, rientranti nelle esclusive attribuzioni del questore, a norma dell’art. 17-ter, comma 1, del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)”.
Due giorni dopo la Polizia Municipale fiorentina dice che l’ordinanza si basa sul d.lgs. 267 del 2000 (T.U. Enti Locali), ma non si capisce allora se il discusso provvedimento risponde alla volontà di porre il ”divieto del mestiere di lavavetri” o a quella di adottare un “provvedimento contingibile e urgente” per motivi di incolumità dei cittadini.
La cosa dovrebbe essere chiarita, trovo comunque intollerabile cercare una fessura dell’ordinamento che permetta proprio di aggirare il principio di legalità penale.
Prendiamo atto che l’ordinanza fiorentina non si basa - come invece pareva - sul TUPS, ma sull’art. 54 del Testo unico sugli Enti locali (non grande novità, è uguale all’art.38 l. 142/90) e sull’art. 650 c.p.
Ebbene, l’art. 54 del dlgs. 267/00 dice che “il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato e nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento giuridico, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini; per l’esecuzione dei relativi ordini può richiedere al prefetto, ove occorra, l’assistenza della forza pubblica”.
Si fa riferimento a situazioni gravi, non altrimenti risolvibili, in cui il Sindaco agisce “quale ufficiale del Governo”, assumendo ruolo e poteri tipici dell’autorità statale. Ma i presupposti di tale intervento sono del tutto generici, troppo per poter ritenere rispettata la riserva di legge: il sindaco si sostituisce al parlamento. Non è certo solo colpa del Sindaco (o di Cioni), ma un uso disinvolto di quella norma fa scattare l’art. 650 c.p. che già è una mina vagante del nostro ordinamento in quanto norma penale in bianco che può essere riempita da una norma di rango inferiore non semplicemente introducendo delle specificazioni ad un precetto fissato dalla legge, ma creando un precetto di sana pianta. Questo rischio è stato denunciato sempre dai migliori penalisti, da Fiandaca a Bricola, e il legislatore dovrebbe semmai avere il coraggio di cancellarlo imboccando la strada del diritto penale minimo (e non solo del garantismo penale in sede processuale, tanto in voga quando si tratta di sfuggire al processo per fatti conclamati). Per inciso: a difesa dell’ordinanza fiorentina qualcuno invoca invece proprio un intervento da parte del legislatore, ritenendo una lacuna la mancanza di una legge statale in materia.
E’ vero che la Corte Costituzionale ha respinto altre volte l’eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 650 c.p. in relazione all’art. 25, II comma, della Costituzione, ma è inaccettabile che un’amministrazione di centrosinistra usi una zona grigia dell’ordinamento per interventi estemporanei e, pare, pubblicitari più che di utilità pubblica. Eppure il Comune di Firenze sembrava intenzionato a lottare non contro il singolo lavavetri, ma contro quella sorta di racket che sembra gestire i semafori e i poveracci che vi si appostano, spremendone i magri ricavi: andare alla fonte sembra l’unica strada perseguibile, laddove fermarsi all’ultimo anello della catena (sia esso il piccolo spacciatore-consumatore, sia il mendicante) rappresenta un atto eticamente intollerabile. Salvo ovviamente che vi siano condotte criminose autonome (minacce o rapine). Speriamo che si abbia il coraggio di ripensarci e di fare qualcosa di serio e conforme ai principi fondamentali della nostra Repubblica.
Evocare poi la tolleranza zero è sintomo del livello zero della voglia di analizzare e distinguere: senza un livello sia pur basso, ma percepibile, di tolleranza non è data una convivenza civile. Slogan più intelligenti cercansi, anche presso chi – da destra e da sinistra – cerca un facile consenso.
paolo solimeno – 29 agosto 2007
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