Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1459-codice-civile-risoluzione-nel-contratto-plurilaterale
Timestamp: 2018-10-20 03:24:56+00:00
Document Index: 57140291

Matched Legal Cases: ['art. 1420', 'art. 1495', 'art. 1458', 'art. 1459', 'art. 1420', 'art. 102']

rt. 1459 codice civile: Risoluzione nel contratto plurilaterale
Art. 1459 codice civile: Risoluzione nel contratto plurilaterale
Nei contratti indicati dall’art. 1420 l’inadempimento di una delle parti non importa la risoluzione del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata debba, secondo le circostanze, considerarsi essenziale (1).
Contratto plurilaterale con comunione di scopo: [v. 1420]; Inadempimento: [v. 1218].
(1) Nei contratti plurilaterali con comunione di scopo, la mancata (o inesatta) esecuzione della prestazione da parte di uno dei contraenti, non comporta l’estinzione del contratto, quando, prescindendo dalla prestazione della parte inadempiente, è comunque possibile il raggiungimento dello scopo.
Questa norma costituisce applicazione del principio di conservazione del contratto.
L’”aliud pro alio” si distingue dai vizi della cosa venduta in quanto nel primo il bene appartiene ad un genere del tutto diverso da quello oggetto del contratto, o quando è privo delle caratteristiche funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell’acquirente o presenta difetti che lo rendano inutilizzabile per la sua funzione naturale. Perché sussista l’ipotesi della consegna dell’“aliud pro alio”, svincolata dai termini di decadenza e di prescrizione dell’art. 1495 c.c., non è sufficiente che la cosa compravenduta presenti difetti, anche gravi, inerenti al suo processo di produzione, fabbricazione o conservazione, ma è necessario che tali difetti la facciano degradare ad un cosa come genere o funzionalità completamente diversa da quella dedotta in contratto e quindi del tutto inservibile al suo uso tipico o all’uso che aveva costituito elemento determinante per l’acquisto.
Tribunale Bari sez. III 12 marzo 2014
Ai fini dell'applicabilità della regola contenuta nell'art. 1458 c.c. vanno considerati contratti a esecuzione continuata (o periodica) unicamente i contratti che fanno sorgere obbligazioni di durata per entrambe le parti e, cioè, quelli in cui l'intera esecuzione del contratto avvenga attraverso coppie di prestazioni da realizzarsi contestualmente nel tempo.
Cassazione civile sez. III 29 gennaio 2013 n. 2075
Ove un contratto preliminare abbia ad oggetto la compravendita di un bene appartenente a più proprietari, è possibile che il medesimo non costituisca un unicum inscindibile, perché ciascuno dei comproprietari può vendere la propria quota a prezzo diverso e stabilendo date diverse per la stipulazione del contratto definitivo; ne consegue, in tal caso, che, verificatosi l'inadempimento del promissario acquirente, ciascun promittente venditore può legittimamente chiedere la risoluzione della singola promessa di vendita contenuta in un documento più complesso, dovendosi ritenere ammissibile la risoluzione parziale.
Cassazione civile sez. II 14 aprile 2011 n. 8505
Il leasing finanziario configura un contratto plurilaterale nel quale la prestazione del fornitore deve ritenersi essenziale, per cui la risoluzione del contratto deve aver effetto per tutte le tre parti, non potendosi applicare la riserva prevista dall'art. 1459 c.c.
Cassazione civile sez. II 26 gennaio 2000 n. 854
L'arbitrato irrituale è un istituto di diritto sostanziale per il carattere inequivocabilmente non contenzioso dell'incarico conferito agli arbitri e omologabile allo schema del mandato. Di conseguenza l'invalidità del lodo è soggetta alla disciplina degli atti negoziali e in particolare alla regola della conservazione del negozio parzialmente invalido ex art. 1420, 1445, 1459 e 1466 c.c. alla cui stregua la parziale invalidità del lodo non comporta, salvo che la partecipazione del soggetto, al quale attiene debba secondo circostanze considerarsi essenziale, la caducazione dell'intero rapporto e pur quando una situazione giuridica comune a più soggetti divenga oggetto di decisione in sede arbitrale non ha mai luogo una fattispecie di litisconsorzio necessario ai sensi dell'art. 102 c.p.c.
Corte appello Milano 07 aprile 1998