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Timestamp: 2020-02-27 17:11:21+00:00
Document Index: 179595207

Matched Legal Cases: ['art.36', 'art.36', 'art. 154', 'art.36', 'art. 7', 'art. 2359', 'art. 2390', 'art.36']

Divieto di cumulo di incarichi nel settore bancario, finanziario e assicurativo (c.d. “divieto di interlocking”)
Il 26 Aprile 2012 è entrato il vigore l’articolo 36 del decreto legge 6 dicembre 2011 n.201 ''Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici” (c.d. “Salva Italia”) convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011 n.214.
L’art.36 “Tutela della concorrenza e partecipazioni personali incrociate nei mercati del credito e finanziari” stabilisce il divieto di assumere o esercitare cariche tra imprese, o gruppi di imprese, concorrenti operanti nei mercati del credito, assicurativo e finanziario (c.d. “divieto di interlocking”), come di seguito specificato.
La Banca d’Italia, la Consob e l’Isvap hanno emanato, in un documento congiunto, i criteri applicativi dell’art.36 in attesa di ulteriori chiarimenti normativi. Questi criteri sono stati elaborati nell’ambito di un tavolo tecnico, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze; l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha fornito la propria collaborazione e ha condiviso i suddetti criteri applicativi.
Il divieto di cumulo deve intendersi tra qualsiasi carica nel consiglio di amministrazione (incluso consiglio di gestione o sorveglianza), nel collegio sindacale e in qualità di funzionario di vertice (amministratore con sindaco, o amministratore con consigliere di sorveglianza e così via) ivi incluse le cariche analoghe (quindi anche quelle non esecutive e di controllo) ed i funzionari di vertice (direttori generali e, nelle società quotate anche i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari previsti dall'art. 154-bis TUF). Il divieto non si applica agli incarichi di sindaco supplente fintanto che permanga la supplenza e non venga quindi effettivamente esercitato l’incarico.
La normativa considera concorrenti le imprese operanti nei mercati del credito (banche), assicurativi (compagnie di assicurazione e di riassicurazione), e finanziari (Sim, Sgr, Sicav, intermediari finanziari ex titolo V del TUB e relative società capogruppo, istituti di pagamento, IMEL, Poste Italiane S.p.A. per l’attività di Bancoposta, Cassa Depositi e Prestiti) soggetti alle procedure di autorizzazione e di vigilanza ai sensi della normativa bancaria, finanziaria e assicurativa applicabile.
Sono estranee al divieto le società che svolgono servizi accessori o strumentali.
Rileva, inoltre, anche la dimensione delle imprese e/o dei gruppi di imprese: il divieto di interlocking opera per le cariche detenute in imprese con fatturato nazionale annuo di almeno € 47 milioni. Per le banche e gli altri intermediari finanziari si intende come fatturato un decimo dell’attivo dello stato patrimoniale esclusi i conti d’ordine, e per le imprese di assicurazione i valori dei premi incassati. Tali criteri e valori sono calcolati ex legge 10 ottobre 1990 n.287, come di seguito specificato.
Il punto 2 dell’art.36, considerando l’operatività nei medesimi mercati del prodotto e geografici, definisce il concetto di concorrenza e di assenza di controllo richiamando quanto previsto dall’art. 7 “Controllo” della legge 10 ottobre n.287 “Norme a tutela della concorrenza e del mercato” e per analogia anche le previsioni dell’art. 2359 c.c. “Società controllate e società collegate”. Inoltre si richiama l’attenzione sulle previsioni ex art. 2390 c.c. “Divieto di concorrenza” nonché sul Codice di Autodisciplina delle Società Quotate (criterio 2.C.5) - il cui ultimo aggiornamento è stato presentato il 5 dicembre 2011 a Milano dal Comitato per la Corporate Governance.
Se ne desume che il criterio di interlocking non si applica alle imprese tra cui intercorre un rapporto di controllo né alla cariche detenute nell’impresa comune risultante da joint venture, né alle cariche assunte in società estere anche se operanti in Italia attraverso succursali; invece, il divieto si applica in caso di filiali italiane di società estere.
Il punto 2-bis dell’art.36 stabilisce il termine di 90 giorni decorrente dalla nomina entro cui i titolari possono scegliere a quale carica incompatibile rinunciare. In difetto dell’esercizio di tale opzione entro il suddetto termine, la normativa prevede la decadenza dall’insieme delle cariche tra loro incompatibili con deliberazione degli organi competenti la quale dovrà essere adottata entro i successivi trenta giorni. In caso di ulteriore inerzia, la decadenza verrà dichiarata dall’Autorità di vigilanza competente nel settore.
Infine, il punto 2-ter prevede che, in sede di prima applicazione, il suddetto termine di 90 giorni sia aumentato a 120, con decorrenza dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (26 Aprile 2012).
Nelle situazioni di concorrenza sopravvenuta, la valutazione sull’applicazione o meno del divieto di interlocking dovrà essere effettuata dai competenti organi aziendali con cadenza annuale sulla base dei dati risultanti dall’ultimo bilancio.
Redattore: MMS – Avv. Marco MONACO SORGE