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Timestamp: 2015-05-26 11:28:12+00:00
Document Index: 87892736

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 193', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 195', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 203', 'art. 360', 'art. 195', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 204', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 204', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 193', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 184', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2700', 'art. 203']

ISBE Consulting Solutions - Este - Padova - RCA-Autoveicolo non circolante? assicurazione obbligatoria
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RCA-Autoveicolo non circolante? assicurazione obbligatoria	Assicurazione obbligatoria anche se il veicolo non � circolanteCassazione civile , sez. II, sentenza 02.09.2008 n� 22035 Se il veicolo � lasciato parcheggiato su una strada pubblica � necessario assicurarlo per i rischi della responsabilit� civile? Fonte: ALTALEXIl quesito:Se il veicolo � lasciato parcheggiato su una strada pubblica � necessario assicurarlo per i rischi della responsabilit� civile?Il casoTizio parcheggia su una strada comunale un�autovettura di sua propriet� che non usa da tempo, con l�intendimento di rottamarla quanto prima. Non dovendo pi� utilizzare il veicolo per la circolazione, essendo anche vecchio e deteriorato, omette di assicurarlo e prende accordi con terzi per provvedere al prelievo e alla demolizione dello stesso.Un giorno, gli agenti della polizia municipale locale, passando da quella strada, sanzionano Tizio per non avere coperto il veicolo con l�assicurazione contro i rischi della responsabilit� civile, obbligatoria per legge.Tizio propone ricorso al prefetto, deducendo che il veicolo, anche se parcheggiato sulla strada pubblica, non era destinato alla circolazione e stava per essere rottamato.Il prefetto rigetta l�opposizione presentata da Tizio e con ordinanza gli ingiunge il pagamento della somma di euro 1.381,95.Tizio impugna l�ordinanza prefettizia dinnanzi al giudice di pace.L�adito giudice rigetta il gravame, sulla base del rilievo per cui l�assicurazione contro i rischi della responsabilit� civile � obbligatoria per tutti i veicoli potenzialmente destinati alla circolazione, anche se lasciati in sosta su strade aperte al pubblico transito, a nulla rilevando la volont� del proprietario di disfarsene.Inquadramento della problematicaEcco in sintesi la problematica posta alla suprema corte:E� sempre obbligatorio assicurare i veicoli?In particolare, � necessaria l�assicurazione quando il veicolo, vecchio e logoro, viene parcheggiato sulla strada pubblica in attesa di essere asportato e rottamato?La normativaLegge 24 dicembre 1969, n. 990 Assicurazione obbligatoria della responsabilit� civile derivante dalla circolazione dei veicoli e motore e dei natanti.Articolo 1I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti, secondo le disposizioni della presente legge, dall�assicurazione per la responsabilit� civile verso i terzi prevista dall�art. 2054 c.c..D.p.r. 24 novembre 1970, n. 973Regolamento di esecuzione della legge 24 dicembre 1969, n. 990Articolo 2 Sono considerati in circolazione anche i veicoli in sosta su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate.Ai fini dell�applicazione della legge sono equiparate alle strade di uso pubblico tutte le aree, di propriet� pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico.La risposta della Cassazione La soluzione offerta dalla sentenza in esame pu� essere sintetizzata nei termini che seguono:A norma dell�art. 1 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, � obbligatorio assicurare contro i rischi della responsabilit� civile tutti i veicoli a motore senza guida di rotaie, destinati alla circolazione. L�art. 2 del regolamento di esecuzione emanato con il d.p.r. 24 novembre 1970, n. 973, ha precisato che sono considerati in circolazione anche i veicoli in sosta su strade adibite ad uso pubblico o comunque aperte alla circolazione del pubblico. Dalle citate disposizioni di legge emerge l�intendimento del legislatore di garantire la copertura assicurativa contro i rischi della responsabilit� civile di tutti i veicoli idonei alla circolazione, a nulla rilevando la circostanza che il veicolo sia lasciato fermo, se in sosta in una strada pubblica o privata aperta alla circolazione del pubblico. Assume evidentemente rilievo la considerazione per cui anche un veicolo in sosta, oggettivamente idoneo alla circolazione, pu� essere coinvolto in un sinistro ed essere fonte di danni per i terzi.Come gi� affermato in altre occasioni, i giudici di nomofilachia nella sentenza in esame ribadiscono il principio per cui tutti i veicoli, anche se fortemente danneggiati o usurati, devono essere coperti dall�assicurazione di cui alla legge n. 990/1969, a meno che non risulti la prova dell�assoluta ed oggettiva inidoneit� alla circolazione e la loro sostanziale riduzione allo stato di rottame; in senso contrario non rileva il fatto che il veicolo sia rimasto fermo a lungo, parcheggiato su una strada aperta alla circolazione pubblica, n� tanto meno la volont� del proprietario di disfarsene, neanche se supportata da accordi assunti con terzi per il prelievo e la demolizione.Possono ritenersi esclusi dall�obbligo della copertura assicurativa soltanto i veicoli che si presentino in uno stato tale da potere essere considerati rifiuto, per la evidente ed oggettiva inidoneit� alla circolazione, come quando siano privi di componenti essenziali quali la targa, il volante o il sedile per la guida.Nel caso di specie, il giudice di pace ha ritenuto di non potere considerare l�autovettura di Tizio alla stregua di un rifiuto, in quanto anche se logora, tuttavia era dotata di tutti gli elementi necessari per circolare come la targa il volante, le ruote, i fari e i fanali. N� Tizio ha fornito la prova di una seria ed oggettiva volont� di dismettere il veicolo, come lo svolgimento di un�attivit� diretta alla radiazione dello stesso dal pubblico registro automobilistico, prima dell�elevazione del verbale da parte della polizia locale.Per questi motivi, l�operato del giudice di pace non merita censura ed il ricorso viene rigettato.LA SENTENZASUPREMA CORTE DI CASSAZIONESEZIONE II CIVILESentenza 2 settembre 2008, n. 22035REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SECONDA CIVILEComposta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:Dott. Franco PontorieriDott. Olindo SchettinoDott. Ennio MalzoneDott. Massimo OddoDott. Maria Rosaria San Giorgioha pronunciato la seguente:SENTENZAsul ricorso proposto il 15 luglio 2004 da ******* rappresentato e difeso in virt� di procura speciale a margine del ricorso dall'avv. Vittorio Gobbi e domiciliato presso la cancelleria della Corte di CassazionericorrentecontroPrefetto di Torino � presso l'Ufficio territoriale del Governo in Torino, alla piazza Castello, nn. 201-205intimatoavverso la sentenza del Giudice di pace di Torino n. 1160 del 4 febbraio 2004 � non notificata.Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27 maggio 2008 dal Consigliere dott. Massimo Oddo;udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Vincenzo Gambardella, che ha concluso per il rigetto del ricorso.SVOLGIMENTO DEL PROCESSOIl Giudice di pace di Torino con sentenza del 4 febbraio 2004 rigett� l'opposizione proposta il 28 ottobre 2003 da ***** avverso l'ordinanza del 16 giugno 2003, con la quale il Prefetto di Torino aveva ingiunto al ****** il pagamento della sanzione amministrativa di � 1.381,95 per la violazione dell'art. 193, c.d.s., accertata in *** il 31 marzo 2003, e disposto la confisca dell'autovettura di sua propriet�, tg. ******, perch� circolante senza copertura assicurativa r.c..Premessa la tempestivit� della notifica del verbale di accertamento e dell'ordinanza-ingiunzione ed escluse l'inesistenza o la nullit� del provvedimento per incertezza sulla sequenza temporale degli atti del procedimento e difetto di motivazione, osserv� il giudice che l'autovettura dell'opponente, ancorch� recante segni di deterioramento, non poteva essere qualificata come rifiuto e la sua circolazione statica su suolo pubblico ne imponeva la copertura assicurativa. Il ****** � ricorso con sei motivi per la cassazione della sentenza e l'intimato Prefetto di Torino non ha resistito in giudizio.MOTIVI DELLA DECISIONECon il primo motivo il ricorrente denuncia la nullit� della sentenza impugnata, in relazione all'art. 360, nn. 3, 4 e 5, c.p.c, per violazione degli artt. 132, 1� co, n. 3, e 112, c.p.c, dell'art. 195, 2� co., d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), degli artt. 11 e 12, d.p.r. 29 luglio 1982, n. 571 (Norme per l'attuazione degli articoli 15, ultimo comma, e 17, penultimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, concernente modifiche al sistema penale), e falsa applicazione dell'art. 23, 11� co., I. 24 novembre 1981, n. 689 (modifiche al sistema penale), essendo priva della trascrizione delle conclusioni delle parti e non essendosi pronunciata sulla domanda in esse contenuta di riduzione della sanzione, di cui l'ordinanza opposta aveva ingiunto il pagamento.Il motivo � in parte infondato ed in parte inammissibile. Come conviene il medesimo ricorrente, l'omissione, totale o parziale, della trascrizione delle conclusioni delle parti nell'epigrafe della sentenza non � causa di nullit� della pronuncia, in quanto non condiziona l'effetto costitutivo della loro precisazione in atti anteriori ed autonomi dalla sentenza, e detta omissione pu� soltanto assumere valore sintomatico di un difetto di attivit� del giudice, laddove alla formale mancanza della trascrizione corrisponda nel provvedimento un'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su uno o pi� punti decisivi della controversia ovvero l'omessa pronunzia su una o pi� domande od eccezioni.La mancanza della trascrizione, quindi, non esonera la parte che denunci un'omessa pronuncia ovvero un'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione della sentenza dal soddisfare l'onere, imposto dal principio dell'autosufficienza del ricorso per cassazione, di specificare se, ed in quali termini, la domanda o l'eccezione ovvero la questione oggetto della doglianza fosse stata formulata nel giudizio di merito e, relativamente a quello di opposizione all'ordinanza-ingiunzione, di indicare se fosse contenuta o dedotta nell'atto di opposizione, giacch� nel relativo procedimento, regolato dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689/81, l'esame della legittimit� della pretesa sanzionatoria della P.A. deve avvenire entro i limiti delle contestazioni sollevate dall'opponente ed un successivo ampliamento del thema decidendum non � consentito n� d'ufficio e n� in caso di accettazione del contraddittorio, salvo che dagli elementi acquisiti emerga l'inesistenza giuridica del provvedimento opposto.Ne segue la preclusione dell'esame in sede di legittimit� di una censura, con la quale il ricorrente oltre a non riportare il tenore letterale della domanda, eccezione o questione che il giudice non avrebbe esaminato, deduca che la stessa era stata da lui formulata nelle conclusioni non trascritte nella sentenza e non anche nell'atto di opposizione.Va aggiunto, avendo il ricorrente menzionato nell'esposizione sommaria dei fatti l'avvenuta richiesta subordinata con l'opposizione di ridurre la sanzione irrogata al minimo edittale, che il giudice dell'op�posizione ali'ordinanza-ingiunzione, investito della questione relativa all'entit� della sanzione e chiamato ad una diretta determinazione della stessa secondo i criteri previsti dall'art. 11, l. n. 689/81, ove l'opponente, come evidenziato nel ricorso, si sia limitato a lamentare l'eccessivit� dell'importo da corrispondere, senza dedurre elementi specifici che potessero indurre ad apprezzare la violazione con minor rigore, pu� ritenere congrua la determinazione di una somma prossi�ma alla met� del massimo della sanzione edittale, ove l'infrazione non abbia caratterizzazioni specifiche che possano indurre a maggio�re o minor rigore, trattandosi di una valutazione conforme al criterio normativamente stabilito in via generale dall'art. 203, 3� co., d.lgs. n. 285/92, per gli illeciti previsti dal nuovo codice della strada (cfr.: cass. c�v., sez. I, sent. 10 dicembre 2003, n. 1881 1 ; cass. civ., sez. L, sent. 2 febbraio 1996, n. 1996).A tale principio si � conformato nella decisione il giudice di pace che, nel dichiarare tenuto l'opponente al pagamento della sanzione amministrativa applicata con l'ordinanza-ingiunzione, ritenendo la procedura sanzionatoria rispettosa della legge, e nel respingere ogni altra domanda, non ha mancato di pronunciarsi sulla richiesta di riduzione della sanzione non accompagnata dalla deduzione di alcun elemento specifico che potesse indurre ad attenuare la gravit� del fatto, ma ne ha implicitamente ritenuto adeguata la fissazione dell'ammontare da parte dell'autorit� amministrativa.Con il secondo motivo, in riferimento all'art. 360, nn. 3, 4 e 5, c.p.c, per violazione degli artt. 132, 1� co, n. 3, e 112, c.p.c, dell'art. 195, 2� co., d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), e degli artt. 1 1 e 12, d.p.r. 29 luglio 1982, n. 571 (Norme per l'attua�zione degli articoli 15, ultimo comma, e 17, penultimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, concernente modifiche al sistema penale), non recando la trascrizione delle conclusioni delle parti e non essendosi pronunciata sulla domanda di liquidazione delle spese di custodia dell'autoveicolo confiscato.Il motivo � inammissibile.Nel procedimento di opposizione all'ordinanza-ingiunzione del pagamento di una sanzione pecuniaria amministrativa, contemplato da�gli artt. 22 e 23, 1. n. 689/91, avuto riguardo all'oggetto del giudizio, limitato all'accertamento della pretesa punitiva fatta valere dall'amministrazione nei confronti del destinatario, ed alla sua struttura, prevedente poteri istruttori ufficiosi, inappellabilit� delle decisioni etc. ..., non possono essere introdotte domande, eccezioni e questioni diverse da quelli attinenti alla legittimit� dell'atto amministrativo im�pugnato (cfr.: cass. civ., sez. I, sent. 7 novembre 2003, n. 16714; cass. civ., sez. Ili, sent. 29 ottobre 1999, n. 12190). Non contenendo l'ordinanza impugnata, oltre alla sanzione accessoria della confisca dell'autovettura, anche l'ingiunzione del pagamento delle anteriori spese di custodia, la regolamentazione di esse non poteva, dunque, essere chiesta con l'atto di opposizione, esulando il recupero delle spese dai limiti imposti dal contenuto dell'ordinanza all'oggetto della controversia, e, non avendo il giudice di pace alcun obbligo di decidere su di essa, non � ricollegabile alcuna nullit� della sentenza alla mancata pronuncia sulla relativa domanda, n�, come gi� osservato, all'omessa trascrizione della stessa nelle conclusioni delle parti.Con il terzo motivo, in relazione all'art. 360, nn. 3, 4 e 5, c.p.c, per violazione degli artt. 132, 1� co, n. 3, e 112, c.p.c, falsa applicazione dell'art. 204, 2� co., d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), e violazione degli artt. 1, 2� co., 2, 2� e 3� co., 1. 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) non recando la trascrizione delle conclusioni delle parti e non essendosi pronunciata sull'eccezione di violazione del termine di trenta giorni stabilito dall'art. 2, co. 2� e 3�, 1. n. 241/90, per la notifica dell'ordinanza-ingiunzione.Il motivo � inammissibile.Questa Corte ha recentemente ribadito a sezioni unite il principio che le disposizioni di cui all'art. 2, 2� e 3� co., 1. n. 241/90, tanto nella loro originaria formulazione, applicabile ratione temporis, secondo cui il procedimento amministrativo deve essere concluso entro il termine di trenta giorni, quanto nella formulazione risultante dalla modificazione apportata dall'art. 36-bis, d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla 1. 14 maggio 2005, n. 80, secondo cui detto termine � di novanta giorni, � incompatibile, nonostante il carattere generale del testo legislativo in cui � inserita, con i procedimenti regolati dalla 1. n. 689/81, che a sua volta detta un sistema di norme organico e compiuto e delinea un procedimento di carattere contenzioso scandito in fasi i cui tempi sono regolati in modo da non consentire, anche nell'inte�resse dell'incolpato, il rispetto di un termine cos� breve (cfr.: cass. civ., sez. un. 17 aprile 2006, n. 9591).L'infondatezza dell'eccezione di diritto non esaminata dal giudice dell'opposizione non pu� comportare dunque la cassazione della sen�tenza impugnata in ragione dell'omissione, giacch� al mancato esame di un'eccezione che non incida sulla conformit� a diritto del di�spos�tivo della pronuncia deve provvedere il giudice di legittimit�, facendo uso del potere a lui attribuito dall'art. 384, 2� co., c.p.c, di correggere ed integrare la motivazione della sentenza con l'enunciazione delle ragioni di diritto che sostengono la decisione impugnata (cfr.: cass. civ., sez. I, sent. 18 agosto 2006, n. 18190; cass. civ., sez. IT, sent. 12 aprile 2006, n. 8561; cass. civ., sez. I, sent. 18 febbraio 2005, n. 3388).Con il quarto motivo, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c, per falsa applicazione dell'art. 18, 1. 24 novembre 1981, n. 689 (modifi�che al sistema penale), o dell'art. 204, 1� co, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), e dell'art. 3, 1� co., 1. 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e per insufficiente e/o illogica motivazione in ordine all'adeguatezza della motivazione per relationem dell'ordinanza-ingiunzione, giacch� le doglianze proposte in via amministrativa dall'opponente imponevano di porre a sostegno del provvedimento ragioni giuridiche ben pi� complesse. Il motivo � inammissibile.La denuncia non soddisfa l'onere imposto dal principio di autosufficienza del ricorso di indicare le ragioni esposte nell'opposizione a sostegno della deduzione dell'omessa e/o insufficiente motivazione dell'ordinanza-ingiunzione e la carenza non consente alcun apprezzamento sulla congruit� rispetto ad esse dell'affermazione del giudi�ce di pace che il provvedimento era adeguatamente motivato per relationem, cos� come generalmente consentito (cfr.: cass. civ., sez. II, sent. 24 aprile 2008, n. 10757; cass. civ., sez. I, seni. 11 gennaio 2006, n. 389), in quanto in esso erano richiamati "gli stessi motivi gi� esplicati nella precedente ordinanza datata 23 aprile 2003 di rigetto dell'opposizione al sequestro del veicolo".Con il quinto motivo, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c, per violazione e falsa applicazione dell'art. 193, 1� e 2� co., d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), degli artt. 6, 1� co., leu. a), 14, 1� co., e 50, 1� co., d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), dell'art. 2, nn. 1 e 2, dir. 2000/53/CE, dell'art. 1, lett. a), dir. 75/442/CEE, nonch� insufficiente e/o illogica motivazione, avendo affermato la sussistenza dell'obbligo di assicurazione r.c. senza la pi� seria indagine richiesta ed un minimo di istruzione probatoria sulle condizioni del veicolo e nonostante che lo stesso fosse classificabile come rifiuto, essendo fuori uso e non essendovi motivo di dubitare dell'intenzione dell'opponente di disfarsene, "intanto perch�, non appena avuta notizia del sequestro, egli ne aveva immediatamente chiesto la restituzione al solo scopo di avviarlo direttamente alla rottamazione e, in secondo luogo, perch� l'intenzione di disfarsi del veicolo fuori uso manifestata subito dopo il suo rinvenimento, non aveva affatto alcuno scopo elusivo di una sanzione". Il motivo � infondato.L'art. 1, l. 24 dicembre 1969, n. 990, prevede l'obbligo dell'assicurazione della responsabilit� civile per i veicoli a motore posti in circolazione "su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate" e l'art. 2, 1� co., d.p.r. 24 novembre 1970, n. 973, contenente il regolamento esecutivo della legge n.990 del 1969, dispone che "Sono considerati in circolazione anche i veicoli in sosta su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate".Quanto a questi ultimi, questa Corte ha ripetutamente affermato che i veicoli, ancorch� privi di parti essenziali per un'autonoma circolazione o fortemente danneggiati od usurati, non sono esclusi dall'obbligo assicurativo se non risulti la prova della loro assoluta inidoneit� alla circolazione e la loro sostanziale riduzione allo stato di rottame, non rilevando in contrario neppure la circostanza che il proprietario abbia raggiunto accordi con terzi per provvedere all'asporto ed alla successiva demolizione (cfr.: cass. c�v., sez. I, sent. 29 novembre 2004, n. 22478; cass. civ. sez. I, sent. 9 maggio 1991, n. 5189; cass. civ., sez. I, sent. 15 giugno 1988, n. 4086).Detta affermazione � conforme alla disposizione dell'art. 7, n. 3, lett. 1), - voce 16.01.00 all. A -, dell'abrogato d.lgs. n. 22/97 (vedi ora per una identica formulazione l'art. 184, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152), secondo la quale costituisce requisito oggettivo per la classificazione come fuori uso dei veicoli a motore, rimorchi e simili, l'assoluta impossibilit� materiale od inconvenienza economica del ripristino dell'idoneit� del veicolo alla circolazione, con la quale doveva concorrere ai fini della loro qualificazione come rifiuti anche l'ulteriore requisito soggettivo dell'essersi di essi il detentore disfatto o di avere egli deciso o l'obbligo di disfarsi, richiesto dall'art. 6, n. 1. lett. a), dello stesso d.lgs..Secondo l'accertamento compiuto dal giudice di pace nessuno di tali requisiti era rinvenibile nella specie, atteso che l'autovettura dell'opponente, ancorch� recante i segni di deterioramento causato da un prolungato abbandono, appariva fornita di tutti i componenti esteriori: carrozzeria, vetri, volante, sedili, ruote, fari, fanali e targhe di immatricolazione, e, non avendo il ricorrente specificato quale pi� seria indagine ed istruzione probatoria avesse chiesto per la sua classificazione come rifiuto, appare sufficientemente e coerentemente motivato rispetto ad esso il convincimento espresso che non si trattasse di "veicolo a fine vita", secondo la definizione contenuta nel d.lgs. 24 giugno 2003, n. 209 e successive modifiche (Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso), ed il mancato svolgimento anteriormente all'accertamento della violazione amministrativa di una attivit� diretta alla radiazione del veicolo dal P.R.A.. documentato dall'esistenza delle targhe e riconosciuto dal medesimo ricorrente, escludeva, anche, secondo l'interpretazione autentica dell'art. 6, lett. a), d.lgs. n. 22/97, fornita dall'art. 14, d.l. 8 luglio 2002. n. 138, conv. con l. 8 agosto 2002, n. 178, la sussistenza di una oggettiva manifestazione dell'intento del detentore di disfarsi di esso. Con il sesto motivo, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c, per falsa applicazione degli artt. 202 e 204, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, e violazione degli artt. 53. 55 e 57, d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), e per insufficiente e/o illogica motivazione in ordine all'eccepita tardivit� dell'emissione dell'ordinanza-ingiunzione, sottoscritta il 16 giugno 2003, essendo l'unica data certa quella del 16 luglio 2003 nella quale il Comune di ***** lo aveva protocollato come atto da notificare. Il motivo � infondato.La sentenza ha compiutamente e logicamente affermato che la sequenza temporale degli atti del procedimento amministrativo, bench� l'ordinanza-ingiunzione ed il rigetto dell'opposizione al sequestro re�cassero lo stesso numero di protocollo, era resa evidente dalla data apposta su ciascuno degli atti e che nessun ostacolo l'identit� del numero aveva comportato per il controllo dell'operato della pubblica amministrazione.Va aggiunto che la tempestivit� di un provvedimento amministrativo si determina in base alla sua data di emissione, non a quella della no�tifica all'interessato, e che, essendo le risultanze dell'ordinanzaingiunzione assistite da fede privilegiata ai sensi dell'art. 2700 cod. civ., il ricorrente, il quale intende far valere l'inosservanza dei termini di cui all'art. 203 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 sostenendo di nutrire dubbi in ordine alla data di emissione, in riferimento alla quale deve essere valutata la tempestivit� del provvedimento, ha l'onere di proporre querela di falso (cfr.: cass. civ., sez. I, sent. 8 febbraio 2006, n. 2817) e tale querela non risulta essere stata proposta. All'inammissibilit� o infondatezza di tutti i motivi segue il rigetto del ricorso.P.Q.M.Rigetta il ricorso.Cos� deliberato in camera di consiglio, in Roma il 28 maggio 2008....omissis...DEPOSIATO IN CANCELLERIA IL 2 SET. 2008.	© 2015 ISBE Consulting Solutions - Este - Padova
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