Source: https://personaedanno.it/articolo/separazione-dividere-i-beni-per-regolare-i-rapporti-economici-con-il-coniuge-e-i-figli
Timestamp: 2018-11-18 03:26:48+00:00
Document Index: 92236414

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 2699', 'art. 2657', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive - Valentina Finotti - 09/07/2018
La separazione consensuale permette ai coniugi di avere ampia autonomia nel regolare i loro rapporti economici. La giurisprudenza ha pacificamente ammesso che un coniuge possa trasferire all’altro i propri beni per adempiere invia definitiva all’obbligo di mantenimento: in questo modo non dovrà versare periodicamente l’assegno. E lo stesso vale anche per i figli. Ci sono, inoltre, importanti agevolazioni fiscali che favoriscono questi trasferimenti: essi, infatti, sono esenti da ogni tributo, anche se si tratta di immobili adibiti a prima casa. Unico problema: i creditori del coniuge che compie il trasferimento. Vediamo meglio tutti questi argomenti.
1 Accordi che trasferiscono i beni nella separazione
2 I trasferimenti patrimoniali in separazione sono donazioni?
3 I trasferimenti di beni nella separazione: cosa comportano?
4 Perché può essere vantaggioso per i coniugi in sede di separazione trasferirsi beni?
5 E se l’immobile trasferito in separazione è adibito a prima casa?
6 Il trasferimento di beni in separazione può estinguere in modo definitivo l’obbligo di mantenimento verso i figli?
7 Gli atti di trasferimento in favore dei figli in separazione sono esenti da tasse?
8 I creditori dei coniugi
Pur non essendoci alcun norma che stabilisca espressamente la possibilità per i coniugi che si separano di trasferirsi beni immobili o mobili, i giudici ritengono pienamente leciti accordi che prevedano simili trasferimenti, e ciò anche quando il trasferimento avvenga per assolvere l’obbligo di mantenimento che è posto a carico di un coniuge a favore dell’altro.
Infatti, l’accordo di separazione consensuale può avere un duplice contenuto.
Esiste un contenuto necessario, che non può mancare, e riguarda l’intesa dei coniugi di vivere separati e le pattuizioni sulle modalità di mantenimento e affidamento dei figli minori, se ve ne sono, o sul mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti. Si parla, invece, di contenuto eventuale (così detto perché può anche mancare) quando ci si riferisce agli accordi patrimoniali fatti tra coniugi in vista della separazione che prevedano, ad esempio, trasferimenti di case, auto, o altri beni (1).
Ecco alcuni esempi di accordi economici tra coniugi che possono essere inseriti nella separazione consensuale:
la pattuizione in base alla quale uno dei coniugi trasferisce una o più case di sua proprietà in favore dell’altro (2);
la costituzione di un diritto di abitazione: è il caso, ad esempio, del coniuge che si obbliga a mettere a disposizione della moglie per tutta la durata della vita di questa la casa di sua proprietà (3);
la clausola che prevede il trasferimento beni mobili da un coniuge all’altro: ad esempio pacchetti azionari, titoli di stato, o quote di fondi di investimento.
Questi accordi patrimoniali potranno servire, indifferentemente, sia (a) per adempiere l’obbligo di mantenimento a carico di un coniuge: quest’ultimo potrà così estinguere il debito che deriva dall’obbligo di versare l’assegno in favore dell’altro, e lo fa in un’unica soluzione, anziché periodicamente; sia (b) per regolare i rapporti dare- avere sorti durante l’unione matrimoniale, e quindi, ad esempio, per estinguere un debito - di qualsiasi natura - che un coniuge ha verso l’altro.
I trasferimenti patrimoniali effettuati in sede di separazione non costituiscono donazioni perché non sono effettuati spontaneamente e con la volontà di un coniuge di arricchire l’altro senza ricevere nulla in cambio: essi servono, invece, per regolare i rapporti economici conseguenti alla separazione. Come si è visto, infatti, il trasferimento immobiliare può essere usato per estinguere il debito di mantenimento posto a seguito della crisi coniugale a carico di un coniuge, o un debito di altra natura che il coniuge ha verso l’altro.
Tantomeno i suddetti trasferimenti possono inquadrarsi nella fattispecie del contratto di vendita, poiché il coniuge a favore del quale è fatto il trasferimento non paga alcun prezzo.
È corretto affermare che i trasferimenti patrimoniali realizzati in separazione sono contratti anomali, la giurisprudenza li definisce atipici, perché non sono previsti da alcuna norma, e quindi non sono riconducibili ad una tipologia contrattuale nominata.
I trasferimenti mobiliari o immobiliari compiuti da un coniuge in favore dell’altro, o a favore dei figli, possono essere realizzati sia davanti al giudice della separazione, ma anche al di fuori del tribunale.
Nel primo caso le clausole che prevedono il trasferimento sono inserite all’interno del verbale di separazione consensuale formato davanti al giudice in udienza (4).
Queste clausole se prevedono un trasferimento immobiliare determinano immediatamente il passaggio di proprietà (5) e, dato che il verbale di separazione è atto pubblico (6), sarà poi possibile presso la Conservatoria dei registri immobiliari registrare l’avvenuto trasferimento(7).
L’altra ipotesi è che nel verbale di separazione sia contenuto esclusivamente l’obbligo di un coniuge di compiere il trasferimento: in questo caso l’atto traslativo vero e proprio dovrà farsi al di fuori del tribunale, ossia davanti a un notaio in adempimento dell’obbligo assunto di fronte al giudice.
Nell’ambito della legge del divorzio l’art. 19 (8), prevede l’esenzione dell’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per tutti gli atti, documenti o provvedimenti riguardanti il divorzio.
Per effetto dell’interpretazione dei giudici (9) la stessa esenzione si estende per atti, documenti, provvedimenti anche riguardanti il procedimento di separazione personale dei coniugi.
Questa agevolazione è stata estesa dalla giurisprudenza proprio per evitare che l’imposizione fiscale gravi pesantemente sui coniugi: così essi potranno attribuirsi a vicenda beni immobili e mobili senza che questo gravi nelle loro finanze, già appesantite da tutte le spese che si rendono necessarie per terminare un matrimonio.
È pacifico in giurisprudenza l’applicazione di detta agevolazione fiscale nel caso di accordi che attuino il trasferimento della proprietà di beni sia mobili che immobili dall’uno all’altro coniuge, o in favore dei figli (10).
Per esenzione dalle tasse, inoltre, si deve intendere esenzione dalla totalità dei tributi, indipendentemente dalla loro natura (11).
Esiste una sola eccezione: nel caso in cui uno dei due coniugi sia imprenditore e voglia trasferire all’altro un bene oggetto di attività d’impresa (ad esempio un negozio), egli dovrà necessariamente fatturare il bene e corrispondere allo Stato l’imposta sul valore aggiunto, e solo poi potrà stipulare il contratto (questo sì esente da tasse) con l’altro coniuge nella veste di privato consumatore.
È possibile avere l’agevolazione fiscale anche nel caso in cui nell’ambito della separazione venga trasferita la prima casa coniugale?
Il problema sorge in un caso specifico, ossia quando uno dei coniugi trasferisce attraverso l’accordo di separazione la sua quota della prima casa coniugale all’altro e non sono trascorsi ancora cinque anni dall’acquisto.
Infatti, le leggi sull’imposta di registro (12) prevedono la decadenza dalle agevolazioni prima casa qualora si proceda al trasferimento, sia in via gratuita che onerosa, dell’immobile oggetto del regime agevolato prima del decorso di cinque anni dalla data del suo acquisto.
Ebbene i giudici, in questo caso, hanno evidenziato due punti importanti:
nel caso in cui l’immobile adibito a prima casa sia trasferito da un coniuge all’altro nell’ambito degli accordi patrimoniali presi in sede di separazione consensuale la decadenza dalle agevolazioni fiscali non si verifica (13), e ciò anche a prescindere dal fatto che il coniuge cedente proceda entro l’anno - come invece previsto al di fuori della separazione - all’acquisto di un nuovo immobile da adibire ad abitazione principale;
inoltre, per il trasferimento della quota della prima casa da un coniuge all’altro in sede di separazione trova applicazione anche l’esenzione dalla totalità dei tributi (imposta di bollo, registro e ogni altra tassa): è operativa anche in questo caso la norma sull’esenzione fiscale prevista per tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi alla separazione.
L’obiettivo è consentire ai coniugi una rapida definizione dei loro rapporti patrimoniali, prevedendo per essi un regime di favore dal punto di vista economico.
Diverso, però, il caso in cui i coniugi in sede di separazione si accordino per vendere a terzi la prima casa coniugale antecedentemente al decorso di cinque anni dall’acquisto iniziale, e decidano, per definire i loro rapporti patrimoniali, che l’incasso ricavato dalla vendita vada solo ad uno dei coniugi, con rinuncia dell’altro a quanto gli spetta.
In questo caso non varrà l’agevolazione da ogni tassa e tributo sull’atto di trasferimento immobiliare, in quanto esso è compiuto in favore di un terzo e non è pertanto relativo direttamente al procedimento di separazione fra i coniugi.
Inoltre il coniuge che percepisce l’intero corrispettivo, per evitare la decadenza dai benefici prima casa, dovrà necessariamente riacquistare entro un anno dall’alienazione un altro immobile da adibire ad abitazione principale.
Nel caso di separazione i genitori sono tenuti al mantenimento dei figli minorenni e maggiorenni non economicamente autosufficienti(14).
Di norma è il genitore non collocatario che è tenuto a corrispondere l’assegno mensile di mantenimento, in ragione del fatto che l’altro provvede direttamente alle esigenze dei figli.
La questione fondamentale è capire se sia possibile per il genitore adempiere l’obbligo di mantenimento dei figli in un’unica soluzione: anziché versare l’assegno periodico, quindi, trasferire, ad esempio, al figlio la proprietà di una casa attraverso gli accordi presi in sede di separazione consensuale.
Il problema si pone perché, per esempio, se si tratta di un figlio minore l’assegno di mantenimento sarà destinato inevitabilmente a variare nella sua entità nel corso del tempo, con la crescita aumentano le esigenze: un bambino piccolo costa senz’altro meno di un adolescente che deve affrontare spese scolastiche, le prime uscite con gli amici, le vacanze da solo ecc…
E quindi: com’è possibile predeterminare la somma per il mantenimento di un figlio? E, così, ritenere che il trasferimento di una casa copra interamente i costi, incerti nell’ammontare, di mantenimento della prole?
Ebbene per la giurisprudenza un genitore ben può soddisfare l’obbligo di mantenere i figli anche trasferendo beni immobili a loro, anche se questa soluzione non è prevista espressamente da nessuna legge.
Ciò è possibile anche perché, in ogni caso, le condizioni previste in sede di separazione consensuale, comprese quelle che prevedono i trasferimenti immobiliari in favore dei figli, potranno essere sempre oggetto di successiva modifica (15).
Così, sarà possibile eventualmente chiedere un’integrazione del contributo al mantenimento per il figlio qualora nel tempo si verificasse che il trasferimento immobiliare non è in grado di coprire le sopravvenute esigenze di vita di quest’ultimo (16).
Il coniuge tenuto al mantenimento potrà, ad esempio, dichiarare per iscritto in sede di separazione di trasferire al figlio o ai figli determinati beni immobili al fine di provvedere al loro mantenimento. In questo caso, sottolineano i giudici non c’è bisogno di un consenso al trasferimento da parte del genitore collocatario dei figli o dei figli stessi (se maggiorenni) e, anzi, il mancato rifiuto di quest’ultimi rende irrevocabile la proposta del genitore e quindi definitivo il trasferimento in favore dei figli (17).
Nel caso in cui il genitore non adempia l’obbligo di trasferimento in favore del figlio, quest’ultimo potrà agire in giudizio (naturalmente per il tramite dell’altro genitore che lo rappresenta) al fine di ottenere l’esecuzione coattiva del medesimo (18).
Per i giudici come i trasferimenti immobiliari compiuti in sede di separazione in favore del coniuge sono esenti da ogni tipo di tributo, lo stesso deve affermarsi anche per quelli in favore dei figli.
A questi trasferimenti, pertanto, non si applica la normativa generale sugli atti di trasferimento di beni immobili tra coniugi e parenti in linea retta, ma quella speciale sugli atti riguardanti il procedimento di separazione personale dei coniugi (19).
Supponiamo che uno dei coniugi sia debitore verso un soggetto e non abbia ancora adempiuto questo debito e, attraverso il trasferimento immobiliare effettuato in favore dell’altro coniuge o dei figli, sottragga un bene che potrebbe servire al creditore per soddisfare la propria pretesa economica.
Il trasferimento è valido lo stesso, o il creditore può far sì che esso sia dichiarato inefficace perché quel bene è necessario per ottenere l’adempimento del debito altrimenti evaso?
Ebbene, attraverso l’azione revocatoria (20) il creditore può domandare davanti al giudice che siano dichiarati inefficaci tutti quegli atti con cui il debitore dispone del suo patrimonio recando a lui pregiudizio. In particolare per ottenere la dichiarazione d’inefficacia per mezzo dell’azione revocatoria, bisogna:
che il debitore sia a conoscenza che l’atto che compie determina un danno per il creditore: ciò succede quando, ad esempio, il debitore non ha disponibilità economiche sufficienti a pagare il debito e trasferisce quell’unico bene immobile che può servire al creditore per soddisfarsi;
che, nel caso in cui il trasferimento compiuto del debitore abbia carattere oneroso, e quindi non sia gratuito, colui a cui il bene viene trasferito sia a conoscenza del danno che l’operazione arreca alla pretesa del creditore.
Venendo, dunque, ai trasferimenti di beni compiuti dai coniugi in sede di separazione per regolare i loro rapporti patrimoniali, essi hanno senz’altro una natura onerosa.
Si parla di atto gratuito quando il vantaggio è a favore di una sola parte, invece il coniuge che trasferisce l’immobile per adempiere l’obbligo di mantenimento verso l’altro coniuge o verso i figli sopporta un sacrificio (perde il bene), ma ha anche un vantaggio perché il trasferimento gli permette di evitare di pagare il mantenimento. Così, allo stesso modo, l’altro coniuge ha un vantaggio derivante dal trasferimento del bene, ma anche sacrifica la sua pretesa periodica di mantenimento.
Assodato che i trasferimenti realizzati in sede di separazione sono onerosi, secondo i giudici essi possono essere dichiarati inefficaci, attraverso l’azione revocatoria, se recano un danno a uno o più creditori del coniuge che realizza il trasferimento(21).
In un caso specifico, ad esempio, i giudici hanno dichiarato l’inefficacia dell’atto di cessione di un immobile effettuato dal marito alla moglie in sede di separazione consensuale al fine di adempiere con il trasferimento all’obbligo di mantenimento.
I giudici hanno ritenuto che l’azione revocatoria promossa dai creditori del coniuge fosse fondata perché di essa vi erano tutti i presupposti e, in particolare:
il danno per i creditori: il coniuge aveva trasferito il suo unico immobile rendendo così non solo difficile, ma, evidentemente, impossibile per i creditori soddisfare la loro pretesa, non avendo egli nemmeno un patrimonio mobiliare, ossia denaro, sufficiente a coprire il debito;
la consapevolezza del coniuge debitore di arrecare il pregiudizio ai creditori;
la consapevolezza anche nel terzo beneficiario del trasferimento, ossia della moglie del danno arrecato ai creditori. E, infatti, sottolineano i giudici attraverso le prove testimoniali era emerso che la moglie era perfettamente consapevole della situazione debitoria del marito. Anzi, i giudici nel caso in esame hanno ritenuto che tra moglie e marito vi fosse addirittura un disegno preordinato a sottrarre il bene ai creditori attraverso la separazione, visto che la moglie nonostante la separazione aveva continuato di fatto a vivere insieme con il marito (22).
[1] Cassazione, 24.2.1993 n. 2270.
[2] Cassazione, 12.4.3006 n. 8516.
[3] Cassazione, 25 settembre 1978 n. 4277.
[4] Art. 711, terzo comma, c.p.c.
[5] Art. 1376 c.c.
[6] Art. 2699 c.c.
[7] Cassazione, 15 maggio 1997 n. 4306: «sono pienamente valide le clausole dell’accordo di separazione che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva do beni mobili o immobili, ovvero ne operino il trasferimento a favore di uno di essi al fine di assicurarne il mantenimento. Il suddetto accordo di separazione, in quanto inserito nel verbale d’udienza, assume forma di atto pubblico ai sensi dell’art. 2699 c.c., e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce, dopo l’omologazione che lo rende efficace, titolo per la trascrizione a norma dell’art. 2657 c.c.».
[8] Art. 19 legge 1987 n. 74.
[9] Corte Costituzionale, sentenza n. 176 del 1992; Corte Costituzionale sentenza n. 154 del 1999.
[10] Cassazione, sentenza n. 11458 del 2005.
[11] Cassazione, sentenza 17 febbraio 2001 n. 2347: «le agevolazioni si estendono ad ogni tipo di tassazione indipendentemente dalla natura dell’imposta o di tassa in senso proprio o del tributo concretamente in discussione».
[12] Nota II -bis all’art. 1, quarto comma, della tariffa, parte prima, allegata al Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, D.p.r. 131/1986.
[13] Commissione tributaria centrale di Vicenza, sezione V, sentenza del 2 febbraio 2011 n. 8.
[14] Art. 30 Costituzione; Artt. 147 e 148 c.c.; Art. 337 ter c.c.
[15] Art. 711, quinto comma c.p.c.
[16] Corte d’appello di Milano, sentenza 6 maggio 1994: «E' ammissibile l'adempimento in unica soluzione dell'obbligo al mantenimento del figlio minore posto a carico del genitore in sede di separazione consensuale con la costituzione a favore dell'altro coniuge dell'usufrutto su un immobile, trasferito, per la nuda proprietà, al figlio stesso; nello stesso senso: Cassazione, sentenza 17.06.2004 n. 11342; Cassazione, sentenza 2 febbraio 2005 n. 2088; Tribunale di Monza, sentenza 14.10.2008.
[17] Cassazione, sentenza 21 dicembre 1987 n. 9500.
[18] Corte d’appello di Torino 9 maggio 1980; Corte d’appello di Genova, 27 maggio 1997.
[19] Cassazione, sentenza 30 maggio 2005 n. 11458, anche se di contrario avviso è l’Agenzia delle entrate, si veda la risoluzione n. 151/E del 19 ottobre 2005.
[20] Art. 2901 c.c.
[21] Cassazione, sentenza 2008 n. 24757; Cassazione, sentenza 2008 n. 11914; Cassazione, sentenza 2006 n. 5473.