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Timestamp: 2020-08-03 18:42:32+00:00
Document Index: 23367776

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2233', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 23664 del 24/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23664 del 24/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 24/09/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 24/09/2019), n.23664
sul ricorso 33162-2018 proposto da:
C.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GOLAMETTO
4, presso lo studio dell’avvocato GIOVAMBATTISTA FERRIOLO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FERDINANDO EMILIO
ABBATE;
avverso il decreto n. 1325/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 30/04/2018;
28/02/2019 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;
1 La Corte d’appello di Perugia, con decreto 30.4.2018 ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di 1.800,00 in favore di C.D., a titolo di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, per l’irragionevole durata di un giudizio di equa riparazione ed ha liquidato le spese in Euro. 405,00 per compensi professionali oltre IVA e accessori di legge.
2 Per la cassazione di questo decreto il C. ha proposto ricorso con unico motivo mentre il Ministero della Giustizia è rimasto intimato.
Il consigliere relatore ha proposto l’accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.
La parte ricorrente deduce la violazione e/o errata applicazione dell’art. 91 c.p.c., dell’art. 2233 c.c., comma 2, nonchè del D.M. n. 33 del 2014 e del D.M. n. 37 del 2018, dolendosi della liquidazione delle spese del procedimento, operata in Euro. 405,00 e quindi in violazione di quanto previsto dallo scaglione relativo al valore della causa.
La presente fattispecie è regolata, ratione temporis, dal D.M. n. 55 del 2014 (il cui art. 28 recita: “le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore”), posto che alla data di entrata in vigore di tale decreto la prestazione professionale del cui compenso si discute non si era ancora conclusa e che, come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 17405/12, la nozione di compenso rimanda ad un corrispettivo unitario per l’opera complessivamente prestata, ancorchè iniziata e parzialmente svolta sotto il vigore di discipline tariffarie previgenti (conf. Cass. 4949/17).
Inoltre, è bene chiarire che nella specie non possa trovare applicazione la disposizione di cui al D.M. Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, art. 1, comma 7, (alla cui stregua “in nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”).
Ed infatti, rispetto al predetto D.M. n. 140 del 2012, il decreto ministeriale n. 55 del 2014 (che non contiene alcuna disposizione analoga a quella del D.M. n. 140 del 2012, art. 1, comma 7) è prevalente, in quanto non solo costituisce lex posterior regolativa, quanto agli avvocati, dell’intera materia già disciplinata dal D.M. n. 140 del 2012 (cfr. art. 15 preleggi) ma costituisce anche lex specialis; in quanto disciplina i compensi per i soli avvocati, mentre il decreto ministeriale n. 140/2012 regolamenta la determinazione dei parametri per la liquidazione, da parte di un organo giurisdizionale, dei compensi per tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia.
Ebbene, il decreto ministeriale n. 55/2014 indica i parametri medi del compenso professionale dell’avvocato, dai quali il giudice si può si discostare, purchè si mantenga tra il minimo ed il massimo risultanti dall’applicazione delle percentuali di scostamento, in più o in meno, previste da tale D., art. 4, comma 1: cfr., al riguardo, Cass. 2383/17, in motivazione: “Con riferimento all’afferito vincolo del giudice alla determinazione media del compenso professionale ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, si deve rilevare che tale vincolo non trova fondamento nella normativa, secondo la quale (artt. 1 e 4) il giudice deve soltanto liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe. Con riferimento al D.M. n. 140 del 2012 era stato anche precisato che il giudice era tenuto ad indicare le concrete circostanze che giustificavano la deroga ai minimi e massimi stabiliti dal D.M. n. 140 del 2012 (cfr. Cass. n. 18167 del 1610912015; Cass. 11 gennaio 2016 n. 253; Cass. 3 agosto 2016, n. 16223)”.
Tuttavia, anche nel regime dettato dal D.M. n. 55 del 2014, deve riconoscersi al giudice il potere di scendere anche al di sotto, o di salire anche al di sopra, dei limiti risultanti dall’applicazione delle massime percentuali di scostamento come fatto palese dall’inciso “di regola” che si legge, ripetutamente, nell’art. 4, comma 1 – ma, proprio per il tenore letterale di detto inciso, tale possibilità può essere esercitata solo sulla scorta di apposita e specifica motivazione (v. per una vicenda analoga, Sez. 2, Ordinanza n. 3144 del 2018; v. altresì Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 11601 del 14/05/2018 Rv. 648532; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 2386 del 31/01/2017 Rv. 642544).
Venendo al caso in esame e tenuto conto del valore della causa (da Euro 1.100,01 a Euro 5.200,00), la liquidazione del compenso professionale effettuata dalla corte territoriale, in complessivi Euro 405,00, risulta porsi al di sotto dei minimi imposti dal D.M. n. 55 del 2014, pur applicando, in ragione della speciale semplicità dell’affare, la massima riduzione prevista dal medesimo D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1 (pari al 70% per la fase istruttoria ed al 50%, per le altre fasi) e senza che sia stata fornita alcuna motivazione al riguardo.
Anzi, a ben vedere, considerato che l’importo di Euro 405,00 liquidato dalla Corte d’Appello corrisponde proprio al compenso previsto per i procedimenti di volontaria giurisdizione, deve ritenersi che i giudici di merito abbiano equivocato sulla natura del procedimento di equa riparazione, che invece è di natura tipicamente contenziosa (Sez. 2, Ordinanza n. 28270 del 06/11/2018 Rv. 652046; Sez. 6 – 2, Sentenza n. 23187 del 14/11/2016 Rv. 641687).
Per quanto precede, il provvedimento impugnato va cassato;.
Il giudice di rinvio, che si designa nel medesimo ufficio giudiziario in diversa composizione, rimedierà all’errore nella liquidazione attenendosi ai principi come sopra richiamati.
accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’Appello di Perugia in diversa composizione.