Source: http://www.sdanganelli.it/2016/05/
Timestamp: 2018-01-16 17:30:52+00:00
Document Index: 171924886

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 46']

maggio 2016 - Studio Legale Sdanganelli & AssociatiStudio Legale Sdanganelli & Associati
T.A.R. Toscana, Sezione prima, sentenza 30 maggio 2016 n. 931. La chiusura di un ufficio postale non si giustifica per l’economicità della gestione senza tutelare ragioni di coesione sociale.
Pubblicato il 31 maggio 2016 da uxs04548
Nell’ipotesi di chiusura di un ufficio postale impugnata da un comune, non può attribuirsi rilievo esclusivo al solo criterio di ragionevolezza basato sull’economicità della gestione come presupposto per la permanenza di uffici postali in territori particolarmente disagiati, nel senso che all’equilibrio economico non può ascriversi la stessa determinante rilevanza che assume nella gestione di una impresa privata. La chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici postali di cui all’art. 3, d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 e, soprattutto, senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura dell’ufficio individuando valide soluzioni alternative, a tutela della coesione sociale e territoriale. E’ illegittimo, per difetto di motivazione, il provvedimento di chiusura permanente di un ufficio postale, che faccia generico riferimento ad un “piano di efficientamento volto all’adeguamento dell’offerta all’effettiva domanda dei servizi postali in tutti i Comuni del territorio nazionale in ragione del comprovato disequilibrio economico di cui alla erogazione del “servizio postale universale“, atteso che tale motivazione risulta disancorata da qualunque esplicitazione di fatti riferibili al caso di specie, tanto da ridursi ad una mera clausola di stile, replicabile in maniera identica in qualunque situazione
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato alternative, chiusura, coesione, criterio, disequilibrio economico, distribuzione, domanda, economicità, economico, equilibrio, esigenze, gestione, impresa privata, motivazione clausola di stile, offerta, pregiudizio, ragionevolezza, servizi postali, servizio postale universale, sociale, soluzioni, territori disagiati, territoriale, uffici postali, ufficio postale, utenti
Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 30 maggio 2016 n. 2294. L’ente proprietario di una strada pubblica non può pretendere il pagamento del canone di concessione per l’uso particolare del sottosuolo.
Pubblicato il 30 maggio 2016 da uxs04548
Ai sensi degli artt. 25 e 27 d.lgs. n. 285 del 1992 (Codice della Strada), le attività di attraversamento ed uso della sede stradale e relative pertinenze con condutture idriche, linee elettriche e di telecomunicazione, aeree o sotterranee, sottopassi e soprappassi, teleferiche di qualsiasi specie, gasdotti, serbatoi di combustibili liquidi, o con altri impianti ed opere, impedendo gli intralci alla circolazione dei veicoli, devono essere oggetto di autorizzazione o concessione amministrativa a carattere oneroso quale corrispettivo per l’uso particolare del bene pubblico, commisurato al vantaggio dell’utente ne ricava. L’imposizione da parte dell’ente locale del canone concessorio non ricognitorio; è compatibile soltanto con un utilizzo singolare della strada che ne impedisca in tutto o in parte la pubblica fruizione e la pretesa comunale non può essere vantata a fronte di un qualunque utilizzo di essa. Dall’insieme delle disposizioni del Titolo II (Della costruzione e tutela delle strade) del Codice, l’ espresso richiamo alla sola “sede stradale” (i.e.: alla superficie e non anche al sottosuolo e al soprasuolo) depone nel senso che l’imposizione di un canone non ricognitorio a fronte dell’uso singolare della risorsa stradale è legittima solo se consegue a una limitazione o modulazione della possibilità del suo tipico utilizzo pubblico; ma non anche a fronte di tipologie e modalità di utilizzo (quali quelle che conseguono alla posa di cavi e tubi interrati) che non ne precludono ordinariamente la generale fruizione.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato aeree, artt. 25 e 27 d.lgs. n. 285 del 1992, attraversamento, autorizzazione, bene pubblico, canone concessorio, cavi, circolazione, codice della strada, concessione, condutture idriche, corrispettivo, ente locale, fruizione, gasdotti, interrati, intralci, limitazione, linee elettriche, oneroso, pertinenze, pubblica fruizione, ricognitorio; strada, sede stradale, soprappassi, soprasuolo, sotterranee, sottopassi, sottosuolo, telecomunicazione, teleferiche, tubi, uso, uso particolare, utente, vantaggio, veicoli
Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 26 maggio 2016 n.2228. La legittimazione a ricorrere è preclusa all’operatore che non ha partecipato alla gara.
Pubblicato il 26 maggio 2016 da uxs04548
La mera qualità di operatore economico del settore esclude, di per sé, la legittimazione a ricorrere contro gli atti di una procedura alla quale l’impresa ricorrente non ha partecipato, non valendo, da sola, ad integrare gli estremi della titolarità di una posizione soggettiva differenziata e qualificata. La regola generale dell’identificazione della legittimazione al ricorso esclusivamente in capo alle imprese che hanno partecipato alla procedura oggetto di contestazione ammette solo le deroghe relative alle posizioni del soggetto che contesta la scelta della stazione appaltante di bandire la gara, dell’operatore di settore che assume l’illegittimità di un affidamento diretto e dell’impresa che impugna una clausola del bando escludente, siccome illegittimamente prescrittiva di un requisito di partecipazione o di qualificazione non posseduto dalla ricorrente.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato affidamento diretto, bando, clausola, differenziata, esclusione, gara, illegittimità, impugnazione, legittimazione a ricorrere, operatore economico, partecipazione, posizione, possesso, procedura, qualificata, qualificazione, requisito, ricorrente, settore, soggettiva, stazione appaltante, titolarità
Pubblicato il 23 maggio 2016 da uxs04548
Ai fini della contestazione del giudizio negativo di una prova scritta del concorso notarile, un autorevole parere pro veritate allegato in giudizio a sostegno della posizione della candidata non può essere contrapposto all’attività di valutazione della commissione connotata da discrezionalità tecnica. Pareri di tal genere sono sostanzialmente irrilevanti al fine di confutare il giudizio della Commissione, né idonei a dimostrare la possibilità che la traccia d’esame ammettesse una diversa soluzione. Spetta in via esclusiva a quest’ ultima la competenza a valutare gli elaborati degli esaminandi e, a meno che non ricorra l’ipotesi residuale del macroscopico errore logico, non è consentito al giudice della legittimità sovrapporre alle determinazioni da essa adottate il parere reso da un soggetto terzo, quale che sia la sua qualifica professionale ed il livello di conoscenze e di esperienze acquisite nella materia in discussione.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato candidato, commissione, concorso notarile, contestazione, criteri, discrezionalità tecnica, eccesso di potere, elaborati, errore logico, giudizio, illegittimità, negativo, notaio, parere, pro veritate, professionale, prova scritta, qualifica, sindacato, soluzione, traccia, valutazione, vizi
T.A.R. Lombardia, Sezione Quarta, sentenza 20 maggio 2016 n.999. La mancata indicazione della marca dei prodotti alimentari è causa di esclusione in una gara per l’affidamento del servizio bar
Pubblicato il 22 maggio 2016 da uxs04548
Ove il bando di gara di un appalto per la gestione del servizio bar interno prescriva a pena di esclusione, l’indicazione del peso, della marca e del prezzo unitario per ciascuna tipologia di prodotto alimentare e, per alcuni di essi, la certificazione IGP o DOP, l’offerta, tali prescrizioni connotano il contenuto proprio dell’offerta economica, in quanto la stazione appaltante ha voluto evitare la somministrazione di alimenti di cui sia ignoto il produttore e di cui, pertanto, restino sconosciute le caratteristiche e la qualità. Ne deriva che la mancanza di una delle indicazioni prescritte determina la non corrispondenza dell’offerta ai contenuti stabiliti dalla lex specialis, con conseguente sussistenza in essa di una specifica causa di esclusione, ai sensi dell’art. 46, comma 1 bis, del d.l.vo 2006 n. 163, che correla, in coerenza con il principio di tassatività delle cause di esclusione dalle gare, l’esclusione alla carenza di elementi essenziali.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato alimenti, appalto, art. 46, bando, caratteristiche, cause di esclusione, certificazione, comma 1 bis d.l.vo 163/2006, contenuto, DOP, economica, elementi essenziali, esclusione, gara, gestione, ignoto, IGP, lex specialis, marca, non corrispondenza, offerta, peso, prescrizioni, prezzo unitario, prodotto, produttore, qualità. mancanza, servizio bar interno, somministrazione, tassatività