Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-248-cod-proc-penale-richiesta-di-consegna
Timestamp: 2019-10-19 18:29:38+00:00
Document Index: 134024452

Matched Legal Cases: ['art. 248', 'art. 248', 'art. 248', 'art. 335', 'art. 248', 'art. 68', 'art. 248', 'art. 248', 'art. 248', 'art. 248', 'art. 255', 'art. 248']

Art. 248 cod. proc. penale: Richiesta di consegna | La Legge per tutti
1. Se attraverso la perquisizione si ricerca una cosa determinata, l’autorità giudiziaria può invitare a consegnarla. Se la cosa è presentata, non si procede alla perquisizione, salvo che si ritenga utile procedervi per la completezza delle indagini.
2. Per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o per accertare altre circostanze utili ai fini delle indagini, l’autorità giudiziaria o gli ufficiali di polizia giudiziaria da questa delegati possono esaminare presso banche atti, documenti e corrispondenza nonché dati, informazioni e programmi informatici. In caso di rifiuto, l’autorità giudiziaria procede a perquisizione.
La locuzione contenuta nel 2 comma dell'art. 248 c.p.p. laddove richiama le "banche" non può che riferirsi solo agli istituti di credito, in relazione ai quali è stata estesa la possibilità di esaminare, presso di essi, oltre che "atti, documenti e corrispondenza" anche "dati, informazioni e programmi informatici". Nulla consente di dilatare estensivamente l'accezione di "banche" fino a comprendere le "banche-dati" presenti presso qualsiasi altro ente o struttura privata o pubblica, tanto più che il termine banca-dati, omologo della corrispondente espressione inglese "data-base", non risulta mai adoperato dall'ordinamento giuridico italiano il quale, laddove ha inteso riferirsi ad un centro di raccolta ed gestione di dati informatici, ha impiegato la diversa specifica dizione di "sistema informatico o telematico".
L'elencazione delle cose acquisibili mediante la specifica procedura prevista dall'art. 248 comma 2 c.p.p. ("atti, documenti e corrispondenza") allude chiaramente a oggetti di natura cartacea, compatibili con l'ipotesi che ne sia destinatario un istituto di credito, ma non certamente una banca dati informatica. Ne consegue che le previsioni dell'art. 248 siano restrittivamente applicabili ai soli istituti di credito, e non ai gestori di sistemi informatici o telematici.
Sia l'invito ad esibire previsto dall'art. 335 c.p.p. 1930 per evitare la perquisizione personale, sia la richiesta di consegna prevista dall'art. 248 c.p.p. 1988 allo stesso scopo di evitare la perquisizione personale o locale, proprio nella misura in cui possono provocare un "sequestro consensuale" ed evitare un sequestro coattivo, devono esser preventivamente autorizzati, se rivolti contro un parlamentare. Nonostante la denominazione di richieste di esibizione e consegna o qualsiasi altra denominazione possibile, come quella usata in passato di "sequestro consensuale", si tratta, almeno ai fini della inviolabilità parlamentare di cui all'art. 68 commi 2 e 3 cost., di perquisizioni domiciliari e sequestri che devono esser preventivamente autorizzati dalla Camera di appartenenza.
Cassazione penale sez. III 28 ottobre 1999 n. 13484
La richiesta alla banca di consegna di cose utili alle indagini può riguardare anche quanto è nella disponibilità indiretta della banca quale gestrice del servizio cassette di sicurezza. Un provvedimento, emesso ai sensi dell'art. 248 del c.p.p. dal pubblico ministero, di blocco della cassetta di sicurezza non costituisce un sequestro atipico, ma una misura temporanea a scopo conoscitivo richiesta alla banca e dalla stessa adottanda al fine di consentire l'esame del loro contenuto.
Cassazione penale sez. III 01 ottobre 1996
Deve ritenersi del tutto legittima la richiesta di documentazione ex art. 248 c.p.p. con contestuale richiesta di blocco provvisorio di eventuale cassetta di sicurezza rivolta ad un istituto dal Procuratore della Repubblica in vista di una futura apertura e sequestro formale.
Cassazione penale sez. III 31 luglio 1996
Il cosiddetto "blocco" di cassette di sicurezza ad opera della banca, su invito del giudice, benché non espressamente disciplinato dal legislatore, non deve ritenersi un atipico provvedimento di sequestro, quando abbia finalità solo conoscitive e non oblative e sia finalizzato ad una verifica del contenuto in collaborazione dalla banca e del cliente, possessori delle chiavi. (Nella specie la S.C. ha osservato che questa era la portata e la finalità del provvedimento del p.m. ex art. 248 c.p.p. e, comunque, di fatto nessun sequestro fu operato, così rigettando il ricorso con il quale l'imputato aveva dedotto violazione di legge ed erronea motivazione, in quanto il provvedimento del p.m. non si era limitato alla richiesta di documentazione bancaria, ma aveva disposto il blocco delle cassette di sicurezza, comportando sul piano sostanziale un vero e proprio sequestro).
Cassazione penale sez. III 03 luglio 1996 n. 2911
È legittimo il provvedimento con il quale il p.m., avvalendosi del disposto di cui all'art. 248 comma 2 c.p.p., richieda ad istituti di credito di comunicare l'esistenza di cassette di sicurezza in disponibilità di determinati soggetti, al fine della loro apertura ed eventuale sequestro di quanto in esso contenuto", "previo blocco delle stesse", disponendo nel contempo che la Guardia di finanza provveda "appena avutane notizia, all'immediata apertura delle cassette di sicurezza segnalate, ovvero alla immediata apposizione dei sigilli, onde cautelarne il contenuto". Posto, infatti, che l'adozione di un tale provvedimento presuppone che l'autorità giudiziaria non sia ancora in possesso di elementi atti a legittimare il sequestro previsto dall'art. 255 c.p.p., deve ritenersi che il provvedimento medesimo abbia finalità soltanto conoscitive e non ablatorie, sostanziandosi il cd. "blocco" in una richiesta di collaborazione rivolta all'istituto di credito perché non consenta l'apertura delle cassette se non in presenza della polizia giudiziaria, senza escludere che all'operazione possa partecipare volontariamente anche l'indagato, all'uopo invitato dalla stessa polizia giudiziaria.
Il decreto col quale il p.m. richiede ad una banca la consegna di documentazione relativa a libretti di portatore ed a rapporti bancari connessi nonché la disposta estrazione di copie autentiche da detta documentazione con restituzione degli originali, non possono considerarsi provvedimenti abnormi. Tale attività invero trova il suo presupposto normativo negli art. 248 comma 2, 255, 258 c.p.p.; avverso la stessa d'altro canto la parte potrà far valere le proprie ragioni difensive nella fase di acquisizione dei documenti al processo rappresentando quei vizi comportanti eventuali nullità o inutilizzabilità delle prove.
Cassazione penale sez. VI 14 luglio 1995 n. 3090