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Timestamp: 2019-11-18 22:04:28+00:00
Document Index: 123352947

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 12', 'art. 116', 'art. 117', 'art. 12', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 1591']

Art. 116 codice civile: Matrimonio dello straniero nel Regno | La Legge per tutti
Art. 116 codice civile: Matrimonio dello straniero nel Regno
Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nel Regno deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio nonchè un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.
Anche lo straniero è tuttavia soggetto alle disposizioni contenute negli articoli 85, 86, 87, numeri, 1, 2 e 4, 88 e 89.
Lo straniero che ha domicilio o residenza nel Regno deve inoltre far fare la pubblicazione secondo le disposizioni di questo codice.
Della nullita’ del matrimonio
In linea generale, i requisiti necessari per contrarre matrimonio sono disciplinati dalla legge nazionale di ciascuno dei nubendi. Va rilevato, però, che la regola della legge nazionale dei coniugi è sottoposta, nel nostro sistema di diritto internazionale privato (l. 31-5-1995, n. 218), ad un’importante eccezione, per ragioni di interesse pubblico: l’art. 116, infatti, dispone che il cittadino straniero che intenda contrarre matrimonio in Italia in primo luogo, deve presentare una dichiarazione dell’autorità competente del suo paese attestante che, secondo la legge di quello Stato, nulla osta al matrimonio; in secondo luogo deve rispettare alcune delle condizioni relative alla capacità di contrarre matrimonio dei cittadini italiani (libertà di stato, divieto di matrimonio per coloro che sono legati da vincoli di parentela o affinità etc.).
È costituzionalmente illegittimo l'art. 116, comma 1, c.c., come modificato dall'art. 1, comma 15, l. 15 luglio 2009 n. 94, limitatamente alle parole "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano". Tale disposizione, infatti - nello stabilire che lo straniero che vuole contrarre matrimonio nella Repubblica deve presentare all'ufficiale dello stato civile, oltre al nulla osta rilasciato dalla competente autorità del proprio Paese, anche un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano - incide su di un diritto fondamentale, quale quello di contrarre matrimonio, derivante dagli art. 2 e 29 cost., e rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti, tanto più che il d.lg. n. 286 del 1998 già disciplina alcuni istituti volti a contrastare i cosiddetti "matrimoni di comodo"; la medesima disposizione è lesiva altresì dell'art. 117, comma 1, cost., perché la libertà matrimoniale è garantita anche dall'art. 12 della convenzione europea dei diritti dell'uomo (sentt. n.62 del 1994, 445 del 2002, 306 del 2008, 138, 187, 249 del 2010, 61 del 2011).
Corte Costituzionale 25 luglio 2011 n. 245
È consentito al legislatore dettare norme, non palesemente irragionevoli e non contrastanti con obblighi internazionali, che regolino l'ingresso e la permanenza di stranieri extracomunitari in Italia. Tali norme devono tuttavia costituire pur sempre il risultato di un ragionevole e proporzionato bilanciamento fra i diversi interessi, di rango costituzionale, implicati dalle scelte legislative, specialmente quando esse sono suscettibili di incidere sul godimento di diritti fondamentali. Fra tali diritti rientra la libertà di contrarre matrimonio; appare sproporzionato il sacrificio imposto a tale libertà, sia per lo straniero che per il cittadino o la cittadina che intende contrarre matrimonio con lo straniero, dall'art. 116 c.c., come modificato dalla l. 15 luglio 2009 n. 94, secondo il quale lo straniero extracomunitario deve presentare all'ufficiale di stato civile un documento attestante la regolarità del proprio soggiorno nel territorio italiano. Questa disposizione viola altresì l'art. 117, comma 1, cost. perché un divieto generale a contrarre matrimonio, senza che sia prevista alcuna indagine riguardo alla legittimità del matrimonio, è lesiva del diritto al matrimonio enunciato nell'art. 12 della convenzione europea dei diritti dell'uomo.
È costituzionalmente illegittimo l'art. 116 comma 1 c.c., come modificato dall'art. 1 comma 15 l. 15 luglio 2009 n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano", in quanto la previsione di una generale preclusione alla celebrazione del matrimonio, allorché uno dei nubendi risulti essere uno straniero non regolarmente presente nel territorio dello Stato, rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento tra la libertà a contrarre matrimonio e l'interesse dello Stato a garantire il presidio e la tutela delle frontiere e il controllo dei flussi migratori mediante il contrasto con i "matrimoni di comodo", in quanto impone il sacrificio della libertà individuale sia dello straniero, che del cittadino italiano che intenda coniugarsi con il primo.
In tema di responsabilità del conduttore per il ritardato rilascio di immobile locato, il maggior danno, di cui all'art. 1591 c.c., deve essere provato in concreto dal locatore secondo le regole ordinarie, e, quindi, anche mediante presunzioni, tenendo presente che la carenza di specifiche proposte di locazione relative all'immobile è obiettivamente giustificabile proprio alla luce della persistente occupazione del bene da parte del conduttore successivamente alla scadenza del rapporto.
Cassazione civile sez. III 31 gennaio 2012 n. 1372