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Timestamp: 2020-08-14 08:49:00+00:00
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Concorsi, Commissario coautore quasi totalità pubblicazioni del candidato: deve astenersi | Sentenze
Scritto il Settembre 25, 2015 da sentenze
Consiglio di Stato sentenza n. 4473 24 settembre 2015
L’applicazione alle operazioni valutative dei generali canoni di imparzialità, obiettività e trasparenza (articolo 1 della l. 7 agosto 1990, n. 241) impone di riguardare con particolare rigore alle forme più intense e continuative di collaborazione, specie se caratterizzate da forme di sostanziale esclusività. In tali ipotesi, sussiste un obbligo di astensione laddove emergano indizi concreti di un rapporto personale di tale intensità da fare sorgere il sospetto che il giudizio possa non essere improntato al rispetto del principio di imparzialità. La circostanza per cui uno dei commissari sia coautore della quasi totalità delle pubblicazioni di uno dei candidati rappresenti ex se un indice difficilmente superabile della sussistenza del richiamati rapporti personali, in quanto tale fonte del generale obbligo di astensione.
La mera conoscenza personale o l’instaurazione di rapporti lavorativi o accademici con taluno dei candidati non rappresentano ex se ragioni di astensione per il singolo commissario, a meno che detti rapporti risultino di rilievo e intensità tale da far sorgere il sospetto che il candidato sia giudicato non in base al risultato delle prove, bensì in ragione delle conoscenze personali.
La mera sussistenza di collaborazioni di carattere scientifico, accademico o editoriale fra il Commissario e il candidato non rappresentano ex se ragioni di incompatibilità in capo al primo, a meno che esse non trascendano dalla tipica dinamica istituzionale dei rapporti fra docente e allievo e manifestino un vero e proprio sodalizio professionale caratterizzato da stabilità e da reciprocità di interessi – in particolare, di carattere economico.
L’esistenza di cointeressenze di carattere economico non esaurisce il novero delle ipotesi in cui può configurarsi un obbligo di astensione in capo al singolo commissario, pur rappresentandone una delle ipotesi più sintomatiche e ricorrenti nella pratica.
L’appellante dottor Omissis riferisce di aver preso parte alla procedura di valutazione comparativa per il reclutamento di un ricercatore universitario per il settore scientifico disciplinare MED/04 “Patologia Generale” presso la facoltà di Medicina e Chirurgia indetta con decreto del 30 dicembre 2008 del Rettore dell’Università di Pisa.
All’esito della valutazione comparativa (cui hanno preso parte quattro candidati) la commissione giudicatrice ha indicato come vincitore il dottor Omissis.
Gli atti relativi alla procedura in questione sono stati approvati dal Rettore dell’Ateneo pisano con decreto in data 22 novembre 2010.
Gli atti conclusivi della procedura selettiva (nonché quelli ‘presupposti, connessi e conseguenziali’) sono stati impugnati dal dottor Omissis dinanzi al Tribunale amministrativo della Toscana il quale, con la sentenza in epigrafe, ha respinto il ricorso ritenendolo infondato.
La sentenza è stata impugnata in appello dal dottor Omissis il quale ne ha chiesto la riforma articolando plurimi motivi.
Con il primo motivo (‘Sulla violazione da parte della Commissione esaminatrice dell’articolo 1 della l. 9 gennaio 2009, n. 1 e del d.m. 28 luglio 2009, n. 89’) l’appellante lamenta che il primo Giudice abbia erroneamente disatteso i motivi di ricorso con cui si era lamentata la sostanziale disapplicazione, da parte della commissione, delle disposizioni in tema di valutazione delle pubblicazioni scientifiche di cui al d.m. 28 luglio 2009, n. 89 (rubricato, appunto, ‘Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche’).
In particolare, la commissione avrebbe espressamente e deliberatamente deciso di non tenere in considerazione le previsioni di cui al comma 4 dell’articolo 3 del richiamato decreto ministeriale il quale richiama quali criteri di valutazione i cc.dd. ‘indici bibliometrici’ per i settori nel cui ambito – al pari di quello che qui rileva – ne è ammesso l’utilizzo.
Sotto tale aspetto il primo giudice avrebbe erroneamente ritenuto congruo l’operato della Commissione, la quale aveva riconosciuto “valore relativo” ai richiamati indici bibliometrici, in tal modo disattendendo il carattere del tutto prescrittivo e vincolante delle disposizioni che ne prevedono l’utilizzo.
Oltretutto, in tal modo operando, la commissione avrebbe illegittimamente disconosciuto l’indubbia prevalenza che avrebbe dovuto essere riconosciuta all’odierno appellante in corretta applicazione dei richiamati indici bibliometrici.
Con il secondo motivo (‘Sulla violazione e falsa applicazione del d.m. 28 luglio 2009, n. 89 – Violazione art. 3, l. 7 agosto 1990, n. 241 – Eccetto di potere per difetto di istruttoria’) l’appellante lamenta che il primo Giudice abbia erroneamente disatteso i motivi di ricorso con cui si era contestato l’operato della commissione per ciò che riguarda la valutazione dei titoli dei candidati.
Al riguardo sarebbe stato erroneamente disatteso il motivo di ricorso con il quale si era lamentata l’incongruità dell’analogo giudizio espresso nei confronti dell’appellante e del dottor Omissis (in entrambi i casi la Commissione aveva ritenuto che “il candidato presenta titoli di ricerca e didattici di buon livello”), in tal modo disconoscendo l’oggettiva superiorità dei titoli allegati dall’appellante.
Del resto il primo giudice, pur avendo definito “generosa” la valutazione espressa nei confronti del dottor Omissis, aveva poi omesso di trarre le dovute conseguenze da tale riconoscimento, limitandosi ad affermare che l’operato valutativo della commissione non avesse ecceduto i consueti canoni della non irragionevolezza e non abnormità.
E ancora, il primo giudice avrebbe immotivatamente disatteso il motivo di ricorso con cui si era lamentata la “assoluta genericità” del giudizio espresso dalla commissione nei confronti dei candidati, pervenendo in modo altrettanto generico a un incongruo giudizio di equivalenza valutativa.
Inoltre, il primo giudice avrebbe erroneamente disatteso il motivo di ricorso con cui si era lamentata l’incongruità dell’operato valutativo della commissione per ciò che riguarda le pubblicazioni dei candidati.
In particolare, a fronte di un motivo di censura con cui si era lamentato il giudizio dei commissari (i quali avevano sottolineato la maggiore originalità della produzione del dottor Omissis), il Tribunale amministrativo si era limitato ad osservare che, effettivamente, la produzione del Omissis apparisse “di più ampio respiro e connotata da caratteri di innovatività”.
In tal modo decidendo, tuttavia, il primo Giudice avrebbe omesso di tenere in adeguata considerazione i numerosi elementi i quali avrebbero dovuto deporre nel senso che “la produzione scientifica del ricorrente [fosse] nettamente superiore quantitativamente e qualitativamente a quella degli altri candidati, anche in ragione della sua maggiore esperienza e anzianità di ricerca” (ricorso in appello, pag. 12).
Allo stesso modo, la sentenza in epigrafe sarebbe meritevole di riforma per avere il primo giudice erroneamente valutato ed apprezzato il contributo individuale dei candidati alle pubblicazioni allegate ai fini valutativi.
In particolare, il Tribunale amministrativo avrebbe erroneamente condiviso le valutazioni espresse dalla commissione (secondo cui il contributo dell’appellante avesse una “modesta rilevanza”, mentre quello del dottor Omissis apparisse “più apprezzabile ed evidente” – ricorso in appello, pag. 12 -).
Al contrario, laddove la commissione (e in seguito il primo giudice) avesse adeguatamente valutato le risultanze in atti, avrebbe dovuto necessariamente riconoscere il carattere del tutto evidente dell’apporto fornito dal dottor Omissis alle pubblicazioni allegate, laddove – al contrario – era assai meno evidente l’apporto specifico del dottor Omissis.
Con il terzo motivo (‘Sulla violazione dei principi e delle regole sulla incompatibilità dei componenti delle Commissioni’) l’appellante lamenta che il primo giudice abbia erroneamente disatteso il motivo di ricorso con cui si era rilevato lo stato di incompatibilità che viziava la posizione soggettiva dello stesso Presidente della commissione (professor Omissis), stante la sua non equidistanza rispetto alla posizione del candidato infine risultato vincitore.
In particolare, il primo giudice avrebbe omesso di tenere in adeguata considerazione i motivi di doglianza con cui si era lamentato:
– che il dottor Omissis fosse “l’allievo prediletto del Presidente della Commissione e che [avesse] con quest’ultimo un rapporto personale e di collaborazione professionale in senso assai lato di lunga durata” (ricorso in appello, pag. 15);
– che l’intera carriera accademica del dottor Omissis fosse caratterizzata da diverse forme di collaborazione didattica, scientifica e professionale con lo stesso professor Omissis (il quale aveva altresì svolto il ruolo di tutor di dottorato e di relatore della tesi di dottorato dello stesso dottor Omissis);
– che le pubblicazioni allegate dal dottor Omissis ai fini valutativi erano state pressoché per intero realizzate in collaborazione con il professor Omissis (il quale risultava coautore di ben 37 delle 40 pubblicazioni in questione), in tal modo configurando una sorta di ‘incompatibilità oggettiva’ in capo al Presidente della commissione;
– che il dottor Omissis avesse beneficiato di un contratto di lavoro a progetto (per un corrispettivo di euro 8.536,00) con una società di cui il professor Omissis era legale rappresentante, in tal modo palesando l’esistenza di una cointeressenza economica forse non rilevante per ciò che riguarda gli importi, ma certamente significativa per ciò che riguarda l’obbligo di equidistanza che necessariamente dovrebbe caratterizzare l’operato dei commissari.
Si è costituita in giudizio l’Università degli Studi di Pisa la quale ha concluso nel senso della reiezione dell’appello.
1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto dal dottor Omissis avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Toscana con cui è stato respinto il ricorso da lui proposto avverso gli atti conclusivi di un concorso a un posto di ricercatore nel settore scientifico-disciplinare MED/04 (‘Patologia generale’) indetto dall’Università degli Studi Pisa nel dicembre del 2008.
3. Come si è esposto in narrativa, il dottor Omissis ha chiesto la riforma della sentenza in epigrafe articolando tre distinti motivi di appello:
– i primi due motivi sono rivolti avverso il merito delle operazioni valutative compiute dalla commissione nei confronti dei candidati Omissis e Omissis;
– il terzo di tali motivi è volto, in modo più pregnante, a contestare la composizione stessa della commissione (il cui Presidente avrebbe dovuto astenersi per una serie di ragioni di cointeressenza e di insufficiente terzietà nei confronti di uno dei candidati, infine risultato vincitore).
4. Il primo motivo di appello, con il quale si è lamentato il mancato apprezzamento da parte dei primi Giudici del motivo con cui si era censurata la violazione dell’articolo 3 del decreto ministeriale 28 luglio 2009, n. 89 (in tema di “Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche”), è fondato.
Come si è anticipato in narrativa, l’odierno appellante aveva già lamentato in primo grado che la Commissione di valutazione, dopo aver affermato che avrebbe riconosciuto un qualche valore (pur se relativo) ai cc.dd. ‘indici bibliometrici’ di cui è menzione all’articolo 3, comma 3 del richiamato decreto ministeriale, ne avrebbe poi in concreto del tutto disatteso la portata, non attribuendo alcun valore al fatto che l’odierno appellante potesse vantare un ‘impact factor’ ben più elevato di quello del candidato Omissis.
Ebbene, dall’esame degli atti di causa emerge la fondatezza del motivo in tal modo articolato, se solo si consideri:
– che, nel corso della prima seduta, la Commissione aveva affettivamente stabilito che avrebbe tenuto conto ai fini valutativi dei cc.dd. ‘indici bibliometrici’ di cui al comma 3 dell’articolo 3, cit., pur chiarendo che avrebbe attribuito a tali indici “un valore relativo per la valutazione della produttività scientifica, tenendo anche conto delle limitazioni intrinseche all’uso di tali indici, quali gli effetti della componente temporale (le citazioni si accumulano nel tempo), la durata complessiva dell’attività di ricerca del candidato, e le limitazioni delle finestre temporali previste dalle scadenze del bando oggetto del presente concorso”;
– che, tuttavia, dall’esame dei successivi verbali (con particolare riguardo a quelli all’esito dei quali sono stati espressi i giudizi individuali nei confronti dei candidati ed effettuate le comparazioni finali) emerge che la Commissione non abbia sostanzialmente tenuto in alcuna considerazione i richiamati indici bibliometrici (i quali, in effetti, non risultano in alcun modo richiamati nell’ambito dei giudizi espressi nei confronti dei candidati);
– che, se – per un verso – la sentenza in epigrafe è senz’altro condivisibile per la parte in cui richiama gli ampi margini di discrezionalità che devono essere riconosciuti alle Commissioni (in specie laddove si faccia questione dell’applicazione di criteri propedeutici a quelli fissati principaliter dal comma 2 del medesimo articolo 3), per altro verso non può essere, senza un’espressa e valida ragione o confutazione, ritenuta la concreta radicale irrilevanza di elementi riferibili a criteri di valutazione (quali quelli di cui ai cc.dd. ‘indici bibliometrici’) che risultano comunque espressamente richiamati dalla disciplina di settore e la cui valenza, non a caso, era stata altresì richiamata dalla stessa Commissione. La circostanza che questi elementi, di loro, non possano essere decisivi né prevalenti, non è sufficiente per la loro apodittica pretermissione;
– che, anche a sottolineare il carattere tendenzialmente sussidiario che la disciplina di settore riconosce ai richiamati indici bibliometrici (il che è reso palese dalle locuzioni utilizzate nell’ambito del richiamato comma 3 dell’articolo 3, secondo cui “nell’ambito dei settori scientifico-disciplinari in cui ne è riconosciuto l’uso a livello internazionale, le Commissioni nel valutare le pubblicazioni si avvalgono anche dei seguenti indici (…)”), nondimeno sarebbe stato onere della Commissione manifestare espressamente le ragioni per cui – fermo il richiamato carattere di sussidiarietà – si poteva comunque riconoscere prevalenza al candidato Omissis, nonostante questi presentasse indici bibliometrici significativamente meno favorevoli di quelli dell’odierno appellante (il dottor Omissis ha qui ribadito – con affermazione non contestata – che l’impact factor da riconoscere alla propria produzione scientifica era pari a 114, mentre quello del dottor Omissis era pari soltanto a 40).
4.1. Per tali ragioni, le operazioni valutative contestate in primo grado risultano affette dai contestati profili di illegittimità per violazione del decreto ministeriale n. 89 del 2009.
5. Con il secondo motivo di appello il dottor Omissis chiede la riforma della sentenza in epigrafe per la parte in cui il primo giudice ha ritenuto legittima la valutazione da parte della Commissione dei titoli accademici e delle pubblicazioni dei candidati.
Per quanto riguarda la valutazione operata dalla Commissione in ordine ai titoli dei due candidati risultano in effetti meritevoli di accoglimento gli argomenti con cui l’appellante ha censurato il carattere sostanzialmente apodittico e immotivato della determinazione conclusiva espressa dalla Commissione, la quale ha ritenuto di esprimere un giudizio sintetico finale sostanzialmente identico (“il Candidato presenta titoli di ricerca e didattici di buon livello (…)”).
In tal modo determinandosi la Commissione ha in effetti disatteso l’obbligo di svolgere una effettiva comparazione fra i curricula dei due candidati (che, effettivamente, si presentavano notevolmente differenziati), così impedendo di ricostruire l’iter logico seguito per esprimere un giudizio conclusivo di sostanziale equivalenza fra gli stessi.
Invece un siffatto obbligo motivazionale poteva e doveva essere adempiuto dalla Commissione se solo si tenga in considerazione l’articolata declinatoria dei titoli oggetto di valutazione ai sensi dell’articolo 2 del d.m. 89 del 2009 (la cui operatività, peraltro, era stata puntualmente ed espressamente richiamata dalla Commissione nel corso dei suoi lavori).
Sotto tale aspetto non può che trovare accoglimento il motivo di appello con cui si è lamentato che il primo giudice abbia offerto una sorta di ‘soccorso motivazionale’ ex post a sostegno del giudizio espresso dalla Commissione, osservando che la pur “generosa” valutazione offerta in favore del candidato Omissis potesse trovare la propria giustificazione nella considerazione della minore età del candidato (la quale, in qualche misura, avrebbe fatto aggio su un complesso di titoli apparentemente meno ampio di quelli dell’odierno appellante).
Sotto tale aspetto la sentenza in oggetto è meritevole di riforma sia per avere il primo giudice travalicato in modo evidente i limiti del vaglio giurisdizionale circa le determinazioni che comportano spendita di discrezionalità tecnica, sia per avere interpretato ed applicato in modo indebito il dato normativo di riferimento (ed invero, in assenza di un puntuale fondamento normativo, non ha fondamento la tesi secondo cui un livello inferiore di titoli potrebbe essere in qualche misura supplito e controbilanciato da considerazioni inerenti l’età anagrafica del candidato).
5.2. Allo stesso modo sono meritevoli di accoglimento, nei limiti di seguito specificati, le censure riferite ai giudizi espressi dalla Commissione sulle pubblicazioni scientifiche dei candidati (articolo 3 del d.m. 89 del 2009).
5.2.1. Non spetta a questo giudice stabilire se la produzione scientifica dell’odierno appellante fosse davvero “superiore quantitativamente e qualitativamente a quella degli altri candidati” (come affermato dal dottor Omissis a pagina 12 dell’appello). Una siffatta statuizione esulerebbe evidentemente dai limiti propri del vaglio nella presente sede esperibile sugli esiti delle valutazioni tecnico-discrezionali.
5.2.2. Neppure sembra fondato il motivo con cui si è chiesta la riforma della sentenza in epigrafe per la parte in cui si è confermato il giudizio della Commissione, secondo cui le opere del candidato Omissis presenterebbero un più accentuato carattere di originalità rispetto a quelle dell’odierno appellante.
Sotto tale aspetto (e contrariamente da quanto lamentato dall’appellante) non sembra che il giudizio fosse fondato in modo essenziale sul fatto che le opere del candidato Omissis vertessero essenzialmente su specifici aspetti di biogerontologia, quanto – piuttosto – su un apprezzamento complessivo dei caratteri intrinseci della sua produzione. Si tratta ancora una volta di un giudizio che potrebbe essere travolto solo nel caso in cui palesasse evidenti profili di abnormità e irragionevolezza, nella specie non individuabili.
Né può ritenersi che a conclusioni diverse la Commissione dovesse necessariamente giungere in considerazione del carattere qualitativamente elevato della produzione dell’appellante e del fatto che lo stesso avesse ricevuto un premio nazionale e fosse stato designato quale revisore per riviste scientifiche internazionali.
Ed infatti, gli elementi in questione potrebbero al più confermare il dato (che appare indiscusso) relativo all’alto valore qualitativo della produzione scientifica dell’appellante, ma non adducono spunti di effettivo rilievo per ciò che concerne il criterio essenziale della “originalità ed innovatività” della produzione scientifica del candidato ai sensi del d.m. 89 del 2009, articolo 3, comma 2, sub i).
5.2.3. Al contrario, risulta fondato il motivo di appello con cui si è chiesta la riforma della sentenza in epigrafe per la parte in cui il primo giudice ha disatteso il motivo di ricorso articolato in primo grado relativo alla valutazione del criterio “del’apporto individuale del candidato nel caso di partecipazione del medesimo a lavori in collaborazione” (d.m. 89 del 2009, cit., articolo 3, comma 2, sub iv).
Il Tribunale amministrativo ha ritenuto al riguardo che il contributo in questione risultasse del tutto notevole in relazione alla produzione del candidato Omissis, mentre presenterebbe una rilevanza più modesta in relazione alla produzione dell’appellante.
Al riguardo il Collegio osserva che non risulta che la Commissione, e il Tribunale amministrativo, abbiano apprezzato la circostanza – che certamente era rilevante ai fini del decidere – per cui l’odierno appellante (al contrario del candidato Omissis) poteva vantare almeno una pubblicazione a firma singola, per di più caratterizzata da un impact factor piuttosto significativo (pertanto, risulta non corrispondente a quanto documentatole l’affermazione resa dalla Commissione secondo cui “i lavori presentati dai candidati risultano essere stati svolti tutti in collaborazione”).
Non spetta al Collegio stabilire se l’apprezzamento di tale circostanza sarebbe stato di per sé idoneo a determinare un diverso esito del giudizio della Commissione.
E’ tuttavia provato che la Commissione abbia basato le proprie valutazioni sull’erronea rappresentazione di una circostanza rilevante (quella relativa alla presenza o meno di lavori a firma singola) e ragionevolmente idonea a riverberarsi in modo apprezzabile sulle determinazioni finali.
6. Con il terzo motivo di appello si è chiesta la riforma della sentenza in epigrafe per non avere il primo giudice rilevato il vizio nella composizione della commissione giudicatrice, il cui Presidente (Professor Omissis) avrebbe dovuto astenersi in ragione della carenza di terzietà che originava dai suoi rapporti con il candidato dottor Omissis.
Il motivo in questione è fondato nei termini di cui in appresso.
6.1. Si osserva in primo luogo che l’odierno appellante ha correttamente richiamato l’orientamento di questo Consiglio di Stato secondo cui la mera conoscenza personale o l’instaurazione di rapporti lavorativi o accademici con taluno dei candidati non rappresentano ex se ragioni di astensione per il singolo commissario, a meno che detti rapporti risultino di rilievo e intensità tale da far sorgere il sospetto che il candidato sia giudicato non in base al risultato delle prove, bensì in ragione delle conoscenze personali (in tal senso: Cons. Stato, VI, 13 marzo 2013, n. 1512).
Allo stesso modo, la giurisprudenza ha stabilito che la mera sussistenza di collaborazioni di carattere scientifico, accademico o editoriale fra il Commissario e il candidato non rappresentano ex se ragioni di incompatibilità in capo al primo, a meno che esse non trascendano dalla tipica dinamica istituzionale dei rapporti fra docente e allievo e manifestino un vero e proprio sodalizio professionale caratterizzato da stabilità e da reciprocità di interessi – in particolare, di carattere economico – (in tal senso: Cons. Stato, VI, 27 aprile 2015, n. 2119; id., VI, 30 luglio 2013, n. 4015).
Ebbene, dal complesso delle circostanze in atti non risulta che le forme di collaborazione aventi ricadute economiche fra il professor Omissis e il dottor Omissis presentassero un’intensità tale da configurare un vero e proprio sodalizio professionale.
6.2. Tuttavia, tale circostanza non risulta di per sé sola idonea a confermare la legittimità della composizione della commissione e il suo stesso operato.
Si osserva al riguardo che (come chiarito dalla giurisprudenza di questo Consiglio di Stato) l’esistenza di cointeressenze di carattere economico non esaurisce il novero delle ipotesi in cui può configurarsi un obbligo di astensione in capo al singolo commissario, pur rappresentandone una delle ipotesi più sintomatiche e ricorrenti nella pratica.
Si è affermato sul punto che l’applicazione alle operazioni valutative dei generali canoni di imparzialità, obiettività e trasparenza (articolo 1 della l. 7 agosto 1990, n. 241) impone di riguardare con particolare rigore alle forme più intense e continuative di collaborazione, specie se caratterizzate da forme di sostanziale esclusività.
In tali ipotesi, sussiste un obbligo di astensione laddove emergano indizi concreti di un rapporto personale di tale intensità da fare sorgere il sospetto che il giudizio possa non essere improntato al rispetto del principio di imparzialità (in tal senso –ex multis – Cons. Stato, VI, n. 2119 del 2015, cit.).
In particolare, la giurisprudenza ha stabilito che la circostanza per cui uno dei commissari sia coautore della quasi totalità delle pubblicazioni di uno dei candidati rappresenti ex se un indice difficilmente superabile della sussistenza del richiamati rapporti personali, in quanto tale fonte del generale obbligo di astensione (sul punto –ex multis -: Cons. Stato, VI, 18 luglio 2014, n. 3850).
6.3. Ebbene, riconducendo i principi appena richiamati alle peculiarità del caso in esame si osserva che, effettivamente, il presidente della commissione professor Omissis avrebbe dovuto astenersi (in base ai richiamati canoni di imparzialità, obiettività e trasparenza) dal valutare la produzione scientifica del candidato Omissis, essendo il primo coautore di oltre il novanta per cento delle pubblicazioni allegate dal secondo ai fini della partecipazione alla procedura per cui è causa (si tratta di ben trentasette pubblicazioni su un totale di quaranta).
In tal modo operando, il Presidente della commissione non solo ha agito in modo non consono al rispetto dei richiamati, generali canoni di imparzialità e trasparenza, ma ha per di più operato in modo difforme dal generale canone di obiettività, essendosi trovato nella condizione di dover di fatto valutare (almeno per quanto riguarda la posizione del candidato Omissis) la propria stessa produzione scientifica.
6.4. Tale vizio genetico è evidentemente idoneo a riverberarsi con efficacia viziante sull’intera sequenza degli atti posti in essere dalla commissione, sino alla finale individuazione del candidato vincitore.
7. Per le ragioni sin qui esposte l’appello in epigrafe deve essere accolto e di conseguenza, in riforma della sentenza in epigrafe, deve essere disposto l’annullamento degli atti impugnati in primo grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, annulla gli atti impugnati in primo grado.
Condanna l’Università appellata alla rifusione delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 5.000 (cinquemila) oltre gli accessori di legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2015 […]
OBBLIGO DI ASTENSIONE COMMISSARIO COMMISSIONE, sentenza n. 4473 24 settembre 2015
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