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Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 335', 'art 415', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 34', 'art.6', 'art. 6', 'art. 64', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 16', 'art. 16']

⭐IL PROCESSO CIVILE TELEMATICO di Maurizio Reale. Sommario
IL PROCESSO CIVILE TELEMATICO di Maurizio Reale. Sommario
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1 2 IL PROCESSO CIVILE TELEMATICO di Maurizio Reale Sommario Prefazione... 1 Capitolo I - Le origini del P.C.T Capitolo II - L utilizzo del P.C.T Capitolo III - La sperimentazione e il valore legale del processo telematico... 7 Capitolo IV - Le regole tecniche del processo telematico prima e dopo il D.M. 44/ Capitolo V - Il sistema cloud computing Capitolo VI - 30 giugno 2014: il deposito telematico di atti e documenti diventa obbligatorio Capitolo VII - Deposito telematico: le regole, gli eventi successivi e le problematiche irrisolte Capitolo VIII - Revisione Geografia Giudiziaria e Processo Telematico CAPITOLO IX - Il Processo Penale Telematico CAPITOLO X - Il Processo Tributario Telematico CAPITOLO XI - Processo Telematico e procedure concorsuali CAPITOLO XII - Il pagamento telematico delle spese di giustizia CAPITOLO XIII - Le notifiche telematiche degli avvocati tramite PEC CAPITOLO XIV - I Vademecum del Processo Telematico CAPITOLO XV - Sette consigli per il professionista telematico Capitolo XVI - La normativa vigente del processo telematico Capitolo XVII - Conclusioni Prefazione Nel mondo giuridico ed in particolare in quello forense, il significato delle più elementari nozioni dell informatica giuridica quali, ad esempio, il significato delle parole PEC, CPECPT, P.D.A., sono quasi sempre confuse dalla maggior parte di coloro che, oramai, con il processo telematico devono interagire se vogliono continuare ad esercitare la professione legale. La prova di tale "ignoranza informatica" può essere facilmente verificata tramite la consultazione dei più famosi motori di ricerca nei quali inserendo, ad esempio, la frase "processo telematico" riceviamo a riscontro molte pagine web ma poche (veramente poche) sono quelle che da una parte affrontano tecnicamente l'argomento e, dall altra contengono informazioni aggiornate. Anche in Facebook, uno dei più frequentati social network, troviamo pochissime pagine sull'argomento e le stesse non vengono molto frequentate dagli utenti. Una nota critica non può non essere rivolta anche ai Consigli dell'ordine che, a mio avviso, non hanno dedicato e non dedicano al processo telematico la giusta attenzione organizzando, ad esempio, eventi formativi che stimolino la curiosità degli iscritti; è palese come, a livello nazionale, la percentuale di eventi a tema processo civile telematico è veramente bassa se paragonata a quelli relative alle altre discipline. Tale "pigrizia" appare ancora più grave considerando che il 30 giugno 2014 entrerà in vigore l esclusività (obbligo) del deposito telematico di atti e documenti in tutti i Tribunali italiani. Obiettivo del presente lavoro è quindi quello di avvicinare i colleghi ad una conoscenza di base del processo telematico che possa facilitarne la conoscenza e l utilizzo anche e soprattutto per essere pronti ad affrontare, con serenità o con meno paure, la data del 30 giugno3 Capitolo I Le origini del P.C.T. Sommario: Premessa Le statistiche del P.C.T. agosto Le statistiche del PCT - agosto 2013: il deposito di atti e documenti telematici a valore legale Le statistiche del PCT - agosto 2013: le comunicazioni telematiche a valore legale Premessa Il processo civile telematico (P.C.T.) nasce dalla esigenza di combinare le nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione con l organizzazione giudiziaria e la norma processuale 1. È possibile far risalire l origine del processo telematico alle disposizioni della L. n. 59/1997 che, con l articolo 15, attribuisce ai documenti informatici, agli atti ed ai dati della Pubblica Amministrazione, formati sui supporti informatici o trasmessi per via telematica, valore e rilevanza ad ogni effetto di legge; con il DPR n. 513/1997 viene poi introdotta nel nostro ordinamento la firma digitale 2. Il primo vero intervento normativo del legislatore è però del 13 febbraio 2001 con il D.P.R. n. 123 dalla cui lettura è possibile desumere come, con l utilizzo del mezzo informatico nel processo, si sia cercato di facilitare il risparmio di energie materiali e personali e la funzionalità dell intero sistema processuale il tutto nel tentativo di rendere più facile il lavoro non solo per il personale della Pubblica Amministrazione ma anche, e soprattutto, per gli avvocati e per tutti i cittadini. Il P.C.T. doveva superare una fase di sperimentazione fissata inizialmente per settembre 2004, poi rimandata a settembre 2005 ed infine svolta nel I Tribunali di Genova e Milano sono stati i primi a passare dalla fase teorica a quella pratica dell utilizzo del P.C.T. e ciò avveniva nel corso dell anno 2006; in particolare l 11 dicembre 2006 la sperimentazione veniva conclusa e il Tribunale di Milano poteva così beneficiare dell attivazione del decreto ingiuntivo telematico ove, inizialmente erano coinvolti circa 300 avvocati, 30 magistrati e 15 cancellieri mentre, alla data del 30 maggio 2007, erano circa i decreti ingiuntivi telematici gestiti con una media quindi di depositi giornalieri Le statistiche del P.C.T. (rilevazione agosto 2013) Le statistiche ufficiali del Ministero della Giustizia così come pubblicate sul sito dedicato al processo civile telematico 4 sono indicative di come dal secondo semestre del 2011 si siano registrati indiscutibili progressi nell avanzamento del programma di informatizzazione della giustizia civile italiana. Il sistema SIECIC per le esecuzioni civili individuali e concorsuali è attivo in tutti i 26 Distretti e, conseguentemente, funzionante in 164 su 165 Tribunali italiani. 1 S. BRESCIA P. LICCARDO, Enciclopedia Giuridica, voce Processo telematico, Volume aggiornamento XIV, 2006 Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani spa. 2 GIANNI BUONOMO, Il processo telematico nella degenerazione delle tecniche legislative, in il, 31 maggio Il decreto ingiuntivo telematico: innovazione tecnologica, normativa, sociale organizzativa. L esperienza del Tribunale di Milano nota della dott.ssa Amelia Torrice, resp. Ufficio Sistemi Informativi Automatizzati per la giustizia civile e il processo civile telematico della D.G.S.I.A. 4 24 Il sistema SICID per la cognizione civile (comprensivo del lavoro e della volontaria giurisdizione) è attivo in tutte le Corti d Appello ed in tutti i Tribunali. Con l installazione dei registri sopra citati è stato possibile attivare i servizi telematici che consentono di mettere a disposizione dell avvocatura, i dati contenuti nei registri di cancelleria del processo di cognizione e di esecuzione (cd. Polisweb / SICID e Polisweb / SIECIC). In particolare: per il processo di cognizione il servizio risulta attivato in 174 uffici giudiziari e più precisamente in 28 Corti d Appello e in 165 Tribunali; per il processo esecutivo il servizio è attivo in 164 Tribunali su 165. Tale sistema consente agli avvocati di consultare online il fascicolo digitale che raccoglie gli atti ed i documenti del processo; ciò significa che il professionista potrà consultare, memorizzare sul proprio pc e stampare ogni singolo atto inserito nel fascicolo direttamente dal proprio studio senza doversi recare fisicamente allo sportello della cancelleria. Inoltre è stato istituito su tutto il territorio nazionale il sistema per la consultazione online dei procedimenti trattati dagli uffici dei Giudici di Pace Le statistiche del P.C.T. agosto 2013: il deposito di atti e documenti telematici a valore legale La vera e propria svolta però si è avuta con la possibilità di depositare atti e documenti telematici firmati digitalmente, cosa questa che consente il deposito telematico di documenti informatici a valore legale, firmati digitalmente e trasmessi (su canali sicuri autenticati e criptati) tramite punto d accesso al Gestore Centrale e da questi alla Cancelleria competente tramite il Gestore Locale. Ciò significa che l avvocato per il deposito del proprio atto (memoria, nota spese, comparsa conclusionale, comparsa di costituzione e risposta ecc. ecc.) non dovrà più recarsi fisicamente in Cancelleria per effettuare manualmente il deposito ma potrà farlo telematicamente dal proprio studio inviando l atto, firmato digitalmente, dal proprio p.c. sfruttando il collegamento internet. Gli atti inviati dagli avvocati vengono quindi inseriti nel fascicolo informatico e, alimentando automaticamente i registri di cancelleria, consentono numerosi risparmi anche all ammi- nistrazione: - riduzione degli oneri di accesso agli uffici giudiziari - riduzione dei costi inerenti la gestione cartacea dei procedimenti - riduzione dei tempi di lavoro all interno degli uffici giudiziari - possibilità di recuperare personale amministrativo da dedicare ad altre attività di ufficio. Il deposito telematico, al 5 agosto 2013, è attualmente attivo a valore legale in 7 Corti d Appello su 28 in 91 Tribunali su 165 e, relativamente a questi ultimi, riguarda sia i procedimenti di ingiunzione, sia i procedimenti di esecuzione immobiliare, nonché il deposito delle memorie ex art. 183 c.p.c., comparse di costituzione, comparse conclusionali e atti dei giudici. Gli atti giudiziari depositati telematicamente, con riferimento al periodo luglio 2012 luglio 2013, sono pari a Le statistiche del P.C.T. agosto 2013: le comunicazioni telematiche a valore legale Il servizio consiste nella automatica esecuzione delle comunicazioni di cancelleria agli avvocati in coincidenza con il verificarsi di alcuni eventi processualmente previsti e con l aggiornamento del 5 35 registro da parte della cancelleria, e prevede altresì l'inserimento automatico della ricevuta elettronica nel fascicolo informatico all'interno del quale è conservata a valore legale. Dal 18 febbraio 2013 in tutti i Tribunali e Corti d Appello vige il principio della esclusività della comunicazione telematica e ciò a seguito del decreto legge 179/2012 e della legge 228/2012. Dal novembre 2011 (introduzione della PEC) sono state consegnate ben comunicazioni telematiche. L esclusività dell invio telematico della comunicazione di cancelleria, oltre a consentire risparmio di tempo e di operazioni per tutti gli operatori di giustizia, consente soprattutto un risparmio di costi; infatti, calcolando (prima della comunicazione telematica) un costo unitario medio di 5,00 e moltiplicando tale costo per 12 milioni di comunicazioni all anno risulta un risparmio annuo fino a 60 milioni di Euro e, pur volendo considerare che attualmente risulta che le comunicazioni di cancelleria vengono spedite anche per eventi che non ne prevedano l obbligo, riducendo conseguentemente l indicata somma del 30 / 40%, si ottiene comunque un risparmio annuo minimo non inferiore ai 35/40 milioni di Euro6 Capitolo II L utilizzo del P.C.T. Sommario: 2.1. Cosa è possibile fare con il P.C.T Gli strumenti necessari per l utilizzo del P.C.T Chi può utilizzare il P.C.T Cosa è possibile fare con il P.C.T. È da premettere, sul punto, che quanto di seguito indicato è possibile da realizzare in quanto i Tribunali abbiano o dato inizio alla sperimentazione o abbiano ricevuto dal Ministero della Giustizia il decreto che concede il valore legale alle seguenti attività: - consultare via internet i propri fascicoli così come depositati nelle cancellerie di Giudici di Pace, Tribunali, Corti d Appello e Corte di Cassazione tramite il POLISWEB; - redigere e firmare tutti gli atti di parte; - depositare gli atti di parte; - ricevere tutte le comunicazioni da parte dell Ufficio Giudiziario; - richiedere il rilascio di copie di atti (servizio ancora non attivo); - richiedere agli Uffici del Ruolo della Procura della Repubblica le informazioni ostensibili ex art. 335 c.p.p.; - ricevere l avviso ex art 415 bis c.p.p., richiedere e ricevere telematicamente la copia del fascicolo; - richiedere e ricevere telematicamente le trascrizioni dei verbali delle udienze penali; - pagare le spese di giustizia (contributo unificato e diritti di copia) attraverso i pagamenti telematici Gli strumenti necessari per l utilizzo del P.C.T. Per l uso telematico del processo civile è necessario essere dotati di: - computer con sistema operativo: Windows 98, 2000, XP, Vista, Seven, Mac OS X v o successiva, GNU/Linux Ubuntu; - collegamento a internet (preferibilmente a banda larga); - browser internet: Microsoft Internet Explorer (versione 6 o superiore, solo per Windows), Mozilla Firefox (per tutti i sistemi operativi), Google Chrome (solo per Windows), Apple Safari (per Mac e Windows); - software antivirus, antispam e firewall (soprattutto a protezione della PEC); - firma digitale: consigliata su business key (chiavetta USB) o, in alternativa smart card con lettore idoneo. La firma digitale ha la funzione di consentire la interazione online con i siti web che richiedono all utente di identificarsi in maniera certa e conforme alle normative vigenti affinché lo stesso possa essere riconosciuto dal sistema Giustizia come soggetto abilitato al processo telematico; - P.E.C. (posta elettronica certificata) con la quale l utente può legalmente depositare e ricevere gli atti del processo e che a seguito del D.M. 21 febbraio 2011 n. 44 è diventata il mezzo di comunicazione ufficiale nel PCT; - P.D.A. (punto di accesso al sistema Giustizia) che, a seguito delle nuove regole tecniche dettate dal D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, può essere privato (messo a disposizione da privati autorizzati dal Ministero della Giustizia) o pubblico (per il tramite del Portale dei Servizi Telematici del dominio Giustizia). 57 Il P.D.A. (pubblico o privato) ha come funzione quella di riconoscere con certezza coloro che vogliono accedere al processo telematico controllando quindi la loro identità, il ruolo (avvocato o praticante abilitato), la possibilità di esercitare il loro ruolo verificando che il soggetto non sia sospeso, radiato, cancellato. Prima dell entrata in vigore del D.M. 21 febbraio 2011, n. 44 l avvocato poteva essere iscritto ad un solo P.D.A.; con le nuove regole tecniche invece è possibile che lo stesso sia iscritto a più P.D.A. contemporaneamente Chi può utilizzare il P.C.T. L utilizzo del PCT è rivolto a : - avvocati e praticanti abilitati al patrocinio iscritti all Ordine. A questo proposito credo sia opportuno precisare che anche un professionista nel cui Distretto non sia ancora operativo il P.C.T. può comunque utilizzarlo in tutti gli altri Distretti in cui lo stesso sia operativo con valore legale; - altri soggetti esterni che per la loro qualifica hanno titolo ad interagire con il P.C.T. (C.T.U. ecc.). 68 Capitolo III La sperimentazione e il valore legale del processo telematico Sommario: Premessa La sperimentazione del P.C.T Il valore legale del P.C.T. Premessa Affinché ad un Tribunale possa essere riconosciuto il valore legale per il deposito telematico di atti e/o documenti è necessario porre in essere una serie di passaggi obbligatori. Nella prima fase, che possiamo definire preliminare, la normativa prevede determinati adempimenti a carico sia dell Ufficio Giudiziario sia del Consiglio dell Ordine. L Ufficio Giudiziario, nello specifico, dovrà curare sia l aspetto relativo all hardware e al software, di cui dovranno essere dotati i computer delle cancellerie, sia quello della formazione del personale di cancelleria all utilizzo della nuova tecnologia. Il Consiglio dell Ordine ha invece, a mio avviso, il maggior numero di oneri da assolvere in quanto: - dovrà dotarsi di P.D.A. se vorrà garantire migliori servizi e migliori condizioni economiche agli iscritti per l accesso e l utilizzo del P.C.T; - dovrà nominare un delegato per la firma digitale del documento di censimento da inviare a D.G.S.I.A., così come richiesto dalle nuove regole tecniche, il quale delegato dovrà curare poi l invio dell Albo telematico (firmato digitalmente) in formato XML al Ministero della Giustizia affinché i dati degli iscritti possano essere inseriti nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (Re.G.Ind.E.); - dovrà obbligatoriamente comunicare l avvenuta cancellazione, radiazione, sospensione o modifica di uno dei dati presenti nell anagrafica dell iscritto entro le 72 ore successive dal verificarsi di uno degli eventi appena citati 7 ; - dovrà reperire tra i propri iscritti coloro che daranno vita alla sperimentazione del processo telematico. Ultimati questi adempimenti preliminari sarà possibile passare alla sperimentazione vera e propria La sperimentazione del P.C.T. La sperimentazione è quella fase nella quale si accertano e testano l installazione e l idoneità delle attrezzature informatiche presso l Ufficio Giudiziario unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici. Qui i protagonisti sono soprattutto gli avvocati sperimentatori i quali dovranno inviare telemati- camente gli atti. In questa fase (aperta anche ai non sperimentatori ufficiali) vige il principio del doppio binario: l avvocato dovrà depositare il proprio atto prima in via telematica poi, affinché il deposito abbia valore legale, il giorno dopo dovrà provvedere a depositare lo stesso atto in forma cartacea. Attenzione: solo il deposito del cartaceo, in regime del doppio binario, conferisce il valore legale all attività dell avvocato. 7 Specifiche%20invio%20albi%20avvocati%20v1.4.pdf 79 3.2. Il valore legale del processo telematico Accertato da parte del Ministero della Giustizia sia l esito positivo della fase di sperimentazione sia l installazione e l idoneità delle attrezzature informatiche presso il Tribunale (unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici), il Ministero stesso avrà cura di emanare un decreto nel quale verrà dichiarata l attivazione del processo civile telematico presso il Tribunale a norma dell art. 35, comma 1, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44 relativamente ai documenti oggetto della sperimentazione conclusa con successo. Credo sia opportuno precisare che l emissione del decreto che attribuisce il valore legale del deposito telematico degli atti non equivale, fino al 29 giugno 2014, ad obbligo; ossia, l avvocato potrà continuare a depositare il proprio atto in forma cartacea pur trovandosi in un Tribunale nel quale, per quel tipo di atto, il Ministero della Giustizia abbia emesso il valore legale per il deposito telematico. Questo sarà consentito, come anticipato, fino al 29 giugno 2014 in quanto, dal 30 giugno 2014 entrerà in vigore la norma che prevede, in tutti i Tribunali, l esclusività del deposito telematico di atti e documenti. Sul punto rimando alla lettura del capitolo VI. 810 Capitolo IV Le regole tecniche del processo telematico prima e dopo il D.M. 44/2011 Sommario: Premessa Il passaggio dalla C.P.E.C.P.T. alla P.E.C La C.P.E.C.P.T La PEC La natura e la funzione del P.D.A. prima e dopo il D.M. 21 febbraio 2011, n Il Portale dei Servizi Telematici Funzioni del P.D.A Impossibilità, per professionisti e Ordini, di essere iscritti a più P.D.A. contemporaneamente Il P.D.A. dopo il D.M. 21 febbraio 2011, n Il momento del passaggio dal vecchio al nuovo P.D.A. e dalla CPECPT alla PEC Il Portale dei Servizi Telematici e l utilità del P.D.A. dopo il D.M. 21 febbraio 2011, n Nuove regole tecniche e adempimenti del C.O.A Processo Telematico e Cloud Computing Premessa A distanza di dieci anni dal primo provvedimento normativo specifico (D.P.R. n. 123/2001) vengono emanate, il 22 febbraio 2011, con il D.M. n. 44 le nuove regole tecniche del processo telematico e, il 18 luglio 2011 le specifiche tecniche previste dall art. 34 del citato decreto. È possibile affermare che le modiche apportate rappresentano (come già detto in premessa) una vera e propria rivoluzione avendo introdotto procedure diverse sia per le modalità di accesso al P.C.T. sia per il nuovo sistema di comunicazione tra l avvocato e il Gestore Centrale per lo scambio di informazioni e documenti Il passaggio dalla C.P.E.C.P.T. alla P.E.C. Con la comunicazione resa nota da D.G.S.I.A. in data 17 ottobre 2011 veniva data di fatto attuazione, anche sotto il profilo sostanziale, alle nuove regole tecniche contenute nel D.M. n. 44/2011 indicandosi che, dal 19 novembre 2011,tutte le trasmissioni telematiche in ingresso ed in uscita (quindi sia depositi che comunicazioni) sarebbero avvenute unicamente attraverso il sistema della posta elettronica certificata e ciò nel rispetto delle specifiche tecniche emesse il 18 luglio 2011 da D.G.S.I.A. Si specificava altresì che il canale P.E.C. sarebbe stato attivato dal 7 novembre 2011 almeno per le sedi in cui erano attivi i servizi di trasmissione telematica. Strano ma vero la data indicata è stata rispettata! Il modo migliore per spiegare in cosa consista tale passaggio è quello di porre a confronto i due sistemi di comunicazione. Cominciamo col dire che C.P.E.C.P.T. altro non è che l acronimo di Casella di Posta Elettronica Certificata per il Processo Telematico così come P.E.C. lo è di Posta Elettronica Certificata. Fino a qui, a parte il nome, nessuna differenza tra C.P.E.C.P.T. e P.E.C. in quanto, l una e l altra sono, così come facilmente intuibile, caselle di posta elettronica certificata. Vediamo allora di evidenziare le differenze non sul piano formale ma su quello sostanziale La C.P.E.C.P.T. - era collocata all interno del punto d accesso al P.C.T. e accessibile solo ed esclusivamente tramite C.N.S. (Carta Nazionale dei Servizi) a seguito di controllo sulla identità del richiedente l accesso tramite firma digitale; - era consultabile in ambiente protetto all interno del P.D.A. e quindi all interno del Dominio Giustizia; 911 - veniva rilasciata dopo severi controlli sulla identità ed i requisiti del richiedente dal gestore del P.D.A. a seguito della richiesta di iscrizione del professionista al P.D.A. medesimo; - il professionista non poteva incorrere in nessuna responsabilità quanto al suo funzionamento considerando che la stessa non poteva essere gestita dal titolare il quale ne disconosceva anche le credenziali non dovendo (potendo) quindi provvedere alla sua manutenzione; - non poteva essere oggetto di SPAM, essendo di fatto segreta e accessibile, solo tramite P.D.A., all interno del Dominio Giustizia; - non poteva essere oggetto di virus normalmente contenuti negli allegati ai messaggi di posta elettronica La P.E.C. - Viene rilasciata da un gestore privato; - agisce all esterno del P.D.A. e del Dominio Giustizia e può essere utilizzata per altri scopi ma, una volta noto l indirizzo a terzi, potrà essere utilizzata da quest ultimi anche per l invio di messaggi che nulla abbiano a che fare con il P.C.T e quindi da ciò la concreta possibilità sia di ricevere spam sia virus tramite gli allegati ai messaggi di posta elettronica; - la manutenzione ordinaria dovrà essere effettuata dal suo titolare il quale risponderà conseguentemente di eventuali malfunzionamenti; - il titolare dovrà dotare tutti i terminali informatici, tramite i quali opererà con il P.C.T., di software idoneo a verificare l assenza di virus per ogni messaggio in arrivo e in partenza e di software antispam idoneo a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati; - il titolare dovrà conservare con ogni mezzo idoneo le ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi al dominio giustizia; - il titolare dovrà dotarsi di servizio automatico di avviso dell imminente saturazione della propria P.E.C. e, altresì, dovrà verificare l effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione (almeno un giga). All esito del confronto è possibile affermare che: 1) la C.P.E.C.P.T. era senza dubbio più idonea, sicura e funzionale allo scambio di informazioni nel P.C.T avendo, di fatto, diminuito la sicurezza relativamente alle informazioni che vengono scambiate con il professionista nell utilizzo del P.C.T. 2) con il passaggio dalla C.P.E.C.P.T. (casella di posta elettronica certificata del processo telematico) alla P.E.C. (posta elettronica certificata) come sistema di comunicazione nell ambito del processo civile telematico (P.C.T.), definitivamente sancito dal D.M. 21 febbraio 2011, n. 44 e le successive regole tecniche pubblicate nel luglio 2011, si verifica anche il passaggio di importanti e pesanti responsabilità a carico del singolo professionista; a ciò si aggiunga che, con tale nuova forma di comunicazione il legislatore. Da ultimo evidenzio l assoluta insufficienza e inadeguatezza dell espressione con ogni mezzo idoneo contenuta nel n. 3 dell art. 20, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44 e più sopra richiamata essendo chiaro come tale disposizione nulla in realtà disponga sulle tecniche da adottare per la conservazione delle ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi al dominio giustizia, lasciando quindi il professionista da solo e libero di scegliere le misure da adottare che, invece, il legislatore avrebbe dovuto indicare tassativamente sotto il profilo tecnico in considerazione dell importanza dell argomento oggetto della citata disposizione. Chi infatti potrà essere certo di aver ottemperato al precetto indicato dalla norma se la stessa nulla dice circa gli accorgimenti da adottare? 1012 4.2. La natura e la funzione del P.D.A. prima e dopo il D.M n Il Portale dei Servizi Telematici Il P.D.A., prima del D.M. 21 febbraio 2011 n. 44, altro non era che il punto di passaggio obbligatorio sotto forma di sito web attraverso il quale si doveva transitare (accedere) affinché fosse possibile utilizzare il processo telematico. Poteva tecnicamente essere definito come la struttura tecnico- organizzativa che forniva ai soggetti abilitati esterni (avvocati, ausiliari del giudice, C.T.U., ecc.), secondo quanto previsto dalle regole tecnico operative emanate dal Ministro della Giustizia, l'accesso (mediante business key o smart card) ai servizi di consultazione e di trasmissione telematica degli atti previsti dal processo civile telematico Funzioni del P.D.A. Tramite P.D.A. quindi: si garantiva l'autenticazione dei soggetti abilitati all'accesso; consentiva la consultazione dei registri di cancelleria (accesso al sistema Polisweb sincrono); consentiva il deposito degli atti telematici; consentiva la richiesta delle copie elettroniche e di quelle cartacee da ritirare presso le cancellerie; forniva la C.P.E.C.P.T. agli avvocati, esclusivamente dedicata alla ricezione delle comunicazioni telematiche da parte degli uffici giudiziari come previsto dal P.C.T. In particolare il P.D.A. era in grado non solo di svolgere la fase della autenticazione dell avvocato ma anche il ruolo (avvocato, praticante abilitato) nonché eventuali situazioni soggettive che impedissero all avvocato di accedere al processo telematico (sospensione, revoca, cancellazione o radiazione o altro impedimento come tale riconosciuto dal locale Consiglio dell Ordine) Impossibilità, per professionisti e Ordini, di essere iscritti a più P.D.A. contempo- raneamente Ogni avvocato poteva quindi essere iscritto ad un solo P.D.A.; volendo cambiare avrebbe dovuto prima cancellare l iscrizione al vecchio P.D.A. per poi richiedere l iscrizione al nuovo. Anche i Consigli degli Ordini potevano essere iscritti ad un solo P.D.A. in quanto: dall analisi del comma 1 dell art. 17 del D.M. 17 luglio (comunicazioni dei Consigli dell Ordine degli Avvocati e del C.N.F) si desumeva che Al fine dell inserimento nei registri degli indirizzi elettronici, i consigli dell ordine degli avvocati e il Consiglio nazionale forense comunicano al Ministero della giustizia ed ai punti di accesso di riferimento le informazioni e le loro variazioni, per via telematica, relative ai difensori. Il comma 5 dell art. 17 del D.M prevedeva inoltre che La comunicazione di cui al comma 1 è inviata da una casella di posta elettronica certificata, UNIVOCA per ciascun consiglio dell ordine degli avvocati, aderente alle specifiche tecniche riportate nell allegato A, indicata con atto sottoscritto dal Presidente del Consiglio dell Ordine. Successivamente al D.M. 17 luglio 2008 venivano rilasciate dal Ministero della Giustizia le SPECIFICHE PER L INVIO DELL ALBO AVVOCATI. 8 5&previsiousPage=mg_1_8&contentId=SDC13 Il punto 1.2 di tali specifiche (Accesso al Processo Civile Telematico: C.P.E.C.P.T. del C.D.O.) prevedeva che: Per la funzionalità di invio dell albo, ogni Consiglio dell Ordine [ ] deve disporre di una Casella di Posta Elettronica Certificata del Processo Telematico (C.P.E.C.P.T.) per scambiare messaggi con il GC (Gestore Centrale) ; inoltre, Il Rappresentante dell Ordine o un suo delegato [ ] ha il compito di firmare l albo in formato elettronico ed inviarlo al GC tramite la CPECPT predisposta per questa funzione. L accesso alla CPECPT è riservato al Rappresentante del CDO o ad un suo delegato, oppure ad un responsabile della struttura tecnica che gestisce il P.D.A. delegato dal CDO all invio dell albo. Qualora il CDO non possegga un proprio P.D.A., può delegare un altro P.D.A. all invio dell albo Il P.D.A. delegato all invio dell albo provvederà a creare la CPECPT e a darne comunicazione al CDO. L albo firmato dal Rappresentante del CDO (o da un suo delegato) sarà quindi trasmesso al GC tramite la CPECPT predisposta a tale funzione. Dall analisi di quanto sopra è palese che, quando un C.O.A. non possedeva un proprio P.D.A. delegava altro P.D.A. (esterno) all invio dell albo; il P.D.A. delegato doveva creare la CPEPCT attraverso la quale poi avrebbe inviato l albo telematico al Ministero. Ma, come sopra riportato, la CPECPT prevista dal comma 5 dell art. 17 del D.M DOVEVA ESSERE UNIVOCA per ciascun Consiglio dell Ordine. Dall univocità della CPEPCT si evince che un Consiglio dell Ordine, non disponendo di un proprio P.D.A., potesse delegare solo un P.D.A. (e quindi essere iscritto ad un solo P.D.A.) in quanto se per l Ordine fosse stato possibile delegare più P.D.A. l invio dell albo telematico, ogni P.D.A. si sarebbe dovuto munire di apposita CPECPT ma considerando che la CPECPT prevista dal comma 5 dell art. 17 del D.M DOVEVA ESSERE UNIVOCA per ciascun Consiglio dell Ordine, ciò non era possibile Il P.D.A. dopo il D.M. 21 febbraio 2011, n. 44 Con l emanazione del D.M. 21 febbraio 2011 n Pubblicato nella G.U. n. 89 del e delle successive specifiche tecniche riferite all art. 34 del citato D.M. (provvedimento 18 luglio 2011 pubblicato per estratto sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del e in forma integrale sul sito internet istituzionale del Ministero della giustizia) per accedere al processo telematico la chiave non è più solo quella del P.D.A., ma anche il Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia (D.M. art.6 D.M n. 44). L'avvocato viene riconosciuto dal portale dei Servizi Telematici attraverso identificazione in- formatica mediante carta d'identità elettronica o carta nazionale dei servizi (cfr. art. 6 delle specifiche tecniche del 18 luglio 2011 e art. 64 e segg. del codice dell'amministrazione digitale). Viene meno, quindi, la funzione esclusiva e primaria del punto di accesso (P.D.A.) il quale ora dovrebbe offrire solo i servizi correlati al Consiglio dell Ordine (come l'invio degli albi o le gestioni accentrate) ed agli avvocati come la "consolle" per predisporre ed inviare gli atti Il momento del passaggio dal vecchio al nuovo P.D.A. e dalla CPECPT alla PEC La comunicazione inviata da D.G.S.I.A. il 17 ottobre segna inoltre il passaggio, dal 19 novembre 2011, dalla CPECPT alla PEC come mezzo di invio di tutte le trasmissioni telematiche (sia depositi che comunicazioni) e, di conseguenza anche il passaggio dal vecchio significato del P.D.A. al nuovo. Il professionista da tale data non sarà più obbligato ad accedere al processo 9 1214 telematico attraverso il tradizionale P.D.A. esterno ma potrà farlo, come sopra anticipato, utilizzando il Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia (art. 6 del D.M. 21 febbraio 2011 n. 44 e art. 5 delle specifiche tecniche del 18 luglio 2011) considerando che il P.D.A. non dovrà più rilasciare la CPECPT che prima del 19 novembre 2011 era l unico mezzo utilizzato con valore legale per le trasmissioni telematiche Il Portale dei Servizi Telematici e l utilità del P.D.A. dopo il D.M n. 44 Dalla comunicazione e dalle normative richiamate sembrerebbe non più utile o necessario per il professionista o un Consiglio dell Ordine essere iscritto ad un P.D.A. e ciò in considerazione del fatto che il Ministero della Giustizia ha realizzato, per accedere al PCT, il Portale dei Servizi Telematici. Ma, attenzione in quanto il portale dei servizi telematici può solo: - consentire l accesso da parte dell utente privato alle informazioni e ai provvedimenti giudiziari (art. 6, n. 1, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44); - mettere a disposizione dei soggetti abilitati esterni i servizi di consultazione, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell articolo 34 (art. 6, n. 3, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44); - mettere a disposizione i servizi di pagamento telematico (art. 6, n. 4, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44); - mettere a disposizione i documenti che contengono dati sensibili oppure che eccedono le dimensioni del messaggio di posta elettronica certificata (art. 6, n. 5, D.M. 21 febbraio 2011, n. 44); - consentire l accesso senza l impiego di apposite credenziali, sistemi di identificazione e requisiti di legittimazione, alle informazioni ed alla documentazione sui servizi telematici del dominio giustizia, alle raccolte giurisprudenziali e alle informazioni essenziali sullo stato dei procedimenti pendenti, che vengono rese disponibili in forma anonima (art. 6, n. 6, D.M. 21 febbraio 2011 n. 44). Come si vede nessun riferimento viene fatto circa l esistenza, all interno del Portale dei Servizi Telematici, di utilità o software attraverso cui sia possibile redigere l atto telematicamente e preparare la busta telematica operazioni queste necessarie e senza le quali non sarebbe possibile spedire telematicamente atti o documenti al Gestore dei Servizi Telematici e, da questo, al Gestore locale (Ufficio Giudiziario competente a ricevere l atto o il documento). A ciò deve aggiungersi che il passaggio dalla CPECPT alla PEC, come mezzo trasmissione telematico sia per i depositi che per le comunicazioni, ha sicuramente complicato le cose per gli addetti ai lavori in quanto soprattutto (ma non solo) la gestione delle quattro ricevute che si ottengono per ogni deposito telematico effettuato risultare difficile, anche a causa della necessità per il singolo avvocato di dover provvedere da solo alla corretta configurazione di tutti i programmi di posta elettronica installati sui vari dispositivi in uso, al fine di non perdere il controllo dei dati e, soprattutto le ricevute elettroniche costituendo queste ultime l unico mezzo di prova idoneo a dimostrare l avvenuto deposito di un determinato atto o documento. E possibile affermare che tale Portale ad oggi sia idoneo solo per la CONSULTAZIONE di atti e/o documenti ma non anche a quella preparatoria, propedeutica e successiva al deposito degli stessi. La logica conseguenza è che i P.D.A. esterni continueranno a svolgere (come fino ad ora hanno svolto) una funzione importantissima soprattutto se consentiranno al professionista di utilizzare, con maggiore facilità, tutte le attività legate all utilizzo del processo telematico tramite consolle che consenta, ad esempio, di poter disporre di sistemi attraverso cui: 1315 - acquisire automaticamente da Polisweb le udienze e le scadenze relative, permettendo inoltre di annotare autonomamente gli appuntamenti, le udienze, le attività e le scadenze, collegandole anche al fascicolo a cui si riferiscono; - permettere agli avvocati di utilizzare la propria casella di posta elettronica certificata arricchita di funzioni specifiche per il Processo Civile Telematico in grado di semplificare la comunicazione con il gestore PEC del Ministero rendendo possibile, ad esempio, effettuare un deposito di un atto attraverso una semplice procedura che provvederà ad archiviare in modo razionale le varie e- mail di risposta (ricevute). - Operare senza l utilizzo di software residenti sul proprio PC ma con web application che consentano al professionista l utilizzo delle funzioni del PCT a prescindere dal fatto che disponga o meno del proprio computer o che si trovi o meno nel suo studio Nuove regole tecniche e adempimenti del C.O.A. Con l introduzione delle nuove regole e specifiche tecniche, più volte citate, anche gli Ordini degli Avvocati (ma non solo) hanno dovuto eseguire determinati per consentire al professionista la consultazione del Polisweb e operare con il processo telematico. A tal proposito il Ministero della Giustizia diramava il giorno 21 ottobre 2011, mediante pubblicazione sul sito dedicato al processo telematico, avviso con il quale Si informa che l invio degli albi e degli elenchi contenenti l indirizzo di posta elettronica certificata, che alimenta il Registro Generale degli Indirizzi elettronici, ai sensi dell art. 8 comma 3 del provvedimento 18 luglio 2011 ( specifiche tecniche ), è possibile a partire dal giorno 25 ottobre 2011 e comunque soltanto dopo aver effettuato il censimento di cui ai commi 1 e 2 dello stesso articolo e aver quindi ricevuto la risposta di cui al comma 3. L Ordine ha dovuto quindi effettuare il censimento previsto dall art. 8 comma 3 delle specifiche tecniche del 18 luglio 2011 utilizzando il modulo di censimento messo a disposizione per il download dal Ministero. Il modello da compilare prevedeva (e prevede) i seguenti campi: 1. Dati identificativi a) Codice Ente : Il codice ente è formato dal prefisso C.O.A. al quale va aggiunto il codice ISTAT del comune di riferimento per il CdO. La lista dei codici è consultabile dal sito web dell Istituto Nazionale di Statistica b) Descrizione : Il campo Descrizione è precompilato, si dovrà aggiungere soltanto il comune di riferimento per il CdO. c) Codice fiscale : è il codice fiscale del Consiglio dell Ordine 2. Dati del delegato alla firma ed all invio dell albo Il CdO delega ad un rappresentante le funzioni di firma digitale e di inoltro dell albo e dei suoi aggiornamenti. Il delegato dovrà quindi essere in possesso di un dispositivo di firma digitale valido e avere accesso alla casella di posta elettronica certificata che verrà utilizzata per l inoltro dell albo e dei suoi aggiornamenti. a) Nominativo: completare il campo inserendo nome e cognome del delegato alla firma ed all invio dell albo e dei suoi aggiornamenti b) Codice fiscale: inserire il codice fiscale del delegato È possibile delegare più soggetti alla firma/invio dell albo, basterà duplicare i campi previsti per il censimento e compilarli indicando i dati degli altri soggetti da censire. 3. Dati relativi all invio 1416 a) Indirizzo della casella di posta elettronica certificata : Indicare l indirizzo della casella di posta certificata che il delegato all invio utilizzerà per l inoltro dell albo e dei suoi aggiornamenti. A tale scopo è consigliabile utilizzare una casella certificata a disposizione del CdO o crearne una nuova che verrà dedicata all inoltro degli albi. Il documento di censimento deve essere sottoscritto dal Presidente del CdO ed inviato unicamente per via telematica all indirizzo di posta certificata che la D.G.S.I.A. rende disponibile a tale scopo. Il Presidente del CdO dovrà sottoscrivere il documento con firma autografa, quindi scannerizzare il modello in formato pdf ed eseguire l inoltro per via telematica al seguente indirizzo di posta certificata: Terminate le operazioni di censimento l Ordine riceve una risposta dalla D.G.S.I.A., in caso di esito positivo si dovrà procedere all invio dell albo e dei relativi indirizzi di posta certificata degli iscritti, in formato xml e nel rispetto della normativa che disciplina le nuove regole tecniche per il Processo Civile Telematico- La struttura, il contenuto ed il formato del file (ComunicazioniSoggetti.xlm) contenente l elenco degli iscritti e dei relativi indirizzi di posta certificata sono regolati dal provvedimento del 18 luglio 2011, art. 7 e 8. L indirizzo al quale inviare il file così predisposto (tramite la casella di posta elettronica certificata indicata nel documento di censimento) è Allo stesso modo e sempre seguendo la struttura ed il formato previsti dalle regole tecniche, andranno predisposti ed inoltrati gli aggiornamenti periodici delle anagrafiche e dei relativi indirizzi di posta certificata. Il file dovrà contenere i seguenti campi: - codice fiscale - operazione (può valere: - A (inserimento) - C (cancellazione) - M (modifica). Nel caso di invio dell'intero albo il campo è ignorato e tutti i record sono considerati come da inserire. Il campo è preso in considerazione SOLO in caso di invio albo integrativo). - cognome - nome - stato avvocato (A=attivo;S=sospeso;R=radiato) - Casella PEC - Ruolo - indirizzo residenza - CAP residenza - comune residenza - provincia residenza - data di nascita - comune di nascita - provincia di nascita - indirizzo domicilio legale 1 - CAP domicilio legale 1 - comune domicilio legale 1 - provincia domicilio legale 1 E importante che tutti i campi sopra riportati siano privi di anomalie in quanto il Ministero prevede una validazione (controllo) non per singolo dato di avvocato inserito ma sull intero file XML. Ciò significa che anche un solo nominativo con dati non conformi alle specifiche ministeriali avrà come conseguenza il rifiuto dell intero albo. 1517 A ogni invio corrisponde una risposta tramite PEC; il messaggio ha come oggetto la medesima descrizione del messaggio originale con il suffisso Esito e riporta in allegato l esito della elaborazione del messaggio con le eventuali eccezioni; L esito si riferisce sia ad errori presenti sui dati, quindi riconducibili alle informazioni dei singoli soggetti (come ad esempio codice fiscale inesistente), sia ad errori legati a vincoli e prerequisiti che presuppongono la validità dell invio di un albo (ad esempio: censimento dell ente richiedente e dei soggetti abilitati all invio dell albo). Ad ogni nuovo indirizzo di PEC registrato nelle anagrafiche a seguito dell inserimento di un nuovo soggetto o di modifica di uno esistente, viene inviato un messaggio di cortesia. D.G.S.I.A., in caso di errore, invierà il seguente messaggio: il file Comunicazioni Soggetti non è conforme allo schema XSD CODICE ERRORE: F003 DESCRIZIONE: Errore file non conforme allo schema. La cosa più grave è che non verrà indicato quali siano i nominativi con i dati non conformi e, conseguentemente, neanche quali siano i dati non conformi. Ad oggi pare che incontrino il rifiuto dell albo per mancanza di conformità alle specifiche ministeriali i record che abbiano: - il campo provincia vuoto o che presenti caratteri numerici; - indirizzo di studio o residenza privi di indicazione della via; - i numeri telefoni con il prefisso +. Solo l invio (validato in ricezione dal Ministero) dell albo digitale consentirà agli iscritti dell Or- dine di poter accedere, dal 19 novembre 2011, al POLISWEB e poter usufruire del PCT; è auspicabile che, per alcuni giorni seguenti al 19 novembre 2011 il Ministero, pur in mancanza della ricezione del detto albo digitale, consenta almeno la consultazione del Polisweb Processo Telematico e Cloud Computing A questo proposito saranno sicuramente da prediligere i P.D.A. che consentiranno l accesso e l utilizzo dei servizi online e non tramite software installati e residenti sul pc; così facendo l avvocato avrà la possibilità di accedere e interagire con il processo telematico da qualsiasi pc e da qualsiasi parte del mondo avendo cura, naturalmente, di avere con se la chiave di accesso (firma digitale); in questo modo non sarà necessario installare in tutti i pc dello studio i software tramite i quale accedere al processo telematico cosa questa che, 1) consentirà di economizzare i costi considerando che, come avviene per altri software, ad ogni ulteriore installazione su diverso pc corrisponde un costo ulteriore da sostenere e, 2) in caso di problemi o malfunzionamenti del pc ove il software è installato, eviterà di rimanere inoperativi potendo utilizzare un qualsiasi altro computer, finanche quello dei c.d. internet caffè. Non dobbiamo dimenticare che ormai sempre più si parla di CLOUD COMPUTING, ossia l insieme di tecnologie che permettono, tipicamente sotto forma di un servizio offerto al cliente, di memorizzare/archiviare e/o elaborare dati grazie all'utilizzo di risorse distribuite e accessibili in rete. 1618 Capitolo V Il sistema cloud computing Sommario: 1. Premessa - 2. Che cosa è il cloud computing - 3. Esternalizzare i dati nelle cloud pubbliche 4. I diversi modelli di servizio 5. Innovare governando i rischi 6. Indicazioni per l utilizzo consapevole dei servizi Alla fine del precedente capitolo ho, genericamente, descritto l importanza di poter utilizzare in cloud computing gli strumenti necessari per interagire con il processo telematico. A tal proposito credo sia utile far conoscere al lettore, riportandolo integralmente, il documento del giugno 2011 elaborato dal Garante per la Protezione dei Dati Personali che spiega come utilizzare consapevolmente i servizi offerti in cloud computing. Garante per la protezione dei dati personali Cloud computing: indicazioni per l utilizzo consapevoli dei servizi Premessa L Autorità nell ottica di promuovere un utilizzo corretto delle nuove modalità di erogazione dei servizi informatici, specie per quelli erogati tramite cloud pubbliche (public cloud), che comportano l esternalizzazione di dati e documenti, ritiene opportuna e doverosa un opera di informazione orientata a tutelare l importante patrimonio informativo costituito dai dati personali. Tali indicazioni si propongono, quindi, di offrire un primo insieme di indicazioni utili a tutti gli utenti di dimensioni contenute e di limitate risorse economiche (singoli, piccole o medie imprese, amministrazioni locali quali i piccoli comuni, ecc.) destinatari della crescente offerta di servizi di cloud computing (pubbliche o ibride), con l obiettivo di favorire l'adozione consapevole e responsabile di tale tipologia di servizi. Le avvertenze di seguito enucleate costituiscono un primo quadro di cautele che favoriscono il corretto trattamento dei dati personali attraverso l utilizzo dei predetti servizi virtuali e, pertanto, si indirizzano anche ai fornitori, i quali possono fare riferimento a tali indicazioni nella predisposizione dei loro servizi, con l accortezza di informare opportunamente gli utenti in ordine alla loro adozione. L Autorità - nella consapevolezza che l utilizzo dei servizi di cloud computing prefigura proble- matiche ben difficilmente risolvibili a livello nazionale che richiedono, invece, una riflessione condivisa a livello sia europeo sia internazionale, e in considerazione di tutte le sue implicazioni in relazione al trattamento dei dati personali intende in ogni caso continuare a seguire l evoluzione del fenomeno, anche partecipando con altri decisori istituzionali a specifici tavoli di lavoro aperti in materia, in particolare con DigitPA per quanto attiene all adozione di modelli orientati alle cloud in ambito pubblico. L Autorità, inoltre, si riserva, laddove ne rilevasse la necessità, di adottare in futuro specifiche e dettagliate prescrizioni indirizzate a utenti e fornitori, specie sotto il profilo delle misure di sicurezza19 2. Che cosa è il cloud computing? L evoluzione delle tecnologie informatiche e dei mezzi di comunicazione è inarrestabile e ogni giorno vengono messi a disposizione dei cittadini nuovi strumenti e soluzioni sempre più sofisticate e integrate con la rete Internet, che consentono di soddisfare crescenti esigenze di informatizzazione e di comunicazione. In tale quadro, il cloud computing è un insieme di modelli di servizio che più di altri si sta diffondendo con grande rapidità tra imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini perché incoraggia un utilizzo flessibile delle proprie risorse (infrastrutture e applicazioni) o di quelle messe a disposizione da un fornitore di servizi specializzato. L innovazione e il successo delle cloud (le nuvole informatiche) risiede nel fatto che, grazie alla raggiunta maturità delle tecnologie che ne costituiscono la base, tali risorse sono facilmente configurabili e accessibili via rete, e sono caratterizzate da particolare agilità di fruizione che, da una parte semplifica significativamente il dimensionamento iniziale dei sistemi e delle applicazioni mentre, dall altra, permette di sostenere gradualmente lo sforzo di investimento richiesto per gli opportuni adeguamenti tecno- logici e l erogazione di nuovi servizi. Nell ambito del cloud computing è ormai prassi consolidata distinguere tra private cloud e public cloud. Una private cloud (o nuvola privata) è un infrastruttura informatica per lo più dedicata alle esigenze di una singola organizzazione, ubicata nei suoi locali o affidata in gestione ad un terzo (nella tradizionale forma dell hosting dei server) nei confronti del quale il titolare dei dati può spesso esercitare un controllo puntuale. Le private cloud possono essere paragonate ai tradizionali data center nei quali, però, sono usati degli accorgimenti tecnologici che permettono di ottimizzare l utilizzo delle risorse disponibili e di potenziarle attraverso investimenti contenuti e attuati progressivamente nel tempo. Nel caso delle public cloud, invece, l infrastruttura è di proprietà di un fornitore specializzato nell erogazione di servizi che mette a disposizione di utenti, aziende o amministrazioni - e quindi condivide tra di essi - i propri sistemi attraverso l erogazione via web di applicazioni informatiche, di capacità elaborativa e di stoccaggio. La fruizione di tali servizi avviene tramite la rete Internet e implica il trasferimento dell elaborazione o dei soli dati presso i sistemi del fornitore del servizio, il quale assume un ruolo importate in ordine all efficacia delle misure adottate per garantire la protezione dei dati che gli sono stati affidati. In questo caso l utente insieme ai dati, infatti, cede una parte importante del controllo esercitabile su di essi. Ad esempio, la complessità delle infrastrutture, e la loro eventuale dislocazione su siti al di fuori dei confini nazionali potrebbe determinare l impossibilità sia di conoscere con esattezza l ubicazione dei propri dati nella nuvola, sia di sapere se e quando i dati vengono spostati da un luogo all'altro per esigenze organizzative, tecniche o economiche difficilmente determinabili e gestibili a priori. Inoltre, la dimensione del fornitore potrebbe condizionare la forza contrattuale dei fruitori del servizio e la loro possibilità di esercitare un controllo diretto, seppur concordato, sui siti e sulle infrastrutture utilizzate per ospitarne i dati. Acquisire servizi cloud significa acquistare presso un fornitore di servizio risorse (ad esempio server virtuali o spazio disco) oppure applicazioni (ad esempio posta elettronica e strumenti per l ufficio). I dati non risiedono più su server fisici dell utente, ma sono allocati sui sistemi del fornitore (a meno di copie in locale) L infrastruttura del fornitore del servizio è condivisa tra molti utenti per cui sono fondamentali adeguati livelli di sicurezza L utilizzo del servizio avviene via web tramite la rete Internet che assume dunque un ruolo centrale in merito alla qualità dei servizi fruiti ed erogati 1820 I servizi acquisibili presso il fornitore del servizio sono a consumo e in genere è facile far fronte ad eventuali esigenze aggiuntive (ad esempio più spazio disco o più potenza elaborativa) Esternalizzare i dati in remoto non equivale ad averli sui propri sistemi: oltre ai vantaggi, ci sono delle controindicazioni che bisogna conoscere. Accanto alle private e public cloud si annoverano nuvole intermedie quali le cloud ibride (o hybrid cloud), caratterizzate da soluzioni che prevedono l utilizzo di servizi erogati da infrastrutture private accanto a servizi acquisiti da cloud pubbliche, e le community cloud in cui l'infrastruttura è condivisa da diverse organizzazioni a beneficio di una specifica comunità di utenti. I potenziali vantaggi del cloud computing certamente possono promuovere la sistematizzazione delle infrastrutture, la riorganizzazione dei flussi informativi, la razionalizzazione dei costi e quindi in generale favorire nel caso sia del mondo imprenditoriale, sia della pubblica amministrazione servizi più moderni, efficienti e funzionali in linea con le esigenze di crescita di un moderno Sistema Paese. È d altra parte assodato che il cloud computing non è un fenomeno temporaneo o una moda, ma il passo successivo dell'evoluzione nel modo in cui si utilizza la Rete Internet, che da strumento per la sola condivisione documentale (la pagina web resa disponibile dal sito web remoto) diviene la porta d'accesso alle risorse elaborative di un provider di servizi (l'applicazione resa disponibile in modalità web). Questa trasformazione sta determinando una modifica dei costumi che è già in atto ed è più evidente nell'utenza individuale che più frequentemente, ma non sempre con completa consapevolezza anche dei possibili rischi derivanti dalle nuove tecnologie utilizzate, si avvale di servizi erogati da fornitori terzi (public cloud ) per far fronte alle sue esigenze informative: l'utente consumer, infatti, utilizza i social network sui quali trasferisce abitualmente foto, informazioni, idee e opinioni, usa strumenti di elaborazione documentale via web, impiega gli hard- disk remoti per poter sempre disporre dei propri documenti da qualunque dispositivo e in qualunque luogo si trovi, si avvale delle applicazioni per i moderni smartphone sempre connessi ad Internet che tramite l associazione delle informazioni di geolocalizzazione all utente hanno aperto la strada a innovative funzionalità, anche in ambito sociale. Risulta d altra parte evidente come l offerta degli operatori economici stia incalzando il mercato delle imprese e della Pubblica Amministrazione con soluzioni che incoraggiano l acquisizione di servizi esternalizzati, utilizzando come volano verso i nuovi investimenti la prospettiva di risparmi legati alla sostituzione o all affianca- mento degli asset per il trattamento delle informazioni tradizionalmente nel diretto possesso dell utente, con soluzioni acquisite a consumo presso terzi. È tuttavia opportuno evidenziare come il ricorso a quelle modalità che intrinsecamente promuovono l utilizzo di servizi esternalizzati comportino anche la migrazione dei dati dai sistemi locali sotto il diretto controllo dell'utente, impresa o amministrazione ai sistemi remoti del provider di servizi. 3. Esternalizzare i dati nelle cloud pubbliche Come sopra delineato, le public cloud (o nuvole informatiche pubbliche) sono infrastrutture controllate da organizzazioni che le rendono disponibili a terzi attraverso la vendita di servizi a consumo. Lo spazio virtuale e la capacità di elaborazione della nuvola sono condivisi tra molti utenti, singoli o appartenenti a imprese o enti diversi che accedono a tali risorse dell infrastruttura tramite l utilizzo della rete Internet. Più precisamente, con il termine cloud computing o semplicemente cloud nell ambito di questo documento ci si riferisce a un insieme di tecnologie e di modelli di servizio che: 19 Vedere altro
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