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Timestamp: 2020-06-03 01:57:24+00:00
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Livorno: è iniziata la guerra dei rifiuti, con due sentenze - Senza Soste
Livorno: è iniziata la guerra dei rifiuti, con due sentenze
Martedì 08 Marzo 2016 19:10
Il TAR regionale boccia il ricorso del Comune di Livorno nello stesso giorno in cui il Tribunale ammette il concordato per Aamps. E ora cosa succede? Un quadro di vari scenari possibili o probabili.
Ora più che mai i discorsi stanno a zero. Perché in questi mesi di discorsi ne sono stati fatti tanti, da maggioranza e opposizione in consiglio comunale, da Comune e Regione, da vertici Aamps e sindaci di Ato, ma da oggi quelli che erano discorsi, propaganda o strumentalizzazioni sono stati incanalati su strade un po' più precise da due sentenze: una del TAR sfavorevole al Comune di Livorno e una del Tribunale di Livorno che invece dà ragione a quello che hanno sempre detto l'assessore Lemmetti e il sindaco Nogarin. Sono due sentenze che non c'entrano niente l'una con l'altra ma che trattando il tema della raccolta e dello smaltimento rifiuti, alla fine sono collegate tra loro.
Ma andiamo per gradi. Cercheremo di spiegare cosa è successo in termini molto semplificati anche se la situazione è complessa, cercando di riassumere più che altro concetti e facendo un quadro generale anche se sappiamo benissimo che la predominanza di atti, delibere e tribunali in questa storia necessiterebbero riferimenti formali precisi. Ma questo articolo lo vogliamo mettere a disposizione di una comprensione più vasta di cosa sta succedendo e cosa succederà con i rifiuti. Per questo cercheremo di ripercorrere anche alcune tappe del passato.
La sentenza sul concordato. Cosa hanno deciso i giudici nella giornata di ieri? Il Tribunale di Livorno ha deciso che la domanda di concordato in continuità per Aamps può essere accolta. Nessuno, da ora può chiedergli i debiti del passato e il commissario nominato dal Tribunale, con Aamps, farà un'offerta ai creditori per soddisfare una parte del debito e chiudere la questione. Se la maggior parte dei creditori accetteranno si andrà avanti, altrimenti Aamps fallirà. I creditori di Aamps sono più di 300 ma solo in 4 o 5 hanno più del 75% del credito totale (ad esempio Cooplat, Lonzi e Ra.Ri) e quindi saranno decisivi. A nostro avviso società come Lonzi e Ra.Ri accetteranno, per un motivo semplice: finché esiste Aamps, e il sistema attuale, loro guadagnano. Se Aamps fallisce o la filiera del rifiuto passa a livello interprovinciale (Ato Costa e Reti Ambiente) non è detto che siano loro i fornitori. Quindi finché Aamps non cambia sistema di smaltimento loro incassano. Questo è il dato oggettivo ma questa sentenza si porta dietro anche alcuni fatti politici.
a. Gli ex 5 Stelle dicevano che era impossibile che una società pubblica potesse accedere ad un concordato. Questa sentenza li ha smentiti ed ha detto il contrario.
b. Cantare vittoria da parte dell'Amministrazione, ora serve a poco. Il presidente del CdA Castelnuovo ha dichiarato che i soldi non pagati ai fornitori sono un tesoretto per Aamps. Ma ha anche detto che i creditori verranno soddisfatti con cifre congrue. Perchè è chiaro che non possa essere l'indotto, sia per motivi etici che per motivi economici e di impatto sui lavoratori, quello che paga per tutti. Allo stesso tempo sarebbe una sconfitta tagliare posti di lavoro in Aamps. Questa è la vera sfida. Da ora il CdA ha 60 giorni per elaborare il piano industriale e valutare se andare dritto con il concordato o scegliere l'opzione di ristrutturare il debito (cioè dilazionarlo). Quando sapremo le cifre e vedremo il piano allora avrà un senso commentare. Per ora sono dichiarazioni per riempire le pagine dei giornali e le pagine facebook.
La sentenza del TAR. Il Tar toscano invece ha respinto il ricorso del Comune di Livorno che diceva che l'istituzione con una legge regionale del 2011 dell'Ato Costa (assemblea di tutti i sindaci dei comuni delle province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara) con il potere di pianificazione e organizzazione del ciclo dei rifiuti urbani era illegittimo. Il TAR invece ha detto che è legittimo così come il piano che ha elaborato. Qualche politico e qualche giornalista hanno detto e scritto che questa sentenza obbliga a questo punto Livorno a lasciare ogni velleità di gestire il servizio con Aamps e lo obbliga a sottomettersi a Ato Costa e Reti Ambiente. Non è proprio così. La situazione è molto più complessa.
Anche qui andiamo per gradi.
RetiAmbiente spa. Nel 2011, come detto, la Regione ha costituito gli ATO, gli Ambiti Territoriali Ottimali, formati da un'assemblea composta da tutti i sindaci, da un direttore generale e da una struttura operativa. AtoCosta è quello di riferimento per le 4 province costiere del nord della Toscana. I comuni appartenenti all'Ato, fra cui Livorno, nel 2011 hanno anche formato una società per azioni pubblica, RetiAmbiente spa, in cui ogni Comune detiene le proprie azioni dal valore di 1 euro (il Comune di Livorno fino a poco tempo fa era maggiore azionista con 13.464 quote).
Qualcuno dirà, cosa c'è di male in una bella società pubblica che unisce quattro province, allarga l'utenza del ciclo dei rifiuti, risparmia in consigli di amministrazione e sfrutta economie di scala? (cioè abbatte i costi fissi in quanto più grande un po' come fanno gli ipermercati nei confronti dei negozi). Nessuno, è che c'è il trucchetto. Perchè Ato Costa ha deciso che RetiAmbiente spa diventerà gestore unico del ciclo integrato dei rifiuti (cioè raccoglierà e smaltirà i rifiuti al posto della livornese Aamps o della pisana Geofor ad esempio) per 25 anni (giro di affari per un valore di circa 6 miliardi di euro) solo dopo aver bandito una gara per la vendita del 40% ad un socio privato. Tutti sanno che questa gara può vincerla solo una delle grandi multiutilities quotate in borsa (Iren, A2A, Hera che pare la favorita) e basta aver letto lo statuto di Reti Ambiente per capire che seppur la maggioranza rimanga pubblica, la governance (cioè il sistema con cui si prendono le decisioni all'interno della società) è costruita in modo tale che il privato con il 40% sia sempre decisivo. Un po' come accade in Asa che gestisce il sistema idrico livornese.
Negli ultimi mesi tutti i principali comuni delle quattro province hanno conferito la propria società di raccolta e smaltimento rifiuti (le corrispondenti di Aamps degli altri Comuni), all'interno di RetiAmbiente spa. Livorno, dove nel frattempo hanno vinto i 5 stelle, non lo ha ancora fatto. Proprio per la previsione della presenza del privato che giocoforza condizionerà le strategie dfella società in una logica di profitto e non in una logica di tariffa e di impatto ambientale. Livorno detiene sempre le 13.464 quote della società (ma nel frattempo da maggiore azionista è scesa allo 0,09% perchè gli altri conferendo le società hanno aumentato la loro quota azionaria).
Dopo questo dovuto preambolo andiamo al nodo del problema.
a. Il fatto che la Regione abbia costituito degli Ato e gli abbia dato potere di pianificare e gestire il ciclo dei rifiuti sul territorio delle quattro province è legittimo? Secondo il Tar della Toscana sì e la sentenza di ieri riguarda proprio quello.
b. E' quindi obbligatorio conferire Aamps all'interno di RetiAmbiente spa? No, perchè negli atti costitutivi si parla di “libera scelta” dei comuni proprietari.
c. Ma allora Aamps (se non fallisce) ha la possibilità di operare sul territorio di Livorno anche in presenza di una RetiAmbiente spa operativa sugli altri territori? Questo è il nodo di tutto. E anche in questo caso c'è un ricorso al TAR toscano in atto. Questa volta il ricorso è di Ato Costa che contesta al Comune di Livorno le delibere del Consiglio Comunale in cui si afferma di voler continuare la gestione dei rifiuti con l'affidamento in-house ad Aamps. Secondo l'assessore regionale Federica Fratoni, intervenuta lunedì sera all'assemblea indetta dal Pd sul tema dei rifiuti, sarà proprio questa sentenza uno degli aghi della bilancia. Infatti ha anticipato che la Regione e l'Ato faranno le proprie mosse non appena questa sentenza sarà espressa.
Morale della favola siamo appesi un'altra volta ad una sentenza del TAR che dovrebbe uscire a breve.
Le posizioni politiche. All'assemblea del Pd, dalle parole del capogruppo Caruso e da quelle del segretario provinciale Bacci è stato chiaro che sui due temi caldi il Pd ha le seguenti posizioni: no al concordato, sì a RetiAmbiente. Il no al concordato motivato dai timori di perdita di lavoro di dipendenti e indotto, il sì a Reti Ambiente motivato dal fatto che essendo più grande sarebbe più efficiente (secondo il sindaco di Pisa Filippeschi costerebbe fra il 10 e il 15% meno) e garantisce meglio i lavoratori. Anche il sindacalista Cgil Golino ha ribadito: “Portateci in Rete Ambiente per favore” e “Vorrei un modello come quello delle grandi aziende regionali del nord Italia” (vedi le società quotate in borsa A2A, Iren o Hera, ndr). Naturalmente tutto addolcito dalla frase “Noi vorremmo RetiAmbiente tutta pubblica”, frase che serve a mantenere un'anima candida ma che tutti sanno che nessuno sta lavorando per questo e la gara per il privato è pronta.
Sulle reali motivazioni e gli interessi in gioco ci torneremo più tardi.
Sull'altro fronte i 5 stelle gioiscono per la decisione del Tribunale perchè ha smentito le opposizioni in Consiglio ma sanno anche che il difficile inizia ora. E sanno bene che hanno due fronti complicati aperti: il primo quello di risanare Aamps e fare un nuovo piano industriale senza lasciare morti sul terreno (fornitori creditori, loro dipendenti e dipendenti Aamps) e allo stesso tempo vincere la battaglia legale contro l'Ato e la Regione per mantenere la gestione dei rifiuti “in casa”. Poi ci sarebbe anche da trovare i soldi per fare gli investimenti del nuovo piano industriale e trasformare il sistema Aamps che come ha detto la consigliera di amministrazione Petrone “è un'anomalia, uno dei pochi casi dove il Porta a Porta è un costo mentre da altre parti è un ricavo, perchè qui i ricavi li fanno i privati perchè noi non abbiamo nostre piattaforme”. Una sintesi esatta di ciò che è Aamps.
E le opposizioni? Forza Italia la pensa come il Pd: No concordato, Sì RetiAmbiente. Gli ex 5 stelle invece pensano No concordato e No RetiAmbiente. Buongiorno Livorno invece No concordato e se non c'è alternativa trattiamo con RetiAmbiente.
Ma perchè RetiAmbiente spa è questo spauracchio che divide così tanto? Ci sono vari motivi. Intanto negli altri Ato (vedi Ato Sud della zona Grosseto, Siena e Arezzo) l'affidamento a privati ha causato aumento delle tariffe e intervento di Guardia di Finanza e Corte dei Conti. In Ato sud non è stata fatta una società come RetiAmbiente ma è stato dato un affidamento con gara ad un privato quindi la cosa è leggermente diversa, ma il risultato potrebbe essere simile. Il nodo di tutto sta nei conti. Come dice il Pd quando deve attaccare le strategie dei 5 stelle, il calcolo della tariffa che i cittadini devono pagare è molto rigida e segue i costi reali della società che gestisce il ciclo così che non ci sono margini per fare profitti e mettersi da parte grossi gruzzoletti per fare gli investimenti. Lo stesso quindi varrebbe anche per il privato, una società quotata in borsa, che acquisirà il 40% di RetiAmbiente. Con cosa lo farà profitto se sulla tariffa c'è poco margine? Si alzeranno le tariffe fino al margine massimo e poi si farà profitto con gli impianti, inceneritori ad esempio. Questo secondo logica.
Forse qualcuno non ricorda, ma RetiAmbiente spa nacque insieme alla previsione di un inceneritore da 3-400.000 tonnellate all'anno (da fare a Livorno) ed alla previsione di tonnellate di rifiuti da smaltire completamente sballate per poterlo sostenere. Ad un anno dalla nascita di RetiAmbiente, nel dicembre 2012, ai Bagni Pancaldi ci fu proprio un convegno che affrontò questo nodo con l’intervento di Alessandro Carpinella di KPMG advisory spa, advisor economico finanziario, che ha disse tre cose importanti: 1. che la nuova società mista (a maggioranza privata) Reti Ambiente spa che dal 1 gennaio 2014 dovrebbe essere il gestore unico sarebbe uno dei colossi nazionali del settore; 2. che le attuali municipalizzate sono alla canna del gas, nel senso che senza un aiuto privato falliranno a breve; 3. il privato metterà i soldi solo se verrà fatto l’inceneritore (decriptato: solo se l’ATO Costa deciderà di fare l’inceneritore assicurando il privato di fornirgli i rifiuti necessari a farlo funzionare!). Il Pd era su questa linea basta ricordarsi cosa pensava il Pd di Pisa nel 2011. E il piano interprovinciale dei rifiuti lo ribadiva ma fu smascherato dal Comitato No Inceneritore di Livorno
In quel convegno dei Bagni Pancaldi i sindaci, fra cui anche Cosimi, rimasero contrariati da tanta chiarezza tanto che cercarono subito di buttare in calcio d'angolo la questione inceneritore. La storia poi è continuata con il Piano Straordinario dei Rifiuti (cioè il piano di raccolta e smaltimento rifiuti che RetiAmbiente dovrebbero mettere in atto) partorito da Ato Costa che ha tolto ogni riferimento esplicito all'inceneritore (rimanendo nel vago) ed ha fatto una previsione di raggiungimento del 70% di raccolta differenziata. Una previsione figlia della pressione in particolare dei sindaci della provincia di Lucca che a livello di raccolta e smaltimento rifiuti sono anni luce avanti a Pisa e Livorno. Non per nulla all'assemblea del Pd di lunedì scorso alle Corallaie era invitato anche il sindaco Pd, Luca Menesini, di Capannori (Lu), riconosciuto come territorio di avanguardia della strategia rifiuti zero. Era stato invitato per dimostrare che anche i comuni che hanno l'80-85% di raccolta differenziata con tanto di tariffa puntuale (sacchi della spazzatura con chip incorporato) aderiscono a RetiAmbiente. Ne è venuto fuori però un elogio alla strategia rifiuti zero, una dimostrazione quantitativa dei ricavi, dei risparmi e delle assunzioni fatte grazie alla raccolta porta a porta e un rifiuto degli inceneritori perchè condizionano e disincentivano la raccolta differenziata in quanto bisognosi di essere quotidianamente "nutriti". Ha fatto quasi impressione ascoltarlo mentre era seduto accanto ad alfieri dell'incenerimento e delle privatizzazioni come il sindaco di Pisa Filippeschi (che ha voluto poi ribadire che nella transizione e nel ciclo gli inceneritori servono), il solito De Girolamo e di fronte ad una platea che fra sindacalisti e lavoratori Aamps (non tutti naturalmente) hanno sempre visto gli inceneritori come fattori di avanzamento e ricchezza. Nonostante questo Menesini ha dichiarato la sua fiducia verso RetiAmbiente e il conferimento di Ascit (la loro azienda di raccolta e smaltimento) all'interno della nuova società perchè dopo la pressione dei sindaci lucchesi ritiene quel piano industriale come non in contrasto con la sua gestione e perchè pensa che la battaglia da dentro sia più efficace che rimanere fuori.
Soffermiamoci però un attimo sui numeri snocciolati da Menesini su Capannori fra gli occhi sbigottiti della sala:
a. Prima di Rifiuti Zero. Vetro: spesa di 50 euro a tonnellata per smaltimento. Organico: spesa di 90 e/t. Indifferenziata in discarica: spesa di 150 e/t. Ascit aveva 40 dipendenti.
b. Dopo Rifiuti Zero. Vetro: vendita e incasso 40 e/t. Tetrapak e multimateriale: incasso di 75 e/t. Raggiungimento dell'80% di raccolta differenziata. Ascit è passata da 40 a 140 dipendenti. Cioè i soldi che prima ingrassavano le società per lo smaltimento ora sono diventati ricavi con le materie da riciclo e sono state assunte 100 persone. Naturalmente con un favore anche al pianeta terra e alla salute.
Ecco cosa dice il piano di Ato Costa sull'inceneritore del Picchianti
http://www.atotoscanacosta.it/docup/Piano_Straordinario_ATO_COSTA.pdf
4.5.2.1 Prescrizioni per l'inceneritore di Livorno
L'impianto è previsto come impianto a regime. La gestione dell'impianto compete al gestore unico. Il Gestore unico realizzerà gli adeguamenti, conversioni e ristrutturazioni necessarie all'esercizio dell'impianto per la durata dell'affidamento.
Significa tutto e nulla.
Insomma, la questione è grave e intricata. Ma le due sentenze di lunedì hanno delineato un punto di non ritorno: è finito il tempo dell'attesa. Ora c'è da agire e sapere cosa si vuole fare. Perchè i primi 20 mesi di amministrazione Nogarin nella strategia verso RetiAmbiente è stata ondivaga. Per due volte Nogarin e l'ex assessore Gordiani avevano provato a far passare la strategia della “battaglia da dentro”, cioè una strategia di inserimento nel percorso e di preparazione al conferimento di Aamps in RetiAmbiente, ma la maggioranza consiliare (i consiglieri comunali 5 stelle) la hanno sempre respinta e modificata. La Giunta sapeva di tutti i rischi e le difficoltà che abbiamo elencato prima con tutte i ricorsi passati e quelli ancora in atto. Poi il sindaco si è convinto che RetiAmbiente non era la strada da percorrere. Ora però il morto è sulla bara e l'attendismo (strategia sempre rivendicata da Nogarin, nella foto in una assemblea soci di RetiAmbiente) rischia di portarci di inerzia dentro RetiAmbiente e per lo più con qualche svantaggio. Infatti l'ammissione a concordato ha spostato il fulcro del potere decisorio verso il Tribunale nella persona del Commissario giudiziale. Non vorremmo che, ad esempio, nel caso di sentenza negativa del TAR (quella che direbbe che la delibera che prevede la gestione futura con Aamps del ciclo dei rifiuti è illegittima) tutti allargassero le braccia e dicessero “dopo questa sentenza il Commissario ci ha imposto....”. Perchè è chiaro che da ora in poi ogni atto e fatto strutturale e ogni spesa o investimento passi al vaglio del Commissario.
Noi siamo sempre stati e siamo tutt'ora critici e contrari alla gestione dei rifiuti da parte di RetiAmbiente spa perchè sappiamo bene cosa vuol dire in termini di tariffe e impianti cosa significa la presenza nella compagine sociale di una società quotata in borsa. E proprio per quello vorremmo capire meglio un paio di cose:
Aamps con il nuovo piano industriale in quanti anni può essere “pronta” ad una gestione che possa competere come servizio con quella di RetiAmbiente?
Dove trova i soldi Aamps per il proprio piano industriale?
Esiste un piano B in caso di sentenza negativa del TAR sull'affidamento a Aamps o in caso di altre leggi o decreti?
Come si concilia una battaglia all'ultimo ricorso contro Ato e Regione e decisioni politico-strategiche da prendere con il ruolo predominante di un Commissario giudiziale in fase di concordato?
Può servire una delibera del Consiglio Comunale che annulla la precendente del 2011 e fa uscire il Comune da RetiAmbiente?
Livorno in questa partita ha il suo perso. E lo hanno ribadito anche Filippeschi, De Girolamo e l'assessore Fratoni che hanno detto esplicitamente che sono pronti a trattare. Perchè 160.000 abitanti sono un'utenza importante. L'obiettivo politico dei 5 stelle sappiamo quale è: una società pubblica che mette in campo la strategia Rifiuti Zero. Su quello siamo tutti d'accordo come sul fatto che RetiAmbiente non è interessata a quella strategia di riciclo, riuso e riduzione dei rifiuti. Poi però c'è il nodo strategico e sta nelle 4 domande che abbiamo appena posto. In quel nodo strategico ci stanno le azioni da intraprendere. E su queste serve chiarezza. Perchè altrimenti un giorno potrebbe venire qualcuno e dire che era meglio trattare le condizioni di “entrata” e conferimento di Aamps in RetiAmbiente a condizioni più favorevoli come hanno fatto i lucchesi visto che Livorno è la città più numerosa ed ha l'inceneritore. Oppure qualcuno potrebbe accusare la Giunta di aver tergiversato per farci finire sotto RetiAmbiente direttamente dal giudice.
Questa analisi naturalmente non presuppone nessun consiglio sulla strategia. Ha solo cercato di fare un quadro, il più possibile generale e comprensibile, sulla situazione. Siamo sicuri che ci saranno anche delle imprecisioni ma il quadro è di una vastità e complessità che è difficile ridurlo ad un piano giornalistico. L'obiettivo è aprire un dibattito che vada oltre il consiglio comunale e i suoi livelli spesso rasoterra per evitare che ci si annodi su decisioni prese per spirito di bandiera o per tornaconto politico verso l'avversario (vale per tutti gli attori in campo). I rifiuti e la loro gestione sono una dimensione molto importante per una città, specialmente una città già provata a livello ambientale e lavorativo. Ora c'è da portare a casa il risultato.
1. Rifiuti Zero con Aamps risanata e investimenti in piattaforme di smaltimento
X. Trattativa con RetiAmbiente e conquista di condizioni favorevoli per Livorno e tutto l'Ato
2. Finire in RetiAmbiente per sentenze di tribunali e decisioni di soggetti terzi