Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=26192
Timestamp: 2019-04-19 17:10:02+00:00
Document Index: 150617654

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 85', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 138', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 686', 'art. 5', 'art. 686', 'art. 3', 'art. 686', 'art. 3']

Allegato 1 – Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica - G.U. n. 3 del 4.1.2019
» Carte deontologiche
Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all´informazione e con la liberta’ di stampa.
In forza dell´art. 21 della Costituzione, la professione giornalistica si svolge senza autorizzazioni o censure. In quanto condizione essenziale per l´esercizio del diritto dovere di cronaca, la raccolta, la registrazione, la conservazione e la diffusione di notizie su eventi e vicende relativi a persone, organismi collettivi, istituzioni, costumi, ricerche scientifiche e movimenti di pensiero, attuate nell´ambito dell´attivita’ giornalistica e per gli scopi propri di tale attivita’, si differenziano nettamente per la loro natura dalla memorizzazione e dal trattamento di dati personali ad opera di banche dati o altri soggetti. Su questi principi trovano fondamento le necessarie deroghe previste dal considerando 153 e dall’art. 85 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 (di seguito «regolamento») e dal decreto legislativo 30 giugno, 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, di seguito «Codice»), cosi’ come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101.
Il giornalista che raccoglie notizie per una delle operazioni di cui all’art. 4, n. 2, del regolamento rende note la propria identita’, la propria professione e le finalita’ della raccolta salvo che cio’ comporti rischi per la sua incolumita’ o renda altrimenti impossibile l’esercizio della funzione informativa; evita artifici e pressioni indebite. Fatta palese tale attivita’, il giornalista non e’ tenuto a fornire gli altri elementi dell´informativa di cui agli articoli 13 e 14 del regolamento.
Se i dati personali sono raccolti presso banche dati di uso redazionale, le imprese editoriali sono tenute a rendere noti al pubblico, mediante annunci, almeno due volte l´anno, l’esistenza dell´archivio e il luogo dove e’ possibile esercitare i diritti previsti dal regolamento. Le imprese editoriali indicano altresi’ fra i dati della gerenza il responsabile del trattamento al quale le persone interessate possono rivolgersi per esercitare i diritti previsti dal regolamento.
Gli archivi personali dei giornalisti, comunque funzionali all´esercizio della professione e per l´esclusivo perseguimento delle relative finalita’, sono tutelati, per quanto concerne le fonti delle notizie, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 69/1963 e dell’art. 14, par. 5, lett. d), del regolamento, nonche’ dell’art. 138 del Codice.
Il giornalista puo’ conservare i dati raccolti per tutto il tempo necessario al perseguimento delle finalita’ proprie della sua professione.
La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto delle norme di legge e dell´uso corretto di tecniche invasive.
Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformita’ al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.
Nel raccogliere dati personali atti a rivelare origine razziale ed etnica, convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, opinioni politiche, adesioni a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonche’ dati genetici, biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica e dati atti a rivelare le condizioni di salute e la sfera sessuale, il giornalista garantisce il diritto all´informazione su fatti di interesse pubblico, nel rispetto dell´essenzialita’ dell´informazione, evitando riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti.
In relazione a dati riguardanti circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico, e’ fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi legittimi meritevoli di tutela.
Art. 6. Essenzialita’ dell´informazione
La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l´informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell´originalita’ del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui e’ avvenuto, nonche’ della qualificazione dei protagonisti.
Commenti e opinioni del giornalista appartengono alla liberta’ di informazione nonche’ alla liberta’ di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti.
Al fine di tutelarne la personalita’, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, ne’ fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione.
La tutela della personalita’ del minore si estende, tenuto conto della qualita’ della notizia e delle sue componenti, ai fatti che non siano specificamente reati.
Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restando i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovra’ farsi carico della responsabilita’ di valutare se la pubblicazione sia davvero nell´interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla «Carta di Treviso».
Art. 8. Tutela della dignita’ delle persone
Salva l´essenzialita’ dell´informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignita’ della persona, ne’ si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell´immagine.
Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende ne’ produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell´interessato.
Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che cio’ sia necessario per segnalare abusi.
Nell´esercitare il diritto dovere di cronaca, il giornalista e’ tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali.
Art. 10. Tutela della dignita’ delle persone malate
Il giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una determinata persona, identificata o identificabile, ne rispetta la dignita’, il diritto alla riservatezza e al decoro personale, specie nei casi di malattie gravi o terminali, e si astiene dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico.
La pubblicazione e’ ammessa nell´ambito del perseguimento dell´essenzialita’ dell´informazione e sempre nel rispetto della dignita’ della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.
Il giornalista si astiene dalla descrizione di abitudini sessuali riferite ad una determinata persona, identificata o identificabile. 2. La pubblicazione e’ ammessa nell´ambito del perseguimento dell´essenzialita’ dell´informazione e nel rispetto della dignita’ della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica.
Al trattamento dei dati relativi a procedimenti penali non si applica il limite previsto dall´art. 10 del regolamento, nonche’ dall’art. 2-octies del Codice. 2. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all´art. 686, commi 1, lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale (1) e’ ammesso nell´esercizio del diritto di cronaca, secondo i principi di cui all’art. 5.
(1) L’art. 686 c.p.p. e’ stato abrogato e sostituito dall’art. 3 del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, al quale occorre fare riferimento ai fini dell’individuazione dei provvedimenti giudiziari cui la disposizione si riferisce.
Le presenti norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque altro, anche occasionalmente, eserciti attivita’ pubblicistica. 2. Le sanzioni disciplinari, di cui al titolo III della legge n. 69/1963, si applicano solo ai soggetti iscritti all’albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.
(1) L’art. 686 c.p.p. è stato abrogato e sostituito dall’art. 3 del d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313, al quale occorre fare riferimento ai fini dell’individuazione dei provvedimenti giudiziari cui la