Source: https://www.laleggepertutti.it/156533_cartella-di-pagamento-la-notifica-al-convivente-vale
Timestamp: 2018-10-23 06:31:47+00:00
Document Index: 17982778

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 26', 'art. 140', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 140']

Cartella di pagamento: la notifica al convivente vale?
Il postino può consegnare la raccomandata contenente la cartella di pagamento a un familiare convivente anche senza inviare la seconda comunicazione al debitore.
Se il postino consegna la cartella di pagamento a un familiare convivente non è tenuto a informarci di ciò con una seconda raccomandata, come avviene invece con gli atti giudiziari. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e, prima di chiarire se la notifica della cartella di pagamento al convivente vale o meno, facciamo un esempio tratto dalla vita quotidiana. Con una importante precisazione: la disciplina è diversa a seconda che si tratti di cartelle esattoriali o di avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questo articolo ci occuperemo di entrambe le ipotesi.
1 Che succede se ricevi una cartella di pagamento e non sei a casa?
2 Che succede se ricevi un accertamento fiscale e non sei a casa?
3 Cartelle e avvisi: se non c’è neanche un familiare in casa
Che succede se ricevi una cartella di pagamento e non sei a casa?
Immaginiamo che bussi il postino a casa nostra per notificarci una cartella esattoriale per il mancato pagamento di tasse e multe: in quel momento, però, non trovandoci a casa, consegna la raccomandata a un nostro familiare che convive con noi ormai da diverso tempo e in modo stabile. Di questo, però, noi ne veniamo a conoscenza solo molti mesi dopo perché il familiare, dimenticatosi del fatto e abbandonata la cartella nella propria borsa, ce la mostra solo quando i termini per l’impugnazione sono ormai scaduti.
Così pregiudicati dalla possibilità di difenderci e di far valere i nostri diritti, contestiamo la regolarità della notifica sostenendo che – così come per tutte le raccomandate consegnate a soggetti conviventi e contenenti atti del tribunale – il postino era tenuto a inviarci la seconda raccomandata informativa, quella cioè chiamata Can (ossia comunicazione di avvenuta notifica). Questa lettera serve proprio per comunicare, al legittimo interessato, che il plico è stato consegnato a una persona presente, in quel momento, in casa, di modo da farsela consegnare.
Il postino, invece, sostiene che non era tenuto a inviarci la Can.
Chi ha ragione? La risposta, come detto, è nelle parole della Suprema Corte che, in questo caso, boccia la tesi del contribuente.
Secondo la Corte, nel caso in cui la cartella di pagamento, spedita a mezzo raccomandata a/r, venga consegnata a un familiare convivente del contribuente, non va inviata a quest’ultimo la raccomandata informativa, in quanto alla notifica si applicano le regole del servizio postale ordinario e non quelle degli atti giudiziari.
Insomma, ben può il postino bussare alla porta e, non trovando il destinatario della cartella di pagamento, consegnare la raccomandata a un familiare convivente (purché maggiore di 14 anni) senza poi comunicare al primo alcunché. Ogni comunicazione è lasciata dunque a chi riceve il plico, ossia al convivente.
Dunque, i 60 giorni previsti dalla legge per impugnare la cartella di pagamento decorrono non da quando il contribuente prende materiale conoscenza della raccomandata, ma da questa quest’ultima viene consegnata nelle mani del familiare convivente da parte del postino.
Il rischio è evidente: potremmo non venire mai a conoscenza di una notifica nei nostri confronti avvenuta mentre non eravamo in casa. Pertanto, se abbiamo il sospetto che, in nostra assenza, il postino abbia consegnato una cartella di pagamento a qualche familiare con noi convivente, possiamo chiedere un estratto di ruolo presso l’ufficio dell’Agente della riscossione (Equitalia fino al 1° luglio 2017; successivamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione). Ci verrà consegnata una stampa ove sono elencate tutte le cartelle “pendenti” nei nostri riguardi (ossia non pagate) e le relative date di notifica.
Se poi abbiamo il dubbio che il postino non sia mai passato da casa o che abbia consegnato la raccomandata a un soggetto diverso da un familiare convivente (magari perché viviamo soli) possiamo presentare una domanda di accesso agli atti amministrativi, con cui chiediamo di visionare tutti i documenti attestanti la correttezza della notifica e le relative firme apposte sul registro.
Che succede se ricevi un accertamento fiscale e non sei a casa?
Completamente diversa è la disciplina nel caso in cui il postino debba consegnare un atto giudiziario o un avviso di accertamento fiscale proveniente dall’Agenzia delle Entrate. In tale ipotesi, se in casa viene trovato un familiare convivente, il postino consegna a quest’ultimo la raccomandata, ma provvede a informare di ciò il destinatario dell’atto inviandogli una apposita comunicazione, anch’essa con raccomandata a.r.;
Cartelle e avvisi: se non c’è neanche un familiare in casa
Infine, se non è possibile eseguire la consegna per momentanea assenza del destinatario e di altri familiari conviventi nello stesso domicilio, l’ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa del Comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.
Tali regole valgono sia per le cartelle che per gli avvisi di accertamento [3].
Dunque, in tal caso, i 60 giorni per impugnare l’avviso di accertamento o la cartella decorrono dal ricevimento della raccomandata con la quale si dà avviso dell’affissione o, comunque, decorsi 10 giorni dalla relativa spedizione.
[1] CTR Lombardia, sent. n. 166/22/2017.
[3] C. Cost. sent. n. 258/2012: «Va dichiarata l’illegittimità costituzionale del comma 3 (corrispondente all’attualmente vigente comma 4) dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui stabilisce che la notificazione della cartella di pagamento “Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile […] si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600”, anziché “Nei casi in cui nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi sia abitazione, ufficio o azienda del destinatario […] si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60, comma 1, alinea e lettera e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Il combinato disposto degli art. 26, comma 3 (ora 4), d.P.R. n. 602/1973 e 60, comma 1, lett. e), d.P.R. n. 600/1973 lede, infatti, l’art. 3 cost., atteso che l’applicazione del suddetto procedimento notificatorio crea una ingiustificata disparità di trattamento rispetto all’analoga ipotesi di notificazione di un atto di accertamento a soggetto solo “relativamente irreperibile”, nella quale la notificazione va effettuata, invece, con le modalità di cui all’art. 140 c.p.c., predisposte per consentire all’interessato l’effettiva conoscibilità dell’atto notificato».