Source: http://legislazionetecnica.it/rubrica/normativa-ue
Timestamp: 2019-01-18 09:18:28+00:00
Document Index: 20655443

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 4']

Indici tematici normativa e prassi Unione europea | Bollettino di Legislazione Tecnica
Indice tematico dei più importanti provvedimenti normativi e di prassi pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
L’Indice si pubblica entro il giorno 10 dei mesi di febbraio, giugno e ottobre con riferimento ai provvedimenti del quadrimestre precedente.
Indice analitico EuroBLT n. 3/2018
Indice analitico EuroBLT n. 2/2018
Indice analitico EuroBLT n. 1/2018
Indice analitico EuroBLT n. 3/2017
Indice analitico EuroBLT n. 2/2017
Indice analitico EuroBLT n. 1/2017
Indice analitico EuroBLT n. 3/2016
Indice analitico EuroBLT n. 2/2016
Indice analitico EuroBLT n. 1/2016
Indice analitico EuroBLT n. 3/2015
Indice analitico EuroBLT n. 2/2015
Indice analitico EuroBLT n. 1/2015
Indice analitico EuroBLT n. 3/2014
Indice analitico EuroBLT n. 2/2014
Indice analitico EuroBLT n. 1/2014
Indice analitico EuroBLT n. 3/2013
Indice analitico EuroBLT n. 2/2013
Indice analitico EuroBLT n. 1/2013
FAST FIND : GP16984
Estensione dell'accordo quadro ad altre amministrazioni aggiudicatrici
Sent. C. Giustizia UE 19/12/2018, n. C-216/17
Rinvio pregiudiziale - Direttiva 2004/18/CE - Articolo 1, paragrafo 5 - Articolo 32, paragrafo 2 - Appalti pubblici di lavori, forniture e servizi - Accordi quadro - Clausola di estensione dell’accordo quadro ad altre amministrazioni aggiudicatrici - Principi di trasparenza e di parità di trattamento degli operatori economici - Assenza di determinazione del volume degli appalti pubblici successivi o determinazione mediante riferimento all’ordinario fabbisogno delle amministrazioni aggiudicatrici non firmatarie dell’accordo quadro - Divieto.
- un’amministrazione aggiudicatrice può agire per se stessa e per altre amministrazioni aggiudicatrici, chiaramente individuate, che non siano direttamente parti di un accordo quadro, purché i requisiti di pubblicità e di certezza del diritto e, pertanto, di trasparenza siano rispettati, e
- è escluso che le amministrazioni aggiudicatrici che non siano firmatarie di tale accordo quadro non determinino la quantità delle prestazioni che potranno essere richieste all’atto della conclusione da parte loro degli accordi che gli danno esecuzione o che la determinino mediante riferimento al loro ordinario fabbisogno, pena violare i principi di trasparenza e di parità di trattamento degli operatori economici interessati alla conclusione di tale accordo quadro.
FAST FIND : GP16983
IVA - Contratto di demolizione con cessione di beni
Sent. C. Giustizia UE 10/01/2019, n. C-410/17
Rinvio pregiudiziale - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Direttiva 2006/112/CE - Articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e c) - Articolo 14, paragrafo 1 - Articolo 24, paragrafo 1 - Operazioni a titolo oneroso - Operazioni in caso di corrispettivo costituito in parte da beni o da servizi - Contratto di demolizione - Contratto d’acquisto a fini di smantellamento.
1) L’articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e c), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, letto in combinato disposto con l’articolo 14, paragrafo 1, e l’articolo 24, paragrafo 1, di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che, quando, in forza di un contratto di demolizione, il prestatore, vale a dire un’impresa di demolizioni, deve effettuare lavori di tal genere e può, nei limiti in cui i rifiuti di demolizione contengono rottami metallici, rivendere questi ultimi, siffatto contratto prevede una prestazione di servizi a titolo oneroso, vale a dire la prestazione dei lavori di demolizione, e, in aggiunta, una cessione di beni a titolo oneroso, vale a dire la cessione di detti rottami metallici, se l’acquirente, ossia tale società, attribuisce un valore a tale cessione, di cui tiene conto nel fissare il prezzo proposto per la prestazione dei lavori di demolizione; tuttavia, tale cessione è soggetta all’imposta sul valore aggiunto solo se è effettuata da un soggetto passivo che agisce in quanto tale.
2) L’articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e c), della direttiva 2006/112/CE, letto in combinato disposto con l’articolo 14, paragrafo 1, e l’articolo 24, paragrafo 1, di tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che qualora, in forza di un contratto di acquisto a fini di smantellamento, l’acquirente, vale a dire un’impresa di demolizioni, acquisti un bene da smantellare e si impegni, a fronte di una penale, a demolire o smantellare e a rimuovere tale bene, nonché a rimuovere i rifiuti entro un termine prestabilito nel contratto, tale contratto prevede una cessione di beni a titolo oneroso, vale a dire la cessione di un bene da smantellare; tale cessione è soggetta all’imposta sul valore aggiunto solo se è effettuata da un soggetto passivo che agisce in quanto tale, il che spetta al giudice del rinvio verificare. Nella misura in cui l’acquirente è tenuto a demolire o smantellare e a rimuovere tale bene, e i rifiuti che ne risultano, rispondendo così specificamente alle esigenze del venditore, ciò che spetta al giudice del rinvio verificare, tale contratto comprende, inoltre, una prestazione di servizi a titolo oneroso, vale a dire la prestazione di lavori di demolizione o smantellamento e rimozione, se detto acquirente attribuisce un valore a tale prestazione di cui tiene conto nel prezzo che propone, come fattore di riduzione del prezzo d’acquisto del bene da smantellare, il che è una questione che spetta al giudice del rinvio verificare.
FAST FIND : GP16982
Verifica congruità dell'offerta
Sent. TAR. Lombardia Milano 14/01/2019, n. 53
Appalti e contratti pubblici - Offerte anomale - Verifica della congruità dell’offerta - Giustificazioni generiche e vaghe su voci di costo rilevanti - Aggiudicazione - Annullamento.
In sede di verifica della congruità dell’offerta, risulta illegittima la determinazione che in maniera apodittica reputi l’offerta complessivamente congrua a fronte di giustificazioni molto generiche e vaghe su voci di costo rilevanti ai fini dell’esecuzione dell’appalto. (Nel caso di specie erano state reputate “adeguate ed esaustive”, ritenendo così l’offerta complessivamente congrua, le giustificazioni fornite dal concorrente di una gara per l’affidamento di servizi di ristorazione ospedaliera, che si era limitato ad affermare, in relazione ai costi delle derrate alimentari e degli investimenti, di vantare condizioni eccezionalmente favorevoli in ragione degli importanti volumi di acquisto realizzati e delle realizzazioni già eseguite in altri appalti).
FAST FIND : GP16981
1. Edilizia e immobili - Abusi e reati edilizi - Ampliamento di un fabbricato preesistente - Natura - Pertinenza - Esclusione - Permesso di costruire - Necessità. 2. Edilizia e immobili - Titoli abilitativi - Elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici - Nozione - Manufatti separati, realizzati a servizio dell'edificio, di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo - Attività edilizia libera.
1. In materia di reati edilizi, l'ampliamento di un fabbricato preesistente non può considerarsi pertinenza, ma parte integrante dell'edificio e privo di autonomia rispetto ad esso, perché, una volta realizzato, ne completa la struttura per meglio soddisfare i bisogni cui è destinato. La pertinenza - invece - richiede che si tratti di un manufatto distinto e separato da quello principale a cui è asservito, essendovi in caso contrario ampliamento dell'edificio che, laddove avvenga "all'esterno della sagoma esistente" è da considerarsi intervento di nuova costruzione ai sensi dell'art. 3, D.P.R. 380/2001 (comma 1, lett. e.1), assoggettato a permesso di costruire ai sensi del successivo art. 10, D.P.R. n. 380/2001 (comma 1, lett. a). (Nel caso di specie è stata ritenuta soggetta al permesso di costruire e all'autorizzazione paesaggistica una struttura in legno, costituita da dieci pilastri verticali e da travi di appoggio orizzontali, di apprezzabili dimensioni - circa mq. 47 per un'altezza media di m. 2,50 - che ricopriva l'intero lastrico solare, realizzata in zona di notevole interesse pubblico del centro storico).
2. La previsione di cui all'art. 6 del D.P.R. 380/2001 (comma1, lett. e-quinquies), che tra le attività di edilizia libera non assoggettate ad alcun titolo abilitativo, contempla "gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici" deve essere coordinata con il principio contenuto nel precedente art. 3, D.P.R. n. 380/2001 (comma 1, lett. e.1), sicché essa non si riferisce a strutture che ampliano il preesistente edificio, ma a manufatti separati, realizzati a servizio dello stesso nelle aree pertinenziali. Proprio a tali manufatti si riferisce il c.d. "glossario" delle opere libere contenuto nel D. Min. Infrastrutture e Trasp. 02/03/2018, che riconduce a tale categoria il gazebo ed il pergolato, purché il manufatto sia di limitate dimensioni e non stabilmente infisso al suolo.
Vedi anche Cass., sez. III pen., 29/01/2018, n. 4139; Consiglio di Stato, sez. VI, 07/05/2018, n. 2715; Cass. pen. 06/10/2006, n. 33657.
FAST FIND : GP16980
Appalti pubblici - Riparto giurisdizione
Appalti e contratti pubblici - Gara per la locazione di spazi commerciali nella stazione della metropolitana - Decadenza dell'aggiudicazione per esercizio del diritto di prelazione da parte dei precedenti locatari - Contenzioso - Giurisdizione del giudice ordinario.
La controversia riguardante la contestazione della legittimità degli esiti della procedura di gara, volta ad individuare i contraenti per lo svolgimento dell'attività di bar ristorazione da stipularsi da parte del concessionario del trasporto locale, con riguardo agli immobili commerciali concessi dal Comune, spetta al giudice ordinario, atteso che il rapporto tra il concedente e il concessionario non ha alcun rilievo per il terzo contraente, che resta del tutto estraneo al primo accordo, che ne costituisce un mero presupposto e, pertanto, il rapporto tra il concessionario e il terzo si risolve in un contratto di diritto privato.
FAST FIND : GP16979
Misura dell’oblazione ai fini del rilascio del titolo in sanatoria
Sent. Corte Cost. 09/01/2019, n. 2
Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 22, comma 2, lettera a), della legge della Regione Lazio 11 agosto 2008, n. 15 (Vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia).
G.U. 16/01/2019, n. 3
FAST FIND : GP16978
Durata concessioni demaniali marittime
Sent. Corte Cost. 09/01/2019, n. 1
Giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 2, e 4, comma 1, della legge della Regione Liguria 10 novembre 2017, n. 26 (Disciplina delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative).
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, commi 1, 2 e 3, e dell’art. 4, comma 1, della legge Regione Liguria 10 novembre 2017, n. 26 (Disciplina delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative).
FAST FIND : GP16977
Habitat naturali e progetto di costruzione stradale
Rinvio pregiudiziale - Ambiente - Direttiva 92/43/CEE - Conservazione degli habitat naturali ‑ Conservazione della flora e della fauna selvatiche - Progetto di costruzione stradale - Opportuna valutazione dell’impatto ambientale - Portata dell’obbligo di motivazione - Direttiva 2011/92/UE - Valutazione dell’impatto di determinati progetti - Allegato IV, punto 3 - Articolo 5, paragrafo 3, lettera d) - Portata della nozione di “principali alternative”.
G.U.U.E. C 14/01/2019, n. 16
2) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che esso consente all’autorità competente di autorizzare un piano o un progetto che lascia il committente libero di determinare successivamente taluni parametri relativi alla fase di costruzione, quali l’ubicazione dei cantieri e le vie di trasporto, solo se è certo che l’autorizzazione stabilisce condizioni sufficientemente rigorose che garantiscano che tali parametri non pregiudicheranno l’integrità del sito.
3) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che, quando l’autorità competente respinge le conclusioni di una perizia scientifica che raccomanda l’acquisizione di informazioni supplementari, l’«opportuna valutazione» deve contenere una motivazione esplicita e dettagliata, atta a dissipare ogni ragionevole dubbio scientifico in ordine agli effetti dei lavori previsti sul sito interessato.
5) L’articolo 5, paragrafo 3, lettera d), della direttiva 2011/92/UE deve essere interpretato nel senso che il committente deve fornire informazioni relative all’impatto ambientale tanto della soluzione prescelta quanto di ciascuna delle principali alternative da lui prese in esame, nonché le ragioni della sua scelta, sotto il profilo, perlomeno, del loro impatto sull’ambiente, anche in caso di rigetto, in una fase iniziale, di tale alternativa.
FAST FIND : GP16976
VIA, ZSC e attività agricole
Sent. C. Giustizia UE 07/11/2018, n. C-293/17
Rinvio pregiudiziale - Direttiva 92/43/CEE - Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche - Zone speciali di conservazione - Articolo 6 - Opportuna valutazione dell’incidenza di un piano o di un progetto su un sito - Programma nazionale di gestione dei depositi di azoto - Nozioni di «progetto» e di «opportuna valutazione» - Valutazione globale a monte delle autorizzazioni individuali di aziende agricole che generano tali depositi.
1) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, deve essere interpretato nel senso che le attività di pascolo del bestiame e di applicazione di fertilizzanti al terreno in prossimità di zone Natura 2000 possono essere qualificate come «progetto», ai sensi di tale disposizione, anche nell’ipotesi in cui tali attività, nei limiti in cui non rappresentano un intervento fisico sull’ambiente naturale, non costituiscano un «progetto», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati.
2) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che un’attività periodica, come l’applicazione di fertilizzanti al terreno, autorizzata in virtù del diritto nazionale prima dell’entrata in vigore di tale direttiva, può essere considerata un unico e solo progetto, ai sensi della suddetta disposizione, esente da una nuova procedura di autorizzazione, purché essa costituisca un’operazione unica, caratterizzata da un obiettivo comune, una continuità e un’identità, segnatamente per quanto riguarda i luoghi e le condizioni di esecuzione. Qualora un progetto unico sia stato autorizzato prima che il regime di tutela previsto da tale disposizione sia divenuto applicabile al sito in questione, l’esecuzione di detto progetto può ciononostante rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 6, paragrafo 2, di tale direttiva.
3) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa programmatica nazionale che consente alle autorità competenti di autorizzare progetti basandosi su un’«opportuna valutazione», ai sensi di tale disposizione, effettuata a monte e nella quale un determinato quantitativo globale di depositi di azoto è stato ritenuto compatibile con gli obiettivi di tutela della suddetta normativa. Tuttavia, ciò vale soltanto nei limiti in cui un esame approfondito e completo della validità scientifica di tale valutazione permetta di sincerarsi che non sussista alcun ragionevole dubbio dal punto di vista scientifico in ordine all’assenza di effetti pregiudizievoli di ciascun piano o progetto per l’integrità del sito considerato, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare.
4) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa programmatica nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che esenta taluni progetti che, in termini di depositi di azoto, non raggiungono una determinata soglia o non superano un determinato limite massimo, dalla necessità di ottenere un’autorizzazione individuale, qualora il giudice nazionale abbia la certezza che l’«opportuna valutazione», ai sensi di tale disposizione, effettuata a monte, soddisfa il criterio dell’insussistenza di dubbi scientifici ragionevoli in merito all’assenza di effetti pregiudizievoli di tali piani o progetti per l’integrità dei siti interessati.
5) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa programmatica nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che consente che una determinata categoria di progetti, nel caso di specie l’applicazione di fertilizzanti al terreno e il pascolo del bestiame, venga attuata senza essere soggetta a un obbligo di autorizzazione e, pertanto, a un’opportuna valutazione individuale delle sue incidenze sui siti considerati, a meno che circostanze oggettive non consentano di escludere con certezza qualsiasi possibilità che detti progetti, individualmente o in combinazione con altri progetti, possano incidere su tali siti in maniera significativa, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
6) L’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che un’«opportuna valutazione», ai sensi di tale disposizione, non può prendere in considerazione l’esistenza di «misure di conservazione», ai sensi del paragrafo 1 di tale articolo, di «misure di prevenzione», ai sensi del paragrafo 2 di detto articolo, di misure specificamente adottate per un programma come quello di cui trattasi nel procedimento principale o ancora delle misure dette «autonome», in quanto tali misure sono esterne a detto programma, qualora i benefici previsti da tali misure non siano certi al momento di detta valutazione.
7) L’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 92/43/CEE deve essere interpretato nel senso che le misure istituite da una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevedono modalità di monitoraggio e di controllo di aziende agricole le cui attività generano depositi di azoto, nonché la possibilità di infliggere sanzioni che possono comportare finanche la chiusura di dette aziende, sono sufficienti per il rispetto di tale disposizione.