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Timestamp: 2020-05-31 20:43:27+00:00
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Farmacie comunali: disciplina contrattuale del comparto - Consiglio di stato - sentenza n. 4700/07 del 07/09/2007
Farmacie comunali: disciplina contrattuale del comparto
sentenza 4700/07 del 07/09/2007
Ai farmacisti comunali è applicabile la disciplina contrattuale di cui al comparto Enti locali e non quella relativa al comparto sanitario. Ciò si desume dall'art. 28 della L. 23 dicembre 1978, n. 833, il quale nel disciplinare l'assistenza farmaceutica prevede con legge regionale il coordinamento dell'attività delle farmacie comunali con i servizi dell'unità sanitaria locale, disposizione che non avrebbe alcun senso nel caso in cui vi fosse stato un trasferimento dei farmacisti comunali nell'ambito del personale del comparto sanitario. Inoltre, la qualifica di farmacista è espressamente contemplata dall'accordo di cui al D.P.R. 25 giugno 1983, n. 347, Allegato A, relativo al personale degli Enti locali. Sulla scorta di tali argomentazioni i dipendenti di farmacia comunale non possono richiedere l’applicazione del contratto di lavoro del comparto sanità di cui al D.P.R. n. 348/1983, in quanto ad essi andrà ad applicarsi la disciplina contrattuale dei dipendenti degli Enti locali. Tale pronuncia rappresenta una delle tanti conformi tese a dirimere controversie insorte sulla base di una pretesa applicazione del contratto dei dipendenti del comparto sanitario ai farmacisti di farmacia comunale.
Cons. Stato Sez. V, 07-09-2007, n. 4700
1. Con sentenza TAR Calabria, Sezione di Reggio Calabria, n.106/1997 è stato accolto il ricorso proposto dai sigg. A.C., A.G., G.C., V.R. e S.S. avverso la delibera del Commissario ad acta n.390 dell'11.4-1990, con la quale era stata rigettata l'istanza degli interessati tendente all'applicazione del contratto collettivo per il comparto sanitario.
Avverso detta sentenza ha proposto appello l'Azienda USL n. 11 della Regione Calabria, deducendo le seguenti doglianze.
- la normativa invocata (art. 5 L.R. Calabria n. 19/1980, artt. 2 e 64 D.P.R. n.761/1979) concerne il personale proveniente dagli enti le cui funzioni sono state trasferite alle unità sanitarie locali, ma il servizio espletato dalle farmacie comunali non è stato trasferito, tanto è vero che l'art. 28 della L. n.833/1978 prevede il coordinamento dell'attività delle farmacie comunali con i servizi delle unità sanitarie locali c a il provvedimento A.C. ed altri;
- pertanto, contrariamente a quanto ritenuto dal TAR, risulta legittima il provvedimento di diniego in ordine all'istanza degli interessati tendente all'applicazione del contratto di lavoro del comparto sanità n. 348/1983.
Alla pubblica udienza del 27.2.2007, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
4. L'appello è fondato e merita accoglimento.
4. Contrariamente a quanto ritenuto dal TAR, ai farmacisti comunali, categoria cui appartengono gli interessati, è applicabile la disciplina contrattuale di cui al comparto Enti locali e non quella relativa al comparto sanitario.
Ciò si desume dall'art. 28 della L 23.12.1978 n. 833, il quale nel disciplinare l'assistenza farmaceutica prevede con legge regionale il coordinamento dell'attività delle farmacie comunali con i servizi dell'unità sanitaria locale, disposizione che non avrebbe alcun senso nel caso in cui vi fosse stato un trasferimento dei farmacisti comunali nell'ambito del personale del comparto sanitario.
Inoltre, la qualifica di farmacista è espressamente contemplata dall'accordo di cui al D. P.R. 25.6.1983 n. 347, Allegato A, relativo al personale degli Enti locali.
Di conseguenza deve ritenersi corretto il provvedimento di diniego in ordine all'istanza degli interessati tendente all'applicazione del contratto di lavoro del comparto sanità di cui al D.P.R. n. 348/1983.
5. Pertanto, l'appello va accolto e, in riforma dell'impugnata sentenza, deve essere respinto il ricorso di primo grado.
Le spese dei due gradi di giudizio seguono, come di regola, la soccombenza e sono poste a carico delle parti resistenti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) accoglie l'appello indicato in epigrafe e per l'effetto, in riforma della sentenza del TAR, respinge il ricorso originario.
Condanna le parti resistenti al pagamento delle spese di giudizio dei due gradi, liquidate complessivamente in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre IVA e CPA a favore dell'Azienda appellante.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 27 febbraio 2007 con l'intervento dei Signori: