Source: http://www.larisaccamensiletrapanese.it/wp/?p=7029
Timestamp: 2019-08-26 00:20:56+00:00
Document Index: 8600623

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 587']

Il 5 ottobre 2016 Olga Matei viene uccisa nella sua casa di Riccione dall’uomo che frequentava da appena un mese.- Michele Castaldo confessa l’omicidio ai carabinieri, precisando che il fatto è avvenuto al culmine di una scenata di gelosia, cagionata dalla convinzione che la donna volesse lasciarlo. -
Con le aggravanti dei “motivi abbietti e futili” la Corte di Assise di Rimini lo condanna alla pena dell’ergastolo ridotta a 30 anni di reclusione per il “rito premiale abbreviato”. -
La Corte di Assise d’Appello di Bologna riduce la pena a 16 anni con la concessione delle attenuanti generiche e di altre attenuanti, perché l’imputato è incensurato, ha confessato, ha iniziato a risarcire il danno alla figlia della vittima, ha tentato il suicidio, ha agito per gelosia, che ha determinato un sentimento certamente immotivato e inidoneo ad inficiare la sua capacità di autodeterminazione ma gli ha provocato, secondo il perito psichiatrico, una soverchiante tempesta emotiva e passionale a causa delle sue poco felici esperienze di vita (era stato già tradito dall’ex moglie e da una seconda compagna). -
A scatenare la reazione dell’assassino erano stati degli sms innocenti, secondo i giudici. – “Ho perso la testa”, si è giustificato l’imputato, “perché lei non voleva più stare con me. Le ho detto che doveva essere mia e di nessun altro. L’ho stretta al collo e l’ho strangolata” (“Libero”, p. 15 del 3-3-2019). -
Il procuratore Generale ha già dichiarato che proporrà ricorso in Cassazione. -
La sentenza ha generato reazioni immediate e allarmate da parte dell’opinione pubblica, delle Associazioni “La casa delle donne”, “Telefono Rosa”, “Dire”. – Si teme che la sentenza “riesuma il delitto d’onore”, già abrogato nel 1981.-
Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha dichiarato: “Massimo rispetto per la sentenza e per i giudici, ma in alcuni passaggi mi sembra un ritorno ad un passato remoto. Non ho nessuna nostalgia del delitto d’onore e dell’idea della donna come essere inferiore”. -
“Una sentenza pericolosa”, dichiara un legale delle parti, “rischia di far passare il principio che uccidere una donna sia giustificabile da una tempesta emozionale cagionata dalla gelosia”. -
Secondo altri “la tempesta emotiva va inquadrata in un contesto più ampio: può rientrare in un raptus di follia momentanea”. -
Qualcuno sostiene che “la volontà dell’omicida era offuscata perché considerava la vittima solo un oggetto, che gli apparteneva”. -
La neuropsichiatra Anna Maria Nicolò sostiene che “non esiste il raptus di gelosia, è solo violenza sessista” (“la Repubblica”, p. 15 del 3-3-2019). -
Secondo lo psichiatra, Paolo Crepet, “ritorna la teoria del raptus. Un giudizio da medioevo”. – Costui aggiunge che “la realtà è che la cultura maschile, quella del possesso, quella che vuole farsi giustizia nei confronti di una donna che ti ha tradito o che ha intenzione di lasciarti, è una cultura molto condivisa in tanti luoghi insospettabili. E’ la reificazione della donna, del rapporto amoroso, una roba medioevale ma, evidentemente, dopo questa sentenza, il Medioevo è tra noi” (“Giornale di Sicilia”, p. 5 del 3-3-2019). -
Il Coordinamento Antiviolenza di Palermo ha dichiarato che la sentenza “ci fa tornare ai tempi del delitto d’onore” (“Giornale di Sicilia”, ivi, p. 4). -
“Non ho sdoganato il delitto d’onore, ma quell’uomo era fragile e debole”, ha dichiarato il giudice, che probabilmente motiverà la sentenza. -
“Il nostro compito era valutare la vita dell’imputato, la personalità nel suo complesso”, aggiunge. “L’imputato, alle sue spalle, aveva due o tre episodi significativi che hanno avuto conseguenze sulla sua psiche. Quando si discute della pena si valuta la personalità, nella perizia si è tenuto conto del vissuto fragile e debole, che però non giustifica nulla. Nella valutazione delle attenuanti generiche ci sono tanti fattori da tenere in considerazione. L’imputato aveva alle sue spalle una storia pesante, era debole in questo senso, era già stato in cura, soffriva di depressione. Non c’è stato alcun riconoscimento di attenuanti all’omicidio per gelosia, non era questa la nostra intenzione. E non centra nulla il delitto d’onore” (“la Repubblica”, p. 18 del 5-3-2019). -
Mi sono permesso di esaminare una sentenza ancora non definitiva, incoraggiato dall’intervento eccezionale e raro del Magistrato estensore della medesima. -
A parte i chiarimenti, da costui forniti, intendo sottolineare che non può ricorrere una attenuante della gelosia, specie per il reato di femminicidio.- Mi preme affermare che l’uomo o il maschio andrebbero educati dall’infanzia a rispettare la donna e a non considerarla “un oggetto da possedere”.-
Il processo penale, poi, andrebbe modificato nel punto in cui consente che il reato di omicidio in genere, per cui sia prevista la pena dell’ergastolo, giudicato con il “rito abbreviato premiale”, possa essere punito solo con la pena della reclusione. -
Appare doveroso, per concludere, ricordare l’istituto del “Delitto d’Onore”, di cui si teme la riesumazione. -
Con la legge 442 del 5-9-1981 venne abolito il “Delitto d’onore”. – Fu una grande conquista di civiltà.- L’art. 587 del Codice Penale Rocco, in vigore dal ventennio fascista, prevedeva che “chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia, della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. – Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia, con la sorella”. -
Con la scusante dell’essersi sentito offeso nel proprio onore e il quello della famiglia, l’uomo che uccideva una donna del proprio nucleo familiare, e/o l’amante, poteva godere di uno sconto di pena perché l’omicidio veniva in parte giustificato dal fatto che l’omicida fosse stato disonorato. -
L’onore era l’elemento principale da difendere, nel qual caso la soluzione era “lavare l’onta con il sangue”. -
Il legislatore ha superato tale abominevole morale accogliendo indubbiamente il principio che “il tradimento in una relazione amorosa o familiare non disonora il soggetto tradito, ma chi lo tradisce”. – Tranne che sia determinato da situazioni o circostanze particolari, che lo giustifichino o legittimino. -
L’onore di un soggetto, in ogni caso, non attiene unicamente alla sfera sessuale o sentimentale, ma è costituito da altre sfere personali, attinenti a valori umani, culturali, a meriti socialmente dignitosi. -