Source: https://universitariperlavita.org/2019/08/01/cosa-rispondiamo-alla-corte-costituzionale-aboliamo-la-legge-sulle-dat-e-i-suoi-principi/
Timestamp: 2019-10-16 21:56:13+00:00
Document Index: 118139079

Matched Legal Cases: ['art. 580', 'art. 580', 'art. 580', 'art. 580', 'sentenza ', 'art. 580']

Cosa rispondiamo alla Corte Costituzionale? Aboliamo la legge sulle DAT e i suoi principi! – Universitari per la Vita
Riportiamo qui di seguito il parere autorevole del Magistrato Giacomo Rocchi in merito alla “strategia politica” di attenuazione del 580 cp che secondo alcuni vincolerebbe la Corte Costituzionale a non fare una legge a larghe maglie sull’eutanasia. Rocchi ci spiega perché non è una strategia vincente.
Far parte di un Centro Studi non significa essere sempre d’accordo. Io faccio parte e collaboro con il Centro Livatino ma non contribuisco alla sua “linea politica”. Poiché la questione che sta emergendo è importante, mi sembra doveroso e corretto spiegare perché non sono d’accordo con l’iniziativa partita l’11 luglio scorso della quale il Centro mi sembra essere uno degli attori principali.
La riflessione più approfondita è quella contenuta nella relazione di Domenico Airoma “Il Centro Studi Livatino contro l’eutanasia e l’aiuto al suicidio” del 18 luglio scorso, reperibile sul sito del Livatino.
Evito di parlare di cose strettamente politiche, anche se – mi viene da pensare – questa corsa affannata verso un qualunque risultato, purché sia frutto di una “grande riunione” delle associazioni cattoliche e dei politici sedicenti cattolici, suona un po’ strana (“i cattolici contano ancora in politica!”).
A me sembra, in primo luogo, che del complessivo contenuto della proposta di legge dell’on. Pagano sia rimasta soltanto l’attenuazione delle pene per l’aiuto al suicidio e, forse, il sostegno alle cure palliative: perché, appunto, la proposta di legge è più ampia, ma solo su questi due aspetti, secondo gli auspici, “si potrebbe creare una maggioranza trasversale”; quindi emerge con evidenza che già su una proposta parziale, si rinuncia a sostenere due temi importanti (anche se non esclusivi) quali l’obiezione di coscienza per i sanitari e l’equiparazione della nutrizione e idratazione artificiale alle terapie. Quanto alle cure palliative: è un “paletto”, destinato ad essere travolto come quelli della legge 40 sulla fecondazione artificiale; un passaggio procedurale in più, che diventerà un timbro in più…
La sostanza è, allora, l’attenuazione della pena per l’art. 580 cp.
Ora: Airoma non spiega affatto perché una legge che attenuasse la pena per l’aiuto al suicidio impedirebbe alla Corte Costituzionale di depenalizzare l’aiuto al suicidio nei casi descritti nell’ordinanza.
In realtà, sembra quasi un trucco: poiché il Parlamento ha cambiato la norma, la Corte Costituzionale sarebbe costretta a non pronunciarsi; beh, come trucco non mi sembra un granché e, soprattutto, lo stesso si potrebbe applicare aumentando – e non diminuendo – le pene per l’aiuto al suicidio.
In realtà, mi sembra evidente che l’attenuazione delle pene per l’aiuto al suicidio non cambierebbe affatto il quadro raffigurato dalla Corte Costituzionale: da una parte perché la preannunciata pronuncia di illegittimità costituzionale riguarda la condotta dei medici, mentre l’attenuazione delle pene previste dal DDL Pagano riguarda i familiari conviventi del soggetto che viene aiutato a suicidarsi; dall’altra perché la Corte ritiene lesiva della dignità umana, irragionevole e contraria al principio di uguaglianza la normativa nella parte in cui impone al sofferente “un’unica modalità per congedarsi dalla vita”.
In primo luogo, Airoma dà per scontato che il Parlamento sia obbligato moralmente ad intervenire e che l’inattività comporti una responsabilità per omissione. Non sono d’accordo. Airoma può prevedere come certo il pronunciamento della Corte, ma la responsabilità sarà, appunto, della Corte e non del Parlamento!
Anche dal punto di vista giuridico, si è messo in evidenza – proprio al convegno organizzato dal Centro Livatino – che l’ordinanza n. 207 del 2018 non vincola affatto né Parlamento né la stessa Corte Costituzionale, perché, tecnicamente, si tratta di una ordinanza di rinvio della trattazione dell’udienza.
In ogni caso, è evidente che il Parlamento NON deve scrivere leggi ingiuste e NON deve assecondare la evidente spinta eutanasica espressa nell’ordinanza della Corte Costituzionale.
L’attenuazione delle pene per l’aiuto al suicidio, sia pure per una categorie di persone (per di più scelta illogicamente: perché i conviventi dovrebbero essere puniti meno severamente?) significa, appunto, assecondare questa spinta.
Cosa, invece, DEVE fare il Parlamento? Airoma menziona la “pessima legge 219 del 2017”, lamentando che il Centro Livatino, quasi da solo, si sia opposto (in realtà non è così, anche se è certo che molti cattolici si sono ben guardati dall’opporsi duramente all’approvazione della legge). Come sappiamo, l’ordinanza della Corte Costituzionale si fonda proprio su questa legge, tanto che suggerisce al Parlamento di inserire la possibilità di ammazzare chi lo chiede non nell’art. 580 cp, ma proprio all’interno della legge 219.
E allora, cosa fare? Abrogare la legge 219 e i principi che porta con sé! Riaffermare il diritto alla vita di ciascuno e di tutti, la sua indisponibilità; il divieto per i medici di provocare la morte dei pazienti, il divieto di sospensione di sostegni vitali e di terapie salvavita per i disabili e gli incapaci e così via … insomma: il Parlamento deve cancellare una legge incivile e tornare ai principi fondamentali della convivenza umana!
Ma se non legifera, cosa succederà? Cosa succederà se il Parlamento non approverà una modifica dell’art. 580 cp?
Airoma fornisce un quadro molto pessimista. Tuttavia, penso che sia logico, dapprima, chiedersi cosa succederà se il Parlamento approva una legge che riduce le pene per l’art. 580 cp. Beh, se vogliamo parlare di effetti politici (perché di questi si sta parlando), mi sembra evidente che una legge del genere impedirebbe definitivamente al Parlamento di legiferare nuovamente sul “fine vita” (se vogliamo usare questa espressione) e, quindi, di cambiare la legge 219 nel senso indicato nel precedente post.
Questo è realismo: e di questo effetto – ne sono assolutamente convinto – sono assolutamente consapevoli politici “di lungo corso” coinvolti nell’iniziativa ai quali – temo – non interessa molto il risultato finale dal punto di vista del contenuto, ma l’effimero successo politico (la maggioranza trasversale!).
E allora: continuiamo a far uccidere gli incapaci per decisione dei loro rappresentanti legali? (nemmeno la proposta Pagano tocca la sostanza della disciplina, quella applicata recentemente nei confronti di Claudio de’ Manzano). Continuiamo a far sì che le DAT siano vincolanti per i medici e permettano (anzi: impongano) di lasciar morire il paziente incosciente? Non prevediamo l’obiezione di coscienza? e così via…
Ma, soprattutto, non mi convince il discorso di Airoma sulla irrevocabilità della disciplina in conseguenza di una sentenza di illegittimità costituzionale dell’art. 580 cp nel senso preannunciato dalla Corte: sulle derive ad opera dei giudici, il Parlamento potrebbe prevedere; ma, soprattutto, il Parlamento può scrivere leggi costituzionali, che vincolino la stessa Corte Costituzionale. Fare una legge costituzionale? Troppo difficile, non sarà mai possibile fare maggioranze trasversali che permettano a qualche politico cattolico o sedicente tale di continuare a contare qualcosa …
Il fatto è – diciamola tutta – che siamo di fronte ad un pronunciamento abnorme ed illegittimo della Corte Costituzionale che palesemente viola il testo della Costituzione (come il libro IL “DIRITTO” DI ESSERE UCCISI: VERSO LA MORTE DEL DIRITTO? a cura del prof. Ronco, al quale ho avuto l’onore di partecipare, dimostra ampiamente). E allora, di fronte ad un comportamento di questo tipo, quale è il vero rimedio? Se l’Italia è una Repubblica democratica in cui la sovranità appartiene al popolo, e non a quindici giudici, il Parlamento, quando è necessario, può approvare una legge di revisione della Costituzione, che obbliga anche la Corte Costituzionale.
Ora: secondo voi, se viene stabilito che i medici, in certi casi, saranno obbligati ad uccidere i pazienti con un veleno, e se a stabilirlo è la Corte Costituzionale, non è necessario inserire in Costituzione il divieto di farlo?
Secondo me: sì!
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