Source: http://www.nidil.cgil.it/altre-tipologie/prestatori-d-opera-con-piva
Timestamp: 2014-03-10 22:56:00+00:00
Document Index: 91192514

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 54', 'sentenza ']

Prestatori d'opera con P.IVA | NIdiL CGIL
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LA PRESTAZIONE D’OPERA IN REGIME DI PARTITA IVA
Cos’è una prestazione d’opera Si può parlare di prestazioni d’opera (tra cui le consulenze professionali) quando una persona si impegna a compiere un’opera o un servizio dietro pagamento di un compenso.
A differenza del lavoro dipendente il lavoratore svolge la propria attività senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente, decidendo i tempi e le modalità per il compimento dell’opera.
Le prestazioni d’opera fanno riferimento agli articoli dal 2222 al 2228 del Codice civile; in caso di prestazioni d’opera intellettuale si fa riferimento anche agli articoli 2229-2238 sempre del Codice civile.
Una prestazione d’opera effettuata attraverso l’utilizzo di partita Iva (che spesso il collaboratore è costretto ad “aprirsi”) viene convenzionalmente definita partita Iva individuale.
Dal momento in cui si apre la partita Iva, si è tenuti ad una serie di adempimenti contabili e fiscali (emissione fatture, registro delle fatture emesse su apposito registro, alla liquidazione trimestrale e/o mensile dell’Iva, nonché alla relativa liquidazione annuale).
Specie se effettuata in regime di partita Iva e con unico committente, la prestazione d’opera ha spesso costituito per i committenti un facile strumento per evitare il ricorso a tipologie contrattuali diventate più onerose (ad esempio le collaborazioni a progetto) o per mascherare veri e propri rapporti di lavoro subordinato.
Le novità introdotte dalla riforma Fornero (Legge 92/2012)
La riforma del mercato del lavoro recentemente approvata ha cercato di ridimensionare l’utilizzo improprio delle prestazioni autonome in sostituzione di contratti di lavoro subordinato.
La legge, per perseguire questo intento, ha introdotto un cosiddetto “principio di presunzione” di riconoscimento di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto (e solo di conseguenza di un possibile rapporto di lavoro subordinato), qualora l’attività del collaboratore con partita Iva sia contraddistinta da almeno due dei seguenti presupposti:
In pratica, qualora ricorrano almeno due dei sopra elencati presupposti, il lavoratore potrà ricorrere al giudice e chiedere di veder convertito il proprio contratto di collaborazione professionale in collaborazione a progetto e, di conseguenza, in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato se la collaborazione è stata instaurata senza l’individuazione di uno specifico progetto.
La configurazione del rapporto come collaborazione coordinata e continuativa implica l’applicazione di tutte le norme che disciplinano tale contratto, incluse quelle relative al regime previdenziale. La legge di riforma, a questo riguardo, precisa che, in caso di trasformazione del rapporto in collaborazione a progetto, il collaboratore potrà rivendicare al proprio committente la quota di contributi previdenziali per l’iscrizione alla gestione separata Inps che lo stesso committente avrebbe dovuto versare al suo posto (infatti l’onere contributivo per i collaboratori è ripartito nella misura di 2/3 a carico del committente e di 1/3 a carico del lavoratore).
A questi vincoli introdotti per scongiurare lo scorretto utilizzo delle collaborazioni con partita Iva, la legge ha tuttavia contemporaneamente previsto molte eccezioni. Infatti, i tre presupposti sopra elencati non valgono:
nei confronti di quanti svolgano attività di competenze teoriche di grado elevato o elevate capacità pratiche acquisite;
qualora il reddito annuo lordo percepito dal collaboratore sia superiore a € 18.662 (equivale a compensi lordi mensili di poco superiori a € 1.550);
per le prestazioni svolte da iscritti ad albi, ordini professionali, registri o elenchi professionali.
Le nuove disposizioni si applicheranno solo ai rapporti instaurati successivamente all'entrata in vigore della legge di riforma. Per le “vecchie” partite Iva le nuove norme si applicheranno dopo 12 mesi dall’entrata in vigore della legge (a partire quindi da luglio 2013).
L’intento di limitare l’uso improprio e distorsivo delle prestazioni d’opera rischia di tradursi in lettera morta. Innanzitutto, i criteri individuati per la presunzione si prestano a forti elusioni e potranno essere fatti valere solo in caso di ricorso al giudice (se non altro, l’onere di provare il contrario è a carico del committente). Inoltre, le norme si applicano per livelli di reddito troppo bassi e per tipologie di attività molto generiche, circoscrivendo di molto l’area dei possibili lavoratori interessati (sono esclusi infatti gli iscritti ad albi professionali). Gli aspetti fiscaliDal momento in cui si apre la partita iva, per ogni prestazione effettuata si deve emettere fattura che, oltre al compenso pattuito deve contenere la rivalsa Iva (20 per cento) e la ritenuta d’acconto Irpef (20 per cento).
Il reddito derivante dall’esercizio di lavoro autonomo è costituto dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta anche sotto forma di partecipazione agli utili e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività.
Il reddito imponibile è tassato in sede di dichiarazione dei redditi (obbligatoria per i titolari di partita iva anche in caso di reddito zero) secondo il principio di acconto e saldo, applicando le aliquote progressive
vigenti per scaglioni di reddito (Irpef, addizionali regionali e comunali).
Il titolare di partita Iva è obbligato alla registrazione delle fatture su appositi registri (registro delle fatture emesse e registro degli acquisti) alla liquidazione trimestrale e/o mensile dell’Iva, nonché alla relativa liquidazione annuale.
Il regime semplificato per i contribuenti minimi (nuove regole dal 1° gennaio 2012)L’art. 27 del D.L. 98/2011 introduce nuove regole al regime dei minimi introdotto con la L. 244/2007 art. 1 commi da 96 a 117.
Dal 1° gennaio 2012 tale regime si applica per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi, ma non oltre il periodo d’imposta di compimento del 35° anno di età alle persone che:
L’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali è del 5%, a condizione che sussistano i seguenti requisiti di cui art. 1 commi da 96 a 99 legge 244/2007 quali:
Il regime dei minimi prevede l’esclusione di Iva, Irap, Studi di settore e relative dichiarazioni, tenuta delle scritture contabili.
Rimane l’obbligo della presentazione della dichiarazione dei redditi Irpef (Mod. Unico).
Regime contabile agevolatoColoro che, per effetto delle nuove disposizioni di cui all’art. 27 comma 3 D.L. 98/2011, fuoriescono dal regime dei minimi e che comunque hanno le seguenti caratteristiche:
accedono al regime contabile agevolato.
I soggetti che hanno le caratteristiche di cui sopra determinano il reddito di lavoro autonomo o d’impresa in modo ordinario come previsto dagli art. 54 e 66 DPR 22/12/1986 n. 917 e possono optare per l’applicazione del regime IVA in modo ordinario, dandone comunicazione con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata.
Sono obbligati ai seguenti adempimenti:
I contribuenti che applicano il regime contabile sono soggetti agli studi di settore e ai parametri.
Gli aspetti previdenzialiChi è in possesso di partiva Iva è obbligato ad iscriversi alla gestione separata Inps se esercita un’attività che non prevede l’iscrizione a un albo o a un ordine provvisto di cassa previdenziale specifica.
Vedi anche regime previdenziale
Ultimo aggiornamento: Mer, 06/02/2013 - 13:48	Guide e dossier NIdiLRicercheLegislazioneDecreti MinisterialiCircolariSentenzeDocumenti PoliticiProtocolli NIdiL - Strutture CGIL Decreto legislativo 276/03Protocollo NIdiL - Sistema ServiziRegime previdenziale collaboratoriPetizione NIdiL "Mandiamo la precarietà in PENSIONE" accordi circolare circolari collaboratori comune decreto inps ministeriale ministeriali provincia ricerca sentenza 2013 - NIdiL CGIL