Source: https://www.avvocatiserralaconi.com/single-post/2016/11/10/Ripresa-a-rubare-dalla-cassaforte-aziendale-licenziata
Timestamp: 2020-08-12 15:00:59+00:00
Document Index: 125611873

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 360', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

Ripresa a rubare dalla cassaforte aziendale: licenziata.
Qualora il cd. controllo difensivo non attenga all’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, ma sia destinato ad accertare un comportamento che ponga in pericolo la stessa sicurezza dei lavoratori, oltre al patrimonio aziendale, non viene applicata la disposizione prevista dall’art. 4, comma 2, stat. lav..
1. Con sentenza depositata il 30 gennaio 2014 la Corte d'appello di Torino, in riforma della decisione del giudice di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento per giusta causa intimato a G.A.M., dipendente della società con mansioni di addetta alla segreteria e all'accoglienza clienti, da F.I.S.I.O. s.r.l., Centro Medico Lingotto, società svolgente attività fisioterapica poliambulatoriale.
1.Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. e segnatamente dell'art. 4 della l. 300/70. Osserva che la Corte territoriale, laddove ha ritenuto che l'art. 4 c. 1 I. 300/70 faccia riferimento all'attività dei lavoratori, intesa come qualsivoglia attività svolta dai lavoratori all'interno dell'azienda senza distinzioni, ha falsamente applicato la norma, dando un'interpretazione assolutamente contrastante con la giurisprudenza di legittimità. Secondo tale giurisprudenza il controllo difensivo richiede il vaglio della procedura contrattuale solo se da esso derivi la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, cioè l'esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro e non la tutela dei beni estranei al rapporto stesso. Con la conseguenza che il controllo è legittimo e non rientrante nella procedura richiamata qualora non riguardi in alcun modo l'attività lavorativa, ma sia unicamente diretto ad accertare eventuali condotte illecite dei lavoratori o di terzi e risulti indispensabile per la tutela del patrimonio aziendale. Osserva che la Corte territoriale aveva omesso totalmente di esaminare se la ripresa degli spostamenti dei dipendenti avesse leso la dignità e la riservatezza degli stessi.
2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 n. 3 e segnatamente dell'art. 4 l. 300/70 e degli artt. 11 e 160 D.lgs. 196/2003. Rileva che, anche a ritenere fondata la tesi sostenuta in sentenza in punto di applicazione del citato art. 4, in ogni caso la prova acquisita mediante l'utilizzo di apparecchiature vietate è utilizzabile, assumendo rilievo il tipo di addebito mosso al dipendente. Laddove l'addebito riguardi un illecito del dipendente ovvero un attentato al patrimonio del datore di lavoro, le prove devono ritenersi sempre utilizzabili.
4. Nel caso in disamina la condotta della lavoratrice oggetto della ripresa video non solo non atteneva alla prestazione lavorativa ma non differiva in alcun modo da quella illecita posta in essere da un qualsiasi soggetto estraneo all'organizzazione del lavoro. Il c.d. controllo difensivo, pertanto, non atteneva all'esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, ma era destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo la stessa sicurezza dei lavoratori, oltre al patrimonio aziendale, determinando la diretta implicazione del diritto del datore di lavoro di tutelare la propria azienda mediante gli strumenti connessi all'esercizio dei poteri derivanti dalla sua supremazia sulla struttura aziendale.
5. Per altro verso, va rilevato che la giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo di chiarire che l'art. 4 "fa parte di quella complessa normativa diretta a contenere in vario modo le manifestazioni del potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro che, per le modalità di attuazione incidenti nella sfera della persona, si ritengono lesive della dignità e della riservatezza del lavoratore.... sul presupposto - espressamente precisato nella Relazione ministeriale - che la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell'organizzazione produttiva, vada mantenuta in una dimensione umana, e cioè non esasperata dall'uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro" (Cass. 17.07.07 n. 15982; conforme Cass. 23/2/2012 n. 621115). La tutela del diritto alla riservatezza non consente di escludere che rientrino nella fattispecie di cui al citato art. 4 i controlli diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori nel caso in cui la sorveglianza riguardi l'espletamento dell'attività lavorativa e venga attuata mediante strumenti potenzialmente lesivi della sfera personale, la cui utilizzazione è subordinata al previo accordo con il sindacato o all'intervento dell'Ispettorato del lavoro. E' stato precisato che in tal caso si è di fronte a "un controllo cd. preterintenzionale che rientra nella previsione del divieto flessibile di cui all'art. 4, comma 2" (Cass. 23.02.10 n. 4375), rimanendo in tal modo superata una precedente impostazione che riteneva in ogni caso legittimi i c.d. controlli difensivi, a prescindere dal loro grado di invasività (Cass. 3.04.02 n. 4746).