Source: https://renatodisa.com/2018/07/18/consiglio-di-stato-sezione-sesta-sentenza-25-giugno-2018-n-3907/
Timestamp: 2018-11-19 03:48:22+00:00
Document Index: 124666804

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11']

Non vi è un diritto di accesso unico generalizzato per conoscere un video che riproduce un colloquio tra un Direttore generale ed una funzionaria. - Avvocato Renato D'Isa
Non vi è un diritto di accesso unico generalizzato per conoscere un video che riproduce un colloquio tra un Direttore generale ed una funzionaria.
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Consiglio di Stato, sezione sesta, Sentenza 25 giugno 2018, n. 3907.
Sentenza 25 giugno 2018, n. 3907
Ma. Me., rappresentata e difesa dall’avvocato Gi. In., con domicilio eletto presso lo studio Gi. In. in Roma, via (…);
Istituto Nazionale di Astrofisica – Affari Legali, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via (…);
a) al “video in versione integrale del Collegio dei Direttori allargato del 23 Febbraio 2017, trasmesso in diretta in streaming e, successivamente, pubblicato mediante collegamento accessibile dal sito dell’INAF, ma dopo qualche giorno parzialmente “tagliato”, specificando che oggetto di richiesta era anche la parte della registrazione – intercorrente tra le ore 4:10 circa e le ore 4:40 dall’inizio del video – in cui è ripreso, tra l’altro, un colloquio di circa 10 minuti tra il Dott. Te., Direttore Generale e Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, e la D.ssa Um.;
b) al “provvedimento con il quale sarebbe stato disposto ‘il tagliò del video inizialmente pubblicato nella versione integrale”.
4. ordinare all’INAF, ex art. 116, c. 4, d. Lgs. 104/2010, il rilascio di tali ‘attì in copia.”
Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 maggio 2018 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti gli avvocati Al. De St. in dichiarata delega dell’avv. Gi. In. e Pa. De Nu. dell’Avvocatura Generale dello Stato;
1. È appellata la sentenza del TAR Lazio, sez. terza bis, n. 11628/2017, di reiezione del ricorso proposto dalla dott.ssa. Ma. Me. per l’accesso civico agli atti.
Segnatamente, la ricorrente, dipendente con qualifica di Tecnologo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (d’ora in poi INAF), in servizio presso l’Osservatorio Astrofisico di Catania, ha chiesto l’accesso civico sensi del d. l.vo n. 97/2016 ai seguenti documenti:
esplicita richiesta era anche la parte della registrazione – intercorrente tra le ore 4:10 circa e le ore 4:40 dall’inizio del video – in cui è ripreso, tra l’altro, un colloquio di circa dieci minuti tra il dott. Te., Direttore generale e responsabile prevenzione corruzione, e la dott.ssa Um.;
2. Dopo un primo sostanziale diniego opposto dall’INAF, la ricorrente ha proposto formale ″richiesta di riesame” al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’INAF.
3. Rimasta l’istanza senza esito, con il ricorso in esame, la ricorrente ha dedotto la violazione della normativa in materia di trasparenza e di accessocivico generalizzato nonché la mancata conclusione del procedimento volto all’accesso civico con provvedimento espresso e motivato nel termine previsto dall’art. 5, comma 7, d. l.vo n. 33/2013.
4. Costituitasi in giudizio l’INAF, oltre che per l’inesistenza materiale della registrazione streaming richiesta, il TAR ha respinto il ricorso sul rilievo che l’accessibilità della ripresa relativa alla pausa pranzo – e, in particolare, al colloquio di circa dieci minuti tra il dott. Te., Direttore generale e responsabile prevenzione corruzione, e la dott.ssa Um. – non fosse “strumentale al perseguimento delle funzioni istituzionali, all’utilizzo delle risorse pubbliche e alla promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, quanto piuttosto a ragioni personali della ricorrente che si inseriscono nel quadro dei rapporti con la dott.ssa Um.”.
5. Appella la sentenza la dott.ssa. Ma. Me..
8. Con i motivi d’appello, la ricorrente lamenta gli errori di giudizio in cui sarebbero incorsi i giudici di prime cure nell’omettere di considerare il diritto della ricorrente all’accesso integrale del video della seduta del Collegio dei direttori allargato del 23.02.2017 ivi compresa la ripresa del colloquio tra il dott. Te. e la dott.ssa Um..
10. L’accesso pubblico generalizzato di cui all’art. 5 d.lgs. n. 33/2013, rivendicato dalla ricorrente, ha l’esclusiva finalità di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non già di rendere pubblici colloqui privati – qual è quello svoltosi nella pausa pranza fra il Direttore generale e la dott.ssa Um. inavvertitamente fatti oggetto di registrazione – che esulano dall’esercizio di funzioni istituzionali.
11. Inoltre l’accesso dell’accesso va bilanciato con il diritto alla protezione dei dati personali di cui è parola all’art. 5 bis, comma 2 lett.c), d.lgs. n. 33/2013.
11.1 In coerente continuità normativa, l’art. 5, comma 5, d.lgv. cit., prescrive infatti che “fatti salvi i casi di pubblicazione obbligatoria, l’amministrazione cui è indirizzata la richiesta di accesso, se individua soggetti controinteressati, ai sensi dell’articolo 5-bis, comma 2,d.lgv. cit. è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione” ai fini della eventuale opposizione.
11.2 Nel caso in esame non è dato individuare a monte l’interesse pubblico costituente il presupposto ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. 196/2003 per il trattamento dei dati sensibili riguardanti manifestazioni di pensiero fra persone che (in quel particolare momento) non rivestono né esercitano funzioni pubbliche.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-07-18T15:35:15+00:0018 luglio 2018|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2018, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Diritto|0 Commenti