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Timestamp: 2019-09-19 03:06:47+00:00
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Cassazione sentenza 13378/2016: corregibile in contenzioso errori in unico
La dichiarazione integrativa a favore del contribuente è emendabile solo entro un anno. Ma il contribuente ha sempre la possibilità di correggere in giudizio errori od omissioni commessi nella redazione della dichiarazione, a prescindere dall'esistenza o meno di una integrativa. L'eventuale correttiva non incide comunque sul termine per chiedere il rimborso delle maggiori imposte, fissato a 48 mesi dalla data degli indebiti versamenti.
Ciò è quanto viene stabilito dalle Sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza n. 13378/2016, hanno messo fine a un contrasto interpretativo esistente da diversi anni tra le sezioni della suprema corte. La vicenda vedeva coinvolta un'impresa raggiunta da una serie di accertamenti. Impugnati gli atti, la società contribuente evidenziava di avere omesso in dichiarazione alcuni costi, aveva quindi presentato dichiarazione integrativa con richiesta di compensazione del credito fiscale. Secondo l'ufficio l'errore era stato emendato con troppo ritardo e anche i giudici tributari (Ctp Agrigento e Ctr Sicilia) respingevano la tesi della società. Le sezioni unite dalla Cassazione hanno ribaltato il verdetto: la possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi, per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l'indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d'imposta o di un minor credito, mediante la dichiarazione integrativa di cui all'art. 2 comma 8-bis del dpr n. 322/1998, è esercitabile non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa ai periodo d'imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante. Viceversa, la possibilità di presentare un'integrativa pro-fisco (correggendo cioè errori od omissioni in grado di determinare un danno per l'amministrazione) è ammessa fino al 31 dicembre del quarto anno successivo, vale a dire entro i termini per l'accertamento. Il rimborso dei versamenti diretti di cui all'art. 38 del dpr n. 602/1973 è esercitabile entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del pagamento, indipendentemente dai termini e modalità della dichiarazione integrativa. Tuttavia, a fronte della tesi restrittiva sull'integrativa a favore, le Sezioni unite ribadiscono il diritto per l'impresa di far valere le correzioni in giudizio: “II contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dall'art. 2 dpr 322/1998 e dall'istanza di rimborso di cui all'art. 38 dpr 602/1973, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull'obbligazione tributaria”.
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