Source: http://www.iustutor.com/2017/01/diritto-dellunione-europea-i-regolamenti.html
Timestamp: 2017-09-20 21:56:45+00:00
Document Index: 181404449

Matched Legal Cases: ['art. 296', 'art. 288', 'art. 297', 'sentenza ', 'art. 291', 'art. 4', 'art. 288']

IusTutor: Diritto dell'Unione Europea: I Regolamenti
Diritto dell'Unione Europea: I Regolamenti
Venendo a considerare gli atti delle istituzioni, conviene menzionare innanzitutto una regola che si applica a tutti gli atti: quella della motivazione, che è imposta dall'art. 296 Tfue insieme con il «riferimento alle proposte, iniziative, raccomandazioni, richieste o pareri previsti dai Trattati». La motivazione è generalmente formulata nel preambolo dell'atto, che costituisce pertanto un elemento rilevante per l'interpretazione delle norme prodotte dallo stesso atto.
I regolamenti, che l'art. 288 Tfue descrive per primi, sono la forma più completa di normativa dell'Unione.
Il regolamento è definito «obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri». I regolamenti, come dispone l'art. 297 Tfue, «sono pubblicati nella 'Gazzetta ufficiale dell'Unione europea'. Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, nel ventesimo giorno successivo alla pubblicazione».Come ha indicato la sentenza Neumam l'entrata in vigore immediata non può essere disposta senza motivo.
Ciò significa che in linea generale le disposizioni del regolamento operano senza che occorra alcun atto di attuazione, dell'Unione o di uno Stato membro.
Il regolamento è di per sé idoneo a far sorgere, per le persone fisiche e giuridiche, diritti ed obblighi nei loro rapporti con gli Stati membri, le istituzioni dell'Unione o altre persone fisiche o giuridiche.Rispetto ad alcuni regolamenti, vi può essere, tuttavia l’esigenza di una normativa di attuazione che, come si è visto, spetta in via generale agli Stati membri emanare, a meno che non siano «necessarie condizioni uniformi di esecuzione» (art. 291 Tfue).
Occorre allora che il legislatore statale provveda, in attuazione dell'obbligo degli Stati membri, sancito nell'art. 4, par. 3, Tue, di adottare «ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai Trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell'Unione».
La normativa statale che sia comunque necessaria per attuare un regolamento non deve tendere a sostituirsi ad esso.
Si manifesta così una netta differenza fra gli atti normativi direttamente applicabili (i regolamenti) e quelli che producono effetti diretti. Questi ultimi non vietano, ma anzi impongono, l'emanazione di una normativa statale conforme, mentre gli atti normativi direttamente applicabili implicano il divieto di emanare una tale normativa statale. Secondo la definizione contenuta nell'art. 288 Tfue, il regolamento ha altresì «portata generale».
Pur avendo la disposizione di un regolamento «per sua natura e portata un carattere normativo, in quanto si applica alla generalità degli operatori economici interessati, non può per questo escludersi che essa possa concernere individualmente alcuni di loro».
In altri casi, per quanto apparentemente astratto, il regolamento ha per destinatari una ristretta categoria di soggetti.
La circostanza che il regolamento sia ravvisato come un insieme di decisioni oppure che si tratti di un regolamento che riguardi specificamente certe persone fisiche o giuridiche incide poi sull'impugnabilità dell'atto. Pur non volendo attribuire rilievo decisivo ad aspetti formali, come l'intestazione dell'atto, la giurisprudenza della Corte di giustizia è restia a dare a un atto definito come regolamento una diversa qualificazione.
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