Source: http://www.scuola7.it/2017/62/
Timestamp: 2018-12-13 00:53:06+00:00
Document Index: 132827570

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1']

Scuola7 - n. 62
Scuola7 16 ottobre 2017, n. 62
16 ottobre 2017, n. 62
I nuovi decreti sulla valutazione (F. Da Re)
Rilevazioni Invalsi 2018: ci siamo… (R. Stornaiuolo)
Il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno (A. Prontera)
Alternanza Scuola-Lavoro: diritti e doveri (N. Maloni)
Esami di Stato 2018: presentazione domande
Osservatorio sulla valutazione della dirigenza scolastica
Anagrafe degli studenti: le nuove istruzioni
Orientamenti per il Piano Triennale dell'Offerta Formativa
Parliamo diI nuovi decreti sulla valutazione
I nuovi decreti sulla valutazione
Novità fin da quest’anno scolastico
Con l’uscita del Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 62, in attuazione della L. 107/2015, la valutazione degli apprendimenti nel primo ciclo cambia aspetto. Il D.lvo sostituisce, infatti, tutta la parte del DPR 122/2009 che trattava la valutazione in quel settore di istruzione. I Decreti Ministeriali n. 741 e 742 del 3.10.2017, rispettivamente sul nuovo esame di Stato della scuola secondaria di primo grado e sul modello di certificazione delle competenze, accompagnati dalla nota prot. n. 1865 del 10.10.2017, hanno dato attuazione e dettagliato le disposizioni del decreto legislativo.
Voto, rubriche, giudizio
Rispetto al testo del decreto, i provvedimenti successivi sono interessanti perché precisano alcune questioni. Intanto nella citata nota n. 1865 si parla più diffusamente della valutazione in decimi, riferita a livelli di apprendimento, citando, a proposito dei criteri che i Collegi dovranno formulare, la possibilità di ricorrere a descrizioni o rubriche dei voti, confermando la loro natura ordinale e non cardinale. Le valutazioni disciplinari sono accompagnate da un giudizio narrativo globale per ciascuno dei due periodi di valutazione, che rende conto del processo di maturazione.
Si precisa che “Cittadinanza e Costituzione” non avrà una valutazione propria, ma confluente in quella dell’ambito storico-sociale, al quale appartiene.
E il voto in condotta?
La valutazione del comportamento è espressa con giudizio sintetico e dovrà riferirsi non solo alla condotta scolastica, ma alle competenze sociali e civiche. Quindi i criteri per la sua formulazione potranno prevedere indicatori come l’impegno scolastico e il rispetto delle regole condivise nella scuola, ma anche quelle della comunità di vita, la capacità di collaborare proficuamente, di aiutare e farsi aiutare, di assumere ruoli di responsabilità dentro e fuori la scuola, e iniziativa a vantaggio della comunità e dell’ambiente e così via.
La non ammissione per ragioni di comportamento sarà possibile, non essendoci più il voto, solo alla secondaria, e nel caso sia stata espressa la sanzione disciplinare di esclusione dallo scrutinio, a norma dello Statuto delle studentesse e degli studenti.
Il ruolo delle prove Invalsi
Nei decreti e nella nota vengono precisate le questioni relative alle prove nazionali, necessarie per l’ammissione all’esame di Stato e i cui esiti, espressi su livelli descrittivi, saranno comunicati con un apposito fascicolo, predisposto da Invalsi, contestualmente alla certificazione delle competenze. Nelle prove sarà compreso l’accertamento sulla lingua inglese, e nella secondaria saranno somministrate al computer. Si svolgeranno in una fascia di più giorni per permetterne lo svolgimento anche alle scuole che posseggono un numero ridotto di computer connessi alla rete. Si presume che la presentazione dei quesiti sarà in ordine casuale e diverso per ciascun allievo, per contenere la possibilità di cheating.
La buccia di banana della competenza 'imprenditorialità'
Il DM n. 742/2017 presenta i modelli di certificazione delle competenze, che entrano a regime per tutte le scuole dal corrente anno scolastico. Sostanzialmente hanno struttura identica a quella dell’ultimo modello sperimentale, e quindi fanno riferimento alle otto competenze chiave europee, descritte dalle dimensioni del Profilo finale delle Indicazioni. Molto singolare la “censura” operata alla denominazione della settima competenza chiave, a seguito delle riserve espresse dal CSPI sul termine “imprenditorialità”, che è stato eliminato. Esso, comunque, viene ripreso dalla citazione in calce della denominazione originale della competenza in inglese. La censura appare assai intempestiva, in quanto la capacità di “imprendere” o di “intraprendere” è fondamentale per lo sviluppo resiliente della persona e del cittadino, permette di agire e trasformare la realtà, e certamente non può intendersi come riferita al ristretto campo dell’imprenditorialità economica (anche in questo caso, comunque, la riserva parrebbe non scevra di connotati ideologici).
La parola passa ai Collegi dei docenti
I Collegi dei docenti sono invitati a rivedere i criteri per la valutazione e la certificazione contenuti nei PTOF delle istituzioni scolastiche, per adeguarli alle nuove previsioni normative. In particolare, nel DM 741/2017 sono precisate le tipologie delle tre prove scritte e la struttura del colloquio.
Alcuni aspetti delle novità relative alla valutazione, alla certificazione e all’esame non sono privi di interesse e, se presi in carico con spirito di ricerca e di “intraprendenza”, potrebbero riverberare positivamente sulle pratiche didattiche e valutative delle scuole.
Rilevazioni Invalsi 2018: ci siamo…
Nei giorni scorsi l’Invalsi ha inviato ai dirigenti scolastici una comunicazione contenente indicazioni utili per lo svolgimento delle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti nell’anno 2018, le cui procedure sono state avviate in ottemperanza a quanto previsto dal D.Lgs. n. 62/2017, dalla Legge 107/2017 e dal DPR 80/2013.
Partiamo innanzitutto dalle novità introdotte dal D.Lgs. 62/2017, seguito dai DD.MM. n. 741 e 742 del 3 ottobre 2017.
Nella classe V primaria è stata introdotta la prova d’Inglese (art. 4, c. 4), che riguarda le competenze ricettive (comprensione della lettura e dell’ascolto) riferite al livello A1 del QCER (Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue), in coerenza con le Indicazioni nazionali.
Nella classe III secondaria di primo grado le prove saranno somministrate tramite computer (CBT – computer based testing) di Italiano, Matematica e Inglese (art. 7, c. 1).
Nello specifico, le principali novità delle prove Invalsi 2018 per la III secondaria di primo grado sono le seguenti:
lo svolgimento delle prove avverrà nel mese di aprile, in un arco temporale indicato dall’Invalsi entro il 28 febbraio 2018. Dovendosi svolgere le prove al computer, si tratterà necessariamente di un arco temporale variabile in ragione della dimensione della scuola e del numero di computer collegati alla rete internet in ciascuna istituzione scolastica. All’interno di questo arco temporale la scuola potrà organizzare la somministrazione a propria discrezione, ad eccezione delle classi campione (comunicate dall’Invalsi entro il 28.02.2018), in cui le prove si svolgeranno secondo un calendario prefissato;
le prove si svolgeranno interamente on line, mediante una piattaforma di somministrazione che opera sui principali sistemi operativi;
la prova d’Inglese sarà imperniata sulle competenze ricettive (comprensione della lettura e dell’ascolto), sviluppata in coerenza con le Indicazioni nazionali, e si riferirà principalmente al livello A2 del QCER;
la partecipazione alle prove Invalsi costituisce requisito di ammissione all’esame di Stato;
Anche la somministrazione delle prove Invalsi 2018 (Italiano e Matematica) per la II classe della scuola secondaria di secondo grado avverrà on line tramite computer.
Considerate le novità legate alle rilevazioni 2018, l’Invalsi renderà disponibili sul proprio sito, entro il 31.01.2018, esempi di prove d’Inglese per la classe V primaria, e di Italiano, Matematica ed Inglese CBT per la classe III della scuola secondaria di primo grado e per la classe II della scuola secondaria di secondo grado (Italiano e Matematica).
Nella scuola primaria lo svolgimento delle prove Invalsi 2018 avverrà mediante la tradizionale somministrazione cartacea nel rispetto del seguente calendario:
Nella scuola secondaria le prove computer based (CBT) si svolgeranno, invece, nel rispetto del seguente calendario:
tra il 04.04.2018 e il 21.04.2018, in un arco di giorni indicati da Invalsi, le classi III della scuola secondaria di primo grado sosterranno le prove di Italiano, Matematica e Inglese;
tra il 07.05.2018 e il 19.05.2018, in un arco di giorni indicati da Invalsi, le classi II della scuola secondaria di secondo grado sosterranno le prove di Italiano e Matematica, comprensive anche del questionario studente
La partecipazione alle prove Invalsi 2018 prevede l’iscrizione delle scuole via web, sul sito dell’Invalsi, dal 10.10.2017 alle ore 16.30 del 31 ottobre 2017, seguendo le indicazioni rinvenibili nel sito suindicato.
Al fine di semplificare le procedure, anche quest’anno le operazioni di iscrizione alle prove Invalsi 2018 saranno unificate per tutte le classi coinvolte nella rilevazione, inclusa la terza secondaria di primo grado interessata dal nuovo esame di Stato (art. 7 del D.Lgs. 62/2017), con possibilità di apportare in seguito eventuali modifiche dovute all’iscrizione di candidati esterni.
Nel modulo di iscrizione andranno accuratamente inserite informazioni sul numero di aule informatiche presenti nella scuola, con l’indicazione per ciascuna di esse del numero dei computer funzionanti, collegati a internet e disponibili per gli studenti.
Anche per la rilevazione 2018 l’Invalsi individuerà un campione rappresentativo di classi presso le quali saranno inviati osservatori esterni. Le scuole potranno verificare se rientrano in tale campione secondo il seguente calendario sul sito dell’Invalsi:
entro il 20.04.2018 scuola primaria;
entro il 09.03.2018 scuola secondaria di primo grado;
entro il 30.03.2018 scuola secondaria di secondo grado.
Anche quest’anno sarà necessario prestare massima attenzione al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali.
L’Invalsi raccoglie, infatti, dati in forma anonimizzata tramite le scuole, a fini di ricerca e statistici, per elaborare l’indice di contesto socio-ambientale-culturale e per il calcolo del valore aggiunto.
I suindicati dati sono raccolti mediante il “Modulo per la trasmissione delle informazioni di contesto”, compilato elettronicamente a cura delle segreterie, ed attraverso il “Questionario dello Studente”, che sarà somministrato agli studenti di classe V primaria e II secondaria di secondo grado.
A livello di singola scuola è necessario, pertanto, individuare il personale di segreteria e quello incaricato della somministrazione, informandolo che i dati dovranno essere utilizzati esclusivamente per lo scopo dichiarato.
Sarà necessario, inoltre, raccogliere i dati personali non disponibili nei database delle scuole, in modo tale da garantire il rispetto della privacy.
È opportuno, infine, informare le famiglie interessate, ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196; a tal fine entro il 30.11 2017 l’Invalsi invierà alle scuole secondarie di primo grado una nota specifica, relativa al trattamento dei dati connessi allo svolgimento della prova Invalsi 2018 collegata allo svolgimento dell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione.
Luci ed ombre…
Le prove CBT costituiscono senza dubbio un elemento di significativa innovazione, consentono alle scuole di ottenere informazioni più ricche ed articolate, e permettono l’eliminazione del lavoro di immissione dei dati e di correzione delle domande a risposta aperta, precedentemente affidata alla collaborazione dei docenti.
Da un altro lato, è evidente che l’introduzione delle prove CBT comporterà difficoltà organizzative, in primis per quelle scuole ripetutamente danneggiate e vandalizzate, e che, nonostante la partecipazione alle specifiche azioni progettuali per l’allestimento di aule informatiche, non dispongono di pc in numero sufficiente a causa dei furti subiti.
Parimenti appare necessario considerare che non tutte le scuole, soprattutto del primo ciclo, sono fornite di internet per la didattica, o comunque di una connettività che consenta un’adeguata velocità di navigazione.
Tale ultima situazione si potrebbe sicuramente risolvere con l’effettiva assegnazione del benefit annuo di € 1200,00, previsto dal PNSD per ogni scuola al fine della stipula di nuovi contratti di connettività (ADSL, VDSL, fibra ottica).
Concludendo, appare opportuno affrontare questa ulteriore novità come un’opportunità formativa che, insieme alle altre quotidianamente offerte dalla scuola, consenta ai nostri giovani di maturare le necessarie competenze per “vivere e sopravvivere” efficacemente nella complessa Società della Conoscenza.
Emanato da parte del Miur il provvedimento che disciplina le nuove modalità di certificazione delle competenze e trasmette i relativi modelli unici nazionali di certificazione al termine della scuola primaria e al termine del primo ciclo d'istruzione.
Il decreto Miur 3 ottobre 2017, prot. n. 742 disciplina la certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione, e trasmette i relativi modelli unici nazionali di certificazione. I contenuti del provvedimento vengono illustrati con nota 10 ottobre 2017, prot. n. 1865.
I criteri e le modalità di valutazione di apprendimenti e comportamento daranno deliberati dal collegio dei docenti, e saranno resi pubblici e inseriti nel Piano triennale dell’offerta formativa. I voti in decimi dovranno essere accompagnati dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto. La valutazione del comportamento non sarà più espressa in voti decimali, ma con un giudizio sintetico e, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l’ambiente scolastico. Pertanto non è più prevista la non ammissione alla classe successiva per chi consegue un voto di comportamento inferiore a 6/10. Resta invece confermata la non ammissione per coloro a cui è stata irrogata la sanzione disciplinare di esclusione dallo scrutinio finale.
Per quanto riguarda le prove Invalsi, sono confermate in seconda e quinta primaria. Nell’ultima classe viene introdotta una prova in Inglese coerente con il Quadro comune europeo di riferimento delle lingue e con le Indicazioni nazionali per il curricolo. Nella secondaria di I grado le prove si sostengono in terza, ma non fanno più parte dell’esame. Restano Italiano e Matematica, si aggiunge l’Inglese. Le prove saranno computer-based e si svolgeranno ad aprile. La partecipazione sarà requisito per l’accesso all’Esame, ma non inciderà sul voto finale. Entro il mese di ottobre le scuole riceveranno dall’Invalsi le informazioni necessarie per lo svolgimento delle prove.
Insieme al diploma finale del I ciclo sarà rilasciata una Certificazione delle competenze con riferimento alle competenze chiave europee: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nella lingua straniera, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenze digitali, capacità di imparare ad imparare (intesa come autonomia negli apprendimenti), competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa, consapevolezza ed espressione culturale Per ognuna di esse va indicato il livello conseguito (avanzato, intermedio, base, iniziale). Alle scuole viene fornito un modello unico nazionale di certificazione, che sarà accompagnato anche da una sezione a cura dell’Invalsi con la descrizione dei livelli conseguiti nelle Prove nazionali. La certificazione sarà rilasciata anche al termine della primaria, ma senza la sezione dedicata all’Invalsi.
I modelli sono trasmessi in allegato al suddetto decreto n. 742/2017:
Modello nazionale di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria
Modello nazionale di certificazione delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione
Rese note da parte del Miur tempistica e modalità di partecipazione dei candidati interni ed esterni agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d'istruzione secondaria di secondo grado per l'a.s. 2017/18. Confermato il consueto termine di presentazione delle domande entro il 30 novembre.
Con circolare 10 ottobre 2017, n. 8 il Miur fornisce modalità e termini di presentazione delle domande di partecipazione agli esami di Stato da parte dei candidati interni ed esterni e disposizioni relative alla procedura di assegnazione dei candidati per l’a.s. 2017/18.
Alunni con cessazione della frequenza delle lezioni dopo il 31 gennaio 2018 e prima del 15 marzo 2018 (Candidati esterni)
Ricordiamo che la prima prova scritta dell’esame di Stato di istruzione secondaria di secondo grado si svolgerà il giorno 20 giugno 2018, alle ore 08.30.
I candidati esterni sostengono gli esami di Stato sui percorsi del nuovo ordinamento. Non è prevista l'ammissione dei candidati esterni agli esami di Stato dei corsi quadriennali sperimentali, dei percorsi di istruzione di secondo livello per adulti e degli indirizzi del previgente ordinamento (fatta eccezione per il "Liceo della Comunicazione - indirizzo sportivo", ad esaurimento).
Il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno
A che punto siamo dopo l’approvazione del decreto?
È la seconda volta che il Governo interviene, a distanza di sei mesi, con un provvedimento riguardante il Sud d’Italia. Così, dopo il decreto dello scorso dicembre (D.L. 243/2016, convertito in L. 18/2017) relativo a “Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno”, il 20 giugno del corrente anno viene approvato, ancora una volta con decretazione d’urgenza, il D.L. n. 91 (convertito nella L. 123/2017), recante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”, contenente, all’art. 11, “Interventi urgenti per il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno”.
Se da un lato la “Buona scuola” aveva evitato di mettere in agenda la questione delle disomogeneità territoriali, dall’altro i decreti legislativi attuativi disattendevano l’individuazione dei LEP cui la legge 107/2015 faceva riferimento, rendendo di fatto inattuata la delega.
La pubblicazione del “decreto Mezzogiorno” rappresenta sicuramente “una buona notizia”, come l’ha definita l’ex sottosegretario Marco Rossi Doria, intervenuto qualche mese fa sull’argomento, per rilanciare l'azione educativa «nelle aree di esclusione sociale, caratterizzate da povertà educativa minorile e dispersione scolastica, nonché ad alto rischio di adesione alla criminalità organizzata».
Meno entusiastici, invece, i toni di alcune forze politiche e sindacali, scettiche circa la scelta operata di finanziare la lotta alla dispersione scolastica con i fondi PON 2014-2020, quindi senza nuove risorse aggiuntive.
Il contrasto alla dispersione: che fare?
Il modello dei Programmi Operativi Nazionali è già stato sperimentato in passato: si pensi alla programmazione PON Scuola 2007-2013 riservata alle regioni dell’obiettivo convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) che, nonostante il notevole investimento di risorse europee, non hanno prodotto in tutti questi anni i risultati sperati, come riportano diversi autorevoli rapporti nazionali e internazionali.
Si tratta quindi di una vera e propria “questione meridionale” dell’istruzione, che meriterebbe, a questo punto, ben altri e più strutturali interventi programmatici per ridurre il divario territoriale del Mezzogiorno d’Italia con altre regioni. Sicuramente merita tempi di discussione e di elaborazione progettuale ben più distesi rispetto ai tempi dettati dai provvedimenti d’urgenza.
Non mancano però, come emerge da più parti, proposte “divergenti”, secondo l’accezione di Guilford e De Bono, che vanno dalla drastica riduzione del numero degli studenti per classe nelle aree di esclusione sociale (ancora da individuare), per attuare “realmente” una didattica personalizzata “di tutti e di ciascuno”, all’utilizzo delle migliaia di insegnanti meridionali finiti in altre parti d’Italia per disfunzioni legate ad “algoritmie” burocratiche, per un progetto straordinario di lotta alla dispersione scolastica.
Cosa prevede il “decreto Mezzogiorno” per la scuola?
“Al fine di realizzare specifici interventi educativi urgenti nelle regioni del Mezzogiorno volti al contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica”, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, quindi entro il 21 luglio scorso, con decreto del Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, di concerto con i Ministri dell’Interno e della Giustizia, dovevano essere individuate le “aree di esclusione sociale”, caratterizzate da “povertà educativa minorile e dispersione scolastica, nonché da un elevato tasso di fenomeni di criminalità organizzata”.
Il Miur, in base al decreto, deve indire una procedura selettiva per la presentazione di “progetti recanti la realizzazione di interventi educativi di durata biennale, volti al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce e di povertà educativa, nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità”.
L’intervento nel Mezzogiorno, per quanto riguarda la scuola, sarà finanziato ancora una volta nell’ambito delle risorse del PON Per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento, riferito al periodo di programmazione 2014/2020.
Il Miur, inoltre, dovrà provvedere, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, e avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, a monitorare l'efficacia e la validità dei progetti, nonché a valutare ex post la qualità dei risultati conseguiti.
Ad oggi però, come evidente e comprensibile, le scadenze previste dal decreto non sono state rispettate, e si resta in attesa degli interventi attuativi previsti nel medesimo dettato normativo.
Chi presenta i progetti di interventi educativi di durata biennale?
Secondo l'articolo 11 del Decreto 91/2017, possono partecipare alla procedura selettiva per la presentazione dei progetti per la realizzazione di interventi educativi di durata biennale, nelle aree di esclusione sociale individuate, le reti di istituzioni scolastiche presenti nelle aree caratterizzate da povertà educativa minorile e dispersione scolastica, purché abbiano attivato partenariati con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del CONI, delle Federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate e degli enti di promozione sportiva o servizi educativi pubblici per l’infanzia, operanti nel territorio interessato.
Dalle dichiarazioni della ministra e dalla relazione tecnica al decreto si apprende che ogni rete di scuole potrà ricevere un finanziamento per un progetto biennale che potrà essere di 30, 60 o 100 ore. Le scuole, nell’ambito della propria autonomia, potranno decidere di utilizzare tali ore aggiuntive di formazione in orario extrascolastico durante l’anno, oppure nei periodi di chiusura delle scuole, e pertanto anche nei mesi estivi.
Il concetto di “Aree di esclusione sociale”
Il concetto di “Aree di esclusione sociale” non è nuovo in campo educativo. Già nel 2012 la circolare Miur 11666 emanava un Avviso riguardante proprio la “Realizzazione prototipi azioni educative in aree di grave esclusione sociale e culturale, anche attraverso la valorizzazione delle reti esistenti”.
Si trattava di una circolare emanata nel quadro della Programmazione dei Fondi Strutturali europei 2007/2013 e, in particolare, nell’ambito dell’attuazione del “Piano d’Azione Coesione per il miglioramento dei servizi pubblici collettivi al Sud”, destinato alle Regioni dell’Obiettivo Convergenza per l’anno scolastico 2012/2013 e finanziato con il FSE. Si intendeva, quindi, dare attuazione all’Azione 3 prevista nel Piano di Azione Coesione (PAC), finalizzata alla prevenzione e al contrasto dell’abbandono scolastico e del fallimento formativo precoce in aree di esclusione sociale e culturale, attraverso l’individuazione delle suddette aree e la selezione degli istituti scolastici capofila delle reti attuatrici degli interventi.
Per la prima volta veniva realizzata, per le quattro regioni del Sud (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia), una mappatura delle aree a rischio, in cui attuare gli interventi sulla base di una serie di indicatori dei contesti sociali di appartenenza.
Tra i requisiti per la selezione dei soggetti capofila della rete, invece, gli istituti scolastici delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza dovevano possedere esperienza di ricerca e innovazione didattica nel campo della dispersione scolastica e del disagio giovanile, ed aver realizzato, negli ultimi tre anni, esperienze educative e formative nell’area della dispersione scolastica e del disagio.
Interessante sarebbe, oggi, avere contezza delle modalità con cui avverrà l’individuazione delle “aree di esclusione sociale” nella nuova programmazione 2014-2020, e soprattutto poter partecipare all’individuazione dei criteri e degli indicatori relativi alle condizioni caratterizzate da povertà educativa minorile.
Alternanza Scuola-Lavoro: diritti e doveri
In attesa della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti (e degli Stati Generali)
Un’attesa imbarazzante
È in fase di predisposizione il decreto ministeriale che contiene il “Regolamento ai sensi dell’articolo 1, comma 37, della legge 13 luglio 2015, n. 107, per la definizione della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come riportati nel decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77. Lo stesso decreto dovrà regolamentare le modalità di applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni, agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro ovvero impegnati in attività di stage, di tirocinio e di didattica in laboratorio, senza pregiudizio per la tutela della salute e della sicurezza degli stessi nei luoghi di lavoro e nei laboratori”[1].
Lo schema di decreto ha completato il suo iter consultivo il 5 settembre 2017.
È un percorso che si protrae da un anno e mezzo (la nota di trasmissione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione - CSPI per l’acquisizione del parere risale al 7 marzo 2016), ma che ancora non si concretizza nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il CSPI ha espresso parere il 20 aprile 2016; la Conferenza Unificata si è espressa il 3 agosto 2017.
Un avvio faticoso
Esattamente un anno fa, l’allora ministra Stefania Giannini presentava in conferenza stampa i numeri del monitoraggio dell’alternanza scuola lavoro (ASL) per l’anno scolastico 2015/2016, e rilanciava le sfide affidate alla stessa ASL, forte degli investimenti strutturali e continui previsti dalla normativa.
Se il primo report è stato caratterizzato dall’enfasi sulla quantità degli studenti coinvolti e dei percorsi avviati, e dalle novità introdotte dall’obbligo voluto dalla legge 107/2015, il secondo report, in esito al monitoraggio per l’anno scolastico 2016/17, dovrebbe contenere elementi di conoscenza sulla qualità dei percorsi e sulle criticità più rilevanti, che avevano fatto invocare l’urgenza di un Regolamento.
Sarebbe interessante conoscere come e in qual misura sono stati investiti gli incentivi alle imprese previsti dalla legge di stabilità 2017 ai fini dell’occupabilità dei giovani: 7,4 milioni di euro per il 2017, 40,8 milioni per il 2018, 86,9 milioni per il 2019; e ancora se, e in qual misura, si sia rivelata decisiva l’iscrizione senza costi al Registro delle Imprese, per l’implementazione del numero delle strutture che si candidano per ospitare l’esercito degli studenti in ASL, prodotto dall’obbligatorietà dei percorsi.
Nel 2017 ai 100 milioni annui, stanziati dalla legge 107/2015, si sono aggiunti 140 milioni provenienti da Fondi PON, che le scuole stanno utilizzando per progetti di alta qualità.
L’alta qualità spesso corrisponde alla definizione di percorsi che assicurino agli studenti tutti quei diritti che la Carta ha il compito di regolamentare: la formazione in materia di salute e sicurezza di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81; le spese di trasporto; la congruenza con l’indirizzo di studio, il rapporto con l’esame di Stato…
Esigenze di una buona governance
L’obbligatorietà dell’ASL ha di fatto messo in evidenza che una riforma di sistema ha bisogno di concertazione a monte per produrre sussidiarietà a valle: le scuole, se lasciate sole ad affrontare sia il carico formativo sia quello organizzativo dei progetti di alternanza, rischiano di non valorizzare a sufficienza proprio la ricaduta sul piano didattico e orientativo degli stessi percorsi. L’idea di concerto-concertazione tra Miur, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della semplificazione e della pubblica amministrazione, invocata dal Consiglio di Stato come necessaria alle finalità dell’ASL, supera il mero passaggio conoscitivo, per investire precise responsabilità e ambiti di intervento, che lo stato dell’arte non evidenzia.
Il riferimento all’art. 5 comma 4-ter del d.l. 104/2013, poi, citato sempre nel parere del Consiglio di Stato, ricorda che l’alternanza scuola-lavoro è un aspetto fondamentale del potenziamento dell’offerta formativa, voluto dalla Riforma della secondaria di secondo grado per la realizzazione degli obiettivi di Europa 2020 per una scuola aperta e inclusiva. In questo alveo, insiste il parere del CSPI, si legittima il protagonismo delle istituzioni scolastiche, e il governo responsabile dei processi formativi e orientativi affidati alla stessa ASL.
I pareri del CSPI e del Consiglio di Stato
La lettura dei sette articoli dello Schema di Regolamento, suggerita dai Pareri espressi rispettivamente dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e dal Consiglio di Stato, punta ad isolare alcune condizioni necessarie e sufficienti perché le finalità dell’ASL siano realizzate, e soprattutto comprese e condivise dagli studenti e dalle loro famiglie.
Per questo motivo, al di là della verifica degli adempimenti formali dell’iter legislativo, l’invito è che si passi con celerità a comprendere il senso delle osservazioni, condizionanti o no, non ultime quelle (non recepite) del Forum nazionale delle associazioni studentesche, poste alla base dei rispettivi pareri e ritenute indispensabili a dare efficacia al Regolamento stesso.
Che questo sia un tratto essenziale, non affidabile al solo Regolamento, lo si comprende dal modo in cui i mezzi di informazione enfatizzino solo “ciò che non funziona”, e non le scelte di fondo operate per l’abbattimento della dispersione scolastica e l’aumento dell’occupabilità. Se manca l’interlocuzione con gli studenti, ad esempio, e la possibilità di una loro partecipazione attiva nella valutazione dei percorsi, è difficile che le famiglie comprendano il valore dell’equivalenza formativa delle attività in ASL e la coerenza con l’indirizzo di studio.
Alle scelte devono corrispondere evidenze positive, e il Regolamento è uno degli strumenti che aiuta a costruirle.
I sette articoli della Carta
Proviamo a estrapolare i contenuti principali a partire dall’ultimo parere, quello del Consiglio di Stato, sapendo che:
l’articolato sottoposto in precedenza al CSPI, al Forum delle Associazioni studentesche e alla Conferenza Unificata ha subito variazioni, a mano a mano che venivano recepite anche solo parzialmente le osservazioni;
il Regolamento ha due oggetti: i diritti/doveri degli studenti in ASL e le modalità di applicazione del Testo Unico della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro agli stessi studenti, D.lgs. 9 aprile 2008 n. 81.
Le finalità dell’alternanza (art. 1)
“Eliminare o determinare una consistente riduzione della dispersione scolastica tra gli studenti infradiciottenni attraverso le attività di alternanza scuola-lavoro, in un’ottica di collaborazione produttiva tra i diversi ambiti dell’istruzione, della formazione e del lavoro, garantendo agli studenti percorsi di alternanza in ambienti di apprendimento qualificati e coerenti con l’indirizzo di studio svolto; fornire agli studenti e alle studentesse, oltre alle conoscenze di base, anche quelle competenze necessarie ad inserirsi nel mercato del lavoro; attuare modalità di apprendimento flessibili ed equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo rispetto agli esiti dei percorsi del secondo ciclo, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con l'esperienza pratica; arricchire la formazione derivante dai percorsi scolastici e formativi con l'acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro; favorire l'orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali; nonché realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile”.
Queste finalità venivano riassunte un anno fa dalla ministra nelle tre sfide dell’ASL, quella economica, quella sociale e quella culturale. Le evidenze da costruire: dal 40,3% di disoccupazione giovanile siamo passati a…? Quanto manca per raggiungere il 7,3% della Germania? Ci riusciamo con l’ASL e il sistema duale? Da 2 milioni di giovani fuori dal mercato del lavoro e fuori dalla formazione siamo passati a…? Il Made in Italy ha bisogno di un avvicinamento tra formazione e lavoro: siamo sicuri che questo riguardi solo gli istituti tecnici e professionali? L’orientamento universitario si avvantaggia delle attività in ASL? A distanza quali risultati?
Definizioni e destinatari (artt. 2 e 3)
Il Consiglio di Stato suggerisce di sopprimere l’articolo 2, trattandosi di definizioni già contenute in atti normativi e quindi superflue. Il CSPI, invece, aveva suggerito di adottare le definizioni di stage e tirocinio contenute nelle Linee Guida (d.P.R. n. 87/2010 e n. 88/2010) e nel Regolamento di riordino dei Licei (d.P.R. 89/2010), e di adottare la definizione di ASL contenuta nel D.lgs. 15 aprile 2005, n.77 e nell’art. 1 commi da 33 a 43 della legge 13 luglio 2015, n. 107.
Destinatari sono: tutti gli studenti degli istituti tecnici e professionali e dei licei impegnati in percorsi di ASL negli ultimi tre anni del percorso di studi; gli studenti che frequentano i corsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà dagli istituti professionali di Stato.
Diritti e doveri degli studenti (art. 4)
La proposta definisce il “Patto Educativo di corresponsabilità”, che rappresenta il documento nel quale sono elencati i diritti e i doveri degli studenti e dei soggetti con responsabilità genitoriale, nel rapporto con l’istituzione scolastica e con gli enti presso i quali viene svolto il percorso di alternanza.
I diritti: svolgere le 400 o 200 ore previste dall’ordinamento di studi; disporre di ambienti di apprendimento qualificati in coerenza con l’indirizzo di studio; per gli studenti e le famiglie, essere “ampiamente informati e documentati” circa la portata, la valenza, le finalità e le possibilità concrete di realizzazione del progetto di alternanza scuola-lavoro; per studenti in situazione di disabilità o di svantaggio, poter effettuare percorsi atti a promuoverne l’autonomia nell’inserimento nel mondo del lavoro; essere supportati da un tutor interno e da un tutor della struttura ospitante; poter visionare al termine del percorso le relazioni illustrative e le valutazioni dei tutor; ottenere il riconoscimento dei risultati di apprendimento conseguiti; valutare, sia in itinere sia al termine, la coerenza del progetto con il proprio indirizzo di studio e l’utilità del percorso svolto.
I doveri: rispettare sia il regolamento dell’istituto scolastico di appartenenza, sia tutte le regole di comportamento, organizzative e funzionali della struttura ospitante; garantire l’effettiva frequenza delle attività formative (per la validità del percorso, almeno il 75% del monte ore); rispettare le norme di igiene, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; ottemperare agli obblighi di riservatezza circa le informazioni acquisite presso la struttura ospitante; relazionare sul percorso frequentato. Nello stesso articolo si fa riferimento anche ai provvedimenti disciplinari da adottare in caso di mancato rispetto.
Nel parere del CSPI si chiedeva di valorizzare le valutazioni dei tutor ai fini della valutazione finale in sede di esame di Stato, ma il decreto legislativo n. 62/2017 ha ampiamente colmato l’eventuale lacuna del Regolamento. Sembra recepita l’osservazione relativa alla valutazione sull’efficacia dei percorsi, da effettuare sia durante che al termine degli stessi.
Non altrettanto si può dire dell’invito a investire gli Enti Locali di precisi compiti di collaborazione e partecipazione nel fornire i servizi atti ad assicurare agli studenti in situazione di disabilità pari opportunità per l’espletamento dei percorsi.
Modalità di svolgimento dell’alternanza (art. 5)
I percorsi devono essere parte integrante e coerente con la tipologia di studi svolta da ciascuno studente; la progettazione, l’attuazione e la verifica dei progetti sono di competenza dell’istituzione scolastica, la quale ha inoltre il compito di stipulare apposite convenzioni con gli enti pubblici e privati, con le camere di commercio, con gli ordini professionali e con tutte quelle associazioni e strutture che hanno fornito la disponibilità ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa; i percorsi devono essere inseriti nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa e nel Patto Educativo di Corresponsabilità; possono essere svolti anche durante la sospensione delle attività didattiche; la durata delle attività giornaliere svolte in regime di ASL non può superare l’orario indicato nelle convenzioni stipulate tra le scuole e le strutture ospitanti; le istituzioni scolastiche predispongono appositi strumenti di rilevazione delle valutazioni degli studenti in merito ai percorsi.
Il Consiglio di Stato fa notare che le modalità di svolgimento sono il presupposto logico dei diritti e dei doveri, e che sarebbe opportuno invertire l’ordine degli articoli.
Salute e sicurezza (art. 6)
Questi gli aspetti salienti:
il numero degli studenti ammessi ai percorsi ASL va individuato a seguito di un’attenta valutazione circa le capacità strutturali, tecnologiche ed organizzative del soggetto ospitante;
gli studenti devono godere della sorveglianza sanitaria già prevista dal decreto legislativo n. 81 del 2008, ed essa, laddove si renda necessaria, è a carico dell’Azienda sanitaria locale;
tutti gli studenti impegnati nei percorsi di alternanza devono essere assicurati presso l’Inail contro gli infortuni sul lavoro;
le malattie professionali risultano coperte da apposita assicurazione per la responsabilità civile verso terzi, con oneri che non devono essere a carico degli studenti né delle loro famiglie.
È evidente che l’articolato sottoposto al parere del Consiglio di Stato ha subito importanti modifiche rispetto a quello inviato al CSPI. Sono da considerare a carico dei finanziamenti Miur sia la formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (non più limitatamente alle risorse a disposizione della scuola), sia la sorveglianza sanitaria. La formazione diventa perciò, secondo il Consiglio di Stato, propedeutica allo svolgimento dell’attività di ASL.
Commissioni territoriali per l’alternanza scuola-lavoro (art. 7)
Presso ciascun Ufficio Scolastico Regionale viene istituita una Commissione per l’alternanza scuola-lavoro, con l’intento di garantire il rispetto della normativa in materia. La Commissione, presieduta dal dirigente dell’USR, è costituita da tre studenti, due docenti, un dirigente scolastico, un rappresentante della Regione di riferimento. Ha il compito di svolgere l’attività istruttoria derivante dai reclami proposti dagli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il medesimo articolo prevede che spetti al dirigente preposto all’USR, una volta terminata l’istruttoria, decidere sui reclami, e che la Commissione resti in carica per due anni scolastici, senza dare diritto a compensi, emolumenti, indennità, gettoni di presenza o altre utilità comunque denominate.
Le lacune normative individuate dal Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato segnala che:
occorre che il Regolamento espliciti nell’articolato che, a seguito dell’entrata in vigore delle disposizioni in esame, sono fatti salvi ai fini curricolari gli effetti dei percorsi di ASL svolti in base al D.lgs. 77/2005;
il Regolamento deve specificare le modalità di trasporto, e la ripartizione dei relativi oneri, degli studenti in situazione di disabilità (osservazione condivisa dal CSPI e dalla Conferenza Unificata del 3 agosto 2017);
il Regolamento non individua con sufficiente chiarezza l’oggetto delle valutazioni demandate alla commissione di cui all’articolo 7.
Venerdì 13 ottobre u.s. gli studenti hanno fatto sentire nelle piazze di 70 città italiane la loro protesta per un’Alternanza Scuola-Lavoro di qualità. Lo hanno fatto affidando la forza comunicativa degli slogan anche all’impatto simbolico del colore blu della tuta da metalmeccanico.
È un primo importante segnale: vogliono diritto di parola sui loro diritti/doveri.
Prevedibile, dal momento che il numero di studenti coinvolti in esperienze di ASL, più di un milione, costruisce una massa critica che implica un cambiamento sostanziale della qualità delle esperienze.
Prima ancora di scendere in piazza, la Rete degli studenti medi ha presentato alla Camera il report delle interviste fatte a 4.000 iscritti[2] alle classi quarte degli istituti secondari, prevalentemente liceali (55%). La valutazione è positiva per il 48% di loro, è fortemente critica per il 33%: emergono difficoltà delle scuole a far seguire tutti i ragazzi dai rispettivi tutor e, soprattutto, solo una azienda su quattro ha dimostrato attenzione a creare il contesto di apprendimento/lavoro giusto per lo studente in ASL. Gli studenti che hanno risposto positivamente alla domanda sulla pertinenza/coerenza/orientatività dei percorsi rispetto alle loro attitudini e al loro indirizzo di studi sono quasi tutti iscritti agli istituti tecnici e professionali, dove l’alternanza scuola-lavoro è praticata da più anni esclusivamente.
È il secondo segnale importante: non vogliono svuotare l’ASL del suo vero significato di innovazione formativa, che corre necessariamente su due gambe, quella del diritto allo studio e quella dell’occupabilità dei giovani, quella degli investimenti nell’istruzione (ci sono stati, sono sufficienti?) e quella degli investimenti nel mondo delle imprese (ci sono stati, cosa hanno prodotto gli sgravi fiscali introdotti?)
Il terzo segnale è congruente: a due anni dall’introduzione dell’obbligatorietà non è possibile avere qualità delle esperienze senza la Carta dei diritti e dei doveri, e senza un Codice etico delle strutture accoglienti.
E qui gli studenti chiedono alle scuole di avere più coraggio nell’insistere per la co-progettazione delle esperienze in ASL, perché l’Italia delle tante regioni e delle diverse realtà produttive, per uscire dalla crisi economica ha bisogno di portare tutti loro al diploma e molti di loro alla laurea.
[1] La definizione completa viene ripresa dal Parere del Consiglio di Stato in Sezione Consultiva n. 01486 del 5 settembre 2017, per specificare i due oggetti del Regolamento.
[2] C. Zunino in Repubblica.it del 13 ottobre 2017.
Per finalità di monitoraggio è istituito l’Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica, che presenta alle DG Ordinamenti e Personale un'illustrazione annuale sullo stato di attuazione della direttiva sulla valutazione dei dirigenti. Alla fine del primo triennio di applicazione presenta una relazione finale al Ministro.
In attuazione dell'articolo 12 della direttiva del 18 agosto 2016, n. 36, con decreto 25 maggio 2017 prot. n. 316 il Miur ha istituito l'Osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza scolastica, con la finalità di promuovere la partecipazione attiva dei dirigenti scolastici al procedimento di valutazione e, in particolare, per la revisione e il rafforzamento della metodologia e degli stessi strumenti di valutazione entro il triennio di prima applicazione. L'Osservatorio svolge i seguenti compiti:
L'Osservatorio, presieduto dal Direttore generale della Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, Carmela Palumbo, è composto da 17 membri: 9 tra Direttori generali e Dirigenti Miur, 6 membri designati delle organizzazioni sindacali, Anna Maria Ajello e Giovanni Biondi, Presidenti rispettivamente di Invalsi e Indire.
Tutti i Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali e le Associazioni professionali di categoria partecipano alle riunioni per l'analisi e l'approfondimento di temi di particolare rilevanza e complessità.
L'Osservatorio dura in carica tre anni. La partecipazione all'Osservatorio è onorifica. Ai componenti non spettano compensi, indennità, gettoni di presenza o emolumenti comunque denominati. È altresì escluso il rimborso delle eventuali spese sostenute per la partecipazione ai lavori, che sono a carico di ciascun componente.
Pubblicati da parte del Miur il decreto e l’allegato tecnico concernenti le nuove regole che definiscono l’organizzazione, il funzionamento, nonché la consultazione dei dati contenuti nell’Anagrafe nazionale degli studenti.
L'Anagrafe nazionale degli studenti, costituita presso il Miur, opera il trattamento dei dati sui percorsi scolastici, formativi e di apprendistato degli alunni, per sostenere e vigilare la realizzazione e l'assolvimento del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, ed è utilizzata anche per l'adempimento dei compiti istituzionali del Ministero e come supporto per la valutazione del sistema scolastico, nonché come strumento di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica.
L'Anagrafe contiene i dati degli alunni frequentanti le scuole di ogni ordine e grado, inclusi i dati sulla valutazione e quelli degli alunni dell'infanzia e dei centri territoriali per l'istruzione degli adulti. Acquisisce altresì dalle istituzioni scolastiche e formative i dati sensibili e giudiziari degli studenti e altri dati utili. Contiene inoltre, in una partizione separata, i dati indispensabili a rilevare lo stato di disabilità degli alunni, privi degli elementi identificativi degli alunni stessi, utili per la loro integrazione scolastica.
L'Allegato tecnico al decreto 25 settembre 2017 prot. n. 692 individua le misure idonee ad assicurare che la consultazione da parte del Miur dei dati personali degli studenti contenuti nell'Anagrafe avvenga esclusivamente in forma aggregata, o comunque con modalità che assicurino la non identificabilità dell'interessato. Nel medesimo Allegato sono altresì previste le modalità di fruizione dei dati da parte dei soggetti che provvedono alla vigilanza sull'adempimento del dovere di istruzione e formazione, nel rispetto delle competenze attribuite dalla legge e dei principi di finalità, necessità, pertinenza e non eccedenza dei dati di cui al Codice in materia di protezione dei dati personali.
I dati acquisiti all'Anagrafe sono conservati fino al termine dell'anno solare successivo alla conclusione di ogni ciclo scolastico, ad eccezione delle informazioni concernenti gli esiti finali della scuola secondaria di secondo grado, che, in attesa della realizzazione del sistema nazionale delle anagrafi degli studenti, sono conservate per un cinquantennio a decorrere dal conseguimento del titolo di studio finale, al fine di consentire alle Università la verifica dei titoli di studio autocertificati.
Le istituzioni scolastiche comunicano all'Anagrafe i seguenti dati personali relativi all'intero percorso scolastico e formativo degli alunni: dati anagrafici; codice fiscale; dati relativi al percorso scolastico; esiti dei percorsi scolastici.
I dirigenti scolastici e i coordinatori delle scuole paritarie sono responsabili in ordine all'esattezza e all'aggiornamento dei dati comunicati all'Anagrafe.
Il Miur fornisce alle scuole alcune indicazioni utili per rimodulare il PTOF, al fine di valorizzare il lavoro già svolto ed innescare una riflessione sul ciclo di pianificazione e miglioramento. È inoltre al vaglio la possibilità di mettere a disposizione strumenti di supporto e di semplificazione per rendere possibile una lettura comparata dei PTOF.
Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa disegnato dalla Legge 107/2015 è lo spazio progettuale nel quale le scuole definiscono la propria visione strategica. Attualmente i Piani triennali dell'Offerta Formativa si collocano nel secondo anno di attuazione (2016/19). Il triennio di riferimento corrisponde anche a quello di realizzazione delle azioni contenute nel Piano di Miglioramento.
Le scuole possono, entro la fine di ottobre, rivedere il Piano Triennale dell'Offerta Formativa; è utile che tale aggiornamento avvenga anche alla luce delle innovazioni introdotte dai decreti legislativi di cui all'art. 1, comma 181 della Legge 107/2015. È inoltre opportuno considerare il quadro di riferimento indicato dal Piano per l'Educazione alla Sostenibilità che recepisce i Goals dell'Agenda 2030.
La nota Miur 6 ottobre 2017, prot. n. 1830 fornisce alle scuole alcune indicazioni utili per rimodulare il PTOF, al fine di valorizzare il lavoro già svolto ed innescare una riflessione sul ciclo di pianificazione e miglioramento, apportando le integrazioni e gli adeguamenti ritenuti necessari. In particolare:
il piano di miglioramento elaborato a seguito dell'autovalutazione;
la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e ATA;
i fabbisogni dell'organico dell'autonomia;
l'introduzione di insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nel quinto anno delle scuole secondarie di secondo grado, con l'utilizzo delle quote di autonomia e degli spazi di flessibilità.
In una prospettiva di sviluppo e di maggiore connessione tra le informazioni di tutti i documenti di pianificazione, è all'attenzione dell'amministrazione la possibilità di mettere a disposizione strumenti di supporto e di semplificazione per facilitare l'esercizio dell'autonomia scolastica, per rendere possibile una lettura comparata dei Piani Triennali dell'Offerta Formativa in relazione a quegli elementi che devono essere necessariamente presenti e leggibili in modo trasversale.