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Timestamp: 2018-11-18 07:35:55+00:00
Document Index: 99725216

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 2043', 'art. 17']

Cap l’ordinamento giuridico
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CAP 2. IL DIRITTO PRIVATO E LE SUE FONTI
NORME COGENTI E NORME DEROGABILI
FONTI DELLE NORME GIURIDICHE: Per Fonti legali di produzione
LEGGI DELLO STATO E LEGGI REGIONALI
- Libro I: “Delle persone e della famiglia”
- Libro III: “Della proprietà” 
- Libro IV: “Delle obbligazioni”
- Libro V: “Del lavoro” 
CAP 5. I CONFLITTI DI LEGGI NELLO SPAZIO: IL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO
CAP 6. LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE: IL RAPPORTO GIURIDICO
SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE ATTIVE
CAP 1. L’ORDINAMENTO GIURIDICO:
Ogni società, ossia ogni aggregazione di persone con un medesimo scopo, non può vivere senza un complesso di regole volto a disciplinare i rapporti tra i componenti della società stessa. Affinché un gruppo sia “organizzato”, è necessario che vi siano Regole di condotta che ogni individuo deve seguire, ossia regole obbligatorie e stabilite da appositi organi competenti; qualora l’organizzazione non è più in grado di funzionare e di far rispettare le norme, deve concludersi che la collettività si è sciolta. Il sistema di regole appena descritto è riassumibile con un solo termine: Ordinamento giuridico (da notare il riferimento a “ordine”  senza l’ordinamento si avrebbe il “disordine”). Il complesso di norme da cui è costituito ciascun ordinamento giuridico rappresenta il “Diritto positivo” di quella società; da sempre è inoltre riconosciuta l’idea di un “Diritto naturale”, inteso come matrice di princìpi eterni e universali.
Tra tutte le forme di collettività, gode di una maggiore importanza la Società politica. L’organizzazione della comunità politica mira ad impedire le aggressioni tra gli stessi componenti del gruppo (minaccia di sanzione) e a potenziare la difesa dell’intera collettività contro i pericoli esterni, promuovendo in ogni caso il benessere non del singolo individuo ma dell’intera comunità. Tralasciando le innumerevoli forme di società politiche, ci si sofferma in particolare su quella moderna più diffusa: lo Stato. Questo si identifica con una Comunità di individui (cittadini di quello Stato) stanziata in un certo Territorio (circoscritto da precisi confini), sul quale si impone la Sovranità dello Stato stesso: il tutto è organizzato da un Ordinamento giuridico “originario” (ossia indipendente). Da non dimenticare però è la presenza di altri ordinamenti Internazionali, come ad esempio quello dell’Unione Europea: l’art. 10 della Costituzione Italiana, ad esempio, afferma che “l’ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale”, mentre l’art. 11 stabilisce delle “Limitazioni di sovranità” rispetto alle norme internazionali, ovvero si pone ad un livello inferiore rispetto al diritto internazionale (a meno che quest’ultimo non vada a ledere i principi costituzionali).
IL DIRITTO: Il Diritto è il Potere di fare qualcosa, concesso dalla legge quando l’interesse è meritevole di tutela, ossia quando l’interesse è Lecito/Conforme alla legge. Il diritto di proprietà su un oggetto implica il riconoscimento di poteri/facoltà del proprietario, facoltà come il Godimento, il Non utilizzo, il Venderlo o Regalarlo – ossia Cederlo. Il Diritto può essere inteso in senso
- Soggettivo: potere riconosciuto dalla legge per la soddisfazione di un interesse personale, purché quest’ultimo sia lecito;
- Oggettivo: Norma di diritto, ossia una regola di fonte statuale che impone la doverosità / l’obbligo di un comportamento. Il Comportamento è Positivo-Commissivo quando impone il Dover fare qualcosa, mentre è Negativo-Omissivo quando impone il Non dover fare qualcosa.
Ciascuna delle regole che compongono l’Ordinamento giuridico si chiama “Norma giuridica” (in quanto appartenente allo “ius”), ed è dotata di autorità. I fatti produttivi di norme giuridiche si chiamano “Fonti”. Una norma è un “periodo ipotetico”, un enunciato prescrittivo che si compone della previsione di un accadimento eventuale e di una conseguenza giuridica, la quale deriva dal concreto verificarsi dell’evento prefigurato (dalla norma stessa). La “Fattispecie” è la parte della norma che descrive l’evento che intende regolare: può essere “Astratta” (fatti non realmente accaduti ma descritti ipoteticamente da una norma, la quale indicherà cosa deve verificarsi affinché si produca una conseguenza giuridica) e “Concreta” (fatti realmente verificatisi); può essere poi “Semplice” (quando è composta di un solo fatto) e “Complessa” (quando è costituita da una pluralità di fatti giuridici). Non bisogna confondere il concetto di Norma giuridica con quello di “Legge”: quest’ultima, infatti, è un atto normativo scritto, che nell’ordinamento italiano è elaborato da organi a ciò competenti. E’ quindi possibile affermare che “la legge contiene le norme”.
Generalità e Astrattezza: Tradizionalmente si insegna che caratteri essenziali della Norma giuridica sono la Generalità e l’Astrattezza: per Generalità si intende che la legge non deve essere dettata per singoli individui, bensì per tutti i “consociati”, e quindi è rivolta a tutti;
per Astrattezza, invece, si intende che la legge non deve essere dettata per specifiche situazioni concrete, bensì per situazioni individuate ipoteticamente (fattispecie astratte, come detto in precedenza), cioè ha caratteristiche comuni per essere applicata nei casi generali che prevede (caratteristiche comuni sul piano reale e concreto). Riassumendo, quindi, la Norma ha lo scopo di regolare una serie indeterminata di casi futuri ipotetici ed eventuali, e si applica a chiunque si trovi nella situazione prefigurata dalla norma.
Eguaglianza e Imparzialità: Il Principio di eguaglianza (art. 3 Cost ita), secondo il carattere “Formale”, afferma che tutti i cittadini (anche stranieri) hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione ecc. Secondo invece il carattere “Sostanziale”, il Principio di eguaglianza impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Il criterio dell’Imparzialità, invece, è l’obbligo di applicare le leggi in modo eguale, senza arbitrarie differenziazioni di trattamento a favore o a danno dei singoli interessati (“la legge è uguale per tutti”).
Le norme giuridiche si caratterizzano per il fatto di possedere il “Potere coercitivo”, o comunque per essere garantite dalla predisposizione (per l’ipotesi di trasgressione) della comminatoria di una “Pena”, cioè di una “Sanzione”. Ciò significa che per ogni trasgressione di una norma, è prevista una reazione dell’ordinamento (es. il risarcimento di un danno).
CAP 2. IL DIRITTO PRIVATO E LE SUE FONTI:
Se il Diritto pubblico disciplina l’organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici, regolando la loro azione, ed impone ai privati il comportamento che sono tenuti a rispettare per finalità pubbliche, il Diritto privato invece disciplina piuttosto le relazioni interindividuali, sia dei singoli che degli enti privati, lasciando alla iniziativa personale anche l’attuazione delle singole norme. Si chiama “Privato” perché è un diritto che il singolo segue senza trovarsi di fronte a un potere pubblico, operando su un piano di eguaglianza con altri individui. Ovviamente, non tutto ciò che riguarda soggetti pubblici, beni pubblici, attività pubbliche, appartiene solo al diritto pubblico: infatti, i soggetti pubblici possono operare anche “Iure privatorum”, come ad esempio le scuole private, che svolgono comunque servizi di pubblico interesse (si veda il confine sottile tra il diritto pubblico e quello privato). Inoltre, è da aggiungere che spesso un medesimo fatto è disciplinato sia da norme di diritto pubblico che da norme di diritto privato: l’investimento di un pedone da parte di un automobilista fa scattare sia la sanzione penale per lesioni colpose sia la sanzione civile del risarcimento del danno.
NORME COGENTI E NORME DEROGABILI: Le norme di diritto privato si distinguono in Derogabili (o dispositive) e Inderogabili (o cogenti). Sono Inderogabili quelle norme la cui applicazione è imposta dall’ordinamento, a prescindere dalla volontà dei singoli; sono Derogabili, invece, le norme la cui applicazione può essere evitata mediante un accordo degli interessati. Naturalmente, anche l’osservanza delle norme privatistiche inderogabili richiede, in caso di violazione, l’iniziativa del singolo, non essendo compito degli organi pubblici far rispettare le norme di diritto privato. Così, ad esempio, qualora un lavoratore subordinato abbia previamente rinunciato all’aumento di retribuzione per le ore di lavoro straordinario, soltanto l’interessato resta arbitro di decidere se denunciare l’invalidità dell’accordo e pretendere la maggior retribuzione che gli è garantita dalla legge.
FONTI DELLE NORME GIURIDICHE:
Per Fonti legali di produzione delle norme giuridiche si intendono gli Atti e i Fatti che producono diritto. Le Fonti di cognizione sono invece i documenti e le pubblicazioni ufficiali da cui si può prendere conoscenza del testo di un atto normativo (es. Gazzetta Ufficiale). Le fonti possono poi distinguersi in Materiali (atti o fatti produttivi di norme generali ed astratte) e Formali (atti o fatti idonei a produrre diritto, a prescindere dal contenuto della fattispecie). Ogni ordinamento deve stabilire “ante omnia” i valori gerarchici delle norme: in Italia, la gerarchia delle fonti è un ambito in continua evoluzione sin dal 1900. Ad oggi, ossia con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, la gerarchia delle fonti interne è così ricostruita:
1) Princìpi supremi o fondamentali, da cui derivano i diritti inviolabili.
2) Disposizioni della Carta costituzionale e delle leggi di rango costituzionale.
3) Leggi statali ordinarie e le altre fonti.
LA COSTITUZIONE: La Costituzione regola il procedimento di formazione delle leggi, stabilendo la disciplina degli atti normativi e limitando l’attività del legislatore. Infatti, i princìpi supremi enunciati dalla Costituzione costituiscono limiti al potere del legislatore costituzionale. Una legge ordinaria dello Stato non può né modificare la Costituzione (o altra legge di rango costituzionale) né avere un contenuto che vada in contrasto con norme costituzionali. A presidio di questa rigidità della nostra Costituzione interviene la Corte costituzionale
LEGGI DELLO STATO E LEGGI REGIONALI: Le leggi statali ordinarie sono approvate dal Parlamento con una particolare procedura disciplinata dalla Costituzione. Esse possono modificare o abrogare qualsiasi norma non avente valore di legge, e possono essere a loro volta abrogate con referendum popolare. Di recente innovazione invece è il ruolo delle Leggi regionali e il loro rapporto con quelle statali: l’art. 117 della Costituzione italiana definisce le relative competenze; lo Stato ha potestà legislativa esclusiva in materie come la giurisdizione, le norme processuali, l’ordinamento civile e penale, la giustizia amministrativa. Le materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato sono quindi attribuite alle Regioni.
I REGOLAMENTI: Subordinate alle leggi vi sono tante altre fonti i diritto, come i Regolamenti e le Consuetudini. I regolamenti sono fonti secondarie del diritto, e possono essere emanati dal Governo, dai ministri e da autorità amministrative non statali. Hanno contenuto normativo in quanto pongono norme generali ed astratte. I regolamenti disciplinano l’organizzazione e il funzionamento dei pubblici uffici, regolano specifiche materie in forza di una delega o autorizzazione contenuta in una legge.
LE FONTI COMUNITARIE: Le fonti normative di matrice comunitaria si distinguono in:
1) Regolamenti: contengono norme applicabili dai giudici dei singoli Stati membri, come se fossero leggi dello Stato. Nel caso italiano, in caso di contrasto tra un regolamento e una legge interna, prevarrà il regolamento di matrice comunitaria (artt. 10, 11 Cost. Ita.).
2) Direttive: si rivolgono agli organi legislativi degli Stati membri e hanno lo scopo di armonizzare le legislazioni interne dei singoli Paesi. Le direttive devono però essere attuate mediante l’emanazione di apposite leggi. Uno Stato che si renda inadempiente all’obbligo di attuare una direttiva entro il termine previsto dalla stessa direttiva, può essere sanzionato dagli organi comunitari.
LA CONSUETUDINE: Una consuetudine è tale quando ricorrono la Ripetizione costante di un certo comportamento per un tempo protratto; un Atteggiamento di osservanza di quel comportamento ritenuto doveroso (opinio iuris sive necessitatis); la Prassi (diuturnitas) di quel determinato comportamento; la forma Non scritta (infatti, la consuetudine è tale poiché non è scritta, anche se ultimamente alcune norme consuetudinarie sono state codificate). Esistono tre tipi di consuetudine:
1) Secundum legem: operano in accordo con la legge, facendo rinvio agli usi esistenti in materia.
2) Praeter legem: operano al di là della legge, relativamente a materie non disciplinate da finti normative scritte.
3) Contra legem: quelle che si pongono contro la legge.
IL CODICE CIVILE:
Nella storia moderna, intorno al 1700, ha assunto importanza rilevante il movimento per la codificazione, sia in campo costituzionale (Dichiarazioni dei diritti dell’uomo approvate in Francia nel periodo della Rivoluzione francese – Costituzione americana del 1787 ecc.), sia nel campo del diritto privato. In ogni caso, sappiamo che l’idea di codice è storicamente un prodotto dell’Illuminismo (infatti i Codici civili odierni sono nipoti del Codice napoleonico ottocentesco). Il Codice civile, nei paesi di diritto scritto (non common law), riveste un ruolo di centralità nel sistema del diritto privato, regolando i soggetti fisici e giuridici, i beni (es. la proprietà), l’attività (es. il contratto). Il primo grande codice di diritto privato risale all’età moderna, ed è il Codice Napoleone del 1804, sorto dall’ideologia della Rivoluzione francese: la maggior parte dei codici emanati successivamente in altri Paesi è di stampo Napoleonico, come ad esempio quello del Regno d’Italia, emanato nel 1865 e per larga parte ispirato al codice francese. Il codice civile in Italia è stato modificato più volte a partire dal 1942 in poi.
In generale, il Codice Civile contiene punti di riferimento normativo volti a regolare e quindi disciplinare i rapporti tra Privati. Quello italiano è diviso in sei “libri”, ognuno dei quali regola una precisa area/materia:
- Libro I: “Delle persone e della famiglia”  Le persone sono soggetti fisici (persona in sé, l’individuo) e giuridici (ente astratto che rappresenta una congregazione di persone fisiche unite da uno stesso interesse). La Famiglia è fondata sull’Atto matrimoniale.
- Libro II: “Delle successioni”  Subentro a causa di morte: fenomeno di subentro, per il quale il figlio succede al genitore (es. quando il genitore muore, il figlio diventa l’erede: successione per decesso – il genitore morto diventa “De cuius”); Subentro a causa di contratto tra vivi (inter vivos): la successione può avvenire anche tramite Contratto (es. il diritto di proprietà può essere ceduto attraverso un contratto).
- Libro III: “Della proprietà”  La proprietà è un Diritto su una Cosa, ossia un Diritto reale (res: cosa), ma è diversa dal Possesso e dalla Detenzione. Infatti, la Proprietà riguarda un Diritto su un bene, mentre il Possessore o il Detentore non sono titolari di un diritto su quel bene (es. depositando l’automobile in un parcheggio, il proprietario del garage è il Depositario, quindi diventa il Detentore. Questo non può usufruire dell’automobile poiché non ne ha i diritti, ma ha un Potere, ossia la “Situazione di detenzione”).
Il Libro III parla anche dell’Usufrutto: è quando si diventa titolari di un Diritto Reale su una cosa altrui, limitatamente al tempo indicato sul contratto.
- Libro IV: “Delle obbligazioni”  Obbligazioni da contratto: comportamento obbligatorio di fare / non fare / dare qualcosa; l’obbligazione lega due o più persone (Creditore e Debitore, quest’ultimo legato al primo da rapporto obbligatorio). Obbligazioni da fatto illecito: l’art. 2043 del Codice civile afferma che “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno” (dare pecunia).
- Libro V: “Del lavoro”  In materia del Diritto commerciale.
- Libro VI: “Della tutela dei diritti”.
CAP 3, 4. L’EFFICACIA TEMPORALE, L’APPLICAZIONE E L’INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE:
ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE: La Legge è in grado di dettare obblighi soltanto dal momento della sua entrata in vigore, e non ha quindi effetto retroattivo (a parte le leggi interpretative, che servono a chiarire il significato di norme antecedenti, e a parte ulteriori singoli casi). A tale scopo è necessaria l’Approvazione da parte delle due Camere; la Promulgazione della legge da parte del PdR; la Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica; un Periodo di tempo (vacatio legis) che va dalla pubblicazione all’entrata in vigore della legge. Con la pubblicazione, la legge diviene conosciuta e obbligatoria per tutti, anche per chi non ne abbia conoscenza (ignorantia iuris non excusat).
ABROGAZIONE DELLA LEGGE: L’Abrogazione di una legge avviene in diversi modi:
- mediante una legge Posteriore che dichiari espressamente o tacitamente quella anteriore;
- mediante la Deroga, la quale cambia il valore della norma, facendola restare in vigore;
- mediante Referendum popolare, ossia attraverso un grande numero di voti popolari;
- mediante Illegittimità costituzionale: in questo caso la legge sarà annullata “ex tunc” (effetto retroattivo).
APPLICAZIONE DELLA LEGGE: L’Applicazione della legge è la concreta realizzazione di quanto è ordinato dalle regole che compongono il Diritto dello Stato. L’applicazione consiste ad esempio nell’effettiva creazione degli organi previsti e nel loro funzionamento, oppure nel non fare ciò che è proibito e viceversa. È compito dello Stato curare l’applicazione delle norme di diritto pubblico, mentre l’applicazione delle norme di Diritto privato non è imposta in modo autoritario, ma è lasciata alla prudenza e al buon senso dei singoli.
INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE: Interpretare un testo normativo non vuol dire solo “accertare-conoscere” quanto il testo esprima, bensì anche “decidere” cosa si ritiene che il testo effettivamente possa significare. Non è vero, quindi, che esiste una sola interpretazione esatta: possono esservi letture plurime, tra le quali l’interprete sceglie la soluzione più opportuna. Ciò avviene, ad esempio, perché i vocaboli utilizzati nel testo possono avere più di un significato. Ai fini dell’interpretazione, quindi, interviene l’individuazione della norma da applicare al caso, l’integrazione della legge, l’analisi dei comportamenti da regolare ecc. Ma quali sono gli organi che svolgono l’attività interpretativa? Dato che l’attività interpretativa è libera a chiunque (interpretazione dottrinale), questa assume valore vincolante soltanto quando sia compiuta dai Giudici dello Stato nell’esercizio della loro funzione (interpretazione giudiziale), e quando sia compiuta dal Legislatore (interpretazione autentica) che emana disposizioni per chiarire il significato della legge.
CAP 5. I CONFLITTI DI LEGGI NELLO SPAZIO:
IL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO: Il diritto vigente in ciascun ordinamento si applica a tutti, cittadini e stranieri, che si trovino nel territorio ove quell’ordinamento è in vigore, così come all’estero ogni persona è soggetta necessariamente alle leggi locali: ciò non vale per il Diritto Privato. Infatti, per i rapporti di diritto privato, si pone il dubbio di quale debba essere l’ordinamento competente a regolarli (es. un italiano sposa una francese, uno straniero acquista beni in Italia ecc.). In ciascun Paese, pertanto, vengono elaborate norme di Diritto internazionale Privato, regole che stabiliscono quale tra varie leggi nazionali vada applicata in ogni singolo caso: non si tratta comunque di un vero e proprio diritto internazionale, poiché ciascun ordinamento stabilisce il proprio “diritto internazionale privato”, ognuno dei quali produce regole che si limitano ad individuare a quale ordinamento si debba fare riferimento per stabilire come quel rapporto vada disciplinato. In tal modo, è possibile che un giudice italiano (es.) decida una controversia applicando un ordinamento giuridico straniero (attraverso un semplice “rinvio” a quella norma). L’importanza del diritto internazionale privato è notevolmente cresciuta nel tempo e le sue applicazioni sono diventate molto frequenti.
IL TRATTAMENTO DEGLI STRANIERI: Quanto al trattamento giuridico degli stranieri, bisogna distinguere tra i “Cittadini comunitari” e quelli “Extracomunitari”. Per i Cittadini comunitari si applica l’art. 17 del Trattato istitutivo della Comunità europea, che ha introdotto la Cittadinanza dell’Unione: ciò significa che ad essi va riconosciuto pieno diritto di circolazione e soggiorno in tutti gli Stati membri e il godimento degli stessi diritti civili attribuiti al cittadino nazionale, con anche alcuni diritti politici. Per quanto riguarda invece gli Extracomunitari, è molto difficile inquadrare una disciplina, poiché è materia di costante modificazione: in ogni caso, ai cittadini extracomunitari è applicabile il “Diritto d’asilo” e l’”Inammissibilità della estradizione per reati politici”, oltre ovviamente ai diritti fondamentali della persona umana.
CAP 6. LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE:
IL RAPPORTO GIURIDICO: Il rapporto giuridico è la relazione tra due soggetti, regolata dall’ordinamento giuridico. Il Soggetto Attivo è colui al quale l’ordinamento giuridico attribuisce il potere (es. di pretendere il pagamento - diritto soggettivo); il Soggetto Passivo è colui a carico del quale sta il dovere (es. di pagare). Le persone tra cui intercorre un rapporto giuridico sono dette “Parti” (ad es. di un accordo-contratto); chi invece non è “parte”, è “Terzo”, e quest’ultimo non è assolutamente toccato dagli effetti del rapporto giuridico tra le parti.
SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE ATTIVE: Innanzitutto, è necessario ricordare la definizione di “Diritto soggettivo”. Questo, infatti, è il Potere di Agire, da parte del Titolare di quel diritto, per il soddisfacimento di un proprio interesse individuale, protetto dall’ordinamento giuridico (purché tale interesse sia lecito). L’Interesse è qualsiasi bene, vantaggio, utilità, che costituisce l’obiettivo/movente dell’agire di un soggetto (si chiama “interesse legittimo” qualora i rapporti siano tra privato e pubblici poteri). Come da titolo, esistono diverse “situazioni soggettive”, come:
- Potestà e uffici: in alcuni casi, il “potere di agire” viene usato per interesse verso un’altra persona, come ad esempio i Genitori con i Figli. L’esercizio della potestà, infatti, deve sempre ispirarsi al fine della cura dell’interesse altrui. Questi poteri vengono chiamati “Potestà e uffici”.
- Facoltà: sono manifestazioni del diritto soggettivo che non hanno carattere autonomo, ma sono in esso comprese. È il potere di escludere gli altri dal godimento della cosa.
- Aspettativa: è una “posizione di attesa” verso un determinato diritto. Ad esempio, un individuo potrà beneficiare dell’eredità soltanto quando avrà ottenuto la laurea: il soggetto sa che avrà il diritto di eredità, ma nel frattempo è in “Aspettativa”.
- Status: lo Status è una qualità giuridica che si ricollega alla posizione dell’individuo in una collettività.
DIRITTI ASSOLUTI, RELATIVI e POTESTATIVI: I diritti soggettivi possono essere Assoluti, Relativi e Potestativi.
- Per quanto riguarda i diritti Assoluti, essi garantiscono al titolare dei medesimi un potere che egli può far valere verso tutti (erga omnes). Sono Assoluti, oltre che fondamentali, i “Diritti di Personalità”, ossia i diritti all’integrità fisica, al decoro, al nome, all’immagine, e sono tutti “non cedibili” e “inestinguibili” (durano fino alla morte);
- i diritti Relativi, invece, assicurano al titolare un potere che egli può far valere solo nei confronti di una o più persone determinate (es. la Banca, che è creditore, impone al suo debitore la restituzione del prestito), ossia di soggetti individuati. In ogni caso, si parla di Diritti Reali (dal latino “res” – “cosa”), cioè diritti su una cosa.
- I diritti Potestativi (da non confondere assolutamente con la potestà genitoriale) consistono nel Potere di operare il mutamento della situazione giuridica di un altro soggetto. È qui che entra in ballo anche la “Soggezione”, cioè quello stato in cui un soggetto deve soltanto aspettare la decisione di un altro individuo. Per fare un esempio, si prendano in considerazione due presidenti di due diverse squadre di calcio: il Presidente della squadra 1 invita il Presidente della squadra 2 ad acquistare un suo giocatore a determinate condizioni (prezzo, tempo per decidere ecc.)  il Presidente della squadra 2 ha un periodo di tempo per decidere se acquistarlo o no, e nel frattempo il Presidente della quadra 1 sarà quindi in uno stato di “Soggezione”, ossia dovrà aspettare la decisione del Presidente della squadra 2. Il titolare del Diritto potestativo (in questo caso il Presidente della squadra 2) ha quindi il potere di modificare la realtà giuridica, incidendo sulla sfera soggettiva altrui.