Source: https://www.laleggepertutti.it/141629_liberta-di-manifestazione-del-pensiero-e-lart-21-costituzione
Timestamp: 2018-07-23 12:02:35+00:00
Document Index: 18927404

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 137', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 39', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 39']

Libertà di manifestazione del pensiero e l'art. 21 Costituzione
Professionisti Libertà di manifestazione del pensiero e l’art. 21 Costituzione
Limiti alla libertà di manifestazione di pensiero, libertà e pluralismo dell’informazione, la televisione.
1 Cosa stabilisce l’articolo 21 Costituzione?
4 Limiti alla libertà di manifestazione del pensiero
5 I reati di opinione
6 La libertà e il pluralismo dell’informazione
7 La radiotelevisionee
Tale libertà è sancita dall’art. 21 della Costituzione che garantisce ad ogni individuo («tutti») la facoltà di divulgare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, cioè di poter liberamente comunicare con i propri simili [1].
È stato l’art. 11 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 26 agosto 1789 a definire quanto segue: «la libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge».
La garanzia della libertà di pensiero e della sua manifestazione costituisce una condizione imprescindibile per la stessa vita e sopravvivenza di un regime democratico perché assicura la formazione di un libero convincimento personale da parte di ciascun cittadino e di una opinione pubblica libera e criticamente fondata e, perciò, è considerata la «pietra angolare» della democrazia.
È significativo, infatti, che la libertà maggiormente violata dai regimi autoritari sia proprio la libertà di manifestazione del pensiero, che viene compressa soprattutto attraverso la censura politica e il controllo di stampa, radio e TV, mezzi di comunicazione di massa tradizionalmente più diffusi utilizzati per diffondere le idee.
La manifestazione del pensiero (art. 21) si distingue dalla comunicazione del pensiero (art. 15 Cost.) in quanto:
— con la manifestazione il soggetto intende diffondere il proprio pensiero divulgandolo ad una pluralità di soggetti (es. attraverso un libro);
— la comunicazione, tutelata nell’art. 15, è invece la trasmissione del proprio pensiero ad una o più persone determinate (es. attraverso un telegramma).
– la riservatezza e l’onorabilità della persona: in base agli artt. 2 e 3 Cost., il diritto di ciascuno a manifestare il proprio pensiero non deve essere esercitato in modo tale da ledere la dignità, l’onore, la privacy altrui.
Peraltro, il codice in materia di protezione della privacy (all’uopo è stato istituito il «Garante della privacy») tende a ridurre l’impatto delle regole dettate a garanzia della riservatezza sull’esercizio dell’attività giornalistica, escludendo tale attività da alcune delle limitazioni previste in generale per il trattamento dei dati personali e anche di quelli sensibili, pur nel rispetto dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico e ferma restando la possibilità di trattare i dati relativi a circostanze o a fatti resi noti direttamente dall’interessato o attraverso suoi comportamenti in pubblico (art. 137 D.Lgs. 196/2003);
– il buon costume: secondo la dottrina prevalente devono considerarsi vietate, a norma dell’art. 21 ult. comma Cost., quelle manifestazioni di pensiero che, secondo il sentimento medio della collettività, offendono il comune senso del pudore e la pubblica decenza; non si deve, comunque, tenere conto solo della cd. prevalente «morale corrente» (come afferma il codice civile), in quanto in tal caso si penalizzerebbe astrattamente la libertà di pensiero anticonformista, tutelata, comunque, dall’art. 21 (BARBERA, FUSARO) finché tale particolare forma di pensiero non apra la strada al malcostume e alla perversione;
– il segreto giudiziario: per garantire il buon andamento dell’amministrazione della giustizia e per proteggere la reputazione degli imputati, è vietata la pubblicazione degli atti che, per previsione legislativa, sono destinati a rimanere segreti. Pertanto, non sussiste un segreto generalizzato ed assoluto per ciò che attiene alla fase delle indagini preliminari, bensì l’individuazione puntuale di atti e documenti secretati e la previsione del venir meno della secretazione nel momento in cui l’imputato acquisisca il diritto di venirne a conoscenza;
– il segreto di Stato: in base all’art. 39 della L. 3 ottobre 2007, n. 124 sono coperti dal segreto di Stato, atti, documenti, notizie, attività la cui divulgazione potrebbe recar danno alla sicurezza dello Stato democratico. Il segreto di Stato può essere imposto a tutela di interessi militari, diplomatici o di sicurezza. È il Presidente del Consiglio che ha la competenza a decidere in via esclusiva sull’opposizione del segreto all’autorità giudiziaria;
– l’apologia di reato: come ha affermato la Corte costituzionale (sent. 65/1970), l’apologia non costituisce una forma di manifestazione di pensiero, ma rappresenta solo un comportamento che suscita un sentimento ostile che, come tale, è idoneo a provocare delitti e pertanto non è ammissibile nel nostro ordinamento.
Sono rappresentati da alcune figure criminali, molte delle quali dichiarate già da anni contrari alla Costituzione. In particolare, continuano ad essere considerati «reati» tutti gli atteggiamenti che varcano la soglia del solo «pensiero» e stimolano azioni positive illecite (es.: istigazione al reato,apologia di reato etc.).
Spetta a ciascun giudice, nel corso dei giudizi a lui sottoposti, valutare se la condotta concreta del singolo abbia sconfinato nell’azione positiva o si sia arrestata al solo pensiero.
La libertà e il pluralismo dell’informazione
La libertà di manifestazione del pensiero viene concretamente esercitata attraverso il libero esercizio che una eterogenea pluralità di mezzi di informazione, tra i quali rientrano la stampa, la telediffusione e la radiodiffusione, la pubblica affissione, gli spettacoli pubblici e, soprattutto, le nuove tecnologie applicate alla comunicazione (Internet etc.).
Peraltro, con la diffusione capillare di Internet e dei nuovi media, ciascun individuo può diventare editore di se stesso pubblicando e diffondendo liberamente la sua parola e il suo pensiero e il suo scritto sia in formato cartaceo che elettronico.
La manifestazione del pensiero, attraverso l’uso di tali strumenti divulgativi, rappresenta quel particolare aspetto del diritto sancito dall’art. 21 Cost., che viene denominato come «libertà d’informazione» che si articola in una pluralità di diritti: di informare, di informarsi e di essere informati.
La libertà di informazione, che rientra nella più generale libertà di manifestazione del pensiero, trova il suo fondamento costituzionale oltre che nell’art. 21 Cost., anche in tutte quelle libertà che garantiscono una scelta (in quanto per scegliere occorre prima «conoscere»), nonché nelle disposizioni che garantiscono il pieno sviluppo della persona umana (artt. 2 e 3 Cost.), l’uguaglianza dei cittadini (art. 3 Cost.) e la partecipazione all’organizzazione del Paese (art. 3, comma 2 Cost.).
Il principio della libertà di informazione deve, inoltre, considerarsi giuridicamente vigente anche per effetto dell’art. 19 della «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» (adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10 dicembre 1948) nel quale si riconosce ad ogni individuo il diritto di ricercare informazioni e notizie servendosi di qualsiasi mezzo, anche oltrepassando le frontiere nazionali (LOIODICE).
La radiotelevisionee
La disciplina fondamentale di tale mezzo di comunicazione è contenuta nel D.Lgs. 31 luglio 2005, n. 177 che istituiva il Testo unico della radiotelevisione e che, ai sensi dell’art. 1, comma 1, D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 44, reca il nuovo titolo di «testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici».
L’art. 3 del D.Lgs. 177/2005, così come modificato dall’art. 17, comma 1, lett. a), D.Lgs. 44/2010, elenca i seguenti principi fondamentali del sistema dei servizi di media audiovisivi e della radiofonia:
la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva;
la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere;
l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione;
la tutela dei diritti d’autore e di proprietà intellettuale;
l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose;
la salvaguardia delle diversità etniche e del patrimonio culturale, artistico e ambientale, a livello nazionale e locale, nel rispetto delle libertà e dei diritti, in particolare della dignità della persona, della promozione e tutela del benessere, della salute e dell’armonico sviluppo fisico, psichico e morale del minore, garantiti dalla Costituzione, dal diritto dell’Unione europea, dalle norme internazionali vigenti nell’ordinamento italiano e dalle leggi statali e regionali.
Si tratta di principi faticosamente affermatisi negli ultimi decenni, frutto di un assetto del sistema radiotelevisivo italiano che ha conosciuto una evoluzione del tutto particolare.
[1] Tale libertà, anche se trova uno specifico fondamento costituzionale per alcune libertà [es.: per la fede religiosa (art. 19), per l’arte e la scienza (art. 39, co. 1)], può e deve applicarsi a tutti i campi (politico, filosofico etc.).