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Timestamp: 2020-01-19 16:51:35+00:00
Document Index: 4376991

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4']

Parere CUN sulla programmazione delle università per il periodo 2016-2018 | ROARS
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Parere CUN sulla programmazione delle università per il periodo 2016-2018
Segnaliamo ai lettori il testo del parere CUN sulla programmazione delle università per il periodo 2016-2018. Noi ci chiediamo perché a fronte di un elenco interminabile di criticità rilevate, in particolare in relazione a definanziamento e costo standard, il parere sia comunque favorevole.
Alla Sig.Ministra
Prot.n. 0013592
OGGETTO: Parere su «Schema di decreto recante le linee generali d’indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2016-2018 e gli indicatori per la valutazione periodica dei risultati».
Adunanza del 26 maggio 2016
Vista la nota del Capo di Gabinetto, Prot. n.11815 del 6/5/2016, con la quale si trasmette per il parere di competenza lo schema di decreto recante le linee generali d’indirizzo della programmazione delle università per il triennio 2016-2018 e gli indicatori per la valutazione periodica dei risultati (attuazione dell’art. 1-ter, comma 1, del d.l. 31 gennaio 2005, n. 7 convertito dalla l. 31 marzo 2005, n. 43);
Visto lo schema di decreto con il quale sono state definite le linee generali d’indirizzo della programmazione universitaria relativa la triennio 2016-2018 e gli indicatori per la valutazione periodica dei risultati;
Visto il proprio precedente parere del 15-16/1/2013;
Condividendo, in linea di principio, l’opportunità di adottare meccanismi che incentivino il raggiungimento di obiettivi prefissati;
l’individuazione di un numero limitato di obiettivi e la definizione ex ante dei relativi indicatori per la valutazione dei risultati è una scelta condivisibile a prescindere dal giudizio di merito su tali obiettivi e indicatori;
l’introduzione dell’obiettivo “Valorizzazione dell’autonomia responsabile degli Atenei” rappresenta una prima importante presa d’atto dell’esigenza di valutare gli Atenei tenendo conto delle differenti realtà culturali, sociali e territoriali e dell’inopportunità di ridurre i criteri di valutazione a parametri applicabili in modo indifferenziato a situazioni molto diverse tra loro;
la costante decurtazione del FFO, seppur quasi interrotta con l’anno 2016, in assenza del recupero di quanto in precedenza sottratto al finanziamento del sistema, o comunque di finanziamenti aggiuntivi dedicati alla premialità e alla programmazione, mina l’efficacia di provvedimenti volti a migliorare le politiche universitarie;
è importante che la quota premiale del FFO sia contenuta nei limiti più bassi consentiti dalla normativa e che sia conservato il peso massimo ammesso per la quota base del FFO, in quanto tali azioni possono agevolare una più razionale programmazione degli Atenei in un contesto di finanziamenti non crescenti;
l’utilizzo sistematico del costo standard per studente nella determinazione della quota base nella ripartizione della quota premiale e nella definizione di numerosi indicatori appare fortemente criticabile in ragione della ormai verificata inadeguatezza del modello di calcolo. Si apprezza il rallentamento dell’incidenza di tale parametro nella determinazione della quota base ma si ritiene che in questa fase si dovrebbero sterilizzare gli effetti del costo standard su tutte le voci di finanziamento e su tutti gli indicatori in attesa della revisione del modello;
nel Yerevan Communiqué, come pure nella strategia Education and Training, gli stati firmatari si impegnano a incrementare la spesa per la formazione superiore nonché a sviluppare sistemi per l’apprendimento permanente, mentre nessuna di queste azioni è presente nello schema di DM in analisi. Per come è articolata la voce relativa alla valorizzazione dell’autonomia responsabile degli Atenei (obiettivo D), i risultati della didattica compaiono solo come scelta opzionale degli Atenei. Si ritiene invece necessario vincolare una parte della quota premiale al miglioramento della qualità della didattica, da definire in riferimento a obiettivi prefissati e valutando esiti e processi. Si suggerisce di vincolare un quarto delle risorse destinate all’obiettivo D, pari al 5% della quota premiale, ad azioni volte al miglioramento della qualità della didattica in riferimento a specifici obiettivi e indicatori individuati autonomamente dagli Atenei. I relativi indicatori, proposti dagli Atenei stessi, dovrebbero essere comunque validati dal Comitato di cui all’art. 4, comma 3. Il rimanente 15% dovrebbe essere distribuito in conformità a quanto già previsto nell’allegato 2;
è assolutamente necessaria una revisione delle classi dei corsi di studio per renderle più flessibili e aggiornarle all’evoluzione del mercato del lavoro, della società e della cultura, pur conservando gli elementi di adattabilità che già adesso (agendo sulle attività affini e sulle altre attività) in numerosi casi permettono agli Atenei di programmare corsi adeguati a svariate esigenze formative e alle necessità di collegamento con il mondo del lavoro. In particolare, per raggiungere gli obiettivi di flessibilità didattica, nella prospettiva di una revisione complessiva delle classi da effettuarsi in tempi brevi, più che dare la possibilità di aggiungere settori può essere utile sperimentare un allentamento dei vincoli sui numeri di crediti previsti obbligatoriamente negli ambiti di alcune classi, da utilizzare solo nei casi in cui non si riesca a raggiungere gli obiettivi formativi voluti usufruendo degli elementi di adattabilità già presenti nella normativa.
In merito all’articolato il CUN
l’introduzione dell’obiettivo D) “Valorizzazione dell’autonomia responsabile degli Atenei” all’art. 2, comma 1, rappresenta un elemento di novità positivo per il sistema universitario nel suo complesso;
l’attribuzione alla quota base di una quota minima del 74% nella ripartizione del FFO 2016 risulta incoerente con il dato storico (71% nel 2015) e, a maggior ragione, con quanto proposto nello schema di decreto di riparto del FFO 2016 (68,33%); tale incongruenza sembra conseguente ad una complessiva sottovalutazione del peso della quota riferita agli interventi specifici e perequativi che, a fronte di un’indicazione massima del 5% nello schema di decreto sulla programmazione triennale 2016-2018, sarà probabilmente prossima al 10% già nel 2016;
l’aumento dell’incidenza del costo standard in quota base secondo l’articolazione prevista dall’art. 3, tabella 1 e il suo utilizzo come peso all’interno dell’art. 5, comma 3 dovrebbero avvenire solo a valle di un’analisi degli effetti e di una risoluzione delle criticità riscontrate, fra cui quelle già evidenziate dal CUN nella “Dichiarazione in merito al decreto interministeriale 9 dicembre 2014, n. 893, Costo standard unitario di formazione per studente in corso” e nel “Parere sullo schema di decreto di riparto del fondo di finanziamento ordinario delle Università per l’anno 2015”;
è apprezzabile l’inserimento dell’azione a) “Azioni di orientamento e tutorato in ingresso, in itinere e in uscita dal percorso di studi ai fini della riduzione della dispersione studentesca e ai fini del collocamento nel mercato del lavoro” nell’obiettivo A “Miglioramento dei risultati conseguiti nella programmazione del triennio 2013-2015 su azioni strategiche per il sistema” di cui all’art. 4, tabella 2;
nell’attuale formulazione dell’art. 6, comma 2 appare indispensabile sopprimere la locuzione “classi affini dal punto di vista disciplinare” che non trova riscontro nella normativa, è di difficile e non univoca applicazione, ed è suscettibile di creare contenziosi. In ogni caso, l’inserimento di ulteriori SSD deve essere esplicitamente motivato e coerente con gli obiettivi specifici del corso e gli obiettivi formativi della classe: tale inserimento si configura in ogni caso come una modifica di ordinamento da sottoporre al previsto iter di approvazione. Inoltre non è motivata l’esclusione dei corsi preordinati all’esercizio delle professioni legali che rilascino titoli doppi/multipli/congiunti con Atenei stranieri, per i quali invece una maggiore flessibilità sarebbe particolarmente necessaria, stante la rigidità della normativa specifica;
in relazione all’art. 7, comma 2, appare eccessivo considerare allo stesso livello i principal investigator dei progetti ERC Starting, Consolidator e Advanced, essendo la rilevanza dei progetti quasi sempre di livello differente e comunque non soggetta a un meccanismo di verifica. Si suggerisce, quindi, che il DM n. 963/2005 non venga modificato o, in alternativa, che la modifica del comma 1 sia così formulata: “Su proposta dell’Università, tenendo conto della rilevanza del programma di ricerca, i vincitori dei programmi finanziati dallo European Research Council (ERC) “ERC Starting Grant”, “ERC Consolidator Grant”, “ERC Advanced Grant”, in qualità di “Principal Investigator” (PI), possono essere destinatari di chiamata diretta per la copertura di posti da ricercatore a tempo determinato di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge n. 240 del 2010, ovvero di professore di ruolo di II o di I fascia, purché in possesso di Abilitazione Scientifica Nazionale del corrispondente livello oppure previa valutazione positiva della commissione di Abilitazione Scientifica Nazionale”;
per quanto attiene agli indicatori per la valutazione dei risultati di cui agli allegati 1 e 2, è necessaria una loro attenta revisione al fine di renderli omogenei, coerenti fra loro, direttamente applicabili senza dubbi interpretativi (per esempio nella definizione degli anni di iscrizione ai corsi che è variamente definita nei regolamenti didattici degli Atenei), con criteri di misurazione uniformi, e facendo in modo che siano in numero congruo e tutti pertinenti agli obiettivi indicati. Si rimanda all’allegato al presente parere per le osservazioni puntuali sugli allegati 1 e 2 dello schema di DM sulla programmazione triennale 2016-2018;
l’offerta di corsi di studio non può dipendere esclusivamente dalle necessità contingenti del mondo del lavoro, peraltro difficilmente rilevabili oggettivamente, poiché caratterizzate da un complesso e non sempre ben determinato nesso causale con il titolo di studio. L’offerta è invece principalmente legata a motivazioni di carattere culturale di più ampio respiro, con un orizzonte temporale di molti anni; quindi il periodo “Con decreto del Ministro, sentita l’ANVUR, sono altresì individuate (…) Atenei stranieri” di cui all’allegato 3 deve essere espunto.
Tutto ciò premesso, si esprime parere complessivamente favorevole allo schema di decreto, a condizione che siano recepiti i rilievi in precedenza espressi.
In ogni caso, il Consiglio Universitario Nazionale ritiene inaccettabile la soluzione, accolta nell’art. 4, comma 3, di affidare la valutazione dei programmi triennali, ai fini del loro finanziamento, ad un apposito Comitato di valutazione che prevede rappresentanze del MIUR e dell’ANVUR ma non del CUN quale organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario.
Oggetto: Osservazioni sugli Allegati allo schema di decreto recante le linee generali d’indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2016-2018
VISTI gli Allegati allo schema di decreto con il quale sono state definite le linee generali d’indirizzo della programmazione universitaria relativa al triennio 2016-2018:
Allegato 1, obiettivo A, azione a), indicatore 1: la dizione “iscritto al secondo anno” può avere significati diversi a seconda dell’Università, in quanto alcuni atenei impediscono l’iscrizione al secondo anno a studenti che non abbiano soddisfatto certi requisiti o gestiscono in maniera diversa la figura dello studente ripetente. Occorre quindi sostituirla con la dizione “iscritto da due anni al corso di studio”.
Allegato 1, obiettivo A, azione a) indicatore 1: il numero di crediti acquisiti al primo anno di iscrizione dipende fortemente dal livello di preparazione iniziale dello studente, più che dalle azioni svolte dalle Università. Si segnala inoltre che alcuni studenti potrebbero cambiare corso di studio come effetto positivo (e non negativo) di un’azione di orientamento (o perché riescono a entrare in un corso a numero programmato nazionale), per cui non è corretto limitare l’indicatore ai soli studenti che non hanno cambiato corso di studi. Infine, usare come data limite il 31 dicembre impedisce di considerare gli appelli invernali degli insegnamenti del secondo semestre, falsando quindi il dato. Si suggerisce di eliminare l’indicatore o di sostituirlo con un indicatore che possa tenere meglio conto delle azioni svolte dall’Università, quale per esempio “Numero di studenti che si iscrivono per il terzo anno consecutivo a un corso di laurea o laurea magistrale a ciclo unico (L, LMCU) dell’ateneo avendo acquisito almeno 60 CFU entro il 28 febbraio dell’anno t+1 in rapporto alla coorte di immatricolati dell’ateneo nell’a.a. t-2/t-1”.
Allegato 1, obiettivo A, azione a), indicatore 2: questo indicatore può avere senso solo se riferito ai corsi di una laurea magistrale, e non ai corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico. Inoltre, occorre specificare cosa si intende per “studente iscritto con regolarità”.
Allegato 1, obiettivo A, azione a), indicatore 4: la misurazione degli anni fuori corso varia a seconda dell’ateneo; per potere applicare in maniera uniforme questo indicatore bisogna sostituire il concetto di “anni fuori corso” con “anni oltre la durata normale del corso di studi”. Inoltre atenei diversi attribuiscono in maniera diversa gli appelli di laurea agli anni accademici e spesso appelli di laurea di un anno accademico sono calendarizzati nei primi mesi dell’anno solare successivo. Si suggerisce quindi di riformulare questo indicatore come segue: “Numero di studenti che conseguono il titolo entro il 30 aprile dell’anno solare successivo al primo anno accademico seguente a quelli di durata normale del corso.” Infine l’indicatore andrebbe separato in tre indicatori, uno per ciascuna tipologia di corso di studio: laurea, laurea magistrale, laurea magistrale a ciclo unico.
Allegato 1, obiettivo A, azione a), indicatori 5 e 6: dev’essere esplicitamente indicato che in questo indicatore sono considerati anche gli studenti che hanno proseguito gli studi;
Allegato 1, obiettivo A, azione a), indicatori 7 e 8: sono indicatori di definizione e misurazione non chiara; si suggerisce di eliminarli o di indicare esplicitamente con quali modalità devono essere misurati;
Allegato 1, obiettivo A, azione a): gli indicatori proposti non paiono sufficienti a misurare l’efficacia delle azioni di orientamento sviluppate dalle Università. In linea con quanto proposto dal documento sull’orientamento approvato dal CUN il 5 aprile 2016, e in analogia con gli indicatori proposti per l’azione c) dell’obiettivo B, si propongono anche i seguenti indicatori:
percentuale di corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico per cui sono presenti delle attività formative aggiuntive obbligatorie riservate agli studenti che non superano la verifica delle conoscenze iniziali;
percentuale di studenti che, non avendo superato la verifica delle conoscenze iniziali, colmano le lacune osservate a seguito di attività formative aggiuntive obbligatorie svolte nel primo anno;
realizzazione di percorsi sperimentali di orientamento in ingresso rivolti agli studenti del quarto e quinto anno delle scuole secondarie di secondo grado, organizzati e svolti in collaborazione con i docenti delle scuole secondarie.
Allegato 1, obiettivo A, azione b): occorre distinguere i corsi che rilasciano un titolo doppio/multiplo/congiunto con atenei stranieri, o che hanno una mobilità strutturata con atenei stranieri superiore al 20%, da quelli solo erogati in lingua straniera.
Allegato 1, obiettivo A, azione b), indicatore 4: devono essere esplicitamente considerati anche gli studenti iscritti ai corsi di dottorato.
Allegato 1, obiettivo A, azione b): altri possibili indicatori potrebbero essere:
numero di docenti stranieri che tengono nell’ateneo un insegnamento o un modulo (per la laurea, laurea magistrale o il dottorato) di almeno 12 ore di lezione;
numero di dottorandi che trascorrono almeno 6 mesi del periodo di dottorato presso un’Università o ente di ricerca estero;
numero di assegnisti di ricerca e/o borsisti Marie Curie provenienti dall’estero;
numero di crediti acquisiti da studenti dell’ateneo presso Università straniere;
numero di crediti acquisiti da studenti stranieri presso l’ateneo;
numero di tirocini effettuati all’estero.
Allegato 1, obiettivo B, azione a), indicatore 1: le opinioni dei laureati si riferiscono in gran parte alla situazione precedente l’azione prevista dall’Università, quindi questo indicatore non è adatto a misurare l’efficacia dell’azione. Si suggerisce di sostituire le opinioni dei laureati con quelle degli studenti.
Allegato 1, obiettivo B, azione a), indicatori 3 e 4: questi indicatori non hanno relazione con l’azione di cui dovrebbero misurare l’efficacia, e quindi sono da rimuovere.
Allegato 1, obiettivo B, azione a): possibili indicatori alternativi potrebbero essere:
aumento percentuale della quantità di fondi (di ateneo e di ricerca) investiti per l’allestimento e le attrezzature per la didattica e la ricerca;
aumento percentuale del numero di postazioni-studente nei laboratori didattici;
numero di progetti per la produzione di materiale didattico multimediale;
numero di (o fondi investiti per) interventi per l’apprendimento permanente;
numero di (o fondi investiti per) progetti e/o interventi di sostegno atti a favorire l’inclusione e le pari opportunità a studenti con disabilità e con bisogni educativi speciali (compresi i DSA e i DSL).
Allegato 1, obiettivo B, azione b), indicatore 1: le opinioni dei laureati si riferiscono in gran parte alla situazione precedente l’azione prevista dall’Università; quindi questo indicatore non è adatto a misurare l’efficacia dell’azione. Si suggerisce di sostituire le opinioni dei laureati con quelle degli studenti.
Allegato 1, obiettivo B, azione b), indicatore 2: occorre specificare che sono considerate solo riduzioni ottenute attraverso interventi legati ad aule e laboratori.
Allegato 1, obiettivo B, azione b), indicatore 3: occorre esplicitare che ci si riferisce ai metri quadri di aule e laboratori per studente e che l’indicatore consiste nell’aumento percentuale di tali metri quadri. Occorre inoltre anche qui specificare cosa si intenda con “studente regolare”.
Allegato 1, obiettivo B, azione b), indicatore 4: questo indicatore non ha alcuna relazione con l’azione di cui dovrebbe misurare l’efficacia e quindi è da rimuovere.
Allegato 1, obiettivo B, azione b): possibili indicatori alternativi potrebbero essere:
aumento percentuale dei posti a sedere in aule di proprietà dell’ateneo;
aumento percentuale del numero di postazioni studente nei laboratori didattici;
aumento percentuale del numero di aule dotate di strumenti multimediali;
aumento percentuale della quantità di fondi (di ateneo e di ricerca) investiti per la ristrutturazione, l’ampliamento e la messa in sicurezza di aule e laboratori;
interventi effettuati per favorire l’accesso e l’uso delle aule agli studenti con disabilità.
Allegato 1, obiettivo C, azione b), indicatore 2: non è correlato con l’azione indicata, e quindi dev’essere rimosso.
Allegato 1, obiettivo C, azione c), indicatori 1 e 2: si osserva che indicatori così formulati non permettono una graduazione dei risultati ma solo una risposta sì/no, contrariamente a tutti gli altri indicatori. Si suggerisce di togliere l’indicazione precisa delle soglie da raggiungere, lasciando agli atenei l’onere di proporre delle soglie motivate, la cui congruità dovrà essere valutata in fase di valutazione dei progetti.
Allegato 1, obiettivo C, azione c), indicatore 3: anche non tenendo presente che il confronto fra i risultati della VQR 2004-2010 e quelli della VQR 2011-2014 è un’operazione complessa e non automatica, si osserva che questo indicatore è del tutto privo di correlazione rispetto alle azioni dell’Università nel periodo preso in considerazione dalla programmazione triennale e quindi dev’essere rimosso.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 2, indicatore 3: per gli stessi motivi già indicati per l’indicatore 1 dell’azione a) dell’obiettivo A dell’Allegato 1, si suggerisce di eliminarlo o di sostituirlo con un indicatore che possa tenere maggiormente conto delle azioni svolte dall’Università, quale per esempio “Numero di studenti che si iscrivono per il terzo anno consecutivo a un corso di laurea o laurea magistrale a ciclo unico (L, LMCU) dell’ateneo avendo acquisito almeno 60 CFU entro il 28 febbraio dell’anno t+1 in rapporto alla coorte di immatricolati nell’a.a. t-2/t-1”. Si segnala inoltre che questo tipo di indicatori non è applicabile alle Scuole superiori a ordinamento speciale, in quanto gli studenti iscritti a tali scuole devono necessariamente acquisire ogni anno 60 CFU.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 2, indicatore 4: occorre specificare cosa si intende con “carico didattico previsto”.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 2, indicatore 6: nel calcolo dell’indicatore devono essere esplicitamente considerati anche gli studenti di dottorato o delle scuole di specializzazione.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 2, indicatori 7 e 8: valgono le stesse considerazioni fatte per l’indicatore 4 dell’azione a) dell’obiettivo A, e per i motivi lì indicati si suggerisce di riformulare questi indicatori come segue: “Numero di studenti che conseguono il titolo entro il 30 aprile dell’anno solare successivo al primo anno accademico seguente a quelli di durata normale del corso.”
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 3, indicatore 2: per motivi analoghi si suggerisce di sostituire la formulazione “laureati regolari che nella carriera hanno acquisito almeno 15 CFU all’estero” con “studenti che, avendo conseguito il titolo entro il 30 aprile dell’anno solare seguente a quello di durata normale del corso di studio, nella carriera hanno acquisito almeno 15 CFU all’estero”.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 3, indicatore 3: studenti provenienti da atenei stranieri potrebbero anche iscriversi ad anni successivi al primo; quindi si suggerisce di rimuovere le parole “al 1^ anno”.
Allegato 2, obiettivo D, gruppo 3: per tenere presente anche la mobilità in ingresso, non solo quella in uscita, si propone di aggiungere almeno uno fra i seguenti indicatori:
il numero di studenti iscritti ad atenei stranieri che hanno acquisito crediti nell’ateneo;
il numero di crediti acquisiti da studenti iscritti ad Atenei stranieri.
Marco Atzori 14 Luglio 2016 at 12:22
Perdonate la mia totale e completa ignoranza: dal punto di vista istituzionale, un parere negativo avrebbe particolari conseguenze?
Enrico Mauro 14 Luglio 2016 at 12:56
Sembra di leggere un sofista del V a.C.: “In ogni caso, il Consiglio Universitario Nazionale ritiene inaccettabile la soluzione”, ma, “Tutto ciò premesso, si esprime parere complessivamente favorevole allo schema di decreto, a condizione che siano recepiti i rilievi in precedenza espressi”.
Forse il CUN conta sempre meno perchè accetta l’inaccettabile non accettandolo.
Paolo Biondi 14 Luglio 2016 at 14:39
Leggo nel parere CUN di “Valorizzazione dell’autonomia responsabile degli Atenei” il che mi ha fatto fare un sobbalzo sulla sedia mentre leggevo. Autonomia responsabile ma che robba è? Mi è venuto in mente immediatamente la procreazione responsabile di cui più giustamente si discetta e documentandomi ho trovato (http://www.caffarra.it/lessic01.php):
Col termine Procreazione Responsabile si intende l’insieme delle condizioni che rendono l’atto di porre le condizioni per il concepimento di una nuova persona umana un atto eticamente buono. Queste condizioni attengono alla duplice dimensione che costituisce ogni condotta umana: la dimensione interiore (in termine tecnico actus interior) e la dimensione esteriore (in termine tecnico actus exterior)…
Non ci capisco molto ma ho ricapitolato molta letteratura sull’autonomia responsabile degli Atenei – Simone F. 1993 e 2000; Froio F. 1996; Casillo et al. 2007; Zagaria C. 2007; Perotti R. 2008; Prodi P. 2013 – ed ho realizzato di una responsabilità irresponsabile tipica dell’Italian way of life. Incominciamo con la legge Gelmini 240/2010, dichiarazione della ministra sul tunnel Ginevra/Gran Sasso per i neutrini, normative MIUR/ANVUR sull’Università con requisiti quali/quantitativi cambiati nell’ambito di un anno (DM 47 30/1/2013 e DM 1059 23/12/2013), ASN/2012, ASN/2016 mediane, soglie, cambiamenti repentini degli stessi etc. etc., chiamate per chiara fama del Ministro con l’ultimo straordinario esempio di un ordinario del SSD L-LIN/01 chiamato all’Università per Stranieri di Perugia dal Ministro, sempre dello stesso SSD e sempre della medesima Università. Ma ovviamente è stato chiamato in “straordinario” un nuovo Einstein o quasi Einstein…
Per finire con il richiamo al Yerevan Communiqué del 2015 con le nuove ESG (STANDARDS AND GUIDELINES FOR QUALITY ASSURANCE IN THE EUROPEAN HIGHER EDUCATION AREA) che l’ANVUR si guarda bene di applicare e non vuole o non sa applicare.
Ma il CUN dove vive? Certo non nella Sorbona del XVI secolo, come immortalata in Gargantua e Pantagruele I, 20: Equità!? – disse Janotus – Ma non si è mai vista qua dentro! Traditori sciagurati, miserabili, voi siete i peggiori furfanti di questa terra … Avvertirò il re degli enormi abusi che tuttodì si fanno qui dentro, per vostra mano ed inganno; e ch’io sia impiccato se non vi farà bruciare tutti vivi: come sodomiti, traditori, eretici e seduttori, nemici di Dio e della virtù.
Dopo cinque secoli le cose sono profondamente cambiate: in meglio o in peggio? Per fortuna che c’è rimasto solo il CUN: Don Chisciotte contro i mulini a vento senza ronzinante e lancia spuntata… con la ministra che legifera e chiama per chiara fama nel suo SSD e nella sua Università… Viva L’Italia… l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, / viva l’Italia, l’Italia che resiste.
Giacomo Risitano 14 Luglio 2016 at 15:21
Questo CUN non le manda proprio a dire, eh! Che coraggio, che analisi, che tempestività! Aveva ragione chi mi rimproverava qualche giorno fa…il CUN in questi anni ha fatto ed ha detto, come adesso! IRONIA OFF
Giuseppe De Nicolao 14 Luglio 2016 at 22:52
Cito da un commmentatore sul nostro gruppo Facebook: «Il parere è “complessivamente” favorevole, ma “a condizione che siano recepiti i rilievi in precedenza espressi.”. Quindi, a termini di logica non lo è.»
Fermo restando che è legittimo ritenere che sarebbero stati opportuni toni meno morbidi, va anche detto che il registro linguistico di un parere espresso da un organo istituzionale come il CUN è necessariamente diverso da quello di un post di Roars. Il parere CUN, che analizza lo schema di decreto con un certo dettaglio e formula diversi rilievi, denota una lettura attenta e anche un lavoro di analisi di cui la gran parte dei colleghi non sarebbe capace. Purtroppo, temo che, oltre a non essere capaci di svolgere queste analisi, non siano nemmeno in grado di comprenderle, vuoi per pigrizia mentale vuoi per disabitudine a sforzarsi di capire qualcosa al di là dell’invettiva o dell’interiezione scritta in 60 secondi.
Giacomo Risitano 14 Luglio 2016 at 23:28
Ne invettiva, ne interiezione scritta in 60 secondi…
fausto_proietti 15 Luglio 2016 at 09:04
Il CUN non può che usare toni rispettosamente istituzionali, che sono gli unici che consentano di sperare che almeno un decimo delle documentatissime osservazioni che esprime siano prese in considerazione dal Decisore. Pareri puramente negativi sarebbero ignorati, e darebbero anzi adito ad accuse a mezzo stampa di “immobilismo baronale”, “resistenza al cambiamento”, ecc. in perfetto stile Italia anni (20)10. In sintesi, il ruolo del CUN è quello degli organismi consultivi nei regimi totalitari. I colleghi che continuano a lavorarci mi sembrano quindi degni di stima e riconoscenza.
Giacomo Risitano 15 Luglio 2016 at 11:58
Gentile Prof. Proietti, non ho mai chiesto che venissero usati toni che non fossero “rispettosamente istituzionali” comprendendo le motivazioni da lei poste. L’educazione, come ho già detto, è alla base della convivenza civile. Non ho neanche detto che i colleghi non siano “degni di stima”. Anche in questo caso, ci mancherebbe. Ho solo fatto notare, in più casi, che purtroppo “l’effetto CUN” in questi anni sulle decisioni ministeriali è stato totalmente assente. In tempi passati, il CUN aveva sicuramente più peso e più forza. Spero di essere stato più che chiaro.
Paolo Biondi 15 Luglio 2016 at 10:05
Mi scuso, ritorno sull’argomento. Il vero problema per me è l’elefantiasi normativa italiana in tutti i settori: il problema non è il CUN che fa quello che può e quello che ritiene giusto per la baracca Università, il problema sono le miriadi di norme e normette MIUR, ANVUR, Governo, Parlamento, che sono per lo più scriteriate, fatte da burocrati spesso fuori dalla realtà quotidiana che pontificano senza conoscere la realtà quotidiana degli Atenei, il cui apparato burocratico non è migliore di quello nazionale.
Leggo questa mattina in un articolo di fondo sul Messaggero (C. Nordio):
“…Questo potere … dispone a sua volta di un’arma micidiale, la proliferazione normativa: bizantina, complessa, contraddittoria, e smisurata. In Italia abbiamo centocinquantamila leggi, forse di più: chi ha cercato di contarle si è ritirato presto esausto e scoraggiato. Si tratta di un numero dieci volte superiore alla media europea… E qui torniamo al discorso di Cantone. La corruzione non nasce soltanto da un’atavica indifferenza agli interessi collettivi, e da una furbesca quanto scellerata carenza di senso civico. Nasce, e se ne alimenta, dalle opportunità che trae da questo apparato normativo stupido e colloso, che conferisce ai suoi detentori una discrezionalità che sconfina nell’arbitrio.”
Occorrerebbe assaltare le bastiglie burocratiche (MIUR ed ANVUR in primis), raderle al suolo e fondare libertà, eguaglianza e fraternità: dirlo è facile, ma poi? Distruggere è facile, costruire difficile… e prima di costruire occorre distruggere? Il CUN segue una strada istituzionale: dico la mia, e spero nella ragione e nelle argomentazioni di buon senso… mai però sono bastate ad interdire ANVUR e MIUR… o a sbarrare la strada a scelte deteriori, quasi insensate. L’elefantiasi burocratica di ANVUR e MIUR continua a crescere inarrestabile… e così l’arroganza del loro potere: io so io e tu non sei un caxxo…
acicchel 15 Luglio 2016 at 11:40
il CUN, in qualità di organismo consultivo, ed eletto democraticamente dagli universitari, è tenuto ad esprimere pareri, che però devono essere netti e precisi. Nè dare adito ad interpretazioni ambigue. Soprattutto quando si tratta di temi di interesse comune. RImane da stabilire quanto di interesse comune esprime il CUN, in quanto è composto dai settori s/d che sono del tutto anacronistici e forse andrebbero abrogati, al pari di Anvur. Vedo il CUN molto attivo quando si tratta di perorare cause ad settore, se non ad personam, e molto meno attivo e deciso quando si tratta di perorare cause che interessano tutta la comunità universitaria.