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Timestamp: 2019-07-19 06:58:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 6']

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Riforma del processo civile: vere novità o piove sul bagnato?
Viene convertito in legge, in questi giorni, il famoso D.L. n. 132 del 2014 di cui ci siamo occupati qualche tempo fa.
E’ l’occasione per qualche modifica, prima di introdurre definitivamente nel sistema il “nuovo” modello deflattivo del processo civile. Premettiamo che sono decenni che ogni Legislatore adotta soluzioni di questo tipo: cambiare il processo civile, sperando che o bene o male, dai cambiamenti fatti ad udienze e regole (quali quelle disciplinanti i termini processuali) possa scaturire più o meno in automatico un processo snello, capace di dare giustizia ai cittadini in poco tempo. Infatti, tale sarebbe l’esigenza del processo civile, un qualcosa che ci viene chiesto ormai insistentemente dalle imprese di tutto il mondo che vorrebbero investire in Italia.
Beninteso, di passi avanti se ne sono fatti già molti, dai vecchi processi che duravano vent’anni, fino a quando la parte vittoriosa non poteva soddisfare il suo diritto perchè deceduta in corso di causa; e situazioni simili, vergognose e inaccettabili. Detto questo, non si sono mai toccati più di tanto due punti chiave: organici e procedure deflattive. In realtà, le procedure deflattive (ad esempio il tentativo obbligatorio di conciliazione) non hanno mai funzionato, poiché chi si presenta davanti al Giudice ha ovviamente già tentato di accettare per sè una soluzione svantaggiosa, pur di chiudere la vertenza, ma si è trovato di fronte un muro, un po’ perchè la maggior parte delle vertenze non conciliate riguardano debiti insoluti e un po’ perchè è nota la autolesionista moda tutta italiana di “resistere” per una questione di principio, arrivando così fino ad imboccare la strada giudiziaria.
Vediamo, però, ora quali novità sembrano poter aiutare a smaltire i processi in corso, a partire dalle novità sull’arbitrato.
Anzitutto, è necessario ricordare alcuni nuovi istituti, finalizzati a smaltire l’arretrato dei processi civili. Tutto ciò si basa sul vecchio sistema di “privatizzare la giustizia”, assegnando agli avvocati, sostanzialmente, il compito di arbitri, ma potendo non solo far prevedere alle parti con clausola compromissoria che le loro liti future possono essere regolate da arbitri, quanto soprattutto individuare la possibilità di questa strada arbitrale anche in corso di causa, trasmettendo il fascicolo all’Ordine degli Avvocati per la nomina di un singolo arbitro o di un collegio a seconda del valore della causa, cioè che non superi oppure oltrepassi una certa somma (€ 100.000,00).
Gli arbitri verranno individuati nella vasta schiera di avvocati che in Italia risultano iscritti agli Albi, ma in particolare nella sottocategoria di coloro che posseggono una’anzianità di iscrizione di almeno cinque anni nell’albo dell’ordine circondariale. Il lodo che viene depositato ha valore di sentenza. E’ prevista l’adozione di un deecreto regolamentare entro novanta giorni dall’entrate in vigore della legge di conversione, proprio per attuare queste novità.
Il capo 2 del decreto legge citato, peraltro, prevede anche la vasta categoria della convenzione di negoziazione assistita dall’avvocato. Si tratta, indubbiamente, di una novità, per la quale però ci si chiede già se funzionerà o meno.
Si riporta l’art. 2 del decreto, perchè è particolarmente significativo.
1. La convenzione di negoziazione assistita da un avvocato è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati iscritti all’albo anche ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96.
7. E’ dovere deontologico degli avvocati informare il cliente all’atto del conferimento dell’incarico della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.
Notiamo subito che le parti “dovrebbero” cooperare in buona fede, anche se purtroppo la realtà dimostra che accade spesso il contrario. Nell’esperienza degli studi legali a Torino e nel resto d’Italia raramente la dialettica tra colleghi produce realmente una soluzione effettiva al problema. Molto spesso, in effetti, nel momento in cui la controparte sa per certo che il suo avversario ha le armi spuntate, sulla base dei documenti in suo possesso, non concede nulla ovvero non è disponibile a trovare alcuna forma transattiva di conciliazione, perchè spesso la logica del prendere tempo la fa da padrone. Detto questo, appare impressionante che il Legislatore fideisticamente si basi sulla “buona volontà” delle parti, quelle stesse parti che sono arrivate ai ferri corti proprio per la vicenda che le occupa.
Elemento interessante della norma, tuttavia, è quanto previsto nel comma 6, cioè il potere dell’avvocato di certificare l’autografia delle sottoscrizioni apposte sulla convenzione sotto la propria responsabilità professionale, ciò che finalmente appare un degno riconoscimento della professionalità dell’avvocatura, tanto bistrattata negli ultimi anni da assumere un ruolo quasi marginale nei percorsi di riforma legislativa della giustizia.
La forma scritta della convenzione garantisce, poi, indubbiamente la certezza del diritto.
Segue, poi, l’art. 3 con conseguenze importanti in materia di improcedibilità processuale, costringendo quindi i soggetti che vogliono promuovere il giudizio ad intraprendere la strada della convenzione di negoziazione assistita.
1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti deve, tramite il suo avvocato, invitare l’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Allo stesso modo deve procedere, fuori dei casi previsti dal periodo precedente e dall’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, chi intende proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro. L’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice quando rileva che la negoziazione assistita è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 2, comma 3. Allo stesso modo provvede quando la negoziazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la comunicazione dell’invito. Il presente comma non si applica alle controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori.
Le materie toccate sono importanti, in quanto si parla dei sinistri stradali e delle domande di pagamento inferiori ad € 50.000,00. L’improcedibilità può essere superata dal problema della mancata adesione all’invito.
I casi di esclusione sono i classici:
L’art. 6 prevede lo specifico e ormai celebre caso della “Convenzione di negoziazione assistita da un avvocato per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”.
L’avvocato della parte è obbligato a trasmettere, entro il termine di dieci giorni, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, copia, autenticata dallo stesso, dell’accordo munito delle certificazioni di cui all’articolo 5
Nel medesimo senso il comma 3 dell’art. 12:
3. L’ufficiale dello stato civile riceve da ciascuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi ovvero far cessare gli effetti civili del matrimonio o ottenerne lo scioglimento secondo condizioni tra di esse concordate. Allo stesso modo si procede per la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale. L’atto contenente l’accordo è compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento delle dichiarazioni di cui al presente comma. L’accordo tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono, nei casi di cui al comma 1, i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
Per quanto riguarda il martoriato problema delle spese legali, i Clienti solitamente vengono informati dall’avvocato che le spese dovrà pagarle la controparte, che quindi loro possono anticiparle ma verranno rimborsati. L’avvocato si tiene solitamente sul vago, proprio perchè spesso ingiustamente nessuna modifica legislativa è riuscita ad arginare il fenomeno della compensazione illegale delle spese, nel senso che spesso ci si trova “a spese compensate” nonostante la vittoria della lite. La norma introdotta con l’art. 13 sembra finalmente fornire un binario irrefutabile, nel senso di limitare in modo drastico i casi di compensazione delle spese di causa:
Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti
Circa il passaggio al rito sommario:
il giudice nell’udienza di trattazione, valutata la complessità della lite e dell’istruzione probatoria, può disporre, previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta, con ordinanza non impugnabile, che si proceda a norma dell’articolo 702-ter e invita le parti ad indicare, a pena di decadenza, nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, può fissare una nuova udienza e termine perentorio non superiore a quindici giorni per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali e termine perentorio di ulteriori dieci giorni per le sole indicazioni di prova contraria
Interessante l’art. 17 in materia di interessi legali:
Per incrementare, poi, l’efficacia del processo esecutivo (il cosiddetto “recupero crediti”) si consente di chiedere al Presidente del Tribunale di autorizzare l’Ufficiale Giudiziario ad effettuare delle ricerche ad ampio raggio nella banche dati pubbliche, al fine di individuare beni su cui il creditore potrebbe soddisfarsi:
Se l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi per provvedere d’ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520. Se i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza di cui al periodo precedente, copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro dieci giorni dal rilascio a pena d’inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente all’istanza per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520, all’ufficiale giudiziario territorialmente competente.
Quando l’accesso ha consentito di individuare sia cose di cui al terzo comma che crediti o cose di cui al quinto comma, l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.»
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino, l’8 novembre 2014.
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Separazione e Divorzio modalità rapida: novità per lo smaltimento dell’arretrato civile
Pubblicato su 6 Ott 2014 di Studio Duchemino
Il Governo sta procedendo nell’intrapresa opera di smaltimento del cosiddetto “arretrato civile” delle cause pendenti.
Le stime inquietanti sul numero di processi pendenti hanno indotto ad adottare le classiche “soluzioni privatistiche/privatizzate”, cioè meccanismi e procedimenti in cui alla giustizia erogata dallo Stato tramite i suoi apparati giudiziari si sostituisce un modello di definizione privata della controversia.
Nella materia della famiglia, appare importante analizzare il nuovo istituto dell’accordo chiamato “Convenzione di negoziazione assistita dall’avvocato” ai fini della separazione personale dei coniugi e dello scioglimento del vincolo matrimoniale (divorzio), in quanto tale strumento potrebbe in effetti in alcuni casi accelerare drasticamente i tempi per ottenere il risultato.
Relativamente al decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, che all’art. 6 prevede appunto questa nuova forma di convenzione, è intervenuta la circolare Ministero dell’Interno n. 16/14, che prevede direttive e ordini attuativi nei confronti sia degli avvocati sia dell’Ufficiale di Stato civile.
Premessa la possibilità dei coniugi di procedere con convenzione assistita dall’avvocato, che certifica la medesima con la propria sottoscrizione, tale facoltà non è invece consentita in presenza di figli minori, maggiorenni incapaci, o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
Sull’avvocato incombe poi un obbligo di comunicazione e trasmissione della convenzione entro 10 giorni, sotto pena di elevatissime sanzioni che probabilmente scoraggeranno l’istituto, invece che favorirne l’utilizzo (si parla di sanzioni fino a € 50.000,00).
Anche l’Ufficiale di Stato Civile è poi tenuto alle registrazioni del caso.
Interesse per il cittadino è conoscere sia la competenza territoriale dell’operazione, sia ovviamente il termine da cui decorrono gli anni 3 previsti come condizione del divorzio. Sotto il primo profilo si deve avere riguardo allo Stato Civile del Comune in cui si è celebrato il matrimonio civile o è trascritto quello concordatario, mentre sotto il secondo profilo la data di decorrenza dei tre anni è quella della certificazione.
Si verificherà nei prossimi mesi l’operatività dell’istituto e la sua efficacia sul campo.
Si può consultare la circolare qui: circolare ministeriale sulla convenzione di separazione assistita
Vedi gli aggiornamenti sulla separazione rapida in questo articolo: https://www.studioduchemino.com//separazione-rapida-indicazioni-operative-ai-comuni-618
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