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Timestamp: 2019-07-15 23:08:11+00:00
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Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 23918/2006
Responsabilità della casa di cura anche in caso di errore di un medico non dipendente
La responsabilità della casa di cura nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire sia all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, sia all'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario, pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato. Esiste sempre un collegamento tra la prestazione effettuata dal sanitario e la sua organizzazione aziendale, anche nell'ipotesi in cui quest'ultimo sia “un medico di fiducia del paziente”, o scelto comunque da esso.
Corte di Cassazione - Quinta sezione - sentenza n. 22789/2006
Spese mediche, sconti contenuti
In tema di imposte sul reddito, l'art. 10, comma 1, lettera b), del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, il quale prevede la deducibilità delle spese mediche necessarie nei casi di grave e permanente invalidità dei soggetti a carico del contribuente, ivi compreso il coniuge, a condizione che gli stessi non siano a loro volta titolari di reddito, detta una norma specifica, che, escludendo l'applicabilità della disciplina civilistica relativa alla comunione legale dei beni tra i coniugi, già derogata in via generale dalla previsione di dichiarazioni distinte da parte dei coniugi che siano autonomi soggetti d'imposta, non consente di portare in deduzione, sia pure "pro quota", le spese mediche sostenute dal coniuge che, indipendentemente dal regime patrimoniale di comunione legale eventualmente in atto, sia titolare di un'autonoma posizione impositiva.
Corte di Cassazione - Terza sezione civile - sentenza n. 22390/2006
Consenso, la prova al medico
Consenso informato: spetta al medico dimostrare di aver informato correttamente il paziente sulla prestazione sanitaria. Spetta al medico e alla azienda per la quale lavora dimostrare di aver adempiuto correttamente all'obbligo. Il paziente può quindi limitarsi a denunciare una scarsa conoscenza della prestazione.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 22398/2006
Il segreto professionale costituisce un dei più importanti obblighi del medico perché sulla fedeltà a tale dovere si basa il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Secondo l'articolo 9 del codice deontologico la rivelazione del segreto professionale può avvenire solo in quanto vi è stata una richiesta o una autorizzazione da parte della persona assistita, o una urgenza di salvaguardare la salute dell'interessato o un'ipotesi di impossibilità fisica o di incapacità dell'interessato.
Corte di Cassazione - Quinta sezione Civile - sentenza n. 20540/2006
Per l'spedale privato non c'è l'Iva differita
In tema di IVA, l'art. 6, quinto comma, secondo periodo, del DPR n. 633/1972, il quale prevede che per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in favore dei soggetti da esso indicati l'imposta diviene esigibile all'atto del pagamento del corrispettivo, in deroga al principio generale posto dalla prima parte della medesima disposizione, che ricollega l'esigibilità dell'imposta all'effettuazione dell'operazione, non trova fondamento nell'oggetto o nella causa del contratto di cessione, ma nella qualità soggettiva del cessionario, ente pubblico sottoposto all'osservanza della normativa in materia di contabilità pubblica, e mira a porre il cedente al riparo da ritardi o impedimenti nell'esecuzione dei pagamenti, derivanti dall'applicazione di detta normativa. Esso, pertanto, nella parte in cui estende il predetto regime alle operazioni effettuate in favore degli enti ospedalieri, si riferisce esclusivamente ai soggetti indicati dall'art. 2 della legge n. 132/1968, ovverosia agli enti pubblici che istituzionalmente provvedono al ricovero ed alla cura degli infermi, e non è quindi applicabile alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi effettuate in favore di soggetti privati esercenti la medesima attività, non essendo questi ultimi sottoposti alla disciplina contabile degli enti pubblici.
Corte di Cassazione - Civile sezioni unite - sentenza n. 17461/2006
Il diritto alla salute è un diritto soggettivo o un interesse legittimo?
In relazione al bene salute costituzionalmente protetto è individuabile un "nucleo essenziale", che configura un diritto soggettivo assoluto e primario, volto a garantire le condizioni di integrità psicofisica delle persone bisognose di cura quando ricorrono condizioni di indispensabilità, di gravità e di urgenza. Si tratta di interesse legittimo, qualora in assenza di queste condizioni e se non vengono denunziati pregiudizi alla salute in termini di aggravamenti o di non adeguata guarigione si riscontra esclusivamente una domanda volta a ottenere le dovute prestazioni con una migliore modalità e praticabilità per il paziente di quelle apprestate dalla P.A. Nel primo caso infatti è configurabile esclusivamente un mero potere accertativo da parte della P.A., nel secondo un obbligo in capo alla P.A di soddisfare tempesti-vamente e nel migliore dei modi le esigenze del richiedente.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 12375/2006
Che l'errore sia identificato
Cosa e quando: per risolvere una controversia in materia di responsabilità civile del medico e per quantificare correttamente l'eventuale risarcimento dovuto dal professionista, bisogna “identificare” in concreto sia il suo errore o la sua negligenza, sia “il momento in cui questa condotta colposa è stata posta in essere”.
Il chiarimento – che suona come un richiamo al rigore, spesso carente nei procedimenti civili in questo ambito – arriva dalla terza sezione civile della Cassazione che, con la sentenza n. 12375, depositata in cancelleria il 24 maggio 2006, ha annullato con rinvio una decisione della Corte d'appello di Roma.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 5444/2006
Responsabilità dirigente medico. Consenso informato. La ASL paga anche se la cura è corretta
La responsabilità del sanitario (e quella della struttura per conto della quale egli agisce) per violazione dell´obbligo del cd. consenso informato deriva dalla condotta omissiva che si concreta nell´inadempimento dell´obbligo di informare il paziente in ordine alle prevedibili conseguenze del trattamento cui questi dovrà essere sottoposto e, inoltre, dal successivo verificarsi di tali conseguenze (con aggravamento delle condizioni di salute del paziente) in seguito alla esecuzione del trattamento stesso. Pertanto, ai fini della configurazione della suddetta responsabilità, è del tutto indifferente se il trattamento sia stato o meno eseguito correttamente.
Corte di Cassazione - Sezione Civile - sentenza n. 4658/2006
Tempi di prescrizione dell'illecito disciplinare
La prescrizione dell' illecito disciplinare decorre dal momento della cessazione del processo penale, non dalla data di avvenuta conoscenza da parte dell'Ordine professionale di appartenenza.
Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 1698/2006
Nel processo il paziente può far valere il rispetto del contratto
Il rapporto che si instaura tra paziente (nella specie: una partoriente) e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall'assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell'ente), accanto a quelli di tipo "lato sensu" alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale, e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 cod. civ., all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, ai sensi dell'art. 1228 cod. civ., all'inadempimento della prestazione medico - professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche "di fiducia" dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto. (Nella specie, relativa a parto gemellare in seguito al quale una neonata aveva riportato encefalopatia da asfissia secondaria ad una sofferenza fetale, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità della casa di cura, pur avendo rilevato l'omessa effettuazione di idonei controlli, quali il monitoraggio CTG, all'ingresso in clinica della partoriente e la circostanza che l'ostetrica in servizio presso la clinica aveva ascoltato il battito di un solo feto senza sollecitare interventi medici o ulteriori accertamenti).