Source: https://www.avvocatiabologna.it/diritti-ai-conviventi-diritti-convivente-dopo-5-anni/
Timestamp: 2020-01-18 21:17:27+00:00
Document Index: 69966547

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1147', 'art. 30', 'art. 199', 'art. 6', 'art. 408', 'art. 129']

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18 Settembre 2014 Sergio Armaroli 0 Comments
il solo fatto della convivenza, anche se determinata da rapporti intimi, non pone di per sè in essere nelle persone che convivono con chi possiede il bene un potere sulla cosa che possa essere configurato come possesso autonomo sullo stesso bene o come una sorta di compossesso (Sez. 2^, 2 ottobre 1974, n. 2555; Sez. 2^, 14 giugno 2001, n. 8047). In questa prospettiva, il consolidamento della relazione tra i conviventi non darebbe luogo, in capo al soggetto non proprietario dell’immobile, ad una situazione tutelabile con l’azione di spoglio. Il convivente non proprietario sarebbe relegato nell’indifesa posizione dell’ospite, del tollerato o del detentore per ragioni di servizio.
Nella giurisprudenza di questa Corte è stato più volte affermato il principio secondo cui il solo fatto della convivenza, anche se determinata da rapporti intimi, non pone di per sè in essere nelle persone che convivono con chi possiede il bene un potere sulla cosa che possa essere configurato come possesso autonomo sullo stesso bene o come una sorta di compossesso (Sez. 2^, 2 ottobre 1974, n. 2555; Sez. 2^, 14 giugno 2001, n. 8047). In questa prospettiva, il consolidamento della relazione tra i conviventi non darebbe luogo, in capo al soggetto non proprietario dell’immobile, ad una situazione tutelabile con l’azione di spoglio. Il convivente non proprietario sarebbe relegato nell’indifesa posizione dell’ospite, del tollerato o del detentore per ragioni di servizio.
Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Presidente –
2. – Con sentenza depositata in data 31 gennaio 2006, la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando il gravame della L.
Vi ha resistito con controricorso il M.
2. – Con il primo motivo, rubricato “violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1141, 1142, 1143, 1144, 1146, 1168, 1417, 2696, 2721, 2722, 2723 e 2729 c.c., e artt. 115 e 116 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, si contesta la sussistenza della situazione di compossesso in capo al M., poichè non sarebbe stata tenuta in adeguata considerazione la dichiarazione, resa nell’atto di compravendita del 24 marzo 1998, di trasferimento del possesso alla L.. Ad avviso della ricorrente, la situazione di compossesso non sarebbe compatibile con la cessione della proprietà tramite stipula di contratto di compravendita, che sottintenderebbe l’inesistenza di qualsiasi altra situazione di fatto in capo all’alienante. Erroneamente la Corte di merito avrebbe “dato ingresso a una prova testimoniale volta a dimostrare la simulazione parziale dell’atto pubblico di vendita… nella parte in cui l’alienante si sarebbe in realtà riservato il possesso ed il compossesso”.
Con il terzo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 1147, 1168, 2699, 2700, 2701 e 2702 c.c., e artt. 115, 116, 221, 246 e 247 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio – il contenuto del verbale dei Carabinieri del 19 luglio 1998 -, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) si sostiene che il giudice, pur in assenza di querela di falso, avrebbe contraddetto quanto scritto nel verbale dei carabinieri, avente forza di atto pubblico in ordine alle circostanze della riconsegna delle chiavi di casa e a talune affermazioni della L. La L. non avrebbe ingenerato nei carabinieri il sospetto che il M. fosse un ladro. Ci si lamenta anche della mancanza di motivazione in ordine alla ritenuta inattendibilità delle testimonianze dello zio e del padre della ricorrente. Il giudice di secondo grado lascerebbe tra l’altro intendere la malafede della L. relativamente alla circostanza in cui questa richiese l’intervento dei carabinieri. Poichè mancherebbero le prove che l’intervento delle forze dell’ordine sia stato strumentalizzato dalla L. ai fini dello spoglio del M., si doveva presumere la buona fede della ricorrente, che in ogni caso è sufficiente sussista al momento dell’acquisto, ai sensi dell’art. 1147 c.c.
Pur mancando una legge organica sulla convivenza non fondata sul matrimonio, il legislatore nazionale non ha mancato di disciplinare, e con accresciuta intensità in tempi recenti, settori di specifica rilevanza della stessa, anche al di là della filiazione (dove l’eliminazione di ogni residua discriminazione tra i figli è stata sancita, nel rispetto dell’art. 30 Cost., dalla L. 10 dicembre 2012, n. 219). Basti pensare – sole per citare alcuni esempi – all’art. 199 c.p.p., per la facoltà di astenersi dal deporre concessa al convivente dell’imputato; agli artt. 342 bis e 343 ter c.c., introdotti dalla L. 4 aprile 2001, n. 154, sull’estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari; alla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 6, cosi come sostituito ad o-pera della L. 28 marzo 2001, n. 149, per gli effetti della convivenza precedente al matrimonio sulla stabilità del vincolo ai fini dell’adozione; all’art. 408 c.c., cosi come novellato dalla L. 9 gennaio 1994, n. 6, per la scelta dell’amministratore di sostegno, che può cadere anche sulla persona stabilmente convivente; al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 129, in tema soggetti che non possono essere considerati terzi e che non hanno diritto ai benefici derivanti dall’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, limitatamente ai danni alle cose.
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