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Timestamp: 2020-05-27 22:28:53+00:00
Document Index: 64073519

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Sentenza Cassazione Civile n. 23761 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23761 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 27/04/2017, dep.10/10/2017), n. 23761
sul ricorso 15951-2016 proposto da:
M.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE
ATER-AZIENDA TERRITORIALE EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA DEL COMUNE
DI ROMA, in persona del Direttore Generale pro tempore,
avverso la sentenza n. 375/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
1. Nel 2009 M.C. chiese fosse accertato e dichiarato, sia il suo diritto a subentrare nella posizione giuridica della madre Me.Gr. succeduto al padre nel rapporto locativo con l’Ater, sia il suo diritto di opzione per l’acquisto del medesimo bene.
Il Tribunale di Roma con sentenza 14384/2010 rigettò le domande formulate in via principale di accertamento del diritto di subentro al contratto di locazione, dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice ordinario relativamente alla domanda di accertamento della regolarizzazione dell’occupazione e conseguente disapplicazione del decreto di rilascio.
2. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 375/2016 ha confermato la sentenza impugnata.
3. Avverso tale pronunzia M.C. propone ricorso in Cassazione con tre motivi.
3.1. Resiste con controricorso l’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale pubblica del comune di Roma.
4. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, proposta di inammissibilità del ricorso.
6.1. Con il primo motivo il ricorrente denunzia la violazione delle norme di cui all’art. 326,1362,1363,1366,1376,1470 e 1538 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per errata interpretazione nel documento 2 in atti fascicolo di parte M. in 1 grado.
6.2. Con il secondo motivo deduce la violazione e la falsa applicazione della L. n. 136 del 2001, art. 2, comma 2 e dell’art. 1376 c.c. nella misura in cui la Corte ha ritenuto che detta norma non fosse calzante con la fattispecie dedotta in giudizio, di successione del figlio erede dell’assegnataria deceduta nel diritto al riscatto dell’immobile dalla stessa esercitato nei modi di legge prima del suo decesso.
6.3. Con il terzo motivo deduce la erronea implicita conferma della condanna dell’appellato al pagamento delle spese di lite di primo grado ed erronea espressa condanna dell’appellato al pagamento delle spese di lite per violazione dell’art. 91 c.p.c. e art. 92 c.p.c., comma 2 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
I primi due motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono inammissibili.
Oltre a richiedere una rivalutazione del fatto i motivi sono generici e non contengono alcuna attività argomentativa della violazione delle norme ermeneutiche che vengono indicate nella intestazione dei motivi. Nel giudizio di legittimità è onere del ricorrente indicare con specificità e completezza quale sia il vizio da cui si assume essere affetta la sentenza impugnata. Sono inammissibili quei motivi che non precisano in alcuna maniera in che cosa consiste la violazione di legge che avrebbe portato alla pronuncia di merito che si sostiene errata, o che si limitano ad una affermazione apodittica non seguita da alcuna dimostrazione (Cass. S.U. 7074/2017). Inoltre non impugnano adeguatamente l’ampia ratio decidendi della sentenza. Infatti non considerano in alcun modo l’ampia motivazione resa dalla sentenza impugnata. Il terzo motivo sulle spese in realtà è un non motivo perchè si limita a chiedere che cada la statuizione sulle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 27 aprile 2017.