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Timestamp: 2020-08-12 09:26:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 171', 'art. 1', 'art. 102', 'art. 270', 'art. 163', 'art. 102', 'art. 307', 'art.2', 'art. 6', 'art.142', 'art. 100', 'art. 101', 'art. 102', 'art. 20', 'art. 2043', 'art. 3']

Merito Archives - Pagina 34 di 34 - Dirittodautore.it
Corte di Appello di Bologna, Sentenza del 23 aprile 1979
Giovanni d'Ammassa 23 Aprile 1979
Un progetto architettonico, una volta trasferito alla disponibilità del committente, può essere modificato, purché ciò avvenga in modo da non nuocere all'onore (professionale, ossia alla personalità intellettuale e culturale) o alla reputazione dell'autore; se, invece, durante l'attuazione del progetto, si delinea la necessità della modifica, questa può avvenire senza la limitazione anzidetta, ossia anche in modo pregiudizievole per la reputazione del professionista.
Pretura di Verona, Sentenza del 21 marzo 1979
Giovanni d'Ammassa 21 Marzo 1979
Incorre nel reato previsto dall'art. 171 l. 22 aprile 1941, n. 633 chi radiodiffonde opere registrate su dischi o nastri, senza il consenso dell'autore o della S.I.A.E. qualora l'autore ne sia un affiliato.
Tribunale di Milano, Sentenza del 1 marzo 1979
Giovanni d'Ammassa 1 Marzo 1979
L'idea pubblicitaria idonea a concretizzarsi in una campagna promozionale, pur essendo o potendo essere una creazione intellettuale dotata del requisito della creatività, non è compresa fra le creazioni (opere dell'ingegno in senso tecnico) che l'art. 1 della legge speciale ha elencato come oggetto della tutela. La "trovata" pubblicitaria non è riconducibile a nessuna delle categorie delle creazioni intellettuali alle quali la legge riserva la protezione come oggetto di una esclusiva di attuazione che non trova riscontro nel nostro ordinamento. Come per il principio scientifico anche per la "trovata" pubblicitaria deve distinguersi fra l'idea in sé, non proteggibile e da chiunque utilizzabile, e l'opera avente la specifica destinazione di rappresentare l'idea stessa nel suo contenuto, la quale invece è oggetto della tutela.
Tribunale di Milano, Sentenza del 5 giugno 1975
Giovanni d'Ammassa 5 Giugno 1975
Poiché a è disposto, sian nell'art. 102 sia nell'art. 270 c.p.c., circa la fissazione dell'udienza in relazione ai termini minimi di comparizione, il giudice, nello stabilire l'udienza per la quale il terzo deve essere citato, non è tenuto ad osservare detti termini, essendo sufficiente che fra la citazione e la data stabilita per la comparizione intercorra un periodo di tempo congruo per consentire la comparizione medesima. In ogni caso deve ritenersi che il giudice, nel fissare termini più brevi di quelli previsti dall'art. 163-bis c.p.c., abbia inteso implicitamente esercitare il termine a comparire fino alla metà. Qualora più domande siano proposte in causa e la integrazione del contradditorio ex art. 102 c.p.c. venga disposta in relazione ad una sola di esse, la mancata integrazione comporta non la estinzione dell'intero processo ex art. 307 c.p.c., ma solo la separazione di quelle domande per le quali era stata ritenuta la necessità di integrazione del contraddittorio. La normativa vigente in materia di diritto d'autore non richiede che gli atti di cessazione del diritto di utilizzazione siano stipulati per atto pubblico o scrittura privata autenticata; in ogni caso i diritti di utilizzazione economica di una opera, anche in assenza di atto di cessione, possono essere fatti valere giudizialmente da chi si trovi nel possesso legittimo dei diritti stessi. Ai fini dell'accertamento dell'esistenza di plagio di opera intellettuale, le opere da porre in confronto vanno considerate nella loro sintesi complessiva, costituita dallo svolgimento della storia narrata e dai dettagli dei singoli episodi, dalle situazioni e dall'ambiente, dal carattere dei personaggi e dalle cadenze della narrazione. Accertata la coincidenza di tali elementi - che costituiscono la cosiddetta "forma individuale di rappresentazione" dell'autore dell'opera - deve ritenersi sussistente il plagio anche se detti elementi siano, nell'opera successiva, uniti ad altri accessori diretti a masche rare la creazione originale. Pertanto potrà affermarsi il palgio anche tra opere di genere diverso, qualora si riscontri tra esse una medesima individualità rappresentativa pur nella differente forma di espressione usata.
Tribunale di Milano, Sentenza del 4 ottobre 1973
Giovanni d'Ammassa 4 Ottobre 1973
L'art.2, n.4 l. 22 aprile 1941, n. 633 riconosce dignità di opera d'arte, e conseguente tutela, al prodotto che sia applicabile all'industria, anche sin dall'inizio concepito in tale funzione, ma esige tuttavia che nela comune accezione, sia possibile guardare ad esso come avente autonomo valore artistico, indipendente cioè, dalla sua funzione preatica relaizzata indistrialmente, il che sembra da escludere possa verificarsi laddove l'opera sia concepita e realizzata per esaltare tale funzione o per rendere più gradevole l'aspetto di un determinato oggetto destinato ad essere prodotto in serie (nella specie è stata negata tutela ai sensi della citata norma ad un posacenere-portaombrelli-gettacarte usato come strumento pubblicitario).
Tribunale di Milano, Sentenza del 14 dicembre 1972
Giovanni d'Ammassa 14 Dicembre 1972
Per effetto della l. n. 247 del 1953, con cui si è data esecuzione nello Stato alla Convenzione di Berna 9 settembre 1886, riveduta a Bruxelles il 26 giugno 1948, anche l'autore di opera fotografica, dotata di un minimo di creatività, gode attualmente nell'ordinamento italiano della protezione del diritto morale d'autore, secondo il disposto dell'art. 6-bis par. 1 della Convenzione medesima.
Tribunale di Milano, Sentenza del 22 maggio 1972
Giovanni d'Ammassa 22 Maggio 1972
La titolarità dei diritti allo sfruttamento economico dell'opera creativa può appartenere a soggetti diversi dall'autore solo in virtù di uno specifico atto traslativo (atto unilaterale o negozio contrattuale) e a quest'ultimo bisogna in ogni caso risalire per poter stabilire l'esatta misura del'avvenuto trasferimento. La causa negoziale che inerisce al contratto d'opera non è tale di per sé da implicare - nel silenzio delle parti - una trasmissione totale dei diritti di autore da importare una sort di tacita rinunzia a tutti i diritti di utilizzazione scaturienti dalla creazione che non siano quelli strettamente necessari per assicurare al committente ciò che lo stesso si riprometteva in concreto dal contratto.
Tribunale di Milano, Sentenza del 20 dicembre 1971
Giovanni d'Ammassa 20 Dicembre 1971
Ai fini dell'applicazione dell'imposta di successione e sul presupposto che l'oggetto del diritto d'autore sfugge alla considerazione ini termini di produttività, propria dell'ordinamento tributario, non è la stessa esistenza del suddetto diritto nell'asse a produrre l'effetto impositivo in capo all'erede, bensì l'esistenza in esso di fattispecie negoziali, aventi per oggetto il diritto d'autore, idonee a consentire lo sfruttamento dell'opera e tradottesi in concreto, nel momento dell'apertura della successione, in una ricchezza nuova facente parte dell'asse. Non sono suscettibli invece di imposta di successione i proventi del diritto di autore percepiti dagli eredi dopo la morte del de cuius, trattandosi di proventi riscossi jure proprio. Il provento patrimoniale derivante dall'utilizzazione economica del diritto di autore costituisce bene capitale, da valutare dunque come bene fruttifero ove rinvenuto in un asse ereditario, solo se esso costituisca il prezzo della cessione ad altri della suddetta utilizzazione; in ogni altro caso in cui l'autore o i suoi successori riscuotono i proventi che produce l'utilizzazione economica dell'opera, realizzata direttamente dall'autore o dai suoi aventi causa per mezzo di contratti di edizione o di edizioni dirette, i suddetti proventi non costitituiscono bene capitale, bensì solo frutto in senso tecnico giuridico. Conseguentemente alla persona cui spetta l'usufrutto su una parte dei proventi del diritto d'autore trasmesso per causa di morte compete una quota dei proventi stessi e non l'interesse ricavabile dall'impiego della quota stessa.
Tribunale di Milano, Sentenza del 29 novembre 1971
Giovanni d'Ammassa 29 Novembre 1971
Dopo l'accertamento giudiziale del diritto d'autore su un'opera letterario musicale, la transazione stipulata dal soggetto in favore del quale l'accertamento è stato compiuto, con altri soggetti, anch'essi titolari per una quota delo stesso diritto, con la funzione di determinare i proventi già maturati a favore del primo soggetto e di prevedere e definire quelli futuri, non può essere configurata come un negozio aleatorio. La particolare natura dell'oggetto della suddetta transazione non può indirre ad interpretare il contratto come negozio traslativo dei diritti di utilizzazione economica da parte del soggetto, a cui favore l'accertamento giudiziale sopra indicato è stato compiuto, in confronto delgi altri soggetti condomini degli stessi diritti. Gli effetti della proroga della tutela concessa con la legge del 1925 sul diritto d'autore prima e con quella n. 633/1941 non si applicano a quei diritti di autore che dalla nuova legisalzione non hanno ottenuto riconoscimento. Tuttavia, ove uno di tali diritti abbia costituito oggetto di accertamento giudiziale, tale accertamento, passato in guidicato, ha effetti preclusivo rispetto all'inapplicabilità della suddetta proroga. In materia di comunione sullo stesso diritto d'autore, pur potendosi in astratto ammettere l'usucapibiltà del diritto d'autore, tuttavia in concreto la prova del'usucapione non può eseurirsi nella dimostrazione dell'esercizio da parte di uno dei partecipanti alla comunione del diritto, che può apparire come espressione del diritto in comunione per la quota e non già anche come prova della astensione dell'altro partecipante alla stessa comunione dall'esercizio del diritto per la parte che gli compete.
Tribunale di Milano, Sentenza del 13 aprile 1971
Giovanni d'Ammassa 13 Aprile 1971
Non si ha plagio allorchè l'opera che si pretende plagiata no presenta caratteri salienti di originalità e non risulta sia pervenuta a conoscena dei terzi. Tanto minore è l'originalità di un'opera creativa dell'ingegno, tanto più rigorosi debbono essere i criteri per individuare il plagio. Il titolo del testo di una canzone, identico ad uno successivo, costituisce anticipazione indipendentemente dal contenuto del testo stesso, suffucuente essendo che si si versi in tema di opere della stessa psecie o carattere.
Corte di Appello di Torino, Sentenza del 26 giugno 1970
Giovanni d'Ammassa 26 Giugno 1970
Nella controversia giudiziale fra l'editore di un gruppo di lettere di persona defunta e la destinataria delle lettere, cui nel contratto di edizione è affidato il compito di curarne al raccolta organica, non occorre ai fini dell'integrità del contraddittorio, la parteciapzione dell'erede dell'autore delle lettere, essendo possibile, anche in assenza del predetto erede, discutere dei suoi diritti sulla pubblicazione di esse in manier incidentale ed allo scopo della soluzione della cosiddetta controversia. Non è o né anabile a causa di errore essenziale, comune ai due contraenti, il contratto di edizione sopra indicato con riferimento al difetto del consenso alla pubblicazione da parte dell'erede dell'autore delle lettere; tale difetto potrà assumere rilevanza giuridica in sede di esecuzione del contratto, mentre irrilevante deve ritenersi in sede di formazione del negozio. Il consenso prestato dall'erede dell'autore delle lettere alla loro pubblicazione, con riferimento al contratto di edizione intervenuto fra il soggetto destinatario delle lettere e l'editore, costituisce dichiarazione recettizia e perciò irrevocabile; a tale dichiarazione non è applicabile il particolare diritto previsto dall'art.142 legge n. 633 del 1941, che attinendo al contentuto morale del diritto d'autore, non è trasmissibile agli eredi. L'inadempienza dell'editore al contratto di edizione costituisce solo causa idonea alla domanda di risoluzione del contratto e non anche di manutenzione poiché il facere, cui è tenuto l'editore, non è in alcun modo surrogabile.
Tribunale di Milano, Sentenza del 9 aprile 1970
Giovanni d'Ammassa 9 Aprile 1970
l'art. 100 comma 3 , l. 22 aprile 1941, n. 633 che vieta la riproduzione delle rubriche si riferisce alla rubrica come intestazione, non già come sostenitivo individuante (per significato traslato) il contenuto dell'articolo presentato sotto una determinata intitolazione. L'art. 101 comma 2, lett B, l. 22 aprile 1941, n. 633 prevede e reprime un'ipotesi che può qualificarsi di parassitismo giornalistico nel senso che con essa si è inteso colpire il sistematico sfruttamento della attività informativa altrui e per ciò stesso presuppone una una successione temporale nella quale si ponga come antecedente la pubbicazione di informazioni o notizie che siano state riprese e successivamente riprodotte. L'art. 102
Tribunale di Milano, Sentenza del 19 gennaio 1970
Giovanni d'Ammassa 19 Gennaio 1970
Il diritto morale di opporsi alle modificazioni lesive dell'opera, previsto dall'art. 20 della legge sul diritto di autore, non è attribuito all'autore della fotografia se non nei limiti di cui all'art. 2043 c.c. Il cittadino italiano che relaizzi una fotografia in Italia, è tutelato dalla legge italiana e non dalle norme contenute nella Convenzione di Berna 9 settembre 1886, riveduta a Bruxelles il 26 giugno 1948, nel testo reso esecutivo in Italia con l. 26 febbraio 1953 n. 247; mentre può invocare anche in Italia al tutela riconosciuta da tale convenzione internazionale il cittadino che realizzi una fotografia in uno degli Stati esteri aderenti alla convenzione. Tale disparità di trattamento in cui può ravvisarsiuna violazione del principio sancito dall'art. 3 della Costituizione, fa ritenere no manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale della disciplina di cui agli artt.87-92 della legge n. 633 del 1941.
Pretura di Milano, Sentenza del 16 dicembre 1991
Giovanni d'Ammassa 1 Gennaio 1970
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