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Timestamp: 2019-08-17 20:36:34+00:00
Document Index: 100488526

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 28', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 20 dicembre 2018 [9069884] - Garante Privacy
9069884
[doc. web n. 9069884]
Parere su una istanza di accesso civico - 20 dicembre 2018
n. 518 del 20 dicembre 2018
Nella riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Daniele De Paoli, vice segretario generale;
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di questa Autorità ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame di un provvedimento di rifiuto di un accesso civico.
Nello specifico, dagli atti risulta che sia stata presentata istanza di accesso civico avente a oggetto la documentazione relativa a un contenzioso civile risalente al 2001, dinnanzi al Tribunale identificato in atti, in cui il Garante era parte in causa e, precisamente, «agli atti del procedimento, e, in particolare, alla memoria di costituzione; alla sentenza/ordinanza che definì quel giudizio; all’ammontare delle spese ed ai documenti contabili di liquidazione dei rispettivi onorari agli Avvocati incaricati».
Dagli atti risulta che uno degli avvocati controinteressati ha presentato opposizione all’accesso civico «in ragione del diritto e del dovere di riservatezza professionale dell’avvocato (art. 6 l. 247/2012) in ordine all’attività prestata, che deve essere rispettato anche ad incarico concluso (art. 28 del codice deontologico forense). In particolare la richiesta di accesso agli atti processuali depositati non appare in alcun modo giustificata, poiché consentirebbe anche la circolazione di dati relativi alle altre parti processuali e mal si concilia con la segretezza del processo civile».
Il Dipartimento competente, anche alla luce della predetta opposizione, ha respinto l’stanza, in quanto gli atti richiesti sarebbero sottratti all’accesso civico ricadendo, a vario titolo, nelle fattispecie di “esclusione” dello stesso, ai sensi dell’art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 in quanto riconducibili a «casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990».
Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nella richiesta di parere ha, inoltre, aggiunto che, in ogni caso, parte della documentazione richiesta «contiene dati personali riferiti agli interessati (quali, dati anagrafici, recapiti, coordinate bancarie, ammontare e composizione della parcella per il patrocinio del Garante nel procedimento concluso con la sentenza del Tribunale […]», chiedendo al Garante di esprimersi al riguardo.
Nel caso in esame, è stata formulata una richiesta di accesso civico volta a ottenere documentazione afferente a un procedimento giudiziario di fronte al Tribunale ordinario in cui il Garante era controparte.
Dagli atti dell’istruttoria risulta che il Dipartimento competente, ha negato l’accesso civico ai documenti richiesti per motivi diversi da quelli indicati nell’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013, afferenti alla protezione dei dati personali, con la conseguenza che il caso in esame non rientrerebbe in quelli per i quali è previsto l’obbligo di chiedere il parere formale al Garante. Tuttavia la maggior parte degli atti oggetto della richiesta di accesso contiene anche dati personali rispetto ai quali appare applicabile il comma 7, art. 5 del d.lgs. n. 33/2013, anche in considerazione dell’attivata procedura di tutela dei controinteressati da parte del Dipartimento affari legali e giustizia, responsabile del procedimento.
Ferma restando l’autonomia di giudizio del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il quale è dotato di poteri idonei per lo svolgimento dell’incarico con piena autonomia ed effettività (art. 1, comma 7, legge n. 190 del 6/11/2012; artt. 5 e ss. d. lgs. n. 33/2013. Cfr. anche precedenti pareri contenuti nei provv. n. 459 del 9 novembre 2017, in www.gpdp.it, doc. web n. 7156608; n. 434 del 26 ottobre 2017, ivi, doc. web n. 7156279), si ricorda che, in relazione all’ostensibilità di dati personali a terzi tramite l’istituto dell’accesso civico, deve essere tenuta in considerazione, in via preliminare, la circostanza per la quale – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza presentata ai sensi dell’art. 5 del d. lgs. n. 33/2013 divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Di conseguenza, è anche alla luce di tale amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico che l’ente destinatario dell’istanza di accesso civico deve valutare se i dati personali richiesti arrecano (o possano arrecare) un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali dei soggetti controinteressati, in base al quale decidere se rifiutare o meno l’accesso alle informazioni e ai documenti richiesti oppure se fornire un accesso civico parziale ai sensi dell’art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013, oscurando i dati personali eventualmente presenti e le altre informazioni che possono consentire l’identificazione, anche indiretta, dei soggetti interessati.
Per i criteri in base ai quali effettuare la predetta valutazione si rinvia al contenuto delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico (in particolare par. 8.1 intitolato «I limiti derivanti dalla protezione dei dati personali»).
In tale contesto, anche in base alle citate Linee guida, si richiama l’attenzione sulla circostanza che l’ostensione di dati personali nell’ambito del procedimento di accesso civico, anche alla luce del principio di “minimizzazione” dei dati personali (dall’art. 5, par. 1, lett. c), del Regolamento) non deve comunque determinare un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà delle persone cui si riferiscono tali dati (cfr. anche art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della giurisprudenza europea in materia).
Inoltre, devono essere tenute in considerazione le ragionevoli aspettative di confidenzialità in relazione al trattamento dei dati personali al momento in cui questi sono stati raccolti dall’amministrazione, nonché della non prevedibilità, al momento della raccolta dei dati, delle conseguenze derivanti dalla eventuale conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti tramite l’accesso civico (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
Si ricorda, altresì, che per verificare l’impatto sfavorevole che potrebbe derivare all’interessato dalla conoscibilità da parte di chiunque delle informazioni richieste, «l’ente destinatario della richiesta di accesso generalizzato deve far riferimento a diversi parametri, tra i quali, anche la natura dei dati personali oggetto della richiesta di accesso o contenuti nei documenti ai quali di chiede di accedere, nonché il ruolo ricoperto nella vita pubblica, la funzione pubblica esercitata o l’attività di pubblico interesse svolta dalla persona cui si riferiscono i predetti dati» (Ibidem).
Per tali motivi – ferma restando ogni valutazione circa la sussistenza dei casi di esclusione dall’accesso civico della documentazione richiesta ai sensi dell’art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013 (per come motivate dal Dipartimento che ha riscontrato l’accesso civico) e laddove il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza non dovesse ritenere assorbenti le predette fattispecie – si ricorda che al fine di verificare l’esistenza o meno di un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali ai sensi della normativa vigente, a fronte del quale rifiutare o meno l’accesso civico ai documenti richiesti (oppure se fornire un accesso parziale), i predetti elementi (quali la natura dei dati personali richiesti, l’esistenza di una “ragionevole aspettativa” di riservatezza, ma anche il ruolo ricoperto nella vita pubblica e l’attività di pubblico interesse svolta dal soggetto interessato) devono essere tenuti in considerazione posto che, come risulta nel caso in esame, i soggetti controinteressati, cui si riferisce la documentazione richiesta, sono soggetti che rivestono o hanno rivestito «incarichi di indirizzo politico» (di cui art. 14 del d. lgs. n. 33/2013) e alcune delle informazioni richieste risulterebbero essere già di pubblico dominio (in tal senso cfr. parere contenuto nel provv. n. 179 del 29 marzo 2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 8685129).
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di questa Autorità, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.