Source: https://www.obiettivoimpresaweb.it/ita/marchi-brevetti_8/la-disciplina-del-marchio-comunitario-secondo-la-interpretazione-della-corte_452.html
Timestamp: 2019-08-24 05:05:22+00:00
Document Index: 177907905

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 51', 'art.7', 'art. 8', 'art. 55', 'art. 55']

La disciplina del marchio comunitario secondo la interpretazione della Corte di Giustizia Europea | Obiettivo Impresa | Testata della Camera di Commercio di Perugia
Il 12 luglio 2012 la Corte di Giustizia Europea ha avuto modo di pronunciare una importante sentenza, che nell’affrontare un caso specifico di richiesta di registrazione di marchio comunitario, costituito da uno slogan pubblicitario, ha ribadito, fissando rilevanti principi interpretativi, i termini e le condizioni per ottenere la titolarità di un marchio con validità nei Paesi dell’Unione.
Fulcro dell’esame per ottenere la registrazione è la verifica della capacità distintiva del marchio, se ciò manca, come nel caso della recente sentenza, il segno distintivo non può essere concesso.
Questo caso offre l’opportunità di riprender e il tema del marchio comunitario e delle regole che sopraintendono il suo rilascio.
Alla fine degli anni ottanta, la Comunità Europea, anche sotto lo stimolo della giurisprudenza della Corte di giustizia, adottò la Direttiva di armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di marchi d’impresa, al fine di eliminare le differenze normative tra i sistemi nazionali che maggiormente pregiudicavano il buon funzionamento del mercato interno. Tuttavia, il ravvicinamento delle legislazioni nazionali non era in grado di rimuovere di per sé l’ostacolo rappresentato dalla territorialità dei diritti che le legislazioni degli Stati membri conferiscono ai titolari dei marchi. Per permettere alle imprese di esercitare senza ulteriori limitazioni un’attività economica in tutta l’area del mercato comune, era quindi necessario instaurare un regime comunitario dei marchi. L’obiettivo era la creazione di un sistema attraverso il quale le imprese potessero acquisire, in base una unica domanda di registrazione e secondo un procedimento semplice e rapido, marchi che godessero di una protezione uniforme e producessero i loro effetti in tutto il territorio della Comunità.
Il marchio comunitario vedeva la luce con il Regolamento (CE) n. 40/94. Tuttavia, le disposizioni di detto Regolamento non hanno trovato applicazione concreto sino al primo di aprile del 1996, cioè fino all’entrata in funzione dell’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (marchi, disegni e modelli) con sede ad Alicante (Spagna), incaricato di gestire il nuovo titolo comunitario di proprietà industriale. Il marchio comunitario si acquisisce solo con la sua registrazione presso l’UAMI.
Detto questo, è necessario indicare che il diritto comunitario in materia di marchi non si sostituisce tuttavia al diritto in materia di marchi dei singoli Stati membri; non sembra infatti giustificato obbligare le imprese a registrare i rispettivi marchi come marchi comunitari in quanto i marchi nazionali necessari alle imprese che non desiderano una tutela dei loro marchi a livello comunitario. Il marchio comunitario quindi, non sostituisce al marchio nazionale e è tagliato sulle esigenze delle imprese che hanno un interesse sul mercato europeo o che quanto meno hanno una propensione ad operare nell’area della Unione Europea.
Le principali norme giuridiche concernenti il marchio comunitario si trovano in tre regolamenti comunitari, segnatamente:
Il marchio comunitario è un marchio valido nell’intera Unione europea, è questa è una differenza molto importante rispetto al marchio nazionale. Il marchio comunitario è registrato presso l’UAMI conformemente alle condizioni stabilite nei regolamenti sul marchio comunitario. È valido per dieci anni e può essere rinnovato indefinitamente per periodi di ulteriori dieci anni.
Il marchio comunitario ha carattere unitario, come precisa il Regolamento n. 207/2009 nell’art. 1, nel senso che, come già abbiamo detto, produce i medesimi effetti in tutta l’Unione Europea. Inoltre, il sistema del marchio comunitario prevede un unico inter di registrazione, che consiste in
C’è un generale consenso sul fatto che, come si può dedurre dall’espressione “in particolare” dell’art. 4, la lista di segni espressamente menzionati non costituisce un numerus clausus: il suo carattere è meramente enunciativo, così come ribadito dalla costante giurisprudenza dell’Ufficio di Alicante. Dalla formulazione della disposizione, in sostanza, trapela la volontà del legislatore comunitario di accogliere una concezione ampia dei segni atti a costituire un marchio comunitario, probabilmente al fine di renderlo più attraente e comunque non soggetto a regole più strette di quelle nazionali.
Il Considerando n. 7 del Regolamento stabilisce che la tutela conferita dal marchio comunitario, che mira in particolare a garantire la funzione d’origine del marchio di impresa, dovrebbe essere assoluta in caso di identità tra il marchio di impresa e il segno, e tra i prodotti o servizi; la tutela dovrebbe applicarsi anche in casi di somiglianza tra il marchio di impresa e il segno, e tra i prodotti o servizi;...
La tutela è per così dire assoluta quando ci si trovi di fronte all’uso di un segno identico al marchio comunitario per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato, mentre nel caso di segni identici o simili adottati per prodotto o servizi identici o analoghi, la tutela è subordinata alla sussistenza di un rischio di confusione per il pubblico, che può anche consistere in un rischio di associazione tra il segno e il marchio.
LA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO COMUNITARIO
I MARCHI CHE NON SI POSSONO REGISTRARE
I marchi composti esclusivamente da segni o indicazioni che siano divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o nelle consuetudini leali e costanti del commercio. Questo si conosce con il nome di volgarizzazione, che si verifica quando si vuole dare a un prodotto o servizio un nome proprio del linguaggio ordinario, ad esempio jacuzzi o aspirina.
I marchi contrari all’ordine pubblico o al buon costume. Non possono costituire oggetto di registrazione i marchi comunitari che creano un pericolo sociale, destabilizzazione e che sono contrari a principi fondamentali dell’ordinamento giuridico comunitario. Inoltre, non sono suscettibili di registrazione i marchi contrarie alla morale comune. Si deve precisare che i concetti d’ordine pubblico e buon costume devono essere valutati nel caso concreto, e non astrattamente.
I marchi che possono indurre in errore il pubblico, per esempio circa la natura, la qualità o la provenienza geografica del prodotto o del servizio. Questo è il problema della decettività, cioè, dell’illiceità del marchio. Il marchio, sia a causa della decettività dei messaggi che gli hanno attribuito un significato mendace, sia perché applicato a prodotti diversi da quello originariamente reclamizzati o commercializzati, possa fornire informazioni scorrette. La normativa prevede dunque il divieto di uso del marchio in modo da indurre in inganno il pubblico, in particolare circa la natura, qualità, provenienza dei prodotti e servizi.
I marchi che comprendono distintivi, emblemi o stemmi diversi da quelli previsti dall’art. 6 ter della Convenzione di Parigi e che presentano un interesse pubblico particolare, a meno che le autorità competenti ne abbiano autorizzato la registrazione;
Come abbiamo già detto, gli impedimenti relativi possono essere invocati per ottenere il rifiuto di registrazione in se di opposizione o la declaratoria di nullità o di decadenza di un marchio comunitario in sede giudiziaria solo da parte dei titolari dei segni anteriori. Per tanto, L’UAMI non esamina ex officio gli impedimenti relativi alla registrazione.
ATTENZIONE AL RISCHIO DI PERDERE LA TITOLARITA’ DEL MARCHIO
Per tutto l’arco della durata di un marchio comunitario, il suo titolare può essere dichiarato decaduto dai suoi diritti a seguito di un procedimento per dichiarazione di decadenza, oppure il marchio comunitario può essere dichiarato nullo in seguito a un procedimento per dichiarazione di nullità. L’UAMI ha competenza esclusiva per quanto concerne le domande di decadenza o di nullità depositate direttamente presso l’Ufficio.
Una domanda di decadenza è un procedimento avviato da terzi allo scopo di far decadere il titolare del marchio comunitario dai suoi diritti. La domanda può basarsi sui seguenti motivi, regolati nell’art. 51 del Regolamento:
Se il marchio, nei cinque anni successivi alla registrazione o per un periodo ininterrotto di cinque anni, non ha formato oggetto di un uso effettivo e non vi sono ragioni legittime per la mancata utilizzazione; oppure
Se, per l’attività o l’inattività del suo titolare, il marchio è divenuto denominazione abituale nel commercio di un prodotto o di un servizio per il quale è registrato; oppure
Se, a seguito dell’uso che ne viene fatto dal titolare del marchio, il marchio è tale da poter indurre in errore il pubblico.
La domanda di nullità si tratta di un procedimento che può essere avviato da terzi sulla base di due diversi tipi di cause di nullità: cause di nullità assoluta e cause di nullità relativa.
Un marchio comunitario può essere dichiarato nullo per cause di nullità assoluta:
Se il marchio è stato registrato nonostante l’esistenza di uno o più impedimenti assoluti alla registrazione di cui all’art.7;
Se al momento del deposito della domanda di marchio il richiedente ha agito in malafede. È questo perlopiù il caso in cui il richiedente, depositando la domanda di registrazione di marchio comunitario, persegue fini illeciti.
Un marchio comunitario può essere dichiarato nullo per cause di nullità relativa:
Se è possibile invocare gli impedimenti relativi alla registrazione di cui all’art. 8, ossia allorché ricorrono gli stessi motivi per cui è possibile presentare opposizione;
Se esiste un altro diritto anteriore in uno Stato membro che permette di vietare l’utilizzazione del marchio in questione, in particolare il diritto al nome, il diritto all’immagine, il diritto d’autore e il diritto di proprietà industriale.
Secondo l’art. 55.1, il marchio comunitario è considerato, a decorrere dalla data della domanda di decadenza o della domanda riconvenzionale, privo degli effetti di cui al presente regolamento nella misura in cui il titolare sia dichiarato decaduto dai suoi diritti.
E, secondo l’art. 55.2, il marchio comunitario è considerato fin dall’inizio privo degli effetti di cui al presente regolamento nella misura in cui il marchio sia dichiarato nullo.
L’intenzione del legislatore comunitario è stata soprattutto quella di favorire una piena integrazione economica fra gli Stati dell’Unione Europea eliminando ogni ostacolo alla libera circolazione intracomunitaria delle merci e dei servizi, ma sicuramente anche quella di rafforzare la protezione accordata attraverso la registrazione del marchio, coerentemente all’esigenza economica di assicurare una più intensa ed efficace tutela agli investimenti effettuati dal titolare per differenziare il marchio i suoi prodotti o servizi da quelli dei concorrenti.
In conclusione, si devono precisare i vantaggi che offre la registrazione di un marchio comunitario.
Il regime comunitario dei marchi conferisce alle imprese il diritto di acquisire, secondo una procedura unica, marchi comunitari che godano di una protezione uniforme e producano i loro effetti sull’intero territorio della Comunità. Allora, i titolari di un marchio comunitario hanno un diritto esclusivo nei 27 Stati membri dell'Unione europea. La domanda e la conseguente registrazione di un marchio comunitario, quindi, si estendono automaticamente ai 27 Stati membri in modo indivisibile.