Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/07/addio-vecchi-minimi.html
Timestamp: 2018-04-21 06:04:16+00:00
Document Index: 155318820

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 4', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 23', 'art. 27']

i contributi previdenziali e assistenziali devono essere imputati prioritariamente alla riduzione del reddito d’impresa o di lavoto autonomo e solo nel caso in cui risultino eccedenti potranno essere impiegati per ridurre il reddito complessivo ex art. 10 del TUIR;
il costo per l’acquisto dei beni strumentali viene dedotto integralmente nell’esercizio di sostenimento e non deve essere ammortizzato. Correlativamente, in caso di cessione del bene, la plusvalenza fiscalmente rilevante sarà pari all’intero corrispettivo di cessione;
non è richiesta la quantificazione delle rimanenze finali di merci, beni e prodotti finiti. Infatti, tutti gli acquisti di beni sostenuti nell’esercizio sono deducibili. Le rimanenze finali dell’ultimo periodo ante regime dei minimi rilevano come componente negativo del reddito del primo periodo d’imposta in cui ha effetto l’opzione per il regime dei minimi, fino a concorrenza dei componenti positivi incassati. L’eventuale eccedenza rileva nei periodi d’imposta successivi con le stesse regole (art. 4, comma 1, lett. a del d.m. 2/1/2008);
i componenti negativi e positivi di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello di applicazione del regime dei contribuenti minimi, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del TUIR, partecipano, per le quote residue, alla formazione del reddito del periodo d’imposta antecedente l’applicazione del regime, solo per l’importo della loro somma algebrica che eccede l’ammontare di 5.000 euro. Se l’importo risultante dalla predetta somma algebrica non eccede il limite di 5.000 euro, lo stesso importo può essere computato nella determinazione del reddito di esercizio solo e soltanto se rappresentativo di un componente negativo di reddito.
dalla registrazione delle fatture emesse (art. 23 del DPR n. 633/1972);
dalla registrazione dei corrispettivi (art. 24 del DPR n. 633/1972);
dalla registrazione degli acquisti (art. 25 del DPR n. 633/1972);
dalla dichiarazione e comunicazione annuale (artt. 8 e 8-bis del DPR n. 322/98);
dalla compilazione ed invio degli elenchi clienti e fornitori (art. 8-bis, comma 4-bis, del DPR n. 322/98).
i contribuenti che hanno intrapreso l’attività d’impresa, artistica o professionale a partire dall’1/1/2008 non potranno più applicare il regime disciplinato dal comma 1 dell’art. 27 del d.l. n. 98/2011 a partire all’1/1/2013 (sempre che naturalmente all’1/1/2013 abbiano già compiuto i 35 anni d’età, altrimenti il regime di cui al comma 1 cessa nel periodo d’imposta in corso al compimento del trentacinquesimo anno di età). Per cui dato che il nuovo regime entrerà in vigore a partire dall’1/1/2012, i soggetti de quibus potranno beneficiare del regime sostitutivo di applicazione dell’IRPEF con aliquota al 5% e di tutte le semplificazioni ed esenzioni previste dall’art. 1, commi da 96 a 117, della legge n. 244/2007 soltanto per quanto concerne l’anno d’imposta 2012. A partire dall’1/1/2013, ai predetti contribuenti si applicherà il comma 3 dello stesso art. 27 (di cui infra), dal momento che risultano “fuoriusciti” dal regime dei contribuenti minimi “per effetto delle disposizioni di cui al comma 1”, cioè per effetto del vincolo di tipo temporale imposto dalla norma (fruizione del nuovo regime a partire dall’anno d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro anni successivi) .
i contribuenti che non potranno accedere al nuovo regime dei minimi ad esempio perché, sebbene abbiano intrapreso una nuova atttività a partire dal 1° gennaio 2012, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività hanno già svolto altra attività d’impresa, professionale o artistica;
i contribuenti che hanno iniziato l’attività d’impresa, artistica o professionale prima del 31 dicembre 2007, i quali, “effetto delle diposizioni di cui al comma 1” dell’art. 27 del d.l. n. 98/2011, sono costretti a “fuoriuscire” dal regime dei contribuenti minimi così come ridisegnato dal comma 1 del’art. 27 citato.
i soggetti, per così dire, rispondenti al target della norma vale a dire coloro che hanno iniziato una nuova attività d’impresa, artistica o professionale a partire dal 1° gennaio 2012 oppure l’abbiano iniziata da qualche anno (cioè dal 2008). Rispetto a questi soggetti vengono ridefinite, attraverso le disposizion di di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 27 del d.l. n. 98/2011, le condizioni di accesso alla disciplina dettata dall’art. 1, commi da 96 a 117 della legge n. 244/2007: una volta accertato il possesso dei predetti requisiti, il contribuente potrà avvalersi di tutte le esenzioni e semplificazioni delineate dalla legge n. 244/2007, con la novità che l’aliquota sostitutiva viene ridotta dal 20% al 5%. Per tali soggetti tale regime avrà una efficacia temporalmente limitata a differenza di quanto previsto dalla legge n. 244/2007 che invece non stabiliva alcun termine finale di efficacia;
i soggetti che non rispondono ai canoni ispiratori dell’intervento normativo in commento, i quali potranno usufruire (o continuare ad usufruire se già applicavano il vecchio regime) solo di una quota dei benefici introdotti a suo tempo dall’art. 1, commi da 96 a 117, della legge n. 244/2007. In particolare, ai soggetti de quibus viene sottratta una delle agevolazioni fondanti il regime forfettario in questione ossia l’applicazione delle imposte sui redditi secondo un regime di tipo sostitutivo nonché eliminata una delle esenzioni che rendevano l’istituto particolarmente appetibile ossia l’esonero dall’applicazione degli studi di settore.
Considerato che i soggetti di cui alla lettera b) rappresentano certamente una vasta platea di contribuenti1 mentre i soggetti di cui alla lettera a) non solo sono minoritari2 ma, presumibilmente, la loro attività, essendo all’inizio, non frutterà all’Erario le stesse entrare che potrebbe apportare un’impresa o un professionista da tempo operanti sul mercato, è facile comprendere come l’istituto di cui all’art. 1, commi da 96 a 117, della legge n. 244/2007 sia stato brutalmente piegato alle esigenze di gettito informatrici dell’intera Manovra correttiva.
In questo senso non va dimenticato che la reviviscenza degli studi di settore per i contribuenti che risultino “minimi” ai sensi del comma 3 dell’art. 27 del d.l. n. 98/2011 va certamente messa in relazione con il potenziamento di questo particolare strumento di accertamento attuato dal legislatore della manovra al comma 28 dell’art. 23 del decreto.
1 L’Associazione consulenti del terziario avanzato (ACTA) ha stimato gli “attuali”contribuenti minimi che non potranno usufruire del regime forfetario di determinazione dell’IRPEF e dell’esclusione dagli studi di settore a seguito della Manovra correttiva in 500.000 unità.
2Sempre l’Associazione consulenti del terziario avanzato li ha stimati in 50.000 unità. Notevole come si vede è il gap rispetto ai soggetti che saranno costretti invece a fuoriuscire dal regime di cui al comma 1 dell’art. 27 del d.l. n. 98/2011 (ogni 10 contribuenti che potranno usufruire della tassazione sostitutiva dell’IRPEF e dalla esclusione dagli studi di settore, 90 saranno costretti a fuoriuscire e a tornare alla tassazione ordinaria).