Source: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=YABUTVX2KX3CIRCH6WWWZVOXQI&q=
Timestamp: 2019-01-24 01:56:02+00:00
Document Index: 61692606

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 20', 'art. 23', 'art. 23']

N. 01307/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00396/2018 REG.RIC.
Zoumana Kone, rappresentato e difeso dall'avvocato Lidia Puliti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Lucca, viale C. Castracani 243;
Ministero dell'Interno, Ufficio Territoriale del Governo Lucca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Firenze, via degli Arazzieri, 4;
sul ricorso numero di registro generale 396 del 2018, proposto da
Kalu' Moussa, rappresentato e difeso dall'avvocato Lidia Puliti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Lidia Puliti in Lucca, viale C. Castracani 243;
quanto al ricorso n. 395 del 2018:
del decreto n. 0007103 del 15.02.2018 e in pari data notificato, con cui la Prefettura di Lucca ha decretato, con effetto immediato dalla comunicazione, la revoca delle misure di accoglienza in favore del richiedente asilo in epigrafe rappresentato e di ogni altro atto ad esso presupposto, connesso e consequenziale;.
quanto al ricorso n. 396 del 2018:
del decreto n. 0007113 del 15.02.2018 e in pari data notificato, con cui la Prefettura di Lucca ha decretato, con effetto immediato dalla comunicazione, la revoca delle misure di accoglienza in favore del richiedente asilo in epigrafe rappresentato e di ogni altro atto ad esso presupposto, connesso e consequenziale..
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno e di Ufficio Territoriale del Governo Lucca;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 settembre 2018 il dott. Saverio Romano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1 – Con decreto n. 0007103 del 15.02.2018, in pari data notificato, la Prefettura di Lucca ha decretato, con effetto immediato dalla comunicazione, la revoca delle misure di accoglienza in favore del ricorrente, richiedente asilo, con la motivazione che lo straniero si sarebbe rifiutato di partecipare alle lezioni di italiano e di firmare il regolamento della struttura, oltre ad aver tenuto un comportamento aggressivo nei confronti del responsabile del centro.
Con altro decreto n. 0007113 del 15.02.2018, in pari data notificato, la medesima Prefettura ha adottato analogo provvedimento nei confronti del secondo ricorrente, per le stesse motivazioni.
Avverso i provvedimenti impugnati, con i ricorsi in esame, sono stati dedotti i seguenti motivi:
1) mancato adeguamento alla Direttiva n. 2013/33/UE, recepita nell’ordinamento nazionale dal D.lgs. n. 142/2015; 2) violazione dell’art. 20, comma 5 Dir. N. 2013/33/UE e 17 e 23, comma 2, D.Lgs. n. 142/2015; violazione dell’art. 13 D.Lgs. n. 142/2013 e carenza assoluta di potere; 4) violazione dell’art. 23, comma 1, lett. e) D.Lgs. n. 142/13 e carenza di motivazione in relazione all’art. 20, par. 1, Dir. 2013/33/UE.
Preliminarmente, il difensore ha fatto presente l’opportunità della riunione dei due ricorsi in epigrafe, proposti da due soggetti richiedenti la protezione internazionale, ospiti del medesimo centro di accoglienza, avverso gli stessi provvedimenti (distinti solo per numero cronologico di protocollo).
Nel merito della controversia, premesso che il centro il C.A.S. in questione, gestito dall’associazione “Al Molino della Luna”, è noto alla Prefettura per essere stato caratterizzato da una gestione difficile (come provato dalle numerose lamentele da parte degli ospiti, spesso destinatari di provvedimenti di trasferimento in altre strutture della Provincia), ancora a dicembre 2017 oggetto di segnalazione da parte dei Carabinieri in relazione alle proteste verificatesi da parte di 20 ospiti su 28, in particolare ha dedotto: che non corrisponderebbe al vero che i ricorrenti si sarebbero assentati dalle lezioni di italiano (come provato dalla dichiarazione resa dalla dirigente scolastica che conferma la presenza del Kone alle lezioni, avendo egli riportato soltanto 4 assenze in 4 mesi); né rileva l’asserito rifiuto di firmare il regolamento, avendo i ricorrenti (al momento dell’inserimento nel centro) subito firmato quello prefettizio, ma non quello redatto successivamente ed interno al centro (che prevedrebbe delle modifiche a quello attuato proprio su aspetti economici che hanno costituito motivo di protesta); nei rapporti problematici tra gli ospiti e la struttura è rimasta coinvolta in particolare la figura preposta all’ascolto, come la mediatrice culturale (sig.ra Lunardi), che si sarebbe rivelata incapace di gestire le relazioni tra gli ospiti e la struttura nonché quelle tra gli ospiti stessi (provenienti da Paesi differenti per cultura, tradizioni e religione).
Costituitasi in giudizio, l’Amministrazione intimata, che ha controdedotto nel merito producendo una relazione sui fatti di causa, ha chiesto il rigetto di tutte le domande proposte.
Con ordinanza collegiale, la domanda cautelare è stata accolta con la seguente motivazione:
“Considerato che il ricorso appare, almeno in parte, fondato, risultando dalla documentazione prodotta in giudizio che taluni aspetti della motivazione del provvedimento o sono apertamente contraddetti (cfr. dichiarazione resa da CPIA sulla frequenza della scuola, doc.7) o sono basati su elementi generici (ricorrente qualificato come “di difficile gestione”, assieme ad altri numerosi ospiti della struttura: cfr. nota del Comando provinciale dei Carabinieri, doc.4)”.
2 – Preliminarmente va disposta la riunione dei due ricorsi, la cui oggettiva connessione ne postula una decisione unitaria.
3 – Nel merito, i ricorsi sono fondati.
Il Collegio ritiene di confermare la pronuncia cautelare, sulla base delle considerazioni che seguono.
Invero, come già esposto, il provvedimento impugnato appare sostanzialmente fondato su tre ordini di motivi: a) l’assenza dello straniero alle lezioni di italiano; b) il rifiuto di firmare il regolamento del centro; c) gli atteggiamenti minacciosi /aggressivi manifestati nei confronti del responsabile del C.A.S.
Circa le motivazioni sub a) e b) - come anticipato nell’ordinanza n. 216/2018 – sulla base degli atti di causa, si rileva che:
- la frequenza ai corsi di italiano per stranieri da parte di entrambi i ricorrenti è stata sufficientemente regolare ed assidua, come risulta dalla dichiarazione resa dalla Dirigente scolastica (resa in data 5 febbraio 2018 e riferita al corso iniziato ad ottobre 2017), rimasta incontestata anche alla luce della successiva documentazione prodotta dall’amministrazione;
- il rifiuto di firmare il regolamento della struttura non si riferisce al Regolamento prefettizio la cui violazione ripetuta può integrare una causa di revoca della misura di accoglienza (ex art. 23 D. Lgs. n. 142/2015), bensì ad un diverso regolamento (interno alla struttura), non altrimenti individuato né prodotto in giudizio dalle parti, del quale si sconosce il valore giuridico, indebitamente utilizzato quale parametro di adeguatezza dei comportamenti tenuti dagli ospiti del C.A.S.
Ne consegue che due dei motivi posti a base del il provvedimento impugnato non si sottraggono alle censure articolate in ricorso, alla luce della documentazione in atti e della mancata contestazione delle circostanze di fatto dalla stessa emerse.
Quanto agli atteggiamenti minacciosi/aggressivi manifestati dai ricorrenti (in particolare nei confronti della mediatrice culturale addetta alla struttura), essi vanno inquadrati nella difficile situazione determinatasi all’interno del centro (già oggetto di precedenti e ripetute lamentele da parte degli ospiti) conosciuta ed affrontata dalla Prefettura con precedenti provvedimenti di trasferimento di altri ospiti in diverse strutture della Provincia ed oggetto di contestazioni delle scelte gestionali relative all’acquisto ed alla distribuzione di generi alimentari, all’orario di accensione del riscaldamento, alle modalità di erogazione del c.s. “pocket money” e ad ulteriori aspetti gestionali, circostanze da tempo note alle amministrazioni competenti (secondo le segnalazioni pervenute dal Comando provinciale dei Carabinieri di Lucca).
Nell’ambito del quadro descritto si collocano le condotte dei ricorrenti, ritenuti tra i soggetti “più problematici da gestire”, in quanto “sono anche coloro che incitano alla ribellione” (cfr. la relazione del responsabile del C.A.S.).
Tali valutazioni non risultano, peraltro, contemperate, da parte della resistente Prefettura, entro un quadro di necessario bilanciamento imposto dalla complessità della situazione descritta e dalle specifiche circostanze sopra evidenziate.
Ne consegue, pertanto, che le censure dedotte sono, in parte fondate, sotto il profilo della carenza o, comunque, assoluta insufficienza (ed in parte contraddittorietà e genericità) della motivazione, anche alla luce della gravità della misura prevista dall’art. 23 D. Lgs. n. 142/2015 (in disparte la questione della conformità della normativa interna di recepimento alla Direttiva UE invocata), la cui applicazione va riservata ai casi di accertata incompatibilità della condotta, univocamente accertata a carico degli ospiti del centro di accoglienza, con una ordinata ed efficiente gestione della struttura.
4 – Conclusivamente, i ricorsi vanno riuniti ed entrambi accolti, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati.
Va, conseguentemente, disposta l’ammissione dei ricorrenti al patrocinio a spese dello Stato e, per l’effetto, deve essere liquidato, per l’opera prestata, il relativo compenso al difensore (che ne ha riproposto la relativa istanza, dopo la decisione negativa adottata dalla competente Commissione), ritenendo congrua, ai sensi degli artt. 82 e 130 D.P.R. n. 115/2002, la complessiva somma (per entrambi i ricorsi) di euro 2.000,00 (duemila), oltre ad Iva e cap.
- li accoglie entrambi ed annulla i provvedimenti con i medesimi impugnati;
- liquida, a favore dell’avv. Lidia Puliti, la somma di euro 2.000,00 (duemila), oltre Iva e cap, a titolo di compenso per il patrocinio prestato.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 26 settembre 2018 con l'intervento dei magistrati: