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Timestamp: 2019-02-17 05:45:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 2103']

Le nostre cause - Studio Legale Michelangelo Salvagni
Articoli / Le nostre cause
DIPENDENTE AMA S.P.A. RISARCITO PER OLTRE €. 500.000,00 PER L’ACCERTAMENTO DI MANSIONI SUPERIORI E DI UN SUCCESSIVO DEMANSIONAMENTO
Causa patrocinata dallo Studio Legale Salvagni
Con sentenza del 12 luglio 2018, n. 1585, il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da un lavoratore nei confronti di Ama S.p.A., ha riconosciuto il diritto di quest’ultimo ad essere inquadrato nel 7° livello del CCNL di settore in ragione delle mansioni superiori svolte dallo stesso dal luglio 2003, condannando l’azienda datrice di lavoro al pagamento delle differenze retributive maturate medio tempore per un valore di oltre € 50.000,00.
Inoltre, il giudice del Lavoro ha riconosciuto l’illegittimità del demansionamento subito dal dipendente a far data dal 2006 e, pertanto, ha condannato Ama S.p.A. a risarcire il danno arrecatogli, liquidandolo, per quanto attiene al danno professionale, nella misura pari ad € 450.000,00 e, per quanto concerne il danno morale, nella misura di € 25.000,00.
In particolare, il giudice capitolino, all’esito dell’istruttoria, ha accertato che le mansioni di project manager svolte dal ricorrente nel periodo ricompreso tra il 2003 e il 2006 e, successivamente, nel 2008 fossero riconducibili al 7° livello contrattuale e non al 6° livello di formale inquadramento del dipendente, giacché connotate da un tasso di tecnicità elevato ed esercitate in autonomia pressoché totale dal lavoratore.
Inoltre, il Tribunale ha accolto anche l’ulteriore domanda proposta dal ricorrente che, assistito dallo studio legale Salvagni, aveva dedotto di essere stato demansionato e lasciato totalmente in attivo per un periodo complessivo di quasi dieci anni, con l’eccezione di brevi periodi in cui era stato assegnat a compiti inferiori e del tuo estranei al pregresso ruolo di project manager e totalmente avulsi rispetto alla sua pregressa esperienza lavorativa e capacità professionale acquisita.
Il giudice del Lavoro, pertanto, ha ordinato all’azienda di assegnare il dipendente a mansioni riconducibili al superiore 7° livello di inquadramento contrattuale e di pagare le differenze retributive per il dovuto superiore inquadramento, nonché ha condannato Ama S.p.A. a risarcire sia il danno alla professionalità, quantificandolo, in via equitativa, per un ammontare complessivo di €. 450.000,00, sia il danno morale, liquidandolo in €. 25,000,00.
COLGATE PALMOLIVE ITALIA S.r.l CONDANNATA A RIASSUMERE IL DIPENDENTE PER CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE E CONDANNATA A RISARCIRE IL LAVORATORE PER OLTRE 130.000,00 €.
Con sentenza del 5 luglio 2018, n. 708, il Tribunale di Latina, sezione Lavoro, in accoglimento del ricorso promosso da un lavoratore nei confronti Colgate Palmolive Italia S.r.l., ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione intercorrente tra le parti, riconoscendo la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e condannando altresì l’azienda convenuta al pagamento di tutte le retribuzione maturate nelle more del giudizio, a far data, rispettivamente, da gennaio 2011, per una somma complessiva di oltre 130.000,00 €.
In particolare, il giudice del lavoro ha rilevato l’assoluta genericità della clausola contenuta nel contratto di somministrazione e, in quanto tale, inidonea a specificare le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che, ai sensi dell’art. 20, D.Lgs. n. 276/2003, devono necessariamente sussistere al fine di legittimare la scelta dell’imprenditore di avvalersi di prestazioni svolte da lavoratori somministrati a tempo determinato.
Pertanto, il Tribunale di Latina ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione stipulato dall’azienda convenuta e, in applicazione dell’art. 27, D.Lgs. n. 276/2003 – allora applicabile alla fattispecie dedotta in giudizio – ha dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato intercorrente tra il ricorrente e la società resistente a far data dall’illegittima estromissione dello stesso dal proprio posto di lavoro.
Infine, il giudice del lavoro, da un lato, ha ordinato a Colgate Palmolive Italia S.r.l. di riammettere immediatamente in servizio il lavoratore e, dall’altro, ha condannato l’azienda medesima al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dallo stesso lavoratore dalla lettera di impugnativa dei contratti contenente anche la messa in mora (ovvero dal gennaio 2011) sino alla data della sentenza del 5 luglio 2018.
Anche in tale occasione, il Tribunale di Latina ha accolto integralmente la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Michelangelo Salvagni e ha ritenuto di non conformarsi all’indirizzo giurisprudenziale che, in ipotesi di somministrazione illegittima, applica la sanzione prevista all’art. 32, L. n. 183/2011, limitando il risarcimento del danno ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione percepita dal lavoratore in costanza di rapporto; al contrario, il giudice ha condannato Colgate Palmolive Italia S.r.l. a corrispondere al lavoratore tutte le retribuzioni spettanti al lavoratore a far data dalla messa in mora, per una somma pari ad oltre € 130.000,00.
IL TRIBUNALE DI LATINA CONDANNA EUROSPIN LAZIO S.P.A. A RIAMMETTERE IN SERVIZIO LA DIPENDENTE ASSUNTA CON CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE E A RISARCIRLA PER OLTRE 130.000,00 €
Il Tribunale di Latina, sez. Lav., con sentenza del 14 giugno 2018, n. 608, ha accolto il ricorso promosso da una lavoratrice nei confronti di Eurospin Lazio S.p.a. e, nel dichiarare l’illegittimità del contratto di somministrazione intercorrente tra le parti, ha riconosciuto la natura subordinata del relativo rapporto di lavoro; pertanto, ha condannato il datore di lavoro al pagamento di tutte le retribuzione maturate da novembre 2011, per un importo complessivo di oltre 130.000,00 €.
Nello specifico, il giudice ha rilevato l’estrema genericità della clausola del contratto di somministrazione apposta in violazione dell’art. 20, D.Lgs. n. 276/2003, il quale, al contrario, dispone che le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo debbano necessariamente essere specificate al fine di legittimare la scelta dell’imprenditore di avvalersi di prestazioni svolte da lavoratori somministrati a tempo determinato.
ll Tribunale di Latina, quindi, dapprima, ha dichiarato l’illegittimità del contratto di somministrazione stipulato dall’azienda resistente in violazione dell’art. 27, D.Lgs. n. 276/2003 – allora applicabile ratione temporis – e, conseguentemente, ha accertato la natura subordinata del rapporto di lavoro intercorrente tra le parti a far data dall’illegittima estromissione della lavoratrice dal proprio posto di lavoro.
In ultimo, il giudice pontino ha ordinato l’immediata riammissione in servizio della lavoratrice alle dipendenze di Eurospin Lazio S.p.a, condannando quest’ultimo al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dalla dipendente a far data dalla lettera di impugnativa e di messa in mora sino alla data della sentenza (ovvero da gennaio 2011 a luglio 2018).
In tal senso, il Tribunale di Latina, nell’accogliere la tesi difensiva sostenuta dallo studio legale Michelangelo Salvagni, ha disatteso quell’orientamento giurisprudenziale che, in ipotesi di somministrazione illegittima, ritiene l’applicabilità della sanzione prevista all’art. 32, L. n. 183/2011 e limitata al pagamento di un’indennità risarcitoria pari ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione percepita dal lavoratore in costanza di rapporto; al contrario, il giudice ha condannato Eurospin Lazio S.p.a. al pagamento di tutte le retribuzioni spettanti alla lavoratrice a far data dalla messa in mora, per un ammontare complessivo pari ad oltre € 130.000,00.
SITE SPECIALIST: TELECOM PERDE IL RECLAMO. LE MANSIONI SONO DI TERZO LIVELLO
Con decreto del 24 maggio 2018, n. 50193, Il Tribunale di Roma, in composizione collegiale, ha rigettato il reclamo proposto da Telecom Italia S.p.a avverso l’ordinanza che, resa in via d’urgenza dal giudice del lavoro di Roma, aveva dichiarato l’illegittimità del provvedimento con cui l’azienda aveva disposto il trasferimento di una lavoratrice presso la sede di Via Macchia Palocco in Roma e aveva adibito quest’ultima a mansioni di site specialist.
In particolare, il collegio, nel confermare l’interpretazione già offerta dal giudice di prima istanza, ha appurato la natura di trasferimento del provvedimento disposto unilateralmente da Telecom Italia S.p.a., nonostante quest’ultimo avesse interessato due sedi situate presso il medesimo comune di Roma.
Tanto premesso, il Tribunale, nel vagliare la legittimità dell’operazione di re-internalizzazione delle funzioni di portineria (cd. site specialist) nell’ambito del dipartimento Manteinance & Facilities di Telecom Italia S.p.a., ha ritenuto che il relativo provvedimento di trasferimento fosse stato disposto dall’azienda in violazione del nuovo testo dell’art. 2103 c.c.
Infatti, il suddetto provvedimento risulta fondato esclusivamente sull’esigenza di assegnare la lavoratrice alle mansioni di site specialist che, tuttavia, sono riconducibili al 3° livello di inquadramento, in quanto tali esponenzialmente inferiori a quello posseduto dalla dipendente.
Sul punto, il collegio ha precisato che le mansioni di site specialist comportano lo svolgimento di attività meramente esecutive, del tutto prive dell’autonomia e della decisionalità connotanti il 5° livello di inquadramento della lavoratrice.
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