Source: https://www.laleggepertutti.it/147604_multe-e-cartelle-nulle-se-il-postino-le-da-al-falso-portiere
Timestamp: 2019-02-21 10:49:21+00:00
Document Index: 153919204

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2700']

Multe e cartelle nulle se il postino le dà al falso portiere
È nulla la notifica di una cartella di pagamento, di una multa o di qualsiasi altro atto notificato a una persona che si qualifica come portiere mentre, in realtà, non ha tale qualifica.
Immaginiamo che arrivi il postino o l’ufficiale giudiziario per notificarci un atto, una multa o una cartella di pagamento e che, non trovandoci a casa, né trovando altro familiare ad aprirgli la porta, consegni la raccomandata a un tale che si qualifica come il portiere dello stabile, mentre in realtà non lo è. Le ragioni possono essere tante: ad esempio potrebbe essere il caso dell’ex portiere, in realtà ormai in pensione, ma che continua a vivere nello stesso appartamento e a svolgere di fatto, di tanto in tanto e dietro nostro consenso, le vecchie funzioni, più per amicizia che per dovere. Potrebbe essere anche il caso dell’inserviente o dell’addetto alla pulizia delle scale che, trovandosi lì per caso, crede di fare un piacere a uno dei condomini che conosce bene. Ebbene, in tali ipotesi possiamo considerare la notifica valida?
Il codice di procedura civile consente, al postino o all’ufficiale giudiziario, di consegnare al portiere la corrispondenza diretta a uno dei condomini, in caso di temporanea assenza di questi e dei suoi familiari conviventi: in tal caso, la notifica è ugualmente valida (leggi Il portiere può ritirare la posta?). Si deve, però, trattare del portiere e di nessun altro. Per cui se un soggetto svolge «in nero» le mansioni di portiere, ma non ha alcun vincolo contrattuale con l’amministratore di condominio, o se le sue mansioni sono ormai cessate, egli non è autorizzato a ritirare la posta per conto altrui e la notifica è nulla. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione [1].
In tal caso, precisa la sentenza in commento, la notifica non ha alcun valore e la cartella di pagamento o la multa, nonché qualsiasi altro atto o corrispondenza, si considererà come mai consegnato al destinatario.
Quest’ultimo deve comunque contestare l’effettività della notifica. Come? Non certo attraverso la querela di falso, un procedimento tipico per privare di validità le dichiarazioni di un pubblico ufficiale. È vero che il postino è un pubblico ufficiale, ma la pubblica fede dei suoi atti ricopre solo le sue dichiarazioni circa l’attività da questi svolta e non anche eventuali dichiarazioni rilasciategli da terzi. Ecco le precise parole usate dalla Corte: «la relata di notificazione di un atto fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario procedente, limitatamente al loro contenuto estrinseco; non sono invece assistite da pubblica fede tutte le altre attestazioni rese come semplici informazioni».
Dunque, se un soggetto si qualifica come portiere, ma non è così, l’eventuale attestazione del postino di aver consegnato la busta al portiere non richiede la querela di falso e può essere più facilmente contestata con qualsiasi mezzo di prova.
Facile a questo punto legittimare comportamenti fraudolenti da parte di chi non ama ricevere “posta sgradevole” come richiesta di pagamento, intimazioni, atti di accertamento fiscale, ecc. Se lo stabile non ha regolarizzato il portiere e questo non ha un contratto di lavoro, ma svolge le proprie funzioni “di fatto”, tutti gli atti da questi ritirati per conto dei condomini sono nulli (o meglio, è nulla la notifica).
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 15 dicembre 2016 – 18 gennaio 2017, n. 1197
Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 25 luglio 2016, la seguente relazione ex art. 380-bis cod. proc. civ.:
“Il Tribunale di Roma, con sentenza in data 8 giugno 2007, ha dichiarato l’inammissibilità della querela di falso proposta da F.A. , in via incidentale, nel corso di un giudizio dinanzi al Giudice di pace, avente ad oggetto l’impugnazione di una cartella esattoriale, derivante da un verbale di contravvenzione redatto dalla Polizia municipale di Roma.
La querela di falso riguardava la relazione di notifica di tale verbale (ove si affermava che l’atto era stato consegnato, in assenza del destinatario, a tale D.R. , “nella sua dichiarata qualità di portiere”), assumendosi la nullità e la falsità di tale verbale, sul presupposto che lo stabile fosse privo di portiere e che la D. svolgesse in realtà soltanto mansioni di donna delle pulizie.
Il Tribunale ha dichiarato l’inammissibilità della querela, rilevando che lo strumento azionato – volto a togliere efficacia ad un atto pubblico fidefacente – poteva riguardare soltanto quelle parti del documento concernente fatti e attività constatati personalmente dal pubblico ufficiale o asseriti come avvenuti in sua presenza e non già le parti del documento in cui si faceva riferimento al contenuto di dichiarazioni rese da terzi estranei, riportate dal pubblico ufficiale come ricevute, senza poterne controllare la verità intrinseca.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 20 giugno 2014, ha respinto l’appello del F. .
Secondo la Corte d’appello, al giudice competente (il Tribunale in formazione collegiale) non è preclusa la possibilità di ritenere la querela inammissibile, pur quando il Giudice di pace si sia espresso, come nella specie, sulla rilevanza del documento, autorizzando la presentazione della querela.
Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello il F. ha proposto ricorso, con atto notificato il 7 settembre 2015.
Roma Capitale non ha svolto attività difensiva in questa sede.
Con l’unico motivo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 313 e 222 cod. proc. civ., richiamando il principio secondo cui la questione della rilevanza dell’eventuale falsità del documento impugnato con la querela in via incidentale è devoluta al giudice della causa principale e non a quello della querela, il cui unico compito consiste nell’affermare e negare la falsità dell’atto.
Il motivo è infondato. Il principio di diritto invocato dal ricorrente non è pertinente, perché un conto è la rilevanza del documento, altro è che vi sia materia di querela di falso. E proprio questo la Corte d’appello ha inteso affermare, rilevando, correttamente, che non vi era materia di querela di falso, giacché, in tema di relata di notifica, la qualità di portiere di chi, come tale qualificatosi, riceve l’atto notificato dal pubblico ufficiale, non è assistita da fede privilegiata, ai sensi dell’art. 2700 cod. civ., ben potendo il destinatario dell’atto, che contesti la validità di tale notificazione, fornire la prova contraria, allegando e provando l’inesistenza della succitata qualità.
che i rilievi critici ad essa mossi con la memoria illustrativa non sono suscettibili di indurre a diversa soluzione;
che, infatti, la mancanza della qualità di portiere addetto allo stabile dove è l’abitazione del destinatario, attribuita nella relata di notifica alla persona alla quale è stata consegnata la copia dell’atto notificato, può essere contestata con qualsiasi idoneo mezzo di prova, poiché la relazione di notificazione in ordine all’esistenza di rapporto del genere non è dotata di quella piena efficacia probatoria che può essere superata soltanto attraverso lo strumento della querela di falso;
che, in particolare, la relata di notificazione di un atto fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario procedente, la constatazione di fatti avvenuti in sua presenza ed il ricevimento delle dichiarazioni resegli, limitatamente al loro contenuto estrinseco; non sono invece assistite da pubblica fede tutte le altre attestazioni (come, appunto, la dichiarazione del consegnatario di essere portiere dello stabile dove è l’abitazione del destinatario) che non sono frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale, bensì di informazioni da lui assunte o di indicazioni fornitegli da altri, attestazioni, queste, assistite da presunzione di veridicità che può essere superata solo con la prova contraria (cfr. Cass., Sez. II, 20 luglio 1999, n. 7763; Cass., Sez. III, 11 aprile 2000, n. 4590; Cass., Sez. II, 28 giugno 2000, n. 8799);
che il ricorso deve, pertanto, essere rigettato;