Source: https://cmaiurisblog.com/2020/07/04/commetto-reato-se-acquisto-un-prodotto-contraffatto/
Timestamp: 2020-08-05 14:04:13+00:00
Document Index: 34230835

Matched Legal Cases: ['art. 648', 'art. 712', 'art. 648', 'art. 712', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 1']

Poniamo il caso di avere intenzione di acquistare un orologio di marca ma senza voler spendere troppo e grazie ad un’offerta insolitamente vantaggiosa ne acquistiamo uno online che ci verrà spedito dalla Cina. Il prodotto tuttavia non arriverà mai perché le autorità doganali hanno scoperto che avevamo tentato di acquistare un prodotto che si rivela essere contraffatto. Cosa rischiamo?
La domanda è piuttosto rilevante, tenuto conto che in giurisprudenza sono sorti dibattiti in merito a quale fattispecie penalmente rilevante debba configurarsi in tali ipotesi sempre più diffuse nell’ambito dell’e-commerce. La fattispecie potrebbe integrare il delitto di ricettazione ex art. 648 c.p. o la contravvenzione di incauto acquisto ex art. 712 c.p. oppure un illecito amministrativo?
In un articolo precedente abbiamo approfondito le similitudini e differenze tra le due fattispecie di reato di ricettazione e incauto acquisto e vi invitiamo a dare un’occhiata.
Per ciò che riguarda il caso di nostro interesse, la questione è stata sottoposta al vaglio della Sezioni Unite della Cassazione nei seguenti termini: “se possa configurarsi una responsabilità a titolo di ricettazione per l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata”.
Sul punto, le Sezioni Unite si sono espresse con la seguente massima: “Non può configurarsi una responsabilità a titolo di ricettazione (art. 648 cod. pen.) o di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 cod. pen.) per l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata, ma piuttosto l’illecito amministrativo previsto dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. in L. 14 maggio 2005, n. 35, che va considerato prevalente rispetto sia al delitto che alla contravvenzione previsti dal codice penale “ (cfr. Cass. Sez. Un. 08/06/2012, n. 22225).
Dalla lettura della sentenza si evince che l’acquirente finale di un prodotto contraffatto o comunque di origine illecita risponderà dell’illecito amministrativo contenuto nell’art. 1, comma 7 del d.l. n. 35/2005, convertito nella L. n. 80/2005, nella versione modificata dalla L. n. 99/2009 che recita:
“E’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro fino a 7.000 euro l’acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale”.
Pertanto, l’acquirente finale non risponderà né di ricettazione (648 c.p.), né di acquisto di cose di sospetta provenienza (712 c.p.) e ciò in virtù di una prevalenza dell’illecito amministrativo predetto derivante da un principio di specialità desumibile dal fatto che tale norma individua in maniera specifica il soggetto agente dell’illecito nell’acquirente finale in luogo del chiunque riferibile ai due reati codicistici.
Ulteriore elemento specializzante che conduce a ritenere preferibile la configurabilità dell’illecito amministrativo attiene all’elemento oggettivo della norma che non fa mero riferimento a “cose provenienti da delitto”, bensì a cose che per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale.
Da ultimo, anche la mancata apposizione nella norma della clausola “senza averne accertata la legittima provenienza” è un elemento idoneo a ritenere che l’illecito si configuri sia a titolo di dolo che di colpa.
In una pronuncia successiva si è anche aggiunto che l’acquirente di prodotti contraffatti o comunque di provenienza diversa da quella indicata risponde di ricettazione nel caso in cui tale acquisto non sia destinato al proprio uso e consumo personale, atteso che l’illecito amministrativo di cui al d.l. n. 35/2005 è applicabile esclusivamente all’acquirente finale di un prodotto contraffatto, qualora tale condotta sia destinata all’uso personale e sia estranea non solo al processo produttivo ma anche a quello diffusivo (cfr. Cass. pen. sez. II, 22/01/2016, n. 3000).
Pertanto per la fattispecie delineata nell’esempio, risponderemo di un illecito amministrativo e non di illecito penale nel caso in cui avremo agito come acquirenti finali di un prodotto contraffatto, destinato ad uso e consumo personale e non per la rivendita.
4 luglio 2020 Avv. Andrea Accardiarticoli cma, diritto penale, e-commerce, Illeciti amministrativi, reati contro il patrimonio
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