Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2015/07/accertamento-induttivo-possibile-anche-a-fronte-di-scritture-contabili-formalmente-corrette.html
Timestamp: 2018-05-23 05:14:00+00:00
Document Index: 1210000

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ']

Accertamento induttivo da studi di settore possibile anche a fronte di scritture contabili formalmente corrette: gravità, precisione e concordanza nascono in esito al contraddittorio, e le giustificazioni addotte devono essere idonee
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 13497 del 01.07.2015, ha deciso in ordine ad un ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate, che aveva denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 39 Dpr 600/73 in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., censurando la sentenza di secondo grado per aver ritenuto che non sussistessero i presupposti per dar luogo ad accertamento induttivo, da individuarsi nell’esiguità dei ricavi, nonché nella incongruenza ed incoerenza con gli studi di settore ai sensi dell’artt. 62-sexies D1331/92.
Il motivo secondo la Suprema Corte era fondato.
L’accertamento induttivo del reddito è infatti consentito, anche in presenza di scritture contabili formalmente corrette, qualora la contabilità possa essere considerata complessivamente inattendibile in quanto confliggente con regole fondamentali di ragionevolezza (Cass. 5870/2003).
In particolare, l’accertamento dei maggiori ricavi può essere affidato alla considerazione della difformità della percentuale di ricarico applicata dal contribuente (Cass. 26388/05), e sull’esistenza di gravi incongruenze tra ricavi, compensi e corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e condizioni di esercizio della specifica attività svolta dagli studi di settore ex artt. 62 bis e sexies DI 331/93.
La Corte ha poi precisato che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema unitario, che non si colloca all’interno della procedura di accertamento di cui all’art. 39 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma la affianca, essendo indipendente dall’analisi dei risultati delle scritture contabili, la cui regolarità, per i contribuenti in contabilità semplificata, non impedisce l’applicabilità dello “standard”, né costituisce una valida prova contraria, laddove, per i contribuenti in contabilità ordinaria, l’irregolarità della stessa costituisce esclusivamente condizione per la legittima attivazione della procedura standardizzata (Cass. Ss.Uu. 26635/09).
A tale consolidato indirizzo interpretativo non risultava quindi essersi conformata la sentenza impugnata, che aveva sic et simpliciter escluso l’applicabilità dell’accertamento induttivo in forza del regime di contabilità semplificata del contribuente.
E ciò nonostante le irregolarità rilevate in sede di accesso, quali la mancata indicazione delle rimanenze iniziali e finali e del criterio di valutazione dei beni acquistati e la assoluta esiguità del reddito dichiarato, tale da rendere antieconomica l’attività esercitata.
Lo stesso giorno, la Corte di Cassazione, sempre in tema di studi di settore ha del resto emesso anche la sentenza n. 13498, che affronta inoltre il caso di un esercente l’attività di intermediario di commercio, il quale lamentava che, nel caso della specifica attività svolta, le provvigioni (i ricavi) venivano determinati direttamente dalle ditte mandanti (società di capitali), sicchè i ricavi dichiarati non potevano che corrispondere a quelli conteggiati dalle ditte stesse.
Il contribuente sosteneva inoltre che l’Ufficio non aveva individuato i gravi indizi idonei a dimostrare l’incongruenza del ricavato dichiarato rispetto a quello presunto dagli studi di settore.
In primo grado la CTP, in parziale accoglimento del ricorso, riduceva il reddito accertato, evidenziando che, a fronte delle presunzioni scaturenti dall’applicazione dei parametri, il contribuente non aveva fornito alcuna circostanza idonea a superare del tutto i risultati ottenuti.
Le affermazioni del contribuente, tuttavia, secondo i giudici di merito, potevano essere utilizzate per una riduzione equitativa (pari al 40%) del maggior reddito scaturente dall’applicazione dei parametri, sì da ritenere …