Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7399-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-06-03 10:36:06+00:00
Document Index: 125527884

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 182', 'art. 360', 'art. 83', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 7399 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7399 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 23/03/2017, (ud. 26/10/2016, dep.23/03/2017), n. 7399
Dott. SETINI Danilo – rel. Consigliere –
sul ricorso 10326-2014 proposto da:
AUROGEST SRL IN LIQUIDAZIONE, liquidatore Z.M.,
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO
LAURITO giusta procura in calce al ricorso;
COFACE COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI E RIASSICURAZIONI;
avverso la sentenza n. 3981/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
26/10/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;
udito l’Avvocato FRANCESCO LAURITO;
cinque motivi di ricorso assorbiti gli altri (Cass. sentenza
25036/13 S.U.).
Con sentenza del 6/11/2013 la Corte d’Appello di Milano, in accoglimento del gravame interposto dai sigg. C.M. ed altri e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Milano 10/1/2008, ha rigettato la domanda nei loro confronti proposta dalla società Viscontea Coface s.p.a. di pagamento, in via solidale, di somma giusta appendice di polizza fideiussoria del 15 gennaio 2002 da quest’ultima stipulata con la società Aurogest s.r.l. ed altri.
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società Aurogest s.r.l. in liq. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 7 motivi.
Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 155, 166, 168 bis, 343 e 347 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 2 motivo denunzia “nullità della sentenza e del procedimento” per violazione degli artt. 112, 166, 168 bis, 343 e 347 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 3 motivo denunzia “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 4 motivo denunzia “nullità della sentenza” per violazione degli artt. 112 e 161 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; nonchè “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 5 motivo la ricorrente denunzia violazione degli artt. 156 e 157 c.p.c., art. 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 6 motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 182 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Con il 7 motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 83 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Va anzitutto osservato che il ricorso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 10, n. 6, atteso che la ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare all'”ordinanza offerta in visione (doc. 3)”, alla “propria comparsa conclusionale… pag. 10”, a “tutta la documentazione versata nel fascicolo di primo grado”, alla “documentazione prodotta in grado d’appello”, alla “visura della C.C.I.A.A.”; alla “memoria di replica”; ai “propri scritti difensivi”, a “pag. 11 comparsa conclusionale Aurogest”) limitandosi a meramente riprodurli nel ricorso senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Senza sottacersi, con particolare riferimento al 4, al 5, al 6 e al 7 motivo, che le ivi dedotte censure non risultano formulate sviluppando argomenti in diritto con i contenuti richiesti dal combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, essendosi la ricorrente limitata a muovere apodittiche doglianze, sicchè quanto dedotto si risolve nella proposizione in realtà di “non motivi” (cfr. Cass., 8/7/2014, n. 15475; Cass., 1/10/2012, n. 17318; Cass., 17/1/2012, n. 537).
Deve altresì osservarsi, con particolare riferimento al 3 motivo, che il vizio di motivazione risulta inammissibilmente dedotto al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), giacchè alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione termporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche la sua contraddittorietà intrinseca o con altri atti (nella specie l’ “ordinanza di sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado”) ovvero l’omesso esame di determinati elementi probatori, essendo sufficiente che come nella specie il fatto sia stato esaminato, senza che sia necessario dare conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312), giacchè il vizio di motivazione non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio.
Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni della ricorrente, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera doglianza circa l’attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle sue aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
Non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.