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Timestamp: 2018-09-22 14:49:58+00:00
Document Index: 133040742

Matched Legal Cases: ['art. 405', 'art. 3', 'art. 415', 'art. 405', 'art. 407', 'art. 405', 'art. 314', 'sentenza ', 'art. 405', 'art. 405', 'sentenza ', 'art. 405', 'sentenza ', 'art. 405', 'art. 314', 'sentenza ', 'art. 405', 'sentenza ', 'art. 405', 'sentenza ', 'art. 405', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 417', 'art. 415', 'art. 405', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 335', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 407', 'art. 335', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 405', 'art. 405', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 369', 'art. 369', 'art. 415', 'art. 405', 'art. 406', 'art. 406', 'art. 416', 'art. 415', 'art. 408', 'art. 411']

Art. 405 codice di procedura penale - Inizio dell'azione penale. Forme e termini - Brocardi.it
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Articolo 405 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 405 Codice di procedura penale
1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere l'archiviazione, esercita l'azione penale, formulando l'imputazione, nei casi previsti nei titoli II, III, IV, e V del libro VI ovvero con richiesta di rinvio a giudizio (1) [416].
1-bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini (1).
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 415bis, (2) il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato [335]. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407 comma 2 lettera a) (3).
3. Se è necessaria la querela [336-340], l'istanza o la richiesta di procedimento [336, 341, 342], il termine decorre dal momento in cui queste pervengono al pubblico ministero.
4. Se è necessaria l'autorizzazione a procedere [343], il decorso del termine è sospeso dal momento della richiesta [344] a quello in cui l'autorizzazione perviene al pubblico ministero.
(1) Tale comma è stato inserito dall’art. 3, della l. 20 febbraio 2006, n. 46, e poi dichiarato illegittimo dalla Corte Cost., con sen. 24 aprile 2009, n. 121.
(2) Entro tale termine finale il P.M. è tenuto a fa notificare alla persona sottoposta ad indagine e la difensore l'avviso di conclusione delle indagini ex art. 415 bis.
(3) I termini di durata delle indagini preliminari, salvo per i procedimenti con indagati in stato di custodia cautelare cha abbiano rinunciato alla sospensione, restano sospesi durante il periodo feriale (1 agosto - 15 settembre di ciascun anno). Non sono soggetti invece a sospensione i procedimenti per delitti di criminalità organizzata.
La previsione dei termini investigativi risponde a due esigenze fondamentali: da un parte quella di ridurre, nel rispetto del principio della durata ragionevole del processo, i tempi dell'indagine preliminare, sia per contenere i costi sia per rendere più proficua la successiva attività di acquisizione probatoria, e dall'altra parte quella di garantire l'osservanza del principio di obbligatorietà dell'azione penale.
Massime relative all'art. 405 Codice di procedura penale
Ai fini del computo della durata massima delle indagini preliminari, l'iscrizione per un nuovo reato a carico del medesimo indagato, individua il "dies a quo" da cui decorre il termine, ferma restando l'utilizzabilità degli elementi emersi prima della nuova iscrizione nel corso di accertamenti relativi ad altri fatti, attesa l'assenza di preclusioni derivanti dall'art. 407 cod. proc. pen.
Cass. pen. n. 9479/2010
A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 405, comma primo - bis, c.p.p. (per effetto della pronuncia Corte costituzionale n. 121 del 2009), non sussiste l'interesse dell'indagato a ricorrere per l'annullamento di provvedimenti cautelari interdittivi che nelle more del giudizio d'impugnazione siano stati revocati o siano divenuti inefficaci, atteso che alle misure interdittive non si estende l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione di cui all'art. 314 c.p.p., il quale giustifica la persistenza di uno specifico e concreto interesse all'impugnazione in caso di cessazione dell'operatività della misura. (Fattispecie in cui era stata revocata la misura della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9479 del 10 marzo 2010)
Cass. pen. n. 38865/2008
La natura permanente del reato autorizza l'esecuzione delle indagini preliminari per tutta la sua durata. (Fattispecie, relativa ad associazione di stampo mafioso, nella quale la Corte ha rigettato l'eccezione di inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, secondo il ricorrente compiute dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari stabilito dall'art. 405 cod.proc.pen., peRchè al momento del loro svolgimento il reato associativo era ancora in atto).
La natura permanente del reato autorizza l'esecuzione delle indagini preliminari per tutta la sua durata. (Fattispecie, relativa ad associazione di stampo mafioso, nella quale la Corte ha rigettato l'eccezione di inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, secondo il ricorrente compiute dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari stabilito dall'art. 405 cod.proc.pen., perché al momento del loro svolgimento il reato associativo era ancora in atto).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 38865 del 15 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 34605/2008
Nel caso in cui la misura cautelare personale sia revocata nelle more del procedimento incidentale di impugnazione, l'interesse al gravame non può radicarsi in funzione del conseguimento della pronuncia della Corte di Cassazione sulla insussistenza degli indizi di colpevolezza ex art. 405 comma primo bis, c.p.p., in quanto il giudice di legittimità non si pronuncia sulla mancanza di indizi, bensì il suo sindacato riguarda di regola il difetto di motivazione sul fumus commissi delicti con la conseguenza che la disposizione citata, meccanicamente interpretata, determinerebbe un rapporto di dipendenza del procedimento principale da quello incidentale. (Nella fattispecie la Corte ha peraltro ritenuto meramente teorico il presupposto applicativo della norma circa l'esclusione dell'acquisizione di ulteriori elementi a carico dell'indagato ).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 34605 del 3 settembre 2008)
Cass. pen. n. 4222/2008
Nel caso in cui la misura cautelare personale sia revocata nelle more del procedimento incidentale di impugnazione, non può presumersi l'interesse alla impugnazione in funzione del conseguimento della pronuncia della Cassazione sulla insussistenza degli indizi di colpevolezza ex art. 405 comma primo bis, c.p.p., in quanto il giudice di legittimità non si pronuncia sulla mancanza di indizi, bensì il suo sindacato riguarda di regola il difetto di motivazione sul fumus commissi delicti. Pertanto, è necessario che sia dedotto dall'indagato un interesse concreto ed attuale, anche in funzione della futura richiesta di equa riparazione per ingiusta detenzione per l'ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 comma secondo c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4222 del 28 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 2210/2008
L'interesse dell'indagato a coltivare il ricorso per cassazione, nonostante la misura cautelare personale impugnata sia stata revocata o abbia perso efficacia, può permanere in concreto, in relazione alla disposizione dell'art. 405, comma primo bis, c.p.p., in quanto la decisione della Corte di cassazione in ordine all'insussistenza del quadro indiziario condiziona, se non seguita da un'ulteriore attività di acquisizione probatoria, la scelta del P.M. di iniziare o meno l'azione penale. (In motivazione la S.C. ha osservato che al di fuori dei casi in cui la verifica investa direttamente la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza — ad es., nelle ipotesi della pronuncia che rigetti il ricorso del P.M. avverso l'ordinanza del tribunale in sede di riesame o di appello cautelare, che abbia revocato la misura coercitiva applicata dal G.i.p., ovvero della sentenza di annullamento senza rinvio dell'ordinanza coercitiva impugnata con ricorso per saltum in cassazione — deve escludersi l'operatività del meccanismo di cui all'art. 405, comma primo bis, c.p.p., in quanto la Cassazione non interviene sulla insussistenza degli indizi di colpevolezza).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2210 del 15 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 30534/2007
Ai fini dell'esercizio dell'azione penale, la norma di cui all'art. 405, comma primo bis, c.p.p., trova applicazione nell'ipotesi in cui la Corte di cassazione conosca direttamente dell'indizio di colpevolezza e pervenga, in ragione dell'assenza o dell'inidoneità degli elementi di prova raccolti, ad una decisione di annullamento senza rinvio del provvedimento oggetto di controllo (annullamento destinato a precludere l'esercizio dell'azione penale), non invece allorquando il sindacato di legittimità verta sulla sufficienza o sulla congruità logica dell'argomentazione in materia di indizi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 30534 del 26 luglio 2007)
Cass. pen. n. 31355/2005
La fissazione, da parte del giudice per le indagini preliminari, nel provvedimento di autorizzazione alla prosecuzione delle indagini contro ignoti oltre il termine di sei mesi, di un nuovo termine per il completamento di dette indagini, è da considerare illegittima, senza che ciò possa tuttavia valere a rendere abnorme, e quindi ricorribile per cassazione, il medesimo provvedimento, dovendosi invece ritenere che il nuovo termine sia da considerare tamquam non esset e non pregiudichi, quindi, il potere-dovere del pubblico ministero di proseguire le indagini anche dopo la sua scadenza.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31355 del 19 agosto 2005)
Cass. pen. n. 3191/2000
I termini indicati dagli artt. 405 e 407 c.p.p. (rispettivamente per l'esercizio dell'azione penale e per la durata delle indagini preliminari) attengono soltanto al compimento delle indagini autonomamente svolte dal pubblico ministero e non anche al compimento delle ulteriori indagini da svolgere, ai sensi dell'art. 409, comma 4, c.p.p., su indicazione del giudice per le indagini preliminari. Questi può quindi provvedere a tale indicazione pur quando i suddetti termini siano scaduti e la scadenza abbia preceduto la stessa richiesta di archiviazione. Ciò anche in adesione a quanto ritenuto dalla Corte costituzionale nell'ordinanza n. 436 del 1991, secondo cui il decorso del termine per le indagini preliminari non comporta la decadenza del pubblico ministero dal potere di formulare le sue richieste, a seguito delle quali la disciplina stabilita in materia di termini dagli artt. 405, 406 e 407 c.p.p. non ha più modo di operare, poiché al rigoroso meccanismo legale che predetermina la durata delle indagini preliminari viene a sostituirsi una «flessibile» delibazione giurisdizionale, volta a calibrare il termine in funzione delle ulteriori indagini indicate come necessarie dal giudice
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3191 del 7 giugno 2000)
Cass. pen. n. 1840/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1840 del 19 maggio 1998)
L'iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona alla quale questo è attribuito, per gli effetti che ne derivano ai fini del computo del termine di durata delle indagini e della utilizzabilità degli atti compiuti, postula la completa identificazione della stessa, non essendo sufficiente al riguardo la semplice indicazione del nome e del cognome. Ciò si ricava, tra l'altro, dal chiaro disposto dell'art. 417 c.p.p. che, tra i requisiti formali della richiesta di rinvio a giudizio, indica, alla lettera a), «le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo». Ne consegue che la semplice iscrizione nel registro delle persone indagate del nome e del cognome di un soggetto non ben generalizzato fa sì decorrere il termine di durata delle indagini, ma contro persona ignota; mentre è dalla iscrizione del nome della persona già individuata, eseguita a norma dell'art. 415, comma 2, ultima parte, c.p.p., che decorrono nei confronti della stessa gli effetti di legge.
Ai sensi dell'art. 405 c.p.p. la richiesta di giudizio immediato, con correlativa formulazione dell'imputazione costituisce, così come gli altri casi enunciati nel medesimo articolo, nel contempo esercizio dell'azione penale disposto di legge e chiusura della fase delle indagini preliminari con conseguente inizio della fase processuale ineludibilmente sfociante nella pronuncia giurisdizionale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5723 del 7 dicembre 1994)
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3356 del 7 settembre 1994)
Cass. pen. n. 532/1993
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 532 del 28 aprile 1993)
Cass. pen. n. 3249/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3249 del 9 settembre 1992)
Cass. pen. n. 3079/1992
I termini stabiliti per la chiusura delle indagini preliminari concernono esclusivamente i procedimenti che, con la iscrizione nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.), si trovano nella fase delle indagini preliminari e non riguardano gli atti non costituenti notizie di reato iscritte in altro registro (Mod. 45). Spetta al pubblico ministero il potere di selezionare i fatti di rilevanza penale a sua conoscenza, con la conseguenza che la decorrenza del termine per la chiusura delle indagini preliminari può configurarsi soltanto per quei fatti nei quali egli abbia ritenuto di ravvisare un'ipotesi di reato, iscrivendola nel relativo registro.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3079 del 1 settembre 1992)
Cass. pen. n. 1152/1992
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1152 del 23 maggio 1992)
Cass. pen. n. 787/1992
Il numero d'ordine del registro delle notizie di reato istituito dall'art. 335 c.p.p. costituisce un dato estrinseco dell'iscrizione sicché, per determinare il dies a quo ai fini della decorrenza dei termini di durata massima delle indagini preliminari di cui all'art. 407 stesso codice relativi a diversi fatti iscritti sotto lo stesso numero in momenti differenti, l'unico criterio è quello di ordine sostanziale desumibile dal secondo comma del predetto art. 335, secondo cui, quando non si tratti di mutamento della qualificazione giuridica del fatto né di diverse circostanze del medesimo fatto, non può parlarsi di aggiornamento di iscrizioni ma di iscrizione autonoma.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 787 del 4 maggio 1992)
Cass. pen. n. 1117/1992
Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero deve procedere a nuove iscrizioni nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. in tutti i casi diversi dal mutamento della qualificazione giuridica o dall'accertamento di circostanza aggravante, sia che si tratti di nuove emergenze a carico della stessa persona sia che si tratti dei medesimi fatti a carico di persone diverse dall'originario indagato. Il termine per le indagini preliminari previsto dall'art. 405 c.p.p. decorre in modo autonomo per ciascun indagato dal momento in cui risulti iscritto il relativo nome e per l'indagato originariamente iscritto da ciascuna successiva iscrizione di notitia criminis. (Fattispecie di ricorso avverso provvedimento di sequestro in cui un coindagato deduceva l'illegittimità dell'atto, compiuto successivamente alla proroga delle indagini preliminari, richiesta e disposta dopo la scadenza del termine ex art. 405 c.p.p. relativo all'originario indagato).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1117 del 7 aprile 1992)
Cass. pen. n. 2591/1990
Una volta che abbia chiesto il rinvio a giudizio, il P.M. nell'udienza preliminare, non può più chiedere l'archiviazione, ed il giudice di detta udienza, se non ritenga di disporre il giudizio, non può che emettere sentenza di non luogo a procedere.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2591 del 1 agosto 1990)
relativi all'articolo 405 Codice di procedura penale
Argomento: Articolo 405 Codice proc. penale - Inizio dell'azione penale. Forme e termini | Quesito Q201616132
Alberto S. chiede
martedì 10/05/2016 - Friuli-Venezia
“sono indagato da oltre 18 mesi in una procedura fallimentare che si sta concludendo con un concordato approvato dal tribunale con una previsione di pagamento ai prestatori sociali dell'82% del loro credito e agli altri del 72%. Dalla comunicazione di garanzia ad oggi ne io ne il mio avv.abbiamo ricevuto alcuna comunicazione al riguardo.Quali sono i miei diritti,non avendo notizie riguardo a chiusura indagini,archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio?”
Consulenza legale i 18/05/2016
L’avviso di garanzia è disciplinato dall’art. 369 del c.p.p., e consiste in una comunicazione scritta inviata con lettera raccomandata dal Pubblico Ministero sia alla persona sottoposta alle indagini, sia alla persona offesa dal reato, e mira a garantire il diritto di difesa costituzionalmente garantito.
In particolare, l'art. 369, comma 1, del c.p. stabilisce testualmente che:
"Solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa una informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia".
Tra l'altro, occorre evidenziare che l'art. 369 bis, comma 1, del c.p.p., inserito dal Legislatore nel 2001, disciplina la cd. informazione della persona sottoposta alle indagini sul diritto di difesa: "al compimento del primo atto a cui il difensore ha diritto di assistere e, comunque, prima dell'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi del combinato disposto degli articoli 375, comma 3, e 416, ovvero, al più tardi, contestualmente all'avviso della conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell'articolo 415-bis, il pubblico ministero, a pena di nullità degli atti successivi, notifica alla persona sottoposta alle indagini la comunicazione della nomina del difensore d'ufficio".
Il comma 2 dell'articolo richiamato precisa che:
"La comunicazione di cui al comma 1 deve contenere:
L'art. 415 bis del c.p.p. prevede che il P.M. debba notificare all'indagato (e al difensore) l'avviso di conclusione delle indagini preliminari.
"1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2 dell'articolo 405, anche se prorogato, il pubblico ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli articoli 408 e 411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore nonché, quando si procede per il reato di cui agli articoli 572 e 612-bis del codice penale, anche al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa avviso della conclusione delle indagini preliminari".
In generale, il termine entro cui il P.M. dovrebbe concludere le indagini sarebbe di sei mesi, in virtù dell'art. 405, comma 2, del c.p.p.:
"Salvo quanto previsto dall'articolo 415-bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a)".
Tuttavia, tale termine può essere prorogato, ai sensi dell'art. 406 del c.p.p., il quale disciplina proprio i casi in cui il P.M. può richiedere al Giudice la proroga del termine per svolgere le indagini preliminari:
"1. Il pubblico ministero, prima della scadenza, può richiedere al giudice, per giusta causa, la proroga del termine previsto dall'articolo 405. La richiesta contiene l'indicazione della notizia di reato e l'esposizione dei motivi che la giustificano.
2. Ulteriori proroghe possono essere richieste dal pubblico ministero nei casi di particolare complessità delle indagini ovvero di oggettiva impossibilità di concluderle entro il termine prorogato".
Anche la richiesta di proroga delle indagini, in virtù dell'art. 406, comma 3, del c.p.p. dovrebbe essere notificata all'indagato, in modo che lo stesso possa presentare delle memorie:
"3. La richiesta di proroga è notificata, a cura del giudice, con l'avviso della facoltà di presentare memorie entro cinque giorni dalla notificazione, alla persona sottoposta alle indagini nonché alla persona offesa dal reato che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere esserne informata. Il giudice provvede entro dieci giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle memorie".
Il P.M. potrebbe formulare la richiesta di rinvio a giudizio, ai sensi dell'art. 416, comma 1, del c.p.p., ma comununque non prima di avere notificato l'avviso dell'art. 415-bis del c.p.p.:
"1. La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall'avviso previsto dall'articolo 415-bis, nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all'articolo 415-bis, comma 3".
Per quanto riguarda la richiesta di archiviazione, l'art. 408 del c.p.p. prevede che:
"1. Entro i termini previsti dagli articoli precedenti - cioè i termini di sei mesi prorogabili - il pubblico ministero, se la notizia di reato è infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari".
L'art. 411 del c.p.p. prevede che "se l'archiviazione é richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se l'opposizione non é inammissibile, procede ai sensi dell'articolo 409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti, se accoglie la richiesta, provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione, o quando questa é inammissibile, il giudice procede senza formalità e, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato. Nei casi in cui non accoglie la richiesta il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero, eventualmente provvedendo ai sensi dell'articolo 409, commi 4 e 5".
Per concludere, dopo avere prospettato le possibilità che, in generale, potrebbero verificarsi, si evidenzia che, in assenza di notificazioni circa l'evoluzione delle indagini preliminari, l'indagato o l'avvocato di fiducia potrebbero recarsi personalmente presso l'Ufficio del Tribunale Penale competente, al fine di richiedere ogni informazione sullo stato delle indagini.