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Timestamp: 2018-04-25 12:53:20+00:00
Document Index: 133076752

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051']

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Caduta su scale condominiali
CASSAZIONE N. 23727 DEL 22 NOVEMBRE 2016: RESPONSABILITÀ DEL CONDOMINIO E DEL SUO AMMINISTRATORE SE IL CONDOMINO CADE SULLE SCALE CONDOMINIALI BAGNATE.
Per le lesioni provocate dalla caduta sulle scale del palazzo sono responsabili ex art. 2051 c.c. sia l’amministratore in carica che il condominio. A stabilirlo è la Terza Sezione Civile della Cassazione (con la recente sentenza n. 23727/2016, dando ragione ad una condomina che, appena uscita dalla propria abitazione, cadeva rovinosamente sulle scale bagnate, fresche di pulizie condominiali, riportando delle lesioni.
La Signora aveva convenuto in giudizio per danni sia l’amministrazione nella sua qualità di custode che il Condominio ex art. 2043 c.c.
L’amministratore del condominio e il condominio stesso si erano costituiti in giudizio chiamando in causa, a loro volta, la propria compagnia assicurativa e, a titolo di manleva, l’impresa di pulizie. Il Tribunale in primo grado aveva rigettato la domanda di risarcimento evidenziando come il custode delle scale fosse il condominio e non il suo amministratore in proprio, e che mancava la dimostrazione del nesso causale relativamente alla domanda spiegata a titolo di responsabilità aquiliana generale, con conseguenti oneri probatori.
La sentenza veniva ribaltata dalla Corte d’Appello di Venezia, nella cui decisione veniva affermata la responsabilità ex art. 2051 c.c. sia dell’amministratore che del condominio, previa riqualificazione giuridica della domanda (sempre nel potere del Giudice), sull’assunto conclusivo della pericolosità della cosa custodita anche se innescata da un agente esterno.
La Cassazione, con la sentenza in esame, ha sostanzialmente condiviso la tesi della Corte d’Appello di Venezia, affermando preliminarmente che “la qualificazione della domanda, in seconde cure, ex art. 2051, c.c., è da ritenere corretta poiché quando la parte agisce prospettando condotte astrattamente compatibili con la fattispecie prevista dall’art. 2051 c.c., anche la loro riconduzione, operata dal giudice di primo grado, all’art. 2043 c.c., non vincola il giudice d’appello nel potere, suo proprio, di riqualificazione giuridica dei fatti costitutivi della pretesa azionata, così come quindi non lo vincola, logicamente, il riferimento formale, della parte, all’art. 2043, c.c.“. )”.
Per i Giudici di Piazza Cavour la responsabilità da cosa in custodia, ex art. 2051 c.c., può essere esclusa solamente con la prova della sussistenza di un evento imprevedibile che ha determinato il danno.
Confermando, quindi, l’orientamento giurisprudenziale in materia, la Corte rileva come in materia, “il caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. può rinvenirsi anche nella condotta del terzo quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento lesivo”(v. Cass. n. 18317/2015).
Tuttavia, nel caso di specie, la S.C. ritiene che il “ruolo causale dell’acqua sulle scale” non può essere ritenuto, poiché le parti onerate, amministratore e condominio, non ne hanno dato dimostrazione, un elemento “imprevedibile, inevitabile ed esclusivo, ossia eccezionalmente assorbente ed avulso dal normale utilizzo della cosa in custodia”. Conseguentemente, è logico attribuire la caduta della condomina alla responsabilità dell’amministratore e del condominio.