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Timestamp: 2019-04-22 22:11:10+00:00
Document Index: 143223492

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 117', 'art. 19', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 117', 'art. 44', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 117', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 19', 'art. 117', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 44', 'art. 44']

Corte costituzionale: i cacciatori non possono partecipare alle operazioni di controllo della fauna selvatica - Studio Legale Di Giunta
Corte costituzionale: i cacciatori non possono partecipare alle operazioni di controllo della fauna selvatica
Published by digiunta Pubblicato 1 Dicembre 2018
Per la Corte costituzionale l’attuale legge quadro sulla caccia, la L. n. 157/1992, non consente ai cacciatori di partecipare alle operazioni di contenimento della fauna che arreca danni alla produzione agricola o ad altre specie. Pertanto, la Legge della Regione Abruzzo n. 10/2004 é stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui, autorizzando i cacciatori a partecipare alle operazioni di abbattimento di tale fauna, si pone in stridente contrasto con la Legge statale. Possono, eccezionalmente, partecipare alle operazioni anzidette, i cacciatori che risultano proprietari o conduttori dei terreni in cui si compiono le operazioni medesime.
nel giudizio di legittimità costituzionale dellʼart. 44, commi 2 e 6 (recte: lettera c) della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per lʼesercizio dellʼattività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dellʼambiente), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per lʼAbruzzo, nel procedimento vertente tra lʼEnte nazionale protezione animali Onlus (ENPA) e altri e la Provincia di Teramo e altri, con ordinanza del 29 gennaio 2018, iscritta al n. 50 del registro ordinanze 2018 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dellʼanno 2018.
Visti lʼatto di costituzione, fuori termine, dellʼEnte nazionale protezione animali Onlus (ENPA) e altri, nonchè lʼatto di intervento della Federazione Italiana della Caccia e altro;
udito nella camera di consiglio del 24 ottobre 2018 il Giudice relatore Silvana Sciarra.
1.– Con ordinanza del 29 gennaio 2018, il Tribunale amministrativo regionale per lʼAbruzzo ha sollevato questione di legittimità costituzionale dellʼart. 44, commi 2 e 6 (recte: lettera c), della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per lʼesercizio dellʼattività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dellʼambiente), in riferimento allʼart. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
1.1.– Il giudice rimettente premette di essere stato adito dallʼEnte nazionale protezione animali Onlus (ENPA), dalla Lega antivivisezione Onlus Ente Morale (LAV), nonché dalla Lega nazionale per la difesa del cane (LNDC), per ottenere lʼannullamento della delibera del Presidente della Provincia di Teramo del 10 marzo 2016, n. 92 (Caccia pesca micologia – approvazione piano di controllo triennale 2016/18 delle popolazioni di volpe), con cui la Provincia di Teramo ha adottato il piano di controllo triennale 2016/2018 delle popolazioni delle volpi.
In particolare, il TAR Abruzzo ritiene che, fra i vari motivi di ricorso, lʼunico dotato di fondamento sia quello relativo alla dedotta violazione dellʼart. 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della sauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Tale articolo stabilisce, infatti, che lʼattuazione dei piani di abbattimento delle specie animali è affidata alle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali, che possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi su cui vengono realizzati i medesimi piani, purché muniti di licenza per lʼesercizio venatorio, ma non anche dei cacciatori che non siano né proprietari né conduttori dei fondi interessati, come, viceversa, previsto nella delibera impugnata.
Tale delibera – ricorda il rimettente – è stata, tuttavia, adottata in attuazione dellʼart. 44 della legge della Regione Abruzzo n. 10 del 2004, che, al comma 4 (recte al quinto periodo del comma 2), statuisce che le guardie venatorie, nel dare attuazione ai predetti piani di abbattimento, «possono avvalersi», tra lʼaltro, anche «dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC [Ambiti territoriali di caccia] interessati nominativamente segnalati dai comitati di gestione», annoverati, al comma 6, fra coloro che attuano tali piani.
Lʼart. 44, commi 2 e 6, della legge reg. Abruzzo n. 10 del 2004, «nella parte in cui prevede che “I soggetti attuatori possono avvalersi (…) dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC interessati nominativamente segnalati dai comitati di gestione” e che “I piani di cui al presente articolo sono attuati: (…) c) dai cacciatori iscritti negli ATC interessati nominativamente segnalati dal comitato di gestione”», si porrebbe, quindi, in contrasto con la norma statale, determinando, ad avviso del giudice a quo, una riduzione del livello minimo e uniforme di tutela dellʼambiente prescritto dal legislatore statale nellʼesercizio della sua competenza esclusiva (ex art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.) e quindi una lesione di questʼultima, dato che, come già riconosciuto dalla Corte costituzionale, «lʼelenco contenuto nella norma statale, con riguardo alle persone abilitate allʼattività in questione, è tassativo» (sentenze n. 139 del 2017, n. 107 del 2014 e n. 392 del 2005; ordinanza n. 44 del 2012).
Pertanto, il TAR Abruzzo solleva questione di legittimità costituzionale del citato art. 44 e ne motiva la rilevanza adducendo che, ove essa venisse accolta, comporterebbe lʼaccoglimento del ricorso proposto avverso la delibera n. 92 del 2016 per violazione dellʼart. 19 della legge n. 157 del 1992.
1.2.– LʼENPA, la LAV e la LNDC hanno depositato atto di costituzione in data 13 aprile 2018 e dunque oltre il termine consentito.
1.3.– Le parti resistenti nel giudizio principale (Provincia di Teramo, ATC Vomano Fino e ATC Salinello) non si sono costituite nel giudizio innanzi alla Corte costituzionale.
1.4.– Con atto, depositato in data 9 aprile 2018, e successiva memoria, depositata il 26 settembre 2018, la Federazione italiana della caccia (FIDC) e il sig. M.F. hanno chiesto che la Corte dichiari ammissibile il proprio intervento sulla base dellʼassunto che gli iscritti alla medesima federazione, così come il sig. M.F., cacciatore, sarebbero titolari di un interesse qualificato e diretto a difendere la norma regionale sospettata di illegittimità costituzionale, che riguarderebbe lo status dei cacciatori, in quanto iscritti agli ATC Vomano Fino e Salinello), parti del giudizio a quo non costituitesi nel giudizio innanzi alla Corte costituzionale, e in quanto cacciatori “formati” e abilitati a partecipare agli interventi di contenimento e ai piani di abbattimento delle specie di fauna in esubero e/o “opportuniste” a seguito della partecipazione ad appositi corsi e del superamento dei relativi esami finali organizzati dalla medesima federazione. A ulteriore dimostrazione dellʼammissibilità dellʼintervento nel giudizio davanti alla Corte costituzionale della FIDC e del sig. M.F., viene richiamata la circostanza che al Comitato faunistico-venatorio nazionale di cui allʼart. 8 della legge n. 157 del 1992, composto, fra lʼaltro, «da un rappresentante per ogni associazione venatoria nazionale riconosciuta», sono conferiti compiti di organo tecnico consultivo per tutto quello che concerne lʼapplicazione della medesima legge, cosicché si configurerebbe una partecipazione della federazione, per il tramite di un suo rappresentante, al procedimento di formazione della normativa di applicazione, in sede locale, della legge n. 157 del 1992.
1.– Il Tribunale amministrativo regionale per lʼAbruzzo dubita, in riferimento allʼart. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, della legittimità costituzionale dellʼart. 44, commi 2 e 6 (recte: lettera c), della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per lʼesercizio dellʼattività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dellʼambiente),
Lʼart. 44 è censurato là dove, al quinto periodo del comma 2, statuisce che le guardie venatorie, nel dare attuazione ai piani di abbattimento di specie di fauna selvatica, «possono avvalersi», tra lʼaltro, anche «dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC [Ambiti territoriali di caccia] interessati, nominativamente segnalati dai comitati di gestione», annoverati, alla lettera c) del comma 6, fra coloro che attuano tali piani, in contrasto con lʼart. 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Questʼultimo, infatti, stabilisce che, nellʼattuazione dei piani di abbattimento delle specie di fauna selvatica, le guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali possono avvalersi solo dei proprietari o conduttori dei fondi su cui vengono realizzati i medesimi piani, che siano cacciatori, ma non anche dei cacciatori che non siano né proprietari, né conduttori dei citati fondi.
La disciplina dettata dalla norma regionale determinerebbe, pertanto, una riduzione del livello minimo e uniforme di tutela dellʼambiente prescritto dal legislatore statale nellʼesercizio della sua competenza esclusiva (ex art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.) e quindi una lesione di questʼultima.
2.– In linea preliminare, deve essere dichiarato inammissibile lʼintervento della Federazione italiana della caccia (FIDC) e del sig. M.F., che non sono parti del giudizio principale.
2.1.– Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, nei giudizi incidentali di legittimità costituzionale, lʼintervento di soggetti estranei al giudizio principale è ammissibile, ai sensi dellʼart. 4, comma 3, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, soltanto per i terzi titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura (ex plurimis, sentenza n. 194 del 2018 e relativa ordinanza letta allʼudienza del 25 settembre 2018; sentenza n. 120 del 2018 e relativa ordinanza letta all’udienza del 10 aprile 2018, sentenze n. 77 del 2018 e n. 275 del 2017).
La FIDC e il sig. M.F., oltre a non essere parti del giudizio principale, non sono titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, ma di un interesse riflesso allʼaccoglimento della questione, in quanto assoggettati alla norma regionale censurata.
Né la FIDC, né il sig. M.F. vantano una posizione giuridica suscettibile di essere pregiudicata immediatamente e irrimediabilmente dallʼesito del giudizio incidentale, dato che il rapporto sostanziale dedotto in causa, lungi dal riguardare genericamente lo status dei cacciatori, riguarda la Regione, ente di programmazione e coordinamento della pianificazione faunistico-venatoria, la Provincia, e la sua competenza di pianificazione faunistico-venatoria, e gli Ambiti territoriali di caccia (ATC), individuati dalla legge n. 157 del 1992 (art. 14, comma 1) quali «ripartizioni del territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata», cui è affidato lʼesercizio di attività istituzionali connesse alla suddetta pianificazione.
Questa Corte, in pronunce rese su norme di leggi regionali di contenuto sostanzialmente corrispondente alla norma regionale abruzzese oggetto del presente giudizio, ha affermato che «lʼelenco contenuto nella norma statale, con riguardo alle persone abilitate allʼattività in questione [di realizzazione dei piani di abbattimento della fauna selvatica], è tassativo» (sentenza n. 139 del 2017) e che «una sua integrazione da parte della legge regionale riduce il livello minimo e uniforme di tutela dellʼambiente» (sentenza n. 139 del 2017; nello stesso senso, sentenze n. 174 del 2017 e n. 107 del 2014; ordinanza n. 44 del 2012).
Lʼart. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, ad oggi rimasto immutato, nel disciplinare lʼabbattimento della fauna nociva, prevede che «[l]e regioni per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante lʼutilizzo di metodi ecologici su parere dellʼIstituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora lʼIstituto verifichi lʼinefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per lʼesercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per lʼesercizio venatorio».
Questa Corte ha già avuto modo di rilevare che la norma richiamata non attiene alla caccia, poiché disciplina unʼattività, lʼabbattimento di fauna nociva, che non è svolta per fini venatori, ma «a fini di tutela dellʼecosistema» (sentenza n. 392 del 2005), comʼè dimostrato dal fatto che è presa in considerazione dalla norma statale solo come extrema ratio, dopo che i metodi ecologici non sono risultati efficaci.
Nella parte in cui ha introdotto un elenco tassativo di soggetti autorizzati allʼesecuzione di tali piani di abbattimento, in cui, diversamente da quanto era precedentemente previsto, non sono compresi i cacciatori che non siano proprietari o conduttori dei fondi interessati dai piani medesimi, essa mira a «evitare che la tutela degli interessi (sanitari, di selezione biologica, di protezione delle produzioni zootecniche, ecc.) perseguiti con i piani di abbattimento trasmodi nella compromissione della sopravvivenza di alcune specie faunistiche ancorché nocive» (sent. n. 392 del 2005), in linea, peraltro, con la più rigorosa normativa europea in tema di protezione delle specie selvatiche (direttiva 79/409/CEE) del Consiglio, concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
La norma regionale censurata, nella parte in cui estende a tutti i «cacciatori iscritti o ammessi agli ATC interessati, nominativamente segnalati dai comitati di gestione», la possibilità di partecipare alla realizzazione dei suddetti piani di abbattimento, altera il contemperamento di interessi delineato dal legislatore statale nellʼart. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, che realizza uno standard minimo uniforme di tutela dellʼambiente e dellʼecosistema, e conseguentemente viola la relativa sfera di competenza statale.
Deve, pertanto, essere dichiarata lʼillegittimità costituzionale dellʼart. 44 della legge regionale n. 10 del 2004, nella parte in cui, al quinto periodo del comma 2, statuisce che le guardie venatorie, nel dare attuazione ai piani di abbattimento di specie di fauna selvatica, «possono avvalersi», tra lʼaltro, anche «dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC interessati, nominativamente segnalati dai comitati di gestione», e annovera questi ultimi, alla lettera c) del comma 6, fra coloro che attuano tali piani.
1) dichiara inammissibile lʼintervento della Federazione italiana della caccia e del sig. M.F.;
2) dichiara lʼillegittimità costituzionale dellʼart. 44, comma 2, quinto periodo, limitatamente alle parole «e dei cacciatori iscritti o ammessi agli ATC interessati, nominativamente segnalati dai comitati di gestione», e comma 6, lettera c), della legge della Regione Abruzzo 28 gennaio 2004, n. 10 (Normativa organica per lʼesercizio dellʼattività venatoria, la protezione della fauna selvatica omeoterma e la tutela dellʼambiente).
Depositata in Cancelleria il 29 novembre 2018. Il Direttore della Cancelleria