Source: https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_14068.asp
Timestamp: 2017-10-19 23:38:06+00:00
Document Index: 108833358

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 275', 'art. 609', 'art. 275', 'art. 609', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 416', 'art. 13', 'art. 27']

di Barbara Luzi - La Consulta, con la discussa sentenza n. 232 del 23 luglio scorso, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, terzo periodo, del codice di procedura penale nel quale era prevista la custodia cautelare in carcere in presenza di gravi indizi di colpevolezza per taluni reati.
Il Tribunale di Salerno, sezione riesame, aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 275 c. 3 del c.p.p. in riferimento agli articoli 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione. In quest'articolo veniva, infatti, imposta l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere» in relazione al delitto di cui all'art. 609-octies del codice penale. Nell'occasione agli imputati era stata sostituita la misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari ritenuta dal giudice del riesame più idonea in applicazione al caso concreto.
Per questo viene posta all'esame della Corte la questione di legittimità costituzionale dell'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., nella parte in cui per il delitto di cui all'art. 609-octies cod. pen. prevede una presunzione assoluta di adeguatezza della sola misura cautelare della custodia in carcere. La norma sarebbe in contrasto con i principi di uguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.), con il principio di inviolabilità della libertà personale (art. 13, 1 c., Cost.) e con la presunzione di non colpevolezza (art. 27, 2 c., Cost.), che "portano ad individuare nel <> il criterio che deve informare la materia delle misure cautelari personali e a considerare che le restrizioni della libertà personale dell'indagato o dell'imputato nel corso del procedimento debbono assumere connotazioni chiaramente differenziate da quelle della pena".
Si può concludere, pertanto, che "la norma in esame è in contrasto sia con l'art. 3 Cost., per l'irrazionale assoggettamento ad un medesimo regime cautelare delle diverse ipotesi riconducibili alla fattispecie in esame e per l'ingiustificata parificazione dei procedimenti relativi al delitto di violenza sessuale di gruppo a quelli concernenti delitti caratterizzati dalla “struttura” e dalle “connotazioni criminologiche” tipiche del delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen.; sia con l'art. 13, primo comma, Cost., quale referente fondamentale del regime ordinario delle misure cautelari privative della libertà personale; sia, infine, con l'art. 27, secondo comma, Cost., in quanto attribuisce alla coercizione processuale tratti funzionali tipici della pena".
(05/08/2013 - Barbara Luzi)