Source: http://fiammaveneta.blogspot.com/
Timestamp: 2013-05-24 17:06:42+00:00
Document Index: 79275528

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art.77', 'art. 81', 'art.2', 'art.77', 'art.86', 'art. 2', 'art. 81', 'art.77', 'art.81', 'art.86']

.Ill.mo Sig. Ministro per la Pubblica Amministrazione Dott. On. Renato Brunetta E p.c. Spett.li Telenordest Reteveneta Il Gazzettino Il Mattino di Padova Sindaco e Consiglieri comunali del Comune di Fontaniva (PD) Sindaco e Consiglieri comunali del Comune di Grantorto (PD) .. Oggetto: lettera aperta al Ministro per la Pubblica Amministrazione su anacronistico ed iniquo privilegio a favore degli amministratori locali in riferimento agli artt. 77 e 81 del Dlgs. 267/2000 (T.U.E.L). Egregio Signor Ministro, con la presente rivolgo alla Sua pregiatissima attenzione una questione che in questi anni è già stata trattata a più riprese, ma che a mio modesto avviso non ha visto una soluzione rispondente alle prerogative di equità che uno Stato moderno deve garantire alla cittadinanza, nemmeno a seguito della Legge n.244/2007. E’ risaputo che l’art. 77 del T.U.E.L , al comma 1, recita: “La Repubblica tutela il diritto di ogni cittadino chiamato a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni degli enti locali ad espletare il mandato, disponendo del tempo, dei servizi e delle risorse necessari ed usufruendo di un’indennità e di rimborsi spese nei modi e nei limiti previsti dalla legge”. In questo comma, si riconoscono tutti i principi di equità che uno Stato democratico deve garantire ad ogni singolo cittadino. Al comma 2 dello stesso art.77 del T.U.E.L. e soprattutto all’art. 81 del T.U.E.L., invece, cominciano a intravvedersi delle forme di privilegio a garanzia di alcuni invece che della collettività e, soprattutto, si riscontra una forma assurda di garanzia nei confronti di alcuni soggetti che non svolgono il lavoro di Sindaco o di Assessore, ma assumono la semplice funzione di controllo di Consigliere comunale. Si riporta quanto previsto dal T.U.E.L come modificato dall’art.2 comma 24 della Legge n. 244/2007: “I Sindaci, i presidenti delle provincie… omissis … che siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del mandato… omissis… I consiglieri di cui all’art.77, comma 2, se a domanda collocati in aspettativa non retribuita per il periodo di espletamento del mandato, assumono a proprio carico l’intero pagamento degli oneri previdenziali, assistenziali e di ogni altra natura previsti dall’art.86.” E’ già molto che l’art. 2, comma 24, della legge Legge n.244/2007, nel modificare l’art. 81, comma 1, del T.U.E.L., ha limitato la possibilità di collocamento in aspettativa non retribuita di soggetti lavoratori dipendenti, per il periodo di espletamento del mandato amministrativo, alle seguenti cariche amministrative locali: sindaci, presidenti delle province, presidenti dei consigli comunali e provinciali, presidenti dei consigli circoscrizionali delle aree metropolitane, presidenti delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché membri delle giunte di comuni e province. E’ già tanto che per i consiglieri di cui all’art.77, comma 2, del citato T.U.E.L., non contemplati nel suddetto elenco del novellato art.81, comma 1, e cioé i consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, nonché i consiglieri delle comunità montane, possono parimenti essere collocati in aspettativa non retribuita per l’intero periodo di espletamento del mandato, con l’assunzione, a carico del lavoratore eletto consigliere, dell’obbligo dell’intero pagamento degli oneri contributivi (quota ente + quota dipendente), oltre che di ogni altro obbligo previsto dall’art.86 del citato Testo Unico Enti Locali. Senza insistere nel tediarLa novellando disposizioni normative che sono sicuramente già a Lei note, ritornando al motivo di questa mia, è quanto mai necessario sottolineare che ciò che risulta inopportuno se non addirittura assurdo, è considerare un Consigliere di un Comune di 7-8 mila abitanti alla stessa stregua del Sindaco di Roma per il privilegio dell’aspettativa, essendo almeno risolto il problema del pagamento dei contributi per il quale è stata dichiarata una differenza sostanziale. Si può dire, infatti, che tutti possiamo essere più o meno d’accordo sul fatto che un Sindaco o un Presidente di Provincia che ha delle responsabilità oggettive e soggettive, figura eletta direttamente che deve partecipare attivamente alla gestione di un territorio ed essere il garante dei servizi di un territorio, debba avere la possibilità di esercitare la sua attività elettiva come fosse un lavoro e, quindi, di poter godere del privilegio dell’aspettativa, anche se essa è retribuita dall’Ente. Si potrebbe anche non scandalizzarsi se si considera che questo privilegio è a favore degli Assessori Comunali e Provinciali, che non hanno più responsabilità soggettive, ma conservano una funzione di gestione del territorio in supporto del Sindaco nell’organo di Governo locale. Possiamo, però non storcere il naso se un semplice Consigliere comunale, magari di un Comune di 7-8 mila abitanti, senza fare distinzioni tra maggioranza o minoranza, gode di questo favoritismo? Si lascia alla Sua particolare sensibilità la risposta su questo tema, riportando di seguito un caso concreto. E’ risaputo che in Comune di Fontaniva in Provincia di Padova (comunità di circa 8 mila abitanti), una Consigliera comunale, dipendente del Comune di Grantorto in Provincia di Padova, gode di questo iniquo privilegio fin dal 2004. Gli effetti nefasti per le due amministrazioni pubbliche e per l’intera collettività di questo assurdo beneficio sono facilmente riassumibili come di seguito: a) costo per l’Ente locale in cui è stato svolto il mandato, dal giugno 2004 al dicembre 2007 pari a circa 30.000/35.000 euro per pagamento dei contributi del soggetto di cui trattasi, nefandezza che si è conclusa con la Legge n.244/2007; la comunità di Fontaniva ringrazia sentitamente i fautori di questo spreco di denaro pubblico. b) costo per l’Ente locale in cui si sta svolgendo il mandato, dal dicembre 2007 ad oggi per espletamento di pratiche amministrative inerenti il pagamento dei contributi del soggetto di cui trattasi; la comunità di Fontaniva ringrazia che si siano limitati i danni ma vorrebbe che fossero eliminati completamente. c) costo per l’Ente locale in cui si dovrebbe svolgere il proprio lavoro e invece si occupa il posto tenendoselo senza andare a lavorare, causato da riduzione di organico degli uffici della P.A. di Grantorto, diminuzione di servizi, rallentamento delle prestazioni, impossibilità di sostituire il soggetto; la comunità di Grantorto plaude a questo immenso esempio di fannullaggine. d) costo ulteriore perla comunità in generale dato da un posto pubblico bloccato, impossibilità per tanti disoccupati di accedere ad un nuovo posto di lavoro. Egregio Signor Ministro, non Le voglio dare soluzioni. Le chiedo solamente di trovare il modo di porre fine a queste inique situazioni che generano nei cittadini un sentimento di sconforto nei confronti dello Stato. So certamente che la Sua illuminata lungimiranza Le permetterà di cancellare anche questa ennesima brutta pagina di favoritismi all’italiana e con l’occasione Le porgo distinti saluti ed il mio più sincero invito a continuare nel Suo immenso e valido lavoro di Ministro..LUIGI SABATINO Pubblicato da
Questo è il quesito che mi resta dopo il I Congresso Nazionale del Popolo della Libertà.Visionario lo sono sempre stato e, quindi, non mi trovo a disagio nelle visioni del futuro che sono state lanciate dal palco della Fiera di Roma, soprattutto da Gianfranco Fini.Ed è su queste visioni che quelli come me hanno sempre combattuto la crociata della libertà dell'individuo..Alcuni flash visionari...Libertà di pensiero, di religione, di decisione, di espressione delle idee...Libertà dell'essere umano che deve essere al primo posto nella scala di valori con la relativa salvaguardia della dignità di ogni persona...Pluralità di idee in un partito unico di centrodestra che sappia rappresentare le diversità del popolo e rispondere alle esigenze delle persone...Coraggio nell'affermare le proprie idee anche quando esse sono in minoranza rispetto alle posizioni degli altri...Fine dell'epoca della transizione della II Repubblica, modernizzazione dello Stato e della politica italiana verso la III Repubblica...Nuova fase costituente per la Nazione!Libertà per il Nord di affermarsi e libertà per il Sud di avere la possibilità di affermarsi...Federalismo come opportunità per il Nord di crescere ancora e anche per il Sud di risollevarsi senza più alcuna scusa...Economia reale fondata sul lavoro e sulla produzione di beni di consumo senza gli arzigogoli della finanza speculatrice...Integrazione ed interazione tra uomini, modi di vivere e di pensare diversi, senza paura della diversità degli altri...Attenzione verso culture diverse pur nella valorizzazione della propria cultura...Integrità morale, onestà intellettuale, legalità!Laicità dello Stato e di ogni forma di Pubblica Amministrazione come distinzione tra potere temporale e autorità spirituale!.Visioni... contenuti che ho apprezzato molto aver sentito in questi giorni al Congresso fondativo del Popolo della Libertà.Non è cambiato nulla, quindi, da quello che ho sempre pensato fosse necessario per costruire il futuro del mio Paese, non restando immobile nel presente... non aggrapandomi al passato..La crociata continua... e poco importa se noi crociati visionari della libertà siamo stati trasformati in missionari...Abbandoneremo l'elmo ed il gladio con il quale abbiamo difeso fino ad oggi il solco tracciato dai nostri padri e ci vestiremo del saio e degli umili sandali per spingere l'aratro fino alla definitiva consacrazione della libertà...Viva l'Italia! Viva la libertà!LUIGI SABATINO
COSTITUENDUM... TRA LAICITA' ED ETICA. INTERVENTO DI GIANFRANCO FINI AL I CONGRESSO NAZIONALE DEL POPOLO DELLA LIBERTA', 28 MARZO 2009
Il riconoscimento della leadership a Berlusconi Un ringraziamento al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "per la chiarezza e per la generosità con cui ieri nel suo intervento, in un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure". Così il presidente della Camera ha cominciato il suo intervento ringraziando anche la platea dei delegati per il lungo applauso con cui è stato accolto. "Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse", ha spiegato Fini ringraziando Berlusconi per la sua "generosità" e per aver riconosciuto che "il Pdl non è una Forza Italia allargata né solo un cartello elettorale". Secondo il numero uno di Montecitorio il nuovo partito sarà "un grande soggetto politico di popolo, sintesi dei valori, storie, esperienze, patrimoni, di donne e uomini con storie diverse, ma che sanno che il comune obiettivo della politica con la 'p' maiuscola, è il bene comune: donne e uomini liberi che hanno il sogno di un’Italia migliore". L'imput al referendum Nel suo discorso Fini entra subito nel vivo dei lavori che il nuovo soggetto politico dovrà affrontare. Al primo posto c'è, sicuramente, il nodo del referendum. "È bene che il Pdl discuta nelle prossime settimane su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno", ha detto il presidente della Camera riprendendo l’auspicio dello stessoo Berlusconi per un sistema bipartitico. Quel referendum, ha detto Fini, consente una "accelerazione verso quel sistema". "Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto l'ex leader di An - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli alleati". Il riferimento è alla Lega, dal principio contraria al referendum: "Il Pdl dovrà porre al proprio ordine del giorno la discussione su quale atteggiamento da assumere sul referendum" fissato per il 7 giugno e che rappresenta "non un incidente di percorso" ma un punto importante per la possibile evoluzione bipartitica del sistema. .Costruire l'Italia del domani"Un grande partito plurale". Questo il Pdl, secondo Gianfranco Fini, "non un cartello elettorale" nato "grazie alla lungimiranza e alla lucida follia" di Silvio Berlusconi. "Dobbiamo guardare all’Italia del domani, dobbiamo costruire l’Italia che verrà - ha detto Fini - bisogna essere capaci di governare ma anche di decidere". "Rilanciare una grande stagione costituente" è, secondo Fini, la "grande sfida" per il centrodestra che deve porisi due obiettivi: "evitare la polemica continua" tra cariche istituzionali che difendono la costituzione che c’è e il governo che «giustamente» chiede più poteri per operare e anche "chiamare allo scoperto la sinistra" su quali sono le sue proposte. Federalismo istituzionale, cioè revisione del bicameralismo perfetto e nuova forma di governo sono i due punti chiave indicati dal presidente della Camera. .Modernizzare la Costituzione Fini torna a insistere per una riforma della seconda parte della Costituzione chiedendo di "porre termine alla lunga transizione degli ultimi anni". "Dobbiamo riprendere - ha proseguito la terza carica dello Stato - il discorso troppe volte interrotto delle riforme istituzionali, indispensabili in un Italia che deve modernizzare la Costituzione". Non nella prima parte che "merita rispetto e ha assunto un valore che è di tutti gli italiani, ma la seconda parte si deve cambiare". Unica modifica nella prima parte della Costituzione deve essere, secondo Fini, l’inserimento di un riferimento all’Europa di cui "l’Italia è uno dei padri fondatori". "O la democrazia è rappresentativa e governante oppure se pone il suo baricentro solo sull’aspetto della rappresentatività senza tenere nel dovuto conto la necessità di rispondere in tempi reali a sfide che sono sempre più impellenti, rischia di apparire non in sintonia con le esigenze più profonde di un popolo". .Economia sociale e crisi di mercatoUna citazione al libro di Giulio Tremonti e la necessità di rilanciare l’economia sociale di mercato. Fini parla della crisi economica e delle ricette che il centrodestra dovrebbe mettere in atto per superarla. "Questa non è una crisi come le altre, è una crisi strutturale che chiama in causa la struttura del capitalismo", ha spiegato Fini criticando il capitalismo senza regole e affermando che "la crisi ha le sue radici nel fatto che l’economia aveva messo le sue radici nella finanza. E' la crisi dell’ideologia che Tremonti ha definito il mercatismo". Non si può, però, "ridurre tutto all’enunciazione che è colpa delle banche e della finanza" perché senza di esse l’economia langue. Per Fini "la risposta alla crisi è la necessità di nuove regole e il riferimento a un valore come il lavoro". "O l’economia è sociale o rischia di essere antisociale. Sono valori tradizionali, non c’è nulla di nuovo sotto il sole". Fini ha poi ribadito la necessità della sussidiarietà. .Il patto tra Nord e Sud "Innanzitutto un patto tra generazioni. Dobbiamo far sentire i padri e i figli sulla stessa parte della barricata". Secondo Fini, compito principe del centrodestra è "passare ad una riforma del welfare" e "tutelare i più deboli e garantire loro più stabilità". Non solo. La terza carica dello Stato ha spiegato che "serve una concordia sociale: se vogliamo tagliare l’erba sotto i piedi di una sinistra che più si attarda, dobbiamo promuovere una concordia sociale". Infine, ha sottolineato il presidente della Camera, "serve un patto tra nord e sud: il meridione rischia di pagare più di altri la crisi. Dobbiamo partire dalla coesione sociale, non temo affatto l’impatto del federalismo fiscale ma lo Stato deve esserci. Quello che è accaduto ad Acerra è simbolico. Quando lo Stato c’è e il meridione si libera dalla piaga dei rifiuti lo Stato afferma una presenza positiva". Fini ha, poi, concluso parlando della legalità: "Se siamo il popolo della libertà, libertà vuol dire libertà dalle mafie e dalla clientele". .La crisi culturale della sinistra Quella che sta attraversando la sinistra italiana "non è una crisi di consenso, ma una profonda crisi di idee e di valori di riferimento che deriva dal fatto che si è spenta da tempo quell’egemonia di gramsciana memoria che voleva che solo la sinistra fosse in grado di comprendere la società italiana e che quindi fosse capace di orientarne il cammino". Fini ha, quindi, spiegato che "se la chiave di lettura di questa crisi è giusto o perlomeno accettabile, bisogna fare un passo avanti: e significa declinare questa categoria di valori nella realtà nazionale". E l’Italia, ha spiegato, è un Paese dove "è forte il ruolo del pmi, dove il principale ammortizzatore sociale è la famiglia. Un paese dove c’è molto volontariato e associazioni no profit. E dunque - ha concluso il ragionamento - la risposta alla crisi globale può essere fornita da categorie culturali estranee o sconosciute alla cultura della sinistra italiana ed europea". Integrazione e immigrazione "Non dobbiamo aver paura dell’immigrazione, noi siamo un popolo di emigranti. Non dobbiamo aver paura dello straniero, ma guidare questo processo complesso, l’integrazione non significa assimilazione quando c’è legalità". Bisogna, quindi, discutere per indicare "nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana". "Non dobbiamo avere paura del futuro",ha detto il presidente della Camera sottolineando il ruolo "centrale" della scuola e della formazione. E ha indicato la possibilità di chiedere "un giuramento sulla nostra Costituzione" ai nuovi cittadini. E non bisogna aver paura di discuterne, ha aggiunto Fini, perché "non si tratta di fughe in avanti o di strizzatine d’occhio alla sinistra, perchè è proprio questo che dobbiamo affermare: questi non sono temi su cui può parlare solo la sinistra"..Laicità frutto di un cristianesimo maturo "La società che verrà ha l’obbligo di essere laica", ha detto il presidente della Camera ammettendo che gli è capitato e gli capiterà ancora in futuro di essere in minoranza nel Pdl "anche se su alcune grandi questioni dobbiamo abituarci a ritrovarci in posizioni diverse". "Quando dico laicità - ha spiegato Fini - non intendo negare quello che è il magistero morale della Chiesa, l’alto ruolo sociale che ha svolto la Chiesa, il contributo che ha dato all’identità italiana". Ma credere che "tra difendere la identità europea riconoscendo nelle radici cristiane la sua base e chiedere che le istituzioni siano laiche non c’è contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole dell’europarlamentare Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La laicità è garanzia anti-ideologica". Proprio per questo Fini ha chiesto al congresso: il testo della legge sul testamento biologico "approvato al Senato siamo sicuri che è laico? Quando si impone un precetto per legge, siamo più vicini allo stato etico che a stato laico". Fini ha riconosciuto che "è una questione in cui mi è capitato di essere in minoranza nel Pdl. Ma non me ne dolgo". Il presidente della Camera sottolinea che "la laicità delle istituzioni non è quello di chi nega il magistero della Chiesa, l’alto ruolo sociale che svolge. Non c’è contraddizioni tra chiedere istituzioni laiche e rivendicare radici cristiane". GIANFRANCO FINI
"Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi." Filippo Tommaso MarinettiParliamo al futuro, non dimentichiamo di ricordare il passato, ma non ne diventiamo vittime! Ci stiamo guardando troppo alle spalle e abbiamo perso l'opportunità di rivolgerci al presente per capire come dovremo essere in futuro... o come speriamo di poter cambiare il futuro.Questo è il riassunto di quello che questi due giorni di congresso di Alleanza Nazionale mi hanno lasciato in animo. Sabato dopo una lunga fase di interventi spenti e acritici, verso le 18.30, si è accesa in tutti i delegati al congresso la fiamma testimone del passato, dei valori, della storia, della memoria, quando un ben piazzato furlan, abituato a combattere per riportare al ricordo le ingiustizie subite dai nonni e dai genitori, con flebile voce, conteneva il suo dissidio interno ringraziando il Partito per quello che il Partito gli aveva donato citando frasi di dannunziana memoria.Solo un uomo di DESTRA può avere il CORAGGIO di ringraziare invece che di chiedere nel giorno del suo personale sgomento.Non a caso ho voluto dedicare un post a Roberto Menia, che oltre alle giuste ovazioni di una platea (me compreso) ancora rivolta al passato, merita di essere citato per essere stato l'unico che non si è mosso tra le righe dei colonnelli. Ero convinto, quindi, che il passo da compiere era diventato ancora più arduo, più aspro...Che l'IDENTITA' fosse solo traghettata per una settimana per poi disperdersi nel mare del Popolo della Libertà, che l'IDENTITA' fosse solo scritta sulla carta, ma, ahimè, disciolta in quel niente nel quale nemmeno Roberto Menia come tutti noi vogliamo discioglierci. Domenica, invece, si è accesa la vera IDENTITA'.Inizialmente, verso le 12.30, ascolto il discorso di Gianfranco Fini che ho scelto di pubblicare integralmente in un post, in maniera quasi disinteressata e scorgo in alcune sue parole, quasi un sentimento di rivincita nei confronti di chi in passato lo ha considerato come sdoganato, come dovesse ringraziare qualcuno per non averlo considerato un fascista.Il suo sembra un mesto addio alla passione, al sentimento, alla filosofia politica e la platea rimane zittita di fronte alla quietezza dei toni del suo ex capopopolo. Ma ad un certo punto l'ex capopopolo dimostra di essere un leader moderno, capace, futurista, lungimirante, fino al punto che mi verrebbe voglia quasi di chiedergli scusa per essere stato per un attimo così retrò, così conservatore, così nostalgico. I concetti fondamentali espressi da Gianfranco Fini sono semplici, ma netti, coraggiosi, ineludibili ed inconfutabili, li riassumo con le sue stesse parole: "Le idee o si affermano o non sono in grado di vincere la loro battaglia.Non ci può essere arroganza, ci deve essere umiltà.Oggi siamo chiamati non a cogliere un momento ma a costruirlo. Oggi non prendiamo un´occasione, non abbiamo il tempismo di una scelta, oggi compiamo una strategia, oggi mettiamo una pietra e decidiamo, noi, coscientemente di farlo, nessuno ci costringe, di mettere una pietra in quello che è un atto che certamente ha rilevanza storica non solo per noi, non solo per la nostra storia, non solo per la nostra gente, ma per la nostra patria. Dobbiamo esserne coscienti.Per noi la stella polare è sempre stata una e una sola: l´amore per l´Italia, l´amore per la terra dei padri, l´amore per la patria, il voler privilegiare alla fazione la nazione, il voler anteporre a un interesse particolare, un interesse generale.Bisogna considerare il partito unicamente uno strumento, non un valore in sé. Un partito, non è mai un valore. Un partito è un mezzo, uno strumento, è un modo attraverso il quale si cerca di raggiungere un obiettivo. L´obiettivo era, fin dal primo momento, l´amore per la nostra terra, la pacificazione nazionale, una maggiore coesione sociale, un ritrovato prestigio internazionale dell´Italia. Il partito derubricato a strumento. Il partito inteso non come valore in sé ma come mezzo per raggiungere un fine. Fiuggi ha rappresentato la nascita della destra post-ideologica. Di una destra che, rifiutando l´ideologia, in qualche modo condannava al passato e giudicava negativamente ciò che nel passato aveva rappresentato il tasso ideologico della destra politica. A Fiuggi non abbiamo fatto i conti con la nostalgia. A Fiuggi abbiamo fatto i conti con lo stato etico, che non appartiene a una democrazia, abbiamo fatto i conti con una concezione dell´economia di tipo corporativo che non appartiene ai tempi moderni, abbiamo archiviato una fase e abbiamo affermato la nostra volontà non di preservare delle memoria, compito quanto nobile quanto limitato a una stagione politica. Abbiamo affermato la nostra volontà di cominciare a costruire il futuro.E proprio perché credo che sia un dovere quello dell´onesta al termine di una stagione nello stesso momento in cui si chiude una fase e se ne apre un´altra, non ho alcuna esitazione a dire che non sempre siamo stati sempre all´altezza di quel compito così alto di cultura di governo, perché in alcuni casi non tutti fra di noi avevano ben chiaro che la cultura di governo non significa cultura di potere, non significa concepire il partito come strumento per occupazione dei posti di potere o di sottopotere.Il valore fondamentale è la consapevolezza del primato della dignità della persona. È il valore principale che va garantito e tutelato da un´azione politica. Non è l´autorità dello Stato, è la dignità della persona. E se il valore cui orientare una politica è quello è di tutta evidenza che lo Stato non può limitare la libertà. Lo Stato deve per certi aspetti esaltare la libertà, lo Stato deve garantire a tutti l´esercizio delle libertà.Bisogna riportare il baricentro dell´economia a quella che è la produzione reale di ricchezza. L´economia non si può basare esclusivamente sulla finanza perché nello stesso momento in cui lo fa può determinare immediati e facili arricchimenti e altrettanti immediati e facili impoverimenti. Ma non soltanto arricchimenti per pochi, impoverimenti per popoli interi.Il Popolo della Libertà deve essere un contenitore ampio, arioso, plurale, inclusivo, interclassista, aperto, certamente unitario. Unitario però non può significare "a pensiero unico", perché c´è una contraddizione in termini tra popolo della libertà e pensiero unico. Unitario ma con la pluralità delle opinioni. Un partito certamente democratico, un partito in cui vi siano regole - e lo statuto che Ignazio La Russa ha letto dà queste garanzie - ma altrettanto certamente che mai e poi mai dovrà pensarsi e organizzarsi secondo la degenerazione della democrazia che è la correntocrazia.Perché dobbiamo farlo il Pdl? perché noi dobbiamo immaginare l´Italia fra dieci o quindici anni. E siccome siamo forza di governo, dobbiamo cominciare a costruirla. Come si fa? Altro che testimonianza delle memorie del passato. Vuol dire essere coscienti dei problemi che il paese ha.L´Italia tra quindici anni va pensata anche nel suo ruolo internazionale nel suo ruolo euro-mediterraneo, perché quello è il destino italiano nell´ambito di una politica europea.Pensare un´idea dell´Italia nel Mediterraneo e pensare al tempo stesso per i prossimi dieci anni quale sarà il livello di coesione Nord-Sud. La questione del nostro Meridione non può scomparire dal dibattito politico. E lo voglio dire a scanso di equivoci: il pericolo non è il federalismo. Anzi, per certi aspetti il federalismo fiscale rappresenta un´opportunità di responsabilizzazione della classe dirigente meridionale. Forse, se ben attuato, il federalismo sarà proprio il grimaldello che farà saltare alcune logiche clientelari, alcune logiche para-mafiose. Ma il problema del nostro Sud è nella debolezza dello Stato. E allora si tratta di un grande compito, immaginare l´Italia tra quindici anni e cominciare a costruirla. Un grande compito per un grande movimento politico, un grande movimento politico di popolo che certamente c´è, la percentuale di consenso è altissima, ma anche un movimento politico di idee, di proposte, di sintesi. E questa è la sfida. Non portare la nostra identità, non portare la nostra bandiera, ma portare la nostra capacità di leggere la società italiana e di individuare ciò che è necessario per dare una risposta ai problemi.Ci dobbiamo mettere tutti in discussione, a partire da me. Sono cosciente, accetto la sfida. Tutti in discussione. Per qualcuno verranno meno le rendite di posizione, per qualche altro si apriranno delle opportunità forse inaspettate, positive, ma la sfida va affrontata. Siamo coscienti. Non dobbiamo aver paura nemmeno che questa alleanza, questo incontro, questo fatto storico possa in qualche modo annacquare l´identità, farcela perdere. C´è stato una sorta di mantra autoconsolatorio, che ho sentito tante volte. È giusto che sia così, ma attenzione - amici miei - alcune perplessità c´erano anche a Fiuggi. Qualcuno se ne andò addirittura, perché pensava fosse impossibile mantenere una identità dando vita ad Alleanza nazionale. Poi qualcuno nel nome dell´identità ha cercato altre strade che si sono rivelate dei viottoli chiusi. Ma chiusi non dalle nomenclature, chiusi dagli elettori.Ci dobbiamo preoccupare dell´identità degli italiani tra dieci, quindici anni perché se la stella polare è quella di cui abbiamo parlato all´inizio, l´amore per la nostra terra, l´amore per la nostra patria, la sfida è quella: come sarà l´Italia tra dieci anni, quale sarà l´identità che avrà il nostro Paese. E dobbiamo cominciare a costruirla questa identità, coniugando modernità e tradizione che è da sempre, in qualche modo, il binario obbligato della destra italiana. E, badate, le sfide ci sono. Sono enormi. Io vorrei che il Pdl non si confrontasse tra ex An e Forza Italia e gli ex degli altri partiti, io vorrei che il Pdl cominciasse a tentare di fornire risposte ad alcuni problemi che bussano già alla porta, che in alcuni casi sono già entrati. Non è forse vero che la nostra società tra dieci, quindici anni sarà molto diversa da quella che è oggi? E che sarà per la prima volta nella storia del popolo italiano una società multietnica, una società multireligiosa? Quando ci si confronta con la questione della immigrazione, non lo si può fare soltanto con la logica - pur giusta - di chi vuole più ordine più sicurezza e, quindi, necessariamente vuole che ci sia l´espulsione del clandestino.C´è in atto un´evidente crisi del liberal-capitalismo. È pensabile la crisi delle liberal-democrazie? Perché chi conosce la storia sa che i due assetti sono nati e si sono sviluppati insieme. E qual è la risposta che deve venire dall´Italia? Un´Italia che non può essere soltanto una periferia, ma dovrebbe tornare a essere la fucina da cui nascono le idee, il luogo che alimenta un dibattito che non sia soltanto all´interno dei confini nazionali. E ancora, c´è il rischio di una atomizzazione sociale. Non è in discussione soltanto la coesione Nord-Sud, sono sempre meno stretti i rapporti che legano gli italiani tra di loro, persino i padri con i figli. L´essenziale è che a un egoismo diffuso si contrapponga una pratica di solidarietà altrettanto diffusa. E ancora una volta non è un quesito culturale, è una sfida politica. E come farlo, come tradurlo in un´iniziativa di legge, perché il Pdl è il pilastro del governo italiano e prevedibilmente lo sarà per tutta la legislatura e forse anche per la prossima. Non possiamo gestire il consenso con una politica contro l´attuale opposizione. Cerchiamo di gestire il consenso immaginando l´Italia di domani e dimostrando semmai che l´attuale opposizione non le sa dare le risposte perché magari non la immagina l´Italia di domani.Ecco, non sono sfide facili. Sono certamente sfide ardue, sono sfide che non si possono affrontare con la logica autoreferenziale del partito che ha il perimetro delimitato del proprio consenso. Se il compito fosse stato quello tanto valeva allora tenersi An, sperare che dal 12 diventassimo il 13, il 14. Non si risponde alla sfida che il futuro già porta in ogni casa nostra e dentro ogni casa europea con la logica di chi ancora intimamente è con la testa nel secolo scorso. Ed è una ragione per la quale dobbiamo superarle le colonne d´Ercole, dobbiamo pensare in grande, volare alto. Dobbiamo cercare di fornire le risposte di cui la società italiana ha bisogno. Si può raccogliere il consenso alimentando la paura, si deve raccogliere il consenso offrendo la speranza e la certezza con un´azione coerente, di riuscire a costruirlo quel domani. Credo che questo sia il grande compito del Pdl, un grande movimento di popolo, che deve essere al tempo stesso un grande movimento di idee. Sarà la sfida più difficile: dimostrare che davvero è cambiato molto non dal 1946, ma dal 1994. Nel `94 noi, i figli degli esuli in patria furono chiamati a fare i conti con il loro passato.Oggi, da protagonisti in patria, noi di An siamo chiamati a cominciare i conti con gli italiani di domani. È una prospettiva del tutto diversa, è una grande storica missione che va vissuta con entusiasmo, nel Pdl entrino coloro che ci credono.Entrino coloro che hanno per davvero amore per l´Italia. Entrino coloro che credono nella bontà delle loro e delle nostre idee, perché lasciatemi concludere con uno slogan della nostra giovinezza, con la semplicità e al tempo stesso l´efficacia degli slogan: se si ha paura vuol dire che o non valgono nulla le idee in cui si crede o non vale nulla chi ha paura. Non dobbiamo aver paura del futuro, dobbiamo avere coscienza della possibilità di costruirlo fin da oggi. Dobbiamo gettare il cuore oltre l´ostacolo e impegnarci con la stessa tenacia con cui l´abbiamo fatto per tanti anni. Oggi finisce Alleanza nazionale, nasce il Popolo della libertà, continua il nostro amore per l´Italia." E' per questo che da oggi guardo al futuro, grazie a Gianfranco Fini che come solo un uomo di DESTRA può fare ha avuto il CORAGGIO di dire quello che pensa e di dimostrare che persone come Roberto Menia sono tra i pochi sicuri di potersi confrontare con le sfide che il Popolo delle Libertà è chiamato a combattere, perchè ha idee, identità personale e coraggio delle proprie azioni.Spero anch'io di essere in grado di non rivolgermi più al passato e di aiutare il Popolo della Libertà a costruire un futuro migliore per l'Italia.LUIGI SABATINO
"Io ho quello che ho donato. Ho ricevuto piu' di quello che ho donato e voglio continuare a donare anche nel nuovo partito, ma il sentimento della politica come dono di se' e servizio sia il viatico per ognuno di noi per essere degni di quelli che ci hanno lasciato, che hanno seminato e non hanno potuto raccogliere, come noi raccogliamo". Lo ha detto Roberto Menia, deputato di AN e fra i critici di un percorso giudicato troppo affrettato verso il partito unico del Pdl, strappando un'autentica ovazione al termine del suo intervento al congresso di AN alla Fiera di Roma.Il discorso di Menia, molto partecipato e commosso, e' stato piu' volte applaudito. Diversi i passaggi che hanno riscosso il sostegno caloroso della platea: "quando iniziammo la strada di Alleanza Nazionale fu gia' una pagina difficile da chiudere, pero' stavamo andando a costruire una casa piu' grande, di una destra plurale e comprensiva. Ho creduto a quel sogno ma nello stesso tempo ero convinto che eravamo noi a menare la danza". Oggi -prosegue Menia- prendo una posizione che e' risultata perdente, essendo piu' favorevole ad una via federalista nel centrodestra, ma ero e sono convinto che potevamo arrivare a quello che stiamo costruendo attraverso strade diverse, appunto un percorso federativo".Tra l'altro, ha proseguito, assistiamo al paradosso "per cui mentre a livello istituzionale si va verso il federalismo, sullo scenario politico facciamo un'operazione esattamente inversa di riductio ad unum".Menia si e' detto niente affatto convinto del percorso verso il bipartitismo ma soprattutto si e' domandato: "con quali regole, quanto di quello che stiamo facendo e' davvero voluto e condiviso e non piuttosto sentito come ineluttabile?". Nel suo intervento Menia non ha negato le circostanze che impongono una riorganizzazione rapida, visto che il centrodestra deve affrontare presto le elezioni europee pero' ha sottolineato "questa operazione avviene davvero in fretta e voglio sperare che non sia all'insegna del grido 'viva il parroco' ma punti a qualcosa di piu', ossia la valorizzazione delle identita'''.Perche' io non ho questa ansia di sciogliermi in niente.Voglio -ha proseguito- che il Popolo della Libertà sia tale non solo nel titolo ma anche nelle regole interne. Non mi piace essere un parlamentare nominato anziche' eletto e credo che nel partito debba emergere chi e' piu' bravo e non chi e' piu' vicino alla luce. Non credo nemmeno che possa essere il capogruppo a votare per tutti", ha aggiunto, ricordando quanto affermato recentemente da Berlusconi durante l'assemblea dei parlamentari del Pdl allo scopo di velocizzare i lavori di Camera e Senato.Al termine, la citazione tratta dall'epigrafe incisa sul Vittoriale dannunziano: "io ho quello che ho donato", che scioglie negli applausi e in un'emozione corale un'assemblea di un ultimo congresso che gia' qualcuno forse troppo frettolosamente aveva descritto come senza lacrime ed "ad occhi asciutti".ORGOGLIO MILITANTE
FUTURISMO... TESTO INTEGRALE DELL´INTERVENTO DI GIANFRANCO FINI AL III CONGRESSO DI AN, 22 MARZO 2009