Source: https://iusletter.com/oggi-sulla-stampa/crediti-sempre-prededucibili/
Timestamp: 2020-01-23 09:08:59+00:00
Document Index: 4779156

Matched Legal Cases: ['art. 161', 'art. 111', 'art. 163', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 5', 'art. 161', 'art. 161', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4']

I crediti? Sempre prededucibili - Iusletter
Il credito del professionista incaricato di redigere l’attestazione richiesta dalla legge fallimentare (art. 161, co. 3) è sempre prededucibile (art. 111, l.fall) anche quando il concordato non viene aperto (ai sensi dell’art. 163 l.fall.) o viene dichiarata inammissibile la domanda cosiddetta «in bianco o con riserva» e anche quando l’attestatore abbia espresso un giudizio negativo. Si risolve così un’annosa questione che sino a oggi aveva creato non poche problematiche nella prassi professionale, con un atteggiamento assai scettico e anzi, a volte, di sospetto. La Corte di cassazione con la sentenza 11 settembre 2019, n. 25471, depositata il 10 ottobre scorso, ha infatti messo pace a due tipi di «conflitto» (anche d’interessi) che proprio la legge voleva evitare: il primo tra i professionisti indipendenti, chiamati a «certificare» la bontà delle scelte di risanamento, e il debitore; il secondo tra i tribunali (con la partecipazione dei curatori) e i professionisti che assistono il debitore nella proposizione delle procedure alternative al fallimento (i quali vogliono ottenere la tutela dei loro crediti). La prima questione attinente l’indipendenza dell’attestatore è certamente la più importante. È, infatti, indubbio, che proprio i creditori e i tribunali abbiano la necessità di avere un supporto professionale da parte dell’attestatore il più obiettivo e distaccato dagli interessi del debitore. Eppure l’attestatore viene sovente assimilato agli altri professionisti del debitore (non necessariamente indipendenti) in quanto la legge prevede che sia quest’ultimo a nominarlo.L’indipendenza e il compenso dell’attestatore. Proprio il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (dlgs 14/2019, Ccii), che andrà a sostituire dal ferragosto 2020 l’attuale legge fallimentare, definisce l’attestatore come il professionista indipendente (art. 2 co. 1, lett. o) dotato dei presupposti personali e professionali che gli rendono possibile esprimere giudizi indipendenti e obiettivi. Tali presupposti sono i medesimi, ma leggermente rafforzati rispetto a quelli oggi fissati dall’art. 67, terzo comma, lett. d), l.fall. Tra detti requisiti, l’attestatore deve essere anche un revisore legale e come tale deve rispettare i principi etici e professionali specifici. L’art. 5 del dm 261/2012 (rubricato Dimissioni dall’incarico di revisione legale), prevede che «costituiscono circostanze idonee a motivare le dimissioni… d) il mancato pagamento del corrispettivo…». Il rischio, per l’attestatore, di mancato pagamento è stato fino a ora quasi sempre collegato alla mancata ammissione del concordato preventivo, situazione che crea di per sé il sospetto che il professionista possa essere troppo accondiscendente verso le proposte del debitore nella ricerca appunto di ottenere il decreto di ammissione. È evidente, però, che dopo la nuova pronuncia, gli attestatori possono lavorare con minore condizionamento perché il pagamento del loro compenso non dipende più dalla sola ammissione della procedura di concordato, bensì (semplicemente) dall’espressione di un giudizio corretto, sia esso anche negativo, purché non affetto da negligenza o abuso dello strumento giuridico (Cass. 4 maggio 2018, n. 10752).
La funzionalità e l’essenzialità dell’attestazione. Quando il debitore decide di attivare una procedura di concordato preventivo non può fare a meno di presentare presso il tribunale, insieme agli altri documenti, un’attestazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano (art. 161, co. 3, l.fall). È quindi pacifico che la prestazione dell’attestatore sia necessaria e richiesta dalla legge. Il problema è che durante la fase del concordato in bianco il debitore non ha la libertà di agire ma è limitato dai poteri che il legislatore fissa nel comma 7 dell’art. 161 l.fall. Gli atti di ordinaria amministrazione sono permessi e validi se «legalmente compiuti» ovvero se non eccedenti le finalità ricercate dal debitore e non qualificabili come atti di straordinaria amministrazione, i quali, questi ultimi, devono essere invece sempre preventivamente autorizzati dal tribunale, sempreché si tratti di atti urgenti.
La nuova sentenza chiarisce che gli incarichi professionali affidati dal debitore nella fase del concordato in bianco sono legalmente compiuti se afferenti a prestazioni richieste dalla legge.
Ciò non è però sufficiente per riconoscere il beneficio della prededuzione al credito maturato dal professionista indipendente per la predisposizione e rilascio dell’attestazione. Occorre che il credito sia sorto o in funzione o in occasione della procedura di concordato preventivo. La sentenza precisa che si tratta di un credito sorto in occasione della procedura di concordato in quanto «la domanda di concordato cd. «con riserva o in bianco» condivide la medesima natura giuridica della domanda di concordato ordinaria» Prima della nuova pronuncia dei massimi giudici si doveva prestare attenzione al concetto di funzionalità della prestazione resa. Così il concetto di funzionalità è sempre coinciso con quello di strumentalità, legato appunto alla apertura della procedura. Dopo la sentenza 25471/19, si assiste ora alla definita statuizione della funzionalità legata alla «utilità» non già solo per il debitore ma anche per i creditori di quella società, poiché l’attestazione, benché negativa, è sempre utile quanto meno per non aver inutilmente ritardato l’apertura della procedura fallimentare. Va infatti considerato che la finalità ultima di queste prestazioni è che esse vengono svolte (anche) nell’interesse dei creditori concorsuali e per il perseguimento degli scopi concordatari, ancorché il mandato professionale sia affidato originariamente dal debitore in assenza di un preventivo controllo giurisdizionale. Controllo che dovrà, invece essere eseguito ex post per verificare che la prestazione sia stata resa con diligenza e senza conoscere che si stava abusando dello strumento di concordato preventivo. Situazione che in futuro verrà sanzionata anche in base agli obblighi imposti al debitore dall’art. 4 del Ccii.