Source: http://www.studioabs.net/category/newsfisco/
Timestamp: 2020-07-14 22:58:02+00:00
Document Index: 31593711

Matched Legal Cases: ['art. 65', 'art. 28', 'art. 122', 'art. 122', 'art. 125', 'art. 1']

Studio Acquaroli Briganti Scarnera
Fondo di garanzia PMI: integrate le condizioni di ammissibilità
14 luglio 2020 da Teleconsul Editore S.p.A.
Approvate le integrazioni delle condizioni di ammissibilità e delle disposizioni di carattere generale del Fondo di garanzia per le PMI in attuazione dell’articolo 56 del Decreto cura Italia, relativo alle misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia da COVID-19 (D.M. 9 luglio 2020).
Sono ammessi alla garanzia del Fondo i soggetti beneficiari finali che:
– hanno beneficiato delle misure di accesso al credito previste dal decreto Cura Italia;
– hanno dichiarato al soggetto richiedente, mediante autocertificazione, di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19;
– fatta eccezione per i lavoratori autonomi titolari di partita IVA, presentino, alla data della richiesta di adesione alle misure di sostegno finanziario del decreto Cura Italia, i requisiti per la qualifica di PMI;
– non presentino, alla data di pubblicazione del Cura Italia, esposizioni debitorie classificate come esposizioni creditizie deteriorate.
Inoltre, i soggetti beneficiari finali, inoltre, ai fini dell’ammissibilità alla garanzia, alla data di presentazione della domanda di ammissione alla garanzia, non devono:
– essere, alla data del 31 dicembre 2019, tra le “imprese in difficoltà”;
– essere in stato di scioglimento o di liquidazione, ovvero sottoposti a procedure concorsuali per insolvenza o ad accordi stragiudiziali o piani asseverati o ad accordi di ristrutturazione dei debiti.
La garanzia è concessa ai sensi del “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, comunicato dalla Commissione Europea in data 19 marzo 2020. Ha natura sussidiaria ed è concessa a titolo gratuito e senza valutazione del merito di credito del soggetto beneficiario finale, sulle operazioni finanziarie non già garantite dal Fondo che abbiano beneficiato di una delle misure di sostegno di accesso al credito previste Cura Italia.
La garanzia è concessa nella misura del 33%:
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura A, sulla differenza tra l’importo accordato originario e l’importo utilizzato al 17 marzo 2020 (misura A: per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se successivi, al 17 marzo 2020, gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020);
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura B, sull’importo dei prestiti non rateali la cui scadenza è stata prorogata (misura B: per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020 i contratti sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni);
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura C, sull’importo delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti a rimborso rateale o dei canoni di leasing oggetto di sospensione (misura C: per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 settembre 2020 e il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle Imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale).
La garanzia interviene:
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura A, sui maggiori utilizzi, alla data del termine delle misure, rispetto all’importo utilizzato al 17 marzo 2020, comprensivo degli interessi di mora maturati e delle eventuali spese legali sostenute;
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura B, sull’ammontare dell’esposizione per capitale e interessi, contrattuali e di mora, e delle eventuali spese legali sostenute;
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura C, sull’ammontare dell’esposizione per capitale e interessi, contrattuali e di mora, e delle eventuali spese legali sostenute.
I soggetti richiedenti possono inoltrare al Gestore del Fondo le richieste di ammissione alla garanzia non oltre il trentesimo giorno successivo alla Data del termine delle misure, purché non si sia già verificato un inadempimento.
Le richieste di ammissione alla garanzia devono essere inoltrate al Gestore del Fondo attraverso il Portale FdG, anche mediante la trasmissione di un elenco di richieste elaborato in forma digitale (formato elettronico di testo per importazione ed esportazione in formato tabellare) secondo le specifiche tecniche pubblicate dal Gestore del Fondo sul sito del Fondo.
Il Gestore del Fondo assegna alle richieste pervenute un numero di posizione identificativo e comunica ai soggetti richiedenti, mediante Portale FdG, nonché ai oggetti beneficiari finali, mediante PEC, il numero di posizione assegnato e il responsabile dell’unità organizzativa competente per l’istruttoria.
La data considerata ai fini dell’assegnazione del numero di posizione identificativo delle richieste è quella di arrivo al Gestore del Fondo.
In sede di richiesta di ammissione alla garanzia, i soggetti richiedenti devono comunicare tutte le informazioni necessarie all’istruttoria del Gestore del Fondo e, in particolare:
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura A, l’importo utilizzato al 17 marzo 2020 e l’importo accordato originario;
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura B, l’importo dell’operazione finanziaria;
– in riferimento alle operazioni finanziarie che hanno beneficiato della misura C, l’importo delle rate o canoni di leasing oggetto di sospensione;
– in tutti i casi, le informazioni sulle eventuali altre garanzie acquisite sull’operazione finanziaria.
Sono improcedibili e respinte d’ufficio dal Gestore del Fondo le richieste di ammissione alla garanzia presentate:
– attraverso modalità diverse da quelle previste;
– senza indicazione delle informazioni necessarie all’istruttoria del Gestore del Fondo;
– relative a soggetti beneficiari non in possesso dei requisiti di ammissibilità.
In tali casi, il Gestore del Fondo comunica, mediante Portale FdG, al soggetto richiedente e, mediante PEC, al soggetto beneficiario finale i motivi dell’improcedibilità.
Le richieste di ammissione alla garanzia decadono d’ufficio nel caso in cui, i soggetti richiedenti non inviino mediante Portale FdG quanto richiesto dal Gestore del Fondo entro il termine di 3 mesi dalla data di ricezione della richiesta.
Le proposte di ammissione ovvero di non ammissione sono deliberate dal Consiglio di gestione entro 2 mesi dalla data di arrivo o di completamento della richiesta; entro 10 giorni lavorativi dalla data della delibera del Consiglio di gestione, il Gestore del Fondo comunica ai soggetti richiedenti, mediante Portale FdG, nonché ai soggetti beneficiari finali, mediante PEC, l’ammissione alla garanzia ovvero comunica ai soggetti richiedenti e ai soggetti beneficiari finali, mediante PEC, la non ammissione, con le motivazioni che hanno indotto a ritenere inammissibile la richiesta.
La garanzia è cumulabile, sulla stessa operazione finanziaria, con altre garanzie pubbliche già concesse in favore del medesimo soggetto beneficiario finale, fatta eccezione per le altre garanzie del Fondo, e fermo restando i limiti di cumulabilità previsti dalla disciplina specifica delle altre garanzie pubbliche nonché quelli previsti dalla normativa comunitaria.
Memorizzazione integrale della e-fattura: parere negativo del Garante privacy
Per il Garante della privacy la memorizzazione da parte del Fisco dei dati fiscalmente non rilevanti della fattura elettronica, senza alcuna distinzione, e riguardanti la descrizione delle prestazioni fornite, è una violazione del principio di proporzionalità del trattamento dei dati sancito dal regolamento sulla privacy (Parere n. 9434785/2020).
L’Agenzia delle Entrate ha sottoposto al vaglio del garante per la privacy un nuovo schema di provvedimento recante “regole tecniche per l’emissione e la ricezione delle fatture elettroniche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti e stabiliti nel territorio dello Stato e per le relative variazioni, utilizzando il Sistema di Interscambio, nonché per la trasmissione telematica dei dati delle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi transfrontaliere e per l’attuazione delle ulteriori disposizioni di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127”, che disciplina la memorizzazione e l’utilizzo dei file xml delle fatture elettroniche.
In particolare, il provvedimento introduce le seguenti novità:
– la memorizzazione dei c.d. “dati fattura integrati” che, in aggiunta alle informazioni già memorizzate nell’ambito dei c.d. “dati fattura”, contengono ulteriori dati utili ai fini fiscali, ivi compresi quelli relativi a natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione (ovvero la descrizione dell’oggetto della fattura), che potranno essere trattati unicamente dal personale delle strutture centrali dell’Agenzia per lo svolgimento delle attività di analisi del rischio e di promozione dell’adempimento spontaneo e di controllo ai fini fiscali;
– l’utilizzo dei file xml delle fatture, da parte del personale centrale e delle strutture territoriali dell’Agenzia delle entrate
specificatamente autorizzato, nell’ambito delle attività istruttorie connesse:
a) all’esecuzione dei rimborsi;
b) all’esercizio dei poteri controllo;
c) all’espletamento degli accessi, ispezioni e verifiche;
d) al controllo formale delle dichiarazioni;
e) al controllo preventivo sulle dichiarazioni presentate mediante modello 730 con esito a rimborso;
– la stipula di una convenzione con la Guardia di finanza per la messa a disposizione dei file delle fatture elettroniche e dei “dati fattura integrati” per le attività di polizia economica e finanziaria.
Il Garante osserva che lo schema di provvedimento prevede, senza effettuare alcuna distinzione tra tipologie di dati o categorie di interessati, la memorizzazione e l’utilizzo dei file delle fatture elettroniche che contengono i dati inerenti la natura, qualità e quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione, estendendo così tanto l’oggetto della memorizzazione, quanto l’ambito di utilizzazione dei dati presenti nella fattura elettronica. Non vengono escluse neppure alcune tipologie di dati (quali quelli non rilevanti a fini fiscali o quelli inerenti la descrizione delle prestazioni fornite, suscettibili di comprendere anche dati appartenenti a categorie particolari o l’eventuale sottoposizione dell’interessato a procedimenti penali, come per le fatture relative a prestazioni in ambito forense, né i codici fiscali dei consumatori (quantomeno per fatture relative a spese non detraibili).
Secondo il Garante la previsione della memorizzazione e dell’utilizzazione, senza distinzione alcuna, dell’insieme dei dati personali contenuti nei file delle fatture elettroniche, anche laddove si assicurino elevati livelli di sicurezza e accessi selettivi, risulta sproporzionata in uno stato democratico, per quantità e qualità delle informazioni oggetto di trattamento, rispetto al perseguimento del legittimo obiettivo di interesse pubblico di contrasto all’evasione fiscale perseguito; ciò pur tenendo conto che, allo stato, le spese sanitarie trasmesse attraverso il sistema TS sono escluse da tale previsione.
In conclusione, secondo il Garante, lo schema di provvedimento viola le norme sulla protezione dei dati personali.
Con riferimento al trattamento di dati senza distinzione alcuna tra tipologie di informazioni o categorie di interessati e dati personali di dettaglio, anche ulteriori rispetto a quelli necessari a fini fiscali, relativi alla totalità della popolazione, non risulta proporzionato all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito, non individuando, in ossequio ai principi di privacy by design e by default, misure di garanzia adeguate per assicurare la protezione dei dati.
Con riferimento, invece, ai prospettati trattamenti effettuati a fini di analisi del rischio attraverso interconnessioni con le numerose banche dati a disposizione dell’Agenzia delle entrate, effettuabili anche sulla base dei c.d. dati fattura, senza informazioni sulla descrizione dei beni e servizi oggetto della fattura e che prevedono la profilazione di tutti i contribuenti, anche minori d’età, il Garante ritiene necessario, attesi i rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, approfondire separatamente l’istruttoria al fine di acquisire ulteriori elementi di valutazione, al fine di individuare idonee garanzie per i contribuenti.
Il parere del Garante per la privacy trova riscontro nelle denunce dell’ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMMERCIALISTI circa le gravi criticità del sistema della fatturazione elettronica rispetto all’acquisizione delle informazioni personali e alla loro disponibilità (Comunicato del 13 luglio 2020). L’augurio del Presidente dell’ANC Marco Cuchel, che l’intervento del Garante induca finalmente il legislatore a sanare con urgenza, a tutela di tutti i contribuenti, le gravi violazioni che il sistema della fatturazione elettronica, relativamente sia alla piattaforma pubblica sia a quelle private, attualmente contempla dal punto di vista del trattamento e della riservatezza dei dati.
Secondary ticketing: procedura per gli eventi spostati in altri impianti
In caso di vendita di biglietti non nominativi, per manifestazioni successivamente spostate in impianti con capienza superiore ai 5.000 spettatori, l’organizzatore è tenuto a comunicare agli acquirenti l’effettivo cambio del luogo di svolgimento dell’evento, affinché questi provvedano a richiedere l’annullamento del titolo emesso, con l’indicazione della causale, e l’emissione di un nuovo titolo nominativo alle stesse condizioni di quello originario annullato.
Diversamente, nelle ipotesi in cui siano stati emessi biglietti nominativi per eventi successivamente spostati in impianti con capienza inferiore a 5.000 posti, i titoli di accesso possono essere considerati validi senza necessità di annullamento e successiva emissione di titoli non nominativi (Agenzia Entrate – risposta 13 luglio 2020, n. 212).
Le disposizioni in materia di prestazioni di attività di spettacolo e quelle ad esse prevedono che:
– le prestazioni di attività di spettacolo e quelle ad esse accessorie si considerano effettuate, ai fini IVA, nel momento in cui ha inizio l’esecuzione delle manifestazioni, ad eccezione delle operazioni eseguite in abbonamento per le quali l’imposta è dovuta all’atto del pagamento del corrispettivo;
– per le suddette prestazioni le imprese assolvono gli obblighi di certificazione dei corrispettivi con un titolo di accesso emesso mediante apparecchi misuratori fiscali ovvero mediante biglietterie automatizzate.
Con la Legge di bilancio 2017 sono state introdotte disposizioni finalizzate a contrastare il fenomeno del c.d. secondary ticketing, ossia la vendita di titoli di accesso a prezzi molto più elevati rispetto a quello nominale, relativi ad attività di spettacolo, effettuata da soggetti diversi dai titolari dei sistemi di emissione dei titoli stessi.
Al fine di contrastare tale fenomeno, a decorrere dal 1° luglio 2019, i titoli di accesso ad attività di spettacolo in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori sono nominativi, previa efficace verifica dell’identità, e riportano la chiara indicazione del nome e del cognome del soggetto che fruisce del titolo di accesso, nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali.
Sono esclusi da tale obbligo i titoli di accesso agli spettacoli viaggianti, all’attività lirica, sinfonica, cameristica, prosa, jazz, balletto, danza e circo contemporaneo nonché per le manifestazioni sportive.
Il biglietto così venduto a persone fisiche deve essere ceduto al prezzo nominale e senza rincari, ferma restando la possibilità per i siti internet di rivendita primari, per i box office autorizzati o per i siti internet ufficiali dell’evento di addebitare congrui costi relativi unicamente alla gestione della pratica di intermediazione e di modifica dell’intestazione nominale.
Tanto premesso, nel caso di vendita di biglietti non nominativi, per manifestazioni successivamente spostate in impianti con capienza superiore ai 5.000 spettatori, l’organizzatore è tenuto a comunicare agli acquirenti l’effettivo cambio del luogo di svolgimento dell’evento, affinché questi provvedano a richiedere l’annullamento del titolo emesso, con l’indicazione della causale, e l’emissione di un nuovo titolo nominativo alle stesse condizioni di quello originario annullato.
Diversamente, nelle ipotesi in cui siano stati emessi biglietti nominativi per eventi successivamente spostati in impianti con capienza inferiore a 5.000 posti, si ritiene che i titoli di accesso possano essere considerati validi senza necessità di annullamento e successiva emissione di titoli non nominativi.
I codici tributo da parte dei cessionari per i bonus botteghe/negozi e locazioni
Istituiti i codici tributo per l’utilizzo in compensazione tramite modello F24, da parte del cessionario, del credito d’imposta per botteghe e negozi, di cui all’art. 65 del DL CuraItalia, e del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, di cui all’art. 28 del DL Rilancio (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 13 luglio 2020, n. 39/E).
Al fine di consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti, tramite modello F24, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
– “6930” denominato “Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”;
– “6931” denominato “Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il cessionario debba procedere al riversamento del credito compensato, nella colonna “importi a debito versati”.
Nel campo “anno di riferimento” del modello F24 deve essere indicato, nel formato “AAAA”, l’anno in cui è stata accettata la prima cessione del credito (2020 oppure 2021), riportato anche nel “Cassetto fiscale” accessibile dall’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, nell’apposita sezione che espone i crediti utilizzabili in compensazione dal cessionario.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare del 10 luglio 2020, n. 20/E ha fornito i primi chiarimenti operativi sulle disposizione contenute negli artt. 120 e 125 del Decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020), che hanno introdotto rispettivamente i crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione.
Il credito d’imposta viene previsto in riferimento alle spese necessarie alla riapertura in sicurezza delle attività e la platea dei soggetti beneficiari è costituita dagli operatori con attività aperte al pubblico, tipicamente bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema. In particolare, deve trattarsi di:
– attività di impresa, arte o professione esercitata in luogo aperto al pubblico (ovvero in luogo al quale il pubblico possa liberamente accedere, senza limite o nei limiti della capienza, ma solo in certi momenti o alle condizioni poste da chi esercita un diritto sul luogo);
– associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, diversi da quelli che esercitano, in via prevalente o esclusiva, un’attività in regime di impresa.
In riferimento alle attività di impresa, arte o professione, deve trattarsi:
– degli imprenditori individuali e delle società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
– delle società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, nonché le società europee e le società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
– degli enti pubblici e privati, diversi dalle societànonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
– delle stabili organizzazioni di soggetti non residenti;
– delle persone fisiche e delle associazioni che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo.
Conseguentemente, sono esclusi i soggetti che svolgendo attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, ritraggono dalle stesse redditi diversi.
Inoltre, non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività in funzione del regime fiscale adottato, devono ritenersi inclusi nell’ambito soggettivo:
– i soggetti in regime forfetario;
– i soggetti in regime di vantaggio;
– gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.
Tutti i soggetti appena menzionati, per fruire del credito d’imposta devono comunque esercitare una delle seguenti attività classificate con i seguenti codici ateco:
– 55.10.00 alberghi;
– 55.20.10 villaggi turistici;
– 55.20.20 ostelli della gioventù;
– 55.20.30 rifugi di montagna;
– 55.20.40 colonie marine e montane;
– 55.20.51 affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence;
– 55.20.52 attività di alloggio connesse alle aziende agricole;
– 55.30.00 aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte;
– 55.90.10 gestione di vagoni letto;
– 55.90.20 alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero;
– 56.10.11 ristorazione con somministrazione;
– 56.10.12 attività di ristorazione connesse alle aziende agricole;
– 56.10.20 ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto;
– 56.10.30 gelaterie e pasticcerie;
– 56.10.41 gelaterie e pasticcerie ambulanti;
– 56.10.42 ristorazione ambulante;
– 56.10.50 ristorazione su treni e navi;
– 56.21.00 catering per eventi, banqueting;
– 56.29.10 mense;
– 56.29.20 catering continuativo su base contrattuale;
– 56.30.00 bar e altri esercizi simili senza cucina;
– 59.14.00 attività di proiezione cinematografica;
– 79.11.00 attività delle agenzie di viaggio;
– 79.12.00 attività dei tour operator;
– 79.90.11 servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento;
– 79.90.19 altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio NCA;
– 79.90.20 attività di guide e degli accompagnatori turistici;
– 82.30.00 organizzazione di convegni e fiere;
– 90.01.01 attività nel campo della recitazione;
– 90.01.09 altre rappresentazioni artistiche;
– 90.02.01 noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli;
– 90.02.02 attività nel campo della regia;
– 90.02.09 altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche;
– 90.04.00 gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche;
– 91.01.00 attività di biblioteche ed archivi;
– 91.02.00 attività di musei;
– 91.03.00 gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili;
– 91.04.00 attività degli orti botanici, dei giardini zoologici e delle riserve naturali;
– 93.21.00 parchi di divertimento e parchi tematici;
– 93.29.20 gestione di stabilimenti balneari: marittimi, lacuali e fluviali;
– 96.04.20 stabilimenti termali.
Le spese in relazione alle quali spetta il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi: quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili.
Gli interventi agevolabili sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del virus SARS-Co V-2, tra cui rientrano espressamente:
– quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza;
– gli interventi per l’acquisto di arredi finalizzati a garantire la riapertura delle attività commerciali in sicurezza.
Gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative, tra cui sono ricompresi quelli relativi allo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura (c.d. termoscanner) dei dipendenti e degli utenti.
L’ammontare del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60% delle spese ammissibili sostenute nel 2020 per un massimo di 80.000 euro. Tale limite massimo è riferito all’importo delle spese ammissibili e, dunque, l’ammontare del credito non può eccedere il limite di 48.000 euro.
Poiché, inoltre, la disposizione fa riferimento alle spese sostenute nel 2020, l’agevolazione spetta anche nel caso in cui il sostenimento sia avvenuto, nel corso dell’anno, prima del 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del D.L. Rilancio istitutivo del credito d’imposta.
Ai fini dell’imputazione delle spese stesse occorre fare riferimento:
– per gli esercenti arti e professioni e per gli enti non commerciali (nonché per le imprese individuali e le società di persone in regime di contabilità semplificata), al criterio di cassa e, quindi, alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e degli investimenti cui i pagamenti si riferiscono;
– per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria, al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti.
Il calcolo del credito spettante andrà effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’Iva (i.e. sull’imponibile), laddove dovuta.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24, o in alternativa entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.
– l’utilizzo del credito in compensazione tramite modello F24, sia la cessione a soggetti terzi possono avvenire solo successivamente al sostenimento delle spese agevolabili;
– il credito può essere utilizzato in compensazione da parte del beneficiario ovvero da parte dei cessionari dello stesso solo a decorrere dal 1° gennaio 2021 e non oltre il 31 dicembre 2021;
– il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, specificando sia la quota compensata tramite modello F24 sia la quota ceduta.
L’art. 125 del decreto Rilancio prevede l’assegnazione di un credito d’imposta nella misura del 60% delle spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Il credito d’imposta è rivolto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.
L’ambito soggettivo, pertanto, è circoscritto ai seguenti soggetti:
– imprenditori individuali e delle società in nome collettivo e in accomandita semplice che producono reddito d’impresa indipendentemente dal regime contabile adottato;
– società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, nonché le società europee e le società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
– enti pubblici e privati, diversi dalle societànonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
– stabili organizzazioni di soggetti non residenti;
– persone fisiche e delle associazioni che esercitano arti e professioni, producendo reddito di lavoro autonomo;
– enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore;
– enti religiosi civilmente riconosciuti.
La norma non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari, pertanto rientrano nell’ambito soggettivo:
– gli imprenditori e le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.
Non sono inclusi tra i soggetti che possono fruire del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, coloro che svolgono attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi.
Il credito d’imposta spetta in relazione alle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Nello specifico è possibile individuare due categorie di spese:
– quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
– quelle sostenute per l’acquisto:
a) di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
b) di prodotti detergenti e disinfettanti;
c) di dispositivi di sicurezza diversi da quelli precedenti, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
d) dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.
Spese per attività di sanificazione degli ambienti e degli strumenti
Con riferimento alle attività di sanificazione, deve trattarsi di attività finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus che ha determinato l’emergenza epidemiologica COVID-19.
Tale condizione risulta soddisfatta qualora sia presente apposita certificazione redatta da operatori professionisti sulla base dei Protocolli di regolamentazione vigenti.
Fermo restando quanto appena detto, con riferimento alle spese di sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa (in concreto) e istituzionale (ad esempio, sala d’attesa, sala riunioni, sala di rappresentanza), nonché alle spese di sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività, considerato che la norma non fa riferimento in modo specifico all’”acquisto” (e, quindi, a modalità di approvvigionamento del bene o del servizio da economie terze), l’attività di sanificazione, in presenza di specifiche competenze già ordinariamente riconosciute, può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione interna.
In questo caso, l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinata, ad esempio, moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato a tale attività per le ore effettivamente impiegate nella medesima (documentata mediante fogli di lavoro interni all’azienda).
Possono essere aggiunte, ai fini del credito in esame anche le spese sostenute per i prodotti disinfettanti impiegati. Resta fermo che l’ammontare delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti così determinato, in ogni caso, dovrà essere congruo rispetto al valore di mercato per interventi similari.
Sempre con riferimento a questa tipologia di spese per la sanificazione oggetto di agevolazione, le stesse possono riguardare anche strumenti già in dotazione del soggetto beneficiario. L’agevolazione in commento, infatti, riguarda la sanificazione degli strumenti stessi (nuovi o già in uso), non il loro acquisto.
Per talune attività, le spese di sanificazione (degli ambienti e degli strumenti), in quanto costituenti spese ordinarie in relazione alla natura dell’attività esercitata (come, per esempio, nel caso di studi odontoiatrici, centri estetici, etc.) possono essere già previste, a prescindere dall’emergenza epidemiologica da Covid-19. Anche in tal caso, purché si tratti di spese sostenute dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, le stesse rilevano ai fini della determinazione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione.
Laddove l’esercizio dell’attività esercitata dal soggetto beneficiario dell’agevolazione preveda lo svolgimento di lavorazioni eseguite presso terzi, con strumenti da mettere a disposizione del cliente solo a seguito del processo di sanificazione, solo le spese, sostenute dal soggetto beneficiario, per le operazioni di sanificazione degli ambienti e strumenti rientrano tra le spese di sanificazione.
Spese per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti
I dispositivi individuali agevolati sono rappresentati da mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione, occhiali protettivi, tute di protezione, calzari. Per quanto concerne i dispositivi di protezione individuale, per i quali la norma richiede la conformità ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, solo in presenza di tale documentazione le relative spese sono considerate ammissibili ai fini del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione.
Con riguardo alle attrezzature, atteso che le stesse possono avere non solo un impiego sanitario, ma anche altre finalità e rientrare tra i beni già utilizzati ante Covid-19, per adempiere ad obblighi di sicurezza sul lavoro, le spese relative alla sanificazione concorrono alla determinazione del credito d’imposta in esame.
Rientrano nel credito d’imposta anche le spese sostenute per l’acquisto di articoli di abbigliamento protettivo, dai molteplici usi, non necessariamente correlati alla sanificazione quali guanti in lattice, visiere ed occhiali protettivi, tute di protezione, etc. (sempre che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea) acquistati per tutto il periodo 2020 anche ante Covid-19, necessari, tra l’altro, a prevenire, contenere la diffusione della malattia Covid-19.
L’ammontare cui parametrare il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione è rappresentato dalle spese oggetto dell’agevolazione qualora sostenute nell’anno solare 2020 (dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020) dai soggetti beneficiari sopra individuati.
La norma dispone che tale credito d’imposta non può superare la misura di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020.
Il limite massimo (60.000 per beneficiario) è riferito all’importo del credito d’imposta e non a quello delle spese ammissibili. Ne deriva che il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione spetterà nella misura del 60% delle spese ammissibili sostenute, ove l’ammontare complessivo delle stesse sia inferiore o uguale a 100.000 euro.
Diversamente, nel caso in cui dette spese siano superiori a tale ultimo importo, il credito spettante sarà sempre pari al limite massimo di 60.000 euro.
Poiché, inoltre, la disposizione fa riferimento alle spese sostenute nel 2020, l’agevolazione spetta nel caso in cui il sostenimento sia avvenuto nel corso dell’anno e, quindi, anche antecedentemente alla data del 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del decreto Rilancio istitutivo del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione.
– per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali (nonché per le imprese individuali e le società di persone in regime di contabilità semplificata), al criterio di cassa e, quindi, alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e degli investimenti cui i pagamenti si riferiscono;
Con riferimento agli acquisti agevolabili individuati dalla norma, si precisa che, ai fini della maturazione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione e del successivo utilizzo, il beneficiario deve essere in possesso del documento certificativo.
Il calcolo del credito spettante va effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’Iva (i.e. sull’imponibile), laddove dovuta.
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione è utilizzabile successivamente al sostenimento delle spese agevolabili:
– in compensazione (modello F24);
– nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa o, in alternativa entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.
In relazione all’utilizzo del credito in dichiarazione dei redditi, occorre fare riferimento alla dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale è stata sostenuta.
Per utilizzare il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione nella predetta dichiarazione dei redditi, è necessario che tali spese risultino sostenute nel 2020.
Inoltre, il contribuente potrà utilizzare il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione per ridurre l’ammontare complessivo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di riferimento del sostenimento delle spese oggetto di agevolazione.
Il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale la spesa relativa alla sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale si considera sostenuta, specificando sia la quota utilizzata in dichiarazione, sia la quota compensata tramite modello F24 sia la quota ceduta.
Definiti i criteri e le modalità di applicazione e fruizione dei crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione e le modalità per la comunicazione dell’opzione per la cessione del credito (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 10 luglio 2020, n. 259854).
In particolare, per il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, di cui all’articolo 120 del decreto-legge n. 34 del 2020, è stato previsto che la comunicazione delle spese ammissibili possa essere effettuata dal 20 luglio 2020 al 30 novembre 2021 e che, come stabilito dal legislatore, il relativo credito d’imposta possa comunque essere utilizzato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021. In questo modo, oltre a rendere coerente la scadenza di presentazione della comunicazione con il termine ordinario di presentazione della dichiarazione dei redditi in cui dovrà essere indicato il credito fruibile, i beneficiari avranno a disposizione un lasso di tempo molto ampio per effettuare la comunicazione propedeutica all’utilizzo del credito, fermo restando che la fruizione dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2021.
Invece, per il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione, di cui all’articolo 125 del decreto-legge n. 34 del 2020, è stato previsto che la comunicazione delle spese ammissibili possa essere effettuata dal 20 luglio al 7 settembre 2020. Tenuto conto dell’esigenza espressa dal legislatore di garantire il rispetto del limite di spesa, dopo aver ricevuto le comunicazioni delle spese ammissibili con l’indicazione del credito teorico, l’Agenzia determinerà la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, in rapporto alle risorse disponibili.
Infine, è stato stabilito che le eventuali cessioni dei crediti avverranno con l’apposita piattaforma già disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Con la Risposta n. 209 del 13 luglio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il corrispettivo derivante dalla cessione di un contratto di leasing relativo ad un immobile utilizzato per l’esercizio dell’attività professionale (lo studio) costituisce un importo imponibile che concorre alla determinazione del reddito del professionista.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito il regime fiscale applicabile alla cessione del contratto di leasing nell’ambito della determinazione del reddito di lavoro autonomo.
Il caso esaminato riguarda un professionista che ha stipulato un contratto di leasing immobiliare finalizzato all’acquisto dell’immobile dove esercita l’attività professionale.
In vista della costituzione di un’associazione professionale per l’esercizio dell’attività esclusivamente in forma associata, il professionista intende cedere il contratto di leasing immobiliare relativo allo studio in cui esercita la propria attività ad una società immobiliare di nuova costituzione, che a sua volta concederà in locazione l’immobile all’associazione per l’esercizio dell’attività professionale.
Qual è il regime fiscale applicabile al corrispettivo percepito dal professionista per la cessione del contratto di leasing relativo allo studio.
Ai fini IRPEF, il reddito di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese inerenti all’esercizio dell’arte o professione effettivamente sostenute nel periodo stesso.
Inoltre, concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale. Quest’ultima previsione è stata introdotta nel 2006 dal cd. “Decreto Bersani” con lo scopo di ampliare il novero dei compensi percepiti nell’ambito dell’attività di lavoro autonomo. In particolare, con il richiamo agli “elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale”, il legislatore ha inteso annoverare qualsiasi elemento “intangibile” la cui cessione da parte del professionista determina la percezione di un corrispettivo nell’ambito della normale attività professionale.
Possono essere ricondotti nella suddetta previsione anche i corrispettivi percepiti a seguito della cessione di contratti di leasing, aventi ad oggetto beni strumentali, per l’esercizio dell’attività di lavoro autonomo. Infatti, in tal caso, l’importo percepito a fronte del contratto rappresenta il corrispettivo dovuto dal cessionario per subentrare nei diritti e negli obblighi (quali elementi immateriali) derivanti dal contratto esistente.
In conclusione, secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, il corrispettivo derivante dalla cessione di un contratto di leasing relativo ad un immobile utilizzato per l’esercizio dell’attività professionale, si configura come cessione di “elementi immateriali”, e come tale assoggettato a tassazione quale reddito di lavoro autonomo.
L’Agenzia delle Entrate, precisa infine che qualora i suddetti corrispettivi siano percepiti in unica soluzione, possono essere assoggettati a tassazione separata.
10 luglio 2020 da Teleconsul Editore S.p.A.
Dall’8 luglio 2020 “Garanzia Italia” è operativa anche per il factoring, ai sensi dell’art. 1, co. 1-bis del DL Liquidità (ABI – Circolare 09 luglio 2020, n. 1286).
SACE potrà, quindi, concederegaranzie anche in favore di banche e società di factoring per cessioni di crediti con garanzia di solvenza prestata dal cedente. Nello specifico, sono ammesse a garanzia le nuove operazioni di finanziamento con o senza concessione di un fido che siano riconducibili all’operatività di confirming, anticipi contratto e factoring pro solvendo, quest’ultimo a valere su crediti ceduti dall’impresa beneficiaria al soggetto finanziatore e relativi a fatture emesse dall’impresa beneficiaria entro e non oltre il 31 dicembre 2020.
9 luglio 2020 da Teleconsul Editore S.p.A.
Lo Studio A.B.S., fondato da Simone Acquaroli, Consulente del Lavoro, Briganti Pamela e Scarnera Giuseppe, Dottori Commercialisti e Revisori Legali, è una giovane struttura fortemente innovativa che … Continua
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