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Timestamp: 2020-07-04 19:14:16+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3892 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3892 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. II, 14/02/2017, n. 3892
sul ricorso 27011/2012 proposto da:
T.S., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
G. NICOTERA 29 SC. IX INT. 11, presso lo studio dell’avvocato
STEFANO FIORE, che lo rappresenta e difende;
CONDOMINIO (OMISSIS), P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL SUO AMM.RE E
LEGALE RAPP.TE P.T., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE
MILIZIE 22, presso lo studio dell’avvocato RENATO SANITA’, che lo
avverso la sentenza n. 4499/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
udito l’Avvocato Fiore Stefano difensore del ricorrente che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso e deposita nota spese;
udito l’Avv. Sanità Renato difensore del controricorrente che ha
ragione, del primo, secondo e terzo motivo, l’assorbimento del
quarto motivo, in subordine il rigetto del ricorso.
L’ing. T.S. propone ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, nei confronti del condominio “(OMISSIS)” di (OMISSIS), avverso la sentenza n. 4499/2011 della Corte d’Appello di Roma, pubblicata il 26 ottobre 2011, con la quale in riforma della sentenza di primo grado, sono state respinte le contrapposte domande di condanna ed interamente compensate le spese di lite tra le parti.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denunzia la contraddittorietà ed insufficienza della motivazione in relazione all’art. 360, n. 5) codice di rito, censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente ritenuto che la mancata prova del proprio compenso derivasse dall’omessa redazione dei rendiconti da parte dello stesso ricorrente, deducendo di aver depositato agli atti di causa, seppur tardivamente, tutta la documentazione contabile, compreso il giornale di cassa completo. Con il secondo motivo si denunzia carenza motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5), per l’omessa valutazione, nella sentenza impugnata, della mancata contestazione da parte del Condominio dell’esistenza del debito nei confronti dell’amministratore, nonchè delle risultanze delle due consulenze tecniche espletate nel giudizio di primo grado, che avevano rilevato l’esistenza di un credito del T. di Lire 16.348.432.
Con il terzo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360, n. 3) codice di rito, per aver omesso di rilevare che, a fronte della prova, fornita dall’amministratore, della fonte del proprio credito, il condominio non aveva adempiuto all’onere di provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’adempimento. Con il quarto motivo, si denunzia la violazione di legge in relazione alla data di decorrenza degli interessi legali per il proprio credito, nonchè ai criteri di regolazione delle spese di lite.
In particolare, non è controversa la mancanza di una contabilità regolare che registrasse cronologicamente le operazioni riguardanti la vita del condominio e che quindi consentisse la verifica dei documenti e dunque la giustificazione delle entrate ed uscite della gestione dell’ente condominiale, nè risulta che sia mai stata adottata, negli anni in contestazione, la delibera di approvazione del rendiconto dell’amministratore da parte dell’assemblea dei condomini ex art. 1130 c.c..
La contabilità presentata dall’amministratore del condominio, seppure non dev’essere redatta con forme rigorose, analoghe a quelle prescritte per i bilanci delle società, deve però essere idonea a rendere intellegibili ai condomini le voci di entrata e di uscita, con le relative quote di ripartizione, e cioè tale da fornire la prova, attraverso i corrispondenti documenti giustificativi dell’entità e causale degli esborsi fatti, e di tutti gli elementi di fatto che consentono di individuare e vagliare le modalità con cui l’incarico è stato eseguito, nonchè di stabilire se l’operato di chi rende il conto sia uniformato a criteri di buona amministrazione (Cass. 9099/2000 e 1405/2007).
Va altresì respinta la dedotta violazione del principio di non contestazione, denunziata dal ricorrente, in quanto la mancata riproduzione o richiamo specifico agli atti difensivi della controparte nel giudizio di primo grado, in ossequio alla c.d. autosufficienza del ricorso, non consente a questa Corte di valutare, nei suoi esatti termini, il dedotto comportamento di non contestazione del condominio, che nel caso di specie risulta contraddetto dallo stesso tenore della domanda introduttiva del presente giudizio (restituzione da parte dell’amministratore del saldo della cassa condominiale).
La reiezione dei primi tre motivi assorbe il quarto.
Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 2.400,00 Euro, di cui 200,00 Euro per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge.