Source: https://studiopallino.it/covid-19-le-disposizioni-in-materia-societaria/
Timestamp: 2020-06-07 05:50:46+00:00
Document Index: 13897043

Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art. 2370', 'art. 106', 'art. 2479', 'art. 2479', 'art. 106', 'art. 135', 'art. 135', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2445', 'art.2482', 'art. 2500', 'art. 2503', 'art. 2502', 'art. 2503', 'art. 106', 'sentenza ', 'art. 2479', 'art. 2370', 'art. 106']

COVID-19: LE DISPOSIZIONI IN MATERIA SOCIETARIA – Studio Pallino
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Previsioni emergenziali in materia di assemblee di società (art. 106 d.l. 18/2020) e profili applicativi del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18
Prima di tutto è prorogato di diritto da 120 a 180 giorni il termine, previsto dagli artt. 2364, comma 2, e 2478-bis, comma 1, cod. civ. per la convocazione dell’assemblea annuale per l’approvazione del bilancio.
Sono inoltre introdotte diverse novità riguardanti lo svolgimento dell’assemblea (e, conseguentemente, la verbalizzazione della stessa da parte del notaio).
L’avviso di convocazione può prevedere, “anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie”:
– il voto “in via elettronica” (a mezzo e-mail, messaggio SMS o di altro tipo) o “per corrispondenza”, nonché “l’intervento … mediante mezzi di telecomunicazione”;
– modalità già prima d’ora praticabili, ma solo in caso di conforme previsione statutaria, dall’art. 2370, comma 4, cod. civ.
L’art. 106 d.l. 18/2020 aggiunge inoltre che “le predette società [vale a dire le società di capitali] possono altresì prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, … senza in ogni caso la necessità che si trovino nel medesimo luogo … il presidente, il segretario o il notaio” Si deroga così alla regola della compresenza fisica (almeno) del presidente e del segretario o del notaio.
Non sono introdotte deroghe, invece, alle modalità statutariamente previste per l’invio dell’avviso di convocazione.
Benché le citate previsioni riguardino soltanto le decisioni dei soci di società di capitali, esse possano trovare applicazione analogica anche alle riunioni del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, ove nominati.
La previsione rappresenta una deroga al metodo assembleare cui è informata la disciplina della s.p.a. e cui devono attenersi anche le s.r.l. quantomeno per talune delibere di particolare importanza o quando ne sia fatta richiesta dai soggetti legittimati (cfr. art. 2479, comma 4, cod. civ.).
Proprio con riferimento alle s.r.l., il d.l. 18/2020 interviene sulla procedura di formazione della volontà consentendo, pur con qualche dubbio sulla correttezza della tecnica legislativa e sulla chiarezza dei richiami, di ricorrere in ogni caso alle modalità della consultazione scritta e del consenso espresso per iscritto. Deve quindi ritenersi che, ove venga sollecitata una decisione dei soci da adottarsi con tali modalità, pur in mancanza di un’espressa previsione statutaria, né gli amministratori né i soci che rappresentino 1/3 del capitale possano opporsi richiedendo la deliberazione assembleare, come pure prevede in via generale l’art. 2479, comma 4, cod. civ.
L’art. 106 in commento prevede inoltre che le società con azioni quotate possano:
-designare per le assemblee ordinarie o straordinarie, anche in deroga ad eventuali disposizioni statutarie, il rappresentante ex art. 135-undecies TUF, al quale i soci possono conferire una delega con istruzioni di voto su tutte o alcune delle proposte all’ordine del giorno;
-prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il predetto rappresentante;
-far sì che al predetto rappresentante possono essere conferite anche deleghe o subdeleghe ai sensi dell’art. 135-novies TUF.
Le medesime disposizioni si applicano anche alle società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale (ad es. l’AIM Italia), nonché alle società con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante (cfr. art. 2-bis del Regolamento Emittenti). Disposizioni analoghe sono dettate, infine, per le banche popolari, le banche di credito cooperativo, le società cooperative e le mutue assicuratrici.
Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18: profili applicativi.
Il D.L. 17 marzo 2020 n.18 introduce una serie di norme che incidono sulla disciplina delle società.
È evidente che alcune delle normative contenute nel Decreto interferiscono anche su operazioni societarie già deliberate prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, ma non eseguibili o comunque pendenti al verificarsi degli eventi che hanno condotto alle note limitazioni.
Conviene allora individuare queste ultime che, sebbene meno dibattute, sono forse capaci di interferire in maniera più significativa sulla programmazione dell’attività di impresa, al punto da non escludere la necessità di ulteriori interventi assembleari.
Il tema è sostanzialmente identico a quello affrontato con riferimento alla sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale (oggi dal 1° al 31 agosto, ai sensi dell’art. 1, l. 7 ottobre 1969, n. 7421)
Sul campo si fronteggiano da sempre due orientamenti, che propongono soluzioni opposte.
Da una parte la Prassi Notarile sostiene la massima n. 4 del luglio 2013 della Commissione società del Consiglio notarile di Roma, Opposizione dei creditori, sospensione feriale dei termini e certificato di mancata opposizione, l testo della massima, con la motivazione è reperibile sul sito del Notariato
In precedenza, anche la massima n. 62 del 21 giugno 2005 della Commissione società del Consiglio Notarile di Milano aveva concluso che «decorsi 60 giorni dall’ultima iscrizione nel registro delle imprese delle relative deliberazioni, l’atto di fusione (o di scissione) può essere ricevuto (e quindi depositato per l’iscrizione), pur non essendo trascorso l’ulteriore periodo di cui il termine per l’opposizione dei creditori sarebbe maggiorato in caso di applicazione della sospensione feriale».
I richiamati orientamenti si fondavano su quel filone interpretativo, secondo il quale il riferimento generico, e non qualificato, all’opposizione consentirebbe in definitiva di agevolare i creditori, permettendo loro di bloccare l’attuazione del procedimento societario potenzialmente pregiudizievole senza particolari oneri formali, ponendo a carico della società l’onere di istaurare il giudizio invece di provvedere all’immediata soddisfazione del creditore opponente. Secondo tale ricostruzione l’opposizione sarebbe da qualificare come strumento di difesa dall’invasione dell’altrui sfera patrimoniale.
Dalla parte opposta numerosi condividono la tesi secondo la quale la forma dell’opposizione deve essere quella della citazione in giudizio, introduttiva di un ordinario procedimento contenzioso a contraddittorio pieno tra gli opponenti e la società, su cui decide il tribunale. Nello stesso senso sembra orientata la giurisprudenza che si è pronunciata sul punto.
Come già accennato, val la pena sottolineare che la questione qui trattata, vivacemente dibattuta rispetto alla fusione (e alla scissione), si ripropone nei medesimi termini, e con le medesime conclusioni, anche con riferimento all’opposizione conseguente alla riduzione reale del capitale ai sensi dell’art. 2445, c.c. e dell’art.2482 c.c.5, o alla trasformazione eterogenea ai sensi dell’art. 2500-novies c.c.
Con nota del 23 luglio 2013, i Giudici del Registro delle Imprese di Roma, hanno precisato che «L’opposizione dei creditori alla fusione, ex art. 2503 c.c., è un rimedio giurisdizionale di natura contenziosa, che è quello ad accertare l’insufficienza patrimoniale della società risultante dalla fusione quale debitrice in luogo di quella originaria […]. Il termine di sessanta giorni per proporre l’opposizione, decorrente dall’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2502-bis c.c., è un termine di decadenza di carattere sostanziale a rilevanza processuale, al quale è applicabile la disciplina della sospensione di cui alla legge 742/697, non potendosi legittimamente circoscrivere l’applicazione dell’istituto della sospensione dei termini ai soli casi di giudizio già iniziato (giurisprudenza consolidata: cfr., Cass., 3.7.1999, n. 6874 che esprime sul punto un principio generale)».
Nello stesso senso si è espresso il Giudice del Registro delle Imprese di Milano, con direttiva del 27 novembre 2012, recependo l’orientamento espresso dal Tribunale di Milano9, secondo cui il termine di legge indicato dall’art. 2503 c.c. è soggetto alla sospensione feriale dei termini giudiziari.
L’art. 106, primo comma, stabilisce che «In deroga a quanto previsto dagli articoli 2364, secondo comma, e 2478-bis, del codice civile o alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria è convocata entro centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio».
La natura straordinaria della norma è sancita dal termine finale di vigenza, fissato al 31 luglio. Ne deriva che le assemblee convocate successivamente a tale data non potranno essere organizzate avvalendosi di tali modalità, se non in forza di previsione statutaria coerente alle norme del Codice Civile vigenti (e temporaneamente in stato di “sospensione applicativa”), pena l’annullabilità delle delibere assunte; per le stesse il Notaio verbalizzante non potrà nemmeno richiedere la iscrizione nel registro delle imprese, in coerenza con i principi in tema di controllo, diremmo, omologatorio richiamati da ultimo dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 19 luglio 2016, n. 14766.
La norma in commento consente poi di facoltizzare o persino imporre l’impiego di mezzi di telecomunicazione anche in assenza di preventiva previsione statutaria, ancora una volta in deroga alle norme richiamate per la s.p.a. e la società cooperativa.
Quanto alle società a responsabilità limitata, manca una previsione che ammetta esplicitamente l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione, ma la dottrina è sempre stata pacificamente favorevole, in virtù di quanto previsto nell’art. 2479-bis, comma 2, c.c., che stabilisce che l’assemblea si riunisce presso la sede sociale «salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo», rinviandosi, anche in tal caso, all’autonomia statutaria.
Si può ritenere che il generico riferimento agli strumenti di telecomunicazione consenta l’utilizzo di qualunque mezzo di collegamento, non soltanto audiovisivo, ma anche soltanto audio purché sia consentito ai soci di avere un’esatta cognizione dello svolgimento del procedimento assembleare e di esprimere il proprio voto.
Come noto, la questione era stata risolta anche in una recente massima notarile, secondo la quale «l’intervento in assemblea mediante mezzi di telecomunicazione – ove consentito dallo statuto ai sensi dell’art. 2370, comma 4, c.c., o comunque ammesso dalla vigente disciplina – può riguardare la totalità dei partecipanti alla riunione, ivi compreso il presidente, fermo restando che nel luogo indicato nell’avviso di convocazione deve trovarsi il segretario verbalizzante o il notaio, unitamente alla o alle persone incaricate dal presidente per l’accertamento di coloro che intervengono di persona (sempre che tale incarico non venga affidato al segretario verbalizzante o al notaio). Le clausole statutarie che prevedono la presenza del presidente e del segretario nel luogo di convocazione (o comunque nel medesimo luogo) devono intendersi di regola funzionali alla formazione contestuale del verbale dell’assemblea, sottoscritto sia dal presidente sia dal segretario. Esse pertanto non impediscono lo svolgimento della riunione assembleare con l’intervento di tutti i partecipanti mediante mezzi di telecomunicazione, potendosi in tal caso redigere successivamente il verbale assembleare, con la sottoscrizione del presidente e del segretario, oppure con la sottoscrizione del solo notaio in caso di verbale in forma pubblica»
Per quanto da sempre detto, la soluzione non si pone in contrasto con le norme relative alla redazione del verbale assembleare, posto che ormai da tempo si reputano ammissibili sia il verbale sottoscritto dal solo notaio, non essendo richiesta a pena di invalidità la sottoscrizione del presidente dell’assemblea, sia la redazione di un verbale non contestuale alla riunione, con sottoscrizione differita da parte del presidente.
Naturalmente, anche qualora, in applicazione di quanto previsto nell’art. 106, comma 2, presidente e notaio si trovino in luoghi separati, il notaio avrà cura di identificare il presidente della riunione, considerato che la riunione è diretta, in ragione dei poteri ordinatori che gli sono attribuiti dagli artt. 2371 e 2479 c.c., dal presidente stesso. Tale doverosa attività non si riverbera in un obbligo di menzione nel verbale della certezza della identità del presidente, in quanto il verbale rimane atto sottoscritto dal solo notaio, come da tempo sostenuto dalla più autorevole dottrina notarile.
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