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Timestamp: 2020-08-12 01:27:52+00:00
Document Index: 125951236

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 378', 'art. 384', 'Cass. Sez. ', 'art. 3', 'art. 369', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 10038 del 20/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10038 del 20/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/04/2017, (ud. 19/01/2017, dep.20/04/2017), n. 10038
sul ricorso 1837-2016 proposto da:
CENTRO EDILE IZZO SRL, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale
avverso la sentenza n. 6480/47/2015, emessa il 12/06/2015 della
partecipata del 19/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO
Con sentenza n. 6480/47/2015, depositata il primo luglio 2015, notificata il 6 novembre 2015, la CTR della Campania rigettò l’appello proposto dalla società Centro Edile Izzo S.r.l. (di seguito società), nei confronti dell’ATI ICA Publialifana S.r.l. nella qualità di concessionaria del Comune di Calvi Risorta, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Caserta, che aveva a sua volta rigettato il ricorso della società avverso avviso di accertamento per TARSU relativa all’anno 2009 con riferimento ad area scoperta classificata come commerciale.
In particolare appare utile premettere che la recente modifica normativa, ai sensi delle disposizioni di legge sopra richiamate, dell’art. 380 bis c.p.c., per effetto della quale l’adunanza in camera di consiglio ha assunto la forma della non partecipazione alla stessa dei difensori delle parti (oltre che del P.M.), restando quindi affidato il contraddittorio, a seguito della fissazione del decreto presidenziale con notifica della proposta del relatore, essenzialmente al deposito di memorie ex art. 378 c.p.c., non ha ricadute di sorta sulla giurisprudenza pregressa di questa Corte, formatasi nel senso di limitare l’applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 3, che impone al giudice di legittimità di provocare il contraddittorio sulla questione rilevata d’ufficio, esclusivamente all’ipotesi in cui la Corte ritenga di dover decidere nel merito (cfr., tra le altre, Cass. Sez. 6-5, ord. 1 aprile 2015, n. 6669; Cass. sez. 6-3, ord. 20 luglio 2011, n. 15964; Cass. sez. unite 26 marzo 2013, n. 7527; Cass. sez. 5, 23 luglio 2007, n. 16275; Cass. sez. unite 21 giugno 2007, n. 14385) e che va dunque ulteriormente ribadita dal collegio.
Nella fattispecie in esame il ricorso, infatti, risulta essere stato oggetto di notifica a mezzo PEC, nelle forme di cui alla L. n. 53 del 1994, art. 3 bis e successive modifiche, in data 30 dicembre 2015, e si è perfezionata quindi in tale stessa data in conseguenza dell’attestazione di consegna nella casella di destinazione.
Da tale data va dunque calcolato il termine di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1, per il deposito del ricorso, la cui inosservanza, come è noto, comporta l’improcedibilità, rilevabile d’ufficio, del ricorso medesimo. Il ricorso è stato depositato in data 26 gennaio 2016, oltre quindi, il termine di venti giorni dalla notifica, che, secondo quanto sopra osservato, veniva a scadere il 19 gennaio 2016.
Dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2500,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, se dovuti, con distrazione in favore dell’avv. Gianfranco De Pascale, difensore delle controricorrenti, anticipatario. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.