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Timestamp: 2017-11-23 09:22:24+00:00
Document Index: 185657888

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 67', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 67', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 171', 'art. 194', 'art. 196', 'art. 7', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 9']

Novità fiscali del 9 aprile 2008: detrazione spese mediche in assenza scontrono "parlante"; plusvalenza sulla vendita della prima casa da parte di soggetto residente all’estero; rimborso dell'Iva sull'acquisto di beni e servizi in Italia da parte di società comunitaria
Novità fiscali del 9 aprile 2008: detrazione spese mediche in assenza scontrono “parlante”; plusvalenza sulla vendita della prima casa da parte di soggetto residente all’estero; rimborso dell’Iva sull’acquisto di beni e servizi in Italia da parte di società comunitaria
1) E’ sempre imponibile la plusvalenza sulla vendita della prima casa di un soggetto residente all’estero ?
2) Quando spetta alla società comunitaria il rimborso dell’Iva assolta sull’acquisto di beni e servizi in Italia
3) Consulenti del Lavoro: Ok asseverazione dei versamenti fiscali
4) Spese mediche: Detrazioni anche senza scontrino parlante
5) Tassazione TFR: Sconti troppo limitati e complicati
6) Testo unico sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro
1) Imposte sul reddito: Origina plusvalenza imponibile la cessione della prima casa effettuata da cittadini italiani residenti all’estero, ciò anche se sia intervenuta entro il quinquennio dall’acquisto.
Infatti, dal momento che i proprietari risiedono all’estero, l’immobile posseduto in Italia non può essere considerato come abitazione principale.
Unica eccezione, a tale restrizione, è che tale immobile sia stato comunque adibito a dimora abituale dei propri familiari.
Il contribuente, che ha presentato istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate, riteneva, invece, che la cessione non fosse soggetta a tassazione giacché sarebbe rientrata nella casistica prevista per la vendita di prima casa (con cessione fatta entro il quinquennio tra la data di acquisto e quella della cessione).
Disciplina che regola la tassazione, ai fini IRPEF, delle plusvalenze derivanti dalla cessione degli immobili.
L’art. 23, comma 1, lett. f), del T.U.I.R., prevede che ai fini dell’applicazione delle imposte dirette ai non residenti, si considerano prodotti nel territorio dello Stato, tra l’altro, i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato e da beni che si trovano nel territorio stesso.
Inoltre l’art. 67 del T.U.I.R, concernente i redditi diversi, al comma 1, lett. b), stabilisce che sono soggette ad imposizione “le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari”.
Sulla base di ciò, la intassabilità delle plusvalenze derivanti dalle cessioni di beni immobili intervenute, entro il quinquennio tra la data di acquisto e di cessione, è, pertanto, condizionata dalla circostanza che l’immobile per la maggior parte di detto periodo sia stato adibito ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari.
Peraltro, l’art. 10, comma 3 bis) del medesimo T.U.I.R., definisce abitazione principale “quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale o i suoi familiari dimorano abitualmente”;
Inoltre, il successivo art. 15, al comma 1, lett. b), considera abitazione principale “quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente”.
In merito poi al significato da attribuire all’espressione “familiari” lo stesso va desunto dall’art. 5, ultimo comma, del TUIR, secondo cui ai fini delle imposte sui redditi si intendono, per familiari, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.
Alla luce di tali considerazioni, l’Agenzia delle Entrate ha, quindi, escluso che l’immobile oggetto della cessione da parte di fratelli si possa qualificare come abitazione principale. La circostanza che questi risiedano all’estero ha escluso, infatti, che l’immobile posseduto in Italia possa essere considerato dimora abituale.
Inoltre, il medesimo immobile non é stato neppure adibito ad abitazione principale di un familiare.
Per conseguenza, la cessione dell’immobile da parte dei suddetti fratelli, anche se avvenuta nel quinquennio dall’acquisto, ha generato plusvalenza imponibile, come previsto dall’art. 67, comma 1, lett. b), del TUIR, dal momento che, per la maggior parte del periodo compreso tra l’acquisto e la successiva cessione, non é stato adibito ad abitazione principale dei proprietari o dei familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado).
Infine, l’Agenzia delle Entrate, ha rilevato che tale cessione, ai fini delle imposte indirette, peraltro, ha comportato la perdita dei benefici previsti per l’acquisto della prima casa, a meno che i cedenti non provvedano ad acquistare un’altra abitazione.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 08/04/2008, n. 136)
2) Alla società tedesca spetta il rimborso dell’Iva assolta sull’acquisto di beni e servizi in Italia
Alla società comunitaria (nel caso di specie tedesca) spetta il rimborso dell’Iva assolta sull’acquisto di beni e servizi in Italia, ciò anche se tale società (tedesca) abbia effettuato nel nostro paese cessioni o prestazioni, qualora il destinatario nazionale sia stato designato come debitore di imposta in virtù del cosiddetto “reverse charge facoltativo”.
Tuttavia, il diritto al rimborso può essere esercitato solo per il periodo che precede l’eventuale identificazione ai fini Iva.
Infatti, una volta avvenuta l’identificazione come soggetto Iva, il contribuente deve fare valere i propri diritti, tra cui quello alla detrazione, tramite la posizione aperta in Italia.
Sono queste le precisazione fatte dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 137/2008, emessa a seguito di una istanza di interpello posta dal procuratore della società tedesca (ALFA) con sede in Stoccarda, priva di stabile organizzazione in Italia, la quale ha stipulato con una società italiana un contratto di fornitura di un impianto industriale con relativo assemblaggio presso lo stabilimento dell’impresa nazionale committente.
La ditta ALFA ha emesso fattura per la fornitura del suddetto impianto senza addebito dell’IVA alla committente italiana che, secondo quanto affermato dalla stessa ALFA, avrebbe provveduto all’assolvimento dell’imposta in Italia.
Nel contempo, per l’effettuazione del montaggio la ditta tedesca si é avvalsa di due imprese italiane le quali a fronte di tale servizio hanno emesso nel 2005 e nel 2006 fatture con addebito di IVA.
Nel 2007, dopo avere presentato istanza di rimborso dell’IVA assolta in Italia a fronte dei servizi di installazione per le annualità 2005 e 2006 ai sensi dell’art. 38-ter del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, la società tedesca é venuta a conoscenza che, a differenza di quanto avviene in Germania per casi analoghi, in Italia l’effettuazione di operazioni territorialmente rilevanti nello Stato, ancorché l’imposta sia stata assolta dal cessionario/committente costituisce causa ostativa alla citata procedura di rimborso ex art. 38-ter.
Pertanto, al fine di consentire la gestione di eventuali futuri incarichi similari, la società ALFA ha provveduto a identificarsi ai fini IVA in Italia ai sensi dell’art. 35-ter di detto decreto e, alla luce della risoluzione n. 31/2005 – che ha ammesso la possibilità di rimborso dell’imposta per acquisti effettuati in epoca precedente all’identificazione diretta – intende esporre i crediti IVA maturati a fronte delle fatture pagate alle ditte italiane installatrici nella dichiarazione annuale per il 2007, avvalendosi del diritto alla detrazione dell’imposta assolta in Italia quale impresa ivi identificata ai fini IVA.
L’art. 38-ter del D.P.R. n. 633/72 subordina il diritto al rimborso alla circostanza che il soggetto non residente non abbia realizzato operazioni attive nel territorio dello Stato, fatte salve alcune eccezioni (operazioni di trasporto e operazioni di cui all’art. 7, quarto comma, lett. d).
Poiché la società tedesca ha, invece, effettuato un’operazione di cessione territorialmente rilevante in Italia, a fronte della quale l’acquirente (soggetto passivo residente in Italia) ha adempiuto agli obblighi Iva ai sensi dell’art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633/72, il rimborso non potrebbe essere eseguito.
Tuttavia, come evidenziato dalla risoluzione n. 17/2008, va interpretata la normativa nazionale alla luce della direttiva comunitaria n. 2006/112/CEE e, in particolare, degli articoli 171 e 194.
In particolare, l’art. 171 stabilisce che é ammissibile il rimborso dell’IVA, secondo le modalità previste dalla direttiva 79/1072/CEE, anche per i soggetti passivi che hanno effettuato nello Stato membro in cui effettuano acquisti di beni e servizi o importazioni di beni gravati da imposta unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi per le quali il destinatario di tali operazioni sia stato designato come debitore di imposta.
L’art. 194 della Direttiva 112/2006/CE prevede il cosiddetto “riverse charge facoltativo”, nei casi in cui il committente o cessionario nazionale ha adempiuto agli obblighi relativi al pagamento dell’imposta tramite emissione di autofattura in luogo del proprio dante causa non residente.
Il “reverse charge facoltativo” viene in tal modo denominato giacché rimesso alla scelta discrezionale del legislatore nazionale.
Ciò a differenza dei casi contemplati all’art. 196 della Direttiva e in gran parte coincidenti
con le operazioni di cui all’art. 7, quarto comma, lett. d) del D.P.R. n. 633/72 in cui la designazione del soggetto residente come debitore d’imposta é prevista come obbligatoria.
Come precisato, per casi analoghi (risoluzione 26 aprile 2007, n. 79 e punto 5.1 della circolare n. 11 del 16 febbraio 2007), le disposizioni comunitarie sono precise e dettagliate per potere essere immediatamente applicabili nell’ordinamento interno.
Pertanto, nel caso di specie, la società tedesca, per recuperare l’IVA gravante sulle predette operazioni di acquisto, può presentare l’istanza di rimborso ai sensi dell’ottava direttiva comunitaria, recepita dall’art. 38-ter del D.P.R. n. 633/1972.
Poiché, peraltro, la società estera ha provveduto ad identificarsi direttamente in Italia ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/72, come ha chiarito la risoluzione n. 31/2005, il diritto al rimborso può essere esercitato solo per il periodo che precede tale identificazione, ovvero con riferimento agli acquisiti effettuati fino al giorno antecedente l’identificazione.
Mentre per le operazioni fatte dopo tale identificazione, il contribuente deve adempiere ai relativi obblighi, e, quindi, deve fare valere i relativi diritti (tra cui quello alla detrazione) attraverso la posizione IVA aperta in Italia.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 08/04/2008, n. 137)
I Consulenti del Lavoro potranno asseverare la regolarità dei versamenti fiscali e previdenziali
Nell’ambito del nuovo sistema della responsabilità solidale tra appaltatori e subappaltatori e dopo la pubblicazione in G.U. del decreto.
I Consulenti del Lavoro potranno asseverare la regolarità dei versamenti fiscali e previdenziali nell’ambito del nuovo sistema della responsabilità solidale tra appaltatori e subappaltatori.
Lo fanno in base al disposto dell’ articolo 3, comma 3, lettera a) del D.P.R. n. 322/1998.
È stato firmato, a distanza di due anni, il regolamento che ha dato attuazione all’art. 35 del D.L. n. 223/2006 (convertito dalla legge n. 248/2006), che introduce il sistema di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore e tra committente e appaltatore.
Le disposizioni contenute nel regolamento, che sarà operativo decorsi sessanta giorni dalla pubblicazione del regolamento nella Gazzetta Ufficiale, si applicano ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi, relativamente alle prestazioni di lavoro dipendente rese.
Tale responsabilità, viene meno se quest’ultimo fornisce all’appaltatore la documentazione a prova dell’assolvimento degli obblighi fiscali e contributivi tramite l’asseverazione del professionista.
In alternativa, le aziende potranno:
– Per gli adempimenti fiscali, rilasciare di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (D.P.R. n. 445/2000) e le copie degli F24 riferiti al singolo appalto, corredate delle ricevute attestanti l’avvenuto addebito;
– per gli adempimenti contributivi, presentare il Durc con data successiva all’ultimazione dei lavori o alla fase dei lavori cui si riferisce il pagamento, corredato di una dichiarazione secondo cui i versamenti attestati dal Durc sono riferiti anche ai soggetti impiegati nell’appalto, nonché un prospetto analitico redatto in forma libera e contenente:
a) il nominativo dei lavoratori impegnati nel subappalto;
b) l’ammontare delle retribuzioni corrisposte a ciascun lavoratore;
c) l’indicazione dell’a liquota contributiva applicata e dei relativi importi contributivi versati.
(Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti Del Lavoro, nota del 7/4/2008)
Le detrazioni per spese sanitarie possono essere dedotte nel mod.730 o Unico anche senza scontrino parlante.
Ciò anche in virtù della circolare n. 30/2008 dell’Agenzia delle Entrate che ha elencato i documenti necessari per portare in detrazione le spese farmaceutiche sostenute nel periodo dal primo luglio al 31/12/2007.
Le stesse, infatti, potranno essere autonomamente certificate, ai fini della deduzione o detrazione Irpef, dagli stessi contribuenti anche se in possesso di semplice scontrino fiscale a patto che lo stesso integri, anche su un foglio a parte ovvero in autocertificazione il codice fiscale dell’acquirente e la natura, qualità e quantità dei farmaci acquistati.
La nuova modalità di certificazione delle spese per medicinali viene, in pratica, adottata per venire incontro alle difficoltà dei contribuenti non in possesso di idonea documentazione, che altrimenti rischiano di non potere usufruire dello sconto Irpef in dichiarazione.
La Finanziaria 2007, a tal proposito, aveva previsto la deducibilità di tale spese solo in possesso di scontrino cosiddetto “parlante”, ovvero completo dei dati dell’acquirente e della natura dei farmaci acquistati, ma nella realtà, poi, non tutte le farmacie hanno adottato tale forma di certificazione creando, di conseguenza , problemi ai contribuenti.
Anche la consulta dei CAAF, con un proprio documento, ha confermato la possibilità di “sanare” la mancanza di scontrino parlante e , quindi, nessun problema per le spese farmaceutiche per l’anno 2007.
Dal 1/1/2008, di contro, non potranno essere considerati validi documenti carenti delle caratteristiche individuate dalla finanziaria 2007, ed è quindi opportuno chiedere in farmacia, all’atto dell’acquisto, l’emissione dello scontino parlante ovvero l’integrazione dei dati presenti sullo scontrino in modo da rispettare le prescrizioni normative sulla deducibilità.
Infine, non essendoci state variazioni in merito, per le spese sanitarie la detrazione del 19% spetta solo sulla parte che supera la somma di Euro 129,11 ed è possibile usufruire del beneficio per le spese sostenute per prestazioni chirurgiche, analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, prestazioni specialistiche, acquisto o affitto di protesi sanitarie, prestazioni di un medico generico anche per visite e cure di medicina omeopatica e cosi via.
Attuate dal decreto del 2/4/2008 le novità della Finanziaria in materia di riduzione delle imposte.
Lo sconto fiscale, riconosciuto in forma di detrazione fiscale d’importo fisso non supera i 70 euro per liquidazioni d’importo fino a 7.500 su base annua e al netto delle rivalutazioni (un 1% all’incirca), per scendere a 2,5 euro su una buonuscita di 29.900 euro (lo 0,01% circa) e azzerarsi quando il T.F.R raggiunge o supera la soglia di 30 mila euro.
La concessione dello sconto avverrà automaticamente da parte dei sostituti d’imposta, ossia i datori di lavoro.
Ma, a tal fine, i lavoratori dovranno attestare in forma scritta di averne diritto e di non averne già fruito in relazioni a precedenti rapporti di lavoro perché lo sconto spetta una sola volta per periodo d’imposta (cioè per anno).
Per colf, badanti e tutti i lavoratori dipendenti da soggetti non sostituti d’imposta lo sconto si fruisce in sede di dichiarazione dei redditi.
È quanto ha stabilito, tra l’altro, il D.M. 20/3/2008 del Ministero dell’Economia pubblicato sulla G.U. n. 78 del 2/4/2008, che ha attuato la novità della Finanziaria 2008 sulla riduzione delle imposte fiscali sui trattamenti di fine rapporto e indennità equipollenti, con diritto alla percezione a partire dal 1/4/2008
Il 1/4/2008 il Governo ha approvato in maniera definitiva il decreto legislativo che ha attuato il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, a seguito della delega contenuta nell’art. 1 della L. n. 123/2007.
Occorre adesso attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il Testo Unico, introduce tante novità, al fine di ridurre gli incidenti sul lavoro e si basa sul principio di assunzione di responsabilità.
Tra le novità vi è l’obbligo per i datori di lavoro di elaborare, entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, il documento di valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei propri dipendenti.
Nuovi organismi di controllo
Sono stati istituiti nuovi organismi di controllo e coordinamento, come il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e la Commissione consultiva permanente, tra i cui poteri si segnala la definizione della programmazione annuale dell’azione di vigilanza, da applicarsi da parte degli organi preposti alle ispezioni (ASL, DPL e Corpo dei Vigili del Fuoco, quest’ultimo per aspetti specifici).
Un ruolo particolare viene riconosciuto all’Inail in materia di consulenze alle imprese: i datori di lavoro potranno rivolgersi all’Inail per ottenere consulenze e pareri tecnici relativi alla sicurezza del lavoro.
Interpelli preventivi
La corretta applicazione delle disposizioni in materia, passo fondamentale per raggiungere l’obbiettivo della prevenzione, sarà facilitata dalla facoltà di inoltrare interpelli sulla materia ad una nuova Commissione presso il Ministero del lavoro, il cui funzionamento ricalca l’interpello in materia di lavoro previsto dall’art. 9 del D.Lgs. n. 124/04.
I Consigli nazionali degli ordini professionali, tra cui i consulenti del lavoro, le organizzazioni sindacali e datoriali nazionali, gli Enti Pubblici Nazionali e gli organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali possono inoltrare interpelli, tramite posta elettronica, alla Commissione appositamente costituita presso il Ministero del lavoro.
A parte la valutazione dei rischi, occorre l’addestramento dei dipendenti, che dovranno essere consapevoli dei rischi connessi all’attività a cui sono impiegati e idonei per le mansioni loro assegnate.
Ai lavoratori deve essere data adeguata informazione sui rischi per la salute, sicurezza nel posto di lavoro, procedure di primo soccorso, regole antincendio e di evacuazione nei luoghi di lavoro.
Le sanzioni vengono notevole inasprite: Nel caso di mancata preparazione dei documenti previsti per la stima dei pericoli sul luogo di lavoro è previsto l’arresto da quattro a dodici mesi oppure una ammenda da 5.000 a 15.000 euro.
Nel caso di imprese altamente pericolose diviene necessario nominare un responsabile del servizio di prevenzione, pena la reclusione da sei a dodici mesi.
Infine, nel caso di incidenti gravi sono previste sanzioni amministrative fino a 1.500.000 euro.