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Timestamp: 2017-06-27 16:13:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 30', 'art. 53', 'art. 2', 'art. 53']

EVASIONE FISCALE, QUESTA SCONOSCIUTA - ppt scaricare
PubblicatoAdriana Costanzo
Presentazione sul tema: "EVASIONE FISCALE, QUESTA SCONOSCIUTA"— Transcript della presentazione:
EVASIONE FISCALE, QUESTA SCONOSCIUTAMODENA, 14 MARZO 2013 Anna Paschero - ARDeP CARTE IN REGOLA Dati per conoscere la dimensione del problema Le tipologie di evasione e la loro distribuzione territoriale Le classifiche europee: all'Italia il Podio Gli effetti Il punto di vista dei cittadini e il loro giudizio sulle politiche di contesto La necessità del fisco: la genesi nella nostra Costituzione Come si è evoluto il sistema fiscale italiano negli anni L'Ardep e l'Associazione Articolo 53 : proposte per un sistema fiscale costituzionale e per ridurre l'evasione Due esempi concreti : la Nota Fiscal Paulista e il Comune di Rivoli. Etica professionale e responsabilità civile Commissione di Contrasto alle mafie e alla corruzione del Cup di Modena
I dati dell'evasione : fontiCorte dei Conti – audizione Commissione Finanze e Tesoro del Senato – ottobre 2012 Terzo Rapporto EURES – ottobre 2012 Centro Studi Sintesi - agosto 2012 Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics - febbraio 2013 Non è possibile quantificare con esattezza l'entità dell'evasione fiscale nel nostro Paese. È una realtà per sua natura nascosta che trova nell'occultamento dell'imponibile la sua ragione e il suo stesso presupposto: per cercare di misurarla dobbiamo affidarci alle stime condotte dalla comunità scientifica e dagli organismi pubblici a ciò deputati, il cui sforzo conoscitivo si basa su metodologie e dati verificabili, piuttosto che su congetture basate su impressioni occasionali. Ho scelto quindi di utilizzare, nella mia trattazione, i dati e le valutazioni che emergono dai quattro documenti indicati, sia perchè fotografano una realtà piuttosto recente, sia per la loro affidabilità le cui buone pratiche sono segnalate dalla stessa Corte dei Conti in termini di misurazione dei dati, conoscenza delle varie tipologie di evasione e della sua distribuzione territoriale e settoriale, e, in ultimo, sugli effetti prodotti non solo sul bilancio pubblico, ma anche sugli operatori economici e sulle famiglie. Metodi di stima dell'evasione utilizzati: Diretto (microeconomico) costituito da indagini campionarie basate sul confronto dei dati dichiarati al fisco con quelli acquisiti da indagini su redditi, ricchezza e consumi. Indiretto (contabilità nazionale. Quale confronto tra di essa e l'imponibile, dove la differenza rappresenta la base imponibile sottratta a tassazione. Metodo monetario per quantificare l'economia sommersa. I metodi più utilizzati sono quelli indiretti, a cui l'Agenzia delle Entrare ricorre normalmente.
Krls Network of Business Ethics - febbraio 2013Italia nel 2012 al primo posto in Unione Europea per evasione fiscale Evasione, in crescita con punte record nel nord Italia Economia sommersa pari al 21,4% (346 miliardi di € all'anno) del PIL Imposte (dirette e indirette) sottratte annualmente allo Stato 181,7 miliardi di € L’indagine è stata condotta attraverso l’elaborazione di una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie dei singoli Stati europei ”Le cose che ci fanno diversi dagli altri paesi europei sono due: la criminalita’ e l’evasione fiscale, per il resto ce la giochiamo” In Italia meta’ dei problemi che abbiamo vengono dall’illegalita’, se non avessimo la criminalita’ organizzata e l’evasione fiscale saremmo come la Germania’. E’ il messaggio che l’ex premier Romano Prodi ha lanciato davanti ad una platea di studenti ad un’iniziativa sulla legalita’ di qualche mese fa' , organizzata nell’ambito del laboratorio nazionale ‘La citta’ dei cittadini‘. ‘Purtroppo – ha detto Prodi – non c’e’ la coscienza della convenienza generale nel combattere l’illegalita’, senza la quale anche la disoccupazione giovanile scenderebbe dall’attuale 31% al 10-12%. Questo problema non deriva tanto dalla debolezza dell’economia, ma da questi due cancri che abbiamo in Italia.
Krls Network of Business Ethics - febbraio 2013Alcuni riferimenti utili per capire meglio la dimensione: Le entrate tributarie previste nel bilancio 2013 dello Stato ammontano a 452 miliardi, di cui 240 costituite da imposte dirette e 212 da imposte indirette. La spesa che si prevede di sostenere per l'istruzione scolastica è di 41 miliardi, per le politiche sociali è di 32 miliardi, per gli interessi sul debito è di 89 miliardi.
Economia sommersa 21,4% del PIL pari a 346 mld di € all'annoItalia al doppio di quella della Francia e della Germania Italia seguita dalla Grecia con il 19,2%, dalla Romania con il 19,1%, Bulgaria con il 18,5% Slovacchia con il 17,6% e Cipro con il 17,2%. Qualsiasi attività economica che presenti la caratteristica di sfuggire all'osservazione statistica può essere indicata come appartenente all'economia sommersa . La sommersione può derivare dal fatto che i soggetti si sottraggono volontariamente all'osservazione, soprattutto per motivi di ordine fiscale (desiderio di evadere le imposte), oppure giuridico (mancanza di condizioni per svolgere legalmente una determinata attività), oppure ancora morale (vergogna, cattiva coscienza). Può altresì derivare da un errore sistematico nell'osservazione, indipendentemente quindi dalla volontà dei soggetti osservati. L'attività economica sommersa dei soggetti può inoltre collocarsi al di fuori del normale campo di osservazione statistico-economica e precisamente nell'economia familiare o informale . Infine, determinati comportamenti di tipo criminale possono essere intesi come un particolare tipo di attività economica sommersa, a carattere anomalo.
Statistiche evasione su base regionaleA livello regionale prima in classifica per percentuale in aumento degli evasori la Lombardia, secondo e terzo posto Veneto e Valle d'Aosta. A seguire Lazio Liguria, Piemonte, Trentino, Toscana, Marche, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna, Campania, Umbria. (da + 16,1% a + 8%) A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (32,5% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (28,2%). dal Centro (21,1%) e Sud (18,2%).
STIMA DEL RISCHIO EVASIONE PER REGIONEL’Italia si spacca in due in questo particolare studio elaborato dal Centro Studi Sintesi nel 2012 sul potenziale rischio di evasione: redditi più alti al Nord, ma nel Mezzogiorno si allarga il divario tra i redditi dichiarati e il tenore di vita. Il Centro Studi Sintesi come ogni anno ha confrontato il reddito disponibile con il tenore di vita delle famiglie italiane. Sette gli indicatori di benessere, dalle auto di lusso alle case di pregio, condensati in un numero che esprime il rapporto tra ricavi e spese: fatta 100 la media nazionale, dove il punteggio è più alto vuol dire che i consumi sono in qualche modo “giustificati” dai redditi; dove il punteggio è basso si spende in media più di quanto si dichiara al fisco. Gli indicatori considerati nello studio sono sette: . I consumi alimentari del 2009 2. Il consumo di energia elettrica per usi domestici 3. Il consumo di carburanti nella rete ordinaria nel 2010 4. Il numero di auto superiori ai 2mila cc 5. Il numero di auto circolanti 6. La variazione percentuale dei depositi bancari dal 2007 al 2010 7. Il numero delle abitazioni di pregio La classifica Al vertice della classifica, quest’anno, c’è l’Emilia Romagna (147), nonostante i 3 punti persi rispetto al Seguono Friuli Venezia Giulia (140, più 23 punti) e Piemonte (132, più 3 punti). Per quanto riguarda le singole province, sul podio troviamo Trieste (154, più 16), Milano (153, meno 1) e Bologna (149, meno 1). Sorprendenti in maniera negativa i dati di alcune province lombarde, tra le quali Como (85esima posizione, 82, meno 49), Lecco (74esima posizione, 87, meno 52) Varese (64esima pozione, 90, meno 46) e Mantova (64esima posizione, 90, meno 56). Il divario tra Nord e Sud La crisi economica sta amplificando le differenze radicate nella realtà italiana. Lo studio ha fotografato una realtà spaccata in due: redditi più alti al Nord, consumi superiori ai ricavi al Sud. Ad esempio, in provincia di Catania circolano quasi 68 auto ogni 100 abitanti, mentre a Padova ci si ferma a 61. In provincia di Salerno i consumi alimentari superano i euro all’anno, mentre a Modena l’importo è appena superiore ai euro. Se si guardano i redditi disponibili, invece, il rapporto è invertito: a Catania e Salerno non si arriva a 13mila euro pro capite, a Modena e Padova si superano i 20mila euro.
Evasione per categorieIn Italia i principali evasori sono gli industriali (32,5%) seguiti da bancari e assicurativi (32,4%), commercianti (10,7%), artigiani (9,5%), professionisti (7,6%) e lavoratori dipendenti (7,3%).
Aree di evasione fiscaleCinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company l'evasione dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
Lavoro sommerso lavoratori in nero = circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari; il dato comprende lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Evasione d'imposta = 34,3 miliardi di € all'anno Per "lavoro sommerso" si intende una qualsiasi attività retribuita, lecita di per sé, ma non dichiarata alle autorità pubbliche, con la conseguente mancanza di tutele per i lavoratori e perdita di imposte per lo Stato. È evidente quindi come il lavoro sommerso pesi sul finanziamento dei servizi pubblici e della protezione sociale e condizioni in senso negativo il funzionamento dello Stato.
Economia criminale Organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) nel nord Italia è cresciuta del 18,7%. evasione d’imposta = 78,2 miliardi di euro all'anno L’economia criminale vale affari per oltre 170 miliardi di euro all’anno . Una montagna di soldi spaventosa che oltre essere creata attraverso una serie di attività illegali spesso viene riversata sul mercato finendo così per inquinarlo e per stravolgerlo. “La stima del valore economico prodotto dalle attività criminali – secondo la CGIA di Mestre – è il frutto di una elaborazione realizzata su dati della Banca d’Italia. Va ricordato, in base alle definizioni stabilite a livello Ocse, che i dati prodotti dall’Istituto di via Nazionale non includono i reati violenti come l’usura e le estorsioni. Detto ciò, questi 170 miliardi di fatturato prodotti dalle mafie corrispondono al Pil annuo di una regione come il Lazio. Oltre alle distorsioni del mercato, agli effetti sociali devastanti e allo svantaggio competitivo che un’area interessata dalla presenza delle organizzazioni criminali è costretta a subire, stimiamo in maniera molto approssimativa che il danno erariale prodotto dall’economia criminale si aggira attorno ai 78 miliardi di euro all’anno. Una cifra imponente che, in questa fase di crisi economica, è destinata purtroppo ad aumentare”.
Società di capitali ill 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori su un totale di circa società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute evasione fiscale = 22,4 miliardi di euro l’anno. In Italia si sta registrando un fenomeno molto allarmante. Crescono a dismisura le società di capitali aventi delle "teste di legno" o prestanome come soci ed amministratori. Nei primi 9 mesi del 2011 le Newco costituite sotto forma di srl e spa società di capitale aventi nella compagine "teste di legno" senza alcun reddito nè competenze, sono cresciute del 58,7%. Tutto ciò per evadere il fisco, e sfuggire al principio della ristretta base azionaria, introdotto di recente dalla Corte di Cassazione, che consente di recuperare le tasse evase direttamente in capo ai soci di capitale. Il fenomeno coinvolge soprattutto i giovani, per di più donne, che non trovano sbocco nel mondo del lavoro e che, ignari delle conseguenze, accettano di diventare soci e amministratori di facciata di gente senza scrupoli che cercano di ripulirsi da fallimenti, reati economici o più semplicemente per continuare a evadere il fisco. Nei primi 9 mesi del 2011 sono state costituite ben 3085 società di capitali, in sostituzione di quelle precedenti, aventi come amministratori e soci giovani, per lo più donne, privi di qualunque competenza e soprattutto nullatenenti.
big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali Nel 2012, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,4% le imposte dovute all’erario. Evasione d'imposta = 38,6 miliardi di € all'anno In ambito di elusione fiscale, una delle operazioni più comuni è sicuramente quella del tranfer pricing che consiste nel fissare i prezzi al fine di ridurre il carico fiscale del gruppo multinazionale nelle transazioni tra società riferibili allo stesso gruppo.Prendiamo in considerazione il caso di una multinazionale che commercializza su un’ area molto ampia e produce in un Paese a regime fiscale ordinario che decide di creare una sua filiale in un paradiso fiscale . Supponiamo con un esempio numerico che i beni e servizi prodotti abbiano un valore di mercato di 100 euro e un costo di produzione di 50 euro. Tali pro dotti non vengono venduti direttamente ai clienti sparsi nel mondo, ma vengono prima venduti alla filiale situata nel paradiso fiscale riconducibile alla multinazionale al prezzo di 51euro. Sarà poi quest’ultima che provvederà a rivendere i beni al prezzo di mercato di 100 euro. Così facendo la società dovrà pagare le tasse nel Paese a regime ordinario su un utile di solamente 1 euro, mentre sui restanti 49 euro potrà godere del regime fiscale agevolato a cui è soggetta la filiale situata nel paradiso fiscale. In alcuni casi le società si spingono molto oltre vendendo il proprio prodotto alla filiale sottocosto, registrando in questo modo una perdita nel suo Paese a regime fiscale ordinario, potendo così godere quando e dove previsto di incentivi per la propria situazione finanziaria e ottenendo invece tutto l’utile nel paradiso fiscale.
lavoratori autonomi e piccole impresemancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali Evasione d'imposta = 8,2 miliardi di € all'anno L'evasione fiscale è enormemente più facile quando il reddito imponibile viene dichiarato dal soggetto tassato invece che da un terzo. Strano ma vero: altre differenze sembrano essere di secondaria importanza nello spiegare i divari tra le economie sommerse nei paesi OCSE. Un lavoratore autonomo in Italia, infatti, evade all'incirca quanto un lavoratore autonomo negli Stati Uniti o in Danimarca. Sembra un'affermazione pazzesca, eppure i dati disponibili sembrano mostrare proprio questo. stimiamo che a fine anni '80 gli autonomi in Italia nascondevano al fisco circa il 46% del reddito imponibile. Il corrispondente tax gap (cioè la frazione di imposte non pagate relativamente a quelle dovute) era pari a circa il 55%. Per gli Stati Uniti, una stima comparabile del tax gap è fornita al 52% per i redditi dei proprietari di imprese "non-corporate" (esclusi gli agricoltori, per loro il tax gap arriva al 72%) e 55% per i redditi dei lavoratori autonomi in senso lato. Per la Danimarca, infine,hanno stimato che i contribuenti che dichiarano direttamente il proprio reddito tassabile nascondono circa il 41% dell'imponibile. quando gli incentivi sono simili le persone si comportano in maniera simile, anche in contesti socioeconomici diversi: davanti al fisco un lavoratore autonomo italiano non si comporta molto peggio del suo omologo americano o danese. se in un paese si evade poco non è perché non si vuole evadere a causa di una speciale moralità ma perché è più difficile farlo. E il motivo per cui è più difficile è che la vasta maggioranza dei contribuenti è soggetta a un regime per cui il reddito tassabile di Tizio non è dichiarato al fisco direttamente da Tizio ma da Caio (quello che in Italia si chiama il regime del "sostituto d'imposta").
Gli effetti dell'evasioneL'elevata evasione si coniuga con : + ELEVATI LIVELLI DELLA PRESSIONE FISCALE (apparente 45,3 % sul PIL nel 2013 ) (effettiva o legale 50%) + DEBITO PUBBLICO (127% sul PIL pari a MLD su 1616 MLD) + EFFETTI DISTORSIVI NEI CONFRONTI DEL SISTEMA ECONOMICO - EQUITA', DISTRIBUZIONE DEL REDDITO, EFFICIENTE ALLOCAZIONE DELLE RISORSE, BASSO LIVELLO DI ETICA PUBBLICA E DI COESIONE SOCIALE La pressione fiscale effettiva o legale è quella che esclude dal denominatore il valore del sommerso . in Italia la pressione fiscale,calcolata come il rapporto tra il prelievo fiscale (imposte dirette, indirette e in conto capitale), parafiscale (contributi sociali) e Pil, è sensibilmente aumentata nel corso degli ultimi decenni, passando dal 38,2% nel 1990 al 42,3% nel 2010, superiore alla media dei Paesi UE27 (39,5%), posizionandosi subito dopo i Paesi nordici, i quali pur avendo livelli di tassazione molto elevati, si distinguono storicamente per efficienti sistemi di welfare. Oggi si colloca al 45,3%.
Gli effetti dell'evasioneGli effetti sugli equilibri di finanza pubblica: Mancato gettito che si traduce in crescita del debito pubblico Se l'evasione italiana dal 1970 fosse stata pari al livello statunitense (inferiore di tre punti) il debito pubblico sarebbe stato, dopo venti anni, al 76% del Pil e l'aggiustamento fiscale per riequilibrare la finanza pubblica sarebbe stato molto meno impegnativo. La sottrazione e riduzione di risorse finanziarie destinata allo Stato, causata dall’evasione fiscale, ha come conseguenza anche l’indebitamento pubblico. Nel caso italiano questa relazione sembra lampante. Fino alla fine degli anni Settanta i conti pubblici italiani si presentano in buono stato, la spesa pubblica in rapporto agli altri Paesi europei più sviluppati è bassa così come il debito pubblico rispetto al Pil. Dai primi anni Ottanta la situazione cambia radicalmente, si verifica un incremento sia della spesa pubblica che cresce dal 30,3% del 1980 al 40,8% sia del rapporto debito pubblico/Pi che aumenta dal 60 al 100%. “ Se gli italiani avessero evaso, dal 1970 in poi, le imposte tanto quanto gli americani, il debito pubblico in Italia nel 1992 sarebbe stato appena superiore all’80% del Pil, cioè all’incirca il 30% in meno del livello del 1992 (108%). Se gli italiani avessero evaso tanto quanto gli inglesi, il debito pubblico sarebbe stato appena superiore al 60% del Pil, non lontano dal limite previsto dagli accordi di Maastricht; e cifre in questo intervallo si ottengono se si effettua il confronto con altri paesi” La Corte dei Conti nel suo documento sostiene che: Se si recuperasse il 50% dell'evasione annua potremmo rientrare nel limite del 60% del PIL in 10 anni senza chiedere ulteriori sacrifici fiscali e senza tagliare ulteriormente la spesa pubblica: in 20 anni potremmo azzerare il debito e destinarne il costo in miglioramento del welfare nazionale
Debito pubblico e fiscal compactDue regole: 1) Pareggio di bilancio 2) percorso di riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil: dovrà scendere ogni anno di 1/20 della distanza tra il suo livello effettivo e la soglia del 60 per cento. Caso Italia: 127 – 60 = 67 1/20 di 67 = 3,35% 3,35% su valore PIL 1616 = 54 miliardi di EURO DI RIDUZIONE DELLE SPESE O DI AUMENTO DELLE IMPOSTE E TASSE ALL'ANNO OPPURE DI UN AUMENTO DEL PIL DI PARI PORTATA
Gli effetti dell'evasioneGli effetti sull'equità del prelievo e sulla distribuzione del reddito : Sono alterati gli obiettivi del sistema tributario nella ripartizione del carico fiscale Viene intaccata l'equità verticale in quanto è sovvertita la progressività (scala aliquote, detrazioni, deduzioni) voluta dal legislatore Viene meno l'equità orizzontale per effetto della non uniformità dei criteri di accertamento e delle opportunità di evasione (con o senza la ritenuta alla fonte). “Premio” all'evasione: dichiarando un reddito inferiore l'evasore accede a determinate prestazioni dello stato sociale. Lo sostiene la Corte dei Conti nel suo rapporto.
Gli effetti dell'evasioneGli effetti sull'allocazione delle risorse fra settori, attività, fattori e territori : I differenziali di evasione inducono a spostarsi verso quelli con maggiore evasione (meno costi fiscali, contributivi, amministrativi e del lavoro) Tassi di evasione differenziati alterano la concorrenza, con perdita dell'efficienza complessiva del sistema economico E' favorito il nanismo imprenditoriale con la sopravvivenza di imprese marginali che trovano spazio a scapito di imprese più efficienti, con minori possibilità di evasione Lo sostiene la Corte dei Conti nel suo documento.
Gli effetti dell'evasioneGli effetti negativi sull'etica e la coesione sociale Assenza di trasparenza e prevalenza del compromesso nelle relazioni contrattuali Frattura categoriale Invidia o emulazione Lo sostiene la Corte dei Conti nel suo documento.
Le conclusioni della Corte dei ContiIl recupero dell'evasione è condizione per il riequilibrio della finanza pubblica, per il contenimento delle sperequazioni distributive e per l'avvio della ripresa economica Occorre elevata sensibilità politica e ampio consenso sociale Occorre favorire la spontanea emersione delle basi imponibili (gestione rapporto con il contribuente) Giudica positivamente il ddl delega di riforma fiscale (AC 5261) Occorre destinare parte del recupero alla riduzione del prelievo fiscale complessivo dando concretezza al “patto sociale” che si basa sul consenso nei confronti della riduzione dell'evasione. (Pagare tutti per pagare di meno)
Il punto di vista dei cittadiniinsoddisfazione per le azioni di contrasto poste in essere dalle Istituzioni deputate richiesta di misure di contrasto più dure ed efficaci Riduzione degli spazi di condiscendenza e/o comprensione (se non di complicità) verso l’evasore fiscale Questione centrale: il tema della pressione fiscale (le “mani nelle tasche degli Italiani”) Evasore sempre più identificato come furbo e parassita Le indicazioni sono state tratte dal 3^ Rapporto EURES – ottobre 2012
Le ragioni dell'evasione fiscale – viste dai cittadinitasse troppo elevate scarsa cultura della legalità fiscale scarso controllo da parte degli organi competenti cattiva gestione delle risorse pubbliche la crisi l’aspettativa di condoni
Le politiche di repressione e contrasto – suggerite dai cittadiniprevale un atteggiamento fortemente orientato a sostenere anche le azioni di contrasto più severe in risposta ad un comportamento ormai considerato lesivo dell’interesse generale: - trasformare l’evasione fiscale in reato penale (punibile cioè anche attraverso la detenzione) - sospendere l’abilitazione ai professionisti che non rilasciano regolare fattura/ricevuta - sospendere la licenza ai commercianti che non rilasciano scontrino o ricevuta - premiare i cittadini che denunciano gli evasori Indicazioni tratte dal 3^ rapporto EURES ottobre 2012. Dell'evasione abbiamo visto i dati, le ragioni, le conseguenze, l'atteggiamento dei cittadini verso il fenomeno, che appare per fortuna abbastanza mutato nell'ultimo periodo. Ma l'evasione va anche ricercata nei limiti dell'attuale legislazione fiscale che negli anni si è via via discostata dai principi fondamentali indicati dalla costituzione repubblicana e in particolare dall'art. 53 che ne costituisce il principio cardine.
L'art. 53 della CostituzioneTUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITA' CONTRIBUTIVA. IL SISTEMA TRIBUTARIO E' INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITA'. L'ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL 23 MAGGIO 1947 I principi e i criteri contenuti nell'art. 53 sintetizzano perfettamente l'ideologia egualitaria in forma sostanziale sancita all'art. 3 comma 2 della Costituzione Repubblicana . Il filone solidaristico di cui l'art. 53 con i suoi due commi rappresenta una delle espressioni più significative, indica la scelta di come ottenere le risorse per attuare tale eguaglianza: far pagare a ciascuno una quota dei servizi, a prescindere dall'effettiva fruizione, secondo le sue condizioni economiche. Una volta determinata la capacità contributiva, lo sforzo fiscale non può essere uguale per tutti ma ottenuto modulando diversamente la percentuale di reddito da destinare alla contribuzione fiscale attraverso il principio della progressività. Ossia chi più guadagna, più deve contribuire destinando una percentuale maggiore al fisco in modo da ottenere il più possibile una perequazione tra i redditi medesimi. La Costituzione ha optato per questa via, privilegiando l'imposizione diretta relativa ai redditi di lavoro, capitale e impresa e segnando una decisa inversione di tendenza rispetto al sistema proporzionale messo in atto dallo Statuto Albertino la cui attuazione aveva dato vita a un'evidente sperequazione in favore della tassazione indiretta che colpiva principalmente i redditi più bassi. Il 23 maggio 1947 i membri dell'Assemblea Costituente nel formulare l'art. 53 così si espressero: “L'attuale sistema tributario è regolato dall'art. 30 dello Statuto Albertino e basato sul criterio della proporzionalità. Se poi consideriamo che le maggiori entrate provengono dalle tasse su beni e consumi, provocando una progressività a rovescio, si vede come in realtà il carico fiscale avvenga non in senso progressivo e neppure in misura proporzionale, ma in senso regressivo., il che costituisce una grave ingiustizia che danneggia le classi sociali meno abbienti e da correggere in sede di calcolo del reddito complessivo, al netto, da quelle spese che provvedono alle loro necessità personali e dei suoi familiari, essendo quelle spese che concorrono a formare la loro capacità contributiva, così da colpire il reddito nella sua reale misura , applicando una progressività tale che diventi la spina dorsale del nostro sistema tributario”. (On.le Scoca relatore per l'art. 53 all'Assemblea Costituente). A fronte di questa impostazione 8priorità al criterio della progressività rispetto alla proporzionalità ) alcuni parlamentari proposero una scelta ancora più radicale : “noi abbiamo due tipi di tributi, indiretti e personali. Se vogliamo introdurre il principio della progressività dopbbiamo arrivare al sistema tributario unico che colpisce il solo reddito personale” (On.le Corbino) . Non si arrivò a tanto (si noti che l'on.le Corbino era un liberale) ma si precisò che bisognava salvaguardare i più deboli: “accettiamo il concetto della capacità contributiva che implica le esenzioni per chi non ha il minimo indispensabile per vivere” (On.le Meuccio Ruini). Di conseguenza se la percentuale dell'IVA è uguale per tutti, l'IRPEF dovrebbe recuperare anche la progressività perduta con l'IVA.
Capacità contributiva e progressivitàGli indici tipici della capacità contributiva – nel Diritto Tributario - sono: il reddito Il patrimonio I consumi Progressività significa che l'aliquota dell'imposta aumenta con l'aumentare dell'imponibile In particolare la progressività applicata ai tributi sul reddito deve essere tale da correggere l'iniquità derivante dai tributi sui consumi : chi ha 10 di reddito e ne paga 1 allo Stato con l'aliquota del 10 per cento si troverà con 9 da impiegare per i suoi bisogni primari; chi ne ha 100, dopo aver pagato l'imposta del 10 per cento in base alla stessa aliquota, si troverà con una disponibilità di 90. Sempre con riferimento al criterio della progressività si rileva che nel tempo, senza significative distinzioni tra coalizioni politichje di centrodestra e di centrosinistra, il sistema è diventato sempre meno progressivo a causa : - della tassazione separata, in misura proporzionale, di alcune componenti del reddito (rendite finanziarie, rendite patrimoniali – cedolare secca sulle locazioni – introduzione di addizionali locali che colpiscono in misura proporzionale il reddito imponibile ) - della riduzione del numero delle aliquote e della loro revisione in maniera inversamente proporzionale all'aumentare del reddito imponibile, nonché dalla conseguente riduzione dei relativi scaglioni di reddito. Fino agli attuali, che restringono dal 23 al 43% la tassazione diretta, con evidente svantaggio dei redditi più bassi).
La Legge Delega 825 del 9 ottobre 1971Approvata dopo 23 anni dall'entrata in vigore della Costituzione: istituisce l'IVA e l'IRPEF delega il Governo ad emanare le disposizioni occorrenti per attuare i principi costituzionali della capacità contributiva e della progressività impartisce i criteri direttivi a cui si deve attenere il Governo nel legiferare L'art. 2 afferma che l'imposta è personale e progressiva, si applica al reddito complessivo netto delle persone fisiche comunque conseguito e prevede la deduzione dal reddito lordo di oneri e spese rilevanti che incidono sulla situazione personale del soggetto. La determinazione del reddito complessivo netto deve avvenire quindi, secondo la legge 825, deducendo la somma di tutti gli oneri e spese rilevanti dimostrabili dai relativi documenti fiscali. .La Legge delega 825/1971, aveva definito con chiarezza gli indici di capacità contributiva da realizzarsi attraverso l'applicazione dell'imposta al reddito complessivo effettivo netto delle persone fisiche, comunque conseguito, quindi come somma di tutti I redditi a prescindere dalla rispettiva fonte. Inoltre l'attuazione del principio della progressività era garantito da un numero sufficiente di aliquote , 32, applicate a corrispondenti scaglioni di reddito ( da 2 a 500 milioni) che venivano tassati dal 10 al 72%. Attuando i criteri previsti dalla legge delega 825/1971 il sistema tributario apparirebbe oggi ben diverso perché, da un lato, risulterebbe declinato in sintonia con i principi costituzionali e, dall'altro, sarebbe stato idoneo a contrastare l'enorme e crescente evasione fiscale, causa primaria della crescita del debito pubblico, eliminando la complicità tra acquirente e fornitore ove sia possibile applicare la deducibilità delle spese per consumi dalla base imponibile, stimolando il primo a richiedere il documento fiscale. i
La successiva normativa fiscaleDPR 600/1973 chiamata anche “Legge Visentini”, DPR 917/1986 testo unico imposte sui redditi Legge 331/1993 introduzione studi di settore con le loro successive modificazioni intervenute fino ad oggi; Oltre 100 leggi in 50 anni Più di 1000 pagine! il sistema attuale è causa di molti dei mali che affliggono il nostro Paese, a cominciare da una legislazione farraginosa, contraddittoria, discriminatoria, non sorretta da linee guida precise e sostanzialmente iniqua, oltre che molto condizionata dalle categorie del consenso. “Tale legislazione si fonda su un centinaio di leggi che sono state emanate nell'arco di 50 anni. I volumi che le raccolgono sono costituiti da circa pagine. Nessuno, che non sia un affermato professionista, è in grado di gestire questo farraginoso e complicatissimo sistema. Inoltre la sua stessa complessità permette scappatoie ed elusioni.....quando si tratta di redditi da lavoro autonomo, da capitale, da impresa e le possibilità di contestazione e di successivo contenzioso aumentano in proporzione alla rilevanza del reddito. Il tempo necessario per arrivare al momento in cui il contribuente è stretto all'angolo e costretto a pagare il dovuto si misura in anni, anche 10, anche ” Questa situazione è causata dalla Legge Visentini e dalle sue successive modifiche e integrazioni avvenute nel tempo.
LA TASSAZIONE DELLE PERSONE FISICHEGli scaglioni di reddito e le aliquote: - fino a euro	23% -da a euro 27% -da a euro 38% -da q euro % -oltre euro 43% Vanno inoltre aggiunte le addizionali IRPEF : Regionale (dall' 1,23 base all' 1,73%) dal 2011 Comunale (fino allo 0,8%) Il prelievo massimo IRPEF per la quota marginale di reddito superiore ai euro è pertanto sulla carta pari al 45,53% Secondo i dati resi noti dal MEF sulle dichiarazioni fiscali 2010, è risultato che il gettito IRE proviene per il 93,72% da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre solo il 6,28% di tale gettito proviene da altri contribuenti. Di tali dati è significativo il contrasto se si considera che, secondo la Banca d'Italia, il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza nazionale, e il 50% delle famiglie italiane più povere detiene solo il 9,8% di tale ricchezza. E' evidente a tutti quanto l'attuale sistema non rispetti i principi costituzionali sopra richiamato e abbia, nel tempo, contribuito ad aumentare le differenze e gli squilibri esistenti tra i cittadini. Oggi delle persone fisiche viene tassato, in via anticipata, il reddito lordo, senza tener conto, se non in minima parte e in misura forfettaria, di oneri e spese rilevanti incidenti sulla situazione personale dei contribuenti. Dalle 32 aliquote della L. 825/1971 si è passati nel 1988 a 9 aliquote- dal 12 al 62%; oggi le aliquote sono ridotte a 5 – dal 23 al 43%. La differenza tra la più alta e la più bassa si è ridotta a 20 punti percentuali. E oggi ce chi propone, spacciandolo per semplificazione del sistema, due sole aliquote: il 23 e il 33% , oltre a diminuire le tasse sui redditi personali per aumentare quelle – proporzionali – sui consumi . In entrambi questi ultimi due casi si favorirebbe palesemente i ricchi a discapito dei poveri.
LA TASSAZIONE DELLE IMPRESELe imposte dirette che versano le imprese (costituite sotto forma di società di capitali) sono le seguenti: - IRES (imposta sul reddito delle società) : aliquota del 27,50% sul reddito imponibile - IRAP (imposta regionale sulle attività produttive): aliquota del 3,9% sul valore della produzione netta (dal quale non sono deducibili gli interessi passivi e il costo del lavoro) Il dato particolare è che il 35% delle società di capitali italiane dichiara un reddito d'impresa negativo, cioè chiude il bilancio in perdita. E' un'evidente stortura su cui riflettere. Attenzione: il reddito imponibile è al netto dei costi legati alla produzione.
Dal 2008 ad oggi Le manovre economiche per riequilibrare i conti pubblici hanno comportato 180 miliardi di nuove tasse Contemporaneo aumento del volume dei tributi evasi
Come sconfiggere l'evasione ?Ritornare ai principi fondamentali della Costituzione inseriti nell'art. 53: “non si può negare che il cittadino prima di essere chiamato a corrispondere una quota del suo reddito allo Stato per le spese pubbliche, deve soddisfare i suoi bisogni della vita quotidiana e quelli dei suoi famigliari”. (On.le Scoca Assemblea Costituente 23/5/1947) Creare un conflitto di interesse tra chi fornisce una prestazione e chi la paga, consentendo di scalare certe spese e obbligando a rilasciare fatture e ricevute. (il 60% dei cittadini si è dichiarato favorevole a tale sistema in una recente indagine – luglio condotta dal SOLE 24ORE) L'affermazione dell'on.le Scoca giustificava lo sforzo, da parte dello Stato di tenere sufficientemente elevati i redditi minimi per consentire il miglioramento delle condiizioni di vita delle classi meno abbienti e per aumentare la loro capacità produttiva. Dallo studio approfondito e attento degli atti della Costituente da parte dell'Associazione Articolo 53, nata a Firenze alcuni anni fa , di cui sono portavoce nella mia Regione , che persegue con ostinazione un disegno di riforma del fisco in senso costituzionale, è nata la proposta fatta propria dall'ARDEP, “di riforma del sistema tributario su base costituzionale”, messa a punto circa un anno fa.
L'A.R.De.P e L'Associazione Articolo 53L'ARDEP, l'Associazione per la riduzione del debito pubblico, che ha appena compiuto vent'anni dalla sua fondazione, nata per merito di Luciano Corradini ora presidente emerito, e di pochi altri volenterosi, ha assunto l’obiettivo di promuovere e favorire la riduzione del debito pubblico nazionale, attuando iniziative di studio, di informazione e di sensibilizzazione ai valori della solidarietà nazionale, europea e intergenerazionale. Riconoscendo l'evasione fiscale quale una delle cause principali della crescita del debito pubblico nazionale ha fatto proprio il disegno di riforma del fisco messo a punto dall'Associazione Articolo 53, inserendolo tra le azioni da intraprendere idonee a ridurne l'entità. L' Associazione ARTICOLO 53 è nata alcuni anni fa come iniziativa spontanea di alcune persone che hanno deciso di dedicare il loro impegno a sostegno della battaglia per un FISCO EQUO, SOLIDALE e COSTITUZIONALE. L'iniziativa parte dallo Studio della Costituzione. dalla Analisi dei verbali della Assemblea Costituente e dalla verifica puntuale della mancata attuazione del dettato Costituzionale in tutte le forme nel quale il Sistema Tributario è stato gestito a partire dal 1973 in poi. La Costituzione della Repubblica Italiana, fondamentale per il mantenimento e lo sviluppo della Unità nazionale ha, sin dalla sua promulgazione, il cuore economico nell'Articolo 53. Rarissimo caso, se non unico al mondo, la Costituzione Italiana, ha dato indicazioni precise su come costruire il Sistema Tributario.
La proposta ARDEP in sintesiCalcolare l'imposta sul reddito complessivo netto conseguito dai singoli percettori considerato nel suo effettivo ammontare e non in via presuntiva o forfetaria Considerare ai fini della determinazione del reddito complessivo da tassare tutti i redditi senza esclusione alcuna e a prescindere dalla loro natura. Poter dedurre dal reddito complessivo oneri e spese rilevanti che incidono sulla situazione personale del contribuente, allargando la gamma delle spese attualmente deducibili per incoraggiare la richiesta di scontrini fiscali e fatture (in sostituzione dell'attuale sistema di detrazioni che vale 40 miliardi) Aumento del numero degli attuali scaglioni di reddito con aliquote crescenti per garantire la progressività del prelievo (eventuale aumento del valore delle aliquote ove necessario a garantire l'invarianza del gettito tributario a base imponibile ridotta e a sforzo fiscale invariato) Valorizzare buone pratiche dove il rapporto cittadino - fisco è sano e leale (uso di tecnologie in rete) La deduzione di spese dalla base imponibile non solo consentirebbe la redistribuzione del peso fiscale in maniera più equa (perché tutti pagherebbero secondo la loro capacità contributiva con l'abbandono di ogni metodo induttivo, come gli studi di settore) ma favorirebbe l'emersione della base imponibile facendo recuperare al fisco un maggior gettito erariale. E dalle proposte passerei a illustrare due casi concreti che dimostrano che combattere l' evasione fiscale non è un'operazione impossibile ma si può fare se si vuole fare. Il primo caso dimostra che il successo si ottiene anche senza azioni repressive ma con iniziative che incentivano la fedeltà fiscale. E' il caso della Nota Fiscal Paolista. Il secondo caso, emblematico, e anch'esso di successo, dimostra purtroppo I ritardi dell'amministrazione finanziaria nel perseguire una riforma che oggi avvertiamo tanto più necessaria quanto maggiormente l'imposizione sugli immobili è diventata pesante. E' il caso del Comune di Rivoli.
A San Paolo (Brasile) si fa così“più chiedi più guadagni” Il programma Nota Fiscal Paulista prevede che il cittadino registrato al programma, comunicando il proprio codice fiscale all’atto dell’acquisto di beni, riceva il 30 per cento dell’Icms dovuto dall’esercente. (2) La somma accreditata può essere usata dal cittadino in compensazione delle proprie imposte o bonificata direttamente sul suo conto corrente.Una sorta di third-party reporting che rende meccanicamente più difficile evadere; se ogni transazione che genera reddito imponibile venisse riportata al fisco non da chi deve pagarci le imposte ma dalla controparte che non deve farlo, l'incentivo a dichiarare il falso sarebbe sostanzialmente ridotto. Gli esercenti hanno l’obbligo di aderire al programma, che è invece una semplice facoltà per i cittadini. Il tutto è gestito via web, ma non è necessario che l’esercente sia sempre on-line, può trasmettere i dati periodicamente. Il software è fornito gratuitamente dalla Secretaria da Fazenda. Il consumatore non ha nessun obbligo di conservazione dei documenti fiscali emessi nei suoi confronti, che saranno inviati dall’esercente e accessibili on-line in ogni momento. Lo scontrino cartaceo è utile al consumatore solo per successiva verifica, oppure nel caso di omissione di invio online da parte dell’esercente, per denunciarlo. Per accumulare il credito, il consumatore deve semplicemente comunicare il suo codice fiscale al momento dell’acquisto, è necessario registrarsi (tutto online, in pochi minuti) solo per consultare il credito accumulato e utilizzarlo. Anche i consumatori residenti in altri stati del Brasile possono aderire al programma e accumulare crediti. Il programma prevede un ulteriore incentivo che si affianca alla restituzione di parte dell’Iva incassata: la distribuzione di premi sorteggiati mensilmente tra i partecipanti; finora ne sono stati distribuiti per reais. L’effetto combinato degli incentivi previsti dal programma ha portato a un incremento del gettito nei primi tre anni di applicazione pari al 23,3 per cento, con punte di quasi il 40 per cento nei settori più a rischio, come sport, tempo libero e ristoranti, secondo i dati della Secretaria da Fazenda. È un incremento notevole se consideriamo che anche il Brasile ha sofferto, seppur meno di altri paesi, per la crisi economica esplosa nel Secondo le stime del fisco paulista, al netto dei rimborsi, dei premi e delle spese di pubblicità del programma, il beneficio per le casse pubbliche a fine 2012 era di circa milioni di reais annui, circa milioni di euro al tasso attuale. Lo stato di San Paolo è grande quasi come l’Italia (248mila kmq), con una popolazione di 41 milioni di abitanti, e 14 milioni di consumatori registrati al programma sono davvero un numero imponente. Il Pil dello stato di San Paolo è circa di 350 miliardi di euro, quindi il gettito aggiuntivo è lo 0,1 per cento del Pil: come se in Italia, che ha un Pil di circa miliardi di euro, un sistema analogo potesse raccogliere un gettito aggiuntivo netto di premi e rimborsi di 1,6 miliardi di euro. Il modello brasiliano trasforma radicalmente il rapporto fisco-cittadino, creando un controllo capillare esercitato da un esercito di volontari che si applica ogni giorno in milioni di transazioni.
NOTA@FISCAL PAULISTA TOTAL DISTRIBUÍDO R$ 7.219.786.298,73Créditos distribuidos R$ ,73 Prêmios distribuídos ,00 Usuários cadastrados Notas/Cupons Fiscais processados TOTAL DISTRIBUÍDO R$ ,73 Créditos distribuidos R$ ,73 Prêmios distribuídos ,00 Usuários cadastrados Notas/Cupons Fiscais processados 37
Rivoli sconfigge gli evasori: “Pagare tutti per pagare di meno”L'operazione riguardava il recupero dell'evasione fiscale sui cespiti immobiliari (necessità peraltro richiamata pochi giorni fa dal Ministro Fornero) che è diventata poi il pilastro dell'azione amministrativa attraverso una formula inedita: una collaborazione tra Comune e una società di servizi capace di immergersi nei labirinti catastali , giusto all'indomani del fallimento della legge Amato del 1992, che avrebbe dovuto sancire la nascita di un catasto elettronico nazionale. Risorse finanziarie e personale a disposizione: zero. Serviva un'idea originale e con lo slogan “pagare tutti per pagare di meno” è iniziato il sogno di equità fiscale, che si è concretizzato poi in una realtà molto superiore alle aspettative.
Operazione Rivoli: i numeri dell'operazione 85 x 150 costo iniziale per il Comune 23 giovani disoccupati 7 mesi di lavoro cespiti immobiliari censiti 2.400 evasori totali scoperti 9 miliardi (lire) su 24 di gettito fiscale recuperato Pressione fiscale locale al minimo per anni L'affidamento alla società del lavoro di rilevazione fisica di tutti i cespiti tassabili sul territorio (immobili, terreni, insegne pubblicitarie, etc. nonché le relative tipologie d'uso) è avvenuto con gara d'appalto europea particolarmente selettiva per garantire il buon esito dell'operazione. La società aggiudicataria ha assunto 23 giovani diplomati e laureati, in cerca di occupazione, li ha formati affinché si potessero districare tra le molteplici insidie del fisco, e li ha messi al lavoro. In sette mesi sono stati censiti oltre oggetti che costituivano la base imponibile per tributi comunali (ICI, TARSU, Imposta sulla pubblicità, Tosap, etc.) Come pagare il lavoro? Con una percentuale sull'ammontare dei tributi evasi riscossi (non solo accertati) ovvero sul recupero dell'evaso andato definitivamente a buon fine perché finito nelle casse del Comune. Così è partita l'operazione “85 x 15” quattro cifre che insieme a “pagare tutti per pagare di meno” hanno fatto da slogan all'intera campagna , tutta gestita in comune senza costi esterni aggiuntivi. Avevamo stimato che l'85% dei cittadini pagava regolarmente le tasse, anche per quel 15% che non le pagava. Se avesse pagato anche quest'ultima percentuale di cittadini le tasse sarebbero diminuite per tutti. E così è stato
Per concludere : 1) dovere morale di pagare le tasse;2) esigenza etico sociale che le tasse siano eque; 3) affidabilità delle garanzie offerte da chi governa e dal quadro economico politico generale circa il buon uso del danaro pubblico. 4) esercizio del controllo da parte dei cittadini con un'amminis	trazione pubblica aperta e azioni trasparenti chi evade le tasse trasgredisce il settimo comandamento “non rubare” con l'aggravante di farlo a discapito di tutti ma soprattutto dei più deboli e bisognosi; dove la contribuzione per il villaggio comune è sbilanciata a favore di chi non paga, chiedendo uno sforzo maggiore agli onesti non si può parlare di equità, ma al contrario di somma ingiustizia; ciò che proviene dai cittadini va speso per il bene comune, quindi a favore di tutti, combattendo corruzione e sprechi di danaro pubblico. Ma soprattutto occorre che i cittadini abbiano la possibilità di controllare che questo avvenga attraverso la trasparenza dell'azione di chi governa. Il problema dell'evasione fiscale non è solo un problema tecnico, ma soprattutto morale e politico. Non è possibile pensare di risolverlo solo con interventi normativi. Come diceva Ezio Vanoni il segreto sta nel “creare attraverso la persuasione politica e morale, un clima nel quale si senta che, difendendo la razionale o uguale applicazione dei tributi, si difende non una legge formale dello Stato, ma l'essenza stessa della vita dello Stato”. Ogni genere di riforma avrà uno scarso effetto se i cittadini non saranno convinti della necessità dell'imposizione tributaria. Per combattere efficacemente l'evasione occorre perciò creare un clima etico molto forte, nel quale tutti i cittadini percepiscano che il Fisco è il fondamento della democrazia e che le imposte finanziano una spesa pubblica di qualità.
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