Source: https://iusletter.com/archivio/esecuzione-immobiliare-fallimento-piglia/
Timestamp: 2019-03-18 19:51:01+00:00
Document Index: 33971136

Matched Legal Cases: ['art. 107', 'art. 41', 'art. 2770', 'art. 2770', 'art. 52', 'art. 179', 'art.65', 'art. 42', 'art.52', 'art. 42']

Esecuzione immobiliare: il fallimento piglia tutto - Iusletter
Esecuzione immobiliare: il fallimento piglia tutto
Quando alla data di dichiarazione di fallimento è pendente una procedura esecutive, il Curatore può scegliere di subentrarvi, ai sensi dell’art. 107, comma 6, l.f. In questo caso, il Giudice dell’Esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo il codice di procedura civile e assegnare il ricavato al Fallimento, non potendo derogarsi, per l’effettuazione del riparto, alla disciplina in materia d’accertamento del passivo.
Il principio è stato ribadito dal Tribunale di Mantova nella pronuncia in commento, emessa a conclusione di un giudizio di opposizione avanzato dal Fallimento per ottenere l’assegnazione di tutte le somme residue, ricavate dalla liquidazione degli immobili, da ripartite nell’ambito della procedura concorsuale, a favore dei creditori secondo la disciplina e nei modi previsti dalla legge fallimentare.
La Curatela ha rilevato che il Giudice dell’Esecuzione non ha un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme rispetto alla collocazione che questi assumono nella procedura fallimentare e, pertanto, la provvisoria assegnazione di somme in sede di esecuzione individuale può riguardare esclusivamente il creditore fondiario, ex art. 41 TUB, e le spese di natura prededucibile ex art. 2770 c.c. strumentali all’espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato.
Il Giudice dell’Esecuzione, conformemente all’orientamento giurisprudenziale sul punto (Tribunale Monza 13.4.2015 e Tribunale di Napoli Nord 16.11.2016), ha confermato quanto rilevato dalla Curatela, precisando le ragioni per l’assegnazione delle spese ex art. 2770 c.c. in ambito esecutivo.
In primis, ai sensi dell’art. 52 disp. att. c.p.c., ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina e se questo avviene nei giudizi contenziosi posti in essere dalla Curatela non vi è ragione per escludere l’operatività dello stesso meccanismo nelle procedure esecutive attraverso cui il Fallimento liquida attività del fallito, considerate le esplicite previsioni di legge in merito (artt. 161 disp.att. c.p.c. per l’esperto stimatore, art. 179 bis disp.att. c.p.c. per il delegato, art.65 c.p.c. per il custode).
In secundis, l’art. 42 l.f. dispone che i beni che pervengono al fallito durante il fallimento sono in questo compresi, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi. Il Curatore valuta la convenienza dell’acquisizione dei beni sopravvenuti comparando costi ricavi.
Gli oneri di acquisizione e conservazione sono debiti di massa, prededotti, ma sottratti alla regola dell’art.52 l.f. in quanto l’acquisizione avviene ex lege al netto delle passività.
Il Giudice dell’Esecuzione precisa che “È vero che i beni liquidati nelle procedure esecutive non sono beni sopravvenuti ma pare del tutto ragionevole la similitudine tra i due istituti, atteso che il curatore non liquida direttamente il bene ma beneficia del ricavato in sede giurisdizionale esecutiva e di un incremento che si compie e realizza all’epilogo del processo, nel frangente in cui il cespite viene concretamente monetizzato. L’automaticità dell’acquisto dell’utilità economica – che costituisce il profilo caratterizzante la norma di cui all’art. 42 l. fall. – postula l’impossibilità per il curatore di non sostenere gli esborsi immediatamente funzionali a tale acquisto e che a quest’ultimo si collegano automaticamente e ab origine. Il meccanismo dell’acquisto postula, in altri termini, talune connaturate passività cui si correla un onere di improcrastinabile pagamento. Il principio cuius commoda eius et incommoda che su cui poggia la norma or ora evocata implica, in definitiva, che l’acquisto dei beni avvenga detratto il costo per l’acquisto stesso”.
Tutto quanto sopra premesso, è quindi legittimo che i costi vivi della procedura siano liquidati in sede esecutiva e che al Fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione.
Trib. Mantova 05/07/2018