Source: http://www.confconsumatori.it/tag/appello/
Timestamp: 2017-06-27 20:50:45+00:00
Document Index: 92652296

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.30', 'sentenza ']

appello Archives - CONFCONSUMATORI
Wind Jet TAG: appello
Titoli Bei: vittoria in Appello a BolognaRecuperati oltre 10 mila euro investiti in titoli Bei per nullità del contratto. «Il difetto di forma non può essere eliminato da fatti successivi»
Parma, 16 settembre 2015 – Avevano perso in primo grado a Parma, ma la Corte d’Appello di Bologna ha dato loro ragione: così una coppia di risparmiatori ha recuperato gli oltre 10 mila euro investiti nel 2006 in obbligazione Bei che, successivamente, avevano perso gran parte del loro valore sul mercato. La Corte ha riformato la precedente sentenza del Tribunale di Parma riconoscendo la nullità del contratto generale di investimento per difetto di forma. La banca venditrice, quindi, è stata condannata alla restituzione dell’investimento, oltre interessi e spese legali.
Secondo la Corte d’Appello, il Tribunale di Parma, che aveva respinto la domanda e condannato i coniugi alla rifusione di ingenti spese, aveva sbagliato a non considerare nullo per difetto di forma il contratto generale d’investimento, nel quale mancava la firma del legale rappresentante dell’Istituto di credito. Il giudice della Corte d’Appello, infatti, ha chiarito nella sentenza che «La prova della firma non può essere supplita tramite confessioni (gli investitori aveva dichiarato nel contratto di aver ricevuto una copia firmata, Ndr), presunzioni e neppure da documenti successivamente inviati dall’Istituto di credito o dalla produzione del contratto in sede di costituzione in giudizio». La sentenza della Suprema Corte richiamata dalla Banca per la quale tali comportamenti dell’Istituto avevano un efficacia sanante, è considerata dal giudice di Bologna superata da una successiva sentenza della Cassazione (n. 4564/12), per la quale il difetto di forma non può essere eliminato da fatti successivi al suo verificarsi.
«Siamo finalmente riusciti a convincere la Corte d’Appello che il contratto generale d’investimento non sottoscritto dalla banca è nullo per difetto di forma – commenta l’avvocato Giovanni Franchi, legale Confconsumatori che ha difeso in giudizio i risparmiatori – e parimenti nulli devono ritenersi gli ordini di acquisto di titoli effettuati in esecuzione dello stesso. Ma soprattutto è stato riconosciuto che la nullità non può essere sanata da comportamenti successivi. Ora tutti i Tribunali del distretto, ossia dell’Emilia Romagna, dovranno uniformarsi a tale orientamento giurisprudenziale con l’effetto che, se non sono maturati termini di prescrizione, vi è ancora speranza di recuperare quanto investito in titoli finiti male».
Scarica la sentenza della Corte d'Appello di Bologna.
VENEZIA: OMESSO IL DIRITTO DI “RIPENSAMENTO” – Grazie al Tribunale di Padova i risparmi sfumati in obbligazioni e azioni finite in default erano tornati nelle tasche di 21 investitori. La Banca non si è arresa e ha tentato il secondo grado, ma la Corte d’Appello di Venezia ha confermato la prima pronuncia. Il Giudice di primo grado, infatti, aveva ravvisato in tutti gli investimenti la violazione dell’art.30 Tuf: sebbene i contratti fossero stati stipulati a domicilio, ai risparmiatori non era stato comunicato per iscritto che avevano un termine di 7 giorni per recedere dal contratto. Come in altri casi, la Corte ha escluso l’applicabilità dell’articolo 56 quater del cosiddetto Decreto del Fare (DL 21 giugno 2013 n.69). «Per la Corte – spiega l’avvocato Giovanni Franchi che ha difeso in giudizio gli associati – non siamo al cospetto di una norma meramente interpretativa, ma di una disposizione creativa applicabile solo da quella data e non ad acquisti di titoli effettuati anteriormente. In altre parole, la sentenza è fondamentale perché sancisce che la nuova norma, introdotta per paralizzare una fondamentale decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, non può applicarsi al passato». Scarica la Sentenza della Corte d'Appello di Venezia.