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Timestamp: 2017-12-13 07:26:08+00:00
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Divorzio giudiziale - come si fa e quanto costa - i tempi
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Avv. Tassitani Farfaglia consulenzalegaleitalia.it Divorzio giudiziale: procedimento, effetti, durata e costi
Nell’ipotesi in cui marito e moglie non trovino un accordo sulle condizioni di divorzio, o nell’ipotesi in cui una delle due parti non intenda concedere il divorzio all’altra, il coniuge interessato può domandare l’intervento del Tribunale al fine di ottenere lo scioglimento del matrimonio mediante un procedimento di divorzio giudiziale.
Prima di comprendere come funziona il procedimento di divorzio giudiziale, compiamo una piccola premessa normativa, rammentando che si parla di divorzio solamente a partire dalla legge n. 898/1970, che ha introdotto – appunto – il divorzio quale strumento di scioglimento del matrimonio.
Prima della legge Fortuna – Baslini non erano infatti contemplate cause differenti di scioglimento del matrimonio che non fossero quelle legate alla morte di uno dei due coniugi, con la conseguenza di rendere il matrimonio un vincolo indissolubile sotto il profilo legale.
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La legge sul divorzio introduce invece alcuni “nuove” (per l’epoca) fattispecie in cui è consentito il divorzio: il caso prevalente è legato alla separazione legale dei coniugi che dura senza interruzioni da almeno 12 mesi se la separazione è giudiziale, o da almeno 6 mesi se la separazione è consensuale (prima del 2015 i termini erano pari a 3 anni).
Chiarito ciò, evidenziamo che il procedimento di divorzio può essere contenzioso o a domanda congiunta, e una volta pronunciato ha una lunga serie di effetti sul piano civile, patrimoniale, successorio, sull’affidamento dei figli, e non solo.
Riporta infatti l’art. 3 l. 898/1970 che lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandata da uno dei coniugi:
e, come ulteriori motivazioni, nei casi in cui:
In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge n.164 del 14/04/1982.
Procedimento divorzio giudiziale
Come abbiamo già anticipato, la procedura di divorzio giudiziale si rende necessaria quando le parti non riescono a giungere in autonomia (o, meglio, con l’aiuto dei propri avvocati) ad un punto di incontro sui temi fondamentali che disciplinano il divorzio, come l’importo dell’assegno di mantenimento del coniuge, l’assegnazione della casa familiare, la divisione dei beni, l’affidamento dei figli, e così via.
Anche in questo caso è la l. 898/1970, all’art. 4, a chiarire come può essere inoltrata la domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione del matrimonio, stabilendo che
Documenti del divorzio giudiziale
Per poter avviare la procedura civile del divorzio giudiziale, è necessario allegare alla domanda da consegnare in Tribunale una serie di documenti. I principali sono rappresentati da:
copia autentica della sentenza di separazione e omologa della separazione.
È possibile procedere lungo la strada del divorzio giudiziale anche nel caso in cui i coniugi si siano separati consensualmente. È il caso, tipico, di coloro che incontrano dei problemi insorti sul rispetto degli accordi fra i coniugi riguardano i termini stessi del divorzio, e non solo.
Prima udienza divorzio giudiziale
Contrariamente a quanto si possa pensare, non è affatto detto che il procedimento di divorzio giudiziale debba necessariamente “andare per le lunghe”. In alcuni casi, infatti, la causa si chiude già alla prima udienza, ammesso che il coniuge aderisca alle richieste avanzate dalla parte.
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È purtroppo tuttavia più probabile che il coniuge che non ha trovato un accoro con il proprio partner prima della citazione in Tribunale non torni sui propri passi alla prima udienza, con la conseguenza di opposizione e di trascinamento della causa attraverso le diverse fasi del giudizio civile.
Riassumendo, come previsto dalla legge sul divorzio ai contenuti che tra poco ribadiremo, alla prima udienza il presidente del Tribunale tenterà una conciliazione tra le parti, accertando che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita. Successivamente, il presidente emanerà un’ordinanza che conterrà i provvedimenti temporanei e urgenti necessari per poter regolamentare gli aspetti patrimoniali, e che interessano i figli nella pendenza del procedimento.
Il presidente del Tribunale nominerà poi un giudice istruttore, fissando la data della udienza dinanzi a quest’ultimo. Il procedimento proseguirà quindi come un processo ordinario, con fissazione di altre udienze.
Nel dettaglio, è l’art. 4 della l. 898/1970 a stabilire i passi del procedimento, chiarendo che:
Una volta che il procedimento di divorzio giudiziale è concluso, il tribunale pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all’ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza. Gli ulteriori effetti sono riportati dallo stesso art. 5 della legge in questione.
la donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio (ma il tribunale può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela);
il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive; la sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione. L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze;
Alla luce di quanto appena rammentato, appare evidente come in realtà i tempi del divorzio giudiziale siano sicuramente più lunghi rispetto a quelli del divorzio consensuale o congiunto, che di norma si conclude nell’arco di pochi mesi dal deposito del ricorso introduttivo.
Non è comunque possibile stimare con precisione la durata del divorzio giudiziale, valutato che la progressione temporale dipenderà dal livello di “conflittualità” dei coniugi e dalla mole di lavoro del Tribunale. Il divorzio giudiziale è a tutti gli effetti una vera e propria causa civile e, di conseguenza, la sua durata potrebbe superare 1 anno, 2 anni o anche più.
I costi del divorzio giudiziale dipendono dal numero di udienze, degli atti e delle memorie da presentare, dal numero di incontri, dalla complessità della fattispecie, e così via.
Sebbene, per questo motivo, sia difficilmente sintetizzabile un costo dell’intero servizio di supporto e di assistenza legale al processo civile per divorzio giudiziale, mediamente per i casi meno complessi le tariffe si aggirano tra i 2 mila e i 3 mila euro.
Divorzio contenzioso e divorzio a domanda congiunta
Un particolare procedimento di divorzio in sede di Tribunale è il divorzio a domanda congiunta: come intuibile, si tratta della richiesta di scioglimento del vincolo matrimoniale richiesto da entrambi i coniugi. Come nel divorzio contenzioso, anche in questo caso i coniugi dovranno rivolgersi al Tribunale, con assistenza da parte di uno o più avvocati difensori.
La procedura di divorzio a domanda congiunta sarà molto più snella del divorzio contenzioso, e generalmente il tutto si esaurirà con una sola udienza dinanzi al Tribunale.