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Timestamp: 2020-06-04 15:05:55+00:00
Document Index: 38277491

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1203', 'art. 2033', 'art. 2033', 'art. 2033', 'art. 2033', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 17705 del 07/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17705 del 07/09/2016
Cassazione civile sez. VI, 07/09/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 07/09/2016), n.17705
sul ricorso 28724-2014 proposto da:
BANCA POPOLARE COMMERCIO E INDUSTRIA SPA, in persona del suo
Direttore Generale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LIMA 28,
presso lo studio dell’avvocato MARCO NICOLOSI, che la rappresenta e
CROPPELLO ADRIANA MARIA;
avverso la sentenza n. 3511/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO del
17/09/2014, depositata il 06/10/2014;
13/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO ROSSETTI;
udito l’Avvocato Marco Nicolosì difensore della ricorrente che si
“1. La Banca Popolare Commercio e Industria sp.a. convenne dinanzi il Tribunale di Milano G.A.M., deducendo che:
– gestiva, per conto dell’INPS, il servizio di pagamento delle pensioni;
– nella gestione del servizio, la banca assunse nei confronti dell’INPS la garanzia di restituzione delle rate di pensione indebitamente pagate;
– nell’esecuzione del servizio, la banca erogò la pensione a tale B.R. per sette anni dopo la morte della beneficiaria (dal 17.6.2000 al febbraio 2007);
– la pensione erroneamente pagata alla defunta B.R. veniva accreditata su un conto corrente cointestato a quest’ultima e ad G.A.M.;
– G.A.M., anche dopo la morte della beneficiaria, aveva prelevato le somme indebitamente erogate;
– la banca aveva restituito all’INPS i ratei di pensione indebitamente pagati, surrogandosi ex art. 1203 c.c. nei suoi diritti verso G.A.M.. Chiese pertanto la condanna della convenuta alla restituzione di quanto indebitamente percetto, ovvero Euro 51.625,81, oltre accessori.
2. Sia il Tribunale che la Code d’appello di Milano rigettarono la domanda, osservando che, per effetto della morte di B.R., restitutorio si era trasferito da questa a ai suoi eredi, e dunque solo questi ultimi potevano essere obbligati alla restituzione.
3. Con l’unico motivo di ricorso la Banca denuncia violazione da parte del giudice del merito dell’art. 2033 c.c., deducendo che:
(a) l’obbligo restitutorio, non essendo mai sorto in cupo a B.R., non poteva essersi trasferito da questa ai suoi eredi;
(b) obbligato alla restituzione dell’indebito ex art. 2033 c.c., è chi lo abbia ricevuto.
4. Il motivo è manifestamente fondato.
A prescindere dalla banale considerazione che la stupefacente decisione milanese ha finito di fatto per avallare un vero e proprio furto, la Corte d’appello ha trascurato di considerare che una obbligazione restitutoria ex art. 2033 cc. in tanto può sorgere, in quanto chi riceva l’indebito sia vivente.
Il pagamento dell’indebito a persona defunta, ma ritenuta vivente dal solvens, non fa sorgere alcuna obbligazione nè in capo al dèfunto, nè in capo ai suoi eredi:
– non in capo al primo, perchè ovviamente non è soggetto di diritto, e la venuta ad esistenza di qualsiasi obbligazione esige la presenza d’un debitore;
– non in capo ai suoi eredi, perchè questi assumono i debiti presenti nell’asse ereditario al momento della morte; e nel nostro caso al momento della sua morte B.R. non aveva alcun debito nei confronti dell’INPS, per la semplice ragione che fino a quel momento non le era stato pagato indebitamente alcun rateo di pensione.
Il pagamento dell’indebito a persona defunta ma ritenuta vivente dal solvens, fa sorgere invece l’obbligo di restituzione dell’indebito, ex art. 2033 c.c., in capo a chi di fatto di quel pagamento si avvalga.
E’ solo questi, infatti, che con una condotta concludente, consistita nella materiale apprensione del pagamento, acquista la qualità di accipiens e, con essa, l’obbligo di restituire il malo acquisto.
5. Si propone pertanto l’accoglimento del ricorso”.
Il ricorso va dunque accolto e la sentenza impugnata cassata con rinvio alla Corte d’appello di Milano.
(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione;
(-) rimette al giudice del rinvio h liquidazione delle spese del presente grado di giudizio.