Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1259-codice-civile-subingresso-del-creditore-nei-diritti-del-debitore
Timestamp: 2019-10-21 19:08:06+00:00
Document Index: 50461853

Matched Legal Cases: ['art. 2598', 'art. 1259', 'art. 102', 'art. 331', 'art. 1259', 'art. 102', 'art. 331', 'art. 1259', 'art. 1916', 'art. 1259', 'art. 2043', 'art. 1259']

Art. 1259 codice civile: Subingresso del creditore nei diritti del debitore | La Legge per tutti
Se la prestazione che ha per oggetto una cosa determinata (1) è divenuta impossibile, in tutto o in parte, il creditore subentra nei diritti spettanti al debitore in dipendenza del fatto che ha causato l’impossibilità (2), e può esigere dal debitore la prestazione di quanto questi abbia conseguito a titolo di risarcimento.
Subingresso del creditore nei diritti del debitore: ipotesi di surrogazione legale [v. 1201, 1203 n. 5]: il debitore cede al creditore i diritti (es.: al risarcimento del danno) che ottiene in conseguenza del fatto che ha causato l’impossibilità (es.: la distruzione della cosa da parte di un terzo). Il diritto in cui subentra il creditore rimpiazza il credito originario, ormai estinto per la sopravvenuta impossibilità della prestazione.
(1) Se invece la prestazione ha per oggetto una cosa generica, non si ha subingresso, in quanto sarà lo stesso debitore che, una volta adempiuto potrà esercitare i diritti derivanti dal fatto che ha causato l’impossibilità.
(2) Il diritto può essere, per esempio, quello al risarcimento del danno per il fatto illecito del terzo o all’indennità per l’espropriazione di un terreno da parte della pubblica amministrazione.
Il fondamento della norma si rinviene tradizionalmente nel principio dell’ingiustificato arricchimento [v. Libro IV, Titolo VIII; 2041]: se il debitore che non ha adempiuto ricevesse anche il risarcimento del danno, si arricchirebbe ingiustamente ai danni del creditore, che non riceverebbe né la prestazione né il risarcimento.
In tema di concorrenza sleale per imitazione servile, la tutela di cui all'art. 2598, n. 1, cod. civ. concerne le forme aventi un'efficacia individualizzante e diversificatrice del prodotto rispetto ad altri simili, mentre non riguarda gli elementi formali dei prodotti imitati che, nella percezione del pubblico, non assolvano ad una funzione distintiva del prodotto stesso, tale da differenziarlo dai prodotti similari e da identificarlo come riconducibile ad una determinata impresa; spetta, quindi, a chi agisce provare la novità e notorietà della forma, indicando quali specifici elementi le conferirebbero la suddetta capacità distintiva, in modo che il giudice, sulla scorta anche di nozioni di comune esperienza, possa procedere alla valutazione del requisito, mentre spetta a chi resiste alla pretesa dimostrare che si tratti di forme del tutto standardizzate, usuali nel mercato di riferimento.
Tribunale Milano 18 settembre 2014 n. 12847
Qualora un soggetto, qualificandosi come cessionario di un credito o come beneficiario di un contratto a favore di terzi o come creditore subentrato nei diritti del debitore ai sensi dell'art. 1259 c.c., faccia valere il credito ceduto, la prestazione prevista a suo favore, i detti diritti, convenendo in giudizio anziché - come pure gli è consentito - rispettivamente, soltanto il debitore ceduto, il promittente, il terzo responsabile verso il suo debitore, anche il creditore cedente, lo stipulante, il debitore cui assuma di essere subentrato, la situazione di litisconsorzio che si determina é di carattere unitario, poiché, di sua iniziativa, l'attore ha esteso la lite, anche solo in forma di denuntiatio, ad un soggetto cui la causa era soltanto comune e che non era litisconsorte necessario nel senso di cui all'art. 102 c.p.c., al fine di rendergli opponibile l'accertamento scaturente da essa. Ne consegue che il giudizio di impugnazione, stante il carattere unitario del litisconsorzio così determinato dall'attore, si connota, quale che sia stato l'esito del grado precedente, come inscindibile e, pertanto, riconducibile all'art. 331 c.p.c., con la conseguenza che ad esso non possono, pertanto, rimanere estranei il creditore cedente, lo stipulante a favore del terzo e il debitore nei cui riguardi sia avvenuto il subingresso.
Cassazione civile sez. III 21 ottobre 2009 n. 22278
Qualora un soggetto, qualificandosi come cessionario di un credito o come beneficiario di un contratto favore di terzo o come creditore subentrato nei diritti del debitore ai sensi dell'art. 1259 c.c., faccia valere il credito ceduto, la prestazione prevista a sua favore, i detti diritti, anziché convenendo in giudizio - come gli è permesso - rispettivamente, soltanto il debitore ceduto, il promettente, il terzo responsabile verso il suo debitore, anche il creditore cedente, lo stipulante, il debitore cui assuma di essere subentrato, la situazione di litisconsorzio che si determina è di carattere unitario, poiché di sua iniziativa l'attore ha esteso la lite, anche solo in forma di denuntiatio, ad un soggetto cui la causa era soltanto comune e che non era litisconsorte necessario nel senso di cui all'art. 102 c.p.c., al fine di rendergli opponibile l'accertamento scaturente da essa. Ne consegue che il giudizio di impugnazione, in ragione del carattere unitario del litisconsorzio così determinato dall'attore, si connota, quale che sia stato l'esito del grado precedente, come inscindibile e, pertanto, riconducibile all'art. 331 c.p.c. Di modo che a detto giudizio di impugnazione non può rimanere estraneo il creditore cedente, lo stipulante a favore del terzo, il debitore nei cui riguardi sia avvenuto il sub ingresso.
In assenza di un'espressa pattuizione nel contratto d'assicurazione "kasko" relativo ad un'autovettura concessa in leasing, l'utilizzatore non è legittimato ad agire nei confronti della società di assicurazioni per il risarcimento dei danni subiti dall'autovettura a seguito di incidente.
Pretura Verona 02 luglio 1990
In tema di contratto di leasing relativo ad autoveicolo l'utilizzatore non è legittimato ad agire direttamente per il risarcimento dei danni subiti dall'autovettura a causa di incidente nei confronti dell'assicuratore con il quale la società di leasing abbia stipulato una polizza contro la responsabilità civile, salvo che tale possibilità sia espressamente prevista nel contratto di assicurazione.
Non è fonte di ingiustificato arricchimento per la società di "leasing" l'aver percepito dalla compagnia assicuratrice anche l'indennizzo per il furto del bene locato qualora, nelle condizioni generali di contratto, sia previsto il subingresso dell'utilizzatore nei diritti del concedente secondo uno schema analogo a quello previsto dall'art. 1259 c.c.
Pretura Napoli 30 ottobre 1986
L'azione che il creditore del danneggiato dal fatto del terzo proponga nei confronti di quest'ultimo (nella specie: azione del datore di lavoro a tutela del suo diritto di credito alle prestazioni del dipendente interrotte durante il periodo di inabilità conseguente al fatto illecito altrui) non si inquadra nella surrogatoria di cui all'art. 1916 c.c. e non presenta neppure analogie con l'azione prevista dall'art. 1259 dello stesso codice, ma va assunta invece nello schema dell'azione risarcitoria diretta ex art. 2043 c.c., come tale esercitata "iure proprio" e non "iure rapraesentationis", con la conseguenza che la transazione conclusa tra il terzo autore dell'illecito ed il danneggiato obbligato nei riguardi del proprio creditore non può riguardare e tanto meno pregiudicare i diritti risarcitori di quest'ultimo, estraneo alla detta contrattazione.
Cassazione civile sez. III 27 maggio 1982 n. 3284
Sciopero e boicottaggio
Il volontario pagamento delle retribuzioni a dirigenti impediti di rendere la prestazione a causa di un'agitazione sindacale non consente al datore di lavoro di ottenere l'importo di tali retribuzioni dagli autori dell'impedimento a titolo di risarcimento del danno; il subingresso del creditore nei diritti spettanti al debitore in dipendenza del fatto che ha causato l'impossibilità della prestazione, previsto dall'art. 1259 c.c. per le prestazioni aventi per oggetto una cosa determinata, non è estensibile alle obbligazioni di fare.
Tribunale Milano 24 febbraio 1982