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Timestamp: 2019-03-26 05:59:22+00:00
Document Index: 146845295

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 47', 'art. 14', 'art. 92', 'art. 18', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 57', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 75']

La nuova legge elettorale per la Camera ed il Senato - Dossier - Associazione Italiana dei Costituzionalisti
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La nuova legge elettorale per la Camera ed il Senato
di Pier Luigi Petrillo – ppetrillo@luiss.it
(Centro studi sul Parlamento, Luiss Guido Carli)
Il 21 dicembre 2005 è stata promulgata la nuova legge per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (legge n. 270/2005 PDF pubblicata sulla G.U. n. 303 del 30 dicembre 2005).
1. Il procedimento di approvazione.
La legge trae origine da due maxi emendamenti presentati in Commissione Affari costituzionali alla Camera il 14 settembre 2005 e volti a modificare integralmente un testo base già adottato dalla Commissione e risultato dall’unificazione di diversi disegni di legge (presentati il 3 marzo 2005 in Commissione) diretti a introdurre alcuni semplici correttivi alle leggi elettorali del 1993 (ad esempio per l’abolizione del c.d. “scorporo” o per l’introduzione delle preferenze per i singoli candidati).
Nel corso del veloce esame in Commissione, approvati i due maxi emendamenti, il 28 settembre 2005 il relatore del testo unificato risultante, on. Donato Bruno, presentava alcuni sub emendamenti approvati contestualmente dalla Commissione che gli conferiva mandato a riferire in Aula favorevolmente. Il 29 settembre l’Assemblea della Camera avviava l’esame del provvedimento dedicando allo stesso 4 sedute. Il 13 ottobre la Camera approvava il disegno di legge (con 323 si, 6 no e 6 astenuti; il centro sinistra, per protesta, non ha partecipato al voto finale), dopo averlo emendato in più parti. Il giorno successivo era trasmesso al Senato che lo esaminava dapprima in Commissione (dal 19 ottobre al 23 novembre), poi in Aula (dedicandovi 11 sedute): l’approvazione definitiva avveniva, nell’identico testo licenziato dalla Camera, nel corso della seduta del 14 dicembre 2005 (con 160 sì – centro destra e minoranze linguistiche –, 119 no – centro sinistra – e 6 astenuti).
La legge n. 270/2005 modifica, in più parti, sia il Testo Unico delle norme per l’elezione della Camera dei deputati approvato con D.P.R. 30 marzo 1957 n. 361 (di seguito T.U. Camera), sia il Testo Unico delle norme per l’elezione del Senato della Repubblica di cui al D.Lgs. 20 dicembre 1993 n. 533 (di seguito T.U. Senato). Nel testo seguente faremo riferimento, ove non diversamente indicato, agli articoli dei rispettivi Testi Unici come modificati dalla legge in esame. Si cercherà, in un primo momento, di sintetizzare gli elementi caratterizzanti il nuovo sistema elettorale; quindi si analizzeranno nel dettaglio le singole discipline; poi saranno accennate altre (mancate) innovazioni (solo) apparentemente marginali; infine saranno richiamate, seppure riassuntivamente, le principali osservazioni emerse nel corso del dibattito parlamentare.
2. Gli elementi caratterizzanti i due sistemi elettorali.
Il sistema elettorale per la Camera e per il Senato prevede un primo riparto di seggi con formula proporzionale ma con due correttivi significativi: un premio di maggioranza eventuale e di entità variabile (che scatta solo se nessuna lista o coalizione consegua più di 340 seggi alla Camera ovvero più del 55% dei seggi assegnati alla circoscrizione per il Senato) e soglie di sbarramento per le coalizioni e per le liste (calcolate su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato). E’, infatti, previsto che i partiti o i gruppi politici possano allearsi tra loro in una coalizione ovvero concorrere da soli. In ogni caso, al momento del deposito dei contrassegni, depositano –qualora, precisa la norma, “si candidano a governare”- il programma elettorale in cui è indicato il capo unico della coalizione ovvero il capo del gruppo o partito politico; contestualmente depositano, per ciascuna lista coalizzata o meno, in ciascuna circoscrizione, un elenco “bloccato” di candidati (art. 14bis T.U. Camera). L’elettore, infatti, al momento del voto avrà una sola scheda per la Camera ed una per il Senato e potrà esprimere la preferenza per il solo partito, senza indicare alcun nominativo: saranno eletti, per ciascuna circoscrizione, i nominativi indicati dai singoli partiti nell’ordine da loro determinato.
Si deve subito osservare come non sia comunque previsto il deposito del contrassegno della coalizione: ed, infatti, sulla scheda elettorale ex artt. 4, c. 2, 31 e 58 T.U. Camera, e artt. 11, c.3, e 14 T.U. Senato, saranno presenti solo i simboli delle liste i cui contrassegni –in caso di coalizione- saranno riprodotti in linea verticale, di seguito, uno sotto l’altro, su un’unica colonna, senza porre lateralmente o al vertice della stessa eventuali (non previsti, appunto) simboli di coalizione.
3. Il sistema di elezione per la Camera dei deputati.
Secondo le nuove norme i 630 seggi della Camera sono ripartiti 12 nella circoscrizione Estero (per i quali vale il sistema di elezione proporzionale previsto dalla legge 27 dicembre 2001 n. 459), 1 nella circoscrizione Valle D’Aosta (per il quale vale il sistema elettorale maggioritario a turno unico previsto dall’art. 47 dello Statuto speciale, l.cost. n. 4/1948), i restanti 617 in 26 circoscrizioni di cui 13 coincidono con altrettante regioni (Liguria, Trentino Alto Adige, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria), 3 si trovano nella regione Lombardia e 2 nelle regioni Piemonte, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia.
3.1. La legge in esame innova il T.U. Camera anche in materia di presentazione delle candidature.
In primo luogo, come si accennava, ex art. 14bis, ciascun partito può dichiarare, al momento del deposito dei contrassegni elettorali, di essere coalizzato con altri partiti ovvero di correre da solo; contestualmente presenta il programma elettorale “di governo” indicando il nome e cognome del capo del partito o della coalizione. Con una formulazione discutibile, la norma “fa salve” le prerogative del Capo dello Stato ex art. 92, c. 2, Cost. in materia di nomina e revoca del Presidente del Consiglio.
In secondo luogo, contestualmente, i singoli partiti, coalizzati o meno, presentano un elenco di candidati in ordine numerico per ogni circoscrizione: ogni lista deve essere composta da un numero di candidati non inferiore a 1/3 e non superiore ai seggi assegnati alla circoscrizione di riferimento.
In terzo luogo, per la presentazione delle candidature, non è necessaria la sottoscrizione delle liste da parte di un certo numero (rimasto invariato) di elettori, in tre casi ex art. 18 bis: 1) per i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppi parlamentari in entrambe le Camere “all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi”; 2) per i partiti o i gruppi politiche che a) si presentano in coalizione con almeno 2 partiti che hanno costituito gruppi parlamentari in entrambe le Camere all’inizio della legislatura, e b) abbiano ottenuto almeno 1 seggio alle ultime elezioni per il Parlamento europeo purchè si presentino con l’identico contrassegno delle elezioni europeo; 3) per i partiti o i gruppi politici rappresentati minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno 1 seggio alle ultime elezioni politiche alla Camera o al Senato.
3.2. Il riparto dei seggi è effettuato, ex art. 83, con metodo proporzionale, in ambito nazionale, salvo che nessuna lista o coalizione abbia, ad un primo riparto dei seggi, conseguito più di 340 seggi, e nel rispetto di diverse soglie di sbarramento.
Accedono, infatti, al riparto dei seggi solo:
le liste non coalizzate che abbiano conseguito almeno il 4% dei voti validi su base nazionale;
le coalizioni che
abbiano conseguito, sommando tutti i voti delle liste che la compongono, almeno il 10% dei voti su base nazionale e
siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 2% dei voti validi su base nazionale;
Nell’ambito delle coalizioni che soddisfino tali requisiti, accedono al riparto dei seggi solo quelle liste che abbiano conseguito almeno il 2% dei voti validi su base nazionale. Tra tutte le liste escluse al riparto dei seggi, accede comunque al riparto la lista “miglior perdente”, ossia quella che, tra le liste che abbiano conseguito meno del 2% dei voti, risulta essere la più votata.
Nell’ambito, invece, delle coalizioni che non soddisfano i requisiti di cui sopra, accedono comunque al riparto dei seggi le liste che singolarmente abbiano ottenuto almeno il 4% dei voti su base nazionale.
Sono comunque ammesse al riparto dei seggi le liste rappresentative di minoranze linguistiche che abbiamo ottenuto, nella circoscrizione compresa in una regione il cui statuto speciale le riconosce, almeno il 20% dei voti.
3.3. I seggi sono ripartiti in due distinte fasi.
3.4. Nel caso in cui una lista abbia un numero di candidati inferiore ai seggi spettanti, si procede, ex art. 84, c.2, all’assegnazione del seggio ai candidati presentati dalla stessa lista nelle circoscrizioni in cui questa ha la maggior parte decimale di quoziente non utilizzata, ovvero, in caso di esito negativo, ai candidati -nella stessa circoscrizione- di una diversa lista comunque appartenente alla medesima coalizione politica secondo l’ordine decrescente delle parti decimali che hanno già dato luogo ad assegnazione di seggi.
4. Il sistema di elezione del Senato della Repubblica.
Ai sensi dell’art. 57 Cost., come riaffermato dall’art. 1 del T.U. Senato, il Senato è eletto su base regionale. I 315 seggi elettivi sono ripartiti 6 per la circoscrizione Estero (per la quale si applica il sistema elettorale proporzionale previsto dalla legge 27 dicembre 2001 n. 459), 1 per la Valle D’Aosta (attribuito con sistema maggioritario uninominale), 7 al Trentino Alto Adige (di cui 6 con sistema elettorale maggioritario -il territorio è diviso in 6 collegi uninominali- e 1 con recupero proporzionale, ex lege n. 422/1991) e i restanti 301 in 18 circoscrizioni coincidenti col territorio delle 18 regioni. Sulla base, quindi, del censimento della popolazione secondo i dati Istat del 2001 (e del calcolo effettuato dalla Commissione parlamentare per la verifica e la revisione dei collegi elettorali, comunicato alla Presidenza del Senato nella seduta del 26 febbraio 2004, in relazione, però, alla precedente legge elettorale), dovrebbero spettare: 22 seggi al Piemonte; 47 alla Lombardia; 24 al Veneto; 7 al Friuli Venezia Giulia; 8 alla Liguria; 21 all’Emilia Romagna; 18 alla Toscana; 7 all’Umbria; 8 alle Marche; 27 al Lazio; 7 all’Abruzzo; 2 al Molise; 30 alla Campania; 21 alla Puglia; 7 alla Basilicata; 10 alla Calabria; 26 alla Sicilia; 9 alla Sardegna.
In applicazione dell’art. 1 T.U. Senato, i seggi del Senato sono ripartiti tra liste di candidati concorrenti in ragione proporzionale, con eventuale attribuzione di un premio di maggioranza regionale. Ciò che, infatti, differenzia la disciplina elettorale prevista per il Senato da quella della Camera è proprio l’assegnazione dei seggi (e dell’eventuale premio di maggioranza) regione per regione.
4.1. In materia di presentazione delle liste e delle candidature, il Testo Unico sulle norme per l’elezione del Senato rinvia al T.U. Camera. C’è da osservare che, così facendo, non si comprende, da un lato, se le liste concorrenti per i seggi senatoriali debbano essere necessariamente le stesse presentate per la Camera, e, dall’altro, se debba essere presentato un capo “nazionale” della coalizione o del partito non coalizzato, ovvero si possano presentare tanti capi “regionali” quante sono le circoscrizioni. In ogni caso resta fermo il divieto di presentare i medesimi candidati contemporaneamente alla Camera e al Senato.
4.2. Il riparto dei seggi è effettuato, ex art. 16 T.U. Senato, con metodo proporzionale (secondo la tecnica dei quozienti interi e dei più alti resti) salvo che nessuna lista o coalizione abbia conseguito, ad una prima attribuzione, il 55% dei seggi previsti per la regione considerata (con arrotondamento all’unità superiore), e nel rispetto di diverse soglie di sbarramento.
le liste non coalizzate che abbiano conseguito almeno l’8% dei voti validi su base regionale;
abbiano conseguito, sommando i voti di tutte le liste che la compongono, almeno il 20% dei voti su base regionale e
siano composte da almeno 1 lista che abbia conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale;
Nell’ambito delle coalizioni che soddisfino tali requisiti, accedono al riparto dei seggi solo quelle liste che abbiano conseguito almeno il 3% dei voti validi su base regionale. Non sono previsti meccanismi di “ripesccaggio” come quello del “miglior perdente” previsto alla Camera.
Nell’ambito, invece, delle coalizioni che non soddisfano i requisiti di cui sopra, accedono comunque al riparto dei seggi le liste che singolarmente abbiano ottenuto almeno l’8% dei voti su base regionale.
4.3. Come si comprende, il meccanismo del riconoscimento e dell’attribuzione del premio di maggioranza è lo stesso previsto per la Camera, con la differenza che il conteggio è effettuato regione per regione (viene meno, quindi, rispetto alla formula introdotta nel 1993 per il solo Senato, il riparto con metodo D’Hondt). Di conseguenza sarà attribuito il premio pari al 55% dei seggi disponibili per la regione considerata a quella lista o a quella coalizione che 1) abbia conseguito, ad un riparto dei seggi provvisorio, meno del 55% dei seggi disponibili, e 2) sia maggioritaria rispetto alle altre liste o alle altre coalizioni presenti a livello regionale. Così, ad esempio, in Piemonte saranno attribuiti alla coalizione o alla lista di maggioranza relativa 13 seggi (il 55% sarebbe pari a 12,1 ma si arrotonda per eccesso); in Lombardia 26; in Veneto 14; in Friuli 4, in Liguria 5, in Emilia Romagna 12; in Toscana 10; in Umbria 4; nelle Marche 5; in Abruzzo 4; nel Lazio 15; in Campania 17; in Puglia 12; in Basilicata 4; in Calabria 6; in Sicilia 15; in Sardegna 5.
Fa eccezione il Molise: l’art. 17bis del T. U. Senato (introdotto dall’art. 4, c. 9, della legge 270/2005), infatti, prevede che i 2 seggi spettanti al Molise siano ripartiti con metodo proporzionale senza previsione di alcun premio e fermo restando le soglie di sbarramento.
A differenza di quanto accade per la Camera, però, tale sistema di premi di coalizione regionali non garantisce, di per sé, la maggioranza assoluta al Senato per la lista o la coalizione che abbia conseguito, in valori assoluti, il maggior numero di voti a livello nazionale. Ciò porterà necessariamente alla formazione di due distinte maggioranze tra Camera e Senato o, nella migliore delle ipotesi, ad una stessa maggioranza dotata, al Senato, di un numero di senatori di poco superiore rispetto alle altre forze politiche (cfr. Dossier Servizio Studi del Senato, n. 795, ottobre 2005, La riforma del sistema elettorale del Senato: una simulazione con i dati delle elezioni europee 2004).
5. Altri elementi: ineleggibilità, legislazione “di contorno” e problemi di coordinamento normativo.
La legge in esame modifica non soltanto le formule elettorali per Camera e Senato ma anche le condizioni causa di ineleggibilità e incompatibilità. In realtà più che le condizioni sono modificati i tempi richiesti per far venire meno le cause ostative alla candidatura.
5.1. Ai sensi degli artt. 7-10 T. U. Camera e, in forza di esplicito rinvio, ex art. 5 T.U. Senato, sono in eleggibili alla carica di deputato e senatore i presidenti delle giunte provinciali, i sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, il capo, il vice capo di polizia e gli ispettori generali di pubblica sicurezza, i capi di gabinetto dei Ministri, i Commissari del Governo presso le regioni, i prefetti, i vice prefetti ed i funzionari di pubblica sicurezza, gli ufficiali generali, gli ammiragli e gli ufficiali superiori delle Forze Armate dello Stato nelle circoscrizioni del loro comando territoriale, nonché i titolari di analoghe cariche rivestite presso corrispondenti organi in Stati esteri. Tali cause non hanno effetto per coloro che hanno cessato di esercitare tali funzioni almeno 180 giorni prima della data di scadenza naturale di una legislazione. L’innovazione introdotta dalla legge 270/2005 è relativa, però, all’ipotesi di scioglimento anticipato: in questo caso, infatti, si prevede che le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni sono cessate nei sette giorni successivi alla pubblicazione del decreto di scioglimento delle Camere; la nuova norma limita però la portata di questa disposizione, rendendola applicabile solo in caso di scioglimenti che anticipino la scadenza naturale della legislatura di oltre 120 giorni. Tuttavia, ex art. 3 legge n. 270/2005, tale disposizione non si applica alle prime elezioni politiche successive all’entrata in vigore della stessa.
5.2. Una seconda questione (solo) apparentemente marginale riguarda quell’insieme di norme che disciplinano il sistema elettorale in senso proprio, ovvero la c.d. “legislazione di contorno”.
Mancano, infatti, nella legge n. 270/2005, modifiche alle leggi, pure ugualmente in vigore, relative, ad esempio, ai rimborsi elettorali, ai limiti e alla pubblicità delle spese elettorali, ai controlli sui rendiconti presentati dai parlamentari. Con un effetto evidente: modificata la formula elettorale, “tutto il resto” continua a fare riferimento a collegi elettorali uninominali e ai candidati nei rispettivi collegi.
Una soluzione parziale e insoddisfacente è stata data in sede di conversione del decreto legge 23 gennaio 2006 n. 1 recante “Esercizio domiciliare del voto per taluni elettori, rilevazione informatizzata dello scrutatore e ammissione ai seggi di osservatori OCSE” che regola l’esercizio del voto domiciliare da parte degli elettori affetti da gravi infermità e dipendenti da apparecchiature elettromedicali ovvero temporaneamente all’estero (es. militari, dipendenti pubblici distaccati all’estero, professori universitari), l’utilizzo di procedure informatiche per il voto e il relativo spoglio, e l’ammissione –per la prima volta dal 1946 ad oggi- nei seggi elettorali di osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Nel corso dei lavori parlamentari, al Senato, sono stati approvati alcuni emendamenti volti, da un lato, a dimezzare (per le sole elezioni politiche del 2006) il numero delle sottoscrizione necessarie alla presentazione di liste di candidati, dall’altro, ad allineare le disposizioni sul finanziamento delle campagne elettorali alla nuova legge elettorale, innalzando i tetti di spesa per ogni singolo candidato e lista. La Camera dei deputati ha approvato, in via definitiva, il 25 gennaio, il ddl di conversione, accogliendo, senza ulteriori modifiche, il testo licenziato dal Senato, respingendo, quindi, le proposte dell’opposizione dirette a permettere al movimento politico “Rosa nel pugno” di concorrere alle prossime elezioni senza raccogliere ex novo le necessarie sottoscrizioni (superando, così, l’handicap discriminatorio di cui parla Michele Ainis su La Stampa del 23 gennaio).
Si tratta comunque di innovazioni di scarsa portata, inserite in modo estemporaneo in un provvedimento che affronta questioni di tipo diverso, tali, quindi, da non risolvere, praticamente, nessuno di quei problemi derivati dall’introduzione di una nuova formula elettorale.
5.3. Una terza questione (che in questa sede si accenna appena) è relativa alla pubblicità dei nomi candidati nelle liste “bloccate”. La legge, sul punto, non innova i due Testi Unici, per cui rimangono gli stessi obblighi previsti per il sistema maggioritario pre-vigente (obbligo, in capo all’ufficio centrale circoscrizionale, per tramite della prefettura, di stampare i nomi delle liste e di farli pubblicare presso l’albo pretorio di zona, e, per il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, di affiggere gli elenchi nella sala delle votazioni – ex art. 24, n. 5, T.U. Camera), sebbene profondamente mutato (non solo in termini numerici) sia il rapporto tra elettore ed eletto. Per essere più chiari si pensi al fatto che, in forza del pre-vigente sistema, in un collegio elettorale di 30-40.000 elettori vi era 1 candidato per ogni coalizione, e che, con la nuova legge elettorale, in una circoscrizione, ad esempio, di 4-5 milioni di elettori vi saranno 40-50 candidati circa per ogni singola lista: il binomio “lista bloccata” e assenza del voto di preferenza rende praticamente impossibile per gli elettori conoscere effettivamente chi eleggeranno. A ciò si aggiunga che nulla dispone la nuova legge in materia di selezione delle candidature ovvero di trasparenza nella formazione delle liste.
5.4. Non si può, in ultimo, omettere come, dal punto di vista della qualità della normazione, la legge in esame certamente non brilli; tutt’altro. Accanto a molteplici errori di coordinamento, bisogna segnalare, oltre alla formulazione ex art. 14bis T.U. Camera con cui si “fa salvo” quanto disposto dalla Costituzione in materia di nomina e revoca del Presidente del Consiglio, l’abrogazione (si spera involontaria), nel T.U. Senato, dell’espresso divieto di apporre sulla scheda elettorale segni o indicazioni volte a far riconoscere l’autore del voto (divieto che, invece, permane alla Camera: art. 4, c. 6, legge n.270/2005).
6. Il dibattito parlamentare: una legge incostituzionale?
I lavori parlamentari sono stati caratterizzati da un dibattito frontale tra maggioranza e opposizione, molto accesso sia nei toni che nei contenuti.
Da segnalare, in primo luogo, la bocciatura, il 12 ottobre 2005, a scrutinio segreto (con 452 no e 140 sì), nel corso dell’esame alla Camera, dell’emendamento avanzato dai parlamentari della maggioranza (e accettato dal governo) volto ad assicurare una quota di donne nelle liste “bloccate” non inferiore al 30%.
6.1. Per la maggioranza di centrodestra la reintroduzione della formula proporzionale per l’assegnazione dei seggi, sia alla Camera che al Senato, “restituisce il giusto valore ai partiti politici e garantisce il pluralismo nel Paese” (Sen. Crinò-NuovoPSI), e la previsione di liste bloccate di candidati evita che il “plenum della Camera dei deputati rimanga incompleto”, determinando una maggioranza forte e stabile per attuare un programma di governo per l’intera legislatura (Sen. Lauro–Misto-CdL). Il provvedimento, infatti, garantisce, “per la prima volta dal 1946”, la possibilità di affermare “un’alleanza politica tra il cittadino e il governo, attraverso il deposito del programma elettorale comune della coalizione”, così completando il disegno contenuto nella riforma costituzionale approvata in via definitiva da entrambe le Camere ed in attesa di essere sottoposto a referendum popolare (Sen. D’Onofrio–UDC). In questo modo si rimedia al deficit di democrazia dei sistemi maggioritari, assicurando, da un lato, la rispondenza tra il voto popolare espresso e la successiva assegnazione dei seggi e, dall’altro, l’elezione diretta del Primo Ministro il quale non è più solo “indicato” dalle forze politiche ma scelto direttamente dal corpo elettorale (Sen. Nania–AN).
6.2. L’opposizione di centro sinistra ha espresso, sia nel corso del dibattito alla Camera che nel corso del dibattito al Senato, un giudizio fortemente critico verso la nuova legge elettorale, con riferimento all’iter procedimentale seguito (in quanto la maggioranza ha “imposto” il provvedimento senza ascoltare le minoranze, considerando i dibattiti parlamentari “inutile burocrazia” e sottoponendo il Senato “ad una vera e propria umiliazione” – Sen. Boco-Verdi) e al suo contenuto.
In particolare, per l’opposizione, il provvedimento viola numerose norme costituzionali in quanto:
blocca le liste dei candidati di ogni partito e, così facendo, “espropria della possibilità di scegliere i propri rappresentanti i cittadini chiamandoli soltanto ad approvare elenchi decisi dai partiti ed alternando il rapporto dell’eletto con il territorio” (Sen. Angius–DS, Boco, On. Pisicchio-Udeur, Sen. Mancino-Margherita: per quest’ultimo le liste bloccate “tramutano l’elezione dei parlamentari da parte dei cittadini in una nomina affidata ai vertici politici”);
impedisce alle donne di essere adeguatamente rappresentante poiché, in presenza di liste bloccate, non vi sono disposizioni che garantiscono una selezione interna dei candidati di ciascun partito equa o paritaria tra uomo e donna, come previsto dall’ 51 Cost. (Sen. Angius, Boco e Mancino);
falsa la competizione elettorale riconoscendo un premio di maggioranza (pari a 340 seggi) a quella coalizione o a quel partito che abbia ottenuto anche un solo voto in più degli avversari, a prescindere, quindi, dal raggiungimento di una soglia minima; la formula elettorale introdotta è, di conseguenza, solo nominalmente proporzionale in quanto, nella realtà, non garantisce una proporzionale ripartizione dei seggi rispetto ai voti conseguiti da ogni lista (Sen. Mancino, Angius, Sodano-RC);
rende ingovernabile le istituzioni poiché, prevedendo l’assegnazione del premio di maggioranza al Senato su base regionale e soglie di sbarramento differenti tra Camera e Senato, rende molto probabile la formazione di due differenti maggioranze tra le 2 Camere così da impedire il governo del paese o da rendere necessario un “ribaltone” ovvero l’integrazione della maggioranza vincitrice le elezioni con forze dell’opposizione (Sen. Mancino, Angius, Boco, Crema-SDI, Filippelli-UDEUR);
impedisce di sottoporre la nuova legge elettorale a refrendum abrogativo (ex art. 75 Cost): infatti qualora fosse abrogato il provvedimento approvato, mancherebbe una disciplina idonea a garantire l’operatività degli organi costituzionali; in tal modo si modifica surrettiziamente la Costituzione inserendo tra le materie sottratte al referendum abrogativo, quella elettorale (Sen. D’Amico-Margherita, Manzella e Bassanini-DS).
6.3. Questi stessi punti sono stati sottolineati da alcuni costituzionalisti, i quali hanno inviato un appello ai senatori chiedendo loro di emendare in più parti il provvedimento al fine di superare i diversi profili di incostituzionalità.
Successivamente all’approvazione definitiva del disegno di legge è stato avanzato dalla dottrina (specialmente da Ceccanti e Fusaro sul forum on-line di Quaderni costituzionali www.forumcostituzionale.it) un ulteriore profilo di incostituzionalità della legge dovuto al diverso “effetto” del voto dei cittadini residenti in Valle D’Aosta e degli italiani residenti all’estero: il loro voto, infatti, non è considerato ai fini dell’assegnazione ad una coalizione o ad una lista indipendente del premio di maggioranza.
Il 21 dicembre, come si è detto all’inizio, il Presidente della Repubblica ha promulgato il provvedimento.
6.4. Formula elettorale proporzionale con correttivi (sbarramento e premio di maggioranza), indicazione del capo della coalizione, deposito del programma di governo, lista di candidati “bloccati” sono, quindi, gli elementi caratterizzanti il nuovo sistema elettorale per la Camera e per il Senato. Eppure, a fatica, tale sistema può essere ricondotto nel novero dei sistemi elettorali proporzionali. Come si è cercato di evidenziare, il complesso meccanismo di riparto dei seggi e, soprattutto, l’applicazione (quasi scontata data la realtà politica italiana) del premio di maggioranza, trasforma tale sistema, come è stato affermato (ad esempio da Agosta), in un maggioritario di coalizione con un riparto proporzionale dei seggi solo all’interno delle singole coalizioni.
A prescindere da ogni definizione, la storia politica italiana (e non solo quella degli ultimi dodici anni) dimostra chiaramente come sia impossibile prevedere gli effetti sui partiti e sulla rappresentanza delle diverse formule elettorali. E questo tranquillizza e, al tempo stesso, offre un motivo in più per guardare le prossime elezioni con grande attenzione e con interesse anche scientifico.