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Timestamp: 2020-05-25 02:21:23+00:00
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Incidente mortale in cantiere: maggiori obblighi formativi – informativi a carico del datore di lavoro se l’operaio impiegato in cantiere non comprende bene la lingua italiana. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Incidente mortale in cantiere: maggiori obblighi formativi – informativi a carico del datore di lavoro se l’operaio impiegato in cantiere non comprende bene la lingua italiana.
Con la sentenza n. 34805 depositata il 23 luglio u.s., la IV sezione penale della Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro con specifico riferimento al perimetro dell’obbligo formativo/informativo che grava sul datore di lavoro nell’ipotesi in cui vengano impiegati in cantiere operai stranieri.
Secondo la ricostruzione del fatto operata dai giudici di merito, l’operaio straniero addetto alle opere di finitura esterna di un prefabbricato, era rimasto folgorato per effetto di un “arco voltaico” creatosi da una linea elettrica a 15.000 volt che attraversava quel cantiere a mt.8,50 dal suolo.
Il lavoratore, posizionandosi su una piattaforma elevabile, azionata da lui stesso, si era avvicinato troppo alla linea elettrica, certamente ad una distanza inferiore a 5 metri, tenendo fra l’altro in mano un ombrello per ripararsi dalla pioggia, ombrello che, unitamente all’umidità dell’area, aveva facilitato il passaggio della corrente elettrica e determinato la folgorazione. Era stato altresì verificato che l’autocarro con la piattaforma era stato posizionato non correttamente rispetto al profilo del fabbricato, poiché la cabina, e non la parte posteriore, era rivolta verso la parete dello stesso ed inoltre non erano stati correttamente installati gli stabilizzatori, che poggiavano su un terreno bagnato e non sicuro.
All’esito delle indagini preliminari la Procura di Firenze ha formulato richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica sia per il datore di lavoro, sia per il coordinatore della progettazione e per l’esecuzione dei lavori presso il cantiere ove è accaduto l’incidente, con specifici addebiti elevati per le rispettive posizioni di garanzia e, segnatamente: 1) per il datore di lavoro la mancata valutazione nel POS (piano operativo di sicurezza) del rischio inerente le lavorazioni, anche in quota, in prossimità della linea elettrica presente nel cantiere e la conseguente mancata adozione delle necessarie misure di prevenzione, quali in particolare la sorveglianza a terra con altro operatore debitamente formato ed addestrato all’uso della piattaforma e le precauzioni atte ad evitare contatti accidentali o avvicinamenti pericolosi alla suddetta linea, trattandosi di lavorazioni svolte a distanza inferiore a 5 metri; la mancata formazione ed addestramento dell’operaio deceduto in ordine alla mansione cui era adibito ed ai rischi specifici connessi all’utilizzo della piattaforma in dotazione. 2) Per il C.E. la mancata considerazione, nel PSC (piano di sicurezza e coordinamento) redatto dal Coordinatore in fase di esecuzione, professionista incaricato dalla committente, del rischio derivante dalla presenza della linea elettrica sul cantiere, che peraltro non era stata disattivata, rischio che il PSC avrebbe dovuto almeno menzionare per fornire alla ditta appaltatrice le prescrizioni di massima, rimandando poi a quest’ultima l’individuazione delle modalità concrete per adeguarsi alle prescrizioni, anche tenendo conto della operatività in cantiere di squadre di stuccatori che dovevano lavorare all’esterno ed in quota, in prossimità della linea elettrica.
Il Tribunale di Firenze ha condannato gli imputati per i reati loro ascritti; interposta l’impugnazione la Corte distrettuale, ha confermato la sentenza di primo grado.
Avverso la pronuncia della Corte territoriale gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione censurando vizi di motivazione della sentenza di secondo grado per avere la Corte di Appello di Firenze omesso di valutare compiutamente tutte le doglianze proposte dalle difese degli imputati tra cui quella di che denunciava la condotta “abnorme” o “esorbitante” dell’operaio deceduto il quale, secondo le difese, era stato posto nelle condizioni di sicurezza previste dalla legge per evitare l’evento avverso.
La decisione della Cassazione e il principio di diritto sugli obblighi formativi/informativi che gravano sul datore di lavoro.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso e per quanto qui di interesse sulla consistenza dell’obbligo giuridico di formazione/informazione gravante sulla parte datoriale per l’incolumità dell’operaio di nazionalità straniera ha così statuito: “Con ineccepibile ragionamento controfattuale, la Corte ha quindi ritenuto che la previsione e valutazione – nel POS e nel PSC – del rischio di folgorazione in un cantiere ove era presente una linea elettrica a 15.000 volt e dove si eseguivano lavorazioni in quota, nonché la specifica formazione dei lavoratori circa i rischi di folgorazione e le misure precauzionali da adottare, avrebbero evitato comportamenti improvvidi da parte dei lavoratori medesimi, ed in particolare del (omissis) il quale, pur nella consapevolezza della presenza di detta linea attiva e della sua intuitiva pericolosità, non era stato posto in grado di individuare quali fossero le condizioni per lavorare in sicurezza. In particolare, non poteva certo dirsi che l’imputato avesse ottemperato all’obbligo di informazione per il sol fatto che il POS prevedeva il “rischio di elettrocuzione” e rimandava alla lettura del manuale d’uso della piattaforma, ove era indicata la distanza di sicurezza di almeno cinque metri da eventuali cavi elettrici. Sul punto la Corte distrettuale ha opportunamente evidenziato che un lavoratore non formato, tanto più se straniero, non era usuale che leggesse il POS e neppure sarebbe stato in grado di comprendere il significato del termine “elettrocuzione”; inoltre la cautela descritta nel POS era oltremodo generica, né assolveva allo scopo di rendere edotto il lavoratore, non formato dei rischi, il fatto che nelle note generali di utilizzo della piattaforma aerea fosse disposto di attenersi scrupolosamente a quanto indicato nel libretto d’uso, poiché ad un lavoratore non formato sui rischi inerenti alle mansioni svolte, e privo di competenze tecniche e linguistiche, non poteva richiedersi di leggere autonomamente il piano di sicurezza e neppure il manuale d’uso del macchinario che impiega e nella parte motiva della sentenza ha fornito un ulteriore chiarimento sui limiti della posizione di garanzia e sugli obblighi gravanti sulla figura del coordinatore per l’esecuzione.
La pronuncia della Cassazione sulla responsabilità del coordinatore per l’esecuzione dei lavori
Secondo la Suprema Corte è altresì immune da censure l’argomentazione sviluppata dalla Corte di Firenze nell’esaminare la posizione del professionista chiamato a rispondere dell’evento quale coordinatore in fase di esecuzione e progettazione dei lavori che sul punto osserva quanto segue: ”del tutto correttamente, infatti, nell’impugnata sentenza è stato ritenuto che alle condotte colpose del datore di lavoro, cui spettava di redigere un POS esaustivo e di formare i dipendenti, si aggiungeva quella del titolare di altra autonoma posizione di garanzia, cioè del professionista incaricato dalla committenza del coordinamento ai fini di sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, in quanto egli aveva omesso di aggiornare il PSC e di evidenziare alla committenza le lacune del POS della subappaltatrice e la mancanza di formazione dei dipendenti di quest’ultima. Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, ex art.92 D.Lgs.9 aprile 2008, n.81, è infatti titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto, oltre ad assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione del lavoro, svolge compiti di alta vigilanza circa la generale configurazione delle lavorazioni che comportino rischio interferenziale, consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori; b) nella verifica della idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento (PSC); c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS, con conseguente obbligo di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, le singole lavorazioni fino agli avvenuti adeguamenti da parte delle imprese interessate (Sez.4, n. 45862 del 14/9/2017, Rv.271026; Sez.4, n.27165 del 24/5/2016, Rv.267735). A questi compiti – come puntualmente contestato nel capo di imputazione – il (omissis) non ha adempiuto e dunque la decisione adottata dalla Corte territoriale nei suoi confronti è immune da censure”
Sulla scorta dei principi enunciati la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata.
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