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Timestamp: 2019-09-21 08:49:50+00:00
Document Index: 143166889

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 610', 'sentenza ', 'art. 610', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 33', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ']

Pubblicato daarmaroli	 28 Maggio 2016 15 Aprile 2018 Lascia un commento su Con sentenza in data 21.1.2014 la Corte di Appello di Trieste confermava la sentenza del G.u.p. del Tribunale di Udine, con la quale T.S. era stato condannato alla pena di mesi quattro di reclusione, con le attenuanti generiche e la diminuente per il rito abbreviato, per il delitto (capo B) di cui agli artt. 610 e 61 nn. 5) e 9) c.p., perché, nella sua veste di infermiere professionale in servizio presso l’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Udine, costringeva M.R. a subire l’applicazione di un catetere vescicale, pur a fronte del rifiuto opposto da quest’ultimo, colpendolo dapprima alle mani con degli schiaffi e costringendolo con la forza e, quindi, strattonandolo (il tutto urlando all’indirizzo del paziente con fare minaccioso e bestemmiando ripetutamente) e da ultimo, in conseguenza della reazione fisica del M. che si dimenava, lo immobilizzava con delle polsiere, portando a termine il posizionamento del catetere, con le aggravanti di aver commesso il fatto approfittando di circostanze personali (anziana età della persona offesa, nata il (OMISSIS) ), tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, con abuso dei poteri e/o violazione dei doveri inerenti al pubblico servizio svolto, nonché per il delitto capo C) di cui agli artt. 582 – 585 – 576 n. 1) c.p
mancanza di elementi idonei a ritenere che il M. non fosse in grado di dissentire, o che, comunque, il rifiuto dello stesso non fosse validamente prestato viene in questione, nella fattispecie in esame, la praticabilità di un trattamento sanitario, in presenza del rifiuto del paziente, e, sul punto, la sentenza impugnata ha, in sostanza, correttamente ritenuto che non potendo equipararsi la situazione dell’assenza di consenso al trattamento terapeutico al rifiuto espresso dal paziente, la presenza di quest’ultimo avrebbe dovuto far desistere l’imputato dall’ apporre il catetere, sicché l’aver provveduto a tale trattamento, ricorrendo a violenza fisica (picchiando sulle mani il paziente, pizzicandolo, immobilizzandolo, afferrandogli con violenza il pene, come pacificamente emerso dal dibattimento), per vincere la resistenza della p.o., integra le ipotesi di reato all’imputato attribuite.
con il secondo motivo, i vizi di cui all’art. 606, primo comma, lett. b) ed e) c.p.p., in relazione all’art. 610 c.p., per travisamento e per non aver considerato una prova, risultante anche da altri atti del procedimento indicati nei motivi di gravame; in particolare, la Corte d’Appello di Trieste ha affermato che vi fu il rifiuto del paziente e che l’infermiere ciononostante posizionava il catetere vescicale, ma la sentenza applica erroneamente la norma penale di cui all’art. 610 c.p., atteso che, per integrare tale reato, è necessario che l’agente ponga in essere una condotta violenta al fine di costringere taluno a fare o subire qualcosa, laddove non vi è reato se la forza esercitata è “giusta” e legittima; l’attività sanitaria esercitata da personale abilitato e qualificato è di per sé legittima, soprattutto allorché l’azione è volta a risolvere urgentemente una situazione critica che compromette la salute del paziente, anche quando vi è il dissenso del paziente stesso; in ogni caso il M. non ha espresso un parere contrario libero e genuino, avendo gli stessi giudici di merito evidenziato che il paziente presentava uno stato confusione, dava in escandescenze ed era molto agitato soffrendo irrimediabilmente per la vescica gonfia e l’impossibilità di espletare le proprie funzioni, con mancanza di pensiero “orientato”; la sentenza impugnata non considera la perizia assunta in sede di rito abbreviato, che costituisce mezzo di prova rilevante, nella quale si afferma “la pienezza vescicale eccessiva può determinare disturbi sino al delirio” ed il paziente si trovava in tale stato;
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Avverso tale sentenza, l’imputato, a mezzo del suo difensore di fiducia, ha proposto ricorso, affidato a sei motivi, con i quali lamenta:
Nella sentenza impugnata i fatti sono stati descritti nel senso che, in data (OMISSIS) M.R. , di anni 84, ricoverato presso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Maria della Misericordia di Udine, riferiva a s.i.t. che, nella notte tra il (OMISSIS) , un infermiere gli aveva “sostituito il catetere vescicale” contro la sua volontà (sostituzione questa che, poi, si appurava essere in realtà un’apposizione), ponendo in essere atti di imposizione e di violenza nei suoi confronti, consistiti nell’ignorare il suo diniego, motivato da complicazioni avute in un precedente ricovero a seguito del posizionamento di analogo catetere, e nel colpirlo ripetutamente alle mani e alle braccia per vincere la sua resistenza, nonché per costringerlo a stare fermo; l’ufficiale di P.G. che raccoglieva le dichiarazioni dava atto della presenza di quattro ecchimosi sul dorso della mano sinistra ed altre sul dorso della mano destra del M. ; in data 15.6.2010 questi effettuava anche il riconoscimento fotografico dell’attuale imputato, il quale risultava essere in servizio nella notte tra il (OMISSIS) , come confermato dai prospetti ospedalieri acquisiti in atti; in base alla concorde versione dei fatti resa dai testimoni, eccettuato il M. , ed alla luce di quanto risultante dalla cartella clinica acquisita in atti, era certo che il paziente non fosse in precedenza portatore di catetere vescicale; veniva sentita l’unica teste oculare, l’infermiera J.M. , che in sostanza confermava la versione dei fatti della p.o. ed anzi evidenziava che in quel frangente aveva tentato ripetutamente di convincere l’imputato a desistere dall’operazione di apposizione del catetere per il fatto che il paziente rifiutata l’intervento ed era in terapia con diuretici, oltre ad essere incorso in perdite di urina, circostanza che portava ad escludere che si fosse formato un “globo vescicale”; il T. , tuttavia, di fronte allo stato di agitazione dell’anziano, si era vieppiù alterato ed aveva iniziato ad imprecare, urlando ed assumendo un atteggiamento minaccioso anche verso la collega, intimandole di prendere le polsiere per immobilizzare il paziente ed apponendo, quindi, al M. il catetere; in sede di procedimento disciplinare avviato nei confronti del T. , gli veniva irrogata in data 6.7.2010 dall’Azienda di appartenenza la sanzione della sospensione dal servizio e dalla retribuzione per giorni dieci;
Elementi centrali nella vicenda in esame sono costituiti dal rifiuto espresso dal M. all’apposizione del catetere da parte dell’infermiere T.S. e dalle condizioni di salute in cui si trovava il M. all’atto dell’apposizione del catetere, entrambi elementi questi decisivi anche al fine della verifica dell’operatività delle scriminanti di cui agli artt. 51 e 54 c.p.p., invocate dall’imputato.
In mancanza di elementi idonei a ritenere che il M. non fosse in grado di dissentire, o che, comunque, il rifiuto dello stesso non fosse validamente prestato viene in questione, nella fattispecie in esame, la praticabilità di un trattamento sanitario, in presenza del rifiuto del paziente, e, sul punto, la sentenza impugnata ha, in sostanza, correttamente ritenuto che non potendo equipararsi la situazione dell’assenza di consenso al trattamento terapeutico al rifiuto espresso dal paziente, la presenza di quest’ultimo avrebbe dovuto far desistere l’imputato dall’ apporre il catetere, sicché l’aver provveduto a tale trattamento, ricorrendo a violenza fisica (picchiando sulle mani il paziente, pizzicandolo, immobilizzandolo, afferrandogli con violenza il pene, come pacificamente emerso dal dibattimento), per vincere la resistenza della p.o., integra le ipotesi di reato all’imputato attribuite.
Con tale valutazione, i giudici di merito hanno fatto corretta applicazione dei principi posti dal nostro ordinamento, in primo luogo dall’art. 32 Cost., comma 2, a norma del quale nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge, specificazione del più generale principio posto dall’art. 13 Cost., che garantisce l’inviolabilità della libertà personale con riferimento anche alla libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica, e dalla L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 33, che esclude la possibilità d’accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se questo è in grado di prestarlo e non ricorrono i presupposti dello stato di necessità ex art. 54 c.p. (arg. ex Sez 4, n. 16375 del 23/01/2008).
Pur volendo, condividere, infatti, la tesi, secondo la quale il medico, ovvero il soggetto abilitato all’espletamento di trattamenti sanitari è legittimato a sottoporre il paziente, affidato alle sue cure, al trattamento terapeutico, che giudica necessario alla salvaguardia della salute dello stesso, pur in assenza di un esplicito consenso, nel caso, invece, della volontà del paziente, manifestata in forma inequivocabilmente negativa concretizzante un rifiuto del trattamento terapeutico prospettatogli, l’operatore trova un limite invalicabile al suo operare, ancorché l’omissione dell’intervento possa cagionare il pericolo di un aggravamento dello stato di salute dell’infermo e, persino, la sua morte. In tale ultima ipotesi, qualora il medico effettui ugualmente il trattamento rifiutato, potrà profilarsi a suo carico il reato di violenza privata (arg. ex Sez. 1, n. 26446 del 29/05/2002). In proposito, è stato, infatti, evidenziato come non paia seriamente discutibile, invero che in una società ispirata al rispetto e alla tutela della persona umana, quale portatrice di un patrimonio culturale e spirituale prezioso per l’intera collettività, non possa darsi assoluta prevalenza al valore sociale dell’individuo.
Facendo applicazione dei suddetti principi, pertanto, a fronte del rifiuto espressamente e consapevolmente manifestato dal M. , non assume rilievo, come evidenziato dalle S.U., l’asserito esito fausto del trattamento praticato dal T. .
Nel medesimo contesto vanno, poi, esaminate le deduzioni dell’imputato di cui al primo e terzo motivo di ricorso relative alla configurabilità nella fattispecie in esame delle scriminanti di cui agli artt. 51 (adempimento di un dovere) e 54 c.p. (stato di necessità).
Nel contesto precisato non possono essere invocate le indicate esimenti, neppure a livello putativo, in considerazione del dissenso/rifiuto della p.o., che non legittimava l’imputato ad intervenire e, comunque, per carenza dei presupposti di esse, atteso che lo stato di necessità, quantunque erroneamente supposto dall’agente, sulla base di un errore scusabile nell’apprezzamento dei fatti, doveva essere ancorato ad una situazione obiettiva, atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza del pericolo attuale per la salute della p.o., situazione che, per quanto evidenziato, non ricorreva. Sul punto, vanno richiamati i principi costantemente affermati da questa Corte, secondo i quali l’allegazione da parte dell’imputato dell’erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità non può basarsi su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d’animo dell’agente, ma deve essere sostenuta da dati di fatto concreti, che, se pur non idonei a realizzare quelle condizioni di fatto che farebbero obbiettivamente scattare l’esimente, siano tali da giustificare l’erronea persuasione di trovarsi in una situazione di necessità (Sez. I, 22/04/2009, n. 19341;Sez. I, 25/02/2014, n. 28802).
Infondati si presentano, poi, il quinto ed il sesto motivo di ricorso circa l’insussistenza di lesioni- non potendosi ritenere tali le ecchimosi riscontrate sulle mani della p.o.- e l’assenza del nesso di causalità.
Pubblicato daarmaroli 28 Maggio 2016 15 Aprile 2018 Pubblicato inNEWSTag: avvocati a bologna errore medico, avvocati a bologna malasanità errore medico, AVVOCATI A BOLOGNA Malasanità risarcimento danno, avvocati Bologna, Avvocato Bologna, Avvocato civilista Bologna, AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA, Avvocato per divorzi Bologna, Avvocato per separazioni Bologna, Avvocato separazioni Bologna, colpendolo dapprima alle mani con degli schiaffi e costringendolo con la forza e, con abuso dei poteri e/o violazione dei doveri inerenti al pubblico servizio svolto, con la quale T.S. era stato condannato alla pena di mesi quattro di reclusione, con le aggravanti di aver commesso il fatto approfittando di circostanze personali (anziana età della persona offesa, con le attenuanti generiche e la diminuente per il rito abbreviato, Con sentenza in data 21.1.2014 la Corte di Appello di Trieste confermava la sentenza del G.u.p. del Tribunale di Udine, costringeva M.R. a subire l’applicazione di un catetere vescicale, diritto di famiglia avvocato, in conseguenza della reazione fisica del M. che si dimenava, incidente mortale risarcimento, incidente stradale mortale risarcimento danni, incidente stradale risarcimento, incidenti stradali risarcimento, indennizzo incidente stradale, indennizzo morte incidente stradale, lo immobilizzava con delle polsiere, malasanità risarcimento, morte incidente stradale risarcimento, morte per incidente stradale risarcimento, nata il (OMISSIS) ), nella sua veste di infermiere professionale in servizio presso l’Ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Udine, nonché per il delitto capo C) di cui agli artt. 582 – 585 – 576 n. 1) c.p, per il delitto (capo B) di cui agli artt. 610 e 61 nn. 5) e 9) c.p., perché, portando a termine il posizionamento del catetere, pur a fronte del rifiuto opposto da quest’ultimo, quindi, risarcimenti danni incidenti stradali, risarcimenti incidenti stradali, risarcimento assicurazione incidente stradale mortale, risarcimento danni fisici incidente, risarcimento danni incidente, risarcimento danni incidente mortale, risarcimento danni incidente stradale mortale, risarcimento danni per incidente stradale mortale, risarcimento danni sinistro, risarcimento danni sinistro mortale, RISARCIMENTO DANNI SINISTRO STRADALE MORTALE, risarcimento incidente mortale, risarcimento incidente mortale tabelle, risarcimento incidente stradale, risarcimento incidente stradale mortale, risarcimento morte incidente stradale, risarcimento per incidente stradale, risarcimento sinistri stradali, risarcimento sinistro stradale, sinistri stradali risarcimento, sinistro stradale risarcimento, strattonandolo (il tutto urlando all’indirizzo del paziente con fare minaccioso e bestemmiando ripetutamente) e da ultimo, tabella risarcimento morte incidente stradale, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, Testamento olografo