Source: http://mobile.ilcaso.it/articolo_ragionato/fallimentare/44/R44*32
Timestamp: 2019-04-22 22:44:49+00:00
Document Index: 178063900

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'art. 82', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 124', 'art. 141', 'art. 6']

Somme affluite su conto corrente del fallito dopo il fallimento
Conto corrente postale - Addebiti successivi alla dichiarazione di fallimento - Inefficacia - Presupposti - Notificazione della sentenza alla Poste Italiane s.p.a. - Necessità - Esclusione
Le norme della legge fallimentare sono applicabili anche ai conti correnti postali, in virtù della espressa previsione di cui all'art. 24 d.P.R. n. 156 del 1973, non derogata dal successivo art. 82, con la conseguenza che devono ritenersi inefficaci ex art. 44, l.fall., gli addebiti effettuati su detto conto dopo la pubblicazione della sentenza dichiarativa del fallimento, senza che sia necessaria la sua notificazione a Poste Italiane s.p.a., posto che la disciplina prevista dall'art. 17 l.fall. fonda la sussistenza di una presunzione generale di conoscenza della pronuncia che dichiara aperta la procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2019, n. 6375. Segue...
Somme affluite su conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento - Diritto del curatore all'immediata acquisizione alla massa - Sussistenza - Rimesse sul conto costituenti provento della prosecuzione dell'attività d'impresa dopo il fallimento - Prova da parte della banca - Ammissibilità - Conseguenze
In tema di fallimento, deve riconoscersi al curatore la legittimazione ad appropriarsi immediatamente di tutte le somme affluite su di un conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione (somme da ritenersi "beni sopravvenuti al fallito in corso di fallimento", ex art. 42, secondo comma, legge fall.), mentre la banca convenuta per la restituzione delle somme stesse può opporre, in via di eccezione (restando, per l'effetto, onerata della relativa prova), che le rimesse sul conto abbiano costituito provento della gestione di un'attività d'impresa esercitata dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, sicché (trattandosi di beni pervenuti a quest'ultimo durante il corso della procedura fallimentare) dall'importo dei versamenti debbono essere detratti i pagamenti eseguiti a terzi mediante assegni bancari tratti sul conto "de quo", quali passività sostenute dal fallito per la produzione del reddito affluito sul conto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8274. Segue...
Rapporto di conto corrente bancario senza fido - Instaurazione dopo il fallimento - Versamenti eseguiti sul conto - Integrale restituzione al curatore - Necessità - Operazioni corrispondenti ai movimenti finanziari di una nuova impresa del fallito - Banca - Obbligo di restituzione dei versamenti - Limite
Quando il fallito, dopo l'apertura della procedura concorsuale, instauri un rapporto di conto corrente bancario senza fido con una banca, i versamenti su di esso eseguiti devono essere integralmente restituiti al curatore anche nell'ipotesi in cui la banca abbia utilizzato in tutto o in parte la provvista per effettuare il pagamento di assegni a favore di terzi. Tale regola può subire eccezioni solo quando le operazioni compiute sul conto corrispondano ai movimenti finanziari di una nuova impresa di cui il fallito sia titolare, nel qual caso la banca dovrà restituire soltanto il saldo attivo risultante dalla differenza tra i versamenti ricevuti e i pagamenti effettuati in funzione di passività affrontate per la gestione dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 1997, n. 4345. Segue...
Fallimento - Pendenza - Versamenti su un conto corrente del fallito - Titolo di acquisizione - Prova - Mancanza - Conseguenze
Il versamento su un conto corrente del fallito, in pendenza del fallimento, di somme delle quali non sia provato il titolo di acquisizione, importa che dette somme costituiscono bene sopravvenuto al fallito nel corso del fallimento e, pertanto, si considerano automaticamente acquisite alla massa, ai sensi dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare. La Banca, pertanto, è tenuta a restituirle al fallimento che ne faccia richiesta, senza poter dedurre l'ammontare dei pagamenti che essa su ordine del fallito ha eseguito a favore di terzi (ove non provi che i pagamenti effettuati dal fallito a mezzo assegni tratti sul conto corrente costituissero costi sostenuti per realizzare il reddito confluito sul conto) e senza poter invocare esonero da responsabilità per il fatto di aver osservato gli obblighi previsti dall'art. 124 R.D. 21 dicembre 1934 n. 1736 (introdotto dall'art. 141 della legge 24 novembre 1981 n. 689 e modificato dall'art. 6 della legge 15 dicembre 1990 n. 386) nella consegna al cliente dei moduli di assegno bancario, atteso che la finalità di queste ultime disposizioni è solo quella di rafforzare l'attuazione del divieto di emissione di assegni da parte di soggetti per i quali è stabilito il divieto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 1995, n. 10056. Segue...