Source: https://ambsantodomingo.esteri.it/ambasciata_santodomingo/it/informazioni_e_servizi/servizi_consolari/adozioni
Timestamp: 2020-07-09 05:47:34+00:00
Document Index: 96510950

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.39', 'art.39', 'art.32', 'art.32', 'art.33']

In Repubblica Dominicana l’ente responsabile per le adozioni é Il Consiglio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza - CONANI (Consejo Nacional para la Niñez y la Adolescencia).
L’autorità a cui rivolgersi per un’adozione internazionale è il Tribunale per i Minorenni competente per il territorio di residenza. Gli aspiranti genitori adottivi devono rivolgersi all’ufficio di cancelleria civile per presentare la "dichiarazione di disponibilità" all'adozione internazionale.
Oltre alla dichiarazione, i richiedenti dovranno allegare i seguenti documenti in carta semplice:
I servizi degli Enti locali svolgono le seguenti attività:
informazione sull'adozione internazionale e le relative procedure;
preparazione degli aspiranti all'adozione;
acquisizione di elementi sulla situazione personale, familiare e sanitaria degli aspiranti all'adozione, sul loro ambiente sociale, le motivazioni che li determinano, l'attitudine all'adozione.
I servizi trasmettono al Tribunale per i Minorenni una relazione sull’attività svolta entro 4 mesi dalla trasmissione della dichiarazione di disponibilità. Il Tribunale, sentiti gli aspiranti all’adozione, decide entro i due mesi successivi se rilasciare un decreto di idoneità o se emettere invece un decreto attestante l'insussistenza dei requisiti all’adozione.
Il decreto ha efficacia per tutta la durata della procedura, che deve essere promossa dagli interessati entro un anno. Esso viene inviato alla Commissione per le Adozioni Internazionali e all'ente autorizzato, se è già stato scelto dai coniugi.
Entro 1 anno dal rilascio del decreto di idoneità, la coppia deve iniziare la procedura di adozione internazionale, rivolgendosi ad uno degli Enti autorizzati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali. Quest’ultima, costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, controlla tutto l'iter adozionale per garantire che le procedure di adozione dei minori stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione dell'Aja.
La Commissione rappresenta l'Autorità Centrale italiana per l'applicazione della Convenzione dell'Aja.
Gli Enti autorizzati si fanno carico della procedura di adozione nel Paese di origine del minore, svolgendo tutte le pratiche necessarie in loco (art. 3 della legge n.184/83 come modificata dalla legge n.476/98) e curando l’abbinamento del minore stesso alla coppia.
Gli Enti organizzano incontri allo scopo di informare le coppie sulle procedure nei Paesi ove operano, sulla realtà dell'adozione internazionale e di prepararli, con la collaborazione di psicologi ed altri esperti, al loro futuro ruolo di genitori adottivi.
Per "Enti autorizzati" si intendono gli Enti abilitati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, ai sensi dell'art.39 della legge n°184 del 1983 come modificata dalla legge n°476/1998, allo svolgimento delle procedure di adozione internazionale. Agli Enti sono assegnate tutte le funzioni relative alla procedura di una pratica di adozione internazionale, sia in Italia che all'estero: dalle prime informazioni rivolte alla coppia, agli adempimenti richiesti nel Paese di origine del minore.
Prima dell’entrata in vigore della legge n°476 del 1998, la coppia che iniziava la procedura di un'adozione internazionale poteva scegliere se avvalersi o meno di un Ente autorizzato. Con la nuova legge solo gli Enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali sono legittimati ad occuparsi delle pratiche in materia di adozione internazionale, sulla base di precisi requisiti. Il loro intervento è pertanto obbligatorio.
L'Ente autorizzato, una volta ricevuta dall'autorità straniera la proposta di incontro con il minore da adottare, ne informa gli aspiranti genitori adottivi e li assiste per tutte le visite necessarie. Se gli incontri della coppia con il minore si concludono positivamente, viene emanato da parte della competente Autorità giudiziaria straniera il provvedimento di adozione.
L’Ente autorizzato trasmette successivamente tutti gli atti relativi all’adozione alla Commissione per le Adozioni Internazionali, che ne verifica la correttezza formale e sostanziale. In caso di esito positivo dei controlli, la Commissione Adozioni Internazionali rilascia l’"autorizzazione nominativa all’ingresso e alla permanenza in Italia del minore adottato" (art.39 della legge citata).
In tale contesto, il compito della nostra rete diplomatico-consolare è quello di collaborare, per quanto di competenza, con l'Ente autorizzato per il buon esito della procedura di adozione (art.32 punto 4 della legge n°184/1983 come modificata dalla legge n°476 del 1998). Tale attività può riguardare legalizzazione e controllo sulla documentazione, nonché l'assistenza, laddove necessario, anche attraverso l'agevolazione dei contatti con le Autorità locali (in particolare in quei Paesi che non hanno ratificato la Convenzione de L’Aja). L’art.32 sopracitato stabilisce inoltre che i Consolati, “dopo avere ricevuto formale comunicazione della concessione da parte della Commissione, rilasciano il visto d’ingresso per adozione a beneficio del minore adottando”.
Per potere entrare in Italia, il minore adottato deve essere munito di un visto d’ingresso per adozione che viene apposto sul passaporto estero rilasciato dal Paese d'origine. Ai fini della concessione del visto da parte della rete diplomatico-consolare, è necessario che sia pervenuta l’autorizzazione all'ingresso ed alla permanenza in Italia del minore della Commissione per le Adozioni Internazionali.
La pratica di visto viene evasa nel minor tempo possibile, per venire incontro alle esigenze della coppia. L'effettivo rilascio del visto è tuttavia subordinato ai tempi tecnici di trattazione. Ai sensi dell'art.33 della legge n°184 del 1983 come modificata dalla legge n°476 del 1998, è fatto divieto alle Autorità consolari di concedere a minori stranieri il visto d'ingresso nel territorio dello Stato a scopo di adozione al di fuori delle ipotesi previste dalla legge stessa e senza la previa autorizzazione della Commissione per le Adozioni Internazionali. Una volta che il minore è entrato in Italia, la Questura competente rilascia in suo favore un permesso di soggiorno per adozione.