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Legge 40 toccala: aprile 2010
Giovedì 29 aprile 2010 ore 22.00 - Reparto Maternità
Giovedì 29 aprile 2010 alle ore 22.00 su FoxLife (canale visibile su Sky) una ragazza racconterà l'ultimo mese di gravidanza ottenuto con fecondazione eterologa effettuata all'estero
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«Stop alla superbanca di embrioni congelati. Adozioni possibili»
Corriere della Sera - 27 aprile 2010 - pagina 24
Viene ribadito il divieto legale di distruggere più di 3.000 organismi
ROMA - No alla super banca per gli embrioni orfani. No alla loro distruzione. Sì invece alla possibilità di darli in adozione a genitori sterili. Sono alcune delle conclusioni della commissione nominata un anno fa dal ministro della Salute Ferruccio Fazio per dare indicazioni su come gestire i frutti del concepimento in sovrannumero congelati nei centri di fecondazione assistita. Il documento è stato inviato al ministro dal coordinatore dei lavori, Francesco D' Agostino. Si propone tra l' altro di modificare il decreto del 2004, firmato dall' ex ministro Girolamo Sirchia che istituì un' apposita struttura all' ospedale Maggiore di Milano dove le cliniche avrebbero dovuto inviare quegli embrioni abbandonati dai legittimi proprietari con dichiarazione scritta (circa 3600 secondo il censimento dell' Istituto Superiore di Sanità oltre ai 3 mila in attesa di essere utilizzati con le tecniche della provetta). Non solo. Il costo della crioconservazione non potrà essere addebitato alle coppie. E non si potrà parlare di embrioni orfani perché «l' eventuale rinuncia espressa o tacita al trasferimento in utero essendo sempre revocabile non consente di qualificarli in stato di abbandono definitivo». Viene ribadito il fermo divieto legale di distruggerli. Due infatti secondo gli esperti sono le condizioni in cui la crioconservazione può essere interrotta: quando si deve procedere all' impianto nell' utero della madre e di una donna disposta ad accoglierlo e quando sia possibile accertarne scientificamente la morte naturale o la definitiva perdita di vitalità. Ed è in questo contesto che la commissione traccia la strada dell' adozione (già condivisa nel 2007 dal Comitato nazionale di bioetica, presieduto anche allora da D' Agostino). non prevista dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita. Così si potrebbero «risolvere molti problemi bioetici che nascono dal congelamento». Il testo è passato con due note di dissenso aggiunte da Carlo Alberto Redi e dal giurista Amedeo Santosuosso. Per quanto riguarda i tempi di conservazione, solo quando si potrà stabilire, grazie al progresso, con criteri scientifici la morte o la perdita di vitalità degli embrioni, si potrà «escludere una conservazione sine die. Si auspica pertanto un forte investimento nella ricerca», scrivono gli esperti.
Corriere della Sera - 15 aprile 2010
L’esperimento di Newcastle su «Nature». Annullata una malattia ereditaria
La via della terapia genica (su cui si lavora da anni senza mai una sicurezza definitiva) sembra vicina all’essere superata. Almeno per quanto riguarda alcune malattie ereditarie. Basta «creare» un embrione con tre Dna. Il laboratorio dell’università di Newcastle, nel nord della Gran Bretagna, vi è riuscito. Già nel 2008, come riportato dal Corriere della Sera, aveva messo a punto la tecnica arrivando a 10 embrioni, vitali per sei giorni, con due Dna femminili e uno maschile. E senza l’espressione della malattia ereditaria legata al solo Dna mitocondriale della madre perché annullata dal Dna mitocondriale della cellula uovo di una donna sana. In questo ovulo «svuotato» del nucleo centrale (il patrimonio genetico completo) era stato inserito sia il nucleo dell’ovocita materno sia quello paterno.
E lì era stata avviata la fecondazione dell’embrione sano. Gli stessi ricercatori, guidati da Douglass Turnbull, hanno affinato la tecnica e sono arrivati a 80 embrioni, fatti sviluppare e vitali per sette giorni. L’aspetto importante è che, se impiantati, sarebbero andati avanti nello sviluppo. Tecnica riproducibile, e quindi fattibile anche in altri centri, e subito oggetto di una pubblicazione sulla rivista scientifica Nature. L’embrione con tre genitori colpisce la fantasia, in realtà sarebbe sbagliato definirlo così perché la frazione genetica donata non ha nessuna influenza sullo sviluppo di un bambino. Se non quella di assicurargli mitocondri sani. E quindi di annullare all’origine la malattia di cui altrimenti sarebbe affetto fin dalla nascita. Anche se i Dna sono tre, quindi, i genitori restano comunque due perché il Dna mitocondriale, con appena 37 geni, costituisce davvero una frazione piccolissima, rispetto ai circa 23.000 geni contenuti nel Dna del nucleo.
La ricerca condotta a Newcastle, nel più noto «covo» di manipolatori di embrioni al mondo, nel Life Science Center, è finanziata dall’associazione britannica per la lotta alla distrofia muscolare (Muscolar distrophy campaign), dal Medical research council e dal Wellcome Trust. Conferenza stampa obbligata per Douglass Turnbull, divulgata in rete da Nature: «Il mio grande interesse e l’obiettivo di questa ricerca - ha spiegato il ricercatore inglese - sono i pazienti colpiti dalle malattie mitocondriali, ‘trasmesse dalla madre al figlio. E che sono molto numerose». E ha continuato: «La novità del nostro lavoro è nel fatto che, nonostante siano stati utilizzati due ovociti, si ottiene un pronucleo (ossia un ovocita nel quale il Dna paterno e materno non si sono ancora fusi) come in un normale intervento di fecondazione assistita. In altre parole, siamo ora in grado di prevenire la trasmissione delle malattie mitocondriali. Abbiamo dimostrato l’efficienza della tecnica e questo è molto importante per i pazienti». Va bene.
Ma quanto tempo ci vorrà per trasferire la tecnica nella pratica? E qui Turnbull tradisce emozione ed entusiasmo: «Tre anni. Si può arrivare alla pratica clinica nell’arco di tre anni». Ottimista? In ogni caso, gli esperti ritengono questo risultato un enorme progresso nella lotta alla trasmissione delle malattie mitocondriali. Queste oggi sono la più comune causa di malattie genetiche e mutazioni del Dna mitocondriale sono rilevate in un nato vivo su 250. «Questa tecnica è molto interessante - afferma Giuseppe Novelli, genetista dell’università Tor Vergata a Roma - perché potrebbe permettere a una persona portatrice di una malattia terribile, che non ha nessuna possibilità di diagnosi preimpianto, di avere un figlio sano». E aggiunge: «Non è una tecnica nuova, era già stata provata su delle scimmie. Ma a Newcastle sono passati all’uomo. E questo è il passo fondamentale».
Corriere della Sera - 14 aprile 2010
I donatori sono due madri e un padre. L'obiettivo è prevenire la trasmissione di malattie genetiche ereditarie
MILANO - Un team di ricercatori dell'università di Newcastle è riuscita a produrre embrioni umani con il Dna di tre persone, due madri e un padre, per prevenire la trasmissione di malattie genetiche ereditarie incurabili al nascituro. Secondo quanto riferisce il Times l'equipe del professore Doug Turnbull è riuscita eliminare i mitocondri (i generatori dell'energia della cellula) difettosi dei genitori trasferendo il loro Dna 'ripulitò in un ovocita sano fornito da una donatrice. Secondo Turnbull il primo bambino con tre genitori biologici potrebbe essere concepito entro tre anni.
La Corte Ue: “L’eterologa è un diritto” Pronti in Italia i ricorsi contro la Legge 40
Repubblica - 7 aprile 2010
Le associazioni gridano vittoria e preparano i primi ricorsi giudiziari. Il primo sarà presentato a Bologna il 15 aprile, seguiranno Firenze, Roma, Catania e Milano. È l'effetto della sentenza della Corte di Strasburgo: "Il divieto della fecondazione eterologa contrasta con la convenzione europea dei diritti dell'uomo".
“Siamo di fronte a una sentenza rivoluzionaria per tutte le coppie italiane”, annuncia Antonino Guglielmino, direttore dell'Unità di Medicina della riproduzione del centro Hera di Catania. "I giudici di Strasburgo infatti, lo scorso primo aprile, hanno condannato le autorità austriache perché la legge nazionale che regola la procreazione assistita non consente di ricorrere all'eterologa". E hanno stabilito che gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia di Pma ma, se lo fanno, tale legge deve essere coerente e prendere in considerazione gli interessi di tutti, anche di quelli che per concepire hanno bisogno della donazione.
“Per questo - aggiunge Guglielmino - siamo pronti ad avviare una campagna di ricorsi giudiziari. La stessa strada che abbiamo percorso per cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita nelle parti che vietavano la diagnosi genetica di preimpianto e obbligavano all'impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso". Ma se anche in questo caso, così come è avvenuto nell'aprile del 2009, i giudici ritenessero incostituzionale la norma, la legge sulla procreazione medicalmente assistita sarebbe, di fatto, cancellata.
Questo potrebbe anche incidere sul fine del ‘turismo della provetta’. E potrebbe riportare in Italia la possibilità di curare anche le coppie infertili. Basti pensare che in cinque anni di divieti, continua Guglielmino, la legge 40 ha costretto quasi 50mila coppie ad emigrare per un figlio e a pagare 8mila euro per andare in Spagna, 5-6 mila per andare a provare in Grecia, fino a 20 per andare in Russia e 5 per andare in Ucraina.
Fecondazione eterologa. Campagna per l'introduzione
Una campagna di ricorsi per introdurre la fecondazione eterologa in Italia. "Ci prepariamo, insieme Cittadinanza Attiva Toscana, ad aprire un'altra fondamentale battaglia di civilta' per cancellare il divieto sulla donazione di gameti". Lo annuncia in una nota Francesco Gerardi, presidente dell'associazione Hera di Catania, dopo la sentenza del 1 aprile della Corte di Strasburgo, secondo la quale le legislazioni nazionali che vietano la fecondazione eterologa, con la donazione di ovuli e sperma, violano l'articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
"Siamo pronti- dice Gerardi - ad avviare una campagna di ricorsi giudiziari, la stessa strada che abbiamo percorso per cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita nelle parti che vietavano la diagnosi genetica di preimpianto e obbligavano all'impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso". Il pronunciamento della Corte di Strasburgo - prosegue la nota - sanziona la legge austriaca sulla Procreazione medicalmente assistita, che non consente la fecondazione eterologa.
Una situazione identica a quella della legislazione italiana, dove l'articolo 4 della legge 40 del 2004 vieta in modo assoluto e senza spazi d'interpretazione la possibilita' per le coppie di poter ricevere la donazione di un gamete.
"La sentenza della Corte di Strasburgo - afferma l'avvocato Maria Paola Costantini del collegio di difesa dei pazienti dell'associazione Hera di Catania - e' rilevante perche' invita gli Stati europei ad adottare legislazioni non discriminatorie e a riconoscere il diritto alla vita familiare".
La Corte europea potrebbe cosi' aprire una serie di speranze e di possibilita' anche per i pazienti italiani. "Sulla base dell'art.117 della Costituzione italiana - commenta Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto costituzionale all'universita' Statale di Milano e membro del collegio di difesa di Hera - i diritti e la giurisprudenza della Corte dei diritti dell'uomo sono parte dell'ordinamento del nostro paese".
"Ora e' la volta del Parlamento di cambiare la legge 40 su questo punto, oppure saranno ancora una volta le coppie e le loro organizzazioni a inserire elementi di civilta' e di ragionevolezza nel nostro Paese. Cosi' come e' successo sempre per la legge 40 con ricorsi promossi dalle coppie che hanno portato la modifica dell'art.14 mediante l'intervento della Corte Costituzionale".
Aduc - 6 aprile 2010
CANADA - Fecondazione, clinica offre embrioni congelati a coppie sterili
Un'agenzia canadese di consulenza alla procreazione e all'adozione metterà a disposizione delle coppie sterili, che ne faranno richiesta, gli embrioni congelati conservati nelle cliniche del paese. Lo annuncia la Beginnings Counselling & Adoption services dell'Ontario con un comunicato pubblicato sul proprio sito, ripreso dal quotidiano The Globe and Mail. A partire dal 5 aprile prossimo, le coppie con problemi di fertilità potranno utilizzare gli embrioni congelati nei centri di riproduzione umana canadese, afferma l'agenzia. In questo modo - spiega - si risolve anche una questione etica per numerose coppie canadesi: dopo una fecondazione assistita, conclusa con successo, la maggior parte dei genitori non sa come comportarsi con gli embrioni rimasti.
"In passato, le opzioni erano limitate: distruggere gli embrioni, conservarli indefinitamente o metterli a disposizione della ricerca medica. Ora c'è un'altra soluzione", sottolinea Beginnings sul sito, "donarli a chi ne ha bisogno". L'agenzia Beginnings sostiene di essere la sola in Canada a proporre il servizio di donazione di embrioni aperto a tutti, il cui costo è di 13.500 dollari canadesi, circa 10 mila euro. Alcune cliniche canadesi specializzate praticano la donazione anonima, ma riservata solo ai propri pazienti.
Aduc - 4 aprile 2010
Il sole 24 ore - 02/04/2010
Il divieto assoluto di fecondazione eterologa in vitro non è compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A dirlo, per la prima volta, è stata la Corte di Strasburgo che, in una sentenza depositata ieri nella causa S.H e altri contro Austria (n. 57813/00), destinata a produrre effetti anche in altri casi analoghi, ha riconosciuto che l`impossibilità totale di ricorrere alla fecondazione eterologa infrange il diritto alla vita familiare e il divieto di discriminazione. Alla Corte europea si erano rivolte due coppie con problemi di fertilità risolvibili solo ricorrendo alla fecondazione in vitro con donazione esterna di ovuli o sperma.
La legge austriaca, al pari di quella italiana (n. 40/2004), vieta la fecondazione eterologa. La stessa Corte costituzionale austriaca, investita della vicenda, aveva ritenuto il divieto compatibile con la Convenzione europea. Una conclusione del tutto ribaltata a Strasburgo che non solo ha condannato l`Austria, ma ha stabilito principi applicabili in casi analoghi, facendo pendere l`ago della bilancia a favore del diritto delle coppie ad avere un figlio. Prima di tutto, la Corte europea ha spazzato via ogni dubbio sull`applicabilità dell`articolo 8 della Convenzione, che riconosce il diritto al rispetto alla vita privata e familiare, ai casi di fecondazione assistita. Per i giudici internazionali, infatti, l`articolo 8 include anche il diritto di rispettare la volontà di un individuo a diventare genitore genetico e quindi di ricorrere alla fecondazione.
La Corte riconosce che gli Stati hanno un margine di discrezionalità in questa materia ma, nell`adozione della normativa interna, sono tenuti a rispettare la Convenzione europea come interpretata da Strasburgo. Nel settore della fecondazione medicalmente assistita - osservano i giudici - manca un approccio unitario degli Stati del Consiglio d`Europa, con la conseguenza che il margine di intervento delle autorità nazionali è ancora più ampio: in alcuni Stati ci sono divieti assoluti, in altri sono proibite alcune tecniche, mentre in altri ancora c`è ampia libertà. Una situazione a macchia di leopardo dovuta proprio a questioni etiche, alla base delle scelte dei diversi ordinamenti, che però non possono condurre a un trattamento discriminatorio tra coppie che hanno bisogno di ricorrere a tecniche di fecondazione.
È vero che gli Stati non hanno alcun obbligo di adottare una legislazione che permetta la fecondazione assistita, ma una volta che questa è consentita devono essere vietati trattamenti discriminatori. In pratica, per la Corte, persone che si trovano in una stessa situazione di infertilità non possono essere trattate diversamente solo in ragione della diversa tecnica di fecondazione utilizzata. Non giustificato, quindi, il divieto della fecondazione eterologa se è ammessa quella omologa. Sono proprio i divieti assoluti a non convincere Strasburgo: le stesse considerazioni di carattere morale richiamate a giustificazione del divieto dal Governo in causa «non sono in sé una giustificazione sufficiente per un totale divieto su una specifica tecnica di fecondazione come la donazione degli ovuli». Bocciate anche altre giustificazioni fondate sul rischio di utilizzo di tecniche selettive di riproduzione.
Le autorità nazionali, per evitare questo pericolo, possono avvalersi di misure proporzionali rispetto all`obiettivo conseguito come, per esempio, prevedere l`utilizzo di medici con particolare esperienza e legati al rispetto di rigorose regole deontologiche. Questo vuol dire che gli abusi potenziali, che possono verificarsi e che vanno combattuti, non sono una ragione sufficiente «a proibire una specifica tecnica di procreazione in modo assoluto» anche perché è possibile utilizzare misure di salvaguardia proporzionali, raggiungendo lo stesso obiettivo. Come vietare ogni forma di remunerazione per i donatori. Per quanto riguarda poi l`esigenza di salvaguardare la certezza nelle relazioni familiari, la Corte parte dalla constatazione che ormai i rapporti familiari inusuali, non fondati su un diretto legame biologico, fanno parte degli ordinamenti di diversi Stati: facile, quindi, far rientrare i rapporti derivanti dalla fecondazione eterologa nel diritto di famiglia.