Source: https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/04/20/news/trattativa_stato-mafia_di_matteo_sanciti_rapporti_col_berlusconi_politico_-194405806/
Timestamp: 2020-03-31 20:31:53+00:00
Document Index: 18772407

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Trattativa Stato-mafia, Fico: "Giornata dal valore straordinario" - Repubblica.it
"Prima si era messa in correlazione Cosa nostra con il Silvio Berlusconi imprenditore, adesso questa sentenza per la prima volta la mette in correlazione col Berlusconi politico". È il primo commento del Pm Nino Di Matteo, dopo la sentenza del processo Stato-mafia. Un passaggio della sentenza che condanna Marcello Dell'Utri a 12 anni, definisce l'ex senatore di Forza Italia "colpevole limitatamente alle condotte contestate commesse nei confronti del governo presieduto da Silvio Berlusconi". "Le minacce subite attraverso Dell'Utri - aggiunge - non risulta che il governo Berlusconi le abbia mai denunciate e Dell'Utri aveva veicolato tutto. I rapporti di Cosa nostra con Berlusconi vanno dunque oltre il '92. Siamo nella consapevolezza di essere nel giusto. Ovviamente dal dispositivo abbiamo la certezza che la trattativa ci fu. La corte ha avuto la consapevolezza e la certezza che mentre in Italia esplodevano le bombe nel 1992 e nel 1993 qualche esponente dello Stato trattava con cosa nostra e trasmetteva la minaccia di cosa nostra ai governi in carica. E questo credo che sia un accertamento di primo grado importantissimo". "Dopo cinque anni - dice il presidente della Camera Roberto Fico - il Tribunale di Palermo ha posato la prima pietra su una delle pagine più dolorose della storia di questo Paese, quella di una trattativa fra lo Stato e la mafia sorta dopo la strage di Capaci. La giornata di oggi ha un valore civile e morale straordinario. Perchè quando lo Stato riapre le proprie ferite per provare a stabilire la verità, quando giunge a condannare se stesso, allora riacquista la forza, la dignità e la fiducia dei cittadini. Fare luce sulle pagine buie della nostra storia, ci permette di sentirci Stato, ritrovarci e andare avanti come comunità".
Nel giro di poche ore arriva una nota ufficiale di Forza Italia che minaccia querele contro Di Matteo: "Forza Italia respinge con sdegno ogni tentativo di accostare, contro la logica e l'evidenza, il nome di Berlusconi alla vicenda della trattativa stato-mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo - non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento Cinque Stelle - si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede". "Oggi - commenta invece Silvio Berlusconi - c'è stata la sentenza di Palermo. Vorrei ricordare che nel '94, nè successivamente, non abbiamo ricevuto nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. I miei governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia. Le parole di Di Matteo sono di una gravità senza precedenti. Si è permesso di commentare una sentenza adombrando una mia personale responsabilità". "La sentenza pronunciata quest'oggi dal tribunale di Palermo - commenta invece Niccolò Ghedini - appare del tutto sconnessa dalla realtà. Il governo presieduto da Silvio Berlusconi nel 1994, ancorché assai breve, è stato connotato da un netto, preciso e continuo contrasto del fenomeno mafioso, così come quelli successivi. Sono certo che in sede di appello questa ipotesi accusatoria dunque sarà del tutto posta nel nulla e sarà riconosciuta l'innocenza di Marcello Dell'Utri".
Su Twitter la prima reazione del leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio: "La trattativa Stato-mafia c'è stata - scrive - Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità". Più duro Alessandro Di Battista su Facebook: "Con la storica sentenza sulla trattativa Stato-Mafia si dimostra, una volta per tutte, che pezzi delle Istituzioni sono scesi a patti con Cosa Nostra. Tra i soggetti contraenti del patto c'è Marcello Dell'Utri (e qualcuno ne chiedeva la scarcerazione) fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi. Ora il Caimano sarà ancora più nervoso. Il suo sistema di potere gli sta franando sotto i piedi. Oggi, finalmente e definitivamente, finisce la Seconda Repubblica. I miei personali complimenti e tutta la mia gratitudine alla procura di Palermo". E il fedelissimo di Di Maio, Riccardo Fraccaro scrive su Twitter: "La sentenza sulla trattativa stato-mafia cade come un macigno su un sistema di potere che tenta ancora di avvinghiare il paese nei suoi tentacoli. Dell' Utri fece da tramite tra cosa nostra e Berlusconi: politicamente è una pietra tombale sull'ex cavaliere. Ora Salvini decida".
"Dobbiamo capire questa sentenza che è inaspettata e in controtendenza con le assoluzioni di Mannino e Mori" commenta invece l'avvocato Giuseppe Di Peri, che ha difeso Dell'Utri. "C'è un periodo per il quale Dell'Utri è stato assolto che sarebbe quello precedente al governo Berlusconi, mentre per l'altro periodo ha riportato una condanna estremamente pesante di 12 anni - ha proseguito - E' stato accolta la richiesta della procura. Ovviamente è una sentenza che impugneremo". Dell'Utri era accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato.
Il pm Vittorio Teresi subito dopo la sentenza ricorda invece le stragi del '92: "Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia. Va analizzato attentamente il dispositivo che in linea di massima ha confermato la tesi principale dell'accusa sull'ignobile scambio, chiamato semplicemente 'trattativa', ma che nascondeva il ricatto fatto dalla mafia allo Stato e a cui si sono piegati alcuni elementi delle istituzioni - ha aggiunto - È un processo che bisognava fare a tutti i costi".
L'ex ministro Nicola Mancino, assolto dal reato di falsa testimonianza, si dice "sollevato. È finita la mia soffrenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. Sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo 'uomo', che tale è stato ed è tuttora. Sono stato volutamente additato ad emblema di una trattativa, benché il mio capo di imputazione, che oggi è caduto, fosse di falsa testimonianza". "L'assoluzione del senatore Mancino da grossolane accuse - commenta il presidente emerito Giorgio Napolitano - conferma quanto conclusivamente chiarito già dalla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione tra me e la procura di Palermo. Sono ben lieto che finalmente gli sia stata restituita personale serenità e solennemente riconosciuta la correttezza del suo operato". "Siamo molto soddisfatti, Nicola Mancino è stato assolto con la formula appropriata. Però questo non cancella le sofferenze maturate vissute in sette-otto anni di indagini e processo - ha aggiunto l'avvocato Massimo Krogh che difende l'ex ministro dell'Interno - Mancino sarà felice ma questo non cancella le sue sofferenze ha sofferto da innocente. Io penso comunque che questo processo non si doveva fare".
"Sono felicissimo, questo è il traguardo della mia vita. Ma manca ancora la politica". Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso nel luglio del 1992, commenta in un'intervista ad Affaritaliani.it la sentenza di primo grado del processo sulla trattativa Stato mafia. "Stavo proprio scrivendo un messaggio a Nino Di Matteo per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto e per tutto quello che ha dovuto subire lui e la sua famiglia per portare avanti questo processo. - aggiunge - Quasi non ci credo che finalmente è stata affermato che c'è stata questa trattativa. È stato affermato tutto quello per cui io combatto da anni. L'unico neo è l'assoluzione di Mancino ma di fronte a tutto il resto non riesco a descrivere il mio stato d'animo. Spero soltanto, a questo punto, di morire prima dell'appello. Così almeno se in secondo grado dovessero cambiare le cose me ne andrò via con questa sentenza che restituisce un pezzo di verità sulla trattativa e su mio fratello. Si tratta di un traguardo molto importante per la mia vita. È una vita che combatto per questo e finalmente una sentenza della magistratura mi ha dato ragione e afferma quello che fino a oggi era stato negato, irriso, vilipeso. Sono veramente felice".
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ricorda che l'amministrazione comunale si era costituita parte civile e aggiunge: "Quella che da sempre diciamo essere stata una verità storica è da oggi una verità giudiziaria, a conferma del fatto che la legalità e lo Stato di diritto restano capisaldi della nostra comunità. Questa sentenza condanna la vergognosa identificazione fra Stato e Mafia, che ha permesso allo Stato di presentarsi col volto della mafia e alla mafia di presentarsi col volto dello Stato. E' la condanna di un passato che siamo impegnati a far sì che non si ripeta mai più".
Una cinquantina di persone che fanno parte delle associazioni Agende rosse e Scorta civica hanno applaudito i magistrati del pool della trattativa Stato mafia - Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi - all'uscita dall'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. Tartaglia e Teresi, invocati dai cori delle Agende Rosse e Scorta civica, sono andati a salutare le tante persone che hanno atteso la sentenza. "Siamo tutti Di Matteo" hanno intonato e in tanti hanno gridato "grazie" ai pm.
"Dopo cinque anni finalmente si scrive una pagina di verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica. La sentenza conferma che la trattativa c'è stata, un risultato importante nell'accertamento di primo grado". Così la Rete di Libera contro le mafie, guidata da don Luigi Ciotti. "Il nostro pensiero va ai tanti familiari delle vittime innocenti delle mafie consapevoli che la sentenza certamente non ripaga le loro ferite e il loro dolore. Questa sentenza invita tutti a continuare ad impegnarci sempre di più con corresponsabilità e maggiore consapevolezza per liberare il nostro paese dalle mafie e dalla corruzione. Libera si è costituita parte civile del processo e ha seguito tutte le udienza per stare vicino ai magistrati, non li abbiamo lasciati soli perché non si costruisce giustizia senza la ricerca della verità".
Attacca i giudici Vittorio Sgarbi, deputato alla Camera di Forza Italia: "La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell'Utri senza prove - scrive in una nota - è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell'accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c'è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo - aggiunge Sgarbi - che la corte d'appello rovescerà questa assurda sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni".
Ma lo stesso Sgarbi e il presidente dell'assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè vengono aspramente criticati dai deputati grillini all'Ars: "Altro che documento da proiettare nelle scuole. Altro che eroi. Per De Donno e Mori a gennaio sono state spalancate le porte del Parlamento regionale, quando invece si sarebbe dovuto prenderne le dovute distanze". "A gennaio i due ex generali - ricordano i Cinque Stelle - furono accolti da Miccichè all'Ars su invito di Sgarbi per la proiezione del docufilm su Mori che il presidente dell'Assemblea regionale elogiò, affermando che avrebbe dovuto essere proiettato nelle scuole. L'ex assessore alla Cultura, oggi consulente dell'assessorato, si spinse oltre, definendo eroi Mori e De Donno". "L'invito all'Ars - dicono i parlamentari - fu uno dei primi scivoloni di Micciche', che screditò le istituzioni e di conseguenza la Sicilia: ora Miccichè dovrebbe chiedere scusa ai siciliani.