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Timestamp: 2020-07-05 20:46:49+00:00
Document Index: 19078761

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Sentenza Cassazione Civile n. 2715 del 02/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2715 del 02/02/2017
Cassazione civile, sez. III, 02/02/2017, (ud. 14/12/2016, dep.02/02/2017), n. 2715
sul ricorso 27578-2014 proposto da:
GENERALI ITALIA SPA (OMISSIS) già INA ASSITALIA SPA, in persona del
in ROMA, VIA G. PAISIELLO 40, presso lo studio dell’avvocato DAVID
SMAL DI LOSAPPIO ANTONIO & C SAS, in persona dell’amministratore
unico L.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
PASTEUR 5, presso lo studio dell’avvocato ENRICO GIANNUBILO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato BIAGIO X. giusta
avverso la sentenza n. 1576/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
1. SMAL di L.A. s.a.s. propose domanda innanzi al Tribunale di Trani – sezione distaccata di Barletta nei confronti di Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia s.p.a. di ingiunzione del pagamento in suo favore della somma di Euro 190.000,00 oltre interessi. Espose in particolare parte ricorrente che, nonostante il danneggiamento del proprio capannone per effetto di incendio presso il calzaturificio adiacente e la determinazione congiunta a seguito di sopralluogo dell’acconto dovuto in base alla polizza assicurativa prevista per il suddetto capannone, nessun pagamento era stato effettuato dalla società assicuratrice. Quest’ultima propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso per l’importo richiesto, deducendo che l’assicurato aveva dichiarato in sede di conclusione del contratto che il capannone era vuoto e che si era impegnato a comunicare ogni mutamento del rischio implicante variazione dell’oggetto della dichiarazione, con pagamento del premio maggiorato, salva l’applicazione dell’art. 1898 c.c., u.c. in caso di verificazione del sinistro prima della detta comunicazione. Aggiunse che SMAL non aveva dichiarato che il capannone non era più vuoto e che in conformità all’art. 1898, u.c. spettava la minor somma di Euro 85.306,12. Si costituì la parte opposta chiedendo il rigetto della domanda e proponendo altresì domanda di condanna al pagamento della complessiva somma di Euro 496.190,52.
2. Il Tribunale adito rigettò l’opposizione, confermando il decreto ingiuntivo e dando atto della avvenuta corresponsione della somma di Euro 85.306,12, ed in accoglimento della domanda proposta dall’assicurato in sede di costituzione in giudizio condannò la società assicuratrice al pagamento della somma di Euro 306.190,52 oltre interessi. Osservò il Tribunale che la trasformazione del capannone da vuoto a pieno, non imprevedibile, non aveva aumentato le probabilità di verificazione di un incendio e che l’art. 1898 c.c. faceva riferimento solo al caso in cui l’aggravamento avesse contribuito al verificarsi del sinistro.
4. Con sentenza di data 25 novembre 2013 la Corte d’appello di Bari rigettò l’appello. Osservò la corte territoriale che non era stato provato che la presenza di macchinari all’interno del capannone avesse aumentato le probabilità di rischio incendio del capannone medesimo (peraltro l’incendio era stato originato dall’azione dolosa di terzi su altro fabbricato attiguo) e che l’obbligo di comunicazione tempestiva, gravante sull’assicurato, si ricollegava non a qualsiasi mutamento della situazione dei luoghi ma solo al mutamento del rischio.
5. Ha proposto ricorso per cassazione GENERALI ITALIA s.p.a. sulla base di due motivi. Resiste con controricorso la parte intimata. E’ stata depositata memoria di parte.
1. Con il primo motivo si denuncia omesso esame di fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Premette la ricorrente che nell’allegato alla polizza “Precisazioni”, richiamato espressamente nell’atto di opposizione al decreto ingiuntivo (pag. 2) e nuovamente menzionato nell’atto di appello (pag. 6), si legge quanto segue: “i premi della seguente assicurazione sono stati convenuti sulle seguenti specifiche dichiarazioni del contraente o assicurato: che i fabbricati assicurati alla partita 1) sono vuoti. Qualora intervenga un mutamento nel rischio che comporti una variazione di queste dichiarazioni, il contraente o l’assicurato si obbliga a darne avviso alla società ed il contraente a pagare l’aumento del premio in conformità a quanto stabilito dalla tariffa per le variate caratteristiche del rischio. Se il sinistro si verifica prima che il contraente o l’assicurato abbia adempiuto ad entrambi i detti obblighi, si applica il disposto dell’art. 1898 c.c., u.c.”. Lamenta quindi la ricorrente che il giudice di appello ha omesso di considerare che le parti avevano dato valenza dirimente ai fini della determinazione del premio al fatto che il capannone fosse vuoto e non ancora adibito ad attività produttive e che avevano concordato, conformemente al disposto dell’art. 1898, la regola proporzionale di liquidazione dell’indennizzo nel caso di modifica delle condizioni d’uso del capannone prima della relativa comunicazione dell’assicurato. Aggiunge che, stante la volontà delle parti sancita nella polizza, alcun riscontro probatorio doveva essere dato circa l’aggravamento del rischio.
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1898 e 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che le parti possono prevedere espressamente nella polizza che il verificarsi di determinate circostanze possa costituire aggravamento del rischio rilevante ai sensi dell’art. 1898 c.c. (e la presenza di impianti e macchinari e l’avvio di un’attività produttiva aumenta le probabilità che si verifichi un incendio) e che in presenza di un’espressa regolamentazione delle circostanze che determinano un aggravamento del rischio rilevante ai sensi della norma citata non spettava all’assicuratore provare l’incidenza delle circostanze sopravvenute sul rischio assicurato, ma semmai all’assicurato provare che tale circostanze non si erano verificate.
3. I motivi, da valutare unitariamente in quanto connessi, sono fondati. La ricorrente denuncia l’omesso esame della clausola contenuta nell’allegato alla polizza “Precisazioni”. Il fatto risulta oggetto di discussione fra le parti, avendo la ricorrente, in omaggio al principio di autosufficienza del processo, indicato la localizzazione nel processo della circostanza in esame. Trattasi inoltre di fatto decisivo per le ragioni di seguito indicate.
3.1. L’aggravamento del rischio di cui all’art. 1989 c.c. consiste in una più intensa probabilità di verificazione dell’evento temuto, rispetto al calcolo probabilistico avuto presente dalle parti al momento della stipula, alterando così l’equilibrio tra il rischio ed il premio oltre il limite della normale area contrattuale. Per aversi aggravamento del rischio, rilevante ai sensi e per gli effetti dell’art. 1898 c.c., occorre un aumento delle possibilità di verificazione dell’evento previsto dal contratto di assicurazione e che la nuova situazione presenti i caratteri della novità, nel senso che non sia stata prevista e non fosse prevedibile dai contraenti al momento della stipula del contratto, e della permanenza, intesa come stabilità della situazione sopravvenuta, essendo irrilevante un mutamento episodico e transitorio (Cass. 18 gennaio 2000, n. 500; 10 aprile 1987, n. 3563). L’accertamento della rilevanza dell’aggravamento va tuttavia effettuato sulla base delle scelte che avrebbe verosimilmente compiuto l’assicuratore, e dunque sulla base di un criterio soggettivo, non oggettivo. La previsione dell’art. 1898 c.c. non considera infatti qualsiasi mutamento delle circostanze, ma solo quei mutamenti che aggravano il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto dall’assicuratore al momento della conclusione del contratto, l’assicuratore non avrebbe consentito all’assicurazione o l’avrebbe consentita per un prezzo più elevato (Cass. 6 ottobre 2016, n. 20011). Ne discende che le parti possono espressamente prevedere che il verificarsi di determinate circostanze costituisca senz’altro “aggravamento del rischio” ai sensi dell’art. 1898, e che all’avverarsi di esse l’assicurato sia tenuto al pagamento di un premio maggiore. In tal caso l’avverarsi della circostanza è fatto costitutivo dell’obbligo di adeguamento del premio, a prescindere da qualsiasi sua incidenza concreta sulla probabilità del rischio. E’ stata perciò ritenuta valida la clausola di polizza di assicurazione contro i danni da incendio, che prevedeva un aumento dei premi, secondo precostituite tariffe, nel caso di aumento del valore dei beni assicurati (Cass. 10 luglio 1975, n. 2715).
3.2. La circostanza di fatto rappresentata dalla clausola contenuta nell’allegato alla polizza “Precisazioni” non è stata esaminata dal giudice di merito, che ha concentrato la propria valutazione sulla obiettiva situazione di fatto, pretermettendo l’esame del contratto sul punto.
3.3. Il giudice di merito dovrà pertanto accertare se la clausola negoziale richiamata nel motivo di ricorso (“i premi della seguente assicurazione sono stati convenuti sulle seguenti specifiche dichiarazioni del contraente o assicurato: che i fabbricati assicurati alla partita 1) sono vuoti. Qualora intervenga un mutamento nel rischio che comporti una variazione di queste dichiarazioni, il contraente o l’assicurato si obbliga a darne avviso alla società ed il contraente a pagare l’aumento del premio in conformità a quanto stabilito dalla tariffa per le variate caratteristiche del rischio”) costituisca previsione contrattuale in base alla quale debba ritenersi che il verificarsi del mutamento nella condizione del capannone assicurato, da vuoto a pieno, rappresenti senz’altro aggravamento del rischio. Ove il giudice di merito riscontri la circostanza di fatto evidenziata dovrà ritenere integrata la fattispecie legale di cui all’art. 1898 c.c..
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d’appello di Bari, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.