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Timestamp: 2017-01-23 10:36:36+00:00
Document Index: 160578680

Matched Legal Cases: ['art. 1428', 'art. 1439', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1427', 'art. 1324', 'sentenza ']

Art. 1428 codice civile: Rilevanza dell'errore
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 1428 codice civile: Rilevanza dell’errore L’AUTORE: Redazione
Errore (vizio): vizio del consenso e, come tale, causa l’annullamento del contratto. L’(—) è la falsa percezione di una situazione di fatto (errore di fatto) o di una norma di diritto (errore di diritto) che induce il soggetto a stipulare un contratto. In caso di (—) vi è una divergenza tra la volontà interna del soggetto e quella dichiarata alla controparte. Tale divergenza è appunto frutto dell’(—).
In tema di intermediazione finanziaria, è irrilevante, ai fini della prova dell'errore invocato dal cliente sulla natura o sull'oggetto del contratto, l'inosservanza, da parte della banca, del dovere di consegnare la copia della documentazione contrattuale, incidendo il menzionato vizio sul momento genetico del rapporto e riguardando, invece, l'adempimento del suddetto dovere la fase successiva alla formazione del contratto. Rigetta, App. Napoli, 08/11/2010
Cassazione civile sez. I 20 settembre 2013 n. 21600 Lavoro subordinato
Il lodo emesso in sede di arbitrato irrituale è impugnabile solo per i vizi che possono vulnerare ogni manifestazione di volontà negoziale. In particolare, l’errore rilevante, a norma dell'art. 1428 c.c., attiene esclusivamente alla formazione della volontà degli arbitri e ricorre quando questi hanno una falsa rappresentazione della realtà per non avere preso visione degli elementi della controversia o per averne supposti altri inesistenti ovvero per aver dato come contestati fatti pacifici o viceversa; è preclusa, pertanto, ogni impugnativa del lodo arbitrale per errori di giudizio, sia in ordine alla valutazione delle prove che in riferimento all’idoneità della decisione adottata a comporre la controversia.
Consiglio di Stato sez. III 15 maggio 2013 n. 2641 Le dimissioni del lavoratore rassegnate sotto minaccia di licenziamento per giusta causa sono annullabili per violenza morale solo qualora venga accertata - con onere probatorio a carico del lavoratore che deduce l'invalidità dell'atto di dimissioni - l'inesistenza del diritto del datore di lavoro di procedere al licenziamento per insussistenza dell'inadempimento addebitato al dipendente, dovendosi ritenere che, in detta ipotesi, il datore di lavoro, con la minaccia del licenziamento, persegua un risultato non raggiungibile con il legittimo esercizio del diritto di recesso
Cassazione civile sez. lav. 25 maggio 2012 n. 8298 Nel contratto di lavoro, il semplice silenzio serbato da una delle parti, anche in ordine a situazioni di interesse della controparte, e la reticenza, non immutando la rappresentazione della realtà, ma limitandosi a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l'altro contraente, non integrano — salvo che l'inerzia della parte si inserisca in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l'inganno perseguito, determinando l'errore del deceptus gli estremi del dolo omissivo rilevante ai sensi dell'art. 1439 c.c., e non costituiscono di per sé causa invalidante del contratto, tanto più ove il silenzio non riguardi elementi costitutivi del rapporto o qualità essenziali del lavoratore, ma circostanze non essenziali, che la parte non è tenuta a dichiarare in sede di trattative. (Fattispecie relativa alla richiesta di una Provincia di annullamento del conferimento dell'incarico di direttore generale in relazione alla circostanza che il nominato non aveva riferito di rilievi contabili mossigli in relazione a precedente incarico con altra Provincia)
Cassazione civile sez. lav. 17 maggio 2012 n. 7751 Imposte in genere
Sebbene le denunce dei redditi costituiscano di norma delle dichiarazioni di scienza, e possano quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti, nondimeno quando il legislatore subordina la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall'erario, la dichiarazione assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall'amministrazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso che avesse diritto all'applicazione dell'aliquota ridotta sugli utili d'impresa prodotti dai maggiori investimenti, ai sensi degli art. 1 e 3 d.lg. 18 dicembre 1997 n. 466, cd. dual income tax, il contribuente che, per errore, non aveva manifestato la volontà di beneficiarne, compilando l'apposito modulo "RC" da allegare alla dichiarazione dei redditi).
Cassazione civile sez. trib. 22 gennaio 2013 n. 1427 La dichiarazione dei redditi affetta da errore, anche omissivo, sia esso di fatto o di diritto, è sempre emendabile e ritrattabile, salvi i limiti temporali derivanti dall'esaurimento del rapporto tributario, per quanto concerne i dati riferibili ad esternazioni di scienza o di giudizio, mentre, nel caso di errore relativo all'indicazione di dati costituenti espressione di volontà negoziale, il contribuente ha l'onere, secondo la disciplina generale dei vizi della volontà di cui agli art. 1427 e ss. c.c., estesa dall'art. 1324 c.c. agli atti unilaterali in quanto compatibile, di fornire la prova che lo stesso abbia i requisiti della essenzialità e della obiettiva riconoscibilità. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata rilevando l'inemendabilità dell'errore nell'indicazione di quali delle perdite di esercizio verificatesi negli anni pregressi si intendesse utilizzare in diminuzione del reddito prodotto nell'anno oggetto di dichiarazione, in quanto lo stesso, riferito ad una manifestazione di volontà negoziale, inerente all'esercizio della facoltà di opzione da esercitare separatamente in relazione alle perdite di ciascuno dei cinque anni precedenti, era privo del necessario requisito della obiettiva riconoscibilità)
Cassazione civile sez. trib. 11 maggio 2012 n. 7294 Contratti agrari
Cassazione civile sez. III 12 marzo 2013 n. 6116 Art. precedente
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