Source: https://divorzioticino.wordpress.com/tag/ingiustizia/
Timestamp: 2017-06-22 22:21:50+00:00
Document Index: 68057089

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ingiustizia | Il divorzio in Ticino
Storie ticinesi e testimonianze di padri divorziati	Articoli con tag ‘ingiustizia’	Divorzio e crimini contro l’umanità	Oggi riporto semplicemente un articolo tratto dal sito http://www.corriereromano.it che esprime molto bene quello che sto provando dentro, un gran senso di vuoto, la depressione. Conosco queste sensazioni per averle già sperimentate in passato e voglio combattere, anche se ormai la mia sembra essere una battaglia persa in partenza, una battaglia contro i mulini a vento. Che sia un Don Chisciotte pure io? Solo il futuro potrà dirlo e siccome del futuro l’unica certezza é che un giorno tutti coloro che sono nati dovranno morire, non credo sia utile stare a formulare troppe ipotesi per cui vi lascio alla lettura.
Etichettato con: combatterecrimini contro l'umanitàcrimini contro la dignitàcrimiti contro la libertà dell'uomocrudeltàdivorziodivorzio predatoriodon chisciotteingiustiziamulini a ventoodioomertàsistema corrottotortura psicologicatristezzauomini rovinati	Capitolo 11 – La richiesta di revisione della sentenza	La seconda delusione fu quando mi giunse una lettera raccomandata dalla pretura di Locarno, la quale mi annunciava una petizione per modificare il contributo di mantenimento per mia figlia inoltrata da mia ex moglie (in effetti è nostra figlia l’attrice, ma rappresentata dalla madre in quanto minorenne). Nella petizione, contrariamente a quanto stabilito con mia ex moglie 10 anni prima (il perché fu stabilito così è spiegato nel capitolo 4), si chiedeva che venissero applicati gli importi delle tabelle di Zurigo, secondo la prassi comunemente adottata in Ticino.
Voglio ricordarvi che questa pratica ticinese è legale ma profondamente ingiusta e finanziariamente insostenibile da parte dei padri divorziati. Vorrei lanciare un appello a tutti i padri che quotidianamente vengono “spiumati” dalle preture e dai tribunali del nostro cantone: ribellatevi, parlatene pubblicamente, non siete soli! Siamo in tanti, ci sono associazioni (guardate nei link) e le cose prima o poi dovranno cambiare. Recentemente è pure stata inoltrata al Consiglio di Stato ticinese una mozione da parte del deputato Lorenzo Quadri che chiede di abbandonare i parametri di tali tabelle. Inoltre il movimento papageno sta raccogliendo firme affinché la I Camera Civile del Tribunale d’Appello riduca i parametri delle Tabelle di Zurigo (articolo). Appuntamento domani, 20 agosto 2011 in piazza Dante a Lugano.
Insomma, nonostante stessi facendo di tutto per combattere la situazione di precarietà nella quale mi trovavo ormai da anni riuscendo finalmente a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, mi resi conto ben presto che la lotta per la mia sopravvivenza economica appariva minata già alla base. Questo grazie alla “giustizia” ticinese. Visto quanto stava accadendo contro di me, non avrei avuto grandi possibilità di riuscire nell’intento di sanare la mia situazione finanziaria. Questo mi spinse ad intraprendere una nuova strategia.
Mi informai presso un avvocato sulla liceità della domanda di revisione dopo così tanti anni e soprattutto dopo aver concluso un accordo, ma venni a sapere che in qualunque momento una delle parti può chiedere la revisione della sentenza che riguarda un minore. Questo “per il bene del minore stesso”. Appresi pure una quantità di informazioni incredibili su come la giurisprudenza ticinese protegga “a oltranza” le madri con figli minorenni “per il bene del minore”. Mi divenne subito molto chiaro perché in Ticino ci sia una percentuale di matrimoni che sfocia in divorzi che raggiunge il 60%; per una donna sposarsi e avere figli in Ticino è un investimento per il futuro, basta poi chiedere il divorzio e si “sistema” a vita!
In pratica la legislazione attuale fa sì che una donna povera e che non ha mai lavorato, se riesce a sposarsi e ad avere figli (più ce n’è meglio è) con una persona magari un po’ più vecchia di lei e benestante, si sistema “a vita”. Importante per lei, se desidera vivere bene per il resto dei suoi giorni, è far in modo che durante l’unione coniugale si acquisisca anche un bene immobiliare (casa o appartamento). Una volta divorziata, oltre a tenersi la casa e a ricevere il 50% della cassa pensione dell’ex marito, riceverà pure una rendita per lei; questo al minimo finché l’ultimo figlio non abbia raggiunto i 16 anni di età, ma spesso anche oltre (a volte vita natural durante). Senza contare che fintanto che i figli sono minorenni o agli studi, prenderà anche i famosi “alimenti per i figli”, importi definiti in Ticino secondo le “Tabelle di Zurigo”.
La legge parla chiaro, bisogna che la moglie e i figli possano mantenere il tenore di vita avuto durante il matrimonio (che poi l’ex marito fallisca e diventi un barbone non interessa a nessuno). In pratica, dopo il divorzio “alla ticinese”, ci si ritrova nella situazione opposta a quella di partenza, ossia: lei benestante, con una cassa pensione ben riempita, in casa di proprietà e con un assegno di mantenimento per lei e “alimenti” per i figli. In poche parole, lei diventa ricca! Lui, al contrario si ritroverà depredato di tutto, con la cassa pensione svuotata per metà, con una cifra da capogiro da versare alla ex moglie per lei e i figli. Il peggio è che lei potrà amministrare la cifra ricevuta per i figli minorenni come meglio le aggrada, senza dover render conto a nessuno di come spende i soldi (e soprattutto se li spende per il bene dei figli!). All’ex marito non resterà altro da fare che rassegnarsi e subire la sorte inflittagli da un sistema giudiziario (quello ticinese, perché nel resto della Svizzera non é così!) manifestamente ingiusto; si renderà ben presto conto che è pronto ad andare in depressione e in fallimento al primo problema che gli si presenti. Questo è a dir poco scandaloso e ingiusto!
Ad ogni modo circa il contenuto della petizione c’era poco da stare allegri; come scrivevo nell’articolo “Tutti mentono”, chiunque l’avesse letta avrebbe pensato che la mia situazione finanziaria personale fosse migliorata notevolmente e che lasciavo volontariamente che mia figlia vivesse in una situazione di indigenza. Sembrava che lasciavo alla mia ex tutte le spese relative a nostra figlia e che le due stessero vivendo di stenti… Si poteva pure leggere che io ora vivevo “ben al di sopra del minimo vitale” e che, conformemente alle tabelle di Zurigo, il fabbisogno di nostra figlia ammontava a Fr. 1935.- mensili (cifra del 2009, oggi è superiore). C’era pure scritto che avrei forse addirittura potuto e dovuto coprire interamente io il fabbisogno di nostra figlia! Ma se la natura ha fatto sì che i figli si facciano in due, perché il canton Ticino dovrebbe condannare un padre a farsi carico di tutte le spese? In Ticino i padri servono solo a pagare? L’uomo ticinese divorziato è forse un bancomat?
La richiesta chiaramente era da intendersi retroattiva a un anno prima della presentazione della petizione, così come specificato dalla legge. Che senso avrebbe avuto aspettare così a lungo prima di inoltrarla (era da poco più di un anno che avevo un lavoro!) se non per “arraffare” di più? Rubare sì, ma a piene mani, altrimenti non ne vale la pena! Chiaramente sia la “povera piccola” che la sua rappresentante (sua madre, “povera” pure lei) chiedevano l’assistenza giudiziaria e il gratuito patrocinio dell’avvocato. In caso di divorzio in Ticino è praticamente sempre così: la donna e i figli hanno diritto al gratuito patrocinio dell’avvocato mentre l’uomo deve pagare tutto di tasca propria (avvocato, spese e tasse di giustizia), impoverendosi e indebitandosi ancor più.
Non esageriamo con la storia del minimo vitale quando poi per i figli si applicano le tabelle di Zurigo!
Il minimo vitale per una famiglia monoparentale con un figlio oltre i 10 anni di età è fissato secondo le tabelle CEF (art. 93 LEF) in Fr. 1’950.- (1350.- per famiglia monoparentale con obblighi di mantenimento + 600.- per figlio oltre i 10 anni), per cui anche tenendo conto delle spese per l’affitto dell’appartamento della mia ex e della cassa malati di entrambe, lo stipendio di lei sarebbe servito a coprire l’intero importo! Oltre al suo stipendio, però, mia ex moglie percepiva anche quanto stabilito al momento del divorzio, ossia 510.-/mese, assegno familiare incluso (che ricordo divenne 710.-/mese a partire da settembre 2009, quindi 860.-/mese da maggio 2011 a tutt’oggi).
Se si volessero veramente fare i calcoli con i parametri del minimo legale bisognerebbe allora farli per tutti, non solo applicarli agli ex coniugi e utilizzare per i figli le tabelle di Zurigo, le quali -ricordo- sono tutt’altro che “ridotte al minimo vitale”!
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Etichettato con: adultibimbabimbibimboburocraziadebitidivorziofiglifigliafigliogiustiziaingiustiziaingiustoleggelegginonnanonninonnopauraredditorifarsi una vitarimborsoscuola privatatasseticino	Storia di Daniel	Oltre un anno fa trovai pubblicata sul sito “ticinonline” la storia di Daniel, padre ticinese che dopo aver divorziato si ritrovò sul lastrico a causa della sentenza prodotta da un pretore ticinese (leggi l’articolo originale, pubblicato sul sito ticinonline). Pensai che questo signore avesse “ingigantito” la sua storia, che avesse volutamente esagerato per “far notizia”. Purtroppo scoprii in seguito a mie spese che tutto quanto lui scrisse corrispondeva al vero, che la realtà del divorzio “alla ticinese” fosse proprio quella poiché anche nel mio caso la sentenza che ricevetti fu simile alla sua!
Su questa pagina riporto la storia di Daniel:
“Il divorzio mi ha ridotto sul lastrico. Lo Stato mi aiuti a tornare a vivere”
La storia di un uomo disperato. Senza lavoro e indebitato fino al collo, a causa di una sentenza, a suo dire, terribilmente ingiusta. Da 12 anni lotta per avere un rapporto normale con il figlio 15enne. L’ex moglie ha tentato di portargli via anche quello
LUGANO – “In Ticino un padre che divorzia in maniera burrascosa finisce sul lastrico”. A sostenerlo è Daniel, un 48enne ticinese che da 12 anni lotta per suo figlio e contro una sentenza, a suo dire, terribilmente ingiusta. Oggi, dopo avere perso il lavoro, è in assistenza e vive con circa 16 franchi al giorno. E con lo Stato che lo attende al varco: appena troverà lavoro verrà pignorato. Il fatto di dover versare alla ex moglie una cifra esagerata per gli alimenti e la conseguente serie di scelte professionali sfortunate l’hanno fatto precipitare in una situazione finanziaria disastrosa. “A penalizzarmi – spiega – è stato sia l’atteggiamento opportunistico della mia ex moglie, sia quello disinteressato delle istituzioni. Ora chiedo allo Stato di darmi l’opportunità di ricominciare a vivere degnamente e di non trattarmi più come un delinquente”.
L’inizio dell’incubo – Gennaio 1997. Tra Daniel e sua moglie, una donna straniera, che vivono in un appartamento del bellinzonese, le cose non vanno più bene. “Lei voleva avere il controllo su tutto – precisa Daniel -. Oggi sono sicuro che mi ha sposato solo per migliorare la sua situazione personale”. Un mattino, in cucina, Daniel manifesta alla donna il desiderio di mettere a posto le cose, anche per il bene del figlio, che in quel momento ha due anni. “Le ho detto – ricorda – che ero preoccupato e che di questo passo avremmo finito per divorziare. Lei ha replicato: “allora divorziamo”. Non mi ha mai spiegato le motivazioni di questa risposta. Mai”.
Quel maledetto gesto spontaneo – Dopo avere lasciato la casa ed essersi dimostrato disponibile in tutto e per tutto, Daniel decide di sua spontanea volontà di versare mensilmente alla donna oltre 3mila franchi. “Ero sicuro – confessa – che dopo l’emergenza iniziale, in breve tempo avremmo stipulato una convenzione e che la cifra si sarebbe ovviamente abbassata”. Il pretore in seguito conferma che, in attesa della sentenza, Daniel dovrà versare alla moglie 2950 franchi al mese. “Mi sono pentito più volte di avere fatto quel gesto spontaneo – sbotta Daniel -. Soprattutto non immaginavo che la sentenza di divorzio sarebbe stata pronunciata solo 7 anni dopo. Lei ne ha approfittato e ha sempre preteso quella cifra anche quando conviveva con un’altra persona”.
Passano gli anni – La moglie di Daniel non accetta di andare a lavorare e, soffrendo di un disturbo, cerca di ricevere l’invalidità. Invano. Nel 2000 cambia la legge sul divorzio e sparisce il concetto di colpa. “Da quel momento – spiega Daniel – al pretore non interessa più quali colpe stanno alla base del divorzio. E la procedura diventa unicamente una questione legata agli alimenti. La mia ex moglie sapeva che nel 2000 sarebbe cambiata la legge e ha temporeggiato. Così oggi io non conosco ancora le motivazioni profonde che hanno spinto mia moglie a chiedere il divorzio. Il suo atteggiamento comunque mi ha fatto capire che lei voleva sfruttare al massimo le lacune della legge e approfittare della mia disponibilità”.
Le difficoltà per vedere il figlio – Daniel scrolla la testa, mentre racconta il rapporto con suo figlio. “È un ragazzo meraviglioso – dice – oggi ha 15 anni. La mia ex moglie ha fatto di tutto per rendermi un estraneo di fronte agli occhi del ragazzo. Ad esempio nei sabati in cui nostro figlio usciva con me gli imponeva di rientrare entro le 17.30. Il fatto è che lei ha sempre approvato il diritto di visita allargato davanti al giudice. Poi, fuori dall’aula faceva ciò che voleva”. Per un certo periodo, tra il 2005 e il 2006, Daniel lavora oltre Gottardo. “Facevo mille chilometri per vedere nostro figlio – conferma -. Ma la mia ex moglie non mi è mai venuta incontro. Spesso preferiva affidarlo a vicini, piuttosto che a me. E pensare che io con lui ho un bellissimo rapporto”.
Tensione alle stelle – Fino a dicembre 2002 la donna riceve 2950 franchi al mese da Daniel per gli alimenti. Lui, tuttavia, è ancora in attesa della sentenza definitiva. “Speravo che le autorità prendessero una decisione equa – dice il 48enne -. Io ho sempre ritenuto giusto pagare degli alimenti a mio figlio. Ma non alla mia ex moglie. Dal 2001 ha convissuto con un’altra persona. Anche se lei lo ha sempre negato. Inoltre, pur avendone la possibilità, non ha mai voluto lavorare. Diceva che doveva occuparsi del figlio. E questo pur sapendo che io come padre ero disponibilissimo”. Nel 2003 Daniel, che nel frattempo è diventato indipendente, resta a piedi con il lavoro. E quindi per diversi mesi non riesce a versare alla moglie gli alimenti.
Sentenza shock – Nel 2004 arriva la decisione del giudice della pretura di Bellinzona. “Non è cambiato nulla – ammette Daniel -. Avrei dovuto continuare a versare 2950 franchi al mese. Nonostante io avessi più volte parlato della convivenza della mia ex moglie, o del fatto che non riuscivo ad arrivare alla fine del mese, nessuno mi ha ascoltato. Ero disperato. Dal 2005, per sopravvivere, sono stato costretto a pagare solo una parte degli alimenti. Sono finito in depressione per questa storia”.
Il paradosso – Nei periodi in cui Daniel non ha pagato è stato lo Stato ad anticipare gli alimenti alla donna. “Adesso – sospira Daniel – lo Stato pretende indietro questi soldi dal sottoscritto. Ma io sono ridotto sul lastrico. Da oltre un anno sono in assistenza”. C’è, tuttavia, un paradosso in tutta questa storia. “Quel poco con cui vivo ora – conferma Daniel – è comunque sempre di più del saldo netto con cui vivevo quando lavoravo. Prima pagavo la cassa malati, avevo le spese per i pasti di lavoro e per gli spostamenti in auto, dovevo pagare le imposte…” Adesso tutte queste spese, essendo in assistenza, Daniel non le ha più. E lo Stato non può pignorarlo perché lui attualmente va avanti con il minimo vitale. “A questo punto potrebbe sembrare a chiunque che sia meglio stare in assistenza – conclude – . Mi viene quasi da pensare che rinunciare subito a qualsiasi lavoro sarebbe stata l’unica soluzione per evitare di indebitarmi. Io vorrei tanto tornare a lavorare. Vorrei soprattutto tornare ad avere una vita sociale. Ma so che verrei subito pignorato dallo Stato. Mi trovo in un vicolo cieco”.
Articolo apparso il 12 dicembre 2009 su “ticinonline“, a cura di Patrick Mancini
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