Source: http://documenti.camera.it/leg18/dossier/testi/AG0005.htm?_1555807074685
Timestamp: 2019-05-19 16:48:26+00:00
Document Index: 111221392

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 168', 'art. 62', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 59', 'art. 1']

Camera dei deputati Dossier AG0005.html
Riferimenti: AC N.290/XVIII AC N.410/XVIII
Serie: Progetti di legge Numero: 21
Codice del dossier: AG0005
Riferimenti: A.C. 290, A.C. 410
A.C. 290 410
Titolo: Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare e dell'acquacoltura ottenuta con metodo biologico Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico
Primo firmatario: Maria Chiara Gadda Susanna Cenni
Numero di articoli: 16 16
presentazione: 23 marzo 2018 27 marzo 2018
assegnazione: 26 giugno 2018 4 luglio 2018
Commissione competente : XIII Agricoltura XIII Agricoltura
Pareri previsti: I Affari Costituzionali, II Giustizia (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V Bilancio e Tesoro, VI Finanze (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII Cultura, VIII Ambiente, X Attività produttive, XI Lavoro, XII Affari sociali e XIV Politiche UE I Affari Costituzionali, II Giustizia (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V Bilancio e Tesoro, VI Finanze (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII Cultura, VIII Ambiente, X Attività produttive, XI Lavoro, XII Affari sociali e XIV Politiche UE
Contenuto|Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite|Compatibilità con la normativa europea|
Le proposte di legge in esame, di identico contenuto, riproducono il testo contenuto nell' A.C. 302, come approvato dalla Camera e trasmesso al Senato nella scorsa Legislatura, recante disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo bilogico.
Entrambi i provvedimenti si compongono di 16 articoli.
La produzione agricola con metodo biologico è regolata dalla normativa europea. Rileva, n particolare, il Regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, recentemente abrogato - e sostituito - dal Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2018, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 14 giugno 2018, applicabile a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Per quanto concerne la normativa nazionale, è stato da ultimo approvato il decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20, recante "Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica",
Il provvedimento attribuisce al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la competenza in materia, fatte salve le competenze del Ministero della salute e delle altre autorità competenti in materia di controlli sanitari, e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. I compiti di controllo possono essere delegati dal MIPAAF a uno o più organismi di controllo - che a tal fine presentano apposita istanza - mediante il rilascio di una autorizzazione. Il Ministero agricolo vigila sugli organismi di controllo, in coordinamento con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano (art. 3).
In ordine ai requisiti degli organismi di controllo, essi devono essere accreditati in conformità con la norma UNI CEI EN 17065/2012.
Gli organismi di controllo devono possedere specifici requisiti in ordine all'idoneità morale, all'imparzialità e all'assenza di conflitto di interessi nonchè all'adeguatezza delle strutture e delle risorse umane a disposizione. Gli organismi non possono svolgere - nel settore dell'agricoltura biologica - alcuna attività diversa da quella di controllo.
Gli organismi di controllo rilasciano un documento giustificativo agli operatori controllati. Eseguono, a tal fine, ispezioni per accertare irregolarità e infrazioni. Ove l'irregolarità risulti sanabile è prevista l'applicazione dell'istituto della diffida. E' prevista inoltre l'istituzione presso il Ministero agricolo di una Banca dati pubblica per garantire la tracciabilità del prodotto biologico .
In ordine agli obblighi degli organismi di controllo, si prevede che essi - tra l'altro - debbano comunicare al MIPAAF e alle autorità competenti per l'esercizio della vigilanza i risultati dei controlli effettuati. E' poi previsto il rifiuto di una notifica di variazione per cambio di organismo di controllo, se a carico dell'operatore siano state emesse misure a seguito di irregolarità o infrazioni e le stesse non siano state risolte nonchè il rifiuto di una notifica di assoggettamento al sistema di un operatore escluso prima che siano trascorsi due anni dall'adozione della misura, fatto salvo il caso di esclusione per morosità .
Sono poi disciplinati i casi di sospensione e revoca dell'autorizzazione.
Sono, quindi, indicate specifiche sanzioni amministrative pecuniarie, salvo che il fatto costituisca reato, a carico degli organismi di controllo.
Sono poi previste, salvo che il fatto costituisca reato, le sanzioni amministrative pecuniarie relative alla designazione, alla presentazione e all'uso commerciale dei prodotti biologici (art. 10) nonchè le sanzioni amministrative pecuniarie a carico degli operatori.
Si ricorda, inoltre che, l'art. 7, comma 1, della legge 28 luglio 2016 n. 154 ha istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ill Sistema informativo per il biologico (SIB), che utilizza l'infrastruttura del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), al fine di gestire i procedimenti amministrativi degli operatori e degli organismi di controllo previsti dalla normativa europea relativi allo svolgimento di attività agricole e di acquacoltura con metodo biologico.
Con la direttiva del MIPAAF (ICQRF) n. 13318 del 3 luglio 2015, in materia di misure di controllo rinforzato a carico degli operatori nel settore dell'agricoltura biologica, si è confermato il ruolo preminente svolto dal Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel coordinamento delle attività di vigilanza nei confronti del settore biologico, con la potestà di richiedere agli organismi di controllo (OdC) misure di controllo rinforzate a carico di operatori interessati da particolari criticità, al fine, in particolare, di evitare attività fraudolente.
All'inizio del 2016 il MIPAAF ha, inoltre, predisposto un Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, che è stato approvato in sede di Conferenza Stato-regioni il 24 marzo 2016.
Gli articoli 1 definiscono l'oggetto e le finalità.
- il sistema delle autorità nazionali e locali;
- i distretti biologici e l'organizzazione della produzione e del mercato;
- gli strumenti finanziari per la ricerca e per la realizzazione di campagne di informazione nonché per incentivare il consumo dei prodotti biologici da parte degli enti pubblici.
Quanto alla finalità l'agricoltura con metodo biologico viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale in quanto basata:
sulla qualità dei prodotti;
su un metodo che garantisce la sicurezza alimentare, il benessere animale, la tutela dell'ambiente e della biodiversità e il raggiungimento dei risultati in termini di riduzione di gas ad effetto serra.
Il metodo dell'agricoltura biodinamica è equiparato a quello dell'agricoltura biologica se rispetta interamente le prescrizioni di cui al regolamento n.834 del 2007.
Si valuti, in proposito, l'opportunità di richiamare, ai fini dell'equiparazione in esame, anche le prescrizioni contenute nella normativa nazionale.
Gli articoli 2 specificano, poi, che per autorità nazionale si intende il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, chiamato a svolgere attività di indirizzo e di coordinamento per l'attuazione della normativa europea in ambito nazionale.
Si fa presente, al riguardo, che il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, in materia di riordino delle competenze dei Ministeri, avendo attribuito le competenze del Turismo al Dicastero agricolo, ha ridenominato lo stesso come Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Si valuti inoltre l'opportunità di attribuire all'autorità nazionale il coordinamento non solo della normativa europea ma anche di quella nazionale, considerato che le regioni svolgono funzioni di rilievo nell'ambito della produzione con metodo biologico.
Gli articoli 3 individuano, appunto, come autorità locali le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le quali sono chiamate a svolgere le attività tecnico-scientifiche ed amministrative relative alla produzione con metodo biologico.
Gli articoli 4 istituiscono il Tavolo tecnico per l'agricoltura biologica.
Il Tavolo tecnico sostituisce il Comitato consultivo per l'agricoltura biologia e il Tavolo tecnico compartecipato in agricoltura biologica i quali vengono entrambi soppressi.
Il primo è stato istituito dal DM n.10568 del 2008 e ha il compito di esaminare le politiche di settore attuate dalle regioni, dallo Stato e dall'Unione europea, formulando proposte ed esprime pareri in merito al documento di programmazione denominato "Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica e i prodotti biologici"..
Il Tavolo tecnico compartecipato in agricoltura biologica è stato istituito con DM n.631 del 9 aprile 2013 al fine di esaminare, sotto l'aspetto strettamente tecnico, problematiche relative alla predisposizione di provvedimenti in materia di produzione con metodo biologico.
Gli articoli in esame ne disciplinano la composizione: tre rappresentanti del Mipaaf, un rappresentante del ministero della Salute, tre rappresentanti delle regioni e delle province autonome, individuati in sede di Conferenza Stato-regioni, un rappresentante della cooperazione agricola, tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agriocle, tre rappresentanti delle associazioni di produzione biologica, due rappresentanti delle associazioni dei produttori di mezzi tecnici utilizzati in agricoltura biologica, due rappresentanti della ricerca scientifica (di cui uno nominato dall'ISPRA (si ricorda, al riguardo, che l'ente di ricerca competente a svolgere la ricerca nel settore agricolo e alimentare in modo trasversale è il CREA) e uno dagli istituti di ricerca pubblici), e due rappresentanti dei distretti biologici.
delineare le priorità del Piano di azione nazionale, con particolare attenzione alla ricerca;
esprimere pareri sui provvedimenti da adottare in sede nazionale ed europea;
proporre gli interventi per l'organizzazione dell'attività di promozione del biologico, assicurando il coordinamento tra le autorità e gli operatori per raggiungere tale finalità;
organizzare almeno annualmente un incontro in cui confrontare le esperienze dei distretti biologici nazionali e internazionali.
Gli articolo 5 prevedono che il Dicastero agricolo (rectius: il Ministro) adotti il Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica contenente interventi per:
incentivare enti pubblici ad utilizzare il biologico nella gestione del verde;
Gli articoli 6 istituiscono il Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica che sostituisce, rivedendone le finalità, il Fondo per l'agricoltura biologica e di qualità, già previsto a legislazione vigente.
Il Fondo è destinato al finanziamento delle iniziative previste nel Piano d'azione.
Il Ministro, con decreto, determina la quota del Fondo da destinare al finanziamento dei programmi di ricerca, individuati tra le priorità che devono essere contenute nel Piano d'azione. Con il medesimo decreto sono definiti le modalità di funzionamento del Fondo nonché i requisiti e i criteri per la definizione dei soggetti e delle iniziative finanziabili.
Si valuti l'opportunità di prevedere il rinvio a due decreti attuativi, uno relativo alla quota da destinare alla ricerca, uno riferito ai criteri di funzionamento. Infatti, mentre la prima determinazione può essere soggetta a variabili di carattere contingente, potendo variare annualmente, la seconda, relativa ai criteri di funzionamento del Fondo, sembra avere una natura ordinamentale che richiede maggiore stabilità nel tempo.
Il Fondo è alimentato dal contributo annuale già previsto a legislazione vigente dall'articolo 59, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n.488, destinato attualmente a finanziare il Fondo per l'agricoltura biologica di qualità, che è contestualmente soppresso.
In caso di omissione del versamento, è prevista applicarsi la sanzione amministrativa pecuniaria pari al doppio del contributo dovuto; in caso di versamento in misura inferiore al previsto, la sanzione è pari al doppio della differenza tra quanto versato e quanto dovuto. Dopo la scadenza del termine,deve essere corrisposta una penale pari allo 0,1 per cento del dovuto.
Si ricorda, al riguardo che l 'articolo 59 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (legge finanziaria per il 2000) ha istituito, a decorrere dal 1 gennaio 2001, un contributo annuale per la sicurezza alimentare nella misura del 2% del fatturato dell'anno precedente relativo alla vendita di prodotti fitosanitari, autorizzati e fertilizzanti da sintesi, da individuare con i decreti dei Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. Con le entrate derivanti dai contributi predetti è istituito il Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità.
Il contributo deve essere effettuato in due rate semestrali che scadono rispettivamente il 15 luglio ed il 15 gennaio, a partire dalla semestralità scadente il 15 luglio 2000, con riferimento al fatturato annuo dei prodotti relativo all'anno precedente ( D.M. 14 luglio 2000).
La tabella che segue fornisce un prospetto delle entrate - in conto competenza - del capitolo 3583 negli anni 2018-2020, così come rappresentate nel decreto di ripartizione in capitoli della legge di bilancio 2018 ( legge n. 205 del 2017) .
Il Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità è destinato al finanziamento di programmi annuali, nazionali e regionali, di ricerca in materia di agricoltura biologica, nonché in materia di sicurezza e salubrità degli alimenti, in coerenza con la comunicazione (2000/C 28/02) della Commissione europea sugli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo.
Nel cap. 7742 pg.2 del MIPAAF sono quindi allocate le risorse del " Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità già incluse nel fondo (da ripartire) di cui all'art. 2 della legge n. 244 del 2007, comma 616".
Gli articoli 7 prevedono che anche nell'ambito della filiera biologica possano essere costituiti contratti di rete.
Le disposizioni rinviano a tal fine alla normativa prevista dall'articolo 3, commi 4- ter, 4- ter.1, 4- ter.2, 4-quater e 4- quinquies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.5 al fine di renderla applicabile al settore.
Con il comma 4-ter. si prevede che con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell'oggetto della propria impresa.Il contratto può anche prevedere l'istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l'esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso. Il contratto di rete che prevede l'organo comune e il fondo patrimoniale non è dotato di soggettività giuridica, salva la facoltà di acquisto della stessa ai sensi del comma 4-quater ultima parte.
Ai fini degli adempimenti pubblicitari di cui al comma 4-quater, il contratto deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ovvero per atto firmato digitalmente e deve contenere le indicazioni specificamente prescritte .
Il comma 4-quater prevede che il contratto di rete è soggetto a iscrizione nella sezione del registro delle imprese presso cui è iscritto ciascun partecipante; l'efficacia del contratto inizia a decorrere da quando è stata eseguita l'ultima delle iscrizioni prescritte a carico di tutti coloro che ne sono stati sottoscrittori originari. Le modifiche al contratto di rete, sono redatte e depositate per l'iscrizione, a cura dell'impresa indicata nell'atto modificativo, presso la sezione del registro delle imprese presso cui è iscritta la stessa impresa.
Si ricorda, inoltre, che l'art. 6-bis del D.L. 24/ giugno 2014, n. 91 ha destinato specifiche risorse al finanziamento agevolato di investimenti in ricerca e innovazione tecnologica, effettuati da imprese agricole, forestali e agroalimentari, che partecipano ad un contratto di rete acquisiscono priorità nell'accesso ai finanziamenti previsti dalle misure dei programmi di sviluppo rurale regionali e nazionali relativi alla programmazione 2014-2020.
Gli articoli 8 delineano le modalità attraverso le quali operare il sostegno alla ricerca tecnologica ed applicata nel settore.
a) siano attivati specifici percorsi formativi in ambito universitario, attraverso l'attivazione di dottorati di ricerca e master e di percorsi di aggiornamento dei docenti, incentivando l'affiancamento con le aziende biologiche del territorio;
b) sia destinata alla ricerca in campo biologico svolta dal Consiglio nazionale delle ricerche una quota parte delle risorse del Fondo per l'attività degli enti e delle istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (si valuti l'opportunità di far riferimento agli enti "vigilati" (e non finanziati) dal MIUR poiché agli stessi enti possono arrivare finanziamenti anche da altri Ministeri; andrebbe, inoltre aggiornata la decorrenza relativa all'esercizio finanziario facendo il testo riferimento all'anno 2018);
c) siano previste specifiche azioni di ricerca nel piano triennale del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA);
d) sia destinato almeno il 30 per cento delle risorse del Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica ai programmi di ricerca e al finanziamento dei percorsi formativi di cui alla lett. a), assicurando un adeguato corrispettivo alle aziende agricole biologiche che partecipano ai progetti di ricerca, mettendo a disposizione i loro terreni.
Al riguardo si ricorda, preliminarmente, che l'ammontare del Fondo per l'attività degli enti e delle istituzioni di ricerca (FOE) - allocato sul cap. 7236 dello stato di previsione del MIUR - è stabilito dalla sezione II della legge di bilancio.
I criteri per la ripartizione del FOE sono stati individuati, da ultimo, dal d.lgs. 218/2016. In particolare, in base al combinato disposto dell'art. 5, co. 1, e dell'art. 6, co. 2, dello stesso d.lgs., il MIUR tiene conto, ai fini della ripartizione, della programmazione strategica preventiva (di cui all'art. 5 del d.lgs. 213/2009), della Valutazione della qualità dei risultati della ricerca (VQR: effettuata, ogni 5 anni, dall'Agenzia nazionale di valutazione dell'università e della ricerca - ANVUR), nonché dei Piani triennali di attività (di cui all'art. 5 del d.lgs. 213/2009 e all'art. 7 del d.lgs. 218/2016). La ripartizione è effettuata con decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, comprensivi di indicazioni per i due anni successivi, emanati previo parere delle Commissioni parlamentari.
Da ultimo, per il 2018, è stato trasmesso alle Camere lo schema di AG n. 28, sul quale la VII Commissione ha espresso un parere favorevole con condizioni e osservazioni il 18 luglio 2018.
Occorre, pertanto, adeguare la previsione temporale.
Si ricorda, altresì, che incrementi del FOE finalizzati a specifici enti, per specifiche finalità, sono stati, a volte, previsti in singole leggi e, conseguentemente, allocati sul cap. 7236. In altri casi, autorizzazioni di spesa relative ad enti vigilati dal MIUR e specificamente finalizzate, sono state, invece, allocati su differenti capitoli del relativo stato di previsione. Più ampiamente, si veda il dossier relativo all'AG n. 28.
Gli articoli 9 prevedono che, con decreto del Ministro delle politiche agricole, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono definiti i principi in base ai quali le regioni e le province autonome organizzano la formazione professionale. Viene prevista l'intesa in sede di Conferenza Stato regioni, considerato che la materia rientra tra quelle di competenza residuale delle regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.
Il Capo V reca disposizioni in materia di organizzazione della produzione e del mercato.
Gli articoli 10 introducono l'istituto dei distretti biologici, intendendosi tali i sistemi produttivi locali nei quali sia significativa la produzione con metodo biologico o con metodologie culturali locali. Si caratterizzano per un'integrazione tra attività agricole ed altre attività economiche e per la presenza di aree paesaggistiche rilevanti. Possono parteciparvi gli enti locali che adottano politiche di tutela delle produzioni biologiche.
Con decreto del Ministro, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni son specificati i requisiti e le condizioni per la costituzione dei distretti.
I distretti sono istituiti per:
a) promuovere l'uso sostenibile delle risorse naturali e locali;
b) favorire un approccio territoriale, anche al di fuori dei confini amministrativi, al fine di utilizzare le risorse salvaguardando l'ambiente;
c) semplificare l'applicazione delle norme di certificazione biologica ed ambientale;
e) promuovere le attività connesse, quali la vendita diretta, l'attività agrituristica, la biodiversità e l'agricoltura sociale;
f) promuovere una maggiore diffusione dei prodotti biologici.
I partecipanti al distretto (imprese agricole, organizzazioni dei produttori e soggetti pubblici e privati (non facilmente identificabili) che intendono promuovere un distretto costituiscono un Comitato direttivo che avanza la richiesta di riconoscimento alla regione di appartenenza (nel caso di distretti compresi nel territorio di più regioni, la richiesta deve essere presentata a ciascuna regione) e ne cura le istanze amministrative e commerciali. Il Ministero promuove la divulgazione delle migliori pratiche nesse in atto nei distretti biologici. Le regioni possono attribuire priorità al finanziamento di progetti presentati da imprese operanti nel distretto.
Si fa presente al riguardo che sembra mancare una figura istituzionale rappresentativa delle imprese aderenti al distretto una volta ottenuta l'autorizzazione, anche al fine di un'imputazione giuridica nella partecipazione a bandi specifici.
Si ricorda che la legge di bilancio per il 2018 (art. 1, comma 499, della legge n.205 del 2017) ha disciplinato i distretti del cibo.
a) i distretti rurali;
b) i distretti agroalimentari di qualità, anche a carattere interregionale, ;
c) i sistemi produttivi locali, anche a carattere interregionale;
e) i sistemi produttivi in aree urbane o periurbane caratterizzati dalla significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;
f) i sistemi produttivi locali caratterizzati dall'interrelazione e dall'integrazione fra attività agricole, in particolare quella di vendita diretta dei prodotti agricoli , e le attività di prossimità di commercializzazione e ristorazione esercitate sul medesimo territorio, delle reti di economia solidale e dei gruppi di acquisto solidale;
g) i sistemi produttivi locali caratterizzati dalla presenza di attività di coltivazione, allevamento, trasformazione, preparazione alimentare e agroindustriale svolte con il metodo biologico o nel rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale;
h) i biodistretti e i distretti biologici, intesi come territori in cui sia stato stipulato e sottoscritto un protocollo per la diffusione del metodo biologico.
Le Regioni e le Province autonome, attraverso propri provvedimenti, individuano i distretti del cibo, secondo le forme giuridiche previste dalla normativa regionale.
Sulla base dei dati attualmente disponibili esistono oltre 60 distretti già riconosciuti dalle Regioni. V
E' istituito - presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali - il Registro nazionale dei distretti del cibo che raccoglie i distretti riconosciuti dalle Regioni.
Gli interventi ivi previsti - che sono attuati con appositi bandi - sono rivolti a imprese, reti di imprese, organismi di produzione, rappresentanze di distretti rurali e agro-alimentari e agevolano programmi con un ammontare delle spese ammissibili compreso tra 4 milioni e 50 milioni di euro, aventi ad oggetto: investimenti in attivi materiali e attivi immateriali nelle aziende agricole connessi alla produzione agricola primaria; investimenti per la trasformazione di prodotti agricoli e per la commercializzazione di prodotti agricoli; investimenti concernenti la trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli; costi per la partecipazione dei produttori di prodotti agricoli ai regimi di qualità e misure promozionali a favore dei prodotti agricoli; progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo.
Le modalità per i nuovi interventi sono state fissate con decreto, non ancora emanato, del MiPAAF, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome,
Gli articoli 11 disciplinano le organizzazioni interprofessionali nella filiera biologica, intendendosi tali quelle costituite dai rappresentanti delle attività economiche connesse alla produzione, alla trasformazione e al commercio e aventi, tra l'altro, come finalità di:
a) migliorare la trasparenza della produzione, anche mediante la pubblicazione di dati statistici sui costi di produzione, sui prezzi, sui volumi e sulla durata dei contratti;
c) redigere contratti tipo per la vendita di prodotti (si richiama al riguardo l'art. 168 del reg. n.1308/2013 che prevede i requisiti dei contratti tra produttore, trasformatore e distributore nonchè l'art. 62 del D.L. n.1/2012 in materia di pratiche sleali) ;
d) valorizzare il potenziale dei prodotti;
e) svolgere ricerche perchè la produzione sia orientata al fabbisogno del mercato e alle aspettative dei consumatori.
Si possono associare, con funzione consultiva, le organizzazioni rappresentative dei consumatori e dei lavoratori del settore agricolo ed agroalimentare, anche per acquisire il parere sui progetti di regole valevoli erga omnes.
Al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è affidato il compito di riconoscere, controllare e vigilare sulle Organizzazioni interprofessionali.
Con decreto del Ministro delle politiche agricole è riconosciuta una sola organizzazione interprofessionale a livello nazionale o a livello della medesima circoscrizione economica; in caso di concorso tra più domande, il riconoscimento è concesso all'organizzazione maggiormente rappresentativa . L'organizzazione interprofessionale riconosciuta a livello nazionale può essere articolata in sezioni territoriali o in circoscrizioni economiche.
L'organizzazione interprofessionale deve avere i seguenti requisiti:
a) essere un'associazione costituita ai sensi dell'art. 14 e ss del codice civile e riconosciuta ai sensi del D.P.R. n.361 del 2000;
b) avere uno statuto che persegua una o più finalità tra quelle precedentemente indicate e che preveda regole per la rappresentanza democratica della propria componente associativa;
c) rappresenti almeno il 30 per cento del valore della produzione o in caso di operatività limitata ad una circoscrizione economica, il 40 per cento del valore dei prodotti commercializzati nella medesima circoscrizione o ,comunque, il 25 per cento dei medesimi a livello nazionale.
- imporre contributi e regole obbligatorie per tutte le imprese aderenti purchè non violino il principio di libera concorrenza;
- richedere che alcuni accordi e decisioni siano resi obbligatori, per un periodo circoscritto, anche nei confronti degli operatori non aderenti all'organizzazione, ai quali potrà parimenti essere richiesto un contributo obbligatorio.
La richiesta di estensione delle regole è disposta per un periodo limitato dal Ministero su richiesta dell'organizzazione purchè le regole siano state adottate con il voto favorevole di almeno l'85% degli associati, salvo che lo statuto disponga maggioranze più elevate .L'estensione è obbligatoria per tutti gli operatori del settore anche se non aderenti all'organizzazione interprofessionale; in caso di violazione delle regole, l'operatore economico è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 50.000 euro. L'entità della sanzione è determinata in base all'entità della regola violata che, fermo restando il limite massimo, non può comunque superare il 10 per cento del valore dei contratti stipulati.
Gli articoli 12 disciplinano le intese di filiera, intendendosi quelle proposte dal Tavolo di filiera al Ministero e sottoscritte dagli organismi maggiormente rappresentativi a livello nazionale nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione.
- preservare il territorio e l'ambiente;
- agevolare, infine, la creazione e lo sviluppo dei distretti biologici.
Le intese non possono comportare restrizioni alla concorrenza; possono, però, prevedere accordi per una programmazione della produzione o per un programma di miglioramento della qualità che abbia come conseguenza diretta una limitazione del volume di offerta. L'intesa è comunicata al Ministero che ne cura la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, previa verifica della compatibilità comunitaria e sentita l'Autorità della concorrenza e del mercato.
Gli articoli 13 definiscono le organizzazioni di produttori biologici, intendendosi quelle che sono riconosciute dalle regioni secondo criteri definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni.
Il riconoscimento avviene quando siano previste le seguenti finalità statutarie:
a) commercializzazione in forma associata delle produzione;
b) attivazione di un programma operativo in merito alla programmazione della produzione, alla gestione delle crisi di mercato, alla riduzione dei costi di produzione, alla stabilizzazione dei prezzi di produzione, alla promozione di pratiche colturali rispettose dell'ambiente e della qualità delle produzioni e alla determinazione di prezzi di vendita trasparenti.
Per essere riconosciute devono prevedere nello statuto:
- le regole per assicurare il controllo democratico dell'organizzazione;
- le sanzioni in caso di violazione degli obblighi statutari;
- le regole contabili e di bilancio.
Gli articoli 14 prevedono una modifica alla legge sull'attività semeniera (legge 25 novembre 1971, n.1096) stabilendo che gli agricoltori che producono varietà di sementi biologiche iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione nei luoghi dove tale varietà si sono sviluppate hanno diritto alla vendita diretta ed in ambito locale e possono procedere al libero scambio delle stesse. Per le sementi biologiche non iscritte ad alcune registro, evolute ed adattate nell'ambiente di coltivazione, è riconosciuto il diritto di vendita diretta agli altri agricoltori in ambito locale in una quantità limitata di sementi o materiali di propagazione purché prodotti in azienda nonché il diritto al libero scambio.
Gli articoli 15 prevedono che siano abrogati:
- l'articolo 1 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n.220 (si ricorda, al riguardo, che l'intero provvedimento risulta già abrogato dall'art. 15, comma 1, D.Lgs. 23 febbraio 2018, n. 20, a decorrere dal 22 marzo 2018);
- i commi 2, 2-bis, 2-ter, 3 e 5 dell'art. 59 della legge n.488/1999 (si tratta, come rilevato in precedenza, della normativa sul Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità che viene soppressa in quanto sostituita, dall'articolo 6, con l'istituzione del Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica);
- il comma 87 dell'art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n.311 (la disposizione ha istituito nell'ambito del Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica e di qualità un apposito capitolo per l'attuazione del Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica e i prodotti biologici).
Gli articoli 16 prevedono la norme di salvaguardia prevedendo che le disposizioni previste nei provvedimenti si applicano nei limiti della compatibilità con gli statuti e e con le norme di attuazione delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.
La disciplina della produzione agricola è materia residuale di competenza esclusiva regionale ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.
Secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, molti aspetti relativi al settore agricolo interessano, comunque, ambiti di carattere civilistico, penalistico, ambientale e sanitario che rendono prevalente la competenza statale esclusiva o concorrente nel settore di intervento. Occorre, poi, tener presente che l'agricoltura rientra tra le materiedi competenza concorrente dell'Unione europea.