Source: http://ecoradicali.it/2015/01/spiagge-senza-barriere-senza-cemento-ecoradicali-scrivono-alla-commissione-europea/
Timestamp: 2019-01-22 15:39:21+00:00
Document Index: 81279726

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 10', 'art. 43', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 43', 'art. 12']

Nonostante l’articolo 23 della legge del 5 febbraio 1992 preveda una multa e la chiusura da uno a sei mesi dell’esercizio pubblico che discrimini una persona con disabilità, le spiagge a norma (il decreto ministeriale 236/1989 ne definisce le caratteristiche di accessibilità) sono ben poche in Italia.
In un quarto di secolo, poco o nulla si è mosso per adeguare gli impianti balneari italiani. Eppure oltre l’8% della popolazione italiana è disabile.
Volendo ragionare in termini strettamente economici, si tratterebbe di un mercato potenziale di 5 milioni di persone in Italia e di circa 80 milioni in Europa.
Se a questo si aggiunge che le persone disabili, come tutti gli altri turisti, viaggiano in compagnia (mediamente 2 persone al seguito) allora, già questi dati avrebbero dovuto muovere le imprese del settore verso una stretta osservanza nelle normative.
Ma la lungimiranza non è certamente la nota che ha caratterizzato la gestione delle spiagge italiane che, lo ricordiamo, sono proprietà demaniali, cioè di tutti i cittadini italiani, date in concessione a privati per un periodo di tempo limitato.
Su queste spiagge, in questi anni, è successo di tutto. Abusivismi edilizi di ogni genere. Dalla Versilia al Lido romano; dalla Riviera Adriatica alla Liguria, i lungomare hanno ceduto il posto ai “lungomuro”: i muraglioni (abusivi) degli stabilimenti; così come abusive sono quasi sempre tutte le cementificazioni all’interno degli stabilimenti. Paradossalmente, ma neanche troppo, questa gestione al di fuori di ogni rispetto minimo della legge, sta letteralmente togliendo il pane proprio ai gestori.
Abituati come siamo a spremere il bene pubblico come un limone, il nostro Paese vive da decenni un progressivo declino del turismo balneare. Inutile incolpare la crisi, dal momento che tutti gli altri paesi del Mediterraneo registrano flussi stazionari (Spagna e Grecia) o in crescita (Croazia e Francia).
La fuga di turisti dalle spiagge italiane è dettata da un’offerta ormai vecchia e che, come dicevamo all’inizio, non tiene conto di ampie fasce di pubblico (handicap); invece di “fare squadra” con il sistema dell’offerta culturale (arte, paesaggio, archeologia) si è preferito innalzare ristoranti (abusivi) dove vendere panini con la porchetta sfregiando ogni angolo di costa.
Ad oggi, le cementificazioni abusive operate dai gestori rappresentano una delle prime cause di erosione delle spiagge italiane. Puntualmente, ad ogni inizio della stagione balneare, si provvede ai ripascimenti per rimediare, con i soldi dei contribuenti, ai guasti provocati da tutti i cementificatori d’Italia. Il costo medio, solo della sabbia, è 7 euro/m3. In un Paese che conta oltre 8mila chilometri di coste, di cui la metà soggette ad erosione, fatevi due conti di quanto ci costi l’illegalità.
Pensiamo che questa premessa sia necessaria per descrivere l’urgenza di riportare la gestione del demanio marittimo nella legalità, salvaguardando – insieme – diritti civili e ambiente, turismo e lavoro. La premessa è altrettanto necessaria per descrivere i fatti che seguono.
È di questi giorni la notizia della convocazione di Federbalneari a Bruxelles presso la Commissione Petizioni. L’incontro avverrà martedì 27 gennaio per discutere la proroga di 20 anni sulle concessioni balneari, una misura contestata dalla Commissione Europea, secondo la quale il rinnovo automatico della concessione (di cui all’art. 1, c. 2, d.l. 400/1993, conv. L. 494/1994, e successivamente modificato dall’art. 10 L. 88/2001) contrasta con i principi di libertà di stabilimento delle imprese (art. 43 Trattato CE) e di imparzialità, trasparenza e pubblicità delle procedure di selezione dei concessionari (art. 12, direttiva 2006/123/CE).
Nel 2013, la Federbalneari si era rivolta all’Unione Europea con una Petizione proprio per chiedere la non applicazione delle norme comunitarie. Sempre sul sito di Federbalneari si dà notizia di come anche il Governo si stia muovendo per il mantenimento dello status quo.
Mentre i balneari si preoccupano delle licenze e i “politici” dei voti dei balneari, pensiamo sia urgente riportare la gestione del demanio marittimo nell’interesse pubblico perché le spiagge sono un bene che appartiene a tutti gli italiani e, come tale, deve essere gestito.
Nella giornata di oggi, abbiamo inviato una lettera aperta indirizzata al Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Dott. Lucio Battistoni, chiedendo un incontro urgente.
Segue la lettera aperta a Lucio Battistoni, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea
Egregio Dott. Lucio Battistoni
Martedì 27 gennaio si svolgerà a Bruxelles un incontro tra Federbalneari e la Commissione Petizioni del Parlamento europeo. L’oggetto dell’incontro è la richiesta di proroga delle concessioni balneari, una misura contestata dalla Commissione Europea, secondo la quale il rinnovo automatico della concessione (di cui all’art. 1, c. 2, d.l. 400/1993, conv. L. 494/1994, e successivamente modificato dall’art. 10 L. 88/2001) contrasta con i principi di libertà di stabilimento delle imprese (art. 43 Trattato CE) e di imparzialità, trasparenza e pubblicità delle procedure di selezione dei concessionari (art. 12, direttiva 2006/123/CE).
In qualità di rappresentante della Commissione europea in Italia, Le avanziamo la richiesta di incontro. È nostro desiderio poter conferire con Lei e chi di competenza sulla strutturale situazione di illegalità in materia di gestione delle spiagge in concessione con particolare riferimento alle norme di tutela dei valori paesistico-ambientali e del diritto di accessibilità e visitabilità delle strutture balneari per i cittadini portatori di handicap.
Sebbene non rispettati dalla larga parte dei gestori balneari, tali principi sono ampiamente previsti nella normativa nazionale e sono stati recentemente ribaditi nella Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 15 novembre 2010 «Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un’Europa senza barriere» [COM(2010) 636].
Nel ringraziarLa sin da ora per l’attenzione che vorrà prestare alla presente, Le inviamo i nostri più cordiali saluti.