Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11409-del-10-05-2017
Timestamp: 2020-08-13 18:21:02+00:00
Document Index: 50292905

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 11409 del 10/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11409 del 10/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/05/2017, (ud. 08/03/2017, dep.10/05/2017), n. 11409
sul ricorso 10246-2016 proposto da:
S.B., SC.LI., R.P.,
R.M.L.L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA SISTINA 121, presso
lo studio dell’avvocato EMANUELE BIONDI, che li rappresenta e
avverso la sentenza n. 346/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 15/2/2016;
– con l’indicata sentenza, la Corte di appello di Napoli, decidendo sul reclamo proposto dalla Tessival Sud s.r.l., in liquidazione, avverso la sentenza del Tribunale di Benevento (che, nella fase di opposizione della L. n. 92 del 2012, ex art. 92, commi 51 – 57, aveva parzialmente accolto il ricorso L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 48 e ss., proposto da Sc.Li., S.B., R.M.L., R.P., dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato all’esito di procedura ai sensi della L. n. 223 del 1991 e condannato la società, al risarcimento del danno, in favore di ciascuno dei ricorrenti, pari a dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto), confermava la pronuncia del Tribunale. Riteneva la Corte territoriale che la comunicazione alle 00.SS. di categoria non fosse stata inoltrata contestualmente a quella di recesso e neppure entro il termine di sette giorni previsto dalla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 44 bensì oltre due mesi dopo; che non si era neppure trattato di licenziamenti tutti contestuali essendo stato introdotto un criterio di scelta consistente nel licenziare prioritariamente coloro che, entro il 27/9/2012, non avevano manifestato la volontà di opporsi al recesso, prevedendosi che agli stessi venisse corrisposto un incentivo) da concordare e che il ritardo) nelle comunicazioni non aveva consentito il tempestivo controllo previsto dalla legge;
per la cassazione di tale sentenza ricorre la Tessival s.r.l. in liquidazione con due motivi;
– Sc.Li., S.B., R.M.L., R.P. resistono con controricorso;
– come è stato evidenziato, la scelta dell’imprenditore di cessare l’attività costituisce esercizio incensurabile della libertà di impresa garantita dall’art. 41 Cost., con la conseguenza che la procedimentalizzazione dei licenziamenti collettivi che ne derivano, secondo le regole dettate per il collocamento dei lavoratori in mobilità dalla L. n. 223 del 1991, art. 4 applicabili alla fattispecie in esame per effetto dell’art. 24 stessa Legge, ed in particolare l’obbligo di comunicazione dei motivi della scelta, hanno la funzione di consentire il controllo sindacale sulla effettività della scelta medesima, allo scopo di evitare elusioni del dettato normativo concernente i diritti dei lavoratori alla prosecuzione del rapporto nel caso in cui la cessazione dell’attività dissimuli la cessione dell’azienda o la ripresa dell’attività stessa sotto diversa denominazione o in diverso luogo (cfr. Cass. n. 5516/03; Cass. n. 5700/04; Cass. 15643/05; Cass. 13297/07, la quale ultima ha precisato che l’estensione, ai sensi della L. n. 223 del 1991, art. 24, commma 2, della disciplina prevista in materia di mobilità ai licenziamenti collettivi conseguenti alla chiusura dell’insediamento produttivo deve essere intesa nei limiti della compatibilità di tale disciplina con i risultati in concreto perseguibili in relazione alla cessazione dell’attività aziendale, e cioè in modo da assicurare ai lavoratori la tutela previdenziale e sociale, in accordo con la ratio della estensione dei detti meccanismi della L. n. 223 del 1991 ai casi di cessazione di attività);
– inoltre, secondo l’orientamento ormai consolidato di questa Corte, in tema di licenziamenti collettivi, il requisito) della contestualità della comunicazione del recesso al lavoratore e alle organizzazioni sindacali e ai competenti uffici del lavoro, richiesto a pena d’inefficacia del licenziamento medesimo, non può che essere valutato, in una procedura temporalmente cadenzata in modo rigido ed analitico, e con termini molto ristretti, nel senso) di una necessaria ed ineliminabile contemporaneità delle due comunicazioni la cui mancanza può non determinarne l’inefficacia, solo se sostenuta da giustificati motivi di natura oggettiva, da comprovare dal datore di lavoro (Cass. 23 gennaio 2009, n. 1722; Cass. 17 luglio 2009, n. 16776; Cass. 31 marzo 2011, n. 7490);
– alla stregua di tutto quanto precede è corretta l’interpretazione della Corte di merito, che ha dato rilevanza, ai fini della violazione della disposizione in esame, al mancato rispetto del termine di sette giorni di cui alla intervenuta modifica legislativa L. 28 giugno 2012, n. 92, (art. 1, comma 44 e art. 2, comma 72, lett. d): “alla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 4, comma 9, al secondo periodo, la parola: “contestualmente” sostituita dalle seguenti: “entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi” e dall’art. 2, comma 72, lett. d) medesima Legge: “alla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 4, comma 9 sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: le procedure di mobilità sono sostituite dalle seguenti: la procedura di licenziamento collettivo) che, lungi dall’avere carattere dirimente non è meno cogente della precedente “contestualità”, secondo l’interpretazione data da questo giudice di legittimità;
La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15% da corrispondersi all’avv. Emanuele Biondi, anticipatario.