Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_il_sistema_portuale_e_il_trasporto_marittimo
Timestamp: 2019-10-23 16:02:55+00:00
Document Index: 140004059

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 37', 'art. 54']

tema 3 settembre 2019
Studi Camera - Trasporti Edilizia, infrastrutture e trasporti Il sistema portuale e il trasporto marittimo e su vie navigabili interne
E' all'esame della IX Commissione lo schema di decreto legislativo correttivo delle disposizioni in materia di nautica da diporto (A.G. 101). E' stata inoltre approvata la legge 6 agosto 2019, n. 84 (A. C. 2039 ) che ha prorogato il termine per l'adozione dei decreti legislativi correttivi del codice della nautica da diporto di un ulteriore anno, quindi fino al 13 agosto 2020.
Con la legge 24 luglio 2019, n. 73 , entrata in vigore il 3 agosto 2019, sono state introdotte modifiche ai termini che erano previsti in materia di obbligo di patente nautica per le unità con motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi e per i corsi di formazione al salvamento acquatico.
In materia di navigazione fluviale e sui laghi, è stato definitivamente approvato il decreto legislativo n. 114 del 2018, di attuazione della direttiva (UE) 2016/1629 per la definizione dei requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna, che adegua la disciplina in materia di sicurezza della navigazione interna e abroga il precedente decreto legislativo n. 22 del 2009 Lo schema di decreto era stato presentato alle Camere il 7 giugno 2018 (Atto del Governo n. 31) e su di esso la IX Commissione aveva espresso il parere favorevole il 1° agosto 2018.
Con il decreto-legge n. 135 del 2018 sono state introdotte misure di ulteriore semplificazione con riferimento alle Zone economiche speciali e le Zone logistiche semplificate.
E' stata prevista dal decreto-legge n. 119 del 2018 l'istituzione di una nuova Autorità di sistema portuale dello Stretto rispetto alla quale è sottoposta al parere della Commissione la proposta di nomina del presidente.
Misure di significativo impatto economico sono state assunte dal decreto-legge n. 109 del 2018, dal decreto-legge n.119 del 2018 e dalla legge di bilancio per il 2019 con riferimento al porto di Genova, in considerazione delle problematiche connesse al crollo del cosiddetto "ponte Morandi".
E' all'esame della IX Commissione l'A.G. 101, avente ad oggetto le disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 229 del 2017 contenente la riforma della nautica da diporto. Con la legge 6 agosto 2019, n. 84 (A. C. 2039 ) è stato prorogato il termine per l'adozione dei decreti legislativi correttivi del codice della nautica da diporto di un ulteriore anno, che scadrà pertanto il 13 agosto 2020.
Lo schema di decreto legislativo contiene alcune disposizioni di semplificazione normativa, di rafforzamento della sicurezza della navigazione e volte a superare alcune delle problematiche emerse in sede di prima applicazione del decreto legislativo n. 229 del 2017.
Gli interventi maggiormente incisivi concernono la totale riscrittura della disciplina delle scuole nautiche e dei centri per l'istruzione della nautica (di cui rispettivamente agli articoli 49-septies e 49-octies del codice) e la disciplina dell'istruttore professionale di vela al fine di distinguere tale figura da quella degli istruttori di vela sportivi e dilettantistici. Per approfondimenti si rinvia all'apposito dossier.
Si ricorda che, al termine della precedente legislatura, è stata approvata, con il decreto legislativo n. 229 del 2017, entrato in vigore il 13 febbraio 2018, la riforma del codice della nautica da diporto (decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171) in base a quanto previsto dalla legge delega 7 ottobre 2015, n. 167.
A tale innovazione si è affiancata la previsione del Sistema telematico centrale della nautica da diporto (SISTE), in base alla legge di stabilità 2013, che si articola nell'Archivio telematico centrale delle unità da diporto (ATCN), nello Sportello Telematico del Diportista (STED) e nell'Ufficio di conservatoria centrale delle unità da diporto (UCON).
L'attuazione di questo nuovo sistema telematico era stata rinviata all'emanazione di un apposito regolamento, poi emanato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 152 del 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio 2019. Dal 1° settembre 2019 è stato attivato lo Sportello Telematico del Diportista (STED), che consente di immatricolare le unità da diporto nell'Archivio Centrale Telematico (ATCN) (vedi sub).
I dati relativi al diporto nautico in Italia sono riportati nella pubblicazione " Il Diporto Nautico in Italia - Anno 2017", curata dall'Ufficio Statistica del Ministero delle infrastrutture e trasporti ed inserita nel Programma Statistico Nazionale, che è stata pubblicata il 19 settembre 2018.
la previsione dello Sportello Telematico (STED), per il rilascio dei documenti per la navigazione, tra cui la licenza di navigazione ed i suoi aggiornamenti (cambio proprietà, residenza, nomina di armatore, ipoteca, leasing, ecc.), prevedendosi un termine di 20 giorni per il rinnovo della licenza tramite STED (artt. 22, 23 e 24);
la modifica delle unità per le quali è richiesta la titolarità della patente nautica (articolo 39);
Con riferimento a tale disposizione il decreto-legge n. 91 del 2018 ha previsto il differimento al 1° gennaio 2019 dell'obbligo di titolarità della patente nautica per la conduzione di unità aventi motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi. Successivamente è stata approvata in via definitiva al Senato la proposta di legge A.C. 1822-A che ha prorogato la sospensione dell'obbligo di patente nautica al 1° gennaio 2020. Infine con lo schema di decreto legislativo correttivo A.G. 101 prevede l'obbligo di patente nautica solo per i motori a iniezione diretta a due tempi di cilindrata superiore a 900 cc, superando definitivamente le problematiche che si erano poste con riferimento alla necessità di patente nautica per le unità di cilindrata superiore a 750 cc.
Per l'applicabilità delle nuove disposizioni del Codice, l'art. 61 del D.L.gs. n. 229/2017, prevede che fino piena attuazione della disciplina applicativa del Sistema telematico centrale della nautica da diporto e all'adozione del decreto di fissazione delle tariffe applicabili, occorre riferirsi agli organismi e procedure preesistenti e continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti.
L'istituzione del Sistema telematico centrale della nautica da diporto (SISTE) è stata prevista dalla legge di stabilità 2013 (legge n. 228/2012- commi da 217 a 222 dell'articolo 1), rinviandone l'applicabilità all'emanazione di un apposito regolamento di attuazione. Lo schema di decreto è stato presentato alla Camere l'8 settembre 2017 (A.G. 448) e su di esso la IX Commissione della Camera ha reso il parere favorevole, con condizioni e osservazioni, il 12 ottobre 2017. Il regolamento è stato emanato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 152 del 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio 2019.
Il regolamento propone il superamento del vecchio sistema di tenuta dei registri di iscrizione delle unità da diporto, gestiti finora in formato cartaceo e in termini decentrati presso ciascun circondario marittimo, con la loro completa informatizzazione e la devoluzione delle relative competenze ad un'unica autorità centrale competente su tutto il territorio nazionale.
Del Sistema telematico centrale della nautica da diporto (SISTE) si prevede l'istituzione presso il Dipartimento per i trasporti, la navigazione gli affari generali ed il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e si articoli nelle seguenti strutture:
gli studi di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto autorizzati dalla legge n. 264/1991.
L'articolo 13 del DPR 152/2018 prevede che sia avviato un periodo di sperimentazione dal 1° aprile al 31 agosto 2019 durante il quale gli STED, specificamente individuati con apposito provvedimento ministeriale, iscrivono le unità da diporto di nuova immatricolazione esclusivamente nell'ATCN. Le operazioni di popolamento della «Sezione dati RID e RND» dell'ATCN devono essere completate entro il 1° gennaio 2021. Pertanto a decorrere dal 1° settembre 2019 solo le unita' da diporto di nuova immatricolazione sono iscritte esclusivamente nell'ATCN, mentre a decorrere dal 1° gennaio 2021, tutte le unita' da diporto saranno iscritte esclusivamente nell'ATCN.
Con la legge 24 luglio 2019, n. 73 , entrata in vigore il 3 agosto 2019, sono state introdotte modifiche ai termini già previsti in materia di obbligo di patente nautica e di formazione al salvamento acquatico.
La legge prevede la decorrenza dal 1° gennaio 2020 il termine per l'applicazione della disposizione del Codice della nautica da diporto che prevede l'obbligo della patente nautica per la conduzione di unità aventi motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi.
Si differisce inoltre al 31 ottobre 2020 l'entrata in vigore delle norme sul salvamento acquatico previste dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 29 luglio 2016, n. 206, per l'individuazione dei soggetti autorizzati.
Con il decreto legislativo 16 febbraio 2018, n. 25, entrato in vigore il 29 marzo 2018, sono state introdotte nuove norme di sicurezza per le navi da passeggeri previste dalla direttiva (UE) 2016/844, la cui delega per il recepimento era stata prevista dalla legge di Delegazione europea 2016-2017 (legge n. 163/2017).
E stato poi definitivamente emanato con D.P.R. 20 dicembre 2017, n. 239 , dopo l'esame delle competenti Commissioni parlamentari (A.G. 449), il regolamento di attuazione della direttiva 2014/90/UE sull'equipaggiamento marittimo delle navi, in base alla delega prevista dall'articolo 18 della legge di delegazione europea 2015 (legge 12 agosto 2016, n. 170).
Con il Decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 61, entrato in vigore dal 7 giugno 2018, è stata data attuazione alla direttiva (UE) 2015/1794 che persegue l'obiettivo di assicurare a tutti i lavoratori marittimi parità di trattamento in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, in particolare eliminando la disparità di trattamento nei confronti dei lavoratori che si era venuta a creare in seguito all'esclusione di determinati marittimi dall'ambito di applicazione di precedenti direttive in materia di tutela lavoristica. Il provvedimento è stato adottato in attuazione di quanto previsto dalla Legge n. 163/2017 (legge di delegazione europea 2016-2017)
Tra gli interventi recenti nel settore, che sono tutt'ora in fase di attuazione, vi è l'istituzione di un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo nell'Unione europea, che si applica alle acque marine della regione del Mare Mediterraneo, prevista dal decreto legislativo n. 201 del 2016, entrato in vigore il 22 novembre 2016, di recepimento della direttiva 2014/89/UE. La direttiva prevede infatti che ogni Stato membro elabori ed attui una pianificazione dello spazio marittimo per contribuire allo sviluppo sostenibile dei settori energetici del mare, dei trasporti marittimi e del settore della pesca e dell'acquacoltura, per la conservazione, la tutela e il miglioramento dell'ambiente, compresa la resilienza all'impatto del cambiamento climatico.
Il decreto legislativo n. 201/2016 ha pertanto disposto che la pianificazione dello spazio marittimo sia attuata attraverso l'elaborazione di piani di gestione, che dovranno individuare la distribuzione spaziale e temporale delle varie attività ed usi delle acque marine, tra cui le rotte di trasporto marittimo e i flussi di traffico. I piani di gestione dello spazio marittimo, da approvare entro il 31 dicembre 2020 con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, saranno elaborati da un apposito Comitato tecnico, la cui organizzazione e funzionamento è stata disposta con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, 13 novembre 2017. Con il D.P.C.M. 1 dicembre 2017 sono state definite le Linee guida contenenti gli indirizzi e i criteri per la predisposizione dei piani di gestione dello spazio marittimo e l'individuazione delle aree marittime di riferimento, nonché di quelle terrestri rilevanti per le interazioni terra-mare. L'art. 8 del D. Lgs. n. 201/2016 ha designato, come richiesto dalla direttiva, l'Autorità nazionale competente per l'attuazione della direttiva, individuandola nel Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che dovrà, tra l'altro, relazionare annualmente al Parlamento sulle attività svolte per il conseguimento degli obiettivi del decreto.
L'istituazione dell'Autorità di sistema portuale dello Stretto e la procedura di nomina del presidente
Con il decreto-legge n.119 del 2018 è stata prevista l'istituzione della nuova Autorità di sistema portuale dello Stretto, comprendente i Porti di Messina, Milazzo, Tremestieri, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, scorporando pertanto tali porti dall'Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio.
Tale intervento rappresenta una prima modifica dell'impianto complessivo della riforma delle Autorità di sistema portuali realizzata dal decreto legislativo n. 169/2016.
A seguito dell'istituzione di tale nuova Autorità di sistema portuale, è stata avviata la procedura di nomina del Presidente dell'Autorità, ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 84 del 1994 che prevede che il Presidente sia nominato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Presidente o i Presidenti della regione interessata, ferma restando l'applicazione della disciplina generale di cui alla legge 24 gennaio 1978, n. 14, avente ad oggetto la disciplina dei pareri parlamentari sulle nomine proposte o designazioni di presidenti e vicepresidenti di istituti e di enti pubblici, anche economici.
La legge prevede che, in caso di mancata intesa tra Ministero e Presidenti delle regioni interessate, si applichi la procedura di cui all'articolo 14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, che disciplina il superamento del dissenso nell'ambito di conferenze di servizi decisorie. Tale norma dispone, tra l'altro, che le regioni o le provincie autonome che abbiano espresso in modo inequivoco il proprio motivato dissenso possono proporre opposizione al Presidente del Consiglio dei ministri. La proposizione dell'opposizione sospende l'efficacia della determinazione. La Presidenza del Consiglio dei ministri indice, per una data non posteriore al quindicesimo giorno successivo alla ricezione dell'opposizione, una riunione con la partecipazione delle amministrazioni che hanno espresso il dissenso e delle altre amministrazioni. In tale riunione i partecipanti formulano proposte, in attuazione del principio di leale collaborazione, per l'individuazione di una soluzione condivisa. Se non viene individuata una soluzione condivisa può essere indetta, entro i successivi quindici giorni, una seconda riunione, che si svolge con le medesime modalità e allo stesso fine. Qualora all'esito delle suddette riunioni, e comunque non oltre quindici giorni dallo svolgimento della riunione, l'intesa non sia raggiunta, la questione è rimessa al Consiglio dei ministri. Alla riunione del Consiglio dei ministri possono partecipare i Presidenti delle regioni o delle province autonome interessate. Qualora il Consiglio dei ministri non accolga l'opposizione, la determinazione acquisisce definitivamente efficacia.
Con riferimento alla proposta di nomina del Presidente dell'Autorità di sistema portuale dello Stretto, sottoposta al parere delle Camere con la proposta di nomina n. 33, il Ministero ha formulato la propria proposta di nomina e, con nota del 7 maggio 2019, ha informato i Presidenti delle regioni Calabria e Sicilia chiedendo l'intesa ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 84 del 1994. Le regioni Calabria e Sicilia hanno tuttavia negato l'intesa (rispettivamente con note del 15 e del 22 maggio).
A fronte di tale diniego il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha ritenuto conclusa la fase endoprocedimentale prevista dalla legge e, a fronte di ciò, la regione siciliana ha fatto opposizione alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il 25 luglio 2019 è stata indetta, ai sensi della normativa vigente una riunione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e le regioni interessate ai sensi della vigente normativa ma non è stata raggiunta l'intesa. La questione è stata quindi rimessa al Consiglio dei ministri che si è pronunciato il 6 agosto 2019 nel senso di condividere le posizioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, respingendo conseguentemente l'opposizione della Regione siciliana.
Si segnala che la regione Calabria ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale il decreto-legge 23 ottobre 2018. n. 119, convertito dalla legge n. 136/2018, che ha istituito l'Autorità di sistema portuale dello Stretto per violazione dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione (qui il link all'atto di promovimento).
La riforma delle Autorità portuali realizzata nella XVII legislatura
2) la conseguente riduzione del numero delle autorità portuali che sono state portate da 24 a 15 (portate a 16 dal citato decreto-legge n. 119 del 2018), accorpando 57 porti italiani (con la possibilità di ulteriori riduzioni di strutture sulla base del monitoraggio della riforma, da effettuare dopo tre anni dall'entrata in vigore della stessa). E' previsto che le Regioni possono chiedere l'inserimento nelle Autorità di Sistema di ulteriori porti di rilevanza regionale o nazionale. Si prevede che nei porti nei quali aveva sede un'autorità portuale soppressa sia istituito un Ufficio territoriale portuale;
5) la riarticolazione della governance.
Il Governo era stato delegato dall'articolo 8, comma 1, lettera f, della legge 7 agosto 2015, n. 124. a prevedere la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina delle autorità portuali, di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, con particolare riferimento al numero, all'individuazione di autorità di sistema, alla governance, tenendo conto del ruolo delle regioni e degli enti locali nonché alla semplificazione e unificazione delle procedure doganali e amministrative in materia di porti" .
Di seguito sono indicate le 16 nuove Autorità di sistema portuale, il porto sede dell'Autorità (in grassetto) e gli altri porti che ne fanno parte, a seguito della modifica normativa che ha istituito l'Autorità di sistema portuale dello Stretto:
- Mari Tirreno Meridionale, Jonio e dello Stretto: Gioia Tauro, Crotone (porto vecchio e nuovo); Corigliano Calabro, Taureana di Palmi, Vibo Valentia;
- dello Stretto: Villa San Giovanni, Messina, Milazzo, Tremestieri, Reggio Calabria;
- Mare Adriatico orientale: Trieste, Monfalcone (**).
(**) L'inserimento nell'Autorità portuale del Mare Adriatico orientale del porto di Monfalcone è avvenuta con DPR 29 marzo 2018, n. 57 (in vigore dal 14 giugno 2018).
Con riferimento alle modifiche dei porti che fanno parte delle diverse Adsp, la riforma prevede che con regolamento, da adottare, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti possono essere apportate, su richiesta motivata del Presidente della Regione interessata, modifiche all'allegato A (che indica i porti appartenenti a ciascuna Adsp) per consentire sia l'inserimento di un porto di rilevanza economica regionale - o di un porto di rilevanza economica nazionale la cui gestione è stata trasferita alla regione - all'interno del sistema dell'AdSP territorialmente competente sia il trasferimento di un porto a una diversa AdSP, previa intesa con la Regione nel cui territorio ha sede l'AdSP di destinazione. Inoltre con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti previo parere della Conferenza unificata possono essere modificati i limiti territoriali di ciascuna delle istituite Autorità di sistema portuale.
Decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo attuativo della riforma, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, valutate le interazioni fra le piattaforme logistiche e i volumi di traffico, può essere ridotto il numero delle Autorità di sistema portuale.
L'autonomia finanziaria delle Autorità portuali e le infrastrutture portuali. Gli interventi a sostegno della portualità ligure.
Gli interventi di sostegno alla portualità ligure in ragione del crollo del "Ponte Morandi"
Con il decreto-legge n.109 del 2018 sono stati posti in essere i primi interventi di sostegno alla funzionalità del sistema portuale ligure. In primo luogo sono stati attribuiti 8 milioni di euro per l'anno 2018, 15 milioni di euro per l'anno 2019 e 7 milioni di euro per l'anno 2020 per la progettazione e realizzazione, con carattere di urgenza, di infrastrutture ad alta automazione, di sistemi informatici e delle relative opere accessorie per garantire l'ottimizzazione dei flussi veicolari logistici in ingresso e in uscita dal porto di Genova, ivi compresa la realizzazione del varco di ingresso di Ponente (riguardo tali interventi la legge di bilancio per il 2019, ai commi 1025-1027 dell'articolo 1, prevede che, per l'anno 2019, tali attività siano affidate al Commissario straordinario per la ricostruzione). Sono quindi state attribuite risorse per 375.000 euro per l'anno 2018 e 875.000 euro per l'anno 2019 alla Direzione marittima-Capitaneria di Porto di Genova le cui esigenze di servizio a supporto dell'operatività del porto (articolo 6).
Si prevede poi un incremento della quota di riparto del Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti disciplinato dall'articolo 18-bis, comma 1, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (si veda l'apposito paragrafo), riconosciuta ai porti ricadenti nell'ambito della Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale, prevedendo che questa quota venga stabilita, per gli anni 2018 e 2019 nella misura del 3 per cento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto nel limite di 30 milioni di euro annui. Si tratta pertanto di un innalzamento dall'1% al 3% della quota del Fondo a favore dell'Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale. E' inoltre attribuito all'Autorità un contributo per l'anno 2018 di 4,2 milioni di euro (articolo 9). Con il decreto-legge n. 119 del 2018 è stato disposto un incremento di 15 milioni di euro del citato Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti da destinare tuttavia in via esclusiva all'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale.
Con la legge di bilancio per il 2019 si prevede infine l'attribuzione all'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale di un finanziamento pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020, 2021 e 2022, al fine di contrastare gli effetti negativi, diretti e indiretti, derivanti dal crollo del ponte Morandi attraverso la realizzazione di piani di sviluppo portuali, dell'intermodalità e dell'integrazione tra la città e il porto di Genova nonché per la realizzazione di interventi di completamento di opere in corso, di attuazione di accordi di programma e di attuazione di piani di recupero di beni demaniali dismessi (articolo 1, commi 1023-1024).
Sotto il profilo della semplificazione procedurale si prevede l'adozione da parte del Commissario straordinario, su proposta dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Ligure Occidentale, di un programma straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità e per il collegamento intermodale dell'aeroporto Cristoforo Colombo con la città di Genova da realizzare a cura della medesima Autorità di Sistema Portuale entro 36 mesi dalla data di adozione del provvedimento commissariale (articolo 9-bis).
Infine un contributo fino a 2 milioni di euro è riconosciuto per il triennio 2018-2020, da parte dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, al soggetto fornitore di lavoro nel porto di Genova (Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie del Porto di Genova) per eventuali minori giornate di lavoro rispetto all'anno 2017, riconducibili alle mutate condizioni economiche del porto di Genova conseguenti all'evento del 14 agosto 2018. Si prevede inoltre a proroga per ulteriori 5 anni dell'autorizzazione, attualmente in corso, relativa all'esercizio dell'attività di fornitura di lavoro temporaneo per l'esecuzione dei servizi e delle operazioni nel porto di Genova (articolo 9-ter).
L'autonomia finanziaria dei porti e il finanziamento delle infrastrutture portuali
Per potenziare l'autonomia finanziaria dei porti è stato istituito nel 2012, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, il Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti, disciplinato dall'articolo 18-bis, comma 1, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, per la realizzazione delle opere previste nei piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali, nonché per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari portuali e per gli investimenti necessari alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla riqualificazione strutturale degli ambiti portuali.
Il Fondo viene alimentato annualmente con l'1% del gettito dell'IVA sull'importazione di merci introdotte nel territorio nazionale tramite ciascun porto rientrante nelle circoscrizioni delle autorità portuali, con il limite di 70 milioni di euro annui.
Per quanto riguarda il meccanismo di ripartizione del Fondo, i commi 2 e 4 dell'art. 18-bis prevedono che entro il 30 aprile di ciascun esercizio finanziario, il Ministero dell'economia e delle finanze quantifichi l'ammontare dell'IVA dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per il tramite di ciascun porto, nonché la quota da iscrivere nel fondo. Il Fondo viene poi ripartito con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, attribuendo a ciascun porto l'ottanta per cento della quota dell'IVA dovuta sull'importazione delle merci introdotte nel territorio nazionale per suo tramite e ripartendo il restante venti per cento tra i porti, con finalità perequative, tenendo altresì conto delle previsioni dei rispettivi piani operativi triennali e piani regolatori portuali.
Le Autorità di sistema portuale devono trasmettere al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la documentazione relativa alla realizzazione delle infrastrutture portuali relative al fondo. Per l'annualità 2017 la dotazione del Fondo è stata determinata in complessivi 63,5 milioni di euro, ripartita per 50,8 mln € tra le Autorità di Sistema portuale e per 12,7 milioni € per finalità perequative da ripartire tra le Autorità che ne hanno fatto richiesta. La Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole, il 26 luglio 2018, sullo schema di decreto di riparto del Fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti per l'anno 2017.
Sulla norma che disciplina il Fondo sono intervenuti i decreti-legge n. 69 e 145 del 2013, la legge di Stabilità 2015 nonché il decreto legislativo n. 169 del 2016, di riforma delle Autorità portuali.
L'articolo 22, comma 3, del decreto-legge n. 69/2013 ha stabilito: a) l'innalzamento da 70 milioni di euro annui a 90 milioni di euro annui del tetto del Fondo; b) la possibilità di destinare le risorse anche agli investimenti necessari alla messa in sicurezza, alla manutenzione e alla riqualificazione strutturale degli ambiti portuali. Il limite è stato successivamente riportato a 70 milioni di euro dalla legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2014, comma 236). Il decreto-legge n. 145 del 2013 (art. 13, co. 6) ha poi previsto che una quota pari a 23 milioni di euro delle risorse di cui al comma 1 dell'articolo 18-bis sia assegnata a decorrere dall'anno 2014 alla realizzazione degli interventi immediatamente cantierabili, finalizzati al miglioramento della competitività dei porti italiani e a rendere più efficiente il trasferimento ferroviario e modale all'interno dei sistemi portuali. La legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2014, comma 236), ha successivamente previsto l'assegnazione ai porti, da parte del CIPE, di una quota di risorse del Fondo, pari a 20 milioni € annui dal 2015 al 2024, senza l'applicazione delle procedure dell'articolo 18-bis della legge n. 84/1994, per gli interventi immediatamente cantierabili finalizzati al miglioramento della competitività dei porti e all'efficienza del trasferimento ferroviario e modale all'interno dei sistemi portuali.
Il decreto legislativo n. 169/2016 che ha introdotto le Autorità di sistema portuale, ha previsto (art. 18-bis, comma 5) che queste in ogni caso, fare ricorso a forme di compartecipazione del capitale privato, secondo la disciplina della tecnica di finanza di progetto per la realizzazione di tali opere e interventi infrastrutturali nei porti, stipulando contratti di finanziamento a medio e lungo termine con istituti di credito nazionali ed internazionali abilitati, inclusa la Cassa depositi e prestiti S.p.A.
La navigazione interna comprende la navigazione effettuata su fiumi, laghi, canali e altre acque interne. Essa è regolamentata ancora oggi dal codice della navigazione e dall'apposito regolamento attuativo ( d. P. R. n. 631 del 1949).
Con specifico riferimento all'ambito della sicurezza della navigazione il 7 giugno 2018 è stato presentato alle Camere lo schema di decreto legislativo avente ad oggetto la definizione dei requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna, in attuazione della direttiva (UE) 2016/1629 (Atto del Governo n. 31). La direttiva intende allineare la disciplina europea alla normativa internazionale di settore e ad introdurre requisiti tecnici uniformi per tutte le vie navigabili interne dell'Unione.
Il decreto è stato definitivamente approvato e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 5 ottobre 2018 (decreto legislativo n. 114 del 2018). Il decreto legislativo contiene nuove disposizioni in tema di procedure per l'accertamento della sicurezza delle unità navali adibite alla navigazione interna, di procedure di certificazione e di verifica nonché con riferimento alle certificazioni europee prevedendo inoltre l'abrogazione del decreto legislativo n. 22 del 2009 che aveva recepito la direttiva 2006/87/UE (abrogata anch'essa dalla nuova direttiva) che disciplinava la materia.
La IX Commissione aveva espresso parere favorevole sullo schema il 1° agosto 2018.
Completa tale rete nazionale un canale artificiale, di 16 km, posto nell'Italia Centrale, tra il porto di Livorno e quello di Pisa. Altre aree fluviali navigabili si ritrovano tuttavia in diverse regioni italiane (ad esempio nel Lazio rientrano nella disciplina della navigazione interna le aree navigabili del Tevere a nord di Ponte Milvio). Si segnala tuttavia che la navigazione sulla parte del Tevere a sud di ponte Milvio, come anche la navigazione nella laguna di Venezia è disciplinata dal Codice della navigazione, parte marittima.
Le aree di navigazione interna europee sono classificate a seconda della loro dimensione e pericolosità in quattro zone cui si aggiunge la zona R (che si riferisce alle vie navigabili sulle quali deve essere rilasciata un certificato ai sensi della Convenzione per la navigazione del Reno). Le vie navigabili interne delle zone 1, 2 e 3 sono specificamente indicate nell'allegato alla direttiva 2016/1629. Tra queste non sono menzionate le vie d'acqua italiane che quindi rientrano nella zona 4 che ricomprende "tutte le altre vie navigabili interne che possono essere navigate conformemente al diritto nazionale da unità navali rientranti nell'ambito di applicazione della presente direttiva".
Nel 1998 la legge n. 413/1998 ha previsto un limite di impegno quindicennale di lire 40 miliardi annue a decorrere dall'anno 2000 "ai fini del risanamento del sistema idroviario padano-veneto" attribuendo al Ministro dei trasporti e della navigazione, previa intesa con le regioni interessate, il compito di definire e localizzare gli interventi nonché ripartire le relative risorse sentiti gli enti locali interessati in forma di pagamento di mutui a carico delle regioni della citata intesa (poi integrati dalla legge finanziaria per il 2001 n. 388 del 2000, che ha previsto un contributo di 5 miliardi di lire fino all'anno 2016 e dalla legge finanziaria 2004, l. n. 350/2003 che ha previsto un ulteriore impegno di 20 milioni di euro fino al 2019). A seguito di tali disposizioni è stato sottoscritto a Chioggia nel 1999, tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e le regioni Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte un protocollo d'intesa per lo sviluppo del sistema idroviario padano veneto. L'Idrovia Padana, per l'importanza strategica che riveste, è stata inserita nel 1996 nella Rete transeuropea delle vie navigabili ( Decisione n. 1692/96/UE) ed in occasione della revisione 2011 delle Reti di trasporto trans-europee (TEN-T) è stata, inoltre, ridefinita la Rete di navigazione interna di rilevanza europea. Il Regolamento UE 1315/2013 ha quindi riconosciuto la navigazione interna del Nord d'Italia, quale infrastruttura completata ed operativa al servizio dell'economia dell'intera Pianura Padana. A livello internazionale, in recepimento dei principi stabiliti dall'accordo europeo sulle grandi vie navigabili di importanza internazionale, con annessi, fatto a Ginevra il 19 gennaio 1996, la legge n. 16 del 2000 ha quindi istituito un piano coordinato di sviluppo e costruzione di una rete di vie navigabili d'importanza internazionale al fine di rendere più efficiente e vantaggioso il trasporto internazionale in Europa per via navigabile, includendo in tale accordo i "percorsi costieri".
Va infine ricordata in questo quadro l'istituzione dell'Agenzia interregionale per il fiume Po (A.I.Po) che si occupa dal 2010 del coordinamento delle attività fra le diverse Regioni. L'Agenzia è stata istituita con apposite leggi regionali delle regioni Lombardia (l. r. n. 5 del 2002), Veneto (l. r. n. 4 del 2002), Piemonte (l. r. n. 38 del 2001) ed Emilia Romagna (l. r. n. 42 del 2001), sulla base di un accordo istitutivo allegato alle leggi regionali, al fine di svolgere le funzioni attribuite alle regioni ai sensi dell' articolo 89 del decreto legislativo n. 112 del 2008. Ai sensi dell'Accordo l 'agenzia, sulla base della pianificazione dell'Autorità di Bacino e della programmazione delle singole Regioni, svolge le seguenti funzioni: a) la programmazione operativa degli interventi; b) la progettazione e attuazione degli interventi; c) la polizia idraulica; d) la gestione del servizio di piena; e) l'istruttoria per il rilascio dei provvedimenti di concessione delle pertinenze idrauliche demaniali; f) il monitoraggio idrografico, sulla base degli accordi interregionali previsti, in attuazione dell'articolo 92 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, al fine di garantire l'unitarietà a scala di bacino idrografico; g ) la gestione delle idrovie e della navigazione interna, per i tratti navigabili assegnati dalle Regioni interessate, con le modalità previste dai rispettivi ordinamenti. L'agenzia provvede a coordinare le attività funzionali alla realizzazione e al mantenimento delle opere di navigazione. Successivamente la legge regionale 30/2006 della regione Lombardia (accompagnata da una convenzione triennale con l'Agenzia), ha affidato all'Agenzia medesima le competenze in materia di navigazione interna del sistema idroviario padano-veneto e demanio fluviale in precedenza gestite dalla soppressa Azienda Porti di Cremona e Mantova. Anche la regione Emilia Romagna, con apposite iniziative normative (art. 37 della L.R. n. 9/2009 e art. 54 della L.R. n. 24/2009) e a seguito di un'intesa con l'AIPO, ha conferito all'Agenzia competenze in materia di navigazione interna, gestione del sistema idroviario padano-veneto e gestione operativa del demanio fluviale.
Nell'ambito della navigazione interna va ricordata la navigazione sui laghi: i laghi Maggiore, di Como e di Garda sono affidati alla Gestione Navigazione Laghi, ente governativo al quale, a sensi della legge n.614/57, è stato affidato l'esercizio delle linee di navigazione su tali laghi. In via generale il trasporto pubblico locale sui laghi è rimesso alla competenza regionale.
Gli interventi di modifica relativi alle Zone economiche speciali e alle Zone logistiche semplificate
Nel corso della legislatura sono state introdotte alcune modifiche alla disciplina riguardante le Zone economiche speciali, istituite dal decreto-legge n. 91 del 2017 (vedi paragrafo successivo). La prima modifica è contenuta nel decreto-legge n. 119 del 2018 che ha previsto che nell'ipotesi in cui i porti inclusi in un'area ZES rientrino nella competenza territoriale di una Autorità di sistema portuale con sede in altra regione, il presidente del comitato di indirizzo è individuato nel Presidente dell'Autorità di sistema portuale che ha sede nella regione dove è istituita l'area ZES (articolo 22-bis).
il decreto-legge n. 135 del 2018 ha poi introdotto ulteriori elementi di novità, volti a precisare le agevolazioni procedurali che derivano dall'istituzione delle ZES. In particolare si è prevista la riduzione di un terzo i termini relativi:
alla conclusione dei procedimenti amministrativi previsti dall'articolo 2 della legge n. 241 del 1990, sul procedimento amministrativo e dei procedimenti concernenti le segnalazioni certificate di inizio attività;
alle procedure di VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata);
in materia di AUA (Autorizzazione Unica Ambientale);
in materia di autorizzazione paesaggistica;
in materia edilizia;
in materia di concessioni demaniali portuali;
Si prevede inoltre che debba obbligatoriamente essere adottata la procedura della conferenza di servizi decisoria semplificata con termini ridotti della metà per la conclusione di procedimenti che coinvolgano altre amministrazioni con poteri di assenso.
E' disposto, a cura del Comitato di indirizzo della ZES, il raccordo tra gli sportelli unici istituiti ai sensi della normativa vigente e lo sportello unico di cui alla legge n. 84 del 1994 – SUA (il quale, per tutti i procedimenti amministrativi ed autorizzativi concernenti le attività economiche, ad eccezione di quelli concernenti lo Sportello unico doganale e dei controlli e la sicurezza, svolge funzione unica di front office rispetto ai soggetti deputati ad operare in porto).
E' infine prevista l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri della Cabina di regia ZES, presieduta dall'Autorità politica delegata per la coesione territoriale – Ministro per il sud e composta dal Ministro per gli affari regionali, dal Ministro per la funzione pubblica, dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dal Ministro dello sviluppo economico, dai Presidenti delle Regioni e delle province autonome, nonché dai Presidenti dei Comitati di indirizzo delle ZES istituite, nonché gli altri Ministri competenti in base all'ordine del giorno. Ogni Regione interessata può presentare all'Autorità politica delegata per la coesione territoriale – Ministro per il sud, una proposta di protocollo o convenzione per l'individuazione di ulteriori procedure semplificate, e regimi procedimentali speciali.
Tali semplificazioni procedurali sono espressamente estese anche alle Zone logistiche semplificate.
Una ulteriore disposizione prevede l'istituzione di aree doganali intercluse ai sensi del Codice doganale europeo (tali aree consentono di operare, per le merci importate e da esportare, in regime di sospensione dell'IVA).
Il decreto-legge n. 109 del 2018 ha previsto l'istituzione della "Zona Logistica Semplificata – Porto e Retroporto di Genova" comprendente i territori portuali e retroportuali del Comune di Genova indicandone l'estensione.
Quanto agli investimenti nelòle zone economiche speciali l'articolo 34 del decreto-legge n, 34 del 2019 ha disposto che il Presidente del Consiglio dei ministri o, se nominata, l'Autorità politica delegata per la coesione, avvalendosi delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), definisca un Piano diretto a favorire lo sviluppo di grandi investimenti delle imprese insediate nelle Zone economiche speciali nonché per l'attrazione di ulteriori nuove iniziative imprenditoriali. Al Piano, denominato "Piano grandi investimenti - ZES", sono assegnati complessivamente 300 milioni di euro nell'ambito delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2014-2020, così ripartiti: 50 milioni di euro nell'anno 2019, 150 milioni di euro per l'anno 2020 e 100 milioni di euro nell'anno 2021.
La Zona economica speciale è definita come un'area geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un'area portuale facente parte della rete globale delle Reti di trasporto transeuropee, definite dal regolamento (UE) n. 1315 dell'11 dicembre 2013.
Solo le regioni meno sviluppate o in transizione possono presentare una proposta di istituzione di ZES nel proprio territorio, o al massimo due proposte ove siano presenti più aree portuali che abbiano le caratteristiche stabilite dal regolamento europeo, accompagnata da un piano di sviluppo strategico. Le regioni che non posseggono aree portuali aventi tali caratteristiche possono presentare istanza di istituzione di ZES solo in forma associativa, qualora contigue, o in associazione con un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento. Ciascuna ZES sarà istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
le modalita' per l'istituzione di ZES: la ZES è di norma composta da territori quali porti, aree retroportuali, anche di carattere produttivo e aeroportuale, piattaforme logistiche e Interporti, non può comprendere zone residenziali; è richiesto il rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato e si prevede che in caso di porti non ricompresi nelle reti transeuropee questi debbano avere una rilevanza strategica per le attività di specializzazione territoriale che si intende rafforzare e un nesso economico funzionale con l'Area portuale; per ciascuna regione l'area complessiva destinata alle ZES non puo' eccedere la superficie complessivamente indicata nell'allegato al Regolamento;
la durata delle ZES: non può essere inferiore a sette anni e superiore a quattordici, prorogabile fino a un massimo di ulteriori sette anni, su richiesta delle regioni interessate sulla base dei risultati del monitoraggio dell'Agenzia per la coesione territoriale;
Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo di revisione del codice della nautica da diporto
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/1629 che stabilisce i requisiti tecnici per le navi adibite alla navigazione interna
Attuazione della direttiva (UE) 2015/1794 che modifica le direttive 2008/94/CE, 2009/38/CE e 2002/14/CE e le direttive 98/59/CE e 2001/23/CE, per quanto riguarda i marittimi