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Timestamp: 2020-05-28 18:26:58+00:00
Document Index: 107021155

Matched Legal Cases: ['art.4', 'art 4', 'art.4', 'art.1', 'art.4', 'art.14', 'art. 14', 'art. 4', 'art.6', 'art.6', 'art.4', 'art.4']

18 | Maggio | 2020 | Edscuola
Archivi giornalieri: lunedì 18 Maggio 2020
La valutazione nella Scuola secondaria di secondo grado (OM 11/2020)
Le novità dell’Ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 in tema di valutazione nella Scuola secondaria di secondo grado
di Maurizio Danza *
Orbene, appare di particolare interesse esaminare gli effetti che discendono dalle specifiche disposizioni dell’ordinanza ministeriale in tema di “valutazione delle classi non terminali della scuola secondaria di secondo grado “con riferimento al periodo di emergenza epidemiologica, soffermandoci su quelle realmente innovative finalizzate a valorizzare l’esperienza della didattica a distanza introdotta nella scuola italiana. In primo luogo giova osservare come l’ordinanza ministeriale n°11/2020 confermi il quadro normativo generale attualmente vigente in tema di valutazione, atteso che l’art.4 co.1 richiama espressamente le disposizioni di cui all’ art 4 del D.P.R. n° 122/2009 disponendo che “ La valutazione degli alunni è condotta ai sensi dell’articolo 4, commi 1, 2, 3 e 4 delRegolamento”; in buona sostanza, la disposizione conferma che alle attività degli alunni rilevate nel corso dell’a.s. 2019/2020 ( e dunque anche alle attività didattiche a distanza), si applichi innanzitutto il co.1 del DPR n°122/2009 che prevede la competenza del consiglio di classe, nonché la contitolarità dei docenti di sostegno in merito alla valutazione di tutti gli alunni della classe. Lo stesso comma, conferma poi l’ integrale applicazionedel successivo dell’art.4 co.2 del regolamento dettato in tema di comportamento e alla sua valutazione numericae al suo concorso alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili alfine di beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio . Tuttavia, a ben vedere, la disposizione richiamata, va esaminata unitamente all’art.1 co.2 della O.M. n.11 del 16 maggio 2020 che, pur riprendendo il criterio di valutazione numerico su base decimale descrive una indubbia novità, prevedendo che “ il consiglio di classe procede alla valutazione degli alunni sulla base dell’attività didattica effettivamente svolta, in presenza e a distanza, utilizzando l’intera scala di valutazione in decimi” : la disposizione ministeriale introduce infatti, quale presupposto della valutazione dell’alunno che l’attività didattica debba essere effettivamente svolta, richiedendo dunque il contributo di entrambe le forme di partecipazione ( in presenza e a distanza) da parte dello studente.
Di particolare importanza poi, l’ulteriore deroga disposta sempre con l’art.4 co.3 della O.M. n°11/2020 in merito alla applicazione dell’art.14 co.7 del DPR n°122/2009che prevede in via generale, un minimum di frequenza scolastica dello studente pari ad almeno tre quarti dell’orario annualeper la partecipazione allo scrutinio finale. Peraltro sul punto, va evidenziato come già il T.A.R. Puglia, Lecce, 17 settembre 2019, n. 1479 recentemente si è pronunciato, ritenendo che la ratio dell’art. 14 è quella di assicurare il profitto scolastico, e che «“la presenza scolastica va valutata quale mero presupposto per un proficuo apprendimento dell’alunno ma se egli, sebbene riporti numerose assenze, non evidenzi tuttavia problemi sul piano del profitto, tale presupposto non va interpretato con eccessiva severità, dal momento che una bocciatura motivata solo dal numero delle assenze potrebbe ingiustificatamente compromettere lo sviluppo personale ed educativo di colui che, dal punto di vista dell’apprendimento e dei risultati conseguiti rispetto agli insegnamenti impartiti, sarebbe stato altrimenti idoneo al passaggio alla classe successiva; ed infatti, far ripetere l’anno scolastico ad un alunno nonostante abbia riportato tutti voti sufficienti, costituisce misura che può gravemente nuocere al suo percorso formativo e di vita, in quanto lo costringe a ripetere insegnamenti già acquisiti ed a perdere l’opportunità di apprendere, nella classe superiore, nuove conoscenze, comportando, in ogni caso, un ritardo nel suo corso di studi”, richiamando altri precedenti giurisprudenziali ( cfr. Tar Ancona, Marche, sez. I, 21 marzo 2017, n.. 220)» (T.A.R. Puglia, Lecce, 25 maggio 2018, n. 899);
Di particolare interesse poi, l’art. 4 co.5 della ordinanza in cui possiamo rinvenire il nuovo documento denominato “ piano di apprendimento individualizzato” che dovrà essere predisposto a cura del consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni inferiori a sei decimi, in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli di apprendimento. Tale piano è poi declinato nel dettaglio nel successivo art.6 co.1 ; l’art.6 co.2 prevede inoltre la definizione di un ulteriore piano di integrazione degli apprendimenti, nel quale, i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe individueranno, altresì, le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento , sostanzialmente consistenti in una nuova progettazione finalizzata . Il successivo co.3 prevede inoltre che “ le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020 con possibilità di proseguire in caso di necessità anche per l’intera duratadell’anno scolastico 2020/2021.
Anche il successivo co.6 dell’art.4 della ordinanza ministeriale n°11/2020 presenta taluni elementi di novità, prevedendo una peculiare fattispecie di “non ammissione alla classe successiva”, in assenza di elementi valutativi dell’alunno da parte del Consiglio di classe: tuttavia la disposizione ministeriale senza dubbio eccezionale e dettata dalla emergenza epidemiologica , nel confermare la discrezionalità tecnica del consiglio di classe in materia di valutazione, condiziona il possibile giudizio di non promozione a numerosi presupposti ; ed infatti, in primo luogo l’assenza di elementi valutativi dell’alunno non deve essere imputabile alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete,ma riconducibile a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, perduranti; inoltre la disposizione esige che tale situazione, sia già stata opportunamente verbalizzata dal consiglio di classe per il primo periodo didattico ( la c.d. attività in presenza). Solo sussistendo tali elementi, il consiglio di classe potrà decidere di non ammettere lo studente alla classe successiva , motivando all’unanimità.Orbene, è di tutta evidenza che la disposizione indubbiamente derogatoria ai criteri già indicati nel co.3 dell’art.4, pur nella complessità della formulazione va letta tenendo conto del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa in tema di discrezionalità tecnica del consiglio di classe che anche recentemente si è espresso confermando che “ il giudizio di non ammissione alla classe superiore è insindacabile dal giudice atteso che solo i docenti dispongono di tutti i dati necessari ad operare una obiettiva e razionale valutazione dei propri studenti.“ ed inoltre “solo i docenti, hanno condiviso con gli studenti un intero anno di lavoro ed essendo quindi in grado di valorizzare, in positivo ed in negativo, anche profili che non sono strettamente numerici” ( cfr.TAR Lazio sez.III bis n.14002 6 dicembre 2019)
* Docente di Diritto del Lavoro “Università Mercatorum”
NeverStopLearning per aiutare gli studenti
Durante l’emergenza Covid-19 Intesa Sanpaolo ha lanciato NeverStopLearning per aiutare gli studenti, dalla scuola primaria all’università, a tenersi in allenamento con lo studio. Questo perché la voglia di imparare non si deve e non si vuole fermare mai, neanche in una situazione senza precedenti come questa.
L’iniziativa guarda ai giovani e vuole andare incontro alle famiglie, a prescindere che siano clienti o meno della banca, offrendo l’accesso gratuito per 3 mesi a Redooc.com, la più che nota piattaforma di didattica digitale per scuole e famiglie, fruibile via smartphone, tablet e computer.
Tantissimi i contenuti offerti, su alcune materie basilari come matematica, italiano, fisica, materiali per Dsa (Disturbi specifici di apprendimento) ed un valido supporto per preparare le prove Invalsi. Redooc mette a disposizione ben 5.000 video lezioni e 75.000 esercizi interattivi strutturati in base a modalità di apprendimento semplici, efficaci e coinvolgenti, con punteggi, classifiche, avatar, giochi e gare online. Intesa Sanpaolo ha coinvolto oltre 750.000 potenziali utenti, informandoli dell’iniziativa via mail. Si accede dal link https://www.intesasanpaolo.com/it/common/landing/studiare-online.html.
ROMA – C’è poco da fare, frequentare la scuola via web è una modalità che non ha conquistato gli studenti italiani: non piace al 54% di loro, la maggioranza. Un terzo dichiara che è più faticoso concentrarsi durante le lezioni e il 15% circa dichiara che la possibilità di poter utilizzare computer e smartphone diventa una tentazione per fare altro durante le lezioni. Agli studenti manca la presenza fisica a scuola e anche il contatto con i compagni. Sono i risultati dello studio “Giovani e quarantena” promosso dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) in collaborazione con Skuola.net, su 9 mila studenti tra gli 11 e 20 anni evidenzia gli effetti del lockdown sui giovanissimi e raccolti oggi da Cittadinanzattiva.
Lo studio evidenzia che a incidere sullo stato psico fisico dei ragazzi è stato, in primis, un cambio nel ritmo del sonno. L’80% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver cambiato i propri ritmi sonno/veglia e circa la metà dichiara di subire risvegli notturni. Cambiano anche le abitudini alimentari dei giovani e circa la metà degli intervistati dichiara di mangiare di più (e a qualsiasi orario).
Negli ultimi due mesi, pur partendo da basi già elevate, è letteralmente lievitato il numero di ore che i ragazzi hanno passato online: il 25% dice di essere stato sempre connesso (per capire meglio l’importanza del dato basti pensare che in una precedente rilevazione sul tema, datata gennaio 2020, gli “iperconnessi” erano appena il 7%). La fetta più consistente (54%), però, continua a essere quella che ha trascorso online tra le 5 e le 10 ore al giorno (anche qui l’aumento in poche settimane è stato notevole, più che raddoppiato: a gennaio erano il 23%). Questi dati arrivano invece da una ricerca svolta da Università di Firenze insieme a Skuola.net per conto di Generazioni Connesse, sotto il coordinamento del ministero dell’Istruzione su 5.308 giovani fra i 14 e i 20 anni. La maggior parte del tempo è stata assorbita dalle attività di didattica a distanza: il 24% è rimasto connesso con la scuola in media 3 ore al giorno, il 26% si è assestato sulle 4 ore, il 20% sulle 5 ore, il 18% è andato anche oltre.
Come dividere gli alunni? Molte elementari in regola. Il nodo: le prime superiori
Il Miur ha già fatto capire che toccherà in gran parte ai presidi ingegnarsi a trovare delle soluzioni, mentre saranno i Comuni a dover cercare aule e spazi alternativi. Ma se almeno ai bambini delle elementari si vuol dare la possibilità di tornare tutti a scuola divisi in piccoli gruppi bisognerà garantire un numero di insegnanti adeguato, a meno di non voler ridurre le ore di didattica vera e propria e di affidare i bambini, come ha suggerito Azzolina, anche ad educatori o volontari delle cooperative per attività culturali da aggiungere al curriculum.
La Cisl ha già fatto due conti: per stare tranquilli bisognerebbe aumentare il numero di classi di una volta e mezza assumendo, in via straordinaria e solo per un anno, 80 mila educatori di scuola materna e 70 mila maestre elementari. Costo dell’operazione? Due miliardi e mezzo.
Una strategia per l’istruzione
Il desiderio di condivisione che la scienza nutre nei confronti del mondo politico è un fatto senza tempo. Un esempio è la lettera che Galileo indirizzò circa 400 anni fa a Cristina di Lorena Granduchessa di Toscana. Essa è divenuta famosa per alcune parole che da allora disegnano i confini di ciò che è scienza: «sensate esperienze, accuratissime osservazioni, dimostrazioni certe». La cosa interessante è che la Granduchessa sia passata invece alla storia per incapacità, cupidigia e bigottismo. Un impossibile incontro, possiamo dire, tra genio ed inettitudine.
Lungi dal voler riportare questo confronto all’attualità, è indubbio che il nostro Paese, forse più di altri nel mondo occidentale, sia segnato da un profondo solco di incomprensione sul significato del termine «scienza» e su ciò che da esso ne deriva. Un «digiuno di scienza», come è stato scritto pochi giorni fa sul Corriere, che si traduce in quotidiani scalpori e stupori da ambo le parti. Nella sconsolante attesa di un rimedio che un giorno le istituzioni educative dovrebbero portare. Un giorno che probabilmente non vedremo mai, restando immutate le ragioni del suo ritardo.
A questa funerea visione del futuro sembra fare da contraltare la buona produzione scientifica italiana. Utilizzando SCImago (www.scimagojr.com), un portale pubblico di raccolta delle pubblicazioni, l’Italia è all’8° posto nella graduatoria per tutti i settori della ricerca, dall’agricoltura alle arti, ed al 7° nella medicina. La classifica generale è guidata da USA, Cina e Regno Unito, seguiti da Germania, Giappone, Francia e Canada. Se invece guardiamo la classifica di Nature Index 2020, che evidenzia i Paesi che hanno dominato la ricerca di alta qualità nell’anno precedente, l’Italia è al 13° posto nel mondo superata anche da Svizzera, Olanda, Spagna e Svezia.
Tralasciamo se siamo messi bene o male, ma poniamoci la domanda se siamo interessati a queste graduatorie. Con tutti i limiti, esse sono considerate importanti dalle istituzioni internazionali più prestigiose perché esprimono quanto cemento contiene uno dei pilastri che da sempre ogni civiltà ha considerato cruciale per il proprio sviluppo: l’istruzione. Non è una novità il fatto che la percentuale di investimento sul prodotto interno lordo destinato all’istruzione ponga l’Italia al quart’ultimo posto in Europa. Ma le cose più interessanti da ricordare sono forse altre due. La prima è che dal 1970 ad oggi la maggior parte dei Paesi europei ha, con alcune fluttuazioni, aumentato la spesa per l’istruzione portandola oltre il 5%. La Spagna è passata dall’1,8% al 4,2%. L’Italia, dopo essere salita al 4,7% tra gli anni ‘90 e primi del 2000, è ridiscesa al 4%. La seconda è che mentre la distribuzione della spesa per l’istruzione primaria e secondaria in Italia è in linea con quella europea, quella per l’istruzione terziaria è meno della metà ed è stata ridotta di oltre 2 miliardi nell’ultimo decennio.
Torniamo quindi alla questione di fondo ed alle contraddizioni che sembrano emergere: perché è fondamentale la condivisione tra mondo scientifico e politico? Perché da essa entrambi ne uscirebbero più forti.
In Italia, la spesa per l’istruzione non solo è tra le più basse nel mondo occidentale, ma la sua destinazione è sostanzialmente indirizzata alla scuola dell’obbligo. Questo ha un solo significato: che l’Italia non ritiene l’istruzione terziaria — università e dottorati — un pilastro per il proprio sviluppo. Una scelta legittima, per carità, ma che sarebbe bene dichiarare piuttosto che spendere parole fatte di nulla su competitività, flessibilità del mercato del lavoro, fuga dei cervelli e loro ritorno. Chiacchiere inutili. All’Italia non interessa; si dichiari che la strategia è diversa, come nel dopoguerra: in 15 anni un benessere impensabile. Ma 70 anni dopo, al 24° posto su 26 per capacità di reggere alla globalizzazione nella classifica dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Nonostante questo non siamo male nella ricerca. E quindi cosa sarebbe, una consolazione? Per farcene cosa? I numeri raccontano una semplice verità: che la politica italiana, in qualunque combinazione si trovi al governo, non condivide il principio che l’istruzione avanzata sia fondamentale per rendere il Paese competitivo. Ciò comporta un’involuzione generale, anche della stessa politica. Si dichiari allora una strategia alternativa. Proprio adesso perché l’unica grande occasione che abbiamo per ripartire con un orizzonte diverso, dopo la pandemia, è un investimento sull’istruzione del nostro capitale umano. Salvo idee migliori.
Sulla maturità in classe restano ancora alcune incertezze anche se è la scelta rivendicata da Azzolina: «Ho insistito per farli in presenza, perché sono un passaggio importantissimo dall’adolescenza all’età adulta. Voglio che tutti ricordino il momento dell’esame: per me è stato uno dei più belli della mia vita, mai l’avrei tolto agli studenti». «Non deve essere un incubo – ha aggiunto Agostino Miozzo, del Comitato tecnico scientifico – per questo abbiamo indicato le misure perché si possa svolgere in modo sereno e senza ansia a causa dell’emergenza». Tra queste l’uso della mascherina per tutti, professori, presidi, personale amministrativo e studenti. «Ma durante il colloquio, che durerà un’ora, il candidato potrà togliere la mascherina purché sia seduto e alla giusta distanza dalla commissione». La giusta distanza è due metri – ha spiegato Miozzo – perché usiamo il principio della massima precauzione». Insomma la mascherina è obbligatoria da casa a fino al banco, poi con cautela, si può anche toglierla.
“Oggi comincia una tre giorni davvero speciale. Una gara di idee in cui voi, ragazze, ragazzi, metterete nero su bianco le vostre proposte per la scuola che verrà. La immaginerete dal vostro punto di vista. Che, poi, è quello più importante, perché la scuola è per voi, per gli studenti”, ha sottolineato la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel saluto rivolto ai partecipanti in un video messaggio.
​​​​​​​“Ci direte, con i vostri progetti come dovrebbero cambiare, secondo voi, gli spazi scolastici e la didattica, come usereste le tecnologie a scuola, anche alla luce di questo periodo che abbiamo vissuto”. Obiettivo dell’iniziativa, che rientra nell’ambito delle attività del Ministero dedicate alla scuola digitale e all’innovazione didattica, è portare anche le idee degli studenti al centro del dibattito in corso sulla scuola che verrà, anche dopo l’emergenza.
Ultime settimane di didattica a distanza prima dell’ultimo giorno di lezione.
Vediamo quando sarà l’ultimo giorno di scuola nelle varie regioni d’Italia.
Ecco tutto l’elenco:
Abruzzo 8 giugno
Basilicata 10 giugno
Calabria 9 giugno
Campania 6 giugno
Emilia – Romagna 6 giugno
Friuli – Venezia Giulia 10 giugno
Lazio 8 giugno
Liguria 10 giugno
Lombardia 8 giugno
Marche 6 giugno
Molise 6 giugno
Puglia 10 giugno
Piemonte 10 giugno
Sardegna 6 giugno
Sicilia 6 giugno
Toscana 10 giugno
Alto Adige (Bolzano) 16 giugno
Trentino (Trento) 16 giugno
Umbria 9 giugno
Val d’Aosta 12 giugno
Veneto 6 giugno
Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia – Giulia, Liguria, Puglia, Piemonte, Trentino (Trento), Umbria, Val d’Aosta, Veneto sono invece le Regioni che hanno deliberato un ponte per la festività del 2 giugno, che precede di qualche giorno la fine delle lezioni.
Sospese fino al 14 giugno le riunioni in presenza dei docenti. E’ scritto nel DPCM del 17 di maggio 2020
Con mota chiarezza viene detto anche che sono vietate anche le forme alternative di aggregazione al fine di mantenere il distanziamento sociale.
Il DPCM, inoltre, dovranno attivare forme di DAD con riguardo anche per le esigenze degli studenti con disabilità. Trattandosi di un decreto valido fino al 14 di giugno, l’anno scolastico si completerà con didattica a distanza.
Mobilità e immissioni in ruolo: come vengono ripartiti i posti
I criteri di ripartizione dei posti da destinare alla mobilità e alle immissioni in ruolo 2020/21 sono stabiliti nel contratto sulla mobilità. Nessuna aliquota per i trasferimenti provinciali
“Quest’anno ho fatto la domanda di trasferimento da posto di sostegno a posto comune. Desidero sapere quanti sono i posti che saranno destinati alla mobilità e quanti invece sono destinati alle assunzioni di ruolo”
I posti vacanti e disponibili per il prossimo anno scolastico vengono utilizzati per la mobilità e le immissioni in ruolo sulla base dei criteri di ripartizione stabiliti nel CCNI sulla mobilità.
Da questa ripartizione devono essere esclusi i posti di Quota 100 “liberati” con i pensionamenti per il 2019/20, posti che saranno destinati alle immissioni in ruolo, mediante assunzioni straordinarie che avranno decorrenza giuridica dal 1° settembre 2019 ed economica dal momento di effettiva assunzione in ruolo, a partire, quindi, dal 1° settembre 2020.
Queste assunzioni straordinarie sono previste entro i primi di giugno e, come abbiamo chiarito nel nostro articolo, si svolgeranno con gli stessi criteri delle operazioni di agosto. I posti a disposizione saranno suddivisi al 50% tra GaE e graduatorie dei concorsi (2016 e 2018)
Per quanto riguarda le altre disponibilità utilizzabili per le operazioni di mobilità e immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico vediamo quali sono i criteri di ripartizione.
Questi movimenti non sono condizionati da alcuna aliquota e vengono disposti, infatti, su tutti i posti vacanti e disponibili come risultanti nell’organico delle diverse istituzioni scolastiche
A conclusione dei trasferimenti provinciali si conteggiano i posti da destinare agli altri movimenti.
Il computo viene fatto su precise percentuali calcolate sul residuo, cioè sui posti rimasti vacanti dopo i trasferimenti provinciali.
Le immissioni in ruolo vengono fatte sul 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.
Trasferimenti interprovinciali 2020/21
Ai trasferimenti interprovinciali è destinata una precisa aliquota calcolata sul restante 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.
Per il prossimo anno scolastico ai trasferimenti interprovinciali è destinato il 30% delle disponibilità
Mobilità professionale provinciale e interprovinciale 2020/21
A tutta la mobilità professionale è destinata la restante aliquota calcolata sempre sul 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.
Per il prossimo anno scolastico ai passaggi di cattedra e ai passaggi di ruolo, sia provinciali che interprovinciali, è destinato, quindi, il 20% delle disponibilità
Se il movimento chiesto dalla nostra lettrice riguarda la provincia di titolarità, si tratta di un trasferimento che sarà disposto nella II fase della mobilità e precederà sia i trasferimenti interprovinciali che la mobilità professionale, movimenti che rientrano nella III fase della mobilità.
Le aliquote indicate sopra non interessano i trasferimenti provinciali, ma solo i movimenti della III fase, quindi per il trasferimento che interessa la nostra lettrice saranno presi in esame tutti i posti che risulteranno disponibili nel momento in cui valuteranno la sua domanda, senza limitazioni o aliquote da rispettare