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Timestamp: 2020-03-31 13:13:12+00:00
Document Index: 115187000

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 127']

IMPORTANTE: le modifiche della Conferenza Unificata Stato Regioni
http://www.governo.it/backoffice/allegati/21178-1766.pdf
Repertorio Atti n. 698/C.U. del 10 dicembre 2003
(art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281)
seduta del 10 dicembre 2003
Oggetto: Schema di decreto legislativo, recante: “Codice dei beni culturali e paesaggistici”.
VISTA la legge 6 luglio 2002, n. 137, che all’art. 10 delega il Governo ad adottare, entro diciotto mesi, un decreto legislativo per la codificazione delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, sentita questa Conferenza;
VISTO lo schema di decreto legislativo, attuativo del citato art. 10 della legga n. 137 del 2002, recante: “Codice dei beni culturali e paesaggistici”, trasmesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, con nota prot. n. DAGL 18927/1/25/BC/03 del 3 novembre 2003, nel testo approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 29 settembre 2003, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro per gli affari regionali;
CONSIDERATI gli esiti dell’incontro tecnico del 4 dicembre 2003, nel corso del quale, previo approfondimento delle osservazioni congiuntamente formalizzate da Regioni e Istituzioni locali sul testo dello schema di decreto, si è pervenuti alla formulazione di proposte emendative condivise dalle Amministrazioni centrali interessate;
CONSIDERATI gli esiti dell’odierna seduta di questa Conferenza, nel corso della quale i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome ed i Rappresentanti delle Istituzioni locali hanno espresso il loro positivo parere sul testo del decreto con gli emendamenti formalizzati in un documento, allegato sub A, parte integrante del presente atto, nel quale risultano riportate tutte le proposte concordate in sede tecnica, ad eccezione di quella elaborata in ordine all’art. 6, comma 1, che, rispetto al testo convenuto in sede tecnica, risulta integrato come segue: dopo le parole “ad assicurare le migliori condizioni di”, aggiungere la parola “conservazione”;
CONSIDERATO che il Ministro per i beni e le attività culturali:
- ha confermato l’accoglimento delle proposte emendative concordate in sede tecnica;
- ha accolto le finalità della proposta di cui all’art. 6, comma 1, ma non la sua formulazione letterale, rilevando che nel testo in esame è chiarita la gerarchia delle norme di tutela, fruizione, valorizzazione e gestione ed è assegnata, in coerenza con l’art. 9 della Costituzione, la supremazia alla tutela, di cui la conservazione costituisce parte;
- si è riservato pertanto, sempre con riguardo alla proposta emendativa di cui all’art. 6, comma 1, una diversa formulazione del testo, in coerenza con le finalità della proposta avanzata;
sullo schema di decreto legislativo recante: “Codice dei beni culturali e paesaggistici”, con le modifiche formalizzate nell’ allegato sub A, salvo le precisazioni del Ministro per i beni e le attività culturali in ordine alla proposta integrativa di cui all’art. 6, comma 1, nei termini di cui in premessa.
Consegnato in seduta
“CODICE DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI”
TESTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI TESTO DELLE REGIONI DEI COMUNI E DELLE PROVINCE
1bis. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.
2. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni, in conformità alla normativa di tutela, assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione.
2bis. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, in conformità alla normativa di tutela, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.
1. La tutela concerne l’esercizio delle funzioni e la disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.
1.bis. L’esercizio delle funzioni di tutela si esplica anche attraverso provvedimenti volti a conformare e regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.
1. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le province, di seguito denominati «altri enti pubblici territoriali», cooperano con il Ministero nell’esercizio delle funzioni di tutela in conformità con quanto disposto dal Titolo I della Parte seconda del presente codice.
2.Le funzioni di tutela previste dal presente codice che abbiano ad oggetto manoscritti, autografi, carteggi, documenti, incunaboli, raccolte librarie non appartenenti allo Stato o non sottoposte alla tutela statale, nonché libri, stampe e incisioni non appartenenti allo Stato, sono esercitate dalle regioni.
1. La valorizzazione concerne l’esercizio delle funzioni e la disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di conservazione, utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso.
2. La valorizzazione del patrimonio culturale è attuata in forme compatibili con la sua tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.
1. II Ministero, con il concorso delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, assicura la catalogazione dei beni culturali e coordina le relative attività.
2. Le procedure e le modalità di catalogazione sono stabilite con decreto ministeriale. A tale fine il Ministero, con il concorso delle regioni, individua e definisce metodologie comuni di raccolta scambio, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale e di integrazione in rete delle banche dati dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali.
6. La consultazione dei dati concernenti le dichiarazioni emesse a norma dell’articolo 13 è disciplinata in modo da garantire la sicurezza dei beni e la tutela della riservatezza.
3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento della integrità, della efficienza funzionale e della identità del bene e delle sue parti.
4. Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.
6. Fermo quanto disposto dalla normativa vigente in materia di progettazione ed esecuzione di opere su beni architettonici, gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono in possesso del titolo di restauratore di beni culturali.
11. Mediante appositi accordi o intese il Ministero e le regioni, anche con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati, possono istituire congiuntamente centri, anche a carattere interregionale, dotati di personalità giuridica cui affidare attività di ricerca, sperimentazione, studio, documentazione ed attuazione di interventi di conservazione e restauro su beni culturali, di particolare complessità. Presso tali centri possono essere altresì istituite, ai sensi del comma 9, scuole di alta formazione per l’insegnamento del restauro.
1. Ai fini del presente codice sono istituti culturali i musei, le biblioteche e gli archivi; sono luoghi della cultura le aree, i parchi archeologici e i complessi monumentali.
2. Nel rispetto dei principi di cui al comma 1, la legislazione regionale disciplina la fruizione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della normativa vigente.
4. Al fine di coordinare, armonizzare ed integrare la fruizione relativamente agli istituti ed ai luoghi della cultura di appartenenza pubblica lo Stato, e per esso il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, definiscono accordi per la valorizzazione, nell’ambito e con le procedure di cui all’articolo 112. In assenza di accordo, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la fruizione dei beni di cui ha comunque la disponibilità.
Artt. 106, 107, 108, 109, 110 e 111
Tutta la sezione è stata spostata dopo l’art. 127, con conseguente diversa numerazione degli stessi articoli che ora sono individuati con numeri rispettivamente da 122 a 127.
Conseguentemente gli artt. prima individuati con i numeri da 112 a 127, sono ora individuati rispettivamente con i numeri da 106 a 121.
Articolo 117 (ora 111)
Articolo 118 (ora 112)
1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali assicurano la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi indicati all’articolo 101, nel rispetto dei princìpi fondamentali fissati dal presente codice.
2. Nel rispetto dei princìpi di cui al comma 1, la legislazione regionale disciplina la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o dei quali lo Stato abbia trasferito la disponibilità sulla base della normativa vigente.
4. Al fine di coordinare, armonizzare ed integrare le attività di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica, lo Stato, per il tramite del Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano accordi su base regionale, al fine di definire gli obiettivi e fissarne i tempi e le modalità di attuazione. Con gli accordi medesimi sono individuate le più adeguate forme di gestione, ai sensi dell’articolo 115.
5. Qualora, entro i tempi stabiliti, gli accordi di cui al comma 4 non siano raggiunti tra i competenti organi, la loro definizione, è rimessa alla decisione congiunta del Ministro, del presidente della Regione, del presidente della Provincia e dei sindaci dei comuni interessati. In assenza di accordo, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque la disponibilità.
8. Per le finalità di cui al comma 1 I soggetti pubblici interessati possono altresì stipulare apposite convenzioni con le associazioni culturali o di volontariato che svolgono attività di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali.
Articolo 119 (ora 113)
3. Le modalità della fruizione valorizzazione sono stabilite con accordo da stipularsi con il proprietario, possessore o detentore del bene in sede di adozione della misura di sostegno.
Articolo 120 (ora 114)
1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università, fissano i livelli minimi uniformi di qualità della valorizzazione e ne curano l’aggiornamento periodico.
Articolo 121 (ora 115)
1.Le attività ad iniziativa pubblica e i servizi pubblici di valorizzazione dei beni culturali ad iniziativa pubblica sono gestite ordinariamente in forma diretta o indiretta.
4. Lo Stato e le regioni ricorrono alla gestione in forme indiretta al fine di assicurare un più adeguato livello di valorizzazione dei beni culturali. La scelta tra le due forme di gestione indicate alle lettere a) e b) del comma 3 è attuata previa valutazione comparativa, in termini di efficienza ed efficacia, degli obiettivi che si intendono perseguire e dei relativi mezzi, metodi e tempi.
7. Previo accordo tra i titolari delle attività o dei servizi di valorizzazione, l’affidamento o la concessione previsti al comma 3 possono essere disposti in modo congiunto ed integrato.
Art. 124 (ora 118)
Promozione di attività di studio e di ricerca
4. Il Ministero e le regioni definiscono le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio tenendo conto anche degli studi, delle analisi e delle proposte formulati dall’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, istituito con decreto del Ministro, nonché degli Osservatori istituiti in ogni Regione con le medesime finalità.
l. Su iniziativa del soprintendente, della Regione o degli altri enti pubblici territoriali interessati, la commissione indicata all'articolo 137, acquisisce le necessarie informazioni attraverso le soprintendenze e gli uffici regionali e provinciali, valuta la sussistenza del notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree di cui all'articolo 136, e propone la dichiarazione di notevole interesse pubblico. La proposta è motivata con riferimento alle caratteristiche storiche, culturali, naturalistiche, morfologiche ed estetiche proprie dell'immobile o dell'area che abbiano significato e valore identitario del territorio in cui ricadono o che siano percepite come tali dalle popolazioni e contiene le prescrizioni, le misure ed i criteri di gestione indicati all'articolo 143.
2. Le proposte di dichiarazione di notevole interesse pubblico sono dirette a stabilire una specifica disciplina di tutela e valorizzazione, che sia maggiormente rispondente agli elementi peculiari e al valore degli specifici ambiti paesaggistici e costituisca parte integrante di quella prevista nel dal piano paesaggistico.
1. Qualora la commissione non proceda alle proprie valutazioni, entro il termine di sessanta giorni dalla richiesta formulata dal soprintendente ai sensi dell'articolo 138, ovvero laddove il provvedimento regionale di dichiarazione di notevole interesse pubblico non venga comunque emanato entro il termine di un anno dalla predetta richiesta, il soprintendente può chiedere al Ministero di provvedere in via sostitutiva.
2. Il competente organo ministeriale, ricevuta copia della documentazione eventualmente acquisita dalla commissione provinciale, effettua l'istruttoria ai fini della formulazione della proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico.
3. Il Ministero invia la proposta ai comuni interessati affinché provvedano agli adempimenti indicati all'articolo 139, comma 1, e provvede direttamente agli adempimenti indicati all'articolo 139, commi 2, 4 e 5.
4. II Ministero valuta le osservazioni presentate ai sensi dell'articolo 139, commi 3 e 6, e provvede con decreto. Il decreto di dichiarazione di notevole interesse pubblico è notificato, depositato, trascritto e pubblicato nelle forme previste dall'articolo 140, commi 2, 3 e 4. Il decreto non è soggetto alle disposizioni dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
5. I commi precedenti si applicano anche alle proposte di integrazione, con riferimento ai contenuti indicati all’articolo 143, comma 3, lettere e) ed f), dei provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse pubblico esistenti.
b) la previsione di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con i diversi livelli di valore riconosciuti e tali da non diminuire il pregio paesaggistico del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell' UNESCO e delle aree agricole;
3. 11 piano paesaggistico ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo. La sua elaborazione si articola nelle seguenti fasi:
a) ricognizione dell'intero territorio, attraverso l'analisi delle caratteristiche storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
d) definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e l'uso del territorio compreso negli ambiti individuati;
h) individuazione ai sensi dell'articolo 134, lettera c) di eventuali categorie di immobili o di aree, diverse da quelle indicate agli articoli 136 e 142 da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione.
4. II piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi di trasformazione del territorio, individua distintamente le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel piano paesaggistico ai sensi del comma 3, lettere d), e), f) e g), e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche parametri vincolanti per le specifiche previsioni da introdurre negli strumenti urbanistici in sede di conformazione e di adeguamento ai sensi dell'articolo 145.
a) le aree, tutelate ai sensi dell'articolo 142, nelle quali la realizzazione delle opere e degli interventi consentiti, in considerazione del livello di eccellenza dei valori paesaggistici o della opportunità di valutare gli impatti su scala progettuale, richiede comunque il previo rilascio dell'autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159;
b) le aree, non oggetto di atti e provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 138, 140, 141 e 157, nelle quali, invece, la realizzazione di opere ed interventi può avvenire sulla base della verifica della conformità alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico, effettuata nell'ambito del procedimento inerente al titolo edilizio e con le modalità previste dalla relativa disciplina, e non richiede il rilascio dell'autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159;
c) le aree significativamente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi di recupero e riqualificazione non richiede il rilascio dell'autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159.
6. L'entrata in vigore delle disposizioni previste dal comma 5, lettera b), è subordinata all'approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico ai sensi dell'articolo 145. Dalla medesima consegue la modifica degli effetti derivanti dai provvedimenti di cui agli articoli 157, 140 e 141, nonché dall'inclusione dell'area nelle categorie elencate all'articolo 142.
7. Il piano può subordinare l'entrata in vigore delle disposizioni che consentono la realizzazione di opere ed interventi ai sensi del comma 5, lettera b), all'esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l'effettiva conformità alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.
10. Le regioni e il Ministero possono stipulare accordi per l’elaborazione d’intesa dei piani paesaggistici. Nell’accordo è stabilito il termine entro il quale è completata l’elaborazione d’intesa, nonché il termine entro il quale la Regione approva il piano. Qualora all’elaborazione d’intesa del piano non consegua il provvedimento regionale, il piano è approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro. Il decreto non è soggetto alle disposizioni dell’articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
1l. L'accordo di cui al comma 10 stabilisce altresì presupposti, modalità e tempi per la revisione periodica del piano, con particolare riferimento alla eventuale sopravvenienza di provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 140 e 141.
12. Qualora l’accordo di cui al comma 10 non venga stipulato, ovvero ad esso non segua l’elaborazione congiunta del piano, non trova applicazione quanto previsto dai commi 4, 5, 6, 7 e 8.
6. L’amministrazione, accertata la compatibilità paesaggistica dell’intervento ed acquisito il parere della commissione per il paesaggio, entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione dell’istanza, trasmette la proposta di autorizzazione, corredata del progetto e della relativa documentazione, alla competente soprintendenza, dandone notizia agli interessati. Tale ultima comunicazione costituisce avviso di inizio del relativo procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Qualora l’amministrazione verifichi che la documentazione allegata non corrisponde a quella prevista al comma 3, chiede le necessarie integrazioni; in tal caso, il termine indicato al comma 8 è sospeso dalla data della richiesta fino a quella di ricezione della documentazione. Qualora l’amministrazione ritenga necessario acquisire documentazione ulteriore rispetto a quella prevista al comma 3, ovvero effettuare accertamenti, il termine è sospeso per una sola volta dalla data della richiesta fino a quella di ricezione della documentazione, ovvero dalla data di comunicazione della necessità di accertamenti fino a quella di effettuazione degli stessi, per un periodo comunque non superiore a trenta giorni.
7. La soprintendenza comunica il parere entro il termine perentorio di trenta giorni dalla ricezione della proposta di cui al comma 6. Decorso inutilmente il termine per l’acquisizione del parere, l’amministrazione assume comunque le determinazioni in merito alla domanda di autorizzazione.
4. Le regioni e il Ministero possono stipulare accordi che prevedano le modalità di partecipazione del Ministero alle attività della commissione per il paesaggio. In tal caso, il parere di cui all’articolo 146, comma 7, è espresso in quella sede, ferma restando l’applicazione di quanto previsto dall’articolo 146, comma 12.
1. Entro quattro anni dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo, le regioni che hanno redatto i piani previsti dall'articolo 149 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 verificano la conformità tra le disposizioni dei predetti piani e le previsioni dell'articolo 143 e, in difetto, provvedono ai necessari adeguamenti.
2. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore del presente codice, il Ministero, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano predispone uno schema generale di convenzione con le regioni in cui vengono stabilite le metodologie e le procedure di ricognizione, analisi, censimento e catalogazione degli immobili e delle aree oggetto di tutela, ivi comprese le tecniche per la loro rappresentazione cartografica e le caratteristiche atte ad assicurare la interoperabilità dei sistemi informativi.
3. Le regioni e il Ministero possono stipulare accordi per disciplinare lo svolgimento d'intesa delle attività volte alla verifica e all'adeguamento dei piani paesaggistici, sulla base dello schema generale di convenzione di cui al comma 2. Nell'accordo è stabilito il termine entro il quale è completate le attività, nonché il termine entro il quale la Regione approva il piano adeguato. Qualora al completamento delle attività non consegua il provvedimento regionale il piano è approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro. I1 decreto non è soggetto alle disposizioni dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.
4. Qualora dalla verifica e dall'adeguamento, in applicazione dell'articolo 143, commi 3, 4 e 5, derivi una modificazione degli effetti degli atti e dei provvedimenti di cui agli articoli 157, 140 e 141, l'entrata in vigore delle relative disposizioni del piano paesaggistico è subordinata all'espletamento delle forme di pubblicità indicate all'articolo 140, commi 3 e 4.
5. Qualora l’accordo di cui al comma 3 non venga stipulato, ovvero ad esso non seguano la verifica e l’adeguamento congiunti del piano, non trova applicazione quanto previsto dai commi 4, 5, 6, 7 e 8 dell’articolo 143.
Roma 10 dicembre 2003
All'indirizzo http://www.governo.it/backoffice/allegati/21178-1766.pdf trovate anche il confronto con gli articoli del testo presentato nelle Commissioni.