Source: http://avvocati-part-time.it/index.php/impiego-pubblico/113-ruolo-a-esaurimento/3207-lavv-generale-j-kokott-su-direttiva-78200ce-e-discriminazione-indiretta
Timestamp: 2017-08-20 04:12:59+00:00
Document Index: 95674172

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L'Avv. Generale J. Kokott su direttiva 78/200/CE e discriminazione indiretta
Mi pare che non sia condivisibile la sentenza della Corte di giustizia del 24/11/2016 in causa C-445/15 e che invece si dovrebbero accogliere le conclusioni dell'Avvocato generale J. Kokott: "Integra una discriminazione indiretta in base all’orientamento sessuale vietata ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, in combinato disposto con il paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2000/78/CE, la previsione, in un regime previdenziale professionale, che condiziona il diritto a una pensione di reversibilità per il partner registrato dello stesso sesso al fatto che l’unione civile registrata sia stata contratta prima del compimento dei 60 anni da parte del lavoratore affiliato al regime previdenziale qualora, allo stesso tempo, per gli interessati fosse giuridicamente impossibile contrarre una siffatta unione registrata o un matrimonio prima del raggiungimento di detto limite di età."
SI DOVREBBE RAGIONARE ANALOGAMENTE ANCHE IN TEMA DI DISCRIMINAZIONE INDIRETTA PER ETA' CON RIFERIMENTO A DISCRIMINAZIONI NELLA RETRIBUZIONE (IN TAL CASO, INOLTRE, NEPPURE ESISTE, A IPOTETICA GIUSTIFICAZIONE DELLA DISCRIMINAZIONE, UN NORMA ANALOGA A QUELLA DI CUI AL CONSIDERANDO 22 DELLA DIRETTIVA 2000/78/CE, CHE E' CITATA AL PUNTO 57 DELLA SENTENZA DELLA CGUE (E CHE LASCIA IMPREGIUDICATE LE LEGISLAZIONI NAZIONALI IN MATERIA DI STATO CIVILE E LE PRESTAZIONI CHE NE DERIVANO).
LEGGI DI SEGUITO LE CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE J. KOKOTT ...
c) fissi l’età o l’anzianità di servizio, o una combinazione di entrambe, quale condizione o criterio per il riconoscimento del diritto a prestazioni nell’ambito del regime (...) purché ciò non dia luogo a una violazione del principio della parità di trattamento pensionistico fondata sul genere.
14. Occorre inoltre ricordare il Civil Partnership and Certain Rights and Obligations of Cohabitants Act 2010 (7). Con tale legge è stata prevista, per la prima volta in Irlanda, la possibilità per le coppie dello stesso sesso di contrarre, a partire dal 2011, un’unione civile registrata. Un’ordinanza ministeriale emanata, con riferimento a detta legge, nel 2010 (8) permetteva inoltre, a far data dal 1° gennaio 2011, di far riconoscere in Irlanda le unioni civili registrate all’estero con effetti tuttavia solo pro futuro.
29. Con la sua domanda di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio intende sapere se il suddetto limite di età integri una discriminazione, vietata dal diritto dell’Unione, ai sensi della direttiva 2000/78, ove si consideri che i coniugi dello stesso sesso in Irlanda, sino a pochi anni fa, non avevano accesso né all’istituto del matrimonio, né a quello dell’unione civile registrata. Più precisamente, per i lavoratori omosessuali come il sig. Parris, nati anteriormente al 1° gennaio 1951, era giuridicamente impossibile soddisfare in Irlanda il requisito della contrazione del matrimonio o di un’unione registrata prima del compimento del loro 60° compleanno. È sì vero che il sig. Parris avrebbe potuto contrarre un’unione civile registrata all’estero – in particolare, nel Regno Unito – già prima di compiere i 60 anni, ma tale unione – come sottolinea il giudice del rinvio – non sarebbe stata comunque riconosciuta in Irlanda prima del raggiungimento del limite di età dei 60 anni.
130. Da un lato, infatti, l’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2000/costituisce un’eccezione che deve essere interpretata in maniera restrittiva (65) e che non può essere estesa – in via analogica – a fattispecie diverse da quelle concretamente previste dal legislatore dell’Unione (66). Ciò vale ancora di più per il fatto che le misure ammesse in base all’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva, contrariamente a quelle di cui all’articolo 6, paragrafo 1, costituiscono un’elencazione tassativa e non meramente esemplificativa della disposizione (67).
2 – V. sentenza Kücükdeveci (C‑555/07, EU:C:2010:21, punto 21) sulla discriminazione in ragione dell’età e sentenza Léger (C‑528/13, EU:C:2015:288, punto 48) sull’orientamento sessuale.
3 – Direttiva del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303, pag. 16; in prosieguo anche: la direttiva 2000/78 o semplicemente la direttiva).
4 – Sentenze Kücükdeveci (C‑555/07, EU:C:2010:21, punto 21); Prigge e a. (C‑447/09, EU:C:2011:573, punto 38), e DI (C‑441/14, EU:C:2016:278, punto 22).
5 – Legge del 1990 sulle pensioni.
6 – Le modifiche sono state introdotte con il Social Welfare (Miscellaneous Provisions) Act 2004 [legge del 2004 sulla previdenza sociale (disposizioni varie)], che ha inserito nel Pensions Act 1990 una nuova Parte VII diretta a recepire la direttiva 2000/78.
7 – Legge del 2010 relativa alle unioni civili registrate e a taluni diritti e obblighi dei conviventi.
8 – Civil Partnership (Recognition of Registered Foreign Relationships) Order 2010, pag. I. 649.
9 – Tribunale del lavoro con sede a Dublino.
10 – Nel Regno Unito trova applicazione il Civil Partnership Act 2004 (legge del 2004 relativa alle unioni civili).
11 – In base alle indicazioni del giudice del rinvio, da una revisione attuariale del regime effettuata nel 2008 è emerso che il regime era ancora in grado di corrispondere solo il 37% circa delle prestazioni maturate dai suoi affiliati.
12 – V. già sentenza Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179); analogamente sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 66).
13 – Sul parallelismo con la nozione di retribuzione di cui all’articolo 157 TFUE (già articolo 119 del Trattato CEE o 141 del Trattato CE); v. considerando 13 della direttiva 2000/78.
14 – Sentenze Bilka‑Kaufhaus (170/84, EU:C:1986:204, punti 22 e 23); Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209, punti 28 e 30); Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 45); nello stesso senso, sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punti da 30 a 33).
15 – Sentenza Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 45); nello stesso senso – sull’odierno articolo 157 TFUE – sentenze Ten Oever (C‑109/91, EU:C:1993:833, punti 12 e 13); Coloroll Pension Trustees (C‑200/91, EU:C:1994:348, punto 18), e Menauer (C‑379/99, EU:C:2001:527, punto 18).
16 – V. anche considerando 13 della direttiva 2000/78.
17 – V. sentenze Beune (C‑7/93, EU:C:1994:350, punto 38); Griesmar (C‑366/99, EU:C:2001:648, punto 37); Niemi (C‑351/00, EU:C:2002:480, punto 43), e Commissione/Grecia (C‑559/07, EU:C:2009:198, punto 46).
18 – Sentenze Beune (C‑7/93, EU:C:1994:350, punti 43 e 45); Griesmar (C‑366/99, EU:C:2001:648, punti 28 e 30); Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punti 46 e 48), e Commissione/Grecia (C‑559/07, EU:C:2009:198, punti 47 e 50).
19 – Sentenze Brock (68/69, EU:C:1970:24, punto 6); Licata/WSA (270/84, EU:C:1986:304, punto 31); Pokrzeptowicz‑Meyer (C‑162/00, EU:C:2002:57, punto 50); Monsanto Technology (C‑428/08, EU:C:2010:402, punto 66), e Commissione/Moravia Gas Storage (C‑596/13 P, EU:C:2015:203, punto 32).
20 – V. sentenza Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, in particolare, punti 19, 20 e 79); in senso analogo, sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, in particolare, punti 22 e 66).
21 – Sentenza Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209, punti da 40 a 45).
22 – Sentenze Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punti da 77 a 79), e Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 66).
23 – Sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punti da 57 a 64).
24 – Sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 66).
25 – V. le mie conclusioni nella causa Andersen (C‑499/08, EU:C:2010:248, paragrafo 28).
26 – V. sul punto – benché riferito alla discriminazione in base all’età – l’ultimo periodo del considerando 25 della direttiva 2000/78. V., inoltre, il tenore letterale degli articoli 4, paragrafo 1, e 6 della direttiva in parola, ai sensi dei quali gli Stati membri possono stabilire che, fra i requisiti attinenti alla giustificazione ivi specificati, «una differenza di trattamento (…) non costituisca discriminazione». Analogamente la – non sempre uniforme – giurisprudenza, v. ad esempio, in relazione alla discriminazione fondata sull’età, sentenza Vital Pérez (C‑416/13, EU:C:2014:2371, punto 27).
27 – In tale senso, già le mie conclusioni nella causa Andersen (C‑499/08, EU:C:2010:248, paragrafo 31), e – rispetto alla direttiva 2000/43/CE, ad essa collegata – le mie conclusioni nella causa CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:170, paragrafo 73); v. inoltre la sentenza Hay (C‑267/12, EU:C:2013:823, punto 45).
28 – V., ad esempio, sentenze Dekker (C‑177/88, EU:C:1990:383, punti 12 e 17); Handels- og Kontorfunktionærernes Forbund (C‑179/88, EU:C:1990:384, punto 13); Busch (C‑320/01, EU:C:2003:114, punto 39); Kiiski (C‑116/06, EU:C:2007:536, punto 55); Kleist (C‑356/09, EU:C:2010:703, punto 31); Ingeniørforeningen i Danmark (C‑499/08, EU:C:2010:600, punti 23 e 24); Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 72); Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 52), e Hay (C‑267/12, EU:C:2013:823, punti 41 e 44); nello stesso senso anche sentenza CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, punti 76, 91 e 95).
29 – Sulla discriminazione in ragione del sesso con riferimento a una gravidanza, v. sentenze Dekker (C‑177/88, EU:C:1990:383, punti 12 e 17); Handels- og Kontorfunktionærernes Forbund (C‑179/88, EU:C:1990:384, punto 13), e Busch (C‑320/01, EU:C:2003:114, punto 39).
30 – Poco convincente risulta pertanto l’eccezione sollevata dalle autorità convenute, secondo cui anche i lavoratori eterosessuali nati prima del 1951 potevano, in taluni casi, esse impossibilitati a contrarre tempestivamente matrimonio con il loro partner ideale prima del compimento dei 60 anni in quanto non soddisfacevano i requisiti giuridici. Si tratta, infatti, di eccezioni rare (ad esempio, casi di minore età o di incapacità di agire della persona interessata) o di casi in cui sussisteva ancora, per libera scelta di un lavoratore, un precedente matrimonio – seppur probabilmente fallito – il che gli impediva di contrarre un secondo matrimonio. Una siffatta situazione non è in alcun modo comparabile con quella dei lavoratori omosessuali nati prima del 1951, in quanto a questi ultimi era precluso, non solo in casi eccezionali, ma in termini generali, come categoria di persone, di contrarre un’unione per la vita prima del compimento dei 60 anni.
31 – V., sul punto, sentenze Runevič‑Vardyn e Wardyn (C‑391/09, EU:C:2011:291, punto 43), e CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, punto 42 e 66); riferite rispettivamente alla collegata direttiva 2000/43.
32 – V., tra le tante, la sentenza O’Flynn (C‑237/94, EU:C:1996:206, punto 18) sulla libera circolazione dei lavoratori. In base ad essa, integrano discriminazioni indirette sulla base della cittadinanza non solo quelle condizioni poste dall’ordinamento nazionale le quali riguardino essenzialmente o in gran parte i lavoratori migranti, ma anche condizioni indistintamente applicabili che possono essere soddisfatte più agevolmente dai lavoratori nazionali che dai lavoratori migranti e infine anche le condizioni che rischiano di essere sfavorevoli, in modo particolare, ai lavoratori migranti.
33 – Tale aspetto può essere illustrato chiaramente con riferimento all’esempio ben noto della discriminazione delle lavoratrici a tempo parziale: se una determinata prestazione – ad esempio l’erogazione della retribuzione in caso di malattia nella sentenza Rinner‑Kühn (171/88, EU:C:1989:328) – è negata ai lavoratori a tempo parziale, ai fini del riconoscimento di una discriminazione indiretta in ragione del sesso è sufficiente che tale disciplina abbia effetti particolarmente incisivi a danno delle donne. Il fatto che anche taluni uomini possano patire lo stesso svantaggio se lavorano a tempo parziale non osta a mio avviso, al suddetto riconoscimento, come d’altro lato non vi osta il fatto che talune donne possono evitare tale svantaggio lavorando a tempo pieno.
34 – Sentenze Palacios de la Villa (C‑411/05, EU:C:2007:604, punti 56 e 57); Age Concern England (C‑388/07, EU:C:2009:128, punti 44 e 45), e Rosenbladt (C‑45/09, EU:C:2010:601, punto 58).
35 – Nello stesso senso, sentenza CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, punto 83 in combinato disposto con il punto 80), in cui la Corte ha ritenuto che costituisce indizio di una lesione delle finalità delle direttive antidiscriminazione il fatto che un’impresa non sia in grado di fornire indicazioni concrete della necessità di una misura, ma si limiti a sostenere che i motivi sarebbero «pubblicamente notori».
36 – Aggiungo che un limite di età di 60 anni potrebbe, in linea teorica, anche servire a escludere una protezione eccessiva, posto che la maggior parte delle persone ha, a quell’età, di norma, già provveduto altrimenti per la propria vecchiaia. Nel caso di specie non sussistono tuttavia indicatori in tal senso, tanto più che il limite di età qui controverso di 60 anni non si riferisce all’età del partner da assistere, ma soltanto all’età del lavoratore affiliato al sistema previdenziale.
37 – Sull’equilibrio finanziario dei sistemi di sicurezza sociale, v., tra le tante, sentenze Kohll (C‑158/96, EU:C:1998:171, punto 41), e Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 77); sul divieto di comportamenti abusivi, v. sentenze Halifax e a. (C‑255/02, EU:C:2006:121, punto 68), e Torresi (C‑58/13 e C‑59/13, EU:C:2014:2088, punto 42).
38 – Sentenze Maizena e a. (137/85, EU:C:1987:493, punto 15); Regno Unito/Consiglio (C‑84/94, EU:C:1996:431, punto 57); British American Tobacco (Investments), e Imperial Tobacco (C‑491/01, EU:C:2002:741, punto 122); Digital Rights Ireland (C‑293/12 e C‑594/12, EU:C:2014:238, punto 46), e Gauweiler e a. (C‑62/14, EU:C:2015:400, punto 67).
40 – L’utilizzo dell’aggettivo «angemessen» nella versione tedesca dell’articolo 2, paragrafo 2, lettera b), punto i), della direttiva 2000/78 è inusuale. Come mostra un esame delle altre versioni linguistiche (inglese: «appropriate», francese: «appropriés», italiano: «appropriati», spagnolo: «adecuados», olandese: «passend»); in tedesco sarebbe stato più corretto il termine «geeignet».
41 – Così, in particolare sulla direttiva 2000/78, sentenze Petersen (C‑341/08, EU:C:2010:4, punto 53), e HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punto 67); v.. inoltre, fondamentali sul requisito della coerenza, le sentenze Hartlauer (C‑169/07, EU:C:2009:141, punto 55), e Hiebler (C‑293/14, EU:C:2015:843, punto 65).
42 – In Irlanda l’età minima per percepire una pensione di vecchiaia prevista dalla legge è attualmente pari a 66 anni; v. The 2015 Ageing Report, Underlying Assumptions and Projection Methodologies, Joint Report prepared by the European Commission (DG ECFIN) and the Economic Policy Committee (AWG); parte II, pag. 199 (ISSN 0379-0991, reperibile in Internet alla pagina: http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2014/pdf/ee8_en.pdf, consultato da ultimo il 19 aprile 2016).
43 – V., sul punto, le mie conclusioni nelle cause CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:170, paragrafo 123), e Belov (C‑394/11, EU:C:2012:585, paragrafo 108).
44 – In questo senso – sull’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78 – sentenze HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punto 66), e Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 58).
45 – In questo senso ad esempio – con riferimento all’esame di proporzionalità nell’ambito dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78 – sentenza Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 69).
46 – In questo senso, sentenze Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 70), e Specht e a. (da C‑501/12 a C‑506/12, C‑540/12 e C‑541/12, EU:C:2014:2005, punti 78 e 79); v., inoltre, le mie conclusioni nella causa Hlozek (C‑19/02, EU:C:2004:204, paragrafo 58).
47 – Si tratta del lasso temporale tra il pensionamento del lavoratore e il suo decesso (v. al riguardo supra, ultima parte del paragrafo 22 delle presenti conclusioni).
48 – In tal senso, sentenze Palacios de la Villa (C‑411/05, EU:C:2007:604, punto 73), e Ingeniørforeningen i Danmark (C‑499/08, EU:C:2010:600, punto 47), riferite rispettivamente alla problematica della discriminazione in base all’età nel contesto della direttiva 2000/78; v. inoltre sentenza CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, punto 123) e le mie conclusioni in detta causa (EU:C:2015:170, paragrafo 131), e nella causa Belov (C‑394/11, EU:C:2012:585, paragrafo 117), riferite entrambe alla direttiva 2000/43.
49 – Nello stesso senso, sentenza Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 51).
50 – Sentenze Specht e a. (da C‑501/12 a C‑506/12, C‑540/12 e C‑541/12, EU:C:2014:2005, punto 77), e Schmitzer (C‑530/13, EU:C:2014:2359, punto 41); nello stesso senso – sulla parità di trattamento tra uomini e donne – sentenze Hill e Stapleton (C‑243/95, EU:C:1998:298, punto 40); Jørgensen (C‑226/98, EU:C:2000:191, punto 39), e Schönheit e Becker (C‑4/02 e C‑5/02, EU:C:2003:583, punto 85).
51 – Ciò vale solo se, negli anni ‘70, il limite di età controverso fosse stato effettivamente, come accennato nell’ordinanza di rinvio, una forma generale comune di impostazione del regime previdenziale professionale in Irlanda.
52 – V., sul punto, sentenze Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179), e Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286).
53 – V. sul punto, supra, paragrafo 40 delle presenti conclusioni e nota 19.
54 – Giurisprudenza consolidata; v., da ultimo, sentenza DI (C‑441/14, EU:C:2016:278, punti da 29 a 37 e 43) sul divieto di discriminazione in base all’età contenuto nella direttiva 2000/78.
55 – V., ad esempio, sentenze Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, in particolare, punti 19, 20 e 79), e Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, in particolare, punto 22 e 66) sulla direttiva 2000/78 e sentenza CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, in particolare, punto 22) sulla direttiva 2000/43.
56 – Sentenze Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punti da 58 a 60), e Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punti da 34 a 36).
57 – Sentenze Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 73); Römer (C‑147/08, EU:C:2011:286, punto 52), e Hay (C‑267/12, EU:C:2013:823, punto 47).
58 – In questo senso, sentenze Ten Oever (C‑109/91, EU:C:1993:833, punto 13); Coloroll Pension Trustees (C‑200/91, EU:C:1994:348, punto 18), e Menauer (C‑379/99, EU:C:2001:527, punto 18); rispettivamente su problematiche analoghe relativa all’articolo 119 del Trattato CEE (oggi articolo 157 TFUE).
59 – In tal senso, sentenza Coleman (C‑303/06, EU:C:2008:415, in particolare, punti 38, 43, 48, 50 e 51); in cui è stata riconosciuta una discriminazione diretta a danno di una lavoratrice in ragione di una disabilità non della lavoratrice stessa, ma di suo figlio non autosufficiente.
60 – Oltre che dal punto 59 della citata sentenza Coleman (C‑303/06, EU:C:2008:415) tale conclusione si ricava anche dalla sentenza CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, in particolare, punti 56, 59 e 60), riguardante la direttiva 2000/43, 1, ad essa collegata, in cui è stato riconosciuto che una persona può essere discriminata per la sua origine etnica anche se essa non appartiene al gruppo etnico discriminato ma viene «co-discriminata».
61 – In tal senso ad esempio sentenza Prigge e a. (C‑447/09, EU:C:2011:573, punti da 52 a 83); v. anche le mie conclusioni nella causa Andersen (C‑499/08, EU:C:2010:248, paragrafo 31).
62 – Sentenze HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punto 48), e Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 43).
63 – Sentenza HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punto 49); v. anche le mie conclusioni in detta causa (EU:C:2013:65, paragrafo 36).
64 – In ogni caso, in base alle indicazioni del Labour Court, tale componente attuariale non potrebbe essere qui provata.
65 – Sentenze HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punti 46 e 52), e Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 41).
66 – Come mostra la sentenza HK Danmark (C‑476/11, EU:C:2013:590, punti 51 e 52, primo periodo), il divieto di applicazione analogica dell’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva 2000/78 si applica anche quando si tratta di giustificare «forme meno gravi di discriminazione in ragione dell’età».
67 – Sentenza Dansk Jurist- og Økonomforbund (C‑546/11, EU:C:2013:603, punto 39). Non senza motivo, nella formulazione dell’articolo 6, paragrafo 2, manca il termine «compresi»,diversamente dall’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78,.
68 – V. sul punto supra, paragrafi 70 e 71 delle presenti conclusioni.
69 – Sentenze Age Concern England (C‑388/07, EU:C:2009:128, punto 46); Hütter (C‑88/08, EU:C:2009:381, punto 41), e Prigge e a. (C‑447/09, EU:C:2011:573, punti da 80 a 82); v. anche le mie conclusioni nella causa Andersen (C‑499/08, EU:C:2010:248, paragrafo 31 con la nota 29).
70 – In tale contesto non è sostenibile l’affermazione delle autorità convenute, a detta delle quali i limiti di età ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, non necessitano di «alcuna giustificazione». Anche tali limiti di età devono ovviamente superare l’esame di proporzionalità.
71 – V. supra, paragrafi da 74 a 99 delle presenti conclusioni.
72 – V. supra, paragrafo 110 delle presenti conclusioni.
73 – V. supra, paragrafo 146 delle presenti conclusioni.
74 – Talvolta si ricorre, a tal fine, anche alla nozione di «discriminazione multipla». Tale nozione può tuttavia condurre in errore in quanto suggerisce che sussistono due forme di disparità di trattamento di cui ciascuna – a prescindere dalle altre – dovrebbe essere considerata come discriminazione e sarebbe semmai ulteriormente rafforzata dalla presenza di altri motivi di disparità di trattamento. La problematica qui oggetto di discussione riguarda tuttavia l’interazione tra due o più fattori dei quali ciascuno, preso isolatamente, non porta ancora a una discriminazione degli interessati.
75 – Penso, ad esempio, alle sentenze Kleist (C‑356/09, EU:C:2010:703, interazione tra età e sesso); Odar (C‑152/11, EU:C:2012:772, interazione tra età e disabilità), e Z (C‑363/12, EU:C:2014:159, interazione tra sesso e possibile disabilità) e alla causa pendente Milkova (C‑406/15, interazione tra disabilità e status di dipendente pubblico).
76 – Burri/Schiek, «Multiple Discrimination in EU Law – Opportunities for legal responses to intersectional gender discrimination?», 2009 a cura della Commissione europea, pagg. 3 e 4; Baer/Bittner/Götsche, «Mehrdimensionale Diskriminierung – Begriffe, Theorien und juristische Analyse», Berlino 2010, pagg. 10 e segg.; Bamforth/Malik/O’Cinneide, «Discrimination Law: Theory and Context», Londra 2008, pag. 541; v. anche la relazione commissionata dalla Commissione europea e pubblicata nel settembre 2007: «La lotta alla discriminazione multipla: prassi, politiche e leggi».
77 – K. Crenshaw, «Demarginalizing the Intersection of Race and Sex: A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine», in The University of Chicago Legal Forum, 1989, pagg. 139‑167.
78 – Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 2 aprile 2009 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, P6_TA(2009) 0211, pagg. 21 e 22.
79 – Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Relazione congiunta sull’applicazione della direttiva [2000/43] e della direttiva [2000/78], presentata il 17 gennaio 2014, COM(2014) 2 final, pag. 11; comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Non discriminazione e pari opportunità: un impegno rinnovato, presentata il 2 luglio 2008, COM(2008) 420 definitivo, pag. 10.
80 – Il legislatore dell’Unione subordina così il particolare motivo di giustificazione per le disparità di trattamento fondate sulla religione o sulle convinzioni personali introdotto a favore delle aziende di tendenza nell’articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 2000/78 alla condizione espressa che «non può giustificare una discriminazione basata su altri motivi». In maniera analoga, il legislatore dell’Unione ammette, nell’articolo 6, paragrafo 2, della direttiva, la fissazione di determinati limiti di età e la presa in considerazione di determinati criteri di età «purché ciò non dia luogo a discriminazioni fondate sul sesso». Nel considerando 3 della direttiva si sottolinea, segnatamente, che «le donne sono spesso vittime di numerose discriminazioni». Anche la Commissione sostiene peraltro, a margine della sua relazione del 17 gennaio 2014, che la direttiva 2000/78 consentirebbe già «di affrontare due o più motivi di discriminazione nella stessa situazione»; v. COM(2014) 2 final, pag. 11.
81 – V. supra, paragrafi da 54 a 64 delle presenti conclusioni.
82 – Nello stesso senso, con riferimento alla collegata direttiva 2000/43, sentenze Runevič‑Vardyn e Wardyn (C‑391/09, EU:C:2011:291, punto 43), e CHEZ Razpredelenie Bulgaria (C‑83/14, EU:C:2015:480, punti 42 e 66).
83 – Sempre ammettendo che non si riconosca, in linea con quanto da me sostenuto nell’ambito della prima e della seconda questione pregiudiziale, una discriminazione già in base a uno dei due fattori preso singolarmente.
84 – V. al riguardo i paragrafi da 74 a 99 delle presenti conclusioni.
85 – Sentenze Defrenne («Defrenne II», 43/75, EU:C:1976:56, punti 69 e 70); Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209, punto 44), e Bosman (C‑415/93, EU:C:1995:463, punto 144).
86 – Sentenza Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209).
87 – Sentenze Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209, punto 41); Bosman (C‑415/93, EU:C:1995:463, punto 142); Meilicke e a. (C‑292/04, EU:C:2007:132, punto 36), e Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punto 77).
88 – Sentenza Maruko (C‑267/06, EU:C:2008:179, punti da 77 a 79).
89 – Sentenze Barber (C‑262/88, EU:C:1990:209, punto 44), e Bosman (C‑415/93, EU:C:1995:463, punto 144); analogamente, sentenza UNIS e Beaudout Père et Fils (C‑25/14 e C‑26/14, EU:C:2015:821, punto 53).