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Timestamp: 2019-05-24 21:26:20+00:00
Document Index: 117789888

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 49', 'art. 2', 'art.48', 'art. 51', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 48', 'art. 33', 'art. 57', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 44', 'art. 76', 'art. 66', 'sentenza ']

Audizione dell’on. avv. Felice C. Besostri Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati 14/01/2014
14 Gennaio 2014 Felice Besostri
«Ringrazio il Presidente della Commissione, che mi dato questa opportunità, e il Gruppo di SEL, che mi ha indicato. Spero ardentemente che attraverso queste audizioni la Commissione Affari Costituzionali e l’aula siano in grado di licenziare un testo di legge elettorale, che non costringa i cittadini elettori ad impugnarlo per contrasto con la Costituzione, che affida la sovranità al popolo (art. 1 Cost.) con l’unico limite del rispetto della Costituzione: in una democrazia parlamentare rappresentativa la partecipazione alle elezioni è la massima espressione della volontà popolare. E’ nell’interesse di tutti evitare il ripetersi di un’Odissea giudiziaria, che in alcuni momenti è stata un vero e proprio Calvario, come quella che ha condotto la Corte Costituzionale ad annullare in parte qua disposizioni significative dei TT.UU. per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica introdotte con la legge n. 270 del 2005. Da avvocato e ricorrente ho discusso il 21 marzo 2013 il ricorso in Cassazione, nell’ambito del quale è stata emessa l’Ordinanza n. 12060 depositata il 17 maggio dello scorso anno, che ha dato avvio al giudizio di costituzionalità. Insieme con gli avvocati Aldo Bozzi e Claudio Tani ho illustrato le ragioni di incostituzionalità nella seduta del 3 dicembre 2013 davanti alla Corte Costituzionale: avrei avuto piacere di conoscere o di potere leggere con calma e attenzione, prima di questa audizione, le motivazioni di una sentenza, che a parte noi e il prof. Augusto Cerri, ha sorpreso tanti illustri costituzionalisti di diversa formazione e orientamento.
Nei corso delle audizioni ritengo, o per lo meno io mi atterrò a questa linea, che i costituzionalisti e i politologi non debbano illustrare i meriti del loro sistema elettorale preferito. Per me non ha alcun senso, perché secondo l’insegnamento del mio indimenticato e indimenticabile Maestro, il prof. Paolo Biscaretti di Ruffìa non sono le norme giuridiche in astratto e definire il funzionamento delle istituzioni e delle leggi elettorali, ma il loro concreto esercizio da parte dei soggetti politici, sia che si tratti dei partititi politici ex art. 49 Cost o delle formazioni sociali menzionate dall’art. 2 Cost., ovvero dei singoli cittadini nell’esercizio del loro diritto di voto( art.48 Cost.) e di candidatura(art. 51 Cost.).
Un sistema elettorale che funziona benissimo in un determinato Paese con una determinata cultura politica, può essere disastroso se importato in un altro contesto: un esempio per tutti la forma di governo presidenziale degli Stati Uniti imitata in molti paesi latino americani. Per avere la sicurezza che un sistema istituzionale o elettorale straniero funzioni da noi bisognerebbe contestualmente importare i soggetti politici e gli elettori di quel paese o per lo meno la loro mentalità: cosa assolutamente impossibile. Lo stesso succede per i trapianti di organi: è più importante accertare l’esistenza di eventuali reazioni di rigetto, che l’assoluta idoneità dell’organo da trapiantare. Un sistema elettorale maggioritario a collegi uninominali senza ballottaggio funziona in un sistema bipartitico, in assenza di partiti a forte impianto regionale: non è un caso che in Gran Bretagna ci sia un governo di coalizione, il successo dello SNP, il partito nazionalista scozzese, ha privato il Labour Party di una delle sue roccaforti. Un sistema elettorale maggioritario con collegi uninominali e ballottaggio eventuale produce chiari maggioranze, se le triangolari sono un’eccezione, come nelle elezioni del 2012 dell’Assemblea Nazionale francese, qundo sono state appena 46 su 577 collegi , quindi poco meno dell’8%. In base alle elezioni italiane del 2013 le triangolare potrebbero essere la regola e in alcune province pedemontane dell’Italia Settentrionale non si possono escludere competizioni quadrangolari. In un tale contesto è da escludere che alla sera dello scrutinio si possa sapere chi governerà il Paese( una pretesa che non garantiscono né i sistemi elettorali fortemente maggioritari come il britannico o le forme di governo presidenziali o semi-presidenziali), ma nemmeno chi abbia vinto le elezioni.
Il più grande politologo di tutti i tempi, anche se misconosciuto sotto questo aspetto, è Monsieur de la Palisse, che avrebbe affermato, se mai si fosse occupato della questione: "Chi non è candidato, non può essere eletto quale che sia il sistema elettorale!". Finora si è prestata troppo poca attenzione sulle operazioni elettorali preparatorie, ma ci si è concentrati sulla traduzioni di voti in seggi. Ma le operazioni elettorali preparatorie, la prima delle quali è la procedura di scelta dei candidati, sono altrettanto importanti. Se non si dà attuazione all’art. 49 della Costituzione con una legge sui partiti politici, qualunque scelta verrà fatta, sarà una scelta di poca trasparenza e di concentrazione del potere di scelta nelle mani di una ristretta oligarchia. Tale concentrazione ha raggiunto il suo vertice con le liste bloccate in circoscrizioni molto estese, coincidenti di norma con la Regione, sempre nel Senato, e alla Camera con eccezione di quattro regioni con 2 circoscrizioni (Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia) ed una sola con 3, la mia Lombardia. Nella mia Regione le liste bloccate dei Senatori comprendevano 49 candidati e nella circoscrizioni Lombardia 1 e 2, una quarantina per ciascuna. In tale contesto non è nemmeno garantita la conoscibilità dei candidati e quindi il rispetto di un voto personale, oltre che libero per gli elettori e il rispetto dell’art. 51 Cost. per i candidati, specialmente se donne, in assenza di una previsione di alternanza obbligatoria di genere. I fautori delle liste bloccate, perché ostili al voto di preferenza individuale, sperano che le obiezioni della Corte Costituzionale possano cadere a fronte di liste bloccate “corte” e citano gli esempi di Spagna e Germania. Sono convinto che liste bloccate corte superino il problema della conoscenza dei candidati, ma non quello della loro scelta, come presuppone una lettura dell’art. 48 Cost., secondo la giurisprudenza della Bundesverfassungsgericht tedesca dell’espressione “voto diretto” dell’art. 33 della GG, la loro Carta costituzionale . Sulla lunghezza della “lista corta” non si pronuncerà la Corte Costituzionale, per quanto mi riguarda mi limito a notare che ha annullato in generale la previsione di liste bloccate comprese, quindi, delle Regioni con il numero minimo di sette previsto dall’art. 57, c. 3 Cost., Il Molise con due e la Val d’Aosta con uno non fanno testo. Un problema di coerenza del legislatore si pone con la riesumazione delle Province, come circoscrizione elettorale, se si vuol importare, sia pure con modifiche, il modello spagnolo senza dover ricorrere a contorsioni proprie di un torero nelle figure più complicate, dove la muleta è rappresentata dall’abolizione/accorpamento delle Province.
In presenza di una legge di attuazione dell’art. 49 Cost. la lunghezza della “lista bloccata corta” perde, a mio avviso di importanza. Per essere più netti: l’attuazione di una legge sui partiti politici è un presupposto per ogni riforma elettorale. Dove ci sono leggi sui partiti politici la scelta è pubblica e trasparente e viene compiuta con largo anticipo rispetto alla data di svolgimento delle elezioni e dell’inizio della stessa campagna elettorale. si consente così sia un controllo dell’opinione pubblica sulle candidature, che il tempo per proporre impugnazioni davanti a un giudice e da ultimo ad un candidato non noto al grande pubblico e con limitate risorse di farsi conoscere, un effetto non secondario di estensione dell’uguaglianza dei cittadini alle cariche elettive. Da noi le liste si completano all’ultimo momento o addirittura (ultime regionali del Lazio) vengono cambiate nel tragitto dalla sede di partito all’ufficio elettorale. Se si fanno delle primarie devono essere regolate per legge e cioè con una platea di elettori predefinita e con una regolamentazione dei costi e dei mezzi di propaganda: è contraddittorio che ci si opponga al voto di preferenza per le possibili distorsioni e si lascino le cosiddette primarie in una zona d’ombra. Teoricamente, e non solo nelle elezioni politiche nazionali, le spese dei candidati hanno un tetto di spesa, del tutte assenti nelle primarie fai da te. Queste nostre primarie non rispettano i canoni di quei Paesi, come gli Usa, che le primarie hanno inventato.
Altra questione importante è il riequilibrio di genere ai sensi dell’art. 51 della Costituzione, notando di passaggio che per le prossime europee non abbiamo nessuna norma, nemmeno quella minima di una percentuale minima e massima sulla presenza dei due generi. Da quel ricorso, che depositerò in allegato, sono tratti i seguenti passi, per la cui redazione è stato essenziale l’apporto di due colleghe avvocati, Anna Falcone e Francesca la Forgia, che ringrazio:
La c.d. “doppia preferenza di genere”, invero, è stata anche adottata anche dalla legge n. 215/2012 per le elezioni comunali e provinciali. La stessa legge prevede un rapporto fra i sessi di un terzo due terzi nella composizione delle liste”. Quale che sia il sistema elettorale scelto il nodo dell’art. 51 va risolto. In caso di liste bloccate, “corte o lunghe” che siano non vedo altra soluzione che l’alternanza obbligatoria di genere, nel caso di liste con voto di preferenza la doppia preferenza. L’aspetto più problematico è nel caso di collegio uninominale, perché il binomio di genere obbligatorio ne altera la natura( da uninominale e binominale) e, in caso di vincolatività di coppia, con l’elezione di due candidati per collegio si altererebbe l’uguaglianza di voto accentuando il carattere maggioritario. Si ricorda, infine la pessima esperienza dei collegi binominali del Senato Cileno nel caso che l’accoppiata uomo-donna della stessa lista non sia vincolante.
Altro punto fondamentale, quale che sia il sistema elettorale prescelto, sono gli istituti dei ricorsi amministrativi e delle impugnazioni giurisdizionali. L’attuale sistema dei ricorsi alle Commissioni o Uffici elettorali va riformato. Seguendo le indicazioni della Commissione di Venezia occorre introdurre un controllo giurisdizionale in ultima istanza sulla stessa proclamazione degli eletti alla Camera dei Deputati e al Senato del Repubblica, se resta, come auspico, un organo rappresentativo elettivo. In ogni caso ci deve essere un controllo giurisdizionale sulle operazioni elettorali preparatorie, in particolare sull’ammissibilità delle liste e dei candidati. Deve cessare lo scandalo che sulle operazioni elettorali preparatorie la competenza sia delle Giunte delle Elezioni dopo lo svolgimento delle stesse: i commissari delle Giunte delle Elezioni sono in evidente conflitto di interesse, come è stato rese evidente nelle loro decisioni sui ricorsi del signor Franco Ragusa, relativi alla legge elettorale vigente prima della decisione della Consulta. Non si tratta di inventare nulla, ma di dare attuazione direttamente alla norma di delegazione contenuta nell’art. 44 comma 2 lettera d della legge 69/2009, con cui si è riformato il processo amministrativo, sottoponendo al controllo giurisdizionale del Tar Lazio le operazioni elettorali preparatorie di Camera e Senato., come previsto nel testo licenziato dal Consiglio di Stato, ma non recepito, in violazione dell’art. 76 Cost., nel decreto legislativo2 luglio 2010 n. 104 di approvazione del codice del processo amministrativo.
Purtroppo confortati da una giurisprudenza ordinaria e amministrativa di abnorme estensione della portata dell’autodichia ex art. 66 Cost, che dovrebbe essere modificata alla luce della sentenza della Corte Costituzionale e si spera dalle norme sui ricorsi ed impugnazioni della futura legge elettorale.
La Corte Costituzionale Federale (BverG) ha una giurisprudenza molto più ricca della nostra in quanto è giudice d’appello delle decisioni del Bundestag in materia di convalida dei suoi membri.
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