Source: https://www.legalmondo.com/it/2020/06/recupero-credito-estero-come-funziona/
Timestamp: 2020-07-13 01:14:39+00:00
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Il Recupero del Credito all’estero: come funziona? - Legalmondo
Riassunto – con il costante aumento del commercio internazionale il recupero del credito all’estero è un’esigenza sempre più frequente per l’impresa italiana. Spesso però recuperare un credito internazionale si rivela difficile e molto costoso e le possibilità di successo dell’azione molto limitate. Vediamo quali sono le principali problematiche, come agire in modo informato e sicuro e quali sono le soluzioni più efficaci per gestire al meglio i rapporti commerciali internazionali e recuperare un credito all’estero.
Di cosa parlerò in questo post
Gli ostacoli per recuperare un credito all’estero
L’importanza di un contratto scritto (e fatto bene)
Le condizioni generali di vendita all’estero
La clausola di scelta del foro (giudice) e la legge applicabile
La lettera di diffida internazionale
L’azione legale per il recupero del credito all’estero
Perché è costoso e complicato lavorare con uno studio legale internazionale
Recupero del credito all’estero: i principali ostacoli
Partiamo dalla definizione: un credito è estero o internazionale quando il debitore ha sede (o risiede, nel caso di una persona fisica) in un paese straniero.
I principali problemi legati al recupero del credito internazionale sono i seguenti:
Difficoltà di provare il credito
Contratti mancanti o incompleti
Difficoltà di comunicazione con il debitore
Difficile reperimento di informazioni commerciali e finanziarie aggiornate sul debitore
Individuazione del giudice competente per un’eventuale azione legale
Individuazione dalla legge applicabile al contratto tra le parti (italiana o straniera?)
Reperimento di uno studio legale che offra il servizio di recupero del credito all’estero
Alti costi e spese legali per l’azione legale
Tempi lunghi e procedimenti complessi per le azioni legali internazionali
Scarsi risultati nell’esecuzione della sentenza o del decreto ingiuntivo sugli asset del debitore all’estero
Partiamo da qualche consiglio per gestire al meglio i rapporti commerciali internazionali e limitare i problemi più frequenti, per vedere poi come si può procedere a recuperare un credito insoluto all’estero.
Commercio internazionale: perché è importante un contratto scritto (e fatto bene)
Nella maggior parte dei casi i crediti insoluti all’estero originano da contratti di vendita a favore di un compratore straniero.
Il principale problema è dato dal fatto che l’imprenditore opera spesso senza un contratto scritto, sulla sola base dei documenti commerciali (ordini, conferme d’ordine, fatture, documenti di trasporto) e di scambio di corrispondenza via email.
In questo modo le parti non stabiliscono in modo espresso e chiaro le regole applicabili al rapporto commerciale: in particolare, non viene concordato quale Giudice sia competente per iniziare un’azione legale per il recupero del credito, quale legge si applica, il tasso degli interessi o eventuali penali per il ritardo, i termini per la denuncia dei vizi del prodotto, eventuali accordi tra le parti su modifiche del prezzo, sconti, dilazioni per il pagamento.
Se l’impresa utilizza le condizioni generali di vendita, alcuni dei patti possono essere previsti in questo documento, che non sempre, però, è utilizzato in modo corretto.
Le Condizioni Generali di vendita all’estero: un’arma a doppio taglio
Se il venditore si è dotato di condizioni generali di vendita solitamente queste disciplinano i patti principali del contratto, compresa l’indicazione del giudice competente per eventuali azioni legali e della legge applicabile al contratto.
Perché le condizioni generali siano effettivamente utili, tuttavia, occorre verificare quali siano le modalità del loro utilizzo e il contenuto.
In primo luogo, affinché le condizioni generali di vendita siano applicabili esse devono essere allegate all’accordo o richiamate nel contratto ed accettate dal compratore espressamente (con firma o dichiarazione di presa visione e accettazione) o tacitamente (ad esempio, confermando un ordine commerciale che richiama l’applicabilità delle condizioni generali del venditore).
Se le condizioni generali di vendita sono semplicemente allegate alla fattura o previste sul sito web aziendale questo può non essere sufficiente per la loro validità.
Quanto al contenuto: un errore frequente è quello di utilizzare lo stesso modello di condizioni generali di vendita per i contratti di vendita internazionale dell’impresa in tutto il mondo (tipicamente la semplice traduzione in inglese delle condizioni generali di vendita usate in Italia).
In alcuni casi, però, prevedere la giurisdizione di un giudice italiano (ad es. il Tribunale di Milano) e l’applicazione della legge italiana è una scelta utile ed efficace, in altri casi ciò può rivelarsi controproducente.
E’ consigliabile utilizzare le condizioni generali di vendita in modo consapevole e dotarsi di diversi modelli messi a punto specificamente per i vari mercati in cui opera l’impresa: ciò è importante, in particolare, per la clausola di scelta della giurisdizione e della legge applicabile.
L’indicazione nel contratto o nelle condizioni generali di vendita di quale sia il Giudice al quale rivolgersi per eventuali contenziosi e quale legge si applichi al contratto con una controparte straniera è una scelta da prendere in modo consapevole e informato.
Spesso l’impresa italiana prevede in tutti i propri contratti internazionali la giurisdizione e la legge italiana.
Non sempre però è una buona scelta.
Ciò può essere opportuno e conveniente nel caso di rapporti commerciali all’interno dell’Unione Europea, dove le sentenze commerciali sono riconosciute in modo automatico e quindi l’esecuzione di un decreto ingiuntivo o di una sentenza italiana non comporta complicazioni procedurali o costi aggiuntivi sostanziali.
Se il debitore ha sede fuori dalla UE, al contrario, iniziare una causa per il recupero del credito in Italia può rivelarsi controproducente, perché la sentenza italiana dovrà poi essere riconosciuta nell’ordinamento straniero e ciò richiede solitamente tempi lunghi e procedimenti complicati e costosi.
In altri casi, infine, la scelta migliore può essere quella di un arbitrato e non del giudice statale: se lo stato in cui ha sede il debitore è membro della New York Arbitration Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards dal 1958 ciò consente un agevole riconoscimento ed esecuzione del lodo arbitrale straniero, cosa che in certi paesi è molto complicata per una sentenza straniera.
Per fare un esempio pratico: nel caso di una vendita a favore di un compratore con sede in Cina, è consigliabile valutare l’applicazione della legge cinese e di un arbitrato presso la CIETAC, al fine di ottenere un titolo esecutivo direttamente applicabile nei confronti del debitore cinese, mentre una clausola di giurisdizione italiana non sarebbe efficace. Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento rimando a questo post).
Abbiamo condiviso, rapidamente, qualche consiglio per la gestione dei rapporti commerciali internazionali, vediamo ora che fare se la controparte straniera si rende inadempiente al contratto ed è necessario recuperare un credito all’estero.
Come recuperare il credito all’estero: lettera di diffida di uno studio legale
Il primo passo per recuperare un credito all’estero è in genere l’invio di una lettera di diffida al pagamento da parte di uno studio legale.
L’efficacia di questo strumento varia caso per caso, ma in generale possiamo dire che le possibilità che il debitore paghi dopo il ricevimento di una lettera di diffida sono legate alla minaccia di un’azione legale in caso di mancato saldo del debito entro il termine intimato nella lettera.
Il debitore, infatti, ha interesse a provvedere al pagamento del debito per evitare l’inizio di una causa che comporterebbe un sostanziale aumento dei costi e la probabile condanna al pagamento delle spese legali.
Quanto più la minaccia di azione legale è credibile e concreta, maggiori sono le possibilità che il debitore provveda al pagamento dopo aver ricevuto la lettera dell’avvocato incaricato dal creditore.
Solitamente è più efficace l’invio di una lettera di diffida da parte di un legale del paese in cui ha sede il debitore, in inglese o con testo a fronte inglese / lingua del paese del debitore (ad esempio cinese).
L’incarico ad un avvocato del paese del debitore, infatti, viene percepito come un primo passo concreto dell’azione di recupero del credito ed è un segnale più forte rispetto ad una lettera spedita da un legale straniero.
Inoltre, la presenza di un avvocato locale consente al debitore di prendere contatto più agevolmente con il legale per concordare i termini del pagamento o eventualmente un piano di rientro rateale.
In caso di esito infruttuoso della lettera di diffida è necessario valutare se procedere ad un’azione legale per il recupero del credito all’estero.
I possibili scenari sono molti e molto diversi tra loro, a seconda del tipo di contratto dal quale origina il credito, dell’ammontare del credito, del giudice competente e dei paesi in cui hanno sede i debitori: vediamo i principali.
Nel caso in cui ci si possa rivolgere al Giudice italiano il procedimento è simile a quello per un credito domestico: a seconda dei casi sarà possibile proporre un ricorso per decreto ingiuntivo (se il credito è certo, liquido ed esigibile e provato per documenti) o iniziare una causa ordinaria di merito per ottenere l’accertamento del credito e la condanna del debitore al pagamento della somma dovuta.
Una volta ottenuto il titolo esecutivo (decreto ingiuntivo non opposto nei termini, o sentenza al termine della causa), a seconda di dove ha sede il debitore sarà possibile chiedere l’esecuzione diretta (all’interno dell’Unione Europea) oppure il riconoscimento della sentenza e la dichiarazione di esecutività nello stato straniero (nel caso il titolo debba essere eseguito fuori dallo spazio giuridico europeo) e procedere poi, in caso di mancato pagamento, all’esecuzione forzata.
Nel caso in cui ci si rivolga ad un Giudice straniero, sarà necessario verificare come conferire l’incarico ad un avvocato locale, cosa è necessario per provare il credito, quale sia la procedura legale più efficace, etc.
Lo scenario è certamente più complesso rispetto ad un’azione legale in Italia (e successiva esecuzione all’estero) ma ha il vantaggio di consentire l’ottenimento di un titolo giudiziario direttamente applicabile nel paese straniero in cui ha sede il debitore, con risparmio dei costi, burocrazia e lungaggini che sarebbero necessari per il riconoscimento di un titolo italiano nel paese in cui ha sede il debitore.
Perché è difficile lavorare con uno studio legale all’estero?
Il primo problema è quello di riuscire ad individuare uno studio legale che possa assistere in modo diligente e professionale l’impresa italiana nel paese in cui ha sede il debitore.
L’imprenditore in genere ricerca il legale all’estero tramite raccomandazioni di colleghi o conoscenti o associazioni, o tramite google o linkedin: ciò non offre alcuna garanzia di trovare un professionista in grado di poter gestire l’incarico in modo tempestivo e soddisfacente, per diverse ragioni: le principali sono la difficoltà di comunicazione, differenze culturali, poca esperienza nella gestione di clienti stranieri, organizzazione inefficiente del lavoro alla distanza.
La seconda criticità è rappresentata dai costi degli studi legali stranieri, molto spesso ben più alti di quelli medi italiani, tanto che può essere antieconomico procedere ad una lettera di diffida se il credito da recuperare è inferiore a € 5.000,00, mentre il costo di un’azione legale rischia di essere antieconomico per crediti di ammontare inferiore a € 15.000,00.
Il terzo fattore problematico è dato dalla gestione dell’azione legale all’estero, specie in caso di contestazione del credito da parte del debitore, che può rivelarsi più lunga e complicata del previsto e molto più onerosa di quanto inizialmente preventivato, specie se l’incarico affidato al legale prevede un compenso a tariffa oraria.
Legalmondo offre la possibilità di agire per il recupero del credito in oltre 60 paesi del mondo, con un unico punto di riferimento in Italia per la gestione di tutte le attività necessarie.
La prima fase di invio della lettera di diffida da parte di uno studio legale del paese in cui ha sede il debitore straniero ha un costo fisso contenuto e una fee a successo in caso di recupero del credito.
Se necessario procedere all’azione legale, il cliente ottiene un preventivo scritto con proposta di onorario a somma fissa a seconda dell’entità del credito da recuperare.
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