Source: https://www.obiettivoscuola.it/index.php/articoli2/345-errori-nelle-graduatorie-d-istituto-rimedi-e-conseguenze
Timestamp: 2019-07-23 02:31:57+00:00
Document Index: 161694733

Matched Legal Cases: ['art.63', 'art.130', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 554', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 46', 'art. 75']

Pubblicato: Venerdì, 04 Gennaio 2019 01:20 | Stampa	| Visite: 3207
Anche avverso la decisione del dirigente scolastico in merito al reclamo è previsto ricorso al giudice ordinario ai sensi dell'art.63 e seguenti del decreto legislativo 30.3.2001, n.165, eventualmente previo esperimento delle procedure di conciliazione e arbitrato previste dall'art.130 e seguenti del vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
POTERE DI AUTOTELA DELL'AMMINISTRAZIONE
La circostanza che le graduatorie per il conferimento di supplenze acquistano il carattere della definitività una volta decorso il termine per provvedere sui reclami proposti avverso graduatorie provvisorie, non implica affatto che esse acquistino il carattere della irretrattabilità e non ammettano in base ai principi generali l’esercizio del potere di autotutela. L'amministrazione scolastica può quindi in qualsiasi momento esercitare il potere di autotulela, provvedendo alla rettifica del punteggio o all'esclusione dal candidato dalla graduatoria.
Il potere esercitato da parte dell’Amministrazione scolastica come forma di autotutela deve ritenersi egualmente legittimo, in quanto svolto alla stregua della premessa di fatto relativa ad un servizio espletato dall’interessato senza il possesso dei necessari requisiti, ove l’interesse pubblico al ripristino della legalità va valutato, come evidenziato dalla Amministrazione appellata, in relazione anche alla tutela degli altri aspiranti alla utile posizione in graduatoria, pregiudicati dall’inserimento di soggetti privi dei necessari requisiti".
Nel caso in cui l’errore abbia avuto ad oggetto un requisito di ammissione in graduatoria l’esercizio del potere di autotutela dell’Amministrazione deve ritenersi privo di margini di discrezionalità in quanto l’interesse pubblico, rappresentato dall’interesse al ripristino della legalità violata dalla illegittima presenza in graduatoria, è nella stessa natura delle cose.
Tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati (es: il diritto alla continuità didattica degli alunni).
In questi casi sarà pertanto necessaria una ponderazione dell’interesse pubblico all’annullamento del provvedimento. Tale ponderazione dovrà tenere conto della gravità dell’errore, ovvero della misura del punteggio da rettificare, del fattore tempo, ovvero del momento in cui emerge l’errore che ha determinato l’attribuzione della supplenza e del diritto all’istruzione degli studenti, ovvero del loro interesse alla continuità didattica.
Preliminarmente dovrà essere comunicato al docente l’avvio del procedimento di esclusione ai sensi dell’art. 7 e dell’art. 8 della legge 241/1990. L’esclusione risulta essere confermata dall’orientamento giurisprudenziale in materia, si veda ad esempio Consiglio di Stato, sez. VI, 21/01/2015 n. 221, secondo la quale “l’Amministrazione ha operato correttamente e non in maniera contraddittoria poiché ha deciso di escludere l'attuale appellante dagli elenchi provinciali per il conferimento delle supplenze e dalla graduatoria, ex art. 554 del D.Lgs. n. 297/94 per mancanza dei requisiti richiesti, accertata obiettivamente, mancanza che ha prodotto pure la decadenza dei benefici conseguiti in base alla dichiarazione risultata non veritiera ai sensi dell'articolo 75 del D.P.R. n. 445/2000”.
In relazione all’irrilevanza dell’elemento soggettivo nel caso di decadenza per assenza dei requisiti di ammissione si riporta la sentenza, in sede civile, n. 8124 del 18 luglio 2014, che ha respinto il ricorso del docente ricorrente con condanna al pagamento delle spese processuali. In base all'art. 75 D.P.R. n. 445/00 la non veridicità della dichiarazione sostitutiva presentata comporta la decadenza dai benefici eventualmente conseguiti, non lasciando tale disposizione alcun margine di discrezionalità alle Amministrazioni che si avvedano della non veridicità delle dichiarazioni. Inoltre, l'art. 75, comma 11 D.P.R. n. 445/00 prescinde, per la sua applicazione, dalla condizione soggettiva del dichiarante, attestandosi sul dato oggettivo della non veridicità, rispetto al quale sono irrilevanti il complesso delle giustificazioni addotte dal dichiarante (in tal senso anche il Consiglio di stato, sent. n. 2447 del 27-04-2012).
Il corollario che deve trarsi da tale constatazione è che la non veridicità di quanto autodichiarato rileva sotto un profilo oggettivo e conduce alla decadenza dei benefici ottenuti con l'autodichiarazione non veritiera, indipendentemente da ogni indagine dell'Amministrazione sull'elemento soggettivo del dichiarante, perché non vi sono particolari risvolti sanzionatori in giuoco, ma solo le necessità di spedita esecuzione della legge sottese al sistema della semplificazione, (v. sent, Consiglio di stato cit.). Inoltre, l'Amministrazione ha l'obbligo di svolgere verifiche sulla veridicità delle circostanze oggetto di dichiarazione ex art. 46 cit., ogni qual volta abbia dei "fondati dubbi" sull'autenticità di queste, nonché l'obbligo di prendere i provvedimenti consequenziali, come la sospensione o la decadenza dai benefici conseguiti in base alle predette dichiarazioni di cui sia stata accertata la non veridicità (v. ad es. Consiglio di stato sent. n. 1385 del 15-03-2006, o Cass. n. 19364 del 22-09-2011, in materia di aggiudicazione di gare d'appalto). Alla luce di tali considerazioni non possono ritenersi fondate le censure mosse all'operato dell'Amministrazione scolastica che, in applicazione dell'art. 75 D.P.R. cit. hanno provveduto a escludere i punteggi anzidetti dal punteggio complessivo a titolo di decadenza dai benefici conseguiti per effetto delle dichiarazioni di circostanze non veritiere prodotte dalla ricorrente. A tal proposito non può svolgere alcun rilievo la buona o cattiva fede dell'interessato e, di conseguenza, nemmeno l'avvenuta archiviazione, per insussistenza del dolo, del procedimento penale aperto nei confronti della ricorrente per i medesimi fatti oggetto del presente giudizio. Alla luce di tali considerazioni le domande presentate dal ricorrente nei giudizi anzidetti e successivamente riuniti devono essere tutte rigettate.
la Corte di Cassazione inquadra la responsabilità della Pubblica Amministrazione per la mancata o ritardata assunzione nella categoria della responsabilità precontrattuale. Pertanto, le pretese risarcitorie non possono avere ad oggetto la mancata percezione delle retribuzioni in ipotesi di tempestiva assunzione, ma il solo ambito dell’interesse negativo, ovvero le possibili spese inutilmente sostenute nel corso delle trattative in vista della conclusione del contratto, oppure gli esborsi effettuati per intraprendere altre attività lavorative transitorie, poi abbandonate all’atto dell’assunzione da parte della P.A., ed ancora la perdita di ulteriori occasioni per la stipulazione di altri contratti maggiormente vantaggiosi (la cosiddetta “perdita di chance”)
Il Consiglio di Stato, invece, stabilisce che l’istante non sia tenuto a dar prova del danno subito, essendo lo stesso nella natura delle cose, e lo commisura, in via equitativa, per il docente di ruolo, alle retribuzioni che sarebbero maturate nel caso di tempestiva assunzione detraendo le somme percepite a titolo di retribuzione per le eventuali supplenze effettuate nel periodo in cui il ricorrente avrebbe dovuto essere già in costanza di rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Per i supplenti, invece, la giurisprudenza del Consiglio di Stato determina il danno risarcibile nel 50% delle retribuzioni non percepite dall’interessato, detraendo le somme eventualmente fruite dal ricorrente per attività altrimenti svolte dal ricorrente.
Il candidato illegittimamente assunto il cui contratto di lavoro sia stato risolto dall’Amministrazione può richiedere il risarcimento dei danni qualora l’errore sia stato opera dall’Amministrazione scolastica.