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Timestamp: 2020-01-22 17:14:38+00:00
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Sanzione disciplinare per deposito sentenza oltre 1 anno | GiornaleGiuridico.com
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Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 07-01-2014, n. 69
Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente Sez. –
sul ricorso iscritto al n. 17602 del Ruolo Generale degli affari civili del 2013, proposto da:
Dr. V.R., giudice presso il Tribunale di (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma alla Via Appennini n. 60, presso l’avv. DI ZENZO CARMINE (C.F. DZNCMN41R11A294X – pec:
carminedizenzi.ordineavvocatiroma.org) che, con l’avv. Gianfranco Iadecola (C.F. DCLGFR46R27A348R – pec: gianfrancesco.iadecola.pec-
teramo.it) del foro di Teramo, lo rappresenta e difende per procura a margine del ricorso;
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro, per legge rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO e presso questa domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
e PROCURATORE GENERALE PRESSO LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE;
– interventore necessario –
avverso la sentenza della sezione disciplinare del C.S.M. n. 62/2013 del 10 maggio – 12 giugno 2013 notificata il 18 giugno 2013 e impugnata con ricorso del 16 luglio 2013 trasmesso, ai sensi del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, artt. 24, e art. 590 c.p.p., alla sezione disciplinare del C.S.M. il 25 luglio 2013, nel termine di cui all’art. 585 c.p.p., comma 1, lett. b, e iscritto a ruolo alla stessa data. Udita, alla pubblica udienza del 3 dicembre 2013, la relazione del Cons. dr. Fabrizio Forte e sentiti gli avv.ti Carmine Di Zenzi e Gianfrancesco Iadecola, per il ricorrente, e il P.M. Dott. VELARDI Maurizio, che conclude per la inammissibilità e, in subordine, il rigetto del ricorso.
Il dr. V.R., giudice presso il Tribunale di Ferrara, è stato incolpato dell’illecito disciplinare di cui al D.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, artt. 1 e 2, comma 1, lett. a, perchè, dopo essere già incorso in alcuni gravi e reiterati ritardi nel periodo maggio 2008-maggio 2010, per i quali si era già disposta l’archiviazione del procedimento dal P.G. presso la Corte di Cassazione, in quello successivo dal 1 luglio al 31 dicembre 2010, depositava oltre i termini di legge trenta sentenze civili, di cui ventiquattro con ritardi superiori all’anno (quattordici, con ritardi di oltre 400 giorni, con un massimo di giorni 496, sei, dopo oltre 500 giorni con un massimo di giorni 561 e quattro, oltre i seicento giorni), omettendo anche il deposito di 22 sentenze di lavoro e 15 provvedimenti che si era riservato di decidere, di cui all’elenco allegato alla sentenza della sezione disciplinare del C.S.M. n. 62/2013 del 10 maggio – 12 giugno 2013, oggetto del presente ricorso.
All’incolpato; nel corso del procedimento, erano stati poi contestati altri sedici ritardi nel deposito di sentenze ordinarie e di lavoro, da un minimo di 49 giorni ad un massimo di 348 giorni e due eccedenti l’anno nel periodo dal 31 dicembre 2010 al settembre 2011. La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (da ora:
C.S.M.); con sentenza di cui sopra, ha dichiarato il dr. V. responsabile dell’illecito disciplinare di cui sopra, rilevando che i ritardi contestati all’incolpato eccedevano il triplo dei termini di legge per il deposito e quindi erano, per tale loro durata “gravi”, oltre ad essere ingiustificati, in quanto eccedenti l’anno, cioè la durata ragionevole del giudizio civile di cassazione secondo la Corte Europea dei diritti dell’uomo, non risultando neppure dedotta dal magistrato alcuna causa di giustificazione per tali comportamenti consistiti nei ritardati depositi delle pronunce giurisdizionali di cui era stato estensore (sono citate dal C.S.M., a sostegno dell’affermazione di responsabilità, i precedenti di S.U. 13 settembre 2011 n.ri 18696.18697,18698 e 18699, 17 gennaio 2012 n. 528 e 20 maggio 20012 n. 8409).
Il C.S.M. ha rilevato che, per il periodo di riferimento giugno – dicembre 2010 vi erano stati ritardi di oltre un anno nel deposito di ventiquattro sentenze civili, così come analogo era il pregresso ritardato deposito di altre sei decisioni, anteriori al maggio 2010, per le quali si era già disposta dal P.G. l’archiviazione dell’incolpazione e in altri due casi successivi fino al 16 aprile 2012. Ritenuto inapplicabile l’art. 429, comma 1, relativo alla materia del lavoro, in cui il giudice può fissare un termine non superiore a sessanta giorni per il deposito dei suoi provvedimenti, con riferimento ai due ultimi ritardi contestati del 2012, in quanto il termine di legge deve nel caso identificarsi con quello indicato dallo stesso giudice chiaramente violato e dovendo di regola applicarsi il termine di deposito di cui all’art. 430 c.p.c., il C.S.M. ha ritenuto che i 28 ritardi eccedenti l’anno nel periodo 2010 – 2012 erano da considerare reiterati e ingiustificati, anche a tener conto della seria patologia che aveva colpito la moglie del magistrato nel 2005, data la buona organizzazione dell’ufficio in cui il dr. V. svolgeva il lavoro. Esclusa l’esimente del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3 bis, essendo dato certo che la durata eccessiva del processo danneggia direttamente le parti e che ciò è sufficiente a dar luogo alla compromissione dell’immagine della magistratura, per cui i fatti contestati dovevano considerarsi rilevanti sul piano disciplinare, il C.S.M. ha riconosciuto che la buona professionalità del magistrato sul piano qualitativo evidenziata nei suoi provvedimenti giustificasse la applicazione della sanzione, nella misura minima di legge, della “censura”.
1. Con il primo motivo del ricorso il dr. V. denuncia la violazione del principio del ne bis in idem, di cui all’art. 649 c.p.p., e al D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 16, comma 5 bis, per avere il P.G. nuovamente proposto l’azione disciplinare, contestando anche alcuni ritardi nel deposito di sentenze per gli anni 2008 e 2009, dopo avere per tali condotte disposto esso stesso decreto di archiviazione del procedimento disciplinare.
In ordine al deposito tardivo di sentenze precedenti a quelle del secondo semestre del 2010, le stesse sono infatti richiamate nella incolpazione solo come indizio di una tendenza del magistrato a ritardare il deposito dei provvedimenti giurisdizionali di cui è estensore, già rilevata prima dei fatti di cui alla contestazione per la quale il dr. V., “nonostante i ripetuti richiami e solleciti del Presidente del Tribunale di (OMISSIS), ha persistito, anche successivamente, in tale condotta”.
Il limite di un anno per il deposito delle sentenze, che questa Corte ha ritenuto astrattamente massimo per l’applicazione di eventuali esimenti e per la individuazione dall’esterno della astratta fattispecie disciplinare, non esclude che, al fine di valutare i comportamenti del magistrato e la sanzione da irrogare, il C.S.M. possa tenere conto anche degli ulteriori ritardi eccedenti il triplo dei termini di legge nei quali, oltre che nei ventiquattro ultrannuali contestati, è incorso il dr. V.. Pertanto il primo motivo di ricorso è infondato, censurando una pretesa estensione della sentenza disciplinare a ritardi non compresi nella contestazione, dato che il C.S.M. ha soltanto rilevato condotte precedenti analoghe a quelle oggetto di contestazione, senza inserirle nell’incolpazione, nella quale sonno compresi i soli ritardi successivi al 1 luglio 2010, anche se nella valutazione della condotta del magistrato non poteva non darsi rilievo ai precedenti costituiti da comportamenti analoghi, al solo fine di rilevare l’atteggiamento professionale di mancato rispetto dei termini di deposito delle sentenze dall’incolpato, analogo a quello per il quale si è affermata la sua responsabilità (cfr., in questo senso, S.U. 25 gennaio 2013 n. 1769 citata nello stesso ricorso).
Lo stesso ricorso deduce che il V., nel solo secondo semestre del 2010, depositò 24 sentenze del rito ordinario oltre un anno dopo la riserva di decisione, mentre nei due anni successivi soltanto due decisioni all’anno risultano depositate con tale ritardo, quasi vi fosse una presunzione di colpa nella sussistenza di depositi ultra annuali di provvedimenti giurisdizionali, con una scelta ermeneutica del C.S.M. pericolosa, che potrebbe spingere i magistrati a rinviare le riserve per le decisioni.
2.1. Il secondo motivo di ricorso imposta la difesa come se la violazione del termine annuale riguardasse una previsione normativa, che determinasse in tale periodo di tempo il massimo per il deposito delle sentenze previsto nel codice di rito, all’art. 275 c.p.c., comma 1.
In realtà, tale ultima norma misura i termini di legge per i depositi in “giorni” decorrenti da adempimenti delle parti, mentre nella fattispecie vi sono stati ritardi da commisurare all’anno e oltre tale periodo; nell’assoluta carenza di cause giustificatrici di tali condotte, come già affermato da questa Corte, il ritardo di un anno nel deposito dei provvedimenti certamente integra l’illecito disciplinare contestato che quindi sussiste nella condotta del V. che ha dato luogo a 22 ritardi ultrannuali nell’ultimo semestre del 2010 e ad altri due tardivi depositi di sentenze ultrannuali nell’anno 2011, oltre tutto in un contesto di molteplici violazioni analoghe dei propri doveri professionali dal magistrato;
nella tempestività dei depositi prima e dopo quelli di cui alla incolpazione che precede.
3. Si lamenta infine, con il terzo motivo di ricorso, la contraddittorietà della motivazione della sentenza del C.S.M. in ordine alla mancata applicazione dell’esimente di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3 bis, avendo il C.S.M. escluso che la mancata impugnazione della gran parte delle pronunce di cui alla contestazione e delle altre sentenze redatte dal dr. V., potesse giustificare l’applicazione della indicata causa di giustificazione, in un contesto nel quale la stessa sentenza del C.S.M. rileva pure la laboriosità e correttezza dell’incolpato nell’esercizio della professione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio delle Sezioni Unite Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 dicembre 2013.
Depositato in Cancelleria il 7 gennaio 2014
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