Source: http://studiomarchegianipigotti.it/notizie.aspx?news=18&_=obbligo-di-mantenimento-dei-figli-maggiorenni
Timestamp: 2020-04-05 10:18:24+00:00
Document Index: 86164880

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 360', 'art. 6', 'art. 360', 'sentenza ']

Studio Legale Marchegiani - Pigotti - Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni, Limiti (Cassazione 22 marzo 2012 n. 4555)
1.1 - La Corte d'appello di Lecce, con la sentenza indicata in epigrafe, in parziale accoglimento del gravame proposto dal R., riduceva il contributo per il mantenimento del figlio D. ad Euro 400,00 mensili, confermando, nel resto l'impugnata decisione, anche con riferimento all'impugnazione incidentale proposta dall' A., la quale aveva chiesto la declaratoria di inadempimento e la condanna del coniuge al pagamento delle somme non versate in relazione ai contributi dovuti per il mantenimento del figlio come determinati nella causa di separazione fino all'emanazione dei provvedimenti provvisori da parte del presidente del tribunale nel giudizio di divorzio, nonchè a rimborsare, previa prestazione di idonea garanzia reale, le spese straordinarie sostenute in via esclusiva dalla madre.
Quanto al contributo per il figlio D., si dava atto che costui aveva conseguito un diploma di laurea triennale ed era stato assunto come impiegato tecnico dalla Fiat Avio con decorrenza dal 2 novembre del 2005, con una retribuzione pari a circa Euro 1.500,00 mensili. Si osservava, tuttavia, che il giovane si era iscritto al biennio di specializzazione presso la facoltà di ingegneria di (OMISSIS), ragion per cui non poteva ritenersi che avesse conseguito una collocazione adeguata nel corpo sociale. Per tale ragione egli necessitava, quale studente lavoratore, di un contributo per proseguire gli studi che, avuto riguardo ai suoi emolumenti, poteva essere ridotto nei termini specificati. Per la medesima ragione veniva rigettata la domanda di revoca dell'assegnazione della casa familiare all' A., non escludendosi che il figlio, benchè lontano per ragioni di studio, tornasse periodicamente dalla madre, avendo per altro ivi conservato la residenza.
1.2 - Quanto alle richieste dell' A., si osservava che la stessa poteva avvalersi dei titoli costituiti dal verbale redatto in sede di comparizione nell'ambito della separazione personale e della sentenza successivamente intervenuta.
Resiste con controricorso l' A., proponendo ricorso incidentale, cui il R. resiste con controricorso.
2.1 - Con il primo motivo del ricorso principale si deduce, formulandosi idoneo quesito di diritto, violazione e falsa applicazione dell'art. 155 quater cod. civ., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, rilevandosi che, avendo la corte territoriale accertato che il figlio maggiorenne D. svolge attività lavorativa in (OMISSIS), essendo stato assunto a tempo indeterminato presso la Fiat Avio, il periodo che potrebbe trascorrere nella casa coniugale sarebbe veramente limitato, facendo venir meno quel collegamento stabile richiesto affinchè risulti integrato il requisito della convivenza.
Anzitutto, sul piano linguistico essa fa uso esclusivamente del termine coabitazione e della locuzione rapporto di coabitazione, discostandosi dal linguaggio legislativo, sia della legge sul divorzio (che all'art. 6 comma 6 parla di figli che convivono oltre la maggiore età con il genitori), sia degli articoli del libro primo del codice civile, ove a vario titolo è coinvolto il rapporto di filiazione, nei quali si fa uso esclusivo del verbo "convivere" e del termine "convivenza".
Non sembra, poi, coerente con la ratio della persistenza della legittimazione iure proprio del genitore l'avere omesso una considerazione approfondita sull'estensione temporale della presenza del figlio nell'unità abitativa con il genitore già affidatario, affermandosi semplicemente che la presenza solo saltuaria per la necessità di assentarsi con frequenza, per motivi di studio o di lavoro, anche per non brevi periodi, non comporta difetto di coabitazione allorchè il figlio ritorni ogniqualvolta gli impegni glielo consentano. Difatti, se in tanto la legittimazione persiste in quanto resta invariata la situazione di fatto oggetto di regolamentazione, e più specificamene restano identiche le modalità di adempimento dell'obbligazione di mantenimento, e se è vero che è proprio il fatto oggettivo della convivenza che vale a protrarre l'attività di cura materiale del figlio divenuto maggiorenne poichè il genitore convivente continua a effettuare tutte le prestazioni necessarie e adeguate alle e-sigenze di questo sostenendone direttamente e quotidianamente il peso economico, non sembra che possa sottovalutarsi l'estensione in un arco temporale determinato dell'assenza del figlio dalla sede della coabitazione solo ed esclusivamente perchè costui vi fa comunque ritorno non appena possibile e in ciò manifesta una volontà di non separarsi definitivamente dal genitore. D'altro canto, non si può negare che assenze protratte per lunghi periodi ben possono travolgere la sussistenza del rapporto di convivenza, pur quando intervallate da ritorni regolari alla sede dove si svolge la coabitazione. Volendo individuare dei criteri di giudizio per accertare la sussistenza o meno della coabitazione nelle zone grigie contrassegnate da una presenza pacificamente non diuturna dei soggetti che si assumono coabitanti, è da ritenere che quello definibile come criterio della regolarità del ritorno, il collegamento stabile con l'abitazione del genitore di cui parla il più recente indirizzo, debba necessariamente coniugarsi con il criterio della prevalenza temporale in relazione a una determinata unità di tempo (anno, semestre, mese) dell'effettiva presenza (ragion per cui nessun valore può attribuirsi, come mostra di ritenere la corte territoriale, al dato formale costituito dal certificato di residenza) del figlio nel luogo di coabitazione con il genitore o, in ogni caso, con il criterio della frequenza con cadenza regolare del ritorno in rapporto a quella stessa unità di tempo assunta per il criterio della prevalenza temporale.
3 - Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 155 e 155 quinquies c.c. nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, ponendosi in evidenza la contraddizione fra l'accertato conseguimento dell'indipendenza economica, mediante assunzione a tempo indeterminato, con la percezione di uno stipendio - pari, all'incirca, ad Euro 1.500,00 - e la permanenza dell'obbligo di mantenimento.
Viene al riguardo formulato il seguente quesito di diritto: "Dica l'Ecc.ma Corte se, nell'ipotesi in cui il figlio maggiorenne, assunto con contratto a tempo indeterminato, svolgendo un lavoro attinente agli studi effettuati, avendo conseguito un diploma di laurea triennale, con stipendio iniziale da impiegato tecnico di 5^ livello e contratto aziendale che prevede l'erogazione di un premio di risultato variabile e di un premio di produzione, pur se iscritto all'Università degli Studi per la specializzazione, possa ritenersi non autonomo economicamente e, quindi, in diritto di percepire un assegno di mantenimento".
Deve in proposito richiamarsi l'orientamento, già espresso da questa Corte, e condiviso dal Collegio, secondo cui, in regime di separazione o divorzio fra i genitori, l'obbligo di versare il contributo di mantenimento per i figli maggiorenni al coniuge presso il quale vivono cessa solo ove il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l'indipendenza economica, percependo un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato, ovvero che essi si sottraggono volontariamente allo svolgimento di un'attività lavorativa adeguata.
Una volta che sia provato l'inizio di un'attività lavorativa retribuita, costituisce valutazione di merito, incensurabile in cassazione se motivata, quella circa l'esiguità, in relazione alle circostanze del caso, del reddito realizzato al fine di escludere o diminuire l'assegno (ex multis: Cass. 24 gennaio 2011, n. 1611; Cass. 17 novembre 2006, n. 24498; 17 giugno 2006, n. 15756; 24 novembre 2004, n. 22214; 3 aprile 2002, n. 4765).
La sentenza impugnata, nel valorizzare la circostanza della prosecuzione degli studi da parte di Ru.Da., ha omesso di accertare se, a prescindere da tale dato, di per sè non esaustivo, il figlio predetto, in relazione al percorso di studi intrapreso, alle condizioni economiche della famiglia, al tipo di occupazione, con riferimento alla corrispondenza alle aspirazioni professionali perseguite, nonchè all'entità della retribuzione, potesse aver raggiunto l'indipendenza economica, nei termini sopra delineati.
4 - L'accoglimento dei suddetti motivi, assorbenti rispetto alle restanti censure del ricorso principale e al ricorso incidentale, comporta la cassazione della decisione impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Lecce, affinchè, in diversa composizione, applichi i principi sopra enunciati, provvedendo, altresì, al regolamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 28 novembre 2011.
Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2012