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Timestamp: 2020-07-04 20:31:23+00:00
Document Index: 57037558

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 92', 'art. 1', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 37', 'art. 95', 'art. 37', 'art. 140', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 92', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 416', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 95', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 134', 'art. 134', '§ 4', 'art. 10', 'art. 92', 'art. 1', 'art. 134', 'art. 134', 'art. 92', 'art. 37', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 95', 'sentenza ', 'art. 95', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52']

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 26 gennaio 2017, n. 319 - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 26 gennaio 2017, n. 319
La deliberazione di recedere dal contratto di appalto, consequenziale all’informativa prefettizia di infiltrazioni mafiose nell’impresa appaltatrice, resa ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. 3 giugno 1998, n. 252 e ora dall’art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, è espressione di un potere di valutazione di natura pubblicistica, diretto a soddisfare l’esigenza di evitare la costituzione o il mantenimento di rapporti contrattuali, fra i soggetti indicati nell’art. 1 del medesimo d.P.R. e le imprese, nei cui confronti emergano sospetti di legami con la criminalità organizzata. Conseguentemente, trattandosi di atto estraneo alla sfera del diritto privato, in quanto espressione di un potere autoritativo di valutazione dei requisiti soggettivi del contraente, il cui esercizio è consentito anche nella fase di esecuzione del contratto ai sensi dell’art. 11, comma 2, citato D.P.R., la relativa controversia appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo
sentenza 26 gennaio 2017, n. 319
sul ricorso numero di registro generale 4910 del 2016, proposto da
G.O. s.p.a. – Ge. ot. Ri. Id., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Ma. Sc. e dall’Avvocato Ma. Pe., con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Al. Bi. in Roma, via (…);
Co. St. Gr. Op. s.c.a.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocato-OMISSIS-, domiciliato ai sensi dell’art. 25 c.p.a. presso la Segreteria della III Sezione del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;
-OMISSIS- in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Lo. Le., con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Al. Pl. in Roma, via (…);
An. s.r.l., non costituita in giudizio;
sul ricorso numero di registro generale 4911 del 2016, proposto da G.O. s.p.a. – Ge. ot. Ri. Id., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocato Massimo Scalfati e dall’Avvocato Ma. Pe., con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Al. Bi. in Roma, via (…);
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, e U.T.G. – Prefettura di Napoli, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentati e difesi ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
Co. St. Gr. Op. s.c.a.r.l., non costituito in giudizio;
visti i rispettivi atti di costituzione, nei giudizi riuniti, di Co. St. Gr. Op. s.c.a.r.l., di -OMISSIS-del Ministero dell’Interno e dell’U.T.G. – Prefettura di Napoli;
relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2017 il Consigliere Massimiliano Noccelli e uditi per l’appellante Ge. ot. Ri. Id. – G.O. s.p.a. l’Avvocato Ma. Sc., per l’appellata-OMISSIS- l’Avvocato Lo. Le. e per il Ministero dell’Interno, appellante incidentale, l’Avvocato dello Stato-OMISSIS-.
1. Con ricorso avente R.G. n. 5958/2015 e proposto avanti al T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, il Co. St. Gr. Op. s.c. a r.l. (di qui in avanti, per brevità, il Consorzio) ha impugnato il recesso esercitato da Ge. ot. Ri. Id. – G.O. s.p.a. (di qui in avanti, per brevità, G.O. s.p.a.) dal contratto di appalto, relativo ai lavori di «Manutenzione, pronto intervento, rifunzionalizzazione, ricostruzione e riabilitazione delle reti idriche e fognarie di competenza della GO. s.p.a. ricadenti nel territorio dell’ATO 3 Sa. Ve. – Lotto 3 – CIG 5171452132», in seguito all’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Napoli il 23 ottobre 2015 a carico della consorziata -OMISSIS-
1.1. Nel ricorso il Consorzio, lamentando la violazione dell’art. 37, commi 18 e 19, del d.lgs. n. 163 del 2006 e dell’art. 95, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 159 del 2011, ha chiesto l’annullamento del recesso esercitato da G.O. s.p.a. e la conseguente reintegrazione in forma specifica, ai sensi degli artt. 30 e 34 c.p.a., mercé l’affidamento delle lavorazioni residue previste nel contratto di appalto in conformità a quanto previsto dal citato art. 37 del d.lgs. n. 163 del 2006.
1.2. Nel primo grado del giudizio si è costituita G.O. s.p.a per resistere al ricorso, di cui ha chiesto la reiezione, esponendo, peraltro, di aver proceduto all’interpello ai sensi dell’art. 140 del d.lgs. n. 163 del 2006, dopo aver esercitato il recesso, e di avere affidato i lavori alla seconda graduata, An. s.r.l., nuova aggiudicataria dell’appalto, che aveva completato i lavori residui.
1.3. Con successivi motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato anche i documenti depositati il 5 dicembre 2015 da G.O. s.p.a. e, in particolare, gli atti dell’interpello, la nuova aggiudicazione e i verbali attestanti il nuovo affidamento e l’ultimazione dei lavori.
1.4. Si è costituita nel primo grado di giudizio la controinteressata An. s.r.l., la quale ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, per inesistenza della notifica nei suoi riguardi, e comunque la sua infondatezza nel merito.
2. Parallelamente e separatamente, con il ricorso avente R.G. n. 5601/2015,-OMISSIS- ha impugnato avanti al T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, l’informativa antimafia emessa dal Prefetto di Napoli il 23 ottobre 2015 a suo carico, costituente, come detto, la ragione e il presupposto del recesso esercitato da G.O. s.p.a., nonché tale recesso e tutti gli atti conseguenziali, chiedendone l’annullamento e il conseguente accertamento del diritto a completare il contratto di appalto già stipulato con la stazione appaltante.
2.1. Nel primo grado del giudizio si sono costituiti il Ministero dell’Interno, l’Ufficio Territoriale del Governo – Prefettura di Napoli, G.O. s.p.a. e il Consorzio, tutti per resistere al ricorso proposto da-OMISSIS-
2.3. Con la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, infine, il T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, ha annullato tutti gli atti impugnati con il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti e la consequenziale domanda di -OMISSIS- per l’accertamento del diritto della ricorrente ad eseguire il contratto di appalto stipulato con la stazione appaltante G.O. s.p.a.
3. Avverso le due sentenze, che concernono la stessa vicenda sostanziale – l’informativa emessa a carico di-OMISSIS- e il conseguente recesso di G.O. s.p.a. dal contratto stipulato con il Consorzio aggiudicatario dell’appalto – e che hanno entrambe annullato per ben due volte, senza disporre la opportuna riunione dei giudizi, lo stesso recesso seppure per ragioni diverse, ha proposto appello G.O. s.p.a.
3.1. Avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 G.O. s.p.a. ha proposto infatti appello, rubricato al R.G. n. 4910/2016, deducendo cinque motivi di censura che saranno successivamente esaminati, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma, con conseguente reiezione del ricorso e dei motivi aggiunti proposti in primo grado dal Consorzio.
3.2. Si sono costituiti in tale giudizio il Consorzio e -OMISSIS-entrambe per resistere all’appello proposto da G.O. s.p.a.
3.3. Avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 G.O. s.p.a. ha pure proposto appello principale, rubricato al R.G. n. 4911/2016, deducendo due distinti motivi di censura di cui oltre si dirà, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma.
4. Preliminarmente ritiene il Collegio ritiene di dover disporre la riunione dei giudizi R.G. n. 4910/2016 e n. 4911/2016, perché i ricorsi separatamente proposti in primo grado dal Consorzio e da-OMISSIS- per la loro stretta e oggettiva connessione, avrebbero dovuto essere definiti in un simultaneus processus dal T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, con un unico contestuale accertamento, cioè, sia della legittimità dell’informativa antimafia, emessa a carico della consorziata -OMISSIS-sia della legittimità, derivata o per vizi propri, dal recesso di G.O. s.p.a. dal contratto stipulato con il Consorzio.
4.8. Il potere di recedere dal contratto, in seguito all’emissione dell’informativa, è invece l’espressione di una speciale potestà amministrativa che compete alla stazione appaltante ai sensi dell’art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, anche nella fase esecutiva del contratto, e non già del generale potere “selettivo” attribuitole dall’ordinamento per la scelta del miglior contraente.
4.9. La risoluzione pubblicistica del rapporto eccezionalmente riconosciuto alla stazione appaltante dall’art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, infatti, non costituisce propriamente l’oggetto o l’effetto di uno degli «atti delle procedure di affidamento», ma è il contenuto di un atto vincolato della stazione appaltante, la conseguenza necessitata, a valle, di una valutazione compiuta dal Prefetto, a monte, in ordine ad un requisito fondamentale richiesto dall’ordinamento per la partecipazione alle gare o, per dirla nei termini della citata sentenza n. 3247 del 2016, di una «indispensabile capacità giuridica»: l’impermeabilità mafiosa delle imprese concorrenti.
6.3. Si tratta di motivazione che, proprio alla luce dei plurimi elementi esaminati dal Gruppo e in maniera autonoma sganciati dalla valutazione del materiale probatorio fatta dal G.I.P. a fini cautelari, resiste alle censure tutte sollevate da -OMISSIS- con il ricorso originario e i motivi aggiunti, tutti erroneamente accolti dal T.A.R.
6.7. Di qui, evidentemente, l’erroneità della sentenza impugnata che, senza avvedersi degli ulteriori elementi di inquinamento mafioso valorizzati dall’informativa e capaci di giustificarne l’emissione (il contenuto delle intercettazioni, dalle quali emerge una situazione di inquietante vicinanza di -OMISSIS–OMISSIS- ad ambienti criminali, al di là della “tenuta” della ipotesi di turbata libertà degli incanti a lui contestata, e le altrettanto significative frequentazioni con uomini riconducibili al clan -OMISSIS-, indipendentemente dalla loro formale posizione di associati ai sensi dell’art. 416-bis c.p.), ha istituito un nesso di derivazione necessaria tra l’annullamento dell’ordinanza custodiale e l’annullamento dell’informativa antimafia.
7.7. Nel caso di specie, come ha rilevato il Tribunale del riesame, costituiva «motivo di sospetto» (p 7 dell’ordinanza) che-OMISSIS–OMISSIS-, imprenditore di-OMISSIS-, legato da rapporti di parentela con-OMISSIS–OMISSIS-, detto “-OMISSIS-“, cognato di -OMISSIS- -OMISSIS-, uno dei tanti imprenditori legati «a doppio filo» a -OMISSIS- -OMISSIS-, in anticipo di alcuni mesi rispetto all’aggiudicazione della gara faceva riferimento a due degli imprenditori aggiudicatari, -OMISSIS-e-OMISSIS–OMISSIS-, quest’ultimo, appunto, socio e amministratore unico della-OMISSIS-
10. Le motivazioni esposte rendono improcedibile l’appello principale proposto da G.O. s.p.a. in quanto:
a) il primo motivo (pp. 6-8 del ricorso), relativo all’error in iudicando relativo al soggetto effettivo titolare del contratto di appalto e dell’eventuale diritto alla sua prosecuzione, non è più sorretto da alcuna ragione di interesse a seguito dell’integrale riforma della sentenza n. 2732 del 2016 – per l’accertata legittimità dell’informativa antimafia presupposta al recesso – anche nella parte in cui ha accertato in capo alla ricorrente-OMISSIS- a completare l’esecuzione del contratto;
11.1. La sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania, come si è anticipato, ha annullato il recesso esercitato da G.O. s.p.a. nei confronti del Consorzio per un vizio proprio di questo, svincolato dalla legittimità della presupposta informativa, rilevando, a p. 10, che il recesso contrattuale, gravato dal Consorzio in prime cure, era stato disposto senza consentire al Consorzio di attivare il procedimento di cui all’art. 95, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 195 del 2011.
11.2. L’appellante G.O. s.p.a. ha contestato tuttavia le statuizioni della sentenza qui impugnata, articolando cinque motivi di censura tra i quali ha peraltro dedotto, con il penultimo (pp. 12-13 del ricorso) e l’ultimo motivo (p. 13 del ricorso), l’error in iudicando conseguente alla mancata trattazione congiunta dei ricorsi separatamente proposti in primo grado dal Consorzio e da-OMISSIS- perché, come già ampiamente veduto, con la sentenza n. 2732 del 2016 lo stesso T.A.R. per la Campania, che non aveva disposto la riunione dei ricorsi, ha annullato l’informativa emessa dal Prefetto di Napoli nei confronti della-OMISSIS- per mancanza degli elementi necessari a supporto dell’informativa, statuendo peraltro la prosecuzione del rapporto con la-OMISSIS-.
11.3. Il quarto e il quinto motivo tuttavia, alla luce delle motivazioni sin qui esposte e della riforma della sentenza n. 2732 del 2016, sono divenuti improcedibili, dovendosi qui richiamare, per obbligo di sintesi (art. 3, comma 2, c.p.a.), quanto già esposto in relazione al secondo motivo di appello proposto da G.O. s.p.a. avverso la sentenza n. 2732 del 2016, sicché non si pone alcun problema di contrasto tra divergenti statuizioni giudiziali e di incompatibilità effettuale nei rapporti interni tra il Consorzio e-OMISSIS- quanto alla prospettata prosecuzione del rapporto contrattuale, peraltro ormai esauritosi in seguito al completamento dei lavori ormai effettuato da An. s.r.l.
12. Il Collegio passa ora al sintetico esame, nel merito, dei restanti tre motivi proposti da G.O. s.p.a., tutti infondati alla luce delle ragioni che qui di seguito, in breve, si passano in rassegna.
13. Quanto al primo motivo (pp. 6-7), con il quale G.O. s.p.a. ha eccepito il difetto di giurisdizione in capo al giudice amministrativo perché essa avrebbe asseritamente inteso esercitare il diritto potestativo di recesso previsto dall’art. 134 del d.lgs. n. 163 del 2006, ne è evidente l’infondatezza.
13.1. G.O. s.p.a. non ha affatto inteso esercitare il diritto di recesso, previsto dall’art. 134 del d.lgs. n. 163 del 2016, come a torto sostiene, ma il diritto di recesso dall’appalto espressione di quella speciale potestà pubblicistica conferita alla stazione appaltante in esito all’emissione dell’informativa antimafia, di cui sopra si è detto, e ciò «ai sensi del d.lgs. n. 159/2011 e ss. mm. e ii. », come si legge a chiare lettere e in modo inequivocabile nel provvedimento di recesso (doc. 7 fasc. parte appellante).
13.2. Tale inoppugnabile constatazione destituisce di qualsivoglia fondamento l’eccezione di difetto di giurisdizione qui riproposta da G.O. s.p.a.
13.3. Alle considerazioni svolta svolte, circa la natura pubblicistica e speciale di tale potere spettante alla stazione appaltante (v., supra, §§ 4.8-4.10), si aggiunga qui che le Sezioni Unite della Cassazione (v., ex plurimis, Cass., Sez. Un., 29 agosto 2008, ord. n. 21928; Cass., Sez. Un., 18 novembre 2016, ord. n. 23468) hanno costantemente riconosciuto, nella loro giurisprudenza, che la deliberazione di recedere dal contratto di appalto, «consequenziale all’informativa prefettizia di infiltrazioni mafiose nell’impresa appaltatrice, resa ai sensi dell’art. 10 del d.P.R. 3 giugno 1998, n. 252» e ora dall’art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, è espressione di un potere di valutazione di natura pubblicistica, diretto a soddisfare «l’esigenza di evitare la costituzione o il mantenimento di rapporti contrattuali, fra i soggetti indicati nell’art. 1 del medesimo d.P.R. » e le imprese, nei cui confronti emergano sospetti di legami con la criminalità organizzata.
13.5. Di qui, con evidenza, l’infondatezza del primo motivo di appello proposto da G.O. s.p.a.
14. Va respinto anche il secondo motivo di appello (pp. 7-10 del ricorso), con il quale G.O. s.p.a. sostiene, una volta di più, che essa ha inteso esercitare un potere di recesso, ai sensi dell’art. 134 del d.lgs. n. 163 del 2016, e che, diversamente da quanto ha sostenuto il T.A.R., l’esercizio di tale affermato potere poggerebbe su ragioni interne concernenti l’opportunità di proseguire il contratto.
14.1. Tali ragioni, esternate nella fase esecutiva del rapporto contrattuale, porrebbero G.O. s.p.a. in una posizione paritetica rispetto al Consorzio nell’esercizio di un potere privatistico, che radicherebbe la giurisdizione del giudice ordinario, come ha chiarito l’Adunanza plenaria nella decisione n. 14 del 20 giugno 2014.
14.2. Anche tale motivo è destituito di fondamento perché, occorre ribadirlo, il recesso esercitato da G.O. s.p.a. non è riconducibile al paradigma “privatistico” dell’art. 134 del d.lgs. n. 163 del 2006, ma a quello pubblicistico dell’art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 159 del 2011, come è reso palese dal tenore letterale, prima ancor che dalle sostanziali motivazioni, del recesso esercitato in (esclusiva) conseguenza dell’informativa antimafia a carico di-OMISSIS-.
15. È anche infondato il terzo motivo di appello (pp. 11-12 del ricorso), con il quale G.O. s.p.a. sostiene che il T.A.R. per la Campania non avrebbe tenuto conto del fatto che il Consorzio, dinanzi alla comunicazione prefettizia, non avrebbe espresso alcuna indicazione di sostituire l’esecutore delle opere entro i 30 giorni fissati dall’art. 37, comma 19, del d.lgs. n. 163 del 2006 e dall’art. 95, comma 1, del d.lgs. n. 159 del 2011.
15.1. Il Consorzio si sarebbe solo limitato a comunicare a G.O. s.p.a. il verbale assembleare del 28 ottobre 2015, relativo all’esclusione di-OMISSIS- dalla propria compagine, nonché di avere intentato un’azione risarcitoria in sede civile contro la stessa -OMISSIS-ma una siffatta comunicazione non sarebbe di alcuna utilità nella prosecuzione del rapporto che, poi, lo stesso Consorzio pretenderebbe di fare valere in sede giudiziaria.
15.4. La V Sezione di questo Consiglio si è invero pronunciata, in sede di appello cautelare, con l’ordinanza n. 1183 del 7 aprile 2016, osservando che «il provvedimento di recesso impugnato fa esclusivo riferimento all’interdittiva antimafia emessa nei confronti della consorziata esecutrice-OMISSIS-. e, come già evidenziato dal giudice di primo grado, non è stato preceduto dalle formalità previste dall’art. 95, commi 1 e 2, delle leggi antimafia di cui al d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159».
15.6. L’art. 95, comma 1, ult. periodo, del d.lgs. n. 159 del 2011 prevede che «la sostituzione può essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione delle informazioni del prefetto qualora esse pervengano successivamente alla stipulazione del contratto».
15.7. Ora la documentazione prodotta in primo grado dal Consorzio ricorrente dimostra che esso, appena ricevuta l’informativa prefettizia (il 26 ottobre 2015), abbia tempestivamente estromesso-OMISSIS- dalla propria compagine (il 28 ottobre 2015), con comunicazione inviata a G.O. s.p.a. il giorno successivo (29 ottobre 2015), e addirittura abbia intrapreso una controversia civile contro la stessa -OMISSIS-iscritta ruolo il 24 novembre 2015 presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
15.9. Tale recesso appare vieppiù illegittimo perché, dopo la immediata estromissione di-OMISSIS- dal Consorzio comunicata a G.O. s.p.a., non appariva affatto eventualità remota che il Consorzio indicasse una nuova impresa adatta allo scopo nel termine di 30 giorni, che G.O. s.p.a. avrebbe dovuto comunque rispettare prima di esercitare il recesso e di procedere all’interpello.
15.10. L’impossibilità di indicare una impresa sostituta, a fronte dell’inopinato e immediato recesso della stazione appaltante senza il rispetto dei 30 giorni, ha impedito al Consorzio di esercitare la facoltà di sostituzione riconosciutagli dall’art. 95, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 159 del 2011, con conseguente illegittimità del recesso stesso.
16. È ben vero, come sostiene l’appellante, che l’art. 95, comma 1, del d.lgs. n. 159 del 2011 – e con esso anche le disposizioni dell’art. 37, comma 18, del d.lgs. n. 163 del 2006 – non configura un obbligo di “interpello” a carico della stazione appaltante, residuando in capo ad essa, anche a fronte dell’estromissione e della sostituzione dell’impresa infiltrata, il potere di apprezzare l’opportunità di proseguire il rapporto con il Consorzio alla luce di tutte le complesse circostanze del caso concreto, ma è altresì innegabile che la disposizione imponga alla stazione appaltante di rispettare almeno un termine di trenta giorni al fine «di contemperare il prosieguo dell’iniziativa economica delle imprese in forma associata con le esigenze afferenti alla sicurezza e all’ordine pubblico connesse alla repressione dei fenomeni di stampo mafioso, ogni volta che, a mezzo di pronte misure espulsive, si determini volontariamente l’allontanamento e la sterilizzazione delle imprese in pericolo di condizionamento mafioso» (Cons. St., sez. III, 7 marzo 2016, n. 923).
16.1. Queste pronte misure espulsive nel caso di specie, come detto, sono state efficacemente poste in essere dal Consorzio e tempestivamente comunicate a G.O. s.p.a.
16.2. G.O. s.p.a. avrebbe dovuto attendere l’indicazione del Consorzio anziché recedere immediatamente dal contratto, al fine di valutare se sussistessero i presupposti e i requisiti – a cominciare, ovviamente, dalla sua accertata impermeabilità mafiosa – in capo al Consorzio per proseguire nel rapporto contrattuale.
16.4. G.O. s.p.a., se avesse ritenuto che le ragioni impeditive alla prosecuzione dell’appalto estensibili anche al Consorzio, avrebbe dovuto renderle ostensibili e farne menzione nel provvedimento di recesso, ben potendo la stazione appaltante recedere dal contratto con lo stesso Consorzio laddove le ragioni di inquinamento mafioso coinvolgano anche questo e non solo l’impresa consorziata (v., sul punto, Cons. St., sez. V, 12 ottobre 2010, n. 7407, per l’ipotesi di inquinamento mafioso, oltre che della consorziata, anche del consorzio stesso, con conseguente legittimità del recesso esercitato nei confronti del consorzio).
16.6. Di qui, per le ragioni espresse, l’infondatezza anche del terzo motivo proposto da G.O. s.p.a.
18. Ne deriva che la sentenza n. 2220 del 2016 merita conferma, per le ragioni esposte, con conseguente annullamento del recesso esercitato da G.O. s.p.a. per violazione dell’art. 95, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 159 del 2011, salvi gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione, ora per allora, adotterà, sia rivalutando le ragioni poste a base dell’informativa antimafia sia tenendo conto, ormai del mutato contesto fattuale, che ha visto concludersi i lavori oggetto di appalto.
18.1. Al riguardo, peraltro, si deve considerare che il Consorzio non ha impugnato a sua volta la sentenza n. 2220 del 2016 nella parte in cui ha escluso il ristoro in forma specifica, mediante ripristino dell’affidamento, proprio per la necessità di attivare il procedimento di cui all’art. 95, comma 1, del d.lgs. n. 159 del 2011.
19. In conclusione l’appello di G.O. s.p.a. contro la sentenza n. 2220 del 2016 quindi, deve essere respinto, quanto ai primi tre motivi, e dichiarato improcedibile, quanto agli ultimi due motivi, con conseguente conferma, seppure per le ragioni esposte, dell’annullamento del recesso e degli atti consequenziali, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione, la quale valuterà ora per allora, nel proprio discrezionale apprezzamento, se sussistessero i presupposti per la conclusione dei lavori con il Consorzio.
20. Deve essere invece accolto, come detto, l’appello incidentale proposto dal Ministero dell’Interno nei confronti della sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, laddove questa ha erroneamente annullato l’informativa antimafia, con conseguente integrale riforma della sentenza impugnata, e invece deve essere dichiarato improcedibile l’appello principale proposto avverso detta sentenza da G.O. s.p.a.
21.2. Rimane definitivamente a carico di G.O. s.p.a. il contributo unificato corrisposto per la proposizione degli appelli avverso le sentenze qui impugnate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sulle impugnazioni, come rispettivamente proposte da G.O. s.p.a. avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, nonché da G.O. s.p.a., con appello principale, e dal Ministero dell’Interno, con appello incidentale, avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 dello stesso T.A.R. per la Campania, sede di Napoli, previa loro riunione, in parte respinge e in parte dichiara improcedibile l’appello proposto da G.O. s.p.a. avverso la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016; accoglie l’appello incidentale proposto dal Ministero dell’Interno, mentre dichiara improcedibile quello proposto da G.O. s.p.a. avverso la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016 e, per l’effetto, conferma ai sensi di cui motivazione la sentenza n. 2220 del 4 maggio 2016 del T.A.R. per la Campania e riforma, invece, la sentenza n. 2732 del 26 maggio 2016, con definitivo annullamento del solo recesso esercitato da G.O. s.p.a. e dei consequenziali atti impugnati con motivi aggiunti.
Pone definitivamente a carico di G.O. s.p.a. il contributo unificato corrisposto per la proposizione degli appelli.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, del d.lgs. n. 196 del 2003, a tutela dei diritti o della dignità delle parti interessate, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare -OMISSIS–OMISSIS-di -OMISSIS–OMISSIS-& C. s.a.s., -OMISSIS- -OMISSIS-,-OMISSIS–OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS–OMISSIS-,-OMISSIS–OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-e di-OMISSIS–OMISSIS-.