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Timestamp: 2018-09-25 07:37:59+00:00
Document Index: 23469908

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 61', 'art. 230', 'art. 90', 'art. 108', 'art 22', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 58', 'art. 7']

Novità fiscali del 28 maggio 2009: indennità di fine lavoro anche per i collaboratori a progetto; studi di settore: versamenti entro il 16 luglio senza maggiorazione; deduzione delle spese per prestazioni pubblicitarie: esercizio di competenza; professionisti: ritenute d’acconto scomputabili in forma libera se il sostituto d’imposta non ha rilasciato la certificazione; rimborsi IVA a soggetti non residenti; esenzione da imposte per gli interessi e i canoni pagati a società residenti in un altro stato membro dell’Unione Europea | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 28 maggio 2009: indennità di fine lavoro anche per i collaboratori a progetto; studi di settore: versamenti entro il 16 luglio senza maggiorazione; deduzione delle spese per prestazioni pubblicitarie: esercizio di competenza; professionisti: ritenute d’acconto scomputabili in forma libera se il sostituto d’imposta non ha rilasciato la certificazione; rimborsi IVA a soggetti non residenti; esenzione da imposte per gli interessi e i canoni pagati a società residenti in un altro stato membro dell’Unione Europea
1) Indennità di fine lavoro anche per i collaboratori a progetto
2) Studi di settore: versamenti entro il 16 luglio senza maggiorazione
3) Impresa familiare: Lavoro accessorio ammesso solo per soggetti estranei
4) Deduzione delle spese per prestazioni pubblicitarie: Esercizio di competenza
5) Professionisti: Ritenute d’acconto scomputabili in forma libera se il sostituto d’imposta non ha rilasciato la certificazione
6) Rimborsi IVA a soggetti non residenti sempre spettanti
7) Niente bollo sui documenti per il rilascio della carta acquisti
8) Esenzione da imposte per gli interessi e i canoni pagati a società residenti in un altro stato membro dell’Unione Europea
9) Regime transitorio per i soggetti minimi vale anche per l’IRAP
10) Dipartimento Vigili del Fuoco: Bollo su ricevute di versamenti su conto corrente di Tesoreria intestati all’Amministrazione pubblica
L’INPS ha fornito chiarimenti sulla normativa che ha introdotto in via sperimentale l’indennità una tantum da corrispondere a favore dei collaboratori coordinati e continuativi di cui all’art. 61, comma 1, del D.Lgs. n. 276/2003, nei soli casi di fine lavoro.
In particolare il diritto all’indennità viene subordinato alla contemporanea sussistenza di quattro condizioni:
– Monocommittenza: I collaboratori devono svolgere la propria attività esclusivamente per un unico committente e tale caratteristica riguarda l’ultimo rapporto di lavoro, quello per il quale si è verificato l’evento di “fine lavoro”;
– dato reddituale riferito all’anno precedente: per il 2009 (primo anno di erogazione del beneficio) si deve considerare il reddito 2008 che deve essere compreso tra 5.000 euro e 13.819 euro (minimale di reddito 2008);
– accredito contributivo nell’anno precedente di almeno tre mesi (non più 10 mesi). Il reddito del 2008 deve essere compreso tra 5.000 euro e 11.516,00 euro (pari ad una contribuzione IVS di 2.764 euro);
– accredito contributivo nell’anno di riferimento di almeno tre mesi (es. per il 2009, con un minimale vigente di 14.240,00 euro, il reddito per avere tre mesi di accredito deve essere di almeno 3.560,00 euro).
La domanda deve essere presentata dall’interessato, alla sede INPS territorialmente competente, utilizzando l’apposito modello allegato alla circolare.
Nei casi in cui la “fine lavoro” si è verificata entro il 30 maggio, la domanda va presentata entro il 30 giugno 2009.
Se l’ evento “fine lavoro” si è verificato successivamente al 30 maggio, le domande devono essere presentate entro 30 giorni dalla data dell’evento.
I destinatari di tale forma di sostegno al reddito sono i collaboratori coordinati e continuativi di cui art. 61, comma 1, DLgs n. 276/2003, cioè i collaboratori a progetto iscritti in via esclusiva alla gestione separata (quindi con aliquota 24,72 % nel 2008 e 25,72% nel 2009) che siano in possesso dei requisiti e delle condizioni previste dalla normativa.
La prestazione consiste nella liquidazione di una indennità una tantum, pari al 20% del reddito da lavoro percepito nell’anno 2008 (quadro RC del modello UNICO o UNICO MINI 2009 oppure Parte C – Sezione 2 del CUD 2009) per la richiesta formulata nel corrente anno; per gli anni 2010 e 2011 l’una tantum deve essere commisurata al 10 % del reddito da lavoro percepito.
(INPS, circolare n. 74 del 26.05.2009)
Sembra ormai certo che i contribuenti soggetti agli studi di settore che verseranno le imposte oltre la data del 16 giugno 2009 (e comunque entro il 16 luglio 2009) non dovranno pagare la maggiorazione dello 0,40%.
Ciò a seguito della firma di un Decreto avvenuta da parte del Ministro dell’Economia.
Pare, quindi, che stia per concretizzarsi l’ipotesi ventilata nei giorni scorsi dovuta al ritardo nella diffusione del software GERICO 2009.
Secondo l’INPS, le imprese familiari possono utilizzare i voucher per il lavoro accessorio solamente in veste di datori di lavoro, cioè solo nei confronti di soggetti estranei all’imprenditore e all’impresa familiare stessa.
Per ciascun anno fiscale, l’utilizzo dei voucher è possibile fino a 10.000 euro.
Il valore nominale di ogni singolo buono o voucher che è pari a 10 euro – fermo
restando che è disponibile anche un buono ‘multiplo’, del valore di 50 euro equivalente a cinque buoni non separabili, l’utilizzo nei settori commercio, turismo e dei servizi determina un valore del voucher di euro 5,80, al netto cioè della contribuzione del 33% dovuta all’INPS, del 4% all’INAIL e del 5% per la gestione del servizio.
Limiti economici delle prestazioni occasionali di tipo accessorio e prestazioni riconosciute ai prestatori
Inoltre. il compenso del prestatore/lavoratore che ha svolto attività occasionale accessoria è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.
Nozione di impresa familiare
Dell’impresa familiare fanno, infatti, parte il titolare ed i familiari – anche non conviventi con il titolare – che prestano la loro attività nell’impresa in modo continuativo e prevalente (si intendono per familiari il coniuge, i parenti entro il 3° grado e gli affini entro il 2° grado).
La disciplina dell’impresa familiare di cui all’art. 230 bis c.c. prevede che, ove non sia instaurato un rapporto di tipo diverso tra i componenti del nucleo, il familiare abbia diritto al mantenimento, alla ripartizione degli utili, a una quota dei beni acquisiti con gli utili, a una quota proporzionale degli incrementi dell’azienda.
Nel momento in cui, invece, il familiare coadiutore partecipa all’attività con carattere di abitualità e prevalenza e non sia configurabile un rapporto di lavoro dipendente, discende l’obbligo, per i suddetti “familiari”, dell’iscrizione nelle gestioni di appartenenza con il conseguente versamento dei relativi contributi.
Procedura con “voucher telematico”
Per la specificità della disciplina contributiva e assicurativa applicata all’impresa familiare che utilizza il lavoro occasionale accessorio, con conseguente diverso valore netto del buono lavoro rispetto al sistema generale di regolazione delle prestazioni occasionali di tipo accessorio, viene prevista, per questa particolare fattispecie, esclusivamente l’utilizzo della procedura con voucher telematico.
(INPS, circolare n. 76 del 26.05.2009)
L’art. 90, comma 8, Legge 27/12/2002 n. 289, dispone che il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario.
Detta disposizione ha introdotto una presunzione assoluta con riferimento alla natura di tali spese che nel limite di euro 200.000 sono considerate spese di pubblicità e come tali totalmente deducibili ai sensi dell’art. 108 del Tuir (nell’esercizio in cui sono state sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi.
I corrispettivi erogati devono essere necessariamente destinati alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante.
Tale incrocio di norme, come rilevato in Dottrina, non incide sui criteri di deduzione delle spese in capo al soggetto erogante che in qualità di titolare di reddito d’impresa continua a determinare il proprio reddito in base al principio di competenza.
Su tale contesto, in particolare, la norma di comportamento n. 143 dell’Associazione Italiana Dottori Commercialisti ha evidenziato che il concetto di maturazione del corrispettivo non va confuso con il concetto di pagamento del corrispettivo (criterio di cassa), ma va inteso nel senso di ripartizione dei costi e dei ricavi lungo la durata del contratto (maturazione giorno dopo giorno).
In sostanza, occorre prima determinare l’esercizio di competenza della spesa, per poi analizzare la possibilità di dedurla tutta in un esercizio o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi.
Sulla questione dello scomputo delle ritenute d’acconto non certificate, dopo una attenta lettura delle norme (art 22 del TUIR e art. 36 ter del DPR 600/1973), si è pervenuti alla conclusione che valga il principio di libertà dei mezzi di prova, specialmente nei casi in cui il sostituito risulti incolpevolmente sprovvisto della prevista certificazione.
Tale libertà dei mezzi di prova va adattata al procedimento di controllo delle dichiarazioni nel senso che, anche nei casi nei quali non esista la certificazione e non esista la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, il diritto allo scomputo va comunque riconosciuto.
Tuttavia, tale riconoscimento richiede uno sforzo dimostrativo da parte del contribuente, che deve preoccuparsi di esibire quella documentazione da cui si desuma, anche in assetto presuntivo, il fatto consistente nella sopportazione delle ritenute d’acconto.
Una diversa soluzione non farebbe altro che alimentare ingiustificatamente i problemi dell’amministrazione, che potrebbe in astratto trovarsi di fronte a soggetti i quali, accettando il rischio della responsabilità penale, abbiano dichiarato il falso.
In conclusione, secondo l’UNGDEC deve essere consentito al sostituito il diritto allo scomputo delle ritenute, peraltro, l’Amministrazione Finanziaria é legittimata a procedere nei confronti del sostituto di imposta nel momento in cui abbia operata la ritenuta, ma poi non l’abbia versata all’Erario.
La stessa Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 68/E del 19.03.2009, ha ufficializzato il proprio pensiero sulla possibilità di scomputare, dall’IRPEF, le ritenute d’acconto sui redditi d’impresa o di lavoro autonomo subite dal sostituito, qualora quest’ultimo non sia stato in condizione di esibire detta documentazione.
(U.N.G.D.C.E.C., Fondazione Centro Studi, circolare n. 6 del 04.05.2009, pubblicata il 27.05.2009)
Si applicano le sanzioni per i rimborsi IVA, con identificazione diretta tardiva, che restano comunque spettanti al non residente.
Una società di diritto francese ha trasmesso un’istanza di interpello al fine di conoscere se sia possibile ottenere il rimborso dell’IVA assolta sugli acquisiti di servizi in Italia.
Poiché le prestazioni di servizi (noleggio auto) rese in Francia dalla società non residente non assumono rilevanza ai fini IVA in Italia, è naturale che la stessa società si trovi in una situazione strutturale di credito IVA.
In tale ipotesi, il soggetto non residente può ottenere il rimborso dell’IVA assolta in Italia:
– Attraverso la procedura di cui di cui all’art. 38-ter del D.P.R. n. 633/1972, ovvero
– nominando un rappresentante fiscale ovvero identificandosi direttamente ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972, al fine di esercitare i medesimi diritti cui sono ammessi i contribuenti nazionali e, in particolare, la possibilità di ottenere il rimborso dell’imposta eccedente ai sensi dell’articolo 38-bis del medesimo D.P.R. n. 633/1972.
Nel caso di specie, la procedura di rimborso da applicare, in maniera naturale, è quella prevista dall’art. 38-ter sopra citato, che subordina il diritto al rimborso alla circostanza che il soggetto non residente non abbia realizzato operazioni attive nel territorio dello Stato.
In alternativa, il soggetto non residente può procedere all’identificazione diretta di cui all’art. 35-ter per ottenere il rimborso dell’IVA a credito attraverso la richiesta in sede di dichiarazione annuale, come previsto dal primo comma dell’art. 38-bis oppure mediante la procedura di rimborso trimestrale di cui al secondo comma del medesimo art. 38-bis.
Al riguardo, merita ricordare (risoluzione 1° marzo 2005, n. 31/E) “il soggetto non residente, al fine di ottenere il rimborso ai sensi dell’art. 38-bis, conseguente alla detrazione dell’imposta gravante sugli acquisti di cui agli artt. 19 e seguenti del d.P.R. n. 633 del 1972, dovrà comunque dimostrare di aver effettuato tali acquisti in relazione ad un’attività economica avviata”.
Infine, qualora la società non residente proceda tardivamente all’identificazione diretta avendo già effettuato operazioni passive, si applicano le dovute sanzioni, così come chiarito con la citata risoluzione n. 31/E del 2005.
In tale circostanza, la tardiva identificazione comporta una violazione degli obblighi posti a carico del contribuente.
La circostanza che il soggetto non residente si identifichi tardivamente non pregiudica l’esercizio dei diritti sostanziali connessi con l’attività esercitata, ma comporta effetti sul piano sanzionatorio, avendo presente che l’effettiva commisurazione delle sanzioni sarà rapportata alla gravità delle violazioni commesse dal contribuente.
Anche in caso di tardiva identificazione, il contribuente non residente che abbia effettuato solo operazioni di acquisto, al fine di ottenere il rimborso IVA dovrà dimostrare di avere effettuato gli acquisti in relazione ad un’attività economica avviata, con onere di documentare la spettanza del diritto alla detrazione (da cui origina il credito chiesto a rimborso) anche in ragione della tipologia di operazioni esercitate nello Stato di residenza.
Naturalmente, il contribuente non può attivare contemporaneamente, per le medesime somme, la procedura di rimborso di cui all’art. 38-bis e quella prevista dall’art. 38-ter.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 129/E del 27.05.2009)
I certificati di composizione del nucleo familiare per l’ottenimento della carta acquisti, o social card, sono esenti dall’imposta di bollo, giacché documenti relativi alle domande da presentare per il conseguimento dei sussidi.
Tale bonus straordinario, infatti, rivestendo finalità assistenziali, è quindi riconducibile alla categoria dei sussidi sociali.
L’obiettivo che contraddistingue la carta acquisti e che la svincola, di fatto, dall’imposta di bollo, è di sostenere i cittadini che versano in condizioni di maggior disagio economico o sociale, sia nell’acquisto di generi alimentari sia nel far fronte ai costi delle bollette relative alla fornitura di luce e gas.
Pertanto, poiché la certificazione è necessaria ad attestare la composizione del nucleo familiare ai fini del rilascio della carta acquisti tra i documenti che accompagnano, generalmente, le domande presentate per il conseguimento di sussidi, l’imposta di bollo non si deve applicare.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 130/E del 27.05.2009)
Gli interessi e i canoni corrisposti a una società dello stesso gruppo residente in un altro Stato dell’Unione europea, sono esenti dalla ritenuta alla fonte solo se tra chi effettua il pagamento e chi lo riceve sussista una partecipazione diretta o se entrambi siano controllati da una terza società, in misura non inferiore al 25%.
In particolare, i soggetti beneficiari degli interessi e dei canoni hanno diritto all’esenzione qualora:
a) la società che effettua il pagamento detiene direttamente una percentuale non inferiore al 25% dei diritti di voto nella società che riceve il pagamento;
b) la società che riceve il pagamento detiene direttamente una percentuale non inferiore al 25% dei diritti di voto nella società che effettua il pagamento;
c) una terza società detiene direttamente una percentuale non inferiore al 25% dei diritti di voto sia nella società che effettua il pagamento sia nella società che riceve il pagamento.
Nel caso di specie, esaminato dall’Agenzia delle Entrate non è stata riscontra alcuna partecipazione diretta ai diritti di voto tra la società che paga gli interessi e quella che è beneficiaria degli stessi, né è stata ravvisata la presenza di una società che detenga direttamente i diritti di voto sia nella società che effettua il pagamento degli interessi sia in quella che riceve il pagamento degli stessi.
Pertanto, in tale caso non è possibile applicare l’esenzione di cui all’art. 26-quater del D.P.R. n. 600/1973.
del 1973, posto che la partecipazione fra le società interessate al pagamento degli
interessi è esclusivamente indiretta.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 131/E del 27.05.2009)
Prima dell’ingresso nei minimi vanno regolati i conti anche con l’Irap. Infatti, il recupero di componenti reddituali di esercizi precedenti rinviati in base al Tuir non si limita alla sola Irpef.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che i componenti positivi e negativi di reddito riferiti a esercizi precedenti, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del Tuir, partecipano per le quote residue non soltanto alla formazione del reddito, ma anche alla composizione della base imponibile dell’Irap per l’ultimo periodo d’imposta precedente a quello di ingresso nel nuovo regime dei minimi.
In particolare, l’art. 1, comma 106, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha previsto che i componenti positivi e negativi di reddito riferiti ad esercizi precedenti a quello da cui ha effetto il regime dei contribuenti minimi, la cui tassazione o deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del TUIR,
“…partecipano per le quote residue alla formazione del reddito dell’esercizio precedente a quello di efficacia del predetto regime solo per l’importo della somma algebrica delle predette quote eccedente l’ammontare di 5.000 euro (…). In caso di importo negativo della somma algebrica, lo stesso concorre integralmente alla formazione del predetto reddito”.
Secondo l’Agenzia delle Entrate tale norma esplica efficacia anche ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Pertanto, si applicano anche ai fini IRAP i chiarimenti forniti sul punto nella circolare del 21 dicembre 2007 n. 73/E al paragrafo 4.2.
Non influisce la circostanza che in costanza di regime i contribuenti sono esentati dall’IRAP, poiché si tratta di componenti di reddito il cui presupposto di tassazione si è realizzato in periodi d’imposta antecedenti l’ingresso nel regime medesimo.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 132/E del 27.05.2009)
E’ esente da bollo la ricevuta del pagamento effettuato a mezzo conto corrente postale a favore della Tesoreria provinciale dello Stato, relativa al versamento dei diritti dovuti per i servizi a pagamento resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco.
Viceversa, qualora il versamento dei diritti dovuti per i servizi resi a pagamento dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco sia effettuato direttamente presso le Tesorerie provinciali, i documenti di entrata previsti dall’art. 58 delle Istruzioni sul Servizio di tesoreria dello Stato (approvate con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 29.05.2007), rilasciati dalle Tesorerie vanno assoggettati all’imposta di bollo in misura di € 1,81 se l’importo riportato nella ricevuta supera € 77,47.
In tal caso non opera, infatti, la norma esentativa, trattandosi di un documento di tesoreria, non compreso tra quelli esenti dall’imposta di bollo di cui all’art. 7 della tabella annessa al DPR n. 642/1972.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 133/E del 27.05.2009)