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Timestamp: 2017-06-24 19:05:36+00:00
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Livorno, anche le scuole religiose pagano l’Ici: sì della Cassazione - CorriereFiorentino.it
Firenze, 24 luglio 2015 - 12:03
Livorno, anche le scuole religiosepagano l’Ici: sì della Cassazione
La Suprema Corte ha riconosciuto la legittimità della richiesta dell’Ici avanzata nel 2010 dal Comune agli istituti scolastici del territorio gestiti da enti religiosi. Due di questi dovranno versare 422mila euro. La Fidae: «Così chiuderemo»
La scuola «Santo Spirito»
LIVORNO - Sentenza storica per il Comune di Livorno: la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità della richiesta dell’Ici avanzata nel 2010 dal Comune agli istituti scolastici del territorio gestiti da enti religiosi. A comunicarlo è proprio il Comune sul suo sito. Per ora la sentenza si applica alle due scuole “Santo Spirito” e “Immacolata” che dovranno versare 422mila euro per gli anni dal 20o4 al 2009. A seguito delle sentenze, si provvederà a notificare anche gli importi dovuti per il 2010 e il 2011. Il pronunciamento della Cassazione potrebbe essere destinato a fare giurisprudenza. Si tratta della prima sentenza sul tema, in Italia. La sentenzaCon le sentenze 14225 e 14226 depositate l’8 luglio, la suprema Corte ha di fatto ribaltato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio, sentenziando che, poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita». In proposito il giudice di legittimità ha precisato che, ai fini in esame, è giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, risultando sufficiente l’idoneità tendenziale dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio. E cioè, il conseguimento di ricavi è di per sé indice sufficiente del carattere commerciale dell’attività svolta.
La vicenda nasce nel 2010Il contenzioso che vede contrapposti il Comune e alcuni istituti scolastici paritari, è sorto nel 2010 a seguito della notifica da parte dell’ufficio Tributi di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici, per gli anni dal 2004 al 2009. In particolare gli importi relativi alle scuole “Santo Spirito” ed “Immacolata” sono pari a 422mila euro.
La Fidae: «Così chiuderemo»«Sono sentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere». Così don Francesco Macri’, presidente della Fidae (Federazione Istituti di attività educative), reagisce su Radio Vaticana alla sentenza della Cassazione che ha riconosciuto la legittimità della richiesta dell’Ici agli istituti scolastici gestiti da enti religiosi. «Sono scuole che hanno già dei bilanci profondamente in rosso - sottolinea don Macri’ -; scuole che allo Stato costano quasi nulla, pur garantendo un servizio alla Nazione equiparabile a quello statale. Quindi, di fronte a queste sentenze, si rimane senza parole. A differenza di quanto capita in Europa, dove le scuole paritarie vengono sostenute in tutti i modi - sotto il profilo legislativo, sotto il profilo economico, sotto il profilo fiscale - in Italia, in tutte queste direzioni, vengono continuamente penalizzate, quindi costrette a sparire. E sparendo, sparisce una dimensione importante della struttura organizzativa, educativa della Nazione». Alla domanda sul perché, secondo le scuole paritarie, non sia giusto equiparare gli istituti scolastici ad un’attività commerciale, don Macri’ risponde quindi che «il profitto nelle scuole, che non siano i cosiddetti diplomifici, non esiste. Queste scuole finora sono sopravvissute perché sostenute dai religiosi - preti o suore - che lavorano a titolo completamente gratuito». «Certamente le famiglie pagano qualcosa - aggiunge il presidente della Fidae -. Quindi c’è un passaggio di denaro dalla famiglia verso queste istituzioni scolastiche. È un’istituzione scolastica, però, che pur essendo gestita da un privato, svolge una funzione pubblica nell’interesse pubblico».
La vice sindacoQuesto genere di pronunciamento da parte della Corte di Cassazione è il primo in Italia sul tema specifico. La vicesindaco Stella Sorgente in proposito dichiara: «Abbiamo fatto degli incontri con le scuole interessate e l’ufficio tributi, nei quali era stata proposta un’ipotesi di conciliazione fra Comune e Istituti che sarebbe stata vantaggiosa per le scuole stesse, rispetto ad un’eventuale sentenza favorevole per il Comune da parte della Cassazione. Successivamente ci è stato comunicato dalle scuole stesse che avrebbero invece preferito attendere l’esito del giudizio in Cassazione. L’Amministrazione comunale è stata ringraziata per il sincero atteggiamento di apertura e dialogo dimostrato, ma non è stata accettata la proposta fatta. Pertanto, adesso che la Cassazione si è espressa con le due sentenze, le scuole sono costrette a pagare l’intero importo, comprensivo delle relative sanzioni. Ci fa piacere che questa sia la prima sentenza a livello nazionale che riguarda immobili di questa tipologia, destinati ad uso scolastico, affinché sia fatta definitivamente chiarezza sulla legittimità di tali pagamenti tributari da parte degli enti religiosi».
Le reazioni«La sentenza della Cassazione, a cui è ricorso il Comune di Livorno, avrà come effetto quello di far chiudere istituti scolastici che operano da secoli nel capoluogo labronico. Non solo, qui si mette in serio rischio la parità scolastica, garantita in Italia dalla legge 62/2000: non si capisce il motivo per cui la scuole pubbliche statali non debbano pagare l’Ici e le scuole pubbliche paritarie debbano pagarla». Lo affermano i consiglieri regionali Fi Stefano Mugnai (capogruppo) e Marco Stella (vicepresidente dell’Assemblea toscana). «La sentenza della Cassazione sull’Ici per le scuole paritarie rischia di mandare a zampe per l’aria non pochi istituti. Questi istituti vengono assimilati a realtà commerciali, ma in realtà svolgono un servizio pienamente pubblico, spesso laddove lo Stato non riesce ad arrivare». Lo afferma il deputato del Pd Edoardo Patriarca, componente della Commissione Affari Sociali. «Rispettiamo la legge, ma evitiamo che chiudano istituti, che migliaia di persone rimangano senza lavoro, e che si perda un patrimonio culturale - continua Patriarca - Cerchiamo di tutelare questi soggetti».
24 luglio 2015 | 12:03