Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24810-del-09-10-2018
Timestamp: 2020-04-09 01:17:38+00:00
Document Index: 60012127

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Sentenza Cassazione Civile n. 24810 del 09/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24810 del 09/10/2018
Cassazione civile sez. II, 09/10/2018, (ud. 17/04/2018, dep. 09/10/2018), n.24810
sul ricorso 25526-2013 proposto da:
I.R., elettivamente domiciliato in ROMA, C/O ST POLESE VIA G
SAVONAROLA 39, presso lo studio dell’avvocato MARIATERESA ELENA
POVIA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO
G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE
PROVINCE 184, presso lo studio dell’avvocato MARIA TERESA
PATERNOSTER, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
IVAN CARIOLI;
avverso la sentenza n. 1360/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
17/04/2018 dal Consigliere VINCENZO CORRENTI;
udito l’Avvocato GIZZI Fabrizio con delega depositata in udienza
dell’Avvocato ZAULI Carlo, difensore del ricorrente che ha chiesto
l’accoglimento de1 ricorso; udito l’Avvocato PATERNOSTER Maria
Teresa, difensore del resistente che ha chiesto Il rigetto del
I.R., titolare dell’omonima impresa, propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria, contro G.G., che resiste con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna del 13.8.2013, che, decidendo sull’appello dell’odierno ricorrente alla sentenza del Tribunale di Forlì che lo aveva condannato all’esecuzione delle opere necessarie per l’eliminazione dei vizi come descritte nell’allegato I alla ctu, lo ha rigettato.
La vicenda traeva origine da una citazione del G. che aveva dato in appalto la costruzione di un fabbricato e dopo l’ultimazione dei lavori, avvenuta nel (OMISSIS), aveva accertato la presenza di butterature ed umidità con rigonfiamento dell’intonaco.
L’appaltatore aveva posto in essere un intervento senza successo in quanto l’inconveniente si era ripresentato e nel (OMISSIS) si era verificato l’allagamento dello scantinato seminterrato.
A seguito di atp l’attore aveva chiesto la condanna all’eliminazione dei vizi, in subordine al pagamento di Lire 95.000.000 oltre al danno per il diminuito godimento.
Il convenuto aveva eccepito decadenza e prescrizione ex art. 1669 c.c..
Assunte prove orali ed espletata ctu, il Tribunale aveva deciso come sopra riportato, decisione confermata dalla Corte territoriale che riteneva infondato il gravame sulla valutazione delle risultanze istruttorie relative alle dichiarazioni dei testi ed alla valutazione della ctu che aveva attribuito ad errori dell’appaltatore le bolle e l’allagamento e confermava l’intervenuto riconoscimento dei vizi.
Il ricorso si articola in quindici motivi.
Il ricorrente denunzia 1) violazione dell’art. 111 Cost., art. 1175 c.c., artt. 88,101,113 e 116 c.p.c., artt. 1234,1667,1669,2937 e 2946 c.c.; 2) omesso esame di fatto decisivo in relazione alle persone intervenute in cantiere; 3) violazione dell’art. 1667 c.c.; 4) violazione dell’art. 1669 c.c. perchè dal deposito dell’atp 26.1.1998 alla notifica della citazione 2.5.2000 intercorsero più di due anni; 5) violazione degli artt. 2937, 1667, 1669, 2934 e 2946; 6) omesso esame di fatto decisivo in merito alla consapevolezza dell’avvenuta prescrizione; 7) violazione dell’art. 21 Cost., artt. 1667,1669,2733,2934 e 2946 c.c.; 8) delle stesse norme sotto altro profilo; 9) violazione degli artt. 1234, 1173, 2034 e 2933 in relazione alla novazione dell’obbligazione naturale; 10) violazione degli artt. 246,100 e 105 c.p.c. sulla capacità a testimoniare di G.V.; 11) violazione delle stesse norme in ordine all’attendibilità della teste: 12) violazione dell’art. 116 c.p.c., artt. 1667 e 1669 c.c. in relazione alle risultanze della ctu; 13) violazione dell’art. 2697 c.c.; 14) omesso esame di fatto decisivo in ordine alla confessione dell’attore; 15) omesso esame di fatto decisivo in relazione alla deposizione del teste B..
Le odierne censure tendono ad una rilettura degli atti non consentita in questa sede e, rispetto ad una sentenza che ha esaminato i motivi di appello ritenendo infondate tutte le censure nei termini indicati, propongono un riesame dell’intera vicenda.
Il primo motivo contiene censure promiscue in violazione del canone di specificità dell’impugnazione e l’unica censura ammissibile è infondata perchè il riconoscimento operoso fa sorgere una nuova obbligazione aggiuntiva e soggetta al termine ordinario di prescrizione decennale.
Il secondo non dimostra la decisività della doglianza comportando apprezzamento dei fatti e non omesso esame.
Le plurime doglianze, riferite incompatibilmente agli artt. 1667 e 1669 c.c., non superano la motivazione secondo la quale fu lo stesso convenuto a qualificare i vizi come rientranti nell’art. 1669 c.c. salvo a dolersi poi della sua applicazione mentre il tribunale non aveva fatto menzione dell’art. 1669 c.c., e, del resto, intervenuto il riconoscimento, anche i più brevi termini dell’art. 1667 c.c., secondo la richiamata giurisprudenza, divenivano irrilevanti dovendosi applicare la prescrizione decennale.
In ogni caso il terzo motivo è infondato per le stesse ragioni del primo.
Il quarto è infondato in quanto la sentenza ha accertato che anche per l’allagamento della cantina vi fu riconoscimento (pag. 4).
Il quinto e sesto motivo sono infondati perchè il sorgere di una obbligazione aggiuntiva a quella di garanzia dell’art 1667 c.c. rende ininfluente ogni profilo di rinuncia alla prescrizione del diritto di garanzia (S.U. 13294/05 e S.U. 19702/12).
I motivi dal settimo al nono reiterano le censure fin qui esaminate e ne seguono la sorte.
Le censure sulla capacità a testimoniare e sull’attendibilità della teste ripropongono in parte i motivi di appello ma non sono decisive in quanto la sentenza non si fonda sulla deposizione contestata e sono inammissibili.
Le altre doglianze sono nuove, promiscue, generiche e non risolutive, non modificando il quadro probatorio delineato in sentenza.
In particolare la dodicesima contiene censure di merito sul carattere non lieve dei difetti emersi dalla ctu mentre la sentenza si basa sul riconoscimento applicabile sia all’art. 1667 c.c. che all’art. 1669 c.c., donde la sua inammissibilità.
In definitiva non sussistono nè le denunziate violazioni di legge nè l’ omesso esame di fatto decisivo di cui alle ultime due censure.
Ciò consente di rigettare il ricorso che mal dissimula l’intento di una rivisitazione dell’intera vicenda ampliando il thema decidendum rispetto all’effetto devolutivo del giudizio di gravame.
La Corte rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 3200 di cui 200 per esborsi oltre accessori e spese forfettarie nel 15%, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.