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Timestamp: 2018-08-20 13:38:15+00:00
Document Index: 92567872

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1223', 'art. 1226']

Danno all’immagine della Pubblica Amministrazione - danno esistenziale - Corte dei conti - sentenza n. 3227/06 del 09/11/2006
Danno all’immagine della Pubblica Amministrazione - danno esistenziale
sentenza 3227/06 del 09/11/2006
CORTE DEI CONTI, Sezione giurisdizionale Sicilia,
sentenza 9/11/2006, n. 3227
Sul danno all’immagine della P.A.
Con la sentenza in epigrafe la Corte dei Conti ribadisce la possibilità, come affermato anche dalla Cassazione (civile, sez. I, 29/10/2002, n. 15233; civile (Ord.), sez. un., 20/11/2003, n. 17674) che anche la persona giuridica pubblica, per effetto del comportamento genericamente illegittimo o illecito tenuto da un amministratore o da un pubblico dipendente, possa subire una tale tipologia di danno, rientrante nella categoria del c.d. “danno esistenziale”, inteso come lesione di interessi costituzionalmente garantiti inerenti la persona , sia fisica che giuridica.
La Corte dei Conti aveva già avuto modo di precisare (vd. sentenza 23 aprile 2003, n. 10) che il danno all’immagine deve essere considerato come danno evento e quindi la prova della lesione è “in re ipsa”, essendo comunque necessaria la prova ulteriore dell’entità del danno, ossia la dimostrazione che la lesione ha prodotto una perdita di tipo analogo a quella indicata dall’art. 1223 c.c., costituita dalla diminuzione o privazione di un valore personale (non patrimoniale) nella quale il risarcimento deve essere equitativamente commisurato.
Assumono rilievo in relazione all’an ed al quantum del danno all’immagine i seguenti elementi: l’attività dell’ente, organo, ufficio dell’autore del danno; la posizione funzionale dell’autore dell’illecito, che assume maggior gravità in caso di posizione di vertice; la sporadicità o la continuità o la reiterazione dei comportamenti illeciti; la necessità o meno di interventi sostitutivi o riparatori dell’attività illecitamente tenuta; in ipotesi di tangenti, l’entità del denaro ricevuto; la negativa impressione nell’opinione pubblica, tale da suscitare sfiducia nei confronti dell’ente (in tal senso Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale d’appello per la Regione Siciliana n. 61 del 18/1/2005).
Ad avviso della magistratura contabile la determinazione del danno deve essere fatta in via equitativa, ex art. 1226 c.c., o in base ai costi di ripristino del bene, sotto il profilo del danno emergente (costi del mancato conseguimento della finalità pubblica, dell’inefficienza e inefficacia dell’organizzazione, ecc) o del lucro cessante (sotto il profilo dei vantaggi derivanti alla p.a dall’adesione della generalità dei cittadini), ma potrà fondarsi anche su prove presuntive ed indiziarie.