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Timestamp: 2020-01-19 22:22:13+00:00
Document Index: 183945542

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103']

declassamento delle mansioni «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
Dequalificazione professionale: licenziamento legittimo se il lavoratore sospende in tutto o in parte la propria attività giovedì, Giu 7 2007
avvocato and Cassazione and contratto di lavoro and declassamento delle mansioni and demansionamento and dequalificazione professionale and diritti del lavoratore and diritto civile and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and licenziamento legittimo and rapporto di lavoro and sentenza and studi legali mgraziamei 10:51 am
Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 maggio 2007, n. 10547.
La sospensione costituisce giusta causa di licenziamento.
La Corte di Cassazione, sezione lavoro con sentenza del 9 maggio 2007, n. 10547 ha stabilito che in caso di assegnazione a mansioni inferiori alla qualifica di appartenenza, il lavoratore non può sospendere in tutto od in parte la propria attività lavorativa e che il licenziamento comminato dal datore di lavoro per giusta causa è da considerarsi legittimo.
Un medico radiologo dipendente ospedaliero aveva citato in giudizio l’Azienda ospedaliera lamentando di essere stato oggetto di trattamento discriminatorio da parte della stessa in quanto era stato spostato dal reparto di radiologia, dove prestava servizio al pronto soccorso, subendo così una dequalificazione professionale che non gli consentiva di poter utilizzare né arricchire il suo patrimonio professionale. In tale contesa, peraltro, gli era stato comminato anche un procedimento disciplinare per condotta contraria agli obblighi contrattuali, che gli aveva procurato il licenziamento per giusta causa.
Sia il Giudice del Lavoro del Tribunale che anche la Corte di Appello avevano respinto il ricorso e rigettato l’appello. Quest’ultima, infatti, aveva ritenuto corretta la decisione dell’azienda ospedaliera di risolvere il rapporto di lavoro per inadempimento grave del dipendente (quindi per giusta causa) che si era rifiutato di svolgere il lavoro assegnatogli, in quanto ritenuto dequalificante.
Contro tale sentenza di appello il medico ha promosso ricorso in Cassazione argomentando che la Corte d’Appello non aveva valutato che la condotta era una reazione ad un comportamento illegittimo dell’azienda ospedaliera nella sua veste di datore di lavoro.
Il medico, inoltre, ha argomentato che la Corte di Appello avrebbe violato le regole del procedimento disciplinare, che impongono, tra gli altri, anche il principio di immediatezza della contestazione.
Per quanto attiene alla asserita violazione da parte del dipendente dell’art. 2103 cod. civ., la Corte di Cassazione ha ritenuto infondate le argomentazioni del medico, in quanto la tutela del lavoratore in caso di assegnazione di mansioni inferiori alla qualifica di appartenenza, anche in presenza di una situazione di dequalificazione di mansioni, non giustifica una sospensione, in tutto o in parte, della propria attività lavorativa.
Anche per quanto attiene all’omissione del rispetto della regola di immediatezza della contestazione, la Corte di Cassazione ha dato torto al medico, facendo rilevare che la contestazione disciplinare deve avvenire in ogni caso a immediatamente dopo la contestazione dell’infrazione, ovvero della notizia che di essa abbia avuto il datore di lavoro, mentre l’irrogazione della successiva sanzione può avvenire anche a distanza di tempo purché sempre nel rispetto del principio della buona fede contrattuale.
Ciò in particolare quando, come è avvenuto nel caso in questione, il preteso ritardo nell’irrogazione della sanzione è dipeso dalla necessità per l’Azienda Ospedaliera di sentire il parere del “Comitato dei Garanti”, istituito ai sensi dell’art. 23 del c.c.n.l.
Declassamento delle mansioni in alternativa al licenziamento giovedì, Mag 24 2007
avvocato and Cassazione and cessazione del rapporto di lavoro and declassamento delle mansioni and demansionamento and diritto del lavoro and giurisprudenza and licenziamento and sentenza and studi legali mgraziamei 10:26 am
La legittimità nel processi di riconversione o ristrutturazione aziendali con esternalizzazione o riduzione di servizi aziendali.
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 5 aprile 2007, n. 8596.
In passato la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha rigettato i precedenti orientamenti giurisprudenziali in ordine al divieto di riduzione delle mansioni ed alla legittimità del demansionamento mediante la sentenza delle Sezioni Unite n. 25033 del 2006 ed ora,
con la sentenza 5 aprile 2007, n. 8596, la stessa Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha chiarito che l’art. 2103 del c.c., alla luce dei mutamenti di carattere tecnologico e organizzativo, deve essere interpretato nel senso che deve essere salvaguardato sia il diritto del datore di lavoro a cercare di raggiungere una organizzazione aziendale produttiva ed efficiente, sia il diritto del prestatore di lavoro alla conservazione del posto.
Il datore di lavoro, pertanto, qualora a seguito di processi di riconversione o ristrutturazione aziendali abbia esternalizzato o ridotto i servizi aziendali, può legittimamente adibire il lavoratore a mansioni diverse (anche inferiori a quelle precedentemente svolte), specie se tale demansionamento rappresenta l’unica alternativa al licenziamento per giustificato motivo oggettivo….[continua…]