Source: https://www.sioi.org/attivita/focus-on/premio-sperduti/premio-sperduti-2018/
Timestamp: 2020-05-25 20:12:55+00:00
Document Index: 152356359

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.3', 'art.5', 'art.6', 'art.3', 'art.3', 'art.18']

Premio Giuseppe Sperduti 2018 -
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Premio "Giuseppe Sperduti" 2018
"Impeachment, agibilità politica e diritti fondamentali"
PRIMA CLASSIFICATA: Università degli Studi di NAPOLI FEDERICO II
SECONDA CLASSIFICATA: Università degli Studi di ENNA "KORE"
In difesa del Ricorrente: Università degli Studi di NAPOLI FEDERICO II
Docente di riferimento: Prof. Francesco De Santis
In difesa dello Stato: Università degli Studi di ENNA "KORE"
Elena Avenia
Alessandra Vivona
Docente di riferimento: Prof. Paolo Bargiacchi
Dr.ssa Sara Cavelli
Prof.ssa Silvia ANGIOI
Associato di Diritto Internazionale Università della Campania Luigi Vanvitelli
Già Ordinario di Diritto Internazionale Università degli Studi di Roma Tre
Ordinario di Diritto internazionale Sapienza Università di Roma
TEMA DELL'EDIZIONE 2018
“IMPEACHMENT, AGIBILITÀ POLITICA E DIRITTI FONDAMENTALI”
Il sig. A, è presidente della Repubblica dello stato Z e membro del partito popolare. Il Presidente prima di dedicarsi alla carriera politica era noto per essere un uomo d’affari con grossi interessi nel settore delle infrastrutture.
Nel corso del suo mandato, una importante azienda straniera ottiene dal Ministero delle opere pubbliche rilevanti commesse per la realizzazione di alcune opere destinate ad apportare fondamentali miglioramenti per alcune aree disagiate del paese.
La realizzazione delle opere richiede la riacquisizione di intere aree che erano state date in concessione agli agricoltori residenti in diversi villaggi e comuni della regione.
L’adozione dei provvedimenti necessari alla riacquisizione delle aree suscita la protesta in massa degli agricoltori che manifestano per giorni presidiando le aree destinate alla realizzazione delle opere contestate e accusano il Presidente di aver agito anteponendo i propri interessi economici agli interessi del paese e delle comunità da sempre presenti sui territori interessati dagli interventi.
Alla protesta delle comunità si aggiunge quella delle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa dei diritti degli agricoltori; anche la reazione dell’opinione pubblica è a sostegno degli agricoltori.
La situazione dunque si complica sotto diversi profili, sia per il Presidente sia per il Ministro. Da un lato sul entrambi grava il sospetto di aver condotto l’intera operazione guidati da logiche di profitto e di arricchimento personale.
Dall’altro, sul Presidente grava altresì l’accusa di essere venuto meno ai suoi doveri costituzionali, in primis l’obbligo di agire nel pieno rispetto delle regole nonché quello, consequenziale di ergersi ad esempio di correttezza istituzionale per tutte le altre cariche dello Stato.
L’autorità giudiziaria decide di avviare l’azione penale. Le accuse, sia per il Presidente che per il Ministro sono quelle di peculato, corruzione e violazione della legge sugli appalti pubblici.
La posizione del Presidente pare però ulteriormente aggravarsi quando un nutrito gruppo di parlamentari si fa promotore di una mozione perché venga avviata nei suoi confronti la procedura di impeachment.
I parlamentari sostengono infatti che al di là delle accuse mosse contro il Presidente ed il Ministro e che hanno ad oggetto la legalità e la trasparenza dell’operazione, il comportamento del Presidente debba essere considerato chiaramente in contrasto con gli obblighi ad esso imposti dalla Costituzione in quanto garante della legalità e del rispetto delle regole del buon governo.
Il Parlamento, chiamato a pronunciarsi nomina una commissione incaricata di verificare se vi siano gli estremi per definire la condotta del presidente contraria ai suoi doveri costituzionali.
La Commissione esprime un parere favorevole e il Parlamento decide a larga maggioranza per l’impeachment.
Il Presidente è così rimosso dalla carica e la Corte suprema convalida la decisione adottata. Alla misura di impeachment si accompagna altresì quella dell’interdizione dai pubblici uffici e del divieto di esercizio del diritto di elettorato – attivo e passivo – fino alla pronuncia della sentenza definitiva.
Nei confronti del Presidente e del Ministro ormai decaduti, sono adottati, a seguito dell’avvio dell’azione penale, provvedimenti di custodia cautelare.
Sia la procedura di impeachment, sia l’avvio dell’azione penale intervengono in un momento storico particolare: a distanza di 5 mesi infatti si terranno nel paese le elezioni politiche.
Nel frattempo il Parlamento adotta alcuni importanti emendamenti alla legge elettorale che prevedono sia l’impossibilità per il Presidente che abbia subito un provvedimento di impeachment di ricoprire di nuovo la carica, sia l’impossibilità per un parlamentare che sia stato dichiarato colpevole di un reato per il quale è prevista la pena superiore ai 3 anni di reclusione la possibilità di esercitare il diritto di elettorato passivo per i 5 anni successivi a partire dal momento in cui è pronunciata la sentenza definitiva di condanna.
Nei due anni successivi si dipana la vicenda giudiziaria che vede il Presidente sottoposto a processo. Il Presidente durante un’udienza sottopone al contro-esame uno dei testimoni chiamato a deporre a suo carico.
Il controinterrogatorio è più volte interrotto dal presidente del tribunale che ordina l’allontanamento dell’imputato dall’aula per oltraggio alla corte e dispone che venga prolungato il regime di custodia cautelare fino alla conclusione del processo e alla pronuncia della sentenza definitiva.
Nel frattempo sono indette le elezioni politiche alle quali il ricorrente non può partecipare e che pongono alla guida del paese il partito e la coalizione avversi all’ex Presidente.
Dopo 4 anni la sentenza definitiva condanna l’ex Presidente alla pena di 5 anni di reclusione per peculato e corruzione (e analogamente avviene per l’ex Ministro delle opere pubbliche).
L’ex presidente presenta un ricorso alla Corte europea dei diritti umani, lamentando la violazione dei suoi diritti fondamentali.
Con riferimento alla detenzione cautelare, si lamenta innanzitutto la violazione dell’art.3 della Convenzione, in considerazione del regime carcerario cui il ricorrente dichiara di essere sottoposto.
La patologia cardiaca di cui soffre da tempo non ha infatti indotto le autorità carcerarie ad adottare misure atte a rendere le condizioni della detenzione compatibili con la malattia. Si lamenta l’insufficiente ricorso alle cure e ai controlli medici che sarebbero stati necessari.
In secondo luogo si lamenta la violazione dell’art.5 della Convenzione, apparendo la misura di detenzione cautelare adottata non congrua rispetto alla natura delle accuse mosse contro il ricorrente.
Si lamenta la violazione dell’art.6 della Convenzione in quanto il ricorrente ritiene che le comunicazioni con il proprio legale siano state intralciate o comunque sottoposte, in talune circostanze a controlli e limitazioni non giustificati.
Con riferimento alla procedura di impeachment, il ricorrente lamenta che questa integri, per gli effetti che produce, una violazione dell’art.3 del Protocollo n.1 alla Convenzione.
L’esclusione perpetua dalla carica precedentemente rivestita, che è misura conseguente alle modifiche alla legge elettorale adottata pendente il giudizio davanti al giudice nazionale, chiamato a decidere sulle accuse mosse contro il ricorrente, viola il diritto a libere elezioni garantito dall’art.3 del primo Protocollo addizionale alla Convenzione.
Si ritiene da ultimo sia stato violato l’art.18 della Convenzione perché i limiti posti all’esercizio dei diritti garantiti dalla Convenzione sarebbe stato concepito, nel caso di specie, con la precisa finalità di escludere il ricorrente dalla vita pubblica e da quella politica più in particolare.
L’intera vicenda giudiziaria si è dipanata mentre il paese si preparava a nuove elezioni che hanno visto la vittoria del partito e della coalizione precedentemente all’opposizione.
La modifica della legge elettorale, ad avviso del ricorrente, non sembra stata concepita in maniera neutrale, ma ha significativamente contribuito ad emarginare dalla vita politica sia il ricorrente sia coloro che a quest’ultimo sono stati associati nella vicenda giudiziaria.
4. Ciascuna Università può essere rappresentata da una sola squadra.