Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2005/07/accertamenti-da-studi-di-settore-ai-nuovi-poteri-di-accertamento-a-favore-degli-uffici-dellamministrazione-finanziaria.html
Timestamp: 2018-09-25 07:49:46+00:00
Document Index: 249819

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 70', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 62']

ACCERTAMENTI DA STUDI DI SETTORE: ai nuovi poteri di accertamento a favore degli uffici dell’Amministrazione Finanziaria si affiancano le prime sentenze delle commissioni tributarie favorevoli ai contribuenti | Commercialista Telematico
Pubblicato il 4 luglio 2005
La legge finanziaria per il 2005 (art. 1 commi da 407 a 411) ha modificato la disciplina dell’accertamento basato sui parametri e sugli studi di settore.
In particolare, queste di seguito sono state le modifiche:
E’ stata cambiata la disciplina sugli accertamenti da studi di settore nei confronti dei soggetti in contabilità ordinaria (articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146);
E’ ora possibile l’esecuzione, per il medesimo periodo d’imposta, di ulteriori accertamenti, sia su base analitica che induttiva sia in relazione al reddito di impresa e di lavoro autonomo e ad ulteriori operazioni rilevanti ai fini dell’IVA sia in presenza di accertamento con adesione, indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi (art. 70 della Legge 21 novembre 2000, n. 342);
Parimenti, è adesso consentito l’esecuzione di ulteriori accertamenti, per il medesimo periodo d’imposta, anche in relazione al reddito di impresa e di lavoro autonomo e ad ulteriori operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi (comma 181, dell’articolo 3, primo periodo, della legge 28 dicembre 1995, n. 549).
Accertamento da studi di settore per le imprese in contabilità ordinaria
In particolare, l’articolo 1, comma 409, della citata Legge finanziaria per il 2005 ha modificato l’art. 10, comma 2, della Legge 8 maggio 1998, n. 146.
Adesso la norma dispone che nei confronti degli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per effetto di opzione, e degli esercenti arti e professioni, gli accertamenti, sulla base delle risultanze degli studi di settore, possono essere effettuati quando in almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi considerati, compreso quello da accertare, l’ammontare dei compensi o dei ricavi determinabili sulla base degli studi di settore risulta superiore all’ammontare dei compensi o ricavi dichiarati con riferimento agli stessi periodi d’imposta.
Inoltre, in ogni caso, l’accertamento da studi di settore può essere effettuato nei confronti degli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per effetto di opzione, quando emergono significative situazioni di incoerenza rispetto ad indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale, individuati con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, sentito il parere della Commissione degli esperti degli studi di settore.
Accertamento da studi di settore per le imprese in contabilità semplificata
Peraltro, si ricorda che, nei confronti degli esercenti attività d’impresa in regime di contabilità semplificata, gli accertamenti, sulla base delle risultanze degli studi di settore, possono essere effettuati comunque per ogni annualità in cui i ricavi contabili siano inferiori a quelli risultanti dallo studio di settore.
Le modalità di accertamento in vigore fino al periodo d’imposta 2003
Prima delle suddette modifiche, la normativa prevedeva che, l’accertamento sulla base degli studi di settore, si applicava con le seguenti modalità.
a) Per i soggetti in contabilità ordinaria per opzione ed esercenti arti e professioni, era possibile effettuare accertamenti sulla base degli studi, a condizione che lo scostamento dalle risultanze degli studi si fosse verificato per almeno due anni su tre consecutivi, compreso quello da accertare (circolare n. 110/E del 21 maggio 1999). In ogni caso era possibile effettuare accertamenti sulla base degli studi, a condizione che fosse stata preventivamente constatata l’inattendibilità della contabilità sulla base di almeno uno degli scostamenti o delle irregolarità previsti dal regolamento approvato con D.P.R. n. 570/96;
b) Per i soggetti in contabilità ordinaria naturale, era possibile effettuare accertamenti sulla base degli studi, solo a condizione che fosse stata preventivamente constatata l’inattendibilità della contabilità sulla base di almeno uno degli scostamenti o delle irregolarità previsti dal regolamento approvato con D.P.R. n. 570/96.
Le novità della finanziaria 2005 relative ai soggetti in contabilità ordinaria esercenti attività di reddito d’impresa
Adesso per i soggetti in contabilità ordinaria, anche per opzione, esercenti attività d’impresa, l’accertamento, sulla base del nuovo articolo 10, comma 2, della legge n. 146/1998, può essere effettuato quando si sia verificata una delle seguenti condizioni:
– il soggetto non risulta congruo alle risultanze degli studi per almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi, compreso quello da accertare;
– la sussistenza nel periodo d’imposta da accertare, di significative situazioni di incoerenza rispetto ad indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale.
E’ stata, quindi, ampliata la fascia dei soggetti sottoposti all’accertamento sulla base degli studi di settore, particolarmente per i contribuenti in regime naturale di contabilità ordinaria, precedentemente assoggettati all’accertamento da studi solo nel caso in cui fosse stata constatata l’inattendibilità della contabilità sulla base degli appositi criteri previsti dal D.P.R. n. 570/1996.
Inoltre, permane la possibilità di emettere l’accertamento sulla base degli studi di settore nei confronti dei soggetti in contabilità ordinaria, anche per effetto dell’opzione, una volta constatata l’inattendibilità della contabilità, ciò poiché non è intervenuta alcuna modifica riguardo il comma 3 del citato articolo 10 della legge 146/1998.
La verifica dei due periodi d’imposta su tre
La circolare ministeriale 5 luglio 1999, n. 148/E, ha precisato che, ai fini dell’accertamento in base agli studi di settore nei confronti dei soggetti in regime di contabilità ordinaria per opzione, nel computo del triennio vanno considerati anche i periodi d’imposta compresi in tale arco temporale per i quali il soggetto è in diverso regime di contabilità. Pertanto, alla luce delle nuove norme introdotte con la finanziaria per il 2005, è possibile l’accertamento per il periodo d’imposta 2004, ancorché detto contribuente risulti in regime di contabilità ordinaria nel 2004 e risulti, in regime di contabilità semplificata nel 2002 e 2003, in presenza, naturalmente, di uno scostamento dalle risultanze degli studi verificato per il periodo d’imposta 2003 e 2004 o 2002 e 2004.
Parimenti, nel caso di un contribuente in contabilità ordinaria per opzione nel 2002 e 2003 e in regime di contabilità ordinaria naturale nel 2004, ai fini del computo del triennio deve essere considerato anche il 2002 e 2003.
Altresì, la circolare ministeriale 13 giugno 2001, n. 54/E, relativa alle modalità di accertamento nei confronti dei contribuenti che adottano il regime di contabilità ordinaria per opzione e degli esercenti arti e professioni, ha chiarito che i due periodi d’imposta nei quali si verifica lo scostamento dei ricavi o dei compensi dichiarati rispetto a quelli presunti sulla base degli studi possono anche non essere consecutivi e che il primo periodo d’imposta cui fare riferimento è quello a partire dal quale sono applicabili gli studi stessi.
A parere dell’Agenzia delle Entrate, ai fini della predetta verifica dei due periodi d’imposta su tre consecutivi, non può essere considerato “primo periodo d’imposta cui fare riferimento”, il primo anno di applicazione di uno studio revisionato, ma solo il primo anno di applicazione di uno studio “nuovo”.
Altresì, il periodo d’imposta in cui il contribuente risulta interessato da una delle cause di esclusione o di inapplicabilità, ai soli fini della predetta verifica deve essere considerato “assimilato” ad un periodo d’imposta con ricavi o compensi “congrui”.
In seguito la circolare n. 39/E del 2003 (relativa ai rapporti tra tale tipo di accertamento e la definizione agevolata richiesta in base alla legge 289/2002) ha precisato che ai fini della verifica dello scostamento in due periodi d’imposta su tre consecutivi:
– non assume alcuna rilevanza la circostanza che il contribuente, per i periodi d’imposta per i quali non risulta congruo, abbia provveduto ad effettuare la definizione prevista dall’art. 9 della legge 289/2002 (definizione automatica per gli anni pregressi), giacché la disposizione, per le particolari modalità applicative, non elimina la posizione di “non congruità” ai fini degli studi di settore;
– nell’ipotesi in cui il contribuente si sia avvalso della definizione automatica prevista all’art. 7, determinando i maggiori ricavi o compensi ai sensi del comma 1, lett. a), lo stesso, per gli anni interessati alla definizione automatica, dovrà essere considerato “congruo” a tutti gli effetti;
– nell’ipotesi in cui il contribuente abbia presentato dichiarazione integrativa semplice ai sensi dell’art. 8 della citata legge n. 289/2002, ai fini della verifica della condizione della non congruità dei due periodi d’imposta su tre consecutivi, l’integrazione dell’imponibile rileva a condizione che il contribuente risulti avere integrato i ricavi o compensi in misura non inferiore a quella determinabile sulla base dell’applicazione degli studi di settore. A tal fine in sede di contraddittorio va dimostrato che la integrazione ha avuto per oggetto i ricavi e compensi e che gli stessi sono stati dichiarati in misura non inferiore a quella puntuale determinata in base agli studi di settore.
Ai fini della verifica dello scostamento non si può trarre nessun beneficio dall’utilizzo della franchigia prevista.
Riguardo la decorrenza delle nuove disposizioni, per i soggetti in contabilità ordinaria per opzione, la verifica della condizione della non congruità nei due periodi d’imposta su tre consecutivi, non costituisce una novità giacché già prima la norma richiedeva tale requisito per effettuare gli accertamenti da studi di settore nei loro confronti.
La novità interessa soltanto i soggetti in contabilità ordinaria naturale (cioè non per opzione)
Già la circolare 16 marzo 2005 n. 10/E, ha evidenziato che, per i soggetti in contabilità ordinaria per obbligo, non è possibile procedere ad accertamenti, con il criterio dei due periodi d’imposta su tre (comma 2, primo periodo, dell’articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146), per i periodi d’imposta precedenti al 2004.
Tuttavia, a parere dell’Agenzia delle Entrate è possibile procedere ad accertamento, relativamente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2004 e ai successivi, indipendentemente dalla verifica delle situazioni di incoerenza per gli appositi indici previsti dalla medesima disposizione, qualora la predetta condizione della non congruità ai ricavi o compensi si sia verificata per due periodi d’imposta su tre consecutivi, a decorrere già dal periodo d’imposta 2002. Per cui i periodi d’imposta 2002 e 2003 vanno considerati ai fini della verifica della condizione di cui all’articolo 10, comma 2, primo periodo della citata legge 8 maggio 1998, n. 146.
(A) Possibile
(C) Possibile
Secondo l’Agenzia delle Entrate nei casi di cui alle lettere A e C, per il periodo d’imposta 2004 é possibile effettuare accertamenti, con i criteri di cui all’articolo 10, comma 2, primo periodo, del D.P.R.. n. 146/1998 (due periodi d’imposta su tre consecutivi considerati).
Relazioni con la disciplina del concordato preventivo biennale
L’articolo 33 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come modificato dall’art. 2, comma 10, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, ha introdotto per i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni il concordato preventivo biennale per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2003 e per quello successivo. A parere dell’Agenzia delle Entrate per i periodi d’imposta oggetto di concordato preventivo non è applicabile l’accertamento sulla base degli studi di settore, poiché tale accertamento non rientra tra gli accertamenti di tipo analitico-induttivo di cui agli articoli 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, del D.P.R. n. 600/1973 e 54, secondo comma, secondo periodo, del D.P.R. n. 633/1972.
Ed ancora le circolari n. 5/E del 4 febbraio 2004 e n. 27/E del 18 giugno 2004 indicano che per i soggetti che hanno aderito al concordato rimane l’obbligo di trasmettere i modelli per l’applicazione degli studi di settore per gli anni 2003 e 2004.
Il concordato preventivo non impedisce l’accertamento effettuato con metodo analitico nonché con metodo induttivo in caso di omessa tenuta, sottrazione alla ispezione o indisponibilità per forza maggiore delle scritture contabili obbligatorie. Inoltre, gli studi di settore possono essere utilizzati per la selezione dei soggetti da sottoporre a controllo, giacché le situazioni di «non congruità», e quelle di «incoerenza», costituiscono di per sé stesse elementi di innesco per l’attività di controllo.
L’Agenzia delle Entrate ritiene che per i soggetti che hanno regolarmente aderito al suddetto concordato preventivo possono considerati anche i periodi d’imposta interessati al concordato preventivo biennale ai fini della verifica della condizione dei due periodi d’imposta su tre, prevista per i soggetti in contabilità ordinaria, sia per obbligo che per opzione.
Indici di natura, economica, finanziaria o patrimoniale
Nei confronti dei contribuenti in regime di contabilità ordinaria, anche per opzione, esercenti attività produttive di reddito d’impresa, in relazione agli accertamenti relativi al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2004 ed ai periodi d’imposta successivi, la legge finanziaria per il 2005 ha introdotto anche la possibilità di procedere ad accertamento sulla base degli studi di settore se nel corso dell’anno emergono significative situazioni di incoerenza rispetto ad “indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale”, che verranno individuati con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, sentito il parere della Commissione degli esperti (articolo 1, comma 409, lett. a della legge finanziaria per il 2005).
I soggetti esercenti arti e professione non possono essere accertati sulla base delle predette incoerenze con i suddetti indici poiché la disposizione concerne esclusivamente i soggetti in contabilità ordinaria, anche per opzione, che esercitano attività produttiva di reddito d’impresa.
La citata circolare 16 marzo 2005 n. 10/E ha affermato che in presenza di tali incoerenze, l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad effettuare un accertamento nei confronti dei contribuenti in regime di contabilità ordinaria che risultano non congrui, anche per un solo periodo d’imposta, alle risultanze degli studi.
Comunque i soggetti che risultano congrui, sia pure per effetto dell’adeguamento in dichiarazione, alle risultanze degli studi di settore, anche se non risultano essere in linea con detti indici, non possono essere sottoposti ad accertamento sulla base degli studi di settore. Detti indici possono essere anche diversi dagli indicatori di coerenza che attualmente vengono utilizzati dalla Agenzia delle Entrate nell’ambito dell’applicazione degli studi di settore e determinati con l’apposita procedura applicativa informatica GE.RI.CO..
Rimane, peraltro, la possibilità di effettuare gli accertamenti quando dal verbale di ispezione, redatto ai sensi dell’art. 33 del D.P.R. n. 600/1973, risulti motivata l’inattendibilità della contabilità ordinaria in presenza di gravi contraddizioni o l’irregolarità delle scritture obbligatorie o tra esse e i dati e gli elementi direttamente rilevati in base ai criteri stabiliti con il D.P.R. 16 settembre 1996, n. 570 (comma 3, art. 10 del D.P.R. n. 146/1998).
Occorre precisare che i predetti predetti indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale, non sono stati ancora individuati, ma lo saranno in seguito con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, sentito il parere della Commissione degli esperti.
Nel quadro F – Elementi contabili – dei modelli relativi ai dati rilevanti ai fini degli studi di settore, nonché nel modello di dichiarazione dei redditi UNICO 2005 sono state inserite ulteriori informazioni al fine di determinare tali indici.
Per effetto dell’articolo 1, comma 410, della legge finanziaria per il 2005 la possibilità di accertamento, sulla base delle incoerenze degli indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale, è fattibile, con riferimento agli accertamenti relativi a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2004, anche nei confronti dei contribuenti in regime di contabilità ordinaria per opzione, esercenti attività d’impresa.
Gli esercenti arti e professioni in contabilità ordinaria per opzione e l’inattendibilità delle loro scritture
Non essendoci state novità nel relativo settore, gli esercenti arti e professioni possono essere soggetti ad accertamento sulla base degli studi di settore soltanto quando in almeno due periodi d’imposta su tre consecutivi considerati, compreso quello da accertare, l’ammontare dei compensi determinabili sulla base degli studi di settore risulta superiore all’ammontare dei compensi dichiarati con riferimento agli stessi periodi d’imposta.
Da ricordare che gli studi relativi ai professionisti sono stati approvati con carattere di “sperimentalità” mentre gli studi dei professionisti evoluti e approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2004, sono considerati “monitorati”.
LE NOVITÀ RELATIVE AI POTERI DI ACCERTAMENTO IN BASE AGLI STUDI DI SETTORE ED AI PARAMETRI
L’invito al contraddittorio e gli studi di settore
L’Agenzia delle Entrate, prima della notifica dell’avviso di accertamento basato sugli studi di settore, deve instaurare il contraddittorio, garantendo al contribuente la possibilità di fornire in tale sede le eventuali giustificazioni in merito al mancato adeguamento alle risultanze di GE.RI.CO..
La fase del contraddittorio ha una funzione centrale nel procedimento accertativo ed ha, tra gli obiettivi primari, quello di verificare e di adeguare le risultanze dello studio di settore alla situazione effettiva del contribuente.
In tale fase il contribuente può motivare lo scostamento dei ricavi dichiarati, rispetto a quelli stimati con gli studi di settore.
Necessita che le motivazioni proposte siano “persuasive”, tali da avere comportato effettivamente una riduzione della capacità produttiva dei ricavi.
Come ha precisato la stessa Agenzia delle Entrate lo scostamento può essere giustificato non solo in base a prove documentali, che abbiano un riscontro diretto ed immediatamente quantificabile sui ricavi dichiarati, ma anche in base ad un ragionamento di tipo presuntivo che si fondi su elementi certi e che conduca a valutazioni che abbiano una reale capacità di convincimento.
In tal senso, ha rilevato l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 32/2005) si è espressa la Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 2891 del 27 febbraio 2002, nella quale ha affermato che il contribuente può confutare il ragionamento presuntivo dell’Amministrazione “eventualmente confermando al contempo, con delle presunzioni, la validità del suo operato”. In particolare, possono essere evidenziate circostanze specifiche o elementi che non sono prese in considerazione dallo studio di settore (che costituisce uno strumento idoneo a rappresentare l’andamento dell’attività in condizioni di normalità) e che, pertanto, non incidono nella determinazione del relativo risultato.
Peraltro, la Commissione Tributaria provinciale di Milano (Sez. VIII- Sent. 13 aprile 2005) ha pure stabilito che l’art. 62-sexies del Decreto Legge n. 331/1993 richiede l’esistenza di “GRAVI INCONGRUENZE” tra i ricavi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dagli studi di settore e non soltanto che l’ammontare dei ricavi determinabili sulla base degli studi di settore risulti superiore all’ammontare dei ricavi dichiarati.
Tale norma impone che nell’avviso di accertamento, oltre ai ricavi determinabili sulla base degli studi di settore, sia indicato anche l’ammontare dei ricavi dichiarati dal contribuente, ma soprattutto che sia affermata e motivata l’esistenza di “gravi incongruenze” tra i ricavi dichiarati e quelli determinabili con gli studi di settore, altrimenti l’avviso di accertamento è illegittimo ed è nullo per insufficiente motivazione, dal momento che “prescinde” dal requisito richiesto dalla legge “l’esistenza di gravi incongruenze” tra i ricavi dichiarati e quelli determinabili con gli studi di settore.
Secondo la Commissione tributaria i maggiori ricavi desumibili sulla base degli studi di settore non sempre possono consentire gli accertamenti di cui agli articoli 39, primo comma, lettera d), del DPR n. 600/73 e 54 del DPR n. 633/72, (accertamenti analitici induttivi).
Pertanto, l’esistenza di “gravi incongruenze” deve essere espressamente affermata ed adeguatamente motivata nell’avviso di accertamento e, ovviamente, non soltanto facendo riferimento all’importo dei ricavi “non dichiarati”.
Per il corretto svolgimento della fase del contraddittorio sono state diffuse:
– La circolare n. 58/E del 27 giugno 2002, la quale ha recepito l’orientamento della Suprema Corte;
– le circolari n. 110/E del 21 maggio 1999, n. 121/E del 8 giugno 2000, n. 54/E del 3 giugno
2001, n. 58/E del 27 giugno 2002, n. 39/E del 17 luglio 2003 e n. 27/E del18 giugno 2004.
L’ESERCIZIO DELL’ULTERIORE ATTIVITÀ ACCERTATRICE
La legge finanziaria per il 2005 ha pure introdotto talune novità riguardo la possibilità di emettere ulteriori atti impositivi relativi allo stesso reddito e allo stesso periodo d’imposta già oggetto di un accertamento basato sugli studi di settore o scaturente dall’applicazione dei parametri.
Studi di settore: ulteriore attività accertatrice
Poiché il comma 408, lettera a), dell’articolo 1 della legge finanziaria 2005 ha modificato il comma 1, dell’articolo 70 della legge n. 342 del 2000, l’Amministrazione finanziaria può ora emettere ulteriori accertamenti per il medesimo periodo d’imposta, in deroga a quanto stabilito dall’articolo 43, comma 3, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e del comma 3 dell’articolo 57 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che prevedono, invece, che le rettifiche e gli accertamenti possano essere integrati o modificati “mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.
Permangono, naturalmente, i limiti e i termini previsti dai commi 1 e 2 dei citati articoli 43 e 57, nel senso che, al di fuori delle ipotesi eccezionali per le quali sono stati previste deroghe particolari, anche gli ulteriori avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, il termine di decadenza risulta prorogato di un anno.
Studi di settore: ulteriore attività accertatrice e accertamento con adesione
E’ possibile procedere, per il medesimo periodo d’imposta già accertato, ad una ulteriore rettifica del reddito per il quale sia intervenuta la definizione dell’accertamento con adesione (ai sensi degli articoli 2 e 15 del D.lgs. 19 giugno 1997, n. 218) indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi (poiché la lettera b del comma 408 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ha modificato il comma 2 dell’articolo 70 della legge n. 342/2000).
Con tali nuove norme è, quindi, possibile emettere ulteriori avvisi di accertamento, indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi e con riferimento alle medesime o alle altre categorie reddituali e ad ulteriori operazioni rilevanti ai fini dell’IVA, anche se il maggiore reddito accertato non è superiore al 50% di quello definito ed è inferiore ad euro 77.468.53.
Peraltro, secondo l’Agenzia delle Entrate gli ulteriori elementi di accertamento possono sopraggiungere in qualsiasi momento e non più necessariamente dopo la notifica dell’accertamento, o la chiusura del procedimento di adesione. Inoltre, se detti elementi conducono ad un incremento del reddito presunto, si possono applicare nuove sanzioni e il pagamento delle imposte dovute, non valendo i limiti indicati dal D.lgs. n. 218/1997, per la definizione dell’ulteriore accertamento.
Parametri: ulteriore attività accertatrice
L’articolo 3, comma 181, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nella versione vigente al 31 dicembre 2004, stabiliva che “fino alla approvazione degli studi di settore, gli accertamenti di cui all’articolo 39, primo comma, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, possono essere effettuati, senza pregiudizio della ulteriore azione accertatrice con riferimento alle altre categorie reddituali utilizzando i parametri di cui al comma 184 del presente articolo ai fini della determinazione presuntiva dei ricavi, dei compensi e del volume d’affari.”.
Il comma 407 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2005 ha modificato tale disposizione sostituendo il riferimento alle “altre categorie reddituali” con “alle medesime o alle altre categorie reddituali, nonché con riferimento ad ulteriori operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto”.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che con la nuova formulazione della norma, nel caso in cui un contribuente sia stato oggetto di accertamento da parametri, è possibile emettere ulteriori avvisi di accertamento a suo carico, indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi e con riferimento alle medesime o alle altre categorie reddituali, nonché ad ulteriori operazioni rilevanti ai fini dell’IVA.
Pertanto, gli uffici dell’Amministrazione finanziaria non devono più affrettarsi preventivamente ad esaminare tutti gli elementi in loro possesso che potrebbero legittimare una diversa rettifica, oltre che di redditi appartenenti ad altre categorie, anche dello stesso reddito d’impresa o di lavoro autonomo.
Parametri: ulteriore attività accertatrice e accertamento con adesione
Parimenti, dopo un accertamento da parametri definito mediante adesione sarà possibile ripetere l’attività accertatrice nei confronti dello stesso contribuente e per il medesimo periodo d’imposta, con minori vincoli rispetto alla previgente disciplina.
Per effetto della citata modifica gli uffici possono effettuare ulteriori accertamenti a prescindere dai limiti quantitativi indicati al comma 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 218/1997 ed utilizzando anche elementi già conosciuti o conoscibili al momento in cui è stato emanato l’avviso di accertamento basato sui parametri.
La legge n. 311/2004, è entrata in vigore dal 1° gennaio 2005. Pertanto, le modifiche legislative risultano applicabili agli accertamenti notificati da tale data, anche se si riferiscono a periodi d’imposta precedenti il 2005. Per gli accertamenti notificati prima dell’entrata in vigore della legge finanziaria 2005 ed alle adesioni perfezionate prima di tale data, resta applicabile la disciplina previgente.
Irrilevanza dell’obbligo di trasmissione della notizia di reato ai sensi dell’articolo 331 c.p.p.
E stata estesa la non rilevanza dell’obbligo della trasmissione della notizia di reato, oltre che ai maggiori ricavi, compensi o corrispettivi conseguenti all’applicazione degli accertamenti, anche per l’adeguamento spontaneo in dichiarazione.
Anche se la nuova versione del citato articolo 10 è entrata in vigore a decorrere dal
Secondo l’Agenzia delle Entrate, anche se la norma è entrata in vigore dal 1° gennaio 2005, questa é applicabile anche ai periodi d’imposta precedenti.
luglio 2005<