Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=976abf49974d4686f87192efa0513ae0
Timestamp: 2020-08-09 23:52:36+00:00
Document Index: 109846171

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 101', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 3']

Consiglio di Stato Sez. IV 01/07/2020 n. 4196 - Catalogo Europeo Rifiuti e disciplina europea sulla spedizione dei rifiuti: cosa prevale? - Tuttoambiente.it
Catalogo Europeo Rifiuti e disciplina europea sulla spedizione dei rifiuti: cosa prevale?
Autorità: Consiglio di Stato Sez. IV
n. 4196
Ai fini della legittimità della spedizione di rifiuti ex Reg. 1013/2006/CE, è necessario stabilire se rilevi la classificazione (nella fattispecie, il CER 19 12 12) dei rifiuti sulla base del Catalogo Europeo Rifiuti in quanto prodotti dal trattamento meccanico in impianto oppure se rilevi, comunque, la natura originaria del rifiuto sottoposto al trattamento quando il trattamento meccanico non ne abbia alterato le proprietà originarie. (La questione oggetto di controversia riguarda il diniego di autorizzazione preventiva da parte del Veneto alla spedizione di rifiuti ex Reg. 1013/2006/CE da parte di una società e diretti a una cementeria in Slovenia per l’utilizzo del rifiuto trattato come combustibile. Nello specifico, trattasi di rifiuti urbani indifferenziati trattati meccanicamente da un impianto ai fini del recupero energetico ai quali, all’esito di tale operazione, è stata assegnata la classificazione CER 19 12 12, sebbene il trattamento non abbia alterato le proprietà del rifiuto originario).
1. La presente controversia ha per oggetto l’autorizzazione preventiva richiesta, ai sensi dell’art. 4 Reg CE n. 1013 del 2006 (Regolamento del Parlamento e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti), dalla società di trasporto P. srl alla Regione Veneto, per l’esportazione di rifiuti trattati dall’impianto della società F. srl. e diretti ad una cementeria sita in Slovenia per l’utilizzo del rifiuto trattato in co-combustione.
1.2.1. In particolare, sulla base della dichiarazione della società F., si tratta di <>.
b) le operazioni di trattamento preliminare effettuate dalla società F. non hanno mutato la natura dei rifiuti perché non hanno comportato la trasformazione degli stessi (in tal senso, le delibere di Giunta Regionale n. 511 del 2004 e n. 2536 del 2004);
1. La società P. ha impugnato il provvedimento dinanzi al T.a.r. con plurimi motivi ed ha chiesto il risarcimento del danno subito.
2. La P. si è costituita ed ha chiesto, in via principale, il rigetto dell’appello.
5. Questo Consiglio, con ordinanza n. 5639 del 2018: - a) ha preso atto che la verificazione in loco, disposta con la precedente ordinanza n. 2878 del 2018, non era più possibile, stante l’intervenuta vendita della società F., ed ha revocato la precedente ordinanza; - b) ha ritenuto necessario disporre che la verificazione venisse svolta su base documentale.
6. All’udienza pubblica del 10 ottobre 2019, la causa è stata discussa ed assunta in decisione dal Collegio, dopo che il Presidente ha sottoposto alle parti la questione della ammissibilità della proposizione da parte della P. nel giudizio di appello della questione – che la parte assumeva di aver dedotto nel primo grado, nella prima parte del primo motivo del ricorso introduttivo - in ordine alla natura originaria del rifiuto prima delle operazioni svolte dalla Società Futura, ossia circa la sua allegata originaria natura di rifiuto speciale; in particolare, ha chiesto se tale censura, mai esaminata dal T.a.r., sia stata proposta nelle forme e nei termini previsti dall'art. 101 co. 2 c.p.a.
a) i rifiuti, utilizzati dalla società F. per sottoporli ad un trattamento meccanico finalizzato al recupero, erano in origine, ossia prima del trattamento, rifiuti urbani indifferenziati;
3.3. Secondo la società P. i rifiuti da spedire sono rifiuti speciali, in quanto prodotti dal trattamento meccanico di altri rifiuti, identificati dal codice CER 19.12.12., il quale differenzierebbe i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento mediante il recupero degli originari rifiuti, sulla base della derivazione degli stessi da un’attività di impresa finalizzata al recupero del rifiuto come combustibile.
a) l’allegato C) cit. riproduce l’allegato II della direttiva 2008/98/CE; vi è raccordo con l’art. 2, n. 7 del Reg. CE del 2006, secondo il quale costituiscono le operazioni di recupero R12 (oltre che R13), quali definite nell’allegato II B della direttiva 2006/12/CE, che, secondo la tavola di concordanza della direttiva del 2008, corrisponde all’all. II di quest’ultima;
- sul principio della protezione della salute umana e dell’ambiente (art. 13); - sul principio di autosufficienza e prossimità, stabilito dall’art. 16, comma 1, secondo il quale “Gli Stati membri adottano, di concerto con altri Stati membri qualora ciò risulti necessario od opportuno, le misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti e di impianti per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati provenienti dalla raccolta domestica, inclusi i casi in cui detta raccolta comprenda tali rifiuti provenienti da altri produttori, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili.”; - sul principio, stabilito dallo stesso art. 16, comma 2, ultimo periodo, secondo cui “Gli Stati membri possono altresì limitare le spedizioni in uscita di rifiuti per motivi ambientali come stabilito nel regolamento (CE) n. 1013/2006”; - sul considerando (33) delle premesse della stessa direttiva del 2008, secondo il quale “Ai fini dell’applicazione del Regolamento CE n. 1013 del 2006....relativo alle spedizioni di rifiuti, i rifiuti urbani non differenziati di cui all’art. 3, paragrafo 5 dello stesso rimangono rifiuti urbani non differenziati anche quando sono stati oggetto di un’operazione di trattamento dei rifiuti che non ne abbia sostanzialmente alterato le proprietà”: