Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-33551-del-18-12-2019
Timestamp: 2020-08-10 16:38:43+00:00
Document Index: 55971002

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 132', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 111', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 2495']

Sentenza Cassazione Civile n. 33551 del 18/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33551 del 18/12/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/12/2019, (ud. 23/10/2019, dep. 18/12/2019), n.33551
sul ricorso 31127-2018 proposto da:
A.R., nella qualità di erede di C.A.;
avverso la sentenza n. 767/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
all’allora contribuente, ora deceduto, C.A., veniva notificato nel 2011, in qualità di socio della società “Trademilia” s.r.l., cancellata dal registro delle imprese nel 2005, un avviso di accertamento intestato alla predetta società e riguardante l’IVA, l’IRAP e l’IRES relativi al 2003;
la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso della parte contribuente rilevando l’incompetenza territoriale dell’Agenzia di Bologna;
la Commissione Tributaria Regionale, ritenuta la competenza dell’Ufficio appellante respingeva nel merito l’appello dell’Agenzia delle entrate, ritenendo illegittimo l’atto impugnato perchè emesso sei anni dopo la cancellazione della società e quindi nei confronti di un soggetto ormai inesistente;
considerato che il secondo motivo è inammissibile in quanto, secondo questa Corte, in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. 12 ottobre 2017, n. 23940); inoltre è stato altresì affermato che, in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012, non è più deducibile quale vizio di legittimità il semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6, e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (per essere afflitta da un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili oppure perchè perplessa ed obiettivamente incomprensibile) e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Cass. 25 settembre 2018, n. 22598): nella specie, una motivazione, sia pur estremamente sintetica e generica, è presente e dà conto del perchè la CTR ha ritenuto di considerare illegittimo l’atto (in quanto emesso a carico di soggetto ormai inesistente); deve inoltre considerarsi che il motivo lamenta la carenza di motivazione di un singolo capoverso quando la motivazione di una sentenza va considerata globalmente;
in tema di riscossione, la responsabilità dei liquidatori e degli
amministratori per le imposte non pagate con le attività della liquidazione, prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 36, trova la sua fonte in un’obbligazione civile propria “ex lege” in relazione agli artt. 1176 e 1218 c.c., sicchè, non avendo natura strettamente tributaria, a carico dei predetti non vi è alcuna successione o coobbligazione nei debiti tributari per effetto della cancellazione della società dal registro delle imprese (Cass. n. 17020 del 2019);
ritenuto che la CTR non si è attenuta a tali principi laddove ha arbitrariamente attribuito rilevanza alla circostanza che l’atto impugnato correttamente notificato al socio fosse intestato alla società senza sforzarsi di attribuire alla vicenda una interpretazione conforme alla ratio dell’art. 2495 c.c. (evitare che dall’estinzione di una società discenda l’ingiusto sacrificio dei creditori sociali: cfr. Cass., S.U., n. 6070 del 2013), così eludendo l’applicazione dei principi secondo cui alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponde il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società di capitali estinta, determinandosi un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale l’obbligazione della società (nella specie l’IVA e l’IRAP e l’IRES relativi al 2003, quando la società non era ancora estinta) non si estingue ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione e senza che l’aver rivestito la carica di amministratore determini una estensione di tale responsabilità per i debiti tributari oltre tali limiti;