Source: https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/capo-ispezionare-aziendale/637.html
Timestamp: 2019-03-24 13:04:18+00:00
Document Index: 53103737

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2086', 'art. 2087', 'art. 2104', 'art. 11']

Il capo può ispezionare il pc aziendale? - Lavoro - Notizie Giuridiche - Brocardi.it
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22313 del 3 novembre 2016, ha fornito alcune interessanti precisazioni in ordine al diritto del datore di lavoro di controllare il materiale informatico assegnato ai propri dipendenti.
Nel caso esaminato dalla Cassazione, la Corte d’appello confermava la sentenza di primo grado che aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato da una banca ad un proprio dipendente, “a seguito di contestazione disciplinare con la quale si riferiva che nel corso di un’ispezione volta alla verifica del rispetto delle disposizioni interne in materia di uso e sicurezza del materiale informatico assegnato ai dipendenti, questi, alla richiesta di chiarimenti in ordine ad alcuni files con estensione video contenuti nel disco, cancellava l’intero contenuto del disco, rendendo impossibile dare seguito all’attività ispettiva. All’esito di un successivo esame dell’archivio informatico, era emersa la presenza di materiale con contenuto pornografico”.
In sede di licenziamento, in particolare, era stato contestato al lavoratore “di aver ostacolato l’attività ispettiva del servizio revisione”, nonché “di avere violato l’obbligo di tenere una condotta informata ai principi di disciplina, dignità e moralità”, di “avere violato il codice di comportamento che prescrive che i dipendenti della cassa sono tenuti ad utilizzare le apparecchiature esclusivamente per finalità di ufficio” e di aver esposto la banca “ai rischi conseguenti l’acquisizione nel proprio sistema informatico di files che potrebbero comportare un coinvolgimento e sanzioni ai sensi del decreto legislativo numero 231 del 2001 ove il materiale coinvolgesse i minorenni”.
La Corte d’appello, tuttavia, riteneva il licenziamento illegittimo, “per insussistenza del fatto contestato, considerato che la banca non aveva dimostrato l’esistenza di documenti di pertinenza aziendale all’interno della parte del disco fisso del pc che era stata cancellata dal lavoratore”.
Inoltre, secondo la Corte, “il comportamento doveva ritenersi senz’altro scusabile in considerazione del fatto che gli ispettori avevano travalicato i propri poteri, imponendo al lavoratore l’immediata visione dei files, con richiesta abusiva perché sproporzionata e tale da lederne la privacy”.
Ritenendo la sentenza ingiusta, l'istituto di credito proponeva ricorso in Cassazione; tale domanda veniva accolta.
Secondo la Cassazione, infatti, è vero che “il datore di lavoro può effettuare dei controlli mirati (direttamente o attraverso la propria struttura) al fine di verificare il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro (cfr. art. 2086 del c.c., art. 2087 del c.c. e art. 2104 del c.c.), tra cui i pc aziendali”, rispettando “la libertà e la dignità dei lavoratori, nonché, con specifico riferimento alla disciplina in materia di protezione dei dati personali dettata dal D.lgs 196 del 2003, i principi di correttezza (…), di pertinenza e non eccedenza di cui all’art. 11, comma 1, del Codice”.
Tuttavia, la Corte d’appello aveva dato per pacifiche le violazioni della privacy, senza effettuare un controllo circa “le concrete modalità con le quali l’ispezione era stata condotta, onde accertare la reale consistenza delle attività effettuate e delle richieste degli ispettori, nonché la loro conformità con eventuali policy aziendali”.
Di conseguenza, l’omessa considerazione di tale punto fondamentale, imponeva l’accoglimento del ricorso, anche in considerazione del fatto che le risultanze istruttorie erano “dissonanti”.
Alla luce di tali rilievi, la Corte di Cassazione accoglieva il ricorso, rinviando la causa alla Corte d’appello per un nuovo esame della questione.
Alla luce di tutto ciò, gli si contestava di aver ostacolato l’attività ispettiva del servizio revisione, di avere violato l’obbligo di tenere una condotta informata ai principi di disciplina, dignità e moralità sia in sede di effettuazione delle attività di revisione, sia
acquisendo e conservando nel computer aziendale materiale pornografico, di avere violato l’obbligo di dedicare il suo tempo lavorativo all’attività aziendale, di avere violato il codice di comportamento che prescrive che i dipendenti della cassa sono tenuti ad utilizzare le apparecchiature esclusivamente per finalità di ufficio, di aver esposto la cassa ai rischi conseguenti l’acquisizione nel proprio sistema informatico di files che potrebbero comportare un coinvolgimento e sanzioni ai sensi del decreto legislativo numero 231 del 2001 ove il materiale fosse a coinvolgere i minorenni.