Source: http://www.lexitalia.it/a/2015/64963
Timestamp: 2020-05-25 02:21:27+00:00
Document Index: 32825867

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 98', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 1', 'art. 5', 'art.8', 'art. 3', 'art. 1']

FREE – Recesso da SKY: illegittimi i costi addebitati : LexItalia.it
n. 10/2015 | 20 Ottobre 2015 | © Copyright | - Giurisprudenza, - Top, Commercio ed industria, Telecomunicazioni | Torna indietro More
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III – sentenza 16 ottobre 2015 n. 4773 – Pres. ff. Cacace, Est. D’Alessio – Sky Italia S.r.l. (Avv. Ferrari) c. Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) (Avv. Stato Scino) – (conferma T.A.R. Lazio – Roma, Sez. III Ter, 1 giugno 2009, n. 5360).
Commercio ed industria – Recesso dal contratto – Disciplina prevista dall’art. 1, comma 3, del d.l. 31 gennaio 2007 n. 7 (cd. “decreto Bersani”) – Provvedimento dell’AGCOM che ha ordinato alla Sky Italia s.r.l. di adeguarsi a tale disciplina, non richiedendo – in sede di recesso – importi relativi all’installazione del decoder, della smart card e della parabola che non hanno nulla a che fare col recesso – Legittimità.
E’ legittima la delibera con la quale l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha ordinato alla Sky Italia s.r.l. di adempiere agli obblighi di cui all’art. 1, comma 3, del d.l. 31 gennaio 2007 n. 7 (cd. “decreto Bersani”), convertito con modificazioni nella legge 2 aprile 2007 n. 40, in tema di costi di recesso e di non addebitare quindi all’utente anche costi non pertinenti con il recesso (anche se effettivamente sostenuti per l’attivazione del servizio, con l’installazione del decoder, della smart card e della parabola), per importi che sono tutt’altro che irrilevanti (da 180 a 225 euro) e tali da rendere comunque difficile e “costoso” il recesso (1).
(1) Ha osservato la sentenza in rassegna, che ha confermato quella di primo grado, che, anche facendo applicazione delle ordinarie regole contabili, gran parte delle voci che secondo l’appellante Sky costituiscono costi da addebitare agli utenti nel caso di recesso non possono definirsi pertinenti al recesso ma attengono ad altre fasi del rapporto contrattuale (costi di installazione, consegna del decoder e della smart card).
È’ stato pertanto ritenuto legittimo il provvedimento dell’AGCOM secondo cui Sky, per applicare correttamente l’art. 1, comma 3, del decreto Bersani, deve, in caso di recesso di un abbonato, limitarsi a recuperare dall’utente i soli “costi” sostenuti nella fase terminale del rapporto e strettamente funzionali alla sua estinzione, con esclusione invece di quelli afferenti alla fase iniziale, sostenuti per attivare il servizio e che sulla base di un calcolo di mera convenienza economica (non scoraggiare il potenziale cliente chiedendogli al momento della sottoscrizione del contratto di abbonamento una somma per l’attivazione di non lieve importo) essa aveva invece deciso di recuperare frazionandoli nel tempo, così incidendo anche sulla fase del recesso.
rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Franco Ferrari, con domicilio eletto in Roma, Via di Ripetta n. 142;
costituitasi in giudizio, per legge rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato e domiciliata presso la sede della stessa, in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
Relatore, all’udienza pubblica del giorno 7 maggio 2015, il consigliere Dante D’Alessio;
Uditi per le parti, alla stessa udienza, l’avvocato Giuseppe Franco Ferrari e l’avvocato dello Stato Mario Antonio Scino;
All’udienza pubblica del 7 maggio 2015 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.
4.- Prima di passare all’esame dei singoli motivi dell’appello è opportuno ricordare che il decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori (c.d. “decreto Bersani”), convertito con modificazioni in legge 2 aprile 2007, n. 40, stabilisce tra l’altro, all’art. 1, comma 3, che «i contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente comma i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni».
4.2.- Il successivo comma 4 dell’art. 1 della legge n. 40 del 2007 assegna poi all’AGCOM la funzione di vigilanza sull’attuazione delle indicate disposizioni e ne sanziona le violazioni prevedendo l’applicazione dell’art. 98 del d. lgs. 1 agosto 2003, n. 259, recante il Codice delle comunicazioni elettroniche.
5.- In data 28 giugno 2007, la Direzione Tutela dei Consumatori dell’AGCOM pubblicava, sul sito dell’Autorità, le Linee guida per l’esercizio dell’attività di vigilanza, da effettuare ai sensi del citato comma 4 dell’art. 1 della legge n. 40 del 2007, con particolare riferimento alle disposizioni di cui all’art. 1, commi l e 3, della legge, per pervenire ad una migliore esplicazione del testo normativo, avuto riguardo anche alle finalità espresse dal provvedimento legislativo, che consistono nel promuovere una maggiore ed effettiva concorrenza fra le offerte disponibili sul mercato, per rafforzare il diritto di scelta dei consumatori ed agevolare il passaggio fra i vari operatori, sancendo il divieto di previsioni contrattuali, che, in sostanza, potrebbero trasformarsi in barriere o deterrenti per gli utenti al momento della scelta concorrenziale.
5.1.- Con riferimento al regime delle spese richieste in caso di recesso o trasferimento, il punto 6 delle Linee guida, in particolare, prevede che esse debbano essere conoscibili dalla lettura del contratto (par. 1); che l’utente non deve soggiacere a ”penali” comunque denominate, in quanto sono ammessi solo gli importi “giustificati” da “costi” degli operatori (par. 2); che la Direzione verificherà che gli operatori pongano a carico degli utenti le sole “spese per cui sia dimostrabile un pertinente e correlato costo dai primi sopportato per procedere alla disattivazione o al trasferimento” (par. 3).
Inoltre, le Linee guida precisano che ‘per essere in linea «con l’intenzione della Legge n. 40/2007, il concetto di pertinenza del costo dovrà essere interpretato in senso oggettivo ed imparziale, valido per tutti gli operatori e secondo criteri di causalità/strumentalità dei costi/ricavi», essendo pertinenti i ricavi e i costi attribuiti alle componenti e/o ai servizi in base all’analisi diretta della loro origine, cioè tenendo conto della causa che ha comportato il conseguimento del ricavo, il sostenimento del costo, l’acquisto di un’attività o l’insorgere di una passività.
6.- Sky, come ha ricordato anche nel suo appello, ha apportato quindi, dopo l’entrata in vigore della legge 40 del 2007, correttivi alle proprie previsioni contrattuali.
In particolare, dopo il 2 aprile 2007 ha introdotto una disciplina specifica per il recesso, in cui si prevedeva l’addebito, in relazione ai servizi pattuiti, del rimborso dei costi dell’operatore, secondo una Tabella allegata.
Nel giugno 2007, Sky ha apportato alcuni ulteriori correttivi alla disciplina contrattuale, prevedendo l’addebito dei costi dell’operatore sia per il caso di recesso antecedente ai primi dodici mesi che per i recessi anteriori alle successive scadenze annuali, con importi decrescenti in funzione della durata del rapporto contrattuale e nessuna previsione di addebito in caso di cessazione del contratto alla scadenza pattuita.
7.- All’esito delle attività ispettive svolte dall’AGCOM in data 31 luglio, 1 agosto e 2 agosto 2007 anche a seguito della segnalazione dell’associazione Adiconsum e dell’esposto presentato dal signor Nicola Maggio in relazione ad un addebito applicato da Sky per il recesso anticipato, in data 27 marzo 2008 Sky riceveva da AGCOM la notifica di contestazione, con relativo verbale di accertamento.
1. di addebitare all’abbonato che esercita il recesso un importo complessivo non superiore alla somma tra il corrispettivo pagato agli Sky Service per il ritiro del singolo decoder e i corrispettivi pagati alla società fornitrice di servizi di logistica integrata per il recupero del decoder presso gli Sky Service, il suo invio al CA T ed il successivo trasporto ai magazzini Sky;
4. di pubblicizzare l’attuazione di detti adempimenti;
5. di dare comunicazione all’Autorità di quanto effettuato in ottemperanza a tali prescrizioni.
9.- Con il primo motivo di appello Sky ha sostenuto che erroneamente il giudice di primo grado ha ritenuto di sposare l’interpretazione restrittiva fatta propria dall’AGCOM, propugnata anche attraverso le Linee guida (pure impugnate), qualificando come illegittima l’applicazione della legge Bersani da essa posta in essere con l’addebito all’utente, in sede di recesso, di costi non direttamente legati da un rapporto causa-effetto al recesso medesimo, ma comunque sostenuti dall’operatore.
Secondo Sky l’interpretazione restrittiva data dall’AGCOM (e dal giudice di primo grado) al precetto dettato dall’art. 1, comma 3, della legge Bersani, secondo cui le spese richieste agli abbonati all’atto del recesso devono essere giustificate da costi effettivamente sostenuti dall’operatore solo all’atto del recesso, risulta in contrasto con la logica ermeneutica sia dell’interpretazione letterale che di quella sistematica.
9.1.- Sul piano letterale, infatti, non vi può essere dubbio, a suo avviso, che i costi dell’operatore, cui la legge si riferisce, non possono che essere tutti i costi comunque sostenuti per il servizio, si riferiscano essi alla fase iniziale, a quella di gestione od a quella del recesso stesso in senso stretto.
Circoscrivere esclusivamente a questi ultimi il rimborso cui l’operatore ha diritto significherebbe pretermettere la struttura del rapporto utenziale, isolando il momento del recesso come se esso fosse estraneo al sinallagma complessivo del negozio contrattuale e trattarlo come un dato a sé stante: ma questa logica, ha aggiunto Sky, si pone in contrasto, tra l’altro, con diversi principi costituzionali, in quanto porta a risultati che comprimono indebitamente e inutilmente l’iniziativa economica (oltre che l’autonomia contrattuale), rendendo l’attività di impresa non solo non remunerativa ma strutturalmente deficitaria.
9.2.- Sky ha aggiunto che, sul piano sistematico, la stessa legge Bersani, in tutti i casi in cui ha voluto introdurre oneri particolari a carico della parte erogatrice di prestazione, per lo più titolare della predisposizione di contratti per adesione, lo ha fatto non solo espressamente, e non in termini impliciti, ma in forma analitica e dettagliata, come era doveroso trattandosi di limitazioni all’attività economica in funzione di tutela di esigenze di tipo sociale (come ad esempio ha fatto nell’art. 1, comma 1, ove inibisce l’applicazione di costi fissi e di contributi per la ricarica di carte prepagate, anche via bancomat o in forma telematica, aggiuntivi rispetto al costo del traffico telefonico o del servizio richiesto).
13.- Inconferenti risultano poi i richiami operati da Sky, anche nella memoria conclusiva, al Codice del consumo (e, in particolare all’art. 33, comma 2, lett. g), dovendosi escludere che la facoltà di recesso dal contratto ivi riconosciuta al consumatore, che vale a superare la presunzione di vessatori età delle contrarie clausole contrattuali, non possa essere legittimamente accompagnata, com’è proprio della disposizione dettata dal decreto Bersani nell’applicazione ritenuta corretta dall’AGCOM, a maggior tutela del consumatorre, dalla ulteriore previsione che determinate fattispecie di contratti per adesione debbano altresì prevedere la facoltà del contraente “debole” di recedere dal contratto senza sopportare l’ònere di spese non giustificate dai pertinenti costi dell’operatore; d’altra parte, quasi tutte le disposizioni contenute del D.L. n. 7/07 perseguono anche, se non principalmente, la finalità di assicurare lo promozione della concorrenza e, tramite di essa, lo sviluppo di attività economiche e tra queste disposizioni vanno sicuramente inserite quelle (come l’art. 1, comma 3, l’art. 5 comma 4, l’art.8), che prevedono la possibilità di estinzione anticipata o comunque la trasferibilità del rapporto ad altro operatore del settore senza oneri, per le quali appare peraltro irragionevole ipotizzare, come neglio si vedrà più avanti, una limitazione dell’ambito applicativo ai contratti stipulati dai consumatori nel senso previsto dall’art. 3 del D.L.vo n. 206/05.
E’ pur vero che il D.L. n. 7/07 è stato emanato al fine di adottare “misure urgenti per la tutela dei consumatori” oltre che per “la promozione della concorrenza, lo sviluppo delle attività economiche” e che il suo Capo I, all’interno del quale è inserito l’art. 1, si caratterizza per la rubrica “misure urgenti per la tutela dei consumatori”, ma la nozione di consumatore cui fa riferimento il legislatore in tale decreto, per la mancanza di richiami al D.L.vo n. 206/05, per la mancanza di riferimenti, nelle singole previsioni contenute negli artt. 1 e ss., alla natura giuridica dei soggetti che stipulano i contratti per adesione considerati dal legislatore e per l’evidente perseguimento della finalità di garantire tutti i fruitori finali dei prodotti e servizi considerati, che si trovino a stipulare contratti tramite formulari con soggetti professionali di determinati settori commerciali (telefonico, assicurativo, bancario, ecc) senza possibilità concreta di modificare il contenuto di tali contratti, deve intendersi in senso ampio, ossia riferita a tutti i contraenti (deboli), che, per ottenere il servizio o il prodotto nel settore considerato, devono soggiacere alla contrattazione tramite formulari imposta dai soggetti professionali di tali settori, a prescindere quindi dalla loro natura giuridica e dalla loro forza economica
il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello come in epigrafe proposto (n. 9548 del 2009), lo respinge.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 16/10/2015.
Trasmissioni della RAI sul satellite SKY a titolo gratuito (senza bisogno di decoder aggiuntivo) 12 Luglio 2012
Costi di sicurezza aziendale e costi da interferenza 23 Maggio 2017
« Scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose