Source: https://www.nicoletti-zaro.it/nota-di-aggiornamento.html
Timestamp: 2020-07-13 10:15:51+00:00
Document Index: 94529811

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 650', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 650']

NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL 24 MARZO 2020
Si segnala che la Regione Lombardia, con OPGR del 21 marzo 2020 n. 514 (pubblicata nel BURL n. 12 della Serie Ordinaria di Sabato 21 marzo 2020), nel prendere atto che la disposizione di cui all’art. 1, lett. a) del DPCM 8 marzo 2020, cosi’ come richiamata dall’art. 1, comma 1, dell’Ocdpc n. 646 dell'8 marzo 2020, “non vieta alle persone fisiche gli spostamenti su tutto il territorio nazionale per motivi di lavoro, di necessita’ o per motivi di salute, nonche’ lo svolgimento delle conseguenti attività”, e che i precedenti DPCM dispongono (solo) di evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata ed in uscita e all’interno dei territori regionali, e considerato che “si rendono necessarie ed urgenti misure specifiche più restrittive per il territorio regionale lombardo”, ORDINA, (omissis) “tenuto conto delle misure gia’ disposte con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da ultimo con il d.p.c.m. 11 marzo 2020 (che), nel territorio regionale, si adottano (adottino) le seguenti misure:
1. E’ vietato ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dal territorio regionale, nonche’ all’interno del medesimo territorio, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio o residenza. Non e’ consentito lo spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza”.
Da cio’ ne consegue che a decorrere da sabato 21/03/2020, la Regione Lombardia, con la suddetta ordinanza, ha enunciato, in forma di comando avente forza coercitiva di legge, il “precetto” cui i destinatari del provvedimento dell’Autorità amministrativa devono attenersi vietando gli spostamenti, non giustificati, delle persone fisiche in entrata e in uscita e all’interno del territorio regionale lombardo.
E’ comunque da notare che tal precetto, salvo che nel caso del divieto di assembramento e del rispetto della distanza di sicurezza, dov’e’ prevista una sanzione amministrativa di Euro 5.000,00, non e’ accompagnato da alcuna specifica sanzione penale ex art. 650 c.p. desumendosi solo “per relationem” che in caso di violazione trovi applicazione l’art. 3, comma 4, del Decreto Legge del 23/02/2020 n. 6 (convertito nella Legge 5 marzo 2020 n. 13).
Peraltro l’applicazione del suddetto articolo del codice penale dovra’ misurarsi con i principi costituzionalmente garantiti di proporzionalita’ e ragionevolezza laddove comportamenti meno gravi, o comunque di pari gravita’, di quelli sanzionati in via amministrativa vengono puniti con una sanzione penale di natura più grave.
Inoltre a complicare la gia’ intricata vicenda e’ poi intervenuto il successivo DPCM del 22/03/2020 (pubblicato nella GU n. 76 del 22/03/2020) che, all’art. 1, comma 1, lett. b), sotto il titolo: “Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”, ha cosi’ stabilito: “b) è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente, all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, le parole “. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” sono soppresse”.
Posto che ora anche a livello nazionale, con il suddetto DPCM, così come per la Lombardia, seppur tardivamente, si concretizza il “precetto” della norma in bianco di cui all’art. 650 c.p. che in precedenza mancava con le ovvie ricadute, circa la punibilita’ per le violazioni in precedenza contestate prima dell’enunciazione dello specifico divieto di legge, tuttavia occorre evidenziare (ferme restando le ulteriori criticita’ gia’ in precedenza evidenziate) che i suddetti provvedimenti, nella formulazione testuale dei comportamenti vietati, sono in conflitto fra loro.
Difatti se l’Ordinanza Regionale vieta gli spostamenti (non giustificati) delle persone fisiche in entrata e in uscita e all’interno del territorio lombardo il DPCM in modo piu’ stringente li vieta da un comune all’altro.
A quanto sopra si aggiunga che l’Ordinanza Regionale consente il rientro presso il proprio domicilio o residenza mentre l’DPCM non lo consente piu’ (forseche’ chi si reca al lavoro non puo’ piu’ tornare a casa?).
Va da se’ che di fronte a provvedimenti fra loro contrastanti i destinatari degli stessi vengono privati della certezza del diritto non sapendo piu’ quale norma rispettare.
Tale incertezza normativa oggettiva e’ frutto di una continua proliferazione di provvedimenti spesso, come nel caso di specie, fra loro contrastanti rendendo di fatto impossibile per i destinatari degli stessi conoscere il contenuto del “precetto normativo” con conseguente inapplicabilità della relativa sanzione.
Cio’ premesso un possibile criterio cui ricorrere ai fini della individuazione del provvedimento da applicarsi potrebbe essere quello della gerarchia delle fonti del diritto che individua tra le norme di secondo livello i DPCM mentre tra quelle di terzo livello le Ordinanze.
Altro criterio di possibile applicazione e’ quello “cronologico” secondo il quale quando due provvedimenti sono in conflitto tra loro prevale quello emanato successivamente.
Dacche’ seguendo i suddetti criteri, al di la’ della ripartizione dei poteri tra Stato e Regioni che non e’ compito del destinatario dei provvedimenti risolvere, e’ da ritenersi applicabile nel caso in esame, e cioe’ di contrasto tra disposizioni aventi la medesima finalita’, o comunque regolanti fattispecie simili, il DPCM del 22/03/2020 anziché l’OPGR della Lombardia con esclusione di quella parte del provvedimento, che nella sua formulazione risulta del tutto irragionevole, laddove non consentente il rientro presso la propria abitazione anche di coloro che si sono allontanati per comprovati motivi di lavoro, di necessita’ o di salute.