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Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 14']

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Albero Legale: la responsabilità civile per il crollo di un albero
scritto da: Giovanni Poletti | data: 1 agosto 2012 08:20 | categoria: Attorno all'Albero | 1 Comment
Alberi e responsabilità
La norma fondamentale in tema di responsabilità civile da fatto illecito e risarcimento del danno è l’art. 2043 del Codice Civile:
“Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”; si tratta della cosiddetta responsabilità extracontrattuale.
La norma parla di fatto doloso o colposo: si ha fatto doloso quando l’autore ha previsto e programmato l’evento; mentre il fatto colposo non è intenzionalmente determinato, ma si è verificato “a causa di negligenza imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi o regolamenti ordini o discipline”.
Inoltre deve sussistere il nesso di causalità tra l’autore e il danno che si è verificato,ossia il danno deve essere stato cagionato dal soggetto dal quale si pretende di essere risarciti, ovvero la sua condotta deve essere stata causa dell’evento pregiudizievole.
Non deve quindi essere intervenuto un evento che abbia interrotto il nesso causale, cioè un fatto eccezionale, imprevedibile e che non si poteva impedire.
Per danno ingiusto deve invece intendersi quello non iure: cioè danno generato da comportamento non conforme al diritto.
Chiarita brevemente la terminologia usata dal nostro legislatore, possiamo tornare al tema del giorno: la responsabilità civile nel caso in cui si verifichi la caduta di un albero in città.
In tal caso le norme da prendere in riferimento sono il già citato art 2043 c.c., con valenza generale, e l’art. 2051 c.c.: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito“.
Sussiste quindi una presunzione di colpa nei confronti di colui che ha il dovere e il potere di custodire e vigilare sulla cosa (nel nostro caso un albero), affinché non rechi danni a terzi
La responsabilità del custode, responsabilità che si presume, non ha origine quindi da una attività dannosa posta in essere mediante l’utilizzo della cosa, ma dal danno che la cosa stessa ha prodotto per non essere stata convenientemente custodita.
La giurisprudenza ha individuato la figura del custode in colui che ha la padronanza e l’effettiva disponibilità di fatto della cosa, cioè nel soggetto che abbia un potere e un contemporaneo dovere di governo su di essa
Si può quindi affermare che il proprietario della cosa sia sempre custode della stessa, tranne eccezioni.
Nel caso dell’art. 2051 c.c., il custode della cosa, per escludere la propria responsabilità, non basta che fornisca la prova generica di una sua mancanza di colpa ma deve provare che l’impedimento della normale diligenza che ha determinato l’evento dannoso sia dovuto al caso fortuito.
Per causo fortuito deve intendersi un evento imprevedibile, che sfugge al possibile controllo del custode del bene causa del danneggiamento (evento naturale o ad esso assimilabile, evento indipendente dalla volontà del custode, evento che non rientra nella ragionevole prevedibilità, quindi imprevedibile ed eccezionale, evento che non si può evitare con le ordinarie cautele, quindi inevitabile.
Nessun problema particolare comporta il caso in cui proprietario di un albero sia un privato, il quale risponderà ex art 2051 c.c., salvo il caso dell’evento fortuito, dei danni cagionati dalla caduta dell’albero di sua proprietà.
Controverso è stato invece il percorso giurisprudenziale in merito al caso in cui la proprietà dell’albero sia di una pubblica amministrazione.
In passato la giurisprudenza ha ritenuto di applicare la responsabilità per cose in custodia prevista dell’art. 2051 c.c. solamente nel caso in cui il custode traeva utilità economica dal bene, escludendo quindi spesso dall’applicabilità di detto articolo la Pubblica Amministrazione.
La giurisprudenza più recente, sia di merito che di legittimità, ritiene configurabile una responsabilità della P.A. per omesso o negligente esercizio del potere di vigilanza e di custodia (ex art. 2051 c.c.), ponendo però un limite con riguardo ai beni demaniali, sui quali è esercitato un uso ordinario, generale e diretto dei cittadini “demanio marittimo, fluviale, lagunare, lacustre, stradale e autostradale, strade ferrate”.
Dalla giurisprudenza maggioritaria e più recente non viene infatti applicato l’art. 2051 c.c. quando l’estensione di questi beni è tale da rendere praticamente impossibile l’esercizio di un continuo ed efficace controllo, volto ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo con danni a terzi; per brevità possiamo dire che questi beni demaniali sono quelli caratterizzati da una grossa estensione e dalla libera frequentazione.
In questi casi il danneggiato potrà agire ai sensi dell’art. 2043 c.c., in base al principio neminem laedere, con l’onere della prova però integralmente a suo carico.
Resta invece applicabile l’art. 2051 c.c. per i beni demaniali che per la loro limitata estensione territoriale consentono una adeguata attività di vigilanza e di controllo da parte della Pubblica Amministrazione.
La giurisprudenza in merito è sterminata. In conclusione si citano due recenti sentenze in merito: quella del Tribunale di Roma del 26 giugno 2008 n 1543 e quella del Tribunale di Nola del 31.06.2006, nelle quali si è avuta la condanna della pubblica amministrazione proprietaria dell’albero caduto con conseguente risarcimento del danno.
La sentenza del Tribunale di Nola affronta proprio il problema della possibilità per la Provincia, nel caso specifico, di un continuo ed efficace controllo, volto a impedire l’insorgenza di cause di pericolo con danni a terzi.
Nel caso specifico era infatti caduto un albero posto sul marciapiede a ridosso di una strada trafficata e tale caduta aveva provocato la morte dello stesso automobilista. Gli eredi avevano fatto causa alla Provincia, quale proprietaria della strada e del marciapiede in cui insisteva l’albero, caduto per le sue precarie condizioni di salute (come accertato da perizia).
Pur avendo la Provincia interessata invocato il caso fortuito, il Tribunale ha stabilito che “è confermato dall’art. 14 d.lgs. cit. il quale prescrive che gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza della circolazione, provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e del loro arredo.
E’ indubbio, quindi, che il proprietario della strada dovesse preoccuparsi anche della sfortunata vittima stava percorrendo in auto la Via …. quando un albero messo a dimora lungo la carreggiata, oramai morto, crollò a causa del vento e schiacciò la vettura determinando il decesso quasi istantaneo del conducente.
L’evento dannoso non è, quindi, ascrivibile a forza maggiore ma ad anni di incuria e all’usuale “palleggiamento” delle responsabilità tra gli enti pubblici.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto si evince che la responsabilità del sinistro in questione va interamente ascritta alla Provincia di ….che ha lo specifico compito di curare gli alberi che la abbellivano.
autore: Avv. Simona Gautieri – email: simonagautieri@alice.it – Twitter: SimonaGautieri
by Giovanni Poletti on agosto 5th, 2012 at 17:03
Ho la terribile sensazione che la Procura (o alcune Procure) non sappiano che queste cause possano essere indagate con cognizione di causa.
Ritengo si possa riallaciare il discorso che i Dottori Agronomi sono semisconosciuti, parallelamente alle loro competenze.
Se poi si entra in settori “nuovi” quali il Verde urbano, allora il buio è proprio totale