Source: https://www.laleggepertutti.it/129916_notizia-di-reato-informativa-denuncia-referto
Timestamp: 2018-04-23 00:13:35+00:00
Document Index: 88523980

Matched Legal Cases: ['art. 335', 'art. 347', 'art. 334', 'art. 365', 'art. 334', 'art. 203', 'art. 203', 'art. 195', 'art. 200', 'art. 70']

Notizia di reato, informativa, denuncia, referto
Professionisti Notizia di reato, informativa, denuncia, referto
Professionisti Pubblicato il 20 agosto 2016
> Professionisti Pubblicato il 20 agosto 2016
Iscrizione della notizia di reato (notitia criminis) nel Registro, l’informativa della Polizia Giudiziaria, la denuncia, il referto, le notizie atipiche.
Informativa della P.G.
Il Pubblico Ministero quando riceve una notizia di reato (notitia criminis), deve immediatamente iscriverla nell’apposito «Registro delle notizie di reato» tenuto presso la sua segreteria (art. 335). In detto registro va annotato anche il nome dell’indagato nel momento in cui emerge che il reato è attribuibile ad una specifica persona. Inoltre vanno annotate le eventuali modificazioni della qualificazione del fatto per cui si procede (es. da omicidio preterintenzionale ad omicidio volontario).
L’annotazione, oltre che ad una funzione di trasparenza dell’attività di indagine preliminare, determina il decorrere del termine per il loro espletamento, previsto dagli artt. 406 e 407 di cui si dirà più oltre.
Ciò premesso, va osservato che il P.M., quale organo propulsivo delle indagini preliminari, ha necessità di essere informato dei fatti suscettibili di determinazioni ai fini dell’eventuale esercizio dell’azione penale.
La prima fonte da cui si attinge la notizia di reato è certamente la informativa della P.G. (art. 347). Soppresso il nome di rapporto e ancor più il concetto che ne sta alla base, la comunicazione della P.G. rappresenta uno strumento di informazione, rappresentazione e conoscenza dell’inizio di un’attività investigativa, che non può ormai più consistere in una relazione conclusiva di una sorta di processo di polizia. La informativa in questione rappresenta una specie qualificata di «denuncia» proveniente, a differenza di quella contemplata dagli artt. 331 e 332, non genericamente da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, ma da pubblici ufficiali qualificati: agenti o ufficiali di P.G. [1]. La natura di segnalazione di reato dell’atto in esame implica che debbono essere riferiti gli elementi essenziali del fatto, le risultanze raccolte e le attività compiute, con indicazione delle fonti di prova e dei soggetti (indagato, persona offesa, persona informata dei fatti) utili alle indagini.
L’informativa va trasmessa per iscritto senza ritardo e, in caso di urgenza, immediatamente, anche in forma orale.
La denuncia è, come la informativa della P.G., una segnalazione di reato. Può provenire da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, ossia da soggetti che non svolgono funzioni di P.G. Questo spiega come la denuncia in questione possa essere presentata, indifferentemente ed a scelta del suo autore, al P.M. oppure ad un ufficiale di P.G. (artt. 331 e 333).
La diversa qualità soggettiva tra gli autori della denuncia si ripercuote su taluni aspetti della sua disciplina. Innanzitutto per i privati la presentazione della denuncia ha natura facoltativa, almeno di norma; per i soggetti qualificati, essa, invece, è sempre obbligatoria, purché la notitia criminis sia stata da essi appresa in conseguenza del loro servizio. Tale aggravio trova fondamento nella loro pubblica qualità. Un siffatto obbligo di denuncia incombe pure sul giudice amministrativo o civile, tenuti, in quanto tali, a presentare la denuncia direttamente al P.M.
L’art. 334bis esclude che incomba a carico del difensore (e dei suoi collaboratori, investigatori privati etc.) l’obbligo di denuncia dei reati di cui sia venuto a conoscenza nel corso dell’attività di investigazione difensiva.
Circa la forma, i soggetti qualificati debbono redigerla per iscritto, mentre i privati possono presentarla anche oralmente. In tal caso, il P.M. o l’ufficiale di P.G. che la ricevono redigono verbale, che è sottoscritto dal denunciante (artt. 333, 357 e 373).
In ordine al contenuto, la denuncia racchiude le stesse indicazioni previste per la informativa di P.G., ad eccezione della parte relativa alla attività investigativa compiuta, non sussistendo per i denuncianti un obbligo di attivarsi per le indagini.
Il referto è la segnalazione di reato proveniente dagli esercenti una professione sanitaria, che abbiano prestato la loro assistenza o opera in casi che possono configurare un delitto perseguibile di ufficio (cfr. art. 365 c.p.).
Il referto ha forma scritta. Il suo contenuto è focalizzato sulla persona assistita e sull’intervento prestato, dovendo essere indicate le generalità della stessa o gli elementi utili per identificarla, il suo domicilio e le circostanze dell’intervento professionale.
Inoltre, più in generale, in riferimento al fatto-reato, vanno riferite le notizie sulle sue circostanze, sui mezzi col quale il fatto è stato commesso e sugli effetti già derivati o derivabili.
Il referto può essere, a scelta, presentato al P.M. o ad un ufficiale di P.G. del luogo dell’intervento o a quello più vicino. In ogni caso, l’obbligo deve essere subito adempiuto, al massimo entro 48 ore (art. 334). È consentita la presentazione di un unico referto cumulativo ad opera di tutti i soggetti che hanno prestata assistenza.
Queste consistono innanzitutto negli scritti anonimi e nelle delazioni confidenziali. Le fonti in questione traggono la loro rilevanza dal fatto che il P.M. e la P.G. debbono acquisire la notitia criminis anche di propria iniziativa, sicché la irritualità delle forme atipiche in esame non è ostativa.
Lo scritto anonimo ovvero con sottoscrizione apocrifa, non potendosene stabilire la paternità, non può essere acquisito al processo, né in tale sede utilizzato. Tuttavia, esso può servire per lo svolgimento di attività investigativa, giacché questa, per essere espletata, non ha bisogno di una formale notitia criminis.
L’anonimo, tuttavia, può essere utilizzato se esso proviene comunque dall’imputato (cessando, così, di essere anonimo), ovvero se costituisce corpo del reato (artt. 237 e 240).
Le delazioni confidenziali riguardano le notizie provenienti dai cd. confidenti di polizia (art. 203), che si limitano a dare la informativa in forma segreta, senza apparire poi nel procedimento. Una tale fonte è assimilabile allo scritto anonimo, giacché il suo autore resta ignoto e non assumerà mai il ruolo di testimone.
La P.G. e il P.M. possono avvalersi, ai fini delle indagini, delle notizie acquisite attraverso gli informatori, ma l’elemento non può essere utilizzato dal giudice, ai fini dei provvedimenti richiestigli dall’accusa. Ad esempio, le informazioni acquisite da confidenti non sono utilizzabili per autorizzare intercettazioni (art. 203, c. 1bis).
Conseguenziale è che il giudice non può obbligare la P.G. e i servizi informativi e di sicurezza a rivelare i nomi dei confidenti; se, tuttavia, i nomi sono rivelati, i confidenti possono essere esaminati come testimoni (cfr. art. 195, comma 7).
Notizie atipiche sono anche quelle di stampa e dei mezzi audiovisivi di diffusione del pensiero, in genere. Tali mezzi non hanno chiaramente la funzione istituzionale di fornire notizie di reato agli organi dell’investigazione penale, ma nell’assolvimento del loro compito informativo, in favore della pubblica opinione, enunciano fatti di interesse penale, la cui cognizione è acquisita di iniziativa dagli organi inquirenti, non essendone essi i naturali destinatari. In proposito si pone la tematica del segreto del giornalista sulla fonte informativa, la cui segretezza è relativamente opponibile al giudice (art. 200, c. 3).
[1] L’art. 70, c. 5, dell’Ord. giud. prevede analogo obbligo per tutti i magistrati del P.M. che, anche fuori dell’esercizio delle funzioni, vengano a conoscenza di fatti costituenti reato.