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Timestamp: 2020-08-12 10:13:45+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 27357 del 24/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27357 del 24/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2019, (ud. 26/06/2019, dep. 24/10/2019), n.27357
sul ricorso 22358-2018 proposto da:
difeso dall’avvocato GIANPIETRO CONTARIN;
avverso la sentenza n. 185/5/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
26/06/2019 dal Consigliere GORI PIERPAOLO.
– Con sentenza n. 185/5/18 depositata in data 22 gennaio 2018 la Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna rigettava l’appello principale proposto da B.S. e quello incidentale dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 558/2/16 della Commissione tributaria provinciale di Modena, che aveva parzialmente accolto il ricorso del contribuente contro l’avviso di accertamento per II.DD. e IVA 2012 emesso a seguito del recupero a tassazione di redditi ritenuti provenienti da reato, in quanto percepiti dal B. nella sua qualità di amministratore di sostegno;
– Con il primo motivo di ricorso principale – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 -, l’Agenzia ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, per aver la CTR ritenuto non necessario prendere posizione sull’appropriazione da parte del contribuente di ricchezze dei propri assistiti in sede di amministrazione di sostegno, ritenendo di condividere la decisione dei giudici di prime cure secondo cui la questione sarebbe priva di interesse in quanto somme non imponibili, in quanto la previsione di legge citata si riferirebbe solo all’attività economica produttiva di nuova ricchezza, mentre nel caso in esame le ricchezze erano già state tassate presso le vittime;
– Con il terzo motivo di ricorso incidentale – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 -, il contribuente censura l’omessa statuizione della CTR che ha ritenuto, in dipendenza della ritenuta non imponibilità delle somme oggetto di contestazione in quanto già tassate presso le presunte vittime, assorbita la questione secondo cui l’atto impositivo non distinguerebbe – ai fini dell’illegittima duplicazione dell’imposizione – i componenti positivi di reddito rinvenibili nel quaderno extracontabile reperito presso il contribuente, da quelli emergenti da indagini finanziarie e dalle presunte appropriazioni indebite;
– I motivi, da trattarsi congiuntamente e strettamente connessi in quanto il secondo è dipendente dal primo, sono fondati. La Corte reitera l’insegnamento secondo cui “In tema di imposte sui redditi, i proventi derivanti da fatti illeciti, rientranti nelle categorie reddituali di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, art. 6, comma 1, devono essere assoggettati a tassazione anche se il contribuente è stato condannato alla restituzione delle somme illecitamente incassate ed al risarcimento dei danni cagionati.”
“In tema di imposte sui redditi, la L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4, laddove stabilisce che nelle categorie di reddito di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 1, devono intendersi ricompresi i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificàbili come illecito civile, penale o amministrativo, costituisce non soltanto interpretazione autentica della normativa contenuta nel D.P.R. n. 917 del 1986, ma anche criterio ermeneutico decisivo per giungere ad identica conclusione con riguardo alla previgente disciplina del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, artt. 1 e 6, attesa la sostanziale identità della disciplina in ordine alla determinazione dei presupposti della tassazione. Ne consegue che il c. d. “pretium sceleris” si deve considerare come reddito imponibile (anche nel vigore del D.P.R. n. 597 del 1973), e ciò pure se il contribuente sia stato condannato alla restituzione delle somme illecitamente incassate ed al risarcimento dei danni cagionati.”
” In tema di imposte sui redditi, la L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4 – laddove stabilisce che nelle categorie di reddito di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 6, comma 1, devono intendersi ricompresi, se in esse classificabili, i proventi derivati da atti o da fatti qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo, se non già sottoposti a sequestro o confisca penale – trova applicazione anche alle somme percepite da soggetti che si siano prestati, in base ad accordi precedentemente intercorsi, a riversare dette somme a terzi a titolo di “tangente”, essendo del tutto irrilevante, quanto all’imponibilità di tale tipo di reddito, l’intenzione di non trattenerle nel proprio esclusivo interesse, bensì di trasmetterle a terzi in base ai suddetti accordi.”
– Con il primo motivo di ricorso incidentale – dedotto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – il contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c., comma 3, per aver la CTR affermato che l’avviso di accertamento non spiega effetto nei confronti del contribuente e rimane nella sfera interna dell’amministrazione finchè non portato a conoscenza del notificato e, dunque, erroneamente considerato legittimo l’avviso ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7;
– Con il secondo motivo di ricorso incidentale – dedotto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – il contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 12, comma 7, citato, per il mancato rispetto del termine dilatorio di rispetto del contraddittorio endoprocedimentale, per essere stato l’avviso impugnato notificato nel rispetto dei 60 giorni ma firmato dal responsabile amministrativo prima di tale termine;