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Timestamp: 2017-01-22 22:38:33+00:00
Document Index: 178312325

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 33', 'art. 230', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 230', 'sentenza ', 'art. 230', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 19', 'art. 393', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 403', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 306', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 47']

⭐DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994
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1 DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre A cura di G. Porcellana testo coordinato con le modifiche sino al 28/8/2003 D.Lgs. 19/9/1994, n. 6262 LEGENDA Osservazioni Sanzioni Note Giurisprudenza A cura di Giacomo Porcellana - Ispettore SPreSAL ASL 5 Rivoli (TO) Il presente documento è impostato in formato B5 e può essere stampato come fascicolo in formato A4 D.Lgs. 19/9/1994, n. 6263 DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994, n. 626 Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 2001/45/CE e 99/92/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro Titolo così sostituito dall'art. 1, c. 1, D.Lgs. 25/02. dall art. 1 del D.Lgs 233/03 e dall art. 2 del D.Lgs 235/03 Art. 1 (Campo di applicazione) 1. Il presente decreto legislativo prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici. 2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, dei servizi di protezione civile, nonché nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, degli archivi, delle biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche dello Stato, delle rappresentanze diplomatiche e consolari, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le norme del presente decreto sono applicate tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato, individuate con decreto del Ministro competente di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanità e della funzione pubblica. 3. Nei riguardi dei lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, nonché dei lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato, le norme del presente decreto si applicano nei casi espressamente previsti. 4. Le disposizioni di cui al presente decreto, si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e relative norme di attuazione. 4-bis. Il datore di lavoro che esercita le attività di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 e, nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, i dirigenti e i preposti che dirigono o sovraintendono le stesse attività, sono tenuti all'osservanza delle disposizioni del presente decreto. 4-ter. Nell'ambito degli adempimenti previsti dal presente decreto, il datore di lavoro non può delegare quelli previsti dall'art. 4, commi 1, 2, 4, lettera a), e 11 primo periodo. L art. 1 è stato parzialmente sostituito dall art. 1, comma 2, D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242 e successivamente modificato dall'art. 9, comma 22, D.L. 1 ottobre 1996, n DECRETO MINISTERIALE 14 giugno 2000, n Regolamento di attuazione dei decreti legislativi n. 277/1991, n. 626/1994 e n. 242/1996 in materia di sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro nell'ambito del Ministero della difesa (G.U. 13 ottobre 2000, n. 240). DECRETO MINISTERIALE 14 giugno 1999, n. 450 Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze connesse al servizio espletato nelle strutture della Polizia di Stato, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e degli uffici centrali e periferici dell'amministrazione della pubblica sicurezza, comprese le sedi delle autorità aventi competenze in 14 materia di ordine e sicurezza pubblica, di protezione civile e di incolumità pubblica, delle quali occorre tener conto nell'applicazione delle disposizioni concernenti il miglioramento della sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (G.U. 2 dicembre 1999, n. 283). DECRETO MINISTERIALE 29 settembre 1998, n. 382 Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze negli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni (G.U. 4 novembre 1998, n. 258). DECRETO MINISTERIALE 13 agosto 1998, n. 325 Regolamento recante norme per l'applicazione al Corpo della guardia di finanza delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nel luogo di lavoro (G.U. 10 settembre 1998, n. 211). DECRETO MINISTERIALE 5 agosto 1998, n. 363 Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze delle università e degli istituti di istruzione universitaria ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni (G.U. 21 ottobre 1998, n. 246). DECRETO MINISTERIALE 21 novembre 1997, n. 497 Regolamento recante attuazione delle direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori da parte delle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all'estero (G.U. 26 gennaio 1998, n. 20). DECRETO MINISTERIALE 29 agosto 1997, n. 338 Regolamento recante individuazione delle particolari esigenze delle strutture giudiziarie e penitenziarie ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni (G.U. 7 ottobre 1997, n. 234). MINISTERO LAVORO circolare 5 marzo 1998, n. 30 Ulteriori chiarimenti interpretativi del decreto legislativo n. 494/1996 e del decreto legislativo n. 626/1994. Art. 1, comma 3 - Lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato Con la locuzione "lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato", oltre che ai portieri, si deve far riferimento anche a tutti i lavoratori subordinati che prestino la loro attività nell'ambito di un condominio, con mansioni affini a quelle dei portieri. Da questi vanno esclusi, ovviamente, quanti prestino la loro attività con contratto di lavoro autonomo. Per quanto concerne, poi, l'adempimento degli obblighi di cui agli artt. 21 e 22 si precisa che l'informazione e la formazione possono essere svolte anche senza adempiere l'obbligo di valutazione dei rischi documentata per iscritto di cui all'art. 4, obbligo che non trova applicazione per i datori di lavoro in questione (amministratori di condominio). Pertanto, in tal caso, la formazione e l'informazione avranno ad oggetto i criteri comportamentali di sicurezza, relativi alle attività svolte, individuati al di fuori di una valutazione dei rischi documentata per iscritto. Art. 2 (Definizioni) 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per: a) lavoratore: persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche 25 speciale. Sono equiparati i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici. I soggetti di cui al precedente periodo non vengono computati ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale il presente decreto fa discendere particolari obblighi; b) datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera i), in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale; c) servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell'azienda, ovvero unità produttiva; d) medico competente: medico in possesso di uno dei seguenti titoli: 1) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro o in clinica del lavoro o in igiene e medicina preventiva o in medicina legale e delle assicurazioni ed altre specializzazioni individuate, ove necessario, con decreto del Ministro della sanità di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (*); 2) docenza o libera docenza, in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro; 3) autorizzazione di cui all'art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277; e) responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona designata dal datore di lavoro in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 8-bis; (**) f) rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona, ovvero persone, eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro, di seguito denominato rappresentante per la sicurezza; g) prevenzione: il complesso delle disposizioni o misure adottate o previste in tutte le fasi dell'attività lavorativa per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell'integrità dell'ambiente esterno; h) agente: l'agente chimico, fisico o biologico, presente durante il lavoro e potenzialmente dannoso per la salute; i) unità produttiva: stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico funzionale. Articolo così sostituito dall art. 2, comma 1, D.Lgs. 19 marzo 1996, n (*) Numero così modificato dall'art. 1-bis, D.L. 12 novembre 2001, n (**) lettera così modificata dal D.L.vo 195/03. 36 4 MINISTERO LAVORO circolare 7 agosto 1995, n. 102 Decreto legislativo 19/9/1994, n Prime direttive per l'applicazione. Titolo I 4. Significato del termine "stabilimento" E' opportuno chiarire che il termine "stabilimento", che peraltro compare esclusivamente all'art. 2, comma 1, lettera b), è stato usato nella medesima accezione lessicale del termine "unità produttiva" che appare nella successiva lettera c) e in altre numerose disposizioni del decreto legislativo in esame. Infatti, dal momento che detto provvedimento comprende nel suo campo di applicazione tutte le attività di produzione di beni o servizi esercitate da soggetti privati o pubblici, è sembrato più appropriato riferirsi all'unità produttiva, intesa a sua volta come la struttura dell'azienda produttrice di beni o di servizi, dotata di autonomia tecnico-funzionale e l'uso del termine stabilimento nella citata lettera a), è dovuto soltanto ad una non completa armonizzazione lessicale del testo. 5. Medico competente In relazione alla definizione di tale figura professionale, nell'art. 2, comma 1, lettera d), giova precisare che non si è inteso estendere - in una sede del resto solo definitoria e quindi impropria - l'area di intervento del medico competente, generalizzandola a tutti i settori di cui all'art. 1. L'area di intervento del medico competente è quindi quella definita nell'art. 16, comma 1, ove si precisa che la sorveglianza sanitaria, effettuata dal medico competente ai sensi del successivo comma 2, è richiesta solo nei casi previsti dalla normativa vigente, cioè quando la legislazione precedente (o anche quella di futura emanazione) faccia espressa previsione dell'intervento del medico competente, come ad esempio nel caso della tabella allegata all'art. 33 del D.P.R. n. 303/1956, del D.Lgs. n. 277/1991, ovvero dei titoli V, VI, VII ed VIII del decreto legislativo n. 626/1994 di che trattasi. MINISTERO LAVORO circolare 19 novembre 1996, n. 154 Ulteriori indicazioni in ordine all applicazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n Applicazione del D.Lgs. n. 626/1994 e successive modifiche ai collaboratori familiari di cui all art. 230 bis del codice civile Il campo di applicazione relativo ai soggetti beneficiari della tutela antinfortunistica e di igiene, viene individuato direttamente dall art. 1 e dall art. 2, lett. a), i quali indicano espressamente: 1) la tipologia generale dei lavoratori a cui si devono applicare le misure di tutela ( i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato anche speciale - art. 2, lett. a), primo periodo); 2) i soggetti da equiparare a questi ultimi anche se privi di un rapporto subordinato ( soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici - art. 2, lett. a), secondo periodo); 3) i lavoratori subordinati che devono essere esclusi (gli addetti ai servizi domestici e familiari - art. 2, lett. a), primo periodo); 4) i lavoratori subordinati per i quali le disposizioni si applicano parzialmente ( i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, nonchè i lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato). Come si vede, il descritto campo di applicazione non ricomprende i collaboratori familiari di cui alla disciplina dell art. 230 bis del codice civile, poichè questi ultimi non vi sono richiamati espressamente neanche tra gli equiparati, nè sono7 inquadrabili nella categoria dei lavoratori con rapporto di lavoro subordinato. Infatti, i collaboratori familiari, (il coniuge, i parenti entro il 3 grado, gli affini entro il 2 grado), sono rilevanti come tali per il nostro ordinamento giuridico proprio quando non sia configurabile un rapporto di lavoro subordinato o, comunque, un rapporto diverso da quello basato sull interesse familiare. Nè, d altra parte, l inclusione dei collaboratori familiari tra i soggetti beneficiari della tutela può essere desunta in via interpretativa dall inclusione dei datori di lavoro delle aziende familiari tra i soggetti destinatari di alcuni obblighi, poichè il datore di lavoro delle aziende familiari si caratterizza per la possibilità di organizzare nella sua impresa sia il lavoro dei collaboratori familiari sia il lavoro di terzi salariati, essendo ininfluente la dimensione dell impresa stessa. Quindi, gli obblighi a carico degli imprenditori familiari sorgono soltanto in presenza e nei riguardi dei suoi eventuali lavoratori o subordinati, o dei soggetti equiparati rientranti nelle definizioni di cui agli articoli 1 e 2, comma 1. Del resto, già la Corte costituzionale, con sentenza n. 212 del 3 maggio 1993 ha confermato il principio che la normativa antinfortunistica e di igiene non può trovare applicazione all impresa familiare poichè questa è permeata di legami affettivi, onde sarebbe problematico l incastro di obblighi e doveri sanzionati attraverso ipotesi di reato procedibili d ufficio. Concludendo, le argomentazioni suesposte conducano ad una risposta negativa al quesito posto, nel senso che le disposizioni di cui ai decreti legislativi n. 626/1994 e n. 242/1996 non trovano applicazione nei confronti dei collaboratori familiari di cui all art. 230 bis del codice civile. Coerentemente, i collaboratori familiari non devono essere computati ai fini dell applicazione dei diversi istituti normativi condizionati da una determinata consistenza numerica. 3. Criteri di computo dei dipendenti ai fini dell applicazione dei diversi istituti normativi del D.Lgs. n. 626/1994 e successive modifiche, condizionati da una determinata consistenza numerica dei dipendenti L art. 2, comma 1, lett. a), 3 e 4 periodo, ai fini della determinazione del numero di dipendenti dal quale il decreto fa discendere particolari obblighi, esclude dal computo, per espressa disposizione, gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici. Inoltre, devono considerarsi esclusi in quanto non rientranti o ricompresi parzialmente nell ambito di applicazione del decreto, anche gli addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877 e i lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato (artt. 1, comma 3 e 2, comma 1, lett. a). Infine, devono considerarsi esclusi in via interpretativa, facendo ricorso ai principali orientamenti della giurisprudenza in materia di dimensione delle imprese, i lavoratori in prova, i sostituti dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto e i volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n Infine, i dipendenti assunti a termine (stagionali) vanno computati solo qualora il loro inserimento sia indispensabile per la realizzazione del ciclo produttivo e, con particolare riferimento alle aziende agricole, gli stagionali vanno computati solo se inclusi nell organigramma dell azienda (o dell unità produttiva) necessario ad assicurarne la normale attività per l intera annata agraria o, quantomeno per un rilevante periodo di essa. Sempre con riferimento alle aziende agricole, fa eccezione a detto principio il caso previsto dall art. 10 del decreto in esame, per la cui applicazione si stabilisce espressamente il computo dei dipendenti va effettuato con riferimento ai soli addetti assunti a tempo indeterminato (allegato I, 58 6 nota n. 2). Al contrario, devono considerarsi computabili i dipendenti con rapporto di lavoro subordinato anche speciale, i soci lavoratori di cooperative di società anche di fatto, gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale, avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Inoltre, dovranno essere altresì ritenuti computabili, anche i giovani assunti con contratto di formazione lavoro, gli apprendisti, i titolari di rapporto di lavoro subordinato sportivo, i lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro, i lavoratori in trasferta, e i lavoratori a tempo parziale in misura corrispondente al numero di ore contrattualmente previste. MINISTERO LAVORO circolare 20 dicembre 1996, n. 172 Ulteriori indicazioni in ordine all applicazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 come modificato del decreto legislativo 10 marzo 1996, n ) Campo di applicazione soggettivo del D.Lgs. n. 626/1994 e successive modifiche Il decreto legislativo n. 626/1994, modificato dal decreto legislativo n. 242/1996, all art. 1, comma 1 stabilisce che le disposizioni in esso contenute si applicano a tutela dei lavoratori durante il lavoro e il successivo art. 2, al comma 1, afferma che per lavoratore si deve intendere, a parte le esclusioni specificatamente indicate all art. 1, comma 3, a) la persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro (...) con rapporto di lavoro subordinato anche speciale ; b) i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi (...). Come si evince dall analisi del testo, l elemento da cui il legislatore fa discendere l applicazione delle norme protettive è l esistenza di una prestazione svolta in regime di subordinazione, secondo i canoni previsti dal codice civile; ossia, di una prestazione svolta in una situazione di soggezione al potere gerarchico, direttivo e disciplinare di un datore di lavoro e dei collaboratori di queste da cui gerarchicamente dipende il lavoratore. Sulla scorta di questo principio desunto dalla disposizione che delimita il campo di applicazione soggettivo e fatte salve le sole ipotesi espressamente equiparate dall art. 2, è conseguenziale escludere dall ambito della tutela prevenzionistica obbligatoria del decreto legislativo in oggetto: 1) i lavoratori autonomi (art cod. civ. e seg.); 2) i lavoratori con rapporto di agenzia e di rappresentanza commerciale; 3) gli associati in partecipazione (art cod.civ.); 4) i soci di cooperative o di società, anche di fatto, che non prestino attività lavorativa. Pertanto, per i lavoratori autonomi che non abbiano alle loro dipendenze lavoratori subordinati, le norme del D.Lgs. n. 626/1994 e successive modifiche non trovano applicazione; mentre, nell ipotesi che un imprenditore affidi loro dei lavori all interno della sua azienda o dell unità produttiva, egli è tenuto all adempimento dei soli obblighi stabiliti dall art. 7 dello stesso decreto. Con riferimento ai titolari di studi professionali, va detto che il decreto legislativo n. 626/1994 trova ad essi applicazione solo ed esclusivamente nell ipotesi in cui abbiano alle loro dipendenze uno o più lavoratori subordinati, sia nel caso di un solo professionista titolare dello studio, sia nel caso di più professionisti contitolari. Se i lavoratori subordinati sono in numero inferiore ad 11, gli studi professionali rientreranno nella fattispecie prevista dall art. 4, comma 11. MINISTERO LAVORO circolare 5 marzo 1997, n. 28 Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche - Direttive applicative.9 Individuazione datore di lavoro nei condomini Ai fini dell'assolvimento degli obblighi di informazione e formazione nei confronti dei lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato, derivanti dall'art. 1 comma 3, il datore di lavoro nei condomini va individuato nella persona dell'amministratore condominiale pro-tempore. Assoggettabilità alla normativa di prevenzione infortuni ed igiene del lavoro delle imprese individuali il cui titolare si avvale di collaboratori familiari Nell'ipotesi di un'impresa artigiana costituita in forma individuale, la tutela antinfortunistica e di igiene va apprestata obbligatoriamente nel caso in cui i collaboratori familiari prestino la loro attività in maniera continuativa e sotto la direzione di fatto del titolare. Nella ipotesi invece in cui tale subordinazione di fatto non sussista e il familiare esplichi saltuariamente la propria attività per motivi di affezione gratuitamente ed in veste di alter ego del titolare, la tutela non va apprestata. MINISTERO LAVORO circolare 5 marzo 1998, n. 30 Ulteriori chiarimenti interpretativi del decreto legislativo n. 494/1996 e del decreto legislativo n. 626/1994. Collaboratori familiari di cui all'art. 230 bis del codice civile e collaboratori familiari nell'ambito di una ditta individuale Con la circolare n. 154/1996 è stato chiarito che i collaboratori familiari di cui alla disciplina dell'art. 230 bis del codice civile non sono inquadrabili nella categoria dei lavoratori con rapporto di lavoro subordinato. Con successiva circolare n. 28/1997, si è ulteriormente precisato che nell'ipotesi di una ditta individuale la normativa di prevenzione si applica ai collaboratori familiari solo nel caso in cui sia riscontrabile un preciso vincolo di subordinazione e non una semplice collaborazione tra familiari. Il vincolo di subordinazione tra familiari esiste sicuramente nell'ipotesi di formale assunzione con contratto del familiare o nell'ipotesi - che solo un giudice può individuare come tale - di subordinazione derivante da particolari situazioni di fatto. Pertanto, in mancanza di un regolare contratto di assunzione o di intervento dell'autorità giudiziaria, anche nel caso delle ditte individuali va presunta la semplice collaborazione tra familiari, assimilabile a quella dell'impresa familiare di cui all'art. 230 bis del codice civile, e quindi non trova applicazione la normativa di sicurezza che si applica ai lavoratori subordinati. Art. 3 (Misure generali di tutela) 1. Le misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori sono: a) valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza; b) eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile, loro riduzione al minimo; c) riduzione dei rischi alla fonte; d) programmazione della prevenzione mirando ad un complesso che integra in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive ed organizzative dell'azienda nonché l'influenza dei fattori dell'ambiente di lavoro; e) sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso; f) rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo; g) priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; 710 h) limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio; i) utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici, sui luoghi di lavoro; l) controllo sanitario dei lavoratori in funzione dei rischi specifici; m) allontanamento del lavoratore dall'esposizione a rischio, per motivi sanitari inerenti la sua persona; n) misure igieniche; o) misure di protezione collettiva ed individuale; p) misure di emergenza da attuare in caso di pronto soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave ed immediato; q) uso di segnali di avvertimento e di sicurezza; r) regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, macchine ed impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti; s) informazione, formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti, sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro; t) istruzioni adeguate ai lavoratori. 2. Le misure relative alla sicurezza, all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori. Art. 4 (Obblighi del datore di lavoro, del dirigente e del preposto) 1. Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, valuta tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro. (*) 2. All'esito della valutazione di cui al comma 1, il datore di lavoro elabora un documento contenente: a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; b) l'individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a); c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. 3. Il documento è custodito presso l'azienda ovvero l'unità produttiva. 4. Il datore di lavoro: a) designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all'azienda secondo le regole di cui all'art. 8; b) designa gli addetti al servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all'azienda secondo le regole di cui all'art. 8; c) nomina, nei casi previsti dall'art. 16, il medico competente. 5. Il datore di lavoro adotta le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori, e in particolare: a) designa preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza; b) aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione; c) nell'affidare i compiti ai lavoratori tiene conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza; 811 d) fornisce ai lavoratori i necessari e idonei dispostivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione; e) prende le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico; f) richiede l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione; g) richiede l'osservanza da parte del medico competente degli obblighi previsti dal presente decreto, informandolo sui processi e sui rischi connessi all'attività produttiva; h) adotta le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dà istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa; i) informa il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione; l) si astiene, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato; m) permette ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante per la sicurezza, l'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute e consente al rappresentante per la sicurezza di accedere alle informazioni ed alla documentazione aziendale di cui all'art. 19, comma 1, lettera e); n) prende appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l'ambiente esterno; o) tiene un registro nel quale sono annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno. Nel registro sono annotati il nome, il cognome, la qualifica professionale dell'infortunato, le cause e le circostanze dell'infortunio, nonché la data di abbandono e di ripresa del lavoro. Il registro è redatto conformemente al modello approvato con decreto dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Commissione consultiva permanente, di cui all'art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e successive modifiche, ed è conservato sul luogo di lavoro, a disposizione dell'organo di vigilanza. Fino all'emanazione di tale decreto il registro è redatto in conformità ai modelli già disciplinati dalle leggi vigenti; p) consulta il rappresentante per la sicurezza nei casi previsti dall'art. 19, comma 1, lettere b), c) e d); q) adotta le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell'evacuazione dei lavoratori, nonché per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell'attività, alle dimensioni dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, e al numero delle persone presenti. 6. Il datore di lavoro effettua la valutazione di cui al comma 1 ed elabora il documento di cui al comma 2 in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, nei casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza. 7. La valutazione di cui al comma 1 e il documento di cui al comma 2 sono rielaborati in occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori. 8. Il datore di lavoro custodisce, presso l'azienda ovvero l'unità produttiva, la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, con salvaguardia del segreto professionale, e ne consegna copia al lavoratore stesso al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, ovvero quando lo stesso ne fa richiesta. 9. Per le piccole e medie aziende, con uno o più decreti da emanarsi entro il 31 marzo 1996 da parte dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente 912 per la prevenzione degli infortuni e per l'igiene del lavoro, in relazione alla natura dei rischi e alle dimensioni dell'azienda, sono definite procedure standardizzate per gli adempimenti documentali di cui al presente articolo. Tali disposizioni non si applicano alle attività industriali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, alle centrali termoelettriche, agli impianti e laboratori nucleari, alle aziende estrattive ed altre attività minerarie, alle aziende per la fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, e alle strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private. 10. Per le medesime aziende di cui al comma 9, primo periodo, con uno o più decreti dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e per l'igiene del lavoro, possono essere altresì definiti: a) i casi relativi a ipotesi di scarsa pericolosità, nei quali è possibile lo svolgimento diretto dei compiti di prevenzione e protezione in aziende ovvero unità produttive che impiegano un numero di addetti superiore a quello indicato nell'allegato I; b) i casi in cui è possibile la riduzione a una sola volta all'anno della visita di cui all'art. 17, lettera h), degli ambienti di lavoro da parte del medico competente, ferma restando l'obbligatorietà di visite ulteriori, allorché si modificano le situazioni di rischio. 11. Fatta eccezione per le aziende indicate nella nota (1) dell'allegato I, il datore di lavoro delle aziende familiari nonché delle aziende che occupano fino a dieci addetti non è soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3, ma è tenuto comunque ad autocertificare per iscritto l'avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi e l'adempimento degli obblighi ad essa collegati. L'autocertificazione deve essere inviata al rappresentante per la sicurezza. Sono in ogni caso soggette agli obblighi di cui ai commi 2 e 3 le aziende familiari nonché le aziende che occupano fino a dieci addetti, soggette a particolari fattori di rischio, individuate nell'ambito di specifici settori produttivi con uno o più decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, delle risorse agricole alimentari e forestali e dell'interno, per quanto di rispettiva competenza. 12. Gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare, ai sensi del presente decreto, la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, restano a carico dell'amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e manutenzione. In tal caso gli obblighi previsti dal presente decreto, relativamente ai predetti interventi, si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all'amministrazione competente o al soggetto che ne ha l'obbligo giuridico. Articolo così sostituito dall art. 3, comma 1, D.Lgs. 19 marzo 1996, n (*) modificato dall art. 21 della Legge 39/2002 Datore di lavoro (commi 2, 4, lettera a), 6, 7 e 11, primo periodo) Datore di lavoro ed il dirigente comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q) arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da Euro a Euro arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da Euro a Euro 1013 Datore di lavoro (commi 2, 4, lettera a), 6, 7 e 11, primo periodo) Datore di lavoro ed il dirigente comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q) commi 4, lettere b) e c), 5, lettere c), f), g), i), m) e p) commi 5, lettera o), e 8 Preposti comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q) comma 5, lettere c), f), g), i) e m) arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da Euro a Euro arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da Euro a Euro arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 516 Euro a Euro sanzione amministrativa pecuniaria da 516 Euro a Euro L arresto sino a due mesi o con l'ammenda da 258 Euro a Euro l'arresto sino a un mese o con l'ammenda da 154 Euro a 516 Euro MINISTERO LAVORO circolare 7 agosto 1995, n. 102 Decreto legislativo 19 settembre 1994, n Prime direttive per l'applicazione. 2. La valutazione del rischio Presupposto della nuova disciplina è, come detto, l'individuazione di tutti i fattori di rischio esistenti in azienda e delle loro reciproche interazioni, nonché la valutazione della loro entità, effettuata, ove necessario, mediante metodi analitici o strumentali. A tale riguardo appare opportuno riportare di seguito, ai fini di una uniforme comprensione dei termini usati, le definizioni dei termini "pericolo", "rischio" e "valutazione del rischio" così come accettati a livello comunitario: pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (per esempio materiali o attrezzature di lavoro, metodi e pratiche di lavoro, ecc.) avente il potenziale di causare danni; rischio: probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni di impiego, ovvero di esposizione, di un determinato fattore; valutazione del rischio: procedimento di valutazione della possibile entità del danno, quale conseguenza del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori nell'espletamento delle loro mansioni, derivante dal verificarsi di un pericolo sul luogo di lavoro. Si comprende così che la valutazione del rischio è lo strumento fondamentale che permette al datore di lavoro di individuare le misure di prevenzione e di pianificarne l'attuazione, il miglioramento ed il controllo al fine di verificarne l'efficacia e l'efficienza. In tale contesto, naturalmente, si potrà confermare le misure di prevenzione già in atto, o decidere di modificarle, per migliorarle in relazione alle innovazioni di carattere tecnico od organizzativo sopravvenute in materia di sicurezza. L'atto finale di detta procedura è costituito dal documento ex art. 4, comma 2, documento che diviene punto di riferimento del datore di lavoro, e di tutti gli altri soggetti aziendali che intervengono nelle attività rivolte alla sicurezza. Premesso che restano nella sfera delle autonome determinazioni del datore di lavoro l'individuazione e l'adozione dei criteri di impostazione ed attuazione della valutazione dei rischi - della quale è chiamato a rispondere in prima persona - si ritiene comunque utile illustrare con qualche maggior dettaglio quanto disposto dal citato art. 4, comma 2. Si ricorda inoltre che, per le piccole e medie aziende, è in via di predisposizione il decreto interministeriale che recherà, come previsto dall'art. 4, comma 9, le 1114 12 procedure standardizzate per gli adempimenti documentali relativi alla valutazione del rischio. Riguardo alla relazione sulla valutazione (art. 4, comma 2, lettera a), si dovranno fornire indicazioni almeno su: le realtà operative considerate, eventualmente articolate nei diversi ambienti fisici, illustrando gli elementi del ciclo produttivo rilevanti per l'individuazione e la valutazione dei rischi, lo schema del processo lavorativo, con riferimento sia ai posti di lavoro, sia alle mansioni ed ogni altro utile dato; le varie fasi del procedimento seguito per la valutazione dei rischi; il grado di coinvolgimento delle componenti aziendali, con particolare riferimento al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. A tale proposito si rammenta che le modalità di elezione del rappresentante per la sicurezza dovranno essere stabilite dalla contrattazione collettiva, e solo in subordine dal Ministero del lavoro, se venisse comunicata l'impossibilità di raggiungere un accordo, circostanza per ora non verificatasi. A tale proposito si chiarisce che la valutazione del rischio deve comunque essere effettuata entro la scadenza stabilita, anche se la consultazione del rappresentante per la sicurezza non potesse essere effettuata che in epoca successiva; le professionalità e risorse interne ed esterne cui si sia fatto eventualmente ricorso. Per quel che concerne i criteri adottati (art. 4, comma 2, lettera a), si dovranno fornire indicazioni almeno su: 1. pericoli e rischi correlati; 2. le persone esposte al rischio prese in esame, nonchè gli eventuali gruppi particolari (a tale riguardo si precisa che per gruppi particolari si devono intendere quelle categorie di lavoratori per i quali, rispetto alla media dei lavoratori, i rischi relativi ad un medesimo pericolo sono comparativamente maggiori per cause soggettive dipendenti dai lavoratori stessi, evidenziate, naturalmente, a seguito della valutazione dei rischi); 3. i riferimenti normativi adottati per la definizione del livello di riduzione di ciascuno dei rischi presenti; 4. gli elementi di valutazione usati in assenza di precisi riferimenti di legge (norme di buona tecnica, codici di buona pratica, ecc.), per giungere alle medesime conclusioni di cui ai punti 3 e 4. Relativamente alle indicazioni sulle misure di protezione e prevenzione definite (art. 4, comma 2, lettera b), sarà opportuno illustrare: gli interventi risultati necessari a seguito della valutazione, e quelli programmati per conseguire una ulteriore riduzione di rischi residui; le conseguenti azioni di informazione e formazione dei lavoratori previste; l'elenco dei mezzi di protezione personali e collettivi messi a disposizione dei lavoratori. Relativamente al programma di attuazione delle misure di prevenzione (art. 4, comma 2, lettera c), sarà opportuno illustrare: l'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione; il programma per l'attuazione ed il controllo dell'efficienza delle misure di sicurezza poste in atto; il piano per il riesame periodico od occasionale della valutazione, anche in esito ai risultati dell'azione di controllo. Il documento in questione dovrà poi essere accompagnato da ogni utile documentazione, in particolare da quella specificamente indicata nei singoli titoli e capi del decreto legislativo. E' appena il caso infatti di sottolineare che ogni qualvolta in una normativa particolare riguardante la sicurezza sul lavoro, quali il decreto legislativo n. 277/1991 o i titoli specifici contenuti nello stesso decreto legislativo n. 626/1994,15 si richieda una specifica valutazione di un rischio particolare, detta valutazione dovrà essere integrata come complemento essenziale nella più generale valutazione del rischio di cui si parla nell'art. 4, comma 2. MINISTERO LAVORO circolare 5 marzo 1997, n. 28 Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche - Direttive applicative. Trasferimento di sede Nell'ipotesi in cui il datore di lavoro, successivamente all'assolvimento degli obblighi di valutazione dei rischi e di compilazione del documento di cui all'art. 4, comma 2, trasferisca la propria attività in altra sede, lo stesso è tenuto ad aggiornare la valutazione dei rischi ed il documento pertinente, in analogia a quanto previsto dal comma 7 del citato art. 4, al fine di tener conto dei cambiamenti avvenuti, in particolare per quanto riguarda l'ambiente di lavoro. Tenuta del registro infortuni L'art. 4 comma 5 lett. o) prevede per il datore di lavoro la tenuta di un registro infortuni "nel quale siano annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un'assenza dal lavoro". Il decreto del Ministro del lavoro del 5 dicembre 1996 ha modificato unicamente la nota esplicativa all'allegato B del decreto ministeriale 12 settembre 1958 relativo al modello di registro precisando che l'obbligo di registrazione sussiste quando l'infortunio comporta "l'assenza di almeno un giorno escluso quello dell'evento". L'ampliamento delle registrazioni (da 3 giorni a 1 giorno) è finalizzato unicamente alla raccolta di dati statistici utili a fini prevenzionistici. La nuova disposizione ha mutato solo per tale aspetto i contenuti dell'art. 403 del D.P.R. n. 547/1955. In relazione a quanto sopra conservano la loro validità le motivazioni della circolare n. 537 del 3 febbraio 1959 che, in riferimento all'obbligo di conservazione del registro sul luogo di lavoro, ha fornito indicazioni applicative in ordine ad alcune fattispecie. In particolare la circolare ha chiarito che, nel caso di attività di breve durata, caratterizzata da mobilità o svolta in sedi con pochi lavoratori e priva di adeguata attrezzatura amministrativa, l'obbligo in questione si ritiene assolto anche nell'ipotesi in cui il registro in questione sia tenuto nella sede centrale dell'impresa, sempre che tali attività non siano dislocate oltre l'ambito provinciale. La verifica concreta di tale situazione è ovviamente rimessa all'apprezzamento dell'organo di vigilanza. DECRETO MINISTERIALE 5 dicembre 1996 Procedure standardizzate per gli adempimenti documentali ai sensi dell art. 4, comma 9, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, modificato ed integrato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242 (G.U. 16 dicembre 1996, n. 294). Art. 1 Le piccole e medie imprese di cui all allegato 1 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242, tenuto conto della natura del rischio, possono utilizzare il modello allegato al presente decreto, per la redazione del documento di cui all art. 4, comma 2, del citato decreto legislativo. Allegato Premessa Il modello che segue è stato messo a punto per agevolare i datori di lavoro esercenti piccole e medie imprese nella redazione del documento di cui all art. 4, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n16 Va chiarito, preliminarmente, che esso non sostituisce il processo di valutazione dei rischi dell art. 4, comma 1 del suddetto decreto, nè costituisce una linea guida per effettuare tale valutazione, anche se fa propri, implicitamente, alcuni dei criteri che si ritengono essenziali per la buona riuscita di tale processo. In particolare esso è indirizzato alle aziende di piccole e medie dimensioni caratterizzate da una bassa incidenza di rischio. Questa traccia deve, in ogni caso, essere considerata un riferimento non obbligatorio, che il datore di lavoro, se vuole, può utilizzare come guida alla compilazione della già richiamata relazione. L imprenditore che intende servirsi di questo modello tenga presente che esso va compilato in tutte le sue parti e corredato dalla documentazione di volta in volta suggerita, semprechè tale modello sia idoneo ad illustrare la reale situazione aziendale. Esso consente al datore di lavoro di documentare che in azienda è stato attuato (naturalmente nei modi congruenti con l entità dell azienda e dei corrispondenti fattori di rischio) un sistema per tenere sotto controllo i rischi (esso sarà utile in particolare a quei datori di lavoro che, in forza delle disposizioni dell art. 10 del decreto in questione, intendono assumere personalmente il compito e le responsabilità del servizio di prevenzione e protezione). Altro obiettivo conseguibile è quello di documentare che la valutazione dei rischi è stata fatta nel rispetto dei criteri formali (coinvolgimento delle persone incaricate o associate, tempi di attuazione, consultazione delle parti interessate) e sostanziali (concretezza, globalità, congruenza, programmazione delle misure, ecc.) che la legge prescrive al riguardo. Suggerimenti per la compilazione Il modello è redatto con differenti caratteri tipografici, ognuno dei quali ha un preciso significato funzionale: - le parti composte con questo tipo di carattere (normale) costituiscono il testo base del documento e corrispondono a quella parte di esso che deve essere necessariamente ripresa dal compilatore per dare (fornendo dati, informazioni, o notizie) completezza all intero documento; - le parti composte con questo tipo di carattere (corsivo di corpo normale) corrispondono a parti di testo opzionali e già predisposte, e che il compilatore può utilizzare per fornire indicazioni accessorie avvero per scegliere tra le possibili frasi o situazioni quelle che si riferiscono alla particolare situazione che lo riguarda; - le parti composte con questo tipo di carattere (corsivo di altezza ridotta) forniscono indicazioni per integrare punti particolari ovvero suggeriscono quali dati o riferimenti possono essere usati per dare ulteriore evidenza a quanto già dichiarato. 14 Delle caselle vanno barrate solo quelle in corrispondenza dei dati o delle indicazioni pertinenti alla situazione descritta. Modello Il presente documento è redatto ai sensi dell art. 4, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n Esso sintetizza il complesso delle operazioni svolte ai fini della valutazione di cui17 all art. 4 comma 1 del predetto decreto. Il presente documento si articola nelle seguenti sezioni: a) relazione b) indicazione dei criteri seguiti c) individuazione delle misure d) programma per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza e) documentazione di supporto. Relazione Azienda (ragione sociale) Sede sociale Rappresentante legale Sede dell azienda o dell unità produttiva (cui è riferito il documento) Attività svolta o esercitata (oggetto d impresa) Nome del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (se diverso dal datore di lavoro) Numero delle persone dipendenti dall azienda Numero delle persone addette all unità produttiva Breve descrizione dell attività lavorativa (con particolare riferimento agli elementi di rilevanza ai fine della sicurezza: rischi, modelli organizzativi, lavoro articolato su turni, notturno, in cantieri fissi/mobili, ecc.) Indicazione delle caratteristiche tecniche significative per la sicurezza (attrezzature ed impianti, cicli di lavorazione, mansioni o operazioni particolarmente pericolose, ecc.) Data, o periodo di effettuazione (della valutazione cui si riferisce il documento) La valutazione è stata effettuata dal datore di lavoro: in collaborazione con: interno servizio di prevenzione e protezione (indicare quale) servizio di prevenzione e protezione esterno medico competente (indicare il nome) 1518 altra consulenza tecnica (specificare quale) altra consulenza sanitaria (specificare quale) Il rappresentante dei lavoratori (dipendente/territoriale/ di comparto) (indicare il nome, la data di designazione da parte dei lavoratori, se conosciuta, e quella in cui è pervenuta all azienda la relativa comunicazione) è stato consultato: significativa/e) preventivamente (indicare la/le data/e la/e data/e durante lo svolgimento della valutazione (indicare significativa/e) non è stato nominato Coinvolgimento dei lavoratori dipendenti: 16 sì mediante:19 intervista questionario a schede colloquio altro (specificare) no Altre indicazioni o osservazioni Criteri seguiti Si dà di seguito l elenco dei fattori di pericolo presi in considerazione (segue elenco) Nella valutazione si è tenuto conto dei lavoratori dipendenti dell azienda ed anche delle persone non dipendenti, ma presenti occasionalmente in azienda. I rischi rilevati sono i seguenti (segue indicazione o descrizione) Per la stima dei rischi rilevati sono stati presi a riferimento gli elementi seguenti: (segue indicazione) - regolamentazione di legge (specificare quale); - norme di buona tecnica (specificare quali); - principi generali di cui all art. 3 D.Lgs. n. 626/1994; - altri (indicare quali) Indicazione delle misure 1720 Le misure di sicurezza conseguenti alla valutazione dei rischi sono quelle sottoindicate e suddivisi in: a) misure per migliorare ulteriormente (in rapporto alla sviluppo del progresso della tecnica prevenzionistica) situazioni già conformi; b) misure per dare attuazione alle nuove disposizioni introdotte dal D.Lgs. n. 626/1994 nel testo modificato del D.Lgs. n. 242/1996. Per i lavoratori che necessitano della sorveglianza sanitaria ai sensi della legislazione vigente sono stati definiti i relativi contenuti della sorveglianza stessa. Si dà di seguito l elenco dei dispositivi di protezione individuale messi a disposizione dei lavoratori (segue elenco). Programma di miglioramento Il programma per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza è stato fatto come indicato di seguito: a) è stato definito un programma di controllo delle misure di sicurezza attuate per verificarne lo stato di efficienza e di funzionalità; b) è stato stabilito un programma di revisione periodica della valutazione dei rischi (solo per gli artt. 63 comma 5, e 78 comma 3) con le seguenti modalità (indicare le modalità); c) è in atto/definito/ (altro) un piano di informazione e formazione per i lavoratori dipendenti che viene/sarà/ è stato svolto: in collaborazione con le organizzazioni sindacali in proprio con la collaborazione di organismi paritetici altro (specificare) d) eventuali altre azioni (in relazione ai risultati della revisione periodica di cui 18 Vedere altro
PARTE IV LEGGI E DECRETI Decreto Legislativo 626/94 T I T O L O I C a p o I D i s p o s i z i o n i g e n e r a l i A r t i c o l o 3 M i s u r e g e n e r a l i d i t u t e l a 1. Le misure generali per Dettagli DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994
DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994 626 A cura di G. Porcellana e M. Montrano testo coordinato con le modifiche sino al 18/03/2006 In appendice viene riportato il testo del DECRETO LEGISLATIVO 19/08/2005, Dettagli D. Lgs. 626/94. Testo coordinato con le modifiche: D.Lgs. 242/96; D.Lgs. 359/99; D.Lgs. 66/2000; Legge 422/2000; Legge 1/2002.
1 DECRETO LEGISLATIVO 19 Settembre 1994, n 626 TESTO COORDINATO CON D.LGS. 19 Marzo 1996 n 242, DI MODIFICA, CON D.LGS. 4 Agosto 1999 n 359, CON D.M. 12 Novembre 1999 e CON D.LGS. 25 Febbraio 2000 n 66 Dettagli D.Lgs. 19 Settembre 1994, n. 626 aggironata al 2004
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