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Timestamp: 2017-11-22 14:58:24+00:00
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 5 gennaio 2017, n.138
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 5 gennaio 2017, n.138MASSIMA
Nel 1996 Z.F. e Za.Gi. agirono nei confronti del fratello Z.G. e del nipote Z.T. perché fosse accertato che la compravendita in data 24 dicembre 1991, con la quale il padre z.g. - deceduto il (omissis) - aveva trasferito ai convenuti la nuda proprietà di un compendio immobiliare, dissimulava una donazione, o, in subordine configurava donazione indiretta, si procedesse alla riduzione e alla reintegra in natura della quota di legittima spettante ad essi attori, previa rescissione per lesione della divisione del testatore.
1.2. - Disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di C.M. , vedova di z.g. , il Tribunale di Venezia, con sentenza non definitiva n. 229 del 2001 e con sentenza definitiva n. 736 del 2003, rigettò le domande.
2. - La Corte d’appello, con la sentenza non definitiva n. 295 del 20 febbraio 2009, ha accolto l’appello principale proposto da Za.Gi. e dagli eredi di Z.F. , nel frattempo deceduto, ritenendo che l’atto di compravendita in data 24 dicembre 1991 configurasse donazione indiretta a favore di Za.Gu. e T. , per la parte di valore del bene eccedente la somma versata come corrispettivo. Con successiva sentenza non definitiva n. 484 del 9 marzo 2011, la Corte ha proceduto all’assegnazione in natura dei beni, sulla base del progetto denominato "seconda ipotesi" - Allegato 6) della relazione del CTU in data 12 novembre 2010, con conguaglio a carico di Za.Gu. e T. pari ad Euro 161.444,00. Con sentenza definitiva n. 295 del 19 aprile 2012, la Corte d’appello ha quindi provveduto al frazionamento catastale ai fini della trascrizione.
3. - Per la cassazione delle sentenze indicate hanno proposto ricorso Za.Gu. e T. , sulla base di dieci motivi.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 5 gennaio 2017, n.138 - Pres. Mazzacane – est. Picaroni
1. - Il ricorso è fondato nei termini di seguito precisati.
1.1. - Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 2935, 2946 cod. civ., in relazione agli artt. 763, 737 e 1415 cod. civ., con riferimento alla sentenza non definitiva n. 295 del 2009 e alla sentenza definitiva, e si assume l’erroneità dell’affermazione della Corte d’appello, secondo cui l’azione di simulazione della compravendita stipulata in data 1 marzo 1973 tra il de cuius e Z.F. era prescritta al momento della introduzione del giudizio (1996).
1.3. - La doglianze prospettata è fondata.
1.4. - Come ripetutamente affermato da questa Corte, qualora l’erede agisca come legittimario a tutela della quota di riserva, proponendo domanda di riduzione di atti di trasferimento a titolo oneroso, previo accertamento della simulazione degli stessi in quanto dissimulanti donazione, il termine decennale di prescrizione dell’azione di simulazione decorre dal momento dell’apertura della successione, perché soltanto in tale momento si concretizza l’ipotizzata la lesione della quota di riserva del legittimario (ex plurimis e da ultimo, Cass., sez. 2, sent. n. 3932 del 2016).
2. - Con il secondo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione dell’art. 345 cod. proc. civ., con riferimento alla sentenza non definitiva n. 295 del 2009 e alla sentenza definitiva, e si contesta che la Corte d’appello aveva accertato la simulazione dell’atto di vendita del 24 dicembre 1991 sulla base di prove non erano emerse nell’istruttoria svolta nel giudizio di primo grado e che pertanto non potevano trovare ingresso in appello, in assenza di un provvedimento con cui la Corte d’appello ne affermasse l’indispensabilità.
3. - Con il terzo motivo si denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1417, 1350, 1470, 2721 ess., 2729 cod. civ., in relazione all’art. 115 cod. proc. civ., con riferimento alla sentenza non definitiva n. 295 del 2009 e alla sentenza definitiva, e si contesta che la Corte d’appello aveva accertato la simulazione relativa del contratto di compravendita del 24 dicembre 1991 sulla base di elementi di carattere indiziario-presuntivo, in assenza di principio di prova scritta.
3.1. - Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente perché investono la valutazione del quadro probatorio, sono infondate.
3.2. - La Corte d’appello ha accertato la simulazione relativa della compravendita in data 24 dicembre 1991 sulla base di un giudizio inferenziale che risulta corretto, oltre che esaustivamente e congruamente argomentato.
La Corte d’appello ha valorizzato tra l’altro il comportamento tenuto dagli 'acquirenti' in epoca successiva all’atto simulato, quale emergeva dall’atto di donazione in data 24 aprile 2006, con il quale Z.G. aveva ceduto, all’altro suo figlio Adriano, la quota di beni ricevuta dal de cuius, così parificando la posizione dei figli ai quali risultava infine devoluto, in parti uguali, l’intero patrimonio del de cuius. Da tale atto si desumeva altresì che Z.G. e i figli abitavano in luogo diverso dall’immobile oggetto della compravendita del 1991, pur avendo manifestato in sede di stipula della compravendita l’intento di adibire l’immobile a propria abitazione, e questo dato ulteriormente confermava che la natura simulata della regolamentazione di interessi risultante dalla compravendita.
3.3. - I ricorrenti contestano l’utilizzabilità dell’atto di donazione del 2006, in quanto prodotto solo in appello, ma la censura si rivela infondata, trattandosi di documentazione formatasi successivamente alla definizione del giudizio di primo grado, che la Corte d’appello ha valutato attendendosi ai principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità.
4. - Con il quarto motivo è denunciato vizio di motivazione sulla decisione di rigetto dell’appello incidentale condizionato, che era finalizzato all’accertamento della simulazione del contratto di compravendita stipulato in data 1 marzo 1973 tra il de cuius e Z.F. . I ricorrenti lamentano, in riferimento alla sentenza non definitiva n. 295 del 2009 e a quella definitiva, che la Corte d’appello si sarebbe limitata a ritenere infondato il gravame incidentale, senza argomentare, ed avrebbe inoltre affermato, contraddittoriamente, che la relativa domanda non era stata coltivata.
4.1. - La doglianza deve ritenersi assorbita nell’accoglimento del primo motivo di ricorso, avente ad oggetto l’erroneità della decisione sulla prescrizione dell’azione di simulazione. La ratio decidendi del rigetto dell’appello incidentale condizionato risiede, infatti, nel rilievo che l’azione di simulazione del contratto di compravendita in data 1 marzo 1973 fosse prescritta, mentre all’evidenzia costituisce affermazione ad abundantiam il richiamo generico fatto dalla Corte d’appello alla non fondatezza e alla mancata coltivazione della relativa domanda.
5. - Con il quinto motivo è denunciato vizio di motivazione, insufficiente e contraddittoria, sull’accertamento della simulazione relativa del contratto di compravendita del 24 dicembre 1991, con riferimento alla sentenza non definitiva n. 295 del 2009 e a quella definitiva. I ricorrenti contestano il giudizio di carattere presuntivo svolto dalla Corte d’appello, che in alcuni casi avrebbe ricavato elementi di valutazione da fatti che non erano emersi dall’istruttoria, e, in altri casi, avrebbe desunto conseguenze irragionevoli da fatti provati.
5.1. - La doglianza è assorbita nel rigetto del secondo e del terzo motivo di ricorso, nel quale si è già chiarito che la sufficienza e congruità della valutazione degli elementi indiziari effettuata dalla Corte d’appello.
6. - Con il sesto motivo è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 564, 489, secondo e terzo comma, 487, secondo comma, 488, primo comma, cod. civ., in riferimento alle sentenze non definitive (n. 295 del 2009 e n. 484 del 2011) e alla sentenza definitiva. I ricorrenti lamentano che la Corte d’appello non aveva verificato, pure sollecitata in via di eccezione, l’ammissibilità dell’azione di riduzione proposta dai legittimari Z.F. e Gi. nei confronti di Z.T. , che non era coerede, e quindi richiedeva la previa accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario. Peraltro trattandosi di condizione dell’azione, il relativo accertamento era demandato in via ufficiosa al giudice.
6.1. - La doglianza è infondata.
6.2. - Non v’è dubbio che l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario sia condizione di ammissibilità dell’azione di riduzione delle liberalità in favore di persone non chiamate alla successione come eredi, e come tale debba essere accertata d’ufficio dal giudice, anche in grado di appello (ex plurimis, Cass., sez. 2, sent. n. 18068 del 2012).
L’assenza di relictum rendeva quindi inapplicabile nel caso di specie la previsione contenuta nell’art. 564 cod. civ., in quanto, come ripetutamente affermato da questa Corte, la condizione della preventiva accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario - richiesta dall’art. 564 cod. civ. per la proposizione dell’azione di riduzione delle donazioni e dei legati - non si applica al legittimario che sia stato totalmente pretermesso dall’eredità (anche nel caso in cui abbia ricevuto beni dal de cuius 'a titolo di donazione ovvero si sia impossessato, dopo la sua morte, di beni ereditari), atteso che egli acquista la qualità di erede soltanto a seguito del favorevole esercizio dell’azione proposta (ex plurimis, Cass., sez. 2, sent. N. 13804 del 2006).
7. - Con i motivi dal settimo al decimo si contesta, con riferimento alla sentenza non definitiva n. 484 del 2011 e alla sentenza definitiva, la divisione del compendio ereditario, e in particolare si denuncia: a) violazione o falsa applicazione degli artt. 556 e 747 cod. civ., avuto riguardo all’assegnazione delle quote (motivo sub 7); b) contraddittorietà della motivazione, avuto riguardo alla determinazione del valore dei beni oggetto della divisione (motivo sub 8); c) vizio di motivazione nonché violazione o falsa applicazione degli artt. 556 e 747 cod. civ., avuto riguardo alla formazione della massa ereditaria dalla quale non erano state considerate le spese sostenute dai ricorrenti (motivo sub 9); d) violazione o falsa applicazione degli artt. 746 e 747 cod. civ. per avere la Corte d’appello disposto l’assegnazione in natura delle quote.
7.1. - Le doglianze rimangono evidentemente assorbite nell’accoglimento del primo motivo di ricorso, poiché la divisione presuppone risolte le questioni relative alla ricostituzione dell’asse ereditario.
8. - All’accoglimento del primo motivo di ricorso segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice che si designa nella Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, per il riesame dell’appello incidentale con riferimento all’accertamento della simulazione dell’atto in data 1 marzo 1973. Il giudice del rinvio provvederà anche a regolare le spese del giudizio di cassazione.