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Timestamp: 2019-02-16 16:08:11+00:00
Document Index: 69352762

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legge elttorale | Mario Donnini in Associazione Europa Libera
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1606.- Besostri: “Anche il Rosatellum è incostituzionale. Il voto non è libero, uguale e personale”
30 dicembre 2017 Costituzione, legge elttoralegendiemme
ROMA – “Alla mia età vorrei occuparmi dei miei nipoti. È un caso eccezionale che un Parlamento faccia tre leggi elettorali incostituzionali. Due ho contribuito a farle dichiarare tali. È vero che non c’è il due senza tre. Ma soprattutto: la sentenza fatta dopo le elezioni a cosa serve?”. Felice Besostri, avvocato, professore universitario, ex deputato socialista, è uno dei protagonisti delle battaglie giuridiche che hanno portato la Corte Costituzionale ha dichiarare parzialmente incostituzionali il Porcellum e l’Italicum. Adesso tenta un nuovo approccio per cercare di demolire il Rosatellum. Una legge elettorale, anche questa, che giudica tarlata da vizi di incostituzionalità perché “il voto non è sempre uguale, non è libero e non personale”.
ROSATELLUM, ECCO COME FUNZIONA. LA SCHEDA
Avvocato Besostri, perché il Rosatellun è incostituzionale?
“È incostituzionale in base alla sentenza della Consulta che affossò il Porcellum. In quella sentenza i giudici fanno un riferimento molto preciso ad una sentenza del Tribunale federale tedesco del 25 luglio 2012 sui mandati aggiuntivi. La nostra Corte, non avendo precedenti di annullamenti di leggi elettorali nazionali, li ha dovuti prendere da un ordinamento omogeneo che non avesse costituzionalizzato il sistema elettorale. Io poi aggiungo che il loro articolo 38 e il nostro 48 delle Costituzioni sono perfettamente sovrapponibili”.
Bene. Ma qui siamo ancora alle fonti…
“Quella sentenza dice che ciascun voto deve contribuire potenzialmente con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi. Quando il legislatore adotta il sistema proporzionale, anche in modo parziale, genera negli elettori la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio negli effetti del voto: ci deve essere una corrispondenza fra i voti in entrata e i seggi in uscita. Nel Rosatellum questo non avviene a causa di due elementi: l’assenza del voto disgiunto e dello scorporo”.
Avvocato, lo scorporo è l’oggetto più misterioso degli ultimi 25 anni di vita politica…
“Nel Rosatellum abbiamo eletti nella parte maggioritaria, collegio uninominale, e eletti nella parte proporzionale. Chi è eletto nel collegio uninominale ottiene sicuramente una percentuale di voti più alta di quella che mediamente a livello nazionale ottiene il suo partito o la sua coalizione. Siccome i suoi voti vanno ad aumentare la parte proporzionale, si altera il rapporto fra voti in entrata e seggi in uscita.
E questa è una furbata che non era prevista nel Mattarellum. In quella legge i voti serviti ad eleggere un parlamentare nella parte uninominale venivano detratti dalla parte proporzionale. E sempre in quella legge c’erano due schede e l’elettore poteva usare il voto disgiunto. Inoltre c’è anche il problema delle candidature multiple e delle liste Corte”.
Anche questo è argomento ostico…
“Le liste sono eccessivamente corte. E anche questa è una furbizia. Si vuol fare credere, e non è vero, che la Consulta si sia pronunciata per le liste corte. Il massimo dei candidati in un collegio plurinominale proporzionale è quattro, anche quando si debbano eleggere otto parlamentari. Nel caso in cui uno sia eletto sia nel proporzionale che nell’uninominale deve optare per l’uninominale. E se lo stesso è stato candidato cinque volte grazie alle candidature multiple previste dal Rosatellum, gli eleggibili nella parte proporzionale scendono da quattro a tre. In casi estremi anche a due.
In conclusione quando non ho un numero sufficiente da eleggere in una circoscrizione devo andare a cercarli in un’altra circoscrizione. E questo, secondo quella sentenza della Corte tedesca fatta propria dalla nostra, vìola il principio che nessun candidato può essere favorito o sfavorito dal comportamento elettorale di cittadini elettori di una circoscrizione diversa da quella in cui è candidato. Così il voto non è uguale fra una circoscrizione e un’altra”.
“Lo si può fare spiegando che si vìola anche il principio del voto personale. Con la lista corta io dovrei conoscere il candidato. Ma questo può portare all’apprezzamento o al disprezzo del candidato. Se non posso scegliere all’interno della lista viene meno la mia personalità di voto. Sono costretto a votare dei candidati che non apprezzo. E qui ritorna il problema dell’assenza del voto disgiunto. E quindi si profila l’incostituzionalità. Poi, come sempre il diavolo si annida nei dettagli…”.
“Guardiamo alle norme per l’elezione dei parlamentari del Trentino Altro Adige e del Molise. Nel voto nel Trentino Alto Adige il rapporto fra proporzionale e maggioritario si rovescia a favore della parte maggioritaria con sei deputati contro cinque. E questo non riguarda per nulla gli accordi De Gasperi-Gruber perché quella parte riguardava il Senato”.
Ma pure il Molise è nel mirino?
“Nel Molise due deputati sono eletti nel maggioritario e uno con il metodo proporzionale. Come si possa eleggere un deputato con il metodo proporzionale è da premio Fielis che corrisponde al Nobel per la matematica”.
Mattarella dovrebbe allora non promulgare?
“Dicono che promulga venerdì. Mi sembra un po’ troppo presto e io dico al Presidente che sarebbe meglio riflettere più a fondo. Ma quelle che ho elencato sono questioni di merito sulla legge. Ci sono invece questioni di metodo che sono state già sollevate davanti alla Corte per conflitto di attribuzioni. Per sollevarle, infatti, non serve che la legge sia promulgata, perché il conflitto di attribuzione si crede che sia stato già violato dai voti di fiducia”.
Il 12 dicembre la Consulta dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità di due ricorsi sulle modalità di approvazione dell’Italicum tramite la fiducia. Sono conflitti di attribuzione sollevati da quattro deputati e dai gruppi grillini di Camera e Senato. È evidente che c’è un nesso con il Rosatellum. E infatti i gruppi grillini hanno sollevato lo stesso conflitto di fronte alla Corte anche contro la fiduce sulla legge appena approvata. Ma singoli deputati e gruppi hanno questo potere?
“L’idea del potere del singolo deputato a ricorrere nel caso della violazione dell’organizzazione dello Stato è sostenuta dal giurista tedesco Georg Jellinik nel 1901. Non è dunque un’invenzione dell’avvocato Besostri, ed è stata ripresa nel 1991 dall’attuale giudice costituzionale Nicola Zanon.
Il professor Paolo Grossi presidente della Corte Costituzionale
Inoltre, due dei tre conflitti di attribuzione sono fatti a nome dei gruppi e la violazione delle regole sulla fiducia nel caso dell’approvazione delle leggi elettorali era presente anche nei ricorsi ai tribunali che portarono alle decisioni della Consulta. La Camera di Consiglio della Corte è segreta e non ci saranno contraddittori. Precedenti interorganici non ce ne sono. Ma la Corte, in maniera indiretta, ha riconosciuto che i gruppi sono organi del Parlamento”.
1605.- LE PROMESSE, CIOE’, LE MINACCE ELETTORALI: L’OCCASIONE FINALE PER UN “NO”. 48
30 dicembre 2017 legge elttorale, Stato Sociale, Unione europea, Welfaregendiemme
E questi propositi, nelle circostanze attuali, altro non sono che promesse elettorali, perché in tali termini vanno, da tutti voi, attentamente considerate; e immancabilmente, tutto questo va assunto nel connubio, ormai indistinguibile fra partiti di governo (in nome dell’€uropa dei mercati) e media di controllo, entrambi sospinti dall’incessante lavorio degli influencers,.
2. Questi operano dunque in un incessante processo circolare che alimenta di soluzioni di soccorso, – aggirantesi preferibilmente sull’unico grande tema del debito pubblico (con varianti imperdibili)-, la linea di governo €urotrainata, mentre, a loro volta, gli espertologi proponenti delle soluzioni, in contraccambio, ricevono la legittimazione preventiva – mediatica, naturalmente- a divenire futuri governanti o, quantomeno, consulenti dei massimi livelli dell’amministrazione politico-economica. Tra una (lucrosa) “porta girevole” e l’altra; sempre qui, pp. 6-7.
3. In questo circuito, non c’è più spazio, e nemmeno tempo da perdere, per l’ascolto dell’orientamento dell’elettorato – inteso come elemento sociale costitutivo dello Stato nonché titolare della sovranità-, all’interno di un processo, almeno formalmente, democratico.
Traduco in termini più diretti: ammesso che il voto possa non essere condizionato dallo strapotere mediatico di chi odia la Costituzione (quella vera, non quella filosofica dei banchieri “liberali”) e l’umanità stessa, l’idea precostituita è che comunque la futura agenda di governo non potrà e non dovrà tenerne conto. Tutto è già comunque deciso.
Rimarrebbe solo da ascoltare, per mesi di campagna elettorale, la reiterazione ossessiva, pluriennale, – che dico: pluridecennale!-, delle stesse “soluzioni”.
4. Siamo irreversibilmente, – ci dicono in tutti i modi sicché nessuno possa avere più dubbio alcuno-, in un mondo in cui i tecnici gestiscono mentre i mercati governano (Reichlin dixit, once and for ever): e, poiché il ruolo dei politici è di andare in televisione e sui big-media, per converso, il passaggio mediatico del tecnico emerge spontaneamente quale voce-dell’opinione-pubblica-che-non-può-essere-ignorata. Essa e soltanto essa, tra le molte che si levano da una società che pure mostra profondi segni di inquietitudine, è abilitata a segnare i limiti di (non)”significato”di ogni possibile espressione del voto:
Il voto, attesa la incomprensibilità, da parte dell’individuo comune-elettore, della realtà normativa naturale, è solo un processo subordinato di ratifica delle decisioni “impersonali” del mercato (questa sintesi è agevolmente ricavabile, ex aliis, da questo post e da quest’altro).
5. Ma una volta profilato come “atto dovuto”, senza alternative, il piegarsi preventivo ed incondizionato dell’elettorato alle esigenze del “lovuolel’€uropa”, le “soluzioni” assumono il carattere più preciso di minacce.
Promettere prelievi patrimoniali sulle proprietà immobiliari e sui conti correnti delle famiglie, nonché (oh, finalmente!) tagli feroci della spesa pubblica, uniti alle soluzioni più tipiche di welfare caritatevole, drasticamente alternativo alle politiche di piena occupazione, e conditi dalle immancabili riforme definitive della Costituzione in senso “liberale”, – in modo da ammantare prelievi e ferocia di una solenne legalità-, infatti, parrebbe in controtendenza clamorosa rispetto alle speranze e alle motivazioni di voto della schiacciante maggioranza degli italiani; ma, grazie al meccanismo della legge elettorale ed all’esistenza stessa, rectius all’accurata creazione, dei “3 poli”, non lo è.
Perché, come ormai dovreste aver imparato, un “no” non preceduto dal risveglio e dalla mobilitazione delle coscienze (p.2), dall’aver coltivato “lo spirito di scissione” gramsciano (inteso come chiara presa di distanza che non ammetta compromessi e paure), può sempre essere vanificato.
E questa con ogni probabilità potrebbe essere l’ultima volta che un “no” potrete ancora (utilmente per voi) esprimerlo. Almeno all’interno dei parametri democratici che, con eccessiva di prigrizia, si tende a dare per scontati.
E’ obbligo civile, e di legalità costituzionale, l’essere consapevoli che, questa volta, è veramente un’occasione finale. Com’è finale l’attacco del neo-liberismo globalista alle Costituzioni.
7. Non rimane, dunque, che fare la cronaca delle battute finali della “sceneggiatura” nel suo prossimo compimento, ricordandone le premesse strutturali:
“E quindi, come in Italia, si conferma che la “governabilità” (qui, pp. 2.1.4 e ss.) è una qualificazione di tipo tecnico-istituzionale che, se assunta come valore autosufficiente (cioè come indicatore di un’astratta funzionalità organizzativa che non si cura più del raggiungimento dei fini costituzionali dell’organizzazione stessa), finisce per assorbirne ogni altro, cioè per rendere irrilevante ogni contenuto e fine dell’indirizzo politico-elettorale.
Anzi, si potrebbe persino dire che l’apparente frammentazione partitica attuale sia un bene per il “governo dei mercati”: restituisce alle masse una sceneggiatura di contendibilità delle istituzioni (democratico-elettive) su varie, apparenti, versioni dell’indirizzo politico e così allontana la presa d’atto popolare sull’abolizione delle sovranità democratiche.
“I mercati governano, i tecnici gestiscono, i politici vanno in televisione”.
Quindi il destino delle masse €uropee è segnato”.
20 novembre 2017 legge elttorale, Politicagendiemme
Chi ha preso la gestione della Nazione vuole trasformare la campagna elettorale e la butta in caciara, rispolverando fascismo, antifascismo e comunismo, politicamente defunti; ma, peggio, incentiva un’altra guerra fratricida fra gli ignoranti e per seppellire ogni rigurgito d’italianità, ci ha invaso con milioni di barbari, che, dall’Italia degli italiani, vogliono solo il sangue e il sudore dei vivi, che cantano e ballano sul Sacrario dei Caduti. Vedo politici che non hanno mai, dico mai lavorato e poco hanno studiato, arricchirsi, mentre, sempre più poveri, ci avviciniamo al Natale.
Questi necrofori del popolo sviano la nostra attenzione ed eseguono la volontà dei loro padroni stranieri, invocando la perdita della nostra cittadinanza, ceduta insieme alla identità di valori della gente italica, sempre più vilipesi.
Hanno infiltrato e impostato la sinistra politica e sindacale per stroncare, poi, la destra con l’epiteto di fascista.
Non c’è destra e non c’è sinistra. C’è la dignità dei lavoratori: la Libertà; lavoratori privati del Lavoro e dello Stato sociale in nome di una falsa integrazione europea: falsa perché i salari, il welfare, l’assistenza ai poveri, quelli dei greci e presto anche degli italiani, non sono per niente quelli dei tedeschi.
L’architettura della Repubblica è fondata sul LAVORO e voleva essere fondata sulla PARTECIPAZIONE! Parliamo, perciò, dei LAVORATORI. Questa campagna elettorale è falsa perché la sua legge elettorale sarà dichiarata incostituzionale, ma dopo aver eletto un altro Parlamento illegittimo di gente scelta dai partiti del potere, che obbedirà al potere e non a noi elettori. Quindi, eleggerà altri presidenti e giudici illegittimi.
Questa non deve essere un’altra guerra politica fra antifascisti, comunisti e fascisti, come nel 1920 e dopo, negli anni 1943-1948. Mancano tutti i presupposti. Non ci sono le bande di assassini rossi o neri. Non ci sono giovani, nati durante il fascismo, difensori di quello Stato sociale che crebbe durante la dittatura, perché negli anni ’60 abbiamo fatto di meglio. Ma per poco! Una analogia, però, con quegli anni, c’è . I 2/3 dei partigiani erano rossi e volevano un’altra dittatura, rossa, ma dittatura. Oggi, quelli che si spacciano per partigiani accettano la dittatura di Bruxelles. Sono, INVECE, tutti rossi, ma, col cavolo che verrebbero con me in montagna a difendere la loro Repubblica! Stanno al caldo nelle loro case, riscuotono 4 milioni di contributi, fanno cene e cantano “Bella ciao”, i più furbi pensando alla greppia della politica.
Anche se non ha senso parlare di antifascismo e, poi, sposare una dittatura, siamo rimasti, sostanzialmente, a quegli anni, con una parte, senza né capo né coda, che chiede Libertà e una che vota, compatta, per una dittatura, ancora una volta filo tedesca, ma europea di nome, finanziaria di fatto. Chi paga è il popolo,la Nazione Italia invasa, spogliata e distrutta per la seconda e ultima volta dallo straniero.
Come sempre accade in queste sconfitte, c’è chi si vende e si ammanta del potere, si avvantaggia e si arricchisce con la fame degli altri.
Bando alla violenza e bandite i falsi!
19 ottobre 2017 Costituzione, legge elttoralegendiemme
Comitato per la Costituzione Padova
“Quale legge elettorale per quale rappresentanza ?” Incontro-dibattito con Lorenza Carlassare e Felice Besostri tenuto a Padova il 18 Ottobre 2017
Trascrizione dell’intervento della Professoressa Carlassare alla conferenza del 18/10/2017 con l’avv. Besostri in sala Paladin a Padova.
[Giuliana Beltrame]..ecco io chiederei alla professoressa Carlassare di introdurci proprio che cosa vuol dire rappresentanza che cosa vuol dire governabilità che cosa vuol dire non poter avere un parlamento che rappresenti effettivamente la realtà variegata del paese.
[Lorenza Carlassare]
In questi anni governabilità è parola che sentiamo ripetere continuamente, sembra proprio l’apice di tutti i desideri, la cosa più straordinaria . Vorrei però chiarire cosa vuol dire governabilità perché nella testa di chi usa questa parola sta a significare che si governa facilmente, senza ostacoli e fastidi: già questo mi piace poco perché in una democrazia costituzionale gli ostacoli devono esserci perché è costruita apposta per impedire alla maggioranza di fare tutto quello che vuole.
Quindi intendiamoci.
Secondo punto molto più modesto: ma è proprio vero che queste leggi garantiscono la governabilità? guardate ,sono anni che lo si diceva nel maggioritario :”col maggioritario
si garantisce la governabilità” . Il problema principale però è che i nostri politici confondono due cose assolutamente diverse, la governabilità con la stabilità , cioè con la durata del governo: ma se dura e non riesce a fare niente?
Basta ricordare la fine del governo Berlusconi, è durato un sacco di tempo e non si sapeva come costringerlo ad andarsene, ricordo tutti i giornali che dicevano come si può fare a farlo finire . Era una agonia lentissima, ma i numeri in parlamento non consentivano di sfiduciarlo . Non si riusciva a mandarlo a casa: un bel lavoro!
Ma quella è governabilità o è disgrazia? Francamente, voglio dire, il fatto che un governo si prolunghi nel tempo non serve a nulla se non è efficiente. Inoltre non mi piace la parola, perché come ha detto Zagrebelsky , governabilità in realtà vuol dire che siamo governabili perché la governabilità si riferisce a noi: cosa siamo, pecore governate ?
Comunque la governabilità non è nemmeno un valore costituzionale : la stessa Corte costituzionale quando ha annullato quella legge elettorale orribile con la sentenza numero 1 del 2014, ha detto che la governabilità è un valore importante che ha il suo pregio ma non ha nessuna possibilità di essere messa a raffronto con la rappresentanza, che è costituzionalmente necessaria; quindi quello che può facilitare la governabilità può essere apprezzabile, ma non se lo fa a scapito della rappresentanza. Non sono due valori sullo stesso piano.
Allora la rappresentanza che cos’è ?
Io volevo ricordare appunto che cosa dice la costituzione, qual è l’idea nella costituzione: non ripeto sempre l’articolo 1 che dice che la sovranità appartiene al popolo perché ve l’ho detto troppe volte. Appartiene vuol dire che non la dà ad altri quando volta, lì resta e se la tiene.
Ma come la esercita e qui è il problema.
Sottolineo che la costituzione, dopo aver detto che la sovranità appartiene al popolo, quando introduce un principio meraviglioso che ricordiamo sempre, l’uguaglianza sostanziale all’articolo 3 secondo comma dice “ è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli. Gli ostacoli che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono la partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica sociale economica del paese”.
Quindi l’idea dei costituenti è che ci fosse un rapporto stretto fra istituzioni e cittadini i quali appunto in questo senso devono tutti poter partecipare.
In più quando parla dei partiti ,all’articolo 49, dice appunto che ” Tutti i cittadini sono liberi di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale”. Il soggetto della proposizione non sono i patiti, ma i cittadini : i partiti sono lo strumento attraverso il quale i cittadini tutti concorrono a determinare la politica nazionale.
Ma è una partecipazione che già la struttura dei partiti ci impedisce completamente e allora vorrei dire che noi ci siamo allontanati del tutto dal disegno della Costituzione.
A proposito di governabilità mi viene in mente che in Assemblea Costituente Mortati, già in Commissione, aveva proposto di costituzionalizzare il principio della rappresentanza proporzionale che non passò perché si ritenne preferibile lasciare la materia alla legge ordinaria e non per contrarietà al principio proporzionale, tanto è vero che poi fu approvato un ordine del giorno che lo contiene “ l’ Assemblea Costituente ritiene che l’elezione alla Camera dei deputai debba avvenire secondo il sistema proporzionale”.
Ma ,a parte il discorso del proporzionale, il punto che volevo sottolineare era la ragione per cui Mortati voleva la proporzionale: non solo “perché costituisce un freno allo strapotere della maggioranza e influisce anche in senso positivo alla stabilità governativa” .
E’ strano, sembrerebbe il rovescio di quello che si dice , invece ha il suo senso:
C’è stato anche un lavoro molto importante di uno studioso straniero che ha messo vicino tutti i sistemi elettorali dei vari paesi : quando si è radicalizzata la lotta tra due, se il bipartitismo si afferma davvero, che cosa succede? come si compongono poi i conflitti se scattano? Chi sarà in grado di formare un nuovo governo ? L’unica via è sciogliere camera e andare a nuove elezioni, è difficile costruire un nuovo governo con due poli fortemente segnati. Invece col proporzionale ci sono tante voci, partiti minori che possono aggragarsi ai maggiori: pensate alla Democrazia Cristiana, sono stati stabilissimi i governi da noi. Tutti dicono i governi cadevano sempre,
non cadevano mai in realtà, perché erano sempre le stesse persone che giravano, uno dal ministero della marina andava l’agricoltura, ma questo era perché la presenza possibile di partiti minori che si aggregavano lasciava molti margini per ricostituire un governo che poi funzionasse; perché in sostanza quelle piccole variazioni erano interessanti perché significavano piccole svolte quando la democrazia cristiana si alleava con un partito di sinistra o di centro sinistra, cosa vuol dire? che la sua politica andava un po di più in quella direzione.
Quindi c’erano anche delle variazioni che in parte seguivano anche quelli che erano i movimenti dell’opinione pubblica, che devono essere registrati .
Quindi Mortati era favorevole anche per la stabilità governativa.
Non vorrei parlare troppo Dico un’ultima cosa che mi pare abbastanza importante.
Qui ve ne parlerà meglio l’avvocato Besostri perché io con i numeri farei una confusione terribile.
Qualcuno dice è vero che i candidati della parte proporzionale sono bloccati, cioè li hanno scelti le segreterie dei partiti, però c’è l’altra parte eletta nei collegi uninominali, in cui l’elettore vota il candidato e sceglie.
Questa è un discorso che non posso sopportare: ma cosa sceglie ?
Anche in passato, chi vota a sinistra, se non gli piace il candidato che ha messo la sinistra cosa fa? vota a destra ? che scelta è? Solo quella di non votare.
Se c’è un solo candidato e il partito che preferisci presenta un candidato impresentabile ,cosa fai ? Non voti , perché non è pensabile che voti per l’altro che appartiene una parte politica che hai sempre avversato.
E’un falso discorso quello della scelta; o meglio può valere in altri sistemi politici, meno ideologizzati, con una conflittualità sociale molto minore, e allora se siamo tutti simili posso anche spostarmi. Ma l’Italia, grazie a dio, conserva ancora un buon tasso di ideologizzazione anche se molto minore (perché i partiti stessi non l’hanno più) e già questa è una forte remora perché è impossibile passare da una parte all’altra. certo i politici lo fanno spesso, passano con tranquillità da una parte all’altra ormai per loro la politica è un mestiere) ma per un cittadino che ha dei pensieri politici, che vorrebbe un determinato progetto di società, non lo fa volentieri.. .e quindi non vota. Non è vero che i collegi uninominali consentono all’elettore una scelta, io questo non l’ho mai creduto e lo credo ancora meno.
In realtà sono tutti i modi per mascherare una cosa che non vogliono che emerga : il conflitto sociale. In pratica non si vuole che ci sia in parlamento una rappresentanza di forze che non sono dentro il sistema di potere. Forze che rappresentano esigenze e interessi di chi è rimasto ai margini non debbono avere voce.. Gli stessi operai oggi sono ai margini, chi li rappresenta in parlamento?
Mi domando, il lavoro, chi lo rappresenta in parlamento? Nessuno.
Allora, tutti quei meccanismi elettorali che ci impongono, sono fatti per toglierci voce e per non far arrivare nelle istituzioni il conflitto sociale. Era la stessa cosa , come ho ricordato altre volte, che Gobetti rimproverava, all’inizio, a Mussolini, di voler celare il conflitto sociale, di non consentire che arrivi nelle istituzioni. E mi pare sia una tendenza purtroppo abbastanza diffusa.
Comunque la nostra voce non piace, che i cittadini abbiano un margine di scelta disturba terribilmente il potere, se potessero farebbero a meno di noi.
15 ottobre 2017 Costituzione, legge elttorale, Politica italianagendiemme
Veda, senatrice Finocchiaro, illegittima, lei si è prestata a un atto eversivo, in violazione della Costituzione e a nulla è valso che tenesse la testa bassa!
L’art. 72 della costituzione cosa dice? è l’articolo che disciplina le modalità attraverso le quali i disegni di legge vengono approvati in Parlamento e recita:.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza(.
Ripeto: La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale… Quindi, L’Assemblea costituente ha stabilito le modalità di esame ed approvazione delle leggi. In particolare, ha ammesso procedimenti più snelli per consentire al Parlamento di operare più agevolmente, ma ha riservato l’iter ordinario (più complesso e lungo) a determinate materie, ritenute più importanti, come, appunto, quelle costituzionale ed elettorale, che sono riservate all’assemblea, non possono essere discusse da una commissione. “Adottare la procedura normale”, significa che non si procede con voti di fiducia!
Per inciso, le modifiche presentate da Finocchiaro – Calderoli alla proposta di legge costituzionale bocciata dal referendum, non mettevano in discussione e ribadivano la esclusione dei procedimenti di approvazione più snelli proprio anche per la materia elettorale.
A proposito di fiducia e di regole infrante, per il Rosatellum bis, la fiducia è stata chiesta sei volte.
Se l’art. 72, 4° comma della Costituzione può essere violato platealmente e impunemente e, se il Presidente della Repubblica non farà uso del suo potere di rinvio e promulgherà questa ennesima legge elettorale incostituzionale, saremo messi di fronte a un atto eversivo, l’ennesimo, da quando il PD è al governo e, meglio, da quando Aldo Moro fu assassinato.
Esaminiamo insieme l’art. 72, 4° comma della Costituzione e gli articoli 49 e 116 del Regolamento della Camera.
L’art. 72 della Costituzione prevede che per l’approvazione delle leggi elettorali si adotti la “procedura normale”, e non si chieda il voto di fiducia.
art. 49 del regolamento della Camera:
art. 116 del regolamento della Camera:
Bagarre di ieri e di oggi. Ma siamo allo stadio o in Parlamento?
Infine, mi chiedo: Se la votazione finale è stata e deve essere segreta, se, in base al regolamento di Montecitorio, essa non può essere ‘blindata’ con la fiducia, perché per l’approvazione degli articole 1, 2, 3 del Rosatellum bis (nome cretino) sono stati violati gli art. 72, 4° comma della Costituzione e 49 e 116 dei Regolamento della Camera?
Riguardo a quanto è avvenuto in Parlamento in questi giorni, si è trattato di una riedizione peggiorativa di quanto già avvenuto con i tre voti di fiducia, precisamente, sugli articoli 1, 2 e 4 dell’Italicum, chiesti, quella volta, dal Ministro per le Riforme (!) Maria Elena Boschi.
Anche allora le pregiudiziali di costituzionalità furono superate senza troppi affanni e anche allora ci fu bagarre in aula dopo la decisione di porre la questione di fiducia su una legge elettorale. Anche allora la Presidente della Camera stizzì.
In quella occasione, Renzi ribadì così la sua posizione: “Non c’è cosa più democratica di mettere la fiducia: se passa, il governo va avanti altrimenti va a casa. Cosa c’è di più democratico di chi rischia per le proprie idee. E’ tempo del coraggio non di rimanere attaccati alla poltrona”. Infatti, il 4 dicembre è stata la poltrona a restare attaccata a lui.
Noi italiani non sappiamo che farne delle bagarre, delle reazioni durissime da parte delle opposizioni, dei terremoti all’interno del Partito democratico e delle bizze di una parvenue della politica.
A parte tutte le considerazioni di carattere politico ed etico, qualcuno dovrebbe farlo notare alla Presidente della Camera e al Presidente della Repubblica, e a tutti i Parlamentari che si stanno agitando per essere rieletti e continuare nella loro meravigliosa gita scolastica a Roma.
Cosa dice Bruxelles
Dopo tre anni dalla Sentenza della Corte Costituzionale N°. 1/2014 che ha dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum, il Parlamento illegittimo ha partorito grazie ai voti di fiducia l’ennesima legge elettorale incostituzionale e IN APERTA VIOLAZIONE DEL “CODICE DI BUONA CONDOTTA IN MATERIA ELETTORALE” approvato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Infatti l’articolo 2b, delle “condizioni per l’attuazione dei principi” delle “linee guida” del sopracitato Codice, recita: “GLI ELEMENTI FONDAMENTALI DEL DIRITTO ELETTORALE, ed in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni, NON DEVONO POTER ESSERE MODIFICATI NELL’ANNO CHE PRECEDE L’ELEZIONE”.
Lo scopo di questa regola è chiarito dagli articoli 63, 64 e 65 del “rapporto esplicativo” delle “linee guida” del suddetto Codice, i quali recitano: “LA STABILITÀ DEL DIRITTO è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato a tal punto che potrebbe pensare, che IL DIRITTO ELETTORALE SIA UNO STRUMENTO MANOVRATO A PROPRIO BENEFICIO DA CHI DETIENE IL POTERE, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio. E’ opportuno EVITARE LE MANIPOLAZIONI IN FAVORE DEL PARTITO AL POTERE ED UNA REVISIONE CHE INTERVIENE POCO PRIMA DELLO SCRUTINIO (MENO DI UN ANNO). Questa apparirà in tal caso come legata ad interessi di partito”.
Aggiungo che approvando una modifica della legge elettorale poco prima delle elezioni, L’ITALIA SUBIRA’ SICURAMENTE UNA GRAVE CONDANNA DALL’UNIONE EUROPEA, come è già successo alla Bulgaria per lo stesso motivo.
Per visionare il sopracitato “Codice di Buona Condotta in Materia Elettorale” copiate ed incollate nella barra degli indirizzi del vostro browser, il seguente link: http://www.venice.coe.int/docs/2002/CDL-AD(2002)023rev-ita.pdf
1454.- Se i guardiani della Carta sono distratti
12 ottobre 2017 legge elttoralegendiemme
Una legge legge elettorale approvata con sei fiducie non è una legge, ma uno strumento per soddisfare vergognosi interessi partitici o peggio ancora dei cui prodezze e, comunque, di chi l’ha presentata, di chi l’ha votata, di chi la promulgherà e degli ipocriti usciti dall’Aula per non votargli contro, come i paladini del cavolo di FI e Lega.
E siamo a sei. La legge elettorale della XVII legislatura rimarrà nella storia come la legge delle sei fiducie, dal momento che alle tre di oggi si aggiungono quelle sulla mostruosità nota come Italicum. Per decenni la prassi della Costituzione repubblicana aveva ritenuto che non fosse possibile metterla. Si citava un solo lontano caso, già riportato su queste pagine, che non doveva ritenersi precedente. Ora, invece, in fine di legislatura, un governo debole, dalla maggioranza incerta, che esiste per i numeri parlamentari drogati da una legge elettorale dichiarata incostituzionale, mette la fiducia su qualcosa che non è nel suo programma, e che lo stesso premier aveva dichiarato non essere nell’attenzione dell’esecutivo. Il ricatto può essere l’unica motivazione.
Si è sentito dichiarare che le fiducie sono necessarie per evitare il Vietnam parlamentare. Ma il punto vero è che sarebbe indispensabile fare una legge elettorale tale da non generare quel Vietnam. Che favorisse il consolidamento del sistema politico, e la ricostruzione di soggetti politici solidamente strutturati e fortemente radicati. Se la legge di cui si discute facesse questo, potremmo forse ritenere le fiducie un male necessario. Ma non è così. E allora sono solo una forzatura inaccettabile del regolamento parlamentare sul voto segreto, e della stessa Costituzione.
Basta pensare alla mostruosità delle micro-liste dell’1%, che portano voti senza acquisire seggi. La previsione che ci siano ha già fatto comparire nei sondaggi del lunedì la lista animalista di Michela Brambilla, data a quanto pare all’l,5%. E possiamo immaginare che altri seguiranno a frotte, come le elezioni regionali e locali ci hanno da tempo insegnato. Ricordiamo, per amore della storia, che la Corte costituzionale nella sua – pur debole – giurisprudenza, aveva argomentato che a un incentivo maggioritario si può aggiungere una soglia di sbarramento perché la semplificazione del sistema politico aiuta la governabilità. Ma che dire di una legge che usa le soglie in modo tale da aumentare la frammentazione? Che differenza fa se poi i numeri parlamentari non la riflettono, se si produce nel sistema politico del paese e la si rende elettoralmente utile con la previsione di coalizioni?
Poi, l’unico voto su maggioritario e proporzionale. È ben vero che la Corte costituzionale aveva assolto sia le candidature maggioritarie di collegio, sia il voto bloccato, purché non per tutti i parlamentari e su liste brevi. In tal modo l’elettore poteva conoscere i candidati. Ma il voto è libero se chi vota può scegliere di essere rappresentato da Mario o Rosaria, da Giuseppe o Serena. Con il voto disgiunto tra maggioritario e proporzionale questo sarebbe almeno in parte possibile, sulla candidatura uninominale di collegio o sul pacchetto di nomi del proporzionale. Con il voto unico, invece, l’offerta è chiusa: per tutti, prendere o lasciare. Ed è quella determinata dai partiti, nei modi che sceglieranno i partiti. E che libertà è?
Il Rosatellum 2.0 è un testo che forse si conforma alla giurisprudenza della Corte costituzionale per il profilo strettamente formale, ma ne tradisce lo spirito e il senso. La Corte ha peccato per una troppo generica definizione dei principi essenziali e una troppo ampia concessione di potere discrezionale al legislatore. Ma ha pur sempre cercato di ritrovare i fondamenti della democrazia rappresentativa e del voto libero e uguale.
Doveva avere più coraggio, certo. Ma qualcosa ha detto, e un legislatore non dimentico della propria dignità avrebbe potuto e dovuto cogliere i giusti segnali.
Invece, perché nasce il Rosatellum 2.0, chi guadagna e chi perde, è stato detto fino alla noia. Non ci illudiamo che verranno ostacoli da parte di un Quirinale troppo spaventato dalla possibilità di leggi diverse tra le due camere, e attento a sollecitare ampi consensi quando sa bene che non ci sono. Né ci illudiamo che sia efficace un nuovo attacco giudiziario.
Secondo i manuali i guardiani della Costituzione sono – in modi diversi – due: il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Se entrambi sono distratti o inerti, deve scendere in campo la squadra dei veri titolari: i cittadini della Repubblica. Le prossime elezioni ci diranno se dobbiamo riscrivere i manuali, o se una nota a piè di pagina basterà per la XVII legislatura.
1453.- ROSATELLUM BIS: UNA LEGGE ELETTORALE CONTRO I CITTADINI
Finché una parte degli italiani sarà dalla parte dei PreDoni, sarà inutile parlare di Democrazia e di riscrivere questa inutile Costituzione. Oggi, abbiamo passato il Rubicone per l’ennesima volta. A Natale, cantate Oh Bella Ciao!
La legge elettorale in discussione in Parlamento, concordata tra PD e Forza Italia con la benedizione degli alfaniani e della Lega Nord è un peggioramento delle leggi attuali uscite dalle sentenze che hanno dichiarato parzialmente incostituzionali il Porcellum e l’Italicum. L’armonizzazione delle due leggi poteva essere realizzata uniformando la soglia di sbarramento tra le due Camere al 3% e cancellando per la Camera dei deputati l’abnorme premio di maggioranza alla prima lista (diventato anche inutile perché nessuna otterrà il 40% dei voti) e l’obbrobrio dei capilista bloccati.