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Timestamp: 2019-05-25 09:11:10+00:00
Document Index: 80632905

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 66', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 1']

Calcolo del danno differenziale: la l. 145/2018 adotta il criterio di scomputo per sommatoria o integrale anzichè per poste, con conseguente diritto di regresso dell'Inail per le somme a qualsiasi titolo pagate. Irretroattività della Legge di bilancio 2019 - Spagnolo & Associati
Nel sistema vigente prima della legge finanziaria del 2019, il danno differenziale (cd. quantitativo per distinguerlo da quello qualitativo o complementare, cfr. Cass. n. 9166 del 2017), concepibile unicamente per il surplus di risarcimento dei medesimi pregiudizi oggetto di tutela indennitaria Inail e in presenza dei presupposti di esclusione dell’esonero del datore di lavoro (“permane la responsabilità civile a carico di coloro che hanno riportato condanna penale per il fatto dal quale l’infortunio è derivato…”, art. 10, comma 2, dpr 1124 del 1965), era calcolato, coerentemente alla struttura bipolare del danno-conseguenza, secondo un computo per poste omogenee, vale a dire che dalle singole componenti, patrimoniale e biologico, di danno civilistico spettante al lavoratore venivano detratte distintamente le indennità erogate dall’Inail per ciascuno dei suddetti pregiudizi.
Si è affermato, ad esempio, come dall’ammontare complessivo del danno biologico dovesse detrarsi non già il valore capitale dell’intera rendita costituita dall’INAIL, ma solo il valore capitale della quota di essa destinata a ristorare, in forza dell’art. 13 del D.Igs. n. 38 del 2000, il danno biologico stesso, con esclusione, invece, della quota rapportata alla retribuzione ed alla capacità lavorativa dell’assicurato, volta all’indennizzo del danno patrimoniale, (Cass. n. 20807 del 2016, n. 13222 del 2015).
Correlativamente, il diritto di regresso dell’Inail nei confronti del responsabile civile poteva esercitarsi, in presenza dei presupposti escludenti l’esonero, per le indennità erogate al lavoratore ma nei limiti delle somme versate dal datore in relazione al ristoro dei singoli pregiudizi.
La legge n. 145 del 2018, art. 1, comma 1126, ha invece reso indifferente la natura (biologica o patrimoniale) delle voci del risarcimento del danno civilistico e dell’indennità Inail tra cui operare la detrazione ai fini del calcolo del danno differenziale; così ridefinendo il danno differenziale come il risultato ottenuto sottraendo dal risarcimento “complessivamente calcolato per i pregiudizi oggetto di indennizzo”, la “indennità che, a qualsiasi titolo ed indistintamente … è liquidata all’infortunato o ai suoi aventi diritto”; l’obbligo risarcitorio del datore di lavoro, ove non operi l’esonero, comprende ora unicamente la parte che eccede tutte le indennità liquidate dall’Inail all’infortunato, ai sensi dell’art. 66 del T.U. e dell’art. 13, D.Lgs. n. 38 del 2000.
Con la sentenza in commento la Suprema Corte precisa che le modifiche degli artt. 10 e 11 del d.p.r. n. 1124 del 1965, introdotte dall’art. 1, comma 1126, della L. n. 145 del 2018, non possono trovare applicazione in riferimento agli infortuni sul lavoro verificatisi e alle malattie professionali denunciate prima dell’1.1.2019, data di entrata in vigore della citata legge di stabilità.
Cass. 11114-2019 (d.differenziale)
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