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Timestamp: 2020-07-03 10:45:05+00:00
Document Index: 158423178

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 111', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 98', 'art. 99', 'art. 118', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 12', 'art. 375', 'art. 10', 'art. 118', 'art. 25', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 93', 'art. 93', 'art. 111', 'art. 1272', 'art. 1273', 'art. 1269', 'art. 67', 'art. 67']

Chiarezza sulla posizione del creditore subappaltatore tra norme sugli
Chiarezza sulla posizione del creditore subappaltatore tra norme sugli appalti pubblici e norme delle procedure concorsuali
Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2018, n. 33350. Est. Paola Vella.
La Suprema Corte sgombra ogni dubbio sul comportamento che deve tenere la Stazione appaltante in caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica alla luce delle norme dettate per gli appalti pubblici (ed in particolare l'art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006) e le norme relative alle procedure concorsuali.
La Cassazione con un articolato ragionamento ha affermato che il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale come tutti gli altri, nel rispetto della "par condicio creditorum" e dell'ordine delle cause di prelazione, non essendo il suo credito espressamente qualificato prededucibile da una norma di legge, né potendosi considerare sorto in funzione della procedura concorsuale, ai sensi dell'art. 111, comma 2, l.fall..
Per quanto attiene al meccanismo ex art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 - riguardante la sospensione dei pagamenti della stazione appaltante in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti di quest'ultimo al subappaltatore - la Suprema Corte ha messo in luce come, in esito ad una evoluzione della normativa di settore, solo nel caso di un rapporto di appalto in corso con un'impresa "in bonis" è possibile applicare validamente l'art. 118. Difatti, in tali casi quanto previsto dal citato articolo risulta funzionale all'interesse pubblico primario orientato al regolare e tempestivo completamento dell'opera, nonché al controllo della sua corretta esecuzione, e solo indirettamente a tutela anche del subappaltatore, quale contraente "debole".
Sulla scorta di ciò risulta evidente che detto meccanismo non ha ragion d'essere nel momento in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto di opera pubblica si scioglie.
Ragionando analogamente e prendendo in considerazione le imprese assoggettate a concordato, la Cassazione precisa che l'applicazione del citato art. 118 risulta coerente nel caso di un'impresa in concordato "con continuità aziendale" - che quindi ha un suo interesse a completare l'opera - mentre risulta inapplicabile nel caso di un'impresa in concordato liquidatorio - situazione che non giustifica il pagamento eccezionale in prededuzione del creditore subappaltatore, non essendo funzionale all'interesse pubblico primario orientato al regolare e tempestivo completamento dell'opera.
1. La curatela del Fallimento della società "(*) S.n.c. (*)", nonché del socio G.C. e del socio G.G., ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale di Trento che ha accolto l'opposizione allo stato passivo, L. Fall., ex art. 98, del creditore "K. s.r.l.", ammettendo in prededuzione il credito di Euro 126.733,36 - insinuato dapprima al chirografo (con ricorso del 31/08/2012) e poi in prededuzione (con istanza integrativa del 12/09/2012) ma ammesso dal giudice delegato in via chirografaria a titolo di corrispettivo del contratto di subappalto pubblico del 28/04/2010, relativo ai lavori appaltati dalla committente Provincia Autonoma di Trento (giusta D.P.G.P. 10 - 12 Leg/1994) alla (*) S.n.c., poi dichiarata fallita in data 18/05/2012.
"Il Fallimento (*) S. n. c. ha proposto ricorso per Cassazione sulla base di due motivi avverso il decreto L. Fall., ex art. 99 con il quale il Tribunale di Trento aveva accolto l'opposizione allo stato passivo di K. s.r.l. ammettendo in prededuzione il credito di quest'ultima, derivante da un contratto di subappalto pubblico D. Lgs. n. 163 del 2006, ex art. 118 a titolo di corrispettivo dell'attività espletata in favore dell'impresa poi fallita.
Nel caso in questione l'ente pubblico committente (Provincia Autonoma di Trento) aveva sospeso il pagamento del corrispettivo dovuto all'appaltatore (*). s.n.c. in attesa della trasmissione da parte di quest'ultimo delle fatture quietanzate relative ai pagamenti da esso corrisposti al subappaltatore.
La K. srl ha resistito con controricorso.
Il motivo appare infondato e per certi versi inammissibile. Innanzitutto, vi è da rilevare la mancanza di autosufficienza e la conseguente inammissibilità del motivo poiché non deduce in quali degli atti del giudizio di opposizione aveva posto la predetta questione. In secondo luogo, il motivo appare infondato laddove il ricorrente muove la sua censura richiamando il disposto del L. Fall., artt. 42 e 44 e asserendo che in capo al fallito vi sia la indisponibilità del suo patrimonio e l'inefficacia degli atti compiuti successivamente alla sentenza di fallimento. Invero, tale disciplina è qui irrilevante perché viene nella fattispecie non si tratta di atti di disposizione del fallito ma di riconoscimento della prededuzione per prestazioni effettuate nell'interesse della procedura. Risulta pertanto applicabile il disposto della L. Fall., art. 111 secondo cui i crediti sorti in funzione della procedura concorsuale possono essere ammessi in prededuzione. Per ciò che concerne l'asserita non vincolatività nei confronti del Fallimento dell'obbligazione di previo pagamento del subappaltatore, in quanto terzo, vi è da rammentare il principio secondo cui al curatore, che "si colloca nella sua stessa posizione, sostanziale e processuale", non è impedito di compiere legittimamente gli atti che possano apportare un'utilità per la massa attiva dei creditori, tra i quali la presentazione di fattura quietanzata che sia titolo per l'ammissione in prededuzione del credito del subappaltatore al fine di riscuotere il credito residuo nei confronti dell'appaltatore committente (Cass. 23429/2012).
Da ciò ne discende che il credito del subappaltatore è strumentale e quindi funzionale agli interessi del fallimento, poiché dal pagamento effettuato a questi (in prededuzione) ne consegue lo svincolo del credito derivante dal pagamento della stazione appaltante, e dunque il soddisfacimento dell'interesse dei creditori del fallimento con evidente utilità per quest'ultimo (in tal senso vedi Cass. 8533/2013). Osserva ancora la Suprema Corte nella sentenza citata: "ai fini della prededucibilità dei crediti nel fallimento, il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, ora menzionato dalla L. Fall., art. 111, va inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare. Invero, la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio".
Nessuna violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 111 in relazione all'art. 12 preleggi, relativo all'interpretazione letterale della legge, è rinvenibile nel decreto in questione poiché è fatta salva, nel senso illustrato, la "funzionalità" nonché l'utilità del credito sorto dal contratto di subappalto per la massa dei creditori del fallimento.
Pertanto, i motivi di ricorso appaiono infondati per le ragioni esposte. Ove si condividano i testé formulati rilievi, il ricorso può essere trattato in camera di consiglio ricorrendo i requisiti di cui all'art. 375 c.p.c."
3. In effetti, quella rappresentata dal giudice a quo non è l'unica interpretazione possibile di un quadro normativo che - riletto funditus alla luce dei successivi interventi (indirettamente chiarificatori) del legislatore, con particolare riguardo al D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, art. 10, lett. a) e b), convertito con modifiche dalla L. n. 9 del 2014 (in vigore dal 22/02/2014), che ha modificato il comma 3 ed aggiunto il comma 3-bis nel D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, art. 118 ("Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE", di seguito Codice degli Appalti - CDA), poi sostituito dal D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, artt. 105 e 174 ("Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture", di seguito Codice dei Contratti Pubblici - CCP), in vigore dal 19/04/2016, corretto con avviso di rettifica del 15/07/2016 e successivamente modificato dal D.L. n. 244 del 2016 (in vigore dal 30/12/2016), dal D.Lgs. n. 56 del 2017 (in vigore dal 20/05/2017), dal D.L. n. 50 del 2017 convertito dalla L. n. 96 del 2017 (in vigore dal 24/06/2017) ed infine dalla L. n. 205 del 2017 (in vigore dal 01/01/2018) - consente di pervenire ad un diverso approdo, portando a compimento il recente percorso evolutivo della giurisprudenza di questa Corte in tema di prededucibilità dei compensi del subappaltatore di opere pubbliche.
5. Ma soprattutto nel 2017, con due precedenti specifici in tema di prededucibilità del credito del subappaltatore di opere pubbliche, questa Corte ha esplicitamente affermato - sia pure in obiter dictum - che "gli argomenti esposti nel decreto impugnato e ripresi dalla contro ricorrente appaiono idonei a rimettere in discussione il precedente del 2012, perché il riconoscimento di una particolare tutela alle imprese subappaltatrici in appalti pubblici è indiscusso, ma attiene al loro rapporto con le imprese appaltatrici, non può incidere sugli interessi degli altri creditori concorsuali nel caso di fallimento di tali imprese. Sicché non può riconoscersi la prededuzione a un credito che non ha alcun rapporto nè genetico nè funzionale con la procedura concorsuale" (Sez. 1, 22/06/2017 n. 15479; Sez. 1, 04/08/2017 n. 19615).
6.2. Sul punto è pacifico che, con nota del 23/07/2012 (dunque in data successiva alla dichiarazione di fallimento), la Provincia Autonoma di Trento comunicò alla curatela fallimentare la sospensione dei pagamenti ancora spettanti alla ditta appaltatrice (Euro 126.190,39) - in uno al trattenimento della cauzione definitiva per la corretta esecuzione dell'appalto - "disposta a causa dell'inadempimento dell'impresa appaltatrice all'obbligo contrattuale di pagamento del subappaltatore", contestualmente precisando: che "gli importi della sospensione così disposta dalla P.A.T. sono riconosciuti in diritto all'appaltatore, ma sospesi condizionatamente all'ottenimento della liberatoria da parte del subappaltatore (art. 25, comma 5, DPGP citato)"; che "per procedere al pagamento degli importi sospesi a seguito dell'apertura del fallimento a carico dell'appaltatore, la P.A.T. ritiene necessaria allo stato l'attestazione da parte del Curatore, relativa al fatto che il soggetto creditore della procedura concorsuale - in questo caso l'impresa subappaltatrice K. srl - risulti regolarmente insinuato al passivo per il proprio credito e che lo stesso creditore possa trovare, in rapporto alla capienza della massa, concreta soddisfazione"; ed infine che "in tutti i casi la liquidazione del saldo potrà essere effettuata solo ad avvenuto pagamento del subappaltatore ed il rilascio della relativa cauzione definitiva sarà subordinato alla medesima condizione" (v. pag. 3 e s. del controricorso).
7. Come anticipato, alla luce della successiva evoluzione della normativa di settore deve ritenersi che il meccanismo della sospensione dei pagamenti in favore dell'appaltatore, contemplato dall'art. 118 CDA e dalle altre disposizioni analoghe, sia calibrato sull'ipotesi di un rapporto di appalto di opere pubbliche in corso con un'impresa (necessariamente) in bonis, in funzione dell'interesse pubblico primario al regolare e tempestivo completamento dell'opera (senza il rischio di interruzioni o ritardi causati dal subappaltatore che non sia stato regolarmente pagato dall'appaltatore), nonché al controllo della sua corretta esecuzione (che potrebbe restare compromessa dall'applicazione di prezzi troppo bassi da parte del subappaltatore, dovendo l'affidatario praticare, per le prestazioni affidate in subappalto, gli stessi prezzi unitari risultanti dall'aggiudicazione, con ribasso non superiore al venti per cento, a norma dell'art. 118 cit., comma 4), e solo indirettamente a tutela anche del subappaltatore, quale contraente più "debole".
7.4. In chiave interpretativa sistematica, l'aspetto più qualificante resta la sopravvenuta modifica dell'art. 118 CDA ad opera del D.L. n. 145 del 2013, convertito con modificazioni dalla L. n. 9 del 2014 (in vigore dal 22/02/2014), che ha integrato il comma 3 con il seguente periodo: "Ove ricorrano condizioni di crisi di liquidità finanziaria dell'affidatario, comprovate da reiterati ritardi nei pagamenti dei subappaltatori o dei cottimisti, o anche dei diversi soggetti che eventualmente lo compongono, accertate dalla stazione appaltante, per il contratto di appalto in corso può provvedersi, sentito l'affidatario, anche in deroga alle previsioni del bando di gara, al pagamento diretto alle mandanti, alle società, anche consortili, eventualmente costituite per l'esecuzione unitaria dei lavori a norma dell'art. 93 del regolamento di cui al D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, nonché' al subappaltatore o al cottimista dell'importo dovuto per le prestazioni dagli stessi eseguite", ed ha altresì aggiunto il comma 3-bis, a norma del quale: "E' sempre consentito alla stazione appaltante, anche per i contratti di appalto in corso, nella pendenza di procedura di concordato preventivo con continuità aziendale, provvedere ai pagamenti dovuti per le prestazioni eseguite dagli eventuali diversi soggetti che costituiscano l'affidatario, quali le mandanti, e dalle società, anche consortili, eventualmente costituite per l'esecuzione unitaria dei lavori a norma dell'art. 93 del regolamento di cui al D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, dai subappaltatori e dai cottimisti, secondo le determinazioni del tribunale competente per l'ammissione alla predetta procedura".
8. La diversa conclusione cui è gradualmente approdata questa Corte risulta coerente con i principi generali del concorso, quali la par condicio creditorum, il rispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazione e la tassatività (o comunque stretta interpretazione) delle ipotesi di prededuzione contemplate dalla L. Fall., art. 111, comma 2, che unitariamente considerati mirano al miglior soddisfacimento possibile di tutti i creditori.
8.2. Né il diverso trattamento del credito del subappaltatore ante e post fallimento dell'appaltatore deve sorprendere, poiché i pagamenti eseguiti dall'imprenditore in bonis nella continuità aziendale sono improntati a criteri prettamente economici (in base ai quali può risultare opportuno, e lecito, pagare un credito chirografario prima di un credito privilegiato) mentre la soddisfazione dei creditori concorsuali in sede fallimentare segue criteri giuridici rigorosamente gerarchici, informati all'ordine delle cause legittime di prelazione.
9. Così ricondotta a sistema, la soddisfazione in moneta fallimentare del credito del subappaltatore di appalto di opere pubbliche supera anche talune aporie che potevano scaturire dal riconoscimento della prededucibilità. Basti pensare, per menzionarne alcune: al caso in cui la curatela non disponga di fondi per pagare in prededuzione il subappaltatore, restando perciò indefinitamente impossibilitata a riscuotere il credito presso la stazione appaltante (salvo dover ricorrere addirittura a un finanziamento); all'ipotesi in cui l'unico attivo della procedura sia costituito proprio dal credito vantato verso la stazione appaltante, che verrebbe così sottratto anche al pagamento delle cd. spese di giustizia della procedura; al rischio che, per varie vicende possibili (ad es. compensazioni con ragioni di debito per danni lamentati dal committente) la somma incassata dalla stazione appaltante risulti minore di quella corrisposta al subappaltatore, o comunque incapiente rispetto ad ulteriori crediti di grado pari o poziore; alla necessità ma non sufficienza (per le utilità che si vogliono conseguire) della semplice ammissione al passivo in prededuzione del subappaltatore, essendo a rigore richiesto l'effettivo pagamento del relativo credito; alla conseguente necessità di procedere ad un riparto parziale, sempre con il rischio di pregiudicare i crediti prededucibili di grado pari o addirittura poziore, perché muniti di prelazione (ad es. il compenso del curatore); al controverso inquadramento del pagamento diretto del subappaltatore da parte della stazione appaltante in termini di espromissione (art. 1272 c.c.), accollo (art. 1273 c.c.) o delegazione di pagamento (art. 1269 c.c.), semmai ex lege, con il rischio di revocatorie fallimentari ove si ravvisi un atto anomalo L. Fall., ex art. 67,comma 1, n. 2), (v. ex multis, Cass. 17/01/2003 n. 649 e 19/07/2000 n. 9479), salvo ipotizzare un caso di esenzione L. Fall., ex art. 67, comma 3, lett. a).
Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione allo stato passivo del Fallimento "(*) S.n.c. (*)", nonchè dei Fallimenti "geom G.C." e " G.G.", proposta dalla società K. s.r.l.
Crediti dei subappaltatori
Società consortile costituita a valle dell’aggiudicazione e ATI: il problematico caso della responsabilità solidale della seconda per i debiti della p...
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