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Timestamp: 2018-06-18 21:09:22+00:00
Document Index: 163445229

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 76', 'art. 88', 'art. 116', 'art. 76']

Lunedì 13 Maggio 2013 18:22
Prosegue l'attività demolitrice della Suprema Corte. L'ultima perla è la sentenza SS. UU. n. 3033/2013 con la quale si fa carico all'appellante - ricorrente per Cassazione, della mancata produzione in appello da parte dell'appellato di un documento da questi prodotto in primo grado, ma non più in appello, che, a giudizio dell'appellante - ora ricorrente, confermerebbe la fondatezza delle censure da lui svolte con l'appello e riproposte col ricorso alla sentenza di primo grado. La Cassazione opina che poteva l'appellante munirsi delle copie degli atti prodotti dall'appellato in primo grado a mente dell'art. 76 cpc e se non l'ha fatto imputet sibi. Alla violazione del dovere di lealtà e probità sanzionato solennemente dall'art. 88 c.p.c., che resterebbe all'evidenza violato dall'appellato nel caso in esame, non fa riscontro, secondo la Suprema Corte, il dovere del Giudice di desumere argomenti di prova dal "contegno" delle parti a mente dell'art. 116 cpc. Peggio per l'appellante se non si è fatto rilasciare dal cancelliere copia dei documenti prodotti da controparte, come poteva a mente dell'art. 76 disp. att. cpc, "osservate", come prescrive la norma, "le leggi sul bollo". Ancora una volta la Suprema Corte predispone trappole mortali nelle quali seppellire per sempre i ricorsi e con essi la ragione e il torto. Dopo la storica invenzione dell'autosufficienza del ricorso, dopo la scoperta della motivazione per relationem, dopo la "motivazione semplificata" per circolare presidenziale, ecco un'altra trovata che nasconde le vere ragioni di tale perseverante strategia: fare presto anche se male, smaltire l'arretrato e soprattutto scoraggiare i potenziali ricorrenti. Le pronunce di inammissibilità e di rigetto dei ricorsi trionfano nelle aule austere ma sorde della Cassazione. Per dare un modesto contributo all'impegno della Corte mi permetto suggerire, a sostegno di talune pronunce di rigetto e/o di inammissibilità dei ricorsi, una motivazione breve ma efficace che porrebbe l'estensore al riparo da impegni dialettici e mentali, quella storica del Marchese del Grillo indirizzata ovviamente ai ricorrenti e per essi ai loro Difensori. In alternativa, l'ho detto più volte, si potrebbe attingere dal Guicciardini l'esempio dei Giudici Turchi che decidevano quasi a caso con la conseguenza, verificata dalla statistica, che almeno la metà delle loro sentenze erano giuste. Potrebbero insomma i Giudici, adottando l'una o l'altra delle due soluzioni che ho proposte, sottrarsi all'impegno logorante di imitare Protagora o Gorgia....... Gli avvocati cassazionisti intanto assistono inermi all'impegno demolitrice della Suprema Corte limitandosi a qualche commento circospetto ma quasi mai benevolo. Forse anche gli avvocati cassazionisti avrebbero bisogno di una rappresentanza a cinque stelle che, per protesta, organizzi l'occupazione, non dico, Dio ne liberi, dell'aula Magna della Suprema Corte, ma almeno dei giardinetti antistanti il Palazzaccio. Sarà il caso di parlarne con Beppe Grillo.