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Timestamp: 2017-12-13 19:24:53+00:00
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Danno psichico sui minori, commento alla sentenza n. 7655/2014 della Cassazione, Prima sezione civile - PDF
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1 Danno psichico sui minori, commento alla sentenza n. 7655/2014 della Cassazione, Prima sezione civile A cura di Ugo Sabatello M.D., Neuropsichiatra Infantile Responsabile U.O.S Interventi di Psicoterapia con bambini, adolescenti e genitori, Dip. Pediatria e NPI Direttore S.A.C.R.A.I (Servizio Assistenza Cura Ricerca sull'abuso Infantile) Direttore Master II Livello, Psichiatria Forense e clinica delle dipendenze in Età Evolutiva Sapienza Università di Roma Da un punto di vista medico, neuropsichiatrico infantile, la sentenza nr. 7655, della Cassazione Prima sezione, offre lo spunto a diverse riflessioni relative al danno psichico sui minori, alle funzioni e interrelazioni tra le diverse agenzie sociali, ed all ambito di competenza delle professionalità implicate, o che dovrebbero essere coinvolte. La decisione di dichiarare lo stato di adottabilità, stato definitivo e non transitorio, peraltro di solo una parte della fratria, è una decisione grave, che riteniamo sia stata ben ponderata e derivata da un processo conoscitivo e valutativo ampio e articolato, frutto di professionalità diverse e capaci. Purtroppo però, questo non appare chiaramente dalla sentenza in cui sembra, piuttosto, che la decisione si basi semplicemente sulla relazione di un servizio sociale che, per quanto competente e attento, manca delle professionalità necessarie sia per una valutazione psichiatrica della madre, sia per una valutazione neuropsichiatrica infantile (NPI) dei bambini sia per una valutazione NPI e medico legale del possibile danno evolutivo e del migliore intervento da effettuare a tutela dei minori. L opacità, in tal senso, della sentenza in oggetto offre quindi l occasione per una serie di riflessioni. Il danno biologico di natura psichica Il danno biologico di natura psichica, la lesione dell integrità psichica della persona, è stato definito da Introna e Raimondo (1998) 1 come la compromissione durevole di una o più funzioni della personalità (intellettive, emotive, affettive, volitive, di capacità di adattamento e di adeguamento, di relazionarsi con gli altri) che possono giungere fino a condotte devianti, etero o 1 Introna F., Raimondo A., Rassegna di Giurisprudenza, in Rivista Italiana di Medicina Legale, vol. 4-5, , Giuffrè editore, Milano, 1998.
2 autoaggressive, e che incide (o non incide) anche sul rendimento lavorativo. Il danno psichico si configura quando un evento psicolesivo causa una menomazione peggiorativa del modo di essere psichico del soggetto (Brondolo e Marigliano, 1996) 2. Il danno psichico si differenzia dal danno fisico poiché non ha una manifestazione esteriore tangibile a differenza della lesione fisica che lascia un segno evidente; è una condizione patologica di sovvertimento della struttura psichica, un alterazione qualitativa e quantitativa delle componenti psichiche, come le funzioni mentali primarie, l affettività, i meccanismi difensivi, il tono dell umore, le pulsioni. Secondo Franzoni (2004) 3 per danno psichico si intende sia la conseguenza del danno fisico prodotta nella psiche della vittima, sia l alterazione di tipo mentale verificatesi indipendentemente dalle lesioni fisiche. Il danno biologico di tipo psichico va distinto dal danno morale (ex art. 185 c.p.), quest ultimo é considerato dalla giurisprudenza come uno stato di tristezza e prostrazione causato dal trauma, che non sempre arriva ad alterare l equilibrio interno dell Io e le modalità di relazionarsi con l esterno. Il danno morale viene tradizionalmente definito come il turbamento psichico soggettivo e transeunte causato dall atto illecito; più precisamente viene identificato con la sofferenza, cioè con lo stato di sconforto e abbattimento provocato dall evento dannoso (Dominici, ; Toppetti, ). Il danno morale affligge e disturba la vita quotidiana, rendendola un peso da sostenere con difficoltà; il danno psichico impedisce, temporaneamente o permanentemente, alcuni o molti degli aspetti della vita quotidiana. Il danno biologico di tipo psichico va differenziato, inoltre, dal danno esistenziale inteso come un alterazione, in senso peggiorativo, del modo di essere di una persona nei suoi aspetti sia individuali che sociali; sul piano individuale si presenta come una modificazione della personalità e dell assetto psicologico nel suo adattamento, nei suoi stati emotivi, nella sua efficienza e nella sua autonomia, mentre sul piano sociale si presenta come un alterazione del manifestarsi del proprio modo di essere nelle relazioni familiari affettive e nelle attività realizzatrici (riposo, interpersonali/relazionali, di svago, sociali/culturali e di autorealizzazione). Si tratta, quindi, di un cambiamento negativo dell equilibrio psicologico e dello stile di vita nell ambito dei rapporti sociali, della famiglia e degli affetti in ottica relazionale ed emotiva; ciò condiziona la qualità della vita, la sua progettualità e le aspettative. 2 Brondolo W., Marigliano A., Danno psichico, Giuffrè editore, Milano, Franzoni M., Il fatto e il rapporto di causalità, in Franzoni M., L illecito (in: Trattato della responsabilità civile), Giuffrè editore, Milano, Dominici R., Il Danno psichico ed esistenziale, Giuffrè editore, Milano, Toppetti F., Il danno psichico, Maggioli Editore, Dogana RSM, 2005.
3 Il danno biologico di natura psichica può essere (Fornari, 2008) 6 : 1) diretta conseguenza di - traumi cranio encefalici; - maltrattamenti, abusi e violenze a vario titolo inferte; - mobbing; - stalking; - lesioni personali; - sequestri di persona; 2) derivare indirettamente da - un lutto da morte di un familiare; - un gravame psico fisico derivante dal dover assistere un familiare non più autosufficiente per evento lesivo altrui. Alle considerazioni di Fornari, possiamo senz altro aggiungere la situazione di patologia psichiatrica di un genitore nella misura in cui si concretizzi in condotte pregiudizievoli per i minori. Il danno psichico, esito di una di tali situazioni pregiudizievoli, deve aver causato, per essere considerato tale, una patologia psichica che lederà l equilibrio di personalità della vittima, provocando altresì dolore e sofferenza e una compromissione del funzionamento sociale e degli aspetti dinamico relazionali. Le valutazioni riguardanti le situazioni di pregiudizio, o di rischio di pregiudizio, nei bambini possiedono, intrinsecamente una notevole complessità; si tratta infatti di: - stabilire il grado di efficienza lesiva, ovvero di carica patogena degli eventi stressanti e delle condizioni di vita riguardanti il minore a rischio ; - valutare il peso dei fattori di rischio e dei fattori protettivi individuali, familiari e sociali, i quali s influenzano dinamicamente a vicenda per mediare l esito clinico; - esaminare le capacità di adattamento e le doti di resilienza del minore; - indagare i nessi di causa che legano le reazioni adattive osservate nel minore e le condizioni socioambientali in cui vive. Per quanto concerne la valutazione dell intensità lesiva dell evento psicotraumatizzante, occorre tener presente che il carico di un evento stressante e dei suoi effetti varia a seconda non solo delle caratteristiche temperamentali di un soggetto e della sua maggiore o minore resilienza, ma anche in relazione alla specifica fase evolutiva in cui l evento si verifica e all ambiente 6 Fornari U., Trattato di Psichiatria Forense, UTET Giuridica, Torino, 2008.
4 supportivo in cui il bambino vive. Pertanto, la stima della carica patogena dell evento stressante/traumatizzante deve considerare i parametri legati all evento stesso, in termini d intensità e di durata, ma soprattutto il suo valore e il suo significato in relazione allo stadio di sviluppo del minore e alla possibile ingerenza nei compiti propri di quello specifico stadio, rallentando o arrestando una o più delle linee evolutive. Rispetto alla valutazione del nesso di causalità, occorre considerare i mutamenti avvenuti nel funzionamento psicologico e adattivo del bambino dopo l evento supposto lesivo e traumatizzante, le ulteriori possibili cause che possono avere prodotto quei mutamenti (principio di multicausalità), incluse le cause riferibili a fattori endogeni (genetici e biochimici). È necessario eseguire una scrupolosa anamnesi fisiologica e patologica del minore, indagando in particolare tutti gli stress ambientali che possono essere intervenuti prima o durante l evento psicotraumatizzante e aver contribuito a determinare il disagio o il disturbo oggetto dell accertamento. Le esperienze negative di natura stressante o traumatica saranno valutate non solo in funzioni delle loro caratteristiche di gravità, intensità e durata, ma anche del significato affettivo ed emotivo che esse assumono per il bambino e per coloro che con lui le condividono. In età evolutiva risulta, inoltre, difficoltoso differenziare le condizioni di disagio o di disturbo psicopatologico dalle fisiologiche reazioni di adattamento a un evento stressante legate al processo di sviluppo e alle sollecitazioni che provengono dall ambiente familiare, scolastico e sociale. Una condizione morbosa non rimane statica, ma si trasforma e muta aspetto (per quanto riguarda le manifestazioni sintomatologiche) nel corso dello sviluppo e dei diversi stadi evolutivi che il bambino si trova ad attraversare. Come sostengono Levi e Romani 7.il processo di continuità/discontinuità dei singoli disturbi si evidenzia non solo in un arco temporale esteso, quale quello che contraddistingue il passaggio dalla prima/seconda infanzia all età adulta, ma nel continuum evolutivo che caratterizza il bambino nella sua crescita. In un ottica evolutiva è necessario soffermarsi sulla comprensione dei fattori di rischio e dei fattori protettivi che possono determinare il procedere di un disturbo e il suo sovrapporsi ad altri quadri psicopatologici. Le indagini cliniche devono, quindi, avvenire secondo metodi d indagine in grado di garantire, specie in ambito medico legale, un adeguata replicabilità, verificabilità e confrontabilità dei giudizi espressi. Nel definire i comportamenti sintomatici il valutatore (qualora abbia la competenza professionale per farlo) dovrà basarsi su descrizioni ottenute da più fonti (i familiari, gli insegnanti, gli specialisti che hanno osservato il bambino, il minore), confrontando tra loro i dati 7 Levi G., Romani M., Continuità e discontinuità tra psicopatologia dell età evolutiva e dell età adulta, in Nòo, vol. 1, 3-14, 1999.
5 anamnestici ottenuti, anche per riuscire a definire i diversi livelli di funzionamento e i loro eventuali mutamenti dopo l evento stressante nei diversi ambienti di vita: familiare, scolastico e sociale. Gli interventi psicosociali e giudiziari: le diverse competenze Le decisioni da assumere si collocano in due ambiti che devono necessariamente essere sinergici: quello giudiziario sul piano della tutela dei diritti e quello riservato agli interventi psicosociali in una prospettiva di aiuto, sostegno e protezione. E evidente che i due ambiti, spesso confusi e sovrapposti, dovrebbero essere distinti, soprattutto nelle professionalità che li rappresentano. La confusione dei ruoli e delle funzioni implica una contraddizione che si manifesta nella frase the helping hand strikes again che ci sembra molto adeguata alla situazione in esame. Infatti, se la cura e protezione delle persone, particolarmente quella dei soggetti deboli, e la tutela giurisdizionale dei loro diritti costituiscono le facce della stessa medaglia, è anche vero che i principi di beneficità e di legalità, che governano tali attività, postulano obbiettivi, criteri di valutazione, forme assolutamente diversi. La valutazione diagnostica e prognostica, realizzata con gli strumenti propri del servizio sociale e delle altre professioni sanitarie, deve avere carattere multidimensionale in quanto deve tener conto delle caratteristiche individuali del minore (comprese l origine etnica, religiosa, culturale e linguistica, come specifica l art. 20 della Convenzione di New York), della complessità delle sue relazioni sociali, di quelle della sua famiglia e dell ambiente in cui sono inseriti. Le risorse e le possibilità che il bambino e la famiglia di origine hanno e possono sviluppare per superare, con apposite forme di sostegno, la situazione pregiudizievole costituiscono oggetto di valutazione È opportuno che, oltre alla valutazione della situazione, venga anche fatta una valutazione prognostica. La valutazione, in particolare nelle situazioni complesse, deve essere il frutto dell azione di professionalità diverse, in primo luogo dell assistente sociale, dello psicologo ed eventualmente dell educatore. Quando la situazione lo richiede, è opportuno l intervento anche di altre figure professionali, quali ad esempio lo psichiatra, il neuropsichiatra infantile e il medico pediatra (Le linee guida per i servizi sociosanitari della Regione Veneto 2008). Il concetto è che, in un ottica di tutela della salute e dello sviluppo è impossibile che un singolo Servizio possa avere la competenza ed assumersi la responsabilità di una valutazione che potrebbe portare a conseguenze esiziali per la salute dei minori.
6 In alcune situazioni estreme e particolarmente gravi, quando sussista un concreto pregiudizio con grave danno o rischio di danno allo sviluppo psicoaffettivo del minore coinvolto (presenza di manifestazioni sintomatiche tali da determinare una compromissione del funzionamento psicologico e/o sociale e gravi difficoltà adattive) e quando le valutazioni svolte convergono nell avvalorare l ipotesi che tali problemi derivino da un legame fusionale totalizzante ed esclusivo con uno dei due genitori, si potrà provvedere ad una temporanea sospensione dei rapporti allontanando il figlio dal genitore con il quale si sia instaurato un rapporto patologico e collocandolo per il tempo necessario in un luogo neutro (da scegliere possibilmente nell ambito della famiglia allargata). Si dovrà quindi poi provvedere ad organizzare incontri vigilati con il genitore, rivolti a stabilire progressivamente un più congruo equilibrio relazionale. Di solito i legami patologici sono i più difficili da recidere, spesso non si possono recidere e va fatto un lungo lavoro di terapia per permettere ai bambini di riprendersi ciò che hanno affidato all altro, soprattutto se l altro è la madre. Vengono in mente i versi di R.L.Stevenson: Vecchio é l'albero e buono il frutto, Molto vecchio e fitto il bosco. Boscaiolo, sei coraggioso? Bada! la radice é ravvolta Al cuore di tua madre, alle ossa di tuo padre; E come la mandragola, si lamenta se la strappi. (la casa di Eld. In: Robert Louis Stevenson. Racconti e Favole., Arnoldo Mondadori Editore, 1959.)
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