Source: http://www.anpiesquilino.org/2012/
Timestamp: 2018-05-23 03:04:52+00:00
Document Index: 16356273

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 154', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 13', 'art 130', 'art. 132']

A.N.P.I. Sezione Esquilino-Monti-Celio "don Pietro Pappagallo": 2012
La Costituzione, la proprietà privata e i beni comuni
L’assetto costituzionale della proprietà, così come definito all’art. 42 della Costituzione, antepone il concetto di proprietà pubblica a quello di proprietà privata la quale, rispetto alla prima, viene così ad assumere carattere residuale. Ciò in linea con le architetture costituzionali proprie dello Stato sociale di diritto. La Costituzione stabilisce quindi, per la proprietà privata, un rilevante limite poiché ad essa viene affidato un ruolo di funzione sociale. Pur non menzionando la Costituzione esplicitamente il concetto giuridico di proprietà collettiva (i beni comuni), tale formulazione può essere estrapolata leggendo il nostro testo fondamentale attraverso lo spirito e l’intenzione di coloro furono deputati a comporla nell’Assemblea Costituente.
In particolare, fu Paolo Emilio Taviani (DC) che, da relatore, ne approfondì il significato nel corso del dibattito nella III sottocommissione, il 25 settembre 1946. Affermò Taviani che “Quando lo impongano le esigenze del bene comune (…) la legge può riservare alla proprietà collettiva - dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e di altri Enti di diritto pubblico – le imprese e i beni di determinati e delimitati settori dell’attività economica”.
Per definire bene comune, Taviani citò la Costituzione democratica di Weimar del 1919 dove recita che “La proprietà comporta obblighi. Il suo uso dev’essere al tempo stesso un servizio reso nell’interesse generale (art. 154)”. Secondo Taviani “la destinazione dei beni della terra all’uso comune è primaria rispetto al diritto di proprietà. Alla base dell’ordine naturale dell’economia sta il diritto di tutti all’uso comune dei beni” e la Costituzione dovrà sancire “la razionale valorizzazione del territorio nazionale nell’interesse di tutto il popolo, al fine di stabilire più equi rapporti sociali”.
In Assemblea Costituente nessuno mise minimamente in dubbio questo principio, e per sottoporre anche la proprietà privata all’interesse generale vennero proposte formule come vantaggio della collettività (Fanfani, DC), interessi della collettività (Assennato del PCI), interesse collettivo (Moro, DC), finchè alla fine prevalse la dizione definitiva dell’art. 42: funzione sociale.
Costituzione della Repubblica, art. 42
La proprietà è pubblica o privata.
I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
(Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 22:22
Per il "Palazzo dei diritti, delle libertà e delle culture". Firma la Petizione
In via Napoleone III 6, a Roma c’è un intero palazzo, di proprietà del Comune di Roma, occupato da anni da “Casapound”. Casapound Italia è un associazione definita dagli organi di stampa come di "estrema destra" e "neo fascista".
Al posto della sede di Casapound, noi vorremmo che sorgesse un luogo dove i giovani possano conoscere, vivere e condividere diritti, differenti culture e una pluralità positiva di visioni della vita e del mondo.
Al posto di un ritrovo, illecitamente occupato, di questa realtà vorremmo che sorgesse il "Palazzo dei diritti, delle libertà e delle culture", un punto di riferimento e di incontro per i giovani. Aperto, libero e solidale.
La Petizione è promossa dai promotori del Comitato "Roma dica NO ai raduni fascisti che, dopo l'enorme successo dell'omonima pagina Facebook (oltre 100.000 condivisioni e likes), ha valutato l'importanza di promuovere questa petizione.
A Roma abbiamo bisogno di un luogo per l’incontro ed il dialogo e ci aspettiamo che le Istituzioni supportino la nostra richiesta.
E' una battaglia di civiltà e di democrazia.
La Sezione ANPI don Pappagallo Esquilino-Monti-Celio aderisce a questa iniziativa.
La Petizione è indirizzata a Comune di Roma (Sindaco di Roma Capitale, Capi Gruppo e Giunta).
Firmiamo e facciamo firmare!
http://www.change.org/it/petizioni/per-combattere-violenza-e-fascismo-realizziamo-il-palazzo-dei-diritti-delle-libert%C3%A0-e-delle-culture?utm_campaign=twitter_link&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 11:49
L’8 settembre a Roma. Ne parliamo all’Esquilino
Un paese democratico sull’orlo della guerra civile, nella Europa della Unione Europea, questo è quello che sta accadendo in questo inizio del 2012, a dieci anni esatti dalla introduzione di quella moneta unica che, ci dicevano i profeti del pensiero unico neoliberista, ci avrebbe preservato dalle ondate speculative e creato sviluppo e occupazione.
E lo si è visto: abbiamo avuto la più grande depressione economica dagli anni trenta e decine di milioni di disoccupati e precari. Ma perché si è verificato tutto ciò? La causa primaria è data dal fatto che nell'ambito dell'Unione economica e monetaria un ruolo estremamente importante spetta alla BCE (la Banca Centrale Europea), qualificata Istituzione dall' art. 13 TUE e che possiamo rappresentare come una sorta di "sistema speciale" nell'ambito dell'Unione e ciò perché in materia di politica monetaria alla BCE e alla SEBC (Sistema Europeo di Banche Centrali) sono stati attributi poteri incisivi, pressoché esclusivi,
Il SEBC (organo non autonomo composta dalla BCE e dalla Banche centrali nazionali) ha quale obiettivo principale, definendo e attuando la politica monetaria dell'Unione, quello di mantenere la stabilità dei prezzi, a scapito dell’obiettivo della piena e giusta occupazione, di equità sociale.
E' dunque la BCE, fornita di capacità giuridica, che con il suo apparato esercita in concreto le competenze in materia monetaria, ad iniziare dalla emissione e dal governo dell'Euro (con riguardo ai diciassette Stati aderenti). L’unica moneta emessa, nel corso della Storia, senza Stato sovrano.
Quindi, la BCE si caratterizza per una posizione anomala di assoluta indipendenza sia nei confronti degli Stati membri che hanno perduto la sovranità monetaria ma anche, e qui è l'aspetto ancor più inquietante, rispetto alla Istituzioni politiche europee. Una dittattura economica. Tale scelta risponde al teorema ideologico di dare la priorità assoluta ed esclusiva alla stabilità dei prezzi al fine di evitare le cosiddette "spinte inflazionistiche" nella assoluta convinzione che il controllo dell'inflazione sia un fattore determinante per una effettiva crescita economica (ah povero Maynard Keynes!), nel rispetto delle teorie economiche neoliberiste e monetariste proprie dei Chicago Boys di Milton Friedman, sperimentate per la prima volta in Cile dopo il golpe fascista dei Pinochet del settembre 1973.
A tal fine, le decisioni di politica monetaria sono state sottratte ad ogni forma di controllo politico democratico da parte di organi e istituzioni politiche, europee come nazionali (art 130 TFUE). Di particolare importanza è, tra l'altro, anche il potere normativo proprio della BCE, dato che l'art. 132 del TFUE le conferisce un rilevante potere normativo a seguito del quale questa può emanare regolamenti e decisioni (obbligatori entrambi), raccomandazioni e pareri tutti applicabili direttamente in ciascuno degli Stati membri aderenti all'Euro.
Ora, trattandosi di atti normativi (specie i regolamenti) dobbiamo con forza evidenziare che siamo in presenza di un meccanismo istituzionale antidemocratico e autoritario, privo di ogni legittimazione popolare, in quanto gli atti sono adottati al di fuori di qualsiasi partecipazione e controllo di istituzioni politiche (pensiamo, sempre in ambito UE, al Parlamento europeo), fatto che mette in risalto il vulnus gravissimo di democrazia che caratterizza gli attuali assetti istituzionali europei, e che è causa prima dell'attuale crisi finanziaria nel nostro continente e delle conseguenti ricadute sulle dinamiche economiche, sulla occupazione e sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla vite precarie e incerte di milioni di cittadine e cittadini. Siamo vicini alle cittadine e ai cittadini greci, alle compagne e ai compagni che stanno lottando per la democrazia e i diritti. Partigiani della democrazia.
Segretario Sezione ANPI “don Pappagallo” - Roma
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 09:52
Divelta e rubata la pietra d'inciampo dedicata a don Pappagallo
SHOAH: ROMA, DIVELTE 'PIETRE INCIAMPO' DEDICATE A VITTIME SAMPIETRINI IN OTTONE POSTI A TERRA APPENA DUE GIORNI FA (ANSA) - ROMA, 12 GEN - I tre sampietrini dorati dedicati a tre deportati ebrei (le sorelle Spizzichino e il prete reso celebre da 'Roma citta' aperta' Don Pappagallo), installati appena due giorni fa in via Santa Maria in Monticelli nel ghetto di Roma, sono stati divelti e sostituiti da sampietrini normali.
A denunciare l'accaduto e' Adachiara Zevi, curatrice del progetto 'Pietre d'inciampo a Roma'.
Le 'Pietre di inciampo', realizzate in ottone per un valore di 100 euro, sono state collocate a terra il 10 gennaio scorso dall'artista tedesco Gunter Demnig in ricordo delle vittime dell'Olocausto. Sulla superficie superiore sono impressi i nomi, le date di nascita e di morte e il luogo di deportazione delle vittime del nazifascismo.
''E' un furto oltraggioso - afferma la Zevi -, sicuramente premeditato perche' chi lo ha compiuto di certo aveva con se' i sampietrini normali con cui sostituire quelli in ottone. E' un episodio incredibile''. (ANSA).
P.S. Questa era la notizia dell'ANSA che abbiamo subito pubblicato, nel pomeriggio del 12 gennaio; poi siamo andati a verificare insieme ad altre compagne e compagni e fortunatamente la pietra è ancora al suo posto, al contrario di quelle dedicate alle sorelle Spizzichino, per le quali abbiamo portato in piazza la nostra indignazione e protesta.
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 20:08
Etichette: Memoria, Memorie d'Inciampo
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