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Timestamp: 2018-09-24 11:03:11+00:00
Document Index: 38042783

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 66', 'art. 1', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2477', 'art. 2409', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 54']

Novità fiscali del 22 aprile 2010: accertamento con adesione in bollo; comUnica: assunzioni da comunicare per causa di forza maggiore entro 5 giorni; cessione aziende: il valore dell’avviamento accertato ai fini del registro non vale per l’Irpef; antiriciclaggio: clientela esclusa da adeguata verifica; esterovestizione di società e persone fisiche, frodi carosello, triangolazioni con società schermo; altre di fisco | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 22 aprile 2010: accertamento con adesione in bollo; comUnica: assunzioni da comunicare per causa di forza maggiore entro 5 giorni; cessione aziende: il valore dell’avviamento accertato ai fini del registro non vale per l’Irpef; antiriciclaggio: clientela esclusa da adeguata verifica; esterovestizione di società e persone fisiche, frodi carosello, triangolazioni con società schermo; altre di fisco
1) Fare pace con il fisco: Accertamenti con adesione in bollo
2) ComUnica: assunzioni da comunicare per causa di forza maggiore entro 5 gg
3) Cessione aziende: Il valore dell’avviamento accertato ai fini del registro non vale per l’Irpef
4) Antiriciclaggio: Clientela esclusa da adeguata verifica
5) Esterovestizione di società e persone fisiche, frodi carosello, triangolazioni con società schermo
I contribuenti che vogliono delegare un professionista per essere rappresentati dinanzi l’Agenzia delle Entrate, in caso di accertamento con adesione agli avvisi di accertamento, devono includere nella delega una marca da bollo di 14,62 euro anche se la domanda di accertamento con adesione deve essere redatta in carta semplice.
Potrebbe sembrare uno scherzo, ma non è così.
E’, infatti, questo l’ordine di servizio che alcune Direzioni Regionali e Direzioni degli Uffici Locali delle Entrate hanno diramato agli uffici gerarchicamente subordinati nonostante la semplificazione, del D.L. sull’accertamento con adesione, che ha stabilito come non necessaria la polizza fideiussoria per importi oltre i 50 mila euro e l’informalità della procedura (domanda in carta semplice).
Tutto ciò, anche nonostante l’art. 5, comma 1, della tabella 1 dell’allegato B del DPR n. 642/72 preveda espressamente l’esenzione assoluta da bollo per gli atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai fui dell’applicazione delle leggi tributarie, con esclusione dei ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente.
Addirittura, secondo quanto è risultato in Italia Oggi del 21 aprile 2010, l’ufficio, invece, nel caso in cui il contribuente non apponga la marca da bollo sulla delega, provvede alla “forzata” regolarizzazione dell’imposta con l’applicazione di una sanzione da una a cinque volte l’imposta omessa (da 14,62 a 73,10 euro).
Le imprese neo costituite obbligate a utilizzare la comunicazione unica di impresa (ComUnica), e contemporaneamente devono assumere lavoratori, hanno cinque giorni di tempo per trasmettere al centro per l’impiego competente la comunicazione di costituzione del rapporto di lavoro.
Il Ministero del Lavoro, con la lettera circolare prot. 7155/2010, ha in tal modo risolto una delicata questione.
Secondo <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Legge 296/06, infatti, tutti i datori di lavoro devono comunicare online l’instaurazione, la proroga, la trasformazione e la cessazione del rapporto di lavoro nonché il trasferimento dell’azienda e la modifica della ragione sociale.
Se l’adempimento riguarda l’assunzione di nuovi lavoratori, la comunicazione in via telematica deve essere inviata almeno il giorno precedente l’inizio della prestazione.
Secondo i tecnici del Ministero le imprese che si trovano a iniziare una nuova attività, e ad assumere nello stesso tempo per poterla avviare, si trovano in una di quelle situazione di “forza maggiore” a cui il ministero faceva riferimento in una precedente nota (4746/2007), per cui è possibile comunicare l’assunzione di nuovo personale entro cinque giorni dall’inizio dell’attività lavorativa.
Il valore dell’avviamento accertato ai fini dell’imposta di registro non vincola ai fini dell’accertamento dell’Irpef ne l’Amministrazione finanziaria ne il contribuente.
E’ questa la rilevante decisione della Corte di Cassazione, contenuta nell’ordinanza n. 7023 del 24 marzo 2010, la quale ha stabilito che a differenza di quanto sostenuto dall’Agenzia delle Entrate, il valore dell’avviamento accertato definitivamente ai fini dell’imposta di registro non vincola in maniera assoluta l’Amministrazione finanziaria e il contribuente in sede di accertamento ai fini Irpef, ma, secondo giurisprudenza, legittima soltanto l’Amministrazione a procedere in via induttiva all’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro, restando a carico del contribuente l’onere della prova contraria, ben potendo perciò quest’ultimo superare (anche con ricorso ad elementi indiziari) la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato col valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore.
I professionisti sono soggetti agli obblighi di adeguata verifica della clientela, che integrano e sostituiscono i precedenti obblighi di identificazione (artt. 16 e ss. del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, come modificato e integrato dal D.Lgs. 25 settembre 2009, n. 151 (cd. decreto correttivo).
Tuttavia, sono previsti dei casi di esclusione dall’obbligo di adeguata verifica (prestazioni escluse).
Linee guida per l’adeguata verifica della clientela
Causa la mancata emanazione di disposizioni attuative da parte del Legislatore, prevista come una mera facoltà, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha fornito, con il documento di aprile 2010, ai propri iscritti procedure di ausilio per l’espletamento di tali obblighi.
L’assenza di procedure operative, infatti, rende estremamente difficoltoso tale gravoso adempimento.
Lo stesso approccio basato sul rischio, che è il criterio al quale deve essere improntata la nuova procedura di identificazione, è disciplinato in modo piuttosto generico, sì che la sua concreta applicazione non può prescindere da indicazioni maggiormente precise.
In tal senso, l’emanazione delle presenti guidelines da parte del C.N.D.C.E.C. può garantire un approccio uniforme al problema da parte dei professionisti obbligati.
Ciò senza dimenticare che l’obbligo di adeguata verifica non è unitario e uniforme, ma va tarato a seconda della specifica fattispecie singolarmente considerata.
Le procedure di seguito esposte sono state redatte nel rispetto dei principi generali dettati dal legislatore in materia di adeguata verifica della clientela, nonché delle disposizioni attuative contenute nel D.M. 3 febbraio 2006, n. 141 e nel provvedimento U.I.C. 24 febbraio 2006, per le parti non dichiarate espressamente incompatibili dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con la circolare 19 dicembre 2007, prot. 125367 e, dunque, ancora vigenti stante il disposto dell’art. 66 D.Lgs. 231/2007.
Clienti e operazioni oggetto di verifica
Ai sensi dell’art. 1, comma 2, lett. e), del D.Lgs. n. 231/2007, per “cliente” va inteso il soggetto al quale i destinatari della normativa indicati agli artt. 12 (professionisti) e 13 (revisori contabili) rendono una prestazione professionale in seguito al conferimento di un incarico.
Ciò posto, in relazione a ciascun cliente il professionista dovrà in primo luogo verificare la sussistenza dell’obbligo di adeguata verifica.
L’art. 16 del D.Lgs 231/07 contiene un’elencazione dei casi in cui l’adempimento in oggetto deve essere espletato.
– Docenze a corsi, convegni e simili
– Attività di redazione e/o trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali
– Funzione di componente di organi di controllo di società destinatarie degli obblighi antiriciclaggio (qualora non incaricato del controllo contabile)
– Funzione di revisore in enti pubblici
– Funzione di sindaco in società o enti (qualora il collegio sindacale non sia incaricato del controllo contabile)
– Incarico di curatore, commissario giudiziale e commissario liquidatore nelle procedure concorsuali, giudiziarie e amministrative e nelle procedure di amministrazione straordinaria nonché incarico di ausiliario del giudice, di amministratore e di liquidatore nelle procedure giudiziali
– Incarico di custode giudiziale di beni ed aziende
– Incarico di recupero crediti
– Operazioni di vendita di beni mobili registrati e immobili nonché formazione del progetto di distribuzione
– Pareri giuridici pro-veritate
– Perizie e consulenze tecniche
– Redazione di stime giurate su incarico dell’autorità giudiziale
– Adempimenti in materia di amministrazione del personale
“Sono i meccanismi più insidiosi e gravi per frodare il fisco che, in un’intervista all’Adnkronos, indica il Comandante generale della Guardia di Finanza, Cosimo D’Arrigo.
Grazie all’azione d’intelligence, all’analisi di rischio ed all’esperienza operativa dei nostri Reparti, abbiamo maturato una conoscenza ravvicinata dei meccanismi di frode più insidiosi e gravi che le organizzazioni criminali cercano di porre in essere per il raggiungimento dei propri scopi illeciti, spiega il numero uno delle Fiamme Gialle.
Sul fronte dell’evasione internazionale, un metodo particolarmente utilizzato è quello dell’esterovestizione della residenza di persone fisiche e giuridiche; in questo ambito, riferisce D’Arrigo, la Guardia di Finanza di Como ha individuato una maxi evasione da oltre 70 milioni di euro, con la denuncia di 4 responsabili, realizzata da una società operante nel settore della vendita per corrispondenza di articoli per home fitness; l’impresa, fittiziamente localizzata in Liechtenstein, era di fatto gestita in Italia da un imprenditore che attraverso triangolazioni trasferiva fraudolentemente gli utili conseguiti nel paradiso fiscale.
Nel campo delle frodi fiscali, secondo il Comandante generale, un cenno lo meritano le frodi carosello, attuate soprattutto nella commercializzazione di beni a contenuto tecnologico, di autoveicoli e in generale di beni di largo consumo (prodotti informatici, telefoni cellulari o elettrodomestici).
Lo schema base, osserva D’Arrigo, è collaudato e si basa sull’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e l’interposizione di imprese cartiere, allo scopo di acquistare prodotti da Paesi comunitari in sospensione di iva e rivenderli ai reali destinatari con l’applicazione dell’imposta che non viene poi versata all’erario.
Tuttavia, prosegue il Comandate generale della Guardia di Finanza, delle varianti sono state riscontrate nel corso di alcune indagini; basti pensare alla inchiesta della Guardia di Finanza di Vicenza svolta nei confronti di oltre 30 imprese operanti nel settore conciario, che si basava sull’importazione di pelli da Paesi extracomunitari e sul loro stoccaggio in depositi iva; in una fase successiva, le pelli venivano prelevate da soggetti teste di legno, che omettevano il versamento dell’iva rivendendo fittiziamente gli stessi beni ad imprese interposte per consentire, con successive fatture false, la detrazione al beneficiario della frode di un’Iva mai incassata dallo Stato.
Un’altra variante è stata individuata nel settore dei servizi telefonici.
Il sistema fraudolento, spiega D’Arrigo, si basa su false fatturazioni con le quali un operatore nazionale acquista da un soggetto italiano traffico telefonico o servizi a valore aggiunto, per poi rivenderli all’estero ricorrendo ad operazioni fuori dal campo di applicazione del tributo; in tal modo, si genera in capo all’operatore nazionale interposto un indebito credito d’Iva.
Insidiosi meccanismi di frode per la creazione di provviste in nero, sono stati accertati nel corso di indagini per gravi fenomeni di corruzione internazionale, dove è stato appurato il pagamento di tangenti a favore di dirigenti, politici o imprenditori, il tutto occultato mediante falsi contratti di consulenza o sovrafatturazioni.
Fenomeni di questo tipo sono emersi negli scandali Siemens, Enelpower, Oli for food e, più di recente, nelle inchieste legate alla vendita di Wind o alla vicenda degli appalti in Nigeria in cui è rimasta coinvolta, unitamente ad altre società estere, Saipem, società del gruppo Eni.
In quest’ultimo caso, due manager italiani sono stati indagati in relazione ad un caso di tangente di 182 milioni di dollari che un consorzio internazionale avrebbe pagato, tra il 1994 ed il 2004, a politici e burocrati della Nigeria in cambio degli appalti da 6 miliardi di euro per la costruzione di sei impianti di estrazione e stoccaggio di gas.
Sul fronte del riciclaggio internazionale, prosegue D’Arrigo, particolarmente ricorrenti sono le triangolazioni con società – schermo ubicate in Paesi a fiscalità privilegiata, tecnica normalmente utilizzata per occultare proventi criminali di dimensioni più consistenti che si basa principalmente sul pagamento da parte di società italiane di fatture per operazioni inesistenti, emesse da soggetti economici situati in Paesi non cooperativi; le fatture false servono per giustificare i trasferimenti dall’Italia di capitali sporchi da reimpiegare in forma anonima sui mercati finanziari internazionali, oppure da reintrodurre in Italia attraverso successive operazioni commerciali e finanziarie.
E’ il caso dell’operazione Green Clock del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano, dove un imprenditore, operante nel settore del recupero ambientale di aree ex industriali, è stato tratto in arresto il 20 ottobre scorso, unitamente ad altre quattro persone, nell’ambito della vicenda che ha riguardato la bonifica di un’area a sud di Milano.
L’imprenditore si è appropriato di capitali delle proprie società contabilizzando fatture false emesse da società estere compiacenti, per poi trasferire i fondi fuori dal territorio nazionale mediante l’impiego di società di comodo, l’utilizzo di falsi contratti di consulenza e l’impiego di rapporti di conti correnti svizzeri riconducibili al notaio ……….. su cui dirottare i proventi illeciti.
Il denaro veniva trasferito su conti esteri riferibili a dipendenti dell’imprenditore, oppure ritirato in contante e spallonato in Italia da persone di fiducia dell’imprenditore.
Il Comandante generale della Guardia di Finanza fa anche un cenno al sistema delle compensazioni che costituisce una tecnica generalmente posta in essere quando si ha necessità di trasferire all’estero profitti illeciti in contanti, evitando – in caso di controlli valutari alla frontiera – il sequestro delle somme trasportate all’estero senza presentare la dichiarazione obbligatoria per importi superiori a 10 mila euro.
Per scongiurare questo rischio, l’operazione di compensazione viene organizzata tutta nel territorio dello Stato, tra i numerosi clienti che cercano finanziamenti e quelli che, invece, intendono trasferire i propri capitali oltre il confine, in particolare nella Repubblica di San Marino o in Svizzera.
Per ogni trasferimento, viene richiesto al cliente una percentuale sul capitale movimentato e compilata una sorta di ricevuta utilizzata per giustificare le movimentazioni contabili e bancarie dei clienti.
Questa tecnica è emersa da ultimo in un’indagine del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma (operazione stella alpina), posta in essere da funzionari di un istituto di credito del Canton Ticino, con la complicità di imprenditori e liberi professionisti italiani interessati all’occultamento di propri proventi illeciti”.
(Adnkronos, notizia del 21 aprile 2010)
– Ricorso in appello: notifica a tutti
Il ricorso in appello deve essere notificato a tutte le parti costituite nel giudizio di primo grado pena la sua inammissibilità; l’eventuale violazione è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Catanzaro con la sentenza n. 53/08/2010 del 19 febbraio 2010.
La sentenza sottolinea che, quando nella vertenza siano costituite più parti, l’appello deve essere necessariamente presentato nei confronti di tutte le parti costituite in primo grado; ciò comporta che, anche se la decisione investe una sola tra quelle chiamate in giudizio, e il collegio non abbia escluso alcuno dei chiamati dal giudizio di primo grado, l’appello dovrà essere proposto verso tutte le parti costituite pena la sua inammissibilità.
– Cessioni all’esportazione in esenzione d’imposta con dichiarazione falsa
Nell’ipotesi di dichiarazione d’intenti falsa, il cedente se consapevole di ciò deve versare l’Iva.
E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 6458/2010, la quale ha precisato che i soggetti che effettuano le cessioni all’esportazione in esenzione di imposta senza la dichiarazione d’intenti sono responsabili per l’imposta e la pena pecuniaria; viceversa, in presenza della dichiarazione, per l’omesso pagamento dell’Iva rispondono soltanto i cessionari, i committenti e gli importatori che hanno rilasciato la dichiarazione stessa.
Ciò poiché, ha rilevato la Corte suprema, la condotta di chi opera senza assolvere l’imposta in base ad una dichiarazione falsa, con la consapevolezza della falsità, è del tutto equivalente a quella di chi sia del tutto privo della dichiarazione, salva la concorrente responsabilità del cessionario, committente o importatore che ha rilasciato la falsa dichiarazione.
– Controllo giudiziale nella S.r.l.: spetta ai soci, sindaci poco efficaci
Assonime con il caso n. 2 del 2010 ha commentato la recente decisione della Corte di Cassazione secondo cui nella S.r.l. il potere di denunciare le irregolarità nella gestione degli amministratori spetta ai soci e non ai sindaci ed è inapplicabile la disciplina del controllo giudiziale su istanza del collegio sindacale.
In particolare, la Corte suprema ha stabilito che il generico richiamo alla disciplina della società per azioni contenuto nell’art. 2477 c.c. non possa operare anche con riguardo all’art. 2409 c.c..
La nuova disciplina infatti conferisce ai soci poteri di controllo individuali più marcati rispetto al passato, sottraendoli al collegio sindacale, anche laddove costituito.
(Assonime, il caso n. 2/2010)
– Sanzioni anche con ruolo ma motivato
Le sanzioni Iva possono essere irrogate senza il preventivo avviso al contribuente, ma il ruolo deve essere motivato tutte le volte in cui il destinatario non è in grado di conoscere le ragioni dell’irrogazione delle sanzioni stesse.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 8071 del 02/04/2010)
– Indice Istat di marzo 2010
L’Indice Istat del mese di marzo è stato fissato in misura del 1,5%.
Si tratta dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, relativo al mese di marzo 2010, pubblicato ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).
(Comunicato Istat del 20 aprile 2010, in G.U. n. 91 del 20/04/2010)
– Acquirente estero vero ma ignaro: Si tratta di una classica frode Iva
Scoperte false vendite effettuate da una società italiana a una francese, del tutto inconsapevole.
È onere del contribuente provare con documentazione certa e incontrovertibile l’avvenuto trasferimento fisico della merce, altrimenti l’operazione non si può considerare “non imponibile”.
Nella pratica commerciale è possibile, ma la società non lo ha fatto. È frode Iva (C.T.R. Veneto, sentenze nn. 28, 29, 30 e 31 del 2010).