Source: http://www.studiogradelli.it/cooperative-novita-legislative/
Timestamp: 2019-03-22 19:17:58+00:00
Document Index: 156156402

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 17', 'art. 2514', 'art. 2512', 'art. 2513', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 82', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 2545', 'art. 37', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 2533']

StudioGradelli | Cooperative : novità legislative
Cooperative : novità legislative
Recentemente sono state introdotte due disposizioni di interesse per le cooperative. In particolare:
il comma 12-ter, art. 4, D.L. n. 66/2014, ha modificato le limitazioni alla distribuzione degli utili ai
soci in relazione alle cooperative in perdita;
l’art. 17-bis, D.L. n. 91/2014, ha introdotto:
modifiche alla disciplina della tassazione degli utili delle cooperative di consumo e loro consorzi,
nuove informazioni (obbligatorie) da indicare nello Statuto dei citati soggetti. Con D.M. 18 settembre 2014, il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso operativa la citata previsione.
L’obiettivo dell’adeguamento normativo è da ricercare prevalentemente nella procedura di cooperazione per aiuti di Stato E1/2008 aperta dalla Commissione UE nei confronti del settore cooperativo della grande distribuzione. Affinché una società cooperativa sia considerata prevalente sono necessarie 2 condizioni:
che lo statuto della cooperativa si conformi al contenuto dell’art. 2514 c.c.;
che, da un punto vista sostanziale, l’operatività della cooperativa, in funzione dell’attività svolta, si sviluppi prevalentemente nei confronti dei soci in base alle disposizioni contenute negli artt. 2512 e 2513 c.c.
Per quanto concerne invece l’attività svolta è necessario distinguere la tipologia di scambio mutualistico che si instaura tra socio e cooperativa (art. 2512 c.c.). Affinché sia rispettata la condizione di prevalenza operativa l’art. 2513 c.c. richiede:
per le cooperative di consumo, che i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci siano superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell’art. 2425, co. 1, punto A1), c.c.;
per le cooperative di produzione e lavoro, che il costo del lavoro dei soci sia superiore al 50% del totale del costo del lavoro di cui all’art. 2425, co. 1, punto B9), c.c.;
per le cooperative di apporto/conferimento, che il costo della produzione per i servizi ricevuti dai soci ovvero, per i beni conferiti dai soci, sia rispettivamente superiore al 50% del totale dei costi dei servizi di cui all’art. 2425, co. 1, punto B7), c.c. ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite, di cui all’art. 2425, co. 1, punto B6), c.c.
In funzione del tipo di società cooperativa e della condizione di prevalenza o meno, la L. 30.12.2004, n. 311 ha stabilito la non applicazione dell’art. 12, L. 16.12.1977, n. 904 (in pratica quindi ha reso tassabile):
il 20% degli utili netti annuali delle cooperative agricole e della piccola pesca e loro consorzi se prevalenti;
il 30% degli utili netti annuali per le altre cooperative e loro consorzi se prevalenti;
il 70% degli utili netti annuali per le cooperative e loro consorzi se non prevalenti a condizione che tale quota sia destinata a riserva indivisibile prevista in statuto (altrimenti non è prevista nessuna agevolazione).
Venivano escluse dalla tassazione (con vigenza quindi piena dell’art. 12, L. 16.12.1977, n. 904) le cooperative sociali. L’art. 82, co. 28, D.L. 25.6.2008, n. 112, conv. con modif. dalla L. 6.8.2008, n. 133 ha introdotto l’ulteriore categoria delle cooperative di consumo e loro consorzi a mutualità prevalente stabilendone la tassazione degli utili netti annuali del 55%. Il successivo D.L. 13.8.2011, n. 138, conv. con modif. dalla L. 14.9.2011, n. 148, ha disposto 2 modifiche al sistema di tassazione:
l’art. 2, co. 36-bis è intervenuto sulla tassonomia della L. 30.12.2004, n. 311 e successive modifiche, disponendo un incremento di tassazione sugli utili netti annuali per le cooperative di consumo a mutualità prevalente e loro consorzi (che è passata dal 55% al 65%) e per le cooperative a mutualità prevalente diverse da quelle agricole e della piccola pesca e loro consorzi (che è passata dal 30% al 40%);
l’art. 2, co. 36-ter ha stabilito che l’art. 12, L. 16.12.1977, n. 904, non si applica alla quota del 10% degli utili netti annuali destinati alla riserva minima obbligatoria. In termini pratici, tenuto conto che l’art. 2545- quater C.c. fissa la destinazione minima a riserva legale del 30% degli utili netti annuali, la disposizione ha introdotto una tassazione del 3% su essi ad esclusione delle banche di credito cooperativo.
Difatti, per quest’ultime, la normativa speciale prevista dall’art. 37, co 1, D.Lgs. 1.9.1993, n. 385 prevede un obbligo di destinazione a riserva minima obbligatoria del 70% (e non del 30%) degli utili netti annuali; pertanto, l’incremento di tassazione per tale settore risulta del 7% in luogo del 3%. Si evidenzia che la tassazione sugli utili netti annuali destinati a riserva minima obbligatoria vale per tutto il settore cooperativo (comprese le cooperative sociali). Con l’introduzione in sede di conversione in Legge (Legge n. 89/2014) del comma 12-ter, nell’art. 4, D.L. n. 66/2014, il Legislatore è intervenuto in materia di limiti alla distribuzione degli utili da parte delle società cooperative in perdita. L’art. 12, comma 1, Legge n. 904/1977, dispone che non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento. In pratica, la Legge n. 89/2014, introducendo l’esplicito riferimento ai “soci cooperatori” ha sancito la possibilità, per le società cooperative, di distribuire utili ai soci finanziatori, senza perdita dei benefici fiscali, anche qualora le riserve indivisibili:
siano state utilizzate a copertura delle perdite e
non siano state ricostituite.
Diversamente, i predetti benefici fiscali vengono meno se la distribuzione di utili viene effettuata a favore di soci cooperatori. Si ricorda che prima delle citate modifiche, alla cooperativa che utilizzava le riserve a copertura delle perdite era vietata la distribuzione di utili ai soci (di qualsiasi tipologia) fino a quando dette riserve non risultavano ricostituite, pena la perdita dei benefici fiscali. Con l’introduzione, in sede di conversione in Legge (Legge n. 116/2014) dell’art. 17-bis, D.L. n. 91/2014, il Legislatore ha introdotto alcune disposizioni di carattere civilistico e fiscale applicabili alle cooperative di consumo e loro consorzi. In particolare:
Per le cooperative di consumo e loro consorzi:
– è prevista la non concorrenza alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte dirette della quota di utili destinata ad aumento del capitale sociale nei limiti e alle condizioni di cui al Regolamento UE n. 1407/2013. Si rammenta che per la generalità delle cooperative, ai sensi del comma 3 dell’art. 7, Legge n. 59/92, l’aumento del capitale sociale non concorre alla formazione del reddito imponibile nei limiti di cui al comma 1 del citato art. 7 (variazioni dell’indice ISTAT calcolate per il periodo corrispondente a quello dell’esercizio in cui gli utili sono stati prodotti);
– stabilita nella misura del 23% l’esenzione da tassazione della quota di utili netti annuali, a condizione che la stessa sia destinata ad una riserva indivisibile prevista dallo statuto. Detta misura riguarda le cooperative a mutualità non prevalente. Per le cooperative di consumo a mutualità prevalente l’esenzione è fissata nella misura del 45%. Rimane ferma la disposizione di cui all’art. 6, comma 1, D.L. n. 63/2002 in base alla quale l’utile accantonato a riserva obbligatoria (legale) è tassato nella misura del 10%.
COINVOLGIMENTO DEI SOCI NEI PROCESSI DECISIONALI ED ESCLUSIONE PER INATTIVITÀ
Con Decreto 18 settembre 2014, il Ministero dello Sviluppo Economico ha:
stabilito le misure che le cooperative di consumo con un numero di soci superiore a 100.000 devono adottare per migliorare il coinvolgimento dei soci nei processi decisionali della società;
individuato i casi di esclusione ex art. 2533, c.c. del socio che non ha tenuto alcun rapporto sociale/economico con la cooperativa, nel rispetto di quanto previsto dallo statuto, per un periodo di almeno 1 anno.
Le cooperative, entro il 31 dicembre 2015, dovranno adeguare il proprio statuto alle disposizioni di cui al citato Decreto.
Febbraio 10, 2015 / Articoli StudioGradelli CAF, Articoli StudioGradelli Servizi / Tags: cooperativa