Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1473-codice-civile-determinazione-del-prezzo-affidata-a-un-terzo
Timestamp: 2018-11-16 17:07:39+00:00
Document Index: 29966074

Matched Legal Cases: ['art. 1349', 'art. 825', 'art. 810', 'art. 1473', 'art. 1473', 'art. 82', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 1473', 'art. 82', 'art. 111', 'art. 360']

Prezzo: [v. 1470]; Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].
Presidente del tribunale: giudice che, nell’ambito del tribunale, occupa un posto di preminenza rispetto agli altri giudici.
(1) La norma contempla un’ipotesi di arbitraggio e ad essa si applica la disciplina dettata dall’art. 1349.
Il terzo (cd. arbitratore) determinerà il prezzo secondo il suo equo apprezzamento, ossia contemperando gli interessi delle parti contraenti. Tuttavia, su espressa previsione delle stesse, il terzo può fissare il prezzo secondo il suo mero arbitrio, ossia secondo la sua libera scelta.
Nella prima ipotesi, la determinazione del terzo può essere impugnata (contestata) quando è ingiusta; nella seconda ipotesi, soltanto se è fatta in mala fede [v. 1479].
Nell’arbitrato rituale, le parti intendono pervenire alla pronuncia di un lodo suscettibile di esecutività onde produrre gli effetti di cui all’art. 825 c.p.c., con l’osservanza del regime formale del procedimento arbitrale; mentre, in quello irrituale, esse intendono affidare all’arbitro la soluzione di una controversia attraverso uno strumento strettamente negoziale, mediante, cioè, una composizione amichevole o un negozio di accertamento riconducibili alla loro volontà, impegnandosi, per l’effetto, a considerare la decisione degli arbitri come espressione di tale personale volontà.
Cassazione civile sez. I 21 luglio 2010 n. 17114
La disciplina prevista in tema di arbitrato irrituale dall'art. 810 comma 1 c.p.c, relativa alla possibilità, per il Presidente del Tribunale, di rinominare l'arbitro ove la parte non abbia a ciò provveduto, nonché la procedura di sostituzione dell'arbitro rinunciatario, sono applicabili nell'arbitrato irrituale, anche in ipotesi di mancata previsione del ricorso al detto Presidente del Tribunale, attraverso l'applicazione analogica del secondo comma dell'art. 1473 c.c., riguardante la determinazione del prezzo della vendita affidata ad un terzo, stante il carattere contrattuale dell'arbitrato libero (o irrituale).
Tribunale Chieti 18 febbraio 2008 n. 135
Il provvedimento del presidente della corte d'appello, confermativo della nomina di arbitratore, per la determinazione del prezzo di compravendita immobiliare, disposta dal presidente del tribunale indicato d'accordo dalle parti, non è impugnabile con il ricorso in Cassazione.
Cassazione civile sez. I 19 novembre 2003 n. 17527
Ricorre la figura dell'arbitraggio quando le parti conferiscono ad un terzo (arbitratore) l'incarico di determinare, di regola secondo equità, uno degli elementi di negozio in formazione, non ancora perfezionato per la mancanza di quell'elemento, cioè l'incarico di svolgere un'attività da cui esula qualsiasi contenuto decisorio su questioni controverse, laddove con l'arbitrato rituale e con quello irrituale le parti tendono a conseguire, quali protagoniste di un conflitto, un giudizio decisorio sullo stesso, con la sola differenza che, mentre con il primo (arbitrato rituale) essi vogliono giungervi adottando il procedimento previsto dal codice di rito, col secondo (arbitrato irrituale) vi giungono impegnandosi a far proprio il regolamento della controversia che gli arbitri liberi, conformemente al mandato ricevuto, hanno adottato. Il determinare se ci si trovi di fronte ad un lodo rituale o irrituale, oppure ad un arbitraggio, implica un'indagine sulla volontà delle parti e, nell'ipotesi di materia sottratta all'autonomia privata, sulla ratio della legge che disciplina il meccanismo di determinazione del terzo.
Cassazione civile sez. I 29 aprile 1983 n. 2949
In tema di nomina del terzo arbitratore nei casi previsti dal comma 2 dell'art. 1473 c.c., contro il provvedimento del presidente della Corte d'appello, reso su reclamo avverso il decreto di nomina del presidente del tribunale ai sensi dell'art. 82 disp. att. c.c., non è esperibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione avente carattere non decisorio, bensì sostitutivo della volontà negoziale delle parti; nè tale carattere viene meno allorché il giudice si pronunci anche sulla contestata sussistenza dei presupposti della nomina, atteso che tale verifica non costituisce accertamento idoneo al giudicato, ma ha valenza meramente incidentale in funzione della nomina stessa, e lascia dunque impregiudicata la definizione di ogni questione in sede di giudizio contenzioso, il cui esito può anche porre nel nulla gli effetti della pronuncia presidenziale (nell'enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha altresì escluso che contro il provvedimento reso in sede di reclamo, ove erroneamente qualificato dal presidente della Corte d'appello "ordinanza-sentenza", sia proponibile il ricorso ordinario per cassazione ex art. 360 c.p.c.).
In tema di nomina del terzo arbitratore nei casi previsti dal comma 2 dell'art. 1473 c.c., contro il provvedimento del presidente della corte d'appello, reso su reclamo avverso il decreto di nomina del presidente del tribunale ai sensi dell'art. 82 disp. att. c.c., non è esperibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione avente carattere non decisorio, bensì sostitutivo della volontà negoziale delle parti; nè tale carattere viene meno allorché il giudice si pronunci anche sulla contestata sussistenza dei presupposti della nomina, atteso che tale verifica non costituisce accertamento idoneo al giudicato, ma ha valenza meramente incidentale in funzione della nomina stessa, e lascia dunque impregiudicata la definizione di ogni questione in sede di giudizio contenzioso, il cui esito può anche porre nel nulla gli effetti della pronuncia presidenziale. (Nell'enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha altresì escluso che contro il provvedimento reso in sede di reclamo, ove erroneamente qualificato dal presidente della corte d'appello "ordinanza- sentenza", sia proponibile il ricorso ordinario per cassazione ex art. 360 c.p.c.).