Source: https://danielemajori.com/2015/04/14/eccezione-di-difetto-di-giurisdizione-e-abuso-del-processo/
Timestamp: 2020-07-02 13:45:59+00:00
Document Index: 80236250

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1175', 'art. 2', 'art. 1175', 'art. 1175', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1175', 'sentenza ', 'art. 38']

Eccezione di difetto di giurisdizione e abuso del processo: conformemente al più recente indirizzo del Consiglio di Stato e all’esegesi della Corte di Cassazione, è inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che ha adìto la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo di primo grado, salvo che sia frutto di un ragionevole ripensamento imposto da un sopravvenuto orientamento di legittimità e, al contempo, da inattese decisioni, su altre analoghe controversie, che siano concretamente suscettibili di caducazione a causa della loro non conformità ai criteri di riparto della giurisdizione affermati dalle Sezioni Unite; tale regola processuale trova fondamento nel divieto dell’abuso del diritto, quale è da ritenersi, a guisa di figura paradigmatica, il venire contra factum proprium dettato da ragioni meramente opportunistiche, in quanto vige nel nostro sistema un generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva (divieto che, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto), in cui si inserisce anche l’abuso del processo (nella fattispecie, pertanto, il relativo motivo di appello è stato ritenuto inammissibile). | Avvocato Daniele Majori
Consiglio di Stato, Corte di cassazione, Giurisdizione, Processo amministrativo
Eccezione di difetto di giurisdizione e abuso del processo: conformemente al più recente indirizzo del Consiglio di Stato e all’esegesi della Corte di Cassazione, è inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che ha adìto la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo di primo grado, salvo che sia frutto di un ragionevole ripensamento imposto da un sopravvenuto orientamento di legittimità e, al contempo, da inattese decisioni, su altre analoghe controversie, che siano concretamente suscettibili di caducazione a causa della loro non conformità ai criteri di riparto della giurisdizione affermati dalle Sezioni Unite; tale regola processuale trova fondamento nel divieto dell’abuso del diritto, quale è da ritenersi, a guisa di figura paradigmatica, il venire contra factum proprium dettato da ragioni meramente opportunistiche, in quanto vige nel nostro sistema un generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva (divieto che, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto), in cui si inserisce anche l’abuso del processo (nella fattispecie, pertanto, il relativo motivo di appello è stato ritenuto inammissibile).
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 14 aprile 2015 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in abuso del diritto, abuso del diritto di difesa, abuso del processo, art. 1175 c.c., art. 2 Cost., è inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che ha adìto la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo di primo grado, consiglio di stato, Corte di Cassazione, generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva, giurisdizione del giudice amministrativo, mutamento della linea difensiva, Sezioni Unite, slealtà processuale, venire contra factum proprium
(Consiglio di Stato, sez. V, 27 marzo 2015, n. 1605)
«Con il primo motivo di appello (pagine 5 – 11 del gravame), si contesta sotto plurimi profili la giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della presente controversia.
5.1.1. Tale motivo è inammissibile.
5.1.2. Il Collegio aderisce al più recente indirizzo esegetico elaborato dal Consiglio di Stato (cfr. da ultimo Sez. V, 16 aprile 2013, n. 2111; Sez. V, 7 febbraio 2012, n. 656; Sez. VI, 10 marzo 2011, n. 1537, cui rinvia ai sensi degli artt. 74 e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.), secondo cui:
a) è inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che ha adìto la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo di primo grado;
b) tale regola processuale trova fondamento nel divieto dell’abuso del diritto, quale è da ritenersi, a guisa di figura paradigmatica, il venire contra factum proprium dettato da ragioni meramente opportunistiche, in quanto vige nel nostro sistema un generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva (divieto che, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto), in cui si inserisce anche l’abuso del processo.
Per completezza si evidenzia che:
c) tale esegesi è stata da ultimo fatta propria dalla Corte di cassazione (sia pure con alcuni temperamenti che non sono applicabili al caso di specie, cfr. Sez. un., ord., 24 aprile 2014, n. 9251 resa in sede di regolamento di giurisdizione); si è cosi affermato che «il mutamento della linea difensiva della parte, sulla questione attinente alla giurisdizione, inizialmente ravvisata in quella del giudice amministrativo, non costituisce espressione di slealtà processuale o di abuso del diritto di difesa allorché sia frutto di un ragionevole ripensamento imposto da un sopravvenuto orientamento di legittimità e, al contempo, da inattese decisioni, su altre analoghe controversie, da parte del giudice amministrativo che siano concretamente suscettibili di caducazione a causa della loro non conformità ai criteri di riparto della giurisdizione affermate dalle sezioni unite, dovendosi apprezzare la posizione della parte come intesa a sollecitare l’iter processuale, in funzione del diritto alla ragionevole durata del processo»;
d) la sentenza del giudice civile [che aveva declinato la giurisdizione del giudice ordinario in favore di quella del giudice amministrativo] è priva di efficacia pan processuale, avendo statuito esclusivamente sulla giurisdizione (cfr. ex plurimis Cass. civ., sez. un., 24 settembre 2010, n. 20163; sez. un., 20 agosto 2009, n. 18499; Cons. Stato, Sez. V, 3 maggio 2012, n. 2542)».
« La stazione appaltante non può respingere la richiesta di sospensione della procedura di gara legittimamente formulata da un concorrente per oggettiva impossibilità di compilare l’offerta economica, ossia per cause allo stesso non imputabili (nella fattispecie, il Tar ha ritenuto illegittimo il diniego di sospensione opposto dall’Amministrazione alla società ricorrente, in considerazione della contraddittorietà sussistente tra la lex specialis, che non fissava alcun limite alla percentuale di rialzo sul canone base, e la piattaforma di e-procurement, che – nella formulazione dell’offerta telematica – non consentiva invece un rialzo superiore al 100%, tenuto conto, in particolare, delle circostanze: – che la contestuale richiesta di indicazione, a pena di esclusione, della percentuale di rialzo anche nell’offerta telematica, avrebbe ben potuto dare luogo, secondo un’interpretazione del tutto plausibile della lex specialis, all’esclusione del partecipante che avesse compilato solo parzialmente detta offerta, non inserendo il valore non accettato dal sistema; – che, inoltre, non poteva desumersi inequivocabilmente che la lex specialis considerasse irrilevanti eventuali discrasie tra la versione cartacea ed elettronica dell’offerta).
In relazione ai soggetti diversi dal titolare e/o dal legale rappresentante dell’impresa, si può procedere all’esclusione della società dalla gara unicamente nel caso di riscontro dell’effettiva assenza del requisito di moralità richiesto, dovendo valere anche per i soci la regola stabilita dall’Adunanza Plenaria n. 16/2014 (secondo cui la dichiarazione sostituiva relativa all’insussistenza delle condizioni ostative previste dall’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006 non deve contenere la menzione nominativa di tutti i soggetti muniti di poteri rappresentativi dell’impresa, quando questi ultimi possano essere appunto agevolmente identificati mediante l’accesso a banche dati ufficiali o a registri pubblici). »