Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/03/ecco-i-verbali-della-commissione-di.html
Timestamp: 2017-04-30 03:10:59+00:00
Document Index: 167865947

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'sentenza\n', 'art. 20', 'art. 14', 'art.\n24', 'art.\n21', 'art. 13', 'art.24', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 26', 'art.\n3', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 10', 'art.\n10', 'art. 2', 'sentenza ', 'art.14', 'art. 20', 'art. 380', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 31', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 8', 'sentenza ', '§ 204', '§ 304', '§ 304', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 51', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 5', '§ 1', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 20']

Diritti e Frontiere: Ecco i verbali della Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri. Rischio chiusura anticipata, malgrado denunce che continuano ad arrivare. Hotspot ancora fuorilegge.
Ecco i verbali della Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri. Rischio chiusura anticipata, malgrado denunce che continuano ad arrivare. Hotspot ancora fuorilegge.
I tempi si allungano ma le denunce continuano ad arrivare, l'ultima sulle pratiche Hotspot in Sicilia, a mia firma. Prefetture e questure fanno muro, rendono sempre più difficile l'esercizio del diritto di asilo e dei diritti di difesa. E non rispondono alle richieste di informazioni.
Dopo la sostituzione del presidente, i tempi per la fine dei lavori della Commissione di indagine sui centri per stranieri si allungano, forse addirittura fino a dicembre del 2016. Ma occorrerà approvare a breve un apposito disegno di legge che ne proroghi il mandato, altrimenti rischio chiusura prima della stesura della relazione finale.
http://www.a-dif.org/2016/03/04/passato-e-futuro-di-una-commissione-dinchiesta/http://www.a-dif.org/2016/01/04/commissione-di-inchiesta-su-cie-cara-e-accoglienza-a-che-punto-siamo/http://sociale.corriere.it/hotspot-luoghi-di-illegalita-migranti-denuncia-del-tavolo-asilo/Quando la società civile organizzata ha richiesto al Ministero dell'interno dati ufficiali sulle convenzioni, sulle presenze e sui criteri di gestione e di affidamento degli appalti, la risposta che è arrivata dal ministero e dalle prefetture è stata sempre la stessa."Sono materie che al momento risultano oggetto di indagine da parte della Commissione parlamentare nominata dalla Camera", una commissione che ha effettuato decine di audizioni, dal momento della sua costituzione, lo scorso anno, presieduta fino a qualche settimana fa da Gennaro Migliore, poi nominato sottosegretario al ministero della Giustizia, proprio alla vigilia dell'audizione dello stesso Ministro della giustizia Orlando.http://www.cittadinanzattiva.it/comunicati/giustizia/8150-campagna-incastrati-la-denuncia-al-sistema-di-accoglienza-profughi.html
Una denuncia sulle pratiche Hotspot in Sicilia, trasmessa alla Commissione un mese fa...
pratiche Hotspot in Sicilia 1) Considerazioni
Attorno agli Hot Spots come quello di Lampedusa, si è giocata tutta la campagna
mediatica avviata dalle principali agenzie dell'Unione Europea, come Frontex ed
EASO, su indirizzi del Consiglio e della Commissione europea, per coniugare
"responsabilità" e "solidarietà", i termini chiave delle
scelte politiche adottate nei Consigli europei “informali” e nei Consigli dei
ministri dell’interno e della giustizia, a partire dall’Agenda Europea sulle
migrazioni adottata dalla Commissione il 10 maggio 2015 su proposta del
Presidente Juncker mentre il Parlamento europeo è stato lasciato fuori da
qualsiasi scelta decisionale. Tutto è partito dalla considerazione scontata che
numerosi paesi europei non riuscivano a garantire il rispetto delle Direttive e
dei Regolamenti dell’Unione, in particolare per quanto riguardava l’accesso
alle procedure di protezione internazionale e le operazioni di identificazione
attraverso il prelievo delle impronte digitali. Risaltava soprattutto il dato
secondo il quale nel 2014 su 170.000 migranti sbarcati in Italia oltre 100.000
si fossero trasferiti in altri paesi UE senza essere sottoposti al prelievo
delle impronte digitali, al fine dell’inserimento nella banca dati del sistema
EURODAC. Ma adesso si scopre anche che su 1.100.000 migranti arrivati in
Germania nel 2015 solo 550.000 circa hanno presentato una domanda di asilo, gli
altri si sarebbero volatilizzati, probabilmente verso altri paesi.
Dopo le recenti decisioni del Consiglio europeo
straordinario convocato a gennaio del 2016, seguite dalla scelta della Svezia
che nei prossimi anni intenderebbe rimpatriare 80.000 richiedenti asilo
denegati, appare evidente che in tutti i paesi europei l'attenzione dei
politici e dell'opinione pubblica si stia spostando dal tema del salvataggio e
dell'accoglienza alla vecchia politica del blocco delle frontiere, dei
respingimenti e dell'esecuzione effettiva delle misure di rimpatrio. Si può
prevedere che nei prossimi mesi, a fronte del fallimento della politica delle
rilocazioni e quindi della esplosione degli HOTSPOT, ci sia una forte spinta
dall'Unione Europea sui paesi più esposti come la Grecia e l'Italia per la
moltiplicazione dei centri di identificazione ed espulsione, al fine di dare
maggiore effettività alle misure di rimpatrio per quei migranti che non
presentino una domanda di asilo, dopo essere entrati nel territorio di un paese
dell'Unione, o che si vedano respinta la richiesta di protezione e non abbiano
fatto ricorso, o abbiano avuto respinto in sede definitiva il ricorso
La ridistribuzione dei richiedenti asilo già prevista
nel mese di maggio non si è realizzata, il Regolamento Dublino III, che
bloccava nei paesi di primo ingresso i migranti che venivano identificati, con
riferimento all’Italia, non è stato modificato, e deii cinque Hot Spots che si
sarebbero dovuti aprire in Italia entro il 30 novembre ne funzionano soltanto tre,
nella più totale incertezza legale ed amministrativa. Rimangono aperte, a
livello europeo, numerose procedure contro paesi che non rispettano i diritti
fondamentali dei migranti e le procedure in materia di accoglienza e procedure
di protezione internazionale previste dalle Direttive e dai Regolamenti
http://eulawanalysis.blogspot.co.uk/2015/09/relocation-of-asylum-seekers-in-eu-law.html A fronbte di questa incerta individuazione delle basi
legali relative alle pratiche HOTSPOT nel diritto dell’Unione Europea si
assiste ad una continua dilatazione della discrezionalità amministrativa, con
prassi anche molto differenziate da un centro ad un altro, da un luogo di
sbarco ad un altro.
Il diritto delle circolari prevale sul diritto sancito
a livello di leggi e direttive dell’Unione Europea. http://www.asgi.it/notizia/hotspot-e-ricollocamento-la-road-map-dellitalia/
http://idh.uv.es/pdf/2014/iside_it1.pdf
Eppure nei documenti
europei sembrava tutto chiaro con indicazioni immediatamente operative e con
scadenze assai precise. Tuttavia l’Unione Europea non ha mai adottato al
riguardo un atto che avesse carattere legislativo, come una Direttiva o un
Regolamento. Si può dunque rilevare come sul piano del diritto dell’Unione
Europea gli Hot Spots siano ancora privi di una qualsiasi “base legale”. Come del resto avviene anche nel diritto interno.
The Council, in full cooperation with the Commission,
having in mind the necessity to safeguard the functioning of the Schengen area
and to reduce migratory pressures, agreed the following measures to implement
fully the orientations already agreed by the European Council and the Council
in compliance with EU acquis. It decided:
1. to encourage Member States and relevant third countries to intensify ongoing
efforts to substantially increase reception capacities, for which the Council
welcomes rapid identification by the Commission of additional financial support
for affected countries and for the UNHCR;
2. that the establishment of hotspots in Italy and Greece will be intensified,
with support of the Member States, the Commission, Frontex and EASO, so that
all of these function by end of November 2015 as previously agreed;
3. that all participating Member States will speed up the relocation process,
notably by communicating their capacities for first relocations and by
nominating as appropriate relocation liaison officers to Italy and Greece,
preferably by 16 November 2015. In parallel, Italy and Greece will
substantially accelerate the preparatory steps necessary for relocation. The
Council and the Commission support Italy and Greece in their decisions to
register migrants before further handling their case on the mainland, in particular
with Eurodac machines provided by Member States. Member States endeavour to
fill by 16 November 2015 the remaining gaps in the calls for contribution from
Frontex and EASO, which will simplify the profiles required and the appointing
4. that Member States, with the full support of the Commission and Frontex, will
substantially improve the return rate. Member States should also provide return
experts for the pool of European Return Liaison Officers for rapid deployment;
5. that Member States, to overcome the potential lack of cooperation of migrants
as they arrive into the European Union and while fully respecting the
fundamental rights and the principle of non-refoulement, will make use of
possibilities provided by the EU acquis, such as (1) asylum procedures at
borders or transit zones; (2) accelerated procedures; (3) non-admissibility of
subsequent asylum applications by the individuals concerned; (4) coercive
measures, including, as a last resort, detention for a maximum period necessary
for the completion of underlying procedures. In addition to existing guidelines
on systematic fingerprinting, the Commission is invited to issue, in
cooperation with EASO and Frontex, further practical guidance on the
consequences of the registering obligations in the light of the Dublin rules,
the relocation decisions and the international readmission obligations.
Furthermore, the Council agrees to explore the concept
of processing centres in countries where the hotspot approach has not been
implemented, supported by the Commission and relevant EU agencies, in order to
organise access to international protection and/or for the purpose of return;
http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/11/09-jha-council-conclusions-on-measures-to-handle-refugee-and-migration-crisis/
A livello nazionale appariva immediatamente evidente quanto l’avvio degli Hot
Spots voluti dal Consiglio Europeo fosse di difficile realizzazione e di
modesto impatto operativo. Dopo avere parlato di "campi di
concentramento" a proposito dei nuovi Hot Spots, il capo del Dipartimento
libertà civili del Ministero dell'interno Morcone, precisava la sua posizione. Appariva
evidente fin dal principio che per coloro che rifiutavano il prelievo forzato
delle impronte digitali, subito dopo lo sbarco, si sarebbe prospettato
l’internamento in un centro di detenzione amministrativa. Si taceva però la
circostanza che a fronte di circa 5.000 posti previsti per i nuovi Hot Spots da
attivare in Italia, il sistema dei CIE (centri di identificazione ed
espulsione) non garantiva più di 500-700 posti, e risultava in parte inagibile,
come nel caso del CIE di Trapani Milo. In realtà, nei confronti di chi si
rifiutava di rilasciare le proprie impronte digitali si praticavano forme
diverse di limitazione della libertà personale, al di fuori dei casi previsti
dalla legge e senza alcun controllo giurisdizionale, sulla base di misure
discrezionali di polizia, come nel caso, ad esempio di profughi trattenuti nel
CSPA di Contrada Imbriacola a Lampedusa per oltre un mese. E per chi non trovava
posto nei CIE o nei Centri di prima accoglienza utilizzati in funzione
detentiva, veniva adottato un provvedimento di respingimento differito con
“intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale”.
Le prospettive sulla rilocazione di 120.000 migranti da Grecia ed Italia verso
altri paesi europei, una linea di intervento, che si sarebbe dovuta assortire
alla entrata in funzione degli Hot Spots sortivano intanto effetti minimi,
nell’ordine di qualche centinaio di persone. La decisione della Germania di
garantire accoglienza ad oltre un milione di persone, se profughi siriani,
eritrei o irakeni, rompeva tutti gli assetti delle frontiere europee ed
innescava una reazione difensiva da parte di molti paesi che si rifiutavano a
dare corso alle operazione di “rilocation” proposte dalla Commissione Europea.
Durante tutta l’estate si moltiplicavano le barriere ed i muri tra i diversi
paesi europei, con la sospensione parziale della libertà di circolazione
dettata dal Regolamento Schengen, e più di recente con lo sbarramento della
frontiera tra Grecia e Macedonia. L’inasprimento dei controlli sulla cd. “rotta
balcanica” determina adesso una ripresa delle partenze dalla costa libica, dopo
una fase di forte calo, dovuto anche alle condizioni sempre più critiche della
sicurezza su territori nei quali si espandeva la presenza militare dello stato
http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-1.pdf http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-2.pdf http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html
Nei nuovi Hot Spot che "ci chiede l'Europa", si è avviata
intanto una stretta collaborazione tra gli agenti di EASO, Agenzia europea che
dovrebbe "supportare" l'Italia nella "gestione" dei
richiedenti asilo, e quelli di Frontex che dovrebbe organizzare i voli di
rimpatrio per quelli che saranno definiti "migranti economici",
oppure provenienti da "paesi terzi sicuri", con la presenza di
consoli che vanno e vengono per identificare gli uni e gli altri. Ed a
velocizzare le operazioni dovrebbero arrivare le pattuglie di “polizia europea”.
Si continua a classificare i migranti come “migranti economici” e dunque ad
adottare provvedimenti di respingimento differito sulla base di cd. “fogli notizie”
che presentano un ordine delle domande alle quali occorre dare risposta con una
barra su un quadratino, che lasciano solo come ultima scelta la possibilità di
chiedere asilo. Spesso le persone vengono indotte a firmare fogli di cui non
comprendono la portata, e tanto vale ad escluderli dalla procedura di asilo e
dal sistema di accoglienza. Come ha dichiarato il Prefetto Morcone, in audizione
davanti alla Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri,”I
colleghi della Polizia di Stato hanno anche inserito nel foglio di prima
accoglienza la casellina in cui è riportata la richiesta d'asilo, ma
oggettivamente è troppo poco. Ci vuole qualcuno che ci perda un po’ di tempo –
non possono che essere le grandi organizzazioni internazionali – e che spieghi
ai migranti le possibilità che l'ordinamento italiano e l'ordinamento europeo
pongono a loro disposizione. Questo devo dire che l'abbiamo già chiarito con i
colleghi”.
Di fatto si è violata la Convenzione di Ginevra e si
sono violate le Direttive dell’Unione Europea che prevedono un immediato
diritto all’informativa sulla possibilità di chidere asilo e non impongono
all’Italia l’adozione di una lista di “paesi terzi sicuri” e che non
discriminano a seconda della nazionalità chi entra a qualsiasi titolo nel
territorio dello stato e vanta il diritto soggettivo perfetto di accedere
quanto meno ad una procedura di asilo.
http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html 2) Dai centri di primo soccorso ed
accoglienza (CPSA) ai nuovi Hot Spots. Cambiano i nomi non variano la sostanza
e le procedure. Il caso Lampedusa ed i trasferimenti ad Agrigento per la
notifica dei provvedimenti di respingimento. Una prassi in contrasto con la
legge e le circolari ministeriali.
I nuovi Hot Spots ( che si sarebbero dovuti aprire entro la fine di novembre,
in Italia ben cinque nella sola Sicilia, a Lampedusa, Pozzallo, Porto
Empedocle, Trapani ed Augusta) finalizzati esclusivamente al prelievo delle
impronte digitali ed alla distinzione tra richiedenti asilo e "migranti
economici", anche nella loro attuale configurazione di centri di prima
accoglienza, non stanno garantendo il rispetto dei diritti fondamentali dei
soggetti più vulnerabili, per il loro sesso, per l'età minore o perchè sono
state già vittime di tratta o di torture. All'interno di queste strutture opera
soltanto personale di polizia o rappresentanti delle associazioni convenzionate
che sono strettamente legate ( da una convenzione appunto) al ministero
dell'interno ed alle Prefetture.
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/le-autorita-respingono-potenziali.html?spref=fb Gli Hot Spots permettono
di aggirare il precetto fondamentale della Convenzione di Ginevra e delle
Direttive europee in materia di protezione internazionale, ribadito fino
all'ultimo decreto legislativo 142/2015 entrato in vigore il 30 settembre
scorso, secondo cui il diritto di chiedere asilo è un diritto inalienabile
della persona, un diritto soggettivo che non può essere negato per interi
gruppi a seconda della cittadinanza, un diritto che non può essere escluso da
una valutazione discrezionale della polizia, magari poche ore dopo l'ingresso
http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-09-15&atto.codiceRedazionale=15G00158&elenco30giorni=false http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/protezione-internazionale-le-nuove-norme-analizzate-dallasgi/ Nessuno rompe muro di silenzio che caratterizza queste strutture nelle
quali si arriva persino a vietare una visita già autorizzata perchè le
identificazioni in corso da parte delle autorità consolari potrebbero
determinare situazioni di tensione. Autorità consolari che hanno libero accesso
nei centri di prima accoglienza, prima che sia possibile identificare i
soggetti vulnerabili e prima che sia consentito a tutti, sulla base di una
corretta informazione, la formalizzazione di una richiesta di asilo.
Questura di Ragusa OGGETTO: richiesta di
accesso al C.P.S.A. di Pozzallo.
Pozzallo di una delegazione di giornalisti, avvocati ed
attivisti, per i giorni 21 agosto e 15 settembre 2015, per la quale
il superiore Ministero dell’Interno ha fornito il proprio favorevole
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/continuano-i-respingimenti-da-pozzallo.html POZZALLO
( RAGUSA), SBARCHI E TRATTENIMENTO AMMINISTRATIVO : HOT SPOT DA SEMPRE. CON IL
BLOCCO DELLA RELOCATION GLI HOT SPOT DIVENTANO INGESTIBILI.
Meno di trecento
richiedenti asilo, ricollocati dall’Italia verso altri paesi europei da quando
sono stati aperti i primi Hotspot in Sicilia, dove peraltro è attivo un solo
Hub regionale per l’accoglienza, con gravi problemi di gestione del sistema dei
trasferimenti, un’emergenza che dura da anni e che oggi dopo l’imposizione
degli Hot Spot da parte dell’Unione Europea, si sta ancora aggravando,
soprattutto nel vecchio CSPA ( Centro di soccorso e prima accoglienza di
Pozzallo (Ragusa).
L’Agenda europea sulle migrazioni proposta dalla Commissione Europea lo scorso
anno sta franando del tutto, ma nessuno lo vuole ammettere, la realtà dei
fatti, e le decisioni di chiusura dei singoli paesi europei, sconfessa
quotidianamente le dichiarazioni e le “decisioni” dei vertici dell’Unione
All’interno dei nuovi
Hotspot che poi sono vecchi CSPA (a Lampedusa e Pozzallo (RG), ed un CIE a
Trapani Milo, regole del tutto incerte e gravi violazioni dei diritti della
persona migrante, a partire dalla durata del trattenimento in assenza di
convalida giudiziaria, e dai provvedimenti di respingimento collettivo, che a
Pozzallo continuano ancora ad essere notificati. Procedono a rilento i voli
congiunti di Frontex per i rimpatri forzati dei cd. Migranti economici, di
quelli che vengono definiti come migranti “illegali”. Ma il proposito di dare effettività alle misure
di allontanamento forzato, con il quadro normativo differenziato dei singoli
stati membri rischia di produrre una procedura inutilmente violenta, su numeri
che appaiono del tutto irrisori, che non giustificano neppure l’enfasi posta
dai mezzi di informazione sui risultati in termini di maggiore sicurezza per i
residenti in Europa e di maggior controllo delle frontiere esterne, come requisito
per il mantenimento del regime di libera circolazione introdotto dal Trattato
di Schengen.
la base legale degli Hotspot in Italia. I
centri di primo soccorso ed accoglienza sono previsti dall’art. 23 del
Regolamento di attuazione 394/1999 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998 e successive
Art. 23 (Attività
di prima assistenza e soccorso)
1. Le attività di accoglienza,
assistenza e quelle svolte per le esigenze igienico-sanitarie, connesse al
soccorso dello straniero possono essere effettuate anche al di fuori dei centri
di cui all’articolo 22, per il tempo strettamente necessario
all’avvio dello stesso ai predetti
centri o all’adozione dei provvedimenti occorrenti per l’erogazione di
specifiche forme di assistenza di competenza dello Stato.
2. Gli interventi di cui al comma 1
sono effettuati a cura del prefetto con le modalità e con l’imputazione degli
oneri a norma delle disposizioni di legge in vigore, comprese quelle del
decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito dalla
legge 29 dicembre 1995, n. 563.
La funzione dei CSPA, o CPSA come pure si
possono definire, è strettamente correlata dunque a quella dei centri di
permanenza temporanea (CPT), oggi ridefiniti come centri di identificazione ed
espulsione (CIE) ed al sistema di accoglienza nel quale andrebbero sollecitamente
sistemati i richiedenti asilo e tutti coloro nei confronti dei quali non
vengono adottati nei termini di legge provvedimenti di respingimento o di
espulsione, o non vengono immediatamente respinti.
14 del Testo Unico sull’immigrazione e gli articoli 20, 21 e 22 del Regolamento
di Attuazione n.394 del 1999 disciplinano le modalità di trattenimento
amministrativo degli stranieri, trattenuti nei CPT, oggi CIE, comunemente
riconosciuta come una limitazione della libertà personale, a partire dalla sentenza
della Corte Costituzionale n.105 del 2001. Al riguardo sono
imposti dalla legge, in base alla riserva di giurisdizione, tempi assai stretti
per l’adozione dei decreti, adottati dal questore, di trattenimento e per la
successiva convalida da parte dell’autorità giurisdizionale ( 48 + 48 ore
dall’inizio del trattenimento).
La Corte costituzionale, con ordinanza del
22 novembre 2001 n. 385, dichiarava:
la manifesta inammissibilità della censura rivolta nei
confronti dell’art. 20 del Regolamento "trattandosi di disposizione
contenuta in un atto privo del requisito della forza di legge"; la manifesta infondatezza della questione di legittimità
costituzionale dell’art. 14 comma 3 del T.U. sollevata in riferimento all’art.
24 della Costituzione.
la Corte nel procedimento di convalida del trattenimento l’effettività del
diritto di difesa non è compromessa, "potendo comunque lo straniero, fin
dall’inizio del trattenimento nel centro, ricevere visitatori provenienti
dall’esterno e in particolare il difensore che abbia eventualmente scelto ed
essendogli altresì garantita libertà di corrispondenza, anche telefonica (art.
21, commi 1 e 3, del D.P.R. n. 394 del 1999)".
libertà di ricevere visitatori dall’esterno, tra i quali anche i difensori, e
la possibilità di comunicazione telefonica, costituiscono quindi diritti
inalienabili che vanno riconosciuti allo straniero sottoposto alla limitazione
della libertà personale nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE). Non
ricorrono invece espresse previsioni al riguardo per quanto concerne i CSPA, a
fronte della brevità del trattenimento che il Regolamento 394 del 1999
stabilisce espressamente pur non precisando la durata massima, che nella prassi
si attesta tra le 48 e le 72 ore. Quando si ecceda tale durata di tempo la
situazione delle persone comunque sottoposte ad una limitazione della libertà
personale all’interno dei CSPA appare peggiore di quella di chi si trova
all’interno dei CIE, nei quali operano avvocati e giudici di pace per le
convalide, e del tutto priva di base legale.
La disciplina dei centri di prima
assistenza e soccorso, che di seguito definiremo convenzionalmente come CSPA
non trova infatti una diretta base legale nel T.U. sull’immigrazione, ma è
certamente soggetta a tutte le disposizioni previste dall’ordinamento nazionale
e dal diritto dell’Unione Europea per quanto concerne l’ingresso,
l’identificazione, la prima accoglienza ed il soccorso di tutti coloro che
fanno ingresso nel territorio dello stato dopo essere stati salvati in mare da
mezzi civili o militari. Esistono al riguardo norme regolamentari e circolari
adottate da parte del ministero dell’interno, che evidentemente si collocano ad
un rango gerarchico inferiore rispetto alle fonti legislative interne ed
europee. Ed esistono principi costituzionali, come gli’artt. 13 e 24 della
Costituzione italiana, che hanno una immediata efficacia precettiva tutte le
volte in cui si verificano limitazioni della libertà personale dello straniero
ammesso nel territorio dello stato per esigenze di soccorso.
particolare l’art. 13 della Costituzione italiana vieta qualunque violenza
“fisica o morale” ai danni di persone comunque sottoposte a limitazioni della
libertà personale, mentre l’art.24 riconosce il diritto di difesa in qualunque
grado e fase di un procedimento amministrativo e giurisdizionale. Alla
“violenza fisica” il Costituente parifica dunque la “violenza morale”
esercitata su persone che sono sottoposte a limitazioni della libertà personale
per effetto di provvedimenti o di prassi di polizia. Il trattenimento
prolungato ai fini del prelievo delle improinte digitali nelle condizioni
igieniche e sanitarie dei centri di Lampedusa e Pozzallo potrebbe configurare
gravi violazioni del dettato costituzionale e delle normative in materia di
centri per stranieri.
negli Hot Spots non ci sono più posti, come si sta già verificando, coloro che
vengono ritenuti dalla polizia come "migranti economici" non vengono
neppure messi nelle condizioni di fare richiesta di asilo e di formalizzare una
istanza di protezione internazionale o umanitaria, ricevono dal questore
un provvedimento di respingimento differito, seguito nella maggior parte
dei casi dalla "intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio
nazionale". Di fatto la sanzione di una condizione di invisibilità e di
clandestinità, perchè da quel momento in poi le persone con quel foglietto in
mano non potranno più trovare accoglienza all'interno del sistema di
accoglienza ( CPA, CPSA e CARA, Centri SPRAR) italiano. E non potranno certo
raggiungere entro sette giorni la frontiera di Fiumicino Aeroporto, come si
indica nei provvedimenti di respingimento distribuiti dalle questure, senza
mezzi economici e senza documenti di identità.
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/migranti-respinti-catania-e-siracusa.html http://catania.meridionews.it/articolo/37310/storie-di-migranti-da-lampedusa-al-foglio-di-via-sul-barcone-ci-hanno-detto-di-seguire-le-stelle/ Alcune
questure siciliane, inoltre, come quelle di Agrigento e Siracusa, continuano ad
adottare provvedimenti di respingimento “differito”, ai sensi dell’art. 10
comma 2 del T. U, 286 del 1998, nei confronti di ragazze e donne nigeriane
appena arrivate in Italia, quando anche le minori dichiarano di essere
maggiorenni, che vengono quindi trasferite in centri di identificazione ed
espulsione, soprattutto a Ponte Galeria (Roma). È qui che tali provvedimenti
vengono convalidati. Con il rischio per queste migranti di subire una
successiva deportazione in Nigeria, senza avere avuto accesso alla procedura di
asilo e senza neppure avere avuto la possibilità di impugnare il provvedimento
di respingimento adottato da una questura lontana oltre mille chilometri dal
luogo di trattenimento
Secondo una inchiesta pubblicata da L’Espresso, nei
primi cinque mesi del 2014 erano sbarcate in Italia 218 donne nigeriane, tutte
giovanissime, 1400 in tutto l’anno. Nei primi cinque mesi del 2015 ne sono già arrivate
698, tre volte tante, più che in tutto il 2014. Secondo l’OIM, il 70 per cento
delle ragazze che arrivano in Italia dalla Nigeria è destinata alla
prostituzione. Ma molte di loro non accettano questa semplificazione e chiedono
comunque rispetto per quella che avvertono talvolta come una scelta
necessitata. Moltissime chiedono un’attività lavorativa, una
qualche possibilità di inserimento e, quando questa prospettiva sfuma, anche se
sono state precedentemente inserite in qualche percorso di protezione, tante
ragazze decidono di abbandonarlo e spesso scompaiono di nuovo nel nulla. I
contatti telefonici con qualche connazionale coinvolto nel traffico, del resto,
Sempre più spesso nelle mani dei trafficanti cadono
anche minori non accompagnati, che sono poi coloro che dopo lo sbarco tendono a
scomparire più facilmente. Nell’ultimo anno si calcola che quasi la metà dei
minori stranieri non accompagnati giunti in Italia si sia allontanato dalle
strutture di prima accoglienza, si tratta di giovani tra i 14 ed i 17 anni,
molte ragazze, tutti esposti al rischio dello sfruttamento e della violenza.
vicenda delle 66 ragazze nigeriane arrivate a Lampedusa nel mese di luglio e
poi trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, da
dove, il 17 settembre scorso, ventidue di loro sono state deportate in Nigeria,
dimostra l'entità del disastro umano e delle gravi violazioni delle norme
interne ed internazionali che si vanno accumulando a carico del governo
italiano. Queste pratiche di trasferimento di giovani donne nigeriane sbarcate
in Sicilia dopo essere state soccorse in mare e quindi trasferite nel Centro di
identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, proseguono ancora, con
il supporto di agenti di FRONTEX.
Occorrerebbe soprattutto che il governo adotti finalmente il Piano nazionale
anti-tratta con previsioni specifiche come quella secondo cui “è
importante che nei luoghi di primo contatto (UDS, Questure e postazioni delle
FF.OO, aeroporti e luoghi di sbarco, centri di ascolto e servizi sociali, CIE,
CARA) sia presente, o facilmente reperibile, personale qualificato e
appositamente formato, in grado di instaurare da subito un rapporto fiduciario
con le vittime”. Se queste sono le intenzioni, occorre finalmente
passare dalle parole ai fatti, dotare il piano di risorse finanziarie adeguate
ed adottarlo senza ritardi, riconoscendo il lavoro e le capacità professionali
delle associazioni indipendenti che non hanno mai smesso di occuparsi
delle vittime di tratta .
Rimangono solo sulla carta le norme di comportamento imposte dalla Direttiva
2011/36/UE in materia di "prevenzione e repressione della tratta di esseri
umani e protezione delle vittime", che richiederebbero una valutazione delle
persone caso per caso, senza l'adozione di misure standardizzate di carattere
collettivo, come il trattenimento arbitrario ai fini del prelievo delle
impronte, magari sulla base della provenienza nazionale. Come rimangono sulla
carta gli organismi di monitoraggio e di informazione in frontiera, che,
attraverso un lavoro sinergico di psicologi, mediatori e consulenti
legali, dovrebbero consentire una individuazione più immediata delle
vittime, piuttosto che il mero rinvio ad un ufficio di polizia per il rilievo
Dai respingimenti differiti al trattenimento amministrativo ed alle espulsioni
La situazione all'interno del CSPA di Pozzallo non è
mutata con la sua annunciata trasformazione in HOT SPOT. Le identificazioni
attraverso il prelievo delle impronte digitali avvenivano già a settembre e
continuano ad avvenire anche adesso, quando occorre arrivano anche le
autorità consolari a preparare i rimpatri, le rilocazioni in altri paesi
europei, dopo l'operazione gestita direttamente dal ministro Alfano a
Lampedusa, non si sono ripetute. Si continuano a verificare invece i
respingimenti collettivi con provvedimenti fotocopia adottati dai questori di
diverse province siciliane.
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/visita-al-centro-di-prima-accoglienza.html Nei centri di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo
e Lampedusa continua la selezione dei migranti sulla base della nazionalità e seguono,
con cadenza periodica, espulsioni e respingimenti collettivi. Una distinzione
che diventa sempre più ardua anche nei provvedimenti notificati ai migranti. Come
nei verbali di convalida dei trattenimenti nei CIE, spesso in assenza di
interpreti e difensori di fiducia, come si è verificato a settembre nel CIE di
Trapani Milo. Ma i posti nei CIE sono sempre assai limitati, e nella maggior
parte dei casi, al provvedimento di respingimento segue la rimessione in
libertà con intimazione.
Centinaia di migranti vengono abbandonati sulla strada dopo avere
ricevuto un provvedimento di "respingimento differito", con
l'intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale. http://catania.meridionews.it/articolo/37310/storie-di-migranti-da-lampedusa-al-foglio-di-via-sul-barcone-ci-hanno-detto-di-seguire-le-stelle/ Un provvedimento che nessuno potrà
eseguire senza danaro e senza documenti. Intanto per chi rimane dentro la
struttura, un capannone, continuano i casi di trattenimento arbitrario, al di
fuori delle previsioni di leggi e regolamenti, e rimangono del tutto incerte le
prospettive di un trasferimento verso i paesi del nordeuropa. Si ricorda a questo punto la disciplina dei "decreti
di respingimento differito" che dovrebbero essere adottati ai sensi
dell'art. 10 TU immigrazione il quale prevede:
"1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si
presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti richiesti dal
presente testo unico per l'ingresso nel territorio dello Stato.
2. Il respingimento con accompagnamento alla frontiera è altresì disposto dal
a) che entrando nel territorio dello Stato sottraendoli ai controlli di
frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo;
b) che, nelle circostanze di cui al comma 1, sono stati temporaneamente ammessi
nel territorio per necessità di pubblico soccorso.
3. Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo dei documenti
di cui all'articolo 4, o che deve essere comunque respinto a norma del presente
articolo, è tenuto a prenderlo immediatamente a carico ed a ricondurlo nello
Stato di provenienza, o in quello che ha rilasciato il documento di viaggio
eventualmente in possesso dello straniero. Tale disposizione si applica anche
quando l'ingresso è negato allo straniero in transito, qualora il vettore che
avrebbe dovuto trasportarlo nel Paese di destinazione rifiuti di imbarcarlo o
le autorità dello Stato di destinazione gli abbiano negato l'ingresso o lo
abbiano rinviato nello Stato. (1)
4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 e quelle dell'articolo 4, commi 3 e 6,
non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano
l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione
di misure di protezione temporanea per motivi umanitari."
Va subito chiarito che i profughi del mare non si sottraggono ai controlli di
frontiera nè potrebbe parlarsi nel loro caso di veri e propri sbarchi: il
"vettore" che rispondendo a doveri di legge e di mare li conduce
sulle nostre coste è spesso un vettore istuzionale della guardia costiera o della
marina militare. Non solo, molti die migranti respinti hanno tutti i requisiti
per presentare domanda di asilo.
Ma di fatto e in maniera assolutamente discrezionale, non si sa bene con
quale criterio (nazionalità, numero di sbarcati, sfortuna?) ad alcuni dei
profughi sbarcati a Lampedusa o nelle coste siciliane, dopo le fotosegnalazioni
viene consegnato il decreto di respingimento contenente un invito a lasciare il
territorio italiano entro sette giorni.
I profughi "respinti" a Lampedusa, nella maggior parte dei casi sono
stati accompagnati la sera al porto, e caricati sul traghetto per Porto
Empedocle senza neppure essere stati sfamati nè tanto meno informati circa i
loro diritti. Giunti a Porto Empedocle sono stati scortati alla stazione
ferroviaria di Canicattì, e poi invitati a prendere il bus per Caltanissetta
A Pozzallo ed Augusta sta succedendo più o meno la stessa cosa. Dopo l'approdo,
la conta, lo smistamento nei centri, la schedatura e l'identificazione alcuni
profughi si trovano con in mano il "foglio di via" com'è stato
prontamente ribattezzato il decreto di respingimento, e sul polso ancora il
bracciale bianco.
Fuori dalle sbarre, senza diritti, cibo né coperte. Senza rifugio né documenti
ma con un invito a lasciare il territorio nazionale, via Fiumicino, entro sette
giorni. Come se fosse possibile per un profugo appena sbarcato, senza
passaporto né denaro raggiungere dalla Sicilia l'aeroporto di Fiumicino e qui
salire, senza documenti né biglietto su un aereo con destinazione il Paese dal
quale è fuggito.
Eppure secondo il Decreto
Legislativo 25 del 2008, art. 26, “la domanda di protezione internazionale
va presentata alla Polizia di Frontiera o a qualsiasi posto di Polizia. La
questura, ricevuta la domanda di protezione internazionale, redige il verbale
delle dichiarazioni del richiedente su appositi modelli predisposti dalla
Commissione nazionale. Il verbale è approvato e sottoscritto dal richiedente
cui ne è rilasciata copia, unitamente alla copia della documentazione allegata."
Il diritto di chiedere asilo, è un diritto
inalienabile della persona, è forse il più sacro dei diritti, e non può
certamente essere negato in virtù di una valutazione discrezionale della
polizia né può essere di fatto negata la possibilità di chiedere protezione nel
nostro Paese negando l'informativa obbligatoria o non ascoltando le istanze di
Il recente decreto legislativo
142/2015, prevede espressamente che le misure di accoglienza si applichino dal
momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione
internazionale (e non dal momento della verbalizzazione della domanda). L’art.
3 prevede che il richiedente debba essere informato sulle condizioni di
accoglienza fin dal momento della presentazione della domanda all’ufficio di
polizia, attraverso la consegna dell’opuscolo informativo redatto a cura della
Commissione nazionale per il diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 del decreto
legislativo n. 25/2008. Le informazioni occorrenti sono
in ogni caso fornite, anche attraverso un interprete e/o un mediatore
culturale, nei centri di accoglienza. Il richiedente protezione internazionale
ha diritto peraltro al rilascio di un permesso di soggiorno della durata di sei
mesi, rinnovabile fino alla decisione sulla domanda (art. 4).
E poi sopra tutto vige sempre l'art. 10 comma 3 della nostra Costituzione:
d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla
La norma costituzionale impedisce di restringere
l’accesso alla procedura in bse al paese di origine, o in b ase alla
provenineza da una zona interna ad un paese, ritenuta comunque “sicura”..
Secondo la Corte di Cassazione, sezione IV
Civile, sentenza del 10 luglio 2014, n. 15781,
il riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato, o la
protezione sussidiaria, non può essere escluso, nel nostro ordinamento, in
virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra
zona del territorio del paese d’origine.
Secondo la Corte di Cassazione,” il
riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato politico, o la
misura più gradata della protezione sussidiaria, non può essere escluso, nel
nostro ordinamento, in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di
trasferirsi in altra zona del territorio del paese d’origine, ove egli non
abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato o non corra rischi
effettivi di subire danni gravi, atteso che tale condizione, contenuta
nell’art. 8 direttiva 2004/83/CE, non è stata trasposta nel d.lgs. 19 novembre
2007, n. 251, essendo una facoltà rimessa agli stati membri inserirla nell’atto
normativo di attuazione della direttiva (Cass. 2294/2012)”.
Si veda anche Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile - Sentenza
del 17 novembre 2008, n. 27310
Corte di Cassazione – Ordinanza 17 maggio 2013 n.12135
.........Questa Corte, infatti, ha avuto modo di precisare (Cass.
16221/2012) che sia la Commissione territoriale, alla quale compete la prima
valutazione della domanda di protezione internazionale, sia gli organi di
giurisdizione ordinaria sono tenuti a valutare l’esistenza delle condizioni
poste a base anche della misura residuale del permesso umanitario, utilizzando
il potere-dovere d’indagine previsto dall’art. 8, c.3 d.lgs. n. 25 del 2008 e
quello relativo alla valutazione di credibilità delle dichiarazioni del
richiedente, precisato dall’art. 3 del d.lgs. n. 251 del 2007, essendo il
quadro normativo improntato ad un precetto di forte attenuazione del regime
ordinario dell’onere della prova.
Ebbene la Corte di merito ha
analizzato un quadro informativo della situazione della area di Benin City e
delle azioni squadristico-terroristiche del gruppo di B.H. ricavandone i gravi
segni di una condizione di pericolo e ad essi ha raccordato la situazione
soggettiva della richiedente (donna-cristiana- esposizione familiare alla
ritorsione) desumendone la valutazione di sussistenza di un grave, se pur
transitorio, pericolo per la propria persona in caso di rimpatrio.
Tutto quanto precede dimostra la
impossibilità di una selezione dei migranti sbarcati in Italia all’interno
degli HOT SPOTS, soprattutto nel caso di persone arrivate da poco dalla Libia,
come quelle che vengono espulse o respinte, ormai a cadenza periodica, dal Cie
di Ponte Galeria, con voli congiunti organizzati anche dall'agenzia Frontex verso
la Nigeria. Occorrerebbe anticipare il momento della protezione, e
riconoscere la protezione umanitaria, se non il diritto di asilo o, a
seconda dei casi individuali, la protezione sussidiaria, a tutte quelle donne,
generalmente giovani, che le organizzazioni criminali imbarcano sui gommoni in
partenza dalla Libia per continuare a sfruttarle e ad abusarne nel nostro
paese. Si dovrebbe fare in sostanza esattamente l'opposto di quello che fanno
attualmente le forze di polizia, con il supporto delle organizzazioni
convenzionate. Se la situazione peggiora giorno dopo giorno, e sembra
innegabile, visto il numero sempre più elevato di donne, anche molto giovani,
provenienti dalla Nigeria e da altri paesi subsahariani, costrette a vendersi
per le strade, qualcuno dovrebbe almeno provare a chiedersi se non dipenda
anche dai suoi comportamenti e dai suoi indirizzi operativi.
5) Hot Spots ed accesso alla procedura di protezione internazionale,
dalla riserva di legge al diritto per “circolare”.
Non esistono "paesi
terzi sicuri" verso cui respingere collettivamente i "migranti
economici". Il diritto di asilo è un diritto soggettivo individuale. In
materia è la legge e non l’autorità amministrativa che può stabilire condizioni
e limiti per l’esercizio del diritto, anche in base all’art. 10 della
ultime settimane dek 2015 si è registrata la conferma di prassi amministrative
contro la legge. http://www.asgi.it/notizia/hotspot-e-ricollocamento-la-road-map-dellitalia/
http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/comunicato-stampa/msf-da-pozzallo-%E2%80%9Cdrammatica-routine-degli-sbarchi http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/05/28/lesposto-sui-trattenimenti-a-pozzallo-e-lampedusa/ http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/continuano-i-respingimenti-da-pozzallo.html http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2015/10/19/news/respingimenti-125425049/ L'art.
10 della Costituzione riconosce il diritto di accesso alla procedura di
protezione internazionale a chiunque giunga sul territorio nazionale e l'Italia
non ha mai adottato per atto legislativo una lista di "paesi terzi
http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/08/pressioni-dellunione-europea-sugli.html Contro queste prassi applicate dalle autorità
di polizia giova ancora richiamare la giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Cassazione, Sezioni Unite, 9 settembre 2009, n. 19393. La Corte afferma inoltre che «la situazione giuridica soggettiva dello
straniero che richieda il permesso di soggiorno per motivi umanitari, pertanto
gode quanto meno della garanzia Costituzionale di cui all’art. 2 Cost., sulla
base della quale, anche ad ammettere, sul piano generale la possibilità di
bilanciamento con altre situazioni giuridiche costituzionalmente tutelate,
[...], esclude che tale bilanciamento possa essere rimesso al potere
discrezionale della P.A., potendo eventualmente essere effettuato solo dal
legislatore, nel rispetto dei limiti costituzionali». Sembrerebbe che il principio di gerarchia delle fonti sia stato sovvertito e
che una circolare possa contare più di una norma di legge,
"Dopo una breve introduzione del viceprefetto G. che ha accennato ad
una direttiva arrivata dal Ministero dell’Interno a fine settembre, la parola è
passata alla dott.ssa S. dell’Ufficio Immigrazione che ha spiegato più nel
dettaglio le disposizioni ricevute. Chiarisce
che a seguito del vertice europeo di fine settembre il Ministero dell’Interno
ha chiaramente impartito nuove direttive a cui le Questure devono attenersi.
Innanzitutto al momento dello sbarco il criterio da utilizzare è la divisione
tra migranti economici e profughi da operarsi sulla basa della nazionalità:
Siriani, Eritrei e cittadini delle Repubblica Centrafricana sono considerati
migranti politici; tutti gli altri appartengono automaticamente alla categoria
“economici”. Per
favorire questa operazione, sono stati consegnati nuovi moduli per la
pre-identificazione dei migranti così da rendere uniformi le valutazioni che
prima venivano fatte sulla base di tanti moduli quanti erano i luoghi di
sbarco. Il
nuovo modulo prevede la domanda “perché sei venuto in Italia?” e le risposte
tra cui scegliere sono: lavoro, guerra, asilo, altro. Il compito di provvedere
all’attività di informazione legale spetterebbe alle associazioni in
convenzione con il Ministero (UNHCR, Save the Children, OIM e Croce Rossa), le
uniche accreditate ad entrare al porto. Il loro compito sarebbe quello di dare
ai migranti appena sbarcati tutte le informazioni relative ai loro diritti e
ciò dovrebbe avvenire mentre sono in fila ad aspettare il loro turno,
nel momento che precede la pre-identificazione. Ma relativamente a Catania, si
parla di sbarchi in cui arrivano centinaia di persone, in cui il tempo a
disposizione è pochissimo ed è solo quello necessario alle operazioni di
pre-identificazione. Il dirigente dell’ufficio immigrazione si mostra
consapevole della difficile situazione attuale e ribadisce le indicazioni del
Ministero dell’Interno rispetto alle operazioni di respingimento messe in atto.
Inoltre fa riferimento alle scelte fatte in sede europea e alle inevitabili
conseguenze che hanno a livello nazionale. Tale
nuovo indirizzo è comunque inaccettabile e qualcuno degli avvocati
presenti sottolinea come decisioni prese in sede politica non possono in alcun
modo contrastare con le normative sulla protezione internazionale, che è un
diritto soggettivo, da riferirsi alla storia personale di ognuno e non a
classificazioni prestabilite sulla base del paese di provenienza. I respingimenti collettivi e la lista dei paesi che danno
diritto a chiedere la protezione internazionale sono pratiche totalmente
illegittime."
http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/a-catania-incontro-tra-associazioni-e.html?spref=fb L'ultima procedura di dubbia legittimità è costituita da foglietti prestampati
con i quali ai migranti appena sbarcati si pongono domande che possono
pregiudicarne il futuro. Molti di coloro che rispondono affermativamente di
volere lavorare in futuro, sono così definiti migranti economici e ricevono
immediatamente un provvedimento di "respingimento differito". Magari
con l'intimazione di "lasciare entro sette giorni il territorio dello
stato attraverso la frontiera di Fiumicino". Un ordine impossibile da
eseguire, senza mezzi e documenti, il marchio della clandestinità, l'esclusione
definitiva dal sistema di accoglienza. Ma le risposte fornite senza adeguata
informazione pregiudicheranno anche chi è ammesso alla procedura di asilo. I
dinieghi assai probabilmente, aumenteranno ancora. http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/proseguono-i-respingimenti-collettivi_13.html
Rispetto a decisioni di diniego da parte
delle Commissioni territoriali, si vedano, ad esempio, le seguenti
sentenze: -Corte
di appello di Roma, 6 giugno 2013, che riconosce la protezione sussidiaria ad
un cittadino del Ghana,
per la necessità di sottrarsi alla pena di morte, come conseguenza possibile
della qualificazione di un omicidio colposo come omicidio volontario, in
Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,1, 105
di Roma, 2 agosto 2013, che riconosce ad un cittadino del Camerun lo status di
rifugiato per il rischio di omofobia nel paese di origine, in Diritto,
Immigrazione e Cittadinanza, 2014,1,109
di appello di Roma, 16 gennaio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria ad
un cittadino del Gambia,
disertore, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2, 151. Nello
stesso senso una sentenza del Tribunale di Caltanissetta del 16 febbraio
2015 (inedita), sempre relativa ad un diniego ricevuto da un richiedente asilo
cittadino del Gambia, al
quale è stata riconosciuta la protezione sussidiaria, in quanto si riconosce
che il ricorrente in caso di rientro nel paese di origine può subire un “danno
grave” nella forma di “minaccia grave ed individuale alla vita” derivante dalla
violenza indiscriminata in situazione di conflitto internazionale ( art.14,
comma 1,lett.c) d.lgs. 251/2007”
di appello di Trieste, 15 maggio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria
ad un cittadino della Nigeria per la sussistenza di violenza
E tutti coloro che fuggono dalla Libia in questo periodo dovrebbero ottenere
quanto meno il riconoscimento della protzione umanitaria, senza passare dalle
Commissioni terrritoriali, ma sulla base di un decreto che il governo dovrebbe
adottare in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, in presenza di un afflusso
massiccio di sfollati.
Nel 1999 ( Kosovo)e nel 2011 ( Emergenza nordafrica) questi decreti
furono adottati, non si comprende perchè oggi il governo Renzi, di fronte ad
una gravissima crisi umanitaria indotta anche dai tempi troppo lunghi delle
procedure in Italia, mentre l'Unione Europea non considera neppure l'ipotesi di
modificare l'iniquo Regolamento Dublino III, non possa fare altrettanto.
Corte d'Appello di Cagliari Ordinanza
del 18 - 31 maggio 2012 n. 51: in materia di Emergenza
Nordafrica, secondo la
quale, ai fini del riconoscimento di uno status di protezione, non risulta manifestamente
infondata l’equiparazione fra i cittadini libici e coloro che, pur non libici,
vivevano stabilmente da anni in Libia. A fronte delle torture e delle sevizie
inflitte ai migranti trattenuti nei campi e nei capannoni di concentramento in
Libia, in considerazione delle condizioni fisiche e psichiche nelle quali
arrivano i migranti dopo traversate sempre più pericolose, si dovrebbe dunque
riconoscere almeno la protezione umanitaria a tutti coloro che riescono a
fuggire da un paese nel quale non è neppure garantita la sicurezza degli
osservatori e degli operatori umanitari occidentali, al punto che anche l’OIM e
l’UNHCR hanno dovuto sospendere le attività in territorio libico avviate negli
La giurisprudenza italiana è orientata verso la fissazione di limiti
rigorosi alla discrezionalità amministrativa. Ecco una recente ordinanza della Corte di Cassazione ( Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926) davvero
importante, che dovrebbe limitare la prassi dei respingimenti immediati in
frontiera eseguiti prima che si sia data la possibilità di essere informati
sulla possibilità di chiedere asilo e di accedere alla procedura per il
riconoscimento di uno status di protezione.
1. - Il
Giudice di pace di Roma ha convalidato il decreto di trattenimento in un centro
di identificazione ed espulsione emesso il 18 febbraio 2014 dal Questore di
Siracusa nei confronti del
sig. A.I., di nazionalità nigeriana, in esecuzione del respingimento disposto
Il sig. I. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi di censura.
L'amministrazione intimata non si è difesa.
Con relazione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. il Consigliere relatore ha
proposto il rigetto del ricorso. La relazione è stata ritualmente comunicata al
P.M. e notificata all'avvocato del ricorrente, il quale ha presentato memoria.
2. - Il
ricorrente premette di essere stato destinatario, in quanto privo di documenti
di riconoscimento, di decreto di respingimento del Questore di Siracusa in data
18 febbraio 2014, dopo essere stato quello stesso giorno soccorso in mare dal
personale della nave San Giusto della Marina Militare ed essere quindi sbarcato
irregolarmente sul territorio italiano. Unitamente al respingimento gli era
stato notificato il decreto di trattenimento presso il CIE di Ponte Galeria a
Roma. Articola quindi i seguenti motivi di censura:
I) violazione degli artt. 2, commi 5 e 6, 10, comma 2, lett. b), 14, commi 1 e
5, e 13-bis d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, dell'art. 2, comma 1, d.P.R. 16
settembre 2004, n. 303, nonché degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. 28 gennaio
2008, n. 25 e dell'art. 10 Cost., essendo stato violato il suo diritto ad
essere informato tempestivamente sulla procedura di riconoscimento della
protezione internazionale, dato che era stato immediatamente respinto senza
ricevere tali informazioni, con conseguente preclusione, di fatto, del diritto
di accedere alla procedura;
II) violazione degli artt. 13, comma 8, e 14, commi 4 e 5, d.lgs. n. 286 del
1998, cit., degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. n. 25 del 2008, cit., dell'art. 7,
par. 3 e 14, della direttiva 2003/9/CE, dell'art. 18 della direttiva
2005/85/CE, nonché dell'art. 31 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del
1951 in relazione all'art. 117 Cost., sostenendo che non poteva essere
convalidata la misura del trattenimento in un centro di identificazione ed
espulsione (C.T.E.) avendo egli diritto ad essere ospitato, invece, in un
centro di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.), nella qualità di
richiedente protezione internazionale conseguente alla violazione del suo
diritto ad essere informato della possibilità di presentare la relativa
domanda, come palesato all'udienza di convalida davanti al Giudice di pace;
III) violazione degli artt. 5, 6, par. 1, e 13 della Convenzione europea di
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché
dell'art. 1 del Protocollo aggiuntivo n. 7 alla medesima Convenzione, in
relazione all'art. 117 Cost., per essersi il Giudice di pace limitato all'esame
del provvedimento di trattenimento, trascurando l'esame del sottostante
provvedimento di respingimento, la cui illegittimità, per i motivi di cui
sopra, si riverbera sul primo, che ne costituisce esecuzione.
3. - I motivi, da esaminare congiuntamente data la loro connessione, sono
fondati nei sensi che seguono.
3.1. - L'obbligo di informare gli stranieri, giunti irregolarmente sul
territorio di uno Stato dell'Unione Europea, sulle procedure da seguire per
ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, cui aspirino, è
stato esplicitamente sancito della direttiva2013/32/UE del 26 giugno 2013
(genericamente richiamata nella memoria di parte ricorrente), il cui art. 8
recita: «Qualora vi siano indicazioni che cittadini di paesi terzi o apolidi
tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese
le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda
di protezione internazionale, gli Stati membri forniscono loro informazioni
sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di
frontiera gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura
necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo».
L'obbligo d'informazione sulle procedure di asilo è sancito anche dalla
giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che nella motivazione
della sentenza 23 febbraio 2012, ric. n. 27765/09, Hirsi Jamaa c. Italia
(puntualmente richiamata nella memoria di parte ricorrente), al § 204 annota: «La Corte ha già rilevato che la
mancanza di informazioni costituisce uno dei principali ostacoli all'accesso
alle procedure d'asilo (vedi M.S.S., prima citata, § 304). Ribadisce quindi
l'importanza di garantire alle persone interessate da una misura di
allontanamento, le cui conseguente sono potenzialmente irreversibili, il
diritto di ottenere informazioni sufficienti a consentire loro di avere un
accesso effettivo alle procedure e di sostenere i loro ricorsi».
Per completezza può aggiungersi che al § 304 della sentenza della Corte di
Strasburgo 21 gennaio 2011, ric. n. 30696/09, M.S.S. c. Belgio e Grecia, sopra
richiamato, si legge: «The Court notes in this connection that the applicant
claims not to have received any information about the procedures to be
followed. Without wishing to
question the Government's good faith concerning the principle of an information
brochure being made available at the airport, the Court attaches more weight to
the applicant's version because it is corroborated by a very large number of
accounts collected from other witnesses by the Commissioner, the UNHCR and
various non-governmental organisations. In the Court's opinion, the lack of
access to information concerning the procedures to be followed is clearly a
major obstacle in accessing those procedures».
3.2. - In siffatto quadro normativo e giurisprudenziale, se deve per un
verso negarsi che le norme nazionali prevedano espressamente il dovere
d'informazione ai valichi di frontiera invocato dal ricorrente, o che sia nella
specie direttamente applicabile la previsione di tale dovere contenuta nel
richiamato art. 8 della direttiva 2013/32/UE (la quale non era stata ancora
recepita alla data del decreto di respingimento e trattenimento per cui è causa
e il relativo termine, ai sensi dell'art. 51 della direttiva stessa, scadrà
soltanto il prossimo 20 luglio), non può tuttavia continuare ad escludersi che
il medesimo dovere sia necessariamente enucleabile in via interpretativa
facendo applicazione di regole ermeneutiche pacificamente riconosciute, quali
quelle dell'interpretazione conforme alle direttive europee in corso di
recepimento e dell'interpretazione costituzionalmente orientata al rispetto
delle norme interposte della CEDU, come a loro volta interpretate dalla
giurisprudenza dell'apposita corte sovranazionale.
Ed invero nessun ostacolo testuale alla configurazione di un dovere
d'informazione sulle procedure da seguire per ottenere il riconoscimento della
protezione internazionale, come delineato dal richiamato art. 8 della direttiva
2013/32/UE, conforme alle indicazioni della giurisprudenza CEDU, è dato
scorgere nella normativa nazionale, e in particolare negli artt. 3, comma 2, 6,
comma 1, e 26, comma 1, d.lgs. n. 25 del 2008, o nell'art. 2, comma 1, d.P.R.
n. 303 del 2004, che specificamente fanno riferimento alla presentazione delle
domande di protezione internazionale all'ingresso nel territorio nazionale.
Poiché l'avvenuta presentazione di una domanda di protezione internazionale
sarebbe ostativa al respingimento, quest'ultimo è illegittimo allorché sia
stato disposto senza il rispetto di tale preventivo dovere d'informazione, che
ostacola di fatto il tempestivo esercizio del diritto a richiedere la
protezione internazionale, e tale illegittimità si riverbera anche sul
conseguente provvedimento di trattenimento, inficiandolo a sua volta.
Può in definitiva enunciarsi, avuto riguardo ai termini della fattispecie in
esame e conformemente al disposto della direttiva europea di cui sopra, il
seguente principio di diritto: qualora vi siano indicazioni che cittadini
stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel
territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione
internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro
informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di
interpretariato nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura
di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e
3.3. - Tanto premesso, va
altresì richiamato il più recente orientamento di questa Corte in tema di
poteri di sindacato del giudice della convalida del decreto di trattenimento
sul provvedimento espulsivo che ne è presupposto.
Con ordinanza 5 giugno 2014, n. 12609, questa Corte si è adeguata agli sviluppi
della giurisprudenza CEDU (in particolare le sentenze 8 febbraio 2011, ric. n.
12921/04, Seferovic c. Italia, e 10 dicembre 2009, ric. n. 3449/05, Hokic e
Hrustic c. Italia) in tema di interpretazione dell'art. 5, § 1, della
Convenzione, quanto alla definizione della nozione di arresto o detenzione
"regolari" disposti nel corso di un procedimento di espulsione.
Precisando il proprio consolidato orientamento, secondo cui al giudice della
convalida del trattenimento o accompagnamento coattivo dell'espulso alla
frontiera non è consentito alcun sindacato di legittimità sul sottostante
provvedimento espulsivo, del quale deve limitarsi a verificare soltanto
l'esistenza e l'efficacia, questa Corte ha affermato che tale giudice è
investito anche del potere di rilevare incidentalmente, ai fini della decisione
di sua competenza, la "manifesta" illegittimità del provvedimento
espulsivo, da intendersi in concreto nei sensi ricavabili dalla medesima
3.4. - Il Giudice di pace, perciò, avrebbe dovuto darsi carico di verificare la
fondatezza della censura (cui si fa cenno nel sintetico verbale dell'udienza di
convalida) d'illegittimità del decreto di respingimento per non essere stato il
ricorrente informato sulla possibilità di presentare una domanda di protezione
internazionale, e avrebbe dovuto verificarne, per quanto possibile, la
fondatezza e comunque statuire su di essa.
Di una tale verifica o statuizione, invece, non vi è traccia nel provvedimento
impugnato, che va pertanto cassato senza rinvio essendo spirato il termine
perentorio previsto dall'art. 14 d.lgs. n. 286 del 1998, cit., per la convalida
del trattenimento.
3.5. - Le spese processuali dell'intero giudizio, sia di merito che di
legittimità, seguono la soccombenza.
Corte accoglie il ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato e
condanna l'Amministrazione intimata al pagamento delle spese processuali,
liquidate in Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per compensi di avvocato,
quanto al giudizio di merito, e in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per
compensi di avvocato, quanto al giudizio di legittimità, oltre spese forfetarie
e accessori di legge e con distrazione in favore del difensore antistatario
avv. S. F.
Nella vigente normativa italiana in materia di asilo e protezione
internazionale non ci sono basi legali per stabilire una lista di paesi terzi
sicuri o per qualificare a priori i migranti come "migranti
economici" a seconda della nazionalità.
6) La conferma del Consiglio di Stato. Le autorità
italiane violano le norme in materia di informazione sulla procedura di
protezione internazionale. Arriva la denuncia di MSF sul CSPA di Pozzallo.
Con la sentenza n. 4199 dell’8
settembre 2015, il Consiglio di Stato ha stabilito importanti principi in tema
di diritto all’informazione a favore del richiedente asilo. In particolare nella
sentenza si afferma che le garanzie partecipative connesse alle procedure di
riconoscimento della protezione internazionale non possono subire deroghe e
devono comprendere tutte le informazioni dettagliatamente previste dal regolamento
UE n. 604/2013. Colui che presenta la domanda di protezione, dunque, deve
ricevere per iscritto ed in una lingua a lui comprensibile tutte le
informazioni relative alla conseguenze della sua domanda, ai criteri di
determinazione dello Stato competente per l’esame, alla possibilità di
presentare informazioni relative a familiari già presenti, alle modalità di
impugnazione e alla tutela legale, al trattamento dei suoi dati personali. Per
tale motivo non possono considerarsi rispettate le garanzie di informazione per
il semplice fatto che il richiedente abbia svolto con l’ausilio di un mediatore
il colloquio in cui aveva la possibilità di chiedere informazioni senza che vi
sia la prova che tali informazioni siano state effettivamente fornite.
"Nello specifico, l’articolo 4 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (Nuovo Regolamento di
Dublino) prevede il diritto di informazione degli stranieri che avanzano
domanda di protezione internazionale, specificando al comma 1 l'obbligo di
adempiere ad una serie di prescrizioni (tra le quali rientra lo svolgimento del
colloquio personale) e, al comma 2, che “le informazioni di cui al paragrafo 1
sono fornite al richiedente per iscritto in una lingua che il
richiedente comprende o che ragionevolmente si suppone a lui
comprensibile. A questo fine gli Stati membri si avvalgono dell’opuscolo comune
redatto conformemente al paragrafo 3”.
Le prescrizioni dell’appena richiamato comma 2 - circa la obbligatorietà
della informazione preventiva e per iscritto in lingua accessibile allo
straniero, su tutti i contenuti determinati nell’elenco di cui al comma 1 dello
stesso articolo - sono tassative. Esse pertanto non possono considerarsi rispettate solo per il fatto che lo
straniero interessato ha svolto il colloquio personale, in presenza di un
mediatore culturale, che costituisce solo una delle diverse garanzie
informative previste. La possibilità di richiedere informazioni non equivale all’obbligo di essere
informati per iscritto in modo sistematico e oggettivo, come avviene attraverso
la consegna di un documento appositamente predisposto a questo scopo, quale
l’“Opuscolo” espressamente previsto dalla norma europea, che mira a garantire
la certezza che la informazione sia stata fornita in forma appropriata e
oggettiva. Per il Consiglio di Stato, allora, non è stato sufficiente di certo,
a tal fine, che lo straniero abbia avuto la possibilità di richiedere a persone
competenti le informazioni che riteneva necessarie. Per domandare, bisogna anche sapere “cosa domandare” e, in situazioni
complesse come quelle in esame, specie nel contesto di ordinamenti e lingue a
cui si è quasi sempre totalmente estranei, sapere cosa bisogna domandare per
tutelare i propri diritti non è affatto evidente o intuitivo. La garanzia predisposta dall’art. 4, comma 2, del citato regolamento UE n.
604/2013, che nel caso di specie è stata violata, assume quindi, anche sul
piano sostanziale, un carattere essenziale ed inderogabile."
( Rodolfo Murra )
http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2015/settembre/1442140433996.html
Questa la circolare del Ministero dell'interno sui nuovi HOT SPOTS, una
circolare contro legge
http://www.piemonteimmigrazione.it/mediato/images/news_materiali/circolare_ministero_interno_n_14106_del_6_10_2015_hotspot_accoglienza.pdf Da
Medici senza Frontiere arriva l'ennesima conferma delle gravi violazioni dei
diritti dei migranti commesse all'interno del Centro di primo soccorso ed
accoglienza (CPSA) di Pozzallo, che adesso qualcuno vorrebbe ridefinire come Hot Spot solo perchè
sono arrivate le squadre di agenti di Frontex.
http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Rapporto_CPI_CPSA_Pozzallo_final.pdf http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Sintesi%20del%20Rapporto%20di%20Medici%20Senza%20Frontieresu%20Pozzallo.pdf
http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/comunicato-stampa/rapporto-pozzallo-condizioni-inaccettabili-servono-risposte-urgenti-e
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/494865/Migranti-Msf-denuncia-A-Pozzallo-condizioni-di-accoglienza-inaccettabili http://it.peacereporter.net/articolo/30554/Italia,+Pozzallo+il+centro+della+vergogna
7) L'Unione Europea vuole trasformare gli Hot
Spots in zone franche sottratte alla giurisdizione. Verso identificazioni
forzate ed espulsioni collettive. I controlli di massa che non garantiranno la
sicurezza di nessuno. I tentativi di accordi di riammissione con i paesi di
origine non modificheranno la situazione alle frontiere Schengen ma violeranno
i diritti fondamentali della persona.
Ormai la politica europea in materia di immigrazione ed asilo la fanno i
comitati ristretti come il COREPER, Comitato dei rappresentanti permanenti, organo
di consulenza del Consiglio europeo ed i Consigli dei ministri UE degli interni
e della giustizia, riuniti con ordini del giorno nei quali il tema delle
migrazioni si salda sempre più con la lotta al terrorismo. Dalla lotta ai
trafficanti si è rapidamente passati al contrasto del terrorismo, e per questo
occorre inventare "zone rosse" in prossimità dei luoghi di frontiera
dove esercitare controlli senza il necessario rispetto delle garanzie previste
dalle vigenti Direttive, dai Regolamenti europei e dalle Costituzioni nazionali.
Ma tutta la storia degli HOT SPOTS è una storia vera ? Non sembra che il
diritto dell’Unione Europea forniscva una base legale per le pratiche Hotspot,
come sembra più appropriato dire, a fronte della eterogeneità dei luoghi che
sono destinati a tale funzione.
The Council, in full
cooperation with the Commission, having in mind the necessity to safeguard the
functioning of the Schengen area and to reduce migratory pressures, agreed the
following measures to implement fully the orientations already agreed by the
European Council and the Council in compliance with EU acquis. It decided:
register migrants before further handling their case on the mainland, in
particular with Eurodac machines provided by Member States. Member States
endeavour to fill by 16 November 2015 the remaining gaps in the calls for
contribution from Frontex and EASO, which will simplify the profiles required
and the appointing procedures;
borders or transit zones; (2) accelerated procedures; (3) non-admissibility of subsequent
asylum applications by the individuals concerned; (4) coercive measures,
including, as a last resort, detention for a maximum period necessary for the
completion of underlying procedures. In addition to existing guidelines on
systematic fingerprinting, the Commission is invited to issue, in cooperation
with EASO and Frontex, further practical guidance on the consequences of the
registering obligations in the light of the Dublin rules, the relocation
decisions and the international readmission obligations.
Furthermore, the Council agrees to explore the concept of processing centres
in countries where the hotspot approach has not been implemented, supported by
the Commission and relevant EU agencies, in order to organise access to
international protection and/or for the purpose of return;
http://www.ansa.it/english/news/politics/2015/11/09/eu-to-intensify-migrant-hotspots_1ab6b4b5-dfe0-4c78-bf2a-986fb7818ab6.html
http://www.statewatch.org/news/2015/oct/italy-map-of-hotspots.pdf
http://www.thelocal.it/20151002/italy-preps-migrant-hotspots-amid-doubts-over-eu-plan
Le decisioni ufficiali sono assunte da Consigli europei
"informali", le competenze del Parlamento Europeo sono
bypassate con l'espediente di ricondurre tutte le materie che riguardano
migranti e profughi al tema dominante della difesa e della sicurezza interna ed
internazionale. Si sta tentando di utilizzare gli Hot Spots come luoghi
sottratti allo stato di diritto, prima ancora che questi vengano effettivamente
istituiti, sempre senza una base legale che giustifichi le prassi di polizia, e
degli agenti di Frontex che vi dovrebbero essere inviati.
Questa la realtà tragica delle migrazioni dei profughi che adesso si avvertono
come un pericolo per la sicurezza. Sono le decisioni dell'Unione Europea un
ennesimo attentato alla sicurezza dei profughi.
http://www.mirror.co.uk/news/world-news/shocking-video-shows-risks-refugee-6866227
8) Gli ultimi
sviluppi. Anche i “migranti economici” sono titolari dei diritti fondamentali
della persona. Ignorate le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
Sembra proprio che le
diverse condanne subite dall’Italia da parte della Corte Europea dei diritti
dell’Uomo non abbiano lasciato alcun segno. Le proposte ? Applicare le leggi
interne e le Convenzioni internazionali garantendo i diritti fondamentali delle
persone e l’accesso alle procedure per il riconoscimento della protezione
internazionale. Rispettare i principi affermati nella Costituzione, nella
Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dll’Uomo, e nelle direttive
dell’Unione Europea. Basterebbe ad esempio rispettare le norme che la Corte
Europea dei diritti dell’Uomo indica come violazioni della Convenzione EDU da
parte dell’Italia nel settembre del 2011, in danno di cittadini tunisini,
dunque anche i “migranti economici” sono titolari di qualche diritto
fondamentale, per evitare altre condanne da parte dei tribunali internazionali
e per adottare prassi amministrative più conformi alle leggi italiane ancora
vigenti ed alle Direttive dell’Unione Europea. A ben vedere, in definitiva, in Italia
in determinati periodi gli Hot Spots sono stati già attivati, come nel 2011
nell’isola di Lampedusa e questa è la condanna da parte della Corte Europea dei
diritti dell’Uomo, il primo settembre 2015.
http://www.meltingpot.org/Italia-condannata-dalla-Corte-europea-dei-diritti-dell-uomo.html#.VlICe_GFNsc
http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Corte-europea-dei-diritti-umani-condanna-dellItalia-per-la-detenzione-illegale-le-condizioni-di-detenzione-e-lespulsione-collettiva-di-alcuni-cittadini-tunisini-nel-2011/3830
http://hudoc.echr.coe.int/eng-press#{"itemid":["001-156517"]}
I vari tentativi, riscontrabili a livello europeo, di riportare le
questioni dell’immigrazioni e dell’asilo alla materia dell’ordine pubblico,
della sicurezza interna, e da ultimo al contrasto al terrorismo, non hanno
ancora prodotto atti legislativi giuridicamente vincolanti all’interno degli
stati membri dell'Unione, restando soltanto sul piano degli indirizzi politici
e amministrativi rivolti ai governi nazionali.
In Italia, dove pure si è fatto frequente riferimento all’esigenza di
adottare norme e prassi conformi agli indirizzi europei, non risultano atti
legislativi che, in materia di immigrazione ed asilo, abbiano sostanzialmente
innovato la disciplina vigente negli anni passati, ad eccezione del decreto
legislativo 142 del 18 agosto 2015, che dava attuazione ( rifusione) alle
Direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE, rispettivamente in materia di procedure per
il riconoscimento della protezione internazionale, e di accoglienza dei
richiedenti. Si diffonde intanto la tesi che la maggior parte dei migranti che
arrivano in Europa, spesso per esigenze di soccorso, o in fuga dall'inferno
libico, sarebbero soltanto "migranti economici", dunque non avrebbero
diritto ad uno status legale di protezione.
A partire dal 26 settembre 2014 si è verificato un flusso
continuo di circolari ministeriali, alcune note e pubblicate, altre rimaste
riservate, che hanno variamente disciplinato la materia della prima accoglienza,
dell’identificazione e registrazione, dell’ammissione alle procedure di asilo,
del trattenimento e dei respingimenti, per soddisfare le richieste
politiche che provenivano dall’Unione Europea, soprattutto in merito alle
procedure di prelievo delle impronte digitali nei cd. HOTSPOT ( definiti nelle
circolari come “aree di sbarco attrezzate”), cinque dei quali in Sicilia, al
fine di contenere il fenomeno, ampiamente verificato nel corso del 2014, di
cittadini stranieri che, senza essere registrati e foto segnalati in Italia,
raggiungevano altri paesi europei nei quali depositavano una istanza di
protezione internazionale. Le prassi si sono talmente accelerate che i minimi
diritti di informazione e le garanzie dei diritti fondamentali della persona migrante
sono apparsi a rischio, al punto che alcune settimane fa il Ministero
dell'interno ha diffuso una circolare rivolta, tra gli altri, al Capo della
Polizia e dunque alle singole questure.
Pesa certamente il blocco delle operazioni di trasferimento dei richiedenti
asilo verso altri paesi europei. Prima ancora che vi fosse certezza sulla reale
disponibilità dei paesi dell’Unione Europea ad accettare le persone che, dopo
essere entrate in Italia ed in Grecia dovevano essere ricollocate (in misura
assai mutevole, ad ogni riunione del Consiglio Europeo) fino ad un tetto
massimo di 40.000 persone in due anni per l’Italia, poi ampliato ma senza alcun
avvio di queste operazioni, l’Italia presentava al Consiglio Europea una ROADMAPcentrata
proprio sull’apertura degli Hotspot in vista della possibilità successiva e del
tutto eventuale di una ricollocazione dei migranti giunti a partire dal mese di
aprile verso altri stati dell’Unione Europea che avessero consentito, si badi
bene su base volontaria, ad accogliere tali persone.
Non si possono ribaltare le carte in tavola e sostenere che il blocco dei
trasferimenti di richiedenti asilo dagli Hotspot e dagli Hub italiani verso
altri paesi dell'Unione Europea dipenderebbe dal mancato completamento degli
Hotspot previsti nella Roadmap presentata lo scorso anno a Bruxelles dal
governo italiano. Si nasconde il fatto inoppugnabile che centinaia di
richiedenti asilo che si erano fatti fotosegnalare subito dopo lo sbarco con la
promessa della "rilocazione" sono rimasti intrappolati in Italia da
oltre due mesi, senza che le promesse che erano state fatte loro fossero
Ma quali sarebbero le basi normative per il prelievo forzato delle impronte
digitali nei centri di prima accoglienza oggi camuffati da Hot Spot ? E come si
trasforma lo stato di un CIE, quello di Trapani Milo, con le sue mura ed i suoi
cancelli, in Hot Spot, in soli due giorni, tra Natale e Capodanno? Nessuna
norma di legge prevede ancora in Italia gli Hot Spots o le procedure che si
stanno svolgendo all'interno delle strutture che oggi vengono così denominate
con un tratto di penna. In realtà le uniche previsioni che si possono
richiamare sono quelle relative i Centri di prima accoglienza.
Secondo il D.Lgs. 142/2015, al comma 2 dell’art. 8,“le funzioni di
soccorso e prima assistenza, nonché di identificazione, continuano ad
essere svolte nelle strutture allestite ai sensi del decreto legge 30.10.1995,
n. 451, convertito, con modificazioni, dalla legge 29.12.1995, n. 563”. La normativa amministrativa in materia di prima accoglienza ed
identificazione, nella carenza di indicazioni precise sullo status dei luoghi e
sulla condizione giuridica dei migranti, appare contraria al principio
costituzionale della riserva di legge, sancito dall'art. 10 della Costituzione
italiana, perché non fissa i diritti ed i doveri dei migranti e delle autorità
di pubblica sicurezza all'interno dei centri di prima accoglienza, tra i quali
oggi si inventano (meglio all'interno dei quali vanno inserite) le procedure o
pratiche Hotspot.
Le più recenti decisioni europee, comunque ancora prive di
un effettivo valore vincolante, hanno insistito molto sulla relocation dall'Italia,
e dalla Sicilia in particolare, verso altri paesi dell'Unione Europea che si
sono dichiarati disponibili ad accogliere richiedenti asilo sbarcati nel nostro
territorio, al fine dichiarato di allentare "la pressione
migratoria". Gli indirizzi indicati dalla Commissione e dal
Consiglio europeo hanno comportato, da parte dell'Italia, dopo l'adozione
della Roadmap, l'istituzione di sei Hotspots (
aree di sbarco attrezzate), uno in Puglia, a Taranto, e cinque in Sicilia, a
Lampedusa, Augusta (Siracusa), Pozzallo (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e
Trapani per un numero complessivo (stimato) di 2100 posti. Ma queste
previsioni sono rimaste soltanto sulla carta, in un clima crescente di
confusione e discrezionalità amministrativa.
All'inizio del 2016 sono aperti in regime di
Hotspot solo i centri di Lampedusa e di Trapani Milo,mentre
il CSPA ,Centro di soccorso e prima accoglienza, di Pozzallo, che
avrebbe dovuto essere trasformato in Hotspot, entro il 30 novembre 2015, con la
presenza di un nutrito stuolo di agenti di FRONTEX e di funzionari di EASO, è
rimasto sostanzialmente immutato, anche se qualcuno gli ha cambiato il nome,
con il trattenimento di centinaia di persone, anche donne e minori, in una
condizione di promiscuità, e privi di una qualsiasi informazione legale, come
documentato da ultimo dalla denuncia dell'organizzazione Medici senza
Il Centro di soccorso e prima accoglienza diPozzallo , oltre ad
essere sede di un ufficio distaccato di Frontex, si caratterizza ancora per la
possibilità, verificata già dallo scorso anno, concessa agli agenti consolari,
di entrare e di procedere ai riconoscimento delle persone che le forze di
polizia ritengono qualificabili come "migranti economici". Con il rischio
di un respingimento collettivo e di un rimpatrio forzato, prima ancora che
abbiano potuto formalizzare la domanda di protezione internazionale, se
provengono da paesi con i quali l'Italia, o l'Unione Europea, hanno stretto
accordi di riammissione che contemplano "procedure semplificate"(
Marocco, Egitto, Nigeria, Tunisia).
Il tentativo di ridurre molti potenziali richiedenti asilo alla condizione di
"migranti economici" e dunque di decretarne il "respingimento
differito", se non una espulsione vera e propria, che li esclude dal
curcuito di accoglienza e li consegna ad uno stato di "clandestinità di
ritorno", corrisponde al fallimento delle pratiche di redistribuzione dei
richiedenti asilo giunti in Sicilia. Un canale bloccato. In
realtà la relocation dai centri siciliani verso
altri paesi europei è fallita completamente e negli ultimi mesi dello
scorso anno non si riuscivano a ritrasferire verso gli stati dell'Unione
Europea, che si erano dichiarati disponibili, più di 200 richiedenti asilo, a fronte
di diverse migliaia di persone sbarcate, appartenenti alla categoria di
richiedenti asilo " in clear need of protection" una
categoria priva di fondamento legale, e discriminatoria, perchè includeva solo
siriani, eritrei ed irakeni, ma non afghani, somali o maliani. Per questa
ragione si fa un ricorso sempre più diffuso alla categoria dei "migranti
economici" o provenienti da "paesi terzi sicuri", ai quali,
subito dopo lo sbarco, viene sottoposto un questionario "trappola"
definito come "foglio notizie". Che serve appunto per limitare
l'accesso al canale della protezione internazionale.
http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/asilo-diritto-negato-stragi-mare-hotspot/ 2. "Migranti economici" ai quali, solo
perché, una volta barrata la casella che la motivazione del loro ingresso in
Italia sarebbe costituita dalla ricerca di un lavoro, dopo la prima
identificazione e quindi l'uscita dall'Hotspot, si consegna un provvedimento
di respingimento differito, con l'intimazione a lasciare entro
sette giorni il territorio nazionale. Un provvedimento che non si sarebbe
dovuto adottare senza una completa informazione individuale, e soprattutto
sulla base di un questionario che nella sua articolazione grafica appare
costruito per strappare una dichiarazione ovvia anche per un potenziale
richiedente asilo. La volontà di lavorare nel paese di ingresso non esclude le
ragioni che possono giustificare il riconoscimento di uno status di protezione,
ma costituisce una risposta scontata per chiunque non si voglia condannare ad
un destino di parassitismo. In molti di questi casi, come si è ricavato da
numerose testimonianze concordanti, per le modalità di raccolta di questi
"fogli notizie" allo sbarco manca alcuna informazione legale
individuale, anche per l'assenza di quegli enti che avrebbero dovuto
garantirla, e comunque non viene concessa una sola possibilità di lasciare
legalmente il territorio nazionale, in assenza di documenti e mezzi
economici. http://www.meltingpot.org/La-mancata-informazione-circa-la-possibilita-di-presentare.html#.Vq0mjYdzOM8
Assenza di informazione legale che in alcuni
casi, come in provincia di Agrigento, è documentata anche
dall'utilizzazione di formulari prestampati che nelle indicazioni delle
conseguenze penali relative all'inottemperanza dell'ordine di allontanamento, non
corrispondono neppure alla normativa vigente dal 2011, facendo invece
riferimento alle norme introdotte nel 2004 dopo la legge Bossi-Fini.
In una audizione del Capo Dipartimento del Ministero
dell'interno dott. Morcone, davanti alla Commissione di indagine sui centri per
stranieri, il 3 dicembre scorso, veniva documentato il mancato avvio dei
ritrasferimenti verso altri paesi europei, ma si insisteva sulla necessità di
attivare al più presto gli Hotspots richiesti dall'Unione Europea, anche per
evitare l'avvio della procedura di infrazione contro l'Italia davanti alla
Corte di Giustizia di Lussemburgo. Nel frattempo le persone che secondo la
polizia non manifestavano la volontà di chiedere asilo in Italia, o che si
rifiutavano di farsi prelevare le impronte digitali, volendo proseguire verso
altri paesi europei nei quali avevano già legami familiari o sociali,
rimanevano in uno stato di trattenimento prolungato, come a Lampedusa, oppure ricevevano un
provvedimento di respingimento differito, come verificato in numerosi casi a Siracusa, a Catania, a Palermo,
a Trapani e ad Agrigento. Dopo l’ultima circolare diffusa dal ministero
dell’interno, all'inizio dell’anno, si osserva che nella provincia di Trapani,
dove il vecchio CIE di Milo funziona come Hotspot dal 28 dicembre scorso, dopo
gli sbarchi non si sono più verificati provvedimenti di respingimento
collettivo adottato dal Questore, e che la maggior parte dei migranti
sbarcati ha potuto avere accesso alla procedura di protezione internazionale. A
differenza delle province di Ragusa e di Agrigento dove
le questure hanno insistito nella notifica indiscriminata dei provvedimenti di
respingimento collettivo dopo una rapidissima procedura di identificazione, e
quindi della qualificazione come "migrante economico". Il cd. foglio
notizie compilato dopo lo sbarco è servito, nella maggior parte dei casi, a
qualificare come migranti economici persone, che provenivano dal Gambia, dal
Mali, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, e da altri paesi sub sahariani dilaniati
dagli attacchi terroristici, dunque persone, anche donne e minori, che
avrebbero potuto non solo presentare una istanza di protezione, come spetta a
tutti i migranti senza eccezione alcuna, ma avere fondate possibilità di
accoglimento della domanda. Eppure l'art. 10 della Costituzione italiana non
permette alcuna distinzione sulla base della nazionalità di provenienza e
riafferma la natura individuale, come vero e proprio diritto soggettivo,
del diritto di sottoporre alle competenti autorità nazionali ( oggi le
Commissioni territoriali) una istanza di protezione.
Ma anche quando si riconosce il diritto di accesso
alla procedura, valutazione che non dovrebbe rientrare tra le competenze della
polizia di frontiera, si osserva come i tempi per la formalizzazione delle
domande di protezione internazionale siano troppo lunghi e, soprattutto dopo i
provvedimenti di respingimento differito, non consentano l'inserimento nel
sistema nazionale di accoglienza (SPRAR) o nei centri di accoglienza
straordinari (CAS) gestiti dalle prefetture. Con conseguenze sempre più gravi
per le persone più vulnerabili, come le donne e i minori non accompagnati,
anche perchè sembra accantonata la circolare Amato del 2007 che in caso di
dubbio stabiliva la presunzione di minore età, in conformità a Convenzioni
internazionali sottoscritte anche dall'Italia, che non dovrebbero essere
cancellate con il ritiro di una circolare.
Gli Hub per l'accoglienza
previsti anche in Sicilia come luogo di transito temporaneo di coloro
che, dopo essere arrivati negli Hotspots manifestano la volontà di
rilasciare le impronte e di chiedere asilo in altri paesi europei, dove gli
stessi migranti dovrebbero compilare una richiesta di asilo sulla base di un
modello C 3 "europeo", non sono ancora in funzione, al punto che
l'unico Hub esistente in Sicilia risulta essere in realtà quello di Villa
Sikania, a Siculiana in provincia di Agrigento, con una disponibilità di posti
molto inferiore al numero delle persone temporaneamente accolte negli Hotspots,
o comunque sbarcate in altri luoghi ed appartenenti, in virtù della loro
nazionalità, alla categoria dei migranti in clear need of
protection, sulla base dei rilievi statistici Eurostat sui tassi di
accoglimento delle istanze di protezione internazionale in Europa.
Agli sbarchi nei porti , soprattutto ad Augiuta ed a Catania, si rischia un
inasprimento delle procedure di prima identificazione, anche per la
massiccia presenza di agenti e di interpreti di FRONTEX, coadiuvati da agenti
dell'agenzia europea EASO, con forme di selezione sempre più celeri che
rischiano di impedire la tempestiva individuazione dei soggetti vulnerabili,
dei minori non accompagnati, delle vittime di tratta. Senza la presenza di
mediatori specializzati molti minori dichiarano di essere maggiorenni, e tra
questi si trovano anche vittime di tratta. Dagli HOTSPOT è sempre più concreto il rischio di
finire dentro un CIE ( Centro di identificazione ed espulsione), e quindi di
essere rimpatriati, come si sta verificando in questi ultimi mesi dal CIE di
Ponte Galeria e dal vicino aeroporto internazionale di Roma Fiumicino. Si
tratta di una parte ancora modesta dei migranti che sbarcano in Sicilia, dopo
essere stati soccorsi nel Canale di Sicilia, ma le pressioni europee sono
fortissime, per dare maggiore effettività ai rimpatri, e le procedure seguite,
nei casi esemplari che si scelgono, risultano sempre più sommarie. Se si
guardano le percentuali delle persone effettivamente riaccompagnate nel paese
di origine, si potrebbe osservare che la logica è quella del "colpirne dieci
per educarne cento". Il rischio di un possibile rimpatrio forzato, al di
là della sua effettiva realizzazione, distrugge qualsiasi prospettiva di
inserimento sociale, induce alla irreperibilità, riconsegna le vittime ai
trafficanti, e può creare disperazione e frustrazioni incontrollabili. Appare
comunque gravissimo che i nominativi e le generalità di tutti coloro che
ricevono la notifica di un provvedimento di respingimento o di trattenimento
senza potere o volere presentare una richiesta di protezione internazionale
vengano comunicati alle rappresentanze consolari e/o diplomatiche dei paesi di
origine, come si è verificato ad Agrigento persino nei confronti di un
cittadino etiope.
2. In un numero più limitato di casi, quando si è
presentata una disponibilità di posti all'interno di un Centro di identificazione
ed espulsione si è deciso il trattenimento amministrativo all'interno di questi
centri in vista dell'esecuzione della misura dell'accompagnamento forzato in
frontiera. In questi casi il trasferimento dal luogo di sbarco,
Lampedusa, Trapani o Siracusa al CIE di Caltanissetta ( Pian del Lago),
l'unico ancora aperto in Sicilia, è stato immediato, dopo il prelievo delle
impronte digitali, Il CIE di Milo è stato invece trasformato in Hotspot, anche se
al suo interno un blocco è rimasto riservato per 12 "ospiti"
prevalentemente maghrebini, in attesa di rimpatrio con accompagnamento
forzato. http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/162-comunicato-stampa-lasciatecientrare-che-la-trasformazione-del-cie-di-trapani-milo-in-hot-spot-venga-bloccata
In altri casi, che hanno riguardato anche
giovani donne nigeriane potenziali vittime di tratta, si è verificato il
trasferimento dal Centro si soccorso e prima accoglienza di Contrada Imbriacola
a Lampedusa, oggi organizzato come un Hotspot, verso il CIE di Ponte Galeria a
Roma, da dove, con cadenza mensile, sono stati eseguiti rimpatri di nigeriani
verso Lagos. I tunisini hanno
costituito il gruppo che in termini percentuali presenta il più alto
tasso di rimpatri effettivamente eseguiti, al contrario dei marocchini, degli
egiziani e dei migranti provenienti da stati dell'Africa subshariana.
Modesta invece la parte di marocchini che, destinatari
di un provvedimento di respingimento differito adottato dalle questure di
Palermo, Catania o Siracusa veniva trattenuta in un CIE, anche per la cronica
assenza di posti in queste strutture, alle quali si è comunque aggiunto da poco
il (vecchio) centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano,
che fino a qualche settimana fa era stato adibito a centro di accoglienza. Nei
centri di identificazione ed espulsione si può comunque contare su un
collaudato regolamento ministeriale che, nei limiti delle previsioni di legge,
fissa con precisione i passaggi procedurali ed i diritti/doveri degli operatori
e dei cd. “ospiti”.
Una recente riforma legislativa con il Decreto
n. 142 del 18 agosto 2015, entrato in vigore il 30 settembre 2015, ha
introdotto la detenzione amministrativa per coloro che presentano una richiesta
di protezione internazionale dopo essere stati destinatari di un provvedimento di
respingimento o espulsione, o che hanno avuto respinta la richiesta di
protezione internazionale e non hanno potuto presentare un ricorso, quando si
riscontri il "pericolo di fuga". Questa previsione appare di
particolare criticità quando si rifletta sul numero sempre più elevato di
cittadini stranieri appena sbarcati in Italia e destinatari di un provvedimento
di respingimento differito, anche poche ore o pochi giorni dopo lo sbarco dalla
nave che li ha soccorsi.
Art. 6 Trattenimento 1. Il richiedente non puo'
essere trattenuto al solo fine di esaminare
la sua domanda. 2. Il richiedente e' trattenuto, ove
possibile in appositi spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sulla base di una
valutazione caso per caso, quando: a) si trova nelle condizioni previste
dall'articolo 1, paragrafo F della Convenzione relativa allo status
di rifugiato, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951,
ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di
New York del 31 gennaio 1967, ratificato con la legge
14 febbraio 1970, n. 95; b) si trova nelle condizioni di cui
all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio
1998, n. 286, e nei casi di cui all'articolo 3, comma
1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144,
convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.
155; c) costituisce un pericolo per
l'ordine e la sicurezza pubblica. Nella valutazione della pericolosita'
si tiene conto di eventuali condanne, anche con
sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di
applicazione della pena su richiesta ai
sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei
delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice
di procedura penale ovvero per reati inerenti agli
stupefacenti, alla liberta' sessuale, al
favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o
per reati diretti al reclutamento di
persone da destinare alla prostituzione o allo
sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attivita'
illecite; d) sussiste rischio di fuga del
richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e'
effettuata, caso per caso, quando il richiedente ha in precedenza
fatto ricorso sistematicamente a dichiarazioni o
attestazioni false sulle proprie generalita' al solo fine di evitare
l'adozione o l'esecuzione di un provvedimento di
espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di cui
all'articolo 13, commi 5, 5.2 e 13, nonche'
all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al
comma 2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14
del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione
di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del
medesimo decreto legislativo, rimane nel centro quando vi
sono fondati motivi per ritenere che la
domanda e' stata presentata al solo
scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 4. Lo straniero trattenuto nei centri di
cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio
1998, n. 286, riceve, a cura del
gestore, le informazioni sulla possibilita' di richiedere protezione
internazionale. Al richiedente trattenuto nei medesimi centri
sono fornite le informazioni di cui all'articolo 10, comma 1, del
decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, con la
consegna dell'opuscolo informativo previsto dal medesimo articolo
10. 5. Il provvedimento con
il quale il questore dispone il
trattenimento o la proroga del trattenimento
e' adottato per iscritto, corredato da
motivazione e reca l'indicazione che il
richiedente ha facolta' di presentare personalmente o a
mezzo di difensore memorie o deduzioni al
Tribunale in composizione monocratica competente alla
convalida. Il provvedimento e' comunicato al richiedente nella prima lingua
indicata dal richiedente o in una lingua che ragionevolmente
si suppone che comprenda ai sensi
dell'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 28 gennaio 2008,
n. 25, e successive modificazioni. Si applica, per quanto compatibile, l'articolo 14 del decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, comprese le misure alternative
di cui al comma 1-bis del medesimo articolo
14. Quando il trattenimento e' gia' in corso al momento
della presentazione della domanda, i
termini previsti dall'articolo 14, comma 5, del decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si sospendono e il questore trasmette gli
atti al tribunale in composizione monocratica per la convalida del
trattenimento per un periodo massimo di
ulteriori sessanta giorni, per consentire l'espletamento
della procedura di esame della domanda. 6. Il trattenimento o la proroga
del trattenimento non possono protrarsi oltre il
tempo strettamente necessario all'esame della
domanda ai sensi dell'articolo 28-bis, commi 1 e 3,
del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni,
come introdotto dal presente decreto, salvo che
sussistano ulteriori motivi di trattenimento ai
sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo
25 luglio 1998, n. 286. Eventuali ritardi nell'espletamento delle procedure
amministrative preordinate all'esame della
domanda, non imputabili al richiedente, non giustificano la proroga del trattenimento. 7. Il richiedente trattenuto ai sensi dei
commi 2 e 3 che presenta ricorso giurisdizionale avverso
la decisione di rigetto della Commissione
territoriale ai sensi dell'articolo 19 del
decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, e successive
modificazioni, rimane nel centro fino all'adozione del
provvedimento di cui agli articoli 5 e 19, comma 5, del
medesimo decreto legislativo, nonche' per tutto il tempo in cui e'
autorizzato a rimanere nel territorio nazionale in
conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto. 8. Ai fini di cui al comma 7, il questore
chiede la proroga del trattenimento in corso per
periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in volta
prorogabili da parte del tribunale in
composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui al
comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento ai sensi
dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi. 9. Il trattenimento e' mantenuto
soltanto finche' sussistono i motivi di cui ai commi 2,
3 e 7. In ogni caso, nei confronti del
richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese di
origine o provenienza e' immediatamente adottato
o eseguito il provvedimento di espulsione con
accompagnamento alla frontiera ai sensi dell'articolo
13, commi 4 e 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286. La richiesta di rimpatrio equivale a ritiro
della domanda di protezione internazionale. 10. Nel caso in
cui il richiedente e' destinatario di
un provvedimento di espulsione da eseguirsi con le
modalita' di cui all'articolo 13, commi 5 e 5.2, del
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il termine
per la partenza volontaria fissato ai sensi del medesimo articolo 13,
comma 5, e' sospeso per il tempo occorrente all'esame della domanda. In tal
caso il richiedente ha accesso alle misure di accoglienza previste
dal presente decreto in presenza dei requisiti di cui all'articolo
14. Art. 7 Condizioni di trattenimento 1. Il richiedente e' trattenuto nei centri
di cui all'articolo 6 con modalita' che assicurano la
necessaria assistenza e il pieno rispetto della
sua dignita', secondo le disposizioni di cui agli
articoli 14 del testo unico e 21 del decreto del Presidente
della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive
modificazioni. E' assicurata in ogni caso alle richiedenti una
sistemazione separata, nonche' il rispetto delle differenze di
genere. Ove possibile, e' preservata l'unita'
del nucleo familiare. E' assicurata la
fruibilita' di spazi all'aria aperta. 2. E' consentito l'accesso ai centri di
cui all'articolo 6, nonche' la liberta' di colloquio
con i richiedenti ai rappresentanti dell'UNHCR o
alle organizzazioni che operano per conto dell'UNHCR in base ad accordi
con la medesima organizzazione, ai familiari, agli avvocati
dei richiedenti, ai rappresentanti degli enti di tutela dei titolari di
protezione internazionale con esperienza consolidata nel settore, ai
ministri di culto, nonche' agli altri soggetti indicati nelle
direttive del Ministro dell'interno adottate
ai sensi dell'articolo 21, comma 8, del
decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto
1999, n. 394, con le modalita' specificate con le medesime
direttive. 3. Per motivi di sicurezza, ordine
pubblico, o comunque per ragioni connesse alla corretta gestione
amministrativa dei centri di cui all'articolo 6,
l'accesso ai centri puo' essere limitato, purche' non impedito completamente,
secondo le direttive di cui al comma 2. 4. Il richiedente e' informato delle
regole vigenti nel centro nonche' dei suoi diritti
ed obblighi nella prima lingua da lui
indicata o in una lingua che ragionevolmente si suppone che comprenda ai sensi
dell'articolo 10, comma 4, del decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni.
5. Non possono essere trattenuti nei
centri di cui all'articolo 6 i richiedenti le cui condizioni di salute
sono incompatibili con il trattenimento. Nell'ambito dei
servizi socio-sanitari garantiti nei centri e' assicurata anche la
verifica periodica della sussistenza di condizioni di vulnerabilita' che
richiedono misure di assistenza particolari.
Due recenti provvedimenti del
Tribunale di Caltanissetta del 14 e del 21 gennaio scorsi, hanno rigettato la
richiesta di proroga di due provvedimenti di trattenimento nel locale centro di
identificazione ed espulsione (CIE) di Pian del Lago, adottati dal
Questore di Caltanissetta emessi ai sensi dell’art. 6 comma 2 del Decreto
legislativo n.142 del 2015 .
2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in appositi
spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25
luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando:
a) si trova nelle condizioni previste
286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il
richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento
di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del medesimo
decreto legislativo, rimane nel centro quando vi sono
fondati motivi per ritenere che la domanda
e' stata presentata al solo scopo di
ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. In ordine temporale, il primo provvedimento del
14 gennaio 2015 (Giudice dott.ssa LA FERLA) riguarda l'ipotesi prevista
8. Ai fini di cui al
comma 7, il questore chiede la proroga del
trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di
volta in volta prorogabili da parte del
tribunale in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni
di cui al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento
ai sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici
mesi. 9. Il trattenimento e' mantenuto
della domanda di protezione internazionale. Il secondo provvedimento reso dal Tribunale di Caltanissetta il 21 gennaio
scorso, nel quale si negava la proroga del provvedimento di trattenimento già
convalidato due mesi prima, riguarda l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma e
lett. D e comma 3 del D. Lgs. 142/2015.
d) sussiste
rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio
di fuga e' effettuata, caso per caso, quando il richiedente ha in
precedenza fatto ricorso sistematicamente a
dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al solo fine
di evitare l'adozione o l'esecuzione di un
provvedimento di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei
provvedimenti di cui all'articolo 13, commi 5, 5.2 e 13,
nonche' all'articolo 14 del decreto legislativo 25
luglio 1998, n. 286. 3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma
2, il richiedente che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di
un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14 del
scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.
6. 3 Al di
fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente che si trova in un
centro di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli
articoli 13 e 14 del medesimo decreto legislativo, rimane nel
centro quando vi
scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. Nel provvedimento il Giudice (dott.ssa La Rana), in
riferimento alla ricorrenza del presupposto di cui all'art. 6 co 3 ritiene (in
sede di proroga) che "nel caso di specie la domanda
di protezione non appare possa essere stata proposta al solo scopo di
ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione" atteso che "
l'adozione del provvedimento di respingimento contestualmente all'arrivo alla
frontiera induce a ritenere che nessuna informazione sulla possibilità di
ottenere forme di protezione sia stata resa allo straniero" .
Risulta assai significativa, tra le altre cose, la
ricostruzione prospettata dal Giudice in riferimento alla "presunzione di
mancata informazione", nascente dalla contestualità dell'adozione del
provvedimento di respingimento all'arrivo alla frontiera.
Anche i migranti provenienti dal Mali, dal Gambia,
dalla Nigeria, dal Burkina Faso e da altri paesi subsahariani non possono
essere esclusi a priori dalla procedura di asilo, vanno informati, ed hanno
diritto al riconoscimento di uno status di protezione su base individuale.
4. Alcune proposte:
Si moltiplicano i provvedimenti di respingimento, provvedimenti
illegittimi che i tribunali continuano a sospendere, ma che sono un marchio
indelebile sulla pelle di chi non ha ricevuto alcuna informazione allo
sbarco. Si auspica che Ministero dell’interno suggerisca alle
questure il ritiro delle circolari adottate lo scorso anno ( come quella del 6
ottobre 2015) che stabiliscono prassi prive di fondamento legale per quanto
concerne le modalità di trattenimento delle persone condotte o temporaneamente
ristrette dalle forze di polizia all’interno degli Hot Spot o di altre similari
strutture di primissima accoglienza nelle quali si realizzi comunque una
limitazione della libertà personale in assenza di convalida giurisdizionale.
questure dovrebbero ritirare in autotutela provvedimenti di respingimento di
carattere collettivo,
chiaramente privi di motivazione individuale, e lesivi dei successivi diritti
di accesso alla procedura di asilo ed al sistema di accoglienza. E questo
anche al fine di evitare un pesante aggravio della spesa pubblica per una
crescita esponenziale del contenzioso, dal quale potrebbero derivare anche
profili di responsabilità contabile.
Occorre rivedere tutto il sistema della prima accoglienza in Italia,
soprattutto in quei luoghi che, già da tempo Centri si soccorso e prima
accoglienza al di fuori delle regole, adesso sono stati presentati all'opinione
pubblica come Hot Spot, magari "sperimentali" ma dove continuano
tutte le prassi già denunciate da tempo, da singole associazioni e da grandi
Il Centro “Hotspot” di Lampedusa deve essere riconvertito
al più presto in Centro di soccorso e prima accoglienza ( CSPA), con il
rigoroso rispetto di quanto previsto dall’art. 22 del Regolamento di attuazione
n.394 del 1999, in base al quale la permanenza in queste strutture deve essere
quanto più breve possibile e nella prassi non superiore a 48-72 ore. Dovrà prevedersi un sistema di trasferimento rapido dei migranti soccorsi e
sbarcati a Lampedusa, anche con il ricorso a mezzi aerei, come si faceva già
negli anni precedenti, in modo da garantire sempre una congrua disponibilità di
posti nella struttura di prima accoglienza di Contrada Imbriacola. Dovrà interrompersi la prassi tuttora in corso, di mantenere a tempo
indeterminato in uno stato di trattenimento nel centro dell’isola, quanti
subito dopo lo sbarco, rifiutano di farsi prelevare le impronte digitali.
Questa prassi di polizia rischia di reiterare quelle “condizioni disumane e
degradanti” all’interno del centro in perenne sovraffollamento, e quella
negazione dei diritti di difesa, che, appena lo scorso settembre, hanno portato
ad una condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo
( caso Khlaifia).
Si ribadisce la più netta opposizione verso la
militarizzazione della prima accoglienza, con le limitazioni dell’accesso alle
zone portuali di sbarco, come si sta verificando da mesi nel porto di Catania.
Si denuncia il ricorso all’uso della forza da parte della polizia nei confronti
di chi si rifiuta di rilasciare le proprie impronte, all’esclusivo fine di non
subire le conseguenze dell’iniquo Regolamento Dublino, e non certo perché
vogliono delinquere in Europa.
Le associazioni umanitarie devono avere libero accesso alle zone di sbarco,
anche per le necessarie attività di mediazione e di individuazione dei soggetti
vulnerabili o dei minori non accompagnati, attività che le forze dell’ordine ed
i pochi rappresentanti delle organizzazioni umanitarie convenzionate non
riescono ad assolvere.
Per chi non ha documenti validi si può considerare il prelievo delle
impronte digitali solo ai fini del sistema AFIS, senza un immediato
trasferimento dei dati nel sistema Dublino-Eurodac, almeno fino a quando le
procedure di ricollocamento ( relocation) non rispetteranno i tempi e gli
impegni presi dagli stati europei. In ogni caso si dovrà tenere conto della
volontà del richiedente asilo, e della possibilità già accordata dall'attuale
Regolamento Dublino III di ricongiungimenti fino al terzo grado di parentela
con familiari già residenti in altri stati dell'Unione Europea.
Il Centro di primo soccorso ed accoglienza (CSPA) di Pozzallo,
oggi ridefinito Hotspot, deve essere ristrutturato, ridotto nella massima
capienza consentita e aperto alle associazioni indipendenti e in tutti i centri
di prima accoglienza deve cessare la prassi del trattenimento prolungato di chi
resiste al prelievo forzato delle impronte digitali. Vanno sospesi i rimpatri
immediati di persone che subito dopo lo sbarco non hanno avuto alcuna occasione
di un accesso effettivo alla procedura di asilo, nè hanno potuto esercitare i
diritti di difesa previsti dalla legge contro le misure di rimpatrio con
accompagnamento forzato.
Occorre sottrarre alla discrezionalità delle forze di polizia,
nell'ammissione alla procedura per il riconoscimento dello status di protezione
internazionale, magari sulla base della provenienza nazionale e degli accordi di
riammissione esistenti con i paesi di origine. In Italia NON è in
vigore una lista di "paesi terzi sicuri", e la categoria del
"migrante economico" utilizzata poche ore dopo lo sbarco costituisce
un uso distorto ed illegittimo della discrezionalità amministrativa.
La prassi dei respingimenti differiti deve essere superata perché si può
tradurre in respingimenti collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo
allegato alla Cedu. Va abrogato l'art. 10 comma 2 del T.U. 286 del 1998 perchè
norma palesemente in contrasto, per come viene applicato, con gli articoli 3,
13 e 24 della Costituzione italiana. Altrimenti vanno sollevati ricorsi contro
i provvedimenti di "respingimento differito"e in quella sede si deve
arrivare ad un pronunciamento della Corte Costituzionale.
Va chiarito il ruolo delle organizzazioni già coinvolte in passato nel
Progetto Praesidium, scaduto il 30 giugno 2015, soprattutto nella prima
identificazione, nella individuazione dei soggetti vulnerabili, delle vittime
di tortura, delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati. Attività che
sempre più spesso sono svolte dai volontari presenti agli sbarchi. Fino a
quando i porti non saranno del tutto blindati. Come già è successo a Catania.
Occorre denunciare pubblicamente il fallimento dei piani di
rilocazione (relocation) dall'Italia verso altri paesi europei, e
sollecitare, anche per questa ragione, una modifica sostanziale del Regolamento
Dublino, con il riconoscimento di un diritto di asilo
"europeo"valido in tutti i paesi UE.
Vanno aperti canali umanitari, per evitare che i
migranti debbano affidarsi a trafficanti senza scrupoli, che soprattutto nei
mesi invernali, possono lucrare su viaggi della disperazione che si concludono
in naufragi o che comportano un numero sempre più elevato di vittime per la
fame ed il freddo. Va altresì garantita la possibilità di raggiungere
legalmente altri paesi europei con documenti di viaggio rilasciati dalle
autorità italiane. Da questo punto di vista, nei prossimi negoziati con le
autorità europee, qualora si continuasse a verificare l'assenza di una reale
volontà di condivisione degli oneri di accoglienza, va considerata la
possibilità di adottare un decreto legislativo per la concessione del permesso
di soggiorno per protezione temporanea in base all'art. 20 del T.U. 286 del
1998, come già si fece nel 2011, in occasione della cd. emergenza nordafrica.