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Timestamp: 2019-04-26 08:32:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 18']

AGENZIE PER IL LAVORO: Licenziamento per Giusto Motivo Oggettivo
Pubblicato da Manuela Pagot il 29 gennaio 2019
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 08 gennaio 2019 n.181
Con sentenza n. 181 dell’8 gennaio 2019, la Corte di Cassazione, confermando la sentenza della Corte di Appello di Venezia, ha affermato che in caso di licenziamento di un lavoratore interinale assunto a tempo indeterminato non è sufficiente per l’Agenzia aver espletato invano il tentativo di ricollocazione del dipendente
in un arco temporale variabile (minimo sei mesi) secondo la procedura prevista dal CCNL. I giudici di Appello avevano previsto una soluzione indennitaria (sulla base della indennità di disponibilità) che è stata confermata dalla Suprema Corte in quanto l’Agenzia non ha fornito la prova concreta del perché i contratti stipulati nel corso della procedura non siano stati offerti al lavoratore.
I lavoratori, dipendenti di un’agenzia di somministrazione, impugnano giudizialmente il licenziamento per giustificato motivo oggettivo irrogatogli stante l’impossibilità di trovare missioni per il loro livello professionale presso aziende utilizzatrici.
A fondamento della suddetta domanda, i medesimi deducono l’assunzione a tempo determinato, da parte della società datrice, a breve distanza dal recesso, di soggetti aventi profili professionali simili e posizioni compatibili con le loro.
La Cassazione afferma che, in tema di recesso per giustificato motivo oggettivo, la verifica del requisito della "manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento", previsto dall'art. 18, comma 7, della l. 300/1970, come novellata dalla I. 92/2012, concerne entrambi i presupposti di legittimità del recesso e, quindi, sia le ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa sia l'impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore (c.d. repechage).
Ne consegue che, fermo l'onere della prova che grava sul datore ai sensi dell'art. 5 della I. 604/1966, la "manifesta insussistenza" va riferita ad una evidente, e facilmente verificabile sul piano probatorio, assenza dei suddetti presupposti, che consenta di apprezzare la chiara pretestuosità del licenziamento.
In tutte le altre ipotesi, in cui venga ravvisata un’insufficienza probatoria concernente soltanto uno dei due predetti presupposti legittimanti il recesso, secondo la sentenza non è ravvisabile la "manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento".
Per i Giudici di legittimità, la conseguenza di tale assunto è che in dette ipotesi l’unica tutela applicabile per i lavoratori illegittimamente licenziati è quella indennitaria, prevista dal quinto comma del citato art. 18, nella versione successiva alla riforma Fornero.
Su tali presupposti, la Suprema Corte - visto che nel caso di specie era stata ravvisata soltanto una violazione dell’obbligo di repechage e non anche l’insussistenza della ragione organizzativa posta alla base del recesso - conferma la bontà della pronuncia di merito che aveva riconosciuto ai lavoratori un’indennità pari a 24 mensilità dell’indennità di disponibilità.
Non è sufficiente, ai fini della validità del licenziamento, limitarsi a dimostrare di aver completato tutti i passaggi previsti dalla procedura di ricollocazione prevista dal CCNL delle Agenzie per il lavoro: è necessaria anche la concreta dimostrazione dei motivi per i quali non è stato possibile offrire nuove occasioni di lavoro al dipendente.
Per tanto non basta l’applicazione meccanica della procedura prevista dal CCNL, ma serve anche la prova concreta dei motivi per i quali i contratti stipulati nel periodo in cui la procedura si svolge non sono offerti al lavoratore. Considerato l’alto numero di contratti che sono siglati ogni giorno all'interno delle Agenzie risulta una prova sicuramente difficile, ma necessaria per evitare problematiche del tipo.
TRATTO DALL'ARTICOLO "Lavoro & Impresa" di Falasca Giampiero