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Timestamp: 2020-04-04 00:20:49+00:00
Document Index: 41400106

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«1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. (…)
C – Sulla compatibilità con la direttiva 2013/11 di un obbligo di avviare un procedimento di mediazione
64. A termini della prima parte della seconda questione, il giudice del rinvio desidera sapere se l’articolo 1 della direttiva 2013/11 osti a una disposizione legislativa nazionale, quale l’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 28/2010, che subordina la ricevibilità di una domanda giudiziale proposta da un consumatore nei confronti di un professionista e vertente su un contratto di prestazione di servizi, al previo esperimento di un procedimento di mediazione su iniziativa del consumatore.
2 – Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 (GU 2008, L 136, pag. 3).
3 – Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (direttiva sull’ADR per i consumatori) (GU 2013, L 165, pag. 63).
4 – GURI n. 53 del 5 marzo 2010.
5 – GURI n. 191 del 19 agosto 2015.
6 – GURI n. 235 dell’8 ottobre 2005.
7 – V., in particolare, sentenza dell’8 dicembre 2016, Eurosaneamientos e a. (C‑532/15 e C‑538/15, EU:C:2016:932, punto 28 e giurisprudenza ivi citata).
8 – V. sentenza del 24 ottobre 2013, Stoilov i Ko (C‑180/12, EU:C:2013:693, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
9 – Sentenze del 18 ottobre 1990, Dzodzi (C‑297/88 e C‑197/89, EU:C:1990:360, punto 40), nonché del 21 giugno 2012, Susisalo e a. (C‑84/11, EU:C:2012:374, punto 17 e giurisprudenza ivi citata).
10 – Il governo italiano ha sottolineato, in udienza, che, secondo il diritto italiano, il procedimento volto ad ottenere un’ingiunzione di pagamento non ha carattere contraddittorio, poiché il debitore non vi è coinvolto. Per contro, il procedimento di opposizione ad una tale ingiunzione, avviato dal debitore, comporterebbe la citazione a comparire del creditore. Ritenendola dimostrata, tale circostanza indicherebbe che, in tale contesto, è solo nella fase dell’opposizione che il consumatore può far valere le proprie eventuali pretese nei confronti del professionista.
11 – Tale obbligo deriva, più precisamente, dall’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 2013/11.
12 – I lavori preparatori della direttiva 2013/11 rivelano che tali obblighi di notifica e d’iscrizione mirano ad istituire un «marchio di qualità» a livello dell’Unione, al fine di consentire ai consumatori di individuare gli organismi che rispettano i requisiti minimi prescritti da detta direttiva [v. relazione della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo, del 16 ottobre 2012 (A7-0280/2012, pagg. 34 e 80), nonché parere del Comitato economico e sociale europeo del 28 marzo 2012 (INT/609 – CESE 803/2012, pagg. 4 e 5)]. In tale ottica, l’articolo 20, paragrafo 2, quarto comma, di detta direttiva dispone che decorso un certo termine, un organismo inserito nell’elenco nazionale di organismi ADR che non soddisfi più i requisiti di cui alla medesima direttiva venga espunto da tale elenco.
13 – Al riguardo la decisione di rinvio non precisa né se gli altri due procedimenti menzionati dall’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 28/2010 si svolgano presso organismi inseriti nell’elenco redatto dalle autorità italiane, né se tali procedimenti siano accessibili ai consumatori in una situazione come quella di cui al procedimento principale.
14 – Tale considerazione non pregiudica la possibilità di constatare, nel caso in cui una controversia rientrante nell’ambito di applicazione della direttiva 2013/11 non possa essere presentata, in uno Stato membro, ad alcun organismo inserito in un elenco di cui all’articolo 20, paragrafo 2, di tale direttiva, che detto Stato membro non ha ottemperato all’obbligo di garantire l’accesso da parte dei consumatori ad una procedura ADR ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, di detta direttiva.
15 – V., in particolare, sentenze del 18 ottobre 2012, Nolan (C‑583/10, EU:C:2012:638, punti 46 e 47 nonché giurisprudenza ivi citata), e del 16 giugno 2016, Rodríguez Sánchez (C‑351/14, EU:C:2016:447, punti 61 e 62). Tale giurisprudenza si è sviluppata a partire dalla sentenza del 18 ottobre 1990, Dzodzi (C‑297/88 e C‑197/89, EU:C:1990:360, punti da 35 a 37), nella quale la Corte ha dichiarato di essere competente ad interpretare, nell’ambito di un rinvio pregiudiziale, una disposizione del diritto dell’Unione laddove il diritto nazionale dello Stato membro interessato rinvii al contenuto di tale disposizione per disciplinare una situazione puramente interna a quest’ultimo.
16 – La causa in oggetto si distingue pertanto da quelle in cui la Corte ha concluso per la propria incompetenza o per l’irricevibilità delle questioni pregiudiziali in ragione dell’assenza di indicazioni di un rinvio diretto e incondizionato al diritto dell’Unione [v., in particolare, sentenze del 21 dicembre 2011, Cicala (C‑482/10, EU:C:2011:868, punti da 23 a 30), e del 16 giugno 2016, Rodríguez Sánchez (C‑351/14, EU:C:2016:447, punti da 65 a 67), nonché ordinanze del 9 settembre 2014, Parva Investitsionna Banka e a. (C‑488/13, EU:C:2014:2191, punti da 30 a 36), e del 12 maggio 2016, Sahyouni (C‑281/15, EU:C:2016:343, punti da 30 a 33)].
17 – Articolo 141, comma 4, del decreto legislativo n. 206/2005, nella versione risultante dall’articolo 1 del decreto legislativo n. 130/2015.
18 – V., in particolare, articoli da 5 a 17 della direttiva 2013/11.
19 – Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 2013/11, quest’ultima si applica, invece, sia alle controversie transfrontaliere che alla controversie nazionali.
20 – V., al riguardo, paragrafo 52 delle presenti conclusioni.
21 – Paragrafi da 64 a 78 delle presenti conclusioni.
22 – V. paragrafo 23 delle presenti conclusioni.
23 – In particolare, il considerando 16 della direttiva 2013/11, che il giudice del rinvio ha citato a sostegno di tale tesi, non giustifica né l’esistenza di un obbligo per ciascuno Stato membro di prevedere un regime unico e uniforme di ADR per tutte le controversie dei consumatori, né l’asserita preferenza del legislatore dell’Unione per un siffatto regime. Tale considerando indica semplicemente che detta direttiva si applica a tutte le controversie dei consumatori (ad eccezione di quelle che sono escluse dall’ambito di applicazione di quest’ultima ai sensi del suo articolo 2, paragrafo 2).
24 – V. paragrafo 24 delle presenti conclusioni.
25 – V., in particolare, sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 35).
26 – Come risulta dalla sentenza del 6 ottobre 1982, Cilfit e a. (283/81, EU:C:1982:335, punto 20), l’insieme delle disposizioni del diritto dell’Unione può far parte del contesto nel quale si inserisce una delle disposizioni di tale diritto.
27 – V., al riguardo, risoluzione del Parlamento europeo, del 13 settembre 2011, sull’attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stessa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali [2011/2026 (INI), punti 7 e 8)]. Il Parlamento vi riconosce, citando espressamente l’esempio italiano, che l’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2008/52 consente agli Stati membri di subordinare la ricevibilità di un’azione giudiziaria al previo esperimento di un tentativo di mediazione.
28 – V., per analogia, sentenze del 18 marzo 2010, Alassini e a. (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 44), e del 12 luglio 2012, SC Volksbank România (C‑602/10, EU:C:2012:443, punti 94 e 95).
29 – Articolo 2, paragrafo 3, della direttiva 2013/11.
30 – V. sentenza del 18 marzo 2010, Alassini e a. (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 45).
31 – Sentenza del 18 marzo 2010, Alassini e a. (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 64).
32 – V. paragrafo 63 delle presenti conclusioni.
33 – Sentenza del 18 marzo 2010 (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 67).
34 – Osservo, a questo proposito, che, se la ricevibilità di un’azione giudiziaria fosse subordinata al previo esperimento di una procedura ADR dall’esito vincolante per le parti, tale procedura si sostituirebbe effettivamente ai procedimenti giudiziari impedendo, così, alle parti di far valere i loro diritti in tribunale.
35 – L’articolo 12 della direttiva 2013/11 osta ormai a che le parti siano private di un ricorso giudiziario a causa della scadenza del termine di prescrizione nel corso della procedura ADR.
36 – L’articolo 8, lettera c), della direttiva 2013/11 impone ormai che le procedure ADR siano gratuite o disponibili a costi minimi per i consumatori.
37 – L’articolo 8, lettera a), della direttiva 2013/11 richiede ormai che le procedure ADR siano accessibili online come offline.
38 – V. sentenza del 18 marzo 2010, Alassini e a. (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 62).
39 – V. sentenza del 18 marzo 2010, Alassini e a. (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 64).
40 – Sentenza del 18 marzo 2010 (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146, punto 67).
41 – Alcune di tali circostanze corrispondono, d’altronde, ad obblighi derivanti da altre disposizioni della direttiva 2013/11 (v. note da 35 a 37 delle presenti conclusioni).
42 – Sentenza del 18 marzo 2010 (da C‑317/08 a C‑320/08, EU:C:2010:146).
43 – V. paragrafi da 90 a 99 delle presenti conclusioni.
44 – Anche l’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 28/2010 prevede che la parte attrice sia assistita da un avvocato nell’esperire il procedimento di mediazione.
45 – All’udienza, il governo italiano ha affermato che, alla luce dell’articolo 5, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 28/2010, la «mancata partecipazione» non copre l’ipotesi in cui la parte attrice, dopo aver esperito un procedimento di mediazione, se ne ritiri. Tale nozione riguarderebbe, invece, la situazione in cui tale parte si astenga dall’esperire un siffatto procedimento rifiutando di iniziare anche un primo incontro. Salvo conferma da parte del giudice del rinvio, tale lettura mi sembra difficile da conciliare con l’articolo 5, comma 1-bis, di detto decreto, il quale prevede che la domanda giudiziale sia irricevibile qualora la parte attrice non abbia esperito un procedimento di mediazione. Infatti, in mancanza di un giudice validamente adito, l’articolo 8, comma 4-bis, di detto decreto non può, a mio avviso, sanzionare un tale comportamento.
46 – Poiché il procedimento di mediazione previsto dall’articolo 141, comma 4, del decreto legislativo n. 206/2005 è destinato a condurre alla proposta di una soluzione alle parti (v. paragrafo 84 delle presenti conclusioni), tale procedimento rientra effettivamente nella fattispecie di cui all’articolo 9, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2013/11. Dal canto loro, le procedure ADR dall’esito vincolante per le parti sono previste dal paragrafo 3 di tale articolo, a norma del quale i diritti previsti dal paragrafo 2 di detto articolo, tra cui il diritto di ritiro, sono attribuiti soltanto al consumatore. Quest’ultimo dispone pertanto, in ogni caso, del diritto di ritirarsi dal procedimento in qualsiasi momento, se non è soddisfatto delle prestazioni o del funzionamento della procedura.
47 – Pertanto, qualora obblighi il professionista a partecipare alla procedura ADR, uno Stato membro può esigere l’impegno continuo di quest’ultimo in detta procedura. Per contro, qualora uno Stato membro non imponga al professionista di partecipare alla procedura ADR, ma il professionista vi partecipi volontariamente, quest’ultimo non può essere «prigioniero» di tale procedura. Lo Stato membro deve quindi garantirgli il diritto di ritiro previsto dall’articolo 9, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2013/11.
48 – V. paragrafo 93 delle presenti conclusioni.
49 – V., in particolare, sentenze del 5 ottobre 2004, Pfeiffer e a. (da C‑397/01 a C‑403/01, EU:C:2004:584, punto 113 e giurisprudenza ivi citata), e del 15 gennaio 2014, Association de médiation sociale (C‑176/12, EU:C:2014:2, punti 38 e 39).
50 – V., in particolare, sentenza del 19 aprile 2016, DI (C‑441/14, EU:C:2016:278, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
51 – V. paragrafo 93 delle presenti conclusioni.
52 – V. paragrafo 27 delle presenti conclusioni.