Source: https://dirittiregionali.org/2011/02/21/la-metamorfosi-del-%E2%80%9Cdivieto-del-doppio-incarico%E2%80%9D-in-ipotesi-di-%E2%80%9Cpiena-compatibilita%E2%80%9D-mediante-una-semplice-legge-regionale/
Timestamp: 2018-03-20 08:02:15+00:00
Document Index: 98032001

Matched Legal Cases: ['art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 65', 'art. 122', 'art. 65', 'art. 122', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 127', 'art. 46']

La metamorfosi del “divieto del doppio incarico” in ipotesi di “piena compatibilità” mediante una semplice legge regionale | Diritti regionali
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Pubblicato il 21 febbraio 2011	di AM
Con la legge n. 34 del 2010 della Regione Calabria, in sede di approvazione del collegato alla manovra finanziaria del 2011, è stata introdotta una disposizione con la quale si è proceduto ad eliminare l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale con quelle di presidente e assessore della giunta provinciale regionale o con quelle di sindaco e assessore dei comuni della Regione Calabria.
L’introduzione di una simile disposizione ha suscitato notevoli dubbi anche in relazione a possibili profili di incostituzionalità. Le singolarità riguardanti tale innovazione legislativa possono sostanzialmente ascriversi a due profili di rilievo: un primo profilo concernente la tecnica legislativa ed un secondo profilo relativo più propriamente al carattere sostanziale dell’innovazione stessa.
Dal primo angolo visuale emerge, innanzitutto, l’eterogeneità dell’art. 46 (Integrazioni alla legge regionale n. 1 del 7 febbraio 2005), che ha reso compatibile il cumulo tra le varie cariche elettive degli enti locali, rispetto al testo legislativo nel quale risulta inserito. Infatti, tale articolo appare disomogeneo non solo in considerazione del peculiare ambito materiale di incidenza, ma anche perché è stato oggetto di introduzione mediante un emendamento.
Maggior rilievo riveste, invece, il secondo dei profili evidenziati, in quanto l’art. 46 della l. regionale n. 34/2010 appare in contrapposizione con il trend nazionale ispirato al divieto del cumulo di due cariche politico-istituzionali. Infatti, sebbene il legislatore regionale con lo stesso art. 46, inserendo il comma 6-ter all’art. 1 della legge regionale n. 1 del 2005, si sia preoccupato di statuire che la previsione della compatibilità tra le cariche è prevista anche in deroga alla disciplina nazionale, non possono che residuare dei dubbi in relazione agli stessi margini di deroga sussistenti in capo alle singole Regioni relativamente a tale delicato profilo.
La disciplina statale espressamente richiamata è data dall’art. 4 della l. n. 154/81 e dall’art. 65 del d.lgs. n. 267/00, che prevedono la regola dell’incompatibilità della carica di consigliere regionale con quella di membro dell’esecutivo degli enti locali. La ratio di tale disciplina è quella di evitare che un medesimo soggetto possa ricoprire contestualmente due incarichi politico-amministrativi, per non determinare situazioni di conflitti di interessi e garantire nel contempo un esercizio imparziale ed efficiente delle funzioni pubbliche.
I dubbi di costituzionalità relativi alla recente innovazione ad opera del legislatore calabrese sono dovuti al fatto che l’art. 122 Cost. pur riservando alla legge regionale la determinazione del sistema di elezione e dei casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali, nel contempo enuncia che una simile competenza deve rispettare i principi fondamentali stabiliti dal legislatore statale (cfr. Corte cost. sent. n. 201/2003).
Tra tali limiti può ben farsi rientrare, alla luce dell’orientamento della Corte costituzionale, il principio che sorregge la previsione dell’art. 65 del d.lgs. n. 267 del 2000.
Il problema dell’operatività di tali limiti rispetto alla competenza riconosciuta in capo alle Regioni dall’art. 122 Cost. non è, d’altronde, un’evenienza nuova nel panorama italiano: infatti, già una disposizione della legge regionale della Lombardia – l’art. 1, comma 4, della l. n. 4 del 2002 – volta a ridurre le ipotesi di incompatibilità rispetto alle previsioni nazionali, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con la sent. n. 201 del 2003 in quanto l’incompatibilità “da regola qual è nella legislazione statale, si è trasformata, nella legislazione regionale, in eccezione“.
Pertanto, ferma la possibilità per ciascuna Regione di disciplinare le ipotesi di incompatibilità, si pone il problema se l’incompatibilità tra cariche prevista a livello di legislazione statale quale regola possa tramutarsi per mezzo di una legge regionale in una ipotesi di “piena” compatibilità.
Il porre in capo al soggetto che rivesta contestualmente due cariche il solo obbligo di optare e percepire una sola delle due indennità, come espressamente previsto dall’art. 46 della l. n. 34/2010, difficilmente può essere considerata una condizione sufficiente per garantire il rispetto dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica.
Significativa trasposizione dei predetti dubbi è la proposizione di un’interpellanza urgente e di un’interpellanza parlamentare con le quali si sollecita il Governo a voler eventualmente impugnare ex art. 127 della Costituzione la normativa regionale de qua, presentate alla Camera dei Deputati rispettivamente l’11 e il 12 gennaio 2011. In particolar modo la prima delle due interpellanze è stata affrontata nella seduta n. 417 di giovedì 13 gennaio 2011, nel corso della quale il sottosegretario di Sato per la giustizia ha risposto in relazione agli orientamenti del Governo sull’eventuale impugnazione dell’art. 46 della legge n. 34 del 2010 della regione Calabria in materia di incompatibilità della carica di consigliere regionale.
Il Sottosegretario di Sato osserva, innanzitutto, che “i principi fondamentali in materia di ineleggibilità e di incompatibilità degli amministratori regionali sono disposti dalla legge n. 165 del 2004 che, all’articolo 3, comma 1, lettera a), prevede che le regioni disciplinino con legge i casi d’incompatibilità, specificatamente individuati, di cui all’articolo 122, primo comma, della Costituzione, nei limiti, tra gli altri, del seguente principio fondamentale: sussistenza di cause d’incompatibilità, in caso di conflitto tra le funzioni svolte dal presidente o dagli altri componenti della giunta regionale o dai consiglieri regionali e altre situazioni o cariche, comprese quelle elettive, suscettibile, anche in relazione a peculiari condizioni delle regioni, di compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione ovvero il libero espletamento della carica elettiva“.
Il Sottosegretario conclude rendendo noto che i profili di costituzionalità della disposizione introdotta dal legislatore calabrese sono oggetto di analisi ad opera del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri e che, entro i termini previsti, l’esito delle valutazioni sarà sottoposto all’esame del Consiglio dei Ministri per le conseguenti decisioni ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.
L’eventuale intenzione politica del Governo di impugnare la disposizione de qua acquisisce un notevole rilievo in considerazione delle imminenti elezioni amministrative che interesseranno a vario livello la Regione Calabria.
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