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Timestamp: 2017-09-22 17:11:30+00:00
Document Index: 55840072

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 16']

Sicurezza nei luoghi di lavoro e posizioni di garanzia
Professionisti Sicurezza nei luoghi di lavoro e posizioni di garanzia
Professionisti Pubblicato il 15 luglio 2017
> Professionisti Pubblicato il 15 luglio 2017
Datore di lavoro, dirigente, preposto: le posizioni di garanzia nei luoghi di lavoro.
1 Il datore di lavoro
2 Il dirigente
3 Il preposto
4 La posizione di garanzia
5 La teoria condizionalistica
6 Le diverse aree di rischio
La prima figura è quella del datore di lavoro. Si tratta del soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione dell’azienda o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. La definizione contenuta nel D.Lgs. 81/2008 è simile a quella contenuta nella normativa degli anni ‘90 e a quella fatta propria dalla giurisprudenza, e sottolinea il ruolo di dominus di fatto dell’organizzazione e il concreto esercizio di poteri decisionali e di spesa. L’ampiezza e la natura dei poteri è ora anche indirettamente definita dall’art. 16 che, con riferimento alla delega di funzioni, si occupa del potere di organizzazione, gestione, controllo e spesa.
Queste considerazioni indicano che l’individuazione della responsabilità penale passa, non di rado, attraverso un’accurata analisi delle diverse sfere di responsabilità gestionale e organizzativa all’interno di ciascuna istituzione. Dunque, rilevano da un lato le categorie giuridiche, i modelli di agente, e dall’altro i concreti ruoli esercitati da ciascuno. Si tratta, in breve, di una ricognizione essenziale per un’imputazione che voglia essere personalizzata, in conformità ai principi che governano l’ordinamento penale, per evitare l’indiscriminata, quasi automatica attribuzione dell’illecito a diversi soggetti.
Tale modo di vedere le cose non sempre corrisponde alla realtà. È sufficiente pensare, ad esempio, al preposto che consegni una scala rotta al lavoratore che conseguentemente cada, oppure al dirigente che invii un dipendente in un ambiente saturo di sostanze venefiche. In tali situazioni è difficile negare la presenza di condotte attive rilevanti. Tuttavia, anche in tali contingenze, chiaramente riconducibili alla causalità commissiva e, quindi, estranee alla disciplina di cui all’art. 40 cpv. c.p. e alla strumentale categoria giuridica del garante, si è soliti parlare ugualmente di posizione di garanzia. Tale contingenza rende chiaro che quando nell’ambito di reati colposi commissivi si parla di «garante» per definire la sfera di responsabilità di un soggetto si usa il termine in un significato più ampio e diverso rispetto a quello connesso all’art. 40 cpv. c.p.
A tale riguardo, occorre considerare che la causalità condizionalistica (o dell’equivalenza causale) è caratterizzata dalla costi tutiva, ontologica indifferenza per il ruolo qualitativo delle singole condizioni, che sono tutte equivalenti. Ne discende l’esigenza di arginare l’eccessiva forza espan siva dell’imputazione del fatto determinata dal condizionalismo. Tale esigenza è alla base della causalità giuridica e si manifesta lungo il corso della plurisecolare storia del diritto penale moderno.
Le diverse aree di rischio
Il contesto della sicurezza del lavoro fa emergere con particolare chiarezza la centralità dell’idea di rischio: tutto il sistema è conformato per governare l’immane rischio, gli indicibili pericoli, connessi al fatto che l’uomo si fa ingranaggio fragile di un apparato gravido di pericoli. Il rischio è una categoria unitaria che si declina concretamente in diverse forme, in relazione alla diverse situazioni lavorative. Pertanto, esistono diverse aree di rischio e distinte sfere di responsabilità che quel rischio sono chiamate a governare. Soprattutto nei contesti lavorativi più complessi si è frequentemente in presenza di differenziate figure di soggetti investiti di ruoli gestionali autonomi. Ciò suggerisce che in molti casi occorre configurare, già sul piano dell’imputazione oggettiva, distinte sfere di responsabilità gestionale, separando le une dalle altre. Esse conformano e limitano l’imputazione penale dell’evento al soggetto che viene ritenuto «gestore» del rischio. Allora, si può dire in breve, garante è il soggetto che gestisce il rischio.
Un’ulteriore indicazione normativa per individuare in concreto i diversi ruoli deriva dall’art. 28 D.Lgs. 81/2008, relativo alla valutazione dei rischi e al documento sulla sicurezza, che costituisce una sorta di statuto della sicurezza aziendale. La valutazione riguarda solo «tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori». Dunque, non è possibile ricavare dal sistema prevenzionistico delineato dal Testo unico indicazioni direttamente vincolanti per ciò che riguarda l’obbligo di governare altri rischi presenti nell’organizzazione.
Nell’individuazione del garante, soprattutto nelle istituzioni complesse, occorre partire dall’identificazione del rischio che si è concretizzato, del settore e del livello in cui si colloca il soggetto deputato al governo del rischio stesso, in relazione al ruolo che questi riveste. Ad esempio, semplificando nel modo più banale, potrà accadere che rientri nella sfera di responsabilità del preposto l’incidente occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa; in quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa; in quella del datore di lavoro, invece, l’incidente derivante da scelte gestionali di fondo. Naturalmente, il quadro proposto è molto semplificato e diviene non di rado assai più complesso nella realtà.
L’investitura del garante può essere anche derivata, in presenza di una delega specifica, che attribuisca poteri di organizzazione, gestione, controllo e spesa ben definiti a un soggetto qualificato per professionalità ed esperienza (art. 16 D.Lgs. 81/2008). La delega comporta il trasferimento dal delegante al delegato di poteri e responsabilità del delegante. Questi, per così dire, si libera di poteri e responsabilità che vengono assunti a titolo derivativo dal delegato. La delega, quindi, determina la riscrittura della mappa dei poteri e delle responsabilità. Residua, in ogni caso, tra l’altro, come chiarisce l’art. 16 D.Lgs. 81/2008, un obbligo di vigilanza «alta», che riguarda il corretto svolgimento delle proprie funzioni da parte del soggetto delegato.