Source: http://www.studiorlc.it/tax-newsletter/
Timestamp: 2020-01-29 19:54:19+00:00
Document Index: 18697231

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 39', 'art.\n39', 'art. 39', 'art. 39']

STUDIO RLC Tax Newsletter n. 1 - STUDIO RLC
1. Addio allo split payment per i professionisti.
L’istituto della scissione dei pagamenti, c.d. split payment, è un particolare regime fiscale volto a contrastare l’evasione introdotto nella disciplina IVA dall’art.1, comma 629, della legge 23.12.2014, n. 190, con decorrenza dal 1.1.2015, il quale impone il versamento dell’IVA direttamente all’Erario da parte delle pubbliche amministrazioni o soggetti assimilati elencati nell’art. 17-ter del d.P.R. 26.10.1972, n. 633, quando effettuano acquisti di beni e servizi.
Nella sua versione originale e fino al 1.7.2017 non aveva interessato i professionisti e gli altri soggetti per i quali veniva applicata la ritenuta alla fonte; successivamente, il d.l. 24.4.2017, n. 50 (c.d. manovrina) ha ampliato la platea dei soggetti cui si applica lo split payment, facendo rientrare così anche i professionisti e gli altri soggetti a ritenuta a partire dalle fatture emesse dal 1.7.2017.
Ora, con l’art. 12 del d.l. 12.7.2018 n. 87 (comunemente denominato “decreto dignità”) il nuovo esecutivo ha nuovamente definito il perimetro applicativo della scissione dei pagamenti, facendo un passo indietro, in quanto ha reintrodotto l’esclusione del meccanismo dello split payment per le fatture relative ai compensi dei professionisti, emesse successivamente alla data di entrata in vigore del Decreto in parola e, dunque, a partire dal 15.7.2018 i professionisti devono emettere (nei confronti di amministrazioni pubbliche e degli altri soggetti elencati nell’art. 17-ter del d.P.R. n. 633/1972) le fatture secondo le normali procedure ad esporre l’IVA, naturalmente se dovuta, in relazione alla realizzazione di operazioni imponibili ad IVA.
2. Possibile la compensazione delle cartelle di pagamento con i crediti verso la p.a. anche per il 2018
Altra novità inserita dal decreto dignità è contenuta nel nuovo art. 12-bis, rubricato “Compensazione delle cartelle esattoriali con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione”.
Tale articolo estende anche all’anno 2018 le norme che consentono la compensazione delle cartelle esattoriali in favore delle imprese titolari di crediti commerciali e professionali che siano:
certificati secondo le modalità di cui ai D.M. Economia 22.5.2012 e 25.6.2012 (presentando l’apposito modulo all’amministrazione o all’ente debitore mediante la piattaforma elettronica) con riferimento ai carichi affidati all’Agente della riscossione entro il 31 dicembre 2017.
In pratica, anche per l’annualità 2018 si applicano le disposizioni in materia di compensazione dei debiti tributari (così come previsto nell’art. 12, comma 7-bis, del d.l. 23.12.2013, n. 145), con riferimento ai carichi affidati agli Agenti della Riscossione entro il 31.12.2017 e solo nel caso in cui le somme iscritte a ruolo siano inferiori o pari al credito vantato.
3. L’omessa indicazione delle rimanenze giustifica l’accertamento induttivo.
Sono ancora diffusi i casi in cui l’Amministrazione finanziaria procede all’accertamento induttivo delle imposte sui redditi d’impresa pervenendo ad una ricostruzione extra-contabile del reddito, secondo i presupposti e le modalità contenute nell’art. 39, comma 2, del d.P.R. 29.9.1973, n. 600.La tipologia di accertamento in questione può avere luogo quando:
il reddito d’impresa non è stato indicato nella dichiarazione;
dai verbali di ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o ha comunque sottratto all’ispezione una o più delle scritture contabili obbligatorie, ovvero quando le scritture medesime non sono disponibili per causa di forza maggiore;
le omissioni e le false o inesatte indicazioni accertate, ovvero le irregolarità formali delle scritture contabili risultanti dal verbale di ispezione sono così gravi, numerose e ripetute, da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità sistematica.
L’impianto normativo dell’art.
39 del d.P.R. n. 600/1973 fissa, quindi, in maniera espressa, dettagliata e tassativa le condizioni che giustificano l’accertamento induttivo.
L’elemento che accomuna i presupposti dell’accertamento in commento è costituito dalla inutilizzabilità dell’intero o di buona parte dell’impianto contabile del contribuente, vuoi per l’inesistenza del medesimo, vuoi per la sua indisponibilità ovvero per l’inaffidabilità delle scritture contabili anche causata da comportamenti omissivi attribuibili al contribuente.
In presenza di siffatte condizioni, il legislatore ha autorizzato gli Uffici accertatori a ricostruire il reddito d’impresa senza dovere ottemperare alla necessaria modifica od integrazione della rappresentazione contabile fornita dal contribuente (che costituisce il tipico accertamento contabile ex art. 39, comma 1, del d.P.R. n. 600/1973).
Tra le possibili irregolarità formali delle scritture contabili è da annoverare anche l’omessa presentazione del prospetto analitico delle rimanenze iniziali e finali. In tal caso, l’Ufficio può procedere ad un accertamento di tipo induttivo, attraverso una determinazione della percentuale di ricarico dei prezzi di vendita rispetto a quelli di acquisto e ciò in quanto l’omissione determina l’impossibilità di una ricostruzione analitica dei ricavi, con conseguente inattendibilità complessiva delle scritture contabili.
Sul punto la Giurisprudenza di legittimità è unanime e difatti i Giudici di Piazza Cavour, con la recente ordinanza 6.7.2018, n. 17785, hanno ribadito nuovamente che “In tema di imposte sui redditi di impresa minore deve ritenersi legittima l’adozione, da parte dell’ufficio tributario, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa, del criterio induttivo di cui all’art. 39, secondo comma, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, qualora il contribuente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in contestazione abbia omesso di indicare il valore delle rimanenze di esercizio e tale omissione incida sull’attendibilità complessiva della dichiarazione, salva restando la facoltà per il contribuente di documentare adeguatamente l’effettiva sussistenza ed entità delle rimanenze”.