Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/07/news_575.htm
Timestamp: 2020-04-10 13:23:08+00:00
Document Index: 182704701

Matched Legal Cases: ['§ 4', '§ 4', '§ 7', '§ 4', '§ 7', '§ 4', '§ 7', '§ 7', '§ 4', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 1555', 'art. 16', 'sentenza ', 'art.19', 'art.31', 'art.6', 'art. 6', 'art.19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1219', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 122', 'art. 122', 'art. 12', 'art. 17']

Newsletter n. 575 del 19 luglio 2018
Newsletter 575 del 19 luglio 2018
Calcestruzzo confinato, verifiche di duttilità e dettagli di duttilità. Esempi pratici
Iva agevolata al 10%, facciamo chiarezza su beni finiti e beni significativi, manutenzione e ristrutturazione
Bonus ristrutturazione, a chi spetta la detrazione in caso di permuta?
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Calcestruzzo confinato, verifiche di duttilità e dettagli di duttilità: ecco come procedere secondo le nuove NTC 2018. Metodi di calcolo ed esempi pratici
Il recente dm 17/01/2018 (NTC18) ha aggiornato le precedenti norme tecniche del 2008 ed ha apportato diverse novità al calcolo delle strutture in calcestruzzo armato, tra cui citiamo:
calcestruzzo confinato (§ 4.1.2.1.2.1 NTC 2018): sono state introdotte relazioni, in piena sintonia con l’Eurocodice 2 [EC2 UNI EN 1992 p1-1 (2015)], che consentono di utilizzare un modello di calcestruzzo confinato, ossia in cui le caratteristiche meccaniche risultano incrementate per effetto delle pressioni laterali esercitate dalle armature trasversali (staffe e legature);
verifiche di duttilità (§ 4.1.2.3.4.2 NTC 2018): sono state introdotte opportune verifiche della duttilità delle sezioni in c.a., da affiancare alle classiche verifiche di resistenza, per garantire adeguate capacità rotazionali necessarie per l’attingimento delle massime resistenze;
dettagli di duttilità (§ 7.4.6.2.2 NTC 2018): allo spiccato dei pilastri in c.a. primari (cioè deputati ad appartenere al sistema sismo-resistente), nonché alle estremità (testa e piede) dei pilastri secondari, vanno eseguiti i controlli sui dettagli di duttilità, in alternativa alle verifiche di duttilità.
In questo articolo analizziamo in dettaglio le nuove verifiche previste dalle NTC 2018, effettuando alcuni esempi e avvalendoci di un apposito software per la verifica delle sezioni in cemento armato.
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Il calcestruzzo confinato
Analizziamo innanzitutto il calcestruzzo confinato e vediamo cosa prevedono le NTC 2018.
L’effetto del confinamento può essere tenuto in conto aumentando le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo come indicato al § 4.1.2.1.2.1 delle NTC 2018.
In particolare, il confinamento può essere calcolato considerando l’effetto benefico delle barre longitudinali del pilastro direttamente trattenute da staffe o legature. L’inclusione dell’effetto del confinamento nel progetto di una sezione porta ad un processo iterativo in quanto la quantità di staffe dipende dalla resistenza con confinamento e l’entità del confinamento dipende a sua volta dalle staffe.
Per esempio, si consideri la seguente sezione retta:
Le distanze tra le barre longitudinali direttamente trattenute da staffe o legature (e, quindi, efficaci per il confinamento) valgono:
nf,inf e nf,sup sono, rispettivamente, il numero di armature confinate al lembo inferiore e superiore della sezione;
nf,par,s e nf,par,d sono, rispettivamente, il numero di armature confinate della parete sinistra e destra della sezione (senza considerare i ferri degli spigoli);
Φst è il diametro delle staffe utilizzate;
ΦL,ver è il diametro delle barre longitudinali;
c è il ricoprimento.
Le aree totali di armature trasversali nelle due direzioni risultano:
nbx e nby sono, rispettivamente, il numero di bracci delle staffe in direzione x e y;
nlg,x e nlg,y sono, rispettivamente, il numero di legature in direzione x e y;
Φlg è il diametro delle legature utilizzate.
Il fattore di confinamento è per sezioni rettangolari:
α = αn αs
n è il numero totale di ferri longitudinali direttamente trattenuti da staffe o legature;
bi è la distanza tra i ferri longitudinali consecutivi direttamente trattenuti da staffe o legature.
A vantaggio di sicurezza si possono considerare collaboranti al confinamento i soli ferri longitudinali staffati nei 4 vertici della sezione. Così facendo, n = 4 e:
Nel caso in cui, invece, tutti i ferri longitudinali si considerassero efficaci per il confinamento si avrebbe:
Le tensioni orizzontali di confinamento per effetto delle staffe sono:
La pressione laterale risultante vale, quindi:
Infine, la resistenza a compressione cilindrica confinata si può stimare nel seguente modo:
In base alla tipologia di legame costitutivo adottato per il calcestruzzo in compressione (parabola-rettangolo, triangolo-rettangolo, stress-block) è possibile individuare le seguenti deformazioni significative, incrementate per tenere conto del confinamento:
prima deformazione utile corrispondente all’attingimento della resistenza di picco:
deformazione ultima:
Verifiche di duttilità
Le NTC 2018 hanno introdotto le verifiche di duttilità ed i dettagli costruttivi specifici per garantire, in alcune zone opportunamente specificate delle strutture in c.a., un adeguato livello di “duttilità”. Al riguardo rinviamo ad un precedente focus che analizza nel dettaglio come procedere per le verifiche.
In particolare, le verifiche di duttilità sono dovute per le sole strutture dissipative (ovvero con un fattore di comportamento q > 1,5) in corrispondenza dello spiccato di fondazione degli elementi strutturali primari (pilastri o setti).
Lo scopo delle verifiche di duttilità è quello di garantire una adeguata capacità rotazionale delle cerniere plastiche progettate agli stati limite ultimi sismici (SLV ed SLC) per strutture dissipative.
Infatti, nello spirito di una progettazione per un certo livello di duttilità (Alta – “CD-A”, o Bassa “CD-B”), è necessario garantire, agli stati limite ultimi, una adeguata capacità dissipativa della struttura che garantisca il maggior numero possibile di cerniere plastiche alle estremità delle travi e, solo prima del collasso, alla base delle colonne (spiccato di fondazione). Ciascuna cerniera plastica, per scongiurare un collasso locale, deve quindi essere progettata in modo da possedere una capacità di duttilità in campo plastico (rapporto tra curvatura ultima e curvatura al limite elastico) superiore alla domanda di duttilità.
La verifica di duttilità per travi e pilastri in c.a. si concretizza nel soddisfacimento della seguente relazione (§ 7.4.4.1.2 NTC18):
μϕ,Rd è la capacità di duttilità della sezione in c.a., in generale funzione dello sforzo normale agente sulla sezione;
ϕu è la curvatura ultima della sezione in c.a., pari convenzionalmente alla minima tra la curvatura corrispondente alla riduzione del 15% del momento resistente ultimo (MRd),e la curvatura corrispondente all’attingimento della deformazione ultima lato calcestruzzo e/o acciaio;
ϕyd è la curvatura allo snervamento, posta pari a (§ 4.1.2.3.4.2 NTC18):
ϕ’yd è la minima tra la curvatura corrispondente allo snervamento lato acciaio e la curvatura corrispondente allo snervamento lato calcestruzzo;
MRd è il momento resistente ultimo della sezione;
M’yd è il momento allo snervamento della sezione corrispondente a ϕ’yd;
μϕ,Ed è la domanda di duttilità in termini di curvatura, valutata allo SLC;
Tc è il periodo di inizio dello spettro a velocità costante (Eq. [3.2.5] NTC 2018);
T1 è il periodo proprio di vibrazione della struttura.
I dettagli per la duttilità dei pilastri
I dettagli per la duttilità dei pilastri sono illustrati al § 7.4.6.2.2 delle NTC 2018.
Il soddisfacimento dei seguenti dettagli consente di ritenere soddisfatta la verifica di duttilità del § 7.4.4.2.2.
Tale verifica è necessaria allo spiccato di fondazione dei pilastri primari (quelli, cioè, ritenuti parte del sistema “sismo-resistente”), nonché alle estremità (testa e piede) dei pilastri secondari (quelli, cioè, esclusi da sistema “sismo-resistente”, ma che devono comunque garantire la duttilità richiesta in condizioni sismiche).
I dettagli di duttilità per i pilastri possono essere così sintetizzati (cfr. [7.4.29] NTC18):
Ast e Lst sono l’area e la lunghezza complessiva delle staffe;
Alg e Llg sono l’area e la lunghezza complessiva delle legature;
α =αn α s è il coefficiente di efficacia del confinamento:
Tc è il periodo d’inizio dello spettro a velocità costante (Eq. [3.2.5] NTC18);
– NEd è lo sforzo normale massimo allo SLV;
Esempio di calcolo di un pilastro in c.a. con Calcolus Sezione
A titolo di esempio vengono condotte le verifiche precedentemente illustrate grazie al programma Calcolus-SEZIONE.
Si prenda a riferimento il pilastro al piano terra del progetto realizzato con EdiLus (che rendiamo disponibile in allegato a questo articolo) appartenente alla pilastrata 6 dell’edificio in c.a. rappresentato nella seguente figura.
Si adottano un calcestruzzo di classe C25/30 ed un acciaio B450C le cui caratteristiche sono illustrate nella tabella seguente.
La sezione retta del pilastro in c.a. 40×40 è armata con 6Φ 14 inferiormente e superiormente e con 2 Φ 14 sulle pareti. Il pilastro è staffato con 5 Φ 8 ogni 11 cm alle estremità e 11 Φ 8 ogni 15 cm in mezzeria.
1) Verifica di duttilità senza confinamento
Effettuiamo il calcolo dapprima con Calcolus-SEZIONE (si vedano le figure allegate) senza considerare l’effetto benefico del confinamento.
Tra tutte le combinazioni di carico è stata scelta quella che porta ad uno sforzo normale nel pilastro pari a NEd = 1259,36kN ed è stato ottenuto il diagramma momento-curvatura rappresentato nel seguito.
E’ stato possibile individuare un momento resistente allo SLU pari a MRd = 234,25 kNm ed una curvatura ultima ϕu = 0,002 m-1.
Inoltre, è possibile assumere una curvatura al limite elastico ϕ’yd = 0,0087 m-1, cui corrisponde un momento in campo sostanzialmente elastico M’yd = 192,51kNm.
Con i valori precedenti, la curvatura convenzionale di prima plasticizzazionerisulta:
La capacità di duttilità in termini di curvatura della sezione vale:
La precedente può essere confrontata con la corrispondente domanda di duttilità di curvatura:
avendo assunto un periodo di vibrazione fondamentale T1 = 0,569 s, un periodo di inizio del tratto a velocità costante, allo SLC TC = 0,469 s, ed un valore di base del fattore di struttura q0 = 2,5.Come di evince dal calcolo precedente la verifica di duttilità non è soddisfatta.
2) Effetto del confinamento
Procediamo ora a valutare l’effetto del confinamento per mezzo delle relazioni del § 4.1.2.1.2.1 delle NTC 2018. Le aree delle armature trasversali nelle due direzioni risultano:
Il fattore di confinamento è, per sezioni rettangolari:
Le tensioni orizzontali di confinamento per effetto delle staffe e la pressione laterale sono:
Le deformazioni significative, incrementate per tenere conto del confinamento risultano:
3) Verifica di duttilità con confinamento
Procediamo infine ad effettuare il calcolo della sezione con Calcolus-SEZIONE (si vedano le figure allegate) considerando stavolta l’effetto benefico del confinamento sulle caratteristiche meccaniche del calcestruzzo.
In particolare, sono state imposte fck,c, εc2,c, εcu,c al posto di fck, εc2 ed εcu.
Inoltre, come imposto dalla normativa, la valutazione della sezione è stata effettuata escludendo i copriferri, ovvero considerando una sezione di larghezza confinata: Lc = L – 2 c – Φst = 34,2 cm. E’ stata scelta, per ottenere il diagramma momento-curvatura, la stessa combinazione di carico del paragrafo 1) (ovvero NEd = 1259,36kN).
Si riporta nel seguito il nuovo diagramma ottenuto; successivamente tale diagramma è confrontato con il precedente senza confinamento.
Dal precedente diagramma è stato possibile individuare un momento resistente allo SLU pari a MRd = 215,03kNm, ed una curvatura ultima ϕu = 0,0699 m-1 (corrispondente ad un incremento di circa 3,5 volte rispetto al caso senza confinamento). Inoltre, è possibile assumere una curvatura al limite elastico ϕ’yd = 0,01, cui corrisponde un momento in campo sostanzialmente elastico M’yd = 158,97kNm. Con i valori precedenti è possibile calcolare la curvatura convenzionale di prima plasticizzazione:
La capacità di duttilità in termini di curvatura della sezione, quindi, risulta:
La capacità di duttilità risulta, quindi, incrementata di circa 2,5 volte rispetto al caso senza confinamento e consente di soddisfare la verifica di duttilità canonica.
4) Dettagli di duttilità
In aggiunta alla precedente verifica di duttilità canonica si esegue la verifica dei dettagli di duttilità per il pilastro oggetto di studio. Si noti che, come da normativa, il soddisfacimento dei dettagli di duttilità consente di ritenere soddisfatta anche la verifica di duttilità precedente.
Vst = (AstLst + AlgLlg) = 137,53 cm3;
Vnc = b0 h0 s = 12866,04 cm3;
I chiarimenti delle Entrate: l’Iva agevolata al 10% in caso di ristrutturazioni si applica anche a tapparelle, zanzariere e grate. Cosa sono i beni significativi e i beni finiti
Con la circolare 15/E del 12 luglio 2018, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sui “beni significativi” e su quando/come si applica l’Iva agevolata al 10% in caso di lavori di recupero del patrimonio edilizio.
I chiarimenti contenuti nella circolare si sono resi necessari anche in base alle novità introdotte legge di Bilancio 2018.
Le tipologie di interventi finalizzate al recupero edilizio sono definite dal dpr 380/2001, all’art. 3 comma 1:
interventi di manutenzione ordinaria: interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
interventi di manutenzione straordinaria: opere e modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Sono ricompresi anche il frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’ uso;
interventi di restauro e di risanamento conservativo: interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rin-novo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;
interventi di ristrutturazione edilizia: interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Sono inclusi anche gli interventi di demolizione e ricostruzione a parità di volumetria […].
Iva al 10% negli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria
L’art. 7, comma 1, lett. b), della legge 488/1999, facendo salvi i lavori di ristrutturazioni e restauro (per i quali è previsto il regime agevolato IVA ai sensi del dpr 633/72) ha previsto l’aliquota Iva ridotta al 10% per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, purché siano eseguiti su immobili a prevalente destinazione abitativa privata. L’agevolazione è stata prorogata per diverse volte, fino a diventare strutturale (la legge finanziaria 2010).
sulle prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati su immobili residenziali, è previsto un regime agevolato, che consiste nell’applicazione dell’Iva al 10%
sulle cessioni di beni si applica l’Iva al 10% solo se la relativa fornitura è posta in essere nell’ambito del contratto di appalto e nei limiti previsti per i beni significativi
In sostanza, in caso di manutenzione (ordinaria o straordinaria), l’Iva agevolata si applica anche ai beni, ma solo se questi sono forniti dall’installatore.
IVA al 10 negli interventi di recupero: beni significativi e beni finiti
I beni finiti sono beni “aventi caratteristiche tali da poter essere sostituiti in modo assolutamente autonomo dalla struttura della quale fanno parte e che conservano, quindi, la propria individualità”. Sono beni finiti, ad esempio: porte, finestre, sanitari, caldaie, radiatori, scaldabagni, vasche, ecc.
I beni significativi, ossia i beni di valore significativo, sono beni compiutamente individuati dalla normativa vigente, per i quali la norma stessa assume che il loro valore abbia una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni agevolate. Il decreto del Ministero delle Finanze 29 dicembre 1999 definisce i seguenti beni come beni significativi:
Secondo l’Agenzia delle Entrate, il trattamento fiscale delle forniture di beni necessari per la realizzazione degli interventi di recupero (di cui all’art. 31, primo comma, lett. a), b), c) e d)), tra i quali rientrano i beni significativi, può essere sintetizzato nei termini seguenti:
i beni finiti, ad esclusione delle materie prime e semilavorate, necessari per la realizzazione degli interventi di restauro e di ristrutturazione (“interventi pesanti”), eseguiti su qualsiasi tipologia di immobile, sono soggetti ad IVA con applicazione dell’aliquota del 10% senza altre particolari condizioni, vale a dire anche se acquistati direttamente dal committente dei lavori ed a prescindere dalla circostanza che il valore del bene fornito sia prevalente rispetto a quello della prestazione di servizi
i beni finiti, le materie prime e semilavorate, necessarie per la realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e di manutenzione straordinaria eseguiti su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata sono soggetti ad IVA con aliquota del 10% se sono forniti dallo stesso soggetto che esegue l’intervento di recupero ed a condizione che detti beni finiti non costituiscano una parte significativa del valore delle cessioni effettuate nel quadro dell’intervento.
Per tutti i beni diversi da quelli elencati nel dm 29 dicembre 1999, vale il principio generale in base al quale il valore relativo confluisce in quello della prestazione di servizi soggetto ad IVA con aliquota nella misura del 10%.
Per quanto riguarda le parti staccate dei beni significativi, fornite unitamente a questi ultimi nell’ambito di una prestazione di servizi avente ad oggetto un intervento di recupero agevolato (i.e. intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria), si pone il problema di verificare se le stesse assumano rilevanza autonoma e, quindi, al pari degli altri beni diversi da quelli indicati nel citato decreto ministeriale come “beni significativi”, siano soggette al medesimo trattamento fiscale previsto per la prestazione di servizi o se, diversamente, vadano considerate quali componenti essenziali del bene significativo e, dunque, ne seguano le sorti per quanto concerne la determinazione dell’aliquota applicabile.
In base alla norma di interpretazione autentica prevista dall’art. 1, comma 19, della legge di Bilancio 2018, la verifica in merito alla rilevanza delle parti staccate rispetto al bene significativo, ai fini della corretta determinazione della base imponibile sulla quale applicare l’IVA con aliquota nella misura del 10%,
“si effettua in base all’autonomia funzionale delle parti rispetto al manufatto principale (i.e. bene significativo), come individuato nel citato decreto ministeriale (i.e. D.M. 29 dicembre 1999); […]”.
In altri termini, le parti staccate dei beni significativi (ossia il valore delle stesse), solo se connotate dalla loro autonomia funzionale rispetto al manufatto principale (ossia il bene significativo) non sono comprese nel valore del bene significativo, ai fini della verifica della quota di valore non soggetta ad aliquota nella misura del 10%.
Diversamente, se la parte staccata concorre alla normale funzionalità dei beni significativi ed è, dunque, priva di una propria autonomia funzionale, la stessa deve essere considerata parte integrante dei medesimi beni. In quest’ultimo caso, il valore della parte staccata deve confluire, ai fini della determinazione del limite cui applicare l’aliquota IVA del 10%, nel valore dei beni significativi.
Le Entrate individuano alcuni casi particolarmente degni di nota, su come individuare i beni; in particolare si tratta di:
tapparelle, scuri, veneziane
inferriate o grate di sicurezza
Esse si ritengono funzionalmente autonome rispetto agli infissi. Poichè a differenza degli infissi, idonei a consentire l’isolamento ed il completamento degli immobili, le tapparelle sono installate allo scopo di proteggere gli infissi esterni dagli agenti atmosferici ed a preservare gli ambienti interni dalla luce e dal calore.
In considerazione di tale autonomia funzionale rispetto agli infissi esterni il valore/costo delle tapparelle non sono attratte nel valore degli infissi (i.e. beni significativi), ma sono ricomprese nel valore della prestazione di servizio soggetta ad IVA al 10%. In altri termini, in relazione all’intervento di manutenzione avente oggetto l’installazione degli infissi comprendenti le tapparelle, l’IVA al 10 per cento si applica su entrambi solo se il valore delle tapparelle non supera la metà del valore dell’intera prestazione (ivi compreso, come precisato, il valore delle tapparelle). per cento, il valore degli infissi è comprensivo del valore delle tapparelle.
Le zanzariere non concorrono come gli infissi all’isolamento e al completamento dell’immobile, bensì le stesse sono installate al fine di proteggere gli ambienti interni contro le zanzare e altri insetti. In considerazione di detta autonomia funzionale rispetto agli infissi, si ritiene che ad è applicabile l’aliquota IVA del 10%.
Pertanto le zanzariere non assumono autonoma rilevanza rispetto agli infissi, anche qualora siano strutturalmente integrati negli stessi. In tal caso la loro incidenza è considerata un 10% sul valore complessivo degli infissi/zanzariere e solo su quel 10% si può applicare l’Iva agevolata.
Per quanto riguarda le grate di sicurezza, installate al fine di prevenire atti illeciti da parte di terzi, in linea di principio, le stesse non sono riconducibili, neppure sotto il profilo funzionale, ad alcuna delle categorie di beni significativi elencate nel citato decreto ministeriale.
Le grate in virtù della loro autonoma rilevanza sotto il profilo funzionale, costituiscono esse stesse dei beni diversi e indipendenti dagli infissi esterni e/o interni dell’abitazione.
Pertanto il valore delle grate non assume autonoma rilevanza e non deve confluire nel valore degli infissi (beni significativi), e quindi per esse è applicabile l’aliquota del 10%.
I chiarimenti Tar su titolo edilizio necessario per la diversa distribuzione degli ambienti. Ok alla CILA se non riguarda parti strutturali
La diversa distribuzione degli ambienti interni che non interessa le parti strutturali dell’edificio costituisce un intervento di manutenzione straordinaria ed è soggetto, quindi, al semplice regime della comunicazione di inizio lavori (CILA).
Inoltre, l’omessa comunicazione della stessa non giustifica l’irrogazione della sanzione demolitoria.
Nel caso in cui tale intervento interessi, invece, parti strutturali del fabbricato, la disciplina applicabile è quella della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), la cui mancata comunicazione comporterebbe ugualmente la sola sanzione pecuniaria.
Questo l’importante chiarimento che arriva con la sentenza del Tar Campania 1042/2018.
Il caso esaminato in sentenza riguarda il ricorso presentato dal locatario di un immobile, adibito ad uso commerciale, contro l’ordinanza del Comune di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi, relativamente alle seguenti opere edilizie:
la struttura dehors (ossia parte di bar, ristoranti, alberghi ecc. attrezzata con tavolini e sedie all’aperto) in quanto si presentava come un ampliamento dell’attività commerciale adiacente, non conforme alla struttura autorizzata; era stata realizzata con una struttura in acciaio e vetro temperato, bullonata al suolo e completamente chiusa su tutti i versanti e con copertura in metallo e vetro oscurato. Era, inoltre, disposta su una diversa area di sedime (pubblica) autorizzata, così come le distanze dalla strada pubblica erano difformi al progetto autorizzato
una diversa distribuzione interna all’attività commerciale, eseguita senza titolo autorizzativo
Il ricorrente impugnava il provvedimento in questione, per i seguenti motivi di diritto:
di aver provveduto al parziale ripristino dello stato dei luoghi, in riferimento alla difformità del progetto del dehors, previa rimozione della copertura in vetro temperato, con un telo trasparente, nonché mediante la rimozione di parte dei vetri costituenti il dehors. Inoltre, indicava l’errore sia nella determinazione dell’area di sedime, sia delle distanze dalla strada pubblica
in riferimento alla diversa distribuzione interna dell’attività commerciale, eccepiva la sua assoluta irrilevanza, sotto il profilo edilizio, trattandosi di mere opere interne riconducibili, al massimo, nella nozione di manutenzione straordinaria e dunque non sanzionabili con ordinanza di demolizione
Si costituiva in giudizio il Comune di Scafati.
La decisione del Tar Campania
Il Tribunale rileva che il ricorso può essere deciso con sentenza breve in considerazione della spontanea rimozione degli abusi riscontrati con la realizzazione del dehors e del ripristino dello stato dei luoghi, conformemente al progetto approvato dall’ente.
Per quanto riguarda, invece, la diversa distribuzione interna all’attività commerciale, eseguita senza titolo autorizzativo è pacifico, a detta dei giudici campani, che la stessa non possa essere sanzionata con la demolizione. Infatti, come unanimemente rilevato dalla giurisprudenza (TAR Campania – Napoli, Sez. II, 22/08/2017, n. 4098), si ha che:
La diversa distribuzione degli ambienti interni mediante eliminazione e spostamenti di tramezzature, purché non interessi le parti strutturali dell’edificio, costituisce attività di manutenzione straordinaria soggetta al semplice regime della comunicazione di inizio lavori, originariamente in forza dell’art. 6, comma 2, ed ora dell’art. 6 bis del d. p. r. n. 380/01, che disciplina gli interventi subordinati a c.i.l.a. In tali ipotesi, pertanto, l’omessa comunicazione non può giustificare l’irrogazione della sanzione demolitoria che presuppone il dato formale della realizzazione dell’opera senza il prescritto titolo abilitativo. Quando invece questo stesso intervento interessi parti strutturali del fabbricato, ai sensi dell’art. 22, comma 1, lett. a), del d. p. r. n. 380/2001, la disciplina applicabile è quella della segnalazione certificata di inizio attività, la cui mancanza comporta, parimenti, l’irrogazione della sola sanzione pecuniaria.
Il Tar, definitivamente pronunciando sul ricorso, lo dichiara in parte improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse e in parte lo accoglie, in merito alla diversa distribuzione interna all’attività commerciale eseguita senza titolo autorizzativo.
Risponde l’Agenzia delle Entrate: in caso di permuta dell’immobile, il bonus ristrutturazione residuo è trasferito all’acquirente
In seguito ad un quesito posto da un contribuente, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito (sulla rivista telematica Fiscooggi) a chi spetta la detrazione fiscale residua, ossia il bonus ristrutturazione non utilizzato, in caso di permuta dell’immobile sul quale sono stati eseguiti lavori di recupero edilizio.
In linea generale, ai sensi dell’art. 16-bis, comma 8 del Tuir, si ha che:
in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi di recupero edilizio, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita all’acquirente per i rimanenti periodi d’imposta, a meno che le parti non si siano accordate in modo diverso.
Viene inoltre chiarito che le medesime considerazioni valgono anche nell’ipotesi di:
donazione, ossia cessione dell’immobile a titolo gratuito (circolare Mef n. 57 del 24 febbraio 1998)
permuta, in quanto in base all’art. 1555 del codice civile le norme stabilite per la vendita si applicano anche alla permuta, se compatibili (circolare n. 25/E del 19 giugno 2012)
Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio beneficiano, tra le altre, di un’importante agevolazione fiscale: il bonus ristrutturazioni.
Disciplinato dall’art. 16-bis del dpr 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi), l’agevolazione consiste nella possibilità di detrarre dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) una parte dei costi sostenuti per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici residenziali.
La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha esteso la detrazione detrazione Irpef del 50%, del limite massimo di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare, fino al 31 dicembre 2018.
In allegato la guida delle Entrate che riassume le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2018 in merito al bonus ristrutturazioni 2018, e l’elenco degli interventi ammissibili sulle singole unità abitative e su parti comuni.
Il Tar Sicilia chiarisce come tutelarci nel caso ci ritenessimo lesi da lavori eseguiti dai vicini: no all’impugnazione della CILA, ok al ricorso al Comune
La sentenza n. 1497/2018 del Tar di Catania fornisce utili chiarimenti per chi dovesse sentirsi parte lesa a seguito di lavori effettuati dai vicini. Non è possibile impugnare direttamente direttamente una CILA o di una SCIA dinanzi ad un giudice, ma è possibile chiedere agli uffici comunali un controllo del cantiere e/o una verifica della documentazione. Ecco i dettagli.
La proprietaria di un’immobile situato a Siracusa nel 2017 intende eseguire dei lavori consistenti:
“nella realizzazione di una tettoia smontabile in legno lamellare, con copertura in teli, previa realizzazione di basamento in cemento armato e delle opere per lo smaltimento delle acque piovane nelle aree cortilizie di proprietà e comuni”
I lavori sono oggetto di una CILA, regolarmente depositata al comune.
I proprietari del vicino Hotel fanno ricorso al Tar ritenendo che:
le caratteristiche intrinseche delle opere da realizzare impongono una regolare concessione in ordine ai lavori da eseguire negli immobili di proprietà esclusiva
trattandosi di lavori da realizzare in immobili ubicati all’interno del centro storico di Ortigia, ai sensi della L.R. n° 70 del 1976, sarebbe stato necessario il parere della sovrintendenza
sarebbe stato necessario il previo assenso dei comproprietari e comunisti per le opere dirette alle aree comuni
Si è costituito il Comune di Siracusa che ha riferito di un parere rilasciato dall’avvocatura comunale, secondo cui la tettoria sarebbe realizzabile con semplice CILA.
Secondo il Tar la questione ruota attorno “all’ ammissibilità della tutela del terzo a fronte di attività edilizia posta in essere in forza di CILA e dell’individuazione di tale tutela“.
Il Giudice amministrativo, nello specifico dà ragione alla proprietaria che sostiene l’inammissibilità del ricorso, in quanto la CILA non è un provvedimento amministrativo, bensì un atto privato e pertanto, i contro interessati possono al più sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione.
L’azione a tutela del terzo che si ritenga leso dall’attività svolta sulla base della CILA non può essere quindi un’azione di annullamento, ma, analogamente a quanto previsto dall’art.19, comma 6-ter, della legge n.241 del 1990, gli interessati possono sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l’azione di cui all’art.31, commi 1, 2 e 3 del cod. proc. amm. ovvero l’azione di annullamento.
La CILA: cosa è e quando deve essere presentata
Ricordiamo che la CILA (ossia la comunicazione di inizio lavori asseverata) si inquadra, analogamente alla SCIA rispetto alla quale è complementare, nel processo di liberalizzazione delle attività private; essa :
è prevista dall’art.6-bis del testo unico dell’Edilizia DPR 380/2001
costituisce un istituto intermedio tra l’attività edilizia libera e la SCIA, avente carattere di residualità rispetto agli interventi non diversamente disciplinati ( interventi realizzabili previa comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio dei lavori da parte dell’interessato all’amministrazione competente, fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici)
è senza dubbio un atto del privato privo di natura provvedimentale, anche tacita, come tale non immediatamente impugnabile innanzi al T.A.R
Va specificato che il regime della edilizia libera di cui all’art. 6 del D.P.R. 380 del 2001 diversamente da quello della Scia, non prevede una fase di controllo successivo sistematico (da esperirsi entro un termine perentorio) che, in caso di esito negativo, si chiude con un provvedimento di carattere inibitorio (ai sensi dell’art.19, co.3, della L. n.241, l’amministrazione
“adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa”).
La CILA, insomma, deve essere “soltanto” conosciuta dall’amministrazione affinché essa possa verificare che, effettivamente, le opere progettate importino un impatto modesto sul territorio.
Gli interventi che rientrano nella sfera di “libertà” definita dalla predetta norma non sono, infatti, soggetti ad alcun titolo edilizio tacito o espresso: in relazione agli stessi, pertanto, l’amministrazione dispone di un unico potere che è quello sanzionatorio (in caso di CILA mancante, incompleta o irregolare, ovvero di lavori eseguiti in difformità, ma pur sempre eseguibili con CILA).Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati
La guida Inail per la valutazione del rischio microclima nei luoghi di lavoro: quando l’esposizione al caldo e al freddo diventa rischio per la salute
In questi giorni il gran caldo insiste in molte regioni del nostro Paese ed anche in molte attività lavorative, dove acquista ancora più rilevanza il rischio microclima.
Le condizioni microclimatiche possono, infatti, interferire significativamente con le attività degli occupanti sia in ambienti d’ufficio che domestici e, se non idoneamente affrontato, possono essere fonte di discomfort e di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Una particolare attenzione deve essere rivolta ai luoghi di lavoro all’aperto in cui durante la stagione estiva o durante l’inverno i lavoratori (per lo più in edilizia e in agricoltura) possono essere esposti a condizioni climatiche estreme caratterizzati dalla maggiore frequenza di infortuni e malattie professionali.
Microclima, definizione e normativa
Per microclima si intende il complesso dei parametri climatici dell’ambiente nel quale un individuo vive o lavora.
L’interazione dei parametri individuali (attività metabolica e abbigliamento) con i parametri fisici (temperatura, umidità relativa, temperatura media radiante e velocità dell’aria) può dar luogo ad una serie di effetti estremamente variabili che spaziano da aspetti di tipo percettivo (comfort/discomfort) ad aspetti di tipo prestazionale fino ad aspetti che coinvolgono elementi fisiologici e finanche le funzioni vitali dell’individuo stesso.
Un microclima confortevole è quello che suscita nella maggioranza degli individui presenti una sensazione di soddisfazione per l’ambiente, da un punto di vista termo-igrometrico, convenzionalmente indicata con il termine “benessere termico” o “confort termico”. In linea generala, in un ambiente di lavoro è possibile trovare due tipologie di ambienti: ambienti moderati e ambienti severi.
Dal punto di vista normativo, il dlgs 81/2008 ha inserito il microclima nei rischi fisici da valutare ai sensi del Titolo VIII; la nuova valutazione dei rischi deve essere integrata dal rischio microclima severo caldo e severo freddo.
In particolare, il dlgs 81/2008 contiene disposizioni in 2 parti chiaramente distinte:
nell’Allegato IV punto 1.9 il microclima viene considerato come requisito di salute e sicurezza, sottolineando la necessità di adeguatezza della temperatura, dell’umidità, e della velocità dell’aria nonché la relazione tra questi parametri ed i metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori in un’ottica di massimizzazione del comfort
nel Titolo VIII il microclima viene, invece, considerato come uno degli agenti fisici che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori
Tuttavia, differentemente da quanto avviene per la valutazione degli altri agenti fisici, la legge non disciplina questa materia se non con disposizioni di carattere generale; pertanto, la valutazione del microclima viene effettuata facendo riferimento alla normativa tecnica internazionale e nazionale, o in altri documenti tecnici, considerando l’analisi dei parametri microclimatici in grado di influenzare la salute dei lavoratori. Tali documenti, convenzionalmente, distinguono gli ambienti in:
ambienti moderati, nei quali gli scambi termici fra soggetto e ambiente consentono il raggiungimento di condizioni prossime all’equilibrio termico, ovvero di comfort
ambienti severi, al contrario,sono quelli in cui le condizioni ambientali sono tali da determinare nel soggetto esposto uno squilibrio termico tale da poter rappresentare un fattore di rischio per la sua salute
Viene, inoltre, operata una distinzione tra 2 tipologie di ambienti termici (diversa da quella operata dalla normativa tecnica), ossia.
ambienti termicamente moderabili: ambienti nei quali non esistono vincoli in grado di pregiudicare il raggiungimento di condizioni di comfort
ambienti termicamente vincolati: ambienti nei quali esistono vincoli, in primo luogo sulla temperatura e sulle altre quantità ambientali, ma anche sull’attività
metabolica e sul vestiario, in grado di pregiudicare il raggiungimento di condizioni di comfort
Opuscolo Inail
Al fine di fornire agli operatori della sicurezza nei luoghi di lavoro le istruzioni le indicazioni necessarie per giungere a una corretta valutazione del rischio microclima, l’Inail ha pubblicato l’opuscolo La Valutazione del Microclima.
I requisiti minimi che i luoghi di lavoro devono possedere per poter risultare conformi e garantire quindi condizioni di benessere adeguate vengono indicati dall’Allegato IV al punto 1.9 del dlgs 81/2008, ossia:
aerazione dei luoghi di lavoro chiusi, che deve essere sempre garantita preferenzialmente con finestre e, qualora non possibile, con impianti di aerazione periodicamente controllati, mantenuti funzionanti in modo da non esporre i lavoratori a correnti d’aria diretta
corretta regolazione della temperature, che devono essere adeguate in considerazione dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici previsti
grado di umidità che deve essere sempre tenuto sotto controllo e mantenuto all’interno di livelli adeguati, compatibilmente con le esigenze tecniche del lavoro
Dopo un breve inquadramento normativo, il documento analizza tutte le casistiche possibili, dal discomfort, indotto da condizioni ambientali non ottimali, al danno alla salute. Nello specifico analizza:
gli ambienti con rischio termico e ambienti con discomfort termico
gli ambienti ad obiettivo comfort (moderabili)
gli ambienti vincolati caldi
gli ambienti vincolati freddi
Le Entrate forniscono chiarimenti sull’ecobonus in caso di non corrispondenza tra intestatario del bonifico ed intestatario della pratica inviata all’Enea
Un cittadino chiede, attraverso il portale Fisco Oggi, all’Agenzia delle Entrate a chi spetta la detrazione fiscale sul risparmio energetico in caso di non corrispondenza tra intestatario del bonifico di pagamento ed intestatario della pratica inviata all’Enea.
Le Entrate chiariscono con una nota del 16 luglio 2018 che in via ordinaria i beneficiari delle detrazioni sono coloro che vengono indicati nella scheda informativa da trasmettere all’Enea.
Tuttavia, nel caso in cui non vi sia coincidenza tra il nominativo riportato nella scheda informativa caricata sul portale dell’Enea e l’intestazione del bonifico (o della fattura):
la detrazione spetta al soggetto che ha effettivamente sostenuto la spesa, a prescindere dalla circostanza che il bonifico sia stato ordinato da un conto corrente cointestato con il soggetto che risulti invece intestatario dei predetti documenti. A tal fine, è necessario che i documenti di spesa siano appositamente integrati con il nominativo del soggetto che ha sostenuto la spesa e con l’indicazione della relativa percentuale di sostenimento.
Ricordiamo inoltre che, con la circolare circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 (pagina 306), l’Agenzia aveva stabilito che le integrazioni alle pratiche inviata all’Enea devono “essere effettuate fin dal primo anno di fruizione del beneficio; è esclusa, infatti, la possibilità di modificare nei periodi d’imposta successivi la ripartizione della spesa sostenuta” .
Vademecum ENEA sugli interventi detraibili con l’Ecobonus
Riportiamo di seguito il link a tutti i Vademecum dell’ENEA, dove sono forniti utili chiarimenti per ciascuna tipologia di intervento:
Relazione tecnica firmata dal professionista
In merito alla documentazione da trasmettere all’ENEA ricordiamo che la stessa ENEA sottolinea che per questi interventi la scheda descrittiva dell’intervento deve essere compilata e firmata da un tecnico abilitato e trasmessa entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori, come da collaudo delle opere, esclusivamente attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui essi sono terminati.
I tecnici abilitati sono:
iscritti al proprio albo professionale.
Il Consiglio di Stato chiarisce che i termini per la prescrizione degli oneri si calcolano dal rilascio della concessione e una semplice nota del Comune rappresenta una messa in mora
Con la sentenza n. 4123/2018 il Consiglio di Stato fornisce utili chiarimenti circa i tempi e le modalità della prescrizione in caso di costi di costruzione, stabilendo che una semplice nota di pagamento del Comune rappresenta una vera e propria messa in mora, anche senza formule solenni, per cui essa costituisce un termine per il calcolo dei tempi di prescrizione.
Una società impugnava le ingiunzioni emesse dal Comune con le quali veniva richiesto il pagamento del costo di costruzione, sanzioni amministrative ed interessi pecuniari per l’omesso pagamento degli oneri per la realizzazione di un edificio da adibirsi a struttura termale.
La società ricorreva al Tar di Napoli sollevando l’eccezione di prescrizione per “decorso del termine ordinario di dieci anni dal rilascio dei titoli abilitativi avvenuto a partire dal 1986 fino al 1995; la prima richiesta di pagamento del contributo concessorio avanzata dal Comune sarebbe stata avanzata nel marzo 2005″.
Il Tribunale amministrativo ha accolto l’eccezione sulla base delle seguenti considerazioni:
Con riguardo al dies a quo, occorre prendere atto dell’insegnamento ribadito in più occasioni dal Consiglio di Stato secondo cui il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del titolare della concessione edilizia di versare il contributo previsto, è rappresentato dal rilascio della concessione edilizia, ed è a tale momento, quindi, che occorre aver riguardo per la determinazione dell’entità del contributo, divenendo il relativo credito certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile.
contrariamente a quanto dedotto dalla difesa dell’Amministrazione, non hanno alcuna efficacia interruttiva le note del 26 novembre 1996 e del 3 febbraio 1997, dal momento che tali comunicazioni non contengono una specifica richiesta di pagamento ma un invito rivolto alla società ricorrente affinché procedesse al relativo computo alla luce dei criteri (non specificati) previsti dal D.M. 10 maggio 1977 e dalla Delibera di Giunta Regionale n. 475 del 23 novembre 1995.
L’Amministrazione comunale presentava quindi ricorso al Consiglio di Stato ed evidenziava invece che le somme oggetto di causa erano state richieste con note nel novembre 1996/febbraio 1997 e quindi la richiesta era pervenuta alla società appellata prima della decorrenza dei dieci anni. Per il Comune, infine, il termine di prescrizione, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, avrebbe dovuto decorrere non dal rilascio della concessione, ma dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione dei lavori.
Il Consiglio di Stato pur rilevando che:
Il termine di sessanta giorni dalla ultimazione delle opere, indicato dal Comune, rileva invece solo ai fini della prescrizione delle sanzioni per omesso o ritardato pagamento dei contributi concessori (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 19 novembre 2012, n. 5818);
accoglie il ricorso del comune stabilendo che:
Deve invece ritenersi fondato il motivo di appello nella parte in cui sostiene che le note del Comune del 1996 e del 1997 (del 26 novembre 1996 e del 3 febbraio 1997) sono veri e propri atti interruttivi della prescrizione. Il Tar, invece, ha ritenuto che le stesse non potessero configurare una costituzione in mora della società appellata in quanto non avrebbero integrato i requisiti previsti dall’art. 1219 cod. civ. La tesi del T.a.r. non è condivisibile.
Il Consiglio di Stato considera, quindi, che le note ad effettuare il pagamento inviate dal comune nel ’96 e nel ’97 rappresentavano un atto di costituzione in mora e che esse non sono soggette a formulazioni solenni, avendo invece lo scopo di portare a conoscenza del debitore, per iscritto, l’intenzione del creditore di ottenere il soddisfacimento delle proprie pretese (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 13 novembre 2017, n. 5202), tali note quindi sono utilizzabili ai fini del calcolo dei termini di prescrizione.
Il 23 luglio scade il termine per presentare il 730 precompilato online: nuove spese detraibili, termini di presentazione e modalità di rimborso
Il 23 luglio 2018 è l’ultimo giorno utile per la presentazione del 730 precompilato all’Agenzia delle Entrate direttamente tramite l’applicazione web.
Il 730 precompilato è la dichiarazione dei redditi precompilata che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione sia per chi presenta il modello 730 sia per chi presenta il modello Redditi; in pratica, è l’Agenzia delle Entrate che elabora i dati e calcola anche le imposte da pagare o il rimborso da incassare.
Il lavoratore dipendente e il pensionato dovrà solo verificare l’esattezza e la completezza dei dati inseriti e, se necessario, integrarli o modificarli. Tuttavia, il contribuente non è obbligato a utilizzare la dichiarazione dei redditi precompilata, può presentarla anche tramite il modello 730 ordinario che, a differenza del precompilato, non può essere presentato autonomamente, ma occorre rivolgersi ad un intermediario o al sostituto.
Nel caso in cui il contribuente accettasse il 730 precompilato senza modifiche, direttamente o tramite il proprio sostituto, non sarà più sottoposto a controllo dei documenti che attestano le spese indicate, dati che sono stati forniti all’Agenzia delle Entrate.
Se il 730 precompilato viene presentato tramite Caf o professionisti abilitati, con o senza modifiche, i controlli su tutti i documenti che attestano le spese saranno effettuati nei confronti dei Caf o dei professionisti abilitati. Questi ultimi sono anche tenuti al pagamento delle eventuali somme che risultano dovute a seguito di controllo, salvo i casi di condotta dolosa del contribuente.
Nella dichiarazione precompilata sono stati inseriti, a partire da quest’anno, nuovi oneri e spese:
spese per la frequenza degli asili nido e relativi rimborsi
contributi detraibili versati alle società di mutuo soccorso
le erogazioni liberali effettuate alle:
fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico
fondazioni e associazioni aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica
redditi derivanti da locazioni brevi, comunicati dagli intermediari immobiliari
I termini di presentazione sono:
il 9 luglio 2018 in caso di presentazione tramite sostituto d’imposta
il 23 luglio 2018 in caso di presentazione diretta (per il 730 precompilato) o tramite CAF-intermediario (per il 730 precompilato o ordinario)
Con l’utilizzo del modello 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate effettua il ricalcolo delle imposte Irpef dovute, al netto delle detrazioni alle quali si ha diritto; con il ricalcolo può accadere che il Fisco si accorga che il contribuente ha pagato più o meno tasse di quanto avrebbe dovuto.
Nel caso in cui abbia diritto ad un rimborso, si tratterà di un vero e proprio conguaglio dell’Irpef.
In particolare, per il lavoratore dipendente il credito riconosciuto sarà pagato direttamente in busta paga dal proprio datore di lavoro; per il pensionato, invece, sarà l’Inps a riconoscerlo insieme all’assegno previdenziale.
Infine, per i contribuenti aventi diritto al rimborso Irpef, ma privi di sostituto d’imposta, l’accredito avverrà direttamente sul conto corrente (bisognerà indicare l’Iban all’interno del modello 730), oppure in alternativa sarà l’Agenzia delle Entrate a inviare una comunicazione al titolare del rimborso, invitandolo a presentarsi presso un ufficio postale per la riscossione del credito.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati
Da Samsung le 11 regole d’oro per proteggere lo smartphone: blocco e protezione, controllo da remoto, aggiornamento e protezione dai malintenzionati
I nostri smart-phone oramai sono diventati una miniera di dati, informazioni e immagini da tenere al sicuro in quanto potenzialmente esposti all’attacco di virus.
Ci siamo mai chiesti quale sia il valore dei dati presenti sui nostri device? E se dovessimo essere colpiti da un virus oggetto di un attacco hacker? Questo pericolo è sottovalutato da ben l’87% degli utenti.
Gli attacchi hacker sono sempre più frequenti: fino a qualche tempo fa i bersagli preferiti erano soprattutto PC e Notebook; oggi, sempre più spesso sono oggetto di attacco gli smartphone e i tablet.
Ma come fare per proteggere i dati sullo smartphone?
Gli studi di Samsung
Samsung, attraverso il suo Trend Radar, nel mese di aprile 2018 ha condotto un’indagine su usi e consumi degli italiani in materia di smartphone, utilizzando un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum, community.
Lo scopo dell’indagine è quello di capire qual è il rapporto tra gli italiani e il loro smartphone: è emerso che solo 1 italiano su 10 sa che il telefonino può essere colpito da un virus. Inoltre, è venuto fuori che:
il cellulare è per il 62% degli italiani l’amico tecnologico più amato
il 34% lo usa per più di mezz’ora al giorno tutti i giorni
il 77% è l’ultimo contatto prima di dormire
il 46% ne ha cambiato almeno tre telefonini negli ultimi 5 anni
molti ne hanno più di uno.
In considerazione di tali dati, Samsung ha stilato le 11 regole di buon senso per avere lo smartphone sempre in ordine e al sicuro.
Le 11 regole per tenere i dati al sicuro
Blocco e protezione – impronta digitale o iride meglio della password
1. Impostare una tipologia di blocco dello schermo. Il modo migliore di proteggere lo smartphone è utilizzare la lettura della impronta digitale o dell’iride. Se proprio volete utilizzare una password, evitate di usare 123456 o 000000 o il vostro nome, quello di vostro figlio o del vostro cane. Chiunque, anche uno sconosciuto al parco, potrebbe indovinare.
2. Non disattivare il PIN di blocco della SIM per garantire anche la massima protezione della scheda stessa e dei dati che contiene. Se proprio non vi ricordate il PIN che avete ricevuto con la carta SIM cambiatelo con quattro cifre che potete ricordare facilmente evitando naturalmente di mettere numeri scontati (vedi sopra).
3. Cifratura, quella sconosciuta… per avere uno smartphone a prova di hacker, l’ultimo passo è crittografare i dati del proprio telefono. Significa inserire, solo alla accensione, un ulteriore codice di sblocco dei dati che sarebbe meglio fosse diverso dall’eventuale codice di sblocco dello schermo. In questo modo solo voi che avete il codice di sblocco dei dati potrete accedervi, mentre un malintenzionato non riuscirebbe. Anche i dati memorizzati sulla MicroSD vengono protetti. Per attivare la ‘cifratura’ su uno Smartphone Samsung basta andare alle Impostazioni > Schermata Sblocco Sicuro > Avvio Protetto ed inserire un codice di almeno 6 cifre fatto di lettere e numeri. Per qualsiasi altro smartphone la procedura dovrebbe essere molto simile.
Attivare il controllo da remoto
4. Abilitare il controllo remoto del proprio dispositivo: avere la possibilità di geolocalizzare oppure bloccare il proprio telefono a distanza è importante per proteggere i dati personali in caso di smarrimento o furto. Su qualsiasi smartphone di ultima generazione si può impostare questa funzione accedendo alle impostazioni o al proprio account o apposito sito del brand, nel caso di Samsung, il sito per l’accesso è www.findmymobile.samsung.com.
Aggiornare il telefono e tenerlo sempre in ordine
5. Mantenere il dispositivo mobile sempre aggiornato: gli aggiornamenti spesso includono funzioni nuove o aggiornate contro eventuali vulnerabilità, oltre a garantire la perfetta funzionalità del prodotto nel tempo.
6. Installare le applicazioni solo dagli store ufficiali: Google Play Store, Apple App Store e Samsung Galaxy Apps rappresentano la scelta più sicura e offrono maggior protezione rispetto ad applicazioni provenienti da sorgenti non ufficiali.
7. Stare attenti a quando si scarica una nuova app: quando scarichi una app è possibile che ti chieda l’accesso a dati e funzioni del telefono, come la fotocamera, la rubrica oppure il calendario – anche quando non serve! Prima di autorizzare a cuor leggero l’accesso a queste funzioni è quindi importante leggere attentamente le richieste di autorizzazione per decidere se consentirne o meno l’accesso. Da una parte sono spesso richieste di autorizzazioni necessarie a far funzionare meglio la app, ma dall’altra è importante decidere se sia accettabile che quest’ultima acceda a questi dati presenti sullo smartphone.
Proteggersi ed essere accorti contro i malintenzionati
8. Prestare attenzione quando si forniscono informazioni personali: il phishing è un tipo di truffa attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima fingendosi un ente affidabile spesso attraverso email sospette specialmente se includono link o allegati. Verificate direttamente con il mittente se avete sospetti prima di cliccare il link. Se dovesse risultare essere una mail di phishing cancellatela subito.
9. Attivare l’antivirus: questa soluzione vi aiuterà a proteggere i vostri dati. Solitamente negli smartphone più recenti queste soluzioni sono integrate nelle impostazioni, basta attivarle.
10. I pagamenti via smartphone sia per fare shopping online con le carte di credito o debito, sia per i pagamenti contact-less, possono essere ulteriormente protetti: al di là del pin e delle chiavette previste dalle carte di credito e dalle banche, è possibile impostare il riconoscimento dell’impronta digitale e dell’iride. Sembra complicato ma è davvero semplice aggiungere queste misure di sicurezza.
11. Ripristinare il dispositivo prima di rivenderlo: se si ha l’intenzione di rivendere l’attuale smartphone come usato, bisogna assicurarsi di ripristinarlo alle condizioni di fabbrica, per evitare che rimangano informazioni e contenuti personali al suo interno. Basta andare sulle impostazioni, poi in gestione generale e infine cliccare ripristina ‘dati di fabbrica’ così da cancellare ogni traccia dei propri dati. Ovviamente dovete ricordarvi prima di salvare i dati che volete conservare su un altro vostro device.
Una sentenza del Tar chiarisce che i silos non possono essere considerati volumi tecnici e quindi per la loro realizzazione è necessario il permesso di costruire
Con sentenza n.821/2018 il Tar Piemonte fornisce utili chiarimenti sulle caratteristiche dei silos che, pur essendo a servizio di un’attività, non possono essere considerati volumi tecnici e quindi per la loro realizzazione è necessario il permesso di costruire.
Alcuni privati cittadini ottengono un’autorizzazione paesaggistica ed il conseguente permesso di costruire per la realizzazione, sui propri terreni, di nuovi silos di altezza pari a 10 metri.
Successivamente richiedono una variante al permesso originario per poter innalzare i silos di ulteriori 5 metri per un’altezza complessiva di 15 metri, l’istanza riceve:
parere negativo espresso dalla Commissione Edilizia
parere negativo espresso dalla Commissione Locale per il Paesaggio
provvedimento di diniego definitivo a firma del responsabile del Settore Edilizia Privata
Secondo il Tar Piemonte i proprietari presentano ricorso poiché :
il Comune ha invocato le disposizioni di piano che limitano l’altezza degli edifici, disposizioni che non sarebbero applicabili ai silos in quanto classificabili volumi tecnici. Con specifico riferimento al parere negativo della Commissione locale per il paesaggio i ricorrenti contestano che il Comune non avrebbe provveduto a comunicare loro l’invio dell’istanza alla competente Commissione.
I ricorrenti lamentano che i silos non sarebbero soggetti alla disciplina che limita le altezze degli edifici e ripropongono le censure di rilievo paesaggistico già dedotte avverso il parere della Commissione.
Il Tar Piemonte nel respingere il ricorso chiarisce che:
già nell’iter della prima autorizzazione paesaggistica, la Commissione locale per il paesaggio richiedeva che l’altezza venisse contenuta in un massimo di 10 m, indicazione cui la proprietà si era adeguata. Con il contestato titolo in variante i ricorrenti hanno nuovamente formulato istanza per innalzare le strutture fino a 15 m
è pacifico che la scheda tecnica relativa all’area in questione preveda, per le edificazioni nell’area, una altezza massima pari a quella esistente (cioè 10 m), fermo restando che le norme di piano applicabili non dettano regole specifiche per i silos
è condivisibile la più recente giurisprudenza, in forza della quale un silos non è qualificabile come volume tecnico
i ricorrenti insistono sulla natura accessoria della struttura alla attività produttiva, aspetto certamente vero ma che potrebbe predicarsi per qualunque locale magazzino, che non è per tale solo motivo urbanisticamente irrilevante e neppure viene ordinariamente qualificato pertinenza urbanistica. I volumi tecnici vengono per contro restrittivamente individuati in quelle strutture insuscettibili di autonoma funzione, se non quella di contenere impianti tecnologici (si pensi ai vani ascensori).
Il Tar Piemonte, in definitiva condivide l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale un silos non è annoverabile tra i volumi tecnici (vedi sentenze: Tar Brescia, n. 213/2014; Tar Veneto, n. 281/2014), di conseguenza la struttura deve rispettare i limiti di altezza previsti per l’area, pari a 10 metri.
Procedure negoziate, il Consiglio di Stato chiarisce che possono partecipare anche le imprese non invitate, che ne sono venute comunque a conoscenza e sono in possesso dei requisiti necessari
Con la sentenza n. 3989/2018 il Consiglio di Stato chiarisce come, in caso di procedure negoziate, possono partecipare anche le aziende non invitate che sono venute a conoscenza di una simile procedura e sono in possesso dei requisiti necessari. E’ da evidenziare però che, nel caso oggetto di sentenza, l’azienda non invitata era parte integrante di un’altra azienda (invitata) ma che poi è stata interessata da una cessione di ramo.
Una Provincia indiceva nel 2016 una procedura negoziata, senza pubblicazione del bando, mediante gara informale ai sensi degli articoli 122, comma 7, e 57, comma 6, del d.lgs. 163 del 2006, per l’affidamento dei lavori di consolidamento e messa in sicurezza da aggiudicarsi con il criterio del massimo ribasso.
Tale procedura è stata disciplinata da una lettera nel marzo 2016, ed inoltrata alle imprese preventivamente selezionate dall’amministrazione appaltante.
Ad aggiudicarsi la gara è stata un’impresa, non invitata, che tuttavia era stata interessata da atto di cessione intervenuto “in corso di gara”, di un ramo di azienda invitata alla procedura.
La seconda classificata ha formalmente chiesto alla Provincia di provvedere all’esclusione dell’aggiudicataria dalla gara, in quanto la stessa non era stata invitata a partecipare. La richiesta è stata respinta nel luglio 2016.
Il TAR per la Basilicata ha respinto il ricorso della seconda classificata poiché esso:
ha rilevato che la previsione dell’art. 122, comma 7, del D. Lgs. n. 163 del 2006 non ostava alla partecipazione alla gara de qua anche di una ditta non invitata, che peraltro nel caso di specie era cessionaria di altra ditta invitata, qualora ciò non compromettesse le esigenze di celerità e speditezza poste a fondamento della derogatoria previsione del predetto art. 122, comma 7.
Viene quindi fatto ricorso al Consiglio di Stato, da parte dell’impresa seconda classificata, ma anche il ricorso è respinto.
Il Consiglio di Stato, pur premettendo che:
le norme richiamate nella lettera d’invito delineano in definitiva una disciplina speciale, applicabile per l’appalto di lavori di importo inferiore a un milione di euro che, pur nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, affida esclusivamente all’amministrazione, non essendo prevista la previa pubblicazione del bando di gara, l’individuazione degli operatori economici astrattamente idonei a svolgere la prestazione e pertanto invitati a presentare l’offerta, ispirandosi a principi di snellimento e celerità della procedura giustificato dall’importo stesso dei lavori da appaltare. Trattandosi pertanto di una procedura speciale e derogatoria dei principi di pubblicità, come tale limitativa dell’altro principio della massima partecipazione possibile posto a tutela della concorrenza, le relative disposizioni devono essere oggetto di stretta interpretazione;
in ragione del potere riconosciuto all’amministrazione di individuare gli operatori economici idonei a partecipare e pertanto invitati a partecipare alla gara, un operatore economico non possa vantare alcun diritto ad essere invitato a partecipare a tale tipo di gara (potendo eventualmente, qualora sussista una posizione legittimante e l’interesse, ricorrere nei confronti della scelta discrezionale della amministrazione appaltante dell’individuazione dei soggetti da invitare), non può negarsi ad un operatore economico, che sia comunque venuto a conoscenza di una simile procedura e che si ritenga in possesso dei requisiti di partecipazione previsti dalla legge di gara, di presentare la propria offerta, salvo il potere dell’amministrazione di escluderlo dalla gara per carenze dell’offerta o degli stessi requisiti.
“Macchinari innovativi” è il nuovo intervento predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore delle micro, piccole e medie imprese per sostenere il passaggio del settore manifatturiero verso la cosiddetta Fabbrica Intelligente nelle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
Con decreto 9 marzo 2018 il Mise disciplina le modalità e le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni.
Le misure sono finalizzate a sostenere programmi di investimento innovativi coerenti con il Piano nazionale Impresa 4.0 e la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, consentendo l’interconnessione tra componenti fisiche e digitali del processo produttivo e favorendo l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature strettamente funzionali alla realizzazione di tali programmi, nonché programmi informatici e licenze correlati all’utilizzo dei predetti beni materiali.
I soggetti ammissibili sono le imprese che:
sono in regime di contabilità ordinaria e dispongono di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese, ovvero hanno presentato, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno due dichiarazioni dei redditi
non hanno effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso l’unità produttiva oggetto dell’investimento
Ai fini dell’ammissibilità alle agevolazioni i programmi di investimento devono:
prevedere spese non inferiori a euro 500.000,00 e non superiori a euro 3.000.000,00
essere realizzati esclusivamente presso unità produttive localizzate nei territori delle Regioni meno sviluppate
prevedere l’acquisizione dei sistemi e delle tecnologie riconducibili all’area tematica Fabbrica intelligente della Strategia nazionale di specializzazione intelligente
riferite a beni ammortizzabili e capitalizzati che figurano nell’attivo patrimoniale dell’impresa e mantengono la loro funzionalità rispetto al programma di investimento per almeno 3 anni dalla data di erogazione a saldo delle agevolazioni
riferite a beni utilizzati esclusivamente nell’unità produttiva oggetto del programma di investimento
pagate esclusivamente in modo da consentire la piena tranciabilità delle operazioni
conformi alla normativa comunitaria in merito all’ammissibilità delle spese nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali programmazione 2014-2020
Le agevolazioni sono concesse, nei limiti delle intensità massime di aiuto stabilite dalla Carta degli aiuti di Stato, nella forma del contributo in conto impianti e del finanziamento agevolato, per una percentuale nominale calcolata rispetto alle spese ammissibili pari al 75 %.
per le imprese di micro e piccola dimensione, un contributo in conto impianti pari al 35 % e un finanziamento agevolato pari al 40 %
Dal CSLP le procedure per la richiesta e il rilascio dei Certificati di Valutazione Tecnica (CVT) di materiali e prodotti per uso strutturale e di sistemi di rinforzo
Sono varie le situazioni per le quali le vigenti NTC 2018 prevedono l’impiego di materiali e prodotti a fini strutturali solo dopo il rilascio del CVT.
In particolare, il Capitolo 11 delle nuove norme indica i 3 casi per quanto riguarda l’identificazione e la qualificazione dei materiali e prodotti per uso strutturale:
A – materiali e prodotti per l’uso strutturale previsto per i quali sia disponibile,una norma europea armonizzata il cui riferimento sia pubblicato su GUUE. Al termine del periodo di coesistenza il loro impiego nelle opere è possibile soltanto se corredati della “Dichiarazione di Prestazione” e della Marcatura CE, prevista al Capo II del Regolamento UE 305/2011
B – materiali e prodotti per uso strutturale per i quali non sia disponibile una norma europea armonizzata oppure la stessa ricada nel periodo di coesistenza, per i quali sia invece prevista la qualificazione con le modalità e le procedure indicate nelle presenti norme. E’ fatto salvo il caso in cui, nel periodo di coesistenza della specifica norma armonizzata, il fabbricante abbia volontariamente optato per la Marcatura CE
C – materiali e prodotti per uso strutturale non ricadenti in una delle precedenti tipologie (A o B); in tal caso, il fabbricante dovrà pervenire alla Marcatura CE sulla base della pertinente “Valutazione Tecnica Europea” (ETA), oppure dovrà ottenere un “Certificato di Valutazione Tecnica” rilasciato dal Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, previa istruttoria del Servizio Tecnico Centrale
La Divisione Tecnica 2 del Servizio Tecnico Centrale del CSLLPP (Consiglio superiore dei lavori pubblici) ha pubblicato al riguardo le:
Procedure seguite per la richiesta ed il rilascio di Certificati di Valutazione Tecnica (CVT) per sistemi o kit ricadenti nell’applicazione del Cap. 11, punto 11.1 caso C) del DM 17 gennaio 2018, Norme Tecniche per le Costruzioni.
Il documento, rivolto ai titolari di CVT e a tutti gli interessati, contiene le indicazioni circa le modalità di presentazione delle istanze, integrazioni e rinnovi degli stessi; nonché ulteriori informazioni in merito alle prove da effettuare sui prodotti, sia ai fini della qualificazione che ai fini dei controlli annuali.
Nel documento, inoltre, una serie di chiarimenti di ordine tecnico per quanto attiene la presentazione dell’istanza di rilascio del CVT dei sistemi di rinforzo.
L’obiettivo è di contribuire significativamente ad un più rapido ed efficace svolgimento dell’iter procedurale.
Il procedimento adottato dalla Divisione
Di seguito il procedimento adottato dalla Divisione:
la società che intende commercializzare un prodotto, sistema o kit (nel seguito detto “fabbricante”) ed ottenere la certificazione deve presentare al STC (Divisione 2^), via PEC o in forma cartacea, un’apposita istanza, con la chiara indicazione dei prodotti (FRP o altri sistemi) che intende qualificare, con allegato il bonifico di 250 euro
il fabbricante deve indicare il laboratorio al quale intende affidare le prove sui prodotti da qualificare, indicando quali prove si intende effettuare
la Divisione verifica le caratteristiche del laboratorio proposto, anche effettuando presso il laboratorio una visita ispettiva, e rilascia, salvo impedimenti significativi, il
proprio nulla-osta, con l’intesa che il Fabbricante o il laboratorio comunichino per tempo alla Divisione il programma delle prove, per dare la possibilità di assistere eventualmente a qualche giornata di prove
ultimate le prove, il Fabbricante trasmette al STC (Divisione 2) i certificati rilasciati dal laboratorio incaricato contenenti determinate indicazioni
dopo aver eseguito la verifica dei risultati delle prove, laddove non si riscontrino particolari criticità nei risultati delle prove stesse, la Divisione richiede al Fabbricante l’invio della restante documentazione completa; la documentazione, accompagnata da una lettera di trasmissione, è inviata (o consegnata) al STC Divisione 2^ preferibilmente in formato digitale, almeno in 5 copie, su altrettante pennette USB
la Divisione effettua una visita ispettiva (Audit) presso lo stabilimento del Fabbricante, ed eventualmente presso lo stabilimento di produzione (tessuti, lamine, resine, etc) delle società fornitrici esterne (Produttori); al termine della visita iniziale in fabbrica, il Servizio predispone un verbale di ispezione contenente le risultanze della visita, l’esplicitazione delle eventuali non conformità rilevate e il termine temporale entro cui le stesse dovranno essere corrette dal Fabbricante o dal Produttore
esaminata la documentazione con esito favorevole (eventualmente richiedendo le necessarie integrazioni), la Divisione redige la Relazione istruttoria, tenendo conto dell’esito degli Audit effettuati
la Divisione trasmette quindi alla Presidenza del Consiglio Superiore l’istanza e la documentazione, accompagnata dalla Relazione istruttoria, per l’esame e parere della competente Sezione
qualora, nel corso dell’esame dell’istanza, la Sezione richieda al STC eventuale documentazione integrativa, la Divisione provvede a richiedere la stessa alla ditta
acquisito il voto della competente Sezione del Consiglio Superiore, si procede nel modo indicato nel documento, a seconda che il parere sia negativo o positivo
acquisita la ricevuta del bonifico del pagamento della somma di cui sopra, nonché la conferma della volontà di completare la procedura, la Divisione redige il CVT definitivo,
sottoponendolo alla firma del Presidente del Consiglio Superiore
la Divisione trasmette il CVT al Fabbricante e lo inserisce, nel più breve tempo possibile, sul sito di Sicurnet 2
Caratteristiche del CTV e successivi adempimenti per il rinnovo
Di seguito, ulteriori indicazioni circa le caratteristiche del CTV.
In particolare, viene chiarito che il CTV ha validità di 5 anni dalla data di rilascio e può essere rinnovato; la validità è subordinata al permanere delle caratteristiche del sistema, delle condizioni di produzione in fabbrica, dell’organizzazione del controllo interno.
A tal fine il fabbricante, nel corso di validità dei 5 anni previsti, con cadenza annuale (sostanzialmente entro i due mesi successivi alla scadenza di ogni anno dalla data del rilascio) è tenuto ad inviare al STC:
una dichiarazione attestante la permanenza delle condizioni iniziali di idoneità del processo produttivo e dell’organizzazione del controllo interno di produzione in fabbrica
eventuale certificato aggiornato del sistema di qualità, qualora quello precedente sia scaduto
breve Relazione riportante l’attività svolta nell’anno precedente, con l’indicazione delle principali applicazioni del sistema (principali lavori o opere nelle quali sia stato impiegato il sistema), dell’assenza di problematiche o criticità emerse nelle predette applicazioni, eventuali azioni correttive intraprese
esito delle prove di controllo annuale effettuate, secondo il tipo e la quantità di prove che sono generalmente previste nelle Linee guida di riferimento, oppure nel CVT oppure esplicitamente indicate dal Servizio Tecnico Centrale che ha rilasciato il CVT
Sistemi di rinforzo in FRP
Infine, una serie di chiarimenti di ordine tecnico per quanto attiene la presentazione dell’istanza di rilascio del CVT dei sistemi di rinforzo e la successiva istruttoria da parte della Divisione II del STC che, in linea generale, vale quanto riportato nella procedura sopra descritta.
I sistemi di rinforzo FRP, realizzati mediante l’impiego di fibre lunghe e continue di vetro, carbonio o arammide, ed immerse in una matrice polimerica termoindurente, oggetto delle specifiche Linee guida per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo di interventi di rinforzo di strutture di c.a., c.a.p. e murarie mediante FRP, sono di due tipi:
sistemi preformati, costituiti principalmente da elementi a forma di lastre sottili (lamine o nastri) preparati in stabilimento mediante pultrusione, o altri processi produttivi di comprovata validità tecnologica e successivamente incollati in cantiere alla membratura da rinforzare con collanti forniti dallo stesso Produttore; sono escluse le barre e gli elementi di altre sezioni, differenti da quella rettangolare sottile
sistemi impregnati in situ, costituiti da fogli o tessuti di fibre uni o multi-direzionali, impregnati direttamente in cantiere con resina polimerica, che può fungere anche da adesivo al substrato interessato dall’intervento di rinforzo
Pubblicate le statistiche catastali 2017 su entità e caratteristiche del patrimonio immobiliare: + 0,8% lo stock immobiliare italiano e + 0,4% la rendita catastale
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che sono disponibili le nuove statistiche catastali 2017 (vedi l’edizione precedente), ossia la pubblicazione annuale curata dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia.
Il documento fornisce una sintesi completa sull’entità e le caratteristiche dello stock dei fabbricati presenti su tutto il territorio nazionale, così come censito nella banca dati del Catasto Edilizio Urbano aggiornato al 31 dicembre 2017.
Si tratta di informazioni che riguardano un totale di quasi 75 milioni di beni fra:
altre tipologie immobiliari che non producono reddito.
immobili censiti nei gruppi a destinazione speciale, particolare e d’uso collettivo
Per le unità immobiliari urbane si forniscono:
la numerosità dello stock, la sua consistenza fisica (vani, superfici o volumi a secondo delle categorie tipologiche)
la correlata base imponibile fiscale determinata dal Catasto (rendita catastale), distinta secondo la tipologia di intestatario catastale che detiene un diritto reale sull’immobile
I dati, dettagliati per categoria catastale, ovvero per tipologia e/o destinazione d’uso dell’immobile, ed elaborati su base comunale, costituiscono le “statistiche censuarie” che rappresentano il dato amministrativo-censuario riportato nelle banche dati.
Dal documento emerge che nel 2017 lo stock immobiliare italiano è aumentato dello 0,8%, circa 548.000 unità più del 2016.
Nel dettaglio, sono riportate tabelle contenenti:
il numero di unità immobiliari per gruppi di categorie catastali e per tipologia di intestatari e variazione % annua
rendita catastale in euro per gruppi di categorie catastali e per tipologia di intestatari e variazione % annua
rendite catastali medie in euro per unità per gruppi di categorie catastali e per tipologia di intestatari
numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua
rendite catastali in euro unità residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua
rendite catastali medie in euro per unità immobiliare ad uso abitativo, per categoria catastale e per tipologia di intestatari
Gli intestatari sono per circa l’88% persone fisiche.
Inoltre, è emerso che rispetto l’anno precedente crescono del:
3,2% gli immobili censiti nel gruppo F (unità non idonee a produrre reddito)
1,6% gli immobili a destinazione speciale
0,9% quelli a destinazione particolare del gruppo
1,2% le unità immobiliari ad uso collettivo
1,1%, le unità immobiliari censite come negozi e pertinenze all’interno del gruppo C
0.3% le abitazioni
Diminuiscono, invece, dello 0,2% il numero di uffici.
Quasi 35 milioni, circa 114.000 unità in più del 2016 (+0,3%), le unità immobiliari censite come abitazioni. In particolare, rispetto all’anno precedente aumentano del:
1%, il numero dei villini
2,2%, le abitazioni e gli alloggi tipici dei luoghi
0,7%, le abitazioni classificate come civili
0,4%, le abitazioni classificate come economiche
Diminuiscono, invece:
le abitazioni signorili dell’1,6%
le abitazioni popolari dello 0,3%
le ville dello 0,7%
i castelli e i palazzi di pregio dello 0,8%
le abitazioni di tipo ultrapopolare del 2,3%
le abitazioni di tipo rurale del 2,5%
Dopo il calo dell’1,1% dello scorso anno, per il 2017 si è registrata una rendita catastale complessiva in crescita dello 0,4%.
L’aumento interessa tutti i gruppi ad eccezione di:
gruppo E, con rendita in diminuzione dell’1%
unità immobiliari adibite ad uffici (A/10), in calo dello 0,6%
Pubblicato il decreto Dignità: abolizione dello split payment per professionisti, revisione redditometro, proroga spesometro. Ecco i dettagli
E’ stato pubblicato in gazzetta ufficiale il decreto legge n.87/2018, il cosiddetto “decreto Dignità”, ricordiamo che fu approvato dal CdM 2 luglio 2018, n. 8, e che introduce misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.
Diverse sono le novità in materia fiscale, in particolare: l’abolizione dello split payment per professionisti, la revisione dello redditometro e la proroga delle scadenze dello spesometro.
Il provvedimento (art. 12) prevede l’abolizione immediata del meccanismo dello split payment ma solo per i professionisti, ossia per le prestazioni di servizi rese alle PA i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 25 del dpr 600/1973:
esclusi dallo split payment i compensi per prestazioni di servizi assoggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito, con il ripristino della versione originaria dell’art. 17-ter del dpr 633/72, antecedente alla modifica apportata dal decreto-legge 50/2017. Viene contestualmente abrogata la norma del DL 50/2017 che, modificando la norma originaria, da luglio dell’anno scorso aveva attratto nell’ambito dello split payment anche le prestazioni soggette a ritenuta Irpef.
Ricordiamo che il meccanismo dello split payment consiste nella scissione dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione; in pratica, sono le stesse amministrazioni che acquistano beni o servizi a versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto addebitata in fattura e non i fornitori. Questi ultimi ricevono quindi il pagamento della propria prestazione al netto dell’Iva.
Dal 1° luglio 2017, il dl 50/2017 (cosiddetto “manovrina”) aveva estenso tale meccanismo anche ai professionisti e ha esteso la platea delle categorie di enti pubblici verso le quali dover applicare la scissione dei pagamenti. Risultavano esclusi solo i professionisti che applicavano il regime forfetario.
Pertanto, dopo l’entrata in vigore del decreto dignità, i professionisti potranno rilasciare di nuovo fattura secondo le modalità ordinarie; mentre i soggetti sottoposti a split payment che ricevono tali fatture dai professionisti dovranno:
applicare le ritenute
liquidare l’IVA al fornitore
Il decreto ha rinviato la prossima scadenza dello spesometro, per quanto riguarda l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevutee, in particolare slitta al 28 febbraio 2019 il termine per inviare all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture del terzo trimestre.
Per coloro che optino per l’invio a cadenza semestrale, i termini sono fissati rispettivamente al 30 settembre del medesimo anno per il primo semestre e al 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo semestre.
Revisione del redditometro
In merito al redditometro, il dl prevede che il MEF possa emanare il decreto che individua gli elementi indicativi di capacità contributiva dopo aver sentito l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa ed alla propensione al risparmio dei contribuenti. Invece, il decreto ministeriale il 16 settembre 2015, attualmente vigente non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi.
Il decreto Dignità mira, inoltre, a limitare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo indeterminato.
Le misure presenti nel testo di decreto sono entrate in vigore il 13 luglio, ora dovrà essere presentato alle Camere per la conversione in legge.