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Timestamp: 2020-07-16 17:55:09+00:00
Document Index: 35538440

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 138', 'art. 1', 'art. 68', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 112', 'art. 138', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 138']

N. 262 SENTENZA 7 - 19 ottobre 2009 - 21 Ottobre 2009 - Gazzetta Ufficiale - Legislazione - VLEX 68826660
Presidenti: Francesco AMIRANTE;
Sentenza nei giudizi di legittimita' costituzionale dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato), promossi dal Tribunale di Milano con ordinanze del 26 settembre e del 4 ottobre 2008 e dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma con ordinanza del 26 settembre 2008 rispettivamente iscritte al n. 397 e al n. 398 del registro ordinanze 2008, nonche' al n. 9 del registro ordinanze 2009 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52, 1ª serie speciale, dell'anno 2008 e n. 4, 1ª serie speciale, dell'anno 2009.
Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e gli atti di costituzione dell'onorevole Silvio Berlusconi, nonche' del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano e di un sostituto della stessa Procura;
Uditi gli avvocati Alessandro Pace, per il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano e un sostituto della stessa Procura, Niccolo' Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella, per l'onorevole Silvio Berlusconi, e l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri.
Ritenuto in fatto 1. - Con ordinanza del 26 settembre 2008 (r.o. n. 397 del 2008), pronunciata nel corso di un processo penale in cui e' imputato, fra gli altri, l'on. Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio dei ministri, il Tribunale di Milano ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 136 e 138 della Costituzione, questioni di legittimita' costituzionale dei commi 1 e 7 dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato).
1.1. - Il primo dei commi censurati prevede che: 'Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualita' di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione'. Il successivo comma 7 prevede che: 'Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge'. Gli altri commi dispongono che: a) 'L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale puo' rinunciare in ogni momento alla sospensione' (comma 2); b) 'La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l'assunzione delle prove non rinviabili' (comma 3); c) si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale e la sospensione, che opera per l'intera durata della carica o della funzione, non e' reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura, ne' si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni (commi 4 e 5); d) 'Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale' e, quando la parte civile trasferisce l'azione in sede civile, 'i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla meta', e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita' (comma 6).
Osserva innanzitutto il rimettente che le questioni sono rilevanti perche' le disposizioni censurate, imponendo la sospensione del processo penale in corso a carico del Presidente del Consiglio dei ministri, trovano applicazione nel giudizio a quo.
1.1.1. - In punto di non manifesta infondatezza della questione sollevata in riferimento all'art. 138 Cost., il giudice a quo rileva che dette disposizioni trovano un precedente nell'art. 1 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonche' in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), dichiarato incostituzionale con la sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2004. Secondo quanto osservato dal rimettente, la Corte, in tale pronuncia, ha affermato che il legislatore puo' prevedere ipotesi di sospensione del processo penale 'finalizzate anche alla soddisfazione di esigenze extraprocessuali' e che la sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche mira a proteggere l'apprezzabile interesse, eterogeneo rispetto al processo, al sereno svolgimento della rilevante funzione da esse svolta; interesse che puo' essere protetto 'in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto'.
Da tale pronuncia della Corte emerge - sempre ad avviso del giudice a quo - 'che disposizioni normative riguardanti le prerogative, l'attivita' e quant'altro di organi costituzionali richiedono il procedimento di revisione costituzionale. E cio' in quanto la circostanza che l'attivita' di detti organi sia disciplinata tramite la previsione di un'ipotesi di sospensione del processo penale, non esclude che in realta' essa riguardi non gia' il regolare funzionamento del processo, bensi' le prerogative di organi costituzionali e comunque materie gia' riservate dal legislatore costituente alla Costituzione'. A tale conclusione il rimettente giunge sul rilievo che le disposizioni denunciate incidono su 'plurimi ulteriori interessi di rango costituzionale quali la ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.) e l'obbligatorieta' dell'azione penale (art. 112 Cost.), comunque vulnerata seppur non integralmente compromessa, per cui il loro bilanciamento deve necessariamente avvenire con norma costituzionale'.
Il giudice a quo sottolinea che gia' dai lavori dell'Assemblea costituente si desume che la non perseguibilita' per reati extrafunzionali nei confronti del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto essere prevista con legge costituzionale. Osserva, altresi', che il fatto che, nella specie, si trattasse 'di limitazione dell'azione penale piu' pregnante di quell'attuale non rileva sulla necessita' di disciplinare la materia mediante norma costituzionale';
e cio' in quanto 'non puo' essere messo in dubbio che si tratta in ogni caso di materia riservata, ex art. 138 Cost., al legislatore costituente, cosi' come dimostrato dalla circostanza che tutti i rapporti tra gli organi con rilevanza costituzionale ed il processo penale sono definiti con norma costituzionale'.
A tale conclusione non osta - ad avviso del rimettente - la sentenza della Corte costituzionale n. 148 del 1983, relativa alla previsione con legge ordinaria dell'insindacabilita' dei voti dati e delle opinioni espresse dai componenti del Consiglio superiore della magistratura, perche' in essa la Corte afferma che 'certo rimane il fatto che la scriminante in esame non e' stata configurata dalla Carta costituzionale, bensi' da una legge ordinaria ed appena nel gennaio 1981, a molti anni dall'entrata in funzione del Consiglio superiore della magistratura'. Secondo lo stesso rimettente, 'la Corte, cosi' dicendo, mostra di ritenere normalmente necessaria una legge costituzionale laddove si intervenga su organi costituzionali, tanto e' vero che nel superare la questione non afferma affatto il principio della sufficienza della legge ordinaria in similari situazioni, ma perviene alla conclusione di legittimita' costituzionale sulla base di un complesso ragionamento che in sostanza giustifica il ricorso alla legge ordinaria con la ritardata sistemazione e collocazione della disciplina del C.S.M.'. Solo per completezza - prosegue il giudice a quo - 'va evidenziato che, nella specie, si era comunque in presenza di una scriminante che ricalca cause di giustificazione generalissime quali l'esercizio di un diritto e/o l'adempimento di un dovere, per cui, di fatto, non veniva ad essere disciplinato l'ambito delle prerogative di un organo costituzionale'.
La necessita' di una legge costituzionale per disciplinare la materia oggetto delle norme denunciate non e' messa in dubbio sempre ad avviso del rimettente - neanche dalla considerazione che la Corte costituzionale, nella citata sentenza n. 24 del 2004, non ha rilevato il contrasto della legge n. 140 del 2003 con l'art. 138
Cost. e che, cosi' facendo, 'la Corte avrebbe implicitamente rigettato tale profilo, in quanto, siccome pregiudiziale rispetto ad ogni altra questione, avrebbe dovuto necessariamente dichiararlo, ove lo avesse ritenuto'. Il giudice a quo osserva, sul punto, che tale considerazione si fonda sul presupposto dell'esistenza di una pregiudizialita' tecnico-giuridica tra la questione sollevata in riferimento all'art. 138 Cost. e quelle sollevate in base ad altri parametri e contesta la fondatezza di detto presupposto, rilevando che una tale...
DECRETO 26 agosto 2011 - Riconoscimento, al sig. Bulian Giacomo, di titolo di studio estero abilitante all''esercizio in Italia della professione di avvocato. (11A11951)