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Timestamp: 2017-09-26 19:55:29+00:00
Document Index: 67760721

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 11', 'art. 48', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 24', 'art. 31', 'art. 22', 'art. 31', 'art. 22', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 43', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 46', 'art. 3', 'art. 24']

Decreto Legislativo 15 agosto 1991 n° 277 – Osservatorio Militare
Decreto Legislativo 15 agosto 1991, n° 277
Il presente decreto prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione durante il lavoro agli agenti chimici e fisici e, nei riguardi delle Forze armate, o di Polizia, dei Servizi di protezione civile e del Servizio sanitario nazionale per quanto concerne le sale operatorie degli ospedali, degli istituti di istruzione e di educazione, le norme ivi contenute sono applicate tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato.
D.Lgs. 15 agosto 1991, n. 277 (suppl. ord. G.U. 27 agosto 1991, n. 200). Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212.
1. Attività soggette. 1. Il presente decreto prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione durante il lavoro agli agenti chimici e fisici di cui ai capi II, III e IV.
4. Nei riguardi delle Forze armate, o di Polizia, dei Servizi di protezione civile e del Servizio sanitario nazionale per quanto concerne le sale operatorie degli ospedali, degli istituti di istruzione e di educazione, le norme del presente decreto sono applicate tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato, individuate con decreto del Ministro competente, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità1.
1 Comma così modificato dall’art. 1-bis, D.L. 23 ottobre 1996, n. 542, conv. in L. 23 dicembre 1996, n. 649.
2. Attività escluse. 1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai lavoratori della navigazione marittima ed aerea.
3. Definizioni. 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per:
4. Misure di tutela. 1. Salvo quanto previsto nei capi II, III e IV, le misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro nella materia di cui all’art. 1, comma 1, sono le seguenti:
2. Ai fini del presente decreto si intendono per rappresentanti dei lavoratori i loro rappresentanti nella unità produttiva, ovvero nell’azienda, come definiti dalla normativa vigente, ovvero dai contratti collettivi applicabili.
5. Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti. 1. I datori di lavoro, i dirigenti ed i preposti che esercitano o sovraintendono alle attività indicate all’art. 1, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze:
4. I datori di lavoro, i dirigenti ed i preposti che esercitano, dirigono e sovraintendono alle attività indicate all’articolo 1, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, ed i titolari delle imprese di cui al comma 3 cooperano all’attuazione delle misure di cui all’art. 4 e coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dei rischi cui sono esposti i lavoratori.
6. Obblighi dei lavoratori. 1. I lavoratori:
7. Obblighi del medico competente. 1. Lo stato di salute dei lavoratori esposti agli agenti di cui all’art. 1, comma 1, è accertato da un medico competente a cura e spese del datore di lavoro. Gli eventuali esami integrativi sono anch’essi a cura e spese del datore di lavoro.
6. Il medico competente visita gli ambienti di lavoro almeno due volte l’anno e partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori, i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini delle valutazioni e dei pareri di competenza.
8. Allontanamento temporaneo dall’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici. 1. Nel caso in cui il lavoratore per motivi sanitari inerenti la sua persona, connessi all’esposizione ad un agente chimico o fisico o biologico, sia allontanato temporaneamente da un’attività comportante esposizione ad un agente, in conformità al parere del medico competente è assegnato, in quanto possibile, ad un altro posto di lavoro nell’ambito della stessa azienda. Avverso il parere del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del parere medesimo, all’organo di vigilanza. Tale organo riesamina la valutazione degli esami degli accertamenti effettuati dal medico competente disponendo, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma o la modifica o la revoca delle misure adottate nei confronti dei lavoratori.
3. I contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative, sul piano nazionale, dei datori di lavoro e dei lavoratori determinano il periodo massimo dell’allontamento temporaneo agli effetti del comma 2.
9. Altre misure. 1. Fatto salvo quanto previsto dalla normativa per la protezione dell’ambiente esterno, il datore di lavoro, il dirigente ed il preposto adottano, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedimenti appropriati per evitare che le misure tecniche per la tutela della salute e della sicurezza possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno.
Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione al piombo metallico ed ai suoi composti ionici durante il lavoro1
1 Capo abrogato dall’art. 5, D.Lgs. 2 febbraio 2002, n. 25.
10. Attività soggette. […]1.
1 Articolo abrogato dall’art. 5, D.Lgs. 2 febbraio 2002, n. 25.
11. Valutazione del rischio. […]1.
12. Informazione dei lavoratori. […]1.
13. Misure tecniche, organizzative, procedurali. […]1.
14. Misure igieniche. […]1.
15. Controllo sanitario. […]1.
16. Superamento dei valori limite biologici. […]1.
17. Controllo dell’esposizione dei lavoratori. […]1.
18. Superamento dei valori limite di esposizione. […]1.
19. Misure di emergenza. […]1.
20. Operazioni lavorative particolari. […]1.
21. Registrazione dell’esposizione dei lavoratori. […]1.
Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione ad amianto durante il lavoro
22. Attività soggette. 1. Le norme del presente capo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto.
23. Definizioni. 1. Ai sensi del presente decreto il termine amianto designa i seguenti silicati fibrosi:
24. Valutazione del rischio. 1. In tutte le attività lavorative di cui all’art. 22 il datore di lavoro effettua una valutazione del rischio dovuto alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire le misure preventive e protettive da attuare. Si applica l’art. 11, comma 6.
9. I lavoratori ovvero i loro rappresentanti sono consultati prima dell’effettuazione della valutazione di cui al presente articolo e sono informati dei risultati riportati su un apposito registro da tenere a loro disposizione.
25. Notifica. 1. Fermo restando quanto previsto all’art. 48 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, ove applicabile, il datore di lavoro, che esercita attività nelle quali l’esposizione dei lavoratori alla polvere di amianto risulta uguale o superiore ai valori indicati ai commi 3 o 5 dell’art. 24, notifica all’organo di vigilanza le risultanze della valutazione di cui allo stesso articolo, unitamente alle seguenti informazioni:
26. Informazione dei lavoratori. 1. Nelle attività di cui all’art. 22 il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, prima che essi siano adibiti a dette attività, nonché ai loro rappresentanti, informazioni su:
2. Nelle attività che comportano le condizioni di esposizione indicate all’art. 24, commi 3 o 5, l’informazione è ripetuta con periodicità annuale e comprende altresì l’esistenza dei valori limite di cui all’art. 31 e la necessità del controllo dell’esposizione dei lavoratori alla polvere di amianto nell’aria.
27. Misure tecniche, organizzative, procedurali. 1. In tutte le attività di cui all’art. 22 il datore di lavoro:
c) siano messi a disposizione dei lavoratori mezzi individuali di protezione da usarsi secondo le previsioni di cui all’art. 31, comma 7.
28. Misure igieniche. 1. Nelle attività di cui all’art. 22, il datore di lavoro:
c) provvede a che i mezzi individuali di protezione di cui all’art. 27, comma 2, lettera c), siano custoditi in locali all’uopo destinati, controllati e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima di ogni nuova utilizzazione. La pulitura di detti mezzi è effettuata mediante aspirazione.
29. Controllo sanitario. 1. Fermo restando quanto previsto in tema di prevenzione sanitaria dell’asbestosi dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, integrato dal decreto ministeriale 21 gennaio 1987, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 35 dell’11 febbraio 1987, il datore di lavoro, in conformità al parere del medico competente, adotta, se necessario, misure preventive e protettive per singoli lavoratori, sulla base delle risultanze degli esami clinici effettuati. Tali misure possono comprendere l’allontanamento anche temporaneo del lavoratore interessato da qualsiasi esposizione all’amianto.
4. Il medico competente fornisce ai lavoratori ovvero ai loro rappresentanti adeguate informazioni sul significato delle visite mediche alle quali essi sono sottoposti e sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività che comporta esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto.
30. Controllo dell’esposizione dei lavoratori. 1. In tutte le attività che comportano le condizioni di esposizione indicate all’art. 24, commi 3 e 5, il datore di lavoro effettua un controllo periodico dell’esposizione dei lavoratori alla polvere di amianto nell’aria. Nelle attività nelle quali l’amianto è impiegato come materia prima tale controllo è effettuato comunque, a prescindere dal grado di esposizione.
10. I lavoratori ovvero i loro rappresentanti sono informati sui risultati delle misurazioni effettuate e sul significato di detti risultati e sono consultati prima dell’effettuazione del campionamento.
31. Superamento dei valori limite di esposizione. 1. I valori limite di esposizione alla polvere di amianto nell’aria, espressi come media ponderata in funzione del tempo su un periodo di riferimento di otto ore, sono:
a) 0,6 fibre per centimetro cubo per il crisotilo1;
2. […]2.
9. Il datore di lavoro informa al più presto i lavoratori interessati ed i loro rappresentanti dell’evento e delle cause dello stesso e li consulta sulle misure che intende adottare, anche ai sensi del comma 5; in casi di particolare urgenza, che richiedono interventi immediati, li informa al più presto delle misure già adottate.
1 Lettera così sostituita dall’art. 3, L. 27 marzo 1992, n. 257, nel testo sostituito dall’art. 16, L. 24 aprile 1998, n. 128.
2 Comma abrogato dall’art. 3, L. 27 marzo 1992, n. 257, nel testo sostituito dall’art. 16, L. 24 aprile 1998, n. 128.
32. Misure d’emergenza. 1. Se si verificano eventi che possono provocare un incremento rilevante dell’esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto, i lavoratori devono abbandonare immediatamente la zona interessata. Potranno accedervi unicamente i lavoratori addetti ai necessari interventi, con l’obbligo di usare gli idonei mezzi di protezione.
2. Il datore di lavoro comunica all’organo di vigilanza il verificarsi di tali eventi e riferisce sulle misure adottate per ridurre al minimo le conseguenze.
33. Operazioni lavorative particolari. 1. Nel caso di determinate operazioni lavorative per la cui natura particolare è prevedibile che l’esposizione dei lavoratori alla polvere di amianto superi i valori limite di cui all’art. 31 e per le quali non è possibile attuare misure tecniche di prevenzione atte a limitare l’esposizione dei lavoratori, il datore di lavoro adotta adeguate misure per la protezione dei lavoratori addetti. In particolare, oltre ad applicare le misure generali indicate nei precedenti articoli:
c) provvede all’affissione di appositi cartelli segnaletici, recanti la scritta: «ATTENZIONE ZONA AD ALTO RISCHIO – POSSIBILE PRESENZA DI POLVERE DI AMIANTO IN CONCENTRAZIONE SUPERIORE AI VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE»;
d) predispone, consultando i lavoratori ovvero i loro rappresentanti, un piano di lavoro contenente tutte le misure destinate a garantire la protezione dei lavoratori e dell’ambiente e lo trasmette preventivamente all’organo di vigilanza.
34. Lavori di demolizione e di rimozione dell’amianto. 1. Il datore di lavoro predispone un piano di lavoro prima dell’inizio dei lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto, ovvero dei materiali contenenti amianto, dagli edifici, strutture, apparecchi e impianti, nonché dai mezzi di trasporto.
8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanità e dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono fissate le norme tecniche da rispettare nell’esecuzione dei lavori di decoibentazione.
35. Registrazione dell’esposizione dei lavoratori. 1. I lavoratori incaricati di svolgere attività che comportano le condizioni di esposizione indicate all’art. 24, commi 3 o 5, sono iscritti nel registro di cui all’art. 4, comma 1, lettera q).
36. Registro dei tumori. 1. Presso l’ISPESL è istituito un registro dei casi accertati di asbestosi e di mesotelioma asbesto-correlati.
37. Attività vietate. 1. È vietato l’uso dell’amianto in applicazione a spruzzo.
2. A decorrere dal 1° gennaio 1993 sono vietate le attività che implicano l’incorporazione di materiali isolanti o insonorizzati a bassa densità (inferiore a 1 g/cm³) che contengono amianto.
38. Finalità. 1. Le norme del presente capo sono dirette alla protezione dei lavoratori contro i rischi per l’udito e, laddove sia espressamente previsto, contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro.
39. Definizioni. 1. Ai sensi delle presenti norme si intende per:
40. Valutazione del rischio. 1. Il datore di lavoro procede alla valutazione del rumore durante il lavoro, al fine di identificare i lavoratori ed i luoghi di lavoro considerati dai successivi articoli e di attuare le misure preventive e protettive, ivi previste. Si applica l’art. 11, comma 6.
41. Misure tecniche, organizzative, procedurali. 1. Il datore di lavoro riduce al minimo, in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, i rischi derivanti dall’esposizione al rumore mediante misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte.
42. Informazione e formazione. 1. Nelle attività che comportano un valore dell’esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore superiore a 80 dBA, il datore di lavoro provvede a che i lavoratori ovvero i loro rappresentanti vengano informati su:
b) l’uso corretto, ai fini della riduzione al minimo dei rischi per l’udito, degli utensili, macchine, apparecchiature che, utilizzati in modo continuativo, producono un’esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore pari o superiore a 85 dBA.
43. Uso dei mezzi individuali di protezione dell’udito. 1. Il datore di lavoro fornisce i mezzi individuali di protezione dell’udito a tutti i lavoratori la cui esposizione quotidiana personale può verosimilmente superare 85 dBA.
44. Controllo sanitario. 1. I lavoratori la cui esposizione quotidiana personale al rumore supera 85 dBA, indipendentemente dall’uso di mezzi individuali di protezione, sono sottoposti a controllo sanitario.
7. L’organo di vigilanza provvede a norma dell’art. 8, comma 1.
45. Superamento dei valori limite di esposizione. 1. Se nonostante l’applicazione delle misure di cui all’art. 41, comma 1, l’esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore risulta superiore a 90 dBA od il valore della pressione acustica istantanea non ponderata risulta superiore a 140 dB (200Pa), il datore di lavoro comunica all’organo di vigilanza, entro trenta giorni dall’accertamento del superamento, le misure tecniche ed organizzative applicate in conformità al comma 1 dell’art. 41, informando i lavoratori ovvero i loro rappresentanti.
46. Nuove apparecchiature, nuovi impianti e ristrutturazioni. 1. La progettazione, la costruzione e la realizzazione di nuovi impianti, macchine ed apparecchiature, gli ampliamenti e le modifiche sostanziali di fabbriche ed impianti esistenti avvengono in conformità all’art. 41, comma 1.
3. Il datore di lavoro privilegia, all’atto dell’acquisto di nuovi utensili, macchine, apparecchiature, quelli che producono, nelle normali condizioni di funzionamento, il più basso livello di rumore.
47. Lavorazioni che comportano variazioni considerevoli dell’esposizione quotidiana personale. 1. Laddove le caratteristiche intrinseche di un posto di lavoro comportano una variazione notevole dell’esposizione quotidiana di un lavoratore al rumore da una giornata lavorativa all’altra, il datore di lavoro può richiedere, per lavoratori che svolgono particolari compiti, deroghe all’applicazione del disposto dell’art. 43, a condizione che adeguati controlli mostrino che la media settimanale dei valori quotidiani di esposizione del lavoratore al rumore non supera il valore di 90 dBA.
3. Qualora l’organo di vigilanza non rilasci prescrizioni entro trenta giorni dalla ricezione della documentazione di cui al comma 2, il datore di lavoro può usufruire della deroga di cui al comma 1, fermo restando la sua responsabilità per quanto riguarda l’osservanza delle disposizioni di cui al presente decreto.
48. Deroghe per situazioni lavorative particolari. 1. Il datore di lavoro può richiedere deroghe:
49. Registrazione dell’esposizione dei lavoratori. 1. I lavoratori che svolgono le attività di cui all’art. 41 sono iscritti nel registro di cui all’art. 4, comma 1, lettera q).
50. Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti. 1. I datori di lavoro e i dirigenti sono puniti:
a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da euro 5.164 a euro 25.822 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, comma 1, lettera d), 9, 11, commi da 1 a 6, 13, 16, 17, commi da 1 a 7, 18, commi da 1 a 5, 19, 20, commi 1, 2 e 3, 24, commi da 1 a 8, 25, commi da 1 a 3, 27, 30, commi da 1 a 8, 31, commi da 1 a 8, 32, 33, 34, commi da 1 a 6, 37, 40, commi da 1 a 5, 41, comma 1, 43, commi 1, 2, 3 e 5, 45 e 56. Alle stesse pene soggiacciono i datori di lavoro ed i dirigenti che non osservano le prescrizioni emanate dall’organo di vigilanza ai sensi degli articoli 8, comma 1, 16, comma 8, 20, comma 2, 29, comma 3, 34, comma 5, 44, comma 7, 46 e 47, comma 3;
b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da euro 1.549 a euro 7.746 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, commi 1, lettere b) ed e), 2 e 4, 7, commi 1 e 3, 12, 14, comma 2, 15, 18, comma 6, 21, 26, 28, comma 2, 29, 31, comma 9, 35, commi 1, 2 e 3, 40, comma 6, 41, commi 2 e 3, 42, 43, comma 6, 44 e 49;
c) con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da euro 516 a euro 3.098 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, comma 1, lettere c), f) e g), 11, comma 7, 14, comma 1, 17, comma 8, 20, comma 4, 24, comma 9, 25, comma 4, 28, comma 1, 30, comma 9, 34, comma 7 e 40, comma 71.
1 Articolo così modificato dall’art. 27, D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758.
51. Contravvenzioni commesse dai preposti. 1. I preposti sono puniti:
a) con l’arresto da uno a tre mesi o con l’ammenda da euro 1.032 a euro 5.164 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, commi 1, lettere b) e d), 2 e 4, 9, 11, commi da 1 a 6, 13, 14, comma 2, 15, 16, 17, commi da 1 a 7, 18, commi da 1 a 5, 19, 20, commi 1, 2 e 3, 24, commi da 1 a 8, 25, commi da 1 a 3, 27, 28, comma 2, 29, 30, commi da 1 a 8, 31, commi da 1 a 8, 32, 33, 34, commi da 1 a 6, 37, 40, commi da 1 a 5, 41, comma 1, 43, commi 1, 2, 3 e 5, 44 e 45;
b) con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da euro 258 a euro 1.549 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, comma 1, lettere c), e), f) e g), 11, comma 7, 12, 14, comma 1, 17, comma 8, 18, comma 6, 20, comma 4, 21, 24, comma 9, 25, comma 4, 26, 28, comma 1, 30, comma 9, 31, comma 9, 34, comma 7, 35, commi 1, 2 e 3, 40, commi 6 e 7, 41, commi 2 e 3, 42, 43, comma 6 e 491.
52. Contravvenzioni commesse dai lavoratori. 1. I lavoratori sono puniti:
a) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 206 a euro 1.032 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 6, comma 1, lettera d), 19, 32, comma 1 e 43, comma 4;
b) con l’arresto fino a quindici giorni o con l’ammenda da euro 103 a euro 413 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 6, comma 1, lettere a), b), c) ed e), 14, comma 2, lettera b), 28, comma 1, lettera b), e comma 2, lettere b) e c)1.
53. Contravvenzioni commesse dal medico competente. 1. Il medico competente è punito:
a) con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da euro 516 a euro 3.098 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 7, commi 1, 3 e 6, 15, 16, 20, 44 e 48, comma 3;
b) con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 258 a euro 1.549 per l’inosservanza delle norme di cui agli articoli 7, comma 5, 12, 21, comma 1, lettera f), 29, comma 4 e 49, comma 3, lettera f)1.
54. Contravvenzioni commesse dai produttori e dai commercianti. 1. Chiunque produce, pone in commercio, noleggia, cede in locazione o comunque installa impianti, macchine ed apparecchiature senza osservare le disposizioni di cui all’art. 46 è punito con l’arresto da uno a tre mesi o con l’ammenda da euro 5.164 a euro 20.6581.
55. Esercizio dell’attività di medico competente. 1. I laureati in medicina e chirurgia che, pur non possedendo i requisiti di cui all’art. 3, comma 1, lettera c), alla data di entrata in vigore del presente decreto abbiano svolto l’attività di medico del lavoro per almeno quattro anni, sono autorizzati ad esercitare la funzione di medico competente.
3. La domanda è presentata entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. L’assessorato alla sanità provvede entro novanta giorni dalla data di ricezione della domanda stessa.
56. Disposizioni transitorie. 1. Sino al decorso del termine di cui agli articoli 11, comma 6, 24, comma 1, e 40, comma 1, i datori di lavoro e i dirigenti sono tenuti ad adottare le misure necessarie ad evitare un incremento anche temporaneo dell’esposizione dei lavoratori al piombo, alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto, ed al rumore.
57. Termine per l’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. 1. In prima applicazione i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui agli articoli 4, comma 1, lettera d), 30, comma 4, 34, comma 8, e 36, comma 3, sono adottati entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
58. Altri agenti nocivi. 1. L’esposizione dei lavoratori alle radiazioni ionizzanti resta disciplinata dalle norme speciali vigenti.
4. L’adozione delle disposizioni di cui al comma 3 avviene previa consultazione delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello nazionale.
59. Abrogazioni. 1. Sono abrogate tutte le norme incompatibili con quelle contenute nel presente decreto. In particolare:
a) limitatamente all’esposizione al piombo, non si applicano gli articoli 4, 5, 18, terzo comma, 19 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303. È soppressa, inoltre, la voce «piombo» nella tabella allegata al suddetto decreto;
b) limitatamente all’esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto, non si applicano gli articoli 4, 5, 18, terzo comma, 19 e 21, del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303. Esse abrogano, inoltre, il decreto del 16 ottobre 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 278 del 29 novembre 1986: «Integrazione delle norme del decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 1959, n. 128, in materia di controllo dell’aria ambiente nelle attività estrattive dell’amianto»;
c) limitatamente all’esposizione al rumore, non si applicano gli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303; limitatamente al danno uditivo non si applica l’art. 24 dello stesso decreto; la voce rumori nella tabella allegata al suddetto decreto è soppressa.
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