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Timestamp: 2020-08-06 08:03:21+00:00
Document Index: 82838230

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 30520 del 23/11/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30520 del 23/11/2018
Cassazione civile sez. VI, 23/11/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 23/11/2018), n.30520
sul ricorso 15172-2017 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Diretore pro tempore,
elettivanenre domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
avvocati DANIELE DE LEO, BARBARA ESPOSITO;
avverso la sentenza n. 3253/22/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con ricorso in Cassazione affidato a due motivi, nei cui confronti il contribuente ha resistito con memoria di costituzione, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Puglia, sezione di Lecce, relativa a un avviso di accertamento L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa in un delle cosiddette “microzone 1 e 2 del Comune di Lecce”. Per gli immobili ubicati nelle indicate microzone, essendo sensibilmente mutato il rapporto tra il valore medio di mercato (ai sensi del D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138), e il corrispondente valore medio catastale, era stata effettuata una revisione parziale del classamento ai fini dell’applicazione dell’ICI. In particolare la CTR ha ritenuto che l’attività di classamento, “quand’anche fondata sull’accertato presupposto dello scostamento significativo tra i valori di mercato effettivi e quelli catastalmente assegnati, rimane pur sempre una procedura individuale/soggettiva che va effettuata in considerazione combinata dei fattori posizionali ed edilizio pertinenti a ciascuna unità immobiliare”, per cui l’accertata evoluzione del contesto urbano e socio economico della microzona “non è sufficiente e non può costituire motivazione idonea”, mancando l’analitica esplicitazione degli elementi concreti su cui detto giudizio si fonda”.
Infatti, come hanno chiarito le sezioni unite (Cass., sez. un., 18/04/2016, n. 7665, p. 11), quando si procede all’attribuzione di ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento e dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si e provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (…), trattandosi di uno dei possibili presupposti del riclassamento (…). In particolare, quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non e la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la Det. Dirett. 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Nello specifico, l’intervento e possibile nelle microzone “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato (…) e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali” (comma 335).
Per il D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 2, comma 1, la microzona e una porzione del territorio comunale, spesso coincidente con l’intero Comune, che presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socioeconomici, nonchè nella dotazione dei servizi e infrastrutture urbane; in ciascuna microzona le unità immobiliari sono uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti. Questo insieme di disposizioni ribadisce e presuppone che il singolo classamento debba avvenire mediante l’utilizzo e la modifica del reticolo di microzone, avente portata generale in ambito comunale. Si tratta di atti amministrativi, non dissimili da altri di valenza urbanistica e di natura pianificatoria o programmatoria per la P.A., essendo volti a risolvere specifici problemi tecnico-estimativi posti in astratto dall’ordinamento fiscale e destinati ad operare nei confronti di una generalita indeteiiiiinata di destinatari, individuabili solo ex post.
Sul punto la Corte delle Leggi, nel convalidare la legittimita del peculiare strumento introdotto con la L. finanziaria 2005, (C. cost., 1 dicembre 2017, n. 249), afferma che la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 non presenta profili d’irragionevolezza. La decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, tanto che il fattore posizionale già costituisce una delle voci prese in considerazione dal sistema catastale in generale. Può quindi ritenersi non irragionevole che l’accertamento di una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona abbia una ricaduta sulla rendita catastale. Il conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, e volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo (p.7.2). Peraltro la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, cosi incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento 37.3).
Il tenore dell’atto impugnato, per come sommariamente riassunto nella sentenza d’appello e negli scritti difensivi (ovvero risultante nell’incarto processuale acquisito con ordinanza interlocutoria), non risponde affatto proprio a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati, laddove nella specie mancano, finanche graficamente, proprio quei dati primigeni ed essenziali del peculiare procedimento valutativo delineato dal comma 335 e dalle fonti normative integrative, apprestandosi da parte del fisco un compendio motivazionale affidato a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi. Il che da luogo a una motivazione sostanzialmente figurativa e praticamente apparente, che, nel caso specifico, non può nemmeno essere etero-integrata con riferimento ad elementi resi comunque disponibili ovvero conoscibili (L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3), attesa la laconicità della presupposta Det. Dirett. 28 novembre 2010 (G.U., n. 286 del 7 dicembre 2010; v. L. finanziaria 2008, art. 1, comma 361). Il vizio motivazionale dell’atto impugnato e, dunque, genetico e di per se stesso di gravita. tale da invalidarlo nella sua interezza.
Peraltro, pur sotto altra prospettiva ermeneutica, non sono mancati recenti caveat sulla necessita di riscontri estimativi individualizzanti quando si procede all’attribuzione d’ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare- riscontri, questi ultimi, ovviamente e pacificamente mancanti nell’atto impugnato, essendo esso addirittura carente dei requisiti primari (v. Cass., sez. 6-5, 03/07/2018, n. 17413; conf. Cass., sez. trib., 29/09/2017, n. 22900).
Per la novità della questione si stima equo compensare le spese di lite. Poichè l’ufficio ricorrente è un’amministrazione dello Stato, non paga il doppio del contributo unificato (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714; Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).