Source: https://temi.camera.it/leg17/temi/attuazione_riforma_pa.html
Timestamp: 2019-06-17 17:10:05+00:00
Document Index: 64077491

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 19', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 2']

La legge di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (L. 124/2015) ha previsto deleghe legislative volte a riorganizzare ampi settori dell'amministrazione statale e profili della disciplina del lavoro pubblico e del procedimento amministrativo con l'obiettivo di proseguire e migliorare l'opera di digitalizzazione della p.a., di riordinare gli strumenti di semplificazione dei procedimenti nonché di elaborare testi unici delle disposizioni in materie oggetto di stratificazioni normative. In attuazione della legge sono stati approvati numerosi provvedimenti. Alcune disposizioni della legge di delega sono state oggetto della pronuncia di l'illegittimità costituzionale nella parte in cui, pur incidendo su materie di competenza sia statale sia regionale, hanno previso che i decreti attuativi siano adottati sulla base di una forma di raccordo con le Regioni, che non è quella dell'intesa ma del semplice parere. A seguito di tale sentenza sono stati adottati alcuni misure legislative integrative e correttive dei decreti delegati che erano stati già emanati.
La legge di delega
Le deleghe legislative contenute nella legge n. 124/2015 hanno riguardato ampi settori dell'ordinamento, tra cui il codice dell'amministrazione digitale; l'istituto della conferenza di servizi; la segnalazione certificata di inizio attività, c.d. SCIA; la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, con l'introduzione del diritto di accesso generalizzato sul modello del freedom of information act; il diritto di accesso dei parlamentari ai dati delle pubbliche amministrazioni; i piani e responsabili anticorruzione; la white list antimafia; le intercettazioni; il ruolo e le funzioni della Presidenza del Consiglio, l'organizzazione dei ministeri, agenzie governative, enti pubblici non economici, uffici di diretta collaborazione dei ministri; riorganizzazione delle funzioni e del personale delle Forze di polizia, del Corpo forestale dello Stato, dei corpi di polizia provinciale, dei Vigili del fuoco, del Corpo delle capitanerie di porto e della Marina militare; il numero unico europeo 112; il pubblico registro automobilistico; la riforma delle prefetture-UTG; l'ordinamento sportivo; le autorità portuali; le camere di commercio; la dirigenza pubblica e i segretari comunali e provinciali; gli enti pubblici di ricerca; il lavoro pubblico; le società partecipate da pubbliche amministrazioni; i servizi pubblici locali; il processo davanti alla Corte dei conti. Gran parte delle deleghe hanno trovato attuazione nell'arco del 2016, mentre per alcune il termine è scaduto prima dell'adozione dei relativi decreti legislativi.
Il processo attuativo ha visto l'adozione di numerosi decreti legislativi vertenti su ampi e diversi settori dell'ordinamento, di cui la tabella allegata reca un elenco complessivo.
Abrogazione delle disposizioni di rinvio a provvedimenti non attuati
Il decreto legislativo 22 gennaio 2016, n. 10 costituisce il primo provvedimento di attuazione della legge 124/2015. Esso attua l'articolo 21 della legge che delega il Governo ad adottare, entro 90 giorni dalla entrata in vigore (quindi entro il 26 novembre 2015) uno o più decreti legislativi per l'abrogazione o la modifica di disposizioni di legge che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi.
Finalità alla base del provvedimento è quella di eliminare dall'ordinamento - per esigenze di chiarezza e semplificazione normativa - tutte quelle disposizioni che non hanno trovato poi sviluppo normativo nella fase attuativa.
Il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 recante disposizioni per la revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione e di pubblicità e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, è stato emanato in attuazione della delega contenuta nell'articolo 7, comma 1, della legge 124/2015 di riforma della pubblica amministrazione.
Nell'adottare in via definitiva il provvedimento, il Governo ha tenuto conto dei pareri resi dalle competenti Commissioni di Camera e Senato sulo schema di decreto (Atto del Governo n. 267 ). Si veda in proposito il dossier sull'esito dei pareri al Governo .
Il decreto interviene su due provvedimenti: il decreto legislativo 33/2013 , recante il riordino della disciplina in materia di trasparenza; e la c.d. legge Severino (legge 190/2012 , si tratta della legge che ha conferito diverse deleghe al Governo, tra cui quella attuata con il D.Lgs. 33/2013). Vengono modificate, in particolare, le disposizioni relative al Piano nazionale anticorruzione, e ai piani per la prevenzione della corruzione predisposti dalle singole amministrazioni .
Tra le principali innovazioni introdotte, vi è l'introduzione del nuovo diritto di accesso (accesso civico) ai documenti delle pubbliche amministrazioni - sul modello del Freedom of Information Act - FOIA statunitense - basato sulla possibilità di chiunque di accedere alle informazioni detenute dalle autorità pubbliche, ad esclusione di un elenco tassativo di atti sottoposti a regime di riservatezza. Rimane fermo il diritto di accesso, introdotto dal D.Lgs. 33/2013, alle informazioni per le quali esiste l'obbligo di pubblicazione da parte delle pubbliche amministrazioni.
In attuazione di tali disposizioni, l'Autorità anticorruzione ha emanato, il 28 dicembre 2016, le L inee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all'accesso civico e le Prime linee guida recanti indicazioni sull'attuazione degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni .
In particolare, intervenendo su quanto previsto in materia dal D.Lgs. 165/2001 , il richiamato D.Lgs. 116/2016 amplia la portata della fattispecie disciplinare relativa alla falsa attestazione della presenza in servizio, (art. 55-quater, c. 1, lett. a), del D.Lgs. 165/2001 ), al fine di far valere anche la responsabilità di coloro che abbiano agevolato, con la propria condotta attiva od omissiva, la condotta fraudolenta e specifica che costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione circa il rispetto dell'orario di lavoro;
Inoltre, in caso di falsa attestazione della presenza in servizio, il D.Lgs. 116/2016 :
Successivamente, anche il D.Lgs. 75/2017 (adottato in attuazione degli articoli 16, commi 1, lettera a), 2, lettere b), c), d) ed e), e 4, e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l), m), n), o), q), s) e z), della richiamata legge 124/2015 in materia di riforma della Pubblica amministrazione) è intervenuto in materia di licenziamenti disciplinari nella P.A., modificando ulteriormente il predetto art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001 .
Società partecipate delle pubbliche amministrazioni
La legge di riforma della pubblica amministrazione (articoli 16 e 18 della legge 7 agosto 2015 n, 124 ) ha previsto una delega per il riordino della disciplina in materia di partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche. In attuazione della delega è stato emanato il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 recante il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.
Il testo unico risulta composto:
da disposizioni introduttive recanti indicazione dell'oggetto e dell'ambito di applicazione del testo unico (art. 1), formulazione delle definizioni (art. 2), individuazione dei tipi di società in cui è ammessa la partecipazione pubblica (art. 3); l'individuazione delle tipologie di società è completata dagli artt. 16, 17 e 18, dedicati, rispettivamente, alle società in house, alle società miste pubblico-private, al procedimento di quotazione di società a controllo pubblico in mercati regolamentati;
disposizioni volte a definire condizioni e limiti delle partecipazioni pubbliche, nonché a ridefinire le regole per la costituzione di società o per l'assunzione o il mantenimento di partecipazioni societarie da parte di amministrazioni pubbliche, e di alienazione di partecipazioni pubbliche (artt. da 4 a 10);
disposizioni in materia di organi di amministrazione e di controllo delle società a controllo pubblico, con riferimento ai seguenti profili: alla governance societaria, ai requisiti dei componenti degli organi di amministrazione e ai compensi dei membri degli organi sociali (art. 11); regime di responsabilità dei rappresentanti degli enti pubblici partecipanti (art. 12); regime di controllo, con riguardo all'attivazione del controllo giudiziario (art. 13), alla prevenzione della crisi di impresa (art. 14) al controllo e monitoraggio da parte del Ministero dell'economia e delle finanze;
disposizioni volte a incentivare l'economicità e l'efficienza mediante l'introduzione di procedure di razionalizzazione periodica e di revisione straordinaria (artt. 20 e 25), di gestione del personale (art. 19), di specifiche norme finanziarie per le partecipate degli enti locali (art. 21), di promozione della trasparenza.
Sulle disposizioni di delega è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2016, che ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui prevede che il Governo adotta i relativi decreti legislativi attuativi previo parere, anzichè previa intesa, in sede di Conferenza unificata. La Corte è giunta a tale conclusione nel presupposto che l'intervento operato dal legislatore statale con l'articolo 18 della legge delega, finalizzato a dettare una disciplina organica delle partecipazioni azionarie delle amministrazioni pubbliche, coinvolge, inevitabilmente, profili pubblicistici, che attengono alle modalità organizzative di espletamento delle funzioni amministrative e dei servizi riconducibili alla competenza residuale regionale, anche con riguardo alle partecipazioni degli enti locali che non abbiano come oggetto l'espletamento di funzioni fondamentali. Tale intervento coinvolge anche profili privatistici, inerenti alla forma delle società partecipate, che trova nel codice civile la sua radice, e aspetti connessi alla tutela della concorrenza, riconducibili alla competenza esclusiva del legislatore statale.
Da qui la "concorrenza" di competenze statali e regionali, disciplinata mediante l'applicazione del principio di leale collaborazione. Ai principi e criteri direttivi il Governo deve dare attuazione solo dopo aver svolto idonee trattative con Regioni e enti locali nella sede della Conferenza unificata.
La Corte ha precisato di aver circoscritto il proprio scrutinio solo alle disposizioni di delega specificamente impugnate, lasciando fuori le norme attuative. Le eventuali impugnazioni delle norme attuative dovranno tener conto delle concrete lesioni delle competenze regionali, alla luce delle soluzioni correttive che il Governo, nell'esercizio della sua discrezionalità, riterrà di apprestare in ossequio al principio di leale collaborazione.
In seguito alla pronuncia della Corte, il 20 marzo 2017 il Governo ha adottato il decreto legislativo n. 100 del 2017 , correttivo del Testo unico.
Sullo schema di decreto legislativo ( A.G. 404 ), al fine di sanare il vizio procedurale rilevato dalla pronuncia, il Governo aveva previamente richiesto l'intesa in sede di conferenza unificata, intervenuta il 16 marzo 2017. Le competenti Commissioni di Camera e Senato si sono poi espresse favorevolmente sullo schema il successivo 2 maggio - con alcune condizioni ed osservazioni.
Oltre al posticipo di termini per la effettuazione di talune operazioni di ricognizione delle partecipazioni societarie e del personale ed alla introduzione dell'intesa in Conferenza unificata per l'adozione di alcuni decreti ministeriali previsti dal T.U. medesimo, tra le principali modifiche introdotte al Testo unico ad opera del decreto correttivo possono in rapida sintesi segnalarsi le seguenti: - l'attività di autoproduzione di beni e servizi può essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni; - sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili ed, inoltre, è consentito alle università di costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche; che, nel caso di partecipazioni regionali o delle province autonome, l'esclusione di singole società dall'applicazione della disciplina può essere disposta dal Presidente della regione o della provincia autonoma; - per le amministrazioni titolari di partecipazioni di controllo in società viene prevista, a determinate condizioni, la facoltà di riassorbimento del personale già dipendente dalle amministrazioni stesse con rapporto di lavoro a tempo indeterminato; - la possibilità per le amministrazioni pubbliche di acquisire o mantenere partecipazioni in società che producono servizi di interesse economico generale fuori dall'ambito territoriale della collettività di riferimento, purché tali società abbiano in corso o ottengano l'affidamento del servizio tramite procedure a evidenza pubblica; - resta fermo in ogni caso l'applicazione di quanto previsto per le società in house, ivi compreso il vincolo per tali società che oltre l'80% del fatturato derivi dai compiti a esse affidati dall'ente pubblico o dagli enti pubblici soci; - che ai fini dell'applicazione del criterio del fatturato medio non superiore al milione di euro, il primo triennio rilevante sia il triennio 2017-2019 e, nelle more della prima applicazione di tale criterio, si considerino rilevanti le partecipazioni in società che nel triennio antecedente all'adozione di tali misure abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a cinquecentomila euro.
Il D.Lgs. 4 agosto 2016, n. 169 , dispone la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali, in attuazione dell'articolo 8 della legge 124/2015 - recante una ampia delega per la riorganizzazione complessiva dell'amministrazione dello Stato - ed in particolare della lettera f), che ha per oggetto la disciplina del CONI e delle autorità portuali.
Il provvedimento istituisce 15 Autorità di Sistema Portuale (AdSP) che subentreranno alle Autorità portuali cessate, nella proprietà e nel possesso dei beni ed in tutti i rapporti in corso, ivi compresi quelli lavorativi.
Il decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171 , introduce nuove disposizioni in materia di dirigenza sanitaria in attuazione dell'articolo 11, comma 1, lettera p) della legge 124/2015.
Le norme modificano il sistema vigente di conferimento degli incarichi di direttore generale, di direttore sanitario e di direttore amministrativo e, ove previsto dalla legislazione regionale, di direttore dei servizi socio-sanitari delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, con l'obiettivo di disciplinare le procedure di nomina, valutazione e decadenza in base a principi di trasparenza e di merito.
Il provvedimento attua una parte dell'articolo 11 della delega che prevede una complessiva riforma di tutta la dirigenza pubblica.
In seguito alla pronuncia della Corte costituzionale n. 251 del 2016, che ha dichiarato illegittima la procedura relativa alla delega in oggetto, il Governo ha adottato un decreto correttivo (decreto legislativo 26 luglio 2017, n. 126 ), sul quale è stata sancita l'intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome. Le novelle del decreto riguardano, più specificamente, gli incarichi di direttore generale (negli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale), mentre non sono modificate le norme di cui al medesimo D.Lgs. n. 171 sul conferimento degli incarichi di direttore amministrativo, di direttore sanitario e (qualora tale figura sia prevista dalla legislazione regionale) di direttore dei servizi socio-sanitari.
La legge di riforma della pubblica amministrazione (L. 124/2015) ha previsto, nell'ambito di una delega generale per la riorganizzazione dell'amministrazione centrale e periferica dello Stato (art. 8, comma 1, lett. a)), diversi principi e criteri direttivi volti all'adozione di provvedimenti per un complessivo riordino della strutture della Forze di polizia che prevedano tra l'altro:
la razionalizazione e il potenziamento dell'efficacia delle funzioni di polizia, anche con l'obiettivo di realizzare una migliore cooperazione sul territorio;
l'istituzione del numero unico europeo 112;
la riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato, con eventuale assorbimento dello stesso in altre Forze di polizia;
la revisione della disciplina in materia di reclutamento, stato giuridico e progresione di carriera del personale delle Forze di Polizia.
In attuazione della legge di riforma della pubblica amministrazione è stato adottato dapprima il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177 (poi integrato dal D.Lgs. 228/2017 ), volto a dare attuazione alla delega nella parte in cui detta principi e criteri direttivi relativi al complessivo riordino delle Forze di polizia, alla razionalizzazione, al potenziamento dell'efficacia delle richiamate funzioni e al transito del personale del Corpo forestale dello Stato in altre Forze di polizia che assorbe il medesimo Corpo.
Nello specifico con le disposizioni previste nei primi due capi del decreto legislativo (articoli da 1 a 6) si definiscono i comparti di specialità assegnati alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri e al Corpo della Guardia di finanza, tenendo conto delle competenze nel tempo sviluppate.
Si pongono le basi per la razionalizzazione dei presidi di polizia, privilegiando l'impiego della Polizia di Stato nei comuni capoluogo e dell'Arma nel restante territorio. Si afferma la competenza della Guardia di Finanza per l'assolvimento dei compiti di sicurezza a mare con contestuale trasferimento al Corpo dei mezzi navali della Polizia di Stato e dell'Arma. Si dettano le disposizioni per la gestione associata dei servizi strumentali delle Forze di polizia e per la realizzazione sul territorio nazionale del servizio numero unico di emergenza europea 112.
Con un secondo più consistente gruppo di disposizioni contenute nei successivi capi II, III, IV e V (articoli da 7 a 20) si disciplina l'assorbimento del personale del Corpo forestale dello Stato e delle relative funzioni nell'Arma Carabinieri, con la sola eccezione di un contingente limitato da assegnare alla Polizia di Stato, alla Guardia di finanza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alle amministrazioni pubbliche, compreso il Ministero delle politiche agricole e forestali. Al riguardo, si ricorda, infatti, che la legge di delegazione ha stabilito che il transito del personale "nelle altre Forze di polizia" ovvero "in altre amministrazioni pubbliche" possa avvenire solo "in un contingente limitato", coerentemente con il principio che l'assorbimento del Corpo non deve compromettere l'unitarietà e la continuità delle funzioni dallo stesso si qui assolte. Il riordino non interessa i sei corpi forestali delle regioni e delle province autonome che, previsti dai relativi statuti approvati con norme di rango costituzionale, già attualmente non fanno parte del Corpo forestale dello Stato.
Il decreto legislativo 95/2017 è articolato in cinque capi i primi quattro relativi alla revisione dei ruoli del personale delle quattro Forze di polizia:
Capo I: Polizia di Stato;
Capo II: Arma dei carabinieri;
Capo III: Corpo della Guardia di finanza;
Capo IV: Corpo di polizia penitenziaria.
Il Capo V reca alcune disposizioni finali, comuni ai quattro corpi.
Complessivamente la riforma ha le seguenti finalità:
Per quanto riguarda, in particolare, le dotazioni organiche, esse sono rideterminate come segue:
Sono stati altresì destinati (articolo 7, comma 1, DL 148/2017) i risparmi conseguenti al transito del personale del Corpo forestale ad altre amministrazioni, all'attuazione della revisione dei ruoli delle Forze di polizia. Altre risorse - corrispondenti alle facoltà assunzionali del Corpo forestale non impiegate - sono state destinate alla medesima finalità, nonché all'incremento delle facoltà assunzionali per l'Arma dei carabinieri, la Polizia di Stato, la Polizia penitenziaria e il Corpo della Guardia di finanza e all'assunzione straordinaria per la Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e la Polizia penitenziaria.
Riforma del processo contabile
Il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174 reca il codice della giustizia contabile predisposto in attuazione dell'articolo 20 della legge n. 124 del 2015 di riforma della pubblica amministrazione. Il codice provvede al riordino e alla ridefinizione della disciplina processuale concernente tutte le tipologie di giudizi che si svolgono innanzi la Corte dei conti, compresi i giudizi pensionistici, i giudizi di conto e i giudizi a istanza di parte, organizzando in un testo unitario un insieme di norme stratificatosi nel tempo e coordinandole con i principi generali stabiliti dalla disciplina del codice processuale civile.
In particolare il codice provvede a: adeguare la normativa vigente alla giurisprudenza costituzionale e delle giurisdizioni superiori; prevedere l'interruzione del termine di prescrizione di 5 anni delle azioni esperibili dal pubblico ministero; elevare il limite massimo dell'addebito (da 5.000 a 10.000 euro) per il rito monitorio, previsto per i fatti dannosi di lieve entità; introdurre un rito abbreviato per la responsabilità amministrativa che consente la definizione del giudizio di primo grado per somma non superiore al 50 per cento del danno economico imputato; riordinare la fase dell'istruttoria; unificare le disposizioni vigenti in materia di obbligo di denuncia del danno erariale; integrare le disposizioni vigenti con le norme del codice di procedura civile su specifici aspetti dettagliatamente indicati; ridefinire la disciplina delle impugnazioni, nonchè le disposizioni concernenti l'esecuzione delle decisioni definitive di condanna al risarcimento del danno, attribuendo al pubblico ministero la titolarità di agire e resistere in giudizio innanzi al giudice civile dell'esecuzione.
L'autonomia del CIP
La L. 124/2015 ha conferito una delega al Governo concernente, fra l'altro, il riconoscimento delle peculiarità dello sport per persone affette da disabilità e lo "scorporo" del CIP dal CONI, con conseguente trasformazione dello stesso in ente autonomo di diritto pubblico. La delega ha previsto, inoltre, che il CIP doveva utilizzare per le sue attività parte delle risorse finanziarie del CONI e avvalersi per le attività strumentali di CONI Servizi spa, secondo modalità stabilite in apposito contratto di servizio, e che il personale in servizio presso il CIP transitava in CONI Servizi spa.
In attuazione, il 19 ottobre 2016 è stato presentato alle Camere lo schema di d.lgs. n. 349 , recante una disciplina simmetrica, per la maggior parte delle previsioni, a quella prevista per il CONI dal d.lgs 249/1999 .
La VII Commissione della Camera ha espresso parere favorevole con una osservazione il 6 dicembre 2016.
Lo schema è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017.
E' stato quindi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 27 febbraio 2017, n. 43 .
In particolare, il d.lgs. 43/2017 dispone che il CIP è posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il controllo della Corte dei conti ed è dotato di autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa, contabile e di bilancio. Lo statuto, adottato a maggioranza assoluta dei componenti del consiglio nazionale, su proposta della giunta nazionale, deve essere approvato con DPCM, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Esso disciplina l'organizzazione periferica del CIP.
Il Comitato – che si conforma ai principi dell'ordinamento sportivo paralimpico internazionale, in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi emanati dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) – è la Confederazione delle Federazioni Sportive Paralimpiche (FSP) e delle Discipline Sportive Paralimpiche (DSP) da esso riconosciute. Al CIP partecipano, altresì, le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive Associate riconosciute dal CONI, le cui attività paralimpiche sono state già riconosciute dal CIP (FSNP e DSAP) alla data di entrata in vigore della L. 124/2015.
l'organizzazione ed il potenziamento dello sport paralimpico nazionale, e, in particolare, la preparazione degli atleti paralimpici, e l'approntamento dei mezzi idonei per le Paralimpiadi e per tutte le altre manifestazioni sportive nazionali o internazionali paralimpiche;
l'adozione – anche d'intesa con la Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive del Comitato tecnico sanitario , istituito ai sensi dell'art. 2 del DPR 44/2013 – di misure di prevenzione e repressione dell'uso di sostanze che alterano le naturali prestazioni fisiche degli atleti paralimpici;
la promozione della massima diffusione della pratica sportiva per i disabili, nel rispetto delle competenze delle regioni e delle province autonome;
Sono organi del CIP il consiglio nazionale, la giunta nazionale, il presidente, il segretario generale, il collegio dei revisori dei conti. Gli organi durano in carica 4 anni. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza dell'organo di appartenenza.
Il presidente e i componenti della giunta nazionale – ad eccezione dei membri italiani del Comitato paralimpico internazionale – non possono restare in carica per più di due mandati. Un terzo mandato è consentito solo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni e un giorno per causa diversa dalle dimissioni volontarie. Il computo dei mandati si effettua a decorrere dal mandato successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Si tratta di una disciplina che è oggetto di modifica da parte dell'A.S. 361-B (v. l'apposito tema).
I mezzi finanziari per l'espletamento delle attività del CIP sono stabiliti, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, con DPCM, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che determina la parte delle risorse finanziarie, attualmente in disponibilità o attribuite al CONI, da destinare al CIP.
Le modifiche al D.Lgs. 150 del 2009 in materia di valutazione dei dipendenti
Il legislatore ha inserito la valutazione dei dipendenti pubblici tra le materie di riforma della pubblica amministrazione previste dalla L. 124/2015 , delegando il Governo a riordinare le norme in materia nel rispetto di una serie di principi e criteri direttivi.
In attuazione della delega il Governo ha adottato il decreto legislativo n. 74 del 2017 , diretto a riordinare le norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, dopo aver acquisito il parere delle competenti commissioni parlamentari (A.G. 391 ). Il decreto ha introdotto modifiche specifiche alle disposizioni contenute nei Titoli II e III del decreto legislativo n.150 del 2009 , che disciplinano le attività di misurazione e valutazione della performance, nonché gli strumenti di valorizzazione del merito.
introduce un nuovo sistema di distribuzione delle risorse destinate a remunerare la performance. In particolare, si prevede che spetti al contratto collettivo nazionale, nell'ambito delle risorse destinate al trattamento economico accessorio collegato alla performance ai sensi dell'articolo 40, co. 3-bis, del decreto legislativo n. 165/2001 , stabilire la quota delle risorse destinate a remunerare la performance (organizzativa e individuale) e fissare i criteri idonei a garantire che alla significativa diversificazione dei giudizi corrisponda una effettiva diversificazione dei trattamenti economici correlati. Per i dirigenti il criterio di attribuzione dei premi è applicato con riferimento alla retribuzione di risultato.
Le modifiche al TU del pubblico impiego
Il decreto legislativo n.75 del 2017 ha modificato in più parti il Testo unico del pubblico impiego (decreto legislativo n.165/2001 ), con l'obiettivo di ridefinire alcune importanti regole del lavoro pubblico.
Viene introdotto il Piano triennale dei fabbisogni, allo scopo di ottimizzare l'impiego delle risorse pubbliche disponibili e perseguire obiettivi di performance organizzativa, efficienza, economicità e qualità dei servizi ai cittadini. Nell'ambito del Piano le amministrazioni curano l'ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di reclutamento del personale. Il Piano deve essere accompagnato dall'indicazione delle risorse finanziarie destinate alla sua attuazione.
Per quanto riguarda il reclutamento, viene innanzitutto stabilito un limite alla percentuale di idonei delle graduatorie dei concorsi pubblici (massimo il 20% dei posti messi a concorso) e si valorizzano il titolo di dottore di ricerca e la conoscenza della lingua inglese nei concorsi pubblici.
Specifiche disposizioni sono volte al superamento del precariato. In particolare, si prevede che le P.A. possono indire nuove procedure concorsuali, nella misura del 50% dei posti disponibili, per i lavoratori con contratti di lavoro flessibile (che abbiano avuto accesso alla P.A. a seguito di procedura concorsuale) e con un'anzianità di almeno tre anni negli ultimi otto. Allo scopo di valorizzare il personale interno è stata prevista la possibilità di progressioni interne attraverso procedure selettive riservate nel triennio 2018-2020 sul 20% dei posti disponibili, fermi restando il titolo di studio e la valutazione positiva come titolo di preferenza. Viene stabilito, a regime, il divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione.
Vengono introdotte misure di sostegno per la disabilità nel lavoro pubblico, con l'istituzione di una Consulta nazionale presso il Dipartimento della funzione pubblica. Il monitoraggio sulle quote di riserva delle persone disabili, da parte della Consulta nazionale, viene estesa anche alle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere.
In materia di contrattazione vengono chiariti gli ambiti di competenza della contrattazione collettiva e il rapporto tra questa e la legge.
Viene stabilito che la quota prevalente delle risorse complessivamente destinate al trattamento accessorio vada devoluta al trattamento collegato alla performance (organizzativa e non più individuale).
Viene riformato il procedimento disciplinare, con l'estensione delle procedure accelerate a tutti i casi di flagranza, l'unificazione del procedimento in capo all'Ufficio per i procedimenti disciplinari, la previsione che la violazione dei termini e delle altre disposizioni meramente procedurali non determinano la decadenza dall'azione disciplinare e l'invalidità della sanzione irrogata, la previsione della espressa perentorietà del termine (120 giorni) per la conclusione dei procedimenti.
Viene istituito il Polo unico per le visite fiscali che regola il nuovo esercizio delle funzioni di accertamento medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia da parte dell'INPS.
Il decreto legislativo 29 maggio 2017 n. 98 , sulla Razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, finalizzata al rilascio di un documento unico, ha previsto che la carta di circolazione costituisca il documento unico di circolazione dei veicoli e che sia pertanto soppresso il certificato di proprietà, attuando quanto previsto dall'articolo 8, comma 1, lettera d) e 5 della legge 124/215. Per approfondire si veda il focus relativo nell'area Trasporti e comunicazioni.
Il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219 ha attuato la delega legislativa conferita al Governo dall'articolo 10 della legge n. 124 del 2015. La delega, nell'ambito della riforma complessiva della pubblica amministrazione, mira ad un articolato riordino del sistema delle camere di commercio. Il provvedimento introduce una serie di importanti novità con particolare riguardo alle funzioni delle camere di commercio, all'organizzazione dell'intero sistema camerale e alla sua governance complessiva.
Il decreto legislativo ha dato attuazione ad una serie di principi contenuti nella legge delega. Tra questi si ricordano:
l'obbligo di accorpamento delle camere di commercio al fine di ridurre il numero delle camere stesse ad un massimo di 60;
la delimitazione delle competenze camerali evitando duplicazioni e sovrapposizioni con competenze di altri enti;
la riduzione delle unioni regionali;
la previsione di una gratuità delle cariche degli organi diversi dai revisori contabili delle camere di commercio, delle unioni regionali e delle aziende speciali.