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Timestamp: 2019-11-21 04:02:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 30']

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martedì 18 20 Febbraio14 Edscuola	1 commento
N. 00866/2014REG.PROV.COLL.
N. 09003/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 9003 del 2013, proposto da:
Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Luca Formilan, Francesco Americo, Vittorio Angiolini e Isetta Barsanti Mauceri, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Filippo Aiello in Roma, via Cosseria n. 2;
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE III BIS n. 08843/2013, resa tra le parti, concernente silenzio-rifiuto sull’obbligo di emanazione dell’ordinanza con la quale sono stabiliti i termini e le modalità per le elezioni e le nomine dei componenti del consiglio superiore della pubblica istruzione;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2014 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Andrea Fedeli e l’avvocato Angiolini;
– Considerato che, anche alla luce delle peculiarità del rito avverso il silenzio-inadempimento, sussistono i presupposti per definire nel merito il giudizio, atteso che il contraddittorio è integro, l’istruttoria è completa e le parti costituite sono state sentite sul punto;
– ritenuto, anzitutto, che:
a) la sentenza appellata, accogliendo il ricorso proposto ai sensi dell’art. 117 Cod. proc. amm. dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, ha accertato l’inadempimento da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica dell’obbligo di adottare l’ordinanza, prevista dall’art. 2, comma 9, del d.lgs. n. 233 del 1999, per regolare l’elezione e la composizione dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione e, per l’effetto, lo ha condannato ad adottarla nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della sentenza stessa;
b) il Tribunale amministrativo regionale, disattendendo sul punto l’argomento opposto in primo grado dal Ministero a sostegno della legittimità dell’inerzia, ha rilevato che la disciplina dettata dal d.lgs. n. 233 del 1999 , sebbene in ipotesi in contrasto con il nuovo assetto di competenze tra Stato e Regioni sancito dalla normativa costituzionale sopravvenuta contenuta (in seguito alle modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001) nel Titolo V della Costituzione, deve, tuttavia, continuare a trovare applicazione, in omaggio al c.d. principio di continuità dell’ordinamento, anche nel rinnovato quadro costituzionale, finché non vengano emanate disposizioni legislative conformi al nuovo riparto di competenze;
c) il Ministero ha proposto appello limitandosi a ribadire la contrarietà della disciplina dettata dal d.lgs. n. 233 del 1999 con il nuovo assetto costituzionale del riparto di competenze tra Stato e Regione, e, quindi, l’impossibilità di adottare, in forza di tale contrarietà, l’ordinanza di cui all’art. 2, comma 9, cit.
d) tale motivo di appello non rispetta il requisito della specificità dei motivi, in quanto non contesta specificamente la ratio decidendi della sentenza appellata: quest’ultima non ha negato la possibile o presunta contrarietà della disciplina legislativa statale al nuovo Titolo V, ma ha comunque ritenuto applicabile tale disciplina (ivi compreso l’obbligo di adottare l’ordinanza in oggetto), invocando il c.d. principio di continuità dell’ordinamento (in base al quale le leggi statali preesistenti alla riforma del Titolo V continuano a trovare applicazione fino a quando non sono modificate o abrogate);
e) il Ministero, quindi, avrebbe dovuto specificamente contestare nei motivi di appello la correttezza giuridica del principio della continuità normativa, non limitarsi a ribadire la contrarietà tra normativa statale e competenze regionali.
– Considerato, comunque, che, anche a prescindere da tali profili di inammissibilità, l’appello è infondato nel merito, non potendo lo Stato (nella specie il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) trincerarsi, per giustificare la propria inerzia applicativa, dietro ad un presunto vizio di incostituzionalità sopravvenuto della legge statale da attuare, vizio derivante, peraltro, secondo la stessa prospettazione del Ministero, dalla violazione di norme costituzionali dirette a tutelare le competenze della Regione rispetto a possibili sconfinamenti da parte dello Stato medesimo.
In primo luogo, infatti, l’Amministrazione non può rifiutarsi di applicare una norma legislativa sostenendone l’incostituzionalità, essendo il relativo scrutinio demandato in via esclusiva alla Corte costituzionale, con la conseguenza che la legge in ipotesi incostituzionale, fino a quando non venga dichiarata tale, vincola tutti i soggetti dell’ordinamento, ivi compresa la Pubblica amministrazione che è quindi tenuta a farne applicazione;
In secondo luogo, comunque, come più volte affermato dalla Corte costituzionale, le norme legislative statali preesistenti, in contrasto con il nuovo assetto di competenze Stato-Regione, non sono incostituzionali, ma “cedevoli”, nel senso che continuano provvisoriamente a trovare applicazione fino all’emanazione delle nuove disposizioni conformi al nuovo assetto di competenze e, in particolare, fino all’emanazione da parte delle Regioni delule attribuzioni legislative loro proprie.
Alla luce delle considerazioni che precedono l’appello deve essere respinto.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in complessivi € 3.000.
Condanna il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca al pagamento, a favore della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, delle spese di giudizio che liquida in complessivi
€ 3.000 (tremila/00).
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2014 con l’intervento dei magistrati:
CNPIOrgani collegiali
giovedì 3 20 Ottobre13 Edscuola	3 commenti
N. 08843/2013 REG.PROV.COLL.
N. 04375/2013 REG.RIC.
Sul ricorso numero di registro generale 4375 del 2013, proposto da:
Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Vittorio Angiolini, Isetta Barsanti Mauceri, Luca Formilan, Alessandro Basilico e Francesco Americo, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, sito in Roma, via Cosseria, n. 2;
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel procedimento per le elezioni, le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 ottobre 2013 il dott. Giuseppe Chiné e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con il ricorso introduttivo dell’odierno giudizio, la Federazione ricorrente, organizzazione sindacale che associa, organizza e tutela le lavoratrici e i lavoratori che si occupano di educazione, istruzione, formazione, ricerca e innovazione tecnologica, ha chiesto accertarsi l’illegittimità del silenzio inadempimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, formatosi con riferimento all’obbligo, previsto dall’art. 2, comma 9, del decreto legislativo n. 233 del 1999, di emanare l’ordinanza con la quale vengono stabiliti i termini e le modalità per le elezioni, le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, impedendo, per tale via, la regolare costituzione del citato organo collegiale consultivo.
A sostegno del gravame ha dedotto che alla data del 31 dicembre 2012 sono definitivamente cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, organo collegiale istituito con D.P.R. n. 416 del 1974 e disciplinato dagli artt. 23 e segg. del d. lgs. n. 297 del 1994. Tale organo consultivo, al quale avrebbe dovuto succedere il Consiglio superiore della pubblica istruzione, è stato più volte prorogato dal Legislatore, da ultimo con l’art. 14 del decreto legge n. 261 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012.
Ad avviso della ricorrente, essendo ormai cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, senza che il Ministero resistente abbia provveduto ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999 e, pertanto, abbia reso possibile la costituzione del Consiglio superiore della pubblica amministrazione, si è determinata una situazione di grave vulnus per i principi di rappresentanza e garanzia dell’autonomia e dell’unitarietà del sistema scolastico e formativo, che può finanche pregiudicare le corrette procedure di definizione e validazione di molti atti legislativi e amministrativi inerenti il sistema di istruzione.
Di qui la richiesta al Tribunale Amministrativo Regionale di accertare l’illegittimità dell’inerzia dell’Amministrazione e di ordinare a quest’ultima l’emanazione degli atti necessari per stabilire i termini e le modalità per le elezioni nonché per le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, provvedendo, ove occorra, alla nomina di un commissario ad acta per l’ipotesi di persistenza inerzia.
2. Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, instando per la reiezione del gravame.
3. Alla camera di consiglio del 3 ottobre 2013, sentiti i difensori delle parti come da relativo verbale, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
2. La Federazione ricorrente, organizzazione sindacale statutariamente preposta alla organizzazione e tutela delle lavoratrici e lavoratori dei settori della conoscenza in Italia con ampia rappresentatività presso gli operatori scolastici, censura con il rito previsto dall’art. 117 c.p.a. l’inerzia del Ministero resistente che, in violazione dell’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999, non ha provveduto all’emanazione delle misure necessarie per la costituzione del Consiglio superiore della pubblica istruzione e, segnatamente, dell’ordinanza ministeriale richiamata dalla norma citata avente ad oggetto la fissazione dei termini e delle modalità per lo svolgimento delle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori della scuola in seno al predetto organismo nonché per le designazioni e le nomine degli altri componenti non elettivi.
3. Osserva il Collegio che risulta effettivamente non contestato tra le parti che: a) alla data del 31 dicembre 2012 sono definitivamente cessate le funzioni del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, organo collegiale istituito con D.P.R. n. 416 del 1974 e disciplinato dagli artt. 23 e segg. del d. lgs. n. 297 del 1994; b) tale organo consultivo, ai sensi del d. lgs. n. 233 del 1999 (secondo le modalità temporali stabile dalla norma transitoria di cui all’art. 8, comma1, del d. lgs. n. 223 del 1999), dovrebbe essere sostituito dal Consiglio superiore della pubblica istruzione, organismo con funzioni consultive composto da trentasei membri (di cui quindici eletti in rappresentanza del personale delle scuole statali nei consigli scolastici locali, tre eletti nelle scuole di lingua tedesca, slovena e della Valle d’Aosta e diciotto di nomina ministeriale); c) per la costituzione del nuovo organo collegiale, ai sensi dell’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999, devono tenersi elezioni per l’individuazione dei rappresentanti dei lavoratori della scuola “su liste unitarie comprensive del personale delle scuole statali di ogni ordine e grado”, secondo i termini e le modalità stabiliti con ordinanza ministeriale; d) con la medesima ordinanza di cui alla lettera c) sono disciplinati i tempi ed i modi per le designazioni e le nomine dei componenti del Consiglio di competenza del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca; e) dopo la scadenza del termine del 31 dicembre 2012 (risultante dall’ultima proroga del Consiglio nazionale della pubblica istruzione stabilita dall’art. 14 del decreto legge n. 261 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012) non è stato costituito il Consiglio superiore della pubblica istruzione, in quanto il Ministero resistente non ha provveduto ad adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999.
4. Con la memoria di costituzione depositata in data 12 settembre 2013 il Ministero resistente, dopo aver confermato che, come dedotto dalla ricorrente, sono allo stato non ancora attuate le previsioni del d. lgs. n. 233 del 1999, ha giustificato l’inerzia nell’emanazione dell’ordinanza ministeriale per regolare l’elezione e la designazione dei componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione argomentando dal nuovo quadro delle competenze costituzionali in materia di istruzione risultante dalla riforma del Titolo V della Costituzione. Più in particolare, ad avviso del Ministero, poiché il nuovo art. 117 Cost. attribuisce alla legislazione concorrente la materia dell’istruzione, “salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale”, non potrebbe essere data attuazione ad una disciplina, come quella scolpita nel d. lgs. n. 233 del 1999, che lascia pochi margini decisori alle regioni nell’iter di formazione degli organismi centrali e territoriali di rappresentanza della scuola. Ha, pertanto, concluso per la necessità di un intervento legislativo che, allineando la disciplina del d. lgs. n. 233 del 1999 al nuovo quadro costituzionale di riparto delle competenze tra Stato e regioni, radichi un nuovo sistema di rappresentanza e consulenza in materia di istruzione scolastica e formazione.
5. Sebbene non possa certamente ignorarsi che il nuovo assetto delle competenze costituzionali tra Stato e regioni, come scolpito dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, in materia di istruzione sia sopravvenuto rispetto al d. lgs. n. 233 del 1999, l’argomento addotto dall’Amministrazione a sostegno della legittimità dell’inerzia censurata nell’odierno giudizio non può essere condiviso.
Come è noto, su di un piano generale, il contrasto tra una norma di legge ed una disposizione costituzionale non legittima il Giudice a disapplicare la prima in ossequio alla seconda, bensì – ove ricorrano i requisiti della rilevanza e della non manifesta infondatezza – a sollevare questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta.
Pertanto, nel caso di specie la presunta non conformità all’art. 117 Cost. delle disposizioni del d. lgs. n. 233 del 1999 non può certamente esimere l’Amministrazione resistente dal dare attuazione a tali ultime disposizioni, almeno fino a quando esse saranno vigenti nell’ordinamento.
Da affatto diverso punto di osservazione deve altresì rilevarsi che una legge statale emanata prima della riforma del Titolo V della Costituzione e recante disposizioni lesive delle nuove competenze regionali deve comunque continuare a trovare applicazione anche nel rinnovato quadro costituzionale, finché non vengano emanate disposizioni legislative conformi al nuovo riparto di competenze. A tale conclusioni conduce il principio di continuità dell’ordinamento, più volte richiamato dalla giurisprudenza della Consulta proprio per dirimere questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione al riformulato art. 117 Cost. (cfr. C. Cost. ord. 23 luglio 2002, n. 383; Id. 22 luglio 2003, n. 270; Id. 21 luglio 2004, nn. 255 e 256) nonché la chiara previsione dell’art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131.
6. In conclusione, l’accertata inadempienza del Ministro dell’istruzione, università e ricerca all’obbligo di adottare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del d. lgs. n. 233 del 1999 impone l’accoglimento del ricorso nei termini meglio precisati in dispositivo.
7. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, ordina al Ministro dell’istruzione, della ricerca e dell’università di emanare l’ordinanza prevista dall’art. 2, comma 9, del decreto legislativo n. 233 del 1999 entro il termine di 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa o notificazione a cura di parte della presente decisione.
Dopo la scadenza del predetto termine, in caso di persistente inerzia, all’incombente provvederà il Commissario ad acta che si nomina nel Prefetto di Roma, o nel funzionario da quest’ultimo delegato, che vi provvederà entro i successivi 60 (sessanta) giorni.
Condanna il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca a rifondere le spese di giudizio in favore della Federazione ricorrente, che si liquidano in complessivi euro 1500,00.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:
Giuseppe Chine’, Consigliere, Estensore
giovedì 20 20 Dicembre12 Edscuola
Segreteria del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione
All’On.le Ministro – SEDE
Oggetto: O.d.G. “Mancata proroga del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione”
Adunanza del 20 dicembre 2012
Visto il D.L.vo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modifiche ed integrazioni
Visto l’art. 30 – Capo X – del proprio Regolamento interno
Il CNPI, riunito per la seduta del 20 dicembre 2012, preso atto che nel disegno di legge di stabilità approvato in data odierna dal Senato, su testo proposto dal Governo, non è contenuto alcun provvedimento di proroga del Consiglio, né altri provvedimenti relativi al funzionamento di organi di rappresentanza della scuola
denuncia la grave inadempienza che, a legislazione invariata, determina un vuoto normativo che può pregiudicare le corrette procedure di definizione e validazione di molti atti legislativi e amministrativi inerenti il sistema di istruzione.
esprime grave preoccupazione anche per la presenza di importanti provvedimenti in corso di approvazione, per l’assenza di un organo nazionale di rappresentanza e garanzia dell’autonomia e dell’unitarietà del sistema scolastico e formativo.
Si chiede pubblicazione nel sito MIUR.
giovedì 29 20 Dicembre11 Edscuola	2 commenti
venerdì 23 20 Dicembre11 Edscuola
Parere CNPI Riforma CPIA
mercoledì 16 20 Dicembre09 Edscuola
Parere CNPI sullo Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali
AdultiCNPIRiforme