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Timestamp: 2019-09-18 13:22:13+00:00
Document Index: 181456002

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 1']

Regioni.it - n. 571 del 01-08-2005 - Regioni.it
n. 571 - lunedì 1 agosto 2005
- Corte dei Conti: regioni esercizio 2004
- P.A.: Colozzi su area separata vice dirigenza
- professioni: decreto da impostare ex novo
- Trasporti: Regioni su risorse per servizi ferroviari
- Trasporto pubblico locale: risorse da adeguare
- Informazione: preoccupazione Regioni per chiusura sedi Agi
Corte dei Conti: regioni esercizio 2004
Le regioni hanno rispettato il patto di stabilità interno. La Consip non va, la spesa personale cresce, soprattutto nel Sud. Luci e ombre.
Si è svolto alla presenza delle più alte cariche istituzionali, innanzi alle Sezioni Riunite, presiedute dal Presidente della Corte dei conti prof. Francesco Staderini, il giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato relativo all’esercizio finanziario 2004. La relazione è stata svolta dal Presidente di Sezione dott. Fulvio Balsamo e la requisitoria dal Procuratore generale dott. Vincenzo Apicella.
Nel 2004 c'e' stato un peggioramento del contributo ai saldi di finanza pubblica delle Regioni e degli Enti territoriali, con le Regioni e le Aziende sanitarie che passano dall'accreditamento netto di 3.252 milioni nel 2003 ad un indebitamento di oltre 650 milioni di euro nel 2004. Le stesse Regioni sono pero' in qualche misura le vittime dell'indeterminatezza del quadro istituzionale e del mancato riconoscimento della responsabilita' fiscale. E' il giudizio di sintesi che emerge dalla relazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti sull'andamento della finanza locale nel 2003 e nel 2004. E' un giudizio in chiaroscuro: la Corte rileva infatti che se da un lato e' migliorato il contributo delle Regioni al rispetto del Patto di stabilita' interno, e' pur vero che e' peggiorato il saldo di spesa per tutte le voci non comprese nel Patto di stabilita' interno.
Le spese complessive crescono del 5,4% rispetto al 2003. Piu' che raddoppiato l'indebitamento delle aziende sanitarie raggiungendo i 5.700 milioni. Le uscite complessive delle aziende sono aumentate di circa il 9% contro il 3% del 2003. Su questo aumento pesano le spese per redditi da lavoro dipendente (+10%), per consumi intermedi (+10,4%) e agli acquisti di beni e servizi da produttori market cresciuti nell'anno del 7,4%.
La relazione della Corte colloca tali andamenti finanziari alla luce del Patto di stabilita' interno e del Patto di stabilita' sanitario. Nelle Regioni a statuto ordinario i primi dati relativi al monitoraggio per il 2004 mostrano un pieno rispetto degli obiettivi. Tutte le Regioni rientrerebbero nei limiti, sia in termini di impegni che di pagamenti. Gli sforamenti dei saldi riguardano pero' - secondo la relazione - tutte le categorie di spesa non soggette al Patto. Nel complesso la spesa corrente tra il 2000 e il 2004 e' cresciuta di oltre il <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />245 in impegni (+21% in termini di pagamenti). Nell'ultimo anno tali valori sono risultati in crescita anche se contenuta (rispettivamente +3% e +3,2%). L'andamento e' da ricondurre in primo luogo ai trasferimenti alle aziende sanitarie cresciuti del 26,8% (del 28,6% i pagamenti). La spesa corrente non sanitaria e' cresciuta nel periodo del 16% come impegni, mentre si e' ridotta del 3,6% in termini di pagamenti. I risultati del Patto indicano, quindi, che le Regioni sono riuscite a contenere questa limitata quota di spesa mostrando margini per un recupero di efficienza, ma anche sfruttando gli spazi di gestione della spesa, con cio' rendendo accettabile il vincolo.
Non mancano segnali di difficolta'. E' cresciuta la quota della spesa corrente non sanitaria 'prenotata' dalla necessita' di garantire copertura a spese caratterizzate, piu' di altre, da una elevata rigidita': alle spese per il personale dipendente e al servizio del debito va il 17% del totale delle risorse non destinate a sanita', il 24% nel caso delle Regioni del Sud.
Aumentata del 9% la spesa per il personale, si confermano forti eterogeneita' nella numerosita' del personale in rapporto alla popolazione: in tutte le Regioni meridionali si registrano valori superiori alla media, di oltre il 70%: il numero di occupati per mille abitanti in quest'area e' in media pari a 1,67 unita' contro le 0,64 nel Nord e le 0,90 nel Centro. Non positivo e' il bilancio della gestione del 'patto sanitario' dell'agosto 2001 visto nel complesso. Nell'ultimo triennio le aziende sanitarie hanno evidenziato squilibri per circa 9.500 milioni di euro, nonostante l'aumento di risorse previsto dall'accordo di agosto 2001. I costi sono cresciuti in media del 4,8%, raggiungendo nel 2004 gli 88.934 milioni.
A tre regioni (Campania, Lazio e Sicilia) sono riconducibili nel 2004 quasi 2.100 milioni di perdita (oltre il 58% dell'importo complessivo); positivi i risultati esposti dalle aziende di Puglia e Lombardia; accusano un deficit solo nell'ultimo anno quelle dell'Emilia e Toscana, soprattutto per i rinnovi contrattuali.
A rendere ancora piu' incerto il quadro complessivo e' la recente, improvvisa, accelerazione nei tempi previsti per la graduale abolizione dell'IRAP anche in ragione della possibile pronuncia di incompatibilita' di questo tributo con le norme comunitarie. L'anno che si e' chiuso ha visto venire al pettine i nodi di un sistema per troppo tempo sottoposto alle incertezze di un complesso e contrastato cantiere istituzionale. Il prolungarsi di questa fase di indeterminatezza rischia - secondo la Corte - di risultare non piu' sostenibile. La mancanza di elementi e di strumenti di responsabilita' fiscale, e di un quadro di riferimento per la gestione del coordinamento a livello territoriale, riduce le possibilita' di predisporre una adeguata programmazione degli interventi delle amministrazioni locali, incidendo per questa via anche sulla possibilita' di intervenire sulla competitivita' del sistema economico complessivo.
Gli enti di autonomia territoriale nel biennio sono stati coinvolti nella politica di rigore volta al risanamento finanziario dei conti pubblici seguendo la principale linea direttrice del rispetto del ''patto di stabilita' interno''. A loro era assegnato principalmente il compito di migliorare un saldo finanziario specifico, che poneva a raffronto le entrate proprie con la spesa corrente e comportava un controllo della crescita della spesa corrente. L'obiettivo, nonostante le spinte dovute al rinnovo del contratto del personale, e' stato sostanzialmente conseguito; il risultato e' stato ottenuto nei comuni anche attraverso il controllo della spesa corrente.
La lentezza del processo di conferimento delle funzioni ha comportato il rinvio di ulteriori tensioni sui livelli della spesa erogata dai comuni. Per le province, lo sviluppo delle entrate e delle spese, che si e' verificato assieme all'assegnazione di nuove funzioni, si assesta.
Il diffuso adempimento del patto non e' di per se' indice di pieno controllo della dinamica della spesa in quanto alcune categorie ne risultano escluse. Pur rilevandosi che gli andamenti finanziari si contengono nelle linee generali stabilite emerge uno sviluppo dellþindebitamento ed il ricorso a nuovi strumenti finanziari che in prospettiva potrebbero rilevarsi di maggiore onerosita'. Nell’esercizio 2004, permane l’evoluzione positiva degli incassi correnti delle province, ma cresce meno rispetto all’esercizio precedente. Nei comuni, l’aumento deriva dal buon andamento delle entrate proprie.
Si nota, per le province e per i comuni, una riduzione dei trasferimenti erariali. Nelle province, la spesa corrente continua a crescere rapidamente in termini di cassa, mentre risulta maggiormente stabile per competenza. Nei comuni, dopo la sostanziale stasi del 2003, la spesa corrente torna a crescere piu' vivacemente. La spesa in conto capitale si evolve a ritmo sostenuto, sia nelle province che nei comuni. Nei comuni si nota un aumento deciso degli incassi per accensione prestiti per un maggiore ricorso al debito, da destinare esclusivamente agli investimenti. Da un’indagine su un campione, emerge un aumento dello stock di debito in una situazione nella quale si delineano nuovi canali di finanziamento e possibilita' di gestione innovativa del debito.
I dati della gestione degli investimenti si conformano agli indirizzi della programmazione economico-finanziaria che fissava l’obiettivo della crescita della spesa in conto capitale. Nelle province e nei comuni il dato degli impegni risulta in forte aumento (+21,4% e +15,6%), mentre il dato di cassa (pagamenti totali) fa rilevare una crescita meno sostenuta.
La gestione patrimoniale evidenzia un incremento diffuso dei valori del patrimonio netto, stabilita' del rapporto tra patrimonio immobiliare e complesso delle attivita', incremento dei valori dei beni demaniali, crescita delle partecipazioni in imprese collegate piuttosto che controllate, mentre emerge in alcuni casi la crescita abnorme dei debiti di funzionamento.
Nella diffusa adempienza del patto di stabilita' c'e' pero' una situazione non omogenea e la presenza di non pochi enti che non hanno avviato azioni necessarie per il rispetto del patto stesso. Le maggiori difficolta' sono nei comuni inferiori a 60.000 abitanti, che raggiungono comunque ampiamente gli obiettivi del saldo. La crescita automatica delle entrate tributarie delle province ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi; nei comuni, si assiste nel 2003 ad una moderazione della spesa e, nel 2004, ad una crescita degli impegni e dei pagamenti, cui si accompagna una ripresa dello sviluppo delle entrate proprie. Nel 2004 e' cresciuto l’importo dei debiti fuori bilancio (+11%), mentre sono diminuiti gli enti interessati al fenomeno. Gli enti in disavanzo nel 2003 e 2004 restano di numero limitato (da 20 a 30) e lþammontare del disavanzo oscilla intorno al 10% del bilancio. Il fenomeno non appare nel complesso preoccupante anche se, per alcuni enti, mostra un elevato grado di allarme. Il dissesto e' circoscritto rispetto agli esercizi precedenti.
Ha subito nel 2004 una ''forte battuta d' arresto'' la razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi attraverso gli acquisti on line gestiti dalla Consip. Lo scrive la Corte dei Conti, nella relazione relativa al controllo sulla gestione finanziaria della Consip, la societa' che si occupa degli acquisti centralizzati per conto della pubblica amministrazione. Il risultato complessivo - segnala la magistratura contabile - e' che ''nel 2004 il sistema delle convenzioni non ha consentito il conseguimento degli obiettivi di risparmio, attesi e scontati nella manovra di finanza pubblica concernente l'esercizio''. In altre parole, non sono stati realizzati i risparmi di spesa che pure erano stati inseriti e considerati nella legge finanziaria. Secondo la Corte dei Conti, a influire negativamente sul processo di riduzione della spesa per beni e servizi e' stata la sospensione delle gare, disposta dal ministero dell'Economia e delle finanze a novembre del 2003, e protrattasi per tutto l'esercizio successivo, quello oggetto dell'esame della Corte. La sospensione delle gare ha determinato il peggioramento di tutti gli indici di riferimento. Le voci di spesa sono quelle relative alla spesa effettiva, relativa agli acquisti di beni e servizi delle Pa in regime di convenzioni Consip, e la spesa affrontata, relativa ad acquisti che le amministrazioni hanno affrontato a prescindere dall'attivazione delle convezioni.
Gli altri due indici che nel 2004 hanno fato segnare un peggioramento sono il risparmio diretto e quello da benchmark. Il primo si calcola sulla differenza tra gli acquisti in convenzione e il prezzo medio ponderato degli stessi beni e servizi in assenza di convenzione. Il secondo e' invece calcolato sulla differenza tra il risparmio potenziale e quello diretto, applicato alle amministrazioni che non hanno aderito alle convenzioni.
Tra le tante note negative segnalate dalla Corte, un aspetto positivo e' costituito dal mercato elettronico della pubblica amministrazione, che ha ricevuto nel 2004 un notevole impulso.
Il motivo e' che questo segmento non e' stato impattato da alcun provvedimento sfavorevole del ministero dell'Economia, anche se la Consip non ha comunque potuto bandire le gare telematiche, sempre a causa delle sospensioni relative alle convenzioni.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
1. Relazione esercizio 2004 - Volume I
2. Relazione esercizio 2004 - Volume II - Tomo I
3. Relazione esercizio 2004 - Volume II - Tomo II
4. Decisioni e relazioni sui rendiconti regionali
5. Relazione orale del Presidente Balsamo
6. Memoria orale del Procuratore generale
P.A.: Colozzi su area separata vice dirigenza
Sperpero sui contratti pubblici. E' la denuncia di Romano Colozzi, coordinatore della Commissione Affari finanziari delle Regioni. Nel momento in cui c'e' la chiara consapevolezza di mettere sotto controllo la spesa pubblica, soprattutto quella corrente improduttiva, e nel momento in cui e' stato faticosamente raggiunto un accordo in Conferenza unificata per garantire un risparmio di 213 milioni di euro nella contrattazione pubblica, il Parlamento con la copertura del ministro della Funzione pubblica ha approvato un emendamento che rischia di avere effetti dirompenti per la pubblica amministrazione". Cosi' Colozzi, in relazione all'iter di conversione in legge del decreto 115/2005 sulla pubblica amministrazione con il quale si stabilizza una apposita area separata della vice dirigenza.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
"Far passare con legge - aggiunge Colozzi - una normativa inerente la materia contrattuale, assume contorni del golpe dagli effetti dirompenti per la tenuta dei conti pubblici". Per Colozzi "se il governo o qualche ministro hanno risorse da sperperare, lo facciano con strumenti che non coinvolgono a costi insostenibili altri livelli istituzionali, che diventerebbero vittime di questa situazione". Il coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni fa inoltre notare che "questo modo di intendere l'area della vice dirigenza, senza alcun legame numerico, funzionale ed economico con l'area della dirigenza, che coinvolge gia' circa 480.000 dipendenti nel solo settore ministeriale, avrebbe un effetto di trascinamento incontrollabile anche per gli enti locali e per il settore sanitario". Secondo Colozzi, sarebbe "un provvedimento disincentivante per la produttivita' e dalla dubbia copertura finanziaria. Basta con questa politica schizofrenica - prosegue Colozzi - che nei giorni pari impone forti misure di contenimento e in quelli dispari elabora documenti dagli effetti finanziari non calcolabili. Mi auguro - conclude - che ci sia il tempo per rimettere le cose a posto e mi piacerebbe sapere se il ministero dell'Economia che non si e' opposto finora a questa scelta, sia lo stesso che da mesi gioca a braccio di ferro con le Regioni per una questione riguardante pochi milioni di euro quando qui, invece, in ballo ce ne sono forse alcuni miliardi".
professioni: decreto da impostare ex novo
(regioni<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />.it) Le regioni hanno espresso il loro parere, nel corso dell’ultima Conferenza Stato-Regioni (tenutasi il 28 luglio) sullo schema di decreto legislativo di ricognizione dei principi fondamentali in materia di professioni (art.1 legge 131/2003) a seguito della riapprovazione in Consiglio dei Ministri. Già in sede di primo parere, le Regioni evidenziarono le forti perplessità sulla impostazione generale dello schema e su alcuni contenuti specifici. Le preoccupazioni delle Regioni si sono dimostrate fondate proprio a seguito della Sentenza della corte costituzionale che, intervenendo sulla legge di delega, ne ha sancito l’incostituzionalità sotto diversi profili, in particolare sui criteri della delega, talché la stessa emanazione del decreto potrebbe risultarne inficiata.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Già in quella sede il parere delle regioni, che qui confermiamo e richiamiamo nella sostanza, evidenziò l’esigenza di impostare diversamente il decreto eliminando, in particolar modo, l’art. 7 dello stesso che definiva le competenze esclusive dello Stato in materia.
Lo schema di decreto legislativo di ricognizione dei principi fondamentali in materia di professioni approvato il 24/6/2005 dal consiglio dei ministri, realizza una soluzione meno chiara di quella contenuta nello schema precedente che, per forza di cose, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 280/2004, è stato necessario rivedere. In particolare è stato formalmente eliminato il vecchio articolo 7, che riservava allo Stato tutta una serie di competenze in materia di professioni, definendole esclusive. A questo riguardo è utile ricordare che la Corte nel sancire l'illegittimità della norma di delega evidenziò un uso ´eccessivo' del potere ricognitivo, fondato sull'asserita incongruenza-contraddittorietà, sotto molteplici profili, del conferimento di una delega al governo per l'adozione di decreti meramente ricognitivi dei principi fondamentali delle materie dell'art. 117 della Costituzione, tanto che la formula della ´mera ricognizione' sarebbe stata, in definitiva, soltanto un mero espediente verbale impiegato dal legislatore per ´cercare di superare le troppo palesi incostituzionalità di una delega che avesse avuto a oggetto la determinazione dei principi fondamentali'.
L'attuale schema non ha risolto nulla dei problemi allora evidenziati, ripresentando in modo immutato, il vecchio contenuto dell'art. 7, attraverso l'attuale art. 1 comma n. 4, ove, in modo perlomeno irrituale, si individuano le materie di cui il decreto non si occupa (cfr documento integrale) .
(regioni<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />.it) Le Regioni tornano a sollecitare il Governo per quanto riguarda il Decreto del Ministro delle infrastrutture relativo al riparto delle risorse da destinare alle Regioni (per l’esercizio della delega prevista dal decreto Legislativo 422/97) per i servizi ferroviari di interesse regionale e locale non in concessione alla ferrovie dello Stato <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La questione, che riguarda l’adozione di tale provvedimento interministeriale, è già stata, nella sostanza, esaminata e definita in sede tecnica nel contesto della Conferenza Unificata.
“In tale sede, in particolare, le Regioni hanno avanzato una serie di richieste tendenti ad ottenere adeguamenti delle risorse a suo tempo stabilite.
Su tali richieste – che le Regioni hanno posto al Governo con un documento consegnato nel corso della Conferenza Stato-Regioni del 28 Luglio - risulta emesso, da parte della Ragioneria Generale dello Stato, parere sostanzialmente favorevole tuttavia subordinato all’adeguamento delle risorse disponibili da operarsi in sede di legge finanziaria 2006 e successive.
Le Regioni e le Province autonome chiedono al Governo che sia inserita, nel DPEF in via di definizione, la previsione di stanziamento delle risorse relative all’accoglimento delle richieste regionali sopra ricordate e che sia sottoposto alla Conferenza Unificata il testo definitivo del decreto di riparto delle risorse di cui trattasi”.
(regioni<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />.it) “Le risorse stabilite in sede di prima attuazione delle funzioni delegate alle Regioni per i servizi di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 422/97” sul trasporto pubblico locale “devono essere adeguate al fine di tenere nel dovuto conto i seguenti aspetti:<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
- maggiori servizi, resi possibili anche dall’attuazione dell’alta velocità, così come individuati al tavolo tecnico istituzionale sul pendolarismo ferroviario istituito dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti”, a chiederlo è la Conferenza delle Regioni in un Documento che il 28 Luglio è stato consegnato al Governo..
“Poiché per dar corso agli adeguamenti di cui trattasi è necessaria una specifica previsione in legge finanziaria 2006 e nelle successive, le Regioni e le Province autonome chiedono al Governo che sia inserita, nel DPEF in via di definizione, la previsione di stanziamento delle necessarie risorse finanziarie”.
Informazione: preoccupazione Regioni per chiusura sedi Agi
(regioni<?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />.it) Le Regioni – con un documento inviato al Presidente del Consiglio e al Ministro per gli affari regionali – hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi che interesseranno l’agenzia Giornalistica AGI.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha sottolineato che l'Agenzia Giornalistica Italia, partecipata interamente dal Gruppo Eni, ha annunciato “un piano di riorganizzazione aziendale che prevede, tra l’altro, l’esodo incentivato dei lavoratori prossimi alla pensione e la chiusura di tre sedi: Perugia, Ancona e Campobasso, a partire dal primo gennaio 2006, e il conseguente rafforzamento degli altri uffici regionali.
“Il provvedimento - si legge nel documento - porta una fonte d'informazione primaria ad abbandonare vaste aree della nazione per concentrare l'attenzione solo sui territori più forti”.
“Nel 2004 – sottolineano le Regioni - l'Agi ha firmato la convenzione triennale con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la quale ottiene circa 12 mln di milioni di euro di risorse pubbliche all'anno, garantendo l'attuale assetto sul territorio”
“Le tre sedi regionali AGI del Centro Italia sostanzialmente si autofinanziano, con fatturati provenienti da Regioni, enti locali ed aziende locali”.
Se saranno chiuse le sedi di Perugia, Ancona e Campobasso “Marche, Umbria e Molise, che in quota parte contribuiscono alle sovvenzioni pubbliche erogate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sarebbero così private di una fonte primaria di informazione neutrale e obiettiva alla vigilia di importanti scadenze elettorali.
Per questi motivi la Conferenza delle Regioni ha chiesto al Governo “di attivarsi per intraprendere ogni utile iniziativa atta a scongiurare la chiusura delle tre sedi e garantire lo sviluppo dell’informazione regionale e locale”.