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Timestamp: 2019-02-16 09:19:38+00:00
Document Index: 2547891

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2598']

Il Tribunale di Bari afferma che il marchio non può sostituire ed “eternare” i diritti d’autore sul personaggio di fantasia
Con sentenza n. 953/2016 il Tribunale di Bari (Sezione Specializzata in materia di Impresa) si è pronunciato a favore di Avela Inc. rigettando la domanda di contraffazione dei marchi aventi ad oggetto il noto personaggio di fantasia Betty Boop avanzata da un importante impresa editoriale, Hearst Holding Inc.
Con decisione di ieri, 16 marzo 2016 (causa T-2011/14) Il Tribunale dell’Unione Europea nega alla catena The Body Shop il diritto di registrazione del marchio “SPA Wisdom” per prodotti cosmetici (classe 3) per la presenza di marchi anteriori registrati nel Benelux da parte di Spa Monopole, con sede a Spa (Belgio), fra i quali il marchio denominativo “SPA” e altri marchi includenti il termine «spa», che riguarda, fra gli altri prodotti, acque minerali e gassate (classe 32).
La guerra del broccolo accende il conflitto
Il Parlamento Europeo non ha digerito la decisione con la quale l’Ufficio Europeo dei Brevetti ha statuito la brevettabilità di taluni ortaggi aventi speciali caratteristiche (nella specie, pomodori e broccoli), ottenuti con tecniche di riproduzione convenzionale.
Con una recente sentenza (n. 12048 del 28 ottobre 2015) il Tribunale di Milano ha puntualizzato alcuni principi in merito all’istituto dell’equo premio, ossia il compenso dovuto al dipendente che abbia realizzato un’invenzione nell’ambito della propria attività lavorativa.
Cosa ci insegna il diario di Anna Frank su copyright, pubblico dominio e content mining
Dall’inizio del nuovo anno il Diario di Anna Frank è uno degli argomenti di punta di blog e quotidiani online. Come è noto Anna Frank è morta nel 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen in Germania; i suo scritti, comprese le versioni del famoso diario sono quindi entrati nel pubblico dominio il 1 gennaio 2016.
La comparazione tra prodotti concorrenti, tra le aspettative di informazione del pubblico e i limiti della leale concorrenza
Con sentenza n. 14685/2015 del 23.12.2015, il Tribunale di Milano Sezione Specializzata in materia di imprese si è pronunciato sui limiti entro i quali è possibile, per un imprenditore, presentare un proprio prodotto accostandolo e comparandolo con quello, già presente sul mercato, di un concorrente.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1277 del 25/01/2016, si è recentemente espressa in merito ai marchi Buddha Bar e Buddha Cafè, confermando la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Milano che ne avevano dichiarato la nullità.
La Corte di Giustizia con decisione del 21 ottobre scorso nella causa C - 347/14 (New Media Online GmbH), disattendendo le conclusioni cui era giunto l’Avvocato Generale Szpunar ha chiarito che anche la versione online di un giornale può essere qualificata come “servizio di media audiovisivo a richiesta” nel caso in cui il sito web del giornale fornisca filmati di breve durata consistenti in brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento che non siano “un complemento inscindibile” dell’attività giornalistica svolta attraverso il sito web.
Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, del “Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del Regolamento n. 207/2009/CE” e della “Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa”, appare opportuno dare le prime indicazioni su quelle che sono le più importanti novità introdotte dal cd. “pacchetto marchi”. Obiettivi principali della riforma sono la modernizzazione e una crescente armonizzazione delle discipline nazionali, che dovrebbero modellarsi sulla falsariga di quanto previsto dal Regolamento n. 207/2009/CE, così come sarà integrato dalla riforma legislativa.
L’adozione, da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica (approvato con Delibera n. 680/13/CONS) ha suscitato, come è noto, un dibattito aspro e partecipato che ha conosciuto anche una retorica piuttosto diffusa dei diritti fondamentali, e della libertà di espressione in particolare.
Quando un’azienda sceglie di investire sulla propria presenza online, lo scopo è, ovviamente, quello di promuovere il marchio, i servizi e prodotti e tutto ciò che è considerato valore, per competere al meglio sul mercato di riferimento.
La legge n. 633/41 all’art. 2 comma 1 n. 10 relativamente alla protezione attraverso la legge sul diritto d’autore delle opere di disegno industriale (industrial design) stabilisce che “In particolare sono comprese nella protezione … 10) le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”. Nella recente pronuncia n. 23292/2015 del 13 novembre 2015, la Cassazione è tornata ad esprimersi sui concetti di carattere creativo e valore artistico di un’opera di design.
Con due recenti sentenze il Tribunale di Milano ha fornito indicazioni utili sui criteri da adottare nell’esaminare una fotografia e valutare se essa costituisca un’opera fotografica o una fotografia semplice.
Innanzitutto, possiamo spiegare la libertà di panorama come la facoltà di scattare e poi di riprodurre delle fotografie di edifici e opere siti in luogo pubblico, senza che ciò vada a intaccare i diritti di paternità intellettuale relativi. Potrebbe certo parere (condivisibilmente) superata e superflua la definizione di un tale concetto di diritto di libertà nell’epoca attuale dell’instant photosharing. Eppure, come andiamo a mostrare, così non è.
Con la decisione qui in commento, il Tribunale UE si è pronunciato nuovamente sul rapporto tra denominazioni di origine registrate a livello comunitario (anche riferite a prodotti di paesi extra UE: nel caso di specie, l’IGP “Cafè de Colombia”) e i marchi successivi (nello specifico “Colombiano House”) registrati per prodotti/servizi diversi da quelli per i quali la denominazione può essere utilizzata.
Con ordinanza dello scorso 21 settembre 2015, attualmente oggetto di reclamo, si è conclusa la fase cautelare del giudizio instaurato dalla Barilla S.p.a. per la contraffazione di 9 dei propri marchi – denominativi e di forma – più famosi (tra cui Pan di Stelle, Galletti, Rigoli, Gocciole e Baiocchi) e la violazione del divieto di concorrenza sleale ex art. 2598 c.c. ad opera della resistente, tramite la produzione e commercializzazione di cuscini a forma di biscotti.