Source: https://www.legali.com/spip.php?article1543&lang=it
Timestamp: 2018-08-16 14:13:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 153', 'art. 184', 'art. 153', 'art. 184', 'art. 1', 'art 153', 'sentenza ', 'art. 153']

La rimessione in termini nel processo tributario - [Legali.com]
L’ultimo intervento della riforma del Codice di procedura civile, attuato dalla L. 69 del 18.06.2009, ha abrogato l’art. 184 - bis c.p.c. creando un nuovo assetto generale per l’istituto della rimessione in termini, ora collocato, con contenuto pressoch� identico, nell’art. 153 comma 2 c.p.c..
L’art. 184 bis prevedeva che "la parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per cause ad essa non imputabili pu� chiedere al giudice istruttore di essere rimessa in termini"� ; attualmente la stessa disposizione � contenuta nell’art. 153 comma 2, rubricato "improrogabilit� dei termini perentori"�.
A seguito della riforma, la norma � stata trasferita, quindi, nel libro I delle disposizioni generali del Codice di procedura Civile.
In sostanza la ratio della norma consente al giudice di restituire alla parte incolpevole quella facolt� processuale che per il decorso del termine essa aveva perduto; la valenza d’istituto processuale, dunque, non � pi� circoscritta, come accadeva nel vigore dell’abrogato art. 184-bis, ai soli termini di trattazione della causa nel giudizio di primo grado, ma d’ora in poi estesa anche ai poteri processuali esterni allo svolgimento del giudizio, come quello di impugnare o di proseguire o di riassumere il giudizio. La parte dovr� allegare i fatti che hanno comportato e determinato la decadenza dando prova della loro non imputabilit�.
Il processo tributario regolato dal DPR 546/92 chiarisce subito all’art. 1 che "i giudici tributari applicano le norme del presente decreto e, per quanto da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile"�.
Stante la disposizione d’apertura, risulta evidente la significativa evoluzione processuale che configura una vera e propria safety zone per tutti quei casi in cui "le decadenze non sono imputabili alla parte"�.
Opportuno chiarire che l’impianto legislativo attuale prevede che il comportamento attivo della parte costituisce inequivocabilmente un’iniziativa per la tutela del proprio interesse e, pertanto, la sua inattivit� potrebbe, ambiguamente, essere figlia s� della volont� di abbandonare l’azione, ma anche dell’intervento di un fatto ad essa non imputabile che impedisce di fatto l’azione stessa (ad esempio quando nel caso di un avviso di accertamento, il contribuente non sia reso edotto della presenza di tale atto o mediante una notifica nulla o mediante l’inattivit� del difensore che non predisponga nessun atto difensivo a contrastare le pretese erariali).
Fino ad oggi, a causa della collocazione della norma � valevole per i soli processi di cognizione e in fase di trattazione del giudizio di primo grado � non vi era una facile ed esplicita riconoscibilit� del disposto normativo in ambito tributario, stante l’esclusivit� del contenuto e la conseguente applicazione.
Il principio sotteso dell’"�improrogabilit� dei termini perentori"� ha sempre riguardato, fino ad oggi, le parti, a prescindere dal tipo di "colpa"� configuratasi; colpa intesa come inattivit� pura e semplice, qualunque ragione od omissione sottesa presente.
A seguito della riforma del 2009, e dunque della "deroga"� del comma 2 dell’art 153 relativa all’improrogabilit� dei termini, si � collaudato il processo di generalizzazione dell’istituto della rimessione in termini attraverso cui vediamo il passaggio dal sistema fondato sulla regola generale dell’autoresponsabilit� da decadenza di tipo "oggettivo"�, al sistema dell’autoresponsabilit� da decadenza sul fondamento della colpa, di tipo quindi soggettivo (cd. autoresponsabilit� "colposa"�). Occorre precisare, come autorevole dottrina esprime (Caponi -La rimessione in termini nel processo civile, Milano, 1996) che il concetto di "autoresponsabilit�"� � e non di "responsabilit�"� � evidenzia che il comportamento del soggetto non viola alcun dovere verso gli altri ed � finalizzato a realizzare interessi propri del soggetto.
La distinzione � nel fatto che ove la legge non concedesse alcuna possibilit� di neutralizzare le conseguenze pregiudizievoli dell’intervento di un impedimento, l’eventuale decadenza del potere verrebbe imputata alla parte sia che l’impedimento sia dovuto a sua colpa, sia che esso sia incolpevole. Ove invece questa possibilit� viene concessa, � aperta la strada verso l’autoresponsabilit� su fondamento colposo (con la conseguente dimostrazione della parte valutata dal giudice caso per caso).
Ci� comporta che d’ora in poi sar� affidato al giudice il compito di trovare, di volta in volta e nel caso concreto, il giusto equilibrio tra l’effettivit� del diritto alla difesa della parte che invoca la rimessione e, a contrario, la sua improrogabilit�.
L’effetto di questa modificazione nel processo tributario � ancora tutto da vagliare e da sperimentare attentamente, per� gi� dal 2008, giurisprudenza di Cassazione cominciava ad appoggiare la teoria della soggettivit� dell’autoresponsabilit�, da verificarsi ad hoc (sentenza n. 3006 dell’8 febbraio 2008). In buona sostanza, per la Corte di Cassazione il giudice tributario pu� temperare il rigore della previsione di un termine di decadenza ove ritenga che l’errore in cui � incorso il ricorrente possa essere ritenuto scusabile ossia non imputabile alla parte. La rimessione in termini deroga il principio di perentoriet� del termine per ricorrere e il suo conseguente effetto di decadenza, cui � collegato il mancato rispetto del termine stesso; costituisce, cos�, un rimedio avverso l’irricevibilit� del ricorso tardivo.
Con la riforma assistiamo ad una forte attenuazione dell’inderogabilit� dei termini, consentendo cos� alla parte che sia incorsa in decadenze per cause a lui non imputabili di essere rimessa in termini.
Una delle prime decisioni della giurisprudenza di merito in tema di applicabilit� della rimessione in termini nel processo tributario � l’ordinanza n. 125 del 15.10.2010 con cui la CTP di Bari ha ritenuto compatibile con il rito tributario l’istituto processuale civilistico della rimessione dei termini previsto dall’art. 153, comma 2, c.p.c..
Attraverso l’ordinanza de quo, � stato, infatti, deciso che in presenza di un impedimento derivante da causa di forza maggiore, quale un periodo di riposo forzato a letto, la parte pu� essere rimessa nei termini per compiere l’atto, anche se questo era previsto a pena di decadenza, qualora sia in grado di dimostrare che l’inadempimento deriva da una causa a lui non imputabile.
L’impedimento derivante da causa di forza maggiore, che il giudice tributario deve vagliare caso per caso, pu� essere costituito, come nel caso della recentissima ordinanza della CTP di Lecce n. 377/1/2011, anche da una inattivit� processuale radicata nella "imperizia"� del difensore (fattispecie ormai frequentissima) che "pone in essere atti o gesti di una mente turbata e sconvolta, sicch� assolutamente irresponsabile"�.
Il giudice, dopo aver accertato che la decadenza in cui era incorso il contribuente era per una causa ad esso non imputabile � l’insano gesto del difensore -, valutata irrilevante la prospettata azione di rivalsa nei confronti degli eredi del difensore, concedeva la rimessione in termini, in piena applicazione delle disposizioni normative della L. 69/2009, avvalorando, cos�, la presenza della norma che regola l’istituto della rimessione in termini come istituto processuale di carattere generale, come tale estendibile al processo tributario.
Pertanto, nella materia tributaria la forza maggiore o il caso fortuito possono verificarsi al di fuori del procedimento giudiziale (prima che il processo sia ancora instaurato) ovvero possono riferirsi a decadenze legate ai termini per l’instaurazione del processo o al giudizio d’impugnazione; cos�, anche nell’ordinamento tributario processuale � configurabile il principio secondo cui gli effetti preclusivi non possono prodursi in modo definitivo, quando la parte si sia trovata per forza maggiore o caso fortuito in circostanze impeditive dell’esercizio del potere.