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Timestamp: 2018-07-16 18:25:21+00:00
Document Index: 99651652

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 330', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

Home Le grandi questioni Caso Giordano – Le valutazioni conclusive della Prima Commissione
E) Le valutazioni conclusive - Ritiene la Commissione che il complesso degli elementi probatori acquisiti consenta di affermare che il dott. Giordano non possa esercitare, in piena indipendenza ed imparzialità, alcuna funzione giudiziaria nel circondario di Siracusa.
E.1) L’attendibilità dei sostituti - E’ anzitutto necessaria una premessa. Il dott. Giordano, nelle proprie difese, ha duramente attaccato la credibilità delle dichiarazioni rese dagli otto sostituti autori dell’esposto, affermando che “provengono da fonti non disinteressate, rappresentano circostanze non vere, inesatte oppure distorte e, in definitiva, prive di fondamento e di efficacia dimostrativa”; gli otto sostituti avrebbero tenuto una “assoluta slealtà di comportamento”, volendo appositamente “creare il caso, danneggiando lo scrivente, facendolo passare per quello che non è”. Come si approfondirà nel prosieguo, tali dichiarazioni sono ulteriormente rappresentative di un rapporto fiduciario irrimediabilmente ed inevitabilmente compromesso tra sostituti e procuratore, con marcato pregiudizio all’esercizio in maniera imparziale ed indipendente dell’attività giudiziaria da parte del procuratore. Ciò che però importa affermare sin da adesso è che, contrariamente a quanto sostenuto dal procuratore, le dichiarazioni rese dagli otto sostituti, nell’esposto e nel corsodelle audizioni svolte, sono prive di qualsiasi elemento, intrinseco o estrinseco, che le rendainteressate, distorte o prive di fondamento.
Va in proposito tenuto presente che gli otto magistrati autori dell’esposto hanno segnalato fatti specifici e puntuali, riscontrati sul piano documentale e che, per di più, hanno trovato significativo conforto negli sviluppi investigativi, vista la misura cautelare emessa per quegli stessi fatti dal g.i.p. di Messina, a carico del dott. Longo, degli avvocati Calafiore ed Amara e dei consulenti dottori Naso, Verace, Pace e Perricone.
Ad avviso del Consiglio, si è trattato di una segnalazione ispirata dal meritorio intento di far cessare una situazione di corrosivo e virulento inquinamento dell’azione investigativa dell’ufficio, determinata da evidenti e noti comportamenti patologici tenuti da alcuni sostituti; situazione su cui (come si scriverà anche nel prosieguo) gli interventi del procuratore erano stati inadeguati. Nel redigere e nel presentare l’esposto, gli otto sostituti si sono assunti il rischio non solo di un eventuale discredito personale ma anche di potenziali responsabilità disciplinari, civili ed in ipotesi anche penali. Dinanzi a tale contesto ed a tali premesse appare davvero ingiusta ed infondata l’affermazione del procuratore secondo cui gli otto sostituti si sarebbero mossi sia perché non erano loro “graditi né Longo né Musco”, quasi come se avessero avuto un’antipatia personale verso gli stessi, sia al mirato scopo di “creare il caso” e di danneggiarlo, come se le circostanze segnalate fossero state il mero pretesto per metterlo in difficoltà. Si sottolinea sul punto che, nel caso di specie, non si è attivato un singolo sostituto per eventuali motivi di risentimento verso il procuratore; viceversa, otto diversi sostituti, otto giovani magistrati provenienti da diversi contesti territoriali e per gran parte in servizio in quell’ufficio da pochi anni, senza pregresse ragioni di contrasto con il procuratore Giordano, hanno agito senza essere certo animati dal proposito di danneggiare il procuratore tramite una sorta di macchinazione. Sul punto è bene sottolineare altresì, solo a mo’ di esempio, che l’esposto è stato sottoscritto anche da coloro che, come la dott.ssa Brianese ed il dott. Lucignani, avevano ricevuto una positiva investitura fiduciaria dal dirigente in quanto erano stati dall’inizio inseriti dal procuratore in gruppi di lavoro prestigiosi come quello relativo ai reati contro la p.a., pur essendo appena arrivati in ufficio (si vedano in proposito anche le dichiarazioni rese dalla dott.ssa Guarnaccia, pag. 103 del verbale stenotipico, e dalla dott.ssa Brianese, pag. 5 della seconda audizione).
E.2) Gli episodi oggetto della contestazione - Ciò detto, converrà prendere le mosse dai singoli episodi su cui si era imperniato il provvedimento di apertura del procedimento ex art. 2, rivalutandoli alla luce delle difese svolte dal dott. Giordano e delle sopravvenienze istruttorie. Su un piano metodologico, per evitare un inutile appesantimento, si provvederà a richiamare in estrema sintesi il contenuto di ciascun episodio, rimandando per la compiuta ricostruzione dello stesso a quanto scritto nel paragrafo sub B) della presente delibera e nei relativi sottoparagrafi (indicati nel prosieguo anche come “punti”).
Come si leggerà, ciascun episodio, e soprattutto la valutazione unitaria di essi, conduce a ritenere come irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario tra i sostituti ed il procuratore, con la conseguenza, coerente con la ricostruzione giuridica prospettata sub D), di non consentire una valutazione prognostica positiva circa il proficuo esercizio della giurisdizione da parte del dott. Giordano nel circondario di Siracusa.
Ebbene, cominciando dall’episodio relativo all’improprio conferimento da parte della dott.ssa Bonfiglio di una consulenza tecnica al dott. Perricone, dinanzi alle significative, vistose ed inquietanti anomalie che erano emerse, e per le quali si rimanda a quanto scritto in premessa al punto b2), si è rivelata inadeguata la scelta del dott. Giordano di non trasmettere gli atti alla Procura di Messina sol perché non era emersa la prova diretta di un comportamento delittuoso; la segnalazione è stata poi effettuata nell’esposto a firma degli otto sostituti. Al di là di tale errata e formalistica valutazione, frutto della lettura atomistica e riduttiva di ciascun episodio e del complessivo contesto, ciò che appare davvero singolare, ed idoneo a lacerare il rapporto di fiducia con il sostituto, è stata l’impropria richiesta del procuratore capo, rivolta al dott. Grillo, di telefonare alla dott.ssa Bonfiglio per chiederle chiarimenti: dinanzi a macroscopiche anomalie quali quelle poste in essere dalla Bonfiglio, quanto meno di rilievo disciplinare, e dinanzi alla circostanza che chi le aveva tratte alla luce era stato proprio il dott. Grillo, non poteva certo essere quest’ultimo (peraltro con minore anzianità di servizio della Bonfiglio) a telefonare per chiederle dei chiarimenti; si tratta di un’iniziativa che, se proprio voleva essere percorsa, doveva esserlo in prima persona dal procuratore, che aveva titolo ed autorevolezza per farlo. E’ invece evidente che l’impropria “delega” conferita sul punto ha indebitamente sovraesposto il dott. Grillo, arrecandogli grave imbarazzo, tant’è che lo stesso ha effettuato la telefonata in viva voce per farla ascoltare anche al dott. Nitti, per ogni evenienza.
Proprio in ordine al procedimento penale poi aperto dalla Procura di Siracusa nei riguardi del Perricone, di cui al punto b3), appare anche qui discutibile la scelta del dott. Giordano di invitare il dott. Grillo a non compiere alcuna perquisizione se non all’esito di un interrogatorio: la perquisizione è tipicamente un atto a sorpresa ed è chiaro che il suo svolgimento dopo l’interrogatorio (nel quale peraltro l’indagato avrebbe potuto ben avvalersi della facoltà di non rispondere) l’avrebbe potuta vanificare. Ma, anche tralasciando quest’aspetto, ciò che appare singolare, ed anch’esso obiettivamente idoneo a recidere il rapporto fiduciario con il sostituto, è la modalità utilizzata dal procuratore per persuadere il dott. Grillo dal desistere al compimento della perquisizione, ossia la telefonata serale, i toni veementi e, soprattutto, la gratuita minaccia di perquisire anche tale dott. Lo Iacono (altro consulente della Procura) se fosse stata compiuta la perquisizione contro il dott. Perricone, come se il dott. Grillo avesse avuto qualche legame personale con il dott. Lo Iacono. In proposito il dott. Giordano ha scritto che il dott. Grillo ricorda male e che tra loro due ci fu un “normale scambio di opinioni”. Va sul punto ribattuto che le dichiarazioni del dott. Grillo sono specifiche e circostanziate nonché riscontrate da quelle del dott. Nitti, anch’egli coassegnatario del fascicolo (cfr. pagine 126 e 127 del resoconto stenotipico). Non si vede poi perché il dott. Grillo avrebbe dovuto riferire circostanze non conformi al vero; ci si riporta in proposito a quanto scritto in premessa.
Venendo ora alla vicenda dell’indagine sul notaio ed allora deputato regionale Coltraro, indicata in premessa nel sottoparagrafo b4), sta di fatto che il procuratore, a suo dire “al solo scopo di prevenire possibili tensioni in udienza”, ha invitato il sostituto dott. Pagano ad astenersi dalla trattazione del procedimento soltanto perché che l’indagato lo aveva denunciato. Ribadito che il dott. Pagano non aveva alcun dovere giuridico di astenersi, visto che la grave inimicizia che legittima la richiesta di astensione è quella del magistrato verso l’indagato e non viceversa, sta di fatto che il procuratore, dinanzi ad un giovane magistrato che si trovava a gestire un delicato procedimento contro un indagato facoltoso e potente, invece di sostenerlo e difenderlo, lo ha invitato a desistere. Ed è chiaro che un comportamento del genere non può che determinare anch’esso, sul piano obiettivo, una perdita del rapporto fiduciario del sostituto verso il magistrato.
La stessa cosa può dirsi quanto alla vicenda che ha interessato la dott.ssa Guarnaccia e l’avv. Calafiore, di cui al punto b5): è pacifico in questo caso che il procuratore, dinanzi ad una richiesta di tutela del sostituto rispetto ad un atteggiamento aggressivo ed “anche minatorio” del predetto avvocato, ha ricercato una interlocuzione con lo stesso, coinvolgendo per di più la persona del sostituto; invece, tanto più alla luce delle abituali e non celate anomale modalità comportamentali di tale avvocato (su cui ci si approfondirà anche nel prosieguo), sarebbe stato doveroso segnalare il fatto al Consiglio dell’Ordine, informando riservatamente il sostituto della circostanza.
Ulteriore episodio è quello relativo alla circostanziata segnalazione, ricevuta dal dott. Lucignani, circa i rapporti che intercorrevano tra il gruppo Frontino ed il dott. Pace, nominato dal dott. Longo quale consulente tecnico. Anche in questo caso il dott. Giordano, invece di interloquire direttamente con il dott. Longo, delegò a tal fine il dott. Lucignani, magistrato con molta meno esperienza professionale del Longo, indebitamente sovraesponendolo. Quando poi il dott. Lucignani fece presente al procuratore che la (singolare) attività istruttoria compiuta dal dott. Longo nei riguardi del dott. Pace presentava anch’essa vistose anomalie, anche temporali (tant’è vero che ha poi costituito oggetto di una delle contestazioni poste a fondamento della misura cautelare applicata al Longo), il dott. Giordano non solo invitò il dott. Lucignani a non mettere nulla per iscritto ma, soprattutto, disse che bisognava smetterla “con questi esposti nei confronti di Longo” aggiungendo che “il dottore Longo è uno dei migliori sostituti che abbiamo in questa Procura”. Frase che il dott. Giordano ha confermato di aver pronunciato ma che sarebbe a suo avviso da leggersi nel senso di dover “parlare bene di tutti con tutti e, in secondo luogo, di inculcare ai vari colleghi il rispetto e la fiducia reciproca, la presunzione di comportamento di buona fede su tutti, la rimozione di qualsivoglia sospetto non fondato su basi oggettive”. In proposito merita sin d’ora di dirsi che le anomalie nell’operato professionale del dott. Longo erano state numerose, circostanziate e significative, tutte portate a conoscenza del procuratore; pertanto, sta di fatto che quella difesa d’ufficio di cui sopra, e l’apparente equidistanza che essa sottende, al di là di qualsiasi valutazione sulla loro natura colpevole, si sono rivelate obiettivamente lesive del buon andamento dell’ufficio ed inidonee ad arginare l’inquinamento dell’azione investigativa che era in atto; esse sono state inoltre ulteriormente demotivanti verso il dott. Lucignani e laceranti il reciproco rapporto fiduciario.
Anch’essa idonea a lacerare il rapporto fiduciario con i sostituti e con tutto l’ambiente forense si è rivelata la scelta del procuratore di ricollocare inizialmente il dott. Musco nel settore della criminalità economica, nonostante gli interessi imprenditoriali dell’avv. Amara, con cui il dott. Musco aveva rapporti di stretta frequentazione, e del gruppo Frontino, a capo del quale vi era (e vi è) la compagna dell’avv. Calafiore, collega di studio dell’avv. Amara (la vicenda è tratteggiata nel sottoparagrafo b10). Ed è vero in proposito, come scrive il procuratore, che all’epoca il dott. Musco era stato inizialmente assolto in sede disciplinare e penale; è però altrettanto vero che le prime sentenze penali e disciplinari (poi riformate in appello o annullate in Cassazione) non negavano affatto l’esistenza di uno stretto legame tra il dott. Musco e l’avv. Amara; inoltre, quelle sentenze non erano comunque passate in giudicato sicché sarebbe stato prudente disporre una diversa collocazione del predetto. Appare quindi azzardata l’affermazione del procuratore secondo cui la questione dei rapporti del dott. Musco con l’avv. Amara aveva “perso di attualità”. Del resto, la delibera consiliare 840/2016 già citata in premessa, nel non accogliere le modifiche al progetto organizzativo apportate dal procuratore, ha ritenuto errata proprio la premessa di voler “valorizzare la professionalità del magistrato Musco” ed ha concluso affermando che quanto inizialmente deciso dal procuratore era stato idoneo “a demotivare l’apporto del singolo al gruppo di appartenenza, frammentare le professionalità acquisite… e in sintesi compromettere la coesione dei sostituti nello svolgimento del lavoro e nel reciproco coordinamento”.
E.3) Le insufficienti iniziative assunte nei riguardi del dott. Longo
Quanto al dott. Longo, le dichiarazioni rese dal dott. Giordano al dott. Lucignani, e sopra riportate, costituiscono poi una più generale cartina di tornasole di tutti i comportamenti del procuratore di cui si è scritto: le segnalazioni relative agli abusi del dott. Longo dovevano essere per lo più messe a tacere (“basta con questi esposti nei confronti di Longo!”). Le difese rese in proposito dal dott. Giordano, ossia la rivendicazione di aver assunto opportune iniziative contro alcune condotte di rilievo disciplinare del dott. Longo, non persuadono in alcun modo. Il dott. Giordano, piuttosto, ha cercato di troncare, sopire, limitandosi ad alcune singole e frammentarie segnalazioni soltanto quando si erano palesati, da parte del dott. Longo, conclamati abusi ed abnormità, come nel caso Eni - Descalzi.
Piuttosto, stante la consapevolezza di tutti i comportamenti anomali descritti nell’esposto, e qui ripercorsi, è stata improvvida e lacerante la scelta del procuratore di non spostare il dott. Longo dal settore dei reati contro la p.a. per poi collocarlo, decorsa la decennalità, nel settore dei reati tributari, dal quale è stato spostato soltanto dopo la scoperta delle microspie nel suo ufficio, posizionate dall’autorità giudiziaria di Messina. Ha riferito in proposito il dott. Grillo che il procuratore “ha continuato a mantenere il collega Longo nei gruppi relativi a reati contro la pubblica amministrazione e contro la criminalità organizzata e credo che fosse l’unico collega che faceva parte dei due gruppi, diciamo più delicati. Gli ha continuato ad assegnare una serie di procedimenti di particolare rilievo e delicatezza e… anche a seguito della rappresentazione di questi fatti… tramite l’esposto, che non seguivano delle misure organizzative ma anzi continuavano ad essergli assegnati fascicoli in qualche modo inerenti alle questioni già rappresentate dal procuratore”.
Improvvida, solo per proporre un altro esempio, è stata la scelta del dott. Giordano di coassegnare al dott. Longo il procedimento relativo allo stabilimento petrolchimico “Isab sud”, in cui era stato nominato consulente tecnico il dott. Geraci, il quale era stato poi accusato di tentata concussione per aver cercato di indurre i dirigenti dell’azienda dove si erano verificati alcuni omicidi eventualmente colposi a nominare un determinato avvocato ed un determinato consulente e che, poco prima di morire, accusò l’avv. Amara ed il dott. Longo di essere i mandanti di tale impropria sollecitazione; il dott. Nicastro ha riferito in proposito di aver trovato singolare la successiva coassegnazione di tale procedimento al dott. Longo (<Ci rendiamo conto di questo intervento del dottore Longo nella vicenda, non capiamo perché Giancarlo Longo che è stato uno che ha sempre cercato di scappare dal lavoro, comunque uno che non aveva tutta questa esigenza di avere procedimenti, in realtà questo procedimento lo voleva. Mi fu confermato dal procuratore: “Giancarlo mi ha chiesto di fare questo procedimento perché gli interessa la tematica ambientale trattata”>).
Ciò che è mancato, lo si vuol ribadire, è stata la capacità di cogliere l’insieme delle vicende, come invece fatto dai sostituti nel loro esposto; e, non a caso, soltanto la visione unitaria offerta dall’esposto, e non già le singole tardive e frammentarie segnalazioni del procuratore, ha consentito l’apertura di un procedimento penale all’esito del quale il g.i.p. di Messina ha applicato nei riguardi del dott. Longo, oltre che degli avvocati Amara e Calafiore e di alcuni consulenti, una misura cautelare detentiva. Ciò che è mancato da parte del dott. Giordano è stata la capacità di controllare di più l’operato del dott. Longo, anche durante il turno estivo.
Ragionando su un piano controfattuale, se il dott. Longo fosse stato spostato dal settore dei reati contro la p.a. e non fosse stato poi collocato nel settore dei reati tributari, le sue condotte abusive sarebbero state quanto meno arginate, in quanto, per esemplificare, nel settore dell’immigrazione, dei reati sessuali o in quello dei reati di strada ben difficilmente il predetto sostituto avrebbe potuto incontrare gli interessi economici facenti capo al gruppo Frontino o agli avvocati Calafiore ed Amara.
Approfondendo il discorso tratteggiato nel sottoparagrafo b7), se è vero che il procuratore, così come emerge anche dalla lettura dell’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Messina, è risultato del tutto estraneo al pactum sceleris tra il dott. Longo e gli avvocati Calafiore ed Amara, contestato nella medesima ordinanza, e se è poi vero che il procuratore non poteva avere conoscenza dell’eventuale commissione di reati di natura corruttiva, ora per l’appunto oggetto di contestazione penale contro il Longo, è altrettanto vero, come già scritto in premessa, che le condotte abusive ed abnormi poste in essere dal predetto gli erano state più volte ed in tanti modi segnalate, così come gli era stata segnalata la stretta vicinanza tra lo stesso e l’avv. Calafiore (cfr. le dichiarazioni dell’avv. Favi e del dott. Nicastro). Si tratta di elementi che avrebbero dovuto indurre il procuratore capo a non tenere tutti quei comportamenti di oggettiva tutela del dott. Longo di cui si è scritto in premessa.
Entrando più in dettaglio nei rapporti tra il procuratore e l’avv. Calafiore, anche il procuratore aggiunto dott. Scavone ha riferito che il predetto è stato più volte ricevuto dal dott. Giordano nel proprio studio (“…anche io ho rilevato presenze nella sua anticamera o nel suo ufficio o di Calafiore o della Princiotta o di Zappulla, in un caso anche io, almeno un paio di volte quando sono entrato all’interno dell’ufficio del procuratore c’erano la Princiotta e l’onorevole Zappulla”) e che ciò è accaduto anche pochi giorni prima dell’arrivo della Prima Commissione a Siracusa, in contemporanea con una conferenza stampa in cui un’assistita dell’avv. Calafiore aveva lanciato accuse, tanto velenose e contundenti quanto infondate e calunniose, nei riguardi dei sostituti procuratori Lucignani, Nicastro e Palmieri (cfr. anche quanto dichiarato in proposito dallo stesso dott. Scavone); tale ultimo colloquio si è protratto, a dire del dott. Nitti, “per un’ora e mezza”.
In proposito il dott. Giordano si è difeso affermando che lui riceve “chiunque” abbia da segnalargli qualcosa. In realtà, le visite dell’avv. Calafiore nei riguardi del dott. Giordano sono state numerose e sono avvenute al chiuso della stanza ed in assenza di terze persone presenti, il che, al di là di ogni valutazione di colpevolezza, è stato comunque obiettivamente inopportuno e/o imprudente, considerando che l’avv. Calafiore era personalmente indagato in vari procedimenti ed era il convivente della contitolare di un gruppo economico i cui membri erano anch’essi interessati, come indagati o come persone offese, in procedimenti per reati tributari di non banale gravità; per di più, il mese prima della visita della Prima Commissione, e quindi prima del colloquio di un’ora e mezza di cui sopra, “lo studio Amara e Calafiore è stato oggetto di una perquisizione da parte della Guardia di Finanza per tutta una serie di indagini, per violazione tributaria”, su indagine di competenza della Procura di Roma (così ha riferito il dott. Scavone). L’inopportunità, anche solo sul piano dell’immagine, delle numerose visite e dei lunghi colloqui tra il dott. Giordano e l’avv. Calafiore si appalesa viepiù se consideriamo che, come già accennato, al procuratore erano stati da più persone segnalati i rapporti confidenziali tra il dott. Longo e l’avv. Calafiore e che, inoltre, l’avv. Calafiore, così come detto anche dal procuratore aggiunto, era “un avvocato non sopra le righe, di più, era un avvocato atipico anche da un punto di vista gestuale”, con frequenti atteggiamenti provocatori e minatori verso i magistrati (si vedano anche pag. 56 del verbale stenotipico e la vicenda di cui al punto b5). Frequenti erano poi le sue visite nell’ufficio del dott. Longo, con il quale aveva “rapporti veramente stretti di cordialità e quasi amicizia, nel senso che si davano del tu, si rapportavano in maniera non professionale” (così il dott. Lucignani); ad esempio, il dott. Scavone, recatosi una volta nell’ufficio del dott. Longo, trovò quest’ultimo in compagnia del dott. Musco e dell’avv. Calafiore e, colta la particolare ed inusuale atmosfera, ebbe a dire, in maniera significativa, di aver “interrotto un summit”. Il presidente del Consiglio dell’Ordine ha detto di aver riferito “più volte” al procuratore Giordano, indicandogli anche le plurime e specifiche fonti di conoscenza, che tra il dott. Longo e l’avv. Calafiore vi era “un’amicizia palese e conosciuta a tutti sia in termini di frequentazione sia in termini di rappresentazione all’esterno”.
Insomma, per trarre le conclusioni, plurime circostanze e plurime fonti avrebbero dovuto indurre il procuratore Giordano ad assumere atteggiamenti e condotte differenti da quelle effettivamente tenute; atteggiamenti e condotte che hanno fondatamente generato il venir meno della percezione della sua completa indipendenza ed imparzialità, sia da parte dei sostituti sia, come ora si vedrà, dell’intero ambiente giudiziario.
E.4) La situazione ambientale
Si è dunque ampiamente ricostruito il clima di tensione e di conflittualità che si è vissuto all’interno dell’ufficio. Quello che va ora ulteriormente approfondito e sottolineato è che tale clima di tensione e di conflittualità, generato anche e soprattutto dai comportamenti attivi ed omissivi del dott. Giordano di cui in premessa, è stato percepito ben al di là dell’ambiente della Procura.
Numerosi sono gli articoli di stampa locale che riflettono il clima di tensione e conflittualità all’interno dell’ufficio di Procura. Emblematiche sono in tal senso le dichiarazioni del presidente del Tribunale, dott. Maiorano, il quale, alla domanda su quale impressione avesse la città di “questa situazione di grandissima tensione [che] si è sviluppata all’interno della Procura”, ha così risposto: “pessima, pessima, pessima, signor Presidente, pessima. L’ufficio di Procura è dilaniato, ogni giorno qui la stampa locale veleni, veleni all’ufficio di Procura, disservizi, otto sostituti, giudici, sostituti contro gli altri, il capo, qui non si vive sotto questo profilo. Io questo lo dico chiaramente… L’ufficio di Procura che esercita al piano superiore al mio e svolge le funzioni di requirenti con riferimento alla giudicante che io presiedo, è attanagliato da questa situazione assurda, assurda che tecnicamente è riprovevole e che crea nei confronti dell’opinione pubblica un opinione di disgusto, di sfiducia nelle istituzioni”.
Sintomatiche del discredito da cui l’ufficio requirente siracusano è circondato sono anche la vicenda dell’indagine Eni - Descalzi ed il mancato coordinamento con la Procura di Roma nelle indagini a carico degli avvocati Calafiore ed Amara. Nel primo caso, dinanzi all’evidente iniziale difetto di vigilanza da parte del procuratore, il dott. Fabio De Pasquale, titolare dell’indagine milanese a carico del Descalzi, si recò di persona a Siracusa per parlare con il procuratore Giordano e solo allora, dopo la coassegnazione del fascicolo al procuratore aggiunto, la situazione si sbloccò e gli atti furono trasmessi a Milano per competenza territoriale. Nel secondo caso, la Procura di Roma e la Procura di Messina, titolari di quell’indagine, non ebbero alcuna interlocuzione con la Procura di Siracusa: di qui la logica e plausibile deduzione del dott. Scavone circa “il grado di sfiducia nei confronti della Procura di Siracusa…, se non si ritiene neppure di dover mandare a perquisizioni in corso copia del decreto svolto in gran parte in territorio di Siracusa…”.
Ulteriore vicenda che va ora ripercorsa è quella relativa alla trasmissione, da parte del dott. Giordano, di un esposto contro l’avv. Favi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati; esposto poi archiviato dal competente Consiglio di disciplina per manifesta infondatezza. Si è trattato, anche in questo caso, di una decisione inopportuna visto che l’esposto proveniva proprio dall’avv. Calafiore e che l’avv. Favi, nel corso dell’audizione del 12 maggio 2017, aveva reso dichiarazioni potenzialmente critiche verso l’operato del dott. Giordano. Sarebbe stato quindi decisamente preferibile far valutare l’esposto al procuratore aggiunto.
Più in generale, appare azzardata l’affermazione del dott. Giordano in ordine ai rapporti “splendidi” con il Foro, mentre vi sarebbe una “ostilità personale” nei suoi confronti da parte del solo avv. Favi, uti singulus. Risulta infatti che quanto dichiarato dall’avv. Favi alla Prima Commissione rifletta il pensiero dell’intero Ordine degli avvocati di Siracusa, i cui consiglieri hanno accompagnato fisicamente ed in blocco il loro presidente nel rendere l’audizione il 12 maggio 2017, come a voler simbolicamente sottolineare la compattezza dell’intero Ordine. Ed è stato poi l’intero Consiglio dell’Ordine ad esprimere un parere critico verso la riconferma del dott. Giordano nella funzione direttiva ricoperta.
E.5) L’esposto presentato dal dott. Giordano contro gli otto sostituti
Agli episodi sopra citati e ricostruiti se ne sono aggiunti altri, successivi all’apertura del procedimento ex art. 2 ed anch’essi da esaminare e valorizzare. Essi hanno ulteriormente compromesso il rapporto fiduciario tra i sostituti ed il procuratore ed hanno accentuato, sul piano obiettivo, la prognosi negativa circa l’esercizio da parte del procuratore, in piena indipendenza ed imparzialità, delle proprie funzioni.
Sul punto va subito analizzata l’inopportuna iniziativa del procuratore di inoltrare una segnalazione al Consiglio ed all’Ispettorato ministeriale contro gli otto sostituti autori dell’esposto, accusati di aver violato l’art. 330 c.p.p., l’art. 1 del d.lgs. n. 106/2006 e l’art. 70 dell’ordinamento giudiziario.
In proposito preme dire che, sul piano penale, ciascun pubblico ufficiale, quando viene a conoscenza di fatti potenzialmente costituenti reato, è tenuto a segnalarli alla competente Procura della Repubblica, così come hanno fatto gli otto sostituti autori dell’esposto.
Sul piano ordinamentale, non appare utilmente richiamabile l’art. 70, comma 5, dell’ordinamento giudiziario, visto che i fatti segnalati dagli otto sostituti sono stati appresi nell’esercizio delle loro funzioni, anche in sede di “coordinamento investigativo”. A parte questo, il punto decisivo è che, come gli otto esponenti hanno più volte sottolineato, il procuratore della Repubblica era già a conoscenza di quegli stessi fatti, che gli erano stati segnalati più volte dai sostituti, per iscritto o oralmente. Per esemplificare: il procuratore era stato informato dal dott. Lucignani delle anomalie della consulenza del dott. Pace e dell’atteggiamento del dott. Longo nel procedimento “Open land” e, oltre a difendere con veemenza l’operato del Longo, invitò il Lucignani a non depositare alcuna relazione scritta sull’accaduto; il procuratore era stato pienamente informato, sia dalla Procura di Milano sia dal dott. Scavone, delle anomalie del comportamento del dott. Longo nella vicenda Eni – Descalzi; il procuratore era stato pienamente informato delle anomalie della consulenza conferita dalla dott.ssa Bonfiglio al dott. Perricone e ritenne di non dover trasmettere gli atti alla Procura di Messina; il procuratore era a conoscenza della denuncia rivolta dal consulente ing. Geraci nei riguardi del dott. Longo; il procuratore era a conoscenza della cd. Vicenda Civello, visto che aveva dipanato lui il contrasto tra il dott. Lucignani ed il dott. Musco sulla titolarità del procedimento.
Insomma, i sostituti autori dell’esposto si sono limitati a mettere insieme e collegare una serie di circostanze interne all’ufficio, apprese per ragioni d’ufficio e che il procuratore ben conosceva. Peraltro l’esposto è stato consegnato, nella stessa versione sintetica trasmessa al Consiglio superiore ed alla Procura generale presso la Corte di Cassazione (versione sintetica necessaria per tutelare il segreto investigativo e non compromettere le indagini), anche al procuratore generale di Catania, ossia alla massima autorità requirente del distretto.
I più che comprensibili motivi, sul piano umano e sul piano giuridico, che hanno indotto gli otto sostituti a redigere e trasmettere l’esposto sono stati efficacemente compendiati dal dott. Palmieri, in termini che converrà qui nuovamente riportare: i fatti oggetto dell’esposto erano stati rappresentati al procuratore “in ogni dettaglio… anche con toni qualche volta decisi”, ma non ne era seguita alcuna “reazione effettiva” ed allora, poiché “i colleghi stavano sempre lì”, “gli avvocati pericolosi erano sempre in giro” e vi era il fondato timore della “fabbricazione di prove false”, loro si sono determinati “a chiedere in qualche modo aiuto al Consiglio, con una nota informativa, e all’autorità di Messina per un’esplorazione sui fatti ancora più approfondita”. A sua volta il dott. Grillo ha riferito che “questi fatti sono stati segnalati, ciascuno di questi fatti è stato segnalato… al procuratore, direi tutti… e non abbiamo… io di sicuro non ho mai visto risposte particolarmente dure in questo senso, nonostante la gravità dei fatti rappresentati. Devo dire che l’atteggiamento era come di chi volesse comporre un conflitto tra due fazioni, fra gruppi in contrasto” (pag. 39).
Più diffusamente, nel corso delle audizioni, tutti i sostituti hanno dichiarato di aver dovuto scrivere l’esposto ed inoltrarlo direttamente alla Procura di Messina perché non ritenevano di avere dal procuratore la sponda e l’appoggio necessari per andare avanti nel loro lavoro e per smuovere, o quanto meno efficacemente arginare, il patologico e virulento inquinamento dell’azione investigativa nell’ufficio (cfr., ad esempio, pag. 96 delle dichiarazioni del dott. Pagano, pag. 110 delle dichiarazioni della dott.ssa Guarnaccia, pagg. 118 e 119 delle dichiarazioni della dott.ssa Brianese, pag. 132 delle dichiarazioni del dott. Nitti, pag. 17 delle dichiarazioni del dott. Lucignani).
Tutto ciò considerato, e viste le gravi ed inquietanti anomalie che la complessiva lettura dell’esposto rivelava a qualsiasi lettore disinteressato, appare davvero sconfortante e sintomatico che il procuratore capo abbia assunto un improprio atteggiamento censorio, astioso, conflittuale e punitivo verso i magistrati sottoscrittori, arrivando ad affermare che “l’unica vera anomalia” è stata la presentazione dell’esposto, senza rendersi conto che proprio quella denuncia e quell’esposto hanno dapprima consentito di allontanare dall’ufficio il dott. Longo dalla Procura di Siracusa, per effetto dell’apertura del procedimento ex art. 2 e del conseguente trasferimento in prevenzione, ed hanno consentito altresì di aprire un procedimento penale tuttora in corso; procedimento che, pur nel rispetto dovuto alla presunzione di non colpevolezza, fino ad ora ha dato ampio conforto al contenuto della denuncia, stante la misura cautelare applicata al dott. Longo, all’avv. Amara, all’avv. Calafiore ed ai consulenti dottori Naso, Pace, Verace e Perricone.
E.6) La valutazione dell’ulteriore istruttoria compiuta dopo l’apertura del procedimento per incompatibilità.
Se queste sono le vicende, e se questo è il contesto di fondo, non può dirsi, come pure il dott. Giordano ha affermato, che la situazione rappresentata nel provvedimento di apertura del procedimento per incompatibilità ambientale abbia perso di attualità dopo il trasferimento dei sostituti Longo e Musco. Infatti le gravi vicende verificatesi, segnalate nell’esposto e nelle audizioni, riflettono un quadro di “totale sfiducia… nei confronti del procuratore” (così il dott. Scavone), difficilmente rimarginabile all’atto dell’apertura del procedimento ex art. 2 e sicuramente non più rimarginabile alla luce dei comportamenti tenuti dal procuratore successivamente all’apertura del procedimento.
Tale clima di totale sfiducia non può che determinare rapporti molto più formali tra i sostituti ed il procuratore, con inevitabile maggiore lentezza e farraginosità dell’azione dell’ufficio (in questo senso si vedano anche le dichiarazioni rese nel corso della seconda audizione dai dottori Lucignani e Palmieri). Inoltre, la ricomposizione di un clima di reciproca fiducia tra i sostituti e il procuratore appare definitivamente compromessa dalle dichiarazioni inutilmente ed ulteriormente polemiche e conflittuali rese dal procuratore nei riguardi dei otto sostituti e nel corso della presente procedura; dichiarazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nell’esposto che aveva ritenuto di presentare contro di loro; segno tutto ciò di un vistoso scollamento dalla realtà ormai non più rimediabile.
Più ancora, le ulteriori circostanze da ultimo riferite dagli otto sostituti nel corso delle audizioni del 21 novembre 2017 sono l’evidente spia di un operato professionale del dott. Giordano volto ad inasprire le tensioni piuttosto che a stemperarle, come invece lo stesso diceva ai sostituti di dover fare nei riguardi dei comportamenti anomali del dott. Longo. Ci si riferisce, anzitutto, alla vicenda riferita dal dott. Pagano, che si ripercorrerà nuovamente per la sua rilevanza sintomatica. Il procedimento sulla discarica Cisma, quello in cui il dott. Longo aveva conferito incarico peritale al prof. Naso (ed in cui, per la falsa perizia resa, sia il Longo sia il Naso sono stati destinatari della misura cautelare) è stato assegnato al dott. Pagano dopo il trasferimento del dott. Longo. In esso la Procura di Messina aveva chiesto alla Procura di Siracusa “gli allegati di una di queste consulenze”. Il procuratore aveva girato al dott. Pagano questa richiesta ed il predetto, tra le carte, vi aveva trovato un’istanza a firma del consulente, il quale aveva domandato al dott. Longo di “affittare un locale, a spese della Procura, in cui tenere questi documenti”; il dott. Longo aveva accolto tale istanza e, per l’effetto, i documenti non si trovavano in Procura ma in un luogo non meglio precisato. Rappresentata la situazione al dott. Giordano, il predetto ha invitato il dott. Pagano a telefonare al dott. Longo per chiedergli dove si trovassero questi fascicoli. Il dott. Pagano si è rifiutato di telefonare al dott. Longo.
Se questi sono i fatti, non può non apparire, in ogni evidenza, del tutto inopportuno l’invito rivolto dal procuratore al dott. Pagano a telefonare al dott. Longo. Ciò perché, come riferito dallo stesso dott. Pagano, la richiesta della Procura di Messina nasceva nell’ambito di un procedimento penale in cui il dott. Longo era indagato sicché era davvero singolare dover chiedere al predetto un’informazione di natura collaborativa, per di più in maniera informale. Ancor più inopportuno che tale richiesta si sia diretta al dott. Pagano, ossia ad uno dei magistrati autori dell’esposto da cui è scaturito il procedimento penale contro il dott. Longo e nel cui ambito la Procura di Messina aveva rivolto quelle richieste. Si rinnova quindi, ed in modo ancor più maldestro, la stessa vicenda che si era verificata quando il dott. Giordano chiese al dott. Grillo di telefonare alla dott.ssa Brianese per chiederle conto delle anomalie della consulenza tecnica conferita dalla stessa al Perricone. Entrambi gli episodi hanno contribuito ad allargare viepiù la frattura della fiducia dei sostituti nell’imparzialità ed indipendenza del procuratore, come il dott. Pagano non ha mancato di rimarcare.
Eguale negativo effetto, e sintomo di una convivenza professionale ormai non più utilmente praticabile, sono le frasi denigratorie e velenose che il dott. Giordano ha ritenuto di rivolgere, parlando con la dott.ssa Bonfiglio in occasione del trasferimento della stessa, nei confronti degli altri sostituti dell’ufficio: “mi spiace che te ne vai, anche perché tu sei una di quelle che ha detto meno, cioè che non ha detto cose false…”. In sostanza il dott. Giordano ritiene che i sostituti procuratori autori dell’esposto abbiano detto il falso contro di lui, il che non è emerso in alcun modo ed anzi, come ampiamente scritto in premessa, risulta smentito. E tutto ciò è stato ribadito nell’ultima memoria depositata dal dott. Giordano, il quale ha scritto in quella sede che i sostituti hanno rappresentato “circostanze non vere, inesatte oppure distorte e, in definitiva, prive di fondamento e di efficacia dimostrativa quantomeno in relazione ai presupposti del procedimento di incompatibilità ambientale”. E’ quindi palese il marcato “risentimento” del procuratore verso gli otto sostituti autori dell’esposto, così come riferito dal dott. Nicastro. Non si comprende allora come lo stesso dott. Giordano possa affermare, nella medesima memoria, che “i rapporti con i sostituti e col procuratore aggiunto sono stati ottimi e sempre improntati a confronto civile e sereno”. E non si comprende altresì come il dott. Giordano non si renda conto che la sua presenza in quell’ufficio non sia più tollerabile, in quanto obiettivamente fattore di conflitto, disarmonia e sfiducia.
Pur persistendo quell’atteggiamento astioso e di risentimento di cui si è scritto, il dott. Giordano ha però impropriamente ritenuto di sollecitare i sostituti a sottoscrivere una lettera al Csm nella quale avrebbero dovuto rappresentare che, dopo il trasferimento dei sostituti Longo e Musco, la situazione nell’ufficio si era rasserenata ed i rapporti tra il procuratore e gli altri sostituti si erano positivamente evoluti. I sostituti non hanno inteso raccogliere questa richiesta, evidentemente perché inopportuna e non corrispondente al vero. Sul punto merita riportare nuovamente le dichiarazioni del dott. Pagano e della dott.ssa Brianese: “io ho detto di no, che non ero disponibile… perché secondo me era una richiesta che non andava fatta, cioè se io l’avessi voluta scrivere la lettera, la scrivo spontaneamente e non ho apprezzato il fatto che mi sia stato richiesto” (dott. Pagano); scrivere la lettera “non aveva nessun senso”, visto che “la compromissione della fiducia è rimasta, non è che sia cambiata con il trasferimento di questi due colleghi” (dott.ssa Brianese).
Si tratta di un ulteriore tassello che riflette una situazione di oggettiva incompatibilità ambientale, sia per la provenienza della richiesta sia per il suo contenuto sia per i suoi effetti, di ulteriore e prevedibile irrigidimento dei rapporti con i sostituti. In precedente delibera consiliare n. 8456/2017 adottata nella seduta del 10 maggio 2017, relativa al trasferimento ex art. 2 di altro magistrato, anch’egli già dirigente di un ufficio giudiziario, si era verificata un’analoga richiesta di attestazione di solidarietà ai giudici del Tribunale e la vicenda era stata uno degli elementi posti a base della delibera.
E.7) Le conclusioni
L’insieme di queste vicende ha determinato un’irrimediabile frattura del rapporto fiduciario tra il procuratore ed i sostituti, creando un’oggettiva situazione ambientale di significativo appannamento della credibilità dell’operato della Procura e della figura del procuratore.
Riallacciandoci alla ricostruzione giuridica compiuta nel paragrafo D), va rimarcato che, al di là della loro natura colpevole o meno, i comportamenti attivi ed omissivi del procuratore, sicuramente volontari e da valutarsi nella loro totalità, hanno determinato una situazione di assoluta e non più riparabile incompatibilità ambientale, pur in assenza di responsabilità di natura penale. Situazione di incompatibilità ambientale ulteriormente acuita dall’evento, in quanto tale incolpevole per il procuratore, della misura cautelare applicata al dott. Longo; tale evento, comunque non dirimente ai fini della valutazione in oggetto, è stato infatti comunque idoneo ad amplificare il discredito dell’ufficio di Procura e la percezione, nell’ambiente cittadino e giudiziario, dell’inadeguata indipendenza ed imparzialità di esso.
Va quindi restituita serenità e credibilità all’ufficio, agli occhi dell’ambiente giudiziario e dell’intera cittadinanza siracusana; e tale ricostituzione di serenità e credibilità impone il trasferimento del dott. Giordano. Pertanto, sulla base di tutte le vicende di cui sopra, specie se considerate nel loro insieme, ricorrono i presupposti dell’incompatibilità del dott. Giordano con ogni funzione giudiziaria nel circondario di Siracusa.
Il Consiglio, pertanto, delibera il trasferimento d’ufficio ai sensi dell’art. 2 regio decreto n. 511 del 31 maggio 1946 del dott. Francesco Paolo Giordano, attualmente procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, per incompatibilità con ogni funzione giudiziaria nel circondario di Siracusa; delibera altresì di comunicare la presente delibera alla Terza Commissione, per quanto di competenza.»