Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00636284&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_sddeadddl3128mi&parse=no
Timestamp: 2013-05-23 10:31:55+00:00
Document Index: 31195731

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

(3128) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3128, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche dei relatori.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero innanzitutto ringraziare i relatori del provvedimento e tutti coloro che sono intervenuti a testimoniare la particolare attenzione con cui gli organi parlamentari seguono sempre i provvedimenti riguardanti i nostri militari impegnati in missioni internazionali.
Mi sia consentito quindi, in premessa, ringraziare e unirmi alla testimonianza degli onorevoli senatori che nella giornata di ieri hanno voluto ricordare i nostri tre militari del 66° Reggimento fanteria aeromobile: il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il primo caporal maggiore Luca Valente, deceduti lunedì mattina nell'adempimento del loro dovere in Afghanistan a circa 20 chilometri a Sud-Ovest di Shindand.
Dobbiamo ricordare, purtroppo tristemente, questo episodio anche in considerazione del fatto che l'atto che ci apprestiamo oggi a dibattere rappresenta lo strumento attraverso il quale vengono finanziate le nostre missioni all'estero. Sicuramente è doloroso, ma è nelle cose, il fatto che oggi discutiamo di provvedimenti che hanno sicuramente ripercussioni importanti anche sulla sicurezza dei nostri militari all'estero.
Nello stesso tempo, non voglio esimermi dal fare una breve dichiarazione per quanto riguarda un altro evento che è collegato, indirettamente ma in modo importante, al provvedimento di oggi, cioè la vicenda riguardante i nostri militari italiani del reggimento San Marco in India per la nota vicenda della nave "Enrica Lexie".
Sotto questo punto di vista, voglio assicurare agli onorevoli senatori che il Governo farà tutto il possibile (e già stiamo facendo quanto in nostro potere) per garantire che prevalgano i principi del diritto internazionale e della giustizia: i nostri uomini, anche lontano dalla Patria, rappresentano il nostro Paese e sono da noi considerati con il massimo dell'impegno e con il massimo dell'attenzione.
Voglio solo dire che da giorni in India vi è una delegazione del nostro Governo in cui sono rappresentati i Ministeri degli affari esteri, della difesa e della giustizia ai loro massimi livelli per dipanare, prima di tutto dal punto di vista politico, la questione.
Non si tratta, infatti, di una situazione nella quale si possa accampare una valutazione della giustizia interna dell'India (che pure è un Paese amico): si tratta di far valere quelle che sono le norme del diritto internazionale, essendosi trattato eventualmente (nel caso che vengano dimostrati, perché non è certo a carico nostro l'onere della prova) di fatti avvenuti a circa 30 miglia dalle coste indiane, quindi in acque internazionali e, come tali, soggette al diritto internazionale.
Prima di tutto, quindi, si tratta di far prevalere le norme del diritto: a quel punto, noi non abbiamo più problemi nell'andare a fondo e nel verificare tutto quanto vi sia da verificare. Si è detto che il Governo italiano ha considerato i due pescatori morti alla stregua di pirati. Noi non sappiamo chi fossero. Ci viene detto che erano pescatori: benissimo, ma deve essere dimostrato che siano stati partecipi di quel fatto che viene sommariamente riassunto, sul quale - ripeto - non spetta a noi l'onere della prova.
Voglio solo garantire - e credo che oggi lo farà, con ben maggiore vigore e evidenza, il ministro Terzi di Sant'Agata in Commissione esteri - come il nostro Governo segua la vicenda continuamente, con il massimo dell'impegno e dell'attenzione, e stia profondendo tutti gli sforzi diplomatici opportuni per garantire la giustizia del diritto internazionale ai nostri due fanti di Marina.
Detto questo, permettetemi di ringraziare tutti gli intervenuti per il livello e il valore degli interventi e per l'importanza dei richiami fatti non solo a quello che è il tema proprio delle missioni internazionali, ma anche a quello che è l'impegno del nostro Paese, oltre che nelle azioni militari anche - e vi è stata data giusta enfasi - nei compiti umanitari e nelle missioni di cooperazione internazionale, che in questo provvedimento trovano ampio spazio e credo anche giusta attenzione.
Il compito prioritario delle Forze armate è di garantire la difesa del territorio nazionale ma, come enuncia la nostra Costituzione, è compito dell'Italia anche adoperarsi fattivamente per il raggiungimento di un ordine internazionale che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. È per questo che l'Italia fa la sua parte all'interno di Organizzazioni internazionali e sovranazionali quali la NATO, l'Unione europea e le Nazioni Unite, perseguendo attivamente, sul piano internazionale, obiettivi di stabilità, di pace e di sicurezza per tutta la comunità internazionale.
Il Governo, in coerenza con il passato, ha razionalizzato la presenza militare all'estero e, per il 2012, ha condotto un'attenta verifica delle condizioni politiche e militari in ciascuno dei contesti nei quali siamo impegnati, valutando i rischi e le tendenze in atto e calibrando il nostro impegno. Prevediamo quindi che ci possano essere ulteriori modifiche nei prossimi mesi, che saranno ovviamente adottate nella misura in cui le situazioni locali registreranno eventuali evoluzioni.
In Afghanistan abbiamo raggiunto il livello di 4.200 militari nel corso del 2011 e prevediamo di avviare una prima fase di moderata riduzione verso la fine del 2012, in coerenza con l'evoluzione della situazione e con l'orientamento della comunità internazionale. Questo processo, che proseguirà fino al 2014, con l'obiettivo del pieno passaggio sotto responsabilità afghana di tutto il territorio, rappresenta evidentemente lo sviluppo conclusivo dell'intera missione e, per molti versi, il paradigma dell'impegno internazionale in supporto alla stabilità, contro il terrorismo, sotto il mandato dell'ONU. Si guardi bene quindi che tutto ciò è in perfetta coerenza con quanto più volte richiamato nella ormai famosa intervista del ministro Leon Panetta, tante volte citata, che sostanzialmente ha presentato, seppure con cifre e numeri di impegno quantitativamente ben maggiori dei nostri, un trend nella stessa direzione.
La missione ISAF ha quindi un obiettivo temporale ben preciso per il suo completamento. Il quadro evolutivo è positivo e abbiamo davanti a noi una prospettiva di un futuro migliore per il popolo afghano e per la stabilità dell'area. Registriamo una tendenza positiva in termini di crescita qualitativa e quantitativa delle forze di sicurezza afghane, militari e di polizia, fattore questo determinante per il successo della transizione. Tuttavia, quella della transizione è la fase più delicata dal punto di vista della sicurezza e della protezione del nostro personale militare e civile e di quella dei nostri partner afghani e di ISAF.
La minaccia, pur complessivamente in diminuzione, potrà tuttavia manifestarsi, e si manifesterà ancora, in forma intensamente violenta (i ben noti colpi di coda), come sempre accade e, purtroppo, rischia di accadere, nelle situazioni transitorie. È per questo che l'attenzione alla protezione del nostro personale deve essere, se possibile, ancor maggiore.
In Libano, nell'ambito della missione UNIFIL, condotta sotto l'egida dell'ONU, l'impegno rimane significativo. Dal livello di circa 1.500 militari presenti in media nel corso dell'anno appena trascorso (nel primo semestre erano 1.780) siamo ora scesi a circa 1.100, entità che prevediamo di mantenere per quest'anno. Non cambia però, anzi si accresce, il peso relativo dell'Italia, riconosciutoci a livello internazionale, che ha determinato la decisione unanime di assegnarci nuovamente il comando della missione.
I positivi risultati finora ottenuti da UNIFIL rendono la situazione generale nel Paese, al momento, relativamente stabile. Tuttavia la vicina crisi siriana, com'è stato ricordato in alcuni interventi, la situazione nei campi profughi e le saltuarie violazioni dello spazio aereo libanese inducono a ritenere l'evoluzione del quadro di sicurezza generale dell'area ancora incerta. Per questo è ancora più importante la presenza di UNIFIL.
Nei Balcani assistiamo al riacutizzarsi del conflitto etnico e politico nel Nord del Kosovo. Visti i rischi potenziali di escalation della violenza che da sempre caratterizzano l'area, la NATO, che ha la responsabilità della missione, in piena intesa con l'Unione europea e le Nazioni Unite, al momento ha sospeso il processo di ulteriore riduzione del contingente KFOR. In tale quadro, l'Italia mantiene sul terreno una contingente dedicato soprattutto alla protezione di alcuni luoghi di culto serbo-kosovari, localizzati in aree popolate da albanesi, nonché una compagnia di Carabinieri assegnata al Comando della Forza a Pristina. L'Italia, secondo la programmata rotazione tra i Paesi dell'alleanza, deve garantire la disponibilità di un contingente di riserva pronto a intervenire in caso di necessità. Prevediamo pertanto di dispiegare in primavera il contingente di riserva di circa 600 unità, che rimarrà in teatro sei mesi, in sostituzione della riserva austro-tedesca, che è presente in teatro dal settembre 2011. In esito alla citata situazione verificatasi nel corso del 2012 prevediamo di avere in Kosovo circa 850 militari, un numero in lieve incremento rispetto al livello raggiunto fino al 2011.
In Libia, in relazione ai possibili sviluppi dei contatti bilaterali con le autorità di quel Paese, potrebbe rendersi opportuno e necessario procedere alla cessione di alcuni mezzi per le forze di sicurezza libiche. Per questa attività di cooperazione abbiamo previsto in decreto specifiche risorse, nonché una presenza media potenziale in Libia nel corso del 2012 dell'ordine di 100 unità.
Sotto questo aspetto, in risposta ad una specifica critica, sollevata in particolare in un intervento, relativa alla nostra presenza in Libia, vorrei ricordare che tutto ciò avviene sì sulla base di rapporti bilaterali, ma all'interno di ben quattro risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite. Mi riferisco alle risoluzioni 2016, 2017 e 2022, seguite alla risoluzione 1973 del 17 marzo 2011 con cui si è dato inizio all'intervento, e in particolare alla risoluzione 2009 del 16 settembre 2011, all'interno della quale specificamente sono previsti interventi di sostegno, appoggio e cooperazione con le autorità libiche relativamente non solo alla tutela della legge sul territorio libico e del diritto internazionale, ma anche alla cooperazione con le forze di sicurezza interne per ristabilire un clima più pacifico all'interno del Paese. Dobbiamo quindi ricordare che anche questo intervento di cooperazione con la Libia avviene pienamente all'interno di risoluzioni delle Nazioni Unite. La presenza poi di accordi di tipo bilaterale rappresenta solo l'ultimo gradino rispetto ad impegni multilaterali adottati a livello delle Nazioni Unite.
Ai teatri citati, che sono sicuramente i principali, anche in considerazione del livello della presenza militare, si aggiungono anche altre missioni di consistenza ridotta in cui l'Italia opera con qualche decina di uomini (in qualche caso si tratta anche solo di qualche unità), che garantiscono comunque al nostro Paese la possibilità di contribuire al contesto degli sforzi della comunità internazionale ad una gestione condivisa della sicurezza.
Nel teatro di intervento marittimo, ovvero l'area oceanica a largo del Corno d'Africa estesa alla parte nord-occidentale dell'Oceano indiano, i fatti prima citati ci portano a considerare con ancora maggiore attenzione, se è possibile, quello che è un grave pericolo per la comunità internazionale ma, in particolare, per gli approvvigionamenti mercantili ed energetici anche del nostro Paese. Per il contrasto alla pirateria l'Italia contribuisce alternativamente alle operazioni «Atalanta» dell'Unione europea e «Ocean Shield» della NATO, garantendo nel 2012 la presenza di almeno una unità navale.
Nel quadro delle iniziative volte al contrasto della pirateria si colloca anche la cessione a titolo gratuito di mezzi di trasporto e logistici alla Repubblica di Gibuti, che offre un importante punto di sostegno logistico nell'ambito dell'accordo di cooperazione fatto con quel Paese il 30 aprile 2002 e ratificato con legge 31 ottobre 2003, n. 327.
Sempre nel quadro del contrasto alla pirateria, stiamo sostenendo anche la missione dell'Unione europea EUTM di addestramento delle forze somale che, in stretto coordinamento con le Nazioni Unite e l'Unione Africana, sostiene la formazione militare per ufficiali e sottufficiali somali forniti dall'Uganda. Vorrei ricordare che i nostri carabinieri hanno già addestrato oltre 1.700 militari somali e formato oltre 60 istruttori somali, con grande soddisfazione degli esponenti di quel Paese.
Signor Presidente, onorevoli senatori, nell'avviarmi alla conclusione, vorrei ricordare come l'atto oggi all'esame dell'Aula del Senato abbia profonde ripercussioni sulla vita dei militari italiani impegnati all'estero. Quindi, nel rinnovare l'apprezzamento del Governo e il convincimento che l'impegno dei nostri soldati nei diversi teatri operativi è importante non solo per affermare il prestigio internazionale del nostro Paese, ma soprattutto per garantire una maggiore sicurezza all'interno dei nostri confini nazionali, desidero brevemente intervenire su alcuni aspetti richiamati negli interventi di alcuni onorevoli senatori (non sarebbe giusto infatti non soffermarmi nel merito).
Non ho ben compreso come a qualcuno sembri da porre in contraddizione la revisione dello strumento militare rispetto alla situazione, non solo economica, del nostro Paese: avere uno strumento più snello ed agile, meglio attrezzato e con un addestramento superiore è non solo garanzia di efficienza, ma soprattutto garanzia di sicurezza per i nostri militari. Le spese tecnologiche e per l'addestramento non rappresentano solo la possibilità di avere una maggiore efficienza militare, ma rappresentano anche in termini di sicurezza per i nostri uomini quei livelli di assistenza dei quali necessitano.
Riferendomi ad alcune richieste più specifiche, sottolineo che non si tratta di preferire il fatto di disporre di più armi a fronte di meno uomini: il problema è che noi vogliamo avere uomini che siano attrezzati, addestrati, che abbiano tutti i livelli di efficienza e di protezione che occorrono in campo operativo. Sotto questo punto di vista, non è comprensibile alcuna polemica. Per carità, le osservazioni sono sempre accolte, valutate ed ascoltate, ma vorrei fosse riconosciuta l'onestà intellettuale del ministro Di Paola quando, nell'audizione al Senato svolta dinanzi alle Commissioni riunite, ha presentato il piano di riforma dello strumento militare. Sottolineo che il ministro Di Paola non sfugge ad alcun dibattito, e prova ne è che, domani mattina (se non ricordo male, alle ore 8,30), risponderà dinanzi alle Commissioni difesa congiunte di Camera e Senato, presso la Camera dei deputati, alle domande seguenti alla presentazione della scorsa settimana sul nuovo strumento militare.
Pertanto, non vi è alcuna ombra, alcuna volontà di nascondere alcunché o di sfuggire. Il Parlamento - non occorre che sia io a ribadirlo - è sempre e comunque sovrano. Il Ministro intende offrire al Parlamento quegli spunti tecnici di dibattito e di riflessione che poi il Parlamento, nella propria autonomia, valuterà, e sui quali delibererà. Vorrei, però, fosse chiarito che non vi è alcuna volontà di nascondere alcunché: anzi, proprio rispetto alla presentazione della scorsa settimana, vi è semmai una richiesta da parte del Ministro di avere per questo comparto un'attenzione anche nel momento del finanziamento che possa permettere di superare in modo coerente, anche come mezzi, la difficile fase di transizione.
È chiaro che abbiamo un surplus di spesa per quanto riguarda il personale, mentre abbiamo livelli insufficienti soprattutto per quanto riguarda l'addestramento e gli investimenti. Se vogliamo avere uno strumento efficiente e vogliamo dare ai nostri militari il massimo possibile della sicurezza e delle garanzie in campo operativo, dobbiamo riuscire a ragionare in modo ancora più approfondito sugli impegni di bilancio. Questo, non per indirizzare le spese del Paese verso impegni impossibili, per tutte le ovvie valutazioni che più volte abbiamo fatto con riferimento alla nostra economia, ma solo per cercare di offrire ai nostri militari uno strumento che possa essere efficace e, se possibile, di piena garanzia.
Signor Presidente, concludo ringraziando in modo non solo formale gli onorevoli senatori.
Vorrei fare un'ultima notazione. Ci è stata richiesta una valutazione sulla nostra capacità di spesa nel settore della Difesa. Attualmente il nostro Paese, con lo 0,84 per cento del PIL, è agli ultimi posti a livello mondiale (la media europea è di circa 1,6 per cento).
La senatrice Negri chiedeva ieri se lo spostamento di certi investimenti dalla linea dell'Eurofighter Typhoon ad altri impegni di spesa per le missioni significasse una sorta di rinuncia a determinati obiettivi. La ringrazio per la domanda, senatrice, ma vorrei rassicurarla: nessuna rinuncia. Si tratta di investimenti programmati in un arco di tempo che arriva fino al 2018 e, all'interno del rimaneggiamento dello strumento militare, si è visto che lo spostamento di questi finanziamenti solo per il 2012 può essere compensato in modo da non ridurre o limitare i nostri attuali obiettivi.
Un'altra importante domanda è stata posta dal senatore Scanu sugli F-35. Non so, senatore Scanu, se 90 F-35 saranno sufficienti o se ne sarebbero serviti necessariamente 131; so solo che devono rimpiazzare in linea di volo oltre 160 velivoli e lo faranno nell'arco di 13 anni. Credo che, se dovessimo limitare l'acquisizione di questi velivoli, negli anni rischieremmo in ogni caso di compromettere ulteriormente non solo la nostra possibilità di schieramento sul territorio nazionale (che, come lei sa, si articolerà in tre basi principali e in una base minore a Trapani-Birgi), ma soprattutto - e questo sarebbe più grave - la nostra capacità di protezione negli scenari internazionali. Troppo spesso, infatti, nelle missioni all'estero chiediamo la copertura aerea ai Paesi alleati. È importante, invece, che in queste situazioni riusciamo a garantire, anche autonomamente, ai nostri militari i compiti di copertura per quanto riguarda l'impegno a terra.
In conclusione, vi ringrazio davvero in modo non formale, ma con il massimo rispetto e la massima considerazione, per l'alto livello del dibattito, dal quale sicuramente esco arricchito, anche dal punto di vista personale, di importanti valutazioni da svolgere sul tema. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Fosson).
BAIO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:
- che alle spese di vitto e alloggio di cui all'articolo 9, comma 4, si provvederà nell'ambito degli stanziamenti di cui alla legge n. 49 del 1987;
- che le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 8, che prevedono deroghe alla limitazione di alcune spese di funzionamento e per autovetture, possono trovare attuazione nell'ambito delle spese autorizzate, ai sensi degli articoli 7 e 8, e che la convalida degli atti indispensabili per dare continuità alle iniziative e ai programmi da realizzare prevista dall'articolo 9, al comma 8, non determina effetti finanziari ulteriori, in quanto si limita a chiarire l'interpretazione e l'ambito di applicazione temporale di norme vigenti;
- che la proroga dei contratti quadriennali stipulati dal Ministero degli affari esteri con esperti in materia di cooperazione allo sviluppo di cui all'articolo 9, comma 10, non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto gli stessi sono già previsti a legislazione vigente e trovano copertura a valere degli stanziamenti di cui alla legge n. 49 del 1987;
- che il Fondo per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296 del 2006 reca le necessarie disponibilità».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea e riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.30, 1.16, 1.32, 1.19, 1.47, 1.62, 1.71, 1.74, 1.81, 1.105, 1.112, 1.116, 1.121, 1.124, 1.127, 1.134, 1.140, 1.146, 1.151, 1.156, 1.162, 1.171, 1.175, 2.14, 5.33, 9.7, 10.2, 4.13 e 10.3.
Esprime, altresì, parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti.»
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, già illustrato nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla seconda parte dell'ordine del giorno G100, a partire dalle parole «impegna il Governo». Il parere sulla restante parte dell'ordine del giorno è contrario. Dunque, se i presentatori dell'ordine del giorno sono d'accordo, propongo di eliminare la prima parte dell'ordine del giorno.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Caforio, accetta le modifiche proposte dal relatore sull'ordine del giorno G100?
CAFORIO (IdV). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 (testo 2) non verrà posto in votazione.
Onorevoli colleghi, conformemente a quanto già stabilito nel corso dell'esame in sede referente, ai sensi dell'articolo 100, comma 8, del Regolamento la Presidenza dichiara inammissibili gli emendamenti 1.27, 1.28, 1.29, 1.33, 1.35, 1.36, 1.38, 1.43, 1.42, 1.44, 1.48, 1.49, 1.50, 1.53, 1.54, 1.55, 1.58, 1.59, 1.60, 1.63, 1.64, 1.65, 1.68, 1.69, 1.72, 1.75, 1.77, 1.78, 1.79, 1.86, 1.87, 1.90, 1.91, 1.92, 1.94, 1.108, 1.113, 1.117, 1.118, 1.128, 1.130, 1.131, 1.135, 1.136, 1.137, 1.141, 1.142, 1.143, 1.148, 1.147, 1.153, 1.152, 1.164, 1.163, 1.167, 1.168, 1.173, 1.172, 1.177, 1.176 e 1.178 in quanto privi di reale portata modificativa.
Al fine di assicurare il rispetto della coerenza logica delle deliberazioni del Senato, la Presidenza dichiara altresì inammissibili gli emendamenti 5.13, 5.32, 9.5 e 9.11 in quanto la loro eventuale approvazione determinerebbe la sopravvivenza di porzioni di disposizioni prive di autonomo contenuto normativo. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, dico sin da ora che chiederò il voto elettronico per alcuni emendamenti a mia firma.
Il provvedimento al nostro esame è composto da 11 articoli ed è diviso in tre Capi. Il primo, composto dai primi sei articoli, reca le autorizzazioni di spesa, dal primo gennaio al 31 dicembre 2012, necessarie per la proroga del termine per la partecipazione italiana a diverse missioni internazionali delle Forze armate e di polizia (articolo 1); le relative norme sul personale (articolo 2), nonché la materia penale (articolo 3) e contabile (articolo 4).
Gli emendamenti che ho presentato all'articolo 1 riguardano il problema delle spese da affrontare, un aspetto sul quale proprio ieri ho sollecitato il Governo. L'Italia dei Valori infatti non è d'accordo ad affrontare alcune spese militari. Mi riferisco in primo luogo alla missione in Afghanistan, il cui fallimento è già dichiarato, così come all'impegno per la Libia, dove non è che occorrano aiuti a 10 persone. Il collega Perduca ha detto che ci sono stati 100 morti in Libia soltanto ieri. Allora, cerchiamo di risolvere i problemi di pace; affrontiamo una spesa che non armi i nostri militari e che non porti ad aumentare il numero tragico dei morti in Afghanistan, che oggi è arrivato a 49.
Ho ascoltato l'intervento del Sottosegretario per quanto riguarda la presenza militare in Afghanistan: 4.200 militari nel 2011, e alla fine del 2012 è previsto il ritiro di alcuni di loro. Non sappiamo quanti: non ci è stato dato di capire sia in Commissione che in Aula ieri quale indirizzo il Governo intenda seguire. Mentre gli altri Paesi, e in primis gli Stati Uniti, annunciano il ritiro dall'Afghanistan addirittura nel 2014, con una exit strategy importante e dichiarata, noi non dichiariamo quale è la nostra strategia.
Si parla di pieno passaggio nel 2014: su quali basi, con quali argomenti, con quale strategia di uscita? E poi, quando esattamente? Il 1° gennaio? Il 31 dicembre del 2014? Non riesco a capire simili argomenti, e proprio per questo ho presentato taluni emendamenti, non tanto per provocare, quanto per ragionare insieme su un finanziamento che noi non riteniamo per la pace. Lo deduciamo dalle parole di un Ministro: un finanziamento per comprare più armi, per acquistare gli F-35, per finanziare qualcosa che ancora non riusciamo a capire.
Lei, signor Sottosegretario, ha detto che gli aerei F-35 verranno pagati nell'arco di 13 o 15 anni - mi sembra di avere capito questo - e quindi in un arco di tempo comunque lungo, non corto.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Saranno acquisiti nell'arco di 13 anni.
PEDICA (Idv). Sappiamo che ogni aereo costa 80 milioni di euro. Per le Olimpiadi avete ragionato in modo serio, e lo ripeto: avete detto che la rilevante crisi economica che ha investito il nostro Paese non vi permette di anticipare la somma di 4,7 miliardi di euro. Dobbiamo infatti dare una risposta alle famiglie e tagliare le tasse. Ho letto oggi sui giornali frasi quali - sono parole del Governo - «meno tasse alle famiglie solo dal 2014». Da questo concetto allora dobbiamo partire.
Se un Governo è responsabile, se è guidato dal rigore e dall'equità e orientato a perseguire lo sviluppo, e non vuole - come ha dichiarato - spendere soldi, diciamo così, inutili, come nel caso delle Olimpiadi, pur se diluiti nell'arco di tempo di sette anni (le Olimpiadi sono infatti previste nel 2020), vorrei sapere che cosa c'entra la spesa sugli F-35. Si tratta sempre di spese sostenute dal Governo per armare e non per favorire chi soffre. Non è demagogia: è la valutazione dello stato di fatto di una crisi nazionale che stiamo vivendo da tre anni a questa parte, la quale raggiungerà il suo apice negli anni 2012 e 2013.
Per questo motivo chiedo di votare l'emendamento 1.25 e altri che seguiranno con il sistema elettronico, con la motivazione espressa poco fa, nel corso della discussione degli emendamenti, motivazione sulla quale cercherò di far ragionare.
Poiché mi sembra di aver capito che il Governo non ha alcuna intenzione di ragionare sull'emendamento 1.25 come ha fatto in merito alle Olimpiadi, cerchiamo con i prossimi emendamenti di trovare un punto di incontro.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, le devo fare presente che ha consumato tutto il tempo a disposizione del Gruppo dell'Italia dei Valori.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, il comma che si vuole sopprimere riguarda la missione in Afghanistan iniziata nel lontano 2003.
Sono trascorsi dieci anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti; il traffico di droga è aumentato; i signori della guerra si sono arricchiti.
Appare quindi acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace keeping o di peace enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente, ha prodotto un fallimento, e va ammesso, in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo, trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione.
Per questi motivi, riteniamo che i nostri ragazzi debbano tornare a casa, perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace.
TORRI (LNP). Signor Presidente, desidero illustrare i due emendamenti presentati all'articolo 1, che sono l'1.20 e l'1.21.
Chiediamo la soppressione del comma 16 dell'articolo 1, che riguarda la Libia. Si tratta dei famosi 9 milioni che verranno dati alla Libia per l'invio di 100 addestratori. Noi avanziamo molte critiche al riguardo. Già all'inizio avevamo espresso perplessità in merito al fatto che probabilmente non sarebbe stato facile addentrarsi in quel Paese. Inoltre, ritenevamo un errore gioire di una facile vittoria per la messa a riposo definitiva del regime di Gheddafi. Ciò, anche perché, secondo noi, a tutt'oggi non è che ci sia stata da parte del Consiglio nazionale di transizione tutta questa capacità, soprattutto nel mettere in atto il disarmo.
Non siamo molto a favore della presenza dei nostri militari in Libia, e pertanto chiediamo di sopprimere il comma 16 perché a nostro avviso bisogna aspettare un po' a concedere i 9 milioni di euro e anche a mandare là dei militari.
Ma non è tutto: c'è un comma che parla di oltre 1 milione di euro e della concessione al Governo provvisorio di Tripoli di armamenti che probabilmente noi dismetteremo. Anche per questo credo occorra aspettare. Questo Paese ha in itinere - se non sbaglio - un impegno ad andare alle elezioni entro il mese di giugno e secondo noi sarebbe buona cosa dare questi ferri vecchi - se tali sono da considerare - non più utilizzati da noi dopo che si sia instaurato un Governo legittimo.
La logica sarebbe per noi quella della soppressione del comma 16 e del comma 16-bis. Questa è la ragione per cui abbiamo presentato i nostri emendamenti.
Quanto alla questione dei 9 milioni di euro, ho già fatto presente al Sottosegretario durante gli incontri in Commissione che certamente sono voluti dall'ammiraglio Di Paola perché sono stati discussi in Consiglio dei ministri e votati, ma in maniera abbastanza rocambolesca non hanno passato tutte le sezioni di votazione nelle Commissioni. Li abbiamo un po' ricevuti obtorto collo. Pertanto, ripeto, chiediamo la soppressione dei commi 16 e 16-bis. (Applausi dal Gruppo LNP).
CABRAS, relatore. Signor Presidente, esprimo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, desidero precisare che la soppressione, ovvero la riduzione dei finanziamenti, incide sull'entità del contingente impiegato e quindi sulla operatività delle missioni. Non è quindi possibile accettare questo tipo di emendamenti se non rivedendo alla base la nostra posizione internazionale e i nostri impegni negli organismi internazionali.
Esprimo, dunque, un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.25.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Pedica.
È la prima votazione, aspettiamo un po'.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.22.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori, fino alle parole «i commi 1».
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 312
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.22 e l'emendamento 1.26.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.30 e 1.16 sono improcedibili.
Gli emendamenti 1.27, 1.28 e 1.29 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.31.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, poco fa lei ha detto che il tempo a nostra disposizione sia per le illustrazioni che per le dichiarazioni di voto è esaurito, però altre volte mi sembra che...
PRESIDENTE. Senatore Pedica, la prego di intervenire e di non perdersi in chiacchiere. Le do un minuto. Lei parla e io conteggio il tempo.
PEDICA (IdV). Questa volta non intendo intervenire.
PRESIDENTE. Io prima le ho detto che il tempo era scaduto. Se ora intende intervenire le do un minuto.
PEDICA (IdV). No, questa volta non intervengo. Avanzo solo richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.32 e 1.19 sono improcedibili.
L'emendamento 1.33 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.34.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.34, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.35 e 1.36 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.37.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, sempre con riguardo all'articolo 1 che tratta delle autorizzazioni di spesa vorrei mettere in evidenza, ed informarne il Governo, che la missione in Afghanistan costa quasi 750 milioni di euro per il 2012 a cui bisogna aggiungere 22 milioni di euro per il personale militare di appoggio, 3 milioni di euro per la Guardia di finanza in missione ISAF, una quota della spesa totale di 140 milioni di euro per i contratti di assicurazione, trasporto e infrastrutture ed una quota pari a 7,5 milioni per interventi urgenti in Afghanistan, Libano e Balcani.
Ora una semplice considerazione. Sappiamo tutti che la missione in Afghanistan è nata e si è sviluppata come operazione di guerra e non di peace keeping o di peace enforcing. Essa è figlia di "Enduring Freedom" voluta dall'Amministrazione Bush per combattere il terrorismo internazionale. Vi invito a riflettere sulla parola «utilizzo», che dovrebbe portare anche alla richiesta di soppressione.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.37, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.38 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.39.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.39, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.40.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.40, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.41.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.41, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.45, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.43, 1.42 e 1.44 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.46, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.47 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.48, 1.49 e 1.50 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.51, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.52, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.53, 1.54 e 1.55 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.56, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.57, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.58, 1.59 e 1.60 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.61, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.62 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.63, 1.64 e 1.65 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.66. PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, su questo articolo 1 volevo ricordare che vengono sostanzialmente rifinanziate, con alcune rimodulazioni di spesa le missioni di cui ai precedenti decreti.
Vengono perciò rafforzate, sia in termini di spesa che di uomini, le missioni nei Balcani, nel Mediterraneo, quelle di contrasto alla pirateria, la missione «Atalanta» e la partecipazione italiana alla missione dell'Unione europea in Somalia. Volevo con ciò solo evidenziare il motivo per cui abbiamo chiesto la soppressione anche del comma 9.
Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico dell'emendamento 1.66.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.66, presentato dal senatore Pedica.
GARRAFFA (PD). Signor Presidente, la invito cortesemente a non passare immediatamente dalla verifica del sostegno alla richiesta di voto elettronico alla fase della votazione. Molti senatori, infatti, premono il tasto non avendo identificato il tipo di votazione.
PRESIDENTE. Va bene, aspetterò qualche secondo in più.
MAURO (LNP). Domando di parlare.
MAURO (LNP). Signor Presidente, l'osservazione del senatore Garraffa vale anche per noi.
PRESIDENTE. La votazione precedente è annullata.
Indìco nuovamente la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.66, presentato dal senatore Pedica.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.67, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.68 e 1.69 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.70, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.71 è improcedibile.
L'emendamento 1.72 èinammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.73, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.74 è improcedibile.
L'emendamento 1.75 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.76, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.77, 1.78 e 1.79 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.80, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.81 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.82, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.83, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.84, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.85, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.86 e 1.87 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.88, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.89, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.90, 1.91 e 1.92 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.93, presentato dal senatore Pedica.
L'emendamento 1.94 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.95, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.96, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.97, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.98, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.99, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.20, identico all'emendamento 1.103.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.20, presentato dai senatori Torri e Davico, identico all'emendamento 1.103, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.104, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.105 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.106, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.107, presentato dal senatore Pedica.
L'emendamento 1.108 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.109, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.21, identico all'emendamento 1.23.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.21, presentato dai senatori Torri e Davico, identico all'emendamento 1.23, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.110, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.111, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.112 è improcedibile.
L'emendamento 1.113 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.114, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.115, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.116 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.117 e 1.118 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.119, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.120, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.121 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.122.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.122, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.123.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.123, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.124 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.125, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.126, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.127 è improcedibile.
L'emendamento 1.128 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.129, presentato dal senatore Pedica.
Gli emendamenti 1.130 e 1.131 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.132.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.132, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.133, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.134 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.135, 1.136 e 1.137 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.138.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.138, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.139, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.140 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.141, 1.142 e 1.143 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.144, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.145.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.145, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.146 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.148 e 1.147 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.149, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.151 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.153 e 1.152 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.154, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.155.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.155, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.156 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.157, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.158, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.159.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.159, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.160, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.161.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.161, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.162 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.164 e 1.163 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.179, presentato dal senatore Pedica.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.165.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.165, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.167 e 1.168 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.169.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.169, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.170, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.171 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.173 e 1.172 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.174, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 1.166, presentato dal senatore Pedica.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.175 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.177, 1.176 e 1.178 sono inammissibili.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, l'articolo 2 del decreto legge reca disposizioni in materia di personale impiegato nelle missioni internazionali e di attribuzione delle indennità di missione.
Anche ieri ho sollecitato il Governo in merito alla voce del personale, in quanto il Ministro ha dichiarato che preferisce tagliare 40.000 militari ed acquistare invece armi. C'è poi un aggravante: ci troviamo a far lavorare nel settore militare persone che hanno più di 70 anni preferendole ai giovani militari. Non riusciamo a capire per quale motivo in tale settore si preferisca tagliare le risorse fresche e mantenere risorse che hanno certamente esperienza, ma anche un'età che dovrebbe portarli ad aiutare i giovani (parlo appunto dei settantenni).
La dichiarazione che ci indigna maggiormente è quella secondo la quale si sacrificherebbero 40.000 militari per acquistare armi. Per tale motivo, abbiamo presentato alcuni emendamenti sull'articolo 2, proprio per focalizzare l'attenzione su queste dichiarazioni e su come si possa spiegare l'acquisto di armi effettuato vendendo addirittura l'essere umano. Ciò è ancora peggio, se si riflette in modo crudo: non si può infatti dichiarare che si acquistano armi licenziando 40.000 militari. Credo che la gente non possa capirlo, e quindi il motivo deve essere spiegato. Evidentemente l'essere umano è paragonabile ad un pezzo di ferro. Altrimenti dovete spiegare la dichiarazione secondo cui verranno mandati a casa 40.000 uomini perché le risorse servono per acquistare le armi.
Su questo io non ci sto, non ci sta il mio Gruppo parlamentare e non ci sta il Paese! In un momento di recessione e di disoccupazione, si legge che 40.000 persone vengono sacrificate per comprare armi: è veramente assurdo!
GRAMAZIO (PdL). Diamogli le fionde!
CABRAS, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2; altrimenti, esprimo parere contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, intervengo per sottolineare che ovviamente ognuno si assume la responsabilità di quanto afferma. Nessuno ha parlato di licenziare 40.000 persone: si è parlato di una razionalizzazione nell'ambito di 20 anni. Si sta istruendo un processo che è già avvenuto in altri Paesi occidentali, come ad esempio in Gran Bretagna, per cercare di creare una Forza armata efficiente in cui - lo ripeto per l'ennesima volta - i nostri militari siano tutelati, sia per quanto riguarda gli strumenti sia per quanto riguarda l'addestramento.
Considerazioni di altro tipo sono sostanzialmente fuorvianti in questo momento. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Tedesco).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, poiché non ho potuto replicare dopo l'intervento del rappresentante del Governo, lo faccio in questo momento. Forse non ci siamo capiti e quindi voglio spiegarmi meglio. Se il Governo ritiene che con le sue parole possa risolvere il problema dei 40.000 licenziamenti, evidentemente ci prendiamo in giro, oppure continuiamo questa discussione. Il sottosegretario Magri ha parlato di una razionalizzazione nell'arco di 20 anni, ma ricordo che il ministro Di Paola ha reso una dichiarazione ad un quotidiano nazionale, secondo cui «nella sua brutalità, il piano è molto semplice:» - non cita i tempi, signor Sottosegretario - liberarsi di circa 40.000 uomini e con gli stipendi risparmiati comprare più armi».
Date voi la giustificazione perché noi non l'abbiamo capita! Signor Sottosegretario, lei può ripeterla 50 volte, ma non come l'ha detta adesso.
Tutto ciò non è giustificabile, non è comprensibile! (Il microfono si disattiva automaticamente).
Signor Presidente, chiedo comunque la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.6, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 2.7, presentato dal senatore Pedica.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 10,55)
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.9.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo sempre per chiarire al rappresentante del Governo le parole del Ministro. Quando il Ministro, nell'articolo precedentemente citato, fa riferimento al sacrificio di esseri umani contro le armi, spiega anche che «l'ideale suddivisione (dei soldi risparmiati) alla quale punta è 50 per cento al personale, 25 per cento per l'addestramento e 25 per cento per i nuovi armamenti». Tra questi «spicca il cacciabombardiere americano F-35», di una società la cui semplice menzione del nome ricorda molte cose: Lockheed Martin.
Alla fine si rimpiazzeranno i Tornado, gli AMX dell'Aeronautica e gli Harrier della Marina, che si stanno impiegando ora, non con 100 ma con 90 supertecnologici F-35, che ad oggi, però, risultano anche difettosi. Spiegateci anche questo: vogliamo buttare 80 milioni di euro a velivolo quando oggi c'è chi, esperto nella materia, dichiara che questi aerei sono difettosi?
Sull'emendamento 2.9 chiedo quindi la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
CABRAS, relatore. Invito il proponente a ritirare gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, accetta l'invito al ritiro degli emendamenti da lei presentati?
PEDICA (IdV). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione dell'emendamento 3.1.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Pedica.
TORRI (LNP). Signora Presidente, vorrei sollecitare l'attenzione sull'emendamento 4.1, al quale teniamo molto perché determina, diciamo così, una disciplina dei pignoramenti dei fondi di contabilità speciale destinati alle spese per la difesa nazionale e la sicurezza. Noi riteniamo che le aziende che producono per la Difesa non possano sentirsi dire che, in caso di mancato pagamento, non possono esigere che quanto loro spetta sia considerato una priorità assoluta. Secondo noi non è corretto nei confronti delle aziende. Per questo motivo abbiamo deciso di presentare questo emendamento, che chiediamo che venga posto in votazione mediante sistema elettronico.
CABRAS, relatore. Invito i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti presentati, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, accetta l'invito del relatore a ritirare gli emendamenti presentati?
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2.
PEDICA (IdV). Chiediamo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.6.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Pedica, fino alle parole «Arma dei carabinieri».
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.6 e l'emendamento 4.4.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.5.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.5, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Senatore Torri, accetta l'invito del relatore a ritirare l'emendamento 4.1?
TORRI (LNP). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.1.
TORRI (LNP). Come anticipato, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.1, presentato dai senatori Torri e Davico, fino alle parole «commi 1-bis».
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.1 e l'emendamento 4.7.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.11.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.11, presentato dal senatore Pedica, fino alle parole «amministrato dal Ministero della difesa».
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.11 e l'emendamento 4.9.
Metto ai voti l'emendamento 4.10, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.12, presentato dal senatore Pedica.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.13 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 4.14, presentato dal senatore Pedica.
Metto ai voti l'emendamento 4.15, presentato dal senatore Pedica.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'articolo 5, di cui chiediamo la soppressione, prevede disposizioni per l'Amministrazione della difesa, una innovazione che certo non favorisce la linearità del provvedimento. Ci si sarebbe aspettati una maggiore coerenza da parte di un Governo che ha fatto capire di preferire correttezza e limpidezza nel suo agire.
Siamo di fronte ad un'operazione poco trasparente di utilizzo dei fondi in un ambito - quale, ad esempio, quello relativo all'acquisto degli strumenti d'arma - su cui si è recentemente sviluppato, sia sulla carta stampata sia nel web, un diffuso dibattito critico. La stessa opinione pubblica ha recentemente manifestato particolare sensibilità, chiedendo senza mezzi termini che in tempi severi come quelli che stiamo vivendo vi sia una riduzione delle risorse impiegate in tale ambito.
L'articolo che si intende sopprimere è la vera novità di questo decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali. Esso presenta alcune criticità concernenti soprattutto l'estraneità di tali norme rispetto al tema delle missioni internazionali, norme che, considerata la loro rilevanza, dovrebbero invece essere approfondite, ad opinione del Gruppo Italia dei Valori, in un provvedimento legislativo ad hoc.
Nel decreto-legge al nostro esame si interviene in materia di efficientamento e ristrutturazione degli arsenali, di personale in transito dai ruoli normali a ruoli speciali, e viceversa, per gli ufficiali e i corpi tecnici. Non riusciamo (di nuovo) a capire e a spiegare a chi ci ascolta che cosa prevede questa disposizione urgente dell'Amministrazione della difesa, se non ulteriori spese a discapito di un'economia italiana che non lo capisce.
TORRI (LNP). Signora Presidente, con l'emendamento 5.1 chiediamo che si possa prendere in considerazione l'idea di risparmiare i soldi inerenti alla cosiddetta mini-naja. Riteniamo sia una richiesta valida proprio perché, in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, è inutile cercare di far partire qualche ragazzo che vuole provare a giocare a fare il militare. In un momento come questo - ripeto - è molto importante guardare anche il centesimo.
Crediamo non sia più di attualità l'idea di far fare, anche se per un breve periodo, la mini-naja, perché comunque comporta un costo oneroso.
GAMBA, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati, perché sono in buona parte ostruzionistici o, come quello appena illustrato dal senatore Torri, ultronei, e comunque estranei alla materia della quale ci stiamo occupando.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, vorrei solo ribadire che già in Commissione abbiamo risposto, sia per quanto concerne le disposizioni riguardanti gli arsenali sia per quanto riguarda il cosiddetto problema della mini-naja, rispetto al quale ricordo comunque che la maggior parte delle spese in questo settore (circa 7,5 milioni di euro) è volta a investimenti strutturali, e solo un milione l'anno è devoluto a questo tipo di impiego.
Quindi, nel ribadire queste affermazioni, già precedentemente fatte in Commissione, esprimo un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.2.
PEDICA (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.12.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo per spiegare il contenuto dell'articolo 5.
Si interviene in materia di efficientamento e ristrutturazione degli arsenali e di personale in transito dai ruoli normali ai ruoli speciali, e viceversa. Si interviene in materia di proroga per il triennio 2012-2014 dell'attività e dei contributi a favore dell'Agenzia industrie difesa, prevedendo contemporaneamente il rinvio di tre anni della possibilità per i cinque stabilimenti in crisi di non essere posti in liquidazione. Si interviene in materia di investimenti sui sistemi d'arma, delegando ad un decreto, che dovrebbe emanare il Ministro dello sviluppo economico, la possibilità di spostare risorse per 25 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2012 al 2016, e per ulteriori 125 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2017‑2018, risorse tratte dall'autorizzazione di spesa per i fondi messi a disposizione dall'articolo 2.
Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.12, presentato dal senatore Pedica.