Source: http://www.legal-blog.it/category/lavoro-e-previdenza/
Timestamp: 2016-10-26 09:13:13+00:00
Document Index: 123719168

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2947', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 1218']

lavoro e previdenza | Legal blog
Le Sezioni Unite sui contratti a termine con Poste Italiane 3 giugno 2016 by Redazione Leave a Comment Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, decidendo una questione di massima di particolare importanza, hanno affermato la legittimità dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione tra loro con le Poste Italiane s.p.a. nel rispetto della disciplina dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, e successive integrazioni, applicabile ratione temporis; dovendosi ritenere la normativa interna (in ispecie, quella di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 368 del 2001, integrata dall’art. 1, commi 40 e 43, della legge n. 247 del 2007) conforme ai principi fissati dall’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (Direttiva n. 1999/70/CE). Continua a leggere »
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: contratti a termine, poste italiane, Sezioni UniteAbusivo contratto a termine nella PA: misura del risarcimento 16 marzo 2016 by Gioacchino Celotti Leave a Comment Decidendo una questione di massima ritenuta di particolare importanza, sulla definizione, la portata applicativa e la parametrazione del danno risarcibile ai sensi dell’art. 36 D.lgs. n. 165 del 2001, e risolvendo un contrasto giurisprudenziale registrato sui criteri di liquidazione da adottare, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 5072 del 15 marzo 2016, affermano il seguente principio di diritto:
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: contratto a termine, divieto di conversione, pubblico impiego, risarcimento, Sezioni UniteConversione del rapporto a termine e criteri di liquidazione dell’indennità 16 marzo 2012 by Gioacchino Celotti Leave a Comment In tema di risarcimento del danno per i casi di conversione del contratto di lavoro a tempo determinato, lo “ius superveniens” ex art. 32, commi 5, 6 e 7, della legge n. 183 del 2010 configura una sorta di penale “ex lege” a carico del datore di lavoro che ha apposto il termine nullo; pertanto, l’indennità va liquidata, nei limiti e con i criteri fissati dalla novella, a prescindere dalla costituzione in mora del datore di lavoro e dalla prova di un danno effettivo del lavoratore, trattandosi di indennità “forfetizzata” e “onnicomprensiva” per i danni causati dalla nullità del termine nel “periodo intermedio” (dalla scadenza del termine alla sentenza di conversione).
Il principio, coerente con l’interpretazione che della nuova disciplina ha fornito la Corte costituzionale con la sentenza n. 303 del 2011, è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Presidente F. Roselli – Relatore V. Nobile, con la Sentenza n. 3056 del 29 febbraio 2012.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: contratto a termine, conversione del rapporto, indennità, nullità, tempo determinatoFormazione e lavoro, in mancanza di addestramento si converte in contratto a tempo indeterminato 12 marzo 2012 by Gioacchino Celotti Leave a Comment Richiamando precedenti della stessa sezione lavoro, la Corte di Cassazione, con sentenza 8 marzo 2012, n. 3625, ribadisce il principio secondo cui, nel contratto di formazione e lavoro – previsto dall’art. 3 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, nella legge 19 dicembre 1984, n. 863 (come successivamente modificato con D.L. n. 108 del 1991, convertito con la legge n. 169 del 1991) – l’addestramento pratico finalizzato all’acquisizione da parte del lavoratore della professionalità necessaria all’immissione nel mondo del lavoro costituisce parte integrante della causa del contratto stesso. In mancanza di tale presupposto, dunque, non è integrata la fattispecie del contratto di formazione e lavoro, il quale prevede, a fronte della prestazione di lavoro, l’obbligo datoriale di corrispondere una retribuzione e di fornire un addestramento finalizzato all’acquisizione della professionalità necessaria per una definitiva immissione del giovane nel mondo del lavoro.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: addestramento, contratto di formazione e lavoro, conversione, nullità, tempo indeterminatoMedici specializzandi, irretroattiva la nuova disciplina della prescrizione 1 marzo 2012 by Gioacchino Celotti Leave a Comment La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla applicabilità della nuova disciplina sulla prescrizione introdotta dalla legge di stabilità 2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2012 in tema di danno da omesso recepimento delle direttive CEE sui compensi dei medici specializzandi, con la sentenza 1850 del 8 febbraio 2012 (Sezione Lavoro, Presidente F. Miani Canevari – Estensore R. Mancino) ha affermato il principio secondo cui, la norma introdotta dall’art. 4, comma 43, della legge n. 183 del 2011, secondo la quale la prescrizione del diritto al risarcimento del danno soggiace al termine quinquennale ex art. 2947 cod. civ., vale soltanto per i fatti verificatisi successivamente alla sua entrata in vigore, poiché essa non evidenzia i caratteri della norma interpretativa, idonei a sottrarla al principio di irretroattività; ne consegue che, per i fatti anteriori alla novella, opera la prescrizione decennale, secondo la qualificazione giurisprudenziale nei termini dell’inadempimento contrattuale.
archiviato in: civile, lavoro e previdenza etichette: direttive CEE, legge di stabilità, legge n. 183/11, medici specializzandi, prescrizione, principio di irretroattivitàImpugnazione di licenziamento: tempestiva se spedita entro i 60 giorni 20 aprile 2010 by Gioacchino Celotti Leave a Comment L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6 della legge n. 604 del 1966, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: decadenza, impugnativa licenziamento, licenziamento, ricezione, spedizioneLicenziamento per superamento del periodo di comporto, impugnazione nel termine ordinario 9 febbraio 2010 by Gioacchino Celotti Leave a Comment L’impugnazione del licenziamento per superamento del periodo di comporto non è soggetta al termine di decadenza di sessanta giorni ma a quello ordinario di prescrizione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro con la sentenza 28 gennaio 2010 n. 1861, secondo la quale si tratta di un’ipotesi particolare di recesso alla quale non può essere applicata la disciplina contenuta nella legge n. 604 del 1966 che vale solo per i casi contemplati dalla normativa stessa. Con la conseguenza che in tutte le ipotesi di recesso non previste espressamente da quella legge torna in vigore la disciplina generale contenuta nel codice civile.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: impugnazione, licenziamento, periodo di comporto, prescrizioneLegge 104 e trasferimento per incompatibilità ambientale 17 luglio 2009 by Gioacchino Celotti Leave a Comment Decidendo una questione ritenuta “di particolare importanza”, con sentenza depositata il 9 luglio 2009, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno affermato il principio secondo cui, in tema di assistenza alle persone handicappate, il diritto del familiare lavoratore, che assiste con continuità un familiare od affine portatore di handicap, a non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non possa essere invocato ove il lavoratore versi in una situazione di incompatibilità ambientale.
Alla luce di una interpretazione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 orientata alla complessiva considerazione dei principi e dei valori costituzionali coinvolti, hanno affermato le Sezioni Unite, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base ad una verifica rigorosa anche in sede giurisprudenziale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: handicap, incompatibilità ambientale, legge 104, trasferimentoLicenziamenti plurimi individuali e diritto di precedenza 8 luglio 2009 by Gioacchino Celotti Leave a Comment Con la sentenza 27 maggio 2009, n. 3214, la Corte di Appello di Napoli – Sezione Lavoro, in linea con l’orientamento della Suprema Corte che definisce “ormai consolidato“, afferma che il diritto (soggettivo) alla riassunzione spetta al lavoratore licenziato non solo nel caso di licenziamento collettivo ma altresì nelle ipotesi di licenziamenti plurimi individuali.
La Corte di Cassazione, aggiunge il collegio napoletano, nel richiamare di recente il consolidarsi in sede di legittimità dell’orientamento che ammette la configurabilità di un diritto soggettivo alla precedenza nella assunzione in presenza dei presupposti dalla stessa norma previsti, ha ribadito che tale diritto si estingue con lo spirare del termine di un anno (ora, sei mesi, per effetto della modifica introdotta dal D.lgs. 297/2002) dalla cessazione del rapporto ed è invece tutelato laddove il datore decida di procedere alle nuove assunzioni entro il predetto termine, dovendosi attribuire rilievo alla decisione organizzativa datoriale, esternata di norma con la richiesta di avviamento (Cass. 14293/2002 in motivazione). In tale occasione – prosegue la Corte di Appello di Napoli – il Supremo Collegio ha aggiunto ancora che il diritto in esame, pur non essendo configurabile esclusivamente in presenza di decisioni di assumere a tempo pieno e indeterminato, postula l’ulteriore condizione che si tratti di assunzioni decise nella “stessa qualifica”, quando cioè vi sia una sostanziale coincidenza tra la professionalità di cui l’azienda abbisogna e quella posseduta dai lavoratori con diritto di precedenza, senza che occorra altresì l’identità dei livelli di inquadramento formale. Peraltro, alcune forme di lavoro c.d. flessibile non potrebbero essere impiegate per offrire lavoro agli aventi diritto (come nel caso dei contratti di formazione e lavoro ovvero dei contratti di lavoro interinale, che presuppongono l’intercorrenza del rapporto con un diverso soggetto). Poiché, peraltro, il diritto di precedenza non è tutelabile ex art. 2932 c.c. alla sua violazione non può che scaturire il diritto al risarcimento del danno (Cass. 4008/1997). Una volta che il lavoratore creditore abbia dimostrato l’esistenza dei presupposti per la tutela, competerà al datore di lavoro la prova della assoluta inevitabilità della scelta ovvero della impossibilità di procedere alla stipula dei contratti con gli ex dipendenti nel riparto dell’onere probatorio posto dall’art. 1218 c.c.
Nella specie, la Corte di Appello di Napoli ha confermato la decisione del primo giudice che aveva ritenuto non fornita dal lavoratore la prova della sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, nulla avendo sul punto dedotto nel ricorso introduttivo e neppure allegato che siano state effettuate assunzioni, nella stagione successiva, nella stessa qualifica di appartenenza.
archiviato in: lavoro e previdenza etichette: diritto di precedenza, licenziamenti plurimi individuali, licenziamento, onere probatorio, riassunzione1
Il sequestro conservativo della fase penale prosegue poi nel civile con il pignoramentoSTUDI LEGALI: NUOVI INGRESSI E CAMBIO DI SEDE PER AL ASSISTENZA LEGALEPansini (Anf): giornata europea giustizia momento di riflessioni