Source: http://gaspareserra.blogspot.com/2012/04/coppie-invisibili.html
Timestamp: 2017-02-25 07:08:08+00:00
Document Index: 82862847

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 29', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 29', 'art.\n2', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 29']

" PANTA REI " ... (SPAZIO LIBERO DI GASPARE SERRA ...): COPPIE, “INVISIBILI”
COPPIE, “INVISIBILI”
UNIONI “DI FATTO”:
“881mila” sono le coppie di fatto in Italia (di cui oltre “100 mila” unioni gay); “100 mila” i figli che ogni anno nascono al
di fuori del matrimonio (e “100
mila” i bambini già cresciuti da
coppie omosessuali); “2,5 milioni”,
nel complesso, i componenti delle nuove famiglia
“non convenzionali” (dati Censis).
Numeri che fanno impressione, che descrivono meglio di ogni altra
considerazione la trasformazione cui è andata incontro la nostra società.
Ma a destar
ancor più impressione è il fatto che questi siano numeri di una realtà “fantasma”: fantasma non in quanto “irreale” bensì in quanto del tutto “ignorata” dalle Istituzioni!
“Invisibili”: così sono per lo Stato
italiano i conviventi more uxorio (etero come omosessuali, con o senza figli).
Individui “si”, famiglie “no” per il
nostro ordinamento, il quale,
non riconoscendogli alcun status familiare, pregiudica loro qualsiasi diritto.
Uno “status fantasma” che condanna
migliaia di coppie a subire quotidianamente discriminazioni di ogni sorta (senza contare l’aggravante dell’omofobia
che spesso peggiora la condizione di vita delle unioni gay).
Quando anche l’Italia compirà dei
“Pacs” avanti in materia di diritti civili?
QUADRO EMERGE DAL RESTO DEL MONDO?
Numerosi sono gli Stati, in particolar modo
occidentali, che (pur non ammettendo
ancora il matrimonio gay) hanno riconosciuto in varie forme diritti civili alle convivenze stabili.
alcuni esempi significativi:
- In Francia, nel 1999,
il Parlamento ha approvato i “pacs” (“patti civili di solidarietà”), contratti
tra partner maggiorenni (etero o omosessuali) che consentono loro di acquisire
gli stessi diritti delle coppie etero sposate (salvo la possibilità di ricorrere
all’adozione di minori);
- In Germania,
dal 2001, è riconosciuta alle coppie gay la possibilità di registrarsi sottoscrivendo
un “contratto di
vita comune”.
Nel 2009, poi, la Corte Costituzionale Federale ha esteso tutti i diritti ed i
doveri del matrimonio alle coppie dello stesso sesso registrate (i partner
possono scegliere di assumere un unico cognome o lasciare ad ognuno il proprio;
i parenti della coppia diventano parenti acquisiti; la coppia può ricorrere all’adozione;
sono previste diverse soluzioni per l’eredità e la tassazione…);
- Nel Regno
Unito, nel 2005, il “civil partnership act” ha disciplinato
le unioni civili (anche omosessuali), equiparandole sia dal punto di vista dei diritti che dei doveri alle unioni coniugali (è prevista
anche la possibilità di adottare bambini). Hanno fatto notizia le
“nozze” di Elton John;
- In Svizzera, nel 2007, è
stata introdotta l’“unione domestica registrata” per le coppie di
fatto omosessuali (rimane loro preclusa
la possibilità di adottare);
- In Austria,
dal 2010, le “unioni civili” sono riconosciute per legge;
- In Lussemburgo,
dal 2004, è in vigore una legge che istituisce le “unioni civili
registrate”, di fatto equiparate a
quelle sposate;
Ungheria, dal 2007, sono riconosciute le unioni civili eterosessuali (dal 2010, anche
quelle omosessuali);
- In Slovenia,
nel 2005, sono state riconosciute le convivenze civili (sia pur regolandone solo gli aspetti ereditari e
finanziari);
- In Croazia,
dal 2003, una legge disciplina gli aspetti finanziari ed
ereditari (reciproco sostegno e
diritto all’eredità) per le unioni
civili (sia etero che omosessuali);
- In Repubblica Ceca, dal 2006, sono state introdotte le
“unioni registrate” per le coppie delle stesso sesso (non è prevista l’adozione);
cattolicissima Polonia, dal 2004, le unioni civili sono legge;
- Nell’altrettanto
cattolica Irlanda, dal 2011, sono riconosciute le coppie di fatto;
Finlandia, dal 2002, è in vigore una legge che riconosce alle unioni civili (sia
etero che omosex) la stessa dignità delle coppie sposate (pur
senza la possibilità di ricorrere alle adozioni);
lontana Nuova Zelanda, dal 2004,
la legge garantisce alle coppie
omosessuali gli stessi diritti di quelle etero;
- In Brasile, nel maggio 2011, la Corte
Suprema ha riconosciuto alle coppie gay “gli stessi diritti” delle coppie
etero, aprendo la strada al riconoscimento delle unioni civili omosessuali pur in mancanza di un’apposita legge. I giudici si
sono espressi all’unanimità a favore dell’uguaglianza dei cittadini di fronte
alla legge, sottolineando come “nessuno dovrebbe essere privato dei propri
diritti sulla base dell’orientamento sessuale”;
- L’Uruguay,
nel 2008, ha approvato una legge per l’“unione concubinaria”, ovvero le coppie
di fatto (sia etero che omosex): ogni coppia, dopo cinque anni di convivenza, potrà formalizzare la propria unione con l’iscrizione in un
registro, così maturando gli stessi diritti di cui godono le coppie sposate;
- In Andorra, infine, dal 2005, è
prevista la “registrazione delle unioni civili”, sia dello stesso sesso che di
sesso diverso (ma le adozioni sono consentite solo alle coppie
eterosessuali).
FOTOGRAFIA EMERGE DAGLI ALTRI PAESI?
Numerosi paesi si sono spinti sino a riconoscere ufficialmente
anche i matrimoni gay, parificando
in tutto e per tutto le unioni etero a quelle omosessuali.
i casi più emblematici:
- In Danimarca
(già primo
paese al mondo ad avere riconosciuto le unioni civili) dal 1989 è previsto un “partenariato registrato” per
le coppie di fatto (anche omosessuali), mentre dal 2009 le coppie gay possono anche sposarsi (e adottare bambini);
- L’Olanda,
dal 1998, prevede la possibilità
per le coppie di fatto (di sesso diverso o uguale) di “registrarsi” nei comuni (con ciò
acquisendo gli stessi diritti delle coppie sposate), mentre dal 2000 sono riconosciuti
anche i matrimoni gay (proprio nei Paesi Bassi si è celebrato il primo
matrimonio al mondo tra due lesbiche, l’1 aprile del 2001);
- Nella cattolicissima Spagna, dal 2005, la legge
riconosce i matrimoni gay (persone
dello stesso sesso, oltre che sposarsi, possono anche adottare bambini). Per le
convivenze che non volessero convolare a nozze, invece, sono previsti i “registri delle coppie di fatto”;
- In Portogallo,
dal 2001, sono riconosciute le “unioni di fatto” (dopo una
convivenza effettiva di almeno due anni),
dal 2011 anche i matrimoni gay (pur senza la possibilità di adottare);
- In Belgio, nel 2000, è stata introdotta una disciplina
per le unioni civili, mentre nel 2003 l’istituto del matrimonio è stato
aperto anche alle coppie dello stesso sesso (e dal 2006 è consentita alle stesse
coppie, sposate o conviventi, l’adozione);
- In Svezia, dal 1994, sono riconosciute le unioni
civili (anche dello stesso sesso) attraverso una “registrazione di partnership” (che permette loro anche di adottare figli). Dal 2009, inoltre, le coppie gay possono ufficializzare la loro unione con la Chiesa Evangelica
Luterana;
Norvegia, nel 1993, è stata
introdotta la “convivenza registrata”, mentre dal 2008 è riconosciuto il
matrimonio gay (compresa
la possibilità di adozione);
- In Islanda
dal 1996 sono riconosciute le unioni civili, dal 2006 le
coppie gay possono adottare i figli del partner e dal 2011 sono previsti anche i matrimoni omosessuali (la stessa premier,
Johanna Sigurdardottir, ha potuto finalmente sposare la sua storica compagna);
- Negli Stati
Uniti, ben otto Stati (tra cui il Vermont) hanno varato leggi sulle unioni civili, mentre cinque Stati (oltre ad
un distretto federale) hanno riconosciuto i matrimoni gay: il Massachussetts, dal 2003 (con un provvedimento
della Corte Suprema che ha dichiarato “discriminatorio”, perciò
incostituzionale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio); il Connecticut, dal 2008 (sempre con decisione
della Corte Suprema); lo Iowa (ancora
con decisione della Corte); il Vermont,
dal 2009; il New Hampshire, dal 2010;
infine, il distretto federale di Washington, dal 2009;
- In Canada, dal 2005, i matrimoni gay sono
legali e consentiti anche a cittadini
residenti all’estero;
- In Messico dal 2006 sono legge le “unioni civili”, mentre dal
2009 Città del Messico è la prima città dell’America Latina ad aver riconosciuto
i matrimoni gay;
- In Argentina, dal 2010, sono stati riconosciuti i
matrimoni tra persone dello stesso sesso;
- Anche il Sudafrica, infine, dopo aver riconosciuto
alle coppie gay la possibilità di adottare nel 2002, nel 2006 ha riconosciuto i matrimoni gay
(il rito civile è aperto a tutti, mentre la cerimonia religiosa è opzionale -le
diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni-).
E’ IL QUADRO IN ITALIA?
Secondo un sondaggio realizzato nel lontano 1998 da
Famiglia Cristiana (una fonte non certo sospetta di parzialità in favore delle
libere convivenze…), il 72,2% degli
italiani già allora si dichiarava
favorevole a riconoscere alle unioni di fatto “gli stessi diritti” delle coppie
A fronte di questa apertura di credito della società
italiana, però, il nostro ordinamento è ancora ben lontano dal prender atto dell’oramai
irrimediabilmente mutato quadro sociale.
tema di diritti civili, si attesta più vicino alle posizioni russo-cinesi che a
quelle della generalità dei propri partner occidentali: pur
annoverandosi tra i fondatori dell’Europa Unita, il nostro Paese si ritrova “fanalino di coda” nel Vecchio Continente!
E’ inquietante scoprire come la nostra
legislazione in materia si avvicini più a quella di paesi non proprio “modello”
quali l’Albania, la Bielorussia, la Bosnia Erzegovina, la Romania, la Russia,
la Serbia, la Slovacchia… il Vaticano!
Se è vero che “quantomeno” i diritti umani vengono rispettati
nel nostro Paese (diversamente dai 38 Stati dell’Africa dove l’omosessualità
è punita alla stregua di un reato!), è anche vero che l’Italia risulta l’unico stato occidentale progredito in cui non è ancora presente alcuna legge né sulle unioni
civili né tantomeno sui matrimoni
Di chi la
ricordare che il nostro Paese ospita la “sede temporale” della Chiesa Cattolica (non proprio una
tra le forze sociali più progressiste e modernizzatrici che vengano in mente…).
Troppo comodo limitarsi
a denunciare le storiche e malcelate “ingerenze clericali” sulla vita politica italiana
paesi di consolidata tradizione cattolica -quali Francia, Spagna, Portogallo,
Irlanda, Polonia…- sono riusciti a fare passi da gigante in materia).
La verità è che la
responsabilità principale dell’“impasse italiana” risiede nella scarsa
lungimiranza e nell’arretratezza culturale della classe politica nostrana, rivelatasi
tanto immatura quanto pavida nell’affrontare “a viso aperto” e “senza
preconcetti” questioni etiche e sociali che
avrebbero richiesto risposte laiche (ovvero imparziali) ed innovative (all’altezza dei tempi), piuttosto che infarcite (a destra) di “supino clericalismo” o (a sinistra) di “ipocrita perbenismo”!
coesistono ancor oggi:
- famiglie di
(quelle sposate) e famiglie di serie B
(quelle conviventi);
- coppie di serie
(quelle eterosessuali, cui è data la facoltà di sposarsi) e coppie di serie B (quelle omosessuali, cui tale facoltà è
preclusa);
- figli di serie A (quelli “legittimi”,
nati da coppie coniugate) e figli di
serie B (quelli “naturali”, nati al di fuori del matrimonio).
che i diritti vengono troppo spesso considerati un “optional” piuttosto
che lo strumento primario per riconoscere “uguale dignità” ad ogni individuo,
indipendentemente dalle proprie scelte di vita o dal proprio orientamento
“INVISIBILI”, DIRITTI NEGATI…
Per una coppia di giovani che decide di
costituire una famiglia “al di fuori del matrimonio” (o che non ha
altra scelta, nel caso di unione omosessuale) vivere in Italia piuttosto che in Francia, Svizzera, Germania o Spagna fa
una differenza di non poco conto…
esempio concreto?
dei matrimoni gay celebrati all’estero.
due partner dello stesso sesso si sposano all’estero (in un paese
ove è riconosciuto il matrimonio gay) per
poi trasferirsi in Italia, per lo stato italiano i due non costituiscono alcuna
Cassazione ha posto parzialmente rimedio a questa discriminazione (con sentenza n. 4184 del 15
marzo scorso) riconoscendo:
il matrimonio gay contratto all’estero non è “inesistente” per l’ordinamento
le persone omosessuali conviventi sono titolari del diritto alla “vita
familiare”;
che gli stessi possono agire in giudizio per reclamare un “trattamento
omogeneo” rispetto alle coppie etero sposate.
un cittadino italiano convive con un partner extracomunitario, il convivente straniero non vanterà alcun
diritto al permesso di soggiorno per motivi familiari: anche nel caso in
cui la coppia omosessuale fosse sposata all’estero, i due per il nostro stato civile risultano “perfetti estranei”!
giurisdizione ha posto parzialmente rimedio a tale discriminazione (col pronunciamento del Tribunale
di Reggio Emilia del 13 febbraio scorso, cui è seguita la citata sentenza n. 4184 della Cassazione).
Riconoscimento dei figli.
lesbica decide di crescere un figlio insieme alla propria
compagna, quest’ultima risulterà giuridicamente
un’estranea per il bambino, anche qualora lo crescesse come un proprio figlio (in Italia si calcola
siano già “100 mila” i minori cresciuti
da coppie omosessuali).
Capiterà così
dell’iscrizione del piccolo in una scuola, il minore risulterà figlio soltanto
di uno dei due partner;
- e, se il
genitore naturale muore, il minore non potrà nemmeno essere affidato alla compagna
della madre che lo ha cresciuto.
Diritto di adozione.
gay è ovviamente vietato in Italia non solo il matrimonio ma anche l’adozione.
coppie eterosessuali, però, benché non sia più vietata l’adozione
di minori (dopo la
nuova legge sulleadozioni,
la n.149 del 2001), il sogno di adottare un figlio è alquanto difficile da realizzarsi: l’adozione
è ammessa solo a condizione che la coppia conviva da
almeno tre anni e “prometta di sposarsi”!
Se uno dei due
conviventi si ammala, per l’altro può risultare molto difficile assisterlo, non essendo
riconosciuto dalla legge come parente:
- se il partner
malato ha bisogno di assistenza, l’altro non dispone nemmeno del diritto a permessi di lavoro per
un convivente necessita di un intervento medico urgente e rischioso, l’altro
non ha alcun diritto di autorizzarlo;
- se un compagno
si trova ricoverato in ospedale, l’altro non ha diritto ad assisterlo se la sua
famiglia si oppone:
il tutto è rimesso
alla “benevolenza” della famiglia d'origine ed al “buon senso” della caposala di turno;
- e se un partner
muore, al suo compagno non spetterà neppure il diritto di esprimere il proprio consenso in merito ad un’eventuale
post mortem, diritti pensionistici ed eredità.
dei due partner muore, al convivente superstite non spetterà né alcuna eredità
né alcuna pensione di reversibilità.
potranno parzialmente aggirare tale ostacolo solo:
reciproco testamento (fatta
salva la quota legittima spettante ai parenti);
- cointestandosi
i propri beni (fatto salva l’impossibilità di scegliere il regime patrimoniale
comune dei beni);
sottoscrivendo polizze vita o pensionistiche.
la convivenza ha termine dopo molti anni, il convivente in stato di bisogno non
vanterà alcun diritto ad un sostegno economico
da parte dell’altro.
Se una coppia convivente è in attesa
dell’assegnazione di una casa popolare, vedrà difficilmente realizzato il proprio sogno: sarà destinata ad essere scavalcata in graduatoria
da qualsiasi altra coppia sposata.
partner muore a seguito di un incidente stradale, al compagno ed ai loro figli
non spetterà alcun diritto al risarcimento: la legge riconosce tale diritto soltanto al coniuge superstite ed ai
suoi figli, ovvero alla “famiglia legittima”!
Solo la Cassazione (con sentenza
n.12278 del 2011) ha posto parzialmente rimedio a tale ingiustificabile discriminazione
in tema di risarcimento del danno da sinistro stradale, equiparando la famiglia
“legittima” a quella “di fatto”.
In base alla normativa vigente, per essere ammessi a colloquio con un
per un familiare sarà sufficiente presentarsi in carcere esibendo carta d’identità
e un documento che attesti il grado di parentela (lo stato di famiglia o un
certificato storico rilasciato dal Comune);
- per il
convivente, essendo considerato una “persona terza”, sarà necessario presentare
una “richiesta motivata” al direttore del carcere.
SPINTA EUROPEA AL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI CIVILI
europeo si è ripetutamente espresso in favore del riconoscimento di “pari
diritti” alle coppie di fatto.
approvando il “Rapporto sullaparità di diritti uomo-donna”, l’Assemblea
di Strasburgo:
1- ha sollecitato i
governi a non dare “definizioni restrittive” di famiglia e a riconoscere alle
unioni omosessuali gli “stessi diritti” delle coppie eterosessuali unite in
2- ha dato mandato
alla Commissione europea di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco
delle unioni omosessuali tra gli stati membri che già le ammettono;
3- ed ha invitato il
Consiglio europeo a “riaffermare il principio di uguale trattamento, senza
distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale”.
In pratica, pur se non un esplicito invito a
riconoscere i matrimoni gay, un richiamo
ufficiale affinché si riconosca alle relazioni non matrimoniali “gli stessi
diritti” collegati al matrimonio.
passato l’Europarlamento aveva fatto sentire la sua voce in tema (sia il 15 gennaio
2003, approvando la “Relazione annuale sui diritti umani”, sia il 16 marzo del 2000, votando la “Relazione annuale sui diritti civili”), invitando tutti i paesi europei a riconoscere:
1- una registrazione civile per le “unioni di fatto” (sia
etero che omosessuali);
2- ed i “matrimoni gay”, ovvero qualsiasi altro “istituto
equivalente” in grado di garantire alle coppie omosessuali gli stessi diritti e vantaggi
connessi al matrimonio.
Corte europea dei diritti dell’Uomo (con
24 giugno 2010), pur negando che l’art. 12 della Convenzione Europea dei
diritti dell’Uomo (sul diritto al matrimonio) possa essere applicato anche alle coppie omosessuali, ha sancito che le unioni gay possono essere titolari di un “diritto
alla vita familiare” (protetto dall’art. 8 della Cedu), auspicando un loro riconoscimento da parte
“TUTELA COSTITUZIONALE” DELLE UNIONI DI FATTO APPRONTATA DALLA CONSULTA
Nel marzo 2010 la Corte Costituzionale è
stata chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità di alcune norme del Codice
Civile in materia di matrimonio che, riferendosi soltanto al “marito” ed alla
“moglie” come membri della famiglia, attuerebbero una discriminazione delle
ebbe origine dall’iniziativa di tre
coppie omosessuali le quali, recatesi presso i propri comuni di residenza per
richiedere le pubblicazioni matrimoniali, di fronte allo scontato rifiuto dell’ufficiale
di stato civile, hanno intentato un’azione giudiziaria.
detta dei ricorrenti, le norme
civilistiche, non contemplando la possibilità di celebrare matrimoni gay, violerebbero quattro articoli della
- l’articolo 2 (i diritti
inviolabili dell’uomo e la dignità della persona);
- l’articolo 3 (l’uguaglianza
- l’art. 29 (i diritti
della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”);
l’art. 117 co.1 (il rispetto dell’ordinamento
comunitario e degli obblighi internazionali).
il diritto a contrarre matrimonio “senza
alcuna discriminazione legata all’orientamento sessuale” sarebbe legittimo in quanto:
1- non vietato
esplicitamente in Costituzione (non esiste un espresso divieto al
matrimonio tra persone dello stesso sesso);
2- garantito da più
principi costituzionali, che escluderebbero l’esclusività del “paradigma
eterosessuale” del matrimonio civile (l’art. 2 e l’art. 3);
contemplato dalla “Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo” (cd. Dudu), dalla “Carta Europea dei Diritti dell’Uomo” (cd. Cedu) e dalla “Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea” (cd. Carta di Nizza).
espressa la Corte?
La Consulta (con sentenza n.
138 del 2010) ha rigettato tutte le
questioni di costituzionalità sollevate (quelle relative agli artt. 2
e 117 Cost. perché “inammissibili”, quelle circa gli artt. 3 e 29
perché “infondate”).
dire dei giudici, il costituente, nello
stilare l’art. 29, non prese in esame le unioni omosessuali, adottando la
nozione “tradizionale” di famiglia e di matrimonio contenuta nel Codice Civile
del 1942, ancor oggi in vigore (per il quale “i coniugi devono essere
persone di sesso diverso”).
Dove rintracciare
un “punto debole” nella decisione della Consulta?
giudici le unioni omosessuali non possono
essere ritenute “omogenee” al matrimonio in quanto non sono ritenute tali dai padri
Ma se i
concetti di famiglia e di matrimonio -come ogni altro principio costituzionale- non si possono ritenere “cristallizzati” con riferimento all’epoca storica
in cui la Costituzione entrò in vigore, andando piuttosto interpretati
tenendo conto delle trasformazioni non solo dell’ordinamento giuridico ma anche
della società e dei costumi, perché mai attenersi
oggi rigorosamente alle “intenzioni” del costituente del ‘46?
E come mai la
stessa “rigidità interpretativa” non si è avuta in tutti gli altri casi in cui
la Corte ha dato adito ad interpretazioni ampiamente “evolutive” -per non
dire “creative”- dei principi
costituzionali?
aspetti innovatici, ad ogni modo, trarre dalla sentenza?
Alcuni commentatori hanno frettolosamente creduto che la
decisione della Corte ponesse una “pietra tombale” sulla
speranza per le coppie omosessuali di veder riconosciuti i propri diritti.
Consulta, pur
stabilendo l’impossibilità, a legislazione vigente, di estendere l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali, ha tracciato nuove strade per il riconoscimento
giuridico delle coppie di fatto.
passaggi più significativi della sentenza:
1- si riconosce l’art.
2 quale “fondamento costituzionale” delle unioni omosessuali (le “stabili
convivenze tra persone dello stesso sesso” sono state annoverate tra le “formazioni
sociali” protette dalla Costituzione);
2- si sancisce che la Costituzione impone il
riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, invitando il Parlamento a
colmare tale vuoto legislativo (ad
ogni stabile convivenza “spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente
una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi, nei modi e nei limiti
stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e
doveri”);
3- non si sancisce affatto l’incostituzionalità del
matrimonio gay (la Corte si limita ad escludere l’applicazione dell’attuale
art. 29 alle unioni omosessuali), bensì
si demanda al legislatore la scelta se equiparare o meno le unioni omosessuali
4- Infine, si ammonisce come, nel caso di persistente
inerzia del legislatore, è rimandata
alla giurisdizione comune la tutela delle unioni omosessuali (in pratica,
si indica una via giudiziaria all’ottenimento della parità di diritti tra
coppie sposate e non).
“TUTELA GIURISDIZIONALE” DELLE CONVIVENZE STABILI INTRODOTTA DALLA CASSAZIONE
conviventi dello stesso sesso, con una relazione stabile, hanno diritto al
riconoscimento della loro “vita familiare”, quindi allo “stesso trattamento”
garantito dalla legge ai coniugi etero: questo quanto sancito dalla Suprema
Corte di Cassazione con la sentenza n. 4184 del 15 marzo scorso.
questione era stata sollevata in seguito ad un ricorso presentato da una coppia
omosessuale di Latina, che si era vista respingere dal comune di residenza la
richiesta di trascrizione del matrimonio gay celebrato in Olanda.
La Cassazione ha respinto il
ricorso ma, per la prima volta, ha
affermato alcuni principi innovativi destinati a fare giurisprudenza:
1- Introduzione del “diritto alla vita familiare” per
le coppie di fatto.
coppie gay “conviventi in una stabile relazione di fatto” hanno riconosciuto il
“diritto alla vita familiare”, a “vivere liberamente una condizione di coppia”
in presenza di specifiche situazioni, a
un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.
Anche per le coppie omosessuali, dunque, devono valere gli stessi diritti
assicurati dalla legge a qualsiasi altra coppia etero.
2- Superamento del “dogma eterosessuale” del matrimonio.
superata la tesi della natura “necessariamente eterosessuale” del matrimonio: la diversità di sesso dei nubendi non è più presupposto
indispensabile della stessa esistenza del matrimonio (contrariamente a quanto ancora sostenuto
dalla quasi unanimità delle forze politiche italiane!).
3- Introduzione di una “tutela giurisdizionale” dei
diritti delle coppie di fatto.
legislativo in materia, la Corte ha
aperto un varco ai giudici per sanare le irragionevoli disparità di trattamento
delle convivenze more uxorio: spetterà al giudice interpellato stabilire di
concedere o negare, caso per caso, un diritto matrimoniale ad ogni coppia di
fatto che agisca in giudizio. Scrivono, difatti, i giudici: “I componenti della coppia omosessuale,
conviventi in stabile relazione di fatto(…), possono adire i giudici comuni per
far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento
omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede,
eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di legittimità costituzionale
delle disposizioni delle leggi vigenti”.
“DICO” SI!
maturi affinché anche il nostro diritto di famiglia riconosca un sistema di
diritti e doveri per le coppie di fatto che accettino una forma di “registrazione
offrire l’opportunità a quelle coppie stabili ma che rifiutano il matrimonio di
esser riconosciute come “unioni civili” (senza per questo rivendicare gli
stessi diritti delle coppie sposate, non gravando su di loro, al contempo, gli
stessi doveri)?
unioni civili non vuol dire equipararle al matrimonio bensì semplicemente conceder loro una “identità giuridica”
necessaria per l'attribuzione di un nucleo minimo, “essenziale” di diritti (fiscali,
sanitari, assistenziali, lavorativi, previdenziali…).
LO VOGLIO!”
Per le coppie di fatto omosessuali la
libera convivenza non sempre è una scelta, non potendo in nessun caso accedere al
condannare una coppia all’“inesistenza giuridica” solo in ragione del proprio orientamento
riconoscere alle coppie gay (qualora disposte ad assumersi tale
responsabilità) la stessa opportunità
offerta a qualsiasi altra coppia eterosessuale?
Com’è concepibile
precludere ad una coppia la possibilità di sposarsi solo in quanto non rientrante
nello schema concettuale di famiglia avuto in mente dal legislatore fascista
del ‘42
-autore del Codice Civile vigente-
e dal costituente post-fascista del ‘46 (entrambi espressione di un’altra
Italia, parte di un altro mondo)?
Se è vero che l’attuale formulazione dell’art. 29 della
Costituzione impedisce il riconoscimento dei matrimoni gay, chi impedisce al
legislatore una modifica
costituzionale tale da ampliare la portata applicativa della stessa norma (dando
un’interpretazione più “estensiva” della nozione di famiglia)?
Nell’inerzia del legislatore, poi, cosa impedirebbe alla
Consulta, una volta chiamata a reintervenire in tema, di aggiornare la propria recente giurisprudenza
con un’interpretazione più “evolutiva” dello stesso art. 29?
l’articolo: “FAMIGLIE, DI FATTO”
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Gaspare Serra11 maggio 2012 10:59Obama appena ieri (10 maggio ’12) si è espresso in favore dei matrimoni gay, pur consapevole che questo potrebbe fargli perdere consensi in alcuni Stati conservatori decisivi per la sua rielezione...Un folle? Un autolesionista? No, semplicemente un “progressista”, un leader, uno statista che, come tutti i Grandi della storia, sono chiamati non solo a cercare il consenso col facile populismo bensì a battersi per alcune battaglie civili che possono anche esser “scomode” ma che, semplicemente, sono "giuste"!Cameron, premier conservatore inglese, si è dichiarato anch'egli in favore dei matrimoni gay. Un rivoluzionario? Un estremista? Un radicale? No, semplicemente espressione di una destra europea “laica”, moderna, aperta ai cambiamenti della Società.Difendere le unioni civili ed i matrimoni tra gay non vuol affatto dire essere "contro" la famiglia. Tutt'altro! Vuol dire, semmai, essere “per” tutte le famiglie: difendere il principio per cui anche un'unione di fatto (etero od omosessuale) può essere famiglia!Al di là di conformismi ed etichette...Quando anche l'Italia potrà permettersi leader come un Obama a sinistra ed un Cameron a destra allora anche noi potremmo finalmente definirci “Paese civile"...RispondiEliminaAggiungi commentoCarica altro...