Source: http://www.secretary.it/professione/rubriche/avvocato-del-diavolo/Lo-stress-da-lavoro-in-tribunale/
Timestamp: 2019-06-20 17:32:04+00:00
Document Index: 184100597

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art 2087', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2087']

Tribunali e Cassazione alle prese con i danni dello stress negativo
Da qualche tempo i Tribunali del lavoro, ma anche la Corte di Cassazione e la giustizia amministrativa, hanno dovuto affrontare, sia pure indirettamente, il moderno tema dello stress negativo in ambiente aziendale e delle sue conseguenze sotto il profilo dei danni che ne possono derivare al lavoratore/trice.
Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, la n. 5437 del 8 marzo 2011 ha stabilito il principio che il lavoratore il quale svolga, su richiesta del datore di lavoro, un elevato e continuativo numero di ore di lavoro straordinario e che per questo venga colpito da stress psicofisico abbia diritto al risarcimento del danno biologico.
In questo caso tuttavia l’entità del risarcimento conseguente deve essere determinata dal Giudice, non sulla base degli elementi forniti come prova dalla parte secondo un criterio equitativo del danno, ma sulla base di una valutazione medico legale attinente al danno biologico, determinato dal carattere fortemente usurante sul piano psico fisico del lavoro.
Sempre in tema stress da lavoro il Tribunale di Foggia in una sentenza relativa alla richiesta di risarcimento di un pubblico dipendente colpito da infarto al miocardio conseguente all’eccessiva mole di lavoro, non solo ha riconosciuto il danno biologico risarcibile, ma ha anche affermato l’obbligo del datore di lavoro ex art 2087 cc di adeguare la pianta organica della Pubblica Amministrazione per evitare che al determinarsi di un rilevante stress psicofisico, segua un pregiudizio alla salute dei lavoratori.
Già in precedenza due sentenze della Cassazione hanno affermato alcuni importanti principi per la regolamentazione giuridica del fenomeno stress ambientale ed organizzativo.
La sentenza n 22858 del 2008 nel giudicare di un caso di mobbing, subito da un lavoratore da parte di un suo superiore anch’egli dipendente ha affermato la responsabilità del datore di lavoro che non aveva posto in essere misure sufficienti a evitare il protrarsi della situazione di stress ambientale, anche dopo la denuncia del lavoratore senza una successiva concreta vigilanza.
La sentenza n 22059/08 si è occupata del trasferimento del dipendente come misura atta a evitare una situazione di tensione (stress ambientale) tra gli altri colleghi determinata dalla condotta del primo e volta a pacificare i rapporti nell’ufficio.
Ciò che si rileva con chiarezza dalle due sentenze sommariamente richiamate è che l'esposizione prolungata ed intensa ad un ambiente organizzativo negativo dovuto a rapporti interpersonali nel gruppo o con i superiori può creare situazioni di stress cronico di cui il datore di lavoro in quanto soggetto responsabile principale dell'organizzazione lavorativa si deve necessariamente fare carico ed evitare, altrimenti potrebbe essere chiamato a risponderne in giudizio, sempre che naturalmente venga accertata la sua responsabilità.
Certamente occorre tener conto che sullo stress incidono anche fattori personali che possono aumentare o diminuire la resistenza individuale come risposta adattativa allo stress e che ognuno affronta lo stress organizzativo in maniera diversa sulla base della propria emotività, del proprio senso di controllo ed a tutti è richiesto di trovare in sè stessi la capacità di affrontarlo.
Una sentenza del Tribunale di Milano ad esempio ha enunciato il principio che il prestatore di lavoro non ha alcun diritto ad essere felice e, anzi, come in ogni ambiente basato su relazioni continuative, l’azienda stessa è luogo di continui conflitti e tensioni, in parte inevitabili e prevedibili.
Ciò tuttavia non toglie la responsabilità del datore di lavoro il quale ha l'obbligo “di adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità psicofisica e la personalità morale del prestatore di lavoro.”(art 2087 cc).
Non vi è dubbio quindi che anche la mancata vigilanza del datore di lavoro sui casi di conclamato e prolungato stress ambientale contravviene a questo preciso obbligo di legge.