Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2312-codice-civile-cancellazione-della-societa
Timestamp: 2019-02-19 16:06:41+00:00
Document Index: 184054009

Matched Legal Cases: ['art. 2291', 'art. 2304', 'art. 2312', 'art. 2312', 'art. 2320', 'art. 2312', 'art. 94', 'art. 88', 'art. 96', 'art. 2312']

Art. 2312 codice civile: Cancellazione della società | La Legge per tutti
Art. 2312 codice civile: Cancellazione della società
Dalla cancellazione della società i creditori sociali che non sono stati soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci (1) e, se il mancato pagamento è dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi.
Della societa’ in accomandita semplice
Registro delle imprese: [v. 2188]; Scritture contabili: [v. Libro V, Titolo II, Capo III, Sez. III, ].
(1) Si ricordi che i soci illimitatamente responsabili [v. 2267] restano tali anche dopo la cancellazione della società.
La cancellazione dal registro delle imprese comporta l'estinzione della società, privandola della capacità processuale. Ne consegue che l'appello successivo al verificarsi della cancellazione deve provenire (o essere indirizzato) dai soci (o nei confronti dei soci) succeduti alla società estinta, a pena di inammissibilità, non potendo ritenersi nullo un giudizio (o grado di giudizio) che, per l'inesistenza di uno dei soggetti del rapporto processuale che si vorrebbe instaurare, si rivela strutturalmente inidoneo a realizzare il proprio scopo. Cassa senza rinvio, Comm. Trib. Reg. Basilicata, 24/11/2011
Cassazione civile sez. VI 28 novembre 2014 n. 25275
In tema di società in nome collettivo, il socio che, dopo lo scioglimento e la cancellazione di quest'ultima dal registro delle imprese, abbia provveduto al pagamento di un debito sociale residuo ha diritto, alla stregua degli art. 2291 e 1299 c.c., di rivalersi "pro quota" nei confronti degli altri soci come lui illimitatamente responsabili, a ciò non ostando il beneficio di escussione disciplinato dall'art. 2304 c.c. (operante solo nei confronti dei creditori sociali e non dei soci che abbiano pagato i debiti sociali, ed avente peraltro efficacia limitatamente alla fase esecutiva), né rilevando, a tal fine, l'avvenuta liquidazione e cancellazione della società dal registro delle imprese, posto che l'art. 2312 comma 2 c.c. consente anche in siffatte ipotesi ai creditori sociali insoddisfatti di far valere le proprie ragioni nei confronti dei soci, le cui reciproche posizioni continuano, pertanto, ad essere legate dal vincolo di solidarietà passiva.
Cassazione civile sez. I 21 febbraio 2013 n. 4380
La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice - la quale è caratterizzata dall’esistenza di due categorie di soci che si diversificano a seconda del livello di responsabilità (illimitata per gli accomandatari e limitata alla quota conferita per gli accomandanti, ai sensi dell’art. 2312 c.c.) - non è idonea a far presumere la qualità di accomandatario, essendo necessario, a tal fine, accertare di volta in volta la posizione in concreto assunta da detto socio, il quale, di conseguenza, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell’art. 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione (intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull’amministrazione della società, non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società.
Cassazione civile sez. I 03 giugno 2010 n. 13468
Per effetto dell'art. 2312, comma 2, c.c. - che in tema di cancellazione delle società in nome collettivo dal registro delle imprese prevede, che "dalla cancellazione della società i creditori sociali che non sono stati soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento è dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi" - si determina una modificazione del rapporto obbligatorio dal lato passivo, in forza della quale pur se la cancellazione della società dal registro delle imprese non ne determina l'estinzione se e fino a quando permangano debiti sociali, all'obbligazione della società si aggiunge quella dei singoli soci, quale ulteriore garanzia per i creditori insoddisfatti, e, quindi, anche all'Amministrazione delle finanze (nella specie per sanzioni i.v.a. contestate alla società per l'anno 1992 con atto divenuto definitivo) ai quali è data la facoltà di scelta fra l'agire contro la società, non ancora estinta, ovvero contro i soci.
Cassazione civile sez. trib. 10 giugno 2011 n. 12779
L'art. 94 c.p.c., il quale contempla la condanna alle spese nei confronti dell'avversario vincitore, eventualmente in solido con la parte, del soggetto che la rappresenti (e, quindi, come nella specie, anche dell'amministratore di una società), si giustifica con il fatto che il predetto, pur non assumendo la veste di parte nel processo, esplica pur tuttavia, anche se in nome altrui, un'attività processuale in maniera autonoma, conseguendone l'operatività del principio della soccombenza; tale condanna postula la ricorrenza di gravi motivi, da identificarsi in modo specifico dal giudice, per la loro concreta esistenza, nella trasgressione del dovere di lealtà e probità di cui all'art. 88 c.p.c. ovvero nella mancanza della normale prudenza che caratterizza la responsabilità processuale aggravata di cui all'art. 96, comma 2, c.p.c. (Nell'affermare il principio, la S.C. ha escluso la coincidenza dei gravi motivi con la mera scelta, del rappresentante di società in accomandita semplice, di costituirsi in giudizio in nome e per conto della società per ivi resistere alle pretese di controparte, senza tenere conto che, nell'arco di svolgimento del processo — anteriore al 1º gennaio 2004, data di entrata in vigore della riforma societaria di cui al d.lg. n. 6 del 2003 — un diffuso orientamento giurisprudenziale riteneva che alla cancellazione della società dal registro delle imprese ed ai relativi adempimenti, ex art. 2312 c.c., non seguisse anche la sua estinzione, determinata invece, come in concreto non accertato, dall'effettiva liquidazione di tutti i rapporti giuridici ad essa facenti capo).
Cassazione civile sez. I 08 ottobre 2010 n. 20878