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Timestamp: 2020-07-06 02:29:28+00:00
Document Index: 92804911

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 106', 'art. 5', 'art. 90', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 69', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5']

Contributo allo studio del principio di perpetuatio nel processo civile italiano
SKU: 8818089180
Disponibile solo in ebook € 37,99
9788849536256
"Università degli Studi di Bari Aldo Moro"
Dipartimento di Giurisprudenza - Serie VI
XII+484
Università degli Studi di Bari Aldo Moro - Dipartimento di Giurisprudenza, Seria VI
La perpetuatio iurisdictionis costituisce una delle manifestazioni di quella generale tendenza, riscontrabile nell’ordinamento processuale civile, volta ad assecondare la propensione del giudizio verso il suo naturale approdo, costituito dalla pronuncia di merito. Il principio, oggi codificato nell’art. 5 del codice di procedura civile, tende ad evitare che le modifiche sopravvenute nel corso del processo possano spogliare il giudice originariamente adìto della giurisdizione e della competenza acquisita al momento di proposizione della domanda. L’opera, muovendo dalla ricostruzione storico-esegetica e dall’inquadramento della nozione di momento rilevante ai fini della proposizione della domanda giudiziale nei diversi modelli processuali esistenti, intende offrire una ricostruzione in chiave sistematica ed applicativa del principio, che tenga conto dei mobili confini che esso conosce, anche di recente, in giurisprudenza e in dottrina. Oggetto di esame è, pertanto, la fenomenologia della perpetuatio con riferimento alle modificazioni di carattere fattuale o normativo astrattamente configurabili, in relazione alla sua applicazione in tema di giurisdizione e competenza, nonché infine con riguardo alle diverse, e tuttora controverse, fattispecie di inapplicabilità.
Giorgio Giuseppe Poli è ricercatore di diritto processuale civile presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È autore di numerosi saggi e note a sentenza pubblicati su diverse riviste scientifiche, tra le quali il Foro italiano, del cui comitato di redazione è anche componente.
1. «Ubi acceptum est iudicium ibi et finem accipere debet»: il principio di perpetuatio nel processo romano
2. Recepimento e progressiva estensione del principio. Il pensiero di Chiovenda (cenni e rinvio)
3. L’art. 106, n. 2 c.p.c. del 1865 come implicito recepimento della regola della perpetuatio iurisdictionis nel rapporto con i giudici stranieri
4. L’infelice riferimento del Progetto Preliminare Solmi all’«obietto della causa»
4.1. Dal Progetto definitivo alla formulazione dell’art. 5 c.p.c.
4.2. L’ambito di applicazione della disposizione
5. Le questioni controverse nella giurisprudenza successiva all’entrata in vigore del codice
6. L’occasio legis della riforma del 1990: la trasformazione della natura giuridica dell’Azienda autonoma Ferrovie dello Stato (l. 210/85) e la devoluzione al Tribunale per i minorenni delle controversie per il riconoscimento della paternità naturale (l. 184/83)
7. L’irrilevanza dei mutamenti della «legge vigente» successivi alla proposizione della domanda
8. La convalidazione per ius superveniens (art. 90 l. 353/90 e art.
l. 374/91: analisi e rinvio)
9. La legge di riforma del diritto internazionale privato (art. 8 l. 218/95) e la convalidazione della giurisdizione del giudice italiano originariamente adìto (analisi e rinvio)
Il momento determinante della giurisdizione e della competenza
1. La perpetuatio iurisdictionis come effetto della domanda giudiziale
2. La nozione di «proposizione della domanda» ai fini dell’art. 5 c.p.c.
3. Il momento determinante della giurisdizione e della competenza
3.1. Nell’ambito della questione relativa alla scissione degli effetti della notificazione della citazione
3.2. Nei procedimenti che iniziano con ricorso (con particolare riguardo al processo del lavoro)
3.3. Nell’ambito delle impugnazioni ordinarie
3.4. Nel procedimento di ingiunzione
3.5. Nei procedimenti cautelari
3.6. Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento
3.7. Nei procedimenti in camera di consiglio (anche con riferimento a quelli inerenti la responsabilità genitoriale in ambito interno ed europeo)
3.8. Nei procedimenti di separazione e divorzio
3.8.1. Con particolare riferimento al criterio dell’«ultima residenza comune dei coniugi»
3.8.2. Con riferimento alla competenza per attrazione tra tribunale ordinario e tribunale per i minorenni
3.9. Nell’ambito dell’esecuzione forzata
3.9.1. Con riferimento alle opposizioni esecutive preventive
3.9.2. Con riferimento alle opposizioni esecutive successive all’inizio dell’esecuzione
3.10. Nei giudizi proseguiti o riproposti a seguito di translatio iudicii
Lo «stato di fatto» e la «legge vigente»
Dei rapporti con le diverse specie di competenza
1. Il regolamento di confini tra art. 5 c.p.c. ed il principio per cui «la competenza si determina dalla domanda»
2. I mutamenti dello «stato di fatto»: le ragioni, storico-sistematiche, di una scelta
3. Distinzione tra «stato di fatto» suscettibile di variazione diacronica e «fatti compiuti»
4. Sintesi dei risultati raggiunti circa l’applicazione dell’art. 5 c.p.c. alle diverse specie di competenza
5. L’ampiezza dell’indagine consentita sui criteri esterni alla domanda giudiziale
6. I rapporti con le ipotesi di precisazione/modificazione (quantitativa e qualitativa) del petitum
6.1. L’ampliamento o la riduzione della domanda e i riflessi sulla competenza
7. Modificazioni della competenza per ragioni di connessione e separazione del cumulo di cause connesse
7.1. Modificazioni della competenza territoriale e scissione del cumulo soggettivo nel caso di c.d. “convenuto fittizio”
7.2. Modificazioni dei criteri di competenza per materia
Perpetuatio iurisdictionis e successione delle leggi nel tempo
8. La successione nel tempo delle norme processuali
9. L’art. 5 c.p.c. come applicazione delle regole di diritto intertemporale
10. La (non più attuale) contrapposizione tra stato di fatto e ius nell’art. 5 c.p.c. del 1942
11. Le ipotesi di mutamento della «legge vigente» coperte dalla disposizione
12. La normazione transitoria in materia di giurisdizione e competenza e la ricerca di una ratio comune
12.1. Sulla non configurabilità di una deroga tacita all’art. 5 c.p.c.
13. Il difetto sopravvenuto di potestas iudicandi nel sistema delle preclusioni
14. Le disposizioni transitorie dettate in deroga al momento determinante della giurisdizione: art. 69, comma 7, d.lg. 165/2001
La convalidazione in corso di causa della giurisdizione e della competenza inizialmente insussistenti
15. La convalidazione, per fatto o legge sopravvenuti: regola, eccezione o violazione della perpetuatio iurisdictionis
16. La formulazione originaria dell’art. 5 c.p.c. e la contrapposizione tra «stato di fatto» e mutamenti di diritto
17. Il nuovo testo dell’art. 5 c.p.c. e le diverse ipotesi espresse di convalidazione, tra regola ed eccezione del sistema
18.1. Sulla inadeguatezza delle tesi che poggiano: a) sull’efficacia immediata dello ius superveniens
18.2. b) Sull’inquadramento dogmatico della competenza e della giurisdizione
19. L’economia processuale come fondamento di un’unica figura di perpetuatio iurisdictionis
La perpetuatio nei rapporti tra giurisdizioni
La trasformazione giuridica degli enti e i riflessi in tema di giurisdizione
1.1. Sua attuale rilevanza
2. Le possibili ricostruzioni del fenomeno
3. La tesi preferibile
4. I riflessi sul momento determinante della giurisdizione contabile
Nell’ambito dei tradizionali limiti alla giurisdizione ordinaria e nazionale
5. Affievolimento del diritto soggettivo e perpetuatio iurisdictionis nei rapporti tra giudice ordinario e giudice amministrativo
6. La perpetuatio iurisdictionis nelle controversie civili transnazionali
Nel rapporto giudici-arbitri
7. Posizione del problema
8. Il mutevole inquadramento della questione da parte della giurisprudenza e una proposta ricostruttiva di “terza via”
9. Lo ius superveniens in tema di arbitrabilità/inarbitrabilità, tra patologie negoziali e irrilevanza delle modifiche lite pendente
Le fattispecie di inapplicabilità della perpetuatio iurisdictionis
1. Gli effetti della sentenza di illegittimità costituzionale di una norma attributiva di giurisdizione e competenza
2. Analisi della casistica giurisprudenziale
3. Il dibattito della dottrina e il riconoscimento della translatio iudicii come attenuazione del problema
4. Le ipotesi di c.d. incostituzionalità «sopravvenuta» o «differita» e i riflessi sulla questione oggetto di indagine
5. L’art. 5 c.p.c. non osta alla disapplicazione immediata della norma dichiarata incostituzionale
6. Il «limite» dei rapporti esauriti nell’ottica processuale
7. Overruling e perpetuatio iurisdictionis: posizione del problema
7.1. L’analisi della casistica giurisprudenziale e le ragioni della inapplicabilità dell’art. 5 c.p.c.
8. Una soluzione intermedia: la disapplicazione dell’overruling può (ma non deve) valere anche in caso di potenziale difetto sopravvenuto di giurisdizione e competenza
9. La soppressione degli uffici giudiziari, con un cenno alle questioni transitorie derivanti dalla revisione della «geografia giudiziaria»
10. Le immunità giurisdizionali, tra deroga alla perpetuatio iurisdictionis e questione di merito