Source: https://www.avvocatofrancescodandria.it/omicidio-preterintenzionale/
Timestamp: 2020-07-12 06:38:35+00:00
Document Index: 78189038

Matched Legal Cases: ['art. 584', 'art. 50', 'art. 5', 'art. 585', 'sentenza ', 'art. 62', 'sentenza ']

Omicidio preterintenzionale: pena, aggravanti, attenuanti, Cassazione
Omicidio preterintenzionale: pena, aggravanti, attenuanti, Cassazione e aborto
By Avv. Francesco D'Andria20 Giugno 2019 Omicidio
“Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.”
Nel caso di specie, si intende una persona che nell’atto di commettere il delitto di lesioni (quindi con intenzione) produce un evento più grave di ciò che aveva previsto, ovvero la morte del soggetto a causa di un evento che esula dalla sua volontà. Si pensi, ad esempio, al caso in cui il soggetto agente tiri un pugno ad un altro soggetto. Quest’ultimo cade a terra e, dopo aver picchiato la testa, muore. In questo caso, l’intenzione del soggetto agente era quella di fare del male all’altro soggetto ma non quella di cagionare la sua morte.
Così, l’art. 584 del codice penale disciplina il reato di omicidio preterintenzionale e sancisce che la pena prevista è la reclusione da dieci a diciotto anni, fatte salve le circostanze aggravanti di cui agli artt. 576 e 577 c.p.
L’omicidio preterintenzionale si distingue dall’omicidio doloso (volontario) poiché non sussiste la volontà né l’intenzionalità di uccidere un soggetto. Perché ricorra l’omicidio preterintenzionale, è necessario, quindi, che il soggetto non abbia voluto, neanche nella forma del dolo eventuale, l’evento mortale del soggetto passivo.
Sul punto la Cassazione chiarisce che: “Si configura il delitto di omicidio volontario – e non quello di omicidio preterintenzionale, caratterizzato dalla totale assenza di volontà omicida – qualora la condotta dell’agente, alla stregua delle regole di comune esperienza, dimostri la consapevole accettazione da parte del medesimo anche solo dell’eventualità che dal suo comportamento potesse derivare la morte del soggetto passivo.” (Cass. pen. Sez. I Sent., 22/12/2017, n. 3619). Un esempio per capire meglio potrebbe essere quello di un soggetto che, durante una rapina nella casa di una persona anziana, opprime a quest’ultima il naso e la bocca con un cuscino impedendole, così, di respirare provocandone la morte a causa del soffocamento.
Soggetto attivo: l’omicidio preterintenzionale può essere commesso da chiunque
Soggetto passivo: qualsiasi individuo, in quanto titolare del bene “vita”
Bene giuridico tutelato: la vita della persona fisica
Elemento soggettivo: la preterintenzione, ossia la condotta volontaria del soggetto agente di realizzare un dato evento, dalla quale deriva un evento più grave di quello voluto.
Il delitto di omicidio preterintenzionale è un reato procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) e l’autorità giudiziaria competente a decidere è la Corte d’Assise (art. 5 c.p.p.)
Omicidio preterintenzionale: quale pena
Le aggravanti per l’omicidio preterintenzionale: quali sono
Attenuanti dell’omicidio preterintenzionale: quali sono
Riflessioni sull’aborto
Per l’omicidio preterintenzionale, la pena prevista dal codice penale è la reclusione da 10 a 18 anni. La sanzione, però, può aumentare da un terzo alla metà se sussistono determinate aggravanti, come ad esempio l’aver commesso il fatto contro un ascendente o un discendente per futili motivi o con sevizie e crudeltà; se colui che ha commesso l’omicidio è un latitante che ha commesso il reato per evitare di essere catturato.
L’art. 585 c.p. disciplina le circostanze aggravanti dell’omicidio preterintenzionale:
“Nei casi previsti dagli articoli 582, 583, 583 bis e 584, la pena è aumentata da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 576, ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 577, ovvero se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive, ovvero da persona travisata o da più persone riunite.
Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.”
La pena, quindi, è aumentata se:
Il soggetto ha commesso il fatto contro un ascendente o un discendente per futili motivi o con sevizie e crudeltà;
L’omicida è un latitante che ha commesso il reato per sottrarsi alla cattura o per procurarsi i mezzi per vivere durante la latitanza;
Se il soggetto ha commesso l’omicidio contro un ufficiale o agente di polizia.
La pena per l’omicidio inoltre è aumentata fino a un terzo se l’omicidio è stato commesso:
nei confronti di un ascendente o discendente;
con veleno o con altro mezzo insidioso;
con premeditazione;
con sevizie o crudeltà (sofferenze fisiche e morali);
per motivi futili e abietti;
con armi o sostanze corrosive;
da persona travisata;
da più persone insieme.
Nella sentenza n. 2630 del 22 gennaio 2018 la Cassazione ha espresso che nell’omicidio preterintenzionale, l’aggravante dell’odio razziale può convivere con l’attenuante della provocazione.
Le circostanze attenuanti dell’omicidio preterintenzionale determinano una minore gravità del reato comportando una diminuzione della pena.
“La semplice partecipazione ad una rissa non può integrare, rispetto al reato di omicidio preterintenzionale, la circostanza attenuante di cui all’art. 62, n. 5, c. p. (concorso doloso dell’offeso), atteso che tale circostanza presuppone oltre all’inserimento dell’azione della persona offesa nella serie delle cause dell’evento lesivo subito, anche la volontà di concorrere alla produzione di questo.” Cass. pen. Sez. V, 18/12/1991
Come si è espressa la Cassazione sull’omicidio preterintenzionale?
Il criterio distintivo tra l’omicidio volontario e l’omicidio preterintenzionale risiede nel fatto che nel secondo caso la volontà dell’agente esclude ogni previsione dell’evento morte, mentre nell’omicidio volontario la volontà dell’agente è costituita dall’ «animus necandi», ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta (Cassazione penale, Sez. I, sentenza 28 marzo 2014, n. 14647)
L’elemento psicologico dell’omicidio preterintenzionale non è costituito da dolo misto a colpa, ma unicamente dalla volontà di infliggere percosse o provocare lesioni, a condizione che la morte dell’aggredito sia causalmente conseguente alla condotta dell’agente. Per la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale, anche se non è necessario, sul piano oggetivo, che si verifichi l’evento lesivo occorre, tuttavia, la sussistenza degli estremi del tentativo. Sul piano soggettivo, occorre il dolo intenzionale o diretto di percosse o lesioni, non essendo sufficiente il mero dolo eventuale (Cass. pen. Sez. V, 13/05/2004, n. 26657).
Quando vi è la partecipazione materiale o morale di più soggetti attivi nell’attività diretta a percuotere o ledere una persona senza la volontà di ucciderla e vi sia un evidente rapporto di causalità tra tale attività e l’evento mortale” (Cass. Pen. n. 1751/2005).
Aborto e omicidio preterintenzionale: come si esprime la legge in materia di interruzione di gravidanza? Quali sono le riflessioni in merito? La legge 22 maggio 1978 n. 194 ha poi introdotto l’aborto preterintenzionale cagionato con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.
Tale ipotesi di reato si configura quando il soggetto agente, intendendo provocare delle semplici lesioni a una donna, ne provoca involontariamente l’interruzione della gravidanza.
Scopri di più anche sul tema dell’omicidio colposo e dell’omicidio volontario doloso.