Source: https://laltrasoresina.wordpress.com/2017/03/
Timestamp: 2018-07-17 17:35:10+00:00
Document Index: 81654050

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 3', 'art. 67', 'art. 63', 'art. 65', 'art. 83', 'art. 104', 'art. 135', 'art. 135', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

marzo 2017 – L'altra Soresina
Storia e cronaca di un ventennio 1992-2012
Con l’insediamento del governo Monti è giunto al termine un ventennio nella storia d’Italia: aperto e chiuso da una crisi di sistema e dallo smottamento dei partiti. Il libro mette l’accento su quello che sembra essere un declino inarrestabile, conseguenza non solo della crisi internazionale ma anche del fallimento di due progetti politici. Il primo, identificabile con il centro-sinistra, mirava a fare dell’Italia un «paese normale», il secondo, incarnato da Silvio Berlusconi, prometteva una «rivoluzione liberale». Una deriva da cui si potrà uscire solo con una classe politica nuova e un nuovo modello di sviluppo.
Laura Boldrini (Indip.)
Il Parlamento della Repubblica Italiana è l’organo costituzionale che, all’interno del sistema politico italiano, è titolare della funzione legislativa o potere legislativo e del controllo politico sul governo. È un parlamento bicamerale composto da due camere: la Camera dei deputati (camera bassa) e il Senato della Repubblica (camera alta), ciascuna con gli stessi doveri e poteri assegnatigli dalla Costituzione. Tuttavia, poiché il presidente del Senato può ricoprire il ruolo di presidente supplente quando il presidente della Repubblica deve essere sostituito, il Senato è tradizionalmente considerato la camera alta.
2Lo status parlamentare
3Il Parlamento in seduta comune
4Bicameralismo perfetto
5Numero di parlamentari
6Prerogative delle Camere
7Organizzazione interna del Parlamento
8Le funzioni del Parlamento
8.1Funzione legislativa
8.1.1Procedura legislativa costituzionale
8.2Funzione di controllo e indirizzo politico
8.3Funzione di inchiesta
8.4Funzione di revisione costituzionale
9Il processo decisionale nel Parlamento della Prima Repubblica
10Record dei parlamentari
10.1Parlamentari italiani centenari
11Riferimenti normativi
1848–1861[1] Statuto Albertino Senato Subalpino Camera dei deputati
1861–1939 Senato del Regno[2] Camera dei deputati
1939–1943 Camera dei fasci e delle corporazioni
1943–1945 Periodo costituzionale transitorio
1945–1946 Consulta Nazionale
1946–1948 Assemblea Costituente
1948– Costituzione della Repubblica Italiana Senato della Repubblica Camera dei deputati
Lo status parlamentare[modifica | modifica wikitesto]
L’art. 67 (cosiddetto divieto di mandato imperativo) dispone che «ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», ossia riceve un mandato generale da parte del corpo elettorale, il quale non è suscettibile di iniziative di revoca né da parte dell’ambito territoriale (collegio) che l’ha eletto, né da parte del partito di affiliazione; mandato generale il cui rispetto non può essere sindacato in termini giuridici (così come invece avviene per il mandato previsto dal Codice civile), ma solo (eventualmente) in termini politici, nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione (quindi, principalmente, con le consultazioni elettorali).
Nell’art. 68 trovano espressione, invece, gli istituti dell’insindacabilità e dell’inviolabilità, laddove si prescrive, rispettivamente, che «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni» e che «senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza».
Sia l’insindacabilità sia l’inviolabilità non rappresentano prerogative del singolo parlamentare, ma sistemi di tutela della libera esplicazione delle funzioni del Parlamento, contro indebite ingerenze da parte della magistratura (ma costituiscono anche il portato del talora minaccioso passato in cui la magistratura non costituiva un autonomo potere, ma era sottoposta al governo).
Per ciò che, in particolare, concerne l’insindacabilità, essa consiste nell’irresponsabilità penale, civile, amministrativa e disciplinare per le opinioni espresse dai membri delle Camere nell’esercizio delle loro funzioni. Particolarmente controversa è l’interpretazione concernente questa disposizione: quando un’opinione è espressa nell’esercizio delle funzioni parlamentari? Il contenzioso costituzionale al riguardo ha dato modo alla Corte costituzionale di precisare la distinzione tra attività politica e attività istituzionale del parlamentare e, anche con riguardo a quest’ultima, tra attività insindacabile e attività sindacabile in quanto lesiva di altri principi o diritti costituzionali (e in particolare dell’onore come espressione della pari dignità umana).
L’inviolabilità, invece, rappresenta il residuo derivante dalla riforma operata con legge costituzionale n. 3 del 1993, che ha cancellato il precedente istituto dell’autorizzazione a procedere nel caso di condanna con sentenza definitiva.
Infine, a norma dell’art. 69, «i membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge»: ribaltando l’opposto principio enunciato dallo Statuto albertino, si afferma la necessità (e irrinunciabilità) dell’indennità, da intendersi strettamente collegata con l’art. 3 (principio di eguaglianza) e con il sopra richiamato art. 67 (divieto di mandato imperativo).
Il Parlamento in seduta comune[modifica | modifica wikitesto]
Nei casi previsti dalla Costituzione italiana, il Parlamento si riunisce in seduta comunec. Come avverte l’articolo 55 gomma 2 della carta fondamentale, l’ipotesi sancita da questo articolo è tassativa e non suscettibile di modifica o di applicazione per via anallergica.
Questo organico si riunisce presso gli uffici della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, ed è presieduto dal presidente della Camera con il proprio ufficio di presidenza (s:Costituzione della Repubblica Italiana#funArt. 63 art. 63 Cost.). Del resto, quando si trattò di scrivere l’articolo 55 della Costituzione, nonostante la prima idea di una terza Camera giuridicamente indistinta dalle altre due (idea in seguito scartata), i costituenti diedero il potere al solo presidente della Camera di presiedere il Parlamento in seduta comune per stabilire equilibrio con il presidente del Senato, che sostituisce il presidente della Repubblica nel caso questi non possa adempiere alle sue funzioni.
In dottrina ci sono dibattiti circa la possibilità che le Camere in seduta comune possano darsi autonome norme regolamentari. La maggior parte della dottrina è di opinione favorevole, supportata anche dal regolamento del Senato (art. 65) che esplicitamente prevede tale ipotesi.[3]
con la partecipazione dei rappresentanti delle regioni, per l’elezione del presidente della Repubblica. È richiesta la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, la maggioranza assoluta nei successivi (art. 83 Cost.);
per l’elezione di otto membri del Consiglio superiore della magistratura (art. 104 Cost.) Il quorum richiesto è la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea nei primi due scrutini, la maggioranza dei tre quinti dei soli votanti nei successivi;[4]
per l’elezione di un terzo dei membri della Corte costituzionale (art. 135 Cost.). Il quorum è la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, la maggioranza dei tre quinti nei successivi[5];
per la compilazione di un elenco di 45 cittadini fra i quali estrarne a sorte sedici, che integreranno la Corte costituzionale nei giudizi d’accusa contro il presidente della Repubblica (il quorum richiesto è il medesimo di quello previsto per l’elezione dei giudici costituzionali) (art. 135 Cost.).ahahahah bello
Dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente[6] si evince che una delle possibili spiegazioni del bicameralismo era quella secondo cui il Senato avrebbe potuto svolgere la funzione di “camera di raffreddamento” presente in altri ordinamenti[7].
>Il lavoro dipendente
La bellezza del cavallo
Il cavallo (Equus ferus caballus Linnaeus, 1758)[2] è un mammifero di medio-grossa taglia appartenente all’ordine dei Perissodactyla, sottordine degli Hippomorpha, unico della famiglia Equidae, genere Equus, specie Equus caballus[3][4] (secondo alcuni autori Equus ferus caballus)[2].
L’evoluzione del cavallo è cominciata dai 55 ai 45 milioni di anni fa e ha portato dal piccolo Hyracotherium con più dita, al grande animale odierno, a cui rimane un unico dito. L’essere umano ha iniziato ad addomesticare i cavalli più tardi rispetto ad altri animali, attorno al 5.000 a.C. nelle steppe orientali dell’Asia (il tarpan), mentre in Europa lo si iniziò ad addomesticare non prima del III millennio a.C.[5] I cavalli della specie caballus sono tutti addomesticati, sebbene alcuni di questi vivano allo stato brado come cavalli inselvatichiti, diversi dai cavalli selvaggi che, invece, non sono mai stati addomesticati. L’unico cavallo selvaggio rimasto oggi è il quasi estinto cavallo di Przewalski. Il cavallo ha accompagnato e accompagna l’uomo in una notevole varietà di scopi: ricreativi, sportivi, di lavoro e di polizia, bellici, agricoli, ludici e terapeutici. Tutte queste attività hanno generato vari modi di cavalcare e guidare i cavalli usando ogni volta i finimenti più appropriati. L’uomo trae dal cavallo anche carne, latte, ossa, pelle e capelli, nonché estratti di urine e sangue per scopi farmaceutici.
La parola cavallo deriva dal tardo latino căballus, che indicava però principalmente il cavallo da fatica o castrato, invece in latino cavallo si dice ĕquus, da cui il nostro equitazione. L’aggettivo ippico invece dal greco ἵππος (híppos) che significa appunto cavallo.[6]
A seconda della razza, della cura con cui è stato mantenuto e dal modo in cui si è sviluppato, il cavallo domestico ha una vita media variabile dai 25 ai 30 anni;[7] più raramente supera i 40 anni di vita. Il record è detenuto da Old Billy, un cavallo del XIX secolo morto all’età di 62 anni.[7]
Per gran parte delle competizioni sportive l’età del cavallo è calcolata come se l’animale fosse nato il 1º gennaio nell’emisfero boreale[7][8] e il 1º agosto nell’emisfero australe,[9] a prescindere dal vero giorno di nascita. Un’eccezione è l’endurance equestre, dove l’età minima del cavallo per partecipare è calcolata dall’effettivo giorno di nascita.[10]
Puledro: cavallo con meno di un anno di vita[11]. Solitamente i puledri vengono svezzati dopo cinque o sette mesi, sebbene lo svezzamento possa essere attuato senza danni psicologici anche dopo il quarto mese[12]
Yearling o Vannino: cavallo tra uno e due anni di vita[13]
Colt: maschio di cavallo sotto i quattro anni[14][15]
Filly: femmina di cavallo sotto i quattro anni[11]
Giumenta: femmina adulta di cavallo[16]
Stallone: maschio adulto di cavallo capace di riprodursi[17][18]
Castrone: cavallo castrato di qualsiasi età[11]
Nell’ippica questi termini possono cambiare: ad esempio, nelle corse di purosangue inglesi che si svolgono nell’arcipelago britannico sono definiti “colt” e “filly” i cavalli con meno di cinque anni di vita, anziché quattro.[19]
Disambiguazione – “Maradona” rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Maradona (disambigua).
3.1.1.1Formazione calcistica e i primi passi in Argentina
3.1.1.4Le vittorie con il Napoli
3.1.1.5L’ultima stagione italiana
3.1.1.6La cessione al Siviglia e il ritorno in patria
3.1.1.7Da calciatore ad allenatore
3.1.2.1Esordio e Mondiali 1982
3.1.2.2Il mondiale messicano: Argentina campione
3.1.2.3Italia ’90
3.1.2.4Mondiali in USA e squalifica per doping
3.2.1Argentina
3.2.2L’esperienza a Dubai
3.3Candidatura alla presidenza della FIFA
5.1.1Carriera da giocatore
5.1.2Carriera da allenatore
5.1.3Club
5.1.4Nazionale
5.1.5Nazionale nel dettaglio
5.2.1Giocatore
5.2.2Allenatore
Diego è il terzo dei sette figli nati dall’unione di Don Diego (1928-2015) e Doña Dalma (1930-2011).[18] La sua famiglia ha origini italiane, spagnole, croate e nativo americane.[19]Sposò Claudia Villafañe il 7 novembre 1989, a Buenos Aires, dopo la nascita delle loro figlie, Dalma[20] Nerea (nata nel 1987) e Gianinna Dinorah (nata nel 1989).
Nella sua autobiografia Maradona ha ammesso che non è sempre stato fedele a Claudia, benché la definisca “l’amore della sua vita”.[21] Nel 2004 i due divorziarono, rimanendo però amici: sono stati visti insieme in diverse occasioni, come nelle partite della Nazionale argentina durante il Mondiale 2006. Dopo il divorzio, Claudia intraprese la carriera di produttrice di teatro.[22] L’altra figlia Gianinna è stata invece legata sentimentalmente al giocatore del Manchester City Sergio Agüero, da cui ha avuto un figlio, Benjamin, nato il 19 febbraio 2009, facendo diventare quindi Maradona nonno per la prima volta.[23]
Cristiana Sinagra iniziò una causa in Italia in modo che Maradona riconoscesse la paternità di suo figlio, chiamato Diego come suo padre, nato il 20 settembre 1986 dopo una relazione tra i due. Il 6 maggio 1992, dato che l’argentino si rifiutò per tre volte di sottoporsi al test del DNA, il giudice Maria Lidia de Luca confermò la paternità, autorizzando la Sinagra ad usarne il cognome e obbligando il giocatore a pagare 4.000 dollari al mese: la sentenza verrà poi confermata nel 1995.[24]
Diego Sinagra incontrò il suo padre biologico solo nel 2003, durante un torneo di golf a Fiuggi.[25] In passato Maradona affermava di non volerlo riconoscere come suo figlio, dichiarando, nell’ottobre del 2005 durante il suo programma televisivo La Noche del 10: “accettare non significa riconoscere. Ho due figlie con l’amore della mia vita. Si chiamano Dalma e Gianinna. Sto pagando i miei errori del passato. Un giudice mi obbligò a pagare, ma non può obbligarmi a sentire affetto per lui”.[26] A seguito di queste dichiarazioni, Diego jr. iniziò una causa per danni morali.[27] A causa di ritardi nel pagamento degli alimenti, all’inizio del 2005 Cristiana Sinagra diede il via ad un procedimento volto al recupero del dovuto, che portò alla vendita all’asta di una proprietà che Maradona possedeva a Perito Moreno. Dopo una lunga serie di negoziazioni tra le parti, la vendita dell’immobile fu sospesa.[28]
Soltanto di recente Maradona ha infine riconosciuto il figlio Diego Sinagra[29] chiedendo perdono per essere stato un padre assente. Queste le parole di Maradona: ‘chiedo scusa dopo 30 anni a mio figlio Diego. Non ti lascerò mai più.[30]
Maradona ha inoltre altri figli: nel 1996 nacque una bambina, che fu chiamata Jana, frutto della relazione dell’argentino con Valeria Sabalaín. Maradona, come già in passato, rifiutò di sottoporsi all’esame del DNA per cinque volte: il giudice Graciela Varela gli assegnò la paternità, autorizzò la madre ad usare il cognome Maradona[31] e il 29 giugno 2001, durante la sentenza di appello, dispose una quota per gli alimenti pari a 2.000 pesos.[32] Nel 2004 venne raggiunto un accordo tra le parti per la chiusura della causa, sulla base di un pagamento di 400.000 pesos e di 2.400 pesos di alimenti mensili tramite l’impresa Aceites y Esencias Patagónicas, alla quale Maradona aveva ceduto alcuni diritti commerciali.[33] L’azienda non rispettò l’accordo, pertanto si riaprì la disputa legale che, a seguito del pagamento delle cifre pattuite, vide l’assoluzione di Maradona: l’indagine infatti provò che la responsabilità dei pagamenti era a carico di Guillermo Coppola, indicato pertanto come colpevole dei mancati pagamenti.[34]
Alla fine del 2005 fu intentata un’altra causa per un nuovo sospetto figlio del calciatore argentino. I genitori del ragazzo, chiamato Santiago, sarebbero Maradona e Natalia Garat, morta a causa di un tumore nel novembre del 2005 e alla quale l’argentino avrebbe elargito diverse somme di denaro.[35] Maradona non ha mai però riconosciuto neanche Santiago.
Il 14 febbraio 2013 dalla relazione con Veronica Ojeda nasce Diego Fernando, quinto figlio riconosciuto da Maradona. Il Pibe de Oro ha trascorso gli ultimi mesi a Dubai, lontano da Veronica. La donna ha avuto problemi con le altre figlie di Diego, Dalma e Gianinna, e con l’ex moglie Claudia Villafane. Un litigio tra le donne, anche via Twitter, finito in tribunale. I giudici hanno poi emesso una sentenza di restrizione nei confronti di Claudia: non può avvicinarsi a meno di 300 metri dall’abitazione di Veronica e a meno di 100 metri da lei. Il provvedimento scadrà il prossimo marzo ed era stato richiesto esplicitamente dalla Ojeda mentre era al sesto mese di gravidanza.[36]
Anche suo figlio Diego jr. è calciatore, così come lo sono stati i suoi fratelli Hugo e Raúl (detto Lalo) e come lo sono i suoi nipoti Diego Hernán Valeri[37] e i gemelli Nicolás e Santiago Villafañe.
Dai primi anni ottanta fino al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina: egli ammise, nella sua autobiografia pubblicata nel 2000, di aver iniziato a far uso di droga dal 1983 quando militava nel Barcellona. Durante il suo soggiorno a Napoli il consumo divenne una vera e propria tossicodipendenza, che cominciava ad interferire con la sua capacità di giocare a calcio.[38] Negli anni successivi al suo ritiro, la sua salute peggiorò progressivamente: il 4 gennaio 2000, durante una vacanza a Punta del Este (in Uruguay), dovette essere trasportato d’emergenza nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale locale, il Cantegril. Qui gli fu riscontrata una aritmia ventricolare e una crisi ipertensiva: nella successiva conferenza stampa, i medici dichiararono di aver riscontrato danni al muscolo cardiaco e il suo rappresentante Coppola confermò che il ricovero non era dovuto all’abuso di droga, ma al fatto che Maradona soffrisse di ipertensione:[39]. In realtà le analisi del sangue e delle urine rilevarono tracce di cocaina: fu pertanto coinvolta la polizia uruguaiana, alla quale Maradona dovette rispondere anche se il consumo di droga non è considerato reato.[39] Due settimane dopo Maradona fu dimesso e si recò a Cuba, dove rimase per qualche tempo, per iniziare un piano di riabilitazione e disintossicazione.[40]
Il 18 aprile 2004 Maradona fu nuovamente ricoverato d’urgenza nella clinica Suizo-Argentina di Buenos Aires, questa volta per un infarto e una nuova crisi ipertensiva dovuti ad un’overdose di cocaina.[41] Il respiratore artificiale fu rimosso il 23 aprile ma Maradona rimase in terapia intensiva fino a quando fu dimesso, il 29 aprile. Entrò il 9 maggio nella clinica neuropsichiatrica “Del Parque” per iniziare un nuovo ciclo di disintossicazione: dopo 3 mesi cercò di ripartire per Cuba, ma la sua famiglia si oppose avendo ottenuto la responsabilità legale sulle azioni di Maradona, dato che egli non era in grado di esercitarla in base al codice civile argentino.[42] Il trattamento pertanto continuò in Argentina.
Lontano dall’attività sportiva e a causa degli eccessi con cibo e droga, Maradona aumentò considerevolmente di peso, arrivando a pesare 120 chili nel febbraio del 2005. Il 6 marzo 2005 si fece ricoverare in una clinica di Cartagena de Indias (Colombia) specializzata nelle cure contro l’obesità:[43] tramite un intervento gli venne impiantato un bypass gastrico che, grazie anche ad un regime alimentare controllato, gli permise di perdere più di 50 chili.
Il 29 marzo 2007 fu nuovamente ricoverato all’ospedale Güemes di Buenos Aires a causa di un’epatite dovuta all’eccesso di alcool, aggravata da un nuovo aumento di peso e dall’abuso di sigari cubani.[44] Ciò costrinse Maradona a una degenza di circa due settimane e fu dimesso l’11 aprile. Il suo medico personale, Alfredo Cahe, dichiarò: “quello che mi preoccupa è il suo entourage, perché tutti quelli che gli si avvicinano lo fanno per approfittarsi di lui. E da quando ha cominciato con il cosiddetto showbol mangia e beve in quantità eccessive”.[45] Due giorni dopo essere stato dimesso, Maradona avvertì un nuovo malore che lo costrinse a un ennesimo ricovero, questa volta nella clinica privata Madre Teresa di Calcutta di Buenos Aires, dove rimase fino al 21 aprile. Circolarono alcune notizie riguardo alla sua morte[46] che furono subito smentite, così come le voci precedenti che lo dichiaravano morto in un incidente automobilistico.[47] Per curare la sua dipendenza dall’alcool, rimase per due settimane nelle clinica psichiatrica Avril, dalla quale fu dimesso il 7 maggio.[48] Il giorno dopo apparve in televisione, dichiarando di aver smesso di bere e di non usare droga da due anni e mezzo.[49]
Il 14 gennaio 2012, dopo la vittoria per 7-1 contro l’Al-Ahli Club, viene ricoverato a Dubai dopo aver sofferto di lievi complicazioni di calcoli renali. Maradona, dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico,[50][51][52][53] viene dimesso dall’ospedale il 16 gennaio.[54][55]
Nel novembre 2015 a Maracaibo (Venezuela) si sottopone a un secondo intervento di bypass gastrico.[56]