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Timestamp: 2020-08-12 18:54:16+00:00
Document Index: 156609379

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 378']

Sentenza Cassazione Civile n. 7910 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7910 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 28/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.28/03/2017), n. 7910
sul ricorso 9603/2012 proposto da:
A.G., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA
avverso la sentenza n. 33/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 26/01/2012 R.G.N. 386/2008;
Con sentenza depositata il 26.1.2012, la Corte d’appello di Firenze rigettava l’appello proposto dall’INPS nei confronti della pronuncia di prime cure che aveva accolto l’opposizione proposta da A.G. avverso la cartella esattoriale con cui gli era stato intimato il pagamento di somme per contributi dovuti alla Gestione commercianti. La Corte, in particolare, riteneva che non fosse maturato il presupposto per l’iscrizione dell’appellato nella gestione commercianti, dal momento che non era stato provato che egli partecipasse al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Avverso tale pronuncia ricorre l’INPS con un unico motivo di censura, illustrato con memoria. A.G. resiste con controricorso, parimenti illustrato con memoria, nella quale peraltro eccepisce l’inammissibilità sopravvenuta dell’impugnazione per intervenuto giudicato esterno.
Con l’unico motivo di ricorso, l’INPS lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 613 del 1966, art. 1, L. n. 1397 del 1960, artt. 1 e 2 (il primo dei quali nel testo modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e segg.), artt. 2313, 2318 e 2697 c.c., nonchè vizio di motivazione, per avere la Corte di merito ritenuto l’insussistenza dell’obbligo di iscrizione dell’odierno controricorrente nella Gestione commercianti: ad avviso dell’Istituto, infatti, il fatto che egli fosse socio accomandatario di una società avente ad oggetto la “commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio di articoli di abbigliamento, accessori e articoli da regalo, la gestione anche a mezzo di locazione, affitto o comodato di azienda, franchising e simili, di esercizi commerciali operanti nel settore delle attività ristorative, quali bar, ristoranti, alberghi, camping, residence e simili, l’acquisto, vendita e gestione di beni immobili” (così il ricorso per cassazione, pag. 7), e che non sussistessero nè altri dipendenti nè prova che gli accomandanti compissero atti di gestione, costituirebbero indizi gravi, precisi e concordanti che deporrebbero in favore dell’obbligo di iscrizione oggetto del giudizio.
Tenuto conto che la L. n. 1397 del 1960, art. 2, nel testo modificato dalla L. n. 45 del 1986, art. 3, stabilisce a sua volta che analogo obbligo di iscrizione (ricorrendo l’ulteriore requisito della partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza) grava sui soci di società in nome collettivo e sui soci accomandatari di società in accomandita semplice, risulta evidente che il presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti consiste pur sempre nella prestazione di un’attività lavorativa abituale all’interno dell’impresa, sia essa gestita in forma individuale che societaria: e ciò perchè – come a suo tempo rimarcato da Cass. S.U. n. 3240 del 2010 l’assicurazione obbligatoria non intende proteggere l’elemento imprenditoriale del lavoro autonomo, ma piuttosto accomunare commercianti, coltivatori diretti e artigiani ai lavoratori dipendenti in ragione dell’espletamento di attività lavorativa abituale e prevalente, ancorchè detta prevalenza debba più congruamente riferirsi al resto delle attività proprie del soggetto, piuttosto che rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa (cfr. adesso in tal senso Cass. n. 278 del 2017).
Nel caso di specie, la Corte ha acclarato che la pratica attività svolta dall’odierno controricorrente a fini commerciali è “praticamente inconsistente”, riducendosi, “a tutto concedere, a qualche ora l’anno”. E tenuto conto nei confronti di codesto accertamento in fatto l’INPS non ha sollevato censure, deve escludersi che sulla sua base possano essere maturati i presupposti per l’iscrizione presso la Gestione commercianti. Tenuto conto che, in base al principio c.d. della ragione più liquida (per come canonizzato da Cass. S.U. n. 9936 del 2014), la rilevanza ai fini del decidere di una questione preliminare di merito può manifestarsi solo se la sua fondatezza possa condurre al rigetto di una domanda che altrimenti, andrebbe accolta, resta conseguentemente assorbita l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per intervenuto giudicato esterno, sollevata dal controricorrente con la memoria ex art. 378 c.p.c..