Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_proposte_di_modifica_alla_legge_11_del_2005_d.html
Timestamp: 2019-05-23 01:10:57+00:00
Document Index: 2793868

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 290', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 17', 'art. 41', 'art. 43', 'art. 260', 'art. 45', 'art. 52']

Studi Camera - Affari Comunitari L' Italia e l' Unione europea La legge n. 234 del 2012 sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa europea
La legge 24 dicembre 2012, n. 234 ha riformato organicamente le norme che regolano la partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa europea, procedendo ad un sostanziale adeguamento della disciplina generale alle modifiche intervenute nell'assetto dell'Unione europea a partire dal 2009, a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, affrontando, tra gli altri, i profili relativi alla formazione del diritto comunitario e al recepimento del diritto comunitario e rafforzando ulteriormente il ruolo delle Camere sia nell'ambito della fase ascendente che della fase discendente dell'attuazione del diritto dell'Unione europea, anche in considerazione del crescente ruolo riservato ai Parlamenti nazionali e della progressiva importanza delle politiche di derivazione europea.
Tale disciplina è stata successivamente oggetto di interventi di modifica che hanno determinato correzioni ed integrazioni al testo iniziale (v. il paragrafo " Le modifiche alla disciplina generale") .
Le modifiche alla disciplina generale
Il testo vigente della legge che regola la partecipazione dell'Italia alla formazione ed attuazione del diritto dell'Unione europea è il risultato delle numerose modificazioni ed integrazioni operate dal Parlamento è intervenuto in più occasioni, e con strumenti legislativi diversi, su singole disposizioni della legge n. 234, a cui sono state apportate modifiche sostanziali o meramente formali.
In primo luogo, per assicurare una maggiore partecipazione del Parlamento nazionale alla fase ascendente degli atti delegati dell'Unione europea e consentirne il corretto e tempestivo recepimento, la legge europea 2017 ha integrato l'art. 29 (nuova lettera e-bis) del co. 7) prevedendo che nella relazione illustrativa del disegno di legge di delegazione europea sia inserito l'elenco delle c.d. direttive deleganti, ovvero delle direttive dell'Unione europea che delegano alla Commissione europea il potere di adottare atti di cui all'art. 290 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea.
Altri interventi hanno riguardato le procedure e gli strumenti per garantire il recepimento degli atti dell'Unione europea. E' stato infatti modificato il termine per l'esercizio delle deleghe legislative conferite con la legge di delegazione europea, per consentire il completamento delle procedure relative all'espressione dei pareri previsti e la pubblicazione del decreto legislativo entro i termini di scadenza per l'attuazione delle direttive nell'ordinamento nazionale. La legge europea 2014, più precisamente, ha allungato il termine originariamente previsto all'art. 31, portandolo da due a quattro mesi antecedenti a quello di recepimento indicato in ciascuna delle direttive, anche al fine di evitare l'avvio di procedure di contenzioso da parte della Commissione europea per mancato recepimento. Sempre all'art. 31, la legge europea 2017 ha inserito una formula di recepimento diversa - attraverso lo strumento del decreto ministeriale - per gli atti delegati aventi un contenuto meramente tecnico , rinviando alla disciplina di cui all'art. 36 della legge 234 "per il recepimento degli atti delegati dell'Unione europea che recano meri adeguamenti tecnici".
L'art. 36, modificato dalla legge europea 2014, e successivamente dalla legge di stabilità 2016, estende anche alle norme dell'UE non autonomamente applicabili, che modificano modalità esecutive e caratteristiche di ordine tecnico di direttive già recepite nell'ordinamento nazionale, la disciplina degli atti di esecuzione non autonomamente applicabili, adottati dal Consiglio dell'Unione europea o dalla Commissione europea in esecuzione di atti dell'Unione già recepiti o già efficaci nell'ordinamento nazionale, disponendo altresì che ad essi, nelle materie di competenza esclusiva dello Stato, sia data attuazione condecreto ministeriale (il richiamo all'art. 17 della legge n. 400 del 1988 viene eliminato). Viene inoltre introdotta, al nuovo comma 1-bis, una specifica disciplina dell'esercizio del potere sostitutivo statale in caso di inerzia delle regioni relativamente all'attuazione di atti di esecuzione dell'Unione europea nelle materie di loro competenza. I provvedimenti statali adottati in tale regime - che devono dichiarare esplicitamente la loro natura sostitutiva e il carattere cedevole delle disposizioni in essi contenute - si applicano, nelle regioni inadempienti, a decorrere dalla scadenza del termine di attuazione della norma europea e perdono efficacia appena entra in vigore la normativa regionale.
Un altro elemento innovativo introdotto è rappresentato dalla assegnazione di specifiche risorse per il recepimento della normativa europea.
Il nuovo art. 41-bis, introdotto dalla legge europea 2014, ha infatti istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze il Fondo per il recepimento della normativa europea finalizzato a consentire il tempestivo adeguamento dell'ordinamento interno agli obblighi imposti dalla normativa europea, autorizzando una spesa pari a 10 milioni di euro per il 2015 e a 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. Tali somme sono destinate al finanziamento delle sole spese derivanti dagli adempimenti necessari al recepimento della normativa europea, nei soli limiti occorrenti per l'adempimento di tali obblighi di recepimento e soltanto in quanto non sia possibile farvi fronte con i fondi assegnati alle competenti amministrazioni dalla legislazione vigente.
Il nuovo comma 9-bis dell'art. 43 (introdotto con D.L. n. 1 del 2015, successivamente modificato dal D.L. n. 78 del 2015, ed integralmente sostituito dalla legge di stabilità 2016) prevede che, ai fini della tempestiva esecuzione delle sentenze di condanna rese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea ai sensi dell'art. 260, paragrafi 2 e 3, del TFUE, al pagamento dei relativi oneri finanziari si provveda a carico del Fondo per il recepimento della normativa europea, per un limite massimo di 50 milioni di euro nel 2016 e di 100 milioni di euro nel periodo 2017-2020. A fronte dei pagamenti effettuati, il Ministero dell'economia e delle finanze, sul cui stato di previsione insiste il Fondo, attiva il procedimento di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna: procedimento che prevede espressamente la possibilità di attivare la compensazione con trasferimenti dello Stato verso le suddette amministrazioni.
Le modalità di attuazione sono state demandate ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è stato adottato il 24 gennaio 2017.
E' stato inoltre inserito, dalla legge europea 2014, un nuovo art. 45-bis in materia di obblighi di monitoraggio e informazione alla Commissione europea concernenti i servizi di interesse economico generale (SIEG), ai fini della predisposizione di relazioni periodiche sugli aiuti di Stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico.
Un ulteriore elemento di novità è costituito dall'istituzione del Registro nazionale degli aiuti di Stato (nuova denominazione della "Banca Dati Anagrafica", istituita presso il Ministero dello sviluppo economico), il cui funzionamento è disciplinato dal D.M. n. 115 del 2017. L'art. 52 relativo alle modalità di trasmissione delle informazioni relative agli aiuti pubblici concessi alle imprese - integralmente sostituito dalla legge europea 2014 - dispone che i soggetti (pubblici e privati) che concedono o gestiscono gli aiuti di Stato sono tenuti a trasmettere le informazioni al Registro nazionale degli aiuti di Stato. Tali informazioni riguardano: gli aiuti di Stato, gli aiuti "de minimis" e gli aiuti concessi a titolo di compensazione per i SIEG, nonché l'elenco dei soggetti tenuti alla restituzione degli aiuti incompatibili dei quali la Commissione europea abbia ordinato il recupero. I soggetti obbligati devono avvalersi del Registro: per fare le verifiche propedeutiche alla concessione degli aiuti o per aggiornare costantemente i dati relativi agli aiuti. Per garantire la trasparenza e l'accessibilità dei dati contenuti nel Registro si prevede che le informazioni sono conservate e rese accessibili per 10 anni dalla concessione dell'aiuto, mentre quelle relative ai soggetti tenuti alla restituzione degli aiuti incompatibili sono conservate e rese accessibili sino alla data dell'effettiva restituzione. Il monitoraggio delle informazioni sugli aiuti nei settori agricolo e forestale e della pesca ed acquacoltura continua ad essere disciplinato dalla normativa europea di riferimento. Vige la piena integrazione ed interoperabilità del Registro con quelli già esistenti in agricoltura e pesca.