Source: http://www.mondaq.com/italy/x/277310/Copyright/LAgCom+E+La+Disabilitazione+Dellaccesso+Per+La+Tutela+Del+Diritto+dAutore+Sulle+Reti+Di+Comunicazione+Elettronica
Timestamp: 2017-06-27 19:05:56+00:00
Document Index: 84560962

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 30', 'sentenza\n', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 110', 'sentenza ', 'art. 700', 'sentenza\n', 'art. 21', 'art.\n15', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 15', 'art.\n10', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 21', 'art.\n21', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 595', 'art. 5', 'sentenza ']

L’Ag.Com. E La Disabilitazione Dell’accesso Per La Tutela Del Diritto d’Autore Sulle Reti Di Comunicazione Elettronica - Intellectual Property - Italy
Home > Europe > Intellectual Property	Italy: L’Ag.Com. E La Disabilitazione Dell’accesso Per La Tutela Del Diritto d’Autore Sulle Reti Di Comunicazione Elettronica Last Updated: 3 December 2013
Article by Luciano Daffarra EsqDaffarra D''Addio & Partners
Si è da più parti detto e scritto che la Delibera
452/13/CONS rappresenti un significativo passo in avanti rispetto
alla precedente bozza di schema di regolamento allegato alla
Delibera n. 398/11/CONS, nella versione modificata a seguito della
notifica, avvenuta nel mese di agosto 2011, del suo testo alla
Commissione Europea che aveva poi reso note le proprie osservazioni
al nostro Governo, ai sensi della Direttiva n. 98/34/CE.
Il nuovo provvedimento regolamentare, come si legge nelle sue
premesse, è stato emanato dall'Autorità per le
Garanzie nelle Comunicazioni in quanto essa, ai sensi degli artt.
14 – 17 del D. Lgsl. 70/2003, attuativo della Direttiva
2000/31/CE in tema di commercio elettronico, riveste – senza
dubbio - il ruolo di "autorità amministrativa avente
funzioni di vigilanza" nel senso voluto dalla
legge1, e può esigere, anche in via
d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle
attività di connessione alla rete telematica, impedisca o
ponga fine alle violazioni commesse da terzi.
Cadute, sulla scorta delle considerazioni svolte con grande
ampiezza nei "recital" della Delibera i dubbi circa i
poteri regolamentari conferiti all'Authority da parte delle
norme vigenti, si è successivamente obiettato che,
poiché la bozza di Regolamento affida ad AGCOM il potere di
disabilitare l'accesso ai servizi (cioè oscurare i siti)
o di fare rimuovere, a determinate condizioni ed a seguito
dell'esperimento di una apposita procedura, taluni specifici
contenuti che violino il diritto d'autore, essa sarebbe stata
munita (o, financo, si sarebbe automunita) di prerogative che il
nostro ordinamento giuridico attribuirebbe alla sola magistratura
con esclusione di ogni altro organo.
Il potere dell'AGCOM di fare quello che sarebbe stato quindi
trasferito, in base al Regolamento, dai giudici ad
un'autorità amministrativa, darebbe vita al rischio di
varare un provvedimento viziato da eccesso di potere e, per
ciò stesso, atto a violare le libertà individuali
sancite dalla Costituzione e dalle norme dell'Unione
Dal momento che le contestazioni rivolte all'Autorità
si presentano, inoltre, come indice di un eccesso di potere, che
– in base alle tesi degli obiettori - quest'ultima
intenderebbe fare valere arbitrariamente senza che ne sussistano le
condizioni, ci pare opportuno fornire in estrema sintesi le ragioni
per cui l'intervento dell'Autorità sia pienamente
legittimo sulla scorta della Delibera 452/13/CONS e delle sue
disposizioni che prevedono, quale ultima ratio, la
disabilitazione dell'accesso ai siti web che pongano
in essere la diffusione di opere digitali in violazione dei diritti
Per provare quanto asseriamo prenderemo le mosse dall'esame
dell'Art. 9 del Regolamento2, che va letto in
coordinamento con la definizione di "disabilitazione
dell'accesso", offerta dall'art. 1.1 lett. dd) del
provvedimento, che così si legge: "disabilitazione
dell'accesso al sito internet univocamente identificato da uno
o più nomi di dominio (DNS) o dagli indirizzi IP ad essi
In concreto, l'AGCOM, in esito ad una attività di
valutazione compiuta dall'Organo Collegiale (o da parte della
Direzione nei casi di cui all'art. 10) di fatti muniti di
evidenza e forniti ex parte da un soggetto all'uopo
legittimato, può chiedere ai gestori delle pagine
web di provvedere alla (rimozione selettiva, ovvero) alla
disabilitazione dell'accesso alle medesime.
Come noto, la disabilitazione dell'accesso avviene per mezzo
del c.d. "blocco", che consiste nell'impedire
l'accesso da parte degli utenti a determinati siti ovvero a
certi contenuti, attraverso misure volte a prevenire il
collegamento telematico al DNS (Domain Name System) e/o all'IP
Address del sito/contenuto in questione.
Un esempio di tale prassi è dato dalle azioni svolte in
materia di giochi on-line, da parte dell'AAMS, e da quelle
condotte da AGCM3, in casi di violazioni afferenti
alcune iniziative riguardanti il commercio elettronico, su cui ci
soffermeremo più avanti nel corso di questo documento di
sintesi4.
Per comprendere meglio le ragioni di tali interventi
amministrativi, è bene valutare se, ed in che misura, esse
siano legittime, ovvero si possano porre in contrasto con le norme
interne e comunitarie, iniziando il nostro breve esame dal sistema
giuridico sovraordinato e, cioè, dalle norme
Dal momento che la materia della disabilitazione
dell'accesso è, in primo luogo, uno strumento capace di
incidere sulla libera circolazione di beni (contenuti digitali) e
servizi (rete telematica), va anzitutto chiarito se ed a quali
condizioni uno Stato membro dell'Unione Europea abbia il potere
di imporre a livello interno misure del genere previsto dal
Regolamento AGCOM di cui discettiamo.
E' noto, infatti, che gli articoli 34-36 del TFEU, nello
stabilire il principio della libera circolazione delle merci e dei
servizi in seno al mercato unico, vietano altresì
restrizioni quantitative all'importazione ed
all'esportazione, come pure qualsiasi "misura di effetto
equivalente"5.
Peraltro, l'art. 36 TFEU stabilisce che possono essere
previste deroghe a tale regola e fissa le condizioni in base alle
quali esse possano trovare albergo nell'ambito degli Stati
Senza dilungarci sull'ampiezza dei principi applicabili alle
disposizioni sulla libera circolazione di beni e servizi nella UE,
ci preme ricordare come l'art. 30 del Trattato abbia preso in
considerazione la tutela della Proprietà Industriale e
Commerciale quale caso specifico di deroga alle sopra indicate
regole sulla libera circolazione intracomunitaria di beni e
La norma infatti recita: "le disposizioni degli
articoli 28 e 29 lasciano impregiudicati i divieti o le restrizioni
all'importazione, all'esportazione o al transito
giustificati da motivi di (...) tutela della proprietà
industriale e commerciale".
La giurisprudenza comunitaria, pur applicando la norma in
maniera restrittiva e solo ove in quella determinata materia non vi
sia stato un previo intervento comunitario (casi C-174/82
Sandoz e C-400/96 Harpegnies) che regoli
l'interesse meritevole di tutela, ha stabilito che la norma
dell'Art. 30 può essere validamente richiamata solo nei
casi in cui le norme nazionali adottate a tale stregua non abbiano
natura discriminatoria6.
Oltre a questa specifica prescrizione riguardante la
proprietà intellettuale, stabilita dal TFEU, la
giurisprudenza ha elaborato un ulteriore principio restrittivo
delle limitazioni del libero scambio, quest'ultimo legato alla
necessità di regolare fattispecie che vanno a toccare
fenomeni criminosi7. Anche in tale ipotesi, lo Stato
nazionale può derogare al principio di libera circolazione,
restringendo il mercato concorrenziale con norme che siano
ovviamente proporzionate e finalizzate allo scopo per cui sono
state create, secondo l'interpretazione giurisprudenziale della
c.d. "formula Dassonville".
In base a tale linea giudiziale, determinate misure restrittive
della concorrenza non possono essere trattate come discriminatorie,
ove adottate in un singolo Stato unionista, nel caso in cui esse
appaiano necessarie (oggettivamente proporzionate), ed atte a
soddisfare dei reali bisogni (giustificazione
oggettiva)8.
Compiuto questo primo passo chiarificatore sulla
legittimità a livello comunitario di regole derogatorie del
principio della illiceità delle misure restrittive della
concorrenza, dobbiamo ora verificare se esse possano assumere
ulteriori elementi di rilevanza al fine della valutazione della
loro eventuale legittimità in base ai principi giuridici che
informano l'Unione Europea.
Su questo punto, ci soccorre ancora una volta il dettato della
Corte di Giustizia, avuto riguardo alle norme sulla libera
circolazione di beni e servizi, come interpretate nella sentenza
resa il 6 novembre 2003 nel caso C-243/01 (Gambelli), decisione che
è stata resa in una controversia concernente le norme
applicabili al settore del gioco on-line.
Prima di entrare nel merito del trattamento giuridico riservato
a tali disposizioni, è utile brevemente ripercorrere il
contenuto della legislazione italiana in materia di giochi e
scommesse on-line, incentrata sulla Legge 27 dicembre 2006, n. 296,
art. 1, comma 50, recante "Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (legge finanziaria
2007, norma che ha abrogato e sostituito l'art. 1, commi 535 -
538, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266).
Ai fini del nostro esame di questa materia, rileva ancora la
conoscenza del Decreto Direttoriale AAMS n. 1034/CGV del 2 gennaio
2007 il quale, oltre a dare attuazione alle disposizioni
sull'oscuramento dei siti illegali, disciplina "la
rimozione dei casi di offerta, attraverso rete telematica, di
giochi, lotterie, scommesse o concorsi pronostici con vincite in
denaro in assenza di concessione, autorizzazione, licenza od altro
titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione
delle norme di legge o di regolamento o dei limiti o delle
prescrizioni definite da AAMS".
Tale provvedimento, promanante dalla Amministrazione Autonoma
dei Monopoli di Stato, dà attuazione alle disposizioni
contenute nell'articolo 1 della sopra indicata Legge
Finanziaria 2006, al fine di fronteggiare le violazioni
online connesse al gioco d'azzardo e conferisce
all'AAMS il potere di disabilitare l'accesso alle reti
telematiche che diano la connessione a siti web situati
all'estero in violazione della normativa interna sopra
Un ultimo atto rilevante in materia di giochi e scommesse
è rappresentato dal Decreto Direttoriale AAMS n. 1484 del 10
giugno 2008, attraverso il quale si stabiliscono le modalità
di irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, previste
dalla Legge 24 novembre 1981, n. 689 (c.d. Legge di
Depenalizzazione), nei confronti degli ISP, ove essi, fra
l'altro, non disabilitassero l'accesso ai siti web
di gioco non autorizzati.
Nella "legge di stabilità 2011" (Legge 13
dicembre 2010, n. 220 pubblicata sulla G.U. n.297 del 21/12/2010)
è stata poi introdotta la regola per cui le disposizioni che
limitano l'accesso ai siti in black-list si applichino ad ogni
tipo di gioco pubblico, ampliandosi quindi il divieto che era
precedentemente rivolto solo a specifiche apparecchiature per il
gioco d'azzardo, come riportato nell'art. 110 del Testo
Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).
Ritornando al contenuto della sentenza resa nel caso Gambelli,
la motivazione pubblicata dalla Corte di Giustizia esplicita i
seguenti punti cardine circa la ammissibilità di limitazioni
territoriali alle prestazioni dei servizi che fanno carico per
legge ai concessionari di giochi e scommesse. I capi della
decisione di maggiore interesse per noi recitano:
115: "tuttavia la Corte ha ritenuto una limitazione
siffatta (...) ammissibile solamente se essa anzitutto persegue
effettivamente l'obiettivo di un'autentica riduzione delle
opportunità di gioco e se il finanziamento di
attività sociali attraverso un prelievo sugli introiti
derivanti dai giochi autorizzati costituisce solo una conseguenza
vantaggiosa accessoria (...) (59)".
64: "in ogni caso, per risultare giustificate,
le restrizioni alla libertà di stabilimento e
alla libera prestazioni di servizi devono
presentare i requisiti previsti dalla giurisprudenza della Corte
(vedi, in particolare, sentenze 31 marzo 1993, causa C-19/92,
Kraus, Racc. pag. I-1663, punto 32, e 30 novembre 1995, causa
C-55/94, Gebhard, Racc. pag. I-4165, punto 37)";
65: "ai sensi di tale giurisprudenza, infatti, le dette
restrizioni devono, in primo luogo, essere giustificate da
motivi imperativi di interesse
generale; in secondo luogo, devono essere
idonee a garantire il conseguimento dello scopo
perseguito e, in terzo luogo, non andare oltre
quanto necessario per il raggiungimento di questo. In ogni caso,
devono essere applicate in modo non
discriminatorio";
67: "anzitutto, anche se, nelle (menzionate)
sentenze Schindler, Läärä e a. e Zenatti, la
Corte ha ammesso che le restrizioni alle
attività di giuoco possono essere giustificate da motivi
imperativi di interesse generale, quali la tutela del consumatore e
la prevenzione della frode e dell'incitazione dei cittadini ad
una spesa eccessiva collegata al giuoco, occorre
tuttavia che le restrizioni fondante su tali motivi e sulla
necessità di prevenire turbative all'ordine sociale
siano idonee a garantire la realizzazione dei detti obiettivi, nel
senso che tali restrizioni devono contribuire a limitare le
attività di scommessa in modo coerente e
sistematico".
Fatto tesoro di queste regole, dato atto che restrizioni alle
attività di gioco on-line, possono essere considerate
ammissibili in seno alla UE nel rispetto delle condizioni dettate
dalla Corte di Giustizia, andiamo ora ad affrontare lo specifico
tema dell'oscuramento dei siti posto a carico degli ISP,
relativamente al quale – facendo un passo indietro dalla
Corte di Giustizia di Strasburgo, alle aule giudiziarie del nostro
Paese - leggiamo quanto segue nell'ordinanza del Tribunale di
Roma del 6 giugno 2006: "a) il potere di far
disattivare la connessione alle reti telematiche può essere
esercitato dall'amministrazione autonoma dei monopoli di
Stato nei confronti di quanti, privi di
concessione, autorizzazione o altro titolo autorizzatorio o
abilitativo o, comunque, in violazione delle norme
di legge o di regolamento o del limiti o delle prescrizioni
definite dall'amministrazione medesima,
effettuano sul territorio italiano la raccolta di giochi riservati
allo Stato, anche qualora ad essi non faccia capo una struttura
organizzata operante in Italia; b) la norma
attributiva di tale potere è compatibile col diritto
comunitario, in quanto persegue in termini effettivi lo scopo di
tutelare l'ordine pubblico e gli
non risultando sproporzionata, nè discriminando
tra operatori italiani e stranieri".
La legittimità dell'oscuramento dei siti web
per i giochi on-line illeciti è stata
successivamente affermata in Italia anche dal Tribunale diRoma,
Sezione Feriale, con ordinanza del 18 agosto 2006, ove si legge,
fra l'altro: "l'attività di intermediazione
in via telematica nel settore della raccolta delle scommesse e dei
pronostici, ai sensi della normativa vigente, deve essere
esercitata con l'autorizzazione della competente
autorità amministrativa. In assenza di specifica
autorizzazione, l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di
Stato è pienamente legittimata ad
intervenire disponendo l'oscuramento del relativo sito
internet; deve ritenersi, infatti, che un tale provvedimento non si
ponga in violazione della normativa comunitaria sulla
libertà di stabilimento e di prestazione di
servizi. In tale ipotesi, infatti, ben si possono
ravvisare — in base alla normativa interna di settore
— ragioni di ordine pubblico che, ai sensi
delle disposizioni comunitarie, consentono limitazioni e
restrizioni. Ne deriva che va rigettata la
richiesta promossa ai sensi dell'art. 700 c.p.c., volta ad
ottenere l'ordine giudiziale di ripristino
dell'attività economica esercitata in via telematica
oggetto di inibizione".
I sopra esposti principi sono ampiamente ripresi dalla sentenza
del Consiglio di Stato n. 3501/2009 del 19 maggio 2009, in una
controversia che ha visto opposti al Ministero dell'Economia e
delle Finanze, che ne è uscito vincitore, numerosi operatori
del settore dei giuochi on-line.
E' agevole dedurre dall'esame delle decisioni, nazionali
e comunitarie, che abbiamo brevemente tratteggiato che esse
confermano, da un lato, la legittimità di regole che
limitino la fornitura di servizi on-line, obbligando gli operatori
interessati a rimuovere i file illegali dalla rete telematica e,
dall'altro, altresì la liceità a livello
comunitario ed interno degli strumenti di "blocco DNS e
IP" dei siti web, così come regolati da AAMS ed ora da
AGCOM, al fine di disabilitare l'accesso ai siti web
In questo contesto, è indubitabile che lo schema di
Regolamento AGCOM, volto principalmente a debellare le violazioni
on-line commesse sulle opere digitali, affondi le proprie
radici nella estesa diffusione della pirateria on-line, la quale
rappresenta un evidente ostacolo alla libera circolazione di merci
e di servizi in seno all'Unione Europea e non solo.
Senza spendere troppe parole su questo argomento, ci limitiamo a
ricordare la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo
in data 16 dicembre 2008 (COM/2008/0874 – Def.)9,
ove si legge, fra l'altro: "Ostacoli relativi
all'insufficiente tutela e applicazione dei DPI -
L'industria europea continua ad essere preoccupata della
portata raggiunta dalle violazioni dei diritti di proprietà
intellettuale in talune regioni del mondo, causate dalla mancanza
di una protezione giuridica o di un'applicazione efficace dei
diritti. Ostacoli importanti legati ad un'insufficiente tutela
e applicazione dei DPI, tra cui le indicazioni geografiche,
permangono in diversi mercati di paesi terzi. Problemi in materia
di DPI sono stati segnalati in particolare in Cina, in Russia, in
Brasile e in diversi paesi dell'ASEAN. In alcuni casi, ad
esempio per i disegni o i modelli industriali, una maggiore
cooperazione in materia di R&S potrebbe consentire di meglio
tutelare i DPI. Secondo uno studio condotto dall'OCSE nel
2007[14], il commercio internazionale dei prodotti contraffatti e
pirata rappresenterebbero 200 miliardi di USD all'anno, una
cifra superiore al PIL nazionale di circa 150 economie.
Tale somma non comprende tuttavia i prodotti pirata e
contraffatti che sono prodotti e consumati sul piano
nazionale, né beni
immateriali quali prodotti pirata digitali, distribuiti via
internet. Lo studio indica inoltre che,
se si tenesse conto di tali prodotti, la portata totale
della contraffazione e della pirateria a livello mondiale potrebbe
risultare ancora superiore di diverse centinaia di miliardi di
Le stesse preoccupazioni testé evidenziate circa il
fenomeno della contraffazione e della pirateria trovano conferma
dai dati forniti dalle forze dell'ordine italiane e,
segnatamente, dalla Guardia di Finanza http://www.gdf.gov.it/repository/contentmanagement/information/n1307783892/comunicazionesulfenomenodellacontraffazione.pdf?download=1
i quali rivelano una situazione del fenomeno criminoso in
questione, insostenibile nel nostro Paese anche e soprattutto nel
settore della diffusione dei contenuti abusivi on-line.
Una ulteriore riflessione meritano in questa sede le questioni
relative al possibile travalicare delle norme costituzionali di cui
all'art. 21 della nostra Carta fondamentale, da parte delle
norme del Regolamento AGCOM, nel consentire l'oscuramento dei
siti pirata.
Su questo tema è opportuno chiarire il significato e
l'ampiezza della norma costituzionale in questione. La
libertà di opinione è un diritto primario assoluto
per l'essere umano: esso vale anche quando l'opinione di
qualcuno viene pubblicata sulla stampa o su un blog. In
tali ultimi casi peraltro, il diritto di comunicare con gli altri
non può essere assoluto, come nell'ipotesi in cui si
utilizzino tali strumenti di diffusione delle idee per diffamare
una persona od un ente10, ovvero ancora si impieghi lo
stesso strumento per diffondere contenuti di opere protette di cui
siano titolari soggetti terzi. Quando si superino i limiti della
critica e della espressione di libere opinioni, si ricade nella
violazione di altri principi giuridici vigenti nel nostro
ordinamento, i quali impongono il rispetto dei diritti altrui.
Similmente a quanto accade per gli atti di
diffamazione11, il medesimo principio vale anche avuto
riguardo alla tutela dei diritti di proprietà. La Corte di
Giustizia della Unione Europea, nel contesto di un caso afferente
un valore fondamentale assimilabile a quello di espressione, il
diritto alla privacy, ha testualmente scritto:
"Tuttavia, non si può non constatare che l'art.
15, n. 1, della direttiva 2002/58 conclude l'elenco delle
suddette deroghe facendo espresso riferimento all'art. 13, n.
1, della direttiva 95/46. Ebbene, anche quest'ultima
disposizione autorizza gli Stati membri a adottare disposizioni
intese a limitare la portata dell'obbligo di riservatezza dei
dati personali qualora tale restrizione sia
necessaria, tra l'altro, per la tutela dei diritti e delle
libertà altrui. Poiché non
precisano i diritti e le libertà che vengono in tal modo in
questione, le dette disposizioni dell'art. 15, n. 1, della
direttiva 2002/58 devono essere interpretate nel senso che
esprimono la volontà del legislatore comunitario
di non escludere dal loro ambito di applicazione la tutela del
diritto di proprietà e delle situazioni in cui gli autori
mirano ad ottenere tale tutela nel contesto di un procedimento
civile"12.
Da quanto precede, desumiamo che il contemperamento dei
differenti diritti talora configgenti, ovvero apparentemente tali,
posti in gioco nell'ambito di atti abusivi di comunicazione al
pubblico di beni tutelati di proprietà di terzi, imponga il
superamento di un concetto espansivo, se non addirittura
totalitario, della c.d. libertà di espressione, quale quello
di chi, attraverso una organizzazione ed una struttura create a
scopo di lucro, si sente autorizzato a disporre di qualsivoglia
contenuto esso sia in grado di intercettare e, a propria volta, di
diffondere a terzi, a danno dei legittimi titolari.
Seppure vi sia la consapevolezza che obiettivo del Regolamento
AGCOM è la rimozione dei contenuti illeciti postati sulla
rete dai gestori di siti internet e, in nessun caso, atti commessi
dagli utenti privati, vi è chi sostiene che le prerogative
conferite a detta Authority sarebbero contrarie al disposto
dell'Art. 15 e dell'Art. 21 della Costituzione
Anche questo ennesimo tentativo basato su tesi di apparente
"appeal" sul pubblico degli utenti della rete, volto a
scardinare ciò che mira ad impedire il massacro del
copyright on-line, appare anodino, oltre che il frutto di
un esame non approfondito delle norme interne e delle similari
disposizioni internazionali in materia.
Iniziamo subito con il porci di fronte alla sopra indicata norma
costituzionale che recita: Art. 15 "La libertà e la
segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può
avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità
giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge".
Ai fini della interpretazione della norma dell'Art. 15 della
Costituzione va anzitutto sgomberato il terreno dai preconcetti
circa il suo significato e la sua portata: essa riguarda il diritto
del singolo e dei gruppi sociali di comunicare il proprio pensiero
verso uno o più soggetti determinati, dal
momento che il concetto di comunicazione è rappresentato
dalla "intersoggettività" della sua essenza, per
cui il pensiero concepito dal soggetto "mittente" giunge
alla conoscenza di una serie di soggetti determinati che ne sono
"destinatari". Questo assunto è pacifico in
dottrina, secondo cui "l'ambito oggettivo di tutela
dell'art. 15 è proprio quello della comunicazione
privata, che consiste sia nella corrispondenza in senso stretto sia
in qualsiasi altra forma di comunicazione
interpersonale"13, ed è autorevolmente
confermato dalla Corte Costituzionale14 la quale ha
asserito che "l'art. 15 della Costituzione - oltre a
garantire la "segretezza" della comunicazione e,
quindi, il diritto di ciascun individuo di
escludere ogni altro soggetto diverso dal destinatario della
conoscenza della comunicazione - tutela pure la
"libertà" della comunicazione
Se, quindi, si vuole fare riferimento all'art. 15 della
Costituzione, nel considerare che tale disposizione possa trovare
applicazione anche nell'ambito delle comunicazioni
elettroniche, tale norma dovrà essere letta in combinato
disposto con l'art. 5 della L. 23 dicembre 1993, n. 547, il
quale ha incluso nella accezione di "corrispondenza",
oltre che quella "epistolare" anche la corrispondenza
"telegrafica, telefonica, informatica o telematica, ovvero
effettuata con ogni forma di comunicazione a
Tali disposizioni non hanno nulla a che vedere, quindi, con i
contenuti diffusi dai gestori delle pagine web che pongono a
disposizione di un pubblico (indeterminato) contenuti protetti dal
Diritto d'Autore. Tali atti, e solo essi, rientrano
nell'ambito delle previsioni dello schema di Regolamento di cui
Ma non è solo questo l'aspetto che rileva al fine di
escludere un valido richiamo all'art. 15 della nostra
Costituzione per sottrarre i siti web illegali
dall'azione prevista dagli artt. 9 e 10 del testo di cui ci
occupiamo, affidando tale compito alla sola autorità
Il diritto alla comunicazione ed il suo omologo diritto ad
essere informati, hanno radici lontane nel tempo e sono presenti in
tutte le norme, anche sovra ordinate alle leggi interne. Vale la
pena ricordare, per completezza di analisi, il testo dell'art.
10 della Carta Europea dei Diritti dell'Uomo, che recita:
Ogni persona ha diritto alla
Tale diritto include la libertà
d'opinione e la
libertà di ricevere o di comunicare informazioni
o idee senza che vi possa essere ingerenza da
parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di
frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di
sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di
radiodiffusione, di cinema o di televisione.
L'esercizio di queste libertà, poiché
comporta doveri e responsabilità, può essere
sottoposto alle formalità, condizioni,
restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge
e che costituiscono misure necessarie, in una società
democratica, per la sicurezza nazionale, per l'integrità
territoriale o per la pubblica sicurezza, per la difesa
dell'ordine e per la prevenzione dei
reati, per la protezione della salute o della
morale, per la protezione della reputazione o dei diritti altrui,
per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per
garantire l'autorità e l'imparzialità del
Non difformemente da tale testo, dispone la Carta dei Diritti
Fondamentali dell'Unione Europea statuisce che:
espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e
la libertà di ricevere o di comunicare
informazioni o idee senza che vi possa essere
ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti
e il loro pluralismo vanno
La seconda disposizione sopra ricordata, quella della Carta dei
Diritti Fondamentali, è esplicita nel porre un netto
distinguo fra "comunicazione privata" (comma 1) e
"media di comunicazione" (comma 2), non lasciando dubbi,
ove ancora ve ne fossero, sul significato e la portata delle norme
internazionali che regolano la materia della libertà di
espressione e, di conseguenza, anche quella contenuta nell'Art.
15 della nostra Costituzione.
Percorriamo ora, seppure brevemente, il tema che va a toccare
l'ulteriore strada indicata dalla nostra Costituzione circa il
diritto all'informazione (Art. 21 della Costituzione) ed, in
sintesi, il diritto all'accesso ad internet che taluni
sostengono essere violato dal Regolamento dell'AGCOM.
Che ciascun utente abbia il diritto ad un potenziale uso di ogni
e qualsivoglia strumento atto a fornire conoscenza
nell'ambiente digitale è un dato di fatto indiscutibile,
seppure dobbiamo tenere doverosamente in conto il richiamo della
nostra Corte Costituzionale sulla circostanza che, nel fare salvo
tale principio, si debba fare riferimento alla accessibilità
in astratto a tali mezzi informatici e non vi può essere
garanzia che ciascuno possa disporre di tutti gli strumenti
informatici disponibili sul mercato15.
In tal senso, il nostro ordinamento, pur non avendo introdotto
disposizioni volte ad un riconoscimento costituzionale della
"rete delle reti", come è accaduto in
Grecia16, ha consacrato questo prezioso network globale
quale strumento atto a garantire la partecipazione di ognuno alla
comunità virtuale17
Il diritto di accesso ad internet non significa peraltro che
esso si risolva in una illimitata possibilità di
sfruttamento della rete, senza limitazioni ovvero in spregio dei
valori costituzionali che abbiamo precedentemente ricordato quando
abbiamo fatto cenno alla sentenza Promusicae / Telefonica, avuto
riguardo al tema della privacy.
Ogni diritto individuale finisce di essere tale quando si pone
in conflitto con il diritto altrui, suggeriva il filosofo Immanuel
Kant, e la rete non fa eccezione.
Come ha infatti osservato la High Court Irlandese nella sentenza
EMI Records Ireland Ltd. vs. Eircom Ltd. del 16 aprile
201018 nell'ambito dell'esame della
validità di una clausola risolutiva di un contratto di
fornitura della connettività fra service provider
ad utente, "non esiste un diritto di violare la legge".
Tale principio vale, a maggiore ragione, quando non ci troviamo di
fronte ad una disconnessione di un servizio di comunicazione
individuale, quale può essere l'indirizzo IP di un
soggetto privato19, ma abbiamo a che fare con gestori di
siti internet che non "comunicano", né hanno tale
intento, bensì pongono a disposizione di un pubblico tanto
vasto, quanto indeterminato, migliaia di file di opere
Dalla piana lettura di quanto precede, emerge con chiarezza che
il diritto di accesso ad internet, come pure il diritto di
comunicare tramite essa sono di natura diversa e godono di un
trattamento giuridico differente rispetto ai diritti costituzionali
di libera manifestazione (pubblica) del pensiero che sono contenuti
e protetti dall'art. 21 della nostra Costituzione.
Se andiamo a riprenderne il testo letterale ne comprenderemo
meglio le ragioni:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni
motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti,
per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel
caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per
l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia
possibile il tempestivo intervento dell'autorità
giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere
eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono
immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia
all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida
nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende
revocato e privo di ogni effetto.
generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa
tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge
stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le
Anche ad un primo non approfondito esame del testo dell'art.
21 della Carta, risulta agevole osservare come esso miri a
disciplinare con la norma citata il diritto di
"espressione" dell'uomo e del cittadino, in qualunque
maniera tale suo pensiero si manifesti.
Se procediamo, poi, ad una valutazione di quelli che sono il
significato e la reale portata della norma, ci rendiamo conto che
questa disposizione si riferisce, non al diritto di comunicare fra
privati, disciplinato dall'art. 15 della medesima Carta,
bensì alla divulgazione pubblica del pensiero e
dell'espressione, in particolare attraverso la stampa ed i
media in generale.
Questo principio è stato fortemente ribadito con la
sentenza del 15 giugno 1972, n. 105, a mezzo della quale la Corte
Costituzionale ha stabilito che "esiste un interesse
generale alla informazione - indirettamente protetto
dall'articolo 21 della Costituzione - e questo interesse
implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di
delle notizie e delle idee"20.
Libera circolazione delle idee che, fatto salvo quanto abbiamo
scritto nella prima parte di questa nota circa la necessità
di reciproco contemperamento di taluni valori fondamentali, anche
alla luce della sentenza della Corte di Giustizia della UE nel caso
C-275/06 (Promusicae / Telefonica), non può giustificare la
creazione di siti web il cui scopo precipuo sia quello di
diffondere e porre abusivamente a disposizione del pubblico
contenuti protetti.
Questa non è libera manifestazione del pensiero ed in
essa non rientrano le fattispecie che di recente hanno toccato gli
interventi stigmatizzati da taluni giuristi21 e
detrattori del provvedimento de quo, le quali riguardano
casi in cui si è realmente teso - da parte di taluno - a
limitare la libertà di pensiero altrui (anche se, talora,
espressa tramite l'uso di frasi diffamatorie).
Tali provvedimenti, volti a censurare il contenuto di un sito
web, non sono certamente diretti al fine di impedire la
commissione, come nel caso che ci occupa, di reati posti in essere,
con scopo di lucro, a danno di una intera filiera industriale.
Non esiste, dunque, alla stregua dell'esame in questa sede
svolto, alcuna legislazione o norma costituzionale, nazionale o
comunitaria, che possa vietare la rimozione o la disabilitazione
dell'accesso ai contenuti illeciti posti in rete, la cui
attuazione (mero enforcement) sia affidata ad una
Autorità amministrativa che sia chiamata ad operare in tal
Non dubitiamo, quindi, che la portata del fenomeno delle
violazioni on-line richieda, dopo numerosi anni di
inattività da parte delle Istituzioni, un modello di
rimozione dei contenuti illeciti che si riveli efficace e realmente
deterrente delle iniziative criminali.
A tale proposito, il testo del Regolamento in oggetto, nelle
sopra citata disposizioni di cui agli articoli 9 e 10, offre ai
soggetti all'uopo legittimati, nell'interesse al rispetto
ed al ristabilimento della legalità, uno strumento che -
già in parte consolidato nel settore dei giochi e delle
scommesse - potrebbe risolvere almeno in parte un significativo
aspetto patologico della rete telematica: la distribuzione massiva
ed abusiva di contenuti protetti.
1 Di particolare interesse sul punto, anche per
l'ampio richiamo alla giurisprudenza del Consiglio di Stato
è la Sent. 4110/2012 del 18 febbraio 2013, sulla specifica
competenza di AGCOM in materia di comunicazioni elettroniche. Vedi:
http://www.federalismi.it/document/25022013132007.pdf
2 Articolo 9
Provvedimenti a tutela del diritto
1. L'organo collegiale, esaminati gli atti, ne
dispone l'archiviazione ovvero esige che i prestatori di
servizi destinatari della comunicazione di cui all'articolo 8,
comma 1, pongano fine alla violazione commessa, ai sensi degli
articoli 14, comma 3, 15, comma 2, e 16, comma 3, del Decreto. A
tal fine, l'organo collegiale ordina ai prestatori di servizi
di provvedere, entro tre giorni dalla notifica dell'ordine,
alla rimozione selettiva delle opere digitali diffuse in violazione
del diritto d'autore o dei diritti connessi ovvero alla
disabilitazione dell'accesso alle medesime, rispettando i
criteri di gradualità e di proporzionalità e tenendo
conto, tra l'altro, della gravità della violazione e
della localizzazione del server.
2. L'organo collegiale può altresì
ordinare ai prestatori di servizi, ai sensi dell'articolo 71,
comma 2-quater, lettera a), del Codice, di procedere al
reindirizzamento automatico verso una pagina internet redatta
secondo le modalità indicate nell'ordine adottato
dall'Autorità delle richieste di accesso alla pagina
internet su cui è stata accertata la presenza di opere
digitali diffuse in violazione del diritto d'autore o dei
3. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 sono adottati
dall'organo collegiale entro quarantacinque giorni dalla
ricezione dell'istanza di cui all'articolo 7. Di essi
è data notizia al soggetto istante e ai destinatari della
4. In caso di inottemperanza agli ordini di cui ai commi
1 e 2, l'Autorità applica le sanzioni di cui
all'articolo 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249,
dandone comunicazione agli organi di polizia giudiziaria ai sensi
dell'articolo 182-ter della Legge sul diritto
3 Ci riferiamo al provvedimento di oscuramento del sito
web con il blocco congiunto DNS / IP Address, relativo al caso
Private Outlet, che è stato posto in essere dalla Guardia di
Finanza, in base agli artt. 14 – 17 del D. Lgsl. 70/2003,
alla luce delle norme sul Codice del Consumo. http://www.agcm.it/component/domino/open/C12560D000291394/8B10B6E0FC5A01EDC12579C0003C1418.html;
4 Le disposizioni seguite dall'AGCM nelle
attività repressive degli illeciti on-line, oltre ad essere
non distanti concettualmente da quelle predisposte nella bozza di
Regolamento AGCOM di cui ci occupiamo, si pongono come garantiste
ed assistite da un iter procedurale che si svolge in ampio
contraddittorio con le parti. A maggiore garanzia di esse, ove la
pratica commerciale sia stata o debba essere diffusa a mezzo della
stampa o di altro media di telecomunicazione, l'AGCM deve
ottenere il previo parere dell'AGCOM (Art. 27, sesto comma,
Codice del Consumo).
5 La giurisprudenza della Corte di Giustizia ha
più volte ribadito il significato del termine "misura
di effetto equivalente", anche avuto riguardo alle
importazioni provenienti da Paesi terzi. Alla stregua di detta
normativa, sono considerate rientrare in detto novero tutte quelle
misure che "regolano la commercializzazione dei prodotti ed i
cui effetti restrittivi oltrepassano il quadro degli effetti propri
di una semplice regolamentazione del commercio"; perché
una disposizione nazionale sia considerata avente un effetto
equivalente ad una restrizione quantitativa è infatti
sufficiente che essa sia "atta ad ostacolare, direttamente o
indirettamente, attualmente o potenzialmente, le importazioni tra
gli Stati membri" (Corte di Giustizia, sentenza del 26
febbraio 1976, Tasca (65-75, Racc. p.291); sentenza del 24 gennaio
1978 Van Tiggele (82/77, Racc.p.25); sentenza del 12 ottobre 1978,
Eggers (13/78, Racc.p.1935).
6 Causa C-235/89 - Commissione vs. Italia.
7 Causa C-265/95 Commissione Vs. Portogallo, Racc. 2008,
pag. 1-2245, par. 38.
8 Sentenza ECJ Cassis de Digione: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:61978CJ0120:IT:PDF:
ma vedi anche sentenza ECJ C-174/84 German Purity Beer e Walloon
Waste C-2/90
9 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2008:0874:FIN:IT:HTML
10 Diffamazione a mezzo internet.
Perfeziona la fattispecie di diffamazione aggravata ai sensi
dell'art. 595 comma 3 c.p. la creazione di un sito Internet,
recante messaggi ed immagini dal contenuto erotico, al quale viene
associato il nome e il recapito telefonico di persona realmente
esistente, allo scopo di arrecarle o consentire a terzi molestie e
nocumento alla reputazione.
Tribunale Trani, 18 febbraio
2003 in Cass. pen. 2003,
11 I concetti ed i limiti della critica e della liberta
di espressione, così come definiti dalla legge, si trovano
bene esplicitati in Cass. Pen. Sez. V Sent. 11 febbraio 1997, n.
3121, Ric. La Rocca e in Cass. Pen. Sez. V, Sent. 7 marzo 2011, n.
12 Paragrafo 53 della decisione della Corte di Giustizia
del 29 gennaio 2008 nella causa Promusicae / Telefonica, in http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2008:064:0009:0010:EN:PDF
13 Cfr. Di Lello "Internet e Costituzione: garanzia
del mezzo e suoi limiti"min Dir. Inf. E dell'Informatica,
2007 pag. 897.
14 http://www.giurcost.org/decisioni/1991/0366s-91.html
15 Corte Costituzionale, Sent. 21 ottobre 2004, n. 307 V.
http://www.giurcost.org/decisioni/2004/0307s-04.html
16 La revisione costituzionale dell'anno 2001 ha
introdotto un art. 5 a) nel capo dedicato ai "Diritti sociali
e individuali" ove la norma stabilisce che: "Ognuno ha il
diritto di partecipare alla società dell'informazione e
l'obbligo dello Stato è di facilitare l'accesso ai
dati trasmessi per via elettronica, nonché di produrre e
diffondere tali informazioni".
17 Cfr. Frosini, Il diritto costituzionale di accesso
ad internet, in "Atti della Tavola Rotonda di IGF
Italia" (tenutasi a Roma il 30 novembre 2010)
18 A pagamento su http://www.scribd.com/doc/39179082/EMI-Records-v-Eircom-Ltd.
19 Così come ha statuito la High Court of
Australia nella sentenza del 4 febbraio 2010 (Case: Roadshow Films
Pty Ltd. vs. iiNet Ltd.) http://www.austlii.edu.au/au/cases/cth/FCA/2010/24.html
e http://www.austlii.edu.au/au/other/HCATrans/2011/323.html
secondo cui una violazione dei diritti d'autore tramite il P2P
non giustifica la disconnessione da internet a carico del soggetto
che ha posto in essere tale illecito, in quanto la violazione in
questo caso viene commessa attraverso il software che
permette lo scaricamento delle opere e non la rete lo
strumento con cui la violazione viene commessa. Non dissimile al
contenuto di questo provvedimento, sempre avuto riguardo al diritto
dei soggetti privati di mantenere l'accesso alla rete e di
liberamente comunicare tramite essa anche in caso
di violazioni da essi commesse al diritto d'autore, vi è
la decisione del Conseil Constitutionnel francese del 10 giugno
2009, n. 2009-580 DC http://www.conseil-constitutionnel.fr/decision/2009/2009-580-dc/decision-n-2009-580-dc-du-10-juin-2009.42666.html
20 La Legge 7 marzo 2001, n. 62 Nuove norme
sull'editoria e sui prodotti editoriali stabilisce che per
«prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si
intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso
il libro, o su supporto informatico, destinato
alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di
informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche
elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva,
con esclusione dei prodotti discografici o
21 Ci riferiamo al caso del sito web Vajont.info Vedi: http://www.fanpage.it/vajont-oscurato-il-sito-sulla-strage-il-giudice-offesi-paniz-e-scilipoti/
; http://daily.wired.it/news/internet/2012/03/13/sequestro-vajont-info-illegittimo-13720.html
ContributorLuciano Daffarra EsqDaffarra D''Addio & Partners
Email Firm	Events from this Firm	More from this Firm	More from this Author	AuthorsLuciano Daffarra EsqMore Popular Related Articles on Intellectual Property from Europe Landmark CJEU Ruling On The Sale Of Multimedia Players Which Stream Pirated Content
Apple's application for IWATCH has been refused by the courts on the basis that it is not distinctive. Whilst this is a setback for Apple, we suspect it is not the end of the matter: Some comments from our readers…“The articles are extremely timely and highly applicable”“I often find critical information not available elsewhere”“As in-house counsel, Mondaq’s service is of great value”Free Personalized News Alert: Sign-up/Edit	Mondaq Advice Centre (MACs)