Source: http://docplayer.it/18418917-Corte-di-cassazione-sezione-lavoro-civile.html
Timestamp: 2019-01-20 07:37:45+00:00
Document Index: 158163890

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

1 Corte di Cassazione Sezione Lavoro civile Sentenza 11 dicembre 2013, n Integrale Lavoro ed occupazione - licenziamento - individuale REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ROSELLI Federico - Presidente Dott. VENUTI Pietro - Consigliere Dott. NAPOLETANO Giuseppe - rel. Consigliere Dott. D'ANTONIO Enrica - Consigliere Dott. BALESTRIERI Federico - Consigliere ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso 19932/2012 proposto da: 1
2 (OMISSIS) S.P.A. (gia' (OMISSIS) S.R.L.) C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti; - ricorrente - contro (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 202/2011 della CORTE D'APPELLO di TRIESTE, depositata il 20/12/2011 R.G.N. 214/2010; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO; udito l'avvocato (OMISSIS); udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.La Corte di Appello di Trieste, pronunciando in sede di rinvio,in riforma della sentenza del Tribunale di Vicenza, dichiarava illegittimo il licenziamento intimato dalla societa' (OMISSIS) a (OMISSIS) con condanna di detta societa' alla reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro e al pagamento della differenza fra le retribuzioni maturate dal data del licenziamento fino a quello della effettiva reintegra e a quelle corrisposte per effetto di lavoro prestato a favore di altri soggetti. La Corte del merito, per quello che rileva in questa sede, rilevato che questa Corte, con la sentenza di annullamento, aveva stabilito che il licenziamento oggettivo - per cui era causa - doveva essere valutato con riferimento all'ambito aziendale della societa' (OMISSIS) e non con riferimento alla societa' (OMISSIS) presso la quale la (OMISSIS) era stata distaccata, riteneva illegittimo il precitato licenziamento in quanto la societa' (OMISSIS) non aveva allegato alcuna altra giustificazione, se non quella concernente la situazione della societa' (OMISSIS) la cui rilevanza era stata esclusa dalla Cassazione. 2
3 La Corte territoriale,poi, sulla premessa che tanto era sufficiente per accogliere la domanda della (OMISSIS), non essendovi spazio per verificare l'adempimento dell'obbligo del repechage, presupponendo questo un licenziamento oggettivamente giustificato, mentre nella specie il licenziamento risultava ingiustificato, rilevava - per completezza espositiva - che la (OMISSIS) non aveva affatto dimostrato che non vi era, all'interno della sua organizzazione d'impresa, alcuna possibilita' di reimpiegare la (OMISSIS). Sottolineava, infine, la Corte territoriale che la domanda concernente il pagamento delle retribuzioni maturate dopo il licenziamento rientrava nel petitum e causa petendi dell'orginario ricorso e la (OMISSIS) aveva solo limitato il quantum della sua pretesa riducendolo in relazione all'aliunde perceptum. Ne', concludeva la Corte del merito, vi era prova,anche indiziaria, che la lavoratrice avesse volutamente scelto di lavorare, dopo il licenziamento, solo part-time. Avverso questa sentenza la societa' (OMISSIS) ricorre in cassazione sulla base di due censure. Resiste con controricorso la parte intimata. MOTIVI DELLA DECISIONE Con la prima censura la societa' denuncia violazione dell'articolo 394 c.p.c., articolo 384 c.p.c., comma 2, articoli 115 e 116 c.p.c., Legge n. 604 del 1966, articoli 3 e 4, nonche' vizio di motivazione. Sostiene al riguardo la societa', innanzitutto, che la Corte del merito, quanto alla validita' del licenziamento oggettivo, travisando il dictum della sentenza della cassazione-, ha omesso di verificare la ricorrenza degli elementi costitutivi del recesso con riferimento all'ambito aziendale di essa societa'. Contesta la societa' di aver sostenuto la legittimita' del licenziamento solo con riferimento alla situazione della societa' (OMISSIS) in quanto assume di aver dedotto che non vi erano, come comprovato dalla istruttoria espletata,altre posizioni lavorative in (OMISSIS) cui adibire la (OMISSIS). Assume, poi, la societa' ricorrente l'erroneita' della sentenza impugnata in quanto i giudici di appello, non tenendo conto che la lavoratrice nulla aveva a dedotto circa l'esistenza di altri posti di lavoro nei quali poter essere utilizzata, ha ritenuto non fornita la dimostrazione da parte di essa societa' dell'impossibilita' di una ricollocazione della (OMISSIS) in (OMISSIS). Con il secondo motivo la societa', denuncia violazione degli articoli 394, 115, 437 e 116 c.p.c.. Prospetta in proposito la ricorrente che la (OMISSIS), in violazione dell'articolo 437 c.p.c., ha inammissibilmente precisato solo in appello il quantum corrispostole in relazione a nuova occupazione reperita dopo il licenziamento. 3
4 Il primo motivo del ricorso e' infondato. Invero, come ha sottolineato la sentenza della Corte del merito, nella sentenza rescindente di questa Corte si statuisce che: "Peraltro, contraddittoriamente e senza una sufficiente motivazione,la Corte d'appello, pur affermando la sussistenza del rapporto a tempo indeterminato tra la (OMISSIS) e la (OMISSIS), ha ritenuto nella fattispecie la sussistenza del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, in sostanza in base alla semplice considerazione che il rapporto era finalizzato esclusivamente alla gestione delle ultime attivita' commerciali della (OMISSIS), per cui la societa' non aveva piu' alcun interesse a ricevere le prestazioni della (OMISSIS) (cosi', peraltro, riconoscendo comunque, implicitamente, la sussistenza dell'interesse al distacco fino a quel momento). In tal modo la Corte territoriale e' incorsa nel contempo nell'errore di diritto denunciato con il secondo motivo, non essendo certamente sufficiente ad integrare il giustificato motivo oggettivo di licenziamento la semplice cessazione dell'interesse al distacco o la soppressione del posto presso la societa' distaccata e dovendo, peraltro, in ogni caso essere verificati gli elementi costitutivi del giustificato motivo oggettivo stesso con riferimento all'ambito aziendale del datore di lavoro (nella specie la societa' distaccante), sul quale ricade anche l'onere probatorio circa la impossibilita' di repechage, in conseguenza della scelta di procedere a tale licenziamento (v. fra le altre Cass n. 9768)". Orbene alla stregua di tale dictum correttamente la Corte del merito ha ritenuto che la (OMISSIS) era da considerarsi a tutti gli effetti dipendente della attuale societa' ricorrente e che, pertanto, il licenziamento fondato, sulla cessazione dell'interesse al distacco o la soppressione del posto presso la societa' distaccata non era idoneo a ritenere giustificato il recesso datoriale dovendo questo essere, ai fini della sua legittimita', valutato esclusivamente con riferimento all'ambito aziendale de datore di lavoro (nella specie la societa' distaccante). Altrettanto correttamente, poi, la Corte del merito ha assunto che una volta verificata la non giustificatezza del licenziamento per insussistenza della causa legittimante la relativa validita', e' del tutto ultronea l'indagine afferente l'assolvimento o meno dell'onere del repechage,riguardando questa l'ipotesi della sussistenza di una correlazione tra licenziamento e valida causa di recesso nella specie non sussistente non costituendo valida ragione la cessazione dell'interesse al distacco o la soppressione del posto presso la societa' distaccata. Ne' puo' ritenersi, a differenza di quanto accertato dalla Corte del merito, che la societa' (OMISSIS) ha posto a base del licenziamento anche ragioni attinenti al proprio ambito aziendale avendo la stessa fatto riferimento alla soppressione del posto di lavoro occupato dalla (OMISSIS) presso la societa' distaccata. Ne' il riferimento, contenuto nella lettera di licenziamento trascritta nel ricorso, alla impossibilita' di una ricollocazione della posizione lavorativa della (OMISSIS) nella struttura commerciale, vale a mutare la sostanziale ragione posta a base del recesso in quanto diversamente, come sostenuto dalla Corte del merito, si finirebbe con il dare, ai fini della validita' del licenziamento in esame, rilevanza alla soppressione del posto di lavoro presso la 4
5 societa' distaccata, rilevanza questa esclusa dalla Corte di Cassazione nella sentenza rescindente. Infondato e', altresi', il secondo motivo del ricorso. Invero, come affermato dalla Corte del merito, non costituisce domanda nuova quella del lavoratore che in sede di rinvio riduca il quantum di cui al petitum sostanziale originario - reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento corrispondente alle retribuzioni perdute - in ragione delle retribuzioni corrisposte da altro datore di lavoro (c.d. aliunde perceptum) atteso che la riduzione del quantum originariamente richiesto non configura domanda nuova. D'altro canto, e vale la pena di osservarlo, non vi e' specifica censura da parte della societa' circa l'identificazione, operata dalla Corte del merito, del petitum e della causa petendi di cui alla originaria domanda della (OMISSIS). In conclusione il ricorso va rigettato..le spese del giudizio di legittimita' seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e pone a carico della societa' ricorrente le spese del giudizio di legittimita' liquidate in euro 100,00 per esborsi, oltre euro 3.500,00 per compensi ed oltre accessi di legge. 5