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Timestamp: 2017-02-28 17:34:58+00:00
Document Index: 33883755

Matched Legal Cases: ['art. 208', 'art 39', 'art 183', 'art. 4', 'art. 388', 'art 193', 'art 183', 'art 191', 'art. 134', 'art. 93', 'art. 86', 'art. 7', 'art. 40', 'art.10', 'art.10', 'art. 256', 'art. 20', 'art. 20']

Gli impianti dedicati alla raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani : modalità realizzative e gestionali. - PDF
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1 Gli impianti dedicati alla raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani : modalità realizzative e gestionali. Preso atto delle continue modifiche normative del settore e delle richieste di chiarimenti sottoposte da titolari e gestori di impianti dedicati alla raccolta differenziata, con la presente si provvede a fornire un supporto interpretativo ed applicativo che consenta una applicazione uniforme delle stesse sul territorio provinciale. L attuale normativa in materia di aree per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati distingue tra due tipologie : - i centri di raccolta (non soggetti ad autorizzazione ai sensi del Dlvo 152/06) - le piattaforme (impianti autorizzati alle operazioni R13 - D15 in cui è possibile prevedere anche trattamenti del rifiuto conferito) autorizzate ai sensi degli art. 208 e 210 D.Lgs. 152/06 e della L.R. n 26/2003. Le differenze tra le due tipologie sono riconducibili : - al diverso regime autorizzativo a cui sono sottoposte in quanto : o centri di raccolta devono conformarsi entro il , alle disposizioni del D.M e s.m.i. o piattaforme sono assoggettate al Dlvo n 152/06 e L.R. n 26/03 - alle diverse modalità gestionali in quanto : - nel centro di raccolta o i rifiuti (tipologie e CER) sono esclusivamente quelli indicati nel DM e smi ; o non si opera alcun trattamento sul rifiuto depositato ; o il conferimento e l avvio del rifiuto all impianto di destino è svolto con modalità amministrative parzialmente diverse (allegati 1 a e 1 b) da quelle dei normali impianti di rifiuti ; - nelle piattaforme o il titolare decide quali raccolte attivare presso l impianto e quali CER adottare ; o è possibile operare pretrattamenti dei rifiuti conferiti (es disassemblaggio di ingombranti)2 o la gestione dei conferimenti e avvio agli impianti di destino delle frazioni avviene con le modalità amministrative previste per gli impianti che trattano rifiuti (formulario e registro di carico scarico) ; Per quanto riguarda aree idonee per la loro localizzazione e le strutture, invece, le differenze sono minime e saranno indicate in dettaglio nei rispettivi capitoli. La normativa di riferimento per il settore, al momento, è costituita da : - D.lvo n 267 del 18 agosto 2000 "Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti Locali" ; - Legge Regionale 12 dicembre 2003 n. 26 Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche ; - D.lgs. 25 luglio 2005, n 151 "Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE relative alla riduzione dell uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti e le prescrizioni tipo in esso contenute ; - Regolamento Regionale n 4 del emanato in attuazione della citata Legge Regionale 12 dicembre 2003 n. 26 e relativo alla disciplina degli smaltimenti delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne, ai sensi dell art 39 comma 3 del Dlvo 11 maggio 1999 n 152 ; - D.lgs. 3 aprile 2006 n 152 "Norme in materia ambientale con particolare riferimento agli artt. : 183 comma 1, lettera cc) (definizione del centro di raccolta) ; 184, 195, 198 (criteri di assimilazione dei rifiuti urbani) ; 212 comma 8 (trasporto dei propri rifiuti come parte integrante ed accessoria dell organizzazione produttore iniziale) ; - D.M. Ambiente 5 aprile 2006, n. 186 Regolamento recante modifiche al D.M. 5 febbraio 1998 «Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22». ; - Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti (P.R.G.R.) approvato con Delibera di Giunta Regionale n 8/220 del 27 giugno 2005 ; - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (P.P.G.R.) adottato con atto Rep. Gen. n 55/2008 del 19/11/2008 dal Commissario ad acta in forza dei poteri conferiti con delibera della Giunta regionale n del 19 novembre 2008 ; - Deliberazione della Regione Lombardia n VII/19461 del Nuove disposizioni in materia di garanzie finanziarie a carico dei soggetti autorizzati alla realizzazione di impianti ed all esercizio delle inerenti operazioni di smaltimento e/o recupero rifiuti, ai sensi del Dlgs n 22/97 e successive modifiche ed integrazioni. Revoca parziale delle DD.G.R.n 45274/99, 48055/2000, 5964/2001 ; - Deliberazione della Regione Lombardia n VIII/6581 del Integrazioni al capitolo 8 - Linee Guida per la revisione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti urbani e speciali per la localizzazione degli impianti del programma regionale di gestione dei rifiuti approvato con DGR n 220/2005 ;3 - D.M. Ambiente 25 settembre 2007, n. 185 Istituzione e modalità di funzionamento del registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), costituzione e funzionamento di un centro di coordinamento per l'ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e istituzione del comitato d'indirizzo sulla gestione dei RAEE, ai sensi degli articoli 13, comma 8, e 15, comma 4, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151 ; - Dlgs 16 gennaio 2008, n 4 Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n 152, recante norme in materia ambientale ; - D. M. 8 aprile 2008 Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall art 183, comma 1, lettera cc del decreto legislativo 3 aprile 2006 n 152 e successive modifiche ; - D. M. 13 Maggio 2009 di modifica e integrazione del D.M. 8 Aprile 2008 ; - Legge 205/2008, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 novembre 2008, n. 171, recante misure urgenti per il rilancio competitivo del settore agroalimentare - art. 4 - quinquies lett. b) ; - Decreto 28 aprile 1998, n. 406 Regolamento recante norme di attuazione di direttive dell'unione Europea, avente ad oggetto la disciplina dell'albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti - Deliberazione n. 2 del 20 Luglio 2009 del Comitato Nazionale dell Albo Gestori Ambientali relativa ai criteri e requisiti per l iscrizione all Albo nella Categoria 1 per lo svolgimento dell attività di gestione dei centri di raccolta I criteri localizzativi da considerare per la localizzazione L individuazione di aree per la localizzazione di impianti RSU come previsto dalla normativa e dal Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR) viene definita dal Piano Provinciale Gestione Rifiuti (PPRG) che suddivide le aree in idonee e non per tale tipologia di impianti. I centri di raccolta e le piattaforme per la raccolta differenziata possono essere localizzati in prossimità delle aree urbane per facilitare l accesso agli utenti. Il sito prescelto deve avere una adeguata viabilità di accesso per consentire l ingresso ad autovetture e piccoli automezzi di utenti ed ai mezzi pesanti dei trasportatori e recuperatori. L individuazione dell area deve essere effettuata valutando le caratteristiche ambientali della stessa con particolare riferimento allo stato idrogeologico ed alla presenza di vincoli. In merito ai vincoli che possono ricadere sulle aree individuate allo scopo, si ricorda che : - alcuni escludono a priori la possibilità di realizzare certe tipologie di impianto (es pozzo emungimento acqua potabile, cimitero, fascia A del P.A.I.) - altri suggeriscono metodi di mitigazione degli impatti (es parco, paesistico, urbanistico). In ogni caso : - è esclusa la localizzazione di tali strutture entro la fascia di rispetto cimiteriale ex art. 388 R.D. 27 luglio 1934 n e s.m.i. e nelle aree4 incompatibili individuate dal Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico ex L. 18 maggio 1989 n. 183 e s.m.i.. e dalla parte terza del D.lvo n 152 del 3 aprile 2006 ; - deve essere considerata la presenza di vincoli quali, esempio : fasce di rispetto stradali, ferroviario, aeroportuali, elettrodotti, metanodotti, del reticolo delle acque, idrogeologico, paesistico, storico ed archeologico, ambientale, PRG. Nel caso in cui l area interessata dall impianto sia assoggettata a dei vincoli dovranno essere richiesti i relativi pareri agli specifici enti competenti ; - a differenza di altri impianti dedicati allo stoccaggio e trattamento dei RSU non sono previste distanze minime da case sparse, centri abitati o aree sensibili (es strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo) ma una valutazione delle differenti opportunità localizzative. Nel caso in cui l area non abbia requisiti ottimali (es non sia in zona industriale) dovrà essere fatta una valutazione delle misure compensative da mettere in atto nelle fasi di realizzazione e gestione dell impianto per limitarne l impatto sul tessuto urbano prossimo allo stesso (viabilità, decoro, problemi di carattere igienico sanitario, etc ) ; - l area ove localizzare l impianto deve essere in piena disponibilità da parte dell ente titolare per un congruo periodo di tempo (es nel caso dell autorizzazione superiore o almeno pari alla durata della stessa). Come da piano e legge regionale, gli impianti che, in base ai criteri sopra esposti, si troveranno ad essere localizzati in aree non idonee, vedranno nel tempo la chiusura della propria attività o la riconversione funzionale, individuando per ciascuno di essi, tempi e modalità per la chiusura e per l eventuale bonifica/messa in sicurezza. Si precisa inoltre : Aree per il trasbordo di R.S.U. (art 193 comma 12 del Dlvo 152/06) Le attività di trasbordo, intese come stazionamento di veicoli in fase di trasporto, nonché le soste tecniche per le operazioni di trasbordo non rientrano nelle attività di stoccaggio art 183 comma 1 lettera l purché le stesse siano dettate da esigenze di trasporto e non superino le 48 ore escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione. Nel caso in cui le operazioni di trasbordo prevedano lo stoccaggio in aree dedicate per un periodo prolungato, inferiore o superiore al limite sopra indicato, avendo le aree stesse caratteristiche tecniche e localizzative simili a quelle indicate per i precedenti impianti sono da localizzarsi preferibilmente all interno degli stessi. Ordinanze Sindacali (art 191 del Dlvo 152/06) Nel caso in cui si ricorra allo strumento dell'ordinanza Sindacale contingibile e urgente, va ricordato che il periodo coperto da tale tipo di Ordinanza è limitato a soli sei mesi, reiterabili per non più di due volte. Comunque, nella fase di attività del centro gestito con Ordinanza Sindacale, si dovrà provvedere a: mantenere lo stesso nelle migliori condizioni di pulizia ed ordine, stoccando le frazioni indicate in ordinanza esclusivamente all'interno dei rispettivi cassoni/contenitori,5 evitandone l'ammasso di quantità in esubero alla capienza od all'esterno degli stessi; garantire la sicurezza di utenti e operatori nelle fasi di conferimento e movimentazione dei rifiuti. Per le specifiche relative all adozione e formulazione dell ordinanza stessa si rimanda al citato articolo del Dlvo 152/06. Documenti analoghi
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