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Timestamp: 2018-09-22 13:27:58+00:00
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COMUNICAZIONE IMPORTANTE |
May 10th, 2017 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Importantissimo revirement della Suprema Corte (dopo ben 27 anni!) che, con la sentenza n. 11504 dell’10.5.2017, ha enunciato che i tempi sono cambiati e che, in caso di divorzio, non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale.
Infatti, secondo la Corte Suprema il matrimonio oggi non è più la sistemazione definitiva e sposarsi è un atto di libertà ed autoresponsabilità. Il vecchio parametro del “tenore di vita” per la determinazione dell’assegno di mantenimento non è pertanto più attuale.
Pubblico di seguito il testo integrale della sentenza.
Sentenza 10 maggio 2017, n. 11504
Presidente Di Palma
Relatore Lamorgese
1. – Il Tribunale di Milano ha dichiarato lo scioglimento del matrimonio, contratto nel 1993, tra Vi.Gr.. e Li. Ca. Lo. ed ha respinto la domanda di assegno divorzile proposta da quest’ultima.
2. – Il gravame della Lo. è stato rigettato dalla Corte d’appello di Milano, con sentenza 27 marzo 2014.
3. – Avverso questa sentenza la Lo. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi, cui si è opposto il Gr. Con controricorso. Le parti hanno presentato memorie ex art. 378 cod. proc. civ.
1. – Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato la violazione dell’art. 4, comma 1, della legge n. 898 del 1970, per avere la Corte d’appello affermato la competenza per territorio del Tribunale di Milano, essendo invece competente il Tribunale di Roma, ove era la residenza o il domicilio del ricorrente Gr., essendo la convenuta residente all’estero.
2. – Con il secondo motivo la Lo. ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 6, legge n. 898/1970, per avere la Corte milanese negato il suo diritto all’assegno sulla base della circostanza che lo stesso Gr. non avesse mezzi adeguati per conservare l’alto tenore di vita matrimoniale, dando rilievo decisivo alla riduzione dei suoi redditi rispetto all’epoca della separazione, mentre avrebbe dovuto prima verificare la indisponibilità, da parte dell’ex coniuge richiedente, di mezzi adeguati a conservare il tenore di vita matrimoniale o la sua impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.
a) né dalla sentenza della Corte costituzionale n. 11 del 2015, che ha sostanzialmente recepito l’orientamento in questa sede non condiviso, senza peraltro prendere posizione sulla sostanza delle censure formulate dal giudice rimettente, riducendo quella sollevata ad una mera questione di «erronea interpretazione» dell’art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970 e omettendo di considerare che, in una precedente occasione, nell’escludere la completa equiparabilità del trattamento economico del coniuge divorziato a quello del coniuge separato, aveva affermato che «[….] basterebbe rilevare che per il divorziato l’assegno di mantenimento non è correlato al tenore di vita matrimoniale» (sentenza n. 472 del 1989, n. 3 del Considerato in diritto);
b) e neppure dalle disposizioni di cui al comma 9 dello stesso art. 5 – secondo cui: «I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria» -, in quanto il parametro dell’«effettivo tenore di vita» è richiamato esclusivamente al fine dell’accertamento dell’effettiva consistenza reddituale e patrimoniale dei coniugi: infatti – se il primo periodo è dettato al solo fine di consentire al presidente del tribunale, nell’udienza di comparizione dei coniugi, di dare su base documentale «i provvedimenti temporanei e urgenti [anche d’ordine economico] che reputa opportuni nell’interesse dei coniugi e della prole» (art. 4, comma 8) -, il secondo periodo invece, che presuppone la «contestazione» dei documenti prodotti (concernenti i rispettivi redditi e patrimoni), nell’affidare al «tribunale» le relative «indagini», cioè l’accertamento di tali componenti economico-fiscali, richiama il parametro dell’«effettivo tenore di vita» al fine, non già del riconoscimento del diritto all’assegno di divorzio al “singolo” ex coniuge che lo fa valere ma, appunto, dell’accertamento circa l’attendibilità di detti documenti e dell’effettiva consistenza dei rispettivi redditi e patrimoni e, quindi, del “giudizio comparativo” da effettuare nella fase del quantum debeatur. È significativo, al riguardo, che il riferimento agli elementi del “reddito” e del “patrimonio” degli ex coniugi è contenuto proprio nella prima parte del comma 6 dell’art. 5 relativa a tale fase del giudizio.
Il Collegio ritiene che un parametro di riferimento siffatto – cui rapportare il giudizio sull’adeguatezza-inadeguatezza” dei «mezzi» dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio e sulla “possibilità-impossibilità «per ragioni oggettive»” dello stesso di procurarseli – vada individuato nel raggiungimento dell’” indipendenza economica” del richiedente: se è accertato che quest’ultimo è “economicamente indipendente” o è effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto.
In terzo luogo, a ben vedere, anche la ratio dell’art. 337-septies, primo comma, cod. civ. – come pure quella dell’art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, alla luce di quanto già osservato (cfr., supra, sub n. 2.2) – è ispirata al principio dell’”autoresponsabilità economica”. A tale riguardo, è estremamente significativo quanto affermato da questa Corte con la sentenza n. 18076 del 2014, che ha escluso l’esistenza di un obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente (nella specie, entrambi ultraquarantenni), ovvero di un diritto all’assegnazione della casa coniugale di proprietà del marito, sul mero presupposto dello stato di disoccupazione dei figli, pur nell’ambito di un contesto di crisi economica e sociale: «[….] La situazione soggettiva fatta valere dal figlio che, rifiutando ingiustificatamente in età avanzata di acquisire l’autonomia economica tramite l’impegno lavorativo, chieda il prolungamento del diritto al mantenimento da parte dei genitori, non è tutelabile perché contrastante con il principio di autoresponsabilità che è legato alla libertà delle scelte esistenziali della persona [….]».
2.4. – È necessario soffermarsi sul parametro dell’”indipendenza economica”, al quale rapportare l’”adeguatezza-inadeguatezza” dei «mezzi» dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio, nonché la “possibilità-impossibilità «per ragioni oggettive»” dello stesso di procurarseli.
Ciò premesso, il Collegio ritiene che i principali “indici” – salvo ovviamente altri elementi, che potranno eventualmente rilevare nelle singole fattispecie – per accertare, nella fase di giudizio sull’an debeatur, la sussistenza, o no, dell’”indipendenza economica” dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio – e, quindi, l’”adeguatezza”, o no, dei «mezzi», nonché la possibilità, o no «per ragioni oggettive», dello stesso di procurarseli -possono essere così individuati:
Quanto al regime della prova della non “indipendenza economica” dell’ex coniuge che fa valere il diritto all’assegno di divorzio, non v’è dubbio che, secondo la stessa formulazione della disposizione in esame e secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione del relativo onere, allo stesso spetta allegare, dedurre e dimostrare di “non avere mezzi adeguati” e di “non poterseli procurare per ragioni oggettive”. Tale onere probatorio ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell’”indipendenza economica”, e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo coniuge, restando fermo, ovviamente, il diritto all’eccezione e alla prova contraria dell’altro (cfr. art. 4, comma 10, della legge n. 898 del 1970).
3. – In conclusione, il ricorso è rigettato.
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November 17th, 2016 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Il 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, parlerò di questo argomento presso la Sala del Consiglio Comunale di Cologno al Serio.
Nel corso della serata ci saranno anche degli interventi teatrali a tema.
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September 23rd, 2016 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Il 20 settembre scorso la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge contenente norme volte a prevenire e reprimere il bullismo ed il cyberbullismo.
Ecco un’infografica che ne spiega i punti salienti.
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BULLISMO: LA MEDIAZIONE SCOLASTICA COME METODO DI PREVENZIONE E CONTRASTO. SAGGIO LIBERAMENTE SCARICABILE
May 21st, 2015 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Da qualche anno mi occupo di bullismo e cyber bullismo, svolgendo opera di sensibilizzazione contro tali fenomeni nelle scuole secondarie della Bergamasca.
Nel corso degli incontri con ragazzi e ragazze tra i 13 e 17 anni d’età mi preme spiegare, in qualità di avvocato, quali siano le responsabilità penali e civili derivanti dagli atti di bullismo.
Molto spesso gli studenti da me incontrati sono del tutto ignari della gravità dei loro comportamenti aggressivi ed ignorano soprattutto il fatto che la legge preveda delle sanzioni pesanti a carico dei loro autori.
Tale impegno mi ha portato, ovviamente, a documentarmi sull’estensione di tale problema sia in Italia che nel resto del mondo.
Sono così venuta a conoscenza di diverse storie drammatiche e di fenomeni aggressivi che hanno addirittura portato alla morte ragazze e ragazzi giovanissimi, anche nel nostro Paese.
Purtroppo, nonostante il bullismo ed il cyber bullismo siano oggetto di attenzione mediatica da qualche anno, l’opinione pubblica pare ancora sottovalutare il problema che invece ha assunto una portata mai vista e che si consuma quotidianamente tra i banchi di scuola, per poi continuare sui Social Network in un’escalation di violenza fisica e verbale infinita.
Inizio pertanto sempre i miei incontri nei vari Istituti Scolastici mostrando a studenti ed insegnanti casi reali di bullismo e di cyber bullismo dall’epilogo tragico e ciò affinché sviluppino una maggiore consapevolezza del problema.
Tuttavia, nonostante la drammaticità e la complessità di tale fenomeno, sono sempre stata convinta che sia possibile fare qualcosa per arginarlo: soprattutto in termini di prevenzione.
Nell’anno accademico 2013-2014 ho frequentato il Corso di Perfezionamento in Mediazione Sociale e Familiare tenutosi presso l’Università degli Studi di Bergamo e, alla luce della mia esperienza contro il bullismo ed il cyber bullismo, ho quindi deciso di approfondire i miei studi in materia di Mediazione Scolastica, e ciò al fine di comprendere se la mediazione – attuata in ambito scolastico – possa essere una valida strategia di prevenzione e contrasto ai fenomeni aggressivi tra adolescenti.
E’ possibile scaricare gratuitamente un estratto del Project Work da me realizzato e già pubblicato sulla rivista “Questioni di Diritto di Famiglia” cliccando sull’immagine “Pay with a tweet” che trovate di seguito. E’ completamente gratuito: cliccando l’immagine sottostante, potrete accedere all’articolo e scaricarlo dopo averlo condiviso su Twitter o su Facebook.
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DIVORZIO BREVE: APPROVATA LA NUOVA LEGGE
May 16th, 2015 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Con la Legge n. 55 del 6 maggio 2015 è stato finalmente introdotto il c.d. DIVORZIO BREVE: si tratta, più precisamente, di tre norme che apportano importanti modifiche alla disciplina relativa allo scioglimento del matrimonio civile e alla cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, soprattutto con riferimento ai termini per ricorrervi.
I termini per domandare il divorzio, infatti, sono stati sostanzialmente abbreviati:
in caso di separazione consensuale (o giudiziale tramutata successivamente in consensuale), si potrà proporre domanda di divorzio decorsi solo sei mesi dall’udienza presidenziale;
in caso di separazione giudiziale: si potrà invece proporre domanda di divorzio decorsi 12 mesi.
Altra importante novità introdotta dalla legge de qua è che, in caso di regime di comunione dei beni, la stessa si scioglierà nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato (nel disciplina previgente, invece, lo scioglimento della comunione dei beni avveniva a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di separazione o con l’omologazione del verbale di separazione).
La legge entrerà in vigore il 26 maggio 2015 e, per espressa previsione legislativa, troverà applicazione anche i per i procedimenti in corso.
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Bullismo: le slides che vengono utilizzate negli ultimi interventi dell’avvocato D’Arcangelo in varie scuole
December 20th, 2014 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Pubblico di seguito le Slides che utilizzo nel corso dei miei interventi in prevenzione e contrasto al Bullismo in varie scuole.
Per scaricarle gratuitamente cliccate sull’immagine sottostante “Pay with a tweet”: potrete così accedere alle slides e scaricarle dopo averle condivise su Twitter o su Facebook.
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February 21st, 2014 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Nella medesima sentenza, il Tribunale ha avuto inoltre modo di disquisire in ordine ad altre questioni di diritto che verranno di seguito esposte.
La giurisdizione e la legge applicabile
Preliminarmente il Tribunale, nell’affrontare la domanda promossa dalla parte attrice, ha correttamente ricercato all’interno del diritto internazionale privato italiano le norme chiamate ad individuare il foro competente e la legge applicabile.
Per quel che concerne la questione del tutto pregiudiziale relativa alla sussistenza della giurisdizione del Tribunale adito, quest’ultimo richiama la disposizione dell’art. 37 della Legge n. 218/1995. Tale norma attribuisce invero giurisdizione ai giudici italiani, oltre che nei casi in cui sussistono i titoli generali previsti dall’art. 3 della stessa Legge (intitolato “ambito della giurisdizione”) ed in quelli in cui sussiste la giurisdizione volontaria di cui all’art. 9 (“giurisdizione volontaria”), ogni volta che uno dei genitori o il figlio sia cittadino italiano o risieda in Italia [1].
Nel caso in questione, risiedendo in Italia sia il figlio, sia la madre, nonché il presunto padre biologico, nessun dubbio poteva sussistere in ordine alla sussistenza della giurisdizione del giudice italiano.
Per quanto concerne, invece, la legge applicabile il Tribunale, richiamando la disposizione di cui all’art. 33 della Legge n. 218/1995 ha ritenuto che dovesse trovare attuazione la Legge Serba[2].
A questo punto il Giudice adito, evidenziando la circostanza incontestata della nascita del minore da donna sposata in costanza di matrimonio, ha rilevato che anche nell’ordinamento della Repubblica Serba sussiste la presunzione che il padre del nato sia il marito della madre.
A differenza, però, di quanto avviene nell’ordinamento giuridico italiano, la Legge serba (art. 252, comma quarto) consente anche al padre naturale di proporre azione di disconoscimento.[3]
Tuttavia, tale azione può essere promossa solo entro un termine di decadenza che, nel caso in esame, era stato posto dai coniugi serbi a fondamento di un’eccezione di tardività. Con la sentenza de qua, il Tribunale ha ritenuto di poter interpretare la Legge serba nel senso che l’azione di disconoscimento deve essere sempre proposta entro un anno dal momento in cui l’attore viene a conoscenza di essere padre del figlio e, comunque, anche se questa conoscenza interviene successivamente, non può essere proposta quando il figlio ha compiuto dieci anni.
Considerato che il convenuto aveva promosso l’azione di disconoscimento dopo oltre un anno dalla nascita del minore ed aveva omesso di provare la tempestività dell’azione stessa, il Tribunale ordinario ha quindi rigettato la relativa domanda in quanto tardiva.
Il Giudicante invero, richiamando una pronuncia della Suprema Corte (Cass. n. 1512/00) ha affermato che “spettava a colui che propone il disconoscimento provare la tempestività dell’azione dando dimostrazione del dies a quo diverso dalla nascita del figlio dal quale decorre il termine di decadenza, perché il mancato rispetto del termine è causa di improponibilità dell’azione, rilevabile d’ufficio”.
Curatore speciale del minore: differenza tra nomina ex art. 78 c.p.c. e nomina ex art. 244, comma quarto cod. civ.
Nel corso del giudizio de quo, su istanza del presunto padre naturale, veniva nominato un curatore speciale affinché rappresentasse il minore.
Il curatore così nominato chiedeva che venisse verificata la fondatezza della domanda di riconoscimento, con ciò aderendo nella sostanza alla domanda di disconoscimento formulata dal presunto padre naturale.
Il Tribunale ha quindi dovuto chiarire che, nel caso di specie, si era proceduto alla nomina del curatore affinché il minore, litisconsorte necessario nella proposta azione di disconoscimento, avesse la possibilità di prendere parte al giudizio pur trovandosi in uno stato di conflitto di interessi con i propri rappresentanti legali, ovvero la madre ed il padre legittimo. La norma applicata era quindi quella di cui all’art. 78 c.p.c.[4]
Ben diversa è invece la posizione del curatore speciale del minore che venga nominato ai sensi dell’art. 244[5], comma quarto cod. civ., al fine di proporre l’azione di disconoscimento. Nel caso di minore infrasedicenne , il procedimento per la nomina del curatore deve essere promosso dal Pubblico Ministero, senza possibilità che altri soggetti si facciano promotori della nomina.
La fattispecie in esame (ove la nomina era stata promossa dal preteso padre naturale ed era avvenuta senza che si svolgesse un procedimento volto ad acquisire ogni informazione utile per accertare la convenienza del minore), non era pertanto quella di cui all’art. 244 cod. civ.. Il Tribunale ha quindi escluso che il curatore speciale del minore avesse proposto la domanda di disconoscimento del minore a cui si riferiscono sia il primo comma dell’art. 252 della Legge serba, sia l’art. 244, comma quarto cod. civ..
Questione relativa al passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia
Nella parte conclusiva della sentenza in esame, il Tribunale ordinario di Vicenza ha altresì precisato che alla propria pronuncia non osta il fatto che sia passata in giudicato la sentenza con cui il Tribunale per i minorenni aveva autorizzato il cittadino romeno al riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 cod. civ..
Ed invero, il procedimento innanzi al Tribunale per i Minorenni si era svolto a seguito del mancato rilascio del consenso della madre al riconoscimento del preteso padre ed aveva avuto ad oggetto solo la valutazione della sussistenza o meno dell’interesse del minore al successivo riconoscimento.
Tuttavia il procedimento avanti al Tribunale per i Minorenni non aveva avuto (e mai comunque potrebbe avere) ad oggetto l’ammissibilità o la veridicità del riconoscimento autorizzando.
Il Tribunale di Vicenza ha quindi affermato che non sussiste alcuna contraddizione tra la sentenza per i minorenni che concesse al preteso padre l’autorizzazione a riconoscere il bambino quale proprio figlio naturale e la pronuncia del Tribunale ordinario che accerta l’inefficacia del riconoscimento perché contrastante con lo status di figlio legittimo del riconosciuto.
Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla rivista Questioni di Diritto di Famiglia – Maggioli Editore
[1] [1] Art. 37 Giurisdizione in materia di filiazione. – 1 In materia di filiazione e di rapporti personali fra genitori e figli la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti rispettivamente dagli articoli 3 e 9, anche quando uno dei genitori o il figlio è cittadino italiano o risiede in Italia.
[2] [2] Art. 33 Filiazione. – Lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale del figlio al momento della nascita. 2- E’ legittimo il figlio considerato tale dalla legge dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino al momento della nascita del figlio. 3 La legge nazionale del figlio al momento della nascita regola i presupposti e gli effetti dell’accertamento e della contestazione dello stato di figlio. Lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge.
[3] [3] L’art. 252 comma quarto della Legge sui Rapporti Familiari recita infatti che “l’uomo che ritiene di essere il padre del figlio può proporre l’azione di disconoscimento di paternità nei confronti del presunto padre nel termine di un anno dal giorno in cui viene a conoscenza del fatto che lui sia il padre del figlio, ed in ogni caso nel termine di 10 anni dalla nascita del figlio”
[4] [4] Art. 78 c.p.c (Curatore speciale) – Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l’assistenza, o vi sono ragioni di urgenza, può essere nominato all’incapace, alla persona giuridica o all’associazione non riconosciuta un curatore speciale che li rappresenti o assista finché subentri colui al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza.
Si procede altresì alla nomina di un curatore speciale al rappresentato, quando vi e’ conflitto d’interessi col rappresentante.
[5] L’art. 244, quarto comma cod. civ recita testualmente “L’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i sedici anni, o del pubblico ministero quando si tratta di minore di età inferiore”.
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DA OGGI LO STUDIO LEGALE D’ARCANGELO RIAPRE A PIENO REGIME
January 7th, 2014 | Author: Patrizia D'Arcangelo
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December 23rd, 2013 | Author: Patrizia D'Arcangelo
Lo Studio Legale D’Arcangelo resterà chiuso dal 23 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.
Per urgenze potete comunque contattarci all’indirizzo mail
studiolegaledarcangelo@gmail.com
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