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Timestamp: 2019-11-22 05:36:55+00:00
Document Index: 11133424

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 53', 'art. 52', 'art. 35', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2700', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

News 15 Dicembre 2013 - Area Amministrativa - Gazzetta Amministrativa
/News 15 Dicembre 2013
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha precisato le novità introdotte con il Piano Destinazione Italia: 1) PIÙ CREDITO PER LE IMPRESE. Per la diffusione di canali di finanziamento delle imprese sul mercato alternativi (corporate bonds) e complementari al credito bancario, idonei a contrastareefficacemente il credit crunch, si vogliono mobilitare progressivamente fino a 20 miliardi di euro di credito aggiuntivo, con scarsi oneri per la finanza pubblica (4 milioni annui). Si spinge anche l’investimento degli investitori istituzionali italiani (compagnie di assicurazione e fondi pensione) verso il finanziamento delle imprese italiane. 2) CREDITO D'IMPOSTA sul 50% delle spese per favorire l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo. Si punta sull’innovazione, con un credito d’imposta sul 50% delle spese incrementali in ricerca e sviluppo negli anni 2014-2016, con agevolazione massima di 2,5 milioni di euro per impresa ed un budget totale pari a 200 milioni di euro annui, a valere sulla prossima programmazione dei fondi comunitari 2014-2020 (che spesso non sono stati finora pienamente utilizzati dall’Italia). In questo modo potremo attivare nuovi investimenti in ricerca e sviluppo per oltre 600 milioni di euro annui. 3) MISURE PER L'INTERNAZIONALIZZAZIONE delle imprese. Le esportazioni sono un fondamentale fattore di crescita per la nostra economia, e saranno incentivate con un progetto complessivo che prevede il rifinanziamento dell’attività di promozione dell’ICE per 22 milioni di euro per l’anno 2014, l’estensione degli orari di apertura delle dogane e l’ampliamento dei consorzi per l’internazionalizzazione delle imprese agricole, facilitazioni nell’ottenimento di certificati e documenti anche in lingua inglese, e misure volte a favorire il funzionamento delle Camere italo-estere ed estere in Italia. 4) DIGITALIZZAZIONE DELLE PMI - Pianificazione delle frequenze del servizio televisivo digitale terrestre. Al fine di favorire la digitalizzazione e l’ammodernamento tecnologico delle PMI si provvede a stanziare finanziamenti a fondo perduto mediante voucher dell’importo massimo di 10.000 euro. Si prevede, inoltre, che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni escluda dalla pianificazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre le frequenze riconosciute a livello internazionale ed utilizzate dai Paesi confinanti, pianificate ed assegnate ad operatori di rete televisivi in Italia ed oggetto di accertate situazioni interferenziali. Detta disposizione intende risolvere le numerose situazioni interferenziali nel settore televisivo con i Paesi confinanti. La liberalizzazione di tali frequenze dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2014, o si darà luogo a disattivazione coattiva. Si prevedono misure economiche compensative finalizzate al volontario rilascio dello spettro radioelettrico o per l’erogazione di indennizzi eventualmente dovuti. 5) MUTUI AGEVOLATI A TASSO ZERO per contrastare le crisi industriali. Per contrastare le crisi industriali, anche al di fuori delle aree di crisi complessa, e favorire lo sviluppo dell’autoimprenditorialità e delle piccole imprese, soprattutto ad opera di giovani e donne, si semplificano e razionalizzano le attuali agevolazioni della Legge 185, concentrandole nella forma del mutuo agevolato a tasso zero ed eliminando la parte di contributo a fondo perduto, consentendo di attivare 300 milioni di nuovi investimenti con 3000 nuovi occupati. 6) Attuazione di disposizioni in materia di ASSICURAZIONE R.C. Auto. Le disposizioni approntate mirano, nel pieno rispetto e nel potenziamento della concorrenza tra imprese e della trasparenza del mercato, a conseguire un radicale abbattimento dei premi assicurativi e una ferma lotta alle frodi. Nessun pregiudizio per l’autonomia negoziale delle compagnie che, al contrario, è preservata ed ampliata per effetto di varie previsioni. Tali compagnie, però, incorreranno in una serie di sanzioni pecuniarie ogni volta in cui violeranno i nuovi obblighi posti a tutela degli assicurati e, più in generale, del mercato. Tutti gli introiti derivanti dalle sanzioni confluiranno nel Fondo di garanzia per le vittime della strada. Gli interventi A favore e a tutela degli assicurati mediante riduzione del premio assicurativo a fronte di: a) installazione scatola nera: l’assicurazione ha la facoltà di proporre tale installazione all’assicurato, in sede di stipula del contratto. Se acconsente, l’assicurato fruisce di uno sconto di almeno il 7 per cento; b) risarcimento del danno in forma specifica: l’impresa ogni anno stabilisce se avvalersi della facoltà di risarcire in forma specifica i danni nei confronti dei propri assicurati e dei terzi. In questo caso si avvale di società di riparazione convenzionate; l’assicurato può comunque chiedere che la riparazione sia effettuata da un autoriparatore di propria fiducia il quale, previa presentazione di fattura, riceverà direttamente dall’assicurazione la somma dovuta. La compagnia che intende avvalersi di tale facoltà deve comunicarlo all’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) entro il 20 dicembre di ogni anno (per il 2014 entro il 30 gennaio). Se intende invece risarcire il danno per equivalente, deve darne informativa all’assicurato all’atto della stipulazione del contratto. Il risarcimento in forma specifica dà diritto alla riduzione del premio in misura almeno pari al 5 per cento. In alcune aree ove le frodi assicurative sono più frequenti, aree individuate dal Ministro dello Sviluppo economico sulla base di tre criteri fissati dal decreto (numero sinistri denunciati, ammontare dei rimborsi, numero frodi accertati da autorità giudiziaria), la riduzione non è inferiore al 10 per cento; c) non cedibilità del diritto al risarcimento del danno: tale divieto scaturisce dall’esigenza di impedire accordi "fraudolenti" tra cedente (danneggiato) e cessionario (es. carrozziere) e consistenti nella cessione (es: al carrozziere) di un credito (il diritto al risarcimento del danno) la cui entità aumenta "artificiosamente" in sede di fatturazione dei lavori. Con tale intervento normativo il credito sarà cedibile solo con l’assenso della compagnia. Se la compagnia non acconsente alla cessione, però, l’assicurato ha diritto alla riduzione del premio in misura non inferiore al 4 per cento; d) riduzione del premio nei casi in cui l’assicurato accetti la clausola contrattuale - che le assicurazioni devono obbligatoriamente proporre - in virtù della quale le prestazioni di servizi medico – sanitari a seguito del sinistro devono essere effettuate da professionisti retribuiti direttamente dalle imprese ed elencati sul sito di queste ultime. In tal caso, la riduzione del premio non può essere di misura inferiore al 7 per cento. Per tutti i casi previsti e per ognuno di essi, le imprese che non applicano la riduzione del premio incorrono in una sanzione pecuniaria, applicata dall’IVASS, che varia da un minimo di 5.000 a un massimo di 40.000 euro; inoltre, all’assicurato spetterà di diritto la riduzione del premio. Il pacchetto di norme prevede poi obblighi d’informazione e trasparenza (che si sostanziano anzitutto in pubblicazioni sul sito internet dell’impresa, in comunicazioni all’IVASS e al Ministero dello sviluppo economico o in comunicazioni da rendere all’assicurato in sede di stipula del contratto) la cui violazione è sanzionata pecuniariamente (da 1.000 a 10.000 euro). Le informazioni che la compagnia è tenuta ad effettuare riguardano, a seconda dei casi: - l’entità della riduzione effettuata del premio; - l’obbligo di comunicare al contraente l’intenzione di non avvalersi delle facoltà previste dalla legge (installazione della scatola nera, risarcimenti in forma specifica, divieto di cessione del diritto al risarcimento): ciò perché sia data la possibilità all’assicurato di rivolgersi ad altra compagnia se è sua intenzione stipulare un contratto che prevede l’inserimento della clausola contrattuale. Tale obbligo è profondamente innovativo in termini di trasparenza e di agevolazione della mobilità tra assicurazioni. Per quanto riguarda la lotta alle frodi a danno delle assicurazioni, per rendere più efficace la prevenzione e il contrasto di comportamenti fraudolenti, assumono particolare rilevanza le disposizioni introdotte in materia testimoniale in caso di sinistri. Viene sancito il principio in base al quale, fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute nel luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni deve risultare dalla denuncia di sinistro o dalla richiesta di risarcimento dei danni. L’identificazione avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta. Inoltre in corso di giudizio, il giudice, ove riscontri la presenza di testimoni che negli ultimi tre anni siano stati testimoni in almeno tre cause nel settore di infortunistica stradale, trasmette l’informativa alla Procura della Repubblica competente. Ciò per consentire ulteriori accertamenti e, in particolare, per verificare l’attendibilità del testimone e per assumere eventuali misure coercitive. Sono previsti poteri di controllo e monitoraggio dell’IVASS sull’osservanza di tutte le prescrizioni, su cui l’Istituto relazionerà in Parlamento. Le disposizioni approvate dal Governo introducono poi un termine di decadenza per le proposte di risarcimento. Vengono inoltre previsti termini più lunghi nell’ambito del procedimento di risarcimento; in particolare, è innalzata da 5 a 10 giorni la disponibilità dell’impresa di assicurazione ad ispezionare le cose danneggiate oggetto di richiesta di risarcimento. Infine la particolare procedura (sospensione dei termini per concludere il procedimento, presentazione di querela contro il danneggiato) prevista nel caso siano stati accertati l’esistenza di significativi parametri per temere fenomeni fraudolenti è estesa anche in presenza di altri indicatori di frode, quali ad esempio le indicazioni emerse dai dispositivi elettronici installati negli autoveicoli (scatola nera). 7) RISPARMIO SULLE BOLLETTE ENERGETICHE per 850 milioni di euro Disposizioni per la riduzione di costi gravanti sulle tariffe elettriche con l’introduzione di un sistema incentivante opzionale offerto ai produttori di energia elettrica rinnovabile, per gli indirizzi strategici dell’energia geotermica ed in materia di certificazione energetica degli edifici e di condomini. Il risparmio è quantificato in circa 850 milioni di euro. 8) ACCORDI FISCALI con l’Agenzia delle Entrate Si attua la prima e fondamentale misura del piano "Destinazione Italia" sulla certezza del fisco: si amplia l’ambito di applicazione dell’istituto del ruling di standard internazionale, con accordi per 5 anni tra fisco e imprese presso l’Agenzia delle Entrate, che costituirà un Desk dedicato agli investitori esteri. 9) TRIBUNALE DELLE SOCIETÀ CON SEDE ALL'ESTERO Per rafforzare le funzioni del tribunale per le imprese e stimolare la capacità di attrarre investimenti, si concentrano su un numero ridotto di sedi (9) tutte le controversie nella competenza funzionale del tribunale delle imprese che coinvolgano società con sede principale all’estero, anche se con rappresentanza stabile in Italia. 10) Disposizioni urgenti per EXPO 2015 e per le opere pubbliche Si prevede la revoca di assegnazioni del CIPE relative ad interventi che non sono stati avviati, per un importo di 165,390 milioni di euro, che vengono destinati per 53,2 milioni a progetti cantierabili relativi allo svolgimento di EXPO 2015, cui vengono destinati ulteriori 42,8 milioni (per un ammontare complessivo pari a 96 milioni e per 45 milioni ad opere per l’accessibilità ferroviaria Malpensa-terminal T1-T2. Le residue disponibilità sono destinate ad interventi immediatamente cantierabili finalizzati al miglioramento della competitività dei porti italiani e dell’efficienza del trasferimento ferroviario e modale all’interno dei sistemi portuali, cui vengono destinati le disponibilità derivanti dai fondi statali trasferiti alle autorità portuali, che poi vengono revocati e riassegnate nel limite di 200 milioni per il 2014. Inoltre si autorizza il comune di Napoli a contrarre mutui per la realizzazione della linea 1 della metropolitana di Napoli, in deroga alle disposizioni in materia di riequilibrio finanziario pluriennale. 11) TRASPORTO AEREO. Per quanto riguarda il trasporto aereo, sono state inserite quattro norme che prevedono: la proroga degli ammortizzatori sociali per il personale del trasporto aereo, la riduzione del Cuneo fiscale per il personale navigante (piloti, hostess e steward), l'eliminazione della doppia imposizione (tariffe aeroportuali) per i passeggeri in transito, l'obbligo della trasparenza nella erogazione di contributi ai vettori aerei da parte di enti locali o gestori aeroportuali.
L'Agenzia per l'Italia Digitale rende noto che nel catalogo del Riuso è disponibile un nuovo programma realizzato dal Comune di Salerno per la gestione e l’erogazione di servizi ai cittadini quali ad esempio richieste di certificati, autocertificazioni, servizi di annona e altri ancora. Il Sistemainformativo Multicanale Enti Locali 2 (S.M.E.L..2) si basa su una banca dati unica ed è stato sviluppato completamente in open source. L’applicativo si caratterizza per le interfacce complete che consentono all’utente di interagire con le pagine in modo rapido ed efficiente. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".
In caso di sospensione in sede giudiziale di un atto negativo, non è ammissibile che l’amministrazione limiti la propria attività conformativa alla mera rimozione del provvedimento negativo oggetto d'impugnativa (ovvero – come nel caso di specie – alla conferma del diniego attraverso l’introduzionenella serie procedimentale ormai sostanzialmente conclusa di nuovi elementi ostativi fino a quel momento mai dichiarati). Ed infatti, in tal modo operando, l’amministrazione determina il venir meno del continuum funzionale (anche in chiave procedimentale) che necessariamente deve intercorrere fra lo iussum giudiziale e le conseguenze conformative, risolventisi nella riedizione del potere, secondo l'assetto delineato con il comando del giudice (in tal senso: Cons. Stato, III, 13 settembre 2012, n. 4887). Per approfondire la lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".
La ratio dell’art. 35, comma 1, lett. e), del d.lgs, n. 165 del 2001 è di evitare che siano componenti delle commissioni di concorso soggetti investiti di cariche comportanti il pericolo della deviazione del giudizio tecnico verso interessi di parte o comunque diversi da quelli propri del concorso.Al riguardo il Consiglio di Stato ha sottolineato che: - l’interpretazione di questa normativa comporta la ponderazione dei due principi dell’imparzialità dell’azione amministrativa e della possibilità di accesso per tutti i cittadini agli uffici pubblici essendo necessario, perché il primo principio sia garantito senza sacrificio ingiustificato del secondo, il ricorso a criteri puntuali per l’applicazione dei divieti di partecipazione alle commissioni di concorso (Sez. VI, 1 giugno 2010, n. 3461; Sez. V, 27 luglio 2002, n. 4056); - occorre, di conseguenza, che ricorra un "qualche elemento di possibile incidenza fra l’attività esercitabile da colui che ricopre cariche, politiche, sindacali o professionali e l’attività dell’ente che indice il concorso, altrimenti la disposizione verrebbe a generalizzare in modo eccessivo e senza adeguata giustificazione il sospetto di imparzialità anche nei confronti di soggetti che non gestiscano alcun potere rilevante e perciò non siano comunque idonei, sia pure da un punto di vista astratto, a condizionare la vita dell’ente che indice la selezione " (Sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6526). In questo quadro la norma in esame presuppone che tale incidenza non sussiste per i soggetti "che non siano" titolari delle cariche incompatibili affermandosi con ciò, anzitutto, la necessità che tale titolarità sia in atto, cioè "con la piena attribuzione delle relative funzioni….poiché soltanto con tale effettività diviene possibile l’incidenza sull’attività concorsuale delle funzioni rivestite, essendo la volontà o l’effetto di condizionamento assistiti dalla concretezza dei poteri azionabili." (Sez. VI, n. 3461 del 2010, citata). La particolarità del caso in esame consiste nel fatto che dalla documentazione in atti emerge che il componente ha svolto funzioni di rappresentanza sindacale in periodo antecedente la sua nomina nella commissione di concorso ma, altresì, che tali funzioni erano cessate all’atto di questa nomina. Il componente infatti, che aveva partecipato ai tavoli di contrattazione per la stesura dei contratti integrativi regionali dal 2002 "in qualità di iscritta" (come da sua dichiarazione in atti del 4 maggio 2012; documento allegato all’appello n. 407 del 2013), ha poi sottoscritto gli atti contrattuali "in nome e per conto della UIL Scuola Molise, fin quando la UIL Scuola ha goduto della rappresentatività dell’area V. Successivamente, revocata l’iscrizione della UIL Scuola, ha partecipato ai tavoli di contrattazione/informazione regionale in rappresentanza della FLC-CGIL" (doc. n. 5 della parte appellata nell’appello n. 9106 del 2012, a firma del Segretario regionale della UIL Scuola Molise del 12 giugno 2012), comparendo formalmente come componente della delegazione sindacale e come firmataria degli atti da parte sindacale nel verbale della contrattazione in data 20 ottobre 2008 e nei contratti stipulati il 23 novembre e il 16 dicembre del 2010 per gli anni 2009 - 2010 e 2010 – 2011 (doc. n. 6, n. 8 e n. 10 della parte appellata nell’appello n. 9106 del 2012). Non risulta però che il commissario abbia esercitato tale funzione di rappresentanza dopo la citata stipula contrattuale del 16 dicembre 2010. Non sono dati quindi elementi di prova che, oltre la data del 16 dicembre 2010, il componente in questione abbia continuato a svolgere funzioni di rappresentanza sindacale o ne sia stata investita, emergendo che tali funzioni sono state esercitate da altri soggetti per i contratti integrativi in atti stipulati dopo, neppure rilevando che i contratti in questione riguardino la materia della formazione professionale e non quella retributiva, cui è riferito il contratto del 16 dicembre 2010, a fronte del dato oggettivo dell’assenza per il componente di ogni titolarità o forma di rappresentanza dopo quella assolta nove mesi prima della sua nomina nella commissione. Per giungere allora all’accertamento dell’incompatibilità della dott.ssa sarebbe necessario dimostrare la sua possibilità di incidere sul neutrale svolgimento del concorso non a causa della formale attribuzione o dell’esercizio in atto di un incarico di rappresentanza sindacale ma per il solo effetto della provata proiezione all’attualità dei rapporti costituiti in precedenza o della continuità delle funzioni di rappresentanza pur in assenza di indici formali. Ciò non risulta per i seguenti motivi: -a) quanto alla possibile proiezione all’attualità: - l’articolo art. 35, comma 1, lett. e), del d.lgs, n. 165 del 2001 non stabilisce un periodo di cessazione dalla titolarità della rappresentanza sindacale soltanto dopo il cui decorso l’interessato può essere nominato componente di commissioni di concorso; - essendo basato su una tale logica, ad esempio, l’art. 53, comma 1-bis, del medesimo d.lgs. n. 165 del 2001 (introdotto dall'art. 52, comma 1, lett. a), d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150), per il quale "Non possono essere conferiti incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni"; - per cui, nella specie, non vi è ragione di ritenere che il periodo di nove mesi, intercorso tra la firma del contratto il 16 dicembre 2010 da parte della dott.ssa e la sua nomina nella commissione di concorso, sia insufficiente ad evitare la proiezione all’attualità di una possibile capacità di incidenza dell’interessata potendosi ritenere, al contrario, che tale arco di tempo sia lungo abbastanza per inibire ogni attuale efficacia del ruolo dismesso; - essendo comunque opinabile ogni tesi al riguardo, data la mancanza di una prescrizione normativa sulla durata del previo periodo di cessazione dalle funzioni o, per altro verso, della prova effettiva di una indebita influenza, per la quale non appare sufficiente il richiamo, fatto nella memoria difensiva degli appellati, della partecipazione al concorso di un rappresentante dell’organizzazione sindacale di cui si tratta, di per sé non vietata; -b) quanto alla continuità delle funzioni pur in mancanza di indici formali, si osserva che: - la citata disposizione dell’art. 35 non fornisce alcuna definizione o strumento interpretativo della nozione di "rappresentanza sindacale" cui riferire il divieto, a fronte della possibile individuazione di tale funzione variabile in concreto sulla base dello statuto ovvero dell’incarico conferito di volta in volta o permanente per settori o con altre forme ancora; - cosicché la prova della continuità delle funzioni di rappresentanza deve risultare certa, per atti formali o fatti concludenti, che nella specie non risultano, potendosi di conseguenza ritenere che la dott.ssa fosse soltanto iscritta all’organizzazione sindacale all’atto della nomina nella commissione, ciò che non è di per sé preclusivo dovendo valere a tale fine, secondo la norma, non la posizione di iscritto in forza dell’eventualità del conferimento delle funzioni di rappresentanza ma l’effettività di queste, pena altrimenti la lesione della libertà di associazione sindacale (Cons. Stato, Sez. V, 23 ottobre 2007, n. 5572); -c) non è quindi superabile, nel caso in esame, la prescrizione della norma per cui soltanto la piena attribuzione in atto, ("statutaria" ovvero, come nel caso, in base ad investitura per acta "concludenti", adottati volta per volta, e conseguente ad una prassi dell’organizzazione), delle funzioni incompatibili, impedisce la nomina nelle commissioni di concorso, alla luce di un criterio di applicazione necessariamente puntuale dei divieti posti, come anche richiesto dalla giurisprudenza.
Costituisce principio consolidato (ex plurimis, Cons. Stato, VI, 4 settembre 2002, n.4435) che in ipotesi di annullamento in via giurisdizionale di un provvedimento amministrativo per vizi di ordine formale, che non escludono e anzi consentono il riesercizio del potere, la domanda risarcitoria deldanno non può essere valutata se non all'esito del nuovo esercizio del potere; se l'atto negativo dovesse venire reiterato, il nuovo sopravvenuto negativo escluderebbe allo stato la sussistenza del danno risarcibile, derivante dal primo provvedimento, se non eventualmente, ove ritenuto ammissibile, come danno da ritardo, di provvedimento comunque negativo. L'annullamento di un atto disposto dal giudice amministrativo per vizi di ordine formale, al quale consegua il semplice riesercizio del potere amministrativo, impedisce quindi allo stato l'accoglimento della domanda di risarcimento del danno avanzata con il ricorso, potendo tale domanda essere valutata solo all'esito del nuovo esercizio del potere, tenendo presente che l'atto negativo annullato dal giudice potrebbe essere reiterato e dovendosi dare primario rilievo all'iter procedimentale derivante dall'ordine di esecuzione della sentenza e quindi di riesercizio del potere. La illegittimità provvedimentale derivante da vizi meramente procedimentali (o partecipativi) laddove consente il riesercizio del potere, impedisce di riscontrare l'elemento dello spostamento patrimoniale (secondo la nota teoria c.d. della differenza) derivante dall'asserito illecito, non riscontrandosi alcuna differenza patrimoniale nella parte lesa "tra ciò che è stato e ciò che sarebbe stato in assenza del vizio", in quanto la riedizione del potere e il potere/dovere di rinnovazione impongono di reiterare il procedimento, emendato dai vizi procedimentali e potendosi valutare soltanto all'esito del riesercizio medesimo la spettanza sostanziale del bene della vita oggetto del procedimento amministrativo. In caso di annullamento per vizi soltanto formali (nella specie partecipativi) la restaurazione dell'ordine violato avviene quindi a mezzo della reiterazione e rinnovazione dell'iter procedimentale, emendato dal vizio formale riscontrato dal giudice, e potendosi soltanto all'esito valutare la sussistenza degli estremi del fatto illecito (per esempio, per i danni eventualmente mediotempore subiti in caso di spettanza ab origine del bene della vita preteso oggetto del procedimento).
Osserva il Consiglio di Stato nella sentenza in esame che, in base ad un orientamento giurisprudenziale "il verbale della polizia municipale, come tutti i verbali provenienti da pubblici ufficiali, ha efficacia di piena prova, fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 c.c. relativamente allaprovenienza dell'atto dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. (Cons. di Stato, Sez. I, 8 gennaio 2010, n. 250)".
Nel giudizio in esame gli appellati, già ricorrenti in primo grado, sono stati destinatari di un provvedimento di divieto di accesso agli impianti sportivi (c.d. "daspo") emesso dalla Questura di Genova. Il Consiglio di Stato ricorda che le ipotesi nelle quali è prevista la emissione di un "daspo"sono elencate nell’art. 6 (testo attualmente vigente) della legge n. 401/1989. La norma fa riferimento, fra l’altro, ai soggetti che risultino «denunciati o condannati» per varie fattispecie penali, fra le quali sono qui pertinenti quelle previste dall’art. 6-bis della stessa legge. Si tratta del fatto di chi, nel corso di una manifestazione sportiva, «supera indebitamente una recinzione o separazione dell'impianto ovvero invade il terreno di gioco»; il fatto è punito come contravvenzione, ma è delitto se «ne deriva un ritardo rilevante dell’inizio, l’interruzione o la sospensione definitiva della competizione calcistica». In effetti, agli attuali appellati non viene ascritto altro che il fatto di essersi spostati da un settore all’altro degli spazi riservati al pubblico. Il fatto non è stato da loro negato, e del resto appare comprovato per il fatto che essi sono stati fotografati, dopo gli incidenti, nel settore "distinti" mentre avevano fatto ingresso nella "curva nord". Essi hanno però dedotto di averlo fatto in modo pacifico, dopo che il varco fra un settore e l’altro era stato aperto da altri; la circostanza non è smentita, e in un certo senso è avvalorata dalla considerazione che gli interessati non sono stati indicati come fomentatori dei disordini, né comunque come partecipi dei comportamenti minacciosi che pure erano stati tenuti (da altri) in quella occasione. Peraltro, il fatto punito, si è visto, è quello di chi «supera ... una recinzione o separazione dell'impianto»; non a caso nella rubrica dell’art. 6-bis esso è denominato «scavalcamento». Si tratta dunque di un fatto diverso (e intuitivamente più grave) di quello di chi pacificamente si sposta da un settore all’altro, profittando di un varco occasionalmente aperto. In altre parole, l’illecito penale (che legittimerebbe l’emanazione del "daspo") si integra quando il soggetto dolosamente supera o scavalca una recinzione, o altro ostacolo materiale. Non sembra necessario dilungarsi nello spiegare perché le due ipotesi siano apprezzabilmente diverse fra loro quanto a pericolosità e riprovevolezza. In conclusione, l’appello del Ministero dell'Interno e' stato respinto.