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Timestamp: 2019-05-21 01:11:36+00:00
Document Index: 101528310

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40']

Responsabilità per la morte di due operai deceduti all'interno della acciaieria ABS a causa della carenza di ossigeno in ambiente saturatosi con gas "argon", mentre gli stessi erano intenti ad effettuare operazioni di saldatura.
1) O.G. N. IL (OMISSIS);
2) M.P. N. IL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1021/2008 CORTE APPELLO di TRIESTE, del 20/01/2010;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. DE SANDRO Anna Maria che ha concluso per rigetto dei ricorsi;
udito il difensore avv. Padovani Tullio, per l'imputato M. avv. Ponti Luca, per O. i quali hanno concluso per l'accoglimento dei ricorsi.
La Corte di Appello di Trieste, con sentenza in data 20.1.2010, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Udine del 18.2.2008, revocava la condanna al risarcimento del danno e al rimborso delle spese processuali in favore della parte civile costituita e confermava nel resto.
La Corte rilevava che con la richiamata sentenza il Tribunale di Udine aveva affermato la penale responsabilità di O.G. e M.P. in ordine al reato di omicidio colposo aggravato in danno di B.L. e G.R..
La Corte chiariva che l'evento era stato addebitato anche al presidente del consiglio di amministrazione, D.C.C., assolto in esito al giudizio di primo grado, oltre che a O., direttore responsabile della acciaieria con delega alla sicurezza nel periodo fra il (OMISSIS) e dirigente con delega alla sicurezza fino al (OMISSIS), ed a M. dirigente della acciaieria con delega alla sicurezza dal 23.4.2003 alla data dell'infortunio.
Avverso la citata sentenza della Corte di Appello Trieste ha proposto ricorso per cassazione M.P. a mezzo dei difensori, nonchè personalmente,
con esclusivo riferimento al capo della sentenza che ha ritenuto la responsabilità del ricorrente.
Sotto il primo profilo, il ricorrente considera che B., il quale dirigeva le operazioni di manutenzione, era perfettamente a conoscenza del rischio
connesso alla presenza di argon, tanto che prima di entrare nel forno aveva controllato la persistente chiusura delle relative valvole. Osserva che la Corte ritiene che l'omessa informazione sussistesse in capo ad un operaio, rimasto ignoto, che aprì le valvole tra l'otto ed il nove ottobre. Ritiene la parte privo di fondamento logico il nesso che la Corte ritiene di ravvisare tra l'omessa informazione e gli eventi.
Ritiene la parte che la Corte di Appello abbia dato rilevanza alla mera violazione della regola cautelare, senza preoccuparsi di accertarne il collegamento eziologico con la morte.
La parte considera che durante il periodo in cui O. era delegato alla sicurezza non si verificò alcun infortunio; e che occorre dimostrare il nesso
causale tra le omissioni eventualmente commesse in precedenza e l'evento di poi verificatosi, quando altri è subentrato nella posizione di garanzia.
Con il terzo motivo la parte sviluppa l'argomento ora richiamato, evidenziando che al momento del fatto O. era cessato dalla carica di
direttore responsabile con delega alla sicurezza da ben sei mesi. Il ricorrente richiama la clausola di equivalenza di cui all'art. 40, cpv., c.p. e
considera che dal (OMISSIS) O. non era altrimenti gravato dall'obbligo giuridico di impedire l'evento.
L'esponente ritiene che l'omissione di colui che subentra nella posizione di garanzia escluda la responsabilità penale del predecessore. Osserva che la Corte di Appello ha richiamato un indirizzo giurisprudenziale che fa riferimento alla diversa ipotesi della contemporanea sussistenza di più
soggetti gravati dall'obbligo di garanzia; e considera che, nel caso concreto, neppure risulta accertata la norma cautelare che, se rispettata,
avrebbe impedito il verificarsi dell'evento.
Con il quinto motivo la parte deduce la manifesta illogicità della motivazione risultante dal testo del provvedimento impugnato in relazione al mancato accertamento della conoscenza del rischio argon. La parte ritiene che la Corte di Appello, contraddittoriamente, dopo avere
individuato nella mancata informazione sul cd. rischio argon uno specifico profilo di colpa, non considera che detto rischio era già patrimonio
conoscitivo degli stessi operai.
Con il primo motivo la parte deduce la manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza del nesso causale tra le rilevate
omissioni e l'evento.
La Corte di Appello ha coerentemente considerato che non era possibile ritenere che all'interno della acciaieria esistesse una procedura codificata per la messa in sicurezza, indicata in un registro esibito dalla difesa; ciò in quanto detto registro conteneva sintetiche e neppure intelligibili indicazioni; ed ha evidenziato, al riguardo, che i testi escussi avevano mostrato perplessità circa il valore da assegnare alle annotazioni contenute nel richiamato registro.
Con il secondo motivo il ricorrente M. assume che l'infortunio fu causato da carenze interne al reparto manutentivo e ritiene che di un tanto debba rispondere esclusivamente il responsabile della manutenzione - sentito come teste in giudizio -e non l'amministratore delegato.
La Corte territoriale non ha omesso di rilevare che la posizione del teste S. suscitava perplessità ma ha escluso che egli avesse dei poteri ed una corrispondente posizione di garanzia. La Corte ha osservato che l'obbligo di formazione e informazione del personale faceva capo direttamente agli appellanti; e che, con riguardo all'obbligo di istituire procedure di coordinamento, l'attuazione del predetto obbligo non poteva essere rimessa al S., senza alcun controllo nè istruzione nei confronti dello stesso S..
Procedendo ora ad esaminare il ricorso proposto da O., null'altro che rilevare che il primo, il secondo ed il quarto motivo - con i quali la parte lamenta a sua volta la carenza di motivazione in punto alla sussistenza del nesso di derivazione causale tra le condotte omissive e gli eventi verificatisi - risultano destituiti di ogni fondamento, in considerazione dei rilievi appena svolti, analizzando il ricorso dell'imputato M..
In relazione al quinto motivo di ricorso, si osserva che la Corte territoriale ha richiamato il contenuto delle deposizioni rese dai testi nel corso
dell'istruttoria dibattimentale; ed ha del tutto logicamente considerato che nessuna rilevanza assume il fatto che gli operai avessero appreso aliunde nozioni sulla pericolosità del gas; la Corte di Appello ha sottolineato che proprio la mancanza di consapevolezza in capo al personale dei rischio derivante dalla presenza di argon, per le persone che dovevano entrare nel forno, fu determinante rispetto all'azione di colui che aprì con leggerezza le valvole, senza curarsi di accertare che all'interno del tino non si trovasse nessuno e che nessuno dovesse più rientrarvi.