Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20971-del-06-08-2019
Timestamp: 2020-06-06 06:55:31+00:00
Document Index: 76163384

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 19', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 360', 'art. 370', 'art. 366', 'art. 19', 'art. 366', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 58', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 238', 'art. 264', 'art. 238', 'art. 238', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 264', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 238', 'art. 14', 'art. 65', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 65', 'art. 68', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20971 del 06/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20971 del 06/08/2019
Cassazione civile sez. trib., 06/08/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 06/08/2019), n.20971
sul ricorso 696-2017 proposto da:
ROSAMARINA SRL, domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la
avverso la sentenza n. 1214/2016 della
COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di FOGGIA, depositata il 18/05/2016;
1. – Con sentenza n. 1214/2016, depositata il 18 maggio 2016, la CTR di Bari, sezione staccata di Foggia, – pronunciando in controversia originata dall’impugnazione di un’ingiunzione di pagamento relativa alla Tarsu dovuta dalla contribuente Rosamarina S.r.l. per l’anno 2010, – ha rigettato gli appelli, principale ed incidentale, proposti dalle parti, rilevando, a fondamento del decisum, che:
– destituito di fondamento rimaneva il motivo di appello principale proposto dal Comune di San Giovanni Rotondo, incentrato sull’inammissibilità dell’impugnazione dell’ingiunzione fiscale in ragione dell’omessa impugnazione di pregresso avviso di pagamento (che, così, era divenuto definitivo), in quanto detto avviso di pagamento non conteneva “alcun ordine, nè in esso è indicato che si tratterebbe di un atto impugnabile, nè è indicato l’organo giurisdizionale competente a decidere, nè le modalità e termini per proporre eventuale impugnazione”;
– andava confermata la statuizione di prime cure, e così disatteso il corrispondente motivo di appello principale, posto che l’illegittimità delle disposizioni regolamentari, e delle conseguenti tariffe, si correlava alla (indistinta) diversificazione del trattamento tariffario riservato agli esercizi alberghieri rispetto a quello applicato per le unità ad uso abitativo, e senz’alcuna considerazione “nell’ambito degli alberghi, fra aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate ad usi comuni”;
– destituito di fondamento rimaneva (del pari) l’appello incidentale proposto dalla contribuente Rosamarina S.r.l., in quanto il regime normativo della TARSU doveva trovare applicazione (anche) per gli anni successivi al 2009, e sino al 1 gennaio 2013, tenuto conto che “era sicuramente nella facoltà del legislatore legittimare l’ulteriore vigenza di tale tassa” (D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, art. 14, comma 7; D.L. n. 201 del 2011, art. 14, conv. in L. n. 214 del 2011).
2. – Il Comune di San Giovanni Rotondo ricorre per cassazione articolando due motivi, illustrati da memoria.
Rosamarina S.r.l. resiste con controricorso e spiega un motivo di ricorso incidentale.
1. – Col primo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il Comune di San Giovanni Rotondo denuncia violazione di legge, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, con riferimento alla ritenuta ammissibilità dell’impugnazione proposta avverso un’ingiunzione fiscale per vizi propri di atto presupposto (un avviso di pagamento) non impugnato (e, così, divenuto definitivo).
Soggiunge il ricorrente che, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità, alcun rilievo riveste l’omessa indicazione (nell’atto) dell’autorità cui proporre ricorso giurisdizionale, ovvero delle modalità, e dei termini, per proporre l’impugnazione, venendo, così, in considerazione mere irregolarità (piuttosto che la nullità) dell’atto.
Con un secondo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il Comune di San Giovanni Rotondo denuncia violazione di legge (D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, artt. 61,65,68 e 69; D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7) quanto alla ritenuta illegittimità delle tariffe nella fattispecie applicate.
Soggiunge il ricorrente che, nella fattispecie, non avrebbe alcun fondamento la rilevata necessità di differenziare il trattamento tributario, disarticolando la categoria omogenea individuata (esercizio alberghiero), in ragione della destinazione riservata a specifici spazi (le camere), posto che la legittimità del prelievo tariffario deve correlarsi ai costi del servizio (discriminati in base alla loro classificazione economica).
2. – Col motivo di ricorso incidentale, – articolato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ed in relazione al D.L. n. 208 del 2008, art. 5, comma 1, conv. in L. n. 13 del 2009, ed all’art. 23 Cost., – Rosamarina S.r.l. ripropone le questioni normative già disattese dalla CTR deducendo, in sintesi, che relativamente agli anni 2010 e 2011 il prelievo tributario della Tarsu non aveva fondamento normativo in quanto il suo regime transitorio (di proroga) doveva ritenersi cessato al 1 gennaio 2010.
3.1 – Senz’altro destituita di fondamento è l’eccezione che involge il secondo motivo di ricorso principale che, in quanto (correttamente) articolato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in una violazione di legge, non implica affatto, così come deduce la controricorrente, accertamenti rimessi all’esclusiva valutazione del giudice di merito; di vero, costituendo oggetto della censura la non conformità a disciplina di legge dell’articolazione tariffaria prefigurata dal giudice di appello, non anche l’accertamento relativo ai presupposti fattuali di una siffatta articolazione.
Ancor prima che infondata, dunque, l’eccezione in discorso è inammissibile per difetto di specificità (art. 370 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6).
4. – Il primo motivo del ricorso principale è inammissibile.
4.1 – Occorre premettere, avuto riguardo al sopra ripercorso contenuto della statuizione impugnata, che, secondo un consolidato principio di diritto (v. ex plurimis, proprio in tema di avviso bonario di pagamento Tarsu, Cass., 19/08/2015, n. 16952; Cass., 18/05/2011, n. 10987), il contribuente ha la facoltà e non l’onere d’impugnare atti diversi da quelli di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, atti, questi, la cui omessa impugnazione non determina la cristallizzazione del credito in essi indicato e non preclude pertanto, il ricorso avverso il successivo atto impositivo.
In relazione, allora, al contenuto della gravata statuizione, rileva la Corte che, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), il ricorrente non ha operato alcuna indicazione, sia pur sintetica, del contenuto dell’avviso di pagamento sul quale fonda la sua censura.
5. – Per ragioni di pregiudizialità logico-giuridica va, quindi, esaminato il motivo di ricorso incidentale che, stima la Corte, è destituito di fondamento.
5.1 – La ricognizione normativa della fattispecie evidenzia, sul punto, innanzitutto che il D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, istituiva (art. 49) la tariffa integrata ambientale (cd. TIA 1) che, nel disegno del legislatore, avrebbe dovuto sostituire la TARSU.
Per quel che qui interessa, il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 cit., disponeva la soppressione della TARSU (istituita dal D.Lgs. n. 507 del 993, art. 58 e ss.) “a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma 5” (art. 49, comma 1); e prevedeva, al comma 5 cit., che il Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato (sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano) avrebbe dovuto elaborare “un metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento, prevedendo disposizioni transitorie per garantire la graduale applicazione del metodo normalizzato e della tariffa ed il graduale raggiungimento dell’integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani da parte dei comuni.”.
– “La tariffa di cui al D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, è soppressa a decorrere dall’entrata in vigore del presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 11” (art. 238, comma 1);
– è abrogato “il D,Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. Al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta del presente decreto, i provvedimenti attuativi del D,Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 cit., continuano ad applicarsi sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto” (art. 264, comma 1, lett. i)).
Laddove, allora, il legislatore del 2006 (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 238, comma 11) ha previsto la salvaguardia delle “discipline regolamentari vigenti” (sino all’emanazione di un regolamento previsto dall’art. 238, c. 6) e, con quelle, dei “provvedimenti attuativi del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 cit.” (“sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla parte quarta del presente decreto”) ha, da un lato, conservato tutte le discipline regolamentari (e normative) a quel momento vigenti, – stante il mancato perfezionamento del regime transitorio di cui sopra si è detto, – e, dall’altro, ha esso stesso prorogato il regime transitorio previsto dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49 (e dal D.P.R. attuativo n. 158 del 1999, art. 11 cit.) onde evitare ogni soluzione di continuità “nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla parte quarta” del D.Lgs. n. 152 del 2006 (art. 264, comma 1, lett. i)).
5.1.1 – Ritiene, quindi, la Corte destituita di fondamento l’interpretazione che la ricorrente incidentale suggerisce a riguardo della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 184, (e succ. modificazioni) in quanto con detta disposizione il Legislatore si è limitato a disporre che il “regime di prelievo” relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti “adottato in ciascun comune per l’anno 2006”, – risultasse esso, quindi, relativo alla TARSU o alla TIA, – rimaneva invariato anche per gli anni successivi (2007, 2008 e
2009), non anche che le discipline normative di TARSU e TIA 1, – così come già regolate, nella loro successione, secondo la disciplina di cui sopra s’è dato conto, – rimanevano in vigore per detti anni.
5.2 – La questione di legittimità costituzionale sollevata col ricorso incidentale è, poi, manifestamente destituita di fondamento.
In ragione di quanto sin qui rilevato, difatti, la perdurante vigenza del regime normativo della Tarsu non è conseguita (con effetti retroattivi, così come sembra supporre la controricorrente) dal disposto di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 14,comma 7, ma ha costituito il portato di (altre) disposizioni normative (non oggetto di censura) che, come si è premesso, hanno disciplinato, in via transitoria, il passaggio dalla Tarsu alla Tia 1 (D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, commi 1 e 5, in relazione al D.P.R. n. 158 del 1999, art. 11) e, poi, da quest’ultima alla Tia 2 (D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238), sino all’entrata in vigore del D.L. n. 201 del 2011, cit. (che, all’art. 14, comma 46, ha disposto la soppressione di “tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria”, a decorrere dal 1 gennaio 2013).
6. – Il secondo motivo del ricorso principale è, per converso, fondato e va accolto.
6.1 – Il D.Lgs. n. 507 del 1993, per quel che qui rileva, disponeva nei seguenti termini:
6.2 – Dalla disciplina, così, posta con riferimento ai criteri di legittimità del prelievo tributario deve, quindi, dedursi che la tassa può essere commisurata, in relazione al “costo di smaltimento”, o alla potenzialità di produzione di rifiuti (ed alla loro qualità) ovvero alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta dai detentori (art. 65, comma 1); che, ancora, la classificazione in categorie (ed eventuali sottocategorie) dei produttori di rifiuti, – operata in relazione ad una “omogenea potenzialità di rifiuti”, – va articolata tenendo conto di “gruppi di attività o di utilizzazione” che, “in via di massima”, fanno riferimento (anche) a “locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri” (art. 68, comma 1 e comma 2, lett. c) cit.).
Orbene, la disciplina in discorso, secondo un consolidato indirizzo interpretativo, è stata da questa Corte interpretata nel senso che deve ritenersi legittima “la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce, infatti, un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. n. 22 del 1997, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore”; e, con riferimento ai rapporti tra le tariffe, indicati tra gli elementi di riscontro della legittimità della delibera (D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69), si è, più specificamente, rilevato che detti rapporti vanno riferiti, – piuttosto che alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, – alla “relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica” (quella stessa istituita, dunque, ai sensi del combinato disposto dell’art. 65, commi 1 e 2, e dell’art. 68, commi 1 e 2; v. Cass., 12/03/2007, n. 5722 cui adde, ex plurimis, Cass., 04/04/2018,n. 8308;Cass.,07/12/2016,n. 25214;Cass.,03/08/2016,n. 16175;Cass.,19/08/2015,n. 16972;Cass.,15/07/2015,n. 14758;Cass.,23/07/2012,n. 12859;Cass.,12/01/2010, n. 302; Cass., 28/05/2008, n. 13957).
6.3 – Il criterio legale di commisurazione delle tariffe della Tarsu alla capacità di produzione di rifiuti (effettiva o potenziale), qual emergente dal dettato normativo nazionale, ha trovato, poi, riscontro anche nella giurisprudenza unionale che, come già rilevato da questa Corte (v. Cass., 15/03/2019, n. 7437; Cass., 04/04/2018, n. 8308), ha statuito che:
– “Sotto tale profilo, la normativa nazionale che preveda, ai fini del finanziamento della gestione e dello smaltimento dei rifiuti urbani, una tassa calcolata in base ad una stima del volume dei rifiuti generato e non sulla base del quantitativo di rifiuti effettivamente prodotto e conferito non può essere considerata, allo stato attuale del diritto comunitario, in contrasto con l’art. 15, lett. a), della direttiva n. 12 del 2006”;
6.4 – Una volta legittimamente individuata la categoria degli esercizi alberghieri, – quale categoria che non può che essere oggetto di considerazione unitaria siccome espressiva di una “omogenea potenzialità di rifiuti”, in quanto tale distinta da quella riferibile agli immobili ad uso abitativo, – non è, quindi, conforme al ripercorso assetto normativo una disarticolazione della categoria (esclusivamente) fondata su generici rapporti di affinità (con altra categoria), piuttosto che sui criteri legali di ripartizione del prelievo fiscale (criteri dettati dalla “relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica”).
7. – In accoglimento del secondo motivo del ricorso principale, la sentenza impugnata va dunque cassata e, non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con rigetto dell’originario ricorso della contribuente.
La Corte, rigetta il ricorso incidentale, dichiara inammissibile il primo motivo del ricorso principale, accoglie il secondo motivo del ricorso principale, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo la causa nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente. Compensa tra le parti le spese del doppio grado di merito e condanna Rosamarina S.r.l. alla rifusione in favore del ricorrente Comune delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.800,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis,.