Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/avvocato-penalista-avvocato-penale/spaccio-arresto-per-spaccio-d-p-r-n-309-del-1990-art-73-avv-penale-bologna-avvocato-penalista-bologna/
Timestamp: 2018-02-18 01:28:50+00:00
Document Index: 54539964

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 530', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 133', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 80', 'sentenza ']

﻿ SPACCIO ARRESTO PER SPACCIO D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 AVV.PENALE BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA - Avvocato Penalista Bologna
da Sergio Armaroli | Mar 27, 2016 | AVVOCATO PENALISTA AVVOCATO PENALE | 0 commenti
SPACCIO ARRESTO PER SPACCIO D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73SPACCIO ARRESTO PER SPACCIO D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 AVV.PENALE BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA CONSULENZA LEGALE AVVOCATO ONLINE
Che ti possa difendere nel Tribunale Monocratico Tribunale Collegiale, Corte di Appello ,corte di Cassazione?
@AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA @CONSULENZA LEGALE @AVVOCATO ONLINE
Va anzitutto ribadita in premessa la regola per la quale la decisione d’appello difforme da quella di primo grado deve fornire adeguata confutazione delle ragioni poste a base di quest’ultima, (da ultimo, Sez. 6, Sentenza n. 26810 del 7/04/2011 Rv. 250470). Ciò posto occorre poi rilevare che nel giudizio di appello, in assenza di mutamenti del materiale probatorio acquisito al processo, la riforma della sentenza assolutoria di primo grado, una volta compiuto il confronto puntuale con la motivazione della decisione di assoluzione, impone al giudice di argomentare circa la configurabilità del diverso apprezzamento come l’unico ricostruibile al di là di ogni ragionevole dubbio, in ragione di evidenti vizi logici o inadeguatezze probatorie che abbiano minato la permanente sostenibilità del primo giudizio (Sez. 6, Sentenza n. 8705 del 24/01/2013 Rv. 254113) e che deve ritenersi illegittima la sentenza d’appello che, in riforma di quella assolutoria condanni l’imputato sulla base di una alternativa interpretazione del medesimo compendio probatorio utilizzato nel primo grado di giudizio, occorrendo, invece, una forza persuasiva superiore della motivazione, tale da far cadere “ogni ragionevole dubbio”. (Sez. 6, Sentenza n. 49755 del 21/11/2012 Rv. 253909).
Rispetto al caso di specie, appare anzitutto effettivamente travisato il dato concernente la capacità reddituale dell’imputato.
Sentenza 27 marzo – 12 giugno 2013, n. 25806
avverso la sentenza n. 247/2010 CORTE APPELLO di SALERNO, del 18/06/2012;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 27/03/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIULIO SARNO;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. LETTIERI Nicola che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
1. M.S. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza in epigrafe con la quale la corte di appello di Salerno, in riforma di quella emessa dal tribunale della medesima città in data 18 settembre 2009 con cui l’imputato era stato assolto dal D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, ai sensi del capoverso dell’art. 530 c.p.p. per non aver commesso il fatto, dichiarava l’imputato stesso colpevole del reato ascrittogli e, riconosciuta l’ipotesi di cui al comma 5 dell’art. 73 e le attenuanti generiche, lo condannava alla pena di anni uno di reclusione ed Euro 3000 di multa per la detenzione a fine di spaccio di tre confezioni di hashish del peso di grammi 1,3 cadauna nonchè di un ulteriore involucro contenente 41,4 gr. per 226 dosi medie singole.
2. Il tribunale aveva motivato l’assoluzione ritenendo che gli indicatori di una possibile destinazione allo spaccio del quantitativo di droga detenuto (il bilancino di precisione rinvenuto, la ripartizione in dosi di parte dello stupefacente), erano bilanciati in senso contrario dal fatto che lo stupefacente era detenuto in casa e dalla mancanza di ulteriori elementi rivelatori dello spaccio.
3. La corte di appello, accogliendo l’impugnazione del PG, modificava la decisione di primo grado, valorizzando per l’attività di spaccio il quantitativo cospicuo di stupefacente, l’occultamento di esso in una intercapedine sul balcone dell’abitazione, la compresenza di un bilancino di precisione e di un coltello, nonchè la mancanza di un reddito da attività lecite da parte dell’imputato idoneo a giustificare l’acquisto di tutto lo stupefacente sequestrato.
4. Deduce in questa sede il ricorrente l’errata applicazione della legge penale e la contraddittorietà e la genericità della motivazione evidenziando che sulla base degli elementi descritti, il gip, in sede di udienza di convalida del fermo, aveva ritenuto non sussistenti gli elementi indizianti per l’applicazione di una misura cautelare; che la motivazione dei giudici di appello si risolve in una formula di stile, ed è priva della indicazione delle ragioni per le quali gli elementi che nei precedenti gradi del giudizio non stati considerati a favore dell’imputato, avrebbero dovuto essere diversamente valutati. In più si fa notare come errato sia il riferimento alla mancanza di un reddito da attività lecite in quanto, come già riportato nella sentenza di primo grado, il M. aveva ampiamente giustificato, depositando il CUD, il possesso di un reddito sufficiente a consentirgli l’acquisto della sostanza.
6. Ribadito conclusivamente in questa sede che l’assoluzione non presuppone la certezza dell’innocenza, ma la mera non certezza della colpevolezza (Sez. 3, Sentenza n. 42007 del 27/09/2012 Rv. 253605), la sentenza deve essere annullata con rinvio per consentire un nuovo esame alla luce dei principi indicati.
La Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Napoli.
Così deciso in Roma, il 27 marzo 2013.
Depositato in Cancelleria il 12 giugno 2013
Del resto, questo è stato anche l’assunto delle successive Sezioni unite di questa Corte nella sentenza n. 36258 del 2012, P.G. e Biondi, secondo la quale “al proposito, è utile osservare che, già per le ipotesi ordinarie (quelle non riconducibili al comma 5 dell’art. 73 che, come è noto, prevede i casi attenuati del fatto di lieve entità), il legislatore ha approntato un quadro sanzionatorio di estrema severità. Invero, la pena detentiva va da 6 a 20 anni di reclusione e quella pecuniaria da Euro 26.000 a Euro 260.000 di multa. Dunque, anche in caso si ritenga insussistente l’aggravante de qua, il giudicante ha a sua disposizione una gamma sanzionatoria, che, non solo gli consente, come è ovvio, di graduare la pena secondo i noti criteri di cui all’art. 133 cod. pen., ma che gli conferisce il potere – ricorrendone ovviamente i presupposti oggettivi e soggettivi – di fornire una risposta repressiva in termini quantitativamente molto elevati. Il limite massimo della pena edittale per il reato di cui all’art. 73 della vigente legge sugli stupefacenti, invero, si allinea a quelli previsti per alcuni tra i più gravi delitti“.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 6 – 14 maggio 2015, n. 20140
Il GUP di Bologna muove da un presupposto condivisibile: l’idoneità tendenziale di un ampio margine edittale per l’ipotesi base, non aggravata, a soddisfare molte delle fisiologiche esigenze di dosimetria della pena afferenti il dato quantitativo della sostanza stupefacente che rileva nel singolo processo, dato che, anche in applicazione del principio costituzionale di ragionevole trattamento differente di situazioni oggettivamente diverse, per sé impone di riservare comunque il minimo edittale, e la sua prossimità, ai quantitativi più prossimi al limite della rilevanza penale della condotta.
L’affermazione del GUP risulta tuttavia allo stato motivata in termini sostanzialmente assertivi, con riferimento al dato quantitativo, apprezzato nel suo solo contenuto numerico relativo al peso, neppure esplicitato nell’apprezzamento del numero di dosi ricavabili o commentato in relazione ad altra contingente peculiarità dello specifico caso. Termini assertivi che danno conto della violazione di legge lamentata dalla parte pubblica impugnante.
Il passare del tempo tra il momento di deliberazione della sentenza (settembre 2009) e quello in cui in concreto la Corte d’appello ha trasmesso gli atti (maggio 2014) ha determinato anche un almeno parziale mutamento dell’indirizzo giurisprudenziale di legittimità sul punto dei presupposti in fatto per ritenere configurabile la circostanza aggravante (con il sopravvenuto insegnamento delle Sezioni unite, prima richiamato) e, da ultimo, della sentenza della Corte costituzionale n. 32/2014 di particolare rilievo nel caso, laddove per le cosiddette droghe leggere ha ripristinato il massimo edittale dei sei anni di reclusione (rispetto a quello di venti anni commentato dal GUP).
Il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite, massimato nei termini che “in tema di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, l’aggravante della ingente quantità, di cui all’art. 80, comma secondo, d.P.R. n. 309 del 1990, non è di norma ravvisabile quando la quantità sia inferiore a 2.000 volte il valore massimo, in milligrammi (valore – soglia), determinato per ogni sostanza nella tabella allegata al d.m. 11 aprile 2006, ferma restando la discrezionale valutazione del giudice di merito, quando tale quantità sia superata“, mantiene efficacia anche dopo la sentenza della Corte costituzionale.