Source: http://www.jusdicere.it/Ragionando/replay-luca-lucenti-costituzione-telematica-pct-processo-civile-telematico-parte-seconda-normativa-codice-del-processo-civile-telematico-2/
Timestamp: 2019-11-12 11:57:31+00:00
Document Index: 176255530

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 45', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 156', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 45', 'art. 37', 'art. 17', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 4', 'art. 45', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 37', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 44', 'art. 20', 'in fine', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 44', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 44', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 20']

REPLAY: Costituzione telematica nel PCT (e non solo): non scherziamo col fuoco/2 | Avv. Luca Lucenti
REPLAY: Costituzione telematica nel PCT (e non solo): non scherziamo col fuoco/2 Seconda parte. Le disposizioni normative
By Avv. Luca Lucenti | 12/08/2015
1 Il lungo cammino del processo telematico
2.1 L’art. 17 L. 23/08/1988, n. 400
2.2 L’art. 2, 1° co. , lett. mm), L. 23/10/1992, n. 421
2.3 L’art. 15, 2° co., L. 15/03/1997, n. 59
2.4 Gli artt. 4 e 9 D.P.R. 13/02/2001, n.123
2.5 L’art. 45 D.LGS 07/03/2005, n. 82
2.6 L’art. 4, 1° co., D.L. 29/12/2009, n. 193
2.7 Gli artt. 13, 34, 35 e 37 D.M. 21/02/2011, n. 44
2.8 L’art. 16-bis D.L. 18/20/2012 n. 179
2.8.1 – La versione originaria
2.8.2 – La versione successiva al D.L. 90/2014
2.8.3 – La versione successiva al D. L. 132/2014
3 La normativa tecnica (to be continued…)
Nella prima parte di questo articolo si è visto come la giurisprudenza si stia orientando a ritenere inammissibile la costituzione in giudizio svolta telematicamente dalle parti nell’ambito del PCT, con conseguenze esiziali per chi abbia usufruito di tale modalità (declaratoria di nullità degli atti di costituzione telematici).
Il dato è, al momento, piuttosto netto, visto che i cinque precedenti che si sono esaminati (Trib. Milano, Sez. Lav., 08/02/2013, Trib. Foggia, 10/04/2014, Trib. Torino 15/07/2014, Trib. Pavia 22/07/2014, Trib. Padova, 03/09/2014) si sono tutti pronunziati sfavorevolmente in ordine alla possibilità di costituirsi telematicamente in giudizio (si è già detto nella prima parte di questo articolo, che esiste, in realtà, una sesta decisione, rilevata mentre si terminava la stesura della terza ed ultima parte dell’articolo stesso. Si tratta dell’ ordinanza Trib. Vercelli, Sez. Civ., 04/08/2014, che, in modo pienamente convincente e condivisibile, contrasta l’orientamento negativo appena ricordato. Di tale ordinanza si tratterà al temine della citata terza parte dell’articolo, infine pubblicata il 17/10/2014).
Al di là di alcune differenze nei rispettivi percorsi motivazionali, ciò che colpisce di tali decisioni è che esse si fondano su richiami promiscui ad una serie di norme di rango diverso tra loro (atti propriamente normativi, decreti ministeriali, provvedimenti amministrativi emessi dalla DGSIA etc.) senza un’effettiva verifica dei rapporti, sul piano della gerarchia delle fonti, tra tali norme e tra il complesso di queste ultime e la normativa processuale previgente.
Ed invece, almeno a parere di chi scrive, questo è un problema, anzi è “IL” problema soprattutto alla luce del fatto che la normativa in materia di processo telematico è frutto di una complessa stratificazione di numerosi interventi di differente natura, anche molto risalenti nel tempo, e, dunque, è tutt’altro che agevole da ricostruire e coordinare, anche e soprattutto nei riguardi del sistema processuale delineato dal codice di rito.
Il lungo cammino del processo telematico
Ed infatti il processo telematico non è un’invenzione recente, ma un concetto che prende le mosse da un più ampio disegno di informatizzazione dell’intera pubblica amministrazione (e, dunque, anche dell’amministrazione della giustizia, che rappresenta una delle partizioni essa).
Così, già nel 1992 l’art. 2, 1°co., lett. mm), L. 23/10/1992, n. 421, «al fine del completamento del processo di informatizzazione delle amministrazioni pubbliche e della più razionale utilizzazione dei sistemi informativi automatizzati», delegava il governo a
«procedere alla revisione della normativa in materia di acquisizione dei mezzi necessari; prevedendo altresì la definizione dei relativi standard qualitativi e dei controlli di efficienza e di efficacia; procedere alla revisione delle relative competenze e attribuire ad un apposito organismo funzioni di coordinamento delle iniziative e di pianificazione degli investimenti in materia di automazione, anche al fine di garantire l’interconnessione dei sistemi informatici pubblici».
A ciò fece seguito, nell’anno 1993, il D. LGS. 12/02/1993, n. 39, recante «Norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera mm), della legge 23 ottobre 1992, n. 421» e, successivamente, l’art. 15, 2° co., L. 15/03/1997, n. 59 (cd. legge Bassanini recante «Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa»), il quale, dopo aver stabilito che
«gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge»,
delegava nuovamente il governo ad emanare specifici regolamenti per determinare i «criteri e le modalità di applicazione» di tale disposizione.
Su tale base vennero adottati il D.P.R. 10/11/1997, n. 513 (contenente la normativa in materia di documento informatico e firma digitale, che sarebbe stata superata, nell’anno 2000, dal T.U. delle disposizioni in materia di documentazione amministrativa e, nell’anno 2005, dal Codice dell’Amministrazione Digitale) e, poi, per quanto qui direttamente interessa, il D.P.R. 13/02/2001, n. 123, «Regolamento recante disciplina sull’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti», che segna, se così si può dire, il “punto zero” del percorso normativo del processo telematico snodatosi nel corso del tempo sino ai giorni nostri.
Una cammino durato anni (ed ancora destinato a durare), nel corso del quale si è creata una vera e propria “massa critica” normativa dal contenuto vario, nuovo ed innovativo, destinata ad impattare su ambiti (il processo civile, per quanto qui interessa direttamente, ma anche il processo tributario, amministrativo etc.), già regolamentati in modo tradizionale e “cartaceo” dal codice di rito.
L’effetto “de-codificante”, prima, e schiettamente “de-legificante” poi, di tale impatto, insieme alle conseguenze di esso in termini di crescente incertezza in ordine ad alcuni aspetti processuali di rilievo (quali la costituzione in giudizio per via telematica) erano ampiamente prevedibili e di essi si è già discusso nella prima parte di questo articolo.
Ora, invece, il ragionamento deve prendere un’altra direzione. Deve, cioè, contribuire per quanto possibile a ritrovare il filo della delicatissima materia processuale, confuso, se non perduto, nell’innovativo melting pot che si è venuto a creare con l’avvento, peraltro solo parziale, della telematica.
E per far ciò, altro modo non c’è se non tornare ai fondamentali e ripartire dalla base del nostro lavoro: la ricognizione delle fonti.
Come si è accennato al paragrafo precedente, la regolamentazione del processo telematico è datata (risale nel tempo agli anni ’90), stratificata (molti provvedimenti sono stati più volte modificati da atti successivi), diversificata sia quanto all’oggetto (norme propriamente processuali si intersecano con quelle dettate in tema di PEC, firma digitale, documento informatico etc.), sia quanto alla provenienza (atti di rango primario si affiancano a normativa delegata di livello inferiore e ad atti amministrativi o d’altro genere, quali i provvedimenti DGSIA, le circolari o i protocolli operativi), tecnicamente ostica, infine, per chi non possieda almeno le nozioni base della “lingua” informatica.
Una ricognizione davvero completa di tali fonti, dunque, è compito che va oltre gli scopi che si prefigge questo articolo, il quale si limita a tentare di ricostruire le principali disposizioni utili a risolvere il problema che ne costituisce l’oggetto (la validità o meno della costituzione in giudizio per via telematica).
Una specie di “minicodice mirato”, cioè, che possa servire quantomeno a fornire un primo orientamento di massima e nel quadro del quale non saranno presi in considerazione, altri aspetti, pure importanti ma non strettamente inerenti al tema (quali PEC, firma digitale etc).
L’art. 17 L. 23/08/1988, n. 400
Art. 17 L. 23/08/1988, n. 400, «Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
Testo aggiornato alla data di pubblicazione del post. Per il testo vigente al momento della lettura cliccare qui; per confrontare le versioni del testo che si sono succedute nel tempo cliccare qui
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi nonché dei regolamenti comunitari;
Paradossalmente, la prima norma che si è pensato di inserire in questo “minicodice” non riguarda né il processo telematico, né altri aspetti attinenti all’informatica giuridica, ma concerne, invece, la gerarchia delle fonti e, nel caso particolare, la disciplina dei regolamenti.
Il dato, a ben guardare, non è poi così paradossale se si riflette sul fatto che le sentenze esaminate nella prima parte di questo articolo (si vedano, ad esempio, il caso deciso dal Tribunale di Torino e quello esaminato dal Tribunale di Padova) sono pervenute a dichiarare la nullità di un attività processuale le cui modalità operative sono previste dal codice di rito (costituzione in giudizio) per il tramite del richiamo a normative di natura regolamentare (nella fattispecie: art. 35, 1° co., D.M. 21/02/2011 n. 44) e/o a provvedimenti di carattere meramente tecnico/amministrativo da tale normativa regolamentare previsti (nella fattispecie costituiti dai provvedimenti di competenza della DGSIA finalizzati ad accertare l’idoneità tecnica dei singoli Fori all’attivazione del PCT).
Stando così le cose, occorre allora interrogarsi su alcuni aspetti che coinvolgono necessariamente il disposto dell’art. 17 L. 23/08/1988, n. 400. Ad es:
che tipo di regolamento è il D.M. 21/02/2011, n. 44? Un regolamento esecutivo (art. 17 L. 400/1988 cit., 1° co., lett. a), attuativo (art. 17 L. 400/1988 cit.,1° co., lett. b), indipendente (art. 17 L. 400/1988 cit.,1° co., lett. c), di delegificazione (art. 17 L. 400/1988 cit., 2° co.)?
conseguentemente, quale è il suo livello di forza nell’incidere sul tessuto normativo preesistente? Può integrare, se non contrastare, principi processual-codicistici (come, ad esempio, quello del raggiungimento dello scopo contenuto nell’art. 156 C.P.C.)?
può un tale regolamento – per definizione delegato da una fonte di rango superiore – a sua volta delegare un organo amministrativo (DGSIA) ad adottare provvedimenti tecnico/ricognitivi, la cui mancata emanazione spieghi effetti preclusivi rispetto ad attività processuali fondamentali, quali la costituzione in giudizio delle parti?
ed è, o meno, esso un provvedimento di cui è concepibile l’eventuale disapplicazione da parte del giudice?
Ecco, dunque, che la natura particolare e composita della regolamentazione dettata in tema di processo telematico cui si è sopra accennato rende fondamentale la norma qui in esame per la risoluzione del problema relativo alla legittimità della costituzione telematica in giudizio.
L’art. 2, 1° co. , lett. mm), L. 23/10/1992, n. 421
Art. 2, 1°co., lett. mm), L. 23/10/1992, n. 421, «Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale»
Art. 2. (Pubblico impiego).
1. Il Governo della Repubblica è delegato a emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge uno o più decreti legislativi, diretti al contenimento, alla razionalizzazione e al controllo della spesa per il settore del pubblico impiego, al miglioramento dell’efficienza e della produttività, nonché alla sua riorganizzazione; a tal fine è autorizzato a:
mm) al fine del completamento del processo di informatizzazione delle amministrazioni pubbliche e della più razionale utilizzazione dei sistemi informativi automatizzati, procedere alla revisione della normativa in materia di acquisizione dei mezzi necessari; prevedendo altresì la definizione dei relativi standard qualitativi e dei controlli di efficienza e di efficacia; procedere alla revisione delle relative competenze e attribuire ad un apposito organismo funzioni di coordinamento delle iniziative e di pianificazione degli investimenti in materia di automazione, anche al fine di garantire l’interconnessione dei sistemi informatici pubblici.
2. Le disposizioni del presente articolo e dei decreti legislativi in esso previsti costituiscono principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. I principi desumibili dalle disposizioni del presente articolo costituiscono altresì per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica.
L’ art. 2, 1° co., lett. mm), L. 421/1992 costituisce la norma di riferimento in materia di informatizzazione della P.A. in generale, ma, in realtà, fonda lo stesso processo telematico, posto che proprio in base ad essa venne adottato, prima, il D.LGS. 12/02/1993, n. 39 (il quale dettava norme generali in materia di informatizzazione della P.A.) e, poi, il fondamentale D.P.R. 13/02/2001, n. 123, “punto zero”, come si è detto, del cammino dell’informatizzazione del processo, per il contenuto del quale si rinvia a quanto si dirà in seguito.
L’art. 15, 2° co., L. 15/03/1997, n. 59
Art. 15, 2° co., L. 15/03/1997, n. 59 (cd. legge Bassanini), «Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa»
2. Gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge. I criteri e le modalità di applicazione del presente comma sono stabiliti, per la pubblica amministrazione e per i privati, con specifici regolamenti da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Gli schemi dei regolamenti sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni.
Anche l’art. 15, 2° co., L. 59/1997, pur non riguardando in via diretta il PCT, possiede indubbio rilevo in materia.
Tale norma, infatti, come emerge dalla sua semplice lettura, ebbe a conferire (e tuttora conferisce) piena valenza legale:
agli «atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici»,
nonché alla loro «trasmissione con strumenti informatici».
Il tenore letterale della disposizione in esame – che legittima la trasmissione con mezzi informatici di atti e documenti formati telematicamente, tra i quali certamente rientrano gli atti telematici processuali di costituzione in giudizio – sembra già di per sé suggerire soluzioni del tutto opposte a quelle che sono state adottate dalla giurisprudenza in materia di costituzione telematica delle parti.
Gli artt. 4 e 9 D.P.R. 13/02/2001, n.123
Artt. 4 e 9 D.P.R. 13/02/2001, n. 123, «Regolamento recante disciplina sull'uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti»
Art. 4Art. 9
Art. 4. Atti e provvedimenti
3. Ove dal presente regolamento non è espressamente prevista la sottoscrizione del documento informatico con la firma digitale, questa è sostituita dall’indicazione del nominativo del soggetto procedente prodotta sul documento dal sistema automatizzato, a norma dell’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39.
Art. 9. Costituzione in giudizio e deposito
1. La parte che procede all’iscrizione a ruolo o alla costituzione in giudizio per via telematica trasmette con il medesimo mezzo i documenti probatori come documenti informatici o le copie informatiche dei documenti probatori su supporto cartaceo.
Come si è giù accennato, il D.P.R. 13/02/2001, n. 123 riveste un ruolo centrale nella storia del processo telematico e le disposizioni negli articoli 4 e 9 di esso, qui in esame, possiedono a loro volta fondamentale importanza per la soluzione delle problematiche interpretative ricollegate alla costituzione telematica in giudizio.
Se, infatti,
come recita la prima parte del 1° comma dell’art. 4 D.P.R. 13/02/2001, n. 123, «tutti gli atti e i provvedimenti del processo possono essere compiuti come documenti informatici»;
e se, dal canto suo, il tenore dell’art. 9 del medesimo provvedimento, nel regolamentare le incombenze relative «all’iscrizione a ruolo o alla costituzione in giudizio per via telematica», dà evidentemente per scontata la legittimità di tale attività;
si finisce nuovamente con l’avallare una soluzione del tutto opposta a quella fatta propria dalla giurisprudenza che considera nulla la costituzione telematica delle parti (e ciò a maggior ragione, se si raccorda il testo delle norme in questione con quello dell’art. 15, 2° co., L. 15/03/1997, n. 59 in precedenza esaminato e con quanto si sta per vedere sub art. 45 D.LGS 07/03/2005, n. 82).
Va per completezza aggiunto che, con specifico rifermento al D.P.R. 13/02/2001, n. 123 di cui si sta ora discutendo resta aperto un importante interrogativo relativo al rapporto tra tale disposizione ed il successivo art. 37 D.M. 21/02/2011, n. 44, il quale, come si vedrà, ha dichiarato la cessazione dell’efficacia nel processo civile delle disposizioni contenute nel detto DPR 123/2001.
Interrogativo, quest’ultimo, la risposta al quale ci riporta ancora una volta ad un problema di gerarchia delle fonti, visto che, stando al disposto della parte finale del 3° commma dell’art. 17 L. 23/08/1988, n. 400 (che recita: «I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo»), il regolamento ministeriale di cui al D.M. 21/02/2011, n. 44 non sembrava (e non sembra) dotato della forza giuridica necessaria a porre nel nulla il regolamento governativo di cui al D.P.R. 13/02/2001, n. 123.
L’art. 45 D.LGS 07/03/2005, n. 82
Art. 45 D. LGS. 07/03/2005, n. 82, «Codice dell'amministrazione digitale»
L’art. 45 del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) riveste un ruolo all’evidenza centrale – stante l’oggetto del provvedimento legislativo in cui si colloca – in materia di attività telematiche ed è, dunque, assai significativo constatare che anch’esso si pone nel solco già tracciato dalla legge “Bassanini” e dal D.P.R. 123/2001, riconoscendo piena efficacia legale alla trasmissione telematica di documenti da parte di privati alla P.A.
E poiché l’amministrazione della giustizia altro non è se non una particolare articolazione della P.A. e la costituzione telematica in giudizio di cui qui ci stiamo occupando altro non è se non una particolare forma di trasmissione documentale per via informatica a tale amministrazione, sembra davvero arduo mettere in dubbio la legittimità dell’attività processuale in discorso.
L’art. 4, 1° co., D.L. 29/12/2009, n. 193
Art. 4, 1° co., D.L. 29/12/2009, n. 193, conv. in L. 22/02/2010, n. 24, «Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario»
La disposizione ora in esame ha fondato l’emanazione, da parte del Ministro della Giustizia, del regolamento contenente le regole tecniche per l’adozione del PCT nel processo civile e penale (D.M. 21/02/2011, n. 44, cui si è già accennato e del quale si tratterà ancora subito appresso).
Il rilievo della norma sta nella sua formulazione, la quale richiama espressamente, tra i principi fondanti l’emananda regolamentazione tecnica, quelli previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale sopra citato, in tal modo sancendo l’integrazione tra questi ultimi e la normativa concernente il processo telematico.
Se si ricorda, allora, che l’art. 45 di detto Codice dell’Amministrazione Digitale appena discusso pone il principio della piena validità della trasmissione telematica documentale tra privati e P.A. (amministrazione del giustizia compresa), un nuovo ed ulteriore elemento rafforza i dubbi circa l’indirizzo giurisprudenziale negativo maturato in tema di costituzione telematica che si è esaminato nella prima parte del presente articolo.
Gli artt. 13, 34, 35 e 37 D.M. 21/02/2011, n. 44
Artt. 13, 34, 35 e 37 D. M. 21/02/2011, n. 44, «Regolamento concernente le regole tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell'articolo 4, commi 1 e 2, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24»
Art. 13Art. 34Art. 35Art. 37
3. Nel caso previsto dal comma 2 la ricevuta di avvenuta consegna attesta, altresì , l’avvenuto deposito dell’atto o del documento presso l’ufficio giudiziario competente. Quando la ricevuta è rilasciata dopo le ore 14 il deposito si considera effettuato il giorno feriale immediatamente successivo.
4. il rigetto del deposito da parte dell’ufficio non impedisce il successivo deposito entro i termini assegnati o previsti dalla vigente normativa processuale.
5. La certificazione dei professionisti abilitati e dei soggetti abilitati esterni pubblici é effettuata dal gestore dei servizi telematici sulla base dei dati presenti nel registro generale degli indirizzi elettronici, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34.
8. La dimensione massima del messaggio é stabilita nelle specifiche tecniche di cui all’articolo 34. Se il messaggio eccede tale dimensione, il gestore dei servizi telematici genera e invia automaticamente al mittente un messaggio di errore, contenente l’avviso del rifiuto del messaggio, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34.
1. L’attivazione della trasmissione dei documenti informatici da parte dei soggetti abilitati esterni è preceduta da un decreto dirigenziale che accerta l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio.
2. Dalla data di cui al comma 1, cessano di avere efficacia nel processo civile le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n. 123 e del decreto del Ministro della giustizia 17 luglio 2008. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Le disposizioni regolamentari che si sono estrapolate dal D.M. 21/02/2011, n. 44 per inserirle in questo ‘minicodice” riguardano, rispettivamente:
il valore legale della trasmissione dei documenti informatici (art. 13 D.M. cit., che devesi integrare, quanto alla disciplina dell’orario limite per il deposito, con il disposto dell’art. 16-bis, 7° co., D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012, come emendato dal D.L. 90/2014, conv. in L. 144/2014);
la delega al responsabile SIA per l’emanazione delle specifiche tecniche (art. 34 D.M. cit.), sulla base del quale sarebbero stati emanati il provvedimento del 18/07/2011 ed indi quello del 16/04/2014, attualmente in vigore (delle specifiche tecniche tratteremo nella terza parte del presente articolo);
la previsione dell’effetto “preclusivo” alla trasmissione telematica derivante dall’assenza del provvedimento accertativo dell’idoneità tecnica dei singoli Fori emesso dalla DGSIA (art. 35 D.M. cit.), effetto richiamato più volte dalla giurisprudenza in materia di costituzione telematica in giudizio (anche i provvedimenti ricognitivo/abilitativi in esame saranno esamininati nella terza parte del presente articolo);
la cessazione dell’efficacia del D.P.R. 123/2001 (art. 37, 2° co., D.M. cit.) che, come sopra abbiamo visto, apre un problema interpretativo in ordine alla stessa legittimità della disposizione.
Si tratta di una normativa complessa che, a dispetto di un‘apparente connotazione meramente tecnica, pone problemi (ed ha effetti) di fondamentale importanza sul piano propriamente giuridico.
L’art. 16-bis D.L. 18/20/2012 n. 179
Art. 16-bis D.L. 18/10/2012, n. 179, conv. in L. 17/12/2012, n. 221, «Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese»
Le diverse versioni dell’art. 16-bis
Originaria D.L. 90/2014 conv, in L. 114/2014D.L. 132/2014
Testo dell’articolo risultante dalla conversione in legge del D.L. 179/2012. Per il testo vigente al momento della lettura cliccare qui. Per confrontare le versioni del testo che si sono succedute nel tempo cliccare qui.
Obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali.
Testo dell’articolo successiva al D.L. 90/12014, conv. in L. 114/2014 . Per il testo vigente al momento della lettura cliccare qui. Per confrontare le versioni del testo che si sono succedute nel tempo cliccare qui.
1. Salvo quanto previsto dal comma 5, a decorrere dal 30 giugno 2014 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per il deposito degli atti e dei documenti da parte dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria. Le parti provvedono, con le modalità di cui al presente comma. a depositare gli atti e i documenti provenienti dai soggetti da esse nominati. Per difensori non si intendono i dipendenti di cui si avvalgono le pubbliche amministrazioni per stare in giudizio personalmente.
5. Con uno o più decreti aventi natura non regolamentare, da adottarsi sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i consigli dell’ordine degli avvocati interessati, il Ministro della giustizia, previa verifica, accertata la funzionalità dei servizi di comunicazione, può individuare i tribunali nei quali viene anticipato, nei procedimenti civili iniziati prima del 30 giugno 2014 ed anche limitatamente a specifiche categorie di procedimenti, il termine fissato dalla legge per l’obbligatorietà del deposito telematico.
7. Il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia. Il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza e si applicano le disposizioni di cui all’articolo 155, quarto e quinto comma, del codice di procedura civile. Quando il messaggio di posta elettronica certificata eccede la dimensione massima stabilita nelle specifiche tecniche del responsabile per i sistemi informativi automatizzati del ministero della giustizia, il deposito degli atti o dei documenti può essere eseguito mediante gli invii di più messaggi di posta elettronica certificata. Il deposito è tempestivo quando è eseguito entro la fine del giorno di scadenza.
9-bis. Le copie informatiche, anche per immagine, di atti processuali di parte e degli ausiliari del giudice nonché dei provvedimenti di quest’ultimo, presenti nei fascicoli informatici dei procedimenti indicati nel presente articolo, equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere. Il difensore, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale possono estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti di cui al periodo precedente ed attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma del presente comma, equivalgono all’originale. Il duplicato informatico di un documento informatico deve essere prodotto mediante processi e strumenti che assicurino che il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano agli atti processuali che contengono provvedimenti giudiziali che autorizzano il prelievo di somme di denaro vincolate all’ordine del giudice.
9-ter. A decorrere dal 30 giugno 2015 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi alla corte di appello, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Allo stesso modo si procede per il deposito degli atti e dei documenti da parte dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria. Le parti provvedono, con le modalità di cui al presente comma, a depositare gli atti e i documenti provenienti dai soggetti da esse nominati. Con uno o più decreti aventi natura non regolamentare, da adottarsi sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i consigli dell’ordine degli avvocati interessati, il Ministro della giustizia, previa verifica, accertata la funzionalità dei servizi di comunicazione, può individuare le corti di appello nelle quali viene anticipato, nei procedimenti civili iniziati prima del 30 giugno 2015 ed anche limitatamente a specifiche categorie di procedimenti, il termine fissato dalla legge per l’obbligatorietà del deposito telematico.
Il D.L. 24 giugno 2014, n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114 ha disposto (con l’art. 44, comma 1) che «Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 16-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, si applicano esclusivamente ai procedimenti iniziati innanzi al tribunale ordinario dal 30 giugno 2014. Per i procedimenti di cui al periodo precedente iniziati prima del 30 giugno 2014, le predette disposizioni si applicano a decorrere dal 31 dicembre 2014; fino a quest’ultima data, nei casi previsti dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 16-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, gli atti processuali ed i documenti possono essere depositati con modalità telematiche e in tal caso il deposito si perfeziona esclusivamente con tali modalità».
Testo dell’articolo successiva all’entrata in vigore del D.L. 132/12014. Per il testo vigente al momento della lettura cliccare qui. Per confrontare le versioni del testo che si sono succedute nel tempo cliccare qui.
A decorrere dal 31 marzo 2015, il deposito nei procedimenti di espropriazione forzata della nota di iscrizione a ruolo ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Unitamente alla nota di iscrizione a ruolo sono depositati, con le medesime modalità, le copie conformi degli atti indicati dagli articoli 518, sesto comma, 543, quarto comma e 557, secondo comma, del codice di procedura civile. Ai fini del presente comma, il difensore attesta la conformità delle copie agli originali, anche fuori dai casi previsti dal comma 9-bis.
Il D.L. 12 settembre 2014, n. 132 ha disposto (con l’art. 20, comma 1) che «All’articolo 16-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 9, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
9-ter. Unitamente all’istanza di cui all’articolo 119, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il curatore deposita un rapporto riepilogativo finale redatto in conformità a quanto previsto dall’articolo 33, quinto comma, del medesimo regio decreto. Conclusa l’esecuzione del concordato preventivo con cessione dei beni, si procede a norma del periodo precedente, sostituendo il liquidatore al curatore.
9-quinquies. Entro dieci giorni dall’approvazione del progetto di distribuzione, il professionista delegato a norma dell’articolo
591-bis del codice di procedura civile deposita un rapporto riepilogativo finale delle attività svolte.
9-sexies. I rapporti riepilogativi periodici e finali previsti per le procedure concorsuali e il rapporto riepilogativo finale previsto per i procedimenti di esecuzione forzata devono essere depositati con modalità telematiche nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici, nonché delle apposite specifiche tecniche del responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia. I relativi dati sono estratti ed elaborati, a cura del Ministero della giustizia, anche nell’ambito di rilevazioni statistiche nazionali.»
Ha inoltre disposto (con l’art. 20, comma 5) che «Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle procedure concorsuali ed ai procedimenti di esecuzione forzata pendenti, a decorrere dal novantesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del provvedimento contenente le specifiche tecniche di cui all’articolo 16-bis, comma 9-sexies del D.L. n. 179/2012».
L’ art. 16-bis D.L. 18/20/2012 n. 179 è un’altra norma dotata di rilevo determinante nella dinamica del processo telematico, visto che ad essa è stato demandato il compito di sancire l’obbligatorietà dell’utilizzo del PCT a decorrere dal 30/06/2014 (obbligatorietà temperata, come si sa, dal successivo intervento dell’art. 44, 1° co., del D.L. 24/06/2014, n. 90, conv. in L. 11/08/2014, che ne ha rimodulato i termini).
La centralità della disposizione non ha tuttavia impedito al legislatore di martirizzarla con continue modifiche ed integrazioni, talché, alla data del presente articolo, se ne conoscono diverse versioni.
– La versione originaria
La versione originaria della disposizione in esame si segnala per due caratteristiche principali:
la previsione indifferenziata dell’obbligatorietà – a fare data dal 30/06/2014 – del ricorso al PCT per il deposito degli atti da parte dei «difensori delle parti precedentemente costituite»: espressione, quest’ultima, rimasta invariata sino ad oggi e che ha determinato l’insorgere dell’annoso problema relativo alla legittimità della costituzione telematica in giudizio, di cui qui ci stiamo occupando (1° comma);
l’individuazione del momento dell’avvenuto deposito degli atti telematici in quello della generazione della «ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia» (7° comma);
la totale digitalizzazione del procedimento monitorio (esclusa la fase di opposizione), sempre a decorrere dal 30/06/2014 (4° comma).
– La versione successiva al D.L. 90/2014
L’entrata in vigore degli artt. 44 e ss. del D.L. 24/06/2014, n. 90, convertiti in L. 11/08/2014, n. 114, comportò alcune modifiche di rilievo nell’art. 16-bis qui in discorso, che possono così riassumersi:
previsione di un’entrata in vigore modulata dell’obbligatorietà del PCT (30/06/2014 per i soli provvedimenti iniziati dinanzi ai tribunali dopo tale data; 31/12/2014 per i procedimenti già pendenti, con facoltà delle parti – sempre precedentemente costituite in giudizio – di utilizzare comunque il mezzo telematico; vale la pena evidenziare che tale rilevantissima modifica non è entrata a far parte dell’art. 16-bis cit., ma è contenuta nell’art. 44, 1° co. del D.L. 90/2014);
previsione dell’obbligatorietà del PCT anche nei giudizi in Corte d’Appello a decorrere dal 30/06/2015 (art. 16-bis cit., comma 9-ter);
individuazione dell’orario limite entro cui è possibile considerare tempestivo il deposito telematico (ricevuta di consegna generata entro la fine del giorno di scadenza: art. 16-bis cit.,7° comma);
previsione della possibilità di effettuare più invii del deposito allorquando atti e documenti inviati superino la dimensione massima della busta (art. 16-bis cit., 7° comma: si badi che la disposizione non è sufficiente a risolvere il distinto problema del deposito degli atti introduttivi che superino tale dimensione massima – di 30 mb – come si è visto nella prima parte di questo articolo);
previsione della possibilità per gli avvocati di estrarre copie autentiche degli atti informatici (art. 16-bis cit.,comma 9- bis). In merito a tale facoltà è bene richiamare l’attenzione sul fatto che la L. 114/2014,di conversione del D.L. 90/2014, ha introdotto nel corpo del comma in esame la significativa precisazione secondo cui la copia deve essere estratta in modo tale da garantire che «il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine».
– La versione successiva al D. L. 132/2014
Infine, in tempi molto recenti anche l’art. 18, 4° co., e l’ art. 20, 1° co., del D.L. 12/09/2014, n. 132 (mentre si scrive in attesa di conversione) hanno apportato ulteriori modifiche alla norma in esame, essenzialmente inerenti alle procedure esecutive e concorsuali, per la gran parte destinate ad entrare in vigore dopo l’emanazione di appositi provvedimenti tecnici ricognitivi.
Stante il fatto che le nuovissime disposizioni in esame sono tuttora in attesa di conversione – e, dunque, sono presumibilmente destinate ad essere nuovamente modificate, si rinvia, allo stato, alla lettura del testo del D.L. in questione
La normativa tecnica (to be continued…)
Avendo terminato l’esposizione delle principali norme di riferimento in tema di PCT (quantomeno di quelle utili ad impostare la lettura della problematica relativa alla costituzione in giudizio delle parti), va ora osservato che, accanto a tali fonti “tradizionali”, nell’ambito del processo telematico vanno esaminati anche alcuni atti ulteriori (specifiche tecniche SIA, provvedimenti ricognitivi DGSIA, circolari, protocolli) di natura essenzialmente tecnico amministrativa, ma non per questo meno rilevanti, visto che vengono spesso richiamati con valenza decisiva dalla giurisprudenza in materia di PCT e, in particolare, dalla giurisprudenza in tema di costituzione telematica in giudizio, che qui direttamente interessa.
Di tali atti e delle problematiche interpretative che essi pongono si tratterrà nella terza parte del presente articolo di prossima pubblicazione.
Questo articolo è stato pubblicato in data 05/11/2013 ed è stato uno dei più letti del nostro blog. Non costituisce un aggiornamento e viene nuovamente pubblicato nella sua stesura originaria per la serie “Replay” di agosto 2015.
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