Source: https://www.studiovallinivaccari.it/parcheggio-sulle-strisce-blu-se-il-ticket-e-scaduto-la-multa-e-legittima-a-confronto-le-tesi-del-ministero-dei-trasporti-e-della-cassazione/
Timestamp: 2020-05-30 16:59:16+00:00
Document Index: 6388901

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 1321', 'art. 1336', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 157', 'art. 7', 'art. 157', 'art. 7']

Parcheggio sulle strisce blu. Se il ticket è scaduto la multa è legittima? A confronto le tesi del Ministero dei Trasporti e della Cassazione. - Studio Legale Avvocato Vallini Vaccari
Già si è parlato della sentenza del Giudice di Pace di Fondi che, facendo corretta applicazione del comma 901 della Legge n. 208/2015 (a mente del quale i Comuni avrebbero dovuto adeguare i dispositivi di controllo della durata della sosta per consentire i pagamenti elettronici con bancomat o carte di credito già a far data dall’1 luglio 2016), ha annullato il verbale di accertamento elevato a carico di un automobilista che non aveva potuto pagare il ticket in quanto sprovvisto di monete (cfr. “Parcheggio gratis se il parchimetro non accetta il bancomat”).
Ora, giova ricordare l’altra vexata quaestio dei parcheggi sulle strisce blu: quella, cioè, relativa all’ipotesi in cui l’automobilista si sia sì munito del ticket, ma abbia poi lasciato l’auto in sosta oltre il tempo pagato.
Sul punto si sono succedute due tesi, l’una del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’altra, antitetica, della Corte di Cassazione.
Va premesso che l’art. 7, lettera f), del codice della strada dispone che i Comuni possono “…stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”.
Ebbene, visto l’art. 1321 c.c., che riguarda la conclusione dei contratti, il Giudice di Pace di Pordenone (GdP Pordenone 16.12.2014) aveva dapprima affermato che “…l’installazione delle macchinette che rilasciano i ticket con l’indicazione del costo per fruire dello spazio messo a disposizione costituisce offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. che viene accettata con l’immissione del veicolo negli spazi segnati per la sosta. Ne consegue che l’utente, acquistando il ticket, manifesta la volontà di concludere un contratto“.
Dello stesso avviso è il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (cfr. pareri n. 25783/2010, n. 3615/2011, n. 370/2013, n. 53284/2015), secondo il quale l’eventuale evasione tariffaria non configura violazione alle norme del Codice, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure jure privatorum a tutela del diritto patrimoniale dell’ente proprietario o concessionario.
Il fulcro di tale orientamento, poggia sulla considerazione – avallata dallo stesso Ministero dei Trasporti – che l’art. 7 citato si riferisce alle ipotesi in cui la sosta sia consentita senza limitazioni di tempo, ancorché assoggettata a pagamento.
Tale precisazione è, invero, necessaria, proprio perché consente di distinguere da tale ipotesi quella, diversa, della sosta limitata nel tempo o regolamentata, cui si applicano invece le sanzioni pecuniarie amministrative di cui all’art. 7 comma 15 c.d.s..
Concludendo, la tesi de Ministero delle Infrastrutture prevede che:
se la sosta viene effettuata omettendo l’acquisto del ticket orario, deve essere necessariamente applicata la sanzione di cui all’art. 7 c. 14 del c.d.s.;
se invece viene acquistato il ticket, ma la sosta si prolunga oltre l’orario di competenza, non si applicano le sanzioni di cui al successivo comma 15, ma, trattandosi di inadempimento contrattuale, si dà corso al recupero delle ulteriori somme dovute, maggiorate dalle eventuali penali stabilite da apposito regolamento comunale, ai sensi dell’art. 17 c. 132 della legge n. 127/1997.
Di diverso avviso è stata, invece, la Cassazione, che ha enunciato il contrario principio di diritto secondo cui “…in materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata, ai sensi dell’art. 7 C.d.S., comma 15. Infatti, poiché l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa, la sosta del veicolo con ticket di pagamento esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato ha natura di illecito amministrativo e non si trasforma in inadempimento contrattuale, trattandosi, analogamente al caso della sosta effettuata omettendo l’acquisto del ticket orario, di una evasione tariffaria in violazione della disciplina della sosta a pagamento su suolo pubblico, introdotta per incentivare la rotazione e razionalizzare l’offerta di sosta” (Cass. 16258/2016).
La Suprema Corte, in particolare, giunge a tale conclusione sulla base di tale considerazione:
“…l’art. 157 C.d.S., prevede, sottoponendo al comma 8 la loro violazione alla medesima sanzione, due distinte condotte, quella di porre in sosta l’autoveicolo senza segnalazione dell’orario di inizio della sosta, laddove essa è prescritta per un tempo limitato, ed il fatto di non attivare il dispositivo di controllo della durata della sosta, nei casi in cui esso è espressamente previsto; ed ha precisato che l’espressione ‘dispositivo di controllo di durata della sosta’, utilizzata dal comma 6, vale a comprendere i casi di c.d. parcheggi a pagamento mediante acquisto di apposita scheda, ciò discendendo dal rilievo che tale formula è la medesima di quella usata dalla disposizione del codice della strada che consente ai Comuni, nell’ambito delle loro competenze in materia di regolamentazione della circolazione nei centri abitati, di stabilire aree di parcheggio a pagamento, anche senza custodia dei veicoli (art. 7, comma 1, lett. f)”.
Insomma, secondo gli ermellini, la sosta oltre il tempo indicato dal ticket configura un illecito non già contrattuale, bensì ammnistrativo, per questo motivo sanzionabile ai sensi dell’art. 157 c.d.s..
Le due tesi, quella del Ministero e quella della Cassazione, sono chiaramente in antitesi tra loro ma, forse, è preferibile quella proposta dal Ministero dei Trasporti, al quale – si ricorda – l’art. 7 del codice della strada conferisce espressamente il potere di impartire le direttive per la regolamentazione della circolazione nei centri abitati.