Source: http://www.eius.it/giurisprudenza/2004/043.asp
Timestamp: 2013-06-20 04:26:30+00:00
Document Index: 4537723

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 18', 'art. 32', 'art. 23', 'art. 360', 'art. 23', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 530', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 333', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 4']

EIUS - Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 24 marzo 2004, n. 5877
Sentenza 24 marzo 2004, n. 5877
Con sentenza a verbale, pronunciata in data 26 settembre 2000, il G.d.p. di Vicenza rigettava l'opposizione proposta da Facco Romano e Manju Khatri avverso l'ordinanza-ingiunzione con la quale era stata loro applicata la sanzione amministrativa per non avere sottoposto il figlio minore alle vaccinazioni obbligatorie.
Il Giudice escludeva che risultasse correttamente invocata nella fattispecie l'esimente dell'avere agito in stato di necessit�, di cui all'art. 4 della l. 689/1981, in quanto in base all'art. 54 c.p., applicabile in mancanza di una diversa definizione dello stato di necessit� contenuta nella citata legge, lo stato di necessit� postula l'attualit� del pericolo e non � quindi configurabile, come nella specie, in relazione ad un pericolo futuro. N� poteva ravvisarsi l'esimente putativa, e cio� il convincimento di trovarsi in uno stato di necessit�, richiedendo, questa, non il solo stato d'animo dell'agente, ma la presenza di fatti concreti che siano comunque tali da giustificare l'erronea persuasione di trovarsi in una situazione di necessit�.
Il giudice riteneva poi corretta la procedura sanzionatoria applicata, perch� rispettosa delle norme di cui all'art. 18 della l. 689/1981, e ci� anche per il quantum della sanzione, e manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalit�, non essendo sindacabile, sotto il profilo della legittimit� costituzionale, la scelta legislativa di imporre l'obbligo di vaccinazioni, poich� con tali scelte il legislatore, in attuazione dell'art. 32 Cost., ha contemperato l'interesse collettivo con quello individuale nella tutela del diritto alla salute.
Avverso tale decisione, Facco Romano e Manju Khatri propongono ricorso per cassazione affidato a quattro motivi. Non si � costituito il Comune di Isola Vicentina.
Con il primo motivo, i ricorrenti deducono violazione dell'art. 23 della l. 689/1981, in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c. Il giudice, all'udienza del 19 settembre 2000, dopo che le parti avevano precisato le conclusioni e discusso la causa, anzich� dare immediata lettura del dispositivo, aveva rinviato la causa solo per tale incombente all'udienza del 26 settembre 2000, e ci� in violazione dell'art. 23, ultimo comma, della citata l. 689/1981, il quale invece impone che il giudice dia lettura del dispositivo immediatamente dopo la discussine della causa.
Questa Corte ha chiarito che nel procedimento di opposizione a sanzione amministrativa ex art. 23 della l. 689/1981, quale � quello di specie, la lettura del dispositivo della sentenza in udienza successiva a quella della discussione della causa non determina nullit� della decisione in quanto non preclude all'atto di raggiungere il suo scopo, n� d'altro canto si traduce in una violazione insanabile dei diritti di difesa, ma costituisce una mera irregolarit� con riguardo alla prevista concentrazione delle attivit� di discussione e decisione della causa; e ci� diversamente dall'ipotesi di omessa lettura in udienza del dispositivo della sentenza, che determina invece nullit� della sentenza stessa (Cassazione 7011/1999; in senso analogo, 6777/1996).
Orbene, poich� gli stessi ricorrenti affermano che il G.d.p., all'esito della discussione, ha rinviato la causa ad una eccessiva udienza per la lettura del dispositivo e non contestano che, in detta udienza, il dispositivo sia stato letto, deve escludersi che si sia verificata la denunciata nullit�.
Con un secondo motivo, i ricorrenti deducono violazione dell'art. 4 della l. 689/1981, nonch� insufficienza della motivazione su un punto decisivo della controversia. Ad avviso dei ricorrenti, il giudice avrebbe errato nell'escludere la sussistenza, nella specie, dello stato di necessit�, in quanto se essi avessero vaccinato il figlio lo avrebbero comunque esposto ad un imminente pericolo di danno grave alla salute, evitabile soltanto sottraendolo alle vaccinazioni. In particolare, poi, il timore per le conseguenze delle vaccinazioni era generato dal fatto che la figlia della sorella del ricorrente Facco era stata colpita da encefalopatia a seguito della somministrazione di vaccini obbligatori. Ai fini della configurabilit� dello stato di necessit�, del resto, sarebbe ininfluente il fatto che le complicanze da vaccino siano trascurabili in termini percentuali, in quanto una pur minima possibilit� di conseguenze nocive della salute dei singoli esiste, tanto che in famiglia si era gi� verificata una simile evenienza dannosa. Il G.d.p. avrebbe errato altres� nell'escludere l'esistenza della esimente putativa, in quanto non avrebbe in alcun modo considerato il precedente caso di encefalopatia verificatosi in famiglia che invece giustificava il loro comportamento, ispirato dalla premura nei confronti della salute del figlio. In sostanza, sarebbe sufficiente l'erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessit� da parte del trasgressore, che darebbe luogo ad un errore sul fatto non punibile perch� non determinato da colpa. In proposito, i ricorrenti invocano l'applicazione della disposizione di cui all'art. 530, comma 3, c.p.p. ai sensi della quale il giudice pronunzia sentenza di assoluzione anche quando la sussistenza della causa di esclusione della responsabilit� non sia pienamente dimostrata, trattandosi di principio che dovrebbe operare anche per le violazioni depenalizzate; ai sensi dell'art. 23, comma 12, poi, il giudice dovrebbe accogliere l'opposizione quando non vi siano prove sufficienti della responsabilit� dell'opponente.
Anche tale motivo � infondato.
Occorre premettere che questa Corte ha affermato che, ai fini dell'accertamento della sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilit� in tema di sanzioni amministrative, previste dall'art. 4 della l. 689/1981, in mancanza di ulteriori precisazioni, occorre fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale e segnatamente, per quanto concerne lo stato di necessit�, all'art. 54 c.p. (Cassazione 5710/1985; 3961/1989; 5866/1993 in motivazione; 4710/1999; 9254/2000; 3254/2003). Si � altres� ritenuto che sia idonea ad escludere la responsabilit� anche la supposizione erronea degli elementi concretizzanti lo stato di necessit�, e cio� di una situazione concreta che, ove esistesse realmente, integrerebbe il modello legale dello stato di necessit�; e ci� in quanto l'art. 3, secondo comma, della l. 689/1981 esclude la responsabilit� quando la violazione � commessa per errore sul fatto, ipotesi questa nella quale rientra anche l'erroneo convincimento della sussistenza di una causa di giustificazione, il cui onere probatorio grava su colui che invochi l'errore (Cassazione, 4710/1985 cit.; 5866/1993 cit.; 4710/1999 cit., la quale fa discendere l'ammissibilit�, anche in tema di illecito amministrativo, delle esimenti putative dall'art. 59 c.p., a norma del quale �se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui�).
Orbene, la sentenza impugnata si � attenuta a tali principi, sia allorquando ha affermato che per la individuazione degli elementi costituitivi dello stato di necessit� deve farsi riferimento alla definizione posta dall'art. 54 c.p., e ha ritenuto di dover verificare la sussistenza della necessit� di salvare s� o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, sia allorquando ha valutato la condotta degli opponenti nella prospettiva della esimente putativa, affermando che ci� che rileva non � lo stato d'animo dell'agente, ma la presenza di fatti concreti che siano comunque tali da giustificare l'erronea persuasione di trovarsi in una situazione di necessit�.
Deve quindi escludersi il denunciato vizio di violazione di legge, risultando le affermazioni contenute nella sentenza impugnata del tutto coerenti con i principi enucleati dalla giurisprudenza di questa Corte nella interpretazione degli artt. 3 e 4 della l. 689/1981.
Residua quindi il denunciato vizio di insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. In proposito, occorre rilevare che il G.d.p. ha ritenuto che lo stato di necessit� postula che il pericolo sia presente quando il soggetto agisce e sia imminente il danno che ne possa derivare, non potendosi configurare l'esimente in questione in relazione ad un danno futuro, tanto pi� quando, come nel caso delle vaccinazioni obbligatorie, il pericolo di gravi complicanze risulti del tutto trascurabile. Che le vaccinazioni obbligatorie possano essere fonte di pericoli per le persone che ad esse sono sottoposte, � circostanza che pu� darsi per acquisita, posto che, da un lato la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimit� costituzionale della l. 51/1966 (Obbligatoriet� della vaccinazione antipoliomelitica), nella parte in cui non prevede, a carico dello Stato, un'equa indennit� per il caso di danno derivante, al di fuori dell'ipotesi di cui all'art. 2043 c.c., da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomelitica, riportato dal bambino vaccinato e da altro soggetto a causa dell'assistenza personale diretta prestata al primo (sentenza 307/1990); dall'altro, il legislatore ha dettato un'apposita disciplina volta ad indennizzare proprio i soggetti danneggiati dalle vaccinazioni obbligatorie (l. 210/1992, sulla quale v. Corte costituzionale, sentenza 118/1996).
La motivazione della sentenza impugnata, dunque, non pu� ritenersi insufficiente, giacch� ha riconosciuto l'esistenza dei rischi derivanti da vaccinazioni obbligatorie, ma li ha ritenuti non attuali e statisticamente non apprezzabili. N� la denunciata insufficienza pu� ravvisarsi in ci� che il Giudice non avrebbe apprezzato le circostanze di fatto addotte dagli opponenti a giustificazione del proprio rifiuto di sottoporre il figlio minore alle vaccinazioni obbligatorie, giacch� la documentazione prodotta risulta essere stata presa in considerazione dal giudice e da questi ritenuta inidonea ad integrare l'erronea convinzione di trovarsi in uno stato di necessit�. Ogni valutazione di questa Corte si risolverebbe dunque in un diverso apprezzamento di circostanze di fatto e di documenti acquisiti nel giudizio di merito, peraltro non integralmente riprodotti nel ricorso, in violazione del principio di autosufficienza di tale atto, il che deve ritenersi inammissibile in sede di legittimit�. Del resto, che la prova del pregiudizio potenzialmente derivante al minore dalla sottoposizione alle vaccinazioni obbligatorie debba essere desunta da una particolare condizione sanitaria del soggetto, � stato ritenuto da Cassazione 1653/1996, sia pure ai diversi fini della adozione dei provvedimenti di cui all'art. 333 c.c.
Con il terzo motivo, i ricorrenti denunciano violazione dell'art. 11 della l. 689/1981, nonch� difetto o insufficienza di motivazione su un punto decisivo. La sentenza impugnata violerebbe la citata disposizione in quanto il giudice si sarebbe limitato a sostenere la correttezza della sanzione pecuniaria irrogata nel quantum, senza aggiungere altro al riguardo; l'art. 11 invece dispone che nel determinare la sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo e un limite massimo si ha riguardo alla gravit� della violazione e ad altri criteri, configurando cos� un obbligo di motivazione per la irrogazione di una sanzione in misura superiore al minimo. Nella specie, le sanzioni previste erano da lire 60.000 a lire 300.000 per la violazione delle ll. 292/1963 e 891/1939 (antitetanica e antidifterica); fino a lire 300.000 per la violazione della legge 51/1966 (antipolio); da lire 100.000 a lire 500.000 per la violazione della l. 165/1991 (antiepatite B), sicch� la sanzione minima applicabile era di lire 172.000. Il Giudice si � invece limitato a confermare la sanzione irrogata dall'amministrazione senza fornire alcuna motivazione al riguardo, mentre sarebbe stato suo preciso onere quello di verificare la conformit� alla legge dei criteri in base ai quali la quantificazione della sanzione � stata effettuata dall'amministrazione e quindi commisurare la sanzione alla effettiva entit� della violazione.
Va al riguardo ricordato che ove la norma indichi un minimo ed un massimo della sanzione pecuniaria spetta al potere discrezionale del giudice determinare l'entit� entro tali limiti, allo scopo di commisurarla alla gravit� del fatto concreto, globalmente desunta dai suoi elementi oggettivi e soggettivi. Peraltro il giudice non � tenuto a specificare nella sentenza i criteri adottati nel procedere a detta determinazione, n� la Corte di cassazione pu� censurare la statuizione adottata ove tali limiti siano stati rispettati e dal complesso della motivazione risulti che quella valutazione � stata compiuta: ove poi l'infrazione non abbia caratterizzazioni specifiche che possano indurre a maggiore o minor rigore, � da ritenere corretto il riferimento alla misura deducibile dall'art. 16 della l. 689/1981, che prevede il pagamento in misura ridotta pari alla terza parte del massimo edittale o, se pi� favorevole, al doppio del minimo (Cassazione, 11054/1998; in senso conforme, 10976/1996; 8532/2001). Del resto, come questa Corte ha gi� chiarito, poich� nel procedimento di opposizione a sanzione amministrativa pecuniaria la motivazione dell'ordinanza-ingiunzione in ordine alla concreta determinazione della sanzione non assume rilievo, risolvendosi semplicemente nell'esposizione dei criteri, seguiti dall'autorit� ingiungente per pervenire alla liquidazione della somma pretesa, il giudice dell'opposizione, investito della questione relativa alla congruit� della sanzione, non � chiamato propriamente a controllare la motivazione dell'atto sul punto ma a determinare la sanzione applicando direttamente i criteri previsti dall'art. 11 della l. 689/1981 e, ove l'opponente si sia limitato a lamentare l'eccessivit� della sanzione stessa, senza dedurre elementi specifici che possano indurre ad apprezzare la violazione con minor rigore, pu� ritenere congrua una somma prossima alla met� del massimo della sanzione edittale (Cassazione, 911/1996).
Nella specie, il giudice del merito ha rigettato il motivo di opposizione concernente il quantum della sanzione irrogata, osservando che la procedura sanzionatoria risulta rispettosa della l. 689/1981. In tal modo, il giudice ha implicitamente ritenuto adeguata e congrua la determinazione della sanzione irrogata dall'autorit� amministrativa.
Con il quarto motivo, i ricorrenti eccepiscono la illegittimit� costituzionale delle ll. 165/1991, artt. 1 e 7; 51/1966, artt. 1 e 3; 419/1968, art. 1; 819/1939, art. 1, nonch� insufficiente motivazione. Premesso che il G.d.p. ha dichiarato manifestamente infondata l'eccezione in questione solo con riferimento all'art. 32 Cost., mentre essa era stata prospettata anche con riferimento agli artt. 2 e 3, i ricorrenti lamentano che le citate leggi non terrebbero in considerazione il principio della garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo non solo nell'ambito della collettivit�, ma anche come singolo, e quello che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libert� di tutti i cittadini, giacch� impongono ai singoli trattamenti sanitari che non sarebbero sempre adatti allo stato di salute dei medesimi senza lasciare alcuna possibilit� di scelta. La stessa Corte costituzionale, del resto, ha definito il diritto alla salute non solo come interesse della collettivit�, ma soprattutto come diritto primario e assoluto di ogni individuo, giungendo ad affermare che il rilievo della salute come interesse della collettivit� non � da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria, non potendo la stessa comportare il sacrificio della salute di ciascuno per la salute degli altri, e ad invitare il legislatore ad individuare specifici e puntuali limiti agli accertamenti preventivi idonei a prevedere e a prevenire i possibili rischi di complicanze derivanti dalla inoculazione dei vaccini.
Le considerazioni svolte in precedenza inducono a ritenere la questione di legittimit� costituzionale sollevata dai ricorrenti manifestamente infondata, in relazione a tutti i parametri indicati. La Corte costituzionale, infatti, ha gi� dichiarato inammissibili le questioni di legittimit� costituzionale delle ll. 165/1991; 51/1966; 891/1939; 292/1963 e 419/1968, che prevedono le vaccinazioni obbligatorie (rispettivamente antiepatite B, antipolio, antidifterica e antitetanica), sollevata in riferimento all'art. 32 Cost., in quanto non prevederebbero la necessit� di accertamenti preventivi, idonei quanto meno a ridurre il rischio, pur percentualmente modesto, di lesioni della integrit� psico-fisica per complicazione da vaccino, volti alla verifica della sussistenza di eventuali controindicazioni alla vaccinazione nonch� della specificazione dei tipi di accertamenti che debbono a tal fine compiersi (sentenza 258/1994).
In tale pronuncia, la Corte ha rilevato che le citate leggi sono finalizzate alla tutela della salute collettiva e che la loro compatibilit� con il precetto costituzionale di cui all'art. 32 Cost., postula, come precisato in altre pronunce (v. sentenze 307/1990, 132/1992 e 218/1994, ma v. anche la successiva sentenza 118/1996), il contemperamento tra i valori, ivi contemplati, del diritto alla salute della collettivit� e del diritto alla salute del singolo, sicch� l'eventuale introduzione di una disciplina normativa puntuale e specifica, a tutela di quest'ultimo, la quale imponga la obbligatoriet� di accertamenti preventivi idonei a ridurre, se non ad eliminare, il rischio - sia pure percentualmente modesto - di lesioni all'integrit� psico-fisica dell'individuo per complicanze da vaccino, potrebbe realizzarsi solo attraverso un corretto bilanciamento tra entrambi i detti valori, implicante ineludibilmente l'intervento del legislatore. L'adeguamento ai principi costituzionali delle attuali disposizioni - che gi� stabiliscono la doverosit� di osservanza, in sede di esecuzione del trattamento, di opportune cautele e modalit� - ha osservato ancora la Corte, dovrebbe essere necessariamente attuato mediante una complessa ed articolata normativa di carattere tecnico a livello primario - attesa la riserva di legge - e, nel caso, a livello secondario integrativo, e la fissazione di standards di fattibilit� anche in relazione al rapporto costi-benefici.
Sulla base di tali argomentazioni, svolte alla stregua del parametro costituito dell'art. 32 Cost., risulta anche la manifesta infondatezza della questione in riferimento agli artt. 2 e 3 Cost. L'esigenza di tutela dei diritti inviolabili della persona � infatti stata tenuta ben presente dalla Corte costituzionale nelle pronunce in materia di vaccinazioni obbligatorie, cos� come il riferimento al complesso bilanciamento di interessi e valori coinvolti nella problematica delle vaccinazioni obbligatorie consente di ritenere che la previsione di un siffatto trattamento corrisponda ad un non irragionevole apprezzamento del legislatore nell'attuazione del precetto costituzionale che prescrive il diritto alla salute come interesse del singolo e, ad un tempo, della collettivit�.
E ci� senza tener conto che in ogni caso la posizione dei singoli pu� essere pur sempre tutelata attraverso il ricorso alle esimenti di cui all'art. 4 della l. 689/1981, la cui applicazione richiede per�, come detto, un rigoroso accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito.
In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Non avendo l'amministrazione intimata svolto attivit� difensiva non vi � luogo a pronunciare sulle spese del presente giudizio.
stato di necessit�vaccinazione