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Timestamp: 2018-07-23 03:39:49+00:00
Document Index: 116098315

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 89', 'art. 89', 'art. 89', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 681', 'art. 665', 'art. 665', 'art. 87', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 24', 'sentenza ']

Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD): agosto 2009
A chi appartiene la sovranità? Al popolo!
Come la esercita? Nelle forme e nei limiti della Costituzione stessa!
Quali sono le forme ed i limiti stabiliti dalla Costituzione? Quelli stabiliti dagli artt. 55 e segg. e art. 92 e segg.
Ora se il Parlamento ha il potere/delega di fare le leggi e di decidere, in rappresentanza del popolo (democrazia rappresentativa) lo deve/può fare in armonia con la volontà popolare.
Si tratta di stabilire se è prevista una forma di manifestazione della volontà popolare a prescindere da quella della rappresentanza eletta (Parlamento).
Nella Costituzione italiana, in armonia col concetto di democrazia (sovranità esercitata dal popolo), esistono infatti dei principi che consentono la manifestazione della volontà popolare. Tali principi sono esposti agli artt. 50, 71, 75, 138.
La Petizione è una richiesta ufficiale (se fatta come si deve) che viene fatta dalla popolazione alla rappresentanza che non può essere ignorata, poiché è uno strumento che consente al popolo di esercitare, come giusto che sia, l’esercizio diretto della sovranità stabilita dall’art. 1.
Ignorare le petizione significa ignorare la sovranità popolare e cade il concetto di rappresentanza. Quindi il Parlamento che ignora tale diritto o le richieste fatte da parte della popolazione si eleva alla funzione di sovrano anziché rimanere nella funzione di rappresentante (del popolo sovrano).
Il Popolo può proporre al Parlamento dei progetti o disegni di legge, ben redatti anch’essi in articoli e commi, che il Parlamento non può ignorare a priori. In caso di inammissibilità di tali progetti di legge è tenuto a giustificarne e spiegarne le ragioni… ma non a ignorali (i motivi sono gli stessi esposti sopra).
Torniamo sempre lì. Se solo i partiti, che sono gli stessi che compongono il Parlamento, possono fare questo... dov’è la possibilità di utilizzo di tale strumento, da parte del popolo, che esula dalla rappresentanza eletta? Non è ostruzionismo alla sovranità stabilita dall’articolo 1 della Costituzione? Non è questo un raggiro? Un’usurpazione della sovranità popolare?
C’è da aggiungere inoltre che: per citare due soli esempi (Abolizione del Ministero dell’Agricoltura e del finanziamento pubblico ai partiti), sono stati spesi miliardi (denaro dei cittadini stessi) per organizzare ed indire referendum popolari che, nonostante l’abrogazione delle leggi sottoposte alla volontà del popolo, che si è espresso favorevole a tali abrogazioni, sono state reintrodotte senza nemmeno parlarne o chiedere il parere del popolo… ovvero senza giustificarne dovutamente le eventuali necessità della loro reintroduzione. Inoltre aggiungo che, a prescindere da tali eventuali necessità (e sottolineo eventuali), ciò che è stato deciso per volontà costituzionalmente prevista del popolo non DEVE più essere reintrodotto. Queste realtà oltre che dimostrare chiaramente, al di là dell’ostruzionismo già descritto sopra per rendere accessibile al popolo il referendum abrogativo, ha dimostrato l’assoluto disprezzo della sovranità popolare.
Art. 138 (2° comma relativo alle leggi di revisione della Costituzione):
L’unico strumento che (per Costituzione) ad oggi consente al popolo di esercitare in maniera diretta la sovranità stabilita dall’art. 1 è la "Petizione" (art. 50).
Benché, che io sappia, questa non abbia obbligo di firme autenticate e limiti di tempo per la presentazione è comunque un esercizio diretto della sovranità popolare che il Parlamento farebbe bene a considerare ed a rispettare, poiché è comunque la manifestazione della volontà popolare.
Pubblicato da Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD) a 12:13 Nessun commento: Link a questo post
INACCETTABILE: Conflitti interni di attribuizione dei poteri - Il Presidente della Repubblica V. Ministro della Giustizia
RIFORME COSTITUZIONALI – POTERI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Ho letto un articolo sul CdS dell'11 settembre 2004 (pagina 11) intitolato: “Le Riforme vanno in Aula, restano gli ultimi nodi”.
Nell'articolo è scritto: "... Cambia anche il potere di grazia, per concederla il Quirinale non avrà più bisogno della controfirma del ministro della Giustizia (che non è più definito, com'è adesso in Costituzione, "proponente", ma "competente".
Chi dichiara quanto sopra non può altro che addurre l'art. 89 della Costituzione italiana (legge fondamentale del Bel Paese – cfr. art. XVIII disp. trans. e finali), che recita: “Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”.
Gli atti di cui si parla all’art. 89 sono quelli relativi alle iniziative dei ministri (quali "proponenti" - appunto), che devono presentare, per prassi stabilita, al Presidente della Repubblica; iniziative che riguardano le materie e i compiti assegnati ai ministeri che presiedono.
In merito alla "grazia" non bisogna far riferimento all'art. 89, poiché la "grazia" è citata esplicitamente e specificatamente all'art. 87 Cost., che, nell'elencare i compiti del Presidente della Repubblica, recita che (egli): "Può concedere grazia e commutare le pene"... senza porgli alcuna condizione. Per di più, il verbo usato, CONCEDERE, è riferito soltanto a lui.
Non può essere che questa la corretta interpretazione, poiché quella riportata nel citato articolo si scontrerebbe indiscutibilmente con l'art. 87.
Basterebbe già il confronto dei due citati articoli della Costituzione per dissolvere i dubbi... ma se dovessero ancora essercene si può capire meglio la questione leggendo gli artt. 681 e 665 c.p.p.
Al comma 4 dell'art. 681 del Codice di Procedura Penale si legge che il decreto di grazia può essere emanato (dal Presidente della Repubblica, ovviamente) "anche in assenza di domanda o proposta" e dice anche che diviene "esecutiva" per mezzo del "Pubblico Ministero presso il giudice indicato all'art. 665", ovvero "il giudice che aveva emesso la condanna..." (art. 665). Il ministro della Giustizia non ha nessuna parte nella questione, se stabilita dal Presidente della Repubblica.
Il comma 4 pone un'alternativa a quanto stabilito dal comma 1 ed è in perfetta armonia col principio costituzionale esposto al citato art. 87.
Si precisa che la Costituzione italiana è un modello su cui legiferare (codici e leggi dovrebbero rispecchiare i dettami costituzionali). Laddove non esiste una legge (che tratta una materia, una questione, o checchéssia), bisognerebbe giudicare facendo riferimento alla Costituzione italiana, ma dove esiste una legge, che applica il principio Costituzionale su una certa questione o materia, è questa che determina il giudizio (nella fattispecie gli artt. 681 e 665 del c.c.p.)
Si evince chiaramente, quindi, che la "grazia" è sempre stata, ed è tuttora, un'esclusiva/o facoltà/potere del Presidente della Repubblica… e, per amor di corretta informazione (chè è importante quanto il pluralismo dell'informazione), sarebbe bene dirlo; altrimenti si accresce solo la confusione che regna nella mente della stragrande maggioranza dei cittadini e dimostra, ancora una volta, che TUTTI i nostri rappresentanti eletti fanno ciò che vogliono infischiandosene della Costituzione, delle leggi e, soprattutto, delle opinioni e delle reazioni di chi li elegge.
Se la questione è un residuo della recente polemica della grazia a Sofri è bene fare un distinguo:
Un conto è essere d'accordo o meno su concedere la grazia a un ex-terrorista e un altro conto è adattare la Costituzione italiana e le leggi a piacimento dei politici di turno al governo e scavalcare quindi i poteri istituzionali di chi è competente su una determinata materia o questione.
Sempre in quel periodo avevo seguito una puntata di "Porta a Porta" nella quale era ospite l'allora Ministro della Giustizia, Roberto Castelli.
Parlando sull'argomento, Castelli aveva affermato che pur non essendo d'accordo sull'ingerenza del ministro della Giustizia quando la richiesta di grazia partiva dal Presidente della Repubblica, lui aveva seguito la PRASSI (ripeto PRASSI) seguita da sempre dall'ordinamento.
Ma ci rendiamo conto della gravità di tali, non solo affermazioni, ma di atti compiuti dalle istituzioni?! seguono le prassi? ma fondate su cosa? Non è chiara la questione? (v. sopra)
Bruno Aprile - tel. 347 2954867 – Locate Varesino (CO)
Pubblicato da Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD) a 11:53 Nessun commento: Link a questo post
Il Match del secolo: Parlamento contro Magistratura
Stabiliamo subito un punto di partenza:
In Italia la Giustizia non funziona... perché? (qualcuno di voi lo ha capito?)
Ovvio che, data la gravità del fatto, ed i continui scandali emersi e lamentati per molteplici casi di malagiustizia, il tema Giustizia è oggi un argomento di attualità che chiama in causa, a livello mediatico, esponenti dei due organi di Stato, Organo legislativo (Parlamento) e organo giudiziario (Magistratura).
Mi sembra indiscusso che, agli occhi dell'elettorato (dei cittadini elettori) non c'è altro che lo scarica-barile che i due organi palesano, a giustificazione delle giuste lamentele e richieste della cittadinanza colpita dall'eterna piaga della malagiustizia.
Ora inviterei tutti voi ad un'attenta riflessione.
A me sembra evidente (forse perché non ho forti sentimenti nei confronti di nessuna corrente politica) che:
La destra (o centro destra) difenda a spada tratta l'organo legislativo (Parlamento = partiti politici).
L sinistra (o centro sinistra) difenda a spada tratta l'organo giudiziario (Magistratura)
Ovviamente la cittadinanza che vota o simpatizza (per meri sentimenti politici) per la destra o per la sinistra... tende a perdere il senso dell'obiettività, come per non voler accettare le effettive responsabilità dell'organo di Stato difeso dalla corrente politica per la quale ha votato o per la quale simpatizza.
Lasciandosi troppo trascinare dai sentimenti politici... si rischia di rimanere succubi di un problema che andrebbe risolto al più presto. Problema che in mano a loro non sarà mai risolto! E' come una sorta di omertà, che si radica e si rivela, per questioni di scelta o di appartenenza politica che, alla fine dei conti, si rivela un grosso errore.
La gente, obiettivamente parlando, pur mantendendo le proprie simpatie politiche deve riconoscere le responsabilità di chi in effetti le ha e deve battersi per chiederne conto.
Il Parlamento ha delle gravi responsabilità, per il dileguarsi di casi di malagiustizia (per come fa le leggi);
La Magistratura ha anche delle gravi responsabilità perché invece di essere autonoma e indipendente si rende spesso ONNIPOTENTE.
Di fronte a questi scarica-barile fra politici e magistrati io mi sento preso in giro da entrambi.
Pubblicato da Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD) a 16:29 Nessun commento: Link a questo post
Ora aprite la Costituzione... chi non ce l'ha sarebbe bene se la procurasse (scusate se mi arrogo la veste di insegnante, ma è un modo per capirci meglio, evitando fraintesi).
Quindi Il Parlamento, che esercita uno dei tre poteri dello Stato, fa le leggi... ma come deve farle? Negli interessi del popolo secondo i princìpi esposti nella Costituzione stessa (ad es. agli artt. 3, 4, 13, 15, 17, 18, 21, 24, 28), provate a leggerli per àpoi giudicare se in realtà sono rispettati e applicati.
Pubblicato da Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD) a 13:52 Nessun commento: Link a questo post
La vera Democrazia - alcuni suggerimenti
Democrazia è potere esercitato dal popolo (inteso, non potendo umanamente accontentare tutti, nella maggioranza dei suoi componenti).
L'unico strumento a disposizione fino a ieri era la rappresentanza parlamentare (Democrazia rappresentativa).
Risultando però la rappresentanza il fallimento della democrazia (per indole umana chi gestisce il potere, lo fa nei propri interessi e negli interessi di pochi), occorre cercare soluzioni alternative.
Non ha importanza il colore dei partiti che sono al potere (maggioranza parlamentare).
Tutti hanno l'unico scopo comune di pensare per sè e agevolare coloro da cui ricevono favori.
Oggi, grazie alla tecnologia moderna, e secondo il parere di molti esperti in campo mondiale, è possibile strutturare un sistema tale da trasferire praticamente il potere al popolo (Democrazia diretta).
Il voto elettronico, ad esempio, potrebbe essere introdotto per raccogliere l'approvazione di tutti i cittadini in campo legislativo e ogni qualvolta si devono prendere decisioni (in campo locale e nazionale).
La democrazia rappresentativa (sistema ormai antiquato e fallimentare) può e deve essere sostituita dalla democrazia diretta (oggi possibile). Questo sistema realizzarebbe nella vita pratica la vera democrazia.
Per fare questo, occorre modificare la carta costituzionale e per modificare la carta costituzionale si può SOLTANTO ricorrere ai mezzi legalmente consentiti (Artt. 50, 71, 75 e 138 della Costituzione).
Essendo strumenti che danno diritto all'iiniziativa e all'espressione popolare, occorre necessariamente la partecipazione del popolo... di più cittadini possibile.
Manifestazioni, proteste, scioperi, etc. non hanno nessun valore legale effettivo. Possono solo sensibilizzare la coscienza dei rappresentanti o dei pubblici amministratori. Ma se la coscienza di questi non si sensibilizza (come ormai appurato), a nulla possono servire.
La Costituzione dice al popolo come esercitare i suoi diritti.
Tuttavia, abbiamo anche notato come il potere politico abbia cercato, con ostruzionismi illegali e leggi fatte su misura, di limitare e soffocare le iniziative popolari.
Nondimeno la nascita di movimenti e gruppi politici di ogni sorta conferma la voglia di un cambiamento di molti cittadini.
L'astensione al voto, inoltre, di un numero sempre più crescente di cittadini, conferma la sfiducia nei partiti politici (che comunque mantengono ed esercitano il potere assoluto).
A mio avviso, è necessario che tutti i gruppi e movimenti, per primi, si uniscano in un primo e fondamentale obiettivo: Promuovere il suddetto trasferimento del potere con vaste campagne e raccogliere le conseguenti adesioni dei cittadini.
Se tutti i gruppi sparsi in tutta Italia si unissero con questo obiettivo ne risulterebbe un tale impatto nello scenario politico attuale, che difficilmente potrà essere taciuto dai media.
Finchè si tenta di operare in maniera indipendente a livello locale, e con iniziative una diversa dall'altra, rimarrà sempre tutto chiuso all'interno dei piccoli o grandi comuni ove operano tali gruppi e sempre sotto il potere dominante dei partiti politici.
I risultati saranno sempre gli stessi. A meno che non si ambisca ad altro :-)
Tutti i movimenti e i gruppi politici che vogliono la Democrazia vera, dove il potere è esercitato direttamente dai cittadini;
Tutti i movimenti e i gruppi politici che riconoscono nei partiti politici la causa di tutti i mali dell'Italia;
Tutti i movimenti e i gruppi politici che vogliono una società di cittadini liberi ed equamente valorizzati;
Tutti i cittadini che, non fanno parte di gruppi o movimenti, ma vogliono far parte del popolo sovrano;
Possono esprimersi e considerare che questa battaglia si può affrontare e condurre solamente restando fuori dal sistema politico (dentro non si potrà mai cambiare nulla).
In che modo rivendicare la sovranità popolare stando fuori dal sistema politico?
Cominciando dal basso... dai Comuni, attraverso Comitati di cittadini regolarmente costituiti e registrati che controllino e si oppongano, eventualmente, alle delibere delle amministrazioni pubbliche locali, qualora queste non rispecchino le aspettative e la volontà dei cittadini da loro rappresentati.
Questi singoli Comitati locali (meglio se avessero lo stesso nome e sigla) diventeranno, col tempo, un immenso Comitato nazionale simile (per numeri) alle Confederazioni sindacali esistenti... ed allora si potrà iniziare ad operare allo stesso modo in campo nazionale.
L' Art. 24 della Costituzione italiana recita:
1)Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
2)La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
3)Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
Un'aspetto fondamentale della democrazia è l'uguaglianza e il rispetto indiscriminato dei diritti degli individui che compongono la società. Tutti hanno qualità e doti più o meno accentuate e utili al progresso e allo sviluppo della nazione e tutti devono avere le opportunità per esprimerle e svulipparle... ecco il profondo significato dell'art. 3 della Costituzione italiana.
Per uguaglianza non si intende stesse condizioni per tutti. Le classi sociali e le differenze di ruolo devono esistere per forza in quanto sono proprio le diverse caratteristiche degli individui a creare tali differenze.
I ricchi è giusto che siano ricchi, chi ha maggiori capacità e doti è giusto che ricopra ruoli di maggior rilievo e maggiormente rimunerati, ma non è giusto usare ricchezza e ruolo per soffocare e limitare lo sviluppo degli altri.
Il principio è che tutti coloro a cui si chiede partecipazione allo sviluppo della nazione hanno diritto a una vita libera e decorosa (Art. 36 Cost).
Questo diritto non è garantito se chi ha maggior potere economico o un ruolo di maggior rilievo ostacola volontariamente (per avidità senza limite), lo sviluppo o le opportunità di espressione ai più deboli. Quando il divario fra i ceti e i ruoli discrimina ed emargina quegli individui con insufficienti mezzi economici o conoscenze influenti (raccomandazioni, favoritismi, corruzione, etc.), fino ai limiti della sopravvivenza, ecco che la Giustizia assume un ruolo di estrema importanza, se non il più importante.
Considerando la natura umana che include in ogni individuo anche sentimenti negativi (sempre in aumento) quali invidia, gelosia, arrivismo, opportunismo, egoismo, egocentrismo e avidità, il ruolo della Giustizia ha un'importanza determinante nell'applicazione dei principi Costituzionali.
Non si potranno mai applicare i principi esposti agli articoli 2, 3, 4, 13, 14, 15, 16, 17, 21, etc., ma in particolare quello esposto all'art. 24, se l'amministrazione della Giustizia non è affidata a persone responsabili e totalmente indipendenti e separate dal potere politico (Art. 104).
E' giusto aver fiducia nelle istituzioni, ma che altro si può fare di fronte alla realtà sempre più evidente? Vediamo ad es. la Magistratura alle prese con le denunce dei cittadini contro la Pubblica Amministrazione e la politica. Indagini preliminari interminabili, pratiche archiviate, fascicoli svuotati, interminabili processi, sentenze impugnate e presentate a successivi gradi che allungano ulteriormente il corso già lento della giustizia e accrescono i costi sostenuti dalle parti lese. Tutti sanno che chi è in condizioni appena sufficienti per sopravvivere non ottiene e non può ottenere giustizia e questo fatto non può altro che favorire una minoranza, in netto contrasto con gli artt. 3 e 24. Il problema della giustizia... o meglio dell'ingiustiza, è diffuso in ogni aspetto della vita sociale (famiglia, minori, politica, economia, lavoro, sanità). Quello che costituisce inoltre una vera vergogna è il frequente scarica barile fra organo giudiziario e organo legislativo. Di fronte a reati e casi irrisolti o di seguito scoperti mal giudicati e mal gestiti, la magistratura scarica le colpe al legislatore per le continue modifiche alle leggi, per non aver regolamentato alcuni rapporti con adeguate leggi, etc. Sappiamo tutti che i politici fanno i loro interessi e gli interessi di pochi... se la Magistratura si nasconde dietro questo paravento, non si può pensar altro che sia strumento del potere politico. Quando non esistono leggi specifiche i magistrati dovrebbero applicare la legge fondamentale ovvero la Costituzione... che è molto più chiara degli altri codici (fatti di articoli complicati e a volte contrastanti oppure vaghi). Se il legislatore legifera negli interessi di qualcuno e contro gli interessi di altri, chi ha il compito dovere di accertarsene e prendere i dovuti provvedimenti? Non è l'organo giudiziario? Per questo è indipendente e separato da ogni altro organo. Perchè complicare la vita sociale sottoponendo alla Magistratura una legge ritenuta illegittima, dopo che questa è stata approvata dal legislatore (che dovrebbe già sapere se la legge proposta o da proporre è legittima o meno). Il punto focale del problema è l'indiscussa evidenza che chi può permettersi un avvocato ha la speranza e le probabilità di ottenere giustizia. A chi non può permettersi un avvocato conviene lasciar perdere tutto, specie se il danno è di piccola o modesta entità (e di questo ne approfittano molti disonesti individui, fra cui enti pubblici o privati che offrono un servizio pubblico). Es. se la Telecom ruba 10 lire per ogni scatto... l'utente ci rimette alla fine del bimestre 10.000 lire - La Telecom su centinaia di migliaia di contratti guadagna (o meglio dire ruba) miliardi... e al derubato non conviene affrontare delle spese legali per 10.000 lire, forse anche perchè non può farlo. Altra beffa è il Patrocinio gratuito dello Stato... Se hai chiesto un avvocato d'ufficio (art. 24), per una causa contro la pubblica Amministrazione, ti trovi ad avere due avvocati contro. L'avvocato d'ufficio, che non è retribuito secondo le sue normali esigenze e nei normali tempi (cioè in anticipo), non si sforzerà minimamente di consultare i codici per farti vincere la causa... ed è più probabile che si trovi d'accordo con la difesa per non risarcire il cittadino danneggiato dallo Stato e per ridurre le spese di giustizia. E' molto più facile che ti trovi tu stesso a conoscere più leggi dell'avvocato che ti hanno affibbiato e saper esporre i fatti meglio di lui davanti al giudice (che non ti è però consentito). E' bene ricordare che il malfunzionamento della Giustizia costituisce un maggiore incentivo a gente senza scrupoli per agire nell'illegalità ai danni dei più deboli perchè sanno di avere molte probabilità di farla franca per la mancanza di mezzi necessari alle parti volontariamente lese onde avviare un'azione legale nei loro confronti, e per la lentezza della magistratura stessa, a volte complice dei colpevoli (es. pubblica amministrazione e partiti politici). Il malfunzionamento della Giustizia sembra avere un'ampia connotazione politica... in parte perchè alcuni magistrati operano secondo le ideologie politiche che coltivano nei loro cuori o secondo i dettami dei partiti per i quali simpatizzano o da cui ricevono favori, e in parte perchè il legislatore crea volontariamente leggi complicate e viziose per dare libertà di interpretazione o decisione ai giudici e favorire quindi alcuni anzichè altri. I giudici sembrano soggetti e sottomessi al potere economico e politico, anche perchè lautamente ricompensati (gli stipendi dei magistrati di alto ruolo sono simili a quelli dei parlamentari).
Fatto sta che nelle aule dei Tribunali italiani è affissa chiaramente, ed a caratteri cubitali, la frase: "La Legge è uguale per tutti" e che prima di pronunciare ogni sentenza il giudice dice: "In nome del popolo italiano".
Di giudici onesti e incorruttibili ce ne sono stati e ce ne sono ancora (alcuni hanno sacrificato la loro vita per amore della giustizia)... ma sono tutti così?
Anche in questo caso bisognerebbe che i cittadini intervenissero per fare chiarezza e per comprendere che la Magistratura ha bisogno del sostegno e dell'intervento del popolo. Un sostegno ed una collaborazione reciproca fra potere e popolo sovrano è sempre il giusto connubio per ottenere una vera democrazia.
Pubblicato da Comitato Cittadino Democrazia Diretta (CCDD) a 01:26 Nessun commento: Link a questo post
PARLAMENTO: Ecco come vi calpesto l'articolo 1 del...
INACCETTABILE: Conflitti interni di attribuizione ...
Il Match del secolo: Parlamento contro Magistratur...