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Timestamp: 2020-06-06 05:09:22+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 5000 del 01/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5000 del 01/03/2011
Cassazione civile sez. lav., 01/03/2011, (ud. 19/01/2011, dep. 01/03/2011), n.5000
C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LIVORNO
42, presso lo studio dell’avvocato LONETTI PEPPINO, che lo
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata la ROMA, VIA
MONTE ZEBIO 30, presso lo studio de l’avvocato CAMICI GIAMMARIA, che
giusta, delega in atti:
avverso la sentenza n. 7820/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 04/04/2007 r.g.n. 913/04;
udito l’Avvocato ROSSELLA BONETTI per delega PEPPINO LONETTI;
MATERA Marcello che ha concluso per l’estinzione del procedimento.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza resa in data 4.4.2007, rigettava il gravame proposto da C.G. avverso la sentenza del Tribunale di Roma, con la quale era stato respinto il ricorso proposto dal predetto nei confronti della società Egidio Galbani spa, ora Roncevaux s.p.a., per la parte intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto ai compensi non percepiti per lavoro straordinario svolto oltre il limite di legge, nonchè il computo dello stesso nella determinazione di quanto dovuto per tfr, essendo stata accolta unicamente la domanda di accertamento del diritto all’indennità di maneggio denaro e di condanna della società a pagamento delle somme analiticamente determinate.
Sosteneva la corte territoriale che al lavoro dei piazzisti, e quindi al C., non erano applicabili le limitazioni dell’orario di lavoro previste dall’art. 1 R.D.L., essendo il lavoro svolto riconducibile, quanto alla disciplina dell’orario di lavoro, alla previsione di cui al comma 2 del medesimo articolo, anche tenuto conto della natura delle attività complementari, riguardanti la tentata vendita, il carico e scarico degli automezzi ed altro.
Confermava, dunque, sul punto la sentenza di primo grado.
Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione il C., con quattro motivi di impugnazione.
Posto quanto sopra, rileva il Collegio che il ricorrente, con atto in data 12.5.2010. sottoscritto dal predetto e dal proprio legale, ha rinunciato al ricorso proposto e che la società ha proceduto all’accettazione di tale rinunzia – con sottoscrizione dell’atto anche da parte del proprio difensore – pure ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 391 c.p.c., comma 4 relativamente alle spese di lite.
In definitiva, deve dichiararsi l’estinzione del giudizio, per effetto delle intervenuta rinunzia e della conseguente accettazione, ricorrendo le condizioni di cui agli artt. 390 e 391 c.p.c.; non va adottata alcuna statuizione sulle spese, atteso ti richiamo espresso, contenuto nell’atto, all’art. 391 c.p.c., comma 4, che prevede l’esonero dalla condanna alle spese della parte che abbia dato causa all’estinzione del processo, in caso di adesione della controparte alla rinunzia.