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Timestamp: 2019-11-19 08:41:58+00:00
Document Index: 84919326

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 379', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 1665', 'art. 75', 'art. 1665', 'art. 88', 'art. 1665', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 43', 'art. 1803', 'art. 109', 'art. 102']

Breve rassegna di sentenze e prassi in tema di principi generali di determinazione del reddito d’impresa
Classificazione IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) Oggetto dellimposta redditi dimpresa Testo
Risoluzione Agenzia Ent. Dir. Centr. Normativa e contenzioso 16-05-2008, n. 196/E
Oggetto: Interpello ai sensi dellarticolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212. Ammortamento di beni concessi in comodato - Articolo 102, comma 1, del T.U.I.R.
Sent. n. 19610 del 13 settembre 2006 (ud. del 6 luglio 2006)
della Corte di Cass., Sez. tributaria - Pres. Prestipino, Rel. Sotgiu
Irpeg - Reddito d'impresa - Determinazione - Principi di competenza ed
inerenza - Fattispecie - Contratto preliminare - Condizione sospensiva -
Penale per il ritardo - Imputazione - Periodo d'imposta di avveramento
della condizione - Art. 75 (ora artt. 64 e 109) del D.P.R. 22 dicembre
Massima - Gli oneri corrisposti a titolo di penale per il ritardo
contemplata in un contratto preliminare soggetto a condizione sospensiva
(nella specie, rilascio di una concessione edilizia) non possono ritenersi
componenti negativi oggettivamente certi e determinati - a mente
dell'art. 75 del Tuir atteso che l'avveramento della condizione, per la
quale la penale sarebbe stata dedotta dal residuo corrispettivo dovuto, è
avvenuto nel periodo d'imposta successivo. Ne consegue l'indeducibilità dei
predetti oneri per l'inosservanza del principio di competenza.
Svolgimento del processo - L'Ufficio imposte dirette di Vigevano ha
recuperato a tassazione, al fini Ilor-Irpeg, nei confronti della società
... s.r.l., per l'esercizio 9 dicembre 1991-31 dicembre 1992 poste passive
per complessive lire 876.232.000, costituite da "oneri verso terzi" per
lire 540.000.000 e da interessi passivi per finanziamento estero per lire
322.133.000, avendo ritenuto, in relazione agli oneri, non di competenza e
non inerente l'iscrizione nel conto economico dell'indennizzo riconosciuto
a una ditta costruttrice in base a contratto preliminare di compravendita,
qualora non fosse stato versata la somma di 6 miliardi entro 15 giorni
dalla sottoscrizione del contratto, stipulato in data 19 dicembre 1991;
mentre, per quanto riguardava gli interessi passivi, l'Ufficio riteneva che
tali interessi dovevano essere compresi nel costo dell'immobile e non
imputati al conto economico.
La Commissione tributaria regionale della Lombardia, accogliendo
parzialmente, con sentenza 14 luglio 2000, l'appello dell'ufficio avverso
la sentenza di primo grado che aveva accolto l'opposizione della società,
ha confermato la ripresa relativa agli "oneri verso terzi" sul presupposto
che, in presenza di un preliminare certo perché comprovato dal versamento
di deposito cauzionale in concomitanza della firma, la "contropartita" di
cui è causa doveva essere imputata al conto economico dell'esercizio in cui
la somma sarebbe stata pagata, tenuto conto della condizione sospensiva
prevista nello stesso contratto (rilascio della concessione edilizia) il
cui avveramento avrebbe comportato l'inclusione della somma quale aumento
del prezzo globale di cessione.
Per quanto riguardava gli interessi passivi, la Commissione ha invece
ritenuto che gli stessi non andassero inclusi nel costo di un immobile mai
costruito, ma costituissero proventi di operazioni finanziarie svolte dalla
società ai sensi del proprio statuto, ed ha pertanto annullato la ripresa.
La ... S.r.l. chiede la cassazione di tale sentenza sulla base di un
unico articolato motivo.
La società ha presentato note di replica al Procuratore generale
(art. 379 del codice di procedura civile)
Motivi della decisione - Adducendo la violazione degli artt. 51, 52 e
75 del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, in relazione all'applicazione, da
parte della Commissione regionale, dei principi di competenza e di
inerenza, la ricorrente sostiene, sotto un primo profilo, che l'art. 75 del
D.P.R. n. 917/1986 impone l'imputazione dei componenti positivi o negativi
del reddito nel periodo di competenza, cioè nel periodo in cui si
perfeziona la fattispecie, a prescindere dal momento della percezione o del
pagamento, a meno che tali componenti non siano incerti o non
determinabili. Avrebbe errato perciò la sentenza impugnata a posporre la
deduzione del debito di lire 540.000.000, avente natura di penale per
mancato versamento del prezzo nel termine statuito, all'esercizio
successivo a quello in cui il contratto era stato concluso, restando la
parte obbligata in ogni caso alla corresponsione della predetta penale
indipendentemente dall'avveramento della condizione sospensiva prevista
dallo stesso contratto. La somma in questione aveva infatti natura
risarcitoria e indennitaria, era dovuta per il solo fatto del mancato
rispetto dell'obbligo di versamento, ed era certa e sicuramente
determinata, per cui, ai sensi del citato art. 75 doveva essere iscritta
nell'anno d'imposta 1992, e non in quello in cui sarebbe stata
effettivamente pagata, cioè al momento dell'avveramento della condizione
sospensiva, non corrispondendo la certezza del costo alla sua definitività,
ma soltanto alla necessità della concretezza del dato, al fine della
quantificazione del reddito imponibile. Sotto un secondo profilo la
ricorrente afferma che non può essere posta in discussione l'inerenza del
costo in esame, in quanto funzionalmente collegato all'attività d'impresa.
L'art. 75 del Tuir impone, invero, che gli elementi reddituali attivi o
passivi, derivanti da una determinata operazione, siano iscritti in
bilancio, non già con riferimento alla data del pagamento materiale del
corrispettivo, ma nel momento nel quale l'operazione - o il contratto -
abbia manifestato i suoi effetti sul patrimonio dell'impresa; momento che,
in difetto di contraria indicazione legislativa, deve essere individuato
nel giorno nel quale il contratto può ritenersi concluso, e non nel
successivo momento in cui il versamento sia materialmente eseguito (Cass.
n. 5190/2000, in tema di conferimenti a reintegrazione di capitale), mentre
l'iscrizione in contabilità di una determinata posta implica comunque il
riconoscimento della sua pertinenza alla attività esercitata, tanto più
quando tale iscrizione sia effettuata nel bilancio di esercizio (Cass.
n. 13582/2001).
La Commissione regionale non ha posto in dubbio tali principi, ma ha
ritenuto il principio di competenza, così come formulato dalla prima parte
del citato art. 75 non applicabile alla fattispecie, avendo considerato, ai
sensi della seconda parte del menzionato art. 75, non ancora oggettivamente
certo e determinato il debito, perché subordinato all'avveramento di una
condizione sospensiva inserita nel contratto; la valutazione del contratto
- così come esplicitata nella sentenza - resta prerogativa del giudice di
merito, il quale ha ritenuto, con motivazione immune da vizi logici e
comunque non censurata da parte ricorrente ai sensi dell'art. 360, n. 5),
del codice di procedura civile, che il dovere di conteggiare i costi e gli
oneri nell'anno di riferimento (ai sensi dell'art. 75, prima parte) si
arresta di fronte a costi e ricavi che non siano ancora certi al momento
della determinazione del reddito, e ciò in quanto, nella specie,
l'avverarsi della condizione (rimasta sospesa per tutto il 1992) avrebbe
trasformato la penale in una parte del prezzo, e quindi in un costo
comunque non imputabile all'esercizio in esame.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo in
euro 4.100,00, di cui euro 4.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed
Condanna la ricorrente nelle spese, che liquida in complessivi euro
4.100,00, di cui euro 100,00= per spese, oltre a spese generali ed
Numero: n. 341
Fonti: Obbligazioni e contratti 2006, 4, 377
IMPOSTE IN GENERE Accertamento in genere
Ai fini delle imposte sui redditi, i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti e le spese di acquisizione si considerano sostenute - per quanto attiene ai beni mobili - alla data della consegna e della spedizione, restando irrilevante il momento acquisitivo della proprietà.
Numero: n. 16826
Parti: Soc. Cepras fallita C. Min. fin. e altro
Fonti: Giust. civ. Mass. 2007, 10
IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) Valutazione del reddito detrazioni
Imposta reddito persone fisiche (i.r.pe.f.) - Valutazione del reddito - Detrazioni - Costi per la produzione del reddito - Principio di inerenza - Nozione - Rapporto diretto tra costo e reddito - Necessità - Esclusione - Rapporto tra costo ed attività potenzialmente idonea a produrre reddito - Sufficienza - Fattispecie in tema di deducibilità dei costi sostenuti per l'attività di intermediazione nell'erogazione di contributi comunitari.
In tema di imposte sui redditi, affinché un costo sostenuto dall'imprenditore sia fiscalmente deducibile dal reddito d'impresa non è necessario che esso sia stato sostenuto per ottenere una ben precisa e determinata componente attiva di quel reddito, ma è sufficiente che esso sia correlato in senso ampio all'impresa in quanto tale, e cioè sia stato sostenuto al fine di svolgere una attività potenzialmente idonea a produrre utili. (In applicazione del suddetto principio la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale aveva ritenuto indeducibili, da parte di una impresa avente ad oggetto sociale l'attività di intermediazione per l'erogazione di contributi da parte dell'Unione Europea in favore di altre imprese, i costi sostenuti per l'acquisto di beni e servizi in nome proprio, ma per conto delle imprese beneficiarie dei suddetti contributi, alle quali quei beni e quei servizi erano destinati).
In senso sostanzialmente conforme alla prima parte della massima cfr. Cass. 24 marzo 2006 n. 6650.
Numero: n. 3418
Parti: Agenzia Entrate C. Soc. Zeno Carni
Fonti: Giust. civ. Mass. 2010, 2, 200
IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) Oggetto dell'imposta redditi d'impresa
Imposta reddito persone fisiche (Irpef) - Oggetto dell'imposta - Redditi di impresa - Componenti negative del reddito d'impresa - Spese di acquisizione dei beni mobili - Esercizio di competenza - Data di consegna o spedizione - Riferimento - Necessità - Data di ricezione della fattura - Irrilevanza - Detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza - Inammissibilità - Fondamento
In tema di reddito d'impresa, l'art. 75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (numerazione anteriore a quella introdotta dal d.lg. 12 dicembre 2003 n. 344, oggi 109) nel prevedere che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza e che, ai fini dell’individuazione di tale esercizio, le spese di acquisizione dei beni mobili si considerano sostenute alla data della consegna o spedizione, non consente di attribuire rilievo alla data in cui perviene la fattura della spesa sostenuta, né permette la detrazione dei costi in esercizi diversi da quello di competenza, non potendo il contribuente essere lasciato arbitro della scelta del periodo in cui registrare le passività, in quanto l’imputazione di un determinato costo ad un esercizio anziché ad un altro può, in astratto, comportare l’alterazione dei risultati della dichiarazione, mediante i meccanismi di compensazione dei ricavi e dei costi nei singoli esercizi.
(1) In senso sostanzialmente conforme, in ordine alla individuazione dell’esercizio di competenza, cfr. Cass. 11 gennaio 2006 n. 341.
Numero: n. 26665
Parti: Tucci C. Agenzia Entrate
Fonti: Red. Giust. civ. Mass. 2009, 12
IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) Base imponibile
Imposta reddito persone fisiche (i.r.pe.f.) - Base imponibile - Redditi di impresa - Ricavi - Regole sull'imputazione temporale - Inderogabilità - Imputazione dei ricavi all'esercizio di competenza indicato dalla legge - Necessità - Appalto - Criteri d'imputazione - Riferimento all'ultimazione lavori - Individuazione - Positivo collaudo od accettazione tacita ex art. 1665 c.c.
In tema di determinazione del reddito d'impresa, le regole sull'imputazione temporale dei componenti del reddito, dettate in via generale dall'art. 75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, sono tassative ed inderogabili, non essendo consentito al contribuente di ascrivere a proprio piacimento un componente positivo o negativo del reddito ad un esercizio diverso da quello individuato dalla legge come "esercizio di competenza". Pertanto, con riferimento ai contratti di appalto, concorrono alla formazione del reddito d'impresa, in un periodo determinato, esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ovverosia di quelli in ordine ai quali sia intervenuta l'accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o conseguente all'espressione, "per facta concludentia", di una volontà incompatibile con la mancata accettazione (accettazione tacita), secondo quanto stabilito nell'art. 1665, commi 2 e 3, c.c..
Numero: n. 11758
Parti: Agenzia Entrate C. Soc. Telenorba
Fonti: Giust. civ. Mass. 2009, 5, 802
Imposta reddito persone fisiche (Irpef) - Base imponibile - Redditi di impresa - Ricavi - Certezza e determinabilità - Conseguenze - Assoggettamento ad imposizione nell'esercizio di competenza - Necessità - Qualificazione come sopravvenienze attive - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Recupero a tassazione secondo il criterio di cassa - Esclusione
In tema di imposte sui redditi d'impresa, i corrispettivi per i quali non sussistano problemi di certezza e determinabilità sono qualificabili come ricavi, da assoggettarsi ad imposizione in riferimento al periodo di competenza, e non sono quindi recuperabili a tassazione in riferimento all'esercizio in cui sono stati incassati, sul presupposto della qualificazione come sopravvenienze attive, ai sensi dell'art. 88 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917: quella delle sopravvenienze attive costituisce infatti una categoria residuale rispetto all'analitica elencazione dei componenti positivi del reddito d'impresa, che trova applicazione soltanto in presenza di componenti non altrimenti qualificabili, dovendo il prelievo essere effettuato ordinariamente in base al criterio di competenza, e non risultando ammissibile il ricorso al criterio di cassa al solo fine di rimettere il fisco in termini per l'accertamento.
(1) Non si rinvengono precedenti in termini.
Numero: n. 17566
Fonti: Dir. e prat. soc. 2008, 1, 93 (s.m.) (nota di: G.C.)
Il principio di competenza che regola la determinazione del reddito di impresa prevede che l'esercizio di riferimento debba essere quello di formazione del titolo giuridico da cui nasce ciascuna voce contabile, salvo poter ridurre o escludere tali voci quando si acquisisca la certezza della misura in cui i crediti verranno effettivamente soddisfatti.
Numero: n. 10818
Parti: Agenzia Entrate C. Soc. Riva Mariani Group ed altro
Fonti: Giust. civ. Mass. 2010, 5, 677
Imposta reddito persone fisiche (Irpef) - Base imponibile - Redditi di impresa - Ricavi - Corrispettivo di appalto - Imputazione temporale - Riferimento alla data di ultimazione dell'opera - Necessità - Onere della prova - Spettanza - A carico dell'amministrazione
In tema di imposte sui redditi, alla formazione del reddito di impresa in un determinato periodo concorrono, secondo le regole sull'imputazione temporale dei componenti di reddito, i ricavi per corrispettivi (anche se non ancora incassati) degli appalti ultimati nel medesimo periodo, e cioè quelli in cui è intervenuta (o si considera intervenuta) l'accettazione del committente, poichè è in quel momento che si perfeziona il diritto dell'appaltatore al corrispettivo, ai sensi dell'art. 1665 c.c.: pertanto, è onere dell'Amministrazione finanziaria provare se e quando sia intervenuta l'accettazione da parte del committente. (Fattispecie relativa a stati di avanzamento dei lavori emessi dalla contribuente-appaltatrice con le relative fatture, contabilizzate però per l'anno successivo).
[Beni concessi in comodato]
Attività di commercio all'ingrosso e al dettaglio di vernici relativamente ai tintometri. Beni concessi in comodato ai clienti. Deducibilità delle quote di ammortamento Requisiti di inerenza del costo e di strumentalità del bene.
Oggetto: Interpello ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212. Ammortamento di beni concessi in comodato - Articolo 102, comma 1, del T.U.I.R.
Con l'interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 102, comma 1, del T.U.I.R., è stato esposto il seguente
Il sig. X in qualità di legale rappresentante della società "ALFA di X & C. S.n.c." ha presentato istanza di interpello ai sensi della legge 27 luglio 2000 n. 212 al fine di chiedere la corretta disciplina fiscale della fattispecie di seguito descritta.
La società, che esercita l'attività di commercio all'ingrosso e al dettaglio di vernici e colori, è solita acquistare dei tintometri che talvolta vengono concessi in comodato ai clienti con apposito contratto.
I tintometri sono attrezzature, dotate di una parte meccanica e di un software, che servono per mescolare i colori al fine di ottenere la tonalità e la gradazione voluta.
Detti macchinari vengono talvolta concessi in comodato ai clienti (ad es. carrozzerie) e, quindi, non utilizzati direttamente dall'impresa.
L'obiettivo che la società si prefigge di raggiungere con l'operazione è l'incremento delle vendite di vernici e colori dal momento che il comodatario, in virtù di apposite clausole contrattuali, è obbligato ad acquistare i materiali esclusivamente dalla ditta che li ha concessi in comodato.
A questo riguardo, l'istante desidera sapere se le quote di ammortamento annualmente stanziate relativamente ai tintometri concessi in comodato siano fiscalmente deducibili dalla comodante.
L'istante rileva che l'art. 102 del T.U.I.R., comma 1, dispone che " le quote di ammortamento del costo dei beni materiali strumentali per l'esercizio dell'impresa sono deducibili a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene ".
Con riferimento al requisito della strumentalità, la dottrina ritiene che lo stesso sussista per tutti quei beni utilizzati nell'esercizio dell'impresa commerciale da parte del possessore, mutuando quanto affermato con riferimento agli immobili strumentali dall'art. 43, comma 2, del T.U.I.R.
In merito all'utilizzo di tali beni, diretto o indiretto, nell'ambito dell'esercizio d'impresa, e, in particolare, riguardo alla possibilità di dedurre la quota di ammortamento dei beni concessi in comodato, l'interpellante segnala la decisione della Commissione Tributaria Centrale 17 maggio 1993, n. 1893 , le circolari dell'Agenzia delle Entrate del 20 marzo 2000 n. 51/E e del 17 ottobre 2001, n. 90/E e la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate dell'11 luglio 2002, n. 225/E .
Nel caso oggetto di interpello, l'istante evidenzia che le attrezzature concesse in comodato, oltre a costituire una prassi diffusa in ambito commerciale, sono strettamente funzionali alla produzione di reddito del comodante dal momento che il comodatario è obbligato per contratto ad acquistare i colori e le vernici di una specifica marca solo dalla società comodante.
Da ciò, secondo il contribuente, consegue che - in virtù di quanto rilevabile dalla prassi e giurisprudenza citata - i tintometri acquistati dalla società "ALFA di X & C. S.n.c.", in qualità di beni strumentali, possono essere ammortizzabili dalla società proprietaria anche se dati in comodato ai clienti.
In conclusione, la società istante ritiene che l'ammortamento stanziato dalla comodante sui beni concessi in comodato sia fiscalmente deducibile, esistendo un collegamento funzionale tra tali beni e l'attività del comodante, dato dal vantaggio economico di quest'ultimo (anche se indiretto).
Riguardo al quesito formulato, si rileva preliminarmente che, ai sensi dell'art. 1803 del codice civile, " il comodato è il contratto col quale una parte [comodante] consegna all'altra [comodatario] una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l'obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta ". Il comodato è un contratto:
· essenzialmente gratuito;
· reale, poiché si perfeziona con la consegna del bene;
· ad effetti obbligatori, in quanto fa sorgere diritti ed obblighi ma non produce effetti reali o traslativi (cioè non produce, come effetto, il trasferimento della proprietà del bene o la costituzione o il trasferimento di un diritto reale sul bene).
Il comodatario, a seguito del contratto di comodato, acquista solo un diritto personale di godimento sul bene - ottenendone la mera detenzione - ma non acquisisce su di esso alcun diritto di proprietà (o altro diritto reale), che rimane in capo al comodante.
Per valutare se, in relazione ad un bene concesso in comodato a terzi , il soggetto comodante possa dedurre il costo nei vari esercizi di competenza mediante la procedura di ammortamento, è necessario appurare l'esistenza dei requisiti di:
· inerenza del costo
· strumentalità del bene
rispetto all'attività d'impresa esercitata dal comodante medesimo.
In linea generale, con riguardo al requisito di inerenza dei costi opera la disposizione contenuta nell'art. 109, comma 5, del T.U.I.R., secondo la quale " le spese e gli altri componenti negativi ... sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito ... ". Il principio di inerenza non è legato in particolare ai ricavi, ma più in generale è correlato all'attività dell'impresa, con la conseguenza che si rendono deducibili tutti i costi relativi all'attività e riferentisi ad attività ed operazioni che concorrono a formare il relativo reddito (vedasi la circolare 7 luglio 1983, n. 30 e la risoluzione 28 ottobre 1998, n. 158 ).
Nel caso di specie, attraverso l'acquisto del tintometro e la sua concessione in comodato alla carrozzeria, la società comodante afferma di perseguire propri vantaggi in termini economico-commerciali. In senso conforme, il contratto di comodato prevede una disposizione modale ( modus ) a carico del comodatario, consistente nel divieto di interruzione dei rapporti commerciali esistenti tra le parti al momento della stipula del comodato e, in particolare, nell'obbligo di utilizzo del ciclo dei prodotti di una marca commercializzata dalla comodante; il mancato adempimento dell'onere da parte del comodatario comporta la risoluzione del contratto e la conseguente restituzione del tintometro.
Secondo la società istante, nel caso di specie, l'obbligo imposto al comodatario di approvvigionarsi dalla società comodante è strettamente connesso al conseguimento di ricavi per la comodante medesima.
Tanto premesso e nel presupposto (che l'organo accertatore non mancherà di riscontrare) che il contratto stipulato con il comodatario sia stato effettivamente attuato secondo le modalità indicate nell'istanza, si può ritenere che il requisito di inerenza sopra citato risulta soddisfatto per l'impresa proprietaria del bene, indipendentemente dal fatto che il tintometro ceda o meno le proprie utilità anche all'impresa utilizzatrice.
In merito alla strumentalità, l'art. 102, comma 1, del T.U.I.R. stabilisce che sono deducibili le quote di ammortamento del costo dei beni materiali " strumentali per l'esercizio dell'impresa ".
Per esercizio dell'impresa deve intendersi non solo lo svolgimento dell'attività "propria" dell'impresa (nel caso de quo commercio di vernici e colori), ma anche di tutte quelle operazioni - collaterali all'attività principale - che l'impresa compie in vista del raggiungimento delle finalità aziendali (produzione di ricavi).
Nella fattispecie in esame, il contribuente assume che l'acquisizione del tintometro alla coordinazione aziendale è finalizzata al conseguimento degli scopi della società; ciò vale, in astratto, sicuramente nel caso in cui il bene sia inserito nel processo produttivo dell'impresa (e quindi sia utilizzato direttamente dalla società), ma vale anche nell'ipotesi in cui lo stesso sia dato in comodato a terzi (e dunque sia utilizzato indirettamente dalla società comodante per il tramite del comodatario). Nell'ipotesi di comodato, infatti, il bene - anche se fisicamente non collocato nel luogo di ordinario svolgimento dell'attività e anche se non utilizzato in maniera diretta - può risultare parte integrante del complesso di beni organizzati dall'imprenditore ai fini del raggiungimento delle finalità dell'impresa in quanto, favorendo il consolidamento e lo sviluppo dei rapporti commerciali con il comodatario e la diffusione sul mercato dei prodotti commercializzati, costituisce un "mezzo" per il raggiungimento del "fine" della società comodante, che è quello della produzione di ricavi.
Ove sussistano effettivamente tutti i presupposti come sopra individuati in astratto, il comodato in questione non può far perdere al tintometro la qualifica di bene strumentale per l'esercizio dell'impresa e non è di ostacolo alla deducibilità fiscale delle relative quote di ammortamento.
Resta inteso che nell'ipotesi di risoluzione anticipata o di cessazione naturale del contratto di comodato, la quota di ammortamento deducibile nel periodo d'imposta della risoluzione o della cessazione dovrà essere ragguagliata ai giorni che intercorrono tra l'inizio del periodo d'imposta e la data di risoluzione o cessazione (vedasi, a tal proposito, la risoluzione 12 febbraio 2002, n. 41/E ). Ciò vale nel caso in cui il bene, una volta rientrato nella disponibilità del comodante, non venga utilizzato immediatamente - in via diretta o indiretta - nell'attività d'impresa di quest'ultimo.
Come più volte affermato dalla scrivente, ricade nella esclusiva competenza dell'ufficio accertatore il riscontro fattuale dei presupposti necessari ai fini dell'applicazione della norma, così come interpretati in sede di interpello.
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