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Timestamp: 2018-10-22 10:20:01+00:00
Document Index: 175190291

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 23', 'art. 29', 'art. 11', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 90']

Novità fiscali dell'11 giugno 2010: iscrizione INPS dei soci di SRL: nuova soluzione interpretativa; le spese per la formazione del personale vanno dedotte in più anni; in caso di leasing l'I.C.I. è pagata dall’utilizzatore; consigliare di sottrarsi al pagamento di imposte è reato penale anche per i commercialisti; per non perdere i benefici fiscali: trasferimento della residenza entro 18 mesi da acquisto casa, anche in caso di forza maggiore; studi di settore: attenzione alle comunicazioni di anomalie; studi di settore: contradditorio utile ma non obbligatorio per il contribuente, le presunzioni del fisco rimangono sempre semplici | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'11 giugno 2010: iscrizione INPS dei soci di SRL: nuova soluzione interpretativa; le spese per la formazione del personale vanno dedotte in più anni; in caso di leasing l'I.C.I. è pagata dall’utilizzatore; consigliare di sottrarsi al pagamento di imposte è reato penale anche per i commercialisti; per non perdere i benefici fiscali: trasferimento della residenza entro 18 mesi da acquisto casa, anche in caso di forza maggiore; studi di settore: attenzione alle comunicazioni di anomalie; studi di settore: contradditorio utile ma non obbligatorio per il contribuente, le presunzioni del fisco rimangono sempre semplici
1) Iscrizione Inps dei soci di s.r.l.: Nuova soluzione interpretativa dalla manovra correttiva
2) Le spese per la formazione del personale vanno dedotte in più anni
3) In caso di leasing l’imposta comunale è pagata dall’utilizzatore
4) Manovra correttiva: Fare sottrarre al pagamento di imposte è reato penale anche per i Commercialisti
5) Per non perdere i benefici fiscali: Trasferimento della residenza entro 18 mesi da acquisto casa, anche in caso di forza maggiore
6) Co.co.co. in associazioni sportive con comunicazione preventiva CPI: Numerosi chiarimenti dal Ministero del Lavoro
7) Studi di settore: Attenzione alle comunicazioni anomale
8) Studi di settore: Contradditorio utile ma non obbligatorio per il contribuente, le presunzioni del fisco rimangono sempre semplici
Sono caduti i presupposti per contrastare la doppia iscrizione previdenziale nonché per richiedere all’Inps eventuali rimborsi.
Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro con la nota del 10 giugno 2010 ha, infatti, messo in evidenza l’interpretazione fornita dal comma 11 dell’art. 12 del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, relativa alle disposizioni che disciplinano l’obbligo di iscrizione, dei soci di S.r.l. commerciali, alla gestione previdenziale dei commercianti.
Sulla base del citato comma 11, l’art. 1, della Legge 23 dicembre 1996, n. 662, si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’Inps.
Con la soluzione proposta dall’intervento del Governo, trattandosi di norma interpretativa, quindi con effetto retroattivo, vengono meno i presupposti per contrastare la doppia iscrizione nonché per richiedere all’Inps eventuali rimborsi.
I soci di S.r.l. operanti nel settore del commercio che prestano in modo prevalente ed abituale attività nell’impresa saranno, pertanto, tenuti così come già gli artigiani, i coltivatori diretti, e i lavoratori subordinati, ad iscriversi alla specifica gestione previdenziale, iscrivendosi anche nella gestione separata del lavoro autonomo quando percepiscano un compenso per l’attività di amministratore.
Sono, quindi, esclusi dall’applicazione dell’art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui all’art. 2, comma 26, legge 16 agosto 1995, n. 335.
Pertanto non trova applicazione la disposizione che prevede che, qualora i suddetti soggetti esercitino contemporaneamente, anche in un’unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l’I.V.S., sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente.
Dal 1 gennaio 1997, l’Inps ha sempre sostenuto che devono essere iscritti nella gestione commercianti i soci delle società a responsabilità limitata, che in precedenza erano esclusi in ragione della limitazione della loro responsabilità nella conduzione dell’impresa.
Deve trattarsi di società che sono organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro dei soci e dei loro familiari.
Per quanto riguarda i soci, sono assicurabili solo coloro che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
I compensi eventualmente ricevuti dai medesimi soci in qualità di amministratori sono soggetti, secondo l’INPS, come redditi di lavoro autonomo di cui all’articolo 51, lettera c-bis) del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917 alla contribuzione alla Gestione separata di cui alla legge del 1995, n. 335.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha disconosciuto l’orientamento dell’INPS, stabilendo con la sentenza n. 3240 del 12 febbraio 2010 che l’articolo 1, comma 208, della legge n. 662/96 si applica anche al socio di società a responsabilità limitata che eserciti attività commerciale nell’ambito della medesima e, contemporaneamente, svolga attività di amministratore, anche unico.
E’ l’Inps che deve indicare la Gestione afferente l’attività prevalente e solo a questa l’interessato è tenuto ad iscriversi.
Le Sezioni Unite hanno così risolto una questione precisando inoltre che la base imponibile per la contribuzione è data esclusivamente dal reddito prodotto con l’attività che dà titolo all’iscrizione.
Le spese sostenute per la selezione del personale seguono una disciplina fiscale differente da quelle relative alla formazione e all’aggiornamento: le prime sono deducibili nell’anno in cui sono state sostenute, le seconde vanno considerate pluriennali.
Sono alcuni dei principi fissati dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13851/2010 depositata il 09 giugno 2010, che trae origine da una verifica nei confronti di un’impresa a cui veniva contestata l’indeducibilità di una serie di costi tra cui le spese di formazione, selezione e aggiornamento tecnico del personale, dedotte tutte in un unico periodo di imposta.
Le spese per il personale non costituiscono una categoria omogenea ai fini della deducibilità annuale o pluriennale.
L’amministrazione ha anche contestato la deducibilità di un’elargizione a favore di una Onlus durante una trasmissione in televisione.
Tra le tipologie di immobili di impresa, quelli di categoria D comportano da sempre problemi applicativi ai fini della tassazione Ici.
Si tratta, tra gli altri degli stabilimenti e dei capannoni industriali. Alcuni problemi si presentano per i fabbricati D privi di rendita, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati (art. 5, comma 3, del D.lgs. 504/1992).
In tale situazione il criterio di calcolo dell’imponibile diverge da quello ordinario, normalmente basato sull’applicazione di una rendita presunta, poiché si adotta il valore risultante dalle scritture contabili dell’impresa.
La Cassazione è incerta sull’efficacia della rendita attribuita a un fabbricato D, non censito, interamente posseduto da imprese e distintamente contabilizzato.
Per gli immobili in leasing il soggetto passivo è l’utilizzatore, a partire dalla data di stipula del contratto.
Se l’immobile viene riscattato prima dell’attribuzione della rendita, si è posto il problema di qual valore dichiarare a fini Ici.
Immobili rurali esenti soltanto con l’uso agricolo
I fabbricati che possiedono i requisiti di ruralità (art. 9, commi 3 e 3-bis del D.L. n. 557/93), non sono soggetti all’Ici.
Tali costruzioni, essendo ricomprese nella valutazione del terreno non sono considerate fabbricati.
L’esclusione è stata sancita con una norma di interpretazione autentica dall’art. 23, comma 1-bis, del D.L. n. 207/08: Non sono considerati fabbricati le unità immobiliari, anche iscritte o iscrivibili nel catasto fabbricati, che rispettano i requisiti di ruralità.
Un punto controverso, generato dal contrastante orientamento della Cassazione, riguarda la rilevanza ai fini Ici della categoria catastale attribuita all’immobile rurale.
In determinati casi (come il passaggio di proprietà), anche le costruzioni rurali devono essere iscritte nel catasto fabbricati con attribuzione di rendita che è irrilevante ai fini fiscali.
Nella nota dell’agenzia del Territorio protocollo 10933 del 26 febbraio 2010 viene affermato che i requisiti necessari e sufficienti per la ruralità di un immobile devono soddisfare quanto previsto dal D.L. n. 557/93.
(Il Sole 24 Ore del 10 giugno 2010)
La recente manovra correttiva, voluta dal governo, ha modificato anche il diritto penale tributario.
Infatti, l’art. 29, comma 4 del D.L. n. 78/2010 ha modificato l’art. 11 del DLgs. n. 74 del 10 marzo 2000, concernente il reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento” di imposte.
Così facendo è stata eliminata la clausola di riserva “salvo che il fatto costituisca più grave reato”, in maniera tale da rendere possibile il concorso del reato fiscale con altri (ad es. bancarotta), e questo nel quadro di una tendenza all’inasprimento del trattamento sanzionatorio in tale settore.
Inoltre, è stata semplificata la soglia di punibilità, facente parte del contenuto del dolo specifico: Da € 51.645,69 si è passati a € 50.000,00.
È stata, comunque, introdotta una circostanza aggravante, prima inesistente: “Se l’ammontare delle imposte, sanzioni e interessi è superiore a euro 200.000 si applica la reclusione da un anno a sei anni”.
La novità più importante è, comunque, l’introduzione che prevede una la seguente fattispecie: “È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore a euro 50.000. Se l’ammontare di cui al periodo precedente è superiore a euro 200.000,00 si applica la reclusione da un anno a sei anni”.
Si tratta dell’istituto della “transazione fiscale” di cui all’art. 182-ter della Legge Fallimentare, che consente di ottenere la riduzione e/o la dilazione del pagamento dei debiti tributari e contributivi, sia privilegiati che chirografari.
La proposta di transazione fiscale può essere presentata solo dal debitore e nel contenuto della domanda occorre inserire una completa ed esauriente ricostruzione della posizione fiscale del contribuente; l’illustrazione della proposta di transazione con tutte le caratteristiche della stessa.
È chiaro che nella documentazione presentata al fine di ottenere l’applicazione dell’istituto e nell’istanza possono essere contenute delle notizie false, relative agli elementi attivi e passivi di reddito, ed in questo consiste appunto il reato, al quale ovviamente possono concorrere, in caso di collaborazione dolosamente falsa, anche i Commercialisti.
Il reato richiede un dolo specifico, consistente appunto nella finalità di ottenere il “pagamento parziale dei tributi e relativi accessori”.
Ha un contenuto “dichiarativo”, consistendo nell’inserimento di dati falsi nella documentazione rivolta ad ottenere la transazione fiscale.
Pertanto diviene molto forte il rischio penale per concorso a carico dei professionisti nel caso di affermazioni mendaci superiori alla soglia.
Perde i benefici fiscali sulla prima casa il contribuente che non trasferisce la residenza nell’immobile acquistato perché i lavori si sono protratti oltre il previsto.
Il mancato trasferimento della residenza, provocato dall’’indisponibilità dell’abitazione acquistata con l’agevolazione prima casa in seguito ai lavori di ristrutturazione non è una causa di forza maggiore tale da impedire la decadenza dall’agevolazione.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 138000 del 2010)
Per instaurazione rapporto con tecnici e atleti assicurato Enpals. Lo ha reso noto il Ministero del Lavoro con l’interpello n. 22 del 09 giugno 2010.
Le associazioni sportive e dilettantistiche che instaurano rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ai sensi dell’art. 90 della legge 289/02, devono comunicare in via preventiva al Cpi l’instaurazione del rapporto con i tecnici e gli atleti e assicurarli presso l’Enpals.
Ai dipendenti pubblici che svolgono gratuitamente attività presso le società e le associazioni sportive non si può applicare la legge sul volontariato.
Il CCNL che può essere applicato dall’associazione sportiva che assume dipendenti è quello previsto per gli impianti sportivi e le palestre.
Appaltante con verifica del Durc
Dall’interpello 19/10 i chiarimenti per gli obblighi.
Ministero del Lavoro, Interpello 19 del 2010: Per ottenere i pagamenti connessi con lo stato di avanzamento dei lavori, la stazione appaltante deve eseguire la verifica del Durc solo nei confronti della società consortile e delle eventuali subappaltatrici.
Nel momento di affidamento dei lavori resta fermo, però, l’obbligo di estendere i controlli a tutte le aziende che compongono l’Ati.
Trasferimento d’azienda con agevolazioni
Se già riconosciute al cedente, della parte residua può beneficiare il cessionario.
Ministero del Lavoro, Interpello 20 del 2010.
Nel caso di trasferimento di azienda, l’impresa cessionaria può continuare a beneficiare delle agevolazioni contributive previste dalla legge n. 407/1990, che erano già state riconosciute alla cedente, per la parte residua (fino alla scadenza dei 36 mesi previsti dalla norma).
Parchi divertimento con lavoro accessorio
Non rileva la circostanza dell’assoggettamento Enpals. Ministero del Lavoro, Interpello 21 del 2010: Anche nei parchi di divertimento, se sussistono le condizioni per l’applicazione del lavoro accessorio, può essere utilizzato tale strumento senza che rilevi la circostanza secondo cui le prestazioni rese siano astrattamente assoggettabili a contribuzione Enpals.
Co.co.pro. con trasferta
Livelli minimi di trattamento da garantire in ogni modo. Ministero del Lavoro, Interpello 24 del 2010: Riguardo al trattamento fiscale e previdenziale da applicare alle indennità di trasferta erogate da una società di autotrasporti in conto terzi agli autotrasportatori legati all’azienda da un contratto di co.co.pro., il Ministero ricorda che la Finanziaria 2007 ha precisato che “i compensi corrisposti ai lavoratori a progetto devono essere proporzionati alla qualità e quantità del lavoro eseguito e devono tener conto dei compensi normalmente corrisposti per prestazioni di analoga professionalità, anche sulla base dei contratti collettivi di riferimento”.
Dunque, se nel contratto di collaborazione si vuol fare riferimento alla disciplina della trasferta prevista per i lavoratori subordinati, quest’ultima può trovare applicazione a condizione che vengano comunque garantiti i livelli minimi di trattamento retributivo, stabiliti dall’articolo 1, comma 772, della legge Finanziaria citata (L. 296/2006).
(Risposte del 09/06/2010 fornite dal Ministero del Lavoro ai Consulenti del Lavoro)
L’Agenzia delle Entrate ha inviato, nei giorni scorsi, delle comunicazioni ai contribuenti la cui posizione fiscale presentava delle anomalie rispetto agli studi di settore.
A causa di una disfunzione informatica, riferibile alla postalizzazione, si sono verificati alcuni casi in cui la segnalazione individuata dal modello T10 non rappresenta fedelmente la situazione del contribuente.
Pertanto, i destinatari di questa particolare comunicazione di anomalia, nel caso in cui non rilevassero una piena corrispondenza tra il profilo rappresentato nella lettera inviata dall’Agenzia delle Entrate e l’attività effettivamente svolta, sono invitati a non tener conto di quanto riportato nella comunicazione.
Nel giro di pochi giorni, infatti, i contribuenti interessati riceveranno, via posta raccomandata, la comunicazione corretta in modo tale da poter rimediare a eventuali incoerenze.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 09 giugno 2010)
In caso di ricezione di avviso di convocazione delle Entrate al fine di meglio definire le risultanze degli studi di settore con quanto dichiarato dal contribuente è preferibile collaborare con l’ufficio del fisco.
Tuttavia, se ciò non sia possibile al contribuente l’Amministrazione Finanziaria non è autorizzata ugualmente ad emettere avviso di accertamento sulla base degli studi di settore.
E’ quanto ha rilevato la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro con il parere n. 17 del 10 giugno 2010 incentrato sull’efficacia probatoria degli studi di settore.
Non congruità dei ricavi
Secondo quanto riportato nel suddetto parere, dalla attuale normativa “non si desume che la non congruità dei ricavi rispetto a quelli che emergono dallo studio di settore costituisce presunzione legale al fine dell’accertamento, posto che se così fosse il legislatore lo avrebbe esplicitamente previsto.
Ne si può ritenere che il mero scostamento dei ricavi indicati nelle scritture contabili rispetto a quelli presunti dallo studio di settore possa costituire per l’amministrazione finanziaria il raggiungimento dei requisiti di qualificazione della presunzione ed elevarla al rango di presunzione semplice qualificata”.
Lo studio di settore rappresenta la spia di una situazione di possibile anomalia della posizione del contribuente, ma non giustifica di per se un accertamento senza la presenza di ulteriori elementi concordanti nell’evidenziare una potenziale evasione da parte del contribuente.
Peraltro, rileva la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, la situazione si è assestata con le recenti sentenze della Corte di Cassazione a sezioni unite n. 26635, n. 26636, n. 26637 e n. 26638, tutte depositate il 18 dicembre 2009, le quali vanno nella direzione della tutela del contribuente.
Caso in cui il contribuente non si presenti alla fase del contradditorio
Infine, su tale caso, la Fondazione ha ulteriormente rilevato che “l’Ufficio, anche nell’ipotesi in cui il contribuente non si presenti al contraddittorio, ha comunque l’onere, sulla base degli elementi a propria disposizione, di verificare e provare che le risultanze dello studio di settore sono coerenti in relazione alla specifica situazione del contribuente.
Per tale motivo, una volta ricevuto l’avviso di accertamento è importante che il
contribuente valuti se l’Ufficio ha ottemperato o meno a tale onere, eccependo
l’eventuale negligenza dell’Ufficio nel ricorso introduttivo alla Commissione Tributaria Provinciale”.