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Timestamp: 2020-03-29 13:21:29+00:00
Document Index: 153288058

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 360', 'art. 132', 'art. 36', 'art. 360', 'art. 41', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 40', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 13960 del 05/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13960 del 05/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 05/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.05/06/2017), n. 13960
sul ricorso 13761-2016 proposto da:
COMUNE DI GENOVA – C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco in carica,
e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato LUCA DE PAOLI;
SPINELLI S.R.L. – quale incorporante della Industrie Rebora S.r.l. –
P.I. (OMISSIS), in persona del suo legale rappresentante,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 43, presso lo
difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato REMO DOMINICI;
avverso la sentenza n. 1333/5/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di GENOVA, depositata il 30/11/2015;
partecipata del 20/04/2017 dal Consigliere Dott. SOLAINI LUCA.
Con il primo motivo di ricorso, il comune di Genova denuncia la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, commi 40 e ss, del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5 e del D.M. n. 28 del 1998, art. 2, nonchè del R.D.L. n. 652 del 1939, art. 5 e del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 40, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, mentre col secondo motivo ha denunciato la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, in tema di motivazione inesistente o apparente. Con il primo motivo, in particolare, il comune evidenzia come vi sia una netta differenza tra le funzioni pubblicistiche rappresentate dal servizio pubblico portuale in senso lato e le attività produttive private relative ai porti: infatti, che la società contribuente sia concessionaria e, quindi, titolare di un diritto d’uso a titolo esclusivo, di beni demaniali non significa che sia titolare di servizi pubblici, nè l’attività privata di gestione e trasporto merci a scopo lucrativo può essere equiparata a un servizio pubblico.
Il primo motivo di censura è fondato, ex art. 360 bis c.p.c., con assorbimento del secondo.
Secondo l’orientamento di questa Corte ” (…)..Al riguardo, la L. 28 gennaio 1994, n. 84, eliminando la riserva, a favore delle compagnie portuali e dei gruppi portuali, delle operazioni di sbarco, di imbarco e di maneggio delle merci, in attuazione sia del principio della libertà di iniziativa economica ex art. 41 Cost., comma 1, sia del principio comunitario di libera concorrenza, ha imposto la trasformazione in società delle compagnie e dei gruppi portuali “per l’esercizio in condizioni di concorrenza delle operazioni portuali” (L. 28 gennaio 1994, n. 84, art. 21, comma 1, lett. a).(…)”(Cass n. 7651/06, Cass. n. 7868/16, in tema di aree demaniali in concessione specchi d’acqua – in un porto turistico).
Secondo l’insegnamento di questa Corte, appare evidente, pertanto, la natura privata, esercitata in forma concorrenziale dell’attività dei concessionari dei beni demaniali portuali, per la quale essi sono assoggettabili al pagamento dei tributi anche in tema di ICI, per l’utilizzo delle aree scoperte senza le quali non potrebbero svolgere la propria attività commerciale. Pertanto, la sentenza impugnata, pone un’erronea ed immotivata equiparazione tra impresa esercente attività portuale (quindi, lucrativa) e svolgimento di un servizio pubblico che è proprio, nell’attuale fase, dell’autorità di vigilanza del settore.
Inoltre, questa Corte ha già stabilito che non possono essere classificati in categoria E e, quindi, esenti da ICI, gli immobili destinati ad un uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale, è, infatti, insegnamento di questa Corte, quello secondo cui “In tema di classamento, ai sensi del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 40, convertito, con modificazioni, nella L. n. 286 del 2006, nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale, e, cioè, alla luce del combinato disposto del R.D.L. n. 652 del 1939, art. 5 e il D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 40, immobili per se stessi utili o atti a produrre un reddito proprio, anche se utilizzati per le finalità istituzionali dell’ente titolare” (Cass. n. 20026/15).
In accoglimento del primo motivo, con assorbimento del secondo, la sentenza va, pertanto, cassata e rinviata nuovamente alla sezione regionale della Liguria, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.