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Timestamp: 2018-10-22 07:25:39+00:00
Document Index: 42337711

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12']

N. 01435/2018 REG.PROV.COLL.
N. 02804/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2804 del 2017, proposto da
Acone Associati S.r.l., rappresentata e difesa dall'avvocato Andrea Segato, con domicilio eletto in Milano, presso la Segreteria del Tribunale;
Comune di Milano, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Antonello Mandarano, Ruggero Meroni, Irma Marinelli, Salvatore Pezzulo, Donatella Silvia, Anna Tavano, domiciliato ex lege in Milano, Via P. Andreani 10;
Condominio Centro San Babila di Galleria Passarella 1 in Milano, Lorenzo Giovanni Granata, Andrea Antonio Granata, non costituiti in giudizio;
del provvedimento P.G. n. 536371/2017 del 23.11.2017 del Comune di Milano, del Regolamento Comunale sulla Pubblicità e Applicazione del Diritto e dell'Imposta sulla Pubblicità, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 138/2008, e di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ivi inclusa la nota P.G. 500963/2017 del 6.11.2017.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 maggio 2018 il dott. Mauro Gatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con provvedimento n. 615689/2015 il Comune di Milano ha autorizzato la società ricorrente all’esposizione di spazi pubblicitari, in aderenza ad un ponteggio allestito presso un immobile sito in Galleria Passarella 1, per il periodo compreso tra il 15.11.2015 ed il 31.5.2016.
Con istanza n. 428267 del 26.9.2017, la ricorrente ha nuovamente chiesto al Comune l’autorizzazione all’installazione di n. 3 teli a messaggio variabile, da collocarsi in aderenza ad un ulteriore ponteggio allestito presso il predetto immobile, per il periodo compreso tra il 1.11.2017 ed il 31.1.2018, tuttavia negata con il provvedimento impugnato.
Il Comune di Milano si è costituito in giudizio, insistendo per il rigetto del ricorso, in rito e nel merito.
Con ordinanza n. 60/2018, ex art. 55 c. 10 c.p.a., il Tribunale ha fissato per la trattazione di merito del ricorso l'udienza pubblica in data odierna, in cui la causa è stata trattenuta in decisione.
I) Osserva il Collegio che, come riconosciuto dalla stessa ricorrente, la presente controversia è incentrata sull’interpretazione dell’art. 12 del Regolamento Comunale sulla Pubblicità del Comune di Milano, approvato con deliberazione n. 138/2008 (nel proseguo “Regolamento”).
In base a detta norma, “non è consentita l’installazione di teli pubblicitari su ponteggi e cesate collocati su immobili, monumenti e fontane, su cui siano stati effettuati lavori, con apposizione di pubblicità, nei tre anni antecedenti la nuova istanza. Per tali tipologie di impianti, la durata dell’autorizzazione si intende limitata alla durata del cantiere”.
Secondo la ricorrente, il divieto previsto dall’art. 12 cit. dovrebbe essere interpretato restrittivamente, pena la violazione della libertà di iniziativa costituzionalmente tutelata. In particolare, poiché la prima autorizzazione all’installazione di pubblicità sui ponteggi presenti nel condominio sito in Galleria Passarella 1 riguardava una porzione di unità immobiliare diversa da quella che ha formato oggetto del diniego impugnato, ed appartenente ad altro proprietario, il limite di cui all’art. 12 cit. non potrebbe trovare applicazione alla fattispecie per cui è causa.
II) In via preliminare, osserva il Collegio che il Comune ha applicato l’art. 12 cit. sulla base del suo chiaro tenore letterale, che non consente l’installazione di teli pubblicitari su ponteggi collocati su immobili in cui siano già state apposte installazione pubblicitarie, in occasione di interventi effettuati nei tre anni antecedenti la nuova istanza.
Tuttavia, come detto, secondo la ricorrente, tale norma non sarebbe conforme al dettato costituzionale, in quanto contrastante con il principio di libera iniziativa economica ivi tutelato.
Osserva il Collegio che, in linea generale, se è pur vero che con l’entrata in vigore della direttiva comunitaria 2006/123/CE, l’iniziativa economica non possa, di regola, essere assoggettata ad autorizzazioni e limitazioni, occorre tuttavia distinguere tra atti di programmazione economica, che in linea di principio non possono più essere fonte di limitazioni all'insediamento di nuove attività, ed atti di programmazione aventi natura non economica, i quali invece, nel rispetto del principio di proporzionalità, possono imporre limiti, rispondenti ad esigenze annoverabili fra i motivi di interesse generale (T.A.R. Veneto, Sez. III, 1.7.2015, n. 766).
In materia di rilascio di un titolo all'installazione di un impianto pubblicitario, l’Autorità è quindi chiamata ad effettuare una ponderazione comparativa degli interessi antagonisti coinvolti, e quindi, da un lato, tra la libertà di iniziativa economica, di cui l’attività pubblicitaria rappresenta estrinsecazione, e di quelli correlati all’ordinato assetto del territorio, sotto il profilo del decoro urbano, ed in generale, degli spazi aperti, ciò che ha luogo, anzitutto, proprio nell’esercizio della potestà regolamentare, attraverso la quale il Comune disciplina le modalità di svolgimento della pubblicità, la tipologia e quantità degli impianti, e le modalità per ottenere l'autorizzazione alla loro installazione (T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 13.10.2008, n. 4736, C.S., Sez. V, 17.11.2016, n. 4794).
A fronte di una domanda di autorizzazione all’installazione di un impianto pubblicitario, il Comune è quindi chiamato ad esercitare un potere caratterizzato da profili di discrezionalità, in quanto titolare delle funzioni relative all’uso del proprio territorio, anche sotto l'aspetto dell'estetica cittadina e del paesaggio, ben potendo pertanto, come avvenuto nel caso di specie, individuare limitazioni e divieti per particolari forme pubblicitarie, in connessione ad esigenze di pubblico interesse (T.A.R. Puglia, Lecce, Sez. II, 19.12.2013, n. 2605).
Alla luce di quanto precede, ritiene il Collegio che la previsione di cui all’art. 12 cit. sia del tutto conforme al quadro comunitario e costituzionale, ponendosi la finalità di non vedere compromessa, attraverso lo sfruttamento intensivo di immobili ubicati in zone molto appetibili dal punto di vista economico, l’estetica della città, in favore di soggetti a cui è già stato riconosciuto, in un passato recente, un uso eccezionale dello spazio pubblico.
Del tutto correttamente il provvedimento impugnato ha quindi ritenuto che, in conformità al tenore letterale dell’art. 12 cit., il divieto ivi menzionato debba essere riferito all’intero fabbricato, e non alla singola unità immobiliare, dovendosi infatti a tal fine considerarsi la “natura e titolarità del supporto espositivo”, ossia il ponteggio, quale “veicolo della pubblicità”, il cui esercizio va regolato e ponderato con gli ulteriori beni giuridici tutelati dal Regolamento.
III) Venendo alle specifiche censure sollevate nel ricorso, in relazione a quanto sopra evidenziato, non sussiste pertanto alcuna violazione degli artt. 3 D.Lgs. n. 507/1993 e 1 del D.L. 24.1.2002 n. 1, in considerazione della ragionevolezza e coerenza con il quadro costituzionale del Regolamento, e della proporzionalità dei limiti ivi contenuti, atteso che, come correttamente evidenziato nel provvedimento impugnato, la funzione deterrente perseguita dall’art. 12 cit. si manifesta mediante la previsione di un divieto solo relativo, consistente nell’introduzione di una mera cesura temporale, come detto, pari a tre anni dall’ultima esposizione, ciò che non interferisce in termini generali sull'esercizio dell'attività pubblicitaria, ma soltanto su una sua particolare modalità di esercizio (C.S. n. n. 4794/2016 cit.).
Al contrario, l’interpretazione suggerita dalla ricorrente, secondo cui il divieto di installazione di impianti pubblicitari menzionato nell’art. 12 cit. andrebbe riferito alla singola unità immobiliare, anziché all’intero edificio, potrebbe condurre in astratto a conseguenze aberranti, nei casi in cui, come quello per cui è causa, lo stesso sia frazionato in numerose proprietà, suscettibili di eseguire lavori in periodi diversi ma contigui, ciò che comporterebbe la protratta presenza di impianti pubblicitari, in funzione delle sole decisioni dei privati, con grave pregiudizio dei correlati interessi pubblici.
Infine, quanto alla dedotta censura di disparità di trattamento, che a dire della ricorrente conseguirebbe dall’applicazione dell’art. 12 cit., in favore del primo proprietario che intende eseguire lavori sull’immobile, a cui è consentita l’installazione di cartelloni pubblicitari, in danno di quelli che avviano gli stessi nel triennio successivo, che non possono vedersi riconosciuta tale facoltà, come correttamente osservato dalla difesa comunale, la stessa è inammissibile, per carenza di interesse, avendo la ricorrente, con la citata autorizzazione n. 615689/2015, usufruito della possibilità di installare cartelloni pubblicitari sull’immobile per cui è causa.
In conclusione, il ricorso è infondato nel merito, potendosi pertanto prescindere dallo scrutinio dell’eccezione preliminare di inammissibilità sollevata dalla difesa comunale.
Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio, in considerazione della novità e della complessità della questione.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati: