Source: http://www.iviniditalia.it/disciplinari/trebbianodabruzzo.html
Timestamp: 2018-02-19 05:49:48+00:00
Document Index: 46608735

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3']

D.M. 23/OTTOBRE/1992
Modifico D.D. 15/Maggio/2003
Le uve destinate alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Trebbiano d’Abruzzo” devono esser prodotte nella circoscrizione territoriale della regione abruzzese e ottenute unicamente da vigneti ubicati in terreni collinari o altopiano, la cui altitudine non sia superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno, nonché da quelli degradanti verso il mare con esclusione dei fondovalle umidi.
In particolare i territori interessati alla produzione del vino “Trebbiano d’Abruzzo” comprendono: (omissis)
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino “Trebbiano d’Abruzzo” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve ed al vino derivato le specifiche caratteristiche.
Sono pertanto da considerare idonei unicamente i vigneti ubicati su terreni che rispondono alle condizioni di cui al primo comma del precedente art. 3.
La resa massima di uva per ettaro di coltura specializzata non dovrà superare i 175 q.li. Di tale resa le uve destinate alla vinificazione del vino di cui all’art. 1 non dovranno superare i 140 q.li per ettaro ed eventualmente a tale limite dovranno essere ricondotte attraverso un’accurata cernita.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona delimitata.
Il vino ‘ Trebbiano d’Abruzzo’ non può essere immesso al consumo prima del 1° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare “Trebbiano d’Abruzzo” un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 10% e di 10,5% per il vino “Trebbiano d’Abruzzo” designabile con menzioni geografiche aggiuntive di cui all’art. 6 della legge n. 164/1992.
È consentito solo l’arricchimento con mosto concentrato rettificato (MCR) nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia.
Il vino “Trebbiano d’Abruzzo”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
odore: vinoso, gradevole, delicatamente profumato;
sapore: asciutto, sapido, vellutato, armonico;
estratto secco netto: 16 per mille.
Il vino “Trebbiano d’Abruzzo” designato con una menzione geografica aggiuntiva di cui all’art. 6 della legge 164/1992 deve assicurare un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 11,5%.
È in facoltà del Ministro dell’agricoltura e delle foreste di modificare, con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto secco netto.
Nella presentazione e designazione del vino a denominazione di origine controllata “Trebbiano d’Abruzzo” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi ‘extrà, ‘finè, ‘superiorè, ‘riservà, ‘scelto’, ‘selezionato’ e similari.
Le indicazioni tendenti a specificare l’attività agricola dell’imbottigliatore quali "viticoltore", "fattoria", "tenuta", "podere", "cascina" ed altri termini similari sono consentite in osservanza delle disposizioni CEE e nazionali in materia.
È consentito l’utilizzo delle menzioni geografiche aggiuntive di cui all’art. 6 della legge n. 164/1992 e riferite ai comuni, frazioni e località compresi nell’area di produzione di cui al precedente art. 3, nel rispetto delle condizioni stabilite dal decreto ministeriale 22 aprile 1992.
Nella designazione del vino D.O.C. “Trebbiano d’Abruzzo” deve figurare l’annata di produzione delle uve.
Chiunque produce, vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo con la denominazione di origine controllata “Trebbiano d’Abruzzo”, vini che non rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare, è punito a norma degli articoli 28, 29, 30 e 31 della legge 10 febbraio 1992, n. 164