Source: https://issuu.com/arcinazionale/docs/arci_linee_guida_-_buona_accoglienz
Timestamp: 2017-07-25 04:05:10+00:00
Document Index: 80803585

Matched Legal Cases: ['art.32', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 18', 'art. 11', 'art.13']

Linee guida Arci "Impegnati per la buona accoglienza" by Arci Direzione Nazionale - issuu
Le Linee Guida Nazionali per i progetti
di accoglienza ARCIarci.itQuesto lavoro Ă¨ dedicato a tutti coloro
che salvano vite umane nel Mediterraneo
e a chi si impegna quotidianamente
a costruire comunitĂ nei territoriGrazie con tutto il cuore a
Eva, Valentina, Sara, Meryem,
Gaia, Elvis, Gerrard, Claudia ,
alle ragazze e aii ragazzi del Servizio Civile Volontario,
alle e ai dirigenti, alle socie e ai soci
e alle operatrici e agli operatori che hanno partecipato
a tutto il percorso di costruzione di queste Linee Guida.
Senza di loro tutto questo lavoro non sarebbe stato possibile34IndiceDa sessant’anni sempre aperti: un lavoro di messa a sistema
per tutta l’Associazione
di Francesca Chiavacci, presidente nazionale ARCI	7	Un lavoro associativo di oltre vent’anni
di Filippo Miraglia, vice presidente nazionale ARCI	9
di Walter Massa, coordinatore nazionale del Sistema Accoglienza ARCI	111. L’Arci e il sistema d’accoglienza: analisi ed evoluzione	131.1 Un po’ di storia dell’accoglienza in Italia	131.2 L’evoluzione del sistema fino ai giorni nostri: criticità e potenzialità	141.3 Un po’ di numeri	16
1.4 La mappatura del nostro lavoro 171.4.1 La rilevazione del nostro lavoro al 31 ottobre 2016	192. L’Arci e il sistema d’accoglienza:
le ragioni del nostro impegno	232.1 Una scelta politica consapevole	232.2 La scelta di non “dare accoglienza” ma quella di “fare accoglienza”	25	3. I principi cardine della “buona accoglienza” per l’ARCI
e le indicazioni per il territorio	273.1 I pricipi fondamentali su cui si fonda la nostra ‘buona accoglienza’	273.2 Gli impegni dei progetti di accoglienza dell’Arci	284. Conclusioni. Fare accoglienza, una scelta che riguarda
la nostra idea del mondo	32Titolo6Da sessant’anni sempre aperti:
Un lavoro di messa a sistema per tutta
di Francesca Chiavacci - presidente nazionale ARCI«Quando la città ebbe il suo primo insediamento, istituirono un luogo sacro per accogliere i fuggitivi e lo
posero sotto la protezione del dio Asilo: vi ricevevano tutti, non restituendo lo schiavo ai padroni, né il povero
ai creditori, né l’omicida ai giudici; anzi, proclamavano che in seguito a un responso dell’ oracolo di Delfi
avrebbero concesso a tutti il diritto di asilo. Presto la città si riempì di abitanti» (Plutarco)
L’impegno dell’Arci per l’antirazzismo, per i diritti dei migranti e per l’accoglienza è un’evoluzione naturale dell’attuazione dei nostri principi fondativi.
La solidarietà e la difesa dei diritti dei più deboli, che si articolano quotidianamente e
concretamente attraverso la nostra presenza nel terriorio, sono parte del nostro DNA.
Per questo, in anni che ci presentano la sfida epocale di un’emigrazione di massa che fugge dalle guerre, da regimi dittatoriali, da carestie e disastri ambientali, abbiamo scelto di
consolidare e ampliare la nostra attività in questo settore strutturando in molti Comitati
ARCI progetti di accoglienza e integrazione con il territorio di rifugiati e richiedenti asilo.
Una scelta che oggi sembra più che mai doverosa per una associazione come la nostra di
fronte ai rischi di una espansione del razzismo e della xenofobia.
Siamo entrati a far parte di una grande e generosa rete che nel tempo è cresciuta e pensiamo che anche grazie al nostro contributo l’intero sistema italiano dell’accoglienza abbia
conosciuto una progressiva qualificazione.
Abbiamo costruito occasioni e strumenti di solidarietà e integrazione tra l’operato delle
organizzazioni sociali, quello delle comunità locali e delle istituzioni territoriali, cercando
inoltre di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini.
Attraverso i percorsi di inserimento delle persone accolte, oltre che a dare una mano
per costruire la loro integrazione, abbiamo prodotto cultura di solidarietà diffusa e fatto
crescere, di conseguenza, le comunità locali. Nella convinzione che è attraverso le organizzazioni sociali che si realizza quell’opera di mediazione e conoscenza necessaria per
sconfiggere paura, diffidenza e odio.
Con questa pubblicazione vogliamo innanzitutto presentare, attraverso un’analisi dettagliata di dati e numeri, il nostro lavoro in Italia.
Vogliamo presentare il nostro modello e al tempo stesso vogliamo ribadire la necessità di
un rinnovamento del patto tra Governo nazionale, Comuni e ARCI che ha reso possibile
lo sviluppo, non sempre facile, del sistema di accoglienza del nostro paese.
Lo facciamo ancora una volta con la stessa attitudine che ha caratterizzato la nostra storia: da sessant’anni sempre aperti.
78Un lavoro associativo
di oltre vent’anni
di Filippo Miraglia - vicepresidente nazionale ARCILe ragioni di un impegno dell’ARCI nel settore dell’accoglienza vanno ricercate nel ruolo
che un’associazione di promozione sociale può e deve svolgere in ragione del proprio
radicamento sul territorio che consentono di farsi carico anche delle contraddizioni che
caratterizzano la nostra società.
Proprio da queste contraddizioni e dalla consapevolezza che la questione dei diritti dei
migranti e delle minoranze rappresentava e rappresenta un elemento centrale nelle moderne democrazie, oramai più di venti anni fa, all’inizio degli anni novanta, ci siamo posti
il tema di come rispondere all’arrivo di persone di origine straniera nelle comunità locali
e di come costruire le condizioni per sostenere un processo d’inclusione sociale che si
prendesse cura delle persone e della collettività.
Un impegno iniziato con i corsi di lingua italiana, il sostegno scolastico e gli sportelli
d’informazione e orientamento per le procedure relative al rilascio e rinnovo dei titoli di
soggiorno, e sviluppatosi in molte direzioni, compresa quella dell’accoglienza, e quindi di
soluzioni abitative dignitose.
La presenza nelle nostre città di uomini, donne e famiglie di origine straniera ha coinvolto
fin dall’inizio le nostre basi associative che, trovandosi ad accogliere, volenti o nolenti,
migliaia di migranti, soprattutto per le attività di socialità che diffusamente promuoviamo
sul territorio, hanno dovuto costruire con queste persone una relazione, spesso in maniera causale, a partire dal ruolo di “spazi ricreativi e culturali” che i circoli ARCI hanno
sempre svolto, così come dall’indole mutualistica da cui nasce la nostra storia associativa,
che è stata reinterpretata in una chiave diversa, adeguandola alle esigenze di nuovi gruppi
sociali che rappresentavano nuovi soci.
Così i circoli ARCI hanno cominciato a ospitare feste, cene, matrimoni, ma anche pratiche religiose, che altrove non trovavano spazio e riunioni di gruppi di affinità, attivando
spesso nuovo associazionismo in rappresentanza di gruppi, quasi sempre su base nazionale.
Siamo così arrivati alla seconda metà degli anni novanta quando, a seguito della guerra
nell’ex Jugoslavia, in Italia sono cominciati ad affluire migliaia di profughi in cerca di
protezione e di accoglienza.
Numeri limitati che però hanno trovato impreparato il nostro Paese, che fino ad allora
non conosceva, a differenza di altri Paesi europei, il fenomeno dei richiedenti asilo e dei
9La risposta però è stata positiva, grazie anche all’emozione suscitata dalle immagini di
morte e di guerra che arrivavano dalle aree coinvolte, così vicine all’Italia.
L’ARCI, come si racconta in questo documento, è stata tra le prime organizzazioni a sperimentare un modello di accoglienza diffuso e inserito nelle comunità locali coinvolgendo,
non senza problemi, i nostri circoli e i gruppi dirigenti del territorio.
Da quella esperienza si è sviluppata e consolidata una modalità di gestione dell’accoglienza dei richiedenti asio e rifugiati che si prende cura delle persone accolte e delle comunità
che le accolgono e che parte dalla centralità della persona e dalla sua responsabilità,
puntando fin dall’arrivo, a costruire una autonomia che è il principale elemento di un’accoglienza dignitosa e di un processo di integrazione sociale positivo per tutti i soggetti
Con queste linee guida l’ARCI prova a definire, anche se in maniera dinamica, non definitiva, gli elementi principali di un impegno sull’accoglienza pluridecennale, che caratterizza oramai diffusamente la nostra esperienza su tutto il territorio nazionale e che fa
parte della nostra identità associativa.10Introduzionedi Walter Massa - coordinatore nazionale del Sistema Accoglienza ARCIIl lavoro che presentiamo oggi è il frutto di un bisogno che l’associazione ha maturato
con la chiusura del XVI Congresso Nazionale di Bologna. La volontà nel continuare a
promuovere attività e progetti rivolti in generale ai cittadini migranti e, più nello specifico,
per richiedenti asilo e rifugiati e dall’altra la sempre più evidente necessità di definire un
sistema nazionale dell’Arci di accoglienza, efficace ed efficiente, sono stati gli elementi che
ci hanno spinto fino a questa prima elaborazione.
L’obiettivo strategico rimane quello di intervenire per migliorare le condizioni delle persone e delle comunità coinvolte, il loro benessere, i loro diritti, e nel contempo influenzare
le scelte delle istituzioni pubbliche, svolgendo un ruolo attivo di organizzazione di tutela,
proprio a partire dalle esperienze di gestione.
Questo allo scopo di avere maggior consapevolezza dei processi in atto e poter promuovere vertenze capaci di modificare realmente le politiche e, dunque, le condizioni materiali
dei soggetti sociali destinatari degli interventi pubblici.
Essere presenti nei luoghi dove i processi avvengono, avere un rapporto diretto con i
soggetti coinvolti, è sempre stato fondamentale per la nostra Associazione, così come lo
è poter incidere sulle scelte pubbliche e sull’orientamento culturale delle comunità locali.
Questo facciamo quotidianamente con la straordinaria rete circolistica e questo vorremmo fare con la rete dei progetti di accoglienza.
Del resto, oggi, le migrazioni, rappresentano la sfida globale più importante, quel fenomeno capace di modificare sul piano sociale, culturale ed economico interi continenti in
modo repentino. Essere protagonisti su questo terreno non solo è utile ma, diventa oltremodo coerente con l’essere “associazione che fa politica” come amiamo definirci.
Con questo spirito a marzo 2016 abbiamo deciso di partire con un percorso partecipato,
con 8 incontri nazionali, divisi per macro aree geografiche che, ci ha portato fino al Meeting Internazionale Antirazzista con la seconda edizione della nostra Summer School
dedicata a questo lavoro, passando poi per la Conferenza di Programma di Roma di
Oltre 300 tra dirigenti, soci e operatori sono stati coinvolti in questo percorso.
Ci siamo presi dunque il tempo necessario (e altro ce ne prenderemo) per ascoltare, per
procedere, con la dovuta cautela e, con il più ampio coinvolgimento possibile dell’intera
filiera associativa; abbiamo infatti la netta consapevolezza di giocare una partita delicata
ma importante, indirizzata ben oltre la “sola” messa a sistema dell’accoglienza organizzata dalla nostra associazione che tocca in profondità il ragionamento più generale del
nostro modello associativo e delle forme possibili del sistema Arci.11121. L’Arci e il sistema d’accoglienza:
analisi ed evoluzione
Dagli anni 70, periodo in cui in Italia si registrò
un saldo migratorio positivo - più immigrati di italiani emigrati all’estero in cerca di condizioni di
vita migliori – i flussi migratori hanno continuato
a caratterizzare i mutamenti sociali, a raccontare
gli scenari internazionali e ad ancorarci a una dimensione europea oggi più che mai messa in discussione. Dagli anni 80 ‘l’immigrazione, oltre che fattore di crescita economica, diventa
soggetto di preoccupazione politica’ (G.Tapinos).
Le migrazioni forzate e le migrazioni economiche si sono ben distinte per anni: c’erano
quelli, numericamente poco significativi, in fuga da persecuzioni e guerre che cercavano
asilo in Italia e c’erano quelli, i più numerosi, che incontravamo nelle strade, nelle scuole
e nei palazzi, giunti in Italia in cerca di lavoro. Immigrati e rifugiati: due compagini della
popolazione migrante apparentemente ben distinguibili. Negli anni 90 circa 2/3 dei
titolari di permesso di soggiorno erano per lavoro: motivo largamente dominante. Fino a
metà degli anni 80 le politiche sull’immigrazione erano basate sul Testo Unico di Polizia
del 1931, e nel 1986, la legge n. 943 riguardava solo gli immigrati lavoratori dipendenti:
per la prima volta veniva usata la dizione ‘extracomunitario’ e mancava completamente
una copertura finanziaria per le politiche di accoglienza. Dotazione finanziaria che viene
prevista per la prima volta con la legge Martelli, n.39/1990, che prevedeva un fondo per
gli enti locali finalizzato alla realizzazione di strutture di accoglienza. Proprio con quella
legge, la prima che affronta nel nostro Paese il tema immigrazione in maniera complessa, i richiedenti asilo diventano un fenomeno non più confinato alle conseguenze della
seconda guerra mondiale, la legge Martelli cancella la riserva geografica: prima di allora
i richiedenti asilo venivano accettati e accolti solo se provenienti dall’Europa dell’Est.
Pochi anni dopo, nel 1997, entra in vigore la Convenzione di Dublino riguardante la determinazione dello stato competente per l’esame della richiesta d’asilo presentata in uno
degli Stati membri dell’UE: in Italia il numero dei richiedenti asilo inizia ad aumentare.
Dall’implosione dell’ex Jugoslavia del 1991 fino alla fuga di oltre 1 milione di albanesi
kosovari nel 1999, le ragion d’essere delle migrazioni forzate prolificano intorno all’Italia.
Le ex colonie continuano ad esser martoriate da dittature e violazioni dei diritti: Somalia,
Eritrea, Libia tre dei principali paesi di provenienza e transito dei rifugiati del XXI secolo.
Un ponte nel Mediterraneo la cui natura geografica viola le politiche di chiusura messe
in campo dall’UE e dall’Italia stessa: dal 2002, anno dell’entrata in vigore delle modifiche
apportate dalla Bossi – Fini al Testo Unico sull’immigrazione 286/1998, vengono drasticamente ridotte le possibilità di ingresso legale in Italia. Viene abolito il cosiddetto sponsor e la possibilità di ingresso per ricerca lavoro e viene introdotto il contratto di soggiorno
e il meccanismo delle quote di ingresso (emanato attraverso un Decreto Legge apposito)
diviene uno strumento facoltativo e non più ordinario. Una procedura la cui efficacia e
in Italia vista
dal nostro osservatorio13sostenibilità è stata sbugiardata platealmente dalle sanatorie promosse nel 2002, 2009,
2012. Le domande di regolarizzazione superavano di gran lunga le previsioni; la produzione interna di nuovi irregolari era definitivamente sancita. Così, nel silenzio doloso delle
forze politiche e sociali espressione dei valori e degli ideali di sinistra, dal 2009 non vengono emanate le quote di ingresso per migranti lavoratori, eccezion fatta per i lavoratori
stagionali: l’unica via di accesso legale sono i viaggi della morte delle migrazioni forzate.
Laddove ci sono guerre, persecuzioni e il mancato diritto di esercitare le libertà democratiche sancite dalla nostra Costituzione ci sono profughi e richiedenti asilo. La distinzione
prima facilmente praticabile tra migranti economici e migranti forzati inizia a mettersi
in discussione: aumentano le ragioni delle fughe, ad esempio le catastrofi ambientali; la
chiusura delle frontiere aumenta i luoghi di persecuzione e violenze durante i viaggi e i
traffici di esseri umani. La domanda di accoglienza cresce.
In ogni caso, al di là delle tante possibili distinzioni che si possono fare tra chi è rifugiato
e chi non lo è, l’unico modo per definire questa differenza sta scritto nella legge. È la procedura di accesso al diritto d’asilo e la definizione stessa di rifugiati (entrambe derivanti
da direttive europee – cosiddette procedure e qualifiche) che definisce la differenza tra
chi è un rifugiato e chi non lo è. Solo su quel piano, oggi, ha senso il dibattito su questa
indubbia criticità.
La prima vera esperienza di rete d’accoglienza
nazionale ha origine nella collaborazione tra
mondo associativo, tra cui l’Arci, e quello di
alcuni enti locali. Pensato per far fronte all’arrivo dei profughi kosovari diventa operativo il
progetto ‘Azione Comune’, nato grazie al ‘Joint
Action’ un provvedimento del Consiglio UE
che riguardava proprio l’assistenza ai rifugiati e profughi. Un progetto che dagli albori
proponeva un modello decentrato e un protagonismo delle persone accolte. L’esperienza
è positiva e ha ricadute a livello normativo: il testo unico 286/98 prevedrà infatti la responsabilità degli enti locali nella costruzione di un sistema di accoglienza integrato ma,
purtroppo, non ci sarà alcuna copertura finanziaria.
Nel 2001, Anci, Acnur e Ministero dell’Interno promuovono un progetto pilota sull’Accoglienza: il Piano Nazionale Asilo. Sono gettate le basi dell’attuale Sprar: nel 2002, grazie
a un lavoro di advocacy e lobby da parte del terzo settore, da parte anche nostra, l’art.32
della legge Bossi Fini prevede il riconoscimento normativo del PNA che diventa Sistema
di Protezione per Rifugiati e Richiedenti Asilo e il riconoscimento di un Fondo nazionale
per le politiche e i servizi per l’asilo.
Nel luglio del 2014 viene approvata in Conferenza unificata un’Intesa che ha sancito
l’azione integrata tra i vari livelli di governo nazionale e locale: è il riferimento politico di
tutti gli interventi successivi e trova esplicita conferma normativa nella nuova disciplina
dell’accoglienza dei richiedenti asilo contenuta nel decreto legislativo 18 agosto 2015 n.
Un’Intesa i cui punti di debolezza l’Arci ha denunciato dal principio, a partire dal mancato coinvolgimento del mondo dell’associazionismo e del volontariato, indiscusso pro1.2 L’evoluzione
del sistema fino ai
criticità e potenzialità14tagonista degli interventi di accoglienza anche nello SPRAR. Abbiamo subito espresso
preoccupazione per l’introduzione di fatto di tre livelli di intervento: arrivi e primo soccorso e accoglienza; prima accoglienza e seconda accoglienza. Descrivendolo con vecchie
sigle: Cpsa, Cara, Sprar. Ingenuo pensarli come pioli della stessa scala. Meglio un sistema
unico, un rafforzamento dello Sprar con una categoria di centri specializzati nella prima
accoglienza e un coordinamento di questi centri affidato alle regioni. Banca dati unica,
standard unico e sistema di monitoraggio e verifica unico.
In particolare, il d.lgs. 142, all’art. 8 indica le strutture che svolgono le funzioni di soccorso
e prima assistenza, mentre l’art. 9 definisce le misure per la prima accoglienza (i previsti
hub del piano diventano centri governativi) e l’art. 14 conferma l’esclusività dello SPRAR
come sistema territoriale per la seconda accoglienza; l’art. 11 individua le misure straordinarie e temporanee di accoglienza in caso di insufficienza di posti nelle precedenti strutture (gli attuali CAS), mentre gli art. 18 e 19 principi e percorsi per l’accoglienza dei minori.
L’Arci sostiene da sempre che l’accoglienza non possa essere gestita in modo emergenziale e che i centri di accoglienza straordinari (CAS) debbano convergere all’interno dello
Sprar. La nostra proposta, nei Tavoli tecnici e di coordinamento, è sempre stata quella
di prevedere dei centri Sprar sin dalla primissima accoglienza. Nelle more di un potenziamento dello Sprar capace di assorbire i centri di cui all’art. 11, nei territori dove è
applicabile lo stesso modello ai centri di accoglienza straordinari, l’Arci sta facendo la sua
parte per un’accoglienza integrata con i servizi del territorio, un’accoglienza orientata
all’autonomia sia dalla scelta della struttura (appartamenti), un’accoglienza accompagnata da equipe adeguatamente formate (operatori, educatori, mediatori, avvocati) rendendo
15ordinaria la tutela anche nei centri straordinari. Allo stesso tempo continua il nostro impegno di sentinelle del territorio monitorando e denunciando tutte le violazioni di diritti
e le strutture di accoglienza nate per fare business e non per la tutela dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati.Nel biennio 2012/2013 i posti totali dello SPRAR ammontavano a 3000, di questi 628, il 20%, appartenevano
a progetti gestiti da realtà riconducibile all’Arci (comitati, circoli, associazioni di volontariato, cooperative).
Ma il dato più significativo è quello riguardante gli enti locali: lo SPRAR ne contava il
coinvolgimento di 128, di questi 32, il 25%, era titolare di un progetto gestito dall’Arci.
Perché è importate questo dato? Perché ci restituisce un risultato positivo della nostra presenza sui territori, del lavoro svolto dalle nostre basi associative, i circoli, nella promozione
di una cultura dell’accoglienza e di una società solidale.
Nel biennio 2014-2016 il numero dei posti nello Sprar è soggetto a un significativo incremento: i posti in accoglienza sono arrivati a 20.744 e il numero degli enti locali coinvolti
è salito a 382 con 434 progetti attivi.
L’esperienza dell’emergenza Nord Africa 2011 ha però segnato i territori: i comuni nei
cui territori le prefetture hanno trasferito richiedenti asilo presso strutture totalmente inadeguate, promuovendo gare a ribasso, hanno dovuto affrontare conflitti sociali importanti
e rispondere al malcontento della popolazione locale spaventata dai grandi centri di accoglienza /dormitori che da sempre alimentano razzismo e discriminazione. Il lavoro dei
1.3 Un po’ di numeri16comitati e dei circoli Arci è stato orientato quindi a denunciare lo sciacallaggio col quale
è stato permesso di gestire la vita di migliaia di persone in cerca di protezione e allo stesso
tempo di dimostrare che altre soluzioni erano possibili e sostenibili, ancorché doverose.
La rete d’accoglienza Arci ha continuato così a crescere parallelamente al sistema di accoglienza, differenziandosi per un’approccio fatto tendenzialmente di piccoli progetti, gestiti in appartamento con pochi beneficiari (inferiori ai 6) per struttura.
Alla fine del 2016, secondo la rilevazione del nostro ufficio nazionale ancora in corso, la rete Arci accoglie 6095
tra richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale
e umanitaria, di cui 3635 accolti in progetti CAS, 2360
SPRAR e 100 nel sistema HUB minori. Sono attivi 111
progetti di accoglienza (26 progetti CAS, 75 progetti SPRAR ordinari, 7 SPRAR minori e 3
HUB Minori). Dei nostri beneficiari 5152 sono uomini, 441 donne e 502 minori.
Da questi dati emerge una media di 31 beneficiari per ogni progetto attivo nel sistema SPRAR
e 139 beneficiari per ogni progetto nel sistema CAS. Per i minori inseriti negli SPRAR il rapporto è di 71 a progetto. Interessante il dato dell’occupazione (per quanto, questo ancora
indicativo): dalla rilevazione emerge che risultano 1120 le persone assunte a vario titolo nella
gestione dei progetti e 310 circa i volontari a diverso titolo che supportano le attività in modo
continuativo (volontari, volontari in servizio civile, etc).
Infine nell’ottica di sviluppare un ragionamento di sistema, dalla rilevazione effettuata, risulta
un nostro impegno nell’accoglienza in ben 13 regioni italiane, attraverso l’impegno diretto di
26 associazioni di promozione sociale, 11 organizzazioni di volontariato, 1 Onlus e 3 cooperative sociali, tutte riconducibili all’Arci.
1.4 La mappatura
del nostro lavoro17Questi dati (più approfonditamente esplosi nelle tabelle che seguono) dimostrano il forte impegno dell’Arci sul tema e assumono ancora più valenza se comparati con i dati dell’Accoglienza nazionale.
Alla fine del 2016 a fronte di 181.436 sbarchi avvenuti sulle nostre coste, sono presenti nelle
strutture di accoglienza su tutto il territorio nazionale 176.554 persone, di cui 14694 presso i
centri di prima accoglienza, 137218 nei CAS, 23822 negli SPRAR e 820 negli Hotspot (dati
cruscotto statistisco del Ministero dell’Interno).
Come Sistema Accoglienza Arci dunque incidiamo complessivamente per il 3,42% sull’intero numero dei beneficiari accolti in Italia così ripartiti: 2,64% nei CAS e il 9,73% nei progetti
È evidente che il Ministero dell’interno investe ancora troppo poco in un modello di accoglienza diffusa e integrata; nonostante i tentativi resiste un sistema cosiddetto emergenziale
che di straordinario ha, oggettivamente, sempre meno.
In generale la sproporzione tra sistema CAS e SPRAR deve indurci a più di una riflessione:
le garanzie del modello SPRAR, soprattutto nel rapporto popolazione residente e numero
massimo delle persone che possono essere accolte, rischia di essere trascurato a causa delle
esigenze delle prefetture locali. L’Arci deve impegnarsi a riportare la sostenibilità, per gli
utenti e per la popolazione che accoglie, al centro del suo intervento, promuovendo percorsi
di trasferibilità dai centri CAS a quelli SPRAR.181.4.1 La rilevazione del nostro lavoro al 31 dicembre 2016
Riepilogo dei progetti di accoglienza della rete Arci
regioniCasSprarSprar minoriHubAbruzzo4200Basilicata2100Calabria0700Campania0701Emilia Romagna3000Lazio11210Lombardia1300Liguria2411Puglia11611Sicilia0700Toscana91010Umbria2630Veneto1000Totale267573Fonte: Rilevazione telefonica
Alcune precisazioni: In Emilia Romagna Arci Rimini non gestisce direttamente il CAS, ma si occupa delle
attività di alfabetizzazione. Il CAS è gestito dalla Cooperativa Eucrante, la quale, in base alla precedente rilevazione, sembrava gestire anche uno Sprar ordinario e uno Sprar minori. È emerso che le informazioni fornite
erano errate poiché la Cooperativa si occupa solamente di mediazione linguistico culturale ma non accoglienza.
• In Toscana: 1) Nel Progetto RTI “I cento fiori”( CAS) che ha come ente capofila il Comitato Arci Arezzo
vengono forniti servizi di consulenza legale e di verifica servizi e monitoraggio; 2) Nel Progetto Croce Rossa Cooperativa Azione Sociale (CAS) il Circolo Samarcanda di Arci Piombino si occupa di insegnamento L2 e di
corsi di Educazione Civica; 3) Nel Progetto Sprar Comune di Firenze l’Arci Toscana si occupa di integrazione
relativamente ai 65 ospiti ordinari.19Riepilogo dei beneficiari accolti per regione e tipologia di progetto
regioniCasSprarHubTotale per RegioneAbruzzo100510151Basilicata97610158Calabria01320132Campania028250332Emilia Romagna860086Lazio402080248Lombardia658064Liguria758350208Puglia56354101104Sicilia01750175Toscana89041801308Umbria175435102105Veneto240024Totale363523601006095Riepilogo dei beneficiari accolti Sistema SPRAR ordinari, progetti 2016 e minori
regioniSprar ordinariSprar 2016Sprar MinoriAbruzzo36150Basilicata6100Calabria12480Campania27660Emilia Romagna000Lazio1642717Lombardia5800Liguria69014Puglia4562362Sicilia87880Toscana41305Umbria325026Veneto000Totale2069167124Fonte: Rilevazione telefonica20Riepilogo beneficiari accolti per sesso e per minore etĂ regioniUominiDonneMinoriAbruzzo15100Basilicata1261220Calabria823020Campania2382965Emilia Romagna541418Lazio1285466Lombardia4978Liguria130969Puglia92241141Sicilia1192432Toscana12078615Umbria194411744Veneto2184Totale5152441502Fonte: Rilevazione telefonica
Ulteriore specifica: Numero di minori stranieri non accompagnati (MSNA): 224
â&#x20AC;&#x2030;Numero di minori stranieri a seguito del nucleo familiare: 278Riepilogo indicativo del personale stabilmente impiegato e dei volontari
regionipersonaleVolontariAbruzzo5714Basilicata384Calabria9529Campania14089Emilia Romagna1223Lazio870Lombardia1330Liguria3912Puglia30112Sicilia595Toscana11481Umbria1618Veneto44Totale1120311Fonte: Rilevazione telefonica21222. L’Arci e il sistema d’accoglienza:
Attualmente l’Arci vanta una rete che gestisce oltre 6
mila posti in accoglienza come abbiamo visto.
Siamo fortemente impegnati nella gestione della prima e seconda accoglienza, soprattutto nello SPRAR,
ma anche nella gestione di alcuni posti residui dell’ex
Emergenza Nord Africa e in molti posti dell’attuale emergenza (CAS/Mare Nostrum),
gestiti dalle prefetture. Abbiamo anche diversi progetti legati al sistema HUB Minori.
Questo impegno comporta sempre più grande responsabilità a tutti i livelli dell’associazione e una attenzione maggiore al modo di essere e di fare l’Arci.
L’accoglienza, come possiamo leggere tutti i giorni sui giornali, continua ad essere motivo di forte tensione e, dobbiamo prendere in considerazione che anche l’Arci può essere
coinvolta, citata, tirata in ballo in qualsiasi momento e anche in modo negativo.
Non rendersi conto di questo oggi, crediamo, possa considerarsi una pericolosa superficialità.
Anche per questi motivi abbiamo ritenuto urgente promuovere una azione di sistema volta a valorizzare, e allo stesso tempo tutelare, l’ARCI, anche laddove il soggetto coinvolto
nell’accoglienza non è espressione diretta della nostra filiera organizzativa e anche quando si ricorre a forme diverse dalla tradizionale APS (ODV, Cooperative, Onlus, altro).
Questo nostro impegno ci permette di praticare concretamente una forma di sussidiarietà
diffusa, i cui elementi principali sono: la solidarietà tra organizzazioni sociali, comunità
locali e Istituzioni territoriali, la partecipazione attiva dei soggetti del territorio al processo di inserimento delle persone accolte, anche come elemento di mediazione sociale e
quindi un allargamento della responsabilità pubblica dei cittadini e delle cittadine, quale
elemento qualificante della democrazia di prossimità e di conseguenza come promozione
della “cittadinanza attiva”.
La condivisione delle responsabilità tra la pubblica amministrazione e il privato sociale è
dunque, un fatto importante da valorizzare e, al contempo, un obiettivo da perseguire. In
modo altrettanto netto occorre dare centralità al lavoro degli Enti Locali per rendere più
consapevole e incisiva la loro responsabilità pubblica in questo campo.
Consentire quindi alle organizzazioni sociali di svolgere un ruolo di promozione e tutela
dei diritti permette di rendere agibile lo spazio dentro il quale una divisione di responsabilità tra pubblico e privato sociale può e deve essere praticata.
Da questo punto di vista le organizzazioni di promozione sociale svolgono anche un ruolo
di “controllo pubblico”, quindi di interesse generale, proprio attraverso la combinazione
delle attività di gestione di servizi con le attività connesse alle vertenze sociali. È proprio
questo l’elemento peculiare delle attività e del ruolo della nostra associazione sul territorio, del suo radicamento sociale, che trova una sua concreta realizzazione nella dimensione condivisa del progetto sul piano nazionale, nell’idea politico culturale che è alla base
del nostro comune impegno.
2.1 Una scelta
politica consapevole23È chiaro che l’interesse prioritario e generale risiede nell’obiettivo di tutelare i diritti delle
persone accolte e migliorare le loro condizioni di vita. Non possono rientrare in questa
categoria quelle attività che non consentono il perseguimento di questi obiettivi o addirittura consolidano la negazione di diritti.
La nostra posizione storica sui centri d’accoglienza con grandi numeri, ossia sulla scelta di
segregare gruppi di persone dentro grandi strutture con servizi collettivi spersonalizzanti,
inadatti a richiedenti asilo e rifugiati, che necessitano di servizi e attenzioni personalizzate, nonché di ambienti adeguati ad accogliere storie dolorose e spesso tragiche, è nota da
tempo. Al contrario i centri d’accoglienza che ospitano grandi numeri e non piccoli gruppi, sono più costosi, producono separazione e quindi discriminazione e contribuiscono
ad alimentare immagini stereotipate dell’immigrazione, in questo modo rappresentando
spesso l’oggetto di campagne xenofobe e razzste.
Per questo abbiamo sempre espresso una netta opposizione, se non nel caso di soluzioni
limitate e transitorie, a strutture collettive che comportano separazione e ghettizzazione
I richiedenti asilo e rifugiati, nelle grandi strutture di contenimento, rischiano di essere
numeri e non persone. Allo stesso modo siamo da sempre contrari alle strutture detentive
per stranieri (ex CPT e ex CIE, ora CPR) che negano il principio base della democrazia,
l’habeas corpus, contenuto nell’art.13 della nostra Costituzione.
Da qui la volontà di promuovere il sistema SPRAR, come modello centrato sull’accoglienza diffuso e il coinvolgimento volontario degli Enti Locali. Con un correttivo che
parte dall’obbligo delle quote regionali, introducendo un ruolo attivo delle regioni come
garanti di queste quote, e valorizzando la volontarietà dell’ente locale che consente un
coinvolgimento del territorio e quella mediazione sociale delle organizzazioni presenti e
dell’amministrazione pubblica, di cui si è già detto.
Un sistema diffuso inquadrato in una logica non emergenziale, possibilmente senza la
“pesante” centralità delle Prefetture e del Ministero dell’Interno nella gestione complessiva del sistema di accoglienza.
Insomma un sistema di accoglienza pubblico, finanziato da risorse, pubbliche, con il supporto della
cittadinanza attiva di cui siamo espressione attraverso il nostro sistema circolistico.
24L’identità associativa è interrogata continuamente dai
mutamenti sociali che stanno caratterizzando la nostra
società. Eppure, nonostante gli obiettivi si modifichino
e le azioni che proponiamo cambino in base ai territori
e ai contesti nei quali ci troviamo ad operare, c’è un
modello di relazioni, di mutua assistenza e di solidarietà
diffusa al quale ci ispiriamo e che deve caratterizzare e
quindi rendere riconoscibili anche i servizi gestiti dai comitati Arci legati all’accoglienza.
Un modello che si ispira ad alcuni principi.
L’Arci fa accoglienza ma non è un associazione di operatori sociali.
L’Arci è e continua ad essere anche in questo campo una associazione di donne e uomini
impegnati sul terreno della promozione sociale e con una spiccata propensione al presidio socio-culturale dei territori, attraverso forme collettive associative che noi chiamiamo
circoli. Questo abbiamo fatto all’inizio della nostra storia, questo continuiamo a fare oggi,
2.2 La scelta di non
‘dare accoglienza’
ma quella di
‘fare accoglienza’seppur con strumenti e pratiche differenti.
La promozione di un’accoglienza di qualità e rispettosa della dignità e dei diritti delle persone è il primo passo di ciò che definiamo inclusione sociale, comunità, tutela dei diritti.
Non bisogna pensare dunque ai nostri servizi di accoglienza come fini a se stessi o come
occasioni per “creare posti di lavoro”. Certo non dobbiamo sottovalutare l’impatto economico e lavorativo che l’accoglienza ha sulle comunità locali ma, non è questo ciò che ci
muove prioritariamente.
Non può esistere estemporaneità rispetto al lavoro politico, culturale e di promozione
sociale dell’ARCI.
25L’ARCI è, e deve continuare ad essere, un associazione di promozione sociale, con una
visione generalista; in questo modo e con questo approccio deve svolgere la tutela e la
promozione dei diritti dei rifugiati e migranti e la nostra attività di accoglienza deve essere
funzionale a questi obiettivi.
L’accoglienza per noi è un pezzo significativo del percorso di incontro e interazione con
il territorio. Un modo per occuparci in maniera attiva della cultura delle comunità locali,
delle relazioni tra le persone e i soggetti che le animano, di qualificare la nostra presenza
e il nostro ruolo di promozione sociale. Un pezzo dunque non sufficiente a se stesso, che
non deve modificare o depontenziare la nostra missione associativa ma, anzi, potenziarla.
Infatti, le attività connesse all’accoglienza oggi rappresentano una grande opportunità di
sviluppo per la nostra associazione, quale soggetto di animazione territoriale, anche in
considerazione della quantità di persone che ci lavorano e che sono a vario titolo coinvolte, nonché al ruolo politico che l’ARCI svolge sia localmente che nazionalmente.
Il modello Arci che stiamo provando a definire può e deve essere un modello a cui ispirarsi, una pratica politica ed organizzativa da scegliere, un sistema nazionale a cui affiliarsi,
perchè sano, trasparente e utile. Un sistema caratterizzato da un’indiscutibile, punto di
forza: il radicamento sociale e territoriale che pochi altri possono vantare.
Da questo punto di vista è prioritario, dunque, che ogni nostro progetto di accoglienza,
laddove possibile, sia collegato con uno o più circoli arci e/o con quei gruppi di militanti e
dirigenti del territorio che possono garantire il ruolo di mediazione sociale indispensabile
per un processo d’inclusione sociale e culturale attivo. Nostra intenzione in questo senso
è promuovere presso i nostri circoli la “presa in carico” dei beneficiari ospiti dei nostri
progetti per contribuire allo svolgimento delle attività ordinarie del circolo stesso, con un
ruolo dunque non solo di “fruitore di attività” ma anche di promotore attivo. Crediamo
di poter ottenere più risultati in questo modo: inserire dentro il contesto territoriale i beneficiari attraverso percorsi consolidati di scambio e incontro; contribuire ad abbattere
barriere ed eventuali paure con i soci e le socie delle nostre strutture circolistiche, favorendo di fatto una più semplice interazione con il territorio e, al tempo stesso, consolidare le
relazioni tra base associativa, ente locale di riferimento e comunità territoriale.263. I principi cardine della
‘buona accoglienza’ per l’Arci
e le indicazioni per il territorio
Il lavoro di rilettura dei dati, l’analisi accurata del nostro impegno sul terreno dell’accoglienza sopra esposto parte necessariamente dall’esigenza primaria di
inquadrare la questione accoglienza in un contesto
più ampio, certamente europeo, legato alle migrazioni
all’andamento socio demografico delle comunità che
accolgono.
L’obiettivo, come premesso, che ci siamo dati è quello di intervenire con proposte e metodo di lavoro condiviso per migliorare le condizioni dei beneficiari innanzitutto, il loro
benessere, i loro diritti, e nel contempo influenzare le scelte delle istituzioni, svolgendo un
ruolo attivo di indirizzo delle politiche pubbliche.
La gestione dei servizi, e in particolare dell’accoglienza, ha l’obiettivo di darci maggiore
consapevolezza dei processi in atto, anche attraverso una relazione diretta con i beneficiari e con le comunità coinvolte, promuovendo vertenze capaci di modificare realmente le
politiche e le condizioni materiali dei soggetti sociali destinatari degli interventi pubblici.
fondamentali su cui
si fonda la nostra
‘buona accoglienza’27Essere presenti nei luoghi dove i processi avvengono, avere un rapporto diretto con i
soggetti coinvolti, è fondamentale, così come lo è poter incidere sulle scelte pubbliche e
sull’orientamento culturale delle comunità locali.
modo repentino. Essere protagonisti su questo terreno non solo è utile ma, diventa oltremodo coerente con gli obiettivi strategici che hanno le organizzazioni del Terzo Settore
L’Arci, come si evince, da questo lavoro è dunque fortemente impegnata nella gestione
della prima e della seconda accoglienza come in alcuni progetti legati al sistema HUB
Questo impegno comporta una grande responsabilità e una attenzione maggiore al modo
di essere e di fare l’accoglienza.3.2 Gli impegni
dell’ArciI progetti di accoglienza dell’Arci condividono che occorra promuovere una programmazione strategica di
lungo respiro che contempli i punti qui di seguito richiamati sui quali, tutta l’Arci intende impegnarsi con
1. Una forte volontà nel promuovere il sistema SPRAR,
con centri d’accoglienza per piccoli gruppi inseriti in
case e non in spazi collettivi, quale modello unico e unitario, centrato sull’accoglienza
diffusa, il coinvolgimento attivo e volontario degli Enti Locali e dunque una partecipazione consapevole delle comunità ospitanti.
2. La scelta di un modello di buona accoglienza centrato sullo sviluppo dell’autonomia dei beneficiari; una autonomia capace di moltiplicare le occasioni di interazione
con la comunità ospitante e al tempo stesso sviluppare una conoscenza diretta del
territorio da parte degli stessi beneficiari.
3. Scegliere progressivamente e compatibilmente con il percorso individuale e con
la situazione del contesto territoriale, di trasformare i centri collettivi in percorsi di
accoglienza in abitazione, con piccoli numeri,con una forte responsabilità dell’ospite/
utente, che in tal modo può più facilmente interagire con il contesto locale. Abitazioni
e ospitalità in strutture con caratteristiche adeguate e nel rispetto dei parametri della
civile abitazione previsti dalle leggi.
4. Promuovere la rete tra Enti Locali per la gestione dei progetti di accoglienza
SPRAR, anche come risposta all’isolamento e alle difficoltà che gli stessi comuni stanno vivendo.
5. Investire in un modello di accoglienza che preveda equipe di lavoro multidisciplinari e qualificate per ogni fase dell’accoglienza, invi compresa la presenza di personale
socio educativo adeguato e una significativa presenza di mediatori culturali e linguistici.
6. Dati i numeri dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolte, riteniamo che sia giunto il tempo di lavorare nazionalmente per la definizione di una figura professionale
dell’Operatore dell’accoglienza e contestualmente definire il CCNL di riferimento per
28questo lavoro tenendo conto che ad oggi il contratto più utilizzato è quello delle cooperative sociali.
7. Garantire un’attenzione alle tematiche di genere, e quindi alle specificità connesse
all’accoglienza ed all’integrazione delle donne migranti, così come definire in modo
efficace un progetto di accoglienza/educativo per i minori.
8. Sostenere quelle comunità locali più fragili con processi di informazione e conoscenza, lavorando con impegno laddove si manifestano preoccupazioni, ansie, paure
anche con un percorso di accompagnamento e di mediazione nei confronti delle comunità coinvolte, con un protagonismo del nostro insediamento territoriali.
9. Mantenere e rafforzare una forte azione di coinvolgimento da parte della nostra
filiera associativa, di istituzioni e società civile, ove avviene l’accoglienza, d’intesa con
i Comuni e le Prefetture, possibilmente con una regia istituzionale forte e riconosciuta
che dobbiamo chiedere e pretendere a gran voce.
Con queste premesse, l’Arci propone un modello di “buona accoglienza” centrato su:
1.	Accoglienza in piccoli numeri in appartamenti, ove sia garantita una presenza
quotidiana da parte dell’equipe di progetto;
2.	Sviluppo dell’autonomia dei singoli beneficiari per quanto riguarda i servizi erogati, con particolare riferimento ai pasti per quanto riguarda la preparazione nel rispetto
delle tradizioni religiose e culturali nonché, ovviamente, delle prescrizioni mediche;
3.	attivazione immediata dei corsi di italiano, anche attraverso i Centri Territoriali
per l’Educazione, per un minimo di 10 ore settimanali, il cui coordinamento, progettazione e monitoraggio siano affidati a persone in possesso del titolo DITALS o
29equivalente, affiancato da momenti di orientamento civico e di sviluppo della consapevolezza del percorso di accoglienza e di integrazione;
4.	fornitura di vestiario in ingresso di un kit di accoglienza che rispetti quanto previsto dalle norme SPRAR e adeguato cambio stagionale;
5.	periodici e adeguati strumenti per l’acquisto del kit per l’igiene personale;
6.	corretto ed adeguato accompagnamento alla conoscenza dei servizi e alle opportunità del territorio;
7.	l’elaborazione, più accurata possibile, di una “certificazione” delle competenze di
ciascun migrante, sia acquisite prima del suo arrivo in Italia che relative al percorso di
8.	un investimento in formazione professionale o borse lavoro o tirocini per almeno il
20% dei migranti accolti che abbiano una permanenza ed un percorso di accoglienza
di almeno 6 mesi, prevedendo anche la formula di tirocini a rotazione in modo da
allargare la platea dei beneficiari;
9.	l’attivazione, in termini di proposta, di attività di volontariato, sportive, ricreative
organizzate dai nostri circoli; in questo ambito è nostra intenzione valorizzare e coinvolgere il più ampiamente possibile la rete dei circoli Arci sparsi per tutto il territorio,
coinvolgendoli in attivazione di percorsi di volontariato anche ricorrendo all’esperienza del servizio civile volontario. Non solo, riteniamo utile lavorare nella promozione
di protocolli locali con ANCI e con altri attori sulla promozione del volontariato in
nostre e altre strutture, promuovendo la “presa in carico” individuale, evitando così
derive pericolose che spingano verso uno sfruttamento del lavoro e dell’impegno dei
3010. garantire l’accesso alla tutela legale e prevedere un percorso di accompagnamento
e orientamento giuridico svolto da personale in possesso di certificate e specifiche competenze, in grado di accompagnare, appunto, i beneficiari alla convocazione della Commissione che dovrà determinarne lo status.
Con altrettanta chiarezza chiediamo come Arci alle Istituzioni locali e nazionali e più in generale agli organi preposti di garantire:
1.	la promozione di affidamenti coerenti con le recenti novità legislative (riforma del III
settore e nuovo codice appalti) in grado di corrispondere con attenzione ad esigenze di
qualità e trasparenza;
2.	un impegno concreto nel monitoraggio delle strutture di accoglienza e di verifica
degli standard nella direzione dei punti richiamati nel presente documento;
3.	la costruzione di un dialogo costante tra le persone accolte e la cittadinanza, al fine
di diffondere i valori dell’accoglienza e contrastare i pregiudizi e la disinformazione, che
impediscono un’efficace inclusione sociale;
4.	Un forte e autorevole governo del territorio, capace di individuare i migliori percorsi
di accoglienza, incentivando gli enti locali in modo diffuso ed evitando l’attivazione di
progetti in aree già provate da forme di disagio.314. Conclusioni. Fare accoglienza.
Una scelta che riguarda la nostra
idea del mondo
Fare accoglienza per l’Arci è dunque una attività che va inserita in un ragionamento di più
ampio respiro che riguarda certamente il modello di società che vogliamo promuovere, ma
anche che tipo di Arci occorre per realizzarlo, sapendo che questo tema dell’accoglienza è di
forte impatto, mobilità molte risorse, ma non è l’unica missione dell’Associazione.
La promozione socio-culturale è il nostro obiettivo principale anche nella progettazione dei
servizi alle persone. Per questo ci poniamo l’obiettivo di costruire strumenti comuni a livello
nazionale, riconosciuti dall’intera associazione, per il monitoraggio e lo sviluppo della rete
d’accoglienza ARCI e, allo stesso tempo, servizi comuni a partire da quelli già attivi, come la
formazione permanente e le attività del numero verde.
Rilanciamo con queste Linee Guida l’impegno a definire delle modalità di lavoro comuni che
consentano la valorizzazione della rete d’accoglienza dell’Arci, utili sul piano della missione
come della governance, trasparenti e coerenti con il nostro essere organizzazione di promozione sociale. Ma anche e soprattutto, in grado di definire un modello di accoglienza (prima
e seconda) da perseguire sia sul piano delle pratiche che della gestione complessiva.
Mettere a sistema la nostra rete di accoglienza non serve più soltanto a migliorare e rendere
più efficace il nostro lavoro, ma diventa una necessità anche sul piano della tutela del nostro32essere (e fare) Arci. Una tutela del nostro simbolo, peraltro richiamata dallo Statuto all’articolo 37.
Occorre quindi ragionare nella direzione di uno strumento operativo che consenta la valorizzazione della rete d’accoglienza ARCI, sia sul piano politico associativo sia su quello
economico e di sviluppo e che sia in grado di interagire con i progetti territoriali in maniera
concreta e operativa, anche con l’obiettivo di assicurare una sufficiente omogeneità di comportamento in tutta la rete. Uno strumento che ci consenta di definire un modello di accoglienza da perseguire sia sul piano territoriale sia su quello nazionale.
Per questa ragione è indispensabile che questa riflessione prosegua, ci impegni in un confronto serrato a cominciare dal ruolo dell’Arci, dei nostri circoli, del nostro ruolo nelle comunità
locali e, più in generale, nella nostra società.
Con la consapevolezza che il rispetto di questi impegni costituisce elemento di qualità nella
gestione dei percorsi di accoglienza. Qualità in favore dei beneficiari accolti e qualità rispetto
alle comunità che accolgono.
Per questa ragione è indispensabile che che questi impegni siano raccolti e rispettati nella
forma più ampia possibile; ci impegni come associazione sul terreno della ricerca continua
di pratiche comuni, di buone prassi e, in un confronto serrato con tutti gli attori del territorio, con il fine ultimo di concorrere ad una reale integrazione dei migranti nel tessuto delle
Poiché, siamo fortemente convinti che, in questa fase soprattutto, è dalle comunità locali che
possono arrivare le “migliori idee” per ripensare il nostro Paese. E non viceversa.
L’Arci intende ripartire da questo forte impegno, ancorato ai principi contenuti nella nostra
Costituzione e nello Statuto dell’associazione.
Apriamo adesso una grande discussione nel Paese, con i nostri circoli, con i nostri soci su
questi importanti impegni.
3334Fonti
Pubblicazioni Ufficio studi e ricerche Gruppo PD Senato
Rapporto Global Trends 2015 UNHCR
EASO - Bureau Européen d’Appui en Matière d’AsileredazioneWalter Massa, Valentina Itri, Sara Prestianni
progetto graficoClaudia Ranzani
FotoSara Prestianni
stampaCSR - Centro Stampa e riproduzione
via di Salone 131/c - 00131 Roma36All pages:35791011131415161718192021232425262728293031323335InfoSaveLikeShareDownloadMoreLinee guida Arci "Impegnati per la buona accoglienza" Published on Jun 13, 2017 arcinazionaleFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore