Source: http://www.studiopenalista.it/appunti-conferenza-brasile-stalking-cyberstalking/?shared=email&msg=fail
Timestamp: 2019-04-18 12:41:45+00:00
Document Index: 41947594

Matched Legal Cases: ['art. 660', 'art. 581', 'art. 612', 'art. 594', 'art. 582', 'art. 612', 'art.612', 'art 612']

Conferenza sul Cyberstalking | Studio Penalista
Appunti della Conferenza sul Cyber Stalking
Una delle primissime leggi nel mondo sullo stalking è stata quella dello stato della California del 1991.
Un altro dei primi interventi normativi è stato il “protection from harassment act” del Regno Unito del 1997.
In questo momento in Brasile ci sono alcune leggi speciali sui crimini informatici, ma esse riguardano soprattutto la violazione dei sistemi informatici e la falsificazione delle carte di credito.
Tuttavia, nell’esperienza pratica di tutti i giorni, questo è un fenomeno diffusissimo: si pensi che proprio in Brasile, nella fascia di età gli 8 e i 17 anni, e quindi parliamo di minori, almeno un giovane su tre subisce episodi di stalking online, attraverso soprattutto l’uso dei social network.
E’ evidente, dunque, che il fenomeno è preoccupante, e che è opportuna una legge specifica che lo regoli.
Attualmente i casi di stalking online vengono puniti attraverso l’applicazione delle norme penali già esistenti nel codice penale brasiliano, che poi è molto simile a quello italiano.
in Italia, prima dell’introduzione del reato di stalking si applicava a seconda dei casi il delitto di molestie (art. 660 c.p.) oppure il delitto di percosse (art. 581c.p.), o quello di minacce (art. 612 c.p.), o ancora quello di ingiuria (art. 594 c.p.), o anche quello di lesioni volontarie (art. 582 c.p.).
Tutti reati puniti con una pena mite che non consente, ad esempio, le misure cautelari personali durante di indagini preliminari, cioè non è possibile applicare misure cautelari sull’indagato.
Inoltre, alcuni di questi reati sono di competenza non del Tribunale, bensì del Giudice di Pace Penale, che è un Giudice non togato, e che non applica pene detentive, ma al massimo pene restrittive in casa per periodi di tempo limitati.
Inoltre, l’assenza della previsione dello stalking comportava che spesso, anzi quasi sempre, le forme più gravi del delitto di stalking erano punite in modo tardivo.
Nei casi più gravi infatti, venivano applicati i delitti di:
lesioni volontarie aggravate,
omicidio volontario o quello preterintenzionale (cioè oltre l’intenzione).
Ma è evidente che quando si arrivava ad applicare questi più gravi reati la situazione era ormai già degenerata; era troppo tardi!
In sintesi, la normativa precedente in Italia non permetteva di intervenire efficacemente in presenza dei cosiddetti “reati sentinella”, cioè quei reati minori che però lasciavano chiaramente prevedere una possibile “escalation” di costrizioni, molestie e violenze.
E’ evidente, dunque, che tutte queste norme non riuscivano a punire adeguatamente lo stalking, e nemmeno riuscivano a prevenire il fenomeno.
Per questi motivi, il legislatore italiano, dopo numerose discussioni parlamentari, ha emanato una prima legge sullo stalking nel 2009 (d.l. 23 febbraio 2009 n.11 convertito poi con legge 23 aprile 2009 n.39), e poi a causa della inadeguatezza della norma iniziale, ha provveduto a ben due modifiche nel corso del 2013.
Nell’ordinamento italiano questo delitto si chiama “atti persecutori” ed è previsto dall’Art.612bis c.p., mentre il cyberstalking è una forma aggravata dello stalking prevista dall’art. 612bis c.p.
In sostanza, quindi, il cyberstalking è una forma aggravata dello stalking, ed è stato formalmente introdotto nel sistema giuridico italiano con le legge di fine 2013 che ha introdotto l’aggravante specifica dell’aver commesso il delitto di stalking mediante l’uso di mezzi informatici.
Tale legge, ha reso il delitto di atti persecutori un reato informatico in senso stretto, e per di più aggravato.
I beni giuridici che il legislatore ha voluto tutelare prevedendo questo delitto sono principalmente due:
da una parte la libertà morale della vittima, e la sua capacità di autodeterminarsi liberamente
dall’altra parte la salute della vittima.
Tuttavia questo è un reato che, oltre la libertà morale e la salute, offende anche altri beni giuridici: si pensi, per esempio, al diritto alla riservatezza, cioè la privacy perché, soprattutto il cyberstalking, comporta un trattamento illecito di dati sensibili dell’individuo senza il suo consenso.
Veniamo ad esaminare le condotte di stalking e di cyberstalking.
La condotta consiste essenzialmente nella reiterazione di minacce (art.612 c.p.) e moltestie (660 c.p.).
Pertanto, dovrebbero essere considerati irrilevanti i comportamenti posti in essere una sola volta, o sporadicamente.
In sostanza la norma colpisce i comportamenti seriali contrari alla volontà della vittima.
La norma non indica un numero minimo di condotte necessarie per integrare il reato.
Questo ha scaturito varie discussioni fra i giuristi:
Secondo alcuni la norma può considerarsi sufficientemente determinata perché i comportamenti devono comunque provocare uno degli eventi richiesti dalla norma stessa, e cioè:
o la perdurante ansia;
o il timore per l’incolumità;
o il cambio delle abitudini di vita.
Altri autori hanno fatto notare invece, che questi eventi, ad esempio lo stato di ansia e di paura, nei casi meno gravi dipendono dalla reazione soggettiva della vittima, e che quindi c’è un troppo ampio margine di discrezionalità da parte dell’interprete e del Giudice nella applicazione di questa norma.
La Cassazione (n. 25527/2010), ha ritenuto che anche soli due atti di molestia o minaccia possono integrare il reato di stalking; è evidente che se ci si pensa forse due soli atti di molestie sono troppo pochi per integrare un delitto per cui si potrebbe andare in carcere per cinque anni.
Come detto, le condotte di molestia e minaccia devono provocare alcuni determinati eventi:
Nel perdurante e grave stato di ansia e di paura, vi rientrano tutte le forme patologiche caratterizzate dallo stress, e comunque tutte le situazioni di disequilibrio psicologico, come ad esempio lo stress post traumatico.
La Giurisprudenza (2011) ha affermato che per ritenere provato il perdurante e grave stato di ansia e di paura non è necessario accertare un vero e proprio stato patologico, ma è sufficiente dimostrare un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima.
Lo stato di ansia o di paura devono essere perduranti e gravi: quindi non deve essere uno spavento soltanto momentaneo, e per grave invece si intende che l’evento deve essere in qualche modo documentabile o certificabile, non deve cioè trattarsi di quelle paure della vita quotidiana.
Pertanto per provare lo stato di ansia o di paura possono essere utili consulenze medico legali, o perizie, o almeno testimonianze di personale medico che ha seguito la vittima.
Con riferimento al secondo evento, cioè il fondato timore dell’incolumità propria e di persone care, il timore deve essere fondato nel senso che deve essere provocato da un fenomeno oggettivo, esterno alla psiche della vittima.
Il terzo evento è dato dalla alterazione delle abitudini di vita:
essa può consistere ad esempio nel fatto che la vittima, precedentemente frequentatrice di social network, smetta di frequentarli proprio per il timore di avere contatti con il molestatore.
Quindi le condotte di molestie e minacce devono essere idonee a provocare almeno uno di questi tre eventi.
Il dolo di questo reato è generico, e consiste nella consapevolezza e volontà sia dei singoli episodi sia della loro abitualità, cioè del fatto che i singoli episodi si sommino a creare quel comportamento seriale che la norma intende punire.
Possiamo concludere con alcuni casi giurisprudenziali.
1. Un caso di cyberstalking, preso in considerazione dalla Cassazione nel 2011 è piuttosto interessante:
In questo caso era stato applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di cui all’art 612bis c.p., a un indagato che aveva commesso fatti in danno ad una minorenne con la quale aveva avuto un rapporto affettivo.
La condotta offensiva, in questo caso, era consistita in messaggi non solo telefonici, ma anche via internet.
Gli indizi di reato erano stati ricavati dalle dichiarazioni di testimoni, da quelle della persona offesa, e da certificati medici.
Da questi fatti erano derivati gravi conseguenze alla vittima, che per esempio era costretta a farsi accompagnare dalla madre tutte le volte che si allontanava dall’abitazione.
Aveva dovuto escludere dalle mete dei suoi spostamenti i luoghi in cui temeva di poter incontrare il molestatore.
Ed aveva dovuto anche cambiare il numero di cellulare.
In questo caso, trovandoci ancora nel 2011, e quindi in un periodo di tempo precedente all’introduzione formale del cyber stalking, l’indagato era stato condannato per stalking con il massimo della pena allora prevista.
2. Un altro esempio interessante di applicazione di stalking è l’ordinanza del 2013 del Giudice Indagini Preliminari del Tribunale di Padova perché lo ha applicato a fatti condominiali.
In questo caso, nell’ambito di un condominio, l’indagato aveva posto in essere molestie e minacce nei confronti dei condomini.
In particolare, aveva arrecato disturbo alla quiete e al riposo dei vicini accendendo lo stereo ad alto volume, con urla, attraverso lo spostamento di mobili, la rottura di oggetti di vetro, schiamazzi durante la notte, e urlando anche minacce ai condomini più volte.
Questi comportamenti avevano costretto i condomini ad alterare le proprie abitudini di vita, per esempio anticipando l’orario in cui andavano a letto per il timore di essere disturbati nel cuore della notte, e alcuni prendendo in seria considerazione la possibilità di cambiare abitazione.
La prova di questi fatti era stata trovata grazie alle querele presentate dalle Persone Offese, ai certificati medici che provavano le conseguenze sulla salute, ed alle annotazioni della Polizia Giudiziaria che era già intervenuta varie volte sul posto per episodi analoghi.
Il GIP ha applicato all’indagato la misura cautelare del divieto dell’avvicinamento ai luoghi frequentati dalle Persone Offese e dai loro famigliari, e gli ha vietato espressamente di comunicare con loro con qualsiasi mezzo, in particolare col telefono, SMS e anche mediante email.
In pratica, alla fine, lo stalker ha dovuto cambiare casa.
3. Qualche esempio odierno per il quale si applica il cyberstalking è quello dell’invio assillante di di SMS, o MMS, o Email; oppure si pensi ai falsi annunci su siti internet con l’invito a sconosciuti a mettersi in contatto con la vittima, magari a scopi sessuali, senza il suo consenso, indicando il numero di cellulare della vittima ignara.
Si pensi ancora al furto di credenziali elettroniche, o all’accesso abusivo a pagine web o al sistema informatico della vittima, oppure si pensi al controllo occulto del sistema informatico della vittima, magari mediante virus del tipo trojan horses, o si pensi alla disdetta di utenze intestate alla vittima.
Infine si pensi all’insistente controllo della vita privata e degli spostamenti della vittima attraverso il tracciamento dei suoi dati informatici.
4. Un altro caso interessante è stato quello che del 2011 giudicato dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese.
Il caso riguardava due indagati, nei confronti dei quali era stato ipotizzato il concorso nel delitto di cyber stalking.
In particolare, i due soggetti, avevano commesso il delitto di cyber stalking, per avere in concorso tra loro posto in essere atti persecutori nei confronti di due ragazze minorenni con condotte reiterate di minacce e molestie mediante telefonate, SMS, e scritte sulle bachece di FaceBook.
In questa fattispecie sono molti gli elementi informatici che emergono.
Innanzitutto, le indagini sono state fatte soprattutto in ambito informatico.
In particolare, le autorità hanno fatto accertamenti sul social network FaceBook, e queste indagini hanno consentito di individuare uno dei due indagati.
Poi, l’Autorità giudiziaria, ha fatto accertamenti incrociati tra Facebook e la Telecom, e questi hanno consentito l’individuazione anche del secondo indagato.
Queste condotte telematiche degli indagati, avevano prodotto le conseguenze previste dalla norma, perché ad esempio una delle ragazze era arrivata a rifiutare di mangiare e si vergognava ad uscire, ed aveva anche avuto conseguenze negative sugli studi, mentre l’altra ragazza doveva essere accompagnata spesso fuori di casa dalla madre, e non aveva neanche più il coraggio di recarsi alle feste con gli amici.
In conseguenza della ricostruzione dei fatti, il Giudice delle Indagini Preliminari, ha applicato ad entrambi gli indagati la misura del divieto di dimora nel comune dove abitavano le persone offese ed i loro famigliari, e quindi, in questo caso, i ragazzi hanno addirittura dovuto fare le valige e cambiare città.
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