Source: https://www.laleggepertutti.it/293486_riduzione-pignoramento-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-11-18 07:11:10+00:00
Document Index: 1618203

Matched Legal Cases: ['art. 483', 'art. 496', 'art. 553', 'art. 496', 'art. 617', 'art. 96', 'art. 483', 'art. 496', 'art. 671', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 496', 'art. 96', 'art. 496', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 496', 'art. 496', 'art. 495']

Leggi le ultime sentenze su: rapporto tra l’ammontare dei beni pignorati rispetto alle necessità del processo esecutivo; eccessi nell’uso del procedimento di esecuzione forzata; riduzione del pignoramento; provvedimenti del giudice dell’esecuzione; opposizione all’esecuzione per eccesso dei beni pignorati; misura speciale di salvaguardia a tutela del debitore; possibilità di disporre la riduzione del pignoramento d’ufficio o su istanza solo di alcuni coobbligati solidali.
1 Riduzione del pignoramento
2 Riduzione del pignoramento: di cosa deve tener conto il giudice?
4 Assegnazione della somma in favore del creditore procedente
5 Pignoramento e beni di valore eccedente il credito
6 Richiesta di riduzione del pignoramento
7 Eccesso nell’impiego del mezzo esecutivo
8 Pignoramento immobiliare, usufrutto e riduzione del pignoramento
9 Beni sottoposti a sequestro e richiesta di riduzione del sequestro
10 Sproporzione tra debito e pignoramento
11 Riduzione del pignoramento con liberazione parziale di immobili ipotecati
12 Valore dei beni pignorati
13 Opposizione all’esecuzione
14 Tutela del debitore
La perdurante legittimità dell’esecuzione, ancorché per un credito minore, non consente di disporre la cancellazione “delle trascrizioni pregiudizievoli”, ferma restando la facoltà per il giudice dell’esecuzione di procedere alla riduzione del pignoramento su specifica e separata istanza del debitore .
Tribunale Ancona sez. II, 24/06/2014, n.1128
Riduzione del pignoramento: di cosa deve tener conto il giudice?
L’art. 483 c.p.c., consente di avviare più procedure esecutive sulla base del medesimo titolo, e in tale ipotesi, quindi, lo stesso continua a conservare la sua validità fino all’integrale soddisfo del credito vantato, atteso che il rapporto tra l’ammontare dei beni pignorati rispetto alle necessità del processo esecutivo non può essere aprioristicamente determinato, dal momento che, nel corso del medesimo processo, sono consentiti gli interventi dei creditori i quali, se privilegiati, concorrono sul ricavato conservando la loro prelazione e, se chirografari, concorrono a parità degli altri ove spieghino rituale e tempestivo intervento.
Pertanto, il creditore pignorante è legittimato ad espropriare più di quanto sarebbe necessario per soddisfare il suo credito e il giudice cui sia richiesta la riduzione del pignoramento deve tener conto di questa eventualità nell’esercizio del potere discrezionale di cui all’art. 496 c.p.c. senza che possa ritenersi sussistente l’illegittimità del procedimento per il solo fatto del pignoramento di beni immobili in eccesso.
Tribunale Bari sez. II, 21/11/2011, n.3705
Cassazione civile sez. III, 15/10/2010, n.21325
Assegnazione della somma in favore del creditore procedente
Quando il giudice dell’esecuzione, nel disporre l’assegnazione della somma in favore del creditore procedente ai sensi dell’art. 553 c.p.c., all’esito della dichiarazione positiva resa dal terzo nei confronti della stessa Banca, ha – rideterminato le spese di precetto in base alla tariffa> – esercitando il potere di riduzione del pignoramento previsto, anche su iniziativa d’ufficio oltre che su istanza del debitore ex art. 496 c.p.c. – il creditore medesimo deve impugnare detto provvedimento (ordinanza) tramite l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c. e non con il rimedio dell’appello.
Corte appello Roma sez. I, 13/09/2010, n.3548
Pignoramento e beni di valore eccedente il credito
Nell’ipotesi di pignoramento eseguito in modo da sottoporvi beni di valore eccedente il credito per cui si procede, non è possibile ravvisare un caso di esercizio dell’azione esecutiva per un credito inesistente, essendo il mezzo per dolersi di tale eccesso non già una domanda da proporsi al giudice della cognizione, bensì una domanda di riduzione da presentare al giudice dell’esecuzione.
Infatti, quando non si sia in presenza dell’esercizio di azione esecutiva in assenza di credito, non è configurabile una responsabilità processuale aggravata per colpa, in base al comma 2 dell’art. 96 c.p.c., potendosi al più discutere di responsabilità ai sensi del comma 1 di detto articolo dinanzi al giudice dell’esecuzione chiamato a provvedere sulla domanda di riduzione.
Cassazione civile sez. I, 28/05/2010, n.13107
Richiesta di riduzione del pignoramento
La richiesta di riduzione del pignoramento è una questione estranea al giudizio di opposizione all’esecuzione, e va decisa nell’ambito del processo esecutivo.
Tribunale Bari sez. II, 09/05/2008, n.1167
Eccesso nell’impiego del mezzo esecutivo
In presenza di un eccesso nell’impiego del mezzo esecutivo, che se connotato da dolo o colpa grave giustifica non solo l’esclusione dall’esecuzione dei beni sottoposti in eccesso, ma anche la condanna del creditore procedente per responsabilità processuale aggravata, la parte che sta subendo l’esecuzione può far ricorso ai mezzi previsti dagli art. 483 e 496 c.p.c. e così ottenere dal giudice dell’esecuzione la liberazione dal pignoramento e la sua riduzione e, dallo stesso giudice, con il provvedimento che riguardo ai beni liberati dal pignoramento chiude il processo esecutivo, anche la condanna del creditore procedente al risarcimento per responsabilità aggravata, restando la difesa del creditore affidata all’opposizione agli atti.
Cassazione civile sez. III, 03/09/2007, n.18533
Pignoramento immobiliare, usufrutto e riduzione del pignoramento
Beni sottoposti a sequestro e richiesta di riduzione del sequestro
La richiesta di riduzione del sequestro ai sensi dell’art. 496 c.p.c. (avente ad oggetto la “riduzione del pignoramento “), pur se astrattamente proponibile in materia di sequestro conservativo innanzi alla Corte dei conti ex art. 671 c.p.c. e in virtù del rinvio dinamico di cui all’art. 26 r.d. n. 1038/1933, esula dalla cognizione del giudizio ex art. 5, comma 3, lett. a) d.l. n. 453/1993, conv. con l. n. 19/1994, venendo in rilievo in tale sede solo questioni relative all’esistenza dei presupposti della cautela richiesta, ma non quelle concernenti la sua esecuzione e attenendo la decisione delle richieste formulate ex art. 496 c.p.c. alla competenza del giudice dell’ esecuzione.
Né possono trovare ingresso, in sede cautelare, eccezioni attinenti alla asserita sproporzione del valore dei beni sottoposti a sequestro rispetto all’ammontare del credito assistito dal provvedimento cautelare, trattandosi – anche in questo caso – di materia di competenza del giudice dell’esecuzione.
Corte Conti sez. I, 13/04/2006, n.131
Sproporzione tra debito e pignoramento
Con riferimento all’opposizione all’esecuzione proposta dall’esecutato, unitamente alla richiesta di condanna del creditore pignorante al risarcimento dei danni per responsabilità aggravata, ex art. 96, comma 2, c.p.c., per eccessività dell’espropriazione, il rapporto tra ammontare dei beni pignorati e necessità del processo esecutivo non può essere aprioristicamente determinato, dal momento che, nel corso del processo, sono consentiti gli interventi dei creditori i quali, se privilegiati, concorrono sul ricavato conservando la loro prelazione e, se chirografari, concorrono a parità degli altri, ove spieghino rituale e tempestivo intervento.
Pertanto, il creditore pignorante è legittimato ad espropriare più di quanto sarebbe necessario per soddisfare il suo credito e il giudice cui sia richiesta la riduzione del pignoramento deve tener conto di questa eventualità nell’esercizio del potere discrezionale di cui all’art. 496 c.p.c., senza che possa ritenersi sussistente l’illegittimità del procedimento per il solo fatto del pignoramento di beni immobili in eccesso.
(Nella specie, il debitore aveva subito due pignoramenti di beni rispettivamente per 540 milioni di lire e in altra circoscrizione per un miliardo e quattrocento milioni di lire, in relazione a un’ingiunzione di circa 12 milioni di lire; la sentenza di merito aveva respinto l’ opposizione all’esecuzione, rilevando che sui beni del debitore gravavano ipoteche, iscritte da tre banche, per importi superiori al miliardo di lire. La S.C., nel confermare la sentenza impugnata, ha precisato che la qualificazione dell’opposizione come opposizione all’esecuzione non era stata oggetto di contestazione e che la sentenza di merito non poteva tener conto dei beni pignorati in altra circoscrizione, attesa la formale autonomia delle due procedure).
Cassazione civile sez. III, 22/02/2006, n.3952
Se si delinea una situazione di eccesso nell’assoggettamento a pignoramento nel corso di una procedura esecutiva, può essere disposta la riduzione del pignoramento anche se abbia l’effetto di liberare dal vincolo alcuni beni immobili ipotecati, purché rimangano assoggettati al pignoramento altri immobili ipotecati in misura sufficiente a soddisfare i creditori. Ciò non comporta infatti la sottrazione del bene dal vincolo della causa di prelazione, che potrà tornare ad essere fatta valere esclusivamente se il credito risulterà insoddisfatto.
La riduzione del pignoramento può essere disposta anche d’ufficio, o su istanza di non tutti i debitori interessati, e può tradursi, in caso vi siano più condebitori in solido, anche nella eventuale concentrazione e conservazione del vincolo esecutivo sui beni di uno soltanto dei condebitori, il quale non può dolersi dell’adozione del provvedimento che, sebbene vantaggioso per i coobbligati, non lo espone a rischi più gravi di quelli originariamente compresi nella sua posizione di condebitore solidale, tenuto come tale per l’intero e soggetto ad escussione per il corrispondente importo.
Cassazione civile sez. III, 16/01/2006, n.702
Valore dei beni pignorati
Non è qualificabile come opposizione all’esecuzione, in quanto con essa non si nega il potere del creditore di procedere ad esecuzione forzata, l’opposizione con la quale il debitore, pur non contestando l’esistenza di un titolo esecutivo in mano al procedente, nè la pignorabilità dei beni sottoposti all’esecuzione, sostenga che il procedimento esecutivo è stato posto in essere a suo carico per un intento persecutorio del creditore; in ogni caso, qualora il valore dei beni pignorati sia superiore all’ammontare del credito e delle spese per i quali si procede, il debitore può chiedere la riduzione del pignoramento ed in caso che l’istanza venga rigettata ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi.
Cassazione civile sez. III, 14/07/2003, n.10998
In tema di esecuzione forzata, la sentenza con la quale il giudice dell’esecuzione, nel decidere l’opposizione all’esecuzione ovvero agli atti esecutivi proposta dal debitore il quale eccepisca, tra l’altro, che l’importo dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese dell’esecuzione e del credito, ometta di pronunciare su siffatto motivo non può ritenersi viziata per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, in quanto la riduzione del pignoramento deve costituire oggetto di specifica e separata istanza (art. 496 c.p.c.) ed il debitore può proporre opposizione agli atti esecutivi avverso il provvedimento che, eventualmente, non soddisfi il suo interesse.
Cassazione civile sez. III, 16/01/2003, n.563
La norma di cui all’art. 496 c.p.c. integra gli estremi di una “misura speciale di salvaguardia” a tutela del debitore volta ad evitare eccessi nell’uso del procedimento di esecuzione forzata, e non presuppone, pertanto, neppure implicitamente, l’esistenza di un qualsivoglia limite temporale alla possibilità di richiedere (da parte del debitore) e di disporre (da parte del giudice dell’esecuzione) la riduzione del pignoramento.
Ne consegue che il provvedimento “de quo” ben può essere emesso anche prima del termine fissato per l’intervento dei creditori, senza che a ciò osti il (diverso) dettato del precedente art. 495 stesso codice – a mente del quale, in tema di conversione del pignoramento, il legislatore ha operato un esplicito riferimento al “momento anteriore alla vendita” – attesa la evidente eterogeneità degli istituti processuali della conversione e della riduzione del pignoramento.
Cassazione civile sez. III, 15/11/1999, n.12618