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Timestamp: 2019-08-20 04:07:19+00:00
Document Index: 131522152

Matched Legal Cases: ['art. 486', 'art. 486', 'art. 486', 'art. 102', 'art. 486', 'art. 127', 'art. 486', 'art. 19', 'art. 420', 'art. 45', 'art. 486', 'art. 486', 'art. 97', 'art. 486', 'art. 420', 'art. 486', 'art. 178', 'art. 486', 'art. 420', 'art. 486', 'art. 3', 'art. 486', 'art. 486', 'art. 486', 'art. 127']

Art. 486 cod. proc. penale | La Legge per tutti
L'astensione del difensore dalle udienze non è riconducibile nell'ambito dell'istituto del legittimo impedimento, giacché costituisce espressione dell'esercizio di un diritto di libertà, il quale, se posto in essere nel rispetto e nei limiti indicati dalla legge e dal codice di autoregolamentazione, impone il rinvio anche dell'udienza camerale, purché il difensore abbia manifestato in maniera univoca la volontà di partecipare ad essa. (Fattispecie in cui la Corte di cassazione ha annullato la decisione del giudice di appello, che non aveva accolto la richiesta di rinvio dell'udienza camerale nel giudizio di appello a seguito di abbreviato, benché il difensore avesse manifestato la volontà di partecipare ad essa). (Annulla con rinvio, App. Genova, 17/09/2013 )
Cassazione penale sez. VI 16 aprile 2014 n. 18753
L'astensione del difensore dalle udienze non è riconducibile nell'ambito dell'istituto del legittimo impedimento, in quanto costituisce espressione dell'esercizio di un diritto di libertà, il cui corretto esercizio, attuato in ottemperanza a tutte le prescrizioni formali e sostanziali indicate dalle pluralità delle fonti regolatrici, impone il rinvio anche delle udienze camerali. (Fattispecie in cui La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di appello, che non aveva accolto la richiesta di rinvio dell'udienza camerale nel giudizio di appello a seguito di abbreviato per adesione del difensore all'astensione dalle udienze). Annulla con rinvio, App. Bologna, 18/11/2011
Cassazione penale sez. VI 24 ottobre 2013 n. 1826
Cassazione penale sez. V 15 luglio 2010 n. 36609
Perché possa ritenersi sussistente l'impossibihtà assoluta a comparire per legittimo impedimento la quale, ai sensi dell'art. 486, comma 5 c.p.p., costituisce condizione per il rinvio dell'udienza, è necessario che il difensore indichi le ragioni che non hanno consentito la nomina di un sostituto, atteso che provvedere alla propria sostituzione non è facoltà discrezionale del difensore medesimo, e che anzi integra un suo preciso dovere indicare le ragioni per cui gli è impossibile farlo.
Corte appello Reggio Calabria 07 febbraio 2008 n. 224
L'art. 486 comma 5 c.p.p. prescrive che il legittimo impedimento del difensore deve essere "prontamente" comunicato, onde consentire all'ufficio, che lo ritenga giustificato, di predisporre tutti gli adempimenti necessari a evitare ingiusti oneri agli altri soggetti processuali e a consentire la celebrazione in data successiva e prossima del dibattimento rinviato. Ne consegue che il difensore è obbligato a comunicare l'impedimento non appena esso si verifica e non in prossimità della celebrazione del processo. In particolare, allorché l'impedimento riguardi altro dibattimento, non può il difensore riservarsi di scegliere fino al giorno prefissato, ma deve, appena ricevuta la comunicazione dei due giudizi, effettuare la scelta e darne pronta comunicazione al giudice cui chiede il rinvio.
Cassazione penale sez. II 09 novembre 2005 n. 1519
Affinché l'impegno professionale del difensore in altro procedimento possa essere assunto quale legittimo impedimento che dà luogo ad assoluta impossibilità a comparire ai sensi dell'art. 486 comma 5 c.p.p., è necessario che il difensore medesimo prospetti l'impedimento e chieda il rinvio non appena conosciuta la contemporaneità dei diversi impegni e non si limiti a comunicare e documentare l'esistenza di un contemporaneo impegno professionale in altro processo, ma esponga le ragioni che rendono essenziale l'espletamento della sua funzione in esso per la particolare natura dell'attività a cui deve presenziare, l'assenza in detto procedimento di altro difensore che possa validamente difendere l'imputato, l'impossibilità di avvalersi di un sostituto, ai sensi dell'art. 102 c.p.p., sia nel processo in cui intende partecipare sia in quello di cui chiede il rinvio.
Sezione Sorveglianza Bari 03 febbraio 2005
L'impedimento del difensore, per contemporaneità di impegni di difesa è rilevante nel procedimento penale (art. 486, c.p.p.), ma non nel rito processuale civile o amministrativo. (Conferma Tar Liguria n. 1056 del 2004).
Consiglio di Stato sez. IV 14 dicembre 2004 n. 7940
L'assenza del difensore per legittimo impedimento nei procedimenti camerali svolgentisi con le forme dell'art. 127 c.p.p. è irrilevante pur dopo le modifiche apportate al codice di rito dalla l. 16 dicembre 1999 n. 479, che ha abrogato l'art. 486 c.p.p. e, con l'art. 19, ha introdotto l'art. 420 ter c.p.p., il cui comma 5 estende all'udienza preliminare l'obbligo di rinviare il procedimento in caso di legittimo impedimento del difensore, mentre nulla dispone per le udienze celebrate con rito camerale, con conseguente intangibilità del pregresso quadro normativo in materia.
Cassazione penale sez. I 06 aprile 2004 n. 17312
Nel procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati, nonostante il carattere amministrativo della fase davanti al consiglio dell'ordine, la lacuna dell'art. 45 del r.d.l. n. 1578 del 1933 che, nel prevedere la citazione dell'incolpato a comparire davanti a tale organo, non contiene la disciplina degli eventuali impedimenti, è colmabile analogicamente mediante la disciplina del c.p.p. relativa alla comparizione dell'imputato al dibattimento penale, del quale è previsto il rinvio in caso di assenza dell'imputato dovuta ad "assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento" (art. 486 c.p.p.). Le valutazioni circa la sussistenza di un siffatto impedimento, compiute dal Consiglio nazionale forense in sede di impugnazione della decisione del consiglio dell'ordine, rappresentano un apprezzamento di fatto insindacabile in cassazione ove correttamente motivato.
Cassazione civile sez. un. 10 luglio 2003 n. 10842
Cassazione penale sez. II 16 gennaio 2003 n. 6488
Il disposto di cui all'art. 486 comma 5 c.p.p. non si applica nel procedimento di esecuzione e di sorveglianza, ove la presenza in udienza del difensore può essere garantita da altro difensore nominato di ufficio ex art. 97 comma 4 c.p.p.
La disposizione di cui all'art. 486 comma 5 c.p.p. non si applica nel procedimento di esecuzione e di sorveglianza, ove la presenza necessaria del difensore può essere garantita anche attraverso la presenza di altro difensore prontamente reperibile, nominato d'ufficio, per cui l'impedimento del difensore, benché legittimo, è irrilevante.
L'art. 420 ter c.p.p., che riproduce il testo del vecchio art. 486 c.p.p., non distingue l'ipotesi dell'impedimento temporaneo da quella dell'impedimento a tempo indeterminato cagionato da una malattia irreversibile.
Tribunale Milano 30 novembre 2001
La dichiarazione di contumacia dell'imputato è viziata da nullità assoluta, ai sensi dell'art. 178 lett. c) c.p.p., con nullità di tutti gli atti successivi, se il giudice, ritenuto legittimo l'impedimento del difensore a comparire, anziché provvedere a norma dell'art. 486 comma 3 c.p.p. e sospendere o rinviare anche d'ufficio il dibattimento, fissare con ordinanza una nuova udienza e disporne la notificazione all'imputato non comparso, abbia, invece, nominato un difensore d'ufficio e dichiarato la contumacia dell'imputato, in assenza del difensore di fiducia.
Cassazione penale sez. VI 05 ottobre 2001 n. 38464
La norma di cui all'art. 420 ter c.p.p., che ha riprodotto il contenuto dell'abrogato art. 486 c.p.p., non consente di distinguere l'impedimento transeunte da quello permanente, limitandosi a stabilire l'obbligo del giudice di rinviare il processo in caso di accertata impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento; sicché, anche in presenza di gravi patologie, che prevedibilmente non avranno mai evoluzione positiva, va disposto il rinvio del dibattimento, non potendosi legittimamente comprimere il diritto dell'imputato a difendersi anche partecipando e presenziando all'udienza.
Tribunale Milano 05 ottobre 2001
Vanno restituiti al giudice "a quo" gli atti relativi alla q.l.c., in riferimento agli art. 3, 24, 70, 76, 77 cost., in relazione alla legge delega 16 febbraio 1987 n. 81, dell'art. 486 comma 5 c.p.p. e 72 c.p., nella parte in cui non consente il rinvio o la sospensione del dibattimento nel caso di assoluta impossibilità a comparire per legittimo impedimento di uno dei due difensori di fiducia nominati dall'imputato, perché valuti la perdurante rilevanza della questione a seguito dell'entrata in vigore della l. 16 dicembre 1999 n. 479 che ha recato modifiche alla normativa denunciata.
Corte Costituzionale 29 dicembre 2000 n. 586
Perché possa ritenersi sussistente l'impossibilità assoluta a comparire per legittimo impedimento la quale, ai sensi dell'art. 486 comma 5 c.p.p., costituisce condizione per il rinvio dell'udienza, è necessario che il difensore indichi le ragioni che non hanno consentito la nomina di un sostituto, atteso che provvedere alla propria sostituzione non è facoltà discrezionale del difensore medesimo e che anzi integra un suo preciso dovere indicare le ragioni per cui gli è impossibile farlo. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto che il giudice del dibattimento avesse legittimamente rigettato l'istanza di rinvio, atteso che il difensore non aveva documentato l'impossibilità di designare un proprio sostituto).
Cassazione penale sez. III 28 novembre 2000 n. 308
In tema di interrogatorio di garanzia, l'impedimento del difensore non implica la necessità del differimento dell'interrogatorio, in quanto il disposto dell'art. 486 comma 5 c.p.p. non si applica ai procedimenti in camera di consiglio che si svolgono con le forme dell'art. 127 c.p.p. (Fattispecie nella quale il difensore aveva allegato il proprio impedimento a presenziare all'interrogatorio nell'ora fissata dal giudice in quanto in quello stesso giorno erano stati fissati gli interrogatori di altri indagati, ristretti in carceri diversi, attinti dalla medesima ordinanza cautelare).
Cassazione penale sez. VI 27 giugno 2000 n. 2917