Source: https://www.studiolegalepimpinato.it/quanto-costa-l-avvocato
Timestamp: 2018-01-17 12:58:18+00:00
Document Index: 133170194

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 604', 'art. 617', 'art. 463', 'art. 769', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 1102', 'art. 63', 'art. 1134', 'art. 1137', 'art. 3']

Quanto Costa L'avvocato - Piove Di Sacco - STUDIO LEGALE PIMPINATO AVVOCATO BRUNO
Quanto costa l'avvocato e altre informazioni
I rapporti con i clienti sono improntati alla massima chiarezza. Lo studio, impostato secondo una logica tradizionale, applica le tariffe vigenti e previste dalla legge (recentemente il tariffario è stato abolito in favore dei “parametri”, cosa che ha comportato sensibili vantaggi per i clienti; in quanto in pochissime voci si riassume tutta l’attività di causa, che “prima” era frazionata in decine e decine di indicazioni, non sempre facilmente comprensibili per l’Assistito). Naturalmente a seconda della tipologia della controversia, delle condizioni economiche del cliente, dell'interesse, lo studio, nel rispetto dei parametri, può concordare con il cliente modalità particolari, caso per caso. Di regola per ogni controversia giudiziaria, lo studio richiede al cliente dopo aver studiato la fattibilità ed i possibili esiti un iniziale fondo spese che comprende le imposte, i bolli, e le spese generali dello studio. Portiamo alcuni esempi pratici.
Qualora l'esito della lite sia positivo, le spese legali vengono addossate alla controparte e quindi il cliente non ha spese, salvo gli eventuali onorari ed i diritti non ripetibili, gli anticipi effettuati. Alla fine della causa, quindi, in caso di esito vittorioso, il cliente si troverà a non aver speso praticamente nulla, essendo tutte le spese legali, a carico della parte soccombente, nel caso, appunto, che il giudice abbia effettivamente posto a carico della controparte tutte le spese.
Chiariamo il concetto su queste “spese non ripetibili”, che, per il cliente possono costituire una "sorpresa". Il giudice liquida sempre come spese legali le spese e gli onorari che reputa "normali" e li addossa alla parte che perde. Ad esempio è normale che l'Avvocato ed il suo cliente si incontrino una, due, tre volte per parlare della causa. Il Giudice quindi liquiderà a danno della controparte che avrà perso la causa, ed a favore del cliente vittorioso, la spesa relativa a due incontri con l'Avvocato. Se però il cliente ritiene di incontrarsi tutti i giorni con il suo Avvocato o di telefonargli giornalmente, la spesa di tali incontri giornalieri non verrà addossata alla controparte soccombente, ma rimarrà a carico del cliente (non essendo, secondo la prassi, normale una tale attività). In genere lo studio, se l'attività rientra in un ambito normale, non addossa al cliente spese non ripetibili. Attenzione: talvolta il giudice può “compensare” le spese, in tutto o in parte: significa che il giudicante ha ritenuto che la ragione non fosse chiaramente tutta da una parte, o lo fosse solo in percentuale: nel tal caso il cliente pagherà il suo avvocato nella percentuale che non viene addossata alla controparte; oppure il giudice può liquidare le spese a carico del soccombente in maniera assolutamente insoddisfacente: anche in tal caso il Cliente dovrà, in misura, contribuire. Naturalmente una sentenza che dovesse, in punto spese, esser inaccettabile, potrà esser appellata.
Lo studio prima di assumere un mandato verifica la controversia, in ogni suo aspetto, per poter valutare e comunicare al cliente per l'appunto sia un preventivo dei costi sia i possibili esiti. Lo studio, a seconda delle esigenze del cliente, può concordare diverse modalità di svolgimento del rapporto in ipotesi di controversia giudiziale.
Prima ipotesi. Versamento di un acconto . Nessun ulteriore acconto durante la causa. Versamento di ulteriore acconto a fine causa. Liquidazione finale dell'Avvocato a sentenza pronunciata.
Seconda ipotesi.Versamento di un acconto in misura più elevata (c.a. 60% delle spettanze). Nessun ulteriore versamento né in corso di causa né a fine causa. Liquidazione dell'Avvocato a sentenza pronunciata.
Terza ipotesi. Nessun acconto ad inizio causa, e pagamento delle sole spese vive documentali (bolli, notifiche, trasferte….). Nessun ulteriore versamento in corso di causa. Versamento di un acconto a fine causa. Liquidazione finale dell'Avvocato a sentenza pronunciata.
Quarta ipotesi. Pagamento di volta in volta, della singola attività effettuata dall'Avvocato. Questa ipotesi permette di frazionare in piccole parti l'onorario che si sviluppa nel corso della causa. Si sviluppa come un pagamento rateale.
Quinta ipotesi. In casi di particolare interesse giuridico o in caso di situazioni da studiare di volta in volta, lo studio può non richiedere alcun anticipo, e la liquidazione dell'Avvocato avviene a sentenza pronunciata. In tal caso lo studio può richiede la pattuizione di un palmario (e cioè di un corrispettivo ulteriore a titolo di "premio" in caso di esito vittorioso).
Per l'attività stragiudiziale (e quindi per l'attività di consulenza) lo studio si riporta a quanto stabilito dalle tariffe. Ad esempio una semplice consultazione orale, che esaurisca la pratica di c.a. una ora, ha un costo approssimativo di c.a. € 100,00 indipendentemente dal valore. Qualora invece la consultazione richieda un parere con informativa ed uno studio particolare, il costo è variabile e dipende dal valore della controversia. Per esempio una consultazione orale di un ora circa con informativa e studio particolare su una controversia di valore che oscilli da € 5.000,oo a € 50.000,oo, può avere un costo a partire da € 100,00 sino ad un massimo di € 350,00. Diverso è invece l'ammontare dei pareri resi per iscritto. In tal caso i costi, partendo dall'esempio di cui sopra (e cioè una controversia di valore che oscilli da € 5.000,oo a € 50.000,oo) le richieste possono partire da € 200,00 sino ad un massimo di € 1.000,00.
Per una attività continuativa (sia stragiudiziale che giudiziale, recuperi crediti, consulenze, etc..) lo studio, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge, concorda con il cliente, a seconda delle esigenze e delle particolarità dell'attività, l'ammontare dei compensi e le modalità di pagamento.
ALCUNE DOMANDE su SUCCESSIONI E DONAZIONI
Il testamento olografo, previsto dall'art. 609 c.c., costituisce la fattispecie più semplice. Si configura infatti come scrittura privata e presenta la caratteristica di dovere essere necessariamente scritto per intero, nonché datato e sottoscritto, di pugno del testatore.
La mancanza di autografia rende infatti il testamento nullo, mentre la sottoscrizione, posta alla fine delle disposizioni, deve contenere nome e cognome del testatore, oppure uno pseudonimo che lo individui con certezza. La data, infine, deve contenere l'indicazione del giorno, mese ed anno, in cui il testamento fu scritto, e non può esser apposta con datario.
Il testamento segreto, altra fattispecie redatta per atto di notaio, è previsto dal'art. 604 c.c. e consiste nella consegna al notaio, che la riceve e la conserva, di una “scheda” contenente le disposizioni testamentarie.
Tale testamento può essere scritto sia dal testatore che da un terzo, ed anche con mezzi meccanici, cioè con l’ausilio di un computer, ma deve sempre essere sottoscritto dal testatore, salvo che questi non sappia scrivere o non abbia potuto sottoscrivere per altro impedimento. In tal caso, tuttavia, il testatore deve dichiarare al notaio ricevente di aver letto il testamento e di approvarlo, nonché la causa che gli ha impedito la sottoscrizione, che verrà menzionata nell'atto di ricevimento.
Ulteriori fattispecie speciali sono rappresentate poi dai testamenti in navigazione marittima od aerea, ricevuti dal comandante della nave o dell'aereo (artt. 611 e 616 c.c.), nonché dai testamenti dei militari e assimilati, raccolti per iscritto da un ufficiale, da un cappellano militare o da un ufficiale della Croce rossa (art. 617 c.c.). Come si nota sono casi molto residuali, che richiamano per lo più situazioni economico-socio–politiche oggi inesistenti.
La revocazione del testamento è però ammissibile solo nelle forme e nei casi tassativamente previsti dal legislatore.
Che cos'è l'indegnità a succedere?
L'indegnità viene considerata come sanzione civile per l'atto illecito posto in essere, ed operando quale causa di esclusione dalla successione spiega i suoi effetti solo dal momento della pronuncia del giudice.I casi di indegnità sono riconducibili ad attentati alla persona fisica del testatore, attentati alla sua integrità morale ed alla libertà di testare, e vengono tassativamente elencati dall'art. 463 c.c., che dunque qualifica indegno:
Che cos'è la donazione?
La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un'obbligazione (art. 769 c.c.).
Gli elementi della donazione vanno pertanto individuati nello spirito di liberalità del donante e nell'arricchimento del donatario, ossia nell'incremento del patrimonio di quest'ultimo in conseguenza del correlativo depauperamento del donante. La donazione può anche esser “modale”, cioè sottoposta, per volere del donante, a condizioni o termini.
IINTERDIZIONE, INABILITAZIONE, AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO
La domanda per dichiarare l'interdizione può essere chiesta al competente Tribunale solo da determinati soggetti.
Con la sentenza che dichiara l'interdizione viene disposta la nomina un tutore, scelto di preferenza tra il coniuge che non sia separato, il padre, la madre, un figlio maggiorenne o la persona designata con testamento dal genitore superstite (può esser nominata anche una persona estranea), con il compito di rappresentare legalmente l'interdetto e di amministrare il suo patrimonio.
L'istituto dell'amministrazione di sostegno è stato introdotto dalla Legge 9 gennaio 2004, n. 6.
La persona interessata può, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, presentare direttamente la richiesta al giudice tutelare della propria zona di residenza o anche domicilio. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta, il giudice provvederà alla nomina dell'amministratore con decreto.
ALCUNE DOMANDE su CONDOMINIO E LOCAZIONI
Quale maggioranza è necessaria per poter installare o modificare il sistema di riscaldamento?
L'art. 26, co. 5, della L. 9.1.1991, n. 10 prevede che per le innovazioni relative all'adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l'assemblea di condominio decide a semplice maggioranza, derogando alle maggioranze qualificate richieste invece dagli articoli 1120 e 1136 c.c.
Anche nel condominio degli edifici trova applicazione il principio dettato in materia di comunione e contenuto nell’art. 1102 c.c., che consente al singolo condomino di usare della cosa comune anche per un suo fine particolare, con conseguente possibilità di trarre dal bene una specifica utilità aggiuntiva rispetto a quelle generali a favore degli altri condomini, con il solo limite che non ne derivi una lesione del pari diritto spettante a questi ultimi.
Ad esempio, in difetto di specifiche limitazioni stabilite dal regolamento di condominio, l’uso dell’ascensore per il trasporto di materiale edilizio può essere legittimamente inibito al singolo condomino solo qualora venga concretamente e specificatamente accertato che esso risulti dannoso, sia compromettendo la buona conservazione delle strutture portanti e del relativo abitacolo, sia ostacolando la tempestiva e conveniente utilizzazione del servizio da parte degli altri condomini, in relazione alle frequenze giornaliere, alla durata e all’eventuale orario di esercizio del suddetto uso particolare, alle cautele adoperate per la custodia delle cose trasportate, tenendo conto di ogni altra circostanza rilevante per accertare le eventuali conseguenze pregiudizievoli che, in ciascun caso concreto, possono derivare del suddetto uso particolare dell'ascensore
Con quale criterio vengono ripartite le spese di condominio?
Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti condominiali dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza, salvo diversa convenzione, sono sostenute dai condòmini in misura proporzionale al valore (espresso in millesimi) della proprietà di ciascuno.
Se si tratta di cose destinate a servire i condòmini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione all’uso che ciascuno può farne.
Qualora un edificio abbia più scale, cortili, tetti, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità.
Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l’altra metà in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune.
Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai proprietari dei due piani l’uno all’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto.Quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico. Gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno.
In caso di mora nel pagamento dei contributi, che si sia protratta per un semestre, l’amministratore, se il regolamento di condominio ne contiene l’autorizzazione, può sospendere al condomino moroso l’utilizzazione dei servizi comuni che sono suscettibili di godimento separato. Chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato, solidalmente con questo, al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente (art. 63 disp. att. c.c.).
Il condomino che ha fatto spese per le cose comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente (art. 1134 c.c.).
Come si deve impugnare una delibera assembleare?
Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente o dissenziente può fare ricorso all’autorità giudiziaria (art. 1137 c.c.).
Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità stessa.
È altresì legittimato a far valere la nullità di una delibera, il condomino che, pur avendo votato conformemente, dimostri di avere interesse a far valere la nullità, in quanto leso dalla delibera.
LOCAZIONI. Quanto deve durare minimo un contratto di locazione?
In quali casi il locatore di un immobile adibito ad abitazione può recedere?
La L. 431/98 stabilisce, all'art. 3, che alla prima scadenza dei contratti stipulati in base alla disciplina per gli immobili siti in aree urbane, il locatore può negare il rinnovo del contratto, dandone comunicazione al conduttore con preavviso di almeno sei mesi, solo per i seguenti motivi:quando il locatore intenda destinare l'immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori, dei figli o dei parenti entro il secondo grado;
quando il locatore, persona giuridica, società o ente pubblico o comunque con finalità pubbliche, sociali, mutualistiche, cooperative, assistenziali, culturali o di culto intenda destinare l'immobile all'esercizio delle attività dirette a perseguire le predette finalità ed offra al conduttore altro immobile idoneo e di cui il locatore abbia la piena disponibilità;quando il conduttore abbia la piena disponibilità di un alloggio libero ed idoneo nello stesso comune;
Qualora il locatore di un immobile urbano adibito ad uso abitativo intenda recedere dal contratto deve darne avviso al conduttore almeno 6 mesi prima della scadenza fissata, mediante lettera raccomandata. Se si tratta di immobili adibiti ad uso non abitativo il termini prima della scadenza diventa però di 12 mesi. In mancanza il contratto si intende tacitamente prorogato per un analogo termine (o per 2 anni se si tratta di contratto stipulato con l'ausilio delle associazioni rappresentative).
Si ricorda che, alla prima scadenza, tanto per gli immobili urbani adibiti ad uso abitativo, quanto per gli altri, il recesso del locatore è previsto solo per i casi esplicitamente menzionati dalla legge.
In quali casi si può chiedere lo sfratto?
per finita locazione: quando il contratto è scaduto o sta per scadere;
di comparire e, se si tratta di uno sfratto per morosità, chiedere che venga concesso un termine cosiddetto “di grazia” (non superiore a 90 giorni) per consentire il pagamento dei canoni non onorati e le spese di causa.