Source: https://laboratoriopoliziademocratica.blogspot.com/2011_02_17_archive.html
Timestamp: 2017-03-29 05:19:24+00:00
Document Index: 183854461

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 2120', 'art. 12', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 127', 'art. 33', 'art. 2095', 'art. 51', 'art. 33', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 44', 'art. 3']

lpd: 02/17/11
Polizia di Stato - Circolare del Dipartimento relativa all'aggiornamento professionale del personale per l'anno 2011. (link diretto al sito dell'autore)
G. Anastasio: "La confisca in materia di lavoro" (Link diretto al sito dell'autore)
nuova convenzione disciplinare tra il dipartimento della ps polizia postale e delle comunicazioni e la società pos te italiane spa (link diretto al sito dell'autore)
Assicurazione casalinghe e sicurezza del lavoro domestico (D.ssa Silvana Toriello)
ASSICURAZIONE CASALINGHE E SICUREZZA DEL LAVORO DOMESTICO
Nel sistema italiano esiste una legge che rappresenta un po’ un fiore all’occhiello , una legge cui molti all’estero guardano con attenzione e che riconosce la pericolosità del lavoro domestico notorio essendo che proprio le mura domestiche rappresentano una fonte di pericolo di non secondario rilievo.
L‘assicurazione per le/i casalinghe/i è entrata in vigore dal 1° marzo 2001.
Le fonti normative sono: la legge 493/99, recante “Norme per la tutela della salute nelle abitazioni ed istituzione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici “ i DD.MM. 15/9/2000 e 31/1/2006, la Legge 296/2006 (finanziaria 2007).
LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N. 28 DEL 1995
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 28 del 1995, ha affermato l’equiparabilità del lavoro effettuato all’interno della famiglia – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro, riconoscendo allo stesso il diritto alla tutela previsto dall’art. 35 della Costituzione. In conseguenza di ciò ed anche per la spinta delle Associazioni delle casalinghe, il nostro Parlamento, primo in Europa, ha emanato nel 1999 la legge n. 493, che tutela la salute nelle abitazioni ed istituisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici. Detta Legge all’articolo 6 comma 1 richiama letteralmente il principio posto dalla Corte Costituzionale prevedendo: “Lo Stato riconosce e tutela il lavoro svolto in ambito domestico, affermandone il valore sociale ed economico connesso agli indiscutibili vantaggi che da tale attività trae l’intera collettività”.Le persone soggette all’obbligo assicurativo perché svolgono in via esclusiva
l’attività di cure domestiche sono, secondo le stime dell‘ INAIL, poco piu’ di 8 milioni; ad oggi le persone assicurate sono meno della metà ( 2.119.255), anche se il loro numero è cresciuto del 20% rispetto al 2001, quando é entrata in vigore la legge che ha reso obbligatoria l’assicurazione. Attualmente sono allo studio forme di evoluzione e di estensione della tutela che dovrebbero consentire un ampliamento del novero degli assicurati.
Il premio assicurativo pro capite è stato fissato in euro 12,91 per anno solare ed è posto a carico della persona assicurata. Sono esonerati dal versamento, ed in questo caso la spesa dell’assicurazione è sostenuta dallo Stato i soggetti titolari di:
· un reddito proprio non superiore a € 4.648,11 annui e un reddito familiare non superiore a € 9.296,22
Soggetti obbligati all’assicurazione sono i componenti del nucleo familiare (uomo o donna) che abbiano un’età compresa tra 18 e 65 anni, che svolgono, in via non occasionale, senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, attività in ambito domestico finalizzata alla cura delle persone che costituiscono il proprio nucleo familiare ed alla cura dell’ambiente domestico ove dimora lo stesso nucleo familiare. L’obbligo assicurativo viene meno se i componenti del nucleo familiare svolgono altra attività che comporti l’iscrizione presso altre forme obbligatorie di previdenza sociale. Rientrano tra i soggetti assicurabili:
· i pensionati che non hanno superato i 65 anni
· i cittadini stranieri che soggiornano regolarmente in Italia
· coloro che, avendo già compiuto 18 anni, lavorano esclusivamente in casa per la cura dei componenti della famiglia ( ad esempio ragazzi e ragazze che sono in attesa di prima occupazione);
· gli studenti che, anche se studiano e dimorano in una località diversa dalla città di residenza, svolgono attività in ambito domestico
· il lavoratore in cassa integrazione guadagni (CIG)
· il lavoratore in mobilità
· i lavoratori stagionali, temporanei, a tempo determinato
Queste ultime tre categorie di lavoratori devono assicurarsi per i periodi in cui non svolgono attività lavorativa; il premio assicurativo, non essendo frazionabile, va versato per l’intero anno, ma la copertura assicurativa opera solo nei periodi in cui il soggetto non svolge attività lavorativa.
Non devono assicurarsi i lavoratori impegnati in:
Lavori socialmente utili ( LSU), Borse di lavoro, Corsi di formazione, Tirocini; tali persone, pur in assenza di un rapporto di lavoro, svolgono un’attività che è assimilata a quella lavorativa prevista dalla legge;
Lavoro part-time, in quanto si tratta sempre di attività lavorativa a tempo indeterminato, anche se interrotta, che comporta ’iscrizione presso forme obbligatorie di previdenza sociale.
Per nucleo familiare si intende (art. 1 D.M. 15.9.2000) un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi la medesima dimora abituale. Il nucleo familiare può essere costituito da una sola persona. Sono comprese anche le famiglie di fatto. Nell’ambito di uno stesso nucleo familiare possono assicurarsi più persone ( ad esempio madre e figlia).
Simmetricamente a quanto accade per l’assicurazione obbligatoria infortuni con il Testo Unico 1124/1965 allorché si costituisce una Posizione assicurativa che viene ancorata alla sede dei lavori elemento essenziale per la sua individuazione, la legge 493/1999 individua il luogo di lavoro della casalinga che è dato dall’abitazione ove dimora abitualmente il nucleo familiare, comprensiva delle pertinenze (soffitte, cantine, giardini, balconi) e delle parti comuni condominiali (terrazzi, scale, androne);compresa anche la dimora temporanea per le vacanze solo se situata su territorio italiano.
L’ISCRIZIONE ALL’ASSICURAZIONE
L’iscrizione all’assicurazione viene effettuata mediante versamento del premio assicurativo con le modalità stabilite dall’Istituto assicuratore (attualmente tramite bollettino di conto corrente postale intestato all’INAIL, con modalità on line per i titolari di alcune carte di credito e per i titolari di conti correnti on line, o tramite bonifico bancario). I soggetti che maturano i requisiti assicurativi successivamente al primo anno di applicazione della norma sono tenuti all’iscrizione ed al versamento del premio assicurativo alla data di maturazione dei requisiti stessi.Per gli anni successivi alla prima iscrizione, il versamento del premio assicurativo deve essere effettuato entro il 31 gennaio di ogni anno, sempre che permangano i requisiti di legge.
SANZIONI (ART.6 D.M. 15.9.2000)
Nel caso di inosservanza dell’obbligo del versamento del premio assicurativo alle scadenze previste, è dovuta una somma aggiuntiva di importo non superiore all’ammontare del premio stesso, graduabile in relazione al periodo dell’inadempimento secondo i criteri di graduazione stabiliti dal Comitato amministratore del fondo, fatti salvi gli ulteriori accertamenti che l’Istituto assicuratore ritiene di dover effettuare.
MODALITÀ DI ISCRIZIONE PER I SOGGETTI ESONERATI DAL VERSAMENTO DEL PREMIO (ART.7 D.M. 15.9.2000)
L’iscrizione viene effettuata mediante presentazione all’INAIL di domanda contenente i dati anagrafici del richiedente ed attestante la sussistenza dei requisiti assicurativi e reddituali. Trattandosi – in sostanza – di una autocertificazione, detta domanda dovrà contenere oltre ai dati anagrafici la dichiarazione sostitutiva attestante la sussistenza dei previsti requisiti reddituali, con l’indicazione dei componenti il nucleo familiare del richiedente medesimo.
Per la determinazione dei redditi si fa riferimento al reddito lordo ai fini IRPEF, riferito all’anno precedente alla dichiarazione sostitutiva di cui sopra e per la formazione del reddito complessivo del nucleo familiare andranno sommati i redditi dei singoli componenti il nucleo familiare medesimo. Coloro che maturano i requisiti assicurativi – per la prima volta – nel corso dell’anno solare sono tenuti, alla data di maturazione dei requisiti stessi, all’iscrizione immediata.Per gli anni successivi alla prima iscrizione, è stato previsto un meccanismo di rinnovo automatico della assicurazione, con l’obbligo di denunciare all’INAIL soltanto il venir meno di uno dei requisiti assicurativi o reddituali, entro i successivi trenta giorni.
LE PRESTAZIONI :LA RENDITA.
Il soggetto in regola con il pagamento del premio o, se esonerato, in regola con il solo obbligo della iscrizione, ha diritto alla corresponsione di una rendita vitalizia rapportata al grado dell’inabilità stessa, quando dall’infortunio sia derivata un’inabilità permanente tale da ridurre l’attitudine al lavoro in misura pari o superiore al 33%. Detta rendita vitalizia non è soggetta a revisione e senza quote aggiuntive. Non è prevista la tutela nel caso di malattie professionali. La legge è stata successivamente modificata: prima dal Decreto Ministeriale del 31.1.2006 che ha esteso la tutela anche ai casi mortali, prevedendo la corresponsione della rendita ai superstiti, poi dalla legge finanziaria 2007, che ha previsto – in caso di morte – il diritto anche all’assegno funerario e, soprattutto, l’abbassamento dal 33% al 27% del grado di inabilità indennizzabile in rendita.
decorre dal primo giorno successivo a quello del decesso o della guarigione non viene erogata se il soggetto non è in regola con gli obblighi previsti viene pagata mensilmente
è calcolata sulla base di una retribuzione annua definita per legge L’assicurazione contro gli infortuni domestici è gestita dall’INAIL, attraverso un Fondo autonomo speciale con contabilità separata, al quale sovrintende un Comitato amministratore.
OGGETTO DELL’ASSICURAZIONE (ART. 2 D.M. 15.9.2000)
L’assicurazione comprende i casi di infortunio avvenuti, per causa violenta o virulenta, in occasione ed a causa di lavoro in ambito domestico, a condizione che dall’infortunio sia derivata una inabilità permanente al lavoro pari o superiore al 33 per cento.Si considerano avvenuti in occasione ed a causa di lavoro in ambito domestico gli infortuni:
· conseguenti al rischio che deriva dallo svolgimento di attività finalizzate alla cura delle persone che costituiscono il nucleo familiare e dell’ambiente domestico ove dimora lo stesso nucleo familiare;
· verificatisi all’interno di immobile di civile abitazione ove dimora il nucleo familiare dell’assicurato, delle relative pertinenze e delle parti comuni condominiali.Rientrano nella tutela assicurativa gli infortuni avvenuti per attività connesse ad interventi di piccola manutenzione ( a titolo esemplificativo : idraulica,elettricità ecc.) che non richiedono una particolare preparazione tecnica.
· gli infortuni verificatisi al di fuori del territorio nazionale;
· gli infortuni conseguenti ad un rischio estraneo al lavoro domestico;
· gli infortuni derivanti da calamità naturali, crollo degli immobili derivante da cedimenti strutturali, guerra, insurrezione o tumulti popolari;
NON AUTOMATICITÀ DELLE PRESTAZIONI (ART.8 D.M. 15.9.2000)
L’applicazione del principio della non automaticità delle prestazioni, come accade per i lavoratori autonomi, ha comportato la scelta di escludere dalle prestazioni i soggetti non in regola con gli obblighi di iscrizione/versamento del premio, senza possibilità di sanare retroattivamente le situazioni irregolari, fermo restando l’obbligo di versare i premi evasi o omessi.
IL FONDO ED IL COMITATO AMMINISTRATORE (ARTT.14, 15, 16, 17 E 18 D.M. 15.9.2000)
È stata prevista per questa assicurazione una gestione totalmente separata dalle altre gestioni INAIL, infatti è stabilita l’istituzione di un Fondo autonomo speciale con contabilità separata, i cui risultati sono evidenziati nei bilanci annuali dell’Istituto.Il Fondo è alimentato dai premi assicurativi, dalle somme aggiuntive, dai proventi degli investimenti e da eventuali altre entrate.Il Fondo è amministrato da un Comitato, composto dal Presidente e dal Direttore generale dell’INAIL, dai rappresentanti dei Ministeri competenti e delle Associazioni di categoria maggiormente rappresentative ed ha i seguenti compiti:
· avanza proposte in merito all’estensione ed al miglioramento delle prestazioni;
· vigila sull’afflusso dei contributi, sull’erogazione delle prestazioni, nonché sull’andamento del Fondo;
· decide in unica istanza sui ricorsi in materia di contributi e di prestazioni del Fondo;
· assolve ad ogni altro compito che sia ad esso demandato da leggi o regolamenti.
Qualora le risultanze del bilancio lo richiedano e comunque allo scopo di assicurare l’equilibrio finanziario ed economico del Fondo, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentito il parere del Comitato amministratore del Fondo, può modificare l’entità del premio assicurativo, in relazione all’onere finanziario previsto corrispondente agli infortuni del periodo di assicurazione, ovvero i limiti reddituali previsti dalla legge.Le eventuali eccedenze di gestione del Fondo, al netto degli accantonamenti al fondo di riserva, possono essere destinate al miglioramento delle prestazioni (art. 10 L. 493/1999).
CONTENZIOSO (ART.19 D.M. 15.9.2000)
L’assicurato, il quale non riconosca fondati i motivi del provvedimento dell’Istituto assicuratore riguardanti l’obbligo assicurativo, la contribuzione, il diritto alla prestazione, nonché la misura della prestazione stessa, può presentare ricorso al Comitato amministratore, per il tramite della Sede INAIL che ha emanato il provvedimento, da spedire con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o da presentare con lettera della quale abbia ritirato ricevuta, entro novanta giorni dalla data del provvedimento impugnato, comunicando i motivi per i quali non ritiene giustificabile il provvedimento dell’Istituto e allegando gli elementi giustificativi dell’opposizione.Non ricevendo risposta nel termine di centoventi giorni dalla data di presentazione del ricorso o qualora la risposta non gli sembri soddisfacente, l’assicurato ha facoltà di adire l’Autorità giudiziaria. La proposizione dei gravami non sospende il provvedimento.L’azione giudiziaria per conseguire la
rendita di inabilità si prescrive nel termine di tre anni dal giorno dell’infortunio con postumi permanenti indennizzabili. Il procedimento contenzioso non può essere istituito se non dopo esaurite tutte le pratiche per la liquidazione amministrativa della rendita.
Dal 2001 a tutto il 31.12.2009 l’INAIL ha ricevuto in totale 9.889 richieste di indennizzo, che hanno dato luogo a 532 rendite. La maggior parte delle rendite erogate dall’INAIL, cioé il 70%, é determinato da fratture; seguono le ustioni con il 5% e le ferite con il 4%; la maggior parte delle lesioni interessa gli arti superiori ed inferiori. Le fasce di età piu’ rappresentate tra i titolari di rendita sono quelle dei 61 – 65 e dei 56 – 60 anni.
LE AFFINITÀCON IL LAVORO DOMESTICO ED I RIFLESSI SULLA SICUREZZA
Il lavoro delle casalinghe presenta ovvie affinità con il lavoro domestico (quello per intenderci svolto da colf e badanti). Per le particolari condizioni, oggettive e soggettive, di svolgimento della prestazione, il lavoro domestico sembra esporre i lavoratori a peculiari criticità nella gestione della salute e sicurezza.
Gli incidenti sarebbero, in particolare, connessi all’esposizione al rischio fisico (dettato dalla esposizione ad impianti elettrici e di riscaldamento mal funzionanti), al rischio chimico legato all’utilizzo di sostanze necessarie per la cura e la pulizia della casa, al rischio di sovraccarico muscolo-scheletrico, oltre che al rischio psico-sociale. L’Inail,insieme ad ISPESL, ha dedicato al tema ormai già da qualche anno l’opuscolo “Casa dolce casa?”dove vengono passati in rassegna tutti i maggiori rischi presenti nell’ambiente domestico ed individuati gli accorgimenti che in termini di sicurezza possono meglio garantire coloro che sono impegnati in questa tipologia di attività. La casa è provato che rappresenta uno dei luoghi in cui si verificano numerosi infortuni.
Confermando quanto stabilito dal d.lgs. n. 626/1994, il d.lgs. n. 81/2008 ha escluso il lavoro domestico dall’ambito di applicazione delle relative tutele (si veda l’art. 2 del d.lgs. n. 81/2008, laddove esclude il lavoratore domestico dalla definizione di lavoratore tutelato).
Il successivo comma 8 dell’art. 3 del d.lgs.n. 81/2008 ha esteso il campo di applicazione della tutela ai lavoratori che effettuano prestazioni occasionali e accessorie, ai sensi dell’art. 70 del d.lgs. n. 276/2003 con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani,agli ammalati e ai disabili.
Ogni forma di tutela però resta ferma al solo piano assicurativo estraneo essendo il lavoro domestico agli obblighi di adozione delle misure di prevenzione. Questa circostanza meriterebbe una riflessione in più o forse un ripensamento ulteriore se è valido quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 28 del 1995 circa la equiparabilità del lavoro effettuato all’interno della famiglia – per il suo valore sociale ed economico – alle altre forme di lavoro, con riconoscimento allo stesso del diritto alla tutela previsto dall’art. 35 della Costituzione
Prevenzione del mal di schiena da vibrazione (link diretto al sito dell'autore)
Agenzia delle Entrate Circ. 15-2-2011 n. 4/E D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122. Commento alle novità fiscali - Primi chiarimenti. Emanata dall'Agenzia delle entrate, Direzione centrale normativa, Settore imposte indirette, Ufficio adempimenti e sanzioni.
Circ. 15 febbraio 2011, n. 4/E (1).
D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122. Commento alle novità fiscali - Primi chiarimenti.
(1) Emanata dall'Agenzia delle entrate, Direzione centrale normativa, Settore imposte indirette, Ufficio adempimenti e sanzioni.
La presente circolare fornisce i primi chiarimenti in ordine alle disposizioni di carattere fiscale contenute nel D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 (d’ora innanzi decreto) col proposito di illustrarne il contenuto complessivo e favorirne la corretta applicazione da parte degli uffici.
L’art. 12, comma 10, D.L. n. 78/2010 prevede che con “Con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) ai sensi del comma 3 dell’art. 1 della L. 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non è già regolato in base a quanto previsto dall’art. 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”.
L’ambito oggettivo di applicazione dell’art. 12, comma 10, in commento è costituito esclusivamente dal “computo dei predetti trattamenti di fine servizio”; le nuove regole pertanto non mutano il trattamento fiscale delle prestazioni in esame, che resta disciplinato dalle disposizioni contenute nell’art. 19, comma 2-bis, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, concernenti la tassazione per i TFS.
Nell’ottica di rafforzamento dell’attività di contrasto all’evasione fiscale, l’articolo 18 del decreto modifica la disciplina relativa alla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento, attraverso un duplice intervento sull’articolo 1 del D.L. 30 settembre 2005, n. 203 - recante la disciplina della “Partecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale” - e sull’articolo 44 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 - relativo alla “Partecipazione dei comuni all’accertamento”.
- l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei Comuni le dichiarazioni dei contribuenti persone fisiche in essi residenti;
- prima di emettere avvisi di accertamento sintetico (di cui all’articolo 38, quarto comma e seguenti del D.P.R. n. 600 del 1973) gli uffici inviano una segnalazione ai Comuni di domicilio fiscale dei soggetti passivi affinchè i medesimi Comuni, entro 60 giorni da quello del ricevimento della segnalazione, comunichino ogni elemento in loro possesso utile alla determinazione del reddito complessivo.
Il comma 5, lettera b) riformula l’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 203 del 2005, al fine di richiamare la partecipazione dell’INPS e della Conferenza Unificata (in luogo della Conferenza Stato-città ed autonomia locali) alla individuazione delle modalità tecniche di accesso alle banche dati e di trasmissione delle copie delle dichiarazioni ai Comuni, nonché per inserire il riferimento della partecipazione dei Comuni anche all’accertamento contributivo.
È fatto salvo, comunque, il Provv. 3 dicembre 2007 del Direttore dell’Agenzia delle entrate, con cui sono state individuate le “Modalità di partecipazione dei comuni all’attività di accertamento, ai sensi dell’articolo 1 del D.L. 30 settembre 2005, n. 203 (…)”, con riferimento alle disposizioni relative alle modalità tecniche di accesso dei Comuni alle banche dati e alle dichiarazioni relative ai contribuenti ai Comuni, alle modalità di partecipazione degli stessi all’accertamento fiscale e contributivo ed alle caratteristiche e modalità di invio delle segnalazioni (comma 8).
Rinviando ai chiarimenti forniti dall’Agenzia del territorio in merito alla nuova disciplina con la Circ. 10 agosto 2010, n. 3/T e Circ. 9 luglio 2010, n. 2/T per ciò che in questa sede rileva, l’articolo 19, comma 15, introduce uno specifico trattamento sanzionatorio con riferimento alla mancata o erronea indicazione dei dati catastali degli immobili nelle richiesta di registrazione di contratti, scritti o verbali, di locazione o affitto di beni immobili esistenti sul territorio dello Stato e relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite.
Tale disposizione - volta a colpire l’omissione della richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta ovvero l’omessa presentazione delle denunce degli eventi successivi alla registrazione - prevede l’applicazione della sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell’imposta dovuta.
Al riguardo, si fa presente che con il Provv. 22 dicembre 2010 del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stati individuati i soggetti obbligati a tale comunicazione, gli elementi e i dati da comunicare, nonché le modalità di effettuazione della comunicazione.
L’articolo 22 del decreto riscrive l’articolo 38 - commi quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo - del D.P.R. n. 600 del 1973 che disciplina le modalità con cui l’Amministrazione finanziaria procede alla determinazione sintetica del reddito in base ad elementi e circostanze di fatto presuntivi di una capacità reddituale netta superiore a quella effettivamente dichiarata (cd. redditometro).
- la determinazione sintetica del reddito avviene mediante la presunzione che le spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta siano state finanziate con redditi posseduti nel periodo medesimo, ferma restando la possibilità, per il contribuente, di provare che le spese sono state effettuate con altri mezzi (ad esempio, con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile) (quarto comma);
- a tale presunzione si affianca l’accertamento “da redditometro”, ossia quello basato sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuati con decreto ministeriale di prossima pubblicazione attraverso l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza. Anche in questa ipotesi resta ferma, a favore del contribuente, la possibilità di prova contraria (quinto comma);
- nell’accertamento di cui ai precedenti commi, la determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato (cd. clausola di garanzia che, prima della riforma, era pari ad un quarto) (sesto comma);
- in linea con le disposizioni contenute nella L. 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), l’ufficio finanziario che procede all’accertamento sintetico del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire - di persona o a mezzo di rappresentante - per fornire eventuali elementi di prova a proprio favore, e solo successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione (settimo comma);
- dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’articolo 10 del TUIR, ferma restando la spettanza delle detrazioni d’imposta relative ad oneri per i quali le stesse competono (ottavo comma).
Il 2° comma dell’articolo 24 del decreto - anche al fine di armonizzare l’attività sinergica tra Agenzie delle entrate e Guardia di finanza nell’ambito dell’attività di monitoraggio in esame - prevede coordinati piani di intervento annuali elaborati sulla base di analisi di rischio a livello locale nei confronti dei contribuenti non soggetti agli studi di settore né a tutoraggio che, proprio a causa della reiterata esposizione di perdite fiscali, presentano un rischio di evasione complessiva particolarmente elevato.
Al riguardo, si rappresenta che la programmazione di controlli fiscali delle imprese in perdita prevista dalla norma in esame è in linea con quanto ribadito negli ultimi anni, sia dalla prassi amministrativa dell’Agenzia delle entrate (cfr., Circ. 16 aprile 2010, n. 20/E e Circ. 9 aprile 2009, n. 13/E), che dalla giurisprudenza di legittimità (cfr., Corte di Cassazione, sentenze n. 24436 del 2 ottobre 2008 e n. 21536 del 15 ottobre 2007).
Sulla individuazione dei criteri selettivi da utilizzare per scegliere i soggetti da sottoporre a vigilanza fiscale - che dovranno rappresentare almeno un quinto della platea degli interessati - nonché per l’approfondimento di altri aspetti operativi della norma, si rinvia a successivi documenti ufficiali dell’Agenzia delle entrate.
Trattasi, nello specifico, delle spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio, ai sensi dell’articolo 1, della L. 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni, nonché delle spese per interventi di risparmio energetico, di cui all’articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della L. 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni.
Come precisato nel Provv. 30 giugno 2010 del Direttore dell’Agenzia delle entrate, le banche e le Poste Italiane S.p.A. che ricevono i bonifici disposti per le spese citate operano, all’atto dell’accredito dei pagamenti, la ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa.
Con la Ris. 30 giugno 2010, n. 65/E e la successiva Circ. 28 luglio 2010, n. 40/E cui si rinvia, l’Agenzia delle entrate ha fornito le istruzioni operative in merito alla corretta applicazione delle richiamate disposizioni.
In particolare, l’articolo 26 introduce dopo il comma 2-bis dell’articolo 1 del D.Lgs. n. 471 del 1997, il comma 2-ter con il quale viene esclusa l’applicazione della sanzione prevista dal comma 2 dell’articolo 1 del D.Lgs. n. 471 del 1997, in materia di dichiarazione infedele, al verificarsi delle condizioni ivi indicate.
La tipologia documentale prevista dalla disposizione in esame è stata individuata con Provv. 29 settembre 2010 del direttore dell’Agenzia delle entrate (prot. n. 2010/137654), in conformità con i contenuti del codice di condotta sulla documentazione dei prezzi di trasferimento per le imprese associate nell’Unione europea.
La Circ. 15 dicembre 2010, n. 58/E ha fornito chiarimenti sulla corretta applicazione della disposizione in esame.
L’articolo 27 del decreto, in linea con le raccomandazioni espresse dalla Commissione europea in materia di contrasto alle frodi IVA, subordina - attraverso l’integrazione dell’articolo 35 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 - la possibilità di effettuare operazioni intracomunitarie alla preventiva autorizzazione da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Nello specifico, nel comma 2 del citato articolo 35 è stata aggiunta la lettera e-bis), in base alla quale all’atto della presentazione del modello per l’attribuzione della partita IVA, all’operatore economico viene chiesto di specificare se intende effettuare operazioni intracomunitarie.
- il comma 7-bis con cui viene previsto che, entro 30 giorni dalla data di attribuzione del numero di partita IVA, l’ufficio finanziario può emettere un provvedimento di diniego;
- il comma 7-ter, che rinvia ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate il compito di individuare le modalità di diniego dell’autorizzazione o di revoca di quella precedentemente concessa.
La possibilità di effettuare operazioni intracomunitarie è subordinata ad una volontà espressa manifestata dal contribuente nella dichiarazione di inizio attività - ovvero in un momento successivo rispetto all’inizio dell’attività, mediante apposita istanza da presentare direttamente ad un ufficio dell’Agenzia delle entrate - e alla mancata emanazione, entro 30 giorni dalla ricezione della dichiarazione di volontà, del provvedimento di diniego emesso dall’ufficio finanziario.
Una volta trascorsi i 30 giorni, qualora non sia stato emanato un espresso e motivato provvedimento di diniego, il contribuente viene inserito nel citato archivio VIES.
In attuazione di quanto disposto dai commi 7-ter e 15-quater dell’articolo 35 del D.P.R. n. 633/1972, così come modificato dall’articolo 27 del D.L. n. 78 del 2010, con il Provv. 29 dicembre 2010 e Provv. 29 dicembre 2010 sono state stabilite, rispettivamente, le modalità di diniego o revoca dell’autorizzazione ad effettuare operazioni intracomunitarie ad esito delle verifiche svolte dall’Agenzia nonché i criteri e le modalità di inclusione delle partite IVA nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie.
L’argomento sarà oggetto di ulteriori chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate.
L’articolo 28 del decreto prevede che l’Agenzia delle entrate esegua specifici controlli sui soggetti che, pur essendo titolari presso l’INPS di una posizione contributiva quali lavoratori dipendenti, risultano non aver mai dichiarato il relativo reddito; analoga previsione opera qualora risulti che non siano state effettuate da parte del datore di lavoro le ritenute d’imposta previste dalla vigente normativa.
L’incrocio di tali dati è volto a contrastare una microevasione diffusa sul territorio, mediante il potenziamento dell’attività di controllo automatizzata, attribuita ad apposite articolazioni dell’Agenzia delle entrate, con competenza in tutto o parte del territorio nazionale, che dovranno essere individuate mediante regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate di cui all’articolo 71 del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300.
- all’obbligo di pagamento dei tributi indicati negli avvisi di accertamento
- qualora il contribuente presenti ricorso, degli importi determinabili ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ossia “la metà degli ammontari corrispondenti agli imponibili o ai maggiori imponibili accertati”.
Qualora i tributi dovuti in base all’accertamento vengano rideterminati, gli atti successivi - da notificare anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento - devono contenere l’intimazione di pagamento. Tale disposizione si applica anche in caso di accertamento con adesione - quando non sia versata anche una sola delle rate successive alla prima - ovvero quando a seguito di una sentenza della Commissione tributaria provinciale o regionale il tributo sia dovuto nella misura stabilita dall’articolo 68 del D.Lgs. n. 546 del 1992 e 19 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472. In tale evenienza il pagamento deve avvenire entro 60 giorni dal ricevimento della raccomandata.
Ai sensi del disposto della lettera b), gli accertamenti in parola divengono esecutivi una volta trascorsi 60 giorni dalla notifica e devono espressamente contenere l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento - in deroga alle disposizioni in materia di iscrizione a ruolo - la riscossione delle somme richieste è affidata all’agente della riscossione anche a fini dell’esecuzione forzata. Le modalità di riscossione saranno determinate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate di concerto con il Ragioniere generale dello Stato.
In caso di fondato pericolo per la riscossione, la lettera c) prevede poi - riproducendo il disposto dell’articolo 15-bis del D.P.R. n. 602 del 1973 relativo all’iscrizione nei ruoli straordinari - che, decorsi sessanta giorni dalla notifica degli atti di cui alla lettera a), la riscossione delle somme dovute per il loro intero ammontare, comprensive di interessi e sanzioni, può essere affidata agli agenti della riscossione anche prima dei termini fissati dalle lettere a) e b). Anche in questo caso, quindi, gli accertamenti divengono esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica; pertanto l’agente della riscossione non può procedere ad esecuzione forzata prima di tale termine.
La lettera h) prevede, infine, che con regolamenti adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della L. 23 agosto 1988, n. 400 siano razionalizzate, in armonia con le nuove procedure, quelle di riscossione coattiva delle somme dovute anche a seguito dell’attività di liquidazione, controllo e accertamento sia ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto che ai fini degli altri tributi amministrativi dall’Agenzia delle Entrate e delle altre entrate che si riscuotono mediante ruolo.
Il comma 2 dell’articolo 29 modifica il primo comma dell’articolo 182-ter del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (di seguito L.F.) prevedendo che in sede di transazione fiscale le ritenute d’imposta effettuate e non versate possano essere solo oggetto di dilazione e non di falcidia.
Il medesimo comma interviene anche sul comma 6 del citato articolo 182-ter e, ponendo fine ad una situazione di incertezza, dispone che la proposta di transazione fiscale presentata nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (disciplinato dall’articolo 182-bis) deve essere corredata dalla documentazione prevista dall’articolo 161 della L.F. che, a sua volta, disciplina il concordato preventivo. Alla proposta di transazione deve, inoltre, essere allegata una dichiarazione sostitutiva, resa dal debitore o dal legale rappresentante, che la documentazione prevista dal citato articolo 161 rappresenta fedelmente ed integralmente la situazione dell’impresa, con particolare riguardo alle poste attive del patrimonio. Tale obbligo è volto alla tutela dei terzi, ai quali l’accordo di ristrutturazione formatosi con procedura stragiudiziale offre minori garanzie rispetto al concordato preventivo che si svolge sotto il controllo
degli organi giudiziali.
Viene, infine, inserito nell’articolo 182-ter un ultimo comma che prevede, per le sole ipotesi di transazione fiscale conclusa nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, la revoca di diritto della transazione nel caso in cui il debitore non esegua integralmente, entro 90 giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle Agenzie fiscali ed agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.
La disposizione di cui al comma 3 dell’articolo 29 prevede che l’agente della riscossione, al quale venga comunicata una proposta di concordato fallimentare, deve trasmetterla tempestivamente all’Agenzia delle entrate avvalendosi di ogni mezzo idoneo anche in deroga ai tempi ed alle modalità di cui all’art. 36 del D.Lgs. n. 112 del 1999, e può approvare la proposta in sede di votazione ai sensi dell’art. 127 del R.D. n. 267 del 1942, solo previa espressa autorizzazione di quest’ultima.
Il successivo comma 2 riconduce al reato in questione - e, quindi, alla medesima pena - anche la condotta di chi, nell’ambito della transazione fiscale, al fine di ottenere per sé o per altri il riconoscimento di un debito tributario di minore importo, indica nella documentazione presentata elementi passivi fittizi oppure espone elementi attivi in misura inferiore al reale, per un ammontare complessivo superiore a 50.000 euro (soglia di punibilità così individuata, in considerazione del fatto che la sottovalutazione del patrimonio, nell’ambito di procedure concorsuali o comunque preconcorsuali, equivale alla sottrazione di un importo pari alle somme destinate al pagamento delle imposte dovute e dei relativi accessori). Anche per questo reato è prevista una aggravante specifica qualora il falso riguardi l’indicazione di elementi attivi in misura inferiore al reale o di elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore a 200.000 euro (reclusione da un anno a sei
Lo stesso comma, infine, per deflazionare il contenzioso e favorire l’uso di strumenti volti ad una definizione concordata della pretesa tributaria - che spesso necessita di valutazioni complesse basate su mezzi di prova che soffrono di particolari limitazioni - circoscrive la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei Conti in materia di contabilità pubblica (articolo 1, comma 1, della L. 14 gennaio 1994, n. 20) alla sola ipotesi di dolo, con riguardo alle valutazioni di diritto o di fatto effettuate ai fini della definizione del contesto mediante transazione fiscale (articolo 182-ter della L.F.), di accertamento con adesione (D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218) e di conciliazione giudiziale (articolo 48 del D.Lgs. n. 546 del 1992), lasciando, peraltro, invariata la responsabilità amministrativa.
L’art. 33 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto per i dirigenti e i collaboratori di imprese che operano nel settore finanziario un’aliquota addizionale del 10% su specifici compensi.
L’addizionale trova applicazione nei confronti dei dipendenti che rivestono la qualifica di dirigenti e dei collaboratori che operano nel settore. Il riferimento ad una specifica categoria di lavoratori subordinati, tra quelle menzionate dall’art. 2095 c.c. che indica accanto ai dirigenti, i quadri, gli impiegati e gli operai comporta che il requisito di appartenenza alla categoria, il cui ruolo in linea generale è caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia e potere decisionale, non essendo oggetto di specifica previsione normativa, è demandato al contratto di lavoro.
La disposizione, inoltre, è rivolta ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, sul presupposto che anche a tali figure possa essere attribuita un elevato grado di autonomia e potere decisionale come si evince dalla relazione illustrativa al decreto che menziona tra i destinatari della norma gli amministratori di società.
La finalità della norma, tesa a assoggettare al prelievo aggiuntivo un particolare settore di attività ritenuto responsabile della recente crisi economico finanziaria, porta inoltre a ritenere che siano soggetti al prelievo dell’addizionale anche i dirigenti del settore bancario e finanziario che prestano la loro attività lavorativa all’estero, per i quali, ai fini dell’applicazione dell’aliquota addizionale del 10 per cento, occorrerà tener conto della retribuzione effettiva prevista dal contratto di lavoro, a prescindere dai criteri convenzionali di determinazione del relativo reddito da lavoro dipendente dettati dall’art. 51, comma 8-bis), del TUIR.
- non concorre all’importo sul quale possono essere fatte valere le eventuali detrazioni d’imposta;
Ai sensi dell’art. 33 del decreto legge in commento, l’addizionale è trattenuta dal sostituto d’imposta al momento di erogazione dei bonus e delle stock options, ed è da questi versata utilizzando i codici tributo istituiti con Ris. 4 gennaio 2011, n. 1/E.
L’articolo 56, comma 1 del D.L. n. 78/2010, prevede che lo stesso entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale avvenuta il 31 maggio 2010. Pertanto, il maggior prelievo troverà applicazione sui compensi variabili corrisposti a partire dalla predetta data, anche se maturati in anni precedenti.
L’articolo 34 del decreto modifica l’articolo 6 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, che individua gli atti in cui deve essere indicato il codice fiscale.
Come si evince dalla relazione illustrativa, con la novella in commento si sono volute superare le difficoltà connesse all’acquisizione dei dati relativi ai rapporti finanziari continuativi dei clienti non residenti e privi di codice fiscale, così da rendere più facilmente accertabili le violazioni fiscali da parte degli stessi o di terzi.
A tal fine è stata introdotta nel citato articolo 6, al comma 1, la lettera g-quinquies) che dispone l’obbligo di indicare il codice fiscale anche su “atti o negozi delle società e degli enti di cui all’articolo 32, primo comma, numero 7), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600”, ossia delle banche, Poste Italiane S.p.A, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio e società fiduciarie, “conclusi con i clienti per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi clienti, riguardanti l’apertura o la chiusura di qualsiasi rapporto continuativo”.
Le persone fisiche non residenti in Italia prive del codice fiscale, possono chiederne l’attribuzione alla rappresentanza diplomatico-consolare italiana nel Paese di residenza, presentando la domanda (modello AA4/7) personalmente o a mezzo di persona delegata (cfr. D.M. 17 maggio 2001, n. 281; Circ. 22 febbraio 2010, n. 7/E; Circ. 9 settembre 2004, n. 40/E; Circ. 12 aprile 2002, n. 30/E; Circ. 2 agosto 2001, n. 74/E); in alternativa, possono presentare la domanda ad un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. All’atto della presentazione della domanda, il richiedente deve esibire un documento di identità valido; in caso di delega, la persona delegata deve esibire un proprio documento di identità e la copia del documento di identità del richiedente, entrambi in corso di validità.
Si rammenta inoltre che per “rapporto continuativo” si intendono i “rapporti finanziari caratterizzati, in generale, da un unico rapporto di durata, rientrante nell’esercizio dell’attività istituzionale dell’operatore finanziario, che possa dar luogo a più operazioni di versamento, prelievo o trasferimento di denaro o di altri valori” (cfr. Circ. 24 settembre 2009, n. 42/E che rinvia alla Circ. 4 aprile 2007, n. 18/E). L’elenco di tali rapporti è riportato nella tabella “allegato 1” al Provv. 29 febbraio 2008 del Direttore dell’Agenzia delle entrate. Sono, invece, escluse dal novero dei rapporti continuativi le operazioni “extra conto”, ossia “quelle effettuate per cassa (cd. operazioni allo sportello) contro presentazione di denaro contante o assegni, senza transito in un qualsiasi rapporto” (cfr. citata Circ. 24 settembre 2009, n. 42/E).
Il comma 1 dell’articolo 35 inserisce nel D.P.R. n. 600 del 1973 l’articolo 40-bis.
Tale disposizione, eliminando il meccanismo del doppio livello accertativo (disciplinato dall’ art. 17 del D.M. 9 giugno 2004 che, ai sensi dei commi 3 e 4 dell’articolo 35 del decreto, è abrogato con effetto dal 1° gennaio 2011), consente ad entrambi i soggetti coinvolti nell’accertamento di partecipare sin dall’inizio alle diverse fasi del procedimento.
Dal 1° gennaio 2011, la consolidante può chiedere che le perdite di periodo del consolidato non utilizzate vengano computate in diminuzione dei maggiori imponibili, accertati a seguito dalle rettifiche del reddito complessivo proprio di ciascun soggetto che partecipa al consolidato e fino a concorrenza del loro importo.
A tal fine, la consolidante dovrà presentare un’apposita istanza, all’ufficio competente ad emanare l’atto unico di accertamento, entro il termine per la proposizione del ricorso (comma 3).
Con tale previsione, il legislatore ha inteso eliminare la compensazione “automatica” del maggior reddito complessivo globale accertato con le perdite del consolidato non utilizzate - così come disciplinata dal comma 2, secondo periodo, dell’ art. 9 del citato D.M. 9 giugno 2004, che, giusto quanto disposto dal comma 3 dell’articolo 35 del decreto, è abrogato con l’entrata in vigore dell’articolo 40-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 - subordinandola alla presentazione di una apposita istanza.
Entro i successivi 60 giorni dalla presentazione dell’istanza, l’ufficio - previo riscontro dell’utilizzabilità delle perdite - procede al ricalcolo dell’eventuale maggiore imposta dovuta, degli interessi e delle sanzioni correlate e comunica l’esito alla consolidata ed alla consolidante.
Con Provv. 29 ottobre 2010 del Direttore dell’Agenzia delle entrate, prot. n. 2010/154309 - previsto dal comma 3 dell’articolo 35 - è stato approvato il modello per la presentazione della predetta istanza, le modalità di presentazione (esclusivamente per via telematica direttamente dai contribuenti abilitati ad Entratel o Fisconline, ovvero mediante soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del D.P.R. n. 322 del 1998) e le conseguenti attività dell’ufficio competente.
Fino alla scadenza del termine di decadenza stabilito nell’articolo 43 del D.P.R. n. 600 del 1973, l’accertamento del reddito complessivo globale può essere integrato o modificato in aumento, mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base agli esiti dei controlli previsti dai precedenti commi (comma 5).
Il comma 2 dell’articolo 35 del decreto, in conseguenza di quanto previsto dal citato articolo 40-bis del D.P.R. n. 600 del 1973, inserisce nel D.Lgs. n. 218 del 1997 l’articolo 9-bis, apportando importanti novità in tema di accertamento con adesione qualora a prendere parte al procedimento siano soggetti aderenti al consolidato nazionale.
- al procedimento di accertamento con adesione avente ad oggetto le rettifiche delle singole dichiarazioni di ciascuna consolidata (previste dal comma 2 dell’articolo 40-bis del D.P.R. n. 600 del 1973) partecipano sia la consolidante che la consolidata interessata dalle rettifiche, innanzi all’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente alla data in cui è stata presentata la dichiarazione. L’atto di adesione, sottoscritto anche da una sola di esse, si perfeziona qualora gli adempimenti di cui all’articolo 9 del D.Lgs. n. 218 del 1997 (ovvero, il versamento delle somme dovute in base all’atto di adesione o il versamento della prima rata con la prestazione della garanzia, nei termini e secondo le modalità di cui all’articolo 8 del medesimo D.Lgs.) siano posti in essere anche da parte di uno solo dei predetti soggetti (comma 1);
- specularmente a quanto disposto dal comma 2 dell’articolo 40-bis, anche in fase di adesione la consolidante ha la facoltà di chiedere che siano computate, in diminuzione dei maggiori imponibili, le perdite di periodo del consolidato non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo (comma 2).
Con il citato Provv. 29 ottobre 2010 del Direttore dell’Agenzia delle entrate - cui si rinvia - sono stati delineati i tempi, le modalità di presentazione, nonché le conseguenti attività dell’ufficio nell’ipotesi in cui l’istanza per il computo in diminuzione delle perdite sia presentata nel corso del procedimento di accertamento con adesione, ovvero di adesione ai sensi degli articoli 5, comma 1-bis, e 5-bis del D.Lgs. n. 218 del 1997.
In primo luogo, il comma 1, lettera a), aggiunge i commi 7-bis, 7-ter e 7-quater all’articolo 28 del citato D.Lgs. n. 231/2007.
Trattasi, ad esempio, delle diverse società di gestione operanti nel mercato finanziario, nonché delle società che svolgono attività - subordinate al possesso di licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi o registri - di commercio e mediazione, compresa l’esportazione e l’importazione di oro e di oggetti preziosi, di fabbricazione, di esercizio di case d’asta o gallerie d’arte, etc... (articolo 10, comma 2); degli intermediari finanziari e degli altri soggetti esercenti attività finanziaria (articolo 11); dei professionisti, ossia i soggetti iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’albo dei consulenti del lavoro, i notai e gli avvocati e degli altri soggetti (articolo 12); dei revisori contabili (articolo 13), nonché degli altri soggetti di cui all’articolo 14, comma 1, lettere a), b), c) ed f), ossia delle società di recupero crediti per conto terzi, di custodia e di trasporto di denaro contante, titoli o valori, delle
agenzie di affari in mediazione immobiliare.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la Circ. 11 ottobre 2010, n. 297944, ha fornito chiarimenti sulla corretta applicazione della disposizione per quanto riguarda gli obblighi di segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria) da parte dei soggetti indicati negli articoli 10, comma 2, 11, 12, 13 e 14, del D.Lgs. n. 231 del 2007, in presenza di operazioni compiute con le predette modalità.
In particolare, il documento di prassi precisa che “la mera ricorrenza dell’indicatore di cui all'articolo 36 del D.L. n. 78/2010 non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione di operazioni sospette, per la quale rimane quindi indispensabile una valutazione complessiva fondata su una serie di elementi sia di natura oggettiva che soggettiva”.
- 5.000 euro per operazioni di importo fino a 50.000 euro;
- dal 10 al 40 per cento dell’importo dell’operazione qualora la stessa sia superiore a 50.000 euro;
- da 25.000 a 250.000 euro nel caso in cui l’importo dell’operazione non sia determinato o determinabile.
In ossequio al principio di trasparenza del sistema economico-finanziario, l’articolo 37 del decreto detta le disposizioni atte ad assicurare la compiuta conoscenza degli operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list (di cui al D.M. 4 maggio 1999 del Ministro delle finanze e al D.M. 21 novembre 2001, del Ministro dell’economia e delle finanze) ammessi a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture ai sensi del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163.
Il rilascio di tale autorizzazione è subordinato alla previa individuazione dell’operatore economico, individuale o collettivo, mediante la comunicazione dei dati che identificano gli effettivi titolari delle partecipazioni societarie - anche per il tramite di società controllanti e per il tramite di società fiduciarie - nonché alla identificazione del sistema di amministrazione, del nominativo degli amministratori e del possesso dei requisiti di eleggibilità previsti dalla normativa italiana. Ciò anche in deroga ad accordi bilaterali siglati con l’Italia che consentano la partecipazione alle procedure per l’aggiudicazione dei contratti di cui al D.Lgs. n. 163 del 2006, a condizioni di parità e reciprocità.
Con la medesima disposizione vengono inoltre ridefinite le modalità di comunicazione all’Agenzia delle entrate, da parte del contribuente, del domicilio - diverso dalla residenza - eletto ai fini della notificazione degli atti e degli avvisi che lo riguardano. Le nuove modalità, prevedono esclusivamente la comunicazione:
- mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata al competente ufficio;
- in via telematica, con modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
Si osserva, inoltre, che il terzo comma dell’articolo 60 del D.P.R. n. 600 del 1973 non rinvia più, nella nuova formulazione, all’articolo 36 del medesimo decreto - abrogato dall’articolo 37 della L. 24 novembre 2000, n. 340 - ma agli articoli 35 e 35-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, relativi alla dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini IVA, ed al modello attualmente previsto per la domanda di attribuzione del numero di codice fiscale da parte dei soggetti, diversi dalle persone fisiche, non obbligati alla dichiarazione di inizio attività IVA, né al modello relativo alla identificazione diretta ai fini IVA di soggetti non residenti.
La norma demanda ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate la definizione degli atti per i quali la registrazione prevista per legge è sostituita da una denuncia esclusivamente telematica di una delle parti, la quale assume qualità di fatto ai sensi dell’articolo 2704, primo comma, del codice civile. L’ultimo periodo del comma 5 eleva da 30 a 60 giorni, decorrenti dalla presentazione del modello unico informatico, il termine entro cui l’ufficio, una volta controllata la regolarità dell’autoliquidazione e del versamento delle imposte ai sensi dell’articolo 3-ter, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 463, notifica avviso di liquidazione per l’integrazione dell’imposta versata, qualora, sulla base degli elementi desumibili dall’atto, risulti dovuta una maggiore imposta.
- alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165;
- alle società interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto Nazionale di statistica (ISTAT), ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della L. 30 dicembre 2004, n. 311;
- ai concessionari e gestori di pubblici servizi;
- ai privati che cooperano con le attività dell’Amministrazione finanziaria.
In presenza delle condizioni richieste, le imposte dovute sono prelevate dal sostituto d’imposta in un numero massimo di undici rate a partire dal mese successivo a quello in cui è effettuato il conguaglio, in deroga alla regola generale prevista dall’articolo 23, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973.
Per i soggetti che percepiscono più trattamenti pensionistici dal medesimo sostituto d’imposta, quest’ultimo deve tener conto dell’imposta complessivamente dovuta in relazione a tutti i trattamenti pensionistici che eroga.
Nel caso in cui l’imposta non possa essere trattenuta per incapienza del rateo di pensione, tornano applicabili le disposizioni dell’articolo 23, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1972 che regolano tale ipotesi. In particolare il pensionato, che non abbia fornito al sostituto d’imposta la provvista, potrà o chiedere che la ritenuta sia operata sulle rate successive a quella in cui si è verificata l’incapienza, con applicazione degli interessi dello 0,50 per cento mensile, ovvero versare entro il 15 gennaio dell’anno successivo l’ammontare che non è stato trattenuto.
La disposizione, in assenza di specifici termini di decorrenza risulta applicabile a partire dal conguaglio di fine anno relativo al periodo d’imposta 2010.
- per i contributi o premi non versati dal debitore, entro il 31 dicembre dell’anno successivo al termine fissato per il versamento; in caso di denuncia o comunicazione tardiva o di riconoscimento del debito, tale termine decorre dalla data di conoscenza, da parte dell’ente;
- per i contributi o premi dovuti in forza di accertamenti effettuati dagli uffici, entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla data di notifica del provvedimento ovvero, per quelli sottoposti a gravame giudiziario, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui il provvedimento è divenuto definitivo.
- alle persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale, e le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce, l’Italia la cui residenza fiscale in Italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dal TUIR, in base ad accordi internazionali ratificati. Tale esonero si applica limitatamente al periodo di tempo in cui l’attività lavorativa è svolta all’estero;
- ai soggetti residenti in Italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi, con riferimento agli investimenti e alle attività estere di natura finanziaria detenute nel Paese in cui svolgono la propria attività lavorativa.
Il comma 13-septies della disposizione in esame modifica l’articolo 2, comma 1, del D.P.R. 21 dicembre 1996, n. 696, recante operazioni non soggette all’obbligo di certificazione. Nella nuova formulazione, l’esonero da tale obbligo è esteso alle prestazioni di servizi effettuate dalle imprese di cui all’articolo 23, del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, attraverso la rete degli uffici postali e filatelici, dei punti di accesso e degli altri centri di lavorazione postale cui ha accesso il pubblico, nonché quelle rese al domicilio del cliente tramite gli addetti al recapito. Attualmente, le prestazioni di servizi in rassegna sono rese dalla società Poste Italiane S.p.A., esercente il servizio universale di cui all’articolo 3 del citato D.Lgs. n. 261/1999.
Con l’articolo 41 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 viene introdotto nell’ordinamento tributario domestico un regime che favorisce, come si legge nella relazione illustrativa al decreto, “la circolazione di sottosistemi giuridici all’interno dell’Unione Europea”. Si tratta di una disposizione volta ad incoraggiare le imprese europee ad intraprendere nuove iniziative in Italia, consentendo loro di scegliere uno tra i regimi fiscali vigenti negli altri Stati membri dell’Unione.
Per poter beneficiare del regime fiscale prescelto e consentire all’Amministrazione finanziaria di verificare anche la sussistenza dei suddetti requisiti, i soggetti interessati devono presentare apposita istanza di interpello secondo la procedura di cui all’articolo 8 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269.
La disciplina sulle reti d’impresa è stata originariamente introdotta dall’articolo 3, commi da 4-ter a 4-quinquies, del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla L. 9 aprile 2009, n. 33.
L’articolo 42 del decreto interviene in materia:
- sul piano civilistico, con i commi 2-bis e 2-ter, che sostituiscono rispettivamente i commi 4-ter e 4-quater dell’articolo 3 del D.L. n. 5 del 2009, di tal che la principale fonte normativa regolatrice dell’autonomia privata in materia deve continuare a ravvisarsi nel novellato articolo 3 da ultimo citato e nelle norme ivi richiamate;
- sul piano fiscale, con i successivi commi da 2-quater a 2-septies, che istituiscono, in favore delle imprese che sottoscrivono o che aderiscono a un contratto di rete, una misura agevolativa a carattere temporaneo, subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.
Per quanto di più immediato interesse ai fini della misura agevolativa, è opportuno evidenziare che elemento essenziale del contratto di rete disciplinato dal comma 4-ter dell’articolo 3 del D.L. n. 5 del 2009 è il “programma comune di rete”, sulla base del quale gli imprenditori si obbligano a “collaborare in forme e ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale commerciale tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa” per perseguire lo scopo di “accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato”.
Il medesimo comma 4-ter, nell’indicare analiticamente il contenuto del contratto di rete, annovera alla lettera c) “la definizione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante, le modalità di realizzazione dello scopo comune e, qualora sia prevista l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo nonché le regole di gestione del fondo medesimo; se consentito dal programma, l’esecuzione del conferimento può avvenire anche mediante apporto di un patrimonio destinato costituito ai sensi dell’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile ... ;”.
La disposizione riproduce sostanzialmente l’agevolazione prevista dall’art. 17, comma 1, del D.L. n. 185/2008 (conv. L. n. 2/2009) e, come spiegato dalla relazione illustrativa, ne costituisce una estensione temporale.
Il richiamato articolo 17 del D.L. n. 185/2008 trova applicazione fino al periodo d’imposta 2015 in quanto favorisce il rientro dei docenti e ricercatori residenti all’estero che vengono a svolgere l’attività in Italia e acquistano e mantengono la residenza in Italia, nell’arco dei cinque anni successivi a quello di entrata in vigore del decreto stesso, ed è applicabile nel periodo d’imposta in cui il ricercatore o il docente diviene fiscalmente residente in Italia e nei due periodi d’imposta successivi.
Si ricorda che il beneficio consiste, ai fini IRPEF, nella esclusione dal reddito di lavoro dipendente (o dal reddito assimilato a quello di lavoro dipendente) e di lavoro autonomo del novanta per cento dei compensi percepiti da detti soggetti in relazione all’attività di ricerca..
- siano in possesso di un titolo di studio universitario o ad esso equiparato;
- abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi;
- acquistino e mantengano la residenza fiscale in Italia per tutto il periodo in cui usufruiscono dell’agevolazione.
Per quanto riguarda gli altri profili applicativi dell’art. 44 del decreto legge in commento si rinvia ai precedenti documenti di prassi e in particolare ai chiarimenti forniti in materia dalla Circ. 8 giugno 2004, n. 22/E illustrativa di analoga disposizione recata dall’art. 3 del D.L. n. 269/2003 (conv. L. n. 326/2003).
L’articolo 48 introduce alcune disposizioni nel R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa (di seguito L.F.), volte ad agevolare il risanamento della crisi d’impresa che precede il fallimento.
La norma intende tutelare i crediti derivanti da finanziamenti effettuati in qualsiasi forma da banche ed intermediari, iscritti negli elenchi di cui agli articoli 106 e 107 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (c.d. Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia nella formulazione precedente alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141), erogati in esecuzione di un concordato preventivo, ai sensi degli articoli 160 e seguenti, ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti, omologato ai sensi dell’articolo 182-bis, riconoscendo che tali crediti siano considerati prededucibili, ai sensi dell’articolo 111.
1. per il pagamento dei crediti prededucibili;
2. per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l’ordine assegnato dalla legge;
3. per il pagamento dei creditori chirografari, in proporzione dell’ammontare del credito per cui ciascuno di essi fu ammesso, compresi i creditori indicati al n. 2, qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia, ovvero per la parte per cui rimasero non soddisfatti da questa”.
- sesto comma: il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive, di cui al terzo comma, può essere richiesto dall’imprenditore anche durante lo svolgimento delle trattative e prima della formalizzazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, laddove abbia raggiunto un’intesa con la maggioranza qualificata dei creditori. In tal caso, occorrerà depositare presso il tribunale competente, ai sensi dell’articolo 9 della L.F.:
1. la documentazione di cui all’articolo 161, primo e secondo comma, ossia la documentazione richiesta per la proposizione della domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo;
2. una proposta di accordo, correlata da una dichiarazione dell'imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori, che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti;
3. una dichiarazione del professionista, circa la sussistenza delle condizioni per assicurare il regolare pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare.
Si precisa che quest’ultima dichiarazione dovrà avere i requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), della L.F., secondo cui “non sono soggetti all’azione revocatoria: (…) d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano (…) la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall’articolo 28, lettere a) e b) ai sensi dell’articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile”.
La predetta istanza di sospensione viene pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione.
- comma settimo: il tribunale, dopo aver verificato la completezza della documentazione depositata, provvede a fissare con decreto l’udienza entro il termine di 30 giorni dal deposito dell’istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa.
Durante il corso dell’udienza, riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire ad un accordo di ristrutturazione dei debiti, con le maggioranze di cui al primo comma, e delle condizioni per il regolare pagamento dei creditori, con i quali non sono in corso trattative o che hanno, comunque, negato la propria disponibilità a trattare, il Tribunale dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive.
Va, peraltro, precisato che con lo stesso decreto il Tribunale può disporre di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, assegnando il termine di non oltre 60 giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista, a norma del primo comma. Il suddetto decreto è reclamabile a norma del quinto comma, in quanto applicabile.
- comma ottavo: Solo a seguito del deposito dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, nei termini assegnati dal tribunale, trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma.
L’articolo 48-ter del decreto, inserito dalla legge di conversione, modifica la lettera b) dell’articolo 3, comma 2-bis, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40 che contempla disposizioni volte a deflazionare il contenzioso pendente innanzi alla Commissione tributaria centrale e alla Corte di Cassazione.
- i ricorsi siano stati iscritti a ruolo nel primo grado entro e non oltre il 25 maggio 2000;
- l’Amministrazione finanziaria dello Stato risulti soccombente nei precedenti gradi del giudizio.
Per le modalità della definizione in esame è previsto un meccanismo differenziato, a seconda dell’organo giurisdizionale innanzi al quale è pendente la controversia (cfr. Circ. 21 giugno 2010, n. 37/E).
Più precisamente, la lettera a) del comma 2-bis, del citato articolo 3, prevede che “le controversie tributarie pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale, (…) sono automaticamente definite con decreto assunto dal presidente del collegio o da altro componente delegato (…)”.
L’articolo 52-bis del decreto, inserito dalla legge di conversione, introduce, in via sperimentale, a partire dal 31 luglio 2010 e fino al 31 dicembre 2011, la possibilità, ai fini del perfezionamento dell’accertamento con adesione in forma rateizzata di cui all’articolo 9 del D.Lgs. n. 218 del 1997, qualora le rate successive alla prima siano superiori a 50.000 euro, di avvalersi di una ulteriore forma di garanzia - diversa da quelle già previste, ossia polizza fideiussoria, o fideiussione bancaria ovvero fideiussione rilasciata dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi iscritti in apposito albo- da prestarsi attraverso ipoteca volontaria di primo grado.
- deve trattarsi di ipoteca volontaria di primo grado, cioè sullo stesso bene non devono essere iscritte altre ipoteche aventi un numero d’ordine progressivo precedente;
- il valore dell’ipoteca, che deve essere pari al doppio del debito erariale o della somma oggetto di rateizzazione, deve essere comunque accettato dall’amministrazione finanziaria.
Per ciò che concerne i soggetti che si avvalgono dell’assistenza fiscale, i commi 1 e 2 dell’articolo sopra citato prevedono che i sostituti di imposta trattengano l’acconto, tenendo conto del differimento che sarà disposto con il citato D.P.C.M.
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