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Timestamp: 2018-02-20 04:06:05+00:00
Document Index: 53880692

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2229']

Corte Costituzionale Sentenza del 30 settembre 2005, n. 355- Illegittimità costituzionale Legge della Regione Abruzzo 19/11/2003, n. 17 Registro Amministratori di Condominio | MAPI – Movimento Amministratori e Proprietari d'Immobili
Corte Costituzionale Sentenza del 30 settembre 2005, n. 355- Illegittimità costituzionale Legge della Regione Abruzzo 19/11/2003, n. 17 Registro Amministratori di Condominio
– Piero Alberto CAPOTOSTI Presidente
– Fernanda CONTRI Giudice
– Guido NEPPI MODONA “
– Annibale MARINI “
– Franco BILE “
– Giovanni Maria FLICK “
– Francesco AMIRANTE “
– Ugo DE SIERVO “
– Romano VACCARELLA “
udito l’avvocato dello Stato Ma. Fi. per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1.- Con ricorso ritualmente notificato e depositato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato, in via principale, questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo 19 novembre 2003, n. 17 (Istituzione del registro regionale degli amministratori di condominio), per violazione dell’art. 117, commi primo, secondo, lettera l), e terzo della Costituzione.
La legge impugnata, nell’istituire all’art. 1 il registro regionale degli amministratori di condominio e di immobili, prevede (art. 2, comma 2) che possano chiedere l’iscrizione al registro regionale degli amministratori di condominio e di immobili coloro che siano in possesso dei requisiti indicati all’art. 3, tra i quali figura il superamento di un esame di abilitazione, stabilendo che “la mancata iscrizione al registro regionale preclude l’esercizio dell’attività di amministratore, salvo i casi di condomino amministratore” (art. 2, comma 3).
L’art. 2, comma 3, precludendo l’attività di amministratore a chi non sia iscritto nel relativo registro, sarebbe inoltre invasivo -ad avviso ancora del ricorrente- della competenza statale esclusiva in materia di ordinamento civile e penale, con conseguente lesione dell’art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione.
2.- E’ intervenuta in giudizio la Federazione Italiana Agenti Immobiliari e Professionali, argomentando diffusamente in ordine all’ammissibilità del proprio intervento e concludendo per l’accoglimento del ricorso.
1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna le disposizioni di cui agli artt. 2, commi 2 e 3, e 3 della legge della Regione Abruzzo 19 novembre 2003, n. 17 (Istituzione del registro regionale degli amministratori di condominio), per violazione dell’art. 117, commi primo, secondo, lettera l), e terzo della Costituzione.
La legge regionale -nella parte in cui fissa i requisiti per l’iscrizione nel registro regionale degli amministratori di condominio e di immobili, istituito ai sensi dell’art. 1, e dispone che l’attività di amministratore di condominio, nella regione, sia preclusa a chi non sia iscritto nel registro stesso, salvo il caso di condomino amministratore- sarebbe in contrasto con i principi comunitari sulla libera circolazione del lavoro e delle imprese, violerebbe la competenza statale esclusiva in materia di ordinamento civile e penale e, comunque, eccederebbe i limiti della competenza legislativa concorrente regionale in materia di professioni.
2.- Va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità dell’intervento in giudizio della Federazione Italiana Agenti Immobiliari e Professionali.
E’ altrettanto pacifico che, in siffatta materia, i principi fondamentali -non essendone stati, sino ad ora, formulati dei nuovi- debbano essere ricavati dalla legislazione statale in vigore (sentenza n. 353 del 2003).
Al riguardo, pur mancando nella legislazione statale una disciplina generale delle professioni, dalla normativa vigente -e segnatamente dall’art. 2229 primo comma, del codice civile, oltre che dalle norme relative alle singole professioni- può trarsi il principio, affermato in più occasioni da questa Corte con riferimento alle professioni sanitarie, che l’individuazione delle professioni, per il suo carattere necessariamente unitario, è riservata allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale.