Source: http://archivio.rivistaaic.it/verbali/20070525.html
Timestamp: 2019-02-19 13:19:47+00:00
Document Index: 72035198

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 8']

Premio nazionale "Opera prima" Sergio P.Panunzio
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Riunione del Consiglio direttivo 2006/2009 – Seduta del 25 maggio 2007
Il giorno 25 maggio 2007, alle ore 14,30, presso lo studio del prof. Alessandro Pace, in Roma, Piazza delle Muse, 8, si è riunito, a seguito di regolare convocazione, il Consiglio direttivo dell’A.I.C. per discutere il seguente ordine del giorno:
1. Approvazione del verbale della riunione del 20 aprile 2007;
2. Nomina ministeriale senza concorso di professori straordinari e ordinari (rel. Chieffi);
3. Macroraggruppamenti e schema del regolamento per la modalità di svolgimento dei concorsi per ricercatore universitario (rel. Chieffi);
4. Agevolazioni economiche per il sito AIC (rel. Frosini);
5. Modifiche dello Statuto (proposte Frosini e Nicotra);
Sono presenti i proff. Alessandro Pace, Adele Anzon, Lorenzo Chieffi, Tommaso Edoardo Frosini e Roberto Romboli. Sono assenti giustificati i proff. Giuseppe De Vergottini, Michela Manetti, Ida Nicotra e Stefano Sicardi.
Assume la presidenza il Pres. prof. Alessandro Pace, funge da segretario il segretario prof. Lorenzo Chieffi.
Il Presidente riferisce che il prof. de Vergottini, oggi assente giustificato, ha comunicato i dati aggiornati della nostra contabilità. Il saldo del conto è di Euro 8.059,28, avendo a tutt’oggi ricevuto la quota 2007 di 26 soci equivalente al 10 % degli associati, che risultano essere 268.
Il Presidente comunica, inoltre, che il prof. Sicardi pur essendo assente ha ritenuto, con grande sensibilità, di poter dare il Suo fattivo contributo ai punti 2, 3 e 5 dell’ordine del giorno inviando specifiche osservazioni che il Presidente stesso si riserva di riferire allorquando verranno in discussione tali punti dell’ordine del giorno.Sul primo punto all’ordine del giorno, il Consiglio direttivo approva all’unanimità il verbale del 20 aprile 2007.
Sul secondo punto all’ordine del giorno, il Presidente riferisce che il prof. Sicardi è assolutamente contrario alla nomina ministeriale senza concorso di professori, considerandolo un brutto espediente da contrastare.
Interviene il prof. Chieffi che, facendo seguito alle sollecitazioni del prof. Claudio Chiola espresse nella lettera indirizzata al Presidente dell’AIC, riferisce su quanto è riuscito ad apprendere dai siti internet delle numerose Università telematiche autorizzate dal MUR ad operare, tra il 2004 e 2006, sul territorio italiano a condizione di rispettare i requisiti indicati dal D.M. 17 aprile 2003, come modificato dal D.M. 15 aprile 2005. Allo stato, su undici Università telematiche autorizzate, ben otto hanno attivato Corsi di Laurea Magistrale in Giurisprudenza con l’effetto di aver aumentato di almeno il 15 % l’offerta esistente nel nostro Paese per questo tipo di percorso formativo, senza neppure passare al vaglio dei Comitati regionali dei Rettori.
Oltre ad avere avviato una massiccia azione di reclutamento di ricercatori che avrebbe presupposto il consolidamento organizzativo e finanziario di queste inedite strutture didattiche, tali Università telematiche hanno poi proceduto all’inserimento nei loro ruoli di cosiddetti professori straordinari a tempo determinato, come consentito peraltro, dall’art. 1, n. 12 della legge 4 novembre 2005, n. 230, secondo criteri di selezione rimessi all’autonomia delle stesse Università.
Nonostante tale disposizione consenta l’inserimento nei ruoli “a coloro che hanno conseguito l’idoneità per la fascia dei professori ordinari ovvero a soggetti in possesso di elevata qualificazione scientifica e professionale” è stato lamentato da alcuni soci che tali requisiti non sempre sarebbero stati rispettati nelle procedure di nomina che culminano in decreti ministeriali come ad esempio nell’Università Telematica Guglielmo Marconi con alcune recenti nomine.
Inoltre, alcune di queste strutture universitarie, nonostante la loro appartenenza a imprenditori privati, hanno potuto usufruire di rilevanti risorse pubbliche, come parrebbe desumersi dall’elevato numero di concorsi – prevalentemente per il ruolo di ricercatore universitario – recentemente banditi sulla Gazzetta Ufficiale.
Analoga perplessità desta poi la opportunità concessa ai docenti stabilizzati presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze (presso il Ministero dell’economia), dall’art. 12, n. 3 della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (oltretutto successivamente abrogato dall’art. 1, co. 4, ult. alinea del d.l. n. 209 del 2002, convertito nella legge n. 265 del 2002), di partecipare alle procedure di trasferimento e di mobilità tra Università, pur non avendo superato alcun concorso bandito da un Ateneo pubblico o privato, per il reclutamento alla docenza universitaria, dopo il conseguimento di regolare idoneità. Sarebbe opportuno, a giudizio del prof. Chieffi, interessare della questione il Ministero invitandolo a verificare il numero dei docenti della Scuola superiore di economia e delle finanze che si sono avvalsi di tale privilegio, di dubbia legittimità costituzionale, in modo da verificare la regolarità delle loro chiamate e prese di servizio.
Nell’approfondito dibattito che ne segue, oltre al Presidente, intervengono tutti i presenti (proff. Anzon, Frosini e Romboli) che invitano il prof. Chieffi e il prof. Pace ad effettuare un ulteriore approfondimento normativo delle due questioni (Professori straordinari a tempo determinato e Professori ordinari senza concorso). E lì invitano altresì, all’esito di tale verifica e previa informativa anche telefonica a tutti i componenti del consiglio direttivo, di sottoporre le due questioni al Ministro della Ricerca, affinché egli possa porre rimedio agli effetti prodotti da tali atti legislativi ed amministrativi, che pongono eccezioni ai meccanismi di accesso unitario alla docenza universitaria.
Sul terzo punto all’ordine del giorno, il Presidente riferisce le osservazioni del prof. Sicardi che gli sono state trasmesse telefonicamente. Per il prof. Sicardi il regolamento (al di là delle questioni di legittimità) lo preoccupa e lo trova contrario; ritenendo tutto il procedimento non solo molto macchinoso ma assolutamente contestabile da tantissimi punti di vista (molti dei quali ricordati nel parere dell'AIPDA), ed in particolare per quanto riguarda l'individuazione dei settori, le molteplici e scoordinate stazioni di valutazione, le modalità attraverso cui tale valutazione si viene a formare con ricadute negative sulla definizione delle graduatorie finali. Ritiene infine che le essenziali esigenze di imparzialità e di valutazione del merito per l'attribuzione dei posti debbano però tener conto delle caratteristiche della carriera universitaria. Il prof. Sicardi sottolinea, inoltre, di essere sempre stato ostile ad una terza fascia di docenza, mentre - crede in questo di rappresentare un'idea di minoranza, ma resta convinto del suo pensiero in proposito - ritiene molto utile un primo livello, non precario, di personale universitario, non necessariamente legato alla titolarità di insegnamenti (come, appunto dovrebbero essere gli attuali ricercatori). Non è un caso che questo primo livello di reclutamento, spesso vituperatissimo, risorga poi, nel corso del tempo, in conseguenza della "forza delle cose".
Il prof. Sicardi, infine, non crede assolutamente, peraltro, che si possa immaginare come primo livello di reclutamento "stabile" l'associazione (che viene a situarsi intorno ai 35 anni o più). Ciò – egli ritiene – significherebbe ingrossare un precariato "di lungo corso" dal futuro del tutto incerto, con l’effetto, tra le possibili conseguenze: 1) di sanare ad un certo punto, con ope legis, le richieste di questo precariato; 2) di farlo quando magari i migliori avranno trovato altre strade; 3) di arrivare a sanare quindi le situazioni non necessariamente dei più validi, ma dei più tenaci.
Analoghe perplessità vengono espresse da tutti i presenti (proff. Pace, Anzon, Chieffi, Frosini e Romboli) relativamente alla macchinosità della nuova procedura di selezione dei ricercatori universitari delineata dalla bozza ministeriale, all’inopportuno inserimento tra i selezionatori (per la “parte disciplinare”) di docenti stranieri – che difficilmente potrebbero esercitare il loro compito in presenza di titoli scientifici redatti generalmente in lingua italiana -, ai criteri, non molto chiari, per effettuare il sorteggio dei commissari anonimi ed infine in ordine alla previsione delle macro/aree da cui individuare i componenti (per la “parte istituzionale”) che formeranno le Commissioni esaminatrici di Ateneo.
A giudizio del prof. Chieffi la tecnica delle macro/aree, che potrebbe essere inopportunamente estesa anche ai concorsi per il reclutamento dei Professori associati e ordinari, desta altrettante preoccupazioni laddove dovessero configurasi fusioni tra SSD assai distanti tra di loro, per mancanza delle necessaria affinità culturale, con il pericolo di rendere alquanto problematica la selezione dei candidati.
Sul quarto punto all’ordine del giorno, il prof. Frosini, incaricato di relazionare sulle possibilità di finanziamento pubblico del sito AIC, all’esito dell’istruttoria svolta, fa presente che una delle strade possibili appare quella della trasformazione del sito in una pubblicazione periodica, con relativa registrazione presso il Tribunale e iscrizione al registro della stampa (l. n. 47 del 1948). Segnala, altresì, la possibilità di vagliare l’ipotesi di presentare una richiesta di finanziamento all’ARCUS (società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo ex l. n. 291 del 2003), tenuto conto che il sito AIC potrebbe rientrare tra “le iniziative e progetti importanti nel panorama della cultura italiana” e, come tali, suscettibili di essere economicamente sostenuti dall’ARCUS.
Il Presidente ringrazia il prof. Frosini per l’indagine svolta, invitandolo a verificare i costi della eventuale registrazione e la praticabilità della richiesta di finanziamento all’ARCUS, senza tuttavia tralasciare altre strade di acquisizione delle necessarie risorse economiche.
Sul quinto punto all’ordine del giorno interviene il prof. Frosini il quale, anche a nome della prof.ssa Nicotra che ha dichiarato l’adesione alla sua proposta, porta all’attenzione del Consiglio l’ipotesi di una possibile modifica allo Statuto AIC, nella parte che prevede l’ammissione dei soci (art. 3) inserendo la possibilità di far associare – su richiesta – anche professori di seconda fascia e ricercatori delle discipline del diritto costituzionale, diritto pubblico comparato e istituzioni di diritto pubblico. Questi diverrebbero soci a tutti gli effetti salvo limitare loro l’elettorato passivo (andrebbe, in tal senso, novellato l’art. 8). La finalità di tale modifica sarebbe prevalentemente quella di voler allargare il corpo sociale e coinvolgere nell’attività dell’Associazione tutti gli studiosi – a prescindere dal ruolo accademico – delle materie giuspubblicistiche, così come previsto in analoghe associazioni di studiosi di diritto (per esempio: la Società italiana di filosofia del diritto oppure l’Associazione italiana di diritto del lavoro).
Il Presidente, a sua volta, riferisce il contrario avviso trasmessogli dal prof. Sicardi così motivato: «Sulla modifica dello Statuto, premesso che credo sarebbe meglio soffermarci, prima, sul significato dell'AIC e porsi poi i problemi di modificarne la composizione, pur comprendendo le ragioni di Tommaso E. Frosini, non sarei d'accordo ad estendere ai ricercatori la possibilità di associarsi; semmai ci si potrebbe interrogare sui professori associati. Ma, prima ancora, sono molto perplesso su soci "a metà", cioè senza elettorato passivo (ma non sarebbe poi la conquista dell'elettorato passivo un inevitabile passaggio successivo ?), e temo ricambi di direttivo che, aumentando sempre più il corpo elettorale, diventino sempre più elezioni di schieramento e di ricerca di consenso, magari anche nei serbatoi dei non eleggibili. In astratto vedrei meglio - ma ponendoci prima i problemi di significato dell'AIC - un'estensione ai professori associati (come capita in altre associazioni), con però una quota di loro rappresentanti in direttivo”.
Il prof. Romboli rileva come la modifica proposta, concernente l’ampliamento dell’Associazione alla presenza dei professori associati e dei ricercatori, non possa essere qualificata come un semplice emendamento al testo dello statuto vigente, ma rappresenti una vera e propria rifondazione dell’Associazione stessa, che porterebbe necessariamente a dover rivedere sia le finalità (ad esempio quella relativa ai “metodi di insegnamento”), sia le stesse modalità di accesso (ad esempio la distinzione fra soci di diritto e soci cooptati, il voto dell’assemblea per l’ammissione di questi ultimi ecc.). Una simile rifondazione non potrebbe, d’altra parte, non ripercuotersi anche sulla legittimazione dello stesso consiglio direttivo, attualmente in carica, che dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni, anche a prescindere dalla soluzione che si intendesse poi adottare in ordine alla possibile rappresentanza dei professori associati e dei ricercatori nel consiglio stesso.
Il prof. Romboli fa, inoltre, notare come lo statuto sia del tutto privo di una disposizione che regoli il procedimento e le maggioranze richieste per procedere alla modifica statutaria, sottolineando l’opportunità che, specie certe modifiche quale quella proposta, siano approvate da una qualificata maggioranza dei soci dell’Associazione che si intende rifondare e propone infine di procedere previamente alla individuazione di una serie di modifiche da sottoporre all’assemblea, nell’ottica di un’attività di “manutenzione” dell’attuale statuto.
Analoga contrarietà a modificare l’attuale disposizione statutaria sulla tipologia di studiosi da ammettere all’Associazione dei Costituzionalisti è manifestata dal Presidente per i rischi di ingovernabilità che potrebbero derivare da un ampliamento ai professori associati e ai ricercatori, cui potrebbe corrispondere anche una maggiore conflittualità interna.
Anche la prof.ssa Anzon esprime dubbi sulla eventualità di allargare l’adesione ai Professori associati e ai ricercatori, soprattutto perché ineleggibili alle cariche elettive, che renderebbero l’AIC un consesso pletorico e incapace di svolgere le proprie funzioni.
Il prof. Chieffi, in considerazione della delicatezza della questione e degli evidenti limiti statutari, ritiene opportuno valutare l’eventuale sua sottoposizione ad una prossima decisione dell’Assemblea annuale dei soci.
Al termine della discussione, considerati i limiti procedurali e sostanziali ad una tale modificazione dello Statuto, il Consiglio, con l’unica astensione del prof. Frosini, respinge la proposta di modifica dello Statuto.
Sul sesto punto all’ordine del giorno il Presidente dichiara l’assenza di questioni da discutere.
Il verbale viene letto e approvato seduta stante.
Non null’altro essendovi da deliberare, il Presidente dichiara chiusa la seduta alle ore 17,30.