Source: https://www.laleggepertutti.it/238689_cinture-di-sicurezza-se-lauto-e-ferma
Timestamp: 2018-12-15 08:05:56+00:00
Document Index: 67112982

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Cinture di sicurezza se l'auto è ferma
Cinture di sicurezza se l’auto è ferma
Se la macchina è ferma nel traffico o in fila al semaforo si possono staccare le cinture? E se è in fila per trovare parcheggio?
Se è vero che le cinture di sicurezza servono per garantire il conducente e i passeggeri dal rischio di infortuni in caso di incidente stradale (posto che la legge si preoccupa di tutelare l’integrità fisica dei cittadini anche quando questi stessi dimostrano di non avvertire il pericolo) si può essere facilmente portati a credere che non vi sia alcun obbligo di indossare le cinture di sicurezza se l’auto è ferma. Ma non è così. In alcuni casi infatti l’auto, sebbene non sia in movimento, è comunque in una condizione che può interferire sulla sicurezza dei trasportati. Ecco perché una recente sentenza della Cassazione ha detto che, nel caso di veicolo bloccato nel traffico, non è consentito staccare la cintura per una… boccata d’ossigeno.
La pronuncia appena citata [1] è un valido spunto per trattare, in modo più completo e approfondito, la norma del codice della strada sull’obbligo delle cinture di sicurezza. Non tutti, ad esempio, sanno che in fila al semaforo non esistono esenzioni; lo stesso vale al casello o in una strada bloccata a causa di un ingorgo (situazione nella quale non è possibile neanche scendere dal veicolo se non prestati i dovuti accorgimenti: leggi sul punto Auto in coda: cosa è possibile fare?).
Ma procediamo con ordine e vediamo cosa prevede la legge sulle cinture di sicurezza se l’auto è ferma.
1 Uso cinture di sicurezza: quando?
2 Esenzione dall’obbligo della cintura di sicurezza
3 Auto ferma: si deve tenere la cintura di sicurezza?
Uso cinture di sicurezza: quando?
In base al codice della strada [2], tanto il conducente quanto i passeggeri (sia quello del sedile anteriore che quelli che stanno sui sedili posteriori) hanno l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza «in qualsiasi situazione di marcia».
I bambini che non superano un metro e mezzo di altezza devono stare sui seggiolini omologati. Il conducente risponde del rispetto dell’obbligo delle cinture solo per i minorenni mentre i maggiorenni sono autonomamente responsabile. Per cui, se la polizia dovesse accertare che in un’auto ci sono due genitori e un figlio minorenne senza cinture, il padre al volante subisce due multe: quella per sé e quella per il bambino, mentre la madre avrà una multa diversa per sé.
Esenzione dall’obbligo della cintura di sicurezza
A parte alcune categorie di soggetti esonerati dalla legge dall’allacciare le cinture di sicurezza (ad esempio polizia, carabinieri, vigili del fuoco, istruttori di scuole guida), può ottenere l’esenzione dall’obbligo chi ha un certificato medico rilasciato dall’Asl ossia da una struttura pubblica. Non vale quindi il certificato rilasciato dal medico curante di famiglia.
Oltre a tali soggetti non deve alloggiare la cintura di sicurezza la donna in gravidanza a condizione che il proprio ginecologo le abbia rilasciato una certificazione ove si attesta il rischio conseguente all’uso di tali dispositivi. In realtà, si è dimostrato che proprio l’uso delle cinture può evitare rischi ben più gravi sulla maternità.
Auto ferma: si deve tenere la cintura di sicurezza?
A leggere la norma del codice della strada si potrebbe pensare che l’obbligo delle cinture scatta solo se l’auto è in movimento. Tale concetto però va meglio specificato. Difatti ciò che conta non è tanto l’azione fisica del mezzo nell’esatto momento in cui avviene l’accertamento della polizia quanto il contesto in cui essa si trova. Se, ad esempio, l’auto, benché momentaneamente ferma, si trova in fila al semaforo o al casello si è ugualmente in contravvenzione. In pratica, l’obbligo delle cinture di sicurezza cessa solo in caso di sosta, ma non anche in caso di arresto o di fermata. Che differenza c’è tra questi concetti? Eccolo subito spiegato.
L’arresto dell’auto si ha quando c’è una interruzione della marcia per esigenze di circolazione; è il caso del semaforo, del casello, del blocco stradale per un corteo o per il traffico. Il conducente quindi non può scendere dall’auto e abbandonarla dove si trova.
La fermata invece è una temporanea sospensione della marcia in un’area dove non è ammesso parcheggiare o sostare. Avviene per consentire la salita o la discesa delle persone o per altre esigenze di breve durata (ad esempio in prossimità del margine del marciapiedi per consentire ai figli di andare a scuola). Durante la fermata c’è l’obbligo di non arrecare intralcio alla circolazione; il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia.
Infine per sosta si intende la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente. È il caso del conducente che parcheggia.
Tenendo in considerazione questi tre concetti si può dire che le cinture di sicurezza vanno tenute allacciate quando l’auto è in una condizione di arresto; viceversa non c’è obbligo quando si è in una situazione di fermata o di sosta.
In passato la Cassazione ha detto [3] che non c’è obbligo di allacciare le cinture di sicurezza se la macchina è ferma, in fila con altri veicoli, in attesa di accedere a un parcheggio nel momento in cui si libera un posto.
Viceversa – aggiunge la Suprema Corte [1] – quando il veicolo è in fila nel traffico, anche se momentaneamente in arresto, il conducente deve comunque aver indossato le cinture.
La differenza tra i due casi consiste in questo: quando il veicolo è in coda lungo la direttrice di marcia, a causa del traffico o per altro motivo, si realizza una situazione analoga a quella che si verifica in presenza di un semaforo rosso: la “sosta”, in queste ipotesi, non esprime una condizione di stasi, ma semplicemente un momentaneo arresto dovuto a contingenze o ad esigenze di circolazione. Tale condizione è temporanea per cui non solo non esclude la circolazione del veicolo, ma anzi la conferma.
[1] Cass. ord. n. 20230/2018 del 31.07.2018.
[2] Art. 172 cod. strada.
[3] Cass. sent. n. 9674/2007.
sul ricorso 16550-2015 proposto da:
(OMISSIS), rappresentato e difeso in proprio e domiciliato presso la cancelleria della Corte di
PREFETTURA LA SPEZIA UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DELLA SPEZIA;
avverso la sentenza n. 183/2015 del TRIBUNALE di LA SPEZIA, depositata il 04/03/2015; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 04/05/2018 dal Consigliere Dott.
OLIVA STEFANO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO LUCIO, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con ricorso proposto innanzi il Giudice di Pace di La Spezia, (OMISSIS) impugnava il verbale di infrazione con il quale gli era stata contestata la violazione dell’articolo 172 C.d.S., commi 1-10, avvenuta il (OMISSIS) per mancato uso delle cinture di sicurezza durante la guida.
Il Giudice di Pace, con sentenza n. 242/2013, respingeva il ricorso compensando le spese.
Proponeva appello avverso detta decisione il (OMISSIS) ed il Tribunale di La Spezia, con la sentenza qui impugnata, n. 183/2015, respingeva l’appello condannando l’appellante alle spese. Il Tribunale, dopo aver rilevato la genericita’ dell’atto di impugnazione, riteneva che l’esonero dall’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza dovesse essere accertato dalla competente ASL, mentre il (OMISSIS) aveva prodotto soltanto un certificato medico. Considerava poi che la breve sosta del veicolo in fila dietro altri sulla direttrice di marcia non esprimesse una condizione di staticita’ e quindi non esonerasse il conducente dall’obbligo di usare la cintura di sicurezza.
Interpone ricorso avverso detta decisione il (OMISSIS) affidandosi a tre motivi. La Prefettura di La Spezia e’ rimasta intimata. Il P.G. ha depositato conclusioni scritte. Il ricorrente ha depositato memori.
Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’articolo 342 c.p.c. in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, perche’ il giudice di appello avrebbe erroneamente considerato generico l’atto di impugnazione del (OMISSIS).
La censura e’ inammissibile perche’ il Tribunale, dopo aver rilevato la genericita’ dei motivi di gravame proposti dall’appellante, li ha comunque esaminati e respinti nel merito.
Pertanto il motivo, da un lato non coglie la ratio della decisione del giudice di merito, e dall’altro non e’ sostenuto da un interesse concreto del ricorrente.
Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli articoli 157 e 172 C.d.S., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., n. 3, in quanto il Tribunale avrebbe errato nel non ravvisare la situazione di staticita’ del veicolo e il conseguente esonero del conducente dall’uso della cintura di sicurezza.
Il motivo e’ infondato. Ed invero dalla sentenza impugnata emerge che il ricorrente aveva dedotto, nei precedenti gradi di merito, di essere in coda lungo la direttrice di marcia. In base a tale deduzione, il Tribunale ha escluso che il veicolo potesse essere considerato in condizione statica e ha rilevato che l’uso della cintura di sicurezza si esplica anche durante una “breve sosta” nell’ambito di una coda di veicoli, essendo diretto a prevenire il rischio di tamponamento. Trattasi di accertamento di fatto, che non puo’ costituire oggetto di rivalutazione da parte della Corte di cassazione.
Peraltro, occorre sottolineare che la condizione di stasi, o di moto, del veicolo, in quanto necessariamente presupposta dalla contestazione relativa al mancato uso della cintura di sicurezza, costituisce oggetto diretto dell’accertamento eseguito dai verbalizzanti, e quindi non puo’ essere posta in discussione se non attraverso la querela di falso. In argomento, occorre ribadire il principio per cui “Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa e’ ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non e’ suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorieta’ oggettiva, mentre e’ riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che e’ diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realta’ degli accadimenti e
dell’effettivo svolgersi dei fatti” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 17355 del 24/07/2009, Rv. 609190; conformi, Cass. Sez. 2, Sentenza n. 232 del 11/01/2010, Rv. 610808; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2 434 del 02/02/2011, Rv. 616575; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3705 del 14/02/2013, Rv. 624937).
Va inoltre rilevato che il precedente richiamato dal ricorrente (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 9674 del 23/04/2007, non massimata) si riferiva ad una fattispecie completamente diversa da quella oggetto del presente giudizio: in quel caso, infatti, il veicolo -come si legge nella citazione contenuta a pag. 4 del ricorso- era fermo in fila con altri veicoli, in attesa di accedere ad un parcheggio quando si fossero liberati i necessari posti. La differenza tra le due fattispecie va colta nel fatto che quando il veicolo e’ in coda lungo la direttrice di marcia, a causa del traffico o per altro motivo, si realizza una situazione analoga a quella che si verifica in presenza di un semaforo indicante luce rossa: la “sosta”, in queste ipotesi, non esprime una condizione di stasi, ma semplicemente un momentaneo arresto dovuto a contingenze o ad esigenze di sicurezza della circolazione. Questa condizione, in altri termini, proprio in virtu’ della sua natura temporanea non solo non esclude la circolazione del veicolo, ma anzi la conferma.
Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 5, perche’ il Tribunale non avrebbe rilevato la sussistenza, nel caso concreto, di una situazione di necessita’ rilevante ai sensi di quanto previsto dalla L. n. 689 del 1981, articolo 4.
Il motivo e’ inammissibile, poiche’ il ricorrente non deduce in quale momento del giudizio di merito sia stato dedotta l’esistenza di uno stato di necessita’. Inoltre, esso non attinge completamente la ratio della sentenza appellata, considerato che il Tribunale aveva ritenuto che la condizione necessitata dovesse emergere da un accertamento condotto dalla ASL, e non da un semplice certificato medico, e che il ricorrente non contesta tale assunto, limitandosi in sostanza a ribadire la sufficienza del certificato da lui prodotto.
Nulla per le spese, in difetto di costituzione dell’intimato.
Poiche’ il ricorso per cassazione e’ stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed e’ rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. n. 228 del 2012, articolo 1 comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater all’articolo 13 del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13,. comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’articolo 1 – bis dello stesso articolo 13.
18/09/2018 alle 08:54
Difficilmente chi magari viaggia solo con l’auto di servizio, sia in grado di valutare questo tipo di situazioni.