Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo/1230/Breve-guida-alla-fatturazione-per-professionisti
Timestamp: 2019-02-23 04:30:32+00:00
Document Index: 18008976

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 26', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 25']

Breve guida alla fatturazione per professionisti
di: Dottoressa Grazia Ticozzelli
Se con il 2012 sono venuti meno i requisiti di permanenza nel regime delle nuove iniziative o del vantaggio, cambia sostanzialmente la modalità di emissione della fattura sia per quanto riguarda l’addebito dell’iva che per la presenza eventuale della ritenuta d’acconto. Di seguito si intende fornire una disamina dei principali punti da tenere presenti nella redazione della documentazione.
Elementi fondamentali della fattura
Ai sensi dell’articolo 21, comma 2, dPR n. 633 del 1972, la fattura deve essere datata e numerata progressivamente “per ciascun anno solare” la fattura deve contenere l’indicazione di un numero progressivo che la identifichi in modo univoco;
Resta salva la possibilità di utilizzare più serie di numerazione (per soddisfare esigenze diverse ad esempio differenti servizi oppure, diverse sedi etc.), purché siano rispettati gli obblighi di registrazione.
La fattura deve, inoltre, contenere:
a) tutti gli elementi necessari per identificare i soggetti tra i quali è intervenuta l’operazione;
b) tutti gli elementi identificativi della prestazione è opportuno precisare che l’indicazione fornita deve essere il meno possibile generica, in quanto deve descrivere in maniera compiuta la prestazione;
c) l’ammontare dei corrispettivi e degli altri importi che partecipano alla determinazione della base imponibile;
d) l’aliquota, l’imposta e l’imponibile, arrotondati al centesimo di euro;
La mancata indicazione dell’imposta nel documento è sanzionabile secondo i disposti dell’art. 6, D.Lgs. 471/1997, siccome si tratta di una violazione degli obblighi inerenti la documentazione, e quindi dell’obbligo della fatturazione delle operazioni imponibili.
e) il numero di partita IVA del committente del servizio (cliente);
La Circolare Ministeriale n. 64 del 3.8.1982 precisa che l’indicazione della Partita Iva dell’emittente assorbe anche l’indicazione del codice fiscale dello stesso.
E’ sempre obbligatoria l’indicazione del numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente, sia esso stabilito in Italia ovvero in un altro Stato membro dell’Unione europea. (nel caso soggetto stabilito nello stato membro dell’unione europea il numero di partita IVA è preceduto dal codice dello Stato membro).
Nel caso in cui il cessionario o committente sia un privato è necessaria l’indicazione del codice fiscale.
L’articolo 21 non prevede l’obbligo di sottoscrivere la fattura.
Tuttavia, qualora sia emessa una fattura elettronica, i requisiti di autenticità dell’origine ed integrità del contenuto devono essere garantiti anche mediante l’apposizione della firma elettronica qualificata.
Per fattura elettronica non si intende il semplice file elettronico contenente il documento (scansione, pdf, word, excell, ma un sistema di archiviazione sostitutiva del documento a cui rimandiamo ad altro approfondimento).
Altri elementi della fattura
L’articolo 21, comma 3 prevede che la fattura possa essere compilata anche in lingua straniera e gli importi indicati in qualsiasi valuta, purché l’imposta sia indicata in euro e che, a richiesta dell’Amministrazione finanziaria, si assicuri la traduzione in lingua nazionale.
Da ultimo l’articolo 21, comma 6, prevede che la fattura emessa per certificare le operazioni non soggette, non imponibili, esenti, deve indicare la natura dell’operazione ed il relativo riferimento normativo; occorre quindi indicare sulla fattura specifiche annotazioni quando si tratta di operazioni non soggette, non imponibili o esenti.
Quindi ad esempio potrebbero verificarsi casi per i professionisti con particolari tipologie di operazioni e, in luogo dell’ammontare dell’imposta, occorrerà indicare le seguenti annotazioni con l’eventuale indicazione della relativa norma comunitaria o nazionale:
· operazioni non imponibili di cui agli articoli 8, 8-bis, 9 e 38-quater, con l’annotazione “operazione non imponibile”;
· operazioni esenti di cui all’articolo 10, eccetto quelle indicate al n. 6), con l’annotazione “operazione esente”;
Le fatture emesse dal cessionario di un bene o dal committente di un servizio in virtù di un obbligo proprio dovranno recare l'annotazione "autofatturazione".
Oggetto di fatturazione sono dal 2013 anche le cessioni di beni e le prestazioni non territoriali ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies del D.P.R. n. 633/1972 effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro Stato della UE ovvero nei confronti di soggetti extra UE.
Nelle ipotesi di “reverse charge” il cedente/prestatore dovrà obbligatoriamente indicare sulla fattura “inversione contabile”.
Ai fini della determinazione della base imponibile IVA, con riferimento ai corrispettivi, spese ed oneri espressi in valuta estera, si deve applicare nell’ordine:
- il cambio del giorno di effettuazione dell’operazione;
- il cambio del giorno della data della fattura, se in essa non è indicato il giorno di effettuazione dell’operazione;
- il cambio del giorno antecedente più prossimo a quello di emissione della fattura, qualora manchi il cambio relativo a quest’ultimo giorno.
Con il 2013 viene introdotta la possibilità, a scelta del contribuente, di emettere la fattura semplificata per le operazioni di ammontare complessivo non superiore a 100 euro, nonché per le fatture rettificative di cui all’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972.
Tale semplificazione consta nel fatto che:
-in luogo dell’intestazione completa del cliente, vada a menzionare solo il codice fiscale o la partita iva;
- viene richiesta l’indicazione di una minore quantità di dati. Sotto quest’ultimo aspetto, viene richiesta una descrizione più sommaria dell’operazione, oltre al fatto che il contribuente dovrà indicare il solo corrispettivo complessivo e l’imposta in esso compresa (ovvero dei dati necessari per calcolarla, quali l’aliquota dell’IVA incorporata).
Il limite dei 100 euro potrà essere innalzato sino a 400 euro ed estesa a operazioni effettuate nell'ambito di specifici settori di attività o da specifiche tipologie di soggetti per i quali le pratiche commerciali o amministrative ovvero le condizioni tecniche di emissione delle fatture rendono particolarmente difficoltoso il rispetto degli obblighi previsti per l’emissione delle fatture con Decreto del Ministero delle Finanze.
Ai sensi dell’articolo 21, comma 4, del dPR n. 633 del 1972, “la fattura è emessa al momento dell’effettuazione dell’operazione determinata a norma dell’articolo 6”.
In particolare, ai sensi del menzionato articolo 6, per le prestazioni di servizi il momento di emissione della fattura è
> il momento del pagamento del corrispettivo.
Tuttavia, qualora sia pagato anche solo un acconto, per la somma corrisposta, si considera effettuata la prestazione e sorge l’obbligo di emettere la fattura. Nel caso di pagamento frazionato, ogni singolo incasso comporta l’emissione di una distinta fattura.
Atteso che il momento in cui l’operazione si considera effettuata coincide, altresì, con il momento in cui l’imposta diviene esigibile, occorre adempiere agli ulteriori obblighi ad essa connessi (ossia alla registrazione della fattura e alla liquidazione ed al pagamento dell’eventuale imposta …).
L’emissione corrisponde alla sua “consegna o spedizione” al destinatario e non alla sua materiale emissione.
La regola base ora indicata ha una prima ed importante eccezione, come stabilisce il comma 4° dello stesso art. 6: “Se anteriormente al verificarsi degli eventi indicati nei precedenti commi o indipendentemente da essi sia emessa fattura, o sia pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato o pagato, alla data della fattura o a quella del pagamento. . .”. Ne segue che l’emissione della fattura prima o indipendentemente dal pagamento del corrispettivo, comporta che, ai sensi della legge Iva (poiché ai fini della determinazione del reddito vale invece il momento dell’incasso, si consideri effettuata l’operazione di prestazione di servizio, con ogni conseguenza: prima fra tutte quella dell’obbligo di provvedere al versamento dell’imposta. (questo a meno che il contribuente non abbia optato per il regime dell’iva ad esigibilità differita a cui rimandiamo per approfondimenti.)
Cosa si intende per momento del ‘pagamento’ da cui discende l’obbligo di emissione della fattura?. Secondo l’orientamento giurisprudenziale, l’assegno bancario e l’assegno circolare, essendo mezzi sostitutivi del denaro contante, costituiscono pagamento al momento della ricezione da parte di colui che esegue la prestazione, anche nei casi patologici in cui l’assegno bancario non venga poi onorato e sia oggetto di protesto (Sent. Comm. Trib. Centr. N. 2361/1994). Quindi, all’atto della percezione del titolo di credito bancario, si è determinato il pagamento e deve essere emessa la fattura, indipendentemente da qualsiasi ritardo o dalle vicende dell’incasso cui il titolo dia origine.
Nel caso di bonifico bancario il momento è quello di accredito delle somme sul conto corrente.
Emissione della fattura per prestazioni di servizi, effettuate o ricevute con controparti non residenti
Le prestazioni di servizi generiche, di cui all’art. 7-ter, del DPR 633/72 rese o ricevute da un soggetto passivo residente in Italia nei confronti o da un soggetto passivo che non è ivi stabilito, si considerano effettuate alla data di ultimazione della prestazione (salva l’ipotesi di pagamento anticipato, nel qual caso l’operazione si considera effettuata limitatamente al corrispettivo pagato); l’obbligo di emissione della fattura vale anche per tutte le prestazioni di servizi fuori campo Iva per carenza del presupposto territoriale, di cui agli artt. 7-ter e seguenti del DPR 633/72, quando sono rese ad un soggetto passivo Ue che sia debitore dell’imposta in altro Stato membro della Ue (con l’annotazione“inversione contabile”), ovvero quando le suddette prestazioni si considerano effettuate fuori dalla Ue (con l’annotazione “operazione non soggetta”).
La fattura in formato cartaceo è compilata in duplice esemplare, di cui uno deve essere consegnato o spedito all’altra parte.
Anche la fattura in formato cartaceo può essere creata attraverso uno strumento informatico; tuttavia, a differenza della fattura elettronica, le parti dell’operazione hanno l’obbligo di materializzare il documento informatico su un supporto cartaceo, che costituisce, in questo caso, l’originale della fattura. In tale evenienza, la materializzazione si rende necessaria in quanto il documento è carente dei requisiti (riferimento temporale e firma elettronica qualificata) che caratterizzano la fattura elettronica, garantendone la data certa e l’immodificabilità del contenuto.
E’ opportuno precisare che sia le fatture in formato cartaceo sia quelle in formato elettronico possono essere spedite/trasmesse tramite posta elettronica o altri mezzi elettronici; per le fatture in formato cartaceo, la posta elettronica è un mezzo di spedizione della fattura, ma è necessaria la sua “materializzazione” su un documento cartaceo, nonché la sostanziale corrispondenza di contenuto tra l’esemplare dell’emittente e quello del ricevente e tra le annotazioni nei registri IVA di entrambi gli operatori.
Come indicare le spese vive sostenute dal professionista necessarie per la prestazione
Non concorrono a formare la base imponibile le somme che non costituiscono corrispettivo, cioè quelle che non hanno la natura di controprestazione in denaro (pagamento) della prestazione resa.
L’art. 15 della legge Iva testualmente indica i casi di esclusione dalla base imponibile: fra essi, di diretta, immediata e molto frequente applicazione per il professionista è quello delle somme avute a rimborso per anticipazioni fatte in nome e per conto del committente; ad esempio contributi unificati, marche da bollo e notifiche, bollettini di c/c postale per versamenti vari, tributi catastali etc.
· le spese devono essere sostenute in nome e per conto del cliente;
· le anticipazioni devono essere documentate in modo corretto.
L’istituto della ritenuta alla fonte trova la propria disciplina nell’ambito delle disposizioni in materia di accertamento delle imposte sul reddito ed, in particolare, con riferimento ai redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni, nel- l’articolo 25 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (di seguito, per brevità, D.P.R. n. 600 del 1973).
La ritenuta opera secondo un meccanismo che vede coinvolti due soggetti: il sostituto d’imposta, ovvero il soggetto che corrisponde il compenso relativo a prestazioni di lavoro autonomo, ed il sostituito il quale, viceversa, è colui che ha reso la prestazione professionale e che riceve, quale corrispettivo, il compenso che costituisce reddito imponibile ai fini fiscali.
Come disposto dall’art. 25 del D.P.R. n. 600 del 1973, il sostituto al momento dell’erogazione del reddito professionale deve trattenere, dalla somma dovuta, una ritenuta pari al 20 per cento della parte imponibile del compenso mede- simo, a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) dovuta dal percipiente.
I soggetti tenuti ad operare la ritenuta alla fonte in qualità di sostituti d’imposta sono indicati dall’articolo 23, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973.
Si tratta, in particolare, delle società e degli enti di cui all’articolo 73, comma 1, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, cooperative, di mutua assicurazione, enti pubblici e privati, commerciali o non commerciali, compresi i trust, società ed enti di qualsiasi tipo non residenti nel territorio dello Stato), delle società ed associazioni di cui all’articolo 5 del medesimo D.P.R. n. 917 del 1986 (società semplici, in nome collettivo ed in accomandita semplice, nonché società ed associazioni ad esse equiparate ai sensi del comma 3 del richiamato articolo 5), delle persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole, delle persone fisiche esercenti arti e professioni, il curatore fallimentare ed il commissario liquidatore e, infine, il condominio.
In definitiva, il professionista, ogniqualvolta effettua una prestazione professionale in favore di uno dei predetti soggetti riceverà un compenso decurtato dell’importo corrispondente alla ritenuta alla fonte, operata a titolo di acconto dell’Irpef dallo stesso dovuta.
Il sostituto d’imposta dovrà, poi, versare all’Erario, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge, la ritenuta operata e certificherà le somme trattenute al professionista.
Nell’ipotesi in cui la prestazione professionale sia resa in favore di un soggetto non ricompreso nelle categorie elencate ( ad esempio una persona fisica non esercente un’impresa commerciale, un’arte o una professione), sul compenso corrisposto non dovrà essere operata alcuna ritenuta alla fonte.
Compensi professionali da assoggettare alla ritenuta
L’articolo 25 del D.P.R. n. 600 del 1973, stabilisce che devono essere assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di acconto “i compensi, comunque denominati, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente”.
I compensi che costituiscono componenti positivi del reddito professionale, sono sempre soggetti a ritenuta alla fonte nella misura del 20 per cento del loro ammontare.
1. compensi in denaro o in natura per onorari o indennità;
2. proventi conseguiti in sostituzione di redditi ed indennità conseguite a titolo di risarcimento del danno derivante dalla perdita di redditi professionali; tali somme costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti e sono, pertanto, da assoggettare a ritenuta alla fonte al pari dei redditi professionali;
3. interessi moratori e per dilazione di pagamento, riscossi a fronte del ritardato pagamento dei compensi professionali; tali somme costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui gli interessi sono maturati e quindi sono soggetti a ritenuta alla fonte;
4. acconti ricevuti a titolo di anticipazione di onorari, di indennità e di altri componenti positivi del reddito professionale soggetti a ritenuta;
5. rimborsi delle spese sostenute in nome del professionista, ma per conto del cliente (quali, ad esempio, spese di vitto e alloggio documentate, spese di trasferta fuori dal territorio comunale, indennità chilometriche e diarie, biglietti di viaggio, ecc); tali somme, siano esse incluse negli onorari o indicate separatamente, costituiscono componenti positivi del reddito professionale e, come tali, sono da assoggettare a ritenuta alla fonte;
· rimborsi delle spese sostenute a titolo di anticipazioni effettuate dal professionista in nome e per conto del cliente (quali, ad esempio, acquisto di marche da bollo, pagamento di diritti di cancelleria, pagamento di tasse, ecc.); il relativo documento di spesa dovrà essere intestato al cliente;
· contributi obbligatori versati alle Casse di Previdenza professionali, posti dalla legge a carico del cliente (si tratta, nel caso di specie, del contributo fissato nella misura del 4% degli onorari dalla Cassa Previdenza Avvocati, Architetti, Geometri, Ingegneri, Commercialisti).
La rivalsa del contributo Inps che i professionisti privi di una propria Cassa di previdenza devono addebitare in fattura in misura pari al 4% dei compensi, invece è soggetto a ritenuta d’acconto in quanto tali somme equiparate ai compensi professionali e sono, pertanto, da assoggettare a ritenute alla fonte nella misura del 20%.
23/02/2019 05:30:07
nella fattura emessa dal Commercialista su quali voci va conteggiata l'iva a carico del cliente
e sempio : fattura emessa per prestazione di 2.500 euro spese sostenute per le pratiche , 4 /100 cassa geometri .
l'iva va calcolata su tutte le voci o solo sull'importo della fattura .
faccio questa domanda perche'una fattura di 2500 euro è arrivata a 3970 . è giusto