Source: http://www.diritto-penale.it/diffusione-di-materiale-pedopornografico.htm
Timestamp: 2018-11-16 09:58:51+00:00
Document Index: 1706704

Matched Legal Cases: ['art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'sentenza ', 'art. 600', 'sentenza ']

Dal 12/06/09 7098889
dello stesso autore di riabilitazione penale, le possibili varianti dell'ingiuria e le misure cautelari (personali e reali) e precautelari
Diffusione di materiale pedopornografico: la colpevolezza è subordinata alla consapevolezza ed alla volontà del soggetto.
Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione ha sancito il principio secondo cui il soggetto che diffonde, distribuisce e divulga del materiale pedopornografico per esserne responsabile, ex art. 600 ter c.p., deve agire con coscienza e volontà.
Nello specifico, deve trattarsi di una volontà estrinseca ovvero di una specifica intenzione del soggetto di diffondere il materiale, come nel caso di specie per via telematica (ad esempio tramite l’utilizzo di software peer to peer per es. eMule, BitTorrent, WinMX ecc.).
Quanto detto deve essere degno di attenzione e riflessione, poiché all'opposto di quanto si possa pensare ad un prima lettura, la sopraccitata argomentazione produce degli effetti molto rilevanti.
Infatti, chi conosce il funzionamento dei suddetti software, saprà benissimo che la condivisione è la loro ragion d'essere e che la diffusione avviene ancor prima che il download del file sia terminato. Senza alcun intento di addentrarci in linguaggi ed informazioni non consone a tale sede e di natura prettamente informatica, è sufficiente sapere che già durante il download di un file sul proprio pc lo stesso viene a sua volta condiviso da altri utenti. Chi "scarica" il file diviene così, e nell'immediatezza del fatto, anche il distributore dello stesso, la c.d. "fonte".
Questo iter porta il soggetto a non essere un semplice fruitore del file, tramite il mero download, ma anche a ricoprire le vesti di distributore per altri utenti intenzionati a scaricarlo.
Ecco perché, almeno nella prassi, diviene distributore anche colui che non ha nessuna intenzione di diffondere il file.
Ciò detto spiega il perché dell’errata applicazione dell’imputazione ex art. 600 ter c.p. a carico di un soggetto che non aveva la volontà di distribuire alcunché.
La sua volontà era quella di entrare in possesso del file ma non anche quella di divulgarlo.
Infatti, al di là delle interpretazioni giurisprudenziali e delle presunzioni iuris et de iure secondo cui “la semplice volontà di procurarsi un file illecito utilizzando un programma tipo Emule o simili, implicherebbe, di per se stessa e senza altri elementi di riscontro, sempre e necessariamente anche la volontà di diffonderlo” (Cfr. Cass. n. 11082/2010, n. 11169/2008), la Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia del 28 novembre, n. 44065/2011, discostandosi da quanto precede ha ritenuto non sufficiente la suddetta argomentazione.
Sulla scorta della mancata volontà, da intendersi come sopraesposto, la Corte dopo aver riqualificato il fatto come violazione dell’art. 600 quater c.p. (detenzione di materiale pornografico) ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di Appello che confermava quella del Tribunale di prime cure con cui erroneamente si condannava il soggetto per il reato di cui all’art. 600 ter c.p.
Concludendo, il mero download, senza ulteriori ed idonei elementi utili a provare la volontà di diffondere del materiale, qualunque esso sia, non appare idoneo a sostenere l’accusa de qua.
Corte di Cassazione Sez. Terza Pen. - Sent. del 28.11.2011, n. 44065
3.1 - Il primo motivo di doglianza - con cui si deduce la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, in quanto gli elementi indiziari utilizzati ai fini della prova per l’individuazione dell’imputato quale autore del fatto sarebbero mere congetture - è infondato.
3.2 - Del pari infondato è il terzo motivo di ricorso, con cui si denuncia il difetto di motivazione della sentenza impugnata in relazione alla circostanza che all’esame del file si potesse desumere senz’ombra di dubbio, il contenuto osceno della foto e la minore età della persona ritratta.
3.3.- Il secondo motivo di impugnazione - con cui si lamenta che la Corte d’appello non ha considerato la circostanza che la diffusione di una sola immagine del contenuto illecito avrebbe potuto essere avvenuta nella fase di semplice download, così dovendosi escludere la consapevolezza della diffusione sulla rete di un file a contenuto illecito - è fondato.
Depositata in Cancelleria il 28.11.2011