Source: http://api-colf.it/news/archivio/2017
Timestamp: 2018-06-23 19:25:57+00:00
Document Index: 84437390

Matched Legal Cases: ['art. 78', 'sentenza ', 'art. 2645', 'art. 2645', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2033', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 823', 'sentenza ', 'art. 2033', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 2729', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 650', 'art. 2409', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 731', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 650', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 483']

Feb 17, 2017 12:35:48 PM
FLASHNEWS - FEBBRAIO 2017:
Lo Studio Montemarano pubblica le «newsletter», che illustrano le principali novità giuridiche ed amministrative nei campi che interessano la propria clientela, cui esse sono riservate ed a cui vengono rimesse gratuitamente. I contributi scientifici, tecnici e divulgativi, redatti a cura dei singoli dipartimenti dello Studio, sono di proprietà dei rispettivi Autori, soci o associati dello Studio. A cadenza più ravvicinata sono, invece, inviate le «flashnews», che informano in modo essenziale sulle più recenti interpretazioni giurisprudenziali e amministrative attinenti alle materie trattate nelle newsletter. Le informazioni che si evincono dalle newsletter e dalle flashnews non costituiscono ovviamente espressione di attività professionale, sicché lo Studio non può ritenersi responsabile per qualsiasi uso fattone in carenza della richiesta di uno specifico parere. In questa sezione viene pubblicata periodicamente l'ultima flashnews inviata.
FLASHNEWS FEBBRAIO 2017
ASSOCIAZIONE TEMPORANEA DI IMPRESE E FALLIMENTO
In tema di appalto di opere stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento dell'impresa capogruppo, costituita mandataria dell'altra, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 della legge fallimentare (R.D. n. 267/1942), con la conseguenza che l'impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall'appalto ad essa imputabile e, del pari, la curatela fallimentare è legittimata a riscuotere il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto solo per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui realizzazione, in base all'accordo di «ati», era di sua spettanza (Cassazione, Prima Sezione Civile, 17 gennaio 2017, n. 973).
IL PRELIMINARE TRASCRITTO PREVALE SUL PIGNORAMENTO
La Terza Sezione Civile della Cassazione, nella sentenza n. 26102 del 19 dicembre 2016, ha affermato che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare, ai sensi dell'art. 2645-bis, comma 1°, cod. civ., si estendono anche alle trascrizioni di pignoramenti o sequestri ed alle iscrizioni di ipoteche giudiziali; con la conseguenza che queste, qualora siano successive alla trascrizione del preliminare, sono inopponibili al promissario acquirente, alle condizioni, per gli effetti e nei limiti di cui allo stesso art. 2645-bis. Ciò significa che il pignoramento trascritto contro il promittente alienante dopo la trascrizione del contratto preliminare non pregiudica il promissario acquirente che faccia seguire, nei termini di legge, la trascrizione del contratto definitivo o della domanda di esecuzione in forma specifica seguita dalla trascrizione della sentenza di accoglimento.
RESPONSABILE IL MEDICO CHE NON PRESCRIVE L'AMNIOCENTESI
Non ha adempiuto correttamente la prestazione il medico specialista in ginecologia, cui una gestante si sia rivolta per accertamenti sulle condizioni della gravidanza e del feto, per non avere prescritto l'amniocentesi; qualora all'esito della gravidanza il feto nasca con una sindrome (nella specie, di Down) che quell'accertamento avrebbe potuto svelare il sanitario deve risarcire il danno che la gestante lamenti di avere subìto alla propria salute psico-fisica per avere avuto la «sorpresa» della condizione patologica del figlio solo al termine della gravidanza. È quanto si ricava dalla sentenza n. 243 depositata il 10 gennaio 2017 dalla Terza Sezione Civile della Cassazione.
LA TASSAZIONE DEGLI UTILI EXTRA BILANCIO
È legittima, secondo la Sesta Sezione Civile della Cassazione (ordinanza n. 27067 del 27 dicembre 2016), la presunzione di attribuzione pro quota ai soci, nel corso dello stesso esercizio annuale, degli utili extra bilancio prodotti da società di capitali a ristretta base azionaria, in quanto il fatto noto non è dato dalla sussistenza di maggiori redditi accertati induttivamente nei confronti della società, bensì dalla ristrettezza dell'assetto societario e dal vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che, in tal caso, caratterizza normalmente la gestione sociale. La presunzione - fondata sul disposto dell'art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 600/1973 - induce l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, rimanendo salva la sua facoltà di offrire la dimostrazione che i maggiori ricavi non siano stati fatti oggetto di distribuzione, bensì accantonati dalla società ovvero da essa reinvestiti.
CONTRATTO DI LOCAZIONE NON REGISTRATO: LE CONSEGUENZE
La Terza Sezione Civile della Cassazione, con la sentenza n. 25503 del 13 dicembre 2016, ha ribadito che il contratto di locazione non registrato è nullo, ai sensi dell’art. 1, comma 346, L n. 311/2004; il pagamento del canone compiuto in esecuzione del contratto nullo costituisce - argomentano gli Ermellini - un indebito oggettivo, regolato dall’art. 2033 cod. civ., secondo cui chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha corrisposto.
DAL REDDITOMETRO SOLO PRESUNZIONI RELATIVE
A fronte della presunzione di maggior reddito desunto da indici di capacità contributiva ritenuti non compatibili con il reddito dichiarato ed evidenzianti uno scostamento di quest'ultimo rispetto a quello induttivamente determinato, il contribuente - ha stabilito la Quinta Sezione Civile della Cassazione con la sentenza n. 23794 del 23 novembre 2016 - è ammesso a fornire prova contraria, potendo dimostrare di possedere un reddito inferiore; le presunzioni poste dal redditometro sono, infatti, solo relative e non assolute.
PROCEDIMENTO DISCIPLINARE E ACCESSO AI DOCUMENTI AZIENDALI
La Sezione Lavoro della Cassazione, nella sentenza n. 855 del 16 gennaio 2017, ha argomentato che l'art. 7 dello statuto dei lavoratori non prevede l'obbligo, per il datore di lavoro, di mettere a disposizione del lavoratore la documentazione aziendale relativa ai fatti contestati nel corso del procedimento disciplinare, al di fuori di quella necessaria per una puntuale contestazione dell'addebito e per permettere un'adeguata difesa. Tra l'altro, il lavoratore che lamenti la violazione di tale obbligo è tenuto a specificare i documenti la cui messa a disposizione sarebbe stata necessaria al predetto fine.
COLPA MEDICA: IL TERMINE PER PROPORRE LA QUERELA
La Quarta Sezione Penale della Cassazione, con la sentenza n. 44335 del 19 ottobre 2016, ha stabilito che il termine per proporre la querela per il reato di lesioni colpose, determinate da colpa medica, inizia a decorrere non già dal momento in cui la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia contratta bensì da quello, eventualmente successivo, in cui la stessa è venuta a conoscenza della possibilità che sulla patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che l'hanno curata.
LA «RESISTENZA» AL GIUDICATO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha deciso, con la sentenza n. 51 del 12 gennaio 2017, che si ha elusione del giudicato quando l’amministrazione, pur provvedendo formalmente a dare esecuzione alle statuizioni del giudice, persegua l’obiettivo sviato di aggirarle dal punto di vista sostanziale, giungendo surrettiziamente allo stesso esito già ritenuto illegittimo.
MALATTIA: NON OCCORRE DOMANDA PER SOSPENDERE LE FERIE
La Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 284 del 12 gennaio 2017, ha deciso che la trasmissione al datore di lavoro, da parte del lavoratore, di certificazione di malattia durante il periodo feriale, e in relazione a giorni compresi in tale periodo, vale quale richiesta di modificazione del titolo dell'assenza, da ferie a malattia, pur in mancanza di un'espressa comunicazione (scritta od orale) al riguardo, trattandosi di atto cui è consegnata, in modo inequivoco, la volontà del soggetto di determinare l'effetto giuridico della conversione.
LA TRASMISSIONE TELEMATICA DELLE DIMISSIONI È RISERVATA AI CDL
Il Ministero del lavoro, con interpello n. 24 del 30 dicembre 2016, ha affermato che la corretta interpretazione del disposto di cui all’art. 26, comma 4, D.Lgs. n. 151/2015, così come modificato dall’art. 5, comma 3, lett. b), D.Lgs. n. 185/2016, riserva la trasmissione telematica delle dimissioni ai soli consulenti del lavoro, senza che sia consentita un'interpretazione estensiva, tale da ricomprendere i professionisti abilitati ad effettuare gli adempimenti di cui all’art. 1 L. n. 12/1979 (avvocati, dottori commercialisti, ecc.). Gli altri soggetti autorizzati sono i patronati, le organizzazioni sindacali, le sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione.
L'OCCUPAZIONE ABUSIVA DI BENI DEMANIALI
La sentenza n. 18 del 9 gennaio 2017, emessa dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato, ha ribadito che quando la pubblica amministrazione, ai sensi dell’art. 823, secondo comma, cod. civ., ritenga di esercitare il potere di autotutela possessoria, adottando un'ordinanza di rilascio di un bene demaniale occupato, occorre che l'occupazione sia abusiva.
GLI INTERESSI SUI CANONI DI LOCAZIONE EXTRALEGALI DA RESTITUIRE
La Terza Sezione Civile della Cassazione ha stabilito, nella sentenza n. 411 dell'11 gennaio 2017, che, qualora il conduttore abbia corrisposto a titolo di canone una somma maggiore rispetto a quella consentita dalla legge, trova applicazione, in riferimento alla domanda di restituzione delle somme corrisposte in eccedenza, la regola generale posta dall'art. 2033 cod. civ., secondo la quale gli interessi sulle somme da restituire decorrono dal giorno della domanda giudiziale, se il locatore era in buona fede, e da quello del pagamento, se era in mala fede. Alla violazione della norma imperativa che stabilisce il canone locatizio non consegue automaticamente la mala fede del locatore, sicché il conduttore deve dimostrare di essere stato indotto dall'altro alla corresponsione del canone in misura superiore a quella legale, nonostante la sua volontà contraria, a meno che la mala fede non emerga dalle circostanze di fatto.
OMESSI VERSAMENTI IPPEF
L'omesso versamento dell'imposta risultante dalla dichiarazione dei redditi è sanzionato in misura pari al 30% di ogni importo non versato, senza margini di discrezionalità amministrativa, né obblighi di autonoma motivazione, con separata determinazione riguardo a ogni somma evasa (Cassazione, Quinta Sezione Civile, 21 dicembre 2016, n. 26546).
I CRITERI DI SCELTA DEI LICENZIANDI NELLE RIDUZIONI DI PERSONALE
Nei licenziamenti collettivi è necessaria la «puntuale indicazione» dei criteri di scelta e delle modalità applicative, nel senso che il datore di lavoro non può limitarsi alla mera indicazione di formule generiche, sia pure specificamente riferite ai singoli lavoratori che hanno impugnato il licenziamento, ma deve, nella comunicazione dallo stesso effettuata, operare una valutazione comparativa delle posizioni dei dipendenti potenzialmente destinatari del provvedimento, quanto meno con riguardo alle situazioni raffrontabili per livello di specializzazione. In definitiva, dalla formulazione dei criteri di scelta, il lavoratore deve essere posto in grado di sapere se sarà o meno mantenuto in sevizio o sarà posto in mobilità, perché con i criteri di scelta debbono essere individuabili le posizioni di coloro che saranno eliminati; e l'indicazione dei criteri di scelta e delle loro modalità applicative dev'essere effettuata in modo chiaro e trasparente. Lo ha affermato la Sezione Lavoro della Cassazione nella sentenza n. 25554 del 13 dicembre 2016.
ABUSIVISMO EDILIZIO: LA DEMOLIZIONE È ONERE DEL PROPRIETARIO
Secondo il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Prima Sezione di Salerno (sentenza n. 29 del 5 gennaio 2017), l’ordinanza di demolizione di opere abusive è legittimamente adottata nei confronti del proprietario dell’immobile, anche se estraneo alla loro realizzazione, venendo in rilievo la sua posizione di estraneità all’esecuzione dell’abuso soltanto nella fase successiva dell’acquisizione gratuita delle stesse al patrimonio comunale, conseguente all'inottemperanza dell’ordine demolitorio.
AFFIDAMENTO CONDIVISO ANCHE QUANDO I GENITORI LITIGANO
L’affidamento dei figli ad entrambi i genitori costituisce il regime ordinario e ad esso non è di ostacolo l’esistenza di una conflittualità tra i coniugi, tranne quando questo regime sia pregiudizievole per l’interesse degli stessi figli. Lo ha ribadito la Prima Sezione Civile della Cassazione nella sentenza n. 27 del 3 gennaio 2017.
GLI ACCERTAMENTI BANCARI DEL FISCO
Affinché l'erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancari effettuati nei confronti del contribuente è necessario che essi siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione venga esibito al contribuente, potendo l'illegittimità essere dichiarata se manchi materialmente l'autorizzazione e sempreché tale mancanza abbia determinato un concreto pregiudizio per il contribuente (Cassazione, Sesta Sezione Civile, 13 dicembre 2016, n. 25582, ord.).
OBBLIGATORIO DEQUALIFICARE PER SALVARE L'OCCUPAZIONE
Nei casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l'onere del datore di lavoro di provare l'adempimento all'obbligo di repêchage va assolto anche in riferimento a posizioni inferiori, se rientranti nel bagaglio professionale del lavoratore e compatibili con l'assetto organizzativo aziendale; il datore di lavoro, in conformità al principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, deve prospettare al lavoratore la possibilità di un impiego in mansioni inferiori quale alternativa al licenziamento e fornire la relativa prova in giudizio. Lo ha ribadito la Sezione Lavoro della Cassazione nella sentenza n. 26467 del 21 dicembre 2016.
REDDITO D'IMPRESA E PERCENTUALI DI RICARICO
La sentenza n. 27329 depositata dalla Quinta Sezione Civile della Cassazione ha stabilito che, in presenza di scritture contabili formalmente regolari, l'amministrazione finanziaria può comunque procedere - ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 600/1973 - alla determinazione induttiva dei ricavi sulla scorta delle percentuali di ricarico; ma poiché queste costituiscono presunzioni semplici, che debbono essere assistite dai requisiti di gravità, precisione e concordanza di cui all'art. 2729 cod. civ. e desunte da dati di comune esperienza, oltreché da concreti e significativi elementi tratti dalla singola fattispecie, non è sufficiente, ai fini dell'accertamento di maggiori ricavi, il solo rilievo dell'applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza: Le medie matematiche, ponderate o no, non costituiscono un «fatto noto», cioè storicamente provato, dal quale argomentare, con giudizio critico, il fatto ignoto da provare, ma soltanto il risultato di un'estrapolazione ragionata di dati. Ne consegue che tali percentuali non sono, di per sé sole, idonee ad integrare gli estremi di una prova per presunzioni occorrendo, quanto meno, che emerga l'abnormità o l'irragionevolezza della percentuale quale elemento ulteriore. In particolare, abnormità e irragionevolezza della difformità devono escludersi nel caso di scostamenti di pochi punti percentuali.
LE AGEVOLAZIONI TRIBUTARIE PER LO SPORT DILETTANTISTICO
Con provvedimento del 13 dicembre 2016 la Commissione Tributaria Provinciale della Lombardia (Milano) ha deciso che non può ritenersi «commerciale» l'attività sportiva dilettantistica svolta da un'associazione per il solo fatto che essa offra un'ampia gamma di servizi, si avvalga di pubblicità ed applichi una politica di sconti e quote differenziate sicché, in tal caso, non possono essere revocate le agevolazioni fiscali previste per il settore.
LICENZIAMENTO PER PIÙ PROFITTO: CAMBIO DI GIURISPRUDENZA?
Si può licenziare per la sola ragione di incrementare il profitto aziendale? La giurisprudenza non trova, da lungo tempo, una risposta univoca al quesito. L'esigenza che il licenziamento per motivo oggettivo sia giustificato dalla necessità di fare fronte «a sfavorevoli situazioni» e non sia «meramente strumentale ad un incremento del profitto» è affermazione che si ritrova in molte sentenze della Cassazione (ad esempio: n. 12514/2004; n. 21282/2006; n. 7006/2011; n. 19616/2011; n. 2874/2012; n. 24037/2013; n. 5173/2015; n. 13116/2015). Altre sentenze affermano, invece, che «il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all'attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l'ipotesi di riassetto organizzativo attuato per la più economica gestione dell'impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell'impresa» (ad esempio: n. 24235/2010; n. 15157/2011; n. 7474/2012; n. 18409/2016; n. 16544/2016; n. 6501/2016; n. 12242/2015). La sentenza n. 25201, depositata dalla Sezione Lavoro il 7 dicembre 2016, in adesione al secondo orientamento, ha deciso che «l'andamento economico negativo dell'azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all'attività produttiva ed all'organizzazione del lavoro, tra le quali non è possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell'impresa, determinino un effettivo mutamento dell'assetto organizzativo attraverso la soppressione di un'a posizione lavorativa». Insomma, continua il confronto tra diversi indirizzi all'interno della stessa Corte, senza che gli Ermellini riescano a tracciare una via sicura per chi nelle aziende deve assumere le decisioni operative.
FONTE: www.studiomontemarano.it - Newsletter Febbario 2017
Apr 16, 2017 11:15:26 PM
Apr 24, 2017 12:00:45 PM
NEWSLETTER - APRILE 2017:
Lo Studio pubblica le «newsletter», che illustrano le principali novità giuridiche ed amministrative nei campi che interessano la propria clientela, cui esse sono riservate ed a cui vengono rimesse gratuitamente. I contributi scientifici, tecnici e divulgativi, redatti a cura dei singoli dipartimenti dello Studio, sono di proprietà dei rispettivi Autori, soci o associati dello Studio. A cadenza più ravvicinata sono, invece, inviate le «flashnews», che informano in modo essenziale sulle più recenti interpretazioni giurisprudenziali e amministrative attinenti alle materie trattate nelle newsletter. Le informazioni che si evincono dalle newsletter e dalle flashnews non costituiscono ovviamente espressione di attività professionale, sicché lo Studio non può ritenersi responsabile per qualsiasi uso fattone in carenza della richiesta di uno specifico parere. In questa sezione viene pubblicata periodicamente l'ultima flashnews inviata.
INDENNITÀ DI AVVIAMENTO CONTESTUALE AL RILASCIO
La Terza Sezione Civile della Cassazione, con la sentenza n. 5603 del 7 marzo 2017, ha chiarito che il conduttore può agire per la determinazione dell'indennità di avviamento e la condanna al suo pagamento, ancorché non abbia rilasciato l'immobile. In tal caso, se al momento della decisione il rilascio non è avvenuto, il giudice deve accogliere la richiesta di condanna, condizionandola al verificarsi del rilascio, dal momento che la previsione dell'art. 34, comma 3, L. n. 392/1978, là dove subordina l'esecuzione del rilascio alla corresponsione dell'indennità, implicando che il concreto adempimento delle due obbligazioni debba essere contemporaneo, giustifica la condanna al pagamento come condizionata al rilascio.
L'OPPOSIZIONE TARDIVA ALL'INGIUNZIONE DI PAGAMENTO EUROPEA
L'art. 20 del regolamento europeo n. 1896/2006 consente all'ingiunto di chiedere il riesame dell'ingiunzione se sono soddisfatte le seguenti condizioni: a) l'ingiunzione di pagamento è stata notificata senza prova di ricevimento oppure la notifica non è stata effettuata in tempo utile a consentire la presentazione delle difese per ragioni non imputabili al destinatario; b) l'ingiunto non ha avuto la possibilità di contestare il credito a causa di situazioni di forza maggiore o di circostanze eccezionali per ragioni a lui non imputabili; c) l'ingiunzione risulta manifestamente emessa per errore o a causa di circostanze eccezionali. Le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno deciso, con la sentenza n. 7075 del 20 marzo 2017, che il termine per la proposizione del riesame, essendo il relativo procedimento disciplinato in Italia dall'art. 650 cod. proc. civ., si identifica in quello desumibile da tale norma e, dunque, nel termine previsto dall'ordinamento italiano per l'opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, sicché questa non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.
REVOCA DEGLI AMMINISTRATORI PER «MALA GESTIO» DEL PERSONALE
Accogliendo la domanda proposta da alcuni soci di minoranza, il Tribunale di Milano, con il provvedimento n. 2825 depositato l'11 ottobre 2016, ha revocato i consiglieri di amministrazione di una società per azioni ed ha nominato un amministratore giudiziario per avere costoro compiuto gravi irregolarità nella gestione del capitale umano. Il Tribunale ha addebitato agli amministratori revocati di avere ridotto di quasi un quarto il numero dei dipendenti (pur se con provvedimenti di risoluzione dei rapporti di lavoro del tutto legittimi), di avere lasciato vacanti alcuni ruoli, di avere adibito dei lavoratori a mansioni incompatibili con quelle di assunzione e che non erano in grado di svolgere proficuamente e, soprattutto, di avere ingenerato una situazione di grave tensione tra l’azienda ed il personale. La decisione è la prima che interviene nei rapporti tra organo amministrativo e personale ricorrendo allo strumento congegnato dall'art. 2409 cod. civ. in base al quale, se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i
soci che rappresentano il decimo del capitale sociale - o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale - possono denunziare i fatti al Tribunale che, nei casi più gravi, può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata. Questi provvedimenti possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione nonché, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero.
REATI SESSUALI: L'ABUSO DI POTERE DEL MINISTRO DI CULTO
La Terza Sezione Penale della Cassazione, con la sentenza n. 1949 del 17 gennaio 2017, ha deciso che nei reati sessuali è configurabile l'aggravante dell'abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro del culto cattolico, non solo quando il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, ma anche quando la qualità sacerdotale abbia facilitato il reato, essendo il ministero comprensivo di tutti quei compiti riconducibili al mandato evangelico, compiti tra i quali vano ricomprese, tra le altre, le attività ricreative e quelle di aiuto psicologico ai fedeli.
LICENZIAMENTO IN MATERNITÀ: «GIUSTA CAUSA» E «COLPA GRAVE»
La Sezione Lavoro della Cassazione, nella sentenza n. 2004 del 26 gennaio 2017, ha argomentato che il divieto di licenziamento della lavoratrice madre è reso inoperante, ai sensi dell'art. 3, lett. a), D.Lgs. n. 151/2001, quando ricorra la colpa grave della lavoratrice, che non può ritenersi integrata dalla sussistenza di un giustificato motivo soggettivo né da una situazione prevista dalla sola contrattazione collettiva quale giusta causa. È, invece, necessario verificare se sussista quella colpa specificamente contemplata dalla norma di legge e diversa, per l'indicato connotato di gravità, da quella prevista dalla disciplina collettiva per i generici casi di inadempimento del lavoratore sanzionati con la risoluzione del rapporto
IL REGIME RISARCITORIO NELLA REVOCA DEL PROJECT FINANCING
Nella declinazione più utilizzata del project financing, o finanza di progetto, le imprese promotrici propongono alla pubblica amministrazione il finanziamento, l'esecuzione e la gestione di un'opera pubblica in cambio degli utili che deriveranno dalla stessa gestione per un determinato lasso di tempo. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 207 del 18 gennaio 2017, ha stabilito che, in caso di revoca della procedura, l'amministrazione non è tenuta a risarcire il danno per responsabilità precontrattuale, se essa non abbia dato luogo all'affidamento sul consolidamento di una posizione precontrattuale riconducibile a quella tipica del promotore.
VA PREAVVISATA L'ISCRIZIONE DELL'IPOTECA PER DEBITI FISCALI
L'amministrazione finanziaria, prima di iscrivere l'ipoteca su beni immobili per debiti fiscali, deve comunicare al contribuente che procederà all'iscrizione, concedendogli un termine per presentare osservazioni od effettuare il pagamento. L'omessa attivazione di tale contraddittorio comporta la nullità dell'iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, sebbene l'iscrizione in parola, avendo natura reale, mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale di illegittimità. È quanto ha deciso la Quinta Sezione Civile della Cassazione con la sentenza n. 4587 del 22 febbraio 2017.
LA CARTA DI NOTO NELL'ACCERTAMENTO DEGLI ABUSI SUI MINORI
La Carta di Noto, elaborata nel 1996 durante un Convegno sull'abuso sessuale sui minori svoltosi a Noto (Siracusa) e successivamente aggiornata, individua protocolli da seguire in relazione all'esame del minore che si ipotizzi vittima di abusi, specificando le modalità per la conduzione dell'esame e le modalità attraverso la quale può svolgersi la perizia per la valutazione della capacità di essere fonte di prova del
minore. La Terza Sezione Penale della Cassazione, nella sentenza n. 10016 del 1° marzo 2017, ha affermato che, pur essendo vero che il giudice, nella fase di assunzione della prova e nella sua successiva valutazione, non è vincolato al rispetto delle metodiche suggerite dalla Carta, è tuttavia tenuto a motivare perché,
nonostante ciò, ritenga, secondo il proprio libero ma non arbitrario convincimento, attendibile la prova dichiarativa assunta in violazione delle prescrizioni della stessa Carta.
EREDITÀ: L'IDENTIFICAZIONE DEGLI IMMOBILI NEL TESTAMENTO
Il testamento, olografo o pubblico, non deve contenere a pena di nullità le indicazioni catastali degli immobili cui si riferisce. È sufficiente, per la validità dell'atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilità di confusione, salva la necessità, che peraltro non attiene ad un requisito di regolarità e validità del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confini e quant'altro utile.
RESPONSABILITÀ GENITORIALE E RESIDENZA ABITUALE DEL MINORE
Sussiste, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, la competenza internazionale dell'autorità giudiziaria dello Stato in cui il minore risiede abitualmente alla data della domanda. Le Sezioni Unite Civili della Cassazione, nella sentenza n. 3555 del 10 febbraio 2017, hanno ribadito, in conformità all'interpretazione della Corte di Giustizia Ue, che per «residenza abituale» deve intendersi il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie ad una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, originati dallo svolgersi della sua vita di relazione.
AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO NEL SETTORE SOCIO-SANITARIO
La sentenza n. 454, depositata il 23 gennaio 2017 dalla Quinta Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, chiarisce che, per quanto concerne l’affidamento dei servizi ad enti e a cooperative sociali, l'erogazione dei servizi alla persona può avvenire mediante diversi strumenti, rimessi alla scelta discrezionale, ma motivata, dell'amministrazione, tra i quali, l’autorizzazione e l'accreditamento. Mentre il sistema autorizzatorio è previsto per l’offerta dei servizi residenziali e semiresidenziali, e quindi attiene alle strutture, l’accreditamento richiede l’osservanza di standard qualitativi ulteriori e, perciò, si pone come un atto di abilitazione di secondo grado, essendo riferito all'attività e, più precisamente, all’accertata qualità delle prestazioni erogate.
QUANDO È REATO L'INADEMPIMENTO DELL'OBBLIGO SCOLASTICO
A seguito dell'abrogazione, da parte del D.Lgs. n. 22/2010, dell'art. 8 L. n. 1859/1962, che puniva come reato il fatto dei genitori che non consentivano l'adempimento dell'obbligo scolastico fino al conseguimento del diploma di scuola secondaria di primo grado, l'unica fattispecie reitale resta quella prevista dall’art. 731 cod. pen., il quale punisce la violazione dell’obbligo di istruzione commessa dai genitori nei confronti dei figli minori soltanto in relazione alla scuola primaria (Cassazione, Terza Sezione Penale, 31 gennaio 2017, n. 4520).
ANCORA SULL'INSEGNAMENTO DI SOSTEGNO
La Terza Sezione del Tribunale Amministrativo della Sicilia, Palermo, nella sentenza n. 393 dell'8 febbraio 2017 ha argomentato che le determinazioni in materia di spettanza di un numero di ore di sostegno adeguate alle esigenze dell’alunno disabile devono essere assistite da una motivazione che espliciti le ragioni collegate alle condizioni psico-sanitarie della persona, come individuate attraverso i diversi passaggi previsti dal complesso procedimento amministrativo normativamente predisposto allo scopo (individuazione della condizione di persona disabile, diagnosi funzionale eseguita, profilo dinamico-funzionale riferito alla diagnosi e alla prognosi che ne consegue, piano educativo individualizzato, verifiche straordinarie eseguite). La domanda intesa ad ottenere l’accertamento della spettanza di un determinato numero di ore di sostegno comporta l’esercizio della potestà giurisdizionale amministrativa, riguardando la verifica del corretto espletamento di poteri pubblicistici, e ciò sia quando le determinazioni non siano state ancora cristallizzate nel Pei sia quando esse lo siano state in un momento successivo.
RESPONSABILE LA BANCA PER SOTTRAZIONI ON LINE DAL CONTO
La possibilità della sottrazione dei codici del correntista, attraverso tecniche fraudolente, rientra nell'area del rischio d'impresa, che va fronteggiato dalla banca attraverso l'adozione di misure che consentano di verificare, prima di dare corso all'operazione, se essa sia effettivamente attribuibile al cliente. Ne discende, secondo quanto stabilito dalla Prima Sezione Civile della Cassazione nella sentenza n. 2950 del 3 febbraio 2017, che appare del tutto ragionevole ricondurre nell'area del rischio professionale dell'azienda di credito, prevedibile ed evitabile, la possibilità di un'utilizzazione dei codici da parte di terzi, non attribuibile al dolo del cliente o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo.
INTERRUZIONE DEL CONTRATTO A TERMINE PER FALLIMENTO
Il Giudice dott.ssa Claudia Canè, della Seconda Sezione Lavoro del Tribunale di Roma, con la sentenza n. 1051 del 2 febbraio 2017 ha deciso che rientra nella competenza del giudice del lavoro l'esame dell'impugnazione del contratto a tempo determinato con la quale si deduca la nullità del termine apposto, mentre la domanda di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno conseguente alla conversione di tale contratto è attratta dalla cognizione del Tribunale fallimentare
È NULLO IL TESTAMENTO CON «MANO GUIDATA»
La Sesta Sezione Civile, Sottosezione 2, della Cassazione ha ribadito, nell'ordinanza n. 5505 del 6 marzo 2017, la nullità del testamento olografo in presenza di guida della mano del testatore da parte di una terza persona, venendo meno il requisito dell'autografia, indispensabile per la validità di questo tipo di testamento.
L'art. 20 del regolamento europeo n. 1896/2006 consente all'ingiunto di chiedere il riesame dell'ingiunzione se sono soddisfatte le seguenti condizioni: a) l'ingiunzione di pagamento è stata notificata senza prova di ricevimento oppure la notifica non è stata effettuata in tempo utile a consentire la presentazione delle difese per ragioni non imputabili al destinatario; b) l'ingiunto non ha avuto la possibilità di contestare il credito a causa di situazioni di forza maggiore o di circostanze eccezionali per ragioni a lui non imputabili; c) l'ingiunzione risulta manifestamente emessa per errore o a causa di circostanze eccezionali. Le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno deciso, con la sentenza n. 7075 del 20 marzo 2017, che il termine per la proposizione del riesame, essendo il relativo procedimento disciplinato in Italia dall'art. 650 cod. proc. civ., si identifica in quelli desumibili da tale norma e, dunque, nel termine previsto dall'ordinamento italiano per l'opposizione tempestiva al decreto ingiuntivo, sicché l'opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.
IL PRESUPPOSTO DELL'ACCERTAMENTO ANALITICO-INDUTTIVO
L'accertamento analitico-induttivo è consentito, secondo la sentenza n. 6951 depositata il 17 marzo 2017 dalla Quinta Sezione Civile della Cassazione, pure al cospetto di scritture contabili formalmente corrette, se la contabilità si rivela complessivamente inattendibile, in quanto confliggente con regole fondamentali di ragionevolezza esibendo incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività
È LEGITTIMO VIETARE ALLE DIPENDENTI L'USO DEL VELO ISLAMICO?
La Grande Sezione della Corte di Giustizia dell'Unione europea, con la sentenza resa il 14 marzo 2017 nella causa C-157/15, ha stabilito che il diritto dell'Unione va interpretato nel senso che il divieto di indossare un velo islamico, derivante da una disposizione interna (francese) di un’impresa privata, che vieti di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali ai sensi di tale direttiva. Questa stessa disposizione può, invece, costituire una discriminazione indiretta (art. 2, par. 2, lett. b, direttiva 2000/78) qualora venga dimostrato che l’obbligo apparentemente neutro da essa previsto comporta, di fatto, un particolare svantaggio per le persone che aderiscono ad una determinata religione o ideologia, a meno che esso sia oggettivamente giustificato da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità politica, filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti e che i mezzi impiegati per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.
LAVORO: QUANDO È TEMPESTIVA LA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE?
In tema di sanzioni disciplinari, la Sezione Lavoro della Cassazione, nella sentenza n. 6991 del 17 marzo 2017, ribadisce che il concetto di «tempestività» della contestazione dev'essere inteso in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo necessario, tenuto conto del caso concreto e della complessità dell'organizzazione del datore di lavoro, per un adeguato accertamento ed una precisa valutazione dei fatti.
È REATO DICHIARARE CHE IL VEICOLO ERA CONDOTTO DA ALTRI
La Sezione Penale della Cassazione, con la sentenza n. 12779 del 16 marzo 2017, ha deciso che commette il reato di falso ideologico chi, ricevuta una sanzione per violazione del codice della strada, dichiara senza verità per iscritto alla pubblica autorità che alla guida del veicolo in quel momento vi fosse un'altra persona. Il delitto di cui all'art. 483 cod. pen. sussiste, infatti, quando la dichiarazione del privato sia trasfusa in un atto pubblico destinato a provare la verità dei fatti attestati, il che avviene ogni qual volta la legge obblighi a dichiarare il vero, ricollegando specifici effetti al documento nel quale la dichiarazione è inserita dal pubblico ufficiale ricevente.
FONTE: www.studiomontemarano.it - Newsletter Aprile 2017
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