Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2012/circolare_ministeriale_in_tema_di_mediazione_obbligatoria
Timestamp: 2019-04-18 16:46:27+00:00
Document Index: 135124821

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 76', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 76']

A seguito delle novità introdotte nella mediazione obbligatoria dal D.M. 145 del 2011 è stata emessa, in data 20/12/2011, una Circolare del Ministero della Giustizia, tesa a chiarire alcune possibili fonti di dubbio.
Riportiamo per esteso la Circolare, anticipando che essa si esprime sull'Attività di Vigilanza ad opera dello stesso ministero, sulla previsione di Tirocinio Obbligatorio da parte dei mediatori, sulle modalità di Chiusura dell'opera di mediazione, con particolare riguardo alla formalità di rilascio di attestazione dell'avvenuta mediazione, ed, infine, sulla modifica delle Indennità ai mediatori.
Ministero della giustizia CIRC 20/12/2011
CIRCOLARE 20 dicembre 2011.
Interpretazione misure correttive D.M. n. 145/2011.
Visto l’art. 16 del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28;
visto il D.M. 18 ottobre 2010, n. 180, del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, pubblicato sulla G.U. 4 novembre 2010, n. 258;
visto il D.M. 6 luglio 2011, n. 145, recante modifica al D.M. 18 ottobre 2010, n. 180 del Ministro della giustizia;
ritenuta la necessità di dare specifica indicazione su alcuni profili problematici inerenti la corretta interpretazione ed applicazione del D.M. n. 180/2010, così come corretto dal sopra citato D.M. n. 145/2011;
Come è noto, a quasi un anno dall’entrata in vigore del D.M. n. 180/2010 si è ritenuta la necessità, con il D.M. n. 145/2011, di adottare misure correttive nella regolamentazione della disciplina in materia di determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione, nonché in materia di indennità per il compimento del servizio di mediazione e conciliazione.
L’art. 1, comma 2, lett. b) ha specificato che l’attività di vigilanza può essere altresì compiuta avvalendosi dell’Ispettorato generale del Ministero della Giustizia.
Il riferimento alla attività di vigilanza è quella già contemplata nelle previsioni generali di cui all’art. 16, comma quarto, del D.Lgs. n. 28/2010 nonché nelle previsioni regolamentari di cui agli artt. 3, 4, 5, 10, 17,18, 19 del D.M. n. 180/2010.
- l’amministrazione esercita il potere di vigilanza e di controllo, sia in fase preventiva (verificando la correttezza della domanda di iscrizione e la sussistenza dei requisiti richiesti) che successiva (verificando il continuo rispetto degli organismi di mediazione e dei mediatori agli obblighi cui sono tenuti secondo le previsioni normative primarie, secondarie nonché le direttive di questa amministrazione).
L’art. 2, comma 1, del D.M. n. 145/2011 ha introdotto una modifica all’art. 4, comma 3, del D.M. n. 180/2010 in tema di formazione dei mediatori.
In particolare, la precedente versione della previsione normativa in esame richiedeva che i mediatori, una volta iscritti, avevano comunque l’obbligo di compiere uno specifico aggiornamento, almeno biennale da acquisire presso enti di formazione accreditati secondo quanto previsto nell’art. 18 del medesimo regolamento.
Il suddetto art. 18 prevede, per chiarezza, che il percorso di aggiornamento formativo deve avere una durata complessiva non inferiore a 18 ore biennali, articolate in corsi teorici e pratici avanzati, comprensivi di sessioni simulate partecipate dai discenti ovvero, in alternativa, di sessioni di mediazione.
A completamento di tale previsione, l’art. 4 del D.M. n. 145/2011 prevede che l’organismo iscritto è obbligato a consentire, gratuitamente e disciplinandolo nel proprio regolamento, il tirocinio assistito di cui all’art. 4, comma 3, lettera b).
A tal proposito, va evidenziato che i mesi successivi all’entrata in vigore del D.M. n. 180/2010 avevano evidenziato un profilo particolarmente rilevante sul piano della effettiva esperienza pratica del mediatore iscritto presso un organismo di mediazione.
Questa è la finalità perseguita con la previsione di cui all’art. 2 del D.M. n. 145/2011.
La previsione normativa in esame si limita a prescrivere che l'attività formativa pratica dovrà essere compiuta mediante la partecipazione, in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione.
Preme evidenziare che, in entrambi i casi, implica comunque un contatto diretto tra il mediatore in tirocinio e le parti coinvolte nella mediazione.
3. In che modo devono essere conteggiati i venti casi di mediazione?
Si è posto, cioè, il problema se la partecipazione assistita, per avere validità, debba essere compiuta solo relativamente a fasi di mediazione per così dire attive (ove, cioè, vi è stata la partecipazione di entrambe le parti e si è effettivamente proceduto ad attuare le diverse sessioni, congiunte o private, finalizzate al raggiungimento dell’accordo), ovvero anche ad ipotesi in cui, effettuata la comunicazione all’altra parte, il mediatore, in presenza dell’invitante, prende atto della mancata comparizione redigendo il verbale negativo, secondo quanto previsto nell’art. 7, comma quinto, del D.M. n. 180/2010, come modificato dall’art. 3, lett. a) del D.M. n. 145/2011.
Pertanto, deve ritenersi che, fino a quando la mediazione stragiudiziale non avrà, come invece ci si auspica, particolare seguito sotto il profilo della partecipazione della parte invitata al procedimento di mediazione, la necessità di consentire a tutti i mediatori iscritti di potere adempiere al proprio obbligo formativo introdotto con il decreto correttivo impone di ritenere valida, ai fini del conteggio delle venti partecipazioni nel biennio a titolo di tirocinio assistito, anche la presenza del mediatore in tirocinio alla redazione del verbale negativo redatto dal mediatore titolare, secondo quanto previsto dall’art. 7, comma quinto, del D.M. n. 180/2010, come modificato dall’art. 3, lett. a) del D.M. n. 145/2011.
4. Il tirocinio assistito deve essere rinnovato ogni biennio?
Il che implica, di conseguenza, che l’obbligo di compiere tale ulteriore adempimento formativo deve essere costantemente aggiornato, così come, del resto, il medesimo impegno formativo sussiste per l’aggiornamento biennale da acquisirsi presso gli enti di formazione in base all’art. 18, così come già prevedeva (e continua a prevedere) l’art. 4, comma terzo, del D.M. n. 180/2010.
In conclusione, i mediatori iscritti, per ogni biennio successivo alla loro iscrizione, oltre a seguire uno specifico aggiornamento formativo presso gli enti di formazione in base all’art. 18, dovranno altresì partecipare, sempre per ogni biennio successivo alla iscrizione, ad almeno venti casi di mediazione in forma di tirocinio assistito.
È appena il caso di precisare che deve compiersi una distinzione fra i mediatori già iscritti al momento dell’entrata in vigore del D.M. n. 145/2011 (26 agosto 2011) e quelli iscritti successivamente.
Il principio di fondo, che deve costituire criterio essenziale di riferimento, è quello della capacità organizzativa di ciascun organismo quale esplicazione del requisito dell’efficienza richiesto dall’art. 16, comma 1, del D.Lgs. n. 28/2010.
- l’obbligo del tirocinio assistito riguarda solo i mediatori già iscritti;
- la partecipazione al tirocinio assistito comporta solo la presenza del mediatore in tirocinio senza compimento di ulteriore attività che riguardi l’esecuzione di attività proprie del mediatore titolare del procedimento;
- costituisce partecipazione valida anche la sola presenza del mediatore in tirocinio ad una singola fase del procedimento di mediazione;
- costituisce partecipazione valida, allo stato e tenuto conto del limitato numero di mediazioni concluse con la partecipazione della controparte, anche la sola presenza del mediatore in tirocinio alla fase di redazione, da parte del mediatore titolare, del verbale negativo per mancata partecipazione della controparte;
- il tirocinio assistito deve essere rinnovato ogni 2 anni;
- la determinazione del numero dei mediatori in tirocinio che possono essere presenti di volta in volta è lasciata alla valutazione del responsabile dell’organismo, che terrà conto della natura dell’affare di mediazione e della propria capacità organizzativa e strutturale.
I criteri di assegnazione degli affari di mediazione
L’art. 4 del D.M. n. 145/2011 prevede che l’organismo iscritto deve precisare, nel regolamento di procedura, i criteri inderogabili per l’assegnazione degli affari di mediazione predeterminati e rispettosi della specifica competenza professionale del mediatore designato, desunta anche dalla tipologia di laurea universitaria posseduta.
Da un lato, contribuisce a rendere ancora più evidente che l’organismo di mediazione deve operare nel rispetto della necessaria indipendenza (già indicata nell’art. 60, comma terzo, lett. b) delle L. n. 69/2009) per ciascun affare di mediazione. Una delle modalità di attuazione è, appunto, l’attribuzione secondo criteri predeterminati degli affari di mediazione.
1. nel regolamento di procedura dell’organismo devono essere espressamente indicati i criteri per l’assegnazione;
2. i suddetti criteri devono essere inderogabili; il che comporta che siano predeterminati ed oggettivi, nel senso che non può rinviarsi ad un momento successivo la concreta determinazione, ma devono essere indicati ex ante ed in modo oggettivo e quindi valevoli come parametro di riferimento per potere, di volta in volta, procedere alla ripartizione degli incarichi tra i mediatori; gli stessi, inoltre, devono essere certi, per evitare che l’assegnazione sia del tutto arbitraria, priva di effettiva giustificazione;
3. deve darsi rilievo, nel regolamento, alla competenza professionale dei mediatori iscritti.
A tal proposito, preme fornire le seguenti indicazioni:
- Nei singoli regolamenti non si potrà fare generico rinvio alla previsione di cui all'art. 3 del D.M. n. 145/2011, in quanto occorrerà effettivamente indicare attraverso quali criteri il responsabile dell'organismo provvederà ad assegnare tra i mediatori ora l'uno ora l'altro incarico;
- l’attività professionale, in quanto tale, è un requisito da intendersi in modo distinto dalla capacità tecnica di sostenere il percorso di mediazione, in quanto quest’ultima implica conoscenza specifica degli strumenti che devono essere attuati per condurre e svolgere adeguatamente il percorso di mediazione.
Ciò precisato, è opportuno chiarire che ciascun organismo di mediazione, per potere effettuare correttamente la ripartizione degli affari di mediazione, deve necessariamente procedere, ex ante, ad una distinzione per categorie dei propri mediatori in relazione alle specifiche competenze professionali dei medesimi (dando concreta attuazione alla previsione di cui all'art. 7, comma 2 lett. d del D.M. n. 180/2010.
- nei singoli regolamenti non si potrà fare generico rinvio alla previsione di cui all'art. 3 del D.M. n. 145/2011;
- tra i criteri oggettivi e predeterminati assume particolare rilievo la competenza professionale del mediatore, cioè le specifiche conoscenze acquisite in relazione al percorso universitario svolto e, soprattutto, all’attività professionale esercitata;
L’art. 3 del D.M. correttivo prevede che, quando la mediazione è obbligatoria, il mediatore svolge l’incontro con la parte istante anche in mancanza di adesione della parte chiamata alla mediazione; in questo caso, l’attestato di conclusione del procedimento può essere rilasciato dalla segreteria dell’organismo, ma solo all’esito della verifica da parte del mediatore della mancata partecipazione della parte chiamata e del mancato accordo.
Tale precisazione, in particolare, costituisce conferma di quanto già la direzione generale della giustizia civile aveva avuto modo di precisare con la Circ. 4 aprile 2011 in materia, per l’appunto, di chiusura del procedimento di mediazione.
1. l’invitante deve necessariamente presentarsi davanti al mediatore, indipendentemente dal fatto che l’altra parte abbia, eventualmente, dichiarato o rappresentato che non sarebbe stata presente;
2. è il mediatore che deve verbalizzare la mancata presenza della parte chiamata, non potendo tale attività essere compiuta dalla segreteria;
3. solo a seguito della redazione del verbale negativo del mediatore, la segreteria potrà rilasciare l’attestato di conclusione del procedimento.
- nei casi in cui vi è obbligatorietà del tentativo di conciliazione, è essenziale che l’invitante si presenti davanti al mediatore, non potendo, diversamente, chiedere il rilascio dell’attestazione di conclusione del procedimento di mediazione. In questo caso, il mediatore dovrà attestare la mancata comparizione della controparte e la segreteria dell’organismo potrà rilasciare l’attestato di conclusione del procedimento di mediazione.
Le modifiche in materia di indennità
Diverse sono le modifiche apportate in materia di indennità di mediazione:
1. si è, in primo luogo, aumentata la misura dell’indennità in caso di successo della mediazione che da un quinto passa a un quarto dell’entità della indennità (art. 5, comma 1, lett. a) del D.M. n. 145/2011);
2. in secondo luogo, in caso di obbligatorietà del tentativo di mediazione, si è ulteriormente ridotta la misura dell’indennità rispetto al precedente regime: la misura di un terzo rimane per i primi sei scaglioni, mentre per i restanti scaglioni la riduzione è della metà (art. 5, comma 1, lett. b) del D.M. n. 145/2011);
3. in terzo luogo, nei casi di obbligatorietà del tentativo di mediazione, è rimasta salva la riduzione prevista dalla lettera e) del medesimo comma, con esclusione di ulteriori aumenti, ad eccezione di quello previsto dalla lett. b) in caso di successo della mediazione (art. 5, comma 1, lett. b) del D.M. n. 145/2011).
- in caso di mediazione obbligatoria
b1) l’indennità che dovrà essere corrisposta sarà unicamente di euro 40,00, per il primo scaglione, o euro 50,00, per gli altri scaglioni;
b2) nel caso di formulazione della proposta (ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs. n. 28/2010) opera l’aumento di un quinto di cui alla lettera c) del comma quarto dell’art. 16 del D.M. n. 180/2010, richiamato dall’art. 5, comma 1, lett. c) del D.M. n. 145/2011.
- in caso di mediazione facoltativa
b2) la riduzione a euro 40,00 o euro 50,00 in caso di mancata partecipazione dell’altra parte;
- l’aumento dell’indennità, in misura non superiore ad un quinto, in caso di particolare importanza, complessità o difficoltà dell’affare;
- l’aumento in caso di formulazione della proposta del mediatore;
- l’aumento, in misura non superiore ad un quarto, in caso di successo della mediazione.
A tal proposito, va chiarito che ai sensi dell’art. 16, comma primo, del D.M. n. 180/2010 l’indennità comprende le spese di avvio del procedimento e le spese di mediazione.
Il successivo comma secondo prevede che per le spese di avvio è dovuto da ciascuna parte un importo di euro 40,00 (dall’istante al momento del deposito della domanda di mediazione, dalla parte invitata solo al momento in cui intende aderire al procedimento e, quindi, prendervi parte).
Si tratta, quindi, di due voci di spesa autonome che, unitamente considerate, formano l’indennità complessiva; la previsione, contenuta nel comma secondo dell’art. 16 (secondo cui le spese di avvio sono a valere sull’indennità complessiva) implica unicamente che la spesa di segreteria, una volta corrisposta, è solo una parte dell’indennità complessiva da corrispondere.
Pertanto, oltre all’importo di euro 40,00 dovuto per l’avvio del procedimento, dovranno essere corrisposte, in aggiunta, anche le ulteriori spese di mediazione secondo i criteri indicati nell’art. 16, commi 3 e segg. del D.M. n. 180/2010, come modificati dall’art. 5 del D.M. n. 145/2011.
Nel caso in cui, in particolare, trova applicazione la previsione contenuta nell’art. 16, comma quarto lett. e) del D.M. n. 180/2010 (come modificato dall’art. 5 del D.M. n. 145/2011) saranno dovute sia le spese di avvio del procedimento (di euro 40,00) sia le spese per la mediazione non riuscita (non essendo comparsa nessuna delle controparti oltre quella che ha introdotto la mediazione).
Va precisato, infine, che resta pur sempre nella facoltà degli organismi di mediazione stabilire una deroga in melius degli importi minimi delle indennità per ciascun scaglione di riferimento, come determinati a norma della tabella A allegata al D.M. n. 180/2010, così come previsto dall’art. 5, comma 1, lett. f) del D.M. n. 145/2011: ciò nella chiara linea di una possibile riduzione del costo complessivo del procedimento di mediazione.
Per completezza, trattandosi di questione posta all’attenzione di questa amministrazione, preme compiere talune precisazioni in ordine alla partecipazione al procedimento di mediazione di persone che si trovino, secondo quanto prevede l’art. 17, comma quinto, del D.Lgs. n. 28/2010, nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell’art. 76 del TU di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.
1. della previsione contenuta nell’art. 17, comma quinto, del D.Lgs. n. 28/2010 è possibile avvalersi solo nel caso in cui la mediazione è condizione di procedibilità della domanda, secondo quanto previsto nell’art. 5 della medesima legge;
2. nel caso in cui sussistano i presupposti previsti, l’organismo di mediazione è tenuto a fornire il servizio di mediazione senza diritto ad alcun compenso;
3. l’organismo di mediazione non potrà richiedere il pagamento del compenso nei confronti dell’erario o dell’amministrazione in generale;
4. la suddetta norma trova applicazione senza che possa distinguersi tra organismi di mediazione pubblici o privati: la norma contenuta nell’art. 17, comma sesto, del D.Lgs. n. 28/2010 richiama le indennità spettanti agli organismi pubblici unicamente al fine di rinviare compiutamente agli importi delle indennità di cui alla tabella A che, secondo la previsione contenuta nell’art. 16, comma 13, si applicano unicamente agli organismi costituti da enti di diritto pubblico interno, salvo che trattasi di materia per le quali è prevista l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione: si tratta, infatti, di importi delle indennità previsti per gli organismi pubblici che, in caso di obbligatorietà del tentativo di mediazione trovano applicazione anche per gli organismi privati.
- le spese di avvio del procedimento e le spese di mediazione costituiscono due voci di spesa autonome che, unitamente considerate, formano l’indennità complessiva;
- al verificarsi dei diversi momenti che connotano l’espletamento del servizio di mediazione, entrambe devono essere corrisposte;
- oltre all’importo di euro 40,00 dovuto per l’avvio del procedimento, dovranno essere corrisposte, in aggiunta, anche le ulteriori spese di mediazione secondo i criteri indicati nell’art. 16, commi 3 e segg. del D.M. n. 180/2010, come modificati dall’art. 5 del D.M. n. 145/2011;
- oltre alla suddetta indennità complessiva dovranno essere corrisposte, altresì, le spese vive, purché documentate dall’organismo di mediazione;
- in caso di sussistenza delle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’art. 76 del T.U.di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, tutti gli organismi, sia essi pubblici o privati, sono tenuti a svolgere il servizio di mediazione, senza potere pretendere alcun compenso né nei confronti della parte né nei confronti dell’erario o, in generale, dell’amministrazione.