Source: https://www.insic.it/Giurisprudenza/79102
Timestamp: 2018-11-18 14:36:16+00:00
Document Index: 72162929

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 16']

Cass. civ. Sez. la...
"La Corte di Cassazione si esprime al riguardo di una fattispecie di mancata formazione esterna degli apprendisti, che con atto scritto avevano comunicato al datore di lavoro di non volervi partecipare.
Per la Suprema Corte occorre "... fare riferimento alle regole di carattere generale applicate dalla giurisprudenza (cfr. Cass. sentenza n. 3344/2015 e n. 1324/2015) ai fini della conversione del contratto di apprendistato o di formazione lavoro; onde la previsione della decadenza dalle agevolazioni contributive stabilita dall'art.l6 cit. può ritenersi realizzata, e per tutto il periodo di durata del contratto, solo nel caso in cui , sulla base della concreta vicenda, l'inadempimento abbia un'obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e quindi trasfusi nel contratto; ed in questa seconda ipotesi il giudice deve quindi valutare in base ai principi la gravità dell'inadempimento, giungendo a dichiarare la decadenza dalle agevolazioni in discorso in tutti i casi di inosservanza degli obblighi di formazione di non scarsa importanza..."."
Dott. D'ANTONIO Enrica - Presidente -
Dott. RIVERSO Roberto - rel. Consigliere -
sul ricorso 26300/2012 proposto da:
DITTA ROMEO PURI IMPIANTI, in persona del suo titolare e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DARDANELLI 46, presso lo studio dell'avvocato GIUSEPPINA VENUTI, rappresentata e difesa dall'avvocato ORESTE FRATINI, giusta delega in atti;
I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI, CARLA D'ALOISIO, LELIO MARITATO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 476/2012 della CORTE D'APPELLO di FIRENZE, depositata il 15/05/2012 r.g.n. 37/2011.
a fondamento della sentenza la Corte d'appello affermava che il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 53, - sulla cui scorta il giudice di primo grado aveva accolto la domanda, avendo accertato che la mancata partecipazione ai corsi di formazione professionale fosse dipesa da esclusiva scelta degli apprendisti, i quali, con atto scritto, avevano dichiarato al proprio datore di lavoro di non volervi partecipare - si riferisse alla cosiddetta formazione interna; mentre nel caso di mancata partecipazione del lavoratore alle iniziative formative esterne, poste in essere dagli enti preposti, la decadenza dalle agevolazioni contributive fosse comminata oggettivamente in base alla previsione della L. n. 196 del 1997, art. 16, comma 2, la quale recita "ai contratti di apprendistato conclusi a decorrere da un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le relative agevolazioni contributive non trovano applicazione nel caso di mancata partecipazione degli apprendisti alle iniziative di formazione esterna l'azienda previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro proposte formalmente all'azienda da parte dell'amministrazione pubblica competente; e che in tale diversa ipotesi non rilevasse l'atteggiamento soggettivo del datore di lavoro perchè la formazione deve essere sempre impartita ed il datore di lavoro risponde in ogni caso, essendo tenuto a pretendere l'esatto adempimento della prestazione da parte dei suoi sottoposti; e nella specie non risultava neppure che, a fronte del rifiuto degli apprendisti di partecipare alla formazione esterna, egli avesse applicato tutti i poteri inerenti alla sua sovraordinazione gerarchica, prima fra tutti il potere sanzionatorio;
col primo motivo viene dedotta la violazione falsa applicazione della L. n. 196 del 1997, art. 16, in relazione alla affermata decadenza dal diritto alle agevolazioni contributive in seguito alla mancata partecipazione alla formazione cosiddetta esterna, anche quando la mancata partecipazione non sia riconducibile alla volontà datoriale bensì a quella del lavoratore, come nel caso di specie;
col secondo motivo il ricorso prospetta la violazione e falsa applicazione della L. n. 196 del 1997, art. 16, in relazione al periodo oggetto di recupero contributivo, posto che l'art. 16, prevede che le agevolazioni contributive previste per il contratto di apprendistato non si applichino nel caso di mancata partecipazione alle iniziative di formazione esterna proposte formalmente all'azienda da parte dell'amministrazione competente; e considerato che la norma prevede che quella formazione ammonti ad almeno 120 ore annuali, ne consegue che il recupero contributivo debba riguardare il solo anno in cui l'omissione si è verificata;
con il terzo motivo viene denunciata l'omessa motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio in relazione all'omessa motivazione circa la dimostrata partecipazione degli apprendisti ad iniziative formative prima dell'accertamento ispettivo; in quanto il giudice di secondo grado non aveva spiegato perchè la dimostrata partecipazione degli apprendisti ad iniziative formative precedenti rispetto all'accertamento ispettivo sarebbe stata ininfluente;
i motivi di ricorso possono esaminarsi unitariamente attenendo alle conseguenze dell'inadempimento dell'obbligo di partecipazione degli apprendisti ai corsi di formazione esterna ed all'ambito della valutazione giudiziale; essi devono ritenersi fondati nei limiti dei seguenti rilievi, i quali muovono anzitutto dal fatto che non sia contestato che nel caso di specie si versi in un'ipotesi di apprendistato regolato non dal D.Lgs. n. 276 del 2003, bensì dalla L. n. 196 del 1997, art. 16, il quale prevede:
"1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato, i giovani di età non inferiore a sedici anni e non superiore a ventiquattro, ovvero a ventisei anni nelle aree di cui agli obiettivi n. 1 e 2 del regolamento (CEE) n. 2081/93 del Consiglio del 20 luglio 1993, e successive modificazioni. Sono fatti salvi i divieti e le limitazioni previsti dalla legge sulla tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti. L'apprendistato non può avere una durata superiore a quella stabilita per categorie professionali dai contratti collettivi nazionali di lavoro e comunque non inferiore a diciotto mesi e superiore a quattro anni. Qualora l'apprendista sia portatore di handicap í limiti di età di cui al presente comma sono elevati di due anni; i soggetti portatori di handicap impiegati nell'apprendistato sono computati nelle quote di cui alla L. 2 aprile 1968, n. 482, e successive modificazioni.
3. In via sperimentale, possono essere concesse agevolazioni contributive per i lavoratori impegnati in qualità di tutore nelle iniziative formative di cui al comma 2, comprendendo fra questi anche i titolari di imprese artigiane qualora svolgano attività di tutore. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati le esperienze professionali richieste per lo svolgimento delle funzioni di tutore, nonchè entità, modalità e termini di concessione di tali benefici nei limiti delle risorse derivanti dal contributo di cui all'art. 5, comma 1.
5. Il Governo emana entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, norme regolamentari ai sensi della L. 23 agosto 1988, n. 400, art. 17, comma 2, sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e della previdenza sociale in materia di speciali rapporti di lavoro con contenuti formativi quali l'apprendistato e il contratto di formazione e lavoro, allo scopo di pervenire ad una disciplina organica della materia secondo criteri di valorizzazione dei contenuti formativi, con efficiente utilizzo delle risorse finanziarie vigenti, di ottimizzazione ai fini della creazione di occasioni di impiego delle specifiche tipologie contrattuali, nonchè di semplificazione, razionalizzazione e delegificazione, con abrogazione, ove occorra, delle norme vigenti. Dovrà altresì essere definito, nell'ambito delle suddette norme regolamentari, un sistema organico di controlli sulla effettività dell'addestramento e sul reale rapporto tra attività lavorativa e attività formativa, con la previsione di specifiche sanzioni amministrative per l'ipotesi in cui le condizioni previste dalla legge non siano state assicurate";
la logica rigorosamente oggettiva ed unitaria dell'inottemperanza dell'obbligo formativo c.d. esterno, previsto dalla norma citata, ed assunta dalla Corte di merito a fondamento della interpretazione della normativa sulla decadenza del diritto alle agevolazioni contributive, non appare coerente con l'impianto normativo, la ratio e la coerenza argomentativa interna, potendo portare ad assurde conseguenze come nel caso in cui si desse rilievo ad una mancata minima frequenza - non preclusiva del raggiungimento dell'obiettivo formativo che costituisce l'elemento essenziale che vale a caratterizzare il contratto di apprendistato - per derivarne la decadenza dalle agevolazioni per l'intero rapporto; che per la stessa L. n. 196 del 1997, può arrivare a durare fino a quattro anni e fino a sei anni in caso di lavoratore portatore di handicap;
in tal senso muove anche il fatto che la norma non contempli espressamente la decadenza dalle agevolazioni contributive accordate per l'intera durata del contratto di apprendistato, nè preveda la sanzione della conversione del rapporto di apprendistato in lavoro subordinato ordinario, a fronte di una qualsiasi inosservanza dell'obbligo formativo;
che allo scopo occorre quindi fare riferimento alle regole di carattere generale applicate dalla giurisprudenza (cfr. Cass. sentenza n. 3344/2015 e n. 1324/2015) ai fini della conversione del contratto di apprendistato o di formazione lavoro; onde la previsione della decadenza dalle agevolazioni contributive stabilita dall'art. 16 cit., può ritenersi realizzata, e per tutto il periodo di durata del contratto, solo nel caso in cui, sulla base della concreta vicenda, l'inadempimento abbia un'obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e quindi trasfusi nel contratto; ed in questa seconda ipotesi il giudice deve quindi valutare in base ai principi la gravità dell'inadempimento, giungendo a dichiarare la decadenza dalle agevolazioni in discorso in tutti i casi di inosservanza degli obblighi di formazione di non scarsa importanza;