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Timestamp: 2018-04-21 13:45:00+00:00
Document Index: 3846049

Matched Legal Cases: ['art. 2697', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 2697', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 24']

Cittadinanza italiana jure sanguinis - Forum Enti.it
Messaggioda Ospite » 22/04/2004, 01:03
Desidero informazioni per ottenere il riconoscimento delle cittadinanza italiana jure sanguinis nei comuni italiani.
Ho i certificati brasiliani, tradotti e legalizzazioni per tutti. Il consolato in Brasile informa che nel certificato dovra' constare il nome dell'antenato italiano con tutte le eventuali variazioni subite negli atti di stato civile brasiliani.
(es.: Raffaelle > Raphael o Rafael; Vittorio > Victorio o Vitório, cosi' come le alterazioni del cognome: ---tto > ---to.).
Però tutti altri dati sono precise, anche i luoghi. È evidente che i registri sono d'un unico individuo. Le alterazioni contenute nella documentazione non suscitino dubbi quanto all'identità della persona. C' è alcun problema?
Seconda domanda: Devo presentare l'estratto di nascita e obito dei coniugi? (Es.: Bisnonno Italiano - nonna - padre (nato nel 1949) - per me). Devono presentare l'estratto di nascita/obito della bisnonna e del nonno?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 22/04/2004, 12:52
Un'eventuale domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di stranieri di ceppo italiano, puo' essere presentata al sindaco (del comune di residenza) unicamente da parte di stranieri residenti in Italia, cosa che puo' sussisstere solo dopo avere ottenuto un permesso di soggiorno.
La domanda deve essere corredata da tutti i documenti previsti dalla circolare del Ministero dell'interno n. K. 28.1 dell'8/4/1991, cioe' tutti gli atti di stato civile (nascita, matrimonio, morte) relativi alla persona a suo tempo emigrata, tutti gli atti di stato civile (nascita, matrimonio, morte) di tutti i discendenti dalla persona a suo tempo emigrata, la prova della non avvenuta naturalizzazione della persona a suo tempo emigrata e la prova che nessuno degli ascendenti di chi richiede il riconoscimento abbia mai rinunciato alla cittadinanza italiana, documento quest'ultimo che e' rilasciato dall'autorita' consolare italiana. Tutti i documenti devono essere legalizzati e tradotti in forma ufficiale nella lingua italiana.
Nell'ipotesi di mancanza od incompletezza dei documenti, la domanda e' improcedibile e va rilasciato atto di rifiuto, contro cui e' ammesso ricorso al tribunale.
Il procedimento di riconoscimento richiede specificia accertamenti documentali presso le autorita' consolari, eventualmente il Ministero degli affari esteri e, sempre, il comune di Roma, accertamenti che, se positivi, possono portare alla trascrizione degli atti di stato civile, fermo restando che il riconoscimento operera' una volta compiutte tutte le fasi di procedimento.
Messaggioda Ospite » 21/07/2004, 09:55
Se gli atti di stato civile che il cittadino straniero, iscritto all'anagrafe del comune, discendente da avo italiano espatriato in Brasile, non sono legalizzati, possiamo noi come comune inviare detti atti al consolato italiano in Brasile per la legalizzazione?
Gli atti riguardano anche un fratello dell'interessato, residente però in Brasile: cosa può fare il cittadino residente nel mio comune per la cittadinanza del fratello?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 21/07/2004, 11:06
Al momento della presentazione della domanda volta al riconoscimento della cittadinanza italiana a cittadini stranieri di ceppo italiano, vanno presentati tutti i documenti necessari, i quali devono indefettibilmente essere, oltre che tutti, anche completi sotto il profilo della legalizzazione e, distintamente, della traduzione in forma ufficiale.
In mancanza, anche di uno solo dei requisiti, la domanda e' improcedibile e va adottato provvedimento, scritto e motivato, di rigetto, contro cui e' ammosso rimedio giurisdizionale.
Non spetta al sindaco del comune di residenza alcuna funzione di 'regolarizzazione', in quanto l'onere della prova e' individuabile, unicamente, nel soggetto richiedente (art. 2697 CC).
Fermo restando che il procedimento, amministrativo, di regolarizzazione di cui alla circolare del Ministero dell'interno n. K.28.1 dell'/8/4/1991, dovrebbe, a rigore, concernere tutti i discendenti della persona a suo tempo emigrata, tuttavia la richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di straniero residente all'estero puo' essere presentata - esclusivamente - all'autorita' consolare del luogo di residenza all'estero (e il fratello non puo' richiedere la trascrizione degli atti di stato civile del fratello unitamente ai propri o a quelli cdelle persone che danno causa).
ginomele
Iscritto il: 14/01/2003, 17:17
Messaggioda ginomele » 23/07/2004, 18:27
Una cittadina argentina, dopo aver preso residenza nel mio Comune, mi ha prodotto l'istanza intesa al riconoscimento della cittadinanza italiana.
Mi ha presentato l'atto di matrimonio e l'atto di morte del bisnonno (nato a Barletta ed emigrato in Argentina nel 1924), l'atto di nascita e l'atto di matrimonio della nonna, l'atto di nascita e l'atto di matrimonio della madre, il suo atto di nascita nonché gli atti di nascita dei fratelli e delle sorelle. Solo per il bisnonno, mi ha presentato un certificato rilasciato dal Poder Judiciad de la Nacion attestante che lo stesso bisnonno non "risulta iscritto nel Registro Nazionale degli Elettori, nel quale sono iscritti tutti i cittadini e le cittadine argentine maggiorenni". Tale certificazione manca sia per la nonna che per la madre: all'interessata, invece, ho fatto rendere una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà con la quale ha dichiarato di non aver mai rinunciato alla cittadinanza italiana.
Tutti gli atti, e il certificato, sono tradotti e muniti delle Apostille.
Ho accettato la domanda, che ritengo "regolare", e attiverò il procedimento inteso ad acquisire l'attestazione consolare (che a sua volta il Consolato deve acquisire dall'Autorità straniera) certificante che la nonna e la madre dell'interessata non hanno mai rinunciato alla cittadinanza italiana.
Ero in procinto di rileggermi alcune tue trattazioni in merito (essendo trascorso molto tempo dall'ultima "pratica" trattata", volevo rinfrescare le mie conoscenze), per verificare la giustezza procedimentale; in un certo senso mi hanno un po' "spiazzato" le tue recenti risposte: non é che non posso accettare l'istanza perché mancante delle certificazioni che mi appresto a chiedere?.
Mi spiego meglio: l'ufficiale di stato civile deve acquisire la documentazione mancante (in questo caso le attestazioni o i certificati riguardanti la nonna e la madre) oppure deve limitarsi a chiederne il controllo, il che presuppone che siano state presentate? Ma se fossero state presentate, la "pratica" sarebbe completa (come lo sarà se e quando il Consolato risponderà alla mia richiesta) e non mi resterebbe che (correggimi se sbaglio): attestazione del Sindaco, ex art. 16, con la quale si riconosce il diritto allo status civitatis italiano; trascrizione di detta attestazione e, quindi, della trascrizione degli atti di stato civile presentati (fatto eccezione per quella dei fratelli e sorelle dell'interessata, per i quali la stessa interessata non può chiedere la trascrizione, vero?.
E' corretto il procedimento così come l'ho impostato?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 24/07/2004, 08:09
L'attestazione del Poder Judicial ha riguardo alla persona a suo tempo emigrata, in quanto sola che, nella specie, poteva essere interessata ad una naturalizzazione.
Per le persone discendenti da questa, quando nate in Paese che attribuisca la cittadinanza per nascita sul territorio, non vi e' naturalizzazione, ma va solo accertato, documentalmente, che non vi sia stata rinuncia (art. 7 L. 555/1912 e, poi, art. 11 L. 91/1992).
Qui sorge una nota questione, quella relativa al fatto che la prova va prodotta in sede di domanda unitamente ad altri documenti (punto 6) Circolare, oltre che art. 2697 CC), mentre molti consolati, autonomamnente e non si sa sulla base di quali motivazioni giuridiche (e diverse dai carichi di lavoro ...) rifiutano tale rilascio, pretendendo che siano i comuni di residenza in Italia a farne richiesta, dopo la presenatzione della domanda. Ho decisamente forti dubbi sulla sostituibilita' con dichiarazioni sostitutive, per vari ordini di considerazioni.
Va anche ricordato che le eventuali rinuncie potevano essere rese solo a uffici consolari di 1^ categoria e, in caso di trasferimento della residenza in diverse circoscrizioni consolari, la prova vafornita per tutti gli uffici consolari di 1^ categoria in cui le persone interessate sono state residenti.
Una volta che la domanda, corredata da tutti i documenti previsti, sia stata presentata e riconosciuta regolare / procedibile, il sindaco provvede alla necessaria corrispondenza con l'Uff. St. Civ. di Roma (al fine della verifica di possibili trascrizioni ghià avvenute) e con il consolato (o i consolati, nel caso vi siano state diverse residenze all'estero in piu' circoscrizioni consolari) (al fine di verificare la posizione del richiedente e dei suoi danti causa (ascendenti)).
Su quest'ultimo punto, ci si potrebbe chiedere quale senso abbia chiedere al consolato di 'confermare' quanto hanno gia' certificato (se l'attestazione di non rinuncia sia stata, debitamente, rilaasciata come dovuto), cosa che ha un senso solo se non si ignora l'alto livello di diffusione di documenti fraudolenti.
Una volta perfezionato il procedimento di accertamento, il sindaco emette un provvedimento ricogniitivo della sussistenza delle condizioni (che non e' proprio un'attestazione ex art. 16, 8 dPR 572/1993) e dispone per le trascrizioni, da effettuarsi nel comune o nei comuni che risultano competenti ai sensi dell'art. 17 RSC.
Acquisite le prove delle trascrizioni, il sindaco provvede a darne atto, con altro provvedimento, e a disporre per le variazioni anagrafiche, comunicazioni alla questura e quant'altro.
Messaggioda ginomele » 24/07/2004, 09:26
Mi sfugge un "passaggio" fondamentale (?). "Una volta perfezionato il procedimento di accertamento ..." tale accertamento riguarda la trascrivibilità degli atti presentati (e, quindi, é dopo dette trascrizioni che il richiedente "acquista" la cittadinanza italiana) oppure riguarda l'accertamento dello status civitatis italiano (e, quindi, le trascrizioni possono operarsi)?. Ho sempre inteso la questione in questo ultimo senso: puoi "spiegarmela" meglio.
... e non mi hai detto se nel caso in specie ho usato una procedura corretta ....
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 25/07/2004, 08:49
Le trascrizioni, laddove devano avvenire, costituiscono la fase 'finale' del procedimento di accertamento di una condizione precedentemente latente e il 'riconoscimento' ai fini amministrativi (= dichiarativi) inizia a produrre effetti (ripeto, dichiarativi) una volta completate.
Cfr. nota Ministero dell'Interno n. K.28.1/4308 del 28/11/1991, in risposta ad un quesito posto, sulla questione, da un comune (nota che non mi risulta diffusa, ma che e' in qualche modo 'fisiologica' al procedimento complessivo qui considerato).
Non spetta al Forum, ne' a chi vi interviene, alcuna funzione di giudizio. Il Forum e' un luogo di discussione.
Messaggioda ginomele » 26/07/2004, 19:57
Ho posto male l'ultimo interrogativo (chiedo scusa); nella foga di scrivere ho saltato un passaggio relativo alla possibilità di trascrizione degli atti dei fratelli e delle sorelle, pur residenti in Brasile. A mio modesto avviso, pur dando per scontato che la trascrizione non é possibile nell'ambito del procedimento esposto (sarebbe possibile solo se ciascun interessato prendesse residenza in Italia e lo chiedesse direttamente ovvero se fossero trasmessi "con la normale prassi" dal Consolato competenteamente) mi chiedo se, alla fine della "ricognizione", riconsciuto la status civitatis alla richiedente, tale riconoscimento (solo in quanto tale) non operi anche per i fratelli e le sorelle (dando per scontato che il Consolato invii anche per costoro l'attestazione di cui al punto 6) della circolare) atteso che la discendenza e identica e, quindi, anche per loro l'iter é (sarebbe?) praticamente lo stesso.
E (mi è sorta la domanda, mentre scrivo) se il Consolato, alla mia richiesta della certificazione di non rinuncia alla cittadinanza italiana, inviasse i modelli CONS01 per tutti?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 26/07/2004, 21:50
Se cio' accadesse (cioe' arrivassero i modd. CONS/01) di dovrebbe considerare che il procedimento di accertamento delle condizioni per il riconoscimento sia stato completato dall'ufficio consolare. Per cui nel mod. CONS/01 dovrebbe risultare indicato il comune della (avvenuta) trascrizione degli atti di stato civile, se non che l'iscrzione AIRE e' conseguente (ed, a valle) della trascrizione stessa (nei comuni compteneti ex art. 17 RSC).
Cosa che potrebbe aversi solo se arrivassero almeno assieme (gli atti da trascrivere e i modd. CONS/01), restando da verificare la competenza ex art. 17 RSC.
Il solo mod. CONS/01 segnalerebbe che qualche cosa non ha girato ...
Messaggioda lella » 26/07/2004, 22:09
Il caso specifico posto dal collega ginomele parla di cittadina argentina la cui madre e nonna erano discendenti di un cittadino italiano emigrato all'estero. Ma con la legge 555 la cittadinanza non veniva trasmessa soltanto per discendenza paterna? Forse sono significative le date di nascita per valutare la trasmissione della cittadinanza. Sbaglio?
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 27/07/2004, 07:17
Si, e' vero anche questo (si dava per verificato che la discendenza anche per via di mamma/nonna tenga conto della data di entrata in vigore della Costituzione).
In fondo, sono passati circa 56 anni ...
Messaggioda Ospite » 06/10/2004, 12:27
Il provvedimento del Sindaco con il quale viene riconosciuta la cittadinanza italiana jure sanguinis a un cittadino straniero di ceppo italiano deve essere trascritto nei registri di cittadinanza e annotato nell'atto di nascita ?
Per i figli minorenni di colui che ha ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana è obbligatoria l'attestazione del sindaco da annotare nell'atto di nascita ?
Il DPR 572 - 1993 recita:
L'ufficiale dello stato civile che ha iscritto la dichiarazione dell'interessato, volta all'acquisto, alla perdita, al riacquisto o al mancato riacquisto della cittadinanza, trasmette copia della dichiarazione medesima e della documentazione che la correda all'autorità competente ad accertare la sussistenza delle condizioni che la legge stabilisce per il prodursi degli effetti anzidetti.
Il 572 fa riferimento all'acquisto, ma non al riconoscimento ex tunc.
A mio avviso l'attestazione sindacale per i riconoscimenti della cittadinanza italiana a conclusione del procedimento previsto dalla circolare K.28.1 in data 8.4.1991 non devono essere trascritte, né annotate.
Il Sindaco si limita ad emettere un provvedimento dal quale risulti che vista la documentazione acquisita ecc... a tizio è RICONOSCIUTO EX TUNC IL POSSESSO DELLA CITTADINANZA ITALIANA.
Messaggioda Sereno.SCOLARO » 09/10/2004, 09:01
Il provvedimento (anzi, i due provvedimenti, quello che dopo ricevuta la domanda e compiute le indagini presso l'Uff.St.Civ. di Roma e presso le autorita' consolari, riconosce la sussistenza delle condizioni e dispone per le trascrizioni da effettuarsi nei comuni competenti, per ciascun singolo atto in relazione alla data dell'evento, ex art. 17 RSC e quello che prende atto che tutte le trascrizioni sono state compiute e dispone per le variazioni APR, comunicazioni alla questura, ufficio leva, ecc.) relativo al riconoscimento della cittadinanza italiana a cittadini stranieri di ceppo italiano non è oggetto di trascrizione non rientrando nelle previsioni dell'art. 16, 8 dPR 12/10/1993, n. 572 e dell'art. 24, lett. b) RSC. Neppure va ipotizzata annotazione di sorta.
Eventuali figli minorenni della persona interessata al procedimento di riconoscimento c.s., possono essere indicati/enunciati nello stesso provvedimento. Nessuna annotazione (ne' per i figli minmorenni, ne' per l'interessato e ascendenti), in quanto il riconoscimento non e' un acquisto / perdita / riacquisto, ma la regolarizzazione di una situazione ininterrotta.
Messaggioda Ospite » 30/10/2008, 10:18
Ho predisposto l'attestazione sindacale di riconoscimento della cittadinanza italiana jure sanguinis a favore di un brasiliano qui residente.
Questi mi ha prodotto, allegata all'istanza jure sanguinis, anche l'atto di nascita del figlio minorenne, nato nel 2006 e sempre stato residente in Brasile:
1) devo fare l'attestazione sindacale di riconoscimento della cittadinanza italiana riferita al bambino?
2) devo trascrivere l'atto di nascita del bambino o per poter trascrivere l'atto di nascita devo attendere il cons01?
Oggi è 21/04/2018, 15:44