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Timestamp: 2020-01-20 15:02:28+00:00
Document Index: 91394285

Matched Legal Cases: ['art. 2942', 'art. 2942', 'art. 2120', 'art. 2120', 'sentenza ', 'art. 2942', 'art. 234', 'sentenza ', 'art. 297', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2942', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 521', 'sentenza ', 'art. 381', 'sentenza ', 'art. 436', 'sentenza ', 'art. 782', 'sentenza ', 'art. 2942', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 554', 'art. 127', 'art. 409', 'art. 554', 'sentenza ', 'art. 2942', 'art. 3', 'sentenza ']

Art. 2942 codice civile - Sospensione per la condizione del titolare - Brocardi.it
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Articolo 2942 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2942 Codice civile
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1) contro i minori non emancipati [316] e gli interdetti per infermità di mente [414], per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla cessazione dell'incapacità;
(1) In questo caso la sospensione della prescrizione, che è rilevabile soltanto dalla parte e toglie momentaneamente rilievo al mancato esercizio del diritto, discende da ipotesi in cui l'esercizio medesimo è reso impossibile o comunque estremamente difficile dalla situazione soggettiva del titolare.
La norma in esame, al pari della precedente, è finalizzata a garantire che la prescrizione, trovando fondamento proprio sull'inerzia del titolare del diritto, non operi allorchè sopraggiunga una causa che giustifichi l'inerzia stessa.
Spiegazione dell'art. 2942 Codice civile
Cause di sospensione per la condizione del titolare del diritto
Questo articolo prevede e disciplina cause di sospensione della pre­scrizione della seconda specie dovute ad una particolare condizione in cui si trova il titolare del diritto.
La sospensione disposta dal n. 1 era già voluta dal vecchio codice (art. 2120) ma va rilevato che essa, ora, poggia su di un diverso pre­supposto ; infatti mentre l'art. 2120 richiedeva per la sospensione solo la condizione di minore non emancipato o di interdetto per infermità di mente. L’articolo in esame, al contrario, ritenendo, e non senza ragione, quella norma ispirata ad un favore eccessivo, quando gli incapaci hanno un rappresentante legale cui incombe di fax valere i diritti loro spet­tanti, ha condizionato la sospensione solo all'ipotesi che manchi il rap­presentante dell'incapace. Passando ora all'esegesi della disposizione, si rilevi che questa non si applica agli infermi di mente non interdetti, e agli interdetti per condanna penale ; per quelli l'esclusione si giu­stifica riflettendo che fino a quando non sono dichiarati interdetti, essi sono ritenuti pienamente capaci ; per questi non si poteva sospen­dere il decorso della prescrizione quando non può aversi mai la mancanza del loro legale rappresentante, la cui nomina segue alla sentenza di condanna.
Anche la causa sospensiva del n. 2 era prevista dal vecchio codice ; quello nuovo la ripete ponendo accanto ai militari gli appartenenti alle forze armate dello Stato e coloro che si trovano per ragioni di servizio al seguito delle forze stesse
Massime relative all'art. 2942 Codice civile
Cass. pen. n. 27118/2015
I rilievi fotografici riproducenti quanto i funzionari dello Stato o di altri enti pubblici hanno rilevato nel corso di verifiche ispettive o amministrative devono ritenersi prove documentali ex art. 234 c.p.p., acquisibili al fascicolo per il dibattimento, e non invece accertamenti tecnici irripetibili da compiere nel rispetto delle garanzie difensive. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto utilizzabile la documentazione fotografica ritraente carcasse di veicoli a motore in quantità eccedente rispetto al numero consentito dall'autorizzazione amministrativa).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 27118 del 30 giugno 2015)
Cass. pen. n. 47581/2014
In ipotesi di pluralità di ordinanze applicative di misure cautelari per fatti connessi, la retrodatazione della decorrenza dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 297, comma terzo, cod.proc.pen., impone, ai fini del calcolo dei termini di fase, di frazionare la globale durata della custodia cautelare, imputandovi solo i periodi relativi a fasi omogenee. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che, al fine di verificare l'eventuale decorso del termine di durata previsto per la fase delle indagini preliminari, il periodo di custodia cautelare sofferto in altro procedimento dovesse essere computato esclusivamente per la parte compresa tra il momento dell'arresto e quello di emissione del decreto che disponeva il giudizio).
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 47581 del 18 novembre 2014)
Cass. civ. n. 9308/2011
Sulla base del principio dell'interesse all'impugnazione, il ricorso incidentale tardivo è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l'impugnazione principale metta in discussione l'assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il litisconsorte abbia prestato acquiescenza; conseguentemente, nelle cause inscindibili esso è ammissibile anche quando rivesta le forme dell'impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell'impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che il suddetto interesse sorge dall'impugnazione principale, la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell'assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal litisconsorte; del pari, il gravame incidentale tardivo è ammissibile anche se proposto contro una parte diversa da quella che ha introdotto l'impugnazione principale e su un capo di sentenza diverso da quello oggetto di questa impugnazione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9308 del 22 aprile 2011)
Cass. civ. n. 2211/2007
L'ipotesi di sospensione della prescrizione prevista dall'art. 2942, n. 1, c.c. (relativa ai minori non emancipati e agli interdetti per infermità di mente, per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla cessazione dell'incapacità) si verifica non soltanto quando il minore non emancipato o l'interdetto siano privi di rappresentante legale, ma anche quando tale rappresentante si trovi in conflitto di interessi con il rappresentato, imponendosi un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma, che altrimenti violerebbe l'art. 3 Cost., per l'ingiustificata disparità di trattamento tra il minore non emancipato o l'interdetto privo di legale rappresentante ed il minore e l'interdetto il cui legale rappresentante si trovi in conflitto di interessi con il rappresentato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2211 del 1 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 10795/1999
Con il decreto che dispone il giudizio è consentito formulare anche contestazioni alternative, in quanto, tale metodo, in presenza di una condotta dell'imputato tale da richiedere un approfondimento dell'attività dibattimentale per la definitiva qualificazione dei fatti contestati, risponde a un'esigenza della difesa, posto che l'imputato, da un lato, è messo in condizione di conoscere esattamente le linee direttrici sulle quali si svilupperà il dibattito e, dall'altro, non si vede costretto a rispondere dell'ipotesi criminosa più grave, rinviandosi poi all'esito del dibattimento la risoluzione della questione attraverso la successiva riduzione dell'imputazione originaria, secondo lo schema dell'art. 521 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10795 del 22 settembre 1999)
In tema di istruzione dibattimentale, quando sia necessario svolgere indagini od acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze, il giudice può ritenere superflua la perizia quando pensi di poter giungere alle medesime conclusioni di certezza sulla base di altre e diverse prove; non gli è viceversa consentito di rinunciare all'apporto del perito per avvalersi direttamente di proprie, personali, specifiche competenze scientifiche, tecniche ed artistiche. Invero, in tal modo non sarebbe consentito alla parte di intervenire a mezzo dei suoi consulenti tecnici e quindi, da un lato, di incidere sull'iter di acquisizione della prova, dall'altro, di esaminare e contrastare, prima della decisione, la prova eventualmente a lui sfavorevole. (Fattispecie in cui il giudice di merito, dopo avere acquisito una consulenza tecnica grafologica, disposta in un giudizio civile e prodotta dall'imputato, ne ha disatteso il contenuto sulla base di una complessa operazione valutativa, esposta in motivazione, avente le caratteristiche di una vera e propria perizia).
Cass. pen. n. 7441/1999
Stante l'autonomia del delitto tentato rispetto a quello consumato, ove determinati effetti giuridici siano dalla legge ricollegati alla commissione di reati specificamente indicati mediante l'elencazione degli articoli che li prevedono, senza ulteriori precisazioni, deve intendersi che essi si producano esclusivamente alle ipotesi consumate e non già tentate; ne deriva, in tema di arresto facoltativo in flagranza, che l'applicazione della misura da parte della polizia giudiziaria in ordine ai reati indicati dal secondo comma dell'art. 381 c.p.p. non è consentita nelle ipotesi di tentativo, considerato che la norma espressamente si riferisce, elencandoli per articoli, ai «seguenti delitti», diversamente dal primo comma ove la legge testualmente menziona i «delitti non colposi consumati o tentati» in ordine ai quali è autorizzata la cautela.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 7441 del 16 gennaio 1999)
Cass. civ. n. 3961/1996
Nel rito del lavoro, la costituzione dell'appellato mediante deposito in cancelleria del fascicolo e di una memoria difensiva, da effettuarsi entro il termine previsto dall'art. 436, primo comma, c.p.c., si configura come un onere per l'appellato e non già come una modalità essenziale per la costituzione; ne consegue che, quantunque dall'inottemperanza al predetto onere scaturiscano preclusioni e decadenze, non può negarsi all'appellato che non si sia costituito tempestivamente in giudizio la facoltà di operare la costituzione dopo la scadenza del termine di legge, sia pure al solo fine di esercitare il suo diritto di difesa in sede di discussione orale, con l'ulteriore conseguenza che, qualora l'esito della lite sia a lui favorevole, è del tutto legittima la condanna del soccombente al rimborso, in favore del medesimo appellato, delle spese realmente sopportate come pure dei diritti di procuratore ed onorari di avvocato in relazione ai compiti espletati dal difensore.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3961 del 2 maggio 1996)
Cass. civ. n. 2001/1996
L'assenza di corrispettivo, se è sufficiente a caratterizzare i negozi a titolo gratuito (così distinguendoli da quelli a titolo oneroso), non basta invece ad individuare i caratteri della donazione, per la cui sussistenza sono necessari, oltre all'incremento del patrimonio altrui, la concorrenza di un elemento soggettivo (lo spirito di liberalità) consistente nella consapevolezza di attribuire ad altri un vantaggio patrimoniale senza esservi in alcun modo costretti, e di un elemento di carattere obiettivo, dato dal depauperamento di chi ha disposto del diritto o ha assunto l'obbligazione. Ne consegue che, quando un atto viene posto in essere da una società «controllata», va esclusa la ricorrenza di una donazione e non è necessaria l'osservanza delle forme richieste dall'art. 782 c.c. se l'operazione è stata posta in essere in adempimento di direttive impartite dalla capogruppo o comunque di obblighi assunti nell'ambito di una più vasta aggregazione imprenditoriale, mancando la libera scelta del donante. Inoltre, al fine di verificare se l'operazione abbia comportato o meno per la società che l'ha posta in essere un depauperamento effettivo occorre tener conto della complessiva situazione che, nell'ambito del gruppo, a quella società fa capo, potendo l'eventuale pregiudizio economico che da essa sia direttamente derivato aver trovato la sua contropartita in un altro rapporto e l'atto presentarsi come preordinato al soddisfacimento di un ben preciso interesse economico, sia pure mediato e indiretto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2001 del 11 marzo 1996)
Cass. civ. n. 6169/1993
La disposizione dell'art. 2942, n. 1, c.c., che prevede la sospensione della prescrizione nei confronti degli interdetti per infermità di mente per il tempo in cui non hanno rappresentante legale e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo. avendo carattere di norma eccezionale ricade nel divieto di interpretazione analogica di cui all'art. 14 preleggi, e non è applicabile, pertanto, con riguardo all'interdicendo, non ricorrendo, tra l'altro, identità di ratio fra le due situazioni, stante la possibilità tra la presentazione del ricorso e la pronuncia della sentenza di interdizione di nomina di un tutore provvisorio il quale può esercitare le azioni che competono all'interdicendo, sicché non esiste violazione del principio costituzionale di parità, né del diritto di difesa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6169 del 2 giugno 1993)
Cass. pen. n. 10/1992
Pur dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 445/1990, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 554, comma 2, c.p.p., nella parte in cui questo non prevedeva che, a fronte di una richiesta di archiviazione per ritenuta infondatezza della notizia di reato, il giudice per le indagini preliminari presso la pretura potesse (come invece poteva il suo omologo presso il tribunale), indicare con ordinanza al pubblico ministero le nuove indagini eventualmente ritenute necessarie, non è richiesto, ai fini dell'emanazione di detta ordinanza, che venga osservata la procedura di cui all'art. 127 c.p.p., non essendo detta procedura richiamata (a differenza di quanto si verifica nell'art. 409 c.p.p.), dal citato art. 554 e trovando tale differenza di rito valida ragione nei criteri di «massima semplificazione» cui, ai sensi della direttiva n. 103 della legge delega 16 febbraio 1987, n. 81, deve ispirarsi il procedimento pretorile.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 10 del 3 luglio 1992)
Cass. civ. n. 4191/1975
I casi di sospensione della prescrizione sono tassativamente indicati dalla legge e sono insuscettibili di applicazione analogica e di interpretazione estensiva, in quanto il legislatore regola inderogabilmente le cause di sospensione. Limitandole a quelle che consistono in veri e propri impedimenti di ordine giuridico, con esclusione degli impedimenti di mero fatto. Ne consegue che l'espressa previsione dell'interdizione per infermità di mente come causa di sospensione impedisce l'estensione della medesima disciplina alla mera incapacità naturale. È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2942 n. 1 c.c., nella parte in cui non prevede come causa di sospensione della prescrizione, oltre terdizione, anche l'incapacità naturale, in quanto l'interdizione legale e l'incapacità naturale di intendere e di volere sono situazioni giuridicamente diverse, per le quali ben può essere disposta una diversa disciplina senza alcuna violazione del principio di eguaglianza sancito dall'art. 3 della
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4191 del 19 dicembre 1975)