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Timestamp: 2019-01-20 18:47:01+00:00
Document Index: 48724989

Matched Legal Cases: ['art.9', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10']

Normativa art.9
Per “organizzazione di volontariato di protezione civile” si intende ogni
organismo liberamente costituito, senza fini di lucro, ivi inclusi i gruppi
comunali di protezione civile, che svolge o promuove, avvalendosi prevalentemente
delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti,
attività di previsione, prevenzione e soccorso in vista o in occasione di
eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo affrontabili in via
ordinaria ovvero di calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per
intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri
straordinari, nonché attività di formazione e addestramento, nella stessa
materia. Le organizzazioni di volontariato sono iscritte nei registri regionali
nonché in elenchi o albi di protezione civile previsti specificamente a
livello regionale (art. 1, D.P.R. 8.2.2001, n. 194).
Con riguardo alla predisposizione e attuazione dei piani di protezione
civile, le organizzazioni di volontariato comunicano all’autorità di
protezione civile competente con cui intendono collaborare il numero
dei volontari aderenti e dei dipendenti nonché la specialità individuale
posseduta nell’ambito del gruppo operativo e il grado di responsabilità
rivestito da ciascun volontario all’interno del gruppo (art. 8, D.P.R.
8.2.2001, n. 194).
Il datore di lavoro ha l’obbligo di consentire al lavoratore dipendente che
rivesta la qualifica di volontario della protezione civile di partecipare –
per i periodi di impiego effettivo – agli interventi di soccorso e
assistenza in vista per un periodo non superiore a 30 giorni continuativi
e fino a 90 giorni nell’anno. Se è dichiarato lo stato di emergenza
nazionale, e per tutta la durata dello stesso, su autorizzazione dell’Agenzia,
e per i casi di effettiva necessità singolarmente individuati, i limiti
massimi previsti per l’utilizzo dei volontari nelle attività di soccorso e
assistenza possono essere elevati fino a 60 giorni continuativi e fino a
180 giorni nell’anno. Per le attività di pianificazione, simulazione di
emergenza e di formazione teoricopratica,
tali limiti sono ridotti a un
massimo di 10 giorni continuativi e fino a un massimo di 30 giorni
nell’anno. Le medesime disposizioni si applicano anche nel caso di
iniziative ed attività, svolte all’estero, purché preventivamente autorizzate
dall’Agenzia. I lavoratori che organizzano l’attività hanno diritto di assentarsi e al trattamento economico anche durante le fasi preparatorie
e quelle connesse alla realizzazione degli interventi di addestramento
e soccorso (art. 9, D.P.R. 8.2.2001, n. 194).
Gli interessati o le organizzazioni cui aderiscono sono tenuti a presentare
richiesta al datore di lavoro per l’esonero dal servizio dei volontari
dipendenti, da impiegare in attività addestrative o di simulazione di
emergenza. Tale richiesta deve essere avanzata almeno 15 giorni prima
dello svolgimento della prova (art. 9, D.P.R. 8.2.2001, n. 194). I volontari
della protezione civile hanno altresì diritto, in maniera compatibile con il
tipo di intervento cui sono chiamati e con l’urgenza che giustifica la loro
opera a che venga garantito il loro diritto alla salute e sicurezza
(D.P.C.M. 28.11.2011, n. 231)
Per i periodi di assenza, nei limiti visti sopra, il datore deve:
n mantenere il posto di lavoro (pubblico o privato);
n corrispondere il normale trattamento economico e previdenziale;
n mantenere la copertura assicurativa (art. 9, D.P.R. 8.2.2001, n. 194).
Il datore di lavoro, ove ne faccia richiesta, ha diritto al rimborso degli
emolumenti versati al lavoratore legittimamente impegnato come volontario.
Egli deve presentare istanza all’autorità di protezione civile territorialmente
competente. La richiesta deve indicare analiticamente:
n la qualifica professionale del dipendente;
n la retribuzione oraria o giornaliera spettante;
n le giornate di assenza dal lavoro;
n l’evento cui si riferisce il rimborso;
n le modalità di accreditamento del medesimo (art. 9, D.P.R. 8.2.2001, n.
Essa deve pervenire entro i 2 anni successivi alla conclusione dell’intervento,
dell’esercitazione o dell’attività formativa. L’agenzia di protezione civile
provvede ai rimborsi a favore dei datori di lavoro anche avvalendosi delle
regioni e degli altri enti competenti (art. 10, D.P.R. 8.2.2001, n. 194).
Stante la formulazione della norma, che parla solo di “emolumenti versati al
lavoratore”, i contributi versati dal datore di lavoro durante l’assenza del
lavoratore non sono rimborsabili (INPS, circ. 29.11.1994, n. 314; circ.
13.5.1999, n. 107).
Il dipendente, durante il permesso per partecipare alle attività di protezione
civile, ha diritto di ricevere la normale retribuzione che sarà interessata
dalle ordinarie ritenute fiscali (IRPEF e addizionali).
civile, ha diritto di ricevere la normale retribuzione e ha diritto
alla copertura previdenziale, conseguentemente il datore di lavoro
dovrà continuare a versare la normale contribuzione previdenziale,
assistenziale e assicurativa avendo cura di trattenere dalla busta paga
(prospetto paga/libro unico del lavoro) la quota di competenza del
Come già evidenziato ai volontari della protezione civile che siano lavoratori
dipendenti e che si assentino dal lavoro durante le esercitazioni e i
soccorsi compete l’intero trattamento economico e previdenziale per le
giornate di assenza. La retribuzione è corrisposta direttamente dal datore
di lavoro, il quale ha facoltà di chiederne il rimborso all’autorità di protezione
civile territorialmente competente.