Source: http://bfnavvocati.it/post14.html
Timestamp: 2020-04-08 08:03:22+00:00
Document Index: 64966820

Matched Legal Cases: ['art. 124', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 473', 'art. 473', 'art. 127', 'art. 127']

Nello scorso numero abbiano illustrato quando si può parlare di contraffazione di un marchio.
Occupiamoci ora degli strumenti che il nostro ordinamento giuridico mette a disposizione del titolare del marchio per impedire ad altri di “copiarlo”.
La materia è disciplinata dall’art. 124 al 134 del Codice della Proprietà Industriale; generalmente si è soliti distinguere fra MISURE CAUTELARI e MISURE ORDINARIE:
- MISURE CAUTELARI (dette anche URGENTI)
Le misure cautelari sono volte ad ottenere, in tempi brevi, un provvedimento dell’autorità giudiziaria che “blocchi” l’attività di contraffazione.
Fra queste misure una delle più importanti è il sequestro: il titolare di un marchio può infatti chiedere il sequestro dei beni che costituiscono contraffazione del proprio marchio nonché dei mezzi adibiti alla produzione dei medesimi e degli elementi di prova concernenti la denunciata violazione.
Generalmente il sequestro viene disposto dal Giudice senza aver preventivamente convocato l’altra parte (cioè il contraffattore) il quale pertanto verrà colto di sorpresa, anzi, possiamo dire, “con le mani nel sacco”.
In fase di esecuzione del sequestro ad opera dell’Ufficiale Giudiziario, si possono acquisire preziose informazioni sull’illecito (ad esempio chi è il fabbricante dei prodotti o il suo importatore, il numero di prodotti col marchio contraffatto acquistati e/o venduti e così via…)
E’ inoltre possibile procedere al sequestro di elementi di prova quali, ad esempio, cataloghi e depliant, fatture di vendita e/o di acquisto (elementi questi importantissimi per stabilire l’entità della contraffazione e/o per avere informazioni sul coinvolgimento di eventuali altri soggetti).
Altra misura cautelare è la descrizione; il titolare di un marchio può infatti chiedere all’autorità giudiziaria che sia disposta la descrizione degli oggetti costituenti violazione del proprio marchio nonché la descrizione dei mezzi adibiti alla produzione dei medesimi e degli elementi di prova concernenti la denunciata attività.
Anche la descrizione può essere effettuata dal Giudice senza preventiva convocazione dell’altra parte.
Viene generalmente richiesta al fine di avere un’idea più chiara del fenomeno contraffattivo in essere o quando si vuole evitare che il contraffattore faccia sparire le prove della sua illecita attività.
La descrizione viene effettuata dall’Ufficiale Giudiziario (anche tramite riprese fotografie e video), se del caso con l’ausilio di esperti.
Infine, l’ultima misura cautelare prevista dal nostro ordinamento è l’inibitoria. Con essa il Giudice (che può sempre provvedere senza aver prima convocato la controparte) ingiunge all’autore dell’illecito di cessare ogni attività illecita, ad esempio la fabbricazione, la vendita o l’importazione di prodotti recanti marchi contraffatti.
Al fine di favorire il rispetto di tale ordine, il Giudice può stabilire una somma di denaro (c.d. penale) a carico del contraffattore per ogni violazione o inosservanza dell’ordine di inibitoria successivamente constatata o per ritardi nell’esecuzione della stessa.
Infine, l’ordinanza cautelare d’inibitoria può, su disposizione del Giudice, essere pubblicata su uno o più giornali.
Le misure cautelari sopra illustrate sono di fondamentale importanza in quanto permettono di intervenire velocemente e senza attendere i tempi della giustizia ordinaria normalmente lunghi.
- MISURE ORDINARIE:
Le misure ordinarie si ottengono a seguito di un vero e proprio procedimento giudiziario durante il quale il Giudice avrà sentito i testimoni, interrogato le parti, disposto consulenze tecniche d’ufficio ed in generale acquisito documentazione utile alla decisione.
Ma quali sono le misure ordinarie?
Innanzi tutto, il titolare del brevetto può ottenere dall’autorità giudiziaria una sentenza che vieti al terzo di fabbricare o commercializzare quanto costituisce violazione del marchio.
In parole più semplici, in questo caso il Giudice vieterà al terzo di continuare a produrre o vendere le copie recanti il marchio contraffatto o comunque ne vieterà l’uso.
Al fine di costringere il contraffattore a rispettare tale divieto, l’autorità giudiziaria potrà fissare una somma dovuta per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata e per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.
L’autorità giudiziaria, con la sentenza che accerta che vi è stata contraffazione di un marchio, può anche ordinare la distruzione di tutte le cose costituenti la violazione.
In particolare, in caso di violazione di diritti di marchio, la distruzione può riguardare la sola confezione, a meno che non sia necessario procedere anche alla distruzione del prodotto per eliminare gli effetti della violazione del diritto.
Il Giudice può inoltre ordinare che gli oggetti prodotti, importati o venduti in violazione del diritto, ed i mezzi specifici che servono univocamente a produrli siano assegnati in proprietà al titolare del brevetto violato.
Il giudizio ordinario viene però generalmente introdotto per ottenere il risarcimento dei danni o la pubblicazione della sentenza.
Il Giudice, infatti, può condannare il contraffattore al risarcimento dei danni patiti dal titolare del marchio per l’attività di contraffazione. Il Codice della Proprietà Industriale ha espressamente stabilito che il Giudice, nel determinare la somma dovuto a titolo di risarcimento danni, potrà tener conto di tutti gli aspetti pertinenti, quali le conseguenze economiche negative subite dal titolare del diritto leso (ivi compreso il mancato guadagno), i benefici realizzati dal contraffattore e, nei casi appropriati, elementi diversi da quelli economici come il danno morale arrecato al titolare del marchio.
Infine, il Giudice può ordinare la pubblicazione, in tutto o in parte (a seconda della gravità dei fatti), della sentenza su uno o più giornali, a spese del contraffattore.
Non bisogna dimenticare infine che la contraffazione non costituisce solo un illecito civile (contro il quale il titolare può difendersi con le azioni sopra illustrate), ma anche un illecito penale (art. 473, 474 e 517 codice penale).
In particolare, l’art. 473 codice penale punisce con la reclusione fino a tre anni e con la multa sino a € 2.065,00.= chiunque contraffà o altera marchi, brevetti, disegni o modelli nonché chiunque faccia uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
L’art. 127 del codice della proprietà industriale punisce con la multa sino a € 1.032,91.= chiunque fabbrica, vende, espone, adopera industrialmente, introduce nello Stato oggetti in violazione di un valido titolo di proprietà industriale.
L’art. 127 punisce inoltre con la sanzione amministrativa da € 51,65 a € 516,46 chiunque appone, su un oggetto, parole o indicazioni non corrispondenti al vero, tendenti a far credere che l’oggetto sia protetto da brevetto, disegno o modello o a far credere che il marchio che lo contraddistingue sia stato registrato.
Valutata di volta in volta la specificità del caso concreto, la difesa penale (secondo la nostra esperienza) si è dimostrata spesso la più efficace.