Source: http://magazine.polis-sa.it/lacqua-e-un-bene-pubblico/
Timestamp: 2017-12-13 01:30:34+00:00
Document Index: 170833711

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 113', 'art. 113', 'art. 23', 'art. 113', 'art. 154', 'art. 4', 'art. 11']

L’Acqua è un bene pubblico - Polis SA Magazine
da Giovanni Minardi
Il 12 ed il 13 giugno del 2011, gli elettori hanno abrogato due norme richiamate in due distinti quesiti referendari, che però non erano sulla “privatizzazione dell’acqua” (l’acqua era ed è rimasta un bene pubblico) bensì sulla privatizzazione, parziale o totale, delle società che in alcuni casi, per conto degli enti locali, ne gestiscono il servizio: rete e distribuzione.
Cosa è successo con l’abrogazione referendaria. Di seguito, i testi dei due quesiti sottoposti alle decisioni del Popolo Sovrano.
Quesito, per niente chiaro all’elettore chiamato a decidere per il “SI” (abrogare) oppure per il “NO” (non abrogare). Ha prevalso, a larga maggioranza, il “SI”.
Con la vittoria del “SI” è stato interamente abrogato l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Era previsto che la gestione del servizio idrico venisse affidata a privati attraverso gara oppure a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto con procedura di gara ad evidenza pubblica e detenga almeno il 40%.
La norma abrogata, intendeva mettere definitivamente sul mercato le gestioni di 64 ATO (da qui la privatizzazione della gestione dell’acqua pubblica) che all’ora, o non avevano ancora proceduto ad affidamento, oppure avevano affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Era previsto che queste ultime dovessero cessare improrogabilmente entro dicembre 2011; oppure, potevano continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma, inoltre, disciplinava anche le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovevano diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 ed al 30% entro il dicembre 2015.
Il comma 11, del richiamato art. 23-bis, aveva abrogato la precedente disciplina in materia, contenuta nell’art. 113 d. lgs. n. 267/2000 (Testo Unico sugli Enti Locali). L’art. 113 prevedeva una terza forma di affidamento a società interamente partecipate dall’ente locale, e da questo controllate integralmente anche nella gestione.
L’abrogazione dell’art. 23/bis, ha fermato l’accelerazione sulle privatizzazioni e la consegna al mercato dei servizi idrici. Ha, inoltre, rivitalizzato l’art. 113 D. Lgs. 267/2000 e quindi, riattivato l’affidamento del servizio a società pubbliche, secondo la loro scadenza naturale.
Va detto che nel Codice degli appalti pubblici, vige l’applicazione della normativa comunitaria sulle regole concorrenziali minime in tema di gara ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione di servizi pubblici di rilevanza economica.
Gli Enti Locali, quindi, possono affidare la gestione dei servizi pubblici locali, incluso il servizio idrico integrato, sul quale occorrono tuttavia altre specifiche considerazioni, mediante:
– gara ad evidenza pubblica, in base alle normative sugli appalti o le concessioni di servizi;
– società mista mediante selezione con gara ad evidenza pubblica del socio privato che collabora con il soggetto pubblico, in applicazione delle disposizioni inerenti il Partenariato Pubblico Privato, senza dunque vincoli relativi alla percentuale di capitale detenuta dal privato stesso;
– gestione in house purché in possesso dei requisiti previsti dall’ordinamento comunitario.
La vittoria del “SI” ha parzialmente abrogato il comma 1, dell’art. 154, nella parte che disciplina la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
Poche parole, di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. La parte di normativa abrogata è quella che consentiva al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Abrogando questa parte dell’articolo, si è impedito di fare profitti sull’acqua pubblica.
Dopo la vittoria referendaria del “SI”, la tariffa è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica, del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere e delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell’ente di governo dell’ambito, in modo di assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno, quindi, natura di corrispettivo e mirano solo alla copertura dei costi.
Il “SI” referendario ha riaffermato il principio, che sull’acqua pubblica non prevale il profitto.
Vediamo, ora, alcune importanti disposizioni della legge 5 gennaio 1994, n. 36 e s.m.i.
Art. 8, comma 1: “I servizi idrici sono riorganizzati sulla base di ambiti territoriali ottimali delimitati secondo i criteri elencati nel medesimo comma”.
Art. 11, comma 1: “La regione adotta una convenzione tipo e relativo disciplinare per regolare i rapporti tra gli enti locali ed i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, in conformità ai criteri ed indirizzi di cui all’art. 4 della medesima legge”.
Al comma 3, dell’art. 11, è previsto che i Comuni e le Province, cui compete l’organizzazione del servizio idrico integrato, operino: “… la ricognizione delle opere di adduzione, di distribuzione, di fognatura e di depurazione esistenti e definiscono le procedure e le modalità, anche su base pluriennale, per assicurare il conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge. A tal fine predispongono, sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un programma degli interventi necessari accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale ed organizzativo …”.
L’insieme di tutte queste attività è sintetizzato nel termine “piano d’ambito”, che non compare nella legge, ma viene introdotto dal Comitato per la Vigilanza per l’Uso delle Risorse Idriche nella propria circolare n.929/1998. La nostra Nocera Superiore, rientra nel Piano d’Ambito per la gestione delle risorse idriche, individuato nell’ATO3-Campania, denominato “Sarnese Vesuviano”. L’Autorità preposta ad emanare i regolamenti e a stabilire le tariffe del Servizio Idrico Integrato è l’Ente d’Ambito. Regolamenti e tariffe che sono applicate all’utenza dal gestore: GORI SpA.
I Sindaci, devono garantire i controlli di legge e di gestione, hanno un ruolo importante: devono assicurare i dovuti controlli sulla gestione del servizio idrico integrato (qualità dell’acqua, determinazione delle tariffe ed articolazione tariffaria applicata, manutenzione degli impianti ed investimenti). Di questo si dovrebbe parlare: come il servizio idrico integrato è gestito; come sono determinate le tariffe; della qualità dell’acqua e degli impianti. Ognuno di noi dovrebbe chiedersi: perché compriamo l’acqua in bottiglia? la qualità da chi è garantita? È inutile continuare a parlare di acqua pubblica e non pubblica. L’ACQUA È PUBBLICA!
È della gestione che dobbiamo discutere e quindi, stimolare i preposti al controllo: i Sindaci.
La presunta mancanza di capacità di analisi del Sud
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