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Timestamp: 2020-08-07 12:49:06+00:00
Document Index: 8265470

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Sentenza Cassazione Civile n. 11524 del 11/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11524 del 11/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 11/05/2017, (ud. 02/03/2017, dep.11/05/2017), n. 11524
sul ricorso 2321/2016 proposto da:
NARDELLI;
FLOREALE PONTINA SRL;
avverso la sentenza n. 3797/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
1. B.G. convenne in giudizio la s.r.l. Floreale Pontina davanti al Tribunale di Latina e – sulla premessa di averle locato un immobile ad uso commerciale nel quale la società conduttrice era autorizzata a mantenere cinque celle frigorifere esistenti, che la stessa non aveva tuttavia rimosso al momento di recedere dal contratto e di restituire l’immobile – chiese che la convenuta fosse condannata a rimborsarle la somma spesa per tale rimozione nonchè per la necessaria arrotatura dei pavimenti.
Il Tribunale accolse la domanda e condannò la convenuta al pagamento della somma di Euro 11.743,93, oltre le spese di lite.
2. La pronuncia è stata appellata dalla s.r.l. Floreale Pontina e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 16 luglio 2015, in parziale accoglimento dell’appello ha ridotto la condanna alla minore somma di Euro 309,87 (pari ai soli lavori di arrotatura dei pavimenti), compensando per intero le spese dei due gradi di giudizio.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso B.G. con atto affidato a due motivi.
La s.r.l. Floreale Pontina non ha svolto attività difensiva in questa sede. Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. e il ricorrente ha depositato memoria.
1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione, rilevando che la sentenza avrebbe erroneamente negato che la s.r.l. Floreale Pontina avesse la detenzione dell’immobile già prima della stipula del contratto di locazione; con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c. e segg., in tema di interpretazione dei contratti e dell’art. 1590 c.c..
2. I motivi, da trattare congiuntamente, sono entrambi inammissibili.
Si osserva che le censure sono formulate in modo non rispettoso dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), poichè richiamano una serie di atti e documenti senza indicare dove essi siano reperibili nella presente sede di legittimità. Oltre a ciò, le censure si risolvono in una sostanziale ripetizione delle argomentazioni della sentenza di primo grado, ritenute migliori e più convincenti rispetto a quelle contenute nella sentenza di appello. Per il resto, esse costituiscono un tentativo evidente di ottenere in questa sede un nuovo e non consentito esame del merito, posto che insistono sulla circostanza, ritenuta dalla Corte d’appello non dimostrata, secondo cui la società conduttrice aveva nella propria disponibilità l’immobile anche prima della stipula del contratto; e contestano l’interpretazione del contratto chiedendo semplicemente che ne venga accolta una diversa e più favorevole.
Inammissibile è la censura di vizio di motivazione, trattandosi di una sentenza soggetta ratione temporis al nuovo testo dell’art. 36 c.p.c., comma 1, n. 5), (v. Sezioni Unite, sentenza 7 aprile 2014, n. 8053), posto che la presunta omissione riguarda una circostanza che, invece, è stata esaminata dalla Corte d’appello.
Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte della società intimata.