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Timestamp: 2016-12-11 08:07:26+00:00
Document Index: 84015070

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art.\n23', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 50', 'art. 24', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 50', 'art. 34', 'art. 50', 'art. 3', 'art. 47', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 24']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 79 del 16.06.2006
27/7/2000, n. 212. ALFA S.r.l. D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 23
d'interpello di cui all'oggetto, concernente l'applicabilità ai sensi dell'art.
23 del Testo Unico delle
Imposte sui Redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è stato
La Alfa S.r.l. è una
società sportiva professionistica che gestisce una squadra di ciclisti
professionisti. In particolare, ai sensi della legge 23 marzo 1981, n. 91, ha
stipulato con atleti non residenti, contratti di lavoro.
Il contratto tipo in questione, di cui viene allegata
copia, è titolato "contratto di lavoro autonomo tra società sportiva e
corridore professionista".
Infatti, alla lettera e) delle Premesse si legge che
l'art. 3 della legge 23 marzo 1981, n. 91 prevede "la possibilità di
disciplinare l'attività agonistica degli atleti professionisti mediante
contratti di lavoro autonomo".
Al riguardo, la società istante chiede di conoscere se
sui compensi derivanti da tale contratto di collaborazione coordinata e
continuativa con sportivi residenti al di fuori del territorio dello Stato, nel
particolare caso in Germania, debba essere effettuato il prelievo alla fonte di
cui al comma 1-ter dell'art. 24 del
DPR n. 600 del 29 settembre 1973 anche sulle prestazioni rese fuori dal
L'istante afferma che i
redditi in questione sono inquadrabili tra i rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa che originano redditi assimilati a quelli di lavoro
dipendente disciplinati dall'art. 50,
comma 1, lettera c-bis) del TUIR.
A tale proposito la società osserva che l'art. 24, comma 1-ter, del DPR 600/1973
dispone il prelievo alla fonte sui compensi corrisposti a non residenti in
relazione ad un contratto di collaborazione coordinata e continuativa in misura
Tuttavia, l'istante sostiene che debbano essere
assoggettate a tassazione le prestazioni rese in Italia dallo sportivo e non
anche quelle relative alle prestazioni rese all'estero.
Ciò, in applicazione delle disposizioni contenute
nell'art. 17 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e
Germania, ratificata con legge n. 459 del 1992, che prevede la tassazione
concorrente nei confronti degli sportivi non residenti solo per le prestazioni
esercitate nell'altro Stato contraente.
La società ritiene, pertanto, di dover ripartire il
compenso contrattuale complessivo spettante all'atleta non residente sulla base
del rapporto tra le giornate di gara svolte in Italia rispetto a quelle svolte
all'estero, applicando la ritenuta di cui all'art. 24, comma 1-ter del DPR n. 600 del
1973, esclusivamente sulla retribuzione imponibile per le prestazioni rese in
Com'è noto, i redditi
percepiti in relazione a rapporti di collaborazione aventi ad oggetto la
prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione nel quadro di un
rapporto unitario e continuativo e senza impiego di mezzi organizzati, sono
assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell'art. 50, lett. c-bis) del TUIR.
Al riguardo si osserva che l'art. 34 della legge 21 novembre 2000, n.
342 ha modificato il trattamento fiscale di tali redditi, spostandoli dalla
categoria dei redditi di lavoro autonomo a quella dei redditi assimilati a
quelli di lavoro dipendente, inserendo nell'art. 50, comma 1, del TUIR, la lett.
c-bis) che non ripropone, tra i caratteri essenziali della prestazione, la sua
natura intrinsecamente artistica o professionale.
L'attuale previsione normativa, infatti, ricomprende
anche le prestazioni che si concretizzano in attività manuali od operative (sul
punto vedi circ. n. 67 del 6 luglio
2001, par. 2).
Al riguardo, con Risoluzione n. 73 del 21 maggio 2001, l'Agenzia delle
Entrate ha precisato che le prestazioni di un atleta oggetto di un contratto di
lavoro con una società italiana, stipulato ai sensi dell'art. 3 della legge 23
marzo 1981, n. 91, generano redditi cui "si applicano le disposizioni di
cui all'art. 47 del TUIR (redditi
assimilati a quelli di lavoro dipendente)".
Occorre a questo punto stabilire se e in quali ipotesi
tali fattispecie siano imponibili in Italia in capo al percettore, non
residente, secondo la normativa interna.
Ai fini dell'applicazione dell'imposta ai soggetti non
residenti, i suddetti redditi sono collocati dalla stessa legge n. 342 del 2000,
nell'art. 23, comma 2, lett. b),
del TUIR, e pertanto si considerano prodotti in Italia quando vengono
corrisposti da soggetti residenti nello Stato italiano (vedi circ. n. 67 del 2001 citata, par. 5).
Conseguentemente, l'Amministrazione Finanziaria ha
precisato che: "Se ad erogare il compenso al non residente è un soggetto
nazionale...l'imposta è dovuta in Italia a prescindere dal fatto che le
prestazioni siano materialmente effettuate nel territorio nazionale o
all'estero". (circ. n. 67 del
2001, citata, par. 5).
In definitiva, l'art. 23, comma 2, lett. b) del TUIR
assoggetta a tassazione la totalità del reddito se corrisposto da un soggetto
residente nel territorio dello Stato, indipendentemente dal luogo in cui lo
sportivo esercita la propria attività, così che la ritenuta alla fonte di cui
all'art. 24, comma 1-ter, del
D.P.R. n. 600 del 1973, debba essere operata sull'intero corrispettivo pagato al
Tuttavia, il descritto regime fiscale non è
applicabile qualora le Convenzioni contro le doppie imposizioni, come
normalmente avviene per i redditi degli artisti e degli sportivi, disciplinino
la materia diversamente rispetto alla legislazione interna, prevedendo un
diverso criterio di ripartizione del potere impositivo tra gli Stati contraenti
o un diverso criterio di collegamento per particolari elementi di reddito.
Al riguardo, l'art. 17 della Convenzione
Italia-Germania attribuisce al paese della fonte la potestà impositiva
concorrente sui soli redditi derivanti da prestazioni rese nel territorio dello
Stato, senza che abbia rilievo la residenza del soggetto tenuto a corrispondere
il compenso, tranne che nella particolare ipotesi (diversa da quella in esame)
prevista dal par. 3.
L'elemento che radica il reddito in esame al territorio
dello Stato secondo la Convenzione è il luogo di svolgimento delle specifiche
prestazioni personali dell'artista o dello sportivo e non il complesso
dell'attività sportiva o artistica ovunque svolta dal non residente.
Ne consegue che per i redditi imputabili a giornate di
gara svolte al di fuori del territorio italiano non sussiste il potere
impositivo dello Stato, ai sensi del richiamato art. 17 della Convenzione, né
sono applicabili le regole di diritto interno a fronte di specifiche
disposizioni convenzionali.
Tanto premesso, si ritiene che in presenza di un
contratto che regoli unitariamente il rapporto di lavoro tra una società
residente e uno sportivo non residente, sia possibile ripartire il compenso
contrattuale in relazione al rapporto tra le giornate di gara (tappe
ciclistiche) svolte in Italia e quelle svolte all'estero.
Pertanto, la ritenuta a titolo d'imposta nella misura
del 30 per cento, di cui all'art. 24,
comma 1-ter, del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600, va applicata solo per la
parte di redditi relativa alle prestazioni rese in Italia.
istanza di interpello presentata alla Direzione Regionale per ...., viene resa