Source: http://www.nuovefrontierediritto.it/massime-novembre-2012/
Timestamp: 2017-06-24 03:36:01+00:00
Document Index: 52183859

Matched Legal Cases: ['art. 2935', 'art. 14', 'art. 331', 'sentenza ', 'art. 2948', 'art. 121', 'art. 87']

Massime novembre 2012 – Nuove Frontiere del Diritto
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CASSAZIONE CIVILE Cass. civ., Sez. I, 3 dicembre 2012, n. 21603
CASSAZIONE CIVILE – OBBLIGAZIONI E CONTRATTI
Il Giudice del merito che proceda alla qualificazione giuridica del negozio prescindendo dalla comune volontà delle parti sull’oggetto ed interpreti erroneamente le clausole contrattuali, avendo riguardo ad un solo articolo del negozio, senza prendere in considerazione altre rilevanti previsioni, dÃ luogo ad una violazione dei canoni interpretativi del contratto, come stabiliti dal codice civile, sindacabile dal Giudice di Legittimità.
La qualificazione giuridica del contratto di factoring deve essere effettuata in base ad una analisi della effettiva volontà delle parti, fondata su un esame delle clausole contrattuali, fermo restando che il nucleo essenziale di tale negozio deve rinvenirsi nell’obbligo assunto da un imprenditore (cedente o fornitore) di cedere ad altro imprenditore (factor) la titolarità dei crediti derivati o derivandi dall’esercizio della sua impresa. Il factor, in tale contesto, può acquistare i crediti pro soluto o pro solvendo, ricorrendo allo strumento formale della cessione dei crediti, regolato dagli artt. 1260 e seguenti c.c. Il contratto de quo, pertanto, comporta di regola la cessione della titolarità dei crediti ed è, dunque, basato su una ratio vendendi, sia pure collegata con una serie di servizi accessori, con la conseguenza che nel caso in cui questi ultimi acquistino una prevalenza rispetto alla causa naturale del negozio, sino a trasformarlo in un mandato, occorre, da parte del Giudice, fornire una adeguata motivazione in tal senso (la cui assenza impone nella fattispecie la cassazione della gravata pronuncia con rinvio al medesimo Giudice di Appello in diversa composizione).
Cass. civ., Sez. I, 3 dicembre 2012, n. 21595
FALLIMENTO – LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA E AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA – PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE
Nell’esercizio dell’azione revocatoria ai fini della decorrenza degli effetti sostanziali della prescrizione non può aversi riguardo al momento della consegna dell’atto all’ufficiale Giudiziario. La regola della differente decorrenza degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario si applica, invero, solo agli atti processuali e non a quelli sostanziali. Questi ultimi producono i loro effetti sempre e comunque dal momento in cui pervengono all’indirizzo del destinatario, a nulla rilevando il momento in cui sono stati consegnati, dal mittente, all’Ufficiale Giudiziario.
Nel procedimento concorsuale di amministrazione straordinaria, il termine quinquennale di prescrizione dell’azione revocatoria fallimentare decorre non già dalla data del Decreto Ministeriale che ha revocato l’autorizzazione all’esercizio provvisorio, bensì dalla data di apertura della procedura e contestuale nomina del commissario, unico legittimato all’esercizio dell’azione suddetta. La data del decreto di nomina del commissario rappresenta, invero, il momento in cui, a norma dell’art. 2935 c.c., il diritto può essere fatto valere.
Cass. civ., Sez. I, 3 dicembre 2012, n. 21591
SEPARAZIONE DEI CONIUGI La conflittualià esistente fra due coniugi non può di per sé, né astrattamente, né con riferimento al caso concreto, giustificare la deroga del regime di affido condiviso che, in conformià all’intenzione del legislatore, è quello più idoneo a riequilibrare la condivisione del ruolo genitoriale in favore dell’interesse preminente dei figli minori, assicurando, per quanto possibile, ad entrambi i genitori, il pieno esplicarsi del loro ruolo.
Cass. civ., Sez. lav. 30 novembre 2012, n. 21513
AVVOCATO – PROCEDIMENTO CIVILE
La liquidazione del rimborso forfettario delle spese generali, ai sensi dell’art. 14 del D.M. n. 127 del 2004, spetta in via automatica e con determinazione ex lege. Ne deriva che deve ritenersi compreso nella liquidazione degli onorari e dei diritti nella misura del 10% di tali importi, a prescindere se sia stato menzionato nel dispositivo della pronuncia.
La precisazione delle conclusioni definitive che vengono sottoposte al Giudice è un adempimento del tutto autonomo sia dalle conclusioni rassegnate negli atti introduttivi, sia dalla discussione della causa. Tale attività riveste particolare importanza, giacché con essa si precisa definitivamente l’oggetto della controversia e la pronuncia che viene domandata. Di talché, accertata l’autonomia e la rilevanza processuale e sostanziale delle conclusioni, sia rispetto alle conclusioni degli atti introduttivi che alla discussione della causa, il relativo diritto nei confronti dell’avvocato deve essere riconosciuto e liquidato, in quanto è irrilevante il fatto che i due adempimenti si svolgano, in ossequio al principio della concentrazione processuale, nella medesima udienza.
CASSAZIONE PENALE Cass. pen., Sez. VI, ud. 18 ottobre 2012 – dep. 3 dicembre 2012, n. 46763
CORRUZIONE DI PUBBLICO UFFICIALE – SEQUESTRO PENALE
Ai fini dell’accertamento del delitto di corruzione propria, occorre provare che il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio è stato la causa della prestazione dell’utilià e della sua accettazione da parte del pubblico ufficiale, non essendo in tal senso sufficiente la considerazione della mera circostanza dell’avvenuta dazione.
Il Tribunale del riesame, nel verificare i presupposti per l’adozione di una misura cautelare reale, non può avere riguardo alla sola astratta configurabilià del reato, ma deve valutare, in modo puntuale e coerente, tutte le risultanze processuali. Di talché, deve valutare non solo gli elementi probatori offerti dalla pubblica accusa, ma anche le confutazioni e gli elementi offerti dagli indagati che possano avere influenza sulla configurabilitàe sulla sussistenza del fumus del reato oggetto di contestazione.
Cass. pen., Sez. VI, ud. 21 novembre 2012 – dep. 3 dicembre 2012, n. 46755
INTERRUZIONE DI PUBBLICI UFFICI O SERVIZI
La ingiustificata inottemperanza delle funzioni proprie del servizio farmaceutico da parte del responsabile di farmacia in turno di reperibilià integra il reato di cui all’art. 331 c.p.
Cass. pen., Sez. IV, ud. 19 aprile 2012 – dep. 30 novembre 2012, n. 46428
In sede di legittimità, è possibile dedurre il vizio di “travisamento della prova” che ricorre allorché il Giudice del merito abbia fondato il proprio convincimento su una prova che non esiste o su un risultato di prova sicuramente diverso da quello reale. Ed infatti, in tale ipotesi, il Giudice di legittimità non è chiamato ad un’inammissibile rivalutazione del fatto e delle prove acquisite, ma solo ad accertare se gli elementi di prova utilizzati siano realmente sussistenti e siano stati correttamente richiamati e riportati nella motivazione.
Sono manifestamente infondate le censure motivazionali proposte in sede di legittimità avverso la sentenza di condanna pronunciata nei confronti del ricorrente allorché in essa il giudice di merito, richiamato il contrasto di opinioni scientifiche – nel caso di specie concernente la correlazione tra l’asbestosi ed il mesotelioma – abbia comunque individuato la legge scientifica di copertura ed adeguatamente motivato in ordine, sia alla posizione di garanzia dell’imputato-ricorrente, sia ai profili di colpa individuati a carico dello stesso, sia al nesso causale tra la condotta colposa e l’evento poi determinatosi. (Fattispecie concernente la responsabilità del ricorrente, in qualità di amministratore delegato e legale rappresentante di una società addetta alla produzione di manufatti in cemento-amianto per la morte e lesioni di alcuni dipendenti provocate a seguito dell’esposizione alle fibre e polveri di amianto).
CONSIGLIO DI STATO Cons. Stato, Sez. V, 3 dicembre 2012, n. 6161
LAVORO (RAPPORTO DI) – PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE – PRESUNZIONI
Qualora il lavoratore chieda in giudizio l’accertamento di un diritto avente ad oggetto non già una voce ordinaria o straordinaria della retribuzione, ma l’accertamento di un danno patito per effetto di un’inadempienza contrattuale del datore di lavoro, come nell’ipotesi di danno da usura psico-fisica provocato dal mancato godimento del riposo settimanale, la tutela richiesta non riguarda prestazioni periodiche o aventi causa debendi continuativa, ma l’accertamento di un debito connesso e, tuttavia, di distinta natura, per il quale vale la regola della prescrizione nel termine ordinario (decennale) e non la disciplina della prescrizione (quinquennale) stabilita dall’art. 2948 c.c.
La prova per presunzioni semplici è volta a facilitare l’assolvimento dell’onere della prova da parte di chi ne à onerato, trasferendo sulla controparte l’onere della prova contrario. Una volta che la presunzione semplice si sia formata, e sia stata rilevata, ovvero una volta che del fatto base sul quale si fonda sia stata data o risulti la prova, essa ha la medesima efficacia che deve riconoscersi alla presunzione legale iuris tantum, in quanto l’una e l’altra trasferiscono a colui contro il quale esse depongono l’onere della prova contraria. Ciò detto, il giudice mediante il ricorso alle presunzioni può sopperire alla carenza di prova, ma non anche al mancato esercizio dell’onere di allegazione, concernente sia l’oggetto della domanda che le circostanze in fatto su cui la stessa si fonda.
Cons. Stato, Ad. Plen., 29 novembre 2012, n. 36
OPERE PUBBLICHE – PRESUNZIONI Nelle gara d’appalto da aggiudicare col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa è legittima la verifica di anomalia dell’offerta eseguita, anziché dalla commissione aggiudicatrice, direttamente dal responsabile unico del procedimento avvalendosi degli uffici e organismi tecnici della stazione appaltante. Infatti, anche nel regime anteriore all’entrata in vigore dell’art. 121, D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, è attribuita al responsabile del procedimento facoltà di scegliere, a seconda delle specifiche esigenze di approfondimento richieste dalla verifica, se procedere personalmente ovvero affidare le relative valutazioni alla commissione aggiudicatrice.
Il subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta non può intendersi viziato nella sua legittimità nell’ipotesi in cui il Responsabile Unico del Procedimento si sia limitato a chiedere le giustificazioni per le sole voci sospette di anomalia, e non anche per le altre. Ed invero, è pacifico che il concorrente, al fine di illustrare la propria offerta e dimostrarne la congruità, è ammesso a fornire spiegazioni e giustificazioni su qualsiasi elemento dell’offerta, e quindi anche su voci non direttamente additate dalla stazione appaltante siccome incongrue. Tanto si ricava anche dallo stesso dato testuale ex art. 87, comma 1, del Codice degli Appalti laddove si precisa che le giustificazioni possono riguardare non solo le “voci di prezzo che concorrono a formare l’importo complessivo posto a base di gara” ma anche, in caso di aggiudicazione col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, gli “altri elementi di valutazione dell’offerta”.
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