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Timestamp: 2018-09-20 10:33:03+00:00
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Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza 26152/2011 – Medicina Sociale
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Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza 26152/2011
Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – sentenza 6 dicembre 2011 n. 26152
I.N.A.I.L -… omissis
DE. CI. VI. … omissis
Con sentenza dei 23.11.2006 – 25.1.2007 la Corte d’Appello dell’Aquila, in adesione alle conclusioni del CTU del grado, confermative di quelle adottate dal CTU di prime cure, rigettò il gravame proposto dall’INAIL nei confronti di De. Ci. Vi. avverso la pronuncia del Tribunale di Chieti, che, in relazione all’infortunio sul lavoro verificatosi il (Omissis), aveva riconosciuto al rassicurato, con decorrenza dal 7.5.2003, una rendita (pari ad un gradiente di invalidità del 27%) superiore a quella (22%) riconosciuta dall’Istituto a seguito di visita collegiale de 19.12.1995 (in aumento di quella – 18% – originariamente fissata con il provvedimento di costituzione del 20.11.1989), e successivamente confermata, con parere discorde, all’esito della collegiale medica del 14.12.2000.
L’intimato De. Ci. Vi. ha resistito con controricorso, illustrato con memoria, proponendo a sua volta ricorso incidentale condizionato fondato su un motivo.
2. Il ricorrente principale, denunciando violazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 83 (primo motivo) e vizio di motivazione (secondo motivo), si duole che la Corte territoriale non abbia tenuto conto, omettendo peraltro di motivare al riguardo, dell’avvenuto decorso del cosiddetto termine di cristallizzazione della rendita per infortunio, stante l’intervenuto decorso, alla data della riconosciuta spettanza del maggior gradiente di invalidità, del decennio dalla data di costituzione della rendita stessa.
La censura è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del controricorso per cassazione, non essendo stati riportati in tale atto i passi della memoria di costituzione di primo grado dell’Inail da cui dovrebbe desumersi, secondo l’assunto, la mancata proposizione dell’eccezione.
Anche in disparte da tale pur assorbente rilievo, deve comunque rilevarsi che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la sopravvenienza della diminuzione di attitudine al lavoro entro il decennio fa parte della stessa fattispecie costitutiva de diritto, implicando una presunzione assoluta per effetto della quale devono ritenersi definitivamente stabilizzate le condizioni fisiche; con la conseguenza che l’osservanza di tale termine deve essere accertata dal giudice di merito, indipendentemente da qualsiasi eccezione di parte (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 7935/1987; 11052/1992).
4.1 Come testè ricordato, la giurisprudenza di questa Corte ha reiteratamente affermato che il termine decennale di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 83, entro il quale si può procedere, a domanda dell’assicurato o per disposizione dell’istituto, alla revisione della rendita da infortunio sul lavoro, non è nè di prescrizione, nè di decadenza, non incidendo sull’esercizio, ma sull’esistenza del diritto, ed avendo solo la funzione di delimitare l’ambito temporale di rilevanza dell’aggravamento o del miglioramento delle condizioni dell’assicurato, poichè la legge collega al trascorrere del tempo una presunzione assoluta per effetto della quale devono ritenersi definitivamente stabilizzate le condizioni fisiche; con la conseguenza che l’attivazione del procedimento di revisione e l’accertamento medico legale possono aver luogo oltre il termine decennale se relativi a modifiche intercorse entro il suddetto limite temporale (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 11051/1992, cit.; e, più recentemente, Cass., nn. 16270/2005; 20994/2010; 3870/2011).
Il tenore testuale del dato normativo (“Trascorso il quarto anno dalla data di costituzione della rendita, la revisione può essere richiesta o disposta solo due volte, la prima alla fine di un triennio e la seconda alla fine del successivo triennio”, Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 83, comma 7), che in termini specifici ed inequivoci ricollega il decorso del termine alla “data di costituzione della rendita”, rende quindi irrilevante ai fini de quibus, contrariamente all’avviso del controricorrente, l’intervenuta variazione, medio tempore, della rendita originariamente fissata.
4.2 Il secondo motivo del ricorso principale è invece inammissibile, poichè il vizio di motivazione denunciabile come motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, può concernere esclusivamente l’accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini del giudizio, ma non anche l’interpretazione e l’applicazione delle norme giuridiche (cfr, ex plurimis, Cass., SU, n. 261/2003; Cass., SU, n. 21712/2004).
5. Con l’unico motivo il ricorrente incidentale denuncia violazione di norme di legge (Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articoli 83 e 137), nonchè vizio di motivazione, deducendo che la Corte territoriale non aveva valutato quanto dedotto con l’appello incidentale in relazione alla circostanza che l’infezione tetanica patita dall’assicurato, pur se indotta da causa violenta, aveva determinato il cronicizzarsi dei postumi ad evoluzione peggiorativa, per cui l’infermità risultava caratterizzata da un andamento lento, i cui esiti andavano considerati come malattia professionale, con conseguente applicabilità del termine di 15 anni previsto dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articolo 137.
Il motivo, e con esso il ricorso incidentale che sul medesimo si fonda, è inammissibile, vertendo su questione, implicante accertamento di fatto, non esaminata nella sentenza impugnata, siccome implicitamente assorbita dal ritenuto (ancorchè giuridicamente erroneo) riconoscimento del maggior gradiente invalidante quale postumo dell’infortunio sul lavoro.
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