Source: https://www.neldiritto.it/appdottrina.asp?id=7896&id=7896
Timestamp: 2020-05-30 08:06:55+00:00
Document Index: 72243486

Matched Legal Cases: ['art. 630', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 630', 'art. 630', 'art. 3', 'art. 311', 'art. 289', 'art. 630', 'art. 2', 'art. 1']

| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 30 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 10:6
Sull’illegittimità dell’art. 630 c.p. nella parte in cui non prevede, in relazione al delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione, una circostanza attenuante speciale per i fatti di “lieve entità”
Corte Costituzionale, sentenza 23 marzo 2012 n. 68
Art. 630 c.p. - Sequestro di persona a scopo di estorsione - Circostanza attenuante speciale per fatti di lieve entità - Mancata previsione - Q.l.c. sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia - Asserita violazione dei principi di ragionevolezza, di personalità della responsabilità penale e della funzione rieducativa della pena (art. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, della Costituzione) - Illegittimità costituzionale parziale.
È costituzionalmente illegittimo l’articolo 630 del codice penale, nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata è diminuita quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità.
La Corte costituzionale, con la sentenza in epigrafe, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 630 c.p., nella parte in cui non prevede, in relazione al delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione, una circostanza attenuante speciale per i fatti di “lieve entità”, in particolare quando il fatto risulti tale per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo.
La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia, il quale dubita della conformità dell’art. 630 c.p. con i principi costituzionali di ragionevolezza, di personalità della responsabilità penale e della funzione rieducativa della pena (art. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, della Costituzione) nella parte in cui tale norma non prevede una circostanza attenuante speciale, analoga a quella applicabile, in forza dell’art. 311 c.p., al delitto di sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione, di cui all’art. 289-bis del medesimo codice. Nel dettaglio, ad avviso del giudice a quo, la norma censurata prevede, per il sequestro a scopo estorsivo, una risposta sanzionatoria di eccezionale asprezza e tutta compressa «verso l’alto» – la reclusione da venticinque a trenta anni – non ragionevolmente proporzionata all’intera gamma dei fatti riconducibili al modello legale.
Con particolare riguardo al reato oggetto di censura, giova richiamare brevemente il quadro normativo.
L’attuale assetto sanzionatorio del sequestro di persona a scopo di estorsione, delineato dall’art. 630 c.p., è l’epilogo di una serie di interventi normativi, ormai alquanto risalenti nel tempo e con i tratti tipici della legislazione “emergenziale” (artt. 5 e 6 della legge 14 ottobre 1974, n. 497, recante “Nuove norme contro la criminalità”; art. 2 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, recante “Norme penali e processuali per la prevenzione e la repressione di gravi reati”, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191; art. 1 della legge 30 dicembre 1980, n. 894, recante “Modifiche all’articolo 630 del codice penale”).