Source: https://www.romagnauno.it/san-marino/san-marino-report-del-consiglio-grande-e-generale-di-san-marino-del-5-dicembre/
Timestamp: 2019-04-21 20:09:22+00:00
Document Index: 62763794

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5']

San Marino, Report del Consiglio Grande e Generale di San Marino del 5 dicembre - RomagnaUno
San Marino, Report del Consiglio Grande e Generale di San Marino del 5 dicembre
Ecco il report del Consiglio Grande e Generale del 5 Dicembre:
Si parte con la conclusione del dibatitto, avviato la sera precedente, del primo dei due progetti di legge di iniziativa popolare relativo alla “Modifica della legge sulla cittadinanza in materia di naturalizzazione”. E’ seguito quindi il confronto sul Progetto di legge di iniziativa legislativa popolare “Modifica alle legge sulle Giunte di Castello”, nel corso del quale il Pdcs ha presentato un Ordine del giorno per chiedere di anticipare l’esame in seconda lettura del provvedimento con un riferimento in Aula sui problemi sollevati dalla Consulta dei sammarinesi residenti all’estero in tema di trasmissione di cittadinanza e diritto di voto.
Il terzo Pdl presentato in Aula è la Modifica della legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica a firma dei consiglieri di minoranza Pasquale Valentini, Francesco Mussoni, Gian Matteo Zeppa, Giancarlo Capicchioni, Federico Pedini Amati e Denise Bronzetti. Il Progetto di legge vuole sopperire al fatto che per il Permesso straordinario per esigenze umanitarie di protezione sociale “non sono previste disposizioni che consentano la sua trasformazione in permesso di soggiorno ordinario o in residenza”. Nel corso del dibattito, il Segretario di Stato Andrea Zafferani e il consigliere di Rf, Fabrizio Francioni, aprono all’opposizione, ribadendo che i principi espressi dal progetto di legge sono condivisibili e anticipando il confronto in Commissione Affari esteri.
Ultimo provvedimento in prima lettura è il Pdl “Avvio della prima fase di sperimentazione delle Indicazioni curricolari per la Scuola Sammarinese“, presentato dal Segretario di Stato per l’Istruzione Marco Podeschi. “Con questo progetto- spiega all’Aula- si intende contribuire all’arricchimento dell’offerta formativa del nostro sistema scolastico, rendendone più incisiva l’efficacia attraverso la creazione di un percorso educativo rispondente alle esigenze formative in continua evoluzione degli allievi”.
Ultimo comma affrontato è il 24, con il Progetto di legge in seconda lettura “Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali”, presentato dal Segretario di Stato per gli Affari interni, Guerrino Zanotti. I lavori si interrompono con l’approvazione dell’articolo 5, l’esame del testo (con 129 articoli) proseguirà in seduta notturna.
Progetto di legge di iniziativa legislativa popolare “Modifica alla legge sulla cittadinanza in materia di naturalizzazione” (presentato dal Signor Marino Ercolani Casadei ed altri) Prima Lettura
Ho avuto modo di ascoltare molti miei colleghi ieri sera, su questa materia dovremmo cercare di acquisire un punto di vista politicamente maturo, evitando di schierarsi a priori. I promotori del Pdl sostengono una rivisitazione dell’iter do acquisizione della residenza per naturalizzazione, tra cui la riduzione degli anni per l’acquisto della cittadinanza, da 25 a 15 anni di residenza. Di fatto, ad oggi chi possiede la residenza sammarinese non ha discriminanti rispetto chi ha lo status di cittadini.
Non si può discutere una materia così delicata senza un quadro che definisca come l’estero- l’Europa e il mondo- percepisca il nostro stato di cittadino. L’abbassamento dei paletti per concessisone delle residenze- nella cui direzione va anche il provvedimento rimasto sospeso ieri- deve essere messo in relazione a questo Pdl e farci interrogare se è giusto l’abbassamento anche per la cittadinaza. Questa normativa credo debba venire dopo uno studio demografico che tenga in considerazione la sostenibilità dei nostri servizi primari, scuola e sanità, prima di intraprendere scelte che mi sembrano solo essere scelte-spot. come quelle che abbiamo visto arrivare in questo Consiglio. L’arrivo di tutti questi provvedimenti fa nascere il sospetto che la maggioranza si stia impegnando per assicurarsi voti nuovi alle prossime elezioni.
Negli anni abbiamo avuto una fioritura di nuove possibilità di assumere la residenza sammarinese, cui si aggiungono le problematiche relative ai cittadini residenti all’estero e alla trasmissione della cittadinanza, come il fatto che l’Ue, nel corso del negoziato per l’accordo di associazione, ci richiamerà alla libera circolazione delle persone. Di fronte a istanze legittime come quelle avanzate da questa legge, c’è l’esigenza di un approccio che costruisca un quadro coerente di interventi. C’è bisogno quindi di inquadrare le modalità di ottenere le residenze, da quelle infatti poi deriva l’ottenimento della cittadinanza, e in una fase successiva, si dovrà trattare il diritto di voto. Faccio una proposta finale che riassume altre considerazioni: la Commissione non dovrebbe partire esaminando l’articolato.Pprima di passare al’esame, sarebbe estremamente necessario che sulla problematica della cittadinazna e della residenza il Consiglio si interrogasse, arrivasse alla definizione di un quadro generale, anche sulla base delle domande che ci sta facendo la Commissione europea, tenendo conto del rapporto speciale con l’Italia.
Oggi dire che c’è confusione su come vengono date le residenze è riduttivo, abbiamo 5 leggi, altrettanti decreti e articoli, ognuna con una particolarità: dalle residenze della legge per lo sviluppo, a quelle per gli investimenti. Come viene concessa la residenza è importante ed è legata all’automatismo per la cittadinanza. L’attuale normativa prevede la concessione della cittadinanza in via esclusiva, con la rinuncia della propria. Su questo punto noi oggi sosteniamo l’indirizzo della legge, ce lo dicono le norme internazionali, l’Ecri. Invitiamo la politica ad accelerare i tempi e ad affrontare con determinazione e serietà il problema della doppia cittadinanza. Sull’automatismo: dal 2016 non ci sono più i tempi di attesa per l’autorizzazione, il passo in avanti è stato fatto. Sulla riduzione dai 25 ai 15 anni credo si debba aprire un confronto serio qui in Aula, il tema è trasversale e non deve far paura, accogliamo con favore questo Pdl in prima lettura, ma invitiamo maggioranza e governo di farsi carico di altri problemi legati alla legge, tutta la normativa delle residenze e gli aspetti in ambito di accordo Ue.
La cittadinazna è un tema delicato per un paese di 1700 anni di storia, enclave di un Paese più grande e senza confini di Stato con questo paese. Ricordo quando la legge indicava il requisito di 30 anni di residenza e un provvedimento straordinario per avere la cittadinanza. La rinuncia alla cittadinanza di origine è una richiesta forte, a chi vuole diventare cittadino sammarinese oggi gli si chiede una scelta tra due paesi, è una scelta difficile. Sono elementi che ci devono fare riflettere con impatti immediati sul futuro. San Marino sta seguendo percorsi con l’Ue, la libera circolazione delle persone è una delle problematiche sul tavolo e la scelta di diminuire i vincoli soggettivi richiesti per la cittadianzna sammarinese avranno impatto differente sul prossimo futuro. Una riflessione in questo senso, come auspicata, nelle sedi istituzionali, un confronto che sia in Commisisone o in Consiglio, credo sia negli interessi di tutta l’Aula per cercare di analizzare al meglio gli impatti immediati e futuri di determinati cambiamenti sulla modalità di acquisizione di cittadinanza per naturalizzazione. Lo auspichiamo tutti, prima di arrivare all’analisi dell’articolato bisogna essere consapevoli di quello che succederà.
Comma 18. Progetto di legge di iniziativa legislativa popolare “Modifica alle legge sulle Giunte di Castello” (presentato dal Signor Marino Ercolani Casadei ed altri) Prima lettura
Con questa proposta di legge si vuole riconoscere il diritto di elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri residenti, come previsto dalla Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo in data 5 febbraio 1992, la quale al Capitolo C riconosce “il diritto di voto attivo e passivo a livello locale a tutti gli stranieri che risiedano legalmente in uno dei Paesi membri da almeno 5 anni”. Con tale disposizione il Consiglio d’Europa ha introdotto il concetto di cittadinanza civile, che attribuisce ai cittadini dei Paesi terzi residenti nell’Unione Europea uno status che prevede diritti e doveri econon1ici, sociali e politici, incluso il diritto di voto alle elezioni municipali ed europee, rilevando in particolare l’importante ruolo che la cittadinanza civile può ricoprire nel favorire, attraverso un accresciuto senso di appartenenza alla comunità di residenza, positivi percorsi di integrazione. Quindi il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo ai cittadini stranieri residenti è sicuramente una tappa importante nel percorso di integrazione di San Marino nell’Unione Europea attraverso l’accordo di associazione che è in procinto di essere siglato.
La partecipazione dei cittadini stranieri in forma diretta alla vita amministrativa delle Giunte di Castello ed il coinvolgimento di tutte le espressioni della comunità nella determinazione della politica locale comporta la rimozione di tutti quegli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza delle persone. Può apparire una distorsione del principio di equità e di democrazia il fatto che il diritto di voto venga negato al cittadino straniero residente ed allo stesso tempo venga riconosciuto al cittadino sammarinese che vive in pianta stabile all’estero.
Nella precedente legge presentata, colgo elementi di lavoro e approfondimento per cercare di rispettare tutte quelle sensibilità che sappiamo presenti nel nostro territorio, rispetto alla doppia cittadinanza. Dobbiamo approfondire aspetti normativi in maniera moderna e inclusiva per il nostro paese. Diversamente su questo Pdl sono contrario fin dall’origine, siamo un piccolo territorio di 64 kmq, che nella sua piccolezza è in grado di ospitare un numero importante e consistente di soggetti residenti. Se è lungo il tempo in cui acquisisco a cittadinanza, è rapido invece il tempo di acquisire lo status di residente per moltissimi casi previsti dalla legge. Per cui, aprire oggi come richiedono i presentatori un concetto di partecipazione attiva fuori dalla cittadinanza alla vita decisionale dal punto di vista politico, sebbeno territoriale individuato nelle giunte di castello, trova grandi dififcoltà per poterlo accogliere. Oltre tutto è aperto dibattito politico su quale debba essere il ruolo delle Giunte di Castello, rispetto cui non siamo riusciti a dare una più moderna forma di regolamento. Se non sappiamo quale sarà il futuro delle nostre Giunte di Castello, noi oggi non possiam anticipare il lavoro su un Pdl come quello presentato che chiede introduzione di coinvolgimento di soggetti sì residenti, sì di chi vive nel nostro Paese, che contribuiscono alla vita del nostro Paese, ma oggi sarebbe azzardato aprire uno scenario di concessione di quel coinvolgimento quando ancora tutte le altre caselle di vere funzionamento del nostro assetto istituzionale territoriale non hanno un panorama definitivo.
Non possiamo parlare di questo tema senza aver chiarito il concetto di cittadinanza e la connessione tra cittadinanza e diritto di voto, cosa che per noi è scontata nel nostro ordinamento, ma non è scontata invece la libertà dell’eserczio di diritto di voto. Avendo cittadini in altri parti del mondo, quel diritto non è infatti possibile esercitarlo in modo incondizionato. Allora affrontando questo tema- dare la possibilità di voto ai residenti nei Castelli- richiederebbe un approfondimento. E men che meno si può pensare di procedere, senza aver risolto il fatto che i nostri cittadini residenti all’estero non sono chiamati a votare per le Giunte di Castello. Così noi rischiamo di fare un ‘pataracchio’. Ho il timore della fretta di fare le cose solo per ‘dare segnali’. Presenterei un Odg che dice, in sintesi, ‘considerata questa legge e che abbiamo esaminato non più di qualche mese fa in Commissione esteri le richieste della Consulta dei sammarinesi all’estero su cittadianzna e diritto di voto, ciediamo che, prima di esaminare in seconda lettura questo progetto, siano esaminate quelle richieste’, diversamente sarebbe un assoluto schiaffio che le loro richieste non siano nemmeno prese in considerazione e invece ci preoccupiamo di un altro tipo di problematiche.
Il sentimento con cui questo Pdl è stato concepito merita tutto rispetto, per l’alto valore etico, chi vive qui da anni, la sua quotidianità sociale e lavorativa non può che voler condividere le iniziative delle Giunte di Castello che oggi vivono un momento di sofferenza, perché spesso relegate a una parte un po’ marginale, come a scopi organizzative di feste, ma il potere delle Giunte è questo? Occorre rivedere il loro ruolo istituzionale nella nostra società, con questa richiesta potremmo considerare il contributo dei residenti che potrebbero arricchire progetti e iniziative che la Giunta porta avanti.
Il Consiglio Grande e Generale, preso atto della presentazione in prima lettura della Pdl “Modifica della legge sulle Giunte di Castello”, considerate altresì le richieste avanzate dalla Consulta dei cittadini sammarinese dei residenti all’estero in tema di trasmissione cittadinanza ed espletamento del diritto di voto,
impegna l’Ufficio di Presidenza di iscrivere nei lavori consiliari, prima dell’esame in prima lettura della legge, un riferimento e un dibattito sui temi posti dalla Consulta.
Esprimo tutta la volontà per trovare soluzioni che implementino i ruoli delle Giunte e li definiscano per essere espressi con tutta la loro dignità e autorevolezza. La questione però che viene posta all’attenzione del Consiglio Grande e Generale è quella di prevedere un elettorato attivo e passivo per chi risiede per almeno 5 anni nei Castelli di residenza. Noi siamo favorevoli che ciò possa avvenire, è una direttiva che tutti gli Stati stanno perseguendo. Sono disponibile a sostenere questo passaggio secondo le formulazioni che verranno proposte in via definitiva, facendo in modo che il governo possa esaminare il provvedimento dal lato tecnico.
Comma 19. Progetto di Legge “Modifica della Legge 28 giugno n.118/2010 e successive modifiche (Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica)presentanti i
Il presente progetto di legge che presentiamo all’attenzione del Consiglio Grande e Generale nasce dalla constatazione che riguardo al Permesso straordinario per esigenze umanitarie di protezione sociale non sono previste disposizioni che consentano la trasformazione di tale permesso, rinnovabile annualmente, in permesso di soggiorno ordinario o in residenza. Poiché tale trasformazione può risultare indispensabile per rendere effettiva sotto tutti gli aspetti la permanenza in Repubblica di soggetti che abbiano usufruito del permesso straordinario suddetto, si propone ai attribuire alla Commissione Consigliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, la facoltà di operare questa trasformazione con l’introduzione di un comma aggiuntivo all’art. 16 della legge oggetto di modifica.
I principi del Pdl sono condivisi. C’è la possibilità di esaminare il pdl in Commissione, confidando che i principi contenuti possano diventare legge, in fase preliminare mi limito a dire questo e nelle sedi competenti il Segretario agli Esteri avrà modo di entrare nei dettagli.
La proposta di legge è assolutamente condivisibile. Unico rilievo, sull’articolo, come viene modificato, c’è scritto ‘trasformazione del permesso di soggiorno ordinario o residenza’, quando si andrà a discutere in Commissione potremo vedere quale caso nello specifico sarà indicato per il permesso e quale per la residenza.
Ci sono innumerevoli casi di permessi di soggiorno- umanitari, straordinari, residenza per avvicinamento famigliare etc. Questo Pdl nasce da una questione sollevata su un caso specifico in Commissione esteri che non sarà certamente l’ultimo. Credo sia il caso di cominciare a lavorare su leggi di riferimento in maniera chiara per non dover arrivare in Commissione e doversi esprimere o pro o contro un diritto acquisito.
Comma 20. Progetto di legge “Tutela dei titolari di obbligazioni subordinate emesse da Asset Banca S.p.A.”
L’intervento normativo si inserisce nell’ambito delle azioni finalizzate a preservare la fiducia nei confronti del sistema bancario della Repubblica di San Marino, attraverso l’introduzione di misure di tutela straordinaria degli interessi di investitori e risparmiatori. La legge assicura le condizioni economiche, la tipologia degli strumenti, le modalità e l’arco temporale di rimborso, nel rispetto delle disposizioni per la cessione in blocco di attivi e passivi di Asset Banca S.p.A – in liquidazione coatta amministrativa – a Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A.. In tal senso, viene assicurata la valutazione e consistenza del compendio ceduto effettuata dal Comitato di sorveglianza di cui all’art. 41 della Legge 21 dicembre 2011 n.144, con particolare riferimento alla quantificazione dello sbilancio di cessione.
Contemporaneamente investitori e risparmiatori titolari delle obbligazioni subordinate emesse da Asset Banca S.p.A, rientranti nella cessione in blocco in parola, non sono oggetto di misure tipiche di “bail-in”, sistema di risoluzione delle crisi bancarie introdotto dalla Direttiva UE 2014/59, non ancora introdotte nell’ordinamento dalla Repubblica di San Marino. In particolare, la legge stabilisce l’emissione di un nuovo prestito obbligazionario subordinato, della durata di 5 anni, da parte di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A., in favore dei titolari dei prestiti obbligazionari subordinati ceduti. E’ fissato che la conversione avvenga con prezzo pari al valore nominale delle obbligazioni subordinate emesse da Asset Banca S.p.A. e che sia riconosciuto un tasso cedolare annuo. In considerazione della straordinarietà del provvedimento, il tasso cedolare viene stabilito in misura non superiore allo 0,75%. Contemporaneamente, si segnala che l’introduzione di tale misura costituisce rafforzamento patrimoniale del soggetto cessionario Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A., risultando possibile l’utilizzo dell’emissione prevista dal decreto quale misura di rafforzamento patrimoniale supplementare ai fini di stabilità e solvibilità della banca.
Il provvedimento legislativo si compone di 4 articoli. L’articolo 1 contiene l’ambito di applicazione e le finalità. L’articolo 2 reca disposizioni riguardanti le modalità e le condizioni economiche di conversione dei prestiti obbligazionari subordinati emessi da Asset Banca S.p.A, e disciplina le regole di conversione, la durata delle nuove obbligazioni subordinate, il relativo tasso cedolare e le modalità di rimborso. L’articolo 3 individua le misure di trasparenza e comunicazione dell’operazione di conversione nei confronti dei titolari dei prestiti obbligazionari subordinati oggetto di conversione. L’articolo 4 stabilisce l’entrata in vigore.
Questo Pdl tecnicamente ci impegneremo a valutarlo in sede di Commissione e in seconda lettura. Sicuramente è un Pdl che in una situazione ordinaria sarebbe complesso, le obbligazioni subordinate sono generalmente ad alto rischio e difficilmente vengono rimborsate. Come Stato però ci troviamo in una situazione particolare, c’è stata un’attività economica con una vicissitudine particolare che ha portato alla sua chiusura. Ci troviamo a ragionare su un provvedimento che, per l’attività errata degli allora ispettori di Banca centrale- che non hanno seguito quelle che dovevano essere le loro procedure- hanno forzato una liquidazione coatta, causando effetti che si sono riversati sugli investitori. E molti di questi erano azionisti e sottoscrittori di obbligazioni subordinate. Questo ci deve far riflettere e far lavorare sul fatto che il provvedimento sia circoscritto a questa casistica che mi auguro non si ripeta più a San Marino. Le regole del mercato devono restare tali e quali. Se c’è una responsabilità pubblica bisogna prenderne atto. Questo passaggio può far recuperare fiducia, d’altra parte bisogna rientrare nelle regle generali del mercato e lavorare perchè il provvedimento sia circoscritto a questa casistica.
La vicend legata ad Asset la conosciamo tutti, c’è stata volontà di salvaguardare tutti i risparmiatori non ricorrendo alla misura del bail-in che in altri sistemi vicini a noi si addotta per le risoluzoni delle crisi bancarie per salvaguardare tutti.
Tutti quanti abbiamo potuto apprendere dalla lettura dell’ordinanza le discussioni, i conflitti, le anomalie della brutta vicenda Asset. Inutile puntare il dito sulla politica, ma permettetemi ancora una volta di mettere in evidenza che quanto meno l’allora Ccr non ha analizzato le questioni sottoposte. Il provvedimento è figlio del Decreto delegato del luglio 2017, che andava a tutelare i risparmiatori e venne introdotta la delega. Ci sarà l’esame in commissione Finanze dal punto di vista tecnico, spiace non aver sentito un riferimento del governo, anche se è un provvediemtno che nasce dalla maggioranza, la voce della Segreteria Finanze non avrebbe guastato. Il Ps farà di tutto per migliorare il progetto e per far sì che si accorcino i tempi di attuazione per chi ha investito in subordinate e a distanza di due anni dalla crisi Asset non ha ancora avuto riscontro in merito.
La legge presentata è necessaria a seguito dei fatti di Asset di due anni fa, una forma di esproprio autorizzato ma illegittimo su cui siete andati avanti contro tutto e tutti, muovendo poi contestazioni nei confronti di Bcsm. Non siamo qui per fare barricate al provvedimento, ma se tutto questo avveniva in tempi non sospetti o con attività virtuose decisamente diverse, avremmo fatto vivere questi due anni in maniera diversa a quei risparmiatori che per lungo tempo non hanno potuto accedere ai propri risparmi nemmeno per un euro. Tutto questo lo sommiamo alla mancanza di virtuosità con cui si è svolta l’operazione di Asset Banca. Dovevamo tutelare i risparmiatori – non gli errori che potevano essere evidenziati in maniera anche strumentale. Comunque ben venga questo Pdl, anche se tardivo, perché almeno a distanza di due anni qualche punta di certezza sui propri risparmi, i risparmiatori di Asset oggi ce l’hanno.
Bisogna tutelare i risparmiatori rispetto chi e che cosa? Forse da un governo che non ha saputo evitare che una cricca finanziaria si insediasse in una banca. Dall’ordinaza del tribunale vengono fuori i dettagli su come sono stati decisi il commissariamento e i documenti prodotti in quest’Aula consigliare. Il governo non è stato capace di tutelare i risparmiatori dall’infiltrazione di un gruppo criminale. Nel merito del Pdl, inoltre, c’è tutta una serie di criticità.
Questo è un provvedimento che mira comunque nell’andare a riequilibrare alcune posizioni dovute alla chiusura di un istituto di credito si cui ci sono ancora posizioni all’interno del nostro tribunale che meriteranno un approfondimeto su come è avvenuta la liquidazione. Ci auguriamo che tutte le questioni siano affrontate con la massima trasparenza e rigidità, se vi sono stati atteggiamenti che meritano l’attenzione del Tribunale- che al momento ha un fascicolo aperto- si arriverà a far chiarezza. Il provvedimento mira alla tutela dei risparmiatori e non può che essere accoglibile. Sicuramente alcune correzioni tecniche dovrebbero essere intraprese, mi riserverò di portarle all’attenzione dell’Aula.
Sicuramente è un pdl che va nella direzione dei risparmiatori di Asset che avevano fatto investimenti su obbligazioni subordinate. E’ vero che in Italia in casi analoghi le obbligazioni subordinate non vennero rimborsate, per es. nel caso di Banca Marche. Però qui il problema non è questa legge o meno, è il grande errore fatto nella gestione di quel tipo di liquidazione, in quella maniera. E’ stata fin dall’inizio una gestione catastrofica. E oggi con una serie di interventi, da ultimo questo, si cerca di tamponare situazioni che riguardano i risparmiatori che avevano investito in quella banca.
Dietro questo Pdl ci sono una Lca e una sentenza che dovrebbe arrivare a giorni. Non si tratta di allarmare la cittadinanza, ma renderla consapevole di quanto è avvenuto con la compiacenza della maggioranza. Tutto quello che riguarda la vicenda Asset, fino all’inclusione forzata in Cassa di risparmio, gli 888 mln di euro di debito pubblico sollevato dalla Ccfp. Il pdl è una pezza a tutte queste forzature.
Dau na parte si inneggia all’autonomia delle istituzioni, dall’altro si sollevano ambiti che dovrebbero essere separati. Asset banca non è stata commissariata dal governo. Non ci sono sentenze al momento sugli accadimenti di Asset Banca, non c’è sentenza in ambito amministrativo.
In altre realtà le obbligazioni subordinate non sono minimamente tutelate, spero tutti i gruppi in Aula riconoscano l’importanza di dare un messaggio di affidabilità del paese sulla tutela del risparmio, a prescindere da vicende bancarie di segno critico, come avvenute anche in altre realtà. Come gruppi di maggioranza abbiamo ritenuto molto opportuno portare all’attenzione dell’Aula questo progetto, un intervento importante non solo per i diretti interessati, ma nella direzione di riaccreditamnto del sistema bancario sammarinese. Speriamo il Pdl abbia il percorso più breve possibile e siamo aperti a ulteriori approfondimenti in ambiti istituzionali.
Comma 21. Progetto di legge “Avvio della prima fase di sperimentazione delle Indicazioni curricolari per la Scuola Sammarinese”. Prima lettura.
Marco Podeschi, Segretario di Stato per l’Istruzione, dà lettura della relazione al Pdl
Le scuole della nostra Repubblica, ad eccezione dell’lnfanzia, si sono spesso avvalse di testi programmatici redatti per istituti esteri, poi adattati in alcuni casi alla realtà sammarinese.
I testi programmatici cui fanno attualmente riferimento i docenti sammarinesi sono stati elaborati in periodi differenti, spesso distanti tra loro: gli Orientamenti per la scuola dell’infanzia sono i più recenti e risalgono al 2004; i Programmi della scuola elementare sono stati approvati con delibera del Congresso di Stato n.9 del 16 luglio 1987, quelli invece della scuola media recepiscono, senza significative modiche, gli italiani del 1979. Nell’ultimo decennio sono stati effettuati interventi rilevanti, ma circoscritti ad ambiti specifici, con l’approvazione dei curricoli verticali di alfabetizzazione informatica (Decreto 2 marzo 2006 n.53) e di lingua inglese (Decreto 10 luglio 2005 n.98) e con l’adozione di indicazioni curricolari su conoscenze ed abilità inerenti alla realtà sammarinese (Decreto 15 marzo 2006 n.57).
Gli insegnanti avevano quindi come riferimento per la loro attività didattica testi nati in periodi differenti, distanti tra loro, con visioni pedagogiche e didattiche non sempre coerenti.
Pertanto la redazione di Indicazioni curricolari, nate da un confronto e un dibattito interni al mondo scolastico del nostro Paese, costituisce una significativa novità ed un obiettivo molto ambizioso.
L’intenzione era quella di creare un progetto educativo organico e progressivo, che riguardasse tutte le istituzioni che svolgono un/azione educativa, perché, pur nella specificità di ogni grado scolastico, fosse condiviso l’impegno comune per l’educazione della persona, ((che rappresenta un bene e una priorità fondamentale per la Repubblica e per lo sviluppo morale, civile ed economico del Paese” (art. 1 della Legge 12 febbraio 1998 n.21 ((Finalità della scuola e diritto all’istruzione”).
Per dare corpo a questo progetto sono stati, fin dalla prima fase, coinvolti i docenti, per valorizzarne la professionalità e rendere il più possibile aderenti alla realtà sammarinese e ai bisogni dei nostri studenti le nuove Indicazioni curricolari. In questo modo il testo finale sarebbe stato l’esito di un processo vissuto in prima persona e, quindi, strumento operativo per l’attività didattica.
I lavori hanno avuto inizio nell’anno scolastico 2014/2015: tre gruppi di lavoro, composti da rappresentanti di ogni ordine scolastico, compreso l’asilo nido, coordinati dai prof. Giancarlo Cerini, Luigi Guerra e Carlo Petracca, si sono dedicati alla elaborazione della Premessa pedagogica e culturale.
Il primo gruppo ha analizzato i profondi cambiamenti intervenuti nella nostra comunità e a livello internazionale (globalizzazione, flussi migratori, informatizzazione), interrogandosi su quali fossero i compiti della scuola in uno scenario culturale, sociale ed economico dalla fisionomia inedita. Si è riflettuto sull’identità degli alunni di oggi e sui loro bisogni formativi, tenendo in considerazione anche recenti documenti sull’educazione di sfondo internazionale ed europeo, nella consapevolezza che è ormai indispensabile attraversare i confini nazionali e confrontarsi con una dimensione più estesa. In tali documenti emerge l’esigenza condivisa di costruire uno spazio culturale comune che, pur rispettando le caratteristiche dei diversi ordini scolastici, li impegni a fornire a tutti i giovani competenze chiave per la realizzazione personale, la cittadinanza attiva, la coesione sociale e la vita lavorativa, in un mondo in rapido mutamento e caratterizzato da forti interconnessioni. Dall’analisi di queste competenze e dallo loro declinazione in ambito locale sono nati i Profili dello studente al termine di ogni ciclo scolastico, che costituiscono il filo conduttore del percorso educativo da O a 16 anni e ne assicurano la migliore continuità verticale.
Il secondo gruppo si è focalizzato sulle caratteristiche dell’ambiente di apprendimento, inteso non semplicemente come spazio fisico, ma come insieme di fattori che influenzano la relazione educativa e l’acquisizione da parte dell’allievo di competenze significative in termini di apprendimento e di socializzazione. E’ emersa l’esigenza di potenziare didattiche operative e collaborative, in grado di riservare agli studenti un ruolo attivo nella costruzione del loro apprendimento. E’ stata anche ribadita la volontà di realizzare una scuola sempre più inclusiva, capace di assicurare a tutti gli allievi il diritto fondamentale all’istruzione, a prescindere dalle condizioni e dalle capacità individuali, predisponendo ambienti ed interventi adeguati perché ciascuno possa raggiungere il successo scolastico.
Il terzo gruppo si è soffermato sulle funzioni, sugli oggetti e sugli strumenti della valutazione scolastica. Un tempo questa operazione aveva come unico obiettivo l’accertamento degli apprendimenti dell’alunno, spesso fatti coincidere con una mera riproduzione delle conoscenze trasmesse dal docente. Oggi alla valutazione sono riconosciute anche funzioni formative, orientative, regolative e proattive. Essa, oltre ad esprimere un giudizio sui risultati dell’apprendimento, deve aiutare l’alunno a prendere consapevolezza delle ragioni di eventuali errori che ostacolano l’apprendimento, fornendogli preziose informazioni per orientarlo nel suo percorso di crescita. La valutazione è utile anche all’insegnante che può rendersi conto dell’efficacia della sua azione didattica e dell’opportunità di mettere in atto procedure compensative e migliorative.
Nell’anno successivo il lavoro è proseguito con la costituzione di dieci gruppi, formati da rappresentanti di ogni grado scolastico e coordinati da esperti esterni, con l’obiettivo di predisporre le indicazioni curricolari per le singole discipline e per due aree trasversali, fortemente volute perché costituiscono una risposta a importanti bisogni educativi dei nostri alunni: “Competenze di cittadinanza” e “Competenze digitali”. Le Indicazioni costituiscono una traccia ad uso degli insegnanti per la strutturazione della loro programmazione curricolare; esse esplicitano le motivazioni alla base dell’insegnamento della disciplina, i traguardi di competenza al termine di ogni ciclo scolastico, costruiti secondo una logica di continuità e coerenza, e suggeriscono indicazioni metodologiche e didattiche.
L’impegno successivo è stato quello di giungere ad una revisione organica dei documenti prodotti, dando ad essi uniformità strutturale e lessicale.
Con gli art. 1 e 2 si autorizza l’avvio, dall’anno scolastico 2018-2019, della prima fase della sperimentazione delle nuove Indicazioni curricolari, che riguarderà le innovazioni contenute nella Premessa pedagogica e culturale e le due aree di formazione “Competenze di cittadinanza” e “Competenze digitali”.
L’art. 3 differisce al prossimo anno scolastico la seconda fase della ricerca-azione, relativa alle scelte curricolari delle singole discipline e sarà preceduta da un’ulteriore revisione dei testi programmatici, che coinvolgerà docenti ed esperti.
L’adozione delle Indicazioni curricolari avverrà gradualmente per agevolare gli insegnanti nell’attuazione delle importanti novità introdotte, a livello di progettazione e di prassi didattica.
L’art. 4 stabilisce la durata della sperimentazione, che si concluderà con una valutazione estesa a tutti gli attori del processo educativo, nell’intento di apportare al testo le integrazioni e le modiche che si saranno rese necessarie.
L’art. 5 prevede che la ricerca-azione sia accompagnata da momenti di confronto con gli esperti e da incontri formativi sulle innovazioni previste nel testo programmatico.
Con questo progetto si intende contribuire all’arricchimento dell’offerta formativa del nostro sistema scolastico, rendendone più incisiva l’efficacia attraverso la creazione di un percorso educativo rispondente alle esigenze formative in continua evoluzione degli allievi.
Comma 24. Progetto di legge “Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali”, Seconda lettura.
II progetto di legge “Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali” presentato dalla Segreteria di Stato Affari Interni è stato esaminato dalla commissione competente nelle sedute di agosto scorso. Negli ultimi anni la circolazione dei dati personali ha assunto un ruolo centrale a livello sociale ed economico. Il dato personale è elemento caratterizzante dell’identità del singolo individuo e pertanto deve essere tutelato come diritto fondamentale della persona. Le nuove tecnologie, sempre più pervasive e la facilità con cui di dati personali possono essere veicolati, ha reso necessario l’intervento normativo al fine di evitare i rischi di esposizione delle persone a forme illegittime di intrusione nella propria sfera privata; si delinea quindi il diritto di ciascuna persona fisica, di pretendere che i propri dati, siano trattati nel rispetto dei propri diritti fondamentali, assicurando una serie di “diritti funzionali” per un utilizzo sicuro e garantito.
II presente progetto nasce da precise esigenze di certezza giuridica e impone delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali. Si tratta di una risposta, necessaria e urgènte, alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite introducendo specifiche norme legislative rispetto alle modalità di trattamento dei dati personali, nonché la facoltà del titolare dei dati di conoscere in maniera preventiva le modalità con cui verranno trattati, la possibilità di cancellarli o di correggerli; si introducono inoltre leggi sul consenso e sull’informativa, e si pongono le basi perl’esercizio e la tutela di nuovi diritto. La materia in oggetto ad oggi è regolata a San Marino dalla legge 23 Maggio 1995 n. 70, che ha riformato una legge di dodici anni più vecchia: appare quindi evidente quanto una legge con più di trent’anni di vigenza sia più che mai superata e inadatta a rispondere alle esigenze che oggi ci si prospettano, tanto in materia di tutela quanto in materia di sviluppo economico. Risulta oramai inderogabile che l’ordinamento sammarinese si adegui alle normative di diritto comunitario e agli standard Europei e DeSE. Da rilevare, inoltre, come if regolamento Comunitario, permetta di uniformarsi all’ordinamento Europeo ed essere trattato giuridicamente alla stregua degli altri stati dell’Unione. Altra considerazione di estremo rilievo, nella valutazione dell’innegabife opportunità ed esigenza del provvedimento legislativo in esame, è quella relativa al contesto economico nel quale viene a collocarsi. Oggi la Repubblica di San Marino non è vincolata al rispetto dei provvedimenti normativi europei, in quanto Paese extra-UE. Eppure, in questo caso si verifica una vincolativltà di fatto del Regolamento GDPR europeo, per il fatto che il rispetto del medesimo è determinato dalla cittadinanza del titolare dei dati personali, bene giuridico tutelato dalla presente legge. Pertanto, qualora il trattamento dati avvenisse da parte di un operatore soggetto all’ordinamento sammarinese – anche in assenza di una legge specifica – sarebbe tenuto al rigoroso rispetto del Regolamento GDPR se i dati oggetto di trattamento sono di titolarità di un cittadino europeo. Non a caso nei mesi passati molti sono stati gli operatori ad essersi adeguati al GDPR – seppur con numerosi dubbi interpretativi – proprio perché, sebbene soggetti alle leggi sammarinesi, trattano dati di cittadini europei nei cui confronti è richiesto un maggior rigore. Indiscutlbile l’assunto per cui la tutela di un diritto non può e non deve subire discriminazioni in base alla cittadinanza. Dunque, anche la discriminazione che si sarebbe creata fra dati di cittadini europei e dati di cittadini sammarinesi, in mancanza di una legge specifica in tal senso, ha imposto un adeguamento normativo della nostra Repubblica agli standard europei.Entrando nel merito della legge In esame, questa si articola in quattro parti: la prima, più corposa in quanto reca disposizioni generali e principi fondamentali in materia di protezione dei dati personali, e tre finali più specifiche e settoriali, che introducono una disciplina calibrata per settori e per ambiti di applicazione, con le dovute differenziazioni, anche per quanto concerne il peso specifico del dato trattato e le qualità e caratteristiche del titolare del dato, nonché la finalità per la quale i dati vengono trattati. Per quanto riguarda la prima parte, gli elementi di maggior rilievo sono i prinCipi fondamentali in materia di protezione dei dati personali, che costituiscono il nucleo duro della presente legge. Viene Introdotto l’obbligo, per i soggetti cui i dati sono conferiti, di utilizzare gli stessi In maniera lecita e per le finalità preventivamente dichiarate e strettamente necessarie allo scopo per il quale gli stessi sono stati raccolti. La dichiarazione della finalità del trattamento dati è obbligatoria, ma non solo: l’informativa deve essere personale, per ciascun interessato, ed effettuata in modo chiaro. Fra le principali novità, si può annoverare il criterio della responsabilizzazlone del titolare del trattamento; il consenso esplicito; la facilità dell’accesso ai dati personali da parte del titolare degli stessi; nonché una serie di istituti quali il Responsabile della protezione dei dati (DPO) e la valutazione di impatto sulla protezione dei dati (Data Protection Impact Assesment).
Elemento caratterizzante di questa prima parte è la creazione di un’Authorlty nazionale, totalmente indipendente, appositamente incaricata alla sorveglianza dell’applicazione e del rispetto della legge in oggetto: l’Autorità Garante per la protezione del dati personali. La novità in tal senso è il trasferimento di funzioni specifiche in materia di tutela dei dati personali da un Magistrato appositamente disegnato, venendosi così a creare – di fatto – una sovrapposlzione fra il potere giudiziario e le funzioni di natura amministrativa e di vigilanza che competono a un’Autorità pubblica. Questo intervento mira a ricondurre in un quadro di razionalità di sistema una discrasia sulla quale mai si è intervenuti ma che oggi risulta improcrastinabile. La parte seconda detta disposizioni specifiche per i trattamenti necessari per adempiere a un obbligo legale o per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio del pubblico potere. Tra i numerosi aspetti connessi a questa specifica area di applicazione, previsioni particolarmente stringenti sono dedicate al trattamento dei dati sanitari e riguardanti, in generale, lo stato di salute. Non mancano disposizioni recanti una disciplina specifica per ambiti che, per motivi diversi, richiedono un grado di attenzione maggiore, per le caratteristiche e per le qualità dei titolari dei dati stessi: è il caso dei dati trattati nel contesto dell’istruzione e della formazione, con particolare attenzione alla circostanza che i dati del minore richiedono un presidio di tutele rafforzato. La parte terza individua una serie di specifiche condizioni di trattamento, disciplinando quelle situazioni che vedono un bilanciamento di altri diritti fondamentali o di interesse pubblico rispetto al diritto di tutela del trattamento dei dati personali. Nello specifico sono disciplinate la raccolta di dati rispetto al giornalismo, alla libertà di stampa ed espressione. Vengono disciplinate poi i casi i trattamenti nell’ambito del rapporto lavorativo ed infine la raccolta di dati nell’interesse pubblico, a fini statistici o di ricerca. La quarta parte invece è dedicata alle comunicazioni elettroniche, regolando la tutela dei dati personali rispetto alla fornitura di servizi di comunicazione elettronica. In questo caso infatti oltre che non ai dati dell’utente, sono presenti altri dati sensibili, relativi al traffico ed è pertanto necessaria un’attenzione particolare. Anche questo caso l’intenzione del legislatore è quella di bilanciare il diritto alla riservatezza dell’utente con la possibilità di operare da parte dell’operatore. La scelta compiuta è quella di limitare all’operatore il più possibile l’utilizzo e l’accesso ai dati sull’utenza e sul traffico a meno che non strettamente necessario.
In conclusione, i gruppi di maggioranza ritengono che, per quanto il progetto di legge in esame sia impegnativo, corposo, complesso e, sotto numerosi profili, innovativo, tuttavia contribuisca notevolmente e in termini positivi alla crescita dell’ordinamento giuridico sammarinese, introducendo misure a tutela di un diritto fondamentale dell’individuo, ossia il diritto alla tutela dei dati personali, che non poteva più essere trascurato. Il progetto di legge, dopo la discussione generale e dell’articolato, è stato licenziato dalla commissione con dieci voti di cui nove favorevoli e un non votante.
L’esame del pdl ha suscitato diverse dei criticità da parte dei commissari di opposizione. La discussione del progetto di legge è stata calanderizzata a seguito di una sessione consiliare richiesta dai consiglieri di opposizione in cui si sarebbe dovuto discutere del decreto scuola. Tale convocazione è avvenuta nei primi giorni di agosto, quando non tutti i commissari erano presenti. Per questo motivo, da parte dei rappresentanti di Pdcs, Psd e Ps, è stata presentata una mozione per il posticio della discussione, mozione non approvata. Inoltre, dato che la discussione dell’articolato non è stata terminata in quella sessione, è stato necessario convocare un’altra seduta, stabilita a fine agosto dal presidente, senza l’auspicabile condivisione con i consiglieri di opposizione che, su segnalazione preventiva, sono stati impossibilitati a partecipare alla discussione. Altro punto da sollevare è il fatto che, proprio per questa convocazione a dir poco inconsueta, durante le discussione non è stato presente nemmeno il tecnico che ha redatto il pdl, in quanto in ferie, e in diverse occasioni il Segretario agli Interni non ha saputo rispondere in modo esauriente alle domande dei commissari su aspetti che entravano nel merito tecnico dell’articolato. Da qui il sentore espresso in Commissione che la votazione dei commissari sia avvenuta a scatola chiusa e senza i necessari chiarimenti.
Un ulteriore aspetto fondamentale è l’urgenza con cui questa materia così delicata è stata trattata, urgenza che, dal punto di vista dei commissari di opposizion,e non ha di certo giovato al Pdl stesso, che è stato così concepito con grosse lacune. Una materia che avrebbe richiesto una condivisione maggiore e un approccio più serio e dialettico che è completamente mancato durante la discussione. Gli emendamenti presentati dai commissari di opposizione sono stati discussi alcuni anche approvati più con spirito di necessità. Arriva quindi in Aula un provvedimento che non nasce da un confronto sereno e dialettico come invece una materia così importante avrebbe richiesto.
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