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Timestamp: 2020-06-02 12:46:52+00:00
Document Index: 60024403

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Sentenza Cassazione Civile n. 19770 del 23/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19770 del 23/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 23/07/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 23/07/2019), n.19770
sul ricorso iscritto al n. 425/2018 R.G. proposto da:
D.P., rappresentato e difeso, per procura speciale in
calce al ricorso, dall’avv. Giovanni ROMANO, presso il cui studio
legale sito in Roma, alla via Valadier, n. 43, è elettivamente
AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, C.F. (OMISSIS), in persona del
avverso la sentenza n. 4525/11/2017 della Commissione tributaria
regionale della CAMPANIA, depositata il 18/05/2017;
– in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di iscrizione ipotecaria emesso sulla scorta di dieci cartelle di pagamento recanti l’iscrizione a ruolo di imposte di varia natura dovute dal contribuente per l’anno 2004, la CTR campana con la sentenza impugnata accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado, rilevando la regolarità della notifica delle cartelle di pagamento depositate in copia dall’agente della riscossione, dando atto che la predetta parte aveva già depositato in primo grado la copia degli avvisi di ricevimento delle stesse mentre il contribuente non aveva fornito alcuna prova di natura documentale attestante la residenza in luogo diverso da quello ove erano state effettuate le notifiche delle predette cartelle;
– avverso tale statuizione il contribuente propone ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui replica l’intimata con controricorso e memoria;
1. Con il primo mezzo di cassazione il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame della documentazione, prodotta già in primo grado, da cui risultava che il medesimo risiedeva in luogo diverso da quello presso cui era stata effettuata la notifica delle cartelle.
2. Si legge a pag. 4 dell’impugnata sentenza che “L’appellato deduce di non risiedere a (OMISSIS) alla (OMISSIS), bensì nel comune di (OMISSIS), alla via (OMISSIS) e che nel suo stato di famiglia sono ricompresi unicamente il coniuge e i due figli. Tuttavia parte appellata, cui incombe l’onere, non fornisce riscontro probatorio di natura documentale di quanto assume”. In buona sostanza, la Commissione d’appello ha ritenuto non presente in atti i documenti del cui mancato esame il ricorrente si duole con il mezzo di cassazione in esame. Ma, come questa Corte ha reiteratamente affermato, “Il vizio di omesso esame di un documento decisivo non è deducibile in cassazione se il giudice di merito ha accertato che quel documento non è stato prodotto in giudizio, non essendo configurabile un difetto di attività del giudice circa l’efficacia determinante, ai fini della decisione della causa, di un documento non portato alla cognizione del giudice stesso. Se la parte assume, invece, che il giudice abbia errato nel ritenere non prodotto in giudizio il documento decisivo, può far valere tale preteso errore soltanto in sede di revocazione, ai sensi dell’art. 395, n. 4, c.p.c., sempre che ne ricorrano le condizioni” (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 15043 del 11/06/2018, Rv. 649170; conf. Cass. n. 19174 e 2529 del 2016, n. 11196 del 2007).
3. Il motivo in esame è, quindi, inammissibile.
4. Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. per avere la CTR omesso di pronunciare sull’eccezione, già sollevata in primo grado e riproposta in grado di appello, di disconoscimento delle cartelle di pagamento e degli avvisi di ricevimento prodotti dall’agente della riscossione in copia fotostatica non autenticata.
5. Anche tale motivo è inammissibile.
6. Ricordato che “secondo consolidata giurisprudenza di questa corte, lo scrutinio in appello delle questioni (domande o eccezioni che siano) non accolte dalla sentenza di primo grado postula, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, una “specifica” riproposizione di esse, vale a dire un’espressa riformulazione che, sia pure per relationem, non può essere ravvisabile nel generico richiamo del complessivo contenuto di atti della precedente fase processuale. Non è sufficiente, dunque, ai fini della rituale riproposizione di una questione, che deve essere effettuata in maniera chiara e univoca, il generico quanto vacuo riferimento a tutte le difese e/o alle argomentazioni difensive prospettate nel ricorso di primo grado” (cfr. Cass. n. 24267 del 2015 che richiama, tra le tante, Cass. n. 21506 del 2010, n. 15641 del 2005, n. 4625 del 2003, n. 3653 del 2001; v. anche Cass. n. 25131 del 2016, p. 5.1, e n. 26830 del 2014, p. 2.2.1), rileva il Collegio che, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, quest’ultimo ha omesso di riproporre nel giudizio d’appello, in maniera specifica e puntuale (Cass. n. 12191 del 2018; n. 30444 del 2017), come il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 56, gli imponeva di fare (cfr. Cass., Sez. 5, Sentenza n. 14534 del 06/06/2018), l’eccezione che sostiene essere stata pretermessa dalla CTR.
7. Invero, l’appellato si era limitato, nelle proprie controdeduzioni (allegate per autosufficienza al ricorso in esame), a “ribadire quanto già dedotto con il ricorso del 30.12.2014, nonchè con le memorie illustrative del 15.05.2015, che qui si hanno per integralmente richiamate e trascritte, in uno alla documentazione prodotta, di cui questa difesa non intende rinunciare ai motivi in esse richiamati sottoposti alla CTP di Benevento”, senza alcuna altra doverosa e necessaria specificazione dell’eccezione relativa al disconoscimento della documentazione prodotta dall’agente della riscossione, da ritenersi, quindi, rinunciata anche alla stregua del fatto che nel corpo del predetto atto giudiziale nessun riferimento viene fatto a detta eccezione, sviluppandosi soltanto la questione dell’onere del concessionario di esibire le cartelle in giudizio, quella dell’esibizione delle cartelle in copia non autenticata (che è eccezione diversa dal loro disconoscimento, ed in tal modo trattata a pag. 5 della memoria illustrativa depositata in primo grado), nonchè quella della prova del contenuto degli atti notificati.
8. Ciò precisato, deve altresì ricordarsi che è insegnamento di questa Corte quello secondo cui “L’omessa pronuncia, qualora abbia ad oggetto una domanda inammissibile, non costituisce vizio della sentenza e non rileva nemmeno come motivo di ricorso per cassazione, in quanto, alla proposizione di una tale domanda, non consegue l’obbligo del giudice di pronunciarsi nel merito” (Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 22784 del 25/09/2018, Rv. 650929; in termini già Cass., Sez. 1, Sentenza n. 12412 del 25/05/2006, Rv. 590523, e Cass., Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 24445 del 02/12/2010, Rv. 615091).
9. Conclusivamente, quindi, il ricorso va dichiarato inammissibile ed il ricorrente, rimasto soccombente, condannato al pagamento in favore della controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità nella misura liquidata in dispositivo.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.