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Timestamp: 2018-04-19 15:37:13+00:00
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Il Tribunale Reggio Emilia in 2 mesi ha dato via libera ad impianto.
Una sentenza del tribunale di Reggio Emilia ha dato il via libera ad una donna di 35 anni, in tempi rapidissimi, all’impianto di un embrione congelato prima che il compagno morisse, stroncato a 48 anni da un tumore ai polmoni. Lo riferisce il Resto del Carlino, precisando che si tratta del secondo caso in Italia, dopo una prima sentenza circa due mesi fa a Bologna, dove però l’autorizzazione all’impianto di embrioni, congelati 19 anni prima, è arrivato dopo 4 anni.
Nota a Cassazione Civile Sentenza n. 2400 del 09/02/2015 di Fabiana Belardi
Secondo quanto previsto dal nostro sistema giuridico, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non produce effetti, anche se contratto all’estero. Pertanto, ne è impossibile la pubblicazione da parte dell’ufficiale di stato civile. La Corte costituzionale con la sentenza n. 138 del 2010 ha chiarito la legittimità della mancata estensione del regime matrimoniale alle unioni omoaffettive e anche nel 2014, con sentenza n. 170, nel caso di rettificazione legale del sesso, ha statuito che il matrimonio contratto in precedenza cessi di produrre i propri effetti. Le coppie omosessuali, essendo una realtà, vengono collocate dalla Cassazione nell’alveo dell’art. 2 Cost., avendo esse necessità di tutela e protezione al pari di altre situazioni giuridicamente disciplinate, tutte le volte in cui si integrino lesioni dei diritti fondamentali.
Fabiana Belardi Famiglia
Tribunale di Roma. Accolta la richiesta di riconoscimento presentata dal figlio: la paternità si presume
Se un figlio chiede al presunto padre naturale il riconoscimento della paternità, questi non può invocare la prescrizione e il suo rifiuto di sottoporsi al test del Dna equivale ad accertamento positivo. Possono però prescriversi i diritti economici legati al mantenimento del figlio e al danno esistenziale patito da lui e dalla sua mamma per l’assenza dell’altro genitore. Così il Tribunale di Roma, con la sentenza 7400/2014 della Prima sezione civile (presidente Massimo Crescenzi, relatore Silvia Albano), affronta il delicato tema della sussistenza nel tempo degli obblighi del genitore naturale, alla luce del Dlgs 154/2013 di riforma della filiazione.
Cassazione Civile Ordinanza n. 9905 del 7 maggio 2014.
Nella donazione di beni immobili gravati da vincolo espropriativo da un coniuge all’altro, a prescindere dalla legittimità, sul piano civilistico, del negozio posto in essere, può sussistere un intento elusivo agli effetti fiscali, se vengono riscontrati elementi e circostanze che, tutti insieme, consentono di prospettare la violazione degli articoli 37 e 37-bis, Dpr 600/1973, e dei principi di legittimità affermati in materia.
Lo ha affermato la Cassazione, con l’ordinanza n. 9905 del 7 maggio 2014.
La Corte costituzionale, sin dal 1994 (Corte cost., 3 febbraio 1994, n. 13) ha osservato che, posto che nella disciplina giuridica del nome confluiscono esigenze di natura sia pubblica che privata, ove si accerti che il cognome già attribuito ad un soggetto non è quello spettantegli per legge in base allo ‘status familiae’, l’interesse pubblico a garantire la fede del registro degli atti dello stato civile è soddisfatto mediante la rettifica dell’atto riconosciuto non veritiero, ma non può condurre a sacrificare l’interesse individuale a conservare il cognome mantenuto fino a quel momento nella vita di relazione e divenuto ormai segno distintivo dell’identità personale, tutelata dall’art. 2 Cost.; tanto più che, nel caso in cui la rettifica riguardi persona in età avanzata con discendenti, la negazione dell’interesse individuale finirebbe col pregiudicare lo stesso interesse generale alla certa e costante identificazione delle persone.
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