Source: https://certifico.com/ambiente/legislazione-ambiente/245-legislazione-rifiuti/8590-sblocca-canitieri-end-of-waste-riforma-autorizzazioni
Timestamp: 2019-07-16 14:09:37+00:00
Document Index: 104746889

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 184', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 184', 'art. 184']

Sblocca cantieri | End of Waste Riforma autorizzazioni - Certifico Srl
ID 8590 | 18 Giugno 2019 | Visite: 312 | Legislazione Rifiuti Permalink: https://www.certifico.com/id/8590
Pubblicata la Legge di conversione del DL "Sblocca cantieri" (D.L. 32/2019 e Legge 55/2019), che al comma 19 dell'art. 1 dispone la modifica del comma 3 dell’art. 184-ter D.L.vo 152/2006, precisamente, è disposto che nelle more dell’emanazione di criteri end of waste la disciplina transitoria a cui fa riferimento il testo vigente (ovvero ai decreti del Ministro dell’ambiente datati 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002 n. 161, e 17 novembre 2005 n. 269) continua ad applicarsi in relazione alle procedure semplificate per il recupero dei rifiuti; in sede di rilascio delle autorizzazioni per gli impianti di trattamento rifiuti (di cui agli articoli 208, 209, 211 e di cui al Titolo III-bis, parte seconda, del D.L.vo 152/2006), le regioni possono utilizzare, quali criteri end of waste, i parametri indicati nei richiamati D.M.(D.M. 5 febbraio 1998; D.M. 161/2012; D.M. 269/2005).
Pertanto, le Regioni potranno rilasciare le autorizzazioni ordinarie solo attenendosi alle norme nazionali per il recupero (rifiuti in ingresso, materiali in uscita, processi di recupero, limiti e condizioni gestionali), tranne che per aspetti residuali, come le quantità dell’impianto da autorizzare e soprattutto, non potranno procedere ad autorizzazioni “caso per caso”.
Infine è prevista l’emanazione di linee guida da parte del Ministero dell’ambiente per garantire l’uniforme applicazione sul territorio nazionale della norma in esame. Viene inoltre precisato che tali linee guida dovranno:
- tener conto dei valori limite per le sostanze inquinanti e di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana.
3. Nelle more dell’adozione di uno o più decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi, quanto alle procedure semplificate per il recupero dei rifiuti, le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e ai regolamenti di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269. Le autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209 e 211 e di cui al titolo III -bis della parte seconda del presente decreto per il recupero dei rifiuti sono concesse dalle autorità competenti sulla base dei criteri indicati nell’allegato 1, suballegato 1, al citato decreto 5 febbraio 1998, nell’allegato 1, suballegato 1, al citato regolamento di cui al decreto 12 giugno 2002, n. 161, e nell’allegato 1 al citato regolamento di cui al decreto 17 novembre 2005, n. 269, per i parametri ivi indicati relativi a tipologia, provenienza e caratteristiche dei rifiuti, attività di recupero e caratteristiche di quanto ottenuto da tale attività. Tali autorizzazioni individuano le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l’attuazione dei princìpi di cui all’articolo 178 del presente decreto per quanto riguarda le quantità di rifiuti ammissibili nell’impianto e da sottoporre alle operazioni di recupero. Con decreto non avente natura regolamentare del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare possono essere emanate linee guida per l’uniforme applicazione della presente disposizione sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle verifiche sui rifiuti in ingresso nell’impianto in cui si svolgono tali operazioni e ai controlli da effettuare sugli oggetti e sulle sostanze che ne costituiscono il risultato, e tenendo comunque conto dei valori limite per le sostanze inquinanti e di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al precedente periodo, i titolari delle autorizzazioni rilasciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione presentano alle autorità competenti apposita istanza di aggiornamento ai criteri generali definiti dalle linee guida.
In precedenza, con nota n. 10045, del 1° luglio 2016, il Ministero dell’Ambiente aveva riconosciuto il potere, in capo alle regioni e agli enti da esse delegati, di definire, in assenza di regolamenti comunitari o ministeriali, criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto in sede di rilascio delle autorizzazioni, quindi “caso per caso”. Successivamente, però, con la sentenza n. 1229/2018, il Consiglio di Stato ha negato che enti e organizzazioni interne allo Stato possano vedersi riconosciuto potere di «declassificazione» del rifiuto in sede di autorizzazione in ragione del fatto che la disciplina dei rifiuti ricade, per costante giurisprudenza costituzionale, nella materia della “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” (lettera s) del secondo comma dell’art. 117 Cost.), di competenza esclusiva dello Stato.
Per il Cons. Stato quindi, la disciplina per "Cessazione della qualifica di rifiuto" è riservata esclusivamente allo Stato e stabilisce che Enti diversi dallo Stato non possono di valutare “caso per caso” se un determinato rifiuto abbia cessato di essere tale. E' quindi irrilevante la nota n. 10045 del Ministero dell'Ambiente, del 1° luglio 2016, avente ad oggetto proprio l’applicazione del citato art. 184-ter.
E' quindi irrilevante la nota n. 10045 del Ministero dell'Ambiente, del 1° luglio 2016, avente ad oggetto proprio l’applicazione del citato art. 184-ter.
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