Source: https://www.legale-bernasconi.ch/category/diritto-di-famiglia/giurisprudenza-da-fampra-ch/page/2
Timestamp: 2020-02-21 18:34:17+00:00
Document Index: 46340256

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Modifica degli alimenti in caso di nuove nozze
In merito alla domanda di modifica degli alimenti (soppressione o riduzione) previsti in una sentenza di divorzio quando il debitore si è risposato, la giurisprudenza ha stabilito che il debitore alimentare risposatosi può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo (art. 93 LEF). Non quindi quella del minimo esistenziale “allargato” del diritto civile, e ciò solo per la sua persona, non per la sua intera seconda famiglia.
In altri termini, il nuovo coniuge non entra in linea di conto. Di lui si tiene calcolo tutt’al più ove egli debba assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del nuovo matrimonio (RtiD I-2013 pag. 714 consid. 7a con rinvio a DTF 137 III 62 consid. 4.2.1, ribadito in: RtiD I-2014 pag. 737 consid. 6 e confermato dal Tribunale federale con sentenza 5A_902/2012 e 5D_192/2012 del 23 ottobre 2013 consid. 4.2.2).
Il minimo esistenziale di un debitore sposato consiste, secondo il diritto esecutivo, nella metà del minimo esistenziale per coniugi, cui si aggiungono i supplementi che riguardano lui soltanto, ovvero un importo adeguato per il costo dell’alloggio, le spese professionali indispensabili per il conseguimento del reddito (si pensi agli oneri di trasferta per raggiungere il posto di lavoro), il premio della cassa malati e – in caso di attività indipendente – i contributi della previdenza professionale. Il costo dell’alloggio viene riconosciuto, per principio, nella metà della pigione relativa all’abitazione coniugale, senza riguardo a chi sia intestato il contratto di locazione o a eventuali convenzioni interne fra coniu­gi sul riparto delle spese comuni. Un’eccezione ricorre solo qualora il coniuge del debitore non sia in grado di finanziare la propria metà. I premi delle assicurazioni non obbligatorie, poi, non vanno considerati, come non vanno considerate le imposte (RtiD I-2013 pag. 714 consid. 7b con rinvio a DTF 137 III 63 consid. 4.2.2, ribadito in: RtiD I-2014 pag. 737 consid. 7 e confermato dal Tribunale federale con sentenza 5A_902/2012 e 5D_192/2012 del 23 ottobre 2013 consid. 4.2.2).
Sulla possibilità di richiedere la soppressione o la riduzione di tali contributi già in via cautelare
Al proposito va osservato che il giudice adito con una petizione di modifica della sentenza di divorzio può decretare la soppressione o la riduzione di tali contributi già in via cautelare solo eccezionalmente e con grande cautela, quando la situazione economica appaia chiaramente mutata già a un som­mario esame. Nel dubbio, i contributi in vigore vanno mantenuti. olo eccezionalmente e con grande cautela, quando la situazione economica appaia chiaramente mutata già a un som­mario esame. Nel dubbio, i contributi in vigore vanno mantenuti. Ciò non solo perché essi figurano in una sentenza esecutiva, passata in giudicato, ma anche perché la sentenza che sarà pronunciata in esito al­l’azio­ne di modifica retroagirà – salvo ove ciò dovesse risultare iniquo – fin dall’introduzione della procedura, sicché il debitore potrà compensare eventuali contributi alimentari pagati in esubero pendente causa con quanto dovrà versare in seguito. Per di più, la soppressione o la riduzione di contributi di mantenimento in via cautelare è ammissibile solo ove si dia urgenza e sussistano circostanze particolari. Tale è il caso, in specie, qualora non si possa pretendere che l’obbligato continui a versare i contributi fissati nella sentenza di divorzio nemmeno per la durata del processo (urgenza), e ciò per il sensibile deterioramento intervenuto nella sua situazione economica (circostanza particolare), ponderati anche gli interessi del creditore (sentenza del Tribunale federale 5A_732/2012 del 4 dicembre 2012 consid. 3.2 con riferimento a DTF 118 II 229).
Per quanto concerne le esigenze per l’imputazione di un reddito ipotetico nel caso di disoccupazione del debitore, la giurisprudenza del Tribunale federale ha stabilito che i criteri in materia di disoccupazione non possono essere recepiti così come sono al campo del mantenimento.
Pertanto, il solo fatto che il debitore del contributo di mantenimento non trova un impiego non è sufficiente a escludere che potrebbe essere in grado di ritrovare un’attività lucrativa remunerata.
Infatti, in una sentenza di principio pubblicata (DTF 137 III 118) il Tribunale federale aveva avuto modo di statuire che in presenza di situazioni economiche modeste vanno posto esigenze particolarmente elevate allo sfruttamento della capacità al guadagno del genitore debitore del contributo, ciò appunto perché i criteri validi in materia di assicurazione contro la disoccupazione non possono essere adottati automaticamente. Occorre tenere conto anche delle possibilità di guadagno che non esigono una formazione professionale completa e si situano nella fascia dei salari bassi (consid. 3.1).
In una recentissima sentenza del 24 novembre 2017 (5A_593/2017) il Tribunale federale ha specificato che la predetta giurisprudenza è applicabile quando la situazione economica delle parti è difficile.
Il Tribunale federale ha anche evidenziato che particolare severità va mostrata quando il beneficiario del contributo di mantenimento è un figlio minorenne.
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