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Timestamp: 2019-01-17 16:16:52+00:00
Document Index: 114039498

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 agosto 2015, n. 16570. Il trattamento disciplinato dagli artt. 19 e 20 CCNL per i capitani di lungo corso prevede periodi di riposo, cioè di mancato imbarco, e la relativa retribuzione contrattualmente prevista costituisce conseguentemente parte integrante del trattamento e, come tale, inclusa nel trattamento riconosciuto ai fini risarcitori ex art. 18 legge 300 del 1970 - Renato D'Isa
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sentenza 7 agosto 2015, n. 16570
Con sentenza del 18 novembre 2008 il Tribunale di Napoli ha rigettato l’opposizione proposta dalla Tomasos Transport & Tourism s.p.a. T.T.T. Lines avverso il decreto ingiuntivo emesso dal medesimo Tribunale di Napoli nei suoi confronti ed in favore di F.C. per il pagamento della somma di Euro 122.689,89 oltre interessi, a titolo di risarcimento danni conseguenti alla dichiarazione di inefficacia del licenziamento irrogato dalla T.T.T. Lines al F. in data 23 aprile 2004, stabilita con sentenza del Tribunale di Napoli del 28 settembre 2006 che aveva pure statuito la condanna della T.T.T. Lines alla reintegra del F. nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno, detratto l’aliunde perceptum. Con sentenza del 23 febbraio 2012 la Corte d’appello di Napoli, in parziale riforma di tale sentenza di primo grado, ha revocato il decreto ingiuntivo opposto, ed ha condannato la T.T.T. Lines al pagamento in favore del F. della inferiore somma di Euro 63.616,98, detraendo dalla somma di cui al decreto ingiuntivo opposto e corrispondente alle retribuzioni maturate per 27 mesi dalla data del licenziamento al 31 dicembre 2006 (detratto il periodo in cui il lavoratore aveva lavorato alle dipendenze di altra società dal 20 febbraio 2006 al 10 aprile 2006 e dall’11 luglio 2006 al 6 ottobre 2006), l’ulteriore somma relativa al periodo in cui il F. ha lavorato per la CA.RE.MAR. s.p.a. dal 1 gennaio 2005, residuando, in tal modo, 14 mensilità di retribuzione di Euro 4.544,07 ognuna per il totale di Euro 63.616,98. La Corte territoriale ha ritenuto di non escludere le somme corrispondenti ai periodi di riposo, comunque contrattualmente dovute, e le somme ritenute e versate per indennità di malattia, verificate presso l’INAIL dal consulente tecnico contabile d’ufficio.
Con il primo motivo del ricorso incidentale si lamenta omissione di pronunzia su specifico motivo di impugnazione in riferimento all’art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ., conseguenzialmente violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 342 cod. proc. civ. in riferimento all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 cod. proc. civ. e violazione e falsa applicazione degli artt. 2909 cod. civ., 324 cod. proc. civ. nonché dei criteri interpretativi delle sentenze costituiti dall’art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale in riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ.. In particolare si deduce che la Corte territoriale avrebbe omesso di esaminare il motivo di appello relativo all’interpretazione della sentenza relativa all’an che aveva statuito in ordine al risarcimento del danno. In particolare si sostiene che tale sentenza avrebbe imposto di considerare anche le mensilità di retribuzione relative ai riposi come previsto dalla contrattazione di categoria, e quindi ai periodi fisiologici di non imbarco.
Con il secondo motivo si assume violazione e falsa applicazione degli artt. 2909 c.c., 112 cod. pro. civ., 325 e 332 cod. nav., 12 delle disposizioni sulla legge in generale nonché violazione degli artt. 3, 16, 20 del CCNL 11/6/2003 per i Capitani di lungo corso e violazione e falsa applicazione agli artt. 1362 e 1363 cod. civ. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. pro. civ. In particolare si lamenta che la Corte territoriale avrebbe considerato il regime di continuità lavorativa che da diritto alla retribuzione anche per i periodi fisiologici di non imbarco, che sarebbe stato invece escluso dalla sentenza dell’an e che nemmeno il lavoratore aveva dedotto.
Con il sesto motivo si assume violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 cod. civ., 112, 115, 188, 420 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ., nonché omessa e comunque errata contraddittoria ed insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360, comma 1 n. 5 cod. proc. civ. In particolare si lamenta che la Corte d’appello non si sarebbe pronunciata sul motivo, proposto in via subordinata, relativo alla deduzione dal risarcimento del danno quale aliunde perceptum, dell’indennità di malattia percepita dal F. .
Il primo, il secondo, il quinto ed il sesto motivo del ricorso principale sono da esaminare congiuntamente riferendosi tutti alla medesima questione relativa all’asserito errore in cui sarebbe incorso il giudice dell’appello nel considerare compreso nel credito risarcitorio le mensilità di retribuzione relative al periodo svolto alle dipendenze di terzi. Tali motivi risultano in primo luogo inammissibili perché il ricorrente principale denunzia la sentenza impugnata ai sensi dell’art. 360, n. 3 cod. proc. civ., lamentando, tra l’altro, violazione degli artt. 1175, 1227 cod. civ. e dell’art. 18 legge n. 300 del 1970 senza fornire, nel mancato rispetto del principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, un adeguato msupporto motivazionale delle avanzate censure, sia sul versante fattuale che su quello giuridico (cfr. ex plurimis sul principio di autosufficienza Cass. ord. 3 febbraio 2015, n. 1926, secondo cui il principio di autosufficienza impone che il ricorso contenga tutti gli elementi necessari a porre il giudice di legittimità in grado di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti ed atti del processo, ivi compresa la sentenza stessa; nonché, in precedenza, Cass. 4 aprile 2006, n. 7825).
Non vi è dubbio che il risarcimento del danno è regolato dall’art. 18 della legge 300 del 1970 per cui competono al lavoratore illegittimamente licenziato tutte le mensilità di retribuzione dal licenziamento all’effettiva reintegra. La ricorrente incidentale pretende di dedurre da tale licenziamento, oltre l’aliunde perceptum, anche i periodi di riposo e di non imbarco. L’assunto è infondato. Non è in discussione – anche per effetto della mancanza di una specifica contestazione dei dati fattuali compiutamente accertati in sede di appello – che il rapporto di lavoro del F. è stato ritenuto a tempo indeterminato ed è, come tale, disciplinato dagli artt. 19 e 20 CCNL per i capitani di lungo corso. Il trattamento in questione prevede periodi di riposo, cioè di mancato imbarco, e la relativa retribuzione contrattualmente prevista costituisce conseguentemente parte integrante del trattamento e, come tale, inclusa nel trattamento riconosciuto ai fini risarcitori ex art. 18 legge 300 del 1970, come esattamente ritenuto dalla Corte territoriale. Analoga considerazione va svolta per i periodi di assenza per malattia, dovendosi comunque, anche per tale aspetto, ai fini risarcitori che qui interessano, fare riferimento al trattamento che il lavoratore avrebbe avuto nel caso in cui il rapporto fosse regolarmente continuato.