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Timestamp: 2017-07-20 20:31:29+00:00
Document Index: 121177704

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 10']

TAR LAZIO: ANNULLATO IL DECRETO DEL DPCM SULLO SPID | Il Documento Digitale
TAR per il Lazio, Sezione Prima, sentenza n.9951 del 17 giugno 2015 e depositata il 21 luglio 2015
La prima sezione del TAR del Lazio ha accolto il ricorso delle associazioni Assintel e Assoprovider (Confcommercio), ed ha annullato in parte in sede di merito il Decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2014, pubblicato sulla G.U. n. 285 del 9 dicembre 2014, relativo al Sistema di identificazione pubblica SPID. In particolare, nella sentenza si legge: “la previsione, tra i requisiti per l’accreditamento dei gestori dell’identità digitale, del possesso di capitale sociale di 5 milioni di euro non è basata su alcuna percepibile caratteristica tecnica e/o organizzativa del servizio né è ricavabile da alcuna fonte normativa di grado superiore.”
Una modifica all’art. 64 del Codice dell’Amministrazione digitale ha introdotto lo SPID, il Sistema pubblico di identità digitale. Attraverso lo SPID, cittadini e imprese potranno accedere con una sola identità digitale, previa identificazione informatica, ai diversi servizi on line delle PPAA. L’utilizzo dello SPID si concretizzerà attraverso un’infrastruttura istituita da AgID.
L’art. 64 del CAD prevede, inoltre, al comma 2 sexies, l’emanazione di un DPCM per definire le caratteristiche dello SPID, con riferimento in particolare: al modello architetturale del sistema, alle regole relative all’accreditamento dei gestori dell’identità digitale, agli standard tecnologici e alle implementazioni tecnologiche e organizzative per garantire l’interoperabilità delle credenziali e degli strumenti di accesso resi disponibili dai gestori delle identità digitali. Il decreto deve anche contenere le procedure attraverso cui i cittadini potranno utilizzare lo SPID e i tempi e le modalità di realizzazione di tale infrastruttura da parte delle PPAA.
Tale sistema potrà, inoltre, essere aperto a soggetti pubblici e privati se gli stessi attiveranno una procedura di accreditamento effettuata dall’Agenzia per l’Italia digitale, secondo le modalità del suddetto decreto; essi dovranno quindi gestire i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni, in qualità di erogatori di servizi in rete, ovvero, direttamente, su richiesta degli interessati.
Sulla base del disposto dell’art. 64 del CAD è stato quindi emanato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 ottobre 2014 per la Definizione delle caratteristiche del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID), nonché dei tempi e delle modalità di adozione del sistema SPID da parte delle pubbliche amministrazioni e delle imprese. Il regolamento prevede, all’art. 4, che l’Agenzia per l’Italia digitale svolga specifiche attività quali l’accreditamento dei gestori di identità, la stipula di convenzioni con i fornitori dei servizi, l’aggiornamento dello SPID e la vigilanza sull’operato dei soggetti che vi partecipano.L’Agenzia è tenuta, inoltre, a emanare anche i regolamenti recanti le regole tecniche e le modalità attuative dello SPID.
Il 21 luglio 2015, qualche giorno prima dell’emanazione delle nuove regole tecniche, è stata però pronunciata e depositata la sentenza n. 9951/2015 del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con la quale è stato annullato in parte il DPCM 24 ottobre 2014. In particolare il provvedimento del TAR è stato emanato a seguito di un ricorso presentato da alcune associazioni operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche dei servizi accessibili al pubblico e nel mercato dell’ICT, che hanno impugnato il decreto chiedendone l’annullamento. Le doglianze di cui il Giudice Amministrativo ha tenuto conto rispetto al ricorso presentato dalle ricorrenti riguardano il necessario possesso dei requisiti di cui all’art. 10 del DPCM 24 ottobre 2014 da parte di coloro che intendono divenire gestori di identità digitale attraverso la procedura di accreditamento.
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