Source: https://www.fiscomania.com/2017/09/limite-contanti-assegni-pagamenti/
Timestamp: 2017-11-21 04:10:17+00:00
Document Index: 169180565

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 32', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1277', 'art. 1210', 'art. 49', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 494', 'art. 1', 'art. 1', '§ 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 64', 'art. 49', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 51', 'art. 58', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 63', 'art. 49', 'art. 65', 'art. 16', 'art. 69', 'art. 58', 'art. 58']

Limite contanti 2017: soglie di prelievo e deposito di denaro
Limite contanti e assegni 2017
Limite contanti, assegni e libretti al portatore 2017. Limiti all’utilizzo del denaro contante nelle transazioni e nei pagamenti giornalieri. Limiti di deposito e prelievo in banca di denaro contante. Soglia versamento denaro contante. Tutte le informazioni utili per effettuare pagamenti di contratti di locazione, Money Transfer e cambiavalute.
In esito alle novità apportate dal D.Lgs. n. 90/2017 è vietato il trasferimento di denaro contante (o di titoli al portatore in euro o in valuta estera) tra soggetti diversi per importi pari o superiori a €. 3.000,00.
Anche per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai soggetti iscritti nel registro previsto dall’art. 17-bis del DLgs. 141/2010 (c.d. “cambia-valute“), il limite al trasferimento del denaro contante è di €. 2.999,99 (ovvero non è possibile per importi pari o superiori a €. 3.000,00).
Resta, ancora, a €. 999,99 (ovvero non è possibile per importi pari o superiori a 1.000,00 euro) il limite per il servizio di rimessa di denaro (c.d. “money transfer“).
Per quanto riguarda, invece, assegni, vaglia cambiari e postali. Il limite contanti è il seguente:
I moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera;
Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a €. 1.000,00 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
Gli assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca o a Poste Italiane S.p.A.;
Gli assegni circolari ed i vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
Gli assegni circolari ed i vaglia cambiari e postali possono essere richiesti, per iscritto, dal cliente senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a €. 1.000,00.
Importanti novità attengono, invece, ai libretti di deposito bancari o postali al portatore, il cui saldo, fino al 4.7.2017, non poteva essere pari o superiore a €. 1.000,00.
A decorrere dalla suddetta data:
E’ ammessa esclusivamente l’emissione di libretti di deposito, bancari o postali, “nominativi“;
E’ vietato il trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore;
I libretti di deposito bancari o postali al portatore esistenti dovranno comunque essere estinti dal portatore entro il 31.12.2018.
Variazioni dei limiti nel tempo
Limite contanti: modalità di intervento
Limite contanti: valore oggetto del trasferimento
Prassi commerciali e vendite a rate
Limite contanti: verifica del artificioso frazionamento
Limite contanti: interventi della Cassazione
Limite contanti: regime sanzionatorio
Limite contanti: rilevanza per i professionisti
Comunicazione delle infrazioni
Limite contanti: prelevamenti e versamenti
Limite contanti: assegni circolari
Limite contanti: libretti al portatore
Si ricorda che fino all’entrata in vigore dell’articolo 49 del D.Lgs. n. 231/2007, ovvero fino al 29.4.2008, i limiti di cui sopra erano pari a €. 12.500,00.
L’articolo 49 del DLgs. 231/2007 ha realizzato un primo abbassamento della soglia da 12.500,00 a 5.000,00 euro. Questa soglia è stata operativa solo dal 30.4.2008 al 24.6.2008, quando l’art. 32 co. 1 lett. a) del DL 112/2008 l’ha ricondotta a €. 12.500,00.
Il limite di €. 12.500,00 ha operato dal 25.6.2008 al 30.5.2010; a decorrere dal 31.5.2010, infatti, l’art. 20 co. 1 del DL 78/2010 l’ha riportato a €. 5.000,00; a decorrere dal 13.8.2011, l’art. 2 co. 4 del D.L. n. 138/2011 ha abbassato tale soglia a €. 2.500,00. L’art. 12 co. 1 del D.L. n. 201/2011 ha ulteriormente ridotto la soglia a €. 1.000,00. L’art. 1 comma 898 della Legge n. 28.12.2015 n. 208 ha portato la sola soglia relativa al trasferimento di denaro contante (di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore) a €. 3.000,00.
La variazione dei limiti è stata fino ad oggi operata attraverso lo strumento normativo. Si osserva, tuttavia, che, in applicazione di quanto sancito dal previgente articolo 66, comma 7, del D.Lgs. n. 231/2007, sarebbe stato possibile intervenire tramite decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Tale previsione è stata espunta dal testo del D.Lgs. n. 231/2007, come riformato dal D.Lgs. n. 90/2017.
Si tenga presente, inoltre, che, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del D.Lgs. n. 92/2017, in vigore dal 5.7.2017, nell’esercizio dell’attività di compro oro le operazioni di importo pari o superiore a 500,00 euro sono effettuate unicamente attraverso l’utilizzo di mezzi di pagamento, diversi dal denaro contante, che garantiscano la tracciabilità dell’operazione medesima e la sua univoca riconducibilità al disponente. In dette ipotesi, l’utilizzo di tali strumenti è obbligatorio, indipendentemente dal fatto che l’acquisto o la vendita dell’oggetto prezioso usato siano effettuati con un’unica operazione o con più operazioni frazionate.
Ai sensi dell’articolo articolo 49, comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007:
E vietato il trasferimento di denaro contante o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, “siano esse persone fisiche o giuridiche“, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a €. 3.000,00;
Il trasferimento superiore al predetto limiti, “quale che ne sia la causa o il titolo“, è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiano artificiosamente frazionati.
Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento (questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all’art. 1 co. 1 lett. b) n. 6 del D.Lgs. n. 11/2010).
Il trasferimento effettuato per il tramite degli intermediari bancari e finanziari avviene mediante disposizione accettata per iscritto dagli stessi, previa consegna ai medesimi intermediari della somma in contanti. A decorrere dal terzo giorno lavorativo successivo a quello dell’accettazione, il beneficiario ha diritto di ottenere il pagamento nella provincia del proprio domicilio. La comunicazione da parte del debitore al creditore della predetta accettazione produce gli effetti di cui all’art. 1277 co. 1 c.c. e, nei casi di mora del creditore, gli effetti di cui all’art. 1210 c.c. 10.
Le disposizioni di cui all’art. 49 co. 1 del DLgs. 231/2007 non si applicano:
Ai trasferimenti in cui siano parte banche o Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, nonché ai trasferimenti tra gli stessi effettuati in proprio o per il tramite di vettori specializzati di cui all’art. 3 co. 5 lett. e), rectius f);
Ai trasferimenti di certificati rappresentativi di quote in cui siano parte banche, Poste Italiane S.p.A., SIM, SGR, SICAV, SICAF e imprese di assicurazione che operano in Italia nei rami di cui all’art. 2 co. 1 CAP12.
Restano ferme le disposizioni relative ai pagamenti effettuati allo Stato o agli altri enti pubblici e alle erogazioni da questi comunque disposte verso altri soggetti. È altresì fatto salvo quanto previsto dall’art. 494 c.p.p.13.
Quanto al limite di trasferimento di denaro contante (ovvero di titoli al portatore) tra soggetti diversi, appare opportuno ribadire come, anche in esito alle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 90/2017, resti precisato che:
Il trasferimento superiore al predetto limite è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati (cfr. la circ. Min. Economia e Finanze 16.1.2012 n. 2).
Si evidenzia, inoltre, che, ai sensi del nuovo art. 1 lett. v) del D.Lgs. n. 231/2007 – che riprende fedelmente la previgente lett. m) del medesimo art. 1 – per operazione frazionata si intende un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal D.Lgs. n. 231/2007, posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in 7 giorni, ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale.
Anche in esito all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 90/2017 appare ammissibile il trasferimento in più soluzioni, tra soggetti privati, di importi complessivamente pari o superiori alla soglia consentita, sempre che il frazionamento in più operazioni “inferiori alla soglia” sia previsto da prassi commerciali ovvero sia conseguenza della libertà contrattuale (ad esempio, vendite a rate) e non, invece, artificiosamente realizzato per dissimulare il passaggio di somme ingenti in contanti.
Tale soluzione – nella previgente disciplina – era stata ipotizzata dalla nota esplicativa CNDCEC 11.11.2009 e confermata dalla circ. Min. Economia e Finanze 16.1.2012 n. 2, § 1, dove si è affermato che, se la suddivisione di un importo pari o superiore alla soglia dipende da contratti stipulati tra le parti, di cui si possa avere contezza o prova, che prevedano ad esempio rateazioni o somministrazioni, diviene possibile interpretare la molteplicità dei trasferimenti come prassi commerciale e non elusione della normativa16.
In pratica, l’acquisto di un bene per 8.000,00 euro può essere rateizzato in otto tranches in contanti da 1.000,00 euro cadauna, ma non in due da 4.000,00 euro.
Resta vietato, comunque, il frazionamento funzionale all’elusione della disciplina, con verifica rimessa alla competente autorità.
Ne consegue che, al fine di evitare il rischio di gravose conseguenze sanzionatorie, il professionista che, nello svolgimento della propria attività, dovesse venire a conoscenza del trasferimento in contanti di una somma complessivamente pari o superiore al limite attraverso più operazioni singolarmente inferiori alla soglia, potrebbe essere indotto, in via cautelativa, ad effettuare comunque la comunicazione agli organi competenti.
Al riguardo, appare interessante evidenziare come la Corte di Cassazione, nella sentenza 22.6.2010 n. 15103, abbia stabilito che il divieto (di cui al precedente art. 1 co. 1 del D.L. n. 143/91, conv. L. 197/91) di trasferire denaro contante e titoli al portatore per importi superiori, in allora, a 20 milioni di lire e senza il tramite di intermediari finanziari faccia riferimento al valore dell’intera operazione economica alla quale il trasferimento è funzionale e si applica anche quando detto trasferimento si sia realizzato mediante il compimento di varie operazioni, ciascuna inferiore o pari al massimo consentito (nel medesimo senso si veda Cass. 10.4.2007 n. 8698).
La citata disposizione è stata, quindi, reputata violata da un soggetto che aveva effettuato pagamenti in contanti per almeno 213 milioni e 500 mila lire, frazionando la somma, tra l’8.6.92 e il 13.7.92, con una pluralità di versamenti inferiori alla soglia di 20 milioni di lire.
La decisione della Suprema Corte ha applicato – si ribadisce – l’art. 1 co. 1 del DL 143/91, conv. L. 197/91 (peraltro senza tenere conto dell’interpretazione proposta dal Consiglio di Stato nel parere 12.12.95 n. 150418). Tale disposizione è stata abrogata dall’art. 64 co. 1 lett. a) del DLgs. 231/2007 e sostituita dall’art. 49 co. 1 del medesimo decreto, successivamente più volte modificato. In esito a tali modifiche, come già evidenziato, appare attualmente legittimo trasferire in più soluzioni, tra soggetti privati, importi anche complessivamente pari o superiori al limite, a condizione che il frazionamento in rate inferiori alla soglia non appaia artificioso, ma sia previsto da prassi commerciali o conseguenza di libertà contrattuale.
Si tenga presente, tuttavia, che, nel caso giunto all’esame della Suprema Corte, i molteplici pagamenti inferiori alla soglia risultavano molto ravvicinati; questo modo di operare potrebbe rappresentare anche oggi una modalità di pagamento artificiosa e, quindi, irregolare.
Sulla scia di Cass. 22.6.2010 n. 15103 e di Cass. 10.4.2007 n. 8698, inoltre, la Suprema Corte, nella sentenza 21.1.2016 n. 1080, ha affermato che la decisione di merito relativa al caso di specie soddisfava l’esigenza normativa di operare una considerazione complessiva del valore da trasferire nel momento in cui reputava artificiosamente frazionate le molteplici operazioni di importo inferiore alla soglia realizzate in favore di società del medesimo gruppo, in quanto operate nel medesimo giorno o, comunque, in giorni immediatamente successivi.
Ad ogni modo, come ulteriormente precisato da Cass. 21.1.2016 n. 1080, l’esigenza di rendere trasparenti le transazioni principali non poteva trovare eccezione nella circostanza che i singoli pagamenti erano comunque riportati nelle scritture contabili o effettuati tra imprese del medesimo gruppo, trattandosi comunque di soggetti dotati di distinta personalità giuridica e autonomia patrimoniale.
Resta fermo, in ogni caso, che la valutazione di unitarietà dell’operazione economica alla quale il trasferimento del contante risulti funzionale, nonostante l’apparente molteplicità delle transazioni, è questione di fatto attribuita al vaglio del giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti della congruità della motivazione.
Ai sensi dell’articolo 63, comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007, sempre fatta salva l’efficacia degli atti, alle violazioni della disciplina in questione si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da €. 3.000,00 a €. 50.000,00.
Per le violazioni che riguardano importi superiori a 250.000,00 euro, la sanzione è quintuplicata nel minimo e nel massimo edittali.
Il nuovo articolo 65, comma 9, del D.Lgs. n. 231/2007 conferma l’applicabilità alla violazione in questione dell’art. 16 della L. 689/81. Ai sensi di tale disposizione – si ricorda – è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione (ciò a condizione che l’importo non sia superiore a 250.000,00 euro e che il soggetto non si sia avvalso della medesima facoltà per altra analoga violazione il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito).
Peraltro, ai sensi del nuovo art. 68 del DLgs. n. 231/2007, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta. La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata. L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
Occorre, inoltre, segnalare che, ai sensi del nuovo art. 69 comma 1 primo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, “nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente Titolo non costituisce più illecito“. Nessuno, quindi, può essere sanzionato per un fatto che al 4.7.2017 non costituisce più illecito.
Ne consegue l’impossibilità di contestare violazioni a chi, anteriormente all’innalzamento della soglia da 1.000,00 a 3.000,00 euro (ovvero anteriormente all’1.1.2016) abbia indebitamente effettuato pagamenti in contanti in un’unica soluzione per importi compresi tra 1.000,00 e 2.999,99 euro.
In base al nuovo art. 69 co. 1 secondo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, infine, per le violazioni commesse ante 4.7.2017, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, “ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta“.
Innanzitutto, si vieta di incassare “cash“, in un’unica soluzione, le parcelle di importo pari o superiore a 3.000,00 euro.
Ma la soglia in questione riguarda i professionisti tenuti agli adempimenti antiriciclaggio anche da un differente punto di vista. Essi, infatti, sono obbligati a comunicare alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato le infrazioni alle violazioni dei limiti di utilizzo del denaro contante delle quali acquisiscano notizia.
In base al nuovo testo dell’art. 51 comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007, “i soggetti obbligati che nell’esercizio delle proprie funzioni o nell’espletamento della propria attività hanno notizia di infrazioni alle disposizioni di cui all’articolo 49, commi 1, … ne riferiscono entro trenta giorni al Ministero dell’economia e delle finanze per la contestazione e gli altri adempimenti previsti dall’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e per la immediata comunicazione della infrazione anche alla Guardia di finanza la quale, ove ravvisi l’utilizzabilità di elementi ai fini dell’attività di accertamento, ne dà tempestiva comunicazione all’Agenzia delle entrate“.
Per la violazione dell’obbligo in questione il previgente articolo 58, comma 7, del D.Lgs. n. 231/2007 comminava la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione, con un minimo di 3.000,00 euro (previgente art. 58 co. 7-bis primo periodo del D.Lgs. n. 231/2007).
Ai sensi del nuovo art. 63 comma 5 del D.Lgs. n. 231/2007, invece, la violazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000,00 a 15.000,00 euro.
Diversamente da quanto accadeva anteriormente all’entrata in vigore del DLgs. 90/2017, anche per tale violazione è oggi ammessa l’oblazione di cui all’articolo 16 della Legge n. 689/81 con i limiti sopra ricordati (il nuovo articolo 65, comma 9 del D.Lgs. n. 231/2007).
A tale possibilità, comunque, si aggiunge quella riconosciuta dal nuovo articolo 68 del D.Lgs. n. 231/2007, secondo il quale, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta. La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata. L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
Anche in tale contesto rileva il nuovo articolo 69, comma 1, primo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, ai sensi del quale “nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente Titolo non costituisce più illecito“. Nessuno, quindi, può essere sanzionato per un fatto che al 4.7.2017 non costituisce più illecito.
Ne consegue l’impossibilità di contestare violazioni ai professionisti che, anteriormente all’innalzamento della soglia da 1.000,00 a 3.000,00 euro (ovvero anteriormente all’1.1.2016) abbiano omesso di comunicare il rilevato pagamento in contanti in un’unica soluzione per importi compresi tra 1.000,00 e 2.999,99 euro.
In base al nuovo articolo 69, comma 1, secondo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, infine, per le violazioni commesse ante 4.7.2017, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, “ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta“.
In forza di quanto disposto dal DM 17.11.2011, in vigore dal 30.11.2011 (giorno successivo a quello di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), le comunicazioni in questione si effettuano alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato, secondo la tabella di seguito riportata.
Le sedi delle ragionerie territoriali dello stato a cui effettuare le comunicazioni
RTS Ambiti territoriali Indirizzo
Torino Piemonte e Valle d’Aosta Via Grandis, n. 14,10121, TO
Genova Liguria Via Urbano Rela, n. 8,16151, GE
Milano Lombardia Via Tarchetti, n. 6 – 20121, MI
Bolzano Trentino Alto Adige Piazza Tribunale, n. 2, 39100, BZ
Verona Verona, Vicenza, Padova, Rovigo (zona sud/ovest) Lungadige Capuleti, n. 11, 37122, VR
Venezia Venezia, Treviso, Belluno (zona nord/est) Campo S. Angelo, n. 3538, 30124, VE
Udine Friuli Venezia Giulia Via Gorghi, n. 18, 33100, UD
Bologna Emilia Romagna e Marche Piazza dell’8 Agosto, n. 26,40126, BO
Firenze Toscana Via Pietrapiana, n. 53, 50121, FI
Perugia Umbria Via Martiri dei Lager, n. 77,06100, PG
Roma Roma, Rieti, Viterbo (zona centro/nord) ROMA Via Napoleone Parboni, n. 6, 00153, RM
Latina Latina, Frosinone (zona sud) Viale Pier Luigi Nervi, n. 270, 04100, LT
L’Aquila Abruzzo c/o Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza Coppito 67100, AQ
Napoli Napoli, Avellino, Benevento, Caserta (zona centro/nord) Via Lauria, n. 80, centro direzionale IS. F80, 80143, NA
Salerno Salerno e Basilicata Piazza S. Agostino, n. 29, 84121, SA
Bari Puglia e Molise Via Demetrio Marin, n. 3, 70125, BA
Cosenza Cosenza, Crotone, Catanzaro (zona nord) Piazza XI Settembre, n. 1, 87100, CS
Reggio Calabria Reggio Calabria, Vibo Valentia (zona sud) Via Dei Bianchi n. 7, 89100, RC
Messina Messina, Caltanissetta/Enna, Palermo, Trapani (zona centro/nord) Via Monsignor D’Arrigo, n. 5, 98122, ME
Catania Catania, Agrigento, Siracusa, Ragusa (zona sud/est) Via Cardinale Dusmet, n. 17, 95121, CT
Cagliari Cagliari, Oristano (zona sud/ ovest) Via XX Settembre, n. 13, 09125, CA
Sassari Sassari, Nuoro (zona nord/est) Via Carlo Felice, n. 29, 07100, SS
Ai sensi del nuovo articolo 65, comma 4, del D.Lgs. n. 231/2007, il procedimento sanzionatorio per le violazioni in questione è svolto dagli uffici delle Ragionerie territoriali dello Stato, già individuati con DM 17.11.2011. La Commissione di cui all’art. 1 del DPR n. 114/2007, formula pareri di massima, per categorie di violazioni, utilizzate dalle Ragionerie territoriali dello Stato come riferimenti per la decretazione. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della Legge n. 689/81.
La comunicazione in questione può essere redatta in carta libera ed inviata tramite raccomandata A/R.
Appare anche opportuno ricordare che le operazioni di prelievo e/o di versamento di contante superiori ai limiti non concretizzano automaticamente alcuna violazione.
Ciò era stato precisato dalla circ. Dipartimento Tesoro Min. Economia e Finanze 4.11.2011 n. 989136 in occasione dell’abbassamento del limite all’utilizzo del contante da 5.000,00 a 2.500,00 euro. Esse, pertanto, non comportano l’obbligo di effettuare la comunicazione di cui sopra. Obbligo che si configura solo quando concreti elementi inducano a ritenere violato il divieto di trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi.
Questa erronea modalità operativa si era riscontrata anche in seguito all’ulteriore abbassamento a 1.000,00 euro dei limiti all’utilizzo del contante.
Ciò aveva indotto, sia l’ABI, con lettera circolare 11.1.2012 prot. ULG/00004645, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circ. 16.1.2012 n. 2, a sottolinearne la non conformità rispetto al dato normativo, richiamando, in entrambi i casi, quanto già precisato dalla circ. Min. Economia e Finanze 4.11.2011 n. 98913646.
Nella lettera circolare ABI, in particolare, si affermava: “In altri termini non può opporsi diniego alle predette operazioni di versamento e di prelievo in contanti richieste dal cliente“. Ciò in quanto, come evidenziato, non concretizzano automaticamente una violazione. Esse, pertanto, non comportano l’obbligo di effettuare la comunicazione alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato. Obbligo che si configura solo quando “concreti elementi” inducano a ritenere violato il divieto di trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi.
In relazione a tale ultimo profilo, autorevole dottrina ha sottolineato come la sussistenza dei “concreti elementi” potrebbe verificarsi in rari casi. Si pensi, ad esempio, al versamento di contante sopra la soglia da parte di un soggetto su conto di altro titolare non munito di delega ovvero alla consegna di contante ad un cliente di fronte alla presentazione, da parte di quest’ultimo, di fatture commerciali che egli intende saldare per importi superiori ai limiti all’utilizzo del contante.
Gli assegni circolari, nonché i vaglia postali e cambiari, sono emessi con indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e con la clausola di non trasferibilità (nuovo art. 49 co. 7 del D.Lgs. n. 231/2007).
I clienti possono richiederne per iscritto il rilascio senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a 1.000,00 euro, pagando, per ciascun modulo, a titolo di imposta sul bollo, la somma di 1,50 euro (nuovo art. 49 co. 8 e 10 del D.Lgs. n. 231/2007).
Il nuovo art. 49 co. 9 del D.Lgs. n. 231/2007, inoltre, ribadisce che il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all’emittente.
Anche per la violazione delle disposizioni sopra ricordate trovava applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo trasferito, fatta salva l’efficacia degli atti (articolo 58, comma 1 del D.Lgs. n. 231/2007).
La sanzione amministrativa pecuniaria non poteva comunque essere inferiore nel minimo a 3.000,00 euro;
La sanzione (edittale) minima era aumentata di cinque volte nel caso di importi superiori a 50.000,00 euro. Si andava, quindi, dal 5% al 40% dell’importo trasferito, sempre con un minimo di 3.000,00 euro.
Ai sensi del vigente art. 63 comma 1 del D.Lgs. n. 231/2007, fatta salva l’efficacia degli atti, alle violazioni dell’art. 49 comma 7 del D.Lgs. n. 231/2007 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000,00 a 50.000,00 euro.
Per le violazioni che riguardino importi superiori a 250.000,00 euro, la sanzione è quintuplicata nel minimo e nel massimo edittali.
Il nuovo art. 65 co. 9 del D.Lgs. n. 231/2007 conferma l’applicabilità alla violazione in questione dell’art. 16 della L. 689/81. Ai sensi di tale disposizione, è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione (ciò a condizione che l’importo non sia superiore a 250.000,00 euro e che il soggetto non si sia avvalso della medesima facoltà per altra analoga violazione il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito).
Peraltro, ai sensi del nuovo articolo 68 del D.Lgs. n. 231/2007, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta. La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata. L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
Si tenga anche presente che, in base al nuovo art. 69, co. 1 secondo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, per le violazioni commesse ante 4.7.2017, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, “ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta“.
Il D.Lgs. n. 231/2007, fin dalla sua entrata in vigore, si è soffermato anche sul saldo e sulle condizioni di trasferimento dei libretti di deposito bancari o postali al portatore. Importanti novità sono apportate in materia dal D.Lgs. n. 90/2017.
In relazione ad essi si era stabilito, in primo luogo, che il saldo non potesse essere pari o superiore alla soglia di 1.000,00 euro.
La violazione di tale prescrizione implicava l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dal 30% al 40% del saldo, con un minimo di 3.000,00 euro (previgente art. 58 co. 2 e 7-bis primo periodo del D.Lgs. n. 231/2007).
Con riguardo ai libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo superiore a 50.000,00 euro, le sanzioni minima e massima erano aumentate del 50% (previgente art. 58 co. 2 e 7-bis terzo periodo del DLgs. 231/2007).
Quindi, si applicava la sanzione dal 30% al 40% del saldo per importi compresi tra 1.000,00 e 50.000,00 euro, con un minimo di 3.000,00 euro, e la sanzione dal 45% al 60% del saldo per importi superiori a 50.000,00 euro.
espatriati news	2017-09-07