Source: https://www.mondoadr.it/articoli/l%E2%80%99obbligo-degli-avvocati-di-informare-gli-assistiti.html
Timestamp: 2019-08-18 08:36:46+00:00
Document Index: 126859755

Matched Legal Cases: ['art 4', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 411', 'art. 40', 'art. 60', 'art. 4']

L'obbligo degli avvocati di informare gli assistiti della possibilità di avvalersi della mediazione
di Daniele Cutolo e Antonio Esposito
Informativa ex art 4 d lgs 28 2010 Dal prossimo 20 marzo all’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato sarà tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione. Abbiamo così pensato di fare cosa utile predisponendo una proposta di informativa con la quale abbiamo tentato di dare una possibile risposta ad alcuni quesiti. Si tratta di una sintetica e certamente non esaustiva mera elencazione delle questioni di maggior rilievo che meritano un successivo e più analitico approfondimento
1. Informativa sintetica o analitica?
Un’informativa sintetica probabilmente non raggiunge lo scopo. Il legislatore sembra voler dare rilievo alle sole agevolazioni fiscali, tuttavia, riteniamo opportuno rendere consapevole l’assistito, non solo dell’esistenza di sistemi di risoluzione delle controversie diversi dal giudizio ordinario, ma anche spiegarne gli aspetti essenziali. Il ruolo delle parti, la funzione del provider, la garanzia dell’imparzialità ed indipendenza del mediatore, le conseguenze sul processo civile, sono questioni, o meglio “informazioni”, che possono sensibilmente incidere sulla scelta, soprattutto qualora l’esperimento del tentativo non sia condizione di procedibilità della domanda. Se l’indicazione delle esenzioni del procedimento da imposte e tasse, tasse e spese di qualsiasi natura adempie ad una meritoria funzione di promozione dell’istituto, un’analitica indicazione delle caratteristiche e delle conseguenze del procedimento ci sembrano rispondano più correttamente ad un dovere di informare.
2. Necessaria solo quando è condizione di procedibilità della domanda? Quale il soggetto destinatario?
A prima vista all’interrogativo si dovrebbe dare una risposta negativa. Non avrebbe molto senso la predisposizione e l’allegazione di un separato documento quando, in fase di iscrizione della causa a ruolo, nella produzione di parte occorre inserire anche la domanda di conciliazione indirizzata ad uno degli organismi autorizzati a gestire le procedure di mediazione commerciale. Tuttavia, il dato letterale depone in senso contrario: “L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”. L’obbligo sembra, dunque, gravare sul professionista indipendentemente dalla natura obbligatoria o volontaria del procedimento. Due gli elementi che fanno propendere per tale tesi. Se l’informativa non deve essere sintetica, anche nei casi in cui il procedimento è presupposto processuale necessario, l’assistito può avere interesse ad avere delucidazioni sui vantaggi e le opportunità del procedimento. Inoltre, la conseguenza connessa alla violazione dell’obbligo, l’annullabilità del contratto tra avvocato e cliente, induce ad adottare un comportamento prudenziale.
L’art. 4 del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28 sembra connettere l’insorgere dell’obbligo al semplice conferimento d’incarico senza alcuna distinzione tra avvocato dell’attore o del convenuto. Tuttavia, deve ritenersi che l’obbligo gravi sull’avvocato dell’attore, costituendo la mediazione una fase antecedente alla pendenza del giudizio. Anche il dato letterale conforta tale interpretazione: “Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio”. La limitazione dell’obbligo dell’allegazione al solo atto introduttivo consente di ritenere che il vincolo e la possibile sanzione possa ricadere solo sul professionista che rappresenti il soggetto che propone l’azione.
3. Precisare l’effetto della domanda e la durata del procedimento?
Anche questa indicazione ci sembra utile. I timori dell’assistito in ordine alla decadenza e alla prescrizione del diritto sono comprensibili, così come ancora più realistica è la preoccupazione di ampliare ulteriormente i già insopportabili tempi del processo civile. Ebbene l’assistito deve essere consapevole dell’impossibilità di promuovere un’azione giudiziaria prima della scadenza di tale termine che è il più ampio rispetto alle altre procedure di mediazione obbligatorie già conosciute (ad esempio, il termine è di trenta giorni per controversie in materia di telecomunicazioni, sessanta per le quelle in materia di lavoro). La durata deve ritenersi applicabile anche ai procedimenti volontari visto che la fonte della norma i ritrova nella legge delega art. 60 della legge 18 giugno 2009 n. 69, lettera q) che non contiene alcun espresso riferimento alla mediazione obbligatoria.
4. Riservatezza?
La consapevolezza che la mediazione è un procedimento riservato può certamente costituire un motivo che incoraggia le parti a tentare un componimento. La possibilità di discutere liberamente dei propri interessi con il mediatore senza incorrere nel rischio della divulgazione delle informazioni, rappresenta l’aspetto più convincente del procedimento. Al tempo stesso l’assistito deve poter sapere che le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nell’eventuale successivo giudizio iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sulle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio.
5. Specificare il ruolo del mediatore?
Uno degli equivoci più diffusi tra gli assistiti è quello di attribuire al mediatore una funzione, per così dire, latamente decisoria, finendo per confondere il suo ruolo con quello dei soggetti terzi che intervengono in altre procedure alternative al giudizio ordinario. Accanto all’esigenza di precisare la funzione di soggetto che assiste le parti nella ricerca di un accordo, ci sembra rilevante rassicurare l’assistito circa la neutralità e l’indipendenza del mediatore che tenuto anche a sottoscrivere una esplicita dichiarazione di imparzialità e a rispettare le norme contenute nel regolamento dell’organismo prescelto. Inoltre, le parti hanno interesse a conoscere il possibile diverso ruolo del mediatore e il potere di cui dispongono per incidere sul procedimento ampliando la sfera di discrezionalità del soggetto terzo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fatto concorde richiesta in qualunque momento del procedimento.
6. Quale efficacia del verbale?
La consapevolezza che il verbale di accordo, a seguito dell’omologazione, costituisca titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, stimola fortemente le parti a tentare di comporre la controversia. E’questo un risultato concreto per le parti che possono comparare il “sacrificio del tempo” con il “vantaggio del tempo”. Da un lato, invero, quattro mesi è un tempo non particolarmente breve, soprattutto quando tale previsione deve essere coordinata con altre disposizioni di legge che impongono vincoli alla proponibilità della domanda. Tuttavia, è un’attesa minima qualora la procedura si concluda con un verbale positivo considerato che l’esito è equiparabile, quanto ad effetti, ad una sentenza. Una questione di qualche interesse riguarda l’efficacia dei verbali di accordo delle procedure volontarie. L’efficacia esecutiva dei verbali di conciliazione è sempre stata connessa ad un’espressa previsione normativa che imponeva come obbligatorio l’esperimento del tentativo di mediazione (in questo senso la legge 249 e la delibera 173/07/CONS per le controversie tra utenti e gestori dei servizi di telecomunicazione e l’art. 411 c.p.c. per le controversie in materia di lavoro). Anche l’abrogato art. 40 del decreto legislativo 17 gennaio 2003 n. 5, riconosceva efficacia esecutiva al verbale di conciliazione in materia societaria che, sebbene non obbligatoria, era pur sempre vincolante per le parti che avessero inserito una clausola di conciliazione nello statuto o nell’atto costitutivo della società. Ebbene con la legge delega (art. 60 della legge 18 giugno 2009 n. 69, lettera s) il legislatore delegante chiedeva che il successivo provvedimento attribuisse efficacia esecutiva del verbale di conciliazione senza alcuna precisazione in ordine alla natura volontaria o obbligatoria del procedimento.
7. Quali conseguenze sul successivo processo?
Se le parti chiedono al mediatore di formulare una proposta occorre rendere note le possibili sanzioni in cui possono incorrere quando la decisione coincide in tutto in parte con la proposta del mediatore. Le conseguenze, soprattutto se cumulate tra loro, potrebbero essere non irrilevanti e riguardano il pagamento di tutte spese sostenute, anche relative al procedimento di conciliazione e ai compensi versati agli esperti, delle somma versate a titolo di contributo unificato, oltre alla facoltà del giudice di compensare le spese e condannare la parte vincitrice per responsabilità aggravata. L’inapplicabilità all’arbitrato di tali previsione potrebbe indurre le parti a chiedere al mediatore una proposta se il contratto che le lega contiene una clausola compromissoria, oppure anche invogliarle a sottoscrivere una convenzione arbitrale. Gli effetti della proposta riguardano sia le procedure obbligatorie che quelle volontarie
8. Perché gli incentivi fiscali?
E’ questa l’unica indicazione che deve necessariamente essere presente nel documento informativo. Scopo della previsione è quello di promuovere il ricorso alla mediazione e dare all’assistito indicazioni circa le modalità per usufruire del credito di imposta.
Avv. Daniele Cutolo Avv. Antonio Esposito
1. Informativa sulla mediazione
L’avvocato _______ informa il proprio assistito dr__________ della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal decreto legislativo 4 Marzo 2010, n. 28 in materia di mediazione delle controversie civili e commerciali. Per mediazione si intende l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la sua risoluzione. Il mediatore è la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti. Il mediatore ha l’obbligo di sottoscrivere, per ciascun affare per il quale e’ designato, una dichiarazione di imparzialità ed indipendenza. Il tentativo di mediazione può svolgersi presso un organismo pubblico o privato e al procedimento di mediazione si applica il regolamento dell’organismo scelto dalle parti. Il regolamento garantisce la riservatezza del procedimento nonché modalità di nomina del mediatore che ne assicurano l’imparzialità e l’idoneità al corretto e sollecito espletamento dell’incarico.
(Avvocato) (Assistito)
informativa avvocati, informativa mediazione
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George Botti
18 Maggio 2010 a 20:45 | #1
Reputo questa una riforma di pura facciata, che introduce un obbligo solo formale e perciò privo di senso, non solo inutile ma anche dannoso. La gioia dei legulei (come me, beninteso) che discetteranno delle conseguenze dell’assenza della prova dell’adempimento dell’informativa o della sottoscrizione (improcedibilità? Inammissibilità? Assenza di presupposto processuale o condizione dell’azione?) fino a quando uno studio statistico dimostrerà che l’accesso alla conciliazione facoltativa e la soluzione stragiudiziale delle liti a conciliazione obbligatoria è pari a zero (salvo decimali).
Chiunque si occupi di ADR conosce un principio: esse funzionano solo se stimolate, mai se imposte (Francesco Paolo Luiso).
Costituiamo camere di conciliazione efficienti, prepariamo dei conciliatori capaci, si agisca per la condanna alle spese di coloro che agiscono o resistono immotivatamente e la conciliazione, così come i tempi processuali, recupereranno un senso che norme come questa uccidono.
Ma che te lo dico a fare (Forget about it).
22 Aprile 2010 a 16:33 | #2
Il CNF propone di modificare la procura in calce o a margine prevedendo un rinvio all’informativa da allegare. Tuttavia, non ritengo sia necessario il riferimento alla mediazione in procura non essendovi alcuna espressa previsione di legge in tal senso.
14 Aprile 2010 a 19:20 | #3
Gent.mi colleghi mi chiedevo se anche la procura in calce o a margine dell’atto introduttivo dovrà richiamare l’informativa o altro… grazie
1 Aprile 2010 a 6:45 | #4
Grazie per il Tuo quesito tutt’altro che banale. Si, ritengo che l’informativa debba essere data all’assistito anche prima di procedere al deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo, per il quale la legge prevede solo l’esclusione dell’obbligatorietà del tentativo. L’informativa, invero, è un obbligo di carattere generale che prescinde dalla natura volontaria o obbligatoria dell’esperimento del procedimento di mediazione.
31 Marzo 2010 a 9:59 | #5
Buongiorno e grazie della Vostra preziosa iniziativa.
Una domanda forse banale. L’informativa è necessaria anche prima di procedere con ricorso per decreto ingiuntivo?
Iolanda guttadauro
25 Marzo 2010 a 18:06 | #6
a mio avviso si, atteso che per ogni procedimento viene deliberato e conferito uno specifico incarico all’Avvocatura, quindi mutandis mutandi trova applicazione la norma dettata dal 4 del Decreto legislativo 4 Marzo 2010 n. 28 con la conseguente annullabilità del contratto concluso.
25 Marzo 2010 a 12:04 | #7
Quesito: qualora una delle parti fosse un ente pubblico difeso ope legis dall’Avvocatura, si avrebbe l’obbligo dell’informativa? Quali effetti determinerebbe la mancanza dell’informativa?
Avv. Grasso Mara
17 Marzo 2010 a 15:10 | #8
Caro Daniele, grazie mille per le lezioni da te tenute per l’ISDMA presso il Denaro. Molto interessanti e sicuramente utili.
15 Marzo 2010 a 19:57 | #9
Cari Daniele ed Antonio, condivido pienamente il vostro punto di vista. Ritengo, infatti, che, per sfuggire a qualsiasi futura strumentalizzazione da parte dei nostri clienti (sempre più furbi ed informati), è necessario creare delle informative lunghe, chiare, precise ed inequivocabili.
10 Marzo 2010 a 17:32 | #10
Lo scopo di un’informativa dettagliata è proprio quello di garantire l’assistito. In altre parole, indipendentemente dal grado di approfondimento offerto dall’avvocato l’assistito, anche dalla semplice lettura del documento, avrà la facoltà di acquisire quelle conoscenze necessarie sulla mediazione e sulle sue possibili implicazioni. Per questo, vedendola dal lato dell’assistito (che è il punto di vista del legislatore), mi preoccuperei più di verificare che effettivamente il cliente abbia ricevuto una informazione esaustiva (di qui la dichiarazione riportata nella parte finale del documento), più che inserire un’attestazione che “assolve” l’avvocato.
8 Marzo 2010 a 18:42 | #11
Capisco la necessità di essere dettagliati, ma il rischio di un documento così lungo è quello di far firmare il cliente senza aver spiegato nulla. Come l’informativa che le banche fanno firmare ai clienti prima di un acqusito di fondi o la firma sulla privacy.
Un suggeriemento per responsabilizzare l’avvocato a spiegare quello che fa firmare: dopo la firma dell’assistito inserirei nella informativa una dichiarazione specifica dell’avvocato in tal senso “Io sottoscritto Avv…..dichiaro di aver illustrato oralmente in maniera chiara e dettagliata il contenuto del presente documento e in particolar modo la possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali” Firma dell’Avvocato.
7 Marzo 2010 a 17:47 | #12
Anna Maria :Cosa succede se nella città non c’è un organismo di mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia? Come funziona la competenza territoriale?
Il decreto legislativo non prevede alcuna competenza territoriale degli organismi. Nelle more dell’espansione degli organismi in tutte le città di Italia deve rivolgersi agli organismi di mediazione attualmente accreditati dal Ministero di Giustizia che possono tutt’ora svolgere le procedure in tutta Italia. Prima di scegliere l’organismo, consiglio di valutare attraverso il sito, con una telefonata o direttamente andando presso la loro sede: l’esperienza maturata, da quanti anni esercitano, se l’organismo è dedicato a tempo pieno alla gestione delle mediazioni, il numero di mediazioni che ha gestito e il regolamento adottato. Inotre è opportuno consultare i curriculum on line dei mediatori (se disponibile), infatti una volta nominato l’organismo il mediatore sarà scelto tra quelli presenti nella lista dell’organismo stesso. Quindi è importante conoscere i nomi e valutare la loro esperienza prima di nominare l’organismo.
7 Marzo 2010 a 16:37 | #13
Collega, grazie per il modello. Molto utile, mi hai risparmiato un po’ di lavoro e ricerca.
7 Marzo 2010 a 13:34 | #14
Le novità sono importanti e non credo che nè la classe forense nè i magistrati ne siano ancora a conoscenza. Ho consultato l’agenda. Considerando che il 2 marzo è sabato, da lunedì 22 marzo prima di iniziare una causa occorrerà informare il cliente della possibilità di rivolgersi ad un organismo di mediazione e, se il cliente rifiuta, allegare l’informativa. Cosa succede se nella città non c’è un organismo di mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia? Come funziona la competenza territoriale?
7 Marzo 2010 a 9:36 | #15
L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto è annullabile (art. 4, terzo comma, d.lgs 28/2010).
Avv Reggio
6 Marzo 2010 a 23:24 | #16
In teoria mi sembra una norma che potrebbe far “cultura” sopratutto tra i colleghi (all’interno dell’avvocatura). L’informativa serve soprattutto a chi la deve redigere (gli avvocati) e non solo a chi la riceve (gli assistiti). Grazie per la predisposizione del modello, è molto utile.
6 Marzo 2010 a 23:17 | #17
Non ho capito bene cosa succede, dopo il 20 marzo, se questa informativa non viene allegata. Oltre l’annullabilità del contratto tra avvocato e assistito, qual è la pena in caso di assenza dell’informativa (immagino che nei primi mesi non tutti gli avvocati allegheranno tale informativa)? L’azione è improcedibile o il giudice è tenuto ad informare la parte del ricorso agli organismi di mediazione? In quest’ultimo caso, quando ? e se non c’è la parte presente?
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