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Timestamp: 2019-04-20 04:12:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 49', 'art.7', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 14', 'art.6', 'sentenza ']

02 2001 | Edscuola
07 – 28 febbraio Riforma Cicli
Il 28 febbraio il MPI rende noto il testo del decreto interministeriale che regolamenta i curriculi della nuova scuola di base al quale è allegato un documento che riassume ed integra il testo elaborato dagli esperti del MPI e diffuso il 7 febbraio us., fornendo maggiori indicazioni circa l’attuazione dei nuovi curricoli.
Riportiamo di seguito integralmente il testo della lettera del ministro della PI che presenta i documenti ed una tabella che riassume la struttura oraria globale del curricolo.
Trovate qui di seguito lo schema di decreto che, come richiesto dalla legge, definisce la quota oraria degli ambiti e delle discipline nella scuola di base e, in allegato, come parte integrante del decreto, gli indirizzi per la attuazione del curricolo. Il documento è ora all’esame degli organismi di consultazione e controllo e, tenendo conto dei loro pareri, potrà acquistare pieno vigore formale nelle prossime settimane.
Come vedrete, il testo non è breve. Vi prego tuttavia di tenere conto che esso accomuna considerazioni generali relative sia all’intero impianto delle scuole dell’autonomia e della riforma (parte I), sia alla scuola dell’infanzia che costituisce parte integrante del sistema educativo nazionale di istruzione (parte II) e di base (parte III), con una analitica esposizione delle indicazioni curricolari per la quota nazionale pertinenti a tutti gli ambiti e a tutte le discipline di insegnamento e apprendimento. Tutto ciò sintetizza gli ampi documenti che la Commissione per il riordino dei cicli ha elaborato finora, prima perché fosse possibile predisporre il Programma di progressiva attuazione del riordino dei cicli, approvato dal Parlamento nel dicembre scorso, poi per predisporre le indicazioni curricolari che consentano alla scuola di base di avviarsi dal prossimo settembre. La Commissione proseguirà adesso i suoi lavori per contribuire alla elaborazione dei curricoli della scuola secondaria.
Come è noto, la Commissione, che ha lavorato con impegno esemplare, è composta, oltre che da rappresentanti delle associazioni delle famiglie e degli enti locali, da studiosi di vaglia delle più varie discipline e associazioni disciplinari, tra i quali i rappresentanti delle massime istituzioni culturali del nostro Paese, e soprattutto, per oltre la metà, da dirigenti scolastici e insegnanti delle scuole e in servizio attualmente nelle scuole. Non è dunque da stupirsi se, come si rileverà facilmente, la Commissione non ha tanto innovato quanto piuttosto riorganizzato e portato a norma, perché si generalizzi al meglio, il ricco patrimonio di esperienze didattiche e di innovazioni istituzionali sedimentato negli anni, anzi, talora da decenni.
Torna alle scuole ciò che le scuole, pur entro le costrizioni del vecchio impianto centralistico ormai abbandonato, hanno saputo elaborare in concreto.
Come sapete, ogni tre anni il Parlamento sarà chiamato a discutere l’andamento della progressiva attuazione della riforma sulla base di una relazione del Ministro dell’Istruzione fondata a sua volta sull’esperienza e i contributi delle scuole. Si apre dunque una fase pluriennale in cui il vostro apporto sarà determinante per orientare al meglio il cammino dell’intero sistema educativo pubblico (statale e paritario) dell’istruzione e della formazione. Con oggi si avvia questa fase di colloquio e confronto che sarà produttiva per tutta la scuola e la società italiana.
Accettate, con i miei saluti, un augurio cordiale di buon lavoro.
Anno Ambiti Disciplinari e Discipline Monte Ore
1° – 2° linguistico-espressivo
(italiano, una lingua europea moderna, discipline artistiche, musicali e motorie) 832
(matematica, scienze e tecnologia) 450
(storia, geografia e scienze sociali) 192
religione cattolica 120
1994/2254
3° – 4° – 5° linguistico-espressivo
(italiano, una lingua europea moderna, discipline artistiche, musicali e motorie) 1056
(matematica) 483
(scienze e tecnologia) 384
(storia, geografia, scienze sociali) 288
religione cattolica 180
curricolo autonomo 600/990
2991/3381
6° – 7° italiano 260
storia, geografia e scienze sociali 220
prima lingua europea moderna 130
(Lingua Inglese qualora questa non sia la prima lingua europea moderna) 80
matematica 240
scienze 180
arte e immagine 106
scienze motorie 120
religione cattolica 60
curricolo autonomo 400/660
2032/2292
Il 21 febbraio il ministro della PI interviene nella 7a Commissione della Camera sullo stato di attuazione della riforma scolastica con particolare riferimento ai curricula scolastici della scuola di base e alla formazione iniziale degli insegnanti.
Il 7 febbraio si svolge l’incontro conclusivo della Commissione di esperti incaricati dal Ministro De Mauro di definire i criteri generali per l’elaborazione dei curricoli nazionali alla luce delle risoluzioni (n. 6-00155 della Camera e n. 6-00057 del Senato) con le quali il Parlamento si è espresso sul documento di lavoro e sulla proposta di Piano quinquennale di attuazione della legge 30/2000.
All’incontro segue una conferenza stampa nel corso della quale il Ministro presenta il documento sulla riforma dei curricoli della scuola dell’infanzia e di base (sul quale Educazione&Scuola ha anticipato alcune indiscrezioni già nel passato mese).
Già a partire dalla settimana successiva scuole e sindacati sono chiamati a confrontarsi sul testo della riforma dei curricoli che dovrebbe essere formalizzato entro il mese dal MPI con un apposito decreto.
(Roma, 05 febbraio 2001) Mercoledì 7 febbraio alle ore 15 presso la Sovrintendenza scolastica per il Lazio – Via Ostiense n.131 – il Ministro Tullio De Mauro incontrerà la stampa a conclusione di lavori della Commissione per il riordino dei cicli relativamente ai curricoli della scuola di base.
(Roma, 07 febbraio 2001) Al via la riforma della scuola. Con il riordino dei cicli cambierà la struttura delle scuole elementari e medie che verranno unite in un unico ciclo di sette anni complessivi (non più gli otto, cinque+tre, di adesso).
Nel primo biennio non ci sarà una distinzione per materie. Solo dal terzo anno si comincerà a differenziare gli insegnamenti che aumenteranno gradualmente, nel corso dei sette anni, fino a caratterizzarsi come “materie” vere e proprie, con l’utilizzo di insegnanti diversi a seconda delle discipline. La differenziazione completa si raggiunge nell’ultimo biennio con sette diversi insegnamenti.
Un’altra novità della nuova scuola riguarda la struttura dei programmi: meno quantità e più qualità è la parola d’ordine. L’obiettivo è eliminare il sapere nozionistico non le nozioni e, per raggiungerle, la scuola deve spostare la sua attenzione sulla capacità dei ragazzi di acquisire delle competenze e di “imparare ad apprendere”.
Non solo. I programmi non saranno più rigidamente definiti come lo sono adesso: il ministero si limiterà a stabilire l’arco temporale che la scuola deve coprire. A quel punto saranno gli insegnanti, o meglio le scuole autonome, a decidere, ad esempio nel caso dell’Italiano, quali autori studiare perché considerati più importanti per la comprensione di una determinata epoca, fatti salvi ovviamente argomenti e contenuti irrinunciabili.
Questo è l’elemento importante di passaggio alla nuova scuola.
Non sarà prescrittivo seguire un programma quanto fare in modo che tutti i ragazzi arrivino a possedere conoscenze e competenze relative al titolo di studio che conseguono.
E se un ragazzo non riuscirà a raggiungere le competenze necessarie sarà cura della scuola fargli svolgere alcune attività di recupero.
Cambia l’approccio alla disciplina. La capacità di individuare problemi, formulare ipotesi, interpretare, progettare esperimenti, padroneggiare concetti mette in moto meccanismi appassionanti di ricerca e scoperta, trasforma l’apprendimento in memoria, in competenza duratura.
Insomma sarà la scuola, a partire dalla specifica realtà, a costruire il suo curricolo, integrando le indicazioni curricolari nazionali con la quota del curricolo riservata alla scuole.
La legge di riordino dei cicli sancisce il definitivo riconoscimento del ruolo educativo dell’infanzia per i bambini dai 3 ai 5 anni, inserendola a pieno titolo nel sistema educativo nazionale di istruzione e formazione.
Essa rappresenta un momento fondativo per lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia e delle competenze di tutti i bambini e le bambine, nel quadro di un percorso formativo unitario e coerente dai 3 ai 18 anni.
Partendo da questi presupposti, il documento del gruppo di lavoro ribadisce la validità e attualità degli Orientamenti per le attività educative del 1991. Orientamenti che costituiscono la base a partire dalla quale le scuole definiscono il loro curricolo. Si sottolinea, però, l’esigenza di qualificare l’azione formativa di tutte le scuole affinché i principi educativi degli Orientamenti trovino effettiva attuazione in tutte le realtà del Paese. A tale proposito il documento sollecita le istituzioni scolastiche ad allestire situazioni di esperienza in grado di sviluppare le competenze di tutti bambini anche nella prospettiva di un qualificato accesso alla scuola di base.
Il documento propone inoltre un piano d’interventi per la predisposizione di politiche di sostegno e sviluppo della scuola dell’infanzia, quali:
1) un’azione di ricerca sulla qualità dell’attuazione degli Orientamenti del 1991, anche al fine di intraprendere ulteriori iniziative sul piano normativo, organizzativo e professionale;
2) misure per l’estensione e la generalizzazione del servizio scolastico, anche in riferimento a quanto previsto dalla legge sul riordino dei cicli;
3) la messa a punto di profili di qualità (standard di servizio e di funzionamento) che consentano un effettivo miglioramento del servizio e che possano costituire la base per la realizzazione del sistema formativo integrato;
4) azioni finalizzate a sviluppare e qualificare la professionalità dei docenti di scuola dell’infanzia, con una particolare attenzione ad una formazione universitaria adeguata.
Italiano e lingue europee moderne, conoscere la lingua nazionale e due lingue straniere per orientarsi nella società della comunicazione
Un solido patrimonio linguistico è garanzia di sviluppo del pensiero e della personalità e diventa perciò strumento di superamento di ogni forma di discriminazione e di emarginazione. “E’ la lingua che fa uguali”.
Il ciclo settennale si propone di garantire ai ragazzi che escono dalla scuola di base una piena conoscenza della lingua italiana e la capacità di usarla, sia in forma orale sia in forma scritta, in ogni situazione di apprendimento e di vita. In continuità con le capacità già acquisite nella scuola dell’infanzia e nell’ambiente sociale e familiare ragazze e ragazzi impareranno, in modo via via più consapevole, a leggere e a scrivere, a esprimersi correttamente, a comunicare, ad avviarsi al piacere di leggere testi narrativi e poetici adeguati all’età e ai propri bisogni di conoscenza, a riflettere progressivamente sulle caratteristiche della lingua, dei testi e della comunicazione, a saper usare la lingua italiana per acquisire e rielaborare nuove conoscenze, anche in altre discipline.
L’arricchimento del patrimonio linguistico e delle capacità comunicative si realizza, nella nuova scuola, anche in dimensione europea e con una forte attenzione agli elementi interculturali, in termini di cittadinanza, di confronto fra culture, di conoscenza di più lingue. La scuola di base garantisce la conoscenza della lingua italiana e di due lingue europee moderne, una delle due è l’inglese e la continuità del loro apprendimento negli anni successivi. La prima lingua straniera sarà avviata nella prima classe del ciclo di base, la seconda nella sesta classe del ciclo di base.
Nello stesso tempo per le ragazze e i ragazzi la cui lingua d’origine sia diversa dall’italiano o da una delle lingue studiate (sia essa una lingua minoritaria o un’altra lingua), la scuola dovrà curare, eventualmente nella quota locale del curricolo, il mantenimento della conoscenza della lingua madre, condizione per un armonico sviluppo delle facoltà intellettive e degli atteggiamenti relazionali.
Per consolidare il patrimonio linguistico e comunicativo si partirà dalle radici storiche della lingua e delle forme di comunicazione senza trascurare le trasformazioni continue delle forme del comunicare. Per questo saranno oggetto di studio anche le forme di comunicazione tipiche della realtà contemporanea: tv, pubblicità, ecc., che incidono sui modi stessi di pensare e di organizzare la propria esperienza e le proprie conoscenze.
Bambine e bambini incontreranno nel loro percorso di apprendimento una pluralità di testi, anche multimediali, secondo quanto gli insegnanti riterranno più adeguato al raggiungimento dei risultati e all’età di chi apprende, fatti salvi ovviamente argomenti e contenuti irrinunciabili. Dalle fiabe, alle filastrocche, alle canzoni, ai giochi linguistici, al fumetto, al testo pubblicitario, alla narrativa per l’infanzia, alla poesia epica e lirica, ai diari, ai testi autobiografici.
Anche le tecnologie didattiche potranno essere, fin dal ciclo di base, un valido e necessario supporto per impostare e consolidare la capacità di realizzare testi e messaggi in forma multimediale e per imparare a usare, in maniera consapevole, le molteplici forme della comunicazione contemporanea.
Matematica, saper fare di conto ai tempi del calcolo automatico
La matematica è strumento essenziale per capire, descrivere e interpretare la realtà. Il linguaggio e il ragionamento matematico, anche nella scuola, devono essere considerati strumenti per l’interpretazione del reale, e non puro bagaglio astratto di nozioni difficili da apprendere e da mantenere nel corso della propria vita. E’ essenziale nel processo di insegnamento-apprendimento della matematica collegare strettamente le esperienze di vita e la riflessione su di esse con un progressivo processo di astrazione tipico delle procedure matematiche.
A partire da esperienze vissute nella scuola dell’infanzia, nei contesti di gioco della vita familiare e sociale, bambine e bambini maturano consuetudine con il calcolo, con il gioco dei se e dei ma, imparano a intuire, immaginare, porsi dei problemi, insomma incontrano nei fatti il ragionamento matematico. Competenze più complesse saranno man mano acquisite nel percorso scolastico, da quelle di calcolo, a quelle di immaginazione geometrica, da quelle di analisi di dati e lettura delle loro rappresentazioni,(capacità di lettura di grafici e tabelle), a quelle più immediatamente culturali, come la padronanza delle idee fondamentali di una teoria, la capacità di collocarla nel tempo, ecc.; ma il percorso può e deve iniziare già nella scuola di base, attraverso una didattica che riprende gli argomenti approfondendoli di volta in volta.
A puro titolo di esempio, nei primi anni della scuola di base, si possono organizzare attività imitative finalizzate all’acquisizione di competenze relative all’uso del sistema monetario, al confronto di prezzi, pesi e ingredienti, oppure, rispetto al campo di esperienza dei giochi tradizionali, attività finalizzate all’acquisizione di competenze relative ai numeri e allo spazio.
Si può passare allora da pratiche quotidiane che si svolgono prevalentemente per imitazione e con il ricorso aad un espressione orale (come, ad esempio, nel caso degli scambi economici) a pratiche di rappresentazione scritta che consentano la formalizzazione delle diverse strategie risolutive di problemi.
La matematica si confronta con campi di esperienza in cui allieve e allievi sono coinvolti, direttamente o indirettamente. Vi sono esperienze extramatematiche che, nel momento in cui vengono guardate con occhio matematico conducono a modellizzazioni che si oppongono a concezioni diffuse. Si pensi, a titolo di esempio, al campo di esperienza legato ai giochi di fortuna (lotterie e simili); qui l’occhio matematico svela diffusi e radicati pregiudizi (vantaggio di giocare numeri in ritardo e simili). Un ragionamento critico su queste esperienze conduce alla matematica dell’incerto, alla probabilità e alla statistica. In questi casi il ruolo dell’insegnante è molto più delicato in quanto deve essere portatore di un atteggiamento positivo nei confronti della scienza e della razionalità.
Vi sono, però, anche campi di esperienza che attengono più direttamente al fare matematica e alla riflessione su questo “fare matematica”. Già dalla scuola di base è possibile accompagnare al primo uso dei numeri, delle figure, delle relazioni, ecc., una consapevolezza delle “regole del gioco” della matematica. Anche se l’approccio è inizialmente sviluppato a partire da una molteplicità di esperienze e problemi extramatematici, molto presto, già dalla prima classe, gli oggetti introdotti (numeri, operazioni, figure, trasformazioni, ecc.) divengono essi stessi oggetto di riflessione e di studio. Ad esempio, si può riflettere sulla scrittura dei numeri adottata nella vita quotidiana, ricostruendo le regole della notazione posizionale; si possono cercare numeri che esprimono regolarità o costruire figure che godono di particolari proprietà. Grande importanza, come mediatori nei processi di acquisizione di conoscenza, assumono gli strumenti: dai più semplici, come i materiali manipolabili, l’abaco, il compasso, il righello, fino agli strumenti tecnologici più complessi, quali le calcolatrici numeriche o il computer (varie ricerche suggeriscono l’importanza di software di tipo interattivo che consentono di verificare e approfondire le conoscenze e le capacità d’uso degli strumenti matematici).
Scienze: conoscenze più vicine ad una realtà in evoluzione
Cultura scientifica, oggi, significa essenzialmente capacità di orientamento ed interpretazione in un ambito del sapere in sempre più rapida e continua evoluzione. Ragazze e ragazzi per partecipare con consapevolezza ai processi sociali e culturali, non hanno bisogno di un voluminoso bagaglio di informazioni, ma devono saper capire fenomenologie complesse e utilizzare in modo consapevole le sue informazioni per orientarsi nel mondo e continuare a farlo per tutto l’arco della vita. Con l’insegnamento di Scienze nella nuova scuola di base si vuole rispondere a due principali esigenze. La prima consiste nel voler combattere il sempre più diffuso analfabetismo scientifico che coinvolge sia la popolazione adulta sia i giovani, e questo proprio quando nella vita di tutti i giorni ogni cittadino si trova sempre più frequentemente di fronte a fenomeni e problemi in cui ha bisogno di dipanare il complesso e ricorrente intreccio tra ricerca scientifica, innovazione tecnologica, etica, processi economici ed atteggiamenti sociali, che richiedono scelte personali consapevoli e motivate. Non mancano esempi nel recente passato, da “mucca pazza” fino ai ricorrenti disastri ambientali (alluvioni e non solo). Sapersi orientare nella complessa dimensione sociale delle scienze rappresenta oggi un fondamentale diritto di cittadinanza.
La seconda riguarda la necessità per i bambini e i ragazzi di “fare esperienza”, di “sporcarsi le mani” con fenomeni e fatti concreti ed imparare a ragionare a partire da questi. Le esperienze di vita scolastica e quotidiana saranno anche l’occasione per applicare in concreto gli apprendimenti di lingua e di matematica. Vedremo un numero sempre maggiore di classi all’opera in un bosco o sul greto del fiume, in una piazza o nel laboratorio di scienze, nel cortile di scuola o alle prese con i computer ad osservare, misurare, costruire rappresentazioni e modelli, a fare ricerche sul campo (e non sulle enciclopedie), a raccogliere dati dalla realtà per progettare e per realizzare interventi, più o meno importanti ma tutti adeguati alla loro età.
Dopo un primo biennio in cui proseguirà il processo di crescita dei bambini avviato dalla scuola dell’infanzia, i percorsi saranno progettati insieme da tutti gli insegnanti che nella scuola di base si occupano di scienze, ed ognuno interverrà con le proprie competenze, chi gestendo laboratori o uscite sul campo, chi curando le fasi dell’argomentazione o della misura.
Scopo ultimo è costruire nei ragazzi la passione per l’indagine scientifica e diffondere atteggiamenti “accorti”, mai ingenui o superficiali.
Tecnologia, la cultura della tecnica nel curricolo progressivo di base
I sostanziali cambiamenti che connotano la società contemporanea dimostrano quanto la tecnica sia in grado di cambiare le forme e i ritmi della vita quotidiana e come stiano cambiando le stesse mappe della conoscenza. La tecnica, da quando ha fatto la comparsa nel processo evolutivo dell’uomo, ne ha condizionato non solo lo sviluppo cognitivo e culturale, ma anche biologico. D’altro lato, i mutamenti prodotti dalla tecnica in tutti i campi (economia, scienze, letteratura, arte, sport) determinano un tale intreccio fra conoscenze e azioni che non consente ormai di relegarla sul piano della semplice operatività.
Un aspetto a cui dedicare particolare attenzione riguarda la ricerca di un adeguato spazio per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione in modo da assicurare agli allievi il raggiungimento di quelle competenze che nella società contemporanea risultano indispensabili.
L’attività formativa e didattica dovrà valorizzare le capacità possedute dal bambino e dal ragazzo, derivanti dalla sua spontanea curiosità e dal contesto in cui vive, oggi sempre più caratterizzato da stimoli con forti componenti tecnologiche. Un aiuto in questo senso potrà essere assicurato dalla ricerca di un dinamico equilibrio fra operatività e concettualizzazione che si svilupperà adeguandosi all’età degli allievi.
Questo insegnamento ha quindi l’intento sia di aiutare a comprendere come le tecnologie costituiscano potenti strumenti di estensione delle prestazioni umane sia di sviluppare la dimensione etica nei confronti del loro utilizzo. In altri termini, lo studio delle tecnologie deve sviluppare capacità dei progettazione autonoma e di autoregolazione delle azioni, ma contribuire anche al ripensamento critico della società e dei suoi valori.
Il sapere tecnologico è infatti finalizzato a dare strumenti operativi e concettuali che consentono di interagire con il mondo materiale e virtuale costruito dall’uomo. Operare sugli artefatti significa sviluppare competenze reticolari, provenienti da diversi ambiti e riferiti a differenti tipi di conoscenza, utilizzando le strutture, le procedure e i linguaggi tipici di tali saperi.
Oltre a ciò, va sottolineato che proiettare l’azione formativa verso la dimensione progettuale significa utilizzare forme e metodologie dell’apprendere prevalentemente proprie di contesti esterni alla scuola, con una ricaduta positiva anche sull’orientamento.
Obiettivi di apprendimento relativi alle competenze degli alunni
Si individuano le competenze culturali che la cultura della tecnica si propone di far acquisire e sviluppare (ad un livello adeguato all’età degli studenti):
Interpretare il mondo costruito dall’uomo
essere competenti nel ricostruire e nel rappresentare le caratteristiche di semplici “sistemi artificiali”, a livello di forma, materiale, funzione/funzionalità e nel rapportarsi con il loro uso
Produrre e organizzare
essere competenti nel seguire, comprendere e predisporre processi e procedure in riferimento a fini prestabiliti e all’organizzazione di risorse date; essere competenti nell’ideare, progettare e realizzare oggetti, fisici o virtuali, seguendo una definita metodologia progettuale
Contestualizzare la tecnica e la sua evoluzione nell’ambiente e nella società
essere competenti nel mettere in relazione la tecnica con i contesti socio-ambietali cogliendo, dei fenomeni tecnici, la dimensione storico-culturale che li determina e che contribuiscono a determinare
La struttura a spirale dello sviluppo delle competenze nel corso dei sette anni del ciclo di base, è finalizzata al raggiungimento delle basi culturali che permettano la comprensione e la contestualizzazione dei principali fenomeni che caratterizzano il mondo costruito dall’uomo.
Il nuovo curricolo è uno strumento per rendere più efficace l’insegnamento della storia, della geografia e degli studi sociali e di potenziarne l’apprendimento. Esso ruota intorno a due cardini: la centralità della storia generale durante tutto il curricolo e lo stretto rapporto della storia con le discipline geografiche e sociali. La storia è un sapere indispensabile perché serve a leggere e a capire la realtà e perché svolge un ruolo fondamentale nella strutturazione della memoria e coscienza storica.
Per questo motivo la storia generale è proposta in forma distesa (cinque anni) e a partire dal 5° anno della scuola di base. Si evitano in questo modo le corse frettolose, alle quali sono costretti attualmente insegnanti di elementari e medie, che debbono ripetere l’intera storia in soli tre anni e, al tempo stesso, si dà a tutti i cittadini italiani che concludono l’obbligo scolastico una solida formazione storica comune.
La fase iniziale del curricolo serve per prepararsi adeguatamente a questo lavoro: in un primo periodo (cinque anni, tra la scuola dell’infanzia e primi due anni della scuola di base) le bambine e i bambini vengono guidati alla conoscenza e all’uso di “parole chiave”, necessarie per comprendere il mondo: dalla famiglia, alla società, alla religione, all’ambiente. Nel terzo e nel quarto anno della scuola di base cominciano a prendere conoscenza di vari tipi di società, vicine e lontane nel tempo e nello spazio , in modo da acquisire un “lessico storico di base”, che renda più agevole ed efficace il successivo studio della storia generale, che verrà svolto durante gli ultimi tre anni della scuola di base e i primi due della scuola secondaria, fino al compimento dell’obbligo. Si tratterà di una narrazione cronologica e sistematica, che affronta le dimensione della storia mondiale, fondamento e senso di tutte storie parziali che la compongono, di quella europea, di quella nazionale e locale.
Nella fase finale del curricolo (gli ultimi tre anni della scuola secondaria) gli studenti riprenderanno la storia generale e cronologica come quadro di riferimento all’interno del quale si svilupperanno temi specifici che verranno trattati con particolare attenzione alle fonti e al dibattito storiografico, in modo da sviluppare l’approccio critico alla disciplina, e che verranno scelti dagli insegnanti tenendo conto sia delle finalità generali dello studio della storia sia delle caratteristiche culturali e curricolari dei vari indirizzi.
Questo criterio potrà essere applicato anche nel biennio iniziale del ciclo secondario, in particolare nel liceo classico-umanistico, dove sarà opportuno affiancare al curricolo comune di storia specifici moduli di storia greca e romana, che consentano agli studenti di avere un quadro storico e culturale approfondito del mondo al quale si avvicinano attraverso queste lingue.
Per quanto riguarda la geografia, nel primo biennio della scuola di base le parole chiave appartengono ad un ambito integrato socio-spazio-temporale: prima, lontano, famiglia, traccia, religione, lavoro ecc. Sono parole che bambine e bambini già usano e che potranno riutilizzare in seguito, nello studio più propriamente disciplinare.
Successivamente, nel terzo e nel quarto anno della scuola di base, accanto allo studio dei grandi quadri sociali, vi è lo studio dei relativi ambienti naturali (pianura, montagna, foresta) o antropizzati (campi agricoli, vie di comunicazione, città); e, per quanto riguarda gli studi sociali, lo studio di concetti importanti per l’analisi sociale (legge, governo, gruppo sociale, produzione ecc).
Allo stesso modo, nel triennio finale della scuola di base, le tre discipline procedono di pari passo: per la geografia, ad esempio, si studiano prima gli ecosistemi (mentre in storia si studiano il paleolitico e il neolitico e per gli studi sociali, si studia il popolamento; nel sesto anno, quando si fa storia antica, la geografia si occupa delle regioni e degli scambi economici, mentre gli studi sociali introducono i concetti di cultura e di rapporti fra culture; nel settimo anno, quando si studia in storia la formazione del mondo moderno, si introducono i concetti di geografia politica e di educazione politica relativi.
Così come in storia, anche in geografia ogni anno di studio è articolato su diverse dimensioni (mondiale, europea, italiana), in modo da evitare la scansione annuale fra Italia, Europa e mondo, che impediva – come sanno tutti i docenti – qualsiasi integrazione forte con la storia. Anche gli studi sociali si muovono costantemente su queste tre dimensioni nello sviluppare l’educazione alla cittadinanza democratica nel contesto italiano, europeo e mondiale.
La Musica si propone di sviluppare la capacità di bambini e ragazzi di partecipare all’esperienza musicale, sia nella dimensione del fare musica, sia in quella dell’ascoltare e del capire. Il bambino è immerso in un mondo di suoni e voci sin dalla primissima infanzia.
Bambine e bambini ascoltano, si muovono, sentono il ritmo, cantano, esplorano l’universo musicale. Fin dai primi anni di vita esprimono il loro mondo interiore con i suoni. Il far musica, con la voce, con gli strumenti, con i mezzi a disposizione, permette a bambini e adolescenti di esplorare, nell’emotività della musica, la propria emotività.
A partire da queste “competenze” bambine e bambini sviluppano, nella scuola di base, attraverso il fare e il sentire, non solo la capacità di esplorare e riconoscere i suoni ma quella di imparare a produrli fino ad arrivare, negli ultimi due anni, alla creazione, esecuzione, interpretazioni di testi musicali attraverso l’uso della voce o di uno strumento, nonché delle tecnologie multimediali e audiovisuali.
Il curricolo ha come punto di riferimento l’alunno reale immerso ormai in una società della comunicazione multimediale; dovrà partire dalla esperienza di quest’ultimo e in particolare tener conto dell’influenza che hanno i linguaggi delle immagini sui processi cognitivi, affettivi, sui modelli di comportamento e sulla cultura giovanile.
Bambine e bambini quando entrano nella scuola hanno già un bagaglio di conoscenze, di esperienze audiovisive ed espressive; possiedono esperienze che la scuola deve riconoscere e valorizzare. Peraltro, alla maggior parte dei bambini che si affacciano al ciclo primario, l’esperienza della scuola dell’infanzia ha offerto, quanto meno, l’opportunità che i linguaggi delle immagini. vengano accolti il più consapevolmente e correttamente possibile, al fine di avviarli ad una fruizione critica dei messaggi diretti ed indiretti dai quali sono costantemente investiti.
In particolare l’approccio culturale al mondo delle immagini nella sue dimensioni comunicative ed artistiche completa il patrimonio delle abilità, capacità e conoscenze relative ai linguaggi ed al loro uso sociale, integrando le diverse forme della comunicazione (scritta e orale, gestuale, musicale e iconica).
Inoltre le pratiche di insegnamento più avanzate nella scuola dimostrano come sia necessario assicurare agli alunni esperienze di apprendimento di tipo interdisciplinare, attraverso la proposta di laboratori nei quali la produzione e la fruizione del mondo delle immagini e dei beni culturali sia collocata in precisi contesti ambientali, storici e artistici. Una scuola che si apre al mondo deve riuscire a confrontarsi con la molteplice ricchezza dei linguaggi: quelli audiovisivi e quello multimediale, così anche con i suoni, il movimento, i colori, le immagini che entrano ormai con forza nella nostra quotidianità, che rappresentano lo sfondo costante della vita delle bambine e dei bambini.
Vivere il proprio corpo in modo consapevole, personale, critico, soddisfacente e creativo, conoscere e controllare la propria emotività e motricità, mettersi in relazione con le persone e l’ambiente, trasferire abilità e aprirsi a nuovi e altri saperi, sono componenti fondamentali nell’equilibrio della persona nella sua dimensione cognitiva, relazionale, comunicativa, espressiva, operativa.
Componenti che debbono essere tradotte in obiettivi formativi irrinunciabili e che possono essere delineati solo da una cultura del movimento e della corporeità basata sulla gestione rispettosa della persona e dell’ambiente. Tale cultura, fondata sulla conoscenza di sé, favorisce l’assimilazione di principi e comportamenti democratici nei cittadini di domani per giungere a forme di autoregolamentazione e ad interazioni positive.
L’educazione della corporeità potrà favorire tali processi, attraverso pratiche e conoscenze di varie tecniche: percettivo-motorie, espressivo-comunicative, sportive. La scuola dell’infanzia e la scuola dell’obbligo rinviano il processo di sviluppo consapevole della propria persona e dei propri rapporti con il “mondo” ad altrettante aree di esperienza.
La rilevanza che assume il campo relativo alla corporeità e alla motricità, nel curricolo della scuola dell’infanzia, deriva dal presupposto che proprio la concretezza e la “fisicità” del bambino devono diventare primo oggetto di scoperta, conoscenza, e consapevolezza per il bambino stesso.
L’assunzione del corpo come “valore” mette in evidenza il corpo stesso come condizione essenziale nello sviluppo di tutti gli ambiti della personalità. Guardare e conoscere le cose, gli altri, lo spazio, per mezzo dei sensi e del movimento, è il punto di partenza verso l’elaborazione delle informazioni in sistemi di pensiero.
Esiste un rapporto di reciprocità e interdipendenza, tra esperienze senso-percettive e motorie, ed esperienze cognitive, sociali ed affettive. Il bambino gioca, esplora, percepisce, comunica agli altri e sente gli altri. L’esperienza del corpo è, perciò, anche esperienza affettiva, di “fiducia” in sé, nelle proprie capacità di relazione col mondo e con l’altro. Proprio per il fatto che il corpo ed il movimento rappresentano uno degli elementi portanti della dimensione individuale e sociale nello sviluppo della persona, la disciplina dà un particolare contributo alla creazione e al potenziamento delle competenze nei diversi ambiti del sapere.
Sul tema interviene, dalla sua rubrica Riforme On Line su Educazione&Scuola, Giancarlo Cerini, componente della Commissione ministeriale per la Riforma dei Cicli:
La Riforma come Ipotesi di Lavoro
nota 28 febbraio 2001, Prot. n. 4708
“Il ‘900. I Giovani e la memoria” Progetto destinato agli studenti delle scuole secondarie di 1° e 2° grado. Anno scolastico 2000-2001
circolare 28 febbraio 2001, n. 45
decreto 28 febbraio 2001 (in GU 21 marzo 2001, n. 67)
nota 27 febbraio 2001, Prot. n. 488
Riconoscimento della parità per le scuole materne autorizzate – anno scolastico 2000/2001 –
nota 27 febbraio 2001, Prot. n. 1034
Partecipazione ad Internet-Fiesta 2001
circolare 26 febbraio 2001, n. 44
Decreto legge n. 16 del 19 febbraio 2001 – Disposizioni urgenti relative al personale docente della scuola – Prime Indicazioni Operative
circolare 26 febbraio 2001, n. 43
Protocollo di intesa “Tutela dei diritti alla salute, al gioco, all’istruzione ed al mantenimento delle relazioni affettive ed amicali dei cittadini di minore età malati” e protocollo di intesa “La scuola in strada e nelle zone a rischio”
circolare 26 febbraio 2001, n. 42
Adozione dei libri di testo nelle scuole elementari per l’anno scolastico 2001-2002
circolare 26 febbraio 2001, n. 41
Corso di formazione a distanza “e. SAT2” sul nuovo esame di stato per Dirigenti scolastici, docenti e personale ATA dell’istruzione secondaria. Anno scolastico 2000-2001
circolare 26 febbraio 2001, n. 40
Proroga termini presentazione richiesta di assistente di lingue straniere. Anno scolastico 2001/2002
nota 26 febbraio 2001, Prot. n. D4/253
Corsi di formazione di cui all’art. 34 commi 2 e 3 del CCNL e all’art. 49 del CCNI ai fini dell’attribuzione del profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi ai responsabili amministrativi con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, di cui al D.M. del 27.12.1999 e alla C.M. prot.n. D4/230 del 31.1.2000. Sito internet per il tutoring a distanza
nota 26 febbraio 2001, Prot. n. 1059
Riconoscimento della parità (Legge n. 62/2000) ad istituzioni scolastiche secondarie non statali e posizione degli alunni candidati agli esami di Stato conclusivi
comunicazione di servizio 26 febbraio 2001, Prot. n. 407
Progetto Lingue 2000 – Monitoraggio degli interventi di certificazione esterna
circolare 22 febbraio 2001, n. 39
C.M. n.343 del 3 agosto 1998 – Delega ai Provveditori agli Studi per l’istruttoria di alcuni procedimenti amministrativi e per l’adozione del relativo provvedimento finale Chiarimenti
decreto 22 febbraio 2001, n. 38
Ripartizione a livello provinciale delle funzioni aggiuntive del personale A.T.A. (articolo 36 CCNL) – A.S. 2000/01
circolare 22 febbraio 2001, n. 37
Adozione dei libri di testo nelle scuole ed istituti di istruzione secondaria, nei licei artistici ed istituti d’arte per l’anno scolastico 2001/2002
lettera circolare 22 febbraio 2001, Prot. n.8712/DM
Giornata mondiale dell’acqua dedicata al tema “L’acqua e la salute” – 22 marzo 2001
nota 22 febbraio 2001, Prot. 698
Liquidazione delle competenze al personale assunto con contratto fino a nomina dell’avente diritto al posto con decorrenza successiva al 31 dicembre 2000
nota 22 febbraio 2001, Prot. n.12/VM
Ripartizione funzioni aggiuntive personale A.T.A. (articolo 36 CCNL)- a.s.2000/01
01 – 22 febbraio Contratti
Il 20 febbraio viene siglato il contratto dei dirigenti appartenenti all’Area I per il periodo 1998-2001 e per il secondo biennio economico 2000-2001.
Proseguono presso l’ARAN gli incontri con le OOSS della Scuola:
1, 6, 7, 8, 12, 13, 14, 15 febbraio: per il rinnovo del CCNL per il biennio economico 2000/2001 per il personale del comparto scuola
Poco dopo le quattro della mattina del 15 febbraio OOSS ed Aran raggiungono l’accordo per il rinnovo contrattuale per il secondo biennio economico 2000-2001 del comparto scuola.
L’aumento retributivo medio lordo – al quale si aggiunge un fondo di risorse legato al merito pari a 416 miliardi di lire – sarà in busta paga da marzo o aprile e deriva da:
1. recupero dell’inflazione programmata (L. 107.000)
2. retribuzione professionale docenti diversificata per anzianità (L. 120.000, da 0 a 14 anni; L. 173.000, da 15 a 27 anni; L. 205.000 da 28 anni in poi).Riportiamo di seguito il comunicato stampa del MPI:
(Roma, 22 febbraio 2001) Dal nuovo contratto del comparto scuola siglato il 15 febbraio 2001 tra l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale) e le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil e approvato dal governo, arrivano considerevoli aumenti retributivi per gli insegnanti e nuove risorse che vanno ad incrementare i fondi di istituto. Con questo ultimo accordo, che riguarda il secondo biennio economico, si completa il quadro contrattuale relativo al quadriennio 1998-2001.
La firma è stata resa possibile grazie all’accordo raggiunto tra governo e sindacati il 15 dicembre 2000, che ha definito le ulteriori risorse messe a disposizione del contratto della scuola. Uno sforzo straordinario da parte del governo per avvicinarsi alle attese della categoria.
In totale si tratta di 3.550 miliardi, distribuiti nel corso del triennio di riferimento della legge finanziaria 2001-2003. Essi vanno ad aggiungersi agli importi finanziari già previsti per la scuola (1260 miliardi all’anno), e alle risorse stanziate per l’indicizzazione generale dei contratti del pubblico impiego (1650 miliardi all’anno).
Tab.1: Risorse disponibili per il contratto scuola inserite nella finanziaria in miliardi di lire
850a) 1250b) 1450c)
1260d) 1260d) 1260d)
1650e) 1650e) 1650e)
Gli importi indicati alle lettere a), b), e c), la cui somma è pari a 3550 miliardi nel triennio, si riferiscono a risorse aggiuntive destinate agli insegnanti.
d ) Importi finanziari già previsti.
e) Quota relativa ai docenti delle risorse stanziate dalla Finanziaria 2001 per i contratti del pubblico impiego.
Gli insegnanti avranno un aumento lordo mensile di circa 300mila lire, suddiviso tra stipendio e retribuzione professionale accessoria: quest’ultima è un dispositivo introdotto dal nuovo contratto, che viene erogata secondo tre fasce di anzianità:
Anzianità INCREMENTO CCNL BIENNIO 2000-2001
(art.7 comma1) COMPENSO INDIVIDUALE ACCESSORIO CCNI 1999 RETRIBUZIONE PROFESSIONALE DOCENTI (1)
da 0 a 14 (2) 120.000 + 96.000 = 216.000
da 15 a 27 173.000 + 96.000 = 269.000
da 28 205.000 + 96.000 = 301.000
Comprende ed assorbe il compenso individuale
(1) accessorio.
7, 12 febbraio: per l’esame della questione delle funzioni aggiuntive del personale ATA
Il 12 febbraio MPI e OOSS siglano un’intesa per l’attribuzione delle funzioni aggiuntive al personale ATA.
2 febbraio: per la definizione del CCNL del personale dirigenziale dell’Area V
6, 13, 19 febbraio: per l’esame del regolamento e dello statuto relativi all’ipotesi di accordo per l’istituzione del fondo pensione complementare per il comparto Scuola
8 febbraio: per il riordino del Ministero della Pubblica Istruzione
decreto Presidente Consiglio Ministri 21 febbraio 2001 (in GU 5 aprile 2001, n. 80)
Iniziative intese a favorire l’approccio al mondo dello sport di giovani studenti in situazione di disagio socio-economico
lettera circolare 21 febbraio 2001, Prot. n. 4691
Progetto “Storia del ‘900” Corso Nazionale di formazione per docenti di Storia sul Tema: “Le storie estreme nel Novecento. Il problema dei Genocidi e il Totalitarismo”. – Varese, 14 – 19 maggio 2001
19 – 20 febbraio Concorsi
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale n. 15, del 20 febbraio 2001 dell’OM 1/01 partono i trenta giorni previsti dall’art. 4 della medesima ordinanza per la presentazione delle domande di partecipazione alla nuova sessione di concorsi riservati indetti in applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 6 bis della legge 27 ottobre 2000, n. 306.
Hanno titolo a presentare domanda, per la frequenza di un solo corso e per una sola provincia, tutti coloro:
che abbiano maturato il requisito di servizio previsto dall’art. 2, comma 4 della legge 3 maggio 1999 n. 124, entro il termine del 27 aprile 2000;
che, pur avendo a suo tempo maturato il requisito del servizio nei termini fissati dall’art. 2, 4° comma della legge 3 maggio 1999 n. 124, non abbiano presentato alcuna domanda di partecipazione alle sessioni riservate indette con OM 153/99 e OM 33/00;
che avendo presentato domanda, siano stati ammessi alla sessione riservata, ma non abbiano frequentato i corsi.
Di seguito i moduli e gli allegati all’OM 1/01:
Il 19 febbraio 2001 (in GU, 4ª serie speciale, 5 gennaio 2001, n. 2) si svolge la prova scritta del concorso per titoli ed esami, bandito con DD (in GU 4ª serie speciale, 5 settembre 2000, n. 69), per la copertura dei posti vacanti e disponibili all’inizio di ciascuno dei tre anni scolastici successivi all’approvazione delle graduatorie regionali di cui al presente concorso per l’accesso:
decreto legge 19 febbraio 2001, n. 16 (in GU 20 febbraio 2001, n. 42)
nota 19 febbraio 2001
Adesione alla serata finale della trasmissione “Verdincanto” in collaborazione con RAI Educational. Precisazioni e informazioni aggiuntive
circolare 19 febbraio 2001, n. 36
C.M. n° 20 del 30 gennaio 2001 – Sospensione delle assunzioni a tempo indeterminato del personale educativo per l’a.s. 2000-2001
circolare 19 febbraio 2001, n. 35
Rappresentanza e difesa in giudizio delle istituzioni scolastiche autonome da parte dell’Avvocatura dello Stato
circolare Lavoro 16 febbraio 2001, n. 23
Norme per il diritto al lavoro dei disabili (legge 12 marzo 1999 n. 68) e relativo regolamento di esecuzione (d.p.r. 10 ottobre 2000 n. 333): aspetti sanzionatori. Chiarimenti operativi
decreto 16 febbraio 2001, n. 33
Prezzo massimo complessivo della dotazione libraria necessaria per le discipline di ciascun anno di corso della scuola secondaria di primo e secondo grado. AS 2001-02
circolare 16 febbraio 2001, n. 32
Collocamenti fuori ruolo e comandi dei dirigenti scolastici e del personale docente presso: enti e associazioni che svolgono attività di prevenzione del disagio psico-sociale, assistenza, cura, riabilitazione e reinserimento di tossicodipendenti; associazioni professionali ed enti cooperativi da essi promossi; università e altri istituti di istruzione superiore. Legge 23 dicembre 1998, n. 448 – articolo 26, commi 8, 9 e 10. Anno scolastico 2001/2002
16 febbraio Assunzioni e Continuità Didattica
Il 16 febbraio il Consiglio dei Ministri approva un Decreto Legge che, prorogando al 30 giugno 2001 il termine per la pubblicazione delle graduatorie permanenti e confermando i supplenti in servizio sino alla stessa data, dovrebbe garantire la continuità didattica e la regolare prosecuzione dell’anno scolastico.
Previsto il riconoscimento giuridico dell’anno scolastico in corso per il personale avente titolo non nominato a seguito dello slittamento nella pubblicazione delle graduatorie stesse.
(Roma, 16 febbraio 2001) Su proposta del presidente del Consiglio, Amato, e del ministro della Pubblica Istruzione, De Mauro, il CDM ha approvato un decreto-legge che dà “Disposizioni urgenti relative al personale docente della scuola”.
Il decreto assicura la continuità didattica, evitando una rotazione degli insegnanti sulle classi nel pieno dell’anno scolastico. La continuità è assicurata con la permanenza in servizio, sulle classi attualmente occupate, dei supplenti nominati all’inizio dell’anno scolastico 2000-2001.
Al personale docente non in servizio e che, in virtù dei concorsi recentemente espletati, occupa i primi posti nelle graduatorie permanenti è garantita l’assunzione a tempo determinato fino al termine delle lezioni (10 giugno). Tale personale sarà utilizzato in ambito provinciale per supplenze temporanee. Ai fini giuridici e pensionistici la nomina in ruolo per quest’ultima categoria decorre dal 1 settembre 2000.
Per il personale supplente, già licenziato prima del presente decreto, è previsto il riconoscimento del servizio ai soli fini giuridici fino al termine delle attività didattiche (30 giugno).
Il decreto non comporta oneri finanziari aggiuntivi rispetto alla spesa già preventivata per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie.
15 febbraio Pensioni
Il DM 271/00, sulla scorta delle indicazioni operative della CM 5/01, fissa il termine del 15 febbraio 2001 per la presentazione, da parte del personale dirigenziale, docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario, compreso quello dei Conservatori di Musica e delle Accademie di Belle Arti, Nazionale di Danza e Nazionale d’Arte Drammatica, delle domande
di trattenimento in servizio al raggiungimento del 65° anno di età per gli effetti a valere dal 1° settembre 2001,
per la cessazione anticipata rispetto alla data finale indicata nel provvedimento di trattenimento in servizio,
per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale con contestuale riconoscimento del trattamento di pensione ai sensi del decreto 29 luglio 1997, n.331 del Ministro per la Funzione Pubblica,
per la eventuale revoca di tali domande.
circolare 15 febbraio 2001, n. 31
decreto Presidente Consiglio dei Ministri 14 febbraio 2001, n.106 (in GU 10 aprile 2001, n. 84)
Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 1, comma 9, della legge 10 marzo 2000, n. 62, concernenti un piano straordinario di finanziamento alle regioni ed alle provincie autonome di Trento e di Bolzano per l’assegnazione di borse di studio a sostegno della spesa delle famiglie per l’istruzione
decreto Presidente Consiglio Ministri 14 febbraio 2001 (in GU n. 129 del 6 giugno 2001)
circolare 14 febbraio 2001, n. 30
Parità scolastica C.M. 163 del 15.6.2000: istanze per il riconoscimento della parità da parte delle istituzioni scolastiche non riconosciute. Ulteriori disposizioni operative
avviso 14 febbraio 2001, Prot. n. 1472/B3T
Riapertura termini presentazione domande per selezione assistenti di lingua italiana in Austria, Belgio e Francia. Anno scolastico 2001/2002
decreto Presidente Repubblica 13 febbraio 2001, n.105 (in GU 10 aprile 2001, n. 84)
ordinanza 13 febbraio 2001, n. 29
Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle scuole statali e non statali. Anno scolastico 2000/2001
circolare 13 febbraio 2001, n. 27
Partecipazione alle commissioni dei docenti in supervisori del tirocinio nelle scuole di specializzazione
lettera circolare 13 febbraio 2001, Prot. n.1106/B1A
Servizio di accoglienza e assistenza didattica per le scuole. Anno scolastico 2000-2001. Scavi di Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabiae e Museo di Boscoreale
nota ARAN 12 febbraio 2001, Prot. 1977
Nota di chiarimenti in materia di relazioni sindacali (integrazione alla nota del 30 gennaio 2001 n. 1299)
nota 9 febbraio 2001, Prot. n. D1/873
Attribuzione di rapporto di lavoro a tempo determinato su posti di sostegno
circolare 8 febbraio 2001, n. 24
Trasmissione dell’O.M. n. 23 dell’8.2.2001 prot. n. 8315/DM, del Contratto collettivo decentrato nazionale del 18.1.2001 sulla mobilità del personale docente, educativo e A.T.A. per l’a.s. 2001/2002 e del Testo coordinato del Contratto integrativo nazionale sottoscritto il 27.1.2000 e del Contratto collettivo decentrato nazionale del 18.1.2001
ordinanza 8 febbraio 2001, n. 23
Mobilità del Persoanle docente, educativo ed ATA – Anno Scolastico 2001/2001
comunicazione 8 febbraio 2001, Prot. n. 419
Restituzione della tassa per l’assistenza medica di base
comunicazione 8 febbraio 2001, Prot. n. 408
Cessazioni dal servizio del personale ATA proveniente dagli Enti locali
lettera circolare 8 febbraio 2001, Prot. n. 83
Corsi di formazione sull’insegnamento dell’Italiano L2
lettera circolare 7 febbraio 2001, Prot. n. 271
Partecipazione degli studenti alla IX Olimpiade di Filosofia – Protocollo d’intesa MPI/SFI
direttiva 6 febbraio 2001 (in GU 29 maggio 2001 n. 123)
Linee guida per l’attuazione, nel sistema di istruzione, dell’Accordo sancito dalla Conferenza unificata il 2 marzo 2000
02 febbraio Esami di Stato
Termine ultimo per il recapito delle schede Modello ES-2 dal MURST alle Direzioni Generali competenti
nota 2 febbraio 2001, Prot. n. D1/843
Legge n. 68 del 13/3/1999 – Norme per il diritto al lavoro dei disabili e loro congiunti
decreto Presidente Repubblica 2 febbraio 2001 (in GU 7 febbraio 2001, n. 31)
Accettazione delle dimissioni rassegnate dal Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, nonché conferimento al Presidente del Consiglio dei Ministri dell’incarico di reggere ad interim il medesimo dicastero
decreto 01 febbraio 2001, n. 21
Norme per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle classi sperimentali, per l’anno scolastico 2000-2001
lettera circolare 1 febbraio 2001, Prot. n.4557
Intesa M.P.I. – S.G.I. – Società Geografica Italiana. Corso di Formazione ed Aggiornamento in didattica della Geografia. “Le diverse scale geografiche dello sviluppo: globalizzazione e localismi” – Anzio 12-17 marzo 2001
lettera circolare MURST 1 febbraio 2001, Prot. n. 186
Corsi biennali di specializzazione per le attività di sostegno (L. 104/92, art. 14 c.4; Decreto interministeriale 24.11.98, n. 460, art.6)
01 – 28 febbraio Parlamento
Aula DdL Organi collegiali della scuola (esame C. 2226 -2665 -3592/A)
Aula 27 DdL nn. 2761, 769, 1776, 2489, 2739, 3607, 3912, Associazioni Sportive Dilettantistiche
Aula 27 DdL AC 7307 Disciplina attività musicali (approvato dal Senato il 20 settembre 2000)
Aula DdL n. 5029/A Interventi nel settore della formazione nelle arti musicali, visive e coreutiche
Aula 26, 27 DdL 7011/B Iscrizione ai corsi universitari (già approvato dalla Camera e modificato dal Senato)Il 27 febbraio la Camera approva il DdL 7011/B (28 astenuti, 284 favorevoli e 152 contrari)
Aula 26, 27 Testo Unificato DdL 5980 (approvato dal Senato) e 5495, Terza fascia del ruolo dei professori universitari
Aula 23, 27 PdL n. 6910, Disposizioni per la tutela di nomi e di marchi nella rete Internet
(23.02.01) GIORGIO PANATTONI, Relatore. Signor Presidente, colleghi, ci occupiamo delle disposizioni per la tutela di nomi e marchi nella rete Internet. La proposta di legge è estremamente opportuna e necessaria, visto il rapido sviluppo di tale nuova infrastruttura che pone problemi diversi da quelli finora affrontati: si tratta di problemi nuovi che investono modalità di relazione tra individuo e rete tuttora abbastanza elastica e che richiede meccanismi di regolamentazione appositi.
È molto grande oggi la quantità di soggetti che richiede domini con nomi appropriati e significativi e si sono già verificati abusi da parte di soggetti che hanno registrato domini con nomi non di loro disponibilità o, comunque, di terzi interessati a registrare in proprio il dominio. Esiste il problema, molto sentito, del diritto alla tutela del proprio nome e del proprio marchio, anche con riferimento alle pratiche che si possono svolgere nella rete. In altri termini, siamo di fronte ad una problematica ampia e complessa, che richiede certamente regole nuove in materia di tutela della privacy, di tutela dei minori, insomma una serie di nuove norme, perché si apre un nuovo mondo, abbastanza libero, che richiede regole molto precise perché, a fronte delle grandi opportunità che la rete offre, sono evidenti anche i grandi rischi che essa comporta. Ecco il perché di questa proposta di legge, tesa a stabilire regole nel settore per quanto attiene al problema della registrazione dei domini.
Il provvedimento istituisce presso la Presidenza del Consiglio una commissione con il compito di definire le regole per la registrazione dei nomi a dominio e garantire condizioni di equità, evitando posizioni dominanti o di ostacolo alla libera concorrenza.
Allo stesso scopo è altresì istituito il registro dei nomi a dominio, come peraltro avviene in tutte le nazioni del mondo. Le indicazioni di indirizzo fornite dalla presente legge sono le seguenti: vietare nomi che identificano persone fisiche, giuridiche o altre organizzazioni di beni o di persone che non siano utilizzati da chi li possiede; vietare nomi d’arte, insegne, marchi di impresa legittimamente registrati, che non siano di chi ne ha l’uso, nonché nomi che identifichino istituzioni dello Stato, loro organi, enti pubblici, corpi civili e militari dello Stato ed ogni altro soggetto che svolge una pubblica funzione; vietare nomi di comuni, province o regioni, ovvero di soggetti o enti che costituiscono il raggruppamento di essi, naturalmente tranne da parte dei titolari dei nomi stessi, nonché sigle o acronimi che in qualche modo rappresentino questi nomi. La registrazione di nomi a dominio in violazione di questi indirizzi costituisce fatto illecito e comporta il risarcimento dei danni, oltre che la cancellazione della registrazione stessa.
La commissione è istituita con decreto del Presidente del Consiglio da emanarsi entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge. La commissione assorbe, altresì, le funzioni di commissioni, comitati ed altri soggetti oggi attivi nel settore e dovrà operare senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Sottolineiamo da un lato la necessità che la commissione sia fornita delle competenze e degli strumenti necessari ad operare e dall’altro l’opportunità che non costituisca l’ennesimo ente burocratico pesante, perché effettivamente la natura della rete è in contraddizione con un’impostazione di questo tipo, ma invita alla snellezza ed alla rapidità.
È prevista una disciplina transitoria, che assegna i compiti operativi della commissione all’istituto per le applicazioni telematiche del Consiglio nazionale delle ricerche – ossia l’istituzione del registro, l’iscrizione, la cancellazione e quant’altro -, fino all’entrata a regime della legge in modo pieno e definitivo.
Si prevede, infine, che la legge, essendo molto sentita e molto attesa, entri in funzione il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Per concludere, desidero affermare che si tratta di una legge quanto mai opportuna, che deve cancellare abusi che già si sono registrati sulla rete, deve tutelare l’individuo, le istituzioni, la proprietà, il diritto di ognuno di disporre, anche nella rete, del proprio marchio e del proprio nome e deve altresì garantire condizioni di equità, perché essendo la rete uno strumento trasversale a disposizione di tutti deve essere anche uno strumento di libertà e di democrazia, uno strumento importante a disposizione di tutto il paese.
Aula 7 La Camera approva il trasferimento in sede legislativa dei DdL Editoria (AC 390, 794, 1441, 1542, 3380, 3381, 3672, 4349, 4627, 4629, 4950, 6946) assegnati in sede referente alla 7a Commissione
Aula 1, 8, 14 Interrogazioni a risposta immediata e interpellanze urgenti
(14.02.01) PRESIDENTE. Passiamo all’interrogazione Volpini n. 3-06888
L’onorevole Volpini ha facoltà di illustrarla.
DOMENICO VOLPINI. Signor ministro, ci risulta la notizia di proteste da parte di genitori, studenti e dirigenti scolastici riguardanti il problema della continua «girandola» di supplenti che va ben oltre la fine del primo quadrimestre. Tale discontinuità provoca inevitabilmente gravi danni all’azione didattica ed educativa; tali disfunzioni hanno recentemente provocato anche massicce manifestazioni studentesca a difesa del diritto all’apprendimento.
Vorremo sapere quali provvedimenti urgenti il suo Ministero intenda prendere per dare soluzione al difficile problema.
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. La legge n. 124 del 1999 ha introdotto una serie di modifiche complesse in materia di reclutamento del personale e ha comportato l’adozione di procedure nuove e molteplici, complesse per la loro natura e per l’alto numero di persone interessate nella nostra scuola.
Si è cercato di rendere il più possibile regolare, nonostante la complessità che avevamo dinanzi, l’avvio dell’anno scolastico attraverso la conversione del decreto-legge n. 240 del 2000, che persegue l’obiettivo di garantire la massima continuità didattica. Le norme contenute nel provvedimento sono state applicate rigorosamente. Tuttavia, quel provvedimento dà titolo ad assunzioni in ruolo, con raggiungimento immediato della sede, solo al personale incluso nelle graduatorie di concorsi ordinari conclusisi prima del 31 agosto 2000. Il personale che abbia vinto un concorso dopo tale data entrerà in ruolo (questo dispone il decreto – diciamo così – «salvacontinuità») il 30 settembre 2001, con decorrenza dal 1o settembre 2000. Tale aspetto, dunque, è stato sanato.
L’aspetto che non è stato sanato è il seguente: vi sono graduatorie permanenti da costruire e gravi fenomeni (sotto tale punto di vista) nella scuola secondaria. Al riguardo, in relazione soprattutto alla determinazione delle graduatorie permanenti delle supplenze, vi sono stati ritardi da parte dei provveditorati (ne riparleremo in una successiva interrogazione). Di conseguenza, le operazioni di conferimento delle supplenze annuali e temporanee hanno subito alcuni disagi, anche se di dimensioni quantitative non eccessive (circa 650 mila insegnanti) ma certamente gravi a livello locale in diverse situazioni. Ecco perché il Ministero sta predisponendo – sulla base di un monitoraggio nelle province e nei provveditorati – un provvedimento eccezionale ed urgente che consenta di superare i disagi che si stanno determinando ai fini della continuità didattica.
L’onorevole Volpini ha facoltà di replicare.
DOMENICO VOLPINI. Signor ministro, ci riteniamo soddisfatti della sua risposta e attendiamo il provvedimento di cui ci ha dato notizia. In ogni caso, ci teniamo a ribadire che riteniamo che il fine primario della scuola consista nel dare una risposta di alto livello al diritto costituzionale all’apprendimento degli studenti. Siamo convinti che ciò debba avvenire nel pieno rispetto dei diritti del lavoratore docente (sia titolare, sia precario), ma riteniamo altresì che, se il fine primario del buon livello di istruzione degli allievi non viene raggiunto a causa della girandola delle supplenze, viene vanificato anche il lavoro del corpo docente e la sua stessa dignità professionale.
Dunque, rimaniamo in attesa di quel provvedimento, che speriamo ponga rimedio alle disfunzioni che, anche se sono locali, laddove si sono verificate hanno provocato realmente gravi danni per gli studenti.
PRESIDENTE. Passiamo all’interrogazione Cavanna Scirea n. 3-06889
L’onorevole Cavanna Scirea ha facoltà di illustrarla.
MARIELLA CAVANNA SCIREA. Grazie, signor Presidente. Signor ministro, è di questi giorni la notizia che ad innescare l’omicidio di una studentessa di 16 anni, avvenuto in una scuola di Sesto San Giovanni, sia stato un banale litigio tra fidanzatini, una lite che ha distrutto la vita di due ragazzi e delle loro famiglie. Si tratta di bravi ragazzi, con alle spalle famiglie perbene che, in apparenza, vivevano una vita normale e senza problemi, ma che evidentemente nascondevano una situazione di disagio sociale.
Si deve purtroppo rilevare che l’omicidio della studentessa di Sesto San Giovanni non è un caso isolato di aggressione avvenuto nelle scuole: avvenimenti come questi sono sintomatici di una situazione di allarme sociale che non può essere sottovalutata. Chiedo quindi se il Governo, a seguito degli ultimi eventi avvenuti nelle scuole, intenda promuovere iniziative che siano finalizzate a restituire alla scuola la sua funzione di educazione sociale.
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Signor Presidente, il tragico episodio che si è verificato (che porta ad esprimere solidarietà alla famiglia della giovane vittima, ma anche alla scuola, e comprensione del dolore della famiglia del presunto colpevole) si inserisce in uno scenario caratterizzato da dinamiche complesse, che vanno evidentemente al di là della scuola. L’istituto in questione, sulla base dei dati che abbiamo, da anni si distingue per la sua adesione ai processi innovativi, privilegia un attento approccio anche psicologico e strategie didattiche in sintonia profonda con quei bisogni dell’alunno che venivano poc’anzi richiamati dall’onorevole interrogante. Nell’istituto, tra l’altro, operano due psicologi, che impiegano la loro competenza a favore di tutti gli studenti per sei ore settimanali.
Questa è la condizione – una condizione per certi aspetti ottimale – in cui si è verificata quella tragedia. Da tempo il Ministero ha posto e continua a porre in essere iniziative specifiche finalizzate alla prevenzione del disagio, nelle sue varie manifestazioni.
Mi sia permesso di enumerare le attività più significative. Il progetto «Studentesse e studenti» ha il compito di individuare interventi modulati sulle diverse fasce di età e improntati a contrastare situazioni socio-culturali capaci di sostenere in modo aspecifico – come in questo caso – condizioni di rischio. Il progetto «Centri di informazione e consulenza» offre informazione ed assistenza per prevenire il disagio e le conseguenti patologie: è previsto anche il supporto di esperti esterni (psicologi e medici). Il progetto «Formazione» è destinato alla formazione degli operatori nelle materie che complessivamente riguardano il disagio. Il progetto «Life skills» e «Peer education» ha lo scopo di prevenire e ridurre fenomeni di dipendenza, devianza e psicopatologie legate al mondo della scuola. Ancora, vi è un progetto finalizzato a stimolare gli adolescenti a rimuovere comportamenti a rischio anche mediante l’uso di nuove tecnologie della comunicazione che danno un quadro dei rischi. Infine, vi sono progetti di prevenzione dei fenomeni di bullismo. A tali progetti nazionali, finanziati centralmente, si aggiungono quelli posti in essere autonomamente da molte scuole nel quadro delle loro attività.
Mi piacerebbe sperare che tutto questo possa servire a ridurre rischi come quelli che hanno avuto spazio a Sesto San Giovanni.
PRESIDENTE. L’onorevole Cavanna Scirea ha facoltà di replicare.
MARIELLA CAVANNA SCIREA. Signor Presidente, signor ministro, dalla lettura dei fatti di cronaca sembra che ultimamente la scuola sia diventata luogo di scontro piuttosto che di scambio culturale e l’istituzione scolastica ha perso la funzione di educazione sociale forse anche a causa di un’attività didattica rivolta più alla quantità di informazioni che alla ricerca vera e propria della qualità dei rapporti con il corpo studentesco.
Voglio però ringraziarla, signor ministro, per la tempestività ed i contenuti della sua risposta. Lei mi trova perfettamente d’accordo sulle proposte, ma in particolare su una, quella di istituire nell’ambito scolastico la figura specifica dello psicologo, che possa fare da trait d’union tra la famiglia e la scuola, tra lo studente e l’insegnante e che in qualche modo non rappresenti una consulenza invasiva, ma un sostegno a cui i ragazzi possono ricorrere.
PRESIDENTE. Passiamo all’interrogazione Napoli n. 3-06894
L’onorevole Napoli ha facoltà di illustrarla.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, signor ministro, i contenuti della nuova scuola di base di sette anni presentano vuoti incolmabili: la progressiva demolizione delle attuali valide scuole elementare e media, l’abolizione dello studio della storia intesa come maestra di vita, l’abolizione dell’educazione fisica, l’abolizione dei licei classici; l’introduzione dello studio della lingua araba; l’abolizione di pagelle, voti, interrogazioni, valutazioni della condotta; 50 mila posti da ridurre negli organici della scuola entro il 2003, ai quali si aggiungeranno quelli derivanti dal riordino dei cicli scolastici; la mancanza di riconoscimento della professionalità docente, la mancata erogazione degli emolumenti al personale precario, l’inadeguata selezione dei nuovi docenti, la lenta predisposizione delle graduatorie permanenti; strutture scolastiche non idonee. Non ritiene che tutto quanto elencato sia sufficiente per affermare che la qualità del sistema di istruzione del nostro paese è stata completamente abbattuta?
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Non lo ritengo, onorevole Napoli!
La commissione ministeriale incaricata di formulare proposte per il programma di attuazione del riordino dei cicli scolastici – composta da insegnanti, da specialisti di ogni orientamento ideale e politico e dai rappresentanti di tutte le associazioni scientifiche e didattiche disciplinari, nonché dalle massime istituzioni pubbliche di alta cultura – ha lavorato per predisporre il programma di massima e poi, approvato tale programma dalle risoluzioni di questo Parlamento, ha lavorato per approntare le proposte sui percorsi di apprendimento nella scuola dell’infanzia e di base.
Come già noto, la commissione ha raccolto in quadri coerenti le migliori esperienze educative che le scuole hanno maturato nei decenni trascorsi; sulla base di ciò, il ministro sta predisponendo – per sottoporle agli organi consultivi e di controllo – le indicazioni curricolari per la quota nazionale, indicazioni di cui le scuole stesse potranno valersi per predisporre nella loro autonomia i curricoli opportuni.
Sulla base dei documenti già prodotti dalla commissione sono lieto di poter anticipare che non ci sarà alcun voto, ma anzi ci sarà qualche novità aggiuntiva nelle indicazioni di studio: per esempio, per dirne una, l’insegnamento di almeno due delle quattro lingue europee già presenti nelle nostre scuole (oltre all’italiano, naturalmente). Si tratta di una generalizzazione della felice esperienza dei 3.500 istituti comprensivi, cioè già unificanti ex elementari ed ex medie e già operanti da anni.
L’intera storia italiana, europea e mondiale sarà studiata a due riprese nella scuola di base e nelle secondarie.
Si intensificheranno le attività fisico-motorie (le vecchie ginnastica o educazione fisica), e tali intensificazioni sono state accolte con soddisfazione da organi e ambienti sportivi.
Non ci sarà alcuna ridicola abolizione del liceo classico, invece, come chiesto da illustri studiosi, si richiameranno già nel ciclo di base le radici latine della nostra lingua.
Non c’è alcuna introduzione dello studio della lingua araba, salve le scelte autonome che possano fare in sede locale nella quota locale le scuole. Non c’è alcuna abolizione di pagelle, voti od interrogazioni e nemmeno di valutazioni di comportamenti, affidate queste ai regolamenti di disciplina che le scuole stanno predisponendo in base ad una legge di tre anni fa.
Non è prevista alcuna riduzione di organici, ma la riutilizzazione delle eventuali eccedenze di personale che dovessero verificarsi alla fine dei sette anni – dunque, mai nel 2003 – all’interno degli organici funzionali.
Aggiungo ancora che la riapertura dei corsi abilitanti, disposta da questo Parlamento a metà dello scorso anno, ha provocato alcuni ritardi, è vero, e ritardi ci sono nell’espletamento serio dei lavori delle commissioni di concorso.
Ricordo ancora che la legge finanziaria consente a comuni e province di accendere mutui per 600 miliardi al fine di migliorare l’edilizia scolastica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l’Ulivo e dei Democratici di sinistra-l’Ulivo).
UMBERTO CHINCARINI. Con che cosa li paghiamo? Fai tu il sindaco?
PRESIDENTE. L’onorevole Napoli ha facoltà di replicare.
ANGELA NAPOLI. Signor ministro, lei ha tentato di illudere noi parlamentari qui presenti, ma certamente con la sua risposta non avrà illuso tutto il mondo della scuola che in questo momento è nel completo caos e vive grossi guai rispetto alle riforme attuate e rispetto anche alle bugie che lei oggi in quest’aula ha elencato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l’Ulivo e dei Democratici di sinistra-l’Ulivo)… State calmi! Probabilmente non avete ascoltato bene, non avete ascoltato bene le contraddizioni che il ministro ha riportato nel suo intervento. Infatti, prima ha parlato di abolizione di voti e poi ha detto che i voti non saranno aboliti!
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Non ho parlato di abolizione di voti!
ANGELA NAPOLI. Signor ministro, prima dice che non ci saranno riduzioni d’organico e poi si rifà al discorso del riordino dei cicli scolastici. Tutto ciò quando lei, signor ministro, come componente di questo Governo, è stato promotore di una legge finanziaria che va ad aggiungersi alle due precedenti che costringono – dico: costringono – ad una riduzione degli organici di 50 mila posti, entro il 2003.
Ci sono le leggi finanziarie che voi avete portato avanti! Signor ministro, perché non mi risponde sui contenuti programmatici che stanno venendo fuori in ordine alla scuola, ma non sulla base del lavoro predisposto dalla maxicommissione di esperti? Perché non risponde a storici come Villari, che non sono certamente di destra, caro signor ministro, e che si dimostrano preoccupati proprio perché la storia non sarà più maestra di vita nella nostra scuola?
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, deve concludere.
ANGELA NAPOLI. Abbattendo lo studio della storia si abbatte l’identità di una cultura: la nostra cultura, la nostra tradizione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Napoli.
ANGELA NAPOLI. Il mondo della scuola se ne è andato! La qualità del sistema di istruzione non c’è più
(08.02.01) PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Acciarini n. 2-02873 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 8).
L’onorevole Acciarini ha facoltà di illustrarla.
MARIA CHIARA ACCIARINI. Signor Presidente, all’inizio dell’anno scolastico 2000-2001, Governo e Parlamento erano ben consapevoli di affrontare un anno delicato per la vita della scuola in seguito all’immissione in ruolo, stabilita sulla base di criteri fissati dalla legge n. 124 del 1999, che prevedevano la formazione di graduatorie definitive delle quali si prospettava un completamento nel corso dell’anno scolastico 2000-2001. Tali graduatorie riguardavano, in un caso, le graduatorie permanenti, e quindi l’assunzione in ruolo e, nell’altro caso, le graduatorie definitive dei concorsi per titoli ed esami. Si trattava di una doppia procedura di immissione in ruolo sulla cui positività credo non si possano avere dubbi, tuttavia essa presentava alcune difficoltà che, giustamente, hanno fatto fare un salto abbastanza significativo nella normativa con la conversione in legge di un decreto-legge che è diventato la legge n. 306 del 2000. Questa legge ha un obiettivo preciso: mantenere, per quanto possibile, la continuità didattica nelle scuole, pur in presenza di assunzioni in ruolo nel corso dell’anno scolastico 2000-2001.
Le norme a cui si fa riferimento per illustrare questo aspetto rivestono un certo significato: si prevedeva che l’assunzione in ruolo nel corso dell’anno scolastico 2000-2001, per effetto del completamento delle graduatorie definitive in un periodo successivo al 30 agosto 2000 e precedente il 31 marzo 2001, avvenisse con una procedura che comportava la decorrenza giuridica dal 1o settembre 2000 ed il raggiungimento della sede il 1o settembre 2001.
Collegata a questa norma ve ne era un’altra, anch’essa assai importante, in base alla quale, nel caso in cui un supplente nominato all’inizio dell’anno scolastico – e anche a tale proposito vi sono norme che non sto ad illustrare, ma che sono sempre ispirate al principio della continuità didattica -, per effetto del completamento delle graduatorie, maturasse nel corso dell’anno il titolo all’assunzione in ruolo o ad una supplenza annuale, era prevista la conferma da parte del provveditore agli studi per l’anno 2000-2001 nella sede in cui il docente aveva prestato servizio a titolo provvisorio, cioè quella in cui era stato nominato all’inizio dell’anno.
Credo, quindi, che la volontà del Governo e del Parlamento sia stata espressa in maniera molto chiara, essendo volta ad evitare disagi nelle scuole ed agli studenti. Tuttavia, in questo momento, mentre in molte province italiane da parte di molti provveditorati, in modo non simultaneo, si stanno completando le operazioni relative alle graduatorie definitive e, quindi, si stanno identificano i destinatari delle nomine in ruolo e delle supplenze annuali, stiamo assistendo ad una situazione molto difficile. Segnalo in particolare i casi di Torino e di Bologna, ma credo che ciò si verifichi anche in altre realtà e soprattutto penso che situazioni analoghe potranno verificarsi nel momento in cui anche in altre sedi si completeranno le graduatorie.
Con la nostra interpellanza vogliamo sottolineare che ciò che stava a cuore al legislatore della legge n. 306 era il principio della qualità della scuola e credo che in questo senso siano state formulate molte norme giuste. Leggiamo con piacere, anche negli interventi del ministro, che tutta l’azione riformatrice della scuola, in cui noi crediamo profondamente, è ispirata proprio al principio di facilitare l’apprendimento, di far sì che nessun allievo – non uno di meno, dice oggi il ministro – manchi al momento dell’appello sui risultati scolastici. Ma non si può rimandare a domani ciò che possiamo fare oggi ed oggi la discontinuità che si sta determinando nelle scuole è grave.
Credo si possano fare due considerazioni. Innanzitutto, occorre verificare se la legge n. 306 sia stata applicata correttamente dappertutto, perché in qualche caso ci viene segnalato che il principio dell’assunzione in ruolo con le modalità previste dalla legge n. 306 non è stato rispettato. In secondo luogo, vi è certamente un caso che la legge n. 306 non ha previsto, cioè la presenza di docenti che hanno maturato il diritto alla supplenza annuale, ma in questo momento non si trovano in una scuola in cui si possa operare la trasformazione: di ciò siamo perfettamente consci.
Chiediamo che, proprio alla luce del principio per il quale si assumono come stella polare e come riferimento, da una parte, l’interesse degli studenti e, dall’altra, il rispetto dei diritti dei docenti sulla base delle leggi vigenti, si faccia il massimo sforzo per garantire la continuità didattica ripristinando la situazione precedente dovunque gli insegnanti sono stati allontanati, peraltro in certi casi alla vigilia degli scrutini.
Certamente in qualche caso vi saranno problemi di doppia presenza – su questo non ci sono dubbi – proprio per effetto di quanto ho detto, ma a questo proposito chiediamo uno sforzo ed abbiamo in mente un riferimento. Esiste un principio, previsto dall’articolo 450, comma 4, del testo unico n. 297 del 1994, in cui si prevede che, quando l’insegnante rientri oltre una certa data (che in questo caso è il 30 aprile) non ritorni nella sua classe, in cui resta il supplente, ma rimanga a disposizione della scuola per supplenze o per altre attività che possono essere anche di qualità.
Chiediamo al Governo di adottare un provvedimento di questo tipo sapendo che dal punto di vista delle risorse dello Stato si deve anche valutare il probabile risparmio che può venire dal fronte delle supplenze. Comunque ci preme particolarmente sottolineare che la «girandola delle cattedre» deve assolutamente essere fermata in tutte le realtà, tenendo conto che la differente scansione temporale delle nomine non deve penalizzare proprio quei provveditorati dove le nomine sono state fatte prima perché si è manifestata una volontà maggiore di concludere le procedure che portavano alla formazione delle graduatorie definitive.
SILVIA BARBIERI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. L’onorevole Acciarini con molta precisione anche nel dettaglio del richiamo alla normativa ha chiarito il quadro in cui si pone il problema che viene posto all’attenzione del Governo. Mi limiterò quindi per questo aspetto a richiamare anch’io la grande novità che questo quadro presenta rispetto al fatto che, a fronte di una situazione che era una costante degli anni passati (per cui le condizioni di precariato del personale docente avevano gravi ricadute sulla continuità didattica che non riguarda solo un anno scolastico ma un intero percorso scolastico), l’anno scolastico in corso vede una profonda rivisitazione attraverso la modifica delle modalità di reclutamento che comporta l’adozione di procedure estremamente complesse (perché complesse per loro natura e perché riguardano una grandissima quantità di posizioni). Contemporaneamente, a seguito dell’autorizzazione alle assunzioni a tempo indeterminato per quello in corso e per i due anni successivi la modifica consentirà di stabilizzare una quota molto grande del personale docente, lasciando al precariato quella parte fisiologica che attiene agli scostamenti che di anno in anno si registrano nella popolazione scolastica, quindi il numero delle cattedre e delle ore di insegnamento da ricoprire.
La scuola italiana, attraverso un cammino che è complicato e difficile, si sta avviando finalmente a vivere una condizione di stabilità che noi riteniamo più che mai essenziale quando alla scuola si chiede di farsi carico di un’operazione di riforma e di modifica delle sue modalità operative, le quali ultime hanno bisogno di elementi di stabilità.
Questo è il quadro in cui ci muoviamo e che ha appesantito particolarmente (poiché tutti i cambiamenti comportano qualche difficoltà) le operazioni di avvio dell’anno scolastico che si è cercato di rendere il più possibile regolare attraverso l’approvazione del decreto-legge, poi convertito, che veniva prima richiamato. L’insieme di queste disposizioni – la legge n. 124 del 1999, le procedure successive ed il decreto-legge cosiddetto di inizio d’anno – è informato, come osservava l’onorevole Acciarini, al perseguimento dell’obiettivo di garantire la massima possibile continuità didattica. Tuttavia si stanno verificando effettivamente situazioni di sofferenza e di difficoltà come quelle che venivano prima richiamate.
A questo proposito voglio prima di tutto rassicurare gli onorevoli interpellanti circa il dubbio avanzato che le norme richiamate siano state effettivamente applicate rigorosamente e che non ci siano stati scostamenti, nei procedimenti amministrativi adottati, rispetto alla normativa.
Dal monitoraggio che abbiamo avviato e dagli atti che riguardano i provvedimenti emanati dal Ministero e dalle sue organizzazioni periferiche, ci risulta che tutti gli atti sono stati improntati alla puntuale applicazione delle disposizioni contenute nella citata legge n. 306 del 2000 che, appunto, erano intese a garantire la massima continuità didattica. Se agli onorevoli interpellanti risultano specifiche situazioni di scostamento da tali normative, che fossero eventualmente a noi sfuggite (mi risulta che così non sia), ritengo che nella collaborazione tra Governo e Parlamento debbano essere precisamente segnalate e ci faremo carico di intervenire per ripristinare la legalità che eventualmente fosse stata violata.
Per quanto riguarda la situazione presentata, credo che per alcuni aspetti debba essere ricondotta alle reali dimensioni rispetto ad una preoccupazione che, invece, sembra riguardare un’ampia quantità di posizioni. Come si è determinato il fenomeno cui ci si riferisce e che in qualche modo ci ha spiazzato rispetto alle previsioni contenute nella legge n. 306 del 2000? Ciò è avvenuto soprattutto per effetto del ritardo con cui l’amministrazione della pubblica istruzione è stata autorizzata dal Consiglio dei ministri a provvedere alle assunzioni a tempo indeterminato. Per tale motivo, le operazioni che si sarebbero dovute concludere nei primissimi mesi dell’anno scolastico, sono invece andate a conclusione successivamente. Infatti – come si ricorderà – il decreto-legge n. 240 stabiliva che aveva titolo all’assunzione in ruolo con raggiungimento immediato della sede solo il personale incluso nelle graduatorie dei concorsi ordinari per titoli ed esami e nelle graduatorie permanenti approvate entro il 31 agosto 2000: si tratta di situazioni presenti in alcune realtà locali, mentre nella maggior parte delle regioni siamo di fronte al fenomeno opposto, ovvero, la conclusione delle operazioni non è avvenuta entro il 31 agosto 2000. Pertanto, la legge n. 306 permette, in tali casi, di dare corso al raggiungimento di sede solo dal 1o settembre 2001; in altre realtà tali operazioni debbono ancora concludersi. Tuttavia, per le operazioni conclusesi entro il 31 agosto 2000, vi è una scopertura rispetto alla previsione contenuta nel citato decreto-legge: tutto sarebbe dovuto avvenire entro i primi mesi dell’anno scolastico, ma il ritardo nelle autorizzazioni all’immissione in ruolo ha creato tale situazione di difficoltà. Tuttavia, si tratta di casi abbastanza contenuti nel numero; essi hanno dimensioni abbastanza modeste e riguardano quasi esclusivamente la scuola materna e la scuola elementare. Infatti, i concorsi della scuola secondaria, a causa della loro maggiore complessità, si sono espletati successivamente alla data del 31 agosto 2000 o, addirittura, sono ancora in via di espletamento.
Dove i problemi si pongono in dimensioni maggiori è in relazione agli spostamenti di personale che si determinano per effetto delle operazioni di conferimento delle supplenze annuali e temporanee, fino al termine delle attività didattiche che sono successive a quelle di assunzione in ruolo e possono essere disposte anche sulla base di graduatorie approvate in via definitiva in data successiva al 31 agosto 2000. In tali casi, laddove i soggetti presenti in graduatoria in posizione favorevole si trovino già ad espletare incarichi di insegnamento, il problema non si pone: essi possono continuare a rimanere dove si trovano, in virtù del principio della continuità didattica. Il problema diventa più difficile quando tal situazione riguarda soggetti che risultino avere titolo ad essere assegnati ad una sede di insegnamento e non si trovino attualmente in servizio presso alcuna sede (in particolare, ciò accade a persone che abbiano fatto domanda di insegnamento in provincia diversa da quella in cui si trovavano ad operare nell’anno precedente).
Questo fa sì che non abbiano potuto usufruire della nomina provvisoria di inizio d’anno, che ha riguardato, invece, tutti i loro colleghi che rimanevano nella stessa provincia. Si tratta, quindi, di situazioni che comportano le difficoltà che venivano prima richiamate.
Come Ministero siamo molto attenti in questa fase ed effettuiamo un monitoraggio costante sulle diverse operazioni di competenza dei provveditori agli studi. Stiamo studiando alcune soluzioni che ci consentano di rispettare la normativa vigente e i diritti che ne derivano per il personale che aspira all’assunzione in ruolo ovvero alla supplenza in relazione al posto di graduatoria occupato, cercando però di ridurre al minimo indispensabile gli spostamenti di personale con i conseguenti disagi per la continuità didattica. Siamo in contatto con le direzioni regionali della pubblica istruzione e con gli uffici scolastici provinciali perché si ponga a questo fine la massima attenzione, in special modo in relazione a situazioni di particolare delicatezza per quello che riguarda la continuità didattica; mi riferisco, ad esempio, al caso degli insegnanti di sostegno e al caso degli insegnanti che si trovano ad operare negli ultimi anni dei corsi della scuola superiore e che, quindi, devono preparare i giovani che dovranno affrontare gli esami di maturità. Siamo molto attenti a queste particolari situazioni e stiamo lavorando per trovare forme di interpretazione della norma che ci consentano di disporre nella maniera più ampia possibile, pure nell’ambito dei limiti della norma stessa, la conferma, all’atto della nomina in ruolo ovvero del conferimento della supplenza annuale o temporanea fino al termine dell’attività didattica, nel posto occupato a titolo provvisorio per nomina di capo di istituto. Laddove si siano verificati eventuali scostamenti da questa linea – lo ripeto -, cercheremo di provvedere affinché si recuperino tali posizioni, che tuttavia ufficialmente non ci risultano.
L’attenzione sarà massima anche sotto un altro profilo: laddove non sia possibile evitare una discontinuità, chiederemo ai dirigenti scolastici e ai responsabili degli uffici scolastici provinciali che si creino le condizioni per un passaggio di consegne il più possibile pilotato e collaborativo, che consenta, laddove ci trovassimo di fronte alla impossibilità di evitare tale passaggio di consegne, di ridurne comunque l’effetto negativo per quel che riguarda l’attività didattica. Torno a sottolineare come il problema sia al centro della nostra attenzione e come lo studio delle soluzioni di questi aspetti negativi e non previsti sia in corso in questi giorni; si stanno infatti esplorando tutte le vie amministrative che ci consentano di conseguire un risultato positivo.
PRESIDENTE. L’onorevole Grignaffini, cofirmataria dell’interpellanza, ha facoltà di replicare.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, volevo anzitutto ringraziare il Governo per aver dato prova qui oggi – per noi è stata una conferma, ma era una conferma importante – dell’attenzione e della sensibilità del Governo stesso sul problema della continuità didattica, sul quale l’esecutivo sta effettuando un attento monitoraggio. È un problema, come è stato ricordato anche nell’esposizione iniziale, che sta creando gravissimi disagi per un bene prezioso qual è la possibilità di apprendimento degli studenti. Voglio pertanto ringraziare il Governo perché, grazie alla panoramica che il sottosegretario Barbieri ha fatto dei provvedimenti legislativi – facendo riferimento non solo alla legge n. 306, ma anche alla legge n. 124, vale a dire a tutto l’impianto di ridefinizione delle procedure concorsuali -, il Governo e il Parlamento hanno posto, forse per la prima volta, al centro dell’attenzione questo problema. Ora però invito il sottosegretario Barbieri a riflettere sul fatto che si sta creando una situazione dovuta ad una serie di ritardi – non solo per le autorizzazioni nelle immissioni in ruolo -, i quali, seppure con un’altra configurazione, possono metterci, nell’anno in corso, di fronte ad un problema avente dimensioni minori, ridimensionabile rispetto a quanto si pensava un paio di settimane fa, ma che comunque produce effetti nocivi sulla politica di governo e sulla grande stagione delle riforme. Voglio rivolgere un appello al sottosegretario Barbieri affinché vengano individuate con coraggio le soluzioni possibili perché anche questi effetti minimi non finiscano per inficiare il sistema che si sta costruendo così bene.
Mi ha fatto molto piacere sentire che, riguardo alle situazioni di disagio – mi riferisco ad esempio agli insegnanti di sostegno o alla chiusura dei cicli scolastici – si stanno già approntando strumenti appropriati. Invito altresì il Governo a prendere nuovamente in considerazione la possibilità di utilizzare la norma di cui all’articolo 450 del testo unico, nonché il documento inviato dal provveditorato agli studi di Bologna in data 6 febbraio 2001, il quale, dal punto di vista procedurale, ricalca la stessa impostazione suggerita dalla collega Acciarini. In tale documento si fa riferimento, in maniera specifica, ad un eventuale accordo con le organizzazioni sindacali che preveda l’assegnazione, alle singole direzioni didattiche o agli istituti comprensivi, dei docenti nominati in base alle graduatorie permanenti, assegnando loro non solo le supplenze, ma anche altri incarichi in relazione al tema della qualità dell’apprendimento.
Invito infine il Governo a valutare attentamente quale tipo di provvedimento – sia di carattere amministrativo, sia legato ad una maggiore collaborazione con le organizzazioni periferiche, sia di modifica normativa, nel caso in cui tale situazione non possa essere risolta con gli strumenti da me in precedenza ricordati – è il caso di assumere per fare in modo che l’enorme sforzo che ha caratterizzato i cinque anni di lavoro del Governo di centrosinistra e del Parlamento non venga vanificato a causa di qualche piccola questione procedurale: è già accaduto troppe volte. Abbiamo individuato gli strumenti per superare per sempre questi inconvenienti: facciamo in modo che questo «per sempre» voglia dire anche a partire da oggi.
(01.02.01) PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Pagliarini n. 2-02855.
L’onorevole Balocchi, cofirmatario dell’interpellanza, ha facoltà di illustrarla.
MAURIZIO BALOCCHI. Presidente, farò un breve accenno per introdurre l’argomento.
In questa interpellanza non mettiamo in discussione il valore della fondazione IG-Students e i suoi vantaggi per il mondo delle imprese e, soprattutto, degli studenti. A noi preme sottolineare un punto preciso: questa esperienza è nata circa cinquant’anni fa negli Stati Uniti ed è stata diffusa in Europa una ventina d’anni fa; ad essa aderiscono 19 paesi europei, per un totale di circa 600 mila studenti all’anno interessati all’argomento. Siamo, però, l’unico paese europeo a sostenere con decine e decine di miliardi di denaro pubblico un’attività che, negli altri paesi, è sostenuta economicamente con denaro privato derivante dagli interventi di specialisti professionisti e di imprese interessate.
Non vorremmo che si trattasse dell’ennesimo carrozzone che, partendo dal presupposto della bontà del progetto ampiamente sperimentato – come prima accennavo – nel resto dell’Europa, fosse, in realtà, niente altro che una copertura politica per fare propaganda ad una parte colorata dei movimenti politici oggi esistenti in Italia. Mi spiego: l’IG-Students dal 1998 ha ottenuto prima 32 e poi 21 miliardi, per un totale di 53 miliardi nell’arco di un anno; nella scorsa finanziaria, era stato predisposto al Senato un apposito emendamento, poi cassato, per destinare all’IG-Students altri 30 miliardi. L’emendamento è stato fatto sparire nel momento in cui ci sono stati alcuni interventi per chiedere chiarimenti ed è comparso nuovamente in una delibera CIPE, scritta ad hoc, nella quale si legge: «sono stanziati 200 miliardi di lire a favore delle politiche del lavoro e, in particolare, 180 miliardi alla formazione imprenditoriale (compreso il progetto IG-Students)». A me questa delibera «puzza» molto di interesse privato, mentre si dovrebbe trattare di un’iniziativa sostenuta dal punto di vista economico, come in altre parti del mondo, dalle imprese direttamente interessate alla formazione di classi professionali da inserire nelle proprie strutture. Perché c’è questa attenzione? Perché la Corte dei conti non è andata mai a verificare i bilanci della IG-Students? Perché ci sono spese faraoniche di somme che, se non si spendono nell’anno di riferimento, debbono essere restituite? Perché la media europea di business plan per studente che partecipa alle attività è tra le 100 e le 150 mila lire, mentre, nell’IG-Students è di 500 mila lire, quindi, è tre volte superiore? La cifra in sé ha poco significato, ma si deve considerare che in Italia nell’anno passato hanno partecipato a questa sperimentazione circa 12-14 mila studenti che, moltiplicati per le 500 mila lire di business plan, portano ad un costo di 7 miliardi. E gli altri?
Forse gli altri sono stati spesi in convegni pro qualche politico, per fare propaganda, magari sotto mentite spoglie, in favore di alcune formazioni politiche. Chiedo un intervento reale, vero, anche della Corte dei conti, per verificare che un progetto benemerito, validissimo, ultradecennale come esperienza in campo europeo, non venga rovinato come al solito dalla politica italiana, che condiziona ed annulla ciò che di positivo riusciamo a copiare dal resto dell’Europa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balocchi.
PAOLO GUERRINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Signor Presidente, vorrei anzitutto premettere che l’interpellanza al nostro esame riguarda anche il Ministero della pubblica istruzione, al quale gli onorevoli interpellanti si sono rivolti, e pone alcuni specifici quesiti a quel dicastero; pertanto, nella risposta terrò ovviamente conto anche degli elementi forniti dal Ministero della pubblica istruzione.
I fondi ai quali si fa riferimento (sia i fondi CIPE sia i fondi strutturali) sono specificamente finalizzati al sostegno dello sviluppo economico delle aree depresse del paese, in stretta collaborazione con i piani nazionali per l’occupazione, in quanto coerenti con gli indirizzi europei in materia di politiche per l’occupazione. In particolare, il fondo sociale europeo ha come finalità prioritarie, nelle aree dell’obiettivo 1, la transizione dei giovani alla vita attiva e lo sviluppo della nuova imprenditorialità.
Ciò premesso, la finalità specifica di tali fondi e la normativa europea che li regolamenta non ne consentono l’utilizzo per l’attuazione di attività ordinarie, di competenza nazionale, quali la formazione dei docenti o le normali attività previste per la formazione degli allievi, come mi è sembrato venga suggerito dalle formulazioni usate nell’interpellanza. Infatti, la caratteristica di tali fondi è proprio «l’aggiuntività», che deve essere garantita in quanto i medesimi sono finalizzati a sostenere l’innovazione nei settori dell’istruzione, formazione e lavoro, in coerenza con gli obiettivi fissati dai regolamenti comunitari in materia. Inoltre, le attività realizzate nell’ambito dei singoli programmi operativi, finanziati dai fondi strutturali, vengono prima negoziate e successivamente approvate dalla Commissione europea.
In questo ambito, in data 28 agosto 2000 è stato approvato il programma operativo a titolarità del Ministero della pubblica istruzione, nel quale è presente il progetto per l’imprenditorialità giovanile, avviato per la sola annualità 2000, da realizzarsi in collaborazione con l’IG-Students, per le scuole del Mezzogiorno, al fine di stimolare l’abilità e le capacità imprenditoriali dei giovani in quelle aree. L’importo previsto (circa 20 miliardi) corrisponde all’1,5 per cento dell’intero programma operativo stabilito per le scuole del Mezzogiorno; il contenuto del progetto è specificamente diretto agli allievi degli istituti scolastici statali ed ai loro docenti, che vi partecipano con specifici percorsi di formazione sulla tematica dell’imprenditorialità giovanile e femminile.
Con riferimento al Ministero del lavoro, vorrei aggiungere che il progetto IG-Students è stato finanziato sull’intero territorio nazionale con decreto n. 381del 30 settembre 1998, per un totale di 35 miliardi e 905 milioni, di cui 23 miliardi e 414 milioni a carico del fondo sociale europeo e 12 miliardi e 491 milioni a carico del finanziamento nazionale (questo riguarda gli anni 1998-1999), ripartiti tra l’obiettivo 3), che riguarda il centro-nord, e l’obiettivo 1), riguardante il Mezzogiorno. Le azioni così finanziate, conformemente a quanto era previsto nei relativi programmi operativi, si inquadrano nelle linee di intervento previste dagli stessi programmi ed erano volte a sperimentare nuove metodologie e nuovi modelli che avessero una potenziale ricaduta sulle future attività formative e sugli sbocchi occupazionali.
All’affidamento di tali iniziative ha concorso la valutazione di varie circostanze.
La prima: i destinatari dell’intervento, trattandosi di misure a favore di studenti dell’ultimo anno delle scuole medie superiori e di studenti universitari prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro. La seconda: la formazione richiesta, frutto di analoghe e positive esperienze realizzate in numerosi altri paesi da strutture aderenti all’associazione Young enterprise Europe. La terza: l’opportunità di realizzare la sperimentazione stessa a livello nazionale, affiancandola ad un organismo sottoposto alla vigilanza di amministrazioni statali.
In ordine alle sponsorizzazioni, cui si fa riferimento nell’interpellanza, devo dire che al momento non sono note ai nostri uffici. In ogni caso, laddove sussistano, il relativo gettito – conformemente alla normativa comunitaria in tema di costi ammissibili – dovrà costituire una voce di entrata delle azioni formative e, come tale, portata in deduzione dai finanziamenti concessi.
PRESIDENTE. La ringrazio, sottosegretario Guerrini.
L’onorevole Balocchi ha facoltà di replicare e di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
MAURIZIO BALOCCHI. Presidente, non è possibile essere soddisfatti di notizie che non vi sono!
Allora, comunico io al sottosegretario ed al Ministero del lavoro, perché non parlava per l’altro Ministero, che vi è un manuale – edito dal suo ministero – che, guarda caso strano, ha in fondo alle pagine l’elenco dei marchietti delle sponsorizzazioni! Se editano un manuale sponsorizzato e in aula vengono a «prenderci per i fondelli» dicendo che non conoscono a quanto ammonti l’importo, evidentemente bisogna che vengano cambiati i sistemi di informativa che vengono dati al Parlamento!
Io non ho criticato la IG-Students. Mi è stato ribadita dal sottosegretario la validità del progetto: aveva sfondato non una porta aperta, ma un portone aperto. Lo avevo precisato io e avevo chiesto di sapere che cosa si intendesse fare per controllare dove vanno a finire i miliardi! Non ne avevo fatto una questione di nord o di sud perché sapevo benissimo che le spese erano state fatte per il sud anche se nel loro manuale dicono e parlano di territorio nazionale!
Noi vogliamo sapere come vengano spesi i soldi che i cittadini versano con le proprie tasse? Dove vadano a finire i 32 miliardi, da una parte, i 21 miliardi, dall’altra parte, e gli altri che sono attesi pronti per essere passati nelle casse di queste persone!
PAOLO GUERRINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. I 35 miliardi!
MAURIZIO BALOCCHI. No, ne sono stati erogati 32 miliardi, da una parte, e 21 miliardi, dall’altra parte! S’informi sottosegretario: c’è anche scritto! E sono stati stanziati con la delibera del CIPE altri presumibili 30 miliardi.
PAOLO GUERRINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Presumibili…
MAURIZIO BALOCCHI. Perché in Italia un business plan costa 500 mila lire a studente e nel resto dell’Europa dalle 100 alle 150 mila lire?
Perché in Italia deve essere la mano pubblica a sponsorizzare completamente senza effettuare controlli mentre all’estero si sponsorizza attraverso le società private e lo Stato interviene soltanto per controllare? Vogliamo esercitare un’azione di vigilanza o vogliamo continuare ad erogare decine di miliardi soltanto perché il presidente di una associazione o di un’altra è più o meno simpatico ad una colorazione politica?
Non chiediamo di chiudere i rubinetti all’IG-Students perché siamo consci che quello che l’IG-Students ha copiato dal resto d’Europa è un discorso valido – lo dicevo all’inizio -; vogliamo soltanto sapere se qualcuno, con la scusa dell’IG-Students, si arricchisce; se lo Stato controlla; qual è la motivazione per cui i nostri costi sono tre volte superiori. Questo è ciò che chiediamo agli organi di vigilanza, ma evidentemente finché non cambierà il Governo – questo Governo – non c’è nessuna possibilità di conoscere neanche le cose più normali. Infatti si viene a dire che non si conoscono le sponsorizzazioni e si edita un manuale – direttamente dal Ministero del lavoro – con le sponsorizzazioni indicate. È meglio non parlare!
7a Com. 13, 20 Interrogazioni
(20.02.01) 5-07746 Scantamburlo: Interventi per la sicurezza degli edifici scolastici
Per la dotazione dei laboratori di informatica nell’ambito del progetto di «Sviluppo delle tecnologie didattiche», sono previsti appositi fondi che vengono assegnati alle scuole dai provveditorati agli studi, i quali conoscono le esigente di ciascuna scuola, in relazione anche al contesto in cui è inserita.
La fornitura delle attrezzature informatiche collegate al Sistema Informativo per lo svolgimento delle attività amministrativo-gestionali è curata direttamente dal Gestore del Sistema stesso che deve provvedere, oltre al collaudo e alla manutenzione, anche al loro reintegro ad casi di furto.
A fronte delle numerose denunce di furti di postazioni di lavoro, il Ministero ha invitato le scuole ad adottare misure di sicurezza idonee alla tutela delle apparecchiature in loro possesso.
Si fa comunque presente che la competenza ad intervenire in materia è degli enti locali a cui è domandata la responsabilità della cura dell’edificio scolastico e delle predisposizione di mezzi da salvaguardia dei beni in esso contenuti, anche informatici.
In ogni caso, pur non avendo potere d’intervento diretto sull’ente locale, nell’ambito di incontri con le Associazioni rappresentative degli enti locali (UPI e ANCI) è stata sottolineata la necessità che vengano adottate tutte quelle misure di sicurezza idonee alla salvaguardia delle strutture e dei beni presenti nelle scuole. Per quanto riguarda in particolare il caso citato dall’interrogante si fa presente che al Provveditore agli Studi di Padova, degli ultimi anni scolastici, sono pervenute varie segnalazioni di fatti e di atti di vandalismo con le conseguenti richieste dei dirigenti scolastici, di contributi straordinari per la sostituzione delle apparecchiature sottratte do danneggiate.
Proprio allo scopo di salvaguardare il suddetto patrimonio il Provveditore ha inviato a tutti i soggetti interessati (Provincie, Comuni, Dirigenti scolastici) una circolare nella quale evidenziava l’importanza della funzione educativa e culturale delle strumentazioni informatiche e multimediali assegnate alle istituzioni scolastiche ed invitava i medesimi dirigenti ad adottare ogni strategia possibile per la salvaguardia delle suddette apparecchiature, sia tramite l’installazione di antifurti e stipule di assicurazioni sia con la blindatura di interi locali o nel caso di cablature in reti interne con la protezione delle attrezzature mobili.
Nella medesima circolare veniva inoltre fino presente, a tutte le istituzioni scolastiche che avevano subito furti e danni alle apparecchiature acquistate con i fondi per il già citato Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche, che le stesse non avrebbero potuto accedere ad ulteriori specifici stanziamenti in quanto i medesimi erano stati calibrati sul numero reale delle scuole funzionanti.
Venivano infine invitati i Capi d’istituto, riguardo all’impiego dei fondi 1999/2000, ad una accurate e preventiva analisi della misure di protezione e qualora le stesse fossero risultate manchevoli, insufficienti od inadeguate, ad intraprendere tutte le misure necessarie, d’intesa con i competenti enti locali, per la salvaguardia del patrimonio multimediale.
Dino SCANTAMBURLO (PD-U) si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta del sottosegretario. Segnala, comunque, la persistenza di situazioni di emergenza in vari Comuni dovute alla assenza di misure di sicurezza a tutela degli edifici scolastici, che possano ridurre il rischio di furti a danno delle attrezzature didattiche. In particolare osserva che molti Comuni si trovano in grave difficoltà a reperire risorse finanziarie per garantire la sicurezza all’interno degli edifici scolastici e consentire il ripristino delle precedenti dotazioni laddove si siano verificati dei furti.
In questa prospettiva invita il Governo ad adottare i necessari provvedimenti per consentire soprattutto ai Comuni di dimensioni medio-piccole di far fronte alle necessità finanziarie connesse alla sicurezza all’interno degli edifici scolastici.
(13.02.01) 5-08804 Aprea: Contributi alle scuole materne non statali.
Valentina APREA (FI) illustra la sua interrogazione in titolo, con la quale si chiede al Governo quali iniziative intenda assumere per erogare i contributi di gestione alle scuole materne non statali, previsti dalla normativa vigente, in modo chiaro, secondo gli effettivi servizi resi dalle stesse e senza violare la normativa di riferimento. Si chiede altresì all’Esecutivo quali siano le ragioni del rituale ridimensionamento da parte del Ministero del numero delle sezioni e degli alunni rispetto alla situazione reale che non consente di erogare contributi sufficienti alla gestione delle scuole ed affettivamente rapportati ai servizi svolti.
Il sottosegretario Silvia BARBIERI risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato. Ricorda inoltre che nel corso del 2000 è stato autorizzato lo stanziamento di ulteriori contributi, a prescindere dal requisito del riconoscimento della parità, pari a circa 20 milioni di lire per ciascuna sezione, che sono in corso di erogazione. Successivamente, è stato previsto lo stanziamento di ulteriori contributi, pari a circa 7-8 milioni di lire per ciascuna sezione, sulla base delle disponibilità del capitolo di spesa 99, «bloccato» da una sentenza della Corte di Cassazione, e poi reso nuovamente disponibile in seguito alla recente approvazione della normativa sulla scuole materne paritarie. Rileva, pertanto, che i contributi complessivamente stanziati in favore di ciascuna sezione ammontano a circa 34-35 milioni di lire, dei quali solo una parte, sulla base di quanto previsto dalla vigente normativa in materia, è vincolata al parametro del numero dei bambini che frequentano la sezione. Evidenzia, inoltre, che sono in corso contatti affinché i predetti contributi siano erogati in tempi brevi, considerato che gli stessi rappresentano, per le scuole materne non statali, una «boccata di ossigeno».
Valentina APREA (FI), replicando, prende atto della risposta fornita dal sottosegretario, dalla quale emerge che vi è stato un atteggiamento corretto dal punto di vista istituzionale. Ne deriva pertanto l’esigenza di valutare eventuali modifiche da apportare alla normativa vigente in materia, considerato che, come emerge dalla risposta fornita, i criteri attualmente fissati per l’erogazione dei contributi non sono in grado di soddisfare le reali esigenze del settore. Ritiene, infatti, che più che una «boccata di ossigeno» per le scuole materne non statali si tratti di diritti il cui esercizio deve essere comunque garantito.
7a Com. 15 Audizione del sottosegretario di Stato per l’università e la ricerca scientifica e tecnologica Antonino Cuffaro sulle problematiche connesse allo spazio europeo della ricerca e sul sesto «programma-quadro»
7a Com. 21 Audizione del Ministro della pubblica istruzione, Prof. Tullio De Mauro, sullo stato di attuazione della riforma scolastica con particolare riferimento ai curricula scolastici della scuola di base e alla formazione iniziale degli insegnanti
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Come probabilmente vi è noto, dopo le due risoluzioni parlamentari che hanno dato l’avvio all’elaborazione delle indicazioni curricolari (questo termine di legge è un po’ pesante, ma tecnicamente più preciso) per la scuola di base a tempi rapidi e per il ciclo secondario con una previsione temporale dilatata fino alla fine dell’anno, la commissione, che già aveva lavorato per predisporre i materiali su cui abbiamo costruito il piano di progressiva attuazione del riordino dei cicli, ha continuato ad operare con qualche integrazione, con qualche testardaggine di cui vi chiedo scusa. Ricordo ancora una volta che la commissione è composta per metà circa da insegnanti ed operatori della scuola di diverso ordine e grado e per l’altra metà da specialisti, indicati o scelti dalle varie associazioni disciplinari (matematici, geografi, linguistici e così via) nonché dai rappresentanti delle istituzioni di alta cultura del nostro paese, quali l’Enciclopedia italiana, l’Accademia della Crusca, l’Accademia dei Lincei. La commissione è inoltre integrata da rappresentanti degli enti locali e delle associazioni dei genitori, che hanno quindi partecipato a questa attività attraverso i loro rappresentanti. Incidentalmente aggiungo che questa mattina abbiamo insediato il forum delle associazioni più rappresentative delle famiglie come organo tecnico ormai permanente, in base ad un decreto passato attraverso tutti gli organi di controllo e quindi vigente.
La commissione ha lavorato duramente (in proposito colgo anche la presente occasione per ringraziarne i componenti) alla predisposizione dei materiali su cui costruire quanto ci viene richiesto dall’articolo 8 del regolamento dell’autonomia e dalla legge di riordino dei cicli. Il decreto contiene quindi nel suo allegato una serie di indicazioni: le indicazioni curricolari da trasmettere alle scuole di base (una volta approvate dagli organi di consultazione e controllo), il monte ore per la quota nazionale e la definizione delle quote locali, sia nel tempo normale sia nel tempo pieno e pieno rafforzato, un piano di aggiornamento dei docenti ed altre indicazioni di natura organizzativa su cui avremo modo di tornare.
Il decreto è sostanzialmente pronto per quanto riguarda la cornice formale e le indicazioni relative alle quote orarie delle varie discipline, ed è pronto soprattutto con riferimento all’utilizzazione delle cosiddette sintesi (che sono state prontamente messe in rete, quindi sono ormai largamente accessibili da due o tre settimane) per estrarre le indicazioni curricolari per la quota nazionale.
Ricordo infatti a me stesso che in base alla legge vigente il curricolo è di pertinenza delle singole scuole, le quali lo costruiscono su tre riferimenti: il primo è rappresentato dalle indicazioni curricolari nazionali relative agli obiettivi specifici delle discipline e agli standard nazionali; il secondo riferimento è dato dalla qualità e dalla disamina delle condizioni di partenza delle alunne e degli alunni; il terzo riferimento è nella valutazione delle competenze e delle risorse che un corpo docente particolare può offrire. Tenendo presenti questi tre elementi, le scuole costruiscono non solo il piano dell’offerta formativa ma, all’interno di tale piano, i curricula effettivi di apprendimento per le loro alunne e i loro alunni, quindi nel pieno rispetto del principio della ormai vigente autonomia delle istituzioni scolastiche. Il nostro lavoro in queste settimane si è spostato sull’individuazione delle indicazioni curricolari per la quota nazionale.
Mi auguro di poter quanto prima mettere a disposizione del Parlamento il decreto – che sotto il profilo formale è un decreto del ministro, ma che dal punto di vista sostanziale spero di poter portare a vostra conoscenza nel giro di qualche giorno – e l’allegato, contenente le indicazioni curricolari e le altre indicazioni, che trasmetteremo sia al Consiglio nazionale della pubblica istruzione sia al Consiglio di Stato, per gli avvisi che possono esprimere e che possono portare, entro i trenta giorni successivi, ad eventuali modifiche.
Nel quadro complessivo che sarà allegato si sottolineano in premessa alcune indicazioni di carattere molto generale, l’ancoraggio delle indicazioni curricolari non solo alle leggi vigenti ma anche ai principi fondamentali della Costituzione e naturalmente alle leggi sull’autonomia, sul diritto allo studio e all’apprendimento.
Si passa poi a specificare ciò che nella legge è già implicito, vale a dire la differenza tra indicazioni curricolari che il ministro è tenuto a fornire, curricula che le scuole devono costruirsi, in base ai tre indicatori che ho citato, e programmi ai quali le generazioni più anziane sono abituate. Si introducono anche alcune indicazioni di fondo relativamente alla necessaria presenza del sistema tradizionale – che tutti conosciamo – di interrogazioni, voti e valutazioni didattiche. Tale presenza ovviamente è confermata, ma è accompagnata da accertamenti condotti dalle scuole sulle loro alunne e i loro alunni, d’accordo con le indicazioni metodologiche e con il repertorio di strumenti di accertamento forniti dall’Istituto nazionale per la valutazione, che intanto, come sapete, è entrato pianamente in funzione.
Seguono le indicazioni curricolari. Su questa parte la commissione ha discusso a lungo ed ha previsto due aspetti che mi permetto di sottolineare. Il primo è un forte raccordo con la scuola dell’infanzia, in via di generalizzazione; in proposito, il decreto stesso e le risultanze dei lavori della commissione proporranno la generalizzazione dell’adozione degli orientamenti del 1991 come punto di riferimento per l’attività della scuola dell’infanzia. Il secondo aspetto è un progressivo passaggio, attraverso gli anni della scuola di base, da quelli che negli orientamenti del 1991 vengono definiti i grandi campi di sistemazione dell’esperienza, sollecitati ed offerti nelle bambine e nei bambini della scuola dell’infanzia, agli ambiti, e dagli ambiti alle discipline.
La proposta prevede tre ambiti nei primi due anni dell’insegnamento della scuola di base: l’ambito linguistico-espressivo, inclusivo dell’ambito motorio, come viene definito dagli specialisti, cioè della vecchia e tradizionale educazione fisica, l’ambito matematico-scientifico e l’ambito storico-antropologico. Lo scopo non è quello di insegnare la storia ordinata cronologicamente a bambini del primo e del secondo anno della scuola di base (cosa che ad alcuni pare, credo giustamente, delittuosa), ma di predisporre i bambini, in questo biennio ed anche, secondo una delle ipotesi, negli interi due anni successivi, alla conquista del senso del tempo, del tempo scandito dalla vita familiare, dagli eventi locali, e del tempo storico, con una particolare attenzione alla costruzione di un appropriato, ricco lessico di base (parentela, famiglia, gruppo, tribù, società e via dicendo) che introduca, nella fase successiva, all’emergere della disciplina storia cronologicamente ordinata.
Questi tre ambiti dei primi due anni si articolano nei due anni successivi in modo un po’ più ricco, nel senso che sia i cultori delle scienze sia i cultori delle matematiche hanno chiesto uno sdoppiamento a partire dal terzo anno. Ciò significa che già dal terzo anno possono cominciare ad emergere degli insegnamenti orientati in modo disciplinarmente più marcato. Tra quarto e quinto anno, a seconda degli ambiti, si distaccano dagli ambiti le discipline: l’italiano, la prima lingua straniera, che si studia a partire dal primo anno della scuola di base, la storia, la geografia (anche se storia e geografia nella proposta sia di geografi sia di storici restano fortemente correlate tra di loro in tutto il percorso), la matematica, eccetera. Emergono quindi le discipline.
L’intero ventaglio disciplinare dell’attuale scuola media va a precisarsi nel quinto, sesto e settimo anno, con alcune novità. Una prima piccola novità è rappresentata dalla presenza costante della prima lingua straniera e dalla presenza, a partire dal quinto anno, di una seconda lingua straniera, con una specificazione che una delle due lingue, non necessariamente la prima, deve essere l’inglese, lasciando completamente libera la scelta su quale sia la prima o la seconda relativamente alle tre grandi lingue dell’Unione europea, quindi tedesco, francese e spagnolo.
Una seconda piccola novità è la componente educazione musicale, che secondo la proposta della commissione, che le indicazioni curricolari raccolgono, attraversa tutto l’insegnamento, fin dal primo anno. Accanto a questo, una novità metodologica è rappresentata dall’invito a proiettare (tutte le volte in cui è possibile, quando le risorse strutturali della scuola lo consentono) in attività di laboratorio le parti degli insegnamenti adatte a ciò, nella convinzione, diffusa in tutta la commissione, che tutto quello che si riesce a tradurre in operatività abbia carattere stimolante dal punto di vista della formazione intellettuale.
Questo è il quadro di insieme. In generale, non abbiamo incontrato sostanziali obiezioni da parte dei gruppi di specialisti che hanno lavorato, né, all’esterno, da parte di chi ha avuto occasione di conoscere queste indicazioni curricolari. Alcune pseudo-obiezioni erano fondate su una totale disinformazione; si sono dette le cose più bizzarre, che però sono apparse sulle prime pagine di qualche giornale. Si è sostenuto che manca la musica (la musica c’è), che manca l’educazione fisica (l’educazione fisica, mutato nomine, c’è a bandiere spiegate, come potrete vedere), che è presente l’arabo: no, purtroppo non ci sono gli insegnanti, per ora il progetto va rinviato, se qualcuno di noi lo coltivasse. L’arabo non è previsto nella quota nazionale e nemmeno in quella locale (Commenti). Chiedo scusa, presidente, per avere in qualche modo sollecitato alcuni commenti.
Come potete vedere, nella parte relativa all’educazione all’immagine, che è complessa e completa nel quadro dell’ambito iniziale linguistico-espressivo, non solo i bambini e i ragazzi vengono condotti all’apprezzamento del patrimonio artistico (anche con qualche stimolo alla riproduzione) ed architettonico nel nostro paese, ma si dice con molta forza che, man mano che procedono negli anni e che il quadro storico si viene delineando, essi vanno educati alla storicizzazione nella percezione delle forme anche visive. Non dico con questo che vi sia la storia dell’arte nella scuola di base. Tuttavia, siccome fra le varie preoccupazioni ho sentito dire anche che sarebbe stata soppressa questa materia (immagino nel ciclo superiore), voglio ricordare che invece una componente storicizzante dell’apprezzamento estetico ed anche della produzione è presente già nella scuola di base.
Non mi dilungherei sulla materia se non vi fosse una questione che credo vi sia ben nota dalla stampa, oltre che da personali considerazioni. Si tratta della questione della storia. La commissione ha lavorato pensando anzitutto al prodromo, lungo quattro anni, di progressivo accostamento alla strumentazione anche linguistica e concettuale dell’apprendimento storico, cronologicamente ordinato, ed ha poi proposto (concordemente, finché la commissione stessa ha lavorato su questo punto) che l’insegnamento cronologico della storia parta dal terzultimo anno della scuola di base e si sviluppi, muovendo dai grandi quadri storici delle civiltà del Mediterraneo, come studio sistematico della storia greca e romana e, nell’ultimo anno, della storia medioevale e dell’incipiente modernità, «sforando» poi (questo è ciò che ha destato perplessità) il vecchio esame di Stato conclusivo della scuola di base e proponendo un’estensione nei due anni di scuola dell’obbligo, da riservare allo studio del tardo Settecento, dell’Ottocento e del Novecento.
Nel triennio successivo – desidero dirlo con chiarezza: questa è la proposta della commissione – sarebbero ripresi i quadri cronologici dell’intera storia della civiltà umana, arricchendo la rivisitazione di questi quadri con metodologie di analisi e di riflessione sui documenti e sui fatti che possono essere a quel punto molto più ricche, data l’età più matura dei ragazzi e delle ragazze negli ultimi tre anni delle scuole medie superiori.
VALENTINA APREA. Con approfondimenti tematici, non cronologici. Abbiamo i testi, li leggiamo!
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. No, mi dispiace. Questa indicazione ha suscitato varie perplessità perché l’espressione «approfondimenti tematici» ha fatto pensare ad un accostamento desultorio ed episodico a momenti staccati del ciclo storico.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. «Tematici» non contraddice «cronologici».
VALENTINA APREA. Solo noi abbiamo letto male i programmi!
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Onorevole Aprea, lei ha certamente letto i programmi; purtroppo non tutti quelli che hanno scritto in materia lo hanno fatto. Si può dimostrare: non bisogna essere filologi raffinati per farlo.
MARIA LENTI. Ma noi parliamo per aver letto i programmi, non i commentatori!
PRESIDENTE. Lasciamo concludere il ministro.
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Da queste reazioni è evidente che questo è il punto sensibile della vicenda. Gruppi di commissari hanno predisposto una seconda e diversa ipotesi che prevede un quinquennio superiore di ritorno sui quadri cronologici, con approfondimenti e tematizzazioni che ormai ragazzi maturi possono effettuare, ed un quadriennio – presumibilmente – nella scuola di base.
Perché un quadriennio? Perché l’esperienza di maestre, di maestri, di pedagogisti rossi, neri e verdi, di psicologi dimostra che è un’infamia – non esito a dirlo – obbligare ragazzini di otto anni a studiare Romolo e Remo; è un’infamia sciocca, perché i risultati sono prossimi a zero, come sappiamo da qualsiasi indagine svolta (ne sono state effettuate anche nella città di Roma, dove Romolo e Remo dovrebbero avere una qualche popolarità) e basata sulla semplice domanda su chi fosse Romolo o chi fosse Remo. Vengono fuori le storie più bizzarre, da una popolazione istruita nella vecchia buona scuola del sette in condotta.
ANGELA NAPOLI. Facciamo quello che vogliamo, ministro, ma non denigriamo la scuola che avete abbattuto!
TULLIO DE MAURO, Ministro della pubblica istruzione. Denigro i vecchi programmi e il loro centralismo, non denigro la scuola che – grazie a Dio – non sempre li ha rispettati!
Torno al dunque: anche questo gruppo propone non un quinquennio nella scuola di base ma un quadriennio, e quindi un triennio di prodromi e preparazione e un quadriennio cronologicamente ordinato.
Attendo con ansia, anche se il tempo è ristretto, le opinioni di tutta la commissione perché purtroppo alla fine dovrò decidere in solitudine: non intendo sottrarmi a questa responsabilità. La decisione può essere la conferma dell’eccellente, meditato programma della commissione, che avrebbe meritato una lettura attenta ed il rispetto che si deve ad alcuni dei nostri massimi studiosi, e non il dileggio e l’oltraggio non fondato su previe letture su ciò che essi intendevano dire; l’altra scelta radicale è quella di buttare a mare la proposta dell’apposito gruppo di lavoro e scegliere la via molto nazionale della mediazione; la terza strada è offrire al Consiglio nazionale della pubblica istruzione la possibilità di pronunciarsi nel merito su questo punto, che chiaramente è quello scottante. Nessuno infatti ha discusso, a mia conoscenza, i programmi di aritmetica, geometria, quantificazione, algebra, che pure sono molto importanti: qui siamo tutti storici!
Su questo punto è possibile aprire una discussione. Devo dirle, signor presidente (lei mi deve permettere di parlare con grande franchezza), che personalmente non sono più disposto a tollerare ingiurie rivolte a persone che hanno lavorato con scrupolo, serietà ed impegno, elaborando una loro proposta. Quest’ultima presenta aspetti criticabili ma certo tutto favorisce tranne l’ignoranza della storia che attualmente caratterizza chi esce dalla scuola secondaria superiore italiana: lo stato è grave e gli storici lo sanno; di qui la loro giusta preoccupazione. Quindi, o quattro anni più cinque o tre anni più due più tre, oppure soluzioni lasciate al dibattito dell’organo di consultazione del ministero.
Vengo ad un altro punto che ha suscitato controversie, fondate e non fondate: il reclutamento e la formazione iniziale. Per quanto riguarda la formazione in servizio, che è un punto nodale, ci sia o meno questo processo di riforma, che raccoglie del resto l’esperienza delle nostre scuole e le disciplina legislativamente, è chiaro che la formazione degli insegnanti è un problema strategico per il funzionamento di tutto il nostro sistema scolastico. È già stato predisposto un primo piano di aggiornamento in servizio degli insegnanti italiani per i mesi di settembre e ottobre che coinvolgerà 81 mila insegnanti della scuola di base; seguiranno altri piani che rapidamente possono far proseguire su questa strada, sfruttando i fondi esistenti.
Per quanto riguarda la formazione iniziale degli insegnanti, a termini di legge per ora il ministro della pubblica istruzione può e deve fare solo una cosa: decretare in materia di formazione iniziale degli insegnanti della scuola di base. O si capisce questo oppure si danno i numeri al lotto; e qualche numero al lotto è stato dato, perché notizie su come poteva essere organizzato il decreto sono state riferite alla formazione iniziale degli insegnanti del liceo classico. Non è così: quella è una materia di enorme importanza ed il Governo potrebbe anche presentare un decreto a futura memoria, a testimonianza di intenzioni, ma non esistono i tempi parlamentari sufficienti né esiste un prerequisito per decretare in quella materia, quello del riassetto – che mi auguro ci sarà – dei canali dell’istruzione secondaria superiore in funzione dei quali si possa ragionevolmente ridisporre un percorso di formazione iniziale degli insegnanti della scuola secondaria superiore.
Per ora la legge non ce lo impone; ce lo imporrebbero altre esigenze, ma i tempi tecnici (quelli parlamentari e quelli di produzione di proposte per il riordino della scuola secondaria) non consentono di decretare su questa materia se non nel vuoto. Il discorso che ci accingiamo a fare è relativo solo alla scuola di base. Raccogliendo anche una richiesta del collega Zecchino, pensiamo ad una formazione ispirata a principi unitari ma articolata nel modo che è consentito dalla vecchia legge vigente, secondo lo schema adoperato per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria superiore nel rapporto tra ginnasio e liceo. Si può prevedere un’unica formazione con classi di concorso differenziate a seconda che si vada ad insegnare lettere nei ginnasi oppure latino e greco, italiano e latino o storia e filosofia nella secondaria.
Su questo principio si articola il decreto che mi auguro di poter predisporre nei prossimi giorni, prevedendo una formazione e degli accessi potenzialmente differenziati per chi intende partecipare a classi di concorso per ambiti (ho già detto che cosa intendiamo con questo termine: grandi raggruppamenti disciplinari) o per discipline, e quindi per chi chiede di essere preso in carico dall’istituzione scolastica per lavorare nei primi tre o quattro anni della scuola di base o negli ultimi quattro o tre.
Questo è ciò che concettualmente il decreto prevede. I titoli per accedere all’insegnamento effettivo vengono in questa ipotesi rilasciati dalla scuola di specializzazione all’insegnamento, con un percorso biennale che prevede un anno di tirocinio ed un anno preliminare dedicato a didattiche disciplinari o di ambito conformi alla classe di concorso ed all’eventuale recupero di crediti disciplinari carenti rispetto all’ambito o alla disciplina (come già avviene ora nelle SIS).
Per quanto riguarda i titoli di accesso, a norma vigente, se nessuno interviene, alle scuole di specializzazione si accede con ciò che la legge definisce «laurea», cioè quella che volgarmente noi non giuristi chiamiamo laurea triennale. Per la scuola di base (a suo tempo ne abbiamo discusso anche con l’allora ministro Zecchino e con il collega Guerzoni) la previsione è che, rebus sic stantibus, i tre anni di percorso della laurea più la scuola di specializzazione siano una garanzia sufficiente alla formazione. Sapete che anche a tale riguardo vi sono opposizioni, che per certi aspetti risulterebbero essersi moderate; coloro i quali non comprendono che stiamo parlando di scuola di base e non del complesso delle scuole si allarmano e chiedono formule aritmetiche varie (tre più due più due, tre più due più uno), ma dai loro interventi si evince che la preoccupazione è rivolta soprattutto alla formazione degli insegnanti superiori. Questa proposta, tre più due, con il recupero dei necessari crediti disciplinari qualora manchino, per quanto è a mia conoscenza trova d’accordo il coordinamento dei corsi di laurea in scienze della formazione e trova d’accordo il gruppo interministeriale, in cui siedono persone che sono poi in aspro disaccordo tra di loro per quanto riguarda la secondaria superiore, ma non sulla scuola di base.
Termino a questo punto il mio intervento, chiedendo scusa se mi sono dilungato eccessivamente.
7a Com. 21, 22, 27 (dal 26.02.01) comitato dei nove, DdL 7011/B Iscrizione ai corsi universitari (già approvato dalla Camera e modificato dal Senato)Il 22 febbraio la Commissione delibera di dare mandato al relatore a riferire favorevolmente all’Assemblea sul provvedimento in esame, approvato dalla Camera e modificato dal Senato, come ulteriormente modificato dall’esame in sede referente. Delibera altresì di chiedere di essere autorizzata a riferire oralmente e nomina il Comitato dei nove.
7a Com. 22, 27, 28 in sede referente, DdL 7609, Riforma L. 508/99: Riforma Accademie e Conservatori (già approvata dalla VII Commissione del Senato)
7a Com. 6 comitato dei nove, DdL Organi collegiali della scuola (esame C. 2226 -2665 -3592/A)
7a Com. 1, 8, 13, 15, 20, 21, 27 (dal 20.02.01) comitato dei nove, DdL AC 7307 Disciplina attività musicali (approvato dal Senato il 20 settembre 2000)Il 15 febbraio la Commissione delibera di dare mandato al relatore a riferire favorevolmente sul nuovo testo del DdL AC 7307 Disciplina attività musicali, risultante dagli emendamenti approvati in sede referente, chiede di essere autorizzata a riferire oralmente e nomina il Comitato dei nove.
Il termine per la presentazione di emendamenti è fissato alle ore 12 del 7 febbraio
7a Com. comitato dei nove, DdL n. 5029/A Interventi nel settore della formazione nelle arti musicali, visive e coreutiche
7a Com. 6, 13, 27 comitato dei nove, DdL, Associazioni Sportive Dilettantistiche (DdL AC 2761, 769, 1776, 2489, 2739, 3607, 3912)
7a Com. 6, 13, 22, 27 (dal 26.02.01) comitato dei nove, Testo Unificato DdL 5980 (approvato dal Senato) e 5495, Terza fascia del ruolo dei professori universitariIl 22 febbraio la Commissione approva le proposte di modifica del testo avanzate dal relatore, e conferisce il mandato al relatore di riferire favorevolmente all’Assemblea sul testo del provvedimento, deliberando altresì di essere autorizzata a riferire oralmente. Quindi nomina il Comitato dei nove.
7a Com. 6, 7 sede legislativa, DdL Editoria AC 390, 794, 1441, 3380, 3381, 3672, 4349, 4627, 4629, 4950, 6946Il 7 febbraio la Commissione approva il testo unificato delle proposte di legge nn. 390, 794, 1441, 1542, 3380, 3381, 3672, 4349, 4627, 4629, 4950, 6946, come modificato dagli emendamenti approvati.
Il 6 febbraio la Commissione approva la richiesta all’Aula di trasferimento alla sede legislativa del testo in esame.
7a Com. 1 su Atti del Governo, schema di decreto del Presidente della Repubblica sul Regolamento di organizzazione degli Istituti di ricerca educativaLa Commissione approva col seguente parere favorevole:
esaminato lo schema di decreto concernente il regolamento di organizzazione degli istituti regionali di ricerca educativa;
apprezzate la chiarezza e la organicità dello schema;
sottolineato che viene garantita una corretta osmosi tra le diverse realtà istituzionali – IRRE -, scuole, università, consorzi;
auspicato che in prospettiva il personale di cui al comma 2 dell’articolo 10 possa costituire un organico stabile degli IRRE con uno specifico e qualificato profilo professionale,
1) all’articolo 1 sia aggiunto il seguente comma: «Gli IRRE, per il raggiungimento dei fini istituzionali, possono avvalersi anche delle competenze degli ispettori tecnici»;
2) all’articolo 4 le parole «ed è confermabile per un altro triennio» siano sostituite con le parole «e ciascuno dei suoi componenti può essere confermato, una sola volta, per un altro triennio»;
3) all’articolo 4 si preveda che i due membri del Consiglio Scolastico Regionale siano designati in prima applicazione dal Ministro della Pubblica Istruzione;
4) all’articolo 4 dopo la lettera e) sia aggiunta la seguente lettera: «valuta annualmente, sentito il Comitato tecnico scientifico, l’attuazione del programma di ricerca nonché i risultati di essa»;
5) all’articolo 5 sia soppressa la parola «specifiche» e dopo la parola «lavoro» siano aggiunte le seguenti «pertinenti con le finalità specifiche dell’istituto»;
6) all’articolo 5 dopo la lettera e) del comma 2 sia aggiunta la seguente lettera: «e-bis) predispone una relazione annuale che indica il livello di attuazione del programma e i risultati raggiunti»;
7) all’articolo 5, comma 4, le parole «sulla base di» siano sostituite con le parole «a partire da»;
8) all’articolo 8, comma 2, dopo la lettera b) sia inserita la seguente: «b-bis) l’organizzazione di conferenze di servizi per favorire e migliorare le attività dell’Istituto»;
9) all’articolo 10, comma 1, dopo la parola «IRRE» siano aggiunte le seguenti: «in rapporto anche alla consistenza della popolazione scolastica di appartenenza»;
10) all’articolo 10, comma 1, siano soppresse le parole: «su proposta del dirigente preposto all’ufficio scolastico regionale» e al terzo periodo dopo la parola: «disposti» siano aggiunte le seguenti: «con atto del dirigente preposto all’ufficio regionale»;
11) all’articolo 10 comma 1, l’ultimo periodo sia sostituito con il seguente: «alle esperienze maturate presso gli IRRSAE sarà attribuita una valutazione specifica»;
12) all’articolo 10, comma 2, dopo la parola «IRRE» siano aggiunte le parole «in rapporto anche alla consistenza della popolazione scolastica di appartenenza»;
13) all’articolo 10, comma 2, secondo periodo, dopo la parola «scuola» siano aggiunte le seguenti: «e dell’Amministrazione»;
14) all’articolo 14 il primo comma sia sostituito con il seguente: «14. Il personale comandato presso gli IRRSAE alla data di entrata in vigore del presente regolamento a domanda mantiene con gli IRRE il rapporto già instaurato fino alla data di scadenza, rapporto che non può essere oggetto di proroga;
a) considerato che il personale di cui all’articolo 10, comma 2, ai fini della contrattazione collettiva è compreso nel comparto individuato a norma dell’articolo 45 del decreto legislativo 29/1993, mentre il personale di cui al comma 1 permarrà nel comparto di appartenenza, valuti il Governo l’opportunità di prevedere adeguate forme di incentivazione sul salario accessorio per rendere omogeneo il trattamento economico rispetto al personale di cui al comma 2;
b) valuti il Governo, riformulando l’articolo 13, la opportunità di prevedere l’istituzione di appositi uffici col compito di attuare attività di ricerca volte a soddisfare e a tutelare tutti gli interessi: quelli indicati dall’articolo 6 della Costituzione (tutela minoranze linguistiche) ed altre forme di interessi previste dalle leggi vigenti (emigrati, portatori di handicap, integrazione europea e quelli espressamente indicati dal comma 10 dell’articolo 21, della legge 59 del 1997);
c) eventuali ulteriori oneri derivanti dall’attuazione del regolamento in questione siano a carico delle risorse finanziarie a disposizione degli Istituti.
11a Com. 7, 28 comitato ristretto, DdL AC 7238, Stato giuridico degli IRC (già approvato dal Senato)
7a Com. 22, 27 in sede referente, (5005) Conversione in legge del decreto-legge 19 febbraio 2001, n. 16, recante disposizioni urgenti relative al personale docente della scuola
(22.02.01) Riferisce alla Commissione il senatore BISCARDI, segnalando che il decreto-legge n. 16 del 19 febbraio 2001 – il cui disegno di legge di conversione giunge all’esame della Commissione – risponde alla necessità di assicurare un corretto svolgimento all’anno scolastico 2000-2001, evitando sostituzioni di docenti in corso d’anno e traumatiche interruzioni nella continuità didattica. Il provvedimento di urgenza ora in esame, del resto, rappresenta in certo modo una necessaria conseguenza di quanto previsto dal precedente decreto-legge 28 agosto 2000, n. 240 (convertito con modificazioni dalla legge n. 306 del successivo 27 ottobre) che introdusse disposizioni urgenti per l’avvio dell’anno scolastico 2000-2001. Esso infatti recava varie norme organizzative, fondate sul presupposto di una rapida conclusione – comunque nel giro di pochi mesi – del concorso a cattedre e delle sessioni riservate d’esame all’epoca in corso di svolgimento e sulla conseguente possibilità di effettuare in tempi ragionevolmente brevi sia la compilazione della graduatoria del concorso per titoli ed esami, sia la prima integrazione delle parallele graduatorie permanenti. Peraltro lo svolgimento delle suddette operazioni ha subito forti ritardi, specialmente in alcune grandi regioni: l’applicazione del primo decreto-legge rischia quindi di portare scompiglio nello svolgimento dell’attività didattica. Il decreto-legge in esame consente quindi ai supplenti nominati in via provvisoria dall’inizio dell’anno di rimanere in servizio sulle classi attualmente occupate; il personale vincitore di concorso che avrebbe dovuto subentrarvi in applicazione delle graduatorie permanenti (circa 10.000 unità) verrà utilizzato per supplenze brevi. Invece per i supplenti i quali siano stati già licenziati a seguito della nomina in cattedra dei titolari, laddove questa è stata effettuata, il periodo intercorrente fra il licenziamento e la fine delle lezioni viene considerato comunque valido ai fini giuridici. Il relatore osserva poi che il decreto-legge non comporta maggiori oneri a carico dello Stato, poiché il trattamento economico spettante al personale interessato viene erogato dai singoli istituti scolastici a valere sulle risorse disponibili per le supplenze brevi e saltuarie. L’ultima parte del comma 5, infine, si premunisce contro eventuali, eccezionali ritardi nell’approvazione di qualche graduatoria concorsuale, assegnando al Ministro il potere di prorogare il termine del 30 giugno 2001, fissato quale limite massimo per l’integrazione delle graduatorie stesse. In conclusione il relatore raccomanda alla Commissione l’approvazione del disegno di legge, che confida possa avere un celere iter
7a Com. 8 procedure informative, Dibattito sulle comunicazioni rese, nella seduta antimeridiana del 21 dicembre 2000, dal Ministro dell’università e della ricerca scientifica e dal Ministro della pubblica istruzione sulle modalità della formazione universitaria dei docenti della scuola di base e della scuola secondaria.
7a Com. 6 su Atti del Governo, schema di decreto del Presidente della Repubblica sul Regolamento di organizzazione degli Istituti di ricerca educativaLa Commissione esprime un parere favorevole condizionato
7a Com. 6, 8 in sede deliberante, Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante “Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati”L’8 febbraio la Commissione accoglie gli emendamenti 1.1, 1.2, 1.102, 1.4, 1.103, 1.5, 1.6, 1.101 e 1.7, nonché l’articolo 1 come modificato. Accoglie altresì l’articolo 2, al quale non erano stati presentati emendamenti, nonché il disegno di legge nel suo complesso.
02 – 27 febbraio Governo
Il Consiglio dei Ministri si è riunito venerdì 2 febbraio 2001 alle ore 9,30 a Palazzo ChigiIl 2 febbraio il presidente del Consiglio riceve una lettera del ministro Zecchino che rassegna le sue dimissioni dal Governo. Nella stessa giornata il presidente della Repubblica firma il decreto con il quale vengono accettate le dimissioni del ministro e viene conferito al presidente del Consiglio l’incarico di reggere ad interim il ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica.
Il Consiglio dei Ministri si è riunito alle ore 16,30 a Palazzo Chigi, per l’esame del seguente ordine del giorno: (…)
– schema di Testo unico in materia di pubblico impiego (PRESIDENZA-FUNZIONE PUBBLICA) – Esame preliminare; (…)
– decreto del Presidente della Repubblica relativo al regolamento recante ulteriori modifiche al DPR 10 ottobre 1996, n.567, concernente la disciplina delle iniziative complementari e le attività integrative delle istituzioni scolastiche (PUBBLICA ISTRUZIONE);(…)
– n.7 Regolamenti di organizzazione degli Uffici di diretta collaborazione dei Ministri (FINANZE – P. ISTRUZIONE – LAVORI PUBBLICI – COMUNICAZIONI – COMMERCIO ESTERO – AMBIENTE – SANITA’)
Il Consiglio dei Ministri, riunito alle ore 10,10 a Palazzo Chigi, ” (…) ha approvato i seguenti provvedimenti: (…)
su proposta del Presidente del Consiglio, Amato, e del Ministro della Pubblica Istruzione, De Mauro:
– un decreto-legge recante disposizioni urgenti relative al personale docente.
Il provvedimento assicura la continuità didattica con la permanenza in servizio, nelle classi attualmente occupate, dei supplenti nominati all’inizio dell’anno scolastico 2000-2001; garantisce, inoltre, i docenti che, a seguito dei concorsi recentemente espletati, occupano nelle graduatorie permanenti una posizione utile a subentrare nelle graduatorie dei docenti supplenti già in servizio. Tale personale, stimabile in circa 10mila unità, viene assunto a tempo determinato fino al termine delle lezioni ed utilizzato, in ambito provinciale, per l’effettuazione delle supplenze brevi. Il decreto non comporta oneri aggiuntivi rispetto alla spesa già prevista per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie;
su proposta del Presidente del Consiglio, Amato, e del Ministro per la Funzione Pubblica, Bassanini:
– tre schemi di testi unici che comprendono disposizioni legislative e regolamentari rispettivamente in materia di:
– edilizia;
– circolazione e soggiorno di cittadini comunitari.
Particolare rilievo assumono i primi due testi unici che provvedono a razionalizzare la notevole quantità di disposizioni stratificatesi nel tempo attraverso un’opera di riordino e di semplificazione che ha richiesto un impegno eccezionale da parte delle Amministrazioni interessate, nonché di un apposito Gruppo di lavoro (composto anche da eminenti cattedratici) per quanto concerne le Università. Relativamente al testo unico sull’edilizia, l’aspetto più innovativo riguarda il numero dei titoli abilitativi, che sono ridotti a due: la concessione edilizia, limitata a ipotesi tassative di interventi di maggiore importo, e la denuncia di inizio attività, che agevola l’esecuzione di tutti gli interventi edilizi minori.
Sui predetti schemi saranno acquisiti i prescritti pareri;
– il disegno di legge annuale di semplificazione amministrativa.
Il provvedimento recependo anche i più avanzati orientamenti dell’OCSE, rafforza la strategia sin qui perseguita dalla semplificazione ed opera il passaggio dall’intervento episodico su specifiche criticità delle procedure al riordino del sistema normativo per settori organici, con la previsione di una norma “ghigliottina” per l’eliminazione di circa 500 leggi. Esso prevede, tra l’altro, l’istituzione di un registro informatico per gli adempimenti amministrativi delle imprese che indica chiaramente agli operatori economici, quali sono le formalità burocratiche loro richieste per l’attività d’impresa, che sono contestualmente ridotte;
(…) su proposta del Ministro per la Solidarietà Sociale, Turco:
-uno schema di decreto presidenziale per l’approvazione del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, relativo al triennio 2001-2003, in attuazione della legge quadro istitutiva del sistema integrato dei servizi sociali (legge n. 328 del 2000).
Il Piano, che ha come obiettivo la promozione del benessere sociale della popolazione, è finalizzato in particolare a:
– valorizzare e sostenere le responsabilità familiari;
– potenziare gli interventi per contrastare la povertà;
– sostenere con servizi domiciliari le persone non autosufficienti, in particolare le disabilità gravi.
Oltre ai suddetti obiettivi, il Piano ne individua altri, non meno importanti, che riguardano l’inserimento sociale degli immigrati, la prevenzione delle droghe e la tutela degli adolescenti. Ulteriori bisogni sociali, non espressamente indicati nel Piano, potranno essere soddisfatti dagli Enti locali e dalle Regioni sulla base di specifiche scelte di priorità sociale, tenuto conto delle esigenze della popolazione di riferimento.
Sul predetto schema saranno acquisiti i prescritti pareri;(…)
Previa relazione del Ministro Bassanini, il Consiglio ha poi espresso il proprio avviso favorevole in ordine a tre atti di indirizzo all’ARAN, deliberati dal Comitato di settore del comparto Regioni-Autonomie locali, concernenti i processi di mobilità di personale tra le Amministrazioni statali e gli Enti locali, nonché il rinnovo dei contratti del personale dirigente e non dirigente (per quest’ultimo ad integrazione di una precedente direttiva in materia ), per il biennio economico 2000-2001. (…)
su proposta dei rispettivi Ministri competenti, il Consiglio ha inoltre deliberato le nomine del prof. Carlo DELL’ARINGA a Presidente dell’ISFOL, del prof. Benedetto VERTECCHI, a Presidente dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione, del prof. Flavio TOIGO a Presidente dell’Istituto nazionale per la fisica della materia, del dott. Giuseppe NOTARBARTOLO di SCIARA a Presidente dell’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM), del prof. Astolfo ZOINA a Presidente dell’Ente nazionale sementi elette. Su tali nomine è stato acquisito il parere favorevole delle competenti Commissioni parlamentari. E’ stata altresì avviata la procedura per la nomina della dott.sa Clementina CHIEFFO a Presidente dell’ISMEA e del prof. Pietrantonio RICCI a Presidente dell’Istituto italiano di medicina sociale.
Il Consiglio dei Ministri, riunito alle ore 19,10 a Palazzo Chigi, previa relazione del Ministro Bassanini, ” (…) ha espresso il proprio avviso favorevole in ordine all’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Scuola, relativo al secondo biennio economico 2000-2001.”
Il Consiglio dei Ministri, riunito alle ore 10.00 a Palazzo Chigi ” (…) ha approvato i seguenti provvedimenti:
– un disegno di legge finalizzato a finanziare, per l’anno in corso, le maggiori spese sostenute nell’espletamento della sessione riservata di esame per il conseguimento della abilitazione o dell’idoneità ai fini dell’insegnamento nella scuola materna, elementare, secondaria ed artistica;
– un regolamento di organizzazione degli Istituti regionali di ricerca educativa, sul quale si sono espressi favorevolmente il Consiglio di Stato e le competenti Commissioni parlamentari;
(…) Il Consiglio infine ha adottato le seguenti deliberazioni:
su proposta del Presidente del Consiglio, Ministro ad interim dell’Università:
– avvio della procedura per la conferma del prof.ing. Lucio BIANCO a Presidente del CNR, in ordine alla quale è pervenuta al Presidente una lettera a firma del Premio Nobel Rita Levi Montalcini e di numerosi altri esponenti del mondo scientifico;
– proroga per un semestre della nomina del prefetto dott. Carlo SCHILARDI a Commissario straordinario del Governo per il coordinamento del programma di ricostruzione di zone terremotate.”
Il Consiglio dei Ministri si riunisce alle ore 19.00 a Palazzo Chigi.