Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-421-del-14-01-2020
Timestamp: 2020-02-24 03:02:26+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 421 del 14/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 421 del 14/01/2020
Cassazione civile sez. trib., 14/01/2020, (ud. 13/11/2019, dep. 14/01/2020), n.421
sul ricorso iscritto al n. 19193 del ruolo generale dell’anno 2017,
presso la C.S.C. piazza Cavour, Roma.
regionale dell’Emilia Romagna, depositata in data 15 marzo 2017, n.
generale Zeno Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilità per
giudicato del ricorso e, in subordine, per il rigetto del primo e
del secondo motivo e per l’accoglimento del terzo;
La Casa di cura Città di Parma, la quale eroga servizi sanitari esenti da iva a norma del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10, presentò in relazione all’anno d’imposta 2008 un’istanza di rimborso dell’iva assolta, assumendo che l’indetraibilità dell’imposta assolta sugli acquisti strumentali da essa compiuti, derivante dal regime di esenzione delle attività svolte, avrebbe vanificato il principio di neutralità dell’iva nei propri confronti.
Quella regionale dell’Emilia Romagna ha rigettato il successivo appello proposto dalla contribuente: ha al riguardo sostenuto che l’operatore economico che abbia acquistato beni e servizi destinati in via esclusiva allo svolgimento di operazioni esenti o non imponibili assume la posizione fiscale di consumatore finale. Ha aggiunto che la soluzione è confortata dalla giurisprudenza unionale, che rende ultronea l’ulteriore rimessione sollecitata dalla contribuente e ha concluso condannando la società alla rifusione delle spese e del doppio del contributo unificato.
Contro questa sentenza propone ricorso la società per ottenerne la cassazione, che affida a tre motivi, cui l’Agenzia delle entrate replica con controricorso, illustrato con memoria.
2.- Con i primi due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente, perchè connessi, la contribuente lamenta:
– la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, comma 5, e art. 19-bis, in riferimento al medesimo decreto, art. 10, rimarcando che il regime di esenzione implicherebbe l’applicazione di un’iva occulta a spese del cliente finale delle prestazioni, perchè il prestatore in ragione dell’indetraibilità dell’imposta sarebbe costretto ad elevare i propri onorari (primo motivo);
3.1.- Coerentemente, allora, la giurisprudenza unionale ha precisato (con sentenza in causa C-560/11, cit.) che, a norma dell’art. 19, par. 1, sesta Dir., visto che le operazioni esenti non conferiscono diritto a detrazione, la cifra di affari a esse relativa va inserita nel denominatore della frazione che consente di calcolare il prorata della detrazione.
4.- Va, invece, accolto il terzo motivo di ricorso, col quale la società si duole della violazione e falsa applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, sostenendo che la norma non sia applicabile al processo tributario.
4.1.- L’ulteriore somma a titolo di contributo unificato è commisurata gli importi dovuti ai sensi del medesimo art. 13, comma 1 bis, disposizione che, a sua volta, rinvia al contenuto del precedente comma 1. Quest’ultimo fa riferimento esclusivamente a quanto dovuto a titolo di contributo unificato nel processo civile, mentre quello tributario è disciplinato dal successivo comma 6 quater, che non è richiamato dalla norma in questione.
4.2.- E la natura della misura del raddoppio, eccezionale e lato sensu sanzionatoria, è d’ostacolo all’applicazione estensiva o analogica di essa al processo tributario.
4.3.- In base a tali considerazioni, d’altronde, la Corte costituzionale (con sentenza 2 febbraio 2018, n. 18), sia pure con pronuncia d’inammissibilità, ha nella sostanza stroncato la questione sollevata, che prospettava la violazione del principio della parità delle parti in ragione dell’esonero dell’amministrazione dello Stato dal versamento del contributo unificato e, quindi, anche del raddoppio. Già in precedenza la Corte costituzionale (con sentenza n. 78 del 2016) aveva precisato che l’art. 13, primi sei commi, incluso il comma 1 quater, riguardano il processo civile.
5.- Il motivo è per conseguenza accolto e la sentenza cassata in relazione al profilo relativo.
6.- Non sussistendo necessità di ulteriori accertamenti di fatto, la questione va decisa nel merito, nel senso che la società non è tenuta a corrispondere il raddoppio del contributo unificato in relazione alla fase di appello.
7.- Vanno, tuttavia, compensate le spese in considerazione dell’esito complessivo del giudizio.
rigetta i primi due motivi di ricorso, accoglie il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al profilo accolto e, decidendo nel merito la parte corrispondente, dichiara l’insussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società, del raddoppio del contributo unificato in relazione alla fase di appello. Compensa integralmente le spese del giudizio.