Source: http://www.istruzioni730.it/it/news/?idn=2377
Timestamp: 2018-12-17 03:33:05+00:00
Document Index: 98699310

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 14']

Manovra: cedolare sui negozi e conferma dei bonus casa
Da un primo esame delle norme finalizzate alla “Riduzione della pressione fiscale” (artt. 2-14), appare abbastanza evidente come la Manovra 2019, attualmente in discussione alla Camera, punti - nel complesso - ad agevolare più il settore delle imprese che l’estesa platea dei contribuenti medi e quindi delle famiglie. La tanto discussa e pubblicizzata “Flat tax” si è dissolta di fatto in una nuvola di fumo, se non altro per i soggetti Irpef. L’impianto della progressività dell’imposta (aspetto per altro impartito dalla Carta Costituzionale) resta del tutto immutato. E giustamente anche. Non vi saranno “imposte piatte”, né modifiche al ribasso sulla tassazione dei redditi da pensione o da lavoro dipendente. Tutto resta com’è. Insomma, la “Flat tax” non esiste, almeno nella forma che avrebbe voluto l’assunzione di un’aliquota unica al 25 o 20%.
Esistono invece, quelle sì, misure agevolative che grossomodo confermano, modificandoli, alcuni regimi fiscali di favore già precedentemente introdotti (ad esempio il regime forfettario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, o la disciplina del cosiddetto “riporto delle perdite”) e che appunto vanno a toccare principalmente l’ambito produttivo delle aziende, delle società, degli investimenti, ecc; come esiste anche l’Ires “piatta” abbassata dal 24 al 15% (eccola qui una “Flat tax”, se volessimo per forza identificarla in qualcosa), su quelle parti di reddito d’impresa “corrispondenti agli utili reinvestiti”; misura, quest’ultima, che in buona sostanza si limita a offrire uno sconto (pur generoso) di nove punti percentuali, ma ritoccando un regime fiscale di favore anch’esso già esistente.
Fra le misure per così dire “inedite” appaiono invece la condivisibile (e già da tempo ventilata) cedolare secca sull’affitto degli immobili destinati all’utilizzo commerciale e l’introduzione, nella misura fissa del 15%, di un’imposta sostitutiva all’Irpef (altra papabile “Flat tax”) sui compensi legati alle lezioni private e alle ripetizioni, provvedimento che nel “corpus” fiscale della manovra appare abbastanza disomogeneo, estemporaneo e slegato da tutto il resto, per altro di non semplice applicazione perché teso sostanzialmente a far emergere, sia pure con un’aliquota di favore, un reddito “fantasma” (e precario) come quello delle docenze “a domicilio”, che per definizione sono complicatissime, se non impossibili, da “tracciare”. Quindi in tal senso l’ottica premiale dell’aliquota “light”, finalizzata a ispirare comportamenti di lealtà fiscale, potrebbe lasciare il tempo che trova.
Guardando invece alle misure di cui andranno a beneficiare direttamente le famiglie, non può passare inosservata la proroga annuale, ormai di prassi in ogni manovra economica, dei bonus fiscali su ristrutturazioni, risparmio energetico (cosiddetto “eco-bonus”), acquisto di arredi ed elettrodomestici (cosiddetto “bonus mobili”), interventi di adeguamento antisismico (cosiddetto “sisma bonus”) e di sistemazione a verde delle aree scoperte (cosiddetto “bonus verde”, ultimo arrivato in senso cronologico perché introdotto per la prima volta dalla manovra dello scorso anno).
Da rimarcare poi la new entry dello “Sport bonus” (accluso al comparto delle misure di settore) che introduce nella sostanza un nuovo credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali che i privati vorranno destinare alla manutenzione e al restauro di impianti sportivi pubblici o alla realizzazione di nuove strutture sportive. Vi è infine la conferma a 90 euro, anche per il 2019 e per gli anni successivi, dell’importo dovuto per il Canone Rai.
Le misure più nel dettaglio
Accise e clausole di salvaguardia Iva (art. 2 e 3)
Le cosiddette “clausole di salvaguardia” si chiamano così proprio perché, laddove determinati obbiettivi di bilancio non dovessero essere centrati, interverrebbero “a salvaguardia” del loro raggiungimento queste clausole “riparatorie”, che costituiscono (costituirebbero) in buona sostanza una sorta di piano B. Per l’esattezza le clausole di salvaguardia nascono sotto l’ultimo governo Berlusconi nel “torrido” (non solo in senso climatico) agosto 2011, sotto l’effetto della rovinosa crisi dei mercati, per “salvaguardare”, entro i ranghi dei vincoli Ue, i saldi di finanza pubblica. Da allora le clausole sono sempre state associate al rialzo delle aliquote Iva, vale a dire: se gli effetti della manovra non sono quelli sperati, si ricorre, come extrema ratio, al rincaro dell’Iva. Ora, per quanto riguarda la manovra 2019, il testo dispone la “sterilizzazione”, cioè il disinnesco, degli aumenti Iva che erano stati previsti per il 2019. Nel dettaglio: l’aliquota agevolata resterà stabile al 10%, mentre passerà, in teoria, all’11,5% (non più al 13%) dal 2020; per l’aliquota ordinaria del 22%, anch’essa bloccata nel 2019, sono programmati aumenti potenziali al 24,1% dal 1° gennaio 2020 e al 24,5% (anziché il 25%) dall’anno successivo. Per quanto riguarda invece le accise su benzina e gasolio, i rincari messi in agenda a partire dal 2020 saranno minori rispetto a quanto programmato, poiché dovranno garantire, nel 2020, maggiori entrate per 140 milioni di euro (anziché 350) e dal 2021 in poi per 300 milioni (anziché 350).
Regime forfettario (artt. 4 e 6)
Introdotto per la prima volta nel 2015 il regime forfettario destinato alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, conosce adesso con la manovra 2019 un ulteriore rafforzamento. È stato chiamato “forfettario” perché tale è la determinazione del reddito imponibile, forfettaria appunto, e non desunta secondo modalità ordinarie. In pratica all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti viene applicato un certo coefficiente di redditività che varia a seconda del codice ATECO associato all'attività esercitata. Quindi, secondo l’applicazione di questo coefficiente, sarà verificata la conformità o meno del reddito ai requisiti del regime. Dal punto di vista dell’onere fiscale, il principio è sempre quello dell’aliquota uniforme (o “flat”, per usare un termine in voga) che sostituisce la tassazione ordinaria (Iva/Irpef/Irap). L’aliquota anche nel 2019 resta fissata al 15%. Vengono però “allentati” i requisiti di accesso per godere del regime, ovvero:
la soglia dei ricavi/compensi dell’attività viene innalzata da 50.000 a 65.000 euro,
Inoltre, dal 2020, il regime riguarderà anche i contribuenti con ricavi/compensi fino a 100.000 euro, ma con alcune differenze rispetto al 2019:
il reddito si determinerà non più forfettariamente, ma nei modi ordinari,
l’imposta sostitutiva sarà del 20 anziché del 15%,
non varrà più l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica.
Lezioni private e ripetizioni (art. 5)
È questa la “Flat tax” dei docenti a domicilio. Si dispone che dal 2019, i compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta da docenti titolari di cattedra nelle scuole di ogni ordine e grado, non concorreranno più al reddito complessivo – quindi, per intenderci, non saranno più considerati come imponibile Irpef – ma sconteranno un’imposta sostitutiva pari al 15% (volendo sarà comunque possibile optare per l’applicazione dell’imposta ordinaria). L’imposta andrà versata alle stesse scadenze previste per l’Irpef. Un provvedimento delle Entrate, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, stabilirà le modalità attuative.
Perdite dei soggetti Irpef (art. 7)
È questa una delle misure che tendono chiaramente ad agevolare e rivitalizzare il settore delle imprese. Anche in questo caso non c’è nulla di nuovo sotto il sole: si tratta di un’agevolazione già esistente, ma riproposta con alcune variazioni su tema. Anzitutto la disciplina del riporto delle perdite per persone fisiche, società di persone ed enti non commerciali, viene equiparata al regime previsto per le società di capitali. Breve inciso: generalmente tale agevolazione stabilisce che se si ha una perdita, questa può essere utilizzata (“riportata” appunto) per ridurre il reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi. Finora è stato previsto che il riporto delle perdite non potesse protrarsi oltre il quinto anno successivo. La manovra 2019 interviene invece su questo punto stabilendo al contrario il riporto illimitato delle perdite, quindi anche oltre il quinto anno, ma in misura non superiore all’80% del reddito imponibile. Le perdite di impresa generate invece nei primi tre esercizi saranno utilizzabili al 100%.
Ires al 15% per chi reinveste in beni strumentali e personale (art. 8)
Cedolare secca per le locazioni di negozi e botteghe (art. 9)
Maggiorazione dell’ammortamento (art. 10)
Viene confermata per il prossimo anno la cosiddetta disciplina di “maggiorazione dell’ammortamento” che premia gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico (“Industria 4.0”). Di cosa si tratta? Tecnicamente è un beneficio fiscale che determina una deduzione in misura maggiorata rispetto all’investimento vero e proprio sostenuto dall’azienda. Giusto per intenderci: ipotizzando che un’azienda investa 100, potrà dedurre 150. Saranno inoltre agevolabili anche gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, ma a condizione che entro il 31 dicembre 2019 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. La manovra a tal riguardo introduce percentuali diversificate a seconda dell’entità dell’investimento; la maggiorazione del costo di acquisizione sarà dunque pari:
al 150% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro
al 100% per gli investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di euro
al 50% per gli investimenti compresi tra 10 e 20 milioni di euro.
Bonus casa: detrazioni d’imposta collegate ai lavori privati e condominiali (artt. 11 e 12)
interventi di recupero del patrimonio edilizio (“bonus ristrutturazioni”),
interventi finalizzati alla riqualificazione energetica di edifici esistenti (“ecobonus”),
interventi finalizzati all’adeguamento antisismico,
acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati all’arredo di immobili ristrutturati (“bonus mobili”),
Il credito d’imposta su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto per ora al 50% fino a un massimo annuale di 20 milioni di euro l’anno, viene dimezzato per ciascuna impresa su entrambi i lati:
e il tetto massimo concedibile si abbassa da 20 a 10 milioni.
tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa (imprese, enti non commerciali, consorzi e reti d’impresa), indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano,
le imprese italiane o imprese residenti all’estero con stabile organizzazione sul territorio italiano che svolgono attività di Ricerca e Sviluppo in proprio o commissionano attività di Ricerca e Sviluppo,
Canone Rai (art. 14)