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Timestamp: 2018-09-25 05:07:33+00:00
Document Index: 115426124

Matched Legal Cases: ['art 21', 'arte 1', 'art. 21', 'art 19', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tesi di laurea in scienze politiche, sociali e della comunicazione - Docsity
Tesi di laurea Diritto Comparato
valeriadelmastro94 12 giugno 2017
tesi di laurea in scienze politiche, sociali e della comunicazione, Tesi di laurea di Diritto Comparato. Università degli Studi di Salerno
Diritto Comparato,Scienze politiche
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tesi in diritto comparato dell'informazione e della comunicazione: tra libertà di stampa e lesione della privacy: facebook e i social network
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE, SOCIALI E DELLA COMUNICAZIONE
TESI DI LAUREA IN DIRITTO COMPARATO DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE
Tra libertà di stampa e violazione della privacy: Facebook e i Social Network.
Paolo Rocca Comite M.
Valeria Del Mastro
Matr.: 03122/01248
Alla mia cara nonna,
che, nonostante non sia più qui,
Introduzione ............................................................................................................ 3
Capitolo I: La libertà di stampa .............................................................................. 9
La libertà di stampa in Europa .......................................................................... 14
L’Inghilterra ................................................................................................... 14
La Francia ...................................................................................................... 15
La Germania ................................................................................................... 16
La libertà di stampa negli Stati Uniti ................................................................ 19
La libertà di stampa in Oriente .......................................................................... 20
Capitolo II: Internet e i social network – dall’origine dei Social a Facebook e
Workplace ............................................................................................................. 23
Internet e la sua storia ........................................................................................ 24
Vantaggi e svantaggi di Internet .................................................................... 24
Tabella riepilogativa vantaggi e svantaggi di Internet ................................... 25
Da Internet ai Social ....................................................................................... 28
I Social Network ................................................................................................ 28
L’origine dei Social Network ......................................................................... 28
Google+ .......................................................................................................... 30
Twitter ............................................................................................................ 31
Youtube .......................................................................................................... 32
LinkedIn ......................................................................................................... 34
Instagram ........................................................................................................ 35
Snapchat ......................................................................................................... 36
Facebook ........................................................................................................ 37
Workplace ...................................................................................................... 54
Capitolo III - La normativa della privacy ............................................................. 69
Le leggi in materia di privacy............................................................................ 69
Furto di identità e sostituzione di persona ..................................................... 72
Reato di ingiuria e diffamazione a mezzo Internet ........................................ 74
Furto di dati personali .................................................................................... 76
Pornografia e pedopornografia ...................................................................... 80
Furto di immagine ......................................................................................... 83
Capitolo IV– Problematiche aperte in merito ai rischi della rete e al problema
dell’oblio .............................................................................................................. 85
Il problema dell’oblio (Google e Facebook) ..................................................... 87
Cosa si intende per diritto all’ oblio .................................................................. 88
Norme sul diritto all’oblio. ............................................................................... 89
Il problema dell’oblio: google .......................................................................... 92
Il problema dell’oblio: Facebook ...................................................................... 96
Cosa sanno le persone in merito all’oblio, e cosa non sanno? .......................... 97
Capitolo V- come utilizzare correttamente Internet evitando i rischi della
violazione della privacy ..................................................................................... 101
Alcuni accorgimenti ........................................................................................ 104
Come tutelarsi? ............................................................................................... 105
Da chi tutelarsi? .............................................................................................. 106
I trackers ...................................................................................................... 107
Raccolta di metadati .................................................................................... 108
Spionaggio ................................................................................................... 109
Conclusioni ......................................................................................................... 115
Bibliografia ......................................................................................................... 119
Sitografia ............................................................................................................ 121
Al giorno d’oggi la tutela della privacy è uno degli argomenti più discussi, in
molti ambiti sociali:
 dal punto di vista costituzionale, con particolare riferimento alla legge del
31 dicembre 1996, abrogata poi dal decreto legislativo del 30 giugno
 dal punto di vista sociale, può essere considerata come una sorta di “
rispetto “, che ogni cittadino, inteso prima di tutto come persona sociale,
ha degli altri.
 dal punto di vista psicologico, la potremmo definire come uno spazio
personale con delle barriere all’interno delle quali non tutti possono
Il problema che si pone oggi, però, è la privacy correlata alle moderne
Con l’avanzare di queste, infatti, il filo che divide la libertà di pensiero, parola e
scrittura dal diritto a non veder violata la propria privacy, si va assottigliando
sempre di più, fino a diventare quasi intangibile.
La libertà di stampa è fondamentale in questo senso: la stampa a caratteri mobili
esiste dal 1455 ad opera di Gutenberg, ma la libertà di stampa è un diritto che
viene acquistato progressivamente negli anni, l’unica eccezione al
riconoscimento di questo diritto è data dal regime fascista. La libertà di stampa
divenne un vero e proprio diritto sancito dalla costituzione solo nel 1948. In
questo ambito però, essa verrà analizzata in relazione ai mass media e al
cosiddetto quarto potere, cioè quello dei media, infatti, come sappiamo la rete è
la culla della libertà di espressione.
1 Legge n. 675 del 31 dicembre 1996, Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati
personali(testo consolidato con il D. Lgs. 28 dicembre 2001, n. 467). Legge abrogata ai sensi dell'articolo
183, comma 1, lettera a), del Codice in materia dei dati personali
In rete si possono esprimere opinioni, fare commenti, creare una vera e propria
vita parallela, e questo è l’aspetto più entusiasmante, se vogliamo, di Internet.
Ma cosa succede quando si vuole eliminare qualche contenuto scomodo? È
Diritto di pubblicazione (libertà di stampa) e diritto alla riservatezza, quindi,
vanno a scontrarsi tra di loro, creando un circolo vizioso da cui non si esce. Il
vero problema, forse, è la disinformazione degli utenti che si aggirano in rete, il
fatto che anche le persone inesperte e addirittura i minori, possano accedere a
qualsiasi spazio di Internet.
Una soluzione potrebbe essere una maggiore consapevolezza di tutto ciò che
comporta la pubblicazione in rete.
E’ questo il tema che sarà affrontato nelle pagine che seguono e che rappresenta
una problematica molto attuale, presente nella quotidianità di tutti.
Recentemente abbiamo assistito a vere e proprie disgrazie correlate al mondo di
internet; un esempio è rappresentato dal caso della 31enne Tiziana Cantone, che
ha deciso di togliersi la vita lo scorso Settembre, a seguito dell’umiliazione
pubblica dovuta alla diffusione in rete di alcuni filmati hard che la vedevano
Ovviamente riguardando un fenomeno mediatico e quindi virale, ancora oggi, a
distanza di cinque mesi, la legge non riesce ad esprimersi su chi sia il
responsabile, proprio perché come si è detto, i contenuti diffusi in rete si
espandono a macchia d’olio nel giro di pochissimo tempo. E’ stata proprio questa
la rovina di Tiziana, trovarsi di fronte ad un fenomeno più grande di lei e quindi
incontrollabile. Questo è solo uno dei tanti esempi che ci fa capire quanto possa
essere pericoloso approcciarsi ad Internet in modi non sicuri, pensando,
erroneamente, di essere tutelati al cento per cento, cosa, che nel web è pressoché
impossibile. Basti pensare che, ancora oggi, i video della povera Tiziana, non
sono stati cancellati tutti. Il caso della 31enne napoletana ha sicuramente scosso
l’opinione pubblica, che si divide in due grandi blocchi: chi sostiene che Internet,
assieme a coloro che hanno distribuito i video siano i responsabili diretti, e chi
d’altro canto molto cinicamente dice: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”,
nel senso che bisogna anche pensare prima di diffondere determinati contenuti.
Di sicuro questa ragazza non si aspettava che il fenomeno si sarebbe esteso a tal
punto, ma quel che è certo è che bisogna fare attenzione prima di rendere
pubblico qualcosa, qualsiasi cosa.
A tal proposito, l’obiettivo principale di questo lavoro è “educare” il popolo di
Internet al suo corretto utilizzo, senza incappare in situazioni da cui sarebbe
difficile, se non impossibile, uscire, e “informare” tutti coloro che si avvicinano
al web di quali sono i rischi che si corrono in rete.
Si tratta di una sorta di lavoro di critica sui rischi dell’esposizione della propria
immagine sui social, non badando fino in fondo a chi arriveranno quelle
In rete, insomma, bisognerebbe agire sempre con il senno di poi.
La lungimiranza è forse il vocabolo più adatto per descrivere come si dovrebbe
agire ogni qual volta si sceglie di rendere pubblico un qualsiasi contenuto, che
possa essere un pensiero, un commento, una foto o un video. La diade privacy-
social, quindi, è sicuramente una questione attuale e ancora aperta.
Figura 1: Collage liberamente realizzato a partire da ritagli di giornale e notizie dalla rete internet.
È opportuno inserire una frase tratta da una canzone, colonna sonora dell’estate
2016, che riguarda proprio la questione di Internet oggi:
“Come faranno i figli a prenderci sul serio, con le prove che negli anni
abbiamo lasciato su Facebook?”2.
Forniamo di seguito un breve riepilogo dei passi che andremo ad affrontare nel
2 Dalla canzone “Vorrei ma non posto” di j ax e fedez 2016
Si procederà innanzitutto col fornire un excursus di quella che è la libertà di
stampa, non solo in Italia, ma anche all’estero, facendo riferimento anche alla
libertà di espressione, che esiste già da prima della stampa. Questi argomenti
occuperanno tutto il primo capitolo. Il secondo capitolo invece continuerà con
una breve spiegazione riguardante Internet e i suoi aspetti, in particolare
concentrandosi sulla spiegazione dell’origine dei Social Network, fin dai primi
Social fino ad arrivare a quelli più in voga oggi: Facebook e Workplace.
Nel prosieguo si andranno a rilevare i vari vantaggi e svantaggi del web 2.0, con
annessa tabella riepilogativa.
Proseguendo, si ripercorrerà il passaggio da Internet ai Social per poi
concentrarsi su questi ultimi, andando a spiegarne gli aspetti generali di alcuni di
quelli più utilizzati oggi, con un approfondimento riguardante la normativa sulla
privacy di Facebook e Workplace, due delle piattaforme più usate e allo stesso
tempo più violate oggi.
Il lavoro continuerà con il terzo capitolo, in cui si ci concentrerà sulle varie leggi
in materia di privacy, con una tabella nella quale si andranno ad illustrare tutte le
normative vigenti, riguardanti il diritto alla riservatezza.
Il quarto capitolo si concentrerà sull’evidenziazione delle varie problematiche
aperte in merito ai rischi e al problema dell’oblio, specialmente in correlazione a
Google e Facebook, per poi chiudere con il riscontro di ciò che gli utenti sanno e
non sanno in merito a tale argomento.
Infine, il quinto ed ultimo capitolo rappresenterà una sorta di guida, tramite la
quale gli utenti potrebbero trarre vantaggi dall’uso del web e dei vari Social,
tenendo presente quali sono i rischi di questi sempre riguardo la violazione della
Il lavoro terminerà con la spiegazione degli obiettivi di questa tesi, e con delle
brevi considerazioni personali.
Se da un lato abbiamo la violazione della privacy, dall’altro ci troviamo di fronte
alla libertà di stampa, questi due aspetti sono sicuramente l’uno la conseguenza
dell’altro, nel senso che senza libertà non ci può essere violazione della privacy,
perché non ci sarebbe espressione di se, ma allo stesso modo senza libertà di
stampa non ci sarebbe libertà di pensiero e quindi ci troveremmo comunque a
veder violato un nostro diritto primitivo, la possibilità di esprimere se stessi in
ogni forma. Bisogna sottolineare, a questo proposito, il fatto che per libertà di
stampa non si intende solo scrittura, ma qualsiasi pubblicazione, che possa essere
un disegno, un brano musicale, qualsiasi forma di arte e non che possa descrivere
noi stessi e il nostro modo di pensare e di affacciarci alla vita pubblica. L’uomo è
un animale sociale, come scrisse il filosofo greco Aristotele3 nella sua “Politica”,
e da tale deve poter avere la possibilità di integrarsi all’interno di una società la
quale lo riconosca e lo accetti. La libertà di stampa genericamente è il diritto di
rendere pubblico qualsiasi pensiero e opinione che abbiamo voglia desiderio o
necessità di rendere pubblico, sempre rispettando i limiti descritti dalla legge.
Essa è sicuramente un arma a doppio taglio, perché se da una parte ci rende liberi
dall’altra ci rende soggetti deboli e facilmente perseguibili, è proprio attraverso i
nostri pensieri e le nostre opinioni, che talvolta vengono espresse pubblicamente
senza remore, che incappiamo nel pericolo di veder violati i nostri spazi
personali. A questo punto c’è il riferimento ai Social e alle varie piattaforme che
permettono di esprimere se stessi e quindi in questo ci rendono liberi, ma
permettono anche di violare la libertà altrui e quindi di veder violata la propria, e
nel corso di questo lavoro vedremo come.
Il prossimo capitolo invece, sarà quello che andrà a descrivere nel dettaglio la
libertà di stampa in tutti i suoi aspetti.
3 Aristotele fu un filosofo greco vissuto durante il IV secolo a.c., esso in uno dei suoi scritti più famosi definisce l’uomo come animale sociale, in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in
Capitolo I: La libertà di stampa
La libertà di stampa, ossia la garanzia che lo Stato dà all’individuo, di rendere
pubblico il proprio pensiero con qualsiasi mezzo, da non confondere con la
libertà di parola, cioè la facoltà dei cittadini di esprimere la propria opinione.
In Italia la libertà di stampa viene sancita dall’articolo 21 della costituzione:
art 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità
giudiziaria, nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa
espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la
legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il
tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa
periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che
devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia
all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore
successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi
noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce
provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.4
L’articolo stabilisce quindi che la stampa non può essere soggetta a censure se
non per motivazioni di interesse nazionale o di sicurezza. Infatti, per atto
motivato dalla legge, si può decidere di non rendere note determinate
4 La costituzione, parte 1 (diritti e doveri dei cittadini), titolo 1 (rapporti civili), art. 21
pubblicazioni, sono comunque pochi i casi in cui le pubblicazioni vengono
Negli Stati di diritto, il principio di libertà di stampa implica che tutte le persone
debbano avere il diritto di esprimersi tramite lo scritto o qualsiasi altro modo di
espressione delle opinioni personali. La dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo lo afferma chiaramente con l’articolo 19:
“Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo
diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed
a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi
mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le
frontiere”5
Ufficialmente la libertà di stampa nasce il 10 Dicembre 1948, quando appunto
viene proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la “Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo”. Comunque i primi provvedimenti a favore
della libertà di stampa in Italia si ebbero tra il 1847 e il 1848. Tali misure ebbero
l'effetto di limitare la censura preventiva sulla stampa. In particolare, lo Statuto
Albertino e il successivo Editto sulla stampa di Carlo Alberto di Savoia furono la
base della legislazione sulla libertà di stampa nel Regno d'Italia. La libertà di
stampa, oppressa dal regime fascista di Benito Mussolini, fu poi
progressivamente ripristinata ed è stata pienamente affermata nella Costituzione
repubblicana del 1948.
Altro documento che si sviluppa a partire dall'analisi dell'articolo 19 della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è il “Patto internazionale relativo
ai diritti civili e politici” del 16 dicembre 1966. Anche qui è all'articolo 19 che
ritroviamo la libertà d'espressione:
“Ogni individuo ha diritto a non essere molestato per le proprie opinioni.
comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee
di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto,
5 Dichiarazione universale dei diritti umani, art 19.
attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo
di sua scelta. L’esercizio delle libertà previste al paragrafo 2 del presente
articolo comporta doveri e responsabilità speciali. Esso può essere
pertanto sottoposto a talune restrizioni che però devono essere
espressamente stabilite dalla legge ed essere necessarie: a) al rispetto dei
diritti o della reputazione altrui; b) alla salvaguardia della sicurezza
nazionale, dell’ordine pubblico, della sanità o della morale pubbliche”. 6
Il primo comma si occupa della libertà d'opinione che non può essere suscettibile
a vincoli o limitazioni di nessun genere. È interessante notare come già qui si
possano incontrare alcuni problemi derivanti dalla traduzione nelle due lingue
ufficiali, francese e inglese: nonostante entrambe affermino l'importanza della
libertà di opinione, il testo inglese si limita ad affermare il diritto di ciascuno di
avere le proprie opinioni senza subire nessuna forma di ingerenza “everyone
shall have the right to hold opinions without interference”; mentre il testo in
francese sviluppa il problema in maniera più ampia affermando che non ci sarà
nessuna conseguenza negativa per colui che manifesterà le proprie idee:
“nul ne peut ȇtre inquiété pour ses opinions”. 7
Proseguendo l'analisi, è nel secondo comma che ritroviamo una somiglianza più
evidente alla Dichiarazione Universale insieme ad un ampliamento del concetto
di libertà d'espressione. Essa infatti viene definita non solo come la capacità di
diffondere informazioni ma anche come il diritto di cercare, ricevere queste sotto
ogni forma e senza alcuna limitazione. Infine il terzo comma si occupa della
materia delle restrizioni; tali restrizioni devono essere previste dalla legge e
comportano “doveri e responsabilità speciali”. L'articolo però non enuncia quali
siamo, lasciando dunque larga discrezionalità agli Stati nel delinearne l'ambito. A
tal proposito il Comitato per i diritti dell'uomo ha affermato come, le limitazioni
imposte alla libertà di espressione, debbano essere per i motivi sopra riportati,
giustificate sulla base di criteri molto rigidi e debbano soddisfare i requisiti
prescritti dal comma 3 dell'articolo 19. Oltre alle limitazioni dell'ultimo comma,
6 Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, pdf 7 Parisi, Rinofi, Profili di diritto europeo dell'informazione e della comunicazione, Napoli, Editoria Scientifica, 2003, p.31
è necessario ricordare che la libertà di espressione è soggetta ad altre restrizioni:
innanzitutto essa non rientra nei diritti per i quali le deroghe sono escluse
specificatamente dall'articolo 4 paragrafo 2. Infine è nell'articolo 20 che è
possibile riscontrare un'altra importante restrizione, quando afferma che:
“Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge 2.
Qualsiasi appello all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca
incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza deve essere vietato
dalla legge”. È evidente che queste ulteriori limitazioni permettono agli Stati, in
relazione alla loro ideologia politica, un ampio margine d'azione nel reprimere
quelle attività che possono essere considerate corrispondenti alle attività proibite
dall'articolo 20. Anche riconoscendo la corretta motivazione di queste limitazioni
è chiaro però che, il diritto fondamentale alla libertà d'espressione e
d'informazione, viene ulteriormente limitato. Questi documenti sono sempre
oggetto di aggiornamento, proprio a causa della loro natura. Infatti nel 1978,
sulla base della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Patto sui
diritti civili e politici, l'UNESCO ha approvato il progetto di “Dichiarazione sui
mezzi di comunicazione di massa”. Tale dichiarazione sostiene che
l'informazione sia materia internazionale, che debba essere governata dal
principio di libertà e che i giornalisti devono avere la libertà d'informare e per
farlo al meglio deve essere semplificata la loro attività di raccolta delle notizie.
Negli ultimi tempi l'UNESCO si è concentrato sull'indipendenza dei mezzi di
comunicazione e nella ricerca della tutela del pluralismo delle fonti. Ciò è stato
sottolineato e, in seguito sottoscritto, in tre Dichiarazioni: quella di Sana'a nel
1996, di Sofia nel 1997 e di Kabul nel 2002. Gli Stati firmatari di queste
dichiarazioni hanno fermamente sostenuto la necessità che tutti gli Stati tutelino
la libertà di manifestazione del pensiero, di un pensiero che dovrà poter essere
pluralista e fermamente opposto ad ogni tipo di censura.
Bisogna comunque tener presente che la libertà di stampa è un diritto che è stato
conquistato progressivamente nel corso degli anni, tutto parte con la libertà di
parola, strettamente correlata alla libertà di stampa, anche perché senza la prima
non vi può essere la seconda.
La libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero nasce già da prima
dell’invenzione della scrittura, essa risale infatti alla polis greca con regime
democratico, in cui la libertà di parola era intesa come il diritto dei cittadini di
esprimere liberamente la propria opinione durante le assemblee pubbliche che si
tenevano nell’agorà (piazza pubblica). In età repubblicana si passa ad un altro
tipo di libertà di espressione: quella politica, in pratica i senatori avevano il
diritto di esprimere pubblicamente le proprie strategie e i propri piani politici. Lo
stesso non valeva per i letterati, che hanno dovuto conquistare il pieno diritto di
espressione nel tempo, infatti anche se potevano scrivere liberamente, erano
sempre controllati da qualcuno al potere, questo si verifica soprattutto nell’età
imperiale, in cui erano i principi o i re a controllare tutto, comprese le
pubblicazioni, in particolare nell’età di Diocleziano, la stampa viene censurata
definitivamente, non solo gli imperatori, ma anche la Chiesa, nell’età del basso
medioevo operava una forte censura sulle pubblicazioni, e non solo, anche sulla
libertà di espressione ci sono forti restrizioni. Una svolta si ha con l’invenzione
della stampa a caratteri mobili ad opera di Gutenberg nel 1455, anche se la
completa libertà ancora non viene raggiunta.
Con l’epoca dell’illuminismo nascono le prime forme di giornalismo in
Inghilterra, romanzi e giornali raggiungono un pubblico sempre più vasto.
Va inoltre sottolineato che l’intero processo di diffusione del sapere che
caratterizza l’età dei lumi, vede le sue radici nello sviluppo della libertà e nel
diritto di stampa, principio questo che, assieme alla libertà di parola, caratterizza
l’Europa dei pensatori liberali del XIX secolo.
Come già accennato prima, la libertà di stampa e di parola si concretizza solo nel
XX secolo con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo. O almeno, in Italia.
Proseguiamo con una panoramica sull’Europa, sugli Stati Uniti e sull’Oriente.
Da sempre un popolo controllato da un sovrano, che deteneva tutto il potere nelle
sue mani, iniziò ad avvicinarsi ad uno stile di governo liberale solo nel 1688, con
l’avvento del liberalismo, prima di allora non esisteva alcuna libertà di
espressione ne orale ne scritta, con il potere trasferito al parlamento le cose
cambiarono, fino al 1694, l'Inghilterra aveva un elaborato sistema per la
concessione delle licenze di stampa. Nessuna pubblicazione veniva consentita
senza la bolla di una licenza rilasciata dal governo. Il Re era da considerarsi al di
sopra di qualsiasi critica pubblica ed ogni affermazione che criticasse il governo
era proibita. La svolta si avrà solo nell'ottobre del 1689 si firmerà il Bill of
Rights, la “carta dei diritti”, che oltre a limitare il potere del sovrano riconoscerà
alcuni diritti individuali, tra cui la libertà d'espressione. Con questo documento,
anche se la stampa rimarrà sottoposta al controllo giudiziario, si contribuirà a
diffondere nella società l'idea di stampa libera e pluralista. Solo cinque anni dopo
si avrà un'effettiva libertà di manifestazione del pensiero, nella forma di libertà
negativa, cioè con l'abolizione della censura. Su questa scia che anni dopo
nascerà in Inghilterra il primo quotidiano: Daily Courant. Il giornalismo troverà,
nel Regno Unito, un terreno molto fertile tanto che il principio di libertà di
stampa rimarrà sempre molto radicato nella cultura britannica. Tra i quotidiani
che raccoglieranno maggior seguito, è d'obbligo menzionare il Times, che verrà
fondato nel 1785 da John Walter. Il Regno Unito subirà fortemente l'influenza
dei regimi dittatoriali dei paesi europei e dunque la stampa anglosassone, nel
primo dopoguerra, sarà contraddistinta dalla catena giornalistica rappresentata
dal Daily Express. Attualmente, nel Regno Unito, sia la stampa a diffusione
locale, che quella a diffusione nazionale rappresenta il prodotto di un sistema che
si basa sulla libera iniziativa: non esiste nessuna legge generale sulla stampa,
sebbene esistano alcuni regolamenti e decisioni dei tribunali che danno una certa
protezione in materia di responsabilità civile e/o penale. Il Monopolies and
Mergers Act del 1964 ne è un esempio, esso vieta l'unione di due quotidiani la
cui tiratura superi un certo numero di copie per evitare la creazione di monopoli.8
I primi giornali e periodici si diffusero in Francia nella prima metà del 1600, e, di
pari passo si affiancarono i primi casi di censura da parte del governo. Fu infatti
con il completamento del regime assolutistico di Luigi XIV che la stampa iniziò
ad essere vincolata al potere politico attraverso lo strumento della censura
preventiva. Per un significativo punto di svolta, si dovrà aspettare il 1789 con la
Rivoluzione francese: con essa infatti si andranno a sciogliere i vincoli che
avevano, fino ad allora, pesato sulla stampa e inizieranno ad affermarsi nuove
forme di giornalismo. Nonostante la Rivoluzione, però, le autorità in parte
continuarono a prendere provvedimenti per limitare la libertà di stampa, tanto
che nel 1792 il giornale Le Patriote Français fu soppresso e il suo direttore fu
condannato al patibolo. L'anno successivo Robespierre aumenterà ulteriormente
questa limitazione alla libertà di stampa dando vita ad un'alleanza tra alcuni
giornalisti francesi con lo scopo di modificare la rigida legislazione. La legge
francese dell'Ottocento, in materia di libertà di stampa, prevedeva infatti una
cauzione per l'apertura di nuovi giornali e una censura preventiva; si distingueva
fra “reati di stampa” che consistevano nella pubblicazione di giornali senza
autorizzazione e “reati a mezzo stampa” cioè reati scaturiti da qualsiasi forma di
offesa come diffamazione, oltraggio al re, ingiuria, attentato contro le leggi e la
morale. Venne inoltre individuato un direttore responsabile che doveva
rispondere dei contenuti degli articoli.9 Sulla base di ciò dunque, la libertà di
stampa era tutelata e garantita e ad essere puniti e limitati erano invece gli abusi:
questo concetto poteva essere usato però in maniera molto soggettiva,
censurando laddove non fosse necessario; in questo modo si permetteva di
oltrepassare i limiti previsti dalla legge. Arrivando poi al periodo della guerra
possiamo dire che Il giornalismo francese del periodo interbellico può essere
descritto come una via di mezzo tra quello anglosassone e quello italiano: sarà
8 Livio Paladin, La libertà d'informazione, studi di diritto comparato, Torino, 1979, p.142. 9 Paola Savino, Storia del giornalismo, Napoli, Edizioni giuridiche simone, 2009, pp. 44-45
autonomo da una parte e condizionato dall'altra; sarà caratterizzato inoltre dalla
necessità di contrastare un “nuovo nemico”, la radio. La radio inizierà a trasmette
dal 1922, anche se, a causa dei boicottaggi imposti dal sindacato degli editori
della carta stampata, diffuse inizialmente solo musica e intrattenimento. La
libertà di informazione in Francia dovrà aspettare ancora molto per trovare una
buona stabilità, nel secondo dopoguerra sarà ancora caratterizzata da caratteri
restrittivi derivanti dal fenomeno della concentrazione: il panorama informativo
francese finì sotto il controllo di cinque editori. Altro elemento fondamentale è
quello riguardante l'ordinanza del 2 novembre 1945 che stabilisce il regime
generale delle agenzie di stampa. In Francia, le agenzie di stampa sono perlopiù
private; la loro attività dunque è limitata per ragioni economiche in quanto
nessuna di esse sarebbe in grado di esercitare. Un altro punto importante è la
legge del 10 gennaio 1957 la quale afferma che l'agenzia è amministrata da un
consiglio di amministrazione, in cui i rappresentanti dello stato sono largamente
minoritari, e da un presidente generale eletto dal consiglio stesso; in parallelo il
consiglio superiore dell'agenzia France Presse ha il compito esclusivo di vigilare
sul rispetto dell'indipendenza e dell'obiettività.10
La Germania può vantare il periodico con la diffusione maggiore di tutto il
Seicento: il “Frankfurter Journal”. Le prime forme di diffusione
dell'informazione che caratterizzano la Germania tra la fine del Settecento e gli
inizi dell'Ottocento, si ispirano al modello francese, proprio per l'influenza che la
Rivoluzione del 1789 ha avuto oltre i suoi confini nazionali. Nel progetto della
“Costituzione della Chiesa di S. Paolo”, elaborato a Francoforte, abbiamo i primi
cenni sulla la libertà di manifestazione del pensiero, quando l'assemblea
costituente si riunì per dare una costituzione alla Confederazione Germanica e
creare uno stato unitario tedesco. Durante questa assemblea i costituenti
dedicarono molta attenzione ai diritti umani fondamentali tra cui appunto il
diritto alla manifestazione del pensiero. L'attuazione di questo testo si avrà però
solo trent'anni dopo. Fino al 1863 la stampa della Germania unita rimarrà
10 Livio Paladin, La libertà d'informazione, studi di diritto comparato, Torino, 1979, p. 85
sottoposta alle decisioni dell'autorità giudiziaria che avrà la facoltà di abolire quei
quotidiani ritenuti “pericolosi per il bene comune” e nello stesso tempo darà il
potere al Parlamento di revocare tale provvedimento qualora esso l'avesse
reputato non giusto. Dal 1848 in poi, la stampa conquisterà un ruolo stabile nella
vita politica non solo come portabandiera delle diverse posizioni ma anche come
centro di aggregazione per movimenti e partiti.11 L'età dell'oro della stampa
tedesca arriverà solo con il nuovo secolo, e soprattutto nel primo dopo guerra.
Solo con la costituzione della Repubblica di Weimar si darà il via ad una rottura
profonda con il passato. Da questo momento in poi, fino alla caduta del regime
nazista la stampa sarà sempre più soggetta a censure, siamo nel 1949 quindi,
quando la stampa tedesca sarà libera. Sempre nel 1949 verrà redatta la “Legge
fondamentale tedesca”, grundgesetz, che all'articolo 5 riportava:
“Ognuno ha il diritto di esprimere e diffondere liberamente le sue
opinioni con parole, scritti o immagini, e di informarsi senza ostacoli da
fonti accessibili a tutti. Sono garantite la libertà di stampa e la libertà
d’informazione mediante radio e film. Non esiste censura. Questi diritti
trovano i loro limiti nelle disposizioni delle leggi generali, nei
provvedimenti legislativi per la difesa della gioventù e nel diritto
all’onore personale. L’arte e la scienza, la ricerca e l’insegnamento sono
liberi. La libertà d’insegnamento non esime dalla fedeltà alla
Costituzione”.12
Oggi, in Germania, i giornalisti, per bilanciare il potere degli editori, in grado di
assumere in piena libertà senza condizionamenti di alcun genere, hanno dato vita
a quattro sindacati, chiamati a partecipare alla stipulazione di contratti di lavoro
differenziati per categorie: quotidiani, periodici, agenzie, radio-televisione.
11 Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, Milano, Mondadori, 2011, p.79. 12 Legge fondamentale tedesca, articolo 5.
La Tabella 1 è stata ricavata da una pubblicazione del 15 febbraio 2015,
esattamente un anno fa, è stata stilata all’interno di un articolo dell’autore Viral
Shah, per la rivista Cafebabel.13
Il 2015 World Press Freedom Index, stilato da Reporter senza frontiere, mostra
un'immagine sempre più negativa della libertà di stampa in Europa. Gli attacchi
a Charlie Hebdo e a Copenaghenappaiono come la punta dell'iceberg di questo
calo di autonomia e libertà di espressione nel Vecchio Continente.
I paesi colorati di bianco nella mappa soprastante hanno un grado di libertà più
alto rispetto a quelli in giallo e arancione, mentre nelle nazioni rosse ci sono forti
problemi e limitazioni della stampa libera. Come negli anni precedenti, in cima
alla classifica c'è la Finlandia. I finlandesi sono seguiti da Norvegia, Danimarca,
Olanda e Svezia al quinto posto.
La libertà di stampa negli Stati Uniti
La nascita della nozione di "libertà di stampa", viene generalmente fatta risalire
alla sentenza emanata il 5 agosto 1735 per il caso «Zenger, governatore coloniale
di New York».14 Durante la Rivoluzione americana, la stampa libera venne
identificata dai leader rivoluzionari come uno degli elementi della libertà che essi
desideravano preservare. La Dichiarazione dei diritti della Virginia (1776)
proclamò che "la libertà di stampa è uno dei più grandi bastioni della libertà e
non potrà mai essere ristretta se non da governi despotici." Allo stesso modo, la
Costituzione del Massachusetts (1780) dichiarava: "La libertà non dovrebbe
essere ristretta in questo Commonwealth".
Prendendo spunto da questi esempi, il primo Emendamento della Costituzione
degli Stati Uniti pose misure restrittive al Congresso che impedirono porre dei
limiti alla libertà di stampa e al diritto di libertà di parola. Nel 1971, la Corte
suprema, nella sentenza relativa al Watergate, stabilì un livello molto alto di
protezione della libertà di stampa:
13 Cafébabel è il primo web-magazine partecipativo realizzato per la generazione di giovani europei senza frontiere. Cafébabel è pubblicato in 6 lingue – inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo e polacco - e
si basa su una rete di 1.500 autori, traduttori, fotografi e videomaker volontari, presenti in tutta Europa. 14 John Peter Zenger (26 ottobre 1697 - 28 luglio 1746) è stato uno scrittore tedesco e giornalista
americano a New York City. Zenger pubblicò il New York Weekly Journal
« Nel primo emendamento i padri fondatori hanno dato alla libera stampa
la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo
nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i
governanti. Il potere del governo di censurare la stampa fu abolito
affinché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo.
La stampa fu protetta affinché potesse rivelare i segreti del governo ed
informare il popolo. Solo una stampa libera ed indomita può
effettivamente svelare gli inganni del governo. »15
Arriviamo infine nel 2005, anno in cui negli Stati Uniti, una certa interpretazione
del Bipartisan Campaign Reform Act potrebbe considerare le dichiarazioni
politiche da parte di "personaggi rilevanti" come l'equivalente di donazioni alla
campagna elettorale. Dal momento che l'accesso alle affermazioni su Internet è
debolmente monitorato, il valore politico in campagna di certe prese di posizione
non è noto in anticipo e se si determinasse che il valore monetizzabile ultimo
fosse elevato, questo potrebbe scatenare grosse multe per la violazione della
legge sui contributi elettorali. Questa visione minaccia particolarmente le prese di
posizione manifestate su Internet da parte dei singoli individui, e le definizioni
ambigue di appartenenza alla stampa rendevano i possibili effetti legali molto
La libertà di stampa in Oriente
La questione del Medio Oriente è molto diversa da quella che troviamo in Europa
e negli Stati Uniti, in Oriente infatti non è mai esistita e ancora oggi non c’è una
totale libertà di stampa.
Fatta eccezione per i soli sistemi statali post-rivoluzione affermatisi in
Libia, Egitto e Tunisia, la stampa locale nel mondo arabo continua a
soffrire dei soliti vincoli di autocensura, attenzione a evitare critiche da
parte del governo e marcato rispetto per ampie “linee di demarcazione”
nella copertura delle notizie che semplicemente non vengono mai
15 Sentenza della corte suprema americana del 1971.
oltrepassate. Di fatto, la reazione del governo in molti Paesi è stata quella
di rivedere e delimitare ulteriormente le leggi in materia di media e
comunicazione per essere certi di soffocare la libertà d’espressione sia tra i
mezzi di informazione ufficiali che tra gli esponenti del cosiddetto
giornalismo civico impegnati nel tentativo di veicolare le notizie da cui i
media generalisti si tenevano alla larga.
Le classifiche internazionali in materia di libertà di stampa mostrano come
i mezzi di informazione in Medio Oriente operino ancora oggi in un
contesto pesantemente viziato da vincoli e restrizioni. Dei diciannove
Paesi monitorati dalla Freedom House di Washington, D.C., solo Egitto,
Libia, Libano, Kuwait e Tunisia si sono meritati il titolo di “parzialmente
liberi”. Gli altri quattordici e i territori palestinesi occupano saldamente la
parte “non libera” della classifica. Soltanto Israele si è aggiudicato la
definizione di “libero”, e comunque la sua è una posizione in bilico legata
alle preoccupazioni inerenti la censura militare.16
Possiamo quindi osservare come sia stato difficile in quasi tutto il mondo
aggiudicarsi una libertà di parola prima e di stampa poi: è stato un processo
fortemente difficile e contrastato, un diritto che le persone sono riuscite a
guadagnarsi progressivamente. Ancora oggi, le legislazioni che regolano questo
diritto sono poche e ci sono ancora paesi in cui la libertà di stampa non è
garantita, come abbiamo appena visto in Medio Oriente. Negli altri paesi che
abbiamo analizzato, invece, la libertà di stampa ha raggiunto il suo culmine con
l’entrata in gioco dei Social Network, che sono il luogo per eccellenza in cui
chiunque può esprimere il proprio parere, la propria opinione. In essi si possono
esternare le idee più intime.
Da questo momento in poi proseguiremo proprio con l’analisi dei Social, dalla
loro origine fino a quelli più in voga oggi, ma non prima di aver analizzato quelli
che sono i vantaggi e gli svantaggi del web.
16 http://arabmediareport.it/la-liberta-di-stampa-nel-mondo-arabo/
a.engi88
L’ANIMAZIONE NELLA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA: ASPETTI PSICO-SOCIALI...
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