Source: http://www.emanueledinicola.eu/2017/05/
Timestamp: 2017-12-17 12:05:33+00:00
Document Index: 96747952

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', '§ 1913', 'art. 1', 'art. 2702', 'art. 21', 'art. 25']

maggio 2017 - Emanuele DiNicola
19 maggio 2017 Blog BitCoinbitcoin, criptomoneta, criptovalutaemanuele.dinicola
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Oggetto: Bitcoin Arizona – approfondimento sul disegno di legge in fase di promulgazione che introduce nella legislazione dello Stato dell’Arizona il riconoscimento giuridico di firme, documenti elettronici e smart contract con l’utilizzo della tecnologia blockchain (HOUSE BILL 2417).
È notizia recente che nei giorni scorsi il Senato dell’Arizona ha approvato il disegno di legge in oggetto, di cui è ora attesa solo la promulgazione da parte del Governatore. L’House Bill 2417 modificherà il Title 44 degli Arizona Revised Statutes, dedicato a “Trade and Commerce”. In particolare al Chapter 26 “ELECTRONIC TRANSACTIONS” verrà aggiunto l’art. 5 intitolato “BLOCKCHAIN TECHNOLOGY”.
Il testo dell’articolo prevede, in primo luogo, l’equiparazione delle firme e dei documenti conservanti mediante la tecnologia blockchain alle firme elettroniche ed ai documenti elettronici. L’art. 5 richiama implicitamente la Section 44-7007, che, a sua volta, stabilisce che documenti e firme in forma elettronica hanno efficacia equivalente ai medesimi in forma scritta.
Premesso che la pratica degli affari conosce la tipologia dei cc.dd. “contratti intelligenti”, la legittimazione giuridica attribuita ai dati contenuti nella blockchain è estesa anche a questa categoria di contratti, con espresso riconoscimento di validità ed attribuzione di tutela giurisdizionale agli “smart contract”, o alle clausole contrattuali comunque espresse in forma “smart”.
L’ambito di applicazione della nuova norma è limitato ai contratti di vendita e di locazione ed alla disciplina delle polizze di carico e delle ricevute di deposito, così come rispettivamente previste dai Chapters 2; 2A e 7 del Title 47 (Uniform Commercial Code) degli Arizona Revised Statutes.
Interessanti sono anche le definizioni, che, prescindendo dal dibattito sulla configurabilità di blockchain cc.dd. “chiuse”, appaiono frutto di un evidente sforzo di concettualizzazione che si prefigge di dare forma giuridica a tali pratiche, senza alterarne la sostanza. In particolare, per tecnologia blockchain viene intesa quella a “registro distribuito” che utilizzi un “libro mastro” diffuso, decentralizzato, condiviso e replicato, che può essere pubblico o privato, con autorizzazioni o senza, che utilizzi una sottostante criptovaluta o meno.
Ciò che conta è che le informazioni contenute nel registro siano protette crittograficamente, che siano immutabili e verificabili, in tal modo offrendo una verità impossibile da censurare.
Come smart contract vengono, invece, definiti i programmi che memorizzano il proprio stato di funzionamento (stateful) basati su eventi reali, operanti su registri distribuiti, decentralizzati, condivisi e replicati, in grado di essere depositari e provocare trasferimenti di asset su quei determinati registri.
Inoltre, il disegno di legge, nell’ambito dei rapporti che avvengano o incidano sul commercio tra stati o verso l’estero, è cauto nell’attribuire espresso riconoscimento unicamente alle informazioni conservate sulla blockchain in forma “statica”, nel senso di non attribuire giuridica rilevanza alle informazioni che “dinamicamente” dispongano sul trasferimento di diritti, ma solo a quelle che rispecchino una situazione di fatto preesistente.
Si attribuisce, quindi, tutela e riconoscimento alle informazioni contenute nei documenti solo se ed in quanto le informazioni ivi contenute siano già giuridicamente rilevanti e, per quanto riguarda gli smart contract, solo alla loro esistenza fattuale, non invece alle situazioni giuridiche che risulterebbero modificate dai documenti e dai contratti medesimi.
In pratica, al di fuori del commercio interno allo Stato, il nuovo articolo 5 potrà essere utilizzato come prova dell’esistenza di diritti o accordi, ma non al fine di invocare un automatico riconoscimento (e la connessa tutela) dell’eventuale esecuzione o inesecuzione di tali accordi.
Analogamente a quanto accade in Arizona, il 2 giugno 2016 è stato introdotto, nella parte degli Statutes del Vermont dedicata alla disciplina delle prove nel giudizio civile (Title 12, Chapter 81), il § 1913, rubricato Blockchain enabling. In base a tale norma le risultanze della blockchain, se accompagnate da dichiarazione giurata, hanno fede privilegiata e valore probatorio equiparato a quello delle scritture contabili, senza però che le presunzioni di autenticità, data certa e provenienza della rappresentazione si estendano al contenuto dei fatti o dei documenti ivi contenuti.
Ricordiamo, infine, che l’approccio regolatorio adottato dal legislatore dell’Arizona riproduce sostanzialmente la posizione espressa dal BEN in occasione della Conferenza “Blockchain e Pubblica Amministrazione” tenutasi il 17 giugno 2016 presso la Regione Lazio, nonché del Convegno “Le Criptovalute e la Blockchain rivoluzionano il mondo. Innovare per cambiare in tempo” svoltosi il 15 novembre 2016 presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.
Il BEN sostiene da sempre che le informazioni contenute nella blockchain hanno, per la loro stessa natura tecnica, il valore giuridico di prova documentale. Ciò in quanto la tecnologia blockchain è intrinsecamente idonea ad operare come archivio di documenti informatici, e le firme elettroniche utilizzate nell’ambito dello scambio di criptovalute sono tecnologicamente equiparabili alle firme digitali.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (C.A.D. – D.Lgs 82/2005) attualmente definisce il documento informatico come «il documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti» (art. 1) e stabilisce che “il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale … ha altresì l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile [art. 2702 c.c.: la scrittura privata fa piena prova fino a querela di falso della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta]” (art. 21).
A seguito delle ultime modifiche, il CAD definisce unicamente la firma digitale, riconoscendola come «un particolare tipo di firma qualificata (dove per “qualificata” si intende basata su un certificato emesso da enti all’uopo autorizzati) basata su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici».
La funzione dei certificati elettronici rilasciati da prestatori di servizi di firma elettronica qualificata è secondaria, nell’ambito delle informazioni conservate mediante la tecnologia blockchain, rispetto alle garanzie di immodificabilità, autenticità e verificabilità che la stessa tecnologia offre.
Il riconoscimento giuridico del valore di prova documentale alle risultanze della blockchain non può essere negato, anche in considerazione del fatto che il Regolamento eIDAS [Reg. (UE) N. 910/2014] prevede, all’art. 25, Effetti giuridici delle firme elettroniche, che «a una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti per firme elettroniche qualificate» e la Deliberazione n. 45 del CNIPA (poi rinominato DigitPA ed oggi sostituito dall’AgID) stabilisce che «le firme elettroniche apposte utilizzando algoritmi di crittografia asimmetrica basati sulle curve ellittiche hanno valore di firma digitale ai sensi della normativa vigente».
Per tali ragioni è auspicabile un intervento del legislatore che, di concerto con l’AgID, adotti una regolamentazione modellata su quella che sarà prossimamente introdotta nello Stato dell’Arizona.
In ogni caso il BEN, che per sua vocazione educativa , indipendenza ed assenza di finalità lucrative, si propone naturalmente come interlocutore per lo studio di soluzioni basate sulla tecnologia blockchain, resta a disposizione per offrire la propria assistenza in ambito tecnologico, economico e giuridico sulla questione.
Di seguito i link maggiormente rilevanti sul caso Bitcoin Arizona:
Legiscan HB2417