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Timestamp: 2019-11-15 16:34:25+00:00
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Art. 884 codice civile - Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune - Brocardi.it
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Articolo 884 Codice civile
Dispositivo dell'art. 884 Codice civile
Il comproprietario di un muro comune può fabbricare appoggiandovi (1) le sue costruzioni e può immettervi travi, purché le mantenga a distanza di cinque centimetri dalla superficie opposta, salvo il diritto dell'altro comproprietario di fare accorciare la trave fino alla metà del muro, nel caso in cui egli voglia collocare una trave nello stesso luogo, aprirvi un incavo o appoggiarvi un camino. Il comproprietario può anche attraversare il muro comune con chiavi e catene di rinforzo, mantenendo la stessa distanza. Egli è tenuto in ogni caso a riparare i danni causati dalle opere compiute.
(1) Dato che un immobile si appoggia ad un muro se questo ne regge il peso e ne garantisce la solidità, è chiaro che quest'ultima deve essere condizione per realizzare le opere che si sono programmate.
La disposizione regola le forme di utilizzo di un muro comune, e deroga ai principi di cui gli artt. 1102-1108. Essa consiste nel fatto che chi desidera svolgere le attività delineate dall'articolo in esame non deve chiedere il consenso all'altro titolare del muro.
“ Servitus tigni immittendi ”
Diritto di appoggiare una trave al muro confinante
Massime relative all'art. 884 Codice civile
Cass. civ. n. 17388/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17388 del 30 agosto 2004)
Cass. civ. n. 5152/1977
Non può essere ravvisata una costruzione in appoggio, qualora tra i due muri vicini esista un'intercapedine di cinque centimetri, ricoperta con lamiera per evitare le infiltrazioni di acqua piovana, salvo che sia accertata l'interdipendenza delle due strutture murarie per l'eventuale «ammorsamento» dei solai di copertura ed il ridotto spessore del nuovo muro in corrispondenza della più consistente struttura preesistente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5152 del 25 novembre 1977)
Cass. civ. n. 3177/1974
È in appoggio la costruzione che scarica sul muro del vicino il peso degli elementi strutturali costitutivi di essa, mentre è in aderenza quella che è posta in semplice e totale combaciamento con il muro del vicino, rispetto al quale ha piena autonomia, strutturale e funzionale, con la conseguenza dell'indipendenza del regime giuridico delle due proprietà contigue, si che il perimento o la demolizione dell'una possano verificarsi senza che l'integrità dell'altra ne sia compromessa. Ciò premesso, deve ritenersi in appoggio anche la costruzione che gravi col suo peso sulle fondazioni della fabbrica del vicino.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3177 del 26 ottobre 1974)
Cass. civ. n. 2362/1970
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2362 del 11 novembre 1970)
Cass. civ. n. 538/1970
A norma dell'art. 884 c.c. — che va applicato per intero non per parti separate, in quanto l'ultimo comma stabilisce le condizioni di illiceità, richieste, fra l'altro, per le aperture di incavi nel muro comune previste nel primo comma — il comproprietario, senza l'adempimento di alcuna preventiva formalità, può legittimamente praticare nel muro comune gli incavi che non riescano di danno o di pericolo per essi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 538 del 5 marzo 1970)
relative all'articolo 884 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 884 Codice civile - Appoggio e immissione di travi e catene nel muro comune | Quesito Q201821418
Mossuto L. chiede
domenica 20/05/2018 - Lazio
“Vorrei sapere se l'art. 884 cc è applicabile anche per le costruzioni abusive”
Il quesito formulato presenta una certa difficoltà, non tanto per la soluzione prospettabile, quanto per il fatto che non esistono precedenti giurisprudenziali su cui fare affidamento, quantomeno in merito al particolare rapporto intercorrente tra gli abusi edilizi e l'articolo 884 c.c..
Per dirimere la questione è dunque necessario richiamare la giurisprudenza relativa alle distanze tra costruzioni, che, unitamente alla disposizione concernente l'appoggio di costruzioni sul muro comune, tutela sia i proprietari di edifici confinanti che, più in generale, l'interesse urbanistico alla corretta gestione del territorio e dello jus aedificandi.
Così, mentre sino ad un recente passato si affermava quasi pacificamente che, proprio per il fatto che il rispetto delle distanze legali (e delle norme attigue, come l'articolo 884 c.c.) fosse atto a tutelare anche esigenze di interesse pubblico, igiene, sicurezza, estetica ecc., l'eventuale presenza di abusi edilizi non impediva l'invocazione, da parte del proprietario dell'opera abusiva, del rispetto delle distanze legali, oggi tale orientamento appare ribaltato.
Difatti, come ha recentemente statuito il Consiglio di Stato (sent. n. 3968/2015), ”l'abuso edilizio, allorquando occorra valutare la domanda del confinante di edificare sul proprio suolo, non può essere, di per sé, rilevante ed incidente sulla posizione giuridica di chi abbia diritto ad edificare”.
Nel caso specifico, il proprietario di un terreno aveva costruito un immobile, ma il proprietario confinante aveva impugnato il titolo abilitativo, sostenendo che erano state violate le distanze tra costruzioni. Il proprietario della nuova costruzione aveva invece eccepito che il ricorrente avesse costruito una veranda abusiva.
Il Tar aveva tuttavia dato ragione al ricorrente, affermando che l'obbligo di rispettare le distanze legali sussisteva anche in presenza di opere abusive, in quanto, come prima accennato, l'eventuale presenza di abusi edilizi non comprometteva l'invocazione (da parte del proprietario dell'opera abusiva) del rispetto delle distanze legali, dato che queste sono atte a tutelare l'interesse pubblico.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza suindicata, ha invece ribaltato l'orientamento tradizionale, giungendo ad affermare che è più importante tutelare i diritti di chi costruisca rispettando la normativa urbanistica ed edilizia, piuttosto che le pretese di chi abbia realizzato un manufatto illegittimo.
Tale orientamento pare potersi applicare anche alla fattispecie di cui al presente quesito, dato che il proprietario di una costruzione non abusiva sarebbe altrimenti obbligato a tollerare una modifica (anche se lieve) al proprio diritto da parte di un soggetto che, per contro, ha edificato in maniera abusiva.
Nel caso dunque in cui venga accertata l'abusività della costruzione posta in appoggio sul muro comune, è legittimo opporsi, non sussistendo in tal caso alcun interesse degno di tutela giuridica in capo al proprietario della costruzione abusiva.