Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-29460-del-13-11-2019
Timestamp: 2020-06-05 07:32:57+00:00
Document Index: 85869647

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 28', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 29460 del 13/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29460 del 13/11/2019
Cassazione civile sez. un., 13/11/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 13/11/2019), n.29460
sul ricorso 6789-2018 proposto da:
C.A., elettivamente domiciliatosi in ROMA, presso la
dall’avvocato MARTINO BENZONI;
depositata il 03/08/2017.
24/09/2019 dal consigliere Dott. ANGELINA-MARIA PERRINO;
Generale Dott. PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del
C.A., cittadino del (OMISSIS), impugnò dinanzi al Tribunale di Trieste la decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che gli aveva negato il riconoscimento dello status di rifugiato e la protezione sussidiaria, e aveva altresì respinto l’ulteriore richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Esito negativo sortì il ricorso in primo grado, laddove la Corte d’appello di Trieste, in parziale accoglimento dell’appello, ha riconosciuto la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari. A sostegno della decisione ha fatto leva sul radicamento in Italia, dove il migrante studia e coltiva i suoi principali legami sociali, mentre in (OMISSIS) non ha rapporti familiari di rilievo.
Contro la sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’interno per ottenerne la cassazione, che ha affidato a un unico motivo, cui il cittadino (OMISSIS) ha reagito con controricorso.
1.- Con l’unico motivo di ricorso il Ministero dell’interno ha lamentato la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 32 e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, là dove il giudice d’appello ha ravvisato i seri motivi umanitari idonei al riconoscimento del relativo permesso contentandosi del fatto che il richiedente stia svolgendo gli studi in Italia e ivi coltivi i propri principali legami sociali.
– il permesso di soggiorno per calamità naturale, regolato dal D.Lgs. n. 286 del 1998, nuovo art. 20-bis, a fronte di una situazione di “contingente ed eccezionale calamità naturale che non consente il rientro in condizione di sicurezza” nel Paese d’origine;
– il permesso di soggiorno per cure mediche, inserito con il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. d-bis), relativo a “stranieri che versano in condizioni di salute di particolare gravità, accertate mediante idonea documentazione, tali da non consentire di eseguire il provvedimento di espulsione senza arrecare un irreparabile pregiudizio alla salute degli stessi”.
2.2.- Sono rimasti fermi altri titoli di soggiorno riconducibili a esigenze umanitarie, tra i quali quello in favore delle vittime di violenza domestica (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 18-bis) e di sfruttamento lavorativo (art. 22, comma 12-quater, del medesimo decreto), nonchè quelli in favore dei minori (D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, art. 28, lett. a-b, e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31).
2.3.- Accanto a questi permessi il legislatore ha introdotto una nuova forma di protezione, denominata speciale: il testo novellato del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, prevede che le Commissioni territoriali trasmettano gli atti al questore per il rilascio di un permesso di soggiorno annuale che reca la dicitura “protezione speciale”, qualora non sia accolta la domanda di protezione internazionale, ma comunque sussistano i presupposti previsti dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, commi 1 e comma 1, n. 1, salvo che possa disporsi l’allontanamento verso uno Stato che provvede ad accordare una protezione analoga.
In quella odierna la protezione speciale si traduce nel diritto di non essere allontanati, espressione del divieto di refoulement. Il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1 e comma 1, n. 1, stabilisce difatti che:
Il permesso di soggiorno per motivi umanitari aveva la durata di due anni, rinnovabile, ed era convertibile in permesso per motivi di lavoro (D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, art. 14, comma 1, lett. c), e comma 3) e per motivi familiari (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 30, comma 1, lett. b)).
Il che acquisirebbe ancor maggior forza in base alla considerazione che il diritto sopravvenuto trova fonte in un decreto legge, che per definizione normativa (dettata dal L. 23 agosto 1988, n. 400, art. 15, comma 3) deve “contenere misure di immediata applicazione”.
5.3.2.- La verifica all’attualità delle condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno, sollecitata dal riferimento alle “informazioni precise e aggiornate” contenuto nel D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, non è espressione della natura costitutiva dell’accertamento, affermata con l’ordinanza interlocutoria, ma dell’estensione dei poteri di accertamento. Al momento della decisione devono sussistere i presupposti di fatto per l’accoglimento della domanda, ossia deve risultare la fondatezza di essa; ma, in virtù dell’irretroattività della novella, è salvaguardato il diritto che la rilevanza giuridica di tali fatti risponda alle norme previgenti.
6.1.- Se ne legge conferma, pure da ultimo, nella giurisprudenza costituzionale, secondo la quale la protezione umanitaria, insieme con la tutela dei rifugiati e la protezione sussidiaria, attua il diritto di asilo costituzionale ex art. 10 Cost., comma 3, (Corte Cost. 24 luglio 2019, n. 194). Il che vale anche per i nuovi istituti, l’interpretazione e l’applicazione dei quali devono rispettare la Costituzione e i vincoli internazionali, “nonostante l’intervenuta abrogazione dell’esplicito riferimento agli “obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano” precedentemente contenuto nell’art. 5, comma 6, del t. u. immigrazione” (così ancora Corte Cost. n. 194/19).
La scelta italiana di garantire una terza forma di tutela complementare alle due protezioni maggiori riconosciute dal diritto unionale trova d’altronde legittimazione -anche- nel sistema Europeo: la direttiva n. 2008/115/CE (c.d. direttiva sui rimpatri) stabilisce (art. 6, paragrafo 4) che “In qualsiasi momento gli Stati membri possono decidere di rilasciare per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura un permesso di soggiorno autonomo o un’altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare a un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare. In tali casi non è emessa la decisione di rimpatrio. Qualora sia già stata emessa, la decisione di rimpatrio è revocata o sospesa per il periodo di validità del titolo di soggiorno o di un’altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare”.
7.1.- Se ne trova chiara traccia nel diritto positivo: stabilisce il D.P.R. 12 gennaio 2015, n. 21, art. 3, il quale detta il regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale, a norma del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 38, comma 1, che “2. Quando la volontà di chiedere la protezione internazionale è manifestata all’ufficio di polizia di frontiera all’ingresso nel territorio nazionale, tale autorità invita formalmente lo straniero a recarsi al più presto, e comunque non oltre otto giorni lavorativi, salvo giustificato motivo, presso l’ufficio della questura competente alla formalizzazione della richiesta, informando il richiedente che qualora non si rechi nei termini prescritti presso l’ufficio indicato, è considerato a tutti gli effetti di legge irregolarmente presente nel territorio nazionale”; aggiunge il comma 2, poi abrogato dal D.L. n. 113 del 2018, del successivo art. 6 che “Nei casi di cui alle lettere b) e c) del comma 1, la Commissione, se ritiene che sussistono gravi motivi di carattere umanitario trasmette gli atti al questore per il rilascio del permesso di soggiorno di durata biennale ai sensi dell’art. 32, comma 3, del decreto”.
7.4.- Il legislatore della novella ha espresso la volontà che, al cospetto della sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, i permessi già rilasciati restino validi fino alla scadenza (D.L. n. 113 del 2018, art. 1, comma 8) e gli accertamenti già compiuti -dalle Commissioni territoriali- restino fermi, ai fini del rilascio di permessi di durata biennale (art. 1, comma 9 del decreto).
11.- In applicazione dei principi così dettati, il ricorso proposto dal Ministero dev’essere accolto, in quanto la decisione del giudice d’appello si è fondata sul solo elemento dell’attività di studio in Italia e sull’apodittica affermazione, con formulazione generica, che il migrante “coltiva i suoi principali legami sociali” e non svolge alcuna concreta valutazione comparativa, limitandosi ad affermare che “in (OMISSIS) non ha rapporti familiari di rilievo”.
“In tema di successione delle leggi nel tempo in materia di protezione umanitaria, il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile; ne consegue che la normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito con L. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina contemplata dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge; tali domande saranno, pertanto, scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, ma, in tale ipotesi, l’accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, comporterà il rilascio del permesso di soggiorno per “casi speciali” previsto dall’art. 1, comma 9, del suddetto decreto legge”.