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Timestamp: 2020-05-28 05:36:52+00:00
Document Index: 132814190

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 342', 'Cass. Sez. ', 'art. 13', 'art. 134']

Sentenza Cassazione Civile n. 13701 del 05/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13701 del 05/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 05/07/2016, (ud. 25/05/2016, dep. 05/07/2016), n.13701
sul ricorso 15391-2014 proposto da:
R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. BAGLIVI
3, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO TRAMONTANO,
rappresentato e difeso dall’avvocato ANNALISA GALLIANO, giusta
L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ape
avverso la decisione n. 205/1/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
CENTRALE SEZIONE di CATANZARO del 15/04/2011, depositata il
La CTC – sezione regionale di Catanzaro ha respinto il ricorso di R.A. – ricorso proposto contro la sentenza n. 39/03/1991 della CT di secondo grado di Cosenza che (in conformità alla decisione della locale CT di primo grado) aveva già respinto il ricorso del R. – ed ha così confermato l’avviso di accertamento per IRPEF relativa all’anno d’imposta 1980-1981 con il quale è stato rideterminato il reddito da lavoro autonomo, con modalità induttive.
La predetta CTC – dopo avere ribadito che il carattere di specificità delle censure implica che alle ragioni su cui è fondata la pronuncia di primo grado siano contrapposte altre volte ad incrinare il fondamento logico delle prime – ha motivato la decisione ritenendo che il ricorso esaminato fosse generico e privo di specifiche censure, non contenendo esso “profili di dissenso e di critica rispetto alla ratio decidendi della pronuncia appellata”.
Infatti, con il motivo di impugnazione (centrato sulla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54) la ricorrente si duole della dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte del giudicante che si era limitato a rilevare il difetto di correlazione del motivi formulati con le ragioni su cui era fondata la decisione impugnata, senza considerare che le ragioni di censura (seppure apparentemente rivolte a censurare l’operato dell’ufficio) oggettivamente risultavano correlate agli argomenti su cui si fondava la decisione del giudice di secondo grado, tanto che il ricorso si concludeva con la richiesta di rinvio della causa al giudice di secondo grado.
Il motivo di impugnazione appare inammissibilmente formulato.
Ed infatti è indirizzo costante di questa Corte quello secondo cui:”Ai fini della specificità dei motivi d’appello richiesta dall’art. 342 c.p.c., l’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, invocate a sostegno del gravame, possono sostanziarsi anche nella prospettazione delle medesime ragioni addotte nel giudizio di primo grado, purchè ciò determini una critica adeguata e specifica della decisione impugnata e consenta al giudice del gravame di percepire con certezza il contenuto delle censure, in riferimento alle statuizioni adottate dal primo giudice. Ne consegue che, nel formulare un motivo di appello riguardante la pretesa erroneità della liquidazione dei danni effettuata da quest’ultimo, l’appellante non può esaurire la sua ragione di doglianza nella reiterazione delle sue richieste e nell’affermazione della loro maggiore meritevolezza di accoglimento rispetto all’operata liquidazione, ma ha l’onere di indicare specificamente per ciascuna delle voci censurate, a pena di inammissibilità del ricorso, gli errori di fatto e di diritto attribuibili alla sentenza” (per tutte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 25218 del 29/11/2011).
Consegue da ciò che la parte oggi ricorrente, per poter poi censurare l’erroneità della valutazione in punto di ammissibilità, avrebbe dovuto specificamente dettagliare nell’atto di ricorso per cassazione (punto per punto) quali erano state le statuizioni della pronuncia precedente e quali le specifiche censure a riguardo di ciascuna di esse proposte in atto di appello (o nel ricorso avanti alla Commissione Centrale), non potendosi limitare ad assumere di avere censurato le ragioni della decisione per il solo fatto di averne chiesto la riforma (rectius, il rinvio al precedente grado).
In difetto di una analitica e dettagliata rappresentazione delle ragioni su cui si fonda l’assunto di specificità dell’atto di appello (sia pure per rimando alle ragioni per le quali la commissione di secondo grado aveva – a sua volta – ritenuto non specifici i motivi di appello), non può che concludersi per l’inammissibilità del motivo di impugnazione qui in rassegna, restando frustranea la valutazione del profilo di impugnazione centrato sulla violazione di legge.
Roma, 20 dicembre 2015.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente a rifondere le spese di lite di questo giudizio, liquidate in Euro 1.000,00 oltre spese prenotate a debito a debito.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 134, comma 1-bis.