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Timestamp: 2019-06-20 06:04:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 40', 'art. 5', 'art.2', 'art. 2', 'art 9', 'art. 21']

RELAZIONI SINDACALI E POTERE DI ORGANIZZAZIONE DELLA P.A. NEL PUBBLICO IMPIEGO : L'ART.2 DELLA L.N.135 DEL 7 AGOSTO 2012 ( C.D. II° SPENDING REVIEW ).
12 Settembre 2012 - Autore: studiolegaledanza
Di Maurizio Danza- Arbitro pubblico impiego Lazio
E’ ben noto come i temi del potere di organizzazione e delle relazioni sindacali rappresentino l’asse portante del processo di riforma della pubblica amministrazione sin dal 2009. Basti pensare al fondamentale decreto legislativo n.150 del 2009 ma anche ai provvedimenti successivi,tra cui la L.4 novembre 2010 n. 183( c.d. collegato lavoro),la Legge finanziaria n.111 del 15 luglio 2011, la L.n.183 del 12 novembre 2011 che, non può negarsi, hanno inciso profondamente sugli istituti fondamentali del pubblico impiego. In particolare la nota riforma Brunetta ha operato profondamente sulla struttura del pubblico impiego, riscrivendo l’importante titolo III del D.Lgs. 165/2001, intervenendo sul delicato tema delle relazioni sindacali e delle procedure di contrattazione collettiva ed integrativa, sottraendo a quest’ultima la gestione del rapporto di lavoro attribuita, in via esclusiva, agli organi della pubblica amministrazione e rivedendo integralmente il testo dell’art. 40 c. 1, e dunque il rapporto tra legge e contratto, attraverso una scelta di politica legislativa volta alla ricentralizzazione delle materie più importanti del rapporto di lavoro. Nel far ciò ha operato, evidentemente, una scelta di campo volta all’attribuzione - salvo esplicita previsione di legge a favore della contrattazione collettiva - in capo al legislatore statale di tutte le più importanti materie del rapporto di lavoro tra cui: sanzioni e procedimenti disciplinari, valutazione delle prestazioni, mobilità, conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali, progressioni economiche e di carriera. E’ innegabile infatti che uno dei temi centrali dell’intervento della riforma c.d. Brunetta era stata indubbiamente, la nuova ripartizione delle materie tra legge e contratto, attraverso una riformulazione dell’art. 40 del D.Lgs. n.165/ 2001, che elencava le materie sottratte alla contrattazione collettiva, salvo attribuzione esplicita alla medesima e, nel primo comma, attraverso una definizione normativa non proprio felice, secondo cui “la contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro, nonché le materie relative alle relazioni sindacali”, ma che aveva dato luogo a numerosi problemi interpretativi. In tale contesto non poteva che apparire come fisiologica la problematica dello spazio reale della contrattazione nazionale e di quella integrativa, l’unica non oggetto di blocco contrattuale, complicatasi anche a seguito della riformulazione dell’art. 5 c.2 del D.Lgs. n.165/01, che per quanto attiene al potere di organizzazione sembrava attribuire alle P.A. “l’assunzione delle misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro”. In un ottica di ripensamento rispetto alla finalità di “ricentralizzazione” voluta dalla riforma Brunetta, si colloca l’art.2 del D.L. 6 luglio 2012, n. 95 convertito con L. 7 agosto 2012, n. 135 recante: "disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini , nonche' misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario. Infatti in realtà la norma, può essere interpretata come uno strumento attuativo della Intesa Governo -Sindacati del 12 maggio 2012 nella parte in cui ha previsto l’esame congiunto certamente come tipologia del modello di “coinvolgimento sindacale” diverso da quelli adottati nei contratti collettivi del pubblico impiego. Non a caso infatti l’art. 2 rubricato “riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni” al c.17 nel recare modifiche all'articolo 5, comma 2, del D.L.gs. 30 marzo 2001, n. 165, conferma la ratio del Governo tendente ad una maggiore partecipazione sindacale sicuramente in controtendenza rispetto alla riforma Brunetta. Non a caso il provvedimento interviene sul tema fondamentale del potere di organizzazione, e dunque gioco forza sul tema delle relazioni sindacali,sostituendo la locuzione “fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9” con quella “fatti salvi la sola informazione ai sindacati per le determinazioni relative all'organizzazione degli uffici ovvero, limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro, l'esame congiunto, ove previsti” nei contratti di cui all'articolo 9. In sostanza solo apparentemente il legislatore sembra operare una riduzione delle materie oggetto di informazione e dunque del potere sindacale ,atteso che nel prevedere “l’esame congiunto” sulle misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro, di fatto dispone una apertura maggiore in termini di partecipazione delle stesse organizzazioni sindacali. Non si può però non osservare che, la disposizione detta una condizione onde consentire l’ esame congiunto in ordine alle misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro e cioè che sia previsto nei contratti di cui all’art 9 del D.lgs n.165/2001 : ciò vuol dire in sostanza che il legislatore al momento rinvia alla firma dei prossimi contratti collettivi nazionali ,la ricognizione e definizione del delicato tema che dovrà essere espressamente previsto tra le disposizioni delle norme contrattuali.
diritto lavoro pubblico
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