Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20061016.htm
Timestamp: 2018-01-22 16:32:52+00:00
Document Index: 162820562

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 187', 'art. 187', 'art. 7', 'art 187', 'art 6']

Il mercato finanziario ha subito in questo ultimo decennio una evoluzione; è il testimone dei mutamenti della società e del sistema produttivo che hanno caratterizzato e tuttora caratterizzano l'Italia: da mercato come relazione spaziale, a mercato come insieme di relazioni tra persone che desiderano scambiare a determinate condizioni, ulteriormente evolvendosi a seguito dell'applicazione delle tecnologie informatiche all'attività di negoziazione (borsa telematica), consentendo agli operatori di negoziare titoli in regime di indifferenza delle contropartite: è bene, possiamo senz’altro affermare che il mercato finanziario è importante non solo perché “maneggia denaro, ma anche e soprattutto perché maneggia informazioni”[1].
Il mercato finanziario infatti prima di essere un luogo di scambio di valori economici è innanzi tutto un luogo ove si scambiano informazioni poiché gli operatori finanziari basano le proprie scelte di mercato sulle informazioni in proprio possesso[2]; e condizioni necessarie in grado di garantire l'efficienza del mercato, ovvero la capacità dell'ambiente operativo di riflettere rapidamente i prezzi e le informazioni riguardanti i titoli quotati in esso sono, dalla dottrina economica, individuati nella concorrenza perfetta tra gli operatori, nella diffusione immediata e gratuita delle informazioni, nel rapido adeguamento dei prezzi in occasione di nuove informazioni [3]. L'informazione è il presupposto necessario di ogni attività dell'uomo, della sua partecipazione alla vita politica, economica e sociale: "l'informazione è potere e quindi la libertà della sua acquisizione, da parte dei cittadini, significa libertà di apprensione e di partecipazione al potere"[4] anche economico. Essere informati significa non solo acquisire una serie di dati e notizie, ma soprattutto conoscere e gestire il patrimonio informativo acquisito operando delle scelte.
L'interesse all'informazione inerisce, in generale, all'ambito di tutta la sfera decisionale alla quale è chiamata la persona intesa quale centro di imputazione di situazioni giuridiche soggettive attive e passive; ponendosi in rapporto di mezzo-fine rispetto alle molteplici possibilità operative che l'ordinamento conferisce ad ogni soggetto, la libertà d'informazione e di essere informati, in quest'ampia estensione, assume altresì una funzione di vigilanza ponendosi in rapporto strumentale rispetto a queste molteplici possibilità, al punto che la sua garanzia, anche costituzionale, può essere configurata come tutela di ognuno, in tutti i settori dell'ordinamento: una vera concorrenza richiede ed impone la conoscenza di dati e notizie. In conseguenza di ciò è stata individuata nella stessa trasparenza una delle caratteristiche tipiche del mercato efficiente giungendo a ritenere l'informazione una precondizione del corretto funzionamento del mercato stesso, una sua connotazione: la concorrenza può svolgersi correttamente solo ove gli operatori possano compiere le proprie scelte comportamentali in base a dati oggettivi e comparabili. Orbene uno dei motivi che rendono l’informazione più importante di quanto non sia in altri mercati, è la tipicità dei beni scambiati: i prodotti finanziari, sono prodotti la cui definizione ed il cui contenuto si esauriscono in una serie di situazioni giuridiche. "Chi acquista o vende un prodotto finanziario non negozia un bene dotato di un'utilità finale, di un valore d'uso e la cui definizione sia garantita sulla base di altre fonti di conoscenza. Le caratteristiche del bene sono interamente determinate dal contratto e non dalla realtà merceologica del bene stesso"[5].
Considerato il mercato finanziario come l'insieme di "tutte le negoziazioni aventi ad oggetto attività e passività finanziarie, indipendentemente dalle caratteristiche di queste ultime, e riconducendo nell'ambito delle operazioni dello stesso tutte le operazioni che sono poste in essere per trasferire e trasformare mezzi finanziari dai settori in avanzo ai settori in disavanzo"[6], rileva immediatamente il ruolo di protagonista rivestito dall'informazione, e l'esigenza di informazione per la competitività.
“La razionalità dell'operatore economico richiamata come postulato in molte teorie economiche e che presuppone il possesso di un bagaglio informativo idoneo a consentire scelte consapevoli, trova la sua necessaria valorizzazione in questo ambito: se è vero che la conoscenza dei beni che vengono trattati su di un mercato è indispensabile per consentire comportamenti razionali e quindi per garantire l'allocazione ottimale delle risorse, nell'ambito del mercato finanziario la necessità di garantire la conoscenza degli oggetti negoziati impone un grado di trasparenza che risulta superfluo nei mercati nei quali i beni hanno una loro definizione fisica percepibile indipendentemente dalle informazioni fornite dal produttore o dal negoziatore del bene stesso”[7] . "In un mercato nel quale i prodotti in vendita non si pesano, non si toccano, non si assaggiano, non si apprezzano con lo sguardo, ma il cui valore è in larga misura dipendente da vicende e prospettive sottostanti, è chiaro che solo chi è correttamente informato è in condizione di perseguire e tutelare razionalmente i propri interessi" [8].
Ebbene come qualche autore ha sottolineato, "alcuni snodi della dinamica "risparmiatore - offerta - investimento" appaiono luoghi ideali per le < imboscate > alla disponibilità dei risparmiatori"[13], ed allora le regole che disciplinano un’impresa, i rapporti con pari soggetti , con gli investitori, con il mercato tutto, non può essere “affare” dei soli soci, della proprietà e dei creditori, non può esserci un generale laissez faire. Il legislatore nazionale sembra aver intrapreso per alcuni aspetti della “corporate governance” la strada che vede l’impresa al centro del sistema impresa- mercato- investitori , cedendo qualcosa sul fronte penale: ma la previsione della norma penale, almeno per quel che riguarda le fattispecie esaminate in questo lavoro, deve essere intesa come tutela di quel bene complesso, costituito sia dal capitale finanziario, sia dalla fiducia che l’impresa riceve nel mercato, essa è garanzia per la regolare funzionalità di quest’ultimo, inteso nella specificazione della più ampia nozione di economia pubblica[14] .
La sentenza di condanna del Tribunale di Milano dell’11 novembre 2002, così come la sentenza della la Corte di Appello in secondo grado, e la stessa sentenza di proscioglimento, che assolve il coimputato malgrado il suo status di operatore qualificato[53] – quale dipendente di una SIM - che dovrebbe provare la sua solo conoscenza tecnica della singola operazione posta in essere,[54]concordano sull’interpretazione della norma penale sia sul piano della tipicità che deve condurre ad una verifica dell’oggettivo senso economico dell’operazione complessivamente considerata, che il concetto di artificio non richiede la realizzazione di condotte oggettivamente ed intrinsecamente fraudolente, intendendo con ciò puntualizzare che può accadere di descrivere condotte di per sé lecite, ma che traggono il loro carattere ingannatorio dal contesto dal quale si collocano o dalle modalità con cui sono realizzate, sia su quello della colpevolezza dove la tipicità del fatto deve essere oggetto di rappresentazione e volizione, ed a nulla rileva, qualora l’intera operazione risponda ad una effettiva motivazione di senso economico, accertare se il soggetto si fosse o meno rappresentato la possibile turbativa del mercato in ogni suo aspetto[55]entrando a “far parte dell’oggetto del dolo tutti i fattori in base ai quali ex post si sono definite artificiose determinate operazioni”[56] .
Tuttavia non ci si può esimere dal considerare il periodo che l’intero sistema dei mercati finanziari sta attraversando (ogni paese con mercati finanziari c.d. “evoluti” dal Giappone agli Stati uniti ed all’Europa ha conosciuto il fenomeno di crack finanziari giganteschi) e pertanto fermo restando, come giustamente detto, che non si possa mai prescindere da una attenta analisi delle situazioni e delle singole posizioni soggettive che contribuiscono a porre in essere la condotta, non si può lasciare il mercato finanziario agli “animal spirits” di keynesiana memoria e concepire il sistema finanziario - economico attraverso l’idea della “moral hazard”: consideriamo il caso di chi inserisce notizie false all’interno di un sito seppur limitato ad operatori qualificati; ebbene l’accettazione che essa giunga ad un numero illimitato di persone deve essere ampiamente previsto e considerato; allora la previsione del dolo generico rileva, “in funzione della potenziale lesività, nella possibilità di considerare la fattispecie compatibile con il dolo eventuale [62]; così come d’altra parte l’azione di “concerto” di alcuni azionisti, legati da patti parasociali ancorché non dichiarati, che a fronte di un soggetto che agisce nel rispetto della legge e quindi “lanci un’ Opa/Ops”, continuino a rastrellare azioni come soggetti liberi da qualsivoglia obbligo; è indubbio l’intento fraudolento, l’uso di artifici e l’elemento soggettivo del reato verrebbe sempre in essere malgrado la possibile obiezione di assenza in quanto il “concerto” era inteso a rastrellare azioni e non ad incidere sul loro prezzo[63].
L’interpretazione che viene data al profilo soggettivo dell’esimente - mi riferisco cioè ai “motivi legittimi”-, non riscontrando ulteriori delucidazioni da parte della normativa comunitaria[80], diviene alquanto difficoltosa: si fa riferimento a quell’ insieme di operazioni “aventi un significato economico lecito unite da motivazioni coerenti rispetto a questo significato economico[81]” .
Ad avviso di chi scrive, l’operazione di legificazione compiuta dalla L. n. 62/05 pur se mossa dall’intento pregevole di aumentarne la reale porta dissuasiva, si sostanzia spesso in una sovrapposizione dell’area di illiceità a rilevanza penale con quella amministrativa e pertanto avrebbe richiesto una maggior precisione e delimitazione dei rispettivi confini. Il dibattito circa l’individuazione dei modelli di tutela cui riferirsi nella criminalità d’impresa è ad ampio raggio: da una parte vi è l’attenzione verso strumenti alternativi ( la sanzione amministrativa la cui applicazione è da molti ritenuta fautrice del rapporto minimizzazione dei costi - massimizzazione effettività ma i cui requisiti di efficacia, proporzionalità e dissuasione sono messi a dura prova), stante il limite della sanzione penale, spesso presentata in “astratto”, in quanto concretamente inapplicabile per la struttura della fattispecie. Da parte opposta, la sanzione penale appare sempre quel “quid pluris” che si identifica con lo stigma del crimine[91]”. Il precetto penale pertanto, “non deve essere la fotocopia di quello amministrativistico”; deve evidenziare “un quid supplementare di disvalore,… capace, quindi, di giustificare il salto di qualità sul piano sanzionatorio [92]” . Quando “il legislatore non rende < riconoscibile > un nucleo significativo del precetto penale come distinto dalla restante concretizzazione di esso attraverso i percorsi dell'informazione giuridica secondaria, il nucleo del precetto…non è utile[93]”. Ed allora in un quadro di visione del diritto penale quale estrema ratio di tutela e pertanto di sussidiario intervento (sia repressivo che sanzionatorio), in quelle situazioni che non sono sufficientemente tutelate attraverso altri sistemi punitivi meno invasivi, la soluzione per il legislatore sarebbe stata quella di considerare ciò su cui usualmente la logica normativa si è incentrata: individuare delle condotte differenziate sia in base alle “caratterizzazioni aggressive, sia in base alle modalità operative[94]” : a distanza di qualche decina di anni, mantiene ancora integra la sua attualità il richiamo a garantire nelle edificazioni delle ipotesi di reato, il rispetto “delle costanti criminologiche …limiti logici e non giuridici…la cui inosservanza può far correre il rischio al legislatore di dar vita a < fattispecie emblematiche >”[95].
De iure condendo il legislatore dovrebbe allora adottare una riforma, come detto organica, che pur guardando e valutando le esperienze estere in un quadro normativo comunitario omogeneo, tenga presente la natura e le specificità del nostro capitalismo: il caso Parmalat ha mostrato come i problemi della struttura imprenditoriale italiana siano diversi da quelli del capitalismo americano, tuttavia lo spirito della risposta dovrebbe essere lo stesso[101]. Se infatti si ritiene che la stabilità del capitalismo, da noi come negli Stati Uniti e in altri paesi europei, “sia stata messa in pericolo da tre cause: la frode, l'accumulazione …. di rischi e la concessione delle opzioni su azioni, con le connesse modalità di contabilizzazione e di esercizio,[102]” è giusto poi che ogni Paese individui il tipo di pericolo da cui bisogna guardarsi, ed in Italia, dopo il caso Parmalat, la frode sembra essere quella che susciti il maggiore allarme sociale.
FLICK, Criminalità economica e criminalità organizzata: profili giuridici, in Note a margine della Questione Europea, suppl. al n. 4 della Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 1992
LOSAPPIO Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario –II^ Parte, in Magistra, Banca e Finanza, <www.magistra.it> , dicembre 2003.
PARLANI, Sarbanes-Oxley Act: i passi verso il raggiungimento della <compliance>, in Amministrazione & Finanza, 2005,
RORDORF, Importanza e limiti dell'informazione nei mercati finanziari, in Giur. Comm., 2002
TOMMASO - ROMOLOTTI, Recepimento della direttiva “Market abuse” e nuove linee guida del CESR”, in Le Società, 2005
ZITO - GIORDANO, voce Mercato Mobiliare (profili pubblicistici), in AA.VV , Dizionario di diritto pubblico dell’economia
[1] FLICK, Criminalità economica e criminalità organizzata: profili giuridici, in Note a margine della Questione Europea, suppl. al n. 4 della Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, 1992, p. 43. Dello stesso Autore, sull'argomento: Informazione bancaria e giudice penale: presupposti di disciplina. Problemi e prospettive, in Banca Borsa e Titoli di credito, 1988, I, p. 441 e ss.
[3] "Il rilievo del tutto particolare che la nuova legislazione finanziaria, ed in particolare quella bancaria, assegna alla c.d. "trasparenza" non deve sorprendere. Tra le molte cose che servono per privatizzare l'economia in un Paese due sono indispensabili. Primo: ci vuole una borsa efficiente, trasparente, liquida. Secondo: ci vuole un sistema bancario con le stesse caratteristiche". PATALANO, Reati e illeciti nel diritto bancario, Torino, 2003, p. 9.
[8] RORDORF, Importanza e limiti dell'informazione nei mercati finanziari, in Giur. Comm., 2002, I, p. 773.
[11]ZITO - GIORDANO, voce Mercato Mobiliare (profili pubblicistici), in AA.VV , Dizionario di diritto pubblico dell’economia, p.640
[60] LUNGHINI, op.cit. , in nota 55, p.1480; TOMMASO - ROMOLOTTI, Recepimento della direttiva “Market abuse” e nuove linee guida del CESR”, in Le Società, 2005 p.1310
[78] LUNGHINI, in op. cit. , nota 55, p. 1478; TOMMASO - ROMOLOTTI, op.cit., in nota 60. Entrambi gli autori evidenziano la estensione anche alle ipotesi delittuose di tale esimente, sulla base dell’irragionevolezza dell’interpretazione dell’irrilevanza di un fatto per l’ operatività dell’illecito amministrativo ed integrante invece il precetto penale.
[80] Il Considerando n. 20 della direttiva n. 2003/6/CE recita: “ Chiunque compia operazioni o conferisca ordini di compravendita che si configurino come una manipolazione del mercato potrebbe stabilire che le sue motivazioni per compiere tali operazioni o conferire tali ordini erano legittime, e che dette operazioni ed ordini sono conformi alle prassi ammesse sul mercato regolamentato in questione. Potrebbe tuttavia essere comminata una sanzione qualora l'autorità competente stabilisca l'esistenza di un'altra motivazione, illegittima, alla base delle operazioni o degli ordini di compravendita”.
[90] L’ente è responsabile infatti del pagamento di una somma pari all’importo della sanzione amministrativa irrogata per gli illeciti amministrativi di insider trading e di manipolazione di mercato, commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da: a) persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione e vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a); si concede all’ente le esimenti previste dal d.lgs 231/2001 agli artt. 6, 7, 8 e 12, ed inoltre, l’inapplicabilità dell’illecito amministrativo previsto all’art 187- ter co.3 lett. a) e b), in quanto condotte previste da pratiche di mercato ammesse e supportate da motivi legittimi, esclude l’applicabilità della sanzione prevista dall’art. 187-quinquies. Infine l’ente non è responsabile “se dimostra (inversione onere probatorio, rispetto all’art. 7, infatti spetta all’accusa l’onere del superamento della presunzione relativa a favore dell’ente, che si “sostanzia nell’equazione adozione ex ante dei modelli penal- preventivi = esclusione dell’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza come elemento eziologico di verificazione del reato, BARTOLOMUCCI, Market abuse e le responsabilità amministrative degli emittenti, in Le Società, 2005, p.924) che le persone sopra indicate hanno agito esclusivamente nell'interesse proprio o di terzi”. Quella prevista dall’art 187 quinquies è una responsabilità propria diretta e principale dell’ente, radicata nel principio di colpevolezza e nel fatto che la responsabilità della persona giuridica coincide con l’area in cui il soggetto che svolge un’attività così qualificata può esercitare efficacemente il suo controllo. Ed allora è un istituto diverso dall’art 6 della L. 689/81 in quanto “ secondo l’orientamento dominante quest’ultima norma costituisce una forma di responsabilità indiretta (o forse anche sussidiaria) di natura patrimoniale caratterizzata dal vincolo di solidarietà con la persona fisica autore dell’illecito e dalla prospettiva del recupero in via di della somma pagata, SANTI, La responsabilità delle “persone giuridiche” per gli illeciti penali e per gli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato in Banca, Borsa, tit. cred,, 2006, p101.
[92] LOSAPPIO Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario –II^ Parte, in Magistra, Banca e Finanza, <www.magistra.it> , dicembre 2003.
(per una descrizione particolareggiata delle procedure PARLANI, Sarbanes-Oxley Act: i passi verso il raggiungimento della <compliance>, in Amministrazione & Finanza, 2005, p. 20, inoltre CAMMARATA, Interventi della Sarbanes-Oxley of 2002 sulla corporate resposibility nelle società quotate statunitensi, in www.archivioceradi.luiss.it, dicembre 2002 .