Source: http://www.coerinet.it/recupero_iva.php
Timestamp: 2017-11-22 07:28:22+00:00
Document Index: 71333018

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 25', 'art. 19']

CO.E.RI. KOSMOS ADR - Recupero IVA
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Recupero dell'I.V.A. non riscossa
In base all’art. 26, 2 co., D.P.R. n. 63/1972, l’emissione delle note di variazione Iva in diminuzione, a fronte del mancato recupero di crediti, a causa di procedure concorsuali o esecutive è subordinata alla infruttuosità delle procedure. Più specificatamente nel caso di fallimento, l’infruttuosità acquista certezza giuridica alla scadenza dei termini per le osservazioni del piano di riparto o, in mancanza dello stesso, alla scadenza del termine per il reclamo del decreto di chiusura del fallimento; mentre nel caso di procedure esecutive individuali, l’infruttuosità acquista certezza in presenza di atto di pignoramento con esito negativo.
Ovviamente sussistono limiti temporali e presupposti specifici cui la legge ricollega la possibilità di emettere una nota di variazione Iva; particolari problemi si pongono in caso di procedure concorsuali.
L’art. 26, 2 co., D.P.R. n. 633/1972, dispone che « se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione … , viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile … per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose …, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto a portare in detrazione ai sensi dell’art. 19 l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’art. 25 ».
Un primo profilo di analisi attiene all’individuazione dell’atto o della fase della procedura concorsuale alla quale si connette il sorgere del diritto alla variazione.
A seguito delle modifiche apportate dall’art. 26, 2 co., ad oggi si deve ritenere che l’esercizio del diritto alla variazione sia subordinato all’infruttuosità della procedura, rinviando l’emissione delle note al termine della procedura medesima.
Si può pertanto ritenere che il momento per dar vita ad una nota di variazione sia quello successivo alla emissione del decreto con cui il giudice rende esecutivo il piano di riparto finale presentato dal curatore una volta trascorso il termine per le osservazioni dei creditori, ovvero che tale momento sia quello del decreto di chiusura del fallimento, alla scadenza del termine per il reclamo, nei casi di chiusura in assenza di riparto.
Sulla scorta dell’art. 26, 2 co., D.P.R. n. 633/1972, il contribuente «ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’art. 19 l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’art. 25». Le note di variazione, pertanto, devono essere emesse entro lo stesso termine previsto dall’art. 19 per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti (che è il termine della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto), con decorrenza, per quanto attiene al fallimento, dall’esecutività del piano di riparto dell’attivo, ovvero dalla data di chiusura della procedura in assenza di piano di riparto.