Source: https://www.laleggepertutti.it/115202_stalking-larchiviazione-va-comunicata-alla-vittima
Timestamp: 2018-09-19 06:03:21+00:00
Document Index: 134146268

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 408', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 612', 'art. 408', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 282', 'art. 10', 'art. 342', 'art. 408', 'art. 101', 'art. 299', 'art. 299', 'art. 408', 'art. 572', 'art. 612', 'art. 415', 'art. 572', 'art. 282', 'art. 282', 'art. 299', 'art. 408', 'art. 408', 'art. 408']

Stalking: l'archiviazione va comunicata alla vittima
Stalking: l’archiviazione va comunicata alla vittima
La parte offesa del reato deve essere sempre avvisata della richiesta di archiviazione.
Il pubblico ministero che, a seguito della denuncia di stalking, chieda al giudice di archiviare il procedimento ne deve dare comunicazione alla presunta vittima per informarla della sua decisione. Lo hanno chiarito le Sezioni Unite della Cassazione con una sentenza di ieri [1]. Tale tutela – che si sostanzia in una sorta di “alert” alla parte offesa del reato tutte le volte che le indagini si concludono con un “nulla di fatto” – non può limitarsi unicamente (così come è pacifico) ai soli casi di aggressioni fisiche, ma anche a quelli di aggressioni morali e psicologiche, come appunto è lo stalking.
La decisione della Suprema Corte è in sintonia con un generale orientamento volto a rafforzare le tutele dei cittadini oggetto di illeciti penali ed è peraltro dalla direttiva comunitaria del 2012 in materia di diritti, assistenza e protezione della vittima di reato [2]. Ciò anche alla luce del considerevole aumento delle violenze nei confronti, in particolar modo, delle donne e di una maggiore sensibilità sociale verso questo tipo di crimini.
L’avviso obbligatorio alla persona offesa è stato introdotto in Italia solo nel 2013 [3]. In particolare, la norma prevede la comunicazione della richiesta di archiviazione alla persone offesa a prescindere dal fatto che quest’ultima, all’interno della propria denuncia, abbia fatto espressa richiesta di essere informata di tale decisione.
La cosiddetta legge sul femminicidio prevede che gli obblighi di comunicazione – inizialmente limitati ai soli maltrattamenti in famiglia e, per quanto riguarda lo stalking, alle informazioni relative alle misure cautelari – sono stati previsti per tutti i procedimenti che hanno ad oggetto i delitti commessi con violenza sulla persona. Ma secondo la Cassazione non ci si può limitare al solo dato letterale della norma, e la “violenza sulla persona” va considerata non solo in senso fisico, ma anche psicologico. E non c’è dubbio che lo stalking rientri «tra le ipotesi “significative” di violenza di genere che richiedono particolari forme di protezione a favore delle vittime».
Se l’obbligo di informazione è stato introdotto dunque per ampliare i diritti di partecipazione delle vittime al procedimento penale, non può non interessare chi subisce lo stalking. Lo scopo della normativa è, infatti, quello di fornire la massima tutela e protezione alle vittime di violenza di genere, specie quando é contro le donne.
La conseguenza è chiara: contro l’avviso di archiviazione, la vittima può opporsi, portando, a sostegno della propria tesi di colpevolezza, ulteriori elementi utili per il P.M. Ecco perché la Corte conclude per la nullità del provvedimento di archiviazione se manca la suddetta informativa alla parte offesa.
[1] Cass. sent. n. 10959/16 del 16.03.2016.
[2] Direttiva UE n. 2012/29 attuata con il D.lgs. n. 212/2015.
[3] Dl 93/2013 (convertito dalla legge 199/2013), art. 408, co. 3bis cod. pen.
Corte di Cassazione, sez. Unite Penali, sentenza 29 gennaio – 16 marzo 2016, n. 10959
Presidente Canzio – Relatore Bianchi
Rilevava che: il comma 3-bis dell’articolo 408 cod. proc. pen., come novellato dall’art. 2, comma 1, lett. g), del d.l. n. 93 del 2013, convertito, con modificazione, dalla legge n. 199 del 2013, impone la notifica dell’avviso della richiesta di archiviazione in tutti i casi di “delitti commessi con violenza alla persona”, a prescindere dalla richiesta della persona offesa, che nella specie non era stata formulata; il delitto di cui all’art. 612-bis cod. pen. deve ritenersi senza dubbio incluso tra le fattispecie delittuose nelle quali la condotta si manifesta “con violenza alla persona”.
Peraltro, ad avviso della Sezione rimettente, la questione coinvolge una problematica assai più ampia, riconducibile alla complessa tematica della interpretazione della espressione “delitti commessi con violenza alla persona”, che ricorre nel codice penale anche nel terzo comma dell’articolo 649: previsione, questa, rispetto alla quale si registra un contrasto di giurisprudenza, esistendo da tempo due contrapposti orientamenti. Secondo il primo, l’esclusione dalla disciplina di favore sarebbe limitata alle sole fattispecie di violenza fisica; secondo l’altro, invece, si estenderebbe anche alle ipotesi di violenza morale.
Osserva che l’espressione “delitti commessi con violenza alla persona”, adoperata dal legislatore in sede di conversione del d.l. n.93 del 2013, rinvia ad una fattispecie molto più ampia rispetto a quella del reato di maltrattamenti in famiglia originariamente previsto, e deve pertanto essere intesa in senso estensivo, comprensiva di tutte le violenze di genere e quindi anche di quella che non si estrinsechi in atti di violenza fisica ma riguardi anche la violenza psicologica, emotiva o che si realizzi soltanto con le minacce. L’intervento legislativo in questione ha infatti inteso rafforzare i poteri della vittima del reato potenziando il regime dei diritti e delle facoltà che l’ordinamento riserva alla persona offesa, in adempimento anche degli obblighi internazionali derivanti dalla ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza alle donne e dalla direttiva 2012/29 UE.
La questione della quale le Sezioni Unite sono state investite è “se la disposizione dell’art. 408, comma 3-bis, cod. proc. pen., che stabilisce l’obbligo di dare avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione con riferimento ai delitti commessi con violenza alla persona, sia riferibile anche alla fattispecie di atti persecutori prevista dall’articolo 612-bis cod. pen. (c.d. stalking)”.
Giova premettere un breve inquadramento del reato di atti persecutori, introdotto nel nostro ordinamento dall’art. 7 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n.11 (“Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38.
Il legislatore del 2009 ha potenziato la tutela preventiva della potenziale vittima degli atti persecutori introducendo l’istituto dell’ammonimento (art. 8 d.l. n. 11/2009), arricchendo il catalogo delle misure cautelari personali con la nuova misura del “Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa” (art. 9, che ha introdotto l’art. 282-ter cod. proc. pen.), prolungando fino ad un anno (contro i precedenti sei mesi) la durata massima dell’ordine di protezione del giudice civile già introdotto nel 2001 (art. 10, che modifica l’art. 342-ter cod. civ.). Non sono mancati successivi interventi volti al rafforzamento della tutela repressiva e preventiva (dal d.l. 1 luglio 2013, n. 78, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 94, al d.l. n.93 del 2013, convertito dalla legge n. 199 del 2013), di cui appresso si dirà.
In tale contesto si è inserita l’attività del legislatore interno che, a fronte della emersione del fenomeno della violenza in ambito familiare e domestico e in presenza di una pluralità di atti internazionali di cui tenere conto, ha provveduto a modificare in larga parte la normativa sostanziale e specialmente processuale con interventi settoriali, spesso attuati con lo strumento del decreto-legge, anche reintervenendo con successivi adattamenti sugli stessi istituti: un vero e proprio “arcipelago” normativo nel quale non sempre è facile orientarsi. Di tale quadro di riferimento complesso e frammentario si deve tenere conto al fine di risolvere la questione di che trattasi, che richiede di essere inquadrata nell’ambito delle fonti normative interne e internazionali.
L’istituto dell’avviso obbligatorio alla persona offesa per alcune categorie di reati è stato introdotto con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province”, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 199. A norma del nuovo comma 3-bis dell’art. 408 è stabilito che “Per i delitti commessi con violenza alla persona, l’avviso della richiesta di archiviazione è in ogni caso notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa e il termine di cui al comma 3 è elevato a venti giorni”.
Si è in particolare previsto che: a) al momento dell’acquisizione della notizia di reato le parti offese (di qualunque reato) siano informate dei diritti e delle facoltà loro attribuite per legge (art. 101, comma 1, cod. proc. pen.); b) in occasione della revoca o sostituzione delle misure cautelari personali applicate all’imputato, le persone offese dei delitti commessi con violenza alla persona debbano essere immediatamente informate (art. 299, comma 2-bis, cod. proc. pen.); c) la richiesta di revoca o di sostituzione delle misure cautelari coercitive debba essere contestualmente notificata alle persone offese dei delitti commessi con violenza alla persona (art. 299, commi 3 e 4-bis, cod. proc. pen.); d) l’avviso della richiesta di archiviazione debba essere notificato alle persone offese dei delitti commessi con violenza alla persona (art. 408, comma 3-bis, cod. proc. pen.); e) l’avviso di conclusione delle indagini preliminari debba essere notificato alle persone offese del delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, di cui all’art. 572 cod. pen., e di atti persecutori, di cui all’art. 612-bis cod. pen. (art. 415-bis, comma 1, cod. proc. pen.). Si tratta di un intervento che ha inciso, sviluppandole, sulle stesse linee tracciate dal precedente d.l. n. 11 del 2009 sullo stalking, rafforzando gli strumenti sostanziali e specialmente processuali a favore delle vittime “deboli”, cioè di quegli individui contro cui si indirizza una specifica categoria di reati a sfondo sessuale o comunque realizzati nell’ambito di relazioni familiari o affettive.
Secondo il testo originario del provvedimento, la notifica degli avvisi della richiesta di archiviazione e della conclusione delle indagini era prevista solo per la persona offesa del delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.); parallelamente, le comunicazioni alle persone offese in tema di misure cautelari erano circoscritte alle misure dell’allontanamento dalla casa familiare (art. 282-bis cod. proc. pen.) e di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282-ter cod. proc. pen.), cioè a quelle misure che tipicamente trovano applicazione nei reati che, come quelli ex artt. 612 e 572 cod. pen., si sviluppano nell’ambito delle relazioni familiari ed affettive. In sede di esame in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, venne rilevata la portata troppo ristretta di tali previsioni, puntualizzandosi che: “Quanto agli obblighi di costante comunicazione a tutela della persona offesa dai reati di stalking e maltrattamenti in ambito familiare di cui all’articolo 2, comma 1, l’intervento normativo appare forse eccessivamente limitato, poiché prevede l’introduzione di obblighi di comunicazione in relazione solo ad alcune misure cautelari e solo alle vicende procedimentali di alcuni reati. Non si ravvisa, di contro, nessun tentativo di un più ampio riconoscimento del diritto dell’offeso alla comunicazione dei dati procedimentali rilevanti per i suoi Interessi, in coerenza con le indicazioni della Direttiva 2012/29/UE recante “Norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato”. Al fine di ampliare i diritti della persona offesa, si è pertanto deciso di allargare, nell’art. 299 cod. proc. pen., la platea delle misure da comunicare comprendendovi, oltre quelle di cui agli artt. 282-bis e 282-ter, anche quelle previste dagli artt. 283, 284, 285 e 286 e stabilendo tale obbligo in relazione ai procedimenti aventi ad oggetto “delitti commessi con violenza alla persona” La stessa espressione è stata poi utilizzata anche alla lett. g), per l’avviso della richiesta di archiviazione di cui al nuovo comma 3-bis dell’art. 408, oggetto di esame.
Anche la direttiva in esame fornisce (premessa n. 17) la nozione di violenza di genere, definendola come “la violenza diretta contro una persona a causa del suo genere, della sua identità di genere o della sua espressione di genere o che colpisce in modo sproporzionato le persone di un particolare genere. Può provocare un danno fisico, sessuale o psicologico, o una perdita economica alla vittima. La violenza di genere è considerata una forma di discriminazione e una violazione delle libertà fondamentali della vittima e comprende la violenza nelle relazioni strette, la violenza sessuale (compresi lo stupro, l’aggressione sessuale e le molestie sessuali), la tratta di esseri umani, la schiavitù e varie forme dannose, quali i matrimoni forzati, la mutilazione genitale femminile e i c.d. “reati d’onore”. Le donne vittime della violenza di genere e i loro figli hanno spesso bisogno di protezioni speciali a motivo dell’elevato rischio di vittimizzazione secondaria e intimidazione e di ritorsioni connesso a tale violenza”.
È da menzionare, infine, la Direttiva 2011/36/UE per la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, che ha indicato quali “violenze gravi alla persona” la tortura, l’uso forzato di droghe, lo stupro e altre forme di violenza psicologica, fisica o sessuale. Tale disposizione è stata integralmente recepita nel nostro ordinamento dall’art. I del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24, recante, appunto, “Attuazione della direttiva 2011/36UE relativa alla prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime e che sostituisce la decisione-quadro del Consiglio 2002/629/GAI”.
L’obbligo di avviso obbligatorio alla persona offesa dai reati commessi con violenza alla persona, di cui all’art. 408, comma 3-bis, cod. proc. pen., è stato introdotto al fine di ampliare i diritti di partecipazione della vittima al procedimento penale; il testo normativo in cui è contenuto si prefigge lo scopo di dare specifica protezione alle vittime della violenza di genere, specie ove si estrinsechi contro le donne o nell’ambito della violenza domestica; il reato di atti persecutori, al pari di quello dei maltrattamenti in famiglia, rappresenta, al di là della sua riconducibilità ai reati commessi con violenza fisica, una delle fattispecie cui nel nostro ordinamento è affidato il compito di reprimere tali forme di criminalità e di proteggere la persona che la subisce; la storia dell’emendamento con cui è stata introdotta la nozione di “delitti commessi con violenza alla persona” dimostra la volontà del legislatore di ampliare il campo della tutela oltre le singole fattispecie criminose originariamente indicate; la nozione di violenza adottata in ambito internazionale e comunitario è più ampia di quella positivamente disciplinata dal nostro codice penale e sicuramente comprensiva di ogni forma di violenza di genere, contro le donne e nell’ambito delle relazioni affettive, sia o meno attuata con violenza fisica o solo morale, tale da cagionare cioè una sofferenza anche solo psicologica alla vittima del reato.
7.2. Può pertanto enunciarsi il seguente principio di diritto: “La disposizione dell’art. 408, comma 3-bis, cod. proc. pen., che stabilisce l’obbligo di dare avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione con riferimento ai delitti commessi con violenza alla persona, è riferibile anche ai reati di atti persecutori e di maltrattamenti, previsti rispettivamente dagli articoli 612-bis e 572 cod. pen., perché l’espressione violenza alla persona deve essere intesa alla luce del concetto di violenza di genere, quale risulta dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario”.