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Timestamp: 2018-09-19 14:47:30+00:00
Document Index: 54348506

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1345', 'art. 1321', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2043', 'e contrario', 'art. 1218', 'art. 1176', 'art 1218', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Domande di esame Diritto Privato I
anzan 6 settembre 2014
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Diritto Privato I,Giurisprudenza
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Essenzialità. Ecco cosa sapere per affrontare un esame di diritto Privato in maniera brillante. 1. Garanzia di una conoscenza generale 2. Utilità per il ripasso 3. Focalizzazione dei punti chiave per ogni singolo a...
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1. Diritto soggettivo E’ la principale situazione giuridica soggettiva attiva, e rappresenta il potere attribuito al soggetto per la tutela dei propri interessi nei limiti previsti per legge. Chi acquista tale diritto è detto titolare. I diritti soggettivi sono fondamentalmente di tre tipi:
• Diritti Assoluti Possono essere fatti valere verso tutti i terzi (erga omnes) che quindi hanno il dovere di astenersi dal compiere atti turbativi dell’esercizio del diritto. Esempi: diritti personali e proprietà
• Diritti Relativi Possono essere fatti valere verso particolari soggetti coinvolti in un determinato rapporto giuridico. Tipico esempio: diritto di credito. La posizione passiva ha l’obbligo di tenere un determinato comportamento al fine di soddisfare l’interesse del titolare del diritto soggettivo.
• Diritti Potestativi In questo caso, la persona che ha la facoltà di esercitare tale diritto, impone all’altra parte di “subire” tale comportamento, senza che questa possa in alcun modo opporsi. Infatti la posizione del soggetto passivo non è ne di dovere ne tantomeno di obbligo,ma di soggezione. Il diritto potestativo può avere fonte legale (es. comunione forzosa del muro) o fonte contrattuale (es. recesso dal contratto).
2. Effetto giuridico – situazione giuridica Gli effetti giuridici sono le conseguenze giuridiche (ovvero a cui l’ordinamento giuridico attribuisce rilevanza) che si producono al verificarsi di una determinata fattispecie (insieme di fatti a cui la legge attribuisce conseguenze) . Effetti e fattispecie rispettano lo schema logico del giudizio ipotetico ovvero:
Se (Fattispecie) A – allora (produce) ! (Effetti) B Il verificarsi della fattispecie e il prodursi di effetti giuridici da origine alla situazione giuridica, la cui figura più importante è il rapporto giuridico, in cui 2 parti (intesi come centri di interesse) si trovano in posizione di diritto soggettivo o di dovere, obbligo o soggezione.
3. Situazioni giuridiche soggettive attive Le situazioni giuridiche soggettive attive sono:
• Diritto soggettivo (Assoluto, Relativo, Potestativo) • Aspettativa
E’ una situazione giuridica di “attesa”, in cui il titolare acquisterà il suo diritto solo in seguito al decorrere di un determinato periodo di tempo o al verificarsi di una condizione (es. ti regalo la macchina quando ti laurei). Nel periodo anteriore all’acquisto del diritto, il titolare ha il potere di tenere il bene oggetto in stato di conservazione. Si parla di fattispecie a formazione progressiva, in quanto di realizza prima l’aspettativa e poi il diritto.
• Potestà Si tratta di un potere vincolato: il titolare non ha il potere dell’esercizio del diritto per soddisfare un interesse proprio, ma un interesse altrui. Quindi è un potere-dovere, ed è questo che lo differenzia dal diritto potestativo: in quel caso il titolare può scegliere se esercitare il diritto, nella potestà il titolare deve esercitarlo
4. Possesso e Usucapione Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. In genere proprietario e possessore sono la stessa persona, ma spesso accade che siano due soggetti distinti. La differenza fondamentale è che la proprietà è una situazione di diritto, ovvero il titolare è definito tale su un fondamento giuridico come un atto di acquisto originario (es. occupazione) o un atto a titolo derivativo valido ed efficace, mentre il possesso è più che altro un situazione di fatto, in quanto può essere considerato un atto giuridico in senso stretto ovvero una fattispecie produttiva di effetti. Da non confondere col possesso è la detenzione, in quanto mentre nel possessore è presente sia l’elemento materiale (il corpus – effettivo impossessamento del bene) che quello psicologico (l’animus – non riconosce l’altrui diritto di proprietà), nel detentore è presente solamente il corpus dato che essi riconosce manifestamente l’altrui diritto di proprietà, ad es. pagando il canone mensile per l’affitto di un appartamento. Il legislatore tutela questa situazione, grazie anche a delle azioni dirette alla protezione dell’interesse del possessore (azioni possessorie) e alla possibilità per il possessore, nel caso possa essere definito tale per un determinato periodo di tempo continuativo, di acquistare il diritto di proprietà a titolo originario tramite l’istituto dell’usucapione. I termini di acquisto si distinguono in:
• Usucapione ordinaria ! 20 anni per immobili e universalità di mobili ; 10 per i mobili registrati e non.
• Usucapione abbreviata ! 10 anni per gli immobili e univers. di mobili acquistati a non domino e in buona fede purchè debitamente trascritti ( funzione costitutiva della trascrizione).
5. Delegazione E’ una modificazione del lato passivo dell’obbligazione, in cui il debitore (delegante) ordina ad un terzo (delegato) di assumersi l’obbligo di effettuare la prestazione nei confronti del creditore (delegatario). Se il creditore accetta di liberare il delegante dal rapporto obbligatorio, la delegazione è detta liberatoria, in caso contrario, i due soggetti passivi diventano obbligati in solido, in tal caso si parla di delegazione cumulativa. Fra i 3 soggetti si instaura un rapporto trilaterale:
• Fra delegante e delegatario ! Rapporto di valuta • Fra delegante e delegato ! Rapporto di provvista
Se sono note e determinate le cause che hanno portato alla sostituzione del delegato negli obblighi del debitorio originario, la delegazione è detta titolata. La delegazione qui descritta è detta delegazione di debito, ma esiste anche un altro tipo di delegazione detta di pagamento, in cui non c’è una modificazione della situazione soggettiva, ma si predispone un adempimento del terzo (il debitore resta sempre il delegante).
6. Conflitto fra norme giuridiche Nel nostro ordinamento le norme giuridiche sono contenute all’interno delle Fonti del diritto. Esse possono essere definite come “qualsiasi atto o fatto idoneo a produrre norme giuridiche”. Possono essere di produzione, se contengono i termini per produrre le norme, o di cognizione se svolgono una pura funzione conoscitiva (es. c.c. e g.u.). Sono ordinate secondo un criterio gerarchico o piramidale, in cima a cui c’è la costituzione, al di sotto vi sono le norme comunitarie, leggi ordinarie (decreti legge e legislativi), leggi regionali, regolamenti, usi e consuetudini. Perciò il primo criterio per risolvere il conflitto fra le norme è appunto quello gerarchico, perché una fonte di rango inferiore non può modificare ne tantomeno abrogare una fonte superiore. Il secondo criterio è quello di competenza, secondo cui una norma specifica prevale su una di carattere generale. Il terzo criterio è quello cronologico, ovvero la norma più recente prevale su quella più vecchia .
7. Fatto / Atto / Negozio E’ chiamato fatto giuridico ogni accadimento a cui l’ordinamento riconduce effetti giuridici (conseguenza della realizzazione di una fattispecie). Perciò la rilevanza giuridica non è data dai caratteri intrinseci al fatto stesso ma dalle conseguenze che l’ordinamento riconduce ad esso. Il fatto giuridico può essere in senso stretto, e riguarda qualsiasi evento volontario o meno, o atto giuridico. L’atto giuridico è un evento umano volontario che si distingue in atto giuridico in senso stretto, in cui gli attori non sono a conoscenza degli effetti attribuiti dall’ordinamento al comportamento, o negozi giuridici, in cui i soggetti oltre a compiere l’atto in modo volontario sono a conoscenza degli effetti e intenzionati di conseguenza a farli propri. E’ fondamentale quindi la volontà dei soggetti “contraenti” e il modo in cui questi la manifestano. Ovviamente, la volontà è volta alla soddisfazione di interessi che l’ordinamento giudica meritevoli di tutela. In questo senso, possiamo dire che il negozio giuridico è lo strumento previsto dall’ordinamento per realizzare gli interessi dei soggetti coinvolti e rappresenta la tipica manifestazione dell’autonomia privata. Essa è tendenzialmente più ampia nel settore contrattuale, in cui alla parti è consentito maggiore potere decisionale in ordine agli effetti.
8. Prescrizione L’istituto della prescrizione consiste nell’estinzione dei diritti per effetto del decorso del tempo e dell’inerzia del titolare. Infatti secondo l’articolo 2934 c.c., ogni diritto si estingue per prescrizione per effetto dell’inerzia del titolare protratta per un determinato periodo di tempo. Quest’istituto trova fondamento nell’esigenza della certezza del diritto, infatti se un diritto non viene esercitato per diverso tempo, nella collettività si crea la convinzione che questo non esista. Ovviamente non tutti i diritti sono soggetti a prescrizione. Non sono soggetti i diritti indisponibili (es. identità, nome ecc ecc) e il diritto di proprietà, o più precisamente il diritto di rivendicazione. Il motivo fondamentale di questa esclusione risiede nella facoltà concessa al proprietario del non uso del proprio bene. Il proprietario può perdere il suo diritto solo per effetto del possesso continuato per 20 anni da parte di un altro soggetto (usucapione). La prescrizione inizia a decorrere dal primo giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Ci sono dei casi in cui però il periodo può essere sospeso, in riferimento al rapporto fra i soggetti coinvolti oppure alla situazione di un soggetto stesso. Ad esempio nel caso di rapporti fra coniugi, o fra il genitore e i figli o ancora per i militari in guerra. Il periodo di sospensione va considerato come una parentesi, ovvero il tempo trascorso prima dell’inizio di essa va sommato al successivo. L’interruzione avviene invece quando il titolare esercita il diritto. In questo caso la prescrizione riparte dall’inizio. Chi paga il debito prescritto non può chiedere la ripetizione, perché rientra nell’ambito delle obbligazioni naturali. La prescrizione non può essere rilevata d’ufficio, ma spetta a colui che ne trae vantaggio agire per via giudiziale e farla così valere. Le parti non possono rinunciare ne derogare i termini di prescrizione, se non dopo che è decorso il termine. Un particolare caso di prescrizioni regolamentate dal legislatore, sono le prescrizioni presuntive. Ci troviamo in questo caso nell’ambito della prova, in quanto il legislatore presume che dopo un periodo di tempo relativamente breve, il debitore abbia assolto ai suoi obblighi pagando il bene oggetto del diritto. Spetta a chi agisce contro il debitore da lui dichiarato inadempiente, dimostrare il mancato pagamento, chiedendo il giuramento decisorio da parte dell’altro soggetto. Una volta che il debitore giura di avere pagato, il creditore può solamente agire in giudizio per il reato di falso giuramento.
9. Rappresentanza diretta e indiretta La rappresentanza è il potere conferito ad un soggetto (rappresentante) per agire in nome e per conto (rappresentanza diretta) o solamente per conto (rappresentanza indiretta) di un altro soggetto (rappresentato) in capo a cui si produrranno gli effetti (nel caso della rappresentanza diretta). Nel caso della rappresentanza indiretta, gli effetti si producono in capo al
rappresentante. Il rappresentante non può però compiere atti a carattere strettamente personale come ad esempio matrimonio o adozione. Un esempio di rappresentanza diretta può essere il soggetto che chiede ad un altro di comprare una casa in nome e per conto suo in un’altra città, quindi gli da l’incarico per stipulare il contratto di compravendita, ma gli effetti, quindi il trasferimento della proprietà, si producono in capo al rappresentato. Il secondo caso potrebbe essere sempre la compravendita di un immobile, ma il rappresentato vuole non apparire nel contratto. Il terzo contraente in questo caso non è a conoscenza del fatto che il vero acquirente sia il rappresentato, per questo gli effetti si producono in capo al rappresentate. Fra rappresentante e rappresentato ci sarà sicuramente un contratto di mandato o qualsiasi rapporto gestorio per il trasferimento degli effetti. La rappresentanza può essere legale, come quella del minore che agisce in nome e per conto dei genitori per piccoli acquisti, o volontaria quando sono le parti a decidere che essa si costituisca. In quest’ultimo caso, il rappresentato conferisce l’incarico al rappresentante mediante un negozio unilaterale recettizio, chiamato procura. La procura può essere generale, quando il rappresentante rientra in tutti gli affari del rappresentato, o speciale quando rientra solamente in alcuni atti. In questo caso la procura deve avere la stessa forma dell’atto che il rappresentante deve compiere.
10.Il terzo può porre rimedio al contratto stipulato con un falso rappresentante? Se un rappresentato vuole revocare la procura al rappresentante, deve rendere questa conosciuta ai terzi. Nel caso in cui non lo facesse, e il rappresentante stipula un contratto con un terzo in buona fede, gli effetti cadono sul rappresentato. Se invece il terzo era a conoscenza della revoca e stipula ugualmente l’atto, esso si considera privo di effetti. Gli effetti vengono prodotti in capo al falso rappresentante quando questo inganna il terzo, ad esempio con un documento falso, sulla sua posizione di posizione di rappresentante.
11.Garanzie del credito Il creditore ha a disposizione due forme di garanzia del credito:
• Garanzia generica ! secondo cui il debitore espone i suoi beni alla responsabilità patrimoniale, ovvero in caso di inadempimento, i creditori possono rivalersi sul suo patrimonio
• Garanzia specifica ! il creditore pone come oggetto della sua garanzia, ben specifici appartenenti al debitore. Essi sono Pegno e Ipoteca.
12.Superficie La superficie è un diritto personale di godimento, che rappresenta il diritto di un soggetto, di costruire o mantenere in costruzione un’opera sul fondo altrui. In questo senso la superficie può essere vista come una deroga al principio di accessione, secondo cui tutto ciò che rientra nella sfera di appartenenza di un bene è di proprietà del proprietario del bene principale. La superficie si costituisce in forza di un atto di autonomia privata scritto e debitamente trascritto, oppure per usucapione. Il diritto può essere a tempo determinato o perpetuo ed è alienabile, trasmissibile agli eredi e ipotecabile. Si estingue per scadenza del termine, per perimento del suolo (se perisce l’opera si può ricostruire), per prescrizione, per consolidazione del superficiario e proprietario.
13.Il pagamento effettuato presso chi non è legittimato a riceverlo, è soggetto a
ripetizione? Si, da parte del vero creditore se il debitore dimostra di essere in buona fede (che non si presume, ma deve essere egli stesso a dimostrarla). Il debitore è comunque liberato dall’adempimento.
14.Possesso vale titolo 1153 E’ un modo di acquisto della proprietà di beni mobili a titolo originario, in caso di conflitto fra più acquirenti. Nel caso dei beni mobili, non è prevista una forma di pubblicità come la trascrizione per gli immobili, perciò l’acquirente non può avere la certezza della buona fede del venditore. Per questo il legislatore ha stabilito il criterio secondo cui il primo fra gli acquirenti ad impossessarsi del bene, ne diventa proprietario. Sono però necessarie 3 condizioni: 1) Titolo di acquisto astrattamente idoneo a trasferire la proprietà (non può essere
concretamente idoneo perché il venditore non è proprietario) 2) Il dante causa non è proprietario del bene 3) La consegna materiale della cosa e la buona fede dell’acquirente al momento della
consegna. Questa regola rispecchia il principio sia della tutela dell’affidamento terzo, sia della libera circolazione della ricchezza, come mezzo per la crescita della produzione del paese.
15.Interpretazione della legge E’ un’operazione che ricorre nel caso in cui il giudice debba “adattare” la fattispecie astratta di una norma giuridica alla fattispecie concreta. Questo meccanismo è detto meccanismo di sussunzione. L’ordinamento prevede due criteri: - criterio letterale: secondo cui chi interpreta la legge deve far riferimento al significato proprio delle parole - criterio funzionale: secondo cui l’interprete deve tener conto dell’intenzione del legislatore. Inoltre si parla di interpretazione estensiva se si attribuisce un significato più ampio rispetto a quello letterale (es. “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge” è un principio esteso anche agli stranieri in quanto “uomini”), oppure interpretazione restrittiva se si attribuisce un significato meno ampio.
16.Distinzione tra buona fede in senso oggettivo e soggettivo Per buona fede in senso oggettivo si intende il dovere di correttezza che ad esempio le parti devono tenere sia nella fase delle trattative sia in fase di adempimento l’obbligazione. Per buona fede in senso soggettivo si intende l’affidamento che un soggetto fa su una determinata situazione o un determinato soggetto, seguendo le regole della normale diligenza. Ciò significa che ignora la possibilità di lesione dell’altrui diritto.
17.Surrogazione Art. 1201-1205 c.c. ! Consiste nel sub ingresso di un terzo nella posizione del creditore e quindi nei diritti che a questo spettavano verso il debitore. La surrogazione può avvenire:
• Per volontà del creditore ! se ad adempiere sia stato un terzo, il creditore può surrogarlo nei propri diritti purché la dichiarazione avvenga esplicitamente e contestualmente al pagamento (altrimenti si tratterebbe di un adempimento del terzo).
• Per volontà del debitore ! in questo caso, se il debitore prende a mutuo una somma di denaro per estinguere il suo debito presso il creditore, può sostituire il mutuante nei diritti di quest’ultimo, senza il suo esplicito consenso. Sono necessarie tre condizioni:
o Che risulti data certa e destinazione dalla quietanza o Deve essere contenuta la dichiarazione del debitore circa la provenienza della
somma • Surrogazione legale ! ricorre nei casi tassativamente previsti dalla legge (es. il
legatario che paga i debiti ereditari).
18.Cessione del credito La cessione del credito è un contratto con cui il creditore cede il suo diritto di credito ad un terzo soggetto, nei confronti del debitore. Possono formare oggetto della cessione solamente i diritti disponibili. La cessione si realizza in seguito all’accordo tra cedente e cessionario, non è necessario il consenso del debitore. Per questo la cessione è un contratto consensuale bilaterale effetti reali (trasferimento del diritto di credito). E’ comunque necessario che al debitore venga comunque notificata l’avvenuta cessione, in modo che questi nella buona fede, non adempia al creditore al creditore originario. La cessione può avvenire:
• a titolo oneroso (c.d. vendita del credito) • a titolo gratuito • solvendi causa ovvero se il cessionario era a sua volte creditore del cedente (cessione
solutoria). • a garanzia dell’adempimento dell’obbligazione
In caso di più soggetti che vantino la loro posizione di cessionario, prevale il trasferimento che p stato per primo notificato al creditore o che è stato per primo da lui accettato.
19.Modificazioni lato passivo del rapporto (Delegazione/Espromissione / Accollo) Spesso, si possono verificare delle modificazioni nelle posizioni giuridiche delle obbligazioni, e possono riguardare sia il lato attivo (surrogazione, cessione del credito) che il lato passivo. Queste ultime sono: Delegazione, Espromissione, Accollo.
Delegazione: Con la delegazione, il soggetto debitore, detto delegante, obbliga un altro soggetto, detto delegato, ad assolvere la prestazione che spettava a lui in favore del creditore detto delegatario. La delegazione può avvenire nel caso in cui ad esempio il delegato abbia un debito verso il delegante e si libera effettuando alla prestazione del delegante verso il delegatario, Il rapporto fra delegante e delegatario è detto di valuta e quello fra delegante e delegato è detto di provvista. Per questo si parla di delegazione, come un contratto trilaterale. Il creditore deve però accettare la liberazione del delegante, altrimenti i due condebitori sono costituiti in solido. Nel primo caso si parla di delegazione liberatoria nel secondo caso di delegazione cumulativa. Il tipo di delegazione finora spiegato, è la cosidetta delegazione di debito, ma esiste anche un altro tipo di delegazione, detta di pagamento, in cui non viene modificato il rapporto obbligatorio, ovvero il debitore rimane senz’altro il delegante che incarica (o delega appunto) il delegato di pagare il debito per conto suo. Se sono noti i rapporti che hanno portato alla delegazione, essa si dice titolata. Espromissione: E’ un contratto con cui un terzo (espromittente) si sostituisce al debitore (espromesso) per adempiere all’obbligazione che questo a aveva verso l’espromissario. Questo è il caso tipo del genitore che si sostituisce al figlio per pagare i suoi debiti. Anche in questo caso il creditore deve accettare per liberare l’espromesso (epromissione liberatoria) altrimenti i due condebitori sono costituiti in solido (espromissione cumulativa). L’espromissione a differenza della delegazione è sempre titolata, perché deve essere noto il rapporto di valuta per permettere all’espromittente di opporre le eccezioni che sarebbero spettate all’espromesso contro l’espromissario. Accollo: L’accollo è un contratto con cui, un terzo estraneo al rapporto originario, detto accollante, si obbliga nei confronti dell’accollatario, ovvero adempiendo al debito che aveva l’accollato verso il creditore. Tipico è il caso del mutuo fondiario acceso da un costruttore che vende successivamente ad un terzo che si obbliga di pagare la parte restante del mutuo alla banca. In questo caso quindi il contratto riguarda terzo e il debitore, mentre nel caso precedente, riguardava il terzo e il creditore. L’accollo può essere liberatorio, se l’accolatario libera il
debitore originario, in caso contrario si dice cumulativo. Inoltre l’accollo si può distinguere fra accollo interno e accollo esterno. L’accollo esterno può essere visto come un contratto a favore del terzo, in quanto l’accollatario, ovvero il creditore, ha il potere di decidere da quale dei due debitori esigere la prestazione, ovviamente avendo maggiori garanzie di solvibilità. Nell’accollo interno invece, il creditore si può limitare solamente ad accettare o meno il contratto, ma può esigere l’adempimento solamente da uno dei due. L’accordo fra accollato e accollante è revocabile fino a quando il creditore non vi abbia aderito.
20.Contratti con effetti reali I contratti ad effetti reali sono particolari categorie di contratti che hanno per oggetto il trasferimento di diritti reali (es. proprietà) e si perfezionano con il solo consenso delle parti, producendo così immediatamente gli effetti traslativi. Il consenso deve essere espresso nella stessa forma richiesta dal codice (scritta per gli immobili, arbitraria per i mobili). Inoltre, se si tratta di contratti aventi per oggetto obbligazioni generiche, come ad es. grano, quindi beni individuati nel loro genere, il legislatore prevede la specificazione (misurazione, pesatura) prima del consenso. I contratti ad effetti reali si contrappongono ai contratti ad effetti obbligatori che invece hanno per oggetto la nascita di rapporti obbligatori fra le parti.
21.Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta La risoluzione, è una forma di scioglimento del contratto che può essere richiesta solamente nel caso di contratti a prestazioni corrispettive. Ricorre esclusivamente in 3 casi previsti per legge: Inadempimento, Eccessiva onerosità sopravvenuta, e impossibilità sopravvenuta. La parte legittimata alla richiesta dell’azione risolutiva, propone al giudice la causa, ed egli dichiara le parti liberate con una sentenza costitutiva. Si prescrive in un anno. Nel caso dell’eccessiva onerosità sopravvenuta, ci si riferisce a contratti di durata, in cui è presente un differimento dell’esecuzione. I contratti sinallagmatici sono caratterizzati dall’equa valutazione delle prestazioni corrispettive. Può accadere però che a causa del differimento, una prestazione possa diventare eccessivamente onerosa rispetto all’altra. In questo caso, la parte che dovrebbe effettuare la prestazione più onerosa, può chiedere la risoluzione, se l’altra parte non provvede alla equilibratura delle prestazioni. Ovviamente questa norma non disciplina i contratti aleatori, in cui il rischio contrattuale, ovvero delle oscillazioni delle prestazioni, è previsto e accettato dalle parti sin dal momento della conclusione.
22.Costituzione in mora del creditore e del debitore Mora credendi: In alcuni tipi di obbligazioni, è necessaria la cooperazione del creditore al fine dell’adempimento da parte del debitore. Pur non essendo un obbligo, ma un onere per il creditore collaborare al fine dell’adempimento, se si rifiuta ingiustificatamente, il creditore ha l’onere di costituirlo in mora per evitare di essere considerato inadempiente. Ciò avviene con un atto pubblico chiamato offerta solenne e comporta diversi effetti per il creditore:
a. Il rischio di impossibilità sopravvenuta della prestazione passa in capo al creditore b. Il creditore deve risarcire i danni al debitore che ha dovuto sostenere spese per la
conservazione del bene (nel caso di obbligazioni di dare). c. Nel caso di beni fruttiferi, non li sono più dovuti interessi.
La costituzione in mora non libera però il debitore, perché ciò avvenga egli deve: Obbligazioni di dare:
d. Bene mobile ! Depositare il bene presso un ufficio pubblico autorizzato. e. Bene immobile ! Chiedere al giudice la nomina di un sequestratario che si
impossessi del bene Obbligazioni di fare:
f. Intimare il creditore a ricevere la prestazione
g. Aspettare il decorso del termine, che la prestazione diventi impossibile, o cada in prescrizione.
Mora debendi In caso di inadempimento da parte del debitore alla scadenza del termine il creditore può agire in due modi:
• Chiedere la risoluzione del contratto se non ha più interesse a ricevere la prestazione • Costituire il debitore in mora, intimandolo all’adempimento
In entrambi i casi il creditore può chiedere il risarcimento dei danni. La costituzione in mora è molto importante perché trasforma il semplice ritardo nell’adempimento in inadempimento con tutte le conseguenze previste per legge. La costituzione in mora parte già da quando il creditore intima l’adempimento al debitore. Questa produce due effetti in particolare:
• Il rischio di impossibilità sopravvenuta passa in capo al debitore ( a meno che non dimostri che la cosa sarebbe perita ugualmente anche a casa del creditore)
• In caso di beni fruttiferi, il debitore è tenuto alla corresponsione di interessi, detti appunto moratori, che se non pattuito diversamente dalle parti devono attenersi alla misura degli interessi legali.
Se ancora il creditore non adempie, il creditore può agire in via giudiziale per rivalersi sui beni (patrimonio del debitore – garanzia generica). La mora fin qui descritta è detta ex-persona, per distinguerla dalla mora ex-re, che opera nei casi previsti per legge, senza esplicita richiesta del creditore. Questi sono:
• Obbligazione derivante da fatto illecito • Dichiarazione di inadempimento da parte del debitore • Obbligazioni pecuniarie
23.Contratto a favore del terzo L’articolo 1345 dispone che il contratto ha forza di legge fra le parti e non produce effetti rispetto ai terzi se non nei casi previsti per legge. Questa norma esprime il principio della relatività del contratto, secondo cui appunto gli effetti di esso si producono in capo alle parti coinvolte e non ai terzi. Questa regola non conosce deroghe per quanto riguarda gli effetti sfavorevoli ai terzi, mentre in caso di effetti favorevoli il legislatore ha introdotto una particolare configurazione del contratto chiamato appunto “contratto a favore del terzo”. Esso è un patto con lui parti convengono che un terzo dovrà acquistare i diritti che sarebbero spettati allo stipulante contro il promittente, salva ovviamente la sua facoltà di rifiuto. Il contratto è valido solamente se esiste un interesse dello stipulante a far acquisire i diritti al terzo, anche di natura non patrimoniale. La mancanza di tale interesse comporta la nullità del contratto, in quanto esso è parte integrante della causa. Il terzo acquista il diritto quando le parti danno il consenso, anche senza la sua accettazione. Quando il terzo dichiara di volerne profittare, la stipulazione è irrevocabile. Tipico esempio è il genitore che stipula un contratto di locazione a favore del figlio. Il terzo può comunque rifiutare, rendendo il contratto privo di effetti nei suoi confronti, ma facendolo restare in vita fra le parti. Il promittente può opporre le eccezioni al terzo per quanto riguarda strettamente il rapporto giuridico, mentre non può farlo per quanto riguarda altri rapporti che riguardano lui verso lo stipulante.
24.Azione surrogatoria e revocatoria nel confronto del terzo Sono azioni concesse al creditore che, in caso di inadempimento del debitore, vuole rivalersi sui beni posti a garanzia generica del credito, perché ha ragione di temere (o perché si è effettivamente realizzata la fattispecie) che il debitore intenda alienare o occultare i beni per
sottrarli all’esecuzione forzata, modificando quindi il patrimonio su cui il creditore aveva fatto affidamento per la tutela dell’adempimento.
Azione surrogatoria: Nel caso in cui il debitore abbia dei crediti verso altri soggetti e non intende esigerli, il suo creditore, può con l’azione surrogatoria sostituirsi ad esso verso i suoi debitori. I diritti su cui può rivalersi (anche se non direttamente) devono avere carattere patrimoniale e devono essere tali che per la loro natura o per disposizioni di legge, non possano essere esercitati solo dal titolare. Egli non può comunque far propri quei crediti in una misura maggiore del suo credito, in quanto l’azione surrogatoria ha efficacia puramente conservativa, e quindi i crediti riscossi in esubero ricadono sul patrimonio del debitore, in modo che gli altri creditori ne possano profittare.
Azione revocatoria: Quest’azione può essere esperita dal creditore contro gli atti di disposizione posti in essere dal debitore per sottrarre i suoi beni dall’esecuzione forzata. E’ necessario precisare che anche quest’azione ha una funzione puramente conservativa, in quanto per i terzi gli atti continuano ad essere validi, mentre sono retroattivamente inefficaci per il creditore, che una volta eseguita l’azione, considera i beni oggetto degli atti come se non fossero mai usciti dal patrimonio del debitore. Affinché possa essere esperita quest’azione sono necessarie delle condizioni:
a. Esistenza di un atto di disposizione, ovvero un atto di autonomia privata che incide sul patrimonio del debitore. Sono atti di disposizione gli atti di alienazione, gli atti di costituzione di diritti reali o di costituzione di obbligazioni
b. Il pregiudizio arrecato al creditore c. La malafede del debitore, che quindi sapeva di arrecare pregiudizio d. La malafede del terzo in caso di acquisto a titolo oneroso, mentre in caso di acquisto
a titolo gratuito, l’azione può essere comunque esperita in quanto il legislatore fra il soggetto che vuole trarre vantaggio dall’acquisto e il pregiudizio del creditore, preferisce tutelare quest’ultimo.
Quindi come già detto, i creditori non possono aggredire il bene se non hanno partecipato all’azione revocatoria. Quindi l’atto è inopponibile solamente al creditore che ha esperito l’azione.
25.Comportamento concludente La volontà alla conclusione del contratto può essere manifestata in due modi: - Espressamente ! utilizzando qualsiasi mezzo di comunicazione idoneo - Tacitamente ! ovvero iniziando l’esecuzione della prestazione In questo caso si parla di comportamento concludente, perché la parte che inizia ad eseguire la prestazione, sta senz’altro manifestando la sua volontà alla conclusione, facendo produrre tutti gli effetti derivanti dal contratto stesso, in quanto il contratto acquista forza di legge fra le parti quando può dirsi concluso (l’accettazione è pervenuta al proponente).
26.Principio di relatività del Contratto ( effetti tra la parti) Secondo l’art. 1345 c.c. il contratto ha forza di legge di legge fra le parti, mentre non produce effetti verso i terzi, se non nei casi previsti per legge (es. contratto a favore del terzo). Una volta che il contratto può dirsi concluso, le parti devono effettuare le prestazioni, o la prestazione se a carico di una sola parte, pena il risarcimento del danno. Non solo, le parti infatti sono tenute alla buona fede, intesa in senso oggettivo come dovere di correttezza e di lealtà sia nella fase delle trattative, che nella fase dell’esecuzione. Infatti, dal momento in cui il contratto acquista forza di legge, per l’ordinamento ha la stessa forza delle norme giuridiche, cosicchè la sua
violazione comporta senz’altro delle conseguenze. La principale è ovviamente il risarcimento dei danni. Esso si divide in :
- Danno emergente ! perdite subite - Lucro cessante ! mancato guadagno.
L’interesse violato in caso di inadempimento è detto interesse positivo, in quanto viene violato l’interesse di una parte a ricevere la prestazione, mentre l’interesse violato nella fase delle trattative è detto interesse negativo, perché riguarda l’interesse che avevano le parti a non iniziare delle trattative dispendiose e quindi dannose perché non hanno portato alla conclusione del contratto. Anche nella fase delle trattative è previsto il risarcimento del danno.
27.Rescissione La rescissione è una particolare forma di scioglimento del contratto, che sopraggiunge nel caso in cui una parte abbia concluso il contratto in stato di pericolo o di bisogno, quindi in condizioni inique. Si parla di contrattazione in caso di pericolo se:
- una parte ha concluso il contratto per salvare se o gli altri da un pericolo grave per la persona,
- questa situazione era nota alla controparte - ne ha profittato per porre delle condizioni inique. Questo è il tipico caso della persona
che sta per morire di freddo su una montagna e stipula un contratto con un alpinista per salvarlo per 200.000€.
Il caso di bisogno si riferisce strettamente alle difficoltà economiche di un soggetto. In questo caso può intervenire la rescissione se:
- la prestazione chiesta è inferiore alla metà del suo reale valore - la controparte ne ha tratto vantaggio.
La rescissione ha efficacia retroattiva e si prescrive in un anno senza eccezioni.
28.Obbligazioni naturali Si distinguono dalle obbligazioni civili perché, pur avendo carattere patrimoniale, il creditore non può agire in giudizio per ottenere l’adempimento o il risarcimento dei danni. In questo modo il legislatore ha voluto tutelare quelle obbligazioni assunte per mera cortesia o per dovere morale. Rientra nello schema di obbligazioni naturali il pagamento dell’indebito.
29.Classificazione negozi I negozi giuridici sono atti giuridici in cui è presente il carattere della volontà dei soggetti al compimento degli atti stessi, e la loro conoscenza degli effetti da esso prodotti e quindi la volontà di farli propri. I negozi si distinguono principalmente in unilaterali e bilaterali (o plurilaterali) a seconda di quante parti (intese come centro d’interesse sono coinvolte). Negozi unilaterali: Sono negozi in cui è coinvolta una sola parte. Si dividono in
• Recettizi ! se è necessario che il destinatario ne venga a conoscenza e dia accettazione (es. remissione di debito, recesso, disdetta, procura)
• Non recettizi ! se non è necessaria la conoscenza del destinatario (es. accettazione eredità, dichiarazione di voto)
• Inter vivos ! se si tratta di atti posti in essere fra soggetti in vita (es. procura) • Mortis causa ! se dipendono da causa di morte (es. testamento)
Ai negozi unilaterali si applica la stessa disciplina dei contratti se essi sono a carattere patrimoniale e inter vivos e solamente se compatibili. I negozi unilaterali sono per lo più tipici, ma si discute spesso sul fatto di lasciare più autonomia ai privati, purchè trattino atti inter vivos a carattere patrimoniale. Inoltre l’ultima distinzione è data dai negozi che producono effetti:
- Nella sfera giuridica del dichiarante (es. accettazione eredità)
- Nell’altrui sfera giuridica, sia favorevoli (es. remissione di debito), sia sfavorevoli (es. recesso, disdetta, affrancazione)
In quest’ultimo caso il negozio è valido solamente se trova fonte contrattuale o legale.
Negozi bilaterali o plurilaterali: I negozi bilaterali più importanti sono ovviamente i contratti, che sono lo strumento per la realizzazione più ampia dell’autonomia privata in relazione soprattutto agli effetti. Il contratto (art. 1321 c.c.) è l’accordo fra due o più parti volto a regolare, costituire o estinguere un rapporto giuridico avente carattere patrimoniale. Quindi, nella definizione stessa, sono presenti i requisiti fondamentali del contratto, essi sono:
- L’accordo - La bilateralità (viene escluso ad es. il testamento) - La patrimonialità (vengono esclusi gli atti familiari come ad es. il matrimonio)
30.Procura e falso procuratore La procura è un atto unilaterale recettizio, con cui un soggetto, detto rappresentato, concede il potere ad un altro soggetto, detto rappresentante, di compiere atti giuridici in nome e per conto suo, e in capo al rappresentato si produrranno gli effetti. Ci troviamo nell’ambito della rappresentanza volontaria (si distingue da quella legale che è prevista per legge come ad es. i genitori verso i figli). La procura si distingue in:
- Generale ! se il procuratore rientra in tutti gli affari del rappresentato - Speciale ! se rientra in determinati affari.
Nel primo caso non è richiesta una forma particolare, mentre nel secondo è richiesta la stessa forma degli atti giuridici da compiere. Al procuratore non è richiesta la capacità di agire, mentre al rappresentato si. La procura può essere limitata o revocata in qualsiasi momento, ma per la revoca è necessario che ne venga data conoscenza ai terzi con mezzi idonei. Infatti, nel caso in cui un procuratore agisca comunque anche se revocato o comunque non si attenga ai limiti posti dalla procura stessa, ci troviamo in presenza di un falso procuratore. In questo caso, la validità dell’atto può essere compromessa:
- Se è colpa del rappresentato che non ne ha dato conoscenza ai terzi, e il terzo contraente è in buona fede, gli effetti si producono in capo al rappresentato.
- Se il terzo è in malafede, il contratto è improduttivo di effetti In questo caso, il rappresentato potrebbe comunque trovare vantaggioso l’atto stipulato e con la ratifica (negozio unilaterale) lo rende produttivo di effetti. Se invece l’atto non viene ratificato, gli effetti si producono in capo al rappresentante. Ci troviamo nell’ambito della responsabilità precontrattuale). Un altro caso di “malafede” nella procura, è il conflitto di interessi. Ovvero il procuratore può agire non tutelando gli interessi del rappresentato, ma i suoi o quelli di terzi. In questo caso il rappresentato può chiedere l’annullamento se il conflitto era noto ai terzi (tutela dell’affidamento del terzo di buona fede).
31.Forma E’ un elemento essenziale del contratto e stabilisce come deve essere manifestata la volontà dei contraenti alla conclusione del negozio. In alcuni casi questa è prevista per legge pena nullità del negozio stesso (per mancanza dei requisiti appunto), in tutti gli altri casi si applica il principio della libertà della forma, in cui sono le parti a decidere come stipulare l’atto. La forma richiesta pena nullità è detta ad substantiam, mentre in alcuni casi la forma non è richiesta ai fini della validità del contratto, ma solamente ai fini dell’onere della prova. In questo caso si parla di forma ad probationem. La forma scritta è richiesta ad esempio per il trasferimento della proprietà di beni immobili e mobili registrati, mentre non è richiesta per il trasferimento di mobili. Infatti ai fini della conclusione del contratto, nei contratti ad effetti reali
per il trasferimento della proprietà di beni mobili, è necessario e sufficiente il consenso delle parti a voler produrre gli effetti (principio consensualistico).
32.Capacità di agire assoluta e relativa – Eccezioni La capacità di agire è la astratta capacità di compiere validamente atti giuridici, e quindi di tutelare i propri interessi. L’ordinamento riconosce tale capacità al partire dal 18° anno di età, dopodiché essa si presume, a meno che essa non sia revocata. In tale caso, è necessaria una sentenza che ne dia conoscenza a tutti i terzi. L’incapacità può essere:
- Assoluta ! se l’incapace non può compiere atti ne di ordinaria ne di straordinaria amministrazione ! il giudice nomina un tutore che agisce in nome e per conto dell’incapace
- Relativa ! se può compiere solamente atti di ordinaria amministrazione ! il giudice nomina un curatore che affianca l’incapace in alcuni atti.
Incapaci Assoluti:
Minore ! i tutori legali sono i genitori; nel caso questi siano venuti a mancare, è il giudice a stabilire che ne deve fare le veci. Essendo incapaci assoluti, i minori non potrebbero compiere nessun atto giuridico. Questo solo teoricamente, in quanto un bambino può ad es. compiere acquisti di valore irrisorio, agendo come rappresentante dei genitori.
Interdetto giudiziale ! possono essere interdetti i soggetti che si trovano in costante stato di infermità mentale, tale da far temere pregiudizio per lui o per la sua famiglia. In questo caso, un suo famigliare può chiedere al giudice di emanare una sentenza costitutiva volta a dichiararne l’interdizione e nominare un tutore. L’interdizione può essere revocata quando cessano le cause che l’hanno comportata.
Interdetto legale ! Mentre l’interdizione giudiziale ha uno scopo protettivo dell’incapace, in questo caso, l’interdizione legale è stata prevista come pena accessoria per il detenuto che ha compiuto omicidio colposo o che comunque debba scontare una periodo di detenzione superiore ai 5 anni.
Incapaci relativi:
Minore emancipato ! viene così chiamato il minore che ha contratto il matrimonio dai 16 ai 18 anni. Egli può compiere atti a conservazione del suo patrimonio, ma non atti che possono incidere notevolmente su esso, come ad esempio trasferimento di proprietà immobili. In questo caso viene assistito da un curatore nominato dal giudice che lo affianca per la stipulazione degli atti.
Inabilitato ! Ad esso viene applicata la stessa disciplina del minore emancipato, pur ricorrendo per cause molto diverse. Infatti può essere richiesta l’inabilitazione per un soggetto che si trova in stato di abituale incoscienza dovuta ad abuso di alcolici o di stupefacenti, al prodigo, al cieco e sordomuto che non ha ricevuto adeguata educazione.
Alla capacità di agire vi sono alcune eccezioni: Capacità lavorativa ! 15 anni Capacità di adozione ! 35 anni Capacità di riconoscimento di figli naturali ! anche il minore
33.Servitù e Azioni a tutela della servitù Le servitù sono diritti personali di godimento particolari, in quanto non riguardano una relazione fra soggetti, ma una relazioni fra fondi. La servitù può essere spiegata come il peso imposto sul fondo detto servente, per soddisfare l’utilità di un altro fondo, detto dominante. Già nella definizione, si delineano i principali requisiti:
a. Utilità del fondo dominate, che può consistere anche in pura comodità o amenità. b. I proprietari dei fondi devono essere diversi, altrimenti rientra nelle facoltà del
proprietario fare quello che vuole sul proprio bene. c. Il diritto non si può separare dal fondo, anche nel caso in cui esso venga alienato d. Il peso sul servente può consistere solamente in un non fare o in un pati, non può
esistere un obbligazione di fare. Le servitù si distinguono principalmente in servitù coattive, previste dalla legge perché poste a tutela di un interesse generale (es. servitù di acquedotto o di passaggio), e servitù volontarie se trovano fonte in atti di autonomia privata. L’atto deve essere scritto e trascritto per essere reso opponibile ai terzi. Infatti si possono costituire per contratto,per testamento o per destinazione del padre di famiglia. Quest’ultimo caso è particolare, perché ricorre nel caso in cui i due fondi coinvolti, appartenevano prima allo stesso proprietario, che ha costituito un opera per l’utilità di un fondo, che inevitabilmente coinvolgeva anche l’altro. Se il proprietario aliena un fondo, mantenendo in vita l’opera, si costituisce una servitù, in quanto sono presenti tutti i requisiti. Inoltre si distinguono in apparenti, se sono presenti opere visibili (es. servitù di acquedotto) e non apparenti in caso contrario (es, servitù di passaggio). Sono continue, se non è necessario l’intervento dell’uomo e discontinue in caso contrario. Sono affermative se consentono al proprietario del fondo dominante di eseguire una determinata attività (es. passaggio o pascolo) negative se il servente si deve astenere dal fare qualcosa sul proprio fondo (es. non sopraelevare). La servitù si estingue per rinuncia da parte del proprietario del dominante, per scadenza del termine, per prescrizione, per confusione (proprietari diventano la stessa persona). Azioni a tutela della servitù: Esse sono volte ad accertare il diritto del dominante, e di far cessare le turbative che eventualmente ne ostacolano l’esercizio. Oltre le azioni possessorie, è concessa al titolare della servitù presumibilmente “violata”, anche l’azione confessoria, con cui la parte lesa, ovvero il titolare del fondo dominante, chiede al giudice di accertare e dichiarare l’esistenza del suo diritto, e di far cessare le eventuali turbative, oltre che al risarcimento del danno. Legittimato attivamente è ovviamente il titolare della servitù, mentre legittimato passivamente è il soggetto che ha un rapporto con il servente, es. il proprietario o il futuro acquirente. L’azione confessoria ha carattere petitorio.
34.Onere E’ una situazione giuridica passiva particolare, in quanto il titolare non è tenuto ad un comportamento pena sanzione (come nell’obbligo e nel dovere), ma è tenuto a comportarsi in un certo modo per tutelare i suoi interessi. Se non fa ciò che la legge gli concede, non ottiene nessuna conseguenza, ma se lo fa esercita un suo diritto. Ad esempio l’art. 2697, l’onere della prova, dice che chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
35.Luogo Adempimento Il luogo dell’adempimento viene stabilito dalle c.d. norme suppletive che colmano le eventuali lacune del contratto. Esso è stabilito:
- In caso di cosa certa è determinata ! luogo in cui l’obbligazione è sorta - Obbligazioni pecuniarie ! domicilio del creditore - Tutti gli altri casi ! domicilio del debitore
36.Quando si discorre di “Inversione dell’onere della prova”? In genere, l’onere della prova come dimostrazione dell’esistenza di un diritto, spetta al titolare nel caso di diritti reali, e al creditore, nel caso di obbligazioni, per pretenderne l’adempimento. Ci sono tuttavia delle eccezioni. Ad esempio nel caso della promessa di pagamento e della ricognizione di debito, il debitore sta implicitamente riconoscendo il suo debito, perciò in caso di inadempimento, spetta a lui dimostrare l’inesistenza del rapporto obbligatorio (es. se il contratto è stato annullato o la prestazione già effettuata).
37.Fatto illecito – responsabilità Il fatto illecito, secondo la fattispecie generale descritta dall’art. 2043, è qualsiasi fatto o atto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il danno al risarcimento del danno. Quest’art. descrive la fattispecie generale per distinguerla dalle fattispecie speciali descritte negli artt. seguenti. La concezione tradizionale attribuiva al fatto illecito una funzione fondamentalmente sanzionatoria dell’atteggiamento riprovevole avuto dall’attore, mentre nella disciplina moderna si attribuisce una funzione principalmente riparatoria delle conseguenze dannose della lesione. Nel 2043 sono racchiuse tutte le condizioni per descrivere sia la fattispecie originaria , i requisiti affinché nasca l’obbligazione, e le relative conseguenze. Elementi soggettivi:
• Imputabilità ! capacità di intendere e di volere, mentre non è richiesta la capacità di agire. Per l’incapace di agire, risponde il tutore tenuto alla sorveglianza.
• Colpevolezza ! dolo o colpa del danneggiante: o Colpa : se danno causato da negligenza, imprudenza o imperizia, o per
inosservanza di regolamenti o Dolo : se l’evento dannoso previsto e voluto come conseguenza dell’azione o
dell’omissione. Elementi oggettivi:
• Danno ingiusto ! lesione di un interesse giuridicamente protetto dall’ordinamento da parte di un soggetto che non ne aveva diritto
• Nesso di causalità !tra il danneggiante e il danno
A seconda del significato che si attribuisce al danno ingiusto, il risarcimento risulterà più o meno ampio. Il danno si distingue in:
" Danno contra ius: ovvero lesione di un interesse protetto dall’ordinamento. Prima inteso solamente come lesione dei diritti assoluti (diritti reali e della personalità), si è esteso nella concezione moderna anche come tutela aquiliana del diritto di credito per danno cagionato da un terzo. Infatti prima degli anni 70, vi era la convinzione che, essendo un rapporto obbligatorio bilaterale (creditore/debitore) l’unico danno possibile fosse l’inadempimento del debitore. Ad oggi invece si è estesa la responsabilità al terzo che coopera nell’inadempimento o induce l’inadempimento (se ad es. uccide il debitore). Inoltre, sempre per quanto riguarda l’estensione della concezione di risarcibilità, si pone il concetto di patrimonialità. Prima infatti, si pensava che l’unico danno risarcibile, fosse quello che incidesse sul patrimonio del danneggiato: il danno non patrimoniale era escluso, a meno che non causasse reato. Quindi il risarcimento, pur includendo sia il danno emergente che il lucro cessante, era proporzionale alla ricchezza del danneggiato (lucro cessante = mancato guadagno), preferendo i soggetti con capacità reddituali più alte ed escludendo i non lavoratori. Dal 1986, il legislatore riconosce il danno non
patrimoniale come ogni danno che deriva dalla lesione di valore inerenti alla persona, direttamente tutelati dalla Costituzione, dunque risarcibili anche in assenza di una fattispecie reato. Figure di danno non patrimoniale: a. Danno morale soggettivo: sofferenza psico-fisica subita dalla persona (sfera
interiore). b. Danno biologico: lesione della salute, dell’integrità psico-fisica, liquidazione sulla
base di punti di invalidità stabiliti in apposite tabelle c. Danno esistenziale: pregiudizio che ostacola le attività realizzatrici della persona
umana (sfera esteriore) " Danno non iure datum: ovvero danno causato senza che il danneggiante ne avesse
diritto. L’antigiuridicità è esclusa il fatto dannoso sia stato compiuto nell’esercizio di un diritto o nell’adempimento di un dovere (es. testimoniando contro qualcuno). Inoltre sono previste altre due importanti cause di giustificazione:
o Legittima difesa: non è responsabile chi cagiona danno costretto dalla necessità di difendere se stesso o altri da un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionale all’offesa.
o Lo stato di necessità: non è responsabile chi cagiona fatto
38.Risponde il minore di età che ha causato il danno? Risponde il tutore che sarebbe tenuto alla sorveglianza, salvo provare di non averlo potuto evitare.
39.Differenza fra opzione e proposta irrevocabile Opzione e proposta irrevocabile sono atti che producono lo stesso effetto ma si differenziano per la struttura, in quanto l’opzione e un contratto con cui le due parti convengono che una si impegni a tenere ferma la proposta per un determinato periodo di tempo, mentre la proposta irrevocabile è un atto unilaterale con cui una parte si impegna a tenere ferma la proposta. La revoca di una proposta irrevocabile è priva di effetti e il contratto si conclude ugualmente.
40.Condizione La condizione è un elemento accidentale del negozio, ed è la clausola con cui le parti vincolano l’inizio degli effetti o la risoluzione del negozio stesso al verificarsi di un evento futuro e incerto. Quest’ultima caratteristica è fondamentale per la differenza col termine (iniziale o finale), in cui l’evento è futuro ma non incerto. La condizione quindi può essere:
• Sospensiva ! il contratto è improduttivo di effetti fino al verificarsi della condizione (es. stipulerò un contratto di locazione nel caso in cui venga trasferita)
• Risolutiva ! se il contratto si risolve al verificarsi della condizione (es. se mi trasferisco risolviamo il contratto di locazione).
In caso di condizione risolutiva, gli effetti si considerano come mai prodotti, mentre in caso di condizione sospensiva si considerano come prodotti sin dal momento della conclusione (per questo si dice che gli effetti retroagiscono sin dalla conclusione). La condizione deve essere ovviamente lecita e possibile. L’evento è illecito se contrario alle norme imperative, al buon costume o all’ordine pubblico, mentre invece è impossibile se non è suscettibile di attuazione. L’illeicità rende sempre il negozio nullo, mentre l’impossibilità rende il negozio nullo solo se è sospensiva, se è risolutiva si ha per non apposta. La condizione può essere:
• Potestativa ! se dipende dalla volontarietà di una parte (decide in ordine all’azione, es. “se farò un viaggio”).
o Esempio: Vendita con patto di riscatto: il venditore, pur avendo trasferito la proprietà della cosa, conserva il diritto di farla rientrare nel suo patrimonio con un atto unilaterale, senza che sia necessario un altro contratto con effetti inversi.
• Meramente potestativa ! se oltre la volontà c’è il libero arbitrio (decide in ordine al negozio, ma se comporta il trasferimento di un diritto o la nascita di un’obbligazione, rende nullo il negozio, non potendo dipendere da un capriccio, es. se ne avrò voglia”).
• Casuale ! se dipende da un evento esterno (“es. se cade il governo”) • Mista ! se vi concorre la volontà e un evento esterno (“es. se otterò un mutuo”).
41.Responsabilità per inadempimento (art. 1218 c.c.) L responsabilità del debitore, è valutata in modi diversi a seconda che si tratti di obbligazioni di mezzi ed obbligazioni di risultato. Nel primo caso, il legislatore dispone nell’art. 1176, che il debitore nell’effettuare la prestazione, deve usare la diligenza del buon padre di famiglia (cura,attenzione,perizia), senza citare l’effettivo raggiungimento del risultato, e quindi l’esatta effettuazione della prestazione. Tipico esempio è il chirurgo che deve garantire la massima diligenza e professionalità, ma non può garantire il risultato di un’operazione. Nel secondo caso invece, disciplinato dall’art 1218, il legislatore dispone che il debitore deve eseguire esattamente la prestazione dovuta, pena il risarcimento del danno. Esempio, il costruttore che deve edificare una palazzina esattamente come richiesta dal committente. Per questo le due norme non sono in conflitto, perché disciplinano casi differenti fra loro. La responsabilità per inadempimento è detta anche responsabilità contrattuale, e comporta diversi effetti. Primo fra tutti, il risarcimento del danno da parte del debitore, che consiste sia nel danno emergente, ovvero le perdite subite, sia nel lucro cessante, ovvero il mancato guadagno comportato dal danno (es. possibili alternative contrattuali). Secondo il principio del nesso di causalità adeguata, sono risarcibili i danni che discendono direttamente dall’inadempimento, secondo il normale svolgimento dei fatti. Inoltre, sono risarcibili solamente i danni prevedibili nel momento in cui l’obbligazione è sorta, mentre il danno imprevedibile è risarcibile solo in caso di dolo. Il debitore deve pagare al creditore una somma parti al danno che costui avrebbe evitato, se l’obbligazione fosse stata correttamente adempiuta. Le regole sulla responsabilità possono in qualche modo essere derogate dalle parti (deroghe pattizie), apponendo clausole sulle modalità di risarcimento (se e quanto). Esse possono ampliare la responsabilità del debitore, in questo caso di parla di clausole di assunzione del rischio, o limitarla, in questo caso si parla di clausole di esonero della responsabilità. Queste ultime sono viste con sfavore dal legislatore, che ne ha disposto la nullità nei casi in cui esonerano il debitore anche in caso di inadempimento doloso o di violazione degli obblighi derivanti dall’ordine pubblico. Inoltre l’ammontare del risarcimento può essere fissato tramite l’apposizione di clausole come la clausola penale (si promette in caso di inadempimento, quindi dopo la scadenza del termine), o la caparra confirmatoria (si da alla conclusione del contratto e il creditore la trattiene in caso di inadempimento, in caso di adempimento è tenuto a restituirla). Al sorgere dell’obbligazione, il debitore pone a garanzia del credito, il suo patrimonio, esponendolo appunto alla responsabilità. In questo caso si parla di garanzia generica, in quanto non esistono cause di prelazione, di pegno o di ipoteca (garanzia specifica). Il creditore può rivalersi sui beni del debitore, mediante delle azioni dirette alla conservazione della garanzia patrimoniale. Esse sono: azione surrogatoria, azione revocatoria, sequestro conservativo, esecuzione forzata in forma specifica.
42.Persone giuridiche Le persone giuridiche sono soggetti di diritto, in quanto dotate di capacità giuridica ottenuta non dalla nascita (come nel caso delle persone fisiche), ma dal riconoscimento dell’autorità. Le persone giuridiche possono essere definite come organizzazione stabili di persone, che
perseguono uno scopo comune, avvalendosi di un patrimonio. L’elemento materiale delle persone giuridiche è dato dall’organizzazione di persone appunto, mentre l’elemento formale è dato dal riconoscimento ottenuto dall’autorità. Per quanto riguarda gli enti con finalità economiche (società di capitali), esse devono iscriversi alla camera di commercio (registro delle imprese), cui è presente la ragione sociale e vicende giuridiche ad esse connesse. Questo sistema è detto normativo, in quanto la capacità giuridica viene riconosciuta automaticamente in conseguenza all’iscrizione. Gli enti con finalità non economiche sono iscritte nel registro delle persone giuridiche istituito presso le Prefetture. Questo sistema è detto concessorio, in quanto è il Prefetto a concedere la capacità dopo 120 giorni se non riscontra anomalie nell’atto costitutivo e nello statuto (analizza caso per caso). La persona giuridica è considerata come centro di imputazione di diritti e doveri, completamente autonoma rispetto alle persone fisiche che la costituiscono. Esse formano gli organi mediante il quale compie gli atti giuridici, i cui effetti si producono in capo alla persona giuridica stessa. Il legislatore prevede 3 figure di persone giuridiche: Associazioni, Fondazioni, Società commerciali.
Associazioni: Sono enti con finalità non economiche, in cui le persone fisiche, che ne costruiscono gli organi, perseguono obiettivi posti nell’ interesse dei consociati, avvalendosi di un patrimonio. L’associazione si costituisce mediante contratto, redatto in forma di atto pubblico, aperto alle future adesioni di altri consociati. E’ scomponibile in atto costitutivo, in cui sono presenti gli obiettivi da raggiungere, e quindi lo scopo dell’associazione, e statuto, in cui è presente il regolamento dell’associazione stessa. Gli organi principali sono gli amministratori, che svolgono fondamentalmente funzioni esecutive e di rappresentanza, e l’assemblea, che svolge invece funzione decisionale e di voto. Il patrimonio è formato dai contributi degli associati e dai futuri acquisti. Esso appartiene all’associazione ed è completamente indipendente dal patrimonio dei consociati. Ciò significa che non è in alcun modo aggredibile dai creditori dei consociati stessi, né tantomeno i creditori dell’associazione possono aggredire i beni dei singoli. Essi hanno come unica garanzia i beni dell’associazione (autonomia patrimoniale perfetta). Inoltre, i consociati che abbiano cessato di far parte dell’associazione, non possono chiedere il rimborso dei contributi. L’associazione può decidere in merito dell’accettazione di un consociato, ma non può escluderlo se non per gravi motivi. L’associazione si estingue per morte dei consociati, per raggiungimento degli obiettivi o se questi sono diventati impossibili. L’estinzione è dichiarata dall’autorità amministrativa, e gli amministratori non possono fare altre operazioni che estinguere i debiti esistenti, e liquidare il restante patrimonio secondo quanto stabilito nello statuto.
Fondazioni: Sono organizzazioni stabili di persone che, avvalendosi di un patrimonio perseguono un obiettivo deciso dal fondatore, di pubblica utilità e di natura non economica. Le fondazioni possono essere costituite come atto unilaterale inter-vivos o mortis causa (testamento). In questo caso, la fondazione diviene efficace solo dopo la morte del fondatore. Alle fondazioni, si applica la stessa disciplina delle Associazioni. Con una differenza fondamentale. Le associazioni nascono per perseguire obiettivi di interesse dei consociati, mentre gli obiettivi delle fondazioni soddisfano l’interesse di terzi, i beneficiari, che però non hanno voce in capitolo nelle decisioni. Inoltre le fondazioni non hanno assemblea, e per questo vi è un forte coinvolgimento dell’autorità amministrativa.
43.Obbligazioni pecuniarie Le obbligazioni pecuniarie sono obbligazioni aventi per oggetto somme di denaro. Il problema fondamentale che si pone in questa sede, è nel caso delle obbligazioni di durata, in cui
l’adempimento è differito nel tempo. Infatti, il valore della moneta è suscettibile di variazioni legate appunto all’andamento dei mercati, in particolare dell’inflazione. Ciò significa che il potere di acquisto di 100 dollari di 10 anni fa, non è lo stesso di oggi. Nel nostro ordinamento vale il principio nominalistico, secondo cui il valore della prestazione è esattamente quello iscritto nell’atto fonte dell’obbligazione. Questo per garantire al debitore la certezza dell’ammontare del suo debito. Tuttavia il creditore si può tutelare vincolando l’ammontare del debito ad altre grandezze, es. il prezzo dell’oro, oppure facendo fruttare degli interessi (detti appunto remunerativi). Il principio nominalistico vale solo per le obbligazioni di valuta, ovvero obbligazioni eventi per oggetto somme di denaro sin dall’origine e non per quelle di valore, che hanno per oggetto un bene diverso del denaro, che sovviene in un momento successivo. Interessi:
a. Riguardo alla fonte: i. Legali ! nella misura del 5%
ii. Convenzionali ! decisi dalle parti b. Riguardo alla funzione:
i. Remunerativi ! del godimento altrui del denaro 1. Corrispettivi 2. Compensativi
ii. Moratori ! che hanno funzione risarcitoria nel caso di ritardo nell’adempimento.
44.Contratto preliminare Il contratto preliminare è un contratto che ha per oggetto la conclusione di un contratto definitivo, per questo il preliminare è un contratto ad effetti obbligatori, in quanto non trasferisce alcun diritto. Può capitare che le parti decidano di differire nel tempo la conclusione di un contratto definitivo idoneo a trasferire diritti, perché non possono ad es. adempiere l’obbligazione nell’immediato. La figura del contratto preliminare è molto diffusa nelle compravendite immobiliare, che hanno per oggetto somme di danaro ingenti e non disponibili al momento della conclusione. Il contenuto del contratto definitivo deve essere già esplicato nel preliminare, così come la forma richiesta dal definitivo, deve essere la stessa del preliminare, pena nullità dello stesso. Possono comunque essere apportate delle modifiche alle clausole accessorie. Questa potrebbe essere una ragione che spinge le parti ad effettuare 2 contratti, piuttosto che uno solo che rimane inefficace sino al verificarsi di un evento, nel caso della condizione sospensiva, o allo scadere del termine, nel caso del termine iniziale. In caso di inadempimento di preliminare, la parte può:
a) Chiedere al giudice l’esecuzione forzata tramite una sentenza costitutiva volta a produrre gli effetti del definitivo
b) Chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni all’inadempiente. Il preliminare per il trasferimento di proprietà di beni immobili deve essere scritto e debitamente trascritto, in modo da renderlo opponibile ai terzi. Ciò significa che, nel caso in cui il venditore, dopo aver trascritto il preliminare, aliena il bene ad un altro soggetto diverso dalla controparte, rende invalido il secondo trasferimento. In un certo senso il preliminare ha un effetto di prenotazione di vendita, e dura da un anno dal momento in cui il definitivo dovrebbe essere stato concluso o comunque non più di 3 anni dalla stipulazione del preliminare. Per la compravendita di immobili spesso si fa uso di un preliminare improprio (compromesso): è una scrittura privata del contratto già concluso tra le parti, che non ha però la forma per essere trascritto. E’quindi una promessa a riprodurlo di fronte ad un notaio.
45.Vizi del consenso – Errore Il legislatore dispone che le parti, nella fase delle trattative volte alla conclusione di un negozio, devo comportarsi come buona fede, intesa in senso oggettivo, ovvero secondo le regole di lealtà
e correttezza. Sono contrari alla buona fede, quei comportamenti turbativi e molesti della volontà, che spingono una parte a concludere un negozio, che altrimenti non avrebbe concluso. Questi comportamenti sono chiamati vizi della volontà, e sono errore, dolo e violenza, e comportano l’annullamento del negozio. L’errore è distinguibile in errore vizio e errore ostativo: Errore vizio ! falsa rappresentazione della realtà che induce una parte a concludere un negozio che non avrebbe concluso se avesse conosciuto la realtà. Es. compro una macchina diesel pensando sia a benzina. Errore ostativo ! errore nella manifestazione o nella trasmissione della volontà. Ad es. se volessi comprare 10 esemplari di un prodotto e scrivo 100.
L’errore comporta l’annullamento del negozio quando è essenziale e riconoscibile dall’altra parte. E’ essenziale quando:
a) Cade sulla natura o sul titolo dell’obbligazione: es. penso di concludere un contratto di compravendita invece è un leasing
b) Cade sulla qualità della prestazione: es. penso di comprare un quadro originale, invece è una copia
c) Cade sulla qualità del soggetto che avrebbe dovuto effettuare la prestazione: es. vorrei prendere lezioni di piano da un pianista famoso, invece è un altro.
d) Errore di diritto: mancata o falsa conoscenza di una norma giuridica che incide sugli effetti del negozio: es. acquisto un mezzo per cui ci vuole una determinata patente che io non ho.
Inoltre l’errore deve essere conosciuto o conoscibile dalla controparte, che quindi ha omesso degli elementi che avrebbero impedito la conclusione del contratto.
46.Diritti reali Il termine “diritti reali” deriva dal latino e significa “diritti sulla cosa” , proprio per intendere il potere di utilizzazione di un bene (in modo pieno o meno). Essi si distinguono in: Diritti reali assoluti ! proprietà : potere di godere e di disporre in modo pieno ed esclusivo del bene, nei limiti previsti dalla legge Diritti reali limitati ! sono diritti esercitati su beni di proprietà altrui, e consentono al titolare il solo potere di godere, mentre il potere di disporre è “lasciato” al proprietario. Sono:
• diritti personali di godimento (usufrutto, enfiteusi, servitù, uso e abitazione, superficie) ! tipizzati dalla legge
• diritti reali di garanzia (pegno e ipoteca) I caratteri essenziali dei diritti reali, che li distinguono dai diritti di credito sono:
a) Assolutezza ! il potere di far valere il diritto verso qualsiasi terzo, che deve astenersi dai comportamenti turbativi dell’esercizio del diritto stesso.
b) Opponibilità ! strettamente correlato col precedente, il potere di esigere il rispetto verso tutti i terzi
c) Inerenza ! del diritto al bene, ovvero il potere di inseguire il bene presso qualsiasi terzo esso si trovi (diritto di seguito)
d) Immediatezza ! potere di esercitare il diritto direttamente sul bene
47.Diritti assoluti e relativi Sono assoluti i diritti che possono essere fatti valere verso tutti, ovvero erga omnes, in quanto tutti i terzi hanno il dovere di astenersi dall’effettuare comportamenti turbativi dell’esercizio di tali diritti. Essi sono proprietà e diritti della personalità. Sono diritti relativi, i diritti che possono essere fatti valere verso un soggetto o verso determinate categorie di soggetti, che si trovano in una situazione si obbligo verso il titolare. Essi sono i diritti di credito.
48.Cause giustificatrici illecito Non risponde del fatto illecito chi lo compie nell’adempimento di un dovere (es. se testimonia contro un imputato) o chi lo compie nell’esercizio di un diritto. Inoltre non è imputabile l’incapace di intendere e di volere, a meno che non si trovi in quello stato per sua colpa. Inoltre, non è imputabile “direttamente” l’incapace di agire, ma per lui risponde il tutore tenuto alla sua sorveglianza.
49.Modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento Le obbligazioni possono estinguere fondamentalmente in due modi:
• Satisfactori ! Soddisfano l’interesse del creditore: o Adempimento, compensazione, confusione
• Non satisfactori ! Non soddisfano l’interesse del creditore: o Novazione, Impossibilità sopravvenuta, remissione
Compensazione: L’obbligazione si può estinguere per compensazione, quando le parti sono obbligate reciprocamente, in forza di titoli diversi. Sarebbe antieconomico che ognuna pagasse il proprio debito, perciò la legge prevede la possibilità di estinguere i propri debiti per le quantità corrispettive. Esistono 3 tipi di compensazione:
a) Compensazione legale: la legge prevede compensazione se i crediti soddisfano 3 requisiti:
a. Omogeneità ! es. somme di denaro o altri beni fungibili b. Liquidità ! certezza nel loro ammontare c. Esigibilità ! devono essere immediatamente disponibili
La compensazione non può comunque essere rilevata d’ufficio, ma deve essere la parte che intende avvalersene a manifestare la propria volontà.
b) Compensazione giudiziale : qualora i crediti siano esigibili e fungibili ma non liquidi, è il giudice a provvedere alla loro liquidazione (purchè siano di pronta e facile liquidazione)
c) Compensazione volontaria: le parti, di comune accordo, possono compensare i loro debiti (tranne i debiti personalissimi, es. di alimenti, e i crediti impignorabili).
Confusione: Se debitore e creditore si riuniscono nella stessa persona. La confusione può verificarsi per via di una successione ereditaria, sia per atto tra vivi.
Novazione: E’ un modo di estinzione dell’obbligazione che consiste nella sostituzione di un’obbligazione (che si estingue) con un’altra, che viene a costituirsi, avente oggetto o titolo diverso. La fattispecie novativa consiste in un elemento soggettivo e uno oggettivo. Elemento soggettivo ! volontà di estinguere l’obbligazione pre-esistente. Tale volontà deve risultare in maniera non equivoca (altrimenti l’obbligazione vecchia continuerebbe ad esistere accanto alla nuova). Elemento oggettivo ! modificazione di un elemento essenziale del rapporto, quale il titolo, ovvero la ragione giustificatrice del contratto, o l’oggetto cioè la prestazione.
Es. locatore e conduttore si accordano per sostituire i canoni arretrati con un mutuo Es. al posto di pagare una somma di danaro, le parti possono accordarsi per far si che il debitore trasferisca un mobile di pari valore.
Non importano novazione le modificazioni accessorie. Inoltre, la novazione non ha effetto se l’obbligazione precedente, che ne costituisce presupposto, era nulla, mentre è valida in caso di atto annullabile, se la parte che potrebbe trarre vantaggio dall’annullamento, fosse a conoscenza delle cause (convalida tacita).
Prima esisteva la novazione soggettiva, ovvero quando le modifiche non attengono al titolo o all’oggetto, ma ai soggetti del rapporto. Il legislatore del ’42, ha eliminato questa causa, giacchè la sostituzione di un soggetto è considerata una vicenda modificativa del rapporto. Remissione: E’ un negozio unilaterale recettizio, con cui il debitore dichiara di non voler più profittare della prestazione del debitore , che quindi di intende liberato(non sono suscettibili di remissione i crediti indisponibili, es. crediti di alimenti). La remissione produce i suoi effetti quando giunge a conoscenza del destinatario, che può però dichiarare non volerne profittare.
50.Obbligazioni alternative Sono obbligazioni avente per oggetto prestazioni diverse, il cui debitore è da intendersi liberato quando ne effettua almeno una. A queste si contrappongono le obbligazioni cumulative, in cui il debitore si libera quando le ha adempiute tutte.
51.Diritto potestativo – Acquisto – Esempi E’ uno dei diritti soggettivi, in cui il titolare può esercitare il diritto stesso ponendo la controparte in una situazione di soggezione, ovvero in una situazione in cui deve astenersi dal tenere qualsiasi comportamento che possa ostacolare l’esercizio del diritto. Esso può avere fonte legale, come ad esempio la comunione forzosa del muro, o fonte contrattuale, come ad esempio il recesso (diritto di liberarsi unilateralmente dall’obbligazione, pattuito dalle parti, può essere esercitato solamente se non è stata ancora iniziata l’esecuzione).
52.La remissione può essere considerato un contratto? (1236) No, è una fonte non contrattuale delle obbligazioni, ovvero un contratto unilaterale recettizio. Si perfeziona quando giunge a conoscenza del beneficiario, che può comunque dichiarare di non volersene avvalere.
53. Ripetizione dell’Indebito (oggettivo e soggettivo). Si parla di indebito, in riferimento ad un pagamento non dovuto. L’indebito può essere oggettivo, se alla base non vi è alcun rapporto obbligatorio (es. debito prescritto). In questo caso, chi ha pagato può chiedere sempre la ripetizione. Oppure l’indebito può essere soggettivo, quando il debito esiste, ma chi paga non è l’effettivo creditore. In questo caso la ripetizione è ammessa solo se:
- L’errore è scusabile, ovvero se chi ha pagato ha tenuto sempre comportamento di diligenza e perizia
- Che il creditore non si sia privato in buona fede del titolo o delle garanzie del titolo. Quando la ripetizione non è ammessa, colui che ha pagato rientra nei diritti del creditore: è questo un caso di surrogazione legale. Inoltre, non si può chiedere la ripetizione delle prestazioni effettuate nei contratti contrari al buon costume, se l’immoralità era bilaterale. Nel caso fosse unilaterale chi ha adempiuto può chiedere la ripetizione.
54.Parità dei creditori (Par condicio creditorum) Secondo questo principio, nel caso in cui un debitore sia inadempiente nei confronti di diversi creditori, questi hanno pari diritto di rivalersi sui beni dello stesso. Ciò significa che se il primo che propone la causa di esecuzione, da notizia anche agli altri creditori che quindi vi partecipano, e il patrimonio del debitore non è sufficiente per soddisfare completamente tutti loro, il patrimonio viene ripartito proporzionalmente fra essi. Questo principio viene però spesso disatteso. Infatti:
a) il debitore può estinguere alcuni debiti prima della sentenza b) in caso di legittime cause di prelazione, non opera questo principio, in quanto i
creditori non chirografari hanno il diritto di rivalersi per primi c) il primo creditore che propone la sentenza, non ha l’obbligo di darne notizia anche
agli altri. Ciò significa che se l’ultimo creditore che intende avvalersi della sentenza, non trova più beni disponibili, non otterrà nulla.
55.Incapacità naturale (prescrizione dell'azione, per donazioni, testamento, matrimonio)
56.Conclusione contratto 57.Trascrizione 58.Differenza fra indennità – risarcimento – indennizzo 59.Possesso e relativi effetti 60.Chi risponde dei debiti delle Associazioni non riconosciute? 61.Differenza fra scioglimento e divisione della comunione legale. 62.Azioni petitorie 63.Azioni possessorie 64.Anatocismo 65.Differenza fra Datio in solutum e novazione 66.Contratto definitivo stipulato da un incapace. 67.Contratto per persona da nominare. 68.Conversione del negozio nullo 69.Determinabilità dei soggetti. (Promessa al pubblico e sorgere
dell’obbligazione). 70.Differenza tra illecito contrattuale ed extracontrattuale. 71.Effetti del contratto simulato rispetto ai terzi 72.Fideiussione. 73.Il dolo. Da chi deve provenire e che differenza c’è per quanto riguarda questo
punto con la violenza? 74.Interessi moratori, compensativi e remuneratori 75.Obbligazioni solidali (attive e passive - con requisito di identità della causa?) 76.Privilegio generale e speciale
77. Divieto di patto commissorio 78. L’ipoteca 79. Quali rimedi ha a disposizione un contraente in caso di violazione dell’obbligo di buona fede? 80. Adempimento del terzo 81. Revocabilità e irrevocabilità della proposta. 82. Ruolo dell’animus novandi nella novazione.
83. Surrogazione legale Es. pagamento indebito soggettivo 84. Differenza fra confessione giuramento 85. Trascrizione delle domande giudiziali 86. Contratti ad esecuzione continuata e periodica (es. somministrazione) 87.Invalidità contratto e ratifica 88.Ipotesi risoluzione inadempimento di diritto (cl. ris. Espr. / termine ess./ diff.
ad adempiere) 89.Art. 2059 c.c. – Risarcimento del danno 90.Mandato 91.Situazioni giuridiche diverse dal diritto sogg. (Aspettativa – Interessi
legittimi/diff./coll.)
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