Source: https://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-costituzionale-%E2%80%93-9-gennaio-2019-n-2
Timestamp: 2019-01-20 11:15:46+00:00
Document Index: 16387305

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 36', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 3']

CORTE COSTITUZIONALE – 9 gennaio 2019, n. 2 | AmbienteDiritto.it
DIRITTO URBANISTICO – EDILIZIA – Riserva di legge statale di cui all’art. 25, c. 2 Cost. - Oblazione di cui all’art. 36 TUE – Adempimento del procedimento amministrativo, estraneo allo schema penalistico – Legislatore regionale – Autonoma quantificazione della misura dell’oblazione – Espressione della funzione di governo del territorio.
La riserva di legge statale di cui all’art. 25, secondo comma, Cost. si estende a tutte le vicende modificative ed estintive della punibilità, rendendo così illegittimi anche gli interventi normativi delle Regioni sulle cause di estinzione del reato (sentenze n. 183 del 2006, n. 70 del 2005, n. 196 del 2004). Nondimeno, nelle materie di loro competenza le Regioni possono concorrere a precisare secundum legem i presupposti applicativi di norme penali, come può verificarsi nei casi in cui la legge statale subordina effetti incriminatori o decriminalizzanti ad atti amministrativi (o legislativi) regionali (sentenza n. 46 del 2014; nello stesso senso, sentenza n. 63 del 2012). L’oblazione di cui all’art. 36 TUE appare tuttavia meglio qualificabile come un adempimento del procedimento amministrativo, estraneo allo schema penalistico, che assolve ad una funzione in parte ripristinatoria (laddove consente all’amministrazione di ottenere ora per allora l’importo corrispondente agli oneri concessori) ed in parte sanzionatoria (laddove si compone anche di una somma ulteriore rispetto a quanto originariamente dovuto). In altri termini, l’effetto estintivo del reato è determinato da un atto amministrativo, il permesso in sanatoria; e la scelta del legislatore regionale di quantificare autonomamente la misura dell’oblazione interviene su un elemento che concorre a formare il procedimento destinato a sfociare in quell’atto, ma non altera il meccanismo estintivo del reato, che si fonda sulla verifica della “doppia conformità” dell’intervento. Tale scelta, appare espressiva della funzione di «governo del territorio» tipica della disciplina urbanistica ed edilizia, rimessa alla potestà legislativa delle Regioni nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti con leggi dello Stato (art. 117, terzo comma, Cost.), ed in particolare di quelli “desumibili” dal TUE, come sancito dall’art. 1 dello stesso.
DIRITTO URBANISTICO – EDILIZIA – Procedimento di sanatoria degli interventi edilizi eseguiti in base ad un titolo successivamente annullato – Sanatoria ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 – Minor disvalore – Previsioni di identiche conseguenze – Art. 22, c. 2 lett. s) l.r. Lazio n. 15/2008 – Illegittimità costituzionale.
Nel caso di cui all’art. 20 della legge regionale del Lazio 11 agosto 2008, n. 15 ( che disciplina il procedimento di sanatoria degli interventi edilizi eseguiti in base a titolo abilitativo successivamente annullato), l’annullamento del titolo è indicativo dell’illegittimità sostanziale dell’intervento edilizio, rispetto al quale si renderebbe necessario il ricorso all’ordinario iter repressivo con la demolizione del manufatto, cui l’amministrazione decide invece di soprassedere per ragioni di materiale impossibilità; nel caso di cui all’art. 22, invece, è sufficiente disporre la regolarizzazione dell’aspetto formale dell’intervento realizzato, una volta accertato che lo stesso è comunque pienamente conforme alla normativa urbanistico-edilizia vigente ed a quella pregressa. Significativo è il fatto che la disciplina statale – agli artt. 36 e 38 TUE – preveda costi differenziati per le due forme di sanatoria dell’abuso, in termini che non si giustificano se non in ragione dell’evidente minor disvalore della condotta di chi abbia realizzato un intervento conforme alla normativa urbanistico-edilizia. La previsione di identiche conseguenze per condotte omogenee, ma caratterizzate da un minor disvalore dell’una rispetto all’altra, si traduce in una violazione del principio di ragionevolezza che designa l’illegittimità costituzionale dell’art. 22, comma 2, lettera a), della legge della Regione Lazio 11 agosto 2008, n. 15 (Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia). per violazione dell’art. 3 Cost.
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