Source: http://www.europadeidiritti.it/TblogdirittiMargomento.htmSFamiglia.html
Timestamp: 2015-03-31 15:24:55+00:00
Document Index: 4130627

Matched Legal Cases: ['art. 463', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 250', 'art. 250', 'art. 250', 'art. 250', 'art. 252', 'art. 254', 'art. 256', 'art. 257', 'art. 258', 'art. 261', 'art. 262']

Inserita il 2009-06-08 - categoria Famiglia
AVREI UNA DOMANDA DA PORVI. COSA POSSO FARE ED A CHI MI DEVO RIVOLGERE IN QUESTO CASO? ATTO DI NASCITA INSERITO CON UN NOME E COGNOME TRALASCIANDO PERO' I RESTANTI DUE NOMI CHE RISULTANO COME NOMI RELIGIOSI, PERO' I NOMI SONO STATI PRESI IN CONSIDERAZIONE QUANDO E' STATO EMESSO IL CODICE FISCALE. A PARTE GIRARE NEI VARI UFFICI COMUNALI, L'ULTIMA COMUNICAZIONE CHE HO AVUTO E' STATA DI RIVOLGERMI ALLA QUESTURA PER FARE UN CAMBIO NOME
Qualunque cittadino che intende cambiare nome deve farne domanda al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce. Il Prefetto, esperita l’istruttoria di rito, se ritiene la domanda meritevole di essere presa in considerazione, autorizza con suo decreto il richiedente a far eseguire le affissioni negli stessi termini già indicati per le richieste di competenza del Ministro. Il Prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con decreto.
Inserita il 2008-10-01 - categoria Famiglia
E' possibile diseredare un figlio per il disinteresse mostrato nei confronti del proprio padre ormai anziano?
No, non è possibile diseredare un figlio per il disinteresse mostrato nei confronti del proprio padre, seppure sotto il profilo umano tale comportamento sia certamente riprovevole e condannabile.
Il codice civile, infatti, stabilisce i casi in cui è possibile escludere dalla successione gli eredi legittimari della quota di riserva garantita dalla legge. I casi di indegnità - che non comprendono, pertanto, il disinteresse - sono elencati dall'art. 463 del codice civile; tale articolo recita testualmente: "E' escluso dalla successione come indegno:
2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge penale dichiara applicabili le disposizioni dell'omicidio;
3) chi ha denunciato una di tali persone per reato punibile con la morte, con l'ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denuncia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;
6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso".
Inserita il 2008-09-12 - categoria Famiglia
Sono figlio di divorziati da ben 23 anni e da mio padre sono stato completamente escluso dalla sua vita e tagliato fuori dall'eredità. Voglio sapere se è possibile denunciarlo per danni fisici e morali per far valere anche la mia giustizia. Non si può avere un figlio e fingere che non è mai esistito.
Quello che Lei può fare è chiedere al Tribunale Ordinario che Suo padre venga condannato a versarLe il mancato contributo al mantenimento almeno per i primi 18 anni di vita, in quanto gli obblighi di mantenimento nei confronti dei figli che hanno raggiunto la maggiore età continuano a sussistere fino a quando i figli stessi non siano in grado di provvedere direttamente alle proprie esigenze.
Salve ho una amica con un problema, è una ragazza madre di 20 anni e mi ha chiesto se conoscevo e potevo aiutarla in merito ai DIRITTI DEI MINORI e POTESTA´ GENITORIALE, ma sinceramente parlando non ne so nulla di tutto ciò. Ciò che so è che il padre della bimba ossia l´ex convivente della mia amica è un tipo assai strano fa uso di sostanze stupefacenti è disoccupato e vive sotto il tetto della propria madre ecc. i due non si sarebbero mai sposati ci fu solo una convivenza risalente a più di tre anni fa, ora lei vive con i propri genitori da circa 1 anno, ma il suo ex la disturba ancora addirittura un mese fa l´ha picchiata x strada ma come sempre nessuno ha visto e sentito. In passato succedevano spesso queste percosse tra le mura di casa, ma lei non ha mai avuto il coraggio di denunciarle i fatti ecc. Il suo ex compagno gira per le strade con coltelli in tasca ecc. è imprevedibile è strafatto dalla testa ai piedi , e quindi che deve fare questa povera ragazza x staccare dal suo passato vissuto in tutto x tutto e con questo personaggio ex compagno? Che consiglio le potrei dare io? a chi dovrebbe rivolgersi lei? Grazie. P.S. lei è già stata dai carabinieri ma dicono che fino a che lui non combina qualcosa di "eclatante" e che anzi si limita a passare o a fare solo brevi soste o passare (anche x controllarla) sotto la casa della ragazza loro non possono fare molto in questi casi, anzi praticamente nulla e cosi lei se ne sta giorni e giorni chiusa in casa x evitare il peggio che sta la fuori ad aspettarla e per salvaguardare la propria incolumità e quella della figlioletta di appena tre anni.
E' lodevole il Suo interesse per la Sua amica, alla quale deve semplicemente dire di farsi assistere da un bravo avvocato penalista che Le consiglierà la migliore strada da intraprendere. A mio modesto avviso sarebbe necessario armarsi di coraggio e sporgere querela (prima che sia troppo tardi!). Esistono norme penali che prevedono sanzioni molto severe nei casi di maltrattamenti in famiglia.
Inserita il 2008-07-31 - categoria Famiglia
Circa un anno fa appresi da un conoscente che, in caso di separazione consensuale e divorzio congiunto, è possibile divorziare direttamente presso i Tribunali compilando semplicemente appositi moduli senza dover sostenere alcuna spesa di Avvocato. Mi fece anche esempi concreti: Modena, Cremona, ed altri. A tale scopo contattai il Tribunale di Reggio Emilia chiedendo informazioni, ma mi venne risposto che presso di loro non è possibile, occorre che la procedura sia espletata tramite un Avvocato. La persona con cui parlai aggiunse che in casi di indigenza si può ottenere un aiuto gratuito. In realtà io non sono indigente, pur avendo una situazione non facile. Da diversi anni sono legalmente e consensualmente separata, e da allora provvedo quasi con le mie sole forze alle necessità economiche famigliari, con il supporto dei miei genitori e suoceri. Mio marito sarebbe d'accordo sul divorzio congiunto ma non può affrontare la sua parte di spesa, e dovrei pagare io l'intera cifra per Avvocato che, stando alle ultime informazioni, si aggira su Euro 2.500,00. Pertanto finora non ho potuto permettermi di divorziare poiché quell'importo mi occorre per esigenze prioritarie. Potete spiegarmi come mai esiste questa situazione di estrema disparità? Non è un DIRITTO di tutti gli italiani divorziare allo stesso modo? Ci sono leggi/normative italiane o europee volte ad uniformare modus operandi o procedure dei Tribunali in presenza di situazioni standard? Su Internet vi sono parecchi siti sul divorzi gratuito, e non menzionano alcuna discriminate a discrezione dei singoli Tribunali. Io risiedo nella provincia di Reggio Emilia, mentre mio marito risiede in quella di Modena; se la richiesta di divorzio viene presentata da mio marito, si può fare presso il Tribunale di Modena?
Occorre fare chiarezza come segue: 1) la separazione consensuale dei coniugi non richiede necessariamente l'assistenza di un avvocato indipendentemente dal Tribunale in cui verrà omologata la separazione; 2) il divorzio, invece, congiunto o giudiziale, richiede obbligatoriamente la presenza dell'avvocato o degli avvocati. 3) in caso di divorzio congiunto, i coniugi possono presentare ricorso al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge. In pratica, potete presentare ricorso per il divorzio congiunto sia a Modena che a Reggio Emilia, ma in entrambi i casi assistiti da un avvocato.
Inserita il 2008-07-07 - categoria Famiglia
Essendo stato adottato nell'anno 1953, considerando che ormai i miei genitori adottivi sono morti entrambi, chiedo se posso rivolgermi al tribunale dei minori di brescia,per sapere se almeno possono dirmi chi e' la mia vera mamma.
L'adottato ha diritto di ricevere informazioni sulle proprie origini mediante autorizzazione del Tribunale dei minorenni. Per l'adottato maggiorenne l'autorizzazione del Tribunale non è richiesta quando i genitori adottivi siano deceduti. Va però evidenziato che l'accesso alle informazioni non è consentito se l'adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all'adozione a condizione di rimanere anonimo.
Inserita il 2008-06-26 - categoria Famiglia
In caso di divorzio, il genitore non affidatario è tenuto a versare l'assegno di mantenimento al figlio maggiorenne occupato come apprendista?
Sì. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con sentenza n. 407 dell'11 gennaio 2007, confermando l'orientamento giurisprudenziale prevalente in materia.
La Suprema Corte ha spiegato che:
- l'obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole dell'art. 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato non provi che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica (o sia stato avviato ad attività lavorativa con concreta prospettiva di indipendenza economica), ovvero finché non sia provato che il figlio stesso, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all'autosufficienza, non ne abbia, poi, tratto profitto;
- la mera prestazione di lavoro da parte del figlio occupato come apprendista non è di per sé tale da dimostrarne la totale autosufficienza economica, atteso che il complessivo contenuto dello speciale rapporto di apprendistato si distingue, sotto vari profili, anche retributivi, da quello degli ordinari rapporti di lavoro subordinato; pertanto, non essendo sufficiente il mero godimento di un reddito quale che sia, la valutazione della raggiunta autosufficienza economica non può prescindere dalla verifica e dalla prova dei caratteri del rapporto di lavoro, con riferimento in particolare alla entità del trattamento economico, nonché della sua durata, passata e futura.
Poste le suddette premesse, i giudici di legittimità hanno, quindi, affermato che "l'esistenza del contratto di lavoro di apprendista e, quindi, il comprovato svolgimento di attività remunerata non possono, di per sé solamente, costituire prova della raggiunta autosufficienza economica del figlio maggiorenne"; i giudici hanno, inoltre, sottolineato che incombe in capo al genitore che chieda di essere esonerato dall'obbligo di mantenimento la prova del raggiungimento dell'indipendenza economica del figlio.
Inserita il 2008-06-24 - categoria Famiglia
Sono pensionata Italiana e vivo in Tunisia seguo assiduamente i Suoi preziosi consigli in TV; approfitto della Sua squisita gentilezza e disponibilità per rivolgerLe una domanda per una mia amica Italiana, un po' sprovveduta, che trascorre molto tempo qui in Tunisia, La signora (anni 45) é separata legalmente dal marito,ma non ancora divorziata; ora aspetta un bambino, figlio dell'attuale boy friend tunisino (anni 25) questo bambino che verrà registrato all'anagrafe di Roma, comune di residenza della signora, che cognome porterà? potrà dare al bambino il cognome del boy e non del marito? o nel peggiore dei casi il suo cognome?
Il caso da Lei prospettato è un tipico caso di filiazione cd. "naturale", ossia avente ad oggetto le situazioni ed i rapporti giuridici che scaturiscono in costanza della nascita di un figlio al di fuori del matrimonio legalmente celebrato. Riassumo di seguito le norme vigenti in materia.
E’ figlio naturale colui che nasce da un uomo e da una donna non uniti in matrimonio. Il figlio naturale, se non viene riconosciuto da uno o da entrambi i coniugi o per mezzo di accertamento giudiziale, assume il nome attribuitogli dall’ufficiale dello stato civile e viene iscritto nei registri dello stato civile come figlio di ignoti. In realtà la maternità è ignota solo nel caso di neonati abbandonati; tuttavia il legislatore attribuisce alla madre la facoltà di non riconoscere il figlio all’atto della nascita, ciò sia nell’interesse della madre stessa sia nell’interesse del figlio (per il quale può essere preferibile tenere nascosta la propria discendenza da donna indegna oppure essere adottato da una coppia che realmente lo desideri).
L’art. 250 c.c. prevede che i figli nati fuori dal matrimonio possano essere riconosciuti sia dal padre che dalla madre anche se già uniti in matrimonio con altra persona al tempo del concepimento (pertanto i cosiddetti figli adulterini, non riconoscibili prima della riforma del 1975, possono essere riconosciuti). Il riconoscimento da parte dei genitori può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente. L’art. 250 c.c., al secondo comma, stabilisce che il riconoscimento del figlio, che ha compiuto i sedici anni, non produce effetto senza il suo assenso; se invece il figlio naturale ha un’età inferiore ai sedici anni ed è stato già riconosciuto da uno dei genitori, perché l’altro possa riconoscerlo è necessario il consenso del genitore che ha già effettuato il riconoscimento (art. 250, comma 3, c.c.); in quest’ultimo caso, il consenso non può essere rifiutato ove il riconoscimento risponda all’interesse del figlio: se vi è opposizione – su ricorso del genitore che vuole effettuare il riconoscimento, sentito il minore in contraddittorio con il genitore che si oppone e con l’intervento del pubblico ministero - decide il tribunale con sentenza, che, in caso di accoglimento della domanda, tiene luogo del consenso mancante (art. 250, comma 4, c.c.).
Qualora il riconoscimento del figlio naturale provenga da genitori non conviventi, ma che siano uniti in matrimonio con terze persone, l’art. 252, comma 2, c.c. stabilisce che l’eventuale inserimento del figlio naturale nella famiglia legittima di uno dei genitori (ma mi pare di capire che la sua amica sia comunque prossima al divorzio e quindi il problema non sussiste) può essere autorizzato dal giudice qualora ciò non sia contrario all’interesse del minore e sia accertato il consenso dell’altro coniuge e dei figli legittimi che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e siano conviventi; in tal caso occorre ovviamente anche il consenso dell’altro genitore naturale che abbia effettuato il riconoscimento.
Per quanto riguarda la forma del riconoscimento, l’art. 254 c.c. prevede che il riconoscimento possa essere fatto seplicemente nell’atto di nascita, oppure con un’apposita dichiarazione, posteriore alla nascita o al concepimento, resa davanti ad un ufficiale dello stato civile (in questo caso di Roma) o davanti al giudice tutelare oppure contenuta in un atto pubblico o in un testamento di qualsiasi forma (pubblico, segreto, olografo). L’art. 256 c.c. sancisce il principio della irrevocabilità del riconoscimento, l’atto di riconoscimento deve essere pieno e incondizionato; ogni clausola diretta a limitarne gli effetti è nulla di diritto (art. 257 c.c.).
Quali sono gli effetti del riconoscimento dei figli naturali?
A norma dell’art. 258 del codice civile il riconoscimento proveniente da uno solo dei genitori produce effetti solo riguardo ad esso; l’atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all’altro genitore; tali indicazioni, se fatte, sono comunque senza effetto; La conseguenza più rilevante del riconoscimento è comunque l’assunzione da parte del genitore di tutti i doveri e di tutti i diritti che si hanno nei confronti dei figli legittimi (art. 261 c.c.).
In particolare il figlio naturale assume il cognome del primo genitore che lo ha riconosciuto. Quindi:
a) se il bambino è stato riconosciuto dalla sola madre adotterà il cognome di questa;
b) se il bambino è stato riconosciuto dal solo padre avrà il cognome di questo;
c) se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio naturale assume il cognome paterno;
d) nell’ipotesi in cui il riconoscimento paterno sia intervenuto successivamente a quello materno, il figlio può aggiungere o sostituire il cognome paterno con quello materno. In questo caso, se il figlio è un minore, il giudice decide circa l’assunzione del cognome del padre al posto o fianco di quello della madre (art. 262 c.c.).