Source: https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/19530192/199104250000/comparison.html
Timestamp: 2020-04-10 01:03:32+00:00
Document Index: 72797467

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 56']

0.414.1
Europäische Konvention vom 11. Dezember 1953 über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse (mit Erklärungen)
Convention européenne du 11 décembre 1953 relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires (avec déclarations)
Convenzione europea dell’11 dicembre 1953 relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università (con Dichiarazioni)
Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea n....
Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea re...
1. Promozione della mobilità
2. Equipollenza dei diplomi nazionali ed esteri
3. Diritto di sollecitare l’ammissione
4. Divieto di giudicare il valore materiale del diploma
5. Regolamentazione del Paese ospite
6. Restrizioni giustificabili: nessuna esclusione totale deg...
7. Condizioni generali e particolari di ammissibilità
8. Selezione dei candidati
9. Diritti degli studenti stranieri
10. Esigenze linguistiche
II. Osservazioni su taluni termini utilizzati nella Convenzi...
1. «Diploma»
2. «Istituti considerati come aventi la stessa natura di una...
Casi concreti di applicazione della Convenzione
l. Numerus clausus
2. Condizioni particolari imposte per l’ammissione ad alcune...
3. Diplomi di scuole tecniche che non danno accesso all’inse...
4. Voti ottenuti nel corso delle scuole medie superiori
Seconda dichiarazione sull’applicazione della Convenzione eu...
II. Ammissibilità generale
III. Ammissibilità specifica
Campo di applicazione della convenzione il 26 febbraio 2002
Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università
Conclusa a Parigi l’11 dicembre 1953
Approvata dall’Assemblea federale il 6 marzo 19911
Istrumento di ratificazione depositato dalla Svizzera il 25 aprile 1991
Entrata in vigore per la Svizzera il 25 aprile 1991
(Stato 27 agosto 2002)
Considerando che uno degli obiettivi del Consiglio di Europa è di perseguire una politica di azione comune nell’ambito culturale e scientifico;
Considerando che questo obiettivo sarebbe più agevolmente raggiunto se la gioventù europea potesse liberamente accedere alle risorse intellettuali dei Membri;
Considerando che l’Università rappresenta una delle principali fonti dell’attività intellettuale di un Paese;
Considerando che gli studenti che hanno terminato con successo i loro studi superiori sul territorio di un Membro dovrebbero vedersi offrire ogni possibile agevolazione per accedere ad una università di loro scelta situata sul territorio di un altro Membro;
Considerando che tali agevolazioni che sono altresì auspicabili nell’interesse della libera circolazione da un Paese all’altro richiedono il reciproco riconoscimento dei diplomi per l’ammissione alle Università,
1. Ciascuna Parte Contraente riconosce, per l’ammissione alle università situate sul suo territorio, quando questa ammissione è sottoposta al controllo dello Stato l’equipollenza dei diplomi rilasciati sul territorio di ciascuna delle altre Parti Contraenti il cui possesso conferisce ai loro titolari la qualifica richiesta per l’ammissione nelle analoghe Università del Paese in cui tali diplomi sono stati rilasciati.
2. L’ammissione ad ogni Università avverrà entro i limiti dei posti disponibili.
3. Ciascuna Parte Contraente si riserva il diritto di non applicare la norma prevista al paragrafo 1 ai suoi concittadini.
4. Se l’ammissione ad università situate sul territorio di una Parte Contraente non è sottoposta al controllo dello Stato, la Parte Contraente interessata deve trasmettere a tali Università il testo della presente Convenzione e non lesinare alcuno sforzo per ottenere l’adesione di tali Università ai principi espressi nei paragrafi precedenti.
Ciascuna Parte Contraente deve indirizzare al Segretario Generale del Consiglio d’Europa entro un anno a decorrere dall’entrata in vigore della presente Convenzione una relazione per iscritto in merito ai provvedimenti adottati in esecuzione delle disposizioni dell’articolo precedente.
Il Segretario generale del Consiglio d’Europa deve notificare alle altre Parti Contraenti le comunicazioni ricevute da ciascuna di loro in attuazione dell’articolo 2 precedente e tenere informato il Comitato dei Ministri riguardo all’avanzamento realizzato nell’attuazione della presente Convenzione.
Ai fini dell’applicazione della presente convenzione:
il termine «diploma» indica ogni diploma, certificato o ogni altro titolo, rilasciato o registrato sotto qualsiasi forma che conferisce al titolare o all’interessato il diritto di presentare una domanda di ammissione ad una università;
per «università» si intendono:
le università;
gli istituti considerati come aventi la stessa natura di una università dalla Parte Contraente sul cui territorio sono situati.
1. La presente Convenzione è aperta alla firma dei Membri del Consiglio d’Europa. Essa sarà ratificata. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
2. La presente Convenzione entrerà in vigore dopo il deposito di tre strumenti di ratifica.
3. Per ogni firmatario che la ratifichi successivamente, la Convenzione entrerà in vigore alla data del deposito dello strumento di ratifica.
4. Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà a tutti i Membri del Consiglio d’Europa l’entrata in vigore della Convenzione, i nomi delle Parti Contraenti che l’avranno ratificata nonché il deposito di ogni strumento di ratifica effettuato successivamente.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa può invitare ogni Stato non Membro del Consiglio ad aderire alla presente Convenzione. Ogni Stato che avrà ricevuto tale invito potrà aderire alla presente Convenzione depositando il proprio strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio che notificherà questo deposito a tutte le Parti Contraenti. Per ogni Stato aderente, la presente Convenzione entrerà in vigore alla data del deposito del suo strumento di adesione.
In fede di che, i sottoscritti, a tal fine debitamente autorizzati, hanno firmato la presente Convenzione.
Fatto a Parigi, l’11 dicembre 1953, in francese ed in inglese, i due testi facenti ugualmente fede, in un unico esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario generale ne comunicherà copie certificate conformi a tutti i firmatari.
Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea n. 15, 1953 relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università
1. Nell’ambito del Consiglio d’Europa e in quanto organo del Consiglio della Cooperazione Culturale (CCC), durante gli anni 1973 e 1974 il Comitato dell’insegnamento superiore e della ricerca si è occupato del problema attuale dell’ammissione degli studenti, segnatamente degli studenti stranieri, negli istituti universitari, tenendo presente la Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’accesso alle università, aperta alla firma degli Stati Membri del Consiglio d’Europa l’11 dicembre 1953.
2. Al termine dei suoi lavori in materia, il Comitato ha curato la redazione della Dichiarazione che riproponiamo nel testo che segue. Lo stesso testo fu adottato dal CCC nell’ottobre del 1974 e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ne prese atto nell’aprile del 1975.
3. Tanto il CCC, quanto lo stesso Comitato dei Ministri si sono curati di ricordare che la Dichiarazione non vuole offrire un’interpretazione ufficiale della Convenzione, bensì divulgare negli ambienti interessati gli intendimenti del Comitato dell’insegnamento superiore e della ricerca del CCC.
4. La presente pubblicazione comprende i testi della Convenzione dell’11 dicembre 1953 e del Protocollo aggiuntivo del 3 giugno 19642.
Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università e allegato
I seguenti principi dovrebbero servire d’orientamento alle autorità nazionali, alle università ed agli istituti ad esse equiparati, nell’applicazione della Convenzione.
La Convenzione mira a favorire la mobilità degli studenti titolari di un diploma rilasciato sul territorio delle Parti contraenti, partendo dal principio che la mobilità sia un obiettivo valido e auspicabile per tutti quanti vorrebbero compiere studi all’estero, a prescindere dalle difficoltà d’accoglienza3.
La Convenzione stabilisce l’equipollenza tra i diplomi nazionali ed esteri nel senso che il titolare di un diploma estero non può vedersi rifiutato l’accesso per il solo motivo che il suo diploma non è nazionale.
Il fatto di possedere un diploma, nell’accezione riservata a questo termine nella Convenzione (in merito si veda anche il paragrafo II.1), non conferisce al suo titolare il diritto di esigere l’ammissione in un’università. Il diploma gli conferisce solo il diritto di sollecitare tale ammissione e l’università cui egli si rivolge non è obbligata ad accordargliela. Il solo obbligo per l’università è di non rifiutare la domanda adducendo che il titolare del diploma non ha i requisiti per essere ammesso.
L’equipollenza definita nell’articolo 1 della Convenzione e ricordata al punto I.2 qui sopra è di natura formale e va riconosciuta non appena siano adempite le condizioni poste dalla Convenzione. Non è possibile evocare al riguardo considerazioni estranee alla Convenzione. In particolare, non è conforme alla stessa far dipendere l’equipollenza da una valutazione materiale del diploma straniero basata sul paragone con il valore materiale di un qualunque diploma nazionale.
Il riconoscimento dell’equipollenza dei diplomi testé descritto nei punti I.2 e I.4 si basa unicamente sulla normativa in vigore nel Paese ospite e non su quella dei Paese d’origine. Per «Paese d’origine» si intende «quello in cui il diploma è stato rilasciato», quindi non necessariamente il Paese di cui lo studente è cittadino o il Paese da lui prescelto.
6. Restrizioni giustificabili: nessuna esclusione totale degli studenti stranieri
l’obiettivo della Convenzione è di promuovere la mobilità, ma nel contempo,
giusta l’articolo 1 paragrafo 2 della Convenzione, l’ammissione dipende dal numero dei posti disponibili,
è d’uopo riservare nelle università situate nel territorio di ogni Parte contraente, una percentuale (quota) di posti disponibili agli studenti stranieri e in special modo a quanti possiedono un diploma rilasciato nel territorio delle Parti contraenti.
Benché non sempre si possa insistere affinché in tutte le discipline delle università di un dato Paese, questa quota sia fissata tra il 5 ed il 10 per cento almeno dei posti disponibili, questa percentuale dovrebbe tuttavia avere un valore indicativo o di riferimento.
L’esclusione totale degli studenti con un diploma rilasciato nel territorio di altre Parti contraenti, dagli istituti d’insegnamento superiore di un Paese (e questo anche nel caso in cui non vi siano sufficienti posti per i candidati nazionali) sarebbe contraria ai fini ed allo spirito della Convenzione nonché alla tradizione universitaria europea.
Occorre distinguere tra:
ammissibilità ad un’università in generale e
ammissibilità ad un programma di studi specifico.
Il principio dell’esclusione di ogni valutazione dell’equipollenza materiale del diploma straniero è applicabile solo per l’ammissione agli istituti universitari in generale. Trattandosi di un settore di studi determinato, è invece legittimo il bisogno di accertare che i requisiti necessari per lo svolgimento del programma scelto siano adempiti.
La Convenzione riguarda il valore dei diplomi di scuola media superiore; essa non prescrive regola alcuna per la selezione degli studenti stranieri, qualora un Paese non fosse in grado di offrire un posto a tutti. Nondimeno, è auspicabile che i principi seguenti siano seguiti:
in caso non vi siano posti disponibili a sufficienza per i titolari di diplomi rilasciati nel territorio di altre Parti contraenti, le normative nazionali e/o universitarie dovranno prevedere un sistema di selezione basato su criteri oggettivi e ragionevoli.
Il fatto di selezionare i candidati stranieri secondo criteri differenti da quelli impiegati per la selezione degli studenti nazionali non è necessariamente in contraddizione con la Convenzione4.
Uno studente straniero che chiede l’ammissione ad una università non potrà invocare la Convenzione per esigere dal Paese ospite maggiori diritti rispetto a quelli concessi ai nazionali.
Inoltre, il fine della Convenzione non è di concedere ai titolari di un diploma rilasciato nel territorio di un’altra Parte contraente più diritti nel Paese ospite di quanti non ne avrebbero nel Paese dove lo hanno conseguito, e tantomeno di dar loro accesso a programmi di studio ai quali il diploma in questione non darebbe normalmente5 accesso nel Paese in cui è stato rilasciato.
La Convenzione non nega al Paese ospite il diritto di rifiutare l’ammissione ai candidati che non hanno una conoscenza sufficiente della lingua di insegnamento del programma di studi scelto.
II. Osservazioni su taluni termini utilizzati nella Convenzione
(Art. 4, par. (a)):
L’articolo 4 della Convenzione riguarda tutte le condizioni d’accesso possibili: si riferisce in particolare ai diplomi di scuola media superiore di ogni genere.
Esso comprende ogni altra qualifica che abiliti lo studente a sollecitare l’ammissione all’insegnamento universitario nel suo Paese d’origine.
Perciò comprende i casi seguenti:
quello in cui non vi è diploma alcuno, cioè quando gli interessati sono ammessi all’insegnamento universitario senza avere un diploma scolastico (p. es., le persone di più di 25 anni con una certa esperienza professionale ed una conoscenza particolare della disciplina scelta);
quello in cui una persona è considerata qualificata a domandare l’ammissione all’università dopo aver ottenuto un determinato diploma e aver superato un esame o una prova specifica o aver seguito un corso supplementare di formazione.
In caso di assenza di diplomi, potrebbe bastare che il Paese di origine rilasci un semplice attestato per certificare che l’interessato è autorizzato a studiare tale materia nel proprio Paese. Senza questo attestato, il Paese ospite dovrà assicurarsi che le condizioni normalmente richieste nel Paese d’origine dello studente siano soddisfatte.
La Convenzione non considera i diplomi riconosciuti come qualifica sufficiente per l’accesso all’università solo in talune parti del Paese ospite (Land, Cantone, ecc.) e non in altre.
2. «Istituti considerati come aventi la stessa natura di una università»
(Art. 4, par. (b) ii))
Le autorità responsabili del Paese nel quale è situato l’istituto in esame sono le sole competenti per decidere se tale istituto ha la stessa natura di una università.
Gli istituti privati sono presi in considerazione solo se le autorità nazionali responsabili hanno riconosciuto loro uno statuto universitario o un carattere analogo.
Per il momento, la Convenzione non prende in considerazione gli istituti non universitari d’insegnamento terziario (istituti privi di statuto universitario)6.
I casi concreti d’applicazione della Convenzione che potrebbero rivelarsi problematici vanno esaminati alla luce dei principi enunciati nel documento stesso. Nondimeno, qui di seguito è offerta una rassegna di esempi emblematici per illustrare taluni dei problemi affrontati. Una simile enumerazione non può ovviamente essere esaustiva; il suo unico scopo è di proporre alle autorità competenti soluzioni pratiche per i casi più tipici.
a. Definizione di «numerus clausus»
Il «numero chiuso» applicato indipendentemente da ogni criterio materiale al momento della selezione dei candidati all’università, costituisce una limitazione del numero degli studenti ammessi data l’insufficienza dei posti rispetto alla domanda (candidati nazionali ed esteri).
Questa limitazione numerica è motivata da considerazioni molto diverse:
per salvaguardare alcune norme di qualità ed efficacia dell’insegnamento e della ricerca (se l’ammissione di un numero troppo elevato di studenti può provocare una perdita di qualità delle condizioni di lavoro, una dispersione eccessiva degli studenti od un prolungamento esagerato degli studi);
per restare nei limiti logistici esistenti (personale, attrezzature, dimensione dei laboratori, numero di letti d’ospedale, ecc., possono essere altrettanti fattori limitativi);
per evitare il sovraccarico di certi settori professionali e, di conseguenza, la disoccupazione di diplomati universitari;
per rispettare le priorità eventualmente adottate dalle autorità nazionali in ambito pedagogico, sociale ed economico.
Non ha importanza se il numerus clausus sia autorizzato o meno dalla legge. La sua applicazione può intervenire ad ogni stadio di un programma di studi.
Firmato nel 1953, il testo della Convenzione non considera tutte le possibili implicazioni del numerus clausus, poiché la sua applicazione si è generalizzata solo da poco tempo.
b. Numerus clausus nel Paese d’origine
Quando il Paese d’origine, ma non il Paese nel quale lo studente chiede di studiare, applica il numerus clausus, il Paese ospite non può rifiutare di ammettere il titolare di un diploma estero per il solo motivo che il numerus clausus esiste nel Paese che ha rilasciato il diploma.
c. Numerus clausus nel Paese ospite
Nell’ipotesi contraria, ovvero quando è il Paese ospite, ma non il Paese d’origine dello studente, che applica il numerus clausus, il Paese ospite è libero di rifiutare per tale motivo l’ammissione del titolare di un diploma estero. L’applicazione del numerus clausus non dovrà tuttavia comportare discriminazione alcuna basata sull’origine del diploma in questione.
2. Condizioni particolari imposte per l’ammissione ad alcune facoltà o discipline
Alcuni insegnamenti sono concepiti in modo che gli studenti possano ricavare profitto solo se già possiedono conoscenze particolari. È quindi d’uopo stabilire la distinzione seguente (vedi n. I.7):
ha il candidato le particolari qualifiche richieste per essere ammesso agli istituti universitari in genere?
ha il candidato le particolari qualifiche richieste per l’ammissione alla facoltà o al programma di studi di sua scelta?
a. Esempi di tali condizioni particolari
L’accesso ad un curricolo o a un corso è concesso solo ai titolari di un diploma della sezione «scienze naturali», o (secondo il caso) della sezione classica delle scuole medie superiori.
Conoscenze di materie particolari, come una lingua classica o moderna; fisica; chimica; matematica; filosofia.
Periodo di esperienza pratica obbligatorio per l’accesso in alcune facoltà.
Ogni altro titolo supplementare richiesto oltre al diploma delle scuole medie superiori.
b. Principio del Paese ospite
In casi simili, non sono importanti le qualifiche particolari che sarebbero state richieste al candidato se questi avesse voluto seguire un insegnamento analogo nel Paese che gli ha rilasciato il diploma, ma unicamente le condizioni imposte dal Paese nel quale egli desidera compiere gli studi.
c. Giustificazione dell’applicazione di condizioni particolari
Queste condizioni dovrebbero essere imposte solo qualora siano assolutamente indispensabili dal punto di vista pedagogico. In nessun caso devono servire da pretesto per escludere studenti stranieri. Dato che la Convenzione è basata sull’ipotesi che il valore del diploma delle scuole medie superiori è più o meno lo stesso in ogni Parte contraente, le autorità nazionali devono sforzarsi di esaminare, in uno spirito di apertura, se gli studenti stranieri soddisfano o meno le condizioni supplementari richieste. Si potrebbe ad esempio prevedere l’ammissione degli studenti stranieri con la riserva che acquisiscano le conoscenze specializzate richieste durante il loro primo anno di studi nel Paese ospite.
3. Diplomi di scuole tecniche che non danno accesso all’insegnamento universitario in generale, ma ad una sola facoltà o sezione universitaria (o ad alcune soltanto)
a. Restrizioni d’accesso nel Paese in cui il diploma è stato rilasciato
Sulla base dei principi sopra esposti (punto I.9), gli stranieri che nel loro Paese d’origine sarebbero autorizzati a studiare solo un numero limitato di materie (in quanto il loro diploma permette di accedere solo ad alcuni studi universitari) non possono pretendere che le istanze competenti del Paese ospite li autorizzino a seguire, in tale Paese, qualunque insegnamento di loro scelta.
b. Possibilità d’ammissione limitate nel Paese ospite
Se d’altra parte, il Paese ospite stabilisce tra i titolari dei propri diplomi una distinzione basata sul tipo di studi che sono liberi di scegliere, potrà agire nello stesso modo anche verso i titolari di un diploma rilasciato da un Paese straniero.
Tuttavia, il principio dell’uguaglianza di trattamento richiede di basare tali distinzioni tra le diverse categorie di diplomi su un paragone tra diplomi nazionali ed esteri che presentano analogie sufficienti. Esaminando una candidatura ad una facoltà o curricolo di studi determinato, il Paese ospite dovrà quindi accettare gli studenti il cui diploma estero corrisponde grosso modo al diploma nazionale che consente di accedere a detta facoltà o curricolo di studi.
a. Situazione
Può succedere che, in mancanza di posti, alcune facoltà o sezioni universitarie accettino solo quei candidati che hanno ottenuto voti scolastici sufficientemente alti o che si sono rivelati abbastanza brillanti in una o più materie vicine al settore di studi prescelto.
b. Applicazione di questa pratica nel Paese d’origine
Un Paese in cui questo sistema non esiste non può rifiutare l’ammissione all’università al titolare di un diploma estero per il solo motivo che il Paese che lo ha rilasciato segue tale pratica e che, di conseguenza, il candidato non vi sarebbe probabilmente autorizzato a proseguire gli studi scelti, non avendovi ottenuto una media scolastica sufficiente.
c. Applicazione di questa pratica nel Paese ospite
Questo caso sembra porre problemi quasi insormontabili, visti gli obblighi derivanti dalla Convenzione. Il Paese ospite che vorrebbe applicare tale pratica, senza operare discriminazioni tra diplomi nazionali ed esteri, si imbatte nella difficoltà, o persino nell’impossibilità di paragonare voti attribuiti in Paesi diversi. Infatti, ogni tentativo di paragone a tal riguardo (paragone necessario per rispettare il principio di non discriminazione nell’applicazione del trattamento nazionale) implica inevitabilmente un paragone del valore materiale dei due diplomi in questione. Ma, come già sottolineato (punto I.10), un paragone del valore materiale è contrario allo spirito della Convenzione.
La selezione sulla base dei voti scolastici precedenti dovrà quindi operarsi separatamente per i candidati nazionali e quelli stranieri. Per quest’ultimi si dovranno inoltre considerare i voti scolastici solo qualora fosse necessaria una selezione tra candidati della stessa nazionalità.
Seconda dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea n. 15, 1953 relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università
1. Nel 1974, fu elaborata una «Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea dell’11 dicembre 1953» basata su uno studio realizzato dall’ex Comitato per l’Insegnamento Superiore e la Ricerca (ISR). Al termine dei suoi dibattiti, l’ISR curò la redazione dell’omonima Dichiarazione, in seguito adottata dall’ex Consiglio della Cooperazione Culturale (CCC). Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ne prese atto nel 1975 e la pubblicazione seguì nel 1976. La sua stesura va collocata sullo sfondo della situazione che allora regnava nei diversi atenei riguardo all’ammissione degli studenti (soprattutto degli studenti stranieri), tenendo conto delle disposizioni della Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università. Nella Dichiarazione furono considerati i maggiori problemi che l’applicazione della Convenzione allora poneva, e dalle sue disposizioni sono stati ricavati alcuni principi generali cui tuttora si fa riferimento in materia d’ammissione alle università. La Dichiarazione non è destinata ad offrire un’interpretazione ufficiale della Convenzione; il suo scopo era quello di esporre le opinioni del Comitato per l’Insegnamento superiore e la Ricerca del CCC.
2. Dal 1976, ovvero dalla pubblicazione della Dichiarazione, i programmi di formazione che preparano ai certificati di fine studi secondari e ad altri titoli necessari per l’ammissione all’università hanno subito vaste modifiche in Europa e presentano da allora diversità notevoli, cui si scontra l’applicazione della citata Convenzione. Tali diversità rendono problematica anche la definizione di una norma europea per l’ammissione alle università, sebbene esistano parecchi sistemi appositamente concepiti per facilitare il passaggio dall’insegnamento secondario a quello universitario. Tenuto conto di quest’evoluzione e della situazione attuale, l’applicazione degli strumenti europei relativi alla mobilità degli studenti dovrà essere diversificata più di quanto non lo sia stata fino ad ora.
3. La Dichiarazione del 1975 sottolineava già al punto 1.7:
«7. Condizioni generali e particolari di ammissibilità:
Il principio dell’esclusione di ogni valutazione dell’equipollenza materiale del diploma straniero è applicabile solo per l’ammissione agli istituti universitari in generale. Trattandosi di un settore di studi determinato, è invece legittimo il bisogno di accertare che i requisiti necessari per lo svolgimento del programma scelto siano adempiti.»
4. Le Parti contraenti ritengono che attualmente sia stata raggiunta una norma europea circa le condizioni e i requisiti d’ammissione all’università in generale. Infatti, secondo gli articoli 1 e 4a della Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università, si ammette di regola che il titolare di un diploma previsto dalla Convenzione abbia il diritto di presentare una domanda d’ammissione all’università, così come nel Paese in cui è stato rilasciato il diploma. Come è già stato segnalato, l’equipollenza reale dei diplomi non deve essere presa in considerazione.
5. Data la diversificazione dell’insegnamento superiore e degli studi universitari, occorre anche esigere dai titolari di diplomi conseguiti all’estero che soddisfino le condizioni nazionali che disciplinano l’ammissibilità a studi universitari specifici. Ciò significa che, nonostante la Convenzione preveda l’equipollenza generale dei diplomi conseguiti all’estero, per accedere a studi universitari specifici occorre rispettare le stesse condizioni imposte agli studenti del Paese ospite.
6. Nel 1987 a Vienna e successivamente nel 1988 a Salisburgo, la Rete dei centri nazionali di informazione sulla mobilità universitaria e l’equipollenza dei titoli rilasciati negli Stati membri del Consiglio d’Europa ha organizzato due incontri, per discutere – alla luce della Dichiarazione del 1975 – i problemi sorti in seguito all’applicazione della Convenzione a causa della notevole diversificazione delle condizioni d’ammissione agli atenei europei. Concludendo i lavori, i partecipanti hanno ritenuto necessario completare o enunciare in termini più precisi i principi della Dichiarazione del 1975 tramite l’adozione di una nuova dichiarazione.
7. La Conferenza Permanente sui Problemi Universitari (CC-PU), preso atto del progetto di seconda Dichiarazione nel corso della sua 11a sessione, nel marzo 1988, decise di creare un gruppo di lavoro incaricato di stabilire se tale testo fosse opportuno e, in caso affermativo, di presentarne un progetto finale alla CC-PU, da discutere durante la sessione del 1989. Il gruppo di lavoro, composto da membri nominati dai delegati alla CC-PU, si è riunito a Salisburgo, in Austria, il 28 e 29 giugno 1988; ha giudicato appropriata, necessaria e sufficiente una seconda dichiarazione ed ha presentato alla CC-PU il testo che segue, perché questa lo esaminasse un’ultima volta prima dell’adozione definitiva.
La seconda Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università, dell’11 dicembre 1953, costituisce un supplemento ed una specificazione della «Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea dell’11 dicembre 1953» adottata dal Consiglio d’Europa nel 1975, e non modifica i principi della Dichiarazione del 1975.
Questa Dichiarazione non intende offrire un’interpretazione ufficiale della Convenzione: il suo scopo è di far conoscere le opinioni della Conferenza regolare circa i problemi universitari. Tali opinioni sono basate su esperienze delle Parti contraenti.
I principi di questa seconda dichiarazione devono invece guidare le autorità nazionali, le università e istituti analoghi nell’applicazione della Convenzione.
I principi generali riprendono a loro volta la distinzione tra ammissibilità generale e ammissibilità specifica, enunciata al punto 1.7. della Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione del 1975:
La nozione di ammissibilità generale è sostanziata dal principio secondo il quale l’equipollenza materiale di un diploma conseguito all’estero e considerato dall’articolo 1 della Convenzione non debba essere valutato. Altrimenti detto, il titolare di un diploma coperto dalla Convenzione ha il diritto di postulare l’ammissione ad un’università (art. 1 e 4 (a) della Convenzione europea relativa all’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università), alla stessa stregua di uno studente del Paese in cui tale diploma è stato rilasciato. La sua domanda potrà essere respinta unicamente se il certificato presentato è di livello inferiore a quello di un certificato di fine studi superiori rilasciato nel Paese ospite.
In generale, i provvedimenti complementari presi da questa o quella Parte contraente non sono in contraddizione con la Convenzione nella misura in cui, ai termini di questa, l’equipollenza dei diplomi per l’ammissione alle università si riferisca all’ammissibilità generale alle università delle Parti contraenti.
Quando nel Paese d’origine il certificato di fine studi superiori dev’essere completato da un esame supplementare perché l’ammissione all’università sia possibile (punto II, 1, b della Dichiarazione sull’applicazione della Convenzione europea dell’11 dicembre 1953), il Paese ospite ha la facoltà di scegliere e chiedere che tale esame si svolga nel Paese d’origine o nel Paese ospite.
Per quanto riguarda l’ammissibilità specifica, cioè l’ammissione a programmi di studi specifici, si possono esigere dall’interessato le stesse condizioni istituzionali poste ai titolari di diplomi nazionali del Paese ospite che desiderano intraprendere gli stessi studi.
Per permettere agli studenti di soddisfare più facilmente tali condizioni e per favorire la loro mobilità, è opportuno predisporre agevolazioni laddove le autorità competenti delle Parti contraenti riterranno necessario, segnatamente riguardo agli studenti ammessi con determinate riserve o che saranno ammessi una volta soddisfatte le condizioni richieste dall’università ospite.
Repubblica Cec a
Slovacchia a
Le riserve e dichiarazioni. non sono pubblicate nella RU, ad accezione di quelle della Svizzera
a Data del deposito dello strumento di ratificazione della Repubblica federativa ceca e slovacca.
Data l’assenza di una specifica clausola di denuncia nella suddetta convenzione, il Consiglio federale svizzero si richiama all’articolo 56 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 19697 per attestarne la denunciabilità.
Il Consiglio federale svizzero dichiara che ai fini dell’applicazione della convenzione, sono fatte salve la competenza dei Cantoni in materia d’istruzione, quale si evince dalla Costituzione federale8, e l’autonomia universitaria.
RU 1991 2002; FF 1990 III 860
1 Art. 1 cpv. 1 lett. a del DF del 6 mar. 1991 (RU 1991 2000).
2 RS 0.414.11
3 La Conv. non è tuttavia intesa quale soluzione dei problemi causati dalle politiche universitarie nazionali.
4 Potrebbe ad esempio presentarsi l’opportunità di scegliere la nazionalità quale criterio di selezione, qualora le autorità competenti volessero assicurarsi che la quota riservata agli stranieri non sia già esaurita e che, entro tali limiti, un certo equilibrio sia rispettato tra le diverse nazionalità straniere.
5 Tuttavia, se si rifiuta ad uno studente l’accesso ad un programma di studi nel Paese in cui ha ottenuto il diploma per la sola ragione che vi è penuria di posti e che non figura tra gli studenti selezionati (e non a causa del fatto che il suo diploma non gli avrebbe dato accesso agli studi in questione), egli dovrebbe avere la completa libertà di domandare l’ammissione altrove.
6 Tuttavia, è probabilmente venuto il momento di esaminare l’opportunità di estendere l’applicazione della disciplina ai detti istituti.
7 RS 0.111
8 RS 101
Abgeschlossen in Paris am 11. Dezember 1953
Von der Bundesversammlung genehmigt am 6. März 19911
Schweizerische Ratifikationsurkunde hinterlegt am 25. April 1991
In Kraft getreten für die Schweiz am 25. April 1991
(Stand am 27. August 2002)
Die unterzeichneten Mitgliedsregierungen des Europarats,
in der Erwägung, dass eine Politik gemeinsamen Wirkens auf den Gebieten der Kultur und der Wissenschaften zu den Zielen des Europarats gehört;
in der Erwägung, dass dieses Ziel sich leichter erreichen lässt, wenn die Jugend Europas freien Zugang zu den geistigen Gütern der Mitgliedstaaten hat;
in der Erwägung, dass die Universität eine der wichtigsten Quellen des geistigen Lebens eines Landes ist;
in der Erwägung, dass den Studenten, die ihre höhere Schulbildung im Gebiet eines Mitgliedstaates mit Erfolg abgeschlossen haben, alle möglichen Erleichterungen zum Eintritt in eine von ihnen gewählte Universität, die im Gebiet eines anderen Mitgliedstaates gelegen ist, geboten werden sollten;
in der Erwägung, dass solche Erleichterungen, die auch im Interesse des freien Verkehrs zwischen den einzelnen Ländern wünschenswert sind, die gegenseitige Anerkennung der Reifezeugnisse voraussetzen,
1. Jeder Vertragschliessende erkennt für die Zulassung zu den in seinem Gebiet gelegenen Universitäten, falls diese Zulassung der staatlichen Kontrolle unterliegt, die Gleichwertigkeit der im Gebiet jedes anderen Vertragschliessenden erteilten Zeugnisse an, deren Besitz für ihre Inhaber die Voraussetzung für die Zulassung zu den entsprechenden Anstalten des Landes, in dem diese Zeugnisse erteilt wurden, bildet.
2. Die Zulassung zu den einzelnen Universitäten erfolgt im Rahmen der verfügbaren Plätze.
3. Jeder Vertragschliessende behält sich vor, die Bestimmungen der Ziffer 1 auf seine eigenen Staatsangehörigen nicht anzuwenden.
4. Unterliegt die Zulassung zu Universitäten im Gebiet eines Vertragschliessenden nicht der staatlichen Kontrolle, so hat der betreffende Vertragschliessende diesen Universitäten den Wortlaut dieser Konvention zu übermitteln und sich dafür einzusetzen, dass die genannten Universitäten die in den vorstehenden Ziffern niedergelegten Grundsätze annehmen.
Jeder Vertragschliessende hat innerhalb eines Jahres nach Inkrafttreten dieser Konvention einen schriftlichen Bericht über die zur Durchführung der Bestimmungen des vorstehenden Artikels getroffenen Massnahmen an den Generalsekretär des Europarates zu richten.
Der Generalsekretär des Europarates hat den anderen Vertragschliessenden die Mitteilungen, die er von jedem der Vertragschliessenden gemäss Artikel 2 erhalten hat, bekanntzugeben und das Ministerkomitee über die Fortschritte in der Anwendung dieser Konvention auf dem laufenden zu halten.
Im Sinne dieser Konvention bedeutet:
der Ausdruck «Zeugnis» alle Zeugnisse, Bescheinigungen oder sonstigen Urkunden – ohne Rücksicht auf die Form der Erteilung oder Registrierung–, die dem Inhaber bzw. dem Beteiligten das Recht verleihen, seine Zulassung zu einer Universität zu beantragen;
der Ausdruck «Universitäten»:
die Institute, denen von dem Vertragschliessenden, in dessen Gebiet sie gelegen sind, Hochschulcharakter zuerkannt wird.
1. Diese Konvention wird zur Unterzeichnung durch die Mitglieder des Europarates aufgelegt. Sie bedarf der Ratifizierung. Die Ratifikationsurkunden sind beim Generalsekretär des Europarates zu hinterlegen.
2. Diese Konvention tritt nach Hinterlegung von drei Ratifikationsurkunden in Kraft.
3. Für jeden Unterzeichner, der sie in der Folge ratifiziert, tritt die Konvention mit der Hinterlegung seiner Ratifikationsurkunde in Kraft.
4. Der Generalsekretär des Europarats teilt allen Mitgliedern des Europarats das Inkrafttreten der Konvention, die Namen der Vertragschliessenden, die sie ratifiziert haben, sowie jede später erfolgte Hinterlegung von Ratifikationsurkunden mit.
Das Ministerkomitee des Europarats kann jeden Staat, der nicht Mitglied des Europarats ist, einladen, dieser Konvention beizutreten. Jeder Staat, der diese Einladung erhalten hat, kann dieser Konvention durch Hinterlegung einer Beitrittserklärung beim Generalsekretär des Europarats, der die Hinterlegung allen Vertragschliessenden mitzuteilen hat, beitreten. Für jeden beitretenden Staat tritt diese Konvention mit der Hinterlegung seiner Beitrittserkärung in Kraft.
Zu Urkund dessen haben die unterzeichneten, hierzu gehörig beglaubigten Vertreter, diese Konvention unterschrieben.
Geschehen zu Paris, am 11. Dezember 1953, in französischer und englischer Sprache, wobei beide Fassungen gleichermassen verbindlich sind, in einem einzigen Exemplar, das im Archiv des Europarats zu hinterlegen ist. Der Generalsekretär übermittelt beglaubigte Ausfertigungen allen Unterzeichnern.
Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention Nr. 15, 1953, über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse
1. In den Jahren 1973 und 1974 führte im Rahmen des Europarates das Komitee für Hochschulbildung und Forschung (ESR), ein Organ des Rates für kulturelle Zusammenarbeit (Council for Cultural Co—operation, CCC), eine Untersuchung aktueller Fragen betreffend die Zulassung von Studenten (im besonderen von ausländischen Studenten) zur Universität unter besonderer Berücksichtigung der Europäischen Konvention über die Gleichwertigkeiten der Reifezeugnisse, die am 11. Dezember 1953 zur Unterzeichnung durch die Mitgliedstaaten des Europarates aufgelegt wurde, durch.
2. Als Folge der Diskussionen zu dieser Frage erstellte das Komitee den in dieser Publikation wiedergegebenen Text. Die Erklärung wurde im Oktober 1974 vom Rat für kulturelle Zusammenarbeit angenommen, und das Ministerkomitee des Europarates nahm sie im April 1975 zur Kenntnis.
3. Sowohl der Rat für kulturelle Zusammenarbeit als auch das Ministerkomitee selbst wollten klar zum Ausdruck bringen, dass die Erklärung nicht als offizielle Auslegung der Konvention zu betrachten sei; ihr Ziel sei lediglich, alle Betroffenen über die Ansichten des Komitees für Hochschulbildung und Forschung des Rates für kulturelle Zusammenarbeit zu informieren.
4.2 Die vorliegende Veröffentlichung betrifft sowohl den Text der Konvention vom 11. Dezember 1953 als auch jenen des Zusatzprotokolles vom 3. Juni 19643.
Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse und Appendix
Die folgenden Grundsätze sollten als Richtlinie für alle staatlichen Behörden, Universitäten und Einrichtungen mit Hochschulcharakter bei der Anwendung der Konvention dienen.
1. Förderung der Mobilität
Die Konvention hat sich zum Ziel gesetzt, die Mobilität der Studenten zu fördern, die Inhaber von im Hoheitsgebiet der Vertragschliessenden ausgestellten Reifezeugnissen sind. Das bleibt weiterhin ein wünschenswertes und gültiges Ziel, trotz der derzeitigen Schwierigkeiten, für alle, die im Ausland studieren wollen, Studienplätze zu finden4.
2. Gleichwertigkeit von ausländischen und inländischen Reifezeugnissen
Die Konvention begründet eine Gleichwertigkeit von ausländischen und inländischen Reifezeugnissen in dem Sinne, dass dem Inhaber eines ausländischen Reifezeugnisses aus dem alleinigen Grund, dass sein Zeugnis im Ausland und nicht im Inland erworben wurde, die Zulassung nicht verweigert werden kann.
3. Recht auf Bewerbung um Zulassung
Der Inhaber eines Reifezeugnisses in dem Sinne, in dem dieser Ausdruck in der Konvention verwendet wird, ist keinesfalls berechtigt, einen Anspruch auf Zulassung zur Universität zu erheben. Das Reifezeugnis berechtigt zur Bewerbung um die Zulassung: die Universität, an die er sich wendet, ist daher nicht verpflichtet, ihn zuzulassen, und die einzige ihr auferlegte Pflicht ist es, die Zulassung aus dem Grunde, dass der Inhaber des Reifezeugnisses nicht die erforderlichen Voraussetzungen für die Zulassung besitzt, nicht zu verweigern.
4. Keine Überprüfung des materiellen Inhaltes eines Reifezeugnisses
Die in Artikel 1, Absatz 1 der Konvention definierte Gleichwertigkeit, auf die unter I.2 oben Bezug genommen wird, ist eine formelle und muss anerkannt werden, vorausgesetzt, dass die in der Konvention festgelegten Bedingungen erfüllt werden. Es besteht keine Möglichkeit, nicht im Einklang mit der Konvention stehende Überlegungen ins Spiel zu bringen. So steht es im besonderen nicht im Einklang mit der Konvention, die Gleichwertigkeit von einer Überprüfung des materiellen Inhalts des ausländischen Reifezeugnisses im Vergleich zu einem im Inland erworbenen Reifezeugnis abhängig zu machen.
5. Regelungen des Gastlandes
Die unter I.2 und 4 oben angeführte Anerkennung der Gleichwertigkeit von Reifezeugnissen soll nur auf der Grundlage der im Gastland gültigen Bestimmungen und nicht auf der Grundlage der im Heimatland gültigen erfolgen. Der Ausdruck «Heimatland» muss verstanden werden als «das Land, in dem das betreffende Zeugnis ausgestellt wurde». Es muss nicht das Land sein, dessen Staatsangehörigkeit der Student besitzt oder wo er sich «zu Hause fühlt».
6. Berechtigte Beschränkungen: kein völliger Ausschluss ausländischer Studenten
In Anbetracht der Tatsache, dass
die Konvention die Förderung der Mobilität zum Ziel hat, dass aber
gemäss Artikel 1, Absatz 2 der Konvention die Zulassung im Rahmen der verfügbaren Plätze erfolgt,
sollte innerhalb der Universitäten im Gebiet jedes Vertragschliessenden ein gewisser Prozentsatz an verfügbaren Plätzen (Kontingent) für ausländische Studenten freigehalten werden, besonders für jene, die Inhaber eines im Gebiet der Vertragschliessenden erteilten Reifezeugnisses sind.
Obwohl es unter Umständen nicht möglich ist, darauf zu bestehen, dass an den Universitäten eines bestimmten Landes und in allen Studienrichtungen dieses Kontingent zwischen mindestens 5 und 10 Prozent der verfügbaren Plätze betragen soll, so könnte man diesen Prozentsatz als eine Zahl mit Indikatorfunktion oder als einen Sollwert betrachten.
Der völlige Ausschluss der Studenten, die Inhaber eines im Gebiet der anderen Vertragschliessenden erteilten Reifezeugnisses sind, von den Universitäten und Hochschulen eines Landes (auch in den Fällen, in denen nicht für alle einheimischen Studienbewerber genügend Plätze zur Verfügung stehen), wäre gegen die Absicht und den Geist der Konvention und auch gegen die europäische Universitätstradition gerichtet.
7. Allgemeine und besondere Zulassung
Ein Unterschied ist zu treffen zwischen
Zulassung zu einer Universität im allgemeinen und
Zulassung zu einer bestimmten Studienrichtung.
Der Grundsatz, dass die materielle, inhaltliche Gleichwertigkeit eines ausländischen Reifezeugnisses nicht überprüft werden darf, gilt nur für die Zulassung zur Universität im allgemeinen. Wenn es sich um die Zulassung zu einer bestimmten Disziplin bzw. Studienrichtung handelt, so ist es legitim zu überprüfen, ob bestimmte Voraussetzungen für die gewählte Studienrichtung erfüllt werden.
8. Auswahl unter den Studienbewerbern
Die Konvention behandelt den Wert der Reifezeugnisse, enthält aber keine Bestimmungen über die Auswahl ausländischer Bewerber in den Fällen, in denen ein Land nicht in der Lage ist, ihnen allen Studienplätze anzubieten. Dennoch sollten die folgenden Grundsätze beachtet werden:
In den Fällen, in denen für Inhaber von in dem Gebiet der anderen Vertragschliessenden erteilten Reifezeugnissen nicht genügend Plätze vorhanden sind, sollen die staatlichen und/oder universitären Bestimmungen für ein auf objektiven und angemessenen Kriterien beruhendes Auswahlsystem Sorge tragen.
Die Auswahl ausländischer Bewerber nach Kriterien, die sich von den für die Auswahl inländischer Studenten angewendeten unterscheiden, stünde nicht unbedingt im Widerspruch zur Konvention5.
9. Rechte ausländischer Studenten
Die Konvention kann nicht herangezogen werden, um einen Anspruch auf Rechte zu untermauern, welche über jene hinausgehen, die die Angehörigen des Gastlandes selbst geniessen, wenn sie die Zulassung zu einer Universität anstreben.
Ausserdem liegt es nicht in der Absicht der Konvention, den Inhabern eines im Gebiet eines anderen Vertragschliessenden erteilten Reifezeugnisses mehr Rechte zu gewähren als jene, die sie in dem Land genossen hätten, in dem das Reifezeugnis erteilt wurde, noch ist es im besonderen in der Absicht der Konvention gelegen, ihnen Zugang zu Studienrichtungen zu gewähren, die sich von denen unterscheiden, zu welchen das betreffende Reifezeugnis im allgemeinen6 im Ausstellerland Zutritt gewährt.
10. Sprachliche Voraussetzungen
Die Konvention nimmt dem Gastland nicht das Recht, den Bewerbern, die keine ausreichenden Kenntnisse in der Sprache besitzen, in der die gewählte Studienrichtung unterrichtet wird, die Zulassung zu verweigern.
II. Bemerkungen zu bestimmten, in der Konvention verwendeten Ausdrücken
1. «Zeugnis»
(Art. 4, Bst. a)
Artikel 4 der Konvention bezieht sich auf all die verschiedenen möglichen Aufnahmebedingungen, besonders auf alle Arten von Reifezeugnissen.
Er erstreckt sich auch auf andere Qualifikationen, die einem Studenten in seinem Heimatland die Berechtigung erteilen, die Zulassung zu einer Universität oder Hochschule anzustreben.
Er erstreckt sich daher auf Fälle, in denen:
es überhaupt kein Reifezeugnis gibt, d. h. Fälle, in denen Personen ohne ein formales Reifezeugnis einer Sekundarschule zur Universität oder Hochschule zugelassen werden (z. B. Personen, die älter als 25 Jahre sind, eine bestimmte berufliche Erfahrung und bestimmte Kenntnisse im gewählten Studiengebiet aufweisen können);
eine Person als qualifiziert gilt, um die Zulassung zur Universität zu beantragen, erst nachdem sie ein bestimmtes Reifezeugnis erworben hat und eine spezielle Prüfung oder einen speziellen Test erfolgreich abgelegt oder einen zusätzlichen Ausbildungskursus absolviert hat.
In den Fällen, in denen es kein Reifezeugnis gibt, könnte es ausreichen, wenn das Heimatland bloss ein Zeugnis ausstellt, in dem bestätigt wird, dass die betreffende Person berechtigt gewesen wäre, dieses oder jenes Fach in ihrem Heimatland zu studieren. Wird kein derartiges Zeugnis ausgestellt, so müsste das Empfangsland überprüfen, ob die normalerweise im Heimatland des Studenten erforderlichen Bedingungen erfüllt werden.
Reifezeugnisse, die nur in einem Gebiet (Land, Kanton usw.) des betreffenden Landes, nicht jedoch in den anderen als Qualifikation für die Aufnahme an die Universität anerkannt werden, fallen nicht unter die Bestimmungen der Konvention.
2. «Institute, denen ... Hochschulcharakter zuerkannt wird»
(Art. 6, Bst. b, ii)
Die verantwortlichen Behörden des Landes, in dessen Gebiet die betreffende Einrichtung gelegen ist, sind allein für die Entscheidung zuständig, ob ihr Hochschulcharakter zukommt.
Im besonderen sind private Einrichtungen nur dann miteingeschlossen, wenn sie von den verantwortlichen staatlichen Behörden als Universität oder als Institut mit Hochschulcharakter anerkannt werden.
Vorläufig fallen nichtuniversitäre Einrichtungen des tertiären Bildungsbereiches (d. h. Einrichtungen ohne Hochschulcharakter) nicht unter die Konvention7.
Anwendung der Konvention in konkreten Fällen
Die konkreten Fälle, in denen die Anwendung der Konvention problematisch erscheint, müssen unter Berücksichtigung der vorstehenden Kommentare untersucht werden. Einige der Fälle, die diese Probleme verdeutlichen können, und die in dem vorstehenden Dokument erwähnt wurden, werden weiter unten beschrieben. Jede Beschreibung dieser konkreten Fälle kann keineswegs erschöpfend Auskunft geben, der einzige Zweck dieser Beschreibung ist es, den nationalen Behörden einige praktische Ratschläge für die Behandlung der häufigsten Fälle an die Hand zu geben. – In allen diesen Fällen muss immer unterschieden werden zwischen der Situation in dein Land, in dem die Hochschulzugangsberechtigung erworben wurde (Heimatland) und dem Land, in dem sich der Inhaber der Hochschulzugangsberechtigung um die Zulassung zur Universität bewirbt (Gastland).
1. Numerus clausus
a. Definition des «numerus clausus»
Der numerus clausus, der ungeachtet jeglicher materieller Kriterien zur Auswahl der zum Hochschulstudium zugelassenen Bewerber angewendet wird, bedeutet, dass die Zahl der Studenten, die zugelassen werden können, begrenzt ist, da keine ausreichende Anzahl von Studienplätzen für alle Bewerber eigener oder fremder Staatsangehörigkeit zur Verfügung steht.
Die Gründe für eine Beschränkung der Studienplätze können vielfältig sein:
um wissenschaftliches Niveau und wirksame Lehre und Forschung zu gewährleisten (Zulassung von zu vielen Studenten könnte zu unzulänglichen Arbeitsbedingungen, zu vermehrten Ausfällen und zu verlängerten Studienzeiten führen);
um im Rahmen der gegebenen Kapazitäten zu bleiben (Zahl des Lehrkörpers, Sachausstattung, Laborplätze, Klinikbetten usw., alles das kann zu Beschränkungen bei der Aufnahme führen);
um die Überfüllung bestimmter Berufszweige und die Entstehung eines akademischen Proletariats zu vermeiden;
um Rücksicht auf die vom Staat gesetzten Schwerpunkte im Bereich von Bildung, Wirtschaft und sozialen Angelegenheiten zu nehmen.
Es ist in diesem Zusammenhang nicht von Bedeutung, ob der numerus clausus gesetzlich abgesichert ist oder nicht.
Die oben beschriebene Situation kann man in einigen oder allen Stufen des Studiums antreffen.
Die Konvention, die 1953 unterzeichnet wurde, berücksichtigte die ernsten Folgen des numerus clausus nicht, der besonders in den letzten Jahren in zunehmendem Masse praktiziert wurde.
b. Numerus clausus im Heimatland
Wenn der numerus clausus in dem Land praktiziert wird, in dem der Student seine Hochschulzugangsberechtigung erworben hat und nicht in dem Land, in dem er sich um die Zulassung bewirbt, kann ihn das Gastland nicht ausschliesslich aus dem Grunde abweisen, weil in seinem Heimatland der numerus clausus praktiziert wird.
c. Numerus clausus im Gastland
Im umgekehrten Fall, d. h. wenn im Gastland und nicht im Heimatland des Bewerbers der numerus clausus praktiziert wird, kann das Gastland den numerus clausus auf den Inhaber einer Hochschulzugangsberechtigung aus einem anderen Land anwenden. Jedoch muss der numerus clausus dann ohne Diskriminierung hinsichtlich des Ursprungs der betreffenden Hochschulzugangsberechtigung angewendet werden.
2. Besondere Zulassungsbedingungen zu bestimmten Fakultäten und Studiengängen
In manchen Fällen sind Studiengänge so konzipiert, dass sich Studenten nur dann beteiligen können, wenn sie vorher besondere Kenntnisse erworben haben. Wie oben unter I.7.a erläutert wird, muss daher unterschieden werden
ob ein Bewerber die notwendige Qualifikation zur Zulassung zum Hochschulstudium allgemein hat und
ob er die spezifischen Bedingungen für diesen Fachbereich oder das betreffende Studienfach erfüllt.
a. Beispiele für diese spezifischen Bedingungen
beispielsweise ein Zeugnis des naturwissenschaftlichen oder klassischen Zweiges der Oberstufe der Sekundarschule;
Kenntnis eines speziellen Bereichs wie z. B. alte oder moderne Sprachen, Physik, Chemie, Mathematik, Philosophie;
ein Praktikum als Zugangsvoraussetzung zu einem bestimmten Fachbereich;
irgendein anderes zusätzliches Zeugnis, das neben dem Schulzeugnis verlangt werden könnte.
b. Gastlandprinzip
Es geht nicht darum, festzustellen, welche besonderen Bedingungen der Student zu erfüllen gehabt hätte, wenn er ein ähnliches Fach in dem Land gewählt hätte, in dem er die Hochschulzugangsberechtigung erworben hat, sondern nur darum, welche besonderen Bedingungen im Gastland, in dem der Bewerber studieren möchte, zu erfüllen sind.
c. Zulässigkeit besonderer Bedingungen
Besondere Bedingungen sollten dann aufgestellt werden, wenn sie aus bildungspolitischer Sicht absolut notwendig sind. In keinem Fall dürfen sie als Vorwand dafür dienen, ausländische Studenten auszuschliessen. Da die Konvention darauf begründet ist, dass die Oberstufe des Sekundarschulwesens in den Mitgliedsstaaten des CCC nahezu gleich ist, sollten die nationalen Behörden bei der Entscheidung darüber, ob ausländische Studenten diese Bedingungen erfüllen, grosszügig verfahren. Sie sollten deshalb beispielsweise die Zulassung von ausländischen Studenten unter der Bedingung berücksichtigen, dass diese die erforderlichen speziellen Kenntnisse im ersten Studienjahr erwerben.
3. Zeugnisse von berufsbildenden Schulen, die nicht zur allgemeinen Hochschulreife, sondern nur zur fachgebundenen Hochschulreife führen (oder zur Zulassung zu einer beschränkten Zahl von Fächern)
a. Zulassungsbeschränkungen in dem Land, in dem die Hochschulzugangsberechtigung erworben wurde
Es geht aus den oben unter I.9. aufgestellten Grundsätzen hervor, dass ausländische Studenten, die im Heimatland zum Studium einer beschränkten Anzahl von Fächern zugelassen sind (da ihr Schulzeugnis ihnen nur den Zugang zu einigen Fachbereichen ermöglicht) nicht von den Behörden des Gastlandes die Zulassung zum Hochschulstudium allgemein verlangen können.
b. Zulassungsbeschränkungen im Gastland
Wenn andererseits das Gastland bei den eigenen Studenten hinsichtlich deren Zulassung zu bestimmten Fakultäten Unterschiede macht, steht es ihm frei, die gleichen Unterschiede bei Bewerbern mit ausländischen Hochschulzugangsberechtigungen zu machen.
Der Grundsatz der Anwendung des nationalen Verfahrens macht es jedoch notwendig, dass zum Zwecke dieser Unterscheidung von einer weitgehenden Ähnlichkeit ausgegangen wird. Dies bedeutet, dass das Gastland bei der Entscheidung über die Zulassung zu einer bestimmten. Fakultät oder Studienrichtung den Inhaber eines ausländischen Zeugnisses, das im grossen und ganzen den nationalen Zeugnissen entspricht, die zum Studium dieser Fachrichtung berechtigen, akzeptieren muss.
4. Zeugnisnoten
a. Die gegenwärtige Lage
Es gibt Fälle, in denen bestimmte Fakultäten, die keine ausreichende Anzahl von Studienplätzen haben, Bewerber nur unter der Bedingung annehmen, dass diese besonders gute Noten im Sekundarabschlusszeugnis haben oder besonders gute Ergebnisse in einem oder mehreren Fächern der betreffenden Fachrichtung.
b. Anwendung dieses Verfahrens im Heimatland
Ein Land, das die Zulassung nicht von diesem Grundsatz abhängig macht, kann dem Inhaber einer ausländischen Hochschulzugangsberechtigung nicht allein aus dem Grund die Zulassung versagen, dass dieses Verfahren im Heimatland des Studenten angewendet wird, und dass der Student wahrscheinlich dort nicht zu dem ihn interessierenden Studium zugelassen worden wäre, weil seine Noten nicht gut genug gewesen wären.
c. Anwendung dieses Verfahrens im Gastland
Hinsichtlich der in der Konvention aufgeführten Verpflichtungen schafft dieses Verfahren Probleme, die fast unlösbar sind. Das Gastland, das ein derartiges Verfahren ohne Diskriminierung sowohl bei Inhabern einheimischer Hochschulzugangsberechtigungen wie auch bei Inhabern ausländischer Hochschulzugangsberechtigungen anwenden will, wird Schwierigkeiten haben, wenn es nicht sogar unmöglich ist, Noten ausländischer Zeugnisse mit denen einheimischer Zeugnisse zu vergleichen. Jeder Versuch, einen derartigen Vergleich anzustellen (der notwendig ist, um sicherzustellen, dass es keine Diskriminierung bei der Anwendung des nationalen Verfahrens gibt), endet unvermeidlich in einem Vergleich des materiellen Wertes der zur Frage stehenden Zeugnisse. Wie oben in I.10 betont wurde, widerspräche ein derartiger materieller Vergleich dem Geist der Konvention.
Jede Auswahl aufgrund früherer Schulnoten sollte deshalb für einheimische und ausländische Studenten getrennt durchgeführt werden; was die ausländischen Bewerber betrifft, sollten ihre Schulnoten nur berücksichtigt werden, wenn eine Auswahl unter mehreren Studenten derselben Nationalität getroffen werden soll.
Zweite Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention Nr. 15, 1953, über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse
1. Im Jahre 1974 wurde aufgrund einer Untersuchung des damaligen Komitees für Hochschulbildung und Forschung (ESR) eine «Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention vom 11. Dezember 1953» ausgearbeitet. Als Folge der Diskussionen im ESR entwarf das Komitee die «Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention vom 11. Dezember 1953». Nach Beschlussfassung im damaligen Rat für kulturelle Zusammenarbeit (CCC) und nach Kenntnisnahme durch das Ministerkomitee des Europarates 1975 wurde die Erklärung im Jahre 1976 veröffentlicht. Die Notwendigkeit für eine solche Erklärung ergab sich aus der damals aktuellen Situation betreffend die Zulassung von Studierenden (im besonderen von ausländischen Studierenden) zu den Universitäten unter besonderer Berücksichtigung der Bestimmungen der Konvention über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse. Die Erklärung berücksichtigte die wichtigsten der zu diesem Zeitpunkt im Zusammenhang mit der Anwendung der Konvention auftretenden Probleme und leitete aus ihren Bestimmungen allgemeine Grundsätze ab. Diese Grundsätze bilden im wesentlichen auch heute noch die Grundlagen für die Zulassung zu den Universitäten. Diese Erklärung verstand sich nicht als offizielle Auslegung der Konvention; ihr Ziel war es, über die Ansichten des Komitees für Hochschulbildung und Forschung des Rates für kulturelle Zusammenarbeit zu informieren.
2. Die Ausbildungen zur Erlangung von Reifezeugnissen und anderen Universitätsberechtigungen in Europa haben sich seit der Erklärung aus dem Jahre 1976 stark weiterentwickelt und weisen heute eine weitreichendere Diversifikation auf, was teilweise Schwierigkeiten in der Anwendung der Konvention nach sich zieht. Aufgrund dieser Diversifikation kann heute nicht mehr unbedingt von einem einheitlichen europäischen Standard der Universitätsberechtigungen ausgegangen werden, sondern es bestehen vielerlei Systeme, um den Übergang vom sekundären auf den tertiären Bildungsbereich zu ermöglichen. Diese Entwicklung und derzeitige Situation machten auch eine differenziertere Anwendung der europäischen Instrumente über die Mobilität von Studierenden als bisher erforderlich.
3. In der Erklärung von 1975 wurde bereits unter Punkt 1 Ziffer 7 festgestellt:
«7. Allgemeine und besondere Zulassung
Der Grundsatz, dass die materielle, inhaltliche Gleichwertigkeit eines ausländischen Reifezeugnisses nicht überprüft werden darf, gilt nur für die Zulassung zur Universität im allgemeinen. Wenn es sich um die Zulassung zu einer bestimmten Disziplin beziehungsweise Studienrichtung handelt, so ist es legitim zu überprüfen, ob bestimmte Voraussetzungen für die gewählte Studienrichtung erfüllt werden.»
4. Die einzelnen Mitgliedstaaten betrachten auch heute das Niveau der Universitätsberechtigungen in Europa für die allgemeine Zulassung als gleichwertig. Die allgemeine Zulassung bedeutet gemäss Artikel 1 und Artikel 4 Buchstabe a der Euopäischen Konvention über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse, dass der Inhaber eines Konventionszeugnisses das Recht hat, so wie im Lande der Ausstellung des Zeugnisses, seine Zulassung zu einer Universität zu beantragen. Wie bereits erwähnt, darf hiebei die materielle, inhaltliche Gleichwertigkeit nicht überprüft werden.
5. Die Diversifikation sowohl der sekundären Ausbildung als auch der Studien an den Universitäten macht es notwendig, bei der besonderen Zulassung nationale studienspezifische Voraussetzungen für bestimmte Studien auch von Inhabern ausländischer Reifezeugnisse zu verlangen. Daraus folgt, dass trotz der allgemeinen Gleichwertigkeit ausländischer Reifezeugnisse aufgrund der Konvention bestimmte Voraussetzungen für die Zulassung zu bestimmten Studien erfüllt werden müssen, wie sie das Gastland auch von seinen eigenen Studierenden verlangt.
6. In den Jahren 1987 und 1988 hat das Netzwerk der Nationalen Informationszentren über akademische Mobilität und Äquivalenz der Mitgliedstaaten des Europarates (NEIC) zwei Tagungen auch zu dieser Problematik in Wien und in Salzburg abgehalten. Dabei wurden insbesondere die Probleme erörtert, die sich aus der Anwendung der Konvention unter Berücksichtigung der Erklärung aus dem Jahre 1975 infolge der starken Diversifikation der Universitätsberechtigungen in Europa ergeben haben. Es wurde die Notwendigkeit festgestellt, die Grundsätze der Erklärung von 1975 durch eine weitere Erklärung zu ergänzen beziehungsweise zu präzisieren.
7. Die Ständige Konferenz über Universitätsfragen (CC—PU) beschloss, nachdem sie während ihrer 11. Tagung im März 1988 den ihr vorliegenden Entwurf einer derartigen Zweiten Erklärung studiert hatte, eine Arbeitsgruppe mit dem Ziele einzusetzen, die Notwendigkeit eines solchen Textes zu beurteilen und bei positiver Entscheidung der CC—PU für ihre Tagung im Jahre 1989 einen endgültigen Entwurf vorzulegen. Diese Arbeitsgruppe, deren Mitglieder von den Delegierten der CC—PU nominiert wurden, trat am 28. und 29. Juni 1988 in Salzburg (Österreich) zusammen. Man kam überein, dass eine Zweite Erklärung zweckmässig, notwendig und ausreichend sei, und man legte der CC—PU den folgenden Text zwecks abschliessender Beurteilung und Zustimmung vor.
Die Zweite Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention vom 11. Dezember 1953 versteht sich als Ergänzung und Präzisierung der «Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention vom 11. Dezember 1953» durch den Europarat im Jahre 1975, ohne dass dadurch die Grundsätze der Erklärung von 1975 aufgehoben werden.
Diese Erklärung versteht sich nicht als offizielle Auslegung der Konvention; es ist ihr Ziel, Informationen über die Ansichten der Ständigen Konferenz über Universitätsfragen zu geben. Diese Ansichten beruhen auf den von den vertragschliessenden Parteien berichteten Erfahrungen.
Auch die Grundsätze dieser Zweiten Erklärung sollen als Richtlinie für alle staatlichen Behörden, Universitäten und Einrichtungen mit Hochschulcharakter bei der Anwendung der Konvention dienen.
Die Grundsätze knüpfen an die Unterscheidung zwischen der allgemeinen und der besonderen Zulassung an, wie dies bereits in Punkt 1 Ziffer 7 der Erklärung über die Anwendung der Konvention von 1975 festgestellt wurde:
II. Allgemeine Zulassung
Der Grundsatz, dass die materielle, inhaltliche Gleichwertigkeit eines ausländischen Reifezeugnisses, das unter Artikel 1 der Konvention fällt, nicht überprüft werden darf, gilt für die allgemeine Zulassung. Der Inhaber eines Konventionszeugnisses hat, so wie im Lande der Ausstellung der Zeugnisse, das Recht, seine Zulassung zu einer Universität zu beantragen (Art. 1 und Art. 4 Bst. a der Europäischen Konvention über die Gleichwertigkeit der Reifezeugnisse). Der Bewerber um die Zulassung darf auch nicht aus dem alleinigen Grund abgewiesen werden, dass sein Zeugnis allgemein nicht das Niveau eines Reifezeugnisses besitze.
Im allgemeinen widersprechen zusätzliche Massnahmen der einzelnen Mitgliedsstaaten insofern nicht der Konvention, als gemäss der Konvention die Gleichwertigkeit von Zeugnissen, die den Zugang zu Universitäten ermöglichen, sich auf die allgemeine Zulassung zu den Universitäten der vertragschliessenden Parteien bezieht.
In den Fällen, in denen das Reifezeugnis durch zusätzliche Prüfungen ergänzt werden muss, um die Zulassung zu Universitätsstudien in den Heimatländern zu ermöglichen (Punkt II Ziff. 1 Bst. b der «Erklärung über die Anwendung der Europäischen Konvention vom 11. Dezember 1953»), kann das Gastland entweder verlangen, dass diese zusätzlichen Voraussetzungen im Heimatland erfüllt werden, oder es kann dafür Vorsorge treffen, dass diese zusätzlichen Voraussetzungen im Gastland erfüllt werden können. Die zuständigen Behörden können entsprechende Einrichtungen anbieten, um es den Bewerbern zu ermöglichen, diese Voraussetzungen zu erfüllen.
III. Besondere Zulassung
Für die besondere Zulassung, das heisst die Zulassung zu einer bestimmten Studienrichtung, kann vom Bewerber verlangt werden, dass er dieselben Bedingungen erfüllt wie der Inhaber eines inländischen Reifezeugnisses des Gastlandes, der dieses Studium durchführen will.
Um den Bewerbern die Erfüllung dieser Voraussetzungen zu ermöglichen und die Mobilität der Studierenden zu fördern, sollen flankierende Massnahmen in den Fällen geplant oder gefördert werden, wo es die zuständigen Behörden der vertragschliessenden Parteien für notwendig erachten, im besonderen für bedingt zugelassene Studierende oder für Studierende, die zuzulassen wären, nachdem sie die von der Gastuniversität verlangten Bedingungen erfüllt haben.
Geltungsbereich der Konvention am 26. Februar 2002
1971 B
1977 B
1956 B
Slowakeia
1962 B
Tschechische Republika
Vereinigtes Königreich*
Vorbehalte und Erklärungen die Vorbehalte und Erklärungen werden in der AS nicht veröffentlicht, mit Ausnahme jener der Schweiz.
a Datum der Hinterlegung der Ratifikationsurkunde der Tschechischen und Slowakischen Föderativen Republik.
Obwohl die vorgenannte Konvention keine spezifische Kündigungsklausel enthält, erachtet sie der Schweizerische Bundesrat gestützt auf Artikel 56 des Wiener Übereinkommens vom 23. Mai 19698 über das Recht der Verträge dennoch als kündbar.
AS 1991 2002, BBl 1990 III 1059
1 Art. 1 Abs. 1 Bst. a des BB vom 6. März 1991 (AS 1991 2000).
2 AS 1991 2338
3 SR 0.414.11
4 Die Konv. kann jedoch kein Instrument für die Lösung der durch die nationale Universitätspolitik geschaffenen Probleme darstellen.
5 Ihre Staatsangehörigkeit könnte z. B. als ein Auswahlkriterium unter anderen herangezogen werden, und zwar in dem Sinne, dass z. B. die zuständigen Behörden prüfen müssen, ob das für ausländische Studenten reservierte Kontingent bereits erschöpft ist oder nicht und ob im Rahmen dieses Kontingents ein entsprechendes Gleichgewicht zwischen den verschiedenen ausländischen Nationalitäten herrscht.
6 Wenn einem Studenten die Zulassung zu einer bestimmten Studienrichtung in dem Land, in dem sein Reifezeugnis erteilt wurde, aus dem alleinigen Grund verwehrt wird, dass es einen Mangel an Plätzen gäbe und er nicht unter den Ausgewählten gewesen ist (nicht jedoch aus dem Grund, dass sein Reifezeugnis nicht zu der betreffenden Studienrichtung Zutritt gewährt hätte), sollte er dennoch die Möglichkeit haben, die Zulassung anderswo anzustreben.
7 Es ist vielleicht der Zeitpunkt gekommen, die Frage der Ausweitung der Konv. auf diese anderen Einrichtungen zu erörtern.
8 SR 0.111
Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires
Conclue à Paris le 11 décembre 1953
Approuvée par l’Assemblée fédérale le 6 mars 19911
Instrument de ratification déposé par la Suisse le 25 avril 1991
Entrée en vigueur pour la Suisse le 25 avril 1991
(Etat le 26 février 2002)
considérant que l’un des objectifs du Conseil de l’Europe est de poursuivre une politique d’action commune dans les domaines culturel et scientifique;
considérant que cet objectif serait plus facilement atteint si la jeunesse européenne pouvait librement accéder aux ressources intellectuelles des Membres;
considérant que l’Université constitue une des principales sources de l’activité intellectuelle d’un pays;
considérant que les étudiants ayant terminé avec succès leurs études secondaires sur le territoire d’un Membre devraient se voir offrir toutes facilités possibles pour entrer dans une université de leur choix, située sur le territoire d’un autre Membre;
considérant que de telles facilités, qui sont également souhaitables dans l’intérêt de la libre circulation d’un pays à l’autre, requièrent la reconnaissance réciproque des diplômes donnant accès aux établissements universitaires;
1. Chaque Partie Contractante reconnaît, pour l’admission aux universités situées sur son territoire, lorsque cette admission est soumise au contrôle de l’Etat, l’équivalence des diplômes délivrés sur le territoire de chacune des autres Parties Contractantes dont la possession confère à leurs titulaires la qualification requise pour être admis dans les établissements analogues du pays dans lequel ces diplômes ont été délivrés.
2. L’admission à toute université s’effectuera dans les limites des places disponibles.
3. Chaque Partie Contractante se réserve le droit de ne pas appliquer la disposition prévue au paragraphe 1 à ses propres ressortissants.
4. Si l’admission à des universités situées sur le territoire d’une Partie Contractante n’est pas soumise au contrôle de l’Etat, la Partie Contractante intéressée doit transmettre à ces universités le texte de la présente Convention et n’épargner aucun effort pour obtenir l’adhésion desdites universités aux principes exprimés aux paragraphes précédents.
Chaque Partie Contractante doit adresser au Secrétaire Général du Conseil de l’Europe, dans un délai d’un an à partir de l’entrée en vigueur de la présente Convention, un exposé écrit des mesures prises en exécution des dispositions de l’article précédent.
Le Secrétaire Général du Conseil de l’Europe doit notifier aux autres Parties Contractantes les communications reçues de chacune d’elles en application de l’art. 2 ci-dessus, et tenir le Comité des Ministres au courant des progrès réalisés dans l’application de la présente Convention.
Aux fins d’application de la présente Convention,
le terme «diplôme» désigne tout diplôme, certificat ou autre titre, sous quelque forme qu’il soit délivré ou enregistré, qui confère au titulaire ou à l’intéressé le droit de solliciter son admission à une université;
le terme «universités» désigne:
les universités;
les institutions considérées comme étant de même caractère qu’une université par la Partie Contractante sur le territoire de laquelle elles sont situées.
1. La présente Convention est ouverte à la signature des Membres du Conseil de l’Europe. Elle sera ratifiée. Les instruments de ratification seront déposés près le Secrétaire Général du Conseil de l’Europe.
2. La présente Convention entrera en vigueur après le dépôt de trois instruments de ratification.
3. Pour tout signataire qui la ratifiera ultérieurement, la Convention entrera en vigueur dès le dépôt de l’instrument de ratification.
4. Le Secrétaire Général du Conseil de l’Europe notifiera à tous les Membres du Conseil de l’Europe l’entrée en vigueur de la Convention, les noms des Parties Contractantes qui l’auront ratifiée, ainsi que le dépôt de tout instrument de ratification intervenu ultérieurement.
Le Comité des Ministres du Conseil de l’Europe peut inviter tout Etat non Membre du Conseil à adhérer à la présente Convention. Tout Etat ayant reçu cette invitation pourra adhérer à la présente Convention en déposant son instrument d’adhésion près le Secrétaire Général du Conseil, qui notifiera ce dépôt à toutes les Parties Contractantes. Pour tout Etat adhérent, la présente Convention entrera en vigueur dès le dépôt de son instrument d’adhésion.
En foi de quoi, les soussignés, dûment autorisés à cet effet, ont signé la présente Convention.
Fait à Paris, le 11 décembre 1953, en français et en anglais, les deux textes faisant également foi, en un seul exemplaire qui sera déposé dans les archives du Conseil de l’Europe. Le Secrétaire Général en communiquera des copies certifiées conformes à tous les signataires.
Déclaration sur l’application de la Convention européenne no 15, 1953 relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires
1. Dans le cadre du Conseil de l’Europe, le Comité de l’Enseignement supérieur et de la Recherche, organe relevant du Conseil de la Coopération Culturelle (CCC), s’est penché durant les années 1973 et 1974 sur les problèmes actuels de l’admission des étudiants, notamment étrangers, aux établissements universitaires, en ayant à l’esprit la Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires, qui avait été ouverte à la signature des Etats membres du Conseil de l’Europe le 11 décembre 1953.
2. En conclusion de ses débats sur cette question, le Comité a préparé le texte de la Déclaration reproduite dans la présente publication. Cette Déclaration a été adoptée par le CCC en octobre 1974. Le Comité des Ministres du Conseil de l’Europe en a pris note en avril 1975.
3. Tant le CCC que le Comité des Ministres lui-même ont tenu à préciser que cette Déclaration ne saurait constituer une interprétation officielle de la Convention: elle a pour seul objet de faire connaître aux milieux intéressés les vues du Comité de l’Enseignement supérieur et de la Recherche du CCC.
4. La présente publication contient également le texte de la Convention du 11 décembre 1953 et du Protocole additionnel du 3 juin 19642.
Déclaration sur l’application de la Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires et annexe
Les principes suivants devraient servir d’orientation aux autorités nationales, aux universités et aux établissements considérés comme étant de même caractère qu’une université lors de l’application de la Convention.
1. Promotion de la mobilité
La Convention vise à favoriser la mobilité des étudiants titulaires d’un diplôme délivré sur le territoire des Parties Contractantes. La mobilité reste pourtant un objectif valable et souhaitable en dépit des difficultés d’accueil vis-à-vis de tous ceux qui aimeraient faire des études à l’étranger3.
2. Equivalence des diplômes nationaux et étrangers
La Convention établit l’équivalence entre les diplômes nationaux et étrangers en ce sens que le titulaire d’un diplôme étranger ne peut se voir refuser l’accès pour le seul motif que son diplôme n’est pas national.
3. Droit de solliciter l’admission
Le fait de posséder un diplôme dans l’acception qu’a ce terme dans la Convention (cf aussi point II.1 ci-dessous), ne confère pas, à son titulaire, le droit d’être admis dans une université. Le diplôme ne confère à son titulaire que le droit de solliciter cette admission et l’université à laquelle il s’adresse n’est pas obligée de la lui accorder. La seule obligation pour l’université est de ne pas refuser la demande pour le motif que le titulaire du diplôme n’aurait pas la qualification requise pour être admis.
4. Interdiction d’apprécier la valeur matérielle du diplôme
L’équivalence définie à l’art. 1, par. 1, de la Convention et rappelée au point I.2 ci-dessus est une équivalence au sens formel qui doit être reconnue une fois remplies les conditions posées par la Convention. Il est impossible de faire intervenir à cet égard des considérations étrangères à la Convention. En particulier, il n’est pas conforme à celle-ci de faire dépendre l’équivalence d’une appréciation de la valeur matérielle du diplôme étranger fondée sur la comparaison avec la valeur matérielle d’un quelconque diplôme national.
5. Réglementation du pays hôte
La reconnaissance de l’équivalence des diplômes dont il est question aux points I.2 et 4 ci-dessus se fonde uniquement sur la réglementation en vigueur dans le pays hôte, et non sur celle du pays d’origine. Par «pays d’origine» on entend «le pays dans lequel le diplôme a été délivré» et qui n’est pas nécessairement le pays dont l’étudiant est ressortissant ou son pays «d’élection».
6. Restrictions justifiables; pas d’exclusion totale des étudiants étrangers
l’objectif de la Convention est de promouvoir la mobilité, mais étant donné que
conformément à l’art. 1, par. 2, de la Convention, l’admission dépend du nombre de places disponibles,
il convient de réserver dans les universités situées dans le territoire de chaque Partie Contractante, un certain pourcentage (quota) de places disponibles aux étudiants étrangers et tout spécialement à ceux titulaires d’un diplôme délivré dans le territoire des Parties Contractantes.
Bien qu’il ne soit pas toujours possible d’insister que dans les universités d’un pays donné, et ceci dans toutes les disciplines, ce quota soit fixé à tout le moins entre 5 et 10 % du nombre de places disponibles, ce pourcentage devrait néanmoins être considéré comme ayant une valeur indicative ou de référence.
L’exclusion totale d’étudiants, titulaires d’un diplôme délivré dans le territoire d’autres Parties Contractantes, des établissements d’enseignement supérieur d’un pays (et ceci même dans le cas où il n’y a pas assez de places pour les candidats nationaux) irait à l’encontre de l’objet et de l’esprit de la Convention et romprait également avec la tradition universitaire européenne.
7. Conditions générales et particulières d’admissibilité
Il y a lieu de faire une distinction entre:
admissibilité dans une université en général et
admissibilité à un programme d’études spécifiques.
Le principe de l’exclusion de toute appréciation de l’équivalence matérielle du diplôme étranger n’est applicable que pour l’admission aux établissements universitaires en général. Lorsqu’il s’agit d’un domaine d’études déterminé, il apparaît légitime de s’assurer que certaines conditions exigées pour le programme choisi soient bien remplies.
8. Sélection des candidats
La Convention traite de la valeur des diplômes de fin d’études secondaires; elle ne prescrit aucune règle pour la sélection des étudiants étrangers lorsqu’un pays n’est pas en mesure d’offrir des places à tous. Il conviendrait néanmoins que les principes suivants soient respectés:
Au cas où il n’y a pas suffisamment de places disponibles pour les titulaires de diplômes délivrés dans le territoire d’autres Parties Contractantes, les réglementations nationales et/ou universitaires devront prévoir un système de sélection fondé sur des critères objectifs et raisonnables.
Le fait de sélectionner des candidats étrangers selon des critères différents de ceux employés pour la sélection des étudiants nationaux n’est pas nécessairement en contradiction avec la Convention4.
9. Droits des étudiants étrangers
Un étudiant étranger qui demande son admission à une université ne pourra invoquer la Convention pour réclamer du pays hôte des droits supérieurs à ceux accordés aux nationaux.
De plus, l’objet de la Convention n’est pas d’accorder aux titulaires d’un diplôme délivré dans le territoire d’une autre Partie Contractante plus de droits dans le pays d’accueil qu’ils n’en auraient dans le pays qui leur a délivré le diplôme ni, plus particulièrement, de leur accorder l’accès à des programmes d’études autres que ceux auxquels le diplôme en question donnerait normalement5 accès dans le pays où il a été délivré.
10. Exigences linguistiques
La Convention n’enlève pas au pays hôte le droit de refuser l’admission aux candidats qui n’ont pas une connaissance suffisante de la langue dans laquelle se fera l’enseignement du programme d’études choisi.
II. Observations concernant quelques termes spécifiques employés dans la Convention
1. «Diplôme»
(Art. 4, par. (a))
L’art. 4 de la Convention vise toutes les conditions d’accès possibles: il se réfère notamment aux diplômes de fin d’études secondaires de toute nature.
Il englobe également toute autre qualification qui donne droit à l’étudiant de solliciter l’admission à l’enseignement supérieur dans son pays d’origine.
De ce fait il englobe les cas suivants:
celui où il n’y a pas de diplômes du tout, c’est-à-dire lorsque les intéressés sont admis à l’enseignement supérieur sans aucun diplôme solaire (par exemple, les personnes de plus de 25 ans ayant une certaine expérience professionnelle et une connaissance particulière de la discipline choisie);
celui où une personne est considérée comme qualifiée pour demander son admission à l’université après avoir obtenu un certain diplôme et avoir réussi un examen ou test spécifique ou avoir suivi un cours supplémentaire de formation.
En cas d’absence de diplômes, il pourrait suffire que le pays d’origine délivre une simple attestation certifiant que l’intéressé est autorisé à étudier tel ou tel sujet dans son propre pays. Faute de cette attestation, le pays hôte devra s’assurer que les conditions normalement requises dans le pays d’origine de l’étudiant sont bien remplies.
Ne sont pas couverts par la Convention, les diplômes de fin d’études qui ne sont reconnus comme qualification suffisante pour l’accès à l’université que dans certaines parties du pays hôte (Land, Canton, etc.) et non dans d’autres.
2. «Institutions considérées comme étant de même caractère qu’une université»
(Art. 4, par. (b) (ii))
Les autorités responsables du pays sur le territoire duquel l’institution concernée est située sont seules compétentes pour décider si l’institution est de même caractère qu’une université.
Les institutions privées, en particulier, ne sont visées que si les autorités nationales responsables leur ont reconnu le caractère d’une université ou un caractère analogue.
Pour le moment, les institutions non universitaires d’enseignement tertiaire (institutions n’ayant pas le caractère d’une université) ne sont pas visées par la Convention6.
Cas concrets d’application de la Convention
Les cas concrets d’application de la Convention qui pourraient présenter des problèmes, doivent être examinés à la lumière des principes énoncés dans le corps du document. Certains exemples servant à illustrer les problèmes traités dans ce document sont énumérés ci-dessous. Une telle énumération ne peut, bien entendu, être exhaustive; son unique but est de proposer aux autorités compétentes des solutions pratiques pour les cas les plus typiques.
a. Définition du «numerus clausus»
Le numerus clausus appliqué indépendamment de tout critère matériel lors de la sélection des candidats à l’université, constitue une limitation du nombre des étudiants à admettre en raison de l’insuffisance des places par rapport à la demande (candidats nationaux et étrangers).
Cette limitation numérique est motivée par des considérations fort diverses:
pour maintenir certaines normes de qualité et d’efficacité de l’enseignement et de la recherche (l’admission d’un trop grand nombre d’étudiants pouvant provoquer une dégradation des conditions de travail, une déperdition excessive des effectifs d’étudiants ou un allongement exagéré des études);
pour rester dans les limites de la capacité existante (le personnel, les équipements, la dimension des laboratoires, le nombre de lits d’hôpital, etc., peuvent être autant de facteurs limitatifs);
pour éviter la surcharge de certains secteurs professionnels et, de ce fait, le chômage de diplômés de l’enseignement supérieur;
pour respecter les priorités fixées éventuellement par les autorités nationales en matière d’éducation et d’affaires sociales et économiques.
Que le numerus clausus soit ou non autorisé par la loi n’a aucune importance. Son application peut survenir à tout ou à tous les stades d’un programme d’études.
Signé en 1953, le texte de la Convention ne tient pas compte de toutes les incidences du numerus clausus dont l’application ne s’est généralisée que depuis peu.
b. Numerus clausus dans le pays d’origine
Lorsque le pays d’origine, mais non le pays dans lequel l’étudiant demande à faire des études, applique le numerus clausus, le pays hôte ne peut refuser d’admettre le titulaire d’un diplôme étranger au seul motif que le numerus clausus existe dans le pays qui a délivré le diplôme.
c. Numerus clausus dans le pays hôte
Dans l’hypothèse inverse, à savoir lorsque c’est le pays hôte, mais non le pays d’origine de l’étudiant, qui applique le numerus clausus, le pays hôte est libre de refuser pour ce motif d’admettre le titulaire d’un diplôme étranger. Il devra toutefois appliquer ce numerus clausus sans faire aucune discrimination fondée sur l’origine du diplôme en question.
2. Conditions particulières imposées pour l’admission à certaines facultés ou disciplines
Certains enseignements sont conçus de manière telle que les étudiants ne peuvent pas vraiment en tirer profit s’ils n’ont acquis au préalable des connaissances particulières. Il convient donc (voir point I.7 ci-dessus) d’établir la distinction suivante:
le candidat a-t-il les qualifications particulières requises pour l’accès aux établissements universitaires en général?
le candidat a-t-il les qualifications particulières requises pour être admis dans la faculté ou la filière d’étude de son choix?
a. Exemples de telles conditions particulières
Une filière ou un cours ne sont accessibles qu’aux titulaires d’un diplôme de la section «sciences naturelles», ou (selon le cas) de la section classique du deuxième cycle de l’enseignement secondaire.
Connaissance de matières particulières, telles qu’une langue classique ou moderne; physique; chimie; mathématiques; philosophie.
Période d’expérience pratique obligatoire pour l’entrée dans certaines facultés.
Tous autres titres supplémentaires exigés en plus du diplôme de fin d’études secondaires.
b. Principe du pays hôte
Dans de tels cas, ce qui importe n’est pas la nature des qualifications particulières qui auraient été exigées du candidat s’il avait voulu suivre un enseignement analogue dans le pays qui lui a délivré le diplôme, mais uniquement les conditions imposées par le pays dans lequel il souhaite faire des études.
c. Justification de l’application de conditions particulières
Ces conditions particulières ne devraient être imposées que si elles sont absolument indispensables du point de vue pédagogique. En aucun cas, elles ne doivent servir de prétexte pour écarter des étudiants étrangers. La Convention étant fondée sur l’hypothèse que la valeur du diplôme de fin d’études secondaires est plus ou moins la même dans toutes les Parties Contractantes, les autorités nationales doivent s’efforcer d’examiner dans un esprit de libéralisme la question de savoir si les étudiants étrangers remplissent ou non les conditions supplémentaires exigées. On pourrait, par exemple, envisager d’admettre des étrangers sous réserve qu’ils acquièrent les connaissances spécialisées requises au cours de leur première année d’études dans le pays hôte.
3. Diplômes d’écoles techniques donnant accès non pas à l’enseignement supérieur en général mais à une seule faculté ou section universitaire (ou à quelques-unes seulement)
a. Restrictions d’accès dans le pays où le diplôme a été délivré
Il découle des principes exposés ci-dessus (point I.9) que les étrangers qui, dans leur pays d’origine, ne seraient autorisés à étudier qu’un nombre limité de matières (leur diplôme ne leur ouvrant l’accès qu’à certaines études universitaires) ne peuvent s’attendre que les instances compétentes du pays hôte les autorisent à suivre, dans ce pays, n’importe quel enseignement de leur choix.
b. Possibilités d’admission limitées dans le pays hôte
Si, d’autre part, le pays hôte établit, entre les titulaires de ses propres diplômes, une distinction fondée sur le type d’études qu’il leur est loisible d’entreprendre, il est libre d’agir de même envers les titulaires d’un diplôme délivré par un pays étranger.
Toutefois, le principe de l’égalité de traitement exige alors de fonder ces distinctions entre les diverses catégories de diplômes sur une comparaison de diplômes nationaux et étrangers qui présentent des analogies suffisantes. Lors de l’examen d’une candidature à une faculté ou une filière d’études déterminée, le pays hôte devra par conséquent accepter les étudiants dont le diplôme étranger correspond grosso modo au diplôme national donnant accès à ladite faculté ou filière d’études.
4. Notes obtenues au cours des études secondaires
a. Exposé de la situation
Il peut se produire que, faute de place, certaines facultés ou sections universitaires n’acceptent que les candidats ayant obtenu des notes scolaires suffisamment élevées ou s’étant montrés particulièrement brillants dans une ou plusieurs matières apparentées au domaine d’études choisi.
b. Application de cette pratique dans le pays d’origine
Un pays où ce système n’existe pas ne peut refuser d’admettre à l’université le titulaire d’un diplôme étranger pour le seul motif que le pays qui a délivré le diplôme suit cette pratique et que, par conséquent, le candidat n’y serait probablement pas autorisé à poursuivre les études choisies, faute d’avoir obtenu une moyenne scolaire suffisante.
c. Application de cette pratique dans le pays hôte
Ce cas semble poser, eu égard aux obligations découlant de la Convention, des problèmes presque insurmontables. Le pays hôte qui voudrait appliquer cette pratique, sans faire de discrimination entre diplômes nationaux et étrangers, se heurte à la difficulté, voire à l’impossibilité de comparer des notes attribuées dans des pays différents. En effet, toute tentative de comparaison à cet égard (laquelle s’imposerait afin de respecter le principe de la non-discrimination dans l’application du traitement national) implique inévitablement une comparaison de la valeur matérielle des deux diplômes en présence. Or, comme on l’a déjà souligné (point I.10), cette comparaison de la valeur matérielle est contraire à l’esprit de la Convention.
La sélection à partir des notes scolaires antérieures devra donc se faire séparément pour les candidats nationaux et les candidats étrangers. Pour ces derniers, on ne devrait prendre en considération les notes scolaires que si une sélection entre candidats d’une même nationalité s’avère nécessaire.
Deuxième déclaration sur l’application de la Convention européenne no 15, 1953 sur l’équivalence générale des diplômes donnant accès aux établissements universitaires
1. En 1974, une «Déclaration sur l’application de la Convention européenne du 11. décembre 1953» a été établie sur la base d’une étude conduite par l’ancien Comité pour l’Enseignement supérieur et la Recherche (ESR). En conclusion de ses discussions, l’ESR a rédigé la «Déclaration sur l’application de la Convention européenne du 11 décembre 1953». Cette Déclaration a été adoptée par l’ancien Conseil de la Coopération Culturelle (CCC), le Comité des Ministres du Conseil de l’Europe en a pris note en 1975, et la Déclaration a été publiée en 1976. Cette déclaration a été adoptée en raison de la situation qui régnait à l’époque quant à l’admission des étudiants (en particulier les étudiants étrangers) dans les universités et compte tenu des dispositions de la Convention européenne relative à l’équivalence de diplômes donnant accès aux établissements universitaires. Dans la Déclaration, on a tenu compte des principaux problèmes que posait alors l’application de la Convention, et l’on a tiré des principes généraux des dispositions de cet instrument. Ces principes régissent encore pour l’essentiel l’accès aux établissements universitaires. La Déclaration n’est pas destinée à offrir une interprétation officielle de la Convention; elle avait pour but d’exposer les vues du Comité pour l’Enseignement supérieur et la Recherche du CCC.
2. Les programmes de formation pour l’acquisition de certificats de fin d’études secondaires et autres titres d’accès à l’université ont subi en Europe d’amples modifications depuis 1976, année où la Déclaration a été publiée, et ils présentent depuis une grande diversité qui a notamment pour effet de créer des difficultés dans l’application de la Convention. Cette diversification rend par ailleurs problématique l’établissement d’une norme européenne en ce qui concerne l’accès à l’université, mais il existe bien des systèmes qui ont été conçus pour permettre la transition du niveau secondaire au niveau tertiaire de l’enseignement. Compte tenu de cette évolution et de la situation actuelle, l’application des instruments européens relatifs à la mobilité des étudiants va devoir être différenciée plus qu’elle ne l’a été jusqu’à présent.
3. La Déclaration de 1975 soulignait déjà sous I.7:
«7. Conditions générales et particulières d’admissibilité
admissibilité à un programme d’études spécifique.
Le principe de l’exclusion de toute appréciation de l’équivalence matérielle du diplôme étranger n’est applicable que pour l’admission aux établissements universitaires en général. Lorsqu’il s’agit d’un domaine d’études déterminé, il apparaît légitime de s’assurer que certaines conditions exigées pour le programme choisi soient bien remplies.»
4. Les parties contractantes considèrent aussi à présent qu’il existe en Europe une même norme quant aux conditions à remplir pour être admis dans une université en général. En vertu de l’art. 1 et de l’art. 4 (a) de la Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires, il est généralement admis que le titulaire d’un diplôme couvert par la Convention a le droit de demander à être admis à l’université au même titre que dans le pays où le diplôme a été délivré. Comme il l’a déjà été indiqué, l’équivalence réelle des diplômes ne doit pas entrer en ligne de compte.
5. Etant donné la diversification de l’enseignement secondaire et des études universitaires, il faut exiger aussi des titulaires de diplômes étrangers qu’ils satisfassent aux conditions nationales régissant l’admissibilité à des études universitaires spécifiques. Cela signifie que malgré l’équivalence générale des diplômes étrangers établie par la Convention, il faut remplir, pour accéder à des études universitaires spécifiques, les mêmes conditions que celles imposées aux étudiants qui sont ressortissants du pays d’accueil.
6. En 1987 et 1988, le Réseau de centres nationaux d’information sur la mobilité universitaire et les équivalences des Etats membres du Conseil de l’Europe s’est réuni successivement à Vienne et Salzbourg pour discuter surtout, – à la lumière de la Déclaration de 1975 – des problèmes créés par l’application de la Convention en raison de l’importante diversification des conditions d’accès à l’université en Europe. Les participants ont jugé nécessaire de compléter ou d’énoncer en termes plus précis les principes de la Déclaration de 1975 en adoptant une nouvelle déclaration.
7. La Conférence Permanente sur les Problèmes Universitaires (CC-PU), ayant pris connaissance du projet de deuxième Déclaration à sa 11e session, en mars 1988, a décidé alors de créer un groupe de travail chargé de déterminer si un tel texte était opportun et, dans l’affirmative, d’en présenter un projet final à la CC-PU pour qu’elle en discute à sa session de 1989. Ce groupe de travail, dont les membres ont été nommés par les délégués à la CC-PU se sont réunis à Salzbourg en Autriche, les 28 et 29 juin 1988. La réunion a conclu qu’une deuxième déclaration était appropriée, nécessaire et suffisante, et elle a présenté le texte suivant à la CC-PU pour que celle-ci l’examine une dernière fois avant de l’adopter définitivement.
La deuxième Déclaration sur l’application de la Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires, du Il décembre 1953, constitue un supplément et une spécification de la «Déclaration sur l’application de la Convention européenne du 11 décembre 1953» adoptée par le Conseil de l’Europe en 1975, qui ne modifie pas les principes de la Déclaration de 1975.
Cette Déclaration ne saurait constituer une interprétation officielle de la Convention: elle a pour objet de faire connaître les vues de la Conférence régulière sur les problèmes universitaires. Ces vues sont basées sur des expériences des parties contractantes.
Quant aux principes de cette deuxième déclaration, ils doivent guider les autorités nationales, les universités et institutions analogues dans l’application de la Convention.
Ils reprennent à leur compte le concept de différenciation entre admissibilité générale et admissibilité spécifique, énoncé sous I.7. de la Déclaration sur l’application de la Convention de 1975:
II. Admissibilité générale
C’est à l’admissibilité générale que s’applique le principe selon lequel l’équivalence réelle, matérielle d’un diplôme étranger couvert par l’article 1 de la Convention n’a pas à être apprécié. Le titulaire d’un diplôme couvert par la Convention a le droit, au même titre qu’un étudiant ressortissant du pays où ce diplôme a été délivré, de demander à être admis dans une université (art. 1 et art. 4 (a) de la Convention européenne relative à l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires). Une telle demande ne doit pas être rejetée si ce n’est pour l’unique raison que le certificat de l’intéressé est de niveau inférieur à celui d’un certificat de fin d’études secondaires dans le pays d’accueil.
En général, les mesures complémentaires prises par telle ou telle partie contractante n’entrent pas en contradiction avec la Convention dans la mesure où aux termes de celle-ci, l’équivalence des diplômes donnant accès aux établissements universitaires a trait à l’admissibilité générale aux établissements universitaires des Parties Contractantes.
Lorsque dans le pays d’origine, le certificat de fin d’études secondaires doit être complété par un examen supplémentaire pour rendre possible l’accès à l’université (point II, 1, b de la Déclaration sur l’application de la Convention européenne du 11 décembre 1953), le pays d’accueil peut soit demander que les examens supplémentaires soient passés dans le pays, soit demander qu’ils soient obtenus dans le pays d’accueil.
III. Admissibilité spécifique
En ce qui concerne l’admissibilité spécifique, c’est-à-dire l’admission à suivre des études spécifiques, on peut demander à l’intéressé de remplir les mêmes conditions institutionnel les que les titulaires de diplômes nationaux du pays d’accueil souhaitant faire les mêmes études.
Pour permettre aux étudiants de remplir plus facilement ces conditions et pour favoriser leur mobilité, il convient de prévoir des mesures de support lorsque les autorités compétentes des Parties Contractantes le jugent nécessaire, en particulier en ce qui concerne les étudiants admis sous certaines réserves ou qui seront admis une fois qu’ils remplissent les conditions exigées par l’université d’accueil.
Champ d’application de l’accord le 26 février 2002
République tchèquea
Slovaquiea
a Date du dépôt de l'instrument de ratification de la République fédérative tchèque et slovaque
La convention est applicable au Royaume en Europe.
La convention s’applique uniquement au Royaume—Uni, et non aux autres territoires dont il a la charge des relations internationales.
En vertu de la déclaration du Royaume Uni du 25 mars 1993, la Convention est également applicable à L’Ile de Man, territoire dont le Royaume Uni assure les relations internationales, à partir du 30 mars 1993.
La convention précitée ne contenant aucune clause spécifique de dénonciation, le Conseil fédéral suisse considère qu’elle est néanmoins dénonçable en vertu de l’art. 56 de la Convention de Vienne sur le droit des traités, du 23 mai 19697.
Le Conseil fédéral suisse déclare que la compétence des cantons en matière d’éducation, telle qu’elle découle de la constitution fédérale8, et l’autonomie universitaire sont réservées quant à l’application de la convention.
RO 1991 2002; FF 1990 III 1015
1 Art. 1er al. 1 let. a de l’AF du 6 mars 1991 (RO 1991 2000).
3 La convention ne peut toutefois servir de moyen pour la solution des problèmes qui résultent des politiques universitaires nationales suivies.
4 Il se pourrait, par exemple, qu’il faille retenir la nationalité comme un critère de sélection parmi d’autres, lorsque les autorités compétentes veulent s’assurer que le quota réservé aux étrangers n’est pas déjà épuisé et que, dans les limites de ce quota, un certain équilibre est respecté entre les différentes nationalités étrangères.
5 Toutefois, si l’on refuse à un étudiant l’accès à un programme d’études dans le pays où il a obtenu son diplôme pour la seule raison qu’il y a pénurie de places et qu’il ne figure pas parmi les étudiants sélectionnés (et non à cause du fait que son diplôme ne lui aurait pas donné accès aux études en question), il devrait avoir toute liberté de demander son admission ailleurs.
6 La convention ne peut toutefois servir de moyen pour la solution des problèmes qui résultent des politiques universitaires nationales suivies.