Source: https://www.condominioweb.com/se-gli-animali-in-condominio-procurano-rumori-e-odori-sgradevoli.13307
Timestamp: 2018-08-20 07:43:15+00:00
Document Index: 31941861

Matched Legal Cases: ['art. 659', 'art. 659', 'art. 674', 'art. 844', 'art. 659', 'sentenza ', 'art. 321']

Legittimo il sequestro dell'animale in condominio se procura rumore e cattivi odori.
Peraltro, l'art. 659 Cp "impone ai padroni degli animali di "impedirne lo strepito", cosicché non può essere invocato un "istinto insopprimibile" del cane per sostenere l'insussistenza del reato.
Questa Corte ha già affermato, in una fattispecie identica (proprietario di cani, tenuti in un giardino recintato, che non aveva impedito il loro continuo abbaiare, tale da arrecare disturbo al riposo delle persone dimoranti in abitazioni contigue), che per l'integrazione del reato previsto dall'art. 659 cod. pen. è sufficiente l'idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l'effettivo disturbo alle stesse (Sez. 1, n. 7748 del 24/01/2012 - dep. 28/02/2012)".
Anche per quanto concerne l'art. 674 Cp, è stato ripetutamente affermato - in fattispecie analoga: imputato che, non provvedeva all'adeguata pulizia dei recinti in cui custodiva i propri cani e del cortile circostante, mantenendovi a lungo le deiezioni degli animali, provocando esalazioni maleodoranti in grado di arrecare molestie ai condòmini confinanti; - che l'anzidetta contravvenzione "sia configurabile anche nel caso di emissioni moleste "olfattive" che superino il limite della normale tollerabilità ex art. 844 cod. civ. (Sez. 3, n. 45230 del 03/07/2014 - dep. 03/11/2014);
non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo nocumento, essendo sufficiente che essa sia idonea a molestare le persone (Sez. 3, n. 971del 11/12/2014 - dep. 13/01/2015); inoltre il giudizio sull'esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni di testi, specie se a diretta conoscenza dei fatti, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell'espressione di valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura tecnica ma consistano nel riferimento a quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti (Sez. 3, n. 12019 del 10/02/2015 - dep. 23/03/2015)".
Legittimo il sequestro preventivo del cane perché è una cosa
In tema di abbaio continuo di un cane, tale da potere integrare il reato di disturbo del riposo delle persone (art. 659 del codice penale), è legittima la misura del sequestro preventivo penale del cane che abbaia.
Il cane è una cosa e come tale deve essere trattato nell'ambito dell'ordinamento giuridico ai fini dei provvedimenti che possano riguardarlo, meglio, trattandosi di una cosa, di cui possa essere oggetto.
Questa, nella sostanza, la conclusione cui è giunta la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 54531 depositata in cancelleria il 22 dicembre 2016 a seguito di discussione nella pubblica udienza del 20 ottobre precedente.
Il caso: una persona, esasperata dal continuo abbaiare di un cane, nonché dall'abbandono delle deiezioni nel cortile condominiale, il tutto a causa della noncuranza del suo padrone, denunciava quest'ultimo alla Procura della Repubblica per i reati di cui agli artt. 659 e 674 c.p. (rispettivamente rubricati, Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e Getto pericolo di cose); il P.M. chiedeva il sequestro preventivo del quadrupede.
Il Tribunale del riesame accoglieva la richiesta, riformando così il provvedimento di rigetto da parte del G.I.P. È utile rammentare che il sequestro preventivo è una misura cautelare reale che può essere applicata "quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati [..]" (art. 321 c.p.).
La questione che la Cassazione è stata chiamata a risolvere è se tale misura possa riguarda un animale, nel caso di specie un cane.
La risposta, che forse farà storcere il naso data la considerazione collettiva molto diffusa del cane, è stata positiva. Vediamo perché.
La Corte di legittimità ha sostanzialmente sviluppato questo ragionamento:
a) gli animali, legislativamente parlando, sono assimilati a delle cose;
b) le cose possono formare oggetto di sequestro;
c) i cani sono degli animali e quindi delle cose;
d) i cani possono essere sequestrati allorquando siano la cosa pertinente al reato.
Il proprietario del cane (l'imputato) difendendosi in giudizio, controbatteva dicendo che poiché la legge considera gli animali esseri senzienti e poiché il loro distacco dal padrone è causa di sofferenza per esso e per gli animali, allora questi non sono soggetti alle misure di sequestro.
La Corte non s'è trovata d'accordo. Quanto all'animale essere senziente, pur dando atto di ciò, i giudici hanno detto che anche a "riconoscere i cani come "esseri senzienti" - qualunque portata si voglia attribuire a tale espressione - non muta affatto, in maniera vincolante sul legislatore nazionale e sul giudice, il loro regime giuridico, tenuto conto che, rispetto a determinate specie animali, l'uomo ha sempre riconosciuto una capacità, maggiore o minore, di comprendere e di relazionarsi con l'uomo stesso".
Quanto al resto, ossia ai legami affettivi e alle sofferenze, dice la Corte, nulla è dimostrato in merito alla sofferenza dell'animale per il distacco e quanto alla sofferenza del padrone, dinanzi ad un reato, la considerazione di questa è bilanciata dai diritti delle persone offese,
Scarica Cassazione Penale Sez. 3 n. 54531 del 22/12/2016
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