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Timestamp: 2016-07-30 01:59:00+00:00
Document Index: 120553819

Matched Legal Cases: ['art. 936', 'art. 936', 'art. 934', 'art. 2033', 'art. 1224', 'art. 177', 'art. 934', 'sentenza ', 'art.935', 'art. 934', 'art. 335', 'art. 936', 'art. 2033', 'art. 360', 'art. 2033', 'art. 936', 'art. 360', 'art.\n360', 'art. 192', 'art. 194', 'art. 179', 'art. 936', 'art. 360', 'art. 936', 'art.935', 'art. 934', 'sentenza\n', 'art. 177', 'art. 177', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 112', 'art.\n177', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 30 maggio 2013, n.13603
SABATO 30 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 3:59	Sezioni
OBBLIGAZIONI – IN GENERALE Indennizzo di cui all’art. 936 c.c. CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 30 maggio 2013, n.13603MASSIMAIl credito vantato dal coniuge con effetto dell'incorporazione dei materiali e della manodopera impiegati nella costruzione di un immobile su suolo di proprietà esclusiva dell'altro coniuge è un credito di valore, corrispondente al valore dei materiali e della manodopera impiegati nella realizzazione della costruzione stessa che resta di proprietà esclusiva del coniuge titolare del suolo, non avente natura pecuniaria e non essendo pertanto soggetto al principio nominalistico.CASUS DECISUSCon atto di citazione notificato l'11 marzo 1992 D.L.A. evocava, dinanzi al Tribunale di Taranto, A..N. e premesso di avere sposato la convenuta nel 1973, in corso il giudizio di separazione giudiziale con la stessa, esponeva che quest'ultima aveva ricevuto in donazione dal padre, An..Ni. , un terreno in agro di (...), sul quale egli, con proprio denaro, aveva costruito la casa di abitazione e realizzato altre opere accessorie, immobile che la N. aveva messo in vendita, per cui ove non ritenute le opere rientrare nella comunione legale, ne chiedeva la condanna al pagamento del valore.
Instaurato il contraddittorio, nella resistenza della convenuta che assumeva essere stato edificato l'immobile con denaro del proprio genitore, il giudice adito, espletata istruttoria con c.t.u. e assunzione di prova orale, condannava la convenuta a pagare all'attore indennizzo ai sensi dell'art. 936 c.c., oltre accessori.
In virtù di rituale appello interposto dalla N. , nel quale ribadiva le difese esposte in primo grado, la Corte di appello di Lecce - Sezione distaccata di Taranto, nella resistenza del D.L. , accoglieva parzialmente l'appello e in parziale riforma della decisione di primo grado, condannava l'appellante a pagare all'appellato la somma di Euro 19.968,00, oltre interessi. A sostegno della decisione adottata la corte distrettuale evidenziava che l'acquisto del proprietario del suolo ex art. 934 c.c. era da ritenere ipso iure a titolo originario, al momento dell'incorporazione della costruzione edificata, principio che trovava applicazione anche nella disciplina della comunione legale tra coniugi, con la conseguenza che la costruzione realizzata in regime di comunione legale su terreno di proprietà esclusiva di uno di essi doveva ritenersi di proprietà esclusiva di quest'ultimo, con diritto per il coniuge non proprietario che aveva contribuito all'onere della costruzione di ripetere nei confronti dell'altro le somme spese, ai sensi dell'art. 2033 c.c., non dimostrato che la N. all'epoca fosse titolare di redditi. Aggiungeva che la natura di detto diritto non era di tipo risarcitorio, per cui al creditore competevano solo gli interessi dal giorno della domanda, dovendosi presumere la buona fede nell'accipiens, salva la possibilità di ottenere, se dimostrato, il maggiore danno ex art. 1224, comma 2, c.c..
Concludeva che ai materiali acquistati dal D.L. per la costruzione dell'immobile non poteva essere applicata la disciplina dell'art. 177, lett. a), c.c., essendo divenuti nell'immediato, ai sensi dell'art. 934 c.c., di proprietà della N. ed essendo il D.L. terzo rispetto alla proprietaria del terreno.
Avverso l'indicata sentenza della Corte di appello di Lecce - Sezione distaccata di Taranto ha proposto ricorso per cassazione il D.L. , articolato su un unico motivo, al quale ha resistito la N. con controricorso, la quale ha presentato anche ricorso incidentale affidato a tre motivi.
ANNOTAZIONENel caso in esame la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla questione concernente la natura del credito vantato dal coniuge con effetto dell'incorporazione dei materiali e della manodopera impiegati nella costruzione di un immobile su suolo di proprietà esclusiva dell'altro coniuge. Richiamando una consolidata giurisprudenza di legittimità, la Corte ha chiarito che ai sensi dell'art.935 c.c., il terzo, proprietario dei materiali utilizzati per costruire, è titolare di un credito di valore, commisurato al valore di mercato dei materiali stessi ed al prezzo della manodopera al momento in cui si è verificata l'accessione. Su queste posizioni – ricordano gli ermellini- si era già attestata la giurisprudenza prima della riforma del diritto di famiglia nelle ipotesi, allora possibili di comunione convenzionale tra coniugi, affermando che il coniuge, non proprietario del suolo, non vanta alcun diritto reale sulla costruzione bensì un diritto di credito relativo al valore dei materiali impiegati nella costruzione (Cass. 14 giugno 1966 n.1545) nel senso che "il credito che la moglie vanta per effetto dell'incorporazione di tali materiali al suolo non ha natura pecuniaria e non è pertanto soggetto al principio nominalistico". Dopo la riforma del diritto di famiglia, la tutela del coniuge in regime di comunione legale, se non raggiunge il livello di natura reale, per la presenza di un sistema normativo, proprio di quel particolare modo d'acquisto della proprietà costituito dall'accessione (art. 934 e ss), non intaccato dal tessuto normativo della riforma del diritto di famiglia, tuttavia integra un diritto di credito corrispondente al valore dei materiali e della manodopera impiegati nella realizzazione della costruzione stessa che resta di proprietà esclusiva del coniuge titolare del suolo (cfr Cass. SS.UU. 27 gennaio 1996 n. 651).
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 30 maggio 2013, n.13603 - Pres. Piccialli – est. Falaschi
ricorso principale ed il ricorso incidentale vanno preliminarmente riuniti, a
norma dell'art. 335 c.p.c., concernendo la stessa sentenza.
posto, l'unico motivo del ricorso principale lamenta la violazione e falsa
applicazione dell'art. 936 c.c. in relazione all'art. 2033 c.c. con riferimento
all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c. per non avere attribuito la corte di merito
natura di credito di valore all'obbligazione restitutoria della N. , attenendo
al concetto di indebito di cui all'art. 2033 c.c. e pone, a conclusione, il
seguente quesito di diritto: 'Dica l'Ecc.ma Corte se il credito vantato
dal coniuge con effetto dell'incorporazione dei materiali e della manodopera impiegati
nella costruzione di un immobile su suolo di proprietà esclusiva dell'altro
coniuge sia o meno credito di valore, come tale non avente natura pecuniaria e
quindi non soggetto al principio nominalistico per cui è necessario esprimere,
in termini attuali al momento della decisione, il valore del bene, stimato nel
momento in cui si perfeziona la fattispecie acquisita. Dica ancora se, sulla
somma via via rivalutata (utilizzando indici annuali medi di svalutazione), in
assenza di diversi elementi probatori, vadano calcolati gli interessi, come
criterio di determinazione del danno sofferto per il ritardato conseguimento
dell'equivalente monetario dei materiali e della manodopera'.
il primo motivo del ricorso incidentale la N. denuncia la violazione e falsa applicazione
dell'art. 936 c.c. con riferimento al'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c. per non avere
la corte di merito tenuto conto dell'eccezione sollevata in sede di appello di
carenza di legittimazione passiva in relazione alla domanda per la condanna al
pagamento delle somme che erano state impiegate dal coniuge per l'acquisto di
materiali e di manodopera prima che ella divenisse proprietaria del terreno. Il
motivo culmina con il seguente quesito: 'Dica l'Ecc.ma corte di cassazione
se legittimato passivo al pagamento delle somme spettanti per la realizzazione
della costruzione su suolo altrui sia colui che risulta essere proprietario nel
momento dell'accessione e incorporazione'.
il secondo motivo del ricorso incidentale viene dedotta la violazione e falsa
applicazione degli artt. 177, 179, 192, 194 e 936 c.c. con riferimento all'art.
360 nn. 3 e 5 c.p.c. giacché l'affermazione del giudice di appello circa
l'impiego dei soli proventi del D.L. nella realizzazione della costruzione
sarebbe in contrasto con il principio fondante della riforma del diritto di
famiglia che individua un pari apporto dei coniugi alla famiglia, sia per il
coniuge che svolge attività lavorativa esterna sia a quello che la presta nella
famiglia. A conclusione del motivo viene posto il seguente quesito di diritto:
'Dica l'Ecc.ma corte di cassazione se le somme frutto dell'attività
separata di ciascuno dei coniugi, in applicazione dei principi ispiratori della
riforma entrino a far parte immediata della comunione tra coniugi, con la conseguenza
che quelli di essi impiegati nella costruzione di un immobile su suolo in
proprietà esclusiva di uno solo dei coniugi, al momento dello scioglimento
della comunione, devono essere rimborsati alla comunione in virtù del disposto
di cui all'art. 192 c.c. e, quindi, divisi secondo il disposto dell'art. 194
c.c. Spetterà, pertanto, al coniuge che ha realizzato con i proventi della sua
attività lavorativa una costruzione sul suolo in proprietà esclusiva dell'altro
coniuge una tutela di natura obbligatoria che lo fa divenire titolare, in
mancanza della prova di avere realizzato nella costruzione con suoi beni
personali tassativamente elencati nell'art. 179 c.c., di un diritto di credito
pari alla metà del valore dei materiali e della manodopera impiegati nella
costruzione'.
il terzo motivo del ricorso incidentale viene lamentata la violazione e falsa
applicazione dell'art. 936 c.c. e la omessa motivazione con riferimento
all'art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c., per non avere i giudici di merito nella
liquidazione dell'indennità tenuto conto della natura abusiva di gran parte
della costruzione, autorizzata la realizzazione di sola casa rurale per
complessivi mq. 150, mentre era stato edificato un fabbricato per uso abitativo
di mq. 181,62, con locale deposito ed autorimessa di mq. 58,80; con la
conseguenza che trattandosi di opere precarie, andavano ritenute non
indennizzabili. Ad illustrazione del motivo viene posto il seguente quesito di
diritto: 'Dica l'Eccma corte di cassazione se le opere realizzate in difformità
del nulla osta per costruire siano indennizzabili in favore di colui che le ha
realizzate su suolo in proprietà di altri'.
pregiudiziale l'esame del primo mezzo del ricorso incidentale, che pone una
questione di legittimazione passiva con riferimento all'avvicendarsi dei
proprietari del fondo incorporante, da valutarsi alla luce degli artt. 934 e
936 c.c..
motivo non merita accoglimento.
infatti, di opera realizzata da un terzo su terreno altrui (tale dovendo
ritenersi il coniuge non proprietario del suolo, per quanto di seguito si
dirà), ove l'originario proprietario abbia trasferito il terreno su cui insiste
l'opera realizzata ad altro soggetto, il rapporto tra l'obbligo di
corrispondere l'indennizzo, gravante ex art. 936 c.c. sul proprietario del
fondo il quale intenda esercitare il diritto di ritenzione, ed il diritto ad
ottenerlo - non diversamente dall'inverso rapporto tra il diritto di chiedere
la rimozione dell'opera e l'obbligo di provvedere al riguardo - devesi
riconoscere non più tra detto originario proprietario ed il terzo bensì tra
quest'ultimo e l'acquirente del fondo, (incorporante anche il diritto
sull'opera), trovandosi l'uno a subire il depauperamento e l'altro a
beneficiare dell'arricchimento in ragione dei quali la ratio della norma tende
a ristabilire una situazione di relativo equilibrio (v. in termini, seppure a
parti invertite, Cass. 4 febbraio 2000 n. 1246). Nella considerata ipotesi,
pertanto, l'originario proprietario del suolo non è litisconsorte necessario ovvero
parte da evocare in giudizio in luogo della controricorrente.
quanto sopra, l'unico motivo del ricorso principale, con il quale viene
criticata la decisione impugnata per non avere attribuito natura di valore al
credito riconosciuto in capo al ricorrente, è da ritenere fondato.
il collegio che per costante orientamento di questa Corte, cui si ritiene di
dare continuità, ai sensi dell'art.935 c.c., il terzo, proprietario dei
materiali utilizzati per costruire, è titolare di un credito di valore,
commisurato al valore di mercato dei materiali stessi ed al prezzo della
manodopera al momento in cui si è verificata l'accessione. Su queste posizioni
si era già attestata la giurisprudenza prima della riforma del diritto di
famiglia nelle ipotesi, allora possibili di comunione convenzionale tra
coniugi, affermando che il coniuge, non proprietario del suolo, non vanta alcun
diritto reale sulla costruzione bensì un diritto di credito relativo al valore
dei materiali impiegati nella costruzione (Cass. 14 giugno 1966 n.1545) nel
senso che 'il credito che la moglie vanta per effetto dell'incorporazione
di tali materiali al suolo non ha natura pecuniaria e non è pertanto soggetto
al principio nominalistico'. Una soluzione non diversa è stata, poi, adottata
anche dopo la riforma del diritto di famiglia, in cui la tutela del coniuge in
regime di comunione legale, se non raggiunge il livello di natura reale, per la
presenza di un sistema normativo, proprio di quel particolare modo d'acquisto
della proprietà costituito dall'accessione (art. 934 e ss), non intaccato dal
tessuto normativo della riforma del diritto di famiglia, tuttavia integra un
diritto di credito corrispondente al valore dei materiali e della manodopera
impiegati nella realizzazione della costruzione stessa che resta di proprietà
esclusiva del coniuge titolare del suolo (cfr Cass. SS.UU. 27 gennaio 1996 n.
riconosciuta natura di credito di valore comporta la cassazione della sentenza
all'esame delle ulteriori censure del ricorso incidentale, con il secondo mezzo
la N. denuncia violazione di legge e vizio di motivazione, assumendo come non
sia possibile sostenere che la costruzione dell'abitazione sarebbe avvenuta con
i soli proventi del coniuge, ciò in contrasto con gli artt.177, 179, 192, 194
motivo non è fondato.
osserva al riguardo che i redditi individuali dei coniugi, tanto che si tratti
di redditi di capitali (art. 177, lettera 'b', c.c.), quanto che si
tratti di proventi della loro attività separata (art. 177, lettera
'c', c.c.), non cadono automaticamente in comunione, ma rimangono di
pertinenza del rispettivo titolare, salvo a diventare comuni, nella misura in
cui non siano stati già consumati, al verificarsi di una causa di scioglimento
della comunione. In questo senso l'assunto posto a fondamento della sentenza
impugnata, che ha ritenuto essere stato il solo reddito del D.L. ad avere
concorso alla realizzazione dell'opera, in tal senso deponendo le risultanze
istruttorie, peraltro non specificatamente fatto oggetto del motivo in esame,
va esente dalle critiche dedotte dalla controricorrente, incentrate sul
contrario rilievo che 'i proventi siano per sé comuni', dal momento
che non si pongono nella specie neanche accertamenti circa l'esistenza di
eventuali limiti o controlli alla facoltà della loro consumazione, per essere
stati investiti a favore della moglie.
pari non può trovare ingresso neanche il terzo mezzo con il quale la ricorrente
incidentale denuncia la non indennizzabilità della costruzione per essere in
gran parte abusiva, circostanza che non risulta essere stata mai prima dedotta
in sede di merito, secondo quanto è dato di evincere dal tenore stesso della
sentenza impugnata, là dove questa, non altrimenti censurata in proposito dalla
N. sotto le specie dell'omessa pronuncia o come violazione dell'art. 112 e 360
n. 4 c.p.c., per un verso, riporta (alla pagina 4 e ss) le doglianze
dell'appellante relative, rispettivamente, alla esistenza del diritto di
credito preteso ovvero al difetto di legittimazione passiva, quanto meno per
una parte dell'obbligazione, mentre, per altro verso, disattende poi (alla
pagina 6 e ss) le richieste di riduzione del quantum con riferimento all'art.
177, lettere b) e c), c.c., accogliendo l'appello limitatamente alla deduzione
della mancata prova del maggior danno, onde, in questo senso, il vizio dedotto
dalla ricorrente involge un profilo della controversia nuovo e, come tale,
appunto inammissibile.
conclusione, va accolto il ricorso principale, rigettato quello incidentale,
con cassazione della sentenza impugnata relativamente al solo ricorso
principale. La cassazione va disposta tuttavia senza rinvio, perché, non
essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa corte può decidere
nel merito, statuendo che decorrono dalla domanda, dovendosi ritenere la N. in
buona fede, la rivalutazione monetaria e gli interessi legali sulla somma
liquidata, in cumulo tra loro.
sentenza impugnata può essere confermata quanto alle restanti statuizioni,
anche per ciò che attiene alla regolazione delle spese, tenuto conto del
complessivo esito del giudizio.
spese del giudizio di cassazione seguono il principio della soccombenza.
Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il ricorso principale e rigetta quello
la sentenza impugnata limitatamente all'omessa rivalutazione del credito del
ricorrente e pronunziando nel merito, dispone che tale credito sia rivalutato
secondo gli indici ISTAT dalla domanda, oltre ad interessi legali, decorrenti
dalla stessa epoca, sulla somma come rivalutata annualmente, sino al soddisfo.
la sentenza di appello per il resto, anche quanto al regolamento delle spese
processuali dei due gradi di giudizio;
parte controricorrente al pagamento delle spese di questo grado che liquida in
complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.