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Timestamp: 2017-11-21 06:23:13+00:00
Document Index: 68703414

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2007 07 07 * Lettera a Philip Willan * rettifiche al libro “The last Supper” * Lorenza Cavallo | Maurizio Turco
http://www.philipwillan.com/images/Cavallo_lett1.pdf
M. PHILIP WILLAN
c/o STAMPA ESTERA
Béziers, 7/7/2007
Signor Willan,
Non ho potuto rispondere al suo e.mail immediatamente, ho dovuto assentarmi e sono rientrata in Francia lo scorso week-end. Dopo aver letto il suo libro “The last Supper”, edito da Robinson – London 2007, il 3 giugno 2007, Le avevo inviato una posta elettronica, informandola che Le avrei fatto pervenire una rettifica ed alcune osservazioni”. Per pura cortesia non Le avevo spedito una raccomandata richiamandomi all’Istituto della rettifica e alla legge sulla stampa, ma un semplice e.mail; ho trovato la sua risposta, nella quale mi rammenta che mio marito ha subito una condanna, fuori luogo, inoltre, non l’ autorizza a raccontare “n’importe quoi” su qualsiasi argomento.
Sono a conoscenza della sentenza di condanna di mio marito! Quindi delle conseguenze e dei limiti. Evidentemente Lei ha interpretato come lagnanze delle osservazioni e contestazioni in merito a vicende che avevo messo in evidenza, concernenti mio marito, non allo scopo difensivo, ma in un contesto più ampio e d’attacco nei confronti di manipolatori, falsari, ladri senza dimenticare che gli assassini di Calvi e Sindona, “ils courent toujours”, sono sempre in libertà.
Quindi non è la sentenza passata in giudicato su mio marito che metto in discussione con Lei in termini di difesa, ci sono le sedi competenti per questo, in Italia esiste l’Istituto della revisione.
Non è possibile non analizzare il primo mezzo secolo e più di storia della Repubblica italiana caratterizzato da incredibili contraddizioni sia tra le sentenze nei differenti gradi di giudizio, sia tra quelle pronunciate nelle differenti fasi politiche e sedi giudiziarie. Le rammento che nel processo svoltosi a Milano davanti la Corte d’Assise che condannò Sindona, il P.M. era il dott. Guido Viola , il quale successivamente patteggiò con la giustizia una condanna per riciclaggio e che, in Cassazione, la prima sezione, era presieduta dal dott. Corrado Carnevale , noto come il giudice “cassasentenze” concernenti mafiosi e che durante un lungo periodo alimentò le cronache giudiziarie.
La corruzione di tipo governativo parlamentare è stata ignorata e tollerata per decenni (e gli illeciti continuano). In Italia i mandati di cattura e le sentenze si possono classificare in base alle annate : prima, durante e post tangentopoli secondo le varie emergenze (terrorismo e mafia) i periodi di “normale” corruzione consociativa, quella di piduistica memoria ecc. La storia della giurisprudenza e delle leggi, dai tempi antichi a quelli contemporanei, si intreccia con quella dell’autorità e dei rapporti di forza all’interno della società.
E’ una mistificazione ideologica d’ origine totalitaria/integralista assolutizzare un ordinamento normativo per tentare di sottrarre un arcaico sistema di privilegi al corso inesorabile della storia. La giustizia della legalità costruttiva conforma le norme e le sentenze ai principi dello Stato di Diritto , alla ragione e al buon senso, alla razionalità ed al riconoscimento della verità.
La verità processuale è tale in base alle prove accettate, ammesse, rigettate o ignorate dai giudici o dalle giurie, la verità effettuale è altra cosa. La morte di Calvi non è solo un bel giallo da alternare con racconti discutibili sulla “cold war”! E’ la perdita dei risparmi di quarantamila piccoli azionisti , è la storia di un paese alla deriva, con gli sprechi e i crescenti costi degli apparati burocratici, delle pubbliche istituzioni, dei grandi organismi economici, che decurtano i redditi dei cittadini e determinano un continuo scadimento della qualità di vita, dei valori umani e culturali. Di conseguenza nasce l’esigenza di un’analisi approfondita e minuziosa su chi e come sono stati e sono attualmente gestiti i dossiers di Calvi e di Sindona, quindi non è accettabile che si inflazioni un libro con le metodiche della “disinformatzia”, anche se sotto forma confusionaria, e non mi riferisco unicamente a mio marito; informazioni fuorvianti, insinuazioni, dimenticanze di date o precisazioni, inesattezze su personaggi o rappresentazioni incomplete, il “forse”, termine dubitativo, che segue alcune frasi, non diminuisce l’effetto disinformativo del contenuto, quindi l’effettiva natura dei fatti viene alterata.
Non possono chiedere l’estradizione al Padreterno per incarcerare il mio defunto consorte con nuovi mandati d’arresto! Innocente o colpevole? Le ripeto non è questo il contesto, non cambia la posizione di falsari e delinquenti, né quella di Roberto Calvi, che ebbe comportamenti più consoni ad un gangster che ad un banchiere responsabile dei risparmi altrui. Gli abusi, le operazioni intimidatorie e la disinformazione di cui mio marito fu bersaglio sono pezzi d’incastro importanti della complicata vicenda, ma in merito ogni approfondimento, in malafede o per accettazione acritica, viene trascurato. E’ un segno di mancanza di capacità o volontà d’analisi. Una delle massime più frequenti nel mondo giuridico angloamericano che certamente Lei conosce è che “justice must not only be done , but seen to be done”
Noi ci trasferimmo in Francia nel 1976, dove in merito al mio defunto marito non c’è una pubblicistica diffamatoria, come Lei ha potuto constatare, nelle carte che Le ho fatto pervenire e da Lei ignorate , case editrici dell’importanza di Hachette, Expansion, Jean Claude Lattès immediatamente nel giro di 30 giorni , non appena a conoscenza dei fatti, si scusarono, concordarono e inserirono nelle copie in vendita una rettifica, soppressero successivamente le pagine di comune accordo, pagarono un risarcimento, pur simbolico, l’autrice aveva ripreso vecchie diffamazioni staliniste da quotidiani italiani successivamente utilizzate strumentalmente da ambienti legati alla corruzione e da Lei riprese nel suo libro.
Sotto il fascismo mio marito era antifascista ed antinazista, i resistenti erano dei “banditi” per la stampa fascista, poi condusse nel periodo staliniano la lotta contro un sistema totalitario (o anticomunista come Lei preferisce) fu tacciato di “Provocatore” e anche di peggio, da forze antidemocratiche. Il tempo gli ha dato ragione. In un’epoca d’ingegneria finanziaria e in un paese ad altissimo livello di corruzione come l’Italia si può parlare di un regime che non ha nulla da invidiare ad un sistema totalitario, unica differenza la difficoltà di combatterlo, perché più subdolo, quindi le offese diffuse in certi ambienti conformisti o corrotti non sono altro che elogi, dimostrano che mio marito stava sull’altro fronte.
Mario Tedeschi scrisse: “Luigi Cavallo è l’unico giornalista professionista, in Europa occidentale, condannato per avere diffuso notizie vere, confermate nelle sedi giudiziarie e da lui doverosamente segnalate personalmente alle competenti autorità: Procura del Tribunale e Banca d’Italia”. Le faccio osservare che Lei è responsabile delle asserzioni non veritiere e delle non verifiche contenute nel suo libro. Non mi sembra abbia utilizzato in modo equo le informazioni e la documentazione che Le ho fatto pervenire insieme ai libri. Naturalmente Lei ha la piena libertà di fare le sue scelte nella redazione di un testo, ma non di ignorare documenti, oppure utilizzarli con metodo settario per annullarli, o stravolgere le dichiarazioni, se intende lanciare accuse nei confronti di mio marito che neppure i magistrati hanno formulato, né l’interessato Calvi.
1) Lei scrive: “Dubbed “Il provocatore” by the media, he was employed by Fiat, the Turin-based car manufacturer, and by the Italian secret services to try to intimidate and demoralize the left-wing trade unions”.
Lei ha mai visto un solo numero di una rivista di propaganda sindacale di mio marito? La citi e mi riferisca i “passi” che confermano la sua affermazione. Le rammento che numerose rettifiche in merito sono state diffuse da vari quotidiani, sia sulla propaganda in favore dei sindacati democratici, sia sullo spionaggio e i Servizi Fiat in cui mio marito, non fu mai coinvolto, neppure come testimone. Ci sono rettifiche di quotidiani, ma anche atti di tribunale che lo confermano. Le ricordo inoltre che mio marito ha in parte redatto e stampato la prima bozza del testo dello “Statuto dei Lavoratori” fatto approvare nel 1969 dal ministro socialista Giacomo Brodolini, appunto ricordato come “Padre dello Statuto”. Per di più Lei confonde i “Servizi Fiat” interni all’azienda, e i “Servizi segreti italiani”; il suo libro è zeppo di errori del genere e contraddizioni.
Inoltre utilizza il vocabolo “to intimited”, nel dizionario: “ To make afraid, to force, or deter with treath or violence” ( Webster’s new dictionary - edito da Collin’s World - 1977), quindi Lei incrimina pubblicamente mio marito di un reato, non si riferisce ad opposizione, polemiche, contrasti tra sindacati stalinisti e gli altri sindacati come UIL e CISL, per i quali mio marito conduceva la propaganda in favore, non pone il problema in termini storici, fa un affermazione precisa e diffamatoria. Inoltre cosa intende per sinistra? In Italia c’era anche un partito socialista (non solo quello alla Craxi!), c’era una dissidenza democratica, oltre il Pci ufficiale legato a Mosca.
Con la sua misura possiamo far rivivere Stalin; tutti i morti ed ex prigionieri nei Gulag tacciarli di criminali! Non saranno più i carri armati sovietici “to intimited and demoralize” gli operai insorti nei paesi dell’Est, ma i democratici, i dissidenti che segnalavano con la loro propaganda cosa accadeva nell’ex URSS, sovente a fatica, con grandi sacrifici e drammi, “perché gli USA con le loro potenti stazioni radio incoraggiavano gli insorti ma, l’egemonia sovietica sui territori dell’Est era riconosciuta dall’imperialismo americano... e l’accordo russo-americano per la spartizione del mondo in sfere d’influenza era rispettato, e sanciva ogni ingiustizia da parte dei sovietici..” (Luigi Cavallo- Tribuna Operaia–Ottobre-novembre 1966- Numero speciale dedicato al “Congresso per l’unificazione di tutti i socialisti in un solo partito” pag. 9 “Il significato dell’Insurrezione popolare ungherese del 1956”)
Inoltre, Lei non è al corrente che la Fiat dei “fratelli Agnelli”, come da Lei menzionati , è stata una delle più importanti fonti di finanziamento del Pci? Quando Lei venne da noi in Francia, a Montigny sur Loing, nel giugno 2002, fu invitato a controllare e a rettificare alcuni “passi” del suo primo libro. Sarebbe corretto lasciare spazio anche alle rettifiche, in particolare su avvenimenti del periodo stalinista. Oppure Lei nega il diritto di parola e il contraddittorio?
2) E continua: “He was involved in an abortive coup plot mounted by another resistance hero, the right-wing aristocrat Count Edgardo Sogno whose efforts were closely monitored and encouraged by the Cia”.
Edgardo Sogno e mio marito sono stati assolti in istruttoria “perché il fatto non sussiste” dal giudice romano Francesco Amato , in una sentenza del settembre 1978. Non c’è stato alcun “Colpo di Stato” fallito. Il resto sono dei bla.. bla.. facilmente confutabili, comprese le dichiarazioni di Edgardo Sogno ai giornalisti, che pur di risolvere i problemi era pronto anche a dichiarare di aver visto la Madonna e gridare al miracolo, se glielo avessero chiesto. E non è una critica a Eddy Sogno, anziano, malato e pieno di debiti, ma a chi lo ha gestito in un indegna operazione di disinformazione su un possibile “ Golpe” in un paese che non ha ancora saputo dare un nome agli esecutori e mandanti delle Stragi e “gioca” con il dossier Mitrokhin, mentre tra servizi russi e la Cia si è riaccesa dal 2001 una polemica piuttosto aggressiva.
Nelle sedi giudiziarie Sogno ha sempre smentito di avere tentato un “Colpo di Stato”.
Quando ci si riferisce ad un “abortive coup plot” si incrimina pubblicamente una persona del tentativo di commettere un grave reato che comporta l’ergastolo, quindi la precisione nell’informazione diffusa è di rigore. Le rammento che nel 1974, Berlinguer, il Segretario generale del Partito comunista italiano , aveva già riconosciuto la giurisdizione della NATO, e che la decisione di un intervento militare, e quindi delle operazioni di finanziamento e di sostegno, in Usa era ed è di esclusiva competenza del Congresso americano, unico titolare del diritto costituzionale di agire.
La Cia nel 1974 aveva ben altri problemi da risolvere: Allende (morto nel settembre 1973) e la Commissione Nezdi,Watergate, Cile ecc..; non erano certo gli americani ad affidare l‘organizzazione di un “Golpe” in un paese ben inserito nel sistema , già all’epoca del miracolo economico, ad un ex diplomatico in pensione, armato solo di molte chiacchiere salottiere e provinciali, senza alcun effettivo potere politico, non è mai riuscito neppure a farsi eleggere deputato in Piemonte!
La lettura dei “pezzi” di mio marito e della politica da lui condotta in quel periodo storico: autonomia dell’Europa occidentale dalle due grandi potenze, smentisce con data certa un possibile “Colpo di Stato” collegabile alla Cia, infatti nella rivista cosiddetta “golpista” “Difesa Nazionale”, di cui mio marito era il direttore, sono riprodotti i discorsi dei maggiori esponenti militari francesi, su gentile concessione del generale Vincent dell’Ufficio Stampa. Penso inutile rammentarLe la posizione della Francia e i rapporti con la NATO e gli americani, sin dal 1958 con il ritorno al potere di de Gaulle e successivamente nel 1966 con il ritiro dalla Francia dell’organizzazione NATO. Caso mai la Cia sarà stata infastidita!
3)“A cultured and intelligent man, Cavallo was a remarkable protagonist of the Cold War in Italy. A communist resistance fighter during the Second World War - although he also spent part of the war studying philosophy in Berlin - he later broke with the PCI and devoted himself to anti-communist propaganda, operating between West Germany, Italy and France”.
Mio marito si è recato in Germania nel 1939, all’età di 19 anni, vigeva allora il patto nazi-sovietico, dopo aver vinto una borsa di studio dell’Università von Humbold, ove si riunivano numerosi studenti stranieri, si è laureato in filosofia a Berlino nell’ottobre 1942, con il prof. Nikolaï Hartmann notoriamente non nazista. Rientrato in Italia nel novembre, perché richiamato sotto le armi, successivamente si laureò a Torino nel 1943 in Scienze politiche, all’epoca Facoltà di Giurisprudenza. Prese le armi, come numerosi italiani, insieme ad altri compagni resistenti l’8 settembre 1943 fondando il movimento partigiano di ispirazione titoista “Stella Rossa”, quindi quel “although” (sebbene), non é al posto giusto. Documenti d’archivio dimostrano la sua piena militanza antifascista sin dal 1937. Mio marito era cittadino italiano, comprendo che Lei interpreti la storia con una visione differente, conosco la diversità di vedute, nella mia adolescenza, parte dei miei studi li ho conseguiti in un collegio inglese in Brighton, ma Lei vive in Italia da numerosi anni ed è persona adulta.
4) Lei scrive frasi come “A gadfly he may have been, but one that suck, blood from some of the larger animals in the cold war jungle” L’antitotalitarismo e il rifiuto del neutralismo riunirono numerosi personaggi d’eccezione contro lo stalinismo, in buona parte di sinistra, non era una questione semplicemente di anticomunismo ” . Mio marito non ha diffuso il suo dissenso contro un regime totalitario, da un salotto romano, o torinese, ma condotto attivamente e in prima persona la propaganda nella zona sovietica d’occupazione con tutti le incognite del caso, quindi mi consenta di dissentire, e di affermare che nel contesto della “Guerra fredda” non ha spazio una frase posta in quei termini, in un libro che tratta di mafia, di illeciti , di ruberie, tutte “made in Italy”. Ritengo tale frase, che segue immediatamente un'altra dedicata a mio marito e quindi collegabile, offensiva.
La sua analisi della lettera, indirizzata da mio marito al Santo Padre nel 1982, apprezzata e menzionata da altri giornalisti, è mia opinione decisamente “mitleidig” (in tedesco il senso è più forte). La “Guerra fredda” nel suo libro è diventata come il prezzemolo, Le evita così di scavare a fondo nei problemi della realtà italiana e inoltre traspare evidente una conoscenza superficiale degli equilibri politici internazionali. Papa Giovanni Paolo II si pronunciò in merito alla corruzione più volte, ed era il tema centrale della lettera, non la “Guerra fredda”, unitamente alla critica del potere accentratore e non democratico all’interno della Chiesa, che è un argomento trattato da numerosi studiosi cattolici e non solo da Luigi Cavallo.
Cavallo “telling blasphemous stories while puffing - Havana cigars and drinking top-quality Scotch.” non le sembra di esagerare ad utilizzare un termine come blasfemo per criticare la frase scherzosa di mio marito in merito al “Whisky & sigaro avana” di Marcinkus? Nella “Bibbia volgar”(VIII-610) “blasfemus” “ trad. con “bestemmiatore”, “chi maledice Iddio.
I dirigenti dello Stato Vaticano devono rispondere degli atti illeciti , non sono dei privilegiati! Mio marito era ateo, ma è sempre stato rispettoso delle opinioni religiose, ha espresso il suo pensiero, schiettamente, ha redatto libri come il “Papa e le Acli” “I comunisti e la religione” con prefazione di Monsignor Quadri, Vescovo di Pinerolo e poi di Terni, che nel 1971, fu l’ incaricato della Conferenza Episcopale Italiana per la pastorale del lavoro, quindi la persona che aveva il compito di elaborare e portare avanti l'azione della chiesa italiana nei confronti delle associazioni cattoliche dei lavoratori e più in generale del movimento sindacale. Mio marito condusse la propaganda a Torino per Don Macario, nel quadro sempre della polemica sulle Acli e che in questo caso si può inserire nella “Cold War”. Mio marito si è interessato a lungo dei problemi vaticani , è naturale.
5) Lei scrive: “Cavallo's accusations may not have received very wide currency, but they were undoubtedly embarrassing. For the doubts about the reliability of Cavallo's word - he was after all, convicted of extortion against Calvi, so a protagonist rather than a mere observer - his charges cannot be simply swatted away”
Lei citando l’opuscolo dell’Agenzia A “Corruzione in Vaticano” ha deciso di non integrare l’informazione in merito alla polemica avvenuta nel 1982/83 non facendo menzione degli avvenimenti successivi, delle smentite ed anche conferme, con allegate perizie, di mio marito in merito ai documenti dello IOR, sebbene nel libro “La Strategia giudiziaria dei Poteri Occulti” che Lei ha in copia siano dedicate numerose pagine. La notizia risulta così deformata e la frase fumosa rende l’informazione anonima e svuotata di ogni consistenza effettiva e pur avendo a sua disposizione gli elementi necessari scrive “his charges cannot be simply swatted away” .
Signor Willan, la documentazione IOR , Monsignor Marcinkus, De Bonis, Casaroli, proveniva da Palazzo di Giustizia di Milano, frammista ad una massa di carte istruttorie concernenti una testimonianza del dott. Enrico Cuccia, il “gran patron” di Mediobanca. Un bollettino fu dedicato alla questione e numerosi articoli di quotidiani e riviste commentarono quanto diffuso dall’Agenzia; il “Giorno”, in un articolo che occupava un’ intera pagina di un’ intervista di Guido Gerosa a mio marito, il “Borghese” ed altri, e anche il quotidiano francese il “Canard Enchainé”. E la polemica continuò anche perché seguirono gli opuscoli (1982/1983) e il libro, dedicati all’attentato al Santo Padre: ”Il Papa , l’Islam e la CIA”, alla sentenza del giudice Martella e alla ingiusta incarcerazione del bulgaro Sergej Antonov, successivamente assolto. Frank Garbely, ricorda certamente la questione dei bulgari, il suo libro redatto insieme ad Pascal Auchlin: “Contre-Enquête” nel 1990, è negli archivi di mio marito, se lo incontra Le dia cortesemente i miei numeri di telefono attuali, ricordandogli un incontro a Parigi alla Madeleine con mio marito, ero presente.
Piuttosto dovrebbe chiedersi per quale motivo, pur sollecitata da vari quotidiani, da mio marito, ed anche da personalità vicino all’IOR, non fu aperta una doverosa inchiesta dalla Procura di Milano, facendo riferimento all’obbligatorietà dell’azione penale, sui falsi/veri e i documenti istruttori usciti dal tribunale.
6).“And that he( Calvi) continued to pay Sindona's emissary (Cavallo) until the end of his life”.
E’ un affermazione falsa! La sentenza di Milano, dietro la quale Lei si ripara , ha condannato, mio marito, ma non per aver preso somme di denaro da Calvi. Quando, come, dove e perché ? “ingaggiato” per fare cosa? O per tacere su cosa ? sarebbe logico e doveroso di fronte ad un’ affermazione grave, anche perché altera gli avvenimenti drammatici che seguirono quel 1980, dare una spiegazione ampia a questa sua interpretazione e non unicamente un riferimento ad una lettera dal contenuto grottesco, contestata, impugnata, e non utilizzata dai magistrati in sede giudiziaria nel senso a Lei gradito . Lo stesso Calvi nei suoi interrogatori ha sempre: 1° ha escluso di aver dato denaro a Luigi Cavallo; 2° che non gli era mai stato richiesto; 3° confermò di non avere mai avuto contatti con mio marito, né personalmente, né per telefono, né per iscritto. Perché avrebbe dovuto mentire? Ha invece dichiarato di avere pagato uomini politici, editori, partiti ecc..non mancano i nomi ed anche i numeri di conto dei versamenti nei fascicoli giudiziari che dovrebbero essere oggetto di più attenzione, anche perché numerosi personaggi sono ancora attivi. Signor Willan , il fatto che mio marito abbia subito una condanna non Le consente la libertà di dare libero sfogo ad illazioni diffamatorie in contrasto con gli atti giudiziari, con gli avvenimenti e la logica.
A seguito dei manifesti, lettera al Governatore Paolo Baffi e altre segnalazioni nelle sedi competenti “To make doubly sure of his hit” come Lei stesso scrive, non vi era più possibilità di ritorno. La campagna con opuscoli e volantini continuò sino a quando i magistrati non fecero il loro dovere. Il Presidente dell’Ambrosiano fu arrestato nel Maggio 1981 quando la Procura Generale, dopo anni di “sonno” da parte del Tribunale, e polemiche significative ( Zilletti, Mucci, Mauro Gresti etc..) infine avocò a sé l’istruttoria e il dott. Gerardo D’Ambrosio, rapidamente, portava Calvi e complici sul banco degli imputati. Tutti i giornali nell’Aprile del 1982 ripresero la frase del dott. D’Ambrosio “non potevate ignorare, c’era la denuncia pubblica di Luigi Cavallo, eppure non successe nulla”.
7) Cavallo wrote missive containing 30 pages of photocopies giving details of Calvi's Swiss bank accounts; il 9 novembre 1977 le rivendicazioni prima « published in relative obscurity by “Agenzia A” successivamente furono affisse su tutti i muri di Milano.”
E’ curioso che una lettera e una doverosa segnalazione di illeciti al Governatore della Banca d’Italia, Paolo Baffi, venga da Lei inserita nel ricatto (i magistrati di Milano preferirono ignorarla, sebbene il nostro avvocato attirò sovente l’attenzione sulla lettera al Governatore) con questo ragionamento giustifichiamo i mafiosi o comportamenti simili. Il senso della parola “cittadino” con i suoi doveri e diritti Le sfugge. Così interpretarono la lettera in Francia:
“En effet, outre les affiches et les publications, Luigi Cavallo n'a pas manqué de saisir les autorités constituées des délits dont il avait eu connaissance comme c'est le devoir de tout citoyen. Ainsi le 23 novembre 1977 - juste après les affiches, mais bien avant l'arrangement entre Sindona et Calvi- il s'adressait à M. Paolo Baffi, alors Gouverneur de la Banque d'Italie. Il suffit de lire les deux premiers paragraphes de cette longue lettre pour comprendre le véritable sens de la démarche... ».
8) “A counter-offensive that would stop them in their tracks: “I guarantee an execlent result from the operations within a short lapse of time”, he concluded.
Quindi, finalmente i magistrati si erano mossi, il 4 luglio 1980 avevano ritirato il passaporto a Roberto Calvi, e il 9 luglio, mio marito gli indirizzava una lettera per avere un “ingaggio”?! Ma il buon senso dove è finito ? E quale sarebbe stata la controffensiva contro i “fratelli Agnelli”. Un’operazione di controffensiva lascia dei segni, scritti, opuscoli, manifesti con data certa ecc.. Per di più Lei afferma che è durata a lungo “And that he continued to pay Sindona's emissary until the end of his life”. Lei non accenna nemmeno ad una pur minima verifica in merito che potrebbe giustificare quanto sostenuto. Non vi fu alcuna controffensiva contro la famiglia Agnelli o la Fiat, da parte di Luigi Cavallo, in quel periodo; i “fratelli Agnelli” non incaricarono mai mio marito di operazioni contro Calvi, e ripeto, opuscoli e volantini furono diffusi sino a quando i magistrati non fecero il loro dovere nei confronti di Calvi e di Sindona.
Un’analisi dei rapporti di mio marito con la Fiat dal febbraio 1973 in poi, smentiscono qualsiasi rapporto. L’Agenzia A aveva diffuso l’inchiesta del giudice Arcai, e le relazioni tecniche degli ingegneri sul pericolo d’incendio e sull’impianto non protetto delle vetture FIAT che causò numerosi morti sulle strade dando origine ad un sacco di fastidi, non solo per Luigi Cavallo, ma anche per l’onesto giudice Arcai.
Roberto Calvi nell’estate 1980 aveva conosciuto Flavio Carboni che frequentava il dott. Carlo Caracciolo, cognato dell’avvocato Agnelli. Perché Calvi non si rivolse a Carboni per avere spiegazioni? Piuttosto perché discretamente non si è rivolto, tramite un suo legale di fiducia, direttamente all’avvocato Agnelli per fare le sue lamentele?
Curiosamente la lettera attribuita a mio marito, ritrovata nella borsa del defunto Calvi nel 1986, e datata Parigi, 9 luglio 1980, corrisponde alla “versione signora Calvi/Agnelli” in un’ intervista di numerosi anni dopo la morte di Roberto Calvi, e dopo il ritrovamento della lettera. E’ mia opinione che il fatto che la famiglia Agnelli avesse sfruttato le disgrazie del banchiere fa parte della pratica corrente degli ambienti finanziari, i cui protagonisti abitualmente non sono disposti alla beneficenza. Lei fa sue alcune dichiarazioni confuse della signora Calvi e inoltre ci ricama intorno frasi mai formulate dalla stessa, scrivendo “And that he continued to pay Sindona's emissary until the end of his life.' Indeed, he may have recruited Cavallo to his own side by this stage, judging from another letter found in the brief case. Dated 9 July 1980...” non lasciando scorrettamente alcuno spazio alla rettifica di mio marito diffusa da “Esquire”.
Lei è giornalista d’ investigazione quindi dovrebbe sapere che in un documento ci sono le firme, il cartaceo, in originale o in fotocopia, ma anche la carta utilizzata, periodo, intestazioni ecc..e il più importante è il contenuto. Di falsi ne è piena la Storia. E’ probabile, dall’analisi dei testi, che quelle lettere siano state fabbricate a posteriori dalla data che si vuol fare credere, infatti Calvi ha sempre sostenuto di non aver mai avuto contatti neppure per iscritto con Luigi Cavallo e le lettere sono state ritrovate successivamente, e sempre in occasioni discutibili , ripeto, perché Calvi avrebbe dovuto mentire? Avrebbe potuto utilizzarle in proprio favore con i magistrati, invece di pagare e dover mettere in moto forze politiche, questori, “Servizi”, truffatori e criminali con una serie di illeciti che in un paese democratico non sarebbero stati tollerati e gli autori perseguiti. Le illegalità continuarono anche dopo la morte di Calvi.
Sarebbe interessante conoscere i costi e i destinatari dei contributi, di alcuni il nome è scritto negli atti giudiziari, per fare opera di disturbo, di depistaggio, se non di peggio su Luigi Cavallo, se usciti dalle casse della banca o dalle tasche personali del banchiere. In merito la famiglia Calvi è “discreta”. Oltre i truffatori di cui Calvi si era circondato, da Navarra a Carboni ed altri, resta il fatto che soltanto personaggi ben inseriti negli apparati dello Stato avrebbero potuto con documenti apocrifi mettere sotto sequestro la tipografia di mio marito a Torino, far passare informazioni false nelle ore di massimo ascolto in televisione, come un rapimento fasullo da parte di “Prima Linea” “dell’agente della CIA Luigi Cavallo” o la ritrovata borsa di Calvi presentata da Enzo Biagi insieme a Flavio Carboni , e a Giorgio Pisanò, e non subirne le conseguenze. Se fosse stato possibile pagare Luigi Cavallo non sarebbe stato più semplice per Calvi?
Prima di passare una notizia falsa in merito ad un grave reato come un rapimento, 25 giorni circa dopo l’affissione dei manifesti, al telegiornale delle ore 13, furono dedicati parecchi minuti, e i giornali italiani del 30 novembre 1977 riportarono l’informazione a grandi titoli, avrebbero potuto facilmente assicurarsi telefonando, eravamo nella guida telefonica! Sia in Francia che in Italia; numerosi giornalisti italiani ci contattarono pochi minuti dopo la diffusione della notizia, noi eravamo a tavola.
Fu una “bufala” a scopo intimidatorio nei confronti di mio marito, oppure una truffa a Calvi? La smentita di mio marito al finto rapimento uscì in caratteri ridotti senza molta pubblicità. Le informative/disinformative della Guardia di Finanza successive furono ancora più curiose.
Mio marito è sempre stato reperibile, oltre ad essere regolarmente iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Torino dal gennaio 1946 sino al suo decesso, in Francia, aveva un indirizzo, abitavamo accanto al Ministero degli Interni a Parigi, con una carta di soggiorno, accreditato al Quai d’Orsay come giornalista e ai differenti organismi internazionali come Ocde, Opep e Ueo dove ne seguiva i lavori e diffondeva gli articoli. Una famiglia con quattro bambine che frequentavano la scuola anglo-francese di Parigi, tutte le mattine mio marito accompagnava la più piccola; la scomparsa sarebbe stata immediatamente da me segnalata alla polizia francese. A seguito dell’istruttoria in corso per il “Golpe” e la sentenza di condanna del pretore Guariniello a carico di mio marito “per indagini senza licenza prefettizia..” il mio defunto consorte era sprovvisto di passaporto italiano, e la carta di identità non valida per l’espatrio, quindi alla frontiera svizzera lo avevano fermato ai primi di marzo, e la vicenda era finita su tutti i giornali, quindi fu deciso il trasferimento della famiglia all’estero e alla fine marzo 1977 passò la frontiera definitivamente.
9) Nel 1980, a Torino, era in corso un procedimento nei confronti di mio marito per “diffusione di notizie false e tendenziose” (poi ritenute veritiere dai magistrati) per un volantino in merito a Calvi, Rovelli. Fu successivamente assolto in primo grado, dopo la condanna di Calvi. Il P.M. non fece ricorso. Quindi non vedo l’interesse di Calvi , né di mio marito ad avere contatti, le due strade erano decisamente divergenti! E’ sufficiente leggere, ripresa da numerosi quotidiani, la dichiarazione dell’avvocato Gian Vittorio Gabri, legale di mio marito, quando vi fu l’assoluzione.
Una lettura anche superficiale del suo libro mette immediatamente in evidenza la parzialità e il settarismo nella cernita dei documenti da Lei utilizzati per i differenti personaggi e non certo per economia di spazio.
Nei libri “La strategia giudiziaria dei Poteri Occulti” e “Banca d’Italia” e nella rettifica ad “Esquire” che Lei ha avuto in copia, la questione della borsa e delle lettere è trattata ampiamente, quindi non ripeterò quanto già scritto da mio marito che Lei ha deciso di ignorare per evitare di affrontare l’argomento e quindi lasciare liberi i lettori di credere che tutte le lettere fossero in originale e periziate. A Napoli lo chiamano il gioco delle tre carte!
Naturalmente non è mia intenzione convincerla a credere alle mie affermazioni, o a quelle di mio marito, ho unicamente la pretesa di più correttezza nell’informazione. Chiedo che Lei rispetti la verità ufficiale (e non quelle effettiva! ) nelle sue differenti fasi, quali lettere in originale, o in fotocopia, alle date , alle buste , se ci sono e precisando la provenienza e la stampigliatura ecc.. le perizie effettuate, da chi e quando, dove sono state ritrovate nei differenti luoghi, e le dichiarazioni ai magistrati della signora Calvi a Londra nel 1983, (prima aveva affermato di non aver trovato nulla), quindi a Gelli/Carrasco, a Carboni/Pisanò/Biagi il 1° aprile 1986 ecc.. Unicamente fatti scritti nei documenti di tribunale, della Commissione P2. In modo ordinato e non fumoso. Inoltre sarebbe corretto per un giornalista professionista scrivere che furono contestate da mio marito in sede giudiziaria. E’ chiedere troppo che l’informazione sia precisa?
Oltretutto Lei menziona il libro edito da “Editori riuniti”: “Sindona” . Gli atti d’accusa dei giudici di Milano” del maggio 1986, ma non gli atti degli altri gradi, né gli indispensabili allegati quando si lavora su documenti giudiziari. Le rammento che nel primo grado due lettere a firma Luigi Cavallo erano in fotocopia conforme, ma gli originali non li abbiamo mai visti, sebbene richiesti e oggetto di denuncia. Dove sono? Inoltre la borsa riemerse con una nuova lettera in “originale “il 1° aprile 1986, (quella del 9 luglio 1980) dopo il suicidio di Sindona e la sentenza di primo grado e la denuncia di mio marito contro la signora Calvi.
Ritengo che la figura e il ruolo di Pisanò siano stati trascurati, così i suoi rapporti con i “Servizi” e con la famiglia Calvi. Lena non era l’unico falsario della compagnia, c’era Gelli, c’era Pisanò..
La borsa di Calvi non fu riempita da Flavio Carboni e soci ? Lei stesso lo conferma in un e.mail
“Inoltre non capisco l'interesse da parte di eventuali falsari nell’ inserire lettere false di Suo marito nella borsa di Calvi. Quelle al Vaticano si potrebbe forse capire” ? e allora perché scrive “The briefcase contained the banker's most sensitive document... It is highly significant, then, that Calvi kept this threatening letter among his most closely guarded possessions”
Era la borsa che Roberto Calvi aveva con sé quando era a Londra, dove trovò la morte tragicamente. Qualcuno ha inserito lettere di mio marito ed opuscoli dell’ “Agenzia A” avrò pure il diritto di conoscere il percorso di “originali”, fotocopie e dei materiali che si riferiscono al mio defunto consorte! Non ho il DVD del processo di Roma che vedrò di richiedere, almeno le pagine che riguardano mio marito e le lettere.
Carlo Rocchi, la cui effettiva funzione per numerosi anni fu di responsabile della DEA in Italia , i rapporti con la CIA furono saltuari e degli ultimi anni, nel febbraio 1986 mi disse che circolavano “documenti” che si riferivano a mio marito, offerti al costo di 50miloni di lire. Incontrai successivamente Rocchi nel suo ufficio, intestato, al fratello in corso Europa a Milano. In merito inviai una lettera raccomandata alla Procura della Repubblica di Milano segnalando il fatto, ma come la denuncia di mio marito contro la signora Calvi, e l’avvocato Strina e l’esposto contro Gelli e la Guardia di Finanza di mio marito sono scomparsi nel nulla, insieme anche alla “cartellina” contenenti le fotocopie delle lettere di mio marito che si trovavano a Carrasco negli archivi di Gelli, secondo quanto era stato diffuso dai giornali. A Pistoia, dove sono stati versati gli archivi del “Venerabile”, non c’è.
Lei ha scritto un libro con dei “copia e incolla” di libri, giornali, e testimonianze che, in parte, costituirono, a suo tempo, degli esempi significativi in merito alla disinformazione e allo sfruttamento propagandistico a livello di partiti ed anche dei mass-media allineati senza fare alcuna effettiva e approfondita analisi politica e giudiziaria dei materiali.
La questione degli “Affidavit” per Sindona è più semplice di come Lei la racconta. Sono sufficienti poche nozioni giuridiche sugli accordi tra paesi in merito all’estradizione per comprenderne l’effettiva ragione della scelta; naturalmente la verità non è prettamente “cold war” e anticomunista, se non a scopo strumentale, e certamente non ideologica.
10) Il 1980 fu un anno di cui ho ricordi precisi per via anche di avvenimenti importanti all’interno della nostra famiglia.
“It is highly significant, then, that Calvi kept this threatening letter among his most closely guarded possessions” Le lettere che “si conservano gelosamente ”, come, secondo la sua versione, avrebbe fatto il banchiere Calvi, con gli scritti di mio marito, di solito hanno allegata la busta! Non ho ancora potuto prendere visione di tutti i fascicoli a causa del poco tempo disponibile, e della massa di archivi di non semplice gestione, ai documenti Calvi/Ambrosiano.
Mio marito era stato assolto nel settembre del 1978 dall’accusa per il “Golpe”, ma solo nella tarda primavera del 1980 gli fu concesso il passaporto e ci recammo a Roma a ritirarlo. Al termine dell’anno scolastico, nel giugno, ci trasferimmo nella residenza di Courmayeur, quindi non eravamo a Parigi il 9 luglio 1980; in agosto quando le figlie si recarono al mare con i cugini, noi rientrammo a Parigi. Nell’estate 1980 mio marito stava scrivendo il libro “Petrolio, geopolitica e strategia”, diffuso nel febbraio 1981. E’ noto che il libro fu finanziato dall’Istituto di Studi arabi, su volere del re Khaled Bin Abdelaziz a seguito di accordi con William Mazzocco. Destinato agli specialisti, fu distribuita una versione anche in inglese. Nel luglio, da Courmayeur ci recavamo regolarmente a Torino, dove c’erano gli uffici, le dattilografe, la tipografia, e a Milano, dove una parte degli archivi si trovava nella nostra residenza milanese che avevamo inoltre deciso di vendere per acquistare una casa in Francia, dove stabilirci definitivamente, come infatti accadde. Non ci mancavano le conoscenze milanesi per poter avvicinare personalmente Calvi rapidamente, sia prima dell’affissione dei manifesti sia nel 1980, invece di inviare delle lettere dal contenuto ...
Altro che “recruited” da Calvi, bisognava chiedergli i danni, visto il dislivello nei rapporti di forza tra mio marito e il potente banchiere!
11) Sin dal 1975/76 vi erano state le proteste del senatore Cesare Merzagora a nome degli “ambienti finanziari milanesi”, società tedesche e di altri paesi avevano ridotto il loro giro d’affari o addirittura chiuso i conti presso l’Ambrosiano.Mio marito non ha mai nascosto ai magistrati la provenienza dei documenti da Sindona. Le informazioni, per di più, a mio marito, non provenivano unicamente da Sindona, prima di affiggere i manifesti o distribuire gli opuscoli, i debiti riscontri ci furono confermati da persone vicine ad Eugenio Cefis, e da Aldo Ravelli, quindi a conoscenza di molti, un segreto di Pulcinella! Probabilmente Sindona chiacchierava ed anche le persone a lui vicine..
Lei non cerca le complicità, preferisce utilizzare il vocabolo “obscurity”, sebbene fossero stati spediti regolarmente, come da contratto postale, un migliaio di opuscoli, in merito alla questione Ambrosiano, indirizzati quindi, come d’abitudine anche a magistrati , giornali, Banca d’Italia ecc.. ma Lei preferisce scaricare su Luigi Cavallo l’inerzia della magistratura e della Banca d’Italia ad adempiere ai doveri di ufficio prescritti espressamente dalla Costituzione e alle norme di procedura penale che portò alla decisione di affiggere un manifesto per le vie di Milano e che fu determinante perché i 50 ispettori della BdI, come Lei stesso scrive, facessero irruzione al Banco Ambrosiano. Non avrebbero potuto fare altrimenti, perché inoltre mio marito aveva trasmesso alle Autorità bancarie internazionali, di Basilea e tramite Mazzocco a Washington, le carte in merito ai reati finanziari di Sindona e di Calvi ecc.. Non è da sottovalutare il fatto che nel 1976 erano stati diffusi i documenti sul ruolo di Enrico Cuccia e della Mediobanca nell’affare ITT-Hartford Fire Insurance su cui si pronunciò il Giudice Federale Joseph Blumenfeld del Connecticut.
Inoltre, neppure indirettamente, per il tramite di Sindona, Luigi Cavallo ricevette denaro da Calvi. Lei è al corrente che la condanna riguardava la vendita della villa “La Giuggiola” da Sindona a Calvi , e dalla contabilità agli atti dei 500 mila dollari (all’epoca mezzo miliardo di lire ) della compravendita si conoscono in dettaglio al centesimo i nomi dei destinatari, mio marito non è menzionato. Vi fu anche il lato divertente: Non trovando tracce di passaggi di denaro né da parte di Sindona né di Calvi e constatando che all’epoca la situazione immobiliare, in Italia, di Luigi Cavallo superava ampiamente la cifra di mezzo miliardo, quindi non si capiva perché mio marito avrebbe dovuto concorrere in un ricatto in una vendita ( inoltre simulata ) di una villa con Sindona ridotto “a vendere l’argenteria” come il banchiere scrisse in una lettera a Carlo Rocchi, un magistrato in sede di richiesta di estradizione giunse alla conclusione che Luigi Cavallo ci guadagnò uno “scoop” ?!
12) Misurai il suo modo di gestire le informazioni quando Lei tempo addietro mi chiese se mio marito avesse incontrato Sergio Vaccari, “cocaina-dealer suspected of helping to organize Calvi’s murder, found stabbed to death at his home in september 1982”. Risultato, se c’era un po’ di diffidenza nei suoi confronti, questa si consolidò. Era chiaro che non riusciva a gestire la massa di carte.
Le risposi che certi ambienti noi non li frequentavamo, e neppure mio marito come giornalista, sin dai tempi de “L’Unità” i suoi articoli riguardavano la politica militare, politica economica e sindacale,e culturale, fu inviato durante il Trattato di Pace a Parigi, intervistò Molotov, Vischinsky, Picasso, , i laburisti inglesi di cui fu ospite, frequentava le biblioteche, i centri di ricerca, gli organismi internazionali, e giornalisti e ricercatori specializzati, non della “nera” o della “giudiziaria”, conduceva le campagne per i liberali come Baslini, per Aniasi, per Mancini ecc. e inoltre nelle nostre conoscenze personali non vi erano dei tipi alla Vaccari ecc..Non sapevamo neppure della sua esistenza che abbiamo appreso dai giornali. E’ un mondo a noi sconosciuto quello di Carboni & soci.
Negli archivi di mio marito Lei trova le interviste ai maggiori esponenti militari europei , a noti economisti, persino a personalità cinesi, a K.U. von Hassel, ministro della Difesa tedesco che presiedeva l’Ueo , organismo al quale mio marito fu accreditato sin dalla sua fondazione, avrebbe potuto incontrare il Presidente dell’Ambrosiano se ci fosse stata l’occasione.
Mio marito non ha mai negato i rapporti e i finanziamenti di Enrico Mattei, di Vittorio Valletta, per la Nazionalizzazione dell’Energia Elettrica , di K.Adenauer e altri. In quel periodo, negli anni settanta, era membro dell’ “United States Strategic Institut” di Washington e dell’ “International Institut for Strategic Studies” di Londra, ne seguiva i lavori che furono oggetto di articoli, e quindi gli interessi vertevano sulla politica militare e quella economica relativa ai problemi nucleari , di armamenti, nei diversi paesi. In Italia i finanziamenti per la rivista “Forze armate” provenivano dell’Editoriale Domus. Luigi Cavallo direttore responsabile e editore Gianni Mazzocchi.
In quanto all’Agenzia A, che Lei menziona « scandal-mongering » nata nel 1960, condusse numerose campagne per i diritti civili, diffuse “pezzi” dell’Agenzia T.P. di Berlino, i rapporti di Ralph Nader; gli archivi di mio marito, sebbene abbiano subito tante perquisizioni, distruzioni ed asportazione di carte, testimoniano ancora ampiamente di operazioni di rilievo.
13) La questione Sindona è antecedente alla vicenda Calvi, ed era inserita nel quadro della campagna di mio marito sul finanziamento statale dei Partiti e la relativa corruzione. Le rammento che la democrazia consociativa all’italiana, sin dalla Liberazione, costituì un autentico “regime” di cogestione, unico al mondo, di tutto il potere ed ebbe effetti devastanti. I “Blackmail parties” non si proponevano la conquista del potere, ma solo di condizionare le altre forze politiche , da alleati o da avversari. Di questo quadro facevano parte tutti i partiti italiani a cominciare da quello di opposizione che l’opposizione non faceva. “Erano complici e ricattabili ” nello stesso tempo. Crollato il muro e il regime comunista, crollò anche la DC , fu una conseguenza naturale. Non è bastato cambiare ed avere un sistema bipartitico, per migliorare la situazione, perché quando per mezzo secolo i partiti si sono divisi anche le mutande, cambiare non è semplice e lo si constata nell’attuale politica italiana, la disinformazione è uno dei principali veicoli a sostegno del sistema inalterato e ricattatorio.
Quindi gli scritti e le inchieste di mio marito, compresa la questione Ambrosiano/Calvi /Sindona erano inseriti nel contesto “nulla cambierà sino a quando i partiti non saranno assoggettati alla legge e al controllo democratico come nelle grandi democrazie”. E risalgono al 1954. Aveva ancor prima di ricevere i documenti di “Don Michele”, diffuso articoli in merito a Sindona ed ai finanziamenti alla DC.(1974) Lei è molto superficiale quando tratta l’argomento PSI , PCI ,DC ecc...
“A latere”, di conseguenza, condusse delle inchieste che Le posso riassumere con una frase del giudice americano Holmes in una nota sentenza: “Quando la corruzione intacca, oltre che il potere politico, anche la magistratura, questa diventa la parte più corrotta della nazione e la principale fonte d’infezione”.
Sono notorie le critiche di mio marito ai magistrati del tipo alla Guido Viola ( ed aveva ragione!) ed altri che dimenticavano la doverosa obbligatorietà dell’azione penale , ma anche la stima per giudici come il dott. D’Ambrosio e in particolare per il dott. Pier Luigi Vigna che potemmo personalmente apprezzare la correttezza. La riforma bancaria e la riforma della giustizia erano temi dibattuti da mio marito, nei suoi editoriali, sin dalle pagine de “L’Unità” nel 1945, quando era ancora nel partito comunista, e che ha portato avanti, al di fuori del partito, nel corso della sua vita.
Scrive mio marito in un opuscolo: “Alla fine degli Anni Sessanta ebbe inizio un pesante ed inquinante processo di condizionamento e lottizzazione della magistratura italiana da parte del potere politico e finanziario che ha comportato anche collegamenti di taluni magistrati coi servizi segreti ‘paralleli’. La magistratura, unicamente sull'astratto piano normativo è un ‘corpo separato’, indipendente dagli altri poteri. Senza il concorso d’ importanti componenti della Procura della Repubblica nelle due sedi decisive - Roma (potere politico) e Milano (potere finanziario) - gli scandali che hanno punteggiato gli ultimi decenni urbanistici, petroli, Montedison, SIR, Calvi, P2, Eni-Petronim, Cassa del Mezzogiorno, Banca d'Italia, Italcasse e tanti altri, che non sono emersi a causa di complicità ad alto livello, o non sarebbero stati possibili, oppure avrebbero avuto un esito ben diverso, con condanne esemplari, tempestivamente comminate a corrotti e corruttori”.
E continua: “Lo scandalo Ingic da me denunciato e la condanna di oltre un migliaio di imputati fu possibile perché nel 1954 le Procure della Repubblica erano meno condizionate dal potere politico e finanziario. Fu sufficiente un semplice ‘pezzo’ da me redatto, e stampato su un periodico del quale ero direttore responsabile, perché la magistratura richiedesse l'autorizzazione a procedere contro ex ministri, decine di parlamentari, centinaia di sindaci e migliaia di assessori e funzionari che avevano costituito un colossale "racket" sulle imposte di consumo. Nel 1973 non bastò il mio "DOSSIER SIR" di 200 pagine, ricco di una schiacciante documentazione su un'interminabile serie di peculati, falsi in atto pubblico, distrazione di fondi e falsi in bilancio - e da me personalmente consegnato alla Procura di Milano, alla Banca d'Italia ed a personalità del governo e della Magistratura - per far iniziare un procedimento giudiziario a carico dei ministri responsabili, dell'ing. Rovelli, degli esponenti della Cassa del Mezzogiorno, dell'amministrazione dello Stato e delle banche pubbliche. Il ‘Dossier’ precede di sei anni il fallimento della SIR, e lo sperpero di 3.500 miliardi di lire complessivamente versati dallo Stato al Rovelli.”
14)William Mazzocco e Luigi Cavallo e le dichiarazioni della signora Calvi
Alla lettura del suo libro si constata che molte informazioni provengono dalla famiglia Calvi. Le faccio notare che le versioni della signora Calvi non sono sempre equilibrate ed un esempio semplice ma significativo è:
“Mazzocco apparteneva ai Servizi segreti e fu quello che aiutò Cavallo quando questo fu arrestato a New York...” Nell’intervista di Biagi alla signora Calvi seguita dalla rettifica di “Esquire” da Lei disattesa definire William Mazzocco “apparteneva ai servizi segreti” ‘tout court’ è un modo “grossier”, villano di presentare un personaggio di “envergure” e di grande serietà sia professionalmente che nella vita privata. Mio marito ha in poche righe, riassunto il curriculum, vorrei aggiungere che fu il vero ideatore e pianificatore della campagna di aiuti umanitari e economici che passò poi sotto il nome di Piano Marshall proposto dal sottosegretario americano nel 1947. Fu agente del servizio informazioni della “Military intelligence” e dislocato nell’area mediterranea durante il conflitto. Noto economista, il testo da lui redatto dal titolo “Giustizia distributiva” rimane uno dei capisaldi dell’economia internazionale.
La signora Calvi certamente non lo aveva in simpatia perché, come già scritto da mio marito, quando Roberto Calvi chiese una raccomandazione per sistemare il figlio Carlo oltreoceano, il Mazzocco che lo considerava un “incapace” non fece nulla, e forse sembrava assurdo alla signora Calvi, che invece aiutasse Luigi Cavallo, testimoniando in suo favore e sui loro rapporti, recandosi personalmente a New York, quando mio marito fu arrestato nell’ottobre 1979, su false informazioni di piduisti e associati, e quindi, dopo i debiti controlli del FBI, fu rilasciato con le scuse dei magistrati americani.
Mazzocco e mio marito erano uniti da stima ed amicizia fin dagli anni Cinquanta , collaborarono in varie occasioni a Parigi , a Roma quando era all’ Ambasciata, successivamente al FMI. Negli Anni Cinquanta e Sessanta al COCOM, il Comitato che a Parigi riuniva tutti gli Stati industrializzati del mondo non comunista e vigilava sui traffici e il contrabbando dei materiali strategici e nucleari, dei nuovi esplosivi, e dei nuovissimi macchinari automatizzati di alta precisione che costruivano sistemi d'armi.Mazzocco per conto del Governo USA, il col. Renzo Rocca, Capo dell'Ufficio R.E.I. (Ricerche Economiche ed Industriali), che rappresentava l’Italia, e mio marito in quanto giornalista e responsabile per il movimento che gestiva la propaganda nella zona sovietica di occupazione voluta da K. Adenauer e successivamente sostenuta dai sindaci di Berlino e poi dai cancellieri socialdemocratici W. Brandt e H. Schimdt. In questo caso possiamo parlare di “Guerra fredda” .
Noi frequentavamo gli “agenti segreti” come William Mazzocco, e i Mc Caffery. A casa Calvi erano i “businessmen” Carboni, Pazienza, e i Pisanò, e i Cutolo..ai quali i membri della famiglia si affidavano, persino in momenti delicati della loro vita. E’ una questione di affinità!
15) Raffaele Cutolo protettore di Calvi. A pagina 58 la descrizione del periodo di carcere del “povero banchiere” imprigionato e trattato male da secondini e compagni di detenzione tanto dà far intervenire Raffaele Cutolo per proteggerlo è significativa, anche in questo caso il suo racconto da una impronta precisa al libro. Ma i cutoliani non erano quelli che dovevano “dare per conto del loro protetto una lezione al giornalista Luigi Cavallo”? Le avevo segnalato la vicenda, di cui si trova riscontro in un articolo de ‘La Voce della Campania’ e in atti giudiziari, ma Lei ignora la notizia dopo avermi scritto: “Sono informazioni del genere che mi interessano!” Non ha avuto la buona educazione e la correttezza professionale di dare una spiegazione di fronte ad un fatto grave, che intendeva non utilizzare. Certe informazioni Le interessano per indagare sui materiali e quindi annullarli?
In carcere, probabilmente, Roberto Calvi ebbe un atteggiamento altezzoso e quindi la reazione dei secondini e dei detenuti fu conseguente , ma ha dell’incredibile che la famiglia Calvi e i suoi avvocati non furono in grado di farlo trasferire in una cella singola per rendergli più accettabile il carcere. Mio marito giunse a Milano con un aereo, il primo giorno divise la cella a San Vittore con un giovane drogato, cortese e depresso; il giorno dopo era già in una cella, da solo, per sicurezza. Terminato il processo di primo grado, chiesi ad un conoscente di intervenire, e lo spostamento di mio marito a Lodi, Bergamo o Como secondo disponibilità; in una settimana fu trasferito a Bergamo in una cella singola, lo accompagnarono i carabinieri con un camioncino carico di tutti i suoi libri, la macchina da scrivere che gli avevo fatti avere, e gli oggetti personali. Sia le guardie che i compagni di detenzione sono sempre stati riguardosi e rispettosi verso mio marito, senza bisogno di interventi di camorristi. A Bergamo pur essendo in una cella singola partecipava alle ore della “socialità” con altri prigionieri. Restano negli archivi cartoline e lettere che i detenuti gli inviarono quando lasciò il carcere.
E’ una falsità ? Non si vuole fare chiarezza sul tentativo di suicidio di Calvi a Lodi? So che non è semplice far trasferire un congiunto da un carcere all’altro, ma non vorrà dire che io ebbi il potere di far spostare rapidamente mio marito in una cella singola, con tutto quanto poteva essergli necessario per scrivere e lavorare, e la famiglia Calvi no!?
16) Lei tralascia fatti significativi che danno un taglio particolare al suo libro, chi è al corrente delle vicende si pone delle domande che non sono a suo favore. Sono evidenti gli squilibri nell’informazione che Lei vuole passare.
Non è possibile scordare Tom Ponzi, se si parla di Beneforti, e in quanto al generale dei carabinieri Francesco Delfino scrivere : “was destined for a brilliant but controversial career”, omettendo di segnalare che fu solo l' intervento della prescrizione, e non un "assoluzione con formula piena" che consentì a Delfino di uscire dalla vicenda del Golpe Borghese, oltre al fatto che fu condannato con sentenza definitiva per truffa aggravata nel 2001. (la frase è saltata nella versione alias del computer)
“Condannato in via definitiva per aver estorto quasi un miliardo alla famiglia Soffiantini. Ma anche quante imprecisioni, ambiguità, bugie, diffuse grazie a un’ottima capacità di tessere rapporti con la stampa. Delfino è abilissimo a costruire il proprio personaggio, a nutrire il mito. Sparge informazioni che lo accreditano come l’uomo che ha arrestato Curcio nel 1976, anche se non è vero. Non ha mai lavorato all’antiterrorismo insieme al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, malgrado lo abbia lasciato credere. Non ha avuto un ruolo determinante nell’arresto di Riina, benché se lo sia attribuito. – (Società civile -Gianni Barbacetto)
E’ notoria l’abitudine di Delfino, di voler “ épater les gens”. Copiò a suo tempo, nel suo libro, affermazioni di mio marito in merito al Kgb e altro. Gli squilibri nelle rappresentazioni dei personaggi nel suo libro non lo catalogano certo tra le opere di riferimento in merito alle vicende italiane.
Ho contattato il mio avvocato inglese. Il libro è stato diffuso a Londra, ma Lei risponde personalmente in sede di Tribunale civile nel suo luogo di residenza, quindi in Italia. L’unica cosa che mi lascia perplessa, è che un processo darebbe una pubblicità ad un libro che si vende male, in attesa di una sentenza, con i tempi italiani. Si rischia di fare da cassa di risonanza e da veicolo di diffusione della disinformazione contenuta nel libro, a sostegno di forze non certo alla ricerca della verità, non vorrei gratificare certi personaggi. Sto riflettendo , la sede civile lascia al contrario della sede penale, tempo per prendere una decisione.
Le chiedo la sua disponibilità, ad un’eventuale replica, dovuta di legge, ovviamente in merito alle parti dedicate a mio marito e da Lei non doverosamente verificate, e da concordare sul contenuto, e sulle modalità, dato che inoltre, è prevista la diffusione di una versione italiana del suo libro. Naturalmente in caso d’accordo non inizierei alcuna controversia nelle sedi giudiziarie , ritenendo con una replica aperto il doveroso dibattito democratico, e il contraddittorio da Lei ignorato e quindi mi considererei soddisfatta.
Nota su Giorgio Pisanò:
Pisanò, ex fascista , senatore missino, membro della commissione P2 (ma iscritto alla stessa P2) aveva un “curriculum vitae” travagliato e i suoi rapporti con i Servizi sarebbero da vagliare attentamente. Noto che non è citato sebbene abbia redatto un libro dal titolo “L’Omicidio Calvi” che riprende le deposizioni della signora Calvi a Londra. Anche i magistrati l’hanno dimenticato?
Gli scontri tra mio marito e il Pisanò risalgono dal 1954 , all’epoca di “Pace e Libertà” Condannato per rapina a mano armata e sequestro di persona ed altri reati considerati “minori” dal Tribunale di Pistoia il 9 novembre 1945, mentre era rinchiuso nel carcere fu raggiunto sempre per un'altra rapina, da mandato di cattura. L’amnistia voluta da Togliatti del 22 marzo 1946 ridiede provvidenzialmente la libertà al Pisanò. Successivamente subì altre varie condanne in processi in diffamazione e truffa come la questione dell’archivio Mussolini del truffatore De Toma con il falso carteggio Mussolini-Churchill che il Pisanò tentò di piazzare presso case editrici. Mio marito aveva costantemente diffuso sul Pisanò i suoi “exploits” giudiziari e condanne per diffamazione ed altro oltre al suo bollettino dei protesti cambiari e bancari , compreso il ricatto e l’ estorsione al produttore De Laurentiis che in un primo tempo aveva pagato e poi si era rivolto, su consiglio di mio marito, alla Magistratura. Il Pisanò fu condannato dalla Corte di Assise. A questo possiamo aggiungere l’inchiesta dell’Agenzia A per le bombe alla sede milanese del Msi e gli attentati fasulli a sé stesso al “Candido” che il Pisanò e Servello cercarono di scaricare sul socialista Giacomo Mancini, per il quale mio marito condusse alcune campagne elettorali. Il tutto venne chiarito a seguito dell’arresto di Angelo Angeli detto “il bombardiere nero” che confessò che molti attentati nelle sedi missine avvenivano su ordine di Pisanò e Servello per scaricare le colpe sulla sinistra.