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Timestamp: 2020-08-12 06:56:27+00:00
Document Index: 103833020

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 2119', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 23505 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23505 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 09/10/2017, (ud. 06/04/2017, dep.09/10/2017), n. 23505
sul ricorso 16933-2015 proposto da:
M.E. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
POMPEO MAGNO 23/A, presso lo studio dell’avvocato MAURO PETRASSI,
rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI GIOVANNI BRASILE, giusta
RSU S.R.L. IN LIQUIDAZIONE C.F. (OMISSIS), in persona del liquidatore
ROMA, VIA MAGLIANO SABINA 24, presso lo studio dell’avvocato LUIGI
PETTINARI, rappresentata e difesa dall’avvocato ANDREA MEDICI,
avverso la sentenza n. 697/2014 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 31/12/2014 R.G.N. 429/14;
06/04/2017 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;
CERONI FRANCESCA che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso
udito l’Avvocato LUIGI GIOVANNI BRASILE;
udito l’Avvocato ANDREA MEDICI.
1. La Corte di Appello di Ancona, con sentenza del 31.12.2014, in riforma della pronuncia di primo grado, ha respinto l’impugnativa del licenziamento intimato al dirigente M.E. dalla R.S.U. srl in data 8 febbraio 2008.
La Corte territoriale ha innanzitutto ritenuto che “l’esercizio del potere disciplinare da parte della datrice di lavoro non è stato tardivo, essendo stato sostanzialmente rispettato il profilo della immediatezza della contestazione, considerato che la connotazione sostanzialmente unitaria delle condotte del dirigente, una volta apprezzate in maniera inequivoca nel senso di definitiva mancanza di intenzionale collaborazione ha trovato immediato riscontro nell’esercizio del potere disciplinare della datrice di lavoro”.
Ha inoltre considerato che “le reiterate e gravi mancanze del dirigente, che, valutate in maniera complessiva, sono risultate effettivamente convergenti in una posizione di aperta contestazione del ruolo dell’amministratore delegato e di manifesta chiusura a ogni forma di collaborazione, integrano gli estremi obiettivi e soggettivi della giusta causa di licenziamento per la rottura del vincolo fiduciario che deve esistere tra datrice di lavoro e dirigente dell’impresa”.
2. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso M.E. con due motivi. Ha resistito la società con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie.
1. Con il primo motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7 con riguardo alla ritenuta immediatezza degli addebiti disciplinari insufficiente e contraddittoria motivazione”, criticando la Corte territoriale per avere ritenuto la tempestività dell’esercizio del potere disciplinare.
Con il secondo motivo si denuncia “difetto di motivazione – insufficiente, omessa e contraddittoria motivazione in ordine a punti decisivi della controversia – violazione dell’art. 2119 c.c.”, per non avere la Corte territoriale “indicato le ragioni oggettive che hanno ritardato la percezione o il definitivo accertamento e valutazione dei fatti contestati” e per avere ritenuto la sussistenza dei fatti addebitati.
I motivi, congiuntamente esaminabili, sono entrambi inammissibili perchè censurano questioni di fatto, quali la tempestività dell’esercizio del potere disciplinare (Cass. n. 1247 del 2015; Cass. n. 5546 del 2010; Cass. n. 29480 del 2008; Cass. n. 14113 del 2006) e la sussistenza stessa degli addebiti, lamentando inadeguatezze motivazionali non più sindacabili nel vigore del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, senza rispettare gli enunciati prescritti da Cass. SS.UU. n. 8053 e 8054 del 2014 (principi costantemente ribaditi dalle stesse Sezioni unite v. n. 19881 del 2014, n. 25008 del 2014, n. 417 del 2015, oltre che dalle Sezioni semplici).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.