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Timestamp: 2020-02-19 09:33:33+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 2932', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 1913', 'art. 1913', 'art. 1915', 'art. 1915', 'art. 1591', 'art. 1591', 'art. 1463', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 2722', 'art. 2032', 'art. 1705', 'art. 2032', 'art. 2031', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 1419', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 1573', 'art. 3', 'art. 3']

Finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese e privilegio di cui all’art. 8-bis D.L. 3/2015.
Finanziamenti erogati alle piccole e medie imprese ai sensi dell’art. 8-bis del decreto - Legge n. 3 del 2015 convertito con legge 24-3-2015 n. 33 - Privilegio generale - Sussistenza.
I finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese regolati dall’art. 8-bis del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015 n. 33, sono assistiti dal privilegio generale di cui al citato art. 8 bis anche in relazione alle erogazioni avvenute nel vigore della previgente normativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 October 2019.
Conflitto tra misure di prevenzione (confisca) trascritte e titolo proprietario costituito retroattivamente con sentenza ex art. 2932 c.c..
Contratto preliminare di vendita – Decreto di confisca – Sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. – Effetto retroattivo – Buona fede.
Le misure di prevenzione trascritte successivamente al contratto preliminare e all’azione giudiziaria ex art. 2932 c.c. non sono opponibili al proprietario, il cui titolo risulta sancito irrevocabilmente con sentenza costitutiva avente efficacia retroattiva – ex tunc – a far data dalla trascrizione del preliminare di vendita (cfr. Cass. S,U., 16 settembre 2015, n. 18131). (Marco Buraggi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 October 2019.
Locazione di immobili ad uso non abitativo, limiti alla applicazione dell'istituto della prelazione e del riscatto.
Locazione di immobile ad uso non abitativo – Cessione agevolata dell’immobile dalla società locatrice ai suoi soci ex art. 1, commi 115-120, l. n. 208 del 2015 – Diritto di prelazione spettante al conduttore – Esclusione – Fondamento.
In tema di locazione di immobili urbani ad uso non abitativo, l'istituto della prelazione e quello del riscatto, contemplati dall'art. 38 della legge n. 392 del 1978, non si applicano al caso in cui una società di persone abbia ceduto in via agevolata, ai sensi dell'art. 1, commi 115-120, della legge n. 208 del 2015, ai propri soci l'immobile concesso in locazione, avendo il legislatore plasmato l'atto di trasferimento oneroso per renderlo idoneo ad una vera e propria causa tributaria (parziale sgravio fiscale) che viene affiancata, quale specialità del negozio, all'ordinaria causa di compravendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 September 2019, n. 24223.
Locazione di immobile ad uso non abitativo e clausola di rinuncia preventiva all'indennità di avviamento.
Locazione – Rinuncia preventiva all'indennità di avviamento da parte del conduttore – Nullità della clausola per violazione dell'art. 79 l. n. 392 del 1978 – Sussistenza – Fondamento – Rilevanza dell'eventuale pattuizione di una corrispondente riduzione del canone – Esclusione.
In tema di locazione di immobile ad uso non abitativo, la clausola contenente la rinuncia preventiva, da parte del conduttore, all'indennità di avviamento è nulla, ancorché sia stata pattuita a fronte della riduzione del canone, ai sensi dell'art. 79 della l. n. 392 del 1978, potendo il medesimo conduttore rinunciare alla detta indennità solo successivamente alla conclusione del contratto, quando può escludersi che si trovi in quella posizione di debolezza alla cui tutela la richiamata disciplina è preordinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 September 2019, n. 24221.
Diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti.
Acquisto e cessione di fondi da parte di detti enti - Diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti - Deroga ex art. 14 legge n. 590 del 1965 - Sussistenza - Fattispecie.
La natura pubblicistica degli enti di sviluppo agrario e la finalità dagli stessi perseguita - consistente nella formazione e nello sviluppo di imprese agrarie a carattere familiare, efficienti e razionalmente organizzate - sono presenti sia nel momento in cui essi procedono all'acquisto delle aziende destinate alla trasformazione, sia successivamente, allorché, attuando la legge, cedono in proprietà le aziende trasformate. Ne consegue che la deroga disposta dall'art. 14 della legge 26 maggio 1965, n. 590, al diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti con quelli "trasformati" (diritto sancito dall'art. 8 della legge stessa) trova applicazione sia nel momento dell'acquisizione dei fondi da parte di detti enti, sia in quello successivo della cessione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, in conformità all'enunciato principio, ha respinto la domanda di accertamento del diritto di prelazione agraria proposta dal coltivatore diretto proprietario del fondo confinante nei confronti dell'Istituto dei servizi per il mercato agricolo alimentare - ISMEA -, evidenziando che l'art. 14 cit. non prevede tra i beneficiari i proprietari di fondi confinanti, bensì i coltivatori diretti che risultino già insediati sul fondo in qualità di mezzadri, coloni, compartecipanti o di affittuari, singoli o associati in cooperative). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 September 2019, n. 24201.
Inadempimento all'obbligo, imposto dall'art. 1913 c.c., di dare avviso del sinistro all'assicuratore.
Avviso del sinistro dell'assicuratore - Obbligo - Inosservanza - Carattere doloso e colposo - Conseguenze - Onere della prova gravante sull’assicuratore - Contenuto.
Affinché l'assicurato possa ritenersi inadempiente all'obbligo, imposto dall'art. 1913 c.c., di dare avviso del sinistro all'assicuratore, occorre accertare se l'inosservanza abbia carattere doloso o colposo, atteso che, mentre nel primo caso l'assicurato perde il diritto all'indennità, ai sensi dell'art. 1915, comma 1, c.c., nel secondo l'assicuratore ha diritto di ridurre l'indennità in ragione del pregiudizio sofferto, ai sensi dell'art. 1915, comma 2 c.c.; in entrambe le fattispecie l'onere probatorio grava sull'assicuratore, il quale è tenuto a dimostrare, nella prima, l'intento fraudolento dell'assicurato e, nella seconda, che l'assicurato volontariamente non abbia adempiuto all'obbligo ed il pregiudizio sofferto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 September 2019, n. 24210.
Azione di responsabilità ed effetto della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale.
Azione di responsabilità - Effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale - Interferenza con l'accertamento in sede civile.
In tema di azione di responsabilità, l’effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale non interferisce con il doveroso accertamento in sede civile dell’esistenza in concreto del danno e della entità delle conseguenze pregiudizievoli. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 September 2019, n. 24043.
Nella risoluzione del contratto di locazione per impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile non trova applicazione l'art. 1591 c.c..
In caso di risoluzione del contratto di locazione per impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile alle parti (nella specie per lo stato di inagibilità dell'immobile conseguente ad evento sismico), non trova applicazione l'art. 1591 c.c. - non essendo configurabile il godimento, anche di mero fatto, dei beni già locati e la possibilità di una utilizzazione diretta o di un reimpiego da parte del locatore dei beni stessi nel periodo tra la cessazione del contratto e la effettiva riconsegna - ma la disciplina generale dettata dall'art. 1463 c.c. Ne consegue che il locatore è tenuto, per far valere il diritto alla restituzione del bene, a formulare apposita domanda - valendo essa a rendere imputabile al conduttore il ritardo - e, per ottenere il risarcimento del danno per ritardata restituzione, a dare prova di aver subito un effettivo pregiudizio dalla mancata disponibilità dell'immobile, non potendo tale pregiudizio ritenersi sussistente in re ipsa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 September 2019, n. 23987.
La differenza tra locazione di immobile con pertinenze e affitto di azienda.
La differenza tra locazione di immobile con pertinenze e affitto di azienda consiste nel fatto che, nella prima ipotesi, l'immobile concesso in godimento viene considerato specificamente, nell'economia del contratto, come l'oggetto principale della stipulazione, secondo la sua consistenza effettiva e con funzione prevalente ed assorbente rispetto agli altri elementi, i quali (siano essi legati materialmente o meno all'immobile) assumono carattere di accessorietà e rimangono collegati all'immobile funzionalmente, in posizione di subordinazione e coordinazione, mentre nell'affitto di azienda l'immobile non viene considerato nella sua individualità giuridica, ma come uno degli elementi costitutivi del complesso di beni mobili ed immobili, legati tra di loro da un vincolo di interdipendenza e complementarietà per il conseguimento di un determinato fine produttivo, sicché l'oggetto del contratto è costituito dall'anzidetto complesso unitario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 September 2019, n. 23851.
Rigetto della domanda di rilascio di un immobile occupato 'sine titulo'.
Domanda di rilascio di immobile occupato "sine titulo" - Rigetto con sentenza definitiva - Estensione degli effetti del giudicato anche ai fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla decisione - Esclusione - Fondamento.
La decisione che, nel rigettare la domanda di rilascio di un immobile perché occupato "sine titulo", riconosca che lo stesso è oggetto di un valido ed efficace contratto di locazione non determina la formazione di alcun giudicato su fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla pronuncia, poiché l'accertamento di detti fatti non costituisce un passaggio logico-giuridico necessario ai fini della statuizione concernente la richiesta di restituzione del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 September 2019, n. 23640.
Locazioni, recesso del conduttore e gravi motivi.
Locazioni - Recesso del conduttore - Gravi motivi - Natura - Avvenimenti estranei alla costituzione del rapporto - Rilevanza in senso oggettivo - Sopravvenuto squilibrio delle prestazioni - Necessità relative all'andamento dell'attività aziendale - Rilevanza - Condizioni - Fattispecie.
In tema di recesso del conduttore di immobile adibito ad uso non abitativo, le ragioni che consentono al locatario di liberarsi in anticipo del vincolo contrattuale, ai sensi dell'art. 27, ultimo comma, l. n. 392 del 1978, devono essere determinate da avvenimenti estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, che ne rendano oltremodo gravosa la prosecuzione. La gravosità di tale prosecuzione, che deve avere una connotazione oggettiva, non potendo risolversi nella unilaterale valutazione effettuata dal medesimo conduttore in ordine alla convenienza o meno di continuare il rapporto locativo, deve non solo eccedere l'ambito della normale alea contrattuale, ma consistere, altresì, ove venga in rilievo l'attività di un'azienda, in un sopravvenuto squilibrio tra le prestazioni originarie idoneo ad incidere significativamente sull'andamento dell'azienda stessa globalmente considerata e, quindi, se di rilievo nazionale o multinazionale, anche nel complesso delle sue varie articolazioni territoriali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva considerato motivo legittimo di recesso la gravità della crisi economica - divenuta palese esclusivamente dopo l'ultimo rinnovo automatico del contratto - in relazione alla collocazione geografica dell'attività commerciale svolta all'interno dell'immobile locato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 September 2019, n. 23639.
Il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento non opera con riguardo ad una fattura.
In tema di prova scritta, il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, posto dall'art. 2722 c.c., si riferisce ad un atto formato con l'accordo delle parti e non opera con riguardo ad una fattura che contiene, invece, solo una dichiarazione unilaterale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 September 2019, n. 23414.
Comodato della cosa comune da parte di uno dei comproprietari.
Il comodato della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell'ambito della gestione di affari ed è soggetto alle regole di tale istituto, sicché, nel caso di gestione non rappresentativa, il comproprietario non concedente può ratificare l'operato del gestore a norma dell'art. 2032 c.c. ed esercitare i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705, comma 2, c.c. (applicabile per effetto del richiamo contenuto nel citato art. 2032 c.c.), assolvendo tali regole alla funzione di tutela dell'affidamento del terzo dagli effetti delle modifiche della volontà di contrarre eventualmente sopravvenute tra comproprietari; nondimeno, il comproprietario non concedente può manifestare il proprio dissenso a norma dell'art. 2031, comma 2, c.c., con l'effetto di essere esonerato dal dovere di adempiere alle obbligazioni che il gestore ha assunto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 September 2019, n. 22540.
Locazioni: la nullità della clausola che limita la durata determina l'automatica eterointegrazione del contratto.
Locazioni - Clausole derogative della durata minima legale - Nullità - Conseguenze - Sostituzione "ex lege" - Diversa previsione delle parti - Irrilevanza - Durata del contratto stabilita in misura superiore a quella legale - Ammissibilità entro il limite massimo previsto dall’art. 27, comma 4, l. n. 392 del 1978.
In tema di locazione, la nullità della clausola che limita la durata di un contratto soggetto alle disposizioni dell'art. 27, l. 392/1978 ad un tempo inferiore al termine minimo stabilito dalla legge determina l'automatica eterointegrazione del contratto, ai sensi del secondo comma dell'art. 1419 c.c., con conseguente applicazione della durata legale prevista dal quarto comma del citato art. 27, risultando irrilevante l'avere le parti convenuto che l'invalidità anche di una sola clausola contrattuale comporti il venir meno dell'intero negozio. È, viceversa, consentito alle parti convenire una locazione per periodi più lunghi di quello minimo previsto dalla legge, in quanto l'art. 27 considera inderogabile la (sola) durata minima senza porre limiti a quella massima, che rimane pertanto ancorata alla generale disposizione di cui all'art. 1573 c.c., secondo la quale sono consentite le locazioni sino a trent'anni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 September 2019, n. 21965.
Tutela degli acquirenti di immobili da costruire: la Cassazione indica i presupposti per l’escussione della garanzia.
Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire – Garanzia fideiussoria – Escussione – Presupposti – Necessità che il soggetto che intende fruire della polizza sia ancora "acquirente" – Interpretazione proposta dalla Cassazione.
La norma specifica sulla escussione della garanzia fideiussoria di cui al D.Lgs. 20 giugno 2005 n. 122 (Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire), ovvero la norma che determina quando e sulla base di quali presupposti è possibile escutere, cioè l'art. 3, comma 3, fornisce un dettato incompatibile con l'interpretazione nel senso della escutibilità della garanzia a contratto già sciolto.
Invero, nel caso di crisi integrante la species della lettera a) del comma 2 dell'art. 3, occorre che il soggetto che intende fruire della polizza escutendo la compagnia garante sia ancora "acquirente", anche se deve avere comunicato a controparte "la volontà di recedere": e ciò significa che il contratto preliminare deve essere ancora in vigore tra le parti, tanto che la manifestazione della volontà di recederne non ha ancora comportato il suo venir meno, essendo rimasto appunto "acquirente" (è evidente che si intende promissario acquirente) chi vuole escutere.
Negli ulteriori casi di cui alle lettere b), c) e d) dello stesso comma 2 è parimenti chiara l'incompatibilità dell'escussione con il pregresso scioglimento del contratto, in quanto proprio l'escussione viene subordinata alla mancanza di volontà di subentrare nel contratto di chi, giuridicamente, ha preso il posto del costruttore. Questo significa che il legislatore - in un'ottica di evidente controbilanciamento degli interessi coinvolti - ha inteso porre un limite all'escussione, nel senso di preservare al costruttore, ora come organo di procedura concorsuale, la possibilità di proseguire il rapporto contrattuale anche se sussiste la situazione di crisi.
Diversamente opinando, id est nel senso che non verrebbe ad incidere sulla escussione l'esser venuto meno del contratto preliminare, tale possibilità di subentro può essere tolta al promittente alienante (o essere già stata tolta anche da anni, se si prescinde appunto da questo limite) dalla parte promissaria acquirente, la quale, optando per la risoluzione del contratto (di solito per inadempimento del costruttore, è ovvio) prima che si verifichi la situazione - giuridica e non meramente economica - di crisi che è il presupposto dell'escussione della fideiussione, potrebbe rendere appunto il subentro impossibile ma, nonostante ciò, fruire della garanzia, nullificando il significato della condizione posta dal legislatore, in contrasto con il principio conservativo che deve governare ogni ermeneutica.
Il dettato del comma 7, infine, a ben guardare non confligge con l'interpretazione che riconosce necessaria la permanenza del contratto preliminare quando viene escussa la garanzia, in quanto, stabilendo che l'efficacia della fideiussione cessa quando dell'immobile viene trasferito il diritto di proprietà (o altro diritto reale di godimento), presuppone l'adempimento del contratto preliminare, e dunque la sua permanenza e la ricostruzione che ne discende si manifesta chiaramente conforme alla ratio normativa, ut supra evidenziata, di garantire una più intensa tutela al cliente di impresa edile che anticipa il corrispettivo dell'immobile che entri in sua proprietà per l'ipotesi di una evoluzione negativa dell'attività imprenditoriale su cui oggettivamente anch'egli ha fondato un proprio rischio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 August 2019, n. 21792.
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