Source: https://forum.grnet.it/benefici-economici-di-cui-agli-arrt-117-e-1158-90
Timestamp: 2020-01-29 19:23:18+00:00
Document Index: 38273615

Matched Legal Cases: ['art 117', 'art. 1801', 'sentenza ', 'art. 1801', 'sentenza ', 'art. 1801', 'sentenza ', 'art. 1801', 'sentenza ', 'art. 1176', 'art. 1175', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 70', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 1801', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1801', 'art. 1801', 'art. 1801', 'art. 1801', 'art. 1801', 'art. 1', 'art.1801', 'art. 1', 'art. 3', 'art.1801', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 92', 'sentenza ', 'art 117']

Benefici economici di cui agli arrt. 117 e 120. - Pagina 7 - GrNet.it
Messaggio da salvo 63 » gio giu 09, 2016 11:23 am
Gentili colleghi buongiorno, vi informo che oggi mi è stato notificato il diniego a riguardo gli i benefici di cui agli artt. 117 e 120 con la motivazione che il verbale della C.M.O che attesta l’ottava categoria della tabella A per aggravamento è avvenuto nel 2012 non in costanza di servizio, in quanto sono andato via nel 2011.
In buona sostanza anche se il riconoscimento risale in costanza di servizio la stessa cosa doveva essere per il verbale, comunque mi sto informando sulle possibilità di un ricorso.
Messaggio da gino59 » gio giu 09, 2016 12:28 pm
salvo 63 ha scritto: Gentili colleghi buongiorno, vi informo che oggi mi è stato notificato il diniego a riguardo gli i benefici di cui agli artt. 117 e 120 con la motivazione che il verbale della C.M.O che attesta l’ottava categoria della tabella A per aggravamento è avvenuto nel 2012 non in costanza di servizio, in quanto sono andato via nel 2011.
=======================Idem,anche io.....attendo risposta da un legale=====================
Messaggio da STANCHISSIMO » gio giu 09, 2016 2:32 pm
Speriamo bene, io credo che sia il CVCS provi a gabbare qualcuno.
Messaggio da salvo 63 » gio giu 09, 2016 2:49 pm
STANCHISSIMO ha scritto: Speriamo bene, io credo che sia il CVCS provi a gabbare qualcuno.
non mi risulta che il cvcs esprima un parere sui benefici economici degli art 117 e 120 per quanto mi riguarda non mi sono stati riconosciuti perchè sia la dipendenza da causa di servizio che l'ascrizione a categoria devono essere in costanza di servio.
Messaggio da gino59 » gio giu 09, 2016 4:27 pm
==============================================================================================La mia iscrizione a tabella è stata il giorno della riforma e il riconoscimento dopo 7 mesi.- Ciaooooo
Messaggio da salvo 63 » gio giu 09, 2016 4:36 pm
gino nel mio caso è stato nel 2012 in occasione di classificazione per la pensione privilegiata ordinaria che già percepisco,comunque mi hanno contestato soltanto il verbale che non è avvenuto in costanza di servizio,vedremo cosa si può fare ciaoo
Messaggio da aeronatica » gio giu 09, 2016 11:54 pm
Egregi signori un saluto a tutti.
I benefici previsti dagli artt. 117 e 120 R.D. sono stati abrogati e sostituiti dall'art. 1801 del c.o.m. che ha fatto propria la predetta normativa.
Già qualche anno fa ho pubblicato su questo sito mia sentenza del T.A.R. di Milano che aveva risolto medesima identica questione prospettata ancora oggi.
La risposta dell'amministrazione all'istanza di riconoscimento ex art. 1801, reiettiva dei benefici richiesti è stata annullata dal T.A.R. che ha richiamato sua precedente analoga sentenza in conformità di parere reso dal C.D.S. su ulteriore petitum proposto.
Ritengo che non vi possano più essere dubbi nel merito.
L'amministrazione riscontra le istanze formulando propri pareri e determinazioni di convenienza che quando opportunamente impugnate e contestate con eccezioni ad hoc vengono cassate ed annullate in sede giurisdizionale sancendo i diritti del richiedente.
Preciso, peraltro, che secondo me (ma anche secondo il decreto che l'amministrazione ha emesso nel caso di specie) i benefici economici spettano (con interessi economici) a decorrere dalla data di proposizione dell'istanza di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio (NON dalla data di istanza riconoscimento benefici ex art. 1801 c.o.m.!!) dato che ai sensi del codice civile la realizzazione della condizione ai quali gli stessi benefici erano subordinati comporta la decorrenza degli effetti alla data di realizzazione della condizione subordinata.
Ritrascrivo di seguito la sentenza che ho ottenuto dal T.A.R. di Milano e resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento porgendo cordiali saluti.
N. 01950/2013 REG.PROV.COLL.
N. 00919/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 919 del 2013, proposto da:
Manlio Davide Mario Ferrario, rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppe Zaccaglino nel cui studio in Milano, via Fontana, n. 18 è elettivamente domiciliato
Ministero della Difesa, con l'Avvocatura Distrettuale dello Stato presso il cui ufficio in Milano, via Freguglia n. 1 è ex lege domiciliato
del provvedimento protocollo n.0463145 di data 19.12.2012 emesso dal Ministero della Difesa, Direzione Generale per il Personale Militare - IV Reparto, 10a Divisione, 2a Sezione e di tutti gli atti e provvedimenti presupposti, conseguenti e susseguenti.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 luglio 2013 il dott. Raffaello Gisondi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, militare affetto da infermità invalidante riconosciuta dipendente da causa di servizio, ha richiesto all’Amministrazione di appartenenza il riconoscimento dei benefici economici previsti dall’art. 1801 del D.lgs. 66/2010 e dalla L. 359/1950.
Il Ministero della difesa, con il provvedimento impugnato, ha, tuttavia, rigettato la domanda. sostenendo che i richiesti benefici spetterebbero solo ai militari che sono ancora in forza al momento del riconoscimento della dipendenza della invalidità da causa di servizio, mentre il Maresciallo Ferrario, alla data del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della propria infermità (avvenuto con decreto 3589/C del 14/09/2010), era già stato collocato in congedo.
L’interessato contesta la legittimità del predetto provvedimento, poiché, a suo dire, le agevolazioni richieste avrebbero quale unico presupposto il fatto che la menomazione invalidante sia stata causata dal servizio prestato.
In ordine al problema se i benefici economici e giuridici, che l’ordinamento riconnette all’accertamento della dipendenza da causa di servizio, presuppongano o meno che il decreto di riconoscimento sia adottato in costanza di rapporto di lavoro questo Tribunale si è già pronunciato con la sentenza della Sezione n. 1979 del 2012.
Ivi si è rilevato che, seppure la questione risulti controversa in giurisprudenza, appare maggiormente aderente ai principi di ragionevolezza e uguaglianza l’orientamento meno restrittivo (fatto proprio da ultimo dal Consiglio di Stato, Sez. I parere n. 1399 del 2009).
Infatti, l’essere o meno ancora in forza al momento del decreto di riconoscimento della causa di servizio costituisce una circostanza meramente accidentale che in nessun modo influisce sulla ratio che sta alla base della previsione legislativa tesa a premiare coloro che a causa del servizio prestato a favore della collettività, abbiano visto irreversibilmente (e spesso gravemente) compromesso il proprio stato di salute.
E’ quindi del tutto irrilevante, a tali fini, il momento in cui si conclude il procedimento volto ad accertare le cause della infermità, essendo solo il suo esito l’unico presupposto rilevante ai fini della concessione dei benefici previsti dall’ordinamento.
A voler diversamente opinare si dovrebbe ammettere che l’attribuzione dei predetti benefici possa dipendere da eventi e circostanze del tutto accidentali ed indipendenti dalla stessa volontà dell’infermo, come, peraltro, è accaduto nel caso di specie nel quale il ricorrente ha inoltrato la domanda di riconoscimento prima di essere posto in congedo (circostanza incontroversa) ed l’ha ottenuto, senza sua colpa, solo dopo la cessazione del suo rapporto di servizio.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione I, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato. Condanna l’Amministrazione resistente alla refusione delle spese di lite che liquida in € 3.000,00, oltre IVA e c.p.a.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 10 luglio 2013 con l'intervento dei magistrati:
SUCCESSIVA SENTENZA VERTENTE PROPRIO SULLA DATA DI DECORRENZA DEI BENEFICI
ULTERIORE SENTENZA DEL CDS IV SEZIONE IN MATERIA DI ART. 1801
Poiché, esclusa la necessità che l’invalidità sia riconosciuta durante il servizio, sussistono gli altri requisiti richiesti dalla legge (ciò non è contestato), ne discende che il signor OMISSIS ha diritto di vedersi riconosciuto il beneficio che la legge gli accorda, secondo i termini e le modalità previsti dalla legge medesima.
Messaggio da salvo 63 » ven giu 10, 2016 10:17 am
intanto grazie per quello che hai postato e ne prendo atto.
fino a quando certi funzionari non pagheranno di tasca loro, noi dobbiamo necessariamente ricorrere, e loro possono passarsi tutti i piaceri che vogliono,ora da buon padri di famiglia "che non sono" non avrebbero fatto prima a rivedere la legge?
Messaggio da aeronatica » ven giu 10, 2016 11:39 am
Egr. Salvo 63, concordo pienamente con quanto da te scritto.
Richiamando il riferimento da te espresso, certo è noto che l'art. 1176 del c.c. indica che "Nell'adempiere l'obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia" ma, si sa, si potrebbe incontrare quale giovane dirigente che non è ancora padre ed allora potrebbe non sentirsi ricompreso da detto precetto ed allora sarebbe il caso di ricordare che ancor più bello è l'art. 1175 c.c. che precisa, anche per chi non fosse ancora padre, quanto segue:
"Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza [1227, 1337, 1338, 1339, 1358, 1366, 1375, 1391, 1460, 1746 1, 1759, 1805 1, 1914, 2598, n. 3; 88 c.p.c.] (2).
(2) L'articolo fa riferimento al concetto di correttezza, a cui può affiancarsi quello di buona fede in senso oggettivo, cioè il dovere di comportarsi con lealtà ed onestà. Entrambi i concetti sono generici, privi di contenuto specifico, che deve ssere loro attribuito dal giudice in sede di definizione dei casi concreti a lui sottoposti. Da tali clausole derivano: per il debitore il dovere di eseguire tutte quelle prestazioni strumentali o accessorie necessarie a soddisfare in maniera completa l'interesse del creditore; per il creditore il dovere alla cooperazione con il debitore, al fine di evitare che l'adempimento sia per quest'ultimo eccessivamente o inutilmente oneroso."
Or bene ciò vale anche per chi non ha trasferito i propri geni in una generazione futura...... ma.... finchè non pagheranno di tasca propria...hai ragione nelle tue affermazioni.
Ribadisco però che non è da cambiare la legge (competenza del mitico potere legislativo politico sul quale per mio conto è meglio non profferir parola) la legge è corretta ma è sbagliata l'applicazione che ne viene fatta da rampanti dirigenti che emettono decreti.....che come già detto......se impugnati correttamente vengono cassati ed annullati.
In ogni caso.....allora dove è finito l'obbligo e l'adempimento indicato dall'ultima frase del 1175 (?)....che dispone per il creditore..."(...) il dovere alla cooperazione con il debitore,al fine di evitare che l'adempimento sia per quest'ultimo eccessivamente o inutilmente oneroso.(...)".
Secondo me bisognerà iniziare, dopo aver ottenuto la sentenza di annullamento dell'atto reiettivo procedere ad una nuova causa per danni nei confronti dell'amministrazione/dirigente responsabile ove si richiede, quanto meno, il danno patrimoniale consistito nella perdita economica della corresponsione all'avvocato della parcella emessa per gli onorari di causa che spesso ....e ciò in conformità con i parametri delle tariffe forensi vigenti per legge a cui il legale è obbligato attenersi ... che spesso sono maggiori di quelle eventualmente ....e solo eventualmente...liquidate dal giudice ed addirittura spessissimo sono maggiori dell'utilità stessa della causa.....perchè, è bene non dimenticare, come nel caso in argomento si inizia una causa ....ove mediamente solo il contributo unificato da versare è pari a 325 euro se si possiede un reddito dichiarato di 34.107,72 euro....esclusa parcella professionale per vedersi riconosciuti magari.....quando va bene 30 euro mensili di aumento......ma , l'alternativa è stare zitti e subire!!!!!!!!
il "gioco" può valere la "candela" se si considera oltre alla vittoria di principio e morale se si considerano gli anni in arretrato sugli emolumenti spettanti....sempre mediamente...dalla data dell'istanza di riconoscimento di dipendenza da causa di servizio fino a guella dell'effettivo soddisfo....compreso di interessi e rivalutazione monetaria....ed al fatto che il tutto finisce nel computo del monte contributivo che si trasforma in qualche euro in più di pensione ordinaria e pensione privilegiata fino alla fine della nostara esistenza.
Certo quasi niente per chi ha redditi milionari ma sostanze uili in altri casi degni di giustizia e rispetto.
Sono stato tacciato di agire in causa per questioni B A G A T E L L A R I ......ma chi mi deve dare anche un solo euro....me lo deve dare (!) a maggior ragione se il creditore è lo stato che agisce pignorandomi la vita se quell'euro glielo devo per caso io!
Purtroppo, secondo me, la questio si prospetta nei termini sopra esposti considerando che viviamo, apparentemente, ancora in uno stato di diritto (fin troppo) garantista ma che siamo dei signori rispetto a quelle nazioni ove, quando risulti scomodo, alla sera esisti ed al mattino non ti trovano più (e nessuno neanche ti cerca).
Messaggio da salvo 63 » ven giu 10, 2016 12:34 pm
aeronatica ha scritto: Egr. Salvo 63, concordo pienamente con quanto da te scritto.
Condivido i tuoi principi ,purtroppo tutto ruota intorno ai soldi nel senso di convenienza tanto è vero che se oggi non viene riconosciuto niente non è un caso si deve fare cassa come meglio si crede, e tante volte se si lascia perdere è proprio perché il gioco non vale la candela , giusto per portare un esempio io non sapevo che per le cause di servizio non riconosciute si può ricorrere alla Corte dei Conti chiedendo specificamente l’estensione della pronuncia sulla dipendenza quale presupposto del diritto a pensione privilegiata sicuramente più conveniente del Tar o Consiglio di Stato con molta probabilità di successo.
Ma ribadisco fino a quando i responsabili dell’istruttoria i Funzionari sbagliano volutamente consapevoli che male che vada per loro paga sempre lo Stato cioè noi nulla cambia, se invece appurato lo sbaglio la Stato farebbe una rivalsa a questi signori addebitandogli le spese con l’intimazione “stai più attento altrimenti vai a casa” la musica sarebbe un’altra, e gli incentivi e le promozioni avrebbero un senso.
Messaggio da antoniope » gio giu 16, 2016 5:11 pm
In merito ai benefici di cui agli ex artt.117 e 120 che prendo sullo stipendio circa 18 euro lordi, nel 2008, la CMO mi riconobbe un aggravamento di una causa di servizio, precedentemente N.C., ascrivendola alla categoria 8^ max. Visto che non era passata dal CdV, la mia amm.ne l'ha inviata alla stessa per il definitivo parere. Dopo circa 6 anni, nel 2014, il C.d.V. non ha riconosciuto l'aggravamento (sinusite). Nel frattempo, la mia Legione, avendo visto che all'epoca la CMO mi ha riconosciuto l'aggravamento (appunto 8^ max) senza che io facessi nessuna domanda, ha inviato sia a me che al CNA una lettera per l'attribuzione di detti benefici senza aspettare il responso del C.d.V.. Ora che l'aggravamento mi è stato rigettato (2014) non dovrei più percepire tali emolumenti, ma sullo statino me li trovo a tutt'oggi.
La mia domanda: se il CNA si accorge che non mi spettano più, può richiedere indietro quanto sinora da me percepito??
Ho letto che dopo 10 anni non bisogna restituire nulla all'amministrazione poichè va in prescrizione, vi risulta??
Messaggio da panorama » mer ott 26, 2016 6:00 pm
Il Tar Lazio Accoglie il ricorso del Col.
1) - per l’accertamento del diritto alla corresponsione, sul trattamento di attività e sull’indennità di buonuscita, di maggiori emolumenti per due anni aggiuntivi di servizio, riconosciuti ai sensi dell’art. 117 del r.d. n. 3458/1929, e quindi per la condanna del MEF al pagamento delle relative differenze retributive e di indennità di fine rapporto maggiorate di interessi e rivalutazione monetaria.
SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201607927 - Public 2016-07-11 -
N. 07927/2016 REG.PROV.COLL.
N. 03434/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3434 del 2016, proposto da:
P. G., rappresentato e difeso dagli avv.ti Paolo Bonaiuti e Domenico Bonaiuti, con domicilio eletto presso lo studio dei difensori, in Roma, Via Riccardo Grazioli Lante, 16;
Ministero dell'Economia e delle Finanze, Comando Generale della Guardia di Finanza, rappresentati e difesi ope legis dall'Avvocatura generale dello Stato, con domicilio in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
del giudicato formatosi a seguito di sentenza n. 9646/2013 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II, del 23.10.2013, depositata in Segreteria il 12.11.2013, non notificata.
Visti l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata;
Relatore alla camera di consiglio del giorno 1 giugno 2016 il Cons. Silvia Martino;
1. Con sentenza n. 9646 del 23.10.2013, la Sezione ha accolto il ricorso proposto dal colonnello P. G. per l’accertamento del diritto alla corresponsione, sul trattamento di attività e sull’indennità di buonuscita, di maggiori emolumenti per due anni aggiuntivi di servizio, riconosciuti ai sensi dell’art. 117 del r.d. n. 3458/1929, e quindi per la condanna del MEF al pagamento delle relative differenze retributive e di indennità di fine rapporto maggiorate di interessi e rivalutazione monetaria.
In particolare, ha osservato quanto segue.
“La questione di diritto posta dal ricorrente è stata già più volte affrontata sia dal Consiglio di Stato che da questo Tribunale amministrativo, ed è stata risolta nel senso che il beneficio previsto dall’art. 117 del R.D. n. 3458 del 1928 non è riassorbibile con la successiva progressione economica (cfr. ad esempio, Cons. St., sez. IV, sentenza n. 1241 del 31 ottobre 1997, sia pure con riferimento alla progressione economica di cui all’art. 2, della l. n. 425 del 1984; cfr., anche, con riferimento agli Ufficiali dell’Esercito, la sentenza n. 10439 del 7.10.2004, del TAR Lazio, Sezione I^ bis).
In altri termini, la richiesta del ricorrente attiene alla ricostruzione della carriera economica in applicazione della corretta modalità di godimento del beneficio, pacificamente spettante e già attribuito, senza considerarne l’assorbimento verificatosi nel tempo, con ogni effetto in ordine al trattamento stipendiale già in godimento, ed al successivo trattamento di quiescenza.”.
Sulla scorta di tali argomentazioni, la Sezione ha quindi affermato “l’obbligo delle amministrazioni intimate di rideterminare il trattamento economico del ricorrente (ivi compresa l’indennità di buonuscita) alla luce dei sopra indicati principi e secondo la posizione rappresentata dal G.. nell’istanza del 23.12.1997.
Sulle somme eventualmente risultanti quali crediti di lavoro saranno dovuti gli interessi legali e la rivalutazione monetaria fino al soddisfo, non cumulabili, peraltro, in relazione alle somme maturate dal 1° gennaio 1995, in ragione del divieto di cumulo disposto dall’art. 16, 6° comma, legge 412/1991 e dall’art. 22, 36° comma, legge 724/1994.”.
Riferisce ora il Col. G.. che l’amministrazione non ha correttamente eseguito la sentenza che si è testé riportata, in quanto ha fatto applicazione di disposizioni sopravvenute all’art. 117 del R.D. n. 3458 del 1928, ovvero gli artt. 1801 e 2159 del d.lgs n. 66/2010, i quali, tuttavia, regolano un beneficio nuovo e diverso da quello in esame, in considerazione del fatto che, con l’art. 70 del d.lgs. n. 112 del 2008, gli artt. 117 e 120 del regio decreto del 1928 sono stati abrogati.
Nel caso in esame, però l’art. 117 testé citato, rimasto in vigore fino al 31.12.2008, costituisce l’unica disciplina applicabile.
Il beneficio de quo consiste in una abbreviazione di carriera, che non produce essa stessa direttamente un beneficio economico, derivando gli incrementi remunerativi dalla disciplina generale sul trattamento economico.
Pertanto – data per acquisita la corresponsione dell’importo riferito al periodo 1.7.1979 – 31.12.1980 - parte ricorrente ritiene che, secondo la normativa all’epoca vigente, debbano essergli erogati gli ulteriori e dovuti trattamenti stipendiali, di quiescenza e di buonuscita come di seguito indicato:
- dall’1/01/1981 al 30/09/1982, ulteriore scatto convenzionale del 2,50% determinato sul trattamento economico relativo al grado posseduto;
- dall’1.10.1982 al 31.12.1983 (data di passaggio al trattamento economico dirigenziale di cui al terzo comma dell’art. 1, della l. 17 aprile 1984, n. 79), maggiorazione di ulteriore scatto convenzionale del 2,50 determinato sul trattamento economico relativo alla posizione economica del colonnello;
- dall’1/01/1984 al 30/09/1984, progressione di una ulteriore classe aggiuntiva di stipendio del 6% sul trattamento economico dirigenziale;
- dall’1.10.1984 al 30.09.1990, ad ogni scadenza biennale, progressione di ulteriori classi aggiuntive di stipendio del 6% sul trattamento economico dirigenziale;
- dal 1° ottobre 1990 al 17 dicembre 1996 (data di collocamento in congedo), ad ogni scadenza, biennale progressione di una ulteriore classe aggiuntiva del 6% sul trattamento economico dirigenziale (generale di brigata);
- dal 18 dicembre 1996, trattamento pensionistico e di buonuscita calcolato sulla base del trattamento economico del generale di brigata, classe 4^.
Ha domandato, inoltre, che le amministrazioni intimate vengano condannate al pagamento delle somme spettanti a titolo di rivalutazione ed interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonché alle c.d. “astreintes” per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato.
Il MEF e il Comando Generale della Guardia di Finanza, si sono costituiti, per resistere, con comparsa di stile.
Il ricorso è stato assunto in decisione alla camera di consiglio del 1° giugno 2016.
2. In primo luogo, rileva il Collegio che non è stata contestata dalla resistente amministrazione (art. 64, comma 2, c.p.a.) l’affermazione del ricorrente secondo cui, nel dare esecuzione alla sentenza in epigrafe, essa abbia applicato l’art. 1801 del Codice dell’ordinamento militare, il quale dispone che “Al personale dell'Esercito italiano, della Marina militare e dell'Aeronautica militare che, in costanza di rapporto di impiego, ha ottenuto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per infermità ascrivibile a una delle categorie indicate nella tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, compete una sola volta, nel valore massimo, un beneficio stipendiale, non riassorbibile e non rivalutabile, pari al:
b) 1,25 per cento dello stipendio per infermità dalla VII alla VIII categoria.”.
La norma in questione, però, è entrata in vigore solo nel 2010, mentre la fattispecie per cui è causa è disciplinata, ratione temporis, dall’art. 117 del R.D. n. 3458 del 1928.
E’ quindi sulla scorta di tale disposizione che l’amministrazione deve provvedere a ricostruire il trattamento economico del Col. G.., dall’1.1.1981, fino alla data di collocamento a riposo, oltre che a rideterminare l’indennità di buonuscita.
Al riguardo, va poi evidenziato che l’abbreviazione di carriera di cui art. 117 cit. - come affermato nella sentenza n. 9646/2013 - “non produce direttamente essa stessa un beneficio economico, derivando gli eventuali incrementi remunerativi dalla disciplina generale sul trattamento economico”.
Essa comporta quindi una maggiorazione temporale dell’anzianità di servizio che segue tutta la carriera retributiva successiva al riconoscimento del beneficio e che deve essere tenuta presente ad ogni modifica stipendiale determinata da progressioni di grado, aumenti contrattuali, etc..
Ciò posto, il ricorso merita accoglimento, dovendo per l’effetto ordinarsi alle intimate amministrazioni di provvedere correttamente alla ricostruzione economica della carriera del col. G.. e a rideterminare, di conseguenza, anche l’indennità di buonuscita, come prescritto dalla sentenza n. 9646/2013.
All’uopo, appare congruo il termine di giorni sessanta, decorrenti dalla comunicazione e/o notificazione, se anteriore, della presente pronuncia.
Come già prescritto dalla sentenza n. 9646/2013, sulle somme ancora dovute al ricorrente debbono essere calcolati interessi legali e la rivalutazione monetaria, tenendo tuttavia presente la decorrenza del divieto di cumulo previsto dalle leggi n. 412/1991 e n. 724/del 1994.
La Sezione si riserva, nel caso in cui il termine di cui sopra decorra inutilmente, di nominare un commissario ad acta.
Per il momento, non appare equa la concessione di astreintes, in quanto l’amministrazione si è comunque tempestivamente attivata, sia pure in maniera non integralmente satisfattiva.
Le spese, seguono come di regola la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, sez. II^, definitivamente pronunciando sul ricorso, di cui in epigrafe, ordina alle amministrazioni intimate di dare esecuzione alla sentenza n. 9646/2013, nei sensi di cui in motivazione, nel termine di giorni sessanta dalla comunicazione e/o notificazione della presente pronuncia.
Condanna le amministrazioni soccombenti alla rifusione delle spese di giudizio che liquida, complessivamente, in euro 1.000,00 (mille/00), oltre gli accessori, se dovuti, come per legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 giugno 2016 con l'intervento dei magistrati:
Messaggio da panorama » gio apr 06, 2017 11:06 am
art. 1801 del d.lgs. n. 66/2010, con conseguente riliquidazione della pensione;
1) - data del congedo: 8 dicembre 1962
2) - verbale della CMO di Catanzaro del 27 aprile 1963
3) - Successivamente, a seguito dell’accertamento dell’infermità ......., con provvedimento del 20 luglio 1963
4) - Ancora, in esito al verbale della CMO ... del 16 dicembre 1974, stante il riconosciuto aggravamento delle condizioni di salute, gli veniva attribuito il trattamento pensionistico di 6^ cat. tab. A.
5) - In ragione di ciò e del fatto che l’infermità era stata riconosciuta “in costanza di servizio”, il sig. M. richiedeva la corresponsione dei benefici economici previsti dall’art. 1801 del d.lgs. n. 66/2010, con conseguente riliquidazione della pensione e con nota del 22 luglio 2016, verificata l’esistenza dei requisiti di legge, il Ministero della Difesa avrebbe riconosciuto i benefici economici oggetto di causa, riconoscimento a cui, però, non veniva dato corso con la effettiva riliquidazione del trattamento pensionistico.
6) - Il Ministero della Difesa, dedotta anch’esso la prescrizione quinquennale, ha sostenuto che, in realtà, il riconoscimento delle patologie non è avvenuto in costanza di servizio, giacché ... era stato posto in congedo per fine rafferma già a partire dall’8 dicembre 1962 e che ciò era avvenuto a domanda dell’interessato, mentre le infermità per le quali lo stesso ha chiesto il beneficio in questione sono state riscontrate e riconosciute dipendenti dal servizio dopo il suo congedo e precisamente il 27 aprile 1963 con verbale della CMO di Catanzaro, verbale con il quale veniva anche espresso un giudizio di non idoneità illimitata al servizio militare.
7) - Ciò chiarito, nel merito si osserva che l’infermità di cui trattasi era stata SI giudicata dipendente dal servizio, ma come in precedenza evidenziato tale accertamento è di fatto avvenuto dopo l’8 dicembre 1962, giorno in cui il ... era stato posto in congedo a domanda.
8) - Ed è proprio in ragione di ciò che, con nota-provvedimento del Comando Regione Carabinieri Calabria dell’8 maggio 2007, l’Amministrazione militare ha respinto la domanda che l’interessato aveva presentato il 13 settembre 2002, diniego evidentemente confermato anche a fronte delle ulteriori richieste formulate il 30 maggio 2012 e il 10 agosto 2012.
9) - Pur stando così le cose, questo giudice ritiene che il ricorso sia nondimeno meritevole di accoglimento per quanto di ragione.
10) - Il presupposto per godere del beneficio, dunque, è che l'invalidità in questione sia stata contratta in servizio e per causa di servizio: elementi pacifici nella fattispecie.
11) - Il Consiglio di Stato ha precisato sul punto che, se è vero che in passato un filone giurisprudenziale aveva accolto la prospettazione del Ministero sul presupposto del carattere costitutivo dell'accertamento compiuto dalla commissione medica, tuttavia il predetto orientamento va disatteso posto che lo stesso “… in disparte le circolari richiamate dall'Amministrazione, che non possono certo derogare a quanto disposto da una fonte primaria - subordina il beneficio a un requisito ulteriore, non previsto dalla legge (la quale solo pone l'ovvia condizione che l'invalidità sia "debitamente riconosciuta"), contraddice senza chiara motivazione a evidenti esigenze di solidarietà e si pone in contrasto con l'interpretazione resa a suo tempo dalla Commissione speciale dello stesso Consiglio di Stato, richiamata dalla difesa dell'appellato”; ha quindi ritenuto, il giudice amministrativo, insussistente la necessità che “l’invalidità sia accertata durante il servizio” (Cons. St., IV, n. 3468/2013).
12) - L’orientamento formatosi sul punto anche ad opera della giurisprudenza contabile ha, infatti, puntualizzato che “…trattandosi di maggiorazioni stipendiali, ossia di incrementi che operano direttamente sullo stipendio - il momento genetico del diritto (e la relativa decorrenza) va collocato nel periodo di espletamento del servizio e non in quello di quiescenza e che - essendo il beneficio concedibile d’ufficio - la relativa domanda è ammissibile anche se presentata dal dipendente in stato di quiescenza, purché il riconoscimento della malattia invalidante sia avvenuto in attività di servizio” (ex plurimis Corte dei conti, Sez. Sicilia, n. 204/2015).
13) - Si deve dunque coerentemente affermare che una cosa è il “riconoscimento” della patologia e il momento in cui ciò avviene, altro è quello in cui il dipendente ha contratto l’infermità per causa di servizio, posto che deve essere quest’ultimo il profilo da considerare rilevante ai fini del decidere.
14) - Tanto puntualizzato, dovendo dunque il giudice valorizzare, come si diceva, non il momento in cui la patologia dipendente da servizio è stata accertata ma quello in cui è stata contratta, il problema è conseguentemente quello di verificare se alla data del congedo, dunque all’ultimo giorno utile di servizio, il P. M. fosse o meno affetto dalle infermità in questione.
N.B.: leggete tutto il resto qui sotto, anche ai fini della prescrizione economica quinquennale.
CALABRIA	SENTENZA	77	04/04/2017
CALABRIA SENTENZA 77 2017 PENSIONI 04/04/2017
R E P U B BL I C A I T A L I A N A
SENTENZA n. 77/2017
Sul il ricorso in materia di pensioni militari 21184 del registro di Segreteria, proposto da P. M., nato a Omissis l’Omissis, rappresentato e difeso dall’avv. Adriano Grisolia, presso il cui studio ha eletto domicilio in Omissis, viale Pio X n. 63, contro:
-	Ministero della Difesa – Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri in persona del Ministro pro-tempore con domicilio presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro;
-	INPS – Direzione Provinciale di Catanzaro in persona del Presidente e legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso congiuntamente e disgiuntamente dall’avv. Giacinto Greco e dall’avv. Francesco Muscari Tomaioli, elettivamente domiciliato in Catanzaro, via F. Acri 81;
per l’accertamento, in via principale, del diritto alla corresponsione dei benefici economici previsti dall’art. 1801 del d.lgs. n. 66/2010, con conseguente riliquidazione della pensione; in via subordinata, per l’ottenimento dei benefici economici previsti dagli artt. 117 e 120 del R.D. 3458 del 31 dicembre 1928, anche in questo caso con conseguente riliquidazione della pensione in godimento.
Vista la legge 21 luglio 2000, n.205;
Visto il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174;
Uditi alla pubblica udienza del 3 aprile 2017 l’avv. Adriano Grisolia per il ricorrente e l’avv. Giacinto Greco per l’INPS.
Con il ricorso in atti, il sig. P. M. espone di aver prestato servizio nell’Arma dei Carabinieri ed evidenzia che con il verbale n. 18 del 27 aprile 1963, la CMO di Catanzaro lo dichiarava permanentemente non idoneo in quanto affetto da “gastrite ulcerosa”, patologia riconosciuta dipendente da causa di servizio ed ascritta alla tab. A, cat. 8^ con decorrenza 8 dicembre 1962.
Successivamente, a seguito dell’accertamento dell’infermità “duodenite bulbare con lieve dilicocolon e colite”, con provvedimento del 20 luglio 1963 veniva collocato in congedo assoluto per infermità da causa di servizio con decorrenza 8 dicembre 1962.
Ancora, in esito al verbale della CMO di Catanzaro, n. 1974 del 16 dicembre 1974, stante il riconosciuto aggravamento delle condizioni di salute, gli veniva attribuito il trattamento pensionistico di 6^ cat. tab. A.
In ragione di ciò e del fatto che l’infermità era stata riconosciuta “in costanza di servizio”, il sig. M. richiedeva la corresponsione dei benefici economici previsti dall’art. 1801 del d.lgs. n. 66/2010, con conseguente riliquidazione della pensione e con nota del 22 luglio 2016, verificata l’esistenza dei requisiti di legge, il Ministero della Difesa avrebbe riconosciuto i benefici economici oggetto di causa, riconoscimento a cui, però, non veniva dato corso con la effettiva riliquidazione del trattamento pensionistico.
Da qui l’interposto gravame con il quale il ricorrente appunto chiede sia accertato il diritto al riconoscimento dei miglioramenti economici di cui all’art. 1801 del D.lgs. n. 66/2010 con conseguente riliquidazione della pensione o, in via subordinata, che gli venga riconosciuto il diritto alla corresponsione dei benefici previsti dagli artt. 117 e 120 del R.D. 3458 del 31 dicembre 1928, anche in questo caso con riliquidazione del trattamento pensionistico in godimento.
Si sono costituiti tanto l’INPS, quanto il Ministero della Difesa.
Il primo per eccepire, in via preliminare, il proprio difetto di legittimazione passiva e per chiedere di essere estromesso dal giudizio; nel merito, dedotta la prescrizione anteriormente al 9 dicembre 2011, per dedurre l’infondatezza del ricorso e per chiedere che sia integralmente respinto.
Il Ministero della Difesa, dedotta anch’esso la prescrizione quinquennale, ha sostenuto che, in realtà, il riconoscimento delle patologie non è avvenuto in costanza di servizio, giacché il P. M. era stato posto in congedo per fine rafferma già a partire dall’8 dicembre 1962 e che ciò era avvenuto a domanda dell’interessato, mentre le infermità per le quali lo stesso ha chiesto il beneficio in questione sono state riscontrate e riconosciute dipendenti dal servizio dopo il suo congedo e precisamente il 27 aprile 1963 con verbale della CMO di Catanzaro, verbale con il quale veniva anche espresso un giudizio di non idoneità illimitata al servizio militare.
In udienza le parti intervenute hanno insistito, ciascuna per quanto di competenza, per l’accoglimento delle conclusioni precisate nei rispettivi atti costitutivi.
La questione sottoposta alla cognizione di questo Giudice attiene all’accertamento del diritto ai benefici previsti dagli artt. 117, 120 del R.D. n. 3458 del 1928 e correlata l. n. 539/1950, in relazione alla patologia che hanno interessato l’apparato gastro-duodenale del P. M., patologie giudicate causalmente dipendenti dall’attività di servizio prestata nell’Arma dei Carabinieri fino all’8 dicembre 1962, data in cui lo stesso è stato collocato in congedo per fine ferma.
Dalla documentazione in atti risulta che il giudizio di dipendenza delle patologie dal servizio prestato, è stato formulato dalla CMO di Catanzaro con il processo verbale n. 18 del 27 aprile 1963.
Ciò detto, va in via preliminare puntualizzato che, in virtù delle richiamate disposizioni (artt. 117 e 120 del R.D. n. 3458 del 1928), nonché dell’art. 1 della legge n. 539 del 1950, spetta agli invalidi per servizio l’abbreviazione dell’anzianità necessaria per la maturazione degli aumenti periodici di stipendio di due anni o di un anno, a seconda che l’invalidità sia ascritta alle prime sei oppure alle ultime due categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915.
Successivamente, con il venir meno del meccanismo di progressione economica fondato sulle classi e sugli scatti biennali (si veda il decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1987, n. 150) a partire dall’1 gennaio 1987, e la loro sostituzione con la retribuzione individuale di anzianità, il nuovo sistema retributivo ha posto il problema del permanere della possibilità di applicare il beneficio per cui è causa.
A tal proposito va chiarito che il beneficio in questione si concretizza ora nell’attribuzione di una somma pari al 2,50% del valore iniziale della retribuzione del livello posseduto dall’invalido con infermità ascritta alle prime sei categorie, o nella concessione di una somma pari all’1,25% agli invalidi ascritti alle ultime due categorie, secondo quanto recepito dall’art.1801, d.lgs. n.66/2010.
Ciò chiarito, nel merito si osserva che l’infermità di cui trattasi era stata sì giudicata dipendente dal servizio, ma come in precedenza evidenziato tale accertamento è di fatto avvenuto dopo l’8 dicembre 1962, giorno in cui il P. M. era stato posto in congedo a domanda.
Ed è proprio in ragione di ciò che, con nota-provvedimento del Comando Regione Carabinieri Calabria dell’8 maggio 2007, l’Amministrazione militare ha respinto la domanda che l’interessato aveva presentato il 13 settembre 2002, diniego evidentemente confermato anche a fronte delle ulteriori richieste formulate il 30 maggio 2012 e il 10 agosto 2012.
Pur stando così le cose, questo giudice ritiene che il ricorso sia nondimeno meritevole di accoglimento per quanto di ragione.
Come sopra accennato, l’art. 1 della l. n. 539/1950 estende i benefici di cui agli artt. 117 e 120 del regio decreto 3458/1928, prevedendo che “i benefici spettanti, secondo le vigenti disposizioni, ai mutilati ed agli invalidi di guerra , nonché ai congiunti dei caduti in guerra , si applicano anche ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai congiunti dei caduti per servizio"; secondo il successivo art. 3 "agli effetti della presente legge si considerano mutilati od invalidi per servizio coloro che, alle dirette dipendenze dello Stato e degli enti locali territoriali e istituzionali, hanno contratto, in servizio e per causa di servizio militare o civile, debitamente riconosciuta, mutilazioni od infermità ascrivibili ad una delle categorie di cui alla tabella A, annessa alla legge 19 febbraio 1942, n. 137".
Il presupposto per godere del beneficio, dunque, è che l'invalidità in questione sia stata contratta in servizio e per causa di servizio: elementi pacifici nella fattispecie.
Recentemente parte della giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di dichiarare l’illegittimità dei provvedimenti con i quali l’Amministrazione ha ritenuto di interpretare i predetti requisiti ricomprendendovi anche quello di essere l'accertamento avvenuto in costanza di servizio (Cons. St., IV, n. 3468/2013; id. n. 1881/2011).
Il Consiglio di Stato ha precisato sul punto che, se è vero che in passato un filone giurisprudenziale aveva accolto la prospettazione del Ministero sul presupposto del carattere costitutivo dell'accertamento compiuto dalla commissione medica, tuttavia il predetto orientamento va disatteso posto che lo stesso “… in disparte le circolari richiamate dall'Amministrazione, che non possono certo derogare a quanto disposto da una fonte primaria - subordina il beneficio a un requisito ulteriore, non previsto dalla legge (la quale solo pone l'ovvia condizione che l'invalidità sia "debitamente riconosciuta"), contraddice senza chiara motivazione a evidenti esigenze di solidarietà e si pone in contrasto con l'interpretazione resa a suo tempo dalla Commissione speciale dello stesso Consiglio di Stato, richiamata dalla difesa dell'appellato”; ha quindi ritenuto, il giudice amministrativo, insussistente la necessità che “l’invalidità sia accertata durante il servizio” (Cons. St., IV, n. 3468/2013).
L’orientamento formatosi sul punto anche ad opera della giurisprudenza contabile ha, infatti, puntualizzato che “…trattandosi di maggiorazioni stipendiali, ossia di incrementi che operano direttamente sullo stipendio - il momento genetico del diritto (e la relativa decorrenza) va collocato nel periodo di espletamento del servizio e non in quello di quiescenza e che - essendo il beneficio concedibile d’ufficio - la relativa domanda è ammissibile anche se presentata dal dipendente in stato di quiescenza, purché il riconoscimento della malattia invalidante sia avvenuto in attività di servizio” (ex plurimis Corte dei conti, Sez. Sicilia, n. 204/2015).
Si deve dunque coerentemente affermare che una cosa è il “riconoscimento” della patologia e il momento in cui ciò avviene, altro è quello in cui il dipendente ha contratto l’infermità per causa di servizio, posto che deve essere quest’ultimo il profilo da considerare rilevante ai fini del decidere.
Così opinando e prima di ogni altra definitiva considerazione, occorre però chiarire che nessun rilievo può essere attribuito, come invece mostra di fare il ricorrente, alla data del 20 luglio 1963 per avvalorare la tesi della costanza del servizio oltre l’8 dicembre 1962, primo perché quella è la data di rilascio del foglio di congedo assoluto che non necessariamente deve essere coincidente con la decorrenza giuridica della cessazione dal servizio, e secondo perché, infatti, dallo stesso foglio chiaramente si evince che, nel caso in esame, il congedo ha avuto decorrenza dall’8 dicembre 1962, un congedo “assoluto” per infermità da causa di servizio.
Il documento che al riguardo fa testo è, invece, il “Foglio matricolare caratteristico”, dal quale infatti si evince che il congedo è avvenuto l’8 dicembre 1962, ancorché per fine periodo di rafferma e a domanda.
Tanto puntualizzato, dovendo dunque il giudice valorizzare, come si diceva, non il momento in cui la patologia dipendente da servizio è stata accertata ma quello in cui è stata contratta, il problema è conseguentemente quello di verificare se alla data del congedo, dunque all’ultimo giorno utile di servizio, il P. M. fosse o meno affetto dalle infermità in questione.
Ebbene, sul punto non si può che fare riferimento alla documentazione in atti e, segnatamente, al verbale della CMO di Catanzaro del 27 aprile 1963, da quale, infatti, emerge che il P. M., inidoneo permanentemente al servizio militare incondizionato, era tale per infermità dipendente dal servizio alla “data del congedo: 8 dicembre 1962”.
Alla luce di tali rilievi, questo giudice ritiene quindi sussistenti i presupposti per l’attribuzione del beneficio richiesto ai fini pensionistici (di cui agli artt. agli artt. 117 e 120 del R.D. n. 3458/1928 e correlata l. n. 539/1950 attualmente recepiti dall’art.1801, D.Lgs. n.66/2010) e conseguentemente non può che concludere con il riconoscimento del diritto del ricorrente ad ottenere la riliquidazione della pensione con il computo dei predetti vantaggi economici.
Tuttavia, riguardo alla decorrenza economica, si deve accogliere l’eccezione di prescrizione sollevata dall’amministrazione resistente.
In proposito occorre rilevare che, in aderenza alla consolidata giurisprudenza di questa Corte (cfr per tutte Sez. App. III, sent. 17/2015), mentre il diritto a pensione è imprescrittibile ex se e può essere fatto valere in ogni tempo, sono soggetti a prescrizione quinquennale i ratei di pensione e le differenze arretrate degli emolumenti pensionistici. Sul punto, è sufficiente richiamare la sentenza n. 234/2008 con la quale la Corte Costituzionale ha respinto la questione di costituzionalità dell’art. 2 del R.D.L. 19 gennaio 1939, n. 295 (e successive integrazioni e modificazioni), sottoposta al suo vaglio, confermando sostanzialmente che la prescrizione ivi prevista ha durata quinquennale (cfr. SS.RR., sentenza n. 16/2003/QM) - anche in ipotesi di crediti non ancora posti in riscossione - a decorrere dal giorno in cui il diritto stesso può essere fatto valere (art. 2 del R.D.L. n. 295/1939 come modificato dall’art. 2 della legge 7 agosto 1985, n. 428 ).
Con riferimento alla vicenda in esame, va considerato che parte ricorrente ha formulato istanza intesa ad ottenere la valorizzazione degli indicati benefici con nota del 13 settembre 2002, alla quale, come detto, l’amministrazione ha opponeva diniego con provvedimento dell’8 maggio 2007.
A quest’ultimo, però, il ricorrente non faceva seguire alcuna altra iniziativa a tutela del proprio diritto, almeno fino al 30 maggio del 2012 con apposita nota di richiesta inviata dalla “Fedelisima” in suo nome.
Del ricevimento di tale nota da parte dell’amministrazione intimata non vi è però prova in atti, così come non è provato il ricevimento di una successiva richiesta formulata il 10 agosto 2012.
La prova, invece, si ha per la richiesta inoltrata via posta certificata dal legale de ricorrente il 12 luglio 2016, per cui è a quest’ultima data che occorre necessariamente fare riferimento per la individuazione di un atto utile ai fini prescrizionali.
In conclusione sul punto, si deve quindi concretamente dichiarare la prescrizione di tutti i ratei maturati e non goduti alla data dell’11 luglio 2011.
Quanto alla regolamentazione delle spese, in relazione al disposto del novellato art. 92 c.p.c. e tenuto conto dei non univoci orientamenti giurisprudenziali sulla questione si reputano sussistenti i presupposti per la compensazione delle spese di giudizio.
Il Giudice delle pensioni presso la sezione Giurisdizionale per la Regione Calabria, definitivamente pronunciando,
Il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, riconosce il diritto del signor P. M. ad ottenere, con decorrenza 12 luglio 2011 la rideterminazione del trattamento di quiescenza in godimento con inclusione, nella base pensionabile, del beneficio di cui agli artt. 117 e 120 del R.D. 31 dicembre 1928 n. 3458 in relazione alla l. 15 luglio 1950 n. 539 ed alla corresponsione dei ratei arretrati, maggiorati di rivalutazione monetaria e interessi legali, da liquidarsi secondo i principi di cui alla sentenza 10/QM/2002 delle SS.RR. della Corte dei conti, a far data dalla scadenza dei singoli ratei di spettanza sino all’effettivo soddisfo.
Dispone l’estromissione dell’Istituto previdenziale.
Così deciso in Catanzaro all’udienza del 3 aprile 2017
Depositata in Segreteria il 03/04/2017
f.to Gaetanina Manno
Messaggio da panorama » gio mag 18, 2017 7:03 pm
Messaggio da Sempreme064 » gio mag 18, 2017 9:35 pm
Si percepiscono i benefici art 117 e 120 quando sei in pensione? Sulla base delle risposte positive in quanto mi risulta di si..ci sarà seguito..