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Timestamp: 2020-07-10 16:11:43+00:00
Document Index: 156024759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 133', 'art. 133']

Sentenza Cassazione Penale 8 novembre 2013, n. 45179 - PsicologiaGiuridica.eu
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1. Con la sentenza in epigrafe la corte d’appello di Catanzaro confermò la sentenza emessa l’11.2.2011 dal Gip del tribunale di Catanzaro, che aveva dichiarato L.P. responsabile del reato di cui agli artt. 81, 609 quater cod. pen. per avere compiuto atti sessuali con P.P., che non aveva ancora compiuto 14 anni, e con le attenuanti generiche e la diminuente del rito lo a-veva condannato alla pena di anni 5 di reclusione, oltre pene accessorie e risarcimento dei danni in favore delle parti civili F.A.M. , P.M. , P.L. e P.P. .
1) nullità della sentenza in relazione agli artt. 34, 178, comma 1, lett. b), e 179 cod. proc. pen.; manifesta illogicità della motivazione. Ricorda che con l’appello aveva eccepito la nullità assoluta del decreto dispositivo del giudizio immediato e degli atti conseguenti, perché emesso dal Gip che si trovava in una situazione di incompatibilità per avere già svolto funzioni giudiziali, determinandosi così una incompetenza funzionale. Non era praticabile la ricusazione perché il decreto fu assunto a sorpresa, senza contraddittorio. In subordine aveva prospettato la illegittimità costituzionale degli artt. 33, 34, 37, 454, 455 e 456 c.p.p. rispetto agli artt. 3, 24, 25. 97, 111, 76 (eccesso di delega, per violazione delle direttive all’art. 2 n. 67 e n. 104 della 1.delega n. 81 del 1987).
In via subordinata, ripropone la eccezione di legittimità costituzionale degli artt. 33, 34, 37, 454, 455 e 456 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 (eguaglianza ), 24 (effettività della difesa), 25 (naturalità e precostituzione del giudice), 97 (imparzialità e correttezza degli organi pubblici), 111 (imparzialità e neutralità della giurisdizione penale), 76, eccesso di delega per violazione delle direttive di cui all’art. 2 n. 67 (divieto di esercitare reiteratamente le funzioni di giudice nello stesso procedimento) e n. 104 della l.d. n. 81 del 1987 (omologazione di tutti gli istituti processuali ai principi stabiliti per il giudizio).
In particolare la giurisprudenza ha osservato che, premesso che la minore gravità del fatto può ravvisarsi in presenza di una più lieve compromissione della libertà sessuale della vittima e dello sviluppo del minore, resta fermo che essa è il risultato di una valutazione che deve tenere conto di tutte le componenti del reato, oggettive e soggettive, nonché degli elementi indicati nell’art. 133 (Sez. III, 1.7.99, Scacchi; Sez. III, 3.10.06, m. 235031). Si è, peraltro, precisato che, nell’utilizzare i parametri di cui all’art. 133 c.p. (ai fini del riconoscimento dell’attenuate speciale in parola), si deve avere riguardo solo agli elementi di cui al primo comma in quanto, quelli del secondo comma, possono essere impiegati solo per la commisurazione complessiva della pena (Sez. IV, 4.5.07, m. 235730). Invero, poiché l’attenuante in discussione non risponde ad esigenze di adeguamento del fatto alla colpevolezza del reo, ma concerne la minore lesività del fatto in concreto rapportata al bene giuridico tutelato, assumono particolare importanza: la qualità dell’atto compiuto (più che la quantità di violenza fisica), il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni (fisiche e mentali) di quest’ultima, le caratteristiche psicologiche (valutate in relazione all’età), l’entità della compressione della libertà sessuale ed il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici (Sez. III, 29.2.00, Prillo della Rotonda; Sez. III, 24.3.00, Improta).
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