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Timestamp: 2016-10-22 07:46:21+00:00
Document Index: 76272115

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ']

⭐IL COLLEGIO DI ROMA. [Estensore]
1 IL COLLEGIO DI ROMA composto dai signori: Dott. Giuseppe Marziale... Presidente Avv. Bruno De Carolis Membro designato dalla Banca d'italia Dott. Comm. Girolamo Fabio Porta Membro designato dalla Banca d'italia [Estensore] Prof. Avv. Saverio Ruperto. Membro designato dal Conciliatore Bancario Finanziario per le controversie in cui sia parte un consumatore Prof.ssa Liliana Rossi Carleo Membro designato dal C.N.C.U. nella seduta del 22/03/2011, dopo aver esaminato il ricorso e la documentazione allegata; le controdeduzioni dell'intermediario e la relativa documentazione; la relazione istruttoria della Segreteria tecnica, Fatto Espone il ricorrente di aver effettuato nel 2008 transazioni telematiche con esercenti stranieri di casinò on line, utilizzando carte di pagamento rilasciate al medesimo dalla banca convenuta; colto dalla febbre del gioco e nel tentativo di rifarsi, perdeva quasi euro in un mese. Successivamente il ricorrente, venuto a conoscenza dell illiceità di tali attività (in quanto sprovviste delle necessarie autorizzazioni), denunciava l accaduto al nucleo anti-frode del Ministero delle Finanze - Monopoli di Stato e, ritenendo la banca resistente responsabile per aver consentito il pagamento a siti web illegali", presentava richiesta per il rimborso delle somme addebitate (il 25 luglio 2010 e, nuovamente, il 29 agosto e il 3 settembre 2010). Il ricorrente rilevava altresì il comportamento contraddittorio dell intermediario che effettuava solo un parziale rimborso ( circa euro 3.500,00 ) della somma richiesta. Pag. 2/72 La banca respingeva le istanze del ricorrente, con note del 13 agosto e del 7 settembre 2010, precisando, tra l altro, che gli utilizzi effettuati mediante la carta di credito risultavano addebitati in modo frazionato e puntualmente rendicontati negli estratti conto del 2008 e che, l'inibizione dei siti on line, come quello denunciato era intervenuta successivamente ai fatti contestati, come asserito dallo stesso cliente. Con ricorso del 21 settembre 2010 il ricorrente, insistendo su quanto dedotto in fase di reclamo, chiedeva il rimborso di complessivi euro ,00 afferenti le citate operazioni di scommesse on line effettuate nel Con nota del 19 novembre 2010 controdeduceva la resistente richiamando preliminarmente i principali riferimenti normativi che disciplinano l azione di contrasto al fenomeno del gioco on line illegale (L. 27/12/2006, n. 296, art. 1, comma 50, Decreto Direttoriale AAMS n. 1034/CGV del 2/1/2007, Decreto Direttoriale AAMS n del 10/6/2008) e evidenziando che l Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato provvede periodicamente a produrre un elenco di siti web di casinò illegali in relazione ai quali i provider (fornitori dei servizi di rete) hanno l obbligo di inibire l accesso degli utenti internet entro un termine perentorio, la cui omissione comporta sanzioni amministrative pecuniarie. Nel merito la banca deduceva che il servizio prestato ineriva la messa a disposizione di uno strumento di pagamento per agevolare le transazioni dei clienti con altri soggetti convenzionati, risultando di difficile attuazione la valutazione del sottostante rapporto di provvista, soprattutto laddove i pagamenti del gioco on line passano per il tramite di società di servizi che fungono da "schermo" per i soggetti destinatari finali effettivi gestori dei siti illegali. Pertanto, l illiceità della "causa debendi" - evidenziata nel ricorso dal cliente - non è rilevabile poiché, anche nella fattispecie, le transazioni, in ordine alle quali le finalità sono palesi al titolare che le ha autorizzate, sono state volte al pagamento di una società di servizi, uniformemente distribuite nel corso dell intero anno 2008; ne deriva che nessun motivo d allarme poteva evincersi dall andamento dei conti correnti del cliente, tenuto conto che gli utilizzi rientravano nei limiti del fido di euro 5.164,00, accordato al cliente, in ragione del puntuale accredito dello stipendio. Infine, con riferimento all apparente incoerenza colta dal cliente nel parziale rimborso effettuato a suo favore, la banca precisava che: Pag. 3/73 - in ordine al rimborso di euro 1.820,00, la contestazione era stata effettuata tempestivamente dal cliente (nel maggio 2010 per gli addebiti eseguiti ad aprile 2010 da parte dell esercente) e favorevolmente accolta dal circuito Mastercard; - quanto all ulteriore rimborso di euro 1.750,00, la contestazione risultava formulata nel luglio 2010 a valere su addebiti del 2009 quindi ben oltre i sessanta giorni previsti per eventuali opposizioni all estratto conto rendendo tardiva ogni possibile rivalsa nei confronti del circuito. Tuttavia la banca accoglieva eccezionalmente la richiesta per mera liberalità, pertanto irripetibile ; circostanza che ingenerava fraintendimenti da parte del cliente in ordine alla disponibilità dimostrata dalla banca in tale occasione, poiché il medesimo rilanciava, il 4 agosto 2010, una nuova richiesta di rimborso relativa all intero 2008 per complessivi euro ,00, respinta dalla banca con nota del 13 agosto Tanto premesso, la banca chiedeva all Arbitro Bancario Finanziario di respingere il ricorso in quanto infondato. Ad integrazione del ricorso il ricorrente, con nota del 1 dicembre 2010, rilevava la mancanza di sistemi di sicurezza adottati dalla resistente a presidio dei pericoli di truffe on line e soggiungeva che: - il ritardo nella contestazione rivolta alla banca per operazioni risalenti al 2008 era conseguenza della conoscenza posteriore della loro illiceità attraverso i mezzi di informazione nazionali; - il circuito bancario italiano non avrebbe dovuto consentire l attività di tali casinò stranieri on line, penalmente illecita in Italia; - a fronte delle menzionate operazioni sospette, la banca non aveva mai palesato la possibile illegalità. Il ricorrente chiedeva pertanto il rimborso dei menzionati addebiti quantificati in euro , e/o il risarcimento anche in subordine dei danni per responsabilità per omessi sistemi di protezione telematica del contraente ai sensi degli articoli 1175 e 1375 c.c., oltre che per i rimborsi delle somme spese in surplus rispetto ai limiti di spesa, interessi e rivalutazione monetaria. Pag. 4/74 Diritto Il ricorrente lamenta che le modalità di gioco, con artifici e raggiri, lo avrebbero indotto in errore arrecandogli gravi perdite patrimoniali cui il circuito bancario non avrebbe dovuto dare copertura finanziaria, imputando in particolare alla banca convenuta la responsabilità per aver consentito il pagamento a siti web illegali. Il medesimo precisa inoltre di aver fatto ragionevole affidamento sulla liceità del sito in quanto solo di recente è stato inserito negli elenchi dei siti web illeciti pubblicati dall AAMS. Invero dalla documentazione agli atti e dalle stesse dichiarazioni del ricorrente emerge che le varie fasi delle giocate sui siti in contestazione erano connotate da chiari indici di attività truffaldina che ben avrebbero dovuto allertare il ricorrente sull eventuale illiceità del sito stesso. In particolare: beneficiari dei pagamenti erano società straniere (off shore) e gli addebiti sugli estratti conto non specificavano mai la causale dei movimenti a saldo negativo; le puntate e le perdite avvenivano attingendo in via immediata alle carte di credito intestate al cliente mentre le vincite comportavano tempi lunghi di incasso. Né appare fondato il ragionevole affidamento sulla liceità di tali siti basato sulla mera presenza di numeri verdi e di fax italiani nonché sull asserito conseguimento di autorizzazione internazionale. Il ricorrente peraltro fornito di un grado di istruzione elevato in materie giuridiche avrebbe potuto agevolmente consultare la normativa italiana di riferimento che subordina il gioco scommesse ad apposita concessione, licenza o altro titolo autorizzatorio rilasciato dalle Autorità italiane. Si rileva inoltre che attualmente non sussiste in materia una disciplina comunitaria armonizzata che consenta il reciproco riconoscimento delle autorizzazioni rilasciate da parte di ciascuno Stato membro; ciò comporta che laddove l attività di gioco, come nella specie, sia subordinata al rilascio di una specifica autorizzazione dell Autorità nazionale per preminenti motivi di ordine pubblico e di contrasto delle attività fraudolente, questa può essere inibita nel singolo Paese e quindi in Italia in mancanza del citato titolo senza comportare violazione delle libertà di stabilimento, di libera prestazione di servizi e del Pag. 5/75 principio di non discriminazione all interno dell Unione Europea di cui al Trattato CE (cfr. sentenza della Corte di giustizia, 6 novembre 2003, in causa C-243/01, Gambelli; sentenza della Corte di cassazione, Sezioni unite penali, 26 aprile 2004, n ; sentenza del 6 marzo 2007, cause riunite C-338/04, C-359/04, C- 360/04, Placanica ed altri). Appare pertanto imprudente il comportamento del ricorrente che, nonostante i suddetti indici di truffa, ha continuato a giocare on line per due anni, senza peraltro contestare tempestivamente gli estratti conto inviati dalla banca. Per quanto riguarda invece la condotta della banca resistente non si ritengono violati i doveri generali di buona fede e diligenza professionale né gli specifici obblighi contrattuali. Dall andamento storico del conto corrente caratterizzato da utilizzi della carta uniformemente distribuito nel tempo ed entro i limiti di fido accordato, dal legittimo uso delle password e dei codici personali per l accesso ai servizi on line, dalla qualifica degli apparenti beneficiari dei pagamenti oggetto di odierna contestazione (società di servizi in realtà mero schermo dei gestori del sito che si assume illecito, destinatari effettivi dei proventi), la banca non ha ragionevolmente percepito indici di anomalie nell utilizzo del conto stesso. Inoltre, dando esecuzione a ordini di pagamento autorizzati dal titolare della carta, la banca ha adempiuto a uno specifico obbligo posto a suo carico. Né il nostro ordinamento impone agli intermediari finanziari di valutare il rapporto di provvista sottostante a un ordine di pagamento regolarmente effettuato e di verificare la liceità dell attività svolta dal beneficiario. Obblighi di segnalazione di operazioni sospette sono posti invero a carico del gestore delle reti telematiche (provider) il quale è tenuto a informare tempestivamente l AAMS (Amministrazione Autonoma del Monopoli di Stato) qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni riguardanti attività di gioco esercitate da un operatore non autorizzato, suo destinatario di servizi (art. 5, Decreto Direttoriale AAMS n. 1034/CGV del 2 gennaio 2007). Si soggiunge che non risulta pertinente il riferimento fatto dal ricorrente alle inidonee misure di sicurezza telematica adottate dalla banca posto che essendo il medesimo entrato volontariamente nel sito di gioco on line digitando le Pag. 6/76 credenziali di accesso la fattispecie in esame non rappresenta un ipotesi di utilizzo fraudolento della carta o dei relativi codici identificativi. Il ricorso pertanto non può essere accolto. Tuttavia, al fine di prevenire e contrastare attività illecite e in particolare la diffusione dei siti non autorizzati di gioco scommesse è auspicabile, in caso di fondato sospetto di esercizio delle suddette attività, la collaborazione degli operatori a vario titolo interessati e pertanto, non solo dei gestori dei servizi telematici, ma anche dei prestatori dei servizi di pagamento attraverso la denuncia alle competenti Autorità. P.Q.M. Il Collegio respinge il ricorso. firma 1 IL PRESIDENTE Pag. 7/7 Documenti analoghi
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