Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/36054-anche-la-cassazione-boccia-la-dipendenza-quotbiforcuta-quot-della-polizia-giudiziaria.asp
Timestamp: 2020-01-27 21:28:12+00:00
Document Index: 145066715

Matched Legal Cases: ['art. 189', 'art. 47', 'art. 173', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 237', 'sentenza ']

di Cleto Iafrate - Un Maresciallo dei Carabinieri, comandante di Stazione, viene condannato dal Tribunale militare di Verona alla pena di anni uno di reclusione militare per i seguenti reati:
- insubordinazione con ingiuria continuata e aggravata (art. 189 c.p.m.p., comma 2 e art. 47 c.p.m.p., n. 2) per aver offeso il prestigio, l'onore e la dignità del suo Comandante di Compagnia;
- disobbedienza aggravata (art. 173 c.p.m.p., art. 47 c.p.m.p., n. 2) per essersi rifiutato di obbedire all'ordine di servizio di firmare per presa visione il provvedimento di avvio di un procedimento disciplinare.
- l'aver ostacolato il colloquio fra un Brigadiere della Stazione da lui comandata e il Capitano. Quando quest'ultimo gli aveva chiesto di allontanarsi dall'ufficio per potergli consentire di parlare con il Brigadiere, il Maresciallo aveva risposto al suo superiore: «No, l'ufficio è mio, esca lei»,
- l'aver rispedito al Capitano in busta chiusa una missiva che il superiore gli aveva inviato, poi risultata essere un provvedimento di "esortazione ad un più diligente e corretto assolvimento dei compiti di comando riferiti al settore della Polizia Giudiziaria".
La prima Sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n. 31829/2019) rileva un vizio di motivazione che "mina in modo decisivo la coerenza e logicità del discorso" seguito dalla Corte d'Appello. Il ricorso è fondato. La sentenza, dunque, viene annullata e il caso rinviato per il nuovo giudizio alla Corte di appello militare, in diversa composizione.
In altri termini, scrive la Cassazione, "il rapporto di dipendenza funzionale non tollera che - foss'anche per comprensibili esigenze di natura informativa ed organizzativa- nella dialettica propria del rapporto gerarchico si sviluppino forme di coordinamento investigativo alternative a quello condotto dalla competente autorità giudiziaria".
Vien da chiedersi: come si può pensare che data la vigenza di due norme praticamente identiche, l'una esprima un legittimo coordinamento informativo e organizzativo, in linea con l'art. 109 della Costituzione, e l'altra una forma indebita di intromissione, lesiva degli artt. 109 e 112 della Costituzione. Sarebbe come negare la regola dell'uguaglianza -secondo cui "se A è uguale a B, allora anche B è uguale ad A"- ed affermare che B è diverso da A, nonostante A sia uguale a B.
Bene, dunque, ha fatto la Cassazione ad invocare la sentenza 229/2018 ed ignorare -di fatto disapplicare- l'art. 237 del DPR n. 90 del 2010. D'altronde non poteva fare diversamente, a meno che non si voglia sostenere che l'avverbio "indipendentemente" assuma differenti significati in relazione ai luoghi in cui viene interpretato: ovverosia, nelle caserme della Guardia di Finanza e della Polizia "indipendentemente" significa "a prescindere" ed ha valore derogatorio (questo il motivo per il quale la Corte ha ritenuto la norma incostituzionale), mentre in quelle dei Carabinieri l'avverbio "indipendentemente" significa "fatti salvi", nel senso che non sono ammesse deroghe. Ma se non sono ammesse deroghe, la norma che motivo ha di esistere?
Quanto al Capitano, ogni richiesta che di fatto si traduce in una dilatazione del perimetro del segreto investigativo deve essere indirizzata al magistrato. E' a lui che vanno richieste le notizie sulle indagini in corso, e non a chi, a causa della sua specificità, non è posto in condizione di dire "signornò"[2]. Stesso discorso vale per il Colonnello rispetto al Capitano, per il Generale rispetto al Colonnello e, mi pare ovvio, per le "articolazioni del potere esecutivo[3]" rispetto al Generale.
Altro che reclusione militare, il protagonista di questo lungo calvario giudiziario meriterebbe piuttosto un encomio[5], con la seguente motivazione: "Maresciallo dell'Arma, comandante di Stazione, confermando il possesso di elette qualità professionali ed eccezionale motivazione al lavoro, non comune solerzia ed altissimo senso del dovere, impiegato in un delicatissimo servizio a favore dell'Autorità Giudiziaria, non defletteva dai suoi doveri, nonostante la posizione autoritaria assunta dal superiore e le sue indiscriminate pressioni legate ai continui interventi nell'attività a lui direttamente demandata.
- L'eredità di Giovanni Falcone
- Sindacati militari e tutela del segreto investigativo
[1] Peraltro, Corte Cost sentenza n. 229/2018, considerato in diritto, parr. 5.1 e 5.2, richiama la delibera del C.S.M. del 15 giugno 2017, pp. 9 e 10, dove si parla della Guida per le Segnalazioni del Comando Generale dell'Arma.
[3] Questa l'espressione utilizzata dal Procuratore di Bari nel testo ricorso alla Corte costituzionale: "La comunicazione in via gerarchica delle informazioni, prevista dalla disposizione oggetto del conflitto, senza alcun filtro o controllo del pubblico ministero procedente, a beneficio, fra l'altro, anche di soggetti che non rivestono la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria e che, per la loro posizione apicale, vedono particolarmente stretto il rapporto di dipendenza organica dalle articolazioni del potere esecutivo, non appare al ricorrente in linea con le prerogative riconosciute al pubblico ministero nell'esercizio dell'attività d'indagine".
[5] L'encomio è una ricompensa di ordine morale prevista dal regolamento di disciplina militare. Viene trascritto nei fogli matricolari dell'encomiato e pubblicato nell'ordine del giorno del corpo, affinché sia da stimolo e da esempio a tutti gli altri militari. Per un approfondimento in tema di concessione di encomi, si rimanda ad un precedente contributo: "Guardia di Finanza, il titolo di studio non vale un encomio".
Scarica pdf Corte Cost. sent. n. 229_2018
Scarica pdf Cassazione penale, Sez. I, sent. n. 31829_2019
(14/10/2019 - Dott.Cleto Iafrate)