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Timestamp: 2017-08-20 09:55:36+00:00
Document Index: 112353931

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 71', 'art.1', 'art. 77']

12 Gennaio 2014 ore 00:24
formazione amministratori condominiali , corsi per amministratori di condominio , riforma del condominio
La riforma del condominio ha introdotto nel codice civile delle norme tese a porre dei paletti in relazione alla possibilità di assumere l'incarico di amministratore condominiale.
Detta diversamente: per poter assumere l'incarico di amministratore condominiale, la persona (fisica o giuridica) deve possedere una serie di requisiti.
Tali requisiti riguardano due profili:
a) aspetti strettamente connessi all'onorabilità dell'incaricando;
b) aspetti relativi all'istruzione e formazione di chi vuole assumere l'incarico di amministratore.
La norma di riferimento è rappresentata dall'art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del codice civile (inserito tra le disposizioni di attuazione dalla legge n. 220/2012 ed entrato in vigore il 18 giugno 2013).
Per l'onorabilità nulla quaestio: si tratta di requisiti concernenti l'assenza di particolari condanne penali, della mancanza di protesti, ecc.
Più articolato il discorso relativamente ai requisiti culturali e professionali.
Amministratore di condominio diplomato
Prima dell'entrata in vigore della riforma del condominio, chiunque avesse compiuto diciotto anni (e quindi avesse acquisito la piena capacità d'agire, art. 2 c.c.) poteva assumere l'incarico di amministratore.
Dal 18 giugno 2013 non è più così.
Ai sensi del succitato art. 71-bis, primo comma lett. g), disp. att. c.c. infatti, per assumere l'incarico di amministratore è necessario quanto meno aver conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
Tale requisito non è necessario per due categorie di persone:
a) per chi ha svolto attività di amministrazione di condominio per almeno un anno, nell'arco dei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della disposizione (ossia a partire dal 18 giugno 2010);
b) per i così detti amministratori interni, ossia chi assume l'incarico di amministrare l'edificio nel quale è proprietario di un'unità immobiliare.
Insomma Tizio, che possiede decine d'immobili in condominio ma non ha mai conseguito il diploma di scuola superiore (magari s'è fermato alle elementari), può amministrare tutti i condomini nei quali è proprietario di un'unità immobiliare.
Caio che ha lo stesso livello d'istruzione (o magari il diploma di scuola media), ma non è proprietario di alcunché, no.
Una scelta indubbiamente criticabile ma, come si suole dire, dura lex sed lex.
Oltre all'istruzione di base, il legislatore ha inteso prevedere una specifica formazione quale requisito necessario per l'assunzione degli incarichi.
La lettera f) del primo comma dell'art. 71-bis disp. att. c.c., infatti, specifica che oltre a quanto già previsto alle precedenti disposizioni, possono assumere gli incarichi coloro i quali hanno frequentato un corso di formazione iniziale e che, nel prosieguo, della propria attività seguano corsi di formazione periodica.
La legge non specifica se i corsi debbano essere anche superati con profitto ma pare evidente che la frequenza senza superamento del corso sia un vero e proprio controsenso.
Anche in questo caso ci sono due eccezioni:
a) chi già amministra dal 18 giugno 2010 deve solamente seguire i corsi di formazione periodica;
b) l'amministratore interno, esonerato dalla frequenza di qualunque corso.
Insomma per il legislatore chi ha una casa in condominio nasce imparato e vive aggiornato.
Le norme, così come formulate, sono apparse subito incomplete.
Chi può tenere corsi di formazione iniziale?
Chi corsi di formazione periodica?
Quale dev'essere la durata minima dei corsi?
S'è ipotizzato uno stretto collegamento tra attività di formazione e legge n. 4/2013, la così detta legge sulle professioni senz'albo, ma la connessione è apparsa per certi versi forzata in quanto non consentiva di dare risposte certe ai dubbi sintetizzati nei succitati quesiti.
Risultato: nel silenzio della legge per tutto l'anno 2013 sono state pubblicizzate centinaia d'iniziative (più o meno qualificate) volte a fornire corsi di formazione iniziale e periodica.
In questo contesto, una regolamentazione sia pur minima sembrava indispensabile.
Così, con il decreto destinazione Italia, è stato affrontato il problema.
All'art.1, nono comma lett. a) , d.l. n. 145/2013, si legge che:
Vedremo in seguito se, come auspicato dagli interessati, il ministero deciderà di riservare quest'attività alle associazioni rappresentative delle professioni non regolamentate o se troverà soluzioni alternative.
Sicuramente verrà posto un freno alla corsa selvaggia all'organizzazione di corsi per amministratore condominiale: corsa che fin da subito è apparsa più che altro come un business per gli organizzatori più che una reale opportunità per i corsisti.
In conclusione è bene ricordare che i decreti legge per divenire definitivi devono essere convertiti entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (art. 77 Cost.); se delle variazioni dovessero intervenire ne daremo notizia.
Ciò vuol dire che la norma succitata avrà valore per sessanta giorni a partire dal 24 dicembre 2013 e che in mancanza di conversione decadrà.
Articolo: Formazione degli amministratori condominiali, in arrivo nuove regole
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