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Timestamp: 2018-11-20 14:16:40+00:00
Document Index: 181085253

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La curatrice aveva ipotizzato un pronunciamento extra della Corte d'Appello di MIlano
Il giudice: "Il decreto è è già definitivo"
La replica di Lamanna a Sacconi: non servono ulteriori certificazioni, il sondino si può staccare
Eluana, il Consiglio superiore di Sanità:"È eutanasia". Il padre: ora silenzio (20 nov. 2008)
Bagnasco su Eluana: "Non sospenderel'idratazione e l'alimentazione" (17 nov. 2008)
Eluana, respinto l'ultimo ricorso"Si può staccare il sondino" (13 nov. 2008)
MILANO - "Il decreto non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perchè la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo". Lo ha detto il giudice della prima sezione civile della corte d'appello di Milano, Filippo Lamanna, estensore del decreto con cui, lo scorso luglio, Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiali che da quasi 17 anni tengono in vita la figlia Eluana, in stato vegetativo permanente.
L'INTERVENTO DI SACCONI - La precisazione del magistrato è una risposta indiretta al ministro della Salute, Maurizio Sacconi, che aveva diramato un atto di indirizzo per impedire di fatto alle strutture sanitarie private di praticare l'interruzione della idratazione e della nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Un'azione, quella del ministro, che ha raccolto il plauso degli ambienti cattolici e delle forze politiche del centrodestra, ma che ha ricevuto critiche dal mondo laico e dai gruppi che si battono per i diritti civili. Lo stesso ministro è tornato ad intervenire dopo la diffusione delle parole di Lamanna da parte dei media, facendo presente che "certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili". Sacconi lo ha detto replicando da Bruxelles ai giornalisti gli chiedevano se la Casa di cura "Città Udine" - dove Eluana deve essere trasferita - rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per lo stop all'alimentazione forzata.
LA CURATRICE - Era stata la curatrice speciale di Eluana, l'avvocato lecchese Franca Alessio, a ipotizzare uno scavalcamento dell'atto di indirizzo del ministero mediante una formula esecutiva del decreto emanato dalla Corte d'Appello di Milano". E lo aveva fatto dopo le parole di Claudio Riccobon, l'amministratore delegato della clinica "Città di Udine" presso la quale era stato già disposto il trasferimento della ragazza. : "Ci dobbiamo tutelare - ha detto Riccobon - perchè ora il problema è eminentemente giuricio, legislativo e politico. Ma noi siamo pronti. Una equipe di medici esterni, composta da 20-25 professionisti, è già organizzata per accogliere Eluana e per assisterla, in modo gratuito e volontario, nel distacco dell'alimentazione artificiale. Siamo una strutura privata, convenzionata con il Servizio sanitario regionale e nazionale e quindi dobbiamo essere molto sicuri di non incorrere in errori o, peggio, in violazioni di legge. Anzi noi vogliamo agire nel pieno e totale rispetto delle sentenze, delle leggi e dei regolamenti".
IL DISTACCO - Una volta espletate le formalità legali, il "percorso" del distacco dell'alimentazione artificiale alla quale Eluana è sottoposta da 17 anni sarà abbastanza lungo. I sanitari parlano di circa 15 giorni. Poi la donna sarà sepolta a Paluzza (Udine), in Carnia, terra d'origine della famiglia, cui la giovane era molto legata. E forse la donna potrà finalmente trovare un pò di pace lontano dal chiasso del dibattito politico-legale di questi mesi.
La decisione in un atto di indirizzo del ministero del lavoro e della salute
Adesso qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale non potrà staccare il sondino
ROMA - Proprio nel giorno in cui un'indiscrezione rivelava il nome di una clinica, "La città di Udine", dove Eluana Englaro, in stato vegetativo da quasi 17 anni, potrebbe terminare la sua esistenza, arriva una decisione del ministro Sacconi che cerca di bloccarne la procedura.
LA DECISIONE - Infatti, interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. È quanto stabilisce un atto di indirizzo che il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha inviato alle regioni sulla base di alcune indicazioni precedenti, tra cui quella del comitato nazionale per la bioetica e l'articolo 25 della convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell'Onu.
ILLEGALE STACCARE IL SONDINO - L'atto, firmato dal ministro Sacconi, di fatto renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale l'adempimento della volontà della famiglia Englaro, e cioè il distacco del sondino che alimenta e idrata Eluana.
LA REAZIONE DEL LEGALE DELLA FAMIGLIA - L'atto di indirizzo del Ministero della Salute "non vale niente, perché la legge non la fa Sacconi". È deluso e irritato il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, nell'apprendere l'ultimo atto di una querelle che pare infinita, e che riapre la questione della morte di Eluana dopo che la sentenza della Cassazione, autorizzando il distacco del sondino, sembrava aver posto fine alla drammatica vicenda. "Un atto di indirizzo interrogativo - attacca Angiolini parlando con l'Agi - ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell'Onu sui diritti dei disabili, ndr) non c'entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un'uscita fuori dal seminato - conclude il legale - e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria".
"DISUMANO E AUTORITARIO" - Barbara Pollastrini ha commentato in un comunicato la notizia dell'atto firmato dal titolare del Welfare: "È arrivato il diktat del ministro Sacconi per rendere inapplicabile la sentenza della Cassazione, è uno stile autoritario, disumano e irrispettoso con cui interpretare la propria funzione e quel "potere" che andrebbe esercitato con spirito illuminato dai principi della Costituzione". "La vera tragedia", ha sottolineato la deputata del Pd, "è quella di Eluana e il vero strazio è quello di un padre che lotta per affermare la volontà di una figlia amatissima. Quella della Cassazione è una sentenza che dovrebbe obbligare ognuno, tanto più chi ha responsabilità di governo, al rispetto, alla meditazione, al dialogo". Piena approvazione, invece, da parte di Isabella Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera, per il principio ribadito dal ministro Sacconi "secondo cui negare alimentazione e idratazione è contro la legge", un principio che l’esponente della maggioranza definisce "giusto e sacrosanto". Per l'associazione Scienza e vita si è trattato di "un atto di coraggio in favore di tutti i pazienti in stato vegetativo che apprezziamo e speriamo possa trovare ampio consenso nell'opinione pubblica italiana più sensibile nei confronti della vita, dal concepimento alla morte naturale".
Atto di indirizzo del dicastero del Welfare che rende illegale per le strutture del SSN
bloccare l'idratazione e l'alimentazione della donna, in stato vegetativo da 16 anni
La risposta del legale degli Englaro: "L'atto non vale niente"
Il bioeticista Neri: "Crudeltà nei confronti della famiglia"
Eluana, interviene il ministero "Vietato interrompere la nutrizione"
Cade l'ultimo ostacolo per l'interruzione delle cure alla Englaro, da 17 anni in coma irreversibile
"Inammissibile" il ricorso della Procura. La sentenza immediatamente applicabile
Cassazione, stop all'alimentazione Il padre di Eluana: "E' uno stato di diritto"
* IL FOTORACCONTO
Eluana, iter sospeso ma Udine conferma: morirà qui
Niente da fare. Anche la speranza di Udine è sfumata. Il diktat del ministro Sacconi è arrivato giusto poche ore prima del trasferimento di Eluana da Lecco a Udine, dove si trova la clinica con cui la famiglia Englaro pareva aver trovato un accordo. "Abbiamo sospeso temporaneamente l'iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l'incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d'appello di Milano e della Corte di Cassazione", spiega Claudio Riccobon, amministratore delegato della Casa di cura "Città di Udine".
Perciò i prossimi eventuali spostamenti di Eluana Englaro non saranno comunicati alla stampa. Così il legale della famiglia Englaro Vittorio Angiolini ha annunciato in una conferenza stampa a Milano dopo che il ministro della Sanità Maurizio Sacconi ha reso pubblica una lettera rivolta alle strutture sanitarie italiane affinchè non sospendano l'idratazione e l'alimentazione di alcun paziente. La ragazza avrebbe dovuto essere ricoverata in una clinica di Udine affinchè le fossero staccati i sondini che la tengono in vita.
"Il ministro ha saputo dalla stampa che il trasferimento era imminente - ha detto l'avvocato Angiolini durante la conferenza stampa - e ha fatto un atto diversivo che, a mio avviso, lascia il tempo che trova perchéè non è per nulla vincolante". "Questo atto - ha proseguito Angiolini - non è vincolante, e non perché non è legale, ma perché non è vincolante in sè". A chi gli chiedeva se, in futuro vi potranno essere altre iniziative giuridiche, Angiolini si è limitato a replicare che "ne ho parlato con la curatrice speciale e la cosa ci pare, al momento, superflua. Dal punto di vista giuridico - ha concluso - non c'è da fare più nulla se nessun altro fa qualcosa". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ribadisce: "È fondamentale in uno stato di diritto rispettare le decisioni dei giudici, che sono l'essenza dello svolgimento dello stato democratico".
Intanto la scelta di Sacconi viene contestata da più parti: un' "incursione" la chiama Riccobon. Un "diktat per rendere inapplicabile la sentenza della Cassazione", dice la deputata Pd Barbara Pollastrini. Parlano dell’atto di indirizzo che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha inviato alle Regioni e in cui si legge che in qualsiasi struttura del Servizio sanitario pubblico, sia essa pubblica, convenzionata o privata abilitata, non è possibile interrompere idratazione e nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo.
Eppure la sentenza non è più emendabile, come conferma anche il giudice della prima sezione civile della Corte d'appello di Milano, Filippo Lamanna, estensore del decreto con cui, lo scorso luglio, Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiali per la figlia.
"Il decreto – chiarisce il magistrato - non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perché la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo". Il giudice Lamanna spiegato che, nel caso specifico, il decreto del 9 luglio era già esecutivo e inoltre, dopo il provvedimento dello scorso 11 novembre della Cassazione che ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della Procura Generale, questo stesso decreto è diventato definitivamente esecutivo. I legali di Peppino Englaro eventualmente possono chiedere alla cancelleria della Corte d'appello una attestazione che il provvedimento non è più soggetto a impugnazione e, di conseguenza, è esecutivo.
La clinica di Udine ci tiene a confermare che "non appena il provvedimento del ministro Sacconi si rivelerà inefficace in termini di impedimento all'esecuzione del decreto, la signora Eluana Englaro sarà trasferita da Lecco presso la casa di cura Città di Udine, affinchè le possano essere prestate le cure richieste per quell'accompagnamento decoroso stabilito dalla Corte di appello di Milano". Riccobon ricorda che "il trasferimento stava per compiersi" e definisce la mossa di Sacconi di una "tempestività quantomeno sospetta".
Alla casa di cura friulana dove Eluana sarebbe già dovuta arrivare proprio in queste ore, al termine di un lungo calvario alla ricerca di strutture in grado di accoglierla e di accompagnarla al fine vita, dicono di non poter far più nulla per aiutare lei e il padre Peppino Englaro. Ma ora eseguire la sentenza dei giudici che dà ragione al padre di Eluana potrebbe costare alla clinica l’accreditamento come laboratorio diagnostico e di analisi cliniche. Il ministroinfatti fa sapere che ci sarebbero "conseguenze probabilmente immaginabili" per chi non si adegua ai princìpi indicati dal Governo". La minaccia è obliqua ma chiara e pure ribadita: "Certi comportamenti difformi da quei princìpi determinerebbero inadempienze, con le conseguenze probabilmente immaginabili".
Sacconi spiegando la sua minaccia, ci tiene a dire che "si tratta di un atto di ricognizione generale per fare chiarezza: era nostro dovere compierlo per non essere farisaici – aggiunge – non considerando l'incertezza che si sarebbe determinata nelle strutture del Servizio sanitario nazionale". Ma precisa anche che le strutture che non si attengono a questo provvedimento compiono "un'illegalità". Insomma, vanno contro la legge. Ma una legge sui casi come quello di Eluana non c’è. E l’unico atto che la riguarda è una sentenza che dice esattamente il contrario.
Sacconi dice di essersi ispirato alle indicazioni del Comitato nazionale per la Bioetica, all'articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell'Onu e all'articolo 32 della Costituzione italiana. Peccato che, al punto f), la Convenzione Onu dica che gli Stati devono "prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità". L’articolo 32 della Costituzione, invece, dice tra la altre cose che "la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Quella nei confronti di Eluana non sarebbe una discriminazione. Sarebbe, semmai, il rispetto della volontà sua, della sua famiglia e di una sentenza della massima autorità giudiziaria nazionale.
Lo spiega il deputato Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul SSN: "Garantire a qualunque ammalato, soprattutto i più fragili, il diritto alle cure, comprese nutrizione e idratazione, è giusto. Un atto di indirizzo in tal senso mi sembra sensato, ma anche scontato. Non si capisce però – aggiunge – perché Sacconi intervenga oggi quando, in molte regioni del centro-sud, questi delicati pazienti vengono per lo più abbandonati a loro stessi e presi in carico solo dalle famiglie".
Per la senatrice del Pd Magda Negri "l' atto ministeriale di indirizzo – cioè l’intervento di Sacconi - introduce ex novo regole che incidono sui diritti soggettivi e sull'art. 32 della Costituzione". "È evidente - conclude Magda Negri - che bisogna tornare al Parlamento e, se il governo di centro destra vorrà una legge restrittiva, è auspicabile che sia la dialettica parlamentare, secondo libertà di coscienza, a determinare equilibri più avanzati". Stessa proposta che viene anche dal capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera Livia Turco: la vicenda Englaro deve approdare in Parlamento dove si deve al più presto arrivare a una buona legge sul fine vita e sul testamento biologico.
Marini: la Convenzione Onu non è applicabile, perché non recepita in Italia
La convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità non è applicabile in Italia. E dunque difficilmente potrebbe costituire una base giuridica per l'atto di indirizzo con cui martedì il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha invitato tutte le strutture del Ssn a non interrompere alimentazione e idratazione ai pazienti in stato vegetativo. Peccato che il ministro ne abbia fatto la base del suo ostruzionismo alla vicenda di Eluana Englaro.
Ad evidenziare l'errore è Luca Marini, vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb): "Dal punto di vista teorico - spiega Marini, che è anche giurista esperto di diritto internazionale e presidente del centro di studi biogiuridici Ecsel - suscita perplessità l'interpretazione fornita dal ministero del Welfare all'articolo 25 della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, peraltro non ancora recepita nell'ordinamento italiano".
Una interpretazione, continua, "secondo cui l'articolo in questione si applica automaticamente anche alle persone in stato vegetativo. La convenzione però non definisce la condizione di 'disabilita" e, pertanto, allo stato attuale e in assenza di norme interne di adattamento, è quanto meno prematuro ricomprendere in tale condizione quella, ancora più incerta, di 'stato vegetativo". I rilievi del giurista non si fermano qui.
"Sul piano pratico - prosegue Marini nella sua analisi dell'atto di indirizzo - trovo singolare far discendere comportamenti garantistici da una convenzione che, pochi mesi fa, era stata variamente criticata proprio in ragione dell'insufficiente livello di garanzia derivante da alcune sue norme contenute in un'altra parte dell'articolo 25. Cioè quelle - chiarisce - relative alla 'salute sessuale e riproduttiva, alla 'diagnosi precoce e alla prevenzione di ulteriori disabilita". Sono comunque lieto, come vicepresidente del Cnb - conclude Marini - di apprendere che un nostro parere, che per sua natura non è vincolante, sia posto a fondamento, e non soltanto a supporto, di un atto ministeriale la cui efficacia resta comunque limitata a un mero invito rivolto alle autorità regionali".
Sacconi vieta a Eluana di morire
Risponde immediatamente a Sacconi la deputata Pd Barbara Pollastrini, secondo la quale il suo atto di indirizzo è un "diktat per rendere inapplicabile la sentenza della Cassazione". Quello del ministro, dice la Pollastrini, "è uno stile autoritario, disumano e irrispettoso con cui interpretare la propria funzione e quel "potere" che andrebbe esercitato con spirito illuminato dai principi della Costituzione".
Sacconi si è ispirato alle indicazioni del Comitato nazionale per la Bioetica e, dice, all'articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell'Onu e dell'articolo 32 della Costituzione italiana. Peccato che, al punto f), la Convenzione Onu dica che gli Stati devono "prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità". L’articolo 32 della Costituzione, invece, dice tra la altre cose che "la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Ma quella nei confronti di Eluana non sarebbe una discriminazione. Sarebbe, semmai, il rispetto della volontà sua, della sua famiglia e di una sentenza della massima autorità giudiziaria nazionale.
Nel suo atto di indirizzo, Sacconi considera una sola deroga: quella nel caso in cui i trattamenti che non sono considerati "medicali ma di assistenza" vengano rifiutati dal fisico del malato. Dimenticando che il fisico di Eluana è in stato vegetativo da sedici anni e che gli stessi giudici hanno definito la sua alimentazione "forzata".
Sacconi ci tiene a dire che "si tratta di un atto di ricognizione generale per fare chiarezza: era nostro dovere compierlo per non essere farisaici – aggiunge – non considerando l'incertezza che si sarebbe determinata nelle strutture del Servizio sanitario nazionale". Ma precisa anche che le strutture che non si attengono a questo provvedimento compiono "un'illegalità". Insomma, vanno contro la legge. Ma una legge sui casi come quello di Eluana non c’è. E l’unico atto che la riguarda è una sentenza che dice esattamente il contrario.
Proprio martedì il Movimento per la vita è sceso in piazza con una fiaccolata dal titolo "Lasciateci vivere". Mentre, sempre martedì, era arrivate delle indiscrezioni secondo le quali la famiglia Englaro aveva trovato un accordo con una clinica di Udine per la sospensione delle cure. L’avvocato Franca Alessio chiedeva "riserbo e rispetto" perché "credo che non sia un interesse del pubblico sapere dove, come e quando Eluana andrà a morire". Certamente interessa a Sacconi.