Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12636-del-19-05-2017
Timestamp: 2020-07-14 00:04:43+00:00
Document Index: 23419763

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 360', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10']

Sentenza Cassazione Civile n. 12636 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12636 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 08/02/2017, dep.19/05/2017), n. 12636
sul ricorso 29333/2010 proposto da:
CASSA RISPARMIO CIVITAVECCHIA SPA ORA INTESA SAN PAOLO SPA, in
persona del Presidente del CDA e legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA VIALE G. MAZZINI 9-11, presso lo
unitamente all’avvocato GIANCARLA BRANDA, giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 554/2009 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
Avvocato SALVINI LIVIA, che ha chiesto l’accoglimento;
1. La Cassa di Risparmio di Civitavecchia, oggi Intesa San Paolo SPA in qualità di incorporante, a seguito di atto di fusione per incorporazione del (OMISSIS) a rogito del notaio M.C. in (OMISSIS), rep. n. (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione su tre motivi, corredato da memoria ex art. 378 c.p.c., avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 554/01/09, depositata il 21.10.2009 e non notificata, con la quale, in parziale accoglimento dell’appello dell’Ufficio e dell’appello incidentale proposto dalla parte privata, riconosceva la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato con esclusione delle sanzioni irrogate che provvedeva ad annullare.
2. L’avviso era stato emesso in relazione alla dichiarazione dei sostituti di imposta modello 770 presentato dalla società per l’anno 1995, rispetto alla quale l’Ufficio aveva disconosciuto l’agevolazione prevista dalla L. 29 dicembre 1962, n. 1745, art. 10 bis e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, ed accertato l’omessa ritenuta alla fonte sugli utili distribuiti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, per mancata ricorrenza delle condizioni per fruire del beneficio, consistenti nell’esercizio esclusivo di attività di interesse pubblico o di utilità sociale.
3. Il giudice di appello, dopo aver affermato che la decisione sulla controversia imponeva l’esame concreto della sussistenza in capo alla Fondazione dei requisiti per l’applicazione degli artt. 10 bis e 6 cit., senza necessariamente richiedere l’esame ex officio della giurisprudenza comunitaria sugli aiuti di Stato, esponeva, con una ampia ricostruzione normativa e della giurisprudenza della Corte di cassazione, quali erano le differenze correnti tra le fondazioni bancarie e le persone giuridiche o enti che, ai sensi dell’art. 10 bis cit., perseguivano esclusivamente scopi di beneficienza, educazione, istruzione, studio e ricerca scientifica e, all’esito, concludeva affermando che vi era una “vera e propria presunzione di esercizio dell’attività di impresa bancaria in capo a coloro che in ragione dell’entità della partecipazione al capitale sociale sono in grado di influire sull’attività dell’ente creditizio, per accedere al beneficio invocato le fondazioni avrebbero dovuto allegare e dimostrare di avere svolto una attività del tutto differente da quella voluta dal legislatore, nel senso che invece di privilegiare le finalità di consentire al nostro sistema creditizio di affrontare le turbolenze del mercato internazionale, governando la fase dell’affrancamento dal protezionismo statale, abbiano invece svolto una attività di prevalente o esclusiva promozione sociale e culturale” (fol. 9 della sent. imp.). Da ciò desumeva che i compiti assegnati dal legislatore alle Fondazioni bancarie, enti conferenti, erano non compatibili con quelli degli enti a fiscalità privilegiata e che non era stata fornita la prova che l’attività svolta in concreto dalla Fondazione in questione fosse sussumibile ai modelli legislativi invocati per beneficiare della agevolazione richiesta.
Dopo avere affermato che il parere espresso dall’Ispettorato non aveva valore ostativo all’accertamento e che l’Amministrazione legittimamente aveva mutato il proprio orientamento alla luce di maggiori approfondimenti, sviluppi giurisprudenziali e altro, come emergeva dalla Circolare n. 238 del 04.10.1996, osservava che ciò poteva avere indotto nella contribuente in buona fede un legittimo affidamento sul trattamento fiscale da applicare in sede di liquidazione delle imposte. Secondo il giudice di appello tali circostanze concretavano una obiettiva condizione di incertezza normativa che giustificava la disapplicazione delle sanzioni.
Secondo la ricorrente la prima decisione aveva annullato il provvedimento di diniego dell’esonero da ritenuta accogliendo due motivi formulati da CARCIV e ritenendo illegittimo l’avviso di accertamento A) perchè lesivo dell’affidamento legittimamente riposto dalla società sull’inesistenza dell’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto sui dividendi erogati alla Fondazione, B) perchè la Fondazione integrava i requisiti per fruire dell’esonero da ritenuta ai sensi della L. n. 1745 del 1962, art. 10-bis.
Orbene, questa complessiva ed unica statuizione non si concilia con la lettura proposta dalla contribuente, perchè è evidente che, correttamente (v. sub 2.1. e ss.), la CTP ha sì riconosciuto l’applicabilità della L. n. 212 del 2000, art. 10, ma non ha fatto da ciò discendere l’annullamento dell’accertamento: tale conclusione, d’altronde, sarebbe stato inconciliabile con la precisazione contenuta nella stessa sentenza (e prima ricordata) circa il limitato campo di applicazione riservato all’art. 10 cit. (sanzioni, interessi ed accessori). Proseguendo nella disamina della fattispecie complessa, quindi, la CTP ha ritenuto che ricorressero i presupposti di fatto per godere dell’esenzione (perseguimento di finalità di interesse pubblico), circostanza decisiva sulla scorta della quale ha annullato l’accertamento.
2.1. Con il secondo motivo la contribuente denuncia la violazione e falsa applicazione del principio generale di tutela del legittimo affidamento nonchè della L. n. 212 del 2000, art. 10 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), sostenendo che i giudici di secondo grado, pur riconoscendo la sussistenza del legittimo affidamento in capo a CARCIV, erroneamente hanno limitato la tutela dell’affidamento alla sola disapplicazione delle sanzioni irrogate, anzichè estenderla anche all’intero avviso di accertamento.
2.3. Innanzi tutto trova applicazione e conferma l’orientamento espresso da questa Corte secondo cui “il legittimo affidamento del contribuente comporta, ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, commi 1 e 2, l’esclusione degli aspetti sanzionatori, risarcitori ed accessori conseguenti all’inadempimento colpevole dell’obbligazione tributaria, ma non incide sulla debenza del tributo, che prescinde del tutto dalle intenzioni manifestate dalle parti del rapporto fiscale, dipendendo esclusivamente dall’obiettiva realizzazione dei presupposti impositivi”. (Cass. nn. 10195/2016, 5934/2015, 25966/2013, 19479/2009; v. anche Cass. n. 3757/2012 la quale afferma che: “Le circolari ministeriali in materia tributaria non costituiscono fonte di diritti ed obblighi e, pertanto, qualora il contribuente si sia conformato ad una interpretazione erronea fornita dall’Amministrazione finanziarla, è esclusa soltanto l’irrogazione delle relative sanzioni e degli interessi, senza alcun esonero dall’adempimento dell’obbligazione tributaria, in base al principio di tutela dell’affidamento, espressamente sancito dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, comma 2”).
3.5. Va altresì osservato che la decisione è in linea con i principi affermati da questa Corte, secondo i quali della L. n. 1745 del 1962, art. 10 bis, non attribuisce affatto all’Ispettorato compartimentale il compito di verificare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma agevolativa controllando l’effettivo svolgimento delle attività da parte degli enti in questione ed il perseguimento degli scopi indicati, come sarebbe stato invece necessario ai fini dello svolgimento di un’attività non rientrante tra quelle che competono istituzionalmente all’Ispettorato in difetto di espressa previsione di legge. Al contrario, tale norma si è limitata a prevedere, a carico dell’Ispettorato, soltanto il compito di trasmettere “alle società emittenti, entro il 20 dicembre, l’elenco degli enti che hanno presentato la distinta con l’indicazione del numero delle azioni in essa comprese”. Ne deriva che per l’accertamento dei requisiti soggettivi si doveva e si deve far ricorso ai principi generali in materia di accertamento delle obbligazioni tributarie, con la conseguenza che spetta all’Ufficio IIDD competente il potere di accertare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione de qua, mediante l’utilizzo dei mezzi conferitigli dalla legge negli ordinari termini di decadenza (Cass. n. 28028/2009).
– condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nel compenso di Euro 5.600,00, oltre spese prenotate a debito.