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Timestamp: 2016-12-04 12:18:49+00:00
Document Index: 92329769

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Sentenza n. 5511 del 29 ottobre 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Diniego istanza di emersione dal lavoro nero
sul ricorso numero di registro generale 6341 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Simonetta Geroldi e Francesco Chiodi, con domicilio eletto presso Segreteria del Consiglio di Stato in Roma, p.za Capo di Ferro n.13;
U.T.G. – Prefettura di Brescia, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n.12;
della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE I n. 01169/2012
Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 settembre 2012 il Cons. Roberto Capuzzi e udito l’avvocato dello Stato Biagini;
1. Il ricorrente impugnava davanti al Tar Lombardia, sede di Brescia, il diniego pronunziato dalla Prefettura di Brescia sulla istanza di emersione ex art. 1 ter del d.l. 1 luglio 2009 n°78, convertito con modificazioni nella l. 3 agosto 2009 n°102, presentata dal signor ***** nell’interesse del medesimo ricorrente.
L’istanza era stata respinta perché lo straniero aveva riportato una condanna, come da sentenza Tribunale di Bergamo n.893 del 7 aprile 2008, per i reati previsti e puniti dagli artt. 474 e 648 c.p. dei quali il secondo consente l’arresto in flagranza facoltativo ai sensi dell’art. 381 c.p.p..
Il Tar premetteva che il sopracitato art. 1 ter del d.l. 1 luglio 2009 n°78, prevedeva l’istituto della cd. “emersione” degli stranieri non appartenenti all’Unione Europea i quali fossero irregolarmente presenti sul territorio nazionale alla data del 30 giugno 2009 e fossero impiegati da almeno tre mesi in attività di lavoro domestico e stabiliva che fra le condizioni della sanatoria vi era tra l’altro l’assenza di pregiudizi penali di particolare gravità individuati dalla legge come ostativi, e che in specie il comma 13 lettera c) dell’articolo citato prevedeva che non potessero essere ammessi alla procedura di emersione gli stranieri i quali “risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella pronunciata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del medesimo codice”.
Avendo il ricorrente riportato la condanna per reati previsti e puniti dagli artt. 474 e 648 c.p. il secondo dei quali consente l’arresto in flagranza ai sensi dell’art. 381 c.p.c., secondo il Tar, legittimamente l’amministrazione non aveva consentito la regolarizzazione.
Il signor ***** ha proposto appello avverso la sentenza del Tar deducendo la erroneità della medesima in relazione alla recente sentenza della Corte Costituzionale n.172 del 6 luglio 2012.
Si è costituita l’amministrazione intimata senza depositare memorie.
Alla camera di consiglio del 14 settembre 2012, fissata per l’esame della istanza cautelare, le parti sono state avvisate che il Collegio si riservava di pronunciare una sentenza di merito.
Con il provvedimento di diniego di emersione dal lavoro irregolare, impugnato in primo grado, la condanna riportata dal lavoratore è stata ritenuta automaticamente ostativa a norma dell’art. 1 ter, co. 13, lett. c) del d.l. 1° luglio 2009 n. 78 in quanto pronunziata per uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen..
La condanna di cui sopra concerne in particolare anche il reato di ricettazione di cui all’art. 648 cod. pen., per il quale l’art. 381 cod. proc. pen. prevede l’arresto facoltativo in flagranza
Alla fattispecie in esame risulta applicabile la sentenza 6 luglio 2012 n. 172 della Corte costituzionale, con la quale, in riferimento all’art. 3 Cost., è stata dichiarata “l’illegittimità costituzionale del citato art. 1 ter, comma 13, lettera c), nella parte in cui fa derivare automaticamente il rigetto dell’istanza di regolarizzazione del lavoratore extracomunitario dalla pronuncia nei suoi confronti di una sentenza di condanna per uno dei reati per i quali l’art. 381 cod. proc. pen. permette l’arresto facoltativo in flagranza, senza prevedere che la pubblica amministrazione provveda ad accertare che il medesimo rappresenti una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato” .
Pertanto, in accoglimento dell’appello, la sentenza appellata deve essere riformata, il ricorso di primo grado accolto con conseguente annullamento del diniego impugnato, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.
In ragione della recentissima sopravvenienza della pronunzia Corte Costituzionale, le spese di entrambi i gradi possano essere compensate.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto,lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata accoglie il ricorso di primo grado ed annulla il provvedimento impugnato.
Il 29/10/2012
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