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Timestamp: 2017-01-19 04:25:20+00:00
Document Index: 11000819

Matched Legal Cases: ['art. 2487', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 28']

Iniziata la conversione in legge del Decreto fiscale. Questi gli argomenti in discussione
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9 marzo 2012 08:010 commentiViews: 21
DECRETO-LEGGE 16/2012
“SEMPLIFICAZIONI
TRIBUTARIE”
A.S. 3184
“CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 2 MARZO 2012, N. 16, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI SEMPLIFICAZIONI TRIBUTARIE, DI EFFICIENTAMENTO E POTENZIAMENTO DELLE PROCEDURE DI ACCERTAMENTO”
Il disegno di legge A.S. 3184 è stato assegnato in prima lettura al Senato, ed in particolare alle Commissioni riunite bilancio e finanze, che ne iniziano l’esame nella settimana tra il 12 ed il 17 marzo 2012.
ARTICOLO 1 – RATEIZZAZIONE DEBITI TRIBUTARI
Il comma 1 prevede che nel caso di decadenza della rateizzazione delle somme dovute a seguito di controlli formali o automatici a carico del contribuente, questi possa accedere comunque alla dilazione di pagamento (fino a 72 rate) per dimostrate difficoltà economiche, ai sensi di cui al Dpr n.602 del 1973.
ll comma 2 modifica le norme sulla dilazione prevedendo sia le rate variabili, sia che l’agente della riscossione possa accendere l’ipoteca sui beni immobili del contribuente solo nei casi di rifiuto di concessione del beneficio stesso o di decadenza. Sono salve le ipoteche già accese. Inoltre, si prevede che per decadere dal beneficio è necessario non pagare due rate. I piani di rateazione a rata costante già in essere non sono modificabili (comma 3) , salvo che non si acceda ad ulteriore rateizzazione.
Il comma 4 dispone in materia di rateizzazione dei debiti verso gli enti pubblici dello Stato, i quali potranno concedere la rateizzazioni in rate fisse o variabili. La norma non si applica ai crediti degli enti previdenziali.
Il comma 5 consente la partecipazione alle gare d’appalto ai contribuenti che abbiano in corso pagamenti rateali di debiti tributari. Attualmente sono esclusi in quanto considerati inadempienti, ma il provvedimento “intende porre rimedio a questa situazione, giacché in sostanza il contribuente è in realtà adempiente, ancorché a rate” (cfr: relazione al ddl). Di conseguenza: non si intenderanno scaduti ed esigibili i debiti per i quali sia stato concordato un piano di rateazione rispetto al quale il contribuente è in regola con i pagamenti. Il comma 6 sembra contenere una sanatoria in favore delle stazioni appaltanti che abbiano già adottato i comportamenti di cui al comma 5.
ARTICOLO 2 – COMUNICAZIONI E ADEMPIMENTI FORMALI
Il comma 1, che intende salvaguardare il contribuente in buona fede, prevede che la fruizione di benefici fiscali o l’accesso a regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di comunicazione formale non tempestivamente eseguita, non è preclusa se il contribuente: 1) abbia ancora i requisiti per richiederli; 2) effettui l’adempimento entro il termine della prima dichiarazione utile; 3) paghi la sanzione minima per le violazioni relative al contenuto e alla documentazione delle dichiarazioni (258 euro); 4) non siano stati avviati gli accertamenti degli Uffici.
Il comma 2 fa salve le domande tardive di iscrizione negli elenchi delle Onlus che intendono partecipare al riparto del cinque per mille IRPEF. Le condizioni sono: 1) possesso dei requisiti sostanziali; 2) presentazione della domanda entro il 30 settembre; 3) pagamento della sanzione minima per omessa dichiarazione (258 euro).
Il comma 3 stabilisce che le eccedenze dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, cedute a società dello stesso gruppo, qualora non dichiarate, non determinano più l’inefficacia della cessione nei confronti dell’Amministrazione finanziaria. Occorre però pagare la sanzione massima per omessa dichiarazione (5.164 euro).
Il comma 4 riguarda le cessioni all’esportazione non imponibili IVA. L’obbligo di trasmettere telematicamente all’Amministrazione la comunicazione relativa alle dichiarazioni di intento ricevute dai propri cessionari che intendono avvalersi della facoltà di acquistare beni o servizi senza pagamento dell’IVA è spostato alla prima liquidazione utile, invece che entro il 16 del mese successivo alla ricezione.
Il comma 5 è volto ad allineare la disciplina fiscale alla disciplina civilistica in materia di scioglimento delle società di capitali (artt. 2484 e 2485 c.c.) facendo decorrere i termini di presentazione della dichiarazione relativa al periodo antecedente alla messa in liquidazione della società, dalla data in cui si dispiegano gli effetti civili. In caso di revoca di liquidazione (art. 2487-ter c.c.) il liquidatore non ha obbligo di presentare la dichiarazione. Sono fatti salvi gli effetti prodotti dalle dichiarazioni già presentate e le imposte versate a titolo provvisorio non sono restituite. Unica eccezione è l’ipotesi in cui la revoca sopraggiunga quando la dichiarazione “ante-liquidazione” sia già stata presentata. In tal caso i dati dichiarati nella dichiarazione ordinaria da presentare per l’intero periodo d’imposta, e le imposte già versate andranno scomputate dal dovuto.
La disposizione del comma 6 semplifica, a decorrere dal 1° gennaio 2012, gli adempimenti previsti a carico dei soggetti passivi IVA. L’obbligo di comunicazione delle operazioni sopra i 3000 euro dovrà essere assolto cumulativamente per ciascun cliente, una volta l’anno.
Il comma 7 sopprime l’obbligo di indicare in tutti gli atti, contratti, denunzie e dichiarazioni che vengono presentati agli uffici finanziari, il comune di domicilio fiscale con la precisazione dell’indirizzo, in considerazione del fatto che nella maggior parte dei casi le informazioni sul domicilio fiscale sono già disponibili nell’Anagrafe Tributaria.
Il comma 8 prevede l’obbligo a carico delle imprese che hanno rapporti d’affari con soggetti residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, di comunicare solo le operazioni superiori a 500 euro.
Le disposizioni di cui ai commi 9 e 10 concedono ai destinatari registrati, agli speditori registrati e agli esercenti i depositi commerciali di sostituire la tenuta dei registri cartacei con la trasmissione telematica, da effettuarsi solo in caso di avvenute movimentazioni. Con provvedimenti dell’Agenzia delle dogane saranno disciplinate le modalità di presentazione, conservazione ed esibizione dei dati.
Con il comma 11 si introducono semplificazioni nel settore birraio artigianale (meno di 10.000 ettolitri) prevedendo che l’accertamento del prodotto venga effettuato dal depositario sulla base della quantità inviata al confezionamento. In tal modo è eliminato l’onere del magazzino fiscale ed si è in linea con la normativa comunitaria che prevede la tassazione sul volume in genere.
Il comma 12 demanda ad un provvedimento dell’Agenzia delle dogane l’assetto del deposito fiscale e le modalità di controllo.
Con il comma 13 si semplificano gli adempimenti per gli utenti di energia elettrica da fonti rinnovabili utilizzata per uso proprio, prevedendo, ai fini del rilascio della licenza di esercizio, un controllo documentale in luogo della verifica tecnica – fiscale sull’impianto. Tuttavia non dovrà mancare una dichiarazione sul rispetto dei requisiti di sicurezza fiscale.
ARTICOLO 3 – FACILITAZIONI PER IMPRESE E CONTRIBUENTI
I commi 1 e 2 escludono dal limite di pagamento in contanti di 1.000 euro, gli acquisti effettuati da cittadini extra comunitari che abbiano residenza fuori dal territorio dello Stato, presso esercizi di commercio al minuto o presso le agenzie di viaggio e turismo, a condizione che sia acquisita una fotocopia del documento di identità dell’acquirente e una sua autocertificazione di essere extracomunitario. Inoltre, il prestatore di servizio dovrà tempestivamente versare il denaro contante incassato in un conto corrente ad esso intestato presso un operatore finanziario e consegnare all’operatore stesso fotocopia del documento di identità del cliente e della fattura o della ricevuta o dello scontrino fiscale emesso. Qualche perplessità desta sia la macchinosità della procedura, sia la palese disparità di trattamento tra comunitari ed extracomunitari (un tedesco non può acquistare in contanti oltre i 1000 euro, nonostante in Germania il limite sia posto a 2500 euro). Inoltre, si fornisce un alibi a tutti i cittadini stranieri sorpresi con una ingiustificata quantità di contanti. Quanto alla fotocopia del documento, basta quella di un documento qualsiasi.
I commi 3 e 4 stabiliscono il differimento al 1° maggio 2012 della norma del decreto Monti n. 201 del 2011 che prevede il pagamento di stipendi e pensioni di importo superiore a 1.000 € tramite strumenti di pagamento elettronico bancari o postali.
I commi da 5 a 7 riguardano i pignoramenti e la prelazione tra creditori. Si dispone un limite di pignorabilità sui redditi da lavoro pari a un decimo per redditi fino a 2000 euro mensili e di un settimo per redditi tra 2000 e 5000. Oltre i 5000 resta ferma la pignorabilità del quinto del reddito di lavoro. Il comma inoltre conferma il limite minimo di 20000 euro di debito per iscrivere la garanzia ipotecaria, eliminando ogni diversa previsione. Secondo la relazione Governativa la norma chiarisce le finalità di garanzia dell’istituto, che rende autonoma l’esperibilità della cautela, non necessariamente preordinata all’esecuzione. Ma darebbe agli agenti della riscossione un diritto di prelazione sulle procedure attivate da altri creditori, sul ricavato della vendita forzosa e sui terzi, anche in buona fede, che abbiano acquistato il bene pignorato o ipotecato.
Il comma 8 offre ai contribuenti la possibilità di dedurre i costi relativi a contratti con corrispettivi periodici secondo gli ordinari criteri di competenza ovvero con riferimento alla registrazione ai fini IVA dei relativi documenti fiscali. L’applicabilità (comma 9) decorre dal 2011.
I commi 10 e 11 stabiliscono che non possono essere iscritti a ruolo le somme che, comprese sanzioni ed interessi, non superano i 30 euro. Il nuovo limite non vale in caso di ripetute violazioni degli obblighi di versamento. La decorrenza della norma è fissata al 1° luglio 2012.
Considerato la natura esponenziale delle sanzioni, sarebbe opportuno conoscere quante siano le iscrizioni a ruolo a cui la norma si riferisce. La relazione tecnica riferisce, su dati non meglio esplicitati di Equitalia, di minori entrate per 2,4 milioni di euro a regime.
Il comma 12 uniforma le modalità di arrotondamento degli importi indicati nelle dichiarazioni dei sostituti d’imposta. La norma vale per le dichiarazioni presentate dal 2012 e l’arrotondamento è alla seconda cifra decimale.
Il comma 13 è volto a semplificare il lavoro degli Uffici delle dogane per quanto riguarda i controlli sull’attivazione di officine elettriche per uso proprio, azionate da fonti rinnovabili, con potenze installate inferiori a 100 kW. Per evitare una complessa serie di adempimenti queste officine corrisponderanno l’accisa mediante un canone annuo di abbonamento determinato dal competente Ufficio.
Il comma 14 modifica il decreto Monti (n. 201 del 2011) nella parte relativa alla riduzione dei costi di compliance (conformità), ossia i costi che i singoli intermediari finanziari e creditizi devono sostenere per rispettare la normativa. Il comma estende l’applicabilità anche alle assicurazioni.
Il comma 15 sopprime l’imposta di bollo pari al 2 % dell’importo trasferito sui trasferimenti di denaro all’estero attraverso le agenzie money transfer ed altri agenti di attività finanziaria. La norma era stata introdotta col decreto legge n. 138, la soppressione è motivata dalla decisione approvata nel G20 di Cannes (novembre 2011, su proposta dell’Italia), di ridurre il costo medio globale di trasferimento delle rimesse dal 10% al 5% in 5 anni che, ove conseguito, comporterebbe un aumento netto annuo del reddito dei migranti e delle loro famiglie di circa 15 miliardi di dollari USA. La relazione tecnica sul punto dichiara che “per quanto riguarda i potenziali effetti negativi derivanti dall’abrogazione della disposizione in esame, si ritiene, pur in assenza di dati puntuali, che essi siano di non rilevante entità, vista l’area di non imponibilità e di esenzione prevista.”. Inoltre si vuole impedire che le rimesse siano effettuate tramite pratiche illegali. Tale deviazione di flussi monetari è stimata in 2 miliardi di euro su base annua. Considerato che il trasferimento di ricchezza all’estero dall’Italia è di circa 10 miliardi di euro l’anno, la perdita dell’erario è quantificata dalla relazione introduttiva in 200 milioni di euro.
Si osserva che, per ottemperare alla decisione di Cannes, bastava diminuire i costi degli intermediari. Sotto il profilo tecnico va considerato che la soppressione di un’entrata andrebbe comunque coperta.
Il comma 16 estende anche ai provvedimenti del Direttore generale di AAMS la previsione di considerarli legalmente validi tramite pubblicazione sul sito internet, in luogo della pubblicazione dei medesimi documenti nella G. U. (come già accade per le agenzie fiscali).
ARTICOLO 4 – FISCALITÀ LOCALE
Il comma 1 stabilisce al 20 dicembre dell’anno di riferimento il termine per la pubblicazione delle delibere di variazione dell’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Il comma 2 consente la variazione delle aliquote concernenti l’imposta sulla RCA non solo alle province ubicate nel territorio delle regioni a statuto ordinario ma anche a quelle appartenenti alle autonomie speciali, superando i problemi di applicabilità precedentemente insorti.
Il comma 3 stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2013 i comuni verseranno entro il 30 aprile di ogni anno il contributo dell’1 per mille del gettito IMU all’ANCI, per consentire la prosecuzione dei servizi finalizzati a fornire strumenti conoscitivi per l’azione di accertamento dei comuni.
Prima si versava l’1 per mille dell’ICI, ma dato che l’IMU sarà molto più corposa, ne risulta che il contributo all’ANCI è enormemente aumentato.
Il comma 4 prevede l’abrogazione, a decorrere dall’anno di imposta 2012, delle disposizioni che prevedono la sospensione del potere di aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali e regionali. La disposizione fa salvi i provvedimenti delle regioni e le deliberazioni delle province e dei comuni, relativi all’anno d’imposta 2012, emanati prima dell’approvazione del decreto.
Il comma 5 fa salve le norme previgenti sul rimborso ICI per i comuni delle regioni a Statuto speciale, che non sono interessate dall’applicazione del federalismo municipale e quindi dall’applicazione dell’IMU.
Il comma 6 stabilisce che per il 2012 i trasferimenti dal Ministero dell’interno agli enti locali sono erogati allo stesso modo in cui sono stati erogati quelli per il 2012.
Di conseguenza (comma 7), entro il mese di marzo 2011, il Ministero corrisponde, a titolo di acconto, una somma pari ai pagamenti effettuati nel primo trimestre 2010. Le anticipazioni poi andranno scomputate dalle somme spettanti a titolo di trasferimenti o di risorse da Federalismo fiscale.
Per i comuni “incapienti” le anticipazioni saranno scomputate dall’IMU (comma 8). Le disposizioni sono finalizzate ad evitare il ricorso da parte dei Comuni ad onerose anticipazioni di tesoreria, che potrebbero rendersi necessarie a seguito di carenze di liquidità, considerati i tempi necessari per l’attuazione del federalismo municipale per l’anno 2012, ed a rendere più efficace la sanzione a carico di Province e Comuni strutturalmente deficitari.
A tal fine il comma 9 modifica il Testo unico enti locali prevedendo per gli enti inadempienti una sanzione pari all’1% delle entrate correnti, da scomputare dai trasferimenti. La norma si applica anche all’esercizio 2011.
Con i commi 10 e 11 si propone la soppressione nei territori degli enti a statuto speciale dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica (uso abitativo) in favore dei Comuni, nonché delle Province (uso non abitativo). Nelle regioni a statuto ordinario l’imposta è già venuta meno a decorrere dal 1° gennaio 2012. La copertura è assicurata riducendo il concorso di tali enti ai risparmi della finanza pubblica.
Il comma 12, infine, a completamento della disciplina che ha introdotto la deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, dell’IRAP gravante sul costo sostenuto dalle imprese e dai professionisti per il personale dipendente, affida a un provvedimento del direttore dell’Agenzia entrate la definizione delle modalità di presentazione delle istanze di rimborso dell’IRAP relative a periodi d’imposta anteriori al 2012.
EFFICIENTAMENTO E POTENZIAMENTO DELL’AZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE TRIBUTARIA
ARTICOLO 5 – STUDI DI SETTORE, VERSAMENTI TRIBUTARI, SISTEMA INFORMATIVO DELLA FISCALITÀ, EQUITALIA GIUSTIZIA
Il comma 1 prevede la possibilità di pubblicare in Gazzetta Ufficiale entro il 30 aprile 2012, invece che entro il 31 marzo, eventuali integrazioni agli studi di settore applicabili per il periodo di imposta 2011, al fine di tenere compiutamente conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali.
I commi da 4 a 6 prorogano il Contratto Quadro tra SOGEI e Amministrazione finanziaria, in scadenza (febbraio 2012), per la gestione del sistema informativo della fiscalità.
Il comma 7 chiarisce il concetto di “amministrazioni pubbliche” in relazione all’applicabilità delle regole della finanza pubblica. Tra di esse sono ricomprese le Autorità indipendenti e in ogni caso l’elenco delle amministrazioni pubbliche di cui al d.lgs. n. 165 del 2001.
Il comma 8 riguarda le modalità di incasso dell’aggio spettante ad Equitalia per la gestione del Fondo Unico Giustizia. Si applica il principio della prededuzione.
ARTICOLO 6 – ATTIVITÀ E CERTIFICAZIONI IN MATERIA CATASTALE
Il comma 1 specifica le funzioni dell’Agenzia del territorio quale riferimento ai servizi estimativi in favore delle pubbliche amministrazioni. Le predette attività sono regolate da Accordi che provvedono comunque al rimborso delle spese sostenute, per evitare che gli enti richiedano stime senza poi procedere alla vendita.
Il comma 2 riguarda l’individuazione della superficie delle unità immobiliari su cui andrà commisurata l’entità della disciplina del nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES); l’Agenzia del Territorio individuerà un superficie convenzionale, derivata dagli elementi di consistenza in proprio possesso.
I commi 3 e 4 sono volti a conseguire una maggiore rispondenza del contenuto delle banche dati dell’Agenzia del territorio sull’uso del suolo delle singole particelle catastali, rese dai soggetti interessati nell’ambito degli adempimenti dichiarativi presentati agli organismi pagatori. Il comma prevede che l’Agenzia individui modalità di dichiarazione uniformi.
Il comma 5 prevede l’inapplicabilità della disciplina in tema di semplificazione della documentazione amministrativa, ai certificati e alle attestazioni da produrre al conservatore dei registri immobiliari per l’esecuzione di formalità ipotecarie nonché ai certificati ipotecari e catastali rilasciati dall’Agenzia del territorio.
ARTICOLO 7 – MONOPOLI DI STATO
Consta di un unico comma con il quale si prevede si acquisire il parere del Consiglio di Stato sugli schemi di atti di gara per il rilascio di concessioni in materia di giochi pubblici nonché sugli schemi di provvedimento per la valutazione dei requisiti di solidità patrimoniale dei concessionari.
ARTICOLO 8 – MISURE DI CONTRASTO ALL’EVASIONE
Il comma 1 concerne la deducibilità dei costi e spese direttamente utilizzati per il compimento di fatti, atti o attività qualificabili come delitto non colposo. Qualora intervenga una sentenza di assoluzione compete il rimborso delle maggiori imposte versate. La norma si giustifica con i problemi creati dalla disposizione originaria, contenuta nella legge n. 537 del 1993, costantemente impugnata per motivi di legittimità costituzionale in quanto la indeducibilità viene vista come sanzione impropria.
Il comma 2 colpisce con una specifica sanzione pecuniaria (dal 25 al 50 per cento dell’ammontare) l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Non è ammesso il concorso di violazioni (con il quale si paga sola la sanzione più elevata), mentre è ammessa la definizione agevolata.
Il comma 3 contiene una disposizione transitoria che prevede l’applicabilità delle disposizioni dei commi 1 e 2, ove più favorevoli, salvo che i provvedimenti non siano definitivi. Il comma inoltre prevede l’applicabilità della predetta disciplina anche alle violazione relative alla definizione dell’Irap.
Il comma 4 stabilisce che l’Agenzia delle Entrate, in assenza di presentazione del modello degli studi di settore o nel caso di presentazione dello stesso con dati omessi o infedeli, con la quale si determini una differenza del 15% o superiore a 50.000 euro, possa determinare il reddito d’impresa e di lavoro autonomo sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, “potendo prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili e di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione, concordanza” (relazione illustrativa).
Il comma 5 prevede che tale norma (comma 4) si applichi solo ai fatti avvenuti successivamente all’entrata in vigore del decreto.
Il comma 6 amplia a fini preventivi i poteri istruttori della Guardia di finanza. In particolare, il potere di richiedere documentazioni sui movimenti finanziari del contribuente è utilizzabile per effettuare segnalazioni all’Agenzia delle entrate, con la finalità di applicare le misure cautelari dell’ipoteca e del sequestro preventivi.
Le norme dei commi da 4 a 6 concedono pertanto di agire contro il contribuente sulla base di semplici ipotesi.
Il comma 7 prevede l’obbligo di comunicazione delle infrazioni in materia di limiti dell’uso del contante (si osservi che l’uso del contante in sé è diventato infrazione, secondo la relazione illustrativa, anche se acquisizione e spesa dello stesso, sono tracciabili) non più direttamente all’Agenzia delle entrate, ma alla Guardia di Finanza la quale, ove ravvisi l’utilizzabilità di elementi ai fini dell’attività di accertamento, ne da’ tempestiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Il comma 8 introduce la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di elaborare delle liste selettive di contribuenti (cd. black list) che sono stati ripetutamente segnalati in merito alla violazione dell’emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale o del documento certificativi dei corrispettivi.
Il comma 9 ritorna sulla questione partite IVA inattive, prevedendo l’invio automatizzato di una comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate ai titolari di partita IVA che, pur obbligati, non hanno presentato la dichiarazione di cessazione di attività, con l’invito al pagamento della sanzione tra 150 e 600 euro, salvo che il contribuente non presenti ragioni idonee a mantenere aperta la partita IVA. Il comma prevede inoltre la possibilità per chiunque di controllare i movimenti relativi ad una partita IVA, al fine di contrastare eventuali frodi.
Con il comma 10 si provvede all’unificazione dei termini per gli adempimenti e i controlli connessi al regime sostitutivo della cedolare secca in materia di locazioni abitative.
Il comma 11 sopprime la norma che prevede, a favore dei soggetti in contabilità semplificata e dei lavoratori autonomi che effettuano operazioni con incassi e pagamenti interamente tracciabili, di sostituire gli estratti conto bancari alla tenuta delle scritture contabili. La relazione giustifica la soppressione con il fatto che dal 2013 entrerà in vigore il regime premiale per favorire la trasparenza (art. 10 DL 201 del 2011).
Il comma 12 modifica il DL n.78 del 2010 in tema di accertamenti esecutivi emessi dall’Agenzia delle entrate e dall’INPS. Quanto agli accertamenti dell’Agenzia delle entrate introduce un adempimento a carico dell’agente della riscossione, che è tenuto ad informare il debitore di aver preso in carico le somme da porre in riscossione, salvo che nel caso di fondato pericolo per la riscossione. L’atto riguarda solo la mera circostanza dell’affidamento in carico e prescinde da ogni riferimento al suo contenuto sostanziale. Quanto all’INPS viene attribuita validità ad un estratto delle informazioni trasmesse telematicamente dall’INPS all’agente della riscossione.
I commi da 13 a 17 recano disposizioni in materia di bollo, valori scudati e attività finanziarie all’estero. Si prevede (commi 13 – 15) che i cd. conto deposito, bancari e postali sono assoggettati all’imposta di bollo proporzionale, anche se rappresentati da certificati, ponendo così fine ad una incertezza interpretativa. La norma decorre dal 1° gennaio 2012.
Il comma 16, lettera a) consente all’intermediario che non riceva adeguata provvista dal cliente per il pagamento dell’imposta di bollo, di effettuare i corrispondenti disinvestimenti; con la lettera b) invece consente di scomputare dall’imposta di bollo speciale, dovuta sulle attività finanziarie rimpatriate (scudate), l’imposta di bollo corrisposta con riferimento alle medesime attività nel 2011, nel caso in cui l’attività rimpatriata sia costituita da denaro. Secondo la relazione al provvedimento, attualmente la norma prevede solo lo scomputo dell’imposta di bollo corrisposta per il deposito titoli. La lettera c) proroga al 16 maggio del termine di versamento annuale che gli intermediari finanziari devono effettuare con riferimento alle attività finanziarie oggetto di emersione e ancora secretate al 31 dicembre 2011. A tal fine il comma 17 esclude eventuali sanzioni. La lettera d) chiarisce che per l’accertamento e la riscossione dell’imposta di bollo speciale dovuta sulle attività finanziarie rimpatriate, nonché per il relativo contenzioso, troveranno applicazione le norme relative alle imposte sui redditi anziché quelle in materia di imposta di bollo. La lettera e) e la lettera g) prevedono un’esclusione dal pagamento del tributo dovuto dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato per il possesso degli immobili situati all’estero. Il versamento non è dovuto se l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero non supera i 200 euro, ma questo vale solo se l’imposta piena non supera tale somma. Non vale invece se si rimane sotto tale limite dopo aver scomputato l’imposta patrimoniale del Paese estero. Inoltre, si prevede che l’imposta è calcolata secondo le norme sul valore degli immobili nel Paese estero, se questo fa parte dell’Unione europea. La lettera f) riduce l’aliquota del tributo dovuto dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato per il possesso degli immobili situati all’estero dallo 0,76 allo 0,4% per i soggetti che prestano lavoro all’estero per la P.A. e per le persone fisiche che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, la cui residenza fiscale in Italia sia determinata in base ad accordi internazionali. La norma vale solo per l’abitazione principale e sono previste detrazioni ulteriori per i figli a carico. La lettera h) prevede che per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi UE o aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, l’imposta sia stabilita in misura fissa e non in misura proporzionale. La lettera i) prevede che relativamente alle attività finanziarie oggetto di “scudo fiscale” non è comunque precluso l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto, in conformità alla giurisprudenza comunitaria.
I commi da 18 a 21 recano disposizioni di contrasto agli abusi nell’utilizzo dei crediti IVA in compensazione. Si prevede l’abbassamento a 5000 euro (in precedenza era 10.000) della soglia tramite la quale la compensazione del credito IVA annuale/infrannuale può essere effettuata esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate; se superiore a 15.000 euro, è stato inoltre previsto l’obbligo di apporre il visto di conformità alla dichiarazione. L’introduzione di tali disposizioni ha prodotto effetti positivi in quanto l’ammontare delle compensazioni si è ridotto, in media, di circa il 30% (18,6 miliardi di euro nel 2009, contro 13,0 miliardi nel 2010). Il comma 21 pertanto dichiara risparmi di spesa pari a 249 milioni di euro nel 2012 e 299 a decorrere dal 2013
Il comma 22 amplia ai locali utilizzati dagli enti non commerciali o dalle Onlus le possibilità di accesso per verifiche fiscali dei funzionari dell’Amministrazione finanziaria. Secondo la relazione, la loro particolare veste giuridica è spesso indebitamente utilizzata da soggetti che mascherano vere e proprie imprese commerciali, ma dal punto di vista fiscale i luoghi in cui gli stessi espletano le attività istituzionali sono assimilabili al domicilio privato.
Il comma 23 sopprime l’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e le sue funzioni sono attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Lo scopo è quello di “migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa”.
Il comma 24 – in relazione all’esigenza di assicurare la funzionalità operativa dell’Agenzia delle entrate – autorizza la stessa ad espletare procedure concorsuali per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti. Nelle more tali incarichi saranno affidati a funzionari interni, scelti con procedura selettiva e inquadrati come dirigenti con contratti a tempo determinato. Agli oneri si fa fronte con risorse interne dell’Agenzia.
Il comma 25, infine, prevede che i destinatari dei contributi del Fondo per l’ambiente, la promozione dello sviluppo del territorio, ripartito con risoluzioni delle commissioni bilancio (cosiddetta: “legge mancia”) predispongano e inviino apposite certificazioni agli Uffici Territoriali del Governo, per la successiva comunicazione alle Sezioni regionali della Corte dei conti, attestanti la conclusione dei lavori finanziati dai predetti contributi, nonché il corretto utilizzo degli stessi. La certificazione sostituisce il rendiconto e la relazione conclusiva attualmente previsti.
ARTICOLO 9 – POTENZIAMENTO DELL’ACCERTAMENTO IN MATERIA DOGANALE
Con il comma 1 si estende il potere dell’Agenzia delle dogane di esercitare controlli a posteriori sulle dichiarazioni di import – export il cui accertamento è divenuto definitivo, con la facoltà di chiedere agli istituti di credito, a Poste Italiane S.p.A. e altri soggetti che svolgono attività di intermediazione finanziaria e creditizia, dati ed informazioni utili a ricostruire la provenienza e la destinazione, la consistenza dei flussi finanziari collegati o collegabili a flussi di merci, nonché l’identità dei soggetti coinvolti con lo scopo di intercettare e contrastare le frodi commerciali e i traffici illeciti.
Il comma 2 stabilisce che, nel caso dell’attività commerciale di vendita dell’energia elettrica ai consumatori finali, i dati di consumo, necessari a soddisfare l’accertamento del debito d’imposta sono quelli estrapolati dalle fatture emesse nell’anno cui la dichiarazione si riferisce. L’aliquota di riferimento è quella in vigore al momento della fornitura al consumatore finale. La norma si rende necessaria per chiarire alcuni dubbi interpretativi insorti a seguito della liberalizzazione del mercato elettrico, che ha sancito la separazione tra l’attività di distribuzione e quella di vendita.
Il comma 3 infine, modifica il codice civile, stabilendo che i crediti dello Stato costituiti da risorse proprie tradizionali di cui alla Decisione del Consiglio del 7 giugno 2007, n.2007/436/CE, Euratom, relativa al sistema di finanziamento dell’Unione, in attuazione dell’articolo 269 del Trattato CE, sono equiparati ai fini del codice civile, relativamente ai privilegi, ai crediti dello stato per l’imposta sul valore aggiunto.
ARTICOLO 10 – POTENZIAMENTO DELL’ACCERTAMENTO IN MATERIA DI GIOCHI
Il comma 1 stabilisce che l’Amministrazione Autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) è autorizzata a costituire – avvalendosi di proprie risorse – un fondo di importo non superiore a 100 mila euro annui per operazioni di controllo nel settore delle scommesse o in luoghi in cui vi siano apparecchi elettronici da intrattenimento. I dipendenti di AAMS, ma anche il personale della polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza possono “spacciarsi” per giocatori. Un decreto stabilirà le modalità con cui il citato personale può effettuare le operazioni di controllo.
Il comma 2 prevede l’estensione del controllo della documentazione antimafia anche ai familiari (coniuge, nonché parenti ed affini entro il terzo grado) dei rappresentanti legali delle società concessionarie in materia di giochi nonché la preclusione alla partecipazione delle gare nel settore dei giochi pubblici anche nel caso in cui una serie di reati (da quelli contro la P.A. a quelli di mafia), siano stati commessi o contestati ai familiari dei rappresentanti legali delle società partecipanti alla gara. La norma vale anche per le concessioni da rinnovare.
I commi da 3 a 7 dettano norme di riorganizzazione e di riordino del settore ippico, anche attraverso una riorganizzazione delle attività poste al riguardo in essere dai soggetti istituzionali coinvolti nella relativa gestione (Ministero politiche agricole, ASSI e AAMS). Il comma 4, pur rivedendo al ribasso la posta unitaria minima per le scommesse ippiche, portandola da 50 a 5 centesimi di euro, lascia però fermo l’importo minimo di 2 euro per ogni biglietto di gioco. Il comma 5, alla lettera a), ripartisce, dal 1° gennaio 2012 i costi del totalizzatore nazionale per le scommesse ippiche, a metà tra AAMS e ASSI. Per le annualità fino al 2011, le spese del totalizzatore vanno a carico dell’AAMS. A carico di ASSI restano le spese di cui al’articolo 30-bis, comma 4 del dl 185 del 2008, cioè la quota parte delle entrate erariali ed extraerariali derivanti dai giochi pubblici con vincita in denaro affidati in concessione allo Stato destinata all’UNIRE, limitatamente al finanziamento del monte premi delle corse. La lettera b) invece riguarda i cosiddetti “minimi garantiti” dovuti dai concessionari all’Erario, stabilendo, in via equitativa una riduzione del 5% delle somme ancora dovute. Il comma 6 destina 3 milioni di euro ad azioni di rilancio pubblicitario dell’ippica. Il comma 7 autorizza l’Istituto per lo sviluppo agroalimentare a finanziare, nei limiti degli aiuti di Stato, programmi di sviluppo del settore ippico presentati da privati.
Il comma 9 dispone che le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare le maggiori entrate di cui al decreto-legge n. 138 del 2011, sono quelle del decreto del Direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, 12 ottobre 2011. Tale decreto è stato impugnato da una pluralità di concessionari e sospeso in sede giurisdizionale. Il decreto introducendo una serie di interventi incrementativi del prelievo in materia di giochi, nonché nuove formule di gioco, concorreva in modo preponderante ad assicurare, per il triennio 2012-2014, la previsione di maggiori entrate complessive per 1,5 mld di euro annui.
ARTICOLO 11 – MODIFICHE IN MATERIA DI SANZIONI AMMINISTRATIVE
I commi da 1 a 3 modificano la sanzione per l’omessa comunicazione delle minusvalenze allineandola, anche nell’importo, a quella attualmente prevista per la deducibilità dei costi derivanti da operazioni intercorse con soggetti black list. Attualmente la sanzione prevista è l’indeducibilità delle minusvalenze non comunicate. Tale sanzione è stata qualificata come sanzione “impropria”.
Il comma 4, in materia di diritti doganali, stabilisce che se i diritti di confine accertati sono maggiori di quelli calcolati in base alla dichiarazione e la differenza degli stessi supera il cinque per cento la sanzione amministrativa è incrementale da un minimo di 103 euro per i diritti sotto i 500 euro, fino a 10 volte l’importo dei diritti per quelli sopra i 4000 euro.
I commi 5 e 6 rafforzano la deterrenza delle norme poste a presidio della correttezza e della completezza delle dichiarazioni in materia di accise, elevando l’attenzione dei soggetti obbligati che operano nei settori dei prodotti energetici, dell’alcool e delle bevande alcoliche e dell’energia elettrica. Finora gli importi irrisori di questo tipo di sanzione, specialmente per i grandi operatori, non hanno costituito un valido deterrente alla compilazione approssimativa, incompleta o errata delle dichiarazioni. Le sanzioni pecuniarie sono così moltiplicate per 10, con un limite massimo di 30.000 euro. Inoltre, per le fattispecie anche penali si applica la sanzione pecuniaria da 3000 a 30.000 euro.
Il comma 7 è finalizzato ad inasprire le sanzioni catastali, nel caso in cui i soggetti intestatari delle unità immobiliari, alle quali è stata attribuita la rendita presunta, non presentino gli atti di aggiornamento catastale entro 120 giorni dalla data di pubblicazione in G.U. dell’apposito comunicato.
Il comma 8 infine inasprisce le sanzioni per le violazioni in materia valutaria. L’istituto dell’oblazione, per come oggi formulato, consente al trasgressore di assumersi un rischio fin troppo “accettabile”, per cui si prevede: una sensibile riduzione del limite fissato dell’eccedenza non dichiarata per poter accedere all’oblazione (da 250 mila a 40 mila euro); un innalzamento dell’aliquota fissata per il pagamento in forma ridotta; l’aumento del lasso temporale entro il quale in caso di reiterazione della violazione non è possibile il pagamento in forma ridotta (da 1 a 5 anni).
ARTICOLO 12 – CONTENZIOSO IN MATERIA TRIBUTARIA E RISCOSSIONE
Con i commi 1 e 2 viene modificata la disciplina della controversia doganale. Anche in questo caso viene soppressa qualsiasi possibilità di contraddittorio da parte degli operatori con le autorità doganali. Si sopprime infatti (comma 1, lettera a) la norma che consente il ricorso al Direttore regionale avverso il rigetto, tacito o espresso, dell’istanza di revisione dell’accertamento doganale; la lettera b) sopprime la cosiddetta “controversia doganale”, a seguito dell’emissione da parte dell’ufficio dell’avviso di accertamento suppletivo e di rettifica; secondo la relazione l’abrogazione si rende necessaria alla luce del quadro normativo comunitario che la considera un “rimedio di difesa amministrativa” e non conciliabile con i ristretti tempi di contabilizzazione dei dazi; il comma 2 fa salvi i procedimenti amministrativi per la risoluzione delle controversie già instaurati.
I commi 3 e 4 recano disposizioni sull’esecuzione delle sentenze del giudice tributario sull’aggiornamento degli atti catastali, con annotazione della sentenza, al passaggio in giudicato della sentenza che accoglie totalmente o parzialmente il ricorso del contribuente.
Il comma 5 prevede che le disposizioni in materia di spese di giustizia si applicano anche ai procedimenti che coinvolgono l’Agenzia del demanio.
Il comma 6 è volto ad uniformare il trattamento degli interessi sui crediti relativi alle gestioni di ammasso obbligatorio, svolte dai Consorzi Agrari. E’ riconosciuto un interesse del 4,4% fino al 1995 e il saggio legale a decorrere da quella data.
Sono fatti salvi (comma 7) gli effetti derivanti dall’applicazione di sentenze passate in giudicato.
I commi 8, 9 10 e 11, intervengono sulla questione relativa al trasferimento in proprietà alla Regione Campania dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra, da parte del soggetto concessionario del servizio di smaltimento dei rifiuti – proprietario dell’impianto. Sulla questione pendono alcuni giudizi tra il Dipartimento della Protezione civile ed il soggetto concessionario. La norma ripete le disposizioni del decreto legge n. 195 del 2009 salvo il fatto che, ai fini fiscali, la liquidazione della somma vale come liquidazione risarcitoria transattiva e che gli atti necessari sono esenti da imposizioni, non meglio specificate. Il comma 11 inoltre modifica la legge di stabilità escludendo dal computo delle spese del Patto di stabilità della regione Campania quelle relative al termovalorizzatore di Acerra escluse le spese di acquisto. La Regione assicura la copertura di queste spese tramite la quota spettante alla Regione dalla vendita dell’energia prodotta dal termovalorizzatore, mentre i canoni di affitto sino ad oggi pagati per la gestione dell’impianto vanno alla regione quale contributo dello Stato.
ARTICOLO 13 – COPERTURA FINANZIARIA
L’articolo 13 quantifica le minori entrate del provvedimento in 184 milioni di euro nel 2012, 245 milioni per il 2013 e 246 milioni per il 2014, che aumentano circa del 30% in termini di compensazione del fabbisogno e dell’indebitamento. Sono coperte dalle maggiori entrate previste con l’abbassamento della soglia per le compensazioni dell’IVA intracomunitaria.
Secondo le valutazioni fatte dal nostro ufficio, il provvedimento presenta alcuni profili di criticità.
Si osserva che il testo ha un respiro estremamente corto rispetto alle attese sollevate di semplificazione fiscale e appare scritto direttamente dalle Agenzie fiscali e da Equitalia. Difatti le semplificazioni appaiono rivolte unilateralmente alle loro attività, viceversa per il contribuente sono incrementate le sanzioni. A ciò si aggiungano gli automatismi dei procedimenti e l’aleatorietà delle presunzioni di colpevolezza, che sostanzialmente obbligano a pagare anche in presenza di fondate ragioni di non colpevolezza. Il meccanismo del “solve et repete”, già contestabile e contestato si riduce in molti procedimenti al semplice “solve”.
A tal proposito si sottolinea quanto scritto dalla relazione illustrativa sul comma 4 dell’articolo 8 in materia di lotta all’evasione, laddove si afferma che l’Agenzia delle entrate può “prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili e di avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione, concordanza” oppure, con riferimento alla soppressione degli istituti di garanzia doganale che essa si rende necessaria “alla luce del quadro normativo comunitario che la considera un “rimedio di difesa amministrativa” e non conciliabile con i ristretti tempi di contabilizzazione dei dazi”.
Non sono presenti norme di contrasto all’evasione basate sul conflitto d’interesse, che impedirebbero di dover impiegare risorse crescenti in organici fiscali pletorici e in controlli; non sono presenti disposizioni che consentano al cittadino di agire contro errori, duplicazioni e ripetizioni degli organi fiscali, non si individuano rafforzamenti dell’azione di responsabilità contro gli errori, le leggerezze, le omissioni e le presunzioni arbitrarie dei funzionari fiscali; non si introducono disposizioni che differenzino il trattamento sanzionatorio tra gli evasori e i cittadini o le imprese che spontaneamente dichiarino, prima di ogni accertamento, di non essere in grado di ottemperare ai propri doveri fiscali e contributivi.
Più in generale non sono introdotte disposizioni volte a trasferire risorse dalla rendita alla produzione; non si rinviene traccia del previsto Fondo per la riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese; non sono previste misure per la compensazione fiscale dei crediti delle imprese nei confronti della P.A.; non sono adottate misure per contrastare la ormai abnorme evasione (fiscale e contributiva) nei settori del commercio e dei servizi dei cittadini extracomunitari, viceversa si adottano nei loro confronti disposizioni di maggior favore rispetto ai cittadini italiani, quale ad esempio la norma sugli acquisti per contanti.
Si segnala che il decreto tende ad applicare regole statico-burocratiche a fenomeni dinamici quali quelli della produzione, della trasformazione e del commercio.
Va inoltre osservato che non è prevista alcuna disposizione applicativa del meccanismo di “determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale nonché del suo riparto tra i diversi livelli di governo” previsto dall’articolo 28 della legge sul Federalismo fiscale, che pure è dichiarata applicativa dell’articolo 119 della Costituzione”, mentre viceversa al comma 4 dell’art. 4 viene soppressa l’unica clausola di salvaguardia alle determinazioni di incremento delle imposte e delle aliquote che la finanza locale e regionale sono libere di attuare in piena ed incontestabile autonomia, in violazione dell’altra disposizione del federalismo che prevede la salvaguardia dell’obiettivo “di non produrre aumenti della pressione fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria” (art. 28, comma 2, legge n.49 del 2009).