Source: https://laborproject.it/2019/10/18/diritto-alloblio-portata-geografica-il-caso-google/
Timestamp: 2020-01-25 06:34:33+00:00
Document Index: 91814655

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17']

Diritto all'oblio: portata geografica - il caso Google - Labor Project
La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 24 settembre 2019 nella causa C-507/17, ha definito l’ambito di applicazione territoriale delle norme che disciplinano il diritto all’oblio. Le questioni sottoposte alla Corte di Giustizia, seppur relative all’interpretazione della direttiva 95/46, sono state risolte alla luce del Reg. 2016/679 (GDPR) entrato in vigore nelle more del giudizio.
2. Diritto all’oblio: deindicizzazione
La sentenza della Corte di Giustizia in oggetto prende le mosse da una richiesta di pronuncia pregiudiziale presentata nell’ambito di una controversia tra Google LLC e la Commission Nationale de l’informatique et des liberté (CNIL). L’Autorità Garante Francese (CNIL), su istanza di una persona fisica, aveva intimato a Google di rimuovere i link dall’elenco dei risultati di ricerca effettuata inserendo il nome del richiedente non solo sulla versione francese del sito ma su tutte le versioni del motore di ricerca, dunque a livello globale.
A fronte del rifiuto di Google di cancellare in tutto il mondo i contenuti che in Europa hanno diritto all’oblio, nel 2016 l’Autorità Garante Francese (CNIL) infliggeva a Google una sanzione di 100.000,00, ritenendo insufficiente la cancellazione dei link nel solo territorio dell’Unione poiché le informazioni sarebbero state comunque accessibili se cercate su nomi a domino di paesi terzi. La sanzione veniva impugnata avanti al Consiglio di Stato francese il quale decideva di rinviare la questione alla Corte di Giustizia, che si è pronunciata appunto sull’applicazione territoriale del diritto all’oblio.
Diritto all’oblio: deindicizzazione
Il diritto alla deindicizzazione è il diritto della persona fisica ad ottenere che un motore di ricerca elimini dai risultati di ricerca le pagine che contengono informazioni su detta persona.
Con la rivoluzione digitale ed informatica si è assistito alla proliferazione dei canali di accesso all’informazione così da porre maggiore attenzione al contemperamento dei valori e diritti sottesi. Da qui l’importanza del contemperamento degli interessi coinvolti, da un lato l’esercizio del diritto di cronaca e dall’altro il diritto all’oblio o alla riservatezza.
Il diritto in esame è diventato infatti centrale soprattutto per Internet e i siti d’informazione, perché i loro archivi digitali rimangono accessibili nel tempo. Il GDPR (Reg. UE 679/16) disciplina il diritto all’oblio all’art. 17 determinando i casi in cui l’interessato ha diritto di ottenere dal Titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo.
Il dritto alla deindicizzazione ha avuto un riconoscimento con la nota sentenza Google Spain. Accogliendo un ricorso presentato dalla Spagna, nel 2014 la Corte di giustizia dell’Unione Europea (Corte di Giustizia 13 maggio 2014, causa 131/12) ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di richiedere che alcune informazioni siano rimosse se queste sono “non adatte, irrilevanti o non più rilevanti”.
I giudici hanno sancito che, se cercando qualcosa sul proprio conto su Internet si trovi un contenuto segnalato nella pagina dei risultati di un motore di ricerca che si ritenga non rilevante, deve essere possibile chiederne la deindicizzazione alla società che gestisce lo stesso motore di ricerca, ovvero la rimozione dalla lista dei risultati forniti. Se il motore di ricerca non rispetta la richiesta, il cittadino ha il diritto di presentare ricorso presso le autorità competenti per avviare un procedimento giudiziario.
La recente decisione della Corte di Giustizia
Nella decisione dell’Unione Europea del 24 settembre 2019, i Giudici della Corte di Giustizia hanno affrontato l’aspetto della portata geografica del diritto alla deindicizzazione, muovendo dalla propria precedente interpretazione della Direttiva 95/46 (oggi abrogata dal GDPR) contenuta nella sentenza Google Spain C-131/12 e dalla disciplina di tale diritto all’art. 17 del GDPR ad opera del legislatore europeo.
La prima questione analizzata dai giudici della Corte è relativa alla portata territoriale ed in particolare se il diritto alla deindicizzazione riguardi tutte le versioni del motore di ricerca indipendentemente dal luogo di origine della ricerca. La Corte riconosce che “il diritto alla protezione dei dati personali non è una prerogativa assoluta, ma va considerato alla luce della sua funzione sociale e va contemperato con altri diritti fondamentali, in ossequio al principio di proporzionalità”. Al contempo la Corte riconosce che il diritto alla deicindizzazione effettuata su tutte le versioni del motore di ricerca sarebbe efficace per garantire un elevato livello di protezione dei dati personali in un mondo globalizzato come quello attuale. Tuttavia occorre tener presente che in molti stati terzi il diritto alla deindicizzazione è riconosciuto con modalità differenti o non è riconosciuto affatto. E a ciò si aggiunge che l’equilibrio tra il rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati personali, da un lato, e il diritto all’informazione, dall’altro, può variare notevolmente nel mondo.
Da queste considerazioni ne consegue, secondo i giudici della Corte, che non sussiste per il gestore di un motore di ricerca che accoglie una richiesta di deindicizzazione presentata dall’interessato un obbligo, derivante dal diritto dell’Unione, di effettuare tale deindicizzazione su tutte le versioni del suo motore.
Con tale decisione si è quindi circoscritto territorialmente l’ambito in cui il motore di ricerca deve procedere alla deindicizzazione così che non è tenuto ad effettuarla in tutte le sue versioni, ma solo in quelle corrispondenti agli stati membri con esclusione dell’ambito extra UE.
Importante sottolineare che nelle sue conclusioni la Corte precisa che la possibilità di accogliere una richiesta di deindicizzazione globale non è preclusa in mancanza di un divieto espresso.
Dunque la stessa sembra fare riferimento alla possibilità per le autorità UE di emanare, nei casi concreti, provvedimenti che richiedano la deindicizzazione su tutte le versioni dei motori di ricerca, alla luce del bilanciamento degli specifici interessi coinvolti.
Google, sanzione pecuniaria per violazione #GDPR