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Timestamp: 2019-12-14 11:33:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 142', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 142', 'art. 45', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 45', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Funzionamento dell’autovelox. Taratura ed altro - GrNet.it
Funzionamento dell’autovelox. Taratura ed altro
Messaggio da panorama » gio giu 18, 2015 7:45 pm
- violazione dell’art. 142, comma 8, del d.lgs. n. 285 del 1992.
- la Corte di cassazione, seconda sezione civile, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 45 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che le apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
Con la sentenza odierna la Corte Costituzionale dichiara:
1) - In definitiva il bilanciamento realizzato dall’art. 142 del codice della strada ha per oggetto, da un lato, interessi pubblici e privati estremamente rilevanti quali la sicurezza della circolazione, la garanzia dell’ordine pubblico, la preservazione dell’integrità fisica degli individui, la conservazione dei beni e, dall’altro, valori altrettanto importanti quali la certezza dei rapporti giuridici ed il diritto di difesa del sanzionato.
2) - Detto bilanciamento si concreta attraverso una sorta di presunzione, fondata sull’affidabilità dell’omologazione e della taratura dell’autovelox, che consente di non ritenere pregiudicata oltre un limite ragionevole la certezza della rilevazione e dei sottesi rapporti giuridici.
3) - Proprio la custodia e la conservazione di tale affidabilità costituisce il punto di estrema tensione entro il quale la certezza dei rapporti giuridici e il diritto di difesa del sanzionato non perdono la loro ineliminabile ragion d’essere.
4) - Dunque, l’art. 45, comma 6, del d.lgs. n. 285 del 1992 – come interpretato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione – deve essere dichiarato incostituzionale in riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura
Per completezza leggete tutta la sentenza della Corte Costituzionale.
N.B.: adesso i ricorsi saranno tanti.
L’Avvocatura generale dello Stato osserva che in base alla normativa europea di riferimento, concernente il sistema UNI EN 30012 di cui alla direttiva 28 marzo 1983, n. 83/189/CEE (Direttiva del Consiglio che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche), recepita nel nostro ordinamento con la legge 21 giugno 1986, n. 317 (Procedura d’informazione nel settore delle norme e regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione in attuazione della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998, modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 luglio 1998), tutti gli strumenti di misurazione dovrebbero essere sottoposti a taratura. Inoltre la legge n. 273 del 1991 individua gli istituti metrologici primari (IMP), i quali insieme ai centri di taratura costituirebbero il relativo sistema nazionale.
Detti centri provvederebbero ad eseguire tutti i controlli richiesti ai fini dell’emissione del “certificato di taratura”, non essendo consentito lo svolgimento di questa funzione né alla ditta produttrice, né a quella distributrice dell’autovelox. La citata sentenza della Corte costituzionale n. 277 del 2007 avrebbe rafforzato l’orientamento interpretativo della giurisprudenza di merito nel senso della necessità della taratura per le apparecchiature di rilevazione della velocità ai fini della validità dell’accertamento, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte di cassazione anche successivamente. Da quanto rilevato, a giudizio dell’Avvocatura generale dello Stato, discenderebbe l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata. Difatti, secondo il consolidato orientamento della Corte costituzionale, allorché più opzioni interpretative siano in astratto adottabili, il giudice dovrebbe scegliere l’interpretazione conforme a Costituzione (si citano le sentenze n. 192 del 2007, n. 356 del 1996 e le ordinanze n. 451 e n. 121 del 1994). Inoltre la questione proposta non dovrebbe risolversi nella prospettazione di meri dubbi ermeneutici e alla Corte costituzionale non spetterebbe il ruolo di giudice delle interpretazioni della Corte di cassazione (si citano le ordinanze n. 98 del 2006 e n. 3 del 2002).
La questione sarebbe inoltre manifestamente infondata, in quanto la materia dell’impiego e della manutenzione dei misuratori di velocità avrebbe una propria disciplina – specifica rispetto alle norme che regolamentano gli altri apparecchi di misura – contenuta nel decreto del Ministero dei lavori pubblici (ora Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) del 29 ottobre 1997 (Approvazione di prototipi di apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocità e loro modalità di impiego).
L’art. 4 del citato decreto ministeriale stabilendo che «Gli organi di Polizia stradale interessati all’uso delle apparecchiature per l’accertamento dell’osservanza dei limiti di velocità sono tenuti a […] rispettare le modalità di installazione e di impiego previste nei manuali d’uso», escluderebbe la necessità di un controllo periodico finalizzato alla taratura dello strumento di misura se non espressamente richiesto dal costruttore nel manuale d’uso depositato presso il Ministero dei trasporti al momento della richiesta di approvazione ovvero nel decreto di approvazione. Inoltre la verifica della corretta funzionalità e la vigilanza su eventuali anomalie e malfunzionamenti delle apparecchiature approvate dal Ministero dei trasporti impiegate esclusivamente in presenza e sotto il costante controllo di un operatore di polizia stradale sarebbe effettuata dagli stessi operatori durante tutto il servizio secondo le indicazioni fornite dal costruttore. Solo i misuratori di velocità utilizzati in modalità completamente automatica dovrebbero essere sottoposti ad una verifica metrologica presso la casa costruttrice, abilitata dalla certificazione di qualità secondo le norme ISO 9001 e seguenti, ovvero presso uno dei soggetti accreditati dal Sistema nazionale di taratura ai sensi della legge n. 273 del 1991, con cadenza almeno annuale ovvero conformemente alle indicazioni contenute nel certificato di approvazione e dalle istruzioni di funzionamento fornite dal costruttore.
Con l’ordinanza in epigrafe il giudice a quo sostiene che la Corte costituzionale, non ritenendo fondata la questione solo per erronea individuazione da parte del giudice rimettente del termine di comparazione, avrebbe svolto affermazioni suscettibili di migliore considerazione da parte della Corte di cassazione.
Quest’ultima avrebbe invece confermato il precedente orientamento interpretativo circa l’impugnato art. 45 del d.lgs. n. 285 del 1992.
Quanto alla pretesa «irragionevolezza e conseguente disuguaglianza, che [consentirebbe l’esclusione] dall’applicazione della […] normativa generale, anche internazionale, in tema di misura ricomprendente pure la velocità come unità derivata», è evidente la genericità della motivazione della ordinanza di rimessione in ordine alla violazione dell’art. 3 Cost. Invero il rimettente si è limitato ad enunciare la violazione dei principi di uguaglianza e di ragionevolezza della disposizione censurata con un riferimento generico alla disciplina nazionale ed internazionale senza un’adeguata individuazione di dette normative.
Ciò impedisce di comprendere quali siano i profili di disparità dedotti.
Quanto al richiamo, come tertium comparationis, della legge 11 agosto 1991, n. 273 (Istituzione del sistema nazionale di taratura), lo stesso rimettente non considera che la normativa in questione non contiene alcun precetto del tipo di quello reclamato in antitesi all’orientamento della Corte di cassazione.
In modo significativo, egli omette di individuare la norma specifica che prevederebbe l’obbligo di revisione periodica della taratura e del funzionamento degli strumenti di misura, individuazione peraltro impossibile poiché nessuna disposizione di tale legge – afferente all’organizzazione istituzionale della taratura in sé e non alle modalità di controllo delle diverse apparecchiature interessate alla taratura – contiene un precetto di tal genere.
Re: Funzionamento dell’autovelox. Taratura ed altro
Messaggio da panorama » sab giu 20, 2015 12:21 am
L’autovelox non è stato revisionato? La multa potrebbe essere annullata.
Si apre la strada a una marea di contestazioni, e di risarcimenti, per le multe recapitate con strumenti che non sono stati periodicamente controllati, multe con le quali spesso i Comuni fanno cassa.
Sulla questione è infatti intervenuta la Corte Costituzionale.
La sentenza (n. 113/2015) scaturisce dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di Cassazione e dal caso di due cittadini che hanno portato avanti una lunga battaglia legale per contestare una multa per eccesso di velocità fatta con un autovelox che consideravano starato.
La Consulta ha stabilito che gli strumenti di misurazione elettronica sono soggetti a usura e deterioramento, quindi l’esonero da verifiche periodiche appare “intrinsecamente irragionevole”.
Si legge infatti nella sentenza: “appare evidente che qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione.
Si tratta di una tendenza disfunzionale naturale direttamente proporzionata all’elemento temporale.
L’esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare per i suddetti motivi intrinsecamente irragionevole”.
Facile prevedere che la sentenza aprirà la strada alle contestazioni di tutte quelle multe per eccesso di velocità che i consumatori denunciavano come esito di autovelox starati.
La sentenza è stata accolta con favore da Adusbef e Federconsumatori, che ricordano come sulle multe spesso gli enti locali abbiano fatto e facciano cassa. “L’articolo 45 del nuovo codice della strada, giustamente dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, offriva la possibilità agli Enti locali – commentano le due associazioni – di spillare milioni di euro dalle tasche degli automobilisti, con la tecnica degli agguati senza offrire scampo come accadeva nel far west con i pistoleri che davano l’assalto alla diligenza, con l’esclusiva finalità di fare cassa, rimpinguare i bilanci dei comuni ai quali sono stati tagliate risorse e trasferimenti.”
La sentenza, proseguono i Consumatori, ristabilisce la legalità e “apre la strada ai risarcimenti per milioni di multe recapitate con strumenti tecnici di dubbia funzionalità i quali, secondo la Consulta, vanno sottoposti a periodiche verifiche, perché “i fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale”. Adusbef e Federconsumatori promettono di dare battaglia e “mettono a disposizione i loro uffici legali per gli eventuali ricorsi di cittadini vessati che potrebbero aver subito multe e sanzioni stradali illegittime”.
Messaggio da panorama » gio set 17, 2015 9:16 am
Messaggio da panorama » dom ott 18, 2015 6:58 pm
Messaggio da panorama » ven nov 15, 2019 2:16 pm
Cass. Civ. Sez. SECONDA, Ordinanza n.29564/2019 del 14/11/2019, udienza del 11/09/2019,
Nella fattispecie, in particolare, si è ribadito il concetto secondo cui, se gli agenti mettono a verbale che il telelaser funziona serve la prova scientifica della taratura periodica: priva di fede privilegiata la percezione sensoriale degli operanti anche se i poliziotti mettono a verbale che il telelaser funziona. E ciò perché la taratura periodica degli strumenti di misurazione elettronica deve essere dimostrata con una prova scientifica e non basta la mera percezione sensoriale degli operanti. Inutile per la prefettura eccepire che sarebbero tardive le censure del trasgressore sulla funzionalità dell’apparecchio in quanto riproposte nel giudizio d’appello soltanto nella comparsa conclusionale: l’attendibilità delle rilevazioni, infatti, costituisce un elemento costitutivo della fattispecie.
È accolto il motivo di ricorso proposto dall’automobilista che denuncia la violazione dell’articolo 132 c.p.c. sul contenuto della sentenza deducendo la nullità del provvedimento per mancanza di motivazione.