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Timestamp: 2019-02-23 01:49:41+00:00
Document Index: 174964043

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 699', 'art. 4']

La Terza sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 23 maggio 2017 ha affermato che "Nel nostro ordinamento, l’autorizzazione alla detenzione delle armi deve considerarsi eccezionale e le esigenze di incolumità di tutti i cittadini sono prevalenti e prioritarie, per cui la richiesta di porto d’armi può essere soddisfatta solo nell’ipotesi che non sussista alcun pericolo che il soggetto possa abusarne, richiedendosi che l’interessato sia esente da mende e al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo in modo tale da scongiurare dubbi e perplessità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Pertanto, la revoca o il diniego dell’autorizzazione possono essere adottate sulla base di un giudizio ampiamente discrezionale circa la prevedibilità dell’abuso dell’autorizzazione stessa, potendo assumere rilevanza anche fatti isolati, ma significativi (cfr. Cons. Stato, III, n. 5398/2014), e potendo l'Amministrazione valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse (cfr. Cons. Stato, III, n. 3979/2013; n. 4121/2014). Sono rilevanti, a tal fine, oltre alle manifestazioni di aggressività verso le persone, anche senza l’impiego di armi, ed alle manifestazioni di scarso equilibrio o scarsa capacità di autocontrollo, la vicinanza ad ambienti della criminalità organizzata (cfr. Cons. Stato, III, n. 2406/2016) e finanche la frequentazione di persone gravate da procedimenti penali e di polizia (cfr. Cons. Stato, III, n. 5352/2016; n. 4242/2016; n. 3612/2016)." Per approfondire vai alla sentenza.
In sede di rinnovo di qualsiasi permesso di soggiorno il D.LGS n.286/1998, art. 4, comma 3 (a cui fa rinvio il successivo art. 5, comma 5), richiede di dimostrare la disponibilità di "mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno", senza quantificare detta soglia di sufficienza; lo stesso comma 5 disciplina la revoca del permesso di soggiorno ordinario nel caso in cui vengono a mancare i requisiti previsti per il suo rilascio, ma fa un'espressa eccezione proprio per il requisito del reddito facendo salvi i casi di temporanea perdita di lavoro e di reddito ove si richiama l'art. 22, comma 9 (al posto del comma 11 per mero errore materiale come dimostra la corrispondente norma dell'art. 13 del regolamento attuativo di cui al DPR 399/1998). Inoltre l'art. 6, comma 5, dello stesso T.U.I. attribuisce all'Autorità di pubblica sicurezza il potere di richiedere agli stranieri "informazioni e atti comprovanti la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte legittima, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi nel territorio dello Stato", senza specificare quale debba essere il reddito minimo, mentre il regolamento attuativo di cui al DPR n. 394/1999, all'art. 13, comma 2), precisa che "la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi a carico" può essere accertata d'ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall'interessato con la richiesta di rinnovo, escludendo espressamente i casi previsti dal comma 11 dell'art. 22 e cioè i casi in cui la temporanea perdita del posto di lavoro ha una specifica disciplina. Per approfondire scarica la sentenza.
Riguardo ai criteri della valutazione del requisito reddituale, la Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 28.4.2017 ha richiamato i principi della giurisprudenza della Sezione sulla necessità di considerare il requisito mediante una valutazione non limitata al periodo pregresso ma estesa alle capacità reddituali prospettiche (cfr. in ultimo, Cons. Stato, III, n. 843/2017). Infatti, è consolidato l’orientamento secondo il quale, ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno, costituisce condizione soggettiva non eludibile il possesso di un reddito minimo, in quanto attiene alla sostenibilità dell'ingresso dello straniero nella comunità nazionale, essendo finalizzato ad evitare l'inserimento di soggetti che non siano in grado di offrire un'adeguata contropartita in termini di lavoro e di partecipazione fiscale alla spesa pubblica e che, d’altra parte, la dimostrazione di un reddito di lavoro o di altra fonte lecita di sostentamento è garanzia che il cittadino extracomunitario non si dedichi ad attività illecite o criminose (cfr. tra le tante, Cons.Stato, III, n. 2227/2016; n. 2335/2015; n. 3596/2014). Anche se, ai fini del rinnovo, il requisito reddituale può essere soddisfatto mediante la dimostrazione di una capacità reddituale valutata in concreto, considerando (qualora i redditi nel periodo pregresso risultino insufficienti) le prospettive di maggior reddito desumibili dalla situazione al momento della valutazione dell’istanza (cfr., in ultimo, Cons. Stato, III, n. 4549/2016; n. 3569/2016; n. 5108/2015; n. 2699/2015), sempre con riferimento alla soglia di reddito desumibile, per il lavoro subordinato, dall’art. 29, comma 3, lettera b), anche richiamato dall’art. 22, comma 11, del d.lgs. 286/1998 (cfr., in ultimo, Cons. Stato, III, n. 2645/2015; n. 4652/2014; n. 3342/2014). Per approfondire vai alla sentenza.
«Nella diffamazione a mezzo stampa, il danno alla reputazione, di cui si invoca il risarcimento, non é "in re ipsa", ma richiede che ne sia data prova, anche a mezzo di presunzioni semplici». Lo ha ribadito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione nella sentenza pubblicata in data 5.4.201 ... Continua a leggere
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