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Timestamp: 2018-07-16 03:07:57+00:00
Document Index: 23855215

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1']

SASSARI | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
VIGNETI I PIANI ALGHERO
Aggius, Aglientu, Arzachena, Badesi, Berchidda, Bortigiadas, Budoni, Calangianus, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Luras, Monti, Olbia, Oschiri, Palau, S. Antonio di Gallura, S. Teodoro, S. Teresa di Gallura, Telti, Tempio Pausania, Trinità d'Agultu, in Provincia di Olbia-Tempio e Viddalba.
La zona di produzione è la Gallura (art.3 del presente disciplinare), posta nella parte Nord orientale della Sardegna, si estende quasi interamente nella provincia di Olbia-Tempio, con un’appendice territoriale in provincia di Sassari. La zona più a ridosso del mare è caratterizzata da rocce di granito levigate e modellate dal vento e dall’acqua, e una fitta e caratteristica macchia mediterranea.
La parte più interna è invece caratterizzata da boschi di querce, sughere e olivastri, quasi a protezione di architetture antichissime.
Il sottosuolo è principalmente di origine granitica ricoperto da spessori variabili di sabbia a grani grossi, mescolata in qualche occasione con argilla e strati sottili di microelementi utili a rendere resistente la vegetazione. Quanto più è grossolana la tessitura del suolo, tanto meglio si sviluppa la vite poiché può facilmente approfondirsi l’apparato radicale. Pertanto i suoli sabbiosi e quindi ricchi di scheletro sono tendenzialmente più indicati per la viticoltura e danno luogo a vini profumati, gradevoli e di buon tenore alcolico.
Il che, unito a fattori climatici e ambientali unici, sole e vento costante, fa della Gallura una delle zone italiane più vocate alla viticoltura, in particolare alla coltivazione del Vermentino che si trova sia nei terreni sul livello del mare fino alle pendici montane fino a 500 metri s.l.m.
L’ottenimento di produzioni di qualità è garantito dalla minore produzione di uva per pianta ( art.4 del presente disciplinare), determinata dalla conoscenza da parte dell’uomo della fenologia della vite, ossia delle varie fasi di sviluppo che si manifestano durante il suo ciclo annuale e vitale.
Inoltre la conoscenza delle caratteristiche compositive e organolettiche della bacca e della capacità di autoregolazione della produzione in relazione allo stato nutrizionale della pianta, in aggiunta all’ introduzione di innovazioni tecniche che nel tempo sono diventate pratiche di coltura tradizionali, caratterizzano le produzioni di questa particolare zona.
Decreto 07 ottobre 2009
La denominazione di origine controllata «Alghero» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione. Le tipologie previste e precedute nella designazione dalla denominazione «Alghero» sono:
La denominazione di origine controllata «Alghero», seguita o no dalle specificazioni bianco, rosato o rosso, è riservata ai vini bianchi, rosati o rossi ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito della denominazione,
da uno o più vitigni idonei alla coltivazione per la regione Sardegna
iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti (allegato 1), con l'esclusione dei vitigni aromatici.
è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti nell'ambito della denominazione
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» bianco può essere prodotto anche nelle tipologie frizzante, spumante e passito.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» rosato può essere prodotto anche nella tipologia frizzante.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» rosso, può essere prodotto anche nelle tipologie novello, liquoroso e riserva.
I vini a denominazione d'origine controllata «Alghero» Cabernet, «Alghero» Merlot ed «Alghero» Cagnulari possono essere prodotti anche nella tipologia riserva.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» Torbato può essere prodotto nella tipologia spumante.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» Chardonnay può essere prodotto anche nella tipologia spumante.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» Vermentino può essere prodotto solo nella tipologia frizzante.
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei vini atti a essere designati con la denominazione di origine controllata «Alghero» comprende l'intero territorio dei comuni di
Alghero, Olmedo, Ossi, Tissi, Usini, Uri, Ittiri,
e in parte il territorio all'interno del comune di
a sud dai limiti dei comuni di Usini, Uri, Olmedo e Alghero, a ovest dal Mediterraneo e a nord dalla strada che partendo dal capo dell'Argentiera, attraversando la strada dei Due Mari prosegue in direzione di Sassari sino all'incrocio con la strada statale 291 attraverso la quale, percorrendo un breve tratto della strada statale 131, ci si immette sulla strada statale 127-bis e la si segue per un breve tratto chiudendo la delimitazione con il raggiungimento dei limiti del comune di Usini.
E' facoltà del conduttore dei vigneti iscritti allo schedario, all'atto della denuncia annuale delle uve, effettuare rivendicazioni di origine anche per più denominazioni di origine per uve provenienti dallo stesso vigneto.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all'art. 2 devono essere quelle tradizionali della zona di produzione e, comunque, atte a conferire alle uve e ai vini le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere tali da consentire di ottenere uve e vini aventi le caratteristiche prescritte.
Le rese massime di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione dei vini di cui all'art. 2 e i titoli alcolometrici volumici naturali minimi delle relative uve destinate alla vinificazione, devono essere come da tabella allegata.
«Alghero» bianco: 16,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» spumante bianco: 16,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» passito bianco: 16,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» rosato: 15,00 r/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» rosso: 15,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» rosso riserva: 15,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» rosso liquoroso: 15,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Torbato: 14,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Torbato spumante: 14,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Sauvignon: 13,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Chardonnay: 13,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Chardonnay spumante: 13,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Cabernet: 13,00 t/ha, 10,50% vol.;
«Alghero» Cabernet riserva: 13,00 t/ha, 10,50% vol.;
«Alghero» Cagnulari: 13,00 t/ha, 10,50% vol.;
«Alghero» Cagnulari riserva: 13,00 t/ha, 10,50% vol.;
«Alghero» novello rosso: 15,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» frizzante bianco: 16,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» frizzante rosato: 15,00 t/ha 10,00% vol.;
«Alghero» Merlot: 14,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Merlot riserva: 14,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Sangiovese: 14,00 t/ha, 10,00% vol.;
«Alghero» Vermentino frizzante: 16,00 t/ha, 10,00% vol.
Le operazioni di vinificazione, spumantizzazione, aromatizzazione, conservazione, invecchiamento obbligatorio, imbottigliamento ed affinamento in bottiglia devono essere effettuate all'interno della zona di produzione di cui all'art. 3.
Qualora detta resa superi questo limite, ma non l'80%, l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine, ma può ricadere nella I.G.T. «Isola dei Nuraghi» qualora ne abbia le caratteristiche.
Per la tipologia passito, la resa massima dell’uva in vino, con riferimento all’uva fresca, non deve essere superiore al 50%.
E' ammesso il taglio migliorativo dei mosti e dei vini atti a produrre i vini di cui all'art. 1, con prodotti vitivinicoli aventi diritto alla stessa denominazione di origine, di uguale colore, per non oltre il 15% nel rispetto delle norme comunitarie di etichettatura relative all'indicazione del nome del vitigno e dell'annata.
La denominazione di origine controllata «Alghero» con la specificazione «bianco», «Chardonnay», «Torbato» può essere utilizzata per designare i vini spumanti ottenuti con mosti e vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare.
E' consentito l'arricchimento con mosti concentrati provenienti da uve di vigneti iscritti allo schedario della denominazione d'origine controllata «Alghero», o con mosto concentrato rettificato, o con gli altri mezzi consentiti dalle norme in vigore.
I vini a denominazione di origine controllata «Alghero» rosso, «Alghero» Cabernet, «Alghero» Merlot ed «Alghero» Cagnulari (o Cagniulari) se sottoposti ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno ventiquattro mesi,
possono essere classificati «riserva».
Il vino a denominazione di origine controllata «Alghero» rosso, può essere elaborato nella tipologia «liquoroso» purché le uve fresche siano state sottoposte, del tutto o in parte, sulle piante o dopo la raccolta, ad appassimento, fino a portarle a
un titolo alcolometrico volumico minimo complessivo non inferiore al 15,00% vol.
E' consentita l'aggiunta di alcol di origine vinica in ottemperanza alle norme vigenti nella elaborazione dei vini liquorosi.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» liquoroso, non può essere immesso al consumo prima di un periodo di maturazione e affinamento di almeno
a decorrere dal 1° novembre dell'anno successivo alla vendemmia.
Qualora detto periodo superi i
il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» liquoroso può essere classificato «riserva».
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» bianco può essere elaborato nella tipologia «passito» purché le uve fresche siano state sottoposte ad appassimento sino a portarle a
un titolo alcolometrico naturale minimo del 15,00% vol.
E' consentito l'appassimento delle uve sulla pianta o su telai; è altresì ammessa la parziale disidratazione con aria ventilata, o con ventilazione forzata o in appositi locali termocondizionati.
Il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» rosso può essere elaborato nella tipologia «novello» secondo le normative vigenti.
I vini a denominazione d'origine controllata «Alghero» frizzanti devono essere ottenuti nel rispetto
delle disposizioni previste per legge.
I vini di cui all'art. 2, all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
profumo: profumo delicato, gradevole;
profumo: vinoso delicato, gradevole;
profumo: leggermente aromatico, caratteristico, intenso;
profumo: gradevole, fruttato, con aroma caratteristico;
profumo: caratteristico, etereo;
profumo: vinoso, caratteristico del vitigno;
profumo: vinoso, fruttato, di fermentazione appena svolta;
profumo: intenso, complesso, etereo;
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 17,50% vol.;
zuccheri residui minimo: 60,00 g/l;
titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 13,50% vol.;
zuccheri residui minimo: 40 g/l;
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di modificare con proprio decreto, per i vini di cui sopra, i limiti minimi indicati con l'acidità totale e l'estratto non riduttore minimo.
Alla denominazione di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore, vecchio e similari.
Fatta eccezione per i vini spumanti e frizzanti, sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a denominazione d'origine controllata «Alghero» destinati al consumo deve sempre figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
I vini per i quali, all'atto della denuncia annuale delle uve, è stata rivendicata la denominazione d'origine controllata «Alghero» seguita da una delle seguenti specificazioni:
Torbato, Sauvignon, Chardonnay, Sangiovese, Cabernet, Merlot, Cagnulari o Cagniulari,
possono essere riclassificati, prima dell'imbottigliamento, con la denominazione d'origine controllata «Alghero» senza alcuna specificazione aggiuntiva, previa comunicazione del detentore agli organismi competenti.
Nella presentazione e designazione dei vini a Denominazione di origine controllata «Alghero» Bianco - Rosato - Rosso, che derivino dall'assemblaggio di almeno due varietà, è ammessa l'indicazione di tutti i vitigni idonei alla coltivazione per la regione Sardegna, con l'esclusione dei vitigni aromatici, esclusivamente nelle informazioni al consumatore ed alle seguenti condizioni:
essa non contenga il riferimento geografico alla Denominazione di origine controllata «Alghero»;
siano riportati con gli stessi caratteri e realizzazione grafica delle altre informazioni al consumatore;
le varietà da cui il vino deriva devono essere indicate in ordine decrescente in relazione alle quantità utilizzate e che ognuna di esse partecipi per almeno il 15% del totale;
Tutti i vini della denominazione d'origine controllata «Alghero», ai fini dell'immissione al consumo, debbono essere confezionati solo in recipienti di vetro di foggia tale da qualificare un vino di pregio e di capacità non superiore a 3 litri, chiusi con tappo di sughero raso bocca. Tuttavia, per le bottiglie di contenuto inferiore e/o uguale a lt. 0,750, ad esclusione delle tipologie Riserva, Liquoroso e Passito, è ammesso il tappo a vite. Sono altresì ammesse tutte le chiusure consentite dalla vigente normativa fatta esclusione del tappo a corona.
Per il vino spumante non è altresì consentito il tappo a fungo in plastica.
La zona geografica della DOC “Alghero” è rappresentata dai territori dei comuni di Alghero, Olmedo, Ossi, Tissi, Usini, Uri, Ittiri, in provincia di Sassari e una piccola parte del territorio del comune di Sassari.
Tale area è situata nella Nurra algherese nella parte Nord occidentale della Sardegna.
Questo territorio, prevalentemente pianeggiante, posto ad una altezza media di 50 m s.l.m., presenta piccoli rilievi collinari nella parte orientale, mentre nella parte occidentale confina direttamente con il mare Tirreno, dove si alternano falesie calcaree e di trachite, di diversa conformazione, a piccole insenature con spiagge che presentano sabbie di diversa origine.
1) paesaggi su calcari, dolomie e calcari dolomitici del Paleozoico e del Mesozoico;
2) paesaggi su alluvioni e su arenarie eoliche cementate del Pleistocene;
3) paesaggi su rocce effusive acide (rioliti, ignimbriti) del Cenozoico.
Tabella n.1 Parametri meteorologici medi di Alghero degli ultimi 5 anni (2006-2010).
Parametro: Valore medio annuo, Valore medio Aprile Settembre:
Temp. aria media: (°C) 16,15 - 20,45
Temp. aria massima: (°C) 22,29 - 27,24
Temp. aria minima: (°C) 10,04 - 13,71
Pioggia (mm) 624 - 167
Giorni con pioggia 64 - 20
Somm. Temp. Attive: (°C) 3.856
Somm. Temp. Effettive: (°C) 1.985
Radiaz. Globale: (MJ/mq) 3.560
Questi dati testimoniano le ottime caratteristiche climatiche nel territorio di Alghero.
Tali caratteristiche, abbinate alla presenza del vento dominante da Maestrale, rendono l’ambiente consono ad un idoneo sviluppo della vite sia dal punto di vista vegetativo sia produttivo.
Soprattutto nella stagione vegetativa della vite, aprile-settembre, i parametri meteo sopra esposti testimoniano
la valenza di questo ambiente per l’ottima coltivazione della vite.
Tant’è che anche gli indici bioclimatici viticoli sopra esposti sono molto buoni ed idonei ad una viticoltura di qualità.
La volontà delle persone e degli imprenditori della filiera vitivinicola di quest’area ha fatto si che nascesse la DOC “Alghero” nel 1995, aggiungendo alla stessa in questi quindici anni di vita tre modifiche, nel 1996, nel 2002 e nel 2009. Attualmente la denominazione si estende su 1.343 ettari vitati.
Le due realtà più importanti sono la Tenute Sella & Mosca S.p.A., azienda privata a conduzione capitalistica di proprietà del Gruppo Campari, e la Cantina Sociale di Santa Maria la Palma, società cooperativa con 320 soci. Le due realtà producono e commercializzano circa 11 milioni di bottiglie di vino di cui 2,2 milioni della DOC “Alghero”.
c) le caratteristiche ambientali del territorio.
Il patrimonio varietale è di grande interesse perché è composito e di antica tradizione. Basti solo accennare al Torbato che è coltivato fin dai tempi dell’attività vivaistica portata avanti dalla Sella & Mosca all’inizio del 1900, oppure dalla riscoperta del Cagnulari effettuata, in questi ultimi anni, dalla Cantina di S. Maria la Palma. Anche le varietà di interesse internazionale hanno evidenziato ottime performance viticole ed enologiche.
Valga come esempio il vino Marchese di Villamarina mono - uvaggio di Cabernet Sauvignon.
La tradizione viticola ed enologica in quest’area della Sardegna risale alle dominazioni spagnole dove gli scambi commerciali hanno favorito l’arrivo in Alghero di varietà provenienti dalla Penisola Iberica.
La vite è stata coltivata seguendo sempre le più moderne tecniche viticole, per assecondare nel tempo le diverse esigenze di carattere qualitativo ed imprenditoriale.
L’introduzione di varietà internazionali è invece un fatto più recente, ma comunque risalente all’attività vivaistica effettuata dalla Sella & Mosca agli inizi del 1900. Un forte impulso alla coltivazione di varietà internazionali si è, infine, verificato negli ultimi 30 anni, quando le aziende operanti nel territorio hanno risposto alle richieste dei consumatori, soprattutto esteri, che andavano prediligendo vini dal timbro internazionale. Anche se i mercati esteri sono diventati negli anni sempre più importanti per le aziende della denominazione, il carattere territoriale della viticoltura ed enologia algherese è rimasto preponderante, con preminenza ai prodotti autoctoni, che testimoniano l’alta qualità dei vini di questo territorio.
Di tutte le varietà che vanno a comporre la piattaforma ampelografica della denominazione, ricordiamo in particolare il Torbato, bianca, ed il Cagnulari, nera, che vengono coltivate solo nei terreni di questa denominazione e che pertanto trovano in questo areale l’unico terroir di riferimento.
Sono varietà particolari, di antica origine, che abbisognano di molte cure, sia in campagna sia in cantina, che sono state e vengono valorizzate grazie al lavoro delle aziende vitivinicole del territorio.
Queste varietà, così come tutte le varietà che afferiscono alla DOC “Alghero” sono coltivate in un ambiente ideale, dove le migliori condizioni microclimatiche sono garantite dalla costante presenza del vento, proveniente soprattutto dal quadrante di Nord-Ovest.
Il Maestrale, quindi, che molto spesso si carica di salsedine dal vicino mare e la trasporta depositandola sul vicino entroterra dove ci sono anche i vigneti.
Anche sul versante dei vini rossi si producono vini da consumare nell’arco di un anno, con caratteri di vinosità e freschezza attraenti, per finire con rossi molto strutturati sia con varietà autoctone:
Cannonau, Carignano, Cagnulari, sia con varietà internazionali la famiglia dei Cabernets, Merlot e Sangiovese.
Le caratteristiche delle 23 tipologie di vino prodotte con questa denominazione sono il risultato dell’interazione tra:
3) l’intervento umano sia in vigneto sia in cantina.
L’integrazione di questi tre fattori, gestiti di volta in volta nell’ottica dell’eccellenza, offre le migliori opportunità di assecondare i gusti del consumatore, anche nella loro quotidiana evoluzione.
La naturale diversità dei terreni agrari, la climatologia particolarmente vantaggiosa, la lunga esperienza dei viticoltori e degli enologi, tramandata di generazione in generazione, costituiscono la base della qualità dei vini di Alghero.
La interazione causale tra l’ambiente di produzione delle uve e la qualità estrinsecata dai vini prodotti nella DOC “Alghero”, si percepisce nella degustazione dei diversi prodotti, soprattutto dopo aver fatto una visita alle strutture produttive delle aziende che operano in questa denominazione ed aver potuto testimoniare la qualità delle caratteristiche ambientali ed in particolare climatiche di Alghero.
I vini esprimono una mineralità e una sapidità inconfondibili, accompagnate da profumi e sentori che sono la giusta interpretazione dell’ambiente e della centenaria cultura di fare vino del territorio di Alghero.
ValorItalia S.r.l. è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
La denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:
«Malvasia di Bosa»;
«Malvasia di Bosa» - riserva;
«Malvasia di Bosa» - spumante;
«Malvasia di Bosa» - passito.
I vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» devono essere ottenuti da uve provenienti dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Malvasia di Sardegna: minimo 95%,
possono concorrere fino ad un massimo del 5% le uve provenienti da altri vitigni, a bacca bianca, presenti nei vigneti, idonei alla coltivazione nella Regione Sardegna, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per
uve da vino approvato, con decreto ministeriale 7 maggio 2004 e da ultimo aggiornato con decreto ministeriale 28 maggio 2010.
La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» comprende in parte il territorio dei seguenti comuni:
partendo da Bosa Marina (sulla costa occidentale sarda), la linea di delimitazione segue la S.S. 129-bis sino al bivio per Suni, indi, seguendo la strada di penetrazione agraria che conduce alla chiesa di S. Pietro in comune
di Bosa, arriva a quota 23 in località C. Calameda.
Da qui, continuando in linea retta verso ovest, incrocia il confine tra i comuni di Bosa e Suni, che segue verso sud fino a quota 102; prosegue quindi lungo il confine tra Modolo e Suni sino ad incrociare la S.S.129-bis (km 81,300).
Da questo punto, proseguendo lungo la statale di cui sopra, la linea di delimitazione giunge all'abitato di Suni e si immette sulla S.S. 292, che segue, in direzione di Oristano, fino in prossimità del km 35, nell'abitato di Flussio.
Da detto punto segue la strada che passa per le quote 319, 312, 283, 310, fino ad incrociare il confine comunale tra Flussio e Magomadas, in località campestre Serrainos, che segue, verso ovest, fino ad incontrare quello tra i comuni di Tresnuraghes e Flussio, che segue fino a Ponte Mannu.
Da qui, discendendo per il Rio Mannu, la linea di delimitazione arriva al mare presso Punta Foghe, e continuando lungo la costa occidentale sarda, verso nord, attraverso Porto Alabe e Punta Lumenera, giunge a Bosa Marina, punto di inizio della delimitazione.
Le condizioni ambientali e di' coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» devono essere quelle atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi esclusi i terreni male esposti, non soleggiati, umidi o idromorfi.
I nuovi impianti ed i reimpianti dovranno avere una densità di
almeno 4.000 ceppi per ettaro.
La resa massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» non deve superare
6,00 tonnellate per ettaro,
fatta eccezione per la tipologia spumante che può arrivare a
8,00 tonnellate per ettaro.
La resa, anche in annate eccezionalmente favorevoli, dovrà essere riportata a detti limiti, purché la produzione globale del vigneto non superi di oltre il 20% i limiti medesimi. Qualora la resa di uva per ettaro superi detto limite, l'intera produzione non avrà diritto alla denominazione di origine controllata; l'eventuale eccedenza di produzione nel limite massimo del 20% potrà confluire nella IGT corrispondente.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa»
un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 15,00%,
ad esclusione delle uve destinate alla vinificazione della tipologia spumante, le quali dovranno assicurare
un titolo alcolometrico volumico minimo naturale di 11,00%.
Le operazioni di vinificazione, conservazione, invecchiamento, imbottigliamento ed affinamento in bottiglia dei vini di cui all'art. 1 devono essere effettuate all'interno della zona di produzione delimitata all'art. 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate anche nell'intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona delimitata.
origine controllata «Malvasia di Bosa» spumante possono essere effettuate anche fuori della zona delimitata nell'art. 3 e comunque entro il territorio della Regione Sardegna.
Non è consentito l'uso di mosti concentrati; e' tuttavia consentito l'arricchimento mediante concentrazione a freddo del mosto di malvasia ottenuto.
Per i vini di cui all'art. 1 è consentito un leggero appassimento delle uve sulla pianta o su stuoie.
«Malvasia di Bosa»: 70%;
«Malvasia di Bosa» riserva: 70%;
«Malvasia di Bosa» spumante: 70%;
«Malvasia di Bosa» passito: 50%.
Qualora detta resa, con l'esclusione della tipologia passito, superi questo limite, ma non l'80%, l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine, ma può ricadere nella IGT corrispondente qualora ne abbia le caratteristiche.
Per la tipologia passito è consentito inoltre l'appassimento in locali idonei fino a raggiungere
un contenuto zuccherino minimo di 272 g/l.
E' altresì ammessa la parziale disidratazione con ventilazione forzata o in appositi locali termocondizionati.
Il vino a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa», se sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno
di cui almeno 1 anno in botti di legno,
può recare in etichetta la menzione «Riserva».
Il vino a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» nella tipologia amabile o dolce deve essere immesso al consumo a
partire dal 1° marzo successivo all'anno di produzione delle uve.
Il vino a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» nella tipologia spumante deve essere immesso al consumo a partire dal
Il vino a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» nella tipologia «passito» deve essere immesso al consumo a partire
dal 1° aprile dell'anno successivo all'anno di produzione delle uve.
I vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» di cui all'art. 1, all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
«Malvasia di Bosa» amabile o dolce:
colore: giallo paglierino o dorato più o meno intenso;
profumo: aromatico, fruttato, intenso, caratteristico;
sapore: da amabile a dolce, armonico, vellutato, aromatico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol.,
«Malvasia di Bosa» riserva:
profumo: intenso, complesso, fine, delicato, caratteristico;
sapore: dal secco al dolce, morbido, vellutato, talvolta mandorlato;
«Malvasia di Bosa» spumante:
profumo: aromatico, fruttato, caratteristico;
sapore: da demisec a dolce, fruttato, gradevolmente aromatico;
«Malvasia di Bosa» passito:
sapore: da amabile a dolce;
E' in facoltà del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali -Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, modificare, con proprio decreto i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto.
Nella designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata «Malvasia di Bosa» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi «extra», «fine», «scelto», «selezionato» e similari.
E' consentito l'uso della menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo, secondo la normativa vigente.
Nella presentazione e designazione dei vini di cui all'art.1, con l'esclusione delle tipologia spumante, è obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
Per l'immissione al consumo dei vini «Malvasia di Bosa» sono ammesse soltanto bottiglie di vetro della capacità di litri 0,375, 0,500, 0,750, 1,500, 3,00 chiuse con tappo di sughero o di altro materiale ritenuto idoneo dalle norme in vigore, con l'esclusione della menzione «riserva» per la quale è obbligatorio il tappo in sughero.
Per la tappatura dei vini spumanti, ad esclusione delle bottiglie di capacità fino a litri 0,375, è consentito solo il tappo a fungo in sughero.
L’area di produzione del vino “Malvasia di Bosa” risulta in una porzione di territorio della
del Rio Mannu a sud, nell’ambito della zona storicamente denominata “Planargia.”
Questo è anche quanto emerso da un lavoro di monitoraggio dei suoli svolto dall’Ente Regionale di
Sviluppo e Assistenza Tecnica (ex ERSAT, ora denominato Laore) nell’ambito della
predisposizione della “carta nutrizionale” della Planargia. In particolare il lavoro per effettuato, ha
Uno degli elementi più importanti e determinanti che hanno contribuito riconoscimento del vino “Malvasia di Bosa” è certamente il fattore umano legato al territorio di produzione.
La presenza dell’uomo in Planargia ha origini e testimonianze antichissime. Numerose domus de janas, nuraghi e tombe dei giganti attestano un’intensa frequentazione del territorio già in età preistorica e protostorica.
Ma furono i Fenici a scoprirne i vantaggi dovuti alla posizione geografica, alla presenza di un fiume navigabile e di un entroterra ricco di risorse naturali.
Esiste per questo vino una “letteratura” remota e recente, sia nella tradizione popolare e poetica in “limba” sia “culta” di viaggiatori, esperti del settore e scrittori di grande firma, come Luigi Veronelli e Mario Soldati, che al Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine di alto pregio.
Ovunque le testimonianze scritte e orali ne decantano la raffinatezza, la soavità e il valore simbolico, nel contesto di forte identità sociale e culturale della zona di produzione.
Dalle genti che abitano la Planargia la Malvasia è sempre stata considerata un vino nobile ed elitario, un vino particolare da riservare per circostanze e persone speciali, perpetuando in questo modo un consolidato rituale sociale. La Malvasia è un vino “chi cheret chistionadu!”, esclamazione questa di gradimento e al tempo stesso complimento al cantiniere-produttore all’atto della degustazione.
E’ il vino della mattina, non perché leggero o di poco conto, ma perché la domenica, dopo la messa, gli uomini fanno il giro delle cantine e si scambiano pareri e saperi sulle sue qualità.
La Malvasia è il simbolo dell’amicizia e dell’ospitalità, e la si offre alle persone a cui si tiene particolarmente; è il vino della festa, e non solo per le caratteristiche organolettiche della classificazione ufficiale dei sommelier, ma anche perché privilegiata nelle ritualità festive, in cui più che altrove si esplicitano lo scambio simbolico e le relazioni di reciprocità.
La Malvasia di Bosa in questo territorio è quindi soprattutto un bene sociale.
Così potete stare certi che quando vi viene offerta, il gesto ha un significato che va oltre i consueti rapporti conviviali perché, come ebbe ad osservare già nel lontano 1895 Pompeo Trentin, “i proprietari difficilmente se ne privano” ma quando lo fanno vi stanno donando molto di più di un bicchiere di pregiata Malvasia di Bosa. Non si può comprendere l’eccellenza raggiunta da questo vino, senza fare riferimento a questo contesto culturale.
I sesti d’impianto e i sistemi di potatura sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per un’efficace uso della meccanizzazione nelle operazioni colturali ed in particolare nella difesa fitosanitaria.
Le pratiche relative all’elaborazione dei vini, sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione, adeguatamente differenziate per le diverse tipologie: ”Malvasia di Bosa Amabile o Dolce”, “Malvasia di Bosa Spumante”, “Malvasia di Bosa Passito” e “Malvasia di Bosa Riserva” quest’ultimo vino più strutturato che richiede un periodo di invecchiamento e affinamento di almeno due anni di cui un anno in botti di legno.
B. Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico.
C. Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A e quelli di cui alla lettera B.
La specificità della DOC Malvasia di Bosa è fondamentalmente dovuta alla particolare situazione orografica del territorio della Planargia, all’orientamento delle valli e alla vicinanza di queste al mare.
La millenaria storia vitivinicola della regione è la prova fondamentale della stretta connessione ed interazione tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Malvasia di Bosa” ottenuto dal vitigno Malvasia che grazie a dei monaci benedettini è arrivato in Sardegna durante il periodo della dominazione bizantina, dalla citta' di Monembasia che si trova in Grecia, nella regione di Morea.
Si diffuse anche nelle attuali province di Oristano e Cagliari, ma quello prodotto nella zona di Bosa raggiunge qualità specifiche di finezza e pregio sia per le caratteristiche ottimali della zona di coltivazione, sia per l’intervento dell’uomo che ha tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enogiche, migliorate ed affinate nel corso del tempo anche grazie al progresso scientifico e tecnologico fino ad ottenere l’attuale rinomato vino.
La Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Provincia di Oristano è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).
Decreto18 Gennaio 2011
La denominazione di origine controllata "Moscato di Sorso - Sennori" o "Moscato di Sorso" o "Moscato di Sennori" è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione nelle seguenti tipologie:
"Moscato di Sorso - Sennori" o "Moscato di Sorso" o "Moscato di Sennori" bianco
"Moscato di Sorso - Sennori" o "Moscato di Sorso" o "Moscato di Sennori" liquoroso
"Moscato di Sorso - Sennori" o "Moscato di Sorso" o "Moscato di Sennori" passito
"Moscato di Sorso - Sennori" o "Moscato di Sorso" o "Moscato di Sennori" spumante .
I vini a DOC "Moscato di Sorso - Sennori"devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti composti in ambito aziendale dal vitigno
Moscato bianco minimo 90%,
possono concorrere anche le uve provenienti da vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Sardegna, presenti nei vigneti, fino ad un massimo del 10 per cento.
Le uve devono essere prodotte all'interno dei territori comunali di
Sorso e Sennori.
Le condizioni ambientali e di coltura delle uve destinate alla produzione dei vini di cui all'articolo 1 devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve, ai mosti ed ai vini derivati le specifiche caratteristiche.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere comunque tali da assicurare le necessarie caratteristiche alle uve.
E' escluso il sistema di allevamento a tendone.
La resa massima di uva ammessa alla produzione dei vini a DO "Moscato di Sorso - Sennori" non deve essere superiore a
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a denominazione d'origine controllata "Moscato di Sorso - Sennori"
un titolo alcolometrico volumico minimo naturale del 14,00% vol.
Le operazioni di vinificazione e di imbottigliamento per la produzione del "Moscato di Sorso - Sennori" devono essere effettuate entro i territori comunali di Sorso e Sennori.
E' tuttavia consentito che le operazioni di elaborazione e imbottigliamento degli spumanti siano effettuate all'interno della regione Sardegna.
Per tutte le tipologie di vino a Denominazione di Origine Controllata "Moscato di Sorso - Sennori" è vietato aumentare la gradazione alcolica complessiva del prodotto mediante concentrazione del mosto o del vino base, o impiego di mosti o di vini che siano stati oggetto di concentrazione.
E' comunque consentito un leggero appassimento delle uve su pianta o su telai, ovvero la parziale disidratazione con aria ventilata, con ventilazione forzata o in appositi locali termocondizionati.
Per la preparazione del tipo liquoroso è consentita l'aggiunta di alcol di origine vinica al mosto o al vino di base.
Nella produzione del vino spumante sono consentite tutte le operazioni di spumantizzazione così come previste dalle attuali norme di legge.
Per i vini di cui all'articolo 1, con l'esclusione della tipologia passito, la resa dell'uva in vino non dovrà essere superiore al 70 %.
Qualora detta resa superi questo limite, ma non l'80%, l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine, ma può ricadere nella IGT corrispondente qualora ne abbia le caratteristiche.
Il vino "Moscato di Sorso - Sennori" non può essere immesso al consumo prima del
1 novembre dell'annata di produzione delle uve per la tipologia spumante;
1 marzo successivo all'annata di produzione delle uve per la tipologia bianco
1 giugno successivo all'annata di produzione delle uve per le tipologie liquoroso e passito.
I vini a denominazione di origine controllata "Moscato di Sorso - Sennori" all'atto dell' immissione al consumo, devono presentare le seguenti caratteristiche:
"Moscato di Sorso - Sennori" bianco
profumo: intenso ,caratteristico;
sapore: dolce, fine, vellutato;
"Moscato di Sorso - Sennori" passito
zuccheri residui minimo 45,00 g/l;
"Moscato di Sorso - Sennori" liquoroso
sapore: dolce, complesso, fine;
titolo alcolometrico vol. effettivo minimo: 17,50%;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 21,00%;
zuccheri residui: minimo 60,00g/l;
"Moscato di Sorso - Sennori" spumante
titolo alcolometrico volumico svolto minimo: 8,00% vol.;;
zuccheri riduttori: da 50,00 a 95,00 g/l;
E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali , con proprio decreto, di modificare i limiti indicati per l'acidità totale e l'estratto non riduttore minimo.
Alla denominazione di cui all'articolo 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare; ivi compresi gli aggettivi "extra", "fine", "scelto", "selezionato" e similari.
Nella designazione e presentazione dei i vini a denominazione di origine controllata "Moscato di Sorso-Sennori" con l'esclusione delle tipologie liquoroso e spumante, è obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo soltanto in bottiglie di vetro consone, ai caratteri di un vino di pregio, di capacità non superiore a litri 3, ad esclusione delle tipologie "passito" e "liquoroso" per il quale sono consentite bottiglie di capacità non superiore a 0,750 litri, chiuse con tappo in sughero o con altre chiusure consentite dalle norme vigenti, ad esclusione del tappo corona.
Per il confezionamento dei vini spumanti, non è consentito l'utilizzo del tappo a fungo di plastica.
Il territorio interessato, che comprende la regione storicamente chiamata Romangia, è situato nella Sardegna Nord-Occidentale.
La formazione dei substrati abbraccia un arco di tempo compreso fra il Miocene e l’Olocene con formazioni di origine vulcanica e sedimentaria la cui posizione stratigrafica, dalla più antica alla più recente, risulta essere: 1-formazione “ Andesitoide”, 2-formazione “trachitoide”, 3-complesso sedimentario (miocene), 4-depositi eolici (quaternario), 5-
alluvioni e depositi di versante.
L’evoluzione morfologica ha modellato queste formazioni in colline disposte ad anfiteatro verso il mare a nord e degradanti dolcemente verso la linea di costa, salvo dove il profilo del versante viene interrotto dall’affioramento di caratteristiche testate di strati rocciosi più resistenti all’erosione che proteggono le formazioni sottostanti.
I suoli presenti nell’ area e classificati, secondo gli schemi della Soil Taxonomy, in Entisuoli, Inceptosuoli e Alfisuoli consentono una ripartizione pedologica in 3 tipologie:
1- Suoli evolutisi su alluvioni recenti , pianeggianti o debolmente ondulati, con tessitura da franco sabbiosa ad argillosa, reazione subalcalina, permeabili, destinati a colture ortive, vigneti, frutteti e oliveti.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è varia dal livello da pochi m. s.l.m. a 350 m. s.l.m.
Il clima dell’area è semiarido nei mesi estivi, con precipitazioni annue da 500 mm a 800; i giorni con pioggia sono compresi tra 60 e 80 giorni, concentrati sopratutto nei mesi da dicembre a febbraio.
Nel corso dei secoli la tradizione viticola si è tramandata e rafforzata; nella zona della “Pedraia”, nel territorio comunale di Sorso, gli archeologi hanno trovato un impianto di vinificazione scavato nella roccia calcarea, che reca incisa su un pilastro la data del 1602. La vite nella Romangia è considerata tuttora coltura principe del territorio. Il riconoscimento della Doc Moscato di Sorso-Sennori è avvenuto con DPR del 31.03.1972, pubblicato sulla GU n. 193 del 26.07.1972.
il vitigno idoneo alla produzione del vino in questione, è quello tradizionalmente coltivato nell’area geografica considerata: il Moscato bianco.
sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione, attualmente adeguatamente differenziate per le varie tipologie.
La DOC Moscato di Sorso-Sennori è riferita a 4 tipologie di vino che dal punto di vista analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In tutte le tipologie si riscontrano aromi floreali e fruttati tipici della cultivar di base, e con note, in particolare nelle tipologie “bianco”, “passito” e “liquoroso”, di miele, mandorle e frutta secca,.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni medio-basse, (500 a 800 mm/anno), con scarse piogge estive ed aridità nei mesi di luglio e agosto, da una buona temperatura media annuale, unita ad una temperatura relativamente elevata nei mesi estivi e ottima insolazione nei mesi di settembre ed ottobre, con interessanti escursioni termiche fra il giorno e la note, consente alle uve una maturazione ottimale, contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche del vino "Moscato di Sorso-Sennori".
La complessa storia vitivinicola della zona, conferma la stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Moscato di Sorso Sennori”.
La notorietà di questo vino è documentata da numerose citazioni in letteratura (Spano, Manca dell’ Arca, Moris) e riportate anche negli annali dei quaderni della Facoltà di Agraria di Sassari.