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Timestamp: 2017-11-24 14:51:19+00:00
Document Index: 94955558

Matched Legal Cases: ['art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 27', 'art. 175', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 21', 'art. 97', 'art. 27']

1) ordinanza emessa il 18 maggio 1982 dal Giudice Istruttore presso il Tribunale Militare Territoriale di Padova nei procedimenti penali riuniti a carico di La Forgia Pasquale ed altri iscritta al n. 989 del registro ordinanze 1983 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 102 dell'anno 1984;
2) ordinanza emessa il 30 gennaio 1984 dal Tribunale Militare di Cagliari nel procedimento penale a carico di Nobile Orlando ed altri iscritta al n. 486 del registro ordinanze 1984 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 266 dell'anno 1984.
Visto l'atto di costituzione di Nobile Orlando ed altri nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
uditi l'avv. Mauro Mellini per Nobile Orlando ed altri e l'avvocato dello Stato Franco Chiarotti per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1. - Nel corso dei procedimenti penali a carico di La Forgia Pasquale ed altri militari - imputati del reato di cui all'art. 180, comma primo, c.p.m.p. - e di Papa Teino ed altri militari - imputati del reato di cui all'art. 180, comma secondo, c.p.m.p. - il Giudice istruttore del Tribunale Militare Territoriale di Padova, con ordinanza 4 gennaio 1978, su iniziativa del P.M., sollevò questioni di legittimità costituzionale dell'art. 180, commi primo e secondo, c.p.m.p. in riferimento agli artt. 2, 3, 21, comma primo, 52, comma terzo, 97, comma primo, della Costituzione.
Soggiunse il detto giudice che la dichiarazione di illegittimità avrebbe dovuto essere estesa, ex art. 27, ultimo comma, legge n. 87 del 1953, per i motivi sopra esposti, all'art. 175, comma primo, n. 2, e 184, comma primo, c.p.m.p..
5. - Nel corso di procedimento penale a carico di Nobile Orlando ed altri sottufficiali, imputati di reclamo collettivo previo accordo aggravato (artt. 47, n. 2, e 180, comma primo, c.p.m.p.), il Tribunale Militare di Cagliari, con ordinanza emessa il 30 gennaio 1984 (R.O. n. 486/84) ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 180, comma primo, c.p.m.p. in riferimento agli artt. 2, 3, 21, comma primo, 52, comma terzo, Cost..
premesso il riferimento agli atti del processo contro Pasquale La Forgia e altri militari imputati del reato di cui all'art. 180, comma primo, c.p.m.p. (per avere presentato un reclamo collettivo scritto concernente l'asserita inagibilità della caserma a seguito di terremoto), nonché agli atti del processo contro Teino Papa ed altri militari, imputati del reato di cui all'art. 180, comma secondo, dello stesso codice (per avere presentato reclamo avente analogo oggetto nella forma comportamentale costituita dall'astensione collettiva dal rancio); premesso altresì il riferimento alla questione di "legittimità costituzionale dell'art. 180, comma primo, nella parte in cui punisce la domanda, l'esposto ed il reclamo collettivo scritto o verbale" già sollevata con l'ordinanza del 4 gennaio 1978 (nella quale peraltro la questione era stata posta relativamente a entrambi i commi dell'art. 180 c.p.m.p.); ha diffusamente motivato sulla rilevanza della medesima malgrado la sopravvenuta legge n. 382 del 1978, e ne ha sollecitato da questa Corte la decisione.
Infatti, sempre in relazione alle modalità adottate, può ipotizzarsi tanto che il detto giudice abbia inteso non riproporre la questione di legittimità dell'art. 180, comma secondo, in argomento, già proposta con la precedente ordinanza 4 gennaio 1978 in ordine al fatto della presentazione di reclamo collettivo in forma comportamentale (astensione dal rancio) imputato sotto tale titolo a Teino Papa ed altri militari, quanto che abbia inteso ricondurre sotto il titolo di reclamo collettivo ai sensi dell'art. 180, comma primo, oltre alla presentazione del reclamo scritto contestata a Pasquale La Forgia e ad altri militari, anche il fatto comportamentale addebitato a Teino Papa e ad altri militari.
Né vi é dubbio che la forma collettiva di manifestazione del pensiero sia garantita dall'art. 21 Cost. come essenziale alla libertà di cui si tratta. Ciò in quanto la forma collettiva (e così quella individuale in rappresentanza collettiva che in essa é compresa) é necessaria al fine di dare corpo e voce ai movimenti di opinione concernenti interessi superindividuali. D'altra parte la garanzia costituzionale si estende in linea di principio a ogni modalità di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, in relazione al particolare valore che questa riveste in ogni ordinamento democratico. Estensione che é stata più volte proclamata da questa Corte sia con riguardo all'uso dei mezzi di esternazione o di diffusione (sentenze n. 1 del 1956, 51 del 1960 e altre successive), sia con specifico riferimento alle modalità di esercizio. In proposito questa Corte, pur ammettendo che le dette modalità possono essere oggetto di regolamentazione, con conseguente limitazione all'esercizio del diritto, ha subordinato la legittimità della limitazione alla duplice condizione che essa non renda difficile o addirittura impossibile l'esercizio disciplinato e sia giustificata dalla protezione di altri valori costituzionali (fra le altre, le sentenze n. 9 del 1965, n. 131 del 1973, n. 106 del 1974).
D'altra parte l'eccesso non é eliso dalla normativa introdotta con la legge 11 luglio 1978, n. 382 (Norme di principio sulla disciplina militare) giacché essa - secondo l'interpretazione dei giudici a quibus, che non vi é ragione di disattendere - non implica l'abrogazione della figura in parola. Anche se - affermando che spettano ai militari i diritti dei cittadini e prevedendo che, peraltro ex lege, possono essere imposte ai militari limitazioni nell'esercizio di tali diritti e l'osservanza di particolari doveri al (solo) fine di garantire l'assolvimento dei compiti propri delle Forze armate - essa rispecchia l'esigenza, la quale promana dalla Costituzione, che la democraticità dell'ordinamento delle Forze armate sia attuata nella massima misura compatibile col perseguimento da parte di queste dei propri fini istituzionali (perseguimento cui non osta la critica o la petizione collettiva pacifica dei militari).
Il riconoscimento della fondatezza della questione e la conseguente dichiarazione di illegittimità della norma impugnata in riferimento ai parametri sopra indicati importano l'assorbimento della questione di legittimità della norma stessa rispetto al parametro costituito dall'art. 97 Cost..
Il Giudice istruttore presso il Tribunale militare di Padova ha sollecitato la dichiarazione di illegittimità conseguenziale ex art. 27 della legge n. 87 del 1953, degli artt. 184, comma primo e 175, comma primo, n. 2, c.p.m.p.. Ma la Corte non ritiene di poter dare corso alla sollecitazione.