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Timestamp: 2014-07-29 18:48:35+00:00
Document Index: 135009945

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 33', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 95', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 95']

Sicurezzaonline.it - Legislazione - Prevenzione incendi - Ambito generale - Dm 10/3/1998 - Circolare 8/7/1998 n. 16 Home
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Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell�emergenza nei luoghi di lavoro.
Ufficiale n. 81 del 7/4/1998 - Suppl. Ordinario)
Il Ministro dell�interno e il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 apri�le 1955, n. 547;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 lu�glio 1982, n. 577;
Vista la legge 30novembre 1996, n. 609;
In attuazione di quanto disposto dall�art. 13 del citato decreto legislativo 19settembre 1994, n. 626; Decreta: Articolo 1
Oggetto � Campo di applicazione 1.Il presente decreto stabilisce, in attuazione al disposto dell�articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, i criteri per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro ed indica le misu�re di prevenzione e di protezione antincendio da adot�tare, al fine di ridurre l�insorgenza di un incendio e di limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi.
2.Il presente decreto si applica alle attivit� che si svolgo�no nei luoghi di lavoro come definiti dall�art. 30, com�ma 1, lettera a), del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242, di seguito denominato decreto legislativo n. 626/1994.
3. Per le attivit� che si svolgono nei cantieri temporanei o mobili di cui al decreto legislativo 19 settembre 1996, n. 494, e per le attivit� industriali di cui all�art. 1 del de�creto dei Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all�ob�bligo della dichiarazione ovvero della notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano limitatamente alle prescrizioni di cui agli articoli 6 e 7. Articolo 2
Valutazione dei rischi di incendio 1. La valutazione dei rischi di incendio e le conseguenti misure di prevenzione e protezione, costituiscono par�te specifica del documento di cui all�art. 4, comma 2, del decreto legislativo n. 626/1994.
2. Nel documento di cui al comma 1 sono altres� riportati i nominativi dei lavoratori incaricati dell�attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e di gestione delle emergenze in caso di incendio, o quello del datore di lavoro, nei casi di cui all�art. 10, comma 1, del decreto legislativo n. 626/1994.
3. La valutazione dei rischi di incendio pu� essere effet�tuata in conformit� ai criteri di cui all�allegato I.
4. Nel documento di valutazione dei rischi il datore di la�voro valuta il livello di rischio di incendio del luogo di lavoro e, se del caso, di singole parti del luogo mede�simo, classificando tale livello in una delle seguenti ca�tegorie, in conformit� ai criteri di cui all�allegato I:
a)livello di rischio elevato;
b)livello di rischio medio; c)
livello di rischio basso. Articolo 3
Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio 1. All�esito della valutazione dei rischi di incendio, il dato�re di lavoro adotta le misure finalizzate a:
a) ridurre la probabilit� di insorgenza di un incendio secondo i criteri di cui all�allegato Il;
b) realizzare le vie e le uscite di emergenza previste dall�articolo 13 del decreto del Presidente della Re�pubblica 27aprile 1955, n. 547, di seguito denominato DPR n. 547/1955, cos� come modificato dall�articolo 33 del decreto legislativo n. 626/1994, per garantire l�esodo delle persone in sicurezza in caso di incendio, in conformit� ai requisiti di cui all�allegato III;
c) realizzare le misure per una rapida segnalazione dell�incendio al fine di garantire l�attivazione dei sistemi di allarme e delle procedure di intervento, in confor�mit� ai criteri di cui all�allegato IV;
d) assicurare l�estinzione di un incendio in conformit� ai criteri di cui all�allegato V;
e) garantire l�efficienza dei sistemi di protezione antin�cendio secondo i criteri di cui all�allegato VI;
f) fornire ai lavoratori una adeguata informazione e for�mazione sui rischi di incendio secondo i criteri di cui all�allegato VII.
2. Per le attivit� soggette al controllo da parte dei Coman�di provinciali dei vigili del fuoco ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, le disposizioni del presente articolo si applicano limitata�mente al comma 1, lettere a), e) ed f). Articolo 4
Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio 1. Gli interventi di manutenzione ed i controlli sugli impianti e sulle attrezzature di protezione antincendio sono effet�tuati nel rispetto delle disposizioni legislative e regola�mentari vigenti, delle norme di buona tecnica emanate dagli organismi di normalizzazione nazionali ed europei o, in assenza di dette norme di buona tecnica, delle istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall�installatore.
Gestione dell�emergenza in caso di incendio 1. All�esito della valutazione dei rischi d�incendio, il datore di lavoro adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformit� ai crite�ri di cui all�allegato VIII.
2. Ad eccezione delle aziende di cui all�articolo 3, comma2, del presente decreto, per i luoghi di lavoro ove sono occupati meno di 10 dipendenti, il datore di lavoro non � tenuto alla redazione del piano di emergenza, ferma restando l�adozione delle necessarie misure organiz�zative e gestionali da attuare in caso di incendio. Articolo 6
Designazione degli addetti al servizio antincendio 1. All�esito della valutazione dei rischi d�incendio e sulla base del piano di emergenza, qualora previsto, il datore di lavo�ro designa uno o pi� lavoratori incaricati dell�attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, ai sensi dell�articolo 4, comma 5, lettera a), del decreto legislativo n. 626/1994, o se stes�so nei casi previsti dall�articolo 10 del decreto suddetto.
2. I lavoratori designati devono frequentare il corso di forma�zione di cui al successivo articolo 7.
3. I lavoratori designati ai sensi del comma 1, nei luoghi di lavoro ove si svolgono le attivit� riportate nell�allegato X, devono conseguire l�attestato di idoneit� tecnica di cui all�articolo 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609.
4. Fermo restando l�obbligo di cui al comma precedente, qualora il datore di lavoro su base volontaria, ritenga ne�cessario che l�idoneit� tecnica del personale di cui al comma I sia comprovata da apposita attestazione, la stessa dovr� essere acquisita secondo le procedure di cui all�articolo 3 della legge 28 novembre 1996, 609. Articolo 7
Formazione degli addetti alla prevenzione incendi lotta antincendio
e gestione dell�emergenza 1. I datori di lavoro assicurano la formazione dei lavorato�ri addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell�emergenza secondo quanto previsto nell�allegato IX. Articolo 8
Disposizioni transitorie e finali 1. Fatte salve le disposizioni dell�articolo 31 del decreto legislativo n. 626/1994, i luoghi di lavoro costruiti od utilizzati anteriormente alla data di entrata in vigore de presente decreto, con esclusione di quelli di cui all�articolo 1, comma 3, e articolo 3, comma 2, del presente decreto, devono essere adeguati alle prescrizioni relative alle vie di uscita da utilizzare in caso di emergenza di cui all�articolo 3, comma i lettera b), entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Sono fatti salvi i corsi di formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, ultimati entro la data di entrata in vigore del presente decreto. Articolo 9
Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Allegato 1
Linee Guida per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro 1.1. Generalit� Nel presente allegato sono stabiliti i criteri generali per procedere alla valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro. L' applicazione dei criteri ivi riportati non preclu�de l�utilizzo di altre metodologie di consolidata validit�. 1.2.Definizioni Ai fini del presente decreto si definisce: - Pericolo di incendio: propriet� o qualit� intrinseca di determinati materiali o attrezzature, oppure di metodo�logie e pratiche di lavoro o di utilizzo di un ambiente di lavoro, che presentano il potenziale di causare un in�cendio;
- Rischio di incendio: probabilit� che sia raggiunto il livel�lo potenziale di accadimento di un incendio e che si verifichino conseguenze dell�incendio sulle persone presenti;
- Valutazione dei rischi di incendio: procedimento di valu�tazione dei rischi di incendio in un luogo di lavoro, deri�vante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo di incendio. 1.3.Obiettivi della valutazione dei rischi di incendio La valutazione dei rischi di incendio deve consentire al datore di lavoro di prendere i provvedimenti che sono effet�tivamente necessari per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e delle altre persone presenti nel luogo di lavoro.
- l�informazione dei lavoratori e delle altre persone pre�senti;
- la formazione dei lavoratori; le misure tecnico-organizzative destinate a porre in atto i provvedimenti necessari. La prevenzione dei rischi costituisce uno degli obiettivi primari della valutazione dei rischi. Nei casi in cui non � possibile eliminare i rischi essi devono essere diminuiti nella misura del possibile e devono essere tenuti sotto controllo i rischi residui, tenendo conto delle misure gene�rali di tutela di cui all�art. 3 del decreto legislativo n. 626.
a) del tipo di attivit�;
b) dei materiali immagazzinati e manipolati; c)
delle attrezzature presenti nel luogo di lavoro compresi gli arredi;
d) delle caratteristiche costruttive del luogo di lavoro com�presi i materiali di rivestimento;
e) delle dimensioni e dell�articolazione del luogo di lavoro; f) del numero di persone presenti, siano esse lavoratori dipendenti che altre persone, e della loro prontezza ad allontanarsi in caso di emergenza. 1.4. Criteri per procedere alla valutazione dei rischi di incendio La valutazione dei rischi di incendio si articola nelle se�guenti fasi:
a) individuazione di ogni pericolo di incendio (p.e. so�stanze facilmente combustibili e infiammabili, sorgenti di innesco, situazioni che possono determinare la facile pro�pagazione dell�incendio);
eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio;
e) verifica della adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti ovvero individuazione di eventuali ulteriori provvedimenti e misure necessarie ad eliminare o ri�durre i rischi residui di incendio. 1.4.1. Identificazione dei pericoli di incendio
I materiali combustibili se sono in quantit� limitata,correttamente manipolati e depositati in sicurezza, pos�sono non costituire oggetto di particolare valutazione.
Alcuni materiali presenti nei luoghi di lavoro costitui�scono pericolo potenziale poich� essi sono facilmente combustibili od infiammabili o possono facilitare il rapi�do sviluppo di un incendio.
- vernici e solventi infiammabili; adesivi infiammabili�
- materiali plastici, in particolare sotto forma di schiu�ma-
- grandi quantit� di manufatti infiammabili;
- prodotti chimici che possono essere da soli infiammabili o che possono reagire con altre sostanze provo�cando un incendio;
- vaste superfici di pareti o solai rivestite con materiali facilmente combustibili. 1.4.1.2. Sorgenti di innesco
Nei luoghi di lavoro possono essere presenti anche sorgenti di innesco e fonti di calore che costituiscono cause potenziali di incendio o che possono favorire la propagazione di un incendio. Tali fonti, in alcuni casi, pos�sono essere di immediata identificazione mentre, in altri casi, possono essere conseguenza di difetti meccanici od elettrici. A titolo esemplificativo si citano:
- presenza di fiamme o scintille dovute a processi di lavo�ro, quali taglio, affilatura, saldatura;
- presenza di macchine ed apparecchiature in cui si pro�duce calore non installate e utilizzate secondo le nor�me di buona tecnica;
- presenza di attrezzature elettriche non installate e uti�lizzate secondo le norme di buona tecnica. 1.42. Identificazione dei lavoratori e di altre persone pre�senti esposti a rischi di incendio
Occorre tuttavia considerare attentamente i casi in cui una o pi� persone siano esposte a rischi particolari in ca�so di incendio, a causa della loro specifica funzione o per il tipo di attivit� nel luogo di lavoro.
- siano presenti persone la cui mobilit�, udito o vista sia limitata;
- siano presenti persone che non hanno familiarit� con i luoghi e con le relative vie di esodo;
- siano presenti lavoratori in aree a rischio specifico di in�cendio;
- siano presenti persone che possono essere incapaci di reagire prontamente in caso di incendio o possono es�sere particolarmente ignare del pericolo causato da un incendio, poich� lavorano in aree isolate e le relative vie di esodo sono lunghe e di non facile praticabilit�. 1.4.3. Eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio
Per ciascun pericolo di incendio identificato, � necessa�rio valutare se esso possa essere:
- sostituito con alternative pi� sicure;
- separato o protetto dalle altre parti del luogo di lavoro, tenendo presente il livello globale di rischio per la vita delle persone e le esigenze per la corretta conduzione dell�attivit�.
Occorre stabilire se tali provvedimenti, qualora non sia�no adempimenti di legge, debbano essere realizzati im�mediatamente o possano far parte di un programma da realizzare nel tempo. I.4.3.1: Criteri per ridurre i pericoli causati da materiali e sostanze infiammabili e/o combustibili
I criteri possono comportare l�adozione di una o pi� delle seguenti misure:
- rimozione o significativa riduzione dei materiali facil�mente combustibili ed altamente infiammabili ad un quantitativo richiesto per la normale conduzione dell�attivit�;
- sostituzione dei materiali pericolosi con altri meno peri�colosi;
- immagazzinamento dei materiali infiammabili in locali realizzati con strutture resistenti al fuoco, e, dove prati�cabile, conservazione della scorta per l�uso giornaliero in contenitori appositi;
- rimozione o sostituzione dei materiali di rivestimento che favoriscono la propagazione dell�incendio;
- riparazione dei rivestimenti degli arredi imbottiti in modo da evitare l�innesco diretto dell�imbottitura;
- miglioramento del controllo del luogo di lavoro e prov�vedimenti per l�eliminazione dei rifiuti e degli scarti. 1.4.3.2.Misure per ridurre i pericoli causati da sorgenti di calore
Le misure possono comportare l�adozione di uno o pi� dei seguenti provvedimenti:
- sostituzione delle sorgenti di calore con altre pi� sicure;
- controllo dell�utilizzo dei generatori di calore secondo le istruzioni dei costruttori;
- controllo della conformit� degli impianti elettrici alle normative tecniche vigenti;
- controllo relativo alla corretta manutenzione di apparec�chiature elettriche e meccaniche;
- riparazione o sostituzione delle apparecchiature dan�neggiate;
- pulizia e riparazione dei condotti di ventilazione e can�ne fumarie;
- identificazione delle aree dove � proibito fumare e rego�lamentazione sul fumo nelle altre aree;
- divieto dell�uso di fiamme libere nelle aree ad alto rischio. 1.4.4.Classificazione del livello di rischio di incendio
Sulla base della valutazione dei rischi � possibile clas�sificare il livello di rischio di incendio dell�intero luogo di lavoro o di ogni parte di esso: tale livello pu� essere bas�so, medio o elevato.
A) Luoghi di lavoro a rischio di incendio basso:
Si intendono a rischio di incendio basso i luoghi di la�voro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilit� e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilit� di sviluppo di principi di incendio ed in cui, in caso di incendio, la probabilit� di propagazione dello stesso � da ritenersi limitata.
B) Luoghi di lavoro a rischio di incendio medio:
Si intendono a rischio di incendio medio i luoghi di lavoro o parte di essi, in cui sono presenti sostanze infiammabi�li e/o condizioni locali e/o di esercizio che possono favo�rire lo sviluppo di incendi, ma nei quali, in caso di incen�dio, la probabilit� di propagazione dello stesso � da rite�nersi limitata. Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio medio.
C) Luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato:
Si intendono a rischio di incendio elevato i luoghi di la�voro o parte di essi, in cui:
- per presenza di sostanze altamente infiammabili e/o per le condizioni locali e/o di esercizio sussistono no�tevoli probabilit� di sviluppo di incendi e nella fase ini�ziale sussistono forti probabilit� di propagazione delle fiamme, ovvero non � possibile la classificazione come luogo a rischio di incendio basso o medio. Tali luoghi comprendono:
- aree dove i processi lavorativi comportano l�utilizzo di sostanze altamente infiammabili (p.e. impianti di verni�ciatura), o di fiamme libere, o la produzione di notevole calore in presenza di materiali combustibili;
- aree dove c�� deposito o manipolazione di sostanze chimiche che possono, in determinate circostanze, produrre reazioni esotermiche, emanare gas o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili;
- aree dove c�� una notevole quantit� di materiali combu�stibili che sono facilmente incendiabili;
- edifici interamente realizzati con strutture in legno. Alfine di classificare un luogo di lavoro o una parte di esso come avente rischio di incendio elevato occorre inoltre tenere presente che:
a) molti luoghi di lavoro si classificano della stessa cate�goria di rischio in ogni parte. Ma una qualunque area a rischio elevato pu� elevare il livello di rischio dell�intero luogo di lavoro, salvo che l�area interessata sia sepa�rata dal resto del luogo attraverso elementi separanti resistenti al fuoco;
b) una categoria di rischio elevata pu� essere ridotta se il processo di lavoro � gestito accuratamente e le vie di esodo sono protette contro l�incendio;
nei luoghi di lavoro grandi o complessi, � possibile ri�durre il livello di rischio attraverso misure di protezione attiva di tipo automatico quali impianti automatici di spegnimento, impianti automatici di rivelazione incendi o impianti di estrazione fumi. Vanno inoltre classificati come luoghi a rischio di incen�dio elevato quei locali ove, indipendentemente dalla pre�senza di sostanze infiammabili e dalla facilit� di propaga�zione delle fiamme, l�affollamento degli ambienti, lo stato dei luoghi o le limitazioni motorie delle persone presenti, rendono difficoltosa l�evacuazione in caso di incendio.
Si riportano in allegato IX, esempi di luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato. 1.4.5. Adeguatezza delle misure di sicurezza
Nelle attivit� soggette al controllo obbligatorio da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco, che hanno attua�to le misure previste dalla vigente normativa, in particolare per quanto attiene il comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali, compartimentazioni, vie di esodo, mezzi di spegnimento, sistemi di rivelazione ed allarme, impianti tec�nologici, � da ritenere che le misure attuate in conformit� al�le vigenti disposizioni siano adeguate. Per le restanti atti�vit�, fermo restando l�obbligo di osservare le normative vi�genti ad esse applicabili, ci� potr� invece essere stabilito seguendo i criteri relativi alle misure di prevenzione e prote�zione riportati nel presente allegato.
Qualora non sia possibile il pieno rispetto delle misure previste nel presente allegato, si dovr� provvedere ad al�tre misure di sicurezza compensative. In generale l�ado�zione di una o pi� delle seguenti misure possono essere considerate compensative: A) Vie di esodo
5) potenziamento dell�illuminazione di emergenza;
7) incremento del personale addetto alla gestione dell�emergenza ed all�attuazione delle misure per l�evacuazione;
8) limitazione dell�affollamento. B) Mezzi ed impianti di spegnimento
2) installazione di impianti di spegnimento automatico. C) Rivelazione ed allarme antincendio
1) installazione di un sistema di allarme pi� efficiente (p.e. sostituendo un allarme azionato manualmente con uno di tipo automatico);
3) installazione di impianto automatico di rivelazione in�cendio;
4) miglioramento del tipo di allertamento in caso di incen�dio (p.e. con segnali ottici in aggiunta a quelli sonori, con sistemi di diffusione messaggi tramite altoparlan�te, ecc>;
5) nei piccoli luoghi di lavoro, risistemazione delle attivit� in modo che un qualsiasi principio di incendio possa essere individuato immediatamente dalle persone presenti. D) Informazione e formazione
1) predisposizione di un programma di controllo e di re�golare manutenzione dei luoghi di lavoro;
3) controllo che specifici corsi di aggiornamento siano for�niti al personale che usa materiali facilmente combusti�bili, sostanze infiammabili o sorgenti di calore in aree ad elevato rischio di incendio;
4) realizzazione dell�addestramento antincendio per tutti i lavoratori. 1.5. Redazione della valutazione dei rischi di incendio Nella redazione della valutazione dei rischi deve essere
indicato, in particolare:
- i lavoratori ed altre persone a rischio particolare identifi�cati;
- le conclusioni derivanti dalla valutazione. 1.6. Revisione della valutazione dei rischi di incendio La procedura di valutazione dei rischi di incendio richie�de un aggiornamento in relazione alla variazione dei fat�tori di rischio individuati.
l� luogo di lavoro deve essere tenuto continuamente sotto controllo per assicurare che le misure di sicurezza antincendio esistenti e la valutazione del rischio siano af�fidabili.
La valutazione del rischio deve essere oggetto di revi�sione se c�� un significativo cambiamento nell�attivit�, nei materiali utilizzati o depositati, o quando l�edificio � og�getto di ristrutturazioni o ampliamenti. Allegato Il Misure intese a ridurre la probabilit� di insorgenza degli incendi 2.1.
Generalit� All�esito della valutazione dei rischi devono essere adottate una o pi� tra le seguenti mi�sure intese a ridurre la probabilit� di insorgenza degli incendi.
- realizzazione di impianti elettrici realizzati a regola d�ar�te;
- messa a terra di impianti, strutture e masse metalliche, al fine di evitare la formazione di cariche elettrostati�che;
- realizzazione di impianti di protezione contro le scari�che atmosferiche conformemente alle regole dell�arte;
- adozione di dispositivi di sicurezza. B) Misure di tipo organizzativo-gestionale:
- rispetto dell�ordine e della pulizia;
- informazione e formazione dei lavoratori. Per adottare adeguate misure di sicurezza contro gli in�cendi, occorre conoscere le cause ed i pericoli pi� comu�ni che possono determinare l�insorgenza di un incendio e la sua propagazione. 2.2. Cause e pericoli di incendio pi� comuni A titolo esemplificativo si riportano le cause ed i pericoli di incendio pi� comuni:
a) deposito di sostanze infiammabili o facilmente combu�stibili in luogo non idoneo o loro manipolazione senza le dovute cautele;
b) accumulo di rifiuti, carta od altro materiale combustibi�le che pu� essere incendiato accidentalmente o deli�beratamente;
c) negligenza relativamente all�uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore;
d) inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manu�tenzione delle apparecchiature;
i) ostruzione delle aperture di ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettri�che e di ufficio;
j) presenza di fiamme libere in aree ove sono proibite, compreso il divieto di fumo o il mancato utilizzo di por�tacenere;
negligenze di appaltatori o degli addetti alla manuten�zione;
l) inadeguata formazione professionale del personale sull�uso di materiali od attrezzature pericolose ai fini antincendio. Alfine di predisporre le necessarie misure per preveni�re gli incendi, si riportano di seguito alcuni degli aspetti su cui deve essere posta particolare attenzione: - deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmen�te combustibili;
- aree non frequentate. 2.3. Deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e fa�cilmente combustibili Dove � possibile, occorre che il quantitativo dei mate�riali infiammabili o facilmente combustibili sia limitato a quello strettamente necessario per la normale condu�zione dell�attivit� e tenuto lontano dalle vie di esodo.
Le sostanze infiammabili, quando possibile, dovreb�bero essere sostituite con altre meno pericolose (per esempio adesivi a base minerale dovrebbero essere sostituiti con altri a base acquosa).
l� deposito di materiali infiammabili deve essere rea�lizzato in luogo isolato o in locale separato dal restante tramite strutture resistenti al fuoco e vani di comunica�zione muniti di porte resistenti al fuoco.
I lavoratori che manipolano sostanze infiammabili o chimiche pericolose devono essere adeguatamente ad�destrati sulle misure di sicurezza da osservare.
I lavoratori devono essere anche a conoscenza delle propriet� delle sostanze e delle circostanze che posso�no incrementare il rischio di incendio.
I materiali di pulizia, se combustibili, devono essere tenuti in appositi ripostigli o locali. 2.4. Utilizzo di fonti di calore I generatori di calore devono essere utilizzati in confor�mit� alle istruzioni dei costruttori. Speciali accorgimenti necessitano quando la fonte di calore � utilizzata per ri�scaldare sostanze infiammabili (p.e. l�impiego di oli e grassi in apparecchi di cottura).
I luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma, devono essere tenuti liberi da materiali com�bustibili ed � necessario tenere sotto controllo le eventua�li scintille.
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatri�ci devono essere tenuti puliti per evitare l�accumulo di grassi o polveri.
I bruciatori dei generatori di calore devono essere utiliz�zati e mantenuti in efficienza secondo le istruzioni del co�struttore.
Ove prevista la valvola di intercettazione di emergenza del combustibile deve essere oggetto di manutenzione e controlli regolari. 2.5. Impianti ed attrezzature elettriche I lavoratori devono ricevere istruzioni sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti elettrici.
Nel caso debba provvedersi ad una alimentazione provvi�soria di una apparecchiatura elettrica, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria ed essere posi�zionato in modo da evitare possibili danneggiamenti.
I materiali facilmente combustibili ed infiammabili non de�vono essere ubicati in prossimit� di apparecchi di illumina�zione, in particolare dove si effettuano travasi di liquidi. 2.6. Apparecchi individuali o portatili di riscalda�mento Per quanto riguarda gli apparecchi di riscaldamento in�dividuali o portatili, le cause pi� comuni di incendio inclu�dono il mancato rispetto di misure precauzionali, quali ad esempio: a) il mancato rispetto delle istruzioni di sicurezza quando si utilizzano o si sostituiscono i recipienti di g.p.l.;
b) l deposito di materiali combustibili sopra gli apparecchi di riscaldamento;
il posizionamento degli apparecchi portatili di riscalda�mento vicino a materiali combustibili;
d) le negligenze nelle operazioni di rifornimento degli ap�parecchi alimentati a kerosene. L�utilizzo di apparecchi di riscaldamento portatili deve avvenire previo controllo della loro efficienza, in particola�re legata alla corretta alimentazione. 2.7. Presenza di fumatori Occorre identificare le aree dove il fumare pu� costitui�re pericolo di incendio e disporne il divieto, in quanto la mancanza di disposizioni a riguardo � una delle principali cause di incendi.
Nelle aree ove � consentito fumare, occorre mettere a disposizione portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente.
I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, n� il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.
Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali facilmente combustibili od infiammabili. 2.8. Lavori di manutenzione e di ristrutturazione A titolo esemplificativo si elencano alcune delle proble�matiche da prendere in considerazione in relazione alla presenza di lavori di manutenzione e di ristrutturazione: a)accumulo di materiali combustibili;
b)ostruzione delle vie di esodo;
d) realizzazione di aperture su solai o murature resistenti al fuoco. All�inizio della giornata lavorativa occorre assicurarsi che l�esodo delle persone dal luogo di lavoro sia garanti�to. Alla fine della giornata lavorativa deve essere effettua�to un controllo per assicurarsi che le misure antincendio siano state poste in essere e che le attrezzature di lavoro, sostanze infiammabili e combustibili, siano messe al sicu�ro e che non sussistano condizioni per l�innesco di un in�cendio.
Particolare attenzione deve essere prestata dove si ef�fettuano i lavori a caldo (saldatura od uso di fiamme libe�re). l� luogo ove si effettuano tali lavori a caldo deve esse�re oggetto di preventivo sopralluogo per accertare che ogni materiale combustibile sia stato rimosso o protetto contro calore e scintille. Occorre mettere a disposizione estintori portatili ed informare gli addetti al lavoro sul si�stema di allarme antincendio esistente. Ogni area dove � stato effettuato un lavoro a caldo deve essere ispezionata dopo l�ultimazione dei lavori medesimi per assicurarsi che non ci siano materiali accesi o braci.
Le sostanze infiammabili devono essere depositate in luogo sicuro e ventilato, I locali ove tali sostanze vengono utilizzate devono essere ventilati e tenuti liberi da sorgenti di ignizione. l� fumo e l�uso di fiamme libere deve essere vietato quando si impiegano tali prodotti.
Le bombole di gas, quando non sono utilizzate, devono essere depositate all�interno del luogo di lavoro.
Nei luoghi di lavoro dotati di impianti automatici di rivelazione incendi, occorre prendere idonee precauzioni per evitare falsi allarmi durante i lavori di manutenzione e ri�strutturazione.
Particolari precauzioni vanno adottate nei lavori di ma�nutenzione e risistemazione su impianti elettrici e di ad�duzione del gas combustibile. 2.9. Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili I rifiuti non devono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di esodo (corridoi, scale, disim�pegni) o dove possano entrare in contatto con sorgenti di ignizione.
L'accumulo di scarti di lavorazione deve essere evitato ed ogni scarto o rifiuto deve essere rimosso giornalmente e depositato in un�area idonea fuori dell�edificio.
2.10. Aree non frequentate Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da personale (cantinati, locali deposito) ed ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza poter essere individuato rapidamente, devono essere te�nute libere da materiali combustibili non essenziali e de�vono essere adottate precauzioni per proteggere tali aree contro l�accesso di persone non autorizzate. 2.11. Mantenimento delle misure antincendio I lavoratori addetti alla prevenzione incendi devono effet�tuare regolari controlli sui luoghi di lavoro finalizzati ad ac�certare l�efficienza delle misure di sicurezza antincendio.
In proposito � opportuno predisporre idonee liste di controllo.
Specifici controlli vanno effettuati al termine dell�orario di lavoro affinch� il luogo stesso sia lasciato in condizioni di sicurezza.
Tali operazioni, in via esemplificativa, possono essere le seguenti: a)controllare che tutte le porte resistenti al fuoco siano chiuse, qualora ci� sia previsto;
b)controllare che le apparecchiature elettriche, che non devono restare in servizio, siano messe fuori tensione;
controllare che tutte le fiamme libere siano spente o la�sciate in condizioni di sicurezza;
d)controllare che tutti i rifiuti e gli scarti combustibili siano stati rimossi;
e)controllare che tutti i materiali infiammabili siano stati depositati in luoghi sicuri.
I lavoratori devono segnalare agli addetti alla preven�zione incendi ogni situazione di potenziale pericolo di cui vengano a conoscenza. Allegato III Misure relative alle vie di uscita in caso di incendio 3.1. Definizioni Ai fini del presente decreto si definisce:
- Affollamento: numero massimo ipotizzabile di lavoratori e di altre persone presenti nel luogo di lavoro o in una determinata area dello stesso.
- Percorso protetto: percorso caratterizzato da una ade�guata protezione contro gli effetti di un incendio che pu� svilupparsi nella restante parte dell�edificio. Esso pu� essere costituito da un corridoio protetto, da una scala protetta o da una scala esterna.
- Uscita di piano: uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio diretto degli ef�fetti di un incendio e che pu� configurarsi come segue:
a)uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;
b)uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale pu� essere raggiunta l�uscita che immette in un luogo sicuro;
uscita che immette su di una scala esterna. - Via di uscita (da utilizzare in caso di emergenza):
percorso senza ostacoli al deflusso che consente agli occupanti un edificio o un locale di raggiungere un luo�go sicuro. 3.2. Obiettivi Ai fini del presente decreto, tenendo conto della proba�bile insorgenza di un incendio, il sistema di vie di uscita deve garantire che le persone possano, senza assistenza esterna, utilizzare in sicurezza un percorso senza ostaco�li e chiaramente riconoscibile fino ad un luogo sicuro.
Nello stabilire se il sistema di vie di uscita sia soddisfa�cente, occorre tenere presente: - il numero di persone presenti, la loro conoscenza del luogo di lavoro, la loro capacit� di muoversi senza as�sistenza;
- il numero delle vie di uscita alternative disponibili. 3.3. Criteri generali di sicurezza per le vie di uscita Ai fini del presente decreto, nello stabilire se le vie di uscita sono adeguate, occorre seguire i seguenti criteri:
a)ogni luogo di lavoro deve disporre di vie di uscita alter�native, ad eccezione di quelli di piccole dimensioni o dei locali a rischio di incendio medio o basso;
b)ciascuna via di uscita deve essere indipendente dalle altre e distribuita in modo che le persone possano or�dinatamente allontanarsi da un incendio;
c) dove � prevista pi� di una via di uscita, la lunghezza del percorso per raggiungere la pi� vicina uscita di pia�no non dovrebbe essere superiore ai valori sottoripor�tati:
- 15 e 30 metri (tempo max di evacuazione 1 minuto) per aree a rischio di incendio elevato;
- 30 y 45 metri (tempo max di evacuazione 3 minuti) per aree a rischio di incendio medio;
- 45 y 60 metri (tempo max di evacuazione 5 minuti) per aree a rischio di incendio basso.
d)le vie di uscita devono sempre condurre ad un luogo sicuro;
e) i percorsi di uscita in un�unica direzione devono essere evitati per quanto possibile. Qualora non possano es�sere evitati, la distanza da percorrere fino ad una usci�ta di piano o fino al punto dove inizia la disponibilit� di due o pi� vie di uscita, non dovrebbe eccedere in ge�nerale i valori sottoriportati:
- 6 y 15 metri (tempo di percorrenza 30 secondi) per aree a rischio elevato;
- 9 y 30 metri (tempo di percorrenza 1 minuto) per aree a rischio medio;
- 12 y 45 metri (tempo di percorrenza 3 minuti) per aree a rischio basso. f) quando una via di uscita comprende una porzione del percorso unidirezionale, la lunghezza totale del per�corso non potr� superare i limiti imposti alla lettera c);
g)le vie di uscita devono essere di larghezza sufficiente in relazione al numero degli occupanti e tale larghezza va misurata nel punto pi� stretto del percorso;
deve esistere la disponibilit� di un numero sufficiente di uscite di adeguata larghezza da ogni locale e piano dell�edificio;
i) le scale devono normalmente essere protette dagli ef�fetti di un incendio tramite strutture resistenti al fuoco e porte resistenti al fuoco munite di dispositivo di auto-chiusura, ad eccezione dei piccoli luoghi di lavoro a ri�schio di incendio medio o basso, quando la distanza da un qualsiasi punto del luogo di lavoro fino all�uscita su luogo sicuro non superi rispettivamente i valori di 45 e 60 metri (30 e 45 metri nel caso di una sola usci�ta);
l) le vie di uscita e le uscite di piano devono essere sem�pre disponibili per l�uso e tenute libere da ostruzioni in ogni momento;
m) ogni porta sul percorso di uscita deve poter essere aperta facilmente ed immediatamente dalle persone in esodo. 3.4. Scelta della lunghezza dei percorsi di esodo Nella scelta della lunghezza dei percorsi riportati nelle lettere c) ed e) del punto precedente, occorre attestarsi, a parit� di rischio, verso i livelli pi� bassi nei casi in cui il luogo di lavoro sia:
- utilizzato quale area dove sono depositati e/o manipolati materiali infiammabili. Qualora il luogo di lavoro sia utiliz�zato principalmente da lavoratori e non vi sono depositati e/o manipolati materiali infiammabili, a parit� di livello di rischio, possono essere adottate le distanze maggiori. 3-5. Numero e larghezza delle uscite di piana In molte situazioni � da ritenersi sufficiente disporre di una sola uscita di piano.
a) l�affollamento del piano � superiore a 50 persone;
b) nell�area interessata sussistono pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e pertanto, indipendente�mente dalle dimensioni dell�area o dall�affollamento, occorre disporre di almeno due uscite;
c) la lunghezza del percorso di uscita, in un�unica direzio�ne, per raggiungere l�uscita di piano, in relazione al ri�schio di incendio, supera i valori stabiliti al punto 3.3 lettera e). Quando una sola uscita di piano non � sufficiente, il nu�mero delle uscite dipende dal numero delle persone pre�senti (affollamento) e dalla lunghezza dei percorsi stabili�ta al punto 3.3, lettera c).
Per i luoghi a rischio di incendio medio o basso, la lar�ghezza complessiva delle uscite di piano deve essere non inferiore a: L (metri) = A/50 x 0,60
- �A� rappresenta il numero delle persone presenti al pia�no (affollamento);
- il valore 0,60 costituisce la larghezza (espressa in me�tri) sufficiente al transito di una persona (modulo unita�rio di passaggio);
- 50 indica il numero massimo delle persone che posso�no defluire attraverso un modulo unitario di passaggio, tenendo conto del tempo di evacuazione.
Il valore del rapporto A/50, se non � intero, va arroton�dato al valore intero superiore.
La larghezza delle uscite deve essere multipla di 0,60 metri, con tolleranza deI 5%.
La larghezza minima di una uscita non pu� essere infe�riore a 0,80 metri (con tolleranza del 2%) e deve essere conteggiata pari ad un modulo unitario di passaggio e pertanto sufficiente all�esodo di 50 persone nei luoghi di lavoro a rischio di incendio medio o basso. Esempio 1
Larghezza complessiva delle uscite 2 moduli da 0,60 m.
Numero delle uscite di piano = 2 da 0,80 m cadauna raggiungibili con percorsi di lunghezza non superiore a quella fissata al punto 3.3, lettera c). Esempio 2
Numero delle uscite di piano = 1 da 1,20 m + 1 da 0,80 m raggiungibili con percorsi di lunghezza non superiore a quella fissata al punto 3.3, lettera c). 3.6. Numero e larghezza delle scale Il principio generale di disporre di vie di uscita alternati�ve si applica anche alle scale.
Possono essere serviti da una sola scala gli edifici, di altezza antincendi non superiore a 24 metri (cos� come definita dal D.M. 30 novembre 1983), adibiti a luoghi di la�voro con rischio di incendio basso o medio, dove ogni singolo piano pu� essere servito da una sola uscita.
Per tutti gli edifici che non ricadono nella fattispecie precedente, devono essere disponibili due o pi� scale, fatte salve le deroghe previste dalla vigente normativa. Calcolo della larghezza delle scale
A. Se le scale servono un solo piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la loro larghezza non deve esse�re inferiore a quella delle uscite del piano servito. B. Se le scale servono pi� di un piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la larghezza della singola scala non deve essere inferiore a quella delle uscite di piano che si immettono nella scala, mentre la larghezza complessiva � calcolata in relazione all�affollamento previsto in due piani contigui con riferimento a quelli aventi maggior affollamento. Nel caso di edifici contenenti luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio, la larghezza complessiva del�le scale � calcolata con la seguente formula: L (metri) = A*/50 x 0,60 in cui: A* = affollamento previsto in due piani contigui, a parti�re dal 1� piano f.t., con riferimento a quelli aventi maggior affollamento.
Edificio costituito da 5 piani al di sopra del piano terra;
Affollamento 1� piano = 60 persone
Affollamento 2� piano = 70 persone
Affollamento 3� piano = 70 persone
Affollamento 4� piano = 80 persone
Affollamento 5� piano = 90 persone
Ogni singolo piano � servito da 2 uscite di piano.
Massimo affollamento su due piani contigui = 170 per�sone.
Numero delle scale = 2 aventi larghezza unitaria di 1,20 m. 3.7. Misure di sicurezza alternative Se le misure di cui ai punti 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 non pos�sono essere rispettate per motivi architettonici o urbani�stici, il rischio per le persone presenti, per quanto attiene l�evacuazione del luogo di lavoro, pu� essere limitato me�diante l�adozione di uno o pi� dei seguenti accorgimenti, da considerarsi alternativi a quelli dei punti 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 solo in presenza dei suddetti impedimenti architettoni�ci o urbanistici: a)risistemazione del luogo di lavoro e/o della attivit�, co�s� che le persone lavorino il pi� vicino possibile alle uscite di piano ed i pericoli non possano interdire il si�curo utilizzo delle vie di uscita;
b)riduzione del percorso totale delle vie di uscita;
realizzazione di ulteriori uscite di piano;
d)realizzazione di percorsi protetti addizionali o estensio�ne dei percorsi protetti esistenti; e)installazione di un sistema automatico di rivelazione ed allarme incendio per ridurre i tempi di evacuazione.
3.8. Misure per limitare la propagazione dell�incendio A) Accorgimenti per la presenza di aperture su pareti e/o solai
Le aperture o il passaggio di condotte o tubazioni, su solai, pareti e soffitti, possono contribuire in maniera si�gnificativa alla rapida propagazione di fumo, fiamme e ca�lore e possono impedire il sicuro utilizzo delle vie di usci�ta. Misure per limitare le conseguenze di cui sopra inclu�dono:
Tali provvedimenti sono particolarmente importanti quan�do le tubazioni attraversano muri o solai resistenti al fuoco. B) Accorgimenti per i rivestimenti di pareti e/o solai
La velocit� di propagazione di un incendio lungo le superfici delle pareti e dei soffitti pu� influenzare notevol�mente la sicurezza globale del luogo di lavoro ed in parti�colare le possibilit� di uscita per le persone. Qualora lun�go le vie di uscita siano presenti significative quantit� di materiali di rivestimento che consentono una rapida pro�pagazione dell�incendio, gli stessi devono essere rimossi o sostituiti con materiali che presentino un migliore com�portamento al fuoco. C) Segnaletica a pavimento
Nel caso in cui un percorso di esodo attraversi una va�sta area di piano, il percorso stesso deve essere chiara�mente definito attraverso idonea segnaletica a pavimen�to. D) Accorgimenti perle scale a servizio di piani interrati
Le scale a servizio di piani interrati devono essere og�getto di particolari accorgimenti in quanto possono esse�re invase dal fumo e dal calore nel caso si verifichi un in�cendio nei locali serviti, ed inoltre occorre evitare la pro�pagazione dell�incendio, attraverso le scale, ai piani supe�riori.
Preferibilmente le scale che servono i piani fuori terra non dovrebbero estendersi anche ai piani interrati e ci� � parti�colarmente importante se si tratta dell�unica scala a servizio dell�edificio. Qualora una scala serva sia piani fuori terra che interrati, questi devono essere separati rispetto al piano terra da porte resistenti al fuoco installate in corrispondenza degli accessi sia ai piani interrati che al piano terra. E) Accorgimenti per le scale esterne
Dove � prevista una scala esterna, � necessario assi�curarsi che l�utilizzo della stessa, al momento dell�incen�dio, non sia impedito dalle fiamme, fumo e calore che fuoriescono da porte, finestre, od altre aperture esistenti sulla parete esterna su cui � ubicata la scala. 3.9. Porte installate lungo le vie di uscita nelle vie di uscita Le porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispon�denza delle uscite di piano, devono aprirsi nel verso dell�esodo.
L�apertura nel verso dell�esodo non � richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l�adozione di accorgimenti atti a garantire condizioni di sicurezza equivalente. In ogni caso l�apertura nel verso dell�esodo � obbligatoria quando:
a) l�area servita ha un affollamento superiore a 50 perso�ne;
b) la porta � situata al piede o vicino al piede di una sca�la;
c) la porta serve un�area ad elevato rischio di incendio. Tutte le porte resistenti al fuoco devono essere munite di dispositivo di autochiusura.
Le porte in corrispondenza di locali adibiti a depositi possono essere non dotate di dispositivo di autochiusura, purch� siano tenute chiuse a chiave.
L'utilizzo di porte resistenti al fuoco installate lungo le vie di uscita e dotate di dispositivo di autochiusura, pu� in alcune situazioni determinare difficolt� sia per i lavoratori che per altre persone che normalmente devono circolare lungo questi percorsi. In tali circostanze le suddette porte possono essere tenute in posizione aperta, tramite appo�siti dispositivi elettromagnetici che ne consentano il rila�scio a seguito:
- dell�attivazione di rivelatori di fumo posti in vicinanza delle porte;
- dell�attivazione di un sistema di allarme incendio;
- di un comando manuale. 3.10. Sistemi di apertura delle porte Il datore di lavoro o persona addetta, deve assicurarsi, all�inizio della giornata lavorativa, che le porte in corri�spondenza delle uscite di piano e quelle da utilizzare lun�go le vie di esodo non siano chiuse a chiave o, nel caso siano previsti accorgimenti antintrusione, possano essere aperte facilmente ed immediatamente dall�interno senza l�uso di chiavi.
Tutte le porte delle uscite che devono essere tenute chiuse durante l�orario di lavoro, e per le quali � obbliga�toria l�apertura nel verso dell�esodo, devono aprirsi a semplice spinta dall�interno.
Nel caso siano adottati accorgimenti antintrusione, si possono prevedere idonei e sicuri sistemi di apertura del�le porte alternativi a quelli previsti nel presente punto. In tale circostanza tutti i lavoratori devono essere a cono�scenza del particolare sistema di apertura ed essere ca�paci di utilizzarlo in caso di emergenza. 3.11.
Porte scorrevoli e porte girevoli Una porta scorrevole non deve essere utilizzata quale porta di una uscita di piano. Tale tipo di porta pu� per� essere utilizzata, se � del tipo ad azionamento automati�co e pu� essere aperta nel verso dell�esodo a spinta con dispositivo opportunamente segnalato e restare in posi�zione di apertura in mancanza di alimentazione elettrica.
Una porta girevole su asse verticale non pu� essere utilizzata in corrispondenza di una uscita di piano. Qualo�ra sia previsto un tale tipo di porta, occorre che nelle im�mediate vicinanze della stessa sia installata una porta apribile a spinta opportunamente segnalata. 3.12. Segnaletica indicante le vie di uscita Le vie di uscita e le uscite di piano devono essere chiaramente indicate tramite segnaletica conforme alla vigen�te normativa. 3.13. Illuminazione delle vie di uscita Tutte le vie di uscita, inclusi anche i percorsi esterni, devono essere adeguatamente illuminanti per consentire la loro percorribilit� in sicurezza fino all�uscita su luogo si�curo.
Nelle aree prive di illuminazione naturale od utilizzate in assenza di illuminazione naturale, deve essere previsto un sistema di illuminazione di sicurezza con inserimento automatico in caso di interruzione dell�alimentazione di rete. 3.14. Divieti da osservare lungo le vie di uscita Lungo le vie di uscita occorre che sia vietata l�installa�zione di attrezzature che possono costituire pericoli po�tenziali di incendio o ostruzione delle stesse. Si riportano di seguito esempi di installazioni da vietare lungo le vie di uscita, ed in particolare lungo i corridoi e le scale: - apparecchi di riscaldamento portatili di ogni tipo;
- apparecchi di riscaldamento fissi alimentati direttamen�te da combustibili gassosi, liquidi e solidi;
- deposito di rifiuti. Macchine di vendita e di giuoco, nonch� fotocopiatrici possono essere installate lungo le vie di uscita, purch� non costituiscano rischio di incendio n� ingombro non consentito.
Allegato IV Misure per la rivelazione e l�allarme in caso di incendio 4.1. Obiettivo L'obiettivo delle misure per la rivelazione degli incendi e l�allarme � di assicurare che le persone presenti nel luo�go di lavoro siano avvisate di un principio di incendio pri�ma che esso minacci la loro incolumit�. L'allarme deve dare avvio alla procedura per l�evacuazione del luogo di lavoro nonch� l�attivazione delle procedure d�intervento. 4.2. Misure per i piccoli luoghi di lavoro Nei piccoli luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio, il sistema per dare l�allarme pu� essere semplice.
Per esempio, qualora tutto il personale lavori nello stesso ambiente, un allarme dato a voce pu� essere adeguato.
In altre circostanze possono essere impiegati strumenti sonori ad azionamento manuale, udibili in tutto il luogo di lavoro. Il percorso per poter raggiungere una di tali attrez�zature non deve essere superiore a 30 m. Qualora tale si�stema non sia adeguato per il luogo di lavoro, occorre in�stallare un sistema di allarme elettrico a comando ma�nuale, realizzato secondo la normativa tecnica vigente.
I pulsanti per attivare gli allarmi elettrici o altri strumenti di allarme devono essere chiaramente indicati affinch� i lavoratori ed altre persone presenti possano rapidamente individuarli. l� percorso massimo per attivare un dispositi�vo di allarme manuale non deve superare 30 m.
Normalmente i pulsanti di allarme devono essere posi�zionati negli stessi punti su tutti i piani e vicini alle uscite di piano, cos� che possano essere utilizzati dalle persone durante l�esodo. 4.3. Misure per i luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi, il sistema di allarme deve essere di tipo elettrico.
l� segnale di allarme deve essere udibile chiaramente in tutto il luogo di lavoro o in quelle parti dove l�allarme � necessario.
In quelle parti dove il livello di rumore pu� essere ele�vato, o in quelle situazioni dove il solo allarme acustico non � sufficiente, devono essere installati in aggiunta agli allarmi acustici anche segnalazioni ottiche. I segnali ottici non possono mai essere utilizzati come unico mezzo di allarme. 4.4. Procedure di allarme Normalmente le procedure di allarme sono ad unica fa�se, cio�, al suono dell�allarme, prende il via l�evacuazione totale. Tuttavia in alcuni luoghi pi� complessi risulta pi� appropriato un sistema di allarme a pi� fasi per consenti�re l�evacuazione in due fasi o pi� fasi successive. Occorre prevedere opportuni accorgimenti in luoghi dove c�� note�vole presenza di pubblico. A) Evacuazione in due fasi
Un sistema di allarme progettato per una evacuazione in due fasi, d� un allarme di evacuazione con un segnale continuo nell�area interessata dall�incendio od in prossi�mit� di questa, mentre le altre aree dell�edificio sono inte�ressate da un segnale di allerta intermittente, che non de�ve essere inteso come un segnale di evacuazione totale.
Qualora la situazione diventi grave, il segnale intermit�tente deve essere cambiato in segnale di evacuazione (continuo), e solo in tale circostanza la restante parte dell�edificio � evacuata totalmente.
Un sistema di allarme basato sull�evacuazione progres�siva, deve prevedere un segnale di evacuazione (continuo) nel piano di origine dell�incendio ed in quello immediata�mente sovrastante. Gli altri piani sono solo allertati con un apposito segnale e messaggio tramite altoparlante.
Dopo che il piano interessato dall�incendio e quello so�vrastante sono stati evacuati, se necessario, il segnale di evacuazione sar� esteso agli altri piani, normalmente quelli posti al di sopra del piano interessato dall�incendio ed i piani cantinati, e si provveder� ad una evacuazione progressiva piano per piano.
In edifici alti (con altezza antincendio oltre 24 metri) l�evacuazione progressiva non pu� essere attuata senza prevedere una adeguata compartimentazione, sistemi di spegnimento automatici, sorveglianza ai piani ed un cen�tro di controllo. C) Sistema di allarme in luoghi con notevole presenza di pubblico
Negli ambienti di lavoro con notevole presenza di pub�blico si rende spesso necessario prevedere un allarme iniziale riservato ai lavoratori addetti alla gestione dell�emergenza ed alla lotta antincendio, in modo che questi possano tempestivamente mettere in atto le proce�dure pianificate di evacuazione e di primo intervento. In tali circostanze, idonee precauzioni devono essere prese per l�evacuazione totale.
Mentre un allarme sonoro � normalmente sufficiente in particolari situazioni, con presenza di notevole affolla�mento di pubblico pu� essere previsto anche un apposito messaggio preregistrato, che viene attivato dal sistema di allarme antincendio tramite altoparlanti. Tale messaggio deve annullare ogni altro messaggio sonoro o musicale. 4.5. Rivelazione automatica di incendio Lo scopo della rivelazione automatica di un incendio �di allertare le persone presenti in tempo utile per abban�donare l�area interessata dall�incendio finch� la situazio�ne sia ancora relativamente sicura.
Nella gran parte dei luoghi di lavoro un sistema di rive�lazione incendio a comando manuale pu� essere suffi�ciente, tuttavia ci sono delle circostanze in cui una rivela�zione automatica di incendio � da ritenersi essenziale ai fini della sicurezza delle persone.
Nei luoghi di lavoro costituiti da attivit� ricettive, l�in�stallazione di impianti di rivelazione automatica di in�cendio deve essere normalmente prevista. In altri luo�ghi di lavoro dove il sistema dei vie di esodo non rispet�ta le misure indicate nel presente allegato, si pu� pre�vedere l�installazione di un sistema automatico di rive�lazione quale misura compensativa. Un impianto auto�matico di rivelazione pu� essere previsto in aree non frequentate ove un incendio potrebbe svilupparsi ed es�
sere scoperto solo dopo che ha interessato le vie di esodo.
Se un allarme viene attivato, sia tramite un impianto di rivelazione automatica che un sistema a comando ma�nuale, i due sistemi devono essere tra loro integrati. 4.6. Impiego dei sistemi di allarme come misure com�pensative Qualora, a seguito della valutazione dei rischi, un peri�colo importante non possa essere eliminato o ridotto op�pure le persone siano esposte a rischi particolari, posso�no essere previste le seguenti misure compensative per quanto attiene gli allarmi:
- installazione di un impianto di allarme elettrico in sosti�tuzione di un allarme di tipo manuale;
- miglioramento dell'impianto di allarme elettrico prevedendo un sistema di altoparlanti o allarmi luminosi;
installazione di un impianto automatico di rivelazione ed allarme.
Allegato V Attrezzature ed impianti di estinzione degli incendi 5.1 - Classificazione degli incendi Ai fini del presente decreto, gli incendi sono classificati come segue:
- incendi di classe A: incendi di materiali solidi, usual�mente di natura organica, che portano alle formazioni di braci;
- incendi di classe B: incendi di materiali liquidi o solidi li�quefacibili, quali petrolio, paraffina, vernici, oli, grassi, ecc.;
- incendi di classe D: incendi di sostanze metalliche. Incendi di classe A
L�acqua, la schiuma e la polvere sono le sostanze estinguenti pi� comunemente utilizzate per tali incendi.
Per questo tipo di incendi gli estinguenti pi� comune�mente utilizzati sono costituiti da schiuma, polvere e ani�dride carbonica.
L'intervento principale contro tali incendi � quello di bloccare il flusso di gas chiudendo la valvola di intercetta�zione o otturando la falla. A tale proposito si richiama il fatto che esiste il rischio di esplosione se un incendio di gas viene estinto prima di intercettare il flusso del gas. Incendi di classe D
Nessuno degli estinguenti normalmente utilizzati per gli incendi di classe A e B � idoneo per incendi di sostanze metalliche che bruciano (alluminio, magnesio, potassio, sodio). In tali incendi occorre utilizzare delle polveri spe�ciali od operare con personale particolarmente addestra�to. Incendi di impianti ed attrezzature elettriche sotto ten�sione Gli estinguenti specifici per incendi di impianti elet�trici sono costituiti da polveri dielettriche e da anidride carbonica. 5.2. Estintori portatili e carrellati La scelta degli estintori portatili e carrellati deve essere determinata in funzione della classe di incendio e del li�vello di rischio del luogo di lavoro. Il numero e la capacit� estinguente degli estintori portatili devono rispondere ai valori indicati nella tabella I, per quanto attiene gli incendi di classe A e E ed ai criteri di seguito indicati:
- la distanza che una persona deve percorrere per utiliz�zare un estintore (non - superiore a 30 m). Per quanto attiene gli estintori carrellati, la scelta del lo�ro tipo e numero deve essere fatta in funzione della clas�se di incendio, livello di rischio e del personale addetto al loro uso.
Tabella I Tipo di estintore
da un estintore
5.3. Impianti fissi di spegnimento manuali ed automatici In relazione alla valutazione dei rischi, ed in particolare, quando esistono particolari rischi di incendio che non possono essere rimossi o ridotti, in aggiunta agli estintori occorre prevedere impianti di spegnimento fissi, manuali od automatici.
In ogni caso, occorre prevedere l�installazione di estin�tori portatili per consentire al personale di estinguere i principi di incendio.
L'impiego dei mezzi od impianti di spegnimento non de�ve comportare ritardi per quanto concerne l�allarme e la chiamata dei vigili del fuoco n� per quanto attiene l�eva�cuazione da parte di coloro che non sono impegnati nelle operazioni di spegnimento.
La presenza di impianti automatici riduce la probabilit� di un rapido sviluppo dell�incendio e pertanto ha rilevanza nella valutazione del rischio globale.
Qualora coesistano un impianto di allarme ed uno au�tomatico di spegnimento, essi devono essere collegati tra di loro. 5.4. Ubicazione delle attrezzature di spegnimento Gli estintori portatili devono essere ubicati preferibil�mente lungo le vie di uscita, in prossimit� delle uscite e fissati a muro.
Gli idranti ed i naspi antincendio devono essere ubicati in punti visibili ed accessibili lungo le vie di uscita, con esclusione delle scale. La loro distribuzione deve consen�tire di raggiungere ogni punto della superficie protetta al�meno con il getto di una lancia.
In ogni caso, l�installazione di mezzi di spegnimento di tipo manuale deve essere evidenziata con apposita segnaletica. Allegato VI Controlli e manutenzione sulle misure di protezione antincendio 6.1 - Generalit� Tutte le misure di protezione antincen�dio previste:
- per l�estinzione degli incendi;
- per la rivelazione e l�allarme in caso di incendio; devo�no essere oggetto di sorveglianza, controlli periodici e mantenute in efficienza. 6.2. Definizioni Ai fini del presente decreto si definisce:
- Sorveglianza: controllo visivo atto a verificare che le at�trezzature e gli impianti antincendio siano nelle norma�li condizioni operative, siano facilmente accessibili e
- non presentino danni materiali accertabili tramite esa�me visivo. La sorveglianza pu� essere effettuata dal personale normalmente presente nelle aree protette dopo aver ricevuto adeguate istruzioni.
- Controllo periodico: insieme di operazioni da effettuarsi con frequenza almeno semestrale, per verificare la completa e corretta funzionalit� delle attrezzature e degli impianti.
- Manutenzione: operazione od intervento finalizzato a mantenere in efficienza ed in buono stato le attrezza�ture e gli impianti.
- Manutenzione ordinaria: operazione che si attua in lo�co, con strumenti ed attrezzi di uso corrente. Essa si li�mita a riparazioni di lieve entit�, abbisognevoli unica�mente di minuterie e comporta l�impiego di materiali di consumo di uso corrente o la sostituzione di parti di modesto valore espressamente previste.
- Manutenzione straordinaria: intervento di manutenzione che non pu� essere eseguita in loco o che, pur essendo eseguita in loco, richiede mezzi di particolare importan�za oppure attrezzature o strumentazioni particolari o che comporti sostituzioni di intere parti di impianto o la completa revisione o sostituzione di apparecchi per quali non sia possibile o conveniente la riparazione. 6.3. Vie di uscita Tutte quelle parti del luogo di lavoro destinate a via d'uscita, quali passaggi, corridoi, scale, devono essere sorvegliate periodicamente al fine di assicurare che siano libere da ostruzioni e da pericoli che possano comprometterne il sicuro utilizzo in caso di esodo.
Tutte le porte sulle vie di uscita devono essere regolarmente controllate per assicurare che si aprano facilmente. Ogni difetto deve essere riparato il pi� presto possibile ed ogni ostruzione deve essere immediatamente rimossa.
La segnaletica direzionale e delle uscite deve essere oggetto di sorveglianza per assicurarne la visibilit� in caso di emergenza. Tutte le misure antincendio previste pe migliorare la sicurezza delle vie di uscita, quali per esempio gli impianti di evacuazione fumo, devono essere verificati secondo le norme di buona tecnica e manutenzionati da persona competente. 6.4. Attrezzature ed Impianti di protezione antincendio Il datore di lavoro � responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza delle attrezzature ed impianti di protezione antincendio.
Il datore di lavoro deve attuare la sorveglianza, il con�trollo e la manutenzione delle attrezzature ed impianti di protezione antincendio in conformit� a quanto previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.
Scopo dell�attivit� di sorveglianza, controllo e manuten�zione � quello di rilevare e rimuovere qualunque causa, de�ficienza, danno od impedimento che possa pregiudicare il corretto funzionamento ed uso dei presidi antincendio.
L'attivit� di controllo periodica e la manutenzione deve essere eseguita da personale competente e qualificato. Allegato VII Informazione e formazione antincendio 7.1. Generalit� E� obbligo del datore di lavoro fornire ai lavoratori una adeguata informazione e formazione sui principi di base della prevenzione incendi e sulle azioni da attuare in pre�senza di un incendio. 7.2. Informazione antincendio Il datore di lavoro deve provvedere affinch� ogni lavora�tore riceva una adeguata informazione su:
a) rischi di incendio legati all�attivit� svolta;
misure di prevenzione e di protezione incendi adottate nel luogo di lavoro con particolare riferimento a:
divieto di utilizzo degli ascensori per l�evacuazione in caso di incendio;
modalit� di apertura delle porte delle uscite; d) ubicazione delle vie di uscita;
e)procedure da adottare in caso di incendio, ed in parti�colare: - azioni da attuare in caso di incendio; - azionamento dell�allarme;
- procedure da attuare all�attivazione dell�allarme e di evacuazione fino al punto di raccolta in luogo sicuro;
modalit� di chiamata dei vigili del fuoco.
f) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misu�re di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze e pronto soccorso; g) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzio�ne e protezione dell�azienda. L'informazione deve essere basata sulla valutazione dei rischi, essere fornita al lavoratore all�atto dell�assunzione ed essere aggiornata nel caso in cui si verifichi un muta�mento della situazione del luogo di lavoro che comporti una variazione della valutazione stessa.
Adeguate informazioni devono essere fornite agli addetti alla manutenzione e agli appaltatori per garantire che essi siano a conoscenza delle misure generali di sicurezza an�tincendio nel luogo di lavoro, delle azioni da adottare in ca�so di incendio e delle procedure di evacuazione.
Nei piccoli luoghi di lavoro l�informazione pu� limitarsi ad avvertimenti antincendio riportati tramite apposita car�tellonistica. 7.3. Formazione antincendio Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio correlati al posto di lavoro, quali per esempio gli addetti all�utilizzo di sostanze infiammabili o di attrezzature a fiamma libera, devono ricevere una specifica formazione antincendio.
Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla pre�venzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emer�genze, devono ricevere una specifica formazione antin�cendio i cui contenuti minimi sono riportati in allegato IX. 7.4. Esercitazioni antincendio Nei luoghi di lavoro ove, ai sensi delI�art. 5 del presente decreto, ricorre l�obbligo della redazione del piano di emergenza connesso con la valutazione dei rischi, i lavo�ratori devono partecipare ad esercitazioni antincendio, ef�fettuate almeno una volta l�anno, per mettere in pratica le procedure di esodo e di primo intervento.
Nei luoghi di lavoro di piccole dimensioni, tale esercita�zione deve semplicemente coinvolgere il personale nell�attuare quanto segue: - percorrere le vie di uscita;
- identificare l�ubicazione delle attrezzature di spegnimento. L'allarme dato per esercitazione non deve essere se�gnalato ai vigili del fuoco.
I lavoratori devono partecipare all�esercitazione e qua�lora ritenuto opportuno, anche il pubblico. Tali esercitazio�ni non devono essere svolte quando siano presenti note�voli affollamenti o persone anziane od inferme.
Devono essere esclusi dalle esercitazioni i lavoratori la cui presenza � essenziale alla sicurezza del luogo di lavoro.
Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, in genere, non dovr� essere messa in atto un�evacuazione simultanea dell�intero luogo di lavoro. In tali situazioni l�evacuazione da ogni specifica area del luogo di lavoro deve procedere fino ad un punto che possa garantire a tutto il personale di individuare il percorso fino ad un luogo sicuro.
Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, occorre incari�care degli addetti, opportunamente informati, per control�lare l�andamento dell�esercitazione e riferire al datore di lavoro su eventuali carenze.
Una successiva esercitazione deve essere messa in at�to non appena: - una esercitazione abbia rivelato serie carenze e dopo che sono stati presi i necessari provvedimenti;
- siano stati effettuati lavori che abbiano comportato mo�difiche alle vie di esodo. Quando nello stesso edificio esistono pi� datori di lavo�ro l�amministratore condominiale promuove la collabora�zione tra di essi per la realizzazione delle esercitazioni antincendio. 7.5. Informazione scritta sulle misure antincendio [informazione e le istruzioni antincendio possono essere fornite ai lavoratori predisponendo avvisi scritti che riportino le azioni essenziali che devono essere attuate in caso di allarme o di incendio. Tali istruzioni, cui possono essere aggiunte delle semplici planimetrie indicanti le vie di uscita, devono essere installate in punti opportuni ed essere chia�ramente visibili. Qualora ritenuto necessario, gli avvisi deb�bono essere riportati anche in lingue straniere. Allegato VIII Pianificazione delle procedure da attuare in caso di incendio 8.1. Generalit� In tutti i luoghi di lavoro dove ricorra l�obbligo di cui all�art. 5 del presente decreto, deve essere predisposto e tenuto aggiornato un piano di emergenza, che deve con�tenere nei dettagli: a) le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di incendio;
b) le procedure per l�evacuazione del luogo di lavoro che devono essere attuate dai lavoratori e dalle altre per�sone presenti;
c) le disposizioni per chiedere l�intervento dei vigili d fuoco e per fornire le necessarie informazioni al lo arrivo;
d) specifiche misure per assistere le persone disabili. Il piano di emergenza deve identificare un adeguato n mero di persone incaricate di sovrintendere e control�lare l�attuazione delle procedure previste. 8.2. Contenuti del piano di emergenza I fattori da tenere presenti nella compilazione del piano di emergenza e da includere nella stesura dello stesso sono:
- il numero di addetti all�attuazione ed al controllo del pi no nonch� all�assistenza per l�evacuazione (addetti la gestione delle emergenze, evacuazione, lotta antincendio, pronto soccorso);
- il livello di informazione e formazione fornito ai lavoratori. Il piano di emergenza deve essere basato su chiare istruzioni scritte e deve includere:
a) i doveri del personale di servizio incaricato di svolge specifiche mansioni con riferimento alla sicurezza antincendio, quali per esempio: telefonisti, custodi, capi reparto, addetti alla manutenzione, personale di sorveglianza;
b) i doveri del personale cui sono affidate particolari responsabilit� in caso di incendio;
c) i provvedimenti necessari per assicurare che tutto personale sia informato sulle procedure da attuare;
d) le specifiche misure da porre in atto nei confronti lavoratori esposti a rischi particolari;
f) le procedure per la chiamata dei vigili del fuoco, p informarli al loro arrivo e per fornire la necessaria assistenza durante l�intervento. Per i luoghi di lavoro di piccole dimensioni il piano pu� limitarsi a degli avvisi scritti contenenti norme compori mentali.
Per luoghi di lavoro, ubicati nello stesso edificio e ciascuno facente capo a titolari diversi, il piano deve esse elaborato in collaborazione tra i vari datori di lavoro.
- le caratteristiche distributive del luogo, con particola riferimento alla destinazione delle varie aree, alle di esodo ed alla compartimentazione antincendio;
- il tipo, numero di ubicazione delle attrezzature ed im�pianti di estinzione;
- l�ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;
- l�ubicazione dell�interruttore generale dell�alimentazione elettrica, delle valvole di intercettazione delle adduzio�ni idriche, del gas e di altri fluidi combustibili. 8.3. Assistenza alle persone disabili in caso di incendio 8.3.1 - Generalit�
Il datore di lavoro deve individuare le necessit� partico�lari dei lavoratori disabili nelle fasi di pianificazione delle misure di sicurezza antincendio e delle procedure di eva�cuazione dal luogo di lavoro.
Occorre altres� considerare le altre persone disabili che possono avere accesso nel luogo di lavoro. Al riguardo occorre anche tenere presente le persone anziane, le donne in stato di gravidanza, le persone con arti fratturati ed i bambini.
Qualora siano presenti lavoratori disabili, il piano di emergenza deve essere predisposto tenendo conto delle loro invalidit�. 8.3.2.Assistenza alle persone che utilizzano sedie a ro�telle ed a quelle con mobilit� ridotta Nel predisporre il piano di emergenza, il datore di lavo�ro deve prevedere una adeguata assistenza alle persone disabili che utilizzano sedie a rotelle ed a quelle con mo�bilit� limitata.
Gli ascensori non devono essere utilizzati per l�esodo, salvo che siano stati appositamente realizzati per tale scopo.
Quando non sono installate idonee misure per il supe�ramento di barriere architettoniche eventualmente pre�senti oppure qualora il funzionamento di tali misure non sia assicurato anche in caso di incendio, occorre che al�cuni lavoratori, fisicamente idonei, siano addestrati al tra�sporto delle persone disabili. 8.3.3. Assistenza alle persone con visibilit� o udito meno�mato o limitato Il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori con visibilit� limitata, siano in grado di percorrere le vie di uscita.
In caso di evacuazione del luogo di lavoro, occorre che i lavoratori, fisicamente idonei ed appositamente incarica�ti, guidino le persone con visibilit� menomata o limitata.
Durante tutto il periodo dell�emergenza occorre che un lavoratore, appositamente incaricato, assista le persone con visibilit� menomata o limitata.
Nel caso di persone con udito limitato o menomato esi�ste la possibilit� che non sia percepito il segnale di allar�me. In tali circostanze occorre che una persona apposita�mente incaricata, allerti l�individuo menomato.
8.3.4. Utilizzo di ascensori Persone disabili possono utilizzare un ascensore solo se � un ascensore predisposto per l�evacuazione o � un ascensore antincendio, ed inoltre tale impiego deve avve�nire solo sotto il controllo di personale pienamente a co�noscenza delle procedure di evacuazione.
Allegato IX Contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, in relazione al livello di rischio dell�attivit� 9.1. Generalit� I contenuti minimi dei corsi di formazione per addetti al�la prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze in caso di incendio, devono essere correlati alla tipologia delle attivit� ed al livello di rischio di incen�dio delle stesse, nonch� agli specifici compiti affidati ai la�voratori.
Tenendo conto dei suddetti criteri, si riporta a titolo esem�plificativo una elencazione di attivit� inquadrabili nei livelli di rischio elevato, medio e basso nonch� i contenuti minimi e le durate dei corsi di formazione ad esse correlati.
I contenuti previsti nel presente allegato possono esse�re oggetto di adeguata integrazione in relazione a specifiche situazioni di rischio. 9.2. Attivit� a rischio di incendio elevato La classificazione di tali luoghi avviene secondo i criteri di cui all�allegato I al presente decreto.
A titolo esemplificativo e non esaustivo si riporta un elenco di attivit� da considerare ad elevato rischio di in�cendio:
f) depositi al chiuso di materiali combustibili aventi super�ficie superiore a 20.000 m2;
g) attivit� commerciali ed espositive con superficie aperta al pubblico superiore a 10.000 m2;
h) scali aeroportuali, infrastrutture ferroviarie e metropoli�tane;
o) cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la co�struzione, manutenzione e riparazione di gallerie, ca�verne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
p) cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi. I corsi di formazione per gli addetti nelle sovrariportate attivit� devono essere basati sui contenuti e durate ripor�tate nel corso C. 9.3. Attivit� a rischio di incendio medio Rientrano in tale categoria di attivit�:
a) i luoghi di lavoro compresi nell�allegato D.M. 16 feb�braio 1982 e nelle tabelle A e B annesse al DPR n. 689 del 1959, con esclusione delle attivit� considerate a rischio elevato;
b) i cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed im�piegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme li�bere, esclusi quelli interamente all�aperto. La formazio�ne dei lavoratori addetti in tali attivit� deve essere ba�sata sui contenuti del corso B. 9.4. Attivit� a rischio di incendio basso Rientrano in tale categoria di attivit� quelle non classifi�cabili a medio ed elevato rischio e dove, in generale, so�no presenti sostanze scarsamente infiammabili, dove le condizioni di esercizio offrono scarsa possibilit� di svilup�po di focolai e ove non sussistono probabilit� di propaga�zione delle fiamme.
La formazione dei lavoratori addetti in tali attivit� deve essere basata sui contenuti del corso A. 9.5. Contenuti dei corsi di formazione Corso A: corso per addetti antincendio in attivit� a rischio di incendio basso (durata 4 ore) 1)L'incendio e la prevenzione (1 ora).
- effetti dell�incendio sull�uomo;
2) Protezione antincendio e procedure da adottare in ca�so di incendio (1 ora).
- Principali misure di protezione antincendio; evacuazione in caso di incendio;
- chiamata dei soccorsi. 3) Esercitazioni pratiche (2 ore).
- istruzioni sull�uso degli estintori portatili effettuata avvalendosi di sussidi audiovisivi o tramite dimostra�zione pratica. Corso B: corso per addetti antincendio in attivit� a rischio di incendio medio (durata 8 ore). 1) Incendio e la prevenzione incendi (2 ore).
- Principi sulla combustione e l�incendio;
- principali accorgimenti e misure per prevenire gli incendi. 2) Protezione antincendio e procedure da adottare in ca�so di incendio (3 ore).
- procedure da adottare quando si scopre un incen�dio o in caso di allarme;
- procedure per l�evacuazione;
- illuminazione di emergenza. 3)Esercitazioni pratiche (3 ore).
- Presa visione e chiarimenti sui mezzi di estinzione pi� diffusi;
- presa visione e chiarimenti sulle attrezzature di pro�tezione individuale;
- esercitazioni sull�uso degli estintori portatili e moda�lit� di utilizzo di naspi e idranti. Corso C: corso per addetti antincendio in attivit� a rischio di incendio elevato (durata 16 ore). 1) Incendio e la prevenzione incendi (4 ore).
- le principali cause di incendio in relazione allo spe�cifico ambiente di lavoro;
- i rischi alle persone ed all�ambiente;
- accorgimenti comportamentali per prevenire gli in�cendi;
- l�importanza del controllo degli ambienti di lavoro;
- l�importanza delle verifiche e delle manutenzioni sui presidi antincendio. 2)La protezione antincendio (4 ore)
- illuminazione di sicurezza. 3) Procedure da adottare in caso di incendio (4 ore).
- modalit� di evacuazione;
- modalit� di chiamata dei servizi di soccorso;
- collaborazione con i vigili del fuoco in caso di inter�vento;
- esemplificazione di una situazione di emergenza e modalit� procedurali-operative. 4)Esercitazioni pratiche (4 ore).
- Presa visione e chiarimenti sulle principali attrezza�ture ed impianti di spegnimento;
- presa visione sulle attrezzature di protezione indivi�duale (maschere, autoprotettore, tute, etc.);
- esercitazioni sull�uso delle attrezzature di spegnimento e di protezione individuale. Allegato X Luoghi di lavoro ove si svolgono attivit� previste dall�articolo 6, comma 3 Si riporta l�elenco dei luoghi di lavoro ove si svolgono atti�vit� per le quali, ai sensi dell�articolo 6, comma 3, � previsto che i lavoratori incaricati dell�attuazione delle misure di pre�venzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emer�genze, conseguano l�attestato di idoneit� tecnica di cui all�articolo 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609: a) industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n. 175/1 988 e successive modifiche e integrazioni;
f) depositi al chiuso di materiali combustibili aventi super�ficie superiore a 10.000 m2
g) attivit� commerciali e/o espositive con superficie aper�ta al pubblico superiore a 5.000 m2;
o) locali di spettacolo e trattenimento con capienza supe�riore a 100 posti;
p) edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti alla vigilan�za dello Stato ai sensi del R.D. 7 novembre 1942 n.1564, adibiti a musei, gallerie, collezioni, biblioteche, archivi, con superficie aperta al pubblico superiore a 1 .000 m2;
q) cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la co�struzione, manutenzione e riparazione di gallerie, ca�verne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 m;
Ufficiale n. 250 del 26/10/1998)
Decreto ministeriale 10 marzo 1998 - Chiarimenti. (Pubblicata sulla G.U. n. 250 del 26.10.98)
Ai prefetti della Repubblica Al commissario del Governo per la provincia di Trento Al commissario del Governo per la provincia di Bolzano Al presidente della giunta regionale della Valle d'Aosta Al comandante delle Scuole centrali antincendi
Al direttore del centro studi ed esperienze antincendi Agli ispettori aeroportuali e portuali dei servizi antincendi Agli ispettori interregionali e regionali dei vigili del fuoco Ai comandanti provinciali dei vigili del fuoco
PREMESSA. Sul supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998 � stato pubblicato il decreto interministeriale 10 marzo 1998 emanato in attuazione del disposto dell'art. 13 del decreto legislativo n. 626 del 1994. La finalit� del decreto 10 marzo 1998 � quella di dare ai datori di lavoro uno strumento adattabile alle varie realt� lavorative e nel contempo di indicare riferimenti precisi per poter verificare, organizzare e gestire la sicurezza antincendio nell'ambito della propria azienda od unit� produttiva. Infatti l'atto normativo citato contiene criteri, validi per tutti i luoghi di lavoro, per l'adozione delle misure di prevenzione e protezione antincendio, dando cos� pratica attuazione al disposto degli articoli 33 e 34 del decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 confermato e rafforzato dall'art. 4, comma 5, lettere h) e q) del decreto legislativo n. 626 del 1994. Il percorso logico che viene seguito dal decreto per arrivare alla scelta delle necessarie misure di sicurezza antincendio, tiene conto della specifica realt� aziendale, attraverso l'identificazione dei pericoli di incendio, la loro possibile eliminazione o riduzione, la valutazione dei rischi, per la necessaria tutela dei lavoratori e di terzi.
Quanto sopra premesso, al fine di evitare erronee interpretazioni del decreto in parola, sentito al riguardo il Ministero dei lavoro e della previdenza sociale - Direzione rapporti di lavoro, tenuto conto della diretta correlazione dello stesso con le disposizioni normative impartite con il decreto legislativo n. 626 del 1994, si forniscono i seguenti chiarimenti. VALUTAZIONE DEL RISCHIO INCENDIO.
L'art. 2 del decreto, riprendendo le linee strategiche del decreto legislativo n. 626 del 1994, fissa nella valutazione del rischio di incendio il punto di riferimento per stabilire la congruit� delle necessarie misure di sicurezza preventive e protettive e riporta nell'allegato I le linee guida per procedere a detta valutazione. La valutazione di cui sopra e le conseguenti misure vanno riportate nel documento di cui all'art. 4, comma 2, del decreto legislativo n. 626 del 1994. Tale specifico adempimento non � previsto per le aziende riportate al comma 11 dell'art. 4 del citato decreto legislativo in tale circostanza � sufficiente una autocertificazione sull'avvenuta valutazione del rischio di incendio. In sostanza l'art. 2 del decreto, nulla aggiungendo a quanto gi� stabilito dall'art. 4 del decreto legislativo n. 626/1994, indica, attraverso le linee guida di cui all'allegato I, una esemplificazione di come procedere alla valutazione di uno specifico rischio in ambito aziendale quale � appunto il rischio di incendio. MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE ANTINCENDIO.
L'art. 3 del decreto, in una serie di allegati, stabilisce sulla base della valutazione dei rischio d'incendio i criteri per la scelta delle principali misure di sicurezza antincendio sia di tipo strutturale ed impiantistico che di tipo organizzativo e gestionale, da attuare tenendo conto della specifica realt� aziendale. Le principali misure che vengono affrontate riguardano: accorgimenti finalizzati a prevenire gli incendi; l'evacuazione delle persone presenti; la segnalazione e l'allarme in caso di incendio; l'estinzione dell'incendio;
il mantenimento in efficienza delle attrezzature e degli impianti antincendio;
l'informazione e la formazione dei lavoratori. Nell'allegato III sono trattate con particolare approfondimento le vie ed uscite di emergenza, in quanto per tale specifica � fondamentale misura di sicurezza necessitava che venissero esplicitati precisi criteri al fine di dare concreta attuazione a quanto disposto nei seguenti commi dell'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 cos� come modificato dall'art. 33 del decreto legislativo n. 626 del 1994 e precisamente: comma 4 = numero, distribuzione e dimensioni delle vie ed uscite di emergenza; comma 5 = larghezza minima delle vie ed uscite di emergenza; comma 6 = verso di apertura delle porte delle uscite di emergenza. Per l'eventuale adeguamento dell'azienda alle misure stabilite nell'allegato III viene concesso un termine di due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto. � fatto salvo comunque il disposto dell'art. 13, comma 13, del decreto del Presidente della Repubblica n. 547/1955 per i luoghi di lavoro gi� utilizzati prima del 1� gennaio 1993. Il comma 2 dell'art. 3 precisa che le disposizioni del comma 1;relative alle vie di esodo, sistemi di segnalazione ed allarme e sull'estinzione, non si applicano alle attivit� soggette ai controlli da parte del vigili del fuoco per il rilascio del certificato di prevenzione incendi. Tale disposto vuole significare che per le suddette attivit� tali misure devono conformarsi alle specifiche direttive emanate dal Ministero dell'interno, ove esistenti, o ai criteri generali di prevenzione incendi, secondo le procedure previste dal decreto dei Presidente della Repubblica n. 37/1998. Pertanto i criteri riportati negli allegati III, IV, V trovano piena attuazione in tutti i luoghi di lavoro non ricompresi tra le attivit� soggette al controllo obbligatorio da parte dei vigili del fuoco. Si ritiene che possono costituire comunque un utile riferimento, in fase progettuale, anche nell'ambito delle attivit� soggette al controllo obbligatorio da parte dei vigili del fuoco, qualora l'attivit� in questione non sia disciplinata da specifica disposizione di prevenzione incendi. GESTIONE DELL'EMERGENZA IN CASO DI INCENDI.
L'art. 5 prevede la redazione del piano di emergenza in conformit� dei criteri riportati nell'allegato VIII, per i luoghi di lavoro ove sono occupati non meno di 10 dipendenti, o comunque ricompresi tra le attivit� soggette al controllo obbligatorio dei vigili dei fuoco al fine del rilascio del certificato di prevenzione incendi. DESIGNAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI INCARICATI DI ATTUARE LE MISURE DI PREVENZIONE INCENDI, LOTTA ANTINCENDI E GESTIONE DELL'EMERGENZA. Gli articoli 6 e 7 del decreto costituiscono l'attuazione delle disposizioni del decreto legislativo n. 626/1994 riportate all'art. 4, comma 5, lettera a) ed all'art. 22, comma 5, rispettivamente per quanto attiene la designazione e la formazione dei lavoratori incaricati di attuare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell'emergenza. Nell'allegato IX sono riportati i contenuti minimi e la durata dei corsi di formazione, in relazione al livello di rischio di incendio dell'azienda. Nell'allegato X sono invece elencati i luoghi di lavoro ove � richiesto agli addetti antincendio uno specifico requisito, aggiuntivo alla formazione, consistente nel conseguimento dell'attestato di idoneit� tecnica di cui all'art. 3, comma 3, della legge 28 novembre 1996, n. 609. Tale requisito � stato previsto in quanto nelle aziende riportate nell'allegato X si svolgono attivit� che, in caso di incendio, possono comportare rischi non solo per i lavoratori, ma anche per l'ambiente esterno ed in particolare per l'incolumit� pubblica. L'art. 8, comma 2, fa salva la formazione gi� acquisita dagli incaricati, prima della data di entrata in vigore del decreto medesimo. In analogia a quanto previsto dall'art. 8, comma 6, del decreto legislativo n. 626/1994 sul ricorso a servizi esterni all'azienda, si ritiene che l'affidamento ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, tramite apposito contratto, degli incarichi finalizzati all'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione dell'emergenza, possa essere consentito come misura integrativa e non sostitutiva del disposto di cui all'art. 4, comma 5, lettera a) del predetto decreto legislativo n. 626/1994. Detto personale esterno dovr�, in ogni caso, essere formato a cura del proprio datore di lavoro in relazione al livello di rischio di incendio dell'attivit� presso la quale prester� il servizio.
Qualora non sia prefigurabile a priori l'attivit� presso la quale verr� espletato il servizio, la formazione dovr� essere basata su contenuti che siano i pi� completi e dettagliati possibili, ed al riguardo si ritiene che il corso di tipo C, di cui all'allegato IX dei decreto ministeriale 10 marzo 1998, sia quello adatto a tal fine. Inoltre si ritiene necessario che il livello di formazione acquisito vada attestato secondo le procedure di cui all'art. 3 della legge n. 609 del 1996. Da ultime occorre precisare che il datore di lavoro che ricorre a tale servizio esterno, � tenuto a fornire ai predetti lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione dell'emergenza, la necessaria informazione sui rischi specifici e sulle misure di sicurezza attuate nella propria azienda, secondo modalit� da precisare negli accordi contrattuali. FORMAZIONE DEI DATORI DI LAVORO CHE AI SENSI DELL'ART. 10 DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 626/1994, POSSONO SVOLGERE DIRETTAMENTE I COMPITI DI ADDETTO ALLA PREVENZIONE INCENDI E DI EVACUAZIONE.
L'art. 10 del decreto legislativo n. 626/1994 consente al datore di lavoro delle seguenti aziende: aziende artigiane ed industriali sino a 30 addetti; aziende agricole sino a 10 addetti;
aziende della pesca sino a 20 addetti;
altre aziende sino a 200 addetti, con esclusione delle seguenti aziende: aziende industriali soggette all'obbligo della dichiarazione e della notifica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 175 dei 1988; centrali termoelettriche; impianti e laboratori nucleari; aziende estrattive ed altre attivit� minerarie;
strutture di ricovero e cura pubbliche e private;
di poter svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, nonch� di prevenzione incendi e di evacuazione, purch� frequenti un apposito corso di formazione in materia di sicurezza e salute, il cui attestato di frequenza va trasmesso all'organo di vigilanza. L'art. 95 del decreto legislativo n. 626/1994 ha consentito, fino al 31 dicembre 1996, ai datori di lavoro di svolgere direttamente quanto previsto dall'art. 10 senza l'obbligo di frequentare l'apposito corso di formazione. Il Ministero dei lavoro e della previdenza sociale con il decreto 16 gennaio 1997 ha stabilito contenuti minimi dei corsi di formazione per i datori di lavoro che intendano svolgere direttamente i compiti di cui all'art. 10. Tale corso della durata minima di 16 ore, prevede, tra l'altro, anche l'argomento specifico della prevenzione incendi e della gestione dell'emergenza. Dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale 10 marzo 1998, il corso di cui sopra, per la parte attinente alla sicurezza antincendio, deve recepire i contenuti di cui all'allegato IX.
Sono comunque fatti salvi i corsi espletati prima della data di entrata in vigore del decreto nonch� la speciale esenzione di cui all'art. 95 dei decreto legislativo n. 626/1994, purch� ne sia stata data comunicazione all'organo di vigilanza, entro il 31 dicembre 1996.
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