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Timestamp: 2018-02-24 09:37:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 2 agosto 2013, n. 18496. No al risarcimento del danno per l'anziano signora che cade in forza dell'avvallamento del solaio condominiale di soli 4 mm. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 2 agosto 2013, n. 18496. No al risarcimento del danno per l’anziano signora che cade in forza dell’avvallamento del solaio condominiale di soli 4 mm.
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sentenza 2 agosto 2013, n. 18496
Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda con sentenza poi confermata dalla Corte d’appello della stessa città.
Propone ricorso per cassazione la signora M. attraverso tre motivi. Risponde con controricorso il condominio, il quale deposita anche memoria per l’udienza.
Il primo motivo, censurando sia la violazione di legge, sia il vizio della motivazione, insiste per l’applicabilità alla fattispecie della responsabilità per cosa in custodia di cui all’art. 2051 c.c.
Il secondo motivo censura il vizio della motivazione, per avere il giudice omesso di esaminare specifici elementi probatori che, se attentamente esaminati, avrebbero condotto all’accoglimento della pretesa.
E’ noto che la speciale responsabilità per cosa in custodia ha natura oggettiva, prescinde dalla valutazione del comportamento del custode e presuppone che esista un diretto rapporto causale tra la cosa (in sé o nel suo connaturato dinamismo) ed il danno lamentato. Essa, dunque, richiede che il danneggiato provi il menzionato nesso eziologico, mentre, una volta offerta efficacemente tale prova, spetta al custode, che voglia liberarsene, dimostrare che l’evento s’è verificato per caso fortuito (eventualità tra cui è da ricomprendere anche il comportamento dello stesso danneggiato).
Ciò premesso, nella fattispecie in trattazione il giudice, attraverso un’indagine che ha riguardato tutti gli elementi emersi nell’istruttoria, ha escluso che il fatto in questione (la rovinosa caduta della signora M.) fosse dipeso dalla “cosa” tenuta in custodia dal condominio; spiegando, in particolare, che quello denunziato (il menzionato “avvallamento” del solaio del pianerottolo) consisteva in un difetto di complanarità, della misura al massimo di mm. 4, senza formazione di alcuno scalino nella pavimentazione; difetto inidoneo a provocare “alcuno scivolamento od inciampo”, nella considerazione, peraltro, che non fosse possibile neppure escludere che la caduta sia avvenuta per un’improvvisa perdita di equilibrio della stessa vittima e non per lo scivolamento del suo bastone nell’avvallamento menzionato.
Siffatto accertamento è stato espresso dal giudice con motivazione congrua e logica e – lo s’è già detto in precedenza – tutti gli elementi citati dalla ricorrente (soprattutto nel secondo motivo di ricorso) devono essere relegati al rango di questioni di fatto inammissibili in questa sede.
Il terzo motivo è inammissibile per assoluta incongruenza rispetto alla vicenda trattata, posto che esso, lamentando “la mancanza assoluta di motivazione in ordine al motivo d’appello relativo al quantum preteso dall’attrice”, fa riferimento “all’ingiustificato riconoscimento di una invalidità di grado inferiore a quella residuata effettivamente all’attrice … anche in ordine alle spese mediche sostenute che sono state … drasticamente ridimensionate”; nella specie, come s’è detto, la domanda è stata respinta, sia in primo che in secondo grado.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2013-08-19T18:25:09+00:00	6 agosto 2013|Cassazione civile 2013, Diritto Civile e Procedura Civile, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti