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Timestamp: 2020-01-22 12:35:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 38', 'art 38', 'art. 86', 'art. 122', 'art. 122', 'art. 86', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 84', 'art. 97']

Osservatorio Appalti e Contratti - 2013
OSSERVATORIO APPALTI E CONTRATTI - ANNO 2013
NELLE GARE A EVIDENZA PUBBLICA NESSUN FALSO È “INNOCUO”
Il TAR Calabria si è recentemente pronunciato sull’inammissibilità del cosiddetto “falso omissivo innocuo” rispetto alla mancata dichiarazione da parte di una ditta dell’esistenza di un provvedimento di incapacità a contrattare con la P.A. sebbene “sospeso”. “Nelle procedure ad evidenza pubblica, la dichiarazione non veritiera costituisce un'autonoma fattispecie di esclusione, che trova la sua giustificazione nell'art. 75, d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 in tema di autocertificazione, il quale prevede la decadenza dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera, ovverosia dall'ammissione alla gara (ex plurimis T.A.R. Palermo Sicilia sez. III 17 luglio 2012 n. 1563)."
Una circostanza simile si è verificata nella gara espletata dal Comune di Tarsia attraverso della Centrale di Committenza ASMEL e che aveva visto l’esclusione di una ditta in quanto il concorrente aveva dichiarato l’inesistenza di cause di esclusione di cui all’art. 38, sebbene vi fosse a suo carico una condanna penale per un incidente colposo legato all’attività di impresa.
Come ha puntualmente evidenziato il TAR Calabria Catanzaro, nella sentenza n. 1093 del 25/11/2013, infatti, “ragioni di logica inducono a concludere che la tesi del cd. falso innocuo non può trovare applicazione nelle procedure di evidenza pubblica atteso che il falso è innocuo quando non incide neppure minimamente sugli interessi tutelati, mentre nelle procedure di evidenza pubblica la completezza delle dichiarazioni già di per sé costituisce un valore da perseguire perché consente, anche in coerenza con il principio di buon andamento dell'amministrazione e di proporzionalità, la celere decisione in ordine all'ammissione dell'operatore economico alla gara: pertanto, una dichiarazione inaffidabile, perché falsa o incompleta, è già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma, a prescindere dal fatto che l'impresa meriti o non di partecipare alla procedura competitiva.
I requisiti speciali, infatti, servono a verificare la capacità del concorrente ad espletare quella data attività, condizione non garantita né dal mero volume di affari, né dall’aver assolto servizi “simili”, ma che richiedono un’organizzazione logistica, di risorse e di mezzi strutturalmente differente rispetto a quella oggetto dell’appalto. In alcune gare espletate attraverso la piattaforma della Centrale di Committenza Asmel, in particolare nel settore del conferimento dei rifiuti urbani, si è disposta l’esclusione per ditte che avevano maturato il volume di affari previsto per “servizi analoghi” attraverso lo svolgimento di servizi ed attività non direttamente riconducibili a quelle oggetto di gara ma soltanto marginalmente legate alla raccolta dei rifiuti urbani. E’ stato infatti evidente, in tali circostanze, che l’organizzazione di mezzi richiesti, ad esempio, per lo smaltimento di pneumatici non fosse assimilabile alla raccolta e smaltimento di rifiuti urbani “porta a porta”
NON C’E’ ESCLUSIONE DALLA GARA PER LA MANCATA INDICAZIONE DEI COSTI DI SICUREZZA
“In materia di gare pubbliche d’appalto, la dichiarazione in ordine all’insussistenza delle cause di esclusione di cui all’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006 può essere resa da un unico legale rappresentante dell’impresa concorrente con riferimento espresso anche agli altri soggetti nei cui confronti il requisito va comprovato.” Il TAR LAZIO - ROMA, SEZ. II TER con lasentenza del 28 ottobre 2013 n. 9185, conferma l’orientamento già espresso dal Consiglio di Stato, da ultimo Cons. Stato (Cons. Stato, III, 1° luglio 2013, n. 3544), con cui si è ammessa la possibilità per le ditte concorrenti di attribuire ad un unico soggetto l’onere di dichiarare l’insussistenza dei requisiti di esclusione ex art. 38, sia rispetto ad altri soggetti facenti parti dell’impresa e tenuti alla dichiarazione, sia, nel caso di R.T.I., rispetto ai requisiti posseduti dalle mandatarie. L’unico onere richiesto è “l’indicazione analitica e nominativa dei predetti altri soggetti non solo per consentire alla stazione appaltante di compiere le necessarie verifiche, ma anche per l’assunzione di responsabilità del dichiarante per il caso di non veridicità di quanto attestato”. Ne consegue che, soltanto in presenza di una dichiarazione generica, la dichiarazione è da considerarsi come “non prodotta”. Di qui l’importanza della modulistica messa a disposizione in sede di gara dalla Stazione Appaltante: numerosi i casi di procedure indette dagli Enti attraverso il portale ASMECOMM della Centrale di Committenza “Asmel Consortile S.C. a r.l.” in cui, proprio grazie ai modelli così predisposti, in virtù di specifiche indicazioni della Lex Specialis, è stato possibile per le ditte concorrenti produrre le dichiarazioni con un unico dichiarante. La dichiarazione unica permette, inoltre, in caso di presentazione delle offerte in modalità telematica, di semplificare le modalità di apposizione sui documenti delle firme digitali: in luogo di singole dichiarazioni firmate digitalmente da ciascun dichiarante, la lex specialis potrà prevedere che le dichiarazioni ex art 38 siano fatte da un unico soggetto, con un’unica firma digitale, rispondendo all’esigenza di semplificazione richiesta dalle ditte concorrenti
APPALTI SOTTO 1 MILIONE: MINIMO 10 DITTE PER IL “TAGLIO DELLE ALI”
E’ sempre più di attualità l’applicabilità o meno dell’esclusione automatica nelle procedure d’appalto. La soglia minima delle 5 ditte previste dall’art. 86, comma 4 del D.Lgs. n. 163/2006 è applicabile dalle Stazioni Appaltanti soltanto per appalti di importo superiore ad 1 milione di euro; in caso contrario trova applicazione la disposizione dell’art. 122, comma 9 del Codice dei Contratti. Negli appalti sotto 1 milione di euro, infatti, la soglia minima per applicare il “taglio delle ali” è di 10 concorrenti e non 5.
Tale disposizione va seguita anche nel caso di errata indicazione nella Lex Specialis, come del resto già chiarito dalla stessa AVCP con Parere di Precontenzioso n. 185 del 07/11/2012.
Di recente, l’intervento della Centrale di Committenza ha richiamato l’attenzione delle Autorità di Gara sul punto in due distinte procedure indette rispettivamente dal Comune di Auletta (SA) e dal Comune di Gizzeria (CZ) secondo il principio per cui <<per gli appalti di lavori pubblici sotto soglia, da aggiudicarsi con procedura negoziata al prezzo più basso, trova applicazione, in via eterointegrata, l’art. 122, comma 9, D.Lgs. 163/2006 e pertanto, essendo le offerte ammesse inferiori a 10, la stazione appaltante non può applicare l'esclusione automatica, ma il procedimento di verifica di cui all’art. 86 comma 3 del d.lgs. n. 163/2006.>>
DOVEROSO INTERVENIRE IN AUTOTUTELA ANCHE DOPO L’AGGIUDICAZIONE PER GARANTIRE LA LEGITTIMITA’ AMMINISTRATIVA
Il valore di atto endoprocedimentale dell’aggiudicazione provvisoria non comporta alcuna forma di responsabilità in capo all’Autorità di Gara laddove la stessa, a seguito di una diversa valutazione di fatti e circostanze attinenti la documentazione di gara, disponga legittimamente la modifica del soggetto aggiudicatario. Il Consiglio di Stato, III Sezione, con la pronuncia n. 4809 del 26 settembre scorso, ha ribadito ancora una volta questo ormai consolidato orientamento giurisprudenziale in quanto. Laddove dopo l’aggiudicazione provvisoria emergano circostanze in grado di modificare la graduatoria di gara, in regime di autotutela, è doveroso per l’Autorità di Gara procedere al riesame della documentazione ed eventualmente determinarsi di conseguenza.
Ad esempio, nel caso di una gara di lavori promossa dal Comune di Tarsia (CS) attraverso la Centrale di Committenza ASMEL, grazie alla certificazione della documentazione prodotta in via telematica dalle ditte, è stato possibile riesaminare la documentazione amministrativa dopo l’aggiudicazione provvisoria senza compromettere l’integrità e la correttezza delle offerte presentate ed operando in tal modo per il trasparente perseguimento del pubblico interesse. Nell’esame della documentazione amministrativa, alcuni documenti erano risultati illeggibili e pertanto l’Autorità di Gara si era determinata per l’esclusione delle ditte stesse. A seguito delle istanze di alcune di esse che ribadivano l’inserimento nella documentazione a corredo dell’offerta dei documenti richiesti, sebbene fosse stata già determinata una graduatoria provvisoria, l’Autorità di Gara ha disposto la riconvocazione della gara in seduta pubblica per procedere al riesame della documentazione delle ditte escluse. Riaprendo le buste telematiche, la cui integrità è stata preservata dal sistema, grazie all’utilizzo di apposita strumentazione informatica, è stato possibile verificare il contenuto della documentazione prodotta: in alcuni casi sono state confermate le omissioni riscontrate nella prima fase, in altre tre circostanze, invece, la documentazione prodotta è risultata completa nonostante la difficoltà, poi superata, di lettura dei documenti. A seguito dell’ammissione di alcuni dei soggetti precedentemente esclusi, l’Autorità di gara, attraverso la piattaforma telematica, ha proceduto a stilare la nuova graduatoria che ha visto la designazione di un diverso aggiudicatario. Grazie alla trasparenza ed alla tracciabilità della procedura di riesame adottata, l’Autorità di Gara ha quindi giustamente modificato il proprio provvedimento di aggiudicazione perseguendo il pubblico interesse nei principi di imparzialità e correttezza dell’operato della P.A.
CONTRATTO DI AVVALIMENTO: I REQUISITI “PRESTATI” DEVONO ESSERE CONCRETI E NON FORMALI
A fine luglio il TAR Campania si è nuovamente pronunciato in merito ai requisiti minimi necessari in sede di gara per considerare valido il ricorso all’istituto dell’avvalimento da parte delle ditte concorrenti. Con la sentenza n. 4264/2013 la seconda sezione ha ribadito l’orientamento già espresso (cfr. TAR Campania, sez. II, 27 febbraio 2013, n. 1155) secondo cui «l’avvalimento, così come configurato dalla legge, deve essere reale e non formale, nel senso che non può considerarsi sufficiente “prestare” la certificazione posseduta (Cons. Stato, III, 18 aprile 2011, n. 2343) assumendo impegni assolutamente generici, giacché in questo modo verrebbe meno la stessa essenza dell’istituto, finalizzato non già ad arricchire la capacità tecnica ed economica del concorrente, bensì a consentire a soggetti che ne siano sprovvisti di concorrere alla gara ricorrendo ai requisiti di altri soggetti (C.d.S., sez. V, 3 dicembre 2009, n. 7592), garantendo l’affidabilità dei lavori, dei servizi o delle forniture appaltati» (così C.d.S., sez. V, 10 gennaio 2013, n. 90). Ad inizio settembre il Comune di Dugenta (BN) che ha indetto una procedura di gara per la realizzazione di un tratto di fognatura comunale, attraverso la Centrale di Committenza ASMEL CONSORTILE ha dichiarato la non ammissione di una ditta che in sede di presentazione dell’offerta si era limitata a produrre un contratto di avvalimento senza che nello stesso fossero chiaramente indicate le risorse concretamente messe a disposizione a favore della ditta concorrente in sede di esecuzione dell’appalto.
Come ribadito infatti dallo stesso TAR Napoli, riprendendo il consolidato orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato (tra le altre, C.d.S., sez. III, n. 2343/11, CdS sez. VI, 13 giugno 2013, n. 3310), occorre che «l'impresa ausiliaria si impegni espressamente e chiaramente a fornire strutture, personale qualificato, tecniche operative, mezzi collegati alla qualità soggettiva “prestata”, al fine di garantire alla stazione appaltante l'effettività della messa a disposizione, in relazione all’esecuzione dell’appalto, delle sue risorse e del suo apparato organizzativo in tutte le parti che giustificano l’attribuzione del requisito di qualità ovvero, come nel caso di specie, del requisito di esperienza specifica nel settore, che parimenti è misura di capacità tecnica ed economica. Bene ha fatto, pertanto, nel caso esaminato, l’Autorità di Gara presieduta dall’ing. Luigi Vitelli e composta dall’Arch. Linda Petrella e dal Geom. Donato Ausilio, a considerare la ditta concorrente carente dei requisiti di partecipazione stante l’incompletezza della documentazione presentata».
GARE TELEMATICHE: ESCLUSA L’OFFERTA NON FIRMATA DIGITALMENTE
Lo scorso 26 agosto il Tar di Bolzano con la sentenza n. 285/2013 si è espresso sulla legittimità dell’esclusione delle offerte presentate in via telematica per omessa sottoscrizione con firma digitale della documentazione di gara.
L’art. 77 comma 6 lett. b) del D. Lgs. 163/2006 prescrive che “le offerte presentate per via elettronica possono essere effettuate solo utilizzando la firma elettronica digitale come definita e disciplinata dal decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82”.
E’ bene precisare che, ferma restando la necessità di firmare digitalmente la domanda di partecipazione alla gara, ciascun Disciplinare può disporre in maniera più puntuale i documenti per cui è necessaria la firma digitale e quelli per cui la stessa non è richiesta a pena di esclusione ma è sufficiente produrre e caricare in via telematica gli atti scansionati.
In altri termini l’Autorità di Gara è tenuta ad applicare il disposto della lex specialis disponendo l’esclusione dalla gara per quelle ditte che non hanno firmato digitalmente la documentazione richiesta.
Il disciplinare della gara su cui si è pronunciato il Tar Bolzano precisava che, nel caso d’invio telematico della documentazione, la sottoscrizione dovesse essere soddisfatta con la firma digitale per tutti i documenti da produrre. La ditta esclusa ha presentato sia il capitolato d’oneri sia l’appendice in via telematica, però senza procedere alla sottoscrizione con firma digitale. Di qui la dichiarazione di inammissibilità alla gara.
Negli ultimi mesi la Centrale di Committenza ha curato diverse procedure in modalità telematica per vari Comuni disseminati su tutto il territorio nazionale.
La questione della modalità di sottoscrizione e della conseguente validità delle stesse è stata uno dei temi più ricorrenti nei quesiti posti dalle Ditte concorrenti. Nonostante l’innumerevole casistica è possibile sintetizzare alcuni principi di fondo: 1) la firma digitale è necessaria almeno per la domanda di partecipazione ovvero per il plico in cui la stessa è ricompresa; 2) la lex specialis può disporre l’obbligatorietà della firma digitale anche per l’ulteriore dichiarazione da produrre; 3) la firma autografa e scansionata non può compensare l’assenza della firma digitale laddove quest’ultima sia espressamente richiesta; 4) la firma digitale, invece, ai sensi del D.Lgs. n. 82/2005 è sufficiente ad assicurare l’autenticità del documento anche se lo stesso non è firmato in maniera autografa.
Sulla base di questi principi, la Centrale ha assistito i diversi RUP nelle gare espletate dal Piemonte alla Calabria, sviluppando un criterio di uniformità interpretativa che si inquadra pienamente nel principio di parità di trattamento e di affidamento cui sono tenute ad attenersi le Pubbliche Amministrazioni.
COMMISSIONE DI GARA: ATTENTI AL CURRICULUM, SERVE TITOLO DI STUDIO ED ESPERIENZA NEL SETTORE
I membri delle Commissioni delle gare pubbliche devono essere provvisti di specifica e documentata esperienza di settore rapportata alla peculiarità della gara da svolgere. È sulla base di questo principio che il Consiglio di Stato, con Sentenza n. 3841 del 15 luglio, ha dichiarato legittimo il provvedimento in autotutela di una Stazione Appaltante che ha ritenuto non idoneo un giovane geometra a far parte dell’Autorità di Gara che avrebbe dovuto valutare le offerte relative ai servizi di progettazione di un palazzo storico del Comune di Tropea.
La prescrizione dell’art. 84, comma 8, del d.lgs. n. 163/2006, infatti è diretta emanazione del principio costituzionale di buon andamento dell’Amministrazione richiamato dall’art. 97 della Costituzione. «Non è, invero, rispondente ai criteri di logica e ragionevolezza, che devono in particolare presidiare l’attività della pubblica Amministrazione, che l’attività valutativa in materia possa essere posta in essere da soggetti privi delle necessarie cognizioni tecniche correlate all’oggetto della gara, ovvero che il giudizio sia il frutto di una valutazione non perfettamente collegiale». Nonostante l’adeguatezza della Commissione è di natura collegiale, non può essere trascurato il fatto che per poter concorrere alla valutazione è richiesto a ciascun singolo componente il possesso di un titolo di studio adeguato ovvero della adeguata esperienza nel settore specifico. Nel caso in esame il geometra nominato dalla Stazione Unica Appaltante della Provincia di Vibo Valentia per una gara del Comune di Tropea oltre a non avere un titolo di laurea (rispetto alla necessità di valutare ingegneri e architetti), vista la giovane età ed il settore di competenza nel proprio Comune, era sprovvisto delle competenze specifiche richieste.La delicatezza della nomina dei membri di Commissione richiede pertanto molta attenzione da parte delle Stazioni Appaltanti, in particolare nel caso di valutazione delle offerte migliorative e spesso i Comuni piccoli e medi rischiano di non avere al loro interno un ventaglio di scelte così ampio e rispondente alle prescrizioni dettate dalla norma in esame.Proprio rispondendo a tale esigenza è istituito l’ALBO CONSORTILE “ESPERTI PA” riservato al personale in servizio presso gli Enti associati ASMEL che consente agli stessi di attingere, in caso di necessità, a un dettagliato confronto di curricula attestanti le esperienze e le competenze di volta in volta occorrentiper incarichi di commissari di gara, rup, esperti e consulenti tecnici e amministrativi.
PROCEDURA APERTA PER FORNITURA E SOMMINISTRAZIONE PASTI REFEZIONE SCOLASTICA
L’AVCP con deliberazione n. 22 dell’8 maggio 2013, a proposito del bando relativo al servizio di refezione scolastica di un Comune, dichiara che «la previsione tra i requisiti di partecipazione della disponibilità di un centro cottura alternativo che consenta di raggiungere tempi di percorrenza limitati per tutta la durata dell’appalto non è in linea con i principi di libera concorrenza».
Al riguardo, si segnalano alcune procedure ‘curate’ dalla centrale di committenza consortile in linea con le esigenze di “buon servizio” proprie delle Stazioni Appaltanti e che non ledono i principi di libera concorrenza e soprattutto di parità di trattamento degli operatori economici.
In particolare, quella del Comune di Montepaone (cs), in corso di pubblicazione, riguarda “Servizio mensa scolastica da effettuarsi mediante produzione dei pasti presso il centro principale di cottura sito in Via Pelaggi e in possesso o disponibilità di un centro di cottura d’emergenza (entro la distanza stradale di Km 30 dal riferimento convenzionale dal centro di cottura principale)”. In primis, il centro cottura “principale” è messo a disposizione dell’amministrazione e quello richiesto è solo “di emergenza. Invece,nel caso esaminato dall’AVCP, la disponibilità di un centro di cottura prossimo al centro di erogazione compariva tra gli elementi base di valutazione, configurandosi come criterio discriminante in quanto oggetto di punteggio (consentendo all’offerente di ottenere un totale di 17 punti !).
Inoltre, la procedura di Montepaone verrà affidata in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa i cui criteri ponderali di valutazione sono:
1) Relazione livello tecnico organizzativo del personale.
2) Modalità di approvvigionamento derrate alimentari e selezione dei fornitori.
3) Piano di prevenzione igienica.
4) garanzia di fornitura annuale prodotti biologici.
5) Possesso di certificazione ISO 22000/2005 e ISO 14001.
6) Fornitura o sostituzione delle attrezzature che resteranno comunque di proprietà dell’aggiudicatario.
7) Curriculum del Responsabile della mensa e del personale impiegato.
8) Referenze nel settore della refezione scolastica; principale fatturato per servizi analoghi negli ultimi tre anni.
In sostanza, la procedura avviata dal Comune di Montepaone, pur richiedendo la disponibilità di un centro cottura prossimo al luogo dove effettuare il servizio, lo definisce innanzitutto “d’emergenza” e negli elementi di valutazione di cui al capitolato speciale di appalto, non attribuisce punteggi a detto possesso né tanto meno alla riduzione dei tempi di percorrenza/consegna. Con ciò risultando perfettamente in linea con il deliberato dell’Avcp che ritiene che tale requisito debba sempre essere previsto solo nella forma di "impegno" per l'aggiudicatario.
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