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Timestamp: 2018-03-24 00:38:49+00:00
Document Index: 18935210

Matched Legal Cases: ['art. 2110', 'art. 2110', 'art. 124', 'art. 40', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 2110', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 39', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 43', 'art. 40', 'art. 6', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 17', 'art. 71', 'art. 175', 'art. 181', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 39', 'art. 15', 'art. 181']

La salute... prima di tutto | UILTuCS Bologna ed Emilia Romagna
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a cura di UILTuCS Bologna ed Emilia Romagna – 25.11.2011
L'ordinamento giuridico ha previsto che il lavoratore, in caso di malattia, debba essere tutelato nel rapporto di lavoro e sotto il profilo della retribuzione.
Costituzione italiana – Art. 38
Art. 2110 Codice Civile - Infortunio, malattia, gravidanza, puerperio.
In caso di infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge (1) non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un'indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali (1), dagli usi o secondo equità.
Nei casi indicati nel comma precedente, l'imprenditore ha diritto di recedere dal contratto a norma dell'articolo 2118, decorso il periodo stabilito dalla legge (1), dagli usi o secondo equità.
(1) "o le norme corporative" "dalle norme corporative". Le norme corporative sono state abrogate con R.D.L. 9 agosto 1943, n. 721.
La disposizione, tuttavia, non offre alcuna definizione di malattia ai sensi del diritto del lavoro, né è possibile rinvenire tale definizione in altre norme di legge, sicché è necessario fare riferimento all'elaborazione di tale concetto operata dalla dottrina e dalla giurisprudenza.
Mentre secondo il linguaggio clinico è malattia qualsiasi alterazione, anche minima, dello stato di salute, dal punto di vista del diritto del lavoro "malattia è uno stato patologico tale da determinare una condizione di incapacità al lavoro specifico svolto da quel lavoratore".
Il concetto di malattia come infermità comportante incapacità lavorativa deve essere, dunque, subordinato a determinate condizioni: l'incapacità lavorativa deve essere concreta, cioè deve essere valutata rispetto al tipo di prestazione richiesta al lavoratore; inoltre deve essere attuale, ossia concretamente manifestatasi e non meramente potenziale, pur dovendosi riferire ad ogni fase del fenomeno morboso, dalla manifestazione iniziale alla cura dello stesso: rientra nel concetto di malattia anche l'ipotesi della cura necessaria per prevenire una malattia che potrebbe anche non comportare un'incapacità lavorativa futura, come nei casi di ricovero ospedaliero per accertamenti diagnostici o per esami di laboratorio necessari per la cura di una patologia. Si precisa, poi, che viene considerata malattia tutelabile ex art. 2110 c.c. anche quella determinata da colpa grave del lavoratore (Cass. 20 gennaio 1975, n. 232), tra cui quella derivante dalla prolungata assunzione di alcool o di sostanze stupefacenti (Cass. 13 febbraio 1997, n. 1314).
Dalla malattia va distinta, infine, la sopravvenuta infermità totale del lavoratore, in qualsiasi modo determinatasi, dal momento che la prima ha carattere temporaneo, implicando la totale impossibilità della prestazione per un determinato periodo, mentre la seconda ha carattere permanente, o quanto meno durata indeterminata o indeterminabile (Cass. 24.1.2005, n. 1373): la sopravvenuta inidoneità totale del lavoratore subordinato configura un caso di impossibilità assoluta per il venir meno della causa del contratto e, pertanto, non è riconducibile ai casi di sospensione legale di cui all'art. 2110 c.c., determinando, quindi, la risoluzione del rapporto senza che la parte interessata abbia necessità di manifestare l'assenza del suo interesse al mantenimento del vincolo giuridico attraverso il recesso (Cass. 20.11.2002, n. 16375).
In coerenza con quanto sopra, mentre il CCNL Terziario non entra nel merito della definizione di malattia, i CCNL Turismo Confcommercio e Confindustria ed il CCNL Distribuzione Cooperativa la configurano come "ogni alterazione dello stato di salute, qualunque sia la causa da cui dipende, che comporti incapacità al lavoro specifico al quale il lavoratore è addetto, o che comunque comporti la necessità di assistenza medica o la somministrazione di sussidi terapeutici". Nel CCNL Logistica e Trasporto merci si definisce come "tutti gli eventi che implichino inabilità temporanea del lavoratore, desunta dall'apposita certificazione medica e derivanti da cause non attinenti all'attività lavorativa occorsi fuori dell'orario di lavoro e come tali riconosciuti dagli istituti previdenziali."
Le attuali prestazioni economiche per malattia a carico del sistema pubblico sono state normate a partire dalla Legge 23.12.1978 n. 833 (istituzione del servizio sanitario nazionale).
Da queste norme discende il compito attribuito alla contrattazione collettiva di disciplinare la conservazione del posto di lavoro in caso di malattia (periodo di comporto) e la retribuzione spettante.
Il primo tema è stato affrontato in diversi modi con l'obiettivo di allontanare il più possibile il limite temporale per l'esercizio del potere datoriale di cessazione del rapporto di lavoro: si va da soluzioni "secche" (CCNL Turismo fa coincidere il periodo di comporto con la durata massima di erogazione del trattamento Inps: 180 giorni in un anno, calcolato dal 1 gennaio al 31 dicembre) al criterio "per sommatoria" (CCNL Terziario considera tutte le assenze – fino al limite di 180 giorni – nell'arco temporale di un anno solare); vi sono poi previsioni contrattuali "combinate" con l'anzianità di servizio e la fenomenologia della malattia (CCNL Metalmeccanici contempla un "comporto breve" di 6, 9 o 12 mesi in base ad un'anzianità pari a 3, 6 ed oltre 6 anni nonché un "comporto prolungato" maggiorato a 9, 13,5 e 18 mesi). Sulla stessa linea del CCNL Metalmeccanici si segnala il CCNL Vigilanza Privata 2004, seppure con modalità diverse.
A partire dagli anni '90 si è sviluppata una maggiore sensibilità rispetto alle tematiche connesse alla salute personale e dei familiari, sfociata in alcuni provvedimenti legislativi che hanno influenzato notevolmente la contrattazione collettiva. Si possono menzionare, fra le principali: la Legge 5.02.1992 n. 104, la Legge 8.03.2000 n. 53, il DLgs. 26.03.2001 n. 151; inoltre il DLgs. 10.09.2003 n. 276 ha introdotto il diritto al passaggio da full time a part time per i lavoratori affetti da patologie oncologiche e la Legge 247/2007 lo ha esteso ai genitori di figli portatori di handicap ai sensi della Legge 104/92.
L'esigenza di tutelare maggiormente alcune situazioni patologiche che causano lunghi periodi di assenza dal posto di lavoro ha determinato interventi che, anziché agire sull'allungamento del periodo di comporto, hanno prodotto l'esclusione dal computo degli eventi utili per il comporto delle assenze connesse al alcune patologie e/o l'istituzione del diritto a forme di congedi (aspettative) parzialmente o non retribuiti.
Va quindi letta in questo senso l'evoluzione che ha riguardato, ad esempio, il CCNL Terziario.
Il CCNL 1987 prevede l'aspettativa non retribuita per 120 giorni oltre la scadenza del periodo di comporto alla condizione che non si tratti di malattie croniche e/o psichiche. Inoltre, recependo la Legge 14.12.1970 n. 1088, i lavoratori affetti da TBC vantano un diritto alla conservazione del posto sino a 6 mesi dalla data di dimissione dal luogo di cura e/o 18 mesi dalla data di sospensione del lavoro a causa della malattia tubercolare.
Nel 1990 l'istituto dell'aspettativa non retribuita è confermato con l'eliminazione del vincolo patologico; è inoltre contemplata l'aspettativa non retribuita di tre anni per i dipendenti affetti da tossicodipendenza che accedono ai programmi terapeutici e di riabilitazione, in linea con quanto stabilito dall'art. 124 DPR 9.10.1990 n. 309.
Con il rinnovo del 3.11.1994 si introduce un importante chiarimento atto a distinguere i periodi di comporto tra malattia ed infortunio, mantenendo l'istituto dell'aspettativa non retribuita per 120 giorni in entrambe le fattispecie.
Nel successivo accordo del 1999, l'aspettativa non retribuita per infortunio viene estesa fino a guarigione clinica avvenuta.
Con il CCNL 18.07.2008 nasce una nuova tipologia di aspettativa non retribuita - della durata di ulteriori 12 mesi - per le assenze causate da "patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita".
E' utile tenere conto che, fin dalle origini dell'istituto, per usufruire dell'aspettativa non retribuita è richiesta al lavoratore la presentazione di "regolari certificati medici"; nel caso della tossicodipendenza, la domanda al datore di lavoro deve essere "corredata da idonea documentazione redatta dai servizi sanitari delle unità sanitarie locali o dalle altre strutture terapeutico-riabilitative e socio-assistenziali".
Nel nuova tipologia introdotta nel 2008, occorre che la patologia e l'assenza siano "periodicamente documentate da specialisti del Servizio Sanitario Nazionale".
Altri riferimenti contrattuali
Per completezza dell'analisi pare opportuno osservare anche quanto previsto a tali titoli in altri contratti collettivi nazionali di lavoro.
Nel caso della Distribuzione Cooperativa il tema fin dal 1987 è stato risolto con la previsione più favorevole secondo la quale il posto di lavoro va conservato fino a guarigione, considerando il periodo successivo al periodo di comporto (criterio "per sommatoria") quale aspettativa non retribuita; è prevista la condizione di presentazione di "regolari certificati medici". Altresì contemplata la norma in tema di tossicodipendenza, estesa agli etilisti per una durata di 12 mesi.
Diversa la situazione nel Turismo (Confcommercio e Confindustria), dove il periodo eccedente il comporto ("secco") è considerato di aspettativa non retribuita nel limite di 120 giorni, tuttora vincolato alla previsione che la malattia non sia "cronica e/o psichica"; anche in questo caso il lavoratore deve consegnare "regolari certificati medici".
Nel rinnovo del 2010 (Confcommercio) si è derogato per le "gravi patologie oncologiche accertate da una commissione medica istituita presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente", prevedendo l'estensione a tempo indefinito dell'aspettativa non retribuita. La richiesta deve essere abbinata alla "ulteriore certificazione medica a comprova dello stato di salute e della inidoneità alla ripresa del lavoro, contenente i giorni di proroga concessi dal medico curante o dalla struttura ospedaliera".
Nella Vigilanza Privata, il CCNL 2004 prevede un periodo di comporto di 240 gg. nell'anno solare (allungabile a 300 gg. in una fattispecie) e, successivamente, "a fronte del protrarsi dell'assenza a causa di malattia grave e continuativa, periodicamente documentata, il lavoratore potrà usufruire (...) di un ulteriore periodo di aspettativa (...) di durata non superiore a complessivi sei mesi continuativi, durante il quale non decorrerà retribuzione, né si avrà decorrenza di anzianità per nessuno istituto".
Nel caso di "patologie gravi che richiedono terapie salvavita", la suddetta aspettativa può essere goduta "anche in maniera frazionata, in rapporto ai singoli eventi terapeutici necessari. Ai fini di cui sopra il lavoratore fornirà all'azienda le dovute certificazioni che l'azienda medesima tratterrà nel rispetto delle D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196".
Nelle Imprese di pulizia e servizi intergrati, il CCNL 2007 prevede la possibilità di usufruire di una sola aspettativa non retribuita di 4 mesi, senza alcuna particolare procedura.
Il CCNL Bancari 2007 contempla un periodo di comporto unificato per malattia ed infortunio, articolato per durata diversa in funzione dell'anzianità di servizio (minimo 6 mesi per 5 anni e massimo 22 mesi per 25 anni). Il periodo è aumentato nel caso di tbc, di malattie di carattere oncologico e di sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), con un minimo di 12 mesi e un massimo di 30 mesi complessivi. Non sono invece computabili le assenze connesse al trattamento di dialisi.
Oltre tali termini, vige l'istituto dell'aspettativa non retribuita per una durata di 8 mesi.
Nel caso di tossicodipendenza e alcolismo cronico - accertato da una struttura sanitaria pubblica ed a fronte dell' impegno a sottoporsi a un programma terapeutico e di riabilitazione – è possibile usufruire di un'aspettativa non retribuita per 3 anni.
Il CCNL Logistica e trasporto merci prevede un periodo di comporto di 8/12 mesi in virtù di un'anzianità di servizio pari o superiore a 5 anni. Non sono a tal fine computate le assenze per malattie particolarmente gravi, quali a scopo esemplificativo Tbc, tumori occorsi nei 24/30 mesi precedenti l'evento.
Successivamente, il lavoratore può ricorrere all'aspettativa non retribuita della durata di 6 mesi.
Nel caso di etilismo, egli può usufruire di 3 mesi di aspettativa non retribuita ma è tenuto a presentare la documentazione attestante lo stato patologico e l'ammissione al programma di riabilitazione. Ogni mese deve altresì presentare adeguata attestazione rilasciata dalla struttura presso cui esegue il trattamento riabilitativo circa l'effettiva prosecuzione del programma stesso.
Nel CCNL per i lavoratori dell'industria alimentare 2003 è previsto l'istituto dell'aspettativa non retribuita "debitamente certificata di durata non superiore a mesi 12". Inoltre, con i rinnovi del 2007 e del 2009, si è integrata la norma con la previsione che "nel caso delle patologie gravi di cui alla successiva lett. A (uremia cronica, talassemia ed emopatie sistemiche, neoplasie), debitamente accertate e certificate, (...) che richiedano terapie salvavita, anche i giorni di assenza dal lavoro per sottoporsi a tali terapie – debitamente certificati dalla competente ASL o struttura convenzionata – danno diritto a permessi ai sensi dell'art. 40, ove la fattispecie sia al di fuori dell'ambito nel quale le disposizioni Inps ravvisino uno stato morboso afferibile. In tale caso i predetti giorni di assenza non sono considerati ed inclusi né ai fini del computo dei periodi di comporto sopra indicati né ai fini del computo degli archi temporali di cui al precedente comma 2."
Nel CCNL per le lavoratrici e i lavoratori addetti all'industria metalmeccanica privata e alla installazione di impianti 20.01.2008, superati i limiti di conservazione del posto, il lavoratore può usufruire di un periodo di aspettativa della durata di mesi 4, durante il quale non decorrerà retribuzione. A fronte del protrarsi dell'assenza a causa di malattia grave e continuativa, periodicamente documentata, il lavoratore può usufruire di un ulteriore periodo di aspettativa non superiore a complessivi 24 mesi continuativi.
E' importante notare che fin dal "1° ottobre 1999, le assenze determinate da patologie gravi che richiedono terapie salvavita, che comportano una discontinuità nella prestazione lavorativa, che comunque non fanno venir meno la capacità di prestazione lavorativa anche se intervallate nel tempo, consentiranno al lavoratore all'atto del superamento del periodo di conservazione del posto di lavoro di poter fruire dell'aspettativa prolungata, anche in maniera frazionata, in rapporto ai singoli eventi terapeutici necessari. Ai fini di cui sopra il lavoratore fornirà all'azienda le dovute informazioni che l'azienda medesima tratterà nel rispetto della Legge 31 dicembre 1996, n. 675 sulla tutela della privacy."
Infine la nota a verbale dispone che "La situazione dei lavoratori sottoposti a trattamento di emodialisi, o affetti da morbo di Cooley nonché dei lavoratori affetti da neoplasie, da epatite B e C ovvero da gravi malattie cardiocircolatorie, sarà considerata dalle aziende con la massima attenzione facendo riferimento alle disposizioni assistenziali vigenti."
Il CCNL Assicurazioni 2007 dispone il prolungamento del periodo di comporto (12 mesi fino a 10 anni di anzianità, 18 mesi oltre) per 3/6 mesi nel caso di patologie di natura oncologica di rilevante gravità, ictus o sclerosi multipla gravemente invalidanti, trapianti di organi vitali e AIDS conclamato.
Nel settore Elettrico (CCNL 2006) il periodo di comporto è stabilito in 12 mesi (o 18 mesi nell'arco di un triennio); le assenze dovute a malattie oncologiche, sclerosi multipla, distrofia muscolare, morbo di Cooley o a degenze ospedaliere possono attestarsi ad un massimo di 32 mesi nell'arco di 36.
In tutti i casi, successivamente alla scadenza, il lavoratore può usufruire di un'aspettativa non retribuita per un anno.
Il CCNL Telecomunicazioni 2009 contempla un periodo di comporto di un anno nell'arco di tre, oltre al diritto ad un periodo di aspettativa non retribuita di 18 mesi. I periodi di ricovero ospedalieri, inclusi i ricoveri in day hospital e terapie salvavita effettuate presso strutture sanitarie anche non pubbliche, fino ad un massimo di 60 giorni complessivi sono considerati utili per il pagamento a retribuzione intera.
Nel CCNL Sanità Privata (2002) è previsto che "In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell'ufficio medico legale della azienda sanitaria competente per territorio, come ad esempio l'emodialisi, la chemioterapia, il trattamento per l'infezione da HIV- AIDS nelle fasi a basso indice di disabilità specifica (attualmente indice di Karnosky), (...), sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata. (...)"
Identica norma è contenuta nel CCNL Sanità Pubblica (2001), nel CCNL Ministeri (2001) e in quello degli Enti di Ricerca (1998).
Nel CCNL per il personale delle Università è disposto che "In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, (...), oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di 'day hospital' anche quelli di assenza dovuti alle terapie. (...) La certificazione relativa sia alla gravità della patologia che al carattere invalidante della necessaria terapia è rilasciata dalla competente struttura sanitaria pubblica."
Nel CCNL relativo al personale del comparto Scuola (2006) il periodo di comporto è quantificato in 18 mesi nell'arco di un triennio, con la possibilità successivamente di ricorrere ad una aspettativa non retribuita per ulteriori 18 mesi.
"In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, (...), oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie. Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione."
Tra gli accordi più recenti (ed oggetto di forti polemiche per vari motivi) va menzionato quello relativo a Fiat - Mirafiori: in questo caso la penalizzazione retributiva riferita alla malattia non è applicabile nei casi di ricovero ospedaliero, ai "lavoratori sottoposti a emodialisi o affetti dal morbo di Cooley, da neoplasie, da epatite B e C ovvero da gravi malattie cardiocircolatorie" ed a coloro che sono "affetti da TBC o da gravi patologie che richiedono terapie salvavita con conseguente discontinuità nella prestazione lavorativa".
Come si è visto, le risposte contrattuali sono molto diverse sotto il profilo della durata e degli eventi computabili ai fini del periodo di comporto. Si tralasciano in questa sede valutazioni di merito rispetto a ciascuna di esse, sebbene appaiano evidenti le conseguenze sotto il profilo della tutela dei vari criteri adottati. Ciò che invece rileva ai fini della presente analisi è il tema delle casistiche patologiche per le quali i vari CCNL hanno previsto deroghe alla norma generale, nonché i relativi aspetti procedurali.
La contrattazione ha generalmente previsto che, allo scadere del periodo di comporto, il lavoratore ammalato (secondo la definizione riportata in premessa al presente documento) ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un ulteriore arco temporale, ancorché non retribuito.
Le fattispecie in cui ciò deriva dalla legge sono la TBC (Legge 14.12.1970 n. 1088), la tossicodipendenza (D.P.R. 9.10.1990 n. 309) e l'etilismo (Legge 30.03.2001 n. 125).
Nei restanti casi, la contrattazione ha liberamente "spaziato" da norme generiche in cui è considerato sufficiente – per l'esercizio del diritto – la persistenza di uno stato di malattia, documentato con certificato medico; fino a previsioni esclusivamente limitate a talune patologie e subordinate al loro comprovato accertamento.
Si pongono pertanto due interrogativi:
è legittimo che la contrattazione collettiva imponga al lavoratore la presentazione di certificazioni con l'indicazione della diagnosi per poter esercitare diritti/tutele in tema di malattia ?
è corretto che la contrattazione collettiva individui le patologie per le quali attribuire particolari diritti/tutele?
Prima di rispondere ai quesiti, occorre esaminare – sempre con esclusivo riferimento a questa analisi – i provvedimenti legislativi emanati nell'ambito della "riforma Brunetta".
Come noto, trattasi di interventi normativi finalizzati alla riduzione del fenomeno dell'assenteismo nella Pubblica Amministrazione attraverso la riduzione del trattamento economico e l'introduzione di restrizioni nelle fase di reperibilità per visita medica di controllo per i dipendenti in malattia.
L'art. 71 della Legge 6.08.2008 n. 133 prevede che "per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni (...) nei primi dieci giorni di assenza e' corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita."; il comma 6 conferisce valore assoluto a tale norma, impedendone espressamente la derogabilità ad opera della contrattazione collettiva.
Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione ha emanato poche settimane prima una Circolare: (n. 7/2008) vi si afferma che la norma relativa alla certificazione medica attestante lo stato di malattia da rilasciarsi a cura della struttura sanitaria pubblica va intesa come possibilità che la stessa sia redatta da qualunque medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. Si ribadisce inoltre che "le pubbliche amministrazioni non possono chiedere che sui certificati prodotti a giustificazione dell'assenza per malattia sia indicata la diagnosi, essendo sufficiente l'enunciazione della prognosi". La disposizione è ricollegata a quanto disposto nelle Linee guida 14.06.2007 da parte del Garante Privacy.
Sarebbe un'affermazione assolutamente condivisibile se non fosse che per evitare che talune assenze per malattia ricadano sotto la "scure" dell'art. 71 della Legge 6.08.2008 n. 133 occorre che le stesse derivino da "patologie gravi che richiedano terapie salvavita": il datore di lavoro pubblico deve quindi essere all'oscuro delle diagnosi salvo questa fattispecie ?
La successiva Circolare del 5.09.2008 non apporta chiarimenti sul tema. Un cenno merita il riferimento ai permessi per donazione di sangue e di midollo osseo, disciplinato dalla Legge 6.03.2001 n. 52, cui il Ministero riconosce prevalenza rispetto alla nuova normativa.
L'art. 5 della predetta legge statuisce che "1. I donatori di midollo osseo con rapporto di lavoro dipendente hanno diritto a permessi retribuiti per il tempo occorrente all'espletamento dei seguenti atti: a) prelievo finalizzato all'individuazione dei dati genetici; b) prelievi necessari all'approfondimento della compatibilità con i pazienti in attesa di trapianto; c) accertamento dell'idoneità alla donazione, ai sensi dell'articolo 3 della legge 4 maggio 1990, n. 107. 2. Il donatore ha altresì diritto a conservare la normale retribuzione per le giornate di degenza necessarie al prelievo di sangue midollare, eseguito in regime di spedalizzazione, e per quelle successive alla donazione, per il completo ripristino del suo stato fisico, secondo quanto certificato dall'équipe medica che ha effettuato il prelievo di midollo osseo."
Quanto invece alle assenze per effettuare visite mediche specialistiche, cure o esami diagnostici, il Ministero ritiene che siano assoggettabili alla nuova norma in tema di malattia e quindi passibili di penalizzazione economica. Trascura però di precisare se anche in questo caso valga la salvaguardia per le "patologie gravi che richiedano terapie salvavita".
La Circolare del 30.04.2009 scaturisce a seguito dei "numerosi quesiti (sottoposti al Dipartimento) relativi, in particolare all'applicazione della disciplina legale sulle fasce di reperibilità in caso di malattia, specie in presenze di patologie gravi che richiedono terapie salvavita, anche di lunga durata".
Dopo aver ribadito che anche in questo caso la disciplina della Legge 6.08.2008 n. 133 non ammette deroghe contrattuali, il Ministero riconosce però che l'Amministrazione Pubblica non debba essere "gravata eccessivamente da adempimenti relativi alle visite fiscali nel caso in cui l'assenza del dipendente (...) sia dovuta all'effettuazione di visite mediche specialistiche, cure o esami diagnostici". A tale criterio di flessibilità ci si può riferire inoltre "nei casi in cui il singolo episodio morboso si inserisca in un unico ciclo di trattamento per la cura di patologie gravi quali quelle oncologiche, a condizione che la patologia del dipendente sia stata inizialmente accertata dall'Amministrazione (ovvero risulti certificata da una struttura pubblica ospedaliera, ASL o struttura convenzionata) e che il ciclo di cura medesimo sia stato prescritto dai medesimi soggetti sopra richiamati."
Ora, quindi, il Ministero introduce una deroga al proprio comportamento (il ricorso alla visita fiscale – non si attribuisce nessun diritto al lavoratore) condizionata alla conoscenza della patologia (diagnosi) e della terapia conseguente.
La stessa Circolare "ricorda" che l'utilizzo del part time e del telelavoro rappresentano modalità flessibili di impiego "idonee a favorire la più estesa partecipazione all'attività dei dipendenti affetti da gravi patologie che richiedano terapie salvavita, specie se di lunga durata e ripetute nel tempo".
Questa Circolare viene però totalmente superata con l'emanazione del DM 18.12.2009 n. 206, il cui art. 2 dispone l'esclusione dall'obbligo di reperibilità nelle fasce orarie per la visita fiscale per i dipendenti la cui "assenza e' etiologicamente riconducibile a (...) patologie gravi che richiedono terapie salvavita (...)". Il termine etiologicamente (o eziologicamente) si riferisce alla "parte di una scienza che ricerca e studia le cause dei fenomeni; l'insieme di tali cause: malattia ad eziologia (o etiologia) certa".
Questa precisazione è particolarmente interessante perché introduce un concetto fondamentale: la patologia che motiva la singola assenza deve essere strettamente collegata (causata) alla grave patologia.
In data 19.07.2010 il Ministero, con la Circolare 8/2010, conferma quanto affermato nel DM 206/2009. Precisa inoltre che la salvaguardia dei trattamenti più favorevoli per le assenze relative a patologie gravi che richiedono terapie salvavita (art. 71 comma 1 Legge 133/2008) è da considerarsi efficace solo se contemplata dai singoli CCNL e nei relativi limiti. Di fatto si riconosce legittimità a trattamenti diversificati in presenza della medesima patologia. Tale indirizzo è ribadito da ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni - la controparte nel Pubblico Impiego) secondo cui la regolamentazione degli istituti contrattuali dei diversi comparti di contrattazione non sono tra di loro confrontabili, in quanto provenienti da situazioni e condizioni differenti, nonché derivanti da mediazioni negoziali diverse, a seconda dell'andamento della trattativa in ciascun comparto. In ogni caso, la tendenza della contrattazione collettiva, nel corso degli anni, è stata sempre quella di dare, per istituti analoghi, un quadro di riferimento omogeneo, anche se questo non è sempre possibile. Pertanto, è indubbio che il personale di ciascun comparto deve fare riferimento alla disciplina del relativo CCNL." (Orientamento ARAN M183)
Da ultimo, si segnala la Circolare 28.09.2010 n. 2 in materia di trasmissione telematica della certificazione medica: al punto 3 si afferma che "esistono però alcune situazione particolari in cui il datore ha necessità di conoscere la diagnosi. Per i dipendenti contrattualizzati delle pubbliche amministrazioni ciò accade nelle ipotesi di esenzione dalla decurtazione della retribuzione e dal regime di reperibilità ai fini della visita fiscale. In queste situazioni, l'amministrazione è tenuta ad applicare il regime generale a meno che non abbia la documentazione che consente di derogarvi ed è innanzi tutto interesse del dipendente che si assenta che l'amministrazione abbia tutti gli atti necessari per applicare in maniera corretta la normativa di riferimento."
Si tratta della conferma dell'indirizzo già assunto da ARAN (orientamenti applicativi ARAN M71 - vedi oltre).
Si è fatto riferimento ad alcune previsioni legislative che hanno introdotto diritti a favore del lavoratore a fronte di particolari circostanze di salute relative ai suoi familiari. Appare opportuno esaminare condizioni e modalità attraverso le quali l'esercizio dei medesimi è consentito.
- La legge 104/1992 (art. 33 comma 3)
"A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente."
(art. 4 comma 1)
"Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali." (*)
(*) Per l'handicap le Commissioni sono composte da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali. I medici sono solitamente scelti tra i medici dipendenti o convenzionati dell'Azienda Usl territorialmente competente. In sede di accertamento sanitario, la persona interessata può farsi assistere dal proprio medico di fiducia.
- Il Decreto Legislativo 151/2001
In materia di congedi per malattia del figlio, il Testo Unico prevede che: "entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni. Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all'anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i tre e gli otto anni. Per fruire dei congedi di cui ai commi 1 e 2 il genitore deve presentare il certificato di malattia rilasciato da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato."
- La Legge 53/2000 (art. 4 Congedi per eventi e cause particolari – comma 2)
"I dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi familiari, fra i quali le patologie individuate ai sensi del comma 4, un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni." (omissis)
"Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, con proprio decreto, di concerto con i Ministri della sanità, del lavoro e della previdenza sociale e per le pari opportunità, provvede alla definizione dei criteri per la fruizione dei congedi di cui al presente articolo, all'individuazione delle patologie specifiche ai sensi del comma 2, nonché alla individuazione dei criteri per la verifica periodica relativa alla sussistenza delle condizioni di grave infermità dei soggetti di cui al comma 1."
Con il successivo Decreto della Presidenza Consiglio dei Ministri 21 luglio 2000, n.278 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari) si è data attuazione alla previsione della Legge 53/2000:
"d) le situazioni, riferite ai soggetti di cui al presente comma ad esclusione del richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:
4) patologie dell'infanzia e dell'età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri 1, 2, e 3 o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà."
"La lavoratrice o il lavoratore che fruiscono dei permessi per grave infermità di cui all'articolo 1 o dei congedi per le patologie di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d), devono presentare idonea documentazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico. La certificazione relativa alla grave infermità deve essere presentata al datore di lavoro entro cinque giorni dalla ripresa dell'attività lavorativa del lavoratore o della lavoratrice; la certificazione delle patologie di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d), deve essere presentata contestualmente alla domanda di congedo."
- Il DLgs. 61/2000 modificato dal DLgs. 276/2003 e dalla Legge 247/2007 (art. 12 bis)
"1. I lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno a richiesta del lavoratore. Restano in ogni caso salve disposizioni più favorevoli per il prestatore di lavoro.
2. In caso di patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice, nonché nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che assuma connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, alla quale e' stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100 per cento, con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, ai sensi di quanto previsto dalla tabella di cui al decreto del Ministro della sanità 5 febbraio 1992, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1992, e' riconosciuta la priorità della trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.
3. In caso di richiesta del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di età non superiore agli anni tredici o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è riconosciuta la priorità alla trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale."
Come si vede, in tutti questi casi, il lavoratore deve porre a conoscenza il datore di lavoro dello stato di salute del proprio familiare: ciò può avvenire in modo diretto (richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro a part time per patologia oncologica e utilizzo congedo Legge 53/2000) o indirettamente (utilizzo dei permessi retribuiti Legge 104/92).
Nella fattispecie relativa al congedo per malattia del figlio, l'informazione dovuta al datore di lavoro si limita all'attestazione dello stato clinico in sé senza alcuna possibilità di individuare in alcun modo la patologia.
I RIFLESSI SULLA PRIVACY
Le norme in esame impongono una prima analisi sotto il profilo della liceità in tema di privacy. Occorre ricordare che il trattamento dei dati personali dei lavoratori è stato disciplinato da due specifici provvedimenti (Linee guida) del Garante, per il settore privato in data 23.11.2006 e per il pubblico impiego il 14.06.2007. In questo ambito, la parte dedicata al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute dei lavoratori (rispettivamente, punti 6 e 8) è sicuramente tra le più corpose.
Posto che è giustificato "il trattamento dei dati relativi ai casi di infermità (e talora a quelli inerenti all'esecuzione di visite specialistiche o di accertamenti clinici) che determini un'incapacità lavorativa (temporanea o definitiva ...). (...) il datore di lavoro può trattare dati relativi a invalidità o all'appartenenza a categorie protette, nei modi e per le finalità prescritte dalla vigente normativa in materia", per quanto attiene la documentazione da prodursi a giustificazione dell'assenza dal lavoro per ragioni di salute è disposto l'utilizzo di "un'apposita modulistica, consistente in un attestato di malattia da consegnare al datore di lavoro – con la sola indicazione dell'inizio e della durata presunta dell'infermità: c.d. "prognosi"– e in un certificato di diagnosi da consegnare, a cura del lavoratore stesso, all'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) ..." (punto 6.2 Linee guida settore privato).
Tale disposizione - dal carattere abbastanza tassativo – è però contemperata dalla previsione di una deroga: nei casi in cui la conoscenza dei dati relativi alla salute del lavoratore è necessaria al fine di consentirgli il godimento di benefici di legge o contrattuali (ad esempio, permessi o periodi di aspettativa con conservazione del posto di lavoro; Legge 104/92; denuncia infortuni e malattie professionali), il datore di lavoro può (deve) essere messo a conoscenza delle condizioni di salute del lavoratore (o dei suoi familiari) (punti 6.3 e 6.4 Linee guida settore privato).
Considerato che "devono essere osservate cautele particolari anche nel trattamento dei dati sensibili del lavoratore e, segnatamente, di quelli dati idonei a rivelarne lo stato di salute" (punto 6.1 Linee guida settore privato), il rispetto della riservatezza presuppone l'adozione di "ogni misura di sicurezza, anche minima": in particolare, le "informazioni devono essere conservate separatamente da ogni altro dato personale dell'interessato; (...) (ad esempio, utilizzando sezioni appositamente dedicate alla custodia dei dati sensibili, inclusi quelli idonei a rivelare lo stato di salute del lavoratore, da conservare separatamente o in modo da non consentirne una indistinta consultazione nel corso delle ordinarie attività amministrative)." (punto 8.1 Linee guida settore privato).
Qualora il lavoratore produca "spontaneamente certificati medici su modulistica diversa (...), il datore di lavoro non può, comunque, utilizzare ulteriormente tali informazioni e deve adottare gli opportuni accorgimenti per non rendere visibili le diagnosi contenute nei certificati (ad esempio, prescrivendone la circolazione in busta chiusa previo oscuramento di tali informazioni); ciò, al fine di impedire ogni accesso abusivo a tali dati da parte di soggetti non previamente designati come incaricati o responsabili" (punto 8.1 Linee guida settore privato).
Infine, la custodia di questi documenti deve essere assegnata ad "apposito personale, specificamente incaricato del trattamento, che deve avere cognizioni in materia di protezione dei dati personali e ricevere una formazione adeguata" (punto 8.2 Linee guida settore privato). Inoltre, va "prevenuta l'involontaria acquisizione di informazioni personali da parte di terzi o di altri dipendenti" con adozione di opportuni accorgimenti (punto 8.3 Linee guida settore privato).
In materia di pubblico impiego, le disposizioni del Garante – pur nella direzione di una tendenziale uniformità dei principi applicabili al rapporto di lavoro – toccano più aspetti connessi al trattamento dei dati personali per tenere conto di "alcune specificità dei soggetti pubblici datori di lavoro" (premessa Linee guida 14.06.2007).
Riferendosi alla giustificazione delle assenze per malattia, viene ribadito che ciò deve avvenire mediante "un certificato medico contenente la sola indicazione dell'inizio e della durata presunta dell'infermità: c.d. prognosi." Si aggiunge che "in assenza di speciali disposizioni di natura normativa, che dispongano diversamente per specifiche figure professionali, il datore di lavoro pubblico non è legittimato a raccogliere certificazioni mediche contenenti anche l'indicazione della diagnosi." (punto 8.2 Linee guida 14.06.2007).
Si notano due differenze rispetto alle Linee guida settore privato:
la previsione di una deroga per il personale della Polizia di Stato: qualora "per ragioni di salute non ritenga di essere in condizione di prestare servizio deve darne tempestiva notizia telefonica al capo dell'ufficio, reparto o istituto da cui dipende, trasmettendo, nel più breve tempo possibile, il certificato medico da cui risulti la diagnosi e la prognosi." (D.P.R. 28.10.1985 n. 782).
una formulazione più rigida rispetto alla riservatezza della diagnosi: qui si preclude la ricezione da parte del datore di lavoro di certificazioni che contengano la diagnosi; là, nella fattispecie ammessa della consegna spontanea ad opera del lavoratore, il datore di lavoro deve "oscurarla".
Il principio è ulteriormente ribadito con riferimento alle visite di controllo sullo stato di infermità effettuate da medici dei servizi sanitari pubblici: "il datore di lavoro pubblico è legittimato a conoscere i dati personali dei lavoratori riguardanti la capacità o l'incapacità al lavoro e la prognosi riscontrata, con esclusione di qualsiasi informazione attinente alla diagnosi." (punto 8.2 Linee guida 14.06.2007)
Esistono però – anche nell'impiego pubblico – casi in cui il datore di lavoro può legittimamente trattare dati personali riferiti alla salute: qualora si debba denunciare un infortunio o una malattia professionale oppure riconoscere permessi o congedi per gravi infermità o patologie, anche riferite ai propri familiari.
Le linee guida per il pubblico impiego contengono inoltre una deroga di importante significato rispetto all'oggetto della presente analisi. Si tratta dell'ultimo comma del punto 8.2: "Sulla base degli elementi acquisiti da segnalazioni e quesiti pervenuti all'Autorità, risulta giustificata, alla luce delle disposizioni contenute nei contratti collettivi, la conoscenza da parte dell'amministrazione di appartenenza di informazioni personali relative all'effettuazione di visite mediche, prestazioni specialistiche o accertamenti clinici, nonché alla presenza di patologie che richiedono terapie invalidanti, quando il dipendente richiede di usufruire del trattamento di malattia o di permessi retribuiti per le assenze correlate a tali esigenze."
Il Garante fa proprio il pronunciamento di ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni - la controparte nel Pubblico Impiego) che affermò: "la più dettagliata documentazione richiesta ai fini dell'applicazione della disciplina più favorevole introdotta dal CCNL del 16 maggio 2001 (comparto Ministeri) relativa alle particolari patologie trova la sua giustificazione logica nella maggiore tutela, sotto il profilo economico, prevista dalla norma contrattuale, che può essere assicurata solo sulla base di una esauriente certificazione medica che attesti la presenza delle condizioni indicate dal CCNL medesimo. (...)
Al riguardo si rammenta, altresì, che la comunicazione di tali dati è finalizzato esclusivamente all'attribuzione del beneficio. Esiste comunque il divieto per gli Uffici competenti di diffondere informazioni idonee a rivelare lo stato di salute dei dipendenti, come ribadito anche dalla Legge n. 675 del 1996.
Siffatta interpretazione è, del resto, confortata dalla presenza di analoghe situazioni (ad esempio l'applicazione della Legge n.104 del 1992, la disciplina per i dipendenti in particolari condizioni psicofisiche oppure per mutilati ed invalidi civili, ecc.) in cui il diritto al riconoscimento di maggiori benefici economici previsto dalle norme vigenti, siano esse contrattuali o di legge, si accompagna alla esibizione di una certificazione medica più dettagliata, anche se ciò comporta un parziale sacrificio della propria "privacy". (orientamenti applicativi ARAN M71).
In tal senso si è espressa anche la giurisprudenza con la sentenza n. 14475 del 19 novembre 2001, nella quale la Cassazione ha affermato che in caso di tubercolosi o altra malattia grave per la quale la legge o il contratto prevedono la conservazione del posto per periodo eccedenti il limite massimo di comporto, incombe sul lavoratore l'onere della comunicazione della natura della malattia al proprio datore di lavoro, prima che lo stesso eserciti la facoltà di recesso ex art. 2110 C.C. alla scadenza del comporto ordinario.
Per completezza, occorre considerare quanto previsto infine da entrambi i provvedimenti del Garante nella particolare circostanza delle visite mediche atte a verificare l'idoneità/inidoneità (parziale o totale) del lavoratore allo svolgimento delle mansioni contrattualmente assegnate.
La previsione del Garante va correlata con le disposizioni previste in materia (Dlgs. 626/94, oggi Dlgs. 81/08 e successive modifiche).
Linee guida del settore privato ribadiscono che il datore di lavoro non può accedere alla cartella sanitaria del lavoratore compilata dal medico competente; inoltre, egli "sebbene sia tenuto, su parere del medico competente, ad adottare le misure preventive e protettive per i lavoratori interessati, non può conoscere le eventuali patologie accertate, ma solo la valutazione finale circa l'idoneità del dipendente (dal punto di vista sanitario) allo svolgimento di date mansioni." (punto 3.3)
Analogamente, nel settore pubblico, "nel caso di accertamenti sanitari finalizzati ad accertare l'idoneità al servizio, alle mansioni o a proficuo lavoro del dipendente, alla luce del principio di indispensabilità, i collegi medici devono trasmettere all'amministrazione di appartenenza dell'interessato il relativo verbale di visita con la sola indicazione del giudizio medico-legale di idoneità, inidoneità o di altre forme di inabilità." (punto 8.4 Linee guida 14.06.2007).
Sulla base di questi elementi pare doversi innanzitutto riconoscere che la norma di cui al CCNL Terziario non contrasta con l'orientamento assunto dal Garante: ciò è meno evidente in Linee guida settore privato mentre è esplicito in Linee guida pubblico impiego; ma, tenuto conto della volontà di tendere "all'uniformità dei principi" (premessa Linee guida 14.06.2007) non pare poterla ritenere una distinzione normativa.
Tuttavia è ravvisabile nei provvedimenti del Garante una contraddizione: mentre nel caso dell'accertamento sanitario per l'idoneità alla mansione (o eventuali limitazioni), il datore di lavoro non può conoscere la diagnosi, nei casi previsti dalla contrattazione collettiva (o da alcune leggi) ne ha diritto ai fini del riconoscimento dell'istituto contrattuale (o legale) connesso.
Concretamente, un lavoratore, affetto da un disturbo di salute che determina una limitazione allo svolgimento delle mansioni (es. limite di sollevamento pesi nella movimentazione della merce, limite all'impiego in reparti a basse temperature o allergie al contatto con prodotti chimici – casi abbastanza diffusi nella Grande Distribuzione), usufruisce del diritto e la riservatezza è totalmente garantita; un lavoratore affetto da "una patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita" per ottenere analogo riconoscimento in via di principio (un diritto contrattuale invece che legale) deve porne a conoscenza l'azienda.
Si potrà obiettare che tale informazione non equivale alla conoscenza precisa della diagnosi, ma è sicuramente un "indizio". In ogni caso, vi è una evidente sproporzione tra le due fattispecie.
Naturalmente competono al lavoratore i diritti di accesso, aggiornamento, cancellazione e blocco del trattamento dei propri dati personali già previsti dal DLgs. 196/03 e ribaditi in Linee guida settore privato (punto 9).
a) La certificazione
L'attestazione dello stato di incapacità al lavoro per malattia al fine del riconoscimento della relativa indennità economica compete al medico "curante": questa la definizione utilizzata nell'art. 2 Legge 33/1980 che lascia intendere una validità generale della certificazione rilasciata da qualunque medico che si prenda cura del lavoratore.
Non tutti i medici dispongono però della modulistica di certificazione predisposta a tal fine.
Si è reso quindi indispensabile operare da parte di Inps un chiarimento attraverso la Circolare 99/1996: è attribuita validità anche ai certificati rilasciati con moduli "non standard" da medici diversi da quello di libera scelta (il medico del SSN cui ogni cittadino ha diritto) al quale il lavoratore si sia rivolto per motivi di urgenza o per esigenze correlate alle specificità della patologia sofferta. La validità è estesa anche alla certificazione rilasciata all'atto della dimissione da ospedali e/o strutture di pronto-soccorso.
Tutti questi certificati devono però contenere gli elementi essenziali: nominativo del lavoratore, diagnosi e prognosi, intestazione, data del rilascio, timbro e firma del medico, nonché l'abituale domicilio del lavoratore ed eventualmente il diverso temporaneo recapito.
Riassumendo i certificati di malattia possono essere rilasciati con validità da:
il medico scelto dal lavoratore a norma della convenzione unica;
il medico specialista;
il medico di accettazione ospedaliero;
il medico di accettazione operante presso le Case di Cura convenzionate con le regioni;
il medico universitario;
il libero professionista che assumesse in cura diretta il lavoratore nei casi di assoluta urgenza.
L'introduzione dell'invio telematico della certificazione non ha influito su tale indirizzo.
Per alcune fattispecie previste dalla Legge è invece necessaria una certificazione ad hoc.
Per quanto attiene il DLgs. 151/2001, il lavoratore deve invece presentare il certificato di malattia rilasciato da un medico specialista del SSN o con esso convenzionato.
Ai fini della Legge 53/2000 va invece presentata "idonea documentazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico".
Per l'esercizio dei diritti previsti dalla Legge 104/92 è previsto che gli accertamenti siano effettuati dalle Commissioni Mediche – istituite presso le ASL territoriali - di cui alla Legge 295/1990.
Nel caso del lavoratore affetto da patologia oncologica, per usufruire di quanto indicato nel DLgs. 61/2000, occorre dimostrare una "ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente".
Per queste ultime due fattispecie è intervenuta la Legge 80/2006 che, per semplificare gli adempimenti amministrativi per le persone con disabilità (compresi i soggetti con patologie oncologiche), ha disposto il pronunciamento entro quindici giorni dalla domanda dell'interessato e l'efficacia immediata per il godimento dei benefici da esso derivanti. Ad integrazione sul punto, va considerata anche la Circolare Inps 32/2006 che ha affermato: "Il medico dell'Ospedale (...) a cui è riconoscibile la potestà certificatoria in trattazione - non è soltanto quello degli ospedali gestiti direttamente dalle AASSLL, ma anche il medico della struttura di ricovero pubblica o privata equiparata alla pubblica, vale a dire:
aziende ospedaliere (ospedali costituiti in azienda ai sensi dell'art. 4, comma 1 del D.L. 502/92), nonché istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici (art. 42 legge 833/78);
strutture ospedaliere private equiparate alle pubbliche e cioè:
policlinici universitari (art. 39 legge 833/78)
istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati (art. 42 legge 833/78);
ospedali classificati o assimilati ai sensi dell'art. 1, ultimo comma, della legge 132/68 (art. 41 legge 833/78);
istituti sanitari privati qualificati presidi USL (art. 43, 2 comma, legge 833/78 e DPCM 20.10.1988);
enti di ricerca (art. 40 legge 833/78)."
Più complicato appare il quadro che scaturisce dalla lettura delle diverse previsioni contrattuali collettive:
a) Commissione medica presso ASL:
CCNL Turismo Confcommercio 2010 nel caso di richiesta di aspettativa per patologia oncologica
b) Specialisti del SSN:
CCNL Terziario 2008 nel caso di richiesta di aspettativa per patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita
c) ASL o struttura convenzionata:
CCNL Industria Alimentare 2009 per riconoscimento permessi nel caso dei giorni di assenza per sottoporsi a terapie salvavita afferibili allo stato morboso.
Circolare Brunetta 1/2009 per esonero da visite di controllo nel caso di patologie gravi, quali quelle oncologiche
CCNL Sanità privata 2002, Sanità pubblica 2001, Ministeri 2001, Enti di ricerca 1998 per esclusione dal computo eventi malattia dei casi connessi a patologie gravi che richiedono terapie salvavita. L'individuazione di queste ultime e di quelle ad esse assimilabili è rimessa all'Ufficio Medico Legale della ASL.
d) Struttura sanitaria pubblica:
CCNL Università per esclusione computo dei giorni di assenza: occorre certificare la gravità della patologia ed il carattere invalidante della necessaria terapia.
In particolare la normativa di riferimento per la Commissione medica presso ASL non pare ricomprendere la materia in oggetto, salvo una interpretazione estensiva del primo comma:
Gli accertamenti sanitari relativi alle domande per ottenere la pensione, l'assegno o le indennità d'invalidità civile (...) nonché gli accertamenti sanitari relativi alle domande per usufruire di benefici diversi da quelli innanzi indicati sono effettuati dalle unità sanitarie locali (...).
Nell'ambito di ciascuna unità sanitaria locale operano una o più commissioni mediche incaricate di effettuare gli accertamenti. Esse sono composte da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. I medici di cui al presente comma sono scelti tra i medici dipendenti o convenzionati della unità sanitaria locale territorialmente competente.
Le commissioni di cui al comma 2 sono di volta in volta integrate con un sanitario in rappresentanza, rispettivamente, dell'Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili, dell'Unione italiana ciechi, dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza ai sordomuti e dell'Associazione nazionale delle famiglie dei fanciulli ed adulti subnormali, ogni qualvolta devono pronunciarsi su invalidi appartenenti alle rispettive categorie.
In sede di accertamento sanitario, la persona interessata può farsi assistere dal proprio medico di fiducia."
Anche ARAN non fornisce delucidazioni in merito, limitandosi ad indicare che "La procedura per il riconoscimento della grave patologia è attivata dal dipendente ed il beneficio in argomento decorre dalla data della domanda di accertamento, ove l'esito sia favorevole. L'accertamento della situazione di gravità e della necessità delle relative terapie salvavita dipendono in via esclusiva da un giudizio di carattere medico" (Orientamenti ARAN M181-SAN163); "(la norma) richiede conseguentemente una specifica documentazione da parte delle strutture sanitarie citate nel suindicato art. 6 (Ufficio medico legale dell'Azienda sanitaria competente per territorio - ASL o Struttura convenzionata), da cui emerga chiaramente che la condizione morbosa è assimilabile ad una patologia grave, per la quale è necessaria l'effettuazione di terapie salvavita. L'assenza dal servizio sarà poi giustificata di volta in volta dalla struttura o dal medico che fornisce le singole prestazioni secondo quanto previsto dalla normativa vigente." (Orientamento ARAN M69); "per gli aspetti di documentazione dobbiamo necessariamente rimettere ogni valutazione di merito al medico curante o alla ASL competente o alla Struttura Convenzionata; segnaliamo, pertanto, la opportunità di suggerire al lavoratore interessato che intende avvalersi della disciplina contrattuale che stiamo esaminando, di produrre una adeguata e chiara certificazione medica da cui, appunto, risulti se l'assenza dal servizio sia dovuta ad una condizione morbosa assimilabile ad una patologia grave che ha richiesto o richiede la effettuazione di terapie salvavita." (Orientamento ARAN RAL528).
Quanto sia difficile districarsi in questo ambito è ulteriormente confermato dai pronunciamenti del Ministero del Lavoro negli interpelli 10.06.2008 e 25.11.2008 in tema di documentazione sanitaria di accertamento della grave infermità ai sensi della Legge 53/2000.
In un primo momento, il compito è assegnato alle Commissioni Medico Legali delle ASL; salvo poi ricredersi a fronte della constatazione che "le ASL non intendono esprimere una valutazione sul merito delle certificazioni clinico-diagnostiche rilasciate dagli specialisti".
E così si dichiara "idoneo il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico-legale in termini di grave infermità."
b) Le patologie
Alcune patologie sono state oggetto di interventi normativi (interpretazioni con circolari) che hanno comportato il riconoscimento dell'indennità economica da parte dell'Inps.
Ai lavoratori affetti da morbo di Cooley compete il diritto all'indennità giornaliera di malattia per le giornate di assenza dal lavoro coincidenti con l'effettuazione del relativo trattamento trasfusionale, sempreché non sia stata prestata attività lavorativa nel corso delle predette giornate.
L'Inps ha precisato che ai lavoratori affetti dal morbo di Cooley è possibile applicare il c.d. "criterio della ricaduta", se sul certificato inviato è barrata la relativa casella e ove ne ricorrano i relativi presupposti (trattamento eseguito entro 30 giorni dal precedente).
A tal fine potrà essere considerata sufficiente anche un'unica certificazione del medico curante che attesti la necessità di trattamenti ricorrenti comportanti incapacità lavorativa e che li qualifichi l'uno ricaduta dell'altro. Gli interessati dovranno inviare tale certificazione prima dell'inizio della terapia, fornendo anche l'indicazione dei giorni previsti per l'esecuzione. A tale certificazione dovranno far seguito, sempre a cura degli interessati, periodiche (per esempio mensili) dichiarazioni della struttura sanitaria, riportanti il calendario delle prestazioni effettivamente eseguite, le sole che danno titolo all'indennità (Circ. Inps 25 luglio 2003, n. 136).
Il lavoratore sottoposto al trattamento di emodialisi ha diritto alle indennità di malattia per le giornate di assenza dal lavoro coincidenti con l'effettuazione del trattamento. L'erogazione dell'indennità è regolata dalle norme comuni, salve le particolarità appresso illustrate:
le giornate di assenza dal lavoro per l'effettuazione del trattamento di dialisi devono essere considerate un unico episodio morboso continuativo (secondo lo stesso criterio della "ricaduta" indicato per il morbo di Cooley – Circ. Inps 25 luglio 2003, n. 136);
l'indennità non spetta qualora il lavoratore, nel corso della giornata di effettuazione del trattamento, abbia prestato attività lavorativa sia pure per un numero limitato di ore;
ai fini dell'erogazione dell'indennità l'interessato è tenuto a documentare l'effettuazione del trattamento: a tale scopo può essere ritenuta utile la dichiarazione del luogo di cura.
Qualora il lavoratore venga a trovarsi in stato di incapacità lavorativa per il sopraggiungere di una malattia diversa da quella per la quale è praticato il trattamento emodialitico, la malattia sopravvenuta deve considerarsi ai fini dell'erogazione dell'indennità, autonoma e prevalente rispetto a quella preesistente. Da tale premessa, che esclude qualsiasi interferenza tra la malattia sopravvenuta e la malattia per la quale è effettuato il trattamento emodialitico, consegue che la malattia sopravvenuta deve essere indennizzata secondo le norme comuni (carenza, elevazione della misura dal 21° giorno, ricaduta ecc.); una volta terminata la malattia sopravvenuta l'indennità per le successive giornate di trattamento emodialitico deve essere nuovamente corrisposta senza tener conto della predetta malattia sopravvenuta.
Rispetto alla norma del CCNL Terziario, siamo in presenza di un unico evento (vedi dichiarazione a verbale n. 1). Se insorge una malattia diversa da quella per la quale è praticato il trattamento, siamo invece di fronte a due eventi distinti.
La legge ha affrontato sinora la definizione con elencazione delle malattie croniche ed invalidanti al fine di attribuire il diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni di assistenza sanitaria correlate (Decreto Ministero Sanità 21.05.2001 n. 296).
Analoga disposizione è stata assunta in tema di malattie rare (Decreto Ministero Sanità 18.05.2001 n. 279).
Inoltre, con un altro provvedimento (Decreto Ministero Economia e Finanze di concerto con Ministero Sanità 2.08.2007) è stato definito l'elenco delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante, ai sensi della Legge 9.03.2006 n. 80: si tratta di menomazioni fisiche e patologie stabilizzate o ingravescenti (=che aumentano di gravità).
Manca invece una lista delle patologie riconducibili al concetto di "grave infermità", presupposto per l'esercizio dei diritti previsti dalla Legge 53/2000. Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, in risposta all'interpello 10.06.2008, ha demandato alle Commissioni medico-legali delle ASL il compito di esprimere un giudizio circa la natura dell'infermità, facendo riferimento alla documentazione sanitaria proveniente da strutture sanitarie pubbliche e fornita dal lavoratore interessato. Indirizzo completamente rivisto con l'interpello 25.11.2008 (vedi in precedenza), nel quale si è fatto coincidere tale definizione con l'elenco indicato nel DPCM 278/2000.
Non esiste infine una definizione con valore di legge di terapia salvavita: lo riconosce anche ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni - la controparte nel Pubblico Impiego) quando afferma che "non esiste, allo stato, una elencazione di terapie salvavita considerato il progresso continuo della ricerca medico-farmacologica" (Orientamento ARAN S22).
In ambito medico-legale la malattia "grave" è una malattia certamente o probabilmente insanabile o comunque a prognosi incerta quod vitam (= per la sopravvivenza).
Lascia perplessi la scelta di adottare una formulazione nelle norme contrattuali fondata su una terminologia indeterminata anziché ricorrere a quelle già definite dalle norme. In particolare, stupisce l'impostazione di ARAN per la sua natura di rappresentanza pubblica.
Proprio ARAN si è addirittura spinta nel fornire indicazioni all'insegna di un carattere restrittivo, con affermazioni sconfinanti nel giudizio medico. Nel caso del CCNL Ministeri, ad esempio, si afferma che il presupposto per beneficiare della disciplina più favorevole in tema di periodo di comporto è la presenza "contestuale" nel singolo evento di gravi patologie e necessità di ricorso alla terapia salvavita: di fatto, non sono comprese tutte le giornate di assenza dovute alla grave patologia e nemmeno quelle successive all'effettuazione della terapia salvavita (Orientamenti ARAN M184, M183, M71, M70, M68); solo i giorni di ricovero ospedaliero o day-hospital e di somministrazione della terapia rientrano nella deroga positiva.
Mentre in questo caso l'interpretazione restrittiva afferisce una norma comunque di miglior favore (l'esclusione dal computo per il comporto), l'art. 71 della Legge 133/2008 ha disposto la decurtazione retributiva per malattia: l'adozione dello stesso orientamento si configura qui come un minor peggioramento del trattamento pre-vigente. Si rileva inoltre che il testo dell'art. 71 – nel rinvio alla contrattazione collettiva – fa riferimento ad eventuali norme più favorevoli per "le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita.": il significato – a nostro parere – risulta essere ben più ampio di quanto sostenuto da ARAN (Orientamento S22).
Probabilmente ci si è riferiti alle norme contrattuali esistenti omettendo una preventiva verifica di corrispondenza tra i testi. Per "sanare" la discrepanza, ARAN ha attribuito prevalenza alla norma contrattuale (sfavorevole al dipendente pubblico) rispetto all'art. 71 della Legge 133/2008.
Conseguentemente, il dipendente pubblico affetto da patologia grave che richiede terapia salvavita si troverà nella seguente situazione:
a) esclusione dal computo ai fini del comporto dei giorni in cui effettua la terapia salvavita; per gli stessi giorni non subirà decurtazione retributiva.
b) inclusione nel computo ai fini del comporto e decurtazione retributiva per i giorni di assenza dovuti alla patologia grave (secondo interpretazione ARAN).
c) nella scuola, quanto indicato al punto a) vale anche per i giorni di incapacità lavorativa dovuta "agli effetti diretti e/o collaterali provocati dalle terapie, purché anch'essi certificati secondo la normativa vigente" (Orientamento ARAN S22).
Tra le interpretazioni disponibili, si segnala anche quella operata dall'Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia – Servizio legale. Con una nota del 23.07.2004 (antecedente quindi alla "riforma Brunetta"), vengono fornite indicazioni applicative dell'art. 17 del CCNL Scuola 2003: "In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del presente articolo, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie. Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione." Pur riconoscendo che non sussiste alcuna definizione atta ad individuare le "gravi patologie" (che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti), l'Ufficio ritiene che non possano essere considerate tali le patologie indicate nel Regolamento attuativo della Legge 53/2000. Tale pronunciamento appare una ingerenza nel campo medico, anche se poche righe dopo si afferma che la gravità della patologia non può essere rimessa alla valutazione discrezionale del Dirigente Scolastico ma deve essere accertata dal personale sanitario competente.
Pare abbastanza evidente la sussistenza di forti difficoltà per il lavoratore affetto da "patologia grave con terapia salvavita" sia rispetto alla procedura certificativa (in tutti i settori) che alla corretta individuazione del trattamento economico spettante (nel pubblico impiego).
L'assenza di una chiara definizione/elencazione delle patologie in oggetto costringe il lavoratore ad un percorso tortuoso nel rapporto con i medici curanti: oltre all'attestazione principale (essere affetto da patologia grave con terapia salvavita), egli avrà bisogno di certificati periodici per l'effettuazione delle terapie salvavita; inoltre, a fronte di altre assenze, dovrà far attestare se siano o meno eziologicamente connesse alla patologia grave con terapia salvavita.
Nulla è previsto sotto il profilo normativo nel caso di valutazioni divergenti tra i medici curanti nelle diverse occasioni certificative.
Quanto all'individuazione di alcune patologie nei singoli CCNL, pare potersi ritenere corretta l'interpretazione fornita da ARAN per il pubblico impiego secondo cui "l'accertamento della situazione di gravità e della necessità delle terapie salvavita dipendono in via esclusiva da un giudizio di carattere medico". Pertanto, le patologie elencate nella contrattazione collettiva vanno considerate – a nostro giudizio – quale indicazioni a titolo esemplificativo dovendosi escludere legittimità ad eventuali pretese pattizie di natura privata di intromissione nella valutazione medica. Il concetto di "salvavita" non può essere circoscritto alle sole terapie in assenza delle quali si determina con certezza il decesso del soggetto; dovrebbe riferirsi anche alle terapie finalizzate a ridurre la probabilità di insorgenza di complicazioni che possano causare il decesso del soggetto.
Nel frattempo, il Tribunale di Livorno ha rimesso al giudizio della Corte Costituzionale la valutazione circa l'art. 71 della legge 133/2008 sulle assenze per malattia, ritenendo fondata la questione di legittimità sollevata in tema di disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici (penalizzati dalla norma) e i dipendenti del settore privato, per i quali non vi è alcuna decurtazione dello stipendio.
IL CASO DEL CCNL TERZIARIO 26.02.2011
Con questo rinnovo, nel settore del Terziario si introduce il criterio già previsto per l'aspettativa non retribuita anche nel caso del pagamento della carenza.
La nuova norma contrattuale recita:
"Al fine di prevenire situazioni di abuso, con decorrenza dal 1 aprile 2011, nel corso di ciascun anno di calendario (1 gennaio – 31 dicembre) e nei limiti di quanto previsto dal primo comma dell'art. 175, l'integrazione di cui al punto 1) della lettera b) del comma precedente viene corrisposta al 100% per i primi due eventi di malattia, al 66% per il terzo evento ed al 50% per il quarto evento, mentre cesserà di essere corrisposta a partire dal quinto evento.
ricovero ospedaliero, day hospital, emodialisi;
evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;
sclerosi multipla o progressiva e le patologie di cui all'art. 181, terzo comma, documentate da specialisti del servizio sanitario nazionale.
gli eventi morbosi delle lavoratrici verificatisi durante il periodo di gravidanza.
Al fine della percezione delle indennità economiche relative al periodo di malattia il lavoratore è tenuto – ai sensi dell'art. 2, della Legge 29 febbraio 1980, n. 33 – a recapitare o a trasmettere a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro due giorni dal rilascio da parte del medico curante, l'attestazione sull'inizio e la durata presunta della malattia, nonché i successivi certificati in caso di ricaduta o continuazione della malattia." (omissis...)
"Dichiarazione a verbale n. 1
Le parti si danno atto che per il computo degli eventi morbosi utili ai fini dell'applicazione del regime di cui al comma 2 del presente articolo, l'ipotesi di continuazione di malattia e la ricaduta nella stessa malattia sono considerate un unico evento morboso, secondo i criteri amministrativi indicati dall'Inps per l'erogazione dell'indennità a suo carico.
Alla materia di cui al presente articolo si applicano, in caso di controversie, le norme di legge e quella della sezione terza del CCNL Terziario, come modificato dal presente accordo di rinnovo." (Composizione delle controversie – art. 37 e segg.)
Fermo restando quanto già indicato nei precedenti capitoli, occorre qui esaminare alcuni aspetti specifici.
a) Ricovero ospedaliero
La Circolare Inps 136/2003, confermando quanto già sostenuto con atto 99/1996, stabilisce la validità della certificazione rilasciata da ospedali o strutture di pronto soccorso ai fini dell'erogazione delle prestazioni economiche di malattia:
Qualora riferite alle giornate di effettivo ricovero e/o nella giornata in cui è stata eseguita la prestazione di pronto soccorso, è sufficiente che la certificazione sia redatta su carta intestata e riporti le generalità dell'interessato, la data del rilascio, la firma del medico e l'indicazione della diagnosi.
La circolare recita che "eventuali semplici attestazioni di ricovero, in genere carenti della diagnosi, non sono pertanto da ritenersi valide ai fini certificativi."
Questa disposizione contrasta con le norme in materia di privacy: la conoscenza della diagnosi riguarda solo l'Inps ed il lavoratore dovrebbe quindi ricevere due certificati, come previsto in generale per le certificazioni predisposte dal medico di fiducia del SSN.
Qualora siano invece formulate prognosi anche per giornate successive, occorre che sia esplicitamente affermato che sussiste uno stato di incapacità lavorativa e non una mera prognosi clinica salvo complicazioni.
In questo caso, collegandolo con la norma del CCNL Terziario, si rende necessario chiarire: se il ricovero ospedaliero non è computabile, le giornate successive possono costituire in sé un evento (es. 1 giorno di ricovero e 5 gg. di prognosi) ?
La nostra opinione è che trattasi di un unico evento, in cui le giornate successive al ricovero rappresentano una continuazione (non in senso medico); pertanto, originandosi con il ricovero, l'intera assenza dovrebbe ritenersi non computabile.
Va però tenuto presente che, per quanto attiene l'Inps, il valore dell'indennità è diversificato tra giorni di ricovero (valore ridotto) e giorni successivi (valore normale).
"Nel nuovo modello organizzativo adottato in sanità, è frequente il ricorso alle cosiddette "dimissioni protette" per ricoveri che richiederebbero lunghe degenze ai soli fini di eseguire - per il raggiungimento della guarigione completa o della stabilizzazione della situazione morbosa - un monitoraggio clinico ovvero esami clinico-strumentali più o meno indaginosi e complessi.
Per l'indennizzabilità dei periodi intermedi nell'ambito della "dimissione protetta" è necessario quindi che dalla relativa certificazione, rilasciata dalla struttura ospedaliera (ovvero dal curante), risulti che il lavoratore sia non soltanto "ammalato" ma anche temporaneamente incapace al lavoro a causa della malattia da cui è affetto." (Circolare Inps 136/2003).
Anche in questo caso si manifestano dubbi interpretativi. La fattispecie non è contemplata nel CCNL Terziario, ma a nostro giudizio, va collegata al ricovero ospedaliero nei termini sopra indicati.
La circolare 136/2003 afferma infatti che la condizione di degenza non è conclusa, ma sospesa temporaneamente; tuttavia ammette che nel periodo intermedio il soggetto possa o meno recuperare la propria capacità al lavoro. Nel primo caso sono indennizzati solo i giorni di effettivo ricovero, mentre nel secondo l'indennità è corrisposta per l'intero periodo (seppure con valori differenziati, come nel ricovero con prognosi successiva).
Rispetto alla norma contrattuale, invece, si ritiene possano svolgersi le stesse considerazioni formulate nel caso di prognosi successiva al ricovero (unicità dell'evento – ricovero – esclusione dal computo degli eventi per carenza).
Secondo il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 23 aprile 2008, nell'ambito della definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), "il Servizio sanitario nazionale garantisce le prestazioni assistenziali programmate, appartenenti a branche specialistiche diverse, volte ad affrontare patologie o problemi acuti che richiedono inquadramento diagnostico, terapia, accertamenti clinici, diagnostici o strumentali, nonché assistenza medico infermieristica prolungata, non eseguibili in ambulatorio. L'attività di day hospital si articola in uno o più accessi di durata limitata ad una sola parte della giornata, senza necessità di pernottamento. (Art. 41)
I ricoveri in day hospital per finalità diagnostiche sono da considerarsi appropriati nei seguenti casi:
a) esami strumentali in pazienti a rischio che richiedono un'osservazione per più di 1 ora dopo l'esecuzione dell'esame;
b) esami che prevedono somministrazione di farmaci, esclusi i mezzi di contrasto per esami radiologici, che necessitano di oltre 1 ora di monitoraggio dopo l'esecuzione;
c) esami su pazienti che, per particolari condizioni di rischio, richiedono monitoraggio clinico;
d) accertamenti diagnostici a pazienti non collaboranti che richiedono un'assistenza dedicata e l'accompagnamento da parte di personale della struttura negli spostamenti all'interno della struttura stessa
b) somministrazione di terapia per via endovenosa di durata superiore a un'ora ovvero necessità di sorveglianza, monitoraggio clinico e strumentale dopo la somministrazione di durata superiore a un'ora;
d) procedure terapeutiche invasive che comportano problemi di sicurezza per il paziente. (Art. 42)
La fattispecie è oggetto della Circolare Inps 136/2003 che ha rivisto la precedente disposizione 192/1996.
Attualmente è previsto che le giornate in cui si effettua la prestazione in regime di day hospital sono equiparate a giornate di ricovero, a prescindere dalla durata della presenza nel luogo di cura. L'incapacità al lavoro è pertanto riconosciuta per il giorno di effettuazione della prestazione sanitaria riportata nel certificato. Qualora vi fosse necessità di assentarsi nei giorni successivi dovrà prodursi ulteriore certificazione con indicazione di "continuazione";
Ai fini del CCNL Terziario, pertanto l'intera assenza si configurerà, come unico evento escluso dal computo degli eventi per la carenza.
Un'altra forma di ricovero temporaneo è il "day surgery" che è definita nello stesso Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 23 aprile 2008 (art. 39): sono "le prestazioni assistenziali per l'esecuzione programmata di interventi chirurgici o di procedure invasive che, per complessità di esecuzione, durata dell'intervento, rischi di complicazioni e condizioni sociali e logistiche del paziente e dei suoi accompagnatori, sono eseguibili in sicurezza nell'arco della giornata, senza necessità di osservazione post-operatoria prolungata e, comunque, senza osservazione notturna. Oltre all'intervento chirurgico o alla procedura invasiva sono garantite le prestazioni propedeutiche e successive, l'assistenza medico-infermieristica e la sorveglianza infermieristica fino alla dimissione."
Pur non essendo oggetto di una disciplina specifica nell'ambito delle disposizioni in tema di malattia, pare potersi ritenere una fattispecie totalmente assimilabile al "day hospital" ed alla relativa normativa anche sotto il profilo del CCNL Terziario.
d) Cicli di cura ricorrenti
Il caso riguarda coloro che, a causa delle patologie sofferte, si sottopongono periodicamente, per lunghi periodi, a terapie ambulatoriali, spesso di natura specialistica, comportanti incapacità al lavoro. La Circolare Inps 136/2003 ha chiarito che tali eventi possono rientrare nella "ricaduta" purché ne ricorrano i relativi presupposti (trattamento eseguito entro 30 giorni dal precedente).
Rispetto alla norma del CCNL Terziario, siamo in presenza di un unico evento (vedi dichiarazione a verbale n. 1).
e) Continuazione e ricaduta
Competente a stabilire la continuazione della malattia compresa la ricaduta o altra malattia consequenziale della precedente, è il medico curante (art. 15, L. 155/81).
Quando il lavoratore si riammala della stessa malattia o di altra consequenziale ovvero si sottopone periodicamente, per lunghi periodi, a terapie ambulatoriali, spesso di natura specialistica, comportanti incapacità al lavoro (Circolare Inps 136/2003) entro 30 giorni dalla fine del precedente evento, e la circostanza è dichiarata sul certificato dal medico curante, si ha la cosiddetta "ricaduta". In questo caso non si applicano i 3 giorni di carenza, e i giorni del nuovo periodo di malattia si sommano a quelli del periodo precedente.
f) Gli eventi dovuti a particolari cause
Per effetto di quanto approfondito sin qui, è evidente che le "patologie gravi e continuative che comportano terapie salvavita" (art. 181 CCNL) non sono definite o elencate e, pertanto, sono individuabili a seguito di giudizio medico. Il CCNL Terziario è peraltro l'unica fonte normativa che ricorre ad un requisito aggiuntivo – la continuità – che aggiunge ulteriori dubbi interpretativi.
Non si pongono le questioni emerse nel Pubblico Impiego in tema di distinzione tra assenze dovute alla patologia grave e/o all'effettuazione di terapia salvavita: queste ultime – svolte in regime di ricovero ospedaliero, day-hospital o come ciclo di cura ricorrente – rientrano comunque tra le giornate indennizzabili in via diretta o indiretta (per effetto della "ricaduta/continuazione").
E' possibile promuovere un'iniziativa nella contrattazione aziendale che prenda spunto dal Manifesto Adapt-Fondazione Marco Biagi e dalla proposta di Codice Etico conseguente.
Nel luglio 2008 Adapt-Fondazione Marco Biagi ha presentato al Presidente della Repubblica il Manifesto per ampliare ed estendere le tutele previste dalla normativa esistente per i lavoratori e le lavoratrici affetti da malattia oncologica in cui si chiede:
Prevedere un'articolazione oraria che permetta al malato di sottoporsi alla terapia.
Assegnazione di mansioni più compatibili con l'eventuale riduzione della capacità lavorativa.
Il periodo di comporto nei casi di patologie di natura oncologica di rilevante gravità, ictus o sclerosi multipla gravemente invalidanti, trapianti di organi vitali ed aids conclamato sia aumentato per i lavoratori in funzione all'anzianità di servizio.
Periodi di degenza ospedaliera, giornate di day hospital usufruite per la somministrazione di terapie salvavita (chemioterapia o l'emodialisi) non computati al fine della conservazione del posto.
Riconsiderare il trattamento economico relativo al periodo di comporto. In relazione al trattamento economico nel periodo di comporto si deve rilevare che nella maggior parte dei contratti collettivi la retribuzione per un primo periodo (di durata variabile nei singoli contratti, anche in dipendenza dell'anzianità di servizio) resta intera per poi ridursi di solito al 50%.
Favorire un'idonea articolazione dell'orario di lavoro e quindi una modifica dell'organizzazione aziendale, per particolari esigenze di soggetti sottoposti a terapie o visite specialistiche.
Prevedere la possibilità per il lavoratore di potere richiedere la concessione di un ulteriore periodo di aspettativa.
Prevedere che, superato il periodo di conservazione del posto, il dipendente, riconosciuto idoneo al lavoro ma non allo svolgimento delle mansioni corrispondenti al proprio profilo professionale, possa essere utilizzato in mansioni equivalenti nell'ambito della stessa categoria.
Il 21 marzo 2009 è stato predisposto il testo di un Codice Etico da inserire in protocolli di intesa da sottoscrivere a cura delle Parti Sociali a livello aziendale.
Questa azienda riconosce al lavoratore affetto da patologia oncologica una condizione di particolare vulnerabilità, essendo nella circostanza di dover conservare il proprio posto di lavoro e nel contempo dover conciliare le difficoltà emergenti dalla necessità di sottoporsi a interventi o terapie salvavita. L'azienda riconosce e sostiene pertanto la promozione del diritto del lavoratore alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale durante il periodo di difficoltà con la possibilità, a malattia superata, di essere reintegrato con il contratto di lavoro precedente.
Questa azienda si impegna a informare i propri dipendenti delle misure esistenti a loro tutela in caso di patologia oncologica personale o di un familiare in stato di necessità di assistenza per malattia oncologica. Si impegna altresì a informare i lavoratori di ogni ulteriore misura adottata a integrazione di quelle in vigore.
Ai dipendenti affetti da patologia oncologica di questa azienda è riconosciuto il diritto dell'assegnazione di mansioni più compatibili con il proprio stato di salute e con l'eventuale riduzione della capacità lavorativa.
Ai dipendenti affetti da patologia oncologica di questa azienda viene riconosciuto un prolungamento del periodo di comporto, in funzione all'anzianità di servizio, nei casi di patologie di natura oncologica, ictus o sclerosi multipla gravemente invalidanti, trapianti di organi vitali ed AIDS conclamato e per le patologie gravi richiedenti terapie salvavita (come ad esempio la chemioterapia), secondo criteri e modalità da concordare con i responsabili delle risorse umane.
Questa azienda, riconoscendo che il trattamento economico nel periodo di comporto (di durata variabile nei singoli contratti, anche in dipendenza dell'anzianità di servizio), nella maggior parte dei contratti collettivi, resta intero in un primo periodo per poi ridursi nella generalità dei casi al 50%, manifesta la propria disponibilità ad attuare modifiche specifiche in relazione anche all'anzianità di servizio.
Ai dipendenti di questa azienda affetti da patologia oncologica viene riconosciuto il diritto all'esclusione dal computo, al fine della conservazione del posto di lavoro, dei periodi di degenza ospedaliera e delle giornate di day hospital usufruite per la somministrazione di terapie salvavita (ad esempio la chemioterapia o l'emodialisi).
Questa azienda si impegna a favorire un'idonea articolazione dell'orario di lavoro e quindi una modifica effettiva dell'organizzazione aziendale, per particolari esigenze di soggetti sottoposti a terapie o visite specialistiche.
Questa azienda si rende disponibile a prevedere la possibilità per il lavoratore di potere richiedere la concessione di un ulteriore periodo di aspettativa. Questa azienda riconosce che, superato il periodo di conservazione del posto, il dipendente ritenuto idoneo al lavoro ma non allo svolgimento delle mansioni corrispondenti al proprio profilo professionale, possa essere impiegato in mansioni equivalenti nell'ambito della stessa categoria.
Questa azienda si impegna a sviluppare specifiche azioni di promozione degli strumenti di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare per assicurare il sostentamento della persona ammalata e del suo nucleo familiare, sia con una organizzazione aziendale flessibile sia con una rete di servizi integrati alla persona adeguati in convenzione.
Questa azienda riconosce al lavoratore il diritto all'Educazione Terapeutica, intesa non solo come semplice informazione sulla malattia, ma anche come formazione circa gli adattamenti alla vita resi necessari dalla circostanza.
Questa azienda riconosce e tutela il diritto del familiare (coniuge, genitore o figli) o del convivente di una persona malata ad assisterla nel periodo delle cure della malattia, rendendosi disponibile a ridisegnare l'orario di lavoro della persona interessata in modo flessibile perché possa compiere la sua opera di assistenza al malato secondo le necessità.
Altri orientamenti ARAN
Circolare 1/2009
Circolare 7/2008
Circolare 8/2008
Circolare 8/2010
Circolare Inps 32/2006
Circolare Inps 99/1996
Circolare Inps 136/2003
Circolare Inps 192/1996
DM 02/08/2007
DM 18/05/2001 n. 279
DM 21/05/2001 n. 296
DM 18/12/2009 n. 206
DPCM 21/07/2000 n. 278
DPCM 23/04/2008
D.P.R. 09/10/1990 n. 309
Interpello MinLav 10/06/2008
Interpello MinLav 25/11/2008
Legge 15/10/1990 n. 295
Legge 06/03/2001 n. 52
Legge 30/03/2001 n. 125
Linee guida privacy impiego privato
Linee guida privacy impiego pubblico
Orientamenti ARAN M181 SAN163
Orientamento ARAN M68
Orientamento ARAN M69
Orientamento ARAN M70
Orientamento ARAN M71
Orientamento ARAN M183
Orientamento ARAN M184
Orientamento ARAN RAL528
Orientamento ARAN S22