Source: https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/329-tribunale-di-verona-18-gennaio-2011-sent-giud-piziali-imp-ayari-sami-inottemperanza-dello-straniero
Timestamp: 2020-04-05 07:06:06+00:00
Document Index: 131617604

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 14', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 14']

DPC | Tribunale di Verona, 18 gennaio 2011 (sent.), Giud. Piziali, imp. ...
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Negata la natura autoapplicativa e il contrasto della direttiva rimpatri con le incriminazioni di cui all'art. 14 t.u. immigrazione
L’interpretazione secondo cui per effetto della Direttiva 2008/115/CE le sanzioni penali previste dall’ordinamento italiano per l’inottemperanza ad ordini di espulsione sarebbero da ritenersi abrogate perché in contrasto con la normativa comunitaria, è del tutto errata in quanto: a) la direttiva non ha ad oggetto il tema relativo agli interventi sanzionatori di natura penale previsti dal diritto interno, tanto che la stessa direttiva esclude dal proprio ambito applicativo la disciplina dell’espulsione quale sanzione penale; b) la direttiva si occupa esclusivamente della disciplina riguardante le procedure di rimpatrio dei cittadini extracomunitari irregolarmente soggiornanti, al cui interno si colloca anche la disciplina del trattenimento, ma non ha alcuna incidenza sulla legittimità delle misure penali di contrasto adottate dagli Stati membri nei confronti dello straniero clandestino, stante la radicale diversità tra l’istituto del trattenimento e la sanzione detentiva applicata dal giudice penale quale conseguenza del reato di cui all’art. 14 co. 5ter; ed anzi, è la stessa direttiva ad ammettere implicitamente l’applicazione della sanzione penale per condotte di inottemperanza all’ordine di espulsione, prevedendo all’art. 8 la possibilità che lo Stato adotti “tutte le misure necessarie per eseguire la decisione di rimpatrio”; c) tali conclusioni hanno ricevuto conferma dalla sentenza Kadzoev della Corte di Giustizia UE, secondo cui il periodo di trattenimento disposto all’interno della procedura prevista per gli stranieri richiedenti asilo non rileva ai fini del computo del termine massimo di trattenimento previsto dall’art. 15 della direttiva: affermazione da cui si ricava a fortiori come una detenzione disposta per sanzionare una condotta prevista dalla legge come reato non possa essere equiparata al trattenimento finalizzato all’esecuzione dell’espulsione; d) la Corte costituzionale, nella decisione relativa al reato di cui all’art. 10bis t.u. imm, ha già avuto modo di chiarire che l’eventuale contrasto della direttiva con il diritto interno ha riguardo alle norme che individuano nell’accompagnamento coattivo alla frontiera la modalità normale di esecuzione dei provvedimenti espulsivi, e non concerne quindi il delitto di cui all’art. 14 co. 5ter.
Anche ammettendo un contrasto tra la disposizione della direttiva che prevede per l’allontanamento volontario un termine minimo di sette giorni e la norma interna che invece concede allo straniero un periodo di soli cinque giorni, gli ordini emessi prima della scadenza della direttiva sono legittimi, nulla consentendo di disapplicare retroattivamente un provvedimento amministrativo che al momento della sua emanazione era conforme alla normativa vigente.