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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 260', 'art. 236', 'art. 47', 'art. 260', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 2', 'art. 47', 'art. 2', 'sentenza ']

Diritto Penale Militare: quale codice penale militare si applica per le missioni all’estero delle forze armate italiane?
Articolo del 10/01/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore
All’interno dell’ordinamento giuridico militare sono tutt’ora in vigore due codici penali militari ossia quello di pace e quello di guerra che risalgono entrambi all’epoca del regime fascista (Regio Decreto 20 febbraio 1941, n. 303 ed entrati in vigore il 1 ottobre del 1941). Di preliminare importanza per la trattazione dell’argomento è dare una definizione di reato militare. Pertanto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 37, TitoloIII,CapoI- Del reato consumato e tentato -del codice penale militare di pace può definirsi“reato militare” qualunque violazione della legge penale militare. Inoltre, il secondo comma del medesimo articolo afferma, poi, che“è reato esclusivamente militare quello costituito da un fatto che, nei suoi elementi materiali costitutivi, non è, in tutto o in parte, preveduto come reato dalla legge penale comune”.
Fatte queste brevi considerazioni, direcente si è posto il problema di stabilire quale codice penale militare applicare per i militari delle forze armate italiane impegnati nelle missioni all’estero. La Suprema Corte, pertanto, chiamata a dirimere e risolvere questo quesito ha stabilito che si deve applicare il codice penale militare di pace e non quello di guerra. A mio avviso, le motivazioni di questa decisione sono da ricercarsi esclusivamente nella natura delle missioni militari che sono da qualificare come missioni di peace-keeping e non di guerra.
Infatti, si può evincere dal testo della legge 4 agosto 2006, n. 247 che le missioni militari italiane hanno finalità di sostegno istituzionale e tecnico, nonché di sviluppo socio sanitario nei confronti delle popolazioni. Più in dettaglio, le missioni militari italiane si prefiggono lo scopo di formare le nuove infrastrutture, la gestione dei servizi pubblici, l’informatizzazione e il sostegno dello sviluppo socio economico per le popolazioni.
In conclusione, ritengo che, fatta eccezione per i reati militari avvenuti durante il secondo conflitto mondiale, ben difficilmente potrà trovare applicazione all’interno dell’ordinamento giuridico il codice penale militate di guerra. Infatti, a sostegno della mia tesi, la Carta Costituzionalenell’articolo 11 – Principi fondamentali - esprime un importante principio ossia che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
CORTE DI CASSAZIONE Sezione I, sentenza 14 luglio 2007, n. 25811 (ud. 6 giugno 2007).Pres. Chieffi - Est. Gironi - P.M. (conf.) - Ric. P.M. in proc. ….. ed altro
Motivi della decisione. - Vista la sentenza in epigrafe, che, ai sensi dell'art. 260, comma 2, c.p.m.p., ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dei caporali dell’Esercito Italiano Tizio e Caio, all'epoca del fatto in missione in Irak, in ordine al reato di appropriazione di cosa smarrita di cui all'art. 236 c.p.m.p. per mancanza di richiesta di procedimento da parte del comandante di corpo;
visto il ricorso con cui il P.M. militare denuncia violazione dell'art. 47, comma 1, c.p.m.g., applicabile nella specie, sul rilievo che lo stesso non prevede una circostanza aggravante ma qualifica come autonome fattispecie di reato, aumentandone la pena edittale, le previsioni incriminatrici del codice penale militare di pace, con conseguente inapplicabilità dell'art. 260, comma 2, c.p.m.p. per il superamento del limite di pena ivi stabilito;
ritenuta la fondatezza della censura, dovendosi alla previsione di cui all'art. 47 c.p.m.g. attribuire non già natura di circostanza aggravante dei reati previsti dal c.p.m.p. ma, come sostenuto dal ricorrente, con il conforto della dottrina e di un sia pur lontano precedente, di una generalizzata integrazione della figura-base del reato contemplato dal c.p.m.p.;
considerato che in tal senso orientano anche i lavori preparatori del c.p.m.g., secondo cui l'art. 47 cit. introduce un inasprimento «obbligatorio» della sanzione (Relazione commissione reale ai progetti preliminari dei codici penali militari), donde la sua sottrazione al giudizio di comparazione con eventuali circostanze di opposto segno;
rilevato, peraltro, che con la sopravvenuta L. 4 agosto 2006, n. 247 (art. 2, comma 26) è stata disposta l'applicabilità al personale militare partecipante alla missione in Irak del codice penale militare di pace, con conseguente inapplicabilità del citato art. 47, comma 1, c.p.m.g., e che, pertanto, ai sensi dell'art. 2, comma 4, c.p., tale più favorevole disciplina è estensibile anche al caso di specie, con conseguente riduzione del regime sanzionatorio entro il limite per cui la punibilità è subordinata alla richiesta del comandante di corpo. (Omissis).
Art. 260. Richiesta di procedimento.
I reati preveduti dagli articoli 94, 103, 104, 105, 106, 107, 108, 109, 110, 111 e 112 sono puniti a richiestadelMnistrodelladifesa.
I reati, per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione militare non superiore nel massimo a sei mesi, e quello preveduto dal n. 2 dell'articolo 171 sono puniti a richiesta del comandante del corpo o di altro ente superiore, da cui dipende il militare colpevole, o, se più sono i colpevoli e appartengono a corpi diversi o a forze armate diverse, dal comandante del corpo dal quale dipende il militare più elevato in grado, o a parità di grado, il superiore in comando o il più anziano. (1)
Agli effetti della legge penale militare, per i militari non appartenenti all'esercito, al comandante del corpo è sostituito il comandante corrispondente delle altre forze armate dello Stato.
Nei casi preveduti dal secondo e dal terzo comma, la richiesta non può essere più proposta, decorso un mese dal giorno, in cui l'autorità ha avuto notizia del fatto che costituisce il reato.
Nei casi preveduti dal primo e dal secondo comma:
se più sono i colpevoli e alcuno di essi non è militare, la richiesta di procedimento a carico del militare colpevole si estende alle persone estranee alle forze armate dello Stato, che sono concorse nel reato.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 13 dicembre 1991, n. 449, ha dichiarato la illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che i reati ivi previsti siano puniti a richiesta del comandante di altro ente superiore, allorché il comandante del corpo di appartenenza del militare colpevole sia la persona offesa dalla condotta contestata.
(2) Questo numero deve ritenersi implicitamente abrogato ai sensi della L. 7 maggio 1981, n. 180.
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