Source: http://www.dirittofamiglia.it/disposizioni-testamentarie.htm
Timestamp: 2018-08-15 03:12:52+00:00
Document Index: 126594595

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 634', 'art. 636', 'art. 634', 'art. 2', 'art. 636', 'art. 636']

La Suprema Corte, con una recente pronuncia, ha superato il suo precedente risalente orientamento in ordine alla legittimità di una condizione, apposta in una disposizione testamentaria, che subordini gli effetti della disposizione stessa al fatto che sia contratto matrimonio. La motivazione della sentenza affonda sul rilievo che tale condizione coarta la libertà matrimoniale tutelata dagli artt. 2 e 29 cost e, come tale, è, ex se, illecita a mente dell'art. 634 cc; essa si considera perciò non apposta salvo che abbia costituito il solo motivo determinante della volontà del testatore. Così la Suprema Corte ha superato il proprio precedente orientamento secondo cui era valida la condizione di contrarre matrimonio attesa la compatibilità con l'art. 636 cc che considera illecita solo la condizione che impedisce le prime nozze o le ulteriori.
Cassazione Civile Sez. II del 15 aprile 2009 n. 8941
La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini la efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio, è ricompresa nella previsione dell'art. 634 c.c., in quanto contraria alla esplicazione della libertà matrimoniale, fornita di copertura costituzionale attraverso gli art. 2 e 29 cost. Pertanto, essa si considera non apposta, salvo che risulti che abbia rappresentato il solo motivo ad indurre il testatore a disporre, ipotesi nella quale rende nulla la disposizione testamentaria.
Cassazione Civile Sez. II del 19 gennaio 1985 n.150
Per valutare se la disposizione testamentaria sottoposta a condizione risolutiva sia valida, oppure nulla perché maschera una sostituzione fedecommissaria vietata, occorre verificare se l'evento dedotto in condizione appariva, o no, incerto al testatore.
Per il combinato disposto degli art. 636 e 785 c.c. non incorre nella illiceità della condizione, che impedisce le prime nozze o le ulteriori, la condizione di contrarre matrimonio apposta dal testatore alle attribuzioni fatte all'erede e neppure la condizione di non contrarre matrimonio con persona determinata.
Nella clausola si sine liberis decesserit, apposta a un testamento, non si ha una duplice e successiva istituzione, come nel fedecommesso, bensì una istituzione subordinata a condizione risolutiva, verificatasi la quale il primo istituito viene considerato come se non fosse mai stato chiamato. Tuttavia, tale clausola è valida solo quando ha tutti i caratteri di una vera e propria condizione risolutiva rispetto al primo istituito e sospensiva nei confronti del secondo, mentre essa è nulla quando viene impiegata per mascherare una sostituzione fidecommissoria vietata dalla legge.
La clausola si sine liberis decesserit non implica di per sè stessa una sostituzione fidecommissoria, dovendosi accertare caso per caso, in base alla volontà del testatore, la quale deve essere individuata non solo attraverso la valutazione complessiva del testamento, ma anche facendo ricorso a elementi estrinseci (tarda età o non dei beneficiari, difetti fisici dei medesimi ecc.), se essa abbia avuto la funzione di una vera e propria condizione apposta alla doppia vocazione, con tutti i caratteri e gli effetti propri delle condizioni, compresa la retroattività, oppure sia stata adoperata per mascherare una sostituzione fidecommissoria vietata dalla legge.
La condizione di non contrarre matrimonio, risolutivamente apposta al legato, è lecita e valida e non cela una sostituzione fedecommissaria (similmente alla clausola "si sine liberis decesserit"), se manchi nel testatore la consapevole certezza che la persona onorata non si sarebbe maritata.
La condizione di contrarre matrimonio apposta dal testatore al legato è lecita, in quanto non conculca la libertà sessuale. La condizione di contrarre matrimonio apposta dal testatore al legato è lecita, in quanto non conculca la libertà sessuale.
L.B., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 16, presso le studio dell'avvocato ANDREUCCI ALBERTO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato CAMPOPIANO GIANCARLO;
L.A., B.M., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO 24, presso lo studio dell'avvocato SCAVUZZO GIUSEPPE, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato ZANCHI TULLIO;
3.3. - La giurisprudenza di legittimità - al pari della dottrina tradizionale -, nell'intento di salvaguardare nella maggiore misura possibile la volontà del testatore, ha fornito una interpretazione restrittiva dell'art. 636 c.c., comma 1, secondo la quale la condizione che ponga all'istituito un divieto assoluto di nozze è illecita, chiarendo che la citata disposizione codicistica ha lo scopo di tutelare la libertà di contrarre matrimonio della persona, e non è quindi violata nei casi in cui la condizione non sia dettata dal fine di impedire le nozze, ma preveda per l'istituito un trattamento più favorevole in caso di mancato matrimonio, e, senza per ciò influire sulle relative decisioni, abbia di mira di provvedere, nel modo più adeguato, alle esigenze dell'istituito, connesse ad una scelta di vita che lo privi degli aiuti materiali e morali di cui avrebbe potuto godere con il matrimonio (Cass., sent.
n. 2122 del 1992).