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Timestamp: 2020-08-09 20:30:08+00:00
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Criticità nel nuovo Sistema Integrato 0-6 anni della Legge 107/2015 - Progetto Asilo Nido
Criticità nel nuovo Sistema Integrato 0-6 anni della Legge 107/2015
In questo articolo, analizzeremo le criticità della Legge 107/2015, articolo 1, comma 181 sottocomma "e", punto 1, dal punto di vista di educatori di asilo nido e coordinatori psicopedagogici di Nido d’infanzia, in particolare per la definizione del Sistema Integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.
Questo articolo è stato scritto dal dottor Virginio Fornea per conto di Progetto Asilo Nido, grazie anche al contributo della discussione delle persone che ci seguono sulla nostra pagina Facebook. Per un’analisi dell’intero comma 181, articolo 1 della legge 107/2015, non solo per il Sistema Integrato 0-6 anni, e a quanto cambierà per educatori e educatrici di asilo nido, coordinatori pedagogici e partecipanti ai concorsi, rimandiamo agli articoli indicati nel penultimo paragrafo.
Criticità del Sistema Integrato della Legge 107/2015
La Legge 107/2015, all’articolo 1, comma 181 sottocomma e, punto 1, istituisce il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni, dato dall’insieme dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole dell'infanzia. Abbiamo già osservato in Il Sistema Integrato 0-6 anni della Legge 107-2015 - Cosa cambia per Nidi d’infanzia e educatori di asilo nido quanto gran parte dell’articolo 1, comma 181, e gran parte delle azioni legislative previste per il Sistema Integrato 0-6 anni, siano in realtà relative alla sola scuola dell’infanzia.
Secondo noi di Progetto Asilo Nido, sono inoltre evidenti alcuni aspetti critici per educatori ed educatrici di Nido d’Infanzia (e aspiranti tali) e per i coordinatori pedagogici. Ci concentreremo su queste domande:
Cosa si integra, in questo Sistema integrato 0-6?
Cosa si generalizza, cioè si rende disponibile a tutti i bambini?
Cosa succede agli attuali servizi per l’infanzia privati o esternalizzati?
Cosa succede all’attuale professione di educatore di asilo nido, a causa della compresenza dei docenti?
Cosa succederà alle peculiarità educative dei Nidi d’infanzia?
Cosa succederà agli standard educativi regionali e alle diverse qualità educative?
Ecco le risposte in dettaglio, racchiuse nei vari punti del testo della legge 107/2015:
1. Sistema integrato tra età o integrazione tra realtà regionali?
Per prima cosa, è interessante notare che questo “sistema integrato” sembra riferirsi più ad una integrazione delle varie peculiarità legislative regionali, in maniera da renderle omogenee su tutto il territorio italiano, piuttosto che all’insieme coordinato delle due fasce d’età coinvolte:
Livelli Essenziali su scala nazionale (art. 1, comma 181, punto e/1)
Tipologia di “qualificazione” (leggi: titolo di accesso alla professione) definita a livello nazionale e di tipo universitario - contrariamente a quanto accade ora, in cui ci sono grosse disparità tra le Regioni (art. 1, comma 181, subcomma e, punto 1.2):
Standard nazionali di riferimento (art. 1, comma 181, sottocomma e, punto 1.3) - contrariamente a quanto attualmente previsto dalla Costituzione, per cui i Servizi per la prima infanzia sono di pertinenza delle Regioni (vedi anche la Legge 328/2000).
Che questa legge non tratti l’integrazione “educativa” dei due sistemi educativi e di istruzione 0-3 anni e 3-6 anni è desumibile anche da quanto segue:
Si indica di voler integrare due sistemi diversi (i servizi per l’infanzia, ora servizi educativi di pertinenza regionale, e le scuole dell’infanzia, afferenti al sistema dell’istruzione) tramite azioni di definizione da parte dello Stato (punto 1 del sottocomma “e”, co.181), senza indicare chi (eventualmente) opererà i controlli connessi al nuovo servizio offerto (Stato, USR, Regione, Comune?) e senza considerare le attuali pertinenze legislative (i servizi per l’infanzia sono, secondo la Costituzione, di pertinenza regionale).
Si parla di “integrazione”, ma in realtà la legge impone una deriva verso le età inferiori di quanto già previsto per la scuola dell’infanzia – vedi l’applicazione delle Indicazioni Nazionali per il Curriculo della Scuola dell’infanzia anche nei servizi per l’infanzia (art. 1, comma 181, subcomma e, punto 1.1.3 della legge 107/2015).
2. Generalizzazione della sola scuola dell’infanzia
Una seconda criticità: nell'art. 1, comma 181, subcomma e, punto 1.1 della legge 107/2015 si parla di generalizzare esclusivamente la scuola dell’infanzia, non il sistema integrato, né i servizi per la prima infanzia (nidi d’infanzia, micronidi, sezioni primavera, altri servizi).
3. La mancata considerazione dei servizi per l’infanzia privati o esternalizzati
Una terza, macroscopica criticità: nel previsto “Sistema Integrato 0-6 anni” non si considerano esplicitamente i servizi privati (siano per l’infanzia o scuole), che in alcune regioni – soprattutto del Nord Italia – costituiscono buona parte dell’offerta educativa oggi disponibile.
Similmente, non è chiaro cosa succederà alla miriade di servizi per l’infanzia esternalizzati dalle Pubbliche Amministrazioni in forme diverse. Tali servizi sono sostenibili economicamente da parte di chi ha vinto i rispettivi appalti grazie alla forma in cui tale appalto era stato predisposto (cioè prima della definizione del sistema integrato dei servizi). Si pensi, al esempio, al fatto che con la legge 107/2015 il personale educatore sarà in possesso almeno di una laurea triennale, il che fa ipotizzare un incremento dello stipendio per legge, cioè un aumento del costo del personale.
Inoltre, se consideriamo che la necessità di esternalizzazione è solitamente legata al costo del personale educativo, cosa succederà in caso di compartecipazione dello Stato alle spese di gestione, come previsto dalla Legge 107/2015 articolo 181, comma (e) punto 4? Si avranno meno esternalizzazioni, cioè meno appalti con più comuni che torneranno a gestire “in proprio” i servizi per l’infanzia?
Infine, di chi sarà il compito di rendere“qualificati” come il sistema integrato nazionale i servizi per l’infanzia privati o esternalizzati? Delle Regioni?
4. I Nidi d’infanzia come scuole?
Una quarta criticità riguarda il destino evolutivo delle peculiarità educative dei Nidi d’infanzia. Infatti, la scuola dell’infanzia è parte del percorso formativo italiano (e quindi integrata nel primo ciclo di istruzione); “integrarla” ai servizi educativi per l’infanzia può portare nel tempo a concepire tali servizi come “funzionali” alla scuola dell’infanzia stessa. Il riferimento alle Indicazioni Nazionali per il Curricolo (legge 107/2015, art. 1, comma 181, subcomma "e" punto 1.1.3), anche per l’infanzia 0-36 mesi, sembra andare in questo senso (vedi paragrafo successivo). Si tratterebbe di un lungo percorso di ri-professionalizzazione del personale educativo attualmente in servizio, e la perdita di livelli di qualità ed eccellenza nell’educazione che varie realtà 0-3 anni hanno raggiunto nel nostro Paese e che sono da molto tempo apprezzati a livello internazionale.
5. Il curriculo 3-6 anni esteso a bambini sotto i 3 anni?
Il cardine dell’educazione nei Nidi d’infanzia e degli altri servizi educativi per la prima infanzia saranno le attuali “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione”. Tali indicazioni sono state sviluppate, ovviamente, per bambini sopra i 36 mesi. Cosa ne sarà delle peculiarità di sviluppo delle varie fasce d’età tipiche dell’asilo nido?
Inoltre, le indicazioni nazionali per il curriculo della scuola dell'infanzia non seguono quelli che sono attualmente le più validate evidenze scientifiche relative all’educazione 0-3 anni (perché non sono specifici per queste età). Si pensi ad esempio allo strumento dell’individualizzazione delle pratiche educative e al rapporto individualizzato (vedi Individualizzazione di azioni educative al Nido - Buone pratiche per un’analisi), ben distante dal concetto di gruppo-classe.
A tal proposito, è inoltre interessante osservare che il sistema integrato mira a “pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco”, e non usa termini quali “sviluppo delle potenzialità del bambino” o “benessere del bambino”, già ben presenti nelle recenti leggi regionali sui servizi per l’infanzia.
6. Compresenza: quale ruoli e mansioni per insegnanti e educatori di asilo nido?
A nostro avviso, la criticità maggiore emerge dal punto (1.1.3) del sottocomma 181/e della legge 107/2015, che esplicitamente prevede “tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l'infanzia e dei docenti di scuola dell'infanzia” ai fini dell’istituzione del servizio integrato 0-6 anni.
Notiamo subito che, tra i vari punti sostanzialmente generici e indicativi (la legge 107/2015 prescrive una serie di entità che saranno poi circostanziate in fase di decreto attuativo), questo termine è molto preciso: “compresenza” di educatori e insegnanti. Pur precisamente indicata, tale compresenza non è assolutamente chiara. Possiamo quindi ipotizzare alcuni scenari, partendo da quello, a nostro avviso, più improbabile (1) e arrivando ad uno scenario già sperimentato (3):
Compresenza di un docente per le sole attività didattiche (in quanto coerente con le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia, punto 1.1.3, sottocomma e, comma 181, art. 1 della legge 107/2015). Considerate le peculiarità organizzative degli asili nido, fortemente centrate sulle routine a orari piuttosto rigidi, si tratterebbe di docenti che interverrebbero per meno di una unica ora al giorno, a metà mattina circa. Questi docenti interverrebbero in numero di 1 per gruppo di bambini o, più probabilmente per ridurre i costi, uno per Sezione, e si occuperebbero di “insegnare” qualcosa che sia coerente con le Indicazioni Nazionali per il Curriculo e, si presume, con i livelli di sviluppo dei bambini. Dal punto di vista contrattuale, si tratterebbe di un part-time di 5-6 ore la settimana, non molto appetibile per un insegnante.
Compresenza di un docente per tutta la permanenza del bambino al Nido (o quanto meno per l’intera mattina). Alcune considerazioni da fare riguardano: (a) il costo del nuovo personale docente; (b) l’utilità di tale personale; (c) il ruolo e la mansione che ricoprirebbe, essendo insegnante, durante la permanenza del bambino al Nido – che ricordiamo consta in termini temporali per circa l’80% di routine e momenti collegati; (d) il ruolo e la mansione che ricoprirebbe nelle varie Sezioni, solitamente organizzate per fasce di sviluppo (3-12 mesi, 12-24 mesi, 24-36 mesi).
Lo scenario n° 2 merita una riflessione ed uno sviluppo ulteriore.
Scenario 3. Compresenza e Sperimentazioni
Da quanto emerge negli incontri tra le Organizzazioni Sindacali e i rappresentanti del MIUR, la proposta di legge Puglisi del 2014 è esplicitamente alla base di molte delle considerazioni della Legge 107/2015 (vedi paragrafo dopo). Nella proposta Puglisi è chiaramente riportato il mantenimento delle cosidette Sezioni Primavera (attualmente progetti sperimentali). Proprio nella sperimentazione delle Sezioni Primavera troviamo la “compresenza” di personale educatore e docente. In alcuni Bandi di ricerca di personale (esempio: quello dell’Istituto Comprensivo di Subiaco – Roma –, dell’ 11 agosto 2015), troviamo indicato chiaramente che si cercano due figure distinte: “docente d’infanzia 24-36 mesi” e “educatore 24-36 mesi”. Dal bando citato, estrapoliamo ruoli e mansioni delle due figure (pagg. 2-3):
“Docente d’infanzia che dovrà svolgere un servizio educativo rivolto a bambini di età compresa fra i 24-36 mesi di età con particolare attenzione alle attività formative, espressive e laboratoriali, alla socializzazione, con compito di coordinamento psico-pedagogico delle attività e di raccordo con la scuola dell’infanzia.”
“Educatore che dovrà svolgere un servizio educativo di accudimento ed animazione rivolto a bambini di età compresa fra i 24-36 mesi di età, con particolare attenzione all’accoglienza, alla cura e all’igiene personale, al riposo, alla socializzazione, al gioco, in collaborazione con il docente di scuola dell’infanzia.”
I titoli di accesso sono ben distinti (ibid.):
Per il docente d’infanzia: “Per questo profilo è richiesto, come requisito di accesso, uno dei seguenti titoli di
studio così come indicato dall’articolo 6 dell’Accordo in conferenza unificata Stato/Regioni del 1 agosto 2013: 1) Laurea in Scienza dell’educazione (triennale); 2) Laurea in Scienza della formazione primaria.
Per l’Educatore: “Per questo profilo è richiesto, come requisito di accesso, uno dei seguenti titoli di
studio: 1- Diploma di maturità rilasciato dal liceo socio-psico-pedagogico; 2- Diploma di maturità magistrale rilasciato dall’istituto magistrale; 3- Diploma di assistente delle comunità infantile; 4- Diploma di tecnico dei servizi sociali”.
Rileggendo tali sperimentazioni alla luce della legge 107/2015, in particolare per la compresenza dei docenti di scuola dell’infanzia e della qualificazione universitaria del personale educativo, possiamo ipotizzare uno scenario in cui all’educatrice di asilo nido (con laurea almeno triennale) sarà affidato il compito di accudimento ed animazione, cioè la sola gestione delle routine e dei momenti non “didattici/formativi” – in altre parole, principalmente mansioni di puericultura. Il tutto, in netto contrasto con un ventennio di evidenze scientifiche (per una sintesi, vedi Shonkoff & Phillips, 2000, e gli articoli di Progetto Asilo Nido), e vari decenni di eccellenze pedagogiche italiane riconosciute in tutto il mondo.
Infine, una considerazione sulla formazione delle maestre di scuola d’infanzia che opereranno nei servizi per la prima infanzia. Il loro percorso di studi, il tirocinio e le esperienze pregresse, non le hanno mai viste rapportarsi con i bambini sotto i 36 mesi di età, le loro peculiarità e le loro fasi di sviluppo rapidamente succedentesi in maniera non omogenea nel gruppo. Chiaramente sarà possibile avvalersi della formazione continua (prevista anche dalla legge 107/2015), ma sorgono alcuni dubbi, in particolare:
Tale formazione può sostituire una qualificazione universitaria specifica?
La formazione continua è, per l’appunto, continua, quindi l’insieme di conoscenze e competenze che servono ai docenti di scuola dell’infanzia per relazionarsi con i bambini secondo le peculiarità di sviluppo di ciascuno saranno apprendibili nel tempo, presumibilmente in anni.
7. Standard di servizio a livello nazionale e qualità educativa regionale attuale
Sarà compito dello Stato definire gli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia. Da una parte, questo ridurrà le differenze tra le varie regioni, dall’altro pone alcune domande.
Questi sono da intendersi come parte “livelli minimi essenziali” (vedi il punto 1, sottocomma “e” del comma 181 della legge 107/2015)? Ricordiamo che nel caso degli asili nido e degli altri servizi educativi per la prima infanzia, i parametri strutturali e organizzativi sono proporzionali alla Qualità educativa erogata. Ad esempio, uno dei parametri di qualità educativa individuato a livello internazionale è il rapporto numerico bambini/educatore.
Alcuni standard, in particolare quelli relativi al rapporto numerico bambini/educatore, sono attualmente diversi da regione a regione anche per ragioni economiche. Si andrà verso un innalzamento di tale rapporto numerico (più bambini per educatrice) per venire incontro alle Regioni con maggiori problemi finanziari, anche a scapito della qualità educativa?
Criticità del Sistema Integrato 0-6 anni della legge 107/2015 - Articoli collegati
Per una analisi punto per punto dell’intero comma 181 della legge 107/2015, non solo per il “Sistema Integrato 0-6 anni”, rimandiamo a Il Sistema Integrato 0-6 anni della Legge 107-2015 - Cosa cambia per Nidi d’infanzia e educatori di asilo nido.
Per alcune osservazioni su cosa e come potrebbe cambiare per educatori e educatrici di asilo nido, per coordinatori pedagogici e per i partecipanti ai concorsi, rimandiamo a Legge 107/2015 - Implicazioni per educatori e coordinatori di Nido d’Infanzia.
Il testo indicato nell'articolo è: Shonkoff J.P., & Phillips D.A. (Eds), (2000). “From Neurons to Neighborhoods: The Science of
Early Childhood Development”. Committee on Integrating the Science of Early Childhood Development, Board on Children, Youth, and Families, U.S. National Academy of Sciences.
Criticità nel nuovo Sistema Integrato 0-6 anni della Legge 107/2015 – Conclusioni
In questo articolo abbiamo osservato, dal punto di vista degli educatori di asilo nido e dei coordinatori psicopedagogici di Nido d’Infanzia, alcune criticità della Legge 107/2015, in particolare per il cosidetto Sistema Integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni (articolo 1, comma 181, sottocomma "e", punto 1). Le criticità individuate sono (1) il sistema integrato riguarda l’integrazione di differenze regionali, più che l’integrazione educativa delle fasce d’età 0-3 e 3-6 anni; (2) la generalizzazione esclusivamente della scuola dell’infanzia; (3) La mancata considerazione dei servizi per l’infanzia privati o esternalizzati; (4) I Nidi d’infanzia sempre più considerati come scuola o comunque relativi all’istruzione; (5) Perdita di ruolo da parte degli educatori di asilo nido data dalla compresenza degli insegnanti; (6) Conflitto tra standard nazionali, compresi quelli relativi alla formazione del personale educativo, e gli standard di qualità educativa previsti dalle Regioni; (7) La perdita delle peculiarità di sviluppo e di educazione, già ben evidenziate a livello scientifico per gli 0-3 anni, a favore dell’applicazione delle Indicazioni Nazionali per il curriculo della scuola dell’infanzia anche negli Asili Nido e negli altri Servizi per l’infanzia.