Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/03/novita-fiscali-del-9-marzo-2009-srl-entro-il-30-marzo-2009-con-labolizione-del-libro-soci-scatta-la-comunicazione.html
Timestamp: 2017-11-21 10:31:22+00:00
Document Index: 182507740

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 36', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 67', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 13']

Novità fiscali del 9 marzo 2009: S.R.L.: entro il 30 marzo 2009 con l’abolizione del Libro Soci scatta la comunicazione dei soci; associazioni sportive dilettantistiche: nuove agevolazioni nel 2009; controllo fiscale dei circoli sportivi: adempimenti attenuati; misure minime di sicurezza della privacy: procedure semplificate; avviso di accertamento: necessario indicare anche le aliquote applicate; omessa integrazione e registrazione della fattura estera: si al diritto della detrazione, ma si applica la sanzione che varia a seconda del tipo di violazione; bonus fiscale per operazioni di aggregazione aziendale
1) S.R.L.: entro il 30 marzo 2009 con l’abolizione del Libro Soci scatta la comunicazione dei soci
2) Associazioni sportive dilettantistiche: nuovi agevolazioni nel 2009
3) Controllo fiscale dei circoli sportivi: adempimenti attenuati
4) Misure minime di sicurezza della privacy: procedure semplificate per aziende e professionisti
5) Avviso di accertamento: E’ necessario indicare anche le aliquote applicate
6) Omessa integrazione e registrazione della fattura estera: Si al diritto della detrazione, ma si applica la sanzione che varia a seconda del tipo di violazione
7) Bonus fiscale per operazioni di aggregazione aziendale
Con l’abolizione del libro dei soci, si attribuisce alla pubblicità del registro delle imprese pieno valore non solo verso i terzi, ma anche nei riguardi della società stessa.
L’art. 16 della Legge 2/2009 (di conversione del D.l. 185/2008), ha, infatti, modificati alcuni articoli del codice civile relativamente alla società a responsabilità limitata.
In caso di cessione di quote, la nuova disciplina prevede solo due momenti del procedimento:
– il trasferimento della quota di s.r.l. tramite atto notarile o con la nuova procedura riservata ai commercialisti (art. 36, comma 1 bis della legge 6 agosto 2008, n. 133);
– la successiva iscrizione nel registro delle imprese, la quale produce effetto anche di fronte alla società.
E’ inoltre soppresso l’obbligo annuale di comunicare al registro delle imprese l’elenco dei soci o l’eventuale riconferma, in sede di deposito del bilancio di esercizio.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 30 marzo 2009.
Entro la medesima data (30.03.2009), gli amministratori delle società a responsabilità limitata e delle società consortili a r.l. dovranno depositare – con esenzione da ogni imposta e tassa – apposita dichiarazione per integrare le risultanze del registro delle imprese con quelle del libro dei soci.
In fase di prima attuazione, il sistema camerale ha predisposto un manuale operativo con le indicazioni necessarie per la presentazione della dichiarazione sopra citata.
Entro la metà del mese di marzo 2009 verrà rilasciata una nuova release del programma FedraPlus per agevolare la compilazione, con scarico automatico dei dati dell’ultimo elenco soci iscritto nel registro delle imprese ed una corretta indicazione dei dati mancanti del domicilio dei soci e dell’ammontare del versamento delle singole quote.
Con la nuova versione di FedraPlus verrà anche reso disponibile l’aggiornamento del manuale operativo.
In tale contesto, e tenuto conto del breve lasso di tempo prima del termine di legge, viene consigliato di avviare le seguenti attività preparatorie, senza tuttavia effettuare l’adempimento vero e proprio prima dell’aggiornamento del software e del manuale come sopra indicato:
1) eseguire una visura storica degli assetti proprietari o scheda socio;
2) verificare la conformità tra le risultanze del registro delle imprese ed il libro dei soci, chiarendo le eventuali anomalie e discordanze;
3) verificare il possesso e il corretto funzionamento della firma digitale dell’amministratore della società.
Resta inteso che il controllo da parte dell’ufficio del registro delle imprese sarà di natura formale, e quindi ciascun amministratore dovrà farsi carico di verificare con la massima attenzione – stante la notevole incidenza della dichiarazione ai fini della società stessa – la corrispondenza tra il libro dei soci e la nuova dichiarazione di allineamento dei dati del registro imprese con quelli del libro soci stesso.
(Camera di commercio di Cuneo, nota del 03.03.2009)
Come ho già prontamente anticipato nelle novità fiscali del 18.02.2009 (pubblicate su questo Sito), i maestri, allenatori, istruttori (ecc.) di tennis (o altra federazione sportiva dilettante) sono esclusi da tassazione fiscale e connessa contribuzione previdenziale.
I commi 5-6 dell’art. 35 del D.L. n. 207/2008, adesso converto in Legge n. 14/2009 (si tratta del Decreto cd. milleproroghe) hanno, infatti, introdotto nuovi benefici fiscali e per conseguenza contributivi in favore delle associazioni sportive.
In particolare, il comma 5 ha incluso nella definizione di “redditi diversi” prevista dal TUIR anche la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica.
E, stato, quindi, esteso l’ambito oggettivo dell’agevolazione fiscale.
Il comma 6 ha modificato la disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative effettuate in favore delle federazioni sportive nazionali, le discipline associate e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI prevedendo la loro inclusione tra i redditi diversi nonché l’esclusione dell’assimilazione dei suddetti contratti al rapporto di lavoro dipendente.
Ciò comporta che, per espressa previsione da parte del Legislatore, gli istruttori sportivi ed i preparatori atletici vengono considerati “sportivi dilettanti”, come avviene per gli atleti e gli allenatori, purché non svolgano attività professionale abituale oppure a titolo di lavoratori dipendenti.
Associazioni sportive dilettantistiche (art. 35, commi 5-6)
In particolare, la norma é cosi strutturata, (come peraltro rilevato dal servizio studi della Camera dei Deputati del 13.02.2009):
L’articolo 67 del TUIR individua l’elenco dei redditi classificati nella categoria dei “redditi diversi”.
In particolare, la lettera m) del comma 1 include, tra gli altri, le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’UNIRE, dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo comunque denominato che persegua finalità sportive dilettantistiche (primo periodo).
La disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche (secondo periodo).
Il regime agevolato previsto per i redditi indicati nella citata lettera m) consiste nella:
– non concorrenza alla formazione del reddito imponibile dei rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale (articolo 69, comma 2, secondo periodo, del TUIR);
– applicazione di una franchigia pari a 7.500 euro di reddito, che non concorre alla formazione del reddito imponibile (articolo 69, comma 2, primo periodo, del TUIR);
– applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF sui redditi compresi tra 7.500 e 20.658 euro (articolo 25, comma 1, della legge n. 133/1999). L’aliquota d’imposta applicata, corrispondente al primo scaglione dei redditi ai fini IRPEF, è pari ai sensi del vigente articolo 11 del TUIR al 23% ;
– sui redditi superiori a 20.658, viene applicata comunque una ritenuta IRPEF in misura pari al medesimo 23%, la quale opera, tuttavia, a titolo di acconto.
In particolare, il comma 5 ha esteso l’ambito oggettivo giacché include nella definizione di “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” di cui alla citata lettera m) anche la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica.
Viene segnalato che con la risoluzione n. 34/E del 26 marzo 2001 l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che con l’espressione “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” il legislatore ha voluto ricondurre nel regime agevolativo “i compensi corrisposti ai soggetti che partecipano direttamente alla realizzazione della manifestazione sportiva a carattere dilettantistico”, escludendo i compensi corrisposti per lo svolgimento di attività contabili ed amministrative non direttamente finalizzate alla realizzazione delle manifestazioni sportive dilettantistiche.
Il comma 6 estende l’ambito soggettivo, in quanto dispone l’applicazione del secondo periodo della sopra richiamata lettera m), nonché dell’articolo 61, comma 3, del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 anche per le federazioni sportive nazionali, le discipline associate e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
Quindi, il secondo periodo della lettera m) si riferisce ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale.
Per quanto attiene al profilo lavoristico, viene rammentato che l’articolo 61, comma 3, del D.Lgs. n. 276/2003 (c.d. Legge Biagi) ha disposto l’esclusione dal campo di applicazione del lavoro a progetto, tra le altre, dei rapporti e delle attività di collaborazioni coordinate e continuative comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate ed agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, individuati e disciplinati dall’articolo 90 della L. 289/2002.
In sostanza, la non applicazione della disciplina del lavoro a progetto alle richiamate tipologie lavorative comporta il venire meno dell’obbligo, a carico del datore di lavoro, di ricondurre le collaborazioni coordinate e continuative ad uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso, precludendo così la conversione di tali rapporti in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, ai sensi del successivo articolo 69, comma 1, del D.Lgs. 276, nel caso in cui le richiamate collaborazioni coordinate e continuative siano appunto instaurate senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso.
Esenzioni contributive per gli sportivi dilettanti
I compensi erogati ai c.d. “sportivi dilettanti” da società/associazioni sportive dilettantistiche non vanno assoggettati a contribuzione ENPALS;
Affinché la suddetta esenzione contributiva sia riconosciuta è necessario che:
– L’associazione sportiva dilettantistica sia iscritta nell’apposito Registro tenuto dal CONI;
– l’attività oggetto di retribuzione rientri fra le fattispecie previste dall’art. 67, comma 1, lett. m) del TUIR e non costituisca un rapporto di lavoro, subordinato e/o autonomo di natura professionale.
Dal canto suo, l’INPS ha espressamente escluso da contribuzione gli “Sportivi Dilettanti” (si vedano, a tal fine, le circolari n. 32/2001 e 42/2003).
A seguito della legge di conversione n. 2/2009, che ha abrogato il comma 4 dell’art. 30 del D.L. 185/2008, ad oggi il CONI è “l’unico organismo certificatore dell’effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni sportive dilettantistiche”.
Pertanto, l’iscrizione nel registro telematico gestito dal Coni continua ad essere necessaria per:
– ottenere il riconoscimento ai fini sportivi e contributivi;
– acquisire lo status di società sportiva;
– fruire di tutte le agevolazioni fiscali e contributive previste in materia.
(Art. 35 del D.L. n. 207/2008, convertito in Legge n. 14/2009 )
A seguito della conversione in Legge (n. 2/2009) del D.L. n. 185/2008, la portata applicativa del nuovo adempimento è ormai di fatto attenuata
Infatti, adesso l’art. 30 elenca espressamente i soggetti esclusi da tale adempimento:
– Associazioni, sportive e non, prive di personalità giuridica disciplinate dagli artt. 36 e seguenti del c.c.;
– associazioni, sportive e non, con personalità giuridica di diritto privato ai sensi del D.P.R. n. 361/2000;
– società sportive di capitali o cooperative, costituite secondo le disposizioni vigenti, ad eccezione di quelle che prevedono le finalità di lucro.
– tutti gli enti non commerciali diversi da quelli associativi quali, ad esempio, fondazioni, comitati, ecc.;
– organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui all’art. 6 della Legge n. 266/1991, a condizione che i predetti soggetti non svolgano attività commerciali diverse da quelle marginali individuate con Decreto del 25.05.1995;
– associazioni pro loco che hanno optato per il regime forfetario di cui alla Legge n. 398/1991;
– enti associativi dilettantistici iscritti nell’apposito registro gestito dal CONI che non svolgono attività commerciale (cioè, sono esclusi, quelli che svolgono solo attività istituzionale).
– sia gli enti “nuovi”, cioè costituiti dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 185/2008;
sia gli enti già costituiti alla medesima data.
Trasmissione telematica dei dati all’Agenzia delle Entrate
I benefici fiscali degli enti associativi e l’applicazione del relativo regime vengono subordinati alla trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali da effettuare con apposito modello da approvare con provvedimento delle Entrate (modello che al 06.03.2009 non è stato ancora approvato).
Provvedimento del Direttore delle Entrate
Tale provvedimento dovrà approvare il modello per effettuare la trasmissione telematica dei dati e delle notizie rilevanti sotto il profilo fiscale, stabilirei tempi e le modalità di trasmissione, le modalità di comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate in merito alla completezza dei dati e delle notizie trasmessi.
A seguito della modiche fatte al testo del decreto, durante la sua conversione in Legge, è parso in dottrina che tale comunicazione sia adesso limitata ad un mero controllo formale senza entrare nel merito dei dati forniti.
Comunque, l’Amministrazione finanziaria avrà a disposizione una serie di dati (trasmessi direttamente dalle stesse associazioni) che potranno essere utilizzati in futuro per attività di accertamento.
A questo punto ci si chiede, ma il fisco non potrebbe chiedere tali dati rendendo tale l’obbligo solo all’interno del Modello Unico Enc.
Ciò consentirebbe, in termini di tempi e di semplificazione amministrativa, con un solo invio telematico, l’adempimento di due distinti obblighi fiscali.
(Decreto attuativo in attesa di emanazione da parte delle Entrate)
Con il provvedimento del 27.11.2008 sono state introdotte delle semplificazioni riguardo le modalità per l’applicazione delle misure minime di sicurezza riguardo le:
– piccole e medie imprese, liberi professionisti o artigiani che trattano dati solo per fini amministrativi e contabili;
– amministrazioni pubbliche e società private che utilizzano dati personali non sensibili (nome, cognome, indirizzo, codice fiscale, numero di telefono) o che trattano come unici dati sensibili dei dipendenti quelli relativi allo stato di salute o all’adesione a organizzazioni sindacali.
– possono utilizzare per l’accesso ai sistemi informatici un qualsiasi sistema di autenticazione basato su un username e una password;
– lo username deve essere disattivato quando viene meno il diritto di accesso ai dati (es. non si opera più all’interno dell’organizzazione);
(Garante della Privacy, provvedimento del 27.11.2008)
In caso contrario si rischia la nullità di tale atto.
Infatti, l’avviso di accertamento, riguardante le imposte sui redditi, che non riporta l’aliquota applicata ma solo l’indicazione delle aliquote minima e massima, viola il principio di precisione e chiarezza delle indicazioni sancito dall’art. 42 del D.P.R. n. 600/1973, (il quale richiede che sia evidenziata l’aliquota applicata su ciascun importo imponibile al fine di porre il contribuente in grado di comprendere immediatamente ed agevolmente le modalità di applicazione dell’imposta e la ragione del suo debito), ed incorre, pertanto, nella sanzione di nullità, disposta dal comma 3 dello stesso articolo.
Tale sanzione, peraltro, vale anche nei confronti della ex Ilor sia perché colpisce l’atto nel suo complesso (senza che sia possibile configurare una nullità parziale dello stesso, posto che l’accertamento ha ad oggetto il reddito imponibile che resta identico nelle due imposte) sia perché anche per l’ex Ilor era prevista, in talune ipotesi, un’aliquota ridotta.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 4515 del 25.02.2009)
Se in sede di controllo sia accertato che il contribuente nazionale non ha integrato la fattura estera con l’imposta dovuta e, nel contempo, non ha provveduto a registrarla sia nel registro Iva degli acquisti che nel registro Iva delle fatture emesse, questi é comunque tenuto a versare l’imposta a debito, ma non può essere negato il diritto alla detrazione dell’imposta a credito.
Per cui, tale fattispecie non si configura più come una facoltà legata al rispetto di talune condizioni formali, tra cui, appunto, la registrazione.
Inoltre, si dovrà applicare la sanzione più grave (dal 100% al 200% dell’imposta relativa all’acquisto di beni e servizi) qualora l’IVA relativa alla specifica operazione non sia stata in alcun modo assolta.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 56/E del 06.03.2009, la quale ripercorrendo le sentenze della Corte di giustizia Cee ha ammesso che in tali casi di violazione della particolare procedura, il contribuente comunque non perde il diritto alla detrazione dell’imposta.
In particolare, l’art. 17, comma 3, del DPR n. 633/1972 dispone che gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti, privi di identificazione diretta o di rappresentante fiscale, sono adempiuti dai cessionari o committenti, residenti nel territorio dello Stato, che acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio di imprese, arti o professioni.
Il meccanismo del reverse charge comporta che il cessionario o committente nazionale si rende debitore dell’imposta attraverso l’emissione di un’autofattura riportante, tra l’altro, l’indicazione dell’Iva dovuta; da un punto di vista contabile, il suddetto documento deve essere annotato nel registro delle fatture emesse e in quello delle fatture di acquisto.
In sede di liquidazione dell’imposta si può far valere, contestualmente al debito Iva, anche la detrazione che, ove spettante integralmente, di fatto comporta che non debba essere versata alcuna imposta a favore dell’Erario.
In tale contesto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che in via generale, laddove sia constatata una violazione del regime dell’inversione contabile che comporti, in quella sede, l’assolvimento del tributo da parte dei contribuenti, contestualmente all’accertamento del debito, deve essere riconosciuto il diritto alla detrazione della medesima imposta; pertanto, ferma restando l’applicazione della sanzione amministrativa (nella specie, quella tra il 100% il 200% dell’imposta, con un minimo di 258 euro) di cui all’art. 6, comma 9 bis, primo periodo del D.Lgs. n. 471/1997, per inosservanza degli obblighi previsti dalla disciplina IVA, il contribuente non deve versare alcun ammontare a titolo di imposta all’Erario, qualora sia riconosciuta la spettanza integrale della detrazione.
La sanzione applicabile
Di recente, il Legislatore ha modificato il regime sanzionatorio, applicabile alle violazioni del regime del reverse charge, introducendo nell’art. 6 del D.lgs 18 dicembre 1997, n. 471, il comma 9 bis (art. 1, comma 155 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in vigore dal 1° gennaio 2008).
In particolare, il legislatore ha stabilito che “È punito con la sanzione amministrativa compresa fra il 100 e il 200 per cento dell’imposta, con un minimo di 258 euro, il cessionario o il committente che, nell’esercizio di imprese, arti o professioni, non assolve l’imposta relativa agli acquisti di beni o servizi mediante il meccanismo dell’inversione contabile di cui agli articoli 17 e 74, commi settimo e ottavo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972… La medesima sanzione si applica al cedente o prestatore che ha irregolarmente addebitato l’imposta in fattura omettendone il versamento.
Qualora l’imposta sia stata assolta, ancorché irregolarmente, dal cessionario o committente ovvero dal cedente o prestatore…la sanzione amministrativa è pari al 3 per cento dell’imposta irregolarmente assolta, con un minino di 258 euro e comunque non oltre 10000 euro per le irregolarità commesse nei primi tre anni di applicazione delle disposizioni del presente articolo ”.
In sostanza, detta norma contiene due sanzioni:
– Quella, più grave, dal 100% al 200% dell’imposta relativa all’acquisto di beni e servizi soggetti al peculiare regime dell’inversione contabile, che trova applicazione in tutti i casi in cui l’imposta non sia stata assolta direttamente dal contribuente (né applicando il meccanismo dell’inversione contabile né in altro modo ancorché irregolare), se non a seguito di verifica o controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, ovvero di ravvedimento spontaneo;
– quella, più lieve, pari al 3% dell’imposta che, invece, si applica in tutti i casi in cui l’imposta sia stata assolta, anche irregolarmente; si tratta, ad esempio, dei casi in cui il cessionario o committente ovvero il cedente o prestatore abbiano versato l’imposta nei modi ordinari, anziché assolverla secondo il meccanismo dell’inversione contabile.
In definitiva, tutte le volte in cui, in sede di controllo, l’amministrazione finanziaria dovesse riscontrare inadempimenti collegati al meccanismo del reverse charge, si troverà a dovere scegliere su quale delle due sanzioni applicare.
Su tale versante, l’Agenzia delle Entrate precisa che dovrà essere irrogata la sanzione più grave (dal 100% al 200% dell’imposta relativa all’acquisto di beni e servizi) qualora l’IVA relativa alla specifica operazione non sia stata in alcun modo assolta.
Ugualmente, in caso di ravvedimento spontaneo ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 18.12.1997, n. 472, il contribuente dovrà versare, ancorché in misura ridotta, la sanzione pari al 100% dell’imposta se la stessa non è stata in alcun modo assolta, ovvero la sanzione pari al 3% se, invece, l’imposta è stata assolta ancorché irregolarmente.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 56/E del 06.03.2009)
Il requisito oggettivo dell’operatività, inteso in termini di svolgimento di un’effettiva e concreta attività imprenditoriale, deve sussistere ininterrottamente sia al momento dell’operazione di aggregazione sia nei due anni precedenti la stessa.
La società risultante dalla fusione non potrà, di conseguenza, applicare le disposizioni della legge, secondo cui “si considera riconosciuto, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto della imputazione in bilancio del disavanzo da concambio, per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro”.
Il nuovo parere delle Entrate viene riferito esclusivamente al riscontro dei presupposti dell’agevolazione fiscale di cui ai commi 242-249, articolo unico, della legge n. 296/2006.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 57/E del 06.03.2009)