Source: https://it.scribd.com/document/199300973/Copertone-Selvaggio-2013
Timestamp: 2019-10-20 02:31:46+00:00
Document Index: 31320124

Matched Legal Cases: ['art. 228', 'art. 260', 'art. 259', 'art. 260', 'art. 53', 'art. 260', 'art. 260', 'art. 260', 'arti 6', 'art. 260', 'art. 259', 'art. 259']

Sotto i riflettori i numeri e le storie del traffico e dello smaltimento illegale dei Pneumatici Fuori Uso. L’analisi su base annua (ottobre 2011-settembre 2012) del numero di discariche abusive evidenzia come la riduzione dei sequestri dell’ultimo anno sia scattata, sostanzialmente, in coincidenza con l’entrata in vigore del nuovo sistema di gestione di PFU, che ha avuto un’incidenza diretta, anche di carattere preventivo, sui fenomeni d’illegalità.
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Assemblea Annuale dei Soci 2015.
«Smog, è una emergenza sanitaria»
Programma ECOREATI Definitivo
Copertone selvaggio 2012
I numeri e le storie del traffico e dello smaltimento illegale di Pneumatici Fuori Uso in Italia
il futuro dei pneumatici fuori uso, oggi
Legambiente............................................................4 Ecopneus...................................................................5
Premessa................................................................7 Le discariche illegali oggi in Italia...................................................8
1.1 Un numero in calo.........................................9 1.2 I traffici illegali in Italia e verso lestero ....................................................13 1.3 Una cronaca nera come la gomma ..14
3.	Radiografia degli smaltimenti illegali...............................24
3.1 Nel 2012...........................................................25 3.2 Le discariche di PFU nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa..................32 3.3 Le discariche di PFU nelle altre regioni dellItalia meridionale e insulare..................................................................38 3.4 Le discariche illegali di PFU nellItalia centrale ................................................40 3.5 Le discariche di PFU nelle regioni del Nord........................................44
2.	Pneumatici dItalia: dalla produzione al recupero..................16
2.1 Il sistema nazionale di recupero dei PFU................................................17 2.2 La generazione dei PFU in Italia.......................................................................20 2.3 Destinazioni finali del materiale recuperato...............................................................22
4.	I traffici illeciti ..........................................49
4.1 Quadro di sintesi..........................................49 4.2 Lo scenario europeo e internazionale........................................................54
Con trentanni di attivit, oltre 115.000 soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, oggi la principale associazione ambientalista italiana. riconosciuta dal Ministero dellAmbiente come associazione dinteresse ambientale, fa parte del Bureau Europen de lEnvironnement e della International Union for Conservation of Nature. Con Goletta Verde, Treno Verde e Operazione Fiumi, Goletta dei Laghi, Carovana delle Alpi e Salvalarte Legambiente ha raccolto migliaia di dati sullinquinamento del mare, delle citt, delle acque, del sistema alpino e del patrimonio artistico. Con Puliamo il Mondo, Clean-up the Med, Spiagge pulite, MalAria ha aperto la strada a un forte e combattivo volontariato ambientale. Con 100 Strade per Giocare, la Festa dellAlbero,
Jey Festival, Nontiscordardim/Operazione scuole pulite, Festambiente, campi estivi ha coinvolto e fatto incontrare migliaia di giovani. Pubblica ogni anno i rapporti Ecosistema Urbano, Ecomafie, Ambiente Italia, Guida Blu al Turismo Balneare. Strumenti fondamentali dellazione di Legambiente sono il Comitato Scientifico, composto da oltre 200 scienziati e tecnici tra i pi qualificati nelle discipline ambientali; i Centri di Azione Giuridica, a disposizione dei cittadini per promuovere iniziative giudiziarie di difesa e tutela dellambiente e della salute. LOsservatorio su Ambiente e Legalit dal 1994 raccoglie e diffonde dati e informazioni sui fenomeni di illegalit che danneggiano lambiente attraverso il Rapporto Ecomafie.
Ecopneus Scpa la societ senza scopo di lucro nata nel 2009 per gestire il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale dei Pneumatici Fuori Uso (PFU) in Italia, creata da Bridgestone, Continental, Goodyear, Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli. In base allart. 228 del Decreto Legislativo 152/2006, infatti, i produttori e importatori di pneumatici operanti in Italia devono assicurare la corretta gestione dei PFU con responsabilit proporzionale alle quote di mercato rappresentate. Per Ecopneus tale mission si traduce nellobiettivo pratico di gestire larga parte delle oltre 380.000 tonnellate di PFU generate ogni anno in Italia: i soci di Ecopneus rappresentano oltre l80% del mercato nazionale.
Il sistema Ecopneus garantisce: identificazione di tutti i punti della generazione del rifiuto-pneumatico, con la mappatura completa di tutti i gommisti, delle stazioni di servizio, officine ed, in generale, i punti dove avviene il ricambio dei pneumatici; ottimizzazione della logistica, attraverso unorganizzazione del trasporto dei PFU integrato ed efficiente; promozione di nuovi impieghi dei PFU, stimolando i ricercatori ed i decisori di ogni livello per ampliare le possibilit di riutilizzo dei PFU; monitoraggio e rendicontazione, che eviteranno la dispersione dei PFU verso flussi illegali, rendendo trasparente ogni passaggio e favorendo una rendicontazione puntuale.
Il 20 luglio 2012, ben 74 container carichi di 1.500 tonnellate di Pneumatici fuori uso (dora in poi PFU) destinati ai Paesi Asiatici sono stati sequestrati dal personale del Corpo forestale dello Stato e dellAgenzia delle Dogane, presso le aree portuali di Genova, Livorno, Gioia Tauro, Catania e Ancona. Dal nord al sud, passando per il centro. Anche se non riguarda la fattispecie pi grave di traffico organizzato di rifiuti (ex art. 260 Dlgs 152/2006) ma quella di traffico internazionale di rifiuti (ex art. 259 Dlgs 152/2006), sicuramente questa linchiesta pi eclatante del 2012 che compare nella terza edizione del dossier Copertone selvaggio, scritto da Legambiente in collaborazione con Ecopneus. Una collaborazione avviata con la nascita stessa della societ consortile, per dare concreta attuazione alle normative europee e italiane in materia di raccolta, recupero e riciclo degli pneumatici. Sotto esame, come le scorse edizioni, il ciclo illegale di PFU nellultimo
anno (ottobre 2011- settembre 2012), con un censimento scrupoloso delle discariche illegali scoperte e sequestrate, e delle relative superfici occupate, realizzato passando al vaglio il lavoro degli inquirenti, le segnalazioni dei circoli di Legambiente e le notizie raccolte presso gli organi di informazione. Ne venuta fuori una fotografia del nostro Paese alle prese con uno dei tanti modi criminali di lucrare nel ciclo illegale dei rifiuti, nella fattispecie PFU, anche se questa volta, fortunatamente, a prevalere sono pi le luci che le ombre.
1.	Le discariche illegali oggi in Italia
1.1 Un numero in calo
123 sono le discariche illegali sequestrate dalle Forze dellOrdine nel nostro Paese tra lottobre del 2011 e il settembre 2012. Pi del doppio (per lesattezza 286) quelle sequestrate nellanno precedente, che, sommate a tutti i sequestri avvenuti finora, porta il totale delle discariche illegali intercettate dal 2005 a oggi a 1.457, per unestensione complessiva di territorio seppellito da PFU pari a pi di 8 milioni di metri quadrati. Unarea grande quanto 1.150 campi da calcio.
Lanalisi su base annua del numero di discariche abusive evidenzia come la riduzione dei sequestri dellultimo anno sia scattata, sostanzialmente, in coincidenza con lentrata in vigore del nuovo sistema di gestione di PFU, che ha avuto unincidenza diretta, anche di carattere preventivo, sui fenomeni dillegalit.
Figura 1 - Discariche PFU 2005/2012
Discariche sequestrate 2005/2012 350 300 250 200 150 100 50 0 2005
Figura 3 - Classifica regionale discariche abusive PFU in Italia 2005/2012 per metri quadri
Trentino Alto Adige 430 (0,0%)
Valle dAosta 0 (0%)
Lombardia 80.500 (1,0%)
Friuli Venezia Giulia 22.700 (0,3%) Veneto 221.100 (2,8%)
Piemonte 181.650 (2,3%)
Emilia Romagna 48.100 (0,6%) Marche 128.066 (1,6%) Liguria 68200 (0,9%) Abruzzo 58.220 (0,7%) Molise 134.405 (1,7%) Puglia 3.457.438 (43,1%) Lazio 111.100 (1,4%)
Toscana 408.554 (5,1%)
Umbria 87.100 (1,1%)
Sardegna 456.750 (5,7%) Campania 1.040.670 (13,0%) Basilicata 135.300 (1,7%)
8.014.886
Totale Mq discariche sequestrati in Italia 2005-2012
Calabria 791.580 (9,9%) Sicilia 583.023 (7,3%)
Figura 2 - Classifica regionale discariche PFU in Italia 2005/2012
Trentino Alto Adige 6 (0,4%)
Lombardia 13 (0,9%)
Friuli Venezia Giulia 4 (0,3%)
Veneto 22 (1,5%) Piemonte 41 (2,8%)
Emilia Romagna 37 (2,5%) Marche 43 (3,0%)
Liguria 15 (1,0%) Toscana 45 (3,1%) Umbria 11 (0,8%)
Abruzzo 38 (2,6%) Molise 28 (1,9%) Puglia 304 (20,9%) Lazio 100 (6,9%)
Sardegna 58 (4,0%) Campania 239 (16,4%) Basilicata 38 (2,6%)
1.457 NB ML
Totale discariche sequestrate in Italia 2005-2012
Calabria 220 (15,1%) Sicilia 195 (13,4%)
La maggior parte dei siti di smaltimento illegale di PFU sequestrati dalle Forze dellOrdine, infatti, risale a fatti commessi nel passato pi o meno recente, prima dellentrata in vigore del nuovo sistema, quando i costi di smaltimento gravavano sui detentori finali, che spesso preferivano sbarazzarsene alla meno peggio. Dietro i fenomeni pi recenti di smaltimento illegale, invece, possono celarsi attivit illecite su pi larga scala. Lo smaltimento abusivo, infatti, diventa inevitabile quando si devono occultare acquisti in nero, anche sul mercato internazionale, di pneumatici nuovi, che una volta diventati PFU devono necessariamente sfuggire a ogni controllo legale, contribuendo a gonfiare i circuiti non ufficiali.
1.2 Una cronaca nera come la gomma
Come descritto in precedenza, sia le attivit di prevenzione, che quelle di repressione, di fenomeni illegali legati al mondo degli PFU, hanno permesso di portare alla luce numerosissimi episodi di malcostume e vere e proprie organizzazioni criminali. Gli effetti collaterali di questo illecito, si manifestano sul nostro Paese sotto forma di conseguenze ambientali e danni economici per stato e cittadini: il mancato pagamento dellIva su vendite e smaltimento (effettuati in nero) degli pneumatici; i mancati ricavi per gli impianti di trattamento costretti, fino allentrata in vigore del nuovo sistema, a lavorare a regime ridotto; e infine gli ingenti costi di bonifica a discapito delle amministrazioni locali.
Rilevanti testimonianze ci giungono dalla cronaca: basti pensare alla scoperta fatta dalla Guardia di Finanza a Maser di Padova (19 settembre 2012), una mega discarica di oltre 20 mila metri quadrati, con allinterno circa 2.500 tonnellate di PFU. Oppure a cosa emerso il 18 giugno grazie alle rilevazioni aeree della Gdf a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo: unarea di un ettaro completamente ricoperta di migliaia di PFU, che come hanno tenuto a precisare i finanzieri il caldo torrido e la presenza di liquidi infiammabili avrebbe potuto facilmente trasformare in un inferno di fiamme, dalle conseguenza catastrofiche. Evento che puntualmente accaduto due mesi dopo a Udine, purtroppo, quando in piena emergenza caldo divampato un incendio di vaste dimensioni, durato diverse ore, proprio in una discarica abusiva di PFU, su un terreno di circa 20 mila metri quadrati. Ancora pi grave la situazione a Onano, ancora provincia di Viterbo, dove il 14 marzo 2012 un rogo, durato pi di 40 ore, ha mandato in fumo circa 6 mila metri cubi di PFU ammassati in un deposito illegale. Un incendio che ha avvelenato laria per quasi due giorni, scatenando il panico tra la cittadinanza e costringendo lArpa a effettuare dei campionamenti sullaria per accertare eventuali rischi sanitari (mandando in loco anche dei campionatori di particolato, specializzati per la ricerca di diossine e di idrocarburi policiclici). In attesa dei risultati sui livelli di inquinamento, i sindaci di Onano e Acquapendente nellimmediato hanno ordinato lallontanamento delle donne in gravidanza dalla zona, vietato di consumare
frutta e verdura raccolti entro un raggio di 2,5 chilometri dal luogo dellincendio e disposto lobbligo di far analizzare il latte prima di venderlo alle cooperative e ai caseifici. Fortunatamente, questi episodi, stanno diventando sempre di pi una cartolina del passato, ma sono ancora molti i fatti di cronaca che hanno come causa la precedente assenza del sistema di gestione introdotto dal 2011: nellultima campagna di Legambiente Puliamo il mondo, ad esempio, i volontari dellassociazione insieme ai sommozzatori hanno ripescato dalla laguna di Venezia centinaia e centinaia di PFU buttati in mare negli anni passati senza tanti problemi, quando non era nemmeno considerato reato
2.	Pneumatici dItalia: dalla produzione al recupero
2.1 Il sistema nazionale di recupero dei PFU
L8 giugno 2011 stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.M. 82 dell11 aprile 2011, che ha cambiato completamente il modello di riferimento normativo per la gestione dei PFU in Italia, attribuendo ai produttori/importatori di pneumatici la responsabilit della raccolta e recupero degli stessi. Si scelto di seguire, dunque, una linea gi adottata in molti altri Paesi europei, tra cui Spagna, Francia, Portogallo, Svezia e Norvegia, prevedendo il principio della producer responsibility. In sostanza, ciascuna azienda interessata dalla normativa diventa responsabile e deve garantire la gestione di PFU per una quota corrispondente a quanto immesso sul mercato nellanno solare precedente. Responsabilit che nel nuovo sistema delineato dal legislatore pu essere assolta direttamente dalle aziende o attraverso strutture associate. Con lobiettivo prioritario per il nostro
Paese di intercettare il 100% degli pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia, eliminando flussi illegali e non controllati di questo prezioso materiale dalle molteplici potenzialit di reimpiego. Con lentrata a pieno regime nel mese di settembre 2011 iniziato il ritiro gratuito degli PFU presso oltre 30.000 tra gommisti, autofficine, sedi di flotte di veicoli su tutto il territorio nazionale e il successivo invio agli impianti di trattamento e/o di valorizzazione. Fino a quella data, i gommisti o le officine di servizio pagavano un determinato importo al soggetto che andava a ritirare le loro giacenze. Questo costo veniva inserito nei costi di
gestione complessivi dellattivit lavorativa degli operatori, al pari degli altri costi fissi abituali (come ad esempio le utenze, laffitto dei locali, gli stipendi del personale, la manutenzione macchine da lavoro, etc).
Con lentrata in vigore del Decreto 82, questo costo viene scorporato in fattura, reso univoco, controllabile e tracciabile in ogni suo passaggio. Che non una tassa, ma limporto necessario per contribuire al completo trattamento dei PFU. Si tratta della razionalizzazione di un costo che lautomobilista sosteneva gi, oggi reso trasparente rispetto al prezzo del pneumatico: viene versato solo dagli acquirenti di pneumatici ed finalizzato esclusivamente al finanziamento delle operazioni di raccolta e recupero, sotto il controllo del Ministero dellAmbiente. Con il nuovo sistema gli operatori del ricambio usufruiscono del servizio di ritiro dei PFU gratuitamente. Il contributo ambientale garantisce alla collettivit e al Paese una serie di vantaggi:
lotta a speculazioni e pratiche illegali; emersione e recupero della quota di PFU al di fuori dei circuiti legali, lotta alle discariche abusive e incontrollate di PFU riducendo anche i costi necessari per la bonifica delle zone contaminate, che ricadono sui cittadini, riduzione dei rischi di incendi incontrollati dei depositi abusivi di pneumatici, difficilmente domabili e che causano la dispersione di sostanze nocive nellaria e di percolati nel suolo, creazione di un sistema industriale e promozione di uneconomia del riciclo che porta sviluppo economico e nuova occupazione.
2.2 La generazione dei PFU in Italia
La quantit annuale dei PFU generati in Italia strettamente legata al ciclo delle vendite e risente degli andamento macroeconomici del mercato nazionale. La distribuzione sul territorio degli PFU generati proporzionale al numero di abitanti dellarea, ovvero al numero di mezzi circolanti su strada: possibile stimare una produzione media degli PFU pari a 5,5 - 6 kg per abitante. La Regione con la produzione complessiva maggiore la Lombardia, che supera le 35.000 tonnellate, mentre nella fascia di produzione compresa tra le 25.000 e le 35.000 tonnellate sono compresi il Piemonte, il Veneto, lEmiliaRomagna, il Lazio, la Campania e la Sicilia (Figura 6.4). Livelli di produzione minore (inferiore alle 5.000 tonnellate) si riscontrano invece in Valle dAosta, Molise e Basilicata.
Figura 4 - Stima della distribuzione geografica della produzione degli PFU (ton) - 2011
<5.000 ton 5.000 - 15.000 ton 15.000 - 25.000 ton 25.000 - 35.000 ton >35.000 ton
Gli oltre 30.000 punti di generazione del rifiuto sono i luoghi in cui avviene la sostituzione degli pneumatici, ovvero: rivenditori specializzati degli pneumatici (gommisti); autofficine; stazioni di servizio; sedi di flotte pubbliche e private. PFU vengono generati anche in sede di demolizione dei veicoli le dimensioni medie dimpresa sono generalmente medio-piccole e la quantit degli PFU generati annualmente dalle singole imprese sono nel 85% dei casi inferiori alle 50 tonnellate/anno (Figura 6.5). Molto bassa, invece, la percentuale dimprese che generano tra le 150 e 250 tonnellate/anno (2%), e ancora di pi le aziende che trattano quantit di PFU superiori alle 250 tonnellate/anno (solo l1%).
Figura 5 - Produttori del rifiuto: dimensione aziendale per quantit annuale degli PFU generati (ton)
150-250 ton 2% 50-150 ton 12% >250 ton 1% <50 ton 85%
2.3 Destinazioni finali del materiale recuperato
Tutti i PFU raccolti vengono portati in impianti di triturazione dove dopo diverse frantumazioni il tessile e lacciaio sono separati dalla gomma e questa viene ridotta in granulo e polverino. La destinazione predominante dei granuli di PFU nellimpiego come materiale elastico da intaso per superfici sportive in erba artificiale: seguendo un trend globale ormai consolidato, questo mercato continua ad assorbire quantit importanti di materiale che, nonostante le molte polemiche sollevate negli ultimi cinque anni, garantisce ottime prestazioni, lunga durata del campo da gioco e la riduzione drastica dei costi di manutenzione rispetto alle superfici in erba naturale. Il recupero energetico si conferma quale principale destinazione dei PFU generati in Italia. Delle 180.000 ton destinate a tale forma di recupero, circa 85.000 ton sono utilizzate da impianti stranieri. La sostituzione dei combustibili tradizionali con combustibili alternativi ampiamente utilizzata dalle cementerie di tutto il mondo, con tassi di sostituzione che raggiungono anche valori superiori all80% come in Olanda (fonte. AITEC). Il tasso medio europeo di sostituzione dei combustibili in cementifici pari al 19,4%, equivalente a 5.000.000 ton di combustibili fossili risparmiati ed altrettante tonnellate equivalenti di CO2 evitate. Il tasso di sostituzione italiano molto pi basso della media europea circa 6,2% - a causa della complessa normativa nazionale sui rifiuti e della dilagante scarsa accettazione di qualsiasi forma di recupero energetico (sindrome NIMBY, BANANA, etc). Ipotizzando un consumo nazionale di combustibili alternativi in linea con la media europea, sarebbe possibile valorizzare in Italia anche le 85.000 ton/anno di combustibile che oggi vengono esportate a vantaggio di altre economie nazionali.
Tabella 1 - Principali destinazioni Recupero Destinazione Campi di calcio ed altre superfici sportive Manufatti Ingegneria civlie 5.000 16.000 26.000 Quantit Note Tra gli impieghi dei granuli di PFU, lapplicazione che assorbe i quantitativi maggiori a livello internazionale. Include applicazioni acustiche e arredo stradale. Comprende il ciabattato usato in ingegneria delle discariche. Recuperato con difficolt in Italia e spesso destinato Acciaio Asfalti Altro Cementifici Energetico Produzione energia elettrica Pirolisi e gassificazione 16.000 n.d. 12.000 ton 55.000 ton + 85.000 ton estero 40.000 ton 0 allestero. Trattiene una percentuale rilevante di gomma. Tecnologia ancora poco diffusa. Arredo urbano e stradale, mescole di gomma, ecc. Comprende le destinazioni come flusso singolo e come miscela in CDR 5 impianti attivi. 3
Sia come flusso singolo che in miscela CDR impianti attivi.
Impianti in fase di sviluppo ma non ancora attivi.
3.	Radiografia degli smaltimenti illegali
3.1 Nel 2012
Come accennato sono state 123 le discariche illegali sequestrate nel periodo 1 ottobre 2011- 30 settembre 2012 dalle Forze dellOrdine, insieme agli altri organi di polizia giudiziaria, che hanno ricoperto unarea pari a 1.021.799 metri quadrati . Le discariche illegali riguardano pressoch lintero territorio nazionale, spalmandosi in quasi tutte le Regioni. Soltanto in Valle dAosta, Trentino e Umbria, infatti, non sono stati effettuati sequestri nellultimo anno. Dal 2005 ad oggi i siti individuati sono diventati 1.457, per una superficie complessiva che supera gli 8 milioni di metri quadrati (8.014.886 per la precisione).
Tabella 2 - Discariche PFU in Italia 2012
Discariche sequestrate
Metri quadrati sequestrati Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012)
1.021.799
la Puglia, come gli scorsi anni, a guidare la classifica, con 30 discariche sigillate, quasi il doppio della Calabria (16 siti individuati). Seguono, nellordine, Campania (14), Sardegna (11) e Sicilia (9). LEmilia Romagna la prima regione del Nord con 6 siti illegali, seguita da Toscana e Veneto, che ne contano entrambe 5; il Molise al primo posto nellItalia centrale, con 7 discariche, seguito dal Lazio (6).
Tabella 3 - Discariche PFU in Italia 2005 - 2012
Metri quadrati sequestrati Fonte: Elaborazione Legambiente (1 gennaio 2005 30 settembre 2012)
Tabella 4 - Classifica regionale discariche PFU in Italia 2011 Discariche sequestrate 30 16 14 11 9 7 6 6 5 5 3 3 3 2 1 1 1 0 0 0 123 Percentuale discariche sul totale 24,4% 13% 11,4% 8,9% 7,3% 5,7% 4,9% 4,9% 4,1% 4,1% 2,4% 2,4% 2,4% 1,6% 0,8% 0,8% 0,8% 0% 0% 0% 100%
1 2 3 4 5 6 7 7 8 8 9 9 9 10 11 11 11 12 12 12
Puglia Calabria Campania Sardegna Sicilia Molise Lazio Emilia Romagna Toscana Veneto Marche Basilicata Abruzzo Piemonte Liguria Lombardia Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Umbria Valle d'Aosta TOTALE
La classifica regionale sulla base dei metri quadrati sequestrati vede sempre in testa la Puglia, con oltre 811mila mq, seguita da Calabria e Campania; il Veneto, con 25 mila metri quadrati di superficie sequestrata, raggiungere la quarta posizione; alta performance anche della Toscana, al quinto posto con 22.984 metri quadrati posti sotto sequestro.
Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012)
Tabella 5 - Classifica regionale discariche abusive PFU in italia 2012 per metri quadri Metri quadri sequestrati 811.650 41.900 35.500 25.000 22.984 22.000 20.000 19.000 8.700 8.300 3.600 2.120 1.045 0 0 0 0 0 0 0 1.021.799 Percentuale mq sul totale 79,4% 4,1% 3,5% 2,4% 2,2% 2,2% 2% 1,9% 0,9% 0,8% 0,4% 0,2% 0,1% 0% 0% 0% 0% 0% 0% 0% 100%
1 2 3 4 5 5 6 7 8 9 10 11 12 13 13 13 13 13 13 13
Puglia Calabria Campania Veneto Toscana Sicilia Friuli Venezia Giulia Lazio Sardegna Emilia Romagna Basilicata Abruzzo Marche Liguria Lombardia Piemonte Trentino Alto Adige Umbria Molise Valle d'Aosta TOTALE
Se andiamo ad indagare a livello provinciale, Cosenza la provincia con il maggior numero di discariche illegali (12), seguita da vicino da Taranto (11), Lecce (9), Brindisi (8) e Campobasso (7). A livello di superfici sequestrate, invece, Brindisi a registrare il record, con 558.100 metri quadrati, pi di 15 volte la superficie interessata da smaltimento illegale di PFU in provincia di Cosenza.
Tabella 6 - la classifica provinciale discariche PFU in italia 2012 Province 1 2 3 4 5 6 6 6 6 7 8 8 8 8 9 9 9 9 9 9 10 10 10 10 10 Cosenza Taranto Lecce Brindisi Campobasso Napoli Salerno Siracusa Nuoro Caserta Venezia Roma Matera Cagliari Viterbo Ancona Bari Trapani Catanzaro Reggio Calabria Padova Padova Treviso Frosinone Bologna Discariche sequestrate 12 11 9 8 7 5 5 5 5 4 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 Percentuale sul totale 9,8% 8,9% 7,3% 6,5% 5,7% 4,1% 4,1% 4,1% 4,1% 3,3% 2,4% 2,4% 2,4% 2,4% 1,6% 1,6% 1,6% 1,6% 1,6% 1,6% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% Metri quadri sequestrati 37.000 88.150 124.200 558.100 0 22.600 7.400 15.000 2.000 5.500 0 5.000 3.600 6.700 10.000 45 41.200 4.000 1.400 3.500 20.000 20.000 5.000 4.000 0 Percentuale mq sul totale 3,6% 8,6% 12,2% 54,6% 0% 2,2% 0,7% 1,5% 0,2% 0,5% 0% 0,5% 0,4% 0,7% 1% 0% 4% 0,4% 0,1% 0,3% 2% 2% 0,5% 0,4% 0%
la tabella segue nella pagina successiva
La classifica provinciale discariche PFU in italia 2012 Province 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 10 11 Ferrara Modena Parma Reggio Emilia Rimini Pesaro Urbino Udine Caltanissetta Palermo Savona Aquila Chieti Pescara Firenze Grosseto Pisa Pistoia Siena Ogliastra Oristano Sassari Varese Verbano Cusio Ossola Vercelli Discariche sequestrate 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Percentuale sul totale 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% 0,8% Metri quadri sequestrati 0 300 0 0 8.000 1.000 20.000 3.000 0 0 0 1.000 1.120 6.284 13.000 700 0 3.000 0 0 0 0 0 0 Percentuale mq sul totale 0% 0% 0% 0% 0,8% 0,1% 2% 0,3% 0% 0% 0% 0,1% 0,1% 0,6% 1,3% 0,1% 0% 0,3% 0% 0% 0% 0% 0% 0%
Fonte: Elaborazione Legambiente - (1 ottobre 2011 30 settembre 2012)
3.2 Le discariche di PFU nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa
nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), come gi accennato, che si registra la pi alta percentuale, sia in termini di discariche scoperte, 69, pi del 56% del totale nazionale; che di superficie occupata, 911.050 metri quadrati, pi dell89% della superficie totale finita sotto i sigilli degli inquirenti.
Tabella 7 - discariche PFU nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa 2012 Campania Discariche Sequestrate % su totale nazionale Metri Quadri Sequestrati % Mq Sequestrati su totale nazionale 14 11,4% 35.500 3,5% Puglia 30 24,4% 811.650 79,4% Calabria 16 13% 41.900 4,1% Sicilia 9 7,3% 22.000 2,2% Totale 69 56,1% 911.050 89,2%
In Puglia, che guida la classifica nazionale, sono 28 i Comuni che presentano almeno un sito di smaltimento abusivo. Taranto la provincia con il pi alto numero di siti illegali, 11, per una estensione pari a 88.150 metri quadrati; qui, proprio in chiusura di dossier, l11 ottobre scorso, la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro unarea di 46 mila metri quadrati riempita di PFU e altri tipi di pattume. Segue la provincia di Lecce con 9 siti (estesi
su 124.200 metri quadrati) e quella di Brindisi con 8 discariche, che anche quella con la maggiore superficie sequestrata, ben 558.100 metri quadrati. Qui il 25 giugno 2012 a due passi da Ostuni stata scoperta, grazie alla Guardia di Finanza, la discarica pi estesa: unaaria di 450 mila metri quadrati, pari a circa 110 campi da calcio. Solo 2 le discariche sequestrate in provincia di Bari, nessuna, infine, in quelle di Foggia e di Barletta-Andria-Trani (Bat).
Tabella 8 Discariche PFU 1 1 1 1 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 30 Totale Puglia Localit Massafra (Ta) Loc. Forcellara San Sergio San Giorgio Jonico (Ta) Martina Franca (Ta) Loc. Cavalcatore Grottaglie Loc. Bucita (Ta) Statte (Ta) Taranto - Loc. Sanatorio Porto di Taranto (op. Gold Plastic) Marina di Ginosa (Ta) - Loc. Marinella Monteiasi (Ta) Taranto - Loc. Talsano Galatina (Le) Parabita (Gallipoli - Le) Soleto (Le) Melissano (Le) Supersano (Le) Lecce Torricella (Le) Ugento (Le) - Loc. Monticoloni Brindisi Ostuni (Br) - Loc. San Benedetto comuni Francavilla Fontana e Oria (Br) San Pancrazio (Br) P .ta Contessa (Br) loc. Parco regionale delle Saline Ostuni (Br) Brindisi (deposito giudiziario veicoli) Castrignano del Capo (Le) Casamassima e Carpuso (Ba) Galatone (Ba) MQ 40.000 0 5.000 6.000 4.650 1.000 22.000 0 6.500 3.000 16.000 200 7.000 10.000 22.000 0 0 62.000 10.000 1.600 6.500 45.000 0 450.000 45.000 7.000 40.000 1.200 811.650
Subito dopo la Puglia si colloca la Calabria, con 16 discariche illegali di PFU, esattamente il 13% sul totale nazionale, per unestensione di quasi 42.000 metri quadrati. Cosenza (come si gi visto) la provincia, anche su scala nazionale, a registrare il record di discariche, 12, per una estensione di 37.000 metri quadrati. Una delle pi grandi per dimensioni porta la data dell8 febbraio 2012, quando la Polizia provinciale, dopo approfondite indagini della Procura di Castrovillari, ha posto sotto sequestro unarea di circa 20.000 metri quadrati dove erano stati occultati centinaia di PFU mischiati ad altri materiali di scarto. Proprio in chiusura di dossier,
dalle parti di Rossano, il 12 ottobre i carabinieri ne hanno individuata unaltra in localit Zagaria, ricolma con circa 1.000 PFU. Altre 2 discariche sono state scoperte rispettivamente in provincia di Catanzaro (una a Lamezia Terme localit fiume Amato - , laltra a Montesanti) e Reggio Calabria (una a Condofuri, in localit Acan, una a Ravagnese, lungo la fiumara Armo).
Tabella 9 Discariche PFU 2 2 1 1 5 1 1 1 1 1 16 Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012) Calabria Localit Lamezia Terme (Cz) - loc fiume Amato e Montesanti (Cz) Acri (Cs) ( loc. Croce di Baffa - ponte Mucone) Spezzano Piccolo (Cs) loc. Croce di Magara Tarsia (Cs) Scalea (foce fiume Lao) Acri (Cs) loc. Serra di Buda Sibari (Cs) svincolo 106 bis Acri (Cs)- via Lennon Condufuri (Rc) loc. Acan Ravagnese(Rc) (fiumara Armo ) MQ 1.400 0 0 20.000 15.000 1.000 1.000 0 0 3.500 41.900
Sono 14 le discariche illegali sequestrate in Campania (l11,4% del totale nazionale) su unarea complessiva di 35.500 metri quadrati. La provincia pi colpita quella di Napoli, con 5 siti per unestensione di 22.600 metri quadrati, scoperti in varie localit, tra cui si segnalano Ponticelli e Giugliano. Questultima citt, in particolare, una presenza costante dei Rapporti Ecomafia di Legambiente: insieme a Qualiano e Villaricca forma la cosiddetta Terra dei fuochi, temine coniato da Legambiente per denunciare i roghi giornalieri appiccati dalla camorra alle discariche abusive a cielo aperto: roghi ancora oggi resi potenti proprio grazie allimpiego massiccio di PFU, usati come micidiale combustibile.
Nellultimo anno la discarica pi estesa stata scoperta a Napoli, dalla Polizia municipale, in via Napoli-Roma, verso Scampia, nei 5 capannoni di un ex mobilificio trasformato col tempo in una immensa discarica, per una estensione di circa 20 mila metri quadrati. In provincia di Caserta, le discariche illegali di PFU finite sotto sequestro sono state 4, per una estensione di 5.500 metri quadrati. Da segnalare quella individuata a met settembre scorso dai carabinieri del Noe in pieno Parco Naturale del Matese, nel comune di Ailano. In provincia di Salerno, invece, lunica discarica scoperta (ad opera del Corpo forestale dello Stato) quella di Pisciotta, anche qui in unarea protetta, nel cuore del Parco nazionale del Cilento e Valle Diano. Mentre una delle pi odiose, per il grave sfregio arrecato a unimportante area archeologica, quella denunciata il 12 marzo scorso, non dalle Forze dellOrdine ma da un gruppo di archeologi della Sorbona di Parigi, proprio allinterno del sito di Paestum: qui sotto una montagna di PFU c finita addirittura la necropoli del Gaudo.
Tabella 10 Discariche PFU 1 1 1 1 1 1 2 1 1 1 1 1 1 14 Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012) Campania Localit Cetara (Sa) Giugliano (Na) Napoli Ponticelli (Na) porto di Napoli (dest. Burkina Faso) Melito Mondragone (Ce) Succivo (Ce) Aliano(Ce) Paestum (Sa) necropoli Polla (Sa) loc. vallo diano Bracigliano (Sa) Pisciotta (Sa) MQ 6.000 2.600 20.000 0 0 0 4.500 500 500 0 0 700 700 35.500
Infine la Sicilia (al quinto posto nella classifica nazionale) con 9 siti illegali e una estensione di 22 mila metri quadrati. Siracusa la provincia con il numero pi alto, 5, seguita da Trapani con 2, Caltanissetta e Palermo a quota 1. I siti pi grandi sono stati scoperti in provincia di Siracusa: il primo ad Augusta (5 gennaio 2012), in unarea privata proprio allingresso della citt, dove i finanzieri hanno sequestrato circa 2 mila PFU abbandonati e mischiati ad altri rifiuti speciali; gli altri 2 siti nella zona di Francoforte (11 marzo 2012), in localit Grottanera e Baf, estesi per pi di 10 mila metri quadrati e ricolmi di PFU e carcasse di autoveicoli dismessi dalla circolazione.
Tabella 11 Discariche PFU 1 1 1 1 2 1 1 1 9 Totale Sicilia Localit Riesi (Cl) Castelvetrano (Tp) Lentini (Sr) Scocciacoppole (Sr) ss 124 Grottanera e Baf (Sr) Augusta (Sr) Palermo Operazione Dangerous Hole Giubbino (Tp) 2.000 22.000 MQ 3.000 2.000 3.500 0 10.000 1.500
3.3 Le discariche di PFU nelle altre regioni dellItalia meridionale e insulare
La Basilicata chiude la classifica per lItalia meridionale con 3 discariche illegali, per una estensione di 3.600 metri quadrati. Tutte scoperte nella provincia di Matera: a Scansano Jonico, lungo la statale 653 e a Policoro.
Tabella 12 Discariche PFU 1 1 1 3 Totale Basilicata Localit Scanzano Jonico (Mt) Strada statale 653 Sinnica bivio Tursi (Mt) km 67,9 Policoro (Mt) MQ 2.000 0 1.600 3.600
La Sardegna con 11 discariche individuate raggiunge questanno la quarta posizione nella classifica generale, scalando ben 4 posizioni rispetto allanno precedente, occupando unarea complessiva di 8.700 metri quadrati. In questa regione la provincia pi coinvolta Nuoro con 5 discariche, poi Cagliari con 3 e Ogliastra,
Oristano e Sassari con 1 a testa. Una delle pi vistose stata scoperta il 24 aprile scorso a Su Ponti Longu, localit alle porte di Ilbono (provincia dellOgliastra) dai forestali: centinaia di PFU abbandonati lungo una scarpata della Statale 198 (per una estensione che gli agenti non sono riusciti a stimare vista linaccessibilit dellarea).
Tabella 13 Discariche PFU 1 1 1 1 4 1 1 1 11 Totale Sardegna Localit Quartucciu (Ca) Loc. Sa Marchesa S.Maria la Palma (Ca) Isili (Ca) Tertenia (Nu) Nuoro Osilo (Ss) Ilbono (Ogliastra) Loc. ponti Longu (strada 198) Marrubbiu (Or) MQ 2.700 4.000 0 2.000 0 0 0 0 8.700
Tabella 14 - Discariche PFU nellitalia meridionale 2012 TOTALE Discariche Sequestrate % sul totale nazionale Metri Quadri Sequestrati % Mq Sequestrati sul totale nazionale 63 51,2% 892.650 87,4% Tabella 15 - Discariche PFU nellitalia insulare 2012 TOTALE Discariche Sequestrate % su totale nazionale Metri Quadri Sequestrati % Mq Sequestrati su totale nazionale 20 16,3% 30.700 3%
Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012) N.B. LItalia meridionale comprende le regioni Calabria, Puglia, Basilicata e Campania
Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012) N.B. LItalia insulare comprende le regioni Sicilia e Sardegna
3.4 Le discariche illegali di PFU nellItalia centrale
Nelle regioni del Centro Italia (Lazio, Molise, Abruzzo, Toscana, Umbria e Marche) sono state 24 le discariche illegali di PFU finite sotto sequestro nel periodo ottobre 2011-settembre 2012: il 19,5% sul totale nazionale, per una estensione complessiva pari a 45.149 metri quadrati (in termini di superficie sequestrata il 4,4% sul totale nazionale).
Tabella 16 - Discariche PFU nellitalia centrale 2012 TOTALE Discariche Sequestrate % su totale nazionale Metri Quadri Sequestrati % Mq Sequestrati su totale nazionale 24 19,5% 45.149 4,4%
Fonte: Elaborazione Legambiente (1 ottobre 2011 30 settembre 2012) N.B. LItalia centrale comprende le regioni Lazio, Molise, Abruzzo, Toscana, Umbria e Marche
il Molise, la regione pi piccola, quelle con il pi alto numero di discariche, ben 7, il 5,7% sul totale nazionale; anche se in questo caso non si hanno stime sulla superficie interessata dagli smaltimenti illegali. Larea di Termoli, soprattutto in localit Rio vivo Marinelle, la pi colpita da questo fenomeno: qui la Polizia provinciale nel mese di giugno 2012 ha sequestrato ben 5 siti; le altre due discariche illecite sono state individuate a San Giacomo degli Schiavoni e lungo la statale 87.
Tabella 17 Discariche PFU 1 1 5 7 Totale Molise Localit Larino (Cb) - statale 87 San giacomo degli Schiavoni (Cb) Termoli Loc. rio vivo Marinelle (Cb) MQ 0 0 0 0
Subito dopo il Molise si colloca il Lazio con 6 siti sequestrati (il 4,9% sul totale nazionale) tra la provincia di Roma (Torvajanica, Lungotevere Gasman e localit Due Leoni), Viterbo (Pescia Romana e Castel S.Elia) e Frosinone (Colfelice), per una estensione complessiva di 19.000 metri quadrati.
Tabella 18 Discariche PFU 1 1 1 1 1 1 6 Totale Lazio Localit Colfelice (Fr) Roma, lungotevere Gassman Torvajanica (Rm) Roma loc. due Leoni Pescia Romana (Vt) Castel S.Elia (Vt) MQ 4.000 0 5.000 0 0 10.000 19.000
Cinque le discariche di PFU (per una estensione di 22.984 metri quadrati) sequestrate in Toscana, tra Gavorrano (Gr), Empoli localit Capraia e Limite - , Santa Croce sullArno (Pi), Colle Val dElsa (Si) e Piteccio (Pt). Chiudono la classifica le Marche e lAbruzzo con 3 siti ciascuna.
Tabella 19 Discariche PFU 1 1 1 1 1 5 Totale Toscana Localit Gavorrano (GR) Empoli (Fi) - Loc. Capraia e Limite Santa Croce sull'Arno (Pi) Colle Val d'Elsa (Si) Piteccio (Pt) MQ 13.000 6.284 700 3.000 0 22.984
Tabella 20 Discariche PFU 2 1 3 Totale Marche Localit Falconara (An) Fano (Pu) MQ 45 1.000 1.045
Tabella 21 Discariche PFU 1 1 1 3 Totale Toscana Localit LAquila nucleo industriale Monticchio Vasto- strada provinciale vasto/ monteodorisio Pescara - via puccini MQ 0 1.000 1.120 2.120
3.5 Le discariche di PFU nelle regioni del Nord
Sono 16 le discariche illegali di PFU scoperte nellultimo anno dalle forze di polizia nelle regioni del nord Italia, estese per 53.300 metri quadrati (questultimo dato disponibile solo per le regioni nord-orientali): 12 nelle regioni nord-orientali (Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige), 4 in quelle nord-occidentali (Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle dAosta). La prima regione del Nord, in assoluto, come numero di discariche (6, per una estensione di 8.300 metri quadrati) lEmilia Romagna. La pi grande stata scoperta il 12 aprile 2012 a Rimini, su unarea di circa 8.000 metri quadrati, di propriet della Curia di Rimini (non recintata e di facile accesso), in via Lotti di Viserba, dopo un sopralluogo aereo effettuato dalla Guardia di Finanza.
Tabella 22 Discariche PFU 1 1 1 1 1 1 6 Totale Emilia Romagna Localit Rimini, via lotti di Viserba Lesisnano de Bagni (Pr), via della Parma Loc. Spilamberto (Mo) Formignana (Fe), via Nevatica Anzola (Bo) via Emila San Sisto (Re) MQ 8.000 0 300 0 0 0 8.300
Cinque i siti individuati in Veneto, estesi su 25.000 metri quadrati. Anche se il numero maggiore di sequestri si registra in provincia di Venezia, la discarica pi grande stata sigillata in provincia di Padova, a Maser di Padova, come si diceva in apertura su unarea di circa 20.000 metri quadrati ricoperti con circa 2.500 tonnellate di PFU. Una sola, infine, la discarica messa sotto sequestro in Friuli: si tratta del mega sito di circa 20.000 metri quadrati, di cui si parlato in premessa, e oggetto di uno spaventoso incendio.
Tabella 23 Discariche PFU 1 1 Totale Friuli Venezia Giulia Localit Udine MQ 20.000 20.000
Tabella 24 Discariche PFU 1 1 1 1 1 5 Totale Veneto Localit Zelarino (Ve) Venezia (canal grande) Millepertiche (Ve) Maser di Padova (Pd) Oderzo (Tv) MQ 0 0 0 20.000 5.000 25.000
Passando allItalia nord-occidentale, sono state due le aree di smaltimento illegale sequestrata in Piemonte e una ciascuna in Lombardia e Liguria. Per nessuno di questi siti stato possibile quantificare la superficie interessata dallabbandono di PFU.
Tabella 25 Discariche PFU 1 1 2 Totale Piemonte Localit Alagna Valsesia (Vc) (prossimit incrocio strada Garlasco) Carpugnino (Vb) Loc. Alto Vergane MQ 0 0 0
Tabella 26 Discariche PFU 1 1 Totale Lombardia Localit Gallarate (Va) (traffico internazionale Svizzera/ Italia) MQ 0 0
Tabella 27 Discariche PFU 1 1 Totale Liguria Localit Porto di Savona (dest. Sud America) MQ 0 0
4.	I traffici illeciti
4.1 Quadro di sintesi
In data odierna, le inchieste per traffico illecito di rifiuti (nella fattispecie PFU) sanzionate dallart. 260 Dlgs 152/2006 (ex art. 53 bis del Decreto Ronchi), ha raggiunto la cifra di 21, superando di fatto il 10% rispetto al totale delle inchieste legate a questo genere di reato. Lattivit di giudici e forze dellordine, che ha impegnato 8 procure su tutto il territorio nazionale, ha portato allarresto di 115 persone, alla denuncia di 413 ed al coinvolgimento di 144 aziende, suddivise in 17 delle regioni italiane, come il numero degli stati esteri interessati. Nel 2012 nessuna inchiesta di questo tipo stata finora avviata per violazioni legate ai PFU.
Tabella 28 - Inchieste sui traffici illeciti degli pneumatici in italia (art. 260 Del codice dellambiente) (febbraio 2002 11 ottobre 2012) % inchieste Numero Inchieste sul totale Traffici illeciti di rifiuti 21 10,3% 115 413 144 8 17 17 Persone Arrestate Persone Denunciate Aziende coinvolte Procure impegnate Regioni coinvolte Stati Esteri coinvolti
(*)I dati si riferiscono alle indagini concluse fino al 11 ottobre 2012 Fonte: elaborazione Legambiente sulle indagini del Comando Carabinieri Tutela Ambiente, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia dello Stato, Agenzie delle Dogane e Polizia Provinciale.
Tabella 29 - Quadro cronologico inchieste sui traffici illeciti degli pneumatici in italia (art. 260 Del codice dellambiente) (febbraio 2002 11 ottobre 2012) Numero Inchieste 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012* Totale 1 0 0 1 2 2 4 4 5 2 0 21 Persone Arrestate 6 0 0 0 8 11 1 14 18 57 0 115 Persone Denunciate 22 0 0 7 148 135 20 34 47 0 0 413 Aziende coinvolte 6 0 0 1 41 56 6 4 8 22 0 144
Al 7 dicembre 2011 risale invece lindagine per traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006) Gold plastic, condotta dalla Dda di Lecce insieme allAgenzia delle Dogane e alla Guardia di Finanza. Linchiesta ha portato al sequestro di ben 114 container, per un totale di oltre 2 mila e 500 tonnellate di rifiuti speciali, tra plastica, PFU e gomma. Un giro criminale che coinvolgeva decine di aziende sparse in tredici regioni italiane e in tre paesi asiatici. Il bilancio delloperazione di 54 arresti, tra cui quattro imprenditori di nazionalit cinese. Nei
confronti degli arrestati sono stati ipotizzati i reati di associazione per delinquere transnazionale finalizzata allillecito traffico di rifiuti e falsit ideologica in atto pubblico. Nel corso di oltre due anni di attivit investigative, gli investigatori hanno ricostruito il traffico di 1.507 container per un totale di circa 34 mila tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i finanzieri, il ciabattato, ad esempio, con il suo alto potere calorifero serviva ad alimentare impianti asiatici per la produzione di energia elettrica. Di tuttaltro tenore, invece, loperazione
Figura 6 - Sequestri di rifiuti - anno 2011 tipologie di merce
Gomma e pneumatici 0,3% Cuoio e pelli 0,6%
Figura 7 - Sequestri di rifiuti - anno 2010 tipologie di merce
Metalli 48,4% Serie 1; Veicoli, motori e loro parti; 775.576; 7%
Serie 1; Altri rifiuti 816.322; 7% Serie 1; Carta e cartone; 1.252.090; 7%
Plastica 37,8% RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) 1,8% Vetro 0,0% Altri rifiuti 0,0% Tessili (ritagli ed indumenti usati) 1,1% Veicoli, motori e loro parti 6,9%
Carta e cartone 3,3%
Serie1; Metalli; 1.568.820; 14%
Serie1; Plastica; 2.158.924; 19% Serie1; Gomma e pneumatici; 1.852.570; 16%
Dangerous Hole (17 ottobre 2011) della Dda di Palermo, insieme ai carabinieri del Noe, per un traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006), compresi PFU, su scala nazionale. Lattivit degli inquirenti, che ha portato alla notifica di tre ordini di custodia cautelare per traffico illecito di rifiuti e creazione di discarica non autorizzata, sarebbe partita proprio dopo il sequestro, attuato dalla Dia nel maggio del 2010, di un sito dove erano stati illecitamente stoccati centinaia di PFU, insieme a rifiuti di ogni genere. Rifiuti seppelliti a profondit di 7-10 metri (in un terrapieno che aveva determinato un cambiamento morfologico del sito, sopraelevandolo addirittura di tre metri) in unarea di Partanna Mondello, allinterno del cantiere della stessa ditta palermitana al centro dellindagine. Come hanno spiegato i militari, presumibilmente, gli scarti pericolosi provenivano proprio dallattivit imprenditoriale della stessa ditta che negli ultimi tempi risultava essere la vincitrice di numerose gare dappalto per la manutenzione delle linee elettriche della provincia di Palermo. Nel corso di una conversazione telefonica intercettata dai militari, uno degli indagati fa espressamente riferimento al seppellimento di PFU per risparmiare sui costi di smaltimento. La soluzione la propone il suo compare, dallaltro capo del telefono: bisogna fare uno scavo e metterci tutte cose l dentro e ....metterci... e i copertoni
pure. Per poi coprire tutto con una ruspa, convengono i due. Lindagine ha acquistato notevole clamore perch, come ha sostenuto la procura palermitana, per la prima volta stato dimostrato in sede investigativa linteresse di alcune famiglie palermitane legate a Cosa nostra verso il settore dellecomafia; la ditta coinvolta, infatti, considerata dagli inquirenti emanazione diretta della Cupola, facente capo a un boss di primo piano, larchitetto Giuseppe Liga (lo scorso aprile rinviato a giudizio, insieme ai suoi
due soci, nellambito di questa inchiesta per i reati di traffico di rifiuti aggravato dallaver agevolato Cosa nostra, discarica abusiva e abbandono di rifiuti). Lassenza di inchieste relative allattivit organizzata di traffico illecito di rifiuti non deve indurre, per, a ritenere scongiurati altri fenomeni illeciti, questa volta relativi ai movimenti
transfrontalieri di rifiuti, sanzionati dallart. 259 del Codice dellambiente. Tra quelle pi significative, soprattutto in termini di quantitativi di PFU sequestrati, da segnalare lindagine che lo scorso 20 luglio ha portato al sequestro di 74 container carichi di 1.500 tonnellate di PFU destinati ai Paesi Asiatici, presso le aree portuali di Genova, Livorno, Gioia Tauro, Catania e Ancona. Inchiesta coordinata dalla procura di Novara, insieme allAgenzia delle Dogane e al Corpo forestale dello Stato. Si tratta del risultato finale di una lunga indagine, iniziata
con il riscontro di una serie di anomalie (cos definite dagli stesi inquirenti) su alcuni flussi di PFU in uscita dal nostro territorio, che aveva quale base operativa una apparentemente innocua ditta di Novara (rivelatasi invece operare in violazione delle disposizioni previste dal Codice dellambiente e dalla normativa comunitaria di riferimento) e conclusasi con il coinvolgimento di diverse aziende operative su tutto il territorio nazionale. Una rete illegale strutturata a livello nazionale, ma attiva su scala globale, dunque. Circa un mese prima, il 4 giugno, ancora laccoppiata Dogane-Guardia di Finanza ha sequestrato nel porto di Brindisi circa 1.600 PFU (insieme ad apparecchiature per il montaggio
degli pneumatici), pari a circa 10 tonnellate, provenienti dalla Grecia, denunciando allAutorit giudiziaria un cittadino romeno per traffico internazionale di rifiuti (art. 259 Dlgs 152/2006). Come hanno spiegato gli inquirenti, il carico di rifiuti non trovava corrispondenza con quanto dichiarato sul manifesto di carico dal quale si evinceva, invece, il trasporto di legna da ardere. In totale, si rivelato fuori legge il 59% delle esportazioni di gomma e PFU.
4.2 Lo scenario europeo e internazionale
Le organizzazioni criminali, quando architettano veri e propri traffici di PFU, lo fanno soprattutto su scala internazionale ed sullo scacchiere globale che si misura la reale forza dei trafficanti di PFU. Allo stesso livello, dunque, dovrebbe scattare la risposta. Cos ancora non , sia in Europa sia nei Paesi a economia emergente. In questultimi, in particolare, gli PFU vengono bruciati per ricavarne energia, se non quando ri-utilizzati negli automezzi e motocicli, con conseguenze devastanti sotto il profilo della sicurezza stradale. Un problema tuttaltro che marginale, questultimo, soprattutto per le comunit africane o indiane, che fanno ampio ricorso agli PFU, mettendo in pericolo lincolumit non solo di chi li usa. Lha denunciato questa estate anche lassociazione nigeriana Standard Organisation of Nigeria, secondo la quale circolerebbero in auto e motoveicoli, nellintero paese, qualcosa come 50 milioni di veri e propri PFU: sarebbe questa la causa dellincremento vertiginoso degli incidenti stradali, oltre ai danni economici arrecati alla aziende manifatturiere locali, che lavorano per le grosse case produttrici di pneumatici, con la perdita di miglia di posti di lavoro. Traffici illegali agevolati, come provano le cronache giudiziarie europee, dal sistema di
libero mercato praticato per gli PFU in diversi paesi, come Regno Unito, Irlanda, Germania, Svizzera, Austria e Croazia. Sistema rivelatosi nei fatti lhabitat ideale per pratiche illecite. Secondo la rivista britannica di settore Tyre and rubber re cycling, circa il 50% di PFU britannici finisce fuori paese, minacciando la stessa sopravvivenza delle aziende locali di riciclo. Il Vietnam la meta preferita dei traders inglesi di PFU, come dimostra una delle principali indagini condotte sul suolo britannico denominata Revco Recycling Limited: secondo lAgenzia ambientale britannica (Environment Agency), il responsabile della truffa, condannato nel frattempo a 12 mesi di reclusione (oltre alle sanzioni pecuniarie), stato ritenuto responsabile di un traffico illegale di PFU acquistati a 40 penny ciascuno e rivenduti, illegalmente, a soggetti vietnamiti a 3.000: con un profitto stimato di circa 990 sterline a container. Il problema, come fanno notare economisti e addetti ai lavori, strutturale e riguarda sia i paesi in rapida crescita, come i cosiddetti Bric (Brasile, Russia, India, Cina), sia quelli che ancora stentano a crescere, ma al cui interno operano, gi da tempo, soggetti che hanno
individuato nellimport di rifiuti dai paesi Ocse la loro principale fonte di guadagno illecito. qui che finiscono illegalmente una parte dei nostri materiali post consumo, i nostri vecchi pneumatici, cos i rifiuti elettronici o la plastica. Dando luogo a una sorta di specializzazione complementare tra paesi, ovviamente di segno criminale: i primi, quelli a economia avanzata, fornitori di scarti, i secondi, luoghi di arrivo e di riciclo improvvisato. Flussi che si muovono nei canali della globalizzazione dei commerci, difficili da intercettare perch intrecciati con quelli legali, sospinti da logiche di profitto che provano ad allocare le risorse in questo caso i rifiuti al miglior offerente, a scapito di leggi e regolamenti. Materiali, dunque, sottratti alla filiera legale, principalmente allindustria del riciclo, e dirottati nel mercato nero, con conseguenze negative dal punto di vista di economico, ambientale e sanitario. La materia seconda non manca, dato che ogni anno nella sola Europa vengono fabbricati circa 355 milioni di pneumatici, ovvero il 24% della produzione mondiale, da 12 grandi produttori, in circa 90 impianti. Per capire lammontare degli PFU circolanti in ambito Ue, basti pensare che nel 2011 sono arrivati a fine vita sui veicoli circa 3,2 milioni di tonnellate di pneumatici. Ed su questi quantitativi, impressionanti, che si gioca la sfida tra i protagonisti del ciclo legale e virtuoso di recupero e riciclo di PFU e i padrini del mercato illegale. .
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