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Timestamp: 2019-06-26 18:44:40+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.53', 'art.67', 'art.107', 'art.107', 'art.2043', 'art.2043', 'art.2043', 'art. 1176', 'art. 5', 'art.700', 'art.10', 'art.700']

Centrale Rischi: responsabilità, illegittima segnalazione - Iussit.com
Centrale Rischi: responsabilità, illegittima segnalazione
17 novembre 2013 Civile
Il servizio della centrale dei rischi della Banca d’Italia: responsabilità da illegittima segnalazione e rimedi giudiziari (Andrea Russo)
IL SERVIZIO DELLA CENTRALE DEI RISCHI DELLA BANCA D’ITALIA: RESPONSABILITA’ DA ILLEGITTIMA SEGNALAZIONE E RIMEDI GIUDIZIARI.
Recentemente gli operatori del diritto stanno assistendo ad un considerevole aumento del contenzioso tra le Banche ed i propri clienti,soprattutto con riguardo alle segnalazioni effettuate alla Centrale Rischi della Banca d’Italia delle posizioni di sofferenza creditizia, dovute -ad esempio- al mancato pagamento di rate di mutuo o al mancato rientro da affidamenti bancari.
Pertanto conviene fare il punto,certamente non esaustivo,sullo state dell’arte di una materia indubbiamente molto complessa,oltre che dei rimedi di natura giudiziale che l’ordinamento appresta ai soggetti che assumono la illegittimità della segnalazione.
Il servizio è disciplinato dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio del 29/3/1994 e dalle istruzioni emanate dalla Banca D’Italia trasfuse nella Circolare n.139 dell’11/2/1991 e successivi aggiornamenti ;la detta Deliberazione è stata assunta ai sensi del D.Lgs 1/9/1993 n.385 (Testo Unico delle Leggi in materia bancaria e creditizia) e segnatamente dall’art.53,comma 1,lett.B),art.67,comma 1,lett.B) ed art.107, comma 2,i quali conferiscono al CICR il potere di emanare disposizioni aventi ad oggetto il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni nei confronti,rispettivamente,delle banche, della società finanziarie appartenenti a gruppi creditizi e degli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art.107 del detto Testo Unico.
La funzione della Centrale dei Rischi è quella di creare un sistema informativo al quale affluiscono i dati e le notizie relative agli affidamenti concessi da ciascun intermediario ai propri clienti, con l’obiettivo di controllare in modo puntuale e preciso la gestione del rischio del credito ed accrescere la stabilità del sistema creditizio e finanziario nel suo complesso.
In particolare si è osservato che la Centrale Rischi è “uno strumento che consente alla Banche di misurare e valutare la capacità dei soggetti che richiedono l’accesso al credito di adempiere le obbligazioni da assumere ovvero la capacità dei propri clienti di assolvere le obbligazioni assunte,sì da determinare le decisioni circa la erogazione del credito o di ulteriore credito” (Trib. Roma,13/2/2012).
Il sistema,il cui corretto funzionamento si fonda sul senso di responsabilità e sullo spirito di collaborazione degli intermediari partecipanti,impone agli istituti bancari la puntuale osservanza delle norme che regolano il servizio, controllando le segnalazioni errate o incomplete,adempiendo in tal modo ai doveri del bonus argentarius, ed adottando tutte le cautele necessarie per il rispetto delle ragioni della utenza e della altre imprese bancarie,evitando di incorrere in responsabilità.
Quindi a fronte dell’interesse pubblico che si realizza a mezzo delle indicate segnalazioni vi è poi il soggetto segnalato a sofferenza la cui posizione è indubbiamente di diritto soggettivo; questo conflitto tra l’interesse pubblico all’accrescimento del patrimonio informativo degli enti creditizi ed il diritto del cliente alla reputazione ed alla immagine sociale deve trovare soluzione attraverso un equo bilanciamento delle libertà antagoniste per modo che la tutela dell’una non escluda quella dell’altra.
Pertanto in tanto può ritenersi giustificato il sacrificio del diritto alla immagine o alla reputazione in quanto il credito sia effettivamente in sofferenza dal momento che,in caso contrario, in mancanza di tale posizione giustificativa,la segnalazione effettuata dall’istituto bancario è illegittima e lesiva del diritto alla immagine ed alla reputazione.
Circa la natura della responsabilità per illecita segnalazione alla Centrale Rischi,sia la dottrina che la Giurisprudenza sono concordi nel ritenere che con l’erronea ed ingiusta segnalazione si produce in primis un danno autonomo che coinvolge e richiama la applicazione dell’art.2043 c.c.
Infatti qualora si segnali ingiustamente un soggetto alla Centrale Rischi si produce ontologicamente la lesione di un diritto assoluto che impinge la sua tutela dall’art.2043 c.c, quindi sussiste la violazione dell’obbligo del neminem laedere con conseguente responsabilità di natura aquiliana.Infatti in questi casi il soggetto illecitamente segnalato si duole della mancanza dei presupposti fattuali che legittimano la segnalazione con conseguente risarcimento del danno da lesione di diritti assoluti,quali il diritto alla reputazione ed immagine sociale.
Infatti da ultimo si è stabilito che “Allorquando chi agisce per ottenere la sospensione o la cancellazione del proprio nominativo dalla Centrale rischi si duole non già delle modalità con cui i dati relativi alla insolvenza siano stati raccolti,trasmessi o gestiti,ma semplicemente della assenza dei presupposti di fatto che legittimano la segnalazione alla centrale rischi,la relativa controversia pertanto non è in alcun modo riconducibile a quelle riguardanti la applicazione della disciplina sul codice della privacy,ma piuttosto a quelle da responsabilità da fatto illecito ex art.2043 c.c” (Trib. Verona 19/3/ 2013).
Ciò peraltro non esclude che possa individuarsi anche una responsabilità di natura contrattuale,essendosi infatti stabilito che la illegittima segnalazione alla centrale rischi si può sostanziare nella violazione dei canoni di diligenza, di correttezza e di buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio nel rispetto delle norme di cui agli art. 1176, 1175, 1374 e 1375 c.c. configurandosi, in tal caso, un tipo di responsabilità anche contrattuale (Tribunale Nocera Inferiore, 23/5/2011).
Dall’esame della casistica giurisprudenziale in materia il dato che balza subito agli occhi è che la maggior parte delle controversie ha ad oggetto la segnalazione dei crediti a sofferenza.
La definizione di sofferenza si rinviene al paragrafo 1.5 della ripetuta Circolare della Banca d’Italia,che recita testualmente: “Nella categoria di censimento delle sofferenze va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza,anche non accertato giudizialmente,o in situazioni sostanzialmente equiparabili,indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalla azienda. Si prescinde, pertanto, dalla esistenza di eventuali garanzie(reali o personali)poste a presidio dei crediti. L’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito”.
Orbene la giurisprudenza,sia di legittimità che di merito,con orientamento che ben possiamo definire “granitico”, ha in più occasioni stabilito che l’obbligo di diligenza incombente sulla banca ai fini della corretta segnalazione alla Centrale rischi non esige in alcun modo una indagine diretta all’accertamento di uno stato di insolvenza rilevante in sede fallimentare,ma neppure è adeguatamente adempiuto se si traduce in una automatica denuncia di un mero inadempimento,che di per se non può avere alcun significato di sofferenza nel senso normativo previsto nella Circolare della Banca D’Italia.
Infatti l’Istituto segnalante è tenuto ad accertare la sussistenza di una condizione di complessiva difficoltà economica del soggetto segnalato,con un grado di diligenza che certamente non può arrestarsi alla costatazione di un mero inadempimento.
In particolare si richiama la seguente casistica giurisprudenziale:
“La Segnalazione alla cd. Centrale Rischi presso la Banca d’Italia non costituisce un fatto automatico ed implica una valutazione della banca dovendo il soggetto segnalante verificare se il proprio debitore si trovi in una situazione che induca a ritenere la riscossione del credito a rischio,tenendo conto degli elementi quali la liquidità del soggetto,la sua capacità produttiva e reddituale,la situazione di mercato in cui opera e l’ammontare complessivo del credito,fermo restando che tali elementi non possono integrare da soli i presupposti per la segnalazione laddove la concreta situazione del cliente non crei allarme quanto alla sua generale solvibilità” (Trib. S. Maria C. V. 28/ 5/2009, in Il caso.it);
“Ai fini del concetto di insolvenza per la segnalazione alla Centrale rischi certamente non rileva il semplice inadempimento,perché si può non pagare ritenendo,a torto o a ragione,non dovuto il pagamento richiesto o anche solo perchè pur avendone la possibilità non si vuole adempiere;deve piuttosto trattarsi di un inadempimento grave e di serio pericolo per il recupero del finanziamento,al punto da preoccupare il sistema creditizio per la concessione o il mantenimento al medesimo soggetto di un ulteriore credito”(Trib. Benevento 7/9/2009, in Il Caso. it);
“Nella valutazione della situazione di «insolvenza», la Banca deve tener presente la situazione complessiva del debitore, anche in riferimento ai debiti contratti con altri istituti di credito o società erogatrici, al fine di poter addivenire alla prospettazione della detta «insolvenza» e poter, quindi, legittimamente effettuare la segnalazione alla Centrale dei Rischi ed ha l’obbligo, prima di disporre la segnalazione,di verificare la non solvibilità del cliente alla stregua di una valutazione complessiva della situazione del medesimo,valutazione che non può certo limitarsi alla verifica del mero inadempimento,ma che deve considerare e valutare ulteriori elementi dai quali desumere la oggettiva difficoltà economico-finanziaria del cliente, individuabili esemplificativamente in protesti, pendenza di procedimenti esecutivi, ulteriori decreti ingiuntivi,squilibrio tra i mezzi a disposizione del debitore e consistenza della debitoria da coprire e, quindi,verifica della capacità di produzione di reddito e della liquidità, parametrate alla possibilità di far fronte, a mezzo delle dette disponibilità, alla debitoria da segnalare a sofferenza” (Tribunale Matera, 28/6/2005, in Giur. Merito 2007);
Da ultimo si segnala,su questa scia,l’autorevole intervento della Suprema Corte secondo cui <<L‘appostazione a sofferenza del credito, lungi dal poter discendere dalla sola analisi dello specifico o degli specifici rapporti in corso di svolgimento tra la singola banca segnalante ed il cliente,implica invece una valutazione della complessiva situazione patrimoniale di quest’ultimo, ovvero del debitore di cui alla diagnosi di “sofferenza”, ritiene la Corte che lo stesso tenore letterale delle sopra riportate “Istruzioni” e, segnatamente,l’accostamento che tali “Istruzioni” hanno inteso di stabilire tra “stato di insolvenza” (anche non accertato giudizialmente) e “situazioni sostanzialmente equiparabili” inducano a preferire quelle ricostruzioni che, “oggettivamente gemmate” (secondo l’espressione che trovasi adoperata in dottrina) dalla piattaforma della norma di cui alla L. Fall.,art. 5, hanno tuttavia proposto, ai fini della segnalazione in “sofferenza” alla Centrale dei Rischi, una nozione levior rispetto a quella dell’insolvenza fallimentare, così da concepire lo “stato di insolvenza” e le “situazioni equiparabili” in termini di valutazione negativa di una situazione patrimoniale apprezzata come “deficitaria”, ovvero, in buona sostanza, di “grave (e non transitoria) difficoltà economica”, senza, cioè, fare necessario riferimento all’insolvenza intesa quale situazione di incapienza,ovvero di definitiva irrecuperabilità >> (Cass.24/5/2010 n.12626, in motivazione).
Discorso a parte merita la questione degli strumenti processuali che l’ordinamento offre al soggetto che si ritiene leso da una segnalazione illegittima.
Tenuto conto della indubbia urgenza che caratterizza la necessità di opporsi ad una segnalazione illegittima,la giurisprudenza da tempo propende per la adattabilità dell’art.700 cpc alla materia de qua,ciò sul presupposto che la segnalazione illegittima risulti potenzialmente idonea a pregiudicare in maniera irreparabile il soggetto segnalato, comportando nell’immediato il congelamento dei crediti e la inibizione della possibilità di accedere al finanziamento bancario (ex plurimis e senza pretesa di esaustività si segnalano: Trib. Cagliari 28/11/1995; Trib. Potenza 30/ 6/2001; Trib. Salerno 22/4/2002;Trib. Napoli 22/10/2002;Trib. Palermo 16/6/2003; Trib. Lecce 25/8/2003; Trib. Foggia 19/2/ 2003;Trib. S. Maria C.V.28 /5/2009).
A conferma di quanto sopra vi è il conforto anche di recentissima Giurisprudenza che,con argomentazioni di notevole pregio ed incisività,ha avuto modo di stabilire che “ Nel caso di domanda cautelare diretta ad ottenere la cancellazione della segnalazione a sofferenza presso la centrale rischi,difetta il presupposto per la applicazione dell’art.10,comma 4,del D.Lgs 150/2011,ossia l’esistenza di un provvedimento,inteso come atto di autonomia amministrativa,da rendere inefficace;la segnalazione infatti è una attività informativa o meglio di trasmissione di dati,che viene posta in essere direttamente da un soggetto privato,ossia l’istituto bancario convenuto,in conformità a quanto previsto dalla circolare sulla centrale rischi della Banca d’Italia n.139 dell’11/2/1991, nell’ultimo aggiornamento del 29/4/ 2011. In tale ipotesi è ammissibile il ricorso al provvedimento ex art.700 c.p.c. stante l’assenza di un rimedio cautelare tipico… “ (Trib. Verona 19/3/2013).
Caserta,15/11/2013
Avv. Andrea Russo – Consulente Legale Unione Nazionale Consumatori.
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