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Timestamp: 2019-02-18 18:33:50+00:00
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Assicurazione responsabilità rivalsa ente assicuratore, rimborso delle prestazioni erogate, limite del danno risarcibile Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 14/06/2016 n° 12198 | Sindacato FSI
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Assicurazione responsabilità rivalsa ente assicuratore, rimborso delle prestazioni erogate, limite del danno risarcibile Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 14/06/2016 n° 12198
Sentenza 14 giugno 2016, n. 12198
V.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE G. MAZZINI 6, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA GUIDONI, rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI ONOFRI, giusta delega in atti;
LIQUIDAZIONE CONCORDATIZIA BENI CEDUTI CREDITORI CONCORRENTI SERVIZIO SEGNALAZIONI S.P.A., in liquidazione ed in concordato preventivo, in persona del Liquidatore giudiziale pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALFREDO FUSCO 104, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CAIAFA, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, C.F. 01165400589, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ROSSI, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
AXA ASSICURAZIONI S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.B. TIEPOLDO 4, presso lo studio dell’avvocato ISIDORO SPERTI, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
V.M. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE G. MAZZINI 6, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA GUIDONI, rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI ONOFRI, giusta delega in atti;
ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.f. 01165400589, LIQUIDAZIONE CONCORDATIZIA BENI CEDUTI CREDITORI CONCORRENTI SERVIZIO SEGNALAZIONI, SERVIZIO SEGNALAZIONI STRADALI SPA IN LIQUIDAZIONE E IN CONCORDATO PREVENTIVO;
avverso la sentenza n.4667/2011 della CORTE D’APPELLO il 21/09/2011 R.G.N. 10223/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/01/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto ricorso principale, inammissibilità ricorso incidentale.
Avverso tale sentenza proponevano appello principale il V. e la Servizio Segnalazioni Stradali S.p.A.; nei giudizi, poi riuniti, si costituivano l’INAIL e la Liquidazione nonché la compagnia assicuratrice, la quale svolgeva appello incidentale.
1.1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 4, la nullità assoluta della sentenza impugnata per violazione degli artt. 132 e 359 c.p.c. , sul rilievo che la motivazione adottata dalla Corte territoriale, anche mediante meri richiami alla sentenza penale di condanna come fatto puramente storico e richiami formulati in modo apodittico alle motivazioni delle sentenze di primo grado e non definitiva di appello, non aveva dato conto di avere effettivamente e nuovamente rivalutato fa controversia alla stregua delle plurime ragioni di gravame sottoposte al suo vaglio.
1.2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 3, la violazione dell’art. 2697 cc. e dell’art. 414 c.p.c. , n. 5 e art. 420 c.p.c. , in combinato disposto con gli artt. 153 e 154 c.p.c. , nonchè erroneità della motivazione, in relazione all’art. 360, n. 5, sul rilievo della tardività delle produzioni a cui l’INAIL aveva affidato la prova dell’avvenuto pagamento delle somme oggetto dell’azione di regresso e comunque della mancata dimostrazione, da parte dell’Istituto assicuratore, sul quale ricadeva il relativo onere, dell’effettivo pagamento di esse, non risultando idonei a tal fine i documenti (tardivamente) prodotti.
1.3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2043 c.c. , del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 20 del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 5 nonché del D.P.R. n. 547 del 1955, art. 6 in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 3, osservando, da un lato, come l’accertamento dei fatti materiali ad opera della sentenza penale definitiva non escludesse la necessità di operare un’autonoma valutazione di essi in sede civile e, dall’altro, in tale ottica, come la sentenza impugnata avesse trascurato di considerare la qualità di caporeparto rivestita dalla vittima dell’infortunio, la sua lunga esperienza, la circostanza che il luogo di lavoro disponesse di tutti gli strumenti e i mezzi di protezione individuali, comprese le cinture di sicurezza, e che il V., il quale aveva comunque raccomandato di eseguire il lavoro utilizzando ponteggi e trabattelli (in luogo della lunga scala a pioli poi effettivamente adoperata dal lavoratore infortunato), era onerato di una molteplicità di compiti, in quanto coordinatore tecnico di tutte le quattordici dipendenze della società dislocate nell’intero territorio nazionale: con la conseguenza che nella specie si era di fronte ad una condotta abnorme del lavoratore, tale da interrompere qualsiasi nesso di causalità con le funzioni del dirigente.
1.4. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 4, la nullità della sentenza per omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia ex art. 112 c.p.c. , avendo la Corte omesso di esaminare l’eccezione di tardività della produzione dell’INAIL e di difformità rispetto all’ordine del primo giudice, già sollevata nel primo grado di giudizio e reiterata espressamente con l’atto di appello.
1.6. Con il sesto motivo il ricorrente denuncia la nullità della sentenza per difetto di motivazione sul motivo di appello concernente il danno morale subito a causa del mancato azionamento della polizza assicurativa da parte della società, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 5, e/o per omessa pronuncia sul punto, in violazione dell’art. 112 c.p.c. , in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 4, riguardando il motivo, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte, non la domanda di manleva spiegata nei confronti della società ma il risarcimento dei danni morali conseguenti all’inerte condotta della stessa.
1.7. Con il settimo motivo il ricorrente denuncia (a) violazione e falsa applicazione delle disposizioni di legge in ordine al danno risarcibile e all’onere della prova ex art. 2697 c.c. ; (b) violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 4; (c) violazione delle disposizioni di legge in ordine all’incidenza del concorso di colpa del danneggiato in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 3 nonché erroneità ed illogicità della motivazione con riguardo all’art. 360 c.p.c. , n. 5: il ricorrente lamenta in sostanza che la Corte di appello non abbia escluso dall’ammontare della pretesa restitutoria le somme dovute all’infortunato a titolo di danno biologico e morale ed inoltre non l’abbia ridotto ulteriormente in ragione del concorso di colpa ascrivibile al lavoratore infortunato.
1.8. Con l’ottavo motivo viene denunciata l’erroneità della motivazione circa l’interpretazione della clausola “N” della polizza assicurativa, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 5, e/o la violazione di legge, laddove ritiene superata la questione per il riconoscimento della fondatezza dell’azione di manleva verso la società, in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 3: non aveva la Corte tenuto presente che l’azione nei confronti di Axa era stata svolta ex art. 2900 c.c. in via surrogatoria, stante l’inerzia della società e della Liquidazione, ed inoltre, laddove aveva affermato che la questione era superata, essendo già stato riconosciuto al V. il diritto di manleva nei confronti della società, era incorsa in una statuizione contraddittoria e illogica, trascurando di trascurare la insolvibilità della società e quindi l’interesse del V. ad invocare la copertura assicurativa.
1.9. Con il nono motivo viene dedotto il vizio di omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia con violazione dell’art. 112 c.p.c. ( art. 360 c.p.c. , n. 4) con riferimento all’estensione dell’obbligo di pagamento delle somme pretese dall’INAIL alla Liquidazione: ciò che aveva formato oggetto di un espresso motivo di gravame, sul quale peraltro la Corte non aveva speso alcuna parola.
2.1. Con riferimento al sesto e al nono motivo, si osserva che la Corte territoriale, così incorrendo nella violazione dell’art. 112 c.p.c. , in relazione all’art. 360 c.p.c. , n. 4, ha totalmente omesso di pronunciare sulla sussistenza dei danni non patrimoniali che il ricorrente avrebbe riportato per effetto della condotta tenuta dall’azienda, e cioè sul motivo di cui alla lett. L) dell’appello principale (cfr. ricorso, pp. 27-28); e altresì totalmente omesso di pronunciare sull’estensione alla Liquidazione Concordatizia dell’obbligo di pagamento delle somme richieste dall’INAIL al V., e cioè sul motivo di cui alla lett. I) dell’appello principale (cfr. ricorso, p. 27).
2.2. Quanto al settimo motivo di ricorso, si deve in primo luogo ribadire il risalente, quanto consolidato, orientamento, secondo il quale, in tema di azione di rivalsa D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 , ex artt. 10 e 11 costituisce onere del datore di lavoro convenuto fornire la prova del fatto che le erogazioni assicurative, di cui l’INAIL chiede il rimborso, superino il risarcimento del danno conseguibile dal lavoratore infortunato e non già onere dell’Istituto fornire la prova che tale limite non è superato, atteso che quest’ultimo si pone non come fatto costitutivo del diritto di rivalsa dell’INAIL, bensì come fatto impeditivo del diritto azionato dall’ente e, in quanto tale, oggetto di prova a carico del datore di lavoro che lo eccepisca (Cass. 17 gennaio 1987, n. 389).
Può, infatti, considerarsi nulla, per violazione dell’art. 132 c.p.c. , n. 4, la sentenza che, diversamente dalla pronuncia impugnata, presenti una mancanza assoluta di motivi o una motivazione apparente e cioè tale da non consentire di individuare in alcun modo la ratio decidendi seguita.
D’altra parte, la giurisprudenza di legittimità ha più volte precisato che la motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di gravame è da ritenersi legittima, purché il giudice di appello, nel richiamare le argomentazioni del giudice di primo grado, esprima, sia pure sinteticamente, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, mentre è da ritenersi illegittima allorquando essa si limiti ad un recepimento acritico e puramente adesivo della motivazione di primo grado, non essendo in tal caso idonea ad assolvere alla funzione di revisio prioris instantiae che è propria della sentenza di appello (cfr., fra le altre, Cass. 10 gennaio 2003, n. 196).
E’ infatti consolidato l’orientamento, secondo il quale “in tema di prova della congruità dell’indennità corrisposta dall’INAIL al lavoratore, nel giudizio di regresso intentato nei confronti del datore di lavoro, poiché l’Istituto svolge la sua azione attraverso atti emanati a conclusione di procedimenti amministrativi, tali atti, come attestati dal direttore della sede erogatrice, sono assistiti dalla presunzione di legittimità propria di tutti gli atti amministrativi, che può venir meno solo di fronte a contestazioni precise e puntuali che individuino il vizio da cui l’atto in considerazione sarebbe affetto e offrano contestualmente di provarne il fondamento; pertanto, in difetto di contestazioni specifiche, deve ritenersi che la liquidazione delle prestazioni sia avvenuta nel rispetto dei criteri enunciati dalla legge, e che il credito relativo alle prestazioni erogate sia esattamente indicato in sede di regresso sulla base della certificazione del direttore della sede” (Cass. 13 maggio 2010, n. 11617, conforme, da ultimo, Cass. 2 febbraio 2015, n. 1841).
Peraltro le plurime censure svolte sul punto dal ricorrente, anche (con il quarto motivo) per omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. , devono essere disattese.
Ritiene, in proposito, questa Corte di aderire all’orientamento (Cass. 27 dicembre 2013, n. 28663; Cass. 11 novembre 2014, n. 23989), secondo il quale la mancanza di motivazione su questione di diritto e non di fatto deve ritenersi irrilevante, ai fini della cassazione della sentenza, qualora il giudice del merito sia comunque pervenuto ad un’esatta soluzione del problema giuridico sottoposto al suo esame. In tal caso, infatti, la Corte di cassazione, in ragione della funzione nomofilattica ad essa affidata dall’ordinamento, nonché dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo, di cui all’art. 111 Cost. , comma 2, ha il potere, in una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 384 c.p.c. , di correggere la motivazione anche a fronte di un error in procedendo, quale la motivazione omessa o apparente, mediante l’enunciazione delle ragioni che giustificano in diritto la decisione assunta.
Le ulteriori censure relative all’importo del credito risultano inammissibili, sia per quanto già osservato a proposito della motivazione per relationem adottata, sia perché espresse genericamente ed inammissibilmente attraverso il semplice rimando alle considerazioni svolte con l’atto di appello.
3.4. L’ottavo motivo è improcedibile, posto che, nell’inosservanza dell’art. 369 c.p.c. , n. 4, il ricorrente non ha depositato copia della polizza assicurativa, su cui il motivo si fonda, con le relative condizioni e appendici, né ha indicato il luogo preciso in cui essa è stata depositata nei gradi di merito; ed è, inoltre, inammissibile, non specificando il ricorrente, a fronte della deduzione di una erronea interpretazione della clausola “N” della polizza, come e in base a quali procedimenti logici il giudice di merito si sarebbe discostato dalla corretta applicazione dei canoni di ermeneutica contrattuale, peraltro neppure sommariamente indicati.