Source: https://www.viaggiandoconluca.it/rimborsi-e-voucher-il-turismo-al-tempo-del-coronavirus/
Timestamp: 2020-06-04 02:23:35+00:00
Document Index: 84915553

Matched Legal Cases: ['art. 1463', 'art. 41', 'art. 12', 'art. 28', 'art. 41', 'art. 88', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28']

Rimborsi e voucher: il turismo al tempo del Coronavirus | World Trips
Dopo il focus su cosa fare in caso di ritardo aereo o cancellazione, torno ad ospitare sulle pagine di World Trips le considerazioni dell’amico avvocato Giovanni Marco Daniele che ci propone una interessante riflessione sulla controversa questione circa rimborsi e voucher per il mondo del turismo, a seguito dell’emergenza Coronavirus.
di Giovanni Marco Daniele
Se volessimo pensare ad un titolo che descriva al meglio la situazione attuale degli aeroporti, questo dovrebbe essere “la cancellazione”.
Il lockdown, che rapidamente ha interessato il mondo intero, sì è riflesso sul traffico aereo, paralizzandolo completamente.
Altresì paralizzato il settore del turismo con conseguente impossibilità sopravvenuta delle prestazioni dei contratti di pacchetti turistici all inclusive.
Qual è il destino di tutte le prenotazioni di questi mesi?
L’art. 1463 del codice civile prevede la restituzione di quanto già ricevuto a causa dell’impossibilità della prestazione.
In Europa, la protezione del passeggero è sempre stata forte ed il Regolamento 261/2004 prevede, nei casi in cui la cancellazione di un volo sia conseguenza di circostanze eccezionali e quindi causa di forza maggiore, l’esclusione di forme di risarcimento, fermo ovviamente il diritto al rimborso; in mancanza di indicazioni contrarie, l’U.E. sembrerebbe confermare la normativa già in vigore.
Il Codice del Turismo introdotto dal D. Lgs. 79/2011 e successivamente modificato dal D. Lgs. 62/2018 prevede all’art. 41 l’ipotesi di rimborso in caso di circostanze inevitabili e straordinarie, ed in tal senso anche le norme comunitarie, in ultimo l’art. 12 della direttiva CE 2015/2302.
In Italia, il decreto-legge n. 9 del 2 marzo 2020 all’art. 28 ha previsto al comma 3 che “… il vettore … procede al rimborso del corrispettivo versato per il titolo di viaggio ovvero all’emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione …” mentre al comma 5 “… ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. 79/2011, il diritto di recesso dai contratti di pacchetti turistici … oppure può emettere un voucher di importo pari al rimborso spettante …”.
Di pari tenore l’art. 88 del d.l. 18/2020 che stabilisce che “… le disposizioni di cui all’art. 28 d.l. 9/2020 si applicano anche ai contratti di soggiorno …”.
Non si può non evidenziare come il d.l. 9/2020 sia stato emanato in un momento storico particolare e complesso e come da quel 2 marzo 2020 sia cambiato lo scenario mondiale nonostante sia trascorso solo un mese; basti solo pensare che il 2 marzo 2020 non vi era ancora la definizione di pandemia con un conseguente lockdown mondiale. Anche se prevedibile lo scenario che si sarebbe presentato da lì a poco, l’art. 28 appare essere la fotografia di quel preciso momento, particolare e transitorio, che difficilmente riesce a modellarsi alle rinnovate esigenze attuali.
Sulla scorta della previsione normativa dell’art. 28 d.l. 9/2020, molte compagnie aeree e tour operator hanno previsto l’emissione di voucher di importo economico pari alla prenotazione effettuata, in luogo del rimborso sic et simpliciter, ritenendo di non dover sottoporre la scelta al vaglio discrezionale del consumatore.
L’emergenza Covid-19 ha determinato un capovolgimento di ruoli e posizioni: il gigante operatore del settore è messo all’angolo dalla crisi e con l’emissione del voucher sembra quasi che chieda clemenza, ed il debole consumatore oggi sembra più forte, e chiede il rispetto dei suoi diritti.
La polemica diviene inevitabile, anche considerando che l’art. 28 d.l. 9/2020 appare essere in aperto contrasto con le normative già esistenti, europee e nazionali.
Ma il problema non è solo rimborsi e voucher e a chi spetta la scelta, perché se fosse così il nodo sarebbe facile da sciogliere: chi riterrà di voler partire in un arco temporale piuttosto lungo accetterà il voucher ed invece chi vorrà ottenere il rimborso economico agirà di conseguenza anche attraverso le vie legali, accettando l’alea di una causa. D’altro canto spesso le prenotazioni e i viaggi hanno motivazioni irripetibili, quali un affare di lavoro, festeggiare una ricorrenza ed un voucher può trovare difficoltà a far breccia nel cuore del consumatore in luogo del rimborso.
Il vero e serio problema è la mancanza di una normativa ad hoc che provveda a dettare una disciplina dei voucher e che “protegga” il consumatore; difatti, il tempo, l’attenuarsi dell’emergenza, ed il ritorno alla normalità, ristabilirà anche la giusta misura dei rapporti contrattuali ed il consumatore tornerà debole e l’operatore tornerà gigante.
Ad oggi, il voucher corrisponde quasi ad un salto nel buio, perché l’unica previsione che li regolamenta è la durata di un anno e nulla più. E proprio questo primo aspetto, quello temporale, l’unico disciplinato, appare essere penalizzante per il consumatore. La previsione di durata dovrebbe e potrebbe essere ben maggiore.
Il voucher però non è solo una semplice modalità di rimborso, bensì deve essere inteso come “una moneta alternativa” offerta al consumatore e che corrisponde ad una prestazione già assolta (pagamento del prezzo da parte del consumatore) per una prestazione che ancora deve definirsi (solo la prenotazione effettiva di un altro viaggio determinerà la nuova prestazione contrattuale dell’operatore e la conseguente effettiva controprestazione dovuta); ben potrebbe determinarsi un caso in cui lo stesso viaggio prenotato in precedenza ora non sia più possibile con quel voucher di quel determinato valore.
In definitiva, con il voucher mutano le condizioni contrattuali già stabilite con conseguente alterazione del sinallagma contrattuale. Se le rinnovate condizioni contrattuali non dovessero soddisfare il consumatore, quest’ultimo resterebbe comunque vincolato all’operatore dal voucher preesistente.
Il fenomeno voucher nel mercato del turismo rischia di essere di portata tale da dover essere regolamentato, onde scongiurare un vuoto normativo che potrebbe comportare parecchi malcontenti nella categoria dei consumatori.
In caso contrario, chi tutelerà il consumatore da un aumento dei prezzi tale da ingenerare una svalutazione del suo voucher? Chi tutelerà il consumatore che ha accettato il voucher nel caso in cui non vi saranno le condizioni ideali per affrontare un viaggio tra un anno? Chi tutelerà il consumatore che tra un anno non potrà permettersi economicamente un viaggio? Chi tutelerà il consumatore che per motivi di salute o di lavoro tra un anno non potrà più partire?
Se si pretende promuovere una via di rimborso alternativa, si deve anche prevedere una tutela adeguata che aiuti il consumatore ad accettarla se non di buon grado, almeno con consapevolezza.
La strada per ritenere il voucher come uno strumento idoneo a bilanciare gli interessi di tutte le parti è ancora lunga.
Oggi si chiede una mano ai consumatori, ma non si può pretendere di trasferirgli il rischio di impresa.
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