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Timestamp: 2019-11-20 05:07:08+00:00
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Frodi carosello e associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari: la determinazione della competenza territoriale e l’analisi degli elementi costitutivi dei delitti fiscali secondo una recente sentenza di legittimità – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Frodi carosello e associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari: la determinazione della competenza territoriale e l’analisi degli elementi costitutivi dei delitti fiscali secondo una recente sentenza di legittimità.
Si segnala ai lettori del blog la recente sentenza di n. 53981/2018 – depositata il 03.12.2018, resa dalla Corte di Cassazione in materia di reati fine di natura tributaria commessi con frode dagli associati a delinquere.
La sentenza è di estremo interesse per gli operatori di diritto che si occupano della materia per i diversi profili affrontati dal Collegio del diritto sia di natura processuale, segnatamente per la determinazione della competenza territoriale nel reato associativo, sia di diritto sostanziale per i reati fiscali oggetto di scrutinio.
La Corte d’appello di Milano confermava la sentenza di condanna emessa dal G.U.P. del Tribunale di Como all’esito di giudizio abbreviato nei confronti degli imputati tratti a giudizio per i reati di cui all’art. 416, primo e secondo comma, cod. pen. e artt. 2, 8 e 10 d.lgs. 74/2000, per avere promosso e costituito un’associazione per delinquere volta a commettere più delitti di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e/o distruzione delle scritture contabili, omessa dichiarazione, falso, contrabbando, attraverso una sistematica rete di “frodi carosello”. Avverso tale provvedimento ricorrevano gli imputati deducendo diversi motivi in diritto ed in rito.
La Suprema Corte ha accolto un unico motivo contenuto nel ricorso interposto da uno dei giudicabili, segnatamente quello relativo alla insussistenza dell’aggravante contestata ex art. 61 n.7 e, conseguentemente, rideterminato la pena determinazione dell’entità della pena inflitta nel doppio grado di merito.
Per il resto ha dichiarato inammissibili i ricorsi.
Di seguito si riportano i più significativi passaggi della motivazione schematizzandone il riferimento alla doglianza sollevata:
(i): eccepita incompetenza del Giudice dell’Udienza Preliminare comasco a conoscere del processo in relazione alla fattispecie delittuosa di associazione a delinquere.
“… risulta pienamente logica la valutazione svolta dalla Corte d’appello, secondo cui il meccanismo fraudolento posto in essere da (omissis) esigeva che si potesse vendere sistematicamente in Italia attraverso una società estera in grado di poter acquistare merce senza applicare l’IVA; sicché fino a quando ciò non fosse stato materialmente possibile per l’assenza di una società siffatta, l’associazione a delinquere non poteva concretamente operare in alcun modo. Pertanto, solo con la fissazione della sede legale della società svizzera (omissis) presso l’abitazione dell’attuale ricorrente – a Como – la rete criminale ha potuto programmare, dirigere e organizzare le attività fraudolente di cui in imputazione.
(…) In ogni caso, seppure si volesse ammettere (e così non è) che il pactum sceleris sia sorto nel territorio napoletano o che, nel predetto territorio il (omissis) avesse sostanzialmente deciso o pensato di creare la rete criminale di cui in imputazione, ciò non avrebbe alcuna rilevanza in punto di individuazione della competenza territoriale, giacché solo con la creazione di una struttura permanente, esteriormente percepibile e rivolta alla commissione di una serie indeterminata di reati si realizza la situazione di pericolo per l’interesse tutelato dalla norma che giustifica l’incriminazione.Infatti – come visto – si deve avere riguardo esclusivamente al primo momento di espressa e manifesta esplicazione dell’attività criminale dell’associazione nuovamente costituita, nonché al luogo in cui la stessa abbia continuativamente e pacificamente operato: in entrambi i casi, per quanto detto, il territorio comasco”.
(ii)mancata applicazione della scriminante di cui all’art. 9 d.lgs. 74/2000.
“A tale proposito, infatti, si ricorda che il principio – non ignorato dalla difesa – secondo cui la predetta scriminate non si applica al soggetto che sia contemporaneamente rappresentante legale della società emittente e di quella utilizzatrice delle fatture inesistenti(ex plurimis Sez. 3, n. 5434 del 25/10/2016; Sez. 3, n. 19025 del 20/12/2012; Sez. 3, n. 47862 del 06/10/2011) trova la sua ragione d’essere nella ratio della scriminante che, nel rispetto del divieto di bis in idem, intende evitare che l’emittente di una fatture per operazioni inesistenti possa essere punito a titolo di concorso nell’utilizzazione di detta fattura e, corrispondentemente, che l’utilizzare delle fatture possa essere punito a titolo di concorso nell’emissione delle stesse. La norma fa salva, però, l’ipotesi in cui uno stesso soggetto direttamente provveda ed emettere fatture false e, sempre direttamente, utilizzi tali fatture ai fini dell’indicazione nella dichiarazione annuale di elementi passivi. In questo caso, infatti, il soggetto in questione pone effettivamente in essere due condotte distinte, nelle quali è coinvolto attivamente e, conseguentemente, non subisce illegittimamente una doppia condanna per lo stesso fatto. Del resto, opinando diversamente, si genererebbe l’inconveniente di dover determinare quale dei due reati – la dichiarazione fraudolenta di cui all’art. 2 o l’emissione di fatture false di cui all’art. 8 – debba essere punito e quale, invece, debba essere ritenuto non punibile. E non è un caso che nel sistema sanzionatorio del d.lgs. n. 74 del 2000 manchi una disposizione che indirizzi su come effettuare questa scelta (ex plurimis, Sez. 3, n. 5434 del 25/10/2016, dep. 06/02/2017, Rv. 269279; Sez. 3, n. 19025 del 20/12/2012, 02/05/2013, Rv. 255396). Dunque, l’esigenza di ragionevolezza e inderogabilità della repressione sanzionatoria, rende pienamente conforme a costituzione la predetta interpretazione dell’art. 9 del d.lgs. n. 74 del 2000”.
(iii)sulla legittimità dell’applicazione dell’aggravante di cui all’art. 61, n. 7) c.p. ai reati tributari in contestazione.
“A tale proposito, deve ribadirsi che la circostanza aggravante dell’aver cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità risulta incompatibile con il reato di associazione a delinquere ex art. 416 cod. pen., in quanto il requisito del danno patrimoniale è estraneo alla struttura del reato associativo, non derivando dalla mera costituzione di un sodalizio criminoso, ancorché ispirato a motivi di lucro, un danno patrimoniale (ex plurimis Sez. 3, n. 35454 del 26/05/2010). Infatti, solo con l’attuazione del programma criminoso si verifica la lesione di beni giuridici con conseguente prodursi di danni patrimoniali, i quali, pertanto, derivano dalla commissione dei reati fine, sicché soltanto in relazione ad essi può ritenersi configurabile l’aggravante in esame”.
(…) Al contrario, deve essere ritenuta corretta la statuizione dei giudici del gravame con riferimento all’applicabilità dell’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità al reato ex art. 8 del d.lgs n. 74 del 200 di cui capo 8) dell’imputazione. Infatti, la circostanza in questione si applica non soltanto ai reati contro il patrimonio, ma a tutte le fattispecie che, in ogni caso, offendano il patrimonio della persona offesa.Nel caso di specie non può negarsi che l’emissione di una moltitudine di fatture per operazioni inesistenti – per un totale di € 570.499,84 nell’anno 2011, 22.256.666,78 nell’anno 2012, 51.996.413,24 nell’anno 2013, 2.325.451,46 nell’anno 2014 – abbia prodotto un grave danno al patrimonio dell’amministrazione finanziaria, la quale, come più volte sottolineato da questa Corte (ex plurimis Sez. 3, n. 42632 del 16/04/2013) è, a tutti gli effetti, persona offesa dalla commissione dei reati fiscali e dunque soggetto sul cui patrimonio valutare la sussistenza dell’aggravante in questione”.
(iv) sul concetto di fattura soggettivamente inesistente.
“A tale proposito, come già osservato dai giudici del gravame, si rileva la manifesta infondatezza dell’asserzione della difesa secondo cui la giurisprudenza di legittimità avrebbe affermato che l’utilizzazione di fatture soggettivamente inesistenti nella dichiarazione ai fini delle imposte dirette non integra una violazione penale perché non determina alcuna evasione d’imposta. Infatti, mentre con riguardo alle imposte dirette, l’effettiva esistenza dell’operazione e del conseguente esborso economico, corrispondente a quanto dichiarato, esclude il carattere fittizio degli elementi passivi indicati nella dichiarazione, a nulla rilevando, in linea di massima, che il destinatario degli stessi sia un soggetto diverso da quello reale, con riguardo all’IVA la detrazione è ammessa solo in presenza di fatture provenienti dal soggetto che ha effettuato la prestazione, giacché, tutto il sistema del pagamento e del recupero dell’imposta si basa sul presupposto che la stessa sia versata a chi ha effettuato le prestazioni imponibili, mentre il versamento dell’imposta ad un soggetto non operativo o diverso da quello effettivo, consentirebbe un recupero indebito dell’IVA stessa(ex plurimis Sez. 3, n. 26431 del 16/03/2016; Sez. 5, n. 3105 del 12/02/2014)”.
Art. 416 c.p. Associazione a delinquere
Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601, 601 bis e 602, nonché all’articolo 12, comma 3 bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché agli articoli 22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge 1° aprile 1999, n. 91, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.
Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quater 1, 600 quinquies, 609 bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609 undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma.
Art. 2. D. lgs. n. 74/2000. Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
Art. 8. D. lgs. n. 74/2000. Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
Quadro giurisprudenziale di riferimento delle recenti pronunce in materia di emissione di fatture per operazioni inesistenti:
In tema di I.V.A., l’art. 21, comma 7, del d.P.R. n. 633 del 1972, ai sensi del quale, se vengono emesse fatture per operazioni inesistenti, l’imposta è dovuta per l’intero ammontare in esse indicato, va interpretato nel senso che, anche in considerazione della rilevanza penale di tale condotta, il corrispondente tributo viene considerato “fuori conto” e la relativa obbligazione “isolata” da quella risultante dalla massa di operazioni effettuate, senza che possa operare il meccanismo di compensazione, tra I.V.A. “a valle” ed I.V.A. “a monte”, che presiede alla detrazione d’imposta di cui all’art. 19 del d.P.R. citato, il cui diritto è subordinato, quando si tratti di acquisto effettuato nell’esercizio dell’impresa, oltre che alla qualità d’imprenditore dell’acquirente, all’inerenza del bene acquistato all’attività imprenditoriale
Cassazione penale sez. II 07 giugno 2018 n. 30401
Cassazione penale sez. VI 13 ottobre 2016 n. 52321
Cassazione penale sez. III 20 settembre 2016 n. 47972
Cassazione penale sez. III 15 ottobre 2014 n. 50628
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