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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 35', 'art. 19', 'art. 26', 'art. 8', 'art. 4']

"Senso comune e creatività" recensito su Appunti sulle politiche sociali (n. 5-2010) by Cartman Edizioni - Issuu
gruppo solidarietà www.grusol.it
i t n u p p
sulle politiche sociali
INCERTI DIRITTI DI WELFARE RISCHI E SFIDE PER IL TERZO SETTORE DISABILITÀ
E POLITICHE REGIONALI
IN DIFESA DEL WELFARE SULLA PROPOSTA DI PIANO SOCIOSANITARIO DELLE MARCHE
Poste italiane SPA - Spedizione in abbonamento postale d.l. 353-2003 (conv. in L. 27.2.2004 n. 46), art. 1, comma 2, DCB Ancona Bimestrale - settembre-ottobre 2010, anno XXII. ISSN 1120-5725
appunti sulle politiche sociali - in questo numero... Verso incerti diritti di welfare
I rischi e le sfide. Politiche sociali e ruolo del terzo settore
La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e le politiche regionali
In difesa del welfare. Un appello contro l’indifferenza e l’insofferenza nei confronti dei deboli
A chi serve il nuovo Piano socio sanitario della regione Marche?
I primi due articoli del numero propongono alcuni degli interventi proposti in occasione del Convegno “Quale futuro per le politiche sociali in Italia, quale ruolo per le organizzazioni di volontariato” in occasione del trentennale di attività del Gruppo. Il contributo di Tiziano Vecchiato analizza lo stato delle politiche sociali in Italia, ne ripercorre la storia, soffermandosi in particolare sullo stato dei diritti civili e sociali. Delinea, infine, alcuni punti irrinunciabili all’interno della riforma federalista. Giacomo Panizza si sofferma sul ruolo del terzo settore nello sviluppo delle politiche sociali; analizza le tappe salienti che hanno caratterizzato il non profit in Italia, indica i rischi e le sfide che le organizzazioni si trovano ad affrontare. Giampiero Griffo in continuità con l’articolo pubblicato nel precedente numero della rivista si interroga sulle politiche regionali a partire dai contenuti della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Viene successivamente presentato il documento “A difesa del welfare. Un appello contro l’indifferenza e l’insofferenza nei confronti dei
deboli”, promosso da 45 organizzazioni del terzo settore della regione Marche con l’obiettivo di mettere all’attenzione la situazione del welfare in Italia e nelle Marche. Secondo i sottoscrittori si è in presenza di una sempre più forte tendenza a smantellare il seppur incerto sistema di tutele rivolto alle persone più in difficoltà; soprattutto sembra di scorgere una sempre più forte insofferenza nei confronti di chi ha necessità di interventi e servizi. Infine Fabio Ragaini analizza la proposta di Piano sociosanitario della regione Marche chiedendosi a partire dagli obiettivi indicati nell’Atto programmatorio a chi può servire un atto di quel tipo. Una domanda non retorica che rimanda al significato degli strumenti di programmazione.
Il 5x1000 al Gruppo Solidarietà c.f.
Bimestrale del Gruppo Solidarietà. Nuova serie - Anno 22 (XXII), n. 5 (189) , settembre-ottobre 2010, chiuso il giorno 12 settembre 2010. Direttore responsabile: Riccardo Ceccarelli. Redazione: Giuseppe Alberti, Cinzia Alberti, Sibilla Giaccaglia, Gloria Gagliardini, Fabio Ragaini Composizione: Paolo Urbani Stampa: Unione Tipografica Jesina, Jesi (AN) Direzione e Amm.ne: Via Fornace, 23 60030 Moie di Maiolati Sp. (AN) Tel. e Fax 0731.703327- e-mail: grusol@grusol.it Abbonamento annuo Euro 20,00 (25 per enti pubblici) intestato a Gruppo Solidarietà, Via Calcinaro, 12 - 60031 Castelplanio (AN) - c.c.p. 10878601 Aut.ne del Tribunale di Ancona n. 13 del 10/04/1989 - una copia Euro 3,50 (5 per enti pubblici). Gli articoli non firmati sono redazionali. Iscritto al Registro nazionale della stampa n.5624 del 5/2/97 Interamente stampato su carta riciclata. Gli articoli della rivista possono essere ripresi da altre riviste, citando la fonte, ma non possono essere pubblicati su Internet
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VERSO INCERTI DIRITTI DI WELFARE
TIZIANO VECCHIATO DIRETTORE FONDAZIONE “E. ZANCAN”, PADOVA
La tendenziale riduzione dei diritti è in atto, “stringendo” il campo visivo dai diritti delle persone a quelli dei cittadini, dai cittadini ai residenti, dando più evidenza ai diritti dei consumatori. La crisi attuale aggiunge pericolosità a questa sfida e chiede a tutti una profonda verifica di realtà e di responsabilità
conto dei bisogni che esprime, anche se ha poca capacità di farli valere; c) condivisione del rischio finanziario. In alcuni paesi tale condivisione è basata sulla solidarietà fiscale, in altri su modalità di raccolta fondi di tipo mutualistico. In entrambi i casi il contributo individuale è determinato dalla capacità contributiva, che nasce dal proprio reddito. Pertanto, il rischio di malattia o il maggiore o minore fabbisogno di prestazioni assistenziali non incidono nella determinazione del contributo economico. Nell’opzione basata sull’assicurazione dei rischi, il compito di scegliere il sistema di protezione più rispondente ai propri bisogni viene affidato alla persona stessa. L’entità e la qualità della protezione assicurata dipendono dalla volontà e dalla capacità di spesa del singolo individuo. I poveri e le persone fragili finiscono per rimanere esclusi dalle risposte di cui avrebbero bisogno e diritto, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. In soccorso dei più sfortunati sono previste tutele istituzionali, che però sono giudicate del tutto insufficienti e la recente riforma sanitaria USA non sarebbe stata necessaria se non ci fossero questi problemi. Non è inoltre difficile dimostrare che il modello liberista produce sacche considerevoli di emarginazione e di esclusione sociale. I suoi sostenitori lo sanno, ma ritengono che sia la strada migliore per combattere l’opportunismo e l’assistenzialismo. I sistemi solidaristi hanno una spesa pubblica di welfare superiore rispetto ai sistemi liberisti. I secondi giustificano questo differenziale con la propria maggiore efficienza. Gli indici di efficacia sono a favore dei sistemi solidaristi, se misurati su tutta la popolazione. I macro indicatori di spesa nazionale testi-
RESPONSABILITÀ INDIVIDUALI E SOCIALI Il dibattito attuale sui sistemi di welfare si concentra sui caratteri alternativi dei due modelli oggi dominanti nei paesi occidentali. La differenza più evidente si basa sulla diversa valutazione che, culturalmente e politicamente, viene data ai principi di solidarietà e di responsabilità personale. Chi fa prevalere il principio di solidarietà ritiene che la condivisione di responsabilità sia la strada migliore per promuovere il bene comune, a costi più sostenibili. Ritiene inoltre che certi risultati possano essere conseguiti solo con un grande sforzo solidale, responsabilizzando le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le istituzioni, gli stessi produttori di servizi alle persone. Chi invece antepone il principio di responsabilità personale, è convinto che l’individuo sia il principale responsabile del proprio destino, e che quindi debba attivarsi responsabilmente per salvaguardare la propria salute e autonomia, anche quando gli svantaggi e gli ostacoli sono pressoché insormontabili. A sostegno di questa tesi si dice che la condizione di fragilità e incapacità può essere messa in conto tra i rischi della vita e quindi assicurata preventivamente. La realtà attuale e futura di ogni persona non è però così semplice da prefigurare, per cui fare appello alla libera scelta e alle responsabilità personali equivale ad abbandonare al proprio destino molte persone e famiglie che non sono in grado di farlo. L’opzione solidaristica ha dato forma a sistemi di welfare di tipo universalistico, ossia basati su tre principi: a) pari opportunità di accesso ai servizi sociali, sanitari, educativi; b) eguaglianza di trattamento per ogni persona, tenendo
1 Il testo rielabora la relazione tenuta a Jesi, il 27 marzo 2010, al convegno “Quale futuro per le politiche sociali in Italia. Quale ruolo per le organizzazioni di volontariato”, in occasione del trentennale del Gruppo Solidarietà. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
to a essere curati, assistiti, presi in carico, non solo per carità ma per giustizia e per diritto. I moderni sistemi di welfare si stanno misurando con la tenuta di questa sfida, consapevoli che con il termine “moderni” non si identificano le soluzioni ottimali, ma soltanto punti di arrivo e di ripartenza. Nel caso del diritto alla salute e all’istruzione si è operato con un’unica strategia: “trasformare i soldi in servizi”, passare cioè dalla logica del finanziamento a quella dell’investimento, così che il rendimento fosse almeno duplice: 1) misurabile in termini di capacità di risposta e 2) misurabile in termini di capacità di “produrre le risposte”, dando lavoro ad organizzazioni e professionalità che nel tempo hanno raggiunto una consistenza finalizzata a garantire i volumi di spesa e di offerta nei Lea. Nel caso ad esempio del sistema sanitario le persone occupate sono quasi 700.000, a cui aggiungere l’indotto. Si possono quindi meglio cogliere i valori degli investimenti di welfare, in termini di benefici di salute, di cittadinanza dei più deboli, di inclusione lavorativa e sociale, di sviluppo economico. Tuttavia, malgrado questi risultati, nell’ambito dell’assistenza sociale si opera ancora secondo una concezione vecchia di assistenza, che vede nelle erogazioni economiche un modo normale di prendersi cura delle persone in difficoltà. Il rapporto tra servizi e erogazioni è di 1 a 12, cioè ad un euro speso per dare servizi ci sono altri 11 euro per dare trasferimenti monetari. Si tratta di un indicatore semplice e per certi aspetti brutale, che ci dà la misura di quanto di più e meglio si potrebbe fare. In materia di assistenza sociale, fino a 50 anni fa prevaleva la convinzione che bastassero buone strutture per garantire buone risposte. La critica alle istituzioni totali ha messo in discussione questa convinzione, aprendo la strada al superamento delle risposte segreganti e sollecitando la ricerca di nuove soluzioni. L’elemento che meglio ha caratterizzato la ricerca di alternative all’istituzionalizzazione è stata la priorità data allo spazio di vita, così da garantire radicamento territoriale e dimensione familiare alle risposte, senza separare le persone dalle proprie radici biologiche, affettive, socio ambientali, relazionali, valoriali. Negli anni 70 e 80 del novecento, molto è stato fatto per superare l’assistenza istituzionalizzate, sicura ma segregante, convinti che non fosse quello il modo di tutelare i bisogni delle persone. Bisognava superare l’idea che si potesse garantire il diritto all’assistenza ne-
moniano inoltre che i sistemi a carattere solidaristico hanno un rapporto costo-efficacia migliore, anche in forza della prevenzione collettiva, che i singoli non potrebbero permettersi. I sistemi a carattere assicurativo concentrano la loro efficacia su una fascia più ristretta di popolazione. Le loro valutazioni considerano gli esiti ottenuti per gli assicurati e non le risposte rivolte ad uno spettro più ampio di popolazione. Queste criticità non impediscono che i modelli assicurativi vengano preferiti da molte persone, attratte dall’idea di sentirsi responsabili del proprio bene e del proprio destino Tra le critiche mosse al modello solidarista c’è un consumo maggiore di risposte, anche a causa del fatto che non costano al momento della fruizione. Il confronto stimola entrambe le prospettive a trovare soluzioni a questo problema. Quello che di solito fa la differenza è l’incontro tra diritti e doveri che riduce le contraddizioni a vantaggio dei più deboli, investendo nel rapporto fiduciario che si può stabilire tra chi chiede e chi offre aiuto.
LE RISPOSTE DI WELFARE HANNO RADICI LONTANE Le radici dei moderni sistemi di welfare non nascono ieri e non si esauriscono nel confronto tra liberisti e solidaristi. Sono identificabili nelle risposte che, nei secoli, sono poi diventate organizzazioni altruiste e solidali. In passato molte opere di carità si basavano su una duplice capacità: dare risposta agli ultimi, e costruire condizioni per estenderle a tutti. Da questa duplice attenzione sono nati gli ospedali (vicino alle cattedrali), le strutture per bambini abbandonati (nel cuore delle grandi città), i luoghi di aggregazione per ragazzi, i centri dove imparare un mestiere, l’aiuto portato in casa delle persone con gravi difficoltà. L’ospedale, i centri diurni, le cure domiciliari, le scuole professionali… sono oggi infrastrutture di welfare, classificate nei livelli essenziali di assistenza. Il passaggio da “per carità” a “per giustizia” è avvenuto con soluzioni organizzate, strutturate, poi definite in sede normativa, a cui oggi corrispondono linee di finanziamento e di erogazione. Nello Stato moderno molte di queste risposte profetiche e pionieristiche hanno trovato successiva collocazione nei diritti di cittadinanza, finanziati con la solidarietà fiscale o con altre forme di raccolta fondi. In questo modo la condizione di bisogno si è saldata con la capacità organizzata di tutelare il diritSETTEMBRE-OTTOBRE 2010
che doveri. Tutto questo ha messo in evidenza numerose potenzialità dei territori, oltre le dotazioni economiche, strutturali e organizzative. È stato più facile che in passato affermare la centralità della persona e dei soggetti sociali, entrando nel merito dei processi di produzione dei servizi e, ancor di più, nei processi di programmazione e attuazione delle risposte. Come sempre, alle maggiori possibilità hanno corrisposto anche maggiori difficoltà nell’interpretare i nuovi mandati e i rapporti di potere, nell’integrare l’esercizio delle responsabilità, nell’orientare gli interessi verso politiche unitarie di sviluppo sociale. Si è molto investito nel lavoro per progetti, pensando che in questo modo si potesse colmare il divario tra opzioni ideali e realizzazioni. Ma ancora oggi i risultati sono limitati, settoriali, centrati sulle logiche dei produttori, piuttosto che sui diritti delle persone. A questo si aggiunge la difficile sostenibilità economica delle molte gestioni separate, in competizione tra loro, culturalmente incentivate a vincere, a ottenere utili a breve, effimeri, senza investire nel rendimento reso possibile dell’incontro delle responsabilità. Gli anni che ci dividono da quel periodo rendono oggi più facile riconoscere le contraddizioni, recuperare una visione d’insieme, sapendo che i fattori di contraddizione nascevano anche da molte potenzialità non coltivate. In una socialità in evoluzione ha trovato modo di inserirsi il mercato dei servizi alle persone, con un’offerta gestita senza mediazioni istituzionali e senza tutele per i soggetti deboli. Si è cioè silenziosamente allargata la sfera della negoziazione privata, dove valgono i diritti dei consumatori, ma non abbastanza i diritti dei cittadini e delle “persone” in quanto persone.
gando i diritti umani, i diritti di cittadinanza sociale, visto che gran parte delle persone allontanate dalla vita della comunità (bambini, malati mentali, persone con disabilità…) erano anche escluse dalla vita sociale. Ragioni etiche, culturali e normative hanno portato al superamento di molti enti assistenziali, avviando il decentramento delle responsabilità e delle amministrazioni. In questa logica sono stati identificati i Comuni e le Regioni come soggetti idonei a interpretare in modo nuovo diretto le responsabilità di organizzare e garantire le risposte territoriali, anzi ancor di più, di tutelare i diritti.
CONSOLIDARE LE INNOVAZIONI Molto è avvenuto negli ultimi vent’anni, soprattutto con azioni di consolidamento delle innovazioni degli anni ’70 e ‘80, insieme ad un grande sforzo di razionalizzazione delle risorse, in particolare nell’area sanitaria. A fianco delle innovazioni strutturali e di sistema, si è investito nell’allargamento della rete di responsabilità sociali, interessate ai bisogni delle persone e delle famiglie. È stata la principale innovazione degli anni ’90, che, in particolare, ha dato forma più stabile a questi orientamenti. Alcuni esempi sono la legge n. 241/90, Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi; la legge n. 142/90, Ordinamento delle autonomie locali; la legge n. 266/91, Legge quadro sul volontariato; la legge n.381/91, Disciplina delle cooperative sociali; il d.lgs n. 112/98, di Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59; fino ad arrivare all’approvazione delle leggi n. 328/00, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, e alla legge n. 64/01, Istituzione del servizio civile nazionale. Gli ultimi dieci anni del Novecento hanno visto un grande impegno di rinnovamento, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra soggetti istituzionali e sociali, grazie al maggiore riconoscimento delle forme di solidarietà organizzate, che si sono molto impegnate nell’ambito dell’inclusione lavorativa e sociale. Nel contempo i rapporti tra le persone e le pubbliche amministrazioni hanno tratto beneficio dalle carte dei servizi, dal riequilibrio di molte dinamiche di relazione che vedevano le persone trattate come sudditi, piuttosto che come cittadini, persone con propri diritti oltre SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
DIRITTI “CONDIZIONATI” Nell’evoluzione appena sintetizzata, è venuto a maturazione un fattore caratterizzante i diritti sociali: la loro natura condizionata. Essi non dipendono solo dalla disponibilità di risorse (che normalmente provengono dalla solidarietà fiscale e/o dal concorso economico al momento della fruizione), ma anche dalla loro trasformazione in capacità di risposta professionale, non soltanto amministrativa. Il sistematico investimento in questa direzione, messo in atto dai sistemi scolastico e sanitario, ci permette di capire meglio questa natura peculiare.
pensare a un’esigibilità senza risorse significa affermare e negare i diritti nello stesso tempo. Vedremo nel paragrafo successivo se, e in che misura, la prospettata attuazione dei livelli essenziali di assistenza, nel federalismo fiscale, potrà affrontare questi problemi e mantenere le proprie promesse.
Non è stato così per i servizi sociali. I risultati configurano oggi un rapporto tra servizi ed erogazioni economiche tutto sbilanciato a favore dei trasferimenti. È una situazione che ci condanna a una accentuata capacità di gestire i servizi di primo intervento, di aiuto immediato, e a una cronica incapacità di produrre cambiamenti significativi in fase successiva, affrontando le sfide con cui dovrebbe misurarsi l’assistenza sociale, prima fra tutte la povertà. Si è in particolare creata una situazione di stallo nella capacità di trasformare le risorse per l’assistenza sociale (quasi 50 miliardi di euro ogni anno) in risposte, di cui si possano misurare i benefici, l’efficacia. Il faticoso passaggio al federalismo sta avvenendo senza che questa questione sia stata affrontata, ritenendo sufficiente definire costi standard e associarli ai livelli essenziali di assistenza. Sarebbe questa la premessa per considerare nodi che non dipendono solo dalla struttura dei costi, ma anche da ragioni ben più profonde. Nel passaggio di responsabilità dallo stato alle regioni e ai comuni in materia di servizi di welfare, le condizioni per affrontare i diritti “condizionati” si complicano ulteriormente. Basta guardare alla composizione e distribuzione della spesa sociale dei comuni, per capire che i differenziali di capacità sono enormi e non sono spiegabili solo in termini di divario tra nord e sud, visto che è possibile identificare analoghi differenziali all’interno delle regioni e addirittura tra conferenze dei sindaci. In letteratura, la categoria dei “diritti condizionati” è stata utilizzata per spiegare come e quando un diritto diventa esigibile. Occorrono anzitutto condizioni elementari: capacità di finanziarli, infrastrutture per erogarli, organizzazioni professionali per garantirli. Non è possibile garantire il diritto all’istruzione senza le scuole, senza la possibilità di accedervi e senza personale docente. Non è possibile garantire risposte sanitarie senza servizi di assistenza primaria, senza ambulatori e ospedali, senza capacità di gestire contemporaneamente le emergenze, le cure di lungo periodo e altro ancora. Diritti condizionati significa rischio di diritti incompiuti, non tutelati, a scapito di quanti non sono in grado di accedere alle risposte “per tutti”. A ben vedere non sono veramente per tutti, visto che i più deboli, non hanno capacità e forza necessaria per rivendicarli e ne restano esclusi. A questo si aggiunge un problema diffuso: SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
LIVELLI ESSENZIALI DI CITTADINANZA SOCIALE I livelli essenziali di assistenza (Lea) integrano i diritti civili e li arricchiscono, li fanno evolvere verso i diritti di cittadinanza sociale. I loro contenuti dipendono da un giudizio politico ed etico sulle condizioni per ridurre le disuguaglianze, per dare pari opportunità ad ogni persona. Dipendono da un giudizio tecnico sulle condizioni per passare dai principi alle realizzazioni, collegando i bisogni da tutelare con la capacità tecnica ed economica di soddisfarli. Dipendono dall’equità distributiva e dall’uniformità territoriale di risposta. Non basta, infatti, affermare che nelle città e in aree ad alta urbanizzazione ci sono risposte adeguate, se altrove non è così. L’impegno necessario per garantire i livelli essenziali in condizioni di uniformità e sicurezza non è quindi sforzo estemporaneo, da breve periodo. In Francia, ad esempio, le risposte per le famiglie con figli non dipendono solo dall’attuale numero di posti nido, ma dall’investimento di lungo periodo che ha trasformato erogazioni e prestazioni disorganiche in un sistema di risposte, flessibili e coerenti con i bisogni delle famiglie. Il d.lgs n. 56/00 di recepimento della legge n. 133/99 aveva creato premesse economiche per pensare e investire oltre il breve periodo, a livello regionale: con la compartecipazione regionale all’Iva, le addizionali Irpef, l’aumento della compartecipazione all’accisa sulla benzina, la perequazione interregionale delle risorse. Ma maggiore responsabilizzazione economica non ha significato aumentata capacità di “fare efficacemente”. Non basta pensare che a una maggiore responsabilizzazione regionale e comunale facciano seguito maggiore efficienza ed efficacia delle risposte. In molti casi è accaduto il contrario. Stiamo infatti su un crinale di cui occorre riconoscere non solo le potenzialità ma anche i rischi, se vogliamo contrastarli. Se prevarrà la possibilità di cadute rovinose, come è successo in varie regioni, non avremo livelli essenziali in condizioni di maggiore uniformità territoriale. Sarà anzi il contrario, con il rischio di una sostanziale messa in discussione del progetto costituzio-
società. Il federalismo fiscale nasce dalla convinzione che l’unione nazionale non sia più in grado di garantire i diritti e che sia necessario rassicurare i “residenti”, chiamando regioni e comuni a rivitalizzare la coesione sociale. Le perduranti differenze tra regioni sono portate come necessità di questa transizione, per garantire proprio i livelli essenziali. A questa motivazioni si aggiunge la necessità di ridurre la distanza tra chi amministra e chi è amministrato, verso un obiettivo di governabilità rinnovata, a “chilometri zero” tra amministratori e amministrati. In questo modo si dovrebbe rivitalizzare la partecipazione sociale, si dovrebbero ridurre le perdite di risorse, i costi amministrativi, ancorando le responsabilità al territorio che ha prodotto le risorse per finanziare i diritti. Sussidiarietà verticale e orizzontale dovrebbero cioè generare beni aggiuntivi, a vantaggio delle comunità locali che li hanno finanziati, riconfigurando le condizioni di tutela dei diritti di cittadinanza e la loro esigibilità. A sostegno di questa strategia si afferma che il patto costituzionale non viene messo in discussione. Anzi proprio la costituzione prevedeva un passaggio progressivo di responsabilità dalle istituzioni centrali a quelle territoriali, dopo aver costruito le premesse necessarie perché questo avvenisse. Sono quindi maturi i tempi e le condizioni per accelerare questo processo? Solidarietà e sussidiarietà, diritti e doveri sono in grado di fare la differenza e di sostenere questa transizione? È difficile sostenerlo mentre il contratto costituzionale è fortemente messo in discussione in attesa di modificarlo. C’è anzi chi pensa di poter già manometterlo per singole parti, in vista di una costituzione “praticamente” modificata. Se ad esempio il gettito fiscale versato dai residenti può giustificare una prelazione per i loro diritti, ai primi articoli della costituzione verrebbe tolta forza vitale necessaria per tutelare i diritti di tutti oltre il livello regionale. Difficilmente potrà bastare la previsione del fondo perequativo o dei poteri sostitutivi previsti dalla legge n. 42/2009. Le esperienze pregresse non rassicurano sulla capacità di questi due strumenti di tenere insieme solidarietà, responsabilità, tutela dei diritti, in tutti i territori. Si è conclusa la stagione avviata nella seconda metà del novecento dove hanno prevalso le ragioni dell’unione, a livello internazionale ed europeo, soprattutto per ragioni economiche. Viviamo in un momento culturale e storico in cui la spinta alla differenziazione è
nale solidale, basato sull’incontro tra diritti e doveri. Chi è già penalizzato lo sarà ancora di più e anzi pagherà per il vuoto di responsabilità che già danneggia le persone che vivono nelle regioni con insufficienti capacità strutturali e professionali di risposta. La modifica del titolo V della Costituzione e la legge n. 42/2009 sono state pensate per dare un forte impulso al superamento di queste contraddizioni. Hanno in un certo senso creato condizioni di non ritorno. Per questo la sfida è più impegnativa di quanto si possa pensare. La possibilità di esporre i soggetti più deboli a una sostanziale riduzione dei loro diritti è possibile e sarebbe un costo sociale e umano troppo alto, in una fase in cui la crisi economica chiede a tutti, e in particolare alle istituzioni, alle organizzazioni sociali, più coraggio e anzi capacità spesso assenti.
IL FEDERALISMO DEI DIRITTI DIFFERENZIATI Il ridimensionamento dei diritti delle persone ha seguito un andamento che va da un generale sempre più ristretto (con diritti sempre più condizionati) a un particolare sempre più allargato. In sostanza, assistiamo ad una silenziosa riduzione dei diritti delle persone in quanto “persone”. Penalizza i “non cittadini”, con il pretesto che in questo modo si potrà sostenere la crescente domanda di tutela di welfare dei “cittadini”. Nel contempo però si va legittimando la riduzione dei diritti dei cittadini, per meglio tutelare i diritti dei “residenti”. La motivazione è analoga: rispondere alla crescente domanda di protezione e di welfare dei cittadini residenti, che, avendo finanziato i propri diritti con le tasse, non sono disposti a condividerli con persone che non risiedono nel proprio territorio. Il risultato è una sostanziale redistribuzione della capacità di risposta ai bisogni, dando di più ai “residenti”, quanto si riesce ai “cittadini”, quanto resta ai “non cittadini”. Oltre la soglia dei diritti ci aspetta l’offerta di mercato, pronta a offrire prestazioni a quanti non hanno potuto avere risposte solidali e che possono far valere il proprio potere di acquisto. A quel punto la disuguaglianza diventa un fattore regolativo degli scambi, non più un problema da ridurre e superare. Stiamo evidentemente parlando di scenari possibili, di costi sociali incrementabili, di rischio di delegittimazione istituzionale. Sono problemi da affrontare per contrastare la deriva, per cercare modi più solidali di essere SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
sterà la sfiducia, in particolare delle nuove generazioni, ci consegnerà risultati insperati. Se invece non manterrà le promesse, dietro la maschera scopriremo un pericoloso gioco di società che, non sapendo come onorare le proprie responsabilità, scaricherà i costi sull’oggi e soprattutto sul domani. È successo più volte nel secolo scorso, complici le seduzioni collettive che facevano sembrare giuste e ragionevoli scelte profondamente sbagliate e autodistruttive. La posta in gioco è quindi molto alta. I centri di responsabilità in concorso tra loro sono ben identificabili. La tendenziale riduzione dei diritti è in atto, “stringendo” il campo visivo dai diritti delle persone a quelli dei cittadini, dai cittadini ai residenti, dando più evidenza ai diritti dei consumatori. La crisi attuale aggiunge pericolosità a questa sfida e chiede a tutti una profonda verifica di realtà e di responsabilità.
vincente. Aumenta il bisogno di marcare le differenze, di costruire barriere difensive. Come sappiamo ogni sistema di controllo comporta costi aggiuntivi, per amministrare la sicurezza senza però garantirla, visto che aumentano le controversie e le chiusure difensive. È la sindrome di Caino per la quale non c’è motivo di farsi carico delle ragioni della fraternità e dello sviluppo solidale. Una “cittadinanza più debole” è anche un bene meno relazionale, meno condivisibile, quindi un rischio da evitare. In una cittadinanza indebolita i rischi di delegittimazione delle istituzioni sono maggiori, visto che sono nate per “servire”. Se poi non lo fanno adeguatamente non possono pensare che questa incapacità non abbia conseguenze. Il nuovo scenario federalista è quindi una sfida. Se sarà in grado di ridurre ed eliminare la cittadinanza dei privilegi, se ridurrà le emarginazioni, se ridurrà la paura, se contra-
Per riflettere sull’esperienza religiosa e sulla vita quotidiana I volumi curati dalla casa editrice Dehoniane si propongono come occasioni di crescita individuale e comunitaria; affrontano tematiche che ci coinvolgono, come credenti e come cittadini del mondo, rilette con il contributo della teologia e delle sacre scritture, inquadrate nel contesto della società attuale. Scopo del testo Accogliere la vita è offrire strumenti di conoscenza – teorici e applicativi – dell’accompagnamento della psicologia pastorale nella vita quotidiana; l’autrice spiega il significato e le potenzialità di questa ricerca della l’esperienza dello Spirito nella vita delle persone, descrivendo percorsi e strumenti per realizzare questo itinerario per aiutare ad accogliere Dio. Il quaderno Scienza e spiritualità. Affinità elettive, pensato come strumento di formazione pastorale rivolta a giovani universitari, riflette sul contrasto solo apparente tra spiritualità e ricerca scientifica; con uno stile colloquiale, l’autore ci illustra i punti di incontro tra studio accademico e formazione delle coscienze, rintracciabili nell’umiltà, nell’impegno, nella scoperta di una missione della vita per incontrare il mondo, se stessi e gli altri; questi cammini di crescita trovano linfa nella lettura, atto creativo che trasforma il mondo interiore di chi ne è coinvolto. L’uomo e il suo giardino si interroga sulla responsabilità dei cristiani nei confronti della natura, intesa come dono di Dio, continuazione del paradiso dell’Eden; rileggendo la Bibbia, si rintracciano le radici della sensibilità dell’essere umano come giardiniere che si prende cura della terra da cui raccoglie i frutti per vivere; una visione da richiamare per recuperare l’alleanza con l’ambiente, un’armonia di collaborazione che deve tradursi in comportamenti, scelte politiche e culturali. Lola Arrieta, Accogliere la vita, Bologna 2008, p.151, euro 13.00; Elmar Salmann, Scienza e spiritualità. Affinità elettive, Bologna 2009, p. 84, euro 6.70; Godfried Danneels, L’uomo e il suo giardino, Bologna 2010, p. 80, euro 6.90
I RISCHI E LE SFIDE. POLITICHE SOCIALI E RUOLO DEL TERZO SETTORE1
Mi fa molto piacere essere presente al trentennale del “Gruppo Solidarietà”. Fabio Ragaini mi ha invitato, tra gli altri, chiedendomi di raccontare un pezzo di storia del terzo settore per come mi è capitato di viverla in alcune sue varie trasformazioni, tenendo presente la sua rilevanza sociale e alcune sfide future rappresentate dalla storia - come il dato di essere in un’Italia di 150 anni passata da Regno di sudditi a Repubblica di cittadini e cittadine -, dalla cultura, come ci ha descritto Roberto Mancini e dalla politica, specialmente quella irrinunciabile puntualizzata da Tiziano Vecchiato2. Nel mio parlare, userò un certo linguaggio ed esprimerò dei punti di vista provenienti da esperienze sociali vissute. Sono parziali modi di leggere e interpretare; eppure, chi fa volontariato o comunque è impegnato nel terzo settore, deve necessariamente passare attraverso l’agire, pensarlo e ripensarlo. Sa che deve dire la sua, come sa di dover ascoltare le ragioni di altri, conoscitori di altri settori. Il contatto con persone, famiglie, comunità locali e istituzioni, ci porta a vivere esperienze spesso gratificanti, “calde”, attraenti e coinvolgenti; altre volte faticose, contraddittorie e conflittuali: e per tutto questo, quando serve, ci facciamo aiutare da altri che studiano certe discipline umanistiche, sociali, economiche, organizzative o, come oggi con Mancini, ci mettiamo in ascolto della filosofia, o anche della spiritualità. Avendo a cuore di “far bene il bene”, ci facciamo aiutare volentieri.
GIACOMO PANIZZA LAMEZIA TERME
Una scossa forte al terzo settore si prefigura quella diretta a minare i nostri valori quando, col pretesto della crisi, ci chiederanno di operare beneficenza e non promozione dell’autonomia delle persone; così come quando tenteranno di imporci di snaturare le nostre professioni sociali per farcele declinare in custodia, controllo, separazione dei deboli a tutela dei benestanti e benpensanti
lidarietà”? Trent’anni fa, “gruppo” e “solidarietà” erano termini palesemente contrari a “istituto” e a “emarginazione”, e allo stesso tempo sottolineavano qualcosa cui si aspirava. Gruppo è indicativo di quel periodo. Connotava leggerezza e apertura, aspetti relazionali ed esistenziali. Dice di un’organizzazione leggera, nella quale suddividere compiti a turno, intercambiabili. Invita a condividere i saperi e le pratiche. Mette insieme persone differenti con interessi diversi. La parola gruppo ci portava a questi aspetti, a condividere alcuni scopi, e a narrarci: quante storie ci siamo raccontati in gruppo, quelle di chi veniva ad aiutare e di chi veniva a chiedere aiuto. E ci illuminavamo: al posto dei libri a quei tempi c’erano tantissimi di questi racconti. Ogni gruppo fa “potere” nei territori, fa capitale sociale, soggettualità… e fa anche fare qualche nemico nella geografia dei poteri locali. Tante di queste cose, io le ho capite vivendole ma anche riflettendoci e facendomi aiutare da chi ci studia sopra. Mi sono dilungato sul termine “gruppo” perché a distanza di trent’anni nel linguaggio del terzo settore si sono introdotti i termini “servizi”, “associazione”, “cooperativa”, “fondazione”, “ente”, “impresa sociale” e altri ancora, come “manager”, con significati più specializzati. Il che va bene, ma ritengo che il terzo settore non debba tralasciare i significati sociali, relazionali ed esistenziali dell’essere e fare gruppo. Mi permetto di sottolineare che nel terzo settore si rischia di perdere la dimensione del “gruppo”, appiattendosi su quella di “organizzazione”. Entrambe sono importanti, ma oggi nella società si vanno indebolendo le relazioni, la condivisione di scopi comuni, la
IL GRUPPO CHE FA COMUNITÀ: IERI SPONTANEO, OGGI E DOMANI UNA SFIDA
Come mai vi siete denominati “Gruppo So-
1 Il testo rielabora la relazione tenuta a Jesi, il 27 marzo 2010, al convegno “Quale futuro per le politiche sociali in Italia. Quale ruolo per le organizzazioni di volontariato”, in occasione del trentennale del Gruppo Solidarietà. 2 La relazione di Roberto Mancini è stata pubblicata nel n. 1/2010, quella di Tiziano Vecchiato in questo numero a p. 1. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
critici ci chiedevano era di lasciare a se stessi i bisognosi i poveri e gli emarginati che incontravamo, al fine di far scoppiare il bubbone politico. Noi abbiamo preferito scommettere sul farsi carico di alcune persone e categorie bisognose e parallelamente premere sui vari governi nazionali succeduti e su istituzioni regionali proponendo di legiferare in materia di welfare. Tiziano Vecchiato può garantire dei vari tentativi agiti in più tappe, fino al varo della 328 del 2000. Inoltre, andavamo in giro a spiegare a persone-gruppi-enti “di chiesa” che essi erano persone-gruppi-enti “civili”, chiamati a responsabilità storiche e sociali e non solo ecclesiali, e che il paese aveva bisogno di più cittadini solidali che di un nucleo di cristiani benefattori. Considerando la genesi di questo pezzo di storia, propongo che quest’assemblea incarichi Tiziano Vecchiato di portare a don Giovanni un grande grazie a nome di tutti noi. Quel movimento di sperimentatori si è collegato, e si è confrontato sui temi dell’uguaglianza e della giustizia sociale, della solidarietà nelle sue dimensioni umane e sociali, economiche e istituzionali, sul fare bene il bene dotandosi di competenze e strumenti adeguati ad aiutare e accompagnare chi ne avesse bisogno. Ha preso parola e, da raggruppamento di privati benefattori, si è trasformato in volontariato prima e in terzo settore poi. Questa riprogettazione dei gruppi sociali ha giuridicamente e concettualmente aiutato a separare dalla chiesa istituzionale una miriade di iniziative da essa e con essa promosse; ha anche liberato l’autonomia dei gruppi di impegno sociale, fino a venire considerati nell’articolo 118 della costituzione rinnovellata; ha stabilito le premesse per varie leggi regolatrici degli interventi promossi dal basso della società. Ma la realtà sociale s’è dimostrata più grande e complessa di quella che allora avevamo inteso fronteggiare con il volontariato. Ancora oggi, risultano scoperte vaste problematiche sociali, non inquadrabili nel volontariato ma solo in un idoneo sistema di solidarietà pubblica di welfare.
valorizzazione di ciascuna e tutte le persone, la fidelizzazione ad appartenenze aperte, il radicamento sociale; mentre invece li vanno riscoprendo le intelligenti organizzazioni economiche. Che cosa stava accadendo a metà anni ’70 nel campo socio assistenziale? Accanto agli interventi concentrati sostanzialmente negli istituti di ricovero, si andavano diffondendo capillari iniziative “leggere”, di piccole dimensioni e con buone intuizioni valoriali ma deboli nei saperi professionali e nell’offrire garanzie di continuità. Iniziative al 90% di ispirazione ecclesiale. Io ho vissuto da dentro quel momento “magico”, l’ideatore del quale fu monsignor Giovanni Nervo, a nome della Caritas italiana. Cosa proponeva? Giovanni Nervo propose di sdoganare questi soggetti che svolgevano assistenza sociale, perché ormai stavano stretti nella chiesa e alla chiesa. Certamente la chiesa rimaneva presente, vicina, ma si riteneva importante fare in modo che queste realtà costituissero autonome soggettualità giuridiche, e autonomi movimenti civili. Ci siamo indaffarati a creare questa novità. Abbiamo un po’ bisticciato sul nome da dare a questo “mondo” che già si presentava come arcipelago: la parola “volontariato” suscitava perplessità perché - vi rendete conto - in quegli anni il volontario era colui che firmava per la leva militare. In tempi di guerra fredda tra la Russia e l’America, le quali mettevano basi missilistiche un po’ dappertutto, parecchi di noi facevamo fatica a digerire questa parola, ma alla fine l’abbiamo assunta per il motivo che si portava dietro l’idea di impegno volontario per la giustizia sociale e la solidarietà, riscontrabile nel cristianesimo, nelle ideologie socialiste, nella cultura anarchica e dal volontarismo etico. L’imprinting è rintracciabile nelle mille facce della solidarietà che si andava esprimendo in molteplici modalità. Erano modi di organizzarsi con radici lontane nella storia italiana. Dopo secoli di cristallizzazione nelle forme di enti e di congregazioni religiose, in un breve periodo essi si sono articolati in quello che chiamiamo il “terzo settore”. Solo talune componenti politiche e sindacali ci criticavano, sostenendo che ciò che andavamo facendo come “privati” doveva piuttosto trovare la sua collocazione nel welfare statuale. Lo stato infatti, con a capo un partito di cattolici, non dava cenno di voler istituire il sistema di welfare di cui c’era bisogno, ma la contropartita di ciò che i nostri SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
LO STATO SCEGLIE DI ABBANDONARE IL SOCIALE, E IL SOCIALE ORGANIZZA RISPOSTE
Ce ne siamo accorti subito. In seguito all’approvazione del DPR 616 nel 1977, abbiamo percepito che gli amministratori degli enti locali, seppur incaricati con decreto, non davano segno di volersi assumere i compiti degli enti disciolti. Avrebbero aperto spazi a enti di
settore, per cui – specie in tempi di crisi e di tagli – ognuno di essi bada a se stesso, operando in maniera che venga finanziato “quel” particolare servizio, ostacolando l’idea di costruire sui territori un valido sistema integrato di interventi e servizi sociali.
diversa natura: privati lucrativi? di beneficenza? di che tipo? Simili interrogativi serpeggiavano nei raggruppamenti dei volontariati. Abbiamo dovuto interrogarci per decidere il da farsi, che comportava la certezza più che il rischio di trasformare parecchi nostri gruppi in enti di servizio per la gestione di servizi territoriali: realtà che richiedevano di andare oltre il volontariato, che in definitiva esigevano la gestione di servizi stabili, con garanzie di personale a tempo pieno, con sostegno economico adeguato al mantenimento di strutture e alla continuità educativa, terapeutica, riabilitativa eccetera. Ad esempio, il Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) si è costituito storicamente durante questa fase, collegando tra loro realtà già esistenti alle quali di fatto andava stretto l’essere gruppo di volontariato - senza ancora una legge - , poiché la gestione di case e comunità di accoglienza richiedeva organizzazioni stabili dotate di forme giuridiche e contrattuali che esulavano dal volontariato in generale. Queste modificazioni legislative delle responsabilità degli enti locali territoriali e di articolazioni dei gruppi, hanno spianato la strada all’accrescimento numerico e tipologico del terzo settore, per cui man mano vennero varate delle leggi che altro non fecero che riconoscere le attività e i servizi che il nostro mondo sociale aveva già inventato e messo in campo per l’animazione sociale, i minori, l’handicap, le dipendenze, e così via. Questa fase, al di là dei vari compromessi tra partiti politici e raggruppamenti sociali loro cinghie di trasmissione, a mio avviso ha prodotto leggi sostanzialmente buone per l’operatività del terzo settore. Meno buone per la garanzia dei diritti delle persone bisognose e vulnerabili. Infatti il rischio, tutt’ora persistente, consiste nel pensiero diffuso che i servizi sociali sono migliori se a gestirli è il terzo settore e non il comune o la provincia o la regione o loro strumenti operativi come le aziende sanitarie. Altro rischio è la scarsa conoscenza delle politiche sociali, per cui ancora troppa gente si riferisce a ciascun singolo servizio come se fosse una realtà compiuta in se stessa e non come parte di un complesso di servizi e professioni sociali messi a sistema. È invalso questo modo riduttivo e distorto di concepire le “risposte” sociali, anche in vari soggetti del terzo
TRE SOGLIE CON PROTAGONISMO E AMBIGUITÀ Della storia del volontariato, trasformato e ricomposto nel terzo settore, sottolineo tre passaggi, tre soglie storiche in cui è stato protagonista di sfide e di rischi. Considero il triennio 1975-78 come la prima soglia. In questo frangente di protagonismo sperimentatore, si è coagulato il movimento del volontariato, il quale si è autocompreso e autoproposto; ha dichiarato e imposto la sua soggettualità nel panorama culturale e sociale, politico e perfino istituzionale; si è dato il nome, ha intravisto dei percorsi e li ha sperimentati direttamente. Qui stavamo in sintonia con le nuove leggi nazionali che traspiravano sicurezza sociale e diritti per tutti: il DPR 616/77 per la soppressione degli enti inutili e il decentramento di tante materie ai territori, le riforme della psichiatria, della sanità, del carcere, della scuola, e altre ancora, un po’ tutte caratterizzate - rispetto al passato - da un maggior coinvolgimento, oltre che degli addetti ai lavori, dei soggetti sociali nella prevenzione e nella partecipazione alla soluzione delle problematiche sociali. Una seconda soglia la situerei a cavallo del 1990, di quest’altra corposa stagione di leggi sociali, puntate a riconoscere e rafforzare ma anche a “utilizzare” il terzo settore: la 266 sui rapporti tra il volontariato e le istituzioni, la 381 sulle cooperative sociali, la 104 sull’handicap, la 285 sui minori, la 162 sulle tossicodipendenze, la 135 sull’Aids, e così via. Qui, non poche associazioni di volontariato e cooperative sociali, svolgono attività sociali da cosiddetti “utili idioti”, fornendo alibi a enti locali latitanti. Numerosi volontari e volontarie “si lasciano” strumentalizzare nelle cooperative sociali e nella gestione al ribasso di servizi sociali. Complessivamente il terzo settore indebolisce il welfare, mettendo le pezze rinuncia a portare avanti una strategia per costruire i primi passi di una necessaria riforma dell’assistenza in Italia, senza pudore delega la riflessione sulle sue esperienze a enti esterni e con esso benevoli, come la Fondazione italiana per il volontariato. La terza soglia la porrei nel 2000, con la promulgazione della legge 328. Qui - dato per
meno dell’una o l’altra o quell’altra regione, e di conseguenza non ha il numero di operatori sociali e neppure di servizi come le altre. Che faremo con la sfida del federalismo, se non decolleremo dalla stessa linea di partenza? Il federalismo rimane una bella sfida, rimane che devo farci i conti, che non posso accontentarmi di sostenere che la Calabria faccia di tutto per ottenere i soldi della perequazione, ma anche pretendere e fare in modo che la Calabria impari a spendere correttamente i soldi di cui già dispone.
scontato il ruolo del terzo settore nella gestione dei servizi e nella partecipazione alla costruzione del sistema integrato del welfare territoriale - scatta opportunamente la regolazione dei servizi messi in campo: dall’accreditamento alle rette, dalla programmazione alla valutazione, dai pagamenti alle penalità. La nota positiva della 328 nei confronti del terzo settore riguarda senz’altro la partecipazione ai tavoli dei piani di zona. Io non so come sia andata da voi nelle Marche, ma in Calabria ho potuto vedere cordate del terzo settore imporre ai tavoli la lista dei bisogni territoriali, bisogni che non erano altro che quelli dei quali essi stessi detengono i servizi. Conflitti d’interessi palesi. Quali cambiamenti si apporteranno alla cultura, alla politica, al bene comune, ai sistemi di potere? Nel periodo in cui pare tramontata la stagione delle grandi associazioni quali cinghia di trasmissione dei partiti politici che le foraggiavano in cambio di voti, esistono dei rischi e delle sfide che interrogano esclusivamente il terzo settore. Pensiamoci: com’è possibile che non si facciano battaglie sulle cose che abbiamo sentito qui stamattina, ma si mettono tutte le energie sul recuperare il 5per1000 nella finanziaria? É possibile che non si accendano conflitti nei territori, nelle regioni, a scala nazionale? Soltanto due o tre volte il nostro mondo si è radunato in piazza a Roma per dire che “la solidarietà non è un optional”, e manifestando per qualche taglio a qualche finanziaria. Anche le proposte alternative che si elaborano insieme a “Sbilanciamoci!”, diventano battaglie scaricate sui rappresentanti nazionali, delegati a contrattare con governi e ministeri punti su cui nemmeno tra loro sono uniti! E qui abbiamo un rischio nel rischio: rappresentato dai non pochi leader del terzo settore, che agiscono la loro leadership a somma zero, prime donne rincorrenti le telecamere e le candidature politiche, conosciutissimi, i quali convogliano la mole di energie dei gruppi su se stessi e non sul benessere sociale, sulla carriera personale e non sulla crescita del gruppo, sul capo e non sui ricambi di leadership e di ruoli, sul “pater” e non sull’autonomia delle persone in carico, che infantilizza chiamandoli “i miei ragazzi”. Un altro grosso rischio l’ha espresso Tiziano Vecchiato. Abbiamo un paese colabrodo. Io ho qui appuntato “un’Italia a pezze colorate”, cioè con politiche sociali disuguali. Ad esempio, la Calabria per i servizi sociali stanzia 27 euro annui pro capite: sette, dieci, venti volte SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
ALLA RISCOPERTA DI VALORI E DI STRUMENTI NEI RISCHI E NELLE SFIDE DEL TERZO SETTORE
Gli strumenti di supporto al terzo settore e alle sue componenti e articolazioni, di cui ci siamo dotati in quest’ultimo decennio, rappresentano una sfida e un rischio da assumere con intelligenza e saggezza storica, perché a me paiono fragili economicamente e democraticamente, e ambivalenti se non addirittura ambigui. Mi riferisco ai convegni e alle conferenze del volontariato, che troppo spesso sono sul volontariato. Sto parlando anche del Forum nazionale del terzo settore, con al suo interno una spinosa questione di potere e di rappresentanza tra i componenti. Così anche i Centri di servizio del volontariato, vere sfide ai gruppi di volontariato, perché li utilizzino meglio come loro strumenti e non come loro suggeritori o rappresentanti. Parlo anche della Fondazione per il Sud, dei criteri coi quali sceglie sia i progetti che i territori da sostenere, con una’autonomia al di sopra di tutti e tutto, facendo così la “sua” e non una generale politica sociale. Parlo dell’autonomia acritica e della pletora dei destinatari del 5x1000, di cui ho già detto. Ecco, questi strumenti presentano aspetti positivi e altri di ambiguità di cui è importante per il terzo settore esserne consapevoli. Dal nugolo dei valori emergenti dall’esperienza del volontariato prima e del terzo settore poi, ci possono essere principi da riscoprire e conservare anche per il futuro prossimo, perché validi e forse persino irrinunciabili? Conosciamo quelli che sono ritenuti “i valori del volontariato”, la gratuità, la solidarietà, la qualità delle relazioni con l’altro, la sussidiarietà, la responsabilità, la cittadinanza, il suo ruolo politico, la sua funzione culturale. E i suoi atteggiamenti e ruoli, la sua presenza preziosa. Ecco, credo che siano tutti aspetti grandiosi e preziosi, in certa misura validi anche per il resto del
terzo settore. Però oggi vorrei ricordare che alla base di questi valori non dovremmo porre il volontariato e il terzo settore, ma le persone tutte, specialmente quelle che hanno bisogno del volontariato e del terzo settore e inoltre della società e delle istituzioni, per poter ritornare “persone” compiutamente di eguale rispetto alle altre. La rilevanza, il “peso” incommensurabile della dignità umana di ciascuno e di tutti, è il fondamento del nostro e altrui impegno. Nessuna persona è di Serie B. L’abbaglio maggiore che noi corriamo è quello di passare sopra alla dignità umana di chi viene aiutato, e anche di chi aiuta. Quando operiamo con la tratta, con la prostituzione, con il fine vita, ovunque con chiunque è dipendente dalle nostre cure, ci ricordiamo che stiamo operando sull’alto livello della dignità umana?
gioranza numerica pretende - e spesso ci riesce - di tagliare sulle spese sociali dei cittadini più poveri di lui. La sfida per il terzo settore diventa anche quella di rendere più sociale la politica; e anche di travasare socialità nell’economia di mercato. La scommessa futura del terzo settore certo non verterà su aspetti di natura tecnica, pur importanti, ma sarà piuttosto quella di volare alto, di esprimere consapevolezza e eticità di gruppi che socializzano il territorio. Io sono nato a Brescia e mi rendo conto che socializzare il territorio a Brescia è differente che a Lamezia Terme, dove c’è la ’ndrangheta, un non-stato che socializza a modo suo zona per zona, violenza su violenza. Comunque e ovunque, sarà importante il modo di porsi come gruppi, oltre che come enti e servizi. Anche al tempo di internet. Gruppi per l’utilità pubblica, specialmente per persone e categorie fragili e vulnerabili. Gruppi di persone persuase della dignità e dei diritti umani di tutti, anche del “diritto di dare” agito non solo dal volontario ma anche dalla persona con disabilità, o sofferente mentale, o dipendente da sostanze, o povera in canna, o immigrata. Costoro non devono solo ricevere ma raggiungere la possibilità di potere a loro volta dare, vivere la verità esistenziale che davvero “è più bello donare che ricevere”.
LA SFIDA DELLA COMPLEMENTARIETÀ TRA DIFFERENTI DIRITTI
In questi giorni i giornali ci martellano col dibattito sull’irrinunciabilità dei diritti politici, sull’ingiustizia di escludere alcune liste del Lazio e della Lombardia dalla competizione elettorale di quelle regioni. Dicono che “non è lecito non far votare il popolo” perché verrebbe privato del suo diritto di voto. Ma certo! Però nemmeno si può continuare a rischiare di morire in ospedale come avviene in Calabria, non si può esser privati di relazioni umane come capita in più parti d’Italia, non si può venire imbottiti di farmaci, non avere servizi, vivere in ghetti, dover viaggiare mille chilometri per una diagnosi, dover abbandonare genitori, casa, amici, per sottoporsi a un programma di riabilitazione un’ora al giorno per la durata di vent’anni o per tutta la vita! Sapete perché io sono in Calabria? Perché negli anni ’70 un gruppo di calabresi con disabilità aveva chiesto di ricoverarsi alla Comunità di Capodarco di Fermo per poter fare fisioterapia e, opportunamente, invece che spostare tutti quanti loro, la comunità ha spostato me. Cito questi esempi per sostenere che anche i diritti sociali son irrinunciabili, che hanno parità cogli altri diritti, e non sono da meno. Sono equivalenti. Non si può dar retta a chi a mag-
Di nuovo mi complimento per i trent’anni del Gruppo Solidarietà, e auguro ai componenti e alla sua rete sociale di continuare ad essere un gruppo radicato nel territorio e con lo sguardo sul mondo; un gruppo che non ha paura del futuro quando gli chiederà coerenza, rigore, radicalità. Una scossa forte al terzo settore si prefigura quella diretta a minare i nostri valori quando, col pretesto dei tagli e della crisi, ci chiederanno di operare beneficenza e non promozione dell’autonomia delle persone; così come quando tenteranno di imporci di snaturare le nostre professioni sociali per farcele declinare in custodia, controllo, separazione dei deboli a tutela dei benestanti e benpensanti. Ebbene: con 30anni di esperienza dal basso sapete da soli a chi e quando dovrete rispondere coi vostri “no” o coi vostri “sì”. Auguri.
LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ E LE POLITICHE REGIONALI GIAMPIERO GRIFFO MEMBRO DELL’ESECUTIVO MONDIALE DI DPI1
In un precedente articolo2 abbiamo analizzato il nuovo quadro legale che la ratifica italiana della Convenzione sui diritti delle Persone con disabilità ha introdotto nel contesto della legislazione italiana insieme all’approccio culturale innovativo rispetto alla condizione delle persone con disabilità. In questo contributo analizzeremo le conseguenze per le politiche ed i servizi regionali, a cui sono delegate le maggiori competenza in tema di disabilità.
che le persone con disabilità e le loro famiglie sono fortemente colpite da fenomeni di impoverimento sia economico che sociale, che erode in maniera sostanziale le già modeste provvidenze economiche (indicizzate a tassi di inflazione inferiori a quelli reali). Negli ultimi anni inoltre alcune Regioni hanno condiviso la legge 328/2000, approvando apposite leggi regionali di applicazione mentre altre sono state reticenti o contrarie all’applicazione di questa normativa, creando condizioni disomogenee di disegno amministrativo ed istituzionale e di conseguenza politiche sociali non facilmente confrontabili. Il ventaglio di offerte di servizi e di sostegni offerti alle persone con disabilità e alle loro famiglie risultano così estremamente diversificati nella quantità e qualità. In questo quadro la legge sul federalismo fiscale3 sembra ignorare le profonde differenze esistenti tra le regioni in materia di servizi sociali. Una recente tavola rotonda tra alcune regioni del nord, promosso dalla Consulta delle persone con disabilità delle Marche4, ha fatto emergere la grande differenza nella tipologia e qualità dei servizi offerti, che rendono problematico individuare, sulla base di parametri puramente economici, il costo delle prestazioni offerte. Questo, che sembra l’unico parametro di confronto tra le prestazioni offerte dalle regioni individuato dalla legge5 e dal libro bianco sul welfare del governo, è di difficile applicazione, a meno che non si voglia impoverire ulteriormente le politiche sociali indirizzate alle persone con disabilità. Lo stesso vale per la determinazione della quota di compartecipazione al costo dei servizi da parte dei beneficiari, i quali si troveranno a dover contribuire in maniera particolarmente onerosa - differente da regione e regione - a servizi che sono destinati a rimuovere barriere
IL FEDERALISMO E LE POLITICHE SULLA DISABILITÀ Prima di tutto va fatta una premessa: il dibattito sul federalismo dovrà tener conto di questo nuovo approccio alla condizione di disabilità. Finora la discussione sembra arrestarsi alla questione fiscale. L’assenza di una definizione nazionale dei livelli essenziali di assistenza sociale (Liveas) ha prodotto una progressiva divaricazione del sistema dei servizi sociali tra le Regioni. E’ necessario ricordare che il gap tra le risorse ed i servizi disponibili nel nord e parte del centro Italia e quelle del sud nasce dal ripiano dei deficit di bilancio degli enti locali operato negli anni ’80 dal governo Craxi che riconobbe nella copertura dei deficit gli investimenti nei servizi sociali di molti comuni del nord, sancendo così la differenza di risorse economiche nei servizi sociali, quasi assenti all’epoca nel mezzogiorno. A questo si aggiunge che negli ultimi anni si è ridotta a livello nazionale anche l’attenzione sulla condizione delle persone con disabilità e delle loro famiglie, basti ricordare il non finanziamento della legge 13/89 e la drastica riduzione del fondo sociale nazionale. Il fondo per i non autosufficienti, rifinanziato quest’anno con 400 milioni di euro grazie alle lotte delle associazioni, è molto lontano dal rispondere a tutte le esigenze. Inoltre è diventato evidente SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
La Convenzione impone l’aggiornamento delle politiche indirizzate alle persone con disabilità: da un welfare basato sulla cura e la protezione sociale bisogna indirizzarsi verso un welfare dell’inclusione, dove le risorse siano destinate a sostenere azioni di empowerment, di abilitazione e riabilitazione in tutti i servizi, a rimuovere barriere ed ostacoli, a promuovere la pari opportunità e la non discriminazione
qualsivoglia distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l’effetto di pregiudicare o annullare il riconoscimento, il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo. Essa include ogni forma di discriminazione, compreso il rifiuto di un accomodamento ragionevole”. Il concetto è ricco ed articolato e necessita di essere trasposto in tutti i campi, rispettando tutti i significati contenuti nella definizione. Le Regioni dovranno mettere in campo nuove politiche per non discriminare le persone con disabilità. Va sottolineato che le azioni di non discriminazione sono complementari alle azioni positive. Infatti nello stesso tempo sarà importante impostare gli interventi per una progressiva egualizzazione di opportunità, su base di eguaglianza rispetto agli altri cittadini. Anche qui il campo di azione è ampio: come si realizzano politiche di pari opportunità? come si coniugano i concetti di pari opportunità e non discriminazione? Altro elemento importante è quello di realizzare il mainstreaming della disabilità in tutte le politiche. Mainstreaming è una parola che viene usata spesso, come una parola di moda, ma necessita ancora di essere chiarita. E’ diffusa l’idea che il mainstreaming sia una metodologia di lavoro, basta includere in maniera formale le persone con disabilità in un bando di progetti, inserire una politica speciale nella lista di politiche ordinarie, fare insomma un gioco di prestigio per aver realizzato politiche di mainstreaming della condizione di disabilità. In realtà mainstream significa certo includere le persone con disabilità nelle politiche ordinarie, ma anche rimuovere ostacoli e barriere e promuovere l’egualizzazione di opportunità. Basta riflettere: escludere dai benefici dello sviluppo della società, di acceso a beni e servizi, di godimento dei diritti e delle libertà fondamentali le persone con disabilità è stato semplice, bastava negare accesso e segregare queste persone in luoghi speciali, separati. Garantire che le persone con disabilità possano ritornare a far pare della società e godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità degli altri cittadini è un’azione che necessità di azioni positive, soluzioni appropriate di inclusione, capacità di utilizzo delle risorse di tutti per tutti. Includere la condizione di disabilità nelle politiche ordinarie significa partire dalla
ed ostacoli: è il paradosso di tassare i sevizi che servono per garantire pari opportunità e non discriminazione!
LE CONSEGUENZE PER LE POLITICHE REGIONALI La CRPD si applica a tutte le politiche regionali. Infatti gli impegni presi dallo stato italiano al momento della ratifica con le Nazioni Unite e con i singoli cittadini italiani, coinvolgono anche le regioni ed i comuni. Anche nel processo di attuazione del federalismo regionale, gli impegni presi dagli stati rimarranno impegni regionali6. A rafforzamento di questo impegno alcune regioni ed alcuni comuni hanno voluto far propria la CRPD, attraverso appositi atti amministrativi7, decidendo di introdurli nelle proprie politiche e regolamentazioni, coinvolgendo le associazioni delle persone con disabilità e loro familiari. Tanti sono i cambiamenti significativi introdotti dalla CRPD; in questa sede ne approfondirò i più importanti. Il primo è relativo alla definizione di persona con disabilità. Molte leggi regionali sulla materia riprendono ed a volte arricchiscono le definizioni contenute nella legislazione nazionale, in particolare quella della legge 104/1992. Queste ultime sono basate su una definizione medica, interessate più a definire una soglia “oggettiva” oltre la quale assegnare un beneficio, piuttosto che a descrivere la condizione della persona con disabilità. La CRPD invece definisce il concetto di condizione di disabilità come concetto relazionAle8, che poi influenza la definizione di persona con disabilità (comma 2 dell’art. 1 della CRPD): “Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri”. E’ evidente che questa nuova definizione richiede nuovi criteri di accertamento, che andranno presto definiti, dato che la legge 18/2009 ha introdotto nella legislazione italiana la CRPD. Anche le Regioni dovranno adeguare la propria legislazione e soprattutto riformulare il sistema di interventi e servizi regionali. Infatti le politiche ed i servizi destinati alle persone con disabilità dovranno essere indirizzati a rimuovere barriere ed ostacoli al godimento dei diritti umani, garantendo pari opportunità come agli altri cittadini e non discriminazione. Per discriminazione fondata sulla condizione di disabilità (art. 2 della CRPD) “si intende SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
disabilità. E’ la prima volta che la società civile organizza una partecipazione diretta dei cittadini europei nelle decisioni legislative comunitarie. E’ una straordinaria forma di democrazia. Il testo in corso di elaborazione dalla Commissione Europa è ancora troppo debole nelle tutele e nei campi di azione e non è in linea con i contenuti della CRPD, che la stessa Unione europea ha deciso di ratificare9. Le legislazioni non discriminatorie sono uno dei pilastri delle politiche di mainstreaming, perché rendono tutta la società responsabile (e non solo le istituzioni pubbliche) del processo di inclusione. Il principio di non discriminazione è alla base delle politiche rispettose dei diritti umani, sia a livello europeo che nazionale. Anche le regioni dovranno approvare legislazioni non discriminatorie, approntando e rafforzando adeguati sistemi di tutela. Dal momento che la condizione di disabilità è un’esperienza che ogni essere umano vive nel corso della propria esistenza, tutte le politiche devono essere basate sull’Universal design, tenendo in conto tutte le diversità umane presenti nella società. Altrimenti si rischia di creare condizioni di disabilità alla maggioranza della popolazione10.
conoscenza del livello di mancanza di pari opportunità e discriminazione che le persone con disabilità vivono. Qual’è il livello di discriminazione e di mancanza di pari opportunità che vivono le persone con disabilità? Mancano dati ed informazioni su questo argomento. Un elemento è certo: abbiamo bisogno di cambiare approccio nel campo della raccolta di dati e statistiche sulla condizione di disabilità. Da statistiche basate solo sulla condizione di salute, pensioni e benefici economici, dobbiamo passare a raccogliere dati sul livello e qualità della partecipazione, del godimento dei diritti e della promozione dell’inclusione sociale. Quindi anche i sistemi di monitoraggio regionali della condizione delle persone con disabilità dovranno essere aggiornati, contribuendo alla redazione del rapporto sull’applicazione della CRPD che lo stato italiano dovrà approntare nel 2011 (art. 35 della CRPD). La CRPD sui diritti delle persone con disabilità all’articolo 31 (Statistiche e raccolta dei dati) chiarisce che gli Stati “si impegnano a raccogliere le informazioni appropriate, compresi i dati statistici e i risultati di ricerche, che permettano loro di formulare ed attuare politiche allo scopo di dare attuazione alla presente Convenzione. (…) le informazioni raccolte (...) devono essere disaggregate in maniera appropriata, e devono essere utilizzate per valutare l’adempimento degli obblighi contratti dagli Stati (...) e per identificare e rimuovere le barriere che le persone con disabilità affrontano nell’esercizio dei propri diritti.”. E’ essenziale che le agenzie nazionali e regionali che raccolgono dati e statistiche inizino ad applicare questo nuovo approccio. Per esempio per definire il livello di accessibilità di una città o il livello di sostegno ala vita indipendente dei servizi pubblici. Per mainstreaming le politiche sulla condizione di disabilità abbiamo bisogno di raccogliere dati sulle reali condizioni delle persone con disabilità in modo da: a) identificare le barriere e le restrizioni alla partecipazione; b) conoscere le discriminazioni ed i trattamenti inappropriati; c) Mainstreaming la condizione di disabilità in tutte le statistiche; d) Valutare le politiche di inclusione sociale attraverso specifici indicatori. Un altro elemento è la legislazione antidiscriminatoria. L’European Disability Forum ha raccolto nell’anno 2007 1.368.000 firme per chiedere alle istituzioni europee di discutere ed approvare una direttiva orizzontale sulla non discriminazione delle persone con SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
LE POLITICHE DI EMPOWERMENT Il fatto di vivere condizioni di mancanza di pari opportunità, ritenute ovvie dalla società, e di essere sottoposti a trattamenti discriminatori, ritenuti legittimi, ha prodotto un triplice effetto: da un lato le persone con disabilità sono diventati cittadini invisibili nelle politiche e nelle azioni sociali, dall’altro essi subiscono una vera e propria esclusione sociale fino ad ieri socialmente giustificata, infine la società ha progressivamente perduto competenze e saperi nel campo della disabilità. La condizione di disabilità è così inscritta in un circolo vizioso: essa diventa causa ed effetto di povertà. Causa perché per la maniera in cui le società moderne ancora trattano le persone con disabilità produce esclusione sociale, limitazione all’accesso ai diritti, ostacoli e barriere alla fruizione di spazi, beni e servizi. Questo crea impoverimento sociale nel riconoscimento dei loro diritti e impoverimento soggettivo nelle capacità individuali e sociali alla vita di relazione ed opportunità di accesso e partecipazione alla decisioni che riguardano la società. Questa condizione produce a sua volta povertà economica, per i costi più elevati a cui sono sottoposte le persone con disabilità per accedere
di vita sulla base del modello sociale della condizione di disabilità), intellettivi (comprensione degli strumenti culturali di cui dotarsi, apprendendone i linguaggi), comportamentali (trasformazione delle relazioni umane e sociali sulla base della nuova consapevolezza), abilitativi (apprendere a fare delle cose anche in modo diverso), informativi (conoscere e saper usare le leggi e le risorse del proprio territorio). Questa azione di accrescimento della consapevolezza della propria condizione può essere sviluppata quasi esclusivamente attraverso le stesse persone con disabilità. Questa intuizione – persone più consapevoli che sostengono il percorso di consapevolezza di altre persone con disabilità - è diventata uno strumento di azione (il peer counselling) e un vero e proprio lavoro politico e tecnico. Centrali nelle attività di empowerment sono infatti i consulenti alla pari11 (peer counsellor): persone con disabilità che sostengono altre persone con disabilità nei percorsi di autonomia ed autodeterminazione. I riferimenti teorici si ritrovano già nella psicologia umanistica e in particolare nella “terapia fondata sul cliente” di Rogers e Carhkuff. Questi autori identificavano l’auto-aiuto tra pari un efficacissimo strumento di lavoro. Per “pari” intendevano qualcuno che è nella stessa situazione, che ha la stessa età, cultura, background o che ha avuto una stessa esperienza di vita. Nel caso delle persone con disabilità un “pari” è qualcuno che ha vive una condizione di disabilità. Le applicazioni pratiche di questa visione nascono negli Stati Uniti dove, dietro la spinta dei movimenti per la vita indipendente fioriti a Berkeley negli anni ‘60, si sviluppano i centri per la vita indipendente12 e si strutturano progressivamente le esperienze di auto-aiuto e di sostegno fra pari che portano alla nascita del consulente alla pari. Si scopre infatti che attraverso un’identificazione di un modello di ruolo, persone con disabilità che hanno conseguito buoni livelli di autonomia e di vita autodeterminata ed interindipendente diventano ottimi stimolatori di altre persone con disabilità a seguire propri percorsi di cresciuta di consapevolezza e di autonomia verso una vita indipendente. Il modello americano viene ripreso in Europa e produce esperienze analoghe in vari paesi. Ci riferiamo innanzitutto alle iniziative legate al movimento della vita indipendente, e sostanzialmente a Disabled Peoples’ International (DPI) ed all’European network of
a diritti, beni e servizi, e quindi mancanza di pari opportunità rispetto alle altre persone. Il circolo è ulteriormente aggravato dal fatto che più che sommarsi i due processi si moltiplicano, accrescendo in maniera reciproca ed esponenziale le due forme di povertà. La società stessa, prendendo in considerazione le persone con disabilità in posti segregati ed assegnando le competenze ad intervenire a specialisti, ha perduto la capacità di incontrare i diritti ed i bisogni di questi cittadini: è una povertà di conoscenze sulla condizione delle persone con disabilità ed una mancanza di capacità di garantire il rispetto dei Diritti Umani per le persone con disabilità in ogni settore della società. Tenendo conto dell’“universalità, l’indivisibilità, l’interdipendenza e interrelazione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali” (punto c) del preambolo della CRPD), si capisce come il mancato godimento di un diritto (e la relativa acquisizione di competenze per fruirne) influenzi il godimento di altri diritti, in un processo a catena. Il basso livello di attenzione alle abilità delle persone con disabilità ha prodotto discriminazioni ed uno stigma legato alla condizione di disabilità che pone grandi ostacoli nella loro partecipazione nella vita economica, culturale, politica e sociale. Da qui la necessità di approntare politiche e servizi indirizzati all’empowerment individuale e sociale delle persone con disabilità. Empowerment è una parola inglese che ha due significati: uno legato alla persona, di rafforzamento delle capacità, il secondo sociale, di acquisizione di potere. E le persone con disabilità hanno bisogno sia un rafforzamento delle loro capacità individuali, sia di un acquisizione di maggior potere di decidere su come la società li include, attraverso le organizzazioni di persone con disabilità e loro familiari. E’ innegabile che le persone con disabilità subiscono violazioni continue di loro diritti umani che spesso producono in loro la percezione di essere inadeguati, di essere loro incapaci di vivere in società a causa della loro condizione. Trasformare questa percezione è il primo obiettivo dell’empowerment : solo essendo coscienti delle discriminazioni e delle oppressioni che la società ci costringe a vivere si può iniziare un percorso di emancipazione. L’empowerment individuale delle persone con disabilità riguarda vari aspetti: emotivi (riformulazione delle emozioni sul costruire e trasformare piuttosto che sul limitare e distruggere), percettivi (ridefinizione delle esperienze SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
independent living (ENIL)13, in particolare in Germania dove esiste la rete di servizi di peer counselling più significativa. In Svezia, in Irlanda, nel Regno Unito e nella stessa Germania il peer counselling viene praticato nei Centri per la Vita Indipendente, in Finlandia è praticato in modo informale dalle associazioni ed è basato soprattutto nel dare “consigli pratici” (peer support). In Francia si parla di “consigliere emulativo” ponendo l’accento sull’importanza del “modello di ruolo” ossia l’esempio di vita che il consigliere rappresenta. L’Olanda è l’unico paese dove la pratica di peer counsellor è svolta attraverso un’apposita fondazione, che organizza operatori liberi professionisti. Ultimamente la pratica si è andata diffondendo anche nei paesi dell’est europeo (Bulgaria,
Ungheria, Serbia, etc.). Nella stessa direzione di empowerment sono cresciute le esperienze di formazione all’autonomia e di sostegno alla libertà di espressione dei bisogni e desideri delle persone che possono rappresentarsi da sole solo su alcuni campi della vita di relazione e sociale. In Spagna, in Italia14, in Belgio, nel Regno Unito, alcune associazioni di persone con disabilità e di genitori hanno realizzato significative esperienze di formazione ed empowerment. Questa impostazione è in linea con l’art. 19 della CRPD che indirizza gli interventi verso le persone con disabilità, invece che in istituzioni e centri segregativi, verso la vita di comunità, insieme con gli altri cittadini e negli stessi luoghi sociali. Parimenti i servizi di abilitazione (art. 26 della
Conoscere se stessi e la realtà che ci circonda I testi fanno parte della collana Farsi un’idea edita dalla casa editrice Il Mulino; scritti con linguaggio chiaro e diretto, forniscono informazioni utili, spunti di riflessioni e suggerimenti di approfondimento su temi che riguardano la nostra vita quotidiana; dal comportamento dell’essere umano, ai fenomeni della società attuale. Rischiare: perché spesso scegliamo comportamenti pericolosi? Esistono personalità propense al rischio? Quali rappresentazioni mentali sottendono l’assunzione dei comportamenti rischiosi? Quando dobbiamo rischiare? Queste ed altre domande trovano una risposta nel primo volume. In le famiglie italiane viene tracciata l’evoluzione della condizione di vita nel nostro paese che dal dopoguerra ad oggi, individuando alcuni indicatori che misurano il grado di benessere della popolazione: consumi, prodotto, occupazione, ore di tempo libero, le abitazioni, durata della vita, capitale umano e sociale, il confronto con la situazione internazionale. Il capitale umano partendo dalla definizione del concetto – inteso come insieme di conoscenze e competenze: sapere, saper fare, capacità di apprendere – spiega l’importante legame che lo lega alla produttività, al successo nella vita economica e sociale, proponendo ipotesi di valorizzazione, a partire dal sistema scolastico italiano, di cui si segnalano le carenze (prima tra tutte la mancanza di criteri di valutazione uniforme e standardizzazione dei risultati). Desiderio, amore, innamoramento, attaccamento: sono dimensioni separate e inconciliabili della vita affettiva? E ancora: le relazioni, dopo una prima fase di passione sono tutte destinate a sopravvivere per pure convenzioni o tramutate in affetto privo di desiderio?: a queste ed altre domande è possibile trovare risposta nel volume Attaccamento e amore, con argomentazioni tratte dalle scienze psicologiche e biologiche. Le espressioni dell’odio sono molteplici, nella vita quotidiana e privata l’individuo, come in quella collettiva: in Odiare, partendo dei risultati di diverse ricerche psicologiche, si analizzano le caratteristiche e componenti di questo sentimento, la relazione con altre emozioni quali amore e rabbia, i modi con cui si manifesta (a casa, scuola, lavoro, conflitti sociali, guerre…), per comprendere quali processi (culturali, politici…) contribuiscono ad alimentare e diffondere questo atteggiamento. Lucia Savadori, Rino Rumiati, Rischiare, Bologna 2009, p. 139, euro 8.80; Luigi Cannari, Giovanni D’Alessio, Le famiglie italiane, Bologna 2010, p. 139, euro 9.80; Piero Cipollone, Paolo Sestito, Il capitale umano, Bologna 2010, p. 131, euro 9.80; Grazia Attili, Attaccamento e amore, Bologna 2004, p. 137, euro 8.00; Marcella Ravenna, Odiare, Bologna 2009, p. 135, euro 8.80.
CRPD) andranno realizzati in ambito sanitario, educativo, occupazionale e sociale. La stessa professionalità degli operatori dovrà essere aggiornata e ri-orientata sui nuovi obiettivi. L’empowerment sociale invece riguarda le associazioni di persone con disabilità e loro familiari. Infatti è proprio il riconoscimento del ruolo di promozione e di tutela dei diritti che le associazioni delle persone con disabilità non vedono riconosciuto e valorizzato che produce nella società la mancanza di politiche sulla condizione di disabilità o politiche sbagliate. L’inclusione sociale non può essere realizzata senza il coinvolgimento diretto delle stesse persone escluse e discriminate. Perciò è necessario rafforzare le capacità delle organizzazioni di persone con disabilità a confrontarsi con la società nel suo complesso. L’empowerment sociale delle associazioni di persone con disabilità e loro familiari riguarda
vari aspetti : la formazione ai diritti umani15, la capacità di svolgere azioni di lobbying nei riguardi di istituzioni ed enti pubblici, la conoscenza delle leggi e delle risorse territoriali, la capacità di produrre empowerment delle persone con disabilità e dei loro familiari, il sostegno alla nascita dell’associazionismo di promozione e tutela. Per concludere va sottolineato che la CRPD impone l’aggiornamento delle politiche indirizzate alle persone con disabilità: da un welfare basato sulla cura e la protezione sociale bisogna indirizzarsi verso un welfare dell’inclusione, dove le risorse siano destinate a sostenere azioni di empowerment, di abilitazione e riabilitazione in tutti i servizi, a rimuovere barriere ed ostacoli, a promuovere la pari opportunità e la non discriminazione.
Note 1 Disabled Peoples’ International, membro dell’European Disability Forum, è una organizzazione internazionale che accoglie tutti i tipi di disabilità, proteggendo i diritti umani delle persone con disabilità nei 135 paesi dove è rappresentata, attraverso 6 organizzazioni regionali in tutti i continenti, riconosciuta con lo status consultativo nei più importanti organismi internazionali (vedi www.dpi.org, www.dpieurope.org, www.dpitalia.org). 2 In “Appunti sulle politiche sociali”, n. 3-4/2010, p. 15. 3 Legge 42/2009, Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. 4 Politiche e servizi per la disabilità nelle Marche, Senigallia 18 Gennaio 2010. 5 Vedi art. 8 dove recita: “definizione delle modalità per cui le spese riconducibili al [vincolo dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione], sono determinate nel rispetto dei costi standard associati ai livelli essenziali delle prestazioni fissati dalla legge statale in piena collaborazione con le regioni e gli enti locali, da erogare in condizioni di efficienza e di appropriatezza su tutto il territorio nazionale”. 6 L’art. 4, comma 5 della CRPD infatti recita: “Le disposizioni della presente Convenzione si estendono a tutte le unità costitutive degli Stati federali senza limitazione ed eccezione alcuna”. 7 Le Regioni che hanno preso impegni in proposito sono state il Veneto, la Liguria e la Lombardia; tra le province va segnalata la provincia di Cremona, di Lodi e di Milano; tra i comuni vanno segnalati Nuoro, primo capoluogo di provincia a farlo, Sorbo San Basile (CZ), e molti comuni lombardi, grazie alla campagna della Ledha: Bollate, Casorate Sempione, Castiglione d’Intelvi, Cernusco, Corsico, Paderno Dugnano, (MI), Piateda (SO), Vaiano Cremasco (CR), Boltiere, Pradalunga (BG), Brezzo di Bedero, Fagnano Olona (VA), Casatenovo (LC). 8 Nel punto e) del preambolo della CRPD si definisce la condizione di disabilità come “il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri” 9 La decisione di ratificare la CRPD presa dal Consiglio dei Ministri europei il 23 novembre 2009 sarà operativa al momento della ratifica di tutti e 27 gli stati membri; attualmente hanno ratificato la CRPD solo 15 stati membri su 27. 10 Nel 2040, se continueranno gli attuali trend di invecchiamento della popolazione, quasi il 50% delle popolazione italiana sarà ultrassessantacinquenne. 11 Vedi Barbuto, R, Ferrarese, V., Griffo, G., Napolitano, E., Spinuso, G., Manuale di peer counselling. Da vittime della storia a protagonisti della vita, Lamezia Terme 2005. 12 Maggiori informazioni sugli Independent living center si possono trovare sul sito dell’Istituto per la vita indipendente di Stoccolma: www.independentliving.org/. 13 ENIL nasce nel 1989 a Strasburgo su iniziativa di DPI-Europa, cvedi sito web www.enil.eu. 14 Significative sono le esperienze di formazione all’autonomia dell’associazione Prisma di Belluno e dell’Associazione italiana persone down (Aipd). 15 Sempre più si va diffondendo la progettualità basata sul Capacity building delle associazioni. Vedi il Manuale di formazione sui diritti umani delle persone con disabilità. A cura di Giampiero Griffo e Francesca Ortali. Bologna, 2007. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
IN DIFESA DEL WELFARE. UN APPELLO CONTRO L’INDIFFERENZA E L’INSOFFERENZA NEI CONFRONTI DEI DEBOLI 1 E’ palese l’attacco cui è sottoposto il sistema di welfare nel nostro Paese. Basti pensare, alla polemica - del tutto artificiosa - di questi giorni rispetto ai falsi invalidi ed alle pensioni di invalidità, che ha così potentemente invaso l’opinione pubblica veicolando un preoccupante messaggio. Il dissesto della finanza pubblica è imputabile anche alla insostenibile spesa per l’assistenza che deve essere arginata con ogni mezzo. E così, come sempre, sotto accusa finiscono la sanità, l’istruzione, l’assistenza. Troppo alti i loro costi. E’ indispensabile ridurre e tagliare i finanziamenti. Come se il taglio fosse capace di ridurre sprechi e inefficienze. I tagli, la storia lo insegna, vanno a colpire i più deboli, i fruitori dei servizi, non certo chi è responsabile di sprechi ed inefficienze e sui quali, magari, costruisce vere e proprie carriere. I dati non contano. Non conta ribadire che la spesa sanitaria pubblica è inferiore alla media europea, che nell’assistenza spendiamo molto meno rispetto agli altri Paesi europei (mentre più alta è la spesa per la previdenza). Ma ciò che più preoccupa è il clima che si respira in ogni parte del Paese. Un clima di insofferenza e di fastidio rispetto ai bisogni delle persone. Un clima pesantissimo nei confronti del diverso – vedi persone immigrate (meno quando per poche decine di euro al giorno risolvono i problemi dell’assistenza di un congiunto); un clima di insofferenza rispetto alle esigenze di chi ha bisogno di interventi e servizi. Non cambia se le richieste giungono, ad esempio, - da persone con gravissima disabilità che necessitano di assistenza continua per ogni giorno per tutto l’anno; - o da soggetti con demenza e malattia di Alzheimer che richiedono ai congiunti assistenza e cure
permanenti; - o da persone con gravi sofferenze psichiche i cui nuclei familiari sono stremati nel farsi carico di situazioni tanto complesse. L’elenco potrebbe continuare. Sono persone e famiglie che chiedono aiuto e sostegno perché da sole non possono farcela. Sono problemi complessi che richiedono risposte che ovviamente non sono a costo zero. Richiedono volontà, passioni, energie, intelligenze per cercare nuove soluzioni. Volontà, passioni, energie che facciamo sempre più fatica a rintracciare. Troviamo invece sempre più indifferenza, insofferenza e fastidio. Sempre meno ci si trova davanti ad una ricerca “del come” fare fronte alle situazioni; sempre più evidente traspare il messaggio: il problema è il tuo e della tua famiglia, cercate le soluzioni. Questo può valere per persone che perdono la casa, che sono senza redditi, che non sono più in grado di farsi carico del peso dell’assistenza. Quanto è lontano quel “sortirne insieme” di Milaniana memoria. Diventa pertanto necessario uno scatto di coraggio, di orgoglio e di fiducia. Uno scatto che riguarda tutti. Che riguarda in primo luogo le istituzioni. Luoghi che i cittadini tutti devono sentire come vicini, disponibili, attenti nella ricerca delle risposte. Luoghi nei quali si respira nitidamente la prospettiva del bene comune. Si sperimentano invece istituzioni evasive, quando non omissive, rispetto ai propri ruoli. Ciò si evidenzia anche nei rapporti tra gli stessi enti. Comuni che disattendono norme regionali, Regione che non interviene perché è consapevole che i finanziamenti che eroga sono inferiori a quelli previsti dalle norme dalla stessa emanate, ecc ….; un gioco delle parti nei quali a farne le spese è il cittadino-utente ed in particolare quello non in grado di difen-
1 All’appello promosso da Franco Alleruzzo, Cooperativa Labirinto, Pesaro; Anna Paola Fabri, Cooperativa Progetto Solidarietà, Senigallia, Roberto Frullini, Unione italiana lotta distrofia muscolare, Ancona; Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà, Moie di Maiolati (AN) hanno aderito 41 organizzazioni del terzo settore della regione Marche. L’elenco delle associazioni è visionabile in www.grusol.it/welfareAppello.pdf. La segreteria del Comitato è presso la sede del Gruppo Solidarietà (Via Fornace 23, 60030 Moie di Maiolati (AN), tel.,fax 0731-703327; grusol@grusol.it). SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
dersi. Torna prepotentemente alla mente, il monito di Alfredo Carlo Moro pronunciato alcuni emarginazione, e che è indispensabile assicurare ai “nuovi poveri” adeguate reti protettive. A meno che non si voglia accettare un
sostanziale darwinismo nella vita della società per cui è bene che il debole scompaia in quanto non utile all’organismo sociale”. Diventa quindi indispensabile, vitale, impegnarsi e resistere ad una deriva dalla quale
Lottare contro le strutture che fabbricano i poveri La preferenza di Dio per i poveri e gli abbandonati si manifesta lungo il Vangelo: è il caso dei più deboli e bisognosi, dei malati, dei pubblici peccatori, delle donne e dei bambini. Ma se l’attenzione per la salvaguardia della vita, al suo inizio - aborto, fecondazione assistita, difesa dell’embrione - come alla sua fine - eutanasia, testamento biologico, accanimento terapeutico - è quotidianamente pressante, la stessa passa quasi in secondo piano quando si tratta di combatterne la cattiva qualità: povertà, fame, malattie, indigenza, vessazioni. Cosicché in ognuno di noi si assopisce l’indignazione per i morti per fame, per le malattie, per le condizioni di vita di interi popoli, e si rimuovono le tante condizioni vergognose che esistono come quelle dei “bambini soldati”, quelle dei “bambini della polvere” abbandonati nelle strade, dei genocidi, delle pulizie etniche, quelle dei senza diritti, dei rifugiati e delle donne rese in schiavitù. Anche i quotidiani accadimenti naturali come quelli di Haiti, sociali come quelli di Rosarno, di intolleranza come quelli per i lavoratori immigrati per non parlare degli irregolari, per i rom, per i diversi, per i Piccoli in genere non sollecita più un’attenzione diversa e continua. Quando si sente parlare di guerra tra poveri per episodi di intolleranza, di ribellione, di disperazione delle persone coinvolte, andrebbero denunciate,al contrario, tutte quelle azioni di governo locali, nazionali e internazionali- finanziarie, economiche, egoistiche che diventano sempre più pesantemente distruttive, tanto da doversi parlare di guerra ai poveri. Perché tale essa è quando va sempre più aumentando il divario tra ricchi e poveri e solo il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse e delle ricchezze; perché tale essa è quando all’allungamento della vita nei paesi del Nord del mondo corrisponde l’aumento delle persone - 30.000 al giorno, soprattutto bambini - che muoiono nei paesi del mondo sottosviluppato, per fame, epidemie, guerre. Le politiche del potere specie quelle odierne più liberiste e di mercato, e le multinazionali dell’economia diventano sempre più cause della povertà e, quindi, dei conflitti. I responsabili delle sorti dell’umanità diventeranno“grandi” soltanto se le loro politiche sapranno costruire il bene comune di tutte le genti. L’umanità planetaria è un’alta tensione di speranza, che non viene certo alimentata dallo spettacolo della forza ma unicamente dalla testimonianza dell’amore. Insieme a loro è tempo anche che la coscienza di ognuno di noi sia chiamata a formulare un progetto di giustizia sociale per tutte le genti, soprattutto per quei quattro quinti di umanità che languono nelle strettoie di un’economia insufficiente, la quale produce condizioni di vita vergognose e inumane. Per noi cristiani il Vangelo della carità dice vigorosamente che a contare è l’uomo, non il denaro o il profitto. Guai se questo annuncio continua a rimanere solo un ammodernamento del vocabolario pastorale. Esso deve diventare il soggetto genuino della nuova evangelizzazione,per sgretolare le strutture dell’ingiustizia e costruire un mondo vero di pace e di giustizia sociale.(…) Ripeto sempre - sulla scorta dell’enciclica Populorum Progressio - come ormai sia indispensabile agire sulle strutture sociali per impedire che si fabbrichino i poveri. È importante dare ai poveri parte della propria intelligenza, della propria preghiera e anche del proprio denaro, ma oggi bisogna lottare per sopprimere le strutture che fabbricano i poveri. Raffaele Nogaro, in Amani, aprile 2010, www.amaniforafrica.org
mazione e di forte interlocuzione con gli altri settori - in particolare sanità e politiche del lavoro – e con tutti gli attori dei servizi (cooperazione, volontariato, utenti). Diventa pertanto indispensabile che ad ogni livello (istituzionale e no) ci si muova a difesa del welfare, ovvero a difesa di chi è più in difficoltà, operando per non rendere deboli e vulnerabili le persone. Non si tratta dunque solo di sostenere e supportare attraverso interventi di assistenza e cura chi necessita di interventi continuativi, ma di lavorare affinché le persone e i nuclei in difficoltà vengano sostenuti ed aiutati attraverso misure di sostegno al reddito, all’occupazione, per evitare che la fascia dei non garantiti e tutelati si allarghi sempre di più.
tutti prima o poi saremo travolti e della quale in un modo o in altro subiremo le conseguenze. Noi operatori pubblici e privati, volontari, utenti, familiari abbiamo il dovere di denunciare una sempre maggiore insofferenza nei riguardi dei diritti delle persone. I diritti richiamano dei doveri; i bisogni solo delle possibilità. Una insofferenza che vediamo troppo spesso nei volti di amministratori – a tutti i livelli - ed operatori, quando si sottopongono problemi, necessità, esigenze. Una insofferenza che a volte è figlia di impotenza, altre volte indica il fastidio di chi non vorrebbe disturbata la propria tranquillità. Una situazione alla quale è indispensabile reagire.
ALCUNI PUNTI FERMI ANCHE PER LA NOSTRA REGIONE
Operare in difesa del welfare diventa dunque una responsabilità che riguarda tutti (istituzioni e organizzazioni di cittadini). A tutti è chiesto di avere come riferimento insopprimibile la dignità di ogni essere umano. Operare in difesa del welfare significa, dunque, lavorare in una logica non corporativistica, settoriale, o peggio ancora clientelare, ma operare politiche sociali (salute, lavoro, assistenza, casa, mobilità, ecc…) a tutela di tutti i cittadini ed in particolare di quelli più in difficoltà.
Occorre allora richiamare alcuni punti che sono indispensabili ai fini di una convivenza civile che metta al centro le persone con i loro diritti ed i loro doveri. Partendo ancora una volta dal dettato Costituzionale. Stretti dentro politiche nazionali così chiaramente disinteressate alle problematiche dei soggetti più in difficoltà è necessario, da un lato opporsi con tutte le forze a queste nefaste politiche (in questo senso apprezziamo la ferma posizione assunta in particolare da Regioni e Comuni a riguardo dei contenuti della manovra economica in corso), dall’altro richiamare anche nel nostro territorio regionale l’irrinunciabilità di autentiche politiche sociali. Politiche che mettano al centro in maniera inderogabile le esigenze delle persone più deboli e più fragili. Politiche che non sacrifichino interventi e servizi ma anche assetti istituzionali capaci di governare con efficacia il sistema dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali. In questo senso richiamiamo l’indispensabilità di un potenziamento del settore sociale da non considerare subalterno e residuale alla sanità. Solo un settore sociale ben strutturato – dunque con Ambiti sociali che governino il sistema dei servizi - può essere capace di program-
In questo senso l’appello è rivolto anche alla Regione Marche perché si faccia promotrice di un patto tra i soggetti istituzionali, capace di non sacrificare l’area dei servizi, quei servizi dei quali molti cittadini hanno necessità per vivere. Servizi, è importante ricordarlo, che soffrono da tempo anche quando le politiche nazionali erano meno disattente alle esigenze dei più deboli. Si tratta di assumere una responsabilità che non abbia timore di mettere al centro delle politiche i soggetti più in difficoltà. Fare questo oggi è fuori moda e sembra portare pochi consensi. Si tratta di avere il coraggio delle scelte; scelte chiare e trasparenti che abbiano come orizzonte le esigenze di chi da solo non può farcela.
A CHI SERVE IL NUOVO PIANO SOCIO SANITARIO DELLA REGIONE MARCHE? FABIO RAGAINI GRUPPO SOLIDARIETÀ
della proposta di Piano socio sanitario l’articolo riflette sul significato dell’Atto programmatorio, discutendone dell’utilità alla luce degli obiettivi delineati dal Piano
Così ci troviamo sempre più con atti programmatori nazionali che in nome delle autonomie e competenze regionali tracciano generiche linee di indirizzo, Piani regionali che ricalcano questa filosofia e così le scelte vere - quelle sostenute da finanziamenti - vanno rintracciate all’interno di specifiche delibere di giunta e nella definizione dei budget. Ad esempio difficilmente qualcuno potrà dire che il precedente Psr non è stato attuato o che non si sono rispettati gli impegni presi, tanto assente era ogni forma di vincolo. Quanto al Piano sociale 2008-2010, ha riproposto in sintesi le indicazioni contenute in molti altri atti precedentemente emanati dalla Regione, li ha ricapitolati e inseriti nell’atto principe della programmazione. Quali sono gli obiettivi più stringenti del piano sociale vigente? Penso pochi possano definirli ed elencarli. Questa situazione determina peraltro una grande stanchezza tra tutti gli attori: pagine su pagine che ripetono e ricapitolano questioni mille volte scritte e dette; una ipertrofia della parola a discapito della chiarezza degli obiettivi e del conseguente impegno finanziario4. In riferimento a questo atto mi atterrò ad aspetti generali che riguarderanno soprattutto la parte dei cosiddetti servizi sociosanitari5. Affermo subito che, se possibile, questo atto dice ancora meno del precedente Psr. In meno di quattro pagine vengono “pianificate” le azioni riguardo l’area materno infantile, adolescenti e giovani, disabilità (11 righe), salute mentale (12 righe), dipendenze patologiche, anziani, altre fragilità (lotta disuguaglianze, salute immigrati fragili, accompagnamento fragilità, contrasto violenza donne).
Dopo la lettura della proposta di Piano sociosanitario1 mi sono chiesto a cosa servono questi atti di programmazione. Lo scrivo senza alcun spirito polemico ma con l’unico desiderio di capire. Tento di riflettere su questo perché dopo l’abbuffata di pagine del Psr 2007-20092 e l’emanazione l’anno successivo del Piano sociale 2008-2010, ora parte l’iter di un nuovo Piano integrato sociosanitario3 che ci accompagnerà fino al 2012. Nelle motivazioni della Proposta di Piano si specifica che “Il nuovo Piano 2010-12 si connota come Piano sociosanitario e mette in evidenza il ruolo innovativo e di sviluppo dell’intero sistema socio-sanitario come motore di crescita economica della regione Marche. Inoltre pone al centro del suo sistema la semplificazione della governance regionale nei processi assistenziali attraverso un disegno progettuale che integra in modo sistemico elementi di carattere strategico, organizzativo, funzionale e tecnologico delle realtà sociali e sanitarie. In tale ottica il nuovo PSS 2010-2012 va inteso in termini di progresso ed evoluzione del precedente, quasi uno sviluppo dei presupposti nello stesso già tracciati”.
NON PRENDERE IMPEGNI COSÌ DA EVITARE DI ESSERE ACCUSATI DI DISATTENDERLI
Appare in ogni caso sempre più chiaro il cambiamento di prospettiva degli atti di programmazione. La paura di non mantenere fede agli impegni - e dunque l’essere accusati di inadempienza - produce documenti di indirizzo generale, pieni di dati, e scarsissimi in termini di obiettivi programmatici per il periodo di vigenza. Non ci sarà motivo per nessuno di dire che gli obiettivi non sono stati rispettati, così come ogni provvedimento successivo al Piano avrà come presupposto l’attuazione dello stesso. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
A partire dai contenuti
COSA TROVA UNA FAMIGLIA DA QUI AL 2012 Mi sono allora chiesto: in questo atto di programmazione cosa trova una famiglia:
parametri definiti? Riuscirà a sperimentare finalmente una qualche forma di presa in carico? - che vive all’interno di un Ambito territoriale sociale nel quale i singoli Comuni non gestiscono in forma associata i servizi e dunque non esiste una rete territoriale di interventi; - che vive in un Comune che non eroga il servizio di assistenza domiciliare e dunque non può fruirne, presente invece dalla parte opposta della strada, territorio di un altro Comune; - Il cui figlio, frequentante la scuola, ha una grave disabilità intellettiva e fruisce di alcune ore di assistenza educativa scolastica (la cosiddetta assistenza per l’autonomia e la comunicazione), ma all’operatore che effettua questo servizio non sono richiesti requisiti professionali specifici. Dunque di anno in anno si trova, a fronte della complessità dell’intervento, con qualifica indefinita.
- che assiste a domicilio un proprio congiunto affetto da una malattia molto grave che necessità di una presa in carico infermieristica, riabilitativa, specialistica. Può sperare di avere in tutta la Regione un servizio, capace di effettuare una effettiva presa in carico, calibrato su 12 ore con reperibilità festiva e prefestiva? Oppure deve continuare, se ha i mezzi, ad affidarsi a prestazioni a pagamento? Il documento predisposto nell’aprile 2008 dalle cabine di regia, quali innovazioni porterebbe, se approvato, rispetto a quanto sopra detto rispetto alla situazione attuale? Esiste una linea di finanziamento specifica e vincolata che la Regione destina alle Zone per le cure domiciliari così che in tutte possano essere assicurate un livello minimo di prestazioni? - con al suo interno un malato di Alzheimer che necessita di un centro diurno o di una struttura residenziale. Vi trova la definizione dei posti da realizzare e delle regole di funzionamento? Anche dopo l’approvazione del Piano la famiglia continuerà a dover rivolgersi a strutture inadeguate senza standard assistenziali determinati? Dovrà, a malincuore, continuare a dire, che in questa Regione non ci sono più di una qualche decina di posti residenziali dedicati specificatamente a questa malattia? - che si rivolge al fondamentale snodo per l’accesso ai servizi che ha il ruolo di definire il percorso assistenziale e/o educativo. Mi riferisco alle Unità di valutazione distrettuali (ora definite integrate) per le persone non autosufficienti ultrasessantacinquenni e le Unità multidisciplinari per l’età evolutiva e adulta per le persone con disabilità. Troverà luoghi che definiscono i percorsi sulla base di criteri e
Altri esempi in area salute mentale, riabilitazione, si sarebbero potuti fare ma credo questi possano bastare. Dunque queste famiglie vi troveranno una qualche risposta? No, non troveranno sostanzialmente nulla. Se non il continuo rimando a provvedimenti in via di emanazione o già emanati. Ma se questi atti non definiscono o non hanno definito nulla? Se sono dunque altri gli atti fondamentali della programmazione a cosa serve un nuovo Piano6?
CREDERCI ANCORA? Io non credo più e me ne rammarico perché significa aver perso la speranza - che le cose previste si faranno. Non credo più che
I toni bassi Il valore unico, come il pensare appiattito, fiacca altri valori e li relativizza con l’armamentario stesso dell’antirelativismo. Non permettendo loro di proporsi e difendersi, crea squilibri non domabili. Prefigura alternativamente o guerre di tutti contro tutti, o estesi conformismi. Assolutizza perfino i modi del conversare democratico. In Italia l’avversario è zittito in nome di una nuova mitica terra promessa, dove allignano adorati gli intoccabili, sacrosanti “toni bassi”: quest’altro valore supremo, usato come mezzo per non affrontare il merito di una questione e azzettire ogni critica e ogni salutare correzione. I toni bassi per definizione non possono essere all’altezza dei momenti più difficili, nella vita dell’individuo come in quella della collettività. Per definizione chi li invoca o li prescrive desidera ardentemente abbassare il tono altrui, non il proprio. Desidera spegnere i Lumi che rischiarano, la voce pubblica che tiene in vita la conversazione fra cittadini, il molteplice che aspira a sostituirsi all’Uno. Barbara Spinelli, in “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite”, Lo splendore della verità, Laterza 2009
si definiranno le tariffe dei servizi, si rivedrà il fabbisogno, si definirà quali sono i servizi a totale carico della sanità, quali a compartecipazione tra sanità e sociale con le rispettive percentuali, che si definiranno gli standard di tutte le strutture che ancora non li hanno. Non credo che si vorrà lavorare seriamente a definire le modalità organizzative delle Unità di valutazione. Non ci credo perché sono più di dieci anni che ogni atto lo prevede e nessuna di queste cose è stata fatta. Non ci credo perché definire questi aspetti tocca punti vitali del sistema, punti che hanno bisogno di coraggio politico e di competenza. L’una e l’altra non sembrano abbondare7. Non ci credo più perché tutte queste cose potevano essere fatte se si volevano fare e invece così non è stato. Il continuo rimando alle Cabine di regia8 è francamente abbastanza penoso; quali sono stati gli atti prodotti in questo triennio che hanno portato all’emanazione di provvedimenti di sistema? Vedremo e sarò felicissimo di essere smentito, se verranno realizzati gli atti previsti al capitolo XI.5 (p. 131) “Le azioni e gli atti per l’implementazione e la stabilizzazione dell’integrazione sociale e sanitaria”. D’altra parte un banco di prova si è avuto con la recente delibera di previsione del fabbisogno sanitario e sociosanitario9; un atto
di estrema importanza che poteva rappresentare una importantissima occasione per capire la direzione e l’orizzonte di riferimento. Un atto che invece non solo ha offerto pochissime indicazioni, ma più spesso le ha offerte in modo indefinito (vedi: nella implementazione dei servizi la mancanza di indicazioni territoriali – quanti e con quale ripartizione regionale -; nella mancata distinzione tra residenziale e semiresidenziale; nell’aumento di posti diurni e residenziali per la disabilità all’interno di un sistema per nulla normato; nella disattenzione programmatoria degli altri servizi sociosanitari normati dalla legge 20/2002)10. Il banco di prova delle volontà regionali lo avremo nei prossimi mesi quando i tagli della Manovra governativa arriveranno nei bilanci regionali. Una manovra come abbiamo avuto modo di dire ripetutamente, come la politica di questo governo, del tutto scellerata. Vedremo quei tagli cosa andranno a colpire. Ci auguriamo che non servano da alibi per non fare ciò che si poteva fare nel passato, non si è fatto e che si deve fare oggi11. Nello stesso tempo è necessario evidenziare come i risparmi di spesa che in questi giorni si stanno definendo (auto blu, riorganizzazione interna, ecc…) e quelli che ci auguriamo do-
Se i medici riuscissero a cambiare mentalità! Se per esempio a un malato di oltre 90 anni, malandato, con demenza, viene un’ischemia cardiaca, cosa facciamo, gli mettiamo un by-pass? Se un centenario diventa anemico e perde sangue nelle feci, lo ricoveriamo per fargli fare colonscopia, gastroscopia e altri esami invasivi, per scoprire magari che ha un cancro allo stomaco? E una volta fatta la diagnosi, cosa si fa? Lo si fa operare?! No, si lasciano le cose come stanno, non avrebbe alcun senso un intervento chirurgico che produrrebbe solo sofferenza. Il problema è che “la fine” può avere molti inizi e che in definitiva dipende da altri (medici, familiari ecc.) decidere se lasciar stare o intervenire. Ma si sa, la medicina, per sua natura e per tradizione, è interventista. Non è detto però che questo atteggiamento sia sempre giustificato ed utile. Se i medici riuscissero a cambiare mentalità, queste decisioni probabilmente non sarebbero così terrificanti: gli ammalati verrebbero accompagnati in maniera dolce, gestiti bene e in modo rispettoso. Accadono cose strane, mi creda. Ad esempio prima si parlava di alimentazione forzata o meno. Noi abbiamo fatto un piccolo studio anni fa, in alcune Rsa, quelle che un tempo si chiamavano “case di riposo”. In Lombardia sono circa 650, solo in provincia di Cremona, per dire, ce ne sono sette che hanno più di 200 letti. Bene, in queste grandi Rsa c’erano ovviamente molti malati dementi. In alcune tutti al momento del decesso avevano una Peg, mentre in altre nessuno. E’ quindi evidente che molto dipende da chi opera in questi contesti, dalla sua esperienza e competenza e dalla sua mentalità. Franco Toscani, Una città n. 174, maggio 2010
vranno essere fatti, sono purtroppo successivi alla Manovra governativa. Quei milioni di euro risparmiati in pochissimo tempo possono essere di assoluta importanza per cittadini in difficoltà che hanno bisogno di interventi e servizi. Sono fondi che gli sono stati sottratti e che li hanno privati di servizi fondamentali. Di questo tutti dobbiamo averne consapevolezza. Ma su questo occorrerà ritorna-
re per mantenere una grande vigilanza ed evitare di essere imprigionati dall’impotenza di una supposta impossibilità. Mi permetto in conclusione di rimandare ad alcune analisi e proposte del Gruppo Solidarietà e del Comitato associazioni tutela (CAT) volte a dare concreta risposta alle esigenze dei soggetti che necessitano di interventi sociali, sociosanitari e sanitari12.
1 Scaricabile in, www.grusol.it/informazioni/23-07-10.PDF. 2 Il percorso del precedente Piano ha necessità di essere ricordato. La giunta deliberò nel febbraio 2007 una prima proposta che apparve come una “introduzione” ad un Piano, tanto era privo di obiettivi programmatici. A fine maggio tra gli atti della Commissione Consiliare compare un nuovo testo deliberato dalla giunta (535 pagine) affiancato al precedente. Successivamente, il 18 giugno la seconda proposta - pur mantenendo la stessa numerazione - viene sostituita con un nuovo testo di 1700 pagine. Ai primi di luglio, dunque a distanza di circa 15 giorni, su quel nuovo testo la Commissione fissa le audizioni. La Commissione poi ridusse il Piano di 1400 pagine, lo inviò al Consiglio che lo approvò il 31 luglio 2007. Una pagina di desolante pressappochismo. Per una cronistoria vedi, www.grusol.it/informazioni/16-09-07.PDF; vedi anche in www.grusol.it/ informazioni/23-07-07.PDF le richieste di modifica sottoscritte da oltre 150 persone in 5 giorni. 3 Per parte nostra la questione rilevante non è se fare separatamente o in maniera integrata la programmazione. Il problema, integrati o separati, sono i contenuti degli atti con la chiara definizione degli obiettivi. 4 E’ inoltre utile osservare come alla discussione - quando c’è - relativa all’approvazione di questi provvedimenti cali, subito dopo, un sostanziale disinteresse riguardo l’applicazione. Anche quando – non in questo caso – si definiscono gli obiettivi. Per tutti valga il percorso del Psr 2003-2006 che si era sforzato di legare analisi dei bisogni a risposte da realizzare nel triennio successivo. 5 Sempre il 19 luglio è stata approvata un’altra pdl della giunta di riorganizzazione del servizio sanitario regionale, www.grusol.it/informazioni/22-07-10bis.PDF, con la quale si ridisegna, in parte, gli assetti organizzativi del sistema. Per un commento vedi: www.grusol.it/vocesociale/23-08-10.PDF. Vale la pena segnalare come con questo nuovo provvedimento si arriverà al quarto riordino del sistema sanitario regionale, mentre per quanto riguarda i servizi sociali si ritiene ancora di poter far fronte al sistema dei servizi con la legge 43 del 1988. L’approvazione di una legge di riordino era tra gli obiettivi della precedente legislatura ma non è stata mai neanche abbozzata; ora è stata rimessa in programma. Vedremo se verrà approvata; ma soprattutto - nel caso lo fosse - se sarà capace di sciogliere nodi essenziali del sistema (gestioni associate, rete dei servizi essenziali, rapporto con la sanità, ecc…), oppure si limiterà come sempre più spesso accade ad enunciare principi generali - sui quali si trova sempre l’accordo - per poi rimandare le questioni essenziali ad innumerevoli atti applicativi. 6 Ciononostante secondo gli estensori del Piano (coraggio, inconsapevolezza, incoscienza?) con lo stesso si colma finalmente il mancato recepimento dei provvedimenti nazionali riguardanti l’integrazione socio sanitaria: dpcm 14.2.2001 sulle prestazioni socio sanitarie e dpcm 29.11.2001 di definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie (Lea) che ricomprendono (All. 1c) anche le prestazioni socio sanitarie. Infatti si specifica: “con l’approvazione del presente Piano strategico si colma anche questa “carenza”, che non è tanto formale quanto una necessità per dare certezza a questa “area” e ai diversi settori di intervento” (Cap. XI. 4, Pianificazione delle azioni, p. 126). Bene, finalmente!!!. Speriamo, dunque, che il Piano venga approvato presto così poi andremo in assessorato a chiedere quali sono nella nostra regione le prestazioni sociali a rilievo sanitario, quelle sanitarie a rilievo sociale e quelle ad elevata integrazione. Ci diranno, a distanza di 10 anni dagli atti sopra citati, per ogni servizio ed intervento socio sanitario quali sono gli oneri a carico del settore sociale e quello sanitario. Con l’approvazione del Piano terminerà dunque lo stato di indefinizione con il conseguente scarico di responsabilità e competenza tra Comuni e Asl. 7 D’altra parte quando si possono mettere per iscritto affermazioni come quelle riportate nella nota precedente, riferite all’Atto che stiamo leggendo come si può pensare di attingere alla speranza? O meglio, la speranza va alimentata e nutrita ma riferita ad altri obiettivi. 8 Dgr 720/2007, Consolidamento e sviluppo dell’assistenza sociosanitaria della regione Marche – Primi indirizzi per le strutture organizzative regionali e territoriali, in www.norme.marche.it/Delibere/2007/DGR0720_07.pdf. 9 Dgr 1789 del 2-11-2009, Criteri per la definizione del fabbisogno sanitario nella regione Marche, consultabile in www.grusol.it/ informazioni/09-11-09.PDF. 10 Per una dettagliata analisi dei contenuti di questo atto si rimanda, Un commento ai recenti criteri di definizione del fabbisogno sanitario e sociosanitario nella regione Marche, www.grusol.it/informazioni/01-12-09.PDF. 11 Un pessimo esempio viene dato con le continue dilazioni di tempi nell’utilizzo di finanziamenti già messi in bilancio. La questione della riqualificazione dell’assistenza residenziale agli anziani non autosufficienti è un esempio emblematico. Da ultimo i 5 milioni di euro stanziati nel 2009 per il 2010 attendono ancora di essere spesi. Vedi in proposito, www.grusol.it/ vocesociale/23-07-10.PDF. 12 Politiche sociali nelle Marche. Le proposte per la nuova legislatura, www.grusol.it/vocesociale/07-05-10.PDF; In difesa del welfare, www.grusol.it/welfareAppello.pdf ; La programmazione perduta. Una riflessione alla luce dei criteri di fabbisogno sanitario e sociosanitario della regione Marche, www.grusol.it/informazioni/01-12-09.PDF; Acuzie, post acuzie, servizi territoriali nel sistema sanitario delle Marche, www.grusol.it/informazioni/07-07-09.PDF; Considerazioni sull’Atto di ricognizione delle strutture ospedaliere ed extraospedaliere della regione Marche, www.grusol.it/vocesociale/17-03-09.PDF. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
Iscra Bini
segnalazioni librarie antropologia
Daniela Giaccaglia Sibilla Giaccaglia
morale Antonio Autiero e due medici, un biologo molecolare ed un filosofo, si cerca di dare delle risposte ai grandi quesiti che la medicina e le bioscienze pongono all’etica e alla teologia. Il libro riporta dunque un dibattito in merito a questi temi: donazione d’organi, morte assistita, ricerca sulle cellule staminali, biopolitica.
Arent Hannah, Che cos’e’ la filosofia dell’esistenza?, Jaca Book, Milano 2009, pp. 79, Euro 10,00. Nella prima parte del libro viene offerta, da parte del curatore Sante Maletta, un’ampia ed accurata introduzione al pensiero di Hannah Arendt e al suo scritto sulla filosofia dell’esistenza. Nella seconda parte viene approfondita la ricerca della filosofa tedesca, esposta a partire dalle riflessioni dei grandi della filosofia occidentale, da Cartesio a Jaspers, passando per Kant, Kierkegaard ed Heidegger. Cagnolati Antonella (a cura di), La grande avventura di essere me stessa, Aracne, Roma 2010, pp. 178, Euro 13,00. Una rilettura del pensiero e dell’opera di Simone de Beauvoir (a cento anni dalla sua nascita), figura fondamentale della filosofia, della politica e della letteratura del Novecento, testimonianza di un destino politico ed umano, ispirato alla libertà di pensiero e al riconoscimento dell’identità femminile. Nei suoi testi, attraversati dall’alternanza di narrazione biografica e analisi (sociologica, antropologica, economica…) una lucida riflessione sulla condizione della donna e in più in generale sull’irrequietezza e complessità del suo tempo. Hunt Lynn, La forza dell’empatia, Laterza & Figli, Roma 2010, pp. 235, Euro 20,00. Questo saggio sull’empatia, spiega in che senso “la capacità di identificarsi con glia altri” è paradigma fondamentale dei diritti umani, degli ideali di uguaglianza, del rispetto della diversità culturale. Un concetto che si è diffuso attraverso la lettura dei romanzi (in particolare quelli del periodo illuminista) e che si è concretizzato con la presa di coscienza, politica e sociale, dell’universalità dei diritti degli essere umani, come testimoniano le battaglie per l’abolizione della tortura e le dichiarazioni dei diritti del XVIII secolo. Un interessante argomentazione che svela le implicazioni psicologiche individuali, sociali e culturali della lettura.
carcere Dell’acquila Dario Stefano, Se non t’importa il colore degli occhi, Filema Edizioni, Napoli 2009, pp. 150, Euro 12,00. Un’indagine sugli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, popolati da circa 1200 internati oggi, per capire come funzionano. L’analisi si articola in tre parti; la prima analizza la possibilità di prolungare il ricovero oltre la pena prevista per il reato commesso, in base alle misura di sicurezza che prevede che “non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere penalmente pericolose”; segue una riflessione sull’uso della coercizione e delle tecniche di contenzione; infine un monitoraggio statistico sul sistema penitenziario giudiziario (dati, spesa, possibilità di riforma…). Paloma Federico, Indulto: il danno e l’inganno, Delfino Editore, Sassari 2008, pp. 379, Euro 29,00. Una denuncia della demagogica strumentalizzazione dell’indulto, provvedimento approvato nel 2006, che si è dimostrato inefficace perché da una parte ha causato la scarcerazione di molti criminali e dall’altro non ha risolto il drammatico problema del sovraffollamento delle carceri. Ascoltando le testimonianze dirette di parlamentari e esponenti dei partiti, l’autore indaga le vere ragioni politiche dell’indulto, sottolineando le gravi motivazioni di questa legge che ha definitivamente minato la fiducia degli italiani nei confronti del sistema giudiziario.
chiesa Grun Anselm, Che cosa c’e’ dopo la morte?, Paoline, Milano 2009, pp. 191, Euro 16,00. Con questo libro il monaco benedettino Anselm Grün spiega che il tema della morte e della vita eterna interrogano ogni uomo e che attraverso la consapevolezza delle speranze, dei dubbi e delle paure che scaturiscono in relazione alla morte è possibile vivere (e non solo morire) in un altro modo. Si giunge, negli ultimi due capitoli del libro, ad un invito alla speranza, dopo aver ricercato nella psicologia, nella filosofia e nella Bibbia le risposte che l’uomo si è dato di fronte questo grande interrogativo: che cosa c’è dopo la morte? Maspoli Emanuele, Ignacio Ellacuria e i martiri di San Salvador, Paoline, Milano 2009, pp. 170, Euro 13,00. Il testo descrive il volto e la vita di Ignacio Ellacuria, prete gesuita che ha combattuto in modo non violento per la liberazione del popolo del San Salvador. Sono riportati discorsi, frammenti di vita di quella parte della chiesa progressista. A vent’anni dal martirio si ricordano le
anziani Miorandi Paolo, Ospiti, Il Margine, Trento 2010, pp. 106, Euro 9,00. Brevi riflessioni, pensieri che squarciano l’indifferenza, dando voce al dolore di uomini e donne che l’autore ha conosciuto in residenze per anziani non autosufficienti. Versi che disegnano volti, storie racchiuse in gesti, in frasi apparentemente senza senso, che racchiudono vite cancellate in posti dove sono solo nomi in uno schedario, dove non c’è né passato, né futuro per loro. In queste parole, la possibilità di restituire dignità al loro presente.
bioetica Goertz Stephan, Klocker Katharina, Teologia e bioetica, Dehoniane, Bologna 2010, pp. 111, Euro 8,10. Attraverso cinque conversazioni tenute tra il teologo SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
Gloria Gagliardini
vittime, il pensiero critico e riflessivo sul popolo crocifisso, sulla povertà, sulla morte di Monsignor Romero. Muller Jorg, L’arte del perdono, Messaggero, Padova 2009, pp. 118, Euro 11,00. Tutto il testo è centrato sul significato della parola perdono, secondo un’ottica cristiana. Si arriva al punto partendo dai segnali di chi ferisce perchè è stato ferito, il senso delle ferite dell’anima e le conseguenze del mancato perdono. La persona pacificata è dunque quella che segue la maggiore libertà per se stessa e per l’altro. L’autore spiega in che modo avviene questa riconciliazione. Nervo Giovanni, La carità, cuore della chiesa, Messaggero, Padova 2010, pp. 150, Euro 11,00. Nelle parole di Giovanni Nervo si racchiudono strumenti di ricerca, occasioni di critica del pensiero teologico per invitare ad essere segnale di una Chiesa nuova, fondata sul pilastro della carità, intesa come amore libero e liberante, ispirazione dell’azione verso la comunità. Nervo espone anche i rischi del potere delle comunità cristiane e invita a osservare i temi attuali delle nuove povertà. Vannini Marco, La religione della ragione, Bruno Mondadori, Milano 2008, pp. 152, Euro 12,50. L’autore organizza, attraverso i capitoli del libro, un percorso di riflessione sul processo storico e sull’essenza spirituale del cristianesimo; religione che è andata mutando, identificandosi con le credenze e non più col pensiero. Attraverso un lavoro di recupero del pensiero filosofico e mistico, Vannini accompagna il lettore in una riflessione critica sul fondamento profondamente unitario del cristianesimo, rintracciabile nella filosofia antica, paradigma necessario per la demitologizzazione del cristianesimo. Vitali Alberto, Oscar A. Romero, Paoline, Milano 2010, pp. 308, Euro 19,00. Le pagine di questo testo raccontano la vita di Osar Romero, arcivescovo di San Salvador assassinato perchè considerato un profeta scomodo politicamente e socialmente: “una voce di denuncia”. La biografia rappresenta il suo lungo percorso dentro le contraddizioni della storia del suo popolo per protestare contro le violenze della dittatura del suo paese.
vita, i conflitti per gli ideali estetici; un approfondimento è dedicato alla condizione particolare dei giovani immigrati.
droga Scarselli Daniele, Il consumo di droghe, Carocci, Roma 2010, pp. 123, Euro 10,00. Il consumo delle droghe è oggi molto diffuso tra milioni di persone: il testo spiega il significato scientifico delle droghe, gli effetti e le funzioni sociali. Il secondo capitolo tratta degli stili di consumo e dei consumatori, il fatto che il consumo di droga è un problema sociale e un adattamento di tipo individuale. Ripercorrendo poi la storia sociale delle droghe, vengono analizzate le politiche sociali, sanitarie e penali e il quadro normativo italiano.
ecologia Ciervo Margherita, Geopolitica dell’acqua, Carocci, Roma 2010, pp. 188, Euro 16,00. Il testo analizza in chiave politica la situazione attuale dell’acqua e il rapporto con la politica internazionale. L’autrice, studiosa di geopolitica, approfondisce lo stato di privatizzazione di questo bene della terra e le conseguenze politiche e sociali sull’intero pianeta. L’acqua dunque, diviene sorgente di profitti e canale di poteri in alcuni casi, in altri - ancora pochi - si sperimentano forme di opposizione alla privatizzazione per una ripubblicizzazione dei servizi idrici.
economia AA.VV., S-cambiando il mondo, Vannini, Gussago 2003, pp. 95, Euro 9,00. Un manuale sul commercio equo solidale pensato per i più giovani (ma non solo): attività, giochi, percorsi didattici per comprendere i meccanismi distorti del mercato internazionale che producono povertà ed ingiustizie. Legami tra ambito locale e globale nella logica degli scambi di merce. Le dinamiche e i protagonisti dell’economia del mercante (denaro, profitto, accumulazione, concorrenza, mercato); infine le alternative possibili per un futuro sostenibile. Baldini Massimo, Toso Stefano, Diseguaglianza, poverta’ e politiche pubbliche, Il Mulino, Bologna 2009, pp. 262, Euro 20,00. Il volume illustra gli strumenti di valutazione, di analisi della disuguaglianza e della povertà. Si introduce il tema della disuguaglianza economica e della distribuzione al reddito, si affronta la povertà economica e l’imposta personale sul reddito. Infine si analizza l’evoluzione di alcuni indicatori distributivi nelle economie avanzate e in via di sviluppo. Galli Giancarlo, Nella giungla degli gnomi, Garzanti, Milano 2008, pp. 377, Euro 18,60. Per comprendere cause e dimensioni dell’attuale crisi economica italiana, l’autore si interroga sull’operato di quelli che sono stati i padroni e i signori del sistema finanziario-bancario degli ultimi decenni: intrighi, menzogne, alleanze nascoste…Uno scenario di colpevoli errori ed abusi: lo scopo non è puntare il dito contro pochi nomi noti, ma smascherare la volontà di farne capri espiatori di una logica corrotta e consumistica che ha dominato politica, informazione, palazzi di potere e
disagio giovanile Cappello Giovanni, Guardami negli occhi quando dici no, Effata’, Cantalupa 2010, pp. 158, Euro 11,00. L’autore affronta il tema dell’educazione, presentando un contributo importante alla riflessione che riguarda il senso di giustizia che i bambini e gli adolescenti chiedono agli adulti e che troppo spesso in nome della regola essi disattendono. Un testo di natura psicopedagogica dedicato agli adulti perchè sappiano vedere e promuovere la crescita, offrendo strumenti di lotta contro il sentimento di ingiustizia che si diffonde tra i giovani. Zamperini Adriano, Gioventù sregolata e società del benessere, Liguori, Napoli 2010, pp. 161, Euro 16,90. La psicologia della salute studia tutti i fattori che rendono la vita piena, che fanno godere del benessere alla persona, allo stesso tempo dunque analizza ciò che rende rischioso lo sviluppo pieno della personalità umana. Sotto questo filone di pensiero l’autrice indaga il rischio come esperienza di legame dei giovani, gli stili di SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
che ora dimostra tutta la sua fragilità. Latouche Serge, L’invenzione dell’economia, Bollati Boringhieri, Torino 2010, pp. 257, Euro 18,00. Autore della “decrescita felice”, Latouche, propone una teoria sull’invenzione dell’economia secondo uno studio storico-filosofico. Il libro si presenta come un trattato storico sulle origini dell’economia e la sua natura fino all’istituzione dell’economia moderna, il concetto di lavoro, il mutamento dei valori della società occidentale: i grandi temi della libertà umana e della giustizia. Pressani Dario, Pane e bugie, Chiarelettere, Milano 2010, pp. 300, Euro 13,00. Travolti da notizie allarmanti e informazioni opposte ed ambigue, per il consumatore è difficile scegliere cosa mettere a tavola e capire come orientarsi per mangiare in modo sano senza rinunciare al gusto. Scavando nelle motivazioni delle logiche di mercato e delle bugie diffuse nei mezzi di comunicazione (in modo colpevole e per nulla casuale), il testo svela la verità su alcuni casi emblematici degli ultimi anni: spaghetti radioattivi, OGM, pesticidi, zucchero bianco o di canna… Sartor Nicola, Invecchiamento, immigrazione, economia, Il Mulino, Bologna 2010, pp. 211, Euro 20,00. Gli effetti dell’invecchiamento della popolazione italiana, l’immigrazione e i mutamenti sociali impongono un ripensamento del sistema economico attuale. Il testo mette in luce le questioni relative agli effetti dello sviluppo economico, la relazione tra demografia e crescita e analizza l’impatto sulle finanze pubbliche. Infine: quale ruolo per le politiche pubbliche? Werner Klaus, Weiss Hans, I crimini delle multinazionali, New Compton, Roma 2010, pp. 333, Euro 12,90. Ricerche approfondite sul comportamento delle grandi multinazionali che dominano oggi il mercato e mettono in evidenza accuse di sfruttamento, violazione dei diritti umani, distruzione dell’ambiente e delle risorse. Tutto questo viene ampiamente descritto e denunciato in questo libro: dal potere pubblicitario dei marchi, alle cavie umane delle industrie farmaceutiche, agli affari sporchi dell’industria petrolifera, corruzione e lobby. Infine per ogni grande marchio sono riportate informazioni sull’azienda, accuse, strategie di consumo alternativo, siti internet.
gogia, i suoi linguaggi e la realtà educativa nel contesto scolastico. La seconda parte offre strumenti di lavoro per imparare a includere. Iannaccone Antonio, Marsico Giuseppina, Adatti e quasi adatti a scuola, Maggioli, Santarcangelo Di Romagna 2009, pp. 157, Euro 17,00. Il volume affronta il tema della complessità educativa, in particolar modo si difende dai rischi di semplificazione valutativa e dunque di categorizzazioni troppo facili di fronte allo sviluppo del bambino. Il testo è dedicato a chi lavora in contesti socio educativi nella valutazione delle persone a rischio psicosociale. Missaglia Giovanni, Albera Mauro, Vivere la costituzione, Hoepli, Milano 2009, pp. 136, Euro 9,50. Un importante strumento di educazione civica, per conoscere l’epistemologia e i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, per promuovere cittadinanza e partecipazione alla vita civile e politica. Pensato per giovani studenti, il libro dopo una parte storica introduttiva con cenni sulle radici della Costituzione italiana e sul costituzionalismo europeo, si compone di moduli che descrivono nel dettaglio gli articoli contenuti nel corpo del documento. Pascoletti Carlo, La scrittura e i suoi errori, Giunti, Firenze 2010, pp. 127. Indagando i meccanismi dei processi mentali che ci permettono di leggere e scrivere, il libro descrive i disturbi, deficit e le patologie che possono causare difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura, presentando le classificazioni delle disgrafie e disortografie e i possibili approcci teorici per definirli e valutarli. Nella seconda parte sono affrontate le problematiche della programmazione didattica, individuando possibili percorsi e le risorse (metodologici, ambientali, strumentali) per favorire i processi di apprendimento; infine alcuni modelli di insegnamento. Portera Agostino, Dusi Paola, Guidetti Barbara, L’educazione interculturale alla cittadinanza, Carocci, Roma 2010, pp. 191, Euro 19,00. Il libro si snoda in tre parti: la prima presenta orientamenti teorici sulla cittadinanza e il compito urgente della pedagogia, il ruolo svolto dall’educazione nel promuovere società democratiche, a partire dalla scuola. Nella seconda parte vengono presentati i risultati di una ricerca universitaria da cui emerge la necessità di un’educazione interculturale e di una maggiore formazione degli insegnanti. Infine alcune esperienze di pratiche educative.
educazione Cicirelli Franca, Camilla e il mondo dei giardini, La Meridiana, Molfetta 2010, pp. 109, Euro 16,00. Scritto con stile fiabesco, il testo narra la storia di Camilla, una bambina simbolo immaginario dell’infanzia, dei mondi nascosti nella curiosità di esplorare la realtà, la natura, gli effetti e i suoi movimenti. Una fiaba dedicata a tutti i bambini per far scoprire il senso di cura verso l’ambiente e la responsabilità ecologica. Hierro Parolin Isabel Cristina (a cura di), Imparare a includere, Erickson, Gardolo Di Trento 2010, pp. 195, Euro 19,00. L’inclusione è un processo che si apprende con metodo e con perseveranza, mettendosi in osservazione pedagogica. Il testo offre una prima parte di analisi sulla situazione dell’inclusione sociale e sul ruolo della pedaSETTEMBRE-OTTOBRE 2010
famiglia Ballabio Nicoletta, Bergamini Attilio, Sguardi sulla scuola, Ancora, Milano 2010, pp. 206, Euro 14,00. Unire le prospettive aiuta a completare lo sguardo: in questo caso verso il mondo scolastico, dove molte famiglie incappano per via dei figli, ma a volte con poca consapevolezza. Il volume aiuta il genitore a capire come muoversi, informarsi, per diventare protagonista sia da un punto di vista psicologico e pedagogico, che pratico nel percorso scolastico del figlio, in sinergia con gli insegnanti.
esplicita la nuova figura dell’amministratore di sostegno istituita con la L. 6/2004. L’autrice analizza la finalità della legge, le modifiche al codice civile, le norme di attuazioni finali. Inoltre per fare maggiore chiarezza sono riportate le domande più frequenti che vengono poste a riguardo e le risposte. Un manuale utile ai familiari e agli operatori. In appendice il modello operativo, la possibilità di ricorso e le fonti. Saviola Donatella, De Tanti Antonio, Trauma cranico e disabilita’, Angeli, Milano 2010, pp. 236, Euro 26,00. Curato dal Centro Cardinal Ferrari, centro riabilitativo di Fontanellato, il testo affronta la complessa esperienza terapeutica nei casi di trauma cranico. L’approccio terapeutico globale sulla persona invita a integrare il danno neurologico e la ferita narcisistica subita dal paziente. Vengono descritti gli interventi di terapia individuale e di gruppo secondo varie metodologie. Zappaterra Tamara, Special needs a scuola, Ets, Pisa 2010, pp. 308, Euro 24,00. Il testo di natura pedagogica offre ai lettori una panoramica letteraria delle diverse disabilità e delle varie tipologie di interventi per l’inclusione sociale. Corredati di analisi teoriche e casi pratici, i capitoli integrano aspetti psicodiagnostici e sociali. In appendice la convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.
handicap Besio Serenella (a cura di), Gioco e giocattoli per il bambino con disabilita’ motoria, Unicopli, Milano 2010, pp. 297, Euro 16,00. Il gioco è lo strumento educativo più efficace per entrare in relazione con il mondo durante l’infanzia, ancor più quando a dedicarvi attenzione e tempo sono bambini con disabilità mentale e fisica. Il testo analizza in chiave pedagogica le capacità di gioco e la possibilità di inclusione nei pari per il disabile, il ruolo delle tecnologie nel trattamento delle disabilità. Inoltre una serie di esperienze e di buone prassi. Bronzini Micol (a cura di), In balia delle onde, Affinita’ Elettive, Ancona 2009, pp. 191, Euro 15,00. Il volume, curato dall’associazione traumatizzati cranici “Andrea” e dell’Istituto S. Stefano, raccoglie interviste a un gruppo di persone con lesioni cerebrali gravi e a chi vive accanto a loro. Dopo l’imprevedibile sofferenza causata da un trauma che sconvolge la propria vita e quella della famiglia, è necessario riscrivere la propria esistenza, affrontando i bisogni sanitari e assistenziali complessi, le carenze dei servizi, l’inadeguatezza delle risposte del territorio e ritrovare la forza per guardare ancora al futuro. Cimaglia Giulio, Covatta Antonella, L’invalidità civile e la tutela della disabilità, Giuffre’, Milano 2009, pp. 486, Euro 36,00. Il volume raccoglie la normativa aggiornata (si tratta di una seconda edizione) in materia di assistenza ai cittadini invalidi civili, ciechi e sordi. Partendo dalla definizione dello stato di invalidità civile, cecità civile e sordità, sono descritti i criteri per la valutazione medico-legale, le procedure di accertamento di invalidità - dalla presentazione della domanda amministrativa al pagamento delle prestazioni economiche -, sono quindi elencate e descritte le prestazioni - benefici economici, i benefici assistenziali socio/sanitari riconosciute e concesse agli invalidi. Frasser Wolfgang, Orlando Massimo, Invisibile agli occhi, Fraternità Di Romena, Pratovecchio 2008, pp. 143, Euro 10,00. Un libro autobiografico, un’intervista a Wolfgang Fasser, non vedente, che intreccia una serie di percorsi personali e professionali. Un libro che vuol testimoniare la vita di una persona che per molti è una guida alla ricerca di ciò che è invisibile, silenzioso, impercettibile. Una vita che ha saputo trasformare il limite della disabilità in ricchezza, in opportunità per gli altri. Maragna Simonetta, La sordità, Hoepli, Milano 2008, pp. 166, Euro 21,00. Il volume i propone di far conoscere la sordità, grazie anche a testi autobiografici che accompagnano il lettore all’analisi dei passaggi di vita delle persone sorde. Questi i principali argomenti affrontati: quando nasce un bambino sordo, il significato di sordità e la lingua LIS, il ruolo della famiglia nell’accettare il deficit, la riabilitazione e l’educazione alla comunicazione, il ruolo della scuola, i diritti conquistati. Polo Daniela, Cosa sapere sull’ amministrazione di sostegno, Erickson, Gardolo Di Trento 2009, pp. 140, Euro 17,50. Obiettivo di questo testo è quello di rendere nota ed SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
immigrazione AA.VV., Africa - Italia, Idos, Roma 2010, pp. 479, s.i.p. Il rapporto, curato dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes, analizza andamento e caratteristiche dei flussi migratori tra l’Africa e l’Italia: i dati statistici sono accompagnati da approfondimenti storici, sociologici e antropologici. Lo studio si apre con una parte introduttiva sull’informazione, l’economia e la cooperazione; ci si sofferma poi sull’analisi di alcuni aspetti della presenza degli africani in Italia (lavoro, welfare…) e sulle peculiarità delle diverse collettività (marocchina, senegalese…). Colombo Enzo (a cura di), Figli di migranti in Italia, Utet Università, Torino 2010, pp. 292, Euro 23,00. Scopo del volume è offrire un’analisi del fenomeno immigrazione a partire dal punto di vista dei giovani figli di migranti - la cosiddetta seconda generazione -. Gli autori presentano risultati di una ricerca realizzata nel nord-est italiano sulle possibilità di integrazione, i costumi, le strategie di coping, la scuola e le strategie di inclusione. Coppola Daria (a cura di), Parlare, comprendersi, interagire, Felici, Ghezzano 2009, pp. 299, Euro 15,00. Il testo prende in esame la glottodidattica come strumento di formazione interculturale e offre percorsi didattici, buone prassi di integrazione con alunni stranieri, attività cooperative. I saggi approfondiscono vari aspetti legati alla scuola multietnica, ai processi identitari e a come affrontarli in ambito educativo e didattico, partendo da un approccio dialogico dell’insegnamento che permette l’interazione e la relazione. Ferracuti Angelo (a cura di), Permesso di soggiorno, Ediesse, Roma 2010, pp. 201, Euro 10,00. Il volume si compone di storie narrate da scrittori stranieri nel loro emigrare in Italia. Racconti in prima persona, storie di lavoro quotidiano come colf e badanti e storie di difficile condizione sociale, di mancata integrazione.
il testo è uno spaccato di realtà visto con i loro occhi. Losi Natale, Vite altrove, Borla, Roma 2010, pp. 251, Euro 22,00. L’autore, etnopsicoterapeuta, analizza la figura del migrante nel processo terapeutico non come una persona da curare ma da accompagnare nel superamento del trauma migratorio. Il testo analizza la pratica psicoterapica nel contesto occidentale riportandone due casi clinici.
zione ha in molte sfaccettature dell’esistenza, come nelle relazioni sociali. L’unico modo per uscirne è ridurre la forbice sociale, ricreando possibilità di accesso alle stesse opportunità di vita.
lavoro Rossi Giampiero, Il lavoro che ammala, Ediesse, Roma 2010, pp. 111, Euro 8,00. Il libro raccoglie storie di uomini e donne che si sono ammalati a causa del lavoro svolto: testimonianze di battaglie legali e processuali per determinare il nesso tra la fatica svolta per tanti anni e le patologie insorte, e far riconoscere le responsabilità delle aziende e i risarcimenti per il danno subito e forme di tutela a cui si ha diritto. Non sono casi isolati ma campanelli di allarme diffusi di una realtà lavorativa che non riesce, nonostante tecnologie avanzate e macchinari sofisticati, a tutelare chi svolge con responsabilità i propri compiti, ignaro che questo metterà a repentaglio la salute e in alcuni casi li renderà invalidi.
internazionale Hirsi Ali Ayaan, Nomade, Rizzoli, Milano 2010, pp. 339, Euro 18,50. Un racconto autobiografico di un’infanzia sofferta sotto la dominazione di una cultura e di una religione come l’Islam dove vige la sottomissione della donna all’autorità maschile. L’autrice del libro ripercorre i passaggi della sua strada verso la libertà da tutto ciò che la rendeva schiava e succube di un clan e di una religione violenta. Le tappe della sua storia servono da spunti di riflessione sulla condizione della donna nell’Islam. Ibrahimi Anilda, Rosso come una sposa, Einaudi, Torino 2008, pp. 261, Euro 16,00. L’autrice, di origine albanese, ha scritto il suo primo romanzo in italiano. Nel libro racconta il passato della terra natia attraverso le voci di quattro donne, che rappresentano le varie generazioni di una famiglia matriarcale. Ogni donna è portatrice del potere ancestrale riconosciuto al ruolo femminile da questa cultura e testimone di un’epoca, dove amori, sogni, tradimenti ed emozioni si intrecciano con i lutti e la miseria della guerra e della dittatura comunista. Storie di donne coraggiose. Schneider Helga, La baracca dei tristi piaceri, Salani, Milano 2009, pp. 205, Euro 14,00. La giovane protagonista, tedesca di razza ariana, viene incarcerata e deportata in un campo nazista perchè fidanzata di un ragazzo ebreo. Come molte altre prigioniere viene destinata allo sfruttamento sessuale all’interno del lager: costretta a prostituirsi in uno dei bordelli, frequentati dai prigionieri (che si privavano del poco cibo per pochi minuti di piacere) e dagli SS, odiata e invidiata nel campo, umiliata dagli aguzzini. Terloeva Milana, Ho danzato sulle rovine, Tea, Milano 2010, pp. 188, Euro 8,60. Il racconto di Milana, autrice di questo libro autobiografico, ha inizio nel 1994, quando il suo paese, la Cecenia, viene invaso dalle truppe russe. La vita di questa ragazza sconvolta da un conflitto quasi dimenticato che semina morte, distruzione e terrore tra una comunità che cerca disperatamente di salvaguardare la libertà e le proprie radici; accanto al suo popolo, ricorda l’orrore del passato, le speranze del presente e del futuro, denunciando il colpevole silenzio della comunità internazionale che sembra voler dimenticare questa gente al proprio destino. Wilkinson Richard, Pickett Kate, La misura dell’anima, Feltrinelli, Milano 2009, pp. 299, Euro 18,00. Il testo indaga le cause del malessere sociale, imputando alla diseguaglianza sociale la fonte maggiore del senso di infelicità diffuso. I dati raccolti dimostrano la preoccupante situazione di povertà anche nei ceti medi della popolazione e l’influenza che questa condiSETTEMBRE-OTTOBRE 2010
minori AA.VV., L’affido omoculturale in Italia, Sinnos, Roma 2009, pp. 204, Euro 14,00. Il testo presenta l’esperienza dell’affido omoculturale, cioè della possibilità che un minore straniero venga accolto da una famiglia immigrata proveniente dalla sua stessa cultura. Esperienze di questo tipo sono state fatte anche in Italia; il testo le racconta, commentandole con dati, riflessioni e riferimenti alle prassi operative e organizzative dei servizi sociali dei comuni di sperimentazione. Occhiogrosso Franco, Manifesto per una giustizia minorile mite, Angeli, Milano 2009, pp. 187, Euro 18,00. Il libro tratta della giustizia minorile a partire dal modello teorico di Zagrebelky secondo cui un principio guida è quello della mitezza costituzionale, cioè di una integrazione tra valori e procedure comunicative. Dal caso Serena che ha segnato il contesto socioculturale della legge 184 del 1983, si fa un’analisi dell’attualità con altre esperienze europee e non solo, e si getta la basi per prospettive per la mitezza del diritto dei minori. Shipon-blum Elisa, Comprendere il mutismo selettivo, La Meridiana, Molfetta 2010, pp. 89, Euro 14,00. Il mutismo selettivo è un disturbo legato all’ansia della comunicazione sviluppato tra i bambini. L’autore che da anni lavora su questa forma di disagio, offre un manuale molte utile alla famiglia e agli insegnanti per affrontare il problema con atteggiamento positivo, aiutando il contesto a prendersi cura del bambino. Nella prima parte si racconta la storia di Kate, per capire in modo semplice le difficoltà che si possono incontrare; la seconda spiega in termini psicologici ed educativi la terapia utile, gli strumenti e i metodi di lavoro in gruppo. Torres Dominique, Libero!, San Paolo, Cinisello Balsamo 2010, pp. 93, Euro 10,00. Il romanzo racconta la storia di un bambino nato schiavo in una famiglia di Tuareg, nel deserto del Niger. Una storia di schiavitù e di liberazione, di ricerca, di incontro con un’organizzazione di tutela dei diritti umani; una storia ambientata ai giorni nostri che invita a una riflessione sul destino di molti ragazzi ancora resi schiavi.
Mancini Roberto, Desiderare il futuro, Pazzini, Villa Verucchio 2008, pp. 156, Euro 12,00. Sin dal titolo emerge l’approccio fiducioso e di speranza che la lettura di questo volumetto contribuisce a diffondere. Un desiderio nel futuro che attinge linfa dalle ragioni delle cura dell’altro, del dialogo, della responsabilità civile ed istituzionale, che nutre e motiva la voglia di un cambiamento radicale, nella politica, nella cultura, nel sistema educativo, nella religione. Partendo dal significato della speranza nella fede cristiana, l’autore spiega le ragioni e la necessità di una speranza umana “per tutti”, senza connotazioni di fede ed ideologie. Mancini Roberto, La laicità come metodo, Cittadella, Assisi 2009, pp. 150, Euro 13,00. Laicità come metodo, secondo Roberto Mancini significa spirito di ricerca, modo di convivere e orizzonte per agire e non una visione del mondo dualistica divisa tra due correnti: laico o non. In questa trattazione filosofica l’autore individua due grandi punti della laicità: il metodo del dialogo e della politica di servizio che devono camminare insieme. Paige Glenn D., Non uccidere, Emi, Bologna 2010, pp. 222, Euro 13,00. E’ possibile una società che non uccide? Questa è la domanda che l’autore pone agli studiosi di politica affinchè si inizi a studiare risposte possibili alternative. Il testo procede da una riflessione biologica dell’umano considerato come persona in grado di non uccidere. Da questo assunto si deduce che sia possibile organizzare pratiche istituzionali non letali, prevedendone le implicazioni sociali e istituzionali. Panikkar Raimon, L’altro come esperienza di rivelazione, L’altrapagina, Citta’ Di Castello 2008, pp. 79, Euro 10,00. La pubblicazione di un’intervista a Raimon Pannikar sul dialogo tra le religioni. Il grande maestro del nostro tempo spiega, attraverso le sue parole e la testimonianza della sua esistenza, che pluralismo non significa vuoto relativismo, ma tensione verso l’armonia tra le culture e le religioni, nella capacità di riconoscere che “in ognuna delle grandi religioni c’è qualcosa che manca all’altra, una mancanza per cui nessuna è in sé compiuta”.
Arrigoni Vittorio, Gaza restiamo umani, Manifestolibri, Roma 2009, pp. 127, Euro 7,00. Questa pubblicazione raccoglie gli scritti quotidiani di Vittorio Arrigoni, pacifista dell,“’ International Solidarity Movement, che durante l’offensiva israeliana “Piombo fuso” ha rappresentato l’unica testimonianza diretta di quanto stava avvenendo nella Striscia. Prima e durante la suddetta operazione militare portata avanti dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 ebbero luogo le restrizioni all’accesso della stampa estera nella Striscia di Gaza. Bertapelle Fabio, Semi di giustizia, Emi, Bologna 2010, pp. 127, Euro 9,00. Partendo dall’immagine del seme che lentamente germoglia e produce frutto, l’autore propone la coltivazione di semi di giustizia, offrendo una filosofia di vita per denunciare ciò che il mercato impoverisce e difendendo l’ambiente, i suoi frutti, un’alimentazione sana e non a discapito dell’uomo ma per lo sviluppo e la solidarietà umana. Gandhi Mahatma, Vi spiego i mali della civiltà moderna, Gandhi Edizioni, Pisa 2009, pp. 173, Euro 15,00. A cento anni dalla prima pubblicazione viene riproposto il primo scritto di Gandhi, Hind Swaraj: ispirato a Tolstoj, nella forma del dialogo platonico, critica con semplicità e razionalità scientifica il mito della modernità, auspicando il superamento della politica occidentale per raggiungere una politica etica. Un percorso di libertà ispirato alla nonviolenza e alla resistenza passiva, che dietro l’esempio dell’India si sarebbe diffuso in tutto il mondo. Uno scritto giovanile che racchiude l’essenza del pensiero gandhiano. Gesualdi Francesco, Consumattori, La Scuola, Brescia 2009, pp. 125, Euro 9,00. Nell’intervista presentata in questo libro Francesco Gesualdi risponde a domande sul consumo critico, l’attenzione a nuovi stili di vita, la sobrietà e la convivenza umana con una denuncia dei rischi e limiti del sistema di sviluppo capitalista. L’intervista approfondisce inoltre alcune scelte importanti che movimenti di popolazione stanno attuando in tutta Italia. La Torre Giuseppe, Tomassone Letizia (a cura di), Dialoghi in cammino. Protestanti e musulmani in Italia oggi, Claudiana, Torino 2009, pp. 187, Euro 14,50. L’incontro tra musulmani e cristiani implica un dialogo aperto e continuo che interroga l’oggi su come affrontare i valori, le leggi e i diritti di cittadinanza. Gli autori esponenti della chiesa protestante e musulmani dopo aver contestualizzato in una parte storica l’Islam e l’Islam in Italia, ne traggono spunti fondamentali per attualizzare la convivenza e l’integrazione. Laboccaro Michele (a cura di), Tre volte Dio, La Meridiana, Molfetta 2010, pp. 130, Euro 14,50. Questo testo intreccia le grandi religioni monoteiste in un dialogo che cerca, nelle differenze delle culture, di trovare punti univoci di incontro. Un testo che allaccia fedi, culture, problematiche sociali in racconti di gente semplice che vivono le contraddizioni e le lacerazioni civili.
politiche sociali Appiano Ave (a cura di), Senso comune e creatività, Cartman, Torino 2010, pp. 191, Euro 18,00. Il saggio propone una riflessione sulle relazioni comunicative e sui rapporti sociali, intesi come dinamiche di una “visione ecologica del senso comune”, dove l’individuo costruisce e definisce la propria individualità. Il libro spiega come è possibile mettere le proprie potenzialità emotive e l’intelligenza comunicativa al servizio del bene comune, attraverso diverse forme creative (teatro sociale, musica di strada, cinema, fotografia, fiaba) e sfruttando le possibilità delle nuove tecnologie e multimedia (pubblicità, Tv, rete). Vengono descritte alcune esperienze, come un laboratorio di fotografia con persone adulte con disabilità intellettive. Bertin Giovanni (a cura di), Invecchiamento e politiche per la non autosufficienza, Erickson, Gardolo Di Trento 2008, pp. 300, Euro 21,00. Il testo cerca di fornire spunti di riflessione sulla comples-
sità delle trasformazioni nell’ambito delle politiche a favore delle persone anziane nonautosufficienti, evidenziando i cambiamenti nel tempo e le risposte di adattamento del sistema sociale. La seconda parte si concentra sulle politiche familiari del sistema europeo: la spesa sociosanitaria, il ruolo della famiglia nell’assistenza agli anziani e le opportunità dei servizi per la qualità della vita.
psicologia AA.VV., Il peso della perfezione, Alberti, Arezzo 2008, pp. 208, Euro 13,00. Realizzato in collaborazione con l’associazione l’Equilibrista e Centro DCA dell’Asl 8 della regione Toscana, il volume parla dei disturbo del comportamento alimentare. Sono i racconti dei protagonisti (malati di anoressia, bulimia, familiari) che tentano di far capire cosa si nasconde dietro questo disagio che non coinvolge solo il copro e il rapporto con il cibo, ma che è incatenato alle relazioni, all’affettività. Ricordi, lettere scritte a familiari per far conoscere possibili percorsi per guarire, come interventi multidisciplinari e gruppi di automuto aiuto. Cappelletti Vincenzo, Introduzione a Freud, Laterza & Figli, Roma 2010, pp. 239, Euro 12,00. Il volume è pubblicato in una nuova collana, I filosofi, che si propone di presentare il pensiero e le opere dei protagonisti della ricerca del sapere nel Novecento. Questo quaderno è dedicato a Freud: a partire dalla formazione e dagli studi della giovinezza, si tratteggiano le radici teoriche e cliniche della costruzione concettuale freudiana. Rileggendo i suoi scritti e le principali interpretazioni, si delineano le tappe fondamentali della nascita della psicoanalisi. Carone Donna Rita, Psicologia: dalla teoria all’applicazione, Progedit, Bari 2009, pp. 111, Euro 14,00. Il manuale si propone di presentare temi e metodologie della psicologia, con lo scopo di favorirne la conoscenza ed applicazione nel contesto delle scienze mediche, come elemento essenziale nella cura dei pazienti, in una visione olistica corpo-mente. Il testo si compone di cinque parti che approfondiscono rispettivamente i temi: psicologia strutturale, psicometria, psicologia clinica, diagnosi e cura, counseling. Krishnananda, A tu per tu con la paura, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 278, Euro 8,50. Paura come possibilità di crescita interiore: questo il grande insegnamento che l’autore, psichiatra e discepolo di Osho, cerca di trasmettere in questo libro. Partendo dal presupposto che ognuno di noi deve fare i conti con la paura, come dimensione essenziale della nostra essenza, è necessario imparare - attraverso la meditazione e le tecniche di consapevolezza - a conoscerla, esplorala e superarla, per permettersi di entrare in contatto con se stessi e aprirsi finalmente all’amore per l’altro. Mambrini Luisalla, Lacan e il femminismo contemporaneo, Quodlibet, Macerata 2010, pp. 144, Euro 18,00. Attraverso una panoramica sugli studi del femminismo italiano e statunitense, il volume indaga le influenze delle teorie psicoanalitiche e in particolare dell’opera di Lacan sull’elaborazione del pensiero femminista. Pur avendo assimilato alcuni concetti ed innovazioni delle teorizzazioni lacaniane, la curatrice del lavoro giunge alla conclusione che il femminismo non è stato capace di comprendere e valorizzare la forza rivoluzionaria delle riflessioni di Lacan sulla femminilità e sull’identità sessuale. Rizzolatti Giacomo, Vozza Lisa, Nella mente degli altri, Zanichelli, Bologna 2008, pp. 111, Euro 10,20. Il testo ci fa capire l’importanza dei meccanismi spec-
psichiatria Amedei Gherardo, Come si ammala la mente, Il Mulino, Bologna 2005, pp. 233, Euro 12,00. Il volume affronta la malattia mentale cercando di capire quali siano le cause delle malattie, i fattori che influenzano la sofferenza dei processi psichici. Il testo affronta la tematica da una prospettiva storica classica della psichiatria fino a indicare, nella seconda parte, i modelli esplicativi recenti per comprendere lo sviluppo della psicopatologia. Ceretti A., Casella A., Cornelli R. (a cura di), Salute mentale e controllo sociale tra ricerca scientifica e decisioni politiche, Giuffre’, Milano 2009, pp. 175, Euro 15,00. La pubblicazione di atti di un convegno sulla salute mentale e il controllo sociale promosso dalla Fondazione Cariplo, espone una ricerca sociale del sistema psichiatrico attuale in Italia, le politiche di integrazione sociale e gli interventi in termini di servizi sociali territoriali. Vengono alla luce così fattori critici del sistema delle cure e dei servizi italiani. Dell’Acqua Peppe, Fuori come va?, Feltrinelli, Milano 2010, pp. 308, Euro 10,00. Non lasciare sola la famiglia nel carico assistenziale della persona con disturbo mentale risponde anche alla domanda su quale ruolo e sulle competenze dei servizi territoriali di riferimento. Questo è il punto fondamentale che l’autore, psichiatra e direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste mette a fuoco nel libro. Un testo che funge da manuale per i familiari coinvolti affinchè capiscano i passaggi storici della psichiatria e l’attualizzazione delle politiche e dei servizi socio-sanitari. Labianese Emiliano, La dipendenza sessuale, Las, Roma 2009, pp. 235, Euro 16,00. Un manuale sulla dipendenza sessuale, per definire le caratteristiche di questo disturbo a partire da una definizione scientifica e capire come si distingue una relazione sana e una patologica con il sesso. Dopo aver inquadrato i fattori determinanti per diagnosi di dipendenza sessuale, vengono analizzate le conseguenze emotive, cognitive e comportamentali della dipendenza sessuale, i modelli di interpretazione e i possibili interventi terapeutici. Maj Mario, Maggini Carlo, Siracusano Alberto, Lessico di psicopatologia, Il Pensiero Scientifico, Roma 2010, pp. 399, Euro 55,00. Il manuale raccoglie tutte le parole corrispondenti a definizioni specifiche della psicopatologia e per ogni termine ne offre una sintetica definizione, lo sviluppo storico del termine, l’attuale situazione clinica e infine una breve bibliografia utile per approfondire. Il testo è stato scritto a più mani, al fine di presentare l’argomento con un lessico comune e chiarezza clinica e metodologica. SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
Nazionale Tumori. Un libro che intreccia la biografia, il suo impegno sociale e medico e la peculiarità della fondazione, capace di dare assistenza domiciliare gratuita ai malati di tumore, ma che svolge anche attività di ricerca, prevenzione e formazione di volontari e professionisti. Silvestri Emilia, Presente infinito, Cleup, Padova 2009, pp. 150, Euro 12,00. La storia di Emilia, nata con una grave malformazione cardiaca, dopo un trapianto di cuore (effettuato a soli 22 anni) che le permette una vita completa, a 35 anni a causa di forti complicazioni viene ricoverata presso un’Unità di Terapia Intensiva Coronarica, dove rimane per quasi un anno attaccata a una macchina di dialisi continua, in attesa di un atro trapianto. Un racconto autobiografico (anche se nome e alcuni dettagli sono inventati) che testimonia la voglia di vivere nonostante il dolore, di attendere un’altra possibilità, con tenacia, capacità di sperare e grazie all’amore della famiglia. Vecchiato T., Canali C., Innocenti E., Le risposte domiciliari nelle rete integrata dei servizi sociosanitari, Fondazione Zancan, Padova 2009, pp. 221, Euro 20,00. Il testo presenta una ricerca della Fondazione Zancan fatta su alcune regioni italiane per valutare la programmazione sociosanitaria. Si registra un’area particolarmente critica: quella dei servizi e delle cure domiciliari. Il volume descrive la situazione nelle regioni Abruzzo e Sardegna, individuando l’analisi dei bisogni e prevedendo la valutazione di risposte nella rete integrata dei servizi sociosanitari.
chio del nostro cervello, ovvero “la capacità dell’uomo di cogliere il senso e le conseguenze delle azioni delle persone che ci circondano”, e quindi di anticiparne le intenzioni e di imitarle. Un’osservazione puntale ma comprensibile dei neuroni e di altri meccanismi celebrali: i neuroni allo specchio svolgono una funzione fondamentale nella trasmissione delle informazioni e della cultura, diventando protagonisti del comportamento sociale dell’essere umano e del linguaggio e della comunicazione. Russo Lucio, Destini delle identità, Borla, Roma 2010, pp. 239, Euro 23,00. L’identità è il tema attorno al quale l’autore costruisce la sua tesi. Si prendono in esame varie correnti di pensiero filosofico e psicoanalitico per comprendere la complessità dei modelli interpretativi. L’identità è dunque un processo senza fine, è un sentimento di sè che ciascuno va formando nel corso della propria vita sociale e psichica.
sanità Brunetti Massimo, Cicchetti Americo (a cura di), Innovazione e organizzazione nel sistema sanitario, Il Pensiero Scientifico, Roma 2009, pp. 186, s.i.p. La valutazione dell’efficacia del sistema sanitario nazionale come strumento di miglioramento dell’assetto tecnico-organizzativo per garantire a tutti i cittadini l’accesso alle cure e il diritto alla salute. Per raggiungere questo obiettivo, nel testo, partendo da un approccio multidisciplinare, vengono presentati i dati di ricerche realizzate per il monitoraggio della pratica clinica: innovazione nei farmaci pediatrici e nel lavoro, collaborazione tra pubblico-privato, l’istituzione delle agenzie regionali, prototipi di centri di conoscenza e formazione… Franci Alberto, Guerrieri Caterina, Corsi Mario, Misurare la soddisfazione per il lavoro del personale ospedaliero, Quattroventi, Urbino 2010, pp. 107, s.i.p. Il testo, curato dall’Università degli studi di Urbino, presenta i risultati di un lavoro di ricerca sulle metodologie per la misurazione della soddisfazione lavorativa nel contesto ospedaliero; aspetto che ha ripercussioni non solo sulla salute dei lavoratori ma anche sulla qualità dei servizi e sulla garanzia della continuità assistenziale e la relazione con il paziente . Vengono quindi descritte le diverse fasi dello studio: approcci e modelli teorici di riferimento, strumenti di misurazione, progettazione e somministrazione del questionario (individuazione indicatori, variabili…), studio e confronto dei risultati, implicazioni operative. Licari Paolo Francesco, Wayfinding, Cleup, Padova 2009, pp. 139, Euro 14,00. Wayfinding è l’organizzazione e la comunicazione delle nostre relazioni quando ci muoviamo in uno spazio e in un ambiente; così l’autore definisce l’importanza del processo umano comunicativo in rapporto agli ambienti. Il testo sviluppa il concetto di interazione nei servizi socio-sanitari, l’importanza del deseign, dei percorsi, della segnaletica, per una nuova forma di comunicazione e accoglienza. Pannuti Francesca, Intervista a mio padre, Dehoniane, Bologna 2010, pp. 131, Euro 9,90. Il libro si snoda con una serie di interviste a Franco Pannuti, medico oncologo fondatore dell’Associazione SETTEMBRE-OTTOBRE 2010
società Franco Vittoria, Care ragazze, Donzelli, Roma 2010, pp. 165, Euro 16,00. Ricapitolare, ricordare, far memoria dei passaggi storici dei diritti conquistati dalle donne in Italia. E’ questo il tema centrale del libro, che offre una ricostruzione storica dei diritti. Scritto in forma epistolare, rivolto a tutte le donne - le “care ragazze” del titolo - l’autrice invita a una riflessione, per fare il punto oggi e rendere effettivi quei diritti conquistati nel passato, cambiando mentalità, riconoscendo il ruolo delle donne in tutte le sfere delle attività pubbliche e sociali. Galimberti Umberto, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano 2009, pp. 406, Euro 19,00. I miti sono quelle idee che stanno alla base di ogni società e cultura umana. La loro azione è psicologica e ha effetti sulle relazioni sociali. I miti del nostro tempo come la bellezza e la giovinezza, il mercato e la ricchezza, l’intelligenza e la felicità sono idee costruite che plasmano il nostro agire quotidiano, deformando il presente e il nostro giudizio. L’autore, attraverso quest’opera, svela l’azione delle idee-mito e i problemi che possono derivare da un’assunzione aprioristica di essi. Sciarrone Rocco, Mafie vecchie mafie nuove, Donzelli, Roma 2009, pp. 376, Euro 17,50. A dieci anni dalla prima edizione di questo libro, il professore Sciarrone riflette su come stiano cambiando nel tempo i rapporti tra la mafia e alcuni territori e su quanto sia efficace la lotta alla criminalità organizzata. Lo studio di Sciarrone è basato su ricerche svolte sul campo ed offre quindi una grande mole di dati ottenuti attraverso testimonianze dirette.
la bacheca del Gruppo Solidarietà Novità editoriale Gruppo Solidarietà, I dimenticati. Politiche e servizi per i soggetti deboli nelle Marche, Castelplanio 2010, p. 112, euro 11.50. Il volontariato in Italia, mano mano che si è sviluppato, oltre al ruolo di anticipazione di risposte a bisogni emergenti e di integrazione dei servizi esistenti sia pubblici che privati, è andato assumendo anche un ruolo politico di stimolazione delle politiche sociali, di controllo di base delle istituzioni e di tutela dei diritti dei cittadini nei servizi sociali. Questa pubblicazione è un esempio di questo volontariato di advocacy. Lo studio presenta una puntuale analisi critica della programmazione sociale della Regione Marche, e con metodo preciso e documentato mette in evidenza le lacune della programmazione regionale. Un testo utile ai pubblici amministratori onesti, che possono mancare ai loro doveri anche per impreparazione e non sufficiente competenza; può essere utile agli operatori sociali per far rispettare, per quanto sta in loro, i diritti degli utenti; può essere utile ai sindacati, che non devono tutelare solo i diritti degli operatori, ma anche dei cittadini; è utile a tutti per valutare in modo oggettivo l’operato dei propri amministratori, che scelgono con il loro voto (dalla prefazione di Giovanni Nervo). Offerta speciale. Il presente volume viene offerto insieme a - Quelli che non contano. Soggetti deboli e politiche sociali nelle Marche, 2007, p. 112, Euro 11.00 - I soggetti deboli nelle politiche sociali della regione Marche, 2003, p. 112, Euro 9.00.
Abbonamenti Appunti sulle politiche sociali Privati e associazioni volontariato 20,00 Euro (sostenitore 35 euro) on line: 18 euro cartaceo + on line: 25 euro Enti pubblici/privati 25,00 Euro (sostenitore 45 euro) on line: 23 euro cartaceo + on line: 35 euro A chi sottoscrive un abbonamento sostenitore verrà inviato in omaggio (da specificare nella causale) 5 libri a scelta, tra i seguenti: - AA.VV., Handicap intellettivo grave e servizi: quali risposte dopo la scuola dell’obbligo?, p. 112, - AA.VV., Handicap e scuola: l’integrazione possibile, p. 128, - AA.VV., Curare e prendersi cura: la priorità delle cure domiciliari, p. 96, - AA.VV., Dove va il volontariato? p. 96, - AA.VV., Handicap, servizi qualità della vita? p. 96, - AA.VV., Handicap grave, autonomia e vita indipendente, p. 96, - AA.VV., Dalla riforma dei servizi sociali ai livelli essenziali di assistenza, p. 112, - AA.VV., I soggetti deboli nelle politiche sociali della regione Marche, p. 112 - AA.VV., Disabilità. Dalla scuola al lavoro, p. 112
al prezzo speciale 15.00 euro (spese di spedizione incluse)
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Pubblicazioni del Gruppo Solidarietà. Offerte speciali Pubblicazioni sui temi della disabilità Si tratta di sette volumi che analizzano e affrontano i temi dell’integrazione scolastica, lavorativa e più in generale la risposta a situazioni di gravità nella prospettiva della piena inclusione. I libri possono rappresentare un’utile guida sia per una prima conoscenza che per un approfondimento dei temi trattati. L’ultimo testo affronta il tema della cura nelle gravi malattie. · ·
AA.VV., Lavoro un diritto di tutti: anche delle persone handicappate, 1996, pag. 112, Euro 7,75 AA.VV., Handicap intellettivo grave e servizi: quali risposte dopo la scuola dell’obbligo?, 1997, pag. 112, Euro 7,75
AA.VV., Handicap e scuola: l’integrazione possibile, 1998, pag. 128, Euro 8,78
AA.VV., Handicap servizi qualità della vita, 2001, pag. 96, Euro 6,71
AA.VV., Handicap grave, autonomia e vita indipendente, 2002, pag. 96, Euro 6,71
AA.VV., Disabilità. Dalla scuola al lavoro, 2006 pag. 112,
AA.VV., La cura della vita nella disabilità e malattia cronica, 2008, pag. 112, Euro 11,00
I sette volumi vengono offerti al prezzo speciale di 30,00 euro
Pubblicazioni su politiche e servizi socio sanitari I volumi analizzano la normativa in materia, presentano esperienze significative riguardo i servizi domiciliari, diurni e residenziali rivolti alle fasce più deboli della popolazione (gravi disabilità, anziani malati non autosufficienti, soggetti con patologia psichiatrica). I libri possono rappresentare un’utile guida sia per una prima conoscenza che per un approfondimento dei temi trattati. ·
AA.VV., Curare e prendersi cura. La priorità delle cure domiciliari , 1999, pag. 96, Euro 6,70
AA.VV., Dalla riforma dei servizi sociali ai livelli essenziali di assistenza, 2002, pag. 112, Euro 9,00 AA.VV., Politiche e servizi socio sanitari. Esigenze e diritti, 2005, pag. 112, Euro 10,00
AA.VV., Sostenere la domiciliarità. Assistere e curare a casa, 2009, pag. 112, Euro 11,50
I cinque volumi vengono offerti al prezzo speciale di 20,00 euro I volumi possono essere ordinati versando l’importo sul ccp 10878601 intestato a Gruppo Solidarietà, Via Calcinaro 12, 60031 Castelplanio (AN) specificando nella causale volumi in offerta speciale. Il prezzo comprende le spese di spedizione. Per informazioni: grusol@grusol.it - Tel. e fax 0731/703327.
5 per mille al Gruppo Solidarietà. Per sostenere le nostre attività.
"Senso comune e creatività" recensito su Appunti sulle politiche sociali (n. 5-2010)
"Senso comune e creatività. Nuove prospettive della comunicazione sociale" (A. Appiano, a cura di) recensito su Appunti sulle politiche soci...