Source: https://ghost.assidal.com/home/news/editoriale_assidal/note_di_riflessione_per_convegno_aepi_a_pescara
Timestamp: 2020-04-04 22:53:43+00:00
Document Index: 138186095

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.2', 'art.28', 'art.32', 'art.15', 'art.25', 'art.2', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 1', 'art.11', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 11', 'art.10', 'art.11']

Note di riflessione per convegno AEPI a Pescara
Saluto e ringrazio gli amici dell’AEPI e dell’Assidal per l’invito rivoltomi, nella consapevolezza che la loro culpa in eligendo integra la fattispecie di un reato con l’aggravante dei futili motivi, a prendere parte ad una iniziativa che inaugura un itinerario ambizioso, percorrere l’Italia Coast to Coast (se fossimo negli USA dovremmo passare per la Route 66 e per la Lincoln Highway, realizzando il sogno di molti: attraversare l'America da un oceano all'altro, compiendo un’avventura affascinante e certamente indimenticabile!
Rocco Papaleo, intelligente regista lucano, si appropria dell’idea e su scala imitata, quella regionale, realizza un film coast to coast ma in Basilicata.
Ma prendiamo le mosse dalla geografia per entrare in medias res, occupandoci del tema su cui l’odierno incontro si incentra, tema impegnativo eppure intrigante:
Lavorare in sicurezza è diritto alla salute.
Non appaia un esercizio di prestidigitazione se antepongo la parola salute al termine sicurezza; non solo perché in questa sequenza è collocato nella rubrica dell’intestazione del Testo Unico (il d.lgs.81/08, “Attuazione dell’art.1 della l.123/07 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”), ma perché il concetto di salute riposa nella classificazione definitoria del TUS (art.2, co.1, lett.o) come “ stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”, definizione che integra l’espressione voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 1948 e successivamente ribadita nel primo punto della dichiarazione OMS di Alma Ata nel 1978.
L’espressione sicurezza non viene declinata nelle definizioni del TUS.
Sicurezza deriva dal latino "sine cura": senza preoccupazione, espressione oggi percepita come disvalore, evocando incarichi non faticosi e di modesta responsabilità eppure ben remunerati, mentre essa costituisce l’oggetto principale del nostro impegno, nella sua impostazione sistematica.
Dicevo di salute intesa come benessere fisico, mentale e sociale.
Ma esiste anche il benessere organizzativo per chi si occupa di lavoro e di aziende, anche complesse. Facciamo riferimento alla capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il più alto grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori nell’ organizzazione.
Pensate che l’ordinamento normativo del nostro Paese conosce sin dal 24 marzo del 2004 la famosa direttiva del Ministro della Funzione Pubblica dal titolo “Misure finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo nelle pubbliche amministrazioni”, anche se di essa si sono perse le tracce, per desuetudine da mancata applicazione nelle pubbliche amministrazioni.
Il TUS nell’art.28, il monumentale articolo sulla valutazione dei rischi, ci ammonisce a rivolgere l’attenzione a rischi particolari, tra cui quelli collegati alla stress lavoro – correlato secondo l’accordo europeo dell’8.10.04, mentre nell’art.32, sulle capacità e requisiti del RSPP, indica nel percorso formativo (modulo C) il corso in materia di rischi da SLC e di natura ergonomica (espressione riportata nelle misure di tutela di cui all’art.15, lett.d, “il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro…, nella definizione dei metodi di lavoro e produzione,..al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e ripetitivo). Ed ancora nell’art.25, dove tra gli obblighi del medico competente figura quello di collaborare con il datore di lavoro e il servizio di prevenzione protezione all’attuazione delle misure di tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori.
Tralascio le modalità di studio del clima organizzativo che in letteratura è stato affrontato con diversi approcci, strutturale, percettivo, interazionista, culturale per affermare che una corretta percezione del clima interno all’organizzazione è indispensabile per migliorare la qualità del lavoro attraverso il benessere organizzativo, fornendo nuove opportunità di sviluppo professionale ai propri dipendenti (il vero vantaggio competitivo di un’azienda, di un ente che favorisce il miglioramento della perfomance).
Abbiamo tutti imparato a declinare la sicurezza come sistema che conosce la sua centralità nel datore di lavoro.
E qui, oggi, siamo nella casa associativa che orienta e rappresenta le volontà e le prerogative imprenditoriali e in tale contesto ben si inquadra, nel TUS, alla lett.p) del solito art.2, la definizione di sistema di promozione della salute e sicurezza, sistema che coinvolge soggetti istituzionali con la partecipazione delle parti sociali.
La definizione di SPPA che prediligo, è agevole estrapolarla dalla definizione che il TUS dà della formazione nella lettera aa), vale a dire “il processo educativo attraverso il quale trasferire ai soggetti del sistema di prevenzione e protezione le conoscenze utili all’acquisizione delle competenze”
Il SPPA è efficace se conosce ed apprezza la formazione.
Ovviamente parliamo del sistema di gestione della prevenzione che in tutte le organizzazioni si sviluppa attorno a due percorsi essenziali, quello operativo e quella consultivo (del SPP).
Il sistema opera attraverso soggetti, che operano con uno stile collaborativo e cooperante, dando vita ad una sicurezza di sistema, non più affidata a questo o a quell’obbligo, o diligenza a mettere in regola qualche cosa.
Ciò che emerge è il dato sistematico, cioè la presenza di un progetto di sicurezza.
Al centro di questo sistema si colloca il datore di lavoro; senza il datore di lavoro manca il perno, colui che ha la possibilità o l’iniziativa di intervenire.
Questo è il mestiere della rappresentanza dell’AEPI.
E sono felice di essere il testimonial di questo start up.
Aggiungo che la centralità del datore di lavoro non è un concetto che viene introdotto per la prima volta nel Testo Unico, dal momento che, nella vecchia legislazione degli anni ’50, il datore di lavoro era una figura centrale, nel senso che nella gerarchia dei soggetti tenuti ad attuare le norme di prevenzione egli occupava il primo posto, mentre invece la centralità del datore di lavoro nel TUS è innovativa, nel senso che egli è più soltanto chiamato, come per il passato, ad attuare le singole norme di sicurezza, ma a dar vita ad un sistema gestionale e organizzativo dapprima sconosciuto.
La legge vuole che il datore di lavoro si organizzi per istituire condizioni di sicurezza, non solo per attuare le norme di sicurezza e rivendica che il sistema venga istituito sempre. La normativa degli anni 50, penso al 547/55, abrogato dal TUS, aveva un approccio bipolare, del tipo command e control, la 626/94, anch’essa abrogata dal TUS, ha avviato l’organizzazione, l’81 ha impostato il sistema. E consegue che, se in passato era possibile al datore di lavoro adottare discrezionalmente il suo modello di prevenzione, oggi non è più possibile. La ragione è evidente. In passato doveva rispondere soltanto dell’attuazione delle singole norme; oggi deve istituire il Servizio di prevenzione e protezione, designarne il responsabile, nominare il medico competente, nei casi previsti dal TUS, deve designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, dell’emergenza, del primo soccorso, dell’evacuazione.
In altri termini il datore di lavoro deve dar vita ad una rete organizzativa senza la quale la legge lo ritiene responsabile della violazione delle norme di prevenzione. Ma non basta; ci sono due articoli il 28 ed il 29, che impongono al datore di lavoro l’adozione di un proprio sistema di gestione, che tra l’altro trova la sua definizione nell’articolo successivo, il 30, ed è un sistema di gestione in cui sono definiti i ruoli ed i compiti di ciascun soggetto.
Il legislatore impone dei moduli organizzativi per il datore di lavoro, superando un antico ostacolo rappresentato dal principio c.d. della libertà di impresa, inteso come ambito esclusivo del datore di lavoro.
Il TUS testimonia che la libertà di impresa non si estende fino all’adozione di un modello di organizzazione del lavoro che subordini la tutela della salute ad altri pur rilevanti interessi.
Il datore di lavoro può delegare funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (salvo ovviamente per gli obblighi non delegabili di cui all’ art. 17 ). In caso di delega di funzioni, a mente dell’art. 16 co. 3 del TUS, l’obbligo di vigilanza sull’attività del delegato si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all’articolo 30, comma 4.
Il d. lgs. 231/01, in tema di responsabilità amministrativa degli enti è un sistema volontario, ma chi dota di un MOG (un modello di organizzazione e di gestione) acquisisce l’idoneità ad avere efficacia esimente.
Ancora, come si evince dal campo di applicazione del citato d.lgs. 231/01 (art. 1 comma 3), il regime della responsabilità amministrativa è applicabile agli enti pubblici economici, dal momento che sono esonerati dall’applicazione del 231 soltanto lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale e gli “altri enti pubblici non economici.
Vale a dire che, sotto il profilo letterale la norma è chiara nel senso che la natura pubblicistica di un ente è condizione necessaria, ma non sufficiente, all’esonero dalla disciplina in discorso, dovendo altresì concorrere la condizione che l’ente medesimo non svolga attività economica.
Ovviamente, sono consapevole del fatto che il giurista interviene nel processo formativo facendo grande uso della coppia obblighi e sanzioni e quindi parlare di premialità è musica per le orecchie. Ricordo che l’art.11 del TUS ha come titolo “Attività promozionali” e ribadisco che l’art. 30 assicura l’efficacia esimente al MOG in termini di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
È vero, la percezione di un lavoro sicuro opera fortemente sulla tastiera delle motivazioni al lavoro e alla sua qualità, fornisce una valida ed opportuna chiave di ingresso in territori dissodati ovvero inesplorati, illumina il percorso, posizionando i punti – luce e ci fa gustare appieno la dimensione del lavoro che è libertà, socialità e dignità.
Quando sono in terra d’Abruzzo, mi piace rivolgere un grato pensiero ad un grande giureconsulto che ebbe i natali a L’Aquila e si formò alla sequela della scuola dell’illuminismo napoletano di Genovesi. Ebbene, lo cito in onore della regione che ci ospita, egli affermava “La scarsezza delle virtù è ai giorni nostri un effetto della mancanza di premi.”
Dragonetti nacque nello stesso anno in cui vide la luce Cesare Beccaria e il suo libro “ Delle virtù e dei premi” costituisce una sorta di risposta all’opera, ben più famosa, del grande giurista lombardo. Infatti il principio basilare della speculazione del marchese abruzzese, consiste nell'affermare che: “Nulla di più assurdo del considerare uguali le azioni degli uomini.”
La tesi sostenuta è basicamente questa: gli uomini sono poco saggi, in particolare gli uomini politici, perché perdono troppo tempo a fare leggi che puniscono i vizi e mai fanno leggi che premiano le virtù.
E accarezzo l’idea che questa partenza da Pescara del viaggio coast to coast possa essere in grado di lanciare un segnale forte che incoraggi aziende, enti, amministrazioni a fare scelte precise, nel senso delle virtù, lavorando su questo versante della salute e della sicurezza e pensando al comune che ci ospita in questa elegante sala consiliare, quale ente più vicino ai cittadini, possa tutelare gli operatori fornendo risposte positive ai cittadini, fondamentali stakeholder dell’agire amministrativo?
L’obiettivo si raggiunge investendo in sicurezza. E qui conta la conoscenza, la competenza della scienza della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ci sono strumenti organizzativi e strumenti gestionali.
Per questo bisogna continuare a chiedere condizioni che garantiscano salute e sicurezza e a mettere in atto le azioni giuste per ottenerle.
Mi riferisco innanzitutto ai controlli, ma penso anche al ruolo che può avere la nostra testimonianza, il nostro impegno per far capire ai futuri imprenditori e dipendenti che, nel mondo del lavoro, ci si può far male. Spesso si affrontano questi temi soltanto quando accade una grande disgrazia e a perdere la vita sono molti lavoratori nello stesso momento. Dobbiamo invece parlare di questi temi tutti i giorni.
Le recentissime statistiche diffuse dall'INAIL rivelano che nei primi mesi dell’anno in corso, c'è stato un incremento contemporaneo sia degli infortuni, specie in itinere, che delle morti sul lavoro . Un evento che ci preoccupa molto perché segna una svolta negativa nel favorevole trend storico del fenomeno e che, stanno sempre alle statistiche, non si verificava nel nostro Paese da circa 25 anni.
Io sono un formatore e la formazione è il principale strumento per la prevenzione, per evitare gli infortuni e gestire la sicurezza, perché rende consapevoli, adulti, responsabili.
Lancio un invito, a favorire, d’intesa con Inail, a rendere operativo il "Regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro”, in attuazione dell’articolo 1, comma 166, Legge 23 dicembre 2014, n. 190, del luglio 2016.
“Il Paese non conoscerà una reale stagione di cambiamento se non ci sarà una nuova etica della responsabilità”, parole profetiche pronunciate dall’on. prof. Aldo Moro, nel suo ultimo intervento pubblico.
Il lavorare è per vivere, il lavoro è libertà, è bellezza ovvero è una ricerca affannosa, priva di contenuto ed un modo per ammalarsi, infortunarsi se non morire?
Se volgiamo lo sguardo indietro, la nostra memoria si rattrista perché in essa si affollano i ricorsi della nube tossica di Seveso, avvenuto il sabato, alle 12,28 del 10 luglio 1976 nell'azienda ICMESA di Meda, che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube della diossina TCDD, una sostanza chimica fra le più tossiche. Il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso.
Il disastro, che ebbe notevole risonanza pubblica e a livello europeo, portò alla creazione della direttiva 82/501/CEE nota anche come direttiva Seveso
Quell’evento rappresentò lo spartiacque nella modalità di approccio in tema di sicurezza e salute delle popolazioni, dal momento che quella tragica esperienza agì da incubatore e poi da generatore di un adeguato corpo di leggi, di derivazione comunitaria, che hanno imposto obbligatoriamente al datore di lavoro la valutazione dei rischi e l’evacuazione delle popolazioni che vivono in aree a rischio di incidente rilevante.
Poi ci avviciniamo al dodicecimo anniversario della tragedia della Thyssen, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2007, che scuote le nostre coscienze, che riga la nostra memoria con tristezza e rabbia, in parte ripagate dalla sentenza della Corte d’Assise di Torino, poi modificate in appello e in Cassazione.
Tuttavia dobbiamo riconoscere per vero che senza passione ed entusiasmo l’esperienza di lavoro illanguidisce e senza motivazione il lavoro diventa pena.
Come vi dicevo, mi sono appassionato ai problemi della salute e sicurezza da tanto tempo, la mia tesi di laurea, nella metà degli anni ’70, è stata scritta su questi temi.
Gli anni 70 sono gli anni dello Statuto dei diritti dei lavoratori, che aveva 2 padri, il ministro del lavoro Brodolini, quello che mori nel luglio del 69 ma che il Natale prima, ai lavoratori della tipografia Apollon, occupata, ricordò di essere sempre da una parte sola, dalla parte dei lavoratori, e poi il prof. Gino Giugni. Ad essi se ne aggiunse un terzo, il ministro Donat Cattin che subentrò al Ministero del lavoro e firmò la legge, che venne approvata in Parlamento il 14 maggio 1970, a scrutinio segreto, con 217 voti favorevoli (DC, PSU, PRI, PLI), 10 contrari e 125 astenuti (PCI, PSIUP, MSI).
L’attività di prevenzione, in coerenza con la definizione scolpita nel Testo Unico (d.lgs.81/08) costituisce un impegno costante ed irrinunciabile, attraverso la formazione.
Invero coltivo un obiettivo e indico costantemente un percorso: rendere, attraverso la via della formazione, luminoso il sentiero che aiuta la comprensione e rafforza la consapevolezza che l’investimento in formazione e in sicurezza è sempre profittevole e conveniente.
E questo riguarda l’estesa platea dei soggetti coinvolti nel processo, destinatari di obblighi cui sono tenuti, con il loro corredo di responsabilità e di sanzioni, afferisce alla progettazione e valutazione dell’attività formativa in rapporto alla valutazione dei rischi, al sistema istituzionale di controllo e vigilanza.
Ma ha riverberi sulla qualità del lavoro, sulla salute e sul benessere, sulla psicologia del lavoro e sui nuovi rischi psicosociali, sull’ergonomia e sull’organizzazione del lavoro, in sintesi una riflessione attenta, meticolosa, anche coraggiosa verso la motivazione, il senso di appartenenza, l’entusiasmo di un formatore che apparecchia la mensa in cui vengono serviti piatti prelibati ed auspicabilmente graditi, per lavorare meglio, per vivere meglio.
Il Testo Unico sulla sicurezza del lavoro ha voluto riordinare e semplificare la materia della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ed ha opportunamente offerto la definizione sia della formazione che della prevenzione.
La cultura della sicurezza dunque, quella della prevenzione e della protezione nei luoghi di lavoro è una fedele spia, indice di riferimento per comprendere l’emancipazione civile.
Alla sicurezza sul lavoro occorre accostarsi con metodo per giungere con le dovute strategie al cambiamento della mentalità.
Pensate come con tenerezza viene affrontato questo tema da Khalil Gibran, ne” Il Profeta”:
“Allora un contadino chiese di parlare del Lavoro, ed egli rispose:
Voi lavorate per mantenere il passo con la terra e con l’anima della terra.
Quando lavorate siete un flauto che attraverso la sua anima trasforma in musica il bisbiglio del tempo.
Chi di voi vorrebbe essere una canna muta e silenziosa quando tutte le altre insieme cantano all’unisono?
Quando lavorate compite una parte del sogno più remoto della terra, che fu assegnata a voi quando il sogno stesso nacque.
Vi è stato anche detto che la vita è oscurità, e nella vostra stanchezza fate eco a ciò che dissero gli esausti.
E io vi dico in verità che la vita è oscurità se è priva di slancio,
e ogni slancio è cieco se non vi è conoscenza,
e ogni sapere è vano se non vi è l’operare,
e ogni opera è vuota, se non vi è amore.
Quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con l’Eccelso”.
Aggiungiamo la riflessione del poeta polacco Kiprian Norwid , nella consapevolezza che se il lavoro è buono e sicuro, quello per vivere, se il lavoro assicura la tutela della salute e della sicurezza per i lavoratori nei luoghi di lavoro attraverso la scienza e l’organizzazione della prevenzione, favorisce, la motivazione al lavoro, le sue parole sono percepite esattamente: «La bellezza esiste per suscitare ammirazione che poi porta al lavoro: il lavoro è per risuscitare».
Oppure la forza espressiva dello statista cinese Guan Zhong:
Quando fate una pianificazione che deve durare una vita, formate ed educate le persone"
Ma la realtà spesso ci richiama alla quotidianità e alle tante difficoltà.
E quindi possiamo quindi considerare la sicurezza nel lavoro è un valore, non solo un obiettivo da perseguire con ogni mezzo.
Di fronte alla infinita “catena di morti e feriti” che ogni giorno aumenta, fornire un contributo concreto alla sua riduzione rappresenta un impegno al quale le istituzioni pubbliche e private, le imprese, le associazioni non possono sottrarsi.
La sicurezza è un problema complesso: in essa intervengono aspetti tecnici, normativi, tecnologici, ma anche e soprattutto umani.
La sicurezza nel lavoro è un problema di responsabilità diffusa: ogni attore, dal legislatore, ai sistemi di controllo, alle imprese, agli addetti, ai mezzi di comunicazione dovrebbero assumersi una parte della sua responsabilità ed esercitarla in stretta collaborazione con gli altri.
La vita è un valore assoluto che ognuno deve impegnarsi a proteggere, a salvaguardare.
Chi salva una vita, salva l’umanità intera, c’era scritto sull’anello realizzato dagli operai nel film Schindler List: dovremmo tutti portare questo anello nella nostra attività quotidiana e ricordarcene il valore assoluto.
Lo ricorda il Talmud ed io nelle mie lezioni amo citare quella che definisco la prima legge anticaduta, un passo del Deuteronomio, capo 22, versetto 8,
Quando costruirai la tua casa, alzerai un parapetto tutt’intorno al tetto affinché non abbia a spargersi sangue nella tua casa e tu non sia colpevole se qualcuno precipita di lassù.
Conosciamo tutti la frase della Mishnà: “Chi salva un uomo, salva il mondo intero”. E’ poco noto come quest'espressione si ritrova nel Corano, nella Sura della Mensa che dice: “Chiunque ucciderà una persona è come se avesse ucciso l'umanità intera e chi avrà vivificato una persona è come se avesse salvato l'umanità intera”. E questa sapienza - salvare un uomo è salvare il mondo - attraversa l'ebraismo, l'Islam, il cristianesimo stesso.
Credo che questa sapienza umana, evangelica e religiosa, se vissuta dai singoli, se presa sul serio, sia una grande forza. E anche davanti a scenari che possono apparire apocalittici di male, di violenza, c'è la capacità di resistere e di sperare nel futuro.
Chi salva un uomo, salva il mondo intero; chi salva un uomo nel lager, salva il mondo intero. Ma credo anche che chi salva un uomo salva la speranza e la possibilità di essere migliore del mondo intero. Anche se quello che fa non si sa immediatamente, avviene qualcosa di profondo: è un evento singolo ma che ha quasi una forza cosmica.
Non è sufficiente il clamore, che rapidamente si spegne, quando avvengono “ tragedie multiple” nel mondo del lavoro: è necessario non assuefarsi, abituarsi allo stillicidio quotidiano di incidenti e morti sul lavoro, come se fosse un fatto normale, al quale non fare più caso: è una condizione inumana, incivile, tragica alla quale è necessario contrapporsi, per individuare soluzioni, rimedi.
La sicurezza nel lavoro deve diventare una cultura, fatta di linguaggi, comportamenti, regole, controlli, strutture ecc, soprattutto espressa da persone che prendono su di sé la responsabilità verso se stessi e verso gli altri come un impegno costante, reale, utile a tutti.
Il pilastro del sistema sicurezza è la sezione del TU dedicata all’informazione e formazione, descritta dagli artt. 36 e 37 (Informazione ai lavoratori e Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti) del TUS: è essenziale attuare una politica di formazione dei dirigenti, preposti e lavoratori.
Questi soggetti, che compongono il SPPA (Sistema aziendale per la prevenzione e la protezione aziendale) devono svolgere e a loro va richiesto un atteggiamento responsabile e maturo.
Un tema particolare e ricco di sfaccettature è quello degli ambienti confinati: occorre non solo una risposta giuridica, ma bisogna evitare i drammi che dipendono dalla carenza di formazione, lo dimostrano le alte percentuali di infortuni e l’alto grado di specializzazione degli operatori coinvolti e l’esperienza di Molfetta e di Capua sta lì a dimostrarlo ed allungare una sinistra ombra .
E poi il cruciale snodo del sistema di qualificazione delle imprese (art. 27, d.lgs. n. 81/2008) attraverso il quale aiutare la selezione dei soggetti idonei a svolgere i lavori di manutenzione in questo settore e sarà possibile sostenere le imprese munite di un adeguato sistema di formazione sulle esalazioni da agenti chimici, sulle buone prassi di salvataggio, il famoso bollino blu.
È importante il ruolo del RLS per assicurare alla sicurezza la partecipazione.
Il traguardo ideale dell’infortunio zero si raggiunge attraverso l’investimento in sicurezza e in un sistema di prevenzione e protezione efficace.
Gli uomini e le donne chiamati ad attuarli, gli RLS, appunto sono paragonabili alle “sentinelle” che, dalle torri di antiche mura, vigilavano per proteggere il popolo e i loro sovrani. La sentinella, avvistato il pericolo, era pronta ad intervenire non solo per salvare se stessa, ma anche il suo popolo, il suo Re e la città tutta.
Il d.lgs. n. 231/2001 disciplina la responsabilità amministrativa e penale degli enti collettivi.
Tale forma di responsabilità è riferita alla commissione di reati, commessi da apicali o subalterni nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
Le sanzioni non si applicano se l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi, accompagnati da un efficace modello sanzionatorio assicurato dall’Organismo di Vigilanza autonomo ed indipendente.
L’art. 30, d.lgs. n. 81/2008 richiama le caratteristiche dei suddetti modelli organizzativi che sono validi ai fini della corretta gestione sulla sicurezza sul luogo di lavoro e ne regola l’applicazione alla prevenzione dei reati di lesioni ed omicidio colposi commessi in spregio di norme antinfortunistiche.
Possono essere finanziabili in maniera diretta dall’Inail, in base all’art. 11, d.lgs. n. 81/2008, che contempla le attività promozionali, i modelli organizzativi implementati nelle imprese fino a cinquanta dipendenti.
Oggi più che mai alle organizzazioni aziendali è richiesto di gestire ed utilizzare al meglio le intelligenze e le diverse individualità operanti al suo interno, in cui ciò che fa la differenza è la conoscenza applicata al lavoro.
Solo ponendosi in un’ottica collettiva può darsi il giusto valore sociale ed umano ad un ambiente di lavoro ed il giusto peso alla prevenzione degli infortuni, perché l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale colpiscono tutto il mondo lavorativo e sociale.
Abbiamo una importante legislazione, innovativa e moderna.
Ma non basta . Dobbiamo appellarci alla speranza, invitando tutti a non farsela rubare. Ma “La speranza ha due bellissimi figli, una femmina l’indignazione per la realtà e un maschio il coraggio per cambiarla”.
Il cammino si fa camminando Antonio Machado, il grande poeta e scrittore spagnolo.
Tra le esperienze che ho maturato sul campo, nell’ambito della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è quella di consulente della Commisione Speciale sulle morti bianche e sugli infortunie sul lavoro. Ebbene ho ascoltato tante volte nelle audizioni nella Commissione “Tofani”un coro che ripeteva il suo revival nel fatto che la 626 del94 fosse rivolta alle grandi imprese e sfuggisse alle piccole realtà, mentre l’81 del 2008 è massimamente inclusivo.
C’è un fondamento di verità giuridica e di opzione legislativa, che riposa sul fatto che il d.lgs. 81/08 ha scelto come architrave dell’intero impianto la prevenzione che si fonda sulla valutazione di tutti i rischi, che passa dall’informazione alla formazione alla qualificazione delle imprese, senza tralasciare la riforma dei controlli. E parlo dei controlli nella consapevolezza che l’attività ispettiva non debba colorarsi in maniera occhiuta, ma debba sapersi orientare anche alla consulenza e all’assistenza (penso alla grande funzione dell’art.10, in tema di informazione e assistenza o all’art.11 in tema di attività promozionali).
E se abbiamo potuto apprezzare il fenomeno della diminuzione degli infortuni e non anche delle malattie professionali, dobbiamo annotare la necessità di riduzione degli oneri amministrativi connessi alla sicurezza che fonti istituzionali stimano ammontare circa 1,5 mrd. di euro per i soli adempimenti generali e quindi trasversali alle diverse tipologie d’impresa e in circa 3,5 miliardi per il complesso dei doveri formali cui sono tenuti i cantieri (e comprendo i giorni della collera)
Eppure appare necessario sviluppare la caratteristica comunitaria dell’impresa, resa possibile dalle radici culturali della nostra società e dal carattere familiare del capitalismo italiano, presente nel settore che ci occupa.
L’impresa nasce comunitaria, in essa è vivo il dialogo continuo, l’effettiva cooperazione tra tutti gli attori, perché nulla più della tensione ai risultati concreti può generare luoghi di lavoro sicuri, in cui un sostegno è rappresentato dalla regolazione di sostegno, la contrattazione di prossimità, la cedevolezza di molte disposizioni.
La grande crisi può produrre cambiamenti profondi nel nostro modo di vivere, ritrovando quel senso delle cose che fa riconoscere la centralità delle persone e il valore della vita.
Se questo costituirà l’asse portante del nostro impegno nei giorni a venire, l’incontro di Pescara, nella road map del coast to coast e nel giorno di San Francesco, sarà davvero un bell’inizio, un’alba nuova del nuovo cimento, sul quale erigere la costruzione di un’Associazione moderna eppura ricca di valori.
Pescara, 4 ottobre 2019