Source: https://finanzalocale.interno.gov.it/docum/studi/isae2001/relazione2001.html
Timestamp: 2020-04-04 10:16:31+00:00
Document Index: 112725328

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 27', 'art. 246']

Relazione Generale sulla situazione economica del paese 2001 - Documenti - Finanza Locale
HomeFinanza LocaleStorico documentiStudi e ricercheRelazione ISAE 2001
Testo redatto per la relazione generale sulla situazione economica del paese per l'anno 2001
- SETTEMBRE 2002 -
Nell'anno 2001 sono stati confermati i criteri di erogazione dei trasferimenti erariali, stabiliti per l'anno 2000. In particolare per gli enti di maggiori dimensioni demografiche è continuato il sistema relativo al cosiddetto monitoraggio della spesa, consistente nel pagamento dei trasferimenti con mandati diretti al verificarsi di determinati limiti di giacenza di cassa ma con possibilità di richiesta di accreditamento dei trasferimenti, con procedura diretta ed immediata, per spese improcrastinabili e inderogabili.
In seguito agli accordi previsti in sede comunitaria con l'adozione del Patto di stabilità e di crescita anche gli enti locali e le regioni sono stati impegnati - nel quadro delle direttive programmatiche del Governo - a concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. Tale diretto coinvolgimento (Patto di stabilità interno) è stabilito dalle disposizioni contenute nel Documento di programmazione economico finanziaria e in particolare all'articolo 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448.
Con decreto-legge 27 dicembre 2000 n. 392 convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 26 sono state dettate disposizioni urgenti in materia di finanza locale intese a garantire la funzionalità degli enti locali volte tra l'altro a compensare parzialmente il taglio dei trasferimenti erariali operato con il decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito dalla legge 22 marzo 1995, n. 85. Per l'anno 2001 il contributo ammonta a 26 milioni di euro.
A favore dei comuni destinatari del finanziamento attribuito dalla legge finanziaria per l'anno 1999 e che hanno subito minori introiti a seguito dell'attribuzione delle rendite catastali ai fabbricati classificati nel gruppo catastale D, sono riservati ulteriori finanziamenti. Per il 2001 il contributo ammonta a 7 milioni di euro.
In base alle disposizioni dell'articolo 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001) il patto di stabilità interno si applica per il solo 2001 in forma rinnovata rispetto al 2000 e non si applica nei confronti dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Per gli enti tenuti al patto di stabilità il saldo finanziario per il 2001 non potrà essere superiore al saldo finanziario conseguito nel 1999 peggiorato del 3%. L'argomento è analizzato al paragrafo relativo al Patto di stabilità interno.
In materia di decentramento e di federalismo fiscale, le linee generali delle attribuzioni, dei compiti e delle funzioni agli enti regionali e locali - già definite con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 - sono state completate con le disposizioni degli articoli 10 e 11 della legge 13 maggio 1999, n. 113 che disciplinano le nuove competenze tributarie degli enti locali e le conseguenti riduzioni dei trasferimenti a carico del bilancio dello Stato.
La citata legge n. 388 del 2000 all'articolo 52 reca alcune disposizioni che hanno la finalità di accelerare il passaggio di funzioni dallo Stato a Regioni ed enti locali, comunque operativo dal 1° gennaio 2001.
Il comma 1 prevede che in caso di mancato completamento entro il 31 dicembre 2000 della procedura di mobilità del personale delle ex strutture statali alle Regioni e agli enti locali, tali strutture continuano a funzionare (al massimo sino al 31 dicembre 2001) a favore degli enti nuovi titolari della funzione.
Il comma 2 prevede il conferimento alle province in via transitoria (al massimo sino al 31 dicembre 2001) delle funzioni conferite dallo Stato agli enti locali di piccola dimensione, subordinatamente alla loro aggregazione in forme associative.
La stessa legge n. 388 del 2000 all'articolo 53 prevede inoltre:
" rinvio dell'obbligo dell'ammortamento "finanziario" dei beni.
In base al comma 6, secondo periodo, per il 2001 l'applicazione al bilancio dell'ammortamento "finanziario" dei beni è facoltativa.
" introduzione della contabilità economica.
In base al comma 6, ultimo periodo, per i comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti l'introduzione della contabilità economica, ai fini della compilazione del conto economico, è rinviata al 2001.
" termine per la fissazione di aliquote e tariffe.
In base al comma 16, il termine per la fissazione di aliquote e tariffe di tributi e servizi locali rimane ancorato al termine di deliberazione del bilancio di previsione. Identico termine vale per i regolamenti disciplinanti entrate proprie, i quali hanno validità dal 1° gennaio anche se approvati successivamente.
" utilizzo di entrate derivanti da contravvenzioni al codice della strada.
Il comma 20 dispone, mediante modifica testuale al "codice della strada", che per il 50 per cento delle entrate degli enti locali derivanti da contravvenzioni al codice della strada non vi sia più alcun vincolo di destinazione. Del rimanente 50 per cento ancora vincolato (per finalità relative ai servizi connessi alla circolazione stradale) un 10 per cento è finalizzato alla tutela degli utenti "deboli" (pedoni, anziani, bambini, ciclisti, disabili ecc.).
" affidamento dei servizi ai singoli componenti della giunta.
Il comma 23 prevede che nei comuni di più piccola dimensione (inferiori a 3.000 abitanti) e previa ricognizione e dimostrazione dell'impossibilità di reperire professionalità idonee tra i dipendenti (già fatto salvo l'eventuale affidamento di servizi al segretario comunale) i singoli assessori possono essere individuati quali responsabili dei servizi, assumendone i poteri tecnici e gestionali e le relative responsabilità. La scelta, operata sulla base di specifiche disposizioni regolamentari interne, deve essere finalizzata anche al contenimento della spesa.
All'articolo 62 è previsto un risparmio sulla spesa per affitti e locazioni. Il comma 5 prevede che tutte le amministrazioni pubbliche, compresi gli enti locali, devono conseguire entro il 31 dicembre 2001 un risparmio almeno del 20 per cento della spesa annua per affitti e locazioni.
All'articolo 64 è assegnata una compensazione per minore gettito ICI. I commi da 1 a 3 definiscono, con disciplina a regime, la questione, sollevata da molti comuni, della riduzione del gettito ICI a seguito della modifica della rendita dei fabbricati di gruppo catastale D. La disposizione prevede ora uno stabile aumento dei trasferimenti erariali per compensare le perdite di gettito.
All'articolo 66 sono stabilite modifiche al sistema della tesoreria unica. I commi 1 e 11 introducono rilevanti novità al sistema della tesoreria unica per gli enti locali. In base al comma 1, infatti, il sistema dei "limiti di giacenza" per l'utilizzo delle disponibilità depositate presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato permane solo nei confronti delle province e dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti (il sistema era già operante per i comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti). In base al comma 11 si estende alle province ed ai comuni sino a 10.000 abitanti la disciplina di cui all'articolo 7 del decreto legislativo n. 279 del 1997 (sino ad ora applicabile solo ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti), vale a dire l'esclusione dal sistema di tesoreria unica delle entrate proprie. Si può prevedere un progressivo e rapido superamento del sistema di tesoreria unica per gli enti locali nel prossimo futuro.
All'articolo 67 è attribuita ai comuni una quota dell'IRPEF. La disposizione prevede che dal 2002 a ciascun comune sarà attribuito il 4,5 per cento del gettito riscosso dell'IRPEF, su base territoriale. L'applicazione del nuovo sistema in oltre 500 casi comporterà l'azzeramento, di fatto, degli ordinari trasferimenti erariali. Lo Stato mantiene la funzione di perequare le nuove risorse disponibili mediante propri interventi a favore dei comuni meno dotati.
All'articolo 145 viene istituito un contributo ai comuni sedi di comunità terapeutiche. Il comma 94 prevede per gli anni 2001 e 2002 un contributo di 3 milioni di euro per i comuni sede di comunità terapeutiche per tossicodipendenti e disabili, interessate alla sanatoria di cui al comma 93.
Si segnala, inoltre, che con decreto del Presidente della Repubblica 8 gennaio 2001, n. 33, è stato emanato il regolamento ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 recante la disciplina e i criteri di ripartizione del fondo istituito presso il Ministero dell'interno, per il contenimento delle tariffe applicate dagli enti locali ed alimentato con le risorse finanziarie derivanti dall'assoggettamento ad IVA di prestazioni di servizi non commerciali affidati dagli enti locali a soggetti esterni all'amministrazione. Si intendono per servizi non commerciali i servizi assoggettati all'IVA che, ove prestati dagli enti locali, sarebbero considerati esenti ovvero non rientrerebbero nel campo di applicazione dell'IVA. Restano comunque esclusi i servizi relativi al trasporto pubblico locale.
Con decreto del Ministro dell'interno 22 dicembre 2000 pubblicato sulla G.U. del 4 gennaio 2001 - serie generale n. 3 sono state dettate le procedure e le modalità per l'attribuzione di contributi erariali a favore delle regioni ed enti locali titolari di contratti di servizio in materia di trasporto pubblico, in attuazione dell'articolo 9, comma 4, della legge 7 dicembre 1999, n. 472. L'onere annuo ammonta a 568 milioni di euro, da rideterminare ogni anno a carico dello Stato in ragione dei maggiori oneri da sostenere da parte dei predetti enti.
Infine in relazione alla nuova disciplina della condizione di ente strutturalmente deficitario recata dall'articolo 45, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, - come sostituito dall'articolo 19 del decreto legislativo 15 settembre 1997, n. 342 - è stato emanato il decreto del Ministero dell'interno n. 227 del 6 maggio 1999 con il quale sono stati definiti i parametri per il riscontro della situazione di deficitarietà strutturale degli enti locali valevole per il triennio 1998-2000. La tabella contenente i citati parametri è allegata al certificato degli enti sul rendiconto della gestione dell'esercizio precedente, approvato dal Consiglio dell'ente entro il 30 giugno dell'anno successivo e trasmesso entro il 30 dicembre dello stesso anno.
Finanziamento dei bilanci degli enti locali
1. Comuni
1.1 Trasferimenti correnti
Per quanto riguarda in particolare il finanziamento dei bilanci degli enti locali per l'anno 2001 si rappresenta che la base dei trasferimenti erariali correnti è data (ai sensi dell'articolo 53, comma 9, della legge n. 388 del 2000) dal complesso dei trasferimenti correnti attribuiti per il 2000, fatti salvi i provvedimenti normativi intervenuti a modifica delle attribuzioni.
A favore dei soli comuni sottodotati di risorse è previsto un incremento dei trasferimenti correnti, derivante dall'applicazione del tasso inflattivo programmato (art. 53, comma 9, legge n. 388 del 2000). Nel corso dell'anno sono stati quantificati i beneficiari in relazione alla determinazione della "base" e dei contributi aggiuntivi attribuiti per il 2000 per complessivi 108 milioni di euro. A favore di tutti i comuni è previsto un incremento dei trasferimenti ordinari nella misura complessiva di 217 milioni di euro (art. 53, comma 10 legge n. 388 del 2000).
I trasferimenti ai comuni sono incrementati di un importo pari alla compartecipazione al gettito dell'IRAP attribuita per il 1998, aggiornato in base al tasso inflattivo programmato per il triennio 1999/2001. L'aumento dei trasferimenti pari a 1.360 milioni di euro compensa l'abrogazione della detta compartecipazione a decorrere dal 2001, come disposto dall'articolo 11 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56. La detrazione dei trasferimenti erariali per il passaggio del personale ATA scolastico allo Stato, già effettuata sui trasferimenti erariali dell'anno 2000 e valida anche per l'anno 2001, è stata operata in relazione alle certificazioni delle spese da parte degli enti, come acquisite al 31 dicembre 2000. In considerazione della mancata acquisizione dei certificati di numerosi comuni e delle istruttorie in corso avviate dal Ministero dell'interno, si sono verificati conguagli nel corso del 2001. E' stato comunicato agli enti che ove accertino la mancata applicazione della detrazione pur in presenza di spese certificate, l'ente dovrà considerare che disporrà dei trasferimenti decurtati sulla base della certificazione inviata pur se non sia risultata ancora acquisita.
La detrazione interessa circa 60.000 dipendenti per un totale di 1.600 milioni di euro. I trasferimenti dei comuni sono stati decurtati nel corso del 2000 in relazione ai maggiori introiti presunti dell'addizionale sui consumi di energia elettrica di cui all'articolo 10 della legge n. 133 del 1999.
Per il 2001 è attribuita ai comuni interessati quota parte degli stanziamenti finalizzati al parziale recupero del c.d. "taglio Dini", erogati nella misura complessiva di 54 milioni di euro per gli anni dal 1995 al 1998, in base all'articolo 3, comma 9, del decreto legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 1995, n. 539. Gli stanziamenti, in base alla legge n. 388 del 2000 ed al decreto legge 27 dicembre 2000, n. 392, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2001, n. 26, sono previsti per l'anno 2001 e seguenti, ma anche per il 1999 ed il 2000, a parziale recupero di quanto non attribuito per tali anni. Tali stanziamenti risultano:
- per l'anno 1999, 5 milioni di euro
- per l'anno 2000, 50 milioni di euro
- per l'anno 2001, 47 milioni di euro
- per l'anno 2002 e seguenti, 50 milioni di euro
E' anche attribuita ai comuni interessati quota parte degli stanziamenti finalizzati al parziale recupero dei minori introiti ICI derivanti dall'accatastamento dei fabbricati di gruppo catastale D ai sensi dell'articolo 31, comma 3, della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Gli stanziamenti, in base al decreto legge 27 dicembre 2000, n. 392, sono previsti per l'anno 2001, ma anche per l'anno 2000 a parziale recupero di quanto non attribuito per tale anno e sono i seguenti:
- per l'anno 2001, 7 milioni di euro
- per l'anno 2000, 6 milioni di euro
Si evidenzia inoltre, che la legge n. 388 del 2000 prevede:
- all'articolo 53, comma 14, un contributo per le medesime finalità di 22 milioni di euro per compensare i minori introiti per il triennio 1998-2000. La quantificazione dell'importo spettante a ciascun comune o unione interessati avviene in base al recepimento di apposita certificazione le cui modalità e termini per l'invio sono definiti da un decreto del Ministero dell'interno;
- all'articolo 64 un aumento dei trasferimenti erariali in relazione al minor gettito dei fabbricati di categoria catastale D rilevato per gli anni 2001 e seguenti.
Ulteriori provvidenze sono poi attribuite per l'anno 2001 ai comuni dissestati che abbiano dichiarato il dissesto entro il 31 dicembre 1993 e per i quali sia intervenuta l'approvazione dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato entro il 31 dicembre 1996. Il contributo ammonta complessivamente a 44 milioni di euro per il personale posto in mobilità (art. 53, comma 12, della legge n. 388 del 2000). La quantificazione dell'importo spettante a ciascun comune interessato avviene in base al recepimento di apposita certificazione le cui modalità e i termini per l'invio sono definiti da un decreto del Ministero dell'interno.
Infine, è attribuito per l'anno 2001 ai comuni interessati un contributo erariale (per complessivi 36 milioni di euro) per il personale assunto ai sensi della legge n. 730 del 1986, quale riconoscimento del mantenimento dell'intervento statale sino al 31 dicembre 1995 o alla data, se precedente, dell'immissione in ruolo (art. 1, comma 6, del decreto legge n. 392 del 2000). La quantificazione dell'importo spettante avviene in base al recepimento di apposita certificazione le cui modalità e i termini per l'invio sono definiti da un decreto del Ministero dell'interno.
1.2 Trasferimenti per finalità di investimento
La dotazione del fondo nazionale ordinario per gli investimenti passa da 82 milioni di euro complessivi per il 2000 a 200 milioni di euro complessivi per il 2001. Il fondo è destinato, nella misura dell'80 per cento, ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ed alle comunità montane. La popolazione considerata è quella risultante dai dati ISTAT al 31 dicembre 1999.
Inoltre per ciascun comune con popolazione inferiore a 3.000 abitanti (la popolazione considerata è quella risultante dai dati ISTAT al 31 dicembre 1999) è previsto un contributo di 21 milioni di euro finalizzato ad investimenti (art. 53, comma 19, legge n. 388 del 2000) ad incremento della dotazione del fondo nazionale ordinario per gli investimenti.
In base ai dati definitivi relativi al gettito dell'imposta sulle assicurazioni a copertura della responsabilità civile (R.C. auto) per complessivi 90 milioni di euro ed al gettito della soppressa imposta erariale di trascrizione (I.E.T.) è stata disposta la riduzione dei trasferimenti erariali a norma dell'articolo 61 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
In base al comma 21 dell'articolo 2, della citata legge finanziaria per l'anno 2001, è previsto l'aumento dei trasferimenti spettanti alle province (per complessivi 239 milioni di euro) quale compensazione dei mancati introiti del primo bimestre 1999 per imposta sulla assicurazione RC auto. Sono inoltre attribuiti maggiori trasferimenti erariali a compensazione dell'abrogazione della compartecipazione del gettito IRAP (articolo 11, decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56) per complessivi 239 milioni di euro per l'anno 1999 e a decorrere dall'anno 2001 per complessivi 168 milioni di euro.
3.1 Trasferimenti correnti
La base dei trasferimenti erariali correnti per l'anno 2001 è data (ai sensi dell'articolo 53, comma 9, della citata legge n. 388 del 2000 - legge finanziaria per il 2001) dal complesso dei trasferimenti correnti attribuiti per il 2000, fatti salvi i provvedimenti normativi intervenuti a modifica delle attribuzioni.
A favore delle comunità montane è previsto un incremento dei trasferimenti correnti (fondo ordinario e fondo consolidato) derivante dall'applicazione del tasso inflattivo programmato.
E' inoltre previsto un incremento dei trasferimenti ordinari nella misura complessiva di circa 15 milioni di euro (articolo 53, comma 10, legge n. 388 del 2000, come modificato dall'articolo 1 del decreto legge 27 dicembre 2000, n. 392, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2001, n. 26). I maggiori trasferimenti sono attribuiti, prioritariamente, alle comunità montane per le quali tra il 1997 e il 1999 sono intervenute variazioni in aumento del numero dei comuni associati. Per tali enti è assegnato un contributo integrativo per ciascun nuovo residente nel territorio montano della comunità. Detratta la quota avente tale prioritaria destinazione, la restante parte dei 15 milioni di euro è ripartita tra tutte le comunità montane, in proporzione alla popolazione residente nei territori montani.
3.2 Trasferimenti per finalità di investimento
Nell'ambito della dotazione complessiva di 200 milioni di euro per il 2001 una quota del fondo nazionale ordinario per gli investimenti spetta anche alle comunità montane (v. paragrafo 1.2).
3.3 Trasferimenti aggiuntivi correlati all'esercizio associato di funzioni comunali
Alle comunità montane svolgenti esercizio associato di funzioni comunali è attribuita quota parte dei complessivi 29 milioni di euro (destinati anche ai comuni risultanti da procedure di fusione ed alle unioni di comuni).
E' previsto un aumento pari a 10 milioni di euro della dotazione complessiva a favore anche delle comunità montane svolgenti esercizio associato di funzioni comunali (nonché dei comuni risultanti da procedure di fusione e delle unioni di comuni) per servizi svolti negli anni 1999 e 2000 (articolo 53, comma 15, della legge n. 388 del 2000).
4. Unioni di comuni
Per il 2001 alle unioni di comuni è attribuita quota parte dei complessivi 29 milioni di euro (destinati anche ai comuni risultanti da procedure di fusione ed alle comunità montane svolgenti esercizio associato di funzioni comunali).
E' previsto un aumento pari a circa 10 milioni di euro della dotazione complessiva a favore delle unioni di comuni, nonché dei comuni risultanti da procedure di fusione ed alle comunità montane svolgenti esercizio associato di funzioni comunali, per servizi svolti negli anni 1999 e 2000 (articolo 53, comma 15, della legge n. 388 del 2000).
Al 31 dicembre 2001 risultavano disposti i pagamenti per complessivi 3.296 milioni di euro per i seguenti motivi:
- varie rate e conguagli contributi ordinari e fiscalità locale 1999, 2000 e 2001;
- contributo per fusioni comuni 1999, 2000 e 2001;
- contributi per funzioni associate 1999, 2000 e 2001;
- contributo per unione comuni;
- prima e seconda quota mutui enti dissestati rimborsati alla Cassa depositi e prestiti;
- contributo finanziamento straordinario a vari comuni;
- contributo servizi indispensabili 2001 Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta;
- fondo nazionale ordinario investimenti 2001;
- saldo contributo sviluppo investimenti 2001;
- rate e contributi consolidati 1999, 2000 e 2001;
- contributi ordinari 2001 comunità montane;
- contributo ordinario e consolidato consorzi;
- contributo mobilità ex basi Nato 1999 e 2000;
- contributo indennità fine rapporto legge 285 del 1977;
- contributo per aspettative sindacali 1998 e 1999.
Inoltre sono stati corrisposti contributi, in virtù di specifiche disposizioni di legge, per i libri di testo ad alcune province, per i rinnovi contrattuali dei segretari comunali, per gli enti dissestati (contributo una tantum per alcune province), per i maggiori oneri derivanti alle province per l'applicazione delle norme sull'edilizia scolastica. E' stato infine disposto il riparto a comuni e province del fondo nazionale speciale per gli investimenti. Infine sono stati corrisposti alla Banca d'Italia i rimborsi per gli anticipi effettuati nella misura di 4.000 milioni di euro. Per indisponibilità di cassa 6.000 milioni di euro non sono stati pagati.
Assegnazione dei contributi erariali
A seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 66 della legge finanziaria per il 2001, sul controllo dei flussi finanziari degli enti pubblici che ha prorogato per il 2001 e 2002 l'articolo 47, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 499 avendo esteso l'applicazione a tutte le province ed ai comuni da 50.000 abitanti a 60.000 abitanti (i comuni con popolazione superiore lo erano già in precedenza) è stato previsto per i comuni inferiori a 50.000 abitanti la non assoggettabilità al limite di giacenza al cui raggiungimento erano effettuati i pagamenti a carico dello Stato attraverso le anticipazioni da parte delle sezioni di tesoreria provinciale del tesoro, rimborsate dal Ministero dell'interno (sistema della comunicazione).
Ciò comporta che per questi enti, non più assoggettati dal 1° gennaio 2001 al monitoraggio di cassa, sono rimaste in sospeso vari miliardi di euro di assegnazione per l'anno 2000 e precedenti non attribuiti in presenza di preesistenti vincoli. Successivamente si è provveduto a corrispondere quanto dovuto in tre rate agli enti "comunicati" per i quali le competenti sezioni di tesoreria provinciale avevano in sospeso i pagamenti - per i preesistenti vincoli - nei mesi di settembre, novembre e dicembre 2001.
Per il punto a) il sistema prevede l'attribuzione delle risorse spettanti all'ente a titolo di prima, seconda e terza rata nei mesi di febbraio, maggio e febbraio dell'anno successivo. Il pagamento della terza rata può essere anticipato previa autorizzazione del Ministero dell'economia e finanze (articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662). L'attribuzione consiste nell'adozione di un decreto di impegno e pagamento per ogni tipologia di contributo, cui corrisponde un capitolo del bilancio dello Stato, nel quale si suddivide la rata: contributo ordinario, contributo per la perequazione della fiscalità locale e contributo consolidato.
Per quanto riguarda il punto b) l'attività di monitoraggio è svolta direttamente dal Ministero dell'interno e riguarda 232 enti. Periodicamente viene verificata, per il tramite dell'ufficio di bilancio del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, la consistenza finanziaria dei conti di tesoreria degli enti interessati e - per quelli che risultano al di sotto del limite di giacenza determinato percentualmente sulla spettanza annuale del fondo ordinario, perequativo e consolidato - si provvede d'ufficio al trasferimento delle risorse nella misura sufficiente a riportare detta consistenza al di sopra del limite di giacenza. E' prevista la possibilità di richiesta di accreditamento dei trasferimenti con procedura diretta e immediata, per spese improcrastinabili ed inderogabili, previa formale richiesta dell'ente interessato.
Il sistema di monitoraggio per l'attribuzione delle risorse finanziarie è finalizzato ad attribuire i contributi erariali solo nella misura necessaria al fabbisogno quotidiano degli enti locali.
Come accennato in premessa, il diretto coinvolgimento degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica nel quadro degli accordi raggiunti in sede comunitaria è stabilito all'articolo 28 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, come modificato dall'articolo 30 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e dall'articolo 53 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001).
Tra le innovazioni si segnala la ridefinizione del metodo di calcolo del saldo programmatico per l'anno 2001, prendendo a riferimento il saldo finanziario 1999 e incrementandolo o riducendolo del 3 per cento a secondo che tale saldo sia rispettivamente negativo o positivo.
Per la compilazione dei prospetti dimostrativi del computo dei saldi finanziari 1999 e 2001 rilevanti ai fini del patto di stabilità interno, distintamente per le gestioni di cassa e di competenza, restano valide le indicazioni contenute nel decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 1° agosto 2000 pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 31 agosto 2000 serie generale n. 203, a cui si aggiungono le direttive impartite con la circolare n. 6 del 2001.
L'articolo 53 della citata legge 388 del 2000 stabilisce che nel confronto tra i saldi 1999 e 2001 non siano computate le entrate e le spese per le quali siano intervenute modifiche legislative di trasferimento o attribuzione di nuove funzioni o di entrate proprie (a titolo di esempio le entrate relative al gettito IRAP - art. 11, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56; le maggiori entrate sull'addizionale di consumi di energia elettrica - art. 10, legge 13 maggio 1999, n. 133; le retribuzioni del personale ATA - legge 3 maggio 1999, n. 124; gli oneri per l'esercizio di funzioni svolte in attuazione della legge 15 marzo 1997, n. 59 e le risorse finanziarie individuate dai D.P.C.M. emanati ai sensi della citata legge n. 59 del 1997).
La medesima legge 388 del 2000 ha stabilito che a partire del 2001 i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti non sono più soggetti alle disposizioni riguardanti l'obiettivo della riduzione del disavanzo rilevante ai fini del patto di stabilità interno.
Restano però in vigore le disposizioni relative all'obiettivo di riduzione del rapporto debito/pil e all'estinzione anticipata dei prestiti contratti con la Cassa depositi e prestiti di cui all'articolo 28 della citata legge n. 448 del 1998.
Si segnala infine che avendo nel complesso il comparto degli enti locali rispettato il patto di stabilità che imponeva di ridurre i disavanzi dello 0,2 per cento del pil, i medesimi enti hanno beneficiato a partire del 2001 della riduzione di 50 punti base sul tasso di interesse nominale applicato sui mutui della Cassa depositi e prestiti di cui all'articolo 30, comma 6, della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
I comuni che hanno conseguito la riduzione del disavanzo di 0,3 punti sono 2.152, le province sono 87. Tutti gli enti hanno nel complesso conseguito la riduzione del disavanzo dello 0,2 per cento.
Per enti locali che hanno conseguito una riduzione del proprio disavanzo di 0,3 punti percentuali del pil, la riduzione del tasso di interesse è stata di 100 punti base. Per beneficiare di tale riduzione è stato necessario certificare, tramite appositi modelli, di aver conseguito detto obiettivo.
Revisione del sistema dei trasferimenti erariali
Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativo al riordino dal 1994 della finanza degli enti territoriali aveva introdotto, in prima applicazione, un sistema di riparto dei contributi erariali ordinari e consolidati articolato in modo da consentire il riallineamento dei livelli di risorse a beneficio di quegli enti che risultavano in posizione di squilibrio. Le misure erano intese principalmente a favorire gli enti "sottodotati" rispetto alla media nazionale pro-capite della fascia di appartenenza.
La materia è stata ridisciplinata dal decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244. E' previsto tra l'altro il riequilibrio in dodici anni dei trasferimenti erariali goduti dagli enti locali a decorrere dalla prima applicazione del nuovo sistema. La prima fase dell'operazione di riequilibrio avviene attraverso la determinazione a cadenza triennale del fabbisogno standardizzato derivante dai singoli servizi. Eseguita tale determinazione viene operato triennalmente il confronto tra due rapporti espressi in percentuale. Da un lato quella di copertura del fabbisogno del singolo ente con le risorse dallo stesso godute e dall'altro quella della copertura generale per tutti gli enti locali del totale dei fabbisogni con il totale delle risorse erariali disponibili. Per il calcolo del fabbisogno standardizzato sono previsti taluni correttivi.
Dette norme avrebbero dovuto entrare in vigore già dal 1998 ma la loro vigenza era stata prorogata all'anno 2000 dalla legge 23 dicembre 1998, n. 448. Nel 1999, tuttavia, l'articolo 10, comma 1, lettera f) della legge 13 maggio 1999, n. 133 recante disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale ha previsto una delega legislativa per la revisione del sistema dei trasferimenti erariali agli enti locali in funzione delle esigenze di perequazione connesse all'aumento dell'autonomia impositiva e alla capacità fiscale relativa all'ICI e alla compartecipazione all'IRPEF non facoltativa. E' stato stabilito che tale perequazione doveva basarsi su quote capitarie che dovevano essere definite in relazione alle situazioni e caratteristiche territoriali, demografiche e infrastrutturali, nonché alle situazioni economiche e sociali. Per un periodo transitorio tale perequazione doveva essere effettuata anche in funzione dei trasferimenti storici.
Sono stati intrapresi, da parte del Ministero dell'interno, mediante l' Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali, studi appropriati e finalizzati alla concreta attuazione dei principi e criteri direttivi previsti dalla delega legislativa al fine della predisposizione di un nuovo decreto legislativo per la revisione del sistema dei trasferimenti erariali. A tale proposito deve essere rammentato che, ad evitare differimenti dell'applicazione della norma, l'articolo 30, comma 9, della legge 23 dicembre 1999, n. 488 aveva stabilito che dal 1° gennaio 2001 dovesse essere obbligatoriamente applicato il citato decreto legislativo n. 244 del 1997 oppure il decreto legislativo emanato in attuazione della delega prevista dal ripetuto articolo 10, comma 1, lettera f) della legge n. 133 del 1999. La delega legislativa non è stata svolta nei tempi previsti ovvero nove mesi dall'entrata in vigore della legge n. 133 del 1999. Pertanto la legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l'anno 2001) stabilisce all'articolo 53, comma 9, che dal 1° gennaio 2002 deve essere applicato il decreto legislativo 30 giugno 1997, n. 244 (1).
(1) Per completezza informativa occorre osservare che la legge finanziaria per l'anno 2002 art. 27 ha sospeso l'applicazione del decreto legislativo n. 244 del 1997 fino all'entrata in vigore della legge di riordino dei trasferimenti erariali agli enti locali.
Composizione, modalità di funzionamento e compiti della nuova Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali
In virtù dell'articolo 45, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, come modificato dall'articolo 19 del decreto legislativo 15 settembre 1997, n. 342 il controllo centrale sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale è demandato alla Commissione di ricerca per la finanza locale che viene unificata nella Commissione centrale per gli organici degli enti locali. La Commissione ha assunto di conseguenza la nuova denominazione di "Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali". Con decreto del Presidente della Repubblica 13 settembre 1999, n. 420 è stato approvato il regolamento recante le norme concernenti la composizione e le modalità di funzionamento della predetta commissione. Detto regolamento è stato integrato con successivo decreto del Presidente della Repubblica del 18 agosto 2000, n. 273.
La Commissione, nella composizione dell'esame di problematiche finanziarie degli enti locali, presieduta dal Sottosegretario di Stato con delega per il Dipartimento degli affari interni e territoriali, è composta dal Capo Dipartimento per gli affari interni e territoriali, che svolge funzioni di vicepresidente, dal direttore centrale della finanza locale, dal direttore centrale delle autonomie, da quattro dirigenti, esperti nelle materie finanziarie, organizzative e gestionali degli enti locali, designati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la funzione pubblica - dal Ministero dell'interno e dal Ministero dell'economia e delle finanze, da due rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia (U.P.I.), da tre rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (A.N.C.I.), e da due rappresentanti dell'Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (U.N.C.E.M.). La Commissione è integrata da tre esperti e da un Consigliere della Corte dei conti, un rappresentante dell'ISTAT e uno della Cassa depositi e prestiti.
Modalità di funzionamento e compiti della Commissione
Per la validità delle sedute è richiesta la presenza della maggioranza dei componenti. Le relative delibere sono assunte a maggioranza dei presenti ed in caso di parità prevale il voto del presidente.
a) esprime il proprio parere entro centoventi giorni dal ricevimento sul piano di estinzione delle passività di cui all'articolo 256, commi 6 e 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; scaduto tale termine il parere si intende espresso in senso favorevole;
b) esprime il proprio parere entro centoventi giorni dal ricevimento sull'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato di cui agli articoli 258 e seguenti del decreto legislativo 267 del 2000; scaduto tale termine il parere si intende espresso in senso favorevole;
c) approva o nega l'approvazione entro novanta giorni dal ricevimento i provvedimenti in materia di dotazioni organiche e di assunzione di personale; scaduto tale termine i provvedimenti si intendono approvati.
Quanto al fenomeno del dissesto degli enti locali, (tabella RP.1), al 31 dicembre 2001 sono stati dichiarati 427 dissesti di cui 13 revocati in quanto dichiarati antecedentemente all'entrata in vigore del decreto legislativo 11 giugno 1996 come modificato dal decreto legislativo 15 settembre 1997, n. 347. Il dato di 427 dissesti comprende i tre enti che hanno dichiarato il dissesto nell'anno 1999 per l'anno 2000 ai sensi dell'art. 246, comma 4, D.lg 18.8.2000 n. 267. Rispetto al 2000 la situazione si è mantenuta pertanto pressochè invariata. I comuni dissestati rappresentano il 5,48 per cento del totale degli enti particolarmente concentrati in Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise e Lazio.
Riguardo al risanamento futuro del bilancio, si fa presente che a tutto il 2001 sono state presentate 414 ipotesi di bilancio riequilibrato di cui:
- 85 approvate ai sensi dell'articolo 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 1989, n. 144;
- 326 approvate inizialmente in base all'articolo 21 del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito con modificazioni dalla legge 19 marzo 1993, n. 68 e successivamente in base all'articolo 259 del citato decreto legislativo n. 267 del 2000 e successive modifiche ed integrazioni;
- 3 in istruttoria.
Le ipotesi di bilancio riequilibrato decise sono quindi 411.
Per quanto concerne l'estinzione del debito pregresso dei 414 enti che hanno dichiarato il dissesto, si precisa che per gli 85 enti per i quali è stato approvato il piano di risanamento ai sensi del predetto articolo 25 del decreto-legge n. 66 del 1989 è stato autorizzato il relativo mutuo di 94 milioni di euro a copertura del fabbisogno pregresso. Per i rimanenti 329 enti l'articolo 21 del decreto-legge n. 8 del 1993 ha previsto che la competenza della gestione dell'indebitamento pregresso spetti agli organi straordinari della liquidazione nominati con apposito decreto presidenziale su proposta del Ministro dell'interno. Di questi 1 è stato nominato nel 2001.
Per gli enti soggetti alla disciplina prevista inizialmente dal predetto articolo 21 del decreto-legge n. 8 del 1993 e successivamente dal decreto legislativo n. 267 del 2000 sono stati istruiti dalla Commissione di ricerca per la finanza locale a tutto il 2001 111 piani di estinzione. Detti piani di estinzione sono stati approvati dal Ministro dell'interno con la contestuale autorizzazione dell'assunzione di mutui per 137 milioni di euro. Sono state inoltre approvate 66 revisioni di piani di estinzione in precedenza già approvati. Le revisioni presentate sono 68.
A seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo 11 giugno 1996, n. 336 e successive modifiche e integrazioni, è stato previsto il deposito del piano di rilevazione da parte degli organi straordinari della liquidazione che ancora non avevano avuto approvato a quella data il piano di estinzione. Sono stati, quindi, depositati 196 piani di rilevazione con autorizzazione alla contrazione del mutuo per il ripiano del fabbisogno pregresso per complessivi 367 milioni di euro. Non sono ancora pervenuti per il deposito 5 piani di rilevazione. Sono stati inoltre concessi 14 mutui per la procedura semplificata per un importo di 367 milioni di euro. Sono stati approvati 102 piani di estinzione a conclusione della nuova procedura per un totale di 2 milioni di euro.
I piani di estinzione presentati ai sensi dell'articolo 256 del decreto legislativo 267 del 2000 sono 134; i piani decisi sono 102, i rimanenti da esaminare 32. I mutui autorizzati ammontano a 3 milioni di euro.
In totale i mutui a ripiano di debiti pregressi relativi ai piani di risanamento, di estinzione e di rilevazione, dall'inizio a tutto il 2001, ammontano a 1.167 milioni di euro.
Rimangono ancora da presentare 59 piani di estinzione nonché altri 13 ai sensi della procedura semplificata di cui all'articolo 258 del decreto legislativo n. 267 del 2000. Limitatamente all'anno 2001, sempre per quanto concerne l'estinzione del debito pregresso, sono stati presentati 24 piani di estinzione e 2 revisioni di piani già approvati. Inoltre è stato depositato 1 piano di rilevazione della massa passiva. Infine sono stati emanati 30 decreti di integrazione di mutui già autorizzati per un totale di 3 milioni di euro per effetto di ulteriori debiti ammessi e delle riduzioni dei tassi di interesse applicati sui mutui concessi per il risanamento finanziario. A seguito del deposito dei citati piani di rilevazione, sono pervenuti nell'anno 2001 in base al novellato articolo 254 del decreto legislativo n. 267 del 2000, 216 ricorsi da parte dei creditori esclusi dalla massa passiva, che vanno ad aggiungersi ai 1.768 ricorsi pervenuti nel 2000 (in totale quindi 1.984 ricorsi a tutto il 2001). Nell'anno 2001 sono stati definiti 168 ricorsi.
Nel 2001 i trasferimenti erariali dallo Stato alle Regioni, come iscritti nel bilancio dello Stato, sono ammontati a 65.597 milioni di euro, con un incremento del 2,4% rispetto al 2000.
La riorganizzazione in senso federalista ha compiuto notevoli passi in avanti nel 2001, con un diverso meccanismo di ripartizione delle risorse fra le Regioni e con nuove forme di compartecipazione ai tributi erariali.
Il decreto legislativo 56/2000 attuativo dell'articolo 10 della legge delega 133/1999, per il riordino del finanziamento delle Regioni a Statuto ordinario e l'adozione di meccanismi perequativi interregionali, ha disposto, tra l'altro, a partire dal 2001:
- l'abolizione dei trasferimenti erariali a favore delle Regioni a Statuto ordinario, compresi espressamente quelli destinati al finanziamento del trasporto pubblico di cui al D.Lgs. 422/1997 e al finanziamento della spesa sanitaria corrente computata al netto delle somme vincolate da accordi internazionali, delle somme destinate al finanziamento delle attività degli istituti di ricerca, delle somme destinate agli istituti di ricerca scientifica e delle somme destinate ad iniziative previste da leggi nazionali o dal Piano sanitario nazionale;
- la sostituzione dei trasferimenti aboliti e di quelli connessi al conferimento delle funzioni in attuazione della legge 191 del 1998 mediante sia l'aumento dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale regionale IRPEF (con riduzione dell'aliquota erariale), sia l'aumento dell'aliquota della compartecipazione all'accisa sulla benzina, sia l'istituzione di una compartecipazione IVA;
- parallelamente all'abolizione dei trasferimenti è stabilito l'avvio di meccanismi perequativi, basato su trasferimenti interregionali a valere sulle somme derivanti dalla compartecipazione al gettito dell'IVA. La perequazione, per le Regioni che realizzano minori entrate, verrebbe effettuata in funzione della capacità fiscale, della capacità di recupero dell'evasione fiscale e dei fabbisogni sanitari. Inoltre, per un periodo transitorio, non superiore a tre anni, a partire dal 2001, la perequazione potrà essere effettuata anche in funzione della spesa storica.
Dall'analisi dei dati relativi alla struttura dei trasferimenti del 2001, le iscrizioni di competenza nel bilancio statale per origine del finanziamento indicano un significativo ammontare di risorse finanziarie per l'attuazione del federalismo amministrativo, pari ad oltre il 49% del totale.
Segue, quanto a consistenza, l'aggregato dei finanziamenti collegati ai tributi erariali, con un volume di risorse pari a 16.711 milioni, corrispondenti al 25,5% del totale delle risorse trasferite. All'interno di tale componente i trasferimenti destinati alle Regioni a Statuto Speciale e alle Regioni a Statuto Ordinario rappresentano rispettivamente il 24,4% e l'1,1% del totale dei trasferimenti.
Al terzo posto nella struttura dei trasferimenti statali si collocano i finanziamenti del comparto sanitario con un ammontare pari al 17,9% dei trasferimenti complessivi. L'impatto sul Servizio Sanitario Nazionale del federalismo fiscale si manifesta in misura significativa a partire dal 2001: ad eccezione di una quota che rimane gestita direttamente dal livello centrale per finalità e programmi specifici, il finanziamento del comparto sanitario nelle regioni a statuto ordinario viene assicurato dal rafforzamento della finanza regionale.
Sul livello più basso si pongono, infine, il blocco dei finanziamenti che fanno capo ai provvedimenti legislativi speciali che intervengono nei vari settori economici di competenza regionale (6,3% dei trasferimenti complessivi), nonché le assegnazioni connesse con i Programmi Regionali di Sviluppo (1,1% del totale).
Per quanto concerne l'analisi dei trasferimenti statali riferita ai settori funzionali di intervento, si evidenzia la netta prevalenza delle risorse destinate al finanziamento delle spese correnti (89,7%), rispetto a quelle in conto capitale (10,3%). Mentre le assegnazioni di parte corrente registrano una lieve riduzione rispetto all'anno precedente (-0,4%), quelle di parte capitale, registrano una crescita del 35,6%.
La disciplina che regola i trasferimenti erariali in favore di Province, Comuni e Comunità montane per il 2001 è contenuta nella legge 23 dicembre 2000, n. 388.
In applicazione della sopracitata legge sono stati attribuiti alle Province trasferimenti per complessivi 954,69 milioni di euro (Tabella RP.4).
I contributi correnti del 2001 ammontano a 819,30 milioni e sono costituiti dalle seguenti voci:
- fondo ordinario di 557,30 milioni;
- fondo perequativo per gli squilibri della fiscalità locale di 136,03 milioni;
- fondo consolidato di 125,96 milioni.
I contributi per sviluppi e investimenti ammontano a 135,39 milioni, come risulta dalla Tabella RP.4, e sono così ripartiti:
- fondo per lo sviluppo degli investimenti di 131,88 milioni;
- fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 3,51 milioni.
Dall'analisi della tabella RP.4 si denota una maggiore attribuzione dei contributi alle province della regione Sicilia (196,23 milioni) e della regione Campania (141,49 milioni).
Nel 2001 sono stati attribuiti ai Comuni trasferimenti per complessivi 12.675,3 milioni (Tabella RP.5).
Nella Tabella sono posti in evidenza, per i Comuni, i valori dei trasferimenti erariali del 2001, costituiti dalle seguenti voci:
- una quota di 7.590,5 milioni relativa al fondo ordinario, non comprensivo delle somme erogate direttamente dal Ministero del tesoro ai comuni delle regioni Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia in quanto sottoposti a legislazione speciale;
- una quota di 838,3 milioni relativa al fondo perequativo per squilibri della fiscalità locale;
- una quota di 1.914 milioni relativa al fondo consolidato.
I contributi per sviluppo e investimento, come risulta dalla Tabella RP.5 ammontano a 2.332,5 milioni e sono così suddivisi:
- una quota di 2.073,5 milioni relativa al fondo per lo sviluppo degli investimenti;
- una quota di 259 milioni relativa al fondo nazionale ordinario per gli investimenti.
Risultano attribuite maggiori risorse (Tabella RP.5) ai comuni della regione Campania (1.809,9) e della regione Lombardia (1.809,3).
Nel 2001 sono state attribuite alle Comunità montane trasferimenti erariali per complessivi 183,46 milioni (Tabella RP.6).
- fondo ordinario di 116,39 milioni;
- fondo consolidato di 37,29 milioni.
I contributi per sviluppi e investimenti 2001 come risulta sempre dalla Tabella RP.6 ammontano a 29,78 milioni e sono così suddivisi:
- fondo per lo sviluppo degli investimenti di 13,72 milioni;
- fondo nazionale ordinario per gli investimenti di 16,06 milioni.
La ripartizione dei contributi complessivi favorisce soprattutto le comunità del Mezzogiorno: Campania (25,22 milioni) e Calabria (19,58 milioni).
Le Regioni hanno chiuso il 2000 con un disavanzo di 648 milioni di euro (Tabella RP.8) contro i 2.999 milioni nel 1999.
Gli impegni sono passati da 104.726 milioni a 108.255 milioni, con un incremento del 3,4% derivato dall'incremento delle spese correnti (+ 6,8%).
Le entrate sono passate da 101.727 milioni del 1999 a 107.607 milioni del 2000, con un incremento del 5,8%. Le entrate correnti hanno fatto registrare un incremento del 6,6%, mentre quelle in conto capitale sono diminuite dell'1,7%. Tra le entrate in conto capitale è da segnalare la diminuizione dei trasferimenti dagli enti pubblici (-43,3%) mentre tra le entrate di parte corrente si denota sia un forte incremento dei trasferimenti (+ 20,2%) che della vendita di beni e servizi (+ 52,2%).
Dall'analisi dei dati (vedere appendici ES. 11 e ES. 12) si evidenziano comportamenti alquanto simili nelle Regioni a statuto ordinario e nelle Regioni a statuto speciale. Le prime hanno evidenziato un disavanzo di 329 milioni nonostante l'incremento degli accertamenti (+ 5,4%) e le Regioni a statuto speciale hanno fatto registrare un disavanzo di euro 319 milioni nonostante un incremento degli accertamenti (+ 6,9%). Nelle Regioni a statuto ordinario si evidenzia, inoltre, un incremento degli impegni (+ 3,6%), così come nelle Regioni a statuto speciale si evidenzia un incremento (+ 2,7%). Per quanto riguarda le variazioni di spesa, quella corrente aumenta per le Regioni a statuto ordinario ad un tasso del 6,1% così come nelle Regioni a statuto speciale l'aumento è del 9,3%. Negli impegni in conto capitale si registra una diminuzione del 10,7% per le Regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale la diminuzione è pari al 13,5 per cento.
Nell'ambito delle entrate correnti (Tabella RP.7), aumentate per il complesso delle Regioni, del 6,6%, la posta di maggiore rilievo (67,8%) è rappresentata dai trasferimenti dello Stato.
Questi ultimi, hanno registrato un incremento del 19,6% dovuto principalmente alla variazione delle quote devolute alle regioni passate da 23.174 milioni a 31.900 milioni (+ 37,7%). Nell'ambito di questi ultimi (vedere Appendice ES. 13), prevalente è l'influenza del Fondo sanitario nazionale accertato nei bilanci delle Regioni a statuto ordinario in 25.499 milioni contro i 23.735 milioni del 1999 (+ 7,4%).
In diminuzione risultano le entrate relative ai tributi propri (- 15,1%), (Tabella RP.7), mentre sono aumentate le rendite patrimoniali e prestazioni di servizi (+ 36,5%).
Come risulta dall'Appendice ES. 6, i fondi destinati per il 2002 al trasporto pubblico locale ammontano, in base alle previsioni iniziali, a circa 1.170 migliaia di euro, con una riduzione superiore al 50 per cento rispetto al 2001. La diminuzione è da ricollegare per la maggior parte alla contrazione delle spese in conto capitale, anche se forti riduzioni si sono registrate anche per le spese correnti. In relazione alla destinazione di tali fondi, la contrazione ha interessato tutti i settori, in particolare quello dei trasporti rapidi di massa. Per quest'ultimo comparto la diminuzione di fondi è ricollegabile in particolare ai capitoli relativi alla realizzazione dei trasporti rapidi di massa nelle aree urbane ed ai contributi per l'ammortamento dei mutui.
Nel 2001, le risorse destinate dalle Regioni al trasporto pubblico locale (tabella RP.7 bis) mostrano, per l'Italia nel suo complesso, un aumento del 2 per cento circa rispetto all'ammontare dei fondi stanziati nel 2000. A tale aumento contribuiscono soprattutto i maggiori fondi destinati alle Regioni del Sud Italia ed in particolare alla Regione Molise, mentre in controtendenza risultano i fondi destinati al trasporto pubblico locale dalle Regioni Basilicata e Calabria.
Per quanto riguarda il Nord Italia nel complesso, si registra una sostanziale invarianza dell'ammontare dei fondi rispetto al 2000. Nelle singole Regioni, solo Marche, Lombardia e Veneto registrano una contrazione degli stanziamenti.
I dati disponibili per l'ultimo quinquennio (1995-2000) evidenziano un notevole aumento degli stanziamenti (7 per cento circa), imputabile agli aumenti registrati tra il 1995 ed il 1996 per l'Italia nel suo complesso, mentre per il Sud gli aumenti maggiori si sono registrati tra il 2000 ed il 2001, come sopra evidenziato.
Per quanto riguarda la spesa corrente (Tabella RP.8), aumentata del 6,8%, l'aumento si è verificato principalmente nei trasferimenti (+ 8,8%). Al netto delle spese per la difesa della salute, influenzate dalla gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la spesa corrente è diminuita del 2,2% (Tabella RP.9). Gli incrementi più significativi si sono verificati nella spesa per edilizia abitativa antincendio (+ 414%) e nei trasporti su strada (+ 28,7%).
Per quanto riguarda la spesa in conto capitale (Tabella RP.8), il decremento dell'11,9% è da attribuire principalmente alle variazioni negative dei trasferimenti (- 14%) e della concessione di crediti e anticipi (- 12%).
Al netto delle spese per la difesa della salute (Tabella RP.9), aumentate del 12,9% la spesa in conto capitale è diminuita del 2,7%. Nella diminuzione della spesa in conto capitale (- 1,6%) hanno contribuito a tale andamento anche il decremento delle spese per organizzazione della cultura (- 47,3%), delle spese per l'agricoltura e la zootecnica (- 24,8%) e delle spese per artigianato (- 75,5%). Per contro, sono da segnalare gli incrementi della spesa per rimborso di prestiti (+ 76,7%), dei trasporti ferroviari (+ 310,9%) e trasporti su strada (+ 60,7%).
Circa la situazione dei residui passivi del complesso delle Regioni al 31 dicembre (Appendice ES. 10), si osserva che nel corso del 2000 essi sono aumentati dello 0,4%, ragguagliandosi a fine anno a 64.750 milioni a fronte dei 64.521,7 milioni dell'anno precedente. Si denota un decremento nella formazione dei residui di competenza (- 2,1%) passati da 43.567,6 milioni nel 1999 a 42.650,6 milioni del 2000. I residui pagati sono diminuiti da 40.183,5 milioni nel 1999 a 37.368,3 milioni nel 2000 con un decremento del 7%. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, si attesta intorno al 57,9 per cento.
Il decremento dei residui di competenza riscontrato nel 2000 (Appendice ES. 8) è stato originato da poste attribuibili a spese correnti (- 12,3%) ed alle spese in conto capitale (- 22,4%). Le prime sono passate infatti dai 13.567,7 del 1999 agli 11.892,7 del 2000 mentre i secondi sono passati dai 12.601,2 del 1999 ai 9.778,5 milioni del 2000. I residui per rimborso di prestiti sono passati da 283,8 milioni nel 1999 a 999,1 milioni nel 2000, con un incremento del 252%. I residui relativi alle contabilità speciali sono passati da 17.114,8 milioni nel 1999 a 19.980,1 milioni nel 2000 con un incremento del 16,7 per cento.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 2000 dei residui attivi del complesso delle Regioni (Appendice ES. 9), va segnalato che sono aumentati nel corso del 2000 segnando, a fine anno, un ammontare pari a 87.479 milioni, a fronte degli 83.706,8 milioni evidenziati al 31 dicembre 1999, con un incremento del 4,5%. Si nota un decremento nei residui riscossi (- 16%) passati da 45.237,6 milioni nel 1999 a 37.995,9 milioni nel 2000 ed un lieve calo nei residui da riscuotere passati nel 2000 a 42.630,3 milioni, a fronte dei 38.574,7 milioni dell'anno precedente, segnando un incremento del 10,5 per cento.
Il calo dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2000 (Appendice ES. 7) è derivato dalla minore formazione dei residui in conto capitale passati da 6.029,4 milioni nel 1999 a 4.512,1 milioni nel 2000 con un decremento del 25,2 per cento: al contrario i residui di parte corrente sono passati nel 2000 a 32.205 milioni rispetto ai 29.013,2 milioni nel 1999 facendo registrare un incremento dell'11 per cento.
Le entrate correnti delle Province, manifestano un andamento crescente sia nel 1999 (+ 4,1%), che nel 2000 (+ 7,4%) (Tabella RP.10).
Va segnalato il buon incremento dei tributi passati dai 2.872 milioni di euro del 1999 ai 3.356 milioni del 2000 (+ 16,9%). Da segnalare il consistente incremento percentuale delle imposte (+ 18,2%).
Da evidenziare inoltre nell'ambito dei contributi e trasferimenti la diminuzione dei contributi e trasferimenti dallo Stato il cui valore si attesta a fine 2000 a 765 milioni a fronte dei 1.141 milioni del 1999 (- 33%).
Fra le entrate tributarie da segnalare la diminuzione delle tasse (- 11,1%) attestandosi a fine 2000 a 16 milioni di euro.
Le spese correnti delle province hanno manifestato un incremento del 3,9% passate da 5.011 milioni di euro nel 1999 a 5.207 milioni nel 2000 (Tabella RP.12).
Nel 2000 le spese per l'amministrazione generale sono aumentate (+ 16,1%); incrementi si sono anche verificati nelle spese per lo sviluppo economico, cresciute del 63,1%.
Le spese in conto capitale per amministrazione generale sono aumentate del 22,8%, attestandosi a 1.408 milioni; le spese per i trasporti del 762,5% ammontando a 138 milioni.
La maggior parte delle spese in conto capitale (3.710 milioni) è rappresentata (Appendice ES. 17) dagli investimenti diretti in opere pubbliche (2.068 milioni), aumentati nel 2000 rispetto al 1999 del 15%.
I valori minimi della spesa corrente per abitante delle province (Tabella RP.13) si registrano nella Campania (75,21 euro), Sardegna (78,94 euro), Lazio (81,56 euro), Puglia (83,71 euro) e Lombardia (92,75 euro). I valori massimi si registrano nella Basilicata (174,75 euro), nell'Umbria (168,39 euro), in Toscana (155,43 euro), in Emilia Romagna (135,16 euro) e in Liguria (134,52 euro).
Per i trasferimenti erariali l'incremento dei contributi 2001 dei contributi erariali e per ammortamento dei mutui scaturisce dai conguagli effettuati per l'acquisizione dei dati definitivi relativi al gettito dell'importo sulle assicurazioni per la responsabilità civile auto e dell'imposta erariale di trascrizione oltre ad incrementi previsti dalla legge finanziaria. Il minimo delle entrate erariali pro capite si verifica nel Friuli Venezia Giulia (0,18 euro), nell'Umbria (3,05 euro), nella Toscana (4,81 euro). I valori pro capite più elevati si registrano nella Basilicata (49,06 euro), in Sardegna (45,13 euro) e in Molise (43,54 euro).
Relativamente al contributo per ammortamento dei mutui, il valore minimo assoluto compete alla Lombardia (0,68 euro), seguito dal Lazio (0,83 euro). I valori massimi si registrano nel Molise (5,50 euro), nella Sardegna (4,82 euro) ed in Abruzzo (4,71 euro).
Per il contributo nazionale ordinario investimenti, il valore pro capite minimo si registra in Lombardia (0,011 euro) e nell'Emilia Romagna (0,028 euro); al contrario il massimo si riscontra in Molise (0,095 euro).
Circa la situazione dei residui passivi delle province (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2000 sono aumentati del 23,1%, raggiungendo a fine anno 12.397,3 milioni di euro a fronte dei 10.069,8 milioni dell'anno precedente. Il fenomeno è derivato dalla formazione dei residui di competenza, in aumento rispetto all'anno precedente con un valore assoluto superiore a quello dei pagamenti. La prima componente, infatti, è aumentata sia dal 1998 al 1999 (+ 8,6%) che dal 1999 al 2000 (+ 25,3%) passando da 3.751,6 milioni a 4.702,6 milioni. La seconda, invece, è stata caratterizzata da un incremento nel 1999 (+ 10,3%) e da un incremento nel 2000 (+ 2,4%). In quest'ultimo periodo i residui pagati sono passati da 2.856,2 milioni a 2.924,8 milioni. La velocità di smaltimento, misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno, passa dal 27,6% nel 1999 al 29% nel 2000.
L'aumento dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2000, è stato originato dall'incremento dei residui di parte corrente passati da 1.607,5 milioni di euro a 2.042,7 milioni (+ 27,1%) e dai residui di conto capitale passati da 2.036,8 milioni a 2.445,5 milioni (+ 20,1%). L'incidenza percentuale dei residui di parte corrente sul totale è aumentata, passando dal 42,8% del 1999 al 43,4% del 2000, mentre è diminuita l'incidenza sul totale dei residui in conto capitale passata dal 54,3% del 1999 al 52% del 2000.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 2000 dei residui attivi delle province (Appendice ES. 9) va segnalato che essi sono aumentati nel corso del 2000 segnando a fine anno un ammontare pari a 10.229,8 milioni, a fronte dei 9.661 milioni evidenziati al 31 dicembre 1999, con un aumento del 5,9%. E' interessante verificare la diminuzione riscontrata nella velocità di smaltimento dei residui di competenza (31% nel 1999 e 29,7% nel 2000). I residui di competenza ragguagliandosi nel 2000 a 3.790 milioni, a fronte dei 3.794,9 milioni dell'anno precedente, hanno segnato una diminuzione dello 0,1%.
La diminuzione dei residui attivi di competenza verificatasi nel 2000 (Appendice ES. 7) è derivato dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 2.037,2 milioni nel 1999 a 1.805 milioni nel 2000 (- 11,4%). Al contrario i residui di conto capitale sono aumentati passando da 673,1 milioni del 1999 a 813 milioni del 2000 (+ 20,8%). Un decremento si denota anche nei residui relativi alle contabilità speciali passati da 138,1 milioni nel 1999 a 105 milioni del 2000 (- 24%).
Per quanto riguarda le operazioni finali delle province (Appendice ES. 6) esse hanno raggiunto nel 2000 per le entrate 9.950 milioni e per le spese 10.046 milioni. Il tasso di incremento delle entrate nel periodo 1998-2000 è del 24,6% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 1999 dell'1,3%. Per la spesa, nel periodo 1998-2000, si è verificato un incremento del 22,1%, con un aumento nel 2000, rispetto al 1999, del 9,6 per cento.
Il fabbisogno del settore (Appendice ES. 5), pari, in termini di competenza, a 96 milioni è diminuito rispetto al 1999 del 114,6%.
Il saldo tra le entrate e le spese per accensione e rimborso di prestiti ha subito un aumento (+ 5,1%) attestandosi nel 2000 a quota 839 milioni (Appendice ES. 5).
La consistenza del debito a breve e lungo termine per le province si era attestata al 1° gennaio 2000 a 4.737,2 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2001 è aumentata a 5.117,4 milioni, con un incremento dell'8%. I mutui concessi alle province (Appendice ES. 4), nel corso del 2000 ammontano a 979,8 milioni e riguardano per il 96,2% opere pubbliche: edilizia sociale (44,9%) e viabilità e trasporti (36,9%).
Le entrate correnti dei comuni hanno mostrato nel 2000 un andamento crescente, raggiungendo i 44.708 milioni, con un incremento del 3,8%. Le entrate tributarie hanno rappresentato il 40,8% del totale (Tabella RP.14) mentre le entrate extra-tributarie ne sono state il 21,7 per cento.
I contributi erariali, accertati nel 2000 in 16.770 milioni, hanno registrato un decremento del 2,1% rispetto al 1999; anche i contributi ed i trasferimenti dallo Stato, hanno registrato una diminuzione (- 6,8%) attestandosi a 12.337 milioni.
Mostrano, infine, un aumento le entrate extra-tributarie, incrementate del 12,5% attestandosi a 9.690 milioni. Per i comuni, la normativa sull'obbligatorietà della contribuzione per i servizi a domanda individuale nonché la sanzione consistente nella perdita di una parte del fondo perequativo, hanno inciso sensibilmente nei proventi dei servizi pubblici spingendo il gettito da 5.820 milioni (1999) a 6.310 milioni (2000), con un incremento dell'8,4%. Nel 2000 sono cresciute inoltre del 14,5% le rendite patrimoniali e sono invece calate del 24% le entrate per interessi attivi.
Le spese correnti dei comuni aumentano dai 41.314 milioni del 1999 ai 42.372 milioni (+ 2,6%) del 2000 (Appendice ES. 18).
Dal punto di vista della classificazione economica, nell'ambito degli impegni delle transazioni correnti, si denota un tasso di crescita nell'acquisto di beni e servizi (+ 7,8%), negli ammortamenti (+ 11,1%) e nei trasferimenti correnti (+ 3,1%).
Nel campo degli investimenti si è manifestata una diminuzione della spesa dell'1,8% dovuta principalmente agli investimenti in opere pubbliche (- 11,9%) e nelle spese per partecipazioni azionarie (- 38,5%). Si denotano incrementi nei trasferimenti (+ 19,5%) e nella concessione crediti ed anticipazioni (+ 46,5%).
Nella Tabella RP.17 sono evidenziati i parametri essenziali dei comuni capoluogo di regione. Per la capacità economica, desunta dall'indice per abitante della spesa corrente, al minimo di L'Aquila (687,25 euro) si contrappone il massimo di Venezia (1.626,59 euro) con posizioni intermedie diffuse sul territorio. In termini relativi al maggior sviluppo di Venezia (+19,55%) si contrappone il calo di Palermo (- 1,79%).
Per i trasferimenti si contrappongono minimi e massimi della città di Campobasso (136,86 euro) e di Napoli (552,21 euro) con il massimo incremento per Ancona (+25,95%).
Il contributo capitario per rata di ammortamento mutui più basso appartiene a Catanzaro con 13,40 euro; quello più alto a Roma con 66,88 euro. Come già rilevato per le amministrazioni provinciali tutti i decrementi dei valori pro capite sono dovuti alla cessazione della normativa sull'erogazione di tali contributi. I decrementi più consistenti si registrano a Catanzaro (-33,27%), a Torino (-20,05%) e Bologna (-14,86%).
Per i comuni non capoluogo di regione, i più significativi parametri finanziari sono esposti nella Tabella RP.18. La capacità economica, misurata col parametro della spesa corrente per abitante, denuncia il minimo assoluto in Puglia con 639,36 euro, ed il massimo in Trentino Alto Adige con 1.027,06 euro. I trasferimenti totali pro capite statali hanno evidenziato un minimo in Liguria con 119,03 euro ed il massimo in Basilicata con 254,61 euro.
I contributi per rata di ammortamento dei mutui rappresentano un minimo in Sicilia (27,19 euro) ed un massimo in Liguria (45,88 euro). Un marcato decremento si registra in Campania (- 17,37%) e in Calabria (- 15,90%).
Per il contributo nazionale ordinario investimenti al minimo della Puglia (0,63 euro) si contrappone il massimo del Molise (4,21 euro).
Circa la situazione dei residui passivi dei Comuni (Appendice ES. 10) al 31 dicembre, si osserva che nel corso del 2000 sono aumentati del 4,9%, raggiungendo a fine anno 73.949,3 milioni a fronte dei 70.509,6 milioni dell'anno precedente. Si può rilevare il decremento dei residui della competenza (- 4,6%) passati da 30.133,6 milioni del 1999 a 28.751,5 milioni del 2000. Un incremento si denota nel pagamento dei residui preesistenti arrivati, a fine anno 2000, a 21.944,3 milioni a fronte dei 20.692,7 milioni del 1999 (+ 6%). La velocità di smaltimento misurata dal rapporto tra residui pagati e residui all'inizio dell'anno passa dal 31,56% del 1999, al 31,12% del 2000.
Il calo dei residui di competenza (Appendice ES. 8), riscontrato nel 2000, è stato originato dal decremento dei residui di conto capitale passati da 18.905,3 milioni a 16.248,3. Si denota, al contrario, un aumento dei residui di parte corrente passati da 9.816,7 milioni a 10.861,2 milioni (+ 10,6%). L'incidenza percentuale sul totale dei residui di parte corrente, passa dal 32,58% nel 1999 al 37,78% nel 2000, mentre quella dei residui in conto capitale passa dal 62,7% nel 1999 al 56,5% nel 2000.
Quanto alla situazione al 31 dicembre 1999 dei residui attivi dei Comuni (Appendice ES. 9) va segnalato il decremento avvenuto nel corso del 2000 (- 2,2%) segnando a fine anno un ammontare pari a 69.076,5 milioni, a fronte dei 70.637,8 milioni evidenziati al 31 dicembre 1999. Un decremento esiste nella formazione dei residui della competenza che a fine 2000 si sono attestati a 31.162,6 milioni rispetto ai 35.023,9 milioni del 1999 (- 11%). La velocità di smaltimento dei residui della competenza è passata dal 41,7% del 1999 al 40,7% del 2000.
Il forte decremento dei residui attivi di competenza verificatosi nel 2000 (Appendice ES. 7) è derivato dalla minore formazione dei residui di parte corrente passati da 18.529 milioni nel 1999 a 17.029,3 milioni del 2000 con un calo dell'8,1% e dei residui di conto capitale (- 28,8%) passati da 9.766,3 del 1999 a 6.952,4 del 2000. I residui della contabilità speciale hanno manifestato un vistoso aumento del 67,5% passando da 899,2 milioni a 1.505,8 milioni.
Per quanto riguarda le operazioni finali (Appendice ES. 5) dei comuni esse hanno raggiunto nel 2000, per le entrate 77.248 milioni e per le spese 78.338 milioni. Il tasso di incremento dell'entrata, nel periodo 1998 2000 è stato dello 0,05% mentre nell'ultimo anno si è registrato un incremento rispetto al 1999 del 3,2%. Per la spesa, nel periodo 1998 2000, si è verificato un aumento del 12,8%, con un aumento nel 2000, rispetto al 1999, del 2,5 per cento.
Per l'anno 2000 il totale delle spese risulta essere superiore alle entrate con un saldo di 1.090 milioni.
Il saldo per le accensioni di prestiti ha raggiunto i 4.129 milioni con un incremento rispetto al 1999 dell'8 per cento.
La consistenza del debito a breve e lungo termine per i comuni si era attestata al 1° gennaio 2000 a 34.076,2 milioni (Appendice ES. 2). Al 1° gennaio 2001 è aumentato a 34.579 milioni, con un incremento dell'1,5%. Il ricorso all'indebitamento (Appendice ES. 4) è pressoché limitato all'esecuzione di opere pubbliche (89,5%), tra le quali spiccano le spese per viabilità e trasporti (24%), la spesa per opere varie (19,5%) e le spese per edilizia sociale (17,8%).
Tabella rp.1
Tabella rp.6
Tabella rp.11
Tabella rp.13
Tabella rp.15
Tabella rp.18