Source: http://dnn5.regione.marche.it/Regione-Utile/Protezione-Civile/Emergenza/Rischio-sismico
Timestamp: 2018-08-18 12:43:09+00:00
Document Index: 156809512

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 2', 'art. 2', 'art 11', 'art.11', 'art.11', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 3', 'art.6', 'art.90']

Regione Utile / Protezione Civile / Emergenza / Vulnerabilità e Rischio sismico
Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture
Elenco strutture cofinanziate
Indicazioni per calcolo vulnerabilità
Esempi applicativi DM 2005
O.P.C.M. 3505
Schede di agibilità
Le verifiche sismiche
Contributi prevenzione
DGR n. 1520 del 11.11.2003
DGR n. 836 del 25.05.2009
DGR n. 1168 del 26.07.2010
DGR n. 1338 DEL 20.09.2010
DGR n. 1377 del 01.10.2012
Circolare n. 617/C.S.LL.PP.
L'Aquila (2009)
PROGETTO “Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture”
Con Ordinanza del Presidente del consiglio dei Ministri n. 3274 del 20.03.2003 concernente “ Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”, pubblicata sul Supplemento Ordinario n° 72 della Gazzetta Ufficiale n° 105 del 8 Maggio 2003, sono stati introdotti e approvati:
i “ Criteri per l’individuazione delle zone sismiche – individuazione, formazione e aggiornamento degli elenchi delle medesime zone”; in una “fase di prima applicazione” la classificazione regionale si basa su un elenco di comuni fornito direttamente nell’ Ordinanza;
le “Norme tecniche per il progetto, la valutazione e l’adeguamento sismico degli edifici”;
le “Norme tecniche per il progetto sismico dei ponti”;
le “Norme tecniche per il progetto sismico delle opere di fondazione e sostegno dei terreni”;
L’Ordinanza prevede altresì di avviare un’ulteriore significativa e strategica azione di riduzione del rischio sismico attraverso la preventiva valutazione di sicurezza degli edifici strategici e di quelli rilevanti in seguito alle possibili conseguenze di collasso.
I proprietari di tali edifici dovranno infatti effettuare dette valutazioni entro cinque anni (art.2, comma 3).
Rispetto a tale tematica la Regione Marche, con la D.G.R. n. 712 del 4 aprile 2001 , nell’ambito dell’intesa istituzionale Stato-Regione Marche del 2000, in attuazione dell’art. 2 della legge 61/1998 relativa alla ricostruzione post-terremoto, aveva già attivato una prima indagine sulla verifica della vulnerabilità e del danno atteso da rischio sismico su oltre 50 Comuni della fascia montana, colpiti dal sisma, esaminando 449 edifici cosiddetti “strategici”. Tra gli edifici strategici particolare attenzione era rivolta alle scuole, alle sedi municipali e alle strutture ospedaliere.
Con successiva D.G.R. n. 1971 del 12 novembre 2002 tale procedura veniva estesa a tutto il territorio della regione Marche per le citate tipologie di edifici strategici, riservandosi, con ulteriori atti ed in relazione all’avanzamento dell’attuazione del progetto medesimo, di incrementare l’attività di analisi per addivenire ad un suo celere completamento.
L’11 novembre 2003, con deliberazione n.1520, la regione Marche, d’intesa con il Dipartimento delle Protezione Civile, ha definito nel dettaglio la tipologia degli edifici e delle opere da verificare ed ha fornito le indicazioni per le verifiche tecniche da eseguire al fine di porre i proprietari nelle condizioni di dare inizio agli interventi cognitivi secondo quanto previsto all’art. 2, comma 3, dell’Ordinanza medesima.
In data 31 maggio 2004 la Regione Marche e il Ministero dell’Economia e delle Finanze la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Protezione Civile hanno stipulato il seguente Accordo di Programma Quadro in materia di “Interventi con profili di alta rilevanza strategica ed innovativa connessi alla ricostruzione nel territorio marchigiano colpito dagli eventi sismici del 1977. Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture” e ne ha dato attuazione con la D.G.R. 1103 del1/10/2004 .
Lo scopo dell’Accordo è quello quindi di ampliare, in prima battuta, le conoscenze sul patrimonio immobiliare esistente per poter proseguire concretamente nella politica di prevenzione sismica mirata agli edifici strategici o rilevanti, aventi maggiore priorità e quindi soggetti a maggior rischio.
L’Accordo permetterà quindi il cofinanziamento dei progetti e delle verifiche degli immobili più “vulnerabili”.
In particolare però, con il presente accordo, si potrà fornire ai progettisti incaricati dai soggetti attuatori una serie di linee guida, sotto forma di progetti standard che la Regione eseguirà in prima persona, per la materiale redazione degli elaborati richiesti nella progettazione definitiva ed esecutiva.
Peraltro, così operando, si determinerà la crescita professionale delle figure tecniche pubbliche e private coinvolte nel processo, dovendo queste effettuare la pratica applicazione della norma innovativa.
Va infine sottolineato come l’Accordo preveda il cofinanziamento degli oneri tecnici relativi alle progettazioni e alle verifiche da realizzare, in quota parte non superiore al 50%, nel limite delle risorse disponibili.
Ovviamente sarà necessaria la previa accettazione dell’ente proprietario dell’immobile interessato ad accollarsi la propria quota.
L’Accordo è costituito da due interventi che si possono consultare mediante il menu alla vostra sinistra.
€ 700.000,00 – Delibera CIPE 17/2003
L’intervento 1 è attuato dal Centro operativo di Muccia e Fabriano, utilizzando personale specializzato, già operante nella ricostruzione post-terremoto 1997, dotato di particolare esperienza nel settore dell’ingegneria antisismica, coadiuvato da figure professionali esterne appartenenti al mondo scientifico istituzionale e che hanno già collaborato in passato con l’Amministrazione Regionale in occasione dell’evento sismico e degli studi di pericolosità e vulnerabilità già effettuati. E’ prevista anche la possibile collaborazione di giovani figure professionali, laureati, adeguatamente qualificate.
Per tale intervento si è già provveduto all’attribuzione di alcuni incarichi professionali mediante la stipula di convenzioni, è stata effettuata l’acquisizione di strumentazioni e apparecchiature, di attrezzature informatiche.
Senza dubbio tutti gli impegni economici, saranno effettuati entro l’anno 2005, concretizzando i seguenti obiettivi:
Acquisizione della conoscenza dello stato di fatto.
Definizione di un ordine di priorità rispetto alla vulnerabilità e al danno atteso da rischio sismico degli immobili indagati.
Selezione dei prototipi da esaminare.
Definizione di uno “standard” progettuale unificato.
Esecuzione, da parte della struttura regionale, di un congruo numero di progettazioni esecutive, oggi stimate in 6/8.
Stima preventiva sommaria dei costi conseguenti necessari alla realizzazione delle opere.
Divulgazione a tutti i soggetti interessati (Dipartimento della Protezione Civile, Ordini professionali, etc.) delle metodologie e dei risultati ottenuti.
Confronto, per le sue significative diversità, tra la nuova normativa contenuta nell’Ordinanza P.C.M. n. 3274/2003 e la precedente.
Stima di dettaglio dei costi conseguenti necessari alla realizzazione delle opere, nonché dei costi parametrici riferiti ai singoli prototipi standard progettuali e valutazione del rapporto costi-benefici in relazione agli interventi sul patrimonio esistente con particolare riferimento al confronto tra ristrutturazione e delocalizzazione.
Pubblicazione di linee guida, sotto forma di progetti standard, per la materiale redazione degli elaborati richiesti per la progettazione esecutiva.
La vulnerabilità sismica di una struttura consiste nella valutazione della maggiore o minore propensione della struttura stessa a subire danni per effetto di un terremoto di assegnate caratteristiche. Essa rappresenta una proprietà intrinseca della costruzione, dipendendo dalle caratteristiche strutturali (geometriche e costruttive) reali della struttura. La sua determinazione costituisce un aspetto cruciale per la valutazione della sicurezza strutturale in caso di terremoti.
In linea generale, la procedura per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici può far leva su diversi gradi di approfondimento e complessità di calcolo; la procedura prevista in questa sezione,si basa sull'analisi di una serie di informazioni relative alle caratteristiche degli elementi costitutivi dell'edificio che vengono raccolte tramite schede:
“Scheda di censimento dati di “livello 0” questa scheda prevede unicamente l’acquisizione di dati sommari sull’ opera ed è applicato in modo sistematico a tutte le tipologie individuate al fine di consentirne l’inserimento in un data base generale con interfaccia geografico.
“Livello 1” e “Livello 2” sono verifiche di sicurezza puntuali che si differenziano fra loro per il campo di applicazione, dipendente dalla regolarità delle strutture, per il diverso livello di conoscenza ed i diversi strumenti di analisi e di verifica richiesti.
“Scheda di 1° livello per il rilevamento dell’esposizione e della vulnerabilità degli edifici” contiene i dati relativi alla localizzazione, alla geometria ed alla tipologia dell'edificio.
“Scheda di vulnerabilità di 2° livello” contiene i diversi elementi che contribuiscono a determinare il comportamento della struttura in presenza di forze sismiche.
Si ritiene utile sottolineare che, come tutte le procedure di valutazione della vulnerabilità degli edifici esistenti basata sulla compilazione di schede cartacee, il livello di approfondimento dell'analisi è comunque preliminare ed i risultati con essa ottenuti possono essere utilizzati al massimo per stabilire delle priorità di intervento.
Di conseguenza, l'obiettivo di arrivare a stimare la vulnerabilità sismica globale di un fabbricato anche ai fini della redazione di un progetto strutturale di miglioramento/adeguamento sismico, non può che essere conseguito attraverso l'esecuzione di calcoli strutturali coerenti con i metodi di analisi previsti dall'attuale normativa tecnica (al momento, DM 14 gennaio 2008) e relative circolari applicative!
Con il progetto che si sta attuando viene estesa a tutto il territorio regionale la verifica della vulnerabilità e del danno atteso da rischio sismico sia per gli edifici e infrastrutture strategiche, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, e sia gli edifici e le infrastrutture che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso.
Il Rischio Sismico nelle Marche
I frequenti eventi sismici verificatisi nel territorio nazionale hanno fatto emergere in modo sempre più rilevante la necessità di approfondire la conoscenza della sismicità e del rischio sismico del territorio in cui viviamo.
In quest’ottica la Regione Marche aveva già intrapreso questa strada della “conoscenza” e della prevenzione, anche utilizzando fondi dell’intesa istituzionale per il terremoto attivando una prima indagine su oltre 50 comuni colpiti dal sisma del 1997.
Tale progetto è attualmente esteso a tutto il territorio della regione e scopo di questo sito è di fornire tutte le notizie utili in merito all’attività intrapresa dagli organi regionali.
In queste pagine si troveranno tutti gli approfondimenti riguardanti la classificazione sismica e la conoscenza della vulnerabilità delle strutture presenti nel territorio.
Grande spazio viene riservato all'attività di prevenzione del rischio sismico che trova sostegno nei contributi erogati a livello regionale con apposite Ordinanze ministeriali; a tal proposito l'ufficio tecnico regionale fornisce supporto, anche mettendo a disposizione documenti esplicativi e linee guida, affinché l'iter tecnico-burocratico per l'ottenimento dei contributi sia il più efficiente ed il più breve possibile.
Mappa di pericolosità sismica del territorio delle Marche
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha provveduto ad aggiornare la Mappa di pericolosità del territorio nazionale utilizzando tecnologie avanzate e le più recenti conoscenze acquisite riguardanti il territorio italiano.
A disposizione un'immagine sintetica e chiara della situazione nella nostra regione.
Immagine della classificazione sismica
Applicazione nuove Norme Tecniche
DM 14.10.2008 - DM 14.09.2005 - OPCM 3431
In data 31 maggio 2004 la Regione Marche e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Dipartimento delle Protezione Civile, hanno stipulato un Accordo di Programma Quadro in materia di “Interventi con profili di alta rilevanza strategica ed innovativa connessi alla ricostruzione nel territorio marchigiano colpito dagli eventi sismici del 1997. Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture”, e ne ha dato attuazione con la D.G.R. 1103 del 1/10/2004 .
Con il mese di novembre 2005 è di fatto iniziato l’iter che darà la possibilità ai professionisti di avere in mano uno strumento di progettazione strutturale, basato sulle nuove norme sismiche, il più possibile chiaro e concreto; tale strumento avrà corpo in una pubblicazione diffusa dalla Regione Marche (testo scritto, tavole grafiche e CD Rom) e che conterrà tutte quelle informazioni che guideranno il progettista nella scelta dell’intervento e nella identificazione del metodo di calcolo più adeguato al singolo caso strutturale, segnando un strada concreta nella comprensione ed esecuzione dei metodi di verifica, ponendo particolare attenzione al caso di verifiche sismiche.
Rispetto alla data in cui fu stipulato l’Accordo Quadro col Governo, il mondo tecnico nazionale ha visto concretizzarsi l’entrata in vigore del DM 14/09/2005 (il cui utilizzo è per ora facoltativo) – Norme Tecniche per le Costruzioni – con le quali, tramite uno strumento normativo, sono stati introdotti dei significativi cambiamenti all’approccio progettuale che di fatto costituiranno una base imprescindibile, se non altro dal mese di aprile del 2007, quando il succitato decreto sarà obbligatorio.
Si è pertanto ritenuto di fondamentale importanza, sebbene l’Accordo Quadro prevedesse a suo tempo una progettazione guida esclusivamente dedicata all’ OPCM 3274 e s.m.i., coinvolgere anche le “Norme Tecniche per le Costruzioni” che tra l’altro in talune parti costituiranno l’unica norma di riferimento; infatti, secondo quanto è previsto dal decreto, l’OPCM diventerà di fatto solo un applicativo similare ad altri codici internazionali (quali ad esempio gli Eurocodici), per cui il proprio utilizzo sarà necessariamente subordinato ai livelli di sicurezza previsti dal DM 14/09/2005.
D’altronde, come più volte detto dagli stessi autori del DM, lo scopo principale delle Norme Tecniche è quello di indirizzare il progettista verso “criteri” consolidati ed affidabili, lasciando il progettista libero di utilizzare tutti gli strumenti di dettaglio che il mondo scientifico gli mette a disposizione al fine di pervenire ad una progettazione completa e rispettosa di “quei” criteri. L’OPCM diventa dunque uno strumento fondamentale allorquando il progettista si deve cimentare in verifiche di dettaglio, quando deve progettare dettagli costruttivi, quando deve avvicinarsi in maniera concreta all’intervento su edifici esistenti.
In una nazione come la nostra, dove gli interventi sul patrimonio edilizio esistente risultano statisticamente numerosi e qualitativamente importanti, non si poteva fare a meno di concentrare, almeno inizialmente, una maggiore attenzione sulle indicazioni delle normative riguardo gli edifici esistenti, sia in muratura che in cemento armato; difatti lo scopo dell’Accordo in prima battuta sarà proprio quello di ampliare le conoscenze sul patrimonio immobiliare esistente per poter poi proseguire concretamente nella politica di prevenzione sismica mirata agli edifici strategici o rilevanti, aventi maggiore priorità e quindi soggetti a maggior rischio; ecco perché si è scelto di studiare alcuni edifici esistenti della nostra Regione particolarmente rappresentativi, che si possono collocare nella categoria di strutture importanti come le scuole (una in c.a. a Camerano (An), una in muratura a Senigallia (An)), e di strutture strategiche come il Comune di MonteCarotto (AN) che tra l’altro rappresenta un edificio in muratura inserito in un contesto storico (aggregato edilizio).
Non si vogliono comunque nascondere tutte le difficoltà che un’opera del genere, fatta di confronti serrati tra le due norme (NTC e OPCM), fatta di scelte progettuali concretizzate sulla base delle interpretazioni dei passi normativi, fatta di confronti tra metodi di calcolo che permetteranno di avere una indicazione sulla bontà o meno di un tipo di approccio di calcolo rispetto ad un altro, incontrerà nella sua redazione.
Sarà pertanto nostra premura pubblicare su questo sito una sorta di diario di bordo, che possa far capire ai vari visitatori gli ostacoli incontrati nello studio dei testi normativi e che possano far apprezzare la “qualità” di un lavoro che assume certamente la figura di uno studio sperimentale, ma che ha la finalità di divenire un vero e proprio strumento di riferimento nella progettazione antisismica.
A tal fine, parallelamente alla redazione del succitato diario di bordo, verranno pubblicate di volta in volta tutte quelle indicazioni tecniche che il gruppo di lavoro ha ritenuto opportune e che dovranno essere seguite dai professionisti in sede di verifica e progettazione ai sensi delle nuove norme.
In un ambito nazionale in cui a tutt’oggi regna ancora una grande confusione su come poter affrontare le nuove disposizioni tecniche, la redazione delle Linee Guida che la Regione Marche produrrà alla fine di questo lavoro potrà fornire ai progettisti incaricati dai soggetti attuatori una serie di tracce, sotto forma di progetti di riferimento, per la materiale redazione degli elaborati richiesti nella progettazione definitiva ed esecutiva.
Indicazioni applicative, documenti di approfondimento, commento e studio
In questa sezione vengono messi in linea una serie di documenti relativi al DM 14 Gennaio 2008.
In particolare, i documenti di approfondimento, commento e studio, sono stati redatti con lo scopo di fornire al visitatore un testo che possa costituire uno spunto di riflessione sulle tematiche tecniche contenute all’interno delle Norme Tecniche per le Costruzioni.
Chiunque volesse contribuire alla discussione od avere chiarimenti sul contenuto dei documenti pubblicati, oppure volesse suggerire nuovi argomenti di discussione ed approfondimento, potrà contattare l’ufficio tecnico del rischio sismico regionale attraverso le seguenti mail (specificando in oggetto: DM08):
tonino.achilli@regione.marche.it
alessandro.bianchi@regione.marche.it
Gli argomenti trattati troveranno pubblicazione su un apposito link interno al sito web del rischio sismico.
Prevenzione sismica: art 11 DL 39.09 e Legge 77.09
ord_PCM n_3907.10_art.11_dl_77.09
allegato_1_3907
allegato_2_3907
allegato_3_3907
allegato_4_3907
allegato_5_3907
allegato_6_3907
allegato_7_3907
Decreto Capo Dipart.Prot.Civ. 10.10.2010_attuaz.art.11
DECRETO 134_21.01.2011
Interventi urgenti ed indifferibili- ponti e viadotti
Ordinanza_N_4007
allegato_1_opcm_4007
allegato_2_opcm_4007
allegato_3_opcm_4007
allegato_4_opcm_4007
allegato_5_opcm_4007
Ordinanza OCDPC 171 del 2014
Ord_ProtezioneCivile_171_17.06.2014_GU 145 del 25.06.14.pdf
Decreto Rip Risorse 4.08.14_GU258_6.11.14.pdf
DGR 12_15.pdf
Decreto 7. del 27.01.15 individ comuni.rtf
Comunicazione decreto 7.2015.pdf
Decreto Approvazione graduatorie privati_n 332 del 15_10_2015.pdf
Modello richiesta contrib Edifici pubblici_ord 171.14.xls
Comunicazione DGR12.2015.pdf
la comunicazione è stata effettuata in data 30.01.2015 per cui la scadenza (30 giorni) delle richieste è in data 03.03.2015
Decreto 311_2015 Approvazione graduatoria e concessione contributi OPCM171.14.pdf
Testo aggiornato con le modifiche (in neretto) introdotte dalla D.G.R. n. 37 del 20/01/2004
Ordinanza PCM n. 3274/2003 - Categorie di edifici e di opere infrastrutturali di interesse strategico la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile. Primo elenco delle categorie di edifici e di opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Prime indicazioni per le relative verifiche tecniche da effettuarsi ai sensi dei commi 3 e 4 dell'art. 2 dell'ordinanza n. 3274/2003.
Deliberazione n. 1520 del 11/11/2003
BUR MARCHE n. 111/2003
Schede di sintesi L0 e L1e2 per le verifiche sismiche di edifici strategici e rilevanti ai fini del collasso
L’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20/03/2003 all’art. 2 comma 3, prevede l’obbligatorietà delle verifiche sismiche su tutte le opere (edifici ed infrastrutture), sia strategiche (p.es. ospedali) che rilevanti in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso (p.es. scuole).
Allo scopo, la Regione Marche con delibera DGR n. 1520 del 11/11/2003 e n. 37 del 20/01/2004 ha individuato le categorie di opere strategiche (Allegato A) e rilevanti (Allegato B).
La legge n 31 del 28/02/2008 (finanziaria 2008) all’art. 20 comma 5 ha previsto che le verifiche sismiche di cui alla suddetta ordinanza PCM, ad esclusione degli edifici e delle opere progettate in base alle norme sismiche vigenti dopo il 1984, debbano essere effettuate dai rispettivi proprietari entro il 31 dicembre 2010 e riguardare in via prioritaria edifici ed opere ubicati nelle zone sismiche 1 e 2.
I finanziamenti specifici per la riduzione del rischio sismico, previsti dallo Stato con legge n. 289 del 27/12/2002 e n. 326 del 24/11/2003 ed attuati sia attraverso ordinanze PCM (3362/04, 3376/04, 3502/06, 3505/06 ) sia con fondi regionali (DGR 1273/10), sono tuttavia risultati molto limitati rispetto ai fabbisogni necessari, non consentendo così il completo soddisfacimento degli obblighi previsti dalla stessa opcm 3274.
Con Circolare n. 31471 del 21/04/2010 relativa allo stato delle verifiche ed alle programmazioni future, il Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, confermando il concetto dell’obbligatorietà delle verifiche sismiche, ha disposto che i proprietari o gli Enti gestori approntino le attività di adeguamento sismico nell’ambito dei propri piani triennali ed annuali, e predispongano un piano straordinario di messa in sicurezza antisismica di cui all’art. 80 comma 21 della legge 27/12/2002 n. 289 (edifici scolastici).
Nella stessa Circolare il Dipartimento Nazionale ha indicato la necessità di effettuare almeno un censimento di tutte le opere che devono essere sottoposte a verifica (attraverso la compilazione della scheda Livello 0) e di programmare contestualmente, con prospettive temporali realistiche, il completamento delle verifiche di tutte le opere strategiche e rilevanti (compilazione scheda Livelli 1 e 2).
Preso atto delle difficoltà registrate nell’espletare gli obblighi relativi alle verifiche sismiche suddette, con successiva Circolare n. 75499 del 07/10/2010, il Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, con l’obiettivo di definire una programmazione nazionale che interessi tutte le Amministrazioni coinvolte, ha richiesto, entro il predetto termine di fine 2010, almeno la conoscenza delle caratteristiche generali degli edifici e delle infrastrutture rientranti nelle categorie per le quali risulta obbligatoria l’attività di verifiche di vulnerabilità, attraverso la compilazione della scheda di livello 0).
Tale ricognizione riveste grande rilevanza ed è finalizzata alla puntuale conoscenza dello stato di rischio delle opere più importanti in caso di terremoto o perché fondamentali per le operazioni di protezione civile o perché suscettibili di creare gravi danni o molte vittime in caso di collasso. Attraverso un dettagliato rilievo del rischio di queste opere sarà infatti possibile condurre un’efficace programmazione di interventi mirati e prioritari di mitigazione, che sfruttino al meglio le risorse disponibili.
La conoscenza che deriverà dal censimento di livello 0 fornirà le informazioni che consentiranno di effettuare una stima, seppur di larga massima, delle esigenze economiche ed il quadro temporale entro cui potranno essere soddisfatte: elementi che saranno posti all’attenzione delle Autorità competenti.
In attesa che questo quadro si definisca, non potendo interrompere la funzionalità di opere strategiche (p.es. ospedali), o rilevanti (p.es. scuole) di una parte significativa del Paese, si dovranno adottare strategie di gestione basate sulla considerazione del livello di rischio derivante dalla valutazione della sicurezza.
Detto livello potrà essere messo in relazione con il periodo di tempo entro il quale dovrà essere effettuato un intervento fra quelli definiti nelle Norme tecniche per le costruzioni emanate con Decreto del 14 gennaio 2008 relativamente alle costruzioni esistenti, o adottate soluzioni alternative che consentano di ridurre il disagio per gli utenti delle opere stesse.
Al fine di agevolare e rendere omogeneo il censimento di livello 0, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile con Circolare del 07/10/2010 n. 75499 ha predisposto schede apposite relative alle casistiche più frequenti, (edifici e ponti), ed un software di caricamento import export dei dati da archiviare e trasmettere alla Regione che successivamente trasmetterà al Dipartimento Nazionale.
Si fa infine presente che le Amministrazioni che abbiano già provveduto ad effettuare le verifiche sismiche, possono compilare e inviare alla Regione i risultati di tali valutazioni attraverso la compilazione e l’invio delle schede di livello L1 e L2, anch’esse disponibili sul sito internet regionale.
Tali verifiche saranno tenute in conto ai fini della ripartizione di eventuali risorse finanziarie che si renderanno disponibili per gli interventi di riduzione del rischio sismico.
Circolare 04.11.2010
DL 216/2011 - Proroga verifiche sismiche al 31.12.2012
Decreto Legge 29 dicembre 2011 n. 216 – Proroga di termini previsti da disposizioni legislative
1. Il termine, di cui all’articolo 20, comma 5, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e successive modificazioni, comprese anche le disposizioni relative alle dighe di ritenuta di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139, e’ differito al 31 dicembre 2012
Per eventuali ulteriori informazioni i funzionari di riferimento sono:
Ing. Achilli Tonino 071/8067371 (tonino.achilli@regione.marche.it)
Ing. Bianchi Alessandro 071/8067334 (alessandro.bianchi@regione.marche.it)
A_dm_norme_tecniche_1.pdf
B_INDICE_CONCERTO_GU.pdf
C_Cap_01_CONCERTO_GU.pdf
D_Cap_02_CONCERTO_GU.pdf
E_Cap_03_CONCERTO_GU.pdf
F_Cap_04_CONCERTO_GU.pdf
G_Cap_05_CONCERTO_GU.pdf
H_Cap_06_CONCERTO_GU.pdf
I_Cap_07_CONCERTO_GU.pdf
L_Cap_08_CONCERTO_GU.pdf
M_Cap_09_CONCERTO_GU.pdf
N_Cap_10_CONCERTO_GU.pdf
O_Cap_11_CONCERTO_GU.pdf
P_Cap_12_CONCERTO_GU.pdf
CIRCOLARE 02 FEBBRAIO 2009 nr 617/C.S.LL.PP.
1 - Circolare-finalissima-Sommario.pdf
2 - Circolare-finalissima-Cap--1-3.pdf
3 - Circolare-finalissima-Cap--4.pdf
4 - Circolare-finalissima-Cap--5-7.pdf
5 - Circolare-finalissima-Cap--8-12.pdf
6 - Circolare-finalissima-Appendici.pdf
Procedure di deposito dei progetti delle "opere minori"
La Regione Marche P.F. Rischio Sismico ed Opere Pubbliche di Emergenza ha da tempo promosso degli incontri con i responsabili degli uffici di ex Genio Civile, per discutere di diverse problematiche tecnico-amministrative, derivanti dall’entrata in vigore del D.M. 14 Settembre 2005 e del successivo D.M. 14 Gennaio 2008.
Nell’ambito dei lavori del tavolo tecnico è stata presentata l’opportunità di uniformare a livello regionale le procedure, la modulistica e le altre attività svolte nell’ambito delle proprie competenze, per garantire delle opportune omogeneità interpretative.
Per soddisfare tale esigenza, come atto iniziale, è stato proposta la normalizzazione dell’applicazione delle norme inerenti la disciplina di deposito delle cosiddette “opere minori”.
Con tale accezione si intende, dal punto di vista tecnico, tutte quelle opere che, per dimensioni e/o funzione, non comportano pericolo per la pubblica incolumità, ovvero che interessano la pubblica incolumità in modo non rilevante.
L’attività è stato espletata dal gruppo di lavoro attraverso diversi incontri e si è conclusa con un elenco condiviso (All. 1) nel quale viene individuata la tipologia dell’opera ed il procedimento autorizzativo e/o di deposito riferito principalmente al D.M. 14 Gennaio 2008 ma da utilizzarsi, con ulteriori specifiche, anche per le opere che fanno ancora riferimento al D.M. 1996.
Il documento finale assume una duplice funzione, la prima delle quali va di fatto a strutturare, in modo condiviso a livello regionale, le procedure di deposito e controllo delle pratiche urbanistiche redatte in zona sismica, la seconda costituisce una univoca indicazione procedurale indirizzata al mondo professionale che opera nel settore delle costruzioni.
Ag Comuni delle Marche - all. 7 OPCM 3907
lettera DPC Indice Rischio Sismico Comunale
Indice Rischio Sismico Comuni Marche
Scheda edifici
Scheda ponti
MANUALE SCHEDA L0
Ordinanze PCM
Circolare 21.04.10 OPCM 3274-03
Chiarimenti Circolare 07.10.2010
per la compilazione delle schede L0
Indicazione sull'utilizzo dei software
- Il software non contiene nel proprio database la provincia di Fermo, pertanto tutti i Comuni di competenza dell’Amministrazione Provinciale di Fermo, devono essere necessariamente inseriti nella provincia di Ascoli Piceno.
- Per quali strutture vanno compilate le schede L0?
o Il DPC, attraverso la circolare 21.04.2010, ha richiesto la compilazione delle schede L0 solo per edifici di proprietà pubblica. Si ricorda tuttavia che l’obbligo di condurre le verifiche sismiche su strutture pubbliche e private rientranti nella categoria di edifici strategici o rilevanti ai fini del collasso, permane un obbligo di legge e che l’attività di compilazione delle schede L0 è una richiesta urgente avanzata dal DPC in modo da sopperire, almeno attraverso una sorta di censimento generale delle strutture interessate, alla mancanza dei dati di verifica sismica.
- Per quali strutture vanno compilate le schede L1e2?
o L’attività da espletare entro il 31/12/2010 prevede la compilazione obbligatoria delle sole schede L0. Nel caso in cui si abbia la possibilità di compilare le schede L1e2, pur raccomandandone l’invio contestuale, è lasciata facoltà all’amministrazione di inviare in date successive i documenti informatici.
- Non conoscendo la data di progettazione e di ultimazione lavori, cosa si deve inserire nei campi relativi (2D e 2E)?
o In questo caso, nei campi vanno inserite le date presunte di progettazione ed ultimazione lavori, specificando poi nel campo relativo alle Note (11), il fatto che le date sono ipotizzate. Ovviamente, se nel campo note non vi sono indicazioni diverse, si ritiene che le date specificate abbiano carattere di certezza.
- Nel caso di edifici che abbiano subito ampliamenti con tecnologia costruttiva diversa (ad esempio corpo originario in muratura, ampliamento in c.a.), cosa devo scrivere nella sezione “Materiale da costruzione?”. Quante schede devono essere compilate in presenza di ampliamenti?
o Se gli edifici sono caratterizzati da strutture “efficacemente” connesse, il materiale da costruzione da indicare è “misto” e si può compilare una unica scheda. In caso contrario gli edifici e le schede vanno distinte. Per maggior chiarezza si specifica che non costituisce vincolo efficace né un giunto tecnico (non sismico), né la semplice aderenza (addossamento) tra i fabbricati.
- Quale categoria va indicata nel “Codice Identificativo?”
o Nel “Codice Identificativo” va solo segnalato se l’edificio appartiene alla categoria C10 (strategici) o D10 (rilevanti), seguendo una classificazione che deve basarsi sulle indicazioni contenute nella DGR 1520/2003. Sulla sezione 6 della scheda si specificherà poi l’eventuale destinazione d’uso.
- Quando gli interventi effettuati sulla struttura non rientrano nel miglioramento o nell’adeguamento, cosa bisogna indicare che campo “G”?”
o In questi casi va spuntato “altro” e si specifica poi nel campo 7 la tipologia di intervento. Qualora non si riscontrasse la descrizione esatta, bisogna riportare nel campo 11 (Note) la descrizione esatta.
- Qualora non si riuscisse ad inviare tutte le schede per il 31/12/2010, cosa accadrà?”
o Sulla circolare 21.04.2010 non sono riportate indicazioni su cosa potrebbe accadere se per la data del 31/12/2010 non dovessero essere inviate tutte le schede. Si vuole tuttavia ribadire l’urgenza relativa all’acquisizione di tali informazioni.
Dal sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
E' in linea ed è possibile scaricare la NUOVA VERSIONE 1.0.3 del programma sperimentale " Spettri di risposta " che fornisce gli spettri di risposta rappresentativi delle componenti (orizzontali e verticale) delle azioni sismiche di progetto per il generico sito del territorio nazionale.
L'utente potrà visualizzare e stampare i risultati delle elaborazioni - in forma sia grafica che numerica - nonché i relativi riferimenti alle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni di cui al D.M. 14.01.2008 pubblicate nella G.U. n.29 del 04.02.2008 Suppl. Ordinario n.30 e scaricabile dal sito www.cslp.it .
La verifica dell'idoneità del programma, l'utilizzo dei risultati da esso ottenuti sono onere e responsabilità esclusiva dell'utente.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non potrà essere ritenuto responsabile degli eventuali danni conseguenti all'utilizzo dello stesso.
Di seguito si riporta il link di collegamento a due software utility che permettono di gestire alcune problematiche che possono insorgere nelle verifiche:
- Il primo permette di convertire l'indice di rischio calcolato con l'opcm3274 o col dm2005, al corrispondente indice calcolato col Dm2008
- Il secondo permette di calcolare l'indice di rischio in termini di periodo di ritorno quando l'accelerazione sismica che mette in crisi l'edificio è inferiore al valore corrispondente a Tr = 30 anni
Progettazioni Strutturali DGR 1616/05
Prime indicazioni tecniche per le progettazioni strutturali cofinanziate con Delibera di Giunta Regionale n. 1616 del 12-12-2005
Download: (22Kb)
Indicazioni per l’esecuzioni di indagini, prove e verifiche sismiche.
Download: (48Kb)
Elenco documentazione tecnica minima per le progettazioni cofinanziate dalla Regione Marche.
Download: (47Kb)
Elenco dei comuni delle marche con relativi valori di ag di base. (Scarica)
Individuazione e formazione dell’elenco delle zone sismiche nella Regione Marche.
Elenco dei comuni delle marche con relativi valori di ag di base (scarica)
Per l’inserimento telematico delle schede “Rilevamento Vulnerabilità” è necessario
Individuare l’operatore che inserirà i dati
Individuare il responsabile che firmerà le schede elettronicamente (Legale Rappresentante o suo delegato).
Inviare il modulo “Richiesta delle credenziali e delega di responsabilità per inserimento telematico delle “ Schede Vulnerabilità” ( file Richiesta_Credenziali_SCHEDE-RVS.zip )
Se il Legale Rappresentante o suo delegato, il cui nominativo è stato indicato nella richiesta di credenziali precedente, non è in possesso della firma digitale e/o della Carta di Identità Elettronica, può richiedere la Carta Raffaello** presentandosi, muniti di documento di riconoscimento ( carta d’identità o patente) e di codice fiscale, presso lo sportello della Regione, in via Tiziano 44, stanza n° 37 (ex urbanistica) secondo il seguente orario:
- tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 13:00
- martedì e giovedì pomeriggio dalle ore 15:00 alle ore 17:00
Si sottolinea che verrà gratuitamente rilasciata una sola card per singolo Ente mentre rimane a carico dello stesso Ente l’acquisto e l’ installazione del dispositivo ( lettore smart card – reperibile presso qualsiasi rivenditore di apparecchiature hardware).
Per il corretto utilizzo della “Carta Raffaello” leggere il documento “Come iniziare ad usarla”
L’inserimento dati relativi alle “Schede Vulnerabilità” avviene per via telematica, previo inserimento delle credenziali di cui sopra, all’indirizzo http://schede-rvs.regione.marche.it/
E’ possibile scaricare dai sottostanti collegamenti il materiale didattico relativo alla Compilazione Telematica delle Schede di Vulnerabilità, presentato in occasione degli incontri tecnici rivolti alle Amministrazioni Pubbliche.
La Compilazione Telematica ( file formato PowerPoint *.pps 6MB )
L’Architettura del Sistema (file PDF 400KB)
€ 2.600.000,00 – Delibera CIPE 17/2003 – Cofinanziamento
€ 2.600.000,00 (stima) – Quota parte dei proprietari degli immobili
L’intervento 2 prevede il finanziamento in quota parte, fino ad un massimo del 50%, degli oneri occorrenti per le prog ettazioni esecutive, come definite negli “standard” unificati individuati nell’Intervento 1, commissionate dai soggetti attuatori, proprietari di immobili strategici e rilevanti, previa accettazione degli stessi a sostenere la quota parte di propria spettanza.
Il Centro operativo di Muccia e Fabriano svolgerà il coordinamento delle attività avviate dai soggetti coinvolti nel processo, con specifiche funzioni di consulenza nella materia.
Prevediamo di effettuare gli impegni economici entro l’anno 2005 , definendo i seguenti obiettivi:
Esecuzione di un rilevante numero di progettazioni esecutive , presumibilmente stimato in 100, salvo diverse valutazioni, relative a interventi a maggior rischio.
L’individuazione di specifiche criticità nell’ambito di tutti gli immobili interessati dall’indagine con particolare riferimento all’edilizia scolastica.
La dotazione, ai soggetti coinvolti nel processo, del know-how adeguato all’impegno richiesto.
Acquisizione di dati e informazioni omogenee, utili per l’Amministrazione regionale nello studio della situazione complessiva evidenziatasi, nella formazione di strategie generali di intervento e nel reperimento di risorse quantitativamente adeguate alle necessità emerse.
Crescita professionale operativa delle figure tecniche pubbliche e private, coinvolte nel processo, a seguito della pratica applicazione della norma.
Importante “test”, assolutamente inedito, relativo al passaggio dalla “vecchia” alla “nuova” normativa tecnica.
DGR1616-05 "Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture" - Elenco degli Interventi oggetto di cofinanziamento
Decreto n° 29/COM del 13/04/2006 - Cofinanziamento progettazioni strutturali edifici scolastici - DGR 1616/05
DGR701-06 "Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture" - Ulteriori interventi oggetto di cofinanziamento
Decreto n° 56/COM del 12/10/2006 - Cofinanziamento progettazioni strutturali edifici scolastici - DGR 701/06
DGR 981 del 11/09/2006 - PROROGA DEI TERMINI PER LA SCADENZA delle progettazioni strutturali esecutive - Cofinanziamento progettazioni strutturali edifici scolastici - DGR 1616/05
L’obiettivo informatico in questa fase è quella di costituire sul territorio, una extranet diffusa della vulnerabilità, che consenta a tutti i soggetti interessati (enti proprietari, province, regione, aziende ospedaliere..) di lavorare ad un unico sistema condiviso utilizzando l’ infrastruttura telematica della rete regionale (RTRM).
L’esigenza di questo sistema “centralizzato”, trae le sue origini dalla necessità di erogare servizi informativi, con una visione trasversale rispetto al territorio: ovvero tutte le scuole della regione, tutti gli ospedali, gli edifici strategici di qualunque tipo con un indice di vulnerabilità superiore ad una certa soglia. Pertanto se gli enti proprietari sono i soggetti che meglio conoscono la propria realtà, solo una banca dati condivisa nella quale confluisce il lavoro di tutti, può ; fornire quella visione complessiva necessaria all’amministrazione regionale per realizzare “un piano di interventi prioritari di difesa del suolo nelle aree a maggior rischio ambientale”.
In questa accezione il sistema informativo diventa uno strumento vero di controllo e di supporto alla pianificazione del rischio sismico su tutto il territorio regionale e la rappresentazione “GIS” della vulnerabilità costituisce uno strumento di grande impatto visivo nel rilevare situazioni anomale e che richiedono un pronto intervento (vedi immagine allegata).
Utenti che possono essere abilitati:
Strutture regionali ( UDT Muccia e Fabriano, Uff. Cartografico, Aut. Bacino, Serv. Informatica, … ;)
Altri ( Comunità Montane, …)
Le entità del sistema:
Geocodifica schede vulnerabilità.
Visualizzazione dei risultati dello studio della vulnerabilità su cartografia numerica:
Nuova C.T.R. della Regione Marche 1:10.000
Ortofoto AIMA 1:10.000
Visualizzazione e gestione delle schede alfanumeriche della vulnerabilità.
Inserimento e modifica elementi grafici.
Ricalcolo, in tempo reale, degli indici di vulnerabilità.
Gestione dati geografici sia di interesse generale che di interesse locale.
ARCHITETTURA DEL GIS-VULNERABILITA'
Il Sistema si basa quindi su un sistema di gestione centralizzato costituito dal server GIS corredato del seguente software:
RDBMS SQL Server.
ArcSDE l’application server dedicato alla cartografia
ArcIMS l’application server dedicato alla diffusione dati in rete IIS il Web server Microsoft
e di nodi in connessione remota che si connettono alla Banca Dati GIS tramite Internet usufruendo di servizi messi a disposizione da ArcIMS.
I dati derivano da:
"Atlante della classificazione sismica nazionale" redatto da "Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici - Servizio Sismico" del 1986.
Alcune note al file:
I dati riportati nella colonna "1937" sono lo stato di classificazione dopo il regio decreto del relativo anno, quindi risultano la "somma" del processo di classificazione fino ad allora.
Si riporta anche la colonna "1935" con la relativa classificazione dopo il decreto di quell'anno, in modo che si possono eventualmente ricostruire le modifiche introdotte dal decreto del 1937 rispetto alla situazione precedente.
Ad ogni comune è associato il relativo codice istat (isola amministrativa-regione-provincia-comune); siccome il lavoro è di alcuni anni fa non sono presenti le nuove provincie e magari si possono essere verificati alcuni cambi di codici di singoli comuni.
Il valore "4" nell'elenco è da intendersi come "non classificato": esso è stato utilizzato solo per uniformità di legenda con la zonazione attuale tuttavia, naturalmente, concettualmente non è corretto.
D.M. 10 febbraio 1983 (1)
Aggiornamento delle zone sismiche della regione Marche (2)
Pubblicato nella Gazz. Uff. 23 marzo 1983, n.80
Si ritiene opportuno riportare anche la premessa del presente decreto.
Vista la legge 2 febbraio 1974, n.64, concernente provvedimenti per le costruzioni, con particolari prescrizioni per le zone sismiche;
Visto il decreto ministeriale 3 marzo 1975, recante disposizioni concernenti l’applicazione delle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale dell’8 aprile 1975;
Visto l’art. 81, lettera b) del D.P.R. 24 luglio 1977, n.616, ai sensi del quale sono riservati allo Stato la formazione e l’aggiornamento dell’elenco delle zone dichiarate sismiche;
Visto l’art. 3, comma secondo, della citata legge n. 64/1974;
Visto l’art.6 della legge 3 aprile 1980, n.115;
Sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici il quale, con il voto n. 770, espresso nell’adunanza del 4 marzo 1981, che qui si richiama, sulla base delle proposte avanzate dalla commissione di studio incaricata dell’aggiornamento degli elenchi delle zone sismiche e delle attribuzioni ad esse dei valori differenziali del grado di sismicità, ha espresso parere favorevole alla classificazione e riclassificazione sismica dei comuni della regione Marche elencati nello stesso voto;
Sentita la regione Marche che, con delibera n.3 in data 30 giugno 1982, del consiglio regionale, ha espresso parere favorevole all’inclusione nell’elenco delle zone sismiche, col grado di sismicità S = 9, dei comuni indicati nel predetto voto n. 770 del Consiglio superiore dei lavori pubblici ed ha proposto di estendere la classificazione sismica all’intero territorio dei comuni di Agugliano ed Osimo, dei quali sono classificate sismiche solo alcune frazioni e di classificare altresì ex novo tra le zone sismiche i comuni di Acquaviva Picena, Carassai, Cossignano, Folignano, Massignano, Montalto Marche, Montefiore dell’Aso, Moresco, e Ripatransone della provincia di Ascoli Piceno colpiti dal terremoto del novembre dicembre 1972 e beneficiari delle provvidenze di cui al decreto-legge 16 marzo 1973, n. 31 convertito con L. 17 maggio 1973, n. 205;
Sentito al riguardo il Consiglio superiore dei lavori pubblici che con voto n. 487 espresso nelle adunanze del 29 settembre 28 ottobre 1982, al quale si fa integrale riferimento, si è pronunciato favorevolmente sulla proposta di estensione della classificazione sismica con il grado di sismicità s = 9 all’intero territorio comunale dei comuni di Agugliano ed Osimo, mentre ha ritenuto che non sia accoglibile, allo stato attuale, la proposta di includere nell’elenco delle zone sismiche i sopracitati comuni della provincia di Ascoli Piceno, non rientrando gli stessi in zone di accertata sismicità secondo i criteri presi a base dell’attuale classificazione;
Sono dichiarate sismiche, ai sensi e per gli effetti della legge 2 febbraio 1974, n. 64, con il grado di sismicità S = 9, le zone delle regione Marche comprendenti i territori dei seguenti comuni:
O.P.C.M. 3431 - DM 2005
Edifici in muratura/c.a. (mista)
- Documentazione (.zip)
- Cartografie (.zip)
- Indagini sui materiali e le strutture
Edificio esistente in c.a. (da adeguare con sistemi dissipativi)
- Linee Guida Dissipatori
- Relazione CAPI
- Indagini geognostiche e geofisiche
- Indagini sui materiali e sulle strutture
- Tavole grafiche (.zip)
Edificio strategico nuovo in c.a. (isolato alla base)
- Linee Guida Isolamento
- Relazione Edificio Isolato
A seguito di un evento sismico, si sono spesso osservati diversi livelli di danneggiamento all’interno di una stessa area territoriale. Questo fatto, generalmente riconducibile ad una diversificata propagazione del moto sismico nel sottosuolo a causa di effetti locali legati alle condizioni morfologiche e lito-stratigrafiche del sito, trova origine sia da differenziati fenomeni di amplificazione delle onde sismiche che da puntuali deformazioni dei terreni.
In considerazione di quanto scritto sopra, nell’ambito delle attività previste dall’Accordo di Programma Quadro, la Regione Marche ha eseguito “studi specifici di risposta sismica locale” in un sito campione (loc. Passo Varano, Ancona). Tale attività ha comportato sia la definizione dell’azione sismica da adottare ai fini progettuali mediante analisi quantitative nonché l’analisi e la sperimentazione di una procedura tecnico-amministrativa, basata su analisi semiquantitative, per la valutazione degli effetti locali da utilizzarsi ai fini pianificatori e urbanistici.
Valutazione della risposta sismica locale
(scarica Allegato 1)
Considerata l’importanza strategica del complesso (CAPI), è stato eseguito uno studio di dettaglio di microzonazione sismica (vedi studio Pergalani e Compagnoni - allegato 1), utilizzando i dati provenienti dalla campagna geognostica realizzata ad hoc (vedi indagini Ditta Methodo), al fine di comparare lo spettro di risposta ottenuto dall’applicazione del decreto ministeriale con quello scaturito da tale studio di dettaglio.
Esempio di metodologia per la valutazione degli effetti locali
(scarica Allegato 2)
Con il decreto ministeriale viene richiesta la caratterizzazione sismica del sito, che può essere desunta mediante la procedura contenuta nel decreto stesso, o determinata attraverso lo svolgimento di studi specifici di risposta sismica locale.
Lo scopo di tali studi è la valutazione degli effetti locali che si verrebbero a determinare in un dato sito in caso di evento sismico per la presenza di particolari condizioni lito-stratigrafiche e morfologiche, le quali comporterebbero l’instaurarsi di fenomeni di amplificazioni locali e di instabilità del terreno. In sostanza, se questo tipo di analisi venisse estesa in un dato territorio, per esempio a livello comunale, si otterrebbe una microzonazione sismica (M.S.), con mappatura di zone a differente comportamento sismico (vedi studio Pergalani e Compagnoni - allegato 2).
Problemi particolari di modellazione per l'analisi della risposta sismica del fabbricato_ VOLUME 1.pdf
Problemi particolari di modellazione per l'analisi della risposta sismica del fabbricato_ VOLUME 2.pdf
DM08 - Documento 1
SICUREZZA, PRESTAZIONI ATTESE ED AZIONI - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti
DM08 - Documento 2
METODI DI ANALISI E CRITERI DI VERIFICA - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti
DM08 - Documento 3
INFLUENZA DELLE TAMPONATURE SUL RISCHIO SISMICO - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti in c.a.
DM08 - Documento 4
DETERMINAZIONE DELLE CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE MURATURE - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti in muratura
DM08 - Documento 5
VERIFICA DI VULNERABILITA' SISMICA DI UN EDIFICIO SCOLASTICO - Esempio di relazione redatta secondo il manuale edito dalla Regione Marche
Scheda di sintesi_DPC
Griglia Relazione Tecnica di verifica
Manuale scheda DPC 04.12.2008
Scheda DPC 2.12_2008-Oct-06-10_48
esempio scheda
CONTRIBUTI PER GLI EDIFICI SCOLASTICI
Modulo per l'invio dei risultati delle verifiche sismiche e richieste di contributi per gli Edifici Scolastici_DPCM 8.7.14
Graduatoria Richieste contributo
Elenco edifici finanziabili
Linee di indirizzo per la stesura della relazione tecnica per le verifiche di vulnerabilità di edifici esistenti ai sensi del DM08
Linee di indirizzo sulle sopraelevazioni e sugli ampliamenti
DGR n. 1338_10
Schema 2 e 3
Schema 4 e 5
Schema 6 e 7
ISTRUZIONE PER L’INVIO
- Inviare i file .zip generati direttamente dal programma nella “gestione File”, attraverso posta elettronica certificata (PEC), al seguente indirizzo mail regione.marche.servizio.ite@emarche.it, con lettera di invio.
- Si dovrà inoltre inviare il crono programma dell’attività di verifica di vulnerabilità sismica degli edifici e delle infrastrutture, con la specifica della tempistica presunta, sempre attraverso posta certificata (PEC).
- Non è necessario inviare alcun documento cartaceo.
Regime transitorio norma tecnica
Relazione Tecnica DM 2008_ver.2.0.2
Griglia Relazione Tecnica_ver.2.0.3
Versione 2.0.1. del 04/01/2010
· Aggiunta una specifica sul capitolo 6.5 Azione della Neve, in cui si distingue la casistica per località poste sopra i 1000 metri s.l.m.
· Aggiunto il capitolo 12 sull’indicazione delle pagine relative all’output di calcolo da consegnare su supporto informatico.
Versione 2.0.2. del 26/01/2010 (Condivisa con i rappresentanti degli Ordini professionali e dei Geni Civili)
· Aggiornata la griglia di valutazione con inserimento dei campi firma.
· Chiarimenti sull’obbligo di allegare il documento attestante la richiesta di accesso agli atti, presso gli uffici degli ex Geni Civili.
Ai sensi dell'art.90 del DPR 380/01 e della L.R. 22/09 (Piano Casa)
Sopraelevazioni e piano casa_rev giugno 2010_final
Schemi Pag1_rev giugno 2010_final
Schemi Pag2_rev giugno 2010_final
Schemi Pag3_rev giugno 2010_final
Schemi Pag4_rev giugno 2010_final
Scuola esistente in muratura-c.a. (mista)
Struttura mista muratura-c.a.:
Scuola Elementare in via Giotto/Brodolini – Morrovalle (MC).
L’edificio, adibito a scuola elementare, si trova in via Giotto/Brodolini nel Comune di Morrovalle, e risulta dall’aggregazione di più unità strutturali succedutesi negli anni.
Il corpo di fabbrica in esame, più propriamente, è costituito da un nucleo originario (1955 circa) con struttura perimetrale prevalentemente in muratura di mattoni e struttura interna prevalentemente organizzata con telai in c.a., e da un successivo primo ampliamento in continuità strutturale realizzato in muratura sempre di mattoni (1970 circa).
Per quanto attiene la geometria d’ingombro, questa è riferibile ad una pianta rettangolare inscrivibile in una figura di dimensioni 35.30m× 15.20m con un’altezza massima di circa 7.10m, realizzato con 2 livelli fuori terra con altezza di interpiano media di circa 3.50m.
Presenta copertura piana, fondazioni superficiali su plinti per i pilastri in c.a. e su travi continue al di sotto della muratura.
Le pareti in muratura di mattoni sono realizzate con due tipologie, che si differenziano essenzialmente per lo spessore e di 27 e 42cm; i mattoni da cui sono costituite hanno una resistenza a compressione confrontabile e la stessa cosa può dirsi della malta con cui sono legati.
Gli spessori individuati sono mantenuti per entrambi i livelli in elevazione.
Per quanto attiene ai telai in c.a., con riferimento a quelli centrali, al piano terra si riscontrano pilastri con sezioni pari a 25x25cm sovrastati da travi rettangolari di base 25cm e altezza lorda pari a 56cm, mentre al piano primo i pilastri si mantengono uguali e le travi (che ricevono la doppia solaiatura di copertura) hanno invece un’altezza lorda di 45cm.
Riferendosi invece ai telai in c.a. esterni (o a porzioni di telai in c.a. inseriti in un allineamento che preveda anche l’utilizzo di maschi murari) questi presentano pilastri prevalentemente di 25x25cm e travi calate di base 25cm con altezza variabile tra i 45 ed i 60cm, anche in funzione delle esigenze architettoniche.
L’unica scala presente è analogamente realizzata con soletta continua in c.a..
Sia con riferimento al nucleo originario, che riferendosi al successivo ampliamento, non è stata riscontrata ovunque la presenza di cordoli perimetrali sulle pareti murarie.
VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA SISMICA DELLA SCUOLA ELEMENTARE IN VIA GIOTTO/BRODOLINI DI MORROVALLE (MC), secondo il D.M. 14/01/08 (nuove N.T.C.)
Nell’ambito della scelta degli edifici esistenti strategici per le finalità di protezione civile o rilevanti in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso, da sottoporre a verifica ed adeguamento sismico secondo i criteri inizialmente istituiti dall’OPCM n.3274, la scuola elementare di via Giotto/Brodolini di Morrovalle (Mc) è stata selezionata come struttura di riferimento per la categoria degli edifici misti in muratura-c.a..
Il fabbricato, in virtù delle sue peculiarità geometriche e strutturali, nonché per la rappresentatività di alcune tipologie costruttive, è stato ritenuto un buon esempio guida e dunque è stato scelto ai fini del presente lavoro.
La finalità dello studio qui proposto è quella di percorrere tutto l’iter procedurale che un professionista deve affrontare per redigere una verifica di vulnerabilità sismica con anticipazione di considerazioni di tipo progettuale per i successivi interventi di miglioramento o adeguamento sismico degli edifici esistenti all’interno dei livelli di sicurezza previsti dal nuovo DM 14/01/2008, comunque a partire da verifiche condotte secondo i passi previsti dal DPCM del 21 ottobre 2003.
Per illustrare quei passaggi procedurali che la nuova norma prevede per gli edifici esistenti in muratura-c.a., a partire da una situazione di fatto per arrivare ad una tipologia di adeguamento affine ai criteri delle NTC stesse, si è partiti dalla documentazione gentilmente messa a disposizione dal Comune, riguardante in particolare la ricostruzione storica e il rilievo geometrico. Per le indagini rivolte al completamento dell’identificazione del sistema strutturale esistente, alla caratterizzazione dei materiali costituenti le strutture verticali e orizzontali, nonché alla delineazione geologica e geofisica del sito, si è analogamente utilizzato altro materiale messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale.
Indicazioni generali per le indagini su edifici misti muratura-c.a. esistenti.
Per le strutture miste in muratura-c.a., i criteri di approfondimento relativi alle due componenti strutturali degli edifici sono analoghi a quelli già riportati nel presente Sito per fabbricati costituiti di sola muratura o di solo c.a..
In questo documento, la finalità principale è stata quella di indagare il comportamento d’assieme in fase post-elastica per meglio sfruttare le risorse delle singole componenti muratura o c.a., nella mutua interazione evolutiva che si viene ad instaurare.
L’importanza di questo esempio-guida è attribuibile alla rappresentatività di tale tipologia nel panorama edilizio, in quanto rappresenta una parte significativa del costruito edilizio in Italia, riscontrabile pertanto anche fra gli edifici scolastici, in particolare eseguiti a cavallo degli anni ’50-‘70.
Il principio costruttivo di tali edifici si basa sulla sostituzione di alcuni elementi e/o pareti in muratura con elementi e/o telai in c.a..
Le problematiche proprie di questa tipologia riguardano la ripartizione delle azioni orizzontali ed il tema dei collegamenti tra elementi di diversa tecnologia, nonché la “definizione” di un coefficiente di struttura.
Articolo Scuola via Giotto_Morrovalle
METHODO indagini geognostiche, geofisiche e controlli non distruttivi
TECHNOGEO indagini complementari
a cura di V. Castelli (GNDT presso OGSM, MC)
Di seguito vengono presentate alcune schede sintetiche sui principali terremoti dell'Appenino umbro-marchigiano. Per ciascuna di esse si rimanda ad una scheda più estesa (in progress).
Il 30 aprile 1279 l'Appennino umbro-marchigiano fu interessato da un terremoto che precedette di poche ore un secondo evento distruttivo verificatosi nell'Appennino tosco-emiliano. Alcuni cronisti medievali hanno descritto questi eventi come un unico fenomeno abbracciante gran parte dell'Italia centrale. L'area di danneggiamento del terremoto umbro-marchigiano fu comunque ampia. Fonti coeve e attendibili attestano che due terzi degli edifici di Camerino furono distrutti mentre Cagli, Fabriano, Matelica, San Severino Marche, Cingoli, Nocera, Foligno e Spello rimasero "diroccate". Tutti i castelli (ossia insediamenti minori cinti da mura) nelle montagne tra Nocera e Camerino "patirono molti danni". Il castello di Serravalle (di Chienti) sarebbe restato sepolto da una frana, forse innescata dal terremoto. Non si hanno dati attendibili sul numero - comunque molto elevato - delle vittime né sull'estensione dell'area di risentimento, a parte il fatto che essa comprese certamente Roma. Le notizie dei terremoti del 1279 ebbero vasta eco nell'Europa centrosettentrionale: se ne trovano menzioni in cronache austriache, tedesche e polacche.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987)
L'area di danneggiamento del terremoto del 1 o forse del 4 dicembre 1328 comprende Norcia, dove gran parte degli edifici e le mura crollarono, Preci, Visso, S. Martino, Montesanto, Cerreto e Castel S. Giovanni, che subirono danni genericamente gravissimi. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata ma l'evento fu certamente avvertito a Foligno, Roma e Ripatransone, nelle Marche meridionali. Non si hanno dati attendibili sul numero - comunque molto elevato - delle vittime. Le repliche potrebbero essere proseguite per un mese.
L'area di danneggiamento del terremoto del 25 dicembre 1352 comprese le colline a sud di Monterchi e l'alta Val Tiberina. La rocca d'Elci crollò uccidendo la guarnigione; l'abbazia di S. Giovanni di Marzano subì gravissimi danni. A Sansepolcro parte degli edifici e delle mura crollò, causando alcune vittime. Gli edifici pubblici di Città di Castello subirono danni gravi ma riparabili. La notte tra il 31 dicembre 1352 e il 1 gennaio 1353 una nuova forte scossa causò ulteriori crolli e un maggior numero di morti a Sansepolcro. Le repliche potrebbero essersi protratte per un mese. Non si hanno dati attendibili sul numero dei morti, che furono comunque molti, anche per la presenza a Sansepolcro di truppe mercenarie dei Visconti, acquartierate per l'inverno. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata; l'evento del 25 dicembre fu avvertito probabilmente ad Arezzo e certamente a Bologna.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996)
I danni maggiori del terremoto del 18 ottobre 1389 si concentrarono nel territorio a nord-est di Città di Castello dove, oltre a un numero imprecisato di edifici isolati, crollarono i castelli (insediamenti fortificati) di Castelguelfo, Baciuccheto e Pietragialla, al confine con le Marche. Crolli e danni più o meno gravi e diffusi si ebbero a Sansepolcro, Città di Castello, Mercatello sul Metauro e Urbania. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata, anche se l'evento potrebbe essere stato avvertito a Gubbio e forse a Forlì. L'evento principale fu preceduto da una scossa minore il 16 ottobre e seguito da repliche fino alla seconda metà di novembre 1389.
Il terremoto del 26 aprile 1458 fu preceduto da parecchie scosse avvertite a Città di Castello il giorno e la notte precedenti. L'evento principale si verificò tra le 12 e le 13 ora locale, causando crolli e danni gravi a circa 400 edifici di Città di Castello (circa un terzo del totale, secondo stime coeve) e lesionando gli altri. Nel contado di Città di Castello subirono danni ville (case signorili) e villaggi imprecisati. L'area di danneggiamento comprese Sansepolcro e Montone. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata; le scosse furono certamente avvertite a Gubbio e a Perugia, la cui popolazione ai primi di maggio continuava a pernottare all'aperto. I morti furono da 14 a 25 a Città di Castello e "assai" nel contado. Le repliche proseguirono almeno fino al 4 maggio.
L'evento del 5 novembre 1599 fu preceduto da lievi scosse avvertite a Cascia dal principio di ottobre e da una scossa che lesionò parecchi edifici il 4 novembre. Nella notte 5-6 novembre la scossa maggiore causò a Cascia il crollo di più di quaranta case, e danni gravi a tutti gli altri edifici. L'area di massimo danneggiamento comprese Cascia, Chiavano, Castel S. Giovanni, Roccatamburo, Mucciafora, Colle Giacone, Giappiedi e Maltignano. Norcia subì danni più lievi. I morti furono 8 a Cascia e 40 nel contado. L'area di risentimento comprese le Marche, parte della Romagna, Roma e L'Aquila. Numerose repliche forti ma senza danni si ebbero fino al gennaio 1600.
studio di riferimento: GNDT (1994)
I terremoti del gennaio-febbraio 1703, localizzati in Umbria e Abruzzo sono per l'Italia centrale una delle più significative sequenze sismiche dell'ultimo millennio. Gli eventi maggiori si ebbero il 14 e 16 gennaio e il 2 febbraio 1703. L'evento del 14 gennaio interessò con i massimi effetti una vasta area dell'Umbria e del Lazio all'incirca compresa tra Norcia e Amatrice. Quello del 16 gennaio è meno ben conosciuto e sembrerebbe meno significativo. L'evento del 2 febbraio 1703 causò invece gravissime distruzioni tra Lazio e Abruzzo, specialmente nell'area compresa tra Antrodoco e L'Aquila e "finì di distruggere" varie località danneggiate dalle scosse precedenti. Numerosi villaggi completamente distrutti furono abbandonati. Le vittime furono circa 10000. L'estensione dell'area di risentimento non è stata affrontata in maniera sistematica, ma incluse certamente Milano, Venezia e Napoli.
La mattina del 27 giugno 1719 una scossa di terremoto interessò Norcia e Cascia dove si aprirono ampie fenditure negli edifici nuovi, costruiti dopo i terremoti del 1703. Subirono danni abbastanza gravi l'abbazia di S. Eutizio, Preci, Saccovescio, Croce, Castelvecchio e Tuturano. Fonti di seconda mano sostengono che a Norcia ci sarebbero state alcune vittime e che l'area di danneggiamento non avrebbe compreso la pur vicina Visso. L'evento fu avvertito a Spoleto, Foligno, Perugia, Rieti e Roma. Una replica meno forte viene segnalata, la sera dello stesso giorno, da osservatori di Cascia e Perugia.
Il terremoto del 12 maggio 1730 interessò con i maggiori effetti il territorio di Norcia, dove i castelli di Onde, S. Martino, Casciolino, Castell'Innocenzo e Belvedere rimasero "adeguati al suolo". Crolli e danni abbastanza gravi si ebbero a Norcia, Campi, Ancarano Cascia. Un danneggiamento meno intenso si ebbe nella confinante area marchigiana, a Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Vallestretta, Vallinfante e Visso. L'evento fu avvertito in tutto il territorio marchigiano, fino a Pesaro, Senigallia, Macerata e Ascoli Piceno; in Umbria, almeno fino a Foligno; in Abruzzo a L'Aquila e Vasto; nel Lazio ad Amatrice e Roma. L'evento ricade in un'area interessata dai violentissimi terremoti del 1703. Per alcune località non è possibile distinguere quanto il danneggiamento attestato sia imputabile al terremoto del 1730 e quanto alle preesistenti cattive condizioni degli edifici.
Il terremoto del 24 aprile 1741 interessò con i maggiori effetti il territorio compreso tra Serrasanquirico e Fabriano ma ebbe un'area di danneggiamento estremamente estesa (da Pesaro e Urbino a Gubbio e Perugia, da Macerata a Fermo). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che fu comunque vasta (da Udine a Roma, mentre non si hanno dati precisi sul limite di percettibilità nell'Italia meridionale). Abbastanza stranamente, non si hanno notizie precise in merito a possibili repliche.
Quello del 17 aprile 1747 potrebbe essere il principale in una sequenza di eventi verificatisi tra il 26 gennaio e il 20 dicembre 1747 in un vasto territorio compreso tra Nocera Umbra e Senigallia. Esso causò crolli e danni abbastanza gravi nel territorio della diocesi di Nocera Umbra e nel Fabrianese (Nocera Umbra e località minori del Nocerino, Gualdo Tadino, Sigillo, Belvedere, Campodonico, Fabriano). Dopo repliche quotidiane durate un mese circa, l'attività si attenuò fino al 20 e 22 settembre 1747, quando si registrarono ulteriori danni nel Fabrianese. L'evento del 17 aprile fu avvertito ad Ancona, Fermo, Senigallia e Roma e causò almeno una vittima a Belvedere (Fabriano). Il fatto che le scosse interessassero edifici già danneggiati dal terremoto `fabrianese' del 1741, contribuì certamente ad accentuare la severità degli effetti.
L'evento del 27 luglio 1751 è il maggiore in una sequenza di scosse avvertite a partire dal marzo 1751 in una vasta area dell'Umbria e delle Marche e proseguite forse fino al luglio 1752. Esso causò danni in un'ampia area, estesa da parte umbra, fino a Città di Castello, Perugia, Assisi, Terni e da parte marchigiana fino a Cagli, Fabriano, Matelica e Montefano. Il massimo danneggiamento si ebbe in alcuni villaggi poco a sud di Gualdo Tadino (Broccaro, Busche, Voltole etc.), in cui la maggior parte delle case fu atterrata e il resto rimase inagibile. Gli estremi noti dell'area di risentimento sono Arezzo, Forlì Ancona e Roma. Il fatto che le scosse interessassero aree già danneggiate dai terremoti del 1741 e del 1747 terremoto `fabrianese' del 1741, contribuì probabilmente ad accentuare la severità degli effetti.
Il terremoto del 3 giugno 1781 è caratterizzato da due fortissime scosse verificatesi a distanza di circa 10 minuti l'una dall'altra, che interessarono con i maggiori effetti una vasta area dell'Appennino al confine tra Marche settentrionali, Umbria e Toscana. Il massimo danneggiamento si ebbe nell'area di Piobbico e Cagli. L'area compresa tra Gubbio e Fabriano fu interessata da effetti relativamente minori (dal VI al VII grado MCS). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che comprese comunque buona parte della Toscana (da Firenze a Monte Oliveto Maggiore) e della Romagna (fino a Ravenna).
L'area di massimo danneggiamento del terremoto del 30 settembre 1789 comprende gli insediamenti rurali situati nella pianura tra Città di Castello e Sansepolcro, specie sulla riva sinistra del Tevere (Selci, Grumale, San Giustino etc.). L'area di danneggiamento è delimitata a nord da Sansepolcro a ovest da Anghiari e Citerna, a sud da Montone. Le più dettagliate descrizioni di effetti riguardano Città di Castello, dove sembra che la tipologia di danno più grave e diffusa sia stata il crollo dei tetti, con conseguente sfondamento di volte e solai e perdita di coesione delle pareti. L'area di risentimento comprende buon parte della Toscana (Siena, Firenze, Cortona, Castiglion Fiorentino) e forse qualche località dell'interno nelle Marche settentrionali. L'evento principale era stato preceduto di circa 5 ore da una scossa avvertita a Città di Castello e Sansepolcro. Repliche sono segnalate, da Città di Castello, l'11 ottobre e nei giorni immediatamente precedenti il 31 ottobre 1789.
I danni più gravi causati dal terremoto dell'11 ottobre 1791 si concentrarono nell'area montuosa ad est di Foligno, sul versante umbro della strada per Colfiorito. I villaggi di "Scopoli [...] Leggiana, Case Nuove, Volperino, Serrone, Pale, Morro, Casale, ed altri prossimi luoghi" furono particolarmente colpiti. I testimoni lasciano peraltro intendere che all'entità complessiva dei danni non furono estranee le preesistenti cattive condizioni degli edifici ("è caduto quel ch'era cadente, e rovinato, ciò ch'era già rovinoso"). La tipologia del danneggiamento è in corso di studio sulla base di perizie scoperte di recente. A Foligno, Trevi e Perugia si ebbero danni più lievi di quelli dei villaggi della montagna (sbilanciamento di muri, fenditure, distacchi di intonaco). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che comprese comunque almeno Spoleto, Tolentino e Roma.
Gli eventi del 13 gennaio 1832 furono i maggiori in una sequenza di scosse che interessarono l'area di Foligno a partire dal 27 ottobre 1831. Il primo evento causò a Foligno danni di media entità (crolli di camini e volte, crepe) e fu seguito da leggere repliche nei giorni seguenti. Tali danni furono aggravati il 6 novembre 1831 da una forte scossa seguita da repliche minori. Il 13 gennaio 1832 due violentissime scosse a distanza di un quarto d'ora l'una dall'altra causarono danni in un'area compresa tra Assisi, Bevagna, Montefalco, Trevi e le montagne a est di Foligno. Le località maggiormente colpite durono Budino, Castellaccio e Scafali. I morti furono tra 40 e 50. Le repliche continuarono nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, causando talvolta nuovi danni in singole località. In particolare un evento del 13 marzo causò il crollo del tetto della già lesionata basilica di S. Maria degli Angeli.
I danni maggiori (crollo di molti edifici) verificatisi a seguito del terremoto della mattina del 14 febbraio 1838 si concentrarono nell'area compresa tra Sellano, Acera e Cerreto di Spoleto, e in due località situate nell'area montuosa ad est di Foligno (Verchiano e Val Lupo). A Foligno e Spoleto alcuni fabbricati in cattive condizioni subirono danni lievi. L'estensione dell'area di risentimento è sconosciuta. Varie repliche sono segnalate da Foligno durante la giornata e la notte seguenti e il 17 febbraio. Non è chiaro se debbano essere collegate a questo terremoto anche due forti scosse avvertite senza danni a Spoleto il 5 gennaio 1838.
studio di riferimento: Conversini et al. (1990)
Il terremoto del 22 agosto 1859 iniziò con lievi scosse avvertite per alcuni giorni a Norcia senza causare preoccupazione. L'evento principale si verificò tra le 13.15 e le 13.30 ora locale del 22 agosto. I danni più gravi si ebbero a Norcia e nelle vicine Campi, Casali di Serravalle e Capo del Colle. Danni più lievi subirono Abeto, Todiano, Ancarano, Frascaro e Visso. A Norcia circa metà degli edifici crollò e gli altri subirono danni gravi e crolli parziali soprattutto nei piani superiori. Furono particolarmente colpiti i rioni posti "sul pendio della collina verso levante e ponente" e i pochi edifici moderni - generalmente più alti della media di 6/10 m - che furono "tutti atterrati". Morirono 101 persone. L'area di risentimento si estese da Roma a Pesaro e Camerino. Le repliche proseguirono "quasi quotidianamente per circa un anno" e ce ne furono di forti a metà novembre 1859 e nel maggio 1860.
L'Alta Valtiberina fu interessata da una serie di scosse la mattina del 26 aprile 1917. La più violenta - alle ore 10:36' - rese inabitabili il 90% delle case di Monterchi con la morte di 23 persone; i feriti furono 35. Una situazione analoga si registrò a Petretolo, Citerna, Lippiano, Lugnano, Monte Santa Maria Tiberina e Padonchia. Sansepolcro fu danneggiata gravemente mentre danni meno gravi si ebbero a Selci, Anghiari, Città di Castello, Umbertide, Montone e San Giustino. Morti e feriti furono relativamente pochi, perchè la gran parte della popolazione era all'aperto, allarmata dalle scosse precedenti. L'evento fu avvertito in numerose località umbre, marchigiane, toscane e romagnole.
All'evento principale seguirono numerose repliche, che seguitarono ad essere avvertite per una decina di giorni. Una di queste, il 27 aprile, produsse nuovi danni agli edifici già colpiti.
Il terremoto del 19 settembre 1979 colpì gravemente alcune piccole località montane della Valnerina (Civita, Chiavano, Castel Santa Maria e Trimezzo). I danni più gravi riguardarono gli edifici di antica o carente costruzione che subirono lo scollamento di pareti esterne il collasso di pareti interne e fessure alle giunzioni con il tetto. Gli edifici in cemento armato subirono solo in pochi casi danni lievi. Si ebbero alcuni morti e alcune decin e di feriti. L'area di danno medio grave si estese tra Leonessa, Accumoli, Visso, Sellano e Poggiodomo. A Norcia si ebbero alcuni crolli parziali e danni a moltissimi edifici; a Cascia molte case furono danneggiate anche gravemente, e si ebbero alcuni crolli parziali. L'evento fu avvertito in numerose località umbre, marchigiane, abruzzesi e laziali, e fu seguito da numerose repliche.
studio di riferimento: Spadea et al. (1981)
L’articolo è stato scaricato dal seguente link: Principali terremoti storici dell'area umbro-marchigiana
Approfondimenti sull’argomento: Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti
Scheda "livello 0" EDIFICI strategici protezione civile o rilevanti in caso di collasso
Scheda "livello 0" INFRASTRUTTURE strategiche protezione civile o rilevanti in caso di collasso
Scheda "livello 0" PONTI strategici protezione civile o rilevanti in caso di collasso
Manuali compilazione "Schede L0"
Manuale-compilazione-scheda-L0-EDIFICI
Manuale-compilazione-scheda-L0-INFRASTRUTTURE
Manuale-compilazione-scheda-L0-PONTI
Elenco scuole cofinanziate.pdf
Osservazioni a consuntivo delle verifiche
L'estrapolazione dei dati relativi alle verifiche di vulnerabilità condotte su un campione di 114 edifici scolastici, ha messo tra le altre cose in evidenza le seguenti peculiarità:
- Non esiste un rapporto direttamente proporzionale tra grado di vulnerabilità e costo dell'intervento per adeguare le strutture;
- Non esiste un rapporto direttamente proporzionale tra volume del fabbricato e costo dell'intervento per adeguare le strutture.
Questi aspetti rivestono una particolare importanza perchè la tendenza è quella di erogare i contributi per l'adeguamento sismico in ragione di un costo parametrico funzione della volumetria del fabbricato, in base al valore dell'indice di rischio.
L'esperienza svolta su un numero comunque significativo di edifici ha dimostrato che l'entità degli eventuali interventi di adeguamento è funzione piuttosto del grado di diffusione delle carenze nell'ambito strutturale; per fare un esempio, nelle strutture in cemento armato, molto spesso le carenze strutturali gravi si collocano in corrispondenza dei pilastri tozzi dei vani scala.
La vulnerabilità dovuta a tali carenze comporta generalmente la determinazione di indici di rischio molto bassi (quindi maggiore vulnerabilità), tuttavia un intervento limitato a tali zone, e quindi economicamente poco rilevanti, comportano un aumento della sicurezza notevole.
Al contrario, altre volte si possono rilevare carenze meno gravi in termini di deficit che comportano indici di rischio più alti (il che si traduce in minore vulnerabilità), ma se le carenze sono diffuse in tutto il fabbricato, l'intervento per adeguare si rivela economicamente più gravoso.
I seguenti grafici, che rappresentano i dati ricavati dalla presente esperienza, mostrano chiaramente quanto appena affermato.
L'andamento dei grafici sembra anche indicare che un presunto costo parametrico per interventi di adeguamento sismico possa essere indicato in circa 130 Euro/m3 (nei grafici rappresentato da una linea orizzontale rossa), con il quale si coprono le esigenze della maggior parte dei casi studiati.
Scheda di "1° livello" per il rilevamento dell'esposizione e della vulnerabilità degli EDIFICI
Scheda di "1° livello" per il rilievo dei PONTI
Scheda di "1° livello" per il rilievo delle GALLERIE
Scheda di "1° livello" per il rilievo delle OPERE DI SOSTEGNO
Manuali compilazione "Schede 1° livello"
Manuale per la compilazione delle schede di 1° livello GALLERIE
Manuale per la compilazione schede di "1° livello" per EDIFICI - MURATURA e EDIFICI - CEMENTO ARMATO
Manuale per la compilazione delle schede di 1° livello OPERE DI SOSTEGNO
Manuale per la compilazione delle schede di 1° livello PONTI
http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04 (Database Macrosismico Italiano)
Azione sismica - Studio, riflessioni e conclusioni
PREMESSA AL CAPITOLO SULL’AZIONE SISMICA
Data 05/01/2006
Il Capitolo dell’azione sismica ha costituito la parte iniziale dello studio sulle normative di futura applicazione; la scelta di iniziare da quello che in entrambi i testi costituisce il capitolo 3 è nata, in intesa con i coordinatori scientifici dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), dall’esigenza di poter confrontare in modo serrato le “Norme Tecniche per le Costruzioni” (NTC) e l’Ordinanza 3274/03 (OPCM) e s.m.i. che, sin da una prima sommaria lettura, sembravano decisamente differenti, almeno in alcuni fondamentali paragrafi.
Le conoscenze acquisite negli ultimi due anni di studio dell’OPCM, che hanno di fatto indirizzato il mondo tecnico verso nuovi orientamenti di calcolo strutturale (orientamenti rintracciabili anche nelle più recenti NTC), si sono rivelate comunque un valido riferimento per la valutazione della “ portata” tecnica del DM 14/09/2005.
Con riferimento al capitolo in esame, le differenze si sono rivelate sostanziali, denotando pur nella similitudine di approccio, un contrasto che alla fine comporta risultati progettuali diversi, obbligando comunque ad una nuova definizione dei valori di riferimento.
Le discordanze più importanti sono emerse nella definizione dello spettro di progetto per lo SLD; nel merito, si verifica una totale difformità nella forma spettrale, risultando le NTC molto più gravose nel range dei bassi “periodi” e decisamente meno penalizzanti nell’intervallo degli alti.
D’altronde non si può certamente affermare che le NTC, nell’ ambito del capitolo dell’Azione Sismica, si limitino ad indicare i principi, sovrapponendosi piuttosto in maniera totale alle specifiche della Ordinanza; conferma ne è infatti ad esempio la pressoché completa specularità nella definizione delle categorie di suolo e nella definizione degli spettri elastici, aspetti che sicuramente sono lontani dal poter essere definiti solamente “criteri”.
Le NTC hanno di fatto messo in subordine l’utilizzo dell’OPCM (che diverrà solo una norma di dettaglio al pari di altri codici internazionali) così che, nei capitoli in cui la prima si sovrappone alla seconda, deve necessariamente prevalere il decreto rispetto all’ ordinanza;
La definizione dello spettro di progetto dell’OPCM, ottenuto fattorizzando lo spettro elastico di 2,5, non sembra seguire una logica apprezzabile; al contrario, le NTC, con la formula [3.2.11] definiscono lo spettro per lo SLD in maniera più rigorosa.
Tali considerazioni finali derivano dallo studio rintracciabile nei documenti prodotti in questo periodo (rimessi opportunamente in allegato), all’ interno dei quali è possibile trovare commenti e richiami provenienti sia dal DM 14/09/2005, sia dall’OPCM.
Per convenienza di lettura, si premette quanto segue:
In rosso sono riportati i passi delle NTC
In blu sono riportati i passi dell’OPCM
In nero-corsivo sono riportati dei commenti scritti di getto durante la stesura del documento
Prima di indirizzare il visitatore verso il vero e proprio “giornale di bordo” è nostra premura sottolineare che tale elaborato non va inteso come testo tecnico di riferimento nel senso proprio del termine, bensì deve essere interpretato, ed eventualmente utilizzato, come documento di lettura ove si possano “apprezzare” le difficoltà dello studio specifico i cui risultati definitivi verranno poi inseriti nella pubblicazione finale prevista a compimento dell’APQ.
Pur essendo consapevoli che allo stato attuale siamo ancora in piena fase di monitoraggio delle nuove Norme Tecniche (i noti 18 mesi di periodo transitorio), il gruppo di lavoro limiterà la portata del documento, con particolare riferimento all’evoluzione del “giornale di bordo”, alla sola modalità tecnico-applicativa delle norme in oggetto senza entrare, almeno inizialmente, nel merito delle questioni ancora sospese o dubbie di carattere giuridico-interpretative.
Sarà nostra premura, qualora si verificassero durante il periodo transitorio importanti modifiche od integrazioni ai contenuti tecnici delle norme, riaggiornare il “valore” dei documenti già pubblicati.
Istruzioni per l'installazione ed il download dei software per la redazione delle schede L0 e L1e2
Oggetto: Istruzioni per la compilazione, il download, l’installazione e l’utilizzo del software per la compilazione delle schede L0 e l’invio dei dati.
- Effettuare il download del programma per la compilazione delle schede di livello 0 (cliccare QUI).
- Si fa notare che sono presenti due software uno per gli edifici e l’altro per i ponti.
- Una volta compilate, le schede vanno esportate in file .zip secondo la procedura implementata nel software.
- Inviare i file .zip attraverso posta elettronica certificata (PEC) al seguente indirizzo mail regione.marche.rischiosismico@emarche.it.
Per le amministrazioni che hanno già effettuato le verifiche sismiche:
- Nella sezione Riepilogo Verifiche Sismiche è possibile scaricare il software anche per la compilazione delle schede di livello 1 e 2 relative ai risultati delle verifiche di vulnerabilità di edifici e infrastrutture strategiche o rilevanti ai fini del collasso.
I referenti della struttura sono:
Ing. Tonino Achilli tel 071.8067371
Ing. Alessandro Bianchi tel 071.8067334
Informatico Rinaldo Porcarelli tel. 0737.6319232
Le istruzioni per compilazione scheda L0 sono riportate all’interno del programma stesso.
Nel caso si volessero installare sia il software per le schede di livello 0 che quello per le schede di livello 1 e 2 (versione più vecchia), si segnala che per ovviare a problemi di conflitto tra i due programmi è necessario seguire la seguente procedura.
1) Installare prima di tutto il software per le schede L1-2 che verrà collocato nelle directory C:\Programmi\CNR-ITC AQ\Scheda DPC Edifici Liv1-2 DM2008
2) Rinominare la cartella CNR-ITC AQ con altro nome (ad es. Liv1-2)
3) Installare normalmente il software per le schede L0 che verrà collocato nelle directory C:\Programmi\CNR-ITC AQ\Scheda DPC Edifici Liv0 indicando una directory diversa da quella specificata in automatico dall’installer (ad es. C:\Programmi\Schede L1e 2)
4) All’interno della cartella Liv1-2 precedentemente rinominata, troverete la directory Scheda DPC Edifici Liv1-2 DM2008: copiatela, con tutto il suo contenuto, all’interno della directory C:\Programmi\CNR-ITC AQ\ a fianco della cartella “Scheda DPC Edifici Liv0”;
5) Gli eseguibili per lanciare il programma si trovano all’interno delle cartelle di destinazione; Si consiglia di creare un collegamento sul desktop per ogni eseguibile.
Software in excel:
- conversione dell'indice di rischio determinato con opcm3431 o DM05 al DM 14 Gennaio 2008
- Determinazione del periodo di ritorno relativo ad uno spettro con accelerazione ag inferiore al minimo di normativa
Linee di indirizzo per la redazione degli atti finali di deposito presso gli uffici degli ex Geni Civili
Con Delibera n. 1377 del 01/10/2012, a conclusione di un lungo lavoro di coordinamento tra gli uffici degli ex Geni-Civili delle provincie marchigiane, vengono resi disponibili i modelli unificati per espletare gli atti finali del deposito dei progetti in zona sismica:
- Relazione a Strutture Ultimate;
- Certificato di Conformità.
Si ricorda che per evidenziare le istruzioni di compilazione, deve essere attivato il pulsante “mostra tutto” .
Si forniscono di seguito i link ai siti provinciali dove poter scaricare la modulistica.
Modulistica Provincia di Ancona
http://www.provincia.ancona.it/Engine/RAServePG.php/P/963610030374
Modulistica Provincia di Fermo
http://www.provincia.fermo.it/servizi-on-line/genio-civile/modulistica
Modulistica Provincia di Pesaro/Urbino
http://www.provincia.pu.it/rischiosismico/modulistica/
Scheda di vulnerabilità "2° livello" EDIFICI - CEMENTO ARMATO
Scheda vulnerabilità "2° livello" EDIFICI - CAPANNONI
Scheda vulnerabilita "2° livello" EDIFICI - MURATURA
Manuali compilazione "Schede 2° livello"
Manuale per la compilazione della scheda di "2° livello" - EDIFICI - CEMENTO ARMATO
Manuale EDIFICI - CAPANNONI
Manuale per la compilazione della scheda di "2° livello" EDIFICI - MURATURA
VALUTAZIONE VULNERABILITA' DANNI EDIFICI
Fondi per interventi straordinari
O.P.C.M. 3505 – “Interventi straordinari di adeguamento e miglioramento sismico”
Tra gli adempimenti previsti per il corretto espletamento delle attività legate all’O.P.C.M. in titolo, si ricorda in particolare la compilazione delle schede di sintesi dei risultati delle verifiche di vulnerabilità e l’elencazione dei dati riepilogativi richiesti esplicitamente dal D.P.C. nazionale.
Nel link a fianco è possibile scaricare i file necessari alla compilazione dei suddetti documenti, compreso un software specifico edito dallo stesso D.P.C. nazionale.
Si pregano i professionisti di inviare tramite mail i file delle schede di sintesi in formato access, che vengono salvati direttamente dal programma nella directory principale.
Indirizzi di riferimento per invio file di archivio (alternativi):
Utility schede di sintesi del DPC
File da utilizzare per la corretta compilazione delle schede di sintesi della verifica sismica di edifici strategici e rilevanti ai fini del collasso
Manuale Scheda DPC_04122008
Scheda_DPC_2.12_2008-Oct-06-10_48
LG_GEOL_NTC.pdf
LG_Pannelli_blocchi cassero.pdf
LG_uso_FRP su c.a. e muratura.pdf
LG_aggregati_12ott2010.pdf
LG_NS nelle scuole.pdf
LG_NS_finale_web.pdf
LG_Reluis_prove-stru-e-geo_Bozza-marzo-2010.pdf
LG_S_riparazione_e_rafforzamento_bozza_agosto_2009.pdf
LG_edifici inagibili.pdf
L.G. interventi costruzioni ad uso produttivo zone sisimiche.pdf
Prima di richiedere informazioni all’indirizzo di posta elettronica
Servizio.Territorio@regione.marche.it
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Compilazione delle Schede Aggiornato al 02/03/2006.
nardo.goffi@regione.marche.it
Tel: 0718067303 Fax: 0718067351
Indirizzo: via Palestro 19, Ancona
Tonino Achilli
Tel: 0718067371
regione.marche.servizioterritorio@emarche.it