Source: http://legislazionetecnica.it/4575821/prd/punto-della-giurisprudenza/i-limiti-distanza-fabbricati-antistanti
Timestamp: 2018-12-19 10:24:25+00:00
Document Index: 79959028

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9']

I limiti di distanza tra fabbricati antistanti | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : AR1507
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L’art. 9, D. Min.
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DISTANZE TRA COSTRUZIONI E MODALITÀ DI CALCOLO
L’art. 9, D. Min. 1444/1968, al comma 2 prescrive l’obbligo di osservare una distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate ed edifici antistanti, pertanto, per potersi applicare tale regola è necessaria l’esistenza di due pareti che si contrappongono, di cui almeno una deve essere finestrata (
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Art. 9, D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444, e prevalenza sui regolamenti locali
La disposizione dell’articolo in oggetto assume carattere inderogabile (trattasi di norma imperativa), pertanto prevale sulle eventuali norme diverse del regolamento edilizio e sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione
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Distanze tra edifici e deroghe del Piano Casa
Il carattere derogatorio del Piano Casa impone una stretta interpretazione delle sue norme poiché eventuali interpr
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EDIFICI ANTISTANTI E PARETI “FINESTRATE”
La distanza di 10 metri tra edifici antistanti di cui all’
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Nozione di pareti “finestrate” ex art. 9, D. Min. 1444/1968
Per pareti “finestrate” devono intendersi non solo le pareti munite di “vedute”, ma
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DISTANZE TRA EDIFICI ED INTERVENTI EDILIZI
Il limite inderogabile di 10 metri di cui al comma 2,
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Nozione di ristrutturazione e di nuova costruzione in tema di distanze
La “semplice” ristrutturazione, per definirsi tale ai sensi dell’
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Distanze tra fabbricati in zone omogenee A
Le opere di risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia su fabbricati siti nel centro storico (Zona A) non possono comportare alcuna riduzione delle distanze tra i preesistenti volumi edificati.
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DEROGHE AI LIMITI DI DISTANZE TRA FABBRICATI
L’art. 9, D. Min
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Edifici inclusi in piani particolareggiati o lottizzazione convenzionata
L’art. 9, D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444, ultimo comma, a
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Fabbricati oggetto di ristrutturazione edilizia e nozione di nuova costruzione
Nel caso in cui il manufatto oggetto di ristrutturazione edilizia venga comunque ricostruito con coincidenza di area di sedime e di sagoma, può essere sottratto all’obbligo di rispettare le norme sulle distanze.
Ciò considerato, gli edifici ricostruiti senza il rispetto della sagoma preesistente
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La condizione per potersi applicare il regime garantistico della distanza minima dei 10 metri tra edifici di cui all’art. 9, D. Min. LL.PP. 02/04/1968, n. 1444, è data dal fatto che esistano due pareti che si contrappongono, di cui almeno una finestrata, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle
Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Distanze tra edifici - Modificazione volumetria di fabbricato preesistente - Aumento sagoma d’ingombro - Nuova costruzione - Configurabilità.
Ai fini dell'applicazione della normativa codicistica e regolamentare in materia di distanze tra edifici, per nuova costruzione si deve intendere non solo la realizzazione a fundamentis di un fabbricato, ma anche qualsiasi modificazione nella volumetria di un fabbricato precedente che ne comporti l'aumento della sagoma d'ingombro, in tal guisa direttamente incidendo sulla situazione degli spazi tra gli edifici esistenti, e ciò anche indipendentemente dalla realizzazione o meno d'una maggior volumetria e/o dall'utilizzabilità della stessa a fini abitativi.
Edilizia e urbanistica - Edificazione di abbaini - Rispetto delle distanze legali - Nuova costruzione - Qualificazione - Aumento della volumetria - Necessità.
In tema di distanze tra costruzioni, la semplice “ristrutturazione” si verifica ove gli interventi, comportando modificazioni esclusivamente interne, abbiano interessato un edificio del quale sussistano e rimangano inalterate le componenti essenziali, quali i muri perimetrali, le strutture orizzontali, la copertura, mentre si verte in ipotesi di “nuova costruzione”, come tale sottoposta alla disciplina in tema di distanze, quando la fabbrica comporti una variazione rispetto alle originarie dimensioni dell’edificio e, in particolare, comporti aumento della volumetria. (Nella fattispecie la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva disposto l’arretramento fino alla distanza legale prescritta dall’articolo 873, Cod. civ. di due abbaini comportanti un aumento della volumetria del fabbricato e conseguentemente qualificati come nuove costruzioni).
1. Edilizia e urbanistica - Standard e parametri edilizi - Distanze tra le costruzioni - Calcolo - Computabili tutti gli elementi costruttivi, anche accessori, qualunque ne sia la funzione. 2. Edilizia e urbanistica – Standard e parametri edilizi – Distanze tra le costruzioni - Art. 9 del D.M. 1444/1968 – Prevalenza della norma primaria sui regolamenti comunali. 3. Edilizia e urbanistica – Standard e parametri e edilizi – Volumi tecnici – Definizione.
1. La distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall'art. 9 del D.M. 1444/1968, va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale, prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela. Ai fini del computo delle distanze assumono rilievo tutti gli elementi costruttivi, anche accessori, qualunque ne sia la funzione, aventi i caratteri della solidità, della stabilità e della immobilizzazione, salvo che non si tratti di sporti e di aggetti di modeste dimensioni con funzione meramente decorativa e di rifinitura.
2. L'art. 9 del D.M. 1444/1968, che detta disposizioni in tema di distanze tra le costruzioni, stante la natura di norma primaria, sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione. Le distanze legali previste dagli standards urbanistici sono infatti immediatamente applicabili ai rapporti privati, ove gli strumenti urbanistici prevedono distanze minori. Detta disposizione va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e pertanto non è eludibile, prevale sulle eventuali norme diverse del regolamento edilizio e sostituisce eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione.
3. I volumi tecnici sono solo quelli destinati esclusivamente agli impianti necessari per l'utilizzo dell'abitazione e che non possono essere ubicati al suo interno. Pertanto non sono tali, e quindi sono computabili ai fini della volumetria consentita, le soffitte, gli stenditoi chiusi e quelli “di sgombero”; e non è volume tecnico il piano di copertura, impropriamente definito sottotetto, ma costituente, in realtà, una mansarda in quanto dotato di rilevante altezza media rispetto al piano di gronda.
1. Edilizia e urbanistica - Standard e parametri edilizi - Distanze tra le costruzioni - Distanza di 10 metri tra pareti finestrate - Disposizioni regolamentari derogatorie - Condizioni di legittimità. 2. Edilizia e urbanistica - Standard e parametri edilizi – Altezze e distanze tra le costruzioni – Sopraelevazione – Nuova costruzione.
1. La regola della distanza di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, ed ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima e va disapplicata, essendo consentita alle amministrazioni locali solo la fissazione di distanze superiori. Dunque il Giudice è tenuto ad applicare tale disposizione anche in presenza di norme contrastanti incluse negli strumenti urbanistici locali, dovendosi essa ritenere automaticamente inserita nel P.R.G. al posto della norma illegittima.
2. La norma di cui all'art. 9 del D.M. 1444/1968 si applica anche alle sopraelevazioni, che ai fini del rispetto delle distanze fra edifici rientrano nella nozione di nuova costruzione, la quale comprende qualsiasi modifica della volumetria di un fabbricato preesistente che comporti l'aumento della sagoma d'ingombro in guisa da incidere direttamente sulla situazione di distanza tra edifici ed indipendentemente dalla sua utilizzabilità ai fini abitativi (cfr. Corte di Cassazione, sez. II civile, sent. 12/01/2005, n. 400; sent. 05/07/2000 n. 8954; sent. 24/5/2000 n. 6809).
Distinzione tra «ristrutturazione edilizia» e «manutenzione straordinaria». Il Tar Lombardia sulla determinazione degli oneri di urbanizzazione nell’ipotesi di ristrutturazione edilizia.