Source: http://www.ptpl.altervista.org/dossier/dossier_cancello_barriera_inferriata_ringhiera_in_ferro.htm
Timestamp: 2017-01-24 17:12:55+00:00
Document Index: 102370314

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 149', 'art. 167', 'art. 31', 'art. 149', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 37', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ']

dossier cancello, barriera, inferriata, ringhiera in ferro
errore nei links dossier CANCELLO, BARRIERA, INFERRIATA, RINGHIERA in ferro
EDILIZIA PRIVATA: Il passo carrabile non comprende la sbarra.
I proprietari di alcuni garage che ottengono le licenza per passo carrabile da posizionare all'ingresso del condominio non possono installare anche una sbarra automatica finalizzata a regolare meglio l'accesso dei veicoli ai box. Anche se la strada è cieca infatti si tratta pur sempre di una via pubblica che non può essere chiusa in modalità arbitraria. Lo ha chiarito il TAR Liguria, Sez. II, con la
sentenza 11.01.2016 n. 17. I proprietari di alcune autorimesse posizionate in fondo a una strada senza uscita hanno ottenuto dal comune l'autorizzazione al posizionamento di un passo carrabile in prossimità del varco di accesso al fabbricato. Conseguentemente gli interessati hanno installato anche una sbarra automatica per regolare meglio l'accesso alla zona dei garage. A seguito di alcune segnalazioni dei vicini il comune ha ordinato la rimozione immediata della sbarra, posizionata in un'area pubblica, annullando anche la licenza di passo carrabile. Contro questa severa misura gli interessati hanno proposto ricorso ai giudici amministrativi. La revoca della licenza di passo carrabile è illegittima perché anche se si tratta di una strettoia stradale pubblica la necessità di accedere ai fabbricati laterali deve essere riconosciuta ai proprietari dei veicoli. Ma non è possibile installare una sbarra sulla stessa area dove insiste un passo carrabile. Al massimo potranno essere utilizzati dei dissuasori di sosta regolarmente autorizzati (articolo ItaliaOggi Sette del 22.02.2016).
Occorre premettere come, alla luce delle emergenze documentali in atti (cfr. la documentazione di progetto dei box – doc. 10 delle produzioni 01.06.2015 di parte comunale, nonché il doc. 15 delle produzioni 04.11.2015), non possa seriamente contestarsi la natura pubblica della porzione di via Toti antistante i box, cui si accede per il tramite del passo carraio.
Stando così le cose, pare al collegio che la revoca dell’autorizzazione per passo carrabile sia illegittima: la proprietà pubblica del sedime del varco non fa infatti venire meno il presupposto dell’autorizzazione, che è costituito, ex art. 22 del codice della strada, proprio dalla necessità di accedere –tramite esso– ai fabbricati laterali (nel caso di specie, i box).
Infondato è invece il ricorso avverso l’ingiunzione di rimozione della sbarra.
Premesso che il provvedimento di autorizzazione revocato (doc. 5 delle produzioni 13.5.2015 di parte ricorrente) non reca alcuna menzione della sbarra, che dunque è stata abusivamente installata, è evidente come la stessa precluda di fatto l’utilizzo pubblico del tratto di via abusivamente intercluso, per esempio per effettuare inversione di marcia (specialmente ai mezzi di soccorso).
L’ingiunzione di rimozione della sbarra, non consistendo in un atto di ritiro, non deve del resto necessariamente motivare in ordine alla sussistenza –ex art. 21-nonies L. n. 241/1990– di un interesse pubblico prevalente, interesse che pure è insito nella finalità di ripristino dell’uso pubblico della strada, ben potendo il contrapposto interesse privato all’effettivo utilizzo dell’accesso carraio essere adeguatamente tutelato altrimenti, per esempio mediante la posa di dissuasori negli spazi impropriamente utilizzati per la sosta dei veicoli, previa richiesta di occupazione del suolo pubblico ex art. 46, comma 3, del D.P.R. 16.12.1992, n. 495
(regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada).
Serve l'autorizzazione comunale per installare le inferriate? Installazione inferriate è necessaria l'autorizzazione comunale?
Abito al piano rialzato di un edificio in condominio e dopo alcuni furti nella zona ho deciso d'installare delle inferriate alle mie finestre e portefinestre per ovvie ragioni di sicurezza.
Per l'installazione devo domandare l'autorizzazione al comune di residenza?
Sebbene il suo quesito sia limitato ai rapporti con la pubblica amministrazione riteniamo utile richiamare l'attenzione anche sugli aspetti condominiali; lo facciamo rimandando alla lettura di questo articolo:
Installazione inferriate su portefinestre.
L'attività edilizia è distinguibile in due categorie: a) attività edilizia libera; b) attività edilizia soggetta ad autorizzazioni amministrative. Rispetto alla prima, sebbene non sempre obbligatorio (cfr. art. 6 d.p.r. n. 380/2001) è sempre consigliabile inviare una comunicazione d'inizio attività al comune competente, ossia il comune nel cui territorio è ubicato l'immobile oggetto d'intervento.
A titolo di esempio rientra nell'ambito dell'attività edilizia libera la manutenzione ordinaria finalizzata alla “riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici” (cfr. artt. 3 e 6 d.p.r. n. 380/2001).
Quanto alle autorizzazioni amministrative, si tratta di procedimenti finalizzati ad ottenere un placet alla esecuzione delle opere che s'intendono realizzare. A seconda degli interventi si parla, ad esempio, di permesso di costruire (il caso più significativo è la costruzione di un nuovo edificio) o di SCIA (segnalazione certificata di inizio attività).
Poiché l'installazione ex novo di inferriate non può essere ricondotta nell'ambito dell'attività edilizia libera, per rispondere alla domanda del nostro lettore è necessario prima d'ogni cosa comprendere in quale categoria tra quelle indicate nel testo unico in materia edilizia (d.p.r. n. 380/2001) possano essere ricondotte.
Osservate le norme definitorie contenute nell'art. 3 del d.p.r. summenzionato, ad avviso di chi scrive, l'installazione delle inferriate dev'essere ricompresa nell'ambito degli interventi di restauro o risanamento conservativo così definiti: "c) "interventi di restauro e di risanamento conservativo", gli interventi edilizi rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio” (art. 3, primo comma, lett. c) d.p.r. n. 380/2001).
Le inferriate possono essere considerate elementi accessori. In questo contesto, pertanto, deve farsi riferimento all'art. 22 del d.p.r. n. 380/2001 a mente del quale: “Sono realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10 e all'articolo 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”.
Prima di iniziare l'attività d'installazione, dunque, è necessario segnalarla al comune competente non con una semplice comunicazione, ma secondo le indicazioni previste dal testo unico per l'edilizia e dai regolamenti edilizi locali (relazione di un tecnico, ecc.). E' comunque consigliabile, vista l'importanza delle norme locali, reperire informazioni più dettagliate presso gli sportelli unici dell'edilizia del comune competente (24.12.2015 - link a www.condominioweb.com).
EDILIZIA PRIVATA: Circa la posa in opera di un cancello in ferro in sostituzione di un pregresso cancello in materiale ligneo:
- non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire;
- in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall’assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all’art. 149 del d.lgs. n. 42/2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione.
- Premesso che il ricorrente ha realizzato la posa in opera di un cancello in ferro in sostituzione di un pregresso cancello in materiale ligneo;
- Considerato che il ricorrente nella comunicazione inizio lavori del 05.11.2014, contrariamente a quanto assume il Comune nel gravato provvedimento, ha indicato la posa del nuovo cancello in ferro in sostituzione del precedente quale uno degli oggetti dell’attività che stava ponendo in essere;
- ritenuto che l’apposizione di un cancello non comporta trasformazione urbanistica ed edilizia (TAR Marche, 08.07.2014 n. 706; TAR Emilia-Romagna – Parma, Sez. I 13.03.2014 n. 81) tale da richiedere il rilascio del permesso di costruire (TAR Lazio–Latina, 26.10.2011 n. 840; TAR Molise, 30.05.2013 n. 351);
- ritenuto pertanto che non sussistono i presupposti per l’applicazione della sanzione demolitoria irrogata ai sensi dell’art. 31 del DPR n. 380/2001;
- evidenziato che l’apposizione di un cancello, in quanto attività edilizia libera o al più integrante intervento di mera manutenzione ordinaria, esula dall’assoggettamento ad autorizzazione paesaggistica in ossequio all’art. 149 del d.lgs. n. 42/2004, non potendosi conseguentemente comminare ex art. 167 stesso decreto, la sanzione della riduzione in pristino per la sua mancata previa acquisizione (TAR Campania-Napoli, Sez. III, sentenza 11.05.2015 n. 2600 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
EDILIZIA PRIVATA: Osserva il Collegio che le opere in questione, ai sensi dell’art. 22 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380, rientrano nella categoria degli interventi di manutenzione straordinaria, trattandosi nel primo caso dell’installazione di una protezione in ferro ad una finestra, nel secondo della sostituzione di una preesistente copertura di un solaio, senza che vi sia stato alcun aggravio urbanistico.
Ne consegue che il regime giuridico di riferimento è stato correttamente individuato sia da parte ricorrente che della resistente amministrazione in quello della denuncia di inizio di attività (assente nel caso di specie).
... per l'annullamento dell'ordinanza n. 2 UT del 08/01/2013 del Comune di Capua - Settore Urbanistica, con la quale viene ordinata la demolizione delle opere realizzate in assenza di denuncia di inizio attività presso l'immobile sito in Capua alla ....
In data 05.05.2010 la Polizia municipale di Capua accertava che presso un immobile sito alla via ..., nella disponibilità della “... s.r.l.”, erano stati realizzati interventi edilizi in assenza di preventiva denuncia di inizio attività, specificamente l’installazione di una grata in ferro all’esterno di una finestra delle dimensioni di circa mt. 1,50 x 1,50, nonché la copertura di un preesistente solaio mediante la posa in opera di lamiere metalliche ondulate.
All’esito del contraddittorio procedimentale, il Comune di Capua, con ordinanza n. 2 U.T. dell’08.01.2013, ha ordinato la demolizione delle predette opere, rilevando come, sebbene risalenti al 1987, le stesse fossero prive di titolo abilitativo.
Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso a questo Tribunale la società ... s.r.l. chiedendone l’annullamento, previa concessione di idonee misure cautelari.
Parte ricorrente ha lamentato che per interventi di tipo manutentivo e conservativo, come quelli in oggetto, l’assenza della denuncia di inizio attività non può comportarne la demolizione, ma solo l’applicazione di una sanzione pecuniaria; addirittura, le opere potrebbero configurarsi tra quelle ricadenti nell’ipotesi di cui all’art. 6 del d.p.r. 06.06.2001 n, 380, per cui sarebbe stata sufficiente una mera comunicazione. Con l’ultimo motivo è stata dedotta la carenza di motivazione, di istruttoria, nonché la violazione dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e legittimo affidamento.
Osserva il Collegio che le opere in questione, ai sensi dell’art. 22 del d.p.r. 06.06.2001 n. 380, rientrano nella categoria degli interventi di manutenzione straordinaria, trattandosi nel primo caso dell’installazione di una protezione in ferro ad una finestra, nel secondo della sostituzione di una preesistente copertura di un solaio, senza che vi sia stato alcun aggravio urbanistico.
Ne consegue che il regime giuridico di riferimento è stato correttamente individuato sia da parte ricorrente che della resistente amministrazione in quello della denuncia di inizio di attività, incontestabilmente assente nel caso di specie.
In tal caso, l’art. 37, primo comma, del d.p.r. 06.06.2001 n. 380 prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi, ma non la demolizione dei medesimi.
Ne discende che, in assenza di ulteriori specificazioni tali da far ricadere le opere nel regime di cui al secondo comma dell’art. 37, il provvedimento impugnato deve essere dichiarato illegittimo e di conseguenza annullato (TAR Campania-Napoli, Sez. VIII, sentenza 21.11.2013 n. 5280 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
EDILIZIA PRIVATA: I lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comportano -di per sé- né la modifica della complessiva sagoma dell’edificio, né un aumento della superficie coperta e dei volumi interni, né un cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, che per le sue caratteristiche (posa orizzontale in piano di materiali calpestabili) denotava già una attitudine all’impiego pedonale ed implicava già la presenza di una scala di accesso, di modo che gli interventi contestati, lungi dal variarne la destinazione, consentono solo di migliorarne la fruizione in condizioni di maggiore comodità e sicurezza.
Pertanto, per l’intervento edilizio in esame, volto alla messa in sicurezza di un lastrico solare già idoneo all’uso pedonale, è quindi sufficiente la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001, alla stregua del criterio secondo cui sono liberi, e quindi non soggetti ad autorizzazioni o asseverazioni, tutti gli interventi edilizi di modifica della distribuzione degli spazi interni o di arredo e protezione degli spazi esterni volti, indipendentemente dai materiali utilizzati e dalla natura provvisoria o meno delle opere, solo ad ottimizzare le qualità e potenzialità intrinseche del preesistente manufatto, consentendone una migliore, più sicura o più ampia fruizione in conformità alle originarie destinazioni d’uso.
- Che, alla stregua di un criterio di efficacia sostanziale della tutela giurisdizionale e di economia processuale, il Collegio ritiene quindi di esaminare l’ulteriore profilo controverso, concernente il rapporto fra infondatezza dell’istanza di accertamento di conformità ed obbligatoria esecuzione del precedente ordine di esecuzione;
- Che, al contrario, l’accertamento, da parte del Tribunale, dell’obbligo di dare diretta esecuzione all’ordine di demolizione previa reiezione della domanda di accertamento trova un insormontabile ostacolo proprio nella palese fondatezza della stessa domanda;
- Che dalla documentazione allegata agli atti del giudizio risulta, infatti, che:
1) l’intervento edilizio, che il ricorrente chiede di demolire e di cui la contro interessata chiede l’accertamento di conformità, è avvenuto in conformità alla DIA a suo tempo presentata e non contraddetta in termini dal Comune, così come attestato dal sopralluogo eseguito da patte dei Vigili Urbani a lavori ultimati;
2) lo stesso intervento, come espressamente rilevato dall'Ufficio edilizia Privata di Roma Capitale, per il tipo di lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comporta di per sé, né modifiche della sagoma, né modifiche della superficie, né aumento di volume, né cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, e quindi richiede solo la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001; - Che il primo profilo non assume valore dirimente, stante il carattere di illecito permanente dell’abuso edilizio, che è destinato a veder progressivamente aggravare il proprio impatto sul territorio, anche in relazione al successivo uso del manufatto abusivo ed all’inevitabile effetto emulativo, e che quindi, secondo il principio di legalità insito al nostro sistema Costituzionale ed anche per la presenza delle previste forme di pubblicità in occasione degli interventi edili e delle formalità pubblicistiche dei trasferimenti immobiliari (rogito notarile e trascrizione), non può generare alcun affidamento, e quindi determinare alcuna convalescenza, in conseguenza del semplice decorso del tempo: in tal modo, il decorso dei termini previsti in caso di DIA e SCIA preclude l’intervento pubblico riferito ai profili formali e procedurali, ma non il successivo accertamento della non conformità del manufatto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie ad esso applicabili;
- Che, a giudizio del Collegio, merita al contrario apprezzamento il secondo profilo indicato, in quanto i lavori eseguiti, consistenti nella collocazione di una ringhiera in ferro su un lastrico solare e di un corrimano in ferro su una scala che porta al lastrico solare, non comportano di per sé, né la modifica della complessiva sagoma dell’edificio, né un aumento della superficie coperta e dei volumi interni, né un cambio di destinazione d'uso dei lastrico solare, che per le sue caratteristiche (posa orizzontale in piano di materiali calpestabili) denotava già una attitudine all’impiego pedonale ed implicava già la presenza di una scala di accesso, di modo che gli interventi contestati, lungi dal variarne la destinazione, consentono solo di migliorarne la fruizione in condizioni di maggiore comodità e sicurezza;
- Che per l’intervento edilizio in esame, volto alla messa in sicurezza di un lastrico solare già idoneo all’uso pedonale, è quindi sufficiente la comunicazione di inizio lavori ai sensi dell'art. 6 DPR 380/2001, alla stregua del criterio secondo cui sono liberi, e quindi non soggetti ad autorizzazioni o asseverazioni, tutti gli interventi edilizi di modifica della distribuzione degli spazi interni o di arredo e protezione degli spazi esterni volti, indipendentemente dai materiali utilizzati e dalla natura provvisoria o meno delle opere, solo ad ottimizzare le qualità e potenzialità intrinseche del preesistente manufatto, consentendone una migliore, più sicura o più ampia fruizione in conformità alle originarie destinazioni d’uso;
- Che la non infondatezza della domanda di accertamento di conformità, su di cui il Comune deve pronunciarsi prima di poter disporre la demolizione, conclusivamente osta a che l’accoglimento del ricorso in epigrafe entri nel merito del comportamento dovuto dal Comune intimato quanto all’esecuzione dell’ordine di demolizione (TAR Lazio-Roma, Sez. II-bis,
sentenza 18.09.2013 n. 8328 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
La realizzazione di una ringhiera protettiva e di una scala in ferro per consentire l’accesso ad un terrazzo costituiscono interventi per i quali non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire.
Infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l’utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico.
Preliminarmente, il Tribunale ritiene di poter prescindere dalla richiesta, avanzata da parte resistente, di riunione del presente giudizio agli altri, originati da ulteriori ricorsi, avverso provvedimenti resi dal Comune di Ispani, in relazione all’immobile cui afferisce la scala in contestazione, e tanto perché il presente gravame può essere definito autonomamente dagli altri, concernenti la complessiva situazione dell’immobile di che trattasi.
Esso si presta, infatti, ad essere accolto, in virtù di aspetti, riguardanti la natura stessa dell’opera di cui è stata ingiunta, dal Comune, la demolizione (“installazione di una scala in ferro che si diparte dal piano di campagna per raggiungere il terrazzo posto al primo piano del fabbricato di proprietà della sig.ra Sansone”), quale risalta anche dall’esame della documentazione fotografica allegata al ricorso e la quale, per giurisprudenza pacifica (in disparte, quindi, ogni altra considerazione circa l’eventuale abusività dell’immobile, al cui servizio la medesima scala è destinata) non necessitava all’epoca, per il suo carattere pertinenziale, e non necessiterebbe del resto ancor oggi, di alcuna concessione edilizia (o permesso di costruire), onde illegittima si palesa l’adozione, da parte dell’Amministrazione Comunale di Ispani, della sanzione demolitoria.
E valga il vero: è costante in giurisprudenza la massima, secondo la quale: “La realizzazione di una ringhiera protettiva e di una scala in ferro per consentire l’accesso ad un terrazzo costituiscono interventi per i quali non è richiesto il preventivo rilascio del permesso di costruire; infatti, tali opere seppure finalizzate a consentire l’utilizzo del solaio di copertura di un immobile non determinano una significativa trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ma si configurano piuttosto come mere pertinenze, essendo preordinate ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente inserite al servizio dello stesso, sfornite di un autonomo valore di mercato e caratterizzate da un volume minimo, tale da non consentire una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile al quale accedono e, comunque, tale da non comportare un aumento del carico urbanistico” (TAR Liguria–Genova, Sez. I, 11.07.2011, n. 1088; conformi: TAR Lazio–Latina, Sez. I, 07.05.2010, n. 740; TAR Campania–Napoli, Sez. VII, 27.05.2009, n. 2945).
Il ricorso va dunque accolto, in aderenza a tale orientamento diffuso in giurisprudenza, ed in accoglimento della corrispondente censura, laddove la richiesta di risarcimento del danno ingiusto, evidentemente subito, per asserzione dei ricorrenti, dall’adozione dell’ordinanza gravata, va respinta anzitutto (al di là d’ogni altra considerazione) per la sua assoluta genericità, tale da non consentirne, neppure in astratto, una positiva delibazione (TAR Campania-Salerno, Sez. I, sentenza 24.07.2013 n. 1680 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
L'installazione di un cancello, non comportando di norma la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, non richiede il rilascio di una concessione edilizia ma di una semplice autorizzazione e pertanto è irrogabile -ove non sia stata previamente acquisita detta autorizzazione- la sola sanzione pecuniaria e giammai la misura della demolizione.
La valutazione in ordine alla necessità della concessione edilizia per la realizzazione di opere di recinzione va effettuata sulla scorta dei seguenti due parametri: natura e dimensioni delle opere e loro destinazione e funzione; in base a tale criterio, dunque, non è necessario il permesso per costruire per modeste recinzioni di fondi rustici senza opere murarie, e cioè per la mera recinzione con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno senza muretto di sostegno, in quanto entro tali limiti la recinzione rientra solo tra le manifestazioni del diritto di proprietà, che comprende lo ius excludendi alios o comunque la delimitazione e l'assetto delle singole proprietà; occorre, invece, il permesso, quando la recinzione è costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica, incidendo esso in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio.
Per la posa in opera di una semplice recinzione con paletti in ferro, non infissi in muratura nel terreno, non è necessaria alcuna richiesta di provvedimento concessorio, trattandosi di installazione precaria e rientrando tale opera tra le attività di mera manutenzione. Ne consegue che, non essendo necessario il previo rilascio della concessione edilizia, in caso di opera realizzata abusivamente non ne poteva essere intimata la demolizione, potendosi, al più, applicarsi la relativa misura sanzionatoria pecuniaria.
Quanto alla intervenuta realizzazione dei cancelli in ferro sia pedonali che sulla rampa del garage, in difetto del previo rilascio della concessione edilizia, si osserva che, per giurisprudenza consolidata in materia, l'installazione di un cancello, non comportando di norma la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, non richiede il rilascio di una concessione edilizia ma di una semplice autorizzazione e pertanto è irrogabile -ove non sia stata previamente acquisita detta autorizzazione- la sola sanzione pecuniaria e giammai la misura della demolizione (TAR Lazio Roma, sez. II, 03.07.2007, n. 5968).
Ed infatti le opere di recinzione e di chiusura dell'area condominiale, mediante l'apposizione di un cancello elettrico scorrevole, sono soggette al regime dell'autorizzazione di cui all'art. 10 della l. n. 47 del 1985; di conseguenza, il Comune, per dette opere, ove non autorizzate, non può applicare la disciplina sanzionatoria prevista nel caso di opere eseguite in assenza di concessione ad edificare ovvero in totale o parziale difformità dalla medesima (Consiglio Stato, sez. V, 19.06.2003, n. 3652).
Per quanto attiene, poi, alle opere di recinzione dell’area condominiale valgono i principi di cui di seguito, tenuto conto che, dal tenore testuale dell’impugnata ordinanza, emerge come trattatasi di una recinzione realizzata in tubolari di ferro a pettine posta al di sopra di un muretto preesistente.
La valutazione in ordine alla necessità della concessione edilizia per la realizzazione di opere di recinzione va effettuata sulla scorta dei seguenti due parametri: natura e dimensioni delle opere e loro destinazione e funzione; in base a tale criterio, dunque, non è necessario il permesso per costruire per modeste recinzioni di fondi rustici senza opere murarie, e cioè per la mera recinzione con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno senza muretto di sostegno, in quanto entro tali limiti la recinzione rientra solo tra le manifestazioni del diritto di proprietà, che comprende lo ius excludendi alios o comunque la delimitazione e l'assetto delle singole proprietà; occorre, invece, il permesso, quando la recinzione è costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica, incidendo esso in modo permanente e non precario sull'assetto edilizio del territorio (TAR Lazio Latina, sez. I, 03.09.2008, n. 1050).
Per la posa in opera di una semplice recinzione con paletti in ferro, non infissi in muratura nel terreno, non è necessaria alcuna richiesta di provvedimento concessorio, trattandosi di installazione precaria e rientrando tale opera tra le attività di mera manutenzione (TAR Lazio Roma, sez. II, 05.11.2004, n. 12554).
Ne consegue che, non essendo necessario il previo rilascio della concessione edilizia, in caso di opera realizzata abusivamente non ne poteva essere intimata la demolizione, potendosi, al più, applicarsi la relativa misura sanzionatoria pecuniaria (TAR Lazio-Roma, Sez. II-ter, sentenza 11.09.2009 n. 8644 - link a www.giustizia-amministrativa.it).
EDILIZIA PRIVATA: Bellezze naturali e tutela paesaggistica.
Con riferimento a villino ad uso prevalentemente estivo sito in una località calda sottoposta a vincolo paesaggistico, la chiusura con inferriata di tre lati di un portico già murato sul quarto lato richiede la concessione edilizia (poiché il vano così ricavato in aggiunta a quelli preesistenti sicuramente si presta ad uso abitativo diurno, quanto meno nel periodo estivo) nonché l'autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela del vincolo ambientale (posto che la posa in opera di pesanti cancellate non può non avere un considerevole impatto ambientale da valutarsi attentamente ad opera dell'autorità predetta (Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza 20.10.2000 n. 6776).