Source: http://www.federconsumatoricampania.org/index.php?option=com_content&view=article&id=940:vertenza-118-in-campania-federconsumatori-sollecita-risposta-da-parte-dell-asl-na2-nord-e-dalle-istituzioni-regionali&catid=85&Itemid=240
Timestamp: 2019-08-20 20:53:41+00:00
Document Index: 141337170

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 54', 'art. 41', 'art. 10']

VERTENZA 118 IN CAMPANIA. FEDERCONSUMATORI SOLLECITA RISPOSTA DA PARTE DELL'ASL NA2 NORD E DALLE ISTITUZIONI REGIONALI
Creato Martedì, 01 Dicembre 2015 10:29
Resp.le Sanità e Salute Federconsumatori CampaniaNapoli, 27.11.2015
Com. PEC Spett.le
in p. del Presidente. p.t.,
On. Vincenzo De Luca Presidente Giunta Regione Campania
oltre che del Responsabile della Direzione Generale per la Tutela della Salute ed il Coordinamento del Sistema Sanitario Dr. Mario Vasco
Sub-commissario al piano di rientro da debito,
in p. del Dott. Mario Morlacco
Via Santa Lucia n.81
commissariato.sanita@pec.regione.campania. it
OGGETTO: Servizio territoriale d'assistenza 118.
In nome e per conto della Associazione Federconsumatori, si espone quanto segue.
Con missiva del giorno 14.04.2014 si erano richiesti chiarimenti circa tempi e modalità d'erogazione degli interventi di soccorso resi dal servizio di 118, facente capo alla C.O. di Napoli Ovest, precisando che per il soccorso sanitario primario, quindi, per chiamata classificata quale codice rosso, l'intervento deve essere reso da personale medico secondo i seguenti tempi:
soccorso urbano: entro 8 minuti;
soccorso extra-urbano: entro 20 minuti.
Pareva, per vero, di dire cosa assolutamente banale, fondamentale per assicurare la sopravvivenza nelle patologie tempo-dipendenti. Assai meno banale la risposta scritta del 20.06.2014, che si allega, a firma del Dott. Golia, responsabile UOC 118 per l'area di competenza dell'Asl Na 2 Nord, che ha destato in chi scrive assoluto sconcerto e che ha imposto le seguenti repliche e precisazioni. Esse, in mancanza di risposte, vengono riproposte all'attenzione dell'azienda sanitaria e della Regione.
Al punto 1 il Dott. Golia scrive :
L'assistenza non viene erogata in base a modelli, bensì nel rispetto delle funzioni e compiti del 118, che prevedono
a. L'allarme sanitario (chiamata alla centrale operativa, triage con assegnazione di codice colore di gravità e di priorità di intervento, allertamento dei mezzi di soccorso)
b. Il trasporto in ospedale, con i mezzi idonei alla gravità assegnata, in cui il personale sui mezzi ha il compito di ridurre il "free therapy interval" all'accesso alle cure ospedaliere.
Orbene è di tutta evidenza che compiti e funzioni attribuiti al servizio di 118 esprimano un preciso modello assistenziale e non sfugge che nella missiva non venga neppure menzionata la sua funzione essenziale: il primo soccorso con l'utilizzo, ove necessario, di TUTTI i presidi medici dell'assistenza rianimatoria avanzata. Tale mancanza non è casuale, in quanto lo schema proposto nella missiva riprende modelli assistenziali che presuppongo ben altre dotazioni in termini di competenze, di mezzi e di organizzazione.
Al punto 2 il Dott. Golia scrive :
Non c'è alcun DPR (in particolare il DPR 27 marzo 1992) che indichi i tempi di intervento, bensì un "DOCUMENTO SUL SISTEMA DELLE EMERGENZE SANITARIE APPROVATO DAL GRUPPO DI LAVORO STATO-REGIONI IL 2 DICEMBRE 1991" che è un "Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza" nel quale è si indicato il tempo di estrinsecazione dell'intervento "primario" (codice rosso) al quale fanno cenno, ma che viene utilizzato sia dalle società scientifiche del settore (SIS 118, SIMEU) che dal Ministero della Salute (Mattoni del 118) quale indicatore di performance del sistema.
Eppure, come noto, il documento è recepito nella sua interezza dal DPR 27.3.1992, di cui costituisce allegato, e di cui vi è espresso richiamo e rinvio all'art. 3 comma 6 . Il decreto, che fa propria l'intesa Stato-Regioni, è l'atto d'indirizzo e coordinamento per la determinazione nel sistema dell'emergenza sanitaria di uniformi livelli d'assistenza sul territorio nazionale, emanato in attuazione dell'art. 4 della L. n.412 del 1991. Si prende dunque atto, invitando chi di dovere a farsene carico, del fatto che il responsabile della C.O. di Napoli Ovest non ritiene cogente che l'assistenza del 118 si attenga alla menzionata tempistica, che per sua natura dovrebbe essere improntata alla massima celerità. Natura dice che 8 minuti sono più che sufficienti ad assicurare la morte cerebrale di un soggetto in arresto cardiocircolatorio. Cos'altro dire? Tali affermazioni del responsabile del 118 evidenziano, se non altro, una mancata valutazione dell'organizzazione del servizio in termini di costi sociali e di risk management.
Ci chiediamo per tanto cosa sia stato fatto in termini di gestione del rischio e se avvenga la segnalazione degli eventi sentinella individuati dal Ministero. Come noto, gli eventi sentinella n.13 e 14 fanno riferimento a morte o grave danno conseguenti al malfunzionamento del sistema di trasporto, o morte o grave danno conseguenti all'errata attribuzione del triage nella Centrale Operativa di 118 e/o all'interno del pronto soccorso. Essi richiederebbero poi le dovute contromisure che sembrerebbero impossibili in un sistema con una tale strutturazione ed organizzazione. Al riguardo deve rilevarsi che, come noto, per il Ministero della Salute anche "Il verificarsi di un solo caso è condizione sufficiente per dare luogo ad un'indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte dell'organizzazione". Ovviamente stanti gli obblighi di riservatezza si chiede qui solo di avere contezza dei seguenti punti: se vi siano state o meno segnalazioni , se le stesse siano state girate agli organi di monitoraggio competenti e se siano stati presi provvedimenti correttivi del rischio sanitario.
Al punto 3 il Dott. Golia scrive:
Il numero ed il tipo di mezzi di soccorso utilizzati dall'ASL NA 2 NORD è conforme sia alle normative (mezzi avanzati e base) che alle raccomandazioni (1 mezzo base ogni 150.000 abitanti; 1 mezzo avanzato ogni 70.000 abitanti) ed è formato da 11 ambulanze base, 11 ambulanze avanzate ed 1 automedica, distribuite sul territorio anche in considerazione della geomorfologia dello stesso (numero che viene aumentato in seguito ai flussi di cittadini con 2 mezzi ulteriori nel periodo estivo) e che soprattutto intervengono in 9 minuti su tutto il territorio dell'ASL nei codici rossi.
Con riserva di richiesta di riscontro alle autorità regionali e ministeriali di controllo della tempistica d'intervento riferita, non ci pare corretto menzionare un tempo d'arrivo per l'intervento di 9 minuti per i codici rossi senza evidenziare che esso, espressis verbis, risulterebbe garantito solo con l'intervento aggiuntivo delle ambulanze di soccorso di base, quindi senza medico a bordo e con dotazione di mezzi non corrispondente a quelle di ambulanze adibite al soccorso avanzato. Ben altre sarebbero le statistiche, ove si riportasse in quanto tempo interviene sul posto un ambulanza di soccorso avanzato. Ciò è naturale conseguenza del fatto che il numero di ambulanze avanzate è ben inferiore al necessario.
L'ASL Na 2 Nord, infatti, copre un territorio di 411,43 km quadri con 32 comuni e, al 2011, con un numero di abitanti pari a circa 1.045.790 unità. E considerato che il numero di ambulanze per soccorso avanzato si basa sulla attribuzione di un mezzo di soccorso avanzato ogni 60.000 abitanti (tale proporzione è anche recepita dall' art. 9.1.3 del Regolamento sugli standard ospedalieri) con il limite di una copertura territoriale di 350 Km., è facile comprendere che il numero minimo d'ambulanze di soccorso avanzato con medico a bordo dovrebbe essere di circa 17-18 unità, senza considerare l'esigenza di altri mezzi in ragione delle dimensioni e della particolare geomorfologia del territorio e dell'eventuale utilizzo dei mezzi del 118 anche per i trasporti interospedalieri, ordinari e d'urgenza, essenziali in un sistema sanitario approssimativamente tendente al modello organizzativo cd. "Hub and Spoke", nel quale il frazionamento delle competenze impone molteplici spostamenti. Pertanto, considerato che tre ambulanze avanzate sono impegnate nelle isole, rimangono 8 ambulanze per circa un milione di abitanti! E parte di quest'area, come per Monte di Procida e Bacoli, ha un'oggettiva difficoltà di raggiungimento per caratteristiche geomorfologiche. Quindi le ambulanze a disposizione sono meno della metà di quelle necessarie.
Non chiaro è poi il quadro organizzativo circa le ambulanze per il soccorso neonatale operanti nell'ambito aziendale.
Si aggiunge al riguardo che del tutto improprio sarebbe l'eventuale riferimento alle linee guida ministeriali n.1 del 1996, emanate in attuazione del secondo comma dell'art. 5 del DPR del 1992 le quali individuano, oltre il CMR, strutturalmente due tipi d'ambulanza:
tipo B ex D.M. n. 533 del 1977, da impiegare per il trasporto ed il soccorso di base, con infermiere a bordo;
tipo A ex D.M. n. 533 del 1977, da impiegare per soccorso di base, od avanzato, e con dotazione minima di personale costituita dall'infermiere.
Pertanto l'ambulanza ex tipo B può essere adibita:
solo al trasporto infermi ed al soccorso di base;
mai al soccorso avanzato.
Al contrario, l'ambulanza ex tipo A può essere adibita :
sia al soccorso di base, con la dotazione di personale minima dell'infermiere,
che al soccorso avanzato, con la presenza a bordo del medico.
Di tanto potrà trovarsi banalissima conferma anche sul sito del Ministero della Salute che chiaramente definisce l'ambulanza di soccorso avanzato come quella con medico a bordo.
Nel medesimo senso, le linee guida regionali del 2003 (DGR 2343 del 2003), le quali chiariscono che le ambulanze di soccorso avanzato prevedono infermiere e medico a bordo, pur avendo voluto illegittimamente adibire al soccorso avanzato le ambulanze ex tipo B, a differenza di quanto previsto non solo dalle indicazioni ministeriali ma dalla legislazione regionale.
Si riportano l'elenco delle attrezzature d'assistenza, dei mezzi di soccorso stabiliti dalla legge regionale istitutiva del sistema integrato per l'emergenza sanitaria, ancora vigente.
Art. 15 L.R. n. 2 del 1994:
" 1. Le attrezzature di assistenza in dotazione ai mezzi di soccorso consistono:
a) per le autoambulanze di tipo A e le eliambulanze:
1) apparato di climatizzazione;
2) apparecchiature per radio e/o tele collegamenti;
3) respiratore automatico;
4) elettrocardiografico;
5) sistema di monitoraggio dei principali parametri vitali;
6) defibrillatore;
7) pace - maker;
8) occorrente per immobilizzazione temporanea e medicazioni anche complesse e quanto altro necessiti in termini di attrezzature sanitarie e di farmaci per consentire le attività di rianimazione cardio - respiratoria e metabolica;
9) attrezzature per il trasporto neonatologico per i mezzi di soccorso a ciò deputati;
b) per le autoambulanze di tipo B e per i mezzi navali:
3) semplici attrezzature di assistenza;
4) attrezzatura medica di base;
5) farmaci ed attrezzature per la instaurazione per il mantenimento di terapia parentale;
c) per i mezzi di soccorso speciali:
1) attrezzature necessarie per l' impiego cui sono destinati."
Come si vede, senza neppure menzionare la ben più dettagliata normativa sovranazionale recepita ex D.M. 29/10/2010, le ambulanze di soccorso di base tipo B, a prescindere dalle dotazioni strutturali del veicolo, sono del tutto sfornite dell'attrezzatura per il soccorso avanzato.
L'azienda dovrà chiarire se le ambulanze di tipo B medicalizzate, almeno, siano fornite della dotazione indispensabile, quale, in particolare, il defibrillatore manuale che consente al medico un margine d'operatività ed efficacia ben maggiore di quello automatico, in conformità alle linee guida internazionali ERC ed AHA.
Né, del resto, le linee guida nazionali e regionali potrebbero derogare agli ambiti operativi di competenza professionale stabiliti dalla legislazione vigente per infermieri e medici.
Eppure al punto 5 il Dott. Golia scrive:
Tutte le linee guida di società scientifiche serie (soprattutto quelle da Lei indicate) indicano che il soccorso avanzato (che non è indicazione di "presenza di medico" ma di effettuazione di manovre avanzate) è, nella catena della sopravvivenza, successivo agli altri anelli cioè – allarme – RCP - defibrillazione e, come da Lei osservato, il personale infermiere che dovesse, per necessità, intervenire su situazioni di ACC, sia per dotazioni che per capacità professionale è perfettamente in grado di garantire gli anelli 2 e 3 della catena e di effettuare anche manovre avanzate, nel rispetto delle competenze ulteriori licenziate dal competente Ministero.
Come ben noto, e riconosciuto dal Dott. Golia, l'infermiere non è in grado di fornire presidi fondamentali dell'assistenza rianimatoria avanzata di cui al quarto anello della catena della sopravvivenza (Advanced Life Support) che è di esclusiva competenza del personale medico. Non vi è alcun atto ministeriale che abilita l'infermiere a svolgere attività complesse di stretta pertinenza medica, abilitazione che potrebbe essere conferita solo in base a specifici atti normativi. Solo in caso d'emergenza su autorizzazione del personale medico responsabile può essere autorizzato a specifici trattamenti ai sensi del art. 54 c.p. e del DPR del 27.03.1992. Vale a dire che, pur a seguito dell'eliminazione del "mansionario", non è previsto l'ordinario utilizzo dell'infermiere per surrogare il medico nelle sue competenze.
Né ci risulta sia stato predisposto dal responsabile del servizio uno specifico protocollo ed addestramento del personale infermieristico, il quale, infatti, fatta salva la defibrillazione, si limita a contattare la CO per l'invio ex post di ambulanza medicalizzata. Al riguardo è ben noto che la legge di stabilità n. 190/2014, al comma 566, pone un preciso limite ad una futura, concertata, estensione delle competenze infermieristiche, limite rinvenibile in tutti gli atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, tra i quali rientra indubbiamente l'attività di soccorso avanzato.
L'inserimento della norma nel contesto della legge di stabilità chiarisce inequivocabilmente che la valutazione di un allargamento di competenze nasce purtroppo da valutazioni di carattere economicistico contabile e non di un esigenza d'effettiva protezione del paziente.
Non rientra quindi nella discrezionalità della C.O. inviare stabilmente ambulanze non medicalizzate in caso di codici rossi o gialli. Ciò significa negare al soggetto soccorso il tempestivo utilizzo di tutti presidi sanitari dell'ALS, ove necessari.
Significherebbe altresì attribuire all'infermiere compiti e mansioni non di sua spettanza, quale, in primis, la diagnosi, con le intuibili implicazioni in termini di responsabilità civile e penale anche del dirigente responsabile dell'UOC 118 ed emergenza territoriale.
- che giammai potrà essere legittimamente accreditata per ambulanza di soccorso avanzato l'ambulanza ex tipo B con infermiere a bordo;
- che giammai, salvo emergenze, il soccorso avanzato può essere stabilmente affidato ad un infermiere, abilitato a prestare solo quello di base, (BLS) per il quale ha adeguata preparazione, con il supporto aggiuntivo del defibrillatore semi-automatico, ove abbia seguito gli indispensabili corsi d'abilitazione (BLSD);
- che al limite, può essere valutato un innalzamento qualitativo del soccorso di base con il ricorso ad ambulanze di tipo A.
Non sfugge il tentativo d'introdurre, di fatto, la figura "ibrida" dell'ambulanza di soccorso "avanzato di base", autentica contraddizione in termini, la cui prestazione di soccorso si esaurirebbe, in ogni caso, nell'unico possibile all'infermiere: il soccorso di base allargato alla defibrillazione con DAE. Si fa, al riguardo, rilevare che nel regolamento sugli standard organizzativi ospedalieri non è previsto il ricorso all'infermiere per il soccorso avanzato. Si potrà infatti notare come al punto 9.1.1 si prevede l'utilizzo di "mezzi avanzati di base" (ex tipo A), come tali adibiti al soccorso di base, mentre al punto 9.1.3, nella valutazione dei parametri di riferimento del fabbisogno e nella individuazione dei criteri di computo delle postazioni territoriali si ricorre alla diversa dizione "mezzi di soccorso avanzato", ovvero le ambulanze medicalizzate.
In ogni caso un opzione operativa simile non riguarda la Campania, dove tale modello non è stato mai introdotto, risultando solo una, irricevibile, proposta AGENAS del 2011 alle regioni in piano di rientro dal debito, non supportata, come detto, dal punto di vista normativo.
Del resto anche il ricorso al comune buon senso basterebbe per comprendere che non è minimamente sufficiente far salire un infermiere su di un ambulanza di tipo A per ritenere in tal modo assicurato un mezzo idoneo al soccorso avanzato.
Deve invece riscontrarsi l'invio fin troppo frequente delle ambulanze di base anche per codici rossi e un ricorso ad alle ambulanze di Tipo B con medico SAUT a bordo per il soccorso avanzato.
Evidentissima la totale negazione del servizio dovuto per l'emergenza che diviene dato strutturale e non occasionale. Non si è pertanto opposto un deficit strutturale di mezzi ma la predisposizione stabile di un sistema di soccorso del tutto illegittimo e foriero della perdita di vite umane.
Tutto ciò va calato nello specifico contesto organizzativo.
Al punto 4 il Dott. Golia riferisce:
Effettivamente un certo numero di comunicazioni al 118 non giungono direttamente alle centrali operative di competenza, e del caso è stata data comunicazione all'Assessorato alla Sanità Regionale, che ha la gestione del sistema.
Si tratta delle chiamate a mezzo cellulare, che ancora passano per la C.O. del Cardarelli e poi vengono girate a quella di Napoli Ovest. Ebbene, ci si domanda, in tali casi, entro quanto tempo dalla chiamata partono i mezzi di soccorso? Tutto ciò è compatibile con patologie tempo dipendenti? Con un moderno servizio di 118? Dove l'indispensabile supporto tecnologico di supporto per modelli operativi centralizzati? Il sistema necessita della indispensabile implementazione tecnologica, in mancanza della quale esso si traduce in un inaccettabile, silente, costo di vite umane.
Nel contempo, come segnalatoci, presso la postazione di Frattamaggiore, non sussisterebbe più un ambulanza per il soccorso avanzato, ma un' automedica ed un ambulanza di soccorso di base con la conseguenza che per un codice rosso debbono partire entrambi i mezzi, lasciando totalmente sguarnita la postazione. Pertanto per un solo soccorso d'emergenza devono intervenire 4 operatori di cui tre qualificati (due infermieri ed un medico). Ma non era certo questo il senso della proposta d'utilizzo dell'automedica, assolutamente criticabile da parte di chi scrive per la sua incompatibilità nel caso d'assistenza d'urgenza per patologie tempo-dipendenti. Il ricorso all'automedica, per essere economico, deve intervenire a sostegno di un maggior numero d'ambulanze di soccorso di base. Se ben compreso, oltretutto, e ne chiediamo conferma, sarebbero stati acquistati a cottimo altri due autoveicoli SUV, totalmente inutilizzati. Ci pare un dispendio economico notevolissimo per un azienda che non ha un servizio di chiamata telefonica efficiente e che ben farebbe a diversamente spendere le risorse pubbliche anziché inseguire un modello operativo del quale non sussistono i presupposti normativi e organizzativi. Non sfugge, in tale contesto, che per un evento atmosferico, pur ingente, si sia giunti ala necessità della chiusura del Pronto Soccorso di Frattamaggiore. Tutto ciò non può non essere avvenuto nell'ambito di una condizione di rischio della struttura che al personale tecnico non poteva certo sfuggire. Ci si augura che la persistente chiusura non sia prodromica all'eliminazione del pronto soccorso la cui mancanza aggrava ancor di più la criticità della situazione, tenuto anche conto dell'arbitraria chiusura dei SAUT, che tamponavano le croniche deficienze strutturali nel primo soccorso, in un territorio in gravissimo ritardo nella costituzione della rete dell'emergenza in campo neurologico e cardiologico che impone un adeguamento strutturale in termini di rispondenza ai requisiti strutturali minimi previsti dal Ministero.
Si vorrebbe quindi comprendere in che termini e modalità, almeno, si intende ripristinare i SAUT seguendo le indicazioni date del Giudice Amministrativo. Esso ha chiarito ove ve ne fosse bisogno che il commissario straordinario per il Piano di Rientro dal debito non ha poteri normativi e pertanto il suo operato non può prescindere dal rispetto della normativa vigente. La situazione data configura l'evidenza palmare dell'omissione di un pubblico servizio. Ed, infatti, rendere una prestazione di soccorso che, nella sostanza, priva il cittadino delle garanzie minime d'assistenza per un codice rosso, non significa solo operare in termini d'inappropriatezza e quindi d'antieconomicità, ma negare il soccorso dovuto.
Pertanto, in un tale contesto ritardi che si rilevino incidenti sull'esito del soccorso non potranno certo ritenersi accidentali impegnando la responsabilità politica, morale e giuridica di tutti i soggetti a diverso titolo e livello coinvolti nella gestione del soccorso del 118 nel territorio di competenza della centrale operativa di Napoli Ovest.
In ragione di risparmi di spesa, si sta optando scientemente per un modello operativo che relega al medico soccorritore del 118 il solo ruolo di vettore di trasporto del soggetto soccorso presso le unità di riferimento, poi deputate a "smistare" il paziente presso le unità specializzate, secondo il modello cd. "Hub and Spoke".
E' notorio peraltro che tale sistema organizzativo dei "trasporti", pur determinando un risparmio di spesa, comporta, nel contempo, una dilatazione dei tempi del trasferimento ed è quindi INCOMPATIBILE con il soccorso in patologie tempo-dipendenti, se non sulla base di corposi investimenti in termini di personale e mezzi tecnologicamente avanzati.
In mancanza, non può non ribadirsi che per le patologie tempo-dipendenti vi è assoluta equivalenza effettuale: TRA SOCCORSO AVANZATO TARDIVO ED OMISSIONE DI SOCCORSO. Ci sembra evidente il gravissimo danno sociale connesso ad un inappropriato e dannoso utilizzo di un modello di soccorso per il quale mancano gli indispensabili presupposti tecnici e che cela la negazione dei livelli essenziali d'assistenza dietro l'allegazione in sede di monitoraggio LEA del tempo medio cumulativo. Ci si dicano i tempi d'arrivo delle ambulanze di soccorso avanzato, ci si dica se l'arrivo di ambulanze di base consente un salvataggio di vite umane pari a quello assicurato con l'intervento del medico.
Il Dott. Golia, infine, chiosa il suo riscontro alla missiva di Federconsumatori Campania sostenendo che ai fini del miglioramento del servizio, bisognerebbe:
c. insegnare alla popolazione a dare l'ubicazione esatta del luogo dell'emergenza;
d. insegnare a rispondere a semplici domande circa la natura dell'emergenza (fuoco, trauma, malattia), la gravità ed altri elementi che possono avviare la complessa macchina sanitaria in modo corretto e permettere l'eventuale contemporaneo allertamento di organizzazioni sussidiarie necessarie ad integrare la sanità (vigili del fuoco, polizia, mezzi pesanti di soccorso,
Pertanto citando l'art. A2 del documento a cui, pure, non sente di essere vincolato, il Dott. Golia procede ad un inaccettabile "colpevolizzazione" della popolazione quasi, sembrerebbe, gravi sul chiamante la responsabilità di eventuali ritardi del soccorso!
Ma, del resto, il documento risale al 1992 e se in tutto questo tempo l'azienda non ha fornito tale "educazione" alla popolazione non potrà ora che farsene carico.
Intendiamo anche comprendere se siano mai stati presi provvedimenti atti ad "educare" la popolazione delle informazioni "sensibili" da comunicare all'operatore e se siano stati presi provvedimenti nei confronti di chiamanti per allarmi rivelatisi infondati.
Vorremmo dunque comprendere cosa è stato fatto per porre in efficienza il sistema di determinazione del triage e d'invio delle ambulanze.
Si vuole infine aggiungere, stante pure il fatto che gran parte del servizio è in mano ad associazioni di volontariato, le aziende sanitarie dovranno pure chiarire se sia stata verificata la dotazione organica del personale medico adibito al soccorso e quello effettivamente in servizio sulle ambulanze, parendo davvero non verosimile, stante l'esiguo numero d'ambulanze medicalizzate che sussista un eccessivo numero di medici, evidentemente adibiti ad altre funzioni.
Nel medesimo senso il Decreto Commissariale n. 49 del 2010. Esso stabilisce che il servizio di 118 deve essere assicurato solo da personale dipendente dell'azienda attraverso il recupero delle risorse disponibili.
Il decreto fa implicitamente comprendere che le risorse di personale sono già ampiamente disponibili nell'azienda. Ci si dica dunque a che mansioni venga allora adibito il personale che, al contrario, dovrebbe e potrebbe assicurare un congruo numero d'ambulanze medicalizzate, senza ricorrere al volontariato e senza un incremento di spesa del servizio.
Non si comprende in che termini il personale medico può essere ritenuto eccessivo, considerato che rappresenta, in ordinario, la prima voce dei costi standard del servizio. Di tanto dovrà farsi necessaria e tempestiva chiarezza dalla Regione e dall'Ente commissariale, in vista del nuovo piano sanitario regionale.
Non possiamo non evidenziare la nostra preoccupazione per le vicende che hanno interessato la ONLUS PAF, la quale, per quanto appreso dagli organi d'informazione, sarebbe destinataria di interdittiva antimafia e che, se ben compreso, fornisce ancora all'azienda quasi tutte le ambulanze di TIPO B utilizzate nei soccorsi d'emergenza e starebbe egualmente continuando ad operare.
Si fa, al riguardo, rilevare che la Legge n. 2/1994, istitutiva del SIRES, all'art. 41 prevede da parte della Giunta Regionale un ricorso a convenzioni con Associazioni ed Enti di volontariato, ad integrazione del STI, in misura non superiore al 50% della dotazione organica per le sole ambulanze di tipo B ad a fine meramente integrativo, ma non sostitutivo del Sistema Trasporto Infermi.
Per quanto si legge sul sito internet della PAF, nel territorio dell'ASL Napoli 2 Nord queste sarebbero addirittura 12 su 22. Vorremmo anche comprendere se vi è stato affidamento del servizio nei limiti soglia previsti anche dal DLGS 163 del 2006.
l'Associazione Federconsumatori Campania, portatrice dell'interesse diffuso del consumatore - utente a tutela di un diritto assoluto ed inviolabile quale il diritto alla salute, facendosi portavoce del malcontento e della preoccupazione della collettività interessata,
- ritenendo gravissimo il solo fatto che possa essere prospettato o ritenuto accettabile un sistema che per mezzi organizzazione e competenza non consenta di assicurare l'arrivo di ambulanza medicalizzata, per i codici giallo e rosso, nei termini di legge;
- ritenendo quindi assolutamente inaccettabili le affermazioni del Dott. D. Golia nella sua qualità di responsabile della C.O. del 118 di Napoli Ovest facente capo all'attuale ASL Napoli 2 Nord ed alla Regione Campania;
- ritenendo certo che quanto dallo stesso riferito non costituisca linea aziendale condivisa dalla direzione generale e sanitaria dell'azienda con l'avallo della Regione Campania;
- rilevato che sarà preciso impegno dell'Associazione verificare che l'assistenza del 118 venga correttamente erogata;
per tutto quanto esposto e ribadito anche con la precedente missiva del 25.09.2014,
l'azienda sanitaria e le autorità regionali dal proseguire l'attività di trasporto e soccorso secondo organizzazione che prescinda dall'obbiettivo del raggiungimento dei tempi di soccorso minimi per un codice rosso e senza il ricorso da ambulanze di soccorso avanzato e quindi con mezzi di tipo B non muniti di medico ed infermiere, e nel contempo,
RICHIEDE NUOVAMENTE
- previa audizione dello stesso, onde avere conferma di quanto dallo stesso dichiarato, l'immediata rimozione del Dott. D. Golia dall'incarico di responsabile della C.O. 118 di Napoli Ovest;
- l'avvio d'attività d'ispezione e controllo presso la C.O. di Napoli Ovest onde valutare tempi e modalità di classificazione e gestione dei codici rossi e gialli, verificando in quanto tempo dalla chiamata sopraggiunga sul posto l'ambulanza di soccorso avanzato;
- riapertura delle postazioni SAUT, almeno temporaneamente, in attesa di una compiuta riorganizzazione del servizio d'emergenza.
- l'adeguamento della programmazione sanitaria regionale e degli atti aziendali agli standard previsti dal regolamento della Conferenza Stato-Regioni del 5.09.2014, come successivamente rettificato,
SI RICHIEDE ALTRESI'
- l'adempimento degli oneri informativi ex D. Legislativo n. 33 del 2013 dando riscontro e pubblicazione delle seguenti informazioni:
- verifiche di performance e rispetto LEA per il servizio di 118;
- tempo medio di soccorso delle ambulanze adibite al soccorso avanzato per i codici rossi;
- comunicazione degli eventi sentinella n.13 e 14 e dati inviati, all'archivio NSIS;
- numero di postazioni, tipologia e dotazione delle ambulanze adibite al soccorso avanzato;
- chiarimenti circa i protocolli e l'addestramento del personale infermieristico ex art. 10 DPR del 27.03.1992;
- dotazione organica dell' UOC 118 ed Emergenza territoriale ASL Napoli 2 Nord e suo raffronto con la dotazione prevista in termini di costi standard del servizio;
- numero d'ambulanze e tipologia affidate ad associazioni ed enti di volontariato;
- chiarimenti e delucidazioni circa i provvedimenti adottati dall'azienda nei confronti della delicata vicenda dell'affidamento del servizio 118 alla ONLUS PAF;
- verifica periodica della conformità delle ambulanze utilizzate alla normativa europea, nazionale e regionale, (UNI EN 1789, DM 17- 12- 87 n. 633 e L. n.2 del 1994).
Si rimane in fiduciosa attesa di un Vs. cortese, sollecito, riscontro alle esposte istanze.