Source: http://www.ristretti.it/areestudio/stranieri/leggi/separazione.htm
Timestamp: 2018-01-23 11:57:12+00:00
Document Index: 80464487

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ']

Permesso soggiorno e separazione
revoca legittima in caso di separazione
Consiglio di Stato, sez. IV, decisione 28.02.2005 n° 767
Il permesso di soggiorno per motivi familiari può essere revocato se viene meno la convivenza fra i coniugi a seguito della separazione legale. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 767 del 28 febbraio 2005, precisando che la ratio della normativa concernente il permesso di soggiorno relativo allo straniero che sia coniugato con cittadino italiano è da individuare non già nel semplice fatto del matrimonio, bensì nella convivenza familiare che normalmente caratterizza lo stato coniugale.
E.J., rappresentata e difesa dagli avvocati Daniele Parini e Vincenzo D’Onofrio, elettivamente domiciliata in Roma, presso lo studio del secondo, via Bassano del Grappa 4, per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Valle d’Aosta 4 ottobre 1994 n. 133.
La signora J.E. ha impugnato innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Valle d’Aosta il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno 27 agosto 1993, emesso dal Questore di Aosta, e il provvedimento di convocazione per l’espulsione dal territorio nazionale 9 settembre 1993.
La signora E.J., originaria ricorrente, ha ottenuto il permesso di soggiorno in conseguenza del matrimonio contratto con un cittadino italiano la contestata revoca è stata disposta dall’Amministrazione sul rilievo dell’intervenuta separazione legale tra i coniugi e del conseguente venir meno della "coesione familiare" tra gli stessi.
Il permesso di soggiorno è stato rilasciata all’appellata "per motivi di famiglia, poiché coniuge di cittadino italiano" (v. relazione 4-8 novembre 1993, all.1 al fascicolo di primo grado dell’Amministrazione v. anche annotazione di proroga al 26 agosto 1993 sul permesso di soggiorno, nello stesso fascicolo).
Già l’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito in legge 28 febbraio 1990, n. 39, al comma 7, prevede la durata illimitata del permesso di soggiorno degli stranieri "coniugati col cittadino italiano e residenti, in stato di coniugi " : il che lascia intendere che la residenza assunta dalla norma a presupposto di fatto sia quella coniugale, nel senso che i coniugi risiedono insieme.
L’articolo 19, lett. c), infatti, preclude l’espulsione degli stranieri conviventi con il coniuge di nazionalità italiana. L’articolo 28, che prende in considerazione il "diritto all’unità familiare", comprensivo delle fattispecie sia del ricongiungimento familiare (art. 29) sia del permesso di soggiorno per motivi familiari (art. 30), presuppone pur sempre la convivenza effettiva dei coniugi (Cass. 22 maggio 2003 n. 8034; v. pure Cass. 20 agosto 2003, n. 12226).
L’appellata sostiene che il permesso di soggiorno comunque non avrebbe potuto essere revocato essendone possibile la conversione in permesso per motivi di lavoro.
È però vero che tale "conversione" deve essere chiesta dall’interessata, non essendo ipotizzabile una sorta di conversione di ufficio del titolo del soggiorno, e l’Amministrazione deve essere in grado di valutare se ricorrano i presupposti per il rilascio del permesso ad altro titolo. Mentre, d’altra parte, solo la mancata presentazione di una istanza in tal senso da parte dell’interessata, pur invitata a ciò dall’Amministrazione, ovvero l’insussistenza delle condizioni per il rilascio del permesso ad altro titolo possono giustificare l’espulsione della straniera dal territorio nazionale.
Facendo applicazione dei principi sin qui esposti alla fattispecie in esame, deve, conclusivamente ritenersi:
che il provvedimento impugnato è immune dalle censure dedotte dall’odierna appellata,con la conseguenza che, in riforma della sentenza del Tribunale amministrativo, il ricorso di primo grado deve essere respinto, in accoglimento del presente appello;
che l’Amministrazione dovrà mettere l’interessata in condizione di presentare eventualmente istanza di permesso di soggiorno ad altro titolo e dovrà quindi valutare la sussistenza dei relativi presupposti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunziando sul ricorso meglio indicato in epigrafe, accoglie l’appello e, in riforma della sentenza del Tribunale amministrativo, rigetta il ricorso originario. Spese del doppio grado compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Addì 14 dicembre 2004, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale.