Source: http://trovalegge.it/codice-penale/art-368-cp-calunnia
Timestamp: 2020-02-20 19:50:41+00:00
Document Index: 44154461

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'sentenza ', 'art. 368', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 368', 'art. 367', 'art. 369', 'sentenza ']

Art. 368 cp - Calunnia - Codice Penale
Art. 368 cp - Calunnia
(1) Comma così modificato dall’art. 10, comma 3, L. 20 dicembre 2012, n. 237.
Onore, reputazione e diritto penale, Arianna Visconti, EDUCatt Università Cattolica, 2011
Abolitio criminis e successione di norme «integratrici»: teoria e prassi, G. Luigi Gatta, Giuffrè, 2008
Analisi critica dei delitti contro l'amministrazione della giustizia, Marta Bertolino, Giappichelli, 2015
Il delitto di calunnia, Emanuele P. Paolo, G. Martino Editore, 2011
Informatori, notizie confidenziali e segreto di polizia, Vittorio Pisani, Giuffrè, 2007
Tribunale Firenze 26/07/2017 volontà di accusare e consapevolezza dell’innocenza come presupposti della calunnia
Componenti essenziali dell'elemento soggettivo del delitto di calunnia sono la volontà di accusare e la scienza dell'innocenza dell'incolpato, di talché la configurabilità della fattispecie incriminatrice va esclusa ogni qualvolta sussistano elementi tali da far sorgere, nell'animo del denunciante, anche solo ragionevoli dubbi in ordine alla colpevolezza di colui nei cui confronti la denuncia è diretta.
Cassazione penale 41562/2017 denunciare un reato celando la causa di giustificazione è calunnia
Integra il delitto di calunnia la denuncia con la quale si rappresentino circostanze vere, astrattamente riconducibili ad una determinata figura criminosa, celando, però, consapevolmente la concorrenza di una causa di giustificazione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto configurabile il reato nella denuncia contenente un'accusa di lesioni personali verso un soggetto che, invece, il denunciante sapeva aver agito per legittima difesa). Cassazione penale Sez. III, 19/07/2017, n. 41562.
Cassazione penale 31601/2017 non è configurabile il concorso tra calunnia e diffamazione
Non è configurabile il concorso tra il delitto di calunnia e quello di diffamazione, in quanto la denuncia della commissione di un reato nella consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato, necessariamente consistente nell'attribuzione di un fatto disonorevole, determina l'assorbimento del meno grave reato di diffamazione. Cassazione penale Sez. VI, 11/05/2017, n. 31601.
Appello Roma 06/04/2017 in tema di accertamento dell’elemento soggettivo della calunnia
In tema di calunnia, la prova dell'elemento soggettivo può desumersi dalle concrete circostanze e modalità esecutive dell'azione criminosa, attraverso le quali è possibile risalire, con processo logico-deduttivo, alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto, in modo da evidenziarne la cosciente volontà di un'accusa mendace nell'ambito di una piena rappresentazione del fatto attribuito all'incolpato.
Cassazione penale 4112/2016 l’elemento soggettivo della calunnia non può essere il dolo eventuale
L'elemento soggettivo del reato di calunnia non può consistere nel dolo eventuale, in quanto la formula normativa "taluno che egli sa innocente" richiede la consapevolezza certa dell'innocenza dell'incolpato. Cassazione penale Sez. VI, 14/12/2016, n. 4112.
Cassazione penale 51721/2016 la calunnia si consuma quando il console trasmette la denuncia
In tema di calunnia, qualora la querela contenente la falsa incolpazione sia presentata presso un agente consolare all'estero, tra le cui funzioni rientra quella di tramettere gli atti giudiziali o stragiudiziali ricevuti, il delitto si consuma nel momento e nel luogo in cui l'atto perviene in Italia in quanto solo allora la querela, destinata ad essere inviata in Italia alla competente Autorità Giudiziaria, risulta idonea a mettere in pericolo il bene protetto. Cassazione penale Sez. VI, 03/11/2016, n. 51721.
Cassazione penale 40021/2016 calunnia reale e formale in tema di smarrimento di assegno
La falsa denuncia di smarrimento di un assegno, presentata dopo la consegna del titolo da parte del denunciante ad altro soggetto, integra il delitto di calunnia cosiddetta formale o diretta, mentre, ove la denuncia di smarrimento venga presentata prima della consegna, è configurabile il delitto di calunnia cosiddetta reale o indiretta, a condizione, tuttavia, che risulti dimostrata la sussistenza di uno stretto e funzionale collegamento, oggettivo e soggettivo, tra la falsa denuncia e la successiva negoziazione, diversamente integrandosi il meno grave illecito di simulazione di reato. Cassazione penale Sez. VI, 15/09/2016, n. 40021.
Cassazione penale 10160/2016 definizione di incolpazione indiretta o reale nella calunnia
Per la sussistenza dell'elemento materiale del delitto di calunnia, nella forma della incolpazione c.d. reale o indiretta, è sufficiente che siano portate a conoscenza dell'autorità giudiziaria - sia con scritti che con informazioni o anche testimonianze rese nello svolgimento di un processo - circostanze idonee ad indicare taluno come responsabile di un fatto costituente reato che non ha commesso. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto sussistente l'elemento materiale del reato nella produzione, in un processo per i reati di minaccia ed ingiuria, di un falso verbale di contravvenzione per violazione del codice della strada, finalizzata a dimostrare che l'imputato si trovava altrove al momento dei fatti ascrittigli e, quindi, ad incolpare inequivocabilmente il querelante di averlo falsamente accusato). Cassazione penale Sez. VI, 29/01/2016, n. 10160.
Cassazione penale 50254/2015 il convincimento della colpevolezza dell’accusato esclude la calunnia
Non sussiste il dolo del reato di calunnia quando la falsa incolpazione consegue ad un convincimento dell'agente in ordine a profili essenzialmente valutativi o interpretativi della condotta denunciata, sempre che tale valutazione soggettiva non risulti fraudolenta o consapevolmente forzata. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso il dolo in riferimento ad una denuncia in cui, nell'ambito di questioni ereditarie, le due imputate, nipoti di un'anziana zia, avevano accusato del delitto di circonvenzione di incapace il marito di un'altra nipote, esprimendo giudizi e sospetti che riguardavano lo stato di incapacità dell'anziana congiunta e il fine di profitto del presunto circoventore). Cassazione penale Sez. VI, 13/11/2015, n. 50254.
Cassazione penale 32673/2015 è calunnia attribuire un fatto meno grave di quello commesso
Sussiste il reato di calunnia anche quando il fatto, oggetto della falsa incolpazione, sia diverso e più grave di quello effettivamente commesso dalla persona incolpata, dovendo invece escludersi il reato quando il fatto sia diverso da quello accertato soltanto per modalità secondarie della sua realizzazione, che non ne modificano l'aspetto strutturale e non incidono sulla sua maggiore gravità ovvero sulla sua identificazione. (Fattispecie relativa ad una denuncia per detenzione di stupefacenti a carico di un solo soggetto, che dinanzi al giudice aveva ammesso le proprie responsabilità a titolo di concorso; in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la sentenza di condanna). Cassazione penale Sez. V, 16/06/2015, n. 32673.
Cassazione penale 27081/2015 attribuire in denuncia un reato prescritto integra la calunnia
Il delitto di calunnia è realizzato anche quando il reato attribuito all'innocente è estinto per prescrizione al momento della denuncia, dal momento che l'accertamento dell'estinzione del reato presuppone comunque un'attività di verifica della configurabilità dell'ipotesi criminosa e della decorrenza del termine prescrizionale, la quale risulta in sé idonea a realizzare lo sviamento dell'amministrazione della giustizia, in quanto posta in essere sviluppando dati non veritieri. Cassazione penale Sez. VI, 26/05/2015, n. 27081.
Tribunale Santa Maria Capua Vetere Sez. II 10/04/2015 la falsa denuncia di smarrimento dell’assegno integra calunnia
In tema di reati, integra gli estremi della calunnia la falsa denuncia di smarrimento di un assegno, sebbene non contenga una notizia di reato, in quanto preavverte l'autorità che la riceve su possibili reati commessi da chi verrà scoperto a detenerlo. Essa costituisce, infatti, l'espediente per bloccare la circolazione del titolo e il denunziante è consapevole di simulare una circostanza idonea a far sì che il soggetto, al quale ha trasmesso l'assegno e che in buona fede lo girerà o lo porrà all'incasso, possa essere perseguito d'ufficio per furto aggravato o per ricettazione. Tribunale Santa Maria Capua Vetere Sez. II, 10/04/2015.
Tribunale Salerno 05/01/2015 la calunnia richiede la consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato
Il delitto di calunnia, contemplato dall'art. 368 c.p. tutela l'interesse a che non siano instaurati processi penali contro una persona innocente. Il soggetto titolare di questo interesse è rappresentato, sicuramente dalla persona falsamente incolpata ma anche e soprattutto, dallo Stato, il quale ha il fine di garantire che la giustizia penale reprima coloro che effettivamente abbiano contravvenuto alla legge. Dal punto di vista dell'elemento soggettivo, è necessario che il calunniatore abbia la volontà di incolpare una persona, accompagnata dalla consapevolezza dell'innocenza della medesima. Invero, nel delitto di calunnia il dolo non è integrato dalla coscienza e volontà della denuncia, ma richiede l'immanente consapevolezza da parte dell'agente, dell'innocenza dell'incolpato, consapevolezza non ravvisabile nei casi di dubbio o di errore ragionevole.
Cassazione penale 10282/2014 la calunnia è un reato di pericolo
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia - che è di pericolo - non è necessario l'inizio di un procedimento penale a carico del calunniato, occorrendo soltanto che la falsa incolpazione contenga in sé gli elementi necessari e sufficienti per l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona univocamente e agevolmente individuabile; cosicché soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare - perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso - la concreta ipotizzabilità del reato denunciato, è da ritenere insussistente l'elemento materiale del delitto di calunnia. (Nella specie, la Corte ha giudicato corretta la decisione impugnata nella parte in cui aveva ritenuto configurabile la calunnia con riferimento a una denuncia per falsa testimonianza alla quale erano stati allegati i tabulati telefonici in entrata, e non quelli in uscita, per comprovare il fatto - negato dai testimoni denunciati - che un laboratorio era rimasto chiuso in determinati orari). Cassazione penale Sez. VI, 22/01/2014, n. 10282.
Cassazione penale 29536/2013 la ritrattazione è inidonea ad impedire la consumazione della calunnia
La spontanea "ritrattazione" della denuncia non esclude la punibilità del delitto di calunnia, integrando un "post factum" irrilevante rispetto all'avvenuto perfezionamento del reato, eventualmente valutabile quale circostanza attenuante ai sensi dell'art. 62, n. 6, cod. pen. (Fattispecie relativa ad una falsa accusa di furto di un assegno, ritrattata dall'imputata il giorno successivo alla presentazione della denuncia). Cassazione penale Sez. VI, 02/07/2013, n. 29536.
Cassazione penale 15928/2013 applicabilità della scriminante del diritto di difesa alla calunnia
In tema di calunnia, non esorbita dai limiti del diritto di difesa l'imputato che attribuisce un determinato fatto di reato ad altra persona, che pure sa innocente, soltanto per negare la propria responsabilità e ciò faccia nell'immediatezza dell'accertamento o nella sede processuale propria. (Nella specie, la Corte ha ritenuto integrato il delitto di calunnia nei confronti di un soggetto che, dopo aver ricevuto una contestazione di guida senza patente, il giorno successivo si era recato presso l'ufficio dei verbalizzanti, asserendo falsamente non essere stato lui alla guida dell'auto e, quindi, accusando di falso ideologico l'estensore del verbale). Cassazione penale 28/03/2013, n. 15928.
Cassazione penale 32944/2012 per aversi calunnia non è necessario qualificare giuridicamente i fatti
Integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a determinare l'avvio di un procedimento penale nei confronti di una persona che si sa innocente, non essendo necessario che i fatti siano esposti secondo lo schema tipico di una determinata fattispecie delittuosa, né che siano corredati dalla qualificazione giuridica appropriata. (Fattispecie relativa ad una denuncia presentata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia accusati di essersi accordati tra loro per rendere false dichiarazioni nei confronti di un parlamentare e di altro soggetto, in cui la S.C., nonostante il tenore letterale della denuncia avesse prospettato solo un mero accordo tra i collaboratori, ha ritenuto sussistente la calunnia, perchè l'agente, al momento della presentazione della denuncia, era consapevole del fatto che i collaboratori ingiustamente accusati avevano già reso le loro dichiarazioni all'A.G.). Cassazione penale Sez. VI, 16/05/2012, n. 32944.
Cassazione penale 18987/2012 per aversi calunnia è sufficiente che l’incolpato sia agevolmente identificabile
Integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a far scattare un procedimento penale nei confronti di un soggetto, univocamente ed agevolmente individuabile, che si sa innocente, non essendo necessario che questi venga accusato esplicitamente. (Fattispecie di denuncia presentata per contraffazione della firma non indicante esplicitamente l'autore della stessa, ma contenente elementi di univoca individuazione). Cassazione penale Sez. VI, 14/03/2012, n. 18987.
Cassazione penale 32325/2010 basta la possibilità di iniziare il procedimento per aversi calunnia
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia - che è di pericolo - non è richiesto l'inizio di un procedimento penale a carico del calunniato, occorrendo soltanto che la falsa incolpazione contenga in sé gli elementi necessari e sufficienti per l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona univocamente e agevolmente individuabile; cosicché soltanto nel caso di addebito che non rivesta i caratteri della serietà, ma si compendi in circostanze assurde, inverosimili o grottesche, tali da non poter ragionevolmente adombrare - perché in contrasto con i più elementari principi della logica e del buon senso - la concreta ipotizzabilità del reato denunciato, è da ritenere insussistente l'elemento materiale del delitto di calunnia. (Nella specie si è ritenuta configurabile la calunnia nell'esposto presentato da un avvocato nei confronti di un magistrato, accusato di palese e sistematico ostracismo verso le sue tesi difensive, e perciò implicitamente del reato di abuso di ufficio, in ordine al quale, peraltro, non era stata iniziata l'azione penale). Cassazione penale, Sez. VI, 04/05/2010, n. 32325.
Cassazione penale 21789/2010 il reato di calunnia ha natura plurioffensiva
Il delitto di calunnia ha natura plurioffensiva, nel senso che oltre a ledere l'interesse dello Stato alla corretta amministrazione della giustizia, offende anche l'onore dell'incolpato, il quale è conseguentemente legittimato all'opposizione alla richiesta di archiviazione del relativo procedimento. Cass. pen. Sez. VI, 28/04/2010, n. 21789.
Cassazione penale 2933/2009 le successive aggiunte alla dichiarazione escludono un’ulteriore reato di calunnia
Il delitto di calunnia è un reato istantaneo, la cui consumazione si esaurisce con la comunicazione all'autorità di una falsa incolpazione a carico di persona che si sa essere innocente. Ne consegue che la reiterazione di eventuali, successive, dichiarazioni di conferma della falsa accusa non può concretare ulteriori violazioni della stessa norma incriminatrice. Cassazione penale Sez. VI, 12/11/2009, n. 2933.
Cassazione penale 10896/1995 la calunnia si consuma nel momento di presentazione della denuncia
La calunnia è reato formale ed istantaneo che si consuma nel momento in cui viene presentata la denuncia all'autorità giudiziaria ovvero ad autorità che a quella abbia obbligo di riferire. La ritrattazione, pertanto, non impedendo il perfezionamento del reato, è inidonea a farlo degradare all'ipotesi di delitto tentato e, parallelamente a configurare recesso attivo. Cassazione penale Sez. VI, 16/10/1995, n. 10896.
Calunnia come reato contro l’attività giudiziaria
La calunnia viene collocata tra i reati previsti dal codice penale nel Capo I del Titolo III, Libro II, dedicato ai delitti commessi contro l’attività giudiziaria.
La calunnia è un reato plurioffensivo
Parte della dottrina afferma la natura monoffensiva del reato in questione attribuendo valenza al solo interesse pubblico al corretto funzionamento della giustizia (Calunnia (dir. pen.), Curatola, ED, 1959) o all’interesse della persona incolpata a non essere sottoposta a procedimento penale (Il delitto di calunnia, Pagliaro, 1967). La dottrina più recente propende per la natura plurioffensiva individuando entrambe le situazioni come beni giuridici tutelati dalla norma (Diritto penale parte speciale, Fiandaca – Musco). La giurisprudenza è coerente con tale ultima ricostruzione (Cassazione penale, Sez. VI, 28.4.2010 n. 21789).
Il reato comune della calunnia ha forma monosoggettiva
La calunnia è un reato comune che può essere commesso da chiunque. La forma del reato è monosoggettiva e viene escluso il concorso del difensore che non può rispondere della sussistenza dei fatti denunciati se la sua prestazione professionale si è svolta nei limiti del mandato e non si è lasciato invece volontariamente coinvolgere dal suo cliente.
Elementi oggettivi del reato di calunnia
Il delitto di calunnia è un reato commissivo di pericolo perché per avverarsi è sufficiente che la astratta possibilità che la falsa incolpazione dia inizio a un procedimento penale a carico della persona incolpata (Cassazione penale, 4.5.2010 n. 32325).
La condotta tipica della calunnia si sostanzia nella comunicazione diretta all’autorità giudiziaria con la quale si incolpa di reato qualcuno che si sa essere innocente. La comunicazione può essere effettuata mediante denuncia, querela, richiesta o istanza, anche anonima o sotto falso nome. Perché si concreti l’elemento materiale della calunnia, è sufficiente che siano portate a conoscenza della autorità giudiziaria circostanze idonee a indicare un innocente come responsabile di un reato (Cassazione penale, Sez. VI, 29.1.2016, n. 10160).
Il primo elemento materiale della calunnia è incolpare di un fatto che costituisca reato. Non vale pertanto a configurare il delitto attribuire falsamente una condotta che non corrisponde ad una determinata fattispecie legale di reato o non riconducibile ad alcuna norma incriminatrice. Configura calunnia anche incolpare qualcuno di un reato diverso da quello effettivamente commesso o di un reato estinto (Diritto penale parte speciale, Fiandaca – Musco).
Il secondo elemento materiale è invece l’incolpazione di qualcuno che si sa innocente. Più precisamente, il denunciante deve essere pienamente e assolutamente certo della innocenza della persona incolpata.
Il momento consumativo della calunnia si individua nella comunicazione all’autorità della falsa incolpazione e pertanto è definito dalla giurisprudenza un reato istantaneo (Cassazione penale 12.11.2009 n. 2933).
Dolo come elemento soggettivo della calunnia
L’elemento soggettivo della calunnia è esclusivamente il dolo. A tal fine non rilevano i motivi che spingono il denunciante ad incolpare falsamente l’innocente. La giurisprudenza nega la configurabilità del dolo eventuale (Cassazione penale, Sez. VI, 14.12.2016 n. 4112) come nega il dolo se il convincimento della colpevolezza non sia fraudolento o consapevolmente forzato (Cassazione penale, Sez. VI, 13.11.2015 n. 50254)
Aggravanti speciali previste direttamente dalla norma
La giurisprudenza nega che la ritrattazione, sebbene anteriore al giudizio, valga ad escludere la punibilità del reato che si perfeziona nel momento in cui si informa l’autorità giudiziaria. Con ciò si nega altresì che la calunnia possa essere configurata come tentativo (Cassazione penale, Sez. VI, 16.10.1995 n. 10896). Se invece l’autorità che ha raccolto la notizia di reato è riuscita ad acquisire la prova della falsità della denuncia, la ritrattazione avrà solo efficacia di attenuante ex art. 62, n. 6, cp. (Cassazione penale,Sez. VI, 2.7.2013, n. 29536).
La norma dell’art. 368 prevede due aggravanti speciali, rispettivamente ai commi secondo e terzo. Il secondo comma aumenta la pena se il reato falsamente denunciato prevede una pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni o un'altra pena più grave. Il terzo comma aggrava la pena se dal reato denunciato deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni e maggiore se ne deriva una condanna all’ergastolo.
Differenze con la simulazione di reato e l’autocalunnia
Non è da confondersi la calunnia con la simulazione di reato prevista dall’art. 367 cp, che a differenza della prima fattispecie non prevede l’attribuzione del fatto ad una persona determinata o quantomeno identificabile (Cassazione penale, Sez. VI, 14.3-17.5.2012, n. 18987). Un’ulteriore differenza riguarda il delitto di autocalunnia di cui all’art. 369 cp, poiché a differenza di questo la calunnia richiede che la persona falsamente incolpata sia diversa dallo stesso dichiarante.
Denuncia il furto dell’auto pignorata dall’avvocato: processato per calunnia
Un giovane della provincia di Belluno riceve un decreto ingiuntivo per il recupero di un credito. Non avendo pagato, l’avvocato che ha curato la procedura decide di sottoporre a pignoramento la vettura del giovane, con l’assistenza dell’ufficiale giudiziario. Dopo qualche giorno però, il giovane proprietario dell’autovettura si reca a denunciare il furto della sua vettura ma le indagini della polizia si interrompono perché vengono subito a conoscenza della verità. Per contro, il giovane viene a sua volta rinviato a giudizio per calunnia nei confronti dell’avvocato e dell’ufficiale giudiziario. Nell’estate del 2017 l’apertura del processo penale a carico del ragazzo bellunese.
Falsa denuncia per violenza sessuale, giovane danese indagata per calunnia
Una turista danese in vacanza in Veneto denuncia un connazionale minorenne per violenza sessuale ma in realtà vuole nascondere il tradimento al fidanzato. Questa la vicenda di una ventitreenne che si presenta ai carabinieri raccontando di essere stata aggredita da un diciassettenne danese, di sei anni più piccolo, sulla spiaggia del camping che ospitava entrambi insieme alle rispettive famiglie. Ma a seguito delle analisi mediche che solitamente vengono compiute in questi casi, non è emersa alcuna traccia di violenza. Interrogato, il giovane ha raccontato che la sua connazionale era consenziente ma preoccupata per non aver preso precauzioni e per aver tradito il fidanzato. Inevitabile la denuncia per calunnia partita d’ufficio dai carabinieri che hanno raccolto la sua segnalazione.
Reclusione per stalking e calunnia nei confronti dell’ex fidanzata
Nel mese di luglio 2017, un uomo presenta via email un esposto nel quale lamentava che la sua ex-fidanzata si era appropriata di soldi dalle casse del Comune presso cui era impiegata e che falsificando le firme gli aveva cambiato la residenza. Oltre a questo, molestie durante le ore notturne, danneggiamenti alle sue proprietà e addirittura telefonate all’Enel per farle interrompere la somministrazione di energia elettrica. Un comportamento vessatorio che è costato ad un quarantaquattrenne romagnolo una condanna a due anni di carcere per stalking e calunnia.
Trattenuto dopo il furto denuncia la guardia giurata per sequestro
Scoperto mentre tentava di rubare un coltello dagli scaffali di un supermercato, un bellunese è stato chiuso dalla guardia giurata in una stanza del centro commerciale in attesa che arrivassero le forze dell’ordine. Per questo motivo l’uomo ha presentato denuncia per sequestro di persona accusando la guardia giurata di averlo trattenuto contro la sua volontà. Le telecamere a circuito chiuso hanno però dimostrato il contrario e per il bellunese nel mese di dicembre 2017 è arrivata la sentenza di condanna alla reclusione di tre anni e sei mesi per calunnia.
Accusa gli agenti della polizia locale di aver falsamente attestato che si trovava al volante mentre telefonava, procurandosi addirittura un testimone che confermasse la sua versione dei fatti. Al momento di inoltrare le repliche presso il comando della polizia municipale per contestare la multa elevata durante un controllo, un cittadino residente a Trento ha descritto una situazione dei fatti diversa da quella reale, addebitando ai due agenti la verbalizzazione di un valso. Tuttavia le indagini e il processo penale hanno ricostruito una serie di fatti diversa da quella raccontata e così l’uomo è stato condannato per calunnia nei confronti dei due poliziotti municipali, e con lui è stato condannato anche il suo falso testimone.
Leggi altri articoli in: Titolo III - Dei delitti contro l'amministrazione della giustizia (artt. 361-401)