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Timestamp: 2019-12-07 11:08:29+00:00
Document Index: 64543312

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art 145', 'sentenza ', 'art. 210', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 210']

Limite di finanziabilità e nullità del mutuo fondiario a seguito delle recenti pronunce della Corte di Cassazione.
Limite di finanziabilità e nullità del mutuo fondiario a seguito ...[..]
Data: 22 Novembre 22 Novembre 2019
Il tema del mutuo fondiario merita attenzione soprattutto per il mutamento di orientamento della giurisprudenza, avvenuto di recente, sia perchè, a seguito del revirement della Suprema Corte, si è aperta la possibilità di una maggiore tutela nei confronti dei soggetti richiedenti un mutuo.
Il mutuo fondiario rappresenta, infatti, la tipologia di mutuo più utilizzata.
L'art. 38 del TUB del 1993, definisce il credito fondiario statuendo che: “il credito fondiario ha ad oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine garantiti da ipoteca di primo grado su immobili”.
Sempre lo stesso art. 38 prevede un limite di finanziabilità, limite regolamentato dalla Banca d'Italia.
Quest'ultima, infatti, con provvedimento del 26.06.1995 ha aggiornato la circolare del 29.03.1988 e ha stabilito che: “le banche possono concedere finanziamenti di credito fondiario per un ammontare massimo dell'80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi, ivi compreso il costo dell'area o dell'immobile da ristrutturare”.
Fatta questa breve premessa, a carattere normativo, possiamo analizzare l'aspetto sul quale la Suprema Corte è intervenuta di recente.
L'analisi di quest'ultima, infatti, si focalizza sulle possibili conseguenze nel caso in cui il predetto limite di finanziabilità non venga rispettato.
Sul punto, l'orientamento tradizionale considerava la previsione del limite di finanziabilità come una regola di comportamento alla cui violazione sarebbe potuta conseguire, ai sensi dell'ex art 145 del TUB, l'irrogazione di una sanzione amministrativa nei confronti della banca.
Questo l'orientamento maggioritario e seguito fino al 2017, quando, la Cassazione, con la pronuncia n. 17352, afferma un nuovo principio segnando una svolta all'interno del mondo bancario.
La succitata sentenza riconsidera, infatti, il concetto di limite di finanziabilità e, rispetto al passato, lo definisce come una regola imperativa volta a tutelare un interesse pubblico.
La nuova concezione del limite di finanziabilità, come regola imperativa, ha generato un argine inderogabile alla autonomia delle parti nella fissazione dell'importo massimo concedibile.
A parere della Corte, dalla violazione del limite, come sopra inteso, discende la nullità del contratto di mutuo “salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti”.
Il nuovo orientamento è stato confermato dalle successive ordinanze, n. 11201 del 9.05.2018 e n. 13286 del 28.05.2018, alle quali hanno fatto seguito decisioni da parte di diversi Tribunali.
La previsione della nullità del contratto di mutuo come conseguenza del superamento del limite irrompe nel panorama bancario rappresentando una nuova tutela del cliente.
Al momento, a livello pratico, seguire la tesi giurisprudenziale nuova e più recente potrebbe consentire al cliente di accedere a finanziamenti fondiari con un tasso di interesse inferiore rispetto agli ordinari mutui ipotecari.
E', altresì, immaginabile ed auspicabile un intervento, sul tema, da parte delle Sezioni Unite.
Intervento diretto a dirimere il “conflitto giurisprudenziale” venutosi a creare e che si spera, vada a consolidare la tutela nei confronti del soggetto finanziato.
Articolo redatto dall' Avv. Carlo Cavalletti iscritto Albo Cassazionisti
Gio	Set 19
La cointestazione del conto corrente non comporta la titolarità del credito. (Corte di Cassazione, Sez. Civile n. 21963 del 03.09.2019).
La cointestazione del conto corrente non comporta [..]
La vicenda ha ad oggetto la questione relativa alla cointestazione di un conto corrente, in particolare se dalla stessa consegua automaticamente la titolarità del credito.
Nel caso di specie la Corte di Cassazione interveniva a seguito di un procedimento instaurato dai figli di una donna deceduta, la quale, era cointestataria con i nipoti di un conto corrente. Quest'ultimi alla sua morte avevano prelevato tutte le somme presenti sul conto.
La Corte di Appello, confermava la decisione del Tribunale di primo grado in quanto “aveva attribuito alla cointestazione di conti bancari il contenuto di un contratto di cessione del relativo credito”.
La Suprema Corte interviene sui limiti derivanti dalla cointestazione e specifica che dalla stessa deriva la legittimazione ad agire ed operare sul conto ma non comporta la titolarità del credito.
A parere della Corte, infatti: “il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente è una forma di cessione del credito e, quindi, presuppone, un contratto tra cedente e cessionario”.
In base a quanto sopra, in caso di morte del titolare, gli altri cointestari non possono appropriarsi delle somme presenti sul conto.
La Corte, pertanto, ha accolto il ricorso cassando la decisione di appello.
Lun	Giu 24
Il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della[..]... ...
Si procede al commento della ordinanza n. 14231 anno 2019 emessa dalla Prima Sezione della Corte di Cassazione in cui si stabilisce il principio che il correntista ha sempre diritto ad avere la documentazione da parte della Banca anche in corso di causa.
Il caso concerne un correntista che aveva promosso azione contro la banca per contestare la errata contabilizzazione del conto corrente e il relativo importo a debito.
La Corte di Appello aveva rigettato la domanda disponendo la condanna alla somma debitorea e il cliente aveva deciso di promuovere ricorso in Cassazione.
Il cliente lamentava il mancato accoglimento, in sede di giudizio, nei confronti della banca, della esibizione dei documenti utili a dimostrare la fondatezza delle ragioni dello stesso, mai prodotta dall’istituto di credito.
Ed infatti il ricorrente aveva formulato domanda di esibzione ex art. 210 c.p.c. ma i giudici di merito non avesvano accolto la sua richiesta di ordinare alla banca, l’esibizione di documenti dati dal cliente all’ istituto di credito come garanzia, e di cui verosimilmente la banca aveva provveduto al realizzo a fronte dell’inadempimento del cliente.
I Giudici della Prima Sezione civile hanno accolto il ricorso e riconosciuto al ricorrente e il diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria relativa alle singole operazioni, poste in essere negli ultimi dieci anni.
Si sottoliena un passo importante in cui la Corte di Cassazione stabilisce “il diritto del cliente ad avere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, sancito dall'art. 119 TUB abbia natura sostanziale e non meramente processuale e la sua tutela si configuri come situazione giuridica "finale", a carattere non strumentale”.
Esso «non si esplica nell'ambito di un processo avente ad oggetto l'attuazione di un diverso diritto, ma si configura esso stesso come oggetto del giudizio intrapreso nei confronti della banca in possesso della documentazione richiesta e prescinde dall'eventuale uso che di questa il richiedente possa eventualmente voler fare in altre sedi».
Ed infine la Suprema Corte ha stabilito come “il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, ai sensi dell'art. 119 del d.lgs. n. 385 dei 1993 (TUB), anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all'art. 210 c.p.c., perché non può convertirsi un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà ad onere vincolante”.
La fideiussione omnibus redatta su modello ABI... ...
Diritto Civile (71)
Diritto Famiglia (8)