Source: http://www.igiornielenotti.it/art-138-della-costituzione-quali-sono-le-intenzioni-dei-cosiddetti-riformatori/
Timestamp: 2019-06-26 19:10:11+00:00
Document Index: 80302167

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art.138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 138']

I giorni e le notti » Attacco all’art. 138 della Costituzione – Quali sono le intenzioni dei cosiddetti “riformatori” ?
– «La Costituzione non sorse ex nihilo, scaturì dalla Resistenza e dall’esigenza, irrazionale perché utopica, di creare, una società di eguali. La sua “riforma” sorge da una oscura “necessità” e dalla ragione che consiglia di rinunciare a sogni di eguaglianza e di democrazia.»
La Costituzione di nuovo in pericolo? Se lo è dobbiamo difenderla!
Continua sul nostro sito il dibattito sulle riforme della Costituzione, dopo che i 35 saggi hanno depositato le loro conclusioni. In particolare il dibattito si concentra sull’art.138 e sul tema della laicità dello Stato.
Il dibattito sulla riforma dell’art. 138, che regola le leggi di revisione della Costituzione italiana prosegue intenso anche sulle pagine di Altritaliani. Alcuni famosi Costituzionalisti si oppongono adducendo moventi che alcuni definiscono conservatori, altri, come è stato scritto anche da queste pagine, rivendicano un non ben specificato “diritto di inventario”. In tutto questo le parole della politica e il loro significato, nel bene e nel male, giocano un ruolo fondamentale.
«Dovrei credere che sia possibile esprimere una verità totale, che la si possa individuare e che sia statica. E io penso che mio padre non aveva un tale idea di verità, ma che ritenesse la verità cangiante, in movimento» Catherine Camus, Conversazione con Andrea Bianchi e Anna Sansa. Micromega n.6 – 2013. Pag. 140.
La citazione della figlia di Albert Camus apre una ricerca sulla verità e sulla sua staticità. Verità che come dice C. Camus, non può essere cristallizzata da ideologie o da legge eterne. Allo stesso tempo non può diventare schiava della ragion di stato o delle leggi della “necessità”.
Il dibattito su ciò che viene definito con espressioni verbali molto diverse tra loro, – “procedura in deroga all’art. 138” “manomissione della Costituzione” “Riforma Costituzionale”, “diritto di inventario della Carta” ecc. – verte proprio sul problema del divenire o meno della verità costituzionale.
Generalizzando, la domanda a cui ognuno da una risposta difforme dall’altro, è: “Si può e si deve modificare celermente l’art. 138 della Costituzione Italiana perché ciò permetterebbe un miglior funzionamento della stessa, oppure non lo si può toccare perché questo darebbe la possibilità di una revisione/ sconvolgimento dalla Carta?”. Molti intellettuali, anche di sinistra, pensano che la Costituzione abbia perduto, dopo decenni di vita politica, buona parte della sua verità, perché la verità è legata alla storia e alle esigenze sociali che mutano nel tempo. Molte di queste persone, dicevo, pensano anche che una volta tolti quelli che essi pensano siano vincoli astorici, il funzionamento della macchina politica riprenderebbe velocità e che questo andrebbe tutto a beneficio dei cittadini. Pensano che tutto sommato la Costituzione così com’è non funzioni più o addirittura che non abbia mai funzionato.
Difficile non schierarsi da una parte o dall’altra di queste trincee che si osservano minacciose. La risposta che ci si deve dare non può essere né superficiale né astratta ma deve affondare le mani nella realtà e cercare di dedurre da fatti concreti cosa comporrebbe l’attuazione di ciò che viene chiamata la “procedura in deroga all’art. 138”. E visto che vengono usate queste parole si dovrebbe andare a vedere subito il loro significato: Derogàre , latino, composto dalla particella de, indicante rimozione , cessazione e rogàre, proporre, decretare una legge.
Se le parole, non essendo gusci vuoti, hanno un senso , questo significa che se si attuasse la “procedura in deroga all’art. 138” avverrebbe un vero e proprio, parziale o totale, palinsesto dell’articolo che regola le leggi di revisione della Costituzione. Il che vuol dire aprire le porte e i portoni a tutti coloro che avendone la possibilità e la volontà volessero frantumare pezzo dopo pezzo questo bastione della democrazia. L’art. 138 della Carta Costituzionale è il mezzo per assicurare la sua difesa, la fortezza Bastiani (del Deserto dei Tartari, per dirla con Buzzati), della democrazia, ultimo baluardo contro i tartari invasori. Questo naturalmente è un punto di vista partigiano che potrebbe essere, da un esperto della retorica politica, abbastanza facilmente ridimensionato, se non addirittura tacciato di scarsa aderenza alla realtà “vera”.
In questo modo non si corre il rischio di fare discorsi astratti o troppo tecnici o dogmatici. La Costituzione non è una legge divina, è stata scritta da essere umani e solo altri esseri umani possono cancellarla e/o riscriverla. E quindi il problema sta certamente nell’intenzionalità di questi esseri umani che stanno togliendo un baluardo della Costituzione per potersi muovere meglio, per farla funzionare meglio, dicono loro. Quando si dice “intenzionalità” non si pretende certo di riuscire ad individuare l’intenzionalità inconscia dei “derogatori”. Sarebbe paranoia. Però i contenuti delle loro intenzioni si possono dedurre dal loro curriculum vitae e dai loro atti ben visibili. E allora con un pizzico di onestà intellettuale ci si deve chiedere chi sono; ci si deve chiedere se è possibile, per chi nel “decreto del fare” ha deciso, di fatto, di escludere dal mondo del lavoro i diplomati, modificare positivamente la costituzione?
–Un’ immagine di uomo urlante buona per tutte le stagioni:
Il Quagliarello integralista cattolico « Eluana ERA VIVA !!!»
–Il Quagliarello “riformatore”
«Riforma Costituzione e art. 138 NECESSARIE !!!»
Se, quando ci fu il caso Englaro, uno dei derogatori ha gridato in aula “Eluana era viva”, o varato una legge per la sovvenzione della scuola privata, non si vede come potrebbe ora, come è stato scritto, voler derogare l’art. 138 per poter mettere in discussione il Concordato con la Chiesa cattolica, o creare uno Stato più laico. La stessa cosa vale se tra i “saggi revisori” ci fosse qualcuno che varò la legge per la sovvenzione pubblica della scuola privata. Se tra i saggi addetti a inventariare la Carta c’è qualcuno che votò “Berlusconi credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak” non vedo quali valori etici possa far confluire nella Costituzione. Sarebbe come se i costituenti avessero chiamato a redigere la Carta un gerarca fascista.
Non si può pensare che un politico non sia altro che un zelante esecutore di ordini che giungono dal gotha della finanza, sempre più insaziabile, e poi pensare che lo stesso politico possa modificare in meglio la costituzione. Non si può perché altrimenti si rischia la dissociazione. Di conseguenza si dovrebbe pensare, per esempio, se la modificazione alla Carta che quel politico vuole attuare non sia altro che un modo per favorire gli uomini grigi che vivono nei grattacieli a specchio di Wall Street.
Detto questo ci si deve chiedere anche cosa fecero prima di redigere la Carta i “padri costituenti” e cosa invece stiano facendo i revisionisti. Molti dei primi fecero la Resistenza contro il nazifascismo, molti dei secondi …
Coloro che hanno redatto la Costituzione Italiana non ne hanno certamente contemporaneamente decretato la sua cristallizzazione; essi non hanno edificato una Costituzione irrealizzabile, essi hanno indicato un strada da percorrere che non è ancora stata percorsa.
Pubblicato da Altritaliani sabato 21 settembre 2013
13 ottobre 2015 – aggiungo questo paragrafo da Il FattoQ
«Reazioni a parte, i diretti interessati hanno visto solo gli spiccioli. Perché il governo ha deciso così. È in corso uno smantellamento delle costituzioni: tutti i diritti stanno diventando a tutele decrescenti, per ossequiare i nuovi poteri. Non dimentichiamo il Report della banca d’affari J.P Morgan del 2013: “I sistemi politici dei Paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione. C’è forte influenza delle idee socialiste”. A processo “d’integrazione” completato, sarà bene ricordarsi i nomi dei corifei e dei complici: ma forse avranno cambiato idea, prima o poi il “processo” toccherà anche loro.»
Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2015 (leggi qui)