Source: http://fiscolegalitademocrazia.blogspot.com/2012/10/dopo-il-sequestro-da-230-milioni-reggio_3352.html
Timestamp: 2017-07-21 16:42:44+00:00
Document Index: 144831812

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 7', 'art. 143', 'art. 1', 'art. 45', 'art. 143', 'art. 145']

Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sottocontrollo. "Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin). giovedì 25 ottobre 2012
sequestro da 230 milioni: a Reggio Calabria 20 anni di appalti pubblici
all’ombra dei comitati di affari
Cari lettori, sul Sole 24 Ore online di ieri sono stati pubblicati
questi due pezzi che fondo in uno per i lettori del blog che ieri non avessero
avuto occasione di leggerli.
dopo un passato glorioso, travolta dalle indagini giudiziarie: anche la
pallacanestro a Reggio Calabria non trova pace.
i beni sequestrati ai due imprenditori reggini Pasquale Rappoccio e Pietro Siclari legati alla ‘ndrangheta secondo i pm
della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino che hanno coordinato le indagini
condotte dai finanzieri del Gico, dalla Dia e dai Carabinieri, c’è anche l’89%
delle quote della “Nuovo Basket Viola Reggio 98”.
Quella percentuale, pari a 534mila euro della società fallita il
17 agosto 2008, era nelle mani di Rappoccio (attualmente detenuto a Palmi), così
come nella sua proprietà era il 10% della Polisportiva Piero Viola Spa,
anch’esso sequestrato.
Il 15 ottobre Kate Tassone, presidente della
sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, ha depositato
in cancelleria 93 pagine di decreto, dando così seguito alla richiesta di
sequestro della Procura antimafia.
Il decreto firmato 8 giorni farà scuola perché, complessivamente,
il patrimonio mobiliare, immobiliare e azionario sequestrato ai due
imprenditori o comunque a loro riconducibile anche attraverso alcuni familiari,
supera i 230 milioni.
Non è solo lo sport reggino a uscire umiliato da questa operazione
- oggi oggetto di una conferenza stampa della Procura reggina – condotta anche
mettendo a confronto l’indiscutibile sproporzione tra l’ingente patrimonio
individuato ed i redditi dichiarati, tale da non giustificarne la legittima
provenienza. A uscirne umiliate sono infatti l’imprenditoria sana e la società
civile, che oggi si sono risvegliate sotto shock.
A Pietro Siclari - attualmente recluso a Reggio
Calabria e fin dal 1994 oggetto di investigazioni per reati di mafia – sono
stati sequestrati 39 appartamenti, 26 autorimesse, 23 terreni, il 50% della
Welcome Investments Italia srl (con relativa quota spettante del patrimonio
aziendale tra cui l’80% del capitale sociale della Jonio Blu srl che gestisce
il Villaggio Jonio Blu di Bianco), il 33% della Gruppo Gestione sanitarie srl
che opera nelle case di cura e il 24,77% della Gesam spa, che opera nel settore
alberghiero (con relativa quota spettante del patrimonio aziendale, tra cui il
Grand Hotel De La Ville), il 28,85% della Piccolo Hotel srl e il 15% della Otto
Srl, che opera nell’immobiliare.
Nel recente passato, affermano gli inquirenti, le investigazioni
avevano anche evidenziato il coinvolgimento di Siclari in un’operazione immobiliare che,
tramite la fittizia intestazione in favore di compiacenti prestanome, aveva
consentito al bossDomenico
Condello di
accaparrarsi la gestione del locale “Il Limoneto”, discoteca e luogo di ritrovo
ala moda dei giovani reggini.
Se Siclari sembra avere la passione per gli
investimenti nei settori immobiliari, turistici e alberghieri, Rappoccio sembra amare in particolar modo sanità
Già presidente e proprietario della squadra di
pallavolo femminile reggina “Medinex”, militante nella massima serie (A1),
nonché membro della compagine sociale della “Piero Viola”, che vanta decenni di
presenza e successi nel massimo campionato di basket italiano, Rappoccio, più volte in affari con Siclari (come ad esempio nella Welcome
Investments Italia), è emerso nell’ambito di inchieste condotte dalla Dda quale
soggetto in rapporti d’interesse con diverse potenti cosche di ‘ndrangheta
reggine.
Sport e turismo a parte, la grande passione era la sanità che in
Calabria porta benefici milionari se esercitata in maniera criminale. A Rappoccio sono state infatti sequestrate la
Medinex di Raffa Rosalia Maria sas, che opera nel settore delle forniture e
delle attrezzature sanitarie, la Medinex srl e l’Ar Medica srl, che operano nel
settore del commercio all’ingrosso di prodotti medicali e ortopedici.
Quasi inutile dire che sono state fornitrici privilegiate di Asl e
presidi sanitari calabresi.
C’è qualcosa di nuovo oggi a Reggio Calabria,
anzi di antico. Sia concessa la parafrasi dell’Aquilone dei Primi Poemetti di Giovanni Pascoli leggendo il decreto con il
quale il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro.
Il decreto di sequestro è un altro pugno nello stomaco se
paragonato a quello con il quale, appena pochi giorni fa, il Governo ha deciso
lo scioglimento per contiguità mafiosa del Comune di Reggio Calabria alla cui
base, tra le altre cose, c’è la facilità con la quale le ditte in qualche modo
vicine alla ‘ndrangheta si infilano negli appalti pubblici.
Nella relazione della Commissione prefettizia
di indagine, la cui sintesi è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 20
ottobre n.246, si legge che il Comune di Reggio Calabria nel settore di lavori
pubblici non ha adottato protocolli di legalità (salvo che per la costruzione
del Palazzo di Giustizia) e non ha aderito alla stazione unica appaltante e si
legge ancora, con riferimento alle 31 ditte ritenute dalla Commissione di indagine in qualche modo
contigue alle cosche e che si aggiudicavano buona parte degli appalti, che «è appena il caso di osservare come il sistematico
affidamento alle medesime imprese di lavori, forniture e servizi abbia
determinato naturalmente l’estromissione di fatto di altri operatori economici,
assicurando alle stesse un ruolo di riferimento esclusivo nel reclutamento
della manodopera, nell’ acquisto di materiali, nel noleggio di mezzi e all’acquisto
di servizi vari».
A leggere già la seconda pagina del decreto
con il quale sono stati sequestrati i 230 milioni, sembrerebbe che nulla è
cambiato negli ultimi 20 anni: infiltrazioni c’erano allora, infiltrazioni ci
sono oggi. Comitati di affari c’erano allora (ma anche prima, sia chiaro),
comitati di affari ci sono oggi.
Uno dei due imprenditori ai quali sono stati
sequestrati i beni è infatti Pietro Siclari, per il quale già nel
1992, si legge testualmente, emergeva «l’esistenza di un comitato di affari che dominava la gestione degli
appalti pubblici nella città e nell’hinterland di Reggio Calabria e al cui
interno il Siclaririvestiva un ruolo di primo piano quale esponente di
una lobby di politici, imprenditori e mafiosi in grado di condizionare le
scelte sulle opere da finanziarie e sulle aziende da selezionare. Nell’ambito
dei suddetti procedimenti al Siclari si contestava più nello specifico di essersi intromesso, quale
rappresentante della famiglia Libri, nell’assegnazione di un appalto avente ad
oggetto il prolungamento della pista aeroportuale di Reggio Calabria».
All’epoca, sulla base di questo assunto
fondato sulle risultanze di due procedimenti penali (17/1992 e 32/1993),
l’allora questore di Reggio Calabria chiese la sorveglianza speciale con
obbligo di soggiorno nei confronti di Siclari, che però venne rifiutata dal
Tribunale perché non erano emerse «modalità caratterizzate da mafiosità». Nel decreto di
sequestro del 15 ottobre, a pagina 3, si legge invece che sono emersi «fatti nuovi e diversi da quelli a suo tempo valutati,
che consentono di ritenere che Siclari Pietro sia soggetto socialmente pericoloso, in quanto fortemente indiziato di
appartenere alla ‘ndrangheta…Dalla valutazione complessiva delle risultanze del
procedimento Entourage è emersa con prepotenza la figura di un imprenditore
astuto e senza scrupoli che ha basato la propria fortuna imprenditoriale sullo
sfruttamento di stretti vincoli, risalenti nel tempo, con personaggi di spicco
di diverse consorterie mafiose, attive sia all’interno del territorio cittadino
che nella provincia…».
Scioglimento no (venti anni fa), scioglimento
sì (oggi), fatto sta che secondo i due pm Lombardo e Musolino che hanno proposto il sequestro, «già nei primi anni Ottanta, quando il Siclaricominciava ad effettuare i primi investimenti
immobiliari, lo stesso poteva contare sull’aiuto di uomini del calibro di Mico Alvaro», storico boss della
cosca di Sinopoli (Reggio Calabria).
Insomma, gli anni passano ma Reggio Calabria è sempre la stessa.
r.galullo@ilsole24ore.com http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2012/10/dopo-il-sequestro-da-230-milioni-a-reggio-calabria-20-anni-di-appalti-pubblici-allombra-dei-comitati-di-affari.html
del GICO del Nucleo di
Polizia Tributaria della Guardia di
Finanza di Reggio
Calabria, in collaborazione con i colleghi romani dello
S.C.I.C.O. e della Compagnia di Palmi,
dalle prime ore della mattinata odierna,
stanno dando esecuzione
ad un’ordinanza di applicazione di misura
cautelare in carcere, nei confronti
di due soggetti riconducibili
alla cosca di
‘ndrangheta ALVARO, più nota come “carni i cani”
di Sinopoli (RC) e comuni limitrofi,
storicamente retta dal boss ALVARO Carmine cl. ‘53, inteso
“u cupirtuni”. I provvedimenti cautelari disposti dal
- Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari,
sono rivolti nei
confronti di: ALVARO Maria Carmela, cl.58 e il genero
ALVARO Carmine, cl.68, per i quali
il GIP ha disposto
la custodia cautelare in carcere, nonché,
Maria Carmela, anche il sequestro
di un appartamento sito in Sant’Eufemia
d’Aspromonte (RC),
mentre nei confronti
di: ALVARO Grazia cl.78 - figlia del boss ALVARO Carmine cl. ’53 – è
stato notificato un avviso di
garanzia riferibile alle stesse
fattispecie delittuose. Nuove verifiche, eseguite nei
confronti degli odierni indagati,
hanno consentito di far emergere
che gli stessi,
al fine di eludere le disposizioni
di misure di
prevenzione patrimoniali, con una serie di
atti negoziali appositamente preordinati avevano attribuito
in modo fittizio ad Alvaro Maria Carmela la proprietà
sito in Sant’Eufemia d’Aspromonte oggetto dell’odierno
provvedimento di sequestro.
nota della Guardia di Finanza, Comando provinciale di Reggio Calabria: I
militari del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di
Reggio Calabria, in collaborazione con i colleghi romani dello S.C.I.C.O. e
della Compagnia di Palmi, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno dando
esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere, nei
confronti di due soggetti riconducibili alla cosca di ‘ndrangheta ALVARO, più
nota come “CARNI I CANI”, egemone in Sinopoli (RC) e comuni limitrofi,
storicamente retta dal boss ALVARO Carmine cl. ‘53, inteso “U CUPIRTUNI”, per
le ipotesi di reato p.p. dagli artt. 110 - 81 c.p. e art. 12 quinquies Legge
nr. 356/92 con l’aggravante di cui all’art. 7 del D.L. nr. 152/91.
I provvedimenti cautelari disposti dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione
dei Giudici per le Indagini Preliminari, sono il risultato delle indagini
coordinate dal proc. Aggiunto dott. Michele Prestipino Giarritta e del sost.
Proc. D.ssa Sara Ombra, della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria
diretta dal Proc. ff. dott. Ottavio Sferlazza, e sono rivolti nei confronti di:
1. ALVARO Maria Carmela, nata il 24.12.1958 a Sinopoli (RC); 2. ALVARO Carmine, nato il 10.8.1968 a Sinopoli (RC) - genero
della nominata ALVARO Maria Carmela per
i quali il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere, nonché, nei
confronti di Maria Carmela, anche il sequestro di un appartamento sito in
Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), mentre nei confronti di:
3. ALVARO Grazia, nata a Taurianova (RC) il 14.12.1978 -
figlia del boss ALVARO Carmine cl. ’53 – è stato notificato un avviso di garanzia riferibile alle stesse
In particolare, il provvedimento deriva dall’esito di ulteriori accertamenti
economico-patrimoniali conseguenti a quelli già esperiti in esecuzione alla
delega di indagini nell’ambito della nota operazione di p.g., convenzionalmente
denominata “MATRIOSKA”. Tali nuove verifiche, eseguite nei confronti degli odierni indagati, hanno
consentito di far emergere che gli stessi, al fine di eludere le disposizioni
di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, con una serie di
atti negoziali appositamente preordinati avevano attribuito in modo fittizio ad
Alvaro Maria Carmela la proprietà dell’appartamento sito in Sant’Eufemia
d’Aspromonte oggetto dell’odierno provvedimento di sequestro.
COMMISSIONE DI ACCESSO 12 10 2012 09/10/2012 - IL CASO
Il governo scioglie per mafiail Comune di Reggio Calabria
Il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto. Dopo settimane di attesa, vissute in città con un crescendo di tensioni, scontri verbali e polemiche, il Consiglio dei ministri ha esaminato oggi la pratica preparata dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri optando per lo scioglimento. È stato lo stesso Ministro a presentarsi ai giornalisti per comunicarlo. Una scelta «sofferta» presa «a favore della città» e come «atto di rispetto per la città» ha detto, sottolineando che «è la prima volta nella storia che viene sciolto il consiglio comunale di un capoluogo di provincia». Un provvedimento preso per «contiguità e non per infiltrazioni» mafiose e che, ha precisato Cancellieri, riguarda «solo questa amministrazione», guidata da Demetrio Arena, «non quella precedente», che era guidata dall’attuale presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. «Siamo assolutamente consapevoli» della scelta fatta, ha proseguito il ministro, evidenziato che è stata «valutata con molta sofferenza». Ma, ha aggiunto, «abbiamo la volontà di restituire il paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo. Dobbiamo aiutare le regioni più compromesse». Nelle parole del Ministro ha trovato posto anche la situazione di bilancio caratterizzato da «una gravissima situazione finanziaria» e con «un buco notevole» che, secondo gli ispettori del ministero delle Finanze si aggira sui 160 milioni. Al riguardo Cancellieri ha garantito l’impegno del governo a «essere accanto al Comune per risolvere i suoi problemi» e di dare «tutti gli strumenti necessari per far risorgere questa città». Ma ha anche auspicato di non dover arrivare a dichiarare il dissesto, perché «ciò comporterebbe sacrifici molto grossi da parte della popolazione». Il Comune, adesso, sarà retto per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico; il viceprefetto Giuseppe Castaldo e il dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato Dante Piazza. All’origine della decisione del Cdm c’è la relazione redatta dalla Commissione d’accesso nominata il 20 gennaio scorso dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta e insediata il 24 gennaio. Commissione che ha concluso i suoi lavori il 13 luglio con una relazione al nuovo prefetto Luigi Piscitelli che a fine mese l’ha trasmessa al Viminale con le sue annotazioni. La Commissione ha avuto mandato ad «indagare» su due ambiti: la Multiservizi e l’arresto del consigliere Giuseppe Plutino per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti dell’attuale amministrazione guidata da Demetrio Arena, eletto nel maggio del 2011. La Multiservizi, sciolta dal Comune nel luglio scorso dopo che la Prefettura ha negato la certificazione antimafia al socio privato per accertati tentativi di infiltrazioni delle cosche, è finita nell’occhio del ciclone dopo l’arresto, nel 2011, dell’allora direttore operativo Giuseppe Rechichi, accusato di associazione mafiosa e ritenuto il prestanome della potente cosca dei Tegano nella società. A Rechichi, condannato nel luglio scorso a 16 anni di reclusione, il 31 luglio è stata notificata un’altra ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’operazione nel corso della quale è stato arrestato un ex consigliere comunale di centrodestra, Dominique Suraci. Il consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima esponente dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, è stato arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa perché ritenuto un referente politico della cosca Caridi. Plutino avrebbe fornito alla cosca un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico». Ma le vicende che hanno lambito il Comune di Reggio Calabria sono state diverse. Per sapere quali siano state prese in considerazione dal titolare del Viminale per proporre lo scioglimento dell’Ente, con «consenso unanime in Cdm», bisognerà attendere le motivazioni del provvedimento. Il ministro, per adesso, ha parlato di diversi episodi che «toccano gli amministratori o atti che non sono stati posti in essere, come i controlli preventivi per gli appalti, la gestione dei beni confiscati alla mafia, la gestione dei mercati e delle case popolari». Ma nella polemica politica e giornalistica che ha infiammato la città negli ultimi mesi, si è parlato anche dell’assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani (che non è indagato), che secondo un’inchiesta della Dda sarebbe stato sostenuto dalla cosca Crucitti alle comunali del 2007, e dell’assessore all’Urbanistica Luigi Tuccio, dimessosi dopo che la suocera è stata sottoposta a fermo per avere favorito la latitanza del boss latitante Domenico Condello. La decisione del Governo ha provocato una serie di reazioni. Per il segretario Pd, Pierluigi Bersani, lo scioglimento «deve farci riflettere sulla gravità alla quale è arrivata la situazione nel Paese. Non è possibile che una larga parte del territorio debba fare i conti con una così forte infiltrazione delle organizzazioni criminali». Per Nichi Vendola «l’atto doloroso dello scioglimento ci dice quanto la cattiva politica `in contiguità con la ’ndrangheta abbia soffocato il passato e soffochi il presente e il futuro di questa terra meravigliosa». Di «decisione diventata indispensabile ed indifferibile» hanno parlato Antonio Di Pietro e Ignazio Messina, di Idv, secondo i quali «ora vanno individuati i responsabili». http://www.lastampa.it/2012/10/09/italia/cronache/magia-cdm-pronto-a-sciogliere-il-comune-di-reggio-calabria-o9EOOQhHDAYtQ40oVwcLBP/pagina.html
dopo lo scioglimento del comune deciso ieri ’Ndrangheta a Reggio, arrestato direttore della municipalizzata
Il Consiglio Comunlae di Reggio Calabria in un’immagine del 9 ottobre quando dipendenti della Gdm, la società che gestiva numerosi supermercati a Reggio Calabria e che poi è fallita, hanno occupato la sala consiliare + Il governo scioglie per mafia il Comune di Reggio Calabria + “Pagò i voti alla ’ndrangheta” Arrestato un assessore di Formigoni paolo colonnello Otto in carcere tra cui il vertice della società per la raccolta dei rifiuti: infiltrazione della cosca dei Fontana In manette anche il boss
Dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha sciolto per contiguità con le associazioni criminali il Comune di Reggio Calabria, stamane il direttore operativo della Leonia, municipalizzata del Comune di Reggio per la raccolta dei rifiuti, Bruno De Caria, è stato arrestato nel corso di un’operazione della guardia di finanza e della polizia contro la cosca di `ndrangheta dei Fontana. Bruno De Caria è accusato di associazione mafiosa. Secondo l’accusa De Caria, grazie al suo ruolo, avrebbe favorito l’infiltrazione della cosca nella municipalizzata. Tra gli altri arrestati figurano il boss Giovanni Fontana, i suoi quattro figli Giandomenico, Francesco, Giuseppe e Antonino e le mogli di due di questi L’operazione, condotta dal Gico del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, è finalizzata all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Dda reggina, nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria. L’indagine coordinata dalla DDA di Reggio Calabria ed eseguita da Polizia e Guardia di Finanza, ha accertato che la cosca Fontana avrebbe esercitato un pervasivo potere di condizionamento e controllo di tipo mafioso sul `Comparto Ambientale´ o `Comparto rifiuti´ di Reggio Calabria, con riferimento al controllo strutturale delle imprese impegnate nello specifico settore della raccolta dei rifiuti, tra le quali la società mista mista Leonia Spa, partecipata al 51% delle azioni dal Comune di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti l’attività d’indagine evidenzia che le società miste, quali la Leonia ma recentemente anche la Multiservizi Spa per la cosca Tegano, hanno rappresentato la `nuova frontiera´ dei rapporti tra le cosche mafiose e il tessuto economico e sociale. Contestualmente agli arresti, Guardia di finanza e Polizia stanno provvedendo anche al sequestro di beni mobili, immobili e società commerciali che secondo l’accusa sono riconducibili alla cosca Fontana, per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Oltre a Bruno De Caria, 62ene direttore della Leonia (la società di raccolta rifiuti partecipata al 51% dal Comune di Reggio Calabria, sciolto ieri per contiguità con la `ndrangheta), sono stati arrestati: Giovanni Fontana, 67enne ritenuto capo indiscusso della omonima cosca, federata al potente clan Condello; suo figlio Antonino Fontana, 41enne, ritenuto esecutore delle direttive impartite dal padre nel mantenere i rapporti con il direttore operativo della Leonia; Francesco Carmelo Fontana, di 43 anni; Giuseppe Carmelo Fontana, di 35 anni; Giandomenico Fontana di 38 anni; Eufemia Maria Sinicropi di 35 anni; Giuseppina Maria Grazia Surace di 35 anni. I primi cinque sono accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose, le due donne invece sono accusate di intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa, la Sinicropi, moglie di Antonino Fontana, quale titolare formale della società Se.Mac. srl, Italservice srl, Si.Ce. srl; la Surace quale titolare formale della società Si.Ce. srl. Il Consiglio dei ministri, ieri, ha sciolto il Comune di Reggio Calabria per «contiguità» mafiose dell’amministrazione. E’ la prima volta che il provvedimento viene preso per un capoluogo di provincia, ed è stata “una decisione sofferta” ma sulla quale c’è stato un “consenso unanime”, ha sottolineato il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, annunciando la decisione. Una decisione - ha sottolineato il ministro - dovuta «non al dissesto finanziario, evento che ancora non si è verificato e che “speriamo che il Commissario ponga in essere misure per evitarlo”, ma “per la contiguità con alcuni ambienti” e per “alcune azioni” o omissioni che facevano pensare appunto ad una “contiguità”. Comunque “non a infiltrazioni” mafiose. E soprattutto, dice il ministro rispondendo ad una domanda, “lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente” ed è “un atto preventivo, non sanzionatorio”. Il cdm ha approvato all’unanimità la relazione presentata dal Viminale, che proponeva lo scioglimento. Una relazione alla cui base sta il lavoro della Commissione d’accesso al Comune di Reggio, durata 6 mesi. Era stato l’ex prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta a gennaio scorso a insediare la commissione d’accesso nell’assise comunale reggina per verificare le eventuali infiltrazioni delle cosche ndranghetiste nell’economia della città di Reggio Calabria. Sotto la lente di ingrandimento della commissione prefettizia, era finita anche la gestione Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria fino al 2010 quando venne eletto a governatore della regione, prima che a guidare la città arrivasse l’attuale sindaco Demetrio Arena. Ma “lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente” ha sottolineato Cancellieri. I commissari hanno anche verificato le presunte irregolarità di natura contabile e amministrativa che hanno portato il comune ad avere un buco nel bilancio di circa 160 milioni. I partiti d’opposizione (come il Pd, il Pdci, Idv, ma anche Fli con Angela Napoli in prima linea, che con la deputata del Pd Doris Lo Moro aveva chiesto lo scioglimento) avevano già denunciato lo stato in cui si trova la città chiedendo a gran voce che venisse fatta luce sull’eventualità di infiltrazione delle cosche e sulle responsabilità politiche. A fine luglio la commissione d’accesso ha consegnato la relazione al nuovo prefetto della città dello Stretto Vittorio Piscitelli, che con le sue valutazioni le ha trasmesse a Roma al ministero dell’Interno. Al Viminale sono state analizzate passo dopo passo da funzionari e consiglieri del ministro Cancellieri, un’analisi che oggi ha portato il Consiglio dei ministri a sciogliere il Comune. La relazione del Viminale con la proposta di scioglimento approvata oggi in cdm sarà quindi oggetto di un decreto del presidente della Repubblica che scioglierà tutti gli organi elettivi di Reggio Calabria: sindaco, consiglio e giunta, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000, che prevede lo scioglimento per condizionamenti esterni della criminalità organizzata. Per il Viminale - a quanto si apprende - ci sono condizionamenti esterni alla gestione del comune che possono recare pregiudizio agli interessi collettivi. http://www.lastampa.it/2012/10/10/italia/cronache/ndrangheta-a-reggio-arrestato-direttore-della-municipalizzata-ZrTUnX4tzHVJOLbiJ6uqgI/pagina.html
Reggio Calabria, arrestato De Cariadirettore della municipalizzata per i rifiuti
REGGIO CALABRIA - Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E' la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l'ex sindaco - ed attuale governatore della Calabria - Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio 1 per reati connessi alla sua gestione. Lo scioglimento del comune di Reggio Calabria "è stato un atto sofferto fatto a favore della città" ha dichiarato il ministro. Già nominato Commissario Vincenzo Perico, attuale Prefetto di Crotone.Il consenso nel Cdm è stato unanime: il Comune di REggio è in pieno dissesto finanziario "ma speriamo che il Commissario riesca ad aveitare il crac" ha detto la Cancellieri. Lo scioglimento è stato decretato "per la contiguità con alcuni ambienti" e per "alcune azioni" o omissioni che facevano pensare appunto ad una "contiguità". "Lo scioglimento riguarda questa amministrazione, non quella precedente ed è un atto preventivo, non sanzionatorio".L'INCHIESTA DI REPUBBLICA 2
La relazione. Il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli era stato piuttosto chiaro. Sul tavolo del ministro Anna Maria Cancellieri era arrivato l'invito a valutare le scelte da adottare per "rimuovere le cause del rischio di infiltrazioni mafiose". Rischio evidente. La relazione della commissione guidata dal prefetto Valerio Valenti è particolarmente pesante. Contiene infatti tutta una serie di elementi già noti, ma anche alcuni particolari scottanti e del tutto inediti. Insomma i commissari ed i tre componenti tecnici che con loro hanno collaborato per quasi sei mesi alla stesura del documento hanno portato a compimento un lavoro capillare. Reggio, è questa la conclusione cui giunge la relazione, non è solo a rischio infiltrazioni mafiose, ma sarebbe "almeno in alcuni settori" ormai nelle mani di personaggi più o meno ricollegabili a esponenti della 'ndrangheta. Ma quel che è più grave, o almeno questo sembra, l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Demetrio Arena non avrebbe attivato "le misure necessarie" ad arginare il rischio mafia. Ad Arena, la relazione concede una sola attenuante. Ossia lo scioglimento della Multiservizi, società infiltratta dalla cosca Tegano. Passaggio che tuttavia è stato imposto dal fatto che la Prefettura non aveva più rilasciato il certificato antimafia alla componente privata dell'azienda a maggioranza pubblica. In altri termini se qualcosa è stato fatto, non sembra essere stato il frutto di valutazioni dell'attuale governo cittadino. I consiglieri inquisiti. La relazione passa allo scanner degli esperti, ad esempio, i consiglieri comunali e i componenti della giunta eletti nel 2011, di cui analizza rapporti di parentela e frequentazioni. Ci sono intere pagine dedicate ad esempio a Giuseppe Plutino, il consigliere del Pdl detenuto con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, e alle amicizie discutibili di Pasquale Morisani (assessore al Lavori pubblici) con il boss Pasquale Crucitti. Senza dimenticare della vicenda dell'allora assessore all'Urbanistica Luigi Tuccio, genero (anche se non formalmente sposato) di Giuseppa Santa Cotroneo, madre di Giampiera Nocera. La Cotroneo, è finita mano e piedi nell'inchiesta "Lancio" del Ros dei carabinieri per avere offerto riparo alla latitanza del boss Domenico Condello. Tra l'altro la compagna di Tuccio è sorella di Bruna Nocera sposata da 20 anni a Pasquale Condello, fratello del latitante, cugino e omonimo de 'U Supremu', fondacapo storico della cosca. C'è poi l'episodio dei funerali del boss Domenico Serraino, morto nel 2010. A quelle esequie, benché vietate in forma pubblica dal Questore, c'era l'attuale presidente del Consiglio Comunale (tra l'altro poliziotto in aspettativa) Sebi Vecchio.Fin qui quanto si sapeva già, a cui va aggiunto che nella relazione vengono segnalate "posizioni a rischio", per altri componenti della maggioranza di centrodestra che sostiene Arena e per un componente dell'opposizione coinvolto per i guai giudiziari del padre. I dipendenti e l'influenza dei clan. I commissari dell'Interno chiamati a svolgere il compito guidati da Valerio Valenti, (Antonio Giaccari e Michele Donega) e i tre tecnici che li hanno coadiuvati (Carlo Pieroni, tenente colonnello dei Carabinieri di Reggio; il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Gerlando Mastrodomenico e il funzionario di polizia Enrico Palermo), non si sono fermati e continuando a scavare hanno messo assieme le schede personali di una quarantina di dipendente del Comune di Reggio (ovviamente si tratta di persone che occupano posti di responsabilità) legati a vario titolo ad esponenti della criminalità organizzata reggina. Tra essi, moltissimi funzionari ed alcuni dirigenti. C'è poi la partita vera, ossia quella degli appalti. Gran parte della relazione infatti disegna la mappa delle aziende in odore di 'ndrangheta che si sarebbero accaparrate decine e decine di commesse pubbliche affidate, anche in via diretta, da Palazzo San Giorgio. Ed è questa, secondo la relazione, la dimostrazione che i clan non solo hanno la possibilità di fare affari con il comune, ma che li hanno già fatti. Naturalmente non si tratta di aziende spuntate dal nulla con l'elezione di Arena, ma di società che anche durante l'amministrazione di Giuseppe Scopelliti (attuale governatore della Calabria) allungavano le mani sulle commesse del comune. Non solo appalti edili, le cosche infatti avrebbero addentella menti anche nelle stanze dei Servizi sociali con proprie aziende che operano con la benedizione del centrodestra anche nel terzo settore.Le reazioni. Per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, "Lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria per contiguità mafiosa deve farci riflettere sulla gravità alla quale è arrivata la situazione nel nostro Paese. Non è possibile che una larga parte del territorio nazionale debba fare i conti con una così forte infiltrazione delle organizzazioni criminali". Critico, invece, il presidente della Regiona Calabria, Giuseppe Scopelliti: "Se la scelta sarà politica assumeremo le nostre decisioni, chiedendoci se questa sia democrazia. Perchè - si è chiesto - in comuni limitrofi a quello di Reggio in cui sono state dimostrate evidenti commistioni tra amministratori e appartenenti al crimine organizzato, non si è proceduto con lo scioglimento?". Per Nichi Vendola, segretario del Sel, "ora i reggini hanno l'occasione e la possibilità di riscatto e di rinascita. La città che vuole cambiare può mettersi alle spalle questa indegna e triste stagione". Secondo il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro questa contiguità rilevata nel comune di Reggio, "non è solo in Calabria, ma anche in amministrazioni del nord Italia". (09 ottobre 2012) http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/09/news/scioglimento-44197399/
918 (M 450, F 468) Densità per Kmq: 18,3 Superficie: 50,11 KmqConsiglio dei Ministri: 20/01/2012 Proponenti: Interno Status: Pubblicato in G.U. n. 61 del 13/03/2012 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Considerato che nel comune di Samo (Reggio Calabria), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, sussistono forme di ingerenza della criminalita’ organizzata; Considerato che tali ingerenze espongono l’amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialita’ dell’amministrazione comunale di Samo; Rilevato, altresi’, che la permeabilita’ dell’ente ai condizionamenti esterni della criminalita’ organizzata arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilita’ degli organi istituzionali; Ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Samo, per il ripristino dei principi democratici e di liberta’ collettiva; Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; Vista la proposta del Ministro dell’Interno, la cui relazione e’ allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 gennaio 2012; Decreta: Art. 1 Il consiglio comunale di Samo (Reggio Calabria) e’ sciolto per la durata di diciotto mesi. Art. 2 La gestione del comune di Samo (Reggio Calabria) e’ affidata alla commissione straordinaria composta da: dr.ssa Maria Stefania Caracciolo - viceprefetto; dr. Alfredo Minieri - viceprefetto aggiunto; dr.ssa Agata Polizzi - funzionario economico finanziario. Art. 3 La commissione straordinaria per la gestione dell’ente esercita, fino all’insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche’ ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. Dato a Roma, addi’ 24 gennaio 2012 NAPOLITANO Monti, Presidente del Consiglio Cancellieri, Ministro dell’interno Registrato alla Corte dei conti il 30 gennaio 2012 Interno, registro n. 1, foglio n. 141 Allegato Al Presidente della Repubblica Il comune di Samo (Reggio Calabria), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica. A seguito di accertamenti avviati dagli organi di polizia, in considerazione del contesto ambientale, nonche' del monitoraggio dell'attivita' dell'amministrazione comunale e della vicenda giudiziaria relativa all'assessore ai lavori pubblici, personale, bilancio e sport, sono emersi elementi significativi su possibili collegamenti degli amministratori dell'ente locale con esponenti delle cosche attive sul territorio. Gli accertamenti svolti hanno evidenziato una fitta trama di relazioni parentali e frequentazioni di alcuni amministratori e dipendenti con soggetti controindicati, nonche' una gestione dell'ente, da parte dell'apparato politico amministrativo, clientelare e poco trasparente connessa ai rapporti di parentela tra alcuni amministratori e dipendenti dell'ente. In relazione a tale circostanza ed al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti dell'amministrazione comunale, il Prefetto di Reggio Calabria, con decreto del 14 marzo 2011, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito. Al termine delle indagini effettuate la commissione incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, ed il Prefetto di Reggio Calabria, come unanimemente ritenuto nella riunione di coordinamento delle forze di polizia svoltasi alla presenza del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha formulato la proposta di scioglimento del consiglio comunale di Samo con l'allegata relazione in data 27 ottobre 2011, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata locale. La commissione di indagine ha preso in esame oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo al profilo di alcuni amministratori e dipendenti comunali connotati da precedenti di polizia e da rapporti di parentela e frequentazioni con soggetti controindicati o contigui alle cosche mafiose operanti nel territorio samese e nelle zone limitrofe. In particolare, e' rilevante la posizione dell'organo di vertice, che risulta coinvolto in procedimenti penali per reati di particolare gravita' ed e' stato notato e controllato con soggetti controindicati. Anche molti componenti dell'attuale consiglio comunale e della giunta sono gravati da pregiudizi di polizia e sono stati notati con elementi di spicco della locale consorteria mafiosa o con soggetti che risultano vicini alle organizzazioni criminali. Assume una posizione di rilievo l'assessore con delega ai lavori pubblici, personale, bilancio e sport che, coinvolto in vicende giudiziarie di particolare significativita', e' ritenuto elemento sensibile all'influenza criminale esercitata da una delle cosche mafiose piu' pericolose che operano sul territorio ed e' considerato personalita' cardine attorno al quale ruota l'intero sistema dei lavori pubblici. E' stato riscontrato, infatti, che alcuni appalti sono stati aggiudicati a ditte riconducibili a congiunti del detto assessore, nonche' ad una ditta il cui titolare e' coinvolto, unitamente all'amministratore in questione, in un procedimento penale per i reati di associazione per delinquere e turbata liberta' degli incanti; procedimento questo che ha sgominato un pericoloso cartello di imprese associatesi al fine di spartirsi, a mezzo di turbativa d'asta, gli appalti sul territorio. Le irregolarita' ed illegittimita' che sono state riscontrate nella attuale consiliatura riguardano anche alcuni atti che trovano il loro presupposto in provvedimenti emanati dall'amministrazione precedente, nella quale compaiono l'attuale sindaco ed alcuni amministratori . E' emblematica la vicenda relativa alla realizzazione di una strada di collegamento del centro abitato di Samo all'importante localita' sciistica di Gambarie. Dall'esame della documentazione relativa a tale opera e' emerso che l'appalto concernente i lavori di un tronco di quella strada di collegamento e' stato aggiudicato nel 2006 alla ditta di cui era titolare il fratello dell'attuale assessore ai lavori pubblici che, al tempo della citata aggiudicazione, era presidente del consiglio comunale. Nel prosieguo l'amministrazione comunale ha consentito che nell'esecuzione dei suddetti lavori subentrasse altra ditta che, pur titolare di partita I.V.A., non risulta iscritta alla Camera di Commercio, pertanto e' sprovvista dei requisiti tecnici e giuridici previsti dalla normativa vigente in materia. Anche altri lavori riguardanti il completamento della strada di collegamento di cui si e' detto sono stati aggiudicati alla ditta il cui titolare e' legato da rapporti di parentela all'assessore ai lavori pubblici. Sintomatico del condizionamento dell'amministrazione locale e' l'atteggiamento di resistenza o addirittura di rifiuto tenuto nei confronti della commissione di indagine alla richiesta di documentazione relativa agli appalti pubblici. Tale atteggiamento era gia' stato segnalato dalle forze di polizia nel corso dell'attivita' di monitoraggio svolta sull'ente. Le criticita' riscontrate in materia di affidamento dei lavori pubblici sono da imputare ad un'azione amministrativa che ha sovente disatteso le normative di settore. Infatti, non e' stato istituito l'albo dei fornitori e delle ditte distinto per tipologie dei lavori e per i diversi criteri di classificazione, previsto dall'art. 45 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163; per la scelta del contraente non sono stati osservati criteri di rotazione tra le ditte in possesso di documentata capacita' tecnica; sono state altresi' riscontrate omissioni nelle procedure di aggiudicazione dei lavori, per le quali non sono stati predefiniti i relativi criteri. Alcune gare, che sono state aggiudicate ad una ditta la cui titolare e' affine dell'assessore ai lavori pubblici, presentano sempre le stesse irregolarita', quali la partecipazione di una sola ditta alla gara, la consegna dei lavori in via d'urgenza senza giustificato motivo, la sottoscrizione del contratto in data successiva all'ultimazione dei lavori, la rimodulazione del quadro economico effettuata dopo l'approvazione e la liquidazione degli atti contabili. Un'assenza di trasparenza connota i bandi relativi agli incarichi professionali da conferire per la progettazione di alcune opere, in quanto carenti dei criteri di scelta. Criticita' sono state riscontrate anche nel settore tributi. Infatti l'attivita' di accesso svolta ha evidenziato consistenti ritardi nella riscossione dei canoni idrici e della TARSU. In particolare, per quanto riguarda il canone dell'acqua, l'ultimo ruolo emesso risale al 2006 con percentuale di riscossione inferiore al 50% e solo nell'anno 2010, per far fronte ad una situazione tributaria deficitaria, sono stati predisposti i ruoli relativi ai canoni non riscossi, vicenda che ha determinato una situazione di malessere nella popolazione ed ha fatto registrare numerose richieste di distacco della fornitura idrica. Relativamente alla tassa rifiuti solidi urbani l'amministrazione, per recuperare il consenso della popolazione, ha disposto lo sgravio o la restituzione della quarta rata della detta tassa, cio' ha comportato la necessita' di effettuare una serie di assestamenti di bilancio, mirati essenzialmente al riequilibrio proprio dei dati contabili conseguenti alla decisione assunta dall'amministrazione. Fra i cittadini morosi per canone acqua e TARSU vi sono anche alcuni amministratori e dipendenti comunali, la maggior parte dei quali risulta abbiano vincoli di parentela o rapporti di stretta contiguita' con soggetti affiliati o vicini alle organizzazioni malavitose operanti nel contesto socio economico-territoriale di riferimento. E' particolarmente censurabile che l'inadempienza sia stata posta in essere da soggetti titolari di munus publicum tenuti in quanto tali a garantire il rispetto della legalita'. Ulteriori criticita' sono emerse nelle procedure relative al servizio di mensa scolastica affidato in via diretta, successivamente alle indizioni di gare andate deserte per non esserne stata data intenzionalmente adeguata pubblicita', ad una ditta intestata alla sorella di un assessore. Nell'aggiudicazione del servizio e' stato fatto riferimento al tipo di abilitazione e di licenza richiesti, ma nessun richiamo alla documentazione obbligatoria prevista dalle norme di legge in materia. Sintomatico di una cattiva gestione dell'ente e' anche il mancato inserimento nel registro dei beni del comune di 32 alloggi risultanti dal catasto fabbricati, per i quali l'ente non si e' attivato per porre in essere gli adempimenti di competenza, ivi compresa la riscossione dei canoni di affitto. La commissione ha evidenziato la carenza di controlli in materia amministrativa, edilizia-urbanistica e circolazione stradale. Nell'ultimo triennio non risultano effettuate le necessarie attivita' di controllo del territorio e di contrasto all'abusivismo edilizio da parte degli organi a cio' preposti, sebbene il fenomeno sia largamente diffuso ed evidente, limitandosi tali controlli alla compilazione di rapporti mensili sulle opere di lottizzazioni abusive ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n.47, tutti negativi e non supportati da alcuna relazione di servizio che attesti lo svolgimento di operazioni sul territorio. E' emblematico dello sviamento dell'attivita' amministrativa anche il coinvolgimento di alcuni esponenti politici, compreso il sindaco, e di tecnici dell'ente in procedimenti penali per violazioni in materia edilizia. Occorre rilevare che la carente azione di governo del territorio, sotto il profilo urbanistico ed edilizio denota una amministrazione locale timida, debole, collusa con il sistema mafioso di condizionamento dello sviluppo sociale ed economico del territorio.
Soprattutto la mancata repressione dell'abusivismo costituisce l'ambito in cui meglio si puo' apprezzare il pericolo oggettivo di commistione tra i poteri pubblici e gli interessi mafiosi. Segnali indicativi di un condizionamento dell'attivita' amministrativa sono stati riscontrati nell'ambito della raccolta dei rifiuti solidi urbani ove, nel periodo in cui l'automezzo comunale era in avaria, l'ente ha affidato il relativo servizio, mediante la procedura della somma urgenza, ad un societa' la cui titolare e' parente del gia' citato assessore ai lavori pubblici. Alla suddetta ditta e sempre con la stessa procedura di somma urgenza era stato affidato, a far data dal 2008, il servizio di raccolta trasporto di rifiuti ingombranti. Non e' di poco conto che la ditta sia stata destinataria, nell'anno 2007, di provvedimento interdittivo emesso dalla Prefettura di Reggio Calabria. Elementi significativi dell'intreccio di interessi tra apparato amministrativo ed ambienti controindicati emergono anche relativamente alle concessioni di pascolo rilasciate nel corso del 2009 e 2010 dall'ente locale proprietario: molti beneficiari di tali concessioni non sono residenti nel comune di Samo, risultano alcuni imparentati con esponenti delle cosche locali, altri soliti accompagnarsi a persone controindicate. Le suddette gravi anomalie si inseriscono in una situazione di disorganizzazione e disservizio del settore in cui e' stata riscontrata la mancata predisposizione della graduatoria per l'assegnazione dei terreni, la durata delle concessioni superiore a quella prevista dal regolamento, la mancata registrazione al protocollo delle concessioni stesse, molte rilasciate in difformita' alle norme regolamentari, peraltro non adeguate alla legge quadro in materia di incendi boschivi. L'attivita' di accesso ha riscontrato, quindi, all'interno dell'ente, un contesto generale di diffusa illegalita', elemento che costituisce una delle condizioni tipiche per il determinarsi del condizionamento mafioso, essendo evidente che di fronte ad un sistema rigoroso e rispettoso delle norme, l'infiltrazione mafiosa si manifesta con il ricorso a sistemi coercitivi, mentre la penetrazione risulta piu' agevole in condizioni di disordine organizzativo, di sviamento dell'attivita' di gestione, di mancanza di rispetto generalizzata delle procedure amministrative, consentendo tali circostanze che l'illegalita' faccia da schermo all'infiltrazione delle cosche locali. L'insieme dei suesposti elementi e' idoneo a suffragare le rilevate forme di condizionamento del procedimento di formazione della volonta' degli organi comunali, essendo questo inciso da collegamenti indizianti la compromissione del buon andamento e dell'imparzialita' dell'amministrazione comunale a causa delle deviazioni nella conduzione di settori cruciali nella gestione dell'ente. Ritengo pertanto che, sulla base di tali elementi, ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Samo (Reggio Calabria) ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con l'affidamento della gestione dell'ente locale ad una commissione straordinaria, per rimuovere gli effetti delle predette anomalie, anche in virtu' degli speciali poteri di cui all'art. 145 del medesimo decreto legislativo. In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Roma, 19 gennaio 2012 Il Ministro dell'interno: Cancellieri FONTE: http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=66323
Dopo il sequestro da 230 milioni: a Reggio Calabria 20 anni di appalti pubblici ombra dei comitati di affari