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Timestamp: 2019-03-23 00:17:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ']

marchi | Page 2 of 3 | Italy Intellectual Property Blog
Nessuna esclusiva sulle “o” a forma di “Cookie”
By Daniela Ampollini on September 7, 2012
Filofax difende il marchio Flex by Filofax davanti al Tribunale di Roma
By Luca Pellicciari on May 10, 2012
Filofax Italia, controllata italiana del gruppo inglese che commercializza la celebre agenda Filofax,(insieme ad una vasta gamma di prodotti come taccuini, notebook, portafogli e borse da lavoro) ha recentemente difeso il proprio marchio Flex by Filofax registrato per notebook, copertine e planners nell’ambito di un procedimento cautelare instaurato innanzi al Tribunale di Roma dall’italiana Buffetti, che ha lamentato come detto marchio interferisca con il marchio Prodotti Flex di titolarità di Buffetti, registrato per prodotti quali meccanismi metallici per block notes, raccoglitori, altri articoli per ufficio e schedari, chiedendo la concessione di inibitoria e provvedimenti consequenziali nei confronti di Filofax Italia. Con ordinanza in data 17 aprile 2012, il Tribunale di Roma ha rigetto le richieste cautelari di Buffetti, in particolare rilevando che il termine “flex”, ovvero l’unico elemento comune alle due registrazioni, peraltro rappresentato in forme grafiche fra loro completamente differenti, richiama generalmente concetti di flessibilità, versatilità ed espansibilità e deve pertanto ritenersi descrittivo, non appropriabile da Buffetti e, quindi, insufficiente a fondare un giudizio di confusione tra i messaggi recapitati dalle due registrazioni in questione. La descrittività del termine “flex” sarebbe peraltro confermata dal suo largo utilizzo, anche nel settore dei prodotti di cartoleria, da parte di numerosi operatori. Il Tribunale ha anche precisato che, se nella parte denominativa Prodotti Flex non può rilevarsi un vero e proprio nucleo ideologico dotato di potere individuante e che i singoli elementi (sia verbali, quali le parole “flex” e “prodotti”, che grafici) di per sé considerati assumono carattere distintivo solo in virtù della particolare combinazione grafica oggetto di registrazione, dovendosi quindi escludere la contraffazione da parte del marchio della resistente. Nel formulare le proprie istanze cautelari, Buffetti ha anche sostenuto che il marchio Prodotti Flex è un marchio rinomato e pertanto meritevole di tutela ultramerceologica, in ragione del suo risalente utilizzo e degli investimenti pubblicitari da parte di Buffetti. Il Tribunale ha tuttavia escluso anche la rinomanza del marchio Prodotti Flex, dal momento che questa sussiste solo quando sia provato che il segno sia conosciuto da una parte significativa del pubblico interessato ai prodotti e servizi da esso contraddistinti, onere non assolto da Buffetti nel caso di specie: è interessante notare che, in questo senso, sono stati ritenuti insufficienti gli elementi portati da Buffetti, tra cui i dati relativi agli investimenti pubblicitari, considerati irrilevanti in assenza di una qualsiasi indicazione circa la quota di mercato detenuta dal marchio Prodotti Flex e rilevazioni demoscopiche dell’accreditamento questo presso il pubblico dei consumatori.
Come reso noto da numerosi mezzi di informazione, il 30 novembre 2011 Plasmon ha lanciato a mezzo stampa e internet una pubblicità in cui l’effetto comunicativo della destinazione dei prodotti Plasmon alla primissima infanzia (da 0 a tre anni) viene ottenuto mettendo a confronto i prodotti Plasmon con prodotti Barilla (i ”Piccolini”) e Mulino Bianco (le “Macine”). Questi ultimi vengono descritti come prodotti “per adulti” per via del livello di pesticidi in essi presente, livello che – stando alla campagna pubblicitaria – è più basso nei prodotti Plasmon, giudicati più adatti per i più piccoli. Ritenuto che le modalità comunicative adottate da Plasmon costituiscono violazione delle norme in materia di pubblicità comparativa, nonché atto di concorrenza sleale, Barilla ha immediatamente reagito, sui mezzi di informazione e innanzi all’autorità giudiziaria, depositando ricorso cautelare per inibitoria e provvedimenti consequenziali nei confronti di Plasmon e della controllante Heinz. Con decreto in data 3 dicembre 2011, il Tribunale di Milano ha inibito Plasmon dalla prosecuzione della pubblicità contestata, fissando una penale di € 100.000 per ogni girono di ritardo. Nel motivare il provvedimento, il giudice ha in particolare ritenuto che, ad una prima analisi, la pubblciità di Plasmon appare non rispettosa dei canoni di una comparazione oggettiva tra caratteristiche “essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative” (art. 4 lett. c del d. lgs. 145 del 2007). In particolare (i) la pubblicità Plasmon darebbe particolare risalto al termine “pesticida”, termine idoneo a trasmettere un messaggio di pericolosità per i consumatori, mentre verrebbe dato un risalto minimo all’unità in cui sono espressi i valori, che è di microgrammi (µg/Kg) per chilo – il valore indicato è quindi una quantità minima; (ii) nel comparare i livelli di queste sostanze presenti rispettivamente nei prodotti Plasmon e Barilla – parametro di difficile comprensione per il consumatore – la pubblicità indica i valori numerici relativi ai soli prodotti Barilla, mentre per i prodotti Plasmon viene indicata una freccia verde. In tal modo Plasmon fornirebbe un’informazione non verificabile dal pubblico. Con motivazione non chiarissima il giudice ha inoltre ritenuto illegittima la comparazione anche ai sensi dell’art. 4 lett. b) d. lgs. 145/2007, in quanto si tratterebbe di prodotti atti a soddisfare bisogni diversi (bambini da 0 a tre anni per Plasmon, mentre bambini sopra i tre anni, adolescenti e adulti per i prodotti Barilla e Mulino Bianco). Poichè l’utilità pratica dell’azione svolta da Barilla potrebbe essere pregiudicata dalla prosecuzione della campagna pubblicitaria nel tempo necessario all’instaurazione del contraddittorio nei confronti di Plasmon, il provvedimento è stato emesso nelle forme del decreto inaudita altera parte, con udienza per la discussione fissata per il 28 dicembre.
Seven vince davanti al Tribunale UE
By Trevisan & Cuonzo Avvocati on October 6, 2011
Con sentenza in data 6 ottobre 2011 (che vi forniamo praticamente in tempo reale), il Tribunale UE ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Luca Trevisan e Donatella Capelli dello studio Trevisan & Cuonzo nell’interesse della Seven S.p.A. – azienda torinese che negli anni è diventata iconica grazie ai suoi zaini per la scuola e il tempo libero–. Seven aveva presentato opposizione avverso la domanda di registrazione di marchio comunitario “Seven For All Mankind” da parte della società americana Seven For All Mankind LLC – casa di moda statunitense – per le classi 14 (gioielleria) e 18 (borse, valigeria, accessori in pelle). La sentenza del Tribunale UE annulla la decisione con cui la Commissione di ricorso dell’UAMI aveva inizialmente rigettato l’opposizione di Seven S.p.a. La Commissione di ricorso aveva negato che potesse sussistere un qualche grado di similarità fra i due marchi opposti , ritenendo che l’unico elemento in comune fra i due marchi in questione – l’elemento “Seven”- non fosse dotato di sufficiente capacità distintiva, tale da instaurare un collegamento tra i due segni, posto che – secondo la commissione – i segni numerici sarebbero sempre deboli, in quanto genericamente utilizzati per indicare quantità, peso e serie numeriche in generale. Il Tribunale – e qui sta il bello di questa sentenza – accogliendo in pieno gli argomenti dei legali di Seven, ha rigettato la tesi adottata dalla commissione, rilevando che (i) è erroneo ritenere che un segno numerico manchi ab origine di carattere distintivo, in quanto la registrazione come marchio di un segno numerico è espressamente ammessa dall’art. 4 del regolamento sul marchio comunitario; (ii) per stabilire se un segno numerico sia effettivamente in grado di distinguere il titolare, occorre avere riguardo ai prodotti per i quali è chiesta la registrazione (secondo una valutazione in concreto, come ormai chiarito dalla giurisprudenza comunitaria e non). Il fatto che il segno “Seven” non presentasse alcun particolare collegamento con i prodotti per i quali era stato registrato(tra cui i noti zaini) , così come il fatto che l’uso di segni numerici per contraddistinguere detti prodotti fosse tutt’altro che comune tra imprese attive nel settore di riferimento, comporta il carattere distintivo dell’elemento “seven” e, di conseguenza, una somiglianza tra i marchi “Seven” e “Seven For All Mankind”; (iii) la protezione conferita dal marchio anteriore può impedire l’uso dello stesso come parte di un marchio successivo, anche quando non si tratti di un marchio “rinomante”. Si tratta di una sentenza importante, perché da un lato stabilisce che i numeri possono essere validamente registrati come marchi (non necessariamente deboli), e dall’altro lato perché completa il ragionamento della Corte di Giustizia in Thomson Life: in quel caso, era stato stabilito che l’inserimento del marchio anteriore a formare un marchio complesso successivo costitutiva violazione del precedente anche se la parte ulteriore del marchio complesso era costituita da un marchio “rinomante”; con questa decisione, si riconosce tutela al marchio anteriore contro il suo inserimento in un marchio complesso successivo anche qualora il marchio anteriore possa essere considerato debole (e quindi a fortiori, nel caso in cui il marchio possa essere considerato forte).
Il Tribunale di Bologna sul marchio della Fortitudo
By Daniela Ampollini on October 3, 2011
Forse per via dell’imminente (ma sarà proprio vero?) arrivo di Kobe Bryant a Bologna sulla sponda Virtus, o più probabilmente per via delle recenti vicende societarie che ne hanno provocato l’estemporanea scomparsa dai circuiti professionistici, la squadra della Fortitudo sembra essersi defilata dall’attenzione degli appassionati italiani di pallacanestro. Eppure, partita come associazione sportiva dilettantistica nata dalla sezione autonoma dell’antica polisportiva Società Ginnastica Fortitudo A.s.d., fin dai primi anni ’90 la Fortitudo Pallacanestro è stata uno dei club professionistici più ricchi e competitivi d’Europa, affollato di cestisti che hanno primeggiato a livello nazionale e internazionale sotto il logo della F scudata. Nei mesi scorsi, proprio il logo avente ad oggetto la famosa “F” scudata e sovrastata da un’aquila bianca è stato al centro di un’ordinanza della Sezione specializzata del Tribunale di Bologna, emessa al termine di un procedimento cautelare iniziato sullo sfondo di un’intricata controversia societaria. Con detto procedimento, la ricorrente Sogema S.r.l. – che nel 2005 aveva acquisito dalla Fortitudo Pallacanestro S.r.l. il ramo d’azienda relativo all’attività commerciale e di marketing – ha rivendicato di essere licenziataria esclusiva del marchio “Fortitudo” in quanto, tra gli assets ceduti a Sogema con la suddetta cessione di ramo d’azienda, rientrava anche il contratto con cui la Società Ginnastica Fortitudo (titolare del marchio) aveva concesso la licenza d’uso esclusivo del marchio alla Fortitudo Pallacanestro S.r.l., poi smantellata. Va anche detto che, con l’assenso della Società Ginnastica Fortitudo, a giugno del 2011 una cordata di imprenditori bolognesi ha acquistato i diritti di partecipazione al campionato di Lega Due dalla squadra Basket Club Ferrara S.r.l., cambiandole il nome in Fortitudo 2011 S.r.l. e raggiungendo così l’obiettivo di restituire l’aquila e la sua “F” scudata ai campionati professionistici. Rivendicando la propria qualità di licenziatario esclusivo, Sogema – che nel 2010 aveva ceduto in sub licenza il marchio Fortitudo ad una squadra di basket dilettantistica – ha pertanto agito in via cautelare affinché il Tribunale inibisse la Fortitudo 2011 S.r.l., Basket Club Ferrara S.r.l. e Società Ginnastica Fortitudo A.s.d. dall’utilizzare il marchio Fortitudo per contraddistinguere i propri prodotti, le proprie squadre sportive e per qualsivoglia altro scopo. Investito della questione, il Tribunale di Bologna ha innanzitutto rilevato che il ramo di azienda ceduto dalla Fortitudo Pallacanestro S.r.l. a Sogema riguardava esclusivamente l’attività commerciale / marketing e comprendeva i contratti attivi necessari per l’attività dei rami d’azienda compresi nel conferimento – come confermato dal testo della relativa delibera assembleare – mentre l’attività sportiva rimaneva in capo alla cedente Fortitudo Pallacanestro S.r.l., poi smantellata. Di conseguenza, stando al Tribunale, benché il marchio ceduto in licenza esclusiva a Fortitudo Pallacanestro S.r.l. – e poi a Sogema, a seguito della cessione di ramo d’azienda – fosse registrato per i prodotti e servizi nelle classi 14, 16, 18, 24, 25, 26, 28 e 41 (quest’ultima includendo il servizio “attività sportive e culturali, organizzazione di eventi e manifestazioni e competizioni sportive), nell’acquisire il ramo d’azienda relativo all’attività commerciale e marketing di Fortitudo Pallacanestro S.r.l., Sogema non era subentrata in alcun diritto di utilizzazione del marchio nell’ambito di attività sportive. Il Tribunale (nella persona del giudice tifoso?) ha pertanto rigettato la richiesta di inibitoria. L’aquila può dunque fare ritorno al palazzetto.
Per capire chi andare a vedere se si vuol tifare Fortitudo cliccare qui.
Per fare (forse) arrossire di invidia i tifosi della Fortitudo cliccare qui
Pubblicato il decreto sulle opposizioni alle domande di marchio italiano
By Daniela Ampollini on July 22, 2011