Source: https://www.fiscoerecupero.com/category/fiscalita-internazionale/
Timestamp: 2019-03-21 02:34:01+00:00
Document Index: 21469460

Matched Legal Cases: ['art. 2901', 'art.1923', 'art. 2929', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 4', 'art. 73', 'art 153', 'art 13', 'art. 67', 'art.167', 'art. 153']

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Tutela Patrimoniale – miti e realtà
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Cosa si intende per Tutela Patrimoniale? Quali strumenti sono realmente performanti, e quali invece i falsi miti di Internet? Proveremo in questo articolo ad affrontare casi concreti di Tutela Patrimoniale sfatando molti miti che circolano in rete.
Per Tutela Patrimoniale intendiamo l’insieme delle azioni e degli strumenti che consentono di mettere a riparo da aggressioni future beni mobili o immobili, intendendo per aggressioni eventuali azioni perpetrate da privati e non dallo Stato. E’ bene precisare e ricordare al lettore che sottrarre dei beni al pagamento delle imposte e quindi rendendo più difficile o inefficace l’azione di pignoramento da parte dello Stato è un illecito penale.
Ma quando si realizza una vera Tutela Patrimoniale?
La tutela patrimoniale si realizza con lo spossessamento giuridico dei beni, ovvero con una chiara distinzione fra il proprietario dei beni ed il suo utilizzatore o titolare effettivo. Laddove non si realizzi un vero e proprio spossessamento dei beni, non ci sarà una reale tutela patrimoniale. Ne sono un chiaro esempio strumenti previsti dal Codice Civile Italiano ma completamente smontati dalla Giurisprudenza di Cassazione. Citiamo alcuni esempi:
Molto diffuso in quanto poco costoso trattasi di un vincolo posto su un bene immobile per gli interessi meritevoli di tutela della famiglia. La Cassazione però ha ridotto drasticamente i cosiddetti “interessi meritevoli” restringendoli esclusivamente, ad esempio, alla presenza di un figlio con gravi handicap. Sicuramente l’insorgere di una posizione debitoria dell’imprenditore non ricade in questa casistica, essendo il bene ancora nella disponibilità del soggetto, che quindi è obbligato a rispondere di tutte le obbligazioni contratte con TUTTI i suoi beni.
In più il fondo patrimoniale è un atto a titolo gratuito, per cui ricade nelle casistiche di cui alla nuovo articolo 2929 bis del C.C. , ovvero “Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito”
L’inutilità del Fondo Patrimoniale viene ampiamente trattata in questo articolo https://www.avvocatobertaggia.com/blog/revoca-fondo-patrimoniale/ , nel quale per l’appunto vengono citate diverse sentenze che smontano completamente questo strumento.
Citiamo una Sentenza del Tribunale di Bologna (in composizione monocratica) N. 1357/2015, pubblicata il 23.04.2015
Il Tribunale rileva che, per quanto l’istituto del trust abbia trovato nell’Ordinamento interno piena legittimazione con la Legge 364/1989 che ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, nel caso di specie siamo di fronte a un trust in cui vi è:
1. sostanziale coincidenza del disponente col trustee e con il beneficiario del fondo;
2. il beneficiario dei frutti, di fatto, è ancora il disponente;
3. natura gratuita dell’atto di trust, da identificarsi con riguardo alle persone dei beneficiari, il cui diritto non risulta essere sottoposto ad alcun vincolo o condizione;
4. lo scopo del trust non può essere considerato degno di tutela, posto che l’intento del disponente parrebbe esclusivamente quello di voler segregare il suo patrimonio, mettendolo al riparo dalle potenziali pretese creditorie.
ancora il Tribunale di Genova, 16 Febbraio 2015 , n. 10051
Esaminando i presupposti della domanda attorea, il Tribunale ha rilevato la presenza di tutti gli elementi dell’azione revocatoria ex art. 2901 c.c, concludendo che l’atto effettivamente voluto dalla debitrice era destinato esclusivamente a sottrarre il bene ai creditori.
In particolare, il Tribunale ha posto l’attenzione sulla natura gratuita del conferimento svolto dalla debitrice che aveva assunto contemporaneamente la figura di disponente e di fiduciara(Trustee), senza ottenere alcun corrispettivo di natura economica.
Il Tribunale di Genova ha ritenuto di dichiarare inefficace nei confronti della creditrice l’atto costitutivo del Trust legittimando una successiva azione esecutiva in danno del medesimo bene.
Potremmo continuare, ma sarebbe superfluo, in quanto tutte le decisioni delle Corti sono concordi nell’affermare due principi:
La gratuità del negozio giuridico. Trattasi infatti di un vincolo, quindi non vi è un reale spossessamento dei beni da parte del debitore, che infatti vincola un bene a titolo gratuito, ovvero senza ricevere alcun corrispettivo.
Un interesse non degno di Tutela! La mera segregazione del patrimonio, motivo per il quale nasce il Trust stesso e per il quale maggiormente Vi si ricorre, non è infatti degno di tutela, quindi lo strumento stesso è totalmente inefficace
Le polizze vita a premio unico
Spesso proposte da banche o promotori finanziari, le polizze vita a premio unico sono prodotti finanziari a tutti gli effetti travestiti da polizze vita, che, come risaputo, sono impignorabili ed insequestrabili art.1923 c.c.
La Cassazione però ha ribadito che, nel caso in cui l’imprenditore versi una somma a premio unico in una polizza vita, riducendo quindi il suo patrimonio a fronte di una posizione debitoria preesistente, la polizza vita può essere pignorata dei creditori. Le uniche polizze vita realmente non pignorabili sono quelle ad accumulo non speculative, ovvero che non abbiano connotati di strumenti speculativi. Essendo presenti una moltitudine di strumenti finanziari misti e non essendo l’interpretazione giurisprudenziale costante, rimane comunque rischioso utilizzare qualsiasi tipologia di prodotto Vita ai fini della Tutela Patrimoniale.
Di sicuro le polizze Linked o comunque contenenti caratteristiche speculative e legate ad indici finanziari sono considerate prodotti finanziari, per cui assolutamente pignorabili e sequestrabili.
La Donazione a moglie e/o figli
Atto a titolo gratuito spesso consigliato da Professionisti poco esperti o poco informati. Trattasi di una donazione a moglie e figli di un bene immobile per cercare di sottrarlo alla disponibilità dei creditori. Essendo un atto a titolo gratuito ai sensi dell’art. 2929 bis del c.c. i creditori possono, entro il primo anno dalla data del trasferimento, procedere all’esecuzione sul bene senza necessità di procedere con azione revocatoria. L’eventuale azione revocatoria sarà poi difficilmente opponibile, essendo facilmente dimostrabile l’unico intento del debitore di sottrarre il bene al soddisfacimento dei creditori.
In questo articolo è trattato ampiamente l’argomento https://www.avvocatobertaggia.com/blog/donazione-debitore-revocatoria-certa/
Tutela Patrimoniale: quali strumenti possono essere realmente performanti
La reale tutela patrimoniale si realizza nel momento in cui si realizza una reale separazione giuridica fra il soggetto intestatario dell’immobile ed il reale beneficiario dello stesso. Strumenti come la Fondazione e la Società Estera sono veicoli dotati di propria personalità giuridica completamente svincolata dal reale beneficiario, e rispondono quindi esclusivamente delle obbligazioni da loro eventualmente contratti.
Eventuali azioni revocatorie, laddove si disponga dei propri beni in presenza di posizioni debitorie, sono sempre possibili, per cui è buona regola premunirsi per tempo, prima che insorgano situazioni debitorie che sono difficilmente gestibili con successo.
La tutela patrimoniale realizzata anche con strumenti non residenti è perfettamente normata dal punto di vista fiscale, non cambiando il carico fiscale dei beni posseduti per mezzo di fondazione o società estera: cambieranno le modalità dichiarative, ma non gli importi da versare allo Stato per imposte, ad esempio, legate al possesso di beni immobili.
Particolare attenzione è rivolta agli atti di trasferimento dei beni allo strumento di tutela patrimoniale; ciò varia in base ad una molteplicità di fattori che rendono impossibile uno schema univoco, bensì occorre applicare una strategia personalizzata per ogni singolo caso, considerando costi e benefici di ogni strumento, sia per quanto riguarda le competenze professionali di gestione che l’eventuale imposizione fiscale diretta ed indiretta.
Restiamo a disposizione all’indirizzo mail mattia.galavotti@gmail.com oppure +386 40 589547 per eventuali chiarimenti.
Tassazione 26% sui dividendi percepiti – Finanziaria 2018
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Tassazione 26% sui dividendi percepiti. Novità dopo l’approvazione della Legge finanziaria 2018. La tassazione 26% dei dividendi percepiti anche a fronte di partecipazione qualificata saranno tassati al 26%.
Di fatto viene quindi abolito il doppio regime di tassazione per le partecipazioni qualificate e non. Ricordiamo che per partecipazione qualificata si intende una quota di almeno il 25% del capitale sociale oppure il 20% dei diritti di voto. Coin il precedente regime i dividendi percepiti erano tassati come descritto di seguito:
Non qualificata: imposta sostitutiva al 26%
Qualificata: concorre a formare la base imponibile del socio per il 58,14%
A partire dal 2018 anche il reddito delle qualificate verrà assoggettato ad imposta sostitutiva del 26%. Di fatto quindi, dal punto di vista della tassazione dei dividendi e dei capital gains, non c’è più differenza fra le due fattispecie di paretecipazione.
Le nuove disposizioni si applicano per quanto riguarda i dividendi a partire dal 1° gennaio 2018, mentre per le plusvalenze la modifica è rimandata al 01 gennaio 2019. Per la distribuzione dei dividendi di natura qualificata è stata predisposta una misura transitoria: per le distribuzioni deliberate tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2022 e aventi a oggetto utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017 si continuerà ad applicare il vecchio regime (concorrenza alla base imponibile).
Per quanto concerne le partecipazioni in società estere, ovvimente cambia il regime per tutte le società white list. Rimane invece soggetto a tassazione piena il dividendo percepito da società black list o di cui all’art. 167 del TUIR.
In caso di distribuzione di dividendi avremmo quindi due tipologie di tassazione, 26% per partecipazioni Italiane o White List, e concorrenza 100% alla formazione della base imponibile per le black list e art. 167 (CFC).
Il cambiamento normativo allinea l’Italia agli altri Paesi Europei, ove la tassazione dei dividendi prevede generalmente una ritenuta a titolo di imposta da parte della società. Vedasi ad esempio l’Austria (27,5%), la Slovenia (25%) e tra i Paesi dell’Est la Romania (16%)
Per maggiori informazioni sull’argomento scrivi a mattia.galavotti@gmail.com
Paradisi Fiscali: UE nuova stretta Paesi OFF-SHORE
L’Unione Europea considera di applicare nuove sanzioni nei confronti dei paradisi fiscali, ovvero i Paesi generalmente chiamati Off-Shore, dove non si pagano tasse per intenderci.
A novembre del 2016 il Consiglio Europeo ha deliberato di preparare una lista dei Paesi non collaborativi in materia di scambio di informazioni da presentare per la votazione entro settembre. In questo modo entro la fine del 2017 dovrebbe essere pubblicata la black-list Europea dei paradisi fiscali.
Dalle prime indiscrezioni sembra l’UE sia orientata verso 4 tipologie di sanzioni, peraltro già in gran parte presenti nella normativa Italiana:
Ritenute sulla distribuzione dei Dividendi
Nuove regole CFC (Controlled Foreign Companies) – Vedi art. 167 TUIR
Nuove regole sulla deducibilità dei costi inerenti diritti e royalties
Limitazioni alla participation exemption
L’intenzione è quella di creare un documento che fornisca linee guida agli Stati membri per riformare le proprie leggi interne, garantendo un minimo di flessibilità per adattarle al contesto normativo presente.
Le sanzioni applicate avranno differenti approcci, sulla base della normativa dei songoli Stati e del caso specifico da trattare. Rimane inteso che molto dipenderà dalla normativa attuale degli Stati Europei che dovranno adeguarsi. Si pensi che molti Paesi dell’Est Europa non hanno una normativa che disciplina le CFC, il transfer pricing o la participation exemption, ed ovviamente dovranno adeguarsi.
L’Italia ha già da tempo attuato riforme in tal senso creando un quadro normativo perfino troppo stringente in alcuni casi, vedi ad esempio la necessità di “alleggerire” l’art. 167 del TUIR togliendo l’obbligo delle esimenti (modifica del termine “deve interpellare” a “può interpellare l’Amministrazione Finanziaria”).
Come già detto più volte una certa “filosofia” di intendere l’Off-Shore è completamente finita. I Paesi che non si adegueranno alle normative Europee saranno di fatto tagliati fuori dal sistema economico Europeo (ed Americano).
Lo stesso dicasi per il sistema bancario: questi Paesi infatti vedranno le proprie banche penalizzate nelle transazioni internazionali, con difficoltà a lavorare con le correspondent bank internazionali.. tradotto i “danari non si muovono più”.
Ottimizzazione fiscale, tax planning e conformità alle nuove normative sono le parole d’ordine della internazionalizzazione di impresa e della tutela patrimoniale del futuro.
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Trust riconoscimento e tassazione
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Trust riconoscimento e tassazione. Cenni sul riconoscimento del Trust a livello internazionale e tassazione dei redditi del Trust. Spesso in materia di Trust viene sottovalutata la differenza fra riconoscimento del Trust dal punto di vista giuridico e imposizione fiscale.
Trust riconoscimento e tassazione: il riconoscimento giuridico
Il riconoscimento giuridico del Trust è regolato dalla Convenzione dell’AJA del 1° Luglio 1985, a cui aderisce anche l’Italia. Tale Convenzione ha lo scopo di identificare univocamente un modello di Trust che sia poi riconosciuto nei vari Paesi. Si tratta quindi di descrivere un “Trust convenzionale”, ovvero un modello che vede 3 soggetti:
Disponente o Settlor
Amministratore del Trust o Trustee
Beneficiario o Beneficiary
Il settlor vincola in Trust uno o più beni i quali saranno amministrati dal Trustee per gli scopi ed i fini del Trust o per uno o più beneficiari. La convenzione precisa anche la separazione patrimoniale fra i beni del Trustee e quelli del Trust, principio però fortemente idebolito dalle recenti sentenze di Cassazione, nelle quali il Trust è stato spesso revocato se autodichiarato oppure esistente solo al fine di proteggere il settlor da aggressioni patrimoniali.
La stessa convenzione infatti, all’art. 4, ribadisce la neutralità del Trust, non entrando nel merito dell’atto dispositivo in Trust, delle motivazioni o di eventuali comportamenti illeciti, revocabili o simulati, lasciando libertà all’autorità giudiziaria di stabilire se il Trust (ed i suoi beni) siano meritevoli di tutela oppure no.
La convenzione quindi tende a fornire un modello di Trust, il quale è del tutto similare al tipico Trust Inglese, e dall’altra ne sancisce il riconoscimento negli stati aderenti, con la possibilità di adottare, in fase di costituzione, anche una legislazione differente fra quelle dei vari Stati aderenti.
Trust riconoscimento e tassazione: gli aspetti fiscali
Se la Convenzione dell’Aja del 1° Luglio 1985 delinea i limiti ed i tratti generali del trust dal punto di vista giuridico, la tassazione è evidentemente demandata ai singoli Stati. Il trust viene ampliamente normato dalla legislazione Italiana, sia per quanto riguarda l’imposizione indiretta a seguito dell’atto dispositivo, sia per quanto concerne le imposte dirette sui redditi percepiti dal trust.
Trust riconoscimento e tassazione: Atto dispositivo e imposte indirette
L’atto dispositivo in trust è il negozio con il quale i beni vengono immessi nel trust. Non vi è dubbio che l’imposta sulle successioni e donazioni vada applicata nell’atto dispositivo in Trust. Nel caso quindi che vengano disposti beni immobili in trust, questi saranno tassati secondo tale regime (esempio 8%), trattandosi di un vincolo di destinazione, e nel caso i beneficiari non siano dichiarati. Nell’applicazione perà di aliquote ridotte o franchigie sarà necessario valutare il rapporto fra disponente e beneficiari. Se il beneficiario è identificato al momento del vincolo l’imposta, benché liquidata immediatamente, godrà delle agevolazioni ad esempio i coniugi o parenti in linea retta (C.M. 48/E/2007). A titolo esemplificativo e non esaustivo, il compendio immobiliare vincolato in Trust da un soggetto a favore del figlio sconterà:
Imposta di successione: esente fino ad € 1.000.000
Imposta di trascrizione: 2% sul valore degli immobili (se non prima casa)
Imposta catastale: 1% sul valore degli immobili (se non prima casa)
Sull’assegnazione dei beni la medesima circolare 48 del 2007 ha chiarito il momento liquidativo dell’imposta: questa deve essere versata all’atto dispositivo, sia che i beneficiari siano nominati o da nominare. Nella successiva assegnazione dei beni dal trust ai beneficiari non sarà applicata imposta.
Trust riconoscimento e tassazione: Imposte dirette
L’imposizione fiscale dei redditi del trust differisce a seconda che il trust sia trasparente oppure opaco. Da sottolineare che il trust è stato inserito dal legislatore fra i soggetti passivi di cui all’art. 73 del TUIR. In particolare il comma 3 stabilisce quando il trust si considera residente in Italia, con inversione dell’onere della prova per i Trust istituiti in Paesi non white-list. Nel caso in cui il trust sia opaco, ovvero i beneficiari non siano identificati, i redditi saranno tassati in capo allo stesso ai fini delle imposte sul reddito delle società. Se invece il Trust è trasparente, ovvero con beneficiari identificati, allora i redditi verranno attribuiti e tassati per trasparenza in capo ai beneficiari. Nel caso invece in cui il Trust sia misto, ad esempio quando solo una parte del reddito viene distribuita, allora solo quella parte di reddito sarà tassata per trasparenza in capo ai beneficiari.
Particolare attenzione è riservata al trust estero. Come detto se questo è localizzato in Paesi non collaborativi sarà considerato Italiano, fino a prova contraria, per cui dovrà sottostare alle regole già espresse sopra. Nel caso in cui il Trust sia non residente allora seguirà la tassazione secondo le norme di cui all’art 153 del TUIR (Reddito degli Enti non Commerciali non Residenti). I redditi tassati saranno quelli prodotti nel territorio dello Stato, secondo le categorie di redditi indicate nell’Art. 23. In via esemplificativa e non esaustiva sarà individuata la tipologia di reddito secondo le categorie riservate al reddito delle persone fisiche, il quale sconterà però l’imposta riservata al reddito delle società.
In base alla localizzazione del Trust e dei beni posseduti molte possono essere le fattispecie che vengono a crearsi dal punto di vista della tassazione e soprattutto del monitoraggio fiscale (dichiarazione RW). E’ di vitale importanza considerare attentamente in via preliminare non solo gli aspetti giuridici ma anche quelli fiscali del Trust, soprattutto se trattasi di Trust estero, al fine di evitare errori nella successiva dichiarazione dei redditi sia ai fini delle imposte dirette che della dichiarazione RW.
Se desideri un parere scrivi a mattia.galavotti@gmail.com oppure via skype a mattiagalavotti
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Tassazione Partecipazioni Estere: Cessione
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Tassazione Partecipazioni Estere
Tassazione partecipazioni estere di un residente italiano. Nell’ambito della tassazione delle disponibilità finanziarie estere particolare fattispecie è riservata alle partecipazioni. Trattasi ad esempio di quote o azioni di società private detenute da un residente italiano. Nel caso di cessione di queste quote potrebbero sorgere delle plusvalenze, con tassazione a carico del proprietario residente in Italia.
Tassazione Partecipazioni Estere: Cenni Generali
Detenere partecipazioni di una società privata, come una LTD o una DOO, è perfettamente lecito quando debitamente dichiarato al fisco. Un residente Italiano è tassato sulla base del prinicpio della WorldWide Taxation, come specificato nell’Art. 3 del TUIR. L’eventuale plusvalenza, ovvero cessione delle quote/azioni, ad un valore maggiore di quello nominale o di acquisto farà scattare la tassazione in capo a colui che vende.
Tassazione Partecipazioni Estere: dove sono tassate?
Vista la normativa domestica, in caso di tassazione delle partecipazioni estere, occorre valutare la disciplina convenzionale. Al contrario dei beni immobili, l’art 13 del modello OCSE al par. 5 riserva la facoltà di tassare il reddito esclusivamente allo stato di residenza dell’alienante. Quindi se un soggetto Italiano cede delle quote di una DOO Slovena e realizza una plusvalenza questa, per disciplina convenzionale, sarà tassata solo in Italia. La Slovenia potrebbe applicare delle imposte, ma queste, se non dovute secondo la Convenzione, saranno oggetto di richiesta di rimborso a quello Stato
Tassazione Partecipazioni Estere: la base imponibile
La tassazione delle plusvalenze a seguito di cessione di partecipazioni estere, segue le stesse regole delle partecipazioni Italiane. Quindi, secondo l’art. 67 del TUIR, la plusvalenza concorrerrà solo per il 40% alla base imponibile (innalzata al 49,72% dal D.M. 2.4.2008) se partecipazione qualificata, o sconterà l’imposta sostitutiva del 26% se non qualificata. Questi regimi sono applicabili laddove la società partecipata non risieda in un Paese Black List oppure rientri nelle fattispecie di cui all’art.167 (regime CFC). In questi casi infatti la tassazione dei redditi e delle plusvalenze inerenti le partecipazioni è per trasparenza in capo al socio; per cui l’intera plusvalenza concorrerà alla formazione della base imponibile del soggetto.
Per maggiori informazioni: mattia.galavotti@gmail.com oppure skype mattiagalavotti (chiedendo di essere contattati)
Tutela Patrimoniale – Aspetti Fiscali
Tutela Patrimoniale e aspetti fiscali, utilizzo degli strumenti giuridici non residenti.
Nell’ambito della tutela patrimoniale spesso si utilizzano strumenti giuridici non residenti, ovvero società di diritto estero, fondazioni, trust, i quali, in presenza di proprietà immobiliari detenute in Italia, generano fenomeni di tassazione atipiche. Come è noto, un soggetto giuridico residente in Italia, al pari delle persone fisiche, è tassato sui redditi ovunque prodotti per il principio della WorldWide taxation che è presente nell’ordinamento fiscale Italiano ed in molti ordinamenti Europei. Nei trattati contro la doppia imposizione redatti su modello OCSE la tassazione dei redditi immobiliari compete, ancorchè in via non esclusiva, allo stato di residenza degli immobili, questo sia per le tasse di possesso che per le eventuali plusvalenze in caso di vendita. Nel caso in cui quindi ai fini della tutela patrimoniale di beni immobili, ad esempio detenuti in Italia, si utilizzi una società di diritto estero non residente, o strumento equivalente, questo si dovrà identificare in Italia ai fini fiscali non solo al fine di addivenire ad atto notarile di cessione, e quindi della corretta iscrizione nei pubblici registri immobiliari, ma anche ai fini dell’imposizione fiscale dei redditi immobiliari conseguentemente prodotti.
Cosa dice la legge Italiana in merito?
Il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), norma a tal proposito i redditi dei soggetti non residenti privi di stabile organizzazione, per i quali, in linea di principio, è prevista la tassazione dei soli redditi prodotti in Italia, in deroga al principio della WorldWide Taxation. L’art. 153 recita infatti
Il reddito complessivo delle societa’ e degli enti non residenti di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 73 e’ formato soltanto dai redditi prodotti nel territorio dello Stato, ad esclusione di quelli esenti dall’imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva.
Si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi indicati nell’articolo 23, tenendo conto, per i redditi d’impresa, anche delle plusvalenze e delle minusvalenze dei beni destinati o comunque relativi alle attivita’ commerciali esercitate nel territorio dello Stato, ancorche’ non conseguite attraverso le stabili organizzazioni, nonche’ gli utili distribuiti da societa’ ed enti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 73 e le plusvalenze indicate nell’articolo 23, comma 1, lettera f).
Da notare anche la classificazione dei redditi ai fini dell’Art. 23 (redditi personali) che viene utlizzata anche per redditi d’impresa, in questa particolare fattispecie.
Ne deriva quindi che un soggetto non residente che possegga beni immobili in Italia, debba comunque effettuare la dichiarazione dei redditi in Italia e scontare le imposte sui redditi eventualmente prodotti.
Tutela Patrimoniale e tassazione dei redditi
Rimane inteso quindi come, dal punto di vista fiscale, la tutela patrimoniale realizzata con strumenti giuridici non residenti non impatti in alcun modo sulla tassazione dei redditi prodotti dai beni posseduti, sia che si tratti di beni immobili oppure mobili, come danaro, titoli e quant’altro.
Lo scopo è quello di realizzare una separazione reale del patrimonio personale da quello, ad esempio, aziendale, proteggendo e destinando tale patrimonio ai bisogni propri e della famiglia con strumenti avanzati che nell’ordinamento italiano ormai esistono solamente nella teoria, ma che in pratica non sortiscono più gli effetti sperati.
Tutela Patrimoniale: cosa fare?
La mera costituzione di una società estera è solo il primo passo per la realizzazione di uno strumento di tutela patrimoniale, inteso che poi tale società dovrà adempiere correttamente agli obblighi di legge non solo nel Paese in cui è residente, ma anche nel Paese in cui risiedono gli assets che possiede. Tutto ciò può sembrare alquanto complicato, ma in realtà non lo è se ci si affida a professionisti competenti nel campo, che possano offrire servizi completi e di comprovata esperienza, sia nel Paese in cui viene costuita la società che nel Paese in cui risiedono gli immobili.
La gestione, per così dire post-cessione, che segue ad un conferimento immobiliare in società non residente piuttosto che endowment in Fondazione è la fase più importante dell’operazione complessiva di Tutela Patrimoniale, se non viene seguita correttamente rischia di compromettere l’intera operazione.
Per maggiori informazioni scrivimi a mattia.galavotti@gmail.com oppure chiedi un contatto Via Skype a “mattiagalavotti”
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