Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1336-codice-civile-offerta-al-pubblico
Timestamp: 2018-05-21 16:32:55+00:00
Document Index: 5973887

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1336', 'art. 2077']

Art. 1336 codice civile: Offerta al pubblico
Codice civile Art. 1336 codice civile: Offerta al pubblico
L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi (1) (2).
La revoca dell’offerta, se è fatta nella stessa forma dell’offerta o in forma equipollente, è efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia (3) (4).
Offerta al pubblico: proposta di contratto che si caratterizza per il fatto di essere rivolta ad una generalità di destinatari. Il requisito della pubblicità s’intende soddisfatto da ogni forma che renda l’offerta facilmente conoscibile al pubblico.
(1) Trattandosi di una proposta, l’offerta al pubblico deve presentarne tutti i requisiti, e cioè: a) deve essere completa (contenere gli elementi essenziali del contratto); b) deve essere manifestata con l’intenzione di impegnarsi. L’offerta al pubblico produce effetti nel momento in cui l’offerta sia resa conoscibile al pubblico (es.: pubblicità sui giornali, esposizione della merce col relativo prezzo, offerta di merce attraverso apparecchi a gettoni).
(2) L’art. 116, d.lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. banca) dispone che le informazioni pubblicizzate nei locali delle banche aperti al pubblico non costituiscono offerta al pubblico ai sensi del presente articolo.
Cfr. anche artt. 30 ss., d.lgs. 24-2-1998, n. 58 (T.U. intermediazione finanziaria) per le offerte di prodotti finanziari.
(3) La stessa forma di pubblicità (o una forma equivalente) prevista per l’offerta è richiesta per la revoca di essa, la quale, ove è assolto quest’onere di pubblicità, è efficace anche nei confronti di chi non ne abbia avuto notizia.
(4) In conformità a quanto stabilito dal presente articolo, il titolare dell’attività commerciale al dettaglio procede alla vendita nel rispetto dell’ordine temporale della richiesta (art. 3, d.lgs. 31-3-1998, n. 114).
Come emerge dall'art. 2 comma 1, lettera ii) del Tusmar (d.lg. n. 177 del 2005) nonché dall'art. 1 comma 1, lett. e), del regolamento dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 538/01/CSP, la televendita rappresenta un tipo particolare di iniziativa pubblicitaria, avente i requisiti di una vera e propria proposta di contratto ad incertam personam, che spiega specifici effetti diretti, con un preciso rilievo giuridico sotto il profilo negoziale. Si tratta di una vera e propria offerta al pubblico come configurata e disciplinata dall'art. 1336 c.c. La telepromozione, invece, trattata, rispettivamente, nelle lettere mm.) e f) delle sopra citate disposizioni, è una forma di pubblicità consistente nell'esibizione di prodotti, presentazione verbale e visiva di beni e servizi, di un produttore di beni o di un fornitore di servizi, fatta dall'emittente nell'ambito di un programma, al fine di promuovere la fornitura, dietro compenso, dei beni e servizi stessi. La telepromozione, quindi, risulta priva di effetti negoziali.
T.A.R. Roma (Lazio) sez. I 03 luglio 2014 n. 7051
Con riferimento alla natura e l'efficacia del bando per la selezione ai fini dell'avanzamento interno di carriera, va ribadito che ove il datore di lavoro abbia manifestato la volontà di provvedere alla copertura di posti di una determinata qualifica attraverso il sistema del concorso interno ed abbia, a questo fine, pubblicato un bando che contenga tutti gli elementi essenziali (numero dei posti disponibili, qualifica, modalità del concorso, criteri di valutazione dei titoli ecc.), prevedendo, altresì, il riconoscimento del diritto del vincitore del concorso di ricoprire la posizione di lavoro disponibile e la data a decorrere dalla quale è destinata ad operare giuridicamente l'attribuzione della nuova posizione, sono rinvenibili in un siffatto comportamento gli estremi della offerta al pubblico, che impegna il datore di lavoro non solo al rispetto della norma con la quale esso stesso ha delimitato la propria discrezionalità, ma anche ad adempiere l'obbligazione secondo correttezza e buona fede; conseguentemente il superamento del concorso, indipendentemente dalla successiva nomina, consolida nel patrimonio dell'interessato l'acquisizione di una situazione giuridica individuale, non disconoscibile alla stregua della natura del bando, né espropriabile per effetto di diversa successiva disposizione generale, in virtù del disposto dell'art. 2077 c.c., comma 2.
Cassazione civile sez. lav. 28 gennaio 2013 n. 1818
In tema di impiego pubblico privatizzato, il diritto del candidato vincitore ad assumere l'inquadramento previsto dal bando di concorso, espletato dalla p.a. per il reclutamento dei propri dipendenti, è subordinato alla permanenza, al momento dell'adozione del provvedimento di nomina, dell'assetto organizzativo degli uffici in forza del quale il bando era stato emesso.
Cassazione civile sez. un. 02 ottobre 2012 n. 16728