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Timestamp: 2020-07-10 19:17:15+00:00
Document Index: 159144535

Matched Legal Cases: ['art. 1882', 'art. 9', 'art. 1882', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 47']

L'impresa assicurativa e i contratti di genere assicurativo-finanziario. Unit linked, index-linked, piani pensionistici individuali | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
30 Settembre 2002 In Diritto finanziario
L’impresa assicurativa e i contratti di genere assicurativo-finanziario. Unit linked, index-linked, piani pensionistici individuali
1. Anche l’ assicurazione è finanza. L’ assicurazione è finanza già nella prospettiva delineata dalla elementare formulazione dell’art. 1882 del codice civile. Si pensi alla assicurazione < sulla vita >. Con il contratto di assicurazione < verso il pagamento di un premio > si trasferisce il rischio di un evento < attinente alla vita umana >. Lo si trasferisce sull’impresa assicurativa che al verificarsi dell’evento provvederà a corrispondere un capitale o una rendita. E il < premio > che si versa all’impresa altro non è se non investimento finanziario con finalità previdenziale. Investimento finanziario che merita la maggior attenzione se soltanto si considera quanto sono numerose le situazioni a rischio da amministrare con una strategia di portafoglio a carattere previdenziale. A veder bene già ogni evento che possa diminuire i flussi di reddito o le stesse necessità di un maggior reddito per l’età anziana indica con assoluta evidenza in che misura è ben motivata decisione di portafoglio l’assicurarsi per precostituire garanzie di futuri incrementi patrimoniali . In questo e in ogni altro caso soltanto il contratto di assicurazione è infatti investimento finanziario che offre certezze.
Altre forme di investimento finanziario promettono o lasciano immaginare rendimenti più elevati ma invariabilmente espongono al pericolo di perdite. E se la finalità dell’investimento è di genere previdenziale, se l’intenzione dell’investitore è fare fronte ad un rischio sarà chiaro che soltanto la assicurazione permette di azzerarne i fattori. Valgono le considerazioni ormai infinite volte ma sempre utilmente ripetute . Si pensi all’investimento immobiliare che compensa la sua limitata redditività con un elevato grado di certezze patrimoniali. O invece all’investimento azionario in così incerto equilibrio tra aspettative di consistenti guadagni di capitale e soglie di rischio sempre molto elevate. E già il senso comune avvertirà che sempre rendimento e rischio stanno tra loro in un preciso rapporto, perché soltanto investimenti a rendimento contenuto consentono di contenere i fattori di rischio, invece inevitabilmente elevati quando si punta ad elevati rendimenti del portafoglio finanziario. L’opportunità di investimento offerta dalla assicurazione si fa quindi preferire ogni volta che per finalità previdenziale sembri indispensabile investire risparmio in un financial product che economicamente azzeri tutti i fattori di rischio sia oppure rischio invece correlato < agli eventi della vita > .
Regola la materia una disciplina di settore che con il progressivo recepimento delle direttive comunitarie degli anni Novanta è diventata più evoluto regime del comparto. E la gestione delle risorse amministrate dalla impresa assicurativa sarà attività vincolata da stringenti regole di genere prudenziale e da norme che impongono la precostituzione di garanzie. Se perciò non si danno chances di carattere speculativo l’investitore in contratti proposti dall’impresa assicurativa riceverà pur sempre o un < capitale > che corrispondono alle aspettative di quanti al loro risparmio domandano più di ogni altra cosa risultati di protezione da ogni eventualità rischiosa. . E questo spiega perché nel gran numero dei paesi ad elevata cultura del risparmio l’assicurazione è parte così importante del portafoglio finanziario dell’investitore famiglie. D’altra parte la tradizionale assicurazione ormai è soltanto una delle varianti di prodotto finanziario offerte dal mercato assicurativo. E se è vero che da sempre (e in tutti i casi ) l’assicurazione è finanza ancor più va segnalato con la dovuta evidenza il processo di innovazione del sistema che ha progressivamente maturato nuovi tipi di contratto assicurativo, caratterizzati da una componente finanziaria così rilevante da suggerire la comune denominazione di prodotto di genere assicurativo- finanziario.
Naturalmente in queste pagine non interessa la riflessione degli studiosi comprensibilmente impegnati in una difficile opera di sistemazione concettuale delle nuove fattispecie. E di esse non sarà possibile riferire con la completezza di riferimenti che pure sarebbe desiderabile. Né sarà possibile valutare in che misura le normative di disciplina dei prodotti di genere assicurativo-finanziario corrispondono ( e soltanto in parte corrispondono) alle necessità di tutela degli investitori . Ma più avanti sarà quanto meno necessario considerare che cosa per essi stabiliscono le disposizioni del Tuf in deroga al generale regime delle operazioni di sollecitazione del pubblico risparmio. E comunque già da adesso occorre documentare il particolare oggetto e i particolari contenuti di questa serie di nuovi financial products , a conferma della già segnalata tendenza del sistema ad organizzarsi nelle forme di una economia finanziaria di imprese e operatori di mercato sempre più spesso e dichiaratamente polifunzionali .
In questa prospettiva di analisi un primo richiamo di attenzione merita certamente la innovazione di prodotto a suo tempo costituita dalla integrazione delle polizze assicurative con clausole di indicizzazione. Come si sa l’obbligazione contratta dall’impresa assicurativa è debito di valuta che di per sé non comporta rivalutazioni in caso di svalutazione monetaria. E in presenza dei persistenti fattori di svalutazione monetaria degli anni Sessanta si era resa indispensabile l’offerta al mercato di un prodotto assicurativo che fosse appunto capace di < neutralizzare il rischio di svalutazione >. Da ciò le innovazioni di prodotto in allora operate con riferimento ad un indice (l’indice ufficiale del costo della vita) assunto come punto di riferimento per rivalutare di anno in anno (il premio assicurativo) e la somma assicurata. Se medesimi risultati di protezione del risparmio previdenziale era possibile conseguire mediante polizze in valuta estera, al tempo stesso occorreva tuttavia considerare la concorrenza competitiva di altre forme di investimento anch’esse quanto mai prudenziali e tuttavia capaci di maggiori rendimenti. E per fare soltanto un esempio si pensi al caso dei < buoni del tesoro>. Si spiega così l’ ulteriore innovazione di prodotto poi praticata dalla imprese assicurative con lo strumento delle polizze rivalutabili .
Già l’assicurazione congegnata sul modello delle polizze a prestazioni rivalutabili presenta tutti i caratteri dell’offerta di mercato di genere misto,essendo con ogni evidenza proposta di un contratto di assicurazione che è al tempo stesso modalità e tecnica di investimento finanziario. All’ investitore assicurato si garantisce la corresponsione dell’ importo indicato in polizza ma il premio che si corrisponde all’impresa assicurativa confluisce in un fondo distinto dalle sue altre attività patrimoniali . Fondo a gestione separata e da investire in valori mobiliari si tratti poi di titoli di stato, di un diverso genere di obbligazioni, di azioni o di altro ancora. Alla allocazione delle risorse del fondo l’impresa assicurativa provvede senza garantire (oppure garantisce in misura quanto mai contenuta) una redditività di gestione. Ma a veder bene il contratto in certa misura è già di per sé financial product perché una adeguata redditività di gestione è pur sempre quanto tuttavia si persegue nell’intento di integrare le prestazioni comunque dovute all’assicurato con il plusvalore costituito dal possibile rendimento finanziario di quel portafoglio di valori mobiliari.
Se la gestione finanziaria del < fondo > consegue incrementi del suo valore patrimoniale,una volta < detratta > una che l’impresa riserva a sè come remunerazione del servizio offerto, il restante rendimento economico della gestione andrà a beneficio degli assicurati determinandosi così la prevista rivalutazione delle prestazioni attese dall’investitore. A certificare gli andamenti e i risultati della gestione finanziaria provvederà una società di revisione contabile. Di anno in anno < comunicazioni > dell’impresa informeranno l’investitore dei risultati finanziari che si sono conseguiti, del valore raggiunto dal capitale o dalla rendita assicurati e della misura del loro aumento. E si deve ricordare ancora una volta che comunque l’impresa garantisce ( deve garantire ) la corresponsione della somma indicata in polizza . Somma tuttavia sperabilmente integrata dal possibile rendimento della indicata gestione finanziaria. In punto di teoria generale del contratto non è cosa semplice una sua puntuale qualificazione, e perciò identificare con certezza la sua causa ma in ogni caso sarà del tutto evidente che ad essa non è certamente estranea l’aspettativa dei guadagni di portafoglio conseguenti ad una gestione finanziaria del genere che si è indicato.
2. Assicurazione con una componente finanziaria di grande consistenza (e perciò operazione a contenuto fortemente polifunzionale) è il contratto unit-linked. Contratto di assicurazione sulla vita a premio unico che si caratterizza per essere il suo rendimento correlato alle variazioni di valore di attività finanziarie. Al premio versato corrispondono quote (di un fondo interno all’impresa di assicurazione) di uno o più fondi comuni di investimento. Alla scadenza del contratto la prestazione dovuta all’assicurato investitore si determina moltiplicando il numero delle quote possedute per il loro valore di mercato qual è in quel momento. Molto spesso questo genere di prodotto finanziario non offre garanzia di un rendimento minimo né garanzia di consolidamento dei rendimenti anno per anno. L’impresa assicurativa tuttavia garantisce pur sempre la corresponsione del capitale indicato in polizza al momento della conclusione del contratto. Perciò il contratto è cosa diversa da una operazione interamente a rischio. Ma suo carattero distintivo è pur sempre la strutturale correlazione ad attività finanziarie ( e si consideri quanto adesso ha disposto l’Isvap con suo provvedimento del).
Correlazione a titoli e attività finanziarie ancora più incidente nel caso del contratto index-linked . E’ tale . il contratto di assicurazione a premio unico che riferisce il suo rendimento agli andamenti di un determinato indice. E per esempio un indice di mercato azionario. Se alla scadenza del contratto gli andamenti dell’indice di riferimento saranno stati positivi, l’assicurato investitore riceverà il pagamento del capitale versato maggiorato dell’incremento dell’indice,in caso contrario ricevendo comunque in restituzione il capitale versato eventualmente integrato da un rendimento minimo contrattualmente garantito. Nel caso dei contratti index -linked sarà ancora più evidente in qual misura il prodotto dalle imprese assicurative offerto al mercato del pubblico risparmio è di genere misto, per la determinante componente finanziaria che naturalmente molto aggiunge alle finalità previdenziali di un qualsiasi contratto di assicurazione . E al di là delle astratte partizioni di materia una ricognizione di campo davvero esauriente dovrebbe poi considerare altro ancora .
Caratteri di particolare rilievo in questo senso presentano le polizze del genere Long Term Care,già ampiamente diffuse in altri paesi come strumento assicurativo (e finanziario) di protezione previdenziale delle persone in età avanzata non più capaci di provvedere da sé alle necessità della vita quotidiana. Ma anche nel nostro paese adesso si sono finalmente attivate forme di investimento con finalità previdenziale per l’appunto commisurate ai problemi conseguenti < alla longevità e alla non autosufficienza >. E appunto secondo logica di Long Term Care è crescente l’offerta di prodotti al tempo stesso assicurativi e finanziari . Prodotti costituiti da un contratto di rendita vitalizia che verso il pagamento di di un premio unico garantisce all’investitore una < rendita pensionistica di base > ma anche la corresponsione di una rendita < aggiuntiva >. Si tratta di rendita aggiuntiva che si eroga in caso di perdita dell’autosufficienza, e comunque al compimento degli ottantacinque anni anche se l’assicurato per sua fortuna si trovi in condizioni di autosufficienza e < in buone condizioni di salute > .
Quando sia questa la particolare finalità di genere previdenziale che si intende perseguire con una razionale decisione di investimento finanziario, sarà poi il caso di prendere in considerazione le alternative offerte da altre forme di investimento previdenziale opportunamente correlate ad un piano assicurativo a premi periodici. Si pensi al contratto congegnato in modo tale che alla sua scadenza l’impresa assicurativa provvederà alla corresponsione di una < rendita pensionistica di base > ( con possibile reversibilità a favore del coniuge superstite) tuttavia integrata da una rendita < aggiuntiva > appunto per il caso di sopravvenuta < perdita dell’autosufficienza > . Se la perdita di autonomia si verifica nel corso del piano di accumulazione l’assicurato avrà diritto ad una rendita immediata (che in questo caso precede il pagamento della rendita di base) né si dovranno più pagare i premi previsti successivamente. E già adesso si deve avvertire del grande rilievo delle attività di mercato finanziario che le imprese assicurative possono svolgere in forma di gestione di fondi pensione chiusi così come mediante l’offerta di fondi pensione aperti o ancora sollecitando il pubblico risparmio alla sottoscrizione di piani pensionistici individuali.
Importante modalità di proposta di investimento finanziario delle imprese del settore sono infine i contratti di capitalizzazione che diversamente dal contratto di assicurazione non incorporano alcuna . La loro offerta di mercato è perciò attività non assicurativa delle imprese di assicurazione. E non occorre lunga riflressione per comprendere in che senso costituiscono con ogni evidenza congegno puramente finanziario un ampio insieme di operazioni di capitalizzazione tali che dall’investimento di un capitale si derivano e perciò rendimenti che diventano a loro volta importo in conto capitale. L’impresa riceve in versamento un premio unico o premi periodici e provvede alla gestione (tutta finanziaria ) di queste risorse monetarie,assumendo l’impegno di corrispondere alla scadenza del periodo contrattualmente stabilito un capitale costituito dagli importi versati e accresciuto da interessi ad un tasso di interesse garantito,che a loro volta avranno maturato altri rendimenti finanziari per effetto degli investimenti di patrimonio variamente operati dall’impresa assicurativa .
Prefigurando piani pensionistici individuali da attivare ,le disposizioni del decreto legislativo 47 del febbraio 2000 che sono diventate il nuovo art. 9 ter del decreto legislativo 124 dell’aprile 1993 hanno poi segnato una significativa svolta di sistema. Una cosa è infatti il fondo pensione aperto che sia promosso da imprese assicurative . Altra (e tutt’altra cosa) è invece l’operare di imprese assicurative che propongono piani pensionistici individuali sul modello del contratto di assicurazione dell’art. 1882 del codice civile . E la precisa distinzione tra fondi pensione aperti e polizze vita con finalità previdenziali già si leggeva con grande evidenza al terzo comma dell’art. 3 della legge di delega del maggio 1999 . Finalità previdenziali del contratto di assicurazione dell’art. 9 ter espressamente richiamate dal primo comma della norma,dove si avverte che il contratto di assicurazione deve garantire le prestazioni < di cui all'articolo 9 bis, comma 4 >, e perciò le prestazioni previdenziali in via generale già stabilite dall’art. 7 del decreto legislativo 124 . E si devono tenere in conto anche le altre specialità di regime del contratto di assicurazione < piano pensionistico > . Ma la svolta di sistema è pur sempre molto rilevante, considerato che per via della nuova disciplina dell’art. 9 ter l’offerta di forme di previdenza privata non è più attivita riservata in via esclusiva al fondo pensione.
Possono operare le imprese assicurative autorizzate < ad operare nel teritorio dello Stato o quivi operanti in regime di stabilimento o di prestazione di servizi > . Una volta confermato che l’accesso alla forma previdenziale di possibili , e con generale estensione di campo anche a quanti non appartengano al mondo del lavoro, le imprese assicurative devono applicare una disciplina che in notevole parte consiste di disposizioni di rinvio alla normativa dell’art. 9 bis del decreto legislativo 124 . . In esecuzione del contratto sono dovute nei tempi e con le modalità della norma le prestazioni di e di del suo già segnalato quarto comma. Valgono le facoltà di prosecuzione del rapporto e il regime di liquidazione delle prestazioni che si stabiliscono al quinto e sesto coma dell’art. 9 bis . Il secondo comma dell’art. 9 ter avverte infine che in corso di esecuzione del contratto sono consentite variazioni dell’ammontare dei premi pur se stabilito < in misura fissa > all’atto della sua conclusione.
Anche nel caso della forma pensionistica individuale attivata mediante contratti di assicurazione sulla vita valgono poi le innovazioni di regime che con l’art. 3 del decreto legislativo 47 si sono apportate all’art. 10 del decreto legislativo 124 . Opera perciò il regime di riscatto < anche parziale > della posizione previdenziale stabilito dal suo primo comma bis . Decorsi < tre anni dalla data > di conclusione del contratto il nuovo comma terzo quinquies dell’art. 10 attribuisce al sottoscrittore le ampie facoltà di trasferimento della posizione previdenziale che si sono già segnalate. E il comma terzo quater dell’art. 10 stabilisce che in caso di morte dell’iscritto alla forma pensionistica la sua posizione previdenziale < sarà riscatta dagli eredi >. Si completa così una disciplina di significativa integrazione dei possibili contenuti dei contratti proposti da imprese assicurative al mercato del risparmio previdenziale. A svolgere le necessarie funzioni di pubblica vigilanza sarà l’Isvap. Il terzo comma dell’art. 9 ter avverte che le imprese assicurative autorizzate alla attività devono comunicare alla Covip le loro . E < prima della loro applicazione > cosa che impegna la Commissione di vigilanza a valutazioni di incerta qualificazione (e di incerto oggetto ). Ma di tutto questo si dirà più avanti.
3 . In apertura di discorso maggormente interessa indicare le grandi linee del complessivo sistema di pubblica viglanza. Se in diversa misura ma in ognuna delle fattispecie che si sono passate in sommaria rassegna (e altre ancora ) l’ assicurazione è finanza, e perciò allocazione di risparmio meritevole della tutela imperativamente domandata dalle norme di costituzione economica ( e nel modo più immediato dal primo comma dell’art. 47, anche per il comparto assicurativo dell’economia finanziaria si deve infattii guardare con la dovuta attenzione alle disposizioni (e ai numerosi problemi ) di garanzia di adeguata protezione degli investitori. Una volta di più si trattava di progettare i congegni di regolazione del settore e di pubblica vigilanza a tal fine sempre necessari. Occorreva quindi disciplinare il settore nel modo che occorre per un suo affidabile operare in condizioni di stabilità del mercato,di solvibilità e di efficienza delle imprese,di trasparenza delle loro attività (e attività da svolgere secondo le obbligate regole di correttezza dell’agire professionale ). E appunto a tutto questo si riferiscono le competenze che ad esito di una lungo processo di evoluzione degli assetti organizzativi delle funzione di pubblico controllo si sono assegnate all’ Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo ( da qui in avanti l’Isvap).
Quando in tempi ormai lontani (e più precisamente con il regio decreto 966 del 29 aprile 1923) per la prima volta viene assegnata organica disciplina alla materia assicurativa si procede secondo principio di direzione pubblica del settore. Si conferiscono all’autorità di governo (al ministro dell’ e poi al ministro dell’industria)sia poteri di normazione che le necessarie funzioni di vigilanza . Una diversa regolazione del settore prende avvio soltanto con la legge 576 del 12 agosto 1982 istitutiva dell’Isvap, da allora operante in un regime progressivamente variato dalla legge 20 del 1991 e da successivi provvedimenti degli anni Novanta che ne precisano e incrementano il ruolo istituzionale, dovendosi in modo particolare segnalare il d. p. r. . 385 del 1994, i decreti 174 e 175 del 1995 intesi al recepimento delle direttive comunitarie, il decreto legislativo. 373 del 1998 e adesso la legge 57 del 2001. Con il decreto legislativo 373 del 31 ottobre 1998 si era finalmente riconosciuto all’Isvap autonomia organizzativa,contabile e finanziaria. .
E l’Isvap è oggi ente persona giuridica di diritto pubblico del genere della autorità amministrative indipendenti,che esercita funzioni di vigilanza nei confronti delle imprese di assicurazione e delle imprese di riassicurazione così come di tutti gli altri soggetti vincolati alla disciplina sulle assicurazioni private, compresi agenti e mediatori di assicurazione . Quanto all’autorità di governo che ha competenze in materia assicurativa (con la denominazione del decreto legislativo 300 del 30 luglio 1999 )opera il Ministero delle attività produttive . Ma i poteri e le responsabilità istituzionali dell’autorità di governo non significano possibile interferenza nell’ambito delle competenze dell’Isvap. Competono pur sempre all’ Isvap i provvedimenti di autorizzazione delle imprese all’esercizio dell’attività assicurativa e delle altre ad essa connesse. E compete all’Isvap svolgere in posizione di autonomia tutte le indicate funzioni di vigilanza, che saranno volta a volta controllo di gestione tecnica e finanziaria ma anche patrimoniale e contabile, dovendosi sempre vigilare quanto occorre per garantire che l’impresa assicurativa operi secondo regole di sana e prudente gestione
Sono di primario rilievo gli strumenti di vigilanza prudenziale attivati in funzione di controllo < della situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa >,con particolare riguardo < al possesso del margine di solvibilità e di riserve tecniche sufficienti in rapporto all'insieme dell'attività svolta > e di < attivi congrui alla loro integrale copertura >. E si è già avvertito che funzioni di vigilanza l’Isvap svolge anche nei confronti degli intermediari di assicurazione . Per l’esercizio delle sue funzioni l’ authority può esigere comunicazioni e informative così come può avviare indagini di carattere ispettivo, secondo il regime stabilito da norme che contestualmente conferiscono anche numerosi poteri di genere sanzionatorio. E come sempre molto rilevano le norme che prescrivono ampia cooperazione con le altre autorità di pubblica vigilanza sull’economia finanziaria. Va poi considerato che in materia assicurativa è sempre più consistente il fenomeno di gruppo,di modo che all’Isvap si domanda di svolgere tutti i controlli utili al fine di valutare i rapporti che intercorrono tra le diverse imprese del e quanto ne deriva per l ‘indirizzo e le modalità di gestione della singola impresa assicurativa Si consideri infine l’estensione di campo delle funzioni di vigilanza dell’Isvap alla scala sovranazionale, anche in materia assicurativa per l’operare all’estero valendo la disciplina comunitaria dell’home country control e del mutuo riconoscimento ( continua).
La Cassazione sull’equiparazione delle polizze unit linked a strumenti finanziari 19 Settembre 2013