Source: http://www.nonsolocarnia.info/da-franco-d-orlando-sulla-riforma-autonomie-locali-e-il-manifesto-della-montagna-2013/
Timestamp: 2018-10-20 08:56:16+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 37', 'art. 14', 'art. 37', 'art 17', 'art 134']

Da Franco D’ Orlando: sulla Riforma Autonomie locali e il manifesto della montagna 2013. – Non solo Carnia
Laura Matelda Puppini 28 febbraio 2015 Da Franco D’ Orlando: sulla Riforma Autonomie locali e il manifesto della montagna 2013.2015-03-01T06:47:36+00:00 No Comment
Ricevo da Franco D’Orlando questa lettera, già uscita sul Messaggero Veneto il 25 febbraio 2015, relativamente alla riforma regionale degli Enti Locali ed il Manifesto unitario per la Montagna 2013, che volentieri pubblico, per dar spazio ulteriore al suo pensiero. Laura Matelda Puppini.
La riforma degli enti locali nella nostra Regione prevede il mantenimento delle provincie come enti di 2° grado e l’istituzione di 17 o 18 Unioni Territoriali Intercomunali (UTI) per il governo del territorio oltre ad altre probabili e ancora indefinite assemblee. Visto che nel resto della nostra Repubblica c’era (e tuttora c’è) molta confusione in merito alla abolizione delle Provincie,in attesa di capire come sarebbe andata a finire,noi autonomisti confidavamo che il Consiglio Regionale del Fvg adottasse sull’argomento una soluzione consona alla valorizzazione della nostra specialità. Purtroppo dobbiamo constatare che, nonostante il cambio del direttore d’orchestra e degli orchestrali nel nostro governo regionale, la “musica stonata” è rimasta sempre la stessa. La “novità positiva” non può certo essere quella di sostituire un’assemblea elettiva (la Provincia) con una di 2° grado né dividere il territorio creando o ripristinando “uno spezzatino indigeribile di enti”: la storia ci insegna che questa non è la strada che dobbiamo percorrere. Gli enti di 2° grado persistono sul nostro territorio da oltre 50 anni:sono le Comunità Montane! Se noi rivediamo la storia della loro vita possiamo solo dire che lo scopo per cui sono state create è stato da tempo disatteso sia per le caotiche gestioni (determinate e condizionate dalla politica), sia per la eccessiva burocrazia prevista nella loro operatività, sia per il depauperamento di alcune funzioni cui sono state oggetto (funzioni acquisite, ad esempio, da Agemont, Cosint,Consorzio Boschi…), sia per il commissariamento cui sono state sottoposte (dal 2001 al 2003 e quello tuttora in essere dal 2009) …: tutto ciò la dice lunga sulla efficacia, forza, credibilità, valore e costi degli enti di 2° grado sui quali impostare e basare ancora il nostro futuro. Il fatto che la presidente Serracchiani e l’assessore Panontin facciano riferimento, in merito, a ciò che di positivo accade in altre parti d’Italia (una o due località!), non cambia nulla: la nostra realtà è quella sopra riportata ed alla stessa deve essere fatto riferimento se vogliamo essere concreti, seri e corretti nei confronti della nostra terra. Desideriamo evidenziare che nel decidere occorre ascoltare, prima di tutto, la voce che proviene dai vari territori per capirne le problematiche, le esigenze del vivere quotidiano di chi li abita e non calare e imporre dall’alto decisioni in controtendenza: così è stato per il “Manifesto unitario per la montagna” approvato da una trentina di sindaci,deliberato all’unanimità il 16 dicembre 2013 dal Consiglio Comunale di Tolmezzo e, naturalmente,disatteso dai responsabili regionali e così è accaduto per la chiusura del Tribunale di Tolmezzo. Per quanto ci riguarda,vogliamo qui ricordare la nostra forte richiesta di “autonomia locale” del 2004 tuttora bistrattata e ignorata: sarà il caso di ripartire da lì se si vuole creare qualcosa di veramente nuovo e di valido per il bene della nostra Regione. Grazie per l’attenzione e … mandi.
Manifesto unitario per la montagna – dicembre 2013.
La montagna friulana è parte di quell’estesa area naturale che sono le Alpi ed è tra le zone alpine che soffrono più di altre il disagio dello spopolamento, allontanamento dei servizi, aumento del costo della vita (trasporti, riscaldamento, scuola, giustizia, beni alimentari) e scarse prospettive di lavoro per i più giovani.
La crescente globalizzazione e l’emergere di forme di sviluppo economico fortemente incentrate su logiche di mercato si ripercuotono anche sull’uso del territorio e sulla distribuzione demografica, con l’abbandono del territorio, l’invecchiamento della popolazione, la dismissione dei servizi. Questi processi mettono a rischio l’integrità del paesaggio e dell’ambiente montano nonché la sicurezza dei territori con ripercussioni che influiscono anche sul collinare e pianura friulana.
L’agro-pastorizia e il turismo sono influenzati negativamente e messi in pericolo dalla polverizzazione della proprietà fondiaria oltre che dall’invecchiamento degli addetti di un settore che non garantisce una redditività adeguata senza la creazione di un sistema montagna. La biodiversità, di cui le Alpi Carniche sono uno straordinario serbatoio, è in pericolo.
Con questo manifesto i sindaci, amministratori, politici, forze sociali e cittadini della montagna Friulana, vogliono dimostrare il senso di unità e di orgoglio di un territorio, ricco di storia, cultura e caratterizzato da una propria lingua. Il patto dei partecipanti al manifesto vuole partire dalla ritrovata unità per rendersi promotori della questione alpina e in particolare della montagna friulana, a livello europeo, nazionale e regionale per dare un contributo all’attuazione della“ risoluzione del Parlamento europeo su una strategia macroregionale per le Alpi “, che il 23 maggio 2013 è stata approvata. E’ di fondamentale importanza l’impegno della regione FVG, sia direttamente ma anche facendosi parte attiva nell’influenzare le scelte politiche nazionali, per individuare in concreto il contenuto da dare a quest’opportunità che ci viene dall’Europa.
La vera sfida oggi è mantenere la montagna diffusamente abitata, garantendo adeguato riconoscimento e opportunità occupazionali a chi presidia questi territori,difendendoli con la propria presenza dal degrado e dai pericoli naturali, mantenendo il capitale paesaggistico-culturale su cui si fonda anche l’offerta turistica.
L’obiettivo primario deve essere quello di mettere al centro la montanità attraverso il pieno
riconoscimento della funzione sociale, economica ed ambientale svolta dalle
popolazioni che vivono in montagna.
E’ necessario un rovesciamento della prospettiva adottata finora: superare le pure logiche del mercato e l’idea di uno sfruttamento illimitato delle risorse. Le Alpi hanno bisogno di uno sviluppo che emerga dal territorio, dalle sue potenzialità, e non sia calato dall’esterno.
Si ritiene pertanto indispensabile ragionare in termini di sistema culturale e socio produttivo montano e in tal senso si condivide l’impegno, in termini di politica generale:
• di sostenere adeguatamente il processo verso l’istituzione di una strategia macroregionale per le Alpi in base alla risoluzione del Parlamento europeo del 23 maggio (2013/2549(RSP)) secondo i confini definiti dalla Convenzione delle Alpi prevedendo misure di sostegno mirate per questi territori;
• di dare piena attuazione al trattato di Lisbona che riconosce la montagna nelle politiche di coesione territoriale, sociale ed economica, svincolando il sostegno alle attività economiche, nei territori montani, dalla norma sugli aiuti di stato;
• di considerare nella riforma costituzionale la specificità dei territori alpini, come individuati dalla Convenzione delle Alpi, prevedendo la presenza di Enti di autogoverno di area vasta ad elezione diretta, dotati di competenze ampie e di forte autonomia politica, amministrativa e finanziaria;
• di procedere celermente ad una definizione di montanità rigorosa ed univoca.
• di modificare la rappresentanza politica nel Parlamento nazionale e nei Consigli regionali rapportandola anche al parametro del territorio e non solo a quello della popolazione;
• di garantire il ritorno sul territorio alpino di una quota del gettito fiscale generato sul territorio stesso in misura tale da compensare i maggiori costi per la gestione dei servizi e la cura del territorio nelle aree montane;
• di prevedere parametri differenziati per l’erogazione e l’accesso ai servizi ed in particolare sul servizio scuola, giustizia, trasporti, sanità e assistenza;
• di prevedere agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese e per la popolazione residente in relazione ai maggiori costi sostenuti in particolare per il trasporto, riscaldamento e bolletta energetica;
• di prevedere una semplificazione delle procedure del sistema fiscale per le micro e piccole attività economiche;
• di garantire la connessione alla banda larga in tutti i territori;
• di riconoscere e compensare adeguatamente, nel quadro di accordi contrattuali vincolati a progetti e prestazioni, il contributo che l’agricoltura di montagna fornisce nell’interesse generale alla cura e conservazione del paesaggio nonché alla prevenzione dei rischi naturali. In conseguenza si richiede al governo nazionale ed alle regioni di privilegiare le misure che incentivano i prodotti di montagna nell’applicazione della nuova PAC;
• di attuare misure concrete a favore del riordino e dell’accorpamento fondiario;
• di prevedere un fondo speciale per la difesa idrogeologica;
• di prevedere un consistente ritorno delle risorse derivanti dalla produzione idroelettrica e delle reti energetiche ed infrastrutturali anche favorendo la partecipazione azionaria diffusa nelle società che insistono nei territori montani.
I sindaci, amministratori, politici, forze sociali e cittadini della montagna friulana sono ben consapevoli della necessità di un impegno condiviso e unitario, politico, culturale ed economico di medio periodo per ricreare il sistema montagna. Allo stesso tempo ritengono, tuttavia, che già allo stato del quadro normativo oggi vigente si possa intervenire significativamente, anche con limitate e specifiche modifiche legislative, per indirizzarsi verso la rinascita della montagna.
Si chiede alla politica regionale:
1) Semplificazione burocratico-fiscale: a) per agevolare le iniziative economiche legate al territorio montano e caratterizzate dalla sostenibilità ambientale, richiedere, anche eventualmente con approvazione di uno specifico intervento legislativo, l’estensione della previsione normativa (rivisitata in base alle specifiche esigenze dei territori montani)di cui all’art. 12 del D.L. n. 5/2012 e art. 37 bis del D.L.n. 179/2012 eL. 183/2011 art. 14, visto, altresì, l’art. 37 decreto 69/2013. Concordare con il Governo nazionale i parametri per l’istituzione nei territorio montano dell’Alto Friuli di una “Zona a burocrazia zero” coincidente nei comuni di confine anche con le prerogative di fiscalità agevolata previste per le “Zone franche urbane”- L. 296/2006 e Delib. CIPE n. 14/2009. Ciò consentirebbe oltre al rilancio economico sociale del territorio (competitivo da un punto di vista dei prezzi con la vicina Austria e Slovenia) anche un contenimento del flusso di denaro in uscita legato allo spostamento all’estero dei luoghi di acquisto dei beni da parte degli italiani, con vantaggio sia per le imprese ma anche per la fiscalità nazionale e regionale. Prevedere una fiscalità agevolata anche per i comuni a prevalente carattere turistico.
Su specifico accordo tra gli amministratori locali e le categorie interessate si punterebbe oltre allo snellimento della burocrazia (snellimento burocratico nello startup di un’impresa) anche all’applicazione di agevolazioni fiscali e contributi diretti alle attività produttive del territorio montano.
E’ importante, quindi, che, per beneficiare dei vantaggi amministrativi e fiscali di cui sopra, si operi con un protocollo d’intesa Stato-Regione per istituire quanto prima l’ufficio locale del Governo, d’intesa con gli enti interessati e su proposta del Ministro dell’Interno, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
b) Al fine di incentivare nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo nelle zone montane, per le attività che hanno sede in comuni montani con meno di mille abitanti e in centri abitati con meno di 500 abitanti ricompresi negli altri comuni montani ed individuati dalle rispettive regioni, ai fini dell’applicazione del regime previsto dall’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, come modificato dall’articolo 27 del decreto legge 6 luglio 2011, n.98, il limite di ricavi o compensi previsto dall’articolo 1, comma 96, lettera a), n.1) della legge n.244/2007 e dall’articolo 27, comma2, lettera c) del D.L. n.98/2011 è elevato a 60.000 euro.
c) Per una corretta definizione delle metodologie di accertamento delle imposte sui redditi e dell’I.V.A. con applicazione degli studi di settore nei confronti di soggetti esercenti attività artistica o professionale ovvero d’ impresa con sede in comuni montani, si ritiene debba essere considerata la specificità delle condizioni di esercizio delle attività economiche svolte nei territori montani. A tal fine si propone che la composizione dell’ Osservatorio Regionale del Friuli Venezia Giulia per l’adeguamento degli studi di settore alle realtà economico locali presso la Direzione Regionale
dell’Agenzia delle Entrate, venga implementata con la nomina di un membro in rappresentanza del territorio montano regionale e che con periodicità annuale, si svolga approfondita indagine per una puntuale definizione dei cluster con analisi della territorialità specifica e dei relativi comparti delle attività economiche dell’area montana.
2) Giustizia di prossimità.
Si ritiene che lo sviluppo socio-economico e culturale del territorio montano passi anche attraverso la presenza fisica sul territorio di un Tribunale e Procura della Repubblica idonei a rispondere (in termini di efficienza, celerità, adeguatezza, contenimento dei costi) alle specifiche esigenze legate al servizio giustizia che caratterizza un territorio montano vasto, poco popolato e con una propria caratterizzazione socio-economica. In tal senso gli amministratori, forze sociali e cittadini del territorio dell’Alto Friuli chiedono l’immediata riapertura del Tribunale di Tolmezzo e della Procura della Repubblica. A tal fine chiedono alla Regione FVG di continuare a sostenere questa battaglia di giustizia, valutando l’opportunità di concordare un protocollo d’intesa con il Governo nazionale nel quale trovi spazio anche l’assunzione in capo alla Regione delle competenze in ordine alla dislocazione e organizzazione logistica delle sedi dei Tribunali e Procure della Repubblica nella nostra Regione. Nell’ambito della collaborazione istituzionale con lo Stato tendere all’ottenimento di una delega per l’organizzazione amministrativa degli uffici giudiziari, con conseguente possibilità di interloquire sulla geografia giudiziaria, risolvendo le criticità che si sono già evidenziate a causa dell’accorpamento del Tribunale di Tolmezzo e Procura a quello di Udine.
La questione sanitaria per le genti della montagna rappresenta oggi uno degli snodi cruciali per il rilancio della vita in questo territorio molto particolare. Si deve fare il possibile affinché si possa usufruire dei servizi per la salute in modo equo ed accessibile per tutti gli abitanti della montagna, nella stessa misura in cui accade per gli altri abitanti del territorio regionale. Nessuna discriminazione è giustificabile. E’ fondamentale perseguire e migliorare l’integrazione tra attività socio-assistenziale sul territorio ed attività sanitaria ospedaliera: ciò significa facilitare la comunicazione fra servizi, avere interesse per la “continuità di cura” e per la “presa in carico integrata” della persona, condividere l’obiettivo finale che è l’accompagnamento nel percorso diagnostico, terapeutico e riabilitativo, senza lasciare disorientamenti nel momento in cui la malattia rende tutti vulnerabili.
E’ importante che i criteri con i quali si decide la “mission” di un ospedale, o la conversione di un ospedale di rete in RSA, strutture riabilitative, strutture di accoglienza per l’anziano e per altre patologie croniche, siano trasparenti e quanto più possibile oggettivi, perché non accada che il peso politico di determinati territori o di singole persone vada a penalizzare, come altre volte è successo, il territorio montano.E’ di massima importanza, perciò, che nessuna delle funzioni attualmente presenti negli ospedali della ASS n. 3 sia persa o ridimensionata ma, piuttosto, occorre che sia fatto un investimento affinché si arresti il flusso di nostri residenti verso altre zone della regione o al di fuori di essa, con costi che inevitabilmente ricadono sugli stessi pazienti.
L’”universo sociosanitario ed assistenziale” in montagna ha dei costi elevati, poiché le caratteristiche orografiche e viarie, assieme alla dispersione demografica della popolazione, rendono non paragonabile l’onere economico delle cure a quanto avviene a valle: è necessario vengano adottati dei parametri ed applicati dei coefficienti che caratterizzino e valorizzino la montanità, che esaminata solo col criterio dei numeri assoluti sarà sempre perdente.
Le caratteristiche della popolazione montana, l’isolamento delle persone, l’abbandono progressivo dei paesi e l’innalzamento dell’indice di dipendenza senile fanno si che molte patologie, facilmente riscontrabili ed aggredibili precocemente, diventino problemi gravosi e spesso trascurati: in tale ottica, oltre che per esigenze di razionalizzazione di risorse e valorizzazione di professionalità, i Medici di medicina generale, assieme alla figura dell’Infermiere di comunità, dovrebbero ri-appropriarsi di un ruolo protagonista, propositivo, consociativo, tale da avvicinare il “ ben essere” al cittadino senza doverlo spostare verso il nosocomio. Secondo tale prospettiva anche le farmacie, sentinelle e riferimenti per il territorio, dovrebbero essere degli avamposti in grado di recepire esigenze, e nel contempo fornire risposte.
Gli amministratori locali, profondi conoscitori delle realtà e dei problemi che quotidianamente affrontano, devono essere nuovamente in grado di dettare le linee di indirizzo delle politiche socio sanitarie, riappropriandosi di un ruolo che negli ultimi anni è stato loro negato: essi sono prima di tutto cittadini, e dei cittadini del territorio sono la rappresentanza: devono poter condividere scelte importanti, che inevitabilmente segnano il destino di un comprensorio, orientandole al bene comune.
In tal senso si chiede, altresì, di dare piena attuazione al disposto di cui al DLT 502/1992 prevedendo la partecipazione dei cittadini-utenti, per il tramite delle associazioni di riferimento maggiormente rappresentative, sia in ambito di distretto che in ambito di Azienda Ospedaliera al fine di migliorare il servizio reso, puntando sull’umanizzazione dello stesso, sulla celerità di risposta, contenimento dei costi posti a carico dell’utente e sulla trasparenza. La percezione del servizio da parte dei cittadini è alla base della libera scelta che gli stessi compiono ed in tal senso migliorare il servizio ma anche la comunicazione consentirà di essere competitivi anche alla luce della Direttiva Europea 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera che apre nuove prospettive di scelta per il cittadino.
4) Scuola e formazione.
Scuola e formazione costituiscono le leve fondamentali per lo sviluppo della montagna. Sulla qualità della scuola in montagna incidono elementi di criticità del tessuto economico-sociale come: decremento demografico specie nelle zone periferiche con conseguente calo dell’utenza, senilizzazione della popolazione con caduta vertiginosa delle nascite, dispersione della popolazione sul territorio, difficoltà nei trasporti, assenza della “banda larga”.
Ciò spiega in parte il basso numero di diplomati e laureati, come evidenziato dai dati statistici. Senza un salto di qualità negli interventi regionali, si prospetta un decadimento economico e culturale dell’intera zona. Per la scuola di montagna pertanto occorre una legislazione specifica, andando oltre le “deroghe”. Occorre riprendere il “Progetto sviluppo montagna” del 1996 promosso di concerto tra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Agricoltura e che si è purtroppo “arenato” negli anni seguenti.
L’obiettivo deve essere il superamento dei fattori di disuguaglianza nelle opportunità di accesso al sapere ed ai processi formativi da parte delle diverse componenti della popolazione, fattori che, oltre che espressione di squilibrio e ingiustizia sociale, costituiscono oggi in modo evidente anche elemento di freno e ritardo nei processi di sviluppo e innovazione dell’economia e dell’apparato produttivo.
L’impegno nella formazione professionale anche attraverso l’e-learnig può costituire un volano di sviluppo, attivando corsi professionali ad hoc. Importante è il mantenimento e lo sviluppo di corsi parauniversitari sulle specificità montane (CORALP).
Per quanto riguarda il settore scolastico, di fronte ai nuovi parametri introdotti dal DPR 81/2009, sostanzialmente recepiti dalla nostra Regione, la situazione dei piccoli plessi di montagna rischia di portarli alla chiusura nei paesi con accentramento a valle, con la moltiplicazione delle pluriclassi. Riteniamo che le pluriclassi a determinate condizioni (incentivi, continuità, formazione dei docenti) possano essere comunque considerate un “laboratorio didattico”. Occorre tener presente che l’istituzione scolastica svolge una funzione decisiva e peculiare nel promuovere l’identità e il senso di appartenenza al contesto.
Riteniamo che l’alternativa non sia la difesa comunque dell’esistente o la chiusura dei plessi. La soluzione ottimale è mettere allo studio strumenti organizzativi e didattici innovativi, tra cui i cosiddetti “plessi aperti” (collaborazione tra plessi con pluriclassi) e la teledidattica, che non potrà svilupparsi senza il supporto tecnologico di là da venire (Banda larga).
Resta irrisolto il problema del turn-over degli insegnanti, in montagna più accentuato e che le provvidenze regionali con gli incentivi non sono riuscite a scalfire. Occorre una nuova politica di reclutamento docenti nell’assegnazione delle supplenze (a carattere pluriennale) nonché una gestione degli organici a livello regionale, che introduca elementi di “continuità”.
5) Applicazione della “legge Carpenedo” l. 37/1994 art 17, recepita dalla Regione FVG con L.R. 13/2001 e integrata con L.R. 244/2007 art 134.
Considerato il fondamentale ruolo svolto dalle cooperative agricole forestali montane, non solo in termini di tutela e manutenzione ambientale ma anche e soprattutto a sostegno dell’occupazione locale, si rende quanto mai urgente l’applicazione da parte degli Enti Locali e soprattutto degli Uffici regionali della “legge Carpenedo”, con l’affidamento diretto alle stesse cooperative di lavori e servizi attinenti alla difesa e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio, quale la forestazione, il riassetto idrogeologico e la sistemazione idraulica, fino all’importo massimo dei lavori previsto dalla legge; ovvero euro 190.000,00 per anno.
6) Misure per sostenere il mantenimento e l’insediamento di aziende nelle aree montane a rischio spopolamento.
Apertura nel nuovo palazzo della Regione FVG di Tolmezzo di una sede distaccata di Friulia, quale braccio operativo regionale dedicato e specializzato nella gestione di tutta la politica regionale finalizzata al sostegno ed allo sviluppo del tessuto produttivo montano ed avendo a disposizione un suo specifico patrimonio, un proprio fondo dedicato.
7) Turismo.
1) rivedere e modificare da parte della Regione la l.r.2/2002 per renderla più funzionale alle esigenze di promozione e sviluppo del territorio: – eliminare le sovrapposizioni di competenze tra i diversi soggetti che a vari livelli operano in questo specifico settore (Turismo Fvg, Consorzi, realtà ricettive, Alberghi diffusi, bad and breakfast);- individuare a chi competono i tre aspetti fondamentali su cui si basa il sistema: a)la governance, b) la promozione, c) il prodotto. -effettuare una razionalizzazione dei punti di informazione utilizzando le risorse umane competenti, senza spogliare il territorio evitando doppioni e sovrapposizioni. Sono necessarie regole chiare su ruoli e competenze.Sono necessarie attività coordinate che consentirebbero di gestire politiche di sviluppo integrate e mirate al raggiungimento di obiettivi considerati strategici (pensiamo al turismo della bicicletta, delle moto, della gastronomia, della cultura, dell’ambiente, dei percorsi religiosi, della memoria storica e dei grandi eventi): una gestione coordinata consentirebbe alla Regione di
programmare gli investimenti.
Valorizzazione dello sport come attrattore per il turismo riqualificazione sentieri/piste ciclabili e infrastrutture turistiche.favorire lo sviluppo turistico attraverso il rafforzamento e la qualificazione dei servizi, l’integrazione con i settori dell’agroalimentare e dell’artigianato miglioramento della fruibilità del patrimonio ambientale e culturale. Sostegno alle scuole professionali (Integrazione con) e supporto all’imprenditoria giovanile e allo sviluppo tecnologico.
Incentivare attività turistiche: potenziare la dotazione infrastrutturale su piccola scala di tipo ricreazionale-ricettivo dei territori montani e sviluppare la capacità promozionale dell’offerta turistica sostenibile, valorizzando le risorse naturalistiche, agricole e culturali – itinerari grande guerra.
8) Agricoltura/foreste.
Ritenuta la peculiarità dell’agricoltura montana e l’incompatibilità con i parametri normalmente utilizzati per la pianura, si ritiene necessario pensare a uno specifico sistema agricolo montano. A tal fine tutte le funzioni relative e immediatamente connesse al settore (agriturismi, malghe, strade e infrastrutture, strade interpoderali e vicinali, contributi alle aziende agricole per investimenti e indennità compensative di sfalcio) vengano trasferite in capo all’ente comprensoriale (oggi Comunità Montane).
A tal fine siano annualmente individuate e trasferite le relative risorse.
Ai fini di agevolare l’insediamento e la permanenza di aziende agricole favorendo la gestione del territorio, si applichi con coerenza la L.R. 10/2010 al fine di migliorare l’assetto fondiario del territorio stesso. Si ritiene, altresì, necessario predisporre una normativa specifica volta all’accorpamento e riordino fondiario – legge sulle superfici minime aziendali.
Il patrimonio boschivo rappresenta una risorsa ancora non adeguatamente valorizzata a vantaggio del territorio montano.
Essendo questo patrimonio tipico delle zone montane si ritiene coerente con la scelta relativa al settore agricolo che lo stesso rientri nell’ambito di competenza dell’ente comprensoriale montano (oggi Comunità montane) in riferimento all’unicità di governo della gestione del sistema bosco.
Riconoscimento da parte della Regione FVG delle risorse necessarie all’esercizio delle competenze trasferite.
Il modello organizzativo-gestionale dovrà essere costruito lasciando uno spazio decisionale anche alle amministrazioni Comunali proprietarie dei boschi in riferimento alle scelte programmatiche degli interventi e coinvolgendo le due realtà operanti nel settore (Consorzio Boschi Carnici e Legno servizi). Questa razionalizzazione con individuazione di un’unica regia locale e condivisa, permetterebbe di utilizzare al meglio i soggetti e le competenze già esistenti, di ridurre i costi del servizio migliorando l’offerta e il prodotto, senza con ciò rinunciare ad un ambito di discrezionalità e partecipazione dei Comuni proprietari.
Per i settori agricolo-forestale appare necessario stimolare l’incremento del valore aggiunto attraverso una maggiore integrazione tra la produzione primaria e la trasformazione/stoccaggio. Occorre, altresì, programmare e sviluppare la viabilità forestale. Appare rilevante pertanto pensare ad un piano di sviluppo forestale e a un piano di filiera anche al fine di pianificare e ottenere adeguati finanziamenti con fondi europei P.S.R. ; supporto alla filiera attraverso interventi di tipo logistico; sinergie tra diversi prodotti (sfruttare la stagionalità); qualificazione delle risorse umane.
Obiettivi da perseguire: il miglioramento della competitività del sistema agricolo e forestale, il miglioramento delle condizioni ambientali e il miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali montane, strumenti: aiuti diretti al reddito degli agricoltori (es. indennità compensative per zone svantaggiate) e misure volte a favorire la ristrutturazione delle aziende agricole, la diversificazione delle attività (ex. Favorire sviluppo agriturismo).
Il Manifesto fu steso alla fine del 2013, da 3 sindaci di comuni carnici e due consiglieri comunali di Tolmezzo e avrebbe dovuto esser discusso in tutti i consigli comunali della Carnia. Lmp.
http://www.nonsolocarnia.info/da-franco-d-orlando-sulla-riforma-autonomie-locali-e-il-manifesto-della-montagna-2013/ 2015-03-01T06:47:36+00:00 Laura Matelda PuppiniECONOMIA, SERVIZI, SANITÀSenza categoriaRicevo da Franco D’Orlando questa lettera, già uscita sul Messaggero Veneto il 25 febbraio 2015, relativamente alla riforma regionale degli Enti Locali ed il Manifesto unitario per la Montagna 2013, che volentieri pubblico, per dar spazio ulteriore al suo pensiero. Laura Matelda Puppini. La riforma degli enti locali nella nostra...Laura Matelda PuppiniLaura Matelda Puppinilauramatelda@libero.itAdministratorLaura Matelda Puppini, è nata ad Udine il 23 agosto 1951. Dopo aver frequentato il liceo scientifico statale a Tolmezzo, ove anche ora risiede, si è laureata, nel 1975, in filosofia presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trieste e quindi ha acquisito, come privatista, la maturità magistrale. E’ coautrice di "AA.VV. La Carnia di Antonelli, Centro Editoriale Friulano, 1980", ed autrice di "Carnia: Analisi di alcuni aspetti demografici negli ultimi anni, in: La Carnia, quaderno di pianificazione urbanistica ed architettonica del territorio alpino, Del Bianco 1975", di "Cooperare per vivere, Vittorio Cella e le cooperative carniche, 1906- 1938, Gli Ultimi, 1988", ha curato l’archivio Vittorio Molinari pubblicando" Vittorio Molinari, commerciante, tolmezzino, fotografo, Gli Ultimi, Cjargne culture, 2007, ha curato "Romano Marchetti, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, ed. ifsml, Kappa vu, ed, 2013 e pubblicato: “Rinaldo Cioni – Ciro Nigris: Caro amico ti scrivo… Il carteggio fra il direttore della miniera di Cludinico, personaggio di spicco della Divisione Osoppo Carnia, ed il Capo di Stato Maggiore della Divisione Garibaldi Carnia, 1944-1945”, in Storia Contemporanea in Friuli, n.44, 2014. E' pure autrice di "O Gorizia tu sei maledetta … Noterelle su cosa comportò per la popolazione della Carnia, la prima guerra mondiale, detta “la grande guerra”, prima ed. online 2014, edizione cartacea riveduta, A. Moro ed., 2016. Inoltre ha scritto e pubblicato, assieme al fratello Marco, alcuni articoli sempre di argomento storico, ed altri da sola per il periodico Nort. Durante la sua esperienza lavorativa, si è interessata, come psicopedagogista, di problemi legati alla didattica nella scuola dell’infanzia e primaria, e ha svolto, pure, attività di promozione della lettura, e di divulgazione di argomenti di carattere storico presso l’isis F. Solari di Tolmezzo. Ha operato in ambito culturale come membro del gruppo “Gli Ultimi”. Ha studiato storia e metodologia della ricerca storica avendo come docenti: Paolo Cammarosano, Giovanni Miccoli, Teodoro Sala.Non solo Carnia
« Sull’uso politico della storia.
Alcol e giovani. Perché, oggi, i ragazzi alzano troppo il gomito? »