Source: http://www.sentenze-cassazione.com/lite-temeraria-giudice-tributario/
Timestamp: 2020-08-11 22:24:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 2']

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SS. UU. Ordinanza 26 febbraio – 3 giugno 2013, n. 13899
Con la sentenza che riportiamo le Sezioni Unite Civili hanno stabilito che spetta al giudice tributario decidere sulla richiesta di risarcimento danni per responsabilità processuale aggravata proposta nel processo tributario
Ordinanza 26 febbraio – 3 giugno 2013, n. 13899
Presidente Preden – Relatore Virgilio
1. U.S..I. propone istanza di regolamento della giurisdizione in pendenza del giudizio da lui promosso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Roma avverso la cartella di pagamento notificatagli nel 2011 in qualità di coobbligato della SIAR s.r.l., fallita, per omessi versamenti, per un importo totale di Euro 60773,09, di ritenute operate dalla società, risultanti a seguito del controllo delle dichiarazioni presentate dallo I. in veste di curatore fallimentare.
Oltre alla domanda principale di annullamento della cartella esattoriale per la ragione anzidetta, lo I. chiedeva anche la condanna delle intimate Agenzia delle entrate ed Equitalia Gerit s.p.a. al “risarcimento del danno per lite temeraria, ex art. 96 c.p.c., nel caso in cui insistano per la reiezione del ricorso”, nonché, “in ogni caso”, al “risarcimento del danno patito dal contribuente”, da liquidarsi in via equitativa, a titolo di ingiusta perdita di tempo, sottratto alla propria attività professionale, di accollo di spese per spostamenti ed impiego di collaboratori e per la difesa tecnica, di stress e tensioni anche in ambito familiare.
2. Con il presente ricorso, lo I. chiede che su tutte le domande proposte, comprese, quindi, quelle di risarcimento dei danni derivanti dall’illegittima iscrizione a ruolo e consequenziale notifica della cartella di pagamento, sia dichiarata la giurisdizione del giudice tributario.
3. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso, osservando che la domanda risarcitoria va ricondotta nell’alveo dell’art. 96 cod. proc. civ., con riconoscimento della giurisdizione del giudice tributario.
1. Il ricorrente sostiene che il giudice tributario può sindacare la responsabilità discendente dal comportamento gravemente negligente ed imprudente dell’Agenzia delle entrate e dell’agente della riscossione, valutabile in sede processuale ai sensi dell’art. 96 cod. proc. civ..
Questa Corte ha recentemente affermato il principio secondo il quale la controversia avente ad oggetto, in via principale, una domanda di rimborso d’imposta (nella specie, ritenute IRPEF sulle somme erogate per incentivo all’esodo ex art. 17, comma 4 bis, del d.P.R. n. 917 del 1986) e, in via subordinata, una domanda di risarcimento del danno per mancato adeguamento della legge interna alla normativa comunitaria (nella specie, per illegittimità del regime dell’incentivo dichiarata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea) appartiene alla giurisdizione del giudice tributario per la sola domanda principale, mentre appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario per la domanda risarcitoria (avente in realtà natura alternativa – più che subordinata – alla principale), essendo essa del tutto autonoma ed avulsa dal rapporto tributario ed estranea agli “accessori” del tributo, ai quali l’art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 estende la cognizione del giudice speciale (Cass., Sez. un., n. 20323 del 2012).
Le pretese risarcitorie avanzate dallo I. , infatti, pur non avendo neanch’esse ad oggetto “accessori” del tributo, di cui al citato art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 (per tali dovendosi intendere gli aggi dovuti
all’esattore, le spese di notifica, gli interessi moratori, il maggior danno da svalutazione monetaria: cfr. sent. n. 20323 del 2012, cit., e i precedenti ivi menzionati), presentano tuttavia un diretto ed immediato nesso causale con l’atto tributario impugnato ed uno stretto collegamento con il rapporto tributario, il quale non è esaurito, ma, anzi, costituisce l’oggetto del giudizio (sia pure limitatamente al riscontro della consistenza della pretesa fatta valere con l’atto medesimo: da ult. Cass. n. 4145 del 2013).