Source: https://www.cs-legal.it/sicurezza-sul-lavoro/
Timestamp: 2019-11-20 20:54:43+00:00
Document Index: 101358980

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sicurezza sul lavoro | Studio Legale Ambientale
La disposizione del D.P.R. n. 164 del 1956, art. 16, – che impone l’allestimento di impalcature, ponteggi ed altre opere precauzionali per qualsiasi lavoro edilizio da eseguire ad altezza superiore a due metri dal suolo – va intesa in riferimento alla altezza alla quale il lavoro viene eseguito e non a quella nella quale si trova il lavoratore. Tale interpretazione, prevalentemente seguita da questa Corte, non può essere superata da qualsivoglia altra che non tenga conto del dato letterale della norma, secondo il quale le opere provvisionali per i ponteggi sono prescritte per qualsiasi lavoro che venga “eseguito ad un’altezza superiore a 2 mt.” (art. 16 dPR 164/56) e, cioè, a prescindere all’altezza dell’impalcato, sicchè deve essere prevista e computata, ai fini della predisposizione dell’opera provvisionale del parapetto, oltre all’altezza alla quale è posto l’impalcato dall’eventuale piano di appoggio e all’altezza di quest’ultimo dal piano di terra o di calpestio, finanche la statura dell’operatore e, comunque, considerata l’effettiva altezza alla quale viene eseguito il lavoro in quota. Cass. pen. sentenza dell’1 aprile 2014
Se l’impresa è ritenuta responsabile ex Dlgs 231/2001 per reato dell’imprenditore che ha violato le norme in materia di sicurezza sul lavoro le sanzioni interdittive sono obbligatorie anche nel caso di risarcimento del danno. Cass. pen. sentenza n. 42503 del 2013
Il datore di lavoro è responsabile dell’investimento del lavoratore se le vie di circolazione non sono adeguatamente segnalate
Il datore di lavoro deve garantire, ai sensi dell’art. 11, D.P.R. n. 547 del 1955, che le vie di circolazione destinate ai veicoli siano adeguatamente segnalate e separate dai percorsi pedonali, e che siano predisposti cartelli di segnalazione adeguati. Per cui anche se l’investimento del lavoratore sia dovuto alla manovra di un altro soggetto, il datore di lavoro è responsabile se è provato che l’incidente non si sarebbe verificato se fossero state create vie idonee di circolazione utili a separare il percorso riservato ai pedoni da quello riservato ai veicoli. Va inoltre rimarcato che per luogo di lavoro, condizionante l’obbligo dell’attuazione delle misure antinfortunistiche, va inteso non solo il cantiere bensì anche ogni luogo necessario in cui i lavoratori siano costretti a recarsi per incombenze varie inerenti all’attività che si svolge nel cantiere. In sostanza, grava sul datore di lavoro l’obbligo di verificare la sussistenza di eventuali condizioni di insicurezza per i lavoratori ivi operanti derivante dalla circolazione dei mezzi meccanici sullo spiazzale del deposito di materiali. D’altro canto la responsabilità del datore di lavoro (e soggetti assimilati) non è esclusa, in linea tendenziale, neppure dalla “colpa” del lavoratore, salvo che la condotta di questi non abbia assunto i caratteri dell’”abnormità”, risultando eccezionale ed imprevedibile: in tal caso, conseguendone l’interruzione del nesso causale (art. 41 c.p., comma 2) tra l’evento lesivo e la condotta del datore di lavoro. La condotta colposa del lavoratore infortunato può escludere la responsabilità del datore di lavoro, quindi, solo quando il comportamento del lavoratore, e le sue conseguenze, presentino i caratteri dell’eccezionalità e dell’abnormità. Cass. pen., Sez. IV, sentenza dell’8 febbraio 2013
Responsabilità in caso di infortunio sul lavoro: distinzione tra membri C.D.A, responsabile del servizio di prevenzione e delegato di funzioni
E’ pur vero che, secondo consolidato orientamento, nel caso di imprese gestite da società di capitali, gli obblighi inerenti alla prevenzione degli infortuni posti dalla legge a carico del datore di lavoro, gravano indistintamente su tutti i componenti del consiglio di amministrazione. E difatti il presidente del consiglio di amministrazione di una società di capitali non può, da solo, essere considerato rappresentante della società, appartenendo la rappresentanza all’intero consiglio di amministrazione, salvo delega conferita ad un singolo consigliere, amministratore delegato, in virtù della quale l’obbligo di adottare le misure antinfortunistiche e di vigilare sulla loro osservanza si trasferisce dal consiglio di amministrazione al delegato, rimanendo in capo al consiglio di amministrazione residui doveri di controllo sul generale andamento della gestione e di intervento sostitutivo nel caso di mancato esercizio della delega. Come ha avuto più volte modo di precisare questa Corte, la responsabilità penale del datore di lavoro non è esclusa per il solo fatto che sia stato designato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, trattandosi di soggetto che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all’osservanza della normativa antinfortunistica e che agisce, piuttosto, come semplice ausiliario del datore di lavoro, il quale rimane direttamente obbligato ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio. Come risulta dall’elaborazione giurisprudenziale delle norme che prevedono il servizio di prevenzione e protezione all’interno delle aziende (D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 31, nel quale è confluita la disciplina dettata in materia dal D.Lgs. n. 626 del 1994), il responsabile di tale servizio è un semplice ausiliario del datore di lavoro e, come tale, è privo dei poteri decisionali che sono gli propri. Così delineata tale figura, appare evidente la differenza con l’istituto della “delega di funzioni” attualmente previsto dal D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 16. Solo tale istituto, comportando il subentro del delegato nei poteri e nelle prerogative connesse alla posizione di garanzia del datore di lavoro, quale diretto destinatario degli obblighi inerenti la sicurezza dei lavoratori, determina un esonero di responsabilità di quest’ultimo in quanto le funzioni anzidette vengono trasferite al delegato. Cass. pen., sentenza n. 21628 del 2013
Dal 1° giugno stop all’autocertificazione rischi per le imprese fino a 10 dipendenti
Dal 31 maggio 2013 le piccole imprese non possono più autocertificare la propria valutazione dei rischi e scatta l’obbligo di procedere al redazione del relativo documento, in via ordinaria o standardizzata. Pubblicate sul sito del Ministero del Lavoro diverse domande e risposte sulle corrette modalità di compilazione delle procedure standardizzate.
Tutela antinfortunistica dei terzi
Semplificazione degli adempimenti sulla sicurezza nel settore agricolo
Il decreto pubblicato sul sito del MLPS verte sulla semplificazione degli adempimenti relativi all’informazione, formazione e sorveglianza sanitaria nel settore agricolo, in considerazione della specificità dell’attività esercitata da tali imprese, ma nel rispetto dei livelli generali di tutela previsti dalla normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in considerazione della specificità dell’attività esercitata dalle piccole e medie imprese operanti nel settore . Decreto interministeriale 27 marzo 2013 (Comunicato MLPS in G.U. 12 aprile 2013, n. 86)
Nesso di causalità tra fattore rischio e malattia professionale
La Corte di Cassazione si occupa del caso di un datore di lavoro che, benché si sia curato di acquistare le cinture di sicurezza, queste poi non sono state utilizzate dal lavoratore. Si pone pertanto il problema di stabilire se l’acquisto vale da sé ad assolvere all’obbligo gravante sul datore di lavoro in materia antinfortunistica. La risposta della Corte è chiara: il compito del datore di lavoro non si esaurisce nella predisposizione e nella consegna ai lavoratori dei mezzi di prevenzione e nell'attuazione delle misure necessarie, essendo lo stesso tenuto ad accertarsi che le disposizioni impartite vengano nei fatti eseguite e ad intervenire per prevenire il verificarsi di incidenti, attivandosi per far cessare eventuali manomissioni o modalità d'uso pericolose da parte dei dipendenti, quali la rimozione delle cautele antinfortunistiche o il mancato impiego degli strumenti prevenzionali messi a disposizione. Corte di Cassazione, sentenza del 25 giugno 2014