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Timestamp: 2018-06-20 23:52:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna stampa. 5 novembre Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/ - PDF
ORGANISMO UNITARIO DELL AVVOCATURA ITALIANA. Rassegna stampa. 5 novembre Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/
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1 Ufficio stampa Rassegna stampa 5 novembre 2010 Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/
2 SOMMARIO Pag 3 CONVEGNO OUA/CAMERA DEI DEPUTATI: L Avvocatura soggetto costituzionale nella giurisdizione - Giovedì 11 novembre programma Pag 5 XXX CONGRESSO NAZIONALE FORENSE: Programma preliminare Pag 7 GIUSTO PROCESSO :OUA: per avere davvero un giusto processo serve parità tra accusa e difesa comunicato stampa Pag 8 RIFORMA FORENSE: L OUA plaude al ripristino al Senato dell incompatibilità di iscrizione all albo di avvocati e il lavoro subordinato nel privato comunicato stampa Pag 9 RIFORMA FORENSE: Avvocati mai alle dipendenze - Soddisfatte le associazioni (il sole 24 ore) Pag 10 RIFORMA FORENSE: La riforma forense nel pantano (italia oggi) Pag 11 RIFORMA FORENSE: Niente dipendenti nell'albo forense (il denaro) Pag 12 CONCILIAZIONE: Il tariffario «punisce» la causa che vale meno (il sole 24 ore) Pag 13 PROFESSIONI: Commercialisti ai ferri corti con Alfano (italia oggi) Pag 14 GIUSTIZIA TELEMATICA: P.A.: Giustizia, intesa con Tribunale Macerata per innovazione (il sole 24 ore) Pag 15 GIUSTIZIA TELEMATICA: Microsoft: digitalizzare processi per giustizia più veloce (ansa) Pag 16 MAGISTRATI: Marsala val bene il ritorno in procura (il sole 24 ore) Pag 17 NOTAI: Il concorso notarile ancora in stand by (il sole 24 ore) Pag 18 AMIANTO: Esplosione in fabbrica a Paderno sei ustionati, due sono gravissimi (la repubblica) Pag 19 CASSAZIONE: Cassazione: l'intero Cda delle aziende è responsabile della sicurezza sul lavoro (la repubblica) Pag 20 CASSAZIONE: Sui danni da amianto la scienza guida il giudice (il sole 24 ore) Pag 21 CASSAZIONE: Il motivo del licenziamento non può essere modificato (il sole 24 ore) 2
3 Il Vice Presidente della Camera dei deputati Antonio Leone invita la S.V. al Convegno sul tema L Avvocatura soggetto costituzionale nella giurisdizione Giovedì 11 novembre 2010 Ore
4 Giovedì 11 novembre 2010 Ore Palazzo Montecitorio - Sala della Lupa Palazzo Montecitorio Programma Intervento introduttivo Antonio Leone Vice Presidente della Camera dei deputati Interventi Maurizio de Tilla Presidente dell Organismo Unitario dell Avvocatura Gaetano Pecorella Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti Giorgio Orsoni Ordinario di diritto amministrativo Giulia Bongiorno Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati Giacomo Caliendo Sottosegretario di Stato per la Giustizia R.S.V.P. entro mercoledì 10 novembre 2010 Tel L accesso alla Sala sarà consentito fino alle ore
5 L AVVOCATURA ITALIANA AL SERVIZIO DEI CITTADINI PROGRAMMA PRELIMINARE Giovedì 25 novembre Ore 09.30: Saluti delle Autorità Stefano Savi, Presidente Ordine di Genova Marta Vincenzi, Sindaco di Genova Claudio Burlando, Presidente della Regione Alessandro Repetto, Presidente della Provincia Vittorio Frascherelli, Presidente del Tribunale Mario Torti, Presidente della Corte d Appello Mons. Angelo Bagnasco, Cardinale Arcivescovo Laura Mirachian, Rappresentante dell O.N.U., Ambasciatore d Italia a Ginevra Vito Monetti presidente MEDEL, Magistratus européens puor la dèmocratie et les libertèes Sono previsti gli interventi di: Francesco Amirante - Presidente della Corte Costituzionale Ernesto Lupo - Primo Presidente della Corte di Cassazione, Michele Vietti - Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Ore 11.00: Relazioni di Apertura Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense Maurizio De Tilla, Presidente dell Organismo Unitario dell Avvocatura Marco Ubertini, Presidente della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense Premiazione dei Presidenti del Consiglio Nazionale Forense, dell Organismo Unitario dell Avvocatura e della Cassa Forense Ore : Relazioni dei Rappresentanti delle Associazioni Le istanze e le prospettive dell Avvocatura Ore : I TAVOLA ROTONDA 5
6 I diritti umani e il ruolo sociale dell Avvocatura Alarico Mariani Marini Presentazione del documento di lavoro congressuale. Interventi di: Giovanni Maria Flick - Presidente Emerito Corte Costituzionale Stefano Rodotà - Professore emerito di Diritto Civile e Presidente Comitato Scientifico Agenzia Europea dei Diritti Umani Mads Andenas - delegato dell ONU sulla detenzione arbitraria e Direttore dell Institute for Human Rights dell Università di Oslo Gabriela Carina Knaul de Albuqueerque e Silva relatore speciale delle Nazioni Unite sulla indipendenza dei giudici e degli avvocati Ore : Dibattito Gli effetti della crisi economica sulla attività forense Intervento di Victor Uckmar - Professore emerito della Università di Genova Ore 18.30: Dibattito Lo Sportello Giustizia per Tutti, un esperimento del COA di Napoli Venerdì 26 novembre 0re : INTERVENTI PROGRAMMATI E DIBATTITO - la giustizia civile, la giustizia amministrativa, la giustizia penale, la giustizia tributaria - il sistema della mediazione conciliazione - l Ordinamento forense, la formazione e la specializzazione Il dibattito prosegue nel pomeriggio Ore Presentazione del Rapporto Censis sulle donne nell Avvocatura Presentazione del Rapporto dell Osservatorio sui Giovani nell Avvocatura 0re : PROSECUZIONE DEL DIBATTITO DELLA MATTINA Ore Presentazione delle mozioni, depositate in originale con copia su supporto informatico Sabato 27 novembre Ore Cassa Forense: Il nuovo welfare Ore Discussione mozioni Ore Elezioni delegati O.U.A. Contemporaneamente, nella Sala del Teatro, sarà proiettato il filmato sui giovani nell Avvocatura, a cui seguirà dibattito Ore Votazione delle mozioni Proclamazione eletti O.U.A. 6
7 7 COMUNICATO STAMPA GIUSTIZIA, OUA: PER AVERE DAVVERO UN GIUSTO PROCESSO SERVE PARITÀ TRA ACCUSA E DIFESA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI GIOVEDÌ 11 NOVEMBRE CONVEGNO SU: AVVOCATURA SOGGETTO COSTITUZIONALE NELLA GIURISDIZIONE Il riconoscimento dell avvocatura come soggetto costituzionale nella giurisdizione è una riforma necessaria. È lodevole l iniziativa della Camera dei Deputati che organizza un convegno su questo importante tema. Questo il positivo commento di Maurizio de Tilla, presidente Organismo Unitario Avvocatura, sul convegno: Avvocatura soggetto costituzionale nella giurisdizione, organizzato alla Camera dei Deputati giovedì 11 novembre (alle ore 15 - Sala della Lupa). Il presidente dell organismo di rappresentanza politica dell avvocatura, Oua, che da mesi è impegnato su questa proposta di riforma, ha voluto sottolineare che «per una visione strategica sulla giustizia va anzitutto prestata la giusta attenzione alla importante funzione dell avvocatura nell ambito della giurisdizione». «Lo stesso Parlamento europeo spiega - in una importante risoluzione del 23 marzo 2006, ha riaffermato il pieno riconoscimento della funzione cruciale esercitata dalla professione di avvocato in una società democratica, al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, lo Stato di diritto e la sicurezza nell applicazione della legge». «La presenza dell avvocato nei processi aggiunge de Tilla - è stata configurata come strumento per porre rimedio alle naturali disparità delle parti. Il ruolo dell avvocato è, quindi, essenzialmente una funzione, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche politico e sociale, perché stando tra le parti e i giudici, gli avvocati costituiscono l elemento fondamentale attraverso il quale i rapporti fra l amministrazione della giustizia e i cittadini possono migliorare, crescendo da un lato l autorità, dall altro la fiducia. Il corretto funzionamento del sistema della giustizia, quindi, dipende non solo dall assetto dell apparato e dei mezzi che sono assegnati a tale compito, ma anche dall indipendenza e dai rapporti equilibrati tra giudici e avvocati. Entrambi i soggetti (avvocati e magistrati) sono quindi i protagonisti della giurisdizione». «In quest ambito ribadisce il presidente Oua - si colloca la proposta dell Organismo Unitario dell Avvocatura che chiede l inserimento nel titolo IV della Costituzione di alcune norme specifiche e l allargamento dell ambito a tutti i soggetti della giurisdizione, compresa l Avvocatura. L assenza, infatti, del soggetto Avvocatura nel titolo IV della Parte II della Costituzione, titolato La Magistratura, è il probabile residuo della visione di un idea autoritaria che considera la tutela giudiziaria come un servizio che lo Stato rende al cittadino. Per questo il titolo è dedicato alla Magistratura che è colei che eroga il servizio. Ma da tale visione è assente ogni connotato dello Stato democratico, lo Stato di oggi, nel quale la funzione giudiziaria non va più vista solo come un servizio che esso può concedere, ma anche e principalmente come oggetto dell aspirazione di un diritto del cittadino ad ottenerla. Nessun cenno nelle norme costituzionali sulla giurisdizione vi è, infatti, all altro protagonista fondamentale della realtà giudiziaria, cioè all avvocato, sulla cui opera si riverbera il desiderio e l ansia del cittadino ad ottenere giustizia». «Da qui può e deve consolidarsi un discorso serio conclude de Tilla - sulla riforma del sistema giustizia, sul giusto processo e sui contenuti della giurisdizione che parta non solo dalla modifica costituzionale, ma anche da una più puntuale legislazione ordinaria. In questo senso va la proposta di legge presentata dall onorevole Pecorella e in questa direzione va la grande attenzione dimostrata dal vice presidente della Camera, Antonio Leone con l organizzazione di un convegno su questo importante tema, il prossimo 11 novembre, alla sala della Lupa, con la partecipazione del sottosegretario Giacomo Caliendo, del presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, del prof. Giorgio Orsoni, con lo stesso Gaetano Pecorella e con l intervento dell Oua». Roma, 4 novembre 2010
8 COMUNICATO STAMPA RIFORMA FORENSE, L OUA PLAUDE AL RIPRISTINO AL SENATO DELL INCOMPATIBILITÀ TRA L ISCRIZIONE ALL ALBO DI AVVOCATI E IL LAVORO SUBORDINATO NEL PRIVATO Maurizio de Tilla, presidente dell Organismo Unitario dell Avvocatura Italiana-Oua, ha accolto con soddisfazione l approvazione in aula di un emendamento all'art. 17 (incompatibilità) che ripristina l'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo e il rapporto di lavoro subordinato nel settore privato. «L albo ordinario deve contenere solo avvocati liberi professionisti, con chiari requisiti di indipendenza e autonomia ha sottolineato de Tilla. Il legislatore con il voto in aula al Senato ha rispristinato una norma di buonsenso che tutela l integrità della professione e garantisce la qualità della prestazione per i cittadini». Roma, 4 novembre
9 IL SOLE 24 ORE Avvocati mai alle dipendenze - Soddisfatte le associazioni Potrebbe chiudersi entro giovedì prossimo la votazione in prima lettura al Senato sul testo sulla riforma dell'avvocatura. Ieri l'aula ha approvato altri due articoli sull'ordine forense con l'individuazione degli organi e le strutture territoriali, fissando presso la Cassazione l'ordine circondariale di Roma e iniziato l'esame dell'articolo sugli organi dell'ordine circondariale e degli ordini distrettuali. In attesa del previsto rush della prossima settimana, le associazioni di categoria esprimono unanime apprezzamento per la piega presa dal voto, in particolare sul ripristino della incompatibilità tra iscrizione all'albo e titolarità di un rapporto di lavoro subordinato nel settore privato. L'Associazione nazionale forense parla di «notte che ha davvero portato consiglio» riferendosi alla marcia indietro della maggioranza sul punto, aggiungendo che un orientamento diverso «avrebbe fatto precipitare la categoria nel caos e messo in seria difficoltà la cassa di previdenza, una delle poche con i conti veramente a posto». «Preoccupa solo dice Ester Perifano, segretario generale dell'anf che la discussione sulla riforma proceda in modo così disordinato e confuso: l'avvocatura continuerà pertanto a mantenere alta l'attenzione per difendere sempre la dignità e l'autonomia della professione». Anche il Cnf prende atto con soddisfazione del ripristino dell'incompatibilità, «funzionale al rispetto dei principi di autonomia e indipendenza del l'avvocato». Sulla stessa linea anche Maurizio de Tilla, presidente dell'organismo unitario dell'avvocatura italiana: «L'albo ordinario deve contenere solo avvocati liberi professionisti, con chiari requisiti di indipendenza e autonomia ha sottolineato in tal senso si era già espressa la Corte Costituzionale che, a suo tempo, aveva dichiarato per esempio il part time illegittimo e incompatibile con l'esercizio della libera professione. Il legislatore con il voto in aula al Senato ha rispristinato una norma di buonsenso che tutela l'integrità della professione e garantisce la qualità della prestazione per i cittadini». 9
10 ITALIA OGGI L'Aula non riesce ad andare avanti. L'iter riprende martedì prossimo con un sovraccarico di lavoro La riforma forense nel pantano Al Senato manca più volte il numero legale. E l'esame si ferma Nuovo stop per la riforma forense al Senato. Ieri, infatti, la seduta antimeridiana è stata tolta per la mancanza del numero legale, che si è verificata più volte. Esame quindi rinviato a martedì prossimo. In due giorni, quindi, Palazzo Madama dovrà esaminare e votare i circa 40 articoli restanti per mantenere l'impegno assunto dalla conferenza dei capigruppo di votare l'intero ddl entro mercoledì prossimo. Intanto, però, l'altro ieri è stata ripristinata l'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo e il rapporto di lavoro subordinato di natura privata, annullata con un emendamento dell'opposizione. L'Aula ha infatti approvato una nuova modifica alla lettera e) del comma unico dell'art. 17, presentata dal relatore, Giuseppe Valentino, andando così incontro all'avvocatura, che aveva vivamente protestato (Cnf, Oua e Cassa forense in testa) contro la possibilità di iscriversi all'albo per gli avvocati dipendenti. Sempre l'altro ieri è stato approvato anche l'articolo 18 che stabilisce delle eccezioni alle norme sulle incompatibilità in particolare in favore degli insegnanti universitari o medi in materie giuridiche. Terminato poi l'esame degli articoli precedentemente accantonati, l'assemblea ha approvato l'articolo 19 concernente la sospensione dell'esercizio professionale in caso di incarichi politici o istituzionali. Sì anche, con modificazioni, all'articolo 20 in materia di esercizio effettivo e continuativo e revisione degli albi, degli elenchi e dei registri. Sempre con modificazioni, è stato approvato l'articolo 21 che disciplina l'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, introducendo criteri più rigorosi per l'accesso all'albo dei patrocinanti in Cassazione. Approvato in un testo emendato l'articolo 22 che reca disposizioni relative agli avvocati di enti pubblici. Avviato infine l'esame dell'articolo 23. Soddisfazione, per l'emendamento sulle incompatibilità, da parte di Cnf, Oua e Anf. «Il Cnf», si legge in una nota, «prende atto con soddisfazione del fatto che il Senato ha ripristinato l'incompatibilità tra rapporto di lavoro dipendente privato e l'iscrizione all'albo, funzionale al rispetto dei principi di autonomia e indipendenza dell'avvocato». Dal Cnf, infine, arriva la richiesta affinché la riforma venga licenziata dall'aula di Palazzo Madama la prossima settimana. «L'albo ordinario deve contenere solo avvocati liberi professionisti, con chiari requisiti di indipendenza e autonomia», ha sottolineato invece il presidente dell'oua, Maurizio de Tilla, «in tal senso si era già espressa la Corte costituzionale che, a suo tempo, ha dichiarato per esempio il part-time illegittimo e incompatibile con l'esercizio della libera professione». Mentre secondo Ester Perifano, segretario generale dell'anf, «l'abolizione della incompatibilità tra la iscrizione all'albo e il rapporto di lavoro subordinato nel settore privato avrebbe fatto precipitare la categoria nel caos e messo in seria difficoltà la nostra Cassa di previdenza». Gabriele Ventura 10
11 IL DENARO Niente dipendenti nell'albo forense Riforma dell'ordinamento: nelle votazioni al Senato ribadita l'incompatibilità tra lavoro subordinato e iscrizione all'ordine forense Soddisfatto de Tilla (Oua) Il presidente dell'organismo Unitario dell'avvocatura Italiana (in sigla Oua), Maurizio de Tilla, accoglie con soddisfazione l'approvazione in aula al Senato di un emendamento all'articolo 17 (incompatibilità) che ripristina l'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo forense e il rapporto di lavoro subordinato nel settore privato. "L'albo ordinario deve contenere solo avvocati liberi professionisti, con chiari requisiti di indipendenza e autonomia evidenzia Maurizio de Tilla in tal senso si era già espressa la Corte Costituzionale che, a suo tempo, ha dichiarato per esempio il part time illegittimo e incompatibile con l'esercizio della libera professione. Il legislatore con il voto in aula al Senato - aggunge - ha rispristinato una norma di buonsenso che tutela l'integrità della professione e garantisce la qualità della prestazione per i cittadini». Ma intanto un altro passaggio della riforma ha scatenato nuove polemiche. I senatori radicali eletti nelle liste del Pd, Donatella Poretti e Marco Perduca, in una nota congiunta denunciano infatti l' "alleanza corporativa" fra PdL e Italia dei Valori alla base del mancato affossamento della norma della riforma forense con la quale si prevede l'esclusività della consulenza stragiudiziale agli avvocati. "L'attività stragiudiziale - spiegano i due senatori - è sviluppata in Italia da tantissimi operatori che svolgono da anni il loro lavoro, ma che non sono coperti da Ordini o albi". Professionisti come gli ufficiali giudiziari, i commercialisti, le agenzie di infortunistica stradale, le associazioni di consumatori, i patronati, i sindacati, le Camere di Commercio, le agenzie di recupero crediti, e altri, "possono essere spazzati via - denunciano i due senatori - con un solo colpo, ad esclusivo vantaggio della categoria degli avvocati e non dei cittadini". Riccardo La Franca 11
12 IL SOLE 24 ORE Il tariffario «punisce» la causa che vale meno Scaglioni fissi agganciati al quantum della causa e una forbice di valore interna alla fascia molto ampia. Risultato, la conciliazione obbligatoria, in pista di lancio per il prossimo mese di marzo (il regolamento, decreto ministeriale n. 180, è stato pubblicato sulla «Gazzetta» n. 258 con la data di ieri) rischia di pesare di più, percentualmente molto di più, sulle cause di bassissimo valore. Se è vero che nascono per alleggerire il lavoro della giustizia civile e permetterle di concentrare l'attenzione sulle cause più importanti risultato che tutte le parti coinvolte si augurano le tariffe della conciliazione fissate dal Decreto ministeriale 180/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 di ieri, rischiano di disincentivare proprio le liti poste alla soglia "di ingresso". Il problema nasce dalla tabella dei «prezzi» prevista dalle nuove regole sulla conciliazione, che vincola alla cifra gli enti di mediazione pubblici e gli ordini professionali, ma che di fatto impone anche agli attori privati di seguire gli stessi parametri. Il tariffario è articolato in un «biglietto d'ingresso» uguale per tutti, 40 euro incrementabili fino a 48 per le liti più complesse e per quelle che si concludono con successo, a cui si aggiunge una somma variabile e proporzionale al valore della causa. Un sistema ispirato a criteri di progressività, secondo il principio «più vale la tua causa più paghi», ma che alla prova della calcolatrice tanto progressivo non appare. Gli elementi di distorsione delle progressività sono la somma iniziale fissa, le variabili che possono modificare la quota mobile in proporzione al valore della causa, e soprattutto l'ampiezza degli scaglioni, che riuniscono sotto un unica "tariffa" conteziosi anche molto diversi fra loro. Basta fare qualche calcolo per far emergere piccoli e grandi paradossi. I problemi più evidenti si incontrano nelle prime fasce, destinate alle cause fino di valore inferiore. Come si legge nella tabella sopra, un contenzioso "limite" di 100 euro avrà costi fissi compresi tra 84 euro (pari quindi all'84 per cento) ma che potrebbero arrivare fino a 126 euro. Una controversia che valga in apertura mille volte di più cioè centomila euro potrà risolversi con costi di conciliazione tra 710 e 1248 euro, con una variabile percentuale tra gli 0,7 punti e l'1,2. L'asimmetria di costi e benefici spicca ancora di più se si considera che la tipologia delle cause a conciliazione (preventiva) obbligatoria dal condominio ai sinistri stradali, dalla diffamazione ai contratti assicurativi e bancari per privati attinge soprattutto a controversie con valori tendenzialmente molto bassi (range diverso dovrebbero invece avere le successioni ereditarie e i ricorsi per responsabilità medica, ricompresi nell'elenco della legge). Per evitare l'effetto di distorsione inversamente proporzionale, la soluzione alternativa sarebbe potuta essere l'individuazione di fasce di valore più ristrette, ovvero l'applicazione di una "tassa" di pacificazione espressa in percentuale. Va anche aggiunto che il costo della mediazione a buon esito è attenuato dalle previste agevolazioni fiscali: l'esenzione dell'imposta di bollo, dall'imposta di registro (fino a 50 mila euro di valore di causa) e il credito di imposta fino a 500 euro per il pagamento delle indennità. 12
13 ITALIA OGGI Non si ferma la polemica Commercialisti ai ferri corti con Alfano I sindacati: il ministero della giustizia fermi il riconoscimento dei tributaristi I commercialisti schierati contro Alfano. Per i sindacati di categoria i decreti di accreditamento all'elenco dei soggetti abilitati a partecipare alle piattaforme europee sulle professioni (come previsto dall'articolo 26 del dlgs 206/2007) sono «il riconoscimento» di una serie di caratteristiche dell'attività svolta da professionisti privi di albo e quindi senza un percorso formativo chiaro e sottoposto ad esame di stato. Non sono quindi bastati i chiarimenti del ministero della giustizia alle associazioni (amministratori di condominio, grafologi e interpresti) circa l'assenza di un procedimento di regolamentazione in atto a calmare le acque. I sindacati dei dottori commercialisti e degli esperti contabili restano sul piede di guerra sui decreti che riguardano soprattutto i tributaristi. «Mi sembra chiaro che non c'è il coraggio di dire ciò che in realtà sta accadendo», afferma il leader dei giovani dell'ungdcec, Luigi Carunchio. «Gli uffici del ministero stanno infatti agendo in modo differente rispetto a ciò che il ministro Alfano ha affermato ai nostri congressi. Lettera o meno, si tratta di un riconoscimento di sostanza». Sulla stessa linea Raffaele Marcello, presidente dell'unagraco. «Siamo in evidente imbarazzo», dice, «e non riusciamo a capire le motivazioni di quanto sta facendo il ministero. La lettera è semplicemente una giustificazione di una decisione che vogliono portare avanti. È in atto uno scollamento sempre maggiore tra il governo e le attività professionali, in particolare quella dei commercialisti. Dal punto di vista politico, quindi, ci sono delle distanze che vanno colmate al più presto». Secondo Vilma Iaria, presidente dell'adc, invece, «bisogna valutare se impugnare o meno i decreti che arriveranno. Sarà anche necessario, però, vedere quali associazioni verranno riconosciute, se sono qualificate o meno». «Mi auguro che Alfano riesca a gestire realmente questa problematica», aggiunge Giuseppe Pozzato, presidente dell'anc, «ossia che questi decreti non siano il preludio a un riconoscimento vero e proprio. Certo, la preoccupazione resta forte, dal momento che le professioni regolamentate vanno tutelate, altrimenti resteremo sempre lontani anni luce dall'europa nel gestire una realtà sociale degna di questo nome». Anche secondo Marco Cuchel della Fondazione commercialisti italiani (che venerdì 12 novembre affronterà la questione al convegno di Pisa con la politica), «le motivazioni del ministero non sono sufficienti, dato che comunque si sta portando avanti un riconoscimento di fatto. Le associazioni dei tributaristi, una volta inserite nell'elenco, avranno infatti un riconoscimento a livello europeo. E il problema è che impatteranno negativamente sulla nostra professione, con una sovrapposizione di ruoli inopportuna. Ci vuole comunque una regolamentazione del mercato, altrimenti si creerà solo confusione per l'utente. Questo riconoscimento insomma deve essere collegato al più presto con una riforma organica del mondo delle professioni». Sul piede di guerra anche l'andoc. «Mi sembra la classica cosa all'italiana», lamenta il presidente Riccardo Losi, «dove da un lato si concede spazio, dall'altro si cerca di tornare indietro per non fare torto a nessuno. La nostra posizione è chiara, per svolgere un certo tipo di professione, al servizio della collettività e con un riconoscimento istituzionale, si deve aver maturato un percorso formativo degno, senza scorciatoie o sotterfugi. O si dà dignità istituzionale alla professione, riconoscendo solo i professionisti che hanno maturato un ciclo universitario, un tirocinio e un esame di stato, oppure si cerca di accontentare tutti a discapito, però, della credibilità nei confronti dei cittadini». Sulla stessa linea l'aidc. «Mi auguro», spiega il numero uno Marco Rigamonti, «che il ministro non firmi il decreto di riconoscimento delle associazioni appartenenti alla categoria che ci riguarda. Sarebbe infatti un modo surrettizio per poter ricomprendere nella nostra categoria dei lavoratori autonomi che nulla hanno a che fare con la professione di commercialista, garantita da regole precise dettate da un ordine». 13
14 ANSA P.A.: Giustizia, intesa con Tribunale Macerata per innovazione PROTOCOLLO SIGLATO DA MINISTRO BRUNETTA E PRESIDENTE IACOBONI (ANSA) - ROMA, 4 NOV - Prosegue il processo di digitalizzazione nell'ambito della giustizia: un protocollo ad hoc e' stato siglato oggi presso il Ministero della Pubblica Amministrazione dal ministro Renato Brunetta con i responsabili del Tribunale di Macerata, rappresentati dal presidente Alessandro Iacoboni, dal procuratore presso il Tribunale Mario Paciaroni, dal presidente della Camera Penale di Macerata Paolo Giustozzi e dal presidente del Consiglio degli Ordini degli Avvocati della cittadina marchigiana Piero Paciaroni. Le tecnologie informatiche e di telecomunicazione, nell'ambito del Piano e-gov 2012, contribuiranno a semplificare notevolmente l'operativita' del Tribunale di Macerata. Il protocollo prevede in particolare la digitalizzazione di tutti i fascicoli (indagini preliminari, Gip, Gup e dibattimento), comprese le eventuali copie destinate agli aventi diritto. L'intesa prevede tra l'altro anche l'uso della Posta Elettronica Certificata per le notifiche agli avvocati difensori. Il protocollo ha una durata di 3 anni, rinnovabile d'intesa tra le parti. Il costo complessivo dell'operazione, ha spiegato Brunetta, si aggira intorno ai 200 mila euro; l'operativita' del processo di digitalizzazione (al 90%) e' prevista entro fine gennaio 'L'ingresso della digitalizzazione - ha rilevato Iacoboni - migliorera' l'attivita' del Tribunale, consentendo risposte in tempo reale e un migliore accesso agli atti e un piu' rapido flusso dei lavori. Cio' consentira' anche - ha aggiunto il presidente del Tribunale di Macerata - di liberare risorse umane che potranno dedicarsi ad altri ambiti operativi, soprattutto nel settore civile''. A una domanda sulla quantificazione della riduzione dei tempi processuali, Iacoboni ha spiegato che ''e' una stima difficile da fare, soprattutto nel civile; ma ha aggiunto - credo di mesi nella prima fase del protocollo e di anni con l'andare del tempo''. Soddisfatto anche il procuratore Mario Paciaroni: ''l'accordo salvera' la Procura, adesso in grave difficolta' per la carenza di personale''. Inoltre, la digitalizzazione sara' utile ''a completare le indagini preliminari nei tempi previsti dalla legge: in questo caso il problema e' soprattutto la notifica, che pero' potra' essere risolto con la Posta Elettronica Certificata. Comunque nel penale risparmieremo anni di tempo grazie anche al fascicolo digitale che consentira' agli avvocati di avere i fascicoli in tempo reale, velocizzando quindi anche il dibattimento''. La digitalizzazione, ha spiegato il ministro Brunetta, ''comporta anche nella giustizia meno costi, piu' efficienza e la riduzione del 30% dei tempi''. ''Su questo - ha aggiunto - stiamo lavorando di comune accordo con il ministro della Giustizia Angelino Alfano''.(ANSA). TEO 04-NOV-10 13:14 NNN 14
15 ANSA Microsoft: digitalizzare processi per giustizia più veloce SCOTT JOVANE,IN ITALIA RISULTATI CON TRASFORMAZIONI TECNOLOGICHE (ANSA) - LONDRA, 4 NOV - La digitalizzazione dei processi per venire incontro agli impasse e ai ritardi nel settore della giustizia: e' uno delle aree di opportunita' per l'italia per cui Microsoft mette a disposizione le sue risorse e la sua esperienza in materia di innovazione. Lo ha detto l'amministratore delegato di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane, ai margini del Government Leaders Forum Europe, il tradizionale appuntamento di confronto sull'egovernment ospitato dal colosso informatico americano oggi a Londra. ''Con la scuola e la sanita', la giustizia e' uno dei terreni dove in Italia si possono avviare trasformazioni tecnologiche che in breve tempo possono portare risultati visibili al cittadino - ha detto Scott Jovane -, la digitalizzazione puo' servire a evitare ritardi nell'espletamento dei processi e poi, a processo avvenuto, ad evitare che i suoi atti contribuiscano all'edificazione di un enorme palazzo di carta''. Tutti questi temi sono stati affrontati oggi a Londra in sessioni di lavoro a cui hanno partecipato anche amministratori locali venuti dall'italia come Carlo Maccari, assessore per la semplificazione e la digitalizzazione della Regione Lombardia e Massimo Giordano, assessore per la ricerca e l'innovazione ella regione Piemonte. BN 04-NOV-10 18:58 NNN 15
16 IL SOLE 24 ORE Marsala val bene il ritorno in procura Storia di Bernardo Petralia: dopo il Csm la scelta di tornare in Sicilia da sostituto antimafia Sicilia, Trapani, 24 gennaio Sera, poi notte. Due uomini e più musiche. Beethoven, ma anche il jazz. Le ore si fanno piccole e la conversazione si concentra sulle sinfonie, sui movimenti. Una passione comune certo, ma anche uno svago. Perché quei due uomini sono due dei tre sostituti procuratori alla procura di Trapani. Uno si chiama Giangiacomo Ciaccio Montalto e abita in una villetta di Valderice, dove quella sera ospita il collega Bernardo Petralia. Poche ore dopo, il 25 gennaio Ciaccio Montalto è ucciso a colpi di pistola davanti a casa. Sicilia, Marsala, autunno Bernardo Petralia, ma per molti è Dino, ha da poche settimane concluso un'esperienza di 4 anni al Consiglio superiore della magistratura. Ha davanti, a breve, possibilità importanti di carriera. Fa però, nell'immediato, una scelta diversa. Quella di tornare "soldato semplice", di nuovo in procura, a Marsala questa volta, come umile sostituto. «Una maniera per provare a rinsaldare quel filo che per me non si è mai spezzato spiega Petralia. Ma anche una maniera per testimoniare che i magistrati sono disponibili a rimboccarsi le maniche e non solo a essere identificati come pericolosi sovversivi». Perché la situazione alla procura di Marsala, come in molti altri uffici giudiziari del paese, è drammatica. Oltre al capo procuratore sono previsti in organico 8 sostituti. Ma solo uno è effettivamente presente: 2 sono in maternità e gli altri mancano proprio. Solo a primavera inoltrata potranno arrivare d'urgenza 2 uditori. Il divieto, introdotto dal nuovo ordinamento giudiziario targato centro-destra, confermato poi dal centro-sinistra, di iniziare la carriera in magistratura come pubblico ministero ha provocato il progressivo svuotamento soprattutto delle Procure medio piccole del Meridione. E se la scelta fatta da Petralia rappresenta anche un segno di fedeltà alla propria storia, oggi non ci sarebbero le condizioni per poterla riproporre. Anche nelle sue ombre, certo. Perché in quel 1983 a Trapani i sostituti procuratori erano tre. Oltre a Ciaccio Montalto e Petralia, il terzo era Antonio Costa che, due anni dopo, venne arrestato per corruzione. Il capo procuratore Giuseppe Lumia venne trasferito ad altra sede. Il bene e il male a stretto contatto così. Nello stesso ufficio, a compromettere la medesima presenza dello stato. Di quelle prime esperienze Petralia ricorda due inchieste. Una di criminalità "ordinaria" sull'omicidio alle Egadi di una donna di colore, ex attrice per Milos Forman in Hair, e un'altra di criminalità organizzata che permise di recuperare un ingente quantitativo di droga con un'indagine sotto copertura dove i carabinieri si trovarono a investigare su un loro collega corrotto. A ulteriore riprova della labilità dei confini di legalità in una Sicilia impervia. Petralia riavvolge il filo dei ricordi e però non fa sconti alla magistratura. Neppure a quella associata di cui è rappresentante per la corrente del Movimento per la giustizia. «Questa vicenda delle massicce scoperture di organico nelle procure non è solo una questione organizzativa. Credo rappresenti anche una cartina al tornasole per la credibilità della magistratura. Che avrà tanto più le carte in regola nel criticare le leggi, ma anche i progetti che si annunciano, quanto più sarà in grado di dimostrarsi disponibile nel non avallare le rendite di posizione e i corporativismi. L'importante è dare segnali adeguati all'urgenza». «Da parte mia conclude Petralia l'esperienza che mi accingo a fare a Marsale, in un territorio che copre località dove la mafia è ancora forte come Partanna, Castelvetrano o Poggioreale, la affronto con il massimo entusiasmo. Ho un grande desiderio di riprendere in mano l'attività investigativa e di tornare alle origini: le funzioni direttive non sono certo un incarico a vita». Ma la conversazione con Petralia serve anche a mettere a fuoco temi e problemi. Dove la memoria s'intreccia con la cronaca delle politiche giudiziarie. Perché la carriera del futuro sostituto a Marsala è stata estremamente variegata e in gran parte giocata nella Sicilia di provincia. Dopo Trapani è infatti la volta di Sciacca dove, dal 1985 al 1990, è giudice istruttore (allora esisteva ancora). Poi giudice penale a tutti gli effetti a Marsala, dal 1990 al 1996: suoi i primi processi per mafia con il nuovo rito a imputati come Francesco Messina Denaro, capoprovincia di Trapani, e padre di Matteo, oggi il latitante numero uno di cosa nostra. Poi ancora Gip e infine capo procura a Sciacca. Tutte esperienze cruciali che oggi Petralia riconosce essere servite per acquisire nel tempo quella «cultura della giurisdizione», garanzia per tutti i cittadini. E che se andasse in porto la riforma costituzionale che la maggioranza si appresta a presentare non sarebbero più possibili. Stop al passaggio da pubblico ministero a giudice e viceversa per due carriere separate e senza più punti di contatto, neppure quelli limitati oggi possibili. Sì invece a due Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. 16
17 IL SOLE 24 ORE Il concorso notarile ancora in stand by L'ALTERNATIVA - Dopo l'interruzione per presunte irregolarità il ministro potrà azzerare tutto oppure potrà salvare le prove precedenti Era attesa ieri. Ma sembra destinata ad arrivare oggi pomeriggio la decisione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sul "destino" del concorso per notai, bruscamente interrotto lo scorso venerdì per motivi di ordine pubblico, a causa delle proteste per le presunte irregolarità sulla traccia d'esame fornita il giorno precedente. «La convocazione della direzione nazionale del Pdl hanno spiegato ieri sera fonti vicine al ministro ha impedito al Guardasigilli di portare a termine l'esame del verbale e del fascicolo ministeriale, redatto dal dipartimento Affari giudiziari. L'impegno del ministro è però quello di riuscire a prendere una decisione entro domani» (oggi, ndr). Il Guardasigilli anche per l'assenza di precedenti ha di fronte a sé un ventaglio di possibilità: annullare tutte le prove oppure solo quella contestata. Procedere con un nuovo bando di concorso oppure far salva la validità delle precedenti domande limitandosi alla riapertura dei termini per le nuove. Ciascuna soluzione dovrà però tener conto dell'inevitabile valanga di ricorsi al Tar che rischia di suscitare. Sul fronte politico, intanto, l'unica voce che ieri si è levata è stata quella della Lega Nord: il senatore Mario Pittoni sta predisponendo un disegno di legge per rivedere in chiave "territoriale" il concorso notarile. Sedi concorsuali a rotazione tra le città che sono le principali sedi notarili (come Milano, Venezia, Bologna, Roma e Napoli) e notai della commissione esaminatrice scelti in rappresentanza delle diverse realtà geografiche (su sei, 2 dal nord, 2 dal centro e 2 dal sud). Infine, poiché l'esame di abilitazione consta di tre distinte prove teorico-pratiche, riguardanti un atto di ultima volontà e due atti tra vivi, di cui uno di diritto commerciale, i professori universitari della commissione dovranno essere scelti tra docenti di diritto civile e commerciale. «Con un decreto ministeriale, poi - ha spiegato Pittoni - andremo a definire altri aspetti. Come l'installazione, nella sede di esame, di sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso o schermature delle trasmissioni radio-telefoniche per evitare l'uso disonesto dei cellulari». 17
18 LA REPUBBLICA Esplosione in fabbrica a Paderno sei ustionati, due sono gravissimi Lo scoppio ha scatenato un incendio nella Eureco Holding, che smaltisce rifiuti speciali I residenti: a luglio un altro scoppio nella stessa azienda, ma nessun operaio rimase ferito Esplode una bombola di acetilene, le fiamme investono dieci bidoni di vernice e si scatena l inferno. Un pomeriggio di lavoro alla Eureco, azienda che dalla metà degli anni Novanta stocca rifiuti pericolosi a Paderno Dugnano, nel Milanese, si trasforma in dramma. Sette operai ustionati, sei gravissimi. Due lottano in modo disperato per la vita: Salvatore Catalano, 55 anni, è ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano, Sergio Scapolan, 63 anni, magazziniere, dopo un passaggio all'ospedale milanese è stato trasferito al Centro grandi ustionati di Torino. Investiti dall onda di calore, entrambi hanno ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. Alle una squadra di lavoro - con i due italiani ci sono cinque albanesi assunti da una cooperativa esterna, la Tln della vicina Senago - sta ammassando oli esausti e solventi all'interno di un container dell impianto di via Mazzini 101, nel cuore della zona industriale, a ridosso della superstrada Milano-Meda. Il più anziano è Catalano, il meccanico del gruppo, il più giovane Kasem Xhani ha 21 anni («Tutti esperti», dirà il collega che per primo ha dato l'allarme), ripetono un'operazione senza rischi. Ma alle loro spalle una delle bombole usate per alimentare la fiamma ossidrica che serve ad aprire le batterie auto esauste salta in aria senza che nessuno la stia maneggiando. Forse la urta un muletto. Una esplosione, fortissima, una seconda, una terza, i fusti di vernice si trasformano in bombe che esplodono, le fiamme divorano l aria, la temperatura tocca i 120 gradi centigradi. I corpi degli operai sono investiti dal calore che scioglie le tute. Coscienti ma circondati dalle fiamme rimangono paralizzati fino all arrivo dei vigili del fuoco che impiegano mezz ora ad aprirsi un corridoio per tirarli fuori. In cielo si alza una nube nera visibile a decine di chilometri. Arrivano i carabinieri della compagnia di Desio guidati dal capitano Cataldo Pantaleo, a cui toccherà chiarire la dinamica dell incidente. Quindici mezzi dei pompieri arrivano da Milano, Desio, Carate Brianza, Lissone e Bovisio per avere spegnere le fiamme e scongiurare il rischio di nuove esplosioni con le numerose bombole di acetilene che surriscaldate potrebbero esplodere anche a distanza di ore. Per sicurezza la A52 e la Milano-Meda vengono chiuse alla circolazione fino alle 16.30, il traffico impazzisce. I medici del 118 intubano sul posto cinque dei sei feriti. I due italiani sono trasportati d urgenza in elicottero al Niguarda. In serata le condizioni di Scapolan si aggravano ancora, tanto da essere trasferito a Torino. Gli altri, con ustioni dal 40 al 70 per cento, riempiono gli ospedali di mezza città: Harun Zekiri, 44 anni, al Niguarda, Erjon Zheua, 29 anni, al San Carlo, Leonard Shesu, 37 anni, al San Paolo, Kaser Xhani, 21 anni, al San Gerardo di Monza, con Ferik Meshi, 30 anni, il meno grave di tutti. Tanto che in serata l uomo rientra nella sua casa di Paderno Dugnano. Questa mattina sarà ascoltato dal sostituto procuratore Lucia Massenz del Tribunale di Monza a cui sono state affidate le indagini. Gli inquirenti sperano che dalla sua testimonianza si possa capire cosa è realmente accaduto. Dalle prime ricostruzioni sembra che la Eureco fosse in regola con le norme di sicurezza sul lavoro. I carabinieri hanno messo sotto sequestro l azienda e acquisito la documentazione degli ultimi dieci anni. Non è escluso anche un errore umano. Gabriele Cereda 18
19 LA REPUBBLICA Cassazione: l'intero Cda delle aziende è responsabile della sicurezza sul lavoro Confermate le 14 condanne inflitte ai consiglieri e al direttore dello stabilimento di Verbania della Montefibre, dove fino al 1997 è stato utilizzato l'amianto mentre gli operai non indossavano neanche le mascherine di protezione. Stabilito inoltre il principio secondo il quale anche gli enti di fatto (in questo caso la Cgil) possono chiedere i danni morali La Cassazione mette fine allo 'scaricabarile' delle responsabilità per la mancata predisposizione delle misure di sicurezza nelle fabbriche e nei posti di lavoro e afferma che, in caso di violazione della normativa, ne risponde l'intero Consiglio di amministrazione, nessuno escluso. E il principio - pronunciato con riferimento alla responsabilità dei vertici 'Montefibre' dello stabilimento piemontese di Verbania, dove 11 operai sono morti per aver inalato amianto - vale anche nel caso in cui le deleghe sulla salute e l'igiene, negli stabilimenti o negli uffici, siano state affidate a un singolo componente. Il caso Montefibre scoppiò negli anni '70, quasi dieci anni prima delle campagne di sensibilizzazione sui rischi cui si va incontro quando si inalano polveri contenenti amianto. Nelle quasi 80 pagine di motivazioni, i giudici della Cassazione hanno confermato le 14 condanne inflitte ai consiglieri di amministrazione e al direttore dello stabilimento, a prescindere dalla conoscenze della pericolosità dell'amianto diffusa all'epoca. Ma non solo. In questa sentenza i magistrati hanno anche affermato con chiarezza, con prevedibili e pesanti ripercussioni sulle aziende in termini di risarcimento, che anche le associazioni di fatto dei lavoratori (in questo caso la Cgil) possono chiedere i danni morali. "Gli enti di fatto sono legittimati a costituirsi parte civile in quanto la circostanza che predetti enti non abbiano personalità giuridica non è ostativa alla costituzione di parte civile, né un'ostatività può dedursi dal fatto di non essere stati operativi al momento dei fatti in questione". La sentenza riguarda in particolare lo stabilimento di Verbania, 'bonificato' solo nel La Cassazione, nella sentenza depositata oggi, ricorda che la scelta di continuare a utilizzare l'amianto per coibentare i tubi di raffreddamento delle lavorazioni ad alta temperatura del nailon, era stata decisa perché costava meno delle fibre in vetro o di altri materiali non cancerogeni, usati invece in altri stabilimenti della stessa 'Montefibre'. A Verbania erano impiegati operai ai quali non era stata data alcuna informazione sui rischi di malattie correlate alla presenza dell'amianto "utilizzato in modo massiccio" e non venne attuato "nessun serio e radicale mutamento della situazione di rischio". Nemmeno le mascherine per contenere l'inalazione delle polveri che si incollano, indelebilmente, ai polmoni. 19
20 IL SOLE 24 ORE Sui danni da amianto la scienza guida il giudice Responsabilità estesa a tutto il consiglio d'amministrazione Della mancata predisposizione di misure di protezione dall'amianto risponde l'intero Cda. Tuttavia, nel provare la responsabilità il giudice non ha discrezionalità ed è tenuto a motivare la scelta tra tesi scientifiche contrastanti. Questi i principi su cui la Cassazione si è basata nella sentenza a carico dei vertici della Montefibre, assolti in primo grado e condannati dalla Corte d'appello di Torino per omicidio colposo per la morte di 11 operai esposti all'amianto nello stabilimento di Verbania. La Suprema corte, pur confermando la responsabilità dell'intero board per le carenti misure di sicurezza, limita la condanna dei manager ai tre decessi avvenuti per fibrosi polmonare, mentre ritiene non provato il nesso causale tra le inadempienze e l'evento mortale per gli otto dipendenti morti di tumore alla pleura. Nel primo caso, infatti, la Cassazione sentenza bis ha considerato esaurienti le motivazioni con le quali i giudici di merito hanno individuato l'esistenza di un nesso causale tra la malattia degenerativa e la negligenza nel mettere in atto le misure (imposte dall'articolo 21 del Dpr 303/56), che avrebbero impedito il diffondersi delle polveri nel luogo di lavoro. Nel secondo caso sarebbe mancata la prova della relazione causa-effetto. Secondo il Supremo collegio il giudice di appello ha usato una discrezionalità che non gli è consentita scegliendo tra due tesi scientifiche contrastanti senza ancorare la sua "preferenza" agli elementi tecnici raccolti. La Cassazione ha dunque giudicato immune da vizi il percorso della Corte di secondo grado solo nella parte in cui ha stabilito le responsabilità degli amministratori della società del gruppo Montedison nell'insorgenza delle malattie degenerative che hanno portato alla morte di tre operai. L'uso massiccio di amianto rendeva, infatti, doverosa l'adozione di accortezze. Invece, i responsabili della società hanno messo in atto un processo di ammodernamento talmente lento da far registrare una significativa presenza di amianto all'interno dello stabilimento di Verbania ancora nel Omissioni che la Corte considera ancora più gravi in relazione ai rischi già conosciuti sull'insorgenza delle fibrosi polmonari. Patologie, spesso con conseguenze letale - afferma la Cassazione - «firmate dall'amianto» - la cui insorgenza «prevedibile» poteva essere, se non scongiurata, resa meno probabile dalle dovute cautele che il Cda e il direttore dello stabilimento, in quanto titolari di una posizione di garanzia, erano tenuti ad adottare. Questo anche in assenza di dati certi sull'epoca di maturazione della malattia perché - come affermato in precedenti sentenze - la negligenza «riduce i tempi di latenza della malattia, nel caso di patologie già insorte, oppure li accelera nel caso di affezioni insorte successivamente». La Cassazione ha ribadito il diritto delle associazioni che rappresentano i lavoratori a costituirsi parte civile per la richiesta dei danni morali e materiali, non solo quando è in gioco un bene su cui vantare un diritto patrimoniale ma anche nell'ipotesi in cui venga leso un diritto soggettivo, come nel caso dei sindacati la cui legittimazione storica è proprio nella tutela degli interessi dei lavoratori. La Cassazione non mette comunque la parola fine alla vicenda della Montefibre ripassando la palla alla Corte d'appello di Torino, che dovrà decidere sulla responsabilità dei vertici anche per la morte degli altri otto operai, tenendo presente che la funzione del giudice sarà quella di valutare le diverse opinioni degli esperti basando la sua scelta sui «concreti elementi scientifici raccolti». Evitando - come secondo il collegio è accaduto - un'elaborazione della legge scientifica invece che una sua utilizzazione. Il principio - Corte di cassazione, sentenza 38991/10. Ne consegue che la sentenza deve essere annullata relativamente alla condanna degli imputati per i decessi da mesotelioma pleurico, con rinvio alla Corte d'appello di Torino, che dovrà, sul punto, procedere alla rivalutazione del materiale probatorio, adeguando la motivazione in modo da evitare di incorrere nuovamente nel vizio rilevato, rispettando il seguente principio di diritto, enunciato ai sensi dell'articolo 173, comma 2 disp. att. Cpp: «Nella valutazione della sussistenza del nesso di causalità, quando la ricerca della legge di copertura deve attingere al "sapere scientifico", la funzione strumentale e probatoria di quest'ultimo impone al giudice di valutare dialetticamente le specifiche opinioni degli esperti e di motivare la scelta ricostruttiva della causalità, ancorandola ai concreti elementi scientifici raccolti. Una opzione ricostruttiva fondata sulla mera opinione del giudice attribuirebbe a questi, in modo inaccettabile, la funzione di elaborazione della legge scientifica e non, invece, come consentito, della sola utilizzazione». 20
21 IL SOLE 24 ORE Il motivo del licenziamento non può essere modificato È inefficace il licenziamento per giusta causa intimato durante il periodo di preavviso seguito a un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Cassazione conferma, con sentenza depositata il 4 novembre, le decisioni confermi del tribunale e della Corte di appello di Venezia ed esclude che il datore di lavoro possa convertire, durante il periodo di preavviso, le ragioni del licenziamento da giustificato motivo a giusta causa o possa, nello stesso periodo, comminare un secondo licenziamento. La decisione della Corte si fonda, essenzialmente, sulla natura obbligatoria e non reale del preavviso. Questi i fatti. La società ha intimato a un dirigente il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, attribuendo la decisione a una riorganizzazione aziendale che comportata la soppressione della posizione di direttore generale. Dopo circa due mesi il dirigente riceveva una seconda lettera con la quale la società comunicava la conversione del licenziamento per giustificato motivo in licenziamento per giusta causa, imputabile a fatti di gravità tale da compromettere il vincolo fiduciario. Da qui l'opposizione del lavoratore e le sentenze di merito che ne hanno accolto le ragioni. Contro il ricorso presentato dalla società datrice di lavoro la Cassazione argomenta che, per orientamento prevalente della stessa Corte, nel contratto a tempo indeterminato il preavviso non ha efficacia reale bensì obbligatoria, nel senso che qualora una delle parti eserciti la facoltà di recedere con effetto immediato, il rapporto si risolve altrettanto immediatamente, con l'unico obbligo della parte recedente di corrispondere l'indennità sostitutiva e senza che da questo momento possano avere influenza eventuali fatti sopravvenuti. Questo orientamento è stato sancito anche con la sentenza del 5 ottobre 2009, con cui la Cassazione ha sottolineato che tale principio comporta che l'indennità sostituiva, non riferendosi a un periodo lavorato dal dipendente, non rientra nella base di calcolo delle mensilità aggiuntive e del Tfr spettante al lavoratore dimissionario. 21