Source: https://www.leggioggi.it/2012/05/05/i-cittadini-di-8-province-privati-del-loro-diritto-di-voto-e-cosi-che-si-salva-litalia/
Timestamp: 2018-09-18 19:44:37+00:00
Document Index: 71996464

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 38', 'art. 23', 'art. 38', 'art. 51', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 4']

I cittadini di 8 province privati del loro diritto di voto... è così che si salva l'Italia? | LeggiOggi
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I cittadini di 8 province privati del loro diritto di voto… è così che si salva l’Italia?
Il delitto è finalmente consumato.
La risposta dovrebbe rinvenirsi nell’art. 23, comma 20, del D. L. 6 dicembre 2011 n. 201, convertito in Legge 22 dicembre 2011 n. 214, che così prevede: “Agli organi provinciali che devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 si applica, sino al 31 marzo 2013 l’art. 141 del D. Lgs. 267/2000 e successive modificazioni. Gli organi provinciali che devono essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo e al secondo periodo del presente comma, si procede all’elezione dei nuovi organi provinciali di cui ai commi 16 e 17.”
Dunque si applica – sino al 31 marzo 2013 – l’art. 141 del D. Lgs. 267/2000.
Sino al 31 marzo 2013. Ma da quando?
L’art. 38, comma 5, del D. Lgs. 267/2000 prevede: “I consigli (comunale e provinciale) durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili”.
Norma questa inapplicabile, visto che non è prevista l’elezione di nuovi consigli se non con l’elezione dei nuovi organi, sulla base della legge elettorale da approvare ai sensi dell’art. 23, commi 16 e 17, del decreto “salva Italia”, come organi di secondo grado.
I Consigli oggi in carica, non trovandosi nella condizione di cui all’ultimo periodo del comma 5 dell’art. 38, sono da ritenere nella pienezza delle funzioni, e quindi possono deliberare senza limitazioni o possono “solo adottare gli atti urgenti e improrogabili”?
Dovrebbe dunque trovare applicazione l’art. 51, comma 1, del D. Lgs. 267/2000: “Il sindaco e il consiglio comunale, il presidente della provincia e il consiglio provinciale durano in carica per un periodo di cinque anni”.
Visto che la scadenza degli organi in carica non è collegabile all’elezione dei nuovi, allora si dovrebbe fare riferimento alla scadenza di cinque anni.
Le elezioni provinciali – per le Province interessate – si sono svolte il 27 e 28 maggio 2007, con proclamazione degli eletti verosimilmente il 29 o il 30 maggio.
Quindi gli organi in carica dovrebbero decadere il 29 maggio 2012.
Ma anche su questo ad oggi non è pervenuta alcuna indicazione.
Dunque – ipotizziamo – dal 29 maggio 2012 al 31 marzo 2013 si applica l’art. 141 del D. Lgs. 267/2000
L’art. 141 del D. Lgs. 267/2000, sotto la rubrica “Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali” prevede: “I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno:
a)quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico;
b)quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi per le seguenti cause:
1)impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco o del presidente della provincia;
3)cessazione dalla carica per dimissioni contestuali, ovvero rese anche con atti separati purché contemporaneamente presentati al protocollo dell’ente, della metà più uno dei membri assegnati, non computando a tal fine il sindaco o il presidente della provincia;
4)riduzione dell’organo assembleare per impossibilità di surroga alla metà dei componenti del consiglio;
c)quando non sia approvato nei termini il bilancio;
d)nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti”.
L’art. 141 individua quindi le ipotesi tassative di scioglimento anticipato dei consigli provinciali e comunali; non dispone alcunché ovviamente in tema di sospensione del rinnovo elettorale; al contrario al comma 4 precisa che “Il rinnovo del consiglio nelle ipotesi di scioglimento deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge”.
1)Si possano sospendere le elezioni amministrative per il rinnovo di sette consigli provinciali pur in assenza di una nuova disciplina elettorale?
2)Si possa estendere l’applicazione della normativa straordinaria sullo scioglimento anticipato di organi democraticamente eletti e sul commissariamento di Enti costitutivi della Repubblica ad una fattispecie nuova, diversa, non patologica, introdotta con decreto legge e riferita alla scadenza naturale degli organi stessi?
Se questa è l’intenzione del legislatore, dal 29 maggio 2012 al 31 marzo 2013, le Province dovrebbero essere amministrate da un Commissario.
Sempre secondo l’art. 141, al verificarsi delle tassative condizioni indicate, dovrebbe essere emanato un “decreto di scioglimento con cui si provvede alla nomina di un commissario, che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso”.
Dunque la decadenza degli organi in carica non è automatica, alla scadenza del quinquennio, ma bisogna attendere il decreto di scioglimento.
L’art. 141 stabilisce infine che “I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei successori, gli incarichi esterni loro eventualmente attribuiti”.
E dopo il 31 marzo 2013?
L’unico riferimento ad oggi possibile è un rinvio al testo del disegno di legge approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2012, su proposta del Ministro dell’Interno, che disciplina le modalità di elezione di secondo grado dei Consigli provinciali e dei Presidenti della Provincia.
a.elezione contestuale del Consiglio provinciale e del suo Presidente;
b.elettorato passivo riservato ai Sindaci e consiglieri in carica al momento della presentazione delle liste e della proclamazione;
c.ciascuna candidatura alla carica di Presidente della Provincia è collegata a una lista di candidati al Consiglio provinciale;
d.i votanti possono esprimere fino a due preferenze: se decidono di esprimere la seconda preferenza, una delle due deve riguardare un candidato del Comune capoluogo o di sesso diverso da quello a cui è destinata la prima preferenza;
e.è proclamato Presidente della Provincia il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità si prevede il ballottaggio. In caso di ulteriore parità è eletto il più anziano d’età;
f.Le cariche di Presidente e Consigliere provinciale sono compatibili con quelle di Sindaco e Consigliere comunale;
g.È vietato il cumulo degli emolumenti.
Vorrà finalmente il Governo aprire un confronto serio sull’argomento?
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Riforma delle province: le perplessità di Confindustria 15 maggio 2012 at 15:01
[…] al precedente intervento l’approfondimento su tutte le problematiche derivanti dall’applicazione della normativa, ancora […]
Giovanni 7 maggio 2012 at 17:17
La Sardegna ci salverà. Anzi, ci ha già salvati: il referendum ha abolito 4 province inutili… ma poi.. esistono province utili?
L’abolizione delle province è una fesseria che destabilizzerà il Paese (e Di Pietro cavalca l’antipolitica) « Verso un Mondo Nuovo 7 maggio 2012 at 10:17
[…] https://www.leggioggi.it/2012/05/05/i-cittadini-di-8-province-privati-del-loro-diritto-di-voto-e-cosi… CondividiCondivisioneEmailFacebookTwitterLinkedInTumblrStampaLike this:LikeBe the first to like this post. […]
Province: il vuoto di democrazia 6 maggio 2012 at 20:27
[…] Carlo Rapicavoli propone un’interessante riflessione che da tempo avevamo anticipato e analizziamo nei nostri giri in giro per l’Italia: con la scadenza di queste amministrative otto province rimangono scoperte in un limbo di rappresentatività che riflette il piano nazionale. Otto province commissariate non sia sa bene come per inseguire una cancellazione (che condivido nell’obiettivo) senza modalità chiare. […]
I cittadini di 8 province privati del loro diritto di voto… è così che si salva l’Italia? » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti 6 maggio 2012 at 12:21
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Alea iacta est (per ora): in nome della Democrazia sovrana, se ne cancella una parte « Le Amministrazioni provinciali della Repubblica Italiana: un pezzo di Patria da salvare. 6 maggio 2012 at 11:43
[…] – “I cittadini di 8 province privati del loro diritto di voto… è così che si salva l’Italia?“ a cura di Carlo […]
Giovanni 6 maggio 2012 at 08:48
E’ prprio così che si salva l’italia.
Eliminando gli sprechi, non mettendo le tasse sulle pensioni dei poveri cristi!!
Alessio 6 maggio 2012 at 00:09
In FVG la Regione ha stabilito per legge, in virtù dell’art. 4 dello Statuto di Regione Autonoma, che le disposizioni del DL 201/2011 sulle province non si applicano. Il Governo ha impugnato la norma del FVG davanti alla Corte Costituzionale sostenendo che essa eccede le competenze attribuite dallo Statuto speciale di autonomia in quanto la disposizione sulle province riguarda la materia del coordinamento della finanza pubblica e non l’ordinamento degli enti locali. Sono curioso di vedere come andrà a finire perchè se dovesse vincere il FVG ci sarebbe il serio rischio di una rivolta da parte delle regioni a statuto ordinario in cui tali norme pasticciate invece continuerebbero ad applicarsi con la creazione di province di serie A e province di serie B, se invece dovesse vincere il governo allora direi che si tornerebbe indietro di almeno quaranta anni con la fine di qualsiasi velleità di federalismo e di promozione delle autonomie locali.
deughis 5 maggio 2012 at 20:09
ABOLIZIONE DELLE PROVINCE: UN’ALTRA RIFORMA INUTILE.
Quando uno Stato non ha argomenti validi per fronteggiare la crisi morale ed economica che lo pervade, per sfuggire alle proprie responsabilità dà in pasto al popolo argomenti ad effetto: questa volta si punta molto sull’ evasione fiscale, sulla diminuzione del numero dei Parlamentari (così in Parlamento potranno finalmente entrare soltanto amici, compari, parenti ed amanti dei “laders” ), sugli sprechi, sull’ abolizione delle Province, etc.
L’aver impedito il rinnovo di otto consigli provinciali è un atto grave compiuto con estrema leggerezza applicando norme confuse e sicuramente contrarie alla Costituzione. Mi chiedo (e Vi chiedo): in tale comportamento è ravvisabile a carico del Presidente della Repubblica, del Capo del Governo e del Ministro dell’Interno, il reato di attentato alla Costituzione ?
P.S. Sui telegiornali nemmeno un accenno al problema.