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Timestamp: 2019-03-21 06:01:51+00:00
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L'energia idraulica è da considerarsi rinnovabile? | Teknoring
La Corte di Giustizia europea estende la nozione di energia da fonti rinnovabili a "ogni energia idraulica", a condizione che...
Non solo le centrali idroelettriche che utilizzano l’energia del moto ondoso, maremotrice e del salto dei fiumi possono essere considerate impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, come pretenderebbe la normativa di qualche Stato membro.
Lo afferma la recentissima sentenza 2 marzo 2017 causa C 4/16 della Corte di giustizia Ue che non non solo chiarisce la nozione di “energia da fonti rinnovabili”, ma afferma che i termini “energia idraulica” riferiti a energia da fonti rinnovabili devono essere considerati come una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che deve essere interpretata in modo uniforme nel territorio di tutti gli Stati membri.
Viene così confermato, al di là degli eventuali vincoli posti da singoli Stati membri, il “favor” della Ue alla diffusione e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi (riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sicurezza degli approvvigionamenti energetici, sviluppo tecnologico e innovazione, creazione di posti di lavoro, sviluppo regionale), perseguiti dalle direttive comunitarie.
La questione ha inizio con una decisone, risalente al 2013, con la quale il presidente dell’Ufficio polacco per la regolamentazione energetica rifiutava di accordare alla J.D.,un’impresa attiva nel settore della produzione di elettricità, la proroga di una concessione per la produzione di elettricità in una piccola centrale idroelettrica situata presso il punto di scarico dei reflui di un altro impianto.
A motivare il rifiuto, l’assunto che solo le centrali idroelettriche che utilizzano l’energia del moto ondoso, maremotrice e del salto dei fiumi possano essere considerate impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.
La J.D. impugna la decisione dinanzi al Tribunale regionale di Varsavia, che respinge il ricorso ritenendo che, secondo la definizione di fonte energetica rinnovabile di cui alla legge polacca sull’energia, l’elettricità prodotta in una centrale idroelettrica, che non sia una centrale di pompaggio, situata presso il punto di scarico delle acque reflue industriali di un altro impianto, non possa essere considerata come prodotta da una fonte energetica rinnovabile.
La J.D. si appella contro la sentenza evidenziando, da un lato, che nella fattispecie è irrilevante come l’acqua sia stata prelevata dall’altro impianto, dall’altro, che la previsione della legge polacca sull’energia, a fondamento della sentenza di primo grado, è in contrasto con la direttiva 2009/28, in quanto fa riferimento all’ “energia (…) del salto dei fiumi” e non alla più ampia nozione di “energia idraulica” utilizzata dalla direttiva.
La Corte d’appello di Varsavia, investita dell’impugnazione, pone la questione se l’energia idraulica, quale energia da fonte rinnovabile, includa l’energia prodotta sfruttando il flusso gravitazionale di corsi d’acqua artificiali allorché, da un lato, tale acqua sia stata accumulata da un altro impianto, per suoi propri scopi, ricorrendo ad altra energia, e, dall’altro, la centrale idroelettrica in questione non sia né una centrale di pompaggio ad accumulazione né una centrale di pompaggio-turbinaggio. Rileva, in particolare, che le direttive 2009/28 e 2003/54 non definiscono la nozione di energia idraulica e che le disposizioni del diritto nazionale in vigore al momento dell’adozione della decisione controversa riguardavano unicamente l’energia prodotta dal salto di acque fluviali naturali.
Decide così di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia la questione pregiudiziale:
“Se la nozione di energia idraulica, quale fonte energetica rinnovabile, contenuta nell’articolo 2, [secondo comma,] lettera a), in combinato disposto con l’articolo 5, paragrafo 3, e con il considerando 30, della direttiva [2009/28], debba essere interpretata nel senso che essa si riferisce esclusivamente all’energia prodotta dalle centrali idroelettriche che sfruttano il salto delle acque superficiali interne, compreso il salto dei fiumi, o anche all’energia prodotta da una centrale idroelettrica (che non sia né una centrale di pompaggio ad accumulazione né una centrale di pompaggio-turbinaggio) situata presso il punto di scarico delle acque reflue industriali di un altro impianto”.
La direttiva europea 2009/28 stabilisce un quadro comune per la promozione dell’energia da fonti rinnovabili, fissa obiettivi nazionali obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, e definisce (art.2) come:
“a) “energia da fonti rinnovabili”: energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili, vale a dire energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas”;
Non dà però una definizione di energia idraulica.
Se dunque, “si deve constatare che la direttiva 2009/28 non rinvia ai diritti nazionali per il significato dei termini “energia idraulica” riferiti a energia da fonti rinnovabili ai sensi di detta direttiva. Ne risulta che tali termini devono essere considerati, ai fini dell’applicazione di quest’ultima, come una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che deve essere interpretata in modo uniforme nel territorio di tutti gli Stati membri”.
Con la sentenza del 2 marzo 2017 causa C 4/16, la Corte di giustizia europea conferma le conclusioni dell’Avocato Generale per il quale
“costituisce energia da fonti rinnovabili, ai sensi ….della direttiva 2009/28, ogni energia idraulica, sia quella fornita da un flusso d’acqua naturale sia quella fornita da un flusso d’acqua artificiale, con l’unica eccezione dell’elettricità prodotta in centrali di pompaggio che utilizzano acqua precedentemente pompata a monte”.
Tale interpretazione, si legge nella sentenza, è corroborata dagli obiettivi perseguiti dalla direttiva 2009/28. La promozione dell’energia da fonti rinnovabili e il maggior ricorso ad essa costituiscono un fattore importante del pacchetto di misure necessarie per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e giocano un ruolo nel promuovere la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nel favorire lo sviluppo tecnologico e l’innovazione e nel creare posti di lavoro nonché sviluppo regionale. A tal fine, in particolare, l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva prevede che ogni Stato membro assicuri che la propria quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale di energia nel 2020 sia almeno pari all’obiettivo assegnatogli, quale indicato nell’allegato I, parte A, della medesima direttiva.
Al contrario, afferma ancora la Corte, escludere dalla nozione di energia idraulica da fonti rinnovabili ai sensi della direttiva 2009/28 tutta l’elettricità proveniente da energia idraulica fornita da corsi d’acqua artificiali– e ciò solo perché si tratta di corsi d’acqua di tale natura– come propugna, in sostanza, il governo polacco, sarebbe non solo contrario alla volontà del legislatore dell’Unione, ma anche alla realizzazione degli obiettivi di riduzione di emissioni di gas a effetto serra.
Infatti, aggiunge la sentenza, “la sola circostanza che l’elettricità provenga da energia idraulica fornita da un flusso d’acqua artificiale non implica un’assenza di contributo alla realizzazione degli obiettivi… in particolare, alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”.
Inoltre, un’esclusione generale sortirebbe l’effetto di scoraggiare qualsiasi produzione di elettricità da energia idraulica fornita da un flusso d’acqua artificiale, anche quando tale salto d’acqua artificiale esista a motivo della presenza, a monte, di un’attività produttiva, indipendentemente da qualsivoglia sfruttamento a valle delle sue acque reflue per produrre elettricità, e anche quando tale elettricità sia prodotta senza ricorrere a un sistema di accumulazione per pompaggio, finendo così per ridurre la quantità di energia idraulica ammissibile al beneficio delle misure di promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili che gli Stati membri devono mettere in atto, in ottemperanza alla direttiva 2009/28, e nuocerebbe in tal modo alla piena realizzazione di tali obiettivi.
La sentenza si occupa dei rischi di abuso
Tuttavia, per evitare rischi di abuso, continua la sentenza, occorre che l’attività, esercitata a monte, che è all’origine di tale flusso d’acqua artificiale, non abbia come unico obiettivo di creare detto flusso d’acqua perché venga sfruttato a valle per la produzione di elettricità. Così, in particolare, non rientrerebbe nella nozione di energia idraulica da fonti rinnovabili ai sensi della direttiva 2009/28 l’elettricità proveniente dall’energia idraulica fornita da un salto d’acqua artificiale qualora quest’ultimo sia stato creato a monte mediante pompaggio al solo scopo di produrre energia a valle.
Nella specie, conclude la Corte, risulta che la piccola centrale idroelettrica di cui trattasi nel procedimento principale non è né una centrale di pompaggio ad accumulazione né una centrale di pompaggio-turbinaggio, sicché non rientra nella nozione di “centrale di pompaggio che utilizza l’acqua precedentemente pompata a monte” di cui alla direttiva 2009/28, e che, poi, il salto d’acqua artificiale che essa sfrutta è costituito dalle acque reflue di un impianto terzo, il quale l’ha prelevata per attività sue proprie, ciò che spetta nondimeno al giudice del rinvio accertare.
Tutto ciò considerato, conclude la sentenza, «occorre rispondere alla questione sollevata che la nozione di “energia da fonti rinnovabili”, di cui all’articolo 2, secondo comma, lettera a), della direttiva 2009/28, deve essere interpretata nel senso che essa include l’energia prodotta da una piccola centrale idroelettrica, diversa da una centrale di pompaggio ad accumulazione o da una centrale di pompaggio-turbinaggio, situata presso il punto di scarico delle acque reflue industriali di un altro impianto, il quale ha prelevato precedentemente l’acqua per sue proprie finalità».