Source: https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/1947
Timestamp: 2020-04-02 00:42:19+00:00
Document Index: 34726158

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', '§ 218', '§ 236', '§ 191', '§ 192', 'sentenza ']

DPC | Prima condanna della Corte di Strasburgo in un caso di extraordinary ...
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28 feb ‘12 | Guglielmo Leo,
Corte cost., 23 febbraio 2012, n. 40, Pres. Quaranta, Rel. Tesauro, Est. Frigo (rigettato il ricorso contro il provvedimento di conferma del segreto di Stato riguardo al materiale informativo raccolto nella sede del SISMI di via Nazionale a Roma)
6 nov ‘10 | Angela Colella,
Corte EDU, Grande Camera, El Masri c. Macedonia, sent. 13 dicembre 2012 (ric. n. 39630/09)
Segnaliamo imemdiatamente ai lettori, in attesa di poterne fornire un commento più articolato, questa importante sentenza della Grande Camera depositata ieri, 13 dicembre 2012 (clicca sotto su download documenti per scaricarla), in cui per la prima volta uno Stato del Consiglio d'Europa - nel caso di specie la Macedonia - viene condannata per avere cooperato alla pratica delle extraordinary renditions, organizzata e gestita dalla CIA negli anni immediatamente successivi all'attentato dell'11 settembre 2001.
Più in particolare, lo Stato macedone è qui ritenuto responsabile della violazione degli articoli 3 e 5 (sotto il duplice versante procedurale e sostanziale, in relazione a entrambe le norme), nonché 8 e 13 CEDU in relazione alla condotta di propri agenti che nel dicembre 2003 arrestarono in Macedonia Khaled El Masri, cittadino tedesco, sospettato di coinvolgimento in attività terroristiche;e qui lo sottoposero a ripetuti maltrattamenti senza garantirgli alcun accesso ad un giudice, né all'assistenza di un avvocato, per poi consegnarlo ad agenti della CIA. Questi ultimi lo trasferirono quindi in un campo di detenzione sito in Afghanistan, dove fu soggetto a trattamenti contrari all'art. 3 CEDU sino al suo definitivo trasferimento, nel maggio 2004, in Germania.
La Corte ritiene provati i fatti allegati dal ricorrente, nonostante le indagini svolte dalla procura macedone nel 2008 si siano concluse con un'archiviazione per difetto di prova, utilizzando largamente - tra l'altro - le indagini svolte dal gruppo di lavoro presieduto da Dick Marty in seno all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa.
Di particolare interesse i capi che si riferiscono alla responsabilità dello Stato macedone per la consegna del ricorrente ad agenti del governo statunitense, e dunque di uno Stato che non è parte della Convenzione. In applicazione della consolidata 'dottrina Soering', la Corte afferma qui che al momento dei fatti "era o doveva essere noto" alle autorità macedoni, sulla base delle informazioni all'epoca disponibili, che la consegna del detenuto alla CIA in vista di una sua detenzione in Afghanistan lo avrebbe esposto a un 'serio rischio' di essere ivi sottoposto a torture o trattamenti inumani o degradanti (§ 218), nonché a una detenzione in flagrante violazione delle garanzie minime del diritto alla libertà personale (§ 236).
Ulteriore spunto di notevole interesse è il cenno (§ 191) ad un inedito (quanto meno nella giurisprudenza della Corte EDU) 'diritto alla verità' sulle più gravi violazioni dei diritti convenzionali, che deve essere assicurato dalle indagini penali interne e che viene presentato come funzionale non solo agli interessi della singola vittima, ma anche delle altre vittime di condotte simili e dell'intera collettività; 'diritto' non scritto ampiamente riconosciuto invece dalla giurisprudenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani e sul quale ritornano poi, con accenti diversi, le opinioni concorrenti annesse alla sentenza. Un diritto al quale è strettamente connessa l'idea, parimenti accennata al § 192, della lotta contro l'impunità delle violazioni più gravi dei diritti convenzionali, intesa come vero e proprio dovere discendente dal generale dovere di rispettare i diritti riconosciuti dalla CEDU: idea, anch'essa, ampiamente presente nella giurisprudenza parallela della Corte di San José (per più ampie considerazioni sul punto cfr., Viganò, L’arbitrio del non punire. Sugli obblighi di tutela penale dei diritti fondamentali, in Studi in onore di Mario Romano, Jovene, Napoli, vol. IV, 2011, p. 2645 ss.).
Altre sentenze in materia di extraordinary renditions giungeranno verosimilmente nel prossimo futuro, tra le quali quella nel caso Nasr e Ghali c. Italia, attualmente pendente e relativo alla nota vicenda dell'imam Abu Omar, recentemente rinviata dalla Cassazione alla Corte d'Appello di Milano per un nuovo giudizio (clicca qui per accedere alla scheda sulla sentenza con tutti gli ulteriori riferimenti).
Più in generale, per un quadro dettagliato della giurisprudenza della Corte EDU - compresi i casi pendenti - in materia di diritti fondamentali e terrorismo, si veda la preziosa scheda tematica pubblicata oggi nella home page del sito della Corte (clicca qui per accedere alla scheda).