Source: https://legali.com/spip.php?article2104&amp;lang=it
Timestamp: 2019-05-23 23:08:13+00:00
Document Index: 80611965

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 9']

PROCESSO TRIBUTARIO TELEMATICO: AMBITI APPLICATIVI E VINCOLI PER LA (...) - Legali.com
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giovedì 31 maggio 2018, di Maurizio Villani
Lâ€™avvio del processo tributario telematico (PTT) si colloca nellâ€™ambito del processo di digitalizzazione della giustizia (giÃ attuato nel processo civile).
Il PTT dal 15 luglio 2017 Ã¨ attivo su tutto il territorio nazionale, a conclusione di una graduale estensione iniziata il 1Ëš dicembre 2015.
1 Ëš dicembre 2015	Toscana e Umbria
15 luglio 2017	Marche, Val Dâ€™Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano
Ancora oggi, perÃ², seppur sia ufficialmente attivo, il suo utilizzo Ã¨ meramente facoltativo per le parti processuali: non Ã¨ stata, infatti, ancora fissata una data per la sua obbligatorietÃ , sebbene si parli della seconda metÃ del 2018 come possibile momento di entrata in vigore.
PiÃ¹ nel dettaglio, per processo tributario telematico si intende lâ€™utilizzo degli strumenti informatici per la redazione e la presentazione (notifica, deposito, comunicazione) degli atti del processo dematerializzati.
Al momento, lâ€™informatizzazione del processo tributario telematico consente di:
â€¢	notificare ricorsi e appelli;
â€¢	costituirsi in giudizio;
â€¢	depositare atti e documenti informatici successivi alla costituzione in giudizio;
â€¢	consultare liberamente il fascicolo processuale ed estrarre copie degli atti.
COSA Ãˆ NECESSARIO AVERE PER POTER ACCEDERE AL SISTEMA INFORMATIVO DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA (SIGIT).
La piattaforma Ã¨ sul web: Processo Tributario Telematico (PTT) - SIGIT.
â€¢	una connessione a Internet;
â€¢	la firma digitale;
â€¢	una casella Pec;
â€¢	la registrazione allâ€™applicativo PTT tramite il portale.
Tutti i documenti validamente inviati e acquisiti dal Sigit (sistema informativo della Giustizia Tributaria) andranno a costituire il fascicolo processuale informatico. Questo sarÃ integralmente consultabile online e sostituirÃ il faldone ordinario cartaceo.
Orbene, lâ€™uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario Ã¨ stato disciplinato solo con lâ€™emanazione del Decreto del Ministro dellâ€™Economia e delle Finanze, 23 dicembre 2013, n. 163, pubblicato in G.U. n. 37 del 14 febbraio 2014. Di fatto, sono state previste regole tecnico-operative per le operazioni di (articolo 3, comma 3):
Di seguito, al Regolamento Ã¨ stata data attuazione per mezzo dei seguenti decreti:
1.	Decreto del Direttore Generale delle Finanze, 4 agosto 2015, con cui sono state stabilite le regole tecniche per le parti che intendevano costituirsi con modalitÃ telematiche innanzi alle Commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria;
2.	Decreti del Direttore Generale delle Finanze, 30 giugno 2016 (G.U. nÂ° 161 del 12/07/2016) e 15/12/2016 (G.U. Serie generale nÂ° 298 del 22/12/2016), con cui soso state estese le predette regole tecniche a tutto il territorio nazionale.
Di particolare rilievo Ã¨, altresÃ¬, la Circolare nÂ° 2/DF dell’11/5/2016 con cui sono state emanate le linee guida che forniscono spiegazioni sul SIGIT (Sistema Informativo della Giustizia Tributaria) e con cui sono state fornite le indicazioni sulle modalitÃ di accesso ed utilizzo dei servizi del PTT.
PiÃ¹ nel dettaglio, la Circolare nÂ° 2/DF dell’11/5/2016 ha chiarito che una volta effettuata la notifica dei ricorsi/appelli a mezzo PEC, le parti hanno lâ€™obbligo di depositarli con modalitÃ telematiche previa registrazione al PTT.
Con la suddetta Circolare Ã¨ stato, inoltre, posto in rilievo che: <<nella prima fase attuativa del processo tributario telematico vige il principio della facoltativitÃ di tale scelta e della graduale estensione sul territorio nazionale delle nuove modalitÃ di deposito degli atti processuali. In base a tale principio ciascuna delle parti puÃ² scegliere di notificare e depositare gli atti processuali con le modalitÃ tradizionali, ovvero con quelle telematiche presso le Commissioni tributarie ove risultino attivate tali modalitÃ . In sostanza, la parte resistente, indipendentemente dalla scelta operata dal ricorrente, ai sensi dellâ€™articolo 16-bis del D.Lgs. n. 546/1992, ha la facoltÃ di avvalersi delle modalitÃ telematiche di deposito delle controdeduzioni e relativi documenti allegati. Ne deriva che anche in presenza di ricorsi/appelli notificati e depositati con modalitÃ tradizionali (ufficiale giudiziario, a mezzo posta ovvero a sportello) la parte resistente potrÃ scegliere di avvalersi del deposito telematico degli atti processuali, senza precludere la validitÃ del deposito.
Inoltre, fermo restando il principio di facoltativitÃ sopra descritto - in base a quanto disposto dallâ€™articolo 2, comma 3, del regolamento - qualora la parte (sia ricorrente, che resistente) si avvalga delle modalitÃ telematiche nel procedimento di primo grado, Ã¨ obbligata successivamente ad utilizzare le medesime modalitÃ anche nel giudizio dâ€™appello. Tale obbligo si estende anche al deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio, ai sensi degli articoli 10 e 11 del regolamento. Tuttavia, qualora la parte effettui la sostituzione del difensore, secondo le modalitÃ previste dal codice di procedura civile e in base alle specifiche disposizioni ex comma 3 dellâ€™articolo 2 del regolamento, Ã¨ possibile operare nuovamente la scelta tra il deposito telematico e quello cartaceo>>.
In buona sostanza, la Circolare ha chiarito che, nelle more dellâ€™introduzione dellâ€™obbligo di utilizzo delle nuove modalitÃ , ciascuna parte puÃ² legittimamente scegliere il rito cartaceo o quello telematico indipendentemente dalla scelta della controparte. Secondo la circolare, infatti, il Dm 163/2013 prevedrebbe un unico vincolo per chi utilizza il telematico: continuare con le stesse modalitÃ , non solo per quel giudizio ma anche per il successivo, con eccezione solo per il cambio del difensore. Non ci sarebbe, pertanto, nessuna ricaduta vincolante sulla controparte. Tale facoltÃ , quindi, se esercitata in primo grado, sostanzia un obbligo di adottare la procedura di processo tributario telematico per lâ€™intero grado di giudizio, nonchÃ© per lâ€™appello, salvo il caso di sostituzione del difensore.
Ebbene, Ã¨ proprio su questo aspetto che occorre fare una riflessione piÃ¹ dettagliata.
Molto piÃ¹ frequentemente stanno sorgendo perplessitÃ circa il vincolo per il resistente di ricorrere al PTT, qualora il ricorso di primo grado sia stato depositato telematicamente dalla controparte.
Invero, qualche giurisprudenza di merito ha interpretato il Regolamento (Dm 163/2013) in senso contrario alle indicazioni dalla Circolare ministeriale 2/DF dellâ€™11 maggio 2016.
PiÃ¹ specificamente, sul punto, si stanno via via consolidando due orientamenti opposti in seno alla Commissioni Tributarie italiane:
a)	vi Ã¨ un primo orientamento a parere del quale, ciascuna parte puÃ² legittimamente scegliere il rito cartaceo o quello telematico indipendentemente dalla scelta della controparte. Pertanto, la scelta della costituzione cartacea o telematica di una delle parti non vincolerebbe lâ€™altra a fare lo stesso.
Tanto, ad esempio, Ã¨ stato recentemente avallato dalla Ctp di Foggia con la sentenza, 5 febbraio 2018, n.104, con la quale Ã¨ stato chiarito che, se il legislatore avesse voluto porre un divieto â€œal contrarioâ€ lâ€™avrebbe detto (ubi lex voluit ubi noluit tacuit).
PiÃ¹ specificamente, a parere della CTP di Foggia:<< (â€¦) Va poi escluso che la modalitÃ di costituzione (cartacea) adottata dal ricorrente possa influenzare le modalitÃ di costituzione del resistente, obbligandolo a scegliere la stessa forma di costituzione. E tanto perchÃ© l’art. 2 comma 3 del Decreto del 23/12/2013 n. 163 - Min. Economia e Finanze, recante il Regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 39, comma 8, del decreto - legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2014 si limita a stabilire tale obbligo per la sola parte che abbia adottato in primo grado le modalitÃ telematiche, senza in alcun modo condizionare le scelte della controparte ("La parte che abbia utilizzato in primo grado le modalitÃ telematiche di cui al presente regolamento Ã¨ tenuta ad utilizzare le medesime modalitÃ per l’intero grado del giudizio nonchÃ© per l’appello, salvo sostituzione del difensore"). D’altra parte la giurisprudenza (Sez. U, Sentenza n. 7665 del 18/04/2016, Rv. 639286 - 01, in motivazione) ha chiarito che "La denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non tutela l’interesse all’astratta regolaritÃ del processo, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della denunciata violazione (Cass. sez. trib., n. 26831 del 2014). Ne consegue che Ã¨ inammissibile l’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio prpcedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte". Deriva da tanto che in ogni caso, in assenza di concreto pregiudizio per il diritto di difesa della parte, anche la eventuale violazione di una norma processuale rimarrebbe priva di effetto invalidante dell’atto medesimo>>.
b)	Câ€™Ã¨, poi, un secondo orientamento che sostiene che il Dm 163/2013 debba essere interpretato nel senso che se il contribuente presenta il ricorso cartaceo, lâ€™Ufficio dovrÃ costituirsi con la stessa modalitÃ e che, se il ricorrente notifica via Pec, la costituzione del resistente dovrÃ essere obbligatoriamente telematica.
PiÃ¹ nel dettaglio, i giudici emiliani, con la sentenza 12 ottobre 2017, n. 245 hanno sostenuto che:<< Il combinato disposto dei due articoli fa sÃ¬ che solo nel caso di notificazione del ricorso introduttivo a mezzo PEC, la costituzione in giudizio del ricorrente debba avvenire in maniera telematica, cioÃ¨ mediante il sistema Sigit, mentre nell’altro caso, quello cioÃ¨ in cui il ricorrente non abbia notificato il ricorso tramite PEC, ma abbia utilizzato altri canali, ad esempio il deposito presso la controparte o l’invio, alla stessa, tramite posta, la costituzione un giudizio debba avvenire senza utilizzare il sistema Sigit ma in altro modo, cioÃ¨ utilizzando il deposito di copia del ricorso presso la segreteria della Commissione o tramite, anche qua, invio tramite posta, alla stessa; per quanto attiene poi la costituzione in giudizio della parte resistente, precisa il 3Â° comma dell’art. 10, lo stesso avviene con le modalitÃ del comma 1; il richiamo, tout court, alle "modalitÃ indicate al comma 1" fa sÃ¬ che lo stesso debba essere interpretato nel senso che venga, implicitamente, richiamato anche l’inciso "nel caso di notifica del ricorso ai sensi dell’articolo 9", cioÃ¨ mediante PEC; in conclusione il sistema si ricostruisce nel senso che se il ricorso Ã¨ introdotto tramite PEC la costituzione in giudizio del ricorrente e della parte resistente debba avvenire in modo telematico ,cioÃ¨ tramite il sistema Sigit, mentre nel caso il ricorso sia stato introdotto in altro modo, diciamo "cartaceo", cioÃ¨ con deposito presso la controparte od invio tramite posta, alla stessa, anche la costituzione in giudizio del ricorrente e della parte resistente debba avvenire in modo "cartaceo", cioÃ¨ con deposito di copia del ricorso o delle controdeduzioni presso la Commissione; insomma dalle norme richiamate il sistema si lascia ricostruire nel senso che le modalitÃ seguite dal ricorrente per introdurre il ricorso, "cartaceo" o "telematico", vincolano per tutti, ricorrente e controparte, lo sviluppo del giudizio, in primo grado ed, anche, in appello (arg. ex art. 2, comma 3Â°, DM cit.)>>.
La Ctp di Rieti, invece, con la sentenza 7 marzo 2018, n.9 ha chiarito che la costituzione in giudizio in via cartacea del contribuente rende inammissibile quella con modalitÃ telematiche dellâ€™Ufficio. A parere del Collegio: << per il processo Tributario Telematico (PTT), diversamente dal processo amministrativo telematico e processo civile telematico, la Giustizia tributaria non ha optato per la obbligatorietÃ "forzosa", per cui allo stato attuale, anche se divenuto operativo in tutte le regioni, il ricorso telematico Ã¨ facoltativo.
La costituzione in giudizio e il deposito degli atti e documenti della parte resistente avviene con le modalitÃ indicate agli art. 9, comma 1Â° e 5; il combinato disposto dei due articoli fa sÃ¬ che solo nel caso di notificazione del ricorso introduttivo a mezzo PEC, la costituzione in giudizio del ricorrente debba avvenire in maniera telematica, mentre nel caso in cui ciÃ² non avvenga la costituzione in giudizio del ricorrente avviene con modalitÃ cartacea, senza utilizzare il sistema S.I.Gi.T.; quindi se il ricorso Ã¨ introdotto tramite PEC la costituzione in giudizio del ricorrente e della parte resistente deve avvenire in modo telematico, cioÃ¨ tramite il sistema S.I.Gi.T.. mentre nel caso in cui il ricorso sia stato introdotto con modalitÃ cartacea, cioÃ¨ con deposito presso la controparte od invio tramite posta, anche la costituzione in giudizio del ricorrente e della parte resistente debba avvenire in modo "cartaceo" (CTP Reggio Emilia n. 245 del 12 ottobre 2017 e CTR Toscana n. 1783/2017)>>.
In conclusione, dopo aver individuato la normativa di rifermento e dopo aver confrontato i piÃ¹ recenti approdi dei giudici di merito, si ritiene indispensabile (e si auspica) un celere ed efficace intervento chiarificatore tanto del legislatore, quanto dei giudici di legittimitÃ , tanto al fine di fare chiarezza e di evitare innumerevoli pronunce di inammissibilitÃ .