Source: http://www.ilpersonale.it/a-rischio-mutui-e-prestiti-inpdap.html
Timestamp: 2019-05-27 05:12:05+00:00
Document Index: 35879276

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 21']

A rischio mutui e prestiti Inpdap - ilPersonale.it
A rischio mutui e prestiti Inpdap
Vatti a fidare dei tecnici. Prescindendo dai (molto dubbi) risparmi che ciò comporta per la spesa previdenziale (per lo meno nel breve periodo), l’immediata soppressione dell’Inpdap (ente di previdenza dei pubblici dipendenti), per decreto legge, rischia di bloccare i prestiti e i mutui che lo stesso ente garantisce ai propri iscritti e pensionati, i quali per queste prestazioni versano uno 0,35% del loro stipendio (0,15% della pensione). Il testo definitivo della manovra Monti prevede (art. 21, comma 1, del dl 201/2011) la «soppressione», a partire dal 6 dicembre, dell’Inpdap e dell’Enpals, devolvendone le relative funzioni all’Inps. Il comma 2 aggiunge che con decreti di natura non regolamentare, da emanarsi entro 60 giorni dall’approvazione dei bilanci di chiusura delle relative gestioni degli enti e sulla base delle risultanze dei bilanci medesimi, da deliberare entro il 31marzo 2012, le risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi sono trasferite all’Inps. La stessa disposizione (comma 4) precisa inoltre che gli organi dei suddetti enti soppressi non cessano, dovendo continuare ad espletare le proprie funzioni fino alla data di adozione dei decreti ministeriali di cui sopra. Il combinato disposto dei commi 1 e 4 rende estremamente difficile coordinare i conseguenti assetti istituzionali con il principio giuridico della rappresentanza organica. In base al suddetto principio, infatti, soggetto giuridico di riferimento e proprio rappresentante esterno simul stabunt vel simul cadent. Tale considerazione mette in evidenza come, allo stato, la struttura prescrittiva dell’art. 21 si presenti come un Giano bifronte. Infatti, sono almeno due le interpretazioni giuridiche legittimamente proponibili per recuperare senso organico al suddetto disposto:
a) il termine «soppressione» è utilizzato dal legislatore in senso improprio, in quanto la «sopravvivenza» degli organi impedisce di considerare soppresso l’ente, stante la necessaria immedesimazione discendente dai principi generali sopra illustrati;
b) il termine «soppressione» è stato utilizzato correttamente, con la conseguenza che gli organi degli enti soppressi sopravvivono a essi, come normativamente previsto, in quanto il rapporto di immedesimazione organica si è automaticamente traslato nel nuovo plesso amministrativo. Accedendo alla soluzione sub a), si dovrebbe concludere che il dies a quo della soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals non può che coincidere con quello di cui al comma 4 dell’art. 21. Accedendo invece alla soluzione sub b), si dovrebbe concludere che, fino al termine di cui al suddetto comma 4, gli organi Inpdap e Enpals operano con pari dignità degli organi dell’Inps, ciascuno per il proprio ambito di competenza. Sostanzialmente, quindi, in entrambi i casi gli organi degli enti soppressi conservano competenza funzionale. Alcune considerazioni concernenti l’organo di indirizzo politico e vigilanza dell’Inpdap, tenuto conto del ruolo sensibile che è chiamato a svolgere rispetto agli interessi sociali di oltre sei milioni di persone (tra iscritti e pensionati), cui va aggiunto il non trascurabile indotto familiare (si pensi ai prestiti e ai mutui), specie nell’attuale momento di straordinaria crisi economico-finanziaria. Non c’è dubbio che non vi è alcun dato prescrittivo idoneo, al momento, a limitare le funzioni conferite dal legislatore ai Civ (dall’art. 3, comma 4, del decreto legislativo n. 479/1994). Né potrebbe opinarsi che l’espressione «approvazione dei bilanci di chiusura» possa, di per sé, essere idonea a far venir meno la cogente portata normativa di cui al citato art. 3. Tutto ciò premesso, è evidente che il Civ dell’Inpdap conserva piena legittimazione anche per quanto concerne l’adozione delle linee di indirizzo/priorità strategiche 2013, da emanarsi nel primo trimestre del 2012, sia perché i termini di cui al comma 4 dell’art. 21 lo consentono ampiamente, sia perché altrimenti si lascerebbe il settore del welfare dei dipendenti pubblici privo di programmazione, non essendo immaginabile che le relative funzioni possano essere svolte dal Civ dell’Inps.
Gigi Leonardi