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Timestamp: 2017-04-27 20:30:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2359', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 47', 'art. 2359', 'art. 36', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 31']

L’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato: i primi chiarimenti dell’inps sul beneficio degli 8.060 euro [E. Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
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6 febbraio 2015 Eufranio Massi Editoriale 50 Commenti letto 97418 volte
Tweet Lungamente attesa dagli operatori, il giorno 29 gennaio 2015, la circolare n. 17 dell’INPS ha fornito i primi chiarimenti amministrativi circa la fruizione dell’esonero contributivo previsto dall’art. 1, commi 118 e 119, della legge n. 190/2014. Nulla ha detto, al momento, il Dicastero del Lavoro (al di là di alcune risposte orali fornite dal Ministro del Lavoro e da due propri autorevoli rappresentanti di “vertice”, nel corso del Forum promosso dai Consulenti del Lavoro il 28 gennaio u.s.), delegando, forse, le interpretazioni all’Istituto che è anche organo erogatore degli incentivi.
Le assunzioni agevolate (art. 1, commi 118 e 119) riguardano tutti i rapporti a tempo indeterminato del settore privato (anche a tempo parziale, non essendo prevista alcuna specifica esclusione), instaurati tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015: non c’è alcun specifico riferimento ai giovani, pur se, nella maggior parte dei casi, saranno loro ad esserne interessati.
La norma si riferisce ai datori di lavoro privati, ivi comprese le Agenzie di somministrazione e le società cooperative: da ciò si deduce che gli incentivi riguardano anche le assunzioni di chi non è impresa come, ad esempio, gli studi professionali, le associazioni e le fondazioni o come le aziende private che hanno, nel proprio capitale, una configurazione particolare in quanto a capitale pubblico. Per le società cooperative l’esonero contributivo è applicabile anche ai rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo, come previsto dall’art. 1, comma 3, della legge n. 142/2001. L’esclusione esplicita riguarda le Pubbliche Amministrazioni: la circolare n. 17, molto opportunamente, richiama la elencazione contenuta nell’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001.
Le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono (con eccezione del contratto di apprendistato) agevolate: quando, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sarà in vigore il Decreto Legislativo sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, postulato dalla legge n. 183/2014, (ciò avverrà, presumibilmente, nell’ultima settimana di febbraio) i benefici riguarderanno anche tale tipologia. Essa, destinata a sostituire “in toto” per i nuovi assunti l’ordinario contratto a tempo indeterminato (che, comunque, ripeto, è pienamente utilizzabile, ai fini dell’esonero, a partire dal 1° gennaio per le nuove assunzioni), ipotizzerà, appunto, le c.d. “tutele crescenti”, correlate all’anzianità del lavoratore che scatteranno, sotto forma di indennità di natura economica, in caso di licenziamento, fatte salve situazioni di nullità, discriminatorie o di risoluzioni disciplinari con motivazione palesemente insussistente, secondo la revisione prevista dell’art. 18 della legge n. 300/1970, dal quale il nuovo assetto normativo, prescinde. Infatti, il Decreto Legislativo, sarà una sorta di “micro sistema” del tutto autonomo ed indipendente dalla vecchia normativa (sia dell’art. 18, ma anche della legge n. 108/1990), destinata ad essere applicata alle risoluzioni datoriali concernenti tutti i lavoratori assunti a partire dalla sua entrata n vigore.
Per ben comprendere lo spirito che ha animato il Legislatore nella produzione di questa norma, è sufficiente soffermarsi sui contenuti della prima riga del comma 118: “Alfine di promuovere forme di occupazione stabile”. E’ un concetto che non bisognerà dimenticare per comprendere anche una serie di “aperture amministrative” (indubbiamente, condivise), contenute nella circolare n. 17 dell’INPS.
Le assunzioni incentivate non sono possibili per quei lavoratori che, negli ultimi sei mesi, sono stati titolari di un rapporto a tempo indeterminato o che sono stati in forza nei tre mesi antecedenti il 1° gennaio 2015, sempre a tempo indeterminato, in aziende collegate o controllate anche ex art. 2359 c.c., o anche correlate tra loro da rapporti interpersonali. Da ciò discende che potranno essere assunti a tempo indeterminato ed essere qualificabili come nuove assunzioni, i lavoratori che hanno in corso (o hanno avuto) anche con lo stesso datore, un rapporto a tempo determinato, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, una associazione in partecipazione, un contratto intermittente, una prestazione di lavoro accessorio, una collaborazione occasionale o un contratto professionale a partita IVA. La circolare n. 17 ritiene che l’esonero possa esser applicato, qualora, ovviamente, ricorrano tutte le condizioni previste, anche alle assunzioni a tempo indeterminato di personale con qualifica dirigenziale, pur se, nello specifico, la regola prevalente per tali lavoratori è il contratto a tempo determinato con durata massima di cinque anni, rinnovabile, come chiaramente si evince dal D.L.vo n. 368/2001.
A tal proposito pongo la questione se i benefici possano essere riconosciuti in presenza di una conversione a tempo indeterminato di un contratto a termine (che, formalmente, non è una nuova assunzione, cosa che potrebbe comportare qualche problema operativo per il datore alla luce del contratto a tutele crescenti disciplinato dall’apposito Decreto Legislativo): la risposta fornita dell’INPS al punto 4 della circolare n. 17 è positiva. Ovviamente, come accennavo pocanzi, qualche problema correlato al contratto a termine alla luce di ciò che dirà il Decreto sopra indicato, esiste, in quanto con la trasformazione si opera su un contratto esistente, togliendo il termine indicato, con la conseguenza che il rapporto viene ad essere disciplinato dalla legge in essere nel momento in cui lo stesso è iniziato. Pertanto, se il contratto è materialmente sorto prima della data di entrata in vigore del decreto delegato, è la legge del tempo a regolarlo (ad esempio, l’art. 18 se si è in presenza di un’impresa dimensionata oltre le quindici unità).
E’ appena il caso di sottolineare come il datore di lavoro (pur se la circolare n. 17 non ne ha fatto cenno) possa riottenere il contributo aggiuntivo dell’1,40%, se pagato, relativo al precedente contratto a tempo determinato, per tutte le mensilità di esecuzione dello stesso. La restituzione appare coerente anche con il nuovo dettato normativo che parla di “non cumulabilità con altri esoneri o riduzioni di aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente”, in quanto la stessa, prevista dall’art. 1, comma 135, della legge n. 147/2013, pur essendo di natura contributiva, riguarda il precedente rapporto che viene trasformato o ricostituito a tempo indeterminato.
Alcune questioni circa il riconoscimento della agevolazione in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratori già in forza con un contratto a termine, sono state sollevate ma, a mio avviso, sono superabili.
L’art. 4, comma 12 della legge n. 92/2012, afferma che non può esser riconosciuto un beneficio allorquando l’assunzione scaturisca dal rispetto di un obbligo di precedenza per lo svolgimento di un’attività già svolta in un precedente rapporto (o più rapporti in sommatoria) con una durata complessiva superiore ai sei mesi: la circolare INPS n. 137 del 12 dicembre 2012 fu, sotto l’aspetto prettamente operativo, molto chiara.
Una soluzione parziale a questo problema (non convincente, appunto, perché parziale) sarebbe stata quella di riconoscere l’incentivo soltanto in caso di assunzione di lavoratori che con il precedente (o i precedenti) contratto non aveva superato la soglia dei sei mesi, oltre la quale scatta il diritto di precedenza.
A mio avviso, invece, l’agevolazione spetta in tutti i casi di precedenti contratti a termine a prescindere dalla durata, sulla base di una considerazione: il comma 118 dell’art. 1 della legge n. 190/2014 (norma successiva rispetto a quella del 2012) afferma, chiaramente, che “alfine di promuovere l’occupazione stabile …..” il limite alla fruizione dell’esonero relativamente alle nuove assunzioni riguarda soltanto “quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro” ed, inoltre (ipotesi aggiuntiva) “l’esonero non spetta ai datori di lavoro in presenza di assunzioni relative a lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro, ivi considerando società controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c. o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto, hanno comunque già in essere un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della presente legge (ossia, il 1° ottobre 2014)”.
A ciò si aggiunga che, almeno per quel che riguarda i contratti a termine, qualcosa è cambiato dal 21 maggio 2014, data di entrata in vigore della legge n. 78: il datore di lavoro già nella lettera di assunzione deve ricordare al lavoratore l’esistenza del suo diritto. Ciò significa che, successivamente, non deve fare altro, atteso che l’interessato sarà libero o meno di esercitarlo entro i sei mesi successivi alla fine del rapporto o entro il minor arco temporale previsto dal contratto collettivo: la precedenza varrà dal momento in cui la sua esternazione (comportamento volontario ed attivo) giunge a conoscenza del datore. Tutto questo comporta che, pur nel limite semestrale di vigenza, se il prestatore non ha espresso la propria volontà nel momento in cui l’imprenditore deve operare l’assunzione, costui può, legittimamente, assumere chi vuole.
Nella circolare n. 17/2014 l’INPS non è ricorsa ai ragionamenti appena esplicitati ma, dopo aver ricordato, puntigliosamente, i contenuti e la validità di quanto scritto nell’art. 4, comma 12, 13 e 15 della legge n. 92/2012, ha chiaramente affermato che “ può fruire dell’esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità 2015, il datore di lavoro che, in attuazione dell’obbligo previsto dall’art. 5, comma 4 – quater, del D.L.vo n. 368/2001, assuma a tempo indeterminato il lavoratore (con diritto di precedenza) con il quale, nel corso dei dodici mesi precedenti, ha avuto uno o più rapporti a termine per un periodo complessivo di attività superiore a sei mesi. Restando, sempre, nell’ambito del rapporto a tempo determinato, sottolineo che, il beneficio dell’esonero è, ovviamente, riconosciuto, in caso di assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore che, avendo avuto un rapporto inferiore ai sei mesi, non ha acquisito alcun diritto di precedenza.
Ha ugualmente, diritto all’esonero “il datore di lavoro privato che, nella sua qualità di acquirente o affittuario di azienda o di ramo aziendale, in attuazione dell’obbligo previsto dall’art. 47, comma 6, della legge n. 428/1990, entro un anno dalla data del trasferimento aziendale, assuma a tempo indeterminato lavoratori (con diritto di precedenza) non passati alle sue dipendenze”.
Da quanto appena detto va evidenziato come, in quella logica di occupazione stabile di cui parlavo pocanzi, la legge n. 190/2014 sia speciale, rispetto alla legge n. 92/2014, con la conseguenza che l’incentivo è riconosciuto anche allorquando l’assunzione derivi anche dal rispetto di un obbligo: i limiti di fruizione sono l’aver avuto negli ultimi sei mesi un rapporto a tempo indeterminato o essere stato in forza nel periodo 1° ottobre 2014 – 1° gennaio 2015 in società collegate o controllate anche per interposta persona dallo stesso soggetto, o i cui pacchetti azionari o di quote societarie, valutabili anche con i criteri dell’art. 2359 c.c., siano in mano di società che nelle assemblee esercitano un controllo dominante.
Si potrebbe pensare, ai fini del rispetto del requisito semestrale (ma qui la parola spetta al Ministero del Lavoro ed all’INPS) che, sulla falsariga del concetto di “occupazione stabile” fornito dal Dicastero del Welfare con la circolare n. 18/2014 in ordine alla computabilità della percentuale legale del 20% relativa ai contratti a termine, possano rientrare nella fattispecie del precedente rapporto a tempo indeterminato stipulato nei sei mesi antecedenti come requisito ostativo all’assunzione agevolata, soltanto i contratti di lavoro intermittenti a tempo indeterminato per i quali il datore di lavoro riconosce l’indennità di disponibilità prevista dall’art. 36 del D.L.vo n. 276/2003. Con la circolare n. 17, in ogni caso, viene riconosciuto il diritto alla agevolazione in caso di assunzione di un lavoratore intermittente, sia a tempo determinato che indeterminato.
Le agevolazioni previste riguardano la sola quota contributiva a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi INAIL, cosa che, invece, era prevista dall’art. 8, comma 9, della legge n. 407/1990). La quota incentivata è per un massimo di 8.060 euro all’anno per un triennio e comprende anche i c.d. “contributi minori”, in quanto la norma utilizza l’aggettivo “complessivi”. L’INPS al punto 8 della circolare n. 17 ha chiarito che le eccezioni all’ambito di applicazione dell’esonero riguardano:
a) i premi ed i contributi INAIL, come previsto dal comma 118;
b) il contributo al fondo per l’erogazione ai dipendenti del settore privato del TFR, previsto dal comma 755 dell’art. 1 della legge n. 296/2006, a causa della esclusione dall’applicazione degli sgravi contributivi avvenuta attraverso il comma 765;
c) il contributo, ove dovuto, ai fondi bilaterali previsti dall’art. 3, commi 3, 14 e 19, della legge n. 92/2012, per effetto della esplicita dizione adoperata dal successivo comma 25.
Per quel che riguarda i rapporti a tempo parziale nella forma verticale, orizzontale o mista, la misura massima degli 8.060 euro va rapportata in diminuzione con riferimento alla base della durata dell’orario ridotto in rapporto alla previsione legale (40 ore) o a quella della contrattazione collettiva. Lo stesso discorso la circolare lo riserva ad una tipologia contrattuale quella del “job sharing” che, pur prevista dagli articoli 41 e seguenti del D.L.vo n. 276/2003, è assai poco sviluppata nel nostro Paese.
La gestione della fruizione del beneficio degli 8.060 euro è stata ipotizzata dall’Istituto, secondo un criterio con tetto mensile, in base al quale i datori di lavoro interessati possono contare, per ogni lavoratore, su una agevolazione massima di 671,66 euro che rappresentano 1/12 di 8.060: per i rapporti instaurati o risolti durante il mese, la soglia massima va riproporzionata avendo quale riferimento la misura di 22,08 euro che è la risultante di 8.060: 365 giorni, per ogni giornata di godimento dell’esonero. Qualora i contributi “sgravati” di un mese siano inferiori alla quota di 671,66 euro, il residuo viene accantonato per essere utilizzato in mesi successivi nei quali si supera la soglia per effetto, ad esempio, di lavoro straordinario o di corresponsione di un premio di produttività. Se in un mese la contribuzione dovesse essere superiore ai 671,66 euro, il datore di lavoro dovrà versare l’eccedenza anche se la contribuzione annua complessiva, alla fine dei dodici mesi di riferimenti, sia inferiore ad 8.060 euro. Forse, si poteva utilizzare una soluzione migliore, magari, ipotizzando, a livello informatico, un “contatore” e, in ogni caso, prevedendo un conguaglio di fine anno.
Se mi è consentito un breve commento, ritengo che l’incentivo appena citato e la deduzione totale, da “godere” a partire dal 2016, del costo del personale in forza a tempo indeterminato ai fini dell’IRAP, rappresentino il “carburante” per cercare di rilanciare l’occupazione attraverso rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato che, sotto l’aspetto della mera riduzione dei costi, sono fortemente competitivi rispetto ad altre forme incentivanti presenti nel nostro ordinamento.
I commi 20 e seguenti della legge n. 190/2014, prevedono, infatti, un ulteriore vantaggio che è rappresentato dalla possibilità di scomputare dalla base di calcolo per l’IRAP le spese del personale sostenute per i contratti a tempo indeterminato (nel campo di applicazione rientrano anche l’apprendistato che è un contratto a tempo indeterminato – art. 1, comma 1, del D.L.vo n. 167/2011 – e, per scelta del Legislatore, anche i contratti a termine degli operai agricoli). La deduzione IRAP, la cui decorrenza è prevista per il periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, si tradurrà in un risparmio a partire dal 2016. E’ lo stesso Legislatore ad individuare le imprese interessate dalla deduzione IRAP che sono:
Pages: 1 2Tagged 8.060 euro all’annoassunzioni a tempo indeterminatocircolare n. 17 dell’INPSD.L.vo n. 165/2001D.L.vo n. 276/2003D.L.vo n. 368/2001Esonero contributivoEufranio Massilegge n. 108/1990legge n. 142/2001legge n. 190/2014legge n. 300/1970legge n. 428/1990legge n. 92/2012legge n.407/1990Premi Inail A cura di : Eufranio Massi
50 thoughts on “L’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato: i primi chiarimenti dell’inps sul beneficio degli 8.060 euro [E. Massi]”
Maurizio Recchia 9 febbraio 2015 at 18:30	La circolare INPS n. 17/2015 al paragrafo 4 lettera c) dice che l’esonero contributivo non spetta <>
Secondo lei non avere specificato il tipo di rapporto di lavoro, se indeterminato o a termine. implica che anche qualora esso fosse stato a termine con un’azienda collegata al nuovo datore di lavoro non spetta l’esonero? Oppure è una semplice svista?
Rispondi a questo post ↓	valentina 10 febbraio 2015 at 12:11	Il dover rapportare il limite annuale di 8060 annui all’orario ridotto in caso di part time significa che se assumo un dipendente a 24 ore settimanali (60%) il mio limite annuale e’ di 4836,00 euro?
e se ne assumo due sempre a 24 ore ciascuno per il secondo mi spetta l’esonero fino ad arrivare ai 4836,00? con la conseguenza che fino al raggiungimento del limite usufruisco dell’esonero anche per il secondo dipendente e sulla parte con cui sforo e quindi sulla differenza verso i contributi?
Rispondi a questo post ↓	marcello 11 febbraio 2015 at 10:27	ripeto quanto detto in data 12/01/2015
“A mio avviso i centri per l’impiego non possono rilasciare un attestato che dimostri lo status di assenza di rapporti a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti.
Per avere situazione attendibile ai fini dell’esonero contributivo legge 190 si dovrebbe richiedere tale atto a tutti i C.P.I d’Italia.”
Rispondi a questo post ↓	ROBLES 9 settembre 2016 at 17:44	mi sembra corretto quanto riferisce Marcello nella sua interrogazione.
Rispondi a questo post ↓	federico 12 febbraio 2015 at 11:30	Per essere sicuri che il lavoratore non ha un contratto a tempo indeterminato negli ultimi 6 mesi …lo si assume prima a termine per 6 mesi poi lo si assume a tempo indeterminato.
Rispondi a questo post ↓	ALESSANDRO 31 marzo 2015 at 12:25	Se nei sei mesi precedenti c’è stato un rapporto a tempo indeterminato ma chiuso per mancato superamento di prova, si considera oppure no per il godimento dell’incentovo? Grazie
Rispondi a questo post ↓	LORENZA 2 aprile 2015 at 9:59	un associato in partecipazione dal 2008 al 28/02/2015 sempre prorogato anno con anno, e dal 02/03/2015 assunto a tempo indeterminato come operaio edile sempre con la stessa azienda, rientra nel diritto allo sgravio inps?
Rispondi a questo post ↓	Giovanni 25 luglio 2015 at 13:31	Sono un dipendente con contratto a tempo indeterminato , nel caso venissi licenziato e una nuova azienda volesse assumermi, se mi assumesse a T.D. x sei mesi e successivamente trasformasse il contratto a T.I. potrebbe usufruire degli sgravi ????
Rispondi a questo post ↓	Aguzzoli Silvana 13 novembre 2015 at 9:08	Chiedo cortesemente se un dipendente assunto come lavoratore a domicilio fosse trasformato in un contratto a tempo indeterminato “normale” possa aver diritto allo sgravio triennale. E’ legittimo pensare che ci sia analogia con il contratto intermittente?
Rispondi a questo post ↓	Alessia 23 novembre 2015 at 23:12	mi sono iscritta all’aire nel novembre 2014. Ho lavorato da settembre 2014 ad agosto 2015 all’estero con un “permanent job”, ho rassegnato le dimissioni ad Agosto 2015. Sono rientrata in italia nello stesso agosto 2015. Stanno per assumermi a novembre 2015. Curiosità: non avendo lavorato in italia, rientra anche il mio caso nel job act?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 25 novembre 2015 at 11:33	Cara Alessia,
la risposta fornita dall’Inps attraverso la circolare n. 178/2015 e’ negativa se nei sei mesi precedenti, anche all’estero, Lei ha avuto un rapporto a tempo indeterminato. Dott. Eufranio Massi
Rispondi a questo post ↓	Aguzzoli Silvana 24 novembre 2015 at 12:27	l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato all’estero nei sei mesi precedenti l’assunzione non consente la fruizione dell’esonero contributivo
Rispondi a questo post ↓	Armando 27 novembre 2015 at 13:45	Buongiorno
ho avuto fino a qualche giorno fà un’associazione in partecipazione degli utili con un’azienda(bar).
Volevo un suo parere: chi mi assume ad oggi con un contratto a tempo indeterminato può godere delle agevolazioni ?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 27 novembre 2015 at 15:55	Caro signor Armando,
Rispondi a questo post ↓	RAG.R SERGIO 2 dicembre 2015 at 11:02	UNA DITTA ARTIGIANA EDILE VORREBBE ASSUMERE UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO CON LO SGRAVIO CONTRIBUTIVO TRIENNALE…ALLORCHE’ ABBIA I REQUISITI PER LE CONDIZIONI… POI DOPO ALCUNI MESI LA DITTA SI TROVA SENZA LAVORO PER FINE CANTIERE…COME CI SI COMPORTA??
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 2 dicembre 2015 at 11:46	Caro Sergio,
Qualora ricorrano i presupposti di legge e quelli legati alla regolarità contributiva previsti dalla circolare n. 17/2015 dell’INPS, l’assunzione e’ possibile, essendo del tutto indifferenti le situazioni successive alla vita dell’azienda. Tutto questo, per la verità, in caso di controlli successivi potrebbe, tuttavia, essere “nullificato” da eventuali accertamenti che ponessero in evidenza che l’assunzione a tempo indeterminato camuffava un rapporto a termine legato unicamente alla fase lavorativa di quel cantiere.
Rispondi a questo post ↓	Davide 28 dicembre 2015 at 10:06	Gent.mo Dott. Massi, uno studio professionale ha intenzione di assumere a tempo indeterminato una persona titolare di partita iva, che non potrà cessarla se non a Gennaio 2016, iscritto all’inps come commerciante essendo agente immobiliare. A Suo avviso sarebbe possibile questa assunzione entro il 31.12.15 fruendo dello sgravio triennale, pure in costanza di p.iva aperta?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 28 dicembre 2015 at 17:18	Caro Davide,
la cosa appare possibile se il lavoratore non ha avuto negli ultimi sei mesi un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e se lo studio è in regola con le prescrizioni richieste dalla circolare n. 17/2015 dell’INPS in merito alla regolarità contributiva, all’assenza di violazioni gravi in materia di sicurezza sul lavoro ed alla applicazione della contrattazione collettiva, anche di secondo livello se esistente, sottoscritta dalle organizzazioni sindacali di settore comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Rispondi a questo post ↓	Andrea 28 dicembre 2015 at 16:41	Se un dipendente ha avuto un tempo indeterminato fino al 30/06/2015, e poi con un’altra azienda un contratto a tempo determinato fino al 31/12/2015, la seconda azienda vorrebbe trasformarlo in tempo indeterminato il 30/12/2015 per avere l’esonero contributivo.
Secondo lei avrebbe diritto agli sgravi?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 28 dicembre 2015 at 17:19	Caro Andrea,
a mio avviso non è stato superato il termine dei sei mesi. Il datore di lavoro potrà, comunque, accedere all’esonero contributivo previsto a partire dal primo gennaio 2016 dalla legge di stabilità approvata dal Parlamento, in via definitiva, il 21 dicembre scorso.
Rispondi a questo post ↓	Andrea 28 dicembre 2015 at 17:27	Quindi secondo lei è escluso il fatto di calcolare 180 giorni, visto che non quando si parla di 6 mesi non è precisato di calendario? Perchè così trasformandolo dal 31/12/2015 i 180 giorni sarebbero passati.
Rispondi a questo post ↓	RAG.R SERGIO 10 gennaio 2016 at 11:43	GENTILMENTE, PERMESSO LUTTO, LA DITTA HA CHIUSO UN GIORNO PER DECESSO DI UN SOCIO (DITTA INDUSTRIA ..CCNL INDUSTRIA METALMECCANICA..) IL PERMESSO PER LUTTO DEVE ESSERE RETRIBUITO DALLA DITTA OPPURE IL DIPENDENTE DEVE USUFRUIRE IL SUO PERMESSO PERSONALE?
Rispondi a questo post ↓	pasquale 10 febbraio 2016 at 21:57	se in questo caso: il commerciante usufruisce degli incentivi statali tempo undeterminati L.190 e al dipendente da SOLO un quarto della busta paga(su 1250 euro)il dipendente ha diritto al RESTANTE?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 11 febbraio 2016 at 12:17	Gentile signor Pasquale,
L’esonero contributivo di 8.060 euro per i 3 anni successivi all’assunzione previsto dalla legge n. 190/2014 rappresenta un tetto massimo. Esso viene riconosciuto come sconto contributivo sulla quota a carico del datore di lavoro ed è strettamente proporzionale alla retribuzione corrisposta. Al dipendente non viene riconosciuto nulla.
Rispondi a questo post ↓	ornella 3 marzo 2016 at 13:48	il 01/01/2016 ho in forza un dipendente e un tirocinante.Il 01/02/2016 ho assunto un altro dipendente usufruendo dell’esonero. Posso licenziare il dipendente in forza 01/01/2016 senza perdere l’agevolazione per il neoassunto???
Rispondi a questo post ↓	Andrea 5 luglio 2016 at 12:47	Salve,
vorrei fare una domanda molto particolare a proposito dello sgravio contributivo triennale 190/2014.
Sono un consulente del lavoro e da poco abbiamo un nuovo cliente.
Il suo vecchio consulente ha assunto un dipendente in data 10/12/2015 e non ha richiesto lo sgravio triennale (il dipendente ha tutti i requisiti) nonostante fosse in possesso del codice 6Y INPS.
A tal proposito, visto che non riesco a trovare nulla al riguardo, è possibile richiedere lo sgravio triennale in modo retroattivo???
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 5 luglio 2016 at 17:48	Caro Andrea,
lo sgravio, decorrente dalla data di assunzione del lavoratore, non può essere retroattivo: tuttavia, qualora ci siano tutte le condizioni oggettive e soggettive, può essere richiesto, secondo le indicazioni espresse dall’Inps con le circolari n. 17 e 178 del 2015, fino alla fine dei 36 mesi.
Rispondi a questo post ↓	Silvia 13 luglio 2016 at 11:37	Buongiorno
vorrei sapere se sussistono per un’azienda I requisiti per godere degli sgravi fiscali codice 6Y. Questa la situazione:
assunzione di un dipendente a tempo indeterminato che nei 6 mesi antecedenti ha lavorato con un contratto a tempo indeterminato presso altra azienda ma è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova (di fatto ha lavorato solo 3 mesi)
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 25 luglio 2016 at 12:29	Cara Silvia,
Non sussiste la condizione dei sei mesi senza rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in quanto l’interessato ha lavorato per tre mesi pur non avendo superato la prova.
Rispondi a questo post ↓	Silvia 9 agosto 2016 at 11:00	Buongiorno
La ringrazio. Tuttavia so che l ‘ inps ha assegnato il codice. Mi chiedo se ciò sia stato fatto a seguito della verifica della mia posizione oppure sia stato fatto in automatico. E i controlli verranno fatti dopo col rischio che l ‘ inps venga a chiedere di restituire ciò che non è dovuto. Cosa ne pensa?
Rispondi a questo post ↓	Alessandro 9 settembre 2016 at 10:23	Buongiorno Silvia,
ho avuto lo stesso problema con una delle aziende che seguo: l’Inps di Bologna ha rilasciato il codice autorizzazione, successivamente (dopo circa 10 mesi dall’assunzione) ha inviato l’avviso bonario per il recupero dei contributi.
Rispondi a questo post ↓	Simona 18 luglio 2016 at 14:09	Buongiorno
Mi trovo in questa situazione
per Un dipendente, a cui è stata inviata lettera di licenziamento il giorno 01/09/2014, che ha cessato la sua attività lavorativa a tempo indeterminato il giorno 02/10/2014 ed è stato poi riassunto a luglio 2015 a tempo indeterminato dallo stesso datore di lavoro, spettavano le agevolazioni contributive del jobs act ?
Purtroppo ci è stato detto che per 2 giorni non si poteva accedere alle agevolazioni.
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 25 luglio 2016 at 9:48	Cara Simona,
il comma 118 dell’art. 1 della legge n. 190/2014 prevede che l’esonero contributivo non spetti se il lavoratore nei tre mesi antecedenti (1 ottobre 2014 – 31 dicembre 2014) la data di entrata in vigore della norma (1 gennaio 2015) sia stato in forza a tempo indeterminato presso lo stesso datore di lavoro assumente o presso società collegate o controllate dallo stesso, anche per interposta persona.
Temo, quindi, che per un giorno Lei non abbia diritto alle agevolazioni.
Rispondi a questo post ↓	Mattia 9 agosto 2016 at 8:50	Buongiorno, nel caso di riassunzione di un ex dipendente dimissionario presso la stessa azienda , tramite agenzia interinale, esistono i presupposti per accesso alla Naspi? Esiste una dottrina in merito ? La ringrazio
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 9 agosto 2016 at 11:37	Caro Mattia,
In caso di dimissioni, fatte salve le ipotesi di giusta causa, di maternità protetta, di risoluzione consensuale ex art. 7 della legge n. 604/66, non è possibile ottenere la NASPI, in quanto lo status di disoccupato è volontario. La invito a leggere sul portale INPS la voce indennità di disoccupazione NASPI
Rispondi a questo post ↓	Gianluca 3 settembre 2016 at 13:24	Buongiorno,
come va effettuato il computo dei sei mesi senza rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato? A giorni? Si ipotizzi il caso di un lavoratore con contratto a tempo indeterminato cessato il 23/06/2016.
Se un altro datore di lavoro lo assumesse a tempo indeterminato in data 30/12/2016 potrebbe beneficiare dell’esonero contributivo biennale?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 5 settembre 2016 at 11:07	Si è possibile, nel rispetto delle condizioni oggettive e soggettive richiamate dall’Inps nella circolare n. 57/2016.
Rispondi a questo post ↓	ORNELLA 29 settembre 2016 at 18:28	LAVORATORE A TEMPO INDETERMINATO CESSATO IN DATA 19.07.2014. ASSUNTO DA ALTRA DITTA IN DATA 08.08.2014 A TEMPO DETERMINATO SINO AL 31.01.2015 E TRASFORMATO SEMPRE IL 31.01.2015 A TEMPO INDETERMINATO. SI POTEVA OTTENERE LO SGRAVIO TRIENNALE, VISTO CHE SONO PASSATI 6 MESI E 12 GIORNI DAL 19.07.2014?
Rispondi a questo post ↓	laura 19 settembre 2016 at 11:59	Buongiorno,
avrei la necessità di una risposta in merito alla seguente domanda:
un datore di lavoro che ha assunto a tempo indeterminato un dipendente in data 20/05/2015, usufruendo quindi delle agevolazioni previste dal comma 118 L. 190/2014, può procedere con un licenziamento senza dover “restituire” i contributi di cui all’agevolazione? Mi spiego meglio: se il datore di lavoro procede con un licenziamento durante il triennio di “sgravi”, perde il diritto alle agevolazioni utilizzate o quelle spettanti per altri lavoratori assunti con la medesima condizione?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 20 settembre 2016 at 10:30	Cara Laura,
l’eventuale licenziamento del lavoratore assunto con l’esonero contributivo triennale non comporta nè la restituzione di quanto già usufruito, nè ha riflessi sulle agevolazioni che si riferiscono ad altri lavoratori.
Rispondi a questo post ↓	laura 22 settembre 2016 at 0:14	La ringrazio molto per la risposta precisa e puntuale.
Rispondi a questo post ↓	ANGELO 7 ottobre 2016 at 18:33	Buongiorno, ho un quesito un po’ particolare, che sentite, Camera di Commercio, Registro Imprese, INPS, INAIL (Coll Center), Agenzia delle Entrate, mi resta ancora inevaso.
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 30 novembre 2016 at 11:08	Caro Angelo,
non c’è alcuna disposizione che neghi la possibilità ad un lavoratore dipendente di avere anche un rapporto di natura autonoma con partita IVA, sempre che il tutto non incida sul principio di “non concorrenza” con il proprio datore.
Rispondi a questo post ↓	Enrico 14 ottobre 2016 at 12:48	Gentile Sig. Eufranio Massi,
come datore di lavoro avevo chiesto al dipendente da assumere se avesse avuto un contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti. Lui mi aveva rassicurato mostrandomi una busta paga in cui risultava esser assunto a tempo determinato e firmandomi una carta in cui dichiarava di non aver avuto contratti indeterminati negli ultimi sei mesi. Così l’ho assunto a tempo indeterminato. Mesi dopo ho ricevuto una sanzione da parte dell’inps di € 4.300,00 in quanto al dipendente era stato cambiato il contratto in indeterminato l’ultimo mese nel posto di lavoro precedente. Mi sa dire se posso fare rivalsa sul dipendente?
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 14 ottobre 2016 at 14:33	Caro Enrico,
da un punto di vista civilistico se risulta che Lei è stato tratto in errore e che, ragionevolmente, non aveva altro modo per rendersi conto della situazione occupazionale del lavoratore, essendo in possesso della dichiarazione sottoscritta, ci potrebbero essere gli estremi. In ogni caso essa non giustifica l’adozione di un provvedimento di licenziamento.
Rispondi a questo post ↓	Francesco 22 ottobre 2016 at 14:11	gentile sig. Massi
Ho appena firmato un contratto a tempo indeterminato sgravio biennale.
Vorrei capire quali sono le agevolazioni mie e soprattutto vorrei capire se sgravio biennale vuol dire che non mi vengono pagati i contributi per due anni.
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 30 novembre 2016 at 10:40	Caro Francesco,
il vantaggio di natura contributiva e’ soltanto per il datore che risparmia sulla quota a suo carico il 40% per i primi due anni di rapporto per un massimo di 3.250 euro all’anno. Da un punto di vista contributivo Lei non perde nulla in quanto la somma contributiva residua e’ figurativa, nel senso che Le viene riconosciuta dallo Stato
Rispondi a questo post ↓	Mario 8 dicembre 2016 at 16:02	Buonasera,
Una domanda,in sede di offerta per indagine di mercato a 3 (parliamo di somministrazione lavoro),uno dei soggetti partecipanti che sta somministrando con gravio contributivo può offrire una tariffa sotto il costo del lavoro(grazie al fatto che sta godendo di esonero già esistente da 18 mesi)
Mi spiego gli altri 2 soggetti non sono al corrente che ci sono tempo indeterminati con sgravio….
Si configura la “concorrenza sleale”?
Es.2 soggetti offrono 22,45 e 22,56 l’attuale agenzia offre 20,15
Rispondi a questo post ↓	Eufranio Massi 9 dicembre 2016 at 8:19	Caro Mario,
il mancato rispetto del trattamento economico e normativo previsto dal CCNL comporta, in primis, in caso di controllo da parte degli organi di vigilanza dell’INPS, il venir meno di ogni agevolazione contributiva ( art. 1, comma 1176, della legge n. 296/2006 e art. 31 del decreto legislativo n. 150/2015).
Per quel che riguarda la concorrenza sleale occorrerebbe, forse, aggiungere qualche altro elemento: su questo punto, si consulti con un legale, prima di avviare una possibile azione giudiziaria
Rispondi a questo post ↓	Stefania 16 gennaio 2017 at 12:00	Buongiorno dottor Massi,
le sottopongo un quesito al quale mi auguro vorrà rispondere.
Un azienda A assume un dipendente a tempo indeterminato ed usufruendo degli sgravi triennali, in quanto il dipendente ha i requisiti previsti dalla legge. Costui aveva in essere in precedenza un contratto di collaborazione a progetto con un azienda B, in nessun modo legata alla azienda A. successivamente all’assunzione nell’azienda A, l’inps fa un accertamento ispettivo all’azienda B e trasforma il precedente contratto a tempo indeterminato. L’inps può annullare lo sgravio di cui ha usufruito l’azienda A? e se ciò è possibile, questo non andrebbe ad inficiare il senso della norma e a creare incertezza per chiunque assuma con gli sgravi?.
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