Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2017/03/il-fondo-patrimoniale-fra-debiti-tributari-e-fisco.html
Timestamp: 2017-11-24 15:03:17+00:00
Document Index: 55048897

Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 4', 'art. 168', 'art. 169', 'art. 170', 'art. 162', 'art. 2647', 'art. 2740', 'art. 11', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 170', 'art.77', 'art. 170', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 77', 'sentenza ', 'art.77', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 360', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 2740', 'art. 77', 'art. 170']

in Contenzioso e processo tributario, Trust & Protezione dei patrimoni
Il predetto istituto, così come disciplinato negli artt. 167-171 c.c., comporta un limite di disponibilità di determinati beni, vincolati a soddisfare esclusivamente i bisogni della famiglia (Cass. 28 novembre 2002 n. 16864; Cass.1 ottobre 1999 n. 10859).
Più specificamente, l’art. 167 c.c. rubricato “Costituzione del fondo patrimoniale” prevede che: “Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia.
I titoli di credito devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo”.
i titoli di credito devono essere vincolati e resi nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo;
l’amministrazione è regolata dalle norme relative alla comunione legale.
Conseguentemente, i redditi derivanti dai beni costituenti il fondo patrimoniale sono imputati, per metà del loro ammontare netto, a ciascun coniuge (art. 4, c. 1 lett. b DPR 917/86).
Inoltre, va rilevato che non è possibile alienare, ipotecare, dare in pegno o comunque vincolare beni del fondo patrimoniale se non con il consenso di entrambi i coniugi e, se vi sono figli minori, con l’autorizzazione concessa dal giudice, con provvedimento emesso in camera di consiglio, nei soli casi di necessità o di utilità evidente (Circolare 30 novembre 2000, n. 221/E).
Va precisato, peraltro, che di fronte agli aspetti salienti di tale istituto relativi alla disciplina dell’amministrazione del fondo patrimoniale, delineata attraverso il richiamo alle norme sulla comunione legale (art. 168 c. 3 c.c. c.c.) ed alla disciplina specifica degli atti di alienazione (art. 169 c.c.) è necessario, però, non tralasciare l’ elemento essenziale che lo caratterizza, ossia la finalità a cui i suoi beni ed i suoi frutti devono essere destinati.
Di conseguenza, qualora si costituisse ipoteca su un bene del fondo per scopi estranei ai bisogni della famiglia o si alienasse un bene del fondo in assenza del presupposto dell’utilità o necessità evidente della famiglia…, ne seguirebbe o l’esclusione dall’amministrazione con possibilità, per qualsiasi interessato, di rivolgersi al giudice perché detti norme per l’amministrazione del fondo o l’obbligo di reintegrazione del patrimonio.
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Tale funzione (o meglio destinazione di beni), si evince e al tempo stesso appare cristallizzata nell’art. 170 c.c. laddove si stabilisce che: “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.
In particolare, nell’interpretare la nozione di bisogni della famiglia, la costante giurisprudenza ha accolto un’interpretazione ampia di essa, tale da contemplare non solo quanto indispensabile alla vita della famiglia, bensì anche le esigenze volte al “pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi” (Cass. 7 gennaio 1984, n. 134 – cfr anche Cass. 18.07.2003 n. 11230; Cass. 09.04.1996 n. 3251; Cass. 15.03.2006 n. 5684 e Cass. n. 11683/2001).
E ancora, si è precisato che l’espressione “bisogni della famiglia vada intesa nel senso di comprendere anche le complesse e varie esigenze del nucleo familiare considerato anche sotto il profilo dinamico e teleologico in relazione al futuro incremento del benessere economico della famiglia”, risultando escluse “solo le esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da meri interessi speculativi”.
Ora, appare opportuno precisare, che perché il vincolo di destinazione per fronteggiare i bisogni della famiglia sia opponibile ai terzi, secondo l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità, (si veda Cass. Sez.Un., 21658/2009) la costituzione del fondo patrimoniale compresa tra le convenzioni matrimoniali, soggetta alle disposizioni dell’art. 162 c.c., impone l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 c.c., resta degradata a semplice pubblicità notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile. In mancanza di annotazione a margine, pertanto, il fondo in parola non è opponibile ai creditori, con conseguente reviviscenza della garanzia patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c. (Cass. 25.03.2009 n. 7210; Cass. 08.10.2008 n. 24798; Cass. 16.11.2007 n. 23745; Cass. n. 5684/2006). Va chiarito, però, che il fondo patrimoniale può essere istituito anche durante il matrimonio e in tal caso ha natura negoziale. Controversa appare invece la tassabilità dell’atto ai fini dell’imposta di registro laddove la circolare 30 novembre 2000, n. 221/E della Agenzia delle Entrate ha precisato che l’imposta di registro è dovuta in misura fissa, se la costituzione del fondo non comporta il trasferimento della titolarità dell’immobile, ma il solo vincolo di destinazione. In tale situazione, infatti, l’atto di disposizione rientra tra gli atti residuali ex art. 11, Tariffa, Parte prima, D.P.R. n. 131/1986 (Cass. Sez. Trib. n.12071 del 14 maggio 2008). L’importo fisso è previsto anche in presenza di trasferimento della proprietà a titolo gratuito. Invece, se la proprietà è trasferita a titolo oneroso, l’imposta di registro è calcolata su base proporzionale1.
Dubbi interpretativi e chiarimenti giurisprudenziali.
Invero, a dissipare i primi dubbi è stata la Suprema Corte con sentenza del 7 luglio 2009 n.15862 con cui è stato, appunto, fornito il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo; lo stesso è stato individuato nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, e non già nella natura delle obbligazioni legale o contrattuale, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia (si veda anche CTR Lecce, sentenza 434 del 28 aprile 2016; Cass. 31.5.2006 n. 12998; 1479/2006; 05.06.2003 n. 8991 e 18.07.2003 n. 11230).
Il criterio identificativo dei crediti, dunque, non consisterebbe “nella natura delle obbligazioni”, ma (come rilevato più volte dalla giurisprudenza) nella relazione esistente tra il fatto che le genera e i bisogni familiari. Per la Cassazione, allora, si riterranno contratti per esigenze familiari, sia i debiti tributari per esercizio di attività imprenditoriale tesa a potenziare la capacità lavorativa di uno dei conferenti (n. 3738/15) o per attività d’impresa (n. 23876/15), sia gli oneri condominiali per un bene conferito al fondo (n. 23163/14). Ed ecco, che l’accertamento relativo alla riconducibilità dei debiti alle esigenze della famiglia costituisce un accertamento istituzionale rimesso al giudice di merito (Cass. nn. 11683/01, 12730/07).
Sarebbe, invece, irrilevante, così precisa la Suprema Corte, “qualsiasi indagine riguardo alla anteriorità del credito rispetto alla costituzione del fondo, in quanto l’art. 170 c.c. non limita il divieto di esecuzione forzata ai soli crediti (estranei ai bisogni della famiglia) sorti successivamente alla costituzione del fondo, ma estende la sua efficacia anche ai crediti sorti anteriormente, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in revocatoria ordinaria (Cass. nn. 3251/96, 4933/05)”.
Peraltro, sulla costituzione del fondo patrimoniale rispetto all’insorgenza del debito, si è pronunciata anche la sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9154 del 4 marzo 2016. Preliminarmente occorre chiarire, che l’art. 11, c. 1, D.Lgs. n.74/00, rubricato “Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte” punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni: “chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idoneia rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.
Fondo patrimoniale e profili di illegittimità dell’ipoteca: Corte di Cassazione, Sezione TRI civile, sent. n. 5385/13; sent. n. 3600/2016.
Come già rilevato, l’art. 170 c.c. stabilisce che “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”, senza nulla specificare in merito alla possibilità di ipotecare il fondo de quo. La questione che spesso si è posta in dottrina e giurisprudenza, è stata quella di stabilire se il fondo patrimoniale rappresenti un limite all’attività esecutiva e cautelare posta in essere dagli agenti della riscossione ed in particolare se i beni facenti parte del fondo patrimoniale possano essere suscettibili di ipoteca e/o di pignoramento immobiliare. Peraltro, il nocciolo duro della questione è stato quello di stabilire se il pagamento delle tasse si possa considerare un obbligo collegato alle esigenze essenziali della famiglia e spesso la risposta è stata positiva: facile comprenderlo in tutti quei casi in cui l’imposta si riferisca, per esempio, a beni come la casa (non vi è dubbio che il tetto sia un bisogno primario del nucleo familiare); intuibile anche se si tratta di imposte sui redditi poiché è con il reddito che si gestisce la vita familiare. Ma se il tributo dipende da attività commerciali o imprenditoriali, il legame con le esigenze familiari si fa più labile. Ed è qui che si è consumato il contrasto giurisprudenziale.
Più precisamente, uno tra i primi interventi fortemente chiarificatori si è avuto per mezzo della pronuncia della Corte di Cassazione n. 3600/2016, con cui sono stati stabiliti i principi giuridici per la tutela del fondo patrimoniale nei confronti del Fisco ed è stato sancito il principio in base al quale l’iscrizione ipotecaria prevista dal D.P.R 29 settembre 1973, n.602, art.77, possa essere considerata un atto dell’espropriazione forzata idonea, quindi, a impedire l’aggressione del fondo e dei sui frutti, così come disposto dall’art. 170 c.c..
Tale orientamento (in linea con quanto già sancito con le sentenze della Cassazione n.5385/2013; n.3738/2015; n. 13622/2010) ha previsto che l’art. 170 cod. civ., nel disciplinare le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni costituiti nel fondo patrimoniale, dettasse una regola applicabile anche all’iscrizione di ipoteca non volontaria. Invero, la Suprema Corte con la sentenza n. 5385/13 ha precisato che: “l’art. 170 cod. civ., nel disciplinare le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni costituiti nel fondo patrimoniale, detta una regola applicabile anche all’iscrizione di ipoteca non volontaria, ivi compresa quella di cui all’art. 77 del d.P.R. 3 marzo 1973, n. 602. Ne consegue che l’esattore può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo, conferiti nel fondo, qualora il debito facente capo a costoro sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni familiari, ovvero quando – nell’ipotesi contraria – il titolare del credito, per il quale l’esattore procede alla riscossione, non conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia; viceversa, l’esattore non può iscrivere l’ipoteca – sicchè, ove proceda in tal senso, l’iscrizione è da ritenere illegittima – nel caso in cui il creditore conoscesse tale estraneità” (Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 5 marzo 2013, n. 5385).
Con le recenti pronunce la Corte di Cassazione ha, quindi, chiarito che l’ipoteca può essere iscritta su beni conferiti in un fondo patrimoniale, anche per debiti di natura tributaria, ma a condizione che essi siano inerenti ai bisogni della famiglia; diversamente, l’esecuzione (o l’ipoteca) devono considerarsi inammissibili solo nel caso in cui questa derivi da debiti insorti per scopi estranei ai bisogni della famiglia e il creditore sia di ciò consapevole (nn.3600/16 e 1652/16).
La Corte ha anche precisato che: “… in tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, contrattuale o extracontrattuale, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicchè anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale potrebbe ritenersi contratto per soddisfare tale finalità (cfr. Cass. n. 11230/2003, n. 12998/2006, n. 3738/2015). Di conseguenza è necessario individuare i criteri idonei a identificare i debiti per i quali può procedersi a esecuzione sui beni del fondo facendo riferimento alla relazione esistente tra il fatto che ha generato l’obbligazione e i bisogni della famiglia e non, invece, nella natura contrattuale o extracontrattuale dell’obbligazione. Alla luce di tutto ciò i giudici di legittimità hanno quindi chiarito che è ben possibile che anche un debito tributario, che sia sorto in ragione dell’esercizio di un’attività imprenditoriale, sia volto a soddisfare i bisogni della famiglia.
Ma vi è di più. Gli ermellini, in conclusione hanno anche chiarito che l’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’articolo 170 c.c., grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale e che la prova può consistere anche in presunzioni semplici o nel ricorso a criteri logici e di comune esperienza.
Fondo patrimoniale e ammissibilità dell’ipoteca
Con la sentenza n. 19667/14 i giudici di legittimità hanno, infatti, affermato che: “… iscrizione ipotecaria prevista dal D.P.R 29 settembre 1973, n.602, art.77, non può essere considerata un atto dell’espropriazione forzata, dovendosi piuttosto essere considerata un atto riferito ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria”, facendo venir meno il principio di legittimità, secondo il quale l’ipoteca può essere considerata un “atto preordinato all’esecuzione”. Questo diverso orientamento è stato confermato dalla Cassazione anche nella sentenza n.15354/15 e più recentemente nella sentenza n.10794/16 (che analizzeremo nel prosieguo).
Corte di Cassazione, Sezione TRI civile Sentenza 15 aprile 2016, n. 7521
Corte di Cassazione, Sezione TRI civile Sentenza 25 maggio 2016, n. 10794
In particolare, la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto da Equitalia avverso la sentenza della CTR Toscana che (adeguandosi al decisum di primo grado) nel ritenere legittime le doglianze del contribuente in merito alla impignorabilità dei beni in quanto conferiti nel fondo patrimoniale, ai sensi dell’art. 170 c.c., aveva ordinato la cancellazione dell’iscrizione ipotecaria eseguita, ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.
Orbene, nel ricorso per Cassazione l’Ente concessionario ha eccepito quale unico motivo la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 77 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, in relazione all’art. 360, c. 1, n. 3 c.p.c., rilevando innanzitutto come l’art. 170 c.c. (che, come noto, testualmente prevede “L’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”) fa riferimento esclusivamente alle procedure esecutive e non anche all’avvio di misure cautelari, quale deve essere considerata l’iscrizione in parola, che è da ritenersi solo propedeutica ad una eventuale, non ancora certa, fase esecutiva.
È stato affermato come, nonostante a conoscenza di altri recenti precedenti della Corte (Sez. 3, n. 1652 del 29/01/2016; Sez. 5, n. 3600 del 24/02/2016; Sez. 6-5, Ord. n. 23876 del 23/11/2015) che hanno ritenuto applicabile l’art. 170 c.c. anche all’iscrizione ipotecaria ex art. 77 del D.P.R. n. 602/1973, l’ipoteca ex art. 77 D.P.R. n. 602/1973 non abbia natura di atto funzionale all’esecuzione forzata, con la conseguenza che non è possibile classificare l’iscrizione de qua quale “atto di esecuzione”. Più precisamente, la Corte ha ribadito: “… l’impossibilità del fatto che l’iscrizione dell’ipoteca possa essere considerata un atto dell’esecuzione forzata” e, sulla base di tale principio “… viene meno l’applicabilità dell’art. 170 c.c. non sembrando superabile il dato testuale sopra già evidenziato, tanto più ove si consideri che, ponendo la norma una eccezione alla regola della responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c., la stessa è da ritenersi soggetta a interpretazione tassativa”.
Ne consegue, pertanto, che l’iscrizione ipotecaria prevista dall’art. 77 d.P.R. n.602/73 debba essere considerata un atto alternativo all’espropriazione forzata e quindi non suscettibile di applicazione es art. 170 c.c.2.
Corte di Cassazione, Sezione TRI civile Sentenza 9 novembre 2016, n. 22761
1 Cfr. Avv. Maurizio Villani e Avv. Iolanda Pansardi “Fondo patrimoniale e tutela delle ragioni dei creditori” in www.altalex.com del 21.04.2011.
2 Cfr. Avv. Maurizio Villani, Avv. Alessandra Rizzelli “Fondo patrimoniale e crediti tributari: la retromarcia della Cassazione” in www.altalex.com.