Source: http://dirittocivilecontemporaneo.com/category/tutela-dei-diritti/prove/
Timestamp: 2018-07-19 08:02:26+00:00
Document Index: 97186676

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'sentenza ', 'art. 30', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 1199', 'art. 696', 'sentenza ']

PROVE | Diritto Civile Contemporaneo
Responsabilità medica e limiti di ammissibilità della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c.
di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato in Treviso
Della questione della natura conciliativa del procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c., tuttora vivacemente dibattuta nella giurisprudenza di merito, si mostra ben consapevole il Tribunale di Roma che, con ordinanza 26 marzo 2015, propone una prospettiva interpretativa del tutto nuova, ma di estremo interesse.
La materia investita dal ricorso scrutinato dal giudice capitolino è quella della responsabilità medica, che nella prassi forense pare divenuta terreno di elezione per il procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c..
Quale sia la natura giuridica della “consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite” introdotta nel nostro ordinamento dalla novella del 2005, che ha previsto l’art. 696-bis c.p.c., è questione tuttora dibattuta. Continua a leggere→
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, RESPONSABILITA' CIVILE il 9 aprile 2016 da diritto civile contemporaneo.
Il legittimario è terzo rispetto al Trust lesivo della sua quota di riserva
di DORIANA DE CRESCENZO, Dottoranda nell’Università Suor Orsola Benincasa
Applicando la propria giurisprudenza in materia del regime della prova della simulazione (Cass. 27 ottobre 1984 n. 5515, Cass. 29 maggio 1995 n. 6031, Cass. 24 marzo 2006 n. 6632 , Cass. 26 marzo 2008 n. 7834; nonché Trib. Foggia 8 aprile 2014, App. Napoli 29 aprile 2013, App. L’Aquila 2 dicembre 2010), le Sezioni Unite con ordinanza 20 giugno 2014 n. 14041 stabiliscono che il soggetto legittimario che agisce per veder pronunciare la nullità di un contratto per lesione del diritto riservatogli dalla legge, assume la qualità di terzo rispetto alle parti del contratto. Applicando tale assunto al caso in esame, la Corte ritiene che la clausola di proroga della giurisdizione non è opponibile all’attrice, la quale non agisce nella qualità di beneficiaria del trust nè subentrando nella posizione del disponente ma agisce in qualità di terza contestando la stessa validità del negozio di destinazione realizzato dal padre.
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, SUCCESSIONI E DONAZIONI, TRUST il 7 marzo 2016 da diritto civile contemporaneo.
Le Sezioni Unite su «legittimazione ad agire» e «titolarità della posizione soggettiva»
Le Sezioni Unite con sentenza 16 febbraio 2016 n. 2951, Rel. Curzio, a soluzione del contrasto rimesso al vaglio del Primo presidente con ordinanza 13 febbraio 2015 n. 2977, in Dir. civ. cont. 25 maggio 2015, hanno affermato il principio secondo il quale la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché, come ritenuto sin qui dalla giurisprudenza minoritaria, la relativa allegazione e prova incombe sull’attore, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto, le cui contrarie deduzioni od argomentazioni hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l’eventuale contumacia valga a rendere non contestati i fatti allegati dalla controparte o alteri la ripartizione degli oneri probatori, ferme solo, in caso di tardiva costituzione, le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti, potendo il giudice rilevare dagli atti la carenza di titolarità anche d’ufficio.
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, TUTELA DEI DIRITTI il 17 febbraio 2016 da diritto civile contemporaneo.
Valore probatorio della quietanza rilasciata per conto del (con)creditore e nullità del contratto preliminare ex art. 30 co. 2 TU edilizia. Considerazioni critiche a margine di una recente pronunzia della Cassazione
di ENRICO CAMILLERI, Ordinario nell’Università di Palermo
A poco più di un anno dall’intervento nomofilattico che ha ricondotto a mera analogia legis l’ascrizione alla quietanza di pagamento del regime della confessione stragiudiziale (Cass. Sez. Un., 22 settembre 2014, n. 19888, in I Contratti, 2015, 147 e ss.), la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23128 del 12 novembre 2015 resa dalla Sezione II, è tornata sull’argomento, muovendo però in questo caso da premesse ricostruttive – ed approdando ad esiti – che, a ben vedere, non solo deflettono dal solco dell’autorevole precedente, ma a tal punto esasperano alcune tensioni interne alla tessitura concettuale della fattispecie di cui all’art. 1199 c.c., da mettere capo ad autentici paradossi.
Questo articolo è stato pubblicato in CONTRATTO IN GENERALE, CONTRATTO PRELIMINARE, NULLITA', OBBLIGAZIONE, PROVE il 10 febbraio 2016 da diritto civile contemporaneo.
Responsabilità medica e “consulenza tecnica preventiva”: un’interessante ordinanza del Tribunale di Roma
L’ordinanza che si segnala (Tribunale di Roma 26 marzo 2015) asserisce l’inidoneità della consulenza tecnica preventiva quando si tratti di accertare la responsabilità contrattuale di un medico. Essa esibisce un contenuto assai rilevante e comunque interessante anche dal punto di vista del diritto sostanziale.
Il Tribunale ritiene inammissibile il ricorso ex art. 696-bis c.p.c. perché “seppur confezionato come una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (…) il contenuto dell’atto altro non è che una domanda di accertamento di responsabilità contrattuale in materia medico-sanitaria”. Dunque, pur non essendo necessario, per l’ammissibilità del mezzo, la certezza e la non contestazione dell’an, di certo non può ammettersene l’utilizzo nei casi in cui sussista un radicale contrasto sull’esistenza stessa del credito, ovvero quando l’accertamento richieda non solo indagini in fatto ma anche “in diritto”, involgendo questioni la cui soluzione non è possibile demandare al consulente tecnico.
Nel caso di specie, si contestava al medico radiologo di aver prescritto una terapia (radioterapia) inadeguata, addebito respinto dal medico convenuto, che riteneva di non aver mai prescritto una radioterapia al paziente poi deceduto.
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, RESPONSABILITA' CIVILE, TUTELA DEI DIRITTI il 27 novembre 2015 da diritto civile contemporaneo.
Occupazione “sine titulo” di immobile: il danno non è in “re ipsa” ma può consistere nella perdita dell’utilità ricavabile dall’uso diretto del bene
Secondo Cass. 21 settembre 2015 n. 18494, Rel. Rossetti, “La perduta disponibilità d’un immobile non costituisce un danno in re ipsa, nel senso che, provata l’occupazione abusiva, non può dirsi per ciò solo provato il danno. Quest’ultimo, tuttavia, può essere dimostrato col ricorso a presunzioni semplici, e può consistere anche nell’utilità teorica che il danneggiato poteva ritrarre dall’uso diretto del bene, durante il tempo per il quale è stato occupato da altri.”
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, RESPONSABILITA' CIVILE il 24 settembre 2015 da diritto civile contemporaneo.
Impugnazione di testamento olografo: la «terza via» delle Sezioni Unite
di LALAGE MORMILE, Ricercatore nell’Università di Palermo
Con la sentenza in commento (15 giugno 2015, n. 12307 Rel. Travaglino) le Sezioni Unite della Cassazione offrono una soluzione al contrasto sorto in tema di contestazione dell’autenticità del testamento olografo e individuazione dello strumento processuale all’uopo richiesto. L’intervento è stato sollecitato dal dibattito, ormai risalente, fra chi ritiene che la parte che intenda superare l’efficacia di un testamento olografo sospettato di non autenticità, lo debba semplicemente disconoscere (così Cass. 16 ottobre 1975, n. 3371, confermata da Cass. 23 dicembre 2011, n. 28673, che giunge a questo esito partendo dalla valorizzazione della natura di scrittura privata del testamento olografo) e i sostenitori della necessità della proposizione della querela di falso (in questo senso già Cass. 3 agosto 1968, n. 2793, Cass. 30 ottobre 2003, n. 16362 e, più di recente, Cass. 24 maggio 2012, n. 8272, che muovono dalla considerazione dell’incompatibilità del procedimento di verificazione rispetto ad una scrittura proveniente da un terzo necessariamente estraneo al processo qual è il de cuius, e anche Cass. S.U. 23 giugno 2010, n. 15169 che, chiamate a risolvere un contrasto relativo ai modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi rispetto alla lite, hanno, seppure in obiter, indicato la querela di falso quale strumento processuale idoneo a privare di ogni efficacia il testamento olografo, dato il valore “intrinsecamente elevato” di tale scrittura). Opzioni entrambe avvallate negli anni dalla dottrina sulla scorta di percorsi argomentativi fondati, volta per volta, sulle peculiarità del testamento olografo e sulla riflessione in ordine alle conseguenze generate dalla scelta dei due diversi strumenti predisposti dall’ordinamento per superare la valenza probatoria di una prova documentale (per una esaustiva ricognizione degli aspetti più problematici del dibattito giurisprudenziale si rimanda a M. SESTA, Questioni sulla prova della falsità del testamento olografo, in Contr. impr. 2014, pp. 69-78).
Questo articolo è stato pubblicato in PROVE, SUCCESSIONI E DONAZIONI, TUTELA DEI DIRITTI il 2 settembre 2015 da diritto civile contemporaneo.