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Timestamp: 2020-06-02 11:05:40+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 360', 'art. 155', 'art. 6', 'art. 360']

Assegnazione della casa coniugale - Il figlio lavora lontano da casa e vi fa saltuario rientro, no all’assegnazione della casa coniugale (Separazione e Divorzio) - GuideLegali.it
Assegnazione della casa coniugale - Il figlio lavora lontano da casa e vi fa saltuario rientro, no all’assegnazione della casa coniugale
Corte di Cassazione – Sentenza n. 4555/2012 Marzo 22, 2012
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La nozione di convivenza rilevante ai fini dell'assegnazione della casa coniugale è quella della "coabitazione", che non può ridursi ad un rientro occasionale nella casa coniugale da parte del figlio (ipoteticamente nei fine settimana), nel qual caso si parla invece di ospitalità. La Corte ha rilevato che il diritto al godimento della casa familiare cessa nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, tenendo anche conto delle sue condizioni di vita , delle ragioni dell’allontanamento dalla casa coniugale, della distanza fra il luogo in cui essa è sita e quello in cui egli si è trasferito, dei periodi reali di permanenza nell’ambiente familiare originario, che, in effetti, costituisce il fondamento della priorità da valutarsi nell’assegnazione della casa familiare.
Presidente Felicetti - Relatore Campanile
1 - Con sentenza in data 19 dicembre 2005 il Tribunale di Lecce, che aveva già pronunciato con sentenza non definitiva la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da R.R. e A.M.D. , assegnava a costei la casa coniugale, ponendo a carico del R. un contributo di Euro 750,00, da versare mensilmente alla moglie a titolo di contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne D., ritenuto non ancora autosufficiente sul piano economico.
1.1 - La Corte d’appello di Lecce, con la sentenza indicata in epigrafe, in parziale accoglimento del gravame proposto dal R., riduceva il contributo per il mantenimento del figlio D. ad Euro 400,00 mensili, confermando, nel resto l’impugnata decisione, anche con riferimento all’impugnazione incidentale proposta dall’A., la quale aveva chiesto la declaratoria di inadempimento e la condanna del coniuge al pagamento delle somme non versate in relazione ai contributi dovuti per il mantenimento del figlio come determinati nella causa di separazione fino all’emanazione dei provvedimenti provvisori da parte del presidente del tribunale nel giudizio di divorzio, nonché a rimborsare, previa prestazione di idonea garanzia reale, le spese straordinarie sostenute in via esclusiva dalla madre.
Quanto al contributo per il figlio D. , si dava atto che costui aveva conseguito un diploma di laurea triennale ed era stato assunto come impiegato tecnico dalla Fiat Avio con decorrenza dal 2 novembre del 2005, con una retribuzione pari a circa Euro 1.500,00 mensili. Si osservava, tuttavia, che il giovane si era iscritto al biennio di specializzazione presso la facoltà di ingegneria di …, ragion per cui non poteva ritenersi che avesse conseguito una collocazione adeguata nel corpo sociale. Per tale ragione egli necessitava, quale studente lavoratore, di un contributo per proseguire gli studi che, avuto riguardo ai suoi emolumenti, poteva essere ridotto nei termini specificati. Per la medesima ragione veniva rigettata la domanda di revoca dell’assegnazione della casa familiare all’A., non escludendosi che il figlio, benché lontano per ragioni di studio, tornasse periodicamente dalla madre, avendo per altro ivi conservato la residenza.
1.2 - Quanto alle richieste dell’A., si osservava che la stessa poteva avvalersi dei titoli costituiti dal verbale redatto in sede di comparizione nell’ambito della separazione personale e della sentenza successivamente intervenuta.
1.3 - Per la cassazione di tale decisione propone ricorso il R., deducendo tre motivi.
Resiste con controricorso l’A., proponendo ricorso incidentale, cui il R. resiste con controricorso.
2.1 - Con il primo motivo del ricorso principale si deduce, formulandosi idoneo quesito di diritto, violazione e falsa applicazione dell’art. 155 quater cod. civ., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5 c.p.c, rilevandosi che, avendo la corte territoriale accertato che il figlio maggiorenne D. svolge attività lavorativa in …, essendo stato assunto a tempo indeterminato presso la Fiat Avio, il periodo che potrebbe trascorrere nella casa coniugale sarebbe veramente limitato, facendo venir meno quel collegamento stabile richiesto affinché risulti integrato il requisito della convivenza.
2.2 - Il motivo è fondato.
La censura in esame, come puntualmente rilevato dal P. G. di udienza, implica una problematica - quella sulla nozione di coabitazione - traibile dall’art. 155 quater c.c., secondo cui il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.
Secondo un primo orientamento di questa Corte (Cass., 22 aprile 2002, n. 5857), la nozione di convivenza rilevante agli effetti di cui si tratta comporta, peraltro, la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di uno dei genitori, con eventuali, sporadici allontanamenti per brevi periodi, e con esclusione, quindi, della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana, ipotesi nella quale si configura invece un rapporto di ospitalità, con conseguente esclusione del diritto del genitore ospitante all’assegnazione della casa coniugale in assenza di titolo di godimento della stessa, a prescindere dalla mancanza di autosufficienza economica del figlio, idonea, se mai, ad incidere solo sull’obbligo di mantenimento. In altra, più recente, pronuncia (Cass., 27 maggio 2005, n. 11320), questa Corte ha affermato che al fine di ritenere integrato il requisito della coabitazione, basta che il figlio maggiorenne - pur in assenza di una quotidiana coabitazione, che può essere impedita dalla necessità di assentarsi con frequenza, anche per non brevi periodi, per motivi, ad esempio, di studio - mantenga tuttavia un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, facendovi ritorno ogniqualvolta gli impegni glielo consentano, e questo collegamento, se da un lato costituisce un sufficiente elemento per ritenere non interrotto il rapporto che lo lega alla casa familiare, dall’altro concreta la possibilità per tale genitore di provvedere, sia pure con modalità diverse, alle esigenze del figlio.
Anzitutto, sul piano linguistico essa fa uso esclusivamente del termine coabitazione e della locuzione rapporto di coabitazione, discostandosi dal linguaggio legislativo, sia della legge sul divorzio (che all’art. 6 comma 6 parla di figli che convivono oltre la maggiore età con il genitori), sia degli articoli del libro primo del codice civile, ove a vario titolo è coinvolto il rapporto di filiazione, nei quali si fa uso esclusivo del verbo “convivere” e del termine “convivenza”.
2.3 - Non sembra che, con riferimento a entrambi gli orientamenti sopra indicati, la Corte territoriale abbia correttamente applicato la norma in questione, in quanto, pur dando atto che il figlio maggiorenne lavora stabilmente nella città di Torino e studia alla locale facoltà di ingegneria, afferma letteralmente che tutto ciò non esclude che egli torni periodicamente dalla madre, laddove l’indagine che si chiedeva alla corte di espletare era se e con quale frequenza il figlio tornava effettivamente presso l’abitazione coniugale assegnata alla madre, vale a dire di accertare la stabilità del rapporto di convivenza, tenendo anche conto delle condizioni di vita del figlio, delle ragioni dell’allontanamento dalla casa coniugale, della distanza fra il luogo in cui essa e sita e quello in cui il figlio si è trasferito, dei periodi reali di permanenza nell’ambiente familiare originario, che, in effetti, costituisce il fondamento della priorità da valutarsi nell’assegnazione della casa familiare.
3 - Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 155 e 155 quinquies c.c. nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all’art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5 c.p.c., ponendosi in evidenza la contraddizione fra l’accertato conseguimento dell’indipendenza economica, mediante assunzione a tempo indeterminato, con la percezione di uno stipendio - pari, all’incirca, ad Euro 1.500,00 - e la permanenza dell’obbligo di mantenimento.
Viene al riguardo formulato il seguente quesito di diritto: “Dica l’Ecc.ma Corte se, nell’ipotesi in cui il figlio maggiorenne, assunto con contratto a tempo indeterminato, svolgendo un lavoro attinente agli studi effettuati, avendo conseguito un diploma di laurea triennale, con stipendio iniziale da impiegato tecnico di V livello e contratto aziendale che prevede l’erogazione di un premio di risultato variabile e di un premio di produzione, pur se iscritto all’Università degli Studi per la specializzazione, possa ritenersi non autonomo economicamente e, quindi, in diritto di percepire un assegno di mantenimento”.
3.1 - Il motivo è fondato, nei sensi appresso indicati.
4 - L’accoglimento dei suddetti motivi, assorbenti rispetto alle restanti censure del ricorso principale e al ricorso incidentale, comporta la cassazione della decisione impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Lecce, affinché, in diversa composizione, applichi i principi sopra enunciati, provvedendo, altresì, al regolamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità.
Avv. Pamela Lanfranchi
Studio Legale Avv. Pamela Lanfranchi - Novi Ligure, AL
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Diplomata: liceo statale "L. Respighi", Piacenza Laurea: Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza nel 1991 presso Università di Pavia Esperta: in diritto penale, Condominio, Infortunistica stradale...
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