Source: https://www.nostralex.it/multe-rimedio-mancata-notifica-verbale-accertamento/
Timestamp: 2018-07-17 21:25:37+00:00
Document Index: 83301206

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 203', 'art. 6', 'art. 204', 'art. 7', 'art. 204', 'art. 34', 'art. 201', 'art. 7', 'art. 615', 'art. 201', 'art. 7', 'art. 201', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 196', 'art.  17']

25/09/2017 10/11/2017 Nostra Lex Diritto e Procedura CivileNo comments
Sezioni Unite. La cartella di pagamento non preceduta dalla notifica del verbale di accertamento va opposta entro 30 giorni
«L’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada. Il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento».
Questo è il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 2208 del 22.09.2017, componendo il contrasto giurisprudenziale registratosi sui rimedi esperibili avverso la notifica della cartella di pagamento non preceduta dalla notifica del verbale di accertamento della violazione del Codice della Strada.
Per risolvere il contrasto il Supremo Consesso ha preliminarmente esaminato la modalità di formazione del titolo esecutivo costituito dal verbale di accertamento di violazione del codice della strada, nonché i suoi rapporti con la pretesa sanzionatoria dell’ente impositore e i rimedi concessi al privato per reagire a questa pretesa.
La normativa di riferimento è costituita dagli artt. 201, 203, 204 bis del decreto legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 (Codice della Strada) e succ. mod. e dall’art. 7 del decreto legislativo n. 150 del 10 settembre 2011, a mente dei quali il destinatario della contestazione può esperire due rimedi avverso la contestazione:
1) ricorso al prefetto avverso la contestazione ai sensi dell’art. 203 C.d.S. e ricorso da proporre nelle forme dell’opposizione alle ordinanze di ingiunzione ai sensi dell’art. 6 d.lgs. n. 150 del 2011 avverso l’ordinanza eventualmente emessa ai sensi del successivo art. 204 C.d.S.;
2) in alternativa, ricorso al giudice di pace ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011, impugnando direttamente il verbale di accertamento di violazione del codice della strada, così come previsto dal testo attuale dell’art. 204 bis C.d.S., sostituito dall’art. 34 del d.lgs. n. 150 del 2011.
Se il destinatario della contestazione non si avvale né del ricorso al prefetto né del ricorso al giudice di pace, il verbale di accertamento diviene definitivo.
Tale verbale, definito dal Supremo Consesso «titolo esecutivo» del tutto peculiare, consente all’ente che irroga la sanzione di avviare la riscossione coattiva iscrivendo al ruolo esattoriale le somme pretese per la sanzione amministrativa e gli accessori. Questa idoneità del verbale di accertamento viene meno solo in caso di pagamento della sanzione in misura ridotta (che chiude la vicenda in sede amministrativa), ovvero in caso di ricorso al prefetto che si chiude con la eventuale emissione del titolo esecutivo stragiudiziale costituito dall’ordinanza-ingiunzione.
Il ricorso al giudice di pace, invece, non impedisce che il verbale di accertamento acquisti efficacia esecutiva, potendo quest’ultima essere solo sospesa dal giudice dell’opposizione al fine di impedire all’ente impositore di iscrivere le somme a ruolo anche in pendenza di opposizione.
In particolare, affinché il verbale di accertamento costituisca «titolo esecutivo» per la formazione del ruolo esattoriale e per l’espropriazione forzata, è sufficiente l’omesso ricorso alla tutela amministrativa e l’omesso pagamento in misura ridotta da parte del trasgressore.
Ma che succede se il verbale di accertamento non viene notificato, o la notifica è tardiva o nulla?
La risposta è contenuta nell’art. 201, comma quinto, C.d.S. a mente del quale «l’obbligo di pagare la somma dovuta per la violazione, a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, si estingue nei confronti del soggetto a cui la notificazione non sia stata effettuata nel termine prescritto».
Secondo le Sezioni Unite, l’interpretazione letterale della norma conduce a ritenere che la mancata notifica del verbale di accertamento produce l’estinzione dell’obbligo di pagare la sanzione posto a carico del trasgressore per effetto della commissione dell’illecito amministrativo, con la conseguenza che la notifica del verbale non è un presupposto di esistenza del titolo esecutivo, ma fatto costitutivo del (mantenimento del) diritto dell’amministrazione ad ottenere il pagamento della sanzione, in quanto l’omessa notificazione estingue questo diritto.
Si tratterebbe nello specifico di un fatto estintivo del diritto di credito per sanzione amministrativa che non impedisce la formazione del titolo esecutivo stragiudiziale, ma il completamento della fattispecie sostanziale che dà luogo alla pretesa sanzionatoria e che consente la riscossione coattiva.
In buona sostanza, secondo le Sezioni Unite la tempestiva notificazione del verbale di accertamento è requisito di validità e non di esistenza del titolo esecutivo che resta contestabile malgrado l’iscrizione al ruolo esattoriale che ne segue, perché colui che avrebbe dovuto contestarlo non è stato messo in condizione di conoscere l’accertamento.
Allo stesso modo, la notifica tardiva o anche nulla del verbale di accertamento non impedisce l’esecutività dello stesso se il destinatario non propone ricorso al prefetto o non paga in misura ridotta, in quanto si tratterebbe di provvedimento esistente e notificato, seppur tardivamente o invalidamente.
Ciò premesso, le Sezioni Unite giungono alla conclusione che il rimedio tipico per far valere i vizi del titolo esecutivo per omessa, tardiva o invalida notifica del verbale di accertamento va individuato nell’opposizione al verbale di accertamento ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011, non anche nell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. ove fondata sulla causa petendi della mancanza di titolo esecutivo, atteso che con quest’ultimo rimedio possono essere fatti valere soltanto i fatti estintivi o impeditivi sopravvenuti, non tanto (o non solo) alla formazione del titolo, quanto alla sua definitività.
Il medesimo rimedio va esperito anche nel caso di estinzione dell’obbligo di pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, previsto dall’art. 201, comma quinto, C.d.S. per effetto della omessa o intempestiva notificazione del verbale. Si tratta, infatti, di un fatto estintivo non equiparabile agli altri fatti estintivi dell’obbligazione di pagamento di diritto comune, come la prescrizione, la morte dell’obbligato ed il pagamento, né tampoco si tratta di un fatto estintivo successivo al sorgere della pretesa sanzionatoria della p.a. e alla formazione del titolo esecutivo, ma contestuale all’una ed all’altro.
In conclusione, “l’azione diretta all’autorità giudiziaria ordinaria per dedurre il fatto estintivo/impeditivo costituito dalla omessa, tardiva od invalida notificazione del verbale di accertamento è quella attualmente disciplinata dall’art. 7 del d.lgs. n. 150 del 2011.
Se l’interessato non è stato posto in condizioni di fruire di questa azione, la stessa dovrà essere esercitata nel termine di trenta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, non potendo operare la decadenza se non a seguito della conoscenza dell’atto sanzionatorio da impugnare (cfr. Cass. 4 agosto 2016, n. 16282).
Peraltro, ove questo atto sia stato conosciuto dall’interessato a seguito di notificazione valida, ma intervenuta oltre il termine dell’art. 201 C.d.S., l’azione dovrà essere esercitata nel termine di trenta giorni decorrente dalla notificazione (tardiva) del verbale di accertamento, non essendovi ragioni di tutela del destinatario della sanzione che impongano di attendere la notificazione della cartella di pagamento.
Una volta divenuto definitivo l’accertamento contenuto nel verbale non opposto è preclusa la verifica della sussistenza dei fatti costitutivi/impeditivi della pretesa sanzionatoria in esso consacrata, tra cui anche la notifica/omessa notifica del verbale.”
Art. 7 DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 2011, n. 150
Dell'opposizione al verbale di accertamento
di violazione del codice della strada
1.  Le  controversie  in  materia  di  opposizione  al  verbale  di
accertamento  di  violazione  del  codice   della   strada   di   cui
all'articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.  285,
sono regolate dal rito del lavoro,  ove  non  diversamente  stabilito
dalle disposizioni del presente articolo.
2. L'opposizione si propone davanti al giudice di pace del luogo in
cui e' stata commessa la violazione.
3. Il ricorso e' proposto, a pena di inammissibilita', entro trenta
giorni  dalla  data  di   contestazione   della   violazione   o   di
notificazione del verbale  di  accertamento,  ovvero  entro  sessanta
giorni se il ricorrente risiede all'estero e puo'  essere  depositato
anche  a  mezzo  del  servizio  postale.  Il  ricorso   e'   altresi'
inammissibile se e' stato previamente  presentato  ricorso  ai  sensi
dell'articolo 203 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
5.  La  legittimazione  passiva  spetta  al  prefetto,  quando   le
violazioni opposte sono state accertate da  funzionari,  ufficiali  e
agenti dello Stato, nonche' da funzionari  e  agenti  delle  Ferrovie
dello Stato, delle ferrovie e tranvie  in  concessione  e  dell'ANAS;
spetta a regioni, province e comuni, quando le violazioni sono  state
accertate da funzionari, ufficiali e agenti,  rispettivamente,  delle
regioni, delle province e dei comuni.
6. L'efficacia esecutiva del provvedimento  impugnato  puo'  essere
sospesa secondo quanto previsto dall'articolo 5.
7. Con il decreto di  cui  all'articolo  415,  secondo  comma,  del
codice di procedura civile il giudice  ordina  all'autorita'  che  ha
emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci
giorni prima dell'udienza fissata, copia del rapporto  con  gli  atti
relativi all'accertamento, nonche' alla contestazione o notificazione
della violazione. Il ricorso ed il decreto sono  notificati,  a  cura
della cancelleria, all'opponente ed ai soggetti di cui al comma 5.
8. Nel giudizio di primo grado le parti possono stare  in  giudizio
personalmente. L'amministrazione resistente puo' avvalersi  anche  di
funzionari appositamente delegati.
a) nei casi  previsti  dal  comma  3  dichiara  inammissibile  il
ricorso con sentenza;
b) quando l'opponente o il suo difensore non si presentano  senza
addurre  alcun  legittimo  impedimento,   convalida   con   ordinanza
appellabile il provvedimento opposto e provvede  sulle  spese,  salvo
che la illegittimita' del provvedimento risulti dalla  documentazione
allegata  dall'opponente,  ovvero  l'autorita'  che  ha   emesso   il
provvedimento impugnato abbia omesso il deposito dei documenti di cui
al comma 7.
10. Con la sentenza che  accoglie  l'opposizione  il  giudice  puo'
annullare in tutto o in parte il provvedimento  opposto.  Il  giudice
accoglie l'opposizione quando non vi  sono  prove  sufficienti  della
responsabilita'  dell'opponente.  Non  si  applica  l'articolo   113,
secondo comma, del codice di procedura civile.
11. Con la sentenza che rigetta l'opposizione il giudice  determina
l'importo della sanzione in una misura compresa tra il  minimo  e  il
massimo edittale stabilito dalla legge per la  violazione  accertata.
Il  pagamento  della  somma  deve  avvenire  entro  i  trenta  giorni
successivi alla notificazione della sentenza e deve essere effettuato
a vantaggio dell'amministrazione cui appartiene l'organo accertatore,
con le modalita' di pagamento da questa determinate.
12. Quando rigetta l'opposizione, il  giudice  non  puo'  escludere
l'applicazione delle sanzioni accessorie o la decurtazione dei  punti
dalla patente di guida.
13. Salvo  quanto  previsto  dall'articolo  10,  comma  6-bis,  del
decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115,  gli
atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.
Articoli 203 e 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come modificato dal presente decreto legislativo:
«Art. 203 (Ricorso al prefetto). - 1. Il trasgressore o
gli altri soggetti indicati nell'art. 196, nel  termine  di
giorni sessanta dalla contestazione o dalla  notificazione,
qualora non sia stato effettuato  il  pagamento  in  misura
ridotta nei casi in cui  e'  consentito,  possono  proporre
ricorso al prefetto del luogo della commessa violazione, da
presentarsi all'ufficio o comando cui  appartiene  l'organo
accertatore ovvero da inviarsi agli stessi con raccomandata
con ricevuta di ritorno.  Con  il  ricorso  possono  essere
presentati  i  documenti  ritenuti  idonei  e  puo'  essere
richiesta l'audizione personale.
1-bis. Il  ricorso  di  cui  al  comma  1  puo'  essere
presentato  direttamente  al  prefetto   mediante   lettera
raccomandata con avviso di ricevimento. In tale  caso,  per
la   necessaria   istruttoria,   il   prefetto    trasmette
all'ufficio o comando cui appartiene  l'organo  accertatore
il  ricorso,   corredato   dei   documenti   allegati   dal
ricorrente,  nel  termine  di  trenta  giorni   dalla   sua
2. Il  responsabile  dell'ufficio  o  del  comando  cui
appartiene l'organo accertatore, e'  tenuto  a  trasmettere
gli atti al prefetto nel termine  di  sessanta  giorni  dal
deposito o dal ricevimento del ricorso nei casi di  cui  al
comma 1 e dal ricevimento degli atti da parte del  prefetto
nei casi di cui al comma 1-bis. Gli atti,  corredati  dalla
prova della avvenuta contestazione o notificazione,  devono
essere  altresi'   corredati   dalle   deduzioni   tecniche
dell'organo accertatore utili a confutare o  confermare  le
risultanze del ricorso.
3. Qualora nei termini previsti non sia stato  proposto
ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura  ridotta,
il verbale, in deroga alle disposizioni di cui all'art.  17
della legge 24 novembre 1981, n.  689,  costituisce  titolo
esecutivo per una somma pari alla meta' del  massimo  della
sanzione  amministrativa  edittale  e  per  le   spese   di
procedimento.».
«Art. 204-bis (Ricorso in sede  giurisdizionale)  -  1.
Alternativamente  alla  proposizione  del  ricorso  di  cui
all'articolo 203, il  trasgressore  o  gli  altri  soggetti
indicati  nell'articolo  196,   qualora   non   sia   stato
effettuato il pagamento in misura ridotta nei casi  in  cui
e'  consentito,  possono   proporre   opposizione   davanti
all'autorita'  giudiziaria  ordinaria.   L'opposizione   e'
regolata  dall'articolo  7  del  decreto   legislativo   1°
settembre 2011, n. 150.».
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La convertibilità della domanda inammissibile salva il giudizio