Source: http://www.storiadeisordi.it/2006/04/17/regione-emilia-romagna-leggi-regionali-a-favore-dei-sordi/
Timestamp: 2018-01-20 19:11:30+00:00
Document Index: 12555629

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 27', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 60', 'art. 60']

Regione Emilia-Romagna: Leggi Regionali a favore dei Sordi | Storia dei Sordi
Regione Emilia-Romagna: Leggi Regionali a favore dei Sordi
Norme e provvedimenti per favorire le opportunità di vita autonoma e l’integrazione sociale delle persone disabili. Emilia Romagna. Legge Regionale 21 agosto 1997, n.29. Testo coordinato con le modifiche apportate da: L.R. 12.03.2003 n.2 (1)
1. Nell’ambito dei compiti di cui all’art. 39 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, ed in particolare di quanto disposto alla lettera g) del comma 2, la Regione Emilia-Romagna favorisce la vita di relazione e l’integrazione sociale delle persone con disabilità fisica, psichica e sensoriale, residenti nel territorio regionale, attraverso un potenziamento ed una maggiore personalizzazione degli interventi finalizzati a migliorare le opportunità di vita indipendente.
Art. 2 – Interventi
1. Gli obiettivi di cui all’art. 1 sono perseguiti mediante:
a) la promozione di attività di sensibilizzazione ed informazione, per rimuovere gli ostacoli di ordine culturale che possono impedire l’integrazione sociale delle persone disabili;
c) il sostegno all’istituzione del servizio di aiuto personale;
d) la promozione di interventi atti a favorire la mobilità individuale e l’autonomia personale mediante contributi finanziari per l’acquisto di ausili ed attrezzature e per l’adattamento dei mezzi di locomozione privati, nonché favorendo il miglioramento dell’accessibilità dei servizi di interesse pubblico e privato e degli spazi aperti al pubblico;
e) l’istituzione della Consulta regionale per i problemi dei disabili e la promozione di iniziative per favorire la partecipazione.
Titolo II – SERVIZIO DI AIUTO PERSONALE
1. Il presente titolo detta norme per l’istituzione del servizio di aiuto personale, così come definito dall’art. 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 104.
2. La Giunta regionale definisce con propria direttiva, sentite la competente Commissione consiliare e la Consulta, di cui al successivo art. 12, i criteri generali di accesso e di fruizione del servizio di aiuto personale, nonché i requisiti minimi dei corsi di formazione specifica per coloro che prestano la loro opera all’interno del servizio.
3. Il servizio di aiuto personale si realizza attraverso interventi di appoggio per le esigenze di socializzazione e di indipendenza dei cittadini in temporanea o permanente limitazione dell’autonomia personale e si effettua, in via prioritaria, avvalendosi di prestazioni volontarie.
5. Al fine di incentivare l’avvio del servizio di aiuto personale la Giunta regionale concede contributi, secondo le modalità previste al comma 6 del successivo art. 6, ai Comuni, alle Comunità montane e alle Aziende USL che istituiscono il servizio entro tre anni dalla entrata in vigore della presente legge.
1. Gli interventi di cui al presente titolo sono rivolti ai portatori di disabilità che si trovano in situazione di grave limitazione dell’autonomia personale. Sono escluse le disabilità derivanti da patologie strettamente connesse ai processi di invecchiamento.
Art. 5 – Ambiti di intervento
1. Il servizio di aiuto personale, che comprende anche l’interpretariato per i non udenti, è volto a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione sociale delle persone disabili ed è indirizzato prevalentemente ai seguenti ambiti:
a) mobilità, comunicazione ed integrazione sociale nell’ambiente;
b) sostegno aggiuntivo per lo studio, la formazione professionale e l’autonomia cognitiva;
c) accessibilità ai servizi individuali ed all’esercizio dei diritti di cittadinanza;
Art. 6 – Istituzione e modalità organizzative
3. Il servizio di aiuto personale formula un elenco delle risorse volontarie e professionali disponibili, promuovendone la conoscenza presso i disabili. Favorisce, altresì, l’incontro fra i richiedenti e coloro che prestano il servizio, verificando, a richiesta, l’andamento del rapporto.
4. Gli interventi di aiuto personale sono svolti prevalentemente con l’apporto:
a) di coloro che svolgono servizio civile, avendo ottenuto il riconoscimento dell’obiezione di coscienza ai sensi della normativa vigente;
c) delle organizzazioni di volontariato iscritte ai registri di cui all’art. 2 della legge regionale 2 settembre 1996 n. 37, dei soci volontari di cooperative sociali, di associazioni ed enti morali articolati a livello regionale.
Art. 7 – Interpreti della lingua dei segni
1. Rientra nelle finalità del servizio di aiuto personale, in conformità a quanto indicato all’art. 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, anche il servizio di interpretariato della lingua dei segni italiana, nonché il sostegno ad altre modalità di comunicazione, per favorire le opportunità di integrazione sociale delle persone con grave difficoltà di linguaggio connessa a deficienza uditiva.
2. Ai fini di cui al comma 1, le Province redigono l’elenco degli interpreti della lingua dei segni italiana. Tale elenco deve essere trasmesso ai servizi di aiuto personale presenti nel territorio regionale.
3. La Giunta regionale, sentita la Consulta, di cui al successivo art. 12, definisce i requisiti per l’iscrizione all’elenco, nonché le condizioni di accesso e le modalità di fruizione del servizio.
Titolo III – INTERVENTI A SOSTEGNO DELL’AUTONOMIA
Art. 8 – Finalità e destinatari
1. La Regione favorisce l’uguaglianza di opportunità, la permanenza nel proprio ambiente di vita e la maggiore autonomia possibile delle persone con disabilità tali da assumere la connotazione di gravità di cui al comma 3 dell’art. 3 della legge 5 febbraio 1992 n. 104.
2. Ai fini di cui al comma 1, la Regione sostiene interventi, non finanziati da altre leggi nazionali o regionali vigenti, rivolti alla dotazione di ausili per la mobilità e l’autonomia, per la gestione dell’ambiente domestico e delle comunicazioni, intese sia dal punto di vista tecnico sia da quello relazionale.
Art. 9 (sostituito comma 1 da art. 60 da art. 60 L.R. 12 marzo 2003 n. 2) (2) – Acquisto e adattamento di veicoli privati
1. La Regione concede contributi sulla spesa sostenuta per l’acquisto o l’adattamento di veicoli ad uso privato, utilizzati per la mobilità di cittadini gravemente disabili.
2. Qualora il destinatario dell’intervento non sia il titolare del veicolo, il contributo potrà essere erogato a favore di soggetti che abbiano con il destinatario legami di parentela o di convivenza.
4. A favore dei titolari di patente di guida delle categorie A, B e C speciali, con incapacità motorie permanenti, la Regione concede contributi per la modifica degli strumenti di guida, con i medesimi criteri e modalità previsti al comma 1 dell’art. 27 della legge 5 febbraio 1992 n. 104.
Art. 10 – Interventi per la permanenza nella propria abitazione
1. La Regione, al fine di limitare le situazioni di dipendenza assistenziale e per favorire l’autonomia, la gestione e la permanenza nel proprio ambiente di vita, concede contributi finalizzati alla dotazione:
a) di strumentazioni tecnologiche ed informatiche per il controllo dell’ambiente domestico e lo svolgimento delle attività quotidiane;
3. La Regione è autorizzata ad anticipare od integrare i finanziamenti dei contributi di cui all’art. 10 della legge 9 gennaio 1989 n. 13, per la realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici già esistenti adibiti ad abitazioni private. I contributi sono concessi ed erogati con le procedure e le modalità indicate negli articoli 8, 9, 10 e 11 della legge n. 13 del 1989.
Titolo IV – SENSIBILIZZAZIONE CULTURALE, INFORMAZIONE E PARTECIPAZIONE
Art. 11 – Sensibilizzazione culturale, documentazione e consulenza
1. La Giunta regionale promuove e sostiene iniziative di sensibilizzazione culturale ed informazione e coordina, direttamente o attraverso convenzione, le attività di documentazione e di consulenza nell’area della disabilità, mediante:
a) l’organizzazione o il sostegno a campagne di informazione e di educazione volte al superamento degli ostacoli di ordine culturale all’integrazione delle persone disabili, all’abbattimento delle barriere ed alla conoscenza dell’offerta dei servizi presenti sul territorio, in collaborazione con le istituzioni pubbliche, le autonomie locali, le organizzazioni del volontariato, le associazioni e gli enti morali;
b) la catalogazione delle disposizioni legislative e amministrative di settore, anche avvalendosi di tecnologie che ne facilitino l’accesso e la consultazione da parte dei soggetti interessati;
d) il supporto e la messa in rete di servizi a cui fare riferimento per la valutazione sugli ausili, sui presidi e sulle tecnologie più idonei a favorire l’autonomia;
e) la documentazione e la promozione di studi, ricerche e progetti, anche in collaborazione con gli ordini e le associazione professionali competenti, relativi al superamento delle barriere, al fine di individuare soluzioni atte a migliorare l’accessibilità e la fruibilità degli edifici, dei percorsi e dei mezzi di trasporto da parte delle persone disabili;
2. Per il raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1, la Giunta regionale si avvale, in via prioritaria, dell’apporto e della collaborazione della rete dei Centri Documentazione Handicap, degli Enti pubblici, delle Università e di ogni altro ente, istituzione, associazione di natura pubblica o privata competente in materia.
Art. 12 – Consulta regionale per le politiche a favore delle persone disabili
a) dal Presidente della Giunta regionale o dall’Assessore competente in materia di politiche sociali e familiari, suo delegato, con funzioni di presidente;
a) un rappresentante delle cooperative sociali di inserimento lavorativo, di cui alla lettera b) del comma 4 dell’art. 2 della L.R. 4 febbraio 1994 n. 7, designato dalle associazioni cooperative più rappresentative a livello regionale;
b) un rappresentante della Sovrintendenza scolastica per l’Emilia-Romagna;
c) un rappresentante dell’Agenzia regionale per l’impiego;
8. La Consulta ha durata triennale e la partecipazione alla stessa è a titolo gratuito, salvo gli eventuali rimborsi per spese vive, ai sensi dell’art. 2 della L.R. 18 marzo 1985 n. 8 e successive modificazioni.
1. Agli oneri derivanti dalla presente legge, la Regione Emilia-Romagna fa fronte mediante l’istituzione di appositi capitoli, nella parte spesa del bilancio regionale, che verranno dotati dei finanziamenti necessari in sede di approvazione della legge di bilancio, a norma di quanto disposto al comma primo dell’art. 11 della L.R. 6 luglio 1977 n. 31 e successive modifiche ed integrazioni.
1. In sede di prima applicazione della presente legge, i contributi di cui al comma 4 dell’art. 9 vengono concessi con le medesime modalità anche ai cittadini che abbiano presentato domanda, ai sensi del comma 1 dell’art. 27 della legge 5 febbraio 1992 n. 104, successivamente al 1° gennaio 1996 e fino all’entrata in vigore.
(2) (sostituito comma 1 da art. 60 da art. 60 L.R. 12 marzo 2003 n. 2)