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Timestamp: 2019-01-19 19:16:33+00:00
Document Index: 30995750

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 124', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 26 luglio 2018 [9027200] - Garante Privacy
Parere su una istanza di accesso civico - 26 luglio 2018 [9027200]
[doc. web n. 9027200]
Parere su una istanza di accesso civico - 26 luglio 2018
n. 448 del 26 luglio 2018
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune di Lanciano ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame, presentata dal soggetto controinteressato, di un provvedimento di accoglimento di un accesso civico.
Nello specifico, dagli atti risulta che sia stata presentata un’istanza di accesso civico volta a ottenere copia dell’«intero fascicolo relativo all’“Alienazione di un immobile comunale [identificato in atti], in favore [di persona fisica identificata in atti] con vincolo di destinazione decennale a Museo della strumentazione musicale».
Nonostante l’opposizione del soggetto controinteressato, l’amministrazione ha accolto la richiesta di accesso civico «previo oscuramento dei dati personali eccedenti ivi presenti (data di nascita, codice fiscale, domicilio o residenza, recapiti telefonici o di posta elettronica personali, ecc.)».
Dagli atti risulta che «i documenti ai quali si consentiva l’accesso [erano quelli] di seguito indicati e descritti»:
1. «copia del contratto di compravendita dal quale si evince che l’immobile è stato alienato al controinteressato il 09.05.2006 per il prezzo di € 23.265,00 pari al 50% del suo valore accertato, in relazione al vincolo di destinazione decennale a “Museo della strumentazione musicale” che con il medesimo atto veniva costituito»;
2. «deliberazione autorizzativa di tale alienazione»;
3. «relazione di servizio dell’Architetto comunale a seguito del sopralluogo presso il locale alienato in data 19.11.2015 con il quale si accertava che erano ancora in corso lavori di restauro dell’immobile, che la destinazione catastale era ancora A/3 e non quella prevista dalla legge per la tipologia museale (B/3)»;
4. «missive di contestazione inviate dal comune al controinteressato per denunciare la mancata utilizzazione dell’immobile per il fine per cui era stato vincolato, pur non essendo mai stato utilizzato per altri fini, con richiesta di restituzione al Comune del 50% del valore (€ 23.265,00)»;
5. «risposta dell’avvocato del controinteressato che contesta la richiesta del Comune e dichiara che non è stato violato il vincolo non avendo destinato ad uso diverso l’immobile».
In tale quadro, il soggetto controinteressato ha chiesto il riesame del provvedimento di accoglimento dell’accesso civico al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, evidenziando, fra l’altro, che «l’accesso generalizzato deve essere rifiutato per la protezione dei dati personali del controinteressato in esso contenuti […]».
Nella richiesta di parere al Garante il predetto Responsabile ha rappresentato «l’intenzione di accogliere parzialmente l’istanza di riesame del controinteressato e di consentire parzialmente l’accesso, alle condizioni di ostensione già sopra riportate, ad esclusione del contratto di compravendita», chiedendo al Garante «se, nel caso concreto, può esistere un impatto sfavorevole per il [soggetto controinteressato] per le conseguenze – anche legate alla sfera morale, relazionale e sociale – che potrebbero derivargli o derivare ad altre persone alle quali esso è legato da un vincolo affettivo, dalla conoscibilità, da parte di chiunque, dei documenti richiesti, tenuto conto che egli […] ha usufruito di una agevolazione a cui non ha fatto seguito, fino ad oggi, un corrispondente beneficio per la collettività, generando una fattispecie che attira ictu oculi la facoltà di esercitare il diritto di controllare il perseguimento delle funzioni istituzionali e l’utilizzo delle risorse pubbliche, delineato dal novellato art. 5, comma 2, del D. Lgs. n. 33/2013 anche come strumento di tutela dei cittadini e sprone alla buona amministrazione».
Nel caso in esame, oggetto dell’accesso civico è documentazione contenente dati e informazioni personali di diversa specie e natura, alcuni dei quali riferibili oltre che al soggetto controinteressato anche ad altri soggetti terzi non intervenuti nel procedimento, afferente a una compravendita di un immobile comunale con vincolo di destinazione decennale, peraltro oggetto di contestazione fra le parti con scambio di note fra i relativi legali rappresentanti.
Gli elementi sopradescritti devono essere tenuti presenti al fine di valutare l’esistenza di un possibile pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali dei soggetti coinvolti che può derivare dall’accoglimento dell’istanza di accesso civico alla documentazione richiesta.
In tale contesto – richiamando anche il precedente orientamento del Garante in materia di accesso civico ad atti di trasferimento immobiliare (parere contenuto nel provvedimento n. 377 del 21/9/2017, in www.gpdp.it, doc. web n. 6919162) – si ritiene che, ai sensi della normativa vigente e delle richiamate indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC, l’ostensione dei documenti sopra identificati ai nn. da 1 a 5, unita peraltro al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, può arrecare al soggetto controinteressato, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall'art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Va, infatti, considerata la tipologia e la natura dei dati e delle informazioni personali ivi contenuti e l’instaurazione di un possibile contenzioso fra le parti, che potrebbero determinare un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà del soggetto controinteressato (compreso il diritto di difesa), con possibili ripercussioni negative sul piano personale e sociale. Ciò anche tenendo conto delle ragionevoli aspettative di confidenzialità del controinteressato medesimo in relazione al trattamento dei propri dati personali al momento in cui questi sono stati raccolti dal Comune, nonché della non prevedibilità, al momento della raccolta dei dati, delle conseguenze derivanti a quest’ultimo dalla eventuale conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti tramite l’accesso civico (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
Per completezza, si ricorda, tuttavia, che la disciplina in materia di accesso civico prevede che «Se i limiti di cui ai commi 1 e 2 riguardano soltanto alcuni dati o alcune parti del documento richiesto, deve essere consentito l’accesso agli altri dati o alle altre parti» (art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013. Cfr. anche Linee guida dell’Anac in materia di accesso civico, par. 5.2).
Di conseguenza, considerando anche quanto evidenziato dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nella richiesta di parere al Garante in relazione alla «facoltà di esercitare il diritto di controllare il perseguimento delle funzioni istituzionali e l’utilizzo delle risorse pubbliche, delineato dal novellato art. 5, comma 2, del D. Lgs. n. 33/2013 anche come strumento di tutela dei cittadini e sprone alla buona amministrazione», si invita il Comune a valutare, ai sensi della predetta disposizione, la possibilità di accordare un accesso civico parziale ai soli documenti inerenti all’atto di compravendita e alla deliberazione autorizzativa dell’alienazione (sopra identificati ai nn. 1 e 2), previo oscuramento – anche alla luce del principio di «minimizzazione dei dati» (art. 5, par. 1, lett. c), del Regolamento) – dei dati personali (e di tutte le altre informazioni capaci di identificare, anche indirettamente, il soggetto controinteressato) ivi menzionati (compresi quelli dei soggetti non intervenuti nel procedimento di accesso civico), e dei dati identificativi e catastali dell’immobile venduto riportati nei predetti documenti.
Ciò avuto riguardo anche al limitato regime di pubblicità della deliberazione autorizzativa dell’alienazione – allegata all’atto di compravendita che peraltro ne riproduce anche i contenuti essenziali – che, secondo quanto riferito per le vie brevi dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, è stata già oggetto di pubblicazione all’albo pretorio circa tredici anni fa (anno 2005), per i quindici giorni previsti dalla normativa di settore (art. 124, comma 1, del d. lgs. 18/8/2000 n. 267).
Invece, con riferimento ai documenti sopra identificati ai nn. 3, 4 e 5 (cioè la relazione di servizio dell’Architetto comunale e le missive), si ritiene che l’ostensione potrebbe arrecare un pregiudizio concreto ai diritti e alle libertà del controinteressato, in particolare al suo diritto alla tutela della propria situazione giuridica soggettiva, alla luce del livello di conflittualità insorto tra lo stesso e il Comune (come emerge dalla documentazione in atti).
Rimane, in ogni caso, salva la possibilità per l’istante di accedere alla documentazione integrale richiesta, laddove dimostri l’esistenza di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso», ai sensi degli artt. 22 ss. della l. n. 241 del 7/8/1990.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune di Lanciano, ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.