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Timestamp: 2020-08-06 19:01:26+00:00
Document Index: 13466686

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1063', 'art. 1064', 'art. 1065', 'art. 131', 'art. 161', 'art. 328', 'art. 340', 'art. 590', 'art. 600', 'art. 624', 'art. 73']

Estratti giurisprudenziali per i mesi di gennaio-febbraio 2019
1 marzo 2019 11 ottobre 2019 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. civ., 28 febbraio 2019 n. 5967
In materia di successioni, l’erede ha diritto a percepire la l’indennità d’esproprio anche se non ha presentato formale successione.
Cass. civ., 9 gennaio 2019 n. 322
Nel caso di servitù di fonte convenzionale, la sua estensione e le modalità del suo esercizio vanno desunte necessariamente dal titolo, il quale deve contenere tutti gli elementi atti a individuare il contenuto oggettivo del peso imposto sopra un fondo per l’utilità di altro fondo appartenente a diverso proprietario, restando inefficaci, per detti fini, le clausole cosiddette di stile. Ai sensi del combinato disposto degli articoli 1063, 1064 e 1065 del Cc, ove la convenzione manchi di sufficienti indicazioni, divengono operanti i criteri di legge, in forza dei quali il diritto di servitù comprende quanto necessario per farne uso e deve essere esercitato in modo da consentire di soddisfare il bisogno del fondo dominante, senza peraltro impedire al proprietario del fondo servente la realizzazione di opere che non incidano sulla utilitas essenziale determinata dal titolo.
Cass. civ., 31 gennaio 2019 n. 2969
La domanda diretta a ottenere la risoluzione per inadempimento di un contratto con pluralità di parti deve essere proposta nei confronti di tutti i contraenti, non potendo un contratto unico essere risolto nei confronti soltanto di uno dei soggetti che vi hanno partecipato e rimanere in vita per l’altro o gli altri stipulanti.
Cass. civ., 30 gennaio 2019 n. 2688
In caso assicurazione fideiussoria, il ritardo nella comunicazione dell’inadempimento da parte del beneficiario non giustifica il mancato a ristoro da parte del garante, a meno che a prevederlo non sia una clausola contrattuale espressa.
Cass. civ., 14 gennaio 2019 n. 622
In tema di compravendita immobiliare il venditore deve fornire il certificato d’abitabilità dell’immobile da vendere prima del contratto preliminare: in caso contrario la somma corrisposta va restituita.
Cass. civ., 28 febbraio 2019 n. 5841
La responsabilità da omessa custodia di un bene destinato all’attività di culto, anche se per consuetudine asservito ad un uso pubblico, grava sul proprietario del bene e non sull’ente territoriale su cui insiste il bene, a meno che non sia dimostrata una detenzione o un potere di fatto dell’ente territoriale sulla cosa. La semplice imposizione di un vincolo di uso pubblico pur permettendo alla collettività di esercitarvi il diritto di servitù di passaggio, non altera il diritto di proprietà sulla medesima, che rimane privata.
Cass. civ., 21 febbraio 2019 n. 4996
Il tetto di «mille diritti speciali di prelievo» (circa mille euro) a passeggero per il risarcimento del danno dovuto allo smarrimento del bagaglio da parte delle compagnie aeree deve considerarsi comprensivo sia del danno patrimoniale che non patrimoniale. Il particolare valore morale, affettivo, o anche artistico, del contenuto non può quindi essere liquidato separatamente.
Cass. civ., 5 febbraio 2019 n. 3335
Non ha diritto ad alcun risarcimento l’investitore “professionale” che all’inizio della crisi dei bond argentini abbia acquistato ulteriori titoli a fini esclusivamente speculativi.
Cass. civ., 28 gennaio 2019 n. 2241
Il pedone che attraversa la strada non sulle strisce e viene investito dall’auto può concorrere nella responsabilità del sinistro.
Cass. civ., 17 gennaio 2019 n. 1049
La banca è responsabile per aver portato all’incasso un assegno non trasferibile non al soggetto effettivamente beneficiario dell’importo, ma a terzi estranei.
Cass. civ., 14 gennaio 2019 n. 595
Non è configurabile il risarcimento danni per l’irragionevole durata del processo se il richiedente era consapevole, fin dall’inizio, o da un certo momento in poi, della infondatezza delle proprie ragioni.
Cass. civ., 27 febbraio 2019 n. 5759
Una volta che il lavoratore illegittimamente licenziato sceglie l’indennizzo, al posto della reintegra non può ricorrere in Cassazione ed eccepire ulteriori motivi che possano giustificare un ritorno sul posto di lavoro.
Cass. civ., 4 gennaio 2019 n. 87
L’onere della prova incombe sull’azienda che decida di licenziare un dirigente motivando la soppressione del posto con l’arrivo di una crisi aziendale.
Cass. civ., 3 gennaio 2019 n. 21
Il demansionamento professionale, quando è sorretto da elementi certi, costringe il datore al risarcimento.
Cass. civ., 9 gennaio 2019 n. 277
In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell’imprenditore, poi fallito, non sono revocabili quando risulti che il relativo pagamento non sia stato eseguito con denaro del fallito e che il terzo, utilizzatore di somme proprie, non abbia proposto azione di rivalsa verso l’imprenditore prima della dichiarazione di fallimento, né abbia così adempiuto un’obbligazione relativa a un debito proprio.
Cass. civ., 14 febbraio 2019 n. 4461
La contumacia della parte nella fase d’appello non impedisce alla stessa il ricorso per cassazione, inteso a far valere gli eventuali errori del giudice a quo, peraltro quali deducibili con esclusivo riferimento allo stato degli atti come cristallizzato a conclusione della fase di merito, mentre è questione d’inammissibilità non del ricorso ma, semmai, dei singoli motivi e, quindi, di consequenziale rigetto del ricorso e non di declaratoria d’inammissibilità dello stesso, la novità delle questioni con detti motivi sollevate.
Cass. civ., 28 gennaio 2019 n. 2265
Non si ha mutamento della domanda, né vizio di ultrapetizione, quando, chiestasi la reintegrazione nel possesso esclusivo dell’immobile, la reintegra venga poi chiesta o accordata all’attore per essere, anziché possessore esclusivo, semplicemente compossessore, in quanto il fatto costitutivo dell’azione resta il possesso, mutando solo il profilo giuridico dell’azione, e in quanto non può ritenersi inibito al giudice, nel sovrano apprezzamento delle prove, di scorgere, anziché una situazione di possesso solitario, una convergenza di poteri di fatto che si traducono sostanzialmente in possesso.
Cass. civ., 3 gennaio 2019 n. 10
I limiti e l’oggetto del giudizio di rinvio – che è un processo chiuso, tendente a una nuova statuizione (nell’ambito fissato dalla sentenza di cassazione) in sostituzione di quella cassata – sono fissati esclusivamente dalla sentenza di annullamento, la quale non può essere sindacata o elusa dal giudice di rinvio e sebbene i poteri del giudice del rinvio siano di diversa ampiezza a seconda che la sentenza di appello sia stata cassata per violazione di legge, per vizi di motivazione o per l’una o l’altro ipotesi, resta però che non è ammesso un nuovo e diverso accertamento dei fatti sui quali è fondata la sentenza di annullamento
Cass. civ., 3 gennaio 2019 n. 8
In tema di impugnazioni, al contumace è riconosciuta la facoltà di interporre gravame avverso la sentenza (che lo abbia visto soccombente) dopo la scadenza del termine annuale dalla sua pubblicazione, a condizione che egli fornisca tanto la prova della nullità della citazione o della relativa notificazione (nonché della nullità della notificazione degli atti di cui all’articolo 292 del codice di procedura civile), quanto quella della non conoscenza del processo a causa di detta nullità. L’onere di provare il presupposto soggettivo grava sul contumace, nel senso che egli è tenuto a fornire la prova di circostanze di fatto positive, dalle quali si possa desumere il difetto di anteriore conoscenza o la presa di conoscenza del processo in una certa data e tale prova può essere data anche mediante presunzioni, senza che però possa delinearsi, come effetto della presunzione semplice di mancata conoscenza del processo, l’inversione dell’onere della prova nei confronti di chi eccepisce la decadenza dall’impugnazione.
Cass. pen., 25 febbraio 2019 n. 8086
E’ configurabile il reato di omicidio colposo per il medico che prescrive una sostanza altamente tossica a una propria paziente che invece di farla dimagrire ne provoca il decesso.
Cass. pen., 20 febbraio 2019 n. 7653
Deve escludersi la qualificazione del fatto ex articolo 624-bis del Cp nel caso di furto di generi alimentari commesso in un locale ristorante, durante le ore di chiusura dell’esercizio commerciale, perché non si tratta di una
«privata dimora».
Cass. pen., 20 febbraio 2019 n. 7649
Alla luce della disciplina introdotta dalla legge n. 242 del 2016, relativamente al commercio della cannabis light, il commerciante va esente da responsabilità penale ricorrendo le condizioni di liceità previste per il coltivatore della canapa (la pianta deve rientrare in una delle varietà ammesse; la percentuale di THC non deve essere superiore allo 0,2%; i prodotti devono essere destinati a una delle destinazioni di cui all’articolo 2, comma 2, della legge n. 242 del 2016). Per l’effetto, in difetto di tali condizioni, può configurarsi nei suoi confronti, dal punto di vista oggettivo, il reato di cui all’articolo 73, comma 4, del Dpr n. 309 del 1990, ferma restando l’indagine in ordine all’elemento soggettivo del reato, ove la percentuale di THC rinvenuta nei prodotti superi la soglia dello 0,2% e risulti tale da provocare un effetto stupefacente o psicotropo.
Cass. pen., 18 febbraio 2019 n. 7242
I reati tributari non possono basarsi sugli elementi tipici del diritto tributario quali le presunzioni legali: queste ultime, infatti, previste dalle norme tributarie non possono costituire di per sé fonte di prova della commissione di reati previsti dal Dlgs 74/2000, potendo solamente essere fondamento di elementi indiziari, atti a giustificare l’adozione di misure cautelari reali a carico del soggetto interessato.
Cass. pen., 13 febbraio 2019 n. 6920
Non sussiste il reato di mancato versamento dell’Iva se la società è stata costretta dal commissario straordinario a fare fronte alle fatture Parmalat a seguito del crack.
Cass. pen., 11 febbraio 2019 n. 6387
Nel caso di commissione di un furto all’interno di appartamenti adibiti «ad uffici, amministrativi o commerciali, di una società», per poter contestare il reato di cui all’articolo 624-bis del codice penale (anziché l’articolo 624 del codice penale aggravato), occorre la prova che si tratti di appartamenti rientranti nella nozione di “privata dimora”, nei quali si svolgano, non occasionalmente, atti della vita privata.
Cass. pen., 6 febbraio 2019 n. 5809
Integra una condotta fraudolenta, e non un mero abuso di diritto, l’aver fatto risultare al momento dei rifornimenti di carburante, contrariamente al vero, di avere adibito l’imbarcazione ad attività di noleggio anziché ad attività di locazione, in tal modo beneficiando dell’esenzione del pagamento dell’accisa.
Cass. pen., 30 gennaio 2019 n. 4845
Ai fini della configurabilità del reato di cui all’articolo 328, comma 1, del Cp, deve escludersi che gli atti di competenza dell’autorità amministrativa in materia di normativa edilizia e urbanistica rientrino nelle «ragioni di ordine pubblico» e neppure nelle «ragioni di giustizia», giacché queste ultime sono semmai assicurate, in materia, dai provvedimenti cautelari penali e dalle misure di sicurezza patrimoniali adottate da soggetti appartenenti alla funzione giudiziaria o loro ausiliari.
Cass. pen., 28 gennaio 2019 n. 4119
Non vi è ragione per negare la configurabilità dell’unitarietà del disegno criminoso che fonda la disciplina del reato continuato, allorché uno dei reati facenti parte dell’ideazione e programmazione unitaria abbia avuto un esito aberrante rispetto all’originaria determinazione delittuosa, in quanto per un mero errore esecutivo l’evento voluto dall’agente si sia verificato in danno di una persona diversa da quella alla quale era rivolta l’offesa: tale evenienza non muta, infatti, i termini dell’accertamento dell’elemento psicologico richiesto per l’integrazione della continuazione, che deve riguardare la riconducibilità a una comune e unitaria risoluzione criminosa del fatto-reato così come in origine programmato, il cui contenuto volitivo, attuativo di quella risoluzione, rimane uguale e non subisce alcuna modifica per il solo fatto che l’oggetto materiale della condotta è accidentalmente caduto su una persona diversa.
Cass. pen., 28 gennaio 2019 n. 4115
E’ configurabile il reato di riciclaggio per la moglie casalinga che detenga e rimetta in circolazione un ingente patrimonio, frutto di operazioni illecite condotte dal marito: n funzione di questa condanna al soggetto va applicata la misura cautelare della custodia in carcere.
Cass. pen., 28 gennaio 2019 n. 3993
In caso di dichiarazione o elezione di domicilio, affinché si possa procedere alla notificazione dell’atto al difensore ex articolo 161, comma 4, del Cpp, per l’“impossibilità” della notifica al domicilio dichiarato o eletto, è pur vero che non occorre alcuna indagine che attesti l’irreperibilità dell’imputato e che anzi è a tal fine sufficiente anche la temporanea assenza dell’imputato nel luogo indicato (cfr. sezioni Unite, 22 giugno 2017, Tuppi), ma è comunque necessario che nella relata l’ufficiale giudiziario non si limiti ad attestare il mancato rinvenimento dell’imputato- destinatario nel domicilio dichiarato o eletto, dovendo piuttosto dare conto, nella relata, la rappresentazione della causa che abbia dato luogo all’impossibilità della notificazione, integrandosi altrimenti la nullità della notificazione.
Cass. pen., 21 gennaio 2019 n. 2576
Cass. pen., 21 gennaio 2019 n. 2565
Solo il materiale esborso del datore di lavoro dei contributi rapportati alla remunerazione corrisposta al prestatore mette al riparo l’imprenditore da possibili ripercussioni penali.
Cass. pen., 18 gennaio 2019 n. 2434
Ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all’articolo 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309, il giudice è tenuto a valutare, secondo una visione unitaria e globale, tutti gli elementi normativamente indicati, quindi sia quelli concernenti l’azione, sia quelli attenenti all’oggetto materiale del reato. Tra questi, anche la condotta del reo successiva al fatto di reato (nella specie, il perdurante svolgimento della attività illecita pur in costanza di arresti domiciliari) può legittimamente essere valorizzata dal giudice, all’interno della valutazione globale e unitaria del fatto, giacché tale dato rientra a pieno titolo tra le «modalità e circostanze dell’azione», cui fa espresso riferimento il citato comma 5, se e in quanto è in grado di rivelare rivela l’inserimento del reo all’interno di una rete commerciale, sia di clienti che di fornitori, significativamente vasta e stabile.
Cass. pen., 18 gennaio 2019 n. 2338
In tema di arresto in flagranza, l’integrazione dell’ipotesi di “quasi flagranza” costituita dalla “sorpresa” dell’indiziato «con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima» non richiede – a differenza del caso dell’inseguimento – che la polizia giudiziaria abbia diretta percezione della commissione del reato, essendo sufficiente l’immediata percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato: basta, in altri termini, l’esistenza di una stretta contiguità fra la commissione del fatto e la successiva sorpresa del presunto autore di esso con le “cose” o le “tracce” del reato, e dunque il susseguirsi, senza soluzione di continuità, della condotta del reo e dell’intervento degli operanti a seguito della percezione delle cose o delle tracce
Cass. pen., 18 gennaio 2019 n. 2198
Integra il reato di insolvenza fraudolenta la condotta di chi tiene il creditore all’oscuro del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre l’obbligazione, con il preordinato proposito di non adempiere la dovuta prestazione. Al riguardo, la prova del preordinato proposito di non adempiere alla prestazione dovuta sin dalla stipula del contratto, dissimulando lo stato di insolvenza, può essere desunta anche da argomenti induttivi seri e univoci, ricavabili dal contesto dell’azione e dal comportamento successivo all’assunzione dell’obbligazione, ma non esclusivamente dal mero inadempimento che, in sé, costituisce un indizio equivoco del dolo.
Cass. pen., 16 gennaio 2019 n. 1971
In materia di bancarotta fraudolenta e in particolare di sequestro preventivo alla confisca del profitto, il Tribunale del riesame può esclusivamente valutare la misura cautelare sotto i profili del fumus boni iuris e del fumus commisi delicti: il Tribunale non può entrate nel merito delle questioni che hanno portato alla sequestrabilità. Per quanto riguarda la confiscabilità del denaro senza prova della pertinenzialità rispetto al reato, questa è consentita solo nei confronti del soggetto che abbia visto le proprie disponibilità monetarie implementarsi di quelle somme provenienti dal reato e non già di altri, che non abbiano partecipato dell’arricchimento.
Cass. pen., 16 gennaio 2019 n. 1792
Anche a seguito delle modifiche recate all’articolo 624-bis del Cp dalla legge 23 giugno 2017 n. 103, che pure ne ha aggravato il trattamento sanzionatorio, il pubblico ministero deve esercitare l’azione penale con la citazione diretta a giudizio e non con la richiesta avanzata al giudice per le indagini preliminari di rinvio a giudizio dell’imputato.
Cass. pen., 15 gennaio 2019 n. 1647
Inoltrare via Facebook foto e video pedopornografici ad un soggetto determinato integra un’ipotesi meno grave rispetto alla pubblicazione su di un sito accessibile a tutti. In questi casi, dunque, si applica il comma 4, e non 3, dell’articolo 600-ter del codice penale.
Cass. pen., 14 gennaio 2019 n. 1561
Commette il reato di peculato il presidente di un gruppo consiliare regionale che, disponendo per ragioni del suo ufficio, del denaro elargito dalla Regione al gruppo consiliare per il suo funzionamento se ne appropri per finalità private, dovendosi escludere la condotta appropriativa integrante il reato suddetto solo qualora il denaro venga comunque impiegato per sostenere spese di propaganda politica o di rappresentanza che, benché non istituzionali, sono comunque legate da un nesso funzionale con la vita e le esigenze del gruppo.
Cass. pen., 11 gennaio 2019 n. 1334
La norma incriminatrice di cui all’articolo 340 del Cp, avendo riguardo al dato testuale e tenuto conto dell’interesse tutelato, sanziona non solo la condotta che abbia comportato l’interruzione del servizio pubblico di cui si tratti, bensì anche il comportamento che abbia inciso semplicemente sul regolare svolgimento dell’ufficio o servizio pubblico. Con la precisazione che, ferma quindi la rilevanza di un’alterazione anche temporanea del servizio, essa deve tuttavia rivestire un’oggettiva significatività, risultando così esclusi dalla sfera di operatività della fattispecie incriminatrice i casi in cui la condotta contestata si sia risolta nell’interruzione o nell’alterazione della regolarità di «un singolo atto», senza che tale comportamento abbia inciso in modo apprezzabile sulla funzionalità complessiva dell’ufficio.
Cass. pen., 11 gennaio 2019 n. 1332
Il giudice può esercitare il potere di disporre d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova, previsto dall’articolo 507 del codice di procedura penale, anche con riferimento a quelle prove che le parti avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto. Condizioni necessarie per l’esercizio di tale potere sono l’assoluta necessità dell’iniziativa del giudice, da correlare a una prova avente carattere di decisività, e il suo essere circoscritto nell’ambito delle prospettazioni delle parti, la cui facoltà di richiedere l’ammissione di nuovi mezzi di prova resta, peraltro, integra ai sensi dell’articolo 495 comma 2, del codice di procedura penale.
Cass. pen., 11 gennaio 2019 n. 1208
È da escludere che l’elezione di domicilio possa ritenersi violata per il solo fatto che all’indagato non siano stati comunicati, al momento dell’elezione, gli estremi del procedimento penale a suo carico né gli siano state contestate le norme asseritamente violate.
Cass. pen., 8 gennaio 2019 n. 565
In tema di accesso abusivo informatico il reato si integra nella forma di concorrenza quando un soggetto (non abilitato a prendere visione di certi atti) si faccia inviare documenti riservati da altro soggetto di altra area per farne un uso improprio.
Cass. pen., 8 gennaio 2019 n. 412
Alla luce del disposto dell’articolo 590-sexies del codice penale, introdotto dall’articolo 6 della legge 8 marzo 2017 n. 24 (cosiddetta legge “Gelli- Bianco”), l’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica se l’evento si è verificato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico. Pertanto, la distinzione tra colpa lieve e colpa grave per imperizia, nell’ambito della fase esecutiva delle raccomandazioni contenute nelle linee-guida che risultino adeguate al caso di specie, mantiene una sua attuale validità: ciò in quanto la colpa lieve per imperizia esecutiva delimita l’ambito di irresponsabilità penale del professionista sanitario. In questo sistema normativo, il professionista è tenuto ad attenersi alle raccomandazioni previste dalle linee-guida, sia pure con gli adattamenti propri della fattispecie concreta (cfr. articolo 5 della legge n. 24 del 2017) e, per converso, lo stesso professionista ha la legittima, coerente pretesa a vedere giudicato il proprio comportamento alla stregua delle medesime direttive impostegli. Ne deriva che la motivazione della sentenza di merito deve indicare se il caso concreto sia regolato da linee-guida o, in mancanza, da buone pratiche clinico-assistenziali, valutare il nesso di causa tenendo conto del comportamento salvifico indicato dai predetti parametri, specificare di quale forma di colpa si tratti (se di colpa generica o specifica, e se di colpa per imperizia, o per negligenza o imprudenza), appurare se e in quale misura la condotta del sanitario si sia discostata da linee-guida o da buone pratiche clinico-assistenziali.
Cass. pen., 7 gennaio 2019 n. 346
L’omesso versamento previdenziale ha natura penale se supera Euro 10.000,00 e nel caso si superi anche di poco questo importo non può essere invocata la tenuità del fatto ex arti. 131 bis c.p.).
Cass. pen., 7 gennaio 2019 n. 342
La copertura stagionale della piscina è soggetta al permesso per costruire: infatti, anche se la volumetria è inferiore al 20% della costruzione principale non se ne può desumere che essa sia esente da autorizzazioni.
Cass. pen., 4 gennaio 2019 n. 225
A seguito delle modificazione al regime di procedibilità introdotte con il decreto legislativo 10 aprile 2018 n. 36, nei procedimenti in corso per il delitto di appropriazione indebita aggravata ex articolo 61, numero 11, del codice penale, la remissione della querela comporta l’obbligo di declaratoria di non procedibilità ex articolo 129 del codice di procedura penale ove non ricorrano altre circostanze aggravanti a effetto speciale.
Consiglio di Stato, 15 febbraio 2019 n. 1085
Il rigetto dell’istanza di ammonimento presentata in base a quanto previsto dall’articolo 8 del decreto legge 23 febbraio 2009 n. 11 va motivato. Secondo la sezione III di Palazzo Spada l’ammonimento è un provvedimento discrezionale che attenziona le condotte poste in essere dallo stalker in funzione preventiva e dissuasiva, e deve quindi essere adeguatamente motivato. Come tutti i provvedimenti aventi natura preventiva e anticipatoria l’obbligo di motivazione serve che questi atti, basati su fattispecie di pericolo, sanzionino in realtà, arbitrariamente, una colpa d’autore e integrino, così, altrettante «pene del sospetto». Di conseguenza, anche i provvedimenti con cui l’autorità amministrativa ritenga insussistenti i presupposti per l’emissione delle misure preventive devono essere motivati, affinché non siano immotivatamente frustrate le esigenze di tutela della collettività e dei singoli soggetti.
T.A.R. Napoli, 14 febbraio 2019 n. 847
La domanda che annulla la revoca dell’autorizzazione al subentro dell’esecutrice di lavori rientra nella giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo, secondo quanto prevede il comma 1 dell’articolo 7 del Cpa, costituendo la revoca espressione di un potere amministrativo autoritativo, frutto di una valutazione tipicamente amministrativa. E ugualmente rientra nell’ambito della giurisdizione amministrativa la relativa domanda risarcitoria.
T.A.R. Catanzaro, 7 febbraio 2019 n. 258
Legittima l’impugnazione dell’unitario provvedimento di ammissione dei concorrenti ai vari lotti, allorché l’ammissione degli operatori economici venga contestata in riferimento ai vari lotti per gli stessi motivi. La clausola che prevede a pena di esclusione il sopralluogo non è contraria alla legge o non prevista dalla legge, se tale azione ha carattere di adempimento strumentale a garantire anche il puntuale rispetto delle varie prescrizioni imposte dalla legge di gara e se ha un ruolo sostanziale, e non solamente formale, che consente ai concorrenti di formulare un’offerta consapevole e più vicina e in linea alle necessità dell’appalto.
T.A.R. Sardegna, 5 febbraio 2019 n. 94
Nell’ambito della verifica dell’anomalia dell’offerta, bisogna procedere alla valutazione della congruità del costo del lavoro anche in caso di rapporti di lavoro autonomo). Illegittimo il principio secondo cui ogni valutazione sulla congruità del costo del lavoro della prestazione offerta non può essere compiuta se tra l’impresa e il prestatore d’opera non dipendente esiste solo la libera contrattazione del compenso. Se si affermasse la correttezza di tale assunto, alle stazioni appaltanti sarebbe preclusa ogni forma di controllo sulla serietà e sostenibilità del costo del lavoro delle offerte presentate e della stessa serietà dell’offerta, soprattutto quando il costo del lavoro rappresenta un elemento preponderante. L’operatore economico che decide (legittimamente) di organizzarsi con collaboratori che non sono lavoratori subordinati non è dunque esentato da giustificazioni in ordine al costo di tali collaboratori nell’offerta che ha presentato.
T.A.R. Toscana, 1 febbraio 2019 n. 165
Se viene accertato che l’anomalia dell’offerta ha origine da un costo del personale molto più basso dei minimi tabellari scatta l’esclusione, senza che sia necessario instaurare il contradditorio.
T.A.R. Napoli, 1 febbraio 2019 n. 548
Illegittima la convenzione, avvenuta senza gara, tra una Azienda sanitaria e il Centro servizi metrologici e tecnologici avanzati (Cesma) che ha come oggetto le attività di esperto in fisica medica ed esperto qualificato presso tutti i centri ospedalieri e distrettuali dell’Asl Napoli 3. Ha ricordato la sezione che l’affidamento di un contratto senza gara da parte di un’amministrazione aggiudicatrice a un’altra Pa non rispetta le norme e i principi relativi all’evidenza pubblica comunitaria quando ha a oggetto servizi i quali, anche se riconducibili ad attività di ricerca scientifica, ricadono, secondo la loro natura effettiva, nell’ambito dei servizi di ricerca e sviluppo.
T.A.R. Bari, 11 gennaio 2019 n. 48
Illegittima la lex specialis della gara riservata ad associazioni di volontariato, bandita per l’assegnazione del servizio di emergenza 118, che in più punti prevede un rimborso forfettario mensile fisso in misura massima. Questa indicazione infatti viola le innovative disposizioni del Dlgs 3 luglio 2017 n. 117, che invece impongono in via esclusiva il rimborso sulla base delle spese effettivamente sostenute dagli enti no profit.
T.A.R. Molise, 7 gennaio 2019 n. 11
Gli alloggi “ferroviari”, di proprietà della società Ferrovie dello Stato italiane, sono beni di proprietà privata che appartengono non a una pubblica amministrazione ma a un privato (anche se società a partecipazione pubblica) e anche se sono sottoposti a un regime di riscatto da parte degli assegnatari simile a quello degli alloggi Erp, ciò non fa scattare la giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo sulle liti relative la cognizione della fase prenegoziale della cessione dell’alloggio all’assegnatario conduttore, né può ipotizzarsi una giurisdizione esclusiva in materia di concessione di beni pubblici.
T.A.R. Toscana, 4 gennaio 2019 n. 7
Da quando è entrato a regime il processo amministrativo telematico, gli atti in scadenza possano essere depositati, in modalità telematica, fino alle ore 24.00 dell’ultimo giorno, come previsto dal primo periodo dell’articolo 4, comma 4, delle norme di attuazione del Cpa (allegato 2 del Dlgs n. 104 del 2010), mentre nel regime del processo “cartaceo” il termine era fissato alle ore 12.00.
T.A.R. Lazio, 2 gennaio 2019 n. 3
L’organo di autogoverno della magistratura militare nelle loro valutazioni sul conferimento di incarichi direttivi e semi-direttivi devono sempre conferire l’incarico al soggetto più idoneo a ricoprirlo, quindi vanno considerate le attività svolte e i ruoli ricoperti nell’ottica della specificità dell’attività da assegnare. In sostanza devono considerare le circostanze in quanto espressive non delle capacità e attitudini dei magistrati aspiranti in astratto ma della maggiore attitudine a svolgere il concreto incarico che viene messo a concorso.
Cass. civ., 7 febbraio 2019 n. 3614
A seguito di cessioni infragruppo di pacchetti azionari senza una reale spiegazione logica e fiscale è possibile qualificare le operazioni come elusive.
Cass. civ., 31 gennaio 2019 n. 2870
In materia di Iva possono convivere due termini decadenziali per la notifica della cartella di pagamento ricevuta a seguito di controllo automatizzato (ex articolo 36-bis del Dpr 600/1973) rispetto al termine che costituisce la regola, ossia l’articolo 25 del Dpr 602/1973.
Cass. civ., 30 gennaio 2019 n. 2564
La notifica di una cartella esattoriale va a buon fine anche in assenza dell’apposita relata: la procedura, infatti, può essere eseguita anche mediante invio da parte del concessionario di raccomandata con avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente, senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica.
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