Source: http://www.vasroma.it/osservazioni-di-vas-alla-proposta-di-vincolo-del-complesso-urbano-rappresentativo-dellidea-di-citta-giardino-allinterno-dei-quartieri-nomentano-e-trieste-della-citta-di-roma/
Timestamp: 2019-10-22 23:35:38+00:00
Document Index: 125086695

Matched Legal Cases: ['art. 136', 'art. 43', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 43', 'art. 43']

Osservazioni di VAS alla proposta di vincolo del complesso urbano rappresentativo dell’idea di Città Giardino, all’interno dei quartieri Nomentano e Trieste della Città di Roma – V.A.S. Circolo Territoriale di Roma
in ARCHIVI, ATTIVITA' DELL'ASSOCIAZIONE, beni paesaggistici, Comune di Roma, edilizia, GOVERNO DEL TERRITORIO, NEWS, piani territoriali, urbanistica
Prot. n. 47/2019 Alla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma
c.a. Arch. Elvira Cajano
Oggetto: Osservazioni alla proposta, avanzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per la “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del complesso urbano, rappresentativo dell’idea di Città Giardino, all’interno dei quartieri Nomentano e Trieste della Città di Roma”.
Nel documento in oggetto – licenziato da codesta Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, a firma dell’ex Soprintendente Francesco Prosperetti – si propone un provvedimento vincolistico ai sensi del Dlgs 42/2004 e ss.mm.ii., Parte Terza, art. 136, comma 1, lettera c, interessante i due quartieri Nomentano e Trieste, oggi facenti parte del II Municipio di Roma Capitale.
La tutela paesaggistica di due suddetti quartieri ha l’obiettivo di preservarne gli elementi strutturali e caratteristici che li connotano, arginando la vulnerabilità legata alle trasformazioni del contesto urbano che, se non guidate, si dice potrebbero compromettere e snaturare il valore culturale e identitario dei due quartieri.
A tale documento (d’ora in poi chiamato “Proposta”) i sottoscritti firmatari intendono opporre puntuali osservazioni, formali e sostanziali, tendenti non tanto a respingere l’apposizione di vincoli di tutela nei detti quartieri, quanto a chiarire la parzialità, l’incongruità e l’inutilità del provvedimento vincolisitico in oggetto, se non rivolto ad una perimetrazione più congrua e non coordinato con la normativa del PTPR.
Si presentano pertanto le seguenti Osservazioni.
1) Nella Premessa della Proposta (pag. 2) si afferma: “… verificando lo stato di conservazione degli edifici e dei tessuti, valutando il grado di vulnerabilità connesso alle trasformazioni in atto o potenziali ed il livello di tutela presente (vincoli e norme della pianificazione urbanistica e paesaggistica).
Gli approfondimenti condotti sono stati strumentali all’avvio di una politica di tutela attiva della città storica di Roma e dei valori culturali in essa riconosciuti, secondo un approccio strategico che pone alla base dell’azione amministrativa un’idea complessiva di città e dei valori da tutelare.
L’architettura di proposta di dispositivo è stata condivisa con gli Enti territoriali competenti in materia di paesaggio, respingendo l’idea di intervenire sull’emergenza e affermando la necessità di un dispositivo di tutela con valenza gestionale”.
Si osserva che è già esistente nel PTPR del Lazio un dispositivo di tutela imposto contestualmente alla sua adozione, che è limitato però al solo vincolo paesaggistico del “centro storico” della città di Roma, riconosciuto come tale dal 1980 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e destinato dal PTPR a “Paesaggio degli insediamenti urbani storici e territori contermini”, disciplinato dall’art. 43 delle norme, mentre la “città storica” così come individuata dal vigente PRG del Comune di Roma (costituita da edifici che sono risalenti ai primi anni del secolo XX) viene destinata dal PTPR del Lazio a “Paesaggio degli insediamenti Urbani” disciplinato dall’art. 27 delle Norme, che nella Tabella B consente gli interventi di ristrutturazione di immobili, lamentati dalla Soprintendenza romana.
Vincolo paesaggistico del centro storico di Roma
Si osserva preliminarmente che i lavori di demolizione e ricostruzione dovrebbero essere assoggettati obbligatoriamente ad una norma del PTPR che li vieti espressamente e sottoposti a necessaria autorizzazione paesaggistica, di cui si dirà più avanti.
2) Tra le motivazioni della manovra proposta dalla Soprintendenza (sempre a pag. 2) c’è “l’accertata inadeguatezza degli apparati normativi vigenti”.
La normativa vigente, ripetiamo, è quella che si riconduce al PTPR, ma la Proposta non ne tiene conto più di tanto.
La Soprintendenza romana preferisce tutelare a “macchia di leopardo” gruppi di edifici, strade, piazze ed alberature, negando invece un grado di tutela maggiore (che il PTPR al contrario è in grado di individuare) all’insieme del quartiere Trieste.
Ne deriva un lamentevole esercizio a colpi di forbice, che tralascia importanti settori dello stesso quartiere nonostante siano in totale continuità con quanto prescelto dalla Soprintendenza stessa.
3) In un’enfatica “Descrizione generale del complesso urbano oggetto della Dichiarazione” (pag. 3), la Soprintendenza Speciale ripete che l’area perimetrata “si distingue dal contesto circostante ed è da considerarsi di valore testimoniale dell’idea di sviluppo urbano e organizzazione della città, ispirato al modello della “città giardino”, che ha origine a Roma col PRG del 1909 e la Variante del 1926, definitivamente confermata nel PRG del 1931”.
Pur se vero è che, come in altri quartieri della città storica, anche nel quartiere Trieste hanno egregiamente lavorato architetti tra i più noti dei primi decenni del secolo XX: Quadrio Pirani (presente anche a San Saba), Dario Barbieri, Giulio Gra, Gino Coppedè, Pietro Aschieri, un giovanissimo Guido Zevi, Armando Brasini, Arnaldo Foschini, Attilio Spaccarelli ecc., si osserva che l’insediamento che converge sul corso Trieste non è assolutamente differente dal contesto circostante, che esso non è interno al Prg del 1909 e che non è stato concepito come realizzazione ispirata al modello di “città giardino” (vedi in proposito Italo Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica, Piccola Biblioteca Einaudi, 1962; Vanna Fraticelli, Roma 1914-1929. La città e gli architetti tra la guerra e il fascismo, Officina Edizioni, 1982; Umberto Calamita Vita sociale e palazzi popolari del “barocchetto romano”, Davide Ghaleb Editore, 2019).
In Inghilterra, Ebenezer Howard pubblica il suo libro Garden Cities of Tomorrow nel 1898 ed immagina e propugna la costruzione di villaggi autonomi, né città né campagna, con caratteristiche urbanistiche lineari e aperte alla socializzazione, al lavoro collettivo, con dotazione di servizi individuali e comuni, forniti di ampie zone a giardino e a coltivazione di orti.
Praticamente, la nuova utopistica urbanizzazione dovrebbe prendere dalla città la massa di servizi tipici dei grandi centri abitati (strade, negozi, cinema e teatro, piazze, giardini, biblioteca, scuole, ospedale ecc.) e dalla campagna il verde, le colture, le aperture sui terreni coltivati che lo contornano.
L’armonia e l’equilibrio che ne derivano dovrebbero migliorare la qualità della vita dei lavoratori che, in tal modo, potrebbero essere portati a decongestionare le città, superaffollate ed inquinate.
Come si vede, un’idea di città giardino ben lontana da quella – definita invece erratamente e programmaticamente tale – della Proposta della Soprintendenza Speciale romana e riferita, come s’è visto, ad una zona densissima di villini e palazzine dell’area di corso Trieste.
Si osserva qui che è errato sostanzialmente e formalmente ricondurre l’area oggetto della Proposta all’ideale di “città giardino”.
4) Nella comunicazione di avvio della Proposta, si afferma “… questa Soprintendenza … ha sviluppato un’attività tecnica di studio e valutazione dello stato di tutela della città storica di impianto otto-novecentesco di Roma, contraddistinta dalla permanenza e riconoscibilità dei caratteri storico urbanistici, architettonici e morfo-tipologici ispirati al modello della “città giardino””.
Si osserva che di modello di “città giardino”, a Roma, non si parla in epoca antecedente al nuovo Prg del 1909 (Nathan-Sanjust) e che solo per gli insediamenti di San Saba (1910 e oltre), Garbatella (1920 e oltre) e Città Giardino-Aniene (1920 e oltre) tale modello ha pieno senso ideologico, urbanistico ed architettonico.
Di conseguenza, appare errato parlare di “impianto otto-novecentesco”, mentre si dovrebbe qualificare tale modello, a Roma, come unicamente “novecentesco”.
5) Nella medesima comunicazione si menziona che uno dei “tavoli tecnici” istituiti presso il MIBAC ha riguardato la “Proposta del dispositivo di tutela” su un’area pilota individuata all’interno dei quartieri Nomentano e Trieste.
E, più in là, si afferma che “… tale complesso urbano si distingue dal contesto circostante…”.
Si osserva a tale proposito che, pur avendo studiato a fondo tale Proposta, non si rileva alcuna traccia di aree ricadenti nel quartiere Nomentano.
Tutte le aree interessate dalla Proposta (vedasi apparato cartografico e perimetro della manovra urbanistica) ricadono infatti all’interno del quartiere Trieste.
Vanno quindi cancellati tutti i riferimenti errati che menzionano il Nomentano.
Ed ancora, appare contraddittorio e profondamente sbagliato affermare che il complesso urbano interessato si distingua dal contesto circostante, visto che, ad esempio, basterebbe proseguire la “spina dorsale” dell’area interessata – cioè corso Trieste – al di là della via Nomentana per trovare, lungo via Spallanzani e all’intorno del “nodo” di piazza Galeno (queste sì facenti parte del quartiere Nomentano), gli stessi edifici, ville, villini ed alberature che si intendono vincolare con la Proposta.
Non si capisce perché all’interno dell’area pilota prescelta si riscontri omogeneità ed unitarietà di strutture e caratteristiche costruttive, mentre al di fuori di tale perimetro, nelle immediate vicinanze, non si siano notate le medesime ben presenti caratteristiche morfo-tipologiche.
In quest’area pilota, individuata nella Proposta all’interno del quartiere Trieste, vengono circoscritti viali, vie, piazze che racchiudono, in effetti, edifici sicuramente di pregio (ville, villini, palazzine) che sono stati costruiti tutti tra il 1910 ed il 1940, rispondendo essenzialmente a canoni architettonicamente ben noti ma riconducibili a tre modelli:
a) il fantasioso, iperdecorativo, a volte modernista a volte medievaleggiante, quartiere alto-borghese chiamato inizialmente “Dora” (1914) e quindi “Coppedè” (dal suo costruttore, architetto Gino Coppedè, deceduto nel 1927 quando l’insediamento non era ancora definitivamente concluso);
b) l’insieme di villini e palazzi che si richiamano al “Barocchetto romano”, diffusi per tutto il quartiere Trieste, costruiti negli anni Venti e primi anni Trenta dall’INCIS e da privati o cooperative ed occupati essenzialmente da impiegati e dirigenti statali;
c) palazzi risalenti alla seconda metà degli anni Trenta, riconducibili allo stile architettonico razionalista, dedicati ad abitazioni per impiegati.
6) Tra ville, villini, palazzi e palazzine, nelle “unità di paesaggio” inserite in Proposta spuntano costruzioni quali edifici sacri, il Liceo “Avogadro” e la sede della LUISS.
Perché allora non considerare le “storiche” scuole di quartiere come l’edificio che ospita il Liceo “Giulio Cesare” (1935) o quello che ospita la Scuola elementare “Mazzini” (1930)?
7) Il quartiere Trieste non ha solo l’omonimo corso come asse centrale, ma è caratterizzato da ulteriori strade che lo attraversano completamente, tra cui l’asse via Nemorense-via Sebino-via Tagliamento o la bella via Chiana, alberata e collegante la via Salaria con lo stesso corso Trieste, così come la parallela e ben alberata via di Villa Ada, tutte arterie ricadenti nel Prg del 1909.
Tra le piazze, vanno menzionate soprattutto la piazza Crati (con pregevoli villini dotati di alberature interessanti) e la piazza Verbano, di conformazione circolare e vero nodo di tutto il quartiere.
Si fa anche qui notare che l’insediamento di piazza Verbano, realizzato dal 1927 dall’INCIS e riservato a circa 10.000 nuovi abitanti, è costituito da una serie di lotti (sempre pianificati nel Prg del 1909), al contrario di buona parte del resto del quartiere (tra cui quasi tutto l’asse di corso Trieste, lasciato spesso alla casualità dell’imprenditoria privata).
Da una manovra vincolistica operata dalla Soprintendenza Speciale al Paesaggio ci si poteva attendere un occhio di riguardo proprio a tale magnifico insediamento, per lo più occupato da pregevolissimi palazzi popolari, con stupendi cortili ed ingressi particolarmente elaborati, riconducibili all’esperienza del “Barocchetto romano”.
Ma, con tutta evidenza, la Proposta si pregia di mettere in risalto e vincolare solo villini signorili e, naturalmente, l’insediamento altoborghese detto “Coppedè”.
L’aver artificialmente separato il contesto del quartiere Trieste tra un’area che va grossolanamente da piazza San Saturnino fino alla via Nomentana (convergente sull’asse stradale di corso Trieste) ed un’area ricompresa tra l’asse via Nemorense-via Sebino-via Tagliamento (convergente su piazza Verbano), denota un punto di vista decisamente parziale, profondamente errato, larvatamente classista, considerando la forte presenza di “palazzi popolari” nella seconda area.
8) Tra le manifeste contraddizioni della Proposta, ad esempio, possiamo annoverare lo strano modo di approcciare una delle strade più belle del quartiere, la via Clitunno.
Tale strada, con totale continuità costruttiva (villini con giardinetti), va dalla via Salaria alla piazza Trasimeno, separata dalla via Tagliamento in due tronconi simili tra loro.
Orbene, nella Proposta, si vincola solo la parte “bassa” di via Clitunno (da via Tagliamento a piazza Trasimeno).
Con quale senso logico, la Soprintendenza Speciale dovrebbe spiegarlo.
Ugualmente contraddittorio ed inspiegabile è il vincolo che si intende apporre ai bei palazzi INCIS di corso Trieste-via Ufente-piazza Ledro, mentre altrettanti edifici – sempre costruiti dall’INCIS sul finire dei medesimi anni Venti – non sono ritenuti degni di tale tutela, pur essendo poco distanti dai primi.
Anche qui, il senso logico viene a mancare.
9) Nel parere richiesto dalla Soprintendenza Speciale e reso dalla Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Mobilità – Area Pianificazione Paesistica e Territoriale della Regione Lazio, si afferma (a pag. 3 del documento regionale), tra l’altro, che la manovra vincolistica della Soprintendenza Speciale è volta “ad impedire interventi di demolizione e sopraelevazione, alterazione degli spazi aperti e attraverso prescrizioni particolari riferite alle singole unità di paesaggio perimetrate nel provvedimento, tutto quanto ad integrazione della struttura normativa del PTPR in corso di approvazione, creando uno sbilanciamento con il rimanente contesto paesaggistico”.
Difficile non essere d’accordo con quanto notato dagli uffici regionali e non rimarcare che la Proposta “copre” in modo illogico e difforme il quartiere Trieste.
10) La Proposta vincolistica della Soprintendenza Speciale romana individua, all’interno del contesto urbano in oggetto, sette nuove “unità di paesaggio, connotate da caratteri unitari ricorrenti” che presentano “ELEMENTI STRUTTURANTI, CARATTERIZZANTI E QUALIFICANTI da intendersi quali INVARIANTI IDENTITARIE” … “il ‘complesso urbano’ si connota quindi come bene paesaggistico di rilevante interesse per il suo valore storico testimoniale – in altre parti della città alterato o contaminato se non del tutto scomparso – in quanto sono ben riconoscibili…” (pag. 3 della Proposta).
Al di là della forma roboante utilizzata dalla Soprintendenza Speciale, si osserva che, all’interno delle “sette unità” prescelte, i caratteri unitari sono piuttosto vari, confondendo e miscelando tipologie costruttive (villa, villino, palazzina, palazzo anche intensivo, sia di epoca “barocchetta” che di stile razionalista) che possiedono come solo elemento qualificante un minimo di “spazio verde” (alberature, giardinetti).
Inoltre, gli stessi caratteri “identitari” sono ancora pienamente riscontrabili in varie porzioni della città di Roma: l’insediamento storico di Garbatella, Monteverde vecchio, Città Giardino a Monte Sacro (soprattutto nell’area ricompresa intorno agli assi stradali di viale Gottardo e via Cimone), l’area di piazza Perin del Vaga (Flaminio), l’area convergente intorno ai “nodi” di piazza Mazzini e di piazza Bainsizza (Della Vittoria), San Saba, Testaccio ecc.
Tra l’altro, si osserva qui la superficialità e la sciatteria con cui la piazza Trasimeno viene chiamata talvolta “largo” Trasimeno (pag. 3 della Proposta) ed altrove “piazzale” Trasimeno (pag. 4 della Proposta).
11) A pag. 7-8 della Proposta, che riguarda il capitolo 2 sulle “motivazioni della tutela”, si legge: “Il LIVELLO DI TUTELA attuale costituisce solo una parziale forma di salvaguardia, poiché la DISCIPLINA PAESAGGISTICA E URBANISTICA vigente consente livelli di trasformazione spesso non adeguati ai valori riconosciuti.
Si evidenzia la necessità di rendere maggiormente coerente con i caratteri costruttivi identitari del complesso urbano: l’individuazione del “paesaggio degli insediamenti urbani (art. 27)” del PTPR – che attualmente interessa tutta la città storica ad esclusione di “Parchi, ville e giardini storici” – integrando i criteri identificativi e la relativa disciplina anche attraverso, laddove necessario, opportune limitazioni; le tipologie d’intervento e le condizioni di trasformabilità assentite negli strumenti urbanistico-edilizi laddove non adeguate e/o disomogenee in rapporto all’unitarietà dei valori culturali riconosciuti.
Tutto ciò rende necessaria una nuova articolazione del sistema di regole per il controllo e la verifica della qualità delle trasformazioni ritenute compatibili”.
Si osserva che la Proposta di vincolo di una parte della “città storica” (un’area del quartiere Trieste) lascia perplessi per la novità di introdurre contestualmente delle prescrizioni d’uso che solitamente non vengono invece indicate nel decreti ministeriali di imposizione di un vincolo paesaggistico, perché la sua tutela viene demandata poi al relativo PTP o al PTPR: il rimando che la stessa Proposta fa all’art. 27 delle Norme del PTPR è equivoco, in quanto la disciplina che detta consente la demolizione e ricostruzione che invece la Proposta stessa afferma di voler impedire.
L’area interessata dalla proposta di vincolo, destinata a “Paesaggio degli insediamenti urbani”
(Tav_ 24_374_A)
Quando il vincolo paesaggistico così come proposto verrà osservato e controdedotto verrà automaticamente inserito nella tavola B del PTPR (Foglio 374), rendendo cogente la disciplina di tutela dell’ambito di paesaggio individuato nella tavola A (Foglio 374), dettata per l’appunto dall’art. 27: si viene così a determinare un contrasto tra le prescrizioni d’uso del vincolo proposto dalla Soprintendenza Speciale e la disciplina di tutela dell’art. 27 delle Norme del PTPR.
12) Si propone in conclusione di integrare il perimetro del vincolo proposto da codesta Soprintendenza secondo la perimetrazione di seguito descritta e la relativa planimetria, di eliminare ogni menzione al Quartiere Nomentano ed alle “Città Giardino” ed infine di eliminare il riferimento al “Paesaggio degli insediamenti urbani“ ed all’art. 27 delle norme del PTPR, sostituendolo con il più corretto riferimento al “Paesaggio degli insediamenti urbani storici e territori contermini” ed all’art. 43 delle norme del PTPR.
In tal modo il vincolo paesaggistico, una volta approvato definitivamente, verrà inserito nella TAV. B del PTPR (Foglio 374), andando ad estendere il vincolo paesaggistico del “centro storico” di Roma: conseguentemente dovrà essere modificata la TAV. A (Foglio 374), estendendo la perimetrazione dell’ambito di “Paesaggio dei centri e nuclei storici con relativa fascia di rispetto”, che sarà quindi disciplinato dall’art. 43 delle norme del PTPR che, riguardo ai manufatti di interesse storico-monumentale di età medioevale, moderna e contemporanea, consente esclusivamente interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria e di restauro e risanamento conservativo.
ESATTA PERIMETRAZIONE DEL COMPLESSO URBANO OGGETTO DELLA DICHIARAZIONE
Come già ricordato nelle puntuali osservazioni sopra esposte, si intende dare maggiore omogeneità alla Proposta di vincolo paesaggistico, includendo nella perimetrazione descritta da codesta Soprintendenza Speciale l’area convergente sull’asse via Nemorense-via Sebino-via Tagliamento e che vede, al suo interno, le piazze Acilia, Crati e Verbano. Sono altresì da includere nel detto vincolo i complessi scolastici del Liceo classico “Giulio Cesare” e dell’Istituto comprensivo “Giuseppe Mazzini”, nonché lo storico Parco Nemorense (già Virgiliano) totalmente facente parte dell’insediamento di piazza Verbano.
Riprendendo la perimetrazione in Proposta, all’altezza di piazza Ledro si prosegue per via Bacchiglione fino a via Volsinio, ricomprendendo i palazzi di epoca razionalista sulla destra della strada, fino a piazza Volsinio;
da qui, attraversata la piazza, si sale lungo la via Martignano e fino al largo di Villa Bianca, per voltare a sinistra, in salita, lungo via Lago di Lesina, per ricomprendere per intero il Parco Nemorense;
da via Lago di Lesina si segue via Biferno per intero e, voltando a sinistra, si continua su via Acherusio fino ad arrivare alla via Nemorense;
il perimetro prosegue fino a piazza Acilia, risalendo per via dei Giordani fino ad un breve tratto di via di Priscilla, per giungere a piazza Crati;
proseguendo per via Crati e via Nera si giunge alla via Salaria e da qui si tira avanti fino all’angolo con via Clitunno;
il perimetro, scendendo lungo la via Clitunno, si riconnette a quello della Proposta al raggiungimento della via Tagliamento.
dott. Arch. Rodolfo Bosi, responsabile del Circolo territoriale di Roma di VAS
dott. Umberto Calamita, pres. Associazione culturale “Amici dell’Inviolata” onlus