Source: http://www.hoax.it/bufale/2010/07/30/risarcimento-danno-per-ritardo-della-p-a/
Timestamp: 2016-08-24 06:42:34+00:00
Document Index: 173492747

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 112', 'art. 112', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 45', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 328', 'art. 17', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043']

risarcimento danno per ritardo della P.A. | WWW.HOAX.IT | Stop alle Bufale / Hoax e molto altro ancora.
risarcimento danno per ritardo della P.A. Inserito da
Silvio Passalacqua 30 luglio, 2010 Si tratta di :sentenze
4) Non va, inoltre, dimenticato, che la L. 205/00 indicata dalla resistente è comparsa in G.U. n. 173 del 26 luglio 2000, ed è in vigore dal 10 agosto 2000, sicuramente dopo la presentazione della domanda attorea, vieppiù considerando che l’azione come intrapresa nei confronti dell’ente pubblico, deve comunque intendersi riservata, alla stregua della normativa previgente applicabile “ratione temporis”, ex art. 5 c.p.c., alla cognizione del giudice ordinario, non essendo in contestazione atti o provvedimenti della procedura di concorso, o relativi all’individuazione del contraente a seguito dell’incarico primariale, ma unicamente l’ingiustificato ritardo e il parziale accoglimento della domanda di accesso, non conforme al precetto della buona fede (Cass., SS.UU., n.16319/02).
E’ palmare che – per delimitare gli ambiti delle giurisdizioni con riferimento alle pretese risarcitorie aventi ad oggetto il danno alla persona asseritamente derivante da iniziative assunte dall’amministrazione – il legislatore abbia assunto un atteggiamento netto di estraneità di siffatto contenzioso rispetto alla sfera di cognizione del giudice amministrativo.
7) Oltre l’aspetto legislativo, sotto l’aspetto giurisprudenziale precipuo, deve essere richiamata la sentenza n. 5946/2000 della S.C. di Cassazione – Sezione Terza Civile inerente la responsabilità risarcitoria della pubblica amministrazione per la formazione di una graduatoria di ammessi a facoltà universitaria.
Nel caso richiamato, era stata convenuta “…in giudizio, davanti al Giudice di Pace di Bologna, la locale Università degli Studi per la condanna al risarcimento dei danni in conseguenza dell’esclusione, dovuta ad un errore materiale di calcolo, dalla graduatoria degli ammessi alla frequenza della Facoltà di Scienza della Comunicazione. L’Università degli Studi contestava la pretesa […], assumendo la non risarcibilità dell’interesse legittimo di cui era titolare.
Con sentenza depositata in data 28.7.1997 il Giudice di pace dichiarava l’Università tenuta al risarcimento del danno […]. Il giudice rilevava che […] non pretendeva la reintegra nella graduatoria né il risarcimento per l’esclusione da questa, bensì di essere risarcita per il danno arrecatole con il comportamento dell’Università, riconoscendolo con riguardo al ritardo per la correzione e controllo della graduatoria (circa tre settimane) e l’ulteriore ritardo di due mesi per la restituzione del pagato con difficoltà al riguardo per le ulteriori iscrizioni, ed inoltre con la condotta del personale dell’Università in relazione all’invito rivolto alla G. per la personale presentazione e così all’ansia ed alla paura determinate. Contro questa sentenza l’Università degli studi di Bologna ha proposto ricorso per la sua cassazione con un motivo di censura […]denunciando “violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2043 c.c. ai principi generali in materia di responsabilità civile, di risarcimento per lesione di diritti soggettivi e/o interessi legittimi, all’art. 112 c.p.c. ai principi generali in materia di prove e all’art. 112 c.p.c.”, lamentando che il giudice di pace non ha individuato la posizione soggettiva lesa, non sussistendo “un diritto soggettivo a non essere lesi” e semmai configurandosi nella specie una lesione di interessi legittimi […].
9) Parimenti infondata la confutazione ratione temporis della giurisdizione ordinaria, in quanto nel regime antecedente alle innovazioni del sistema di riparto introdotte con il d.lgs. n. 80 del 1998 e con la legge n. 205 del 2000, in ordine alla domanda di risarcimento del danno da comportamento della p.a. ex art. 2043 cod. civ., sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, al quale spetta, in linea di principio, la competenza giurisdizionale a conoscere delle questioni di diritto soggettivo, poiché tale è la natura del diritto al risarcimento del danno, che è diritto distinto dalla posizione giuridica soggettiva la cui lesione è fonte di danno ingiusto, la quale può avere, indifferentemente, natura di diritto soggettivo, di interesse legittimo – nelle sue varie configurazioni – o di interesse comunque rilevante per l’ordinamento. Stabilire se la fattispecie di responsabilità dedotta in giudizio sia riconducibile al paradigma dell’art. 2043 cc costituisce questione di merito, atteso che l’eventuale incidenza della lesione su una posizione di interesse legittimo non deve essere valutata ai fini della giurisdizione, bensì ai fini della qualificazione del danno come ingiusto, in quanto lesivo di un interesse giuridicamente rilevante (Cass. SS.UU. n. 7420 del 21.05.2002)
10) D’altro canto, ai fini del trasferimento al giudice ordinario delle controversie di pubblico impiego privatizzato, l’art. 45, diciassettesimo comma, del d.lgs. n. 80 del 1998 pone il discrimine temporale tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione amministrativa con riferimento non all’intero arco temporale nel quale si producono gli effetti di un atto giuridico o al momento di instaurazione della controversia, ma al dato storico costituito dall’avverarsi dei fatti materiali e delle circostanze – così come posti a base della pretesa avanzata – in relazione alla cui giuridica rilevanza sia insorta controversia. (Cass. SS.UU. ord. n. 14766 del 17.10.2002). E’ evidente che le domande dell’odierno ricorrente siano susseguenti al 30.06.1998 come individuato dalla norma.
13) Pure privo di pregio, anzi ulteriormente e altrimenti confermativo, il riferimento all’art. 25 della L. 7 Agosto 1990 n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) per la declinatoria di giurisdizione. Difatti “[…]5. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso […] è dato ricorso, nel termine di trenta giorni, al tribunale amministrativo regionale […], il quale decide in camera di consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime modalità e negli stessi termini.[…]”. Ma non vi è chi non veda che la pretesa azionata concerne altro e diverso rimedio giudiziale. Anzi, a ben vedere, proprio la norma citata consente di riscontrare, come si dirà oltre, gli elementi di ordine soggettivo costituitivi della lesione. Infatti nessuna giustificazione o risposta nei termini l’odierno ricorrente ha ottenuto, nonostante (cfr. co 3) Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall’articolo 24 e debbono essere motivati.”.
L’interesse alla conoscenza dei documenti amministrativi viene elevato a bene della vita autonomo, meritevole di tutela separatamente dalle posizioni sulle quali abbia poi ad incidere – anche in modo lesivo – l’attività amministrativa. Di conseguenza, il rimedio speciale previsto a tutela del diritto di accesso deve ritenersi consentito addirittura in pendenza di un giudizio ordinario, all’interno del quale i documenti oggetto della domanda di accesso possono essere acquisiti, in via istruttoria, dal giudice.
E da questo punto di vista la definitiva risposta del direttore generale p.t., appare rilevante sul piano psicologico della colpa grave : anche la configurazione dell’istanza prevista dall’art. 25 comma 5 L. 7 agosto 1990 n. 241 introdotta dall’art. 1 L. 21 luglio 2000 n. 205 diretta ad acquisire atti e documenti quale fase incidentale del giudizio principale cui essa accede, non modifica l’originaria configurazione del diritto di accesso come istituto mirato a far conseguire all’interessato la conoscibilità della documentazione, indipendentemente dall’esistenza attuale o eventuale di un processo in cui la detta documentazione possa essere funzionalizzata ai fini della sua decisione e quindi come istituto non diretto ad acquisire solamente gli atti strumentalmente preordinati alla decisione nel merito del ricorso principale.
Le diverse asserzioni della controparte pubblica non persuadono sia perché la p.a. è comunque obbligata ad emanare un provvedimento esplicito in tempi predeterminati (cfr. anche art. 328 cp), sia perché l’art. 17 co 1 lett. f) della L. 15 marzo 1997, n. 59 (in Gazz. Uff., 17 marzo, n. 63), come modificato dall’art. 7, l. 15 maggio 1997, n. 127, prescrive “[…] per i casi di mancato rispetto del termine del procedimento, di mancata o ritardata adozione del provvedimento, di ritardato o incompleto assolvimento degli obblighi e delle prestazioni da parte della pubblica amministrazione, forme di indennizzo automatico e forfettario a favore dei soggetti richiedenti il provvedimento; contestuale individuazione delle modalità di pagamento e degli uffici che assolvono all’obbligo di corrispondere l’indennizzo, assicurando la massima pubblicità e conoscenza da parte del pubblico delle misure adottate e la massima celerità nella corresponsione dell’indennizzo stesso […]”.
E puranche volendo ammettere (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V , sentenza del 27 settembre 2004 n. 6326) che la sospensione feriale dei termini processuali prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742, si possa applicare al procedimento giurisdizionale di accesso alla documentazione amministrativa disciplinato dall’art. 25 della legge n. 241/1990, nel caso di specie il tempo trascorso sia per l’attivazione del procedimento, poi per la individuazione dell’ufficio e del responsabile dello stesso, infine per la consegna – parziale – degli atti, appare incontrovertibilmente troppo luogo per essere soltanto contingente ovvero occasionale: tutti i testi citati non hanno saputo o potuto motivare la dilazione e l’inattività.
Inoltre (cfr. Cass. III civile – sentenza n. 12007 del 08.08.2002) alla luce dei principi costituzionali che garantiscono la tutela in giudizio del proprio diritto e la ragionevole durata del processo, l’ambito della ctu ha ricompresso ed incluso tutti gli elementi conoscitivi considerati necessari per le valutazioni di merito, ed infatti questo giudice, ha demandato al consulente di verificare le cause ed entità del danno lamentato, compatibilmente con le finalità dei quesiti posti.
Ma, come è noto, occorre rilevare che, secondo il costante e ormai consolidato orientamento giurisprudenziale formatosi a seguito della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n.500 del 1999, non può ritenersi sufficiente, ai fini dell’imputazione della responsabilità ex art. 2043 cc in capo all’Amministrazione, l’accertamento della mera illegittimità del provvedimento amministrativo o del comportamento della stessa, essendo necessaria una più complessa valutazione diretta ad accertare la colpa dell’azione amministrativa denunciata quale fonte di danno ingiusto, ravvisabile in presenza della “violazione dei limiti posti alla discrezionalità dal dovere di imparzialità, di correttezza e di buona amministrazione” (Consiglio di Stato sez V 04 febbraio 2003, n. 529; Cass. sez. III, 10.08.2002, n.12144).
– Giudice di pace di Roma Sezione IV – Sentenza n. 1441 emessa il 31/01/2000 contro il Ministero delle Finanze, in persona del Ministro rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Generale, con condanna al risarcimento dei danni ex art. 2043 cc e nella misura di Lit 2.000.000 oltre alle spese “… Per il principio del neminem laedere l’autore di un danno provocato per distrazione o disattenzione deve risarcirlo al danneggiato…”
– Giudice di pace di Mestre (sent. 18.09.00) che ha condannato il ministero delle Finanze a risarcire una contribuente alla quale era stata recapitata una “cartella pazza”, con la richiesta di imposte, soprattasse e interessi che la signora non avrebbe dovuto pagare.: “ […] In ossequio al principio fondamentale dal “neminem laedere” anche la pubblica amministrazione deve osservare specifiche norme e comuni regole di prudenza nonché di diligenza, poste a tutela dei terzi, e di cui è espressione l’art. 2043 C.C. Il non aver considerato, da parte di chi era preposto al servizio specifico, che la sig.ra B. è a carico previdenziale del coniuge, e quindi, non soggetta al versamento di alcuna somma a titolo di IRPEF, concretizza una condotta negligente, determinante un evento illegittimo (in quanto contrario alla legge che manda esenti dall’imposta le persone a carico previdenziale di altre, come nel caso specifico della moglie) oltre che illecito (in quanto determinante un danno economico (deminutio patrimonii) che l’interessata avrebbe di certo subito se si fosse adottata la dovuta attenzione nella liquidazione della dichiarazione congiunta mod. 740/93 di cui si tratta […].
– Il Giudice di Pace di Perugia (Sentenza 26 aprile 2000 n. 115), contro il Comune di Perugia, condannato al risarcimento del danno, oltre alle spese di giudizio per essersi rifiutata di annullare una contravvenzione nonostante che l’interessato ne avesse comprovato l’illegittimità, per “[…] il turbamento e lo stress dell’attore che si riferiscono […] agli eventi successivi tutti volti a chiarire verbalmente e documentalmente la questione, e che trovano il muro invalicabile della Pubblica Amministrazione.[…] con nesso causale tra l’atto omissivo della Pubblica Amministrazione ed il danno subito dall’attore, con il conseguente obbligo, ex art. 2043 c.c., al risarcimento […].
Non vi è dubbio che il danno (patrimoniale e non patrimoniale) vi è stato e che non possa sussistere l’errore scusabile, il che indica un comportamento quanto meno gravemente colposo. Né può passare sotto silenzio, incidendo gravemente sul piano psicologico-soggettivo, la circostanza che il legale rappresentante dell’Azienda, contrariamente al C., ritiene di rispondere al Sindacato – che gli chiede i medesimi atti amministrativi – personalmente e rapidamente (cfr. nota prot. 26788 del 08.11.99, versata in atti).
In realtà il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica – universale o statistica -, si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dalla p.a. la condotta doverosa, il danno (recte: l’ulteriore danno) non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.
– DANNO PATRIMONIALE
– DANNO MORALE e/o ESISTENZIALE
Invero, come già anticipato, più che di danno morale, nel caso esaminato si può, a ragione, parlare di danno esistenziale, in quanto la Cassazione (cfr. Sentenza n. 30328 dell’11 settembre 2002 Sezioni Unite Penali) ha precisato che “Il danno esistenziale è cosa diversa dal danno biologico e non presuppone alcuna lesione fisica o psichica, né una compromissione della salute della persona, ma si riferisce ai già indicati sconvolgimenti delle abitudini di vita e delle relazioni interpersonali provocate dal fatto illecito.” mentre “Il danno morale soggettivo si esaurisce nel dolore provocato dal fatto dannoso, è un danno transeunte di natura esclusivamente psicologica; il danno esistenziale (non facere ma anche un facere obbligato che prima non esisteva), pur avendo conseguenze di natura psicologica, si traduce in cambiamenti peggiorativi permanenti, anche se non sempre definitivi, delle proprie abitudini di vita e delle relazioni interpersonali.”
– accoglie la domanda e per l’effetto:
– dichiara che il dottor XXXXXXXXXXXXha subito un pregiudizio dal comportamento della p.a. resistente concretatosi in un aggravamento delle condizioni di salute e in un danno emergente nonché esistenziale;
– condanna l’Azienda Ospedaliera OO.RR. san Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, in persona del legale rapp.nte p.t., al risarcimento del danno pari al massimo della competenza di € 2.582,28. Le somme di cui in condanna dovranno essere rivalutate dalla data dell’evento i
sentenze Tags :
aragona, atto di citazione, avente, azienda ospedaliera, comparsa conclusionale, difesa, dott, giovanni di dio, giudice di pace, maria teresa, P.A., repubblica italiana, risarcimento, risarcimento danni, ritado, saporito, sindrome post traumatica, ufficio del giudice di pace Commenti Via Facebook