Source: http://www.italiadonna.it/rimborsi_fiscali/decreto_ingiuntivo.htm
Timestamp: 2018-01-24 03:40:43+00:00
Document Index: 51757043

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 2', 'art. 633', 'art. 633', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 10']

CAPITOLO SECONDO DECRETO INGIUNTIVO
Il contribuente può rivolgersi direttamente al giudice ordinario per ottenere il rimborso fiscale quando l'Amministrazione finanziaria ha già riconosciuto il relativo diritto ma non ha ancora provveduto
Il contribuente può rivolgersi direttamente al giudice ordinario per ottenere il rimborso fiscale quando l'Amministrazione finanziaria ha già riconosciuto il relativo diritto ma non ha ancora provveduto ad effettuare materialmente il rimborso (per esempio, per mancanza di fondi).
L'importante principio è stato, ultimamente, affermato dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, con la sentenza n. 10725 del 22/07/2002, che ha precisato che il contribuente può convenire l'ufficio fiscale dinanzi al giudice ordinario quando la stessa Amministrazione finanziaria ha formalmente riconosciuto il diritto al rimborso e la quantificazione della somma dovuta, sì che non residuino questioni circa l'esistenza dell'obbligazione tributaria, il quantum del rimborso o le procedure con le quali lo stesso deve essere effettuato.
Infatti, in tali ipotesi, stante l'evidente insussistenza di questioni circa la debenza delle somme o la procedura di rimborso, non ricorre il presupposto che, secondo la costante giurisprudenza della Corte stessa (fra le altre, sentenza delle Sezioni Unite civili n. 207 del 14/05/2001), impedisce l'esperimento della ordinaria tutela civilistica in materia di indebito oggettivo (art. 2033 c.c.), e cioè la riserva alla giurisdizione tributaria (art. 2 e 19 D.Lgs. n. 546 del 31/12/1992).
In sostanza, il giudice competente pronunzia ingiunzione di pagamento se del diritto fatto valere si dà prova scritta (art. 633, primo comma, n. 1 cit.) oppure se il diritto dipende da una controprestazione o da una condizione, purchè il ricorrente offra elementi atti a far presumere l'adempimento della controprestazione o l'avveramento della condizione.
La prova scritta richiesta dal citato art. 633 c.p.c. per l'emissione del decreto ingiuntivo può essere costituita da qualsiasi documento, ancorché privo di efficacia probatoria assoluta, da cui risulti formalmente il diritto fatto valere a fondamento della richiesta ingiunzione, mentre la completezza o meno della documentazione esibita dal richiedente va accertata nel giudizio di opposizione nel quale egli, per la pienezza di indagine da cui tale giudizio è caratterizzato, ha il potere di fornire nuove prove che integrino, con efficacia retroattiva, quelle prodotte nella fase monitoria (in tal senso, Corte di Cassazione, con le sentenze n. 6879 del 23/07/1994 e n. 9685 del 24/07/2000).
Il contribuente, sul quale grava l'onere di provare che non sussistono dubbi sulla spettanza del diritto al rimborso, deve dunque necessariamente fondare la sua domanda su un atto dell'ufficio fiscale che riconosca formalmente l'esistenza del credito nei confronti del contribuente stesso.
L'ottenimento di tale prova è tutt'altro che agevole.
In ogni caso, occorre premettere che l'Amministrazione finanziaria ha l'onere di produrre in giudizio ogni documento, anche favorevole al contribuente, che sia in suo possesso.
Infatti, ultimamente, la Corte di Cassazione, con l'interessante sentenza n. 4239 del 02/03/2004, ha stabilito che, nel caso di proposizione di azione di rimborso, il giudice di merito può ritenere raggiunta la prova del quantum da rimborsare se ciò che afferma il contribuente non è contestato dall'Amministrazione finanziaria attraverso la produzione della documentazione a sua disposizione.
Ciò in conseguenza del principio, derivante dall'art. 6, comma 4, della Legge n. 212 del 27 luglio 2000 (Statuto del contribuente), in base al quale al contribuente non possono, in ogni caso, essere richiesti documenti ed informazioni già in possesso dell'Amministrazione finanziaria.
2)	l'Amministrazione finanziaria è tenuta sempre a rimborsare il costo delle fideiussioni che il contribuente ha dovuto richiedere per ottenere la sospensione del pagamento o la rateizzazione o il rimborso dei tributi; in ogni caso, il rimborso va effettuato quando sia stato definitivamente accertato che l'imposta non era dovuta o era dovuta in misura minore a quella accertata (art. 8, comma 4, Legge n. 212 cit.);
3)	il Garante del contribuente deve richiamare gli uffici al rispetto dei termini previsti per il rimborso d'imposta (art. 13, comma 10, Legge n. 212 cit.), anche se giuridicamente non ha i mezzi legali per costringere il fisco ad un celere rimborso.
Uno strumento, tutt'altro che esaustivo, cui il contribuente può far ricorso è quello della presentazione di un'istanza all'Amministrazione finanziaria competente ai sensi della Legge n. 241 del 07 agosto 1990, anche se tale utilità dipende dal contenuto della risposta, soprattutto se generica.
Ad ogni buon conto, anche alla luce di recenti modifiche legislative, bisogna precisare che:
A)	su richiesta dei soli creditori d'imposta intestatari del conto fiscale, l'Agenzia delle entrate è autorizzata ad attestare la certezza e la liquidità del credito, nonché la data indicativa di erogazione del rimborso; l'attestazione, che non è utilizzabile però ai fini del processo di esecuzione e del procedimento di ingiunzione, può avere ad oggetto anche importi da rimborsare secondo modalità diverse da quelle previste dal titolo II del regolamento adottato con decreto del Ministro delle Finanze, di concerto con il Ministro del Tesoro, n. 567 del 28/12/1993 (in tal senso, art. 10 della Legge n. 326 del 24/11/2003); a tal proposito, si rinvia alla circolare n. 9/E del 03/03/2004 dell'Agenzia delle Entrate. Si ricorda che il conto fiscale, istituito con regolamento n. 567 del 28/12/1993, a far data dal 01/01/1994, in ossequio agli artt. 78, commi da 27 a 38 della Legge n. 413 del 30/12/1991 e 62 del D.L. n. 331 del 30/08/1993, convertito dalla Legge n. 427 del 29/10/1993, può essere aperto da tutti i contribuenti titolari di partita iva presso il competente concessionario del servizio della riscossione;
B) di conseguenza, tutti gli altri contribuenti che non sono intestatari di conto fiscale, perché non sono titolari di partita IVA, utilizzando la particolare procedura di cui alla succitata Legge n. 241/90, possono richiedere un'attestazione all'Amministrazione finanziaria da poter efficacemente utilizzare nel procedimento di ingiunzione;
C)	in ogni caso, secondo me, il rilascio di una formale documentazione di convalida del rimborso da parte del Sistema Informativo dell'Anagrafe Tributaria - Gestione Rimborsi -, così come peraltro precisato nelle circolari della stessa Agenzia delle Entrate, citate in Premessa, può essere utilizzato per richiedere il decreto ingiuntivo.
Oltretutto, non bisogna dimenticare che la stessa Agenzia delle Entrate - Ufficio Relazioni Esterne - nell'annuario del contribuente 2003, a pag. 121, qualora i rimborsi da riscuotere presso le Poste risultino smarriti, rubati o distrutti, alla stampa dell'interrogazione del Sistema Informativo dell'Anagrafe Tributaria, se debitamente firmata e timbrata, riconosce valore di autorizzazione alla riscossione del rimborso presso qualsiasi ufficio postale.