Source: http://www.studioassociatoacerbi.it/news-blog/2012/05/cassazione-aggiornamento-sulle-ultime-sentenze/
Timestamp: 2018-03-24 23:37:46+00:00
Document Index: 45807111

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Cassazione: aggiornamento sulle ultime sentenze
(Contenuti tratti da da DPL Modena, Il Consulente, Guida al Diritto)
NEW! Il superminimo rientra nella retribuzione globale di fatto
NEW! Sanzione applicabile anche se non prevista dal codice disciplinare
Con sentenza n. 9644 del 13 giugno 2012, la Cassazione ha affermato che la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti, non si applica laddove il procedimento disciplinare faccia riferimento a situazioni che concretizzano una violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro.
Inoltre, la Suprema Corte chiarisce che ai fini della validità del licenziamento intimato per ragioni disciplinari, non è necessaria la previa affissione del codice disciplinare, in presenza della violazione di norma di legge e comunque di doveri fondamentali del lavoratore, riconoscibili come tali senza necessitò di specifica previsione.
NEW! Licenziamento disciplinare - audizione del lavoratore
Per i controlli datoriali rileva la finalità: collaborazione a progetto e subordinazione, decisivo l'esercizio del potere direttivo.
Per la Cassazione, l’effettuazione di controlli può avvenire sia da parte del datore di lavoro nei rapporti di lavoro subordinato che da parte del committente nei contratti di collaborazione a progetto. Per la qualificazione della subordinazione ciò che importa è che i suddetti controlli siano finalizzati ad esercitare il potere direttivo e disciplinare. A proposito di una richiesta di riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato in luogo di un contratto di collaborazione a progetto la Corte di Cassazione ha affermato che lo svolgimento di controlli da parte del datore di lavoro è compatibile con ambedue le suddette forme di rapporto, per cui, ai fini della qualificazione del rapporto come subordinato, assume rilievo solo quando per oggetto e per modalità i controlli siano finalizzati all’esercizio del potere direttivo e, eventualmente, di quello disciplinare.
Gli altri elementi, quali l’assenza di rischio, la continuità della prestazione, l’osservanza di un orario, la localizzazione della prestazione e la cadenza e la misura fissa della retribuzione assumono natura meramente sussidiaria e non decisiva, mentre la qualificazione del rapporto compiuta dalle parti al momento della stipulazione del contratto può essere rilevante, ma certamente non è determinante.
Malattia e certificato medico in assenza di visita
La V Sezione Penale della Cassazione ha affermato che i certificati medici di inidoneità al lavoro, privi della preventiva visita, ma effettuati con il solo contatto telefonico tra medico e paziente, non possono essere considerati validi e come tale configurano, nei confronti del medico, reato penale.Sentenza n. 18697 del 15/05/2012.
Comunicazione delle ferie per e-mail e licenziamento per assenza ingiustificata
La Cassazione ha affermato l'illegittimità del licenziamento, avvenuto per giusta causa (assenza ingiustificata dal lavoro), di un dipendente che aveva richiesto di assentarsi con una comunicazione, fatta ai suoi responsabili, tramite posta elettronica (e-mail). Ciò in quanto, a detta della Suprema Corte, la comunicazione rientrava nella prassi aziendale per la richiesta di ferie e così, come per il passato, l'assenza di una risposta formale era considerata come un silenzio-assenso.Sentenza n. 7863 del 18/05/2012.
Esenzione contributiva sui rimborsi chilometrici
Il datore di lavoro che vuole avvalersi dell'esenzione contributiva sui rimborsi chilometrici corrisposti ai dipendenti non è obbligato a dare prova analitica degli stessi mediante una scheda mensile o un altro documento analogo. È questo quanto sostenuto dalla Suprema Corte di Cassazione.
Sentenza n. 2419 del 20/02/2012. Per scaricarla, clicca qui.
Previdenza (assicurazioni sociali), prescrizione delle prestazioni, sospensione del termine
Contratto collettivo, incentivi per l'esodo anticipato dal lavoro, pattuizione del compenso al netto delle ritenute fiscali, legittimità e ammissibilità dell'accordo.
E' ammissibile e legittimo l'accordo collettivo che, mediante la previsione della misura "al netto" di trattamenti incentivanti la risoluzione anticipata dei rapporti di lavoro, compensi la diversità di disciplina fiscale correlata all'età del lavoratore al momento dell'esodo atteso che, nell'ambito dei rapporti di lavoro di diritto privato, la disciplina contrattuale non è vincolata dal principio di parità di trattamento e la pattuizione, oltre a rispondere all’interesse della funzionalità ed economicità dell’impresa e a quello dei lavoratori, non contraddice la disciplina sulla misura e la riscossione degli oneri fiscali a carico dei lavoratori perché comporta la determinazione "per relationem" dell'ammontare effettivo o lordo della prestazione.
Sentenza n. 17079 dell'8 agosto 2011
Sulla base di questa sentenza della Suprema Corte in materia di sicurezza sul lavoro, si possono trarre alcuni spunti che ci sembrano rilevanti: deleghe al Responsabile della Sicurezza più chiare, complete e dettagliate; maggiore consapevolezza delle parti sulle responsabilità reciproche; maggiori investimenti e maggiori strumenti al Responsabile della Sicurezza per l'adempimento delle proprie responsabilità.
Scarica la sentenza, clicca qui.
Call center e sistemi di controllo sul collaboratore
Con sentenza n. 4476 del 21 marzo 2012, la Cassazione ha affermato che la natura di lavoro "a contratto" o "a progetto" non può essere considerata se sostenuta da un controllo "particolarmente accentuato ed invasivo" da parte dell'azienda.
Inoltre, la Suprema Corte fa presente che qualora il lavoratore è pienamente inserito nell'organizzazione della società, utilizzando strumenti e mezzi di quest'ultima senza alcun rischio di impresa e qualora riceva dall'azienda "puntuali ordini di servizio", il contratto da applicare è quello che prevede la subordinazione del lavoratore e non la collaborazione.
"Controlli difensivi"
Con sentenza n. 2722 del 23 febbraio 2012, la Suprema Corte torna sullo spinoso argomento dei cd "controlli difensivi".
Leggi l'approfondimento, basato su un caso reale di una lavoratrice dipendente di un istituto bancario, clicca qui!
Con sentenza n. 1817 dell'8 febbraio 2012, la Cassazione è intervenuta in merito al tema controverso del c.d. "tempo tuta", necessario per il dipendente per il cambio degli abiti per l'attività lavorativa.
Per leggere la sentenza per intero e per scaricarla, clicca qui!
Assenteista e licenziamento senza l'affissione del codice disciplinare
Con sentenza n. 3060 del 29 febbraio 2012, la Cassazione ha affermato che una interruzione del rapporto è dovuta ad una assenza prolungata ed ingiustificata - nel caso specifico quasi due mesi - il lavoratore non si può appellare alla mancata affissione del codice disciplinare. La Suprema Corte ha evidenziato come il requisito della presenza rientra "tra i doveri fondamentali e non accessori del lavoratore […] e la sua inosservanza, per essere sanzionata con il licenziamento, non abbisogna di essere portata a conoscenza del lavoratore". Inoltre, l'ipotesi evidenziata non rientra tra quelle "ipotesi ... di esercizio, da parte del datore [di lavoro], del potere di licenziamento".
Verifica delle e-mail del dipendente per fatti illeciti
Con sentenza n. 2722 del 23 febbraio 2012, la Cassazione ha affermato che anche quando il datore di lavoro controlla la mail del dipendente a posteriori per accertare se il lavoratore ha commesso illeciti, non si applica l'art. 4 della legge n. 300/1970. Infatti, il datore di lavoro pone in essere una attività di controllo sulle strutture informatiche aziendali che prescinde dalla pura e semplice sorveglianza sulla esecuzione del lavoro da parte degli addetti ed è giustificata dal diritto di tutelare il patrimonio dell'impresa. Tale patrimonio è costituito non solo dal complesso dei beni aziendali, ma anche dall'immagine dell'impresa accreditata presso il pubblico. Questa forma di tutela può essere esercitata con gli strumenti derivanti dai poteri di supremazia del datore sulla struttura.
Elementi per la genuinità dell'associazione in partecipazione
Sulle associazioni in partecipazione, nuova pronuncia della Suprema Corte: la partecipazione anche alle perdite della società è requisito fondante.
Di seguito uno stralcio pubblicato dalla DPL di Modena:
"Con sentenza n. 2496/2012, la Cassazione ha affermato che uno degli elementi fondanti per la verifica della genuinità del rapporto di associazione in partecipazione (art. 2549 c.c.) è la partecipazione del soggetto anche alle perdite della società. Altre indicazioni devono arrivare dal controllo della gestione d'impresa da parte dell'associato e dal rendiconto periodico dell'associante.
Nel caso in questione, all'associato era riconosciuta una partecipazione agli utili dell'impresa ma solo in cambio di una prestazione standardizzata, nell'ambito della quale i presunti soci erano tenuti a rispettare gli orari di apertura e chiusura dei negozi e la pulizia dei locali, il tutto sotto il controllo dell'associante, che aveva l'insindacabile facoltà di non rinnovare il contratto allo scadere prefissato."
Riportiamo la breve analisi curata dalla DPL di Modena:
Con sentenza n. 2.419 del 20 febbraio 2012, la Cassazione ha affermato che per potersi avvalere dell’esenzione contributiva sui rimborsi chilometrici non è necessario produrre la scheda mensile per ciascun dipendente contenente l’indicazione dei viaggi giornalieri ed i chilometri percorsi, atteso che dalla norma non si evince un obbligo pressante finalizzato alla presentazione di dettagli analitici.
Oggetto del contendere era l’adempimento delle modalità probatorie previste dalla norma di riferimento: l’INPS, richiamandosi a precedenti orientamenti giurisprudenziali, aveva affermato che l’applicazione di una normativa esimente (riduzione contributiva, sgravi, esclusione dalla base imponibile, ecc.), imponeva al datore di lavoro la dimostrazione del possesso dei requisiti. Secondo l’Istituto ciò doveva avvenire attraverso la produzione dettagliata ed analitica della documentazione.
Omissione contributiva, prova e garanzie nell’inchiesta amministrativa
Con sentenza n. 892 del 13 gennaio 2012, la terza sezione penale della Cassazione ha osservato che gli accertamenti compiuti dall’ispettore del lavoro, afferendo alla esplicazione della funzione di vigilanza generica, hanno natura amministrativa e non richiedono l’osservanza delle norme in tema di garanzie difensive.
Appalto e responsabilità penali
Con sentenza n. 46839 del 19 dicembre 2011, la quarta sezione penale della Cassazione ha affermato che in caso di infortunio occorso a dipendenti dell’impresa appaltatrice in un cantiere temporaneo o mobile, risponde penalmente anche il responsabile dei lavori che non svolga il ruolo di raccordo tra impresa esecutrice e coordinatore dei lavori e, in particolare, che non ponga in essere i controlli finalizzati a garantire che l’impresa esecutrice applichi le disposizioni contenute nel Psc e nel progetto esecutivo.
Configurabilità del reato di omesso versamento contributivo
Con sentenza n. 46350 del 14 dicembre 2011, la terza sezione penale ha affermato che ai fini della configurabilità del reato di omesso versamento dei contributi previdenziali, la prova dell’avvenuta corresponsione delle retribuzioni, grava sulla pubblica accusa che può assolverlo sia attraverso il ricorso a prove documentali o testimoniali che attraverso la prova indiziaria ed è desumibile dagli accertamenti svolti dal teste in servizio presso l’ispettorato del lavoro e consistiti nella verifica dei rendiconti mensili e dell’intera documentazione contabile.
Occupazione irregolare di extra comunitari e prestazione di fatto
Con sentenza n. 43355 del 24 novembre 2011, la prima sezione penale della Cassazione ha affermato che ai fini della configurabilità del reato di occupazione di lavoratori extra comunitari privi del permesso di soggiorno (art. 22, comma 12, del D.L.vo n. 286/1998), la sussistenza del rapporto può dedursi da una mera prestazione di fatto, atteso che il concetto di “occupazione”, si riferisce alla instaurazione di un rapporto che già di per sé integra gli estremi di una condotta antigiuridica, a prescindere dalle modalità di svolgimento e dal pagamento della retribuzione: ciò vale anche per il “rapporto di fatto” sulla base della sola circostanza che vi sia da parte del datore di lavoro assunzione (anche informale) di forza lavoro non consentita.
Prescrizione ed impossibilità di notificazione
Con sentenza n. 41073 dell'11 novembre 2011, la terza sezione penale della Cassazione ha affermato che l’impossibilità della notificazione dell’invito al pagamento per fatto volontario del contravventore non impedisce l’esercizio dell’azione penale e la conseguente condanna del trasgressore.
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