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Timestamp: 2020-08-11 13:36:42+00:00
Document Index: 77307144

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Sentenza Cassazione Civile n. 34670 del 30/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34670 del 30/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, (ud. 24/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34670
sul ricorso 1534-201: proposto da:
AGENZIA DELIE ENTRATE in persona del Direttore pro Tempore,
OVIDIO 32, presso o studio dell’avvocato GUIDO BRUNO CRASTOLLA,
rappresentata e difesa dagli avvocati PIERO MONGELLI, LUISA
CAPPENERI;
presso sentenza n. 35/2016 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di LECCE,
udita in relazione della causa svolta la camera di consiglio
1. – Con sentenza n. 3138/2016, depositata il 14 dicembre 2016, la CTR della Puglia ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di prime cure che, in accoglimento del ricorso proposto da B.M.A., aveva annullato l’avviso di accertamento catastale col quale, in applicazione della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, erano stati rideterminati classe e rendita catastale di unità immobiliare ubicata in Lecce.
– l’avviso di accertamento catastale si fondava su di una richiesta di revisione dei classamenti, relativamente alle microzone comunali 1 e 2, qual avanzata dal Comune di Lecce, ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, con le delibere di G.M. n. 639 del 29 luglio 2010 e n. 746 del 11 ottobre 2010, e qual recepita dall’Agenzia del Territorio (con determinazione del Direttore in data 29 novembre 2010);
– l’atto impugnato difettava di (adeguata) motivazione siccome non dava conto “in modo specifico della sussistenza dei presupposti per dar corso alla revisione generalizzata…”, – risolvendosi “in un generico elenco di causali astratte, prive di riferimenti specifici al caso concreto” e connotato da “genericità dei posti rinvii ad “interventi di riqualificazione della viabilità interna e di arredo urbano nel centro storico” nonchè a “fatti notori o massime di esperienza” “, – e si poneva in contrasto, oltretutto, col D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 61, in quanto eludeva il necessario “confronto delle unità immobiliari da riclassificare con “le unità tipo”, ai fini del collocamento nelle categorie e classi prestabilite per zone censuarie”.
B.M.A. resiste con controricorso, illustrato da memoria.
1. – Col primo motivo l’Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, deducendo, in sintesi, che, – tenuto conto dei presupposti legali della revisione di classamento articolata su di “una procedura massiva di revisione parziale” che, in quanto tale, va tenuta distinta dalla “revisione puntuale” (pur) prevista dalla stessa L. n. 311 del 2004, all’art. 1, comma 336, – la motivazione dell’avviso di accertamento avrebbe dovuto prescindere da specifiche caratteristiche dell’immobile e, in buona sostanza, risolversi negli stessi presupposti delineati dalla disposizione normativa (art. 1, c. 335, cit.).
Col secondo motivo la ricorrente denuncia, quindi, violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, art. 39, assumendosi, in sintesi, che, – in ragione della pregiudizialità logico-giuridica sottesa alla pendenza, davanti al Giudice amministrativo, dell’impugnazione proposta avverso gli atti amministrativi generali che costituivano presupposto dell’avviso di accertamento in contestazione, – il giudice del gravame avrebbe dovuto accogliere, piuttosto che disattendere, l’istanza di sospensione del processo.
2. – Il primo motivo di ricorso è destituito di fondamento.
3.1 – In ragione del suo stesso contenuto regolativo (v., del resto, la determinazione dell’Agenzia del Territorio 16 febbraio 2005, adottata ai sensi della stessa L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 339, il cui art. 8, disciplina la notifica degli “atti attributivi delle nuove rendite”), – che è volto alla “revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata”, – la sopra riportata disposizione si inserisce, quindi, nella più ampia cornice regolativa somministrata dal D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138 Che, a sua volta, dispone nei seguenti termini:
– – “1. La zona censuaria rappresenta una porzione omogenea di territorio provinciale, che può comprendere un solo comune o una porzione del medesimo, ovvero gruppi di comuni, caratterizzati da similari caratteristiche ambientali e socio-economiche.
b) dei valori di mercato degli immobili, determinandone la redditività attraverso l’applicazione di saggi di rendimento ordinariamente rilevabili nel mercato edilizio locale per unità immobiliari analoghe, e con l’osservanza degli articoli da 27 a 29 del regolamento richiamato nella lettera a).
3.2 – I dati normativi sopra riassunti, – per come interpretati dallo stesso Giudice delle leggi (Corte Cost., 1 dicembre 2017, n. 249), la cui pronuncia dà conto dell’infondatezza della questione di costituzionalità posta dalla parte controricorrente, – esplicitano, quindi, che la revisione “parziale” del classamento delle unità immobiliari consegue, nella fattispecie, dalla specifica (ed esclusiva) valorizzazione del cd. fattore posizionale (art. 8 cit., commi 5 e 6,), qui inteso in riferimento ad “una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona” che “abbia una ricaduta sulla rendita catastale” (Corte Cost. n. 249 del 2017, cit.); ove, dunque, non è irragionevole che detta modifica di valore dell’immobile si ripercuota sulla rendita catastale il cui “conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo.” (Corte Cost. n. 249/2017, cit.).
3.3 – Se, dunque, – in ragione dei cennati presupposti che, secondo una scelta legislativa da considerarsi ragionevole, correlano la revisione del classamento delle unità immobiliari ad uno solo dei suoi (diversi) criteri determinativi (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8), – nella fattispecie deve escludersi la rilevanza ex se (tra i presupposti giustificativi, dunque, dell’atto di riclassamento) del fattore cd. edilizio (id est delle “caratteristiche edilizie dell’unità medesima e del fabbricato che la comprende”; art. 8 cit., commi 3 e 7), ciò non di meno di detto fattore edilizio deve tenersi conto quale concorrente criterio di determinazione della classe, e della conseguente rendita catastale, attribuiti all’unità immobiliare.
Laddove, però, (anche) l’indicazione delle “caratteristiche edilizie del fabbricato” (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 7) torna ad assumere (col fattore cd. posizionale) una sua specifica rilevanza per il profilo della motivazione dell’atto (logicamente conseguente a quello che ne identifica i suoi presupposti e) volto a giustificare l’adozione della stima comparativa (avuto riguardo alla cd. unità tipo; v. il D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 61; v. Cass., 6 marzo 2017, n. 5600) in sede di attribuzione della classe e della rendita catastale (D.P.R. n. 138 del 1998, art. 2, comma 1, e art. 8; v., altresì, il D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 11, comma 1, conv. in L. 13 maggio 1988, n. 154); e, del resto, va rimarcato che il valore di mercato rilevante, quale presupposto per la richiesta di riclassamento, non è quello di un singolo immobile bensì il valore medio di mercato di una intera microzona così che, una volta giustificato quest’ultimo (secondo i rapporti di valore posti dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335), rimangono pur sempre da spiegare le ragioni in forza delle quali si sia prodotta una ricaduta (ed in quali termini di classamento e di rendita catastale) sulla specifica unità immobiliare oggetto di riclassamento.
3.5 – Il motivo di ricorso in trattazione non considera, pertanto che, sia pur esplicitate le ragioni fondative (ed i relativi dati fattuali) della procedura di revisione delineata dalla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335 – l’atto attributivo della nuova rendita catastale (qual conseguente alla diversa classe identificativa del superiore “livello reddituale ordinario ritraibile dall’unità immobiliare”; D.P.R. n. 138 del 1998, art. 8, comma 3) deve esso stesso indicare in quali termini il mutato assetto dei valori medi di mercato e catastale (recte del loro rapporto), nel contesto delle microzone comunali previamente individuate, abbia avuto una ricaduta sul singolo immobile (sulla sua classe e rendita catastale), “così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare” (Corte Cost., n. 249/2017).
4. – I rilievi sin qui svolti danno, quindi, conto dell’infondatezza (anche) del secondo motivo di gravame.
Premesso che il ricorso difetta di autosufficienza in quanto non indica (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) la specifica sede processuale in cui la questione è stata posta al Giudice del gravame (la cui pronuncia tace sul punto), – così precludendo al Collegio ogni riscontro, – rileva, ad ogni modo, la Corte che, – una volta ritenuta pregiudiziale, ed assorbente, una questione di merito (difetto di motivazione) involgente, in quanto tale, l’atto impositivo (non anche l’atto amministrativo generale che ne costituiva il presupposto), – alcun conflitto di giudicati avrebbe mai potuto determinarsi in relazione all’àmbito, soggettivo ed oggettivo, del distinto (e pur pendente) giudizio amministrativo, avuto quindi riguardo (come si è già rilevato) all’autonoma rilevanza rivestita, nel contesto della procedura di revisione catastale di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, dall’atto (avviso di accertamento) attributivo della nuova rendita catastale.
Posto, difatti, che la sospensione necessaria invocata dalla ricorrente (art. 295 c.p.c.), – che è ipotizzabile con riferimento (anche) alla cd. pregiudiziale amministrativa (determinata dalla pendenza di un giudizio davanti al G.A., v. Cass., 16 febbraio 2012, n. 2263; Cass., 13 maggio 2009, n. 11085; Cass., 19 settembre 2003, n. 13891; v., altresì, con riferimento alla tematica degli atti amministrativi generali costituenti presupposto del provvedimento impositivo, Cass., 10 settembre 2007, n. 18992; Cass., 31 luglio 2007, n. 16937), – è volta ad evitare il conflitto di giudicati e, pertanto, può trovare applicazione solo quando in altro giudizio debba essere decisa con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico (cfr., ex plurimis, Cass., 15 maggio 2019, n. 12999; Cass., 16 marzo 2016, n. 5229; Cass., 6 novembre 2015, n. 22784; Cass., 28 novembre 2007, n. 24751; Cass., 28 aprile 2006, n. 9901; Cass. Sez. U., 26 luglio 2004, n. 14060), deve rimarcarsi, da un lato, che detta pregiudizialità va esclusa (innanzitutto) se la considerazione degli atti amministrativi generali presupposti (dall’atto impositivo; v., con specifico riferimento agli atti amministrativi generali relativi alle microzone comunali, Cass. Sez. U., 18 aprile 2016, n. 7665) risulti irrilevante ai fini della decisione (v., con riferimento alla rilevanza determinata dai motivi di ricorso, Cass., 17 giugno 2016, n. 12545; Cass., 13 giugno 2012, n. 9631; Cass., 4 maggio 2012, n. 6724; Cass., 10 giugno 2008, n. 15285) e, dall’altro, che, ad ogni modo, il giudice tributario (secondo la specifica disciplina del processo tributario; D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 3, e art. 7, comma 5) è esso stesso titolare del potere di disapplicazione degli atti amministrativi illegittimi, (giustappunto) se ricorre una “questione da cui dipende la decisione” (art. 2 cit., comma 3) ovvero “un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione” (art. 7 cit., comma 5).
5. – In considerazione delle antinomie, ed oscillazioni, emerse negli orientamenti giurisprudenziali, col progressivo consolidarsi della pertinente giurisprudenza della Corte, le spese del giudizio di legittimità vanno integralmente compensate tra le parti.
La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente, tra le parti, le spese del giudizio di legittimità.