Source: https://associazionecindi.wordpress.com/2011/07/26/la-biometria-e-il-difficile-equilibrio-tra-privacy-e-sicurezza/
Timestamp: 2017-04-29 01:42:56+00:00
Document Index: 66910774

Matched Legal Cases: ['art.4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art.13', 'art. 7', 'art. 23', 'art. 26', 'art.17', 'art.15', 'art. 2050', 'art.37', 'art.38']

La biometria e il difficile equilibrio tra privacy e sicurezza | CINDI
26 luglio 2011	La biometria e il difficile equilibrio tra privacy e sicurezza
Per biometria si intende quell’insieme di tecniche volte all’accertamento dell’identità di un individuo basate sulla “decodifica” delle sue caratteristiche morfologiche individualizzanti quali il riconoscimento facciale, dell’iride o della retina, ovvero della geometria palmare, dell’impronta digitale o vocale. L‘odierno sviluppo tecnologico consente un largo uso delle tecniche biometriche pur rappresentando spesso un mezzo incompatibile con il rispetto della privacy di un soggetto. Invero, “elevare” la singole parti del corpo umano a elementi di identificazione, equivale a “trattare” un dato personale, sacrificando così la sfera di riservatezza di un soggetto.
Tale esito pare essere logica conseguenza del fatto che i dati biometrici possono essere utilizzati come strumento di autenticazione (informatica), rectius di identificazione, in virtù di specifiche qualità peculiari quali:
• l’universalità: l’elemento biometrico è presente in ogni persona;
• l’esclusività: l’elemento biometrico è unico, assolutamente inequivoco e distintivo di ogni persona;
• la permanenza: ogni persona conserva i propri elementi biometrici nel corso del tempo (salvo lesioni dell’integrità fisica).
Le credenziali biometriche consentono così di accedere a un sistema utile a determinate operazioni, tra le quali quelle di trattamento dei dati personali, ma gli stessi dati biometrici sono dati personali (per la definizione vedasi art.4, co.1 lett. b, Codice Privacy) e come tali sono soggetti, quanto a tutela, garanzie, modalità e finalità di trattamento, alle disposizioni del “Codice in materia di protezione dei dati personali”.
Invero, le più significative norme in materia prevedono che:
– il trattamento debba svolgersi nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali (art. 2);
– i sistemi informativi e i programmi informatici debbano essere configurati riducendo al minimo l’utilizzazione di dati personali e di dati identificativi, nel rispetto del principio di necessità, in modo da escluderne il trattamento quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante dati anonimi od opportune modalità che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità (art. 3);
– i dati vadano trattati secondo liceità e correttezza, nonchè nel rispetto dei principi di finalità e proporzionalità del trattamento: in sostanza ciò significa che i dati possono essere utilizzati per scopi determinati (specifici), espliciti (trasparenti) e legittimi (non contrastanti con le leggi e con l’ordinamento giuridico) e devono essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti e successivamente trattati (art. 11);
– l‘informativa debba essere completa e chiara (art.13), soprattutto in relazione alle finalità e alle modalità (soprattutto con riferimento al profilo della sicurezza) del trattamento dei dati biometrici, nonché alla possibilità da parte dell’interessato di esercitare i propri diritti ex art. 7 e di prestare in modo consapevole il consenso al trattamento (art. 23 per i dati biometrici meramente identificativi, e art. 26, in caso di dati biometrici “sensibili”);
– debbano osservarsi prescrizioni ulteriori (volte a una maggiore garanzia) dettate dal Garante Privacy per il trattamento di quei dati che presentano rischi specifici come per l’appunto i dati biometrici (art.17);
– vi sia un’adeguata protezione dei dati biometrici mediante l’adozione di misure di sicurezza idonee e preventive (non solo minime dunque), sì da garantire la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati (artt. 31 e ss.), pena l’esposizione da parete del Titolare del trattamento anche a responsabilità civili (art.15 Cod.Priv., che richiama l’art. 2050 c.c., dacché l’attività di trattamento dei dati personali è definita ex lege come attività pericolosa, con quel che ne consegue in termini di inversione dell’onere probatorio);
– vi sia l’obbligo, ai sensi dell’art.37 lett. a), di notificazione al Garante, prima di procedere al trattamento, rispettando le modalità di cui al successivo art.38 (ovvero trasmissione per via telematica utilizzando il modello predisposto dal Garante e osservando le prescrizioni da questi impartite, anche con riferimento alla sottoscrizione con firma digitale).
Proprio in applicazione delle suddette normative, spesso, il Garante Privacy ha rilevato come la biometria venisse adottata non tanto quale strumento dettato dalla necessità di non subire illecite sostituzioni di persone nel godimento di diritti e/o nell’adempimento di doveri, quanto all’opposto come strumento di “controllo”. In tali ipotesi, a ben vedere, il problema giuridico di fondo sta nello stabilire quanto sia sacrificabile la privacy violata dall’utilizzo delle tecnologie biometriche, rispetto agli interessi che si intendono tutelare nell’adozione delle stesse, confine spesso molto labile e che, oggi più che mai, deve essere presidiato (sul punto vedasi pronunce del 21 Luglio 2005, 27 ottobre 2005, 15 giugno 2006, 1 febbraio 2007 del Garante Privacy). Advertisements
Pubblicato da Diego D'Agostini in Privacy, Tecnologia Tag: biometria, biometria adempimenti, biometria e controllo, biometria e privacy, biometria normativa, biometria pronunce Garante Privacy, norme privacy e biometria
← Appalto pubblico: escluso per mancata produzione dell’offerta in pdf	Il bullismo: dalle scuole alla rete →
One thought on “La biometria e il difficile equilibrio tra privacy e sicurezza”	Stefano ha detto:	5 giugno 2012 alle 8:35 pm	Quello che lei dice è giustissimo, ma non tiene conto delle moderne tecnologie. Esistono dei sistemi biometrici per i quali nemmeno è necessario rilasciare la classica informativa sulla privacy ex Dlgs 196/04.
Fino a poco tempo fa il dato biometrico dell’utente veniva ‘catturato’ e salvato in un qualche sistema per la successiva interrogazione. Ad esempio veniva salvato nel database di un server, o nella piccola memoria di un rilevatore accessi biometrico. Ed in questo caso ha pienamente ragione: sono procedure delicate che sottostanno pienamente al Dlgs 196/04.
Esistono però oggi sistemi che memorizzano il dato biometrico in un supporto (ad es. una tessera) che rimane di proprietà del’utente. Anzi, la codifica biometrica diventa l’unica possibile ‘chiave’ per accedere ai dati dcontenuti nel supporto stesso. Queste tecnologie, non catturando alcun dato né registrando alcunchè del cittadino, sono assolutamente ‘neutre’ rispetto alla cosidetta ‘privacy’.
Mi spiego con un esempio. Poniamo che lei sia un barista ed un cliente le chiede un superalcoolico (la cui mescita è vietata ai minori di 18 anni). In molte circostanze riuscirà a capire ‘al volo’ se quella persona è maggiorenne (è alto 1e90, ha la barba, pesa 120 chili… ok, sicuramente è maggiorenne). Ovvero in quel momento lei ha utilizzato dei dati biometrici di quella persona… ma possiamo dire con certezza che non ha violato in alcun modo la sua privacy.
La stessa cosa avviene se ad esempio quella persona le mostra la sua carta d’identità (ok, la foto corrisponde… è nato nel 1990… ok, è maggiorenne). Anche in questo caso non sta violando la sua privacy (se fa una fotocopia del documento ovviamente si, ma qui la usa solo per verificare che quella persona abbia determinati requisiti, cioè la maggiore età).
Il problema diventa però spinoso quando ci troviamo ad interagire con dei sistemi automatici (ad es. un distributore di sigarette, una slot machines, un sistema di controllo accessi etc.). In questo caso bisogna ovviamente leggere dei dati da un supporto. I distributori automatici di sigarette ad esempio leggono molti tipi di tessera… ma sono costretti a convalidare la tessera e non l’utente. Se invece sulla tessera inseriamo il dato biometrico dell’utente avremo al certezza di verificare esattamente l’utente stesso, e non una tessera di chissà chi… Inoltre, se il dato biometrico è memorizzato unicamente sulla tessera e non esce dalla tessera (cioè è la tessera stessa ad eseguire la verifica di corrispondenza), e la tessera rimane di proprietà dell’utente, non esiste nemmeno il concetto di ‘privacy’ proprio perchè la privacy dell’utente è rispettata e garantita dalla tessera stessa. Solo lui la può usare e solo abilitandola con il suo dato biometrico diventa leggibile. Il sistema è molto più semplice di quanto a prima vista si possa pensare.
Quanto sopra esposto, l’ho in gran parte estrapolato dal sito http://www.privacycard.it che tratta appunto dell’argomento biometria e privacy.