Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=159
Timestamp: 2018-08-21 06:17:23+00:00
Document Index: 156557627

Matched Legal Cases: ['art. 453', 'art. 415', 'art. 415', 'art. 405', 'art. 550', 'art. 415', 'art. 415', 'art. 415', 'art. 455', 'art. 24', 'art. 454', 'art. 415']

Corte Costituzionale, Ordinanza 9 maggio 2002 (dep. 16 maggio 2002), n. 203
Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 453 c.p.p., sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, Cost. (giudizio immediato e avviso ex art. 415-bis c.p.p.).
che il Tribunale, premesso che procede per i reati di usura e di estorsione a seguito di decreto di giudizio immediato, rileva che l'avviso di conclusione delle indagini preliminari è previsto soltanto quando il pubblico ministero esercita l'azione penale con richiesta di rinvio a giudizio o con citazione diretta, come emerge dai richiami rispettivamente operati dall'art. 415-bis all'art. 405 e dall'art. 550 all'art. 415-bis cod. proc. pen., mentre analogo richiamo non è contenuto nella disposizione censurata;
che all'imputato nei cui confronti è disposto il giudizio immediato risulta infatti inibito "di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa alle investigazioni difensive, chiedere al p.m. il compimento di atti d'indagine nonché compiere ogni altra attività difensiva che l'art. 415-bis prevede al fine di consentirgli, laddove è possibile, di non essere tratto a giudizio rappresentando la propria posizione e fornendo ogni elemento a discarico";
che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata, in base al rilievo che la disciplina censurata non pregiudica l'esercizio del diritto di difesa in vista della pronuncia di merito;
che, infine, ad avviso dell'Avvocatura il procedimento disciplinato dagli artt. 453 e seguenti cod. proc. pen. è già sufficientemente garantito dalla necessità del previo interrogatorio dell'imputato, e quindi gli adempimenti processuali previsti dall'art. 415-bis si risolverebbero in una inutile duplicazione di tutela.
che, in primo luogo, presupposto del giudizio immediato è l'evidenza della prova, la cui sussistenza, sottoposta al controllo del giudice per le indagini preliminari a norma dell'art. 455 cod. proc. pen., rende superflua la celebrazione dell'udienza preliminare (v. ordinanze n. 276 del 1995 e n. 482 del 1992);
che, a seguito dell'interrogatorio svolto con l'osservanza di tali forme, la persona sottoposta alle indagini, al fine di contestare l'evidenza della prova e, quindi, di evitare di essere tratta a giudizio, è posta in condizione di esercitare le più opportune iniziative defensionali previste in via generale nel corso delle indagini preliminari, dalla presentazione di memorie e richieste scritte al pubblico ministero alle attività di sollecitazione probatoria e alle investigazioni difensive;
che sotto il profilo dell'esercizio del diritto di difesa, con particolare riferimento alle attività volte ad evitare il rinvio a giudizio, nella disciplina censurata non è pertanto riscontrabile alcuna violazione dell'art. 24 Cost.;
che, per quanto concerne le censure che attengono alla disparità di trattamento, tenuto conto della struttura del processo penale, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di riti alternativi che mirano, attraverso la semplificazione dei meccanismi e l'abbreviazione dei tempi del procedimento, a pervenire ad una più rapida conclusione della vicenda processuale, è ragionevole che le forme di esercizio del diritto di difesa siano modulate in funzione delle caratteristiche dei singoli procedimenti speciali (v., ex plurimis, sentenze n. 344 del 1991 e n. 16 del 1970, nonché ordinanze n. 326 del 1999 e n. 432 del 1998);
che, in particolare, in tema di giudizio immediato la brevità del termine, giustificata dall'evidenza della prova, entro cui il pubblico ministero deve presentare, ex art. 454, comma 1, cod. proc. pen., la relativa richiesta, comporta la necessità di anticipare le attività difensive volte ad evitare il rinvio a giudizio prima della conclusione delle indagini, e cioè a partire dal momento in cui, grazie all'interrogatorio, alla persona sottoposta alle indagini sono stati contestati i fatti dai quali emerge l'evidenza della prova;
che l'estensione al giudizio immediato delle modalità di esercizio del diritto di difesa previste dall'art. 415-bis cod. proc. pen. si porrebbe in antinomia con i presupposti che giustificano la costruzione di questo rito secondo criteri di massima celerità e semplificazione, senza il filtro dell'udienza preliminare, analogamente agli altri procedimenti speciali - giudizio direttissimo e decreto penale di condanna - nei quali, per ragioni diverse, non è previsto l'avviso di conclusione delle indagini;