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Timestamp: 2019-02-18 07:21:36+00:00
Document Index: 84738663

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 108', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 29', 'sentenza ']

Art. 237 codice civile: Fatti costitutivi del possesso di stato | La Legge per tutti
Art. 237 codice civile: Fatti costitutivi del possesso di stato
Il possesso di stato risulta da una serie di fatti che nel loro complesso valgano a dimostrare le relazioni di filiazione e di parentela (1) fra una persona e la famiglia (2) a cui essa pretende di appartenere.
– che il padre l’abbia trattata come figlio ed abbia provveduto in questa qualità al mantenimento, all’educazione e al collocamento di essa;
– che sia stata costantemente considerata come tale nei rapporti sociali;
– che sia stata riconosciuta in detta qualità dalla famiglia (3).
Filiazione: [v. Libro I, Titolo VII]; Parentela: [v. 74]; Mantenimento (obbligo di): [v. 315bis].
(1) La norma richiede che il possesso di stato risulti idoneo a provare non solo il rapporto di filiazione, ma anche quello di parentela e di famiglia che consegue alla filiazione.
(2) Il possesso di stato, per avere rilievo giuridico, deve essere costante (cioè prolungato nel tempo) e non equivoco (cioè risultante da fatti chiari dotati di un unico significato, secondo la comune valutazione sociale).
(3) Comma così sostituito ex art. 12, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).
Per ipotizzare la sussistenza del possesso di stato devono concorrere alcuni elementi, quali il trattamento e la fama: il genitore, cioè, deve aver trattato la persona come figlio, e aver provveduto in questa qualità al suo mantenimento e alla sua educazione, e la persona deve essere stata costantemente considerata come tale nei rapporti sociali e riconosciuta in tale qualità dalla famiglia. Nelle ipotesi in cui il soggetto non abbia il relativo titolo, costituito dall’atto di nascita, è possibile attribuire rilievo giuridico ad una situazione che, nel suo complesso, ha un significato inequivocabile, anche attraverso una serie di indici rivelatori dello stato di figlio.
La normativa italiana che assegna ai figli legittimi il cognome del genitore di sesso maschile viola l'art. 14 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, in combinato disposto con l'art. 8 della stessa convenzione; la normativa predetta va, quindi, modificata.
Corte europea diritti dell'uomo sez. II 07 gennaio 2014 n. 77
Il trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, sottoscritto dai paesi membri dell’Unione Europea, ha ribadito il principio di parità tra uomini e donne e la lotta alla discriminazione. Con l’ordinanza n. 176/ 1988 la Corte costituzionale ha affermato che "sarebbe possibile, e probabilmente consentaneo all’evoluzione della coscienza sociale, sostituire la regola vigente in ordine alla determinazione del nome distintivo dei membri della famiglia costituita dal matrimonio con un criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi, il quale concilii i due principi sanciti dall’art. 29 cost., anziché avvalersi dell’autorizzazione a limitare l’uno in funzione dell’altro" e con la sentenza n. 61/2006 la stessa Corte costituzionale ha ribadito, ancora più nettamente, che "l’attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’eguaglianza tra uomo e donna. In entrambi i casi la Corte ha implicitamente sollecitato un intervento del legislatore che, pur avendo affrontato il tema da ormai quasi un trentennio (proposta di l. 30 ottobre 1979 n. 832), non è ancora pervenuto a soluzioni concrete. Sulla base di queste considerazioni è apparso opportuno alla S.C. trasmettere gli atti al Primo Presidente ai fini della eventuale rimessione alle Sezioni Unite, pervalutare se, alla luce della mutata situazione della giurisprudenza costituzionale e del probabile mutamento delle norme comunitarie, possa essere adottata un’interpretazione della norma di sistema costituzionalmente orientata ovvero, se tale soluzione sia ritenuta esorbitante dai limiti dell’attività interpretativa, la questione possa essere rimessa nuovamente alla Corte costituzionale.
Cassazione civile sez. I 22 settembre 2008 n. 23934
La norma sull'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, anche in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori, oltre a non essere più coerente con i principi dell'ordinamento, che ha abbandonato la concezione patriarcale della famiglia, e con il valore costituzionale della parità tra uomo e donna, si pone in contrasto con alcune norme di origine sopranazionale. Alle luce di queste, pertanto, e della mutata giurisprudenza sul punto della Corte costituzionale, è opportuno rimettere la questione al Primo Presidente perché valuti se possa essere adottata un'interpretazione della norma di sistema costituzionalmente orientata ovvero, se tale soluzione sia ritenuta esorbitante dai limiti di un'attività interpretativa, la questione possa essere rimessa nuovamente alla Corte costituzionale. (Rimette atti al Primo Presidente).
Vanno rimessi al primo presidente della Corte di cassazione, affinché valuti l'opportunità dell' assegnazione alle sezioni unite, gli atti del ricorso sulla questione se possa disporsi la rettificazione dell'atto di nascita nella parte in cui abbia attribuito al figlio minore legittimo il cognome del padre, invece che quello materno, come invece congiuntamente richiesto dai coniugi, adottandosi al riguardo una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme internazionali di riferimento ovvero rimettendo la questione medesima alla Corte costituzionale.
La domanda di rettifica dell'atto di nascita, tesa all'attribuzione del cognome materno per comune volontà dei genitori, implicando la scelta tra l'ammettere o l'escludere la possibilità di deroga alla norma di sistema che l'attuale quadro normativo pone a previsione dell'attribuzione automatica del cognome paterno, rende opportuna la rimessione degli atti al primo presidente affinché valuti se, alla luce della mutata situazione della giurisprudenza costituzionale e del probabile mutamento delle norme comunitarie, possa adottarsene un'interpretazione costituzionalmente orientata o, se tale soluzione sia ritenuta esorbitante dai limiti dell'attività interpretativa, la questione possa essere rimessa alla Corte costituzionale.
Ritenuto che il potere discrezionale della p.a. di disporre o negare l'aggiunta di cognome deve essere esercitato tenendo conto dell'evoluzione della coscienza sociale, del costume e del contesto europeo nel quale il nostro Paese è inserito, e ritenuto, altresì, che l'aggiunta del cognome materno al cognome del padre legittimo non può ingenerare dubbi od equivoci sullo "status" del figlio e che l'aggiunta del cognome materno non ha carattere di eccezionalità, deve essere concesso al minore, figlio legittimo dei genitori da molto tempo ritualmente separati d'aggiungere al cognome patronimico il cognome materno qualora egli sia con tale cognome, sin dalla nascita, comunemente identificato e conosciuto nel contesto familiare, scolastico e sociale d'appartenenza, salvo che all'aggiunta s'oppongano valide, certe proporzionate ragioni ostative.
Consiglio di Stato sez. IV 25 gennaio 1999 n. 63