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Timestamp: 2020-02-25 09:28:37+00:00
Document Index: 92324127

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'art. 10', 'art. 96', 'art. 97', 'art. 24', 'art. 97', 'art. 96']

Dalle diocesi: violenze degli ateisti e proteste dei cattolici - LKB Kronika
Gli agenti della Sicurezza hanno in tal modo violato non sol­tanto l'art. 192 del codice di procedura penale dellaRSSL ma anche l'art. 10 della costituzione della RSSL (i libri sono pro­prietà personale, perché acquistati con i proventi del lavoro), lo art. 96 (nel quale si garantisce la libertà di coscienza) e l'art. 97 (nel quale vengono garantite per legge ai cittadini la libertà di parola e la libertà di stampa). Inoltre sono stati violati i seguenti accordi internazionali: la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e la Convenzione sulla lotta contro la discriminazione nel campo dell'istruzione.
Il 30 novembre 1973 mi rivolsi con uno scritto al presidente del Comitato per la Sicurezza dello Stato, chiedendo la restitu­zione dei libri. In data 21 dicembre ricevetti questa risposta, fir­mata dal capitano J. Morkevičius: « I problemi sollevati nel vo­stro esposto del 30 novembre 1973 verranno risolti nel corso dell'istruttoria ».
Perciò in accordo con l'art. 24 del codice di procedura pena­le della RSSL vi prego di prendere le opportune misure al fine di eliminare le citate violazioni di legge e di disporre la restitu­zione di tutti i miei libri di contenuto religioso, degli opuscoli e dei singoli fogli, dei notes, dei manoscritti di J. Mockevičius e di tutto ciò che mi è stato sequestrato dalla Sicurezza.
[V. Lapienis ricorda che tra la tolleranza verso i credenti rile­vabile dagli scritti di Lenin e il comportamento degli agenti del­la Sicurezza che confiscano la letteratura religiosa corre un abisso. Tutto ciò indispone i credenti contro l'ordinamento esistente. Nota della redazione.]
Pretendere che i credenti non tengano e non leggano lettera­tura religiosa sarebbe come esigere che i comunisti non leggano e non tengano le opere del marxismo-leninismo, oppure gli atei­sti la letteratura ateistica.
Come debbono interpretare i credenti l'art. 97 della costitu­zione sovietica, che garantisce la libertà di parola e di stampa, se non si permette quasi alcuna stampa religiosa, ad eccezione di una piccola tiratura di libri di preghiere e un ancor minor numero di copie della Sacra Scrittura; quando i libri scritti a macchina dagli stessi credenti o riprodotti in altri modi vengono sequestrati e per questo si viene minacciati di sanzioni? Questi ed altri fatti analoghi spingono il popolo credente a pensare che la garanzia di libertà di coscienza, di parola, di riunione e di co­mizio, assicurata dalla costituzione della RSSL e la firma della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo costituiscano del­le bolle di sapone, perché alcuni agenti della Sicurezza [tutti! Nota della redazione] non rispettano i fondamentali diritti e li­bertà dei cittadini.
« L'osservanza della legge — ha sottolineato L. Breznev nella sua relazione al Comitato centrale del pc al xxivcongresso del partito — deve diventare convinzione personale di ogni individuo. Qualsiasi tentativo di deviazione o di aggiramento della legge, comunque esso sia motivato, non può essere tollerato. Non pos­sono venir tollerati neanche le violazioni dei diritti della perso­na umana e lo sprezzo della dignità dei cittadini. Per noi comuni­sti, sostenitori degli ideali più umani, è una questione di princi­pio » « Tiesa » (Verità), 5 dicembre 1973.
Non ottenendo una sua risposta entro un mese, mi appellerò al procuratore generale dell'URSS.
4 gennaio 1974 V. Lapienis
In data 14 gennaio il sostituto capo del procuratore della RSSL, Bakucionis, comunicò a V. Lapienis: « La perquisizio­ne effettuata nella vostra abitazione in relazione all'istrutto­ria del processo intentatovi è stata convalidata dal procurato­re. La questione della restituzione della letteratura seque­stratavi nel corso della perquisizione verrà risolta nel corso dell'istruttoria. Informazioni più esaurienti sul vostro casovi potranno essere fornite personalmente presso gli uffici della procura della RSSL ».
V. Lapienis si è lamentato del fatto che effettuando la perquisizione gli agenti della Sicurezza avevano commesso un reato non registrando nel verbale tutti i libri confiscati, mentre Bakučionis gli ha risposto che la perquisizione era stata sanzionata dal procuratore...
Funerale di un sacerdote: assistervi è reato
Il 30 ottobre 1973 si sono svolti i funerali del rev. Vin­centas Miškinis, parroco di Mielagėnai, ai quali ha parteci­pato molta gente. Tra gli altri vi erano anche Albina Meškė-naitė gerente la farmacia di Ignalina e la dottoressa Albina Juzėnai té direttrice del laboratorio di Ignalina.
La responsabile della farmacia si era recata per ragioni di servizio presso la farmacia di Mielagėnai, da lei dipendente. Qui giunta la trovò chiusa perché la farmacista di Mielagėnai (sebbene sia russa) era andata al funerale del sacerdote; tutti erano curiosi di vedere come veniva sepolto un sacer­dote.
A spiare chi avesse partecipato a questo funerale si reca­rono la funzionarla dell'ufficio civile dei matrimoni, Pivo­riūnienė, e la rappresentante del Comitato esecutivo della provincia, Karoliuniené, che riferirono sulla presenza ai fu­nerali della Meškėnai té e della Juzėnaitė.
TI giorno seguente il Comitato esecutivo della provincia di Ignalina convocò il primario dell'ospedale di Ignalina dottoressa Gaigalienė e la responsabile della farmacia A. Meškėnaitė. A quest'ultima venne ordinato di fornire per iscritto una spiegazione circa il suo comportamento. Essa scrisse di essersi recata per ragioni di servizio alla farmacia di Mielagėnai, ma non fece alcun cenno ai funerali. Tale spiegazione però non piacque ai funzionari del governo, che la sollecitarono a scriverne una nuova. Fu minacciata che in caso non lo avesse fatto il suo comportamento sarebbe stato riferito alla Direzione generale delle farmacie, cosa che venne fatta immediatamente.
La presidentessa del Comitato esecutivo della provinciaGudukienė disse urlando che simili dirigenti, che parteci­pano ai funerali di un prete, costituiscono una vergogna. Quindi ella chiese alla Meškėnaitė cosa intendesse fare per l'avvenire: con la sua ideologia sarebbe andata con loro o contro di loro? Le rinfacciò anche di non occuparsi a suffi­cienza della formazione del personale nello spirito comuni­sta, di aver trascurato l'opera politica nella farmacia, am­monendola infine che i dirigenti la cui ideologia era contro di loro non erano adatti per ricoprire l'impiego.
Lo stesso giorno, cioè il 1° novembre, presso la primaria Gaigalienė venne convocata anche la dottoressa V. Juzé-naitè, alla quale fu ordinato di dare una spiegazione del proprio comportamento per iscritto. Alla domanda se in avvenire ella avrebbe rinunciato alle superstizioni religiose, la dottoressa Juzėnai té rispose negativamente. Allora la primaria Gaigalienė le « consigliò » di trovarsi un altro lavo­ro in un'altra provincia, assicurando che altrimenti le avreb­be creato condizioni tali che non avrebbe potuto lavorare. Così pure minacciò di licenziarla anche dal suo incarico se­condario ( la dottoressa Juzénaite lavorava a metà tempo nel­l'ambulatorio sanitario epidemiologico di Ignalina).
Il 2 novembre il medico-capo dell'ambulatorio epidemio­logico, dott. Andriuška, convocò la dottoressa Juzénaite e le ingiunse di scrivere un'ulteriore « discolpa ».
Il 1° novembre nell'ospedale di Ignalina è stata convo­cata dal Comitato esecutivo della provincia una riunione dei dirigenti del partito, nella quale fu discusso come punire la responsabile della farmacia, A. Meškėnaitė e la direttrice del laboratorio dell'ospedale, dottoressa V. Juzénaite.
Il 13 novembre giunse nella farmacia di Ignalina il sosti­tuto della Direzione generale delle farmacie Sakalauskas, il quale comunicò che la dirigente della farmacia A. Meškėnaitė veniva licenziata dal lavoro e privata del diritto di lavorare nella provincia di Ignalina anche come semplice farmacista. Sakalauskas non volle sentire alcuna spiegazione da parte di A. Meškėnaitė.
Tuttavia, non avendo la possibilità di sostituire con qual-cun'altro la dottoressa V. Juzénaite che adempiva con scru­polo ai propri doveri si accontentarono di esporre all'albo una nota di « deplorazione » nei suoi riguardi.
Persecuzione dei sacerdoti ucraini in Lituania
Verso la fine del 1973 venne arrestato a Lvov il sacerdote cattolico ucraino residente a Vilnius rev. Vladimir Pro-kopiv.1 Si dice che dopo l'arresto egli sia stato rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Kiev.
Circa i motivi del suo arresto si apprese che i cattolici ucraini della regione di Lvov avevano raccolto 12.000 firme chiedendo l'autorizzazione ad aprire una chiesa cattolica in base alle leggi esistenti nell'URSS. Il rev. Prokopiv aveva accompagnato a Mosca una loro delegazione. Al suo ritorno a Vilnius egli constatò che la sua abitazione, situata in via Milda n. 13, int. 3, era stata perquisita. Analoga sorte era anche toccata a coloro che avevano recato la domanda a Mosca.
La Sicurezza arrestò anche un altro sacerdote, il rev. Mickevičius, che svolgeva il proprio apostolato tra gli ucraini della città di Stryj. I suddetti due sacerdoti avevano in pas­sato più volte protestato perché gli agenti della Sicurezza arrestavano i credenti presso i quali veniva conservato il Santissimo Sacramento.
Il rev. Vladimir Prokopiv, nato nel 1914 nei Carpazi, ha compiuto gli studi superiori di teologia a Roma. Più tardi svolse il proprio apostolato in Ucraina. Deportato nel Ka-zachstan, svolse attività missionaria ad Achmolinsk. Quando il governo cominciò ad arrestare i sacerdoti si rifugiò in Lituania, dove svolgeva un lavoro manuale; poteva soltanto segretamente assistere a Vilnius i credenti dell'Ucraina.
Il rev. Vladimir Prokopiv è un uomo di vita santa e di sacrificio.
Sei credente? Licenziato!
Aldona Matusevičiūtė lavorava nella scuola materna n. 81 di Vilnius in qualità di educatrice. Il 27 settembre 1973 la Sezione della pubblica istruzione di Vilnius l'accusò di essere religiosa e le impose di presentare una domanda nella quale dichiarava che intendeva abbandonare il proprio im-
1Vedi LKB KRONIKA n. 8. (N.d.r.)
piego di « propria volontà ». Il 13 ottobre 1973 la Matu­sevičiūtė venne licenziata.
Verso la fine di maggio 1973 il prof. Stankaitis, docente di ateismo del IV corso serale di specializzazione in pedago­gia prescolastica e psicologia nell'Istituto di pedagogia del­l'Università statale di Vilnius nel corso di una lezione spie­gò: « Le educatrici delle scuole materne non appena sentono un bambino parlare di Dio devono affrontare subito la que­stione con i genitori. Se ciò non giovasse, si deve avvertire l'ufficio datore di lavoro degli stessi, o agire attraverso i sindacati del luogo di lavoro e per mezzo delle organiz­zazioni del partito ».
Il 18 febbraio 1974 è iniziato presso il tribunale supremo di Vilnius il processo contro cinque persone: V. Povilonis, A. Sakalauskas, Š. Žukauskas, Rudaitis e Mackevičius, arre­state nel marzo del 1973 e accusate di attività antisovietica. Si prevede che il processo durerà circa due settimane. Infor­mazioni più dettagliate al riguardo verranno fornite nel numero 10 della LKB KRONIKA.
ARCHIDIOCES1 DI KAUNAS
Il direttore della editrice « Šviesa » ( La luce ) avendo saputo che l'impiegata del suo ufficio Monika Gavėnaitėera una religiosa dichiarò: « È meglio non avere a che fare con le bigotte » ed ordinò alla donna di scrivere una lettera in cui dichiarava di volersi ritirare dal lavoro « di propria vo­lontà ». L'11 febbraio la Gavėnaitė venne licenziata dal lavoro.
Il licenziamento di M. Gavėnaitė è stato senz'altro san­zionato dagli organi della Sicurezza (vedi LKB KRONIKA n. 8).
Il 7 gennaio 1974 mentre Valerija Grincevičiutė, abi­tante in Kaunas, si trovava al lavoro, il suo appartamento venne perquisito da un agente della Sicurezza, che rovistò tra i suoi libri, quaderni, fotografie. In quel momento nel­l'abitazione si trovava soltanto un ragazzo minorenne.
Un vero credente rifiuta l'ipocrisia dell'associazione ateistica
Il 18 dicembre 1973 venne inviato presso Juozas Šileikis, abitante a Šiauliai, un certo S. Kulevičius per convincerlo a rinunciare almeno in apparenza alla professione della religione. J. Šileikis gli rispose che non avrebbe mai mostrato una doppia faccia.
All'inizio del mese di dicembre 1973 nella V scuola media di Šiauliai la professoressa della XI classe B ingiunse agli alunni non iscritti al Komsomol di portare delle giustifica­zioni scritte dei genitori sul perché i loro figli non fossero iscritti ai giovani comunisti. J. Šileikis scrisse: « Mia figlia Virginija è credente e non intendendo essere ipocrita non si iscriverà al Komsomol ».
Il 26 dicembre 1973 J. Šileikis venne nuovamente con­vocato ad una riunione di genitori. Venne di nuovo discusso il comportamento di suo figlio Leonas, che aveva distribuito nella città di Šiauliai dei manifestini antisovietici ( vedi LKB KRONIKA n. 8 ). L'insegnante Kaunienė rinfacciò a J. Šileikis le « stupidaggini raccontate » nelle riunioni precedenti. La professoressa si lamentò con i genitori per il fatto che vi fossero ancora molti alunni credenti. Poi parlò del crimine commesso dall'allieva della VII classe Nijolė Martinaitytė. Ella aveva picchiato una ragazza del tutto innocente, e l'ave­va colpita più volte con un coltello. L'insegnante parlò molto brevemente di questo crimine, mirando evidente­mente ad evitare a Nijolė una punizione. Tuttavia la stessa colpevole dichiarò di desiderare di finire in carcere: ivi avrebbe potuto imparare come si fa a picchiare.
La sera del 26 dicembre si recarono da J. Šileikis l'inse­gnante Kaunienė, l'avvocatessa Petrauskienė e il giudice Norvilienė, con l'intento di « rieducare » la famiglia.
« Quando sei stato in chiesa l'ultima volta? » chiesero le ospiti a Leonas. « Leggi i Vangeli? » « Sono stato in chiesa la domenica. Là ascolto la lettura dei Vangeli. » « Hai letto i libri di Ragauskas? » « Sì. »
J. Šileikis spiegò che i suoi figli leggevano tanto i libri religiosi quanto quelli ateistici e confrontandoli trovavanoda soli la verità: ecco perché gli ateisti non riuscivano a strappare loro la fede.
« Perché voi credete così ciecamente in Dio? » chiesero al padrone di casa.
« Gli ateisti, in verità, credono ciecamente. Molti di loro non hanno mai visto nemmeno il catechismo e gridano che Dio non esiste! »
« Perché sei contrario alla linea del partito e non permetti che i tuoi figli si iscrivano al Komsomol? »
« Perché non vedo dei buoni risultati. Provate a raccoglie­re tutti i teppisti della scuola, iscriveteli al Komsomol e trasformateli in buoni cittadini, allora anch'io vi affiderò l'educazione dei miei figli. »
« Chi ti impone di essere così duro? » domandarono le « illuminatrici » a J. Šileikis. « La religione. Inoltre per la Lituania sono passati tanti invasori che se il lituano fosse come una foglia portata dal vento difficilmente egli oggi saprebbe ancora parlare la sua lingua. Quindi atteniamoci a ciò che ci hanno insegnato i nostri padri. »
Insegnanti spingono i ragazzi a picchiare il compagno credente
Durante l'anno scolastico 1972-1973 l'insegnante della IV classe A della I scuola media di Jonava, Šlapauskienė, sgridava e umiliava spesso l'alunno Leonas Rosinas per la sua frequenza alla chiesa. I compagni di classe, seguendo l'esempio dell'insegnante, non erano da meno.
Nell'anno scolastico 1973-1974 si incaricò della « rieduca­zione » di Leonas un'altra ateista: l'insegnante Valeravi-čienė. Ella umiliava Leonas di fronte a tutta la classe per il fatto che si recava con la madre in chiesa. Ritornando a casa, il ragazzo lamentava sovente che gli altri alunni lo mal­trattavano e persino lo picchiavano.
Un giorno l'insegnante Valeravičienė con suo marito affrontò la madre di Leonas, definendola oscurantista, retro­grada e credente in un Dio inventato. La Rosinas spiegò garbatamente di essere profondamente convinta dell'esistenza di Dio. Allora la pedagoga tentò di convincerla almeno a non portare Leonas in chiesa.
« Della formazione di mio figlio la responsabile sono io e se non lo conducessi in chiesa mancherei verso la mia coscienza. Finché il ragazzo dipenderà da me, lo educherò religiosamente. »
« Se farai così il ragazzo resterà un oscurantista, sarà disprezzato e maltrattato. »
La donna se ne tornò a casa piangendo, molto addolorata.
Il 5 ottobre Leonas rientrò dalla scuola malconcio per essere stato picchiato. Era pallido e si lamentava di avere dei dolori al capo. La madre chiamò un'autoambulanza e lo portò all'ospedale. Il medico di guardia chiamò la milizia e spiegò che cosa accadeva nella I scuola media. Sebbene i picchiatori minorenni fossero stati in seguito chiamati presso la sezione minorile della milizia, essi rimasero però impuniti.
Leonas fino al 15 ottobre non potè frequentare la scuola e le lezioni di educazione fisica fino al mese di dicembre.
Dove il matrimonio religioso è un reato
La direttrice della casa della cultura di Jakutiškiai nell'esta­te del 1973 si sposò nella chiesa di Deltuva. Immediatamen­te dopo aver commesso questo « delitto » ella venne licen­ziata dal lavoro.
Il giornale della provincia di Ukmergė « Gimtoji žeme » (La terra natia) il 10 gennaio 1974 ha scritto: « Laima Atkočiūnaitė (ora Štarkienė) ha tradito il Komsomol en­trando nelle cui file si era impegnata, tra l'altro, a combattere le superstizioni religiose... Lo scorso anno in maniera altret­tanto vergognosa ha tradito il Komsomol Vida Pakėnaitė, responsabile della Banca delle Costruzioni dell'URSS per la provincia di Ukmergė... ».
Gli ateisti, costringendo ad iscriversi al Komsomol anche i giovani e le ragazze credenti, li costringono ad essere falsi e poi si indignano se essi praticano la religione.
Nella notte tra il 30 e il 31 gennaio 1974 criminali pene­trati nella chiesa di Utena asportarono due calici, due pissidi e due reliquiari. Essi profanarono anche l'Ostia, colpendola con un coltello. I criminali finora non sono stati individuati.
La gente dice che il museo dell'ateismo di Leningrado acquisterebbe gli oggetti sacri del culto religioso, altrimenti i ladri non saprebbero dove « collocare » gli oggetti trafugati.
Anche il museo dell'ateismo di Vilnius ha fatto sapere che è disposto ad acquistare vari oggetti religiosi. Nelle scuole superiori della Lituania alcuni professori rilasciano delle ricevute per ogni libro di preghiere o religioso che i ragazzi portano.
Perquisizione e sequestri illegali
Esposto del cittadino Balys Babrauskas di Anupras, residente nel villaggio di Smilgiai, prov. di Biržai
Il 20 novembre 1973 agenti della Sicurezza della provincia di Biržai guidati dal capitano Jasinskis effettuarono una perqui­sizione nella chiesa, negli edifici agricoli, nella sacrestia e anche nel locale dove abito, facente parte della sacrestia. Vi abito co­stretto dalle circostanze perché la vecchia e la nuova canonica costruite per uso di abitazione dei dipendenti della chiesa sono state confiscate dal Comitato esecutivo della provincia di Biržai.
Nel corso della perquisizione è stata sequestrata numerosa letteratura religiosa di mia proprietà, libri di canti, della carta da scrivere, come pure le macchine da scrivere, tutti i nastri ma­gnetici, sia nuovi che registrati, per la maggior parte con inni religiosi. Sono stati inoltre sequestrati tutti i testi dei canti del­la comunità religiosa della chiesa di Smilgiai.
Considero illegale tale perquisizione, per i seguenti motivi.
1. Essa è stata effettuata senza la presenza di alcun testimone, perché i cosiddetti « testi » non sono altri che gli stessi esecutori della perquisizione, mentre a me non hanno permesso di chiamare nessun testimone.
2. Circa le cose sequestrate, letteratura religiosa ed altro, so­stengo che esse sono state prese illegalmente, perché sia il di­ritto naturale che la costituzione permettono di professare qual­siasi religione e di servirsi liberamente della letteratura religio­sa, non importa con quali mezzi essa sia stata scritta: con la matita, con l'inchiostro o con la macchina da scrivere.
3. Nella sanzione da voi inflittami non sono stati citati gli oggetti che gli autori della perquisizione hanno sequestrato nel corso della stessa.
Dal giorno della perquisizione sono passati due mesi e du­rante questo periodo non mi è ancora stato restituito nulla. Per­ciò mi appello a voi perché ricordiate loro le leggi più elemen­tari e perché mi restituiscano ciò che è di mia proprietà dato che in base alle leggi vigenti non riesco a giustificare il loro com­portamento.
Come e perché può essere incriminata la più elementare lette­ratura religiosa, il cui possesso è garantito dalla costituzione e dal diritto naturale? Sulla base di queste considerazioni io ri­tengo la confisca della mia letteratura religiosa e dei testi dei canti sacri un furto.
Con quale diritto mi sono stati sequestrati i nastri magnetici, che pur si trovano in vendita nei negozi? Non riesco a capirlo. E poiché è stato preso anche un nastro con la viva voce della mia povera madre di santa memoria (sulla bobina c'era scrit­to « Voce della mamma » ) la quale costituiva la reliquia più ca­ra per tutta la nostra famiglia (l'unico nastro per i 5 figli adulti) considero obiettivamente tale comportamento degli agenti co­me senza precedenti e barbaro, per la cui condanna non trovo parole.
Di che cosa sono colpevoli la carta bianca da scrivere e la carta carbone, acquistate in un negozio? A meno che il motivo non sia da ricercarsi nelle parole degli agenti che hanno effettuato la perquisizione: «È difficile trovarla (la carta carbone), basterà per diversi uffici ». Evidentemente agli agenti riesce più facile saccheggiare un cittadino piuttosto che reperire della carta nei negozi.
Sono rimasto parimenti colpito dai commenti fatti dagli autori della perquisizione su ciò che avevano trovato e visto. Imputo tutto ciò alla rozzezza di funzionari che sono all'oscuro del più elementare senso di civiltà. Il 22 gennaio 1974 venni convocato dal presidente del Comitato esecutivo della provincia di Biržai, A. Tumėnas, il quale minacciò di applicarmi delle forti tasse inquanto, in base a ciò che gli agenti avevano confiscato nella mia abitazione, cominciando da un libretto di risparmio per finire ad alcune magliette, sembravo perfettamente in grado di pagarle. Ciò viene permesso da una legge non scritta ma in vigore: con il credente, tanto più se sacerdote, ci si può comportare come si vuole: aggredirlo nella maniera più incivile, discriminarlo e an­che, come in questo caso, derubarlo. Il mio caso mi induce a pensare che essi contro un sacerdote sono capaci di fare qual­siasi cosa.
Appropriarsi dei testi dei canti sacri della comunità religiosa della chiesa di Smilgiai è stato un sopruso brutale. La perquisi­zione fu effettuata nella chiesa di Smilgiai in assenza di un rap­presentante della comunità ecclesiale, che si sarebbe potuto con­vocare non a distanza di alcuni chilometri, ma nello stesso vil­laggio di Smilgiai ad appena pochi metri dalla chiesa.
La domenica successiva alla perquisizione i rappresentanti del­la comunità ecclesiale della chiesa di Smilgiai non avendo tro­vato i testi dei canti sacri chiesero a me una spiegazione circa la loro scomparsa. Appreso come si erano svolti i fatti, essi ri­masero molto meravigliati e indignati per gli abusi commessi dai rappresentanti del governo e decisero di iniziare una raccolta di firme per una denuncia contro il saccheggio della chiesa. Li pre­gai di soprassedere contando in un vostro intervento, signor procuratore, tale da mostrare che lo Stato sostiene le proprie leggi e non la prepotenza dei suoi rappresentanti.
Animato da tale certezza e sperando ancora che lo Stato sia coerente con le sue leggi, scrivo questo esposto pregandovi di riparare all'ingiustizia commessa nei miei riguardi e di costrin­gere chi di dovere a restituirmi tutta la letteratura religiosa, i canti sacri, i nastri magnetici, la carta e le macchine da scrivere sequestratimi.
In particolare per evitare fermenti tra la popolazione e i sacrifici che comportano per essa la raccolta di firme e i viaggi di sue delegazioni, vi prego di provvedere affinché le siano resti­tuiti almeno i testi dei canti religiosi.
Smilgiai, 24 gennaio 1974 Sac. Balys Babrauskas
A questo esposto il sostituto procuratore della RSS di Lituania, J. Bakucionis, ha risposto con la consueta frase: « In risposta al vostro esposto del 24 gennaio 1974 vi co­munico che la perquisizione effettuata presso di voi in data 20 novembre 1973 era stata sanzionata dal procuratore della repubblica in relazione all'istruttoria di un processo ».
Dato che nell'esposto del rev. Babrauskas era già stata citata la sanzione della perquisizione da parte del procura­tore della repubblica la risposta di J. Bakučionis costituisce soltanto un ulteriore scherno per il cittadino, il che conferma la constatazione, già fatta, che con un sacerdote si può agire come si vuole.
La LKB KRONIKA nel n. 8 aveva riferito sulla persecuzione del rev. P. Nykštus, parroco di Salos, per aver egli preparato dei bambini alla prima comunione. Si è ora appreso che il Comitato esecutivo della provincia diRokiškis pur avendo deliberato di infliggere al sacerdote una multa di 50 rubli, non volendo irritare i credenti annullò alla vigilia della sua convocazione la seduta della commissione amministrativa, così che il parroco non venne punito.
Protesta contro un arbitrio
L'8 gennaio 1974 il vicario della parrocchia di Šilalė, rev. A. Šeškevičius, inviò un esposto all'incaricato del Consiglio degli affari religiosi, chiedendo di sapere perché il sostituto del Comitato esecutivo di Šilalė gli avesse vietato di aiutare il presidente del comitato parrocchiale nella raccolta delle offerte.
« Possibile che il presidente del comitato della chiesa non possa scegliere un qualunque cittadino per essere aiutato nella raccolta delle offerte? » ha scritto il rev. Šeškevičius. « Forse che un sacerdote non è un cittadino come un altro? »
« Mi è stato detto che il sacerdote può partecipare alla colletta, ma in nessun caso può portare il piatto delle offerte. Tuttavia il sacerdote non può "partecipare" alla raccolta delle offerte senza un compito preciso perché in tal modo egli apparirebbe come un controllore ed irriterebbe così i credenti.
Come si conciliano tali divieti con quanto disposto dal­l'art. 96 della costituzione della RSS di Lituania che parla della separazione della Chiesa dallo Stato quando quest'ul­timo intende dare disposizioni circa la raccolta delle offerte in chiesa? Non sono forse fatti che sconvolgono, per la mentalità dell'uomo pensante del secolo XX? »
[L'esposto è stato riassunto. Nota della redazione]
L'idea di « festa »
All'avvicinarsi della Giornata della costituzione del­l'URSS 1 l'insegnante Jurgaitené della scuola media di Upyna ha chiesto agli alunni di una classe: « Quale grande festa si sta approssimando? ». « Il Santo Natale » risposero gli studenti.
L'insegnante, arrossendo, borbottò: « In nessun luogo si trovano genitori ed alunni così oscurantisti, come ad Upyna ».
DALL'ARCHIVIO DELLA LKB KRON1KA
Un vecchio ricorso a Kosygin
In data 7 agosto 1968 il parroco di Adakavas, rev. V. Slevas, inviò al compagno Kosygin, presidente del Consi­glio dei ministri dell'URSS il seguente esposto:
La RSS di Lituania è un paese credente. In esso abitano oltre 3 milioni di persone. Di esse circa 2 milioni credono in Dio e praticano la religione. Né i sacerdoti né i credenti in genere sono mal disposti verso l'attuale ordinamento dello Stato. I lituani sono laboriosi, onesti, zelanti, socievoli e disciplinati. Essi sof­frono però per certe restrizioni e mancanze di tatto da parte dei rappresentanti del governo della nostra repubblica. Perciò mi rivolgo a voi, onorevole signor primo ministro, a nome di tutti i sacerdoti e credenti, chiedendo aiuto e sostegno.
1Che ricorre il 5 dicembre. (N.d.r.)
1. Nella RSS di Lituania esistono tuttora circa 800 chiese che vengono servite dai sacerdoti. Nelle sei diocesi in cui è diviso il paese però è rimasto aperto soltanto un seminario ecclesiastico, mentre prima ce n'erano tre. In quest'unico seminario si permette l'accesso annualmente ad un numero limitato di candidati: circa 30. Ogni anno, in tal modo, possono venire ordinati appena 5-6 sacerdoti. Cosa possono fare per sei diocesi? Ogni anno muoiono o lasciano i propri posti per altri motivi circa 25-30 sacerdoti. Le parrocchie, prive delle loro guide, ne risentono molto. Questa restrizione, priva di qualsiasi fondamento, limita la libertà della religione cattolica, che pure è sancita dalle stesse leggi dell'Unione Sovietica.
Inoltre a taluni chierici che terminano gli studi nel semina­rio ecclesiastico i rappresentanti responsabili delgoverno impe­discono di ricevere l'ordinazione. La nostra autorità ecclesia­stica non può farlo [cioè ordinare i sacerdoti. Ndr]. Ciò non è ammissibile, ciò costituisce un abuso.
2. Le chiese della RSS di Lituania, come tutti gli altri edifici, hanno l'illuminazione elettrica. Ebbene, vorremmo sapere per­ché le tariffe dell'energia elettrica praticate alla Chiesa sono così alte. I kolchoziani per un kilowatt di elettricità pagano 4 ko-peke mentre la chiesa che viene sostenuta dai medesimi kolcho­ziani e da altra gente paga per un kilowatt fino a 25 kopeke. Sa­rebbe possibile conoscere le ragioni di questa disparità di trat­tamento?
3. I credenti lituani non dispongono di libri di preghiere. Di quelli esistenti, una parte è ormai sorpassata, gli altri sono or­mai logori per il lungo uso. Finalmente in questi tempi è stato preparato un buon libro di preghiere 1 ed è stata concessa la autorizzazione a stamparlo ma la cosa viene continuamente ri­mandata e differita con il pretesto della mancanza di carta.
Io credo alla vostra simpatia ed amicizia per la nostra nazione e per i credenti. Ci attendiamo perciò un vostro concreto ap­poggio. Vogliamo sperare che non ci saranno più limitazioni al numero dei candidati al seminario ecclesiastico, che la tariffa dell'energia elettrica verrà adeguata a quella dei kolchoziani di 4 kopeke per kilowatt, come pure crediamo con convinzione che il suddetto libro di preghiere presto verrà stampato e liberamen­te diffuso nella Lituania credente.
Esprimo rispetto, gratitudine, speranza.
Sac. V. Sìevas
1 Liturginis maldynas (Orazioni liturgiche). (N.d.r.)
Un analogo esposto era stato inviato al governo del­l'URSS anche dal parroco di Batakiai, rev. A. Pridotkas.
In data 5 ottobre 1968 il presidente della circoscrizione di Skaudvilé comunicò al rev. Sìevas di recarsi il 7 ottobre da Rugienis, incaricato del Consiglio degli affari religiosi.
Il 7 ottobre i due « colpevoli », il rev. V. Slevas e il rev. Alfonsas Pridotkas, si recarono da Rugienis. Questi accolse i due sacerdoti infuriato, apostrofandoli duramente e minac­ciandoli.
Subito dopo il « colloquio » avuto con Rugienis i due sacerdoti vennero trasferiti in altre parrocchie.
Nel momento in cui cominciarono ad apparire i primi esposti del clero diretti al governo sovietico sulla persecu­zione della religione in Lituania, in tutte le diocesi i sacerdoti e i credenti condividevano l'idea che per la fede si deve lot­tare. Molti espressero anzi il loro rammarico perché si era atteso troppo a lungo senza fare niente in proposito.
Lasciare che i ragazzi servano la messa o cantino in chiesa è un crimine
Il 26 ottobre 1973 l'organista della parrocchia di Jieznas, Mykolas Jaudegis, venne convocato presso il Comitato ese­cutivo della provincia di Prienai. La commissione ammini­strativa (presidente Stakionis, vice presidente Arbačiauskas, segretario Ramanauskas, membri: Mickienė e Svežauskas) gli inflisse un'ammenda di 30 rubli per « violazione delle leggi sul culto ». Risultò che nella chiesa di fieznas i ragazzi cantavano nel coro e ciò costituiva un « grande crimine ».
Il 20 agosto 1973 presso il Comitato esecutivo di Jieznas venne convocato il vicario di questa parrocchia, rev. K. Žilys (ordinato sacerdote nel 1973). I funzionari del go­verno gli ingiunsero perentoriamente che egli allontanasse dall'altare i ragazzi che servivano le funzioni.
« Il dovere di un sacerdote non è quello di allontanarei ragazzi dall'altare, ma di attirarveli » rispose il rev. K. Zilys.
Qualche tempo dopo, la « rieducazione » del rev. K. Zilys venne ripresa. Il direttore della scuola media di Jieznas lo accusò di organizzare i ragazzi per il coro della chiesa, aggiungendo che egli non avrebbe permesso l'educazione religiosa dei bambini. Il vicario dovette perfino presentare una giustificazione scritta del proprio operato, nella quale egli sottolineò che aiutare la gente era un suo preciso dovere di sacerdote. Dato che gli stessi credenti gli avevano chiesto di insegnare a cantare ai propri figli, egli aveva accondisceso a farlo.
Il 31 ottobre 1973 vennero convocati presso il Comitato esecutivo della provincia di Prienai ambedue i sacerdoti di Jieznas: il rev. V. Sidaras e il rev. K. Zilys. Il vicario venne diffidato dal continuare nella violazione delle leggi sovietiche: dal tenere le prove del coro ed istruire i bambini in gruppo.
Il rev. K. Zilys dichiarò che egli non poteva osservare delle leggi dirette contro la Chiesa. Si rifiutò di firmare l'ammonizione ricevuta per iscritto. I funzionari della provincia risposero che non avrebbero tollerato un simile sacerdote nella loro provincia e che con un comportamento di questo genere per lui sarebbe finita male.
Il 29 ottobre 1973 il sostituto del presidente del Comi­tato esecutivo della provincia di Prienai, K. Morkvėnas, fece pervenire al rev. K. Zilys il seguente ammonimento scritto:
« È stato constatato che nella chiesa della parrocchia di Jieznas durante le funzioni religiose servono all'altare dei bambini o dei ragazzi. Con ciò vengono violate le leggi so­vietiche. Vi diffidiamo in avvenire dal ripetere questi atti illegali come l'educazione dei bambini e ordiniamo di smet­tere di violare le leggi sui culti ».
Il direttore della scuola media di Jieznas tempo fa in­traprese una spietata azione contro gli alunni che servivano la messa e cantavano nel coro della chiesa. I ragazzi veni­vano costretti a scrivere delle « giustificazioni », a rivelare chi li istruiva nel canto, eccetera. Chiamata l'alunna L. Kvedaravičiūtė, il direttore la spaventò dicendole che avreb­be fatto mettere in prigione suo padre e che lo avrebbe pu­nito con un'ammenda di 50 rubli. Inoltre anche il preteavrebbe passato dei guai. Il direttore convocò i genitori dei bambini, minacciandoli di abbassare il voto in condotta dei loro figli, di espellerli dalla scuola di Jieznas, eccetera. Lo zelante apostolo dell'ateismo prese perfino a visitare le case degli studenti ma, svergognato da un padre, rinunciò a que­sta pratica.
Il 2 gennaio 1974 vennero nuovamente convocati presso il Comitato esecutivo di Jieznas i sacerdoti di Jieznas. Dato che l'invito era stato solo verbale il rev. K. Žilys non si presentò. Quindi il parroco venne rimproverato, perché non aveva « messo a posto » il vicario.
Il 20 gennaio 1974 i credenti di Jieznas organizzarono nell'abitazione del vicario un ricevimento di addio al parro­co poiché il rev. V. Sidaras era stato trasferito a Vievis. I parrocchiani portarono con sé anche i bambini, i quali ese­guirono alcune canzoni e canti sacri. Nel frattempo alcuni « controllori » gironzolavano sotto le finestre del vicario. Essi erano: il direttore dell'internato, il direttore della scuo­la media e l'insegnante dell'internato, Kačergienė. Essi ri­conobbero alcuni ragazzi. Il giorno seguente il direttore del­la scuola media aggredì i ragazzi per il fatto che erano stati dal vicario. Ad alcune ragazze ordinò di venire a scuo­la accompagnate dai genitori. Inoltre vennero rimprove­rati per il fatto di cantare nel coro della chiesa. I più ti­midi scrissero nelle loro « giustificazioni » che ad insegnare loro a cantare era stato il vicario. Vi furono però anche dei genitori coraggiosi che dichiararono: « I nostri figli conti­nueranno a cantare nel coro e a servire la messa ».
Il 23 gennaio si riunirono presso la sede del Comitato esecutivo di Jieznas il direttore dell'internato, il direttore della scuola media e il presidente del Comitato esecutivo, Aganauskas, tentando ancora una volta di « rieducare » il vicario. « Noi abbiamo punito l'organista, sebbene il colpe­vole fossi tu e avessi organizzato ogni cosa... E tu continui ancora ad ostacolarci nell'educazione ateistica dei ragazzi » gli disse il direttore della scuola.
Il rev. K. Žilys osservò di non aver riscontrato alcun ri­sultato positivo nell'educazione ateistica. Nel solo 1973 gli studenti di Jieznas avevano saccheggiato per ben quattrovolte la chiesa di Jieznas. Inoltre era stata scoperta una banda di undici studenti ladri.
Al vicario rimproverarono che egli non ubbidiva di pro­posito alle direttive del governo, nella speranza certamente che la Chiesa lo proclamasse « santo »!
Il vicario si rifiutò di firmare il verbale della commissione.
Il 1° febbraio 1974 la commissione amministrativa del Comitato esecutivo della provincia di Prienai inflisse al rev. K. Žilys una multa di 50 rubli per « violazione delle leggi sui culti religiosi ».
Il rev. K. Žilys mostrò meraviglia per il fatto che pur essendo egli un sacerdote non aveva il diritto di istruire i ragazzi all'organo o all'altare. È vero che l'istruzione del 12 maggio 1966 dell'atp della rss di Lituania prevede delle pene per l'organizzazione dei bambini senza alcuna relazione con il culto, ma il canto è una parte del culto.
« Non c'è nulla da spiegare! Ricorri al tribunale, là ti spiegheranno. Noi ci siamo radunati non per spiegarci, ma per punire » dichiarò un membro della commissione.
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