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Timestamp: 2018-12-14 12:41:59+00:00
Document Index: 120880143

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 71', 'art. 4']

MONITORAGGIO E STUDIO DELLE PROBLEMATICHE DEL PROCESSO CIVILE TELEMATICO | Il Documento Digitale
MONITORAGGIO E STUDIO DELLE PROBLEMATICHE DEL PROCESSO CIVILE TELEMATICO
Consiglio Superiore della Magistratura – Delibera di Plenum in data 13 maggio 2015
Con la Delibera di Plenum del 13 maggio 2015, il CSM ha rilevato le criticità emerse durante il “Monitoraggio e studio delle problematiche attuative del Processo Civile Telematico”. Senza diminuire l’importanza dell’innovazione e dell’informatizzazione della giustizia, il CSM tuttavia ha evidenziato alcune criticità dell’infrastruttura organizzativa e tecnologica del PC e l’incertezza generata dalle normative di rango primario e secondario che si sono succedute nel tempo. Dal monitoraggio emerge anche l’assenza di previsioni circa la corretta conservazione a norma degli atti processuali e i rischi relativi alla mancata tutela del valore probatorio di atti, documenti e fascicoli facenti parte di questi archivi pubblici.
L’ingresso del Processo Civile Telematico (P.C.T.) nella realtà della giustizia italiana, ha segnato un cambiamento epocale per gli Operatori del Processo, sia per l’approccio tecnico richiesto per interagire con la piattaforma informatica processuale, sia sotto il profilo normativo, dato che la normativa in materia va pur sempre interpretata e applicata.
Il quadro normativo di riferimento del P.C.T. ha inizio (dopo i decreti sull’obbligatorietà della tenuta informatica dei registri di cancelleria e dopo il fondamentale D.P.R. 123/2001, oggi per una parte della dottrina abrogato) con l’art. 4 Decreto-legge 29 dicembre 2009 n. 193, convertito con modificazioni nella legge 22 febbraio 2010, n. 24. – Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario. Tale norma attribuisce al Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, il potere regolamentare di individuare le nuove regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (art. 4).
Altro corpo normativo cardine è poi il Codice dell’Amministrazione Digitale, cosiddetto C.A.D., ossia il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 che, tuttavia, non esaurisce il suo ambito di applicazione al mondo della giustizia, dettando regole generali per tutte le amministrazioni. Oltre ad affermare il diritto dei cittadini all’uso delle tecnologie telematiche per interagire con le pubbliche amministrazioni, e sancire l’obbligo della p.a. di usare nuove tecnologie, il CAD istituisce il domicilio digitale del Cittadino (art. 3 bis) e l’INI-PEC (art. 6 bis). Ma, soprattutto, il CAD innova e disciplina la nozione di documento informatico (già prevista dal legge cd. Bassanini, n. 59/97, dal D.P.R. 445/2000 e in norme penali) agli artt. 20 e ss., della loro sottoscrizione (art. 24) delle varie ipotesi di copie e duplicati informatici di documenti analogici o informatici (23,23,23 bis), in merito alle quali rinvia a regole tecniche (art. 71) che solo di recente sono state emanate (D.P.C.M. 13.11.2014).
Sulla base del fondamentale cit. art. 4 del Decreto-legge 29 dicembre 2009 n. 193 (convertito con modificazioni nella Legge 22 febbraio 2010, n. 24) è stato poi emanato il D.M. n. 44/2011, che a sua volta ha disciplinato le basi del PCT, con le successive integrazioni e modifiche dai Decreti Ministeriali nn. 209/2012 e 48/2013. Infine, il D.l. 179/2012, come integrato e modificato dal D.l. 90/2014 e dal D.l. 123/2014, che hanno completato la disciplina e fornito le scadenze di avvio del Processo Civile Telematico in primo e secondo grado e nelle procedure esecutive. Si tratta di disposizioni che determinano una profonda riorganizzazione delle risorse al fine di rafforzare e velocizzare i tempi della Giustizia, tuttavia non ci si deve abbandonare all’idea che l’organizzazione possa sostituire le risorse, le quali – in ogni caso – devono essere costantemente assicurate in misura adeguata.
Tali obiettivi, dunque, possono essere raggiunti realmente solo se gli uffici vengono dotati di idonei e moderni strumenti tecnologici e, il personale ausiliario del giudice, sia adeguatamente formato per l’utilizzo degli strumenti informatici, prerequisiti, questi, che ad oggi non sono soddisfatti pienamente, anche a causa del mancato turnover del personale ausiliario che impedisce l’ingresso di giovani impiegati sicuramente più inclini all’uso delle nuove tecnologie.
Primo obiettivo, in chiave evolutiva, dovrebbe essere una semplificazione del software che consentirebbe certamente la riduzione della richiesta di interventi dell’assistenza ed una diminuzione della domanda formativa. Si dovrebbe inoltre completare gli applicativi riguardanti le procedure esecutive e concorsuali, con particolare riguardo al concordato preventivo in bianco.
Nel settore della volontaria giurisdizione (tutelare, successioni, e rito speciale di famiglia), un aspetto particolare, da considerare, riguarda il rispetto delle norme sulla privacy e il trattamento dei dati sensibili: tra gli altri, ad esempio, il settore tutelare nel quale vengono acquisite informazioni attinenti agli aspetti della salute (di cui è vietata la divulgazione), dello status, delle relazioni personali e del patrimonio delle persone.
Da più parti è, infine, segnalata l’inadeguatezza dei software per ciò che attiene alla mera lettura degli atti (impossibilità dell’uso di dispositivi diversi dal PC, impossibilità di lavorare direttamente sul pdf).