Source: https://www.malfettone.nu/category/sim/
Timestamp: 2020-08-09 23:31:28+00:00
Document Index: 168918569

Matched Legal Cases: ['art. 100', 'art. 73', 'art. 29', 'art 107', 'art 107', 'art 107']

Giovanni Malfettone » Sim
I Fondi di garanzia e gli obbligazionisti delle 4 banche salvate
In questi giorni è un gran parlare sulla costituzione di un nuovo Fondo che restituisca un 30% delle obbligazioni emesse dalla 4 banche (B. Marche, B. Pop. Etruria, Cassa Risp. Ferrara e Cassa Risp. Chieti) che sono state azzerate nel loro valore.
Il bello è che i politici vogliono costituire un nuovo fondo quando già esiste il Fondo di Tutela delle Vittime di Crack Finanziari istituito con la legge 266-05 (Finanziaria 2006). Ed esiste anche il Fondo Nazionale di Garanzia (Legge 415-1996) che dovrebbe rimborsare il risparmiatore in caso di fallimento e/o Amministrazione coatta amministrativa della banca, Sim, Sgr aderente all’organismo sino all’importo di 20.000 Euro. (Sul loro sito parlano ancora di 20.000 Ecu). In quest’ultimo fondo non risulta aderente Banca Marche.
La beffa per gli obbligazionisti delle 4 banche è che le disponibilità del Fondo vittime di crack finanziari è prossimo allo zero perché in tutti questi anni la classe politica ha pensato di utilizzare le risorse nei modi più creativi che nulla avevano a vedere che lo scopo istitutivo del fondo.
Del secondo Fondo credo che esista solo sulla carta perché in tutti questi anni non ho mai avuto notizia di un suo intervento.
Sarebbe ora che la classe politica iniziasse a spiegare la finalità di questi Fondi e l’utilizzo delle risorse finanziarie che dovevano trovarsi al loro interno ma spesi in modo differenti dai fini istituzionali (spese autorizzate da leggi dello Stato).
Ed ora il Governo non sa dove trovare le risorse per un minimo risarcimento a persone che non hanno alcuna colpa su quello che è accaduto, mentre chi doveva vigilare dormiva beatamente.
Tags: Banca Marche, Banca Pop. Etruria, banche, Cassa Risparmio Chieti, Cassa Risparmio Ferrara, Fondo nazionale di garanzia, fondo vittime frodi finanziarie, Governo, legge 266-05, Legge 415-1996, obbligazioni, Sgr, Sim
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Perchè non quotare in Borsa i Fondi e le Sicav?
I Fondi comuni d’investimento e le Sicav in Italia sono sottoscrivibili presso gli sportelli bancari, dai promotori finanziari ed in modo indiretto sottoscrivendo polizze assicurative.
Questi prodotti sono espressi in quote (i Fondi) ed in azioni (le Sicav). Quindi questa tipologia di prodotti potrebbero essere tranquillamente quotati presso una Borsa valori (Borsa Italiana, Eurotlx, etc.).
I vantaggi di quotazione di questi prodotti sarebbero molteplici sia per le società che li gestiscono (Sgr, Sicav) sia per gli investitori. Le Sgr e le Sicav avrebbero una platea molto ampia di potenziali sottoscrittori e non sarebbero soggetti agli umori ed alla cupidigia dei soggetti che si occupano di collocare il prodotto presso gli investitori. Gli investitori avrebbero a disposizione una molteplicità di prodotti e non solo quelli che vengono collocati dalla propria banca o dal proprio promotore finanziario. Per onore di cronaca esistono piattaforme online sulle quali è possibile acquistare migliaia di Fondi e Sicav.
Con la quotazione in Borsa di questi prodotti si elimerebbero i tempi morti sia nell’investimento che nel disinvestimento, in Borsa i gioni valuta sono 3. I costi sarebbero esclusivamente quelli praticati dagli intermediari per una qualsiasi operazione di compravendita in Borsa. Si darebbe accesso ad una moltitudine di sottoscrittori sia in Italia che all’estero. Le società di gestione sarebbero costrette ad una miglior politica sulle commissioni di gestione e di eventuali commissioni di performance.
Si aumenterebbe la possibilità di scelta per molti investitori e si creerebbe un mercato alternativo sugli investimenti monetari, obbligazionari ed azionari per l’ampiezza di scelta di prodotti.
A livello normativo non credo che ci siano problemi alla quotazione basta vedere che prodotti similari quali sono gli Etf sono negoziati esclusivamente in Borsa.
La strada per la negoziazione in Borsa di questi prodotti potrebbe essere tentata da Sgr e Sicav indipendenti dal settore bancario e/o assicurativo aprendo un nuovo canale di collocamento di Fondi comuni d’investimento e Sicav.
I costi di collocamento e di gestione sarebbero inferiori e questo aumenterebbe la performance del prodotto.
Bisogna solo aspettare se un evento del genere si verificherà.
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Tags: Assicurazioni, banche, borsa, Borsa Italiana, Etf, Eurotlx, fondi comuni di investimento, polizze vita, promotori finanziari, quotazione, Sicav
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CROWDFUNDING: SVOLGIMENTO DA PARTE DI BANCHE E SIM DELL’ATTIVITÀ DI GESTIONE DI PORTALI ONLINE – COMUNICAZIONE
Con comunicazione n. 0066128 dell’1 agosto 2013, la Commissione ha fornito chiarimenti in merito alla disciplina che regola lo svolgimento da parte delle banche e delle imprese di investimento (cosiddetti “gestori di diritto”) dell’attività di gestione dei portali on line per la raccolta di capitali per le start up innovative (“equity crowdfunding”).
Tenuto conto che l’attività di gestione di portali on line implica la prestazione di servizi di investimento, la Comunicazione evidenzia che le banche e le imprese di investimento sono chiamate ad osservare le pertinenti disposizioni dettate dal Tuf e dalla relativa disciplina di attuazione; l’applicazione delle regole di condotta potrà essere graduata in ragione dei servizi di investimento effettivamente prestati nei confronti della clientela e della tipologia di investitori.
Allo scopo di assicurare adeguata tutela ai risparmiatori e considerate, altresì, le peculiarità caratterizzanti l’attività di equity crowdfunding, la Consob ha richiamato gli intermediari sulla necessità di porre particolare attenzione ai presidi di trasparenza nella relazione con la clientela, anche avuto riguardo alla disciplina dettata dagli artt. 14, 15, 16 del Regolamento n. 18592 del 26 giugno 2013 riguardante i c.d. “gestori non di diritto”.
Nella Comunicazione viene, altresì, richiamata , l’applicabilità della disciplina speciale sulle offerte promosse attraverso i portali on line dettata dall’art. 100 ter del Tuf e dalle relative norme di attuazione.
Tags: banche, Consob, crowdfunding, Sim
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Consulenza finanziaria cosa é
La consulenza finanziaria indipendente in Italia è ancora un’attività estremamente di nicchia. Solo qualche migliaia di persone si servono di questo genere di professionisti.
La normativa primaria, cioè il Testo Unico della Finanza, la prevede ormai da molti anni, ma l’attività è svolta da meno di un migliaio di persone e aziende in tutta Italia. Per mancanza di volontà politica, non è mai partito il famoso albo previsto dalla normativa (1).
Questo sito si rivolge principalmente ai piccoli risparmiatori che hanno un capitale che non gli consente di accedere alle prestazioni di un libero professionista che lo consiglia su come meglio investire il proprio patrimonio mobiliare. In questi casi, piuttosto che finire nelle grinfie degli intermediari finanziari che propongono quasi sempre cosa conviene loro (e non cosa conviene al cliente) è molto meglio fare da soli seguendo semplici regole come quelle che abbiamo indicato nel decalogo per l’investitori non esperto.
Chiaramente questi investitori dovranno costruire portafogli molto semplici, che avranno prioritariamente l’obiettivo di preservare il capitale dall’inflazione ed ottenere piccoli rendimenti aggiuntivi. Cosa che si può fare tranquillamente con semplici titoli di stato e – per chi può / vuole dedicare più tempo ed attenzione – con un mix di ETF.
Di tanto in tanto, però, alcuni ci domandano informazioni sulla consulenza finanziaria.
Da un po’ di tempo, l’espressione consulenza finanziaria, spesso abbinata perfino – senza pudore – alla parola indipendente, viene sempre più utilizzata dagli stessi intermediari finanziari, banche e promotori finanziari.
Da un punto di vista strettamente giuridico questa cosa è corretta e lecita.
Non esiste, infatti, il servizio di consulenza finanziaria indipendente. La legge prevede solo il servizio di consulenza finanziaria che può essere svolto sia dai consulenti persone fisiche (che in questo caso sono obbligati per legge ad essere indipendenti) che dagli intermediari finanziari i quali, poiché non possono essere indipendenti, in teoria, secondo la legge, dovrebbero svolgere questo servizio nell’esclusivo interesse di clienti.
D’altra parte, la legge prescrive che gli intermediari finanziari debbano primariamente curare l’interesse del cliente in ogni servizio che svolgono, ma sappiamo tutti cosa accada nella realtà…
Da un punto di vista sostanziale invece, è ovvio che parlare di reale consulenza finanziaria, tanto più “indipendente” da parte di una banca o di una SIM è una contraddizione in termini. In un contesto di istituzioni finanziarie come quelle che abbiamo nel nostro paese, uno degli obiettivi di una reale consulenza finanziaria è quello di tutelare i clienti dalle inefficienze legate ai mille prodotti che le banche hanno interesse a collocare. Farsi fare una consulenza finanziaria da un intermediario finanziario è un po’ come farsi dare dei consigli medici dal farmacista… è molto probabile che alla fine la soluzione proposta sia quella di acquistare un qualche farmaco!
La vera consulenza, quindi, non può che essere quella realmente indipendente nella quale il cliente paga direttamente un libero professionista che non ha alcun interesse a raccomandare questo o quello strumento. L’indipendenza, però, è solo un pre-requisito e non è certamente sufficiente a fare una buona consulenza. Una soggetto indipendente può essere comunque un cialtrone o un incapace.
La scelta di un consulente finanziario indipendente, come la scelta di qualsiasi libero professionista, è molto complicata.
Come si sceglie un avvocato, un medico, un commercialista, un architetto? E’ molto, molto difficile. E’ chiaro che se il cliente avesse la capacità di valutare le competenze del professionista, probabilmente non avrebbe bisogno del professionista stesso.
Spesso si sceglie il professionista per il passa parola, ma nel caso dei consulenti finanziari indipendenti sono talmente pochi, in Italia, che non è facile avere fra le proprie conoscenze qualche cliente di un professionista con il quale vorremmo instaurare un rapporto di consulenza in ambito finanziario.
Può essere utile, allora, cercare di capire il più possibile – facendo domande specifiche – da quanto tempo questo professionista opera, che strumenti informativi utilizza per svolgere la sua attività e quale sia il suo approccio alla professione. E’ importante sapere che – come per tutte le professioni – l’attività di consulente finanziario indipendente può essere svolta in modo anche radicalmente diverso.
Restiamo nell’esempio del campo medico. Se si ha un dolore allo stomaco si può scegliere di andare da uno specialista gastroenterolo, oppure si può scegliere di andare da uno dei tanti medici alternativi come un omeopata, un agopuntore, un naturopata, ecc.
Lungi da voler affrontare in questa sede l’argomento della validità di queste terapie alternative, il punto che voglio sottolineare è che il cliente che rivolge da un gastroenterologo non può ragionevolmente aspettarsi che questo medico gli faccia una visita “olistica” né può pensare che un agopuntore gli prescriva dei farmaci.
Con la scelta del tipo di medico il cliente ha già fatto anche una scelta circa l’approccio alla cura della sua sua malattia.
Ugualmente, nel campo della consulenza finanziaria indipendente ci sono approcci anche radicalmente diversi. Ci sono consulenti che interpretano la professione principalmente come analisi finanziari. Lo scopo principale di questi consulenti è quello di trovare lo strumento migliore in quella determinata fase dei mercati.
Ci sono consulenti che interpretano professione principalmente come pianificazione finanziaria il cui scopo principale è quello di aiutare i propri clienti ad analizzare la propria situazione finanziaria ed identificare gli obiettivi finanziari e solo in un secondo momento cercare di capire quali strumenti possono aiutarli a raggiungere gli obiettivi. Solitamente i pianificatori finanziari pensano che sia impossibile prevedere i mercati finanziari e che sia molto più importante concentrarsi sull’analisi del cliente che non sull’analisi dei mercati.
Al contrario, i consulenti-analisti credono che attraverso un’analisi dei mercati finanziari sia possibile ottenere su base sistematica extra-rendimenti rispetto a quelli medi offerti dai mercati.
Ovviamente questa suddivisione non è così netta. I consulenti-analisti si informano comunque del profilo dei clienti così come i consulenti-pianificatori dedicano comunque del tempo all’analisi dei mercati perché, alla fine, comunque bisogna scegliere in cosa investire. Ma gli approcci possono essere molto diversi. Come nel caso del tipo di medico, si tratta di filosofie tendenzialmente diverse ed il cliente deve scegliere l’approccio con il quale si sente più a suo agio.
Se un cliente vuole qualcuno che gli dia delle “dritte” sui “titoli caldi”, probabilmente si troverà deluso da un consulente-pianificatore.
Se ciò che vuole è parlare della propria pensione, della scelta fra acquistare una casa o stare in affitto, di come gestire i propri soldi con tranquillità, forse troverà l’approccio del consulente-analista poco soddisfacente.
La scelta di un consulente finanziario indipendente, come quella di qualunque altro libero professionista, è certamente difficile. L’unico consiglio che possiamo dare è quello di non fermarsi al primo che capita e tanto meno di selezionarlo sulla base della vicinanza alla propria zona (tanto più che essendo così pochi, al momento, in Italia, il rischio di trovare quello non adatto non è trascurabile).
Un professionista serio non dovrebbe avere nessuna difficoltà a fare un primo colloquio informativo senza impegno ed a rispondere a domande sulla propria formazione, sugli strumenti che utilizza e sul suo approccio alla professione. E’ bene comunicare senza alcun imbarazzo al professionista che state cercando di trovare la persona giusta per voi e che avete molti dubbi e molte perplessità e che vorreste avere più informazioni possibili per sciogliere questi dubbi. Se un professionista dovesse sentirsi a disagio a rispondere con la massima trasparenza alle vostre domande, sicuramente non è la persona giusta. Dopo aver confrontato almeno due o tre professionisti si potrà fare una scelta un po’ più consapevole.
(1) Albo che, se mai partirà, farà probabilmente la fine di tutti gli altri albi italiani, ovvero sarà un piccolo potentato che servirà a distribuire qualche poltrona ed a tutelerà gli iscritti, non certo i clienti
Tags: Aduc, consulenti finanziari, promotori finanziari, Sgr, Sim
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BANCA D’ITALIA – CONSOB – ISVAP: AGGIORNATO L’ELENCO DEI CONGLOMERATI FINANZIARI
Sulla base di quanto previsto dall’Accordo di Coordinamento sottoscritto il 31 marzo 2006, la Banca d’Italia, la Consob e l’Isvap hanno aggiornato l’elenco dei conglomerati finanziari italiani, vale a dire di quei gruppi societari che svolgono attività in misura significativa sia nel settore assicurativo sia in quello bancario e/o dei servizi di investimento.
La vigilanza sui conglomerati finanziari viene esercitata con gli strumenti della vigilanza supplementare che si aggiungono a quelli utilizzati per l’esercizio delle vigilanze settoriali, al fine di monitorare in modo sistematico le interrelazioni fra le attività assicurative e bancario/finanziarie svolte da tali soggetti.
L’elenco al 31.12.2011 comprende 6 conglomerati finanziari:
Azimut: settore prevalente bancario / finanziario – Autorità coordinatrice Banca d’Italia;
Carige: settore prevalente bancario / finanziario – Autorità coordinatrice Banca d’Italia;
Generali: settore prevalente assicurativo – Autorità coordinatrice Isvap;
Intesa Sanpaolo: settore prevalente bancario / finanziario – Autorità coordinatrice Banca d’Italia;
Mediolanum: settore prevalente bancario – Autorità coordinatrice Isvap;
Unipol: settore prevalente assicurativo – Autorità coordinatrice Isvap.
Non si registrano quindi variazioni rispetto all’esercizio dello scorso anno.
La lista aggiornata dei conglomerati identificati al 31.12.2011 è reperibile presso i siti internet di Banca d’Italia, Consob e Isvap.
Tags: Assicurazioni, Banca d'Italia, banche, Consob, Isvap, Sim
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Tassazione Fondi comuni d’investimento dal 1 gennaio 2012
8. Fondi comuni di investimento
L’unificazione al 20 per cento dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria incide sia sul regime tributario degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) sia sul regime di tassazione dei partecipanti.
Le modifiche relative al regime di tassazione degli OICR riguardano esclusivamente gli OICR di cui all’articolo 73, comma 5-quinquies, del TUIR, ossia gli OICR istituiti in Italia (diversi dai fondi immobiliari) e i fondi con sede in Lussemburgo già autorizzati al collocamento in Italia di cui all’articolo 11-bis del decreto legge n. 512 del 1983 (cosiddetti “fondi lussemburghesi storici”).
Relativamente al regime di tassazione dei partecipanti, sono state apportate importanti modifiche all’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 che prevede l’applicazione di una ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR di diritto italiano (diversi dai fondi immobiliari) e a fondi lussemburghesi storici e all’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77, concernente il regime di tassazione dei redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) di diritto estero.
Nessuna modifica di rilievo è stata invece apportata al regime di tassazione dei fondi immobiliari di cui all’articolo 6 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410 (il comma 20 dell’articolo 2 del decreto prevede infatti solo una modifica di coordinamento), nonché al regime di tassazione dei redditi di capitale dei partecipanti di cui all’articolo 7 del medesimo decreto legge n. 351 del 2001 considerato che, già a decorrere dal 25 giugno 2008, sui predetti redditi è prevista l’applicazione della ritenuta nella misura del 20 per cento.
Al riguardo, si rileva che con l’unificazione dell’aliquota al 20 per cento il regime transitorio di cui all’articolo 82, comma 21-bis, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, deve ritenersi superato e, pertanto, la ritenuta del 20 per cento deve essere applicata anche sui proventi realizzati in sede di rimborso delle quote dei fondi immobiliari e riferibili ad importi maturati prima del 25 giugno 2008.
Per quanto attiene invece ai redditi diversi di natura finanziaria realizzati in sede di cessione o rimborso delle quote di partecipazione ai fondi immobiliari ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, a decorrere dal 1° gennaio 2012 detti redditi sono soggetti all’applicazione dell’imposta sostitutiva nella misura del 20 per cento secondo il regime di tassazione scelto dal contribuente ai fini della relativa tassazione (regime della dichiarazione, del risparmio amministrato ovvero del risparmio gestito ai sensi, rispettivamente, degli articoli 5, 6 e 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997).
Con riferimento alla disciplina fiscale applicabile ai fondi immobiliari si rinvia a quanto di recente precisato nella circolare n. 2/E del 15 febbraio 2012.
Inoltre, come già anticipato nel paragrafo “Altri strumenti e regimi per i quali opera l’esclusione”, l’aumento dell’aliquota al 20 per cento non incide sul regime di tassazione delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, costituite nella forma di fondo pensione ovvero mediante contratto di assicurazione, i cui rendimenti netti maturati continuano, pertanto, ad essere assoggettati ad imposizione nella misura dell’11 per cento.
8.1 Il regime di tassazione degli OICR di diritto italiano
Come noto, a decorrere dal 1° luglio 2011, il regime di tassazione degli OICR istituiti in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e dei fondi lussemburghesi storici è disciplinato dal comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR introdotto dall’articolo 2, comma 62, del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.
Il suddetto comma 5-quinquies, come risulta a seguito delle ultime modifiche apportate dall’articolo 96, comma 1, lettera c), del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, stabilisce che i redditi dei suddetti organismi di investimento “sono esenti dalle imposte sui redditi purché il fondo o il soggetto incaricato della gestione sia sottoposto a forme di vigilanza prudenziale”.
In particolare, come precisato nella circolare n. 33/E del 15 luglio 2011, il regime di esenzione previsto per gli organismi di investimento in commento si applica esclusivamente agli organismi che siano dotati dei requisiti richiesti dalla normativa civilistica affinché possa configurarsi una forma di gestione collettiva del risparmio.
Pertanto, qualora un organismo di investimento non possieda i requisiti previsti dalla normativa civilistica, allo stesso non si applicherà la disciplina fiscale prevista per gli organismi di investimento collettivo del risparmio di cui all’art. 73, comma 5-quinquies, del TUIR, ma si renderanno applicabili le disposizioni ordinarie in materia di imposta sul reddito delle società (IRES).
Al riguardo, si rileva che l’articolo 96, comma 1, lettera a), del decreto legge n. 1 del 2012 ha sostituito la lettera c) dell’articolo 73, comma 1, del TUIR, includendo tra i soggetti passivi dell’IRES anche gli OICR residenti in Italia. Con la successiva lettera b) è stato invece integrato il comma 3 dell’articolo 73 del TUIR, stabilendo che si considerano altresì residenti nel territorio dello Stato gli OICR istituiti in Italia.
Da un punto di vista puramente tributario, ciò significa che agli OICR istituiti in Italia è attribuita, in via generale, la natura di soggetti residenti in Italia e ciò anche nell’ipotesi in cui trovi applicazione il regime di esenzione dall’IRES disposto dall’articolo 73, comma 5-quinquies, del TUIR.
Ne consegue che, con riferimento ai redditi provenienti da Stati con i quali è in vigore una Convenzione per evitare le doppie imposizioni e percepiti da OICR istituiti in Italia, agli stessi è applicabile il trattamento previsto da tali trattati bilaterali.
Pertanto, anche nella vigenza del nuovo regime di imposizione degli organismi di investimento, gli Uffici finanziari sono tenuti a rilasciare – su richiesta della società di gestione del risparmio (SGR) o delle società di investimento a capitale variabile (SICAV) – i certificati di residenza per l’applicazione delle Convenzioni relativamente agli OICR istituiti in Italia.
Tuttavia, le Autorità estere potrebbero subordinare il riconoscimento del trattamento convenzionale agli OICR italiani al riconoscimento dello stesso trattamento agli omologhi prodotti di diritto estero che, come precisato dal nuovo comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR, siano soggetti a forme di vigilanza prudenziale. Il requisito della vigilanza, al pari di quanto previsto per gli OICR italiani, deve sussistere in capo all’organismo di investimento ovvero sul soggetto gestore.
Come evidenziato nella circolare n. 33/E del 2011, tenuto conto di quanto stabilito dal citato comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR e dalle altre disposizioni riguardanti l’applicazione, da parte degli intermediari, delle ritenute alla fonte o delle imposte sostitutive sui redditi di capitale, nei confronti degli organismi di investimento in parola il prelievo risultava sostanzialmente limitato ai redditi di capitale soggetti a ritenuta nella misura del 27 per cento (ad esempio, interessi e altri proventi da depositi, interessi e altri proventi dei titoli atipici e delle obbligazioni con scadenza inferiore a 18 mesi) nonché ai proventi che, pur assoggettati alla ritenuta del 12,50 per cento, subivano detta ritenuta in modo indifferenziato da parte dell’emittente (ad esempio, interessi e altri proventi delle obbligazioni emesse da società non quotate, proventi delle cambiali finanziarie).
Il citato comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR è stato integralmente sostituto prima dall’articolo 2, comma 15, lettera b), del decreto e successivamente dall’articolo 96, comma 1, lettera c), del decreto legge n. 1 del 2012.
In particolare, per effetto delle modifiche apportate dall’articolo 2, comma 15, lettera b), del decreto, a decorrere dal 1° gennaio 2012, è stato eliminato il riferimento all’imposta sostitutiva del 27 per cento di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 239 del 1996 (sugli interessi ed altri proventi delle obbligazioni emesse da soggetti non residenti aventi scadenza inferiore a 18 mesi), nonché alla ritenuta sugli interessi e altri proventi dei conti correnti bancari di cui all’articolo 26, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 che sarà, pertanto, sempre disapplicata indipendentemente dalla percentuale (superiore o meno al 5 per cento) della giacenza media annua rispetto all’attivo medio gestito. La disapplicazione della ritenuta del 27 per cento sui proventi dei conti correnti bancari era prevista nel caso di giacenza media annua non superiore al 5 per cento dell’attivo medio gestito e trovava ragione nel fatto che nella fattispecie il conto corrente bancario rappresenta un mezzo necessario per eseguire le operazioni di gestione e, quindi, a detti conti non si poteva attribuire la funzione di un normale strumento d’investimento finanziario di liquidità se la giacenza delle somme era contenuta nei ristretti margini quantitativi previsti dalla disposizione. Tuttavia, nel caso in cui questa condizione non era rispettata, la ritenuta del 27 per cento doveva essere applicata anche sugli interessi riferibili alla percentuale del 5 per cento.
Peraltro, il comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR, per effetto delle modifiche apportate dall’articolo 2, comma 15, lettera b), del decreto, prevede la disapplicazione della ritenuta, oltre che sugli interessi e altri proventi dei conti correnti, anche sui depositi bancari di cui al comma 2 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973. Tale disposizione si rende applicabile agli interessi e altri proventi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012 (cfr. art. 29, comma 2, lettera a), del decreto legge n. 216 del 2011).
Inoltre, l’articolo 96, comma 1, lettera c), del decreto legge n. 1 del 2012 ha altresì previsto la disapplicazione della ritenuta sugli interessi e altri proventi dei conti correnti e depositi bancari esteri di cui al comma 3 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973. Al riguardo la disapplicazione della suddetta ritenuta opera con riferimento agli interessi e altri proventi maturati dall’organismo di investimento a decorrere dalla data di entrata del decreto legge n. 1 del 2012, ossia a decorrere dal 24 gennaio 2012.
Si rileva inoltre, che a seguito delle modifiche apportate alle altre disposizioni in materia di applicazione delle ritenute o imposte sostitutive, dal 1° gennaio 2012, gli OICR italiani (diversi dai fondi immobiliari) e i fondi lussemburghesi storici non subiranno più l’applicazione della ritenuta sugli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi, a decorrere dal 1° gennaio 2012, dai cosiddetti “grandi emittenti” residenti con scadenza inferiore a 18 mesi di cui all’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973 (i suddetti titoli, emessi dal 1° gennaio 2012, rientrano infatti nell’ambito di applicazione del decreto legislativo n. 239 del 1996).
Per quanto concerne i redditi diversi si deve tener presente che, essendo gli organismi in parola esenti dall’IRES, le plusvalenze e le minusvalenze di cui all’articolo 67 del TUIR sono percepiti al lordo di ogni onere impositivo. Lo stesso dicasi per le altre categorie di reddito indicate nell’articolo 6 del TUIR eventualmente percepite dall’organismo d’investimento.
Di seguito si riporta l’elenco dei redditi di capitale in relazione ai quali gli organismi di investimento non subiscono alcuna ritenuta o imposta sostitutiva e quelli per i quali invece continuano a subire le ritenute alla fonte a titolo d’imposta.
8.2 Ritenute non applicabili nei confronti degli OICR
In base alla nuova formulazione del comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR, nei confronti degli OICR non si applicano:
la ritenuta prevista dall’articolo 26, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi e gli altri proventi dei conti correnti e depositi bancari anche se rappresentati da certificati presso banche italiane;
la ritenuta sugli interessi e altri proventi dei conti correnti e depositi esteri, compresi i certificati di deposito, emessi da soggetti non residenti, di cui all’articolo 26, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973;
la ritenuta prevista dal comma 3-bis dell’articolo 26 del citato D.P.R. n. 600 del 1973 sui proventi delle operazioni di riporto, pronti contro termine e di mutuo di titoli garantito di cui all’articolo 44, comma 1, lettere g-bis) e g-ter), del TUIR, a prescindere dal titolo sottostante;
la ritenuta di cui al comma 5 dell’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 sui redditi di capitale diversi da quelli indicati nei commi da 1 a 4 del medesimo articolo e diversi da quelli per i quali sia prevista l’applicazione di altra ritenuta alla fonte o di imposte sostitutive delle imposte sui redditi;
la ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad altri OICR italiani e lussemburghesi storici di cui all’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973;
la ritenuta sui proventi derivanti dalla partecipazione agli OICVM di diritto estero di cui all’articolo 10-ter della legge n. 77 del 1983.
Inoltre, tenuto conto di quanto stabilito dalle altre disposizioni riguardanti l’applicazione delle ritenute alla fonte o delle imposte sostitutive sui redditi di capitale, come risultano anche a seguito delle modifiche apportate dall’articolo 2 del decreto, oltre alle ritenute sopra elencate, agli OICR non si applicano:
l’imposta sostitutiva sugli interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni pubbliche e private di cui al decreto legislativo n. 239 del 1996 a prescindere dalla scadenza del titolo (gli organismi di investimento non rientrano fra i soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 2 dello stesso decreto legislativo ai quali la predetta imposta sostitutiva si applica – cosiddetti soggetti “nettisti”);
la ritenuta sugli utili in qualunque forma corrisposti ai soci di società ed enti, residenti e non, prevista dall’articolo 27 del D.P.R. n. 600 del 1973 dal momento che le ritenute dei commi 1 e 4 sono applicabili esclusivamente nei confronti di persone fisiche e dei soggetti esenti da IRES;
l’imposta sostitutiva sugli utili derivanti dalle azioni e dagli strumenti finanziari immessi nel sistema di deposito accentrato gestito dalla Monte Titoli S.p.A. di cui all’articolo 27-ter del D.P.R. n. 600 del 1973; tale imposta sostitutiva è, infatti applicata nella stessa misura e con le stesse modalità previste dall’articolo 27 del medesimo decreto;
la ritenuta sui proventi di cui all’articolo 44 del TUIR derivanti da partecipazione a fondi comuni d’investimento immobiliare di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto legge n. 351 del 2001. La non applicazione di tale ritenuta nei confronti degli organismi d’investimento collettivo del risparmio istituiti in Italia è disposta dal comma 2 dell’articolo 7 del predetto decreto
legge n. 351 del 2001;
la ritenuta sugli utili distribuiti da società di investimento immobiliare quotate e non quotate (SIIQ e SIINQ) ai sensi dell’articolo 1, comma 134, della legge n. 296 del 2006. Pertanto, per i redditi di capitale sopra elencati, l’organismo di investimento non subisce alcuna ritenuta o imposta sostitutiva da parte dei soggetti che li corrispondono o che intervengono nella loro riscossione e detti redditi sono percepiti dal fondo al lordo dell’imposta.
8.3 Ritenute applicabili nei confronti degli OICR
In mancanza di norme che sanciscano espressamente una deroga al sistema generale in tema di prelievo alla fonte sui redditi di capitale, i soggetti residenti che erogano detti redditi agli OICR devono applicare, ricorrendone le condizioni di carattere soggettivo, il prelievo alla fonte previsto dalle singole disposizioni fiscali.
In generale, nei confronti degli OICR si applicano:
la ritenuta sugli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi da soggetti diversi dai cosiddetti “grandi emittenti” prevista dall’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973, nonché la ritenuta sugli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari di durata non superiore a 18 mesi emessi, fino al 31 dicembre 2011, dai cosiddetti “grandi emittenti”;
la ritenuta sui proventi delle accettazioni bancarie di cui all’articolo 1 del decreto legge 2 ottobre 1981, n. 546, convertito dalla legge 1° dicembre 1981, n. 692;
la ritenuta sui proventi delle cambiali finanziarie di cui all’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973;
la ritenuta sui proventi dei titoli atipici nei casi previsti dagli articoli 5 e 8 del decreto legge n. 512 del 1983.
In questi casi rileva la disposizione contenuta nel secondo periodo del comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR, secondo cui le ritenute operate sui redditi di capitale si intendono applicate a titolo d’imposta.
8.4 Decorrenza e transitorio
Secondo quanto stabilito dall’articolo 2, comma 24, del decreto le modifiche apportate al comma 5-quinquies dell’articolo 73 del TUIR e alle altre disposizioni riguardanti l’applicazione delle ritenute alla fonte o delle imposte sostitutive sui redditi di capitale, “esplicano effetto a decorrere dal 1° gennaio 2012”. Tuttavia, tenuto conto delle disposizioni di carattere transitorio di cui ai commi da 9 a 11 dell’articolo 2 del decreto e delle relative disposizioni di attuazione emanate ai sensi del comma 26 del medesimo articolo 2 (cfr. decreto conto unico) nonché delle disposizioni di cui all’articolo 29, commi 2 e 3, del decreto legge n. 216 del 2011, si rileva che nei confronti degli OICR trova applicazione:
l’imposta sostitutiva del 27 per cento di cui all’articolo 2 del decreto legislativo n. 239 del 1996 sugli interessi, premi e altri proventi delle obbligazioni emesse da soggetti non residenti aventi scadenza inferiore a 18 mesi maturati fino al 31 dicembre 2011;
la ritenuta del 27 per cento di cui all’articolo 26, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi e altri proventi dei conti correnti bancari maturati fino al 31 dicembre 2011, qualora la giacenza media annua sia superiore al 5 per cento dell’attivo medio gestito;
la ritenuta del 27 per cento di cui all’articolo 26, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi e altri proventi dei depositi bancari, anche se rappresentati da certificati, presso banche italiane maturati fino al 31 dicembre 2011;
la ritenuta del 27 per cento di cui all’articolo 26, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi e altri proventi dei conti correnti e depositi bancari esteri, compresi i certificati di deposito, maturati fino al 31 dicembre 2011 (ovvero del 20 per cento sui proventi maturati a decorrere dal 1° gennaio al 24 gennaio 2012);
la ritenuta del 27 per cento di cui all’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973 sugli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi fino al 31 dicembre 2011 dai “grandi emittenti” residenti con scadenza inferiore a 18 mesi;
la ritenuta del 27 per cento di cui all’articolo 26, comma 3-bis, del D.P.R. n. 600 del 1973 sui proventi delle operazioni di riporto, pronti contro termine e di mutuo di titoli garantito di cui all’articolo 44, comma 1, lettere g-bis) e g-ter), del TUIR divenuti esigibili entro il 31 dicembre 2011 ed aventi ad oggetto titoli per i quali, sulla base della normativa in vigore fino al 31 dicembre 2011, era prevista una tassazione con aliquota nella misura del 27 per cento. Al riguardo si rileva che, sebbene ai sensi dell’articolo 29, comma 2, lettera b), del decreto legge n. 216 del 2011 sui proventi delle operazioni di pronti contro termine stipulati anteriormente al 1° gennaio 2012 di durata non superiore a 12 mesi e aventi ad oggetto obbligazioni e titoli similari di cui al decreto legislativo n. 239 del 1996 continua ad applicarsi il regime vigente alla data della stipula dell’operazione, nei confronti degli organismi di investimento, a decorrere dal 1° gennaio 2012, la suddetta ritenuta risulta sempre disapplicata ai sensi della nuova formulazione dell’articolo 73, comma 5-quinquies, del TUIR.
Con riferimento ai proventi per i quali, come già evidenziato, gli OICR continuano a subire il prelievo alla fonte, si rileva che: sugli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi da soggetti diversi dai cosiddetti “grandi emittenti” e delle obbligazioni con durata inferiore a 18 mesi emesse dai “grandi emittenti” fino al 31 dicembre 2011 la ritenuta prevista dall’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973 è applicata nella misura del 20 per cento sui proventi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012 (sugli interessi e altri proventi maturati fino al 31 dicembre 2011 trova applicazione la ritenuta del 12,50 o del 27 per cento a seconda del ricorrere delle condizioni stabilite dall’articolo 26 del D.P.R. n.600 del 1973 nella sua previgente formulazione); sui proventi delle accettazioni bancarie di cui all’articolo 1 del decreto legge n. 546 del 1981 la ritenuta del 20 per cento è applicata sui proventi divenuti esigibili a decorrere dal 1° gennaio 2012 (sui proventi divenuti esigibili entro il 31 dicembre 2011, la ritenuta è applicata nella misura del 27 per cento).
sui proventi delle cambiali finanziarie la ritenuta di cui all’articolo 26, comma 1, del D.P.R. n. 600 del 1973 è applicata nella misura del 20 per cento sui proventi maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012 (sui proventi maturati fino al 31 dicembre 2011 trova applicazione la ritenuta del 12,50 o del 27 per cento a seconda del ricorrere delle condizioni stabilite dall’articolo 26 del D.P.R. n. 600 del 1973 nella sua previgente formulazione);
sui proventi dei titoli atipici di cui agli articoli 5 e 8 del decreto legge n. 512 del 1983, la ritenuta del 20 per cento è applicata sui proventi divenuti esigibili a decorrere dal 1° gennaio 2012 (sui proventi divenuti esigibili entro il 31 dicembre 2011, la ritenuta è applicata nella misura del 27 per cento).
Per quanto attiene ai risultati negativi di gestione accumulati dagli organismi di investimento per effetto del regime di tassazione vigente fino al 30 giugno 2011 (cfr. citata circolare n. 33/E del 2011), si evidenzia che il passaggio all’aliquota del 20 per cento non ha alcuna incidenza sull’importo del risparmio d’imposta rilevato nei prospetti contabili degli organismi di investimento in quanto l’ammontare dello stesso, determinato con riferimento alla situazione esistente al 30 giugno 2011, rappresenta il 12,50 per cento dell’ammontare dei risultati negativi conseguiti.
Tuttavia, nel caso in cui alla cessazione dell’organismo di investimento i risultati negativi non siano stati utilizzati in compensazione con i redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento soggetti a ritenuta di cui all’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973, l’importo della minusvalenza riconosciuto ai partecipanti in proporzione alle quote o azioni possedute ai sensi dell’articolo 2, comma 72, del decreto legge n. 225 del 2010 deve essere ridotta ad un importo pari al 62,50 per cento del relativo ammontare. In buona sostanza, le minusvalenze corrispondenti ai risultati negativi dell’organismo di investimento non utilizzati in compensazione risultanti alla data di cessazione dell’organismo di investimento medesimo possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi di natura finanziaria realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2012 per una quota pari al 62,50 per cento del loro ammontare ai sensi dell’articolo 68, comma 5, del TUIR e degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997 entro il quarto periodo d’imposta successivo a quello della data di cessazione dell’organismo di investimento.
A tal fine, si ricorda che la SGR, la SICAV o il soggetto incaricato del collocamento delle quote o azioni di fondi lussemburghesi storici rilasciano a ciascun partecipante apposita certificazione dalla quale risulti l’importo della
minusvalenza spettante, senza indicazione della data di maturazione del risultato negativo in capo all’organismo di investimento.
Circa le operazioni di compensazione dei risultati negativi accumulati con i redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento soggetti a ritenuta di cui all’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973,
sebbene il comma 71 del citato articolo 2 del decreto legge n. 225 del 2010 stabilisca che la SGR, la SICAV o il soggetto incaricato del collocamento delle quote o azioni di fondi lussemburghesi storici accreditano al fondo o al comparto al quale è imputabile il risultato negativo di gestione compensato “un importo pari al 12,50 per cento del relativo ammontare”, con l’aumento dell’aliquota al 20 per cento della ritenuta di cui al citato articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 al fondo o al comparto potrà essere accreditato un importo pari al 20 per cento dell’ammontare dei redditi soggetti a tale ritenuta nei limiti, ovviamente, dell’importo del risparmio d’imposta residuo rilevato nei prospetti contabili del fondo o comparto medesimo.
8.5 Il regime di tassazione dei partecipanti agli organismi di investimento di diritto italiano ed estero
In base a quanto disposto dall’articolo 2, commi 6 e 9, del decreto, a decorrere dal 1° gennaio 2012, anche le ritenute e le imposte sostitutive sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento di diritto italiano ed estero saranno applicate nella misura del 20 per cento.
In termini più specifici, a decorrere dalla predetta data, la ritenuta del 12,50 per cento di cui all’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 e quella prevista dall’articolo 10-ter della legge n. 77 del 1983, con riferimento ai redditi di capitale derivanti, rispettivamente, dalla partecipazione ad OICR italiani (diversi dai fondi immobiliari) e a fondi lussemburghesi storici e dalla partecipazione ad OICVM di diritto estero è applicata nella misura del 20 per cento.
Peraltro, a seguito delle modifiche apportate con i commi 13, lettera b), e 14 dell’articolo 2 del decreto ai citati articoli 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 e 10-ter della legge n. 77 del 1983, è previsto che i redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani (diversi dai fondi immobiliari), a fondi lussemburghesi storici e ad OICVM armonizzati e non armonizzati assoggettati a forme di vigilanza situati negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) inclusi nella “white list”, sono determinati al netto di una quota dei proventi riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri.
Ed infatti, la deroga all’applicazione dell’aliquota del 20 per cento prevista dal comma 7 dell’articolo 2 del decreto per i redditi derivanti da titoli pubblici italiani ed esteri trova applicazione anche qualora l’investimento sia effettuato indirettamente per il tramite dei predetti organismi di investimento.
In sostanza, anziché due differenti aliquote (del 20 per cento e 12,50 per cento), è stata prevista l’applicazione della sola aliquota del 20 per cento su una base imponibile che dovrà essere ridotta di una quota dei proventi imputabili ai titoli pubblici italiani ed esteri, al fine di evitare una penalizzazione per le forme di investimento indiretto rispetto a quelle dirette, relativamente alla previsione della minore aliquota (12,50 per cento) rispetto alla nuova (20 per cento) sugli interessi dei titoli pubblici italiani ed esteri.
Il criterio di individuazione della predetta quota è stato stabilito con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 13 dicembre 2011 concernente la “Determinazione della quota dei proventi e di redditi derivanti rispettivamente dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio e dai contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione riferibili alle obbligazioni ed altri titoli pubblici” (di seguito decreto determinazione quota titoli pubblici) le cui previsioni sono oggetto di commento nel successivo paragrafo.
Per quanto attiene ai redditi diversi derivanti dalla partecipazione agli organismi di investimento in parola realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2012, detti redditi sono soggetti all’applicazione dell’imposta sostitutiva nella misura del 20 per cento secondo il regime di tassazione scelto dal contribuente ai fini della relativa tassazione (regime della dichiarazione, del risparmio amministrato ovvero del risparmio gestito ai sensi, rispettivamente, degli articoli 5, 6 e 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997).
Con riferimento alle minusvalenze realizzate alla data del 31 dicembre 2011, l’articolo 2, comma 28, del decreto stabilisce che queste possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del TUIR conseguiti successivamente, per una quota pari al 62,50 per cento del loro ammontare nei limiti temporali dei quattro periodi d’imposta previsti dagli articoli 68, comma 5, del TUIR e 6, comma 5, del decreto legislativo n. 461 del 1997. Ciò al fine di evitare che le minusvalenze realizzate in vigenza del regime di tassazione con aliquota del 12,50 per cento possano essere utilizzate per compensare plusvalenze e altri redditi diversi di natura finanziaria assoggettati ad imposta sostitutiva del 20 per cento.
8.5.1 Determinazione della quota dei proventi riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri
Con il decreto determinazione quota titoli pubblici sono state stabilite le modalità di individuazione della quota dei proventi derivanti dalla partecipazione ad OICR italiani (diversi dai fondi immobiliari), a fondi lussemburghesi storici e ad OICVM armonizzati e non armonizzati assoggettati a forme di vigilanza situati negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) inclusi nella “white list”, che si considerano riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri.
L’articolo 1, commi 1 e 2, del citato decreto ministeriale prevede, a tal fine, un criterio forfetario di tipo patrimoniale. In particolare, sulla base delle citate disposizioni la quota dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento riferibile ai titoli pubblici italiani ed esteri è determinata in proporzione alla percentuale media dell’attivo degli organismi di investimento investita direttamente, o indirettamente, per il tramite di altri organismi di investimento, nei titoli medesimi.
Si tratta di un criterio che rileva esclusivamente l’ammontare dell’attivo investito nei titoli pubblici italiani ed esteri, a prescindere dalla effettiva redditività dei titoli medesimi.
Più specificamente, il comma 3 dell’articolo 1 del decreto ministeriale stabilisce che la percentuale media è rilevata sulla base degli ultimi due prospetti, semestrali o annuali, redatti entro il semestre solare anteriore alla data di distribuzione dei proventi, di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni, ovvero, nel caso in cui entro il predetto semestre ne sia stato redatto uno solo, sulla base di tale prospetto. La medesima disposizione prevede inoltre che, in caso di fusione, la percentuale media è determinata sulla base della somma dei valori risultanti dagli ultimi due prospetti redatti dagli organismi di investimento oggetto dell’operazione.
In altri termini, come precisato anche nella relazione illustrativa “… la percentuale media varia ogni semestre solare ed è calcolata utilizzando i due prospetti contabili più recenti tenuto conto dei tempi di approvazione e di diffusione degli stessi”. Ciò significa che, in linea generale, per i fondi che redigono prospetti semestrali e annuali, ai fini del calcolo della percentuale media deve essere utilizzata l’ultima relazione semestrale e l’ultimo rendiconto annuale o bilancio d’esercizio approvati e diffusi entro il semestre solare anteriore alla data di distribuzione dei proventi, di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni.
Per i fondi che invece redigono solo un prospetto annuale, la percentuale media è rilevata sulla base degli ultimi due rendiconti annuali o gli ultimi due bilanci d’esercizio approvati e diffusi entro il semestre solare anteriore alla data di distribuzione dei proventi, di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni.
La percentuale deve essere calcolata con riferimento a ciascun fondo o comparto, non rilevando eventuali classi di quote o azioni.
Pertanto, nel caso di fondi che redigono, ad esempio, prospetti semestrali e annuali con periodo contabile coincidente con l’anno solare, ai fini della tassazione dei proventi periodici distribuiti nel corso del primo semestre 2012 ovvero di quelli conseguiti per effetto di operazioni di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni effettuate nel medesimo semestre, si deve tener conto della percentuale media determinata assumendo i valori evidenziati nella relazione semestrale del 30 giugno 2011 e nel rendiconto annuale del 31 dicembre 2010. Con riferimento ai redditi di capitale conseguiti nel corso del secondo semestre 2012 rileva invece la percentuale media determinata assumendo i valori indicati nella relazione semestrale del 30 giugno 2011 e nel rendiconto annuale del 31 dicembre 2011.
Nel caso di fondi di nuova istituzione, se risulta redatto un solo prospetto, la percentuale è determinata sulla base di tale prospetto; qualora invece non sia stato redatto alcun prospetto, i proventi derivanti dalla partecipazione a tali fondi saranno soggetti alla ritenuta del 20 per cento per il loro intero ammontare.
In caso di fusione tra fondi, come precisato dalla norma, la percentuale media è calcolata sulla base della somma dei valori risultanti dagli ultimi due prospetti contabili redatti dai fondi interessati dall’operazione di fusione e, in assenza di una specifica previsione, si deve ritenere che la percentuale media così determinata debba essere applicata ai fini della tassazione dei proventi conseguiti dai partecipanti, a decorrere dalla data di efficacia dell’operazione di fusione medesima.
Ai fini del calcolo della percentuale media rileva anche l’investimento in titoli pubblici italiani ed esteri effettuato indirettamente per il tramite di altri organismi di investimento (cosiddetti “fondi target”). In tal caso, ai fini della determinazione della percentuale media del fondo, assume rilievo anche il valore delle quote o azioni detenute nel fondo target, ma nei limiti dell’importo determinato applicando su tale valore la percentuale media del fondo target da utilizzare nel semestre di riferimento del prospetto contabile del fondo.
A titolo di esempio, si supponga che il valore delle quote o azioni del fondo B detenute dal fondo A al 30 giugno 2012 sia pari a 250 e che la percentuale media del fondo B applicabile nel primo semestre 2012 sia pari al 35 per cento. Ai fini della determinazione della percentuale di investimento in titoli pubblici italiani ed esteri del fondo A, il valore delle quote o azioni del fondo B detenute dal fondo A rileverà per un importo pari a 87,50.
Tenuto conto delle modalità applicative stabilite dal decreto in commento e al fine di evitare di applicare percentuali medie determinate sulla base di prospetti contabili risalenti nel tempo si ritiene che, in fase di prima applicazione, ai fini della determinazione dell’importo del valore delle quote o azioni detenute nel fondo target da assumere per il calcolo della percentuale media risultante negli ultimi due prospetti contabili relativi a periodi anteriori al 1° gennaio 2012, debbano essere utilizzate le percentuali degli investimenti in titoli pubblici italiani ed esteri rilevate dal fondo target rispettivamente negli ultimi due prospetti contabili.
La percentuale media, secondo quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 1 del decreto in commento, si applica anche ai fini della determinazione delle perdite derivanti dalla partecipazione agli organismi di investimento collettivo del risparmio (ossia alle perdite direttamente riferibili al decremento di patrimonio rilevato in capo all’organismo di investimento).
La parte di provento riferibile ai titoli pubblici italiani ed esteri così individuato, in base a quanto disposto dal comma 5 dell’articolo 1 del decreto in commento, è soggetta a ritenuta del 20 per cento di cui al comma 3 dell’articolo 26-quinquies del D.P.R. n. 600 del 1973 e di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 10-ter della legge n. 77 del 1983 nel limite del 62,50 per cento del relativo ammontare. Di converso, le perdite che si considerano riferibili ai predetti titoli possono essere portate in deduzione dalla plusvalenze e dagli altri redditi diversi di natura finanziaria di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del TUIR per una quota pari al 62,50 per cento.
In altri termini, la ritenuta del 20 per cento si applica sui proventi derivanti dalla partecipazione agli organismi di investimento in commento, al netto del 37,50 per cento dei proventi riferibili alle obbligazioni e agli altri titoli pubblici italiani ed esteri. Le perdite riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi per un importo ridotto del 37,50 cento del loro ammontare.
A titolo esemplificativo, si supponga che un partecipante ad un organismo di investimento consegua attraverso il rimborso delle quote avvenuto nel corso del primo semestre 2012 un reddito di capitale per un importo pari a 300 e che la percentuale media di investimento in titoli pubblici italiani ed esteri dell’organismo di investimento rilevante per il primo semestre 2012 sia pari a 26,50 per cento. La quota del provento derivante dall’operazione di rimborso riferibile a titoli pubblici italiani ed esteri è pari a 79,50 (ossia pari a 300 x 0,265). La base imponibile su cui applicare la ritenuta del 20 per cento sui titoli pubblici sarà, quindi, pari a 49,69 (ossia 79,50 – (79,50 x 0.375)) e, complessivamente, pari a 270,19 (ossia 300 – (79,50 x 0,375)).
Preme rilevare che le plusvalenze e le minusvalenze realizzate attraverso la cessione o il rimborso (o liquidazione) delle quote o azioni acquistate e/o cedute a prezzi diversi da quelli risultanti dai prospetti periodici rilevano per il loro intero ammontare.
Ai fini della tassazione dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento italiani ed esteri è importante, quindi, che vengano fornite le informazioni utili circa la percentuale media applicabile in ciascun semestre solare. Il decreto non prevede tuttavia specifiche modalità di diffusione delle informazioni da parte dell’organismo di investimento. Al riguardo, possono, pertanto, considerarsi valide (e tra loro alternative) la comunicazione attraverso i prospetti contabili dell’organismo di investimento, il sito internet del fondo/SGR (o della SICAV) o una comunicazione ad hoc dell’organismo di investimento ovvero la comunicazione attraverso il sito internet o altri canali informativi di soggetti terzi (ad esempio, information providers, Borsa Italiana, ecc.).
In mancanza di comunicazione da parte della SGR (ovvero della SICAV), la percentuale media di investimento in titoli pubblici italiani ed esteri si considera pari a zero.
I suddetti criteri di determinazione ed imputazione dei proventi riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri, come puntualizzato nel comma 6 dell’articolo 1 del decreto in commento, trovano applicazione anche con riferimento alle quote o azioni degli organismi di investimento detenute nell’ambito di gestioni individuali di portafoglio con opzione per l’applicazione del regime del risparmio gestito di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997. Ciò significa, quindi, che i proventi e le perdite derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento riferibili ai titoli pubblici italiani ed esteri concorrono alla formazione del risultato maturato della gestione nei limiti del 62,50 per cento del relativo ammontare.
8.5.2 Decorrenza e transitorio
Le ritenute e le imposte sostitutive sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria derivanti dalla partecipazione ad OICR di diritto italiano (diversi dai fondi immobiliari), a fondi lussemburghesi storici e ad OICVM di diritto estero sono applicate, a decorrere dal 1° gennaio 2012, nella misura del 20 per cento.
In assenza di una specifica previsione normativa che definisca il regime transitorio di tassazione dei redditi in commento, deve ritenersi applicabile la disposizione di carattere generale di cui al comma 9 dell’articolo 2 del decreto in base alla quale l’aliquota del 20 per cento trova applicazione con riferimento “agli interessi, ai premi e ad ogni altro provento di cui all’articolo 44 del TUIR, divenuti esigibili e ai redditi diversi di natura finanziaria realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2012”.
Orbene, considerato che dalle operazioni di cessione, rimborso (o liquidazione) di quote o azioni di organismi di investimento possono essere conseguiti sia redditi di capitale di cui all’articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR sia redditi diversi di natura finanziaria ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), e comma 1-quater) del medesimo testo unico, l’applicazione della predetta disposizione potrebbe portare ad un differente trattamento fiscale dei redditi di capitale (tassati secondo il criterio della esigibilità) rispetto agli eventuali redditi diversi (tassati in base al momento del realizzo) conseguiti dal partecipante all’organismo di investimento. Al riguardo si ritiene, pertanto, che con riferimento ai proventi derivanti dal rimborso o cessione delle quote o azioni di organismi di investimento, ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 20 per cento, occorre far riferimento alla data di regolamento dell’operazione. Per quanto attiene ai proventi periodici distribuiti in costanza di partecipazione all’organismo di investimento, in applicazione del criterio della esigibilità, rileva invece la data di messa in pagamento del provento medesimo.
Tratto dalla circolare 11e del 28/3/12
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Assogestioni – Mappa del risparmio gestito secondo trimestre 2010
Nonostante il rallentamento registrato nel corso del trimestre, attribuibile in particolare alle turbolenze dei mercati verificatesi nel corso del periodo di riferimento, la raccolta complessiva del settore è stata pari a 3,5 miliardi di euro.
I flussi provenienti dalle Gestioni di Portafoglio (GP) giocano un ruolo sempre più rilevante nell’Industria del Risparmio Gestito. I versamenti nel trimestre sono, infatti, pari a oltre 3,46 miliardi di euro (19,5 miliardi dall’inizio dell’anno), con flussi particolarmente rilevanti provenienti dalle Gestioni di prodotti assicurativi e dalle GPM Retail. Le sottoscrizioni hanno spinto al rialzo il patrimonio in gestione nelle GP che sono passate da giugno 2009 a giugno 2010 dal 48,8% al 51% del patrimonio dell’intera Industria del Risparmio Gestito, aumentando il loro peso rispetto alle Gestioni Collettive. Per queste ultime le sottoscrizioni complessivamente registrate sono state pari a 12 milioni di euro, con una raccolta derivante dai Fondi chiusi (228 milioni) che ha compensato i riscatti registrati dai Fondi aperti (215 milioni di euro).
Nel corso dei primi sei mesi dell’anno il settore ha raccolto oltre 26,6 miliardi di euro. Gli Asset Under Management del sistema (patrimonio promosso al lordo degli asset ricevuti e al netto di quelli dati in delega) sono complessivamente pari a 993,4 miliardi di euro.
Tra i risultati per categoria svetta la raccolta messa a segno dai prodotti Obbligazionari, che hanno raccolto nel corso del trimestre oltre 7,1 miliardi di euro e dall’inizio dell’anno più di 22,5 miliardi. Un risultato che, secondo quanto riferito dall’ufficio Studi dell’Associazione, “è con ogni probabilità da ricondurre alla marcata discesa dei tassi di interesse che hanno nel più recente passato alimentato le buone performance nel comparto del reddito fisso”.
Il rendiconto è positivo anche per le categorie dei Bilanciati, per i quali le sottoscrizioni al netto dei riscatti sono stati pari a 1,4 miliardi di euro in tre mesi e 6,9 miliardi nel corso del primo semestre dell’anno. Ai prodotti Flessibili vengono affidati oltre 1,3 miliardi di euro e dall’inizio dell’anno il bilancio è positivo per oltre 4,2 miliardi. Il calcolo per i prodotti Immobiliari evidenzia flussi in entrata per 216 milioni di euro, un numero che garantisce il recuperare dei deflussi del primo trimestre e che dà alla categoria la possibilità di registrare nel bilancio semestrale flussi positivi pari a 107 milioni di euro.
“Le difficoltà riscontrate nel mercato azionario– riferisce il direttore dell’Ufficio Studi – e d’altra parte l’attrattiva dei guadagni messi a segno dal comparto obbligazionario possono spiegare i deflussi registrati per la categoria dei prodotti Azionari” che hanno perso circa 950 milioni di euro; tuttavia dall’inizio dell’anno il computo per la categoria è positivo e sfiora gli 814 milioni di euro. È stata negativa per 341 milioni la raccolta degli Hedge che dall’inizio dell’anno hanno lasciato sul terreno 736 milioni di euro.
GESTIONI COLLETTIVE
La raccolta al netto dei riscatti per le Gestioni Collettive è stata pari a 12 milioni di euro. Gli AUM superano oggi abbondantemente i 488 milioni.
Per i Fondi aperti il secondo trimestre dell’anno si è chiuso con deflussi netti per 215 milioni di euro e 449 miliardi di euro di patrimonio. Le sottoscrizioni si concentrano sui Fondi di diritto Estero che, con un apporto di quasi 6 miliardi in tre mesi (4 gestiti da gruppi esteri e 2 da gestori italiani), partecipano al consolidamento degli asset gestiti in questa tipologia di prodotti (55%) a dispetto di quelli investiti nei Fondi di diritto Italiano (45%), che accusa riscatti per quasi 6,2 miliardi di euro.
Gli AUM detenuti dai Gruppi italiani sono il 77% del totale, pari a 346 miliardi di euro. I Gruppi esteri detengono un patrimonio di oltre 103 miliardi, equivalente al 23% di tutto il patrimonio gestito.
Con il loro contributo i Fondi Chiusi hanno dato respiro al sistema fondi, raccogliendo 228 milioni di euro. Per loro il patrimonio in gestione è pari 39,4 miliardi.
Nel corso dei mesi di aprile, maggio e giugno le Gestioni di Portafoglio hanno rastrellato somme complessive per un totale di 3,5 miliardi di euro. Alla fine del mese di giugno gli AUM superano i 505 miliardi di euro e pesano per il 51% degli asset dell’intera Industria.
Svettano su tutti i risultati di raccolta delle GPM retail e delle Gestioni di patrimoni Assicurativi che chiudono entrambi il trimestre con flussi per 2,3 miliardi di euro. I primi raccolgono quasi 6 miliardi da inizio anno ed hanno in gestione un patrimonio di 86 miliardi di euro. Per le gestioni assicurative i flussi da inizio anno sono pari a 12,6 miliardi e il patrimonio gestito è di 279 miliardi di euro. In attivo e pari a 479 milioni di euro la raccolta delle Gestioni di patrimoni previdenziali, che spinge gli asset fino a sfiorare la quota dei 32 miliardi di euro. Le GPF retail hanno messo a bilancio un dato di raccolta negativo di 659 milioni di euro. Gli AUM sono oggi pari a oltre 35,4 miliardi di euro.
Alla fine del mese di giugno il 72,7% degli AUM investiti nelle Gestioni di Portafoglio sono affidati alle SGR, il 15,4% è detenuto dai Gestori Esteri, alle Banche spetta l’11,3% degli asset in gestione e il restante 0,5% è nelle mani delle SIM.
Il documento completo 1 e 2
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Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, le Sim e gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui l’art 107 TUB
La Banca d’Italia ha pubblicato sul proprio sito le Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, le Sim e gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui l’art 107 TUB per il recepimento delle modifiche alle direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE.
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Domenico Siniscalco eletto presidente Assogestioni
Oggi l’Assemblea annuale di Assogestioni ha eletto il prof. Domenico Siniscalco alla Presidenza dell’Associazione italiana del risparmio gestito ed ha rinnovato il Consiglio Direttivo, il Comitato Esecutivo e il Collegio dei Revisori.
Domenico Siniscalco, di formazione giuridica ed economica, ha coniugato nel suo percorso l’impegno accademico presso istituzioni italiane ed europee, l’esperienza di Ministro dell’Economia e delle Finanze e una carriera nel settore bancario che lo vede attualmente ricoprire l’incarico di Vice Chairman di Morgan Stanley International e Country Head per l’Italia.
L’Assemblea ha inoltre eletto i tre Vicepresidenti, rinnovando l’incarico a Pietro Giuliani, Presidente e Amministratore Delegato di Azimut SGR S.p.A. e nominando nel medesimo ruolo Giordano Lombardo, Presidente di Pioneer Investment Management SGR.p.A. e Mauro Micillo, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Eurizon Capital SGR S.p.A.
Oltre al Presidente e ai Vice Presidenti, di diritto parte del Consiglio Direttivo e del Comitato esecutivo di Assogestioni, l’Assemblea ha eletto anche i restanti componenti degli organi associativi.
Presidente: Domenico Siniscalco
Vicepresidenti: Pietro Giuliani, Giordano Lombardo, Mauro Micillo.
Consiglieri: Sergio Albarelli Franklin Templeton Italia Sim S.p.A., Michael Atzwanger Pensaplan Invest SGR S.p.A., Marco Barbaro Bnp Paribas Asset Management SGR S.p.A., Paolo Basilico Kairos International Sicav, Andrea Beltratti Università Commerciale Luigi Bocconi, Marco Carreri Prima SGR, Pietro Cirenei Anima SGR S.p.A., Tommaso Corcos Fideuram Investimenti SGR S.p.A., Gianluigi Costanzo BG SGR S.p.A., Alessandro De Nicola Orrick, Herrington & Sutcliffe, Matteo Del Fante Cdpi SGR S.p.A., Luca Di Patrizi Pictet Funds SA, Guido Giubergia Ersel Asset Management SGR S.p.A., Massimo Greco JP Morgan Asset Management SGR S.p.A., Rodolfo Misitano Pirelli & C. Real Estate SGR S.p.A., Giampaolo Novelli Arca SGR S.p.A., Walter Ottolenghi Mediolanum Gestione Fondi SGR S.p.A., Michel Pelosoff Amundi SGR, Livio Raimondi Allianz Global Investors Italia SGR S.p.A., Piero Tosti Aletti Gestielle SGR S.p.A., Dario Valentino Investire Immobiliare SGR S.p.A.
I componenti indipendenti del Consiglio Direttivo sono il prof. Andrea Beltratti e l’avvocato Alessandro De Nicola.
In occasione della prima riunione il Consiglio Direttivo nominerà i restanti componenti del Comitato Esecutivo.
Sempre nel corso dell’Assemblea odierna i rappresentanti delle associate hanno eletto il Presidente e i componenti del Collegio dei Revisori, che risulta così composto:
Presidente: Diego Cavrioli Ubi Pramerica SGR S.p.A.
Vice Presidente: Fulvio Albarelli Euromobiliare Asset Management SGR S.p.A.
Membro Effettivo: Luca Tenani Schroder Italia Sim S.p.A.
Membro Supplente: Sergio Trezzi Invesco Asset Management SA
Membro Supplente: Giuseppe Malinverni Aureo Gestioni SGR.p.A.
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Azimut accordo con Cattolica acquisizione Apogeo Sim
Il Gruppo Azimut e Cattolica Assicurazioni hanno raggiunto un’intesa per l’acquisizione del 100% del capitale di Apogeo Consulting Sim (gia’ Cattolica Investimenti Sim) al momento interamente detenuto dal Gruppo Cattolica Assicurazioni. L’operazione, che e’ soggetta al nulla osta da parte della Banca d’Italia, prevede il pagamento di circa 3,2 milioni di euro in contanti e la sottoscrizione tra le parti di un accordo per la distribuzione su base privilegiata di prodotti assicurativi.
Apogeo, con la sua attività’ di consulenza, e’ una rete di promotori finanziari focalizzati a gestire le esigenze finanziarie e patrimoniali complesse della clientela di alto livello, coniugando attraverso la pianificazione di medio lungo termine eccellenze nella gestione finanziaria con servizi previdenziali, assicurativi e servizi e strumenti di ottimizzazione del patrimonio.
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