Source: http://giurisprudenzacomunitaria.blogspot.com/2010/11/cooperazione-giudiziaria-in-materia.html
Timestamp: 2018-03-18 11:49:43+00:00
Document Index: 8150843

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ']

Giurisprudenza Comunitaria: COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE - MANDATO D'ARRESTO EUROPEO - MOTIVI DI RIFIUTO - PRINCIPIO DEL NE BIS IN IDEM - NOZIONE DI "STESSI FATTI"
COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE - MANDATO D'ARRESTO EUROPEO - MOTIVI DI RIFIUTO - PRINCIPIO DEL NE BIS IN IDEM - NOZIONE DI "STESSI FATTI"
La Corte di Giustizia si è pronunciata su due questioni pregiudiziali poste alla sua attenzione dalla Corte d’appello regionale di Stoccarda in ordine all’ambito di applicazione dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro 2002/584/GAI (in forza del quale un mandato d’arresto europeo non deve essere eseguito se la persona ricercata è già stata giudicata con sentenza definitiva per gli stessi fatti e tale sentenza, in caso di condanna, è stata eseguita, è in fase di esecuzione o non può più essere eseguita): a) con la prima di tali questioni si chiedeva di stabilire se la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro debba essere interpretata nel senso che la stessa fa riferimento al diritto dello Stato membro emittente o a quello dello Stato membro di esecuzione o, ancora, se essa debba costituire oggetto di un’interpretazione autonoma; b) con la seconda questione, la predetta autorità ha chiesto inoltre di verificare se tale nozione si applichi alla fattispecie in cui le autorità inquirenti, al momento della pronuncia della condanna della persona ricercata per un singolo episodio di detenzione di stupefacenti, disponevano già della prova della sua partecipazione ad un traffico più ampio, ma avevano deciso, per motivi legati a scelte strategiche nella conduzione delle indagini, di non promuovere l’azione penale nei suoi confronti con riferimento a tale partecipazione. Nell’ambito del procedimento - che ha tratto origine da un m.a.e. emesso dall’autorità giudiziaria italiana nei confronti di un cittadino italiano residente in Germania, ed accusato di aver partecipato ad un traffico di cocaina organizzato tra la Germania e l’Italia - il presupposto della domanda di pronuncia pregiudiziale poggiava, da un lato, sul fatto che il ricercato era stato condannato da un giudice italiano per il reato di detenzione illecita di cocaina, e, dall’altro, sul fatto che le autorità inquirenti italiane sembravano disporre già, al momento di tale condanna, di informazioni sufficienti per incriminarlo per il reato di partecipazione al traffico di stupefacenti oggetto del mandato d’arresto europeo. La Corte ha stabilito, a tale riguardo: 1) che la nozione di «stessi fatti», di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro sopra citata costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione; 2) che nell’ipotesi in cui l’autorità giudiziaria emittente, rispondendo ad una richiesta di informazioni formulata dall’autorità giudiziaria di esecuzione, abbia espressamente rilevato, in applicazione della propria legge nazionale e nel rispetto delle esigenze derivanti dalla nozione di «stessi fatti» consacrata nell’art. 3, n. 2, della decisione quadro, che la precedente decisione pronunciata nel proprio ordinamento giuridico non costituisce una sentenza definitiva riguardante gli stessi fatti oggetto del proprio mandato di arresto e non osta quindi al perseguimento dei reati ivi indicati, l’autorità giudiziaria di esecuzione non ha alcun motivo per applicare, in relazione a quella pronuncia, il motivo di non esecuzione obbligatoria previsto dall’art. 3, n. 2, della menzionata decisione quadro. Ad avviso della Corte, in particolare, la natura «definitiva» di una sentenza va stabilita secondo il diritto dello Stato membro in cui tale sentenza è stata pronunciata. Conseguentemente, una decisione che, secondo l’ordinamento dello Stato membro che ha avviato un procedimento penale, non estingue definitivamente l’azione penale a livello nazionale per taluni fatti, non puo’ costituire un ostacolo all’avvio o al proseguimento di un procedimento penale, per gli stessi fatti, in un altro Stato membro dell’Unione
Testo Completo: La Corte di Giustizia si è pronunciata su due questioni pregiudiziali poste alla sua attenzione dalla Corte d’appello regionale di Stoccarda in ordine all’ambito di applicazione dell’art. 3, n. 2, della decisione quadro 2002/584/GAI (in forza del quale un mandato d’arresto europeo non deve essere eseguito se la persona ricercata è già stata giudicata con sentenza definitiva per gli stessi fatti e tale sentenza, in caso di condanna, è stata eseguita, è in fase di esecuzione o non può più essere eseguita): a) con la prima di tali questioni si chiedeva di stabilire se la nozione di «stessi fatti» di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro debba essere interpretata nel senso che la stessa fa riferimento al diritto dello Stato membro emittente o a quello dello Stato membro di esecuzione o, ancora, se essa debba costituire oggetto di un’interpretazione autonoma; b) con la seconda questione, la predetta autorità ha chiesto inoltre di verificare se tale nozione si applichi alla fattispecie in cui le autorità inquirenti, al momento della pronuncia della condanna della persona ricercata per un singolo episodio di detenzione di stupefacenti, disponevano già della prova della sua partecipazione ad un traffico più ampio, ma avevano deciso, per motivi legati a scelte strategiche nella conduzione delle indagini, di non promuovere l’azione penale nei suoi confronti con riferimento a tale partecipazione. Nell’ambito del procedimento - che ha tratto origine da un m.a.e. emesso dall’autorità giudiziaria italiana nei confronti di un cittadino italiano residente in Germania, ed accusato di aver partecipato ad un traffico di cocaina organizzato tra la Germania e l’Italia - il presupposto della domanda di pronuncia pregiudiziale poggiava, da un lato, sul fatto che il ricercato era stato condannato da un giudice italiano per il reato di detenzione illecita di cocaina, e, dall’altro, sul fatto che le autorità inquirenti italiane sembravano disporre già, al momento di tale condanna, di informazioni sufficienti per incriminarlo per il reato di partecipazione al traffico di stupefacenti oggetto del mandato d’arresto europeo. La Corte ha stabilito, a tale riguardo: 1) che la nozione di «stessi fatti», di cui all’art. 3, n. 2, della decisione quadro sopra citata costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione; 2) che nell’ipotesi in cui l’autorità giudiziaria emittente, rispondendo ad una richiesta di informazioni formulata dall’autorità giudiziaria di esecuzione, abbia espressamente rilevato, in applicazione della propria legge nazionale e nel rispetto delle esigenze derivanti dalla nozione di «stessi fatti» consacrata nell’art. 3, n. 2, della decisione quadro, che la precedente decisione pronunciata nel proprio ordinamento giuridico non costituisce una sentenza definitiva riguardante gli stessi fatti oggetto del proprio mandato di arresto e non osta quindi al perseguimento dei reati ivi indicati, l’autorità giudiziaria di esecuzione non ha alcun motivo per applicare, in relazione a quella pronuncia, il motivo di non esecuzione obbligatoria previsto dall’art. 3, n. 2, della menzionata decisione quadro. Ad avviso della Corte, in particolare, la natura «definitiva» di una sentenza va stabilita secondo il diritto dello Stato membro in cui tale sentenza è stata pronunciata. Conseguentemente, una decisione che, secondo l’ordinamento dello Stato membro che ha avviato un procedimento penale, non estingue definitivamente l’azione penale a livello nazionale per taluni fatti, non puo’ costituire un ostacolo all’avvio o al proseguimento di un procedimento penale, per gli stessi fatti, in un altro Stato membro dell’Unione
Sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 16 novembre 2010