Source: http://www.lavorasicuro.org/dpgr-752013-elaborato-tecnico-copertura/
Timestamp: 2019-11-12 19:08:25+00:00
Document Index: 136929932

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 91', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 91', 'art. 92', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 26', 'art. 71', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5']

D.P.G.R. n. 75/2013 - Elaborato Tecnico di Copertura – Lavora Sicuro
D.P.G.R. n. 75/2013 – REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE dell’articolo 141, comma 13 della L.R.T. 65/2014
“Soluzioni progettuali inerenti le problematiche della progettazione dei percorsi di accesso alle coperture e/o gli accessi e/o gli elementi protettivi permanenti per il transito e sosta in sicurezza per lavori di manutenzione sulle coperture “
A distanza di alcuni anni, si presentava la necessità di:
A. Un adeguamento al D.Lgs. 81/08 s.m.i.
B. Schematizzazione in modo più univoco e chiaro dei compiti che i vari soggetti sono tenuti a svolgere.
Un chiaro riferimento al non definito punto della vecchia normativa, che non specificava con chiarezza chi dovesse fare cosa, e non specificava con quali responsabilità.
Importanti e note sono le casistiche in cui una errata progettazione da parte del CSP, e successivamente una errata direzione dei lavori da parte del CSE, ha inevitabilmente portato “problemi” di responsabilità civile al Direttore dei Lavori che aveva l’obbligo di certificare quanto relativo all’Elaborato Tecnico della Copertura e di tutto quanto affine ad esso.
per gli adempimenti relativi al DPGR 75r:
Art. 141, comma 13, legge n. 65/2014
“13. I progetti relativi ad interventi che riguardano le coperture di edifici di nuova costruzione oppure le coperture di edifici già esistenti, prevedono l’applicazione di idonee misure preventive e protettive che consentano, nella successiva fase di manutenzione degli edifici, l’accesso, il transito e l’esecuzione dei lavori in quota in condizioni di sicurezza.”
Il D.P.G.R. 62/2005 definiva in modo puntuale i principi generali di tutela dei lavoratori durante l’esecuzione di opere di manutenzione delle coperture, attraverso una graduazione di livelli di priorità (coerenti con i principi richiamati dagli artt. 15, 111 e 115, D.Lgs. n. 81/2008) da implementarsi operativamente tramite la previsione di un progetto, specifico ed esaustivo, chiamato “elaborato tecnico della copertura” che doveva (e deve) essere redatto in fase di progettazione dell’opera e da consegnare, alla fine dei lavori, al committente e, successivamente, ai vari utilizzatori.
D.P.G.R. n. 75/R del 18.12.2013
PRINCIPALI NOVITA’ INTRODOTTE
All’art. 2, le esclusioni:
“gli interventi di manutenzione ordinaria che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, i pergolati e le coperture di manufatti aventi carattere temporaneo, le coperture che non espongono a un rischio di caduta dall’alto da un’altezza maggiore di 2 metri misurata dal punto più elevato rispetto al piano sottostante, gli interventi impiantistici diversi da quelli definiti successivamente”;
“le coperture prive di impianti tecnologici di qualsivoglia tipologia, in cui il dislivello tra il punto più elevato della copertura e il piano di campagna naturale o artificiale sottostante non sia superiore a 4 metri, non necessitano di misure preventive e protettive fisse o permanenti. In tali casi dovrà essere comunque l’elaborato tecnico della copertura di cui all’articolo 5 indicante le misure sostitutive a quelle fisse o permanenti, da adottarsi per le successive manutenzioni della copertura.
L’eventuale successiva installazione di impianti tecnologici di qualsivoglia tipologia comporta l’adozione di misure preventive e protettive fisse o permanenti.”
All’art. 3, :
All’art. 3 sono riformulate e rese più chiare e univoche alcune definizioni chiave quali quella di copertura, di copertura calpestabile, di percorso di accesso e transito in copertura, di copertura raggiungibile, di ancoraggi, di ganci, di elementi fissi e permanenti, del progettista ecc.
L’art. 3, comma 1, lettera d), ha definito gli interventi impiantistici inclusi per la prima volta nell’ambito di applicazione del nuovo regolamento.
«gli impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, compresi gli impianti da fonti di energia rinnovabili (FER), gli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, gli impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento, refrigerazione di
qualsiasi natura o specie, compresi impianti da fonti di energia rinnovabili (FER), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense»,
Interventi soggetti ad attività edilizia libera ed esclusi dal precedente regolamento.
All’art. 4:
Sono stati aggiornati gli adempimenti previsti a carico del progettista in seguito alle novità introdotte nella normativa autorizzativa in materia di edilizia civile e industriale, pubblica e privata, si vedano le istanze di permesso a costruire, le segnalazioni certificate di inizio attività edilizia, le attività di edilizia libera e di interventi impiantistici, le varianti in corso d’opera ecc.
Agli artt. 5 e 6:
Sull’elaborato tecnico della copertura, è stata adeguata la parte relativa agli adempimenti con riferimento all’entrata in vigore del D.Lgs. n.81/2008 e l’abrogazione del D.Lgs. n.494/1996.
È stata migliorata la descrizione dei contenuti tecnici obbligatori e resi fruibili una serie di allegati esemplificativi;
Gli artt. 7, 8 , 9:
Inerenti i criteri generali di progettazione, sono la parte più tecnica ed è stata migliorata descrivendo e specificando in modo più chiaro, completo ed esaustivo cosa si intende per “percorso”, “accesso” e “transito in copertura”, con puntuale illustrazione delle problematiche tecniche più comuni e analisi delle priorità di scelta di soluzioni progettuali e attrezzature, sempre in linea con i principi generali di tutela forniti dagli artt. 15, 111 e 115, D.Lgs. n. 81/2008.
Al fine di una più chiara ed esaustiva comprensione della normativa si ricorda che:
l’articolo 15, D.Lgs. n. 81/2008 riporta:
l’articolo 111, D.Lgs. n. 81/2008 riporta:
2. Il datore di lavoro sceglie il tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego.
4. Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare.
Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico.
5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti, individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori, insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario, l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute.
I predetti dispositivi devono presentare una configurazione ed una resistenza tali da evitare o da arrestare le cadute da luoghi di lavoro in quota e da prevenire, per quanto possibile, eventuali lesioni dei lavoratori.
6. Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci.
Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati.
LA CORRELAZIONE CON IL D.LGS. N. 81/2008,
ASPETTI SANZIONATORI PENALI E AMMINISTRATIVI
L’art. 6, comma 4, ha fornito la necessaria correlazione al D.Lgs. n. 81/2008, ovvero alla norma cogente di rango primario in materia di sicurezza e di igiene sui luoghi di lavoro, inserendo l’elaborato tecnico della copertura come parte integrante del fascicolo tecnico previsto dall’art. 91, comma 1, lettera b) del titolo IV.
All’art. 4,comma 1, ha previsto che la responsabilità dell’attestazione della conformità alle misure preventive e protettive sia a carico del coordinatore della sicurezza in fase di progettazione, già in fase di inoltro della documentazione per istanze di permesso di costruire, in caso di SCIA.
L’art. 5, comma 1, D.P.G.R. n. 75/R/2013, ha previsto che l’elaborato tecnico della copertura sia redatto in fase di progettazione, almeno per quanto riguarda l’elaborazione grafica e la relazione tecnica illustrativa delle soluzioni progettuali adottate, mentre la planimetria di dettaglio, la relazione di calcolo, la certificazione del fabbricante e dell’installatore, il manuale d’uso e il programma di manutenzione possono essere completati a fine lavori, anche in sede di deposito della certificazione di abitabilità o agibilità.
Quindi, dal punto di vista degli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008 hanno trovato piena applicabilità l’art. 91, comma 1, lettera b), in fase di progettazione, e l’art. 92, comma 1, lettera b), per quanto riguarda gli aggiornamenti in corso d’opera del documento e il suo completamento.
Nel caso in cui il coordinatore in fase di progettazione non sia previsto, in quanto operante in cantiere inizialmente un’unica impresa esecutrice, il regolamento ha attribuito l’obbligo di redazione dell’elaborato tecnico alla figura del progettista (art. 3, comma 1, lettera u)), ovvero «tecnico abilitato incaricato della progettazione dell’intervento edilizio soggetto a SCIA, a permesso a costruire, a edilizia libera o a meri interventi impiantistici ricadenti nell’ambito di applicazione».
Per questa figura non sono previste abilitazioni particolari dal punto di vista formale, ma sul suo operato grava e trova piena applicazione l’art. 22, D.Lgs. n. 81/2008, disposto dedicato agli obblighi dei progettisti.
“1. I progettisti dei luoghi e dei posti di lavoro e degli impianti rispettano i principi generali di prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro al momento delle scelte progettuali e tecniche e scelgono attrezzature, componenti e dispositivi di protezione rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari in materia.”
Al termine dei lavori l’elaborato tecnico della copertura, completo di tutta la documentazione di cui all’art. 5, comma 4, è consegnato dal coordinatore in fase di esecuzione, dal progettista o dal direttore lavori, al proprietario del fabbricato o ad altro soggetto responsabile della gestione e della manutenzione dell’immobile.
Da questo momento in poi l’elaborato tecnico della copertura è messo a disposizione dei soggetti che accedono alla copertura in occasione di ogni successivo intervento impiantistico o di manutenzione che deve essere eseguito sulla stessa (art. 5, comma 4).
Il proprietario dell’immobile o eventuale altro soggetto responsabile della sua gestione e manutenzione è tenuto a garantire nel tempo la perfetta funzionalità del sistema di sicurezza anticaduta (art. 5, comma 5).
Sempre sul proprietario gravano gli obblighi previsti dall’art. 23, D.Lgs. n. 81/2008, nel momento in cui l’attrezzatura «sistema anticaduta» sarà concesso in uso a utilizzatori esterni per effettuare lavori di manutenzione ordinaria sulla copertura.
“1. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
2. In caso di locazione finanziaria di beni assoggettati a procedure di attestazione alla conformità, gli stessi debbono essere accompagnati, a cura del concedente, dalla relativa documentazione.”
Se il proprietario o altro soggetto responsabile della sua gestione e manutenzione fossero datori di lavoro o dirigenti, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettere b) e d), su di loro ricadrebbero anche tutti gli obblighi previsti dall’art. 71, comma 4, D.Lgs. n. 81/2008, per quanto riguarda la corretta manutenzione del sistema anticaduta e il suo utilizzo nel caso in cui sia utilizzato da propri dipendenti (che dovranno essere formati e addestrati a questo scopo).
… questo punto dell’articolo 71 è un chiaro riferimento a quanto relativo al 75r … per quanto riguarda la manutenzione obbligatoria … completamente disattesa in tutti questi anni … di tutto il sistema anticaduta istallato in copertura …
… questo punto dell’articolo 71 è un chiaro riferimento a quanto relativo al fascicolo finale e agli obblighi ad esso connesso …
5. … omissis …
… questo punto dell’articolo 71 è una responsabilità non da poco per un “privato” cittadino che si fa installare una antenna televisiva o satellitare …
… per questo punto vale quanto sopra detto …
… questo è punto dell’articolo 71 collegabile al 75r ed ai suoi obblighi specifici …
12. … omissis …
13. … omissis …
13-bis. … omissis …
Oppure, in caso di appalto di lavori, di servizi o di forniture, gli obblighi definiti dall’art. 26, D.Lgs. n.81/2008, per quanto riguarda informazione sui rischi, piano di emergenza, cooperazione e coordinamento, gestione di eventuali rischi interferenti.
Il datore lavoro o il dirigente delegato utilizzatore del sistema anticaduta dovrà accertarsi di eventuali “vizi palesi” prima di permettere l’utilizzo del sistema anticaduta ai propri lavoratori (art. 71, comma 1, D.Lgs. n. 81/2008) e dovrà formare i lavoratori al corretto utilizzo del sistema anticaduta nel rispetto di quanto previsto dall’elaborato tecnico della copertura consegnatogli dal proprietario o dal gestore dell’immobile, vigilando sul corretto utilizzo del sistema secondo quanto previsto dalle procedure contenute nell’elaborato.
L’art. 5, comma 4, lettere d), e), f), D.P.G.R. n. 75/R/2013, ha previsto ulteriori figure che assumono responsabilità in termini di redazione della relazione di calcolo (ingegnere o architetto abilitati non necessariamente coincidenti con il coordinatore o il progettista), di certificazione dei dispositivi di ancoraggio installati secondo le norme UNI di riferimento e di dichiarazione di conformità dell’installatore, riguardante la corretta installazione dei dispositivi di ancoraggio.
Su di loro sono applicabili gli artt. 22, 23, 24, D.Lgs. n. 81/2008, per le figure del progettista, del fabbricante, del venditore e dell’installatore.
Si applica quindi il D.Lgs. n. 758/1994, «Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro», per le figure descritte in relazione alle disposizioni collegate del D.Lgs. n. 81/2008, secondo le loro attribuzioni e responsabilità, e in caso di infortunio sul lavoro queste disposizioni possono ipoteticamente costituire nesso causale indiretto con l’accadimento (per esempio, per il cedimento di un ancoraggio non correttamente dimensionato, costruito, installato, manutenuto, per l’uso improprio del sistema anticaduta, per la non corretta applicazione delle procedure d’uso o di emergenza previste dall’elaborato tecnico della copertura ecc., con le ovvie responsabilità penali e civili che ne conseguono).
E’ la parte più innovativa e tecnicamente più complessa introdotta già dal vecchio regolamento e confermata dal nuovo testo.
L’art. 4, comma 5, ha rimandato ad altra deliberazione di giunta regionale per fornire veri e propri allegati esemplificativi di aiuto per i progettisti relativi ai contenuti obbligatori dell’elaborato stesso.
Questi allegati sono sostanzialmente estratti e riconducibili a una soluzione progettuale tipo, disponibili su internet in formato editabile e scaricabile gratuitamente.
Gli allegati sono suddivisi secondo l’elenco presente all’art. 5, comma 4
Il nuovo regolamento regionale D.P.G.R. n. 75/R/2013 ha colmato certamente un vuoto della normativa nazionale, migliorando e adeguando la vecchia previsione normativa regionale, ponendosi all’avanguardia, sia dal punto di vista dell’ambito di applicazione che dal punto di vista delle previsioni tecnico progettuali, rispetto alle altre normative regionali specifiche per le manutenzioni delle coperture, e il portale www.coperturasicura.toscana.it è diventato uno dei riferimenti nazionale in questo settore, proponendo numerose soluzioni progettuali, editabili e scaricabili gratuitamente.
Tuttavia, sono rimaste varie problematiche e criticità da affrontare:
La mancanza di una normativa nazionale che uniformi e omogeneizzi in tutte le regioni d’Italia le prescrizioni tecniche di prevenzione per operare le attività di manutenzione sulle coperture.
La mancanza di norme tecniche armonizzate e omogenee tra loro afferenti una direttiva europea di prodotto per gli ancoraggi puntuali, le linee vita ecc.
Questo non aiuta a definire univoci e cogenti requisiti essenziali di sicurezza… come, per esempio, per il D.Lgs. n. 475/1992 (dispositivi di protezione individuale), lasciando margini di discrezionalità o lacune tecniche nel testing, nel percorso certificativo obbligatorio del prodotto per costruttori e installatori, rendendo più difficoltosa la progettazione dell’elaborato tecnico da parte del coordinatore o del progettista, le relazioni di calcolo, le verifiche di corretta installazione e di manutenzione per il committente ecc.;
La possibile riduzione del rendimento di impianti solari, dovuta alla diminuzione dello spazio utilizzabile in copertura.
Il contrasto con vincoli paesaggistici e architettonici che impediscono l’installazione di sistemi anticaduta “troppo visibili”, quali le linee vita, e che costringono il progettista a essere obbligato a scelte meno ergonomiche e sicure come gli ancoraggi puntuali.
La mancanza di omogeneità dei regolamenti edilizi territoriali rispetto alle definizioni di manutenzione straordinaria e insufficiente formazione del personale comunale, che si trova a dover valutare la conformità dell’elaborato tecnico della copertura ai principi progettuali previsti dal regolamento.
La carenza nella formazione di progettisti, installatori, manutentori, utilizzatori dei sistemi anticaduta su copertura e mancanza di un percorso formativo e di addestramento specifico cogente e mirato.
I sistemi di gestione della manutenzione dei sistemi anticaduta installati nel patrimonio edilizio pubblico dove, per conto della stazione appaltante prima dell’esecuzione dei lavori, è nominato un responsabile unico del procedimento (RUP) e, successivamente, entrano in campo altre figure, quali il datore di lavoro o il dirigente assegnatario della manutenzione degli immobili, spesso prive di potere di spesa e di organizzazione sufficiente rispetto agli edifici in gestione.
Il DPGR 75r è da ritenersi sicuramente un a buona norma, con intenti ammirevoli, ma sicuramente necessita di ulteriore lavoro di approfondimento ed adeguamento alla realtà edilizia patrimonio di questo Paese.
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