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Timestamp: 2018-02-20 01:54:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 17', 'art. 28', 'art 46', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 2']

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Le innovazioni del Decreto 81/08
“Sicurezza” è una parola oggi molto usata e finanche abusata, in parte a causa del suo duplice significato di safety e security. La prima definizione riguarda la salvaguardia della salute e più in generale dell’esistenza umana (“essere sano e salvo”; “mettere/si al sicuro”; mettere in sicurezza”; “spilla di sicurezza”; “andare sul sicuro”; ecc.), mentre la seconda è legata essenzialmente alle funzioni di polizia (forze dell’ordine, pubblica sicurezza). In ambito ambientale, è il primo significato quello che ci interessa maggiormente: nello specifico, intendo il rapporto fra l’ambiente (inteso come territorio, paesaggio, luogo di vita e di lavoro) e la sicurezza intesa come garanzia di incolumità - o perlomeno di basso rischio - per le persone (cittadini e lavoratori).
Dopo circa 15 anni di discussioni, conferenze, seminari, proposte avanzate da governi sia di centro-sinistra (Sen. Smuraglia) sia di centro-destra (On. Sacconi), nel maggio 2008 si è giunti a disporre di un unico documento riguardante la sicurezza sul lavoro (Testo Unico della Sicurezza - D. Lgs. 81/08 del 09/04/2008). Il Testo Unico (decreto 81/08) non solo semplifica alcune procedure e adempimenti, ma pone anche miglioramenti rispetto alla precedente legislazione. In particolare, tale decreto rappresenta un evento importante nel panorama normativo nazionale sia nell’ambito della sicurezza sia nel campo dell’ambiente. Infatti è il primo testo legislativo inerente la sicurezza negli ambienti di lavoro che nei contenuti di alcuni articoli esprime un chiaro riferimento alla salvaguardia dell’ambiente.
Già nel Titolo I (Principi comuni), al Capo I (Disposizioni generali) dell’articolo 2 (Definizioni), il Legislatore prevede che l’integrità dell’ambiente esterno debba essere rispettata, al pari della salute della popolazione. Questa precisazione è di particolare rilevanza in quanto non è infrequente che nel corso dell’attività produttiva si verifichino casi anche gravi di emissioni di rifiuti e inquinanti di vario tipo e dunque il datore di lavoro(1) ha il dovere di mettere in campo tutte le misure necessarie per evitare o diminuire i rischi professionali dei lavoratori nella piena applicazione del concetto di “prevenzione”(2).
Ancora un vincolo per il datore di lavoro e per i dirigenti(3) al mantenimento dell’ambiente esterno lo troviamo all’art. 18 (Obblighi del datore di lavoro e dei dirigenti) in quanto nel corso della loro attività di organizzazione e direzione delle attività lavorative “secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono […] prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l'ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio”(4) . Ciò si traduce nel mettere in atto azioni che, nel corso della stesura del documento di valutazione dei rischi (a cui il datore di lavoro è tenuto ai sensi dell’art. 17 comma 1 lettera a), comportino un’attenta analisi dei cicli di lavorazione e delle materie prime e delle materie semilavorate utilizzate nella struttura in cui avvengono le lavorazioni. E’ opportuno precisare che lo spirito che ha dato vita al “documento di valutazione dei rischi” è quello di prendere atto e formalizzare, come previsto dall’art. 28 (Oggetto della Valutazione dei Rischi), la presenza di tutti i possibili rischi presenti che minaccino la sicurezza e la salute dei lavoratori(5).
A corollario di questa analisi e delle conseguenze di possibili incidenti, contenuta nel documento di valutazione dei rischi, la tutela dell’ambiente viene ulteriormente richiamata quale obbligo derivante dall’applicazione dell’art 46 (Prevenzione incendi). E’ attraverso l’individuazione delle stesse modalità di attuazione della prevenzione incendi che si concretizza un’ulteriore funzione di prevenzione avente come obbiettivi la sicurezza della vita umana, l’incolumità delle persone e la tutela dei beni e dell'ambiente.
Un capitolo a parte è dedicato all’ambito delle problematiche derivanti dalle “sostanze pericolose” e dalla “protezione dagli agenti chimici”. In questi articoli, che compongono il Capo I nel Titolo IX, vengono determinati i requisiti di sicurezza minimi per la tutela della salute e della sicurezza derivanti dall’uso di agenti chimici. Nell’ampia gamma degli agenti chimici sono compresi tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti (compreso lo smaltimento come rifiuti) mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato(6).
Appare chiaro che l’utilizzo di tali sostanze deve essere conforme ai dettami di quanto precedentemente determinato e imposto nelle “disposizioni generali” del Titolo I del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 al fine della salvaguardia sia della salute delle persone (siano cittadini o cittadini lavoratori), sia dell’ambiente di vita e/o dell’ambiente di lavoro. E’ intuibile che la volontà del Legislatore sia quella di individuare, anche nelle figure istituzionali tradizionalmente impegnate nella sicurezza dei luoghi di lavoro ed escluse dal rapporto di tutela dell’ambiente (appannaggio Agenzia Regionale Protezione Ambiente), un ulteriore mezzo per la tutela e la salvaguardia ambientale.
Mi preme ricordare che fin dagli anni 60 - con la nascita del Club di Roma prima, con l’ingresso nell’Agenda 21 poi, per continuare con la stesura del protocollo di Kioto - il nostro paese in modo più o meno marcato, a seconda delle spinte politiche del momento, è sempre stato tra i partecipanti, a livello mondiale, di una politica nei confronti dell’ambiente. Una politica che lo ha portato, nei momenti più “illuminati”, a farsi promotore di uno sviluppo di forme di tutela ambientale tendente al garanzia del diritto del cittadino a un ambiente salubre.
Il “diritto all’ambiente salubre” trae ispirazione dalla stessa Costituzione della Repubblica. Sebbene la carta costituzionale non contempli specificamente un diritto all’ambiente, l’art. 9 impegna infatti la Repubblica italiana alla “tutela del paesaggio” e inoltre la giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto all’ambiente valore primario e assoluto(7). In effetti, la qualificazione del diritto all’ambiente come diritto soggettivo si giustifica sotto il profilo costituzionale, innanzitutto alla luce dell’art. 2 Cost. (“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”).
E’ importante notare come si sia modificata la nozione giuridica di ambiente nel nostro ordinamento che lo identifica ora come un bene unitario che sintetizza una triplice dimensione: personale (quale lesione del diritto fondamentale dell’ambiente di ogni uomo); sociale (quale lesione del diritto fondamentale dell’ambiente nelle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità umana art. 2 Cost.) pubblica (quale lesione del diritto-dovere pubblico delle istituzioni centrali e periferiche con specifiche competenze ambientali)(8).
Peraltro nell’ambito della riforma costituzionale operata con la Legge Costituzionale 3 del 2001 nell’art. 117 comma 2 lettera s), ha posto la tutela ambientale fra le materie oggetto della potestà legislativa esclusiva statale, non modificando quanto già indicato dalla Corte, che ribadendo quanto già espresso nelle pronunce emesse prima della riforma costituzionale, continua a definire l’ambiente quale valore trasversale, affermando che “La natura di valore trasversale, idoneo ad incidere anche su materie di competenza di altri enti nella forma degli standards minimi di tutela, già ricavabile dagli artt. 9 e 32 della Costituzione, trova ora conferma nella previsione contenuta nella lettera s) del secondo comma dell’art. 117 della Costituzione, che affida allo Stato il compito di garantire la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”(9).
Ripercorrendo la storia si iniziò a parlare di tutela dell’ambiente tra gli anni 60 e 80, quando si formò un duplice indirizzo sulla configurazione del diritto all’ambiente. Il primo trovava fondamento nella sentenza della Cassazione n. 5172/1979 e citava il “diritto alla salubrità dell'ambiente”, tutelabile da ciascun cittadino in forza degli artt. 2, 9 e 32 della Costituzione; il secondo individuava un legame diretto e inscindibile tra ambiente e salute. Considerazione, quest'ultima, che si ricava dal combinato disposto dell'art. 2, 3, 9 e 32, 1° comma della Costituzione.
La tutela dell’ambiente si è andata consolidando nel corso del tempo grazie anche ai contenuti definiti dal Codice Civile (in particolare attraverso gli artt. 844 e 2043 c.c.) e poi a seguito di importanti sentenze. Così configurato, il diritto all’ambiente si pone come interesse della collettività e dunque come un diritto sociale che deve essere riconosciuto a ogni individuo “sia come singolo sia nelle formazioni ove si svolge la sua personalità”. Di più. La protezione dell’ambiente si configura anche come dovere, verso le future generazioni, di conservare ciò che la natura ha dato agli uomini. È dunque soprattutto in questa dimensione dinamica e sociale che occorre leggere il diritto all’ambiente per promuovere con maggiore decisione un’azione non più solo repressiva – a danno provocato – ma diretta a configurare nuovi strumenti preventivi di tutela. Il diritto alla tutela della salubrità ambientale, pur con difficoltà, ha trovato con il passare degli anni riconoscimento e concretizzazione.
Tutti i cittadini hanno dunque il diritto di vivere e di crescere in un ambiente salubre; abbiamo visto come, con l’emanazione del nuovo Testo Unico contenente le Leggi relative alla sicurezza degli ambienti di lavoro, il Legislatore abbia introdotto alcuni riferimenti inerenti alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente. Ritengo sia importante a questo punto promuovere una riflessione su come il sistema degli interventi utili alla salvaguardia dell’ambiente e alla salute possa avvalersi anche del personale ispettivo del Sistema Sanitario Regionale, riconoscendo come la loro attività di prevenzione controllo degli ambienti di lavoro abbia, a latere, una possibile connotazione “ambientale”.
Con questa normativa, una volta si siano acquisiti gli elementi conoscitivi per poter operare con efficacia, si potrà sicuramente apportare un contributo costruttivo nel campo della tutela dell’ambiente agendo con la consapevolezza di poter dare indicazioni per agire negli ambiti che via via si rendono necessari per la promozione della salvaguardia dell’ambiente .
Si tratta unicamente di ampliare la rete di controllo del territorio, con un livello di azione basilare, per un costante monitoraggio dei “prodotti di rifiuto”, solidi, liquidi e aeriformi, generati dall’attività industriale. Pur senza stravolgere gli attuali modelli organizzativi aziendali, che si auspica tendenti sia al rispetto dell’ambiente sia all’applicazione del concetto di sostenibilità ambientale(10) così come previsto del D.Lgs 152/2006, e senza sovvertire i normali compiti lavorativi del personale ispettivo delle AUSL, sarà possibile, di fatto, ampliare la rete di controllo al fine della salvaguardia dell’ambiente.
Questo nuovo orientamento è sicuramente da considerarsi in modo positivo, specie in un momento storico come il nostro, in cui si è giunti alla “resa dei conti” sullo stato di salute del nostro pianeta. L’applicazione del concetto di sostenibilità, ignorato fino dall’inizio dell’antropocene, è da considerarsi a tutt’oggi un punto di arrivo a cui forzatamente giungere. L’impoverimento delle risorse energetiche naturali e l’inquinamento ambientale sono i punti salienti su cui doversi impegnare nei prossimi anni.
N.B. Il termine “sicurezza” (dal latino se cura, cura di sé; in inglese security) viene in Italia spesso associato a funzioni di difesa, tutela e protezione, indicando un’area legata alle forze dell’ordine, mentre in realtà ingloba anche il concetto anglosassone di safety (dal francese sauf, indicante la condizione di essere protetti sul piano fisico, sociale, spirituale, politico, ecc. ). Per fare un esempio, l’assistenza sociale in inglese si chiama social security mentre la cintura di sicurezza, invece, safety belt. E’ chiaro dunque che il concetto della “sicurezza” ingloba varie funzioni anche se spesso nel nostro paese si tende ad associarlo alle funzioni di ordine pubblico generando una confusione non irrilevante. Il controverso “pacchetto sicurezza” varato quest’anno dal governo, per esempio, non contiene norme atte a garantire la sicurezza sulle strade o nei cantieri, come un cittadino non italiano potrebbe aspettarsi, bensì norme legate all’immigrazione clandestina e all’istituzione delle “ronde” a livello comunale. Diventa dunque molto importante usare i termini con la dovuta attenzione e non perdere di vista gli obiettivi prioritari che riguardano l’individuo, il suo lavoro, la comunità e l’ambiente.
1) «datore di lavoro»: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell'organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. - Art 2 comma b) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108
2) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell'integrità dell'ambiente esterno. - Art 2 comma n) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108
3) «dirigente»: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell'incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l'attività lavorativa e vigilando su di essa. - Art 2 comma d) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108
4) Art 18 comma q) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108
5) 1. La valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi.
2. Il documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), redatto a conclusione della valutazione, deve avere data certa e contenere: a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l'attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; b) l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati a seguito della valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a); c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza; d) l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri; e) l'indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio; f) l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
3. Il contenuto del documento di cui al comma 2 deve altresì rispettare le indicazioni previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nei successivi titoli del presente decreto. - Art 28 del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108
6) agenti chimici: tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato. - Art 222 comma a) del Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 "Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008 - Supplemento Ordinario n. 108.
7) Corte Cost., 30 dicembre 1987 n. 641, cit. in base alla quale La tutela ambientale “è imposta anzitutto da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Cost.), per cui esso (l’Ambiente) assurge a valore primario ed assoluto”.
8) In questo contesto persone, gruppi, associazioni ed enti territoriali non fanno valere un generico interesse diffuso ma dei diritti ed agiscono in forza di una autonoma legittimazione : il danno all’ambiente costituisce “vulnus” al diritto che ciascun individuo vanta, sia uti singulus sia collettivamente, al corretto ed armonico sviluppo della propria personalità in ambiente salubre (Cass. sez. III 19.1.1994 n. 439; Pretura Camerino, 5 maggio 1993; Trib. Napoli, 15 febbraio 1988).
9) Corte Cost., 20 dicembre 2002, n. 536
10) Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. - Art. 3 Quater comma 1 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 - Supplemento Ordinario n. 96