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Timestamp: 2020-07-06 23:17:26+00:00
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Art. 668 cod. proc. penale: Persona condannata per errore di nome | La Legge per tutti
Art. 668 cod. proc. penale: Persona condannata per errore di nome
1. Se una persona è stata condannata in luogo di un’altra per errore di nome, il giudice dell’esecuzione provvede alla correzione nelle forme previste dall’articolo 130 soltanto se la persona contro cui si doveva procedere è stata citata come imputato anche sotto altro nome per il giudizio; altrimenti si provvede a norma dell’articolo 630 comma 1 lettera c). In ogni caso l’esecuzione contro la persona erroneamente condannata è sospesa.
Persona condannata per errore di nome
Non costituisce errore materiale la sentenza emessa nei confronti di soggetto che abbia fornito diverse generalità in più procedimenti né si tratta di persona condannata per errore di nome (art. 668 c.p.p.) o di dubbio sull'identità fisica della persona detenuta (art. 667 c.p.p.). (Nel caso di specie, il giudice dopo aver approfondito se effettivamente l'imputato condannato fosse lo stesso condannato con altro nome attraverso fotosegnalamenti e impronte dattiloscopiche, riteneva che le vere generalità fossero proprio quelle indicate in sentenza di cui si era chiesta la correzione dell'errore materiale).
Tribunale La Spezia 04 febbraio 2015
È legittima l'instaurazione della procedura di incidente di esecuzione per la correzione dell'errore materiale della sentenza di condanna contenente l'erronea indicazione delle generalità del condannato, a condizione che sia stato regolarmente citato come imputato nel giudizio di merito, anche se con altro nome. Rigetta, Trib. Novara, 25/01/2012
Cassazione penale sez. I 15 novembre 2012 n. 48349
Spetta al giudice dell'esecuzione - che, investito "in executivis" dalla persona condannata con sentenza irrevocabile, sia dell'erronea indicazione delle sue generalità nella sentenza stessa, sia della propria estraneità al fatto, abbia escluso la ricorrenza della prima doglianza - verificare se tale persona, nella sua fisica identità e indipendentemente dal nome attribuitogli, sia stata citata in giudizio. In caso di esito positivo dell'accertamento, egli deve stabilire se le generalità risultanti dal titolo esecutivo siano esatte, provvedendo, in caso di generalità indicate erroneamente, ad eventuale rettifica con la procedura di cui all'art. 130 c.p.p.; in caso opposto, egli deve trasmettere gli atti al giudice competente per la revisione, in quanto, ove sia mancata la citazione in giudizio della persona fisica, comunque denominata, alla quale il fatto è stato attribuito, opera l'espressa previsione dell'art. 668 c.p.p., mentre qualora la citazione sia regolarmente avvenuta, ancorché con generalità errate, e sia riferibile alla persona condannata, devono comunque essere prese in autonoma considerazione le nuove prove da questa dedotte a dimostrazione della propria estraneità al fatto. Annulla in parte con rinvio, Trib. Brescia, 12 Maggio 2008
Cassazione penale sez. I 22 gennaio 2009 n. 13564
Qualora la persona condannata con sentenza irrevocabile lamenti sia l'erronea indicazione delle generalità nella sentenza stessa, sia la propria estraneità al fatto, adducendone le prove, sono configurabili due distinte questioni: la prima, riconducibile alla previsione dell'art. 668 c.p.p. e concernente l'errore di nome del condannato, al quale deve ovviare il giudice dell'esecuzione nelle forme previste dall'art. 130 stesso codice, se la persona contro cui si doveva procedere è stata citata come imputato anche sotto altro nome per il giudizio; la seconda, meramente eventuale e successiva, rientrante nella previsione dell'art. 630, comma 1, lett. c) del codice e finalizzata alla revisione del processo, di competenza della corte d'appello. Annulla in parte con rinvio, Trib. Brescia, 12 Maggio 2008
La procedura prevista dall'art. 668 c.p.p. per il caso di persona condannata per errore di nome scoperto dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna (procedura esperibile alla sola, espressa condizione che la persona contro cui si doveva procedere sia stata citata anche sotto altro nome per il giudizio), può essere attivata anche più di una volta, quando vi siano più errori scoperti in tempi diversi, ed anche nell'ipotesi in cui si tratti di correggere un errore contenuto proprio in una precedente ordinanza di correzione.
Cassazione penale sez. I 10 luglio 2000 n. 4943
Qualora la persona condannata con sentenza irrevocabile lamenti sia l'erronea indicazione delle generalità nella sentenza stessa, sia la propria estraneità al fatto, adducendone le prove, sono configurabili due distinte questioni: la prima, riconducibile alla previsione dell'art. 668 c.p.p. e concernente l'errore di nome del condannato, al quale deve ovviare il giudice dell'esecuzione nelle forme previste dall'art. 130 stesso codice, se la persona contro cui si doveva procedere è stata citata come imputato anche sotto altro nome per il giudizio; la seconda, meramente eventuale e successiva, rientrante nella previsione dell'art. 630, comma 1, lett. c)- del codice e finalizzata alla revisione del processo, di competenza della corte d'appello. Ne consegue che, in via prioritaria, spetta al giudice dell'esecuzione verificare se l'imputato - nella sua fisica identità e indipendentemente dal nome attribuitogli - sia stato citato in giudizio e, in caso di esito positivo dell'accertamento, stabilire se le generalità risultanti dal titolo esecutivo siano esatte, provvedendo, in caso di generalità indicate erroneamente, ad eventuale rettifica con la procedura di cui al citato art. 130. In caso di esito negativo del predetto accertamento, il giudice dell'esecuzione deve trasmettere gli atti al giudice competente per la revisione, in quanto, ove sia mancata la citazione in giudizio della persona fisica, comunque denominata, alla quale il fatto è stato attribuito, opera l'espressa previsione dell'art. 668 c.p.p., mentre qualora la citazione sia regolarmente avvenuta, ancorché con generalità errate, e sia riferibile alla persona condannata, devono comunque essere prese in autonoma considerazione le nuove prove da questa dedotte a dimostrazione della propria estraneità al fatto. (Fattispecie in tema di conflitto negativo di competenza, relativamente alla quale il giudice dell'esecuzione, investito, dopo una prima rettificazione delle generalità del condannato, di un'ulteriore istanza di correzione delle generalità stesse basata su nuovi elementi di prova, aveva declinato la propria competenza in favore del giudice della revisione sul rilievo, ritenuto erroneo dalla S.C., dell'immodificabilità della sentenza già oggetto di correzione dell'errore materiale).