Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-viii/capo-iii/art1168.html
Timestamp: 2019-05-27 08:20:59+00:00
Document Index: 94230394

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 705', 'art. 1168', 'art. 695', 'art. 695', 'art. 460', 'art. 925', 'art. 1145', 'art. 690', 'art. 1168', 'art. 1168', 'art. 2969', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'art. 1591', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'art. 2947', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'art. 1141', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 705', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 1130', 'art 1102', 'art 1139', 'art 1102', 'art. 1168', 'art. 1130', 'art. 1130', 'art.1131', 'art. 1168', 'art 703', 'art. 1168', 'art. 1167']

Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO TERZO - Della proprietà > Titolo VIII - Del possesso > Capo III - Delle azioni a difesa del possesso > Articolo 1168
Articolo 1168 Codice civile
L'azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l'abbia per ragioni di servizio o di ospitalità (1).
(1) Le ragioni di servizio devono essere limitate alle sole mansioni domestiche; quelle di ospitalità vanno, invece, riferite all'accoglienza gratuita e temporanea di amici e parenti.
(2) Vedasi la sentenza della Consulta del 3 febbraio 1992, n. 25, che ha dichiarato parzialmente illegittimo il comma 1 dell'art. 705 del c.p.c..
La disposizione regola l'azione di reintegrazione (detta anche di spoglio); essa, esperibile anche dal detentore, protegge il possessore cui venga sottratto in tutto o in parte il possesso della cosa, prevedendo la reintegrazione, ossia il ripristino della situazione possessoria compromessa. Ha, dunque, una funzione recuperatoria; perché possa aversi tale risultato, bisogna che chi ha operato lo spoglio abbia ancora effettiva disponibilità della cosa tolta al possessore.
In ipotesi di perdita di quest'ultima, l'autore dello spoglio termina di essere il destinatario dell'azione di reintegrazione, ferma rimanendo pur sempre la responsabilità per il fatto illecito commesso.
Se, però, la cosa è stata trasferita ad un terzo a conoscenza dell'avvenuto spoglio, l'azione di reintegrazione è esperibile anche contro costui.
La privazione del possesso della cosa, deve essere avvenuto in modo violento od occulto, deve avvenire, cioè, contro la volontà di chi venga privato del possesso, ossia senza che questi ne venga a conoscenza, se non successivamente. L'azione di reintegrazione è possibile quando in caso di spoglio non violento o non occulto, ma, in tal caso, solo al ricorrere delle condizioni per l'esperibilità dell'azione di manutenzione, che, pertanto, non è esercitabile dal semplice detentore.
“ Non alienat, qui dumtaxat omittit possessionem ”
Non si spoglia del suo diritto di proprietà colui che soltanto perda il possesso
“ Spoliatus ante omnia restituendus ”
Chi sia stato spogliato deve essere anzitutto reintegrato
Spiegazione dell'art. 1168 Codice civile
Il primo e il quarto comma dell’articolo
Il primo e il quarto comma dell’articolo riproducono le norme degli artt. 693 e 696 del vecchio codice, migliorandone la terminologia in alcuni punti, e così con la soppressione del riferimento alla « cosa mobile ed immobile » e della qualifica « qualunque esso sia » del possesso, nel primo comma; dell’inciso « premessa la citazione dell’altra parte » e della precisazione « fosse anche il proprietario delle cose di cui è patito lo spoglio » nel quarto.
Merita di essere particolarmente sottolineata la soppressione del riferimento alla « cosa mobile od immobile », poiché essa vale tra l’altro, ad eliminare ogni spunto per la proposizione della strana teoria, sostenuta sotto la vigenza dell’art. 695 del vecchio codice, secondo la quale l’azione di spoglio non tutelerebbe ogni possesso ma, secondo alcuni, solo quello a titolo di proprietà, secondo altri anche il possesso dei iura in re aliena, ma solo se ed in quanto tale possesso si attui con un possesso materiale, almeno parziale della cosa su cui cade il diritto reale.
Legittimazione attiva del possessore a mezzo d’altri
È appena il caso di rilevare che, tanto per il nuovo codice come per quello del 1865, l'azione compete anche a chi possieda non direttamente ma a mezzo di altra persona e può pure essere esperita nei confronti di questa persona.
Legittimazione attiva del detentore
II secondo comma dell'articolo precisa che l'azione è concessa anche al detentore (concetto questo che l'art. 695 racchiudeva nell'espressione « possesso qualunque esso sia »), tranne nel caso in cui egli abbia la detenzione per ragioni di servizio o di ospitalità (c.d. detentore non autonomo).
La precisazione varrà ad eliminare ogni possibilità di ulteriore discussione sui limiti di esperibilità dell'azione, e vale poi a risolvere, in modo implicito ma inequivoco, la questione, dibattuta sotto la vigenza del codice del 1865, circa la legittimazione ad agire in reintegrazione del c. d. detentore nell'interesse altrui.
II diverso trattamento delle due ipotesi è logico, poiché, mentre è opportuno dare al detentore autonomo (anche se nell'interesse altrui) un mezzo pronto per riavere la cosa e ciò in relazione ed a causa delle responsabilità che gli incombono, diversa è la posizione del detentore non autonomo: nei casi infatti in cui lo spoglio sia opera del possessore, la legittimazione non sarebbe giustificata, non avendo il detentore non autonomo alcun diritto nei riguardi della persona nel cui nome possiede; se invece lo spoglio è opera di terzo non sarebbe conveniente lasciare l'iniziativa ad un operaio, apprendista, domestico o commesso.
Legittimazione attiva del chiamato all’eredità
L' art. 460 del c.c. accorda la tutela possessoria anche al chiamato all'eredità, il quale « può esercitare le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari, anche senza bisogno di materiale apprensione ».
Secondo i lavori preparatori, si tratterebbe unicamente di una concessione in via utile e che non implicherebbe il riconoscimento di un possesso nel chiamato all’eredità, come era invece per l'art. 925 del cod. 1865: la funzione della saisine scomparirebbe cosi col nuovo codice.
Non mancherà, però, la tesi contraria, secondo cui la saisine non è affatto scomparsa nel nuovo codice, anche se sono cambiate le parole, perché l'azione possessoria non può trovare il suo fondamento che in uno stato di fatto riconosciuto come possesso: e ciò sebbene il possesso di cui si parli stia indubbiamente ad indicare una situazione diversa da quella normale in tema di tutela possessoria.
Il terzo comma dell'articolo colma, in conformità all'orientamento della dottrina maggioritaria, una lacuna del vecchio codice stabilendo che, in caso di spoglio clandestino, il termine non comincia a decorrere se non dal giorno della scoperta dello spoglio. È appena il caso da un lato di sottolineare il carattere oggettivo del requisito della clandestinità e di rilevare come alla scoperta effettiva dello spoglio non possa non venire equiparata la possibilità di scoperta da parte di un possessore di normale diligenza; dall'altro di osservare come, quando lo spoglio non sia clandestino, il termine non decorre dal completo esaurimento dei fatti che lo costituiscono, ma dalla esecuzione anche parziale di essi, quante volte questa valga ad impedire comunque l'esercizio del possesso del medesimo e dal primo dei pia atti di spoglio, ove essi siano collegati e diretti contro lo stesso possesso, ispirati ad un unico fine con unica intenzione, per modo che ciascuno di tali atti debba considerarsi continuazione ed ulteriore esplicazione di quelli precedenti.
Coordinamento della norma con gli artt. 1145, comma 2, e 1170
L'articolo in esame va posto in relazione da un lato con l’ art. 1145 del c.c., comma 2, che, come si è visto, codifica l'insegnamento assai diffuso in giurisprudenza - pur nel silenzio dell'art. 690 codice del 1865 - secondo cui nei rapporti fra privati è concessa l'azione di spoglio rispetto ai beni appartenenti al pubblico demanio, ai beni delle provincie e dei comuni soggetti al regime proprio del demanio pubblico; dall'altro con l' 1170, ult. comma, che stabilisce la c. d. funzione recuperatoria dell’azione di manutenzione, ammettendo, cioè, che quest'ultima azione competa anche a colui che abbia subito uno spoglio non violento o non clandestino.
La prima di queste disposizioni è in realtà un corollario dell'attribuzione dell'azione di spoglio al semplice detentore: tuttavia, date le non poche discussioni agitatesi in proposito, non è inopportuno che essa sia stata espressamente dichiarata.
La seconda deve essere qui segnalata, oltre che per la sua bontà, per una conseguenza che essa non può fare a meno di produrre in ordine al concetto di « violenza » dello spoglio.
È noto come, con riferimento al codice del 1865, dottrina e giurisprudenza siano da tempo concordi nel ritenere che, per aversi spoglio violento, basta una violazione della volontà, anche solo presunta, del possessore o detentore.
Se però per il nuovo codice lo spoglio « non violento » legittima all'azione di manutenzione, è chiaro che una cosi ampia accezione della « violenza » non potrà più venire accolta: e ciò perchè l'accoglierla porterebbe alla stranezza di far considerare illecito uno spossessamento che non urti contro la volontà del possessore.
Nozione di spoglio
Poiché il nuovo codice non dà una precisa e completa determinazione dello spoglio, è chiaro che si è rimesso al suo concetto tradizionale: di conseguenza, così per il nuovo come per il vecchio sistema, deve ritenersi non necessaria ad integrare lo spoglio la totale privazione del possesso, bastando invece che ne sia stato notevolmente diminuito e reso incomodo l'esercizio, e per contro costituisce elemento essenziale dello spoglio l' animus spoliandi, che si concretizza nella consapevolezza di commettere un atto arbitrario, costituito dall'agire contro la volontà dello spogliato, in modo da sostituire il proprio all'altrui possesso.
Nel silenzio della legge, le varie questioni agitatesi con riferimento al codice del 1865 si pongono negli stessi termini di fronte al nuovo codice. Dovrà pertanto ritenersi:
a) che l'azione di spoglio, cosi come del resto l'azione di manutenzione, sia ammissibile anche tra compossessori, quando uno di essi impedisca all'altro l'uso o il godimento della cosa posseduta in comune;
b) che l'immissione in possesso ad opera di ufficiale giudiziario non escluda la possibilità di uno spoglio (anche all'infuori del dolo ai danni dell'ufficiale giudiziario da parte del richiedente) tutte le volte in cui avvenga in modo illegittimo ed arbitrario;
c) che l'azione di spoglio, cosi come quella di manutenzione, non possa intentarsi contro atti della pubblica amministrazione, quando si tratti di atti compiuti iure imperii anzichè iure gestionis.
Massime relative all'art. 1168 Codice civile
Cass. civ. n. 1455/2018
In tema di spoglio, il decorso del termine di decadenza di cui all'art. 1168 c.c. non è rilevabile d'ufficio dal giudice ed è soggetto al regime delle preclusioni, in primo come in secondo grado, giacché, vertendosi in materia di diritti disponibili, deve essere eccepito, ex art. 2969 c.c., dalla parte interessata la quale, peraltro, nel sollevare l'eccezione deve manifestare chiaramente la volontà di avvalersi dell'effetto estintivo dell'altrui pretesa, ricollegato dalla legge al decorso dell'anno dall'asserito spoglio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva escluso la ricorrenza di tale eccezione nella difesa con cui il convenuto genericamente assumeva di avere da sempre esercitato il proprio diritto di proprietà).
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 1455 del 19 gennaio 2018)
Cass. civ. n. 15517/2017
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 15517 del 22 giugno 2017)
Cass. civ. n. 14797/2017
In tema di spoglio, l’accertamento del giudice deve riguardare sia l’elemento oggettivo della privazione totale o parziale del possesso, violenta o clandestina, che l’elemento soggettivo, ossia l’“animus spoliandi”, che non consiste nella sola coscienza e volontà dell’agente di compiere il fatto materiale della privazione del possesso, bensì nella consapevole volontà di sostituirsi al detentore, contro la volontà di questo (ovvero nella sua inconsapevolezza o impossibilità di venire a conoscenza dell'azione espoliatrice), nella detenzione totale o parziale e nel godimento del bene, con la conseguenza che il consenso, espresso o tacito, del possessore allo spoglio, costituisce causa escludente dell’“animus spoliandi”.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14797 del 14 giugno 2017)
Cass. civ. n. 8911/2017
In tema di reintegrazione nel possesso, il requisito della clandestinità dello spoglio sussiste ogni qual volta lo spossessamento avviene mediante atti che non possano venire a conoscenza di colui che è stato privato del possesso o della detenzione, sicché ciò che rileva è che il possessore o il detentore, usando l’ordinaria diligenza ed avuto riguardo alle concrete circostanze in cui lo spossessamento si è verificato, si siano trovati nell’impossibilità di averne conoscenza, secondo un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito che, ove sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici o errori di diritto, si sottrae al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha escluso la clandestinità del possesso esercitato da un parroco, quale appartenente ad un ente ecclesiastico, su di un bene di titolarità della parrocchia, che lo stesso parroco amministrava in rappresentanza della diocesi, rilevando che, in forza delle disposizioni di diritto canonico che gli attribuiscono la vigilanza sui beni ecclesiastici, a fronte di corrispondenza intercorsa con il rappresentante dell'ente, che invocava la proprietà di detto bene, il vescovo avrebbe potuto sostituirsi al parroco ed esercitare l'autorità di controllo di sua spettanza).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8911 del 6 aprile 2017)
Cass. civ. n. 4198/2016
Nel giudizio possessorio, l'eccezione "feci, sed iure feci" è ammessa solo ove tenda a far valere lo "ius possessionis" (e, cioè, l'esistenza di un possesso nello spogliatore) e non anche lo "ius possidendi" (e, cioè, il diritto, in capo al medesimo, di possedere), non potendosi la prova del possesso desumere, in seno a tale procedimento, dal regime, legale o convenzionale, del corrispondente diritto reale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4198 del 3 marzo 2016)
Cass. civ. n. 2300/2016
La sentenza resa sulla domanda possessoria non può avere autorità di cosa giudicata nel giudizio petitorio caratterizzato da diversità di "petitum" e "causa petendi", giacché l'esame dei titoli costitutivi dei diritti fatti valere dalle parti è compiuto nel procedimento possessorio al solo fine di dedurre elementi sulla sussistenza del possesso, restando impregiudicata ogni questione sulla conformità a diritto della situazione di fatto oggetto di tutela.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2300 del 5 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 8811/2015
In tema di azioni a difesa del possesso, chi ha collaborato con l'autore morale dello spoglio è passivamente legittimato all'azione di reintegrazione solo se ha stabilito con la cosa un rapporto materiale che ne comporti il potere di disposizione, in difetto del quale egli non avrebbe nulla da restituire.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8811 del 30 aprile 2015)
Cass. civ. n. 6792/2015
Colui che è convenuto con azione possessoria per violazione dei limiti imposti dalle norme in materia di distanze può dimostrare l'insussistenza dell'altrui diritto al fine di negare lo stato di possesso vantato dall'attore, senza con ciò determinare confusione fra giudizio possessorio e giudizio petitorio, poiché tale accertamento rileva per stabilire se esista un possesso tutelabile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6792 del 2 aprile 2015)
Cass. civ. n. 19830/2014
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19830 del 19 settembre 2014)
Cass. civ. n. 18486/2014
Il conduttore che mantenga la disponibilità dell'immobile dopo la cessazione di efficacia del contratto di locazione è legittimato a ricorrere alla tutela possessoria ex art. 1168, secondo comma, cod. civ., in quanto detentore qualificato, ancorché inadempiente all'obbligo di restituzione agli effetti dell'art. 1591 cod. civ.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18486 del 1 settembre 2014)
Cass. civ. n. 7741/2014
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7741 del 2 aprile 2014)
Cass. civ. n. 6428/2014
Qualora il convenuto eccepisca l'ultrannualità dell'azione di spoglio, spetta all'attore provarne la tempestività.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6428 del 19 marzo 2014)
Cass. civ. n. 3627/2014
Il detentore autonomo, che proponga azione di reintegrazione del possesso, deve provare di aver esercitato in nome altrui il potere di fatto sulla cosa, dimostrando l'esistenza del titolo posto a base dell'allegata detenzione, senza che il giudice debba accertare la validità e l'efficacia di siffatto titolo, atteso che in materia possessoria non rileva mai la valutazione degli effetti negoziali di un atto.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 3627 del 17 febbraio 2014)
Cass. civ. n. 26985/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 26985 del 2 dicembre 2013)
Cass. civ. n. 24673/2013
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 24673 del 4 novembre 2013)
Cass. civ. n. 7214/2013
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7214 del 21 marzo 2013)
Cass. civ. n. 22174/2012
In tema di tutela possessoria, ricorre spoglio violento anche in ipotesi di privazione dell'altrui possesso mediante alterazione dello stato di fatto in cui si trovi il possessore, eseguita contro la volontà, sia pure soltanto presunta, di quest'ultimo, sussistendo la presunzione di volontà contraria del possessore ove manchi la prova di una manifestazione univoca di consenso, e senza che rilevi in senso contrario il semplice silenzio, in quanto circostanza di per sé equivoca, e non interpretabile come espressione di acquiescenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22174 del 7 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 18058/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18058 del 19 ottobre 2012)
Cass. civ. n. 9043/2012
La privazione del possesso conseguente all'occupazione di una parte di un terreno altrui costituisce un fatto potenzialmente causativo di effetti pregiudizievoli, idoneo a legittimare la pronunzia di condanna generica al risarcimento del danno, la quale si risolve in una "declaratoria iuris" che non esclude la possibilità di verificare, in sede di liquidazione, la reale esistenza del danno risarcibile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9043 del 5 giugno 2012)
Cass. civ. n. 8854/2012
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8854 del 1 giugno 2012)
Cass. civ. n. 8148/2012
Nel caso di spoglio o turbativa posti in essere con una pluralità di atti, il termine utile per l'esperimento dell'azione possessoria decorre dal primo di essi soltanto se quelli successivi, essendo strettamente collegati e connessi, devono ritenersi prosecuzione della stessa attività; altrimenti, quando ogni atto - presentando caratteristiche sue proprie - si presta ad essere considerato isolatamente, il termine decorre dall'ultimo atto. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto correttamente motivata la sentenza di merito, la quale aveva negato qualsiasi collegamento tra l'atto di spoglio consistito nella chiusura di una strada con catena sorretta da paletti, e l'analoga chiusura con cavo e lucchetto che si affermava esistente due anni prima dello spoglio, ma della quale non era stata provata la persistenza).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8148 del 23 maggio 2012)
Cass. civ. n. 2367/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2367 del 17 febbraio 2012)
Cass. civ. n. 879/2012
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 879 del 23 gennaio 2012)
Cass. civ. n. 16236/2011
Al fine della ricorrenza di un atto di spoglio denunciabile con azione di reintegrazione, l'"animus spoliandi" postula la consapevolezza dell'autore di acquisire la cosa contro la volontà espressa o tacita del possessore; detto requisito soggettivo, pertanto, deve essere escluso qualora risulti che, al momento della materiale apprensione del bene, l'autore dello spoglio non conosceva e non era in grado di conoscere l'altrui possesso, o di acquisire la cosa contro la volontà espressa o tacita del possessore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16236 del 25 luglio 2011)
Cass. civ. n. 16229/2011
In tema di azioni possessorie, affinché ricorra lo spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario è necessario che il titolo, in forza del quale si procede, non abbia efficacia contro il possessore e che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione, ovvero che vi sia il dolo dell'istante il quale, conscio dell'arbitrarietà della sua richiesta, abbia sollecitato l'intervento dell'ufficiale giudiziario.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16229 del 25 luglio 2011)
Cass. civ. n. 15971/2011
Il termine annuale, previsto a pena di decadenza dall'art. 1168 c.c. per la proposizione dell'azione di reintegrazione nel possesso, va determinato con riferimento alla data di deposito del ricorso, che individua con certezza la reazione all'atto illecito; ne consegue che, ove l'originario giudizio sia stato cancellato dal ruolo e poi riassunto, è alla data di deposito del primo ricorso che occorre fare riferimento, poiché il giudizio è prorogato a seguito della riassunzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15971 del 20 luglio 2011)
Cass. civ. n. 14178/2011
Poiché la servitù di presa d'acqua comprende la facoltà di accedere al fondo servente al fine di esercitare il diritto di attingimento, pur conservando il proprietario del fondo servente la facoltà di chiudere o recintare il proprio fondo, tale recinzione deve essere effettuata in modo che il diritto del proprietario del fondo dominante, come quello del possessore, non ne risulti impedito o limitato, derivandone diversamente spoglio o turbativa del possesso, contro i quali è data la tutela prevista dagli artt. 1168 e 1170 c.c.. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in relazione ad una servitù di attingimento di acqua, aveva ritenuto di dover qualificare come semplice molestia l'attività del proprietario del fondo servente che aveva apposto un cancello con lucchetto sul proprio terreno, esigendo in tal modo dal proprietario del fondo dominante il requisito dell'annualità del possesso).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14178 del 27 giugno 2011)
Cass. civ. n. 2316/2011
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2316 del 31 gennaio 2011)
Cass. civ. n. 21233/2009
Nel giudizio possessorio l'accoglimento della domanda prescinde dall'accertamento della legittimità del possesso, perché è finalizzato a dare tutela ad una mera situazione di fatto avente i caratteri esteriori della proprietà o di un altro diritto reale. Ne consegue che il giudicato formatosi sulla domanda possessoria è privo di efficacia nel giudizio petitorio avente ad oggetto l'accertamento dell'avvenuto acquisto del predetto diritto per usucapione, in quanto il possesso utile ad usucapire deve avere requisiti che non vengono in rilievo nei giudizi possessori.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21233 del 5 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 19384/2009
In tema di azioni a difesa del possesso, tra causa possessoria e causa petitoria sussiste una forma di connessione impropria, non essendo ravvisabile un vincolo di subordinazione o di garanzia o di pregiudizialità, ne consegue che non va disposta la sospensione del giudizio possessorio in attesa dell'esito definitivo del giudizio petitorio, posto, altresì che la sentenza definitiva che decide la controversia petitoria, escludendo definitivamente la sussistenza del diritto, impone di negare al possesso la protezione giuridica.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19384 del 8 settembre 2009)
Cass. civ. n. 1551/2009
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1551 del 21 gennaio 2009)
Cass. civ. n. 12751/2008
In tema di spoglio violento e clandestino, il detentore che agisce, ex art. 1168, secondo comma, c.c., per la reintegra, può fornire la prova del titolo anche per presunzione non essendo in discussione la validità e gli effetti del vincolo che giustifica la detenzione qualificata ma esclusivamente il fatto storico dell'esistenza del corrispondente potere di fatto sulla cosa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12751 del 20 maggio 2008)
Cass. civ. n. 9284/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9284 del 9 aprile 2008)
Cass. civ. n. 19931/2007
Il detentore qualificato che agisce per la reintegrazione nel possesso deve provare il titolo dal quale trae origine tale detenzione, a differenza del semplice possessore al quale è sufficiente invocare il principio possideo quia possideo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19931 del 25 settembre 2007)
Cass. civ. n. 13116/2007
Nel caso di azione di spoglio esperita denunziando più atti materiali distanziati nel tempo, qualora il giudice li colleghi tra loro teleologicamente, ritenendoli espressione di un unico disegno teleologico, il relativo termine di decadenza decorre dal primo di tali atti, a meno che il ricorrente stesso non provi che si tratta comportamenti autonomi e non avvinti dal medesimo disegno. Ove, successivamente, il convenuto deduca — proponendo eccezione di decadenza dall'azione — l'esistenza di un atto di spoglio precedente a quello denunziato dal ricorrente, affermando il collegamento tra i due, spetta al resistente che lo allega fornire la prova del collegamento.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13116 del 5 giugno 2007)
Cass. civ. n. 10375/2007
Le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della P.A. (e di chi agisca per conto di essa) quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti, ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali; ove risulti, invece, sulla base del criterio del «petitum» sostanziale, che oggetto della tutela invocata non è una situazione possessoria, ma il controllo di legittimità dell'esercizio del potere, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, competente essendo il giudice amministrativo, poiché integra una questione di merito — che spetta al giudice provvisto di giurisdizione decidere — se l'azione sia proponibile e la pretesa dell'attore possa essere soddisfatta. (Nella specie, relativa al presunto spossessamento esercitato mediante prosecuzione di un'occupazione a fini di esproprio, la S.C. ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo, essendosi in presenza di una efficace dichiarazione di pubblica utilità).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 10375 del 8 maggio 2007)
Cass. civ. n. 4632/2007
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 4632 del 28 febbraio 2007)
Cass. civ. n. 25899/2006
In tema di reintegrazione nel possesso, il venir meno della ragion d'essere della tutela possessoria per intervenuta decadenza rende inammissibile anche il risarcimento del danno derivante da un comportamento lesivo che tragga origine dallo spoglio, che è in tal caso soltanto un profilo della tutela accordata dall'ordinamento al diritto soggetto del leso al fine di assicurarne la piena reintegrazione. Ne consegue che l'azione per il risarcimento del danno ha natura possessoria quando il danno consista nella sola lesione del possesso, e quindi soggiace alle regole dettate per quella tutela in ordine al termine di decadenza per proporla, mentre non ha natura possessoria, e rientra nella previsione generale dell'art. 2043 c.c., sottraendosi quindi a quelle regole, quando si lamenti anche la lesione di altri diritti del possessore, sicché la privazione del possesso non esaurisca il danno, ma si presenti come causa di altre lesioni patrimoniali subite in via derivativa dallo spogliato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 25899 del 5 dicembre 2006)
Cass. civ. n. 25241/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 25241 del 29 novembre 2006)
Cass. civ. n. 23397/2006
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 23397 del 31 ottobre 2006)
Cass. civ. n. 13216/2006
L'apposizione di una ringhiera su un muro divisorio che, avendo funzione di parapetto, consentiva di esercitare il diritto di veduta sull'altrui proprietà, integra uno spoglio parziale, in quanto modifica, rendendole più difficili, le modalità dell'ispicere e del prospicere in alienum in cui si sostanziava l'esercizio del diritto di servitù in presenza del solo muretto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13216 del 6 giugno 2006)
Cass. civ. n. 12740/2006
In tema di possesso, il requisito della clandestinità dello spoglio, che va riferito allo stato di ignoranza di chi lo subisce, postula che quest'ultimo si sia trovato nell'impossibilità di averne conoscenza nel momento in cui lo stesso viene posto in essere; peraltro, poiché tale inconsapevolezza non deve essere determinata da negligenza del possessore, che va accertata anche alla stregua delle circostanze in cui è stato commesso lo spoglio e mantenuto lo spossessamento, la clandestinità è esclusa dalla presenza di persone che in qualsiasi modo rappresentino il possessore, o dalla conoscenza del fatto da parte delle medesime. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza che aveva ritenuto la clandestinità dello spoglio sul rilievo che non era stato valutata al riguardo la presenza di guardie campestri incaricate dal possessore di vigilare sul fondo e perciò in grado di percepire tempestivamente qualsiasi fatto che avrebbe potuto pregiudicarne il normale godimento).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12740 del 29 maggio 2006)
Cass. civ. n. 11386/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11386 del 16 maggio 2006)
Cass. civ. n. 20875/2005
La domanda di risarcimento del danno consistente nella diminuzione patrimoniale sofferta per il tempo in cui si è protratto lo spoglio o la turbativa del possesso, avendo contenuto possessorio, può essere proposta congiuntamente all'azione di reintegra o di manutenzione del possesso; essa, tuttavia, non rimane soggetta alla preclusione annuale di cui all'art. 1168 c.c., trovando applicazione, in tema di illecito extracontrattuale, il termine di prescrizione stabilito dall'art. 2947 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 20875 del 27 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 20346/2005
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 20346 del 21 ottobre 2005)
Cass. civ. n. 17567/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17567 del 31 agosto 2005)
Cass. civ. n. 16496/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16496 del 5 agosto 2005)
Cass. civ. n. 15885/2005
Costituendo il possesso l'esercizio di fatto delle facoltà corrispondenti alla proprietà o ad un diritto reale, la tutela possessoria prevista dagli artt. 1168 e 1170 c.c. presuppone, da parte del richiedente, la specifica deduzione di una situazione di fatto corrispondente alle facoltà esercitabili in virtù di un determinato diritto dominicale, che si assumono lese dall'altrui comportamento. Ne consegue che il comportamento della parte che abbia dedotto, nell'atto introduttivo, la violazione del possesso corrispondente alla proprietà del bene e successivamente, nel corso del giudizio, la lesione del possesso conforme ad un diritto di serviti, introduce una nuova causa petendi a fondamento della propria pretesa, dando luogo ad una mutati libelli non consentita, atteso che le facoltà inerenti al diritto di serviti non rappresentano un connotato ordinario del diritto di proprietà, ma soltanto un vantaggio aggiuntivo ed eventuale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15885 del 28 luglio 2005)
Cass. civ. n. 15558/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15558 del 25 luglio 2005)
Cass. civ. n. 14067/2005
Lo spoglio del possesso di un bene (nella specie, cortile condominiale) ben può rimanere integrato dalla messa in esecuzione da parte dell'amministratore di condominio, con la consapevolezza di agire contro la volontà espressa o presunta del possessore, di opere deliberate dall'assemblea (nel caso, chiusura dell'accesso mediante recinzione ed apposizione di cancello elettrico), non assumendo rilievo la circostanza che la domanda di sospensione delle delibere in questione risulti essere stata in precedenza giudizialmente rigettata, stante l'ontologica diversità tra il giudizio avente ad oggetto l'impugnazione delle delibere e quello possessorio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14067 del 1 luglio 2005)
Cass. civ. n. 9562/2005
Al fine della tutela del possesso corrispondente ad una servitú di passaggio, è irrilevante la circostanza che il passaggio medesimo non sia necessario od indispensabile al possessore, per avere questi altri e più comodi accessi al proprio fondo, atteso che l'utilità, quale elemento costitutivo essenziale della servitù, viene in considerazione unicamente in sede petitoria, come vantaggio che il fondo servente sia in grado di arrecare direttamente al fondo dominante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9562 del 9 maggio 2005)
Cass. civ. n. 9226/2005
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9226 del 4 maggio 2005)
Cass. civ. n. 17988/2004
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17988 del 7 settembre 2004)
Cass. civ. n. 7538/2004
In tema di azione di spoglio, il possesso (o compossesso) di un bene, concretandosi in un potere di fatto sulla cosa, che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà, non presuppone l'effettiva e continua utilizzazione della cosa in ogni sua parte, essendo sufficiente una relazione con il bene unitariamente considerato, anche se si concreti, per le particolari esigenze del possessore, in forme di godimento limitato. (La Corte ha cassato la decisione impugnata che, nel rigettare la domanda di reintegra del compossesso di uno spiazzo e di una stradella di accesso, aveva ritenuto che l'attore non avesse dimostrato l'esatta estensione del compossesso, rilevando che la costruzione realizzata dai convenuti aveva ridotto la lunghezza della stradella senza impedirne la percorribilità per accedere allo spiazzo).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7538 del 20 aprile 2004)
Cass. civ. n. 5760/2004
L'acquirente di bene immobile che, anziché agire in via petitoria a tutela del diritto asseritamente violato, intende avvalersi della tutela possessoria è tenuto, in caso di contestazione da parte del convenuto, a fornire la prova del concreto esercizio del proprio possesso sul bene medesimo, risultando a tale fine inidonea la mera produzione in giudizio del titolo di acquisto, che vale soltanto a rafforzare ad colorandam possessionem la prova stessa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5760 del 23 marzo 2004)
Cass. civ. n. 4952/2004
L'esistenza di un diritto di servitù di passaggio su fondo altrui non esclude che il proprietario del fondo servente possa servirsi delle opere realizzate per renderne possibile l'esercizio, salvo che ciò sia escluso dal titolo della servitù o che tale utilizzazione comprometta il passaggio del titolare della servitù. (I giudici di appello avevano ritenuto non configurabile, ai sensi dell'art. 1168 c.c., lo spoglio del possesso lamentato dai ricorrenti in relazione alla chiusura di un varco da essi aperto nella loro proprietà, compiuta dal Condominio titolare di un diritto di servitù di passaggio gravante sul fondo dei ricorrenti. La Corte, nel cassare la sentenza, ha ritenuto legittima l'utilizzazione del varco da parte dei ricorrenti che se ne servivano per accedere a un'area condominiale).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4952 del 11 marzo 2004)
Cass. civ. n. 8075/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8075 del 22 maggio 2003)
Cass. civ. n. 3290/2003
Il giudice che accordi la tutela possessoria al detentore senza titolo dell'immobile, ovvero la neghi a colui che la richieda nei confronti di quello, non legittima con ciò stesso il possesso nei confronti del proprietario, né esclude il diritto di quest'ultimo di ottenere la restituzione ed il risarcimento dei danni subiti per non aver potuto disporre liberamente del suo bene.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3290 del 6 marzo 2003)
Cass. civ. n. 643/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 643 del 17 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 636/2003
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 636 del 17 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 13747/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13747 del 20 settembre 2002)
Cass. civ. n. 12173/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12173 del 12 agosto 2002)
Cass. civ. n. 10676/2002
Il detentore qualificato del bene, ovvero chi detenga la cosa nell'interesse proprio in forza di un titolo contrattuale anche atipico, è legittimato a proporre l'azione di reintegra nel possesso anche nei confronti dello stesso possessore, dovendosi escludere per contro che la legittimazione attiva sia estesa a qualsiasi detentore, purché non sia tale per ragioni di servizio o di ospitalità.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10676 del 22 luglio 2002)
Cass. civ. n. 7621/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7621 del 24 maggio 2002)
Cass. civ. n. 6221/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6221 del 29 aprile 2002)
Cass. civ. n. 15322/2001
II possesso è tutelato da spogli e molestie indipendentemente dal suo eventuale carattere lesivo di diritti altrui, i quali, pertanto, non possono essere utilmente opposti all'attore in reintegrazione o manutenzione, essendo consentito al convenuto farli valere solo dopo l'esaurimento del giudizio possessorio e l'esecuzione del provvedimento che lo ha concluso (salva l'ipotesi di un pregiudizio irreparabile che ne possa derivare). L'eccezione feci, sed iure feci, pertanto, è ammessa in sede possessoria se investe non già lo ius possidendi, ma lo ius possessionis, dovendo consistere nella deduzione non di un diritto, ma di un altro possesso, incompatibile con quello vantato dall'attore, in quanto lo esclude o lo comprime o lo limita. (Alla stregua dei principio di cui alla massima, la S.C. ha cassato la decisione del tribunale che, in riforma alla decisione pretorile — la quale aveva accolto la domanda degli originari attori che, lamentando lo spoglio o molestia derivanti da lavori di scavo, avevano chiesto la reintegrazione o manutenzione del possesso, stabilendo che l'intimato dovesse provvedere alla riduzione in pristino del terreno dei ricorrenti e astenersi dal compimento di ulteriori lavori di scavo — aveva respinto detta domanda, ritenendo l'appellante titolare di una servita di acquedotto, come sarebbe stato desumibile dall'esistenza di una tubatura per la cui riparazione era stato eseguito lo scavo in questione).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15322 del 4 dicembre 2001)
Cass. civ. n. 15130/2001
Al fine della configurabilità dello spoglio, il quale costituisce un atto illecito che lede il diritto del possessore alla conservazione della disponibilità della cosa, obbligando chi lo commette al risarcimento del danno, con l'atto materiale deve coesistere il dolo o la colpa, la cui prova incombe su chi propone la domanda di reintegrazione, mentre rappresenta apprezzamento di fatto — riservato al giudice del merito ed insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione logica e sufficiente — l'accertamento dell'esistenza dell'indicato elemento soggettivo, ed il possessore non deve debba provare anche la consapevolezza dell'autore della lesione di aver violato l'altrui diritto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15130 del 28 novembre 2001)
Cass. civ. n. 10819/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10819 del 6 agosto 2001)
Cass. civ. n. 10406/2001
In una situazione di compossesso il godimento del bene da parte dei singoli compossessori assurge ad oggetto di tutela possessoria quando uno di essi abbia alterato e violato senza il consenso e in pregiudizio degli altri partecipanti lo stato di fatto o la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in modo da impedire o restringere il godimento spettante a ciascun compossessore sulla cosa medesima, o che in modo apprezzabile ne modifichi o turbi le modalità di esercizio (nella specie, la S.C., in forza del sopraenunciato principio, ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la sentenza del giudice d'appello che aveva escluso che l'apposizione, da parte di alcuni dei comproprietari, di una lapide sulla facciata esterna di una cappella funeraria in aggiunta a quella preesistente e convenzionalmente accettata da tutti i compossessori potesse costituire turbativa o molestia del compossesso del bene comune in danno degli altri comproprietari del bene).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10406 del 30 luglio 2001)
Cass. civ. n. 3984/2001
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3984 del 20 marzo 2001)
Cass. civ. n. 15381/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15381 del 1 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 11453/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11453 del 30 agosto 2000)
Cass. civ. n. 8489/2000
L'animus spoliandi consiste nella intenzione di attentare alla posizione possessoria altrui e non è escluso dall'essere l'autore dello spoglio assistito da un titolo negoziale, poiché il suo esercizio non elimina quell'intento che sorregge la condotta pregiudizievole di quel possesso per la cui tutela è apprestata l'azione di reintegrazione.
L'esercizio dell'azione di reintegrazione contro l'autore dello spoglio è consentito dall'art. 1168, secondo comma, c.c. anche al «detentore qualificato», a colui, cioè, che esercita il potere di fatto sulla cosa altrui con l'intenzione di tenerla a propria disposizione in virtù di un diritto personale. Poiché la posizione lato sensu possessoria del detentore non ha un'estensione oggettiva pari a quella del possesso stricto sensu tale da prescindere dal vincolo obbligatorio che ne concreta e delimita il fondamento, il giudice del merito, a fronte delle contestazioni dell'intimato, non può, ai fini del riconoscimento della tutela possessoria, esimersi dall'accertamento del rapporto obbligatorio e dalla verifica che l'attività, contestata dal preteso autore dello spoglio, rientri nell'ambito della detenzione consentita da quel rapporto. Tale verifica, vertendosi in tema di tutela possessoria, non va estesa all'opponibilità del rapporto al preteso autore dello spoglio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8489 del 22 giugno 2000)
Cass. civ. n. 8394/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8394 del 20 giugno 2000)
Cass. civ. n. 4679/2000
In tema di azione di reintegrazione, l'animus spoliandi non è escluso da una condotta oggettivamente lesiva sorretta dal convincimento di esercitare un preteso contrapposto diritto, essendo anzi rinvenibile nella stessa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4679 del 12 aprile 2000)
Cass. civ. n. 1825/2000
In tema di servitù di passaggio non ricorrono gli estremi dello «spoglio» quando l'esercizio da parte del proprietario del fondo servente della facoltà (riconosciutagli dalla legge) di chiudere il proprio fondo (nella specie, con un cancello) si attui in maniera tale da consentire, agli eventuali possessori del libero passaggio attraverso il medesimo, di continuare in fatto (attraverso, ad esempio la consegna della chiave o di un congegno di apertura automatica) l'esercizio della corrispondente servitù, in tal guisa contemperandosi le esigenze di tutela del diritto di proprietà del primo, con l'eventuale incomodo dei secondi nel praticare il passaggio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1825 del 18 febbraio 2000)
Cass. civ. n. 1824/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1824 del 18 febbraio 2000)
Cass. civ. n. 924/1999
L'azione possessoria contro la pubblica amministrazione è esperibile sia se questa agisca iure privatorum, sia se ponga in essere un'attività sine titulo, cioè in assenza di qualsiasi potere giuridico ad essa conferito dalla legge, in quanto in tali casi si ha un comportamento meramente materiale e non opera, perciò, il divieto di condanna ad un facere previsto dall'art. 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 all. E. Qualora, invece, l'attività dell'amministrazione si risolva nell'esecuzione di un potere pubblico o di un atto amministrativo sia pure viziato, la tutela possessoria è inammissibile, perché questa, dovendo ripristinare la situazione modificata o turbata dall'attività denunziata si attuerebbe con un provvedimento di natura costitutiva che, elidendo gli effetti dell'azione amministrativa, violerebbe il divieto imposto dal giudice ordinario dall'art. 4 della legge indicata.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 924 del 22 dicembre 1999)
Cass. civ. n. 5200/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5200 del 28 maggio 1999)
Cass. civ. n. 3674/1999
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3674 del 14 aprile 1999)
Cass. civ. n. 1204/1999
Ricorre spoglio violento anche nella privazione dell'altrui possesso mediante alterazione dello stato di fatto in cui si trova il possessore eseguita contro la volontà anche soltanto presunta del possessore; presunzione sussistente sempre che manchi la prova di una manifestazione univoca di consenso e che non è superata dal semplice silenzio, fatto di per sé equivoco che non può essere interpretato senz'altro come manifestazione di consenso o di acquiescenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1204 del 13 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 10477/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10477 del 22 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 8233/1998
La trasformazione di una servitù di passaggio mediante modificazione delle opere necessarie al suo esercizio, ovvero il suo trasferimento in altro luogo per unilaterale iniziativa del proprietario di uno dei due fondi integra (in assenza di accordo tra i proprietari medesimi o di un ordine del giudice) gli estremi, oggettivi e soggettivi, dello spoglio violento, rimanendo riservate all'eventuale giudizio petitorio la valutazione delle ragioni addotte dal proprietario convenuto in possessoria circa la esistenza di un suo diritto alla trasformazione o allo spostamento del passaggio (anche se venga, in concreto, rappresentata una assenza di danno, se non addirittura un vantaggio, per il fondo dominante).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8233 del 20 agosto 1998)
Cass. civ. n. 5808/1998
Integra una violazione dell'altrui possesso, tutelato dalla legge come stato di fatto, qualunque modificazione dello stato dei luoghi operata con la consapevolezza del divieto espresso o tacito del possessore, con la conseguenza che ai fini della tutela possessoria di una servitù deve farsi riferimento non alla possibilità di esercizio della stessa, bensì al modo in cui la servitù veniva esercitata prima che la situazione dei luoghi fosse stata modificata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5808 del 21 giugno 1998)
Cass. civ. n. 5714/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5714 del 10 giugno 1998)
Cass. civ. n. 5314/1998
L'affidamento di un bene (come conseguenza della stipula di un contratto atipico) per la realizzazione di un interesse proprio anche dell'affidatario conferisce, a quest'ultimo, la detenzione qualificata della res, tutelabile, ex art. 1168 c.c., con l'esercizio dell'azione di reintegrazione non solo nei confronti del concedente, ma anche del terzo autore materiale dello spoglio e consapevole della violenza usata per contrastare l'opposta volontà dello spoliatus (ancorché tale terzo abbia agito su incarico del concedente), a condizione che il rapporto scaturente dal contratto abbia carattere non di mera saltuarietà od occasionalità, ma di concreta stabilità, onde consentire all'affidatario la detenzione della cosa fino a quando non sia esaurita l'attività per la quale essa gli era stata consegnata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5314 del 29 maggio 1998)
Cass. civ. n. 3549/1998
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3549 del 6 aprile 1998)
Cass. civ. n. 1206/1998
In tema di azione di reintegrazione del possesso deve riconoscersi a ciascuno dei compossessori la facoltà di agire a tutela del proprio compossesso, senza che insorga necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i compossessori, non ricorrendo un'ipotesi di litisconsorzio necessario, né di inscindibilità delle cause, essendo idonea la pronuncia a produrre effetti nei confronti della parte revocata in giudizio, onde la stessa non può dirsi inutiliter data.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1206 del 6 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 1042/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1042 del 3 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 13101/1997
In tema di azione di spoglio, l'accertamento del giudice deve riguardare non soltanto l'elemento oggettivo della privazione, totale o parziale, del possesso avvenuta violentemente o clandestinamente (da provarsi da parte dell'attore del giudizio possessorio), ma anche il correlato elemento soggettivo (il cosiddetto animus spoliandi), il quale può legittimamente ritenersi insito nel fatto stesso di privare del godimento della cosa il possessore contro la sua volontà (espressa o tacita), indipendentemente dalla convinzione dell'agente di operare secondo diritto ovvero con il proposito di ripristinare la corrispondenza tra situazione di fatto e situazione di diritto. La esistenza del detto elemento soggettivo può, pertanto, venir esclusa quando sia provato, da parte del convenuto nel giudizio possessorio, il proprio ragionevole convincimento circa il consenso del possessore alla modifica o alla privazione del suo possesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13101 del 30 dicembre 1997)
Cass. civ. n. 11119/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11119 del 11 novembre 1997)
Cass. civ. n. 10366/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10366 del 22 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 7994/1997
Anche in tema di «spoglio» commesso dal compossessore, la ricorrenza dell'animus spoliandi è insita nel fatto stesso di privare l'altro del possesso, in modo violento e clandestino, ciò implicando la consapevolezza dell'autore dello «spoglio», di agire contro la volontà espressa o presunta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7994 del 25 agosto 1997)
Cass. civ. n. 2247/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2247 del 13 marzo 1997)
Cass. civ. n. 2028/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2028 del 9 marzo 1997)
Cass. civ. n. 1798/1997
L'attribuzione dell'azione di reintegrazione anche al detentore (salvi i casi di detenzione per ragioni di servizio o di ospitalità) comporta che una volta accertata la materiale detenzione della cosa da parte del soggetto che ha proposto l'azione (e in assenza delle suindicate ragioni giustificatrici della detenzione) sia superfluo accertare se il potere di fatto si sia concretato o no nel possesso in senso stretto, manifestato cioè come corrispondente all'esercizio della proprietà o di un diritto reale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1798 del 27 febbraio 1997)
Cass. civ. n. 5952/1996
II soggetto che fa valere in sede possessoria, al fine di conseguire la reintegrazione del possesso, non già il pregresso esercizio da parte sua di un potere di fatto sulla cosa corrispondente all'esercizio del diritto di proprietà o di un altro di diritto reale, ma un potere di fatto accompagnato dal riconoscimento di una prevalente situazione giuridica altrui, e cioè la detenzione e non già il possesso della cosa, ha l'onere non solo di specificare ma anche di provare il titolo in base al quale esercitava il potere sul bene. Infatti l'art. 1168 c.c. tutela solo la detenzione qualificata, quella cioè in cui il rapporto di fatto con la cosa è in funzione dell'interesse del detentore, quale mezzo per l'esercizio di un suo diritto, mentre, nel caso di detenzione per ragioni di servizio o di ospitalità, la norma riconosce al solo possessore di conseguire la reintegrazione. Né può rilevare la dedotta sopravvenienza nel corso del giudizio di una situazione pienamente possessoria, in mancanza della prova della interversione del possesso ai sensi dell'art. 1141 c.c. (Nella specie la S.C. ha annullato la sentenza impugnata, che, valorizzando la presunta esistenza di una prova del possesso da parte dell'attore, aveva accolto l'azione di spoglio da lui proposta, benché inizialmente lo stesso avesse precisato di fruire del bene quale conduttore).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5952 del 1 luglio 1996)
Cass. civ. n. 5740/1996
Perché ricorra lo spoglio a mezzo dell'ufficiale giudiziario è necessario che il titolo in forza del quale si proceda non abbia efficacia contro il possessore e che l'intervento dell'ufficiale giudiziario sia stato maliziosamente provocato da colui che ha richiesto l'esecuzione, vale a dire che l'istante conscio dell'arbitrarietà della sua richiesta, abbia in mala fede sollecitato l'intervento dell'ufficiale giudiziario. Stante la presunzione di legittimità che inerisce all'attività dell'ufficiale giudiziario quale organo del pubblico potere, l'onere della prova dell'arbitrarietà della condotta dello stesso incombe su colui che invoca la tutela possessoria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5740 del 21 giugno 1996)
Cass. civ. n. 3660/1996
Il mancato esercizio per un anno di una servitù di passaggio a intervalli infrannuali non fa perdere al titolare il possesso della stessa ove ne permanga la possibilità e resti, quindi, fermo l'animus possidendi. Invero, il carattere saltuario dell'esercizio delle servitù discontinue non ostacola l'esperibilità delle azioni a tutela del possesso, dovendo esso essere valutato in relazione alle peculiari caratteristiche ed esigenze delle servitù stesse, essendo sufficiente, una volta instaurata sul bene le relazione di fatto sostenuta dal relativo animus possidendi, che il bene possa continuare a considerarsi nella virtuale disponibilità del possessore, che può venir meno soltanto in presenza di chiari ed univoci segni dell'animus derelinquendi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3660 del 18 aprile 1996)
Cass. civ. n. 3295/1996
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3295 del 10 aprile 1996)
Cass. civ. n. 12227/1995
In tema di uso della cosa comune, non può ritenersi consentita l'installazione, da parte di un condomino, per suo esclusivo vantaggio ed utilità, di un cancello in un certo punto di un viottolo comune, destinato fin dalla costituzione del condominio al passaggio dei condomini, per l'accesso, tra l'altro, a vani di proprietà esclusiva dei medesimi (nei quali sono sistemate e custodite, nella specie, le utenze domestiche di ciascuno di essi), in quanto detta installazione costituisce — anche in caso di messa a disposizione degli altri condomini delle chiavi del cancello — una modificazione delle modalità di uso o di godimento della cosa comune, che interferisce sul «pari uso» della stessa spettante agli altri condomini.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12227 del 25 novembre 1995)
Cass. civ. n. 4461/1995
In tema di condominio di edifici, l'apposizione di transenne tubolari ai marciapiedi comuni, le quali impediscono a taluni condomini l'accesso con i veicoli a detti marciapiedi ai quali in passato essi avevano acceduto, integra attività di spoglio e l'eccezione dell'amministratore di averlo compiuto in esecuzione di una deliberazione condominiale legittima e non impugnata (feci sed iure feci) non è idonea ad escludere l'animus spoliandi, soprattutto se, come nella specie, per lungo tempo dopo l'assunzione della deliberazione, i condomini abbiano continuato ad esercitare il possesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4461 del 20 aprile 1995)
Cass. civ. n. 3377/1995
Allorquando il giudice di primo grado, pur rigettando la richiesta di reintegrazione nel possesso di una servitù per l'oggettiva impossibilità di ripristino dell'originario stato dei luoghi su cui insisteva la stessa, abbia emesso una statuizione di accertamento dell'avvenuto spoglio da parte del convenuto ed abbia, conseguentemente, condannato l'autore dello spoglio al risarcimento del danno derivante dall'avvenuta violazione del possesso, sussiste, per il soccombente, l'interesse ad impugnare la pronuncia sulla domanda possessoria, deducendo che la relativa azione era improponibile per l'avvenuto decorso, al momento della richiesta di reintegrazione, del termine annuale dell'avvenuto spoglio, al fine di conseguire anche il rigetto dell'azione di risarcimento del danno a tale titolo proposta, in quanto soggetta agli stessi termini dell'azione possessoria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3377 del 23 marzo 1995)
Cass. civ. n. 3055/1995
Anche la esecuzione di un provvedimento giudiziario senza il rispetto delle forme e delle modalità previste nello stesso provvedimento o nella legge può concretare uno spoglio tutelabile (nella specie, il soggetto, autorizzato, con provvedimento di urgenza, ad eseguire il distacco di un tubo di derivazione di acqua potabile dal suo impianto idrico, previa esecuzione dei lavori necessari per assicurare, per altra via, la fornitura dell'acqua nell'appartamento del vicino, aveva eseguito il distacco del tubo di derivazione direttamente e senza attendere l'esecuzione dei lavori previsti nel provvedimento d'urgenza).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3055 del 15 marzo 1995)
Ove, con deliberazione congiuntamente adottata dai condomini proprietari, ciascuno per un tratto, di una strada di collegamento fra i diversi edifici condominiali, venga disposta la chiusura continua dei cancelli d'accesso alla strada anzidetta, con consegna ai condomini del congegno elettronico di apertura, la concreta attuazione di tale delibera non può configurare lesione del possesso esercitato dai condomini, iure proprietatis, sul tratto di strada appartenente al condominio del quale essi fanno parte, dal momento che, quanto alle modalità di esercizio del loro diritto sulle parti comuni, essi, come condomini, sono vincolati alla volontà espressa dalla maggioranza, ma ben può integrare una lesione possessoria con riguardo al passaggio da essi esercitato sull'intera strada iure servitutis.
Cass. civ. n. 10363/1994
La recinzione di un fondo da parte di taluni dei compossessori attuata in modo tale da consentire agli altri compossessori il libero accesso al fondo medesimo e quindi il libero esercizio del loro compossesso non costituisce spoglio e neppure molestia o turbativa del compossesso degli altri in quanto raffigura un atto lecito rientrante nelle facoltà dei compossessori, trovando al contempo ogni eventuale incomodo di accesso adeguata compensazione nell'esigenza comune a tutti i compossessori di tutela del compossesso del fondo dall'ingerenza di estranei.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10363 del 2 dicembre 1994)
Cass. civ. n. 9206/1994
Con riguardo alle azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario ogni qual volta, in relazione al petitum sostanziale della sottostante pretesa di merito, la domanda risulti diretta a tutelare una posizione di diritto soggettivo, ovvero sia rivolta contro un comportamento di fatto della P.A. il quale, ancorché diretto al perseguimento di finalità di ordine generale, non sia attuato in esecuzione di poteri pubblici o di provvedimenti amministrativi. (Nella specie è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario con riferimento all'azione di manutenzione promossa dai proprietari di una strada interpoderale nei confronti del comune che, assumendo trattarsi di strada vicinale gravata da uso pubblico, aveva provveduto a rimuovere una sbarra apposta al suo inizio).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 9206 del 7 novembre 1994)
Cass. civ. n. 8874/1994
Consistendo lo spoglio nella privazione del possesso o della detenzione esercitati da un soggetto su di una cosa, la vendita di un bene da parte del comproprietario-compossessore in quanto traslativa dello ius possidendi, ma non necessariamente dello iuris possessionis, non è sufficiente ad integrare gli estremi dello spoglio in danno degli altri compossessori ove non segua l'immissione di fatto dell'acquirente nel possesso del bene a lui venduto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8874 del 27 ottobre 1994)
Cass. civ. n. 5732/1994
Le azioni proposte, rispettivamente, in sede possessoria e petitoria, pur nell'eventuale identità soggettiva, sono caratterizzate dall'assoluta diversità degli ulteriori elementi costitutivi (causa petendi et petitum), e, conseguentemente, i provvedimenti e le soluzioni adottate in sede possessoria, lasciando impregiudicata ogni questione sulla legittimità della situazione oggetto di tutela, non possono influire sull'esito del giudizio petitorio. Né le prove acquisite nel giudizio possessorio possono (salvo che non siano state richieste con riguardo a siffatta utilizzazione) essere richiamate nel giudizio petitorio, in favore dell'una o dell'altra parte.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5732 del 13 giugno 1994)
Cass. civ. n. 5281/1994
L'esistenza di un giudicato penale di condanna che si fondi sull'accertata illiceità del possesso di un determinato bene non preclude al possessore l'esercizio dell'azione di reintegrazione contro l'autore di un eventuale spoglio, configurandosi l'azione stessa come rimedio eccezionale, concesso per ragioni di ordine pubblico a tutela della situazione di fatto, quale è dato apprezzare nei suoi soli connotati materiali, a prescindere da qualificazioni giuridiche o da stati soggettivi di mala fede del possessore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5281 del 30 maggio 1994)
Cass. civ. n. 3749/1994
La rimozione delle opere che rendono apparente una servitù (nella specie, di passaggio), senza pregiudicarne od ostacolarne l'esercizio, non danno (rectius: dà N.d.R.) luogo ad uno spoglio, che presuppone una privazione (totale o parziale) del possesso, non ravvisabile in atti pregiudizievoli soltanto della sua attitudine di fatto costitutivo della usucapione del corrispondente diritto, possibile solo per le servitù apparenti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3749 del 20 aprile 1994)
Cass. civ. n. 2111/1994
Il regime probatorio (e, in particolare, la distribuzione dell'onere della prova tra le parti) nel procedimento possessorio instaurato a tutela della detenzione qualificata è notevolmente diverso da quello a tutela del possesso in senso proprio (ossia corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale). Mentre, in questo ultimo caso, il titolo da cui si assume avere origine il possesso, non può esser fatto valere per dimostrare la esistenza dello jus possidendi ma solo ad colorandam possessionem, e cioè per rafforzare la prova dell'esistenza di atti materiali integranti il possesso, nel primo procedimento invece, colui che assume di essere detentore qualificato ha l'onere di provare l'esistenza del titolo, da cui la detenzione ha avuto origine e che comporta necessariamente la trasmissione della detenzione stessa (locazione, deposito, comodato, contratto agrario, ecc.) ma non anche la persistenza della sua validità ed efficacia nel momento dello spoglio. (Nella specie la C.S. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto insufficiente la prova, fornita dagli affittuari di fondi rustici, della detenzione qualificata di alcuni fabbricati, sulla base del mero rapporto di pertinenzialità con i fondi in affitto, essendo peraltro tale circostanza contrastata dallo stato di rovina e inagibilità dei fabbricati).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2111 del 3 marzo 1994)
Cass. civ. n. 1964/1994
Ai fini della configurabilità, in astratto, di uno spoglio a mezzo di ufficiale giudiziario, non è richiesto un titolo assolutamente abnorme ma è sufficiente che il titolo in forza del quale si procede non abbia efficacia contro il possessore, come quando, nell'ipotesi di un provvedimento di rilascio d'immobile, esso non sia eseguibile per sopraggiunte disposizioni legislative di proroga degli sfratti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1964 del 26 febbraio 1994)
Cass. civ. n. 12790/1993
Ai fini dell'accoglimento dell'azione di reintegrazione è necessario accertare il possesso (o, ai sensi dell'art. 1168 comma secondo c.c., la detenzione qualificata) del soggetto spogliato al momento dello spoglio, restando irrilevante quale delle due parti in causa abbia posseduto il bene in contestazione in un'epoca anteriore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12790 del 27 dicembre 1993)
Cass. civ. n. 10936/1993
Ai fini della tempestività dell'azione di spoglio, entro un anno dal fatto, deve farsi riferimento al giorno del deposito in cancelleria del ricorso al pretore, non a quello successivo della notificazione del ricorso stesso con il decreto di fissazione della comparizione delle parti, tenendo conto che detto deposito segna l'esercizio del diritto da parte dell'istante ed al contempo la instaurazione del procedimento possessorio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10936 del 4 novembre 1993)
Integra spoglio l'impedimento del possesso esistente, senza che possa diversamente rilevare la possibilità di un diverso modo di esercizio di detto possesso, atteso che questo verrebbe a porre in essere una situazione di fatto diversa dalla precedente ed estranea all'esercizio in atto tutelato.
Cass. civ. n. 7691/1993
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7691 del 13 luglio 1993)
Cass. civ. n. 7109/1993
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7109 del 26 giugno 1993)
Cass. civ. n. 5873/1993
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5873 del 25 maggio 1993)
Cass. civ. n. 4628/1993
Per la configurabilità dello spoglio non è necessario che la privazione del possesso abbia carattere definitivo o permanente, essendo sufficiente che si manifesti con carattere duraturo, ossia che essa non si riveli di per sé come mero impedimento di natura provvisoria o transitoria, ma si presenti come destinata a permanere per una durata apprezzabile di tempo. (Nella specie la C.S. ha confermato sul punto la decisione di merito che aveva disposto la reintegra avendo ravvisato lo spoglio nel parcheggio sul fondo altrui di un'autovettura per diverse ore, per due volte distinte, in guisa da rendere impossibile il transito al proprietario).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4628 del 20 aprile 1993)
Cass. civ. n. 12515/1992
Nel caso di azioni possessorie proposte contro la pubblica amministrazione, per comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o di provvedimenti amministrativi, vi è difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti dell'amministrazione stessa, inteso nel senso che il divieto di elisione degli effetti dell'azione amministrativa, posto dall'art. 4, L. 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E, preclude l'unica pronunzia che sia possibile richiedere al giudice ordinario e da lui soltanto ottenibile, senza che sia ipotizzabile una equipollente tutela perseguibile presso il giudice amministrativo, cui spetta, invece, di conoscere delle azioni eventualmente intraprese per far valere vizi del provvedimento (nella specie, di notificazione di quello concernente l'occupazione di un immobile in via di urgenza).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 12515 del 24 novembre 1992)
Cass. civ. n. 6477/1992
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 6477 del 29 maggio 1992)
Cass. civ. n. 8203/1991
Nei confronti dei terzi che lo abbiano privato del godimento del bene la legittimazione all'azione di reintegrazione spetta anche al detentore, a meno che il potere di fatto sulla cosa oggetto dello spoglio non derivi da un rapporto di servizio o di ospitalità, indipendentemente dal titolo della detenzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8203 del 23 luglio 1991)
Cass. civ. n. 6772/1991
Ai fini dell'esercizio delle azioni possessorie, previste dagli artt. 1168, 1169, 1170 c.c., non si richiede che il possesso abbia gli stessi requisiti del possesso ad usucapionem, essendo le dette azioni destinate ad assicurare l'immediata tutela contro la privazione violenta e clandestina o la menomazione del possesso inteso come esercizio di fatto del potere sulla cosa, espresso in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di un diritto reale. Sono pertanto irrilevanti, ai fini della tutela apprestata dalle azioni possessorie, la frequenza e le modalità di esercizio del possesso, essendo l'azione di reintegrazione data a tutela di qualunque possesso, anche se illegittimo o abusivo, purché abbia i caratteri esteriori della proprietà o di altro diritto reale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6772 del 15 giugno 1991)
Cass. civ. n. 1863/1991
La proponibilità dell'azione di reintegrazione nei confronti della P. A. o del privato che abbia agito in attuazione di un provvedimento autorizzatorio della stessa, in relazione al divieto per l'autorità giudiziaria ordinaria di emettere, nei confronti dell'amministrazione stessa o di chi ne sia «longa manus», la pronuncia di una condanna ad un facere, presuppone che l'apprensione del bene altrui non sia avvenuta in base ad un provvedimento riconducibile a poteri autoritativi, ma concreti una mera attività di fatto, ancorché strumentale alla cura di interessi generali, come nel caso in cui, a fini espropriativi, il privato incaricato dalla P.A. abbia occupato un'estensione maggiore di quella prevista dal relativo decreto o non fedelmente eseguito l'incarico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1863 del 21 febbraio 1991)
Cass. civ. n. 7874/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7874 del 4 agosto 1990)
Cass. civ. n. 7836/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7836 del 3 agosto 1990)
Cass. civ. n. 7748/1990
In tema di azione di reintegrazione per spoglio, la privazione del possesso costituisce un fatto potenzialmente produttivo di effetti pregiudizievoli per il possessore, il che giustifica in suo favore la pronunzia di condanna generica al risarcimento del danno a carico dell'autore dello spoglio, la quale, costituendo una semplice declaratoria iuris, non impedisce che, nel successivo autonomo giudizio, sia accertata non solo la misura ma la stessa esistenza in concreto di un danno risarcibile.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7748 del 2 agosto 1990)
Cass. civ. n. 5415/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5415 del 6 giugno 1990)
Cass. civ. n. 3716/1989
In tema di servitù discontinue, come quelle di passaggio, il possesso tutelabile (nella specie, con l'azione di reintegrazione) va considerato in relazione alle peculiari caratteristiche ed alle esigenze dell'immobile a favore del quale il diritto stesso si esercita, senza venir meno in ragione del carattere solo saltuario del transito, essendo sufficiente, una volta instaurata sul bene la relazione di fatto sostenuta dal relativo animus possidendi, che il bene stesso possa continuare a considerarsi nella virtuale disponibilità del possessore, salvo che non risulti esteriorizzato da chiari ed univoci segni un animus derelinquendi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3716 del 16 agosto 1989)
Cass. civ. n. 3710/1989
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3710 del 16 agosto 1989)
Cass. civ. n. 1093/1989
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1093 del 28 febbraio 1989)
Cass. civ. n. 1044/1989
Il termine per l'esercizio dell'azione possessoria, in caso di spoglio o turbativa effettuati in modo clandestino, non decorre dall'effettiva scoperta del fatto lesivo, ma dal giorno in cui lo stesso avrebbe potuto essere scoperto usando l'ordinaria diligenza dell'uomo medio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1044 del 25 febbraio 1989)
Cass. civ. n. 958/1989
La presenza di opere visibili e permanenti, indicative di un transito, configura requisito ai fini dell'acquisto della servitù di passaggio per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, non anche per la tutela possessoria del passaggio medesimo, essendo all'uopo sufficiente la prova dell'effettuazione di detto transito sul bene altrui, per accedere al fondo di cui si abbia la proprietà od il possesso.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 958 del 18 febbraio 1989)
Cass. civ. n. 81/1989
Poiché è da presumere il possesso da parte di colui che eserciti un potere di fatto sulla cosa, spetta a chi contesti il possesso medesimo l'onere di provare che esso derivi da atti di tolleranza, i quali hanno fondamento nello spirito di condiscendenza, nei rapporti di amicizia o di buon vicinato e implicano una previsione di saltuarietà o transitorietà.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 81 del 11 gennaio 1989)
Cass. civ. n. 6583/1988
L'eccezione feci, sed iure feci, sollevata dal convenuto nel giudizio possessorio di reintegrazione, consente una valutazione del titolo posto a sostegno di detta eccezione al limitato fine di acquisire elementi di prova in ordine alla esistenza ed estensione del possesso che il convenuto opponga di avere sulla cosa per escludere o limitare quello ex adverso vantato, mentre è preclusa ogni indagine sull'eventuale ius possidendi del convenuto medesimo in considerazione del divieto di cumulo del giudizio petitorio con quello possessorio, stabilito dall'art. 705 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6583 del 5 dicembre 1988)
Cass. civ. n. 8784/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8784 del 26 novembre 1987)
Cass. civ. n. 4906/1987
Allorquando il convenuto in giudizio possessorio non contesti i fatti addebitatigli, ma sostenga di aver agito quale detentore qualificato in funzione di un rapporto contrattuale che lo lega a chi agisce in reintegrazione, proponendo in tal modo l'eccezione feci sed iure feci, la configurabilità dello spoglio è condizionata dalla natura del vincolo contrattuale dedotto e dall'analisi delle facoltà di godimento concesse a chi, in base a quel rapporto con la cosa, poteva disporne, di talché il giudice del merito è tenuto, sia pure ai soli fini del giudizio possessorio, ad esaminare l'eccezione ed alla conseguente indagine.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4906 del 5 giugno 1987)
Cass. civ. n. 4625/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4625 del 21 maggio 1987)
Cass. civ. n. 6741/1986
In materia di azione di reintegrazione, lo spoglio e l'animus spoliandi non sono esclusi dalla presenza di un titolo di concessione amministrativa (nella specie assegnazione di alloggio Iacp) nell'autore dello spoglio, poiché questa non fa venire meno l'intenzione di attentare al possesso altrui. Pertanto ove il bene oggetto della concessione sia posseduto da altri, il concessionario non può farsi ragione da sé, sottraendolo a chi lo detiene.
Qualora venga proposta azione di reintegrazione ai sensi dell'art. 1168 c.c., il compito del giudice è limitato all'accertamento - sulla base dei prodotti elementi probatori - circa la sussistenza di un possesso tutelabile e, di contro, di un'azione integrante gli estremi dello spoglio. Ogni questione riguardante la legittimità del possesso - e, in particolare, la sua rispondenza ad un valido titolo - resta invece estranea al giudizio possessorio: nel quale i titoli di proprietà possono quindi venire in rilievo solo ad colorandam possessionem.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6741 del 15 novembre 1986)
Cass. civ. n. 3896/1985
In tema di spoglio il requisito della violenza non deve necessariamente consistere in un'attività materiale, essendo sufficienti a integrarlo anche atti di costringimento morale diretti contro la volontà espressa o presunta del possessore al fine di sottrarre al medesimo il possesso o impedirgliene l'esercizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3896 del 29 giugno 1985)
Cass. civ. n. 3055/1985
In tema di azione di reintegrazione, l'attore, che abbia fornito la prova del possesso del bene in epoca prossima a quella del lamentato spoglio non è tenuto a dimostrare anche il possesso anteriore o l'inizio di esso, mentre grava sul convenuto, ai sensi del secondo comma dell'art. 2697 c.c., l'onere di provare il successivo mutamento della predetta situazione di fatto, e cioè la mancanza di possesso dell'attore all'epoca del dedotto spoglio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3055 del 18 maggio 1985)
Cass. civ. n. 3010/1982
L'animus spoliandi è insito nel comportamento di colui che sovverta la situazione possessoria contro la volontà (presunta fino a prova contraria) del possessore — rimanendo irrilevante l'intento di nuocere o meno dell'agente, così come la sua convinzione di esercitare un proprio diritto e la stessa sua ignoranza della preesistenza dell'altrui possesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3010 del 13 maggio 1982)
Cass. civ. n. 2745/1982
La perdita del compossesso di un bene ereditario da parte di un coerede non detentore — il quale acquista tale compossesso pro indiviso senza necessità di un atto di materiale apprensione — può verificarsi solo quando un altro coerede compia un atto diretto all'apprensione ed occupazione esclusiva del bene, idoneo a mutare l'originario compossesso in possesso esclusivo. Pertanto, correttamente è esclusa la configurabilità dello spoglio nel rifiuto del compossessore detentore di consegnare al compossessore non detentore un esemplare delle chiavi dell'immobile costituente il bene ereditario, in quanto tale rifiuto non muta la situazione di compossesso dell'immobile in precedenza esistente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2745 del 4 maggio 1982)
Cass. civ. n. 2744/1982
La tutela possessoria della servitù di derivazione d'acqua e di acquedotto riguarda non solo il possesso dell'acqua o dell'impianto sito sul fondo dominante, ma tutto ciò che è necessario per usare della servitù stessa e che costituisce godimento connesso all'esercizio del corrispondente diritto reale. Pertanto, ogni atto diretto a privare il fondo dominante di tale godimento o a turbarlo, da chiunque compiuto, a partire dalla fonte o dal punto di derivazione e fino a quello in cui l'acqua può essere utilizzata, costituisce spoglio o turbativa del possesso e la tutela concessa a chi l'ha subito è quella prevista dagli artt. 1168 e seguenti c.c., non già un'azione contrattuale, ancorché gli atti di spoglio o di turbativa siano stati commessi da chi contrattualmente ha costituito la servitù o da un uso avente causa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2744 del 4 maggio 1982)
Cass. civ. n. 511/1982
Poiché lo spoglio è clandestino quando sia commesso all'insaputa del possessore o detentore qualificato senza che al riguardo rilevi la conoscenza dell'intenzione dello spogliatore, il precarista può essere considerato spogliatore dal momento in cui ha cominciato a possedere in nome proprio contro la volontà, espressa o presunta, del possessore o detentore qualificato, ad esempio o mediante rifiuto di consegnare la cosa o, qualora si tratti di detenzione di un immobile, mediante sostituzione delle serrature per impedire l'accesso al concedente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 511 del 26 gennaio 1982)
Cass. civ. n. 372/1982
In tema di spoglio, il requisito della violenza o della clandestinità deve ravvisarsi in qualsiasi attività costituente espressione di un antagonismo consapevole, manifesto o subdolo con la volontà, espressa o presunta, del possessore o del detentore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 372 del 20 gennaio 1982)
Cass. civ. n. 4622/1978
La necessità di esaminare, in un giudizio possessorio, il titolo di acquisto, di possesso o di detenzione del bene controverso deriva dalla condotta del convenuto nel giudizio possessorio, nel senso che, se il convenuto, in luogo di negare il fatto attribuitogli, assume, invece, di averlo compiuto nel legittimo esercizio del suo possesso e di non avere, quindi, leso alcun possesso o compossesso altrui, il tema del dibattimento si sposta dal piano della violazione del vantato possesso a quello della coesistenza e dei limiti di possesso o compossesso analoghi — e quindi deconflitto tra i medesimi — a dirimere il quale sorge la necessità dell'esame dei titoli, da considerarsi solo come fatti inducenti prova del possesso (ad colorandam possessionem) e non come fonte del diritto affermato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4622 del 14 ottobre 1978)
Cass. civ. n. 3455/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3455 del 10 luglio 1978)
Cass. civ. n. 4288/1976
La legittimazione alle azioni possessorie aventi ad oggetto un bene compreso in un'eredità spetta, in difetto di materiale apprensione, solo all'erede.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4288 del 17 novembre 1976)
Cass. civ. n. 2882/1975
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2882 del 21 luglio 1975)
Cass. civ. n. 2416/1975
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 2416 del 16 giugno 1975)
Cass. civ. n. 3200/1974
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3200 del 28 ottobre 1974)
Cass. civ. n. 477/1972
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 477 del 18 febbraio 1972)
Illegittima la canna fumaria sul muro comune se è brutta e porta via luce agli altri condomini - 28/05/2016
relative all'articolo 1168 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1168 Codice civile - Azione di reintegrazione | Quesito Q201922638
“Nel nostro parco sono assegnati tutti i posti auto disponibili a sorteggio. Se entra un'auto non autorizzata effettuando anche sosta selvaggia di impedimento ad altri assegnatari chi deve intervenire? L'amministratore dice che non è compito suo ma di ciascun condomino.
Siamo alla legge della "faida". D'altronde l'Amministratore non provvede neanche a porre un cartello al cancello di ingresso. mi fu detto che il condominio non può chiamare il carro attrezzi.
Quali mezzi ha il condomino per agire immediatamente onde eliminare il sopruso che gli impedisce di utilizzare il suo parcheggio o box?”
L’amministratore non ha l’obbligo di essere un vigile privato chiamato a fare il “posteggiatore” all’interno del cortile condominiale. Può sicuramente, nell’ambito dei suoi poteri di gestione e conservazione dei beni comuni previsti dal n.4) dell’art 1130 del c.c., far apporre un cartello segnaletico al cancello di ingresso del tipo: “divieto di sosta”, “parcheggiare solo negli appositi spazi” o similari.
D’altro canto, i vigili urbani non possono intervenire per dirimere problematiche di posteggio in un cortile condominiale, in quanto lo stesso è un’area privata: la forza pubblica può, infatti, entrare nella proprietà privata altrui, solo in determinate circostanze strettamente previste dalla legge.
Nel caso in cui i condomini non rispettino la regolamentazione stabilita in assemblea circa l’utilizzo turnario degli stalli di posteggio delle auto, il singolo condomino non ha, nei fatti, alcun potere di intervenire nell’immediatezza dell’accaduto. Anzi, l’intervento nell’immediato, potrebbe portare ad un peggioramento della posizione del condomino rispettoso delle norme condominiali, in quanto potrebbe integrare anche la fattispecie di reato di cui all’art. [n393cp] c.p: l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
In caso di parcheggio selvaggio nell’immediatezza del fatto il consiglio che ci si sente di dare, è quello di ricorrere alle norme delle buone maniere e del buon vicinato.
In caso di mancato rispetto della delibera assembleare che ha stabilito l’uso turnario del cortile condominiale destinato a parcheggio, l’unica strada possibile è quella di intraprendere la via giudiziaria.
La giurisprudenza oramai costante ha ritenuto pienamente valida la delibera condominiale che dispone l’uso turnario della cosa comune, in quanto essa non viola, ma anzi valorizza e attua, quanto disposto dal 1°comma dell’art 1102 del c.c., norma applicabile anche in ambito condominiale per via del rinvio effettuato dall’art 1139 del c.c.
La prima parte dell’art 1102 del c.c. dispone che:” Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto…”
Il diritto che ciascun comproprietario ha di fare parimenti uso del bene, non deve essere interpretato, secondo i giudici di legittimità, come un contemporaneo e qualitativamente identico uso del bene comune da parte di tutti i partecipanti alla comunione: così ragionando, infatti, si arriverebbe alla completa impossibilità per ogni comproprietario di utilizzare la cosa, tutte le volte che il bene sia strutturalmente insufficiente a garantire un suo uso contemporaneo da parte di tutti. In un’ottica di pacifica convivenza e di autoregolamentazione, quindi, è ben possibile che i condomini stabiliscano delle regole per garantire a ciascuno e a turno un uso esclusivo del parcheggio condominiale (si veda su tutte,Cass. Civ., Sezione II, n. 12873 del 16.06.2005).
Qualora tale regolamentazione non sia rispettata, l’unica strada percorribile è quella della tutela possessoria e del risarcimento del danno, rimedi che vengono riconosciuti anche da chi si trovi in una situazione di compossesso con altri comproprietari, i quali impediscano con il loro comportamento di fare uso della cosa comune (si veda in questo senso Cass. Civ., Sez. II, n. 13747 del 20.09.2002 e Cass. Civ.,Sez.II, n.11486 del 12.05.2010).
La tutela possessoria viene riconosciuta dal nostro ordinamento dall’art. 1168 del c.c., norma che dispone che chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l’anno dal fatto, chiedere contro l’autore dello spoglio (il condomino indisciplinato), la reintegrazione del possesso medesimo.
Affinché si possa parlare di spoglio nel possesso è necessario che il soggetto che si ritiene leso provi la sussistenza di due aspetti:
- la perdita del potere di fatto sulla cosa e
- la volontà del soggetto che esercita lo spoglio di agire contro la volontà degli altri possessori (e cioè di tutti gli altri condòmini).
Da un punto di vista della legittimazione a proporre l’azione di spoglio, è opportuno precisare che in un contesto condominiale tale tipo di azione, esercitata per tutelare il pacifico godimento e utilizzo da parte di tutti i condomini delle parti comuni dell’edificio, può essere proposta sia dai singoli proprietari che dall’ amministratore, in qualità di rappresentante istituzionale di questi ultimi.
Come si è detto all’inizio, l’amministratore è chiamato ai sensi dell’art. 1130 n.4) del c.c. a compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell'edificio; tale potere è interpretato dalla giurisprudenza costante in senso estensivo, facendovi rientrare anche la possibilità di instaurare l' [[def ref=azione possessoria] sia contro gli stessi condomini, sia contro terzi soggetti autori di azione di spoglio nel possesso sulle parti comuni dell’edificio.
Rientrando la facoltà appena descritta nei perimetri dei poteri dell’organo amministrativo descritti dall’art. 1130 del c.c., l’amministratore, a mente del successivo art.1131 del c.c., può stare in giudizio personalmente senza una specifica autorizzazione assembleare; in altre parole egli, in teoria, potrebbe dare mandato ad un legale, senza la previa autorizzazione assembleare.
L’art. 1168 del c..c dispone che l’azione di spoglio deve essere instaurata entro l’anno dal sofferto spoglio. Il termine imposto dal legislatore può sembrare a prima vista breve, ma in un contesto condominiale come quello descritto dal quesito, dove i comportamenti molesti paiono ripetersi in maniera continuativa, il termine annuale non rappresenta un particolare problema, in quanto lo stesso ricomincia a decorrere dal momento in cui viene posto in essere dagli altri condomini un nuovo comportamento lesivo del possesso.
Ai sensi dell’art 703 c.p.c., le azioni possessorie vengono proposte con ricorso innanzi al tribunale nel cui circondario è sito l’immobile oggetto del possesso, ed essendo un procedimento cautelare è caratterizzato da una istruttoria piuttosto celere, che termina con una ordinanza che, se il ricorrente avrà adeguatamente assolto gli oneri probatori descritti, comanderà ai condomini convenuti di cessare tutti quei comportamenti che hanno causato una privazione nell’esercizio del possesso dei beni condominiali. Entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento alle parti, il giudice fissa innanzi a sé l’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito, se richiesto da uno dei contendenti. In tale giudizio, caratterizzato da una istruttoria piena ed approfondita, il condomino che si ritiene leso potrà, oltre a ribadire ed approfondire le difese già espresse nella precedente fase cautelare, chiedere al giudice di condannare la parte convenuta al risarcimento danni patiti. È opportuno sottolineare che la legittimazione a proporre l’azione possessoria da parte dell’amministratore senza autorizzazione assembleare, derivante dal combinato disposto degli artt. 1130 n. 4) e 1131 del c.c., si estende non solo alla preliminare fase cautelare, ma anche alla eventuale fase successiva.
Norma di riferimento: Articolo 1168 Codice civile - Azione di reintegrazione | Quesito Q201615552
Francesca A. chiede
sabato 20/02/2016 - Calabria
“Tizio ritenendo di essere stato spogliato nel possesso di un terreno con fabbricato, posseduto dal padre prima e poi da lui, propone ricorso avverso Caio, chiedendo al giudice di reintegrarlo. Il giudice rigettava con ordinanza la richiesta di Tizio, il quale non proponeva reclamo nei sessanta giorni. Tuttavia, Tizio che ha posseduto per oltre 30 anni l’immobile, in continuità con il padre deceduto, ritiene sussistano tutti i requisiti per proporre un giudizio di accertamento dell’usucapione maturata in capo ad esso. Può Tizio, proporre giudizio per vedersi riconosciuta l’usucapione, nonostante l’avvenuto spoglio e la mancata proposizione del reclamo avverso l’ordinanza che ha deciso il rigetto del suo ricorso? Si considera interrotto il possesso maturato in seguito all’avvenuto spoglio?E può proporre l’usucapione, pur avendo cosi concluso il giudice “… non avendo Tizio fornito una prova adeguata di aver esercitato al momento del presunto spoglio un potere di fatto corrispondente all’esercizio della diritto di proprietà, il ricorso non può trovare accoglimento?”
Con il presente quesito viene richiesto, in primo luogo, se, a seguito di rigetto dell'azione di reintegrazione ex art. 1168 del c.c., il soggetto che assumeva di essere stato spogliato, possa richiedere l'accertamento dell'usucapione con riferimento allo stesso bene.
Da quanto è stato rappresentato, e con particolare riferimento allo stralcio di ordinanza riportato testualmente, sembrerebbe che, nel provvedimento di rigetto dell'azione di reintegrazione, non sia stata respinta l'azione per assenza di legittimazione attiva da parte del proponente - quindi perché non sarebbe possessore del bene - bensì poiché lo spogliato non avrebbe fornito la prova di avere agito in virtù della propria titolarità sul bene.
Pertanto, sembrerebbe che l'eventuale proposizione dell'azione volta ad accertare il maturare dell'usucapione, allo stato, non sia necessariamente incompatibile con quanto disposto nell'ordinanza di rigetto dell'azione di reintegrazione, la quale, si ribadisce, non sembra negare il possesso del bene da parte di Tizio.
Tra l'altro, e più precisamente, occorre distinguere tra possesso utile ai fini dell'usucapione e situazione di fatto tutelabile in sede di azione di reintegrazione (indipendentemente dalla prova che spetti un diritto, da parte di chi è privato, violentemente o occultamente, della disponibilità del bene).
In secondo luogo viene richiesto se l'avvenuto spoglio possa costituire un atto interruttivo del possesso ai fini del maturare dell'usucapione.
La disposizione di riferimento risulta essere l'art. 1167, comma 1, del c.c., il quale stabilisce che:
"I. L'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno.
II. L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a ricuperare il possesso e questo è stato ricuperato".
Pertanto, poiché l'azione di reintegrazione è stata rigettata, e il possesso non è stato recuperato, l'usucapione potrebbe essere stata efficacemente interrotta.
Norma di riferimento: Articolo 1168 Codice civile - Azione di reintegrazione | Quesito Q20113122
mercoledì 06/04/2011 - Piemonte
“1) Se ospito per un certo numero di giorni un mio parente od amico, e durante questo periodo il suddetto mi sottrae un bene che suscita particolarmente il suo interesse o la sua curiosità, ho la possibilità di richiedere l'azione di reintegrazione?
2) Il concetto di "spoglio clandestino" risulta poco chiaro.”