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Timestamp: 2020-03-29 03:29:50+00:00
Document Index: 82508392

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Sentenza Cassazione Civile n. 21172 del 19/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21172 del 19/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 19/10/2016, (ud. 27/09/2016, dep. 19/10/2016), n.21172
sul ricorso 3147-2012 proposto da:
TECNOSPORT SRL;
avverso la sentenza n. 69/2010 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
1. Con avviso di accertamento notificato il 20 ottobre 2007 l’Agenzia delle entrate di Belluno rettificava il reddito di impresa dichiarato per l’anno di imposta (OMISSIS) dalla TECNOSPORT s.r.l., esercente l’attività di commercio di ciclomotori e simili, rideterminandolo con metodo analitico – induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, nonchè sulla base delle risultanze di una verifica fiscale, compendiata nel processo verbale di constatazione notificato alla società contribuente il 30.9.2005, essendo emersi da tali attività accertative maggiori ricavi non contabilizzati da manodopera e da vendita di ricambi ed accessori nonchè da cessione sottocosto di quattro motoveicoli usati per complessivi Euro 94.446,00.
1.1. Con sentenza n. 42 del 22 settembre 2009 la Commissione Tributaria Provinciale di Belluno, preso atto della nuova rideterminazione dei ricavi (in Euro 37.124,00) effettuata in autotutela dall’Amministrazione finanziaria a seguito dei chiarimenti forniti dalla parte in sede di contraddittorio amministrativo, accoglieva parzialmente il ricorso della contribuente riducendo ulteriormente (a complessivi Euro 26.546,00) i maggiori ricavi accertati.
1.2. La Commissione Tributaria Regionale del Veneto con sentenza n. 69 del 6 dicembre 2010 accoglieva l’appello proposto dalla società contribuente e ad integrale riforma dell’impugnata sentenza annullava l’avviso di accertamento sostenendo che a seguito del provvedimento adottato dall’Ufficio finanziario in sede di autotutela erano venuti meno le presunzioni qualificate di maggiori ricavi e che dagli studi di settore risultava la congruità e la coerenza del reddito della contribuente ed i maggiori ricavi accertati dall’Ufficio finanziario ammontavano ad una misura percentuale dei ricavi dichiarati (nella specie di circa il 10%) inferiore a quella (del 40%) prevista dalla L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4 bis.
2. Avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui non replica la società intimata.
1. Con l’unico motivo di censura l’Agenzia ricorrente deduce, ex art. 360, comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione da parte della Commissione di appello del combinato disposto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 e L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4 – bis, sostenendo l’inapplicabilità al caso di specie di tale ultima disposizione, introdotta dal L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 17, (Finanziaria 2007), in forza della previsione, contenuta nella L. Finanziaria 2007, art. 1, comma 18, di applicabilità della suddetta disposizione a far data dal periodo di imposta in corso al 1 gennaio 2007 e ribadendo la sussistenza di significativi scostamenti tra i ricavi dichiarati e quelli accertati anche all’esito della riduzione di questi ultimi in via di autotutela.
2.1. La Commissione di appello è giunta alla determinazione di annullamento dell’atto impositivo muovendo dal presupposto che a seguito del provvedimento di autotutela adottato dall’Amministrazione finanziaria erano venuti meno i requisiti di gravità, precisione e concordanza delle presunzioni di esistenza di ricavi non dichiarati, cosicchè la verifica della legittimità dell’accertamento fiscale, alla quale riteneva necessario procedere, dava esito negativo non ricorrendo i presupposti previsti dalla L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4 bis.
2.2. Al riguardo deve osservarsi che la Finanziaria 2007 (L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 17), inserendo alla L. n. 146 del 1998, art. 10, comma 4 bis, ha introdotto un limite al potere accertativo dell’Amministrazione finanziaria nei confronti dei contribuenti che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento in dichiarazione, ricavi o compensi pari o superiori al livello della congruità risultante dall’applicazione degli studi di settore, tenuto conto anche dei valori di coerenza risultanti dagli specifici indicatori, stabilendo che per tali contribuenti e inibita la rettifica dei ricavi o dei compensi sulla base di presunzioni semplici, ancorchè gravi, precise e concordanti, se ricorrono due condizioni e cioè che l’ammontare dei maggiori ricavi o compensi accertabili non sia superiore a 50.000 Euro (nel senso che, come chiarito dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 11/E del 2007, se l’ammontare accertabile sulla base di presunzioni semplici sia superiore a tale importo è comunque effettuabile la rettifica dei ricavi o compensi nella misura complessiva risultante) e che sia pari o inferiore al quaranta per cento dei ricavi e compensi dichiarati. Al L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 18, il Legislatore ha però fissato il termine di decorrenza di tale disposizione prevedendo che la stessa abbia effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 1 gennaio 2007, ad esclusione di quelle previste al citato art. 10, comma 4, lett. b), che hanno effetto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, con la conseguenza che la stessa non era applicabile al caso di specie, in cui l’accertamento riguardava l’anno di imposta 2004.
3. Stante l’errore di diritto in cui sono incorsi i giudici di appello, il motivo va accolto e la sentenza cassata con rinvio alla CTR veneta che, attenendosi al principio sopra enunciato, provvederà ad un nuovo esame nel merito ed alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Commissione Tributaria Regionale del veneto, in diversa composizione.