Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/1226
Timestamp: 2020-07-14 04:10:35+00:00
Document Index: 54869402

Matched Legal Cases: ['art. 1226', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2055', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.1226', 'art. 1226', 'art. 2050', 'art. 15', 'art. 146', 'sentenza ', 'art.2043', 'sentenza ', 'art. 345', 'sentenza ', 'art. 1226', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1226', 'art. 1226', 'art. 1226', 'art. 2392', 'art. 2381', 'art. 1455', 'art. 1226', 'art. 2233']

I. Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa.
Danno da inadempimento contrattuale - Risarcimento - Debito di valore - Conseguenze - Liquidazione del maggior danno - Rivalutazione del credito fino alla data della liquidazione - Interessi legali sulla somma rivalutata - Decorrenza - Fondamento.
In materia di inadempimento contrattuale, l'obbligazione di risarcimento del danno configura un debito di valore, sicché, qualora si provveda all'integrale rivalutazione del credito relativo al maggior danno fino alla data della liquidazione, secondo gli indici di deprezzamento della moneta, gli interessi legali sulla somma rivalutata dovranno essere calcolati dalla data della liquidazione, poiché altrimenti si produrrebbe l'effetto di far conseguire al creditore più di quanto lo stesso avrebbe ottenuto in caso di tempestivo adempimento della obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Aprile 2020, n. 7948. Segue...
Risarcimento del danno - Liquidazione in via equitativa del danno in primo grado od in appello - Domanda di parte - Necessità - Esclusione.
Il giudice può fare ricorso al criterio della liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c., ove ne sussistano le condizioni, anche senza domanda di parte, trattandosi di criterio rimesso al suo prudente apprezzamento. Tale facoltà può essere esercitata d'ufficio pure dal giudice di appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Gennaio 2020, n. 1636. Segue...
Disoccupazione al momento del sinistro - Risarcimento del danno da invalidità temporanea - Esclusione - Danno futuro collegato all'invalidità permanente - Risarcibilità.
In tema di risarcimento del danno alla persona, la mancanza di un reddito al momento dell'infortunio, dovuta allo stato di disoccupazione del soggetto leso, può escludere il danno da invalidità temporanea, ma non anche il danno futuro collegato all'invalidità permanente, il quale verrà ad incidere sulla capacità di guadagno della vittima nel momento in cui questa inizierà un'attività remunerata, salvo che si tratti di disoccupazione volontaria, ovvero di un consapevole rifiuto dell'attività lavorativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Gennaio 2020, n. 1163. Segue...
Danno alla salute - Liquidazione - Criteri di legge o tabellari - Personalizzazione in aumento - Condizioni e limiti.
In tema di danno non patrimoniale da lesione della salute, la misura "standard" del risarcimento prevista dalla legge o dal criterio equitativo uniforme adottato negli uffici giudiziari di merito (nella specie, le tabelle milanesi) può essere incrementata dal giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, solo in presenza di conseguenze anomale o del tutto peculiari (tempestivamente allegate e provate dal danneggiato), mentre le conseguenze ordinariamente derivanti da pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età non giustificano alcuna "personalizzazione" in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Novembre 2019, n. 28988. Segue...
Attività medico-chirurgica - Danno alla salute - Art. 3, comma 3, del d.l. n. 158 del 2012, convertito dalla l. n. 189 del 2012 - Criterio di liquidazione - Applicazione a fatti pregressi e nei giudizi in corso - Ragioni - Limite del giudicato.
In tema di risarcimento del danno alla salute conseguente ad attività sanitaria, la norma contenuta nell'art. 3, comma 3, del d.l. n. 158 del 2012 (convertito dalla l. n. 189 del 2012) e sostanzialmente riprodotta nell'art. 7, comma 4, della l. n. 24 del 2017 - la quale prevede il criterio equitativo di liquidazione del danno non patrimoniale fondato sulle tabelle elaborate in base agli artt. 138 e 139 del d.lgs. n. 209 del 2005 (Codice delle assicurazioni private) - trova applicazione anche nelle controversie relative ad illeciti commessi e a danni prodotti anteriormente alla sua entrata in vigore, nonché ai giudizi pendenti a tale data (con il solo limite del giudicato interno sul "quantum"), in quanto la disposizione, non incidendo retroattivamente sugli elementi costitutivi della fattispecie legale della responsabilità civile, non intacca situazioni giuridiche precostituite ed acquisite al patrimonio del soggetto leso, ma si rivolge direttamente al giudice, delimitandone l'ambito di discrezionalità e indicando il criterio tabellare quale parametro equitativo nella liquidazione del danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Novembre 2019, n. 28990. Segue...
Danno - Prossimi congiunti dell'offeso - Danno non patrimoniale - Sofferenza soggettiva e mutamento delle abitudini di vita - Risarcibilità - Condizioni - Invalidità solo parziale del congiunto e condivisione dell'assistenza prestata - Irrilevanza - Fattispecie.
Il familiare di una persona lesa dall'altrui condotta illecita può subire un danno non patrimoniale che deve essere risarcito nel suo duplice aspetto della sofferenza soggettiva e del conseguito mutamento peggiorativo delle abitudini di vita, purché tali pregiudizi rivestano i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione, senza che rilevino l'invalidità solo parziale del congiunto o la ripartizione fra più familiari dell'assistenza prestata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso il danno non patrimoniale del marito e dei figli della paziente lesa, risultata non totalmente dipendente dai congiunti, perchè questi avevano prestato "un'assistenza familiare, per quanto faticosa sul piano psicologico, evidentemente condivisa ed avvenuta principalmente durante i ricoveri ospedalieri"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Novembre 2019, n. 28220. Segue...
Procedimento civile – Difetto di giurisdizione del G.O. – Efficacia della sentenza penale di condanna generica al risarcimento dei danni – Liquidazione del danno all’immagine di un ente locale.
La domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti da un ente locale in conseguenza di atti criminosi di corruzione e concussione compiuti da componenti dell’amministrazione pubblica, amministratori di imprese aggiudicatrice di appalti ed appartenenti a clan camorristici va inquadrata nella categoria del danno all’immagine e, pertanto, va dichiarato il difetto di giurisdizione del G.O. in favore della Corte dei Conti esclusivamente nei confronti di amministratori e dipendenti condannati per reati contro la p.a. accertati con sentenza passata in giudicato.
La ripetizione di numerosi comportamenti delittuosi in un determinato arco temporale, univocamente finalizzati a conseguire il controllo degli appalti pubblici comunali ed a trarre da ciò vantaggi economici ed altre utilità, postula che il danno all’immagine subito dal comune è stato causato dall’insieme di essi e non dai singoli episodi sicché i convenuti vanno ritenuti responsabili in solido ex art. 2055 c.c.
La sentenza penale irrevocabile contenente una condanna generica al risarcimento dei danni ha efficacia di giudicato nel successivo giudizio civile di liquidazione dei danni limitatamente ai soli fatti materiali sicché è onere del danneggiato provare l’effettiva esistenza di danni e l’entità degli stessi ( V. Cassazione civile, sez. III, 14 febbraio 2019, n. 4318). Pertanto la liquidazione del danno all’immagine, in mancanza di allegazione e prova, da parte dell’attore, delle somme o delle altre utilità economiche concretamente percepite dai dipendenti ed amministratori che avrebbero reso possibile utilizzare il criterio previsto dall’art. 1-sexies della L. n. 20/1994, deve avvenire in via equitativa applicando i parametri (gravità dell’illecito, collocazione dell’autore nella struttura amministrativa, dimensioni territoriali dell’ente, diffusione della notizia dell’illecito nella comunità ecc.) elaborati dalla giurisprudenza contabile. (V. Corte Conti, sez. riun., 23 aprile 2003, n. 10). (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 03 Giugno 2019. Segue...
Responsabilità contrattuale – Azione risolutoria o risarcitoria – Prova incombente sull’attore – Limitata alla fonte del diritto e alla relativa scadenza – Liquidazione in via equitativa – Ammissibilità in via generale.
Il creditore che agisca per la risoluzione del contratto, per il risarcimento del danno o l’inadempimento, deve provare solo la fonte, negoziale o legale, del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento.
Nell’oggettiva impossibilità di procedere alla determinazione del danno, soccorre il criterio della liquidazione in via equitativa di cui all’art.1226 c.c., criterio sempre applicabile una volta concretamente provata la sussistenza del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 10 Aprile 2019. Segue...
Responsabilità contrattuale della società di consulenza – Mancata partecipazione dell’impresa a gare pubbliche d’appalto – Risarcimento del danno da perdita di chance – Sussiste – Criteri equitativi per il risarcimento.
Va riconosciuto all’impresa attrice il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance, patito per la preclusa possibilità di partecipare a gare pubbliche in conseguenza dell’inadempimento imputabile alla società di consulenza, che si era obbligata, per conto dell’attrice, a compilare ed inoltrare l’istanza di iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali presso l’ente pubblico competente (tale iscrizione era un requisito soggettivo previsto dallo ius superveniens per la partecipazione alle gare nel settore ove l’attrice operava da tempo).
Trattasi di un pregiudizio patrimoniale certo nella sua esistenza, ma la cui prova dell’esatto ammontare risulta impossibile o, comunque, eccessivamente difficile per la parte danneggiata: è pertanto giustificato il ricorso al criterio equitativo di cui all’art. 1226 c.c..
I criteri orientativi per la quantificazione del danno da perdita di chance sono almeno tre: (1) il valore delle procedure di selezione a cui la danneggiata ha allegato di non avere potuto partecipare; (2) la circostanza che la chance di aggiudicazione costituisce un bene della vita che, ove monetizzato, va valutato in termini inferiori rispetto all’utile che sarebbe conseguito dall’esecuzione dei servizi in caso di aggiudicazione, nonché (3) l’allegazione che l’attore disponesse o meno di una capacità tecnica, finanziaria ed operativa di aggiudicarsi e dare esecuzione a tutti gli appalti alle cui gare non ha potuto partecipare. (Lorenzo Tamos) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Gennaio 2019. Segue...
Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi – Responsabilità della banca segnalante – Onere risarcitorio – Ristoro della lesione alla riservatezza – Danno all’immagine e alla reputazione non “in re ipsa” – Liquidazione in via equitativa.
E’ illegittimo il comportamento di un istituto di credito che procede alla segnalazione del cliente alla Centrale Rischi, in ragione di un asserito debito del tutto esiguo, senza valutare la posizione complessiva di quest’ultimo ed eventualmente offrire la possibilità di porvi rimedio.
Ricorre la condotta di illecito trattamento dei dati personali del cliente, in violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, quando l’istituto di credito procede con colpevole negligenza, imprudenza e imperizia all’annotazione a sofferenza di un debito non esistente, senza dare preventiva informazione all’interessato dell’imminente registrazione dei dati in uno dei sistemi di informazione creditizia.
A fronte delle prove allegate dall’attore, la banca ha l’onere di dimostrare, ex art. 2050 c.c. (applicabile ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. n. 196/2003), di aver adottato le misure del caso, al fine di evitare il danno, oltre all’onere di offrire elementi idonei ad escludere la propria responsabilità.
All’accertata violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, consegue, a carico dell’istituto di credito segnalante, l’onere risarcitorio della lesione alla riservatezza subita dall’attore, nonché l’obbligo al risarcimento del danno alla reputazione e all’immagine dell’interessato.
Il danno alla reputazione e all’immagine, in quanto “danno conseguenza”, non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, dovendo essere allegato e provato, da chi ne fa domanda, anche attraverso presunzioni. La quantificazione di tale danno avviene necessariamente in via equitativa, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., dovendosi procedere a convertire in termini monetari un danno per sua natura non patrimoniale. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 13 Novembre 2018. Segue...
Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Azione del curatore - Liquidazione equitativa del danno - Differenza tra passivo accertato e attivo liquidato - Condizioni - Cessione dell'amministratore a sé stesso a prezzo vile di rami d'azienda - Omessa tenuta delle scritture contabili - Rilevanza.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, comma 2, l.fall., il giudice può ricorrere alla liquidazione equitativa del danno, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, qualora il ricorso a tale parametro si palesi, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile, in quanto l'attore abbia allegato inadempimenti dell'amministratore – nella specie consistiti nella cessione a sé stesso, a prezzo vile, di rami d'azienda e nella pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili – astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2018, n. 2500. Segue...
Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.
Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.
Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.
Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Luglio 2017. Segue...
Illegittima segnalazione presso una centrale rischi - Lesione alla reputazione del segnalato - Risarcimento del danno “in re ipsa” - Liquidazione in via equitativa - Applicabilità.
In caso di illegittima segnalazione presso una centrale rischi, sussiste il danno da lesione all’immagine sociale della persona ingiustamente indicata come insolvente: tale lesione costituisce un danno reale che deve essere risarcito senza necessità per il danneggiato di fornire la prova della sua esistenza.
Quando l’attività istruttoria non consenta di dare certezza alla misura del danno, esso può essere liquidato in via equitativa, tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto.
(Nel caso di specie, al ricorrente è stato riconosciuto un risarcimento pari a ¼ della somma illegittimamente iscritta a sofferenza). (Antonio Cavallo) (Maria Magro) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 16 Febbraio 2017. Segue...
Danno non patrimoniale – Liquidazione – Variazione dei criteri di liquidazione del danno intervenuta dopo la pronuncia di primo grado – Impugnazione.
Nel caso in cui dopo la pubblicazione della pronuncia di primo grado sia intervenuta una variazione dei criteri di liquidazione del danno non patrimoniale individuati nelle tabelle generalmente in uso negli uffici giudiziari di merito, il danneggiato è legittimato ad impugnare la sentenza deducendo che il "quantum" liquidato in prime cure non comprende il ristoro del danno da perdita o riduzione del rapporto parentale, o che l'importo liquidato per il danno da morte del congiunto è inferiore al valore minimo determinato nelle nuove Tabelle, in quanto in tal modo lamenta la parziale soccombenza sulla domanda proposta per ottenere l'integrale risarcimento del danno, essendo indifferente ai fini della sussistenza del presupposto della soccombenza che il giudice di merito non sia incorso in errori nella applicazione dei criteri vigenti al tempo della decisione, atteso che la variazione dei criteri tabellari, non incide sulla validità o sugli effetti del rapporto di diritto sostanziale dedotto in giudizio, ma è immanente all'esercizio del potere discrezionale -riservato al giudice- di liquidazione equitativa del danno di natura non patrimoniale, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., diretto a realizzare nel caso concreto i principi di adeguatezza e proporzionalità, intesi come tendenziale integrale ristoro del danno patito ed uniforme trattamento di situazioni identiche, principi che risultano violati ove la liquidazione equitativa venga effettuata in base a criteri tabellari obsoleti in quanto superati dai nuovi ritenuti maggiormente adeguati a garantire una "equa" corrispondenza tra l'equivalente ed il valore non patrimoniale leso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Nell'atto di impugnazione il danneggiato non potrà limitarsi ad allegare che in base alle "nuove" tabelle ha diritto ad un importo maggiore, dovendo ulteriormente specificare -per assolvere al requisito di ammissibilità prescritto dall'art. 345 c.p.c.- il tipo di pregiudizio che non abbia ricevuto tutela nella sentenza impugna a, ovvero la particolore circostanza assunta dalla nuova tabella quale indice sintomatico della diversa dimensione del pregiudizio non considerato dal giudice di prime cure, o ancora se le "nuove" tabelle abbiano riconsiderato ex novo il campione statistico, con conseguente rideterminazione del valore-punto e non si siano invece limitate ad un mero aggiornamento dei valori precedenti in base all'indice ISTAT del costo della vita. Da tale ulteriore specificazione è dato, tuttavia, prescindere, nel caso in cui il danneggiato deduca a sostegno del motivo di impugnazione la variazione delle tabelle milanesi, intervenuta dopo la pronuncia di primo grado, con l'adozione delle "Nuove Tabelle 2009" dichiaratamente intese a conformare i nuovi criteri di liquidazione ai principi enunciati dalle SS.UU. con le sentenze 11 novembre 2008, nn. 26972-26975, atteso il carattere radicalmente innovativo dei nuovi criteri orientati alla considerazione unitaria del danno non patrimoniale, alla introduzione di criteri di personalizzazione del danno biologico in relazione alla connessa sofferenza e turbamento d'animo determinati dalla lesione alla salute, ed alla elaborazione ex novo dei criteri di liquidazione della lesione -per perdita o riduzione- del rapporto parentale, essendo sufficiente, in tale caso, evidenziare che la liquidazione omnicompresiva del "danno morale soggettivo" non risponde ai valori minimi risarcitori previsti dalle nuove Tabelle in relazione alle differenti tipologie di pregiudizio non patrimoniale in esse considerate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Dicembre 2016, n. 25485. Segue...
Danno non patrimoniale - Danno da perdita del rapporto parentale - Liquidazione del danno - Criteri oggettivi - Intensità del legame
Responsabilità medica - Omissione della diagnosi - Danno da perdita di chances di sopravvivenza - Consistenza
Danno da perdita di chances di sopravvivenza - Liquidazione - Criterio equitativo puro - Durata dello scarto temporale.
Il danno da perdita del rapporto parentale non si risolve nella mera sussistenza di un rapporto parentale, dovendosi basare su riscontri di carattere oggettivo circa la consistenza dei rapporti familiari, anche al fine di graduare il risarcimento del danno in funzione dell’intensità del legame. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Nel danno da perdita di chances di sopravvivenza, l’omissione della diagnosi di un processo morboso nega al paziente la possibilità non solo di scegliere una terapia adeguata, ma altresì di programmare la vita residua fino all’esito infausto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
La liquidazione del danno da perdita di chances di sopravvivenza si effettua secondo un criterio equitativo puro, ex art. 1226 c.c., e deve altresì tenere conto della durata dello scarto temporale tra la sopravvivenza effettiva e quella possibile in caso di intervento medico corretto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 23 Giugno 2016. Segue...
Avvocato - Responsabilità civile - Errori ed omissioni - Tardiva proposizione di appello avverso sentenza di condanna a pena detentiva - Impossibilità per l'imputato di fruire di una riduzione di pena - Liquidazione del danno - Applicazione della disciplina sull'ingiusta detenzione - Esclusione - Liquidazione equitativa - Necessità.
In tema di responsabilità professionale dell'avvocato per tardiva impugnazione di una sentenza penale di condanna, cui consegua l'impossibilità per il cliente di ottenere una riduzione della pena detentiva in sede di gravame (nella specie, per non potere accedere al cd. "patteggiamento in appello"), il pregiudizio di carattere non patrimoniale patito dal condannato non può essere risarcito applicando automaticamente i criteri elaborati dalla giurisprudenza penale per il ristoro del danno da ingiusta detenzione - trattandosi di condanna legalmente data e, quindi, di detenzione legittima - ma va liquidato in via equitativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Giugno 2016, n. 12280. Segue...
Azione di responsabilità del curatore fallimentare contro gli amministratori di società fallita in caso di condotta omissiva a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Responsabilità degli amministratori di società fallita che proseguono l’attività di impresa a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Liquidazione in via equitativa del risarcimento del danno a favore della curatela fallimentare: ammissibilità - Condanna in via solidale degli amministratori di società fallita al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento: ammissibilità .
Gli amministratori vanno condannati, in solido tra loro, al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento, non rilevando la più o meno breve permanenza di ciascun soggetto all’interno dell’organo amministrativo della società, posto che tale circostanza ha rilievo unicamente nei rapporti interni tra i debitori solidali, risultando invece inopponibile alla curatela fallimentare. (Alessandro Fontana) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 30 Ottobre 2015. Segue...
Risarcimento del danno non patrimoniale – Accertamento dei postumi – Consulenza tecnico d’Ufficio – Criterio equitativo – Esclusione.
Il Ctu commette un errore “sorprendente” dove scelga di determinare il grado di invalidità permanente causato da un fatto illecito "in via equitativa". In via equitativa, infatti, può determinarsi la misura del risarcimento del danno (art. 1226 c.c), non certo l'esistenza dello stesso: pertanto dinanzi a postumi permanenti dei quali sia dubbia l'esistenza, la misura o la derivazione causale dal fatto illecito, nessuna "stima equitativa del grado di invalidità permanente" è possibile. L'esistenza e la derivazione causale di postumi permanenti costituiscono il fatto costitutivo della pretesa al risarcimento, e la loro sussistenza va provata da chi la allega, senza nessuna possibilità per il giudice di ricorrere all'equità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Novembre 2014, n. 23425. Segue...
Risarcimento del danno non patrimoniale – Danno terminale – Liquidazione – Applicazione delle tabelle – Condizioni.
Il danno terminale, se pure temporaneo, è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte, cosicché sono necessari dei "fattori di personalizzazione" e deve escludersi che la liquidazione possa essere effettuata attraverso la meccanica applicazione di criteri contenuti in tabelle che, per quanto dettagliate, nella generalità dei casi sono predisposte per la liquidazione del danno biologico o delle invalidità, temporanee o permanenti, di soggetti che sopravvivono all'evento dannoso. Devesi precisare che il danno terminale è comprensivo di un danno biologico da invalidità temporanea totale (sempre presente e che si protrae dalla data dell'evento lesivo fino a quella del decesso) cui può sommarsi una componente di sofferenza psichica (danno catastrofico): mentre nel primo caso la liquidazione può ben essere effettuata sulla base delle tabelle relative all'invalidità temporanea, nel secondo caso risulta integrato un danno non patrimoniale di natura affatto peculiare che comporta la necessità di una liquidazione che si affidi ad un criterio equitativo puro - ancorché sempre puntualmente correlato alle circostanze del caso - che sappia tener conto della enormità del pregiudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2014, n. 23183. Segue...
Danno da vacanza rovinata – Struttura alberghiera – Mancanza delle caratteristiche promesse in catalogo – Risarcimento danni.
Sussiste il diritto al risarcimento del danno subito dal turista-viaggiatore nel caso in cui l’hotel descritto in catalogo come cinque stelle non presenti di fatto le caratteristiche proprie della categoria di lusso. (Katia Ventura) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 18 Luglio 2014. Segue...
Malessere accusato dal turista viaggiatore – Scarse condizioni igieniche della struttura alberghiera – Nesso di causalità – Risarcimento danni non patrimoniali.
Sussiste nesso di causalità tra il malessere accusato dal turista viaggiatore che abbia dovuto ricorrere alle cure sanitarie per via di acuta enterite e le scarse condizioni igieniche della struttura alberghiera. Ne consegue il diritto al risarcimento del danno ex art. 1226 c.c.. (Katia Ventura) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 18 Luglio 2014. Segue...
Sindaci - Responsabilità - Responsabilità da omissione - Obbligo di segnalare le irregolarità all'assemblea e al pubblico ministero - Sussistenza - Operazioni infragruppo - Requisiti - Identità nella composizione del collegio sindacale.
Il sindaco ha il dovere di porre in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico, con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o, ove ne ricorrano gli estremi, denunziando i fatti al pubblico ministero. Tali doveri assumono particolare rilevanza nell'ipotesi di operazioni compiute all'interno di un medesimo gruppo societario, le quali avrebbero potuto essere correttamente realizzate soltanto se corrispondenti all'interesse delle singole società coinvolte, tanto più nel caso di identità della composizione del collegio sindacale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014. Segue...
Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Danno non patrimoniale - Liquidazione equitativa - Quantificazione .
Il danno non patrimoniale derivante da illecito endofamiliare essendo riconnesso alla lesione del diritto alla qualità di figlio, valore inerente la persona, deve essere liquidato in via equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c. Il giudice ancora l’entità del risarcimento ai dati di fatto acquisiti al processo e parametra lo stesso alla gravità e alla durata delle violazioni genitoriali e alle ricadute negative sulla vita e sulla salute del figlio. Un valido criterio di riferimento è costituito dal minimo tabellare in uso per la liquidazione del danno da morte del padre. Tale parametro, però, deve essere assoggettato a una serie di correttivi, i quali tengano conto, da un lato della ontologica differenza tra lutto da morte (che può essere solo elaborato) e lutto da abbandono (teoricamente emendabile), dall’altra delle effettive conseguenze negative sulla vita del minore. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014. Segue...
Società a Responsabilità Limitata - Capitale Sociale - Conferimenti - Quota - Trasferimento - Violazione del diritto di prelazione del socio - Diritto al risarcimento del danno - Condizioni - Onere di allegazione in capo al prelazionario - Sussistenza - Risarcimento in via equitativa - Configurabilità.
Non sussiste un danno "in re ipsa" in caso di violazione della clausola statutaria attributiva di un diritto di prelazione del socio per l'acquisto della partecipazione societaria poiché la stessa assolve ad una funzione organizzativa per un interesse sociale e non del singolo socio. Ne deriva che grava su quest'ultimo l'onere di allegare un suo specifico interesse all'acquisto della partecipazione societaria, rimasto pregiudicato dalla condotta violativa, e, solo in tal caso, può giustificarsi la eventuale liquidazione equitativa del danno ai sensi dell'art. 1226 cod. civ., in ragione della impossibilità o notevole difficoltà di una sua precisa quantificazione. Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2014. Segue...
Danni civili – Liquidazione equitativa – Danno non patrimoniale – Tabelle milanesi – Applicabilità..
La liquidazione equitativa del danno non patrimoniale conseguente alla lesione dell’integrità psico-fisica deve essere effettuata da tutti i giudici di merito, in base a parametri uniformi, che vanno individuati nelle tabelle elaborate dal tribunale di Milano, da modularsi secondo le circostanze del caso concreto in osservanza dei principi sanciti da Cass., 7 giugno 2011, n. 12408. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma, 25 Marzo 2014. Segue...
Danno iatrogeno – Lesione – Su pregressa situazione di patologia – Incremento differenziale del pregiudizio – Cd. Danno iatrogeno incrementativo – Imputabilità risarcitoria dell’incremento – Criteri di selezione delle conseguenze risarcibili..
In linea pressoché costante, il danno iatrogeno è sempre un danno disfunzionale che si inserisce in una situazione in parte già compromessa, rispetto alla quale si determina un incremento differenziale del pregiudizio. L’imputabilità risarcitoria di tale “incremento” richiede una selezione, nell’ambito della complessiva situazione di invalidità della parte lesa, delle conseguenze, per individuare il danno alla persona oggetto dell’obbligo risarcitorio a carico del medico operante. Principio che si riflette sui criteri liquidatori di esso che non possono prescindere dal rilievo che assume la situazione preesistente sotto due principali profili: a) non può farsi gravare sul medico, in via automatica, una misura del danno da risarcirsi incrementata da fattori estranei alla sua condotta, così come verrebbe a determinarsi attraverso una automatica applicazione di tabelle con punto progressivo, computato a partire, in ogni caso, dal livello di invalidità preesistente; b) la liquidazione va necessariamente rapportata ad una concreta verifica, secondo le allegazione delle parti, delle conseguenze negative “incrementative” subite dalla parte lesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Ottobre 2013. Segue...
Danno iatrogeno – Lesione – Su pregressa situazione di patologia – Incremento differenziale del pregiudizio – Cd. Danno iatrogeno incrementativo – Liquidazione in via equitativa – Applicazione “mera” del dato tabellare – Esclusione..
Un criterio orientativo per guidare l’esercizio dell’equità del giudice nella liquidazione del danno non patrimoniale da danno iatrogeno è il ricorso alle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale. Il dato relativo concernente la misura differenziale va considerato nel suo rilievo di base (al fine di evitare che l’obbligo risarcitorio del debitore sia automaticamente maggiore in dipendenza di fatti e condotte già da altri causate o preesistenti) e, quindi, adeguatamente rimodulato in considerazione della vicenda clinica e della situazione concreta della parte lesa: ciò sotto ogni profilo rilevante e attinente ai riflessi sulla sua integrità psico-biologica, al condizionamento e al pregiudizio nello svolgimento delle sue attività areddituali, ad ogni ulteriore aspetto morale che concorre a descrivere il danno non patrimoniale, e, necessariamente, sulla base delle risultanze e delle allegazioni anche presuntive offerte dalla parte. Tale rimodulazione risponde alla esigenza di “personalizzazione” del danno – con dato di partenza quello di base della tabella del Tribunale di Milano – con cui non si individua, nell’ambito del danno differenziale iatrogeno, il fenomeno dell’aumento progressivo marginale del punto in considerazione della maggiore afflittività ipotetica della lesione, cui fa riferimento la tabella milanese, ma l’adeguamento della determinazione del risarcimento base, in aumento o in diminuzione, alla condizione concreta della parte lesa, senza alcun prefigurato e rigido vincolo in aumento o in diminuzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Ottobre 2013. Segue...
Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste..
Il danno da mancato riconoscimento del figlio nato fuori da matrimonio, può essere risarcito prendendo le mosse dalla Tabella del Tribunale di Milano. In particolare, si parte dall'alterazione esistenziale più alta e cioè dal 100% di invalidità per un soggetto di età corrispondente a quella del figlio non riconosciuto al momento della sentenza. Si perviene così al valore tabellare. Questo importo ripristinerebbe le condizioni di un soggetto che non può svolgere alcuna attività realizzatrice della persona. A questo punto si divide, secondo ciò che comunemente avviene, la vita di una persona in cinque aree: un'area riguardante le attività biologico sussistenziali, un'area riguardante le relazioni affettive di carattere familiare, un'area che riguarda le attività lavorative, un'area che riguarda le attività sociali, politico associative e infine un'area che riguarda tutto ciò che concerne lo svago. Pertanto, dividendo il l’importo del 100% per 5, si ottiene il valore di tutta l'area delle relazioni affettive di carattere familiare, che andrebbe a risarcire il danno subito da chi è stato privato di qualsiasi relazione di questo tipo. Quindi, si individuano ulteriori quattro (sub) aree: rapporti con i genitori, rapporti con i figli, rapporti con i nonni e rapporti familiari di altro tipo; nel comune sentire la mancanza di un genitore o di un figlio determina un peggioramento della qualità della vita superiore a quello che conseguirebbe alla mancanza di nonni o altri parenti sicché, in via equitativa, si fissa per le prime due il valore di 1/3 dell'area e per le altre due il valore di 1/6. Pertanto, dividendo la somma risultante dal primo calcolo per 3 e si ottiene il valore equivalente alla sfera dei rapporti con i genitori. Infine, secondo ciò che normalmente avviene, la mancanza della madre determina un alterazione peggiorativa della vita superiore a quella che seguirebbe alla mancanza di un padre quindi, sempre in via equitativa, l'area dei genitori è costituita per 2/3 dai rapporti con la madre e per 1/3 dai rapporti con il padre. A questo punto, dividendo la somma di prima per 3, si ottiene la liquidazione del danno esistenziale spettante alla figlia/figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 26 Novembre 2012. Segue...
Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste. .
Responsabilità degli amministratori - Amministratori privi di deleghe - Impossibilità totale di adempiere al proprio obbligo informativo - Condotta dell’amministratore delegato.
Gli amministratori non possono andare esenti da responsabilità per il solo fatto di essere privi di deleghe; anche gli amministratori non delegati sono infatti destinatari dell’obbligo di diligenza di cui all’art. 2392 c.c. e, in particolare, dell’obbligo di agire informati ex art. 2381, comma 6, c.c.
L’inesigibilità dell’adempimento di tale ultimo obbligo rileva non già in presenza di una mera difficultas praestandi (e quindi in una mera difficoltà di accedere all’informazione), ma solo in presenza di un’impossibilità totale di adempiere al proprio obbligo informativo, che richiede non solo il compimento di operazioni rischiose o imprudenti da parte dell’amministratore delegato, ma anche una condotta di quest’ultimo volta ad aggirare o ad impedire che l’amministratore non delegato ne venga a conoscenza. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012. Segue...
Danno Patrimoniale – Onere della Prova – Sussiste (fattispecie relativa a danno da perdita del veicolo coinvolto in sinistro)..
L’esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 c.c., presuppone che sia provata l'esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare. Pertanto, là dove il danneggiato richieda il ristoro dei danni conseguenti alla sostanziale distruzione dell’automobile coinvolta in un sinistro, ha l’onere di dimostrare il valore del mezzo e che l’utilizzo dello stesso sia stato dismesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 29 Marzo 2012. Segue...
Contratto di compravendita – Inadempimento – Diffida ad adempiere – Condotte rilevanti.
Contratto di compravendita – Inadempimento – Prova – Quantum debeatur.
Spese processuali – Compensi professionali – Determinazione – Valutazione equitativa. .
In materia di inadempimento del contratto, la condotta meramente dilatoria di una delle parti, nonostante le ripetute sollecitazioni dell’altra, soddisfa i requisiti dell’art. 1455 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Quando una delle parti di un giudizio avente ad oggetto l’inadempimento di un contratto di compravendita abbia provveduto a dare contezza probatoria al danno patito nei suoi estremi costitutivi, pur nella evidente difficoltà di darne esatta quantificazione, per la determinazione del quantum debeatur deve farsi ricorso alla previsione di cui all’art. 1226 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
In seguito all’abrogazione delle tariffe professionali, le spese processuali per compensi professionali vanno liquidate a norma dell’art. 2233 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 16 Febbraio 2012. Segue...