Source: https://www.diritto.it/corte-dei-conti-giudizi-di-responsabilita-amministrativa-sezioni-riunite-in-sede-giurisdizionale-sentenza-n-12-del-27-dicembre-2007-questione-di-massima-debiti-fuori/
Timestamp: 2017-12-13 11:02:10+00:00
Document Index: 10718329

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 58', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 194', 'sentenza ', 'art. 1173', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 58', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ']

Corte dei Conti – Giudizi di responsabilità amministrativa - Sezioni Riunite in sede giurisdizionale - Sentenza n. 12 del 27 dicembre 2007 – Questione di massima – Debiti fuori bilancio - Sanzione ex art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289
Corte dei Conti – Giudizi di responsabilità amministrativa – Sezioni Riunite in sede giurisdizionale – Sentenza n. 12 del 27 dicembre 2007 – Questione di massima – Debiti fuori bilancio – Sanzione ex art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289
Crucitta Giuseppe - Francaviglia Rosa, 24 gennaio 2008
La Procura contabile per la Regione Sicilia conviene in giudizio alcuni consiglieri comunali i quali, con il loro voto favorevole, avevano riconosciuto, con delibera n. 13 del 18 maggio 2004, un debito fuori bilancio di rilevante entità scaturito da contenzioso passivo in danno dell’ Ente con conseguente ricorso all’indebitamento per il suo pagamento a mezzo assunzione di apposito mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti. Nei loro confronti, il Requirente chiede anche l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003). La competente Sezione Giurisdizionale demanda alle Sezioni Riunite della Corte dei conti la risoluzione di questione di massima articolata sui punti di seguito indicati:
b) il titolo soggettivo di imputazione della sanzione, e, in particolare, se sia sufficiente la colpa lieve o se sia necessaria la colpa grave, oltrechè il dolo;
d) se, nel caso di delibera per far fronte ad una sentenza esecutiva di condanna emessa successivamente al 7 novembre 2001 ma relativa a fatti accaduti in precedenza, il debito debba ritenersi “maturato” all’ atto del deposito del titolo giudiziale ovvero al momento antecedente in cui l’ente, soggetto passivo dell’obbligazione pecuniaria, avrebbe dovuto adempiere;
e) se il destinatario dell’introito della sanzione pecuniaria sia lo Stato ovvero l’ente di appartenenza degli amministratori che hanno adottato la delibera.
Con la sentenza n. 12/2007, le Sezioni Riunite stabiliscono che:
a) Con riferimento al primo quesito: il tipo di procedimento giurisdizionale da seguire per applicare la sanzione prevista dall’art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003) deve essere quello previsto per l’ordinario giudizio di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti di cui agli artt. 43 e seguenti del R.D. n. 1038/1933 e all’art. 5 della legge n. 19/1994, non potendo trovare applicazione, in tali ipotesi, la modalità procedurale prevista dall’art. 58 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038 relative ai giudizi ad istanza di parte sia perché il giudizio ad istanza di parte è un istituto avente natura residuale che presuppone un’azione di privati, sia perché l’iniziativa, nel caso di specie, spetta esclusivamente all’attore pubblico e non a “chiunque vi abbia interesse”, stante anche la obbligatorietà e la non rinunciabilità della relativa azione, da rapportare in via esclusiva al pubblico ministero contabile, portatore dell’interesse al corretto funzionamento della contabilità pubblica, in una con l’azione erariale di danno (cfr. Sez. giur. Umbria, n. 128/2007), e senza che possa configurarsi una sorta di azione popolare non prevista dalla legge. Conseguentemente, il PM agente è tenuto ad emettere preventivamente l’invito a dedurre e ciò, anzitutto, al fine di assicurare una maggiore garanzia del contraddittorio con i presunti responsabili dell’illecito nonché per addivenire ad una maggiore e più ponderata valutazione delle ragioni e circostanze addotte dalla parte convenuta.
b) Sul secondo punto: affinché si integri la fattispecie sanzionatoria di cui all’art. 30, comma 15, della legge n. 289/2002, il titolo soggettivo di imputazione della sanzione va essere determinato e valutato ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge n. 20/1994, come modificato dall’art. 3, comma 1, del d.l. n. 543/1996, convertito, con modificazioni, nella legge n. 639/1996, e pertanto, onde procedere alla applicazione della sanzione in questione nei confronti degli amministratori che abbiano deliberato il ricorso all’indebitamento per spese diverse da quelle di investimento, è necessario che ricorra, in concreto, l’elemento soggettivo della colpa grave, od, ovviamente, del dolo.
Le SS.RR. pur tenendo presente le diverse posizioni giurisprudenziali sulla tematica che oscillano tra il ritenere necessaria la “colpa grave” (Sez. giur. Umbria, n. 128/2007), e il considerare sufficiente una qualsiasi colpa, seppur lieve (Sez. giur. Lazio, n. 3001/2005) o “lievissima”, secondo i principi generali in materia di sanzioni amministrative di cui all’art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Sez. giur. Regione Siciliana, n. 3198/2006, Sez. giur. Marche, n. 151/2007), sostengono che non possa, in ogni caso, prescindersi dal dato letterale della citata disposizione di cui all’art. 1, comma 1, della legge n. 20/1994, come modificato dall’art. 3, comma 1, del d.l. n. 543/1996, convertito, con modificazioni, nella legge n. 639/1996, in cui il legislatore, senza operare alcuna distinzione fra le diverse forme di responsabilità (responsabilità amministrativa di tipo risarcitorio e responsabilità amministrativa di tipo sanzionatorio, come quella di cui si discute), ha espressamente evidenziato che “la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave”.
c) In merito al terzo punto: sempre perché si integri la fattispecie sanzionatoria è necessario che la delibera di contrarre il mutuo venga portata ad esecuzione mediante la stipula del relativo contratto, non essendo sufficiente a tal fine la sola adozione della stessa. Le SS.RR., infatti, in conformità al c.d. principio di “offensività in concreto” (Sez. giur. Umbria, n. 128/2007) ritengono che il pericolo di squilibrio del bilancio – così come prospettato dal legislatore – si attualizzi e divenga concreto al momento della stipula del contratto con l’ente erogatore del finanziamento quale atto di perfezionamento negoziale idoneo a produrre il reale “indebitamento dell’ente”.
d) Circa l’ipotesi di una delibera di indebitamento per far fronte ad una sentenza di condanna emessa successivamente al 7 novembre 2001, ma relativa a fatti accaduti in precedenza, si osserva che il debito deve ritenersi “maturato” al momento del deposito della sentenza stessa e non già al momento – antecedente – in cui l’ente, soggetto passivo dell’obbligazione pecuniaria, avrebbe dovuto eseguire la controprestazione da cui è insorto il titolo esecutivo. Difatti, l’ art. 194 del d.lgs. n. 267/2000, nel disciplinare gli atti ricognitivi dei debiti fuori bilancio, contempla espressamente quei debiti “derivanti da” sentenze esecutive (comma 1, lett. a). Ordunque, a differenza delle altre ipotesi di debiti fuori bilancio che si determinano mediante la delibera di riconoscimento, nel caso della sentenza esecutiva il comando del giudice viene ad escludere ogni discrezionalità spostando a monte il momento della maturazione del debito.
A prescindere da qualsivoglia considerazione sulla fonte remota del debito stesso (contratto, fatto illecito od altro fatto od atto idoneo a produrre l’obbligazione (art. 1173 c.c.)), ciò che rileva è la sentenza esecutiva da cui è derivato il debito fuori bilancio che l’ente intende pagare procurandosi la provvista mediante la stipulazione di un mutuo. Ne segue che, poiché detta sentenza viene ad esistenza all’ atto della pubblicazione, è la data di pubblicazione a costituire l’ elemento temporale individuatore perché il debito venga a qualificarsi come fuori bilancio.
e) Da ultimo: l’ ente destinatario della sanzione va individuato nell’ente di appartenenza degli amministratori condannati, in quanto la sanzione deve ritenersi direttamente collegata e finalizzata al ristoro del bene-valore leso, o comunque messo in pericolo, dalla condotta degli amministratori ( rectius: l’equilibrio di bilancio dell’ente locale (Sez. giur. Toscana, 31 ottobre 2006, n. 609)), ristoro cui consegue indirettamente il rispetto del patto di stabilità interno.
Le SS.RR., infine, dispongono la restituzione degli atti alla Sezione siciliana remittente per la definizione del relativo giudizio.
Qui di seguito pronuncia.
nel giudizio sulla questione di massima iscritta al n. 238/SR/QM del registro di Segreteria delle Sezioni Riunite, deferita dalla Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana con ordinanza n. 217/2007 del 19 luglio 2007 resa nel giudizio iscritto al n. 470/2005 del registro di Segreteria della predetta sezione, promosso dal Procuratore regionale della Corte dei conti per la Regione Siciliana nei confronti dei Signori G. G., B. A., T. C., D. P., C. G., C. B., C. B., M. G., e B. C., tutti rappresentati e difesi dall’Avv. Stefano Polizzotto, giusta procura a margine della comparsa di costituzione depositata in data 21 giugno 2007, ed elettivamente domiciliati presso il di lui studio in Palermo;
1. La Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, con ordinanza n. 217/2007 del 19 luglio 2007 resa nel giudizio iscritto al n. 470/2005 del registro di Segreteria della stessa sezione, promosso dal Procuratore regionale della Corte dei conti per la Regione Siciliana nei confronti dei Signori G. G., B. A., T. C., D. P., C. G., C. B., C. B., M. G., e B. C., tutti consiglieri comunali del Comune di Itala (ME) – i quali, con il loro voto favorevole, avevano riconosciuto, con delibera n. 13 del 18 maggio 2004, il debito fuori bilancio pari ad €uro 54.481,95, scaturito dalla sentenza di condanna n. 2228/2003 del Tribunale di Messina, e contestualmente avevano statuito di ricorrere all’indebitamento per il suo pagamento, mediante l’assunzione di un apposito mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti, e nei cui confronti la Procura regionale della Corte dei conti per la Regione Siciliana aveva chiesto l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), per un importo di €uro 1.012,34 pro-capite, oltre alle spese del procedimento – ha deferito a queste Sezioni Riunite della Corte dei conti, ai sensi dell’art. 1, comma 7, del decreto legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, nella legge 14 gennaio 1994, n. 19, la soluzione di una questione di massima articolata nei seguenti connessi, ma distinti, quesiti:
2. Riferisce la Sezione remittente che con ricorso depositato in data 19 marzo 2007 la Procura regionale per la Regione Siciliana conveniva in giudizio i predetti Signori G. G., B. A., T. C., D. P., C. G., C. B., C. B., M. G., e B. C., nella loro qualità di componenti del Consiglio comunale del Comune di Itala (ME), i quali, con il loro voto favorevole, avevano riconosciuto, con delibera n. 13 del 18 maggio 2004, il debito fuori bilancio pari ad €uro 54.481,95, scaturito dalla sentenza di condanna n. 2228/2003 del Tribunale di Messina, e contestualmente avevano statuito di ricorrere all’indebitamento per il suo pagamento, mediante l’assunzione di un apposito mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti, per sentirli condannare al pagamento, in favore del Comune di Itala (ME), dell’importo di €uro 1.012,34 pro-capite a titolo di sanzione prevista dall’art. 30, comma 15, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), oltre alle spese del procedimento, da liquidarsi, queste ultime, in favore dello Stato.
3.1. In primo luogo, il remittente rileva come, con riferimento al procedimento giurisdizionale da utilizzare per l’applicazione della sanzione de qua, la stessa Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana (sentenze n. 2376/2006 e n. 3198/2006) ha ritenuto che il procedimento da utilizzare per l’applicazione della sanzione rientri nell’ambito dei giudizi ad istanza di parte, disciplinati dall’art. 58 del R.D. n. 1038/1933, senza necessità, dunque, per il procuratore agente, di emettere preventivamente l’invito a dedurre, considerato che l’iniziativa non è di competenza esclusiva dello stesso, e che “la configurazione dell’illecito prescinde da una immediata e diretta lesione patrimoniale”; la Sezione Marche (sentenza n. 151/2007) e la Sezione Umbria (sentenza n. 128/2007) hanno ritenuto, per contro, che debba trovare applicazione la disciplina dell’ordinario giudizio di responsabilità, prevista dagli artt. 43 e seguenti del R.D. n. 1038/1933 e dall’art. 5 della legge n. 19/1994, sia perché il giudizio ad istanza di parte è un istituto avente natura residuale e ormai obsoleto, sia perché l’iniziativa spetta esclusivamente all’attore pubblico e non a “chiunque vi abbia interesse” (cfr. pagg. 8 e 9 ordinanza di remissione).
3.2. La Sezione remittente rileva, poi, come con riferimento all’elemento soggettivo richiesto ai fini della configurazione della fattispecie sanzionatoria de qua, la Sezione Lazio (sentenza n. 3001/2005) individua lo stesso anche nella colpa lieve, trattandosi di “fattispecie di responsabilità tipizzata dalla stessa legge”; per contro, la stessa Sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana (sentenza n. 3198/2006) e la Sezione Marche (sentenza n. 151/2007), pur condividendo le suddette conclusioni, richiamano i principi di cui all’art. 3 della legge n. 689/1981, per la sua forza espansiva. La Sezione Umbria, poi (sentenza n. 128/2007), sostiene che la sanzione in questione “si caratterizza come una ipotesi di illecito in cui rileva la colpa grave, oltre – come è ovvio – il dolo”, soffermando l’attenzione sulla particolare formulazione letterale della norma, che “non vieta il ricorso all’indebitamento in sé, ma vieta il ricorso all’indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento”.