Source: https://www.prontoprofessionista.it/articoli/notifiche-degli-atti-digitali-nel-ptt-avvocati-civile-avv-maurizio-villani-lecce-lecce-puglia.html
Timestamp: 2020-04-03 04:05:52+00:00
Document Index: 38989237

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 325']

Notifiche degli atti digitali nel processo telematico tributario | ProntoProfessionista.it
La mancata notifica per cause imputabili al destinatario della PEC
Si premette che l’art. 16 bis del D.lgs. n. 546 del 1992, che disciplina la notifica degli atti processuali, dispone che le notificazioni degli atti, dei documenti e dei provvedimenti giurisdizionali avvengano esclusivamente con modalità telematiche. Giova ribadire che tale obbligo vige per i giudizi di primo e secondo grado instaurati con ricorsi/appelli notificati a decorrere dal 1° luglio 2019. Resta ferma la facoltatività dell’opzione telematica della notifica e del deposito degli atti per i ricorsi/appelli notificati entro il 30 giugno 2019.
Si sottolinea che, per il mittente, pertanto, ai fini del corretto perfezionamento della notifica risulta indifferente che il destinatario visualizzi o meno il contenuto della PEC ricevuta; infatti, risulta sufficiente che il gestore del sistema di trasporto delle informazioni renda accessibile l’atto al destinatario affinché la notifica si ritenga perfezionata. In sostanza, è sufficiente che il messaggio di PEC venga consegnato al gestore del servizio del destinatario, che ne rilascia immediata e automatica ricevuta (RAC).
A seguito della sentenza n. 75/2019, con cui la Corte Costituzionale, ha ritenuto incostituzionale la norma "nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta", tali principi si sono resi applicabili anche al processo tributario con le conseguenze di seguito esposte.
• consentire al destinatario la corretta individuazione dell’atto notificato (ricorso o provvedimento del giudice) per le conseguenti attività defensionali;
• consentire al destinatario di comprendere la finalità della notifica dell’atto;
• permettere al notificante, una volta perfezionata la procedura di notifica, di ottenere ricevute PEC di accettazione e consegna complete di tutte le informazioni e i dati riguardanti gli atti oggetto di notifica.
• la tipologia dell’atto (es: ricorso, appello, istanza di pubblica udienza, sentenza, ecc.);
• l’atto impositivo impugnato ovvero gli estremi della sentenza;
• il nome, cognome ed il codice fiscale del difensore/ufficio notificante;
• il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti ove necessaria;
• il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;
• l'indirizzo di PEC a cui l'atto viene notificato;
• l’indicazione della Commissione tributaria adita.
• la ricevuta di accettazione (RdAC) sottoscritta con la firma del gestore del mittente;
• la ricevuta di avvenuta consegna (RAC) sottoscritta con la firma del gestore del destinatario.
• INI-PEC: indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato, di cui all’articolo 6-ter del CAD;
• IPA: indice nazionale dei domicili digitali delle pubbliche amministrazioni e dei gestori dei pubblici servizi di cui all’art. 6-ter del CAD.
Il MEF, nella predetta circolare, ha precisato che nel PTT la PEC degli avvocati non può essere estratta dal REGINDE, registro gestito dal Ministero della Giustizia. Infatti, nel processo tributario, a differenza di quello civile ed amministrativo, possono assumere la difesa tecnica non solo gli avvocati, ma diverse categorie di professionisti individuate nell’articolo 12 del D.lgs. n. 546/92.
o mancata indicazione dell’indirizzo PEC nell’atto introduttivo, ove lo stesso non sia reperibile nei pubblici elenchi;
o mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario (ad. es. casella incapiente o inattiva);
o notifica a soggetto non obbligato alla titolarità di un indirizzo PEC, che comunque non è stato indicato nel primo atto difensivo.
o in mancanza di elezione del domicilio o della dichiarazione della residenza o della sede nel territorio dello Stato della parte;
o nell’assoluta incertezza degli elementi sopra individuati che rende impossibile la notificazione al destinatario secondo le regole previste dal suddetto articolo 16; occorre procedere, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, del D.lgs. n. 546/92, mediante il deposito degli atti presso la segreteria della Commissione tributaria.
Inoltre, secondo il predetto documento del MEF, il notificante che risulti ex lege pubblico ufficiale (tipicamente l’ente impositore), potrà stampare una copia analogica del ricorso nativo digitale sottoscritto e firmato digitalmente, della ricevuta di accettazione e di quella di mancata consegna della PEC. Lo stesso soggetto dovrà redigere, altresì, una dichiarazione attestante, ai sensi dell’art. 23, comma 1, del CAD, che le copie analogiche dell’atto giudiziario, della ricevuta di accettazione e di mancata consegna PEC, sono conformi agli originali digitali detenuti e che la notifica avviene con la modalità analogica prescelta in quanto la precedente notifica via PEC non è andata a buon fine per cause imputabili al destinatario.
La circolare citata, per di più, ha precisato che, nei casi sopracitati, la notifica ex articolo 16 del D.lgs. n. 546/92 dovrà essere effettuata entro un termine ragionevole, secondo il pacifico orientamento della Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite, con sentenza n. 14594/2016, hanno infatti precisato che tale termine corrisponde a un "tempo pari alla metà dei termini indicati dall'art. 325 c.p.c. per ciascun mezzo di impugnazione, salvo circostanze eccezionali di cui sia data rigorosa prova" (in sostanza, il termine ragionevole viene individuato nella metà del termine breve di impugnazione).
Le due procedure alternative sopra esplicate (redazione del ricorso in originale cartaceo o stampa del ricorso nativo digitale) trovano applicazione anche per le notifiche effettuate dagli enti impositori e dai soggetti della riscossione nei confronti dei contribuenti che si difendono personalmente ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del D.lgs. n. 546/92, non obbligati ex lege alla titolarità di un indirizzo PEC, comunque non indicato nel primo atto difensivo.
o della scansione dell’atto del ricorso in originale cartaceo ove sia stata notificata tale tipologia di ricorso; in tale ipotesi, si consiglia di inviare anche l’atto difensivo in formato nativo digitale, con specifica dichiarazione di conformità all’atto notificato;
o dell’atto nativo digitale ove sia stata notificata la sua copia analogica da parte del soggetto che riveste la qualifica di pubblico ufficiale.