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Timestamp: 2018-09-21 04:08:21+00:00
Document Index: 15322308

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 444']

Edizioni Scienza e Diritto
COMMENTARIO TECNICO-GIURIDICO DELLA PRODUZIONE AGRO-ALIMENTARE
Anno XXVI n. 7/8 Luglio-Agosto 2018 Mensile
DI MAIO E MONCALVO: LA STRANA COPPIA E IL TRATTATO CETA
di Antonio Neri
"Mir ist scheißegal von vier Würstchen"così esplose Martin Winterkorm quando gli dissero che il negoziato TTIP era ancora bloccato per l'intransigenza USA ad ammettere la "protezione" delle denominazioni d'origine agroalimentari europee. Espressione comune in lingua tedesca che in italiano assume l'esplicito significato di "io me ne fotto di quattro salsicce". Fatto transeunte per l'ex CEO Volkswagen finito sotto accusa per lo scandalo dieselgate mentre i "vier Würstchen" costituivano l'esempio spicciolo di ben più importanti ragioni in contrasto. Fra queste, per quanto di nostro interesse professionale, la richiesta americana di superare l'intransigenza europea sulla carne agli ormoni e sui semi di soia OGM.
Fallito dunque il Transatlantic Trade and Investment Partnership, stancamente negoziato a partire dal 2013, la storia si ripete ora con il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) il Trattato di Libero Scambio UE-Canada. Provvisoriamente in vigore con l'adesione di una decina di Stati membri UE, il suo destino è già segnato dal ministro Di Maio che dichiara la denuncia della ratifica. L'occasione l'ha fornita l'assemblea Coldiretti del 13 luglio scorso dove il ministro ha minacciato di rimozione chiunque, funzionario italiano all'estero, agisca in difesa di questi trattati che ha definito "scellerati".
Scellerata invece l'assemblea che plaude alla sua stessa rovina indifferente (ma quanto consape-vole?) degli allarmi lanciati dallo stesso mondo agricolo al quale pur appartiene. "Nel 2017 l'export dell'agro-alimentare made in Italy ha superato i 40 miliardi di euro. Ma il nostro saldo resta negativo per circa 5 miliardi" così Massimiliano Giansanti presidente di Confagri-coltura. Che, già preoccupato per il minacciato inasprimento dei dazi imposti dagli USA (nostro primo mercato extra comunitario) e annunciate contromisure UE, teme con ragione, pesanti ricadute per l'Italia in termini di costi sia per gli approvvigionamenti alimentari sia per la nostra industria di trasformazione.
Il trattato è invece "una grande opportunità per il made in Italy", sostiene calorosamente Cesare Baldrighi presidente del Consorzio Grana Padano, "che va ratificato per mettere ordine in una situazione di grande confusione". Ne conviene anche Dino Scanavino presidente di CIA-Agricoltori che vede nel CETA l'adozione di tutele che non esistevano per la nostra produzione vinicola e casearia in particolare per il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano. Tace invece sul punto Nicola Bertinelli il giovane presidente appena intronizzato al supremo soglio del Parmigiano sugli scudi di Coldiretti. In silenzioso dissenso con le altre due organizzazioni professio-nali e tuttavia conscio della necessità di manifestarsi in qualche modo, affida al suo press office (così ama qualificare il suo ruspante ufficio stampa) uno attonito comunicato in lode di Phil Hogan, Commissario UE per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale. Dal mazzo della sua proposta di direttiva sulle sleali pratiche commerciali va giusto a estrarre l'articolo sulle aste online delle catene distributive esempio, a suo dire, del loro strapotere commerciale. Come segare il ramo dell'albero sul quale è appollaiato. Conosco bene la proposta di direttiva Hogan e so che dal complesso articolato si poteva scegliere qualcosa di più qualificante. Ma si può scommettere che la proposta Hogan vedrà la luce, stante l'elezione nel maggio 2019 per il rinnovo del Parlamento UE e conseguente decadenza delle cariche commissa-riali. Perde l'occasione invece il giovane presidente parmigiano di pronunciarsi sul taglio (ben il 90%) disposto dalla Commissione UE sugli aiuti PAC per la promozione dei prodotti agroalimentari italiani. Quando si dice le disgraziate coincidenze!
Da qui finalmente alle "quattro salsicce" di Herr Winterkorm, gioioso pretesto per introdurre un tema tanto serio. Lo dobbiamo a Vincenzo Boccia presidente di Confindustria che interviene, in modo meno folcloristico ma certamente incisivo, richiamando i dati del surplus commerciale delle nostre DOP con l'America del Nord che segnano in valore un minimo ben lontano dal settore moda, autovetture, macchinari, equipaggiamenti elettrici, ceramiche, costruzioni navali per citarne solo alcuni. Perciò Boccia conclude che sarebbe un grave errore non ratificare il CETA.
Questo è quanto per il momento. Ne sapremo di più quando si conosceranno gli esiti del convegno dello scorso 24 luglio tenutosi a Palazzo Wedekind a Roma organizzato da ISMEA per presentare il "Rapporto sulla competitività dell'agroalimentare italiano" (il programma è pubblicato su questo numero). Una bella grana per il leghista Gian Marco Centinaio fresco titolare del Ministero Politiche agricole e perciò officiato a trarre le conclusioni di un dibattito che vedrà a confronto Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti e Dino Scanavino presidente della Confederazione Italiana Agricoltori.
Giudiziosamente assente Massimiliano Giansanti presidente di Confagricoltura. Presente al solito il convitato di pietra Luigi Scordamaglia presidente di Federalimentare dal quale nessuno si attende alcunché di significativo.
Ma sono proprio le "conclusioni" del Ministro l'evento centrale del dibattito che immagino gravide di ansiosi interrogativi. E non solo per le ragioni politiche sottese alla collaborazione antagonista (potenza dell'ossimoro) sulla quale si regge il "contratto" di Governo. Che il caso in discussione certamente non prevede ma che mette oggi in Ministro Centinaio nella situazione di scegliere fra adesione acritica alla scellerata denuncia del Trattato CETA oppure opporsi a difesa degli indiscutibili interessi della nostra economia agroalimentare e connessa industria trasformatrice. L'implicazione politica di questo improvviso cambio di fronte è di per sé evidente.
Complimenti allora al presidente Moncalvo che con il disinvolto cambio di alleanze conferma di sapersi muovere con la protervia di un politico di lungo corso. E complimenti anche a Di Maio che si rivela fine demagogo, studiandosi di parlare all'assemblea senza sfoggio razionale di modo che la stessa si senta intelligente quanto lui.
Intanto restano minacciose le ombre delle inchieste delle Procure di Torino, Parma e Pordenone sui prosciutti San Daniele e Parma da cosce di suini Duroc e il sequestro di migliaia di forme di Parmigiano Reggiano falsamente marchiate. Vicende sulle quali non ci pronun-ciamo in attesa del rinvio a giudizio dei responsabili ma sulle quali, giova notarlo, regna sovrano il silenzio del circo mediatico di Coldiretti di solito assordante oltre il limite dello scandalo.
Perciò, anticipando le "conclusioni" di Centinaio non ci resta che riporre la nostra fiducia nella buona fede e intelligenza del nuovo ministro cui affidiamo da subito l'impresa di sgombrare le segrete stanze del suo Dicastero dal genius loci di Coldiretti che ivi alberga facendo il bello e il cattivo tempo sotto qualsiasi compagine governativa.
Bonificate le quali potremmo concludere con Angelo Panebianco che sul Corriere della Sera del 27 luglio scorso con la sacrosanta riflessione "il malgoverno si regge su un consenso ristretto ma organizzato", così commentava il caso che qui discutiamo: "L'opposizione governativa al Trattato di libero scambio Canada – Europa rientra in questa logica. Più in generale, puntare su una economia chiusa in nome di un preteso neo-nazionalismo provoca danni economici (l'economia langue) ma genera vantaggi politici che tendono a protrarsi oltre il breve termine: assicura il consenso senza riserve al governo della parte più inefficiente del mondo della produzione, accresce il controllo politico sull'economia, mette a disposizione della politica risorse da distribuire alle clientele"
E' la politica delle "guide spirituali" di cui dice l'amico Capelli. E' il rigurgito autarchico di Coldiretti di cui dico io.
Nel silenzio indifferente (o complice?) di Federalimentare.
- ENZIMI ALIMENTARI: GLI "INGREDIENTI" (S)CONOSCIUTI NELLA FERMENTAZIONE PANARIA Gianluigi Mazzolari, agronomo. Abstract. La regolamentazione nazionale sull'utilizzo degli enzimi in panificazione (D.P.R. 502/86), con l'art. 3, ammette l'impiego di "alfa e beta amilasi ed altri enzimi naturalmente presenti negli sfarinati utilizzati". Tale possibilità è stata estesa alle imprese molitorie con il Decr. Minisan 6.4.98 n. 172: art. 1 Comma 1 - "È consentito aggiungere farine di cereali maltati, estratti di malto ed enzimi amilolitici alfa amilasi e beta amilasi alle farine di grano tenero; art. 1 Comma 2 - "Fatto salvo quanto previsto dall'art. 19 della L. 4.7.67, n. 580 (abrogato con art. 3 DPR 30.11.98 n. 502) per la produzione del pane, l'aggiunta alle farine degli ingredienti di cui al comma 1 può essere effettuata anche dalle
imprese molitorie". In relazione a queste prescrizioni, si propongono nuovi punti critici in materia di etichettatura a carico delle imprese molitorie che possono giovarsi della disponibilità di "enzimi alimentari" di nuova generazione ma che tuttavia sono privi di adeguata collocazione normativa. Era questo il fine del Reg. CE 1332/2008 che, introducendo una lista positiva di "enzimi alimentari" utilizzabili negli alimenti, vedrà la sua attuazione presumibilmente non prima del 2020. Stante la situazione descritta, si giustifica l'ambiguità del titolo del presente lavoro che si limita alla presa d'atto che la trasparenza comunicativa degli "ingredienti" lungo la filiera della fermentazione panaria (ivi comprendendo la produzione dei prodotti dolciari da forno) si presenta, per quanto riguarda l'impiego degli "enzimi alimentari", (in)volontariamente disattesa.
- LETTERE AL DIRETTORE - Polemiche sul trattato CETA
- LEGIONELLOSI: AGGIORNAMENTI NORMATIVI E PREVENZIONE. Monica Biglietto, Marta Marino,Claudio Mucciolo. Legionella: la malattia dei "Leggionaires" Nell'estate del 1976 un gruppo di veterani del Vietnam, chiamati i "Leggionaires" della American Legion, si incontrarono per una riunione in un albergo di Philadelphia; fu qui che molti tra loro iniziarono a manifestare misteriosi sintomi di forte malessere. La sindrome sconosciuta causò 34 morti su 221 contagiati (oltre 4.000 erano i veterani presenti) e solo in seguito si scoprì che la malattia era stata causata da un "nuovo" batterio Gram-negativo, mai isolato prima: Legionella pneumophila. Il batterio fu trovato nell'impianto di condizionamento dell'hotel dove i veterani avevano soggiornato, da qui si era trasmesso ai presenti per inalazione diretta attraverso le vie respiratorie.
Dopo la prima identificazione nel 1976 (Fraser et al., 1977; McDade et al., 1979), si è osservato nei Paesi industrializzati un notevole incremento del numero di casi attribuibile sia al miglioramento degli strumenti diagnostici disponibili che alla maggiore sensibilità dei clinici nei confronti della malattia, sia all'aumento delle occasioni di esposizione all'agente eziologico dovuto all'incremento del turismo, della frequentazione di centri-benessere e alla sempre più diffusa installazione di impianti di condizionamento centralizzati negli ambienti ad uso collettivo, dotati di torri di raffreddamento e/o condensatori evaporativi. Numerosi centri di ricerca hanno approfondito lo studio del patogeno, consentendo nel corso degli anni successivi, di identificare ben 61 diverse specie (sottospecie incluse) e circa 70 siero gruppi differenti, costituendo un nuovo genere nella classificazione dei batteri: il genere Legionella.E' necessario specificare che non tutte le Legionella identificate sono associate a casi di malattia nell'uomo: Legionellapneumophila è la specie più frequentemente rilevata nei casi diagnosticati (7) ed è costituita da 16 siero gruppi differenti tra cui ricordiamo la pericolosissima: Legionella pneumophila siero gruppo 1, responsabile dell'epidemia dei veterani di Philadelfia, e causa del 95% delle infezioni in Europa e dell'85% nel mondo.
- COSA DICONO LE ETICHETTE DEI PRODOTTI NEL CARRELLO E COME CAMBIA LA SPESA DEGLI ITALIANI? Lo racconta la terza edizione dell'Osservatorio Immagino
Oltre 84 mila prodotti del largo consumo, food e non food, venduti in Italia, sono finiti sotto la lente dell'Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, che ne ha monitorato le informazioni (anche nutrizionali) presenti in etichetta e ne ha registrato i trend di vendita. Scoprendo che il salutismo resta l'approccio determinante quando si fa la spesa, ma che nel 2017 è tornato a crescere anche l'edonismo alimentare.
Cass. Pen. Sez. IV Sent. n. 16108/18; Latte in polvere per lattanti. Offerta in vendita con data di preferibile consumazione spirata. Protestata nocività per conseguenti disturbi insorti al consumo. Cattivo stato di conservazione non prova nesso di casualità. Reato di cui art. 444 c.p. Insussistenza
- GRUPPO GALGANO Consulenti di direzione - Chiamate a raccolta le aziende italiane impegnate sul fronte della Qualità. LA CAMPAGNA NAZIONALE QUALITÀ COMPIE 30 ANNI EDIZIONE SPECIALE PER PROMUOVERE IL VALORE ETICO DELLA QUALITÀ A BENEFICIO DEL NOSTRO PAESE
- ERSAF - COMUNICATO STAMPA – 20 agosto 2018 Indicazione facoltativa "prodotto di montagna": origine e qualità garantiti! Al via il progetto di ERSAF negli alpeggi regionali