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Timestamp: 2019-05-22 00:33:31+00:00
Document Index: 153765118

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza\n', 'art. 156', 'art. 710', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 2697', 'art. 710', 'art. 737']

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1,2,3, CERTO NON TI DICO CHE SIA UNA COSA FACILE, NON LO E’ ,MA PUO’ ESSER MIGLIORATA PARLANDONE E RISOLVENDO NELL’INTERESSE DEI CONIUGI E DEI FIGLI CHE NELLA SEPARAZIONE SOFFRONO SEMPRE
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SE MI SEPARO A CHE VANNO I FIGLI PICCOLI?
Quasi la totalità delle decisioni opta se non vi sono indicazioni contrarie per l’affido condiviso , con collocazione prevalente presso la madre se i figli sono piccoli
SE MI SEPARO QUALE CONTRIBUTO DEVE VERSARE IL MARITO?
Dipende dai redditi del marito e dai redditi della moglie, dipende se vi sono figli, e se occorre pagare un affitto o un mutuo della casa coniugale.
1)Marta è sposata con un notaio che ha redditi per oltre trecentomila euro all’anno, Marta non lavora e ha tre figli.
In questo caso viene deciso un mensile di cinquemila euro mensili di cui due per Marta e Mille euro al mese per figlio, oltre alla casa coniugale e un contributo di diecimila euro per le ferie.
2) Giovanna è dipendente di banca reddito trentamila euro annui, il marito Paolo è funzionario della pubblica amministrazione reddito di cinquantamila euro annui,
La separazione prevede con accordo consensuale che Paolo versi alla moglie millecinquecento euro mensili considerato anche il mantenimento per i due figli.
Insomma tutto dipende dai redditi della coppia, se vi sono redditi lati alto sara’ l’ assegno di mantenimento
SE MI SEPARO A CHI VA LA CASA CONIUGALE?
Su questo vi è abbastanza accordo nel sentenze :
Il problema dell’assegnazione della casa coniugale si pone solo quando la stessa sia di proprietà di entrambi i coniugi o del coniuge diverso da quello che ne chiede l’assegnazione.
Il giudice assegna la casa coniugale al coniuge presso cui vengono collocati i figli (ossia quello presso cui i ragazzi vanno a vivere stabilmente). La legge infatti stabilisce che, quando la casa coniugale è di proprietà esclusiva di un coniuge (o quando un solo coniuge ha la titolarità esclusiva di un diritto reale) il giudice deve comunque attribuire il godimento dell’abitazione familiare a quello convivente con i figli (minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti).
SE NON LAVORO E MI SEPARO COSA SUCCEDE?
Il marito dovra’ provvedere al mantenimento a meno che la separazione non venga addebitata alla moglie che chiede la separazione
In caso di addebito della separazione non si ha diritto al mantenimento
SE MI SEPARO PERCHE’ MIA MOGLIE O MIO MARITO MI HA TRADITO COSA POSSO FARE?
Puoi chiedere l’addebito della separazione se ve ne sono i presupposti, non sempre il tradimento è sufficiente.
Alcune sentenze riconoscono il risarcimento danni al coniuge tradito.
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Nonostante le novità introdotte dalla Legge n. 76/2016, o Legge Cirinnà, che ha notevolmente ampliato i diritti dei conviventi di fatto anche in caso di cessazione del rapporto, le coppie non sposate che decidono di separarsi non godono degli stessi benefici che sarebbero concessi a due coniugi.
DEVO SEPARMI COSA SUCCEDERA’ ?
MA SE MI SEPARO COSA DEVO FARE?
SAI CHE SI TRATTA DI UN PERCORSO DIFFICILE!!
Sara vuole la separazione, vuole tornar elibera da quell’uomo che non ama piu’.
DEVI SEPARARTI ? DIVORZIARE?
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E’ altrettanto frequente riscontare situazioni in cui: a) i sentimenti di malcontento e insoddisfazione aumentano in maniera progressiva; b) vengono compiuti svariati tentativi di riconciliazione per salvare il legame di coppia; c) i momenti d’intimità divengono sempre più rari; d) i partners non si trattengono dall’esternare i conflitti, anche al di fuori delle mura domestiche.
PORRE FINE A UN PROGETTO DI COPPIA
Solitamente la separazione “consensuale” arriva dopo un processo all’interno del quale entrambi i partner prendono consapevolezza del fatto che sia opportuno porre fine al loro progetto di coppia. In ogni caso, prima di arrivare a tale consapevolezza e – cosa ancora più importante – ricominciare a rilanciarsi autonomamente, numerosi studi hanno evidenziato come la chiusura di una relazione, seppure consensuale, comporti il dover passare attraverso delle precise tappe psico-emotive:
Rabbia-negazione
Sperimentata in particolar modo da chi in un certo senso ha “subito” la fine del rapporto, questa tappa contempla da un lato il cercare di negare la presenza di un problema o di tutta una serie di fattori che testimoniano la frattura irreparabile all’interno della coppia, e dall’altro il manifestare rabbia nei confronti del partner che sta mettendo in discussione la storia.
Se la separazione dal coniuge avviene perché imposta, dopo un tradimento o qualche altro atto grave, in questo caso la persona colpita si sente senza speranza, la nuova realtà che ha di fronte appare difficile da sopportare per la presenza di problemi economici, di gestione della famiglia e di un senso di abbandono che non assomiglia minimamente alla solitudine pre – matrimonio/convivenza.
La durata di questa fase può oscillare da alcune settimane a diversi anni. Gli indicatori sono di solito rappresentati da comportamenti tesi ad incrinare sempre più la relazione: scarsa attenzione verso l’altro; ricorso a toni provocatori e azioni di sabotaggio; diminuzione o azzeramento della collaborazione domestica; intensificazione delle relazioni extra-domestiche; maltrattamenti fisici e/o psicologici. Con l’andare del tempo il malcontento aumenta, le provocazioni si intensificano e la situazione diviene intollerabile, fino a raggiungere il “punto di non ritorno”.
Cosa vuol dire avvocato esperto in separazioni e divorzi?
1)avvocato che si aggiorna costantemente sulla giurisprudenza delle separazioni e divorzi.
2)vuol dire avvocato che conosce le problematiche legate alla separazione e al divorzio.
3) vuol dire avvocato che ha indicazioni precise per i clienti su come risolvere un passaggio assai difficile come la separazione e il divorzio.
Qualsiasi avvocato sa ridigere una separazione consensuale, solo alcuni sanno invece come e quali strumenti e indicazioni utilizzare per accontentare i clienti e convincerli a una separazione consensuale quando le acque e i rapporti sono molto tesi e mossi.
Ma allora per un avvocato divorzista cosa vuol dire ricever e un cliente per una separazione o un divorzio?
Vuol dire capire le necessita’ dei clienti e cercare di trovare una soluzione affinchè riescano a superare un momento assai difficile.
Personalmente pur mentenendo un comportamento professionale e un aspetto non turbato vi sono separazioni che fanno provare emozioni negative anche all’avvocato.
Dopo molti anni di professione non pensate che i casi lascino sempre l’avvocato estraneo e non porti lo stesso avvocato a una sorta di dispiacere o domande interiori su come una coppia arrivi a disgregarsi
Cosi’ non è. Sebbene si mantenga un comportamento all’apparenza estraneo e non coinvolto a volte le storie e le situazioni dei clienti che affrontano una separazione portano a riflessioni..
Insomma non siamo dei computer con cui si puo’ scrivere e dire tutto senza che gli stessi siano turbati.
Ad esempio mi è capitato il caso di un padre che aveva tre figli minori e lo stesso non voleva piu’ provvedere ai figli né affettivamente nè emotivamente nè stando a loro vicini.
Amando io mio figlio al di sopra di ogni cosa al mondo, certamente non sono rimasto emotivamente estraneo alla vicenda che mi ha turbato.
Decine di volte ho insistito con il cliente perchè riallacci rapporti con i flgli che stavano soffrendo molto della situazione.
Un altro caso successo è quella di un uomo, realizzato professionalmente che un bel giorno viene lasciato dalla giovane moglie perché la stessa di punto in bianco si era innamorata di un altro uomo.
Certo succede spesso, lo so, ma vidi quell’uomo soffrirne molto e non darsi spiegazioni.
Aveva acquistato un bell’appartamento per vivere con la moglie, l’aveva arredato in modo cinematografico, benissimo, poi un bel giorno la moglie all’improvviso se ne ando’ per vivere con un altro.
Nel caso non vi erano figli e la cosa fu poi superata dal marito che oggi ottenuto il divorzio vive con un’altra compagna.
L’avvocato matrimonialista deve poi aggiornarsi continuamente, ad esempio di recente vi è una importante sentenza della cassazione a sezioni unite circa l’ assegno divorzile:
Trattasi di cassazione civile a sez unite numero 18287 del 11/7/2018 .
b)Tale sentenza dopo la sentenza Grilli precisa che l’assegno divorzile deve avere una funzione che per il calcolo debba essere adottato un criterio composito ,che alla luce della rispettive condizioni econonomico patrimoniali dia rilevo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alla potenzialita’ reddittuale future e all’ eta’ dell’avente diritto .
Credo fermamente che solo uno studio capillare e serio delle novita’ della giurisprudenza possa permettere all’avvocato matrimonialista di offrire il miglior servizio al cliente.
Il coniuge tenuto a versare un assegno di mantenimento in favore dell’altro, ha diritto alla riduzione o soppressione del suddetto onere ove il beneficiario dell’obbligazione alimentare stabilisca una nuova relazione familiare con coabitazione e convivenza atteso che, secondo fatti notori e massime di comune esperienza, la disgregazione della famiglia comporta un impoverimento per il coniuge che resta solo mentre una nuova unità famigliare provoca un arricchimento, ad esempio per le spese dei costi fissi
La dichiarazione di addebito della separazione richiede la prova che l’irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento, volontariamente e consapevolmente, contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, ovvero che sussista un nesso di causalità tra comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza. Qualora non venga fornita la prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza addebito. Nella fattispecie siffatta prova era stata fornita solo dalla ricorrente che aveva dimostrato che il marito, per il vizio del gioco, aveva privato la famiglia del necessario per vivere, aveva poi abbandonato l’abitazione familiare ed aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. Di talché, non avendo il resistente dimostrato la preesistenza di una crisi coniugale in atto all’epoca dei suoi predetti comportamenti trasgressivi dei doveri di assistenza e di coabitazione, si riteneva provata l’efficienza causale di tali violazioni rispetto all’insorgenza di tale crisi, con conseguente addebito della separazione al resistente.
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3 modi per UNA SEPARAZIONE senza INUTILI LITI
1)PENSARE ANCHE ALLE ESIGENZE DELL’ALTRO
2) PENSARE MOLTO AI FIGLI E NON LITIGARE DAVANTI A LORO
3)CONSIDERARE I COSTI DI DUE CASE, DOPPIE BOLLETTE ECC ECC
NON SI VALUTA A SUFFICIENZA LA POSSIBILITA’ DI UNA SEPARAZIONE CONSENSUALE
CHIAMA SUBITO NON RIMANERE NEL DUBBIO TROVIAMO UNA SOLUZIONE
HAI SOPPORTATO ABBASTANZA?
Chi deve affrontare una separazione ha bisogno di un supporto costante di un avvocato che spieghi i vari passi i vari diritti e i doveri!!
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L’ avvocato matrimonialista è un professionista specializzato che si trova molto spesso ad operare nel momento in cui i dissidi , le incomprensioni e tutte le altre patologie del rapporto coniugale sfociano in uno scontro che può generare ulteriori sofferenze per i coniugi stessi ed per i figli.
In questa ipotesi, il Giudice esperisce un tentativo di conciliazione e in caso negativo, determina i provvedimenti urgenti riguardanti l’autorizzazione a vivere separati, l’affidamento dei figli ed eventualmente l’importo dell’assegno di mantenimento. Successivamente la causa prosegue avanti ad Giudice Istruttore per la soluzione di tutti i punti controversi con l’assistenza di un avvocato divorzista.
Particolarmente complesse e delicate si presentano le dinamiche familiari in caso di presenza di FIGLI MINORENNI.
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- Modifiche di condizioni di Separazione - Modifiche di condizioni di Divorzio - Divorzio breve (vedi provvedimento nella Gazzetta Ufficiale)
in caso di separazione cosa spetta alla moglie?
Quando si può richiedere una quota della liquidazione (TFR) dell’ex coniuge?
26 Che posso fare se dopo la separazione mio marito/moglie non versa il mantenimento per me e per i figli?
1)separazione cosa fare e non fare?
2)in caso di separazione cosa spetta alla moglie?
3)in caso di separazione cosa spetta alla moglie e ai figli
4)separazione diritti della moglie casalinga?
5)cambio residenza coniuge non separato?
6)divorzio dopo separazione consensuale?
7)separazione senza figli cosa spetta alla moglie?
CHIAMA SUBITO!! CHE ASPETTI?
LA COSA PEGGIORE? RESTARE NEL DUBBIO SU COME TUTELARE I PROPRI DIRITTI!!
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Non può tuttavia sottacersi che il venir meno all’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente attraverso una relazione extraconiugale nel cui am­bito sia stata generata prole, rappresenta una vio­lazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei co­niugi e, quindi, circostanza sufficiente a giusti­ficare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi co­niugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass., 9 giugno 2000, n. 7859; Cass., 18 settembre 2003, n. 13747; Cass., 12 aprile 2006, n. 8512; Cass., 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass., 14 feb­braio 2012, n. 2059, proprio in tema di ripartizio­ne del relativo onere della prova
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Quando si tratta di provare l’infedeltà coniugale entrano in gioco una serie di elementi probatori che singolarmente non avrebbero alcun valore, ma unitariamente considerati possono condurre il giudice a considerare il fatto come provato. (Cassazione 6 novembre 2012, n. 19114). Vengono, così, spesso ammesse le prove indiziarie ( le così dette testimonianze de relato o indirette da parte di soggetti terzi estranei alla vicenda ).
La prova per l’accertamento della violazione dei doveri matrimoniali, ai fini della dichiarazione di addebito, risulta spesso assai ardua e si deve necessariamente ricorrere ad elementi indiretti ed indiziari. Quando si tratta di provare l’infedeltà coniugale entrano in gioco una serie di elementi probatori che singolarmente non avrebbero alcun valore, ma unitariamente considerati possono condurre il giudice a considerare il fatto come provato. (Cassazione 6 novembre 2012, n. 19114). Vengono, così, spesso ammesse le prove indiziarie ( le così dette testimonianze de relato o indirette da parte di soggetti terzi estranei alla vicenda ). Tali dichiarazioni testimoniali secondo la Suprema Corte possono divenire valido elemento di prova se sono suffragate da altre circostanze oggettive e soggettive o da altre risultanze probatorie acquisite al processo che concorrano a rafforzarne la credibilità (Cass. Civ. 19 maggio 2006, n. 11844 e Cass. Civ. 8 febbraio 2006, n. 28159). ASSEGNO MANTENIMENTO
La soluzione della questione sembra appunto dipendere dalla funzione che si intende attribuire alla separazione dei coniugi: se si ritiene che essa sia autonoma rispetto a quella del divorzio e che miri a conservare il più possibile gli effetti del matrimonio, potrà esservi maggiore considerazione per i predetti impedimenti, diversamente, laddove si ritenga che la separazione, al pari del divorzio, sia volta a regolare il rapporto conseguente ad un matrimonio i cui effetti siano cessati, dovrà attribuirsi rilevanza, in armonia con quanto disposto dall’art. 5, 6° co., l. 1.12.1979, n. 898, ai soli impedimenti oggettivi. Quindi, la prova dell’attitudine al lavoro dell’ex coniuge, intesa come capacità di guadagno, è indispensabile sia per escludere il dovere di contribuzione dell’altro coniuge che per attribuire lo stato di bisogno esclusivamente all’inerzia ingiustificata del soggetto nel ricercarsi un’attività lavorativa. Di conseguenza sulla parte onerata al versamento dell’assegno di mantenimento, ricade l’obbligo di dimostrare specificatamente quali offerte di lavoro l’altro coniuge avrebbe rifiutato ingiustificatamente. Ebbene, premesso quanto innanzi esposto, dal punto di vista giurisprudenziale, alcune pronunce della Suprema Corte di Cassazione hanno ribadito il principio in base al quale in tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica.
.4.2. Come per tutti i provvedimenti conseguenti alla pronuncia di separazione o di divorzio, dunque, anche per l’assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti. E tuttavia, tale intrinseca provvisorietà dei provvedimenti in parola non incide sulla natura e sulla funzione della misura, posta ad esclusiva tutela della prole, con la conseguenza che anche in sede di revisione – come in qualsiasi altra sede nella quale, come nel presente giudizio, sia in discussione il permanere delle condizioni che avevano giustificato l’originaria assegnazione – resta imprescindibile il requisito dell’affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni non autosufficienti.
Del resto, se l’assegno in favore del coniuge separato ha una funzione di mantenimento dello stesso tenore della vita coniugale, nella situazione in cui il beneficiario non versi in stato di bisogno appare del tutto irragionevole non esaminare, al fine dell’accertamento del reato, se l’obbligato abbia subito variazioni di reddito tali da poter incidere su tale tenore di vita, che avrebbero inciso anche in caso di persistenza del rapporto matrimoniale, e pertanto risultano da sole non idonee a ricondurre l’inadempimento ad un difetto di considerazione degli obblighi discendenti dal vincolo, come letteralmente richiesto dalla fattispecie, ma rimandano alla considerazione di una condizione di incapacita’ di adempiere, suscettibile di escludere l’antigiuridicita’ del fatto.
succo sentenza
Sarebbe errata l’interpretazione dell’art. 156, ult. co., c.c. data dalla Corte di merito secondo la quale tra i giustificati motivi che consentono la revisione dell’assegno di mantenimento determinato in sede di separazione consensuale dovrebbe essere ricompresa qualsiasi situazione idonea a rappresentare una realtà diversa da quella in precedenza considerata come esistente, idonea a fondarne una diversa valutazione. Ne deriverebbe che verrebbe ricondotta nell’ambito della procedura camerale ex art. 710 c.p.c. anche l’impugnativa dell’accordo di separazione per vizio del consenso, per la quale dovrebbe invece ricorrersi al giudizio ordinario di cognizione. La sentenza di separazione ovvero il decreto di omologa della separazione consensuale darebbero luogo ad un giudicato rebus sic stantibus, non modificabile in relazione a fatti di cui le parti avrebbero dovuto tener conto al momento della separazione. La sentenza di separazione ed il decreto di omologazione della separazione consensuale sarebbero invece modificabili soltanto con riferimento alla sopravvenienza di fatti nuovi che abbiano alterato la situazione preesistente, come affermato da questa Corte. Le circostanze di fatto, che la S. aveva asserito di aver scoperto, erano tutte anteriori alla sottoscrizione delle condizioni della separazione consensuale avvenuta il omissis. I giustificati motivi cui fa riferimento l’art. 156, ult. co., c.c. non potrebbero consistere in vizi dell’accordo di separazione, rimessi al giudizio ordinario.
Con il secondo motivo il ricorrente principale deduce violazione dell’art. 2697 c.c. La Corte d’appello, senza svolgere attività istruttoria del resto incompatibile con il rito camerale, avrebbe posto a fondamento della propria decisione una diversa valutazione delle condizioni patrimoniali del C., già esistente al momento della stipula degli accordi di separazione, che questi aveva contestato come non vera e come non costituente fatto oggettivo e constatabile, senza che la S. avesse provato la veridicità di tali fatti. La Corte bolognese avrebbe formulato soltanto un giudizio di verosimiglianza, contraddetto dal riconoscimento in motivazione dell’elevato tenore di vita della S.
Con il terzo motivo il ricorrente principale deduce violazione dell’art. 710 c.p.c. perché in pendenza del giudizio di divorzio non potrebbe farsi luogo a revisione dell’assegno di mantenimento.
Con l’unico motivo del ricorso incidentale la S. deduce violazione dell’art. 737 c.p.c. per la non motivata reiezione delle richieste istruttorie. Sulla premessa che la Corte di appello non ha accolto interamente le richieste in punto quantum, la ricorrente incidentale lamenta che la Corte abbia disatteso le istanze istruttorie (CTU di stima ed ordini di esibizione) senza alcuna motivazione.
Separazione delle coppie di fatto come fare affidamento figli Bologna avvocato Matrimonialistaaffidamento figli coppie di fatto tribunale ordinarioricorso affidamento figli coppie di fattodiritti in caso separazione coppie conviventiseparazione conviventi mutuo cointestatocalcolo assegno mantenimento figli coppie di fattoscrittura privata separazione di fatto fac similediritti di un padre non sposatoseparazione convivenza impossibile In Italia non esistono leggi che disciplinano la separazione della coppia di fatto. Il vuoto normativo penalizza fortemente i conviventi perché, se il rapporto non funziona, questi non hanno la possibilità di tutelare i propri diritti al pari della coppia sposata che chiede la separazione.La “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” si occupa di unioni civili e convivenze di fatto.Quale le differenze ?