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Timestamp: 2018-10-18 04:04:10+00:00
Document Index: 36668601

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 69', 'art.12', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 48', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5']

Oggetto: Part – time verticale
in risposta ad un interpello presentato dalla Confcommercio, il Ministero del Lavoro ha fornito un’interpretazione innovativa circa l’obbligo di “indicare in modo puntuale nella lettera di assunzione la distribuzione e la collocazione di orario del lavoratore part-time con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno” sancito dall’art.2, 2° comma del D. Lgs. n. 61/2000 e successive modificazioni (norma di legge sul part-time).
Il Ministero, dopo aver riconosciuto che “sulla base di un’interpretazione formalistica della normativa vigente il contratto (di lavoro) dovrebbe pertanto sempre contenere la puntuale indicazione delle fasce di orario entro le quali si svolge la prestazione di lavoro, anche in caso di lavoro a tempo parziale di tipo verticale”, giunge poi ad una diversa conclusione “sulla base di un’interpretazione sistematica delle norme di legge, che tenga conto delle specifiche finalità perseguite dal Legislatore”, arrivando a dichiarare di non ritenere che risponda ad un obbligo di legge, limitatamente al caso di un contratto a tempo parziale di tipo verticale, “indicare le fasce orarie in cui la prestazione deve essere svolta nell’ambito della singola giornata.” (Cfr. Allegato).
Posto che è il testo della Legge che fa fede e non un’interpretazione più o meno argomentata di un funzionario ministeriale come pure il fatto che un eventuale giudice terzo chiamato a definire un contenzioso su tale materia ben difficilmente potrebbe discostarsi proprio dalla cosiddetta “interpretazione formalistica” che il Ministero ricorda, occorre aggiungere che – in ogni caso – l’obbligo in capo alle aziende di indicare in modo puntuale la distribuzione e collocazione dell’orario di lavoro per tutti i contratti di lavoro a part-time deriva anche dall’art. 69 del vigente CCNL del Terziario, della distribuzione e dei servizi, e non c’è parere ministeriale che possa autorizzare un’impresa o un datore di lavoro alla violazione di un contratto collettivo liberamente sottoscritto dalle Parti e che esse Parti medesime si impegnano a rispettare.
Pertanto le strutture in indirizzo sono invitate a segnalare alla Segreteria Nazionale eventuali iniziative aziendali difformi dal disposto di Legge e di contratto al fine di definire le opportune contromisure.
interpello confcommercio pt verticale orari 2009.002.pdf
PART-TIME Decreto legislativo n. 276/2003
La legge introduce varie modifiche, tra le quali la piu’ rilevante è relativa al fatto che la contrattazione è esplicitamente subordinata alle clausole che le parti del rapporto di lavoro stabiliscono, ergo il contratto individuale. La legge prevede poi che tutti i livelli di contrattazione possono normare la materia senza alcuna gerarchia delle fonti.
·Le forme di part-time: rimangono le stesse: orizzontale, verticale e misto.
·Il part-time potrà essere anche a termine (prima poteva essere previsto solo dalla contrattazione collettiva per la causali non sostitutive),
·La forma del contratto: confermano che lo stesso deve essere stipulato per iscritto. Hanno cancellato l’invio all’Ispettorato del Lavoro,
·Il contenuto del contratto: è rimasto invariato: deve contenere l’indicazione della mansioni a cui è adibito il lavoratore, la distribuzione dell’orario di lavoro con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno e l’eventuale periodo di prova. Hanno aggiunto che “clausole diverse sono ammesse in caso di clausole elastiche”,
·Clausole elastiche: rimane confermato che la contrattazione collettiva (a tutti i livelli, ) può prevederle, così come si possono prevedere delle percentuali di maggiorazione. Confermano la forma scritta, introducono per i part-time verticali e misti “la possibilità di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa”.
· Lavoro supplementare: Confermano che per lavoro supplementare si intende quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre l’orario di lavoro concordato ed entro i limiti del tempo pieno. La contrattazione collettiva può stabilire una percentuale di maggiorazione (hanno cancellato gli istituti differiti), il numero massimo di ore di lavoro supplementare e le relative causali (hanno cancellato il consolidamento delle ore), hanno introdotto “nonché le conseguenze del superamento dei tetti consentiti dai contratti “(questa nuova norma: può essere interpretata in vari modi: oltre ai tetti definiti si possono consolidare le ore di supplementare, si aggiungono ulteriori causali per lo splafonamento del tetto?). Confermano il fatto che il lavoro supplementare, se non è regolamentato dal contratto collettivo, per essere effettuato richiede il consenso del lavoratore. Ciò significa che entro i tetti definiti dalla contrattazione il supplementare diventa obbligatorio. Ci chiediamo se, alla luce della giurisprudenza, tale norma si costituzionale. Precisano poi che l’eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi per il licenziamento (in contraddizione con quanto scritto in precedenza) Hanno tolto: il rifiuto non costituisce infrazione disciplinare. Hanno cancellato la maggiorazione del 50% per le ore supplementari in caso di superamento dei tetti previsti dalla contrattazione.
·Lavoro straordinario: la vecchia legge lo prevedeva solo per i part-time verticali, hanno aggiunto i part-time misti e hanno cancellato la norma che ne prevedeva il riproporzionamento. Riteniamo che tale norma resti in quanto hanno confermato quella vecchia che prevedeva che i parti-time si calcolano sugli istituti contrattuali e di legge in proporzione all’orario di lavoro.
·Criteri per il calcolo dei lavoratori a part-time: hanno introdotto un peggioramento in relazione al titolo terzo della legge 300, il quale sarà calcolato in proporzione all’orario di lavoro dei part-time. Occhio quindi al monte ore permessi sindacali, ecc.(prima i lavoratori a part-time si calcolavano unità intere).
·Diritto di precedenza: Hanno cancellato i 50 Km. e introdotto l’area comunale. Hanno stravolto il diritto di precedenza perché in caso di assunzioni a tempo pieno è solo il contratto individuale che può prevedere un diritto di precedenza (ci sarà mai il caso di un part-time che all’atto dell’assunzione chiederà di introdurre tale diritto?). L’azienda deve informare i lavoratori a tempo pieno in caso di nuove assunzioni a part-time, nell’ambito del comune, e a “tenere” in considerazione eventuali domande per passare da f-t a p-t, a tale proposito, la contrattazione può prevedere i criteri applicativi. I lavoratori affetti da patologie oncologiche hanno riconosciuto pienamente Il diritto di passare da f.t. a p.t. e il successivo ritorno a tempo pieno.
· Principio di non discriminazione: è rimasto invariato.
·Sanzioni: La mancanza o indeterminatezza del contratto non ne determina la nullità, non si dice cosa capiti, forse un indennizzo monetario, altri aspetti non chiari e hanno cancellato le sanzioni amministrative che erano già basse in passato.
Il decreto n. 61 integrato dal n. 100 così come modificato dal decreto n. 276/2003
COMMENTO E ILLUSTRAZIONE
DELLE MODIFICAZIONI AL DECRETO LEGISLATIVO 25 FEBBRAIO 2000 N.61 SUL LAVORO A TEMPO PARZIALE
Sulla base dell’art.12 del Decreto Legislativo 25 Febbraio 2000 n.61 che prevedeva una verifica entro il 31 Dicembre del 2000, il Consiglio dei Ministri ha emanato il 23 Febbraio del 2001 un Decreto Legislativo di carattere correttivo ed integrativo.
1) Istituzzionalizzazione del part-time misto
Il part time misto da tipologia definibile solo in sede contrattuale diviene una tipologia legislativa con la conseguente liberalizzazione del suo utilizzo.
2) Tetto annuo delle ore supplementari
Qualora il limite annuo per le ore supplementari venga definito in sede territoriale od aziendale non vale più il limite stabilito in sede di contratto nazionale. Si permette cioè alla contrattazione decentrata di operare in deroga a quella nazionale.
3) Maggiorazione per le ore supplementari
Cade la disposizione che prevedeva che le ore supplementari fossero normalmente (a parte diversa pattuizione contrattuale) retribuite come ordinarie. Viene capovolta la disposizione che ora prevede come normale la maggiorazione da definire contrattualmente.
4) Maggiorazione per il superamento del tetto per il supplementare
Cade la maggiorazione del 50% per il superamento del tetto delle ora supplementari e la sua definiuzione viene rimandata alla contrattazione.
5) Preavviso per l’uso della clausola elastica
Viene data la possibilità alla contrattazione di stabilire durate inferiori ai 10 giorni ma comunque superiori alle 48 ore per il preavviso da parte del datore di lavoro di uso della clausola elastica.
6) Diritto di recesso dalla clausola elastica
Viene consentito alla contrattazione di stabilire per il diritto di recesso del lavoratore periodi più lunghi dei 5 mesi di legge in cambio di una indennità.
7) Precedenza per assunzione a tempo pieno
Il diritto di precedenza per i lavoratori part time di latre unità produttive nel caso di assunzioni a tempo pieno si riduce da distanze di 100 KM a distanze di 50 KM.
8) Computo dei lavoratori a tempo parziale
Viene formulata una dizione più precisa per il computo
OGGETTO: Determinazione per l’anno 2000 del limite minimo di retribuzione giornaliera ed aggiornamento degli altri valori per il calcolo di tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza ed assistenza sociale. Contribuzione dovuta per gli apprendisti dal 1/1/2000.
SOMMARIO: 1. minimali di retribuzione per la generalità dei lavoratori; -
2. lavoratori di società ed organismi cooperativi di cui al D.P.R. 30/4/1970, n. 602; -
3. retribuzioni convenzionali in genere; -
4. rapporti di lavoro a tempo parziale, settori di attività con orario non superiore alle quattro ore giornaliere, istruzione prescolare; -
5. lavoratori a domicilio; -
6. limite per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi; -
7. quota di retribuzione soggetta nell’anno 2000 all’aliquota aggiuntiva di un punto percentuale ai sensi dell’art. 3-ter della legge 14/11/1992, n. 438; -
8. aggiornamento del massimale annuo della base contributiva e pensionabile; -
9. valore degli importi che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente; -
10. regime di decontribuzione delle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello (art. 6, lett. e) del D.Lgs. 2/9/1997, n. 314); -
11. regolarizzazione relativa al mese di gennaio 2000. -
12. contributo apprendisti per l’anno 2000. -
Il D.L. 9/10/1989, n. 338, convertito nella legge 7/12/1989, n. 389, all’art. 1, c. 1, sancisce che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione d’importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo.
Inoltre, l’art. 2, c. 25 della legge 28/12/1995, n. 549, ha introdotto una norma interpretativa precisando che:
"l’art. 1 del D.L. 9/10/1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7/12/1989, n. 389, si interpreta nel senso che, in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria." (cfr. circolare n. 40 del 20/2/1996).
La norma di cui all’art. 1, c. 1, del D.L. n. 338/1989, convertito nella legge n. 389/1989, non sopprime i preesistenti minimali di retribuzione giornaliera, che, come ogni anno, vanno rivalutati ai sensi del secondo comma dell’art. 1 della legge 26/9/1981, n. 537 in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita calco-lato dall’Istat, con arrotondamento alle 10 lire per eccesso. Questo comporta che il reddito da lavoro dipendente da assoggettare a contribuzione, determinato ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 314/1997, deve essere adeguato, se inferiore, sia alla retribuzione minima imponibile di cui all’art. 1, c. 1, del D.L. in parola, sia ai minimali di retribuzione giornaliera di cui alla disciplina già vigente.
Poiché è stato accertato dall’Istat che, nell’anno 1999, la variazione percentuale ai fini della perequazione automatica delle pensioni è stata pari al 1,6% (1) nelle tabelle a), b) e c) (v. allegato), si riportano i limiti di retribuzione giornaliera, da valere dal periodo di paga in corso al 1/1/2000 a seguito dell’applicazione di tale aliquota.
Indice Istat anno 1999
Tali limiti, inoltre, ai sensi dell’art. 7 della legge 11/11/1983, n. 638, modificato dall’art. 1, c. 2, del D.L. n. 338/1989, convertito nella legge n. 389/1989, debbono essere ragguagliati, qualora dovessero essere d’importo inferiore, a L. 68.552 (E. 35,40)(9,5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti in vigore al 1/1/2000, che sulla base del predetto indice del 1,6% è pari a L. 721.600 mensili, E. 372,68).
2. Lavoratori di società ed organismi cooperativi di cui al D.P.R. 30/4/1970, n. 602.
L’art. 2 del decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 3 dicembre 1999 (pubblicato sulla G.U. 20 dicembre 1999, n. 297), stabilisce che, dal 1/1/2000, ai fini del versamento dei soli contributi IVS per tutti i lavoratori soci di cooperative rientranti nel campo di applicazione del DPR n. 602/1970, l’imponibile medio giornaliero non può essere inferiore al limite di retribuzione per assicurare la copertura delle 52 settimane utili ai fini pensionistici nel rispetto dell’art. 7, c. 1, primo periodo, della legge 11/11/1983, n. 638, modificato dall’art. 1, c. 2, della legge 7/12/1989, n. 389. Tale limite di retribuzione settimanale per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi è stabilito, come è noto, nella misura del 40% del trattamento minimo di pensione a carico del FPLD.
Gli aspetti innovativi dettati dal D.M. 3 dicembre 1999 sono illustrati con separata circolare.
ai fini del versamento dei contributi IVS
Limite per l’accredito dei contributi
Imponibile medio giornaliero ex art. 4 DPR 602/1970
Imponibile mensile 26 giornate
1.250.860
Imponibile mensile 16 giornate
769.760
Imponibile mensile 14 giornate
L’imponibile giornaliero convenzionale ex art. 4 del DPR n. 602/1970, ai soli fini del versamento dei contributi dovuti per l’IVS, risulta, pertanto, determinato per l’anno 2000 in Lire 48.110 giornaliere.
Sono fatte salve le determinazioni di miglior favore adottate, con decreto ministeriale, ai sensi dell’articolo 6 del DPR n. 602/1970.
L’art. 3 del già citato D.M. 3 dicembre 1999 fissa in L. 38.200 l’imponibile giornaliero ex art. 4 del DPR n. 602/1970, ai fini del versamento, per l’anno 2000, dei contributi di previdenza ed assistenza diversi dall’IVS.
ai fini del versamento della contribuzione diversa dall’IVS
Gli imponibili convenzionali risultano superiori al limite di cui al c. 19 dell’art. 5 della legge 19/12/1984, n. 863 (5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione pari a L. 36.080, E. 18,63).
Ai sensi dell’art. 22 della legge n. 160/1975, tutte le retribuzioni convenzionali in genere sono soggette all’adeguamento periodico mediante l’applicazione dell’aliquota data dall’indice Istat (anno 1999: 1,6%), fatta eccezione per quelle che risultano determinate nell’anno precedente (o perché stabilite per la prima volta o perché modificate).
Tutte le retribuzioni convenzionali non possono, peraltro, essere inferiori ai limiti di retribuzione adeguati annualmente ai sensi della legge 26/9/1981, n. 537 e valevoli ai fini del calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale per le singole categorie di datori di lavoro indicate nelle tabelle allegate alla medesima legge.
Inoltre, occorre tenere in considerazione il disposto dell’art. 7 della legge n. 638/1983, modificato, con riguardo alle retribuzioni convenzionali, dall’art. 5, c. 19, della legge n. 863/1984, il quale ha fissato uno specifico parametro di retribuzione minima giornaliera, al di sotto del quale non possono essere fissate le retribuzioni convenzionali in parola, che per l’anno 2000 è di L. 36.080 (E. 18,63).
Di conseguenza, le retribuzioni convenzionali in genere, dopo il calcolo per il loro adeguamento ai sensi della legge n. 160/1975, dovranno essere rapportate ai limiti minimi di retribuzione in vigore per l’anno considerato (vedi tabelle A e B), limiti che, se inferiori, dovranno essere ragguagliati, proprio in virtù del menzionato art. 5 della legge n. 863/1984, a L. 36.080 (E. 18,63).
Naturalmente dovranno essere rapportati ai suddetti limiti minimi di retribuzione anche quei salari convenzionali esclusi dall’adeguamento, essendo stati stabiliti o adeguati nell’anno precedente a quello preso in considerazione.
Retribuzioni convenzionali in genere anno 2000
3.1. Retribuzioni convenzionali per gli equipaggi delle navi da pesca (legge n. 413/1984).
Per gli equipaggi delle navi da pesca soggetti alla legge 26/7/1984, n. 413 le retribuzioni convenzionali da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sono quelle stabilite, per l’anno 2000, dalle organizzazioni sindacali di categoria in base al meccanismo del "rinnovo biennale intermedio" del CCNL e riportate nelle tabelle allegate alla circolare n. 116 del 20/5/1999.
Tali retribuzioni risultano, infatti, superiori ai minimali di legge previsti per lo specifico settore e riportate nella tabella "B".
3.2. Retribuzione convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa (legge n. 240/1958).
Per i soci delle cooperative della piccola pesca di cui alla legge 13/3/1958, n. 240, la retribuzione convenzionale mensile per l’anno 2000 è fissata in L. 952.000 mensili.
soci delle cooperative della piccola pesca
retribuzione convenzionale mensileLire952.000
Euro491,67
4. Rapporti di lavoro a tempo parziale, settori di attività con orario non superiore alle quattro ore giornaliere, istruzione prescolare.
Anche per i settori in epigrafe valgono le disposizioni dell’art. 1, c. 1, del D.L. 9/10/1989, n. 338, convertito nella legge 7/12/1989, n. 389, per cui la retribuzione ai fini del calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza, ferma restando beninteso la nozione di retribuzione imponibile definita dall’art. 6 del D.Lgs. n. 314/1997, non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo.
Peraltro, anche in tali settori sono previsti specifici minimali agli effetti contributivi ai quali deve essere adeguata la retribuzione imponibile come definita dal citato art. 6 qualora questa, una volta che sia stata ragguagliata, se inferiore, a quella determinata ex art. 1, c. 1, del D.L. citato, dovesse risultare inferiore ai suddetti minimali.
È, quindi, di tutta evidenza che, anche nei settori di cui si sta parlando, il permanere dei citati minimali non esclude affatto l’obbligo del rispetto, ai fini contributivi, della norma dell’art. 1, c. 1, del D.L. più volte citato e segnatamente dei trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva ivi indicata.
Ciò premesso, per quanto riguarda i minimali predetti, si rammenta quanto segue.
Per i contratti di lavoro part-time ex art. 5 della legge 19/12/1984, n. 863, il c. 4, art. 1, del D.L. n. 338/1989, stabilisce, con decorrenza 1/1/1989, il criterio per la determinazione del limite minimo di retribuzione oraria applicabile ai fini contributivi.
Per l’illustrazione di detto criterio, si rinvia alla circolare n. 68 del 10/4/1989.
(L. 68.552) x (6) / (40) = (L. 10.283)
(E. 35,40) x (6) / (40) = (E. 5,31)
Per i lavoratori dei settori di lavoro indicati dal c. 17 dell’art. 5 della legge n. 863 sopracitata, per i quali non siano stati stipulati i contratti a tempo parziale, occupati per non più di quattro ore giornaliere, il parametro fissato dall’art. 7 della legge n. 638/1983 modificato dall’art. 1, c. 2, del D.L. n. 338/1989, si riduce al 4% del trattamento minimo di pensione che risulta dal 1/1/2000 pari a L. 28.864 (E. 14,91). Tale minimo costituisce il "minimo dei minimi" per i lavoratori dei predetti settori con occupazione non superiore a quattro ore, per cui se i minimi calcolati con i criteri di cui alla legge n. 537/1981 risultano superiori a L. 28.864 (E. 14,91) si applicano tali minimi (vedasi tabella c), fermo restando per i lavoratori dei settori in parola (ad eccezione di quelli del settore dell’attività prescolare, vedasi nota 2 tabella B) occupati con orario superiore alle quattro ore, il minimale di L. 68.552 (E. 35,40).
Minimo dei minimi
Il limite minimo di retribuzione giornaliera, di cui al c. 16 dell’art. 5 della legge n. 863/1984, per effetto del D.M. 8/11/1986, pubblicato sulla G.U. n. 279 del 1/12/1986 (v. circolare n. 823 R.C.V. del 20/1/1987) si applica anche al personale giornalistico con qualifica di professionista ovvero pubblicista, titolare del rapporto di lavoro subordinato come collaboratore o come corrispondente instaurato ai sensi del contratto collettivo nazionale di categoria, la cui attività lavorativa è svolta con orario inferiore alle 4 ore giornaliere.
5. Lavoratori a domicilio.
L’art. 1, c. 4, della legge n. 537/1981 ha stabilito che il minimo di retribuzione giornaliera per la categoria in epigrafe varia in relazione all’aumento dell’indice medio del costo della vita in applicazione dell’art. 19 della legge 30/4/1969, n. 153, con l’arrotondamento alle dieci lire per eccesso.
Pertanto, considerato che l’indice del costo della vita è aumentato del 1,6%, il limite minimo di retribuzione giornaliera per i lavoratori a domicilio (pari a L. 37.470, E. 19,35, a decorrere dal periodo di paga in corso al 1/1/2000 è di L. 38.070 (E. 19,66).
Per effetto dell’art. 7 della legge 11/11/1983, n. 638, modificato dall’art. 1, c. 2, del D.L. n. 338/1989, convertito nella legge n. 389/1989, detto limite deve essere ragguagliato a L. 68.552 (E. 35,40).
Anche per i lavoranti a domicilio valgono le disposi-zioni del D.L. 9/10/1989, n. 338, convertito nella legge 7/12/1989, n. 389 in materia di retribuzione minima imponibile (art. 1, c. 1).
Il limite di retribuzione per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi di cui all’art. 7, c. 1, primo periodo, della legge 11/11/1983, n. 638, modificato dall’art. 1, c. 2, della legge n. 389/1989, è fissato nella misura del 40% del trattamento minimo di pensione.
Detto parametro rapportato al trattamento minimo di L. 721.600 (E. 372,68) per l’anno 2000 risulta, pertanto, pari ad una retribuzione settimanale di L. 288.640 (E. 149,07).
Limite mensile per l’accredito dei contributi
Detto importo sostituisce quello riportato in via previsionale nella circolare n. 217 del 15/12/1999.
7. Art. 3-ter legge 14/11/1992, n. 438. Quota di retribuzione soggetta nell’anno 2000 all’aliquota aggiuntiva di un punto percentuale.
La norma in epigrafe prevede che, a decorrere dal 1/1/1993, in favore di tutti i regimi pensionistici che prevedano aliquote contributive a carico del lavoratore inferiore al 10%, è dovuta un’aliquota aggiuntiva nella misura di un punto percentuale sulle quote di retribuzione eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile, determinata ai fini dell’applicazione dell’art. 21, c. 6, della legge 11/3/1988, n. 67.
Relativamente al settore marittimo le disposizioni per l’applicazione della norma sono state divulgate con le circolari n. 298 del 30/12/1992, n. 151 del 7/7/1993.
Come precisato nella circolare n. 13 del 24/1/2000, la riduzione dell’aliquota contributiva dovuta per i dipendenti di aziende di pubblici servizi di trasporto iscritti all’ex fondo successivamente al 31/12/1995, comporta l’estensione dell’obbligo del versamento del contributo aggiuntivo dell’1% anche nei confronti di detto personale precedentemente escluso.
Nel richiamare dette disposizioni, si comunica che la prima fascia di retribuzione pensionabile è stata determinata per l’anno 2000 in L. 66.324.000 (E. 34.253,49).
A decorrere dal 1/1/2000 l’aliquota aggiuntiva predetta (1%) deve essere quindi applicata sulla quota di retribuzione eccedente il limite annuo di L. 66.324.000 (E. 34.253, 49) il quale, rapportato a dodici mesi, è mensilizzato in L. 5.527.000 (E. 2.854,46).
Gli importi relativi all’anno 1999 sono stati comunicati con circolare n. 15 del 25/1/1999.
66.324.000
8. Aggiornamento del massimale annuo della base contributiva e pensionabile.
Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile previsto dall’art. 2, c. 18, della legge 8/8/1995, n. 335, per i nuovi iscritti dal 1/1/1996 a forme pensionistiche obbligatorie e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, rivalutato in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato nella misura del 1,6%, è pari, per l’anno 2000, a L. 144.263.000 (E. 74.505,62).
Il c. 9 dell’art. 48 del T.u.i.r., approvato con D.P.R. 22/12/1986, n. 917 (come sostituito dall’art. 3 del D.Lgs. n. 314/1997, ha previsto che tutti gli ammontari degli importi che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente possono essere rivalutati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri quando la variazione percentuale del valore medio dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo al periodo di 12 mesi terminante al 31 agosto, supera il 2% rispetto al valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso periodo dell’anno 1998.
Per il 2000 detti importi continuano ad essere quelli fissati dal D.Lgs. n. 314/1997.
L’art. 13 del D.Lgs. 23/12/1999, n. 505 (pubblicato nel S.O. n. 232/L alla G.U. 31/12/1999, n. 306), recante disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 9 luglio 1997, n. 461, 18 dicembre 1997, n. 466 e n. 467, e 2 settembre 1997, n. 314, ha introdotto, fra l’altro, a decorrere dal 1/1/2000, un nuovo regime fiscale in materia di piani di stock option.
Al riguardo il ministero delle Finanze, con circolare del n. 247/E del 29 dicembre 1999, ha impartito le prime disposizioni in materia.
Il nuovo regime fiscale prevede, tra l’altro, che il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente fino all’importo massimo di lire 4 milioni nel periodo d’imposta.
Per il 2000 gli ammontari degli importi che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente sono i seguenti.
Per la materia si rinvia alla circolare n. 263 del 24/12/1997 e, per il valore delle prestazioni e delle indennità sostitutive della mensa, alla circolare n. 104 del 14/5/1998.
10. Regime di decontribuzione delle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello (art. 6, lett. e) del D.Lgs n. 314/1997).
Per l’anno 2000 l’importo massimo della decontribuzione ai sensi dell’art. 6, lett. e) del D. Lgs. n. 314/1997 e della legge 23/5/1997, n. 135 aumenta al 3% della retribuzione annua, per effetto di quanto previsto dall’art. 49, c.3 della legge 23/12/1999, n. 448.
Vedi al riguardo la circolare n. 12 del 20/1/2000.
11. Regolarizzazione relativa al mese di gennaio 2000.
Le aziende, che per il versamento dei contributi relativi al mese di gennaio 2000 non hanno potuto tenere conto delle disposizioni illustrate ai precedenti punti, possono regolarizzare detto periodo ai sensi della deliberazione n. 5 del Consiglio di amministrazione dell’Istituto del 26/3/1993, approvata con D.M. 7/10/1993 (cfr. circolare n. 292 del 23/12/1993, punto 1).
Detta regolarizzazione deve essere effettuata entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Ove la regolarizzazione comporti il versamento di una differenza contributiva a debito del datore di lavoro, la differenza stessa dovrà essere maggiorata degli interessi al tasso legale del 2,5% (decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica emanato il 10/12/1998 e pubblicato sulla G.U., serie generale, n. 299 del 11/12/1998) computati dal 16/2/2000 e fino alla data di versamento (codice “Q900" del mod. DM10/2).
11.1. regolarizzazione di cui ai precedenti punti da 1) a 5).
-calcoleranno le differenze tra le retribuzioni imponibili in vigore al 1/1/2000 e quelle assoggettate a contribuzione per lo stesso mese;
-le differenze così determinate saranno portate in aumento delle retribuzioni imponibili del mese in cui è effettuata la regolarizzazione, calcolando i contributi dovuti sui totali ottenuti.
Gli organismi cooperativi ex D.P.R. n. 602/1970, ai fini della regolarizzazione di cui al punto 2), riguardante i lavoratori soci, provvederanno a indicare l’importo delle differenze contributive IVS a debito, in uno dei righi in bianco dei quadri "B/C" del mod. Dm10/2, preceduto dalla dicitura "Diff. IVS ex art. 2 DM 3/12/1999" e dal codice "M188"; nella casella "retribuzioni" dovrà essere indicato l’importo della differenza di retribuzione imponibile ai fini pensionistici;
nessun dato dovrà essere, invece, indicato nelle caselle "numero dipendenti" e "numero giornate".
Per la regolarizzazione delle differenze contributive diverse dall’IVS dovrà essere utilizzato uno dei righi in bianco dei quadri "B/C" del mod. Dm10/2, facendo precedere l’importo dalla dicitura "Diff. ex art. 3 DM 3/12/1999" e dal codice di nuova istituzione "M301"; nella casella "retribuzioni" dovrà essere indicato l’importo della differenza di retribuzione imponibile ai fini delle contribuzioni diverse dall’IVS; nessun dato dovrà essere, invece, indicato nelle caselle "numero dipendenti" e "numero giornate".
11.2. regolarizzazione di cui al precedente punto 7).
L’importo della differenza contributiva a credito dell’azienda, da restituire al lavoratore, sarà riportato in uno dei righi in bianco del quadro "D" del mod. Dm10/2, utilizzando uno dei codici previsti con la circolare n. 298 del 30/12/1992, in relazione alla gestione di appartenenza del lavoratore.
12. Contributo apprendisti.
In relazione alla variazione del costo della vita nella misura del 1,6% così come determinato dagli indici ISTAT relativamente all’anno 1999, si riportano di seguito i nuovi importi dei contributi fissi dovuti per gli apprendisti con decorrenza 1/1/2000:
a) contributo settimanale baseLire148
Euro0,08
b) contributo settimanale adeguamentoLire4.650
Euro2,40
contributo settimanaleLire60
Euro0.031
contributo settimanaleLire32
Euro0,017
contributo settimanaleLire180
Euro0,093
esclusa INAILLire4.890
Euro2,53
compresa INAILLire5.070
Per le aziende artigiane resta fisso il contributo di maternità (L. 32 settimanali, E. 0,017) a carico del datore di lavoro.
L’aliquota a carico dell’apprendista dovuta al Fpld rimane fissata nella misura del 5,54% per i settori diversi da quello agricolo.
L’aliquota a carico dell’apprendista operaio dipendente da aziende del settore agricolo dovuta al Fpld è pari al 4,54% (4,04% + 0,50%).
Per il versamento delle eventuali differenze contributive relative al contributo fisso dovuto per gli apprendisti, i datori di lavoro utilizzeranno uno dei righi in bianco dei quadri "B/C" del mod. DM10/2 facendo precedere l’importo da versare dal codice "M189" e dalla dicitura "Diff. Appr.". Nessun dato deve essere riportato nelle caselle "numero dipendenti", "numero giornate" e "retribuzioni".
1) L’indice del 1,6% è utilizzato agli effetti della determinazione dei valori contributivi di cui alla presente circolare al fine di consentire gli adempimenti contributivi sui valori aggiornati. Detti valori acquisiranno carattere di definitività in seguito all’emanazione del previsto D.M.
SettoreQualifiche
IndustriaDirigenteImpiegatoOperaio
Lire189.650Lire57.290Lire53.490
Euro97,95Euro29,59Euro27,63
Amministrazioni dello Stato ed altre Pubbliche AmministrazioniLire144.200Lire68.650Lire61.040
Euro74,47Euro35,45Euro31,52
ArtigianatoLire61.040Lire53.490
Euro31,52Euro27,63
AgricolturaLire151.790Lire80.020Lire60.980
Euro78,39Euro41,33Euro31,49
Credito assicurazioni e serviziLire189.650Lire64.860Lire61.040
Euro97,95Euro33,50Euro31,52
CommercioLire189.650Lire53.490Lire53.490
Euro97,95Euro27,63Euro27,63
(1) Da adeguare ai sensi dell’art. 7 della legge 11/11/1983, n. 638 e della legge 7/12/1989, n. 389 a Lire 68.552 (Euro 35,40).
ImpiegatiOperai
Istruzione pre-scolare svolta dalle scuole materne autonome o da altre istituzioni ivi comprese le I.P.A.B.(2)Docenti e non docenti con
Lire72.490Lire33.500Lire26.800
Euro37,44Euro17,30Euro13,84
Istruzione ed educazione scolare non stataleLire74.340Lire33.500Lire33.500
Euro38,39Euro17,30Euro17,30
Assistenza sociale svolta da istituzioni sociali assistenziali ivi comprese le IpabLire72.490Lire30.100Lire23.460
Euro37,44Euro15,55Euro12,12
Attività di culto, formazione religiosa ed attività similariLire72.490Lire30.100Lire23.460
SpettacoloDirigenteImpiegatoOperaio
Lire155.600Lire46.800Lire36.800
Euro80,36Euro24,17Euro19,01
Attività circensi e dello spettacolo viaggianteLire130.960Lire40.150Lire30.100
Euro67,64Euro20,74Euro15,55
Agenti di assicurazione in gestione liberaCapo Ufficio, Imp. I cat.
Impiegati 2 e 3 cat.
Lire46.800Lire33.500
Euro24,17Euro17,30
(per il solo personale impiegatizio a prestazione ridotta a servizio di più aziende)Impiegati
concettod’ordine
Lire53.490Lire43.490
Euro27,63Euro22,46
Amministrazione statalePersonale docente e non docente
Lire33.500
Euro17,30
Segue tabella B.
org.ne produttivaprod.ne Cat. Aprod.ne Cat. B/C
Lire121.470Lire61.040Lire40.150
Euro62,74Euro31,53Euro20,74
Assistenza domiciliare svolta in forma cooperativa Lire20.130
Euro10,40
(per solo personale ausiliario) Personale fatica, custodia, pulizia
Lire26.800
Euro13,84
3 livello4 livello5 livello
Lire33.500Lire30.100Lire26.800
Euro17,30Euro15,55Euro13,84
(per il solo personale addetto alla pulizia negli stabili adibiti ad uso di abitazione od altro uso)
Capo barca, motorista
Lire43.490Lire40.150Lire33.500
Euro22,46Euro20,74Euro17,30
Comandante, direttore mac.na1 ufficiale coperta, macchinista2 ufficiale coperta, macchinista
Lire83.950Lire61.390Lire51.700
Euro43,36Euro31,71Euro26,70
Nostromo, capo mac.na, capo pes.Marinaio, cuoco, ecc.
Lire45.290Lire35.580Lire33.500
Euro23,39Euro18,38Euro17,30
RedattorePraticanteCollab./Corrisp.
Lire112.780Lire80.020Lire20.130
Euro58,25Euro41,33Euro10,40
(1) da adeguare a Lire 68.552 (Euro 35,40) ai sensi dell’art. 7 della legge 11/11/1983, n. 638 e della legge 7/12/1989, n. 389.
(2) nel settore dell’istruzione prescolare non si applica, ai sensi dell’art. 5, c. 20 della legge n. 863/1984, la disposizione di cui all’art. 7 della legge n. 638/1983. Pertanto, nel settore vigono i minimali adeguati ai sensi della legge n. 537/1981 riportati in tabella, indipendentemente dalla circostanza che l’occupazione superi o meno le 4 ore giornaliere.
(3) da adeguare a L. 36.080 (E. 18,63) ai sensi dell’art. 7 della legge n. 160/1975, modificato, per le retribuzioni convenzionali, dall’art. 5, c. 19, della legge n. 863/1984.
(4) Per gli equipaggi delle navi da pesca soggetti alla legge 26/7/1984, n. 413, i minimali indicati in tabella non trovano applicazione. Per gli stessi occorrerà far riferimento, per l’anno 2000, alle retribuzioni convenzionali così come aggiornate in base al meccanismo del "rinnovo biennale intermedio" del CCNL e riportate nelle tabelle allegate alla circolare n. 116 del 20/5/1999 in quanto superiori ai minimali di legge..
Lavoratori ad orario non superiore a 4 ore giornaliere che non abbiano stipulato un contratto a tempo parziale
Istruzione ed educazione scolare non stataleImpiegatiOperai
Doc. e non doc. con funz.dirett.Docenti e
Lire74.340Lire33.500Lire33.500
Assistenza sociale svolta da istituzioni sociali assistenziali ivi comprese le I.P.A.B.Lire72.490Lire30.100Lire23.460
Assistenza domiciliare svolta in forma cooperativaLire20.130
(per solo personale ausiliario)Personale fatica, custodia, pulizia
Servizio di pulizia disinfezione e disinfestazioneOperai
Proprietari di fabbricati (per solo personale addetto alla pulizia negli stabili adibiti ad uso di abitazione od altro uso)Pulitori
(1) da adeguare a Lire 28.864 (Euro 14,91) ai sensi dei commi 16 e 17 dell’art. 5 del D.L. 30/10/1984, n. 26, convertito in legge 19/12/1984, n. 863.