Source: http://www.studiolegalezuco.it/industrie-insalubri-poteri-valutazione-tollerabilita-lavorazioni-sindaco-consiglio-di-stato-2964-2020/
Timestamp: 2020-07-08 10:20:01+00:00
Document Index: 64053641

Matched Legal Cases: ['art. 216', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 216', 'art. 216', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 217', 'art. 270']

INQUINAMENTO AMBIENTALE. Quali poteri di valutazione ha il Sindaco sulla tollerabilità delle lavorazioni delle "industrie insalubri"? Consiglio di Stato n. 2964/2020. - Studio Legale Zuco
10 giugno 2020 8 giugno 2020 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Consiglio di Stato, Sez. II, sent. n. 2964 del 11 maggio 2020 (ud. del 28 aprile 2020)
Pres. Taormina, Est. Altavista
Inquinamento ambientale. Industrie insalubri. Poteri di valutazione del Sindaco sulla tollerabilità delle lavorazioni industriali. Artt. 216 e 217 R.D. n. 1265/1934.
Le disposizioni degli artt. 216 e 217 R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, attribuiscano al Sindaco, ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere tecnico ha funzione consultiva ed endoprocedimentale, un ampio potere di valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie, classificate “insalubri” per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle pur rispettabili dell’attività produttiva, anche prescindendo da situazioni di emergenza. Inoltre, l’autorizzazione per l’esercizio di un’industria classificata insalubre è concessa e può essere mantenuta a condizione che l’esercizio non superi i limiti della più stretta tollerabilità
Per la costante giurisprudenza, infatti, alle valutazioni tecnico-discrezionali espresse dagli organi pubblici preposti alla tutela igienico-sanitaria ed ambientale non possono essere sovrapposte le valutazioni peritali di segno contrario, a meno che, a carico delle prime, non vengano evidenziati vizi di logicità, contraddittorietà o incompletezza, per quanto concerne l’individuazione degli elementi di fatto rilevanti, la scelta della regola tecnica di riferimento o la sua applicazione (cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, 24 settembre 2013, n. 4687 cit. con riferimento all’art. 216 del T.U.L.S.).
02964/2020REG.PROV.COLL.
N. 03600/2011 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3600 del 2011, proposto dal
Comune di Rovigo, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gianluigi Ceruti e Alessio Petretti, con domicilio eletto presso l’avv. Alessio Petretti in Roma, via degli Scipioni, 268/A;
Aurora s.p.a (già Iniziative Industriali s.r.l.)
Fallimento della società ATTIVA s.p.a (già ATTIVA s.p.a., già COSECON )
ULSS 5 Polesana di Rovigo, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alfredo Bianchini e Francesca Busetto, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) n. 776/2010, resa tra le parti, concernente il diniego relativo ad uno stabilimento industriale
Visto l’atto di costituzione della ULSS 5 Polesana;
Visto l’art. 84 comma 5 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18;
Relatore nell’udienza telematica del giorno 28 aprile 2020, tenuta ai sensi dell’art. 84 commi 5 e 6 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18, il Cons. Cecilia Altavista;
Il 14 novembre 2006 le società COSECON s.p.a. e Iniziative industriali s.r.l. richiedevano allo Sportello unico del Comune di Rovigo il permesso di costruire per uno stabilimento industriale per la macinazione, miscelazione, frantumazione di leganti idraulici e carbonato di calcio, in area di proprietà della COSECON sita in località Borsea ricadente in zona D5 del piano particolareggiato per attrezzature produttive e portuali “Interporto”.
Tali delibere sono state impugnate in primo grado con atti di motivi aggiunti sostenendo la violazione ed erronea applicazione dell’art. 216 del r.d. n. 1265 del 1934, in quanto il Piano particolareggiato era originariamente stato predisposto –su terreni anche di proprietà di COSECON- proprio per ospitare industrie insalubri, o altrimenti pericolose per gli abitanti, in luoghi di campagna isolati dall’abitato; in ogni caso lo stabilimento oggetto della richiesta di permesso era un cementificio ma senza un ciclo completo di produzione, in quanto privo della fase di combustione.
Tale atto è stato impugnato con ulteriori motivi aggiunti, considerandolo quale arresto procedimentale e lamentando l’eccesso di potere e la violazione del giusto procedimento, in quanto la conferenza di servizi aveva richiesto un parere igienico-sanitario al Comune e la Provincia di Rovigo non avrebbe potuto richiedere un nuovo parere alla ASL.
Il 24 settembre 2012 si è costituita nel presente giudizio con atto di stile la società ATTIVA s.p.a.- Agenzia per la trasformazione territoriale in Veneto s.p.a. subentrata alla COSECON.
All’udienza pubblica del 17 settembre 2019 la difesa della società ATTIVA s.p.a. ha dichiarato che la detta società è stata dichiarata fallita il 13 dicembre 2013.
Il Comune di Rovigo ha riassunto il giudizio nei confronti della società ATTIVA in persona del curatore fallimentare.
Ritiene il Collegio di precisare, in via preliminare, che l’oggetto del presente giudizio è delimitato dai motivi d’appello del Comune, in quanto la ATTIVA (già COSECON) si era costituita in giudizio prima dell’interruzione dello stesso solo con atto di mero stile; non sono state quindi contestate la argomentazioni del giudice di primo grado circa la irrilevanza delle impugnazioni proposte in primo grado avverso tutti gli ulteriori atti, ritenuto dal giudice di primo grado o endoprocedimentali o “come le delibere di adozione e di approvazione della variante n. 5), non tali da produrre effetti lesivi nei confronti dei ricorrenti in alcun modo”, né sono state riproposte altre censure del proposte in primo grado..
Infatti, il D.M. 5 settembre 1994, Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie, nell’allegato alla lettera B) della parte prima, che classifica le industrie insalubri di prima classe, in base ai “Prodotti e materiali e fasi interessate dell’attività industriale”, indica al punto n. 33, la “produzione di cementi” senza alcuna distinzione del sistema di produzione e della fasi di lavorazione; ne deriva già sotto tale profilo la classificazione quale industria insalubre di prima classe.
Inoltre, l’autorizzazione per l’esercizio di un’industria classificata insalubre è concessa e può essere mantenuta a condizione che l’esercizio non superi i limiti della più stretta tollerabilità (Sez. III, 24 settembre 2013, n. 4687; Sez. IV, 15 dicembre 2011, n. 6612)
Nel caso di specie, le valutazioni espresse dal Comune tramite i propri rappresentanti nella conferenza di servizi del 24 settembre 2008 hanno comportato l’esercizio di un potere discrezionale nel contemperamento tra le esigenze di pubblico interesse, alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica – prevalenti ai sensi degli articoli 9 e 32 della Costituzione -con quelle dell’attività produttiva, posto a base di tutta la disciplina in materia ambientale; l’esercizio di tale potere può essere sindacato solo per manifesta illogicità e irragionevolezza e contrasto con i presupposti di fatto e non può essere integralmente sostituito da altre valutazioni rese in tale ambito dal consulente tecnico .
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di valutazioni che debbano essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini”.
Detto principio generale integra, quindi, un criterio orientativo generale e di larga massima, che deve caratterizzare non soltanto le attività normative, ma prima ancora quelle amministrative, come prevede espressamente l’art. 1 della legge n. 241 del 1990, ove si stabilisce che “l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta … dai principi dell’ordinamento comunitario” (Consiglio di Stato, Sez II. 6 aprile 2020, n. 2248; IV, 18 luglio 2017, n. 3559).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, accoglie l’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata respinge il ricorso di primo grado.
Condanna la parte appellata al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio in favore del Comune di Rovigo, liquidate nella somma complessiva di euro 4000,00 (quattromila/00) oltre accessori di legge se dovuti, e le compensa nei confronti della ULSS 5 Polesana
Così deciso dalla Seconda Sezione del Consiglio di Stato con sede in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2020 convocata con modalità da remoto e con la contemporanea e continuativa presenza dei magistrati:
Michele Pizzi, Consigliere
Scarica in pdf il testo della sentenza: cons. di stato, sez. 2, sent. n. 2964-2020
Taggato ambiente, appello, art. 216, art. 217, art. 270, ASL, attività industriale, cementi, conferenza dei servizi, cons. di stato n. 2964/2020, Consiglio di Stato, CTP, CTU, D.M. 5 settembre 1994, diritto ambientale, diritto amministrativo, emissioni, esalazioni, fumi, giurisprudenza, impianto, industrie insalubri, inquinamento ambientale, inquinamento del sulo, inquinamento diffuso, insalubrità, NTA, permesso di costruire, polveri, prima classe, qualità dell'aria, r.d. n. 1265/34, ricaduta, ricorso, sindaco, T.U.L.S., TAR