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Timestamp: 2020-01-27 19:14:47+00:00
Document Index: 93046709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 342', 'art. 95', 'art. 647', 'art. 647', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 98']

Sentenza Cassazione Civile n. 13755 del 31/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13755 del 31/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 31/05/2017, (ud. 23/03/2017, dep.31/05/2017), n. 13755
sul ricorso 28240/2011 proposto da:
Banca di Credito Popolare Soc. Coop. per azioni a r.l., in persona
Roma, Via Condotti n. 9, presso l’avvocato Schettino Maria
Antonietta, rappresentata e difesa dall’avvocato Iacoviello Luciano,
Fallimento (OMISSIS) S.n.c. e dei soci illimitatamente responsabili
C.M., C.L. e C.O., in persona del
curatore Dott. S.S., elettivamente domiciliato in Roma,
Via Panaro n. 11, presso l’avvocato Bartimmo Vincenzo Alberto,
rappresentato e difeso dall’avvocato Tartaglia Rosa, giusta procura
avverso la sentenza n. 1693/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
la Banca di credito popolare propose opposizione allo stato passivo del fallimento della s.n.c. (OMISSIS) e dei soci in proprio ( C.M., L. e O.) chiedendo di essere ammessa al concorso, in parte al chirografo e in parte con prelazione ipotecaria, per crediti fondati su decreti ingiuntivi;
il tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi rigettò l’opposizione e accolse la domanda riconvenzionale formulata dalla curatela del fallimento, di condanna della banca alla restituzione di somme incamerate a titolo di interessi la parte superiore al tasso soglia usurario;
il gravame della banca veniva rigettato dalla corte d’appello di Napoli con sentenza in data 16-5-2011, in quanto i decreti ingiuntivi non erano opponibili avendo acquisito efficacia di giudicato solo in conseguenza dei provvedimenti adottati dal presidente del tribunale ai sensi degli artt. 653 e 308 c.p.c., in data successiva al fallimento, e in quanto il motivo afferente l’inammissibilità della riconvenzionale nel processo di opposizione allo stato passivo era generico in base all’art. 342 c.p.c., siccome meramente ripetitivo della tesi respinta in primo grado e incentrato su questione nuova;
la banca ha proposto ricorso per cassazione deducendo due motivi, ai quali il fallimento ha replicato con controricorso e memoria.
col primo motivo la ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 95, comma 3 e dell’art. 647 c.p.c., stante l’efficacia di giudicato dei decreti ingiuntivi posti a corredo della domanda di ammissione, essendosi trattato di decreti opponibili perchè divenuti definitivi in data anteriore alla dichiarazione di fallimento;
il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale, idoneo a costituire titolo inoppugnabile per l’ammissione al passivo, solo nel momento in cui il giudice, dopo aver controllato la ritualità della notificazione, lo dichiari, in mancanza di opposizione o di costituzione dell’opponente, esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c.; in caso di opposizione, invece, come si evince dal coordinato disposto degli artt. 653 e 308 c.p.c., occorre che il relativo giudizio si sia estinto e che, al momento della sentenza di fallimento, sia decorso il termine di dieci giorni per proporre reclamo avverso l’ordinanza di estinzione (v. di recente Cass. n. 3987-16);
è quindi necessario che prima del fallimento intervenga l’ordinanza di estinzione non più soggetta a reclamo;
nel caso di specie risulta dalla sentenza, e non è controverso, che il provvedimento contenente la dichiarazione di esecutività e di estinzione del giudizio di opposizione al Decreto Ingiuntivo n. 36 del 1998, era stato adottato il 19-4-2006, mentre quello contenente la pronuncia di estinzione del giudizio di opposizione al Decreto Ingiuntivo n. 35 del 1998, era stato adottato il 20-10-2006; il primo motivo non ha dunque fondamento, essendo stato il fallimento dichiarato, sempre in base alla sentenza, “con sentenza del febbraio/marzo 2006”;
col secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione della L. Fall., art. 98, perchè la curatela non poteva introdurre, nell’opposizione allo stato passivo, domande riconvenzionali;
il secondo motivo è inammissibile in quanto eccentrico rispetto alla ratio decidendi con la quale la corte d’appello ha ritenuto inammissibile la corrispondente censura ivi prospettata; le spese seguono la soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 7.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.