Source: http://jugendamt0.blogspot.it/2013/01/
Timestamp: 2017-06-26 10:33:21+00:00
Document Index: 156672315

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 20', 'art.\n59', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 41', '§ 198', '§ 47', '§\n249', 'art. 52', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', '§ 359', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12']

costituzionale tedesco delimita gli effetti nel diritto interno delle sentenze
della Corte Europea dei diritti dell’uomo
qualche mese di distanza dalla decisione della Corte di Strasburgo sul caso
Hannover c. Germania (su cui cfr., su questo sito, la cronaca di Giorgio
Repetto), il Bundesverfassungsgericht (BVerfG) si pronuncia sulla questione
dell’efficacia delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nel
diritto interno, in particolare con riferimento ai processi il cui oggetto
sostanzialmente vi corrisponda (2 BvR 1481/04 PDF del 14 ottobre 2004). Il
BVerfG riprende e sviluppa il proprio precedente in materia (2 BvR 336/85
Pakelli-Beschluß, dell’ 11 ottobre 1985). In esso aveva già precisato che una
sentenza, con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo accerti la violazione
della CEDU da parte di un tribunale tedesco, non ha “efficacia idonea a
rimuovere il giudicato” della decisione interna. Nondimeno, i tribunali
tedeschi sono tenuti a rispettare “il giudicato sostanziale (delle decisioni
della Corte di Strasburgo), con i rispettivi limiti soggettivi, oggettivi e
temporali” (nel caso di specie, il BVerfG aveva rilevato come i limiti
oggettivi della sentenza di accertamento della Corte europea non coprissero la
pretesa del ricorrente alla revisione del processo penale interno, lasciando
tuttavia impregiudicata la possibilità di un’incidenza sul procedimento
esecutivo).
caso in esame, la sentenza del tribunale costituzionale costituisce il culmine
di una vicenda processuale complessa. Il ricorrente, cittadino turco e padre naturale di un bambino dato in adozione dalla
madre, cittadina tedesca, senza il suo consenso, aveva instaurato un giudizio
per ottenere il conferimento della potestà genitoriale (elterliche Sorge).
In particolare, richiedeva la custodia del figlio (persönliche Sorge nel
sistema tedesco, custody secondo la Corte europea) ed il riconoscimento del
diritto-dovere di visita al bambino, che viveva presso una famiglia
affidataria. In una prima serie procedimentale, alla decisione favorevole di
primo grado dell’Amtsgericht (AG) Wittemberg (9 marzo 2001) era seguita quella
sfavorevole dell’Oberlandsgericht(OLG) Naumburg (20 giugno 2001) nonché il
rigetto, da parte del BVerfG con una decisione priva di motivazione, di una
Verfassungsbeschwerde (31 luglio 2001).
la pronuncia dell’OLG Naumburg, il ricorrente adiva la Corte di Strasburgo,
che, sulla base della sua giurisprudenza sulla salvaguardia dei legami
familiari e sulla “obbligazione positiva imposta a ciascuno stato di riunire il
genitore naturale ai suoi figli”, riteneva soddisfatti i presupposti per una
violazione dell’art. 8 CEDU (Görgülü c. Germania PDF, n. 74969/01 del 26
febbraio 2004). La Corte ha ritenuto che il margine di discrezionalità degli
stati, con riferimento alla clausola sulla “necessarietà in una società
democratica” di cui al 2° comma art. 8 CEDU, dovesse intendersi in senso ampio
rispetto alla custodia ed invece più stretto con riferimento al diritto di
visita. Ciononostante, non solo la decisione dell’OLG Naumburg, nella parte in
cui negava al genitore il diritto di visita, “rendeva praticamente impossibile
lo sviluppo di qualsiasi forma di vita familiare, (...) strappando il minore
dalle sue radici”, ma anche, escludendo a priori il diritto di custodia del padre
naturale, ometteva di considerare “tutte le soluzioni possibili al problema”,
concentrandosi solo sulle conseguenze imminenti dell’allontanamento del minore
dalla famiglia affidataria ed ignorando gli effetti di lungo periodo della sua
separazione dal padre. In entrambe le ipotesi, non veniva assicurato
l’interesse superiore del bambino (the best interest of the child). Accanto
all’accertamento della violazione, la Corte stabiliva che lo stato tedesco, pur
libero di scegliere i mezzi con i quali far fronte all’obbligazione sorta in
seguito alla sentenza, avrebbe dovuto “per lo meno assicurare al ricorrente la
possibilità di visitare suo figlio ”.
frattempo, il ricorrente aveva avviato un secondo e parallelo procedimento. La
sua richiesta di ottenere, in via cautelare, il riconoscimento del diritto di
visita veniva nuovamente rigettata in secondo grado dall’ OLG Naumburg (30
settembre 2003), il quale aveva tuttavia accolto la sua richiesta di sospendere
il procedimento di adozione instaurato contemporaneamente dalla famiglia
affidataria, fino ad una decisione definitiva sulla custodia. Nell’ambito di
questo secondo procedimento, l’AG Wittemberg ha ritenuto, in seguito alla
pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo, di dover conferire al
ricorrente la custodia esclusiva del figlio (19 marzo 2004), nonché di poter
emanare d’ufficio un provvedimento interinale con cui assicurare al ricorrente
un limitato diritto di visita. Tale
ultimo provvedimento, impugnato dai genitori affidatari e dallo Jugendamt
quale tutore d’ufficio del minore, è stato prima sospeso e poi annullato dall’
OLG Naumburg, perché adottato in difetto della domanda di parte, necessario
presupposto processuale (30 marzo e 30 giugno 2004). Secondo l’OLG Naumburg,
l’adozione del provvedimento d’urgenza non sarebbe giustificata nemmeno dal
contenuto della sentenza della Corte europea. Questa, infatti, obbligherebbe
direttamente “soltanto la RFT come soggetto di diritto internazionale, ma non i
suoi organi o i suoi uffici e segnatamente non i tribunali quali organi
indipendenti della giurisdizione ai sensi dell’art. 97 1° co. GG. L’efficacia
della sentenza si esaurisce pertanto de iure e de facto, salva una modifica
della legislazione interna, nell’accertamento e nella sanzione di una violazione
(...) avvenuta nel passato.” Per il
futuro, e rispetto ai tribunali tedeschi, una pronuncia dei giudici di
Strasburgo non è vincolante (unverbindlich).
questa decisione (14 WF 64/04 OLG Naumburg), il ricorrente solleva la
Verfassungsbeschwerde qui in esame. Secondo il BVerfG, il ricorso è fondato,
poiché la decisione impugnata viola l’art. 6 GG (protezione della famiglia) in
combinazione con il principio dello stato di diritto ai sensi dell’art. 20 3°
co. GG (Rechtsstaatsprinzip).
prima parte della motivazione, il tribunale costituzionale conferma la sua
precedente giurisprudenza sulla funzione ermeneutica svolta dalla CEDU
nell’interpretazione dei diritti fondamentali e dei principi dello stato di
diritto nell’alveo del Grundgesetz (da ultimo, BVerfG, 2 BvR 1570/03). È
giurisprudenza costante del BVerfG che le norme della CEDU siano insuscettibili
di essere un parametro diretto nei giudizi di costituzionalità. La CEDU, il cui
ordine di esecuzione nel diritto interno è contenuto in una legge ordinaria
(Gesetz über die Konvention zum Schutze der Menschenrechte und Grundfreiheiten
del 7 agosto 1952), ha nell’ordinamento tedesco il rango di quest’ultima (art.
59 2° co. GG). Tuttavia, le norme della
Convenzione e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo
“servono, sul piano del diritto costituzionale, come sussidii interpretativi
(Auslegungshilfen) per la determinazione del contenuto e della portata dei
diritti fondamentali” del GG. Di questi deve darsi, “se possibile”, un’interpretazione
che non sia in conflitto con gli obblighi internazionali della RFT. Ciò in
virtù di quella philìa verso il diritto internazionale
(Völkerrechtsfreundlichkeit) che caratterizza la Legge fondamentale in virtù di
un ben preciso complesso di norme (artt. 23, 24, 25, 26, 26 GG) nonché del suo
preambolo. Tale Völkerrechtsfrundlichkeit, tuttavia, dispiega i suoi effetti
“solo nell’ambito del sistema demokratisch e rechtsstaatlich del Grundgesetz”.
Il BVerfG si sofferma sui presupposti teorici del rapporto tra diritto interno
e diritto internazionale, inquadrato in termini di dualismo: “la Legge fondamentale [ndr. Costituzione
provvisoria tedesca] riposa sull’impostazione classica, secondo cui il rapporto
tra diritto internazionale e diritto interno è quello di due circuiti giuridici
distinti e la natura di tale rapporto, nella prospettiva del diritto interno,
può essere determinata solamente dal medesimo diritto interno”. Sebbene la
Legge fondamentale aspiri all’integrazione della Germania nell’ordine
internazionale, essa “non rinuncia alla sovranità”, identificabile “nell’ultima
parola (spettante alla) costituzione tedesca”, la quale identifica limiti e
controlli rispetto alla sottoposizione ad atti d’imperio promananti da autorità
“non tedesche”. La stessa integrazione sovranazionale europea è concepibile
sulla scorta di una “riserva di sovranità, per quanto ampiamente ridimensionata
(weit zurückgenommen)”. Il diritto pattizio internazionale è valido
nell’ordinamento nazionale solo se in esso sia stato “incorporato in maniera
formalmente corretta ed in conformità con il diritto costituzionale materiale
(in Übereinstimmung mit materiellem Verfassungsrecht)”. Pertanto non è
incompatibile con la Völkerrechtsfreundlichkeit del Grundgesetz l’ipotesi in
cui “il legislatore, in via eccezionale, non rispetti il diritto internazionale
pattizio, nella misura in cui solo in questo modo si può impedire la violazione
di principi fondamentali (tragende Grundsätze) della costituzione”.
seconda parte della motivazione, il BVerfG affronta più specificamente il
problema dell’efficacia delle sentenze della Corte di Strasburgo con
riferimento alla res iudicata, per poi giungere nuovamente, nella terza parte,
a conclusioni di carattere generale. In virtù dell’art. 46 CEDU, gli stati che
hanno aderito alla Convenzione si sono impegnati a conformarsi alle sentenze
della Corte di Strasburgo che, se definitive (artt. 42 e 44 CEDU), hanno dato
luogo a giudicato formale. L’efficacia di tali sentenze negli ordinamenti
interni si misura con riferimento alla cosa giudicata sostanziale, di cui il
BVerfG ripetutamente sottolinea i limiti. Quelli soggettivi, poiché le sentenze
della Corte europea vincolano direttamente solo lo stato che è stato condannato
e non anche gli altri; quelli oggettivi, poiché l’efficacia della sentenza è
circoscritta alla fattispecie oggetto del giudizio; quelli temporali, poiché
sia le circostanze di fatto che la situazione giuridica possono
considerevolmente cambiare nell’arco di tempo che va dal passaggio in giudicato
della sentenza della Corte di Strasburgo all’ apertura di un nuovo procedimento
interno. Escluso che le sentenze della Corte abbiano efficacia costitutiva e
che quindi possano annullare le decisioni dei tribunali nazionali non conformi
alla CEDU, esse hanno invece efficacia di accertamento, cui si accompagna
un’efficacia di condanna nel caso di pagamento di un’equa soddisfazione ai
sensi dell’art. 41. Mentre dall’accertamento della violazione sorge l’obbligo,
in capo allo stato condannato, di ripristinare la situazione preesistente (restitutio
in integrum) nonché di porre termine alla violazione, ove essa ancora perduri,
il pagamento di un’equa soddisfazione, presupponendo una riparazione
“incomplet(a)” da parte dello stato, sembra escludere un’obbligazione immediata
per lo stato di adeguare il diritto, nonché gli atti amministrativi e
giurisdizionali interni, alla decisione della Corte. Tale ricostruzione, fatta
propria dallo stesso BVerfG nel Pakelli-Beschluß del 1985, è stata rifiutata da
recenti pronunce della Corte europea che, capovolgendo i termini della
questione, ha sostenuto che solo se “il diritto nazionale non permette, o
permette in maniera soltanto imperfetta, di eliminare le conseguenze della
violazione (con misure di carattere generale o individuale), l’art. 41 abilita
la Corte ad accordare alla parte lesa la soddisfazione che le sembri
appropriata” (Assanidzé c. Georgia, n. 71503/01, dell’8 aprile 2004, § 198;
nello stesso senso Maestri c. Italia, n. 39748/98, del 17 febbraio 2004, § 47;
Scozzari e Giunta c. Italia, n. 39221/98 e 41963/98, del 13 luglio 2000, §§
249-250).
BVerfG, richiamando tale ultima giurisprudenza della Corte europea, ammette che
la mancata rimozione delle conseguenze della violazione già accertata dai
giudici di Strasburgo, è suscettibile di integrare gli estremi di una seconda
violazione. Da quest’impostazione, unita alla considerazione dell’obbligo, da
parte degli stati contraenti, di assicurare “l’effettiva applicazione di tutte
le disposizioni della Convenzione” nel diritto interno (art. 52 CEDU), il
BVerfG deduce che, fondamentalmente, “tutti gli organi del potere pubblico
tedesco sono vincolati alle sentenze della Corte”. In particolare, “anche ai
tribunali tedeschi fa capo l’obbligo di considerare (Pflicht zur
Berücksichtigung) le decisioni della Corte”.
e si giunge alla terza parte della motivazione, i tribunali sono tenuti al
rispetto “del diritto e della legge” (art. 20 3° co. GG) e non possono invocare
una pronuncia della Corte di Strasburgo per svincolarsene. Parimenti, alla
clausola di cui all’art. 20 3° co. GG “appartiene anche la considerazione (...)
della CEDU e delle decisioni della Corte”, in quanto incorporate nel diritto
interno attraverso una legge ordinaria. Una tale “considerazione” dovrà
avvenire secondo un’interpretazione “metodologicamente sostenibile” (methodisch
vertretbar). Ne consegue che “sia il mancato confronto con una pronuncia della
Corte, sia la sua “esecuzione” schematica in violazione di norme superiori”, in
particolare il diritto costituzionale, possono integrare la violazione dei
diritti fondamentali in combinazione al Rechtsstaatsprinzip. Una volta dedotto
dalla legge questo “obbligo di considerazione”, il suo contenuto è precisato
nel senso che il tribunale competente dovrà “per lo meno prendere atto” delle
disposizioni e della giurisprudenza CEDU rilevante e farli confluire nel
processo decisionale (Entscheidungsfindung), segnatamente nel giudizio di
proporzionalità (come già in 2 BvR 1570/03). Diversamente da quanto sostenuto
dall’OLG Naumburg, il confronto con le decisioni della Corte europea è quanto
meno “dovuto” (gebührend) e pertanto dev’essere “riconoscibile”, nel senso che
un esito difforme dagli orientamenti di Strasburgo dovrà essere attentamente
eventualità è espressamente riconosciuta dal BVerfG con riguardo al diritto
privato, in particolare con riferimento al diritto di famiglia e degli
stranieri nonchè, richiamando la decisione della Corte europea Hannover c.
Germania, alla protezione del diritto generale della personalità. L’aspettativa
che i giudici nazionali conformino la propria giurisprudenza a quella europea,
fatta propria dal legislatore tedesco in occasione dell’introduzione, nel 1998,
di un ulteriore motivo di revisione della sentenza penale (§ 359 n. 6 StPO),
non può essere generalizzata a tutti i settori dell’ordinamento, specialmente
se le corrispondenti norme processuali consentono di investire il giudice di
domande nuove non interamente coperte dalla res iudicata del procedimento di
implica che i giudici, nella “considerazione” delle decisioni della Corte
europea, dovranno tener conto delle loro ripercussioni all’interno
dell’ordinamento nazionale, soprattutto quando si tratta di “un sistema
parziale del diritto interno e bilanciato nelle sue conseguenze giuridiche”
(ein in seinen Rechtsfolgen ausbalanciertes Teilsystem des innerstaatlichen
Rechts; Teilrechtssystem; Teilrechtsbereich), in cui diversi diritti
fondamentali reciprocamente si bilanciano. A sostegno di tale conclusione, il
BVerfG riconduce l’argomento della partecipazione, al procedimento presso la
Corte, del solo ricorrente e dello stato contraente, con l’esclusione di
soggetti terzi, il cui eventuale intervento ex art. 36 2° co. CEDU non è
sufficiente a farne acquisire il ruolo di parte processuale. Spetta pertanto ai
giudici nazionali “adeguare una sentenza della Corte europea dei diritti
dell’uomo ai sistemi giuridici parziali dell’ordinamento nazionale volta a
volta interessati”, adeguamento che non può essere effettuato direttamente dalla
Corte europea.
conclusione, il BVerfG, pur non essendo di regola una Revisioninstanz, afferma
che le decisioni dei tribunali tedeschi sono sottoposte al suo controllo anche
in punto di interpretazione, qualora un’erronea interpretazione e applicazione
dei trattati internazionali possa dar luogo alla responsabilità internazionale
della Germania. In questo senso il tribunale costituzionale ritiene di essere
“al servizio, in via mediata, dell’esecuzione del diritto internazionale”. Ciò
è vero soprattutto rispetto alla CEDU, che contribuisce ad “uno sviluppo comune
europeo (gemeineuropäisch) dei diritti fondamentali”. Pertanto, “finchè
(solange), nell’ambito dei vigenti standard metodologici, rimangano aperti
margini” interpretativi, i tribunali tedeschi hanno l’obbligo di dare la
prevalenza all’interpretazione conforme alla convenzione. Un esito differente è
concepibile “solo quando il rispetto di una sentenza della Corte europea (…) si
pone palesemente in contrasto con il diritto legislativo vigente o con
disposizioni costituzionali, segnatamente i diritti fondamentali di terzi”. Ciò
potrebbe avvenire, come nel caso di specie, “nel caso di una modificazione
della situazione di fatto”. In ogni caso dev’essere “comunque possibile
lamentare, dinanzi al BVerfG, che gli organi statali non hanno preso in
considerazione una sentenza della Corte europea”. Il parametro è costituito dal
diritto fondamentale in questione insieme al Rechtsstaatsprinzip.
: http://archivio.rivistaaic.it/cronache/estero/germania_e_diritti_uomo/index.html
lo Jugendamt, brutalmente e con la menzogna, separa i bambini dai loro
genitori, questi ultimi si chiedono cosa hanno fatto di sbagliato, dove hanno
fallito, si colpevolizzano e tutti coloro ai quali ne parlano, compresi gli
stessi amici, conoscenti e familiari, pensano “ci deve essere sotto qualcosa,
lo Jugendamt non porta via i bambini così facilmente e senza motivo”. Ma questi genitori che si struggono nel
sentimento di colpevolezza sono assolutamente innocenti. Sono le vittime. Già
molti anni fa Olivier Karrer rispondeva in questo modo a una mamma disperata.
piangere, tu non hai nessuna colpa.
piangere, tutti noi abbiamo pianto , ma le lacrime non ci hanno ridato i nostri
piangere. Ciò che ti succede, è successo a migliaia di altri.
ragione per cui vogliono prendere tuo figlio con motivazioni inventate,
vergognose e ripugnanti, si può spiegare con una sola frase: la tua famiglia è di origine straniera.
la spiegazione del moderno “Kinderschutz”
(letteralmente : protezione del bambino):
Germania ha circa 81 milioni di abitanti.
Nel 2050, quindi in un periodo di tempo relativamente breve, la popolazione
della Francia aumenterà di 3 milioni di abitanti. La Germania invece scenderà a
da 81 a 63 milioni di abitanti (sempre se la quota immigrazione resterà sul
valore di 170.000 persone all’anno), perderà dunque 15 milioni di abitanti.
Queste persone non saranno emigrate, ma decedute.
ad immaginare che, date queste premesse,
NESSUN BAMBINO lascerà mai la Germania?
ad immaginare perché lo Jugendamt fa passare ogni genitore straniero per un
criminale o per un potenziale “rapitore” e vuole impedire in modo brutale ogni
contatto con i suoi figli?
ad immaginare che ciò che è successo a
te, a tuo figlio, a tuo marito, non è stato deciso dallo Jugendamt locale,
bensì a Berlino dal governo tedesco?
ad immaginare perché il governo tedesco
ti ruba i figli, ma li ruba anche ad altri 10.000 se non 100.000 genitori
non-tedeschi, in modo autoritario, preventivo e basato su motivazioni idiote e
inventate, utilizzando per la realizzazione di questo compito il suo Jugendamt
e i periti ad esso collegati? Capisci
con quale finalità ogni decisione giuridica
di qualsiasi giudice familiare tedesco presunto “indipendente” viene sempre controllata (così prevede la
Legge!) dall’istituzione politica denominata JUGENDAMT (in segreta
collaborazione con il suo gregge di mentitori e di pseudo esperti) e perché lo
JUGENDAMT provoca volutamente la discordia mettendo le madri contro i padri e i
figli contro i genitori?
essere indipendente una giustizia familiare che de lege viene controllata dalla politica locale, supportata dalla
mostruosa propaganda dei politici tedeschi e dal credo dei Tedeschi senza
opinione propria?
Il Kinder-Schutz (letteralmente :
protezione del bambino) nella bocca dei moderni Kinderklauer (ladri di bambini) è il più grosso inganno in assoluto
dai tempi di Hitler. Preoccupante è il fatto che il modo attuale di procedere è
costruito sullo stesso identico schema di quel tempo, nel quale i veri scopi
del regime dai molti non erano riconosciuti e già allora veniva proposto come Schutz (protezione) del popolo Tedesco.
Il Kinder-Schutz va inteso nel senso che
gli danno i politici tedeschi che oggi
non solo ingannano il proprio popolo (genitori e bambini), ma anche i Governi
europei : la schermatura dei bambini
rispetto ad ogni influsso che potrebbe nuocere al buon “ordine della Comunità dei Tedeschi”. E’ la protezione contro la
“Kinder-Armut” (letteralmente :
povertà dei bambini) che in realtà è la “povertà di bambini” in Germania (non sono i bambini ad essere poveri, ma la
Germania ad avere troppo pochi bambini, ad essere povera di bambini). Anche i
diritti fondamentali (così come intesi dalla comunità internazionale) vengono
adattati, con questo modo di pensare, all’ordine tedesco, alla comunità locale
dei tedeschi e non viceversa!
di pensare del popolo che si sente dominatore, per i politici tedeschi i nostri
bambini sono proprietà dello Stato (dello Jugendamt), proprietà dei politici
locali e delle loro truppe che perseguono il Kindeswohl e che ne decidono il destino nelle sedute segrete delle “Jugend-Hilfe-Ausschuss“.
ritengono obbligati a proteggere la loro proprietà da tre pericoli:
1. Dall’origine straniera della
famiglia (il tuo caso), perché un giorno i bambini potrebbero lasciare la
2. Dalla famiglia numerosa. I
genitori delle famiglie numerose investono gli importi degli assegni familiari in
oggetti come il televisore, anziché nella scuola per i figli, pertanto è meglio
che i soldi vadano a famiglie adottive che crescono i bambini così come
previsto dell’ordine della comunità dei tedeschi;
3. Da genitori che sono liberi
pensatori e che non sono d’accordo con i tutori della politica locale. E’ sufficiente
una querela contro il direttore della scuola o una lagnanza contro le
amministrazioni perché si perdano i figli per sempre.
puoi fare per proteggere te stessa, tuo figlio, tuo marito dai ladri di bambini
(Kinderklauer) tedeschi e legalizzati ? Regola n. 1 : Rendi
tutto pubblico !
guardia l’opinione pubblica straniera, poiché è la migliore protezione da un
sistema (lo Jugendamt tedesco e tutti i suoi collaboratori esterni) che lavora
di preferenza e in modo sistematico utilizzando decisioni urgenti e
non-contraddittorie, che minaccia e separa brutalmente genitori e bambini con
le forze di polizia, senza motivazioni plausibili. Il resto del mondo considera
il furto dei bambini come l’azione più riprovevole dopo l’omicidio. Loro rubano
e uccidono il tuo futuro. Nessun governo immagina che al giorno d’oggi, in
Germania, il furto di bambini sia moralmente accettato e organizzato dai governi
federali facenti parte della repubblica.
la tua vicenda in modo breve e chiaro e inviala con una petizione al Parlamento
europeo e al Governo del tuo paese (scrivi anche al tuo Ambasciatore a
Berlino), perché tuo figlio non è proprietà dei politici tedeschi ! Tutte le
vicende devono essere pubblicate in Internet, meglio se in inglese, francese e
nella tua lingua, anche se i commercianti di bambini ti minacciano per questo.
Hanno paura che si esaurisca la loro fonte di commercio e introiti.
Regola n. 2 : Non
mostrare mai un atteggiamento rassegnato, non lasciare che i bugiardi di
professione ti coprano di menzogne e umiliazioni, pensando “il giudice” o
“l’avvocato” rettificheranno (anche loro fanno parte del sistema!).
decisione giuridica può essere influenzata prima
dell’udienza e non dopo. Dopo è troppo tardi !
agli avvocati tedeschi! Bisogna dar loro fiducia con molta parsimonia. Molti
sono mossi solo dai soldi che con “la causa” potranno guadagnare e non dalla
difesa del loro mandante. Inoltre sono obbligati per legge (art. 12a BRAO-
Codice deontologico degli avvocati) a servire soltanto “l’ordine
costituzionale”, cioè gli interessi dei tedeschi, servendo l’ordine dei
Tedeschi e non i principi universali alla base del Diritto internazionale
(quelli che hanno portato alla formulazione dei Diritti fondamentali). In
pratica, un avvocato tedesco difende solo raramente il suo cliente non-tedesco
in modo effettivo. Spesso semplicemente tace
in udienza.
Regola n. 3 : Non
fidarti mai dei ladri di bambini! Annotano segretamente tutto quanto, con la
sola finalità di utilizzarlo poi, in modo assurdo, se non addirittura
criminale, contro i genitori. La messinscena è sempre la stessa: i ladri di
bambini sono dapprima molto comprensivi e gentili. Cercano di guadagnarsi la
fiducia dei genitori in modo che questi ultimi raccontino ogni dettaglio della
loro vita. I genitori non sospettano di avere di fronte i peggiori nemici della
loro famiglia e dei loro figli. Gli ingenui genitori scopriranno il vero volto
di questi spioni (che lavorano oggi con gli stessi metodi della Stasi e/o della
Gestapo) al più tardi quando i figli verranno presi in “custodia” , in altre
parole, venduti. Allora sarà troppo tardi. La maggior parte di loro non rivedrà
più i figli. Molti non capiranno mai neppure (e come potrebbero? dopo 60 anni
di propaganda di Stato in favore della “macchina Jugendamt”?) che i peggiori
nemici della loro famiglia sono all’interno dello Jugendamt e lavorano in
collaborazione con i giuristi locali e le Chiese.
Regola n. 4 : Non
credere mai a ciò che raccontano i ladri di bambini!
da persona adulta e pensante, difenditi (scrivi al giudice familiare a mezzo
raccomandata con copia alle organizzazioni internazionali e alle ambasciate),
denuncia l’intervento politico dei locali ladri di bambini in questioni
familiari e private.
farti spaventare da questi incredibili e sistematici bugiardi !
sono infatti estremamente fantasiosi quando posso mettere le mani su di un
persino patologie completamente inventate, sia nei bambini (ADS, ADHS, ecc…)
che nei genitori (Sindrome di Münchhausen per procura, disturbi psichici,
inidoneità genitoriale, ecc…). Non si fermano davanti a nulla.
interessa solo attirare i bambini o i genitori nelle mani dei loro amici
pseudo-esperti che lavorano come “specialisti” dello Jugendamt (dello
Jugendhilfeausschuss). Questi pseudo-esperti devono redigere perizie così come si aspetta chi ha dato loro
l’incarico (cioè contro i genitori), altrimenti perderebbero tutti gli
incarichi futuri.
perizie hanno due finalità: innanzi tutto separare i bambini dai genitori per
un tempo sufficientemente lungo, in modo da creare una situazione di fatto che
non è più modificabile e coinvolgere moltissime persone estranee in modo che i
genitori non sappiano più da dove cominciare per difendersi.
sorprendente constatare che la maggior parte di questi esperti, sia quelli che
lavorano direttamente per lo Jugendamt, sia i collaboratori delle varie
istituzioni che forniscono i bambini, non abbiano figli. E’ come se il
ministero della difesa venisse affidato ad un pacifista convinto, o il
ministero della cultura ad un analfabeta.
Regola n. 5 : Questi Principi
locali pensano ancora oggi che il popolo dei genitori debba adattarsi ai loro
desideri. E’ dunque per voi meglio lasciare subito la Germania (senza preavviso!) e non tornarci per i prossimi
16 anni. Se i politici tedeschi pensano che i nostri figli appartengano allo
stato e i giuristi tedeschi lavorano per l’istituzione politica Jugendamt per
rubarci i figli, allora lasciamoli senza bambini.
genitori non hanno ad oggi nessun altro modo per sottrarsi alla dittatura dello Jugendamt; i politici
responsabili, come un Rainer Wieland al Parlamento europeo, negano
semplicemente e continuano a raccontare ai loro colleghi a Bruxelles che in
Germania i bambini vengono in questo modo “protetti”.
quando il Governo tedesco penserà che l’Europa deve conformarsi al Diritto
tedesco, anziché la Germania al Diritto internazionale, fino a quando la
Germania penserà che le altre nazioni debbano imparare da giuristi e politici tedeschi
cos’è il Diritto dei bambini, l’amore e la democrazia e non viceversa, fino a
quel momento continueremo a sentirci ripetere che :
“rubare
i figli ai loro genitori è un atto di Diritto, se avviene nell’ambito della legalità
tedesca”
potremo che continuare a ribadire, tutti insieme, che :
„Rubare
i bambini degli altri non è un atto di diritto, è una dichiarazione di guerra“.
Conseil Européen des Enfants du divorce Pubblicato da
La natalità dei Tedeschi è in costante
calo dalla fine della guerra.
2. Per questo hanno delegato il loro sistema di
giustizia familiare a prendere i bambini degli altri, con la stessa buona
coscienza “legale” con la quale hanno organizzato l’industrializzazione della
morte il secolo scorso.
3. Oggi il bambino di uno straniero non può mai
lasciare la giurisdizione tedesca.
4. I Tedeschi considerano ogni bambino presente
nel loro paese come proprietà della “comunità dei Tedeschi”.
5. Il bambino è utilizzato come mezzo del ricatto per asservire il suo genitore non tedesco e fissare la forza di lavoro
e le ricchezze (patrimonio, averi in genere, eredità, …) di quest’ultimo nel
6. La finalità della giustizia familiare
tedesca è di massimizzare il Kindeswohl,
cioè il “benessere della comunità dei Tedeschi attraverso il bambino”. 7. Questa politica del Kindeswohl, del ripopolamento e dell’arricchimento nazionale attraverso il bambino è volontà politica del governo tedesco. 8. Tutti coloro che intervengono nel sistema giudiziario tedesco sono tenuti a mettere in pratica collettivamente (avvocato compreso) questa politica del Kindeswohl. 9. Questa politica è decisa e coordinata da
una entità politica locale che sfugge, non senza motivo, al controllo del
parlamento e del governo : lo Jugendamt. 10. Lo Jugendamt
agisce in qualità di genitore di Stato, giudice politico e terza parte in causa
plenipotenziaria. Di fatto detiene la potestà genitoriale sui bambini.
11. Lo Jugendamt
deve prendere ogni provvedimento utile, anche in anticipo, per mantenere il
legame Stato-bambino, generalmente a scapito del legame genitore non
tedesco-bambino.
12. Lo Jugendamt
provoca, mantiene e esacerba il deliberatamente il conflitto genitoriale quando ritiene che uno dei genitori minacci
il Kindeswohl dei tedeschi, che non
corrisponde alla “integrità morale o fisica del bambino”.
13. Lo Jugendamt
designa sempre, quale garante del Kindeswohl,
il genitore tedesco o quello che resterà di sicuro in Germania, quello che può
mettere in situazione di dipendenza finanziaria in modo da controllare i
bambini attraverso questo genitore. Considera invece il genitore non tedesco o
la coppia di genitori stranieri (uniti) come una “minaccia per il Kindeswohl” (Kindeswohlgefährdung).
14. Lo Jugendamt
crea arbitrariamente una situazione di fatto sulla base di un’ordinanza unilaterale e segreta, resa
dal giudice familiare (provvedimento di Beistandschaft) e poi fornisce a quest’ultimo le
motivazioni necessarie per legalizzarla, contradditorizzando in seguito, con
una prima udienza che si tiene solo per la forma, detta ordinanza unilaterale.
15. Lo Jugendamt
fornisce al giudice familiare la decisione politica che deve essere legalizzata
utilizzando i vari procedimenti e si deve applicare nel rispetto del principio
del Kindeswohl, l’interesse superiore
16. Lo Jugendamt
distribuisce la “cura genitoriale” (elterliche Sorge) al genitore che
ritiene – secondo una sua lista di criteri – sufficientemente affidabile da
questo punto di vista politico, per non mettere in pericolo il Kindeswohl, né al presente, né in
17. La “cura genitoriale” si suddivide in tre
“sotto-cure-genitoriali” :
Il “diritto di decidere il luogo del
soggiorno” dei bambini, il “diritto di prendersi cura delle questioni
sanitarie” e il “diritto di prendersi cura delle questioni relative
all’educazione” (Aufenthaltbestimmungsrecht, Gesundheitssorge et Erziehungssorge).
Non esiste la definizione di affido
nella legislazione tedesca.
18. Lo Jugendamt
può togliere in qualsiasi momento una delle sotto-cure-genitoriali al genitore
che non coopera con lui, sulla base di un “volontariato obbligatorio”.
19. Lo Jugendamt
organizza i diritti di visita strettamente sorvegliati del genitore non
tedesco, in modo sporadico e aleatorio per giustificare agli occhi della
comunità internazionale la richiesta di alimenti.
20. Nell’ambito della giurisdizione tedesca il genitore
non tedesco non si trova opposto al suo (ex) coniuge tedesco, ma allo Stato
21. Lo Stato tedesco utilizza il genitore tedesco
come prestanome per condurre i suoi procedimenti giuridici che hanno come
finalità quella di massimizzare il Kindeswohl.
22. I procedimenti giuridici servono a costruire
gli argomenti necessari per rendere dapprima difficile e poi cancellare
l’esercizio effettivo dei diritti genitoriali del genitore non tedesco, ma
mantenendo ovviamente i suoi obblighi.
23. Per questo la giurisdizione tedesca scinde il
procedimento di divorzio in una moltitudine di sotto procedimenti distinti (Scheidungsverfahren, Rentenanspruchausgleichverfahren, Zugewinnausgleich, Sorgerechtsverfahren, Umgangsverfahren, ecc… ), che si moltiplicano a loro volta grazie a procedimenti relativi ai
provvedimenti provvisori (Nebenverfahren) distinti da quelli
nel merito (Hauptverfahren).
24. Durante i procedimenti giuridici il genitore
non tedesco è opposto allo Jugendamt
(che protegge il legame Stato-bambino) e all’esperto (perito) del Kindeswohl tedesco (che fornisce
l’argomento pseudo-scientifico). Lui è per forza sistematicamente in minoranza.
Un genitore non può esercitare il diritto di ricorso effettivo, né contro il
provvedimento urgente reso segretamente contro di lui dal giudice familiare
(necessario per introdurre la Beistandschaft
dello Jugendamt), né contro la
decisione unilaterale dello Jugendamt
di accordare una Beistandschaft al genitore che designa come garante del
Kindeswohl, né contro il provvedimento di Verfahrenspflegschaft accordato dal giudice familiare o, con
procedimento segreto, dal giudice minorile.
26. Con il provvedimento di Beistandschaft, lo Stato tedesco si accaparra arbitrariamente dei
diritti del minore per usarli contro il suo genitore non tedesco, per ottenere
il riconoscimento di paternità e il pagamento di anticipi sugli alimenti per
via amministrativa, senza garantirgli i suoi diritti genitoriali.
Con il provvedimento di Verfahrenspflegschaft lo Stato tedesco si accaparra
arbitrariamente dei diritti del minore per usarli contro il suo genitore non
tedesco, nel corso dei procedimenti.
28. Con il provvedimento “urgente” il giudice
stabilisce una situazione di fatto in favore del genitore tedesco, basata su
un’urgenza fittizia, costruita a sua volta sulla presunzione e il sospetto,
dichiarati sotto giuramento dal genitore tedesco. Quest’ultimo avrà infatti
dichiarato che il genitore non tedesco potrebbe mettere in pericolo il
principio del Kindeswohl (potrebbe
lasciare la Germania).
29. Di fronte alla giurisdizione tedesca il
genitore non tedesco perde sistematicamente la libertà e/o l’esercizio
effettivo dei suoi diritti genitoriali; di solito perde entrambi.
30. La legislazione tedesca qualifica la
“sottrazione di minore” il semplice spostamento al di fuori della giurisdizione
controllata dallo Jugendamt,
indipendentemente dai diritti genitoriali – l’affido – acquisiti di fatto o con
decisione giuridica. La sottrazione di un minore alla comunità dei Tedeschi
costituisce un rapimento.
31. La giurisdizione tedesca usa i mezzi penali in
cause puramente civili di divorzio per procurarsi le motivazioni che le servono
in detti procedimenti, per costringere il genitore straniero a esercitare certi
“diritti” (lasciare cioè i bambini in Germania, pagare gli anticipi degli
alimenti e gli alimenti) e impedire l’esercizio dei suoi diritti genitoriali.
32. La giurisdizione tedesca emette mandati di
arresto internazionali contro i genitori non tedeschi che “sottraggono” (così
come spiegato più sopra) i propri figli alla comunità dei Tedeschi.
33. Il mandato d’arresto internazionale o europeo
(MAE) è di solito emesso in meno di 24 ore, sulla base di un’ordinanza
provvisoria unilaterale e segreta con la quale il giudice familiare conferisce
– immediatamente subito dopo l’uscita dei minori dalla giurisdizione tedesca –
al genitore tedesco la cura genitoriale esclusiva (Alleinsorge),
mentre si era sempre rifiutato di accordarla al genitore non tedesco. Questo
permette di aprire un’inchiesta preliminare sulla base di una querela penale
depositata dal genitore tedesco che constata la violazione dei diritti
genitoriali che ha appena acquisito e dichiara che il Kindeswohl è in pericolo (termine generalmente tradotto con
“pericolo per i bambini”).
34. Applicando il MAE tedesco nelle questioni
civili di divorzio, i paesi della zona Schengen sostituiscono il loro diritto
familiare con quello dei Tedeschi, danno supremazia al principio nazionalista
del Kindeswohl, protetto da un’entità
politica xenofoba e applicato da un’amministrazione giudiziaria
strumentalizzata a fini socio-economici.
35. Applicando i regolamenti e gli strumenti
comunitari su richiesta del governo tedesco, nell’ambito della cooperazione
giudiziaria e di polizia, i partner europei contribuiscono attivamente alla
realizzazione della politica di spoliazione e di arricchimento nazionale
36. Applicando la sua legge attraverso il suo
sistema delle amministrazioni di giustizia familiare (Jugendamt e tribunale) il governo tedesco si è accaparrato e si
accaparrerà delle centinaia di migliaia di bambini nati da genitori stranieri o
di origine straniera, così come anche delle centinaia di milioni di euro a
discapito dei genitori e dei partner in buona fede.
37. Il maggior numero di sottrazioni e rapimenti
in Europa è commesso dall’amministrazione tedesca e coperto da quest’ultima. I
trasferimenti illeciti da un paese all’altro non sono che la punta
dell’iceberg.
38. La legislazione tedesca condanna penalmente
qualsiasi trasferimento lecito o illecito di bambini dalla Germania verso
l’estero, ma non condanna gli stessi identici fatti se avvengono con
trasferimento dall’estero verso la Germania.
39. Il governo tedesco ha realizzato dei
meccanismi particolarmente complessi per dissimulare
attraverso i suoi procedimenti la finalità socio-economica della sua
giurisdizione familiare.
Le autorità tedesche utilizzano la mediazione
per sospendere l’esercizio effettivo dei diritti di difesa del genitore non
tedesco nell’ambito dei procedimenti giuridici interni e per salvare
l’apparenza di buona volontà per il tempo necessario a che il conflitto non sia
più di dominio pubblico, assicurandosi così che il governo tedesco non sia
oggetto di critica, di condanna (morale e finanziaria) e di indennizzi.
41. Il popolo tedesco non ha una costituzione (Verfassung)
e non vuole darsene una. Possiede solo una legge fondamentale (Grundgesetz)
la cui validità va rimessa in discussione a seguito dell’annessione della
Germania est alla Germania ovest. Di fatto lo Stato tedesco non è costituito in
quanto tale. Questo significa che le decisioni rese dall’amministrazione
dell’entità “economica Germania” non hanno valore giuridico sul piano
42. Il popolo tedesco ha sempre rifiutato di
ratificare un trattato di pace con i suoi vicini europei, soprattutto con la
Francia e la Polonia. Questo significa che attraverso i regolamenti e gli
strumenti comunitari soprattutto i magistrati di questi paesi si trovano oggi
nell’obbligo di applicare il diritto dei loro nemici (che fanno loro una guerra
economica e demografica, coperti dall’amicizia e la cooperazione) nell’ambito
della loro giurisdizione e contro i loro concittadini.
43. Numerose sentenze del Bundesverfassungsgericht
(Corte
costituzionale della Federazione senza costituzione) specificano che le
sentenze della CEDU (Corte Europei per i Diritti dell’Uomo) non sono per la
Germania nient’altro che “consigli giuridici”, che quest’ultima non è tenuta a
seguire; questo significa in pratica che il cittadino europeo non può far
valere ed esercitare effettivamente ricorso contro il governo tedesco e la
violazione deliberata e premeditata dei suoi diritti e delle libertà
fondamentali di genitori e bambini.
44. Il governo tedesco e le sue élites hanno
dichiarato “atti di diritto” la spoliazione, l’assimilazione forzata
(germanizzazione) e l’utilizzo dei bambini a fini politici, economici e
ideologici. Questi “atti di diritto dei Tedeschi” sono crimini mascherati da
legalità tedesca. Questi crimini sono ancora più odiosi perché commessi da una
giurisdizione europea, all’interno di un sistema organizzato per dissimularli.
Si può dunque parlare di crimine contro l’umanità di diritto tedesco.
45. Un ricorso
contro questi crimini organizzati e applicati dall’amministrazione tedesca,
coperti e dissimulati dal diritto dei Tedeschi, esportati in tutta l’Europa
attraverso gli strumenti comunitari, è inoperante
con i mezzi legali.
fronte alle pratiche criminali del “diritto” familiare dei Tedeschi, i governi
dei paesi coinvolti sono invitati a prendere tutte le iniziative necessarie per
proteggere i diritti fondamentali dei propri concittadini – adulti e bambini –
di fronte al sistema di predazione “deutsch-legal” realizzato in completa
onestà tedesca dal governo della Repubblica Federale Tedesca.
1. Les Allemands
n’ont plus fait d’enfants depuis la guerre.
2. De ce fait,
ils ont agencé leur système de justice familiale pour prendre les enfants des
autres, avec la même bonne conscience « légale » avec laquelle
ils ont organisé l’industrialisation de la mort au siècle dernier.
l’enfants d’un étranger ne peux jamais quitter la juridiction allemande.
4. Les Allemands
considèrent tout enfant présent sur leur sol comme propriété de la « communauté
des Allemands ».
5. L’enfant est
utilisé comme objet de chantage pour asservir son parent non allemand et fixer
la force de travail et les richesses (patrimoine, richesse, héritage, etc…) de
ce dernier dans le pays.
6. La finalité de
la justice familiale allemande est de maximiser le Kindeswohl, en d’autres termes le « bien être de la communauté
des Allemands par l’enfant ».
7. Cette
politique du Kindeswohl, du
repeuplement et de l’enrichissement national par l’enfant est volonté politique
du gouvernement allemand.
8. L’ensemble des
acteurs du système judiciaire allemand sont tenus de mettre en œuvre
collectivement (avocat y compris) cette politique du Kindeswohl.
9. Cette
politique est conduite et coordonnée par une entité politique locale qui échappe
non sans raison au contrôle parlementaire et gouvernemental : le Jugendamt.
10. Le Jugendamt agit en qualité de parent
d’État, juge politique et troisième partie plénipotentiaire. Il détient de fait
l’autorité parentale sur les enfants.
11. Le Jugendamt a pour fonction de prendre
toute mesure utile, même par
anticipation, pour préserver le lien État-enfant, généralement au préjudice du
lien parent non allemand-enfant.
12. Le Jugendamt génère, entretient et exacerbe
délibérément le conflit parental lorsqu’il estime que l’un d’entre eux menace
le Kindeswohl des Allemands, qui
n’est pas « l’intégrité morale ou physique de l’enfant ».
13. Le Jugendamt
désigne toujours le parent allemand ou celui qui restera en Allemagne et qu’il
peut placer dans sa dépendance financière comme garant du Kindeswohl et c’est à travers de ce parent qu’il contrôle les
enfants. Il considère le parent non allemand ou le couple de parents étrangers
unis comme une « menace pour le Kindeswohl »
(Kindeswohlgefährdung).
Le Jugendamt crée arbitrairement une
situation de faits sur la base d’une ordonnance unilatérale et secrète rendue
par le juge aux affaires familiales (mesure de la Beistandschaft), puis livre à ce dernier les arguments nécessaires
pour la légaliser et en contradictorisant plus tard, au cours d’une première
audience tenue pour la forme exclusivement, ladite ordonnance de référé. 15.
Le Jugendamt livre au juge aux
affaires familiales la décision politique qui se doit d’être légalisée par le jeu des procédures et se
doit s’appliquer à sa convenance la décision judiciaire, en respect du principe
du Kindeswohl, du meilleur intérêt
Le Jugendamt distribue le « soin
parental » (elterliche Sorge) à ceux des parents qu’il estime – selon un catalogue de
critères qui lui sont propres – politiquement suffisamment fiables, pour ne pas
mettre en péril le Kindeswohl, ni
dans le présent, ni dans le futur.
17. Le « soin parental » se subdivise en
trois « sous-soins-parentaux » :
Le « droit de décider du lieu de séjour »
des enfants, le « droit de prendre soin des affaires de santé » et le
« droit de prendre soin des affaires de l’éducation » (Aufenthaltbestimmungsrecht, Gesundheitssorge et Erziehungssorge). Il n’existe pas de droit de garde (Sorgerecht) dans la législation allemande.
Le Jugendamt
peut retirer à tout moment l’un des sous-soins parentaux à celui des parents
qui ne coopère pas avec lui, sur la base du « volontariat
19. Le Jugendamt
organise les droits de visite étroitement surveillées du parent non allemand,
de manière sporadique et aléatoire pour justifier aux yeux de la communauté
internationale la demande d’obligation alimentaire.
20. Au sein de la juridiction allemande, le parent
non allemand n’est pas opposé à son conjoint allemand, mais à l’État allemand.
21. L’État allemand utilise le parent allemand
comme prête-nom pour mener ses procédures judiciaires qui ont pour objet de
maximiser le Kindeswohl.
22. Les procédures judiciaires ont pour finalité
de construire les arguments nécessaires à entraver, puis à suspendre l’exercice
effectif et libre des droits parentaux du parents non allemand, en vertu du
principe du Kindeswohl, tout en
maintenant ses obligations.
23. A cette fin la juridiction allemande scinde la
procédure de divorce en une multitude de sous procédures distinctes (Scheidungsverfahren, Rentenanspruchausgleichverfahren, Zugewinnausgleich, Sorgerechtsverfahren, Umgangsverfahren, etc…) qu’elle démultiplie encore en statuant par la
voie de mesures provisoires (Nebenverfahren) et de décisions au fond (Hauptverfahren).
24. Au cours des procédures judiciaires le parent
non allemand est opposé au Jugendamt (qui protège le lien État-enfant) et à
l’expert du Kindeswohl allemand (qui
livre l’argument pseudo-scientifique). Sa voix est systématiquement mise en
25. Un parent ne peut exercer de recours effectif
ni contre la mesure urgente rendue secrètement contre lui par le juge aux
affaires familiales (nécessaire pour introduire la Beistandschaft du Jugendamt),
ni contre la décision du Jugendamt
d’accorder une Beistandschaft
unilatéralement au parent qu’il désigne arbitrairement comme garant du Kindeswohl, ni contre la mesure de Verfahrenspflegschaft accordée par le
juge aux affaires familiales ou dans une procédure secrète par le juge des
26. Par la mesure de la Beistandschaft l’État allemand s’accapare arbitrairement les droits
de l’enfants afin de les faire valoir contre son parent non allemand, pour
obtenir la reconnaissance de paternité et le paiement d’avance de pension
alimentaire par voie administrative sans lui garantir ses droits parentaux.
27. Par la mesure de la Verfahrenspflegschaft l’État allemand s’accapare arbitrairement les
droits de l’enfants afin de les faire valoir contre son parent non allemand au
cours de la procédure.
28. Par la mesure « urgente » le juge
fixe une situation de fait au profit du parent allemand sur la base d’une
urgence fictive fondée sur la présomption et la suspicion, déclarée sur
l’honneur par le parent allemand, que le parent non allemand pourrait mettre en
péril le principe du Kindeswohl (il
pourrait quitter l’Allemagne).
29. Face à la juridiction allemande le parent non
allemand perd systématiquement sa liberté et/ou l’exercice effectif et libre de
ses droits parentaux, les plus souvent les deux.
30. La législation allemande qualifie de
« soustraction de mineur » leur déplacement hors de la juridiction
contrôlée par le Jugendamt,
indépendamment des droits parentaux – notamment la garde des enfants – acquis
par une situation de fait ou par décision judiciaire. La soustraction d’un
enfant mineur à la communauté des Allemands constitue un enlèvement (un
déplacement illicite) d’enfant.
31. La juridiction allemande fait usage de
moyen-pénaux dans des affaires de nature purement civile de divorce pour se
procurer les arguments qui lui servent dans la procédure en question, à
contraindre le parent étranger à exercer ses « devoir » (laisser les
enfants en Allemagne, payer les avances de pensions alimentaires et les pensions
alimentaires) tout en entravant l’exercice de ses droits parentaux.
32. La juridiction allemande émet un mandat
d’arrêt international contre le parent non allemand qui « soustrait »
ses enfants mineurs à la communauté des Allemands. 33. Le mandat d’arrêt international ou européen (MAE)
est généralement émis en moins de 24 heures sur la base d’une ordonnance de
référé unilatérale et secrète par laquelle le juge aux affaires familiales
attribue - juste après le déplacement des enfants mineurs de la juridiction
allemande – le soin parental exclusif (Alleinsorge) au parent allemand, alors qu’il avait toujours refusé
de l’accorder au parent non allemand. Cela permet l’ouverture d’une enquête
préliminaire sur la base d’une plainte pénale déposée par le parent allemand, constatant
la violation des droits parentaux fraîchement acquis et déclarant une mise en
péril du Kindeswohl (terme traduit
généralement par « mise en péril des enfants »).
34. En appliquant le MAE allemand dans des
affaires civiles de divorce, les pays de la zone Schengen substituent leur
propre droit familial par le droit familial des Allemands, donnant la primauté
au principe nationaliste du Kindeswohl,
protégé par une entité politique xénophobe, appliqué par une administration de
justice instrumentalisée à des fins socio-économiques.
35. En appliquant les règlements et instruments
communautaires à la requête du gouvernement allemand, dans le cadre de la
coopération judiciaire et policière, les partenaires européens contribuent
activement à la mise en pace de la politique de la spoliation et de
l’enrichissement national allemand.
36. En appliquant sa Loi au travers de son système
d’administrations de justice familiale (Jugendamt
et tribunal) le gouvernement allemand s’est accaparé et s’accaparera des centaines
de milliers d’enfants nés de parents étrangers ou d’origine étrangère, ainsi
que des centaines de milliards d’euros au préjudice de parents et de
partenaires étrangers de bonne fois.
37. Le plus grand nombre d’enlèvements en Europe
est commis par l’administration allemande et couvert par cette dernière. Les
enlèvements transfrontaliers ne sont ici que la pointe de l’iceberg.
38. La législation allemande condamne pénalement
tout déplacement licite ou illicite d’enfants d’Allemagne à l’étranger, mais ne
condamne pas les mêmes faits quand le déplacement a lieu de l’étranger vers
39. Le gouvernement allemand a mis en place des
mécanismes hautement complexes pour dissimuler au travers de ses procédures la
finalité socio-économique de sa juridiction familiale.
40. Les autorités allemandes exploitent la
médiation pour suspendre l’exercice effectif des droits de défense du parent
non allemand dans le cadre de ses procédures judiciaires internes et pour
feindre une bonne volonté de circonstance le temps que le conflit qui les
oppose sorte de l’attention publique et s’assurer ainsi que le gouvernement
allemand ne fera l’objet d’aucune mesure de réprobation, de condamnation
(morale et financière), voire d’indemnisation.
41. Le peuple allemand n’a pas de constitution (Verfassung) et refuse de s’en donner une. Il possède une Loi
fondamentale provisoire (Grundgesetz) dont la validité doit être remise
en cause depuis l’absorption de la RDA par la RFA. De ce fait l’État allemand
n’est pas constitué. Ce qui signifie que les décisions rendues par
l’administration de l’entité « économique Allemagne » n’ont pas de
valeur juridique au plan international.
42. Le peuple allemand a toujours refusé de
ratifier un traité de paix avec ses voisins européens, notamment avec la France
et la Pologne. Ce qui signifie qu’au travers des règlements et instruments
communautaires surtout les magistrats de ces pays se trouvent aujourd’hui dans
l’obligation stricte d’appliquer le Droit de leurs ennemis (qui leur mènent une
guerre économique et démographique sous la couverture de l’amitié et de la
coopération) au sein de leur propre juridiction, contre leurs propres
43. Par décision du Bundesverfassungsgericht (Cour
Constitutionnelle de la Fédération sans Constitution), les décisions de la CEDH
ne sont pour l’Allemagne que des « conseils juridiques » que
l’Allemagne n’est pas tenue à suivre, ce qui signifie que le citoyen européen
ne peut pas faire valoir et exercer de manière effective de recours contre la
violation délibérée et préméditée de ses droits et de ses libertés fondamentales de parent et d’enfant contre le
44. Le gouvernement allemand et ses élites ont
déclaré la spoliation, l’assimilation contrainte (germanisation) et
l’utilisation d’enfants à des fins politiques, économiques et idéologiques,
actes de « droit ». Ces actes du « droit des Allemands »
sont des crimes couverts de la légalité allemande. Ces crimes sont d’autant
plus odieux parce qu’il sont commis par une juridiction européenne au sein d’un
système judiciaire agencé pour les dissimuler avec préméditation. Il y a lieu
ici de parler de crime contre l’humanité de droit allemand.
45. Un recours contre ces crimes organisés et
appliqués par l’administration allemande, couverts et dissimulés par le Droit
des Allemands, exportés dans toute l’Europe par les mécanismes et les
instruments communautaires, est inopérant par les moyens légaux. Face aux pratiques criminelles du « droit »
familial des Allemands, les gouvernements des pays concernés sont invités à
prendre toutes les mesures nécessaires pour protéger les droits fondamentaux de
leurs ressortissants – mineurs et majeurs – face au système de prédation
« deutsch-légal » mis en place en toute honnêteté allemande par le
gouvernement de la République Fédérale d’Allemagne.
2. For this reason Germany committed to its family legal system the
removal of children of others, providing the same "legal" conscientious care used when organizing the
industry of death in the last century.
3. Today the child of a foreigner can never
leave the German jurisdiction.
4. Germans consider every child living in their
country as property of the "community of the Germans. 5. The child is used as an extortion device to
bind the non German parent and keep his
assets and workforce (property, goods in
general, legacies,...) in Germany.
6. The aim of the German family justice is to
enhance the Kindeswohl, that is the
"welfare of the German community through the child".
8. Anyone who is involved in the German legal
system must put into practice collectively (lawyers included) this policy of
9. This policy is decided and coordinated by a
local political authority, which avoids,
not without reason, the control of parliament and government: Jugendamt.
10. The Jugendamt
acts as a State parent, political judge and plenipotentiary third party in the
case. As a matter of fact it has the
parental authority over children.
11. The Jugendamt
must take any useful measure, even in advance, in order to maintain the
relationship State-child, generally to the detriment of the non German parent.
12. The Jugendamt causes, maintains and worsen
deliberately the parental conflict, when the Kindeswohl of the Germans,
which is not the "moral or physical well-being of the child", is considered under the menace of one of the
parents. 13. The Jugendamt
always nominates as guarantor of Kindeswohl
the German parent or the parent who undoubtedly will remain in Germany, the
parent who will be bound in a situation of financial dependency, so to control
children through this parent. The non German parent or the couple of foreign parents (united) are
always considered a "menace for the
Kindeswohl” (Kindeswohlgefährdung).
14. The Jugendamt
creates arbitrarily an actual situation on the ground of a secret and unilateral ordinance, issued by the family judge (act of
Beistandschaft) and gives to the
judge the necessary reasons to legalize it, so that he carries out the cross
examination in a following hearing, after the first hearing held on a formal
basis, called unilateral ordinance. 15. The Jugendamt
provides the family judge with the political decision, which has to be
legalized through the various hearings
and must be put into effect respecting the principle of Kindeswohl,
the best interest of the Germans.
16. The Jugendamt endows with "parental care" (elterliche
Sorge) the parent who is considered - according to a special list of
principles - trustworthy enough on this
political point of view, not to endanger Kindeswohl,
at present or in the future.
17. "Parental care" is divided into three "parental care
subdivisions":
the "right to choose the residence" of the children,
the "right to decide in matters of health", the "right to decide
in matters of education". The definition of custody does not exist in
German legislation. 18. The Jugendamt can withdraw in any moment one
of the above parental care rights from the parent who does not cooperate, on
the grounds of a "mandatory volunteering".
19. The Jugendamt
organize highly supervised visit rights of the non German parent, on an
occasional and random basis, in order to justify, in front of the international community, the request for
maintenance. 20. Within the German jurisdiction the non German
parent in not opposed to his former German partner, but is opposed to the German State. 21. The German State uses the German parent as a
nominee in order to issue the legal
proceedings, which aim at enhancing
the Kindeswohl.
22. Legal proceedings have the purpose of building
the necessary arguments. On the grounds of these arguments enforcing parental rights will be difficult at the
beginning and impossible at the end, for the non German parent who will in any
case keep his duties.
23. This is the reason
why German jurisdiction divides divorce proceedings into several separate
proceedings (Scheidungsverfahren, Rentenanspruchausgleichverfahren,
Zugewinnausgleich, Sorgerechtsverfahren, Umgangsverfahren, etc... ), which
will increase in number thanks to proceedings regarding temporary measures (Nebenverfahren)
different from court decisions (Hauptverfahren).
24. In the course of
judicial proceedings the non German parent is against Jugendamt (which protects
the link between State and child) and also against the forensic expert of the German Kindeswohl (who gives his
specialized opinion). The parent is always and by all means in a minority.
25. The parent is not
able to enforce his right of appeal against the urgent procedure decided
secretly by the family judge (necessary to introduce the Beistandschaft
of Jugendamt), nor against the
unilateral decision of Jugendamt to
grant the Beistandschaft to the
parent appointed as guarantee of Kindeswohl, nor against the decision of Verfahrenspflegschaft of the family
judge or of the juvenile judge, in a
secret proceedings. 26. Thanks to the Beistandschaft procedure, the German State holds arbitrarily the
rights of the child in order to use them against his non German parent, so to
obtain the recognition of paternity and the payment in advance of maintenance
through an administrative decision, without any acknowledgment of his parental rights. 27. By means of
the Verfahrenspflegschaft
procedure the German State holds arbitrarily the rights of the child in order
to use them against his non German parent, during the proceedings.
29. In front of the
German jurisdiction the non German parent loses regularly his freedom and/or
the effective implementation of his parental rights, usually both cases happen.
30. German legislation calls "removal of a
child" the simple transfer out of the jurisdiction controlled by Jugendamt, without taking into
consideration parental rights - custody - acquired by legal decision or de
facto. The act of moving a child from the German community is considered
kidnapping. 31. The German jurisdiction uses penal procedures
in merely civil actions of divorce in order to acquire the necessary reasons
needed to implement the said proceedings and to force the foreign parent to put
into practice certain "rights"
(that is leave the children in Germany, pay in advance maintenance and maintenance itself) and
prevent the enforcement of his parental rights.
32. The German jurisdiction issues European arrest
warrants against non German parents who "remove" (as explained above) their children from the
community of the Germans.
33. The European arrest warrant (EAW) is usually
issued within 24 hours, on the ground of a temporary unilateral and secret
ordinance. Thanks to it the family judge grants the German parent - immediately
after the exit of the child out of the German jurisdiction - with exclusive custody rights (Alleinsorge),
which he always refused to grant to the non German parent. This allows the
opening of a preliminary enquiry based upon a penal complaint, made by the German parent, which declares the violation
of the parental rights just acquired and
declares that Kindeswohl is in danger
(this is usually translated with "danger for the children").
34. Using a
German EAW in civil actions of divorce,
Schengen area countries substitute their family law with the German one and
allow the supremacy of the Kindeswohl
nationalistic principle, which is protected by a political xenophobic authority
and enforced by a judicial
administration with socio-economic purposes. 35. Enforcing European Community regulations and
instruments upon request of the German government in the area of police and
judicial cooperation, partner countries actively contribute to implement a
policy of dispossession and of German
national enrichment.
36. The German government, enforcing its law
through this system of family justice administration (Jugendamt and court), has
taken possession, and is going to do it in the future, of hundreds of thousands
of children born from foreign parents or with foreign origins, as well as of
hundreds of millions of euros, to the detriment of parents and partners, who
37. The largest number of removals and kidnapping in Europe has been carried out by the German
administration and it is concealed by the same administration. Wrongful
removals from a country to another are
but the top of the iceberg.
38. The German legislation punishes in criminal
proceedings any removal of children, lawful or wrongful, from Germany to a
foreign country, but it does not prosecute the same removals in case they are carried out from abroad
towards Germany. 39. The German government has created a very elaborate procedure in order to conceal,
through its proceedings, the socio-economic aim of its family jurisdiction. 40. German authorities
use mediation to suspend the effective exercise of the rights of defense of the non German parent within the scope of
internal judicial proceedings also to save the apparent good will for the
necessary time, until the conflict is no longer under public attention. This
way they ensure that the German
government is not the target of critics, condemnation (morally and financially)
41. The German people has no constitution (Verfassung) and does not intend to have
it. It has a basic law (Grundgesetz), whose validity must be
reconsidered following the reunification of East and West Germany. As a matter
of fact Germany has never been
constituted a State as it is at present. This means that any decision taken by
the administration of the "economic
entity" Germany has no judicial value, on an international a basis.
42. The German people always refused to ratify a
peace treaty with his neighbor European countries, in particular with
France and Poland. This means that
through community regulations and instruments, magistrates more than others are
compelled to enforce the rights of their enemies (who have undertaken an
economic and demographic war, concealed by friendship and cooperation) within the scope of their
jurisdiction and against their citizens. 43. Several rulings of the Bundesverfassungsgericht (Constitutional Court of the Federation
with no Constitution) declare that rulings of ECHR (European Court of Human
Rights) for Germany are simply
"legal advices", which are not
legally binding; this means that European citizens cannot make any appeal
against the German government and the deliberate and willful violation of their
rights and fundamental freedoms as parents and children.
44. The German government and its privileged
associates declared as "facts of law" spoliation, forced assimilation (germanisation) and the
use of children for political, economic and ideological purposes. These
"facts of law of the Germans" are crimes hidden under the guise of
German legal principles. They are even
much more hateful as they are carried out by an European jurisdiction, within a
system created to disguise them. Therefore we can speak of crimes against humanity through German
law. 45. An appeal
against these organized crimes, carried out by the German administration,
hidden and concealed by the law of the Germans and exported to the whole Europe
through community instruments, is inoperative
through legal means
In the light of these criminal procedures of the German family "law" , governments of the
countries involved are invited to implement all necessary measures to protect the fundamental rights of
their own citizens - adults and children - from the "deutsch-legal" despoiling system, carried out in a German
style honest manner by the government of the Federal Republic of Germany.