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Timestamp: 2019-05-23 03:37:08+00:00
Document Index: 178901994

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 76', 'art. 73', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 76', 'art. 73', 'art. 25']

Codice Penale TITOLO I - DELLA LEGGE PENALE art. 1 - reati e pene: disposizione espressa di legge art. 1 c.p.
Art. 1 - Reati e pene: disposizione espressa di legge
(1) La norma recepisce nel sistema normativo penale il c.d. principio di legalità formale (nullum poena nullum crimen sine lege) secondo cui reato è solo ciò che è previsto come tale dalla legge. Su tratta di un principio di carattere generale, già espresso nell´art.art. 25 Cost., comma 2, in virtù del quale: «Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso», e parimenti confermato dagli artt. 7 Cedu e 49 della Carta di Nizza, nonché l´art. 14 delle disp. prel. al codice penale. Costituisce un suo corollario il c.d. principio della riserva di legge, che riconosce la legge come l´unica fonte normativa in materia penale, affidando così in via esclusiva al legislatore (Parlamento) il compito di criminalizzare le condotte umane, nel pieno rispetto del principio di separazione dei poteri. Parte della dottrina ritiene che tale assunto debba essere interpretato in senso restrittivo ovvero solo la legge, qui da intendersi in senso formale, è fonte legittima del diritto penale. Infatti, essendo essa diretta emanazione dell´organo legislativo, si pone come il risultato di scelte di criminalizzazione adeguatamente discusse, con la partecipazione anche delle minoranze e delle forze di opposizione. Prevale però in dottrina la considerazione, ai fini dell´integrazione del principio della riserva di legge, della legge in senso materiale ovvero in tale contenitore rientrerebbero accanto alla legge frutto dell´attività parlamentare, anche il decreto legislativo (art. 76 Cost.) e il decreto-legge (artt. 77 Cost.). Per quanto riguarda le leggi regionali, stante la competenza esclusiva dello Stato in tale materia, queste non si considerano parte delle fonti di produzione del diritto penale. È controverso, infine, se possa o meno costituire fonte diretta di diritto penale il diritto internazionale pubblico. Il punto più discusso riguarda però gli atti del potere esecutivo. La dottrina si chiede se quindi la riserva di legge abbia carattere assoluto , imponendo così al legislatore di disciplinare esaustivamente la materia, oppure relativo, rimettendo al legislatore ordinario solo l´individuazione dei principi cardine, con la possibilità di rinvio a fonti subordinate per il completamento della disciplina. La dottrina dominante e la stessa Corte Costituzionale sostengono che tale riserva abbia carattere “tendenzialmente assoluto”, in quanto il legislatore è l´unico organo deputato alla creazione di norme incriminatrici e il rinvio all´atto normativo secondario è legittimo solo qualora riguardi la determinazione in chiave tecnica di un elemento della fattispecie. Ad esempio, l´art. 73 del T.U. 9-10-1990, n. 309, prevede come reato e punisce gravemente il traffico di stupefacenti. Orbene nel citato articolo non sono indicate le «sostanze» il cui traffico è vietato, ma si rinvia genericamente ad elenchi previsti in «tabelle» compilate dal Ministero della Sanità. Come si vede, quindi, in tale caso il precetto penale trova un´integrazione necessaria in un atto amministrativo governativo. Negli stessi limiti la Suprema Corte ha ritenuto legittime le cd “norme penali in bianco”, in cui la sola sanzione è prevista ex lege, mentre il precetto penale ovvero il comportamento vietato , in quanto non specificatamente determinato,deve essere integrato da atti normativi di grado inferiore. Classici esempi si riscontrano negli artt. 329 e 650 del codice penale.
(2) Si ribadisce il principio della riserva di legge anche in relazione alle pene, nonostante la Costituzione non vi faccia riferimento. Aspetto che non può non essere considerato, anche a fronte di quanto dispone l´art. art. 25 Cost. comma 3, il quale estende il principio di riserva di legge alle misure di sicurezza.
Aggiornato 24/02/2017 14:08:38
(1) La norma recepisce nel sistema normativo penale il c.d. principio di legalità formale (nullum poena nullum crimen sine lege) secondo cui reato è solo ciò che è previsto come tale dalla legge. Su tratta di un principio di carattere generale, già espresso nell´art.art. 25 Cost., comma 2, in virtù del quale: «Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso», e parimenti confermato dagli artt. 7 Cedu e 49 della Carta di Nizza, nonché l´art. 14 delle disp. prel. al codice penale. Costituisce un suo corollario il c.d. principio della riserva di legge, che riconosce la legge come l´unica fonte normativa in materia penale, affidando così in via esclusiva al legislatore (Parlamento) il compito di criminalizzare le condotte umane, nel pieno rispetto del principio di separazione dei poteri. Parte della dottrina ritiene che tale assunto debba essere interpretato in senso restrittivo ovvero solo la legge, qui da intendersi in senso formale, è fonte legittima del diritto penale. Infatti, essendo essa diretta emanazione dell´organo legislativo, si pone come il risultato di scelte di criminalizzazione adeguatamente discusse, con la partecipazione anche delle minoranze e delle forze di opposizione. Prevale però in dottrina la considerazione, ai fini dell´integrazione del principio della riserva di legge, della legge in senso materiale ovvero in tale contenitore rientrerebbero accanto alla legge frutto dell´attività parlamentare, anche il decreto legislativo (art. 76 Cost.) e il decreto-legge (artt. 77 Cost.). Per quanto riguarda le leggi regionali, stante la competenza esclusiva dello Stato in tale materia, queste non si considerano parte delle fonti di produzione del diritto penale. È controverso, infine, se possa o meno costituire fonte diretta di diritto penale il diritto internazionale pubblico. Il punto più discusso riguarda però gli atti del potere esecutivo. La dottrina si chiede se quindi la riserva di legge abbia carattere assoluto , imponendo così al legislatore di disciplinare esaustivamente la materia, oppure relativo, rimettendo al legislatore ordinario solo l´individuazione dei principi cardine, con la possibilità di rinvio a fonti subordinate per il completamento della disciplina. La dottrina dominante e la stessa Corte Costituzionale sostengono che tale riserva abbia carattere “tendenzialmente assoluto”, in quanto il legislatore è l´unico organo deputato alla creazione di norme incriminatrici e il rinvio all´atto normativo secondario è legittimo solo qualora riguardi la determinazione in chiave tecnica di un elemento della fattispecie. Ad esempio, l´art. 73 del T.U. 9-10-1990, n. 309, prevede come reato e punisce gravemente il traffico di stupefacenti. Orbene nel citato articolo non sono indicate le «sostanze» il cui traffico è vietato, ma si rinvia genericamente ad elenchi previsti in «tabelle» compilate dal Ministero della Sanità. Come si vede, quindi, in tale caso il precetto penale trova un´integrazione necessaria in un atto amministrativo governativo. Negli stessi limiti la Suprema Corte ha ritenuto legittime le cd “norme penali in bianco”, in cui la sola sanzione è prevista ex lege, mentre il precetto penale ovvero il comportamento vietato , in quanto non specificatamente determinato,deve essere integrato da atti normativi di grado inferiore. Classici esempi si riscontrano negli artt. 329 e 650 del codice penale. (2) Si ribadisce il principio della riserva di legge anche in relazione alle pene, nonostante la Costituzione non vi faccia riferimento. Aspetto che non può non essere considerato, anche a fronte di quanto dispone l´art. art. 25 Cost. comma 3, il quale estende il principio di riserva di legge alle misure di sicurezza.