Source: http://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Protezione-Civile/La-protezione-Civile-Regionale/Normativa
Timestamp: 2019-05-27 05:34:24+00:00
Document Index: 163783392

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 14', 'art.1', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 107']

Regione Utile / Protezione Civile / La protezione Civile Regionale / Normativa
Già nel 1287 gli statuti della città di Ferrara prevedevano che i capifamiglia delle zone rurali tenessero pronti una vanga, un rastrello, una zappa ed un badile per fronteggiare ⁬eventuale rottura degli argini del Po e che nel diciottesimo secolo i governanti dell'impero austro ungarico diedero riconoscimento legale ai Brentani (attrezzati con recipienti di legno appunto i brenta che riempiti ⁤acqua servivano a spegnere le fiamme), ai Nottin (coloro che pattugliavano le strade di notte per avvisare le popolazioni del⁬esistenza di incendi) ed ai Saltari (che svolgevano compiti di guardie campestri, con ⁬incarico fra ⁬altro di segnalare eventi calamitosi quali frane e piene di torrenti).
Dopo l’unità d’Italia la legislazione aveva ancora un carattere per così dire contingente. Consisteva infatti in disposizioni adottate volta per volta, contenenti provvedimenti a favore dei sinistrati e direttive impartite a vari enti.
Nel 1926 con il R.D.L. n. 2389, convertito nel 1928 nella legge 883, e con il regolamento di attuazione del R.D.L. (contenuto nel D.M. 15 dicembre 1927), si comincia a delineare una struttura per così dire “permanente” per il soccorso alle popolazioni: la competenza viene affidata al Ministero dei Lavori Pubblici, ma alcuni compiti specifici vengono assegnati ad altre amministrazioni (ad esempio la Regia Aeronautica doveva provvedere ad immediate ricognizioni aeree, le poste garantire attraverso il telegrafo le comunicazioni).
Ancora si prevede la possibilità di nominare un Commissario governativo per la direzione di tutti i servizi e nasce l’antenato del Mercurio (ricordiamo che il piano Mercurio all’inizio degli anni 80 prevedeva che tutti i Comuni elencassero, con un sistema informatizzato le risorse in loro possesso). Infatti dovevano essere predisposti, aggiornati annualmente e trasmessi ai Ministeri dell’Interno e dei Lavori Pubblici, elenchi relativi ai funzionari da mobilitare, all’ubicazione di ospedali, magazzini, depositi di carburante etc.
Gli anni fra il 1935 ed il 1961 vedono la strutturazione su base nazionale dei servizi antincendi e, con la legge 469 del 1961, l’attribuzione al Ministero dell’Interno dei servizi tecnici per la incolumità delle persone e la preservazione dei beni e dei servizi per l’addestramento e l’impiego delle unità preposte alla protezione della popolazione civile. Si segna in questa maniera il passaggio da un Ministero “tecnico” ad un Ministero “politico”.
Intanto le calamità che si abbattevano sul paese, dall’alluvione del Polesine alla catastrofe del Vajont, e forse anche la visibilità che le conseguenze per le popolazione acquistavano grazie al diffondersi delle comunicazioni di massa (telegiornali, cinegiornali, riviste) sottolineavano l’esigenza di disporre di strutture e mezzi per il soccorso e, soprattutto, di organi unitari.
In mancanza di una disposizione univoca e formale si ricorse al solito ineffabile “coordinamento”, che, attuato fra enti che nemmeno si parlavano in condizioni di normalità, possiamo immaginare quali risultati potesse dare.
Solo nel dicembre del 1970 viene varata la legge 996 “Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità – Protezione Civile”, ma necessita, per diventare operativa, del regolamento di attuazione (D.P.R. 66/81). che viene decretato solo dopo undici anni e la famosa “sfuriata” del Presidente Pertini in visita sui luoghi colpiti dal terremoto dell’Irpinia (1980).
Gli undici anni non erano trascorsi invano: infatti il regolamento di attuazione contraddice profondamente la legge aumentando ulteriormente la confusione e le difficoltà. Solo per fare un esempio macroscopico la legge 996/70 prevedeva un importante intervento delle Regioni (che nascevano allora) sia per la pianificazione che per la gestione dell’emergenza, mentre il regolamento affida questi compiti fondamentali alle Prefetture, ed al Commissario di Governo il coordinamento dei piani provinciali di Protezione Civile. Inoltre nel frattempo nasce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile che si sovrappone ( senza sopprimerla) alla Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendi del Ministero dell’Interno.
Occorrerà attendere altri undici anni - punteggiati da un susseguirsi di leggine, ordinanze, circolari ed addirittura, nel 1990, da un rinvio alle Camere, per la ristesura del testo, da parte del Presidente della Repubblica di una legge, già approvata, riguardante l’istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile – perché il 24 febbraio 1992 veda la luce la L. 225 “Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile”, ancora vigente. Due anni dopo il quadro si completa con la pubblicazione del Decreto del Presidente della Repubblica del 21 settembre 1994, n. 613, che reca norme concernenti la partecipazione della associazioni di volontariato alle attività di protezione civile.
I problemi relativi alla competenza dei Prefetti in materia di protezione civile sono stati portati all’attenzione di tutto il sistema protezione civile dalla cosiddetta circolare Morcone, Capo del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’interno.
L’8 maggio del 2002 , infatti, il dott. Morcone emana una circolare con la quale in buona sostanza si afferma che, dato che l’articolo 108 del D.L.vo 112/98 attribuisce alle Province il compito di provvedere alla pianificazione provinciale di emergenza, ma non prevede nulla in merito alla direzione unitaria delle emergenze, nonostante difficoltà interpretative, si ritiene che la competenza sia comunque del Prefetto.
Questa tesi sarebbe stata rafforzata dal fatto che la L.401/01 ha richiamato in vita l’art. 14 della L.225/92.
Inoltre proseguiva affermando che siccome, comunque, il sistema normativo nel suo complesso attribuisce a Regioni, Province e Comuni importanti competenze in materia di previsione e prevenzione dei rischi, era necessario assicurare il forte coinvolgimento degli Enti territoriali.
In buona sostanza, utilizzando il richiamo nella L.401 dell’art. 14 della 225/92 si tentava di smantellare la riforma nel suo complesso.
Le reazioni da parte del sistema degli Enti Locali, e non solo, sono state, naturalmente, vivacissime.
Il 30 settembre il Capo del Dipartimento della Protezione Civile emana una circolare ad oggetto “Ripartizione delle competenze amministrative in materia di protezione civile” che con un notevole sforzo di chiarificazione di un sistema normativo complesso, precisa che, in buona sostanza che il sistema deve essere orientato a garantire il pieno coinvolgimento di tutti i poteri, statali e locali, nell’ottica di ottimizzazione delle risorse, senza voler creare situazioni di sovraordinazione di un’autorità rispetto alle altre.
In sostanza viene definito un quadro nel quale, al verificarsi di un’emergenza di tipo b), ferme restando le competenze del presidente della Provincia, il Prefetto assicurerà l’intervento di tutti i mezzi ed i poteri di competenza statale, realizzando la insostituibile funzione di cerniera fra realtà territoriali e stato centrale.
Al verificarsi di un’emergenza di tipo c), le competenze sono del Prefetto, in quanto, data la necessità di fronteggiare la situazione con mezzi e poteri straordinari, e quindi con provvedimenti “extra ordinem” ossia anche in deroga all’ordinamento giuridico vigente, le decisioni non possono che competere al rappresentante locale del Governo, unico titolare di tali poteri.
Evidentemente al momento dell’emanazione dell’ordinanza il Consiglio dei Ministri potrà individuare un altro soggetto quale Commissario delegato.
L’assetto così definito è assolutamente corretto dal punto di vista giuridico, ma crea senz’altro difficoltà al momento dell’azione.
Probabilmente per la prima volta in Italia, infatti, era giunto quasi alla definizione il piano di emergenza provinciale, redatto insieme da tecnici della Provincia e della Prefettura, con il supporto del Servizio Protezione Civile della Regione; la individuazione dell’autorità responsabile dell’emergenza non era evidentemente cosa da poco. Alla fine, la soluzione è stata trovata scindendo le emergenze di tipo b) in due sottoclassi, cioè b) senza e con la necessità di adottare provvedimenti straordinari.
In pratica con l’art.1, comma 1 si stabilisce che relativamente alle emergenze verificatesi nelle regioni Molise, Sicilia e Puglia il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, nominato Commissario delegato, coordina tutti gli interventi e le iniziative per fronteggiare le emergenze in atto, e con il comma 2 che per le finalità di cui al comma 1 lo stesso Capo del Dipartimento “dispone direttamente in ordine agli interventi di competenza delle strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile di cui all’art. 11, comma 1, della Legge 24 febbraio 1992, 225”. Il comma prosegue prevedendo la possibilità di individuare sub commissari per determinati settori e la necessità di realizzare i necessari coordinamenti con le regioni e gli enti locali per assicurare la direzione unitaria dei servizi di emergenza.
L’articolo 2 stabilisce, fra l’altro, che il Capo del Dipartimento, per le finalità di cui alla norma in questione opera valendosi dei poteri del comma 2, art. 5 della L.225, ed in attuazione delle ordinanze adottate sempre ai sensi dell’art5 della L.225/92, definisce “la propria necessaria struttura organizzativa” utilizzando se necessario uffici e personale delle amministrazioni ed enti pubblici in sede locale, “compresi quelli militari” e può acquisire la disponibilità di beni mobili ed immobili e servizi anche trattativa privata.
In buona sostanza quindi al Capo del Dipartimento vengono conferiti tutti i poteri del commissario straordinario e la potestà di disporre degli interventi di tutto il sistema protezione civile, compresi militari, forze di polizia e vigili del fuoco fino ad oggi competenza del Ministero dell’Interno.
Inoltre, l’art. 3 della L.286/02 dispone che queste disposizioni trovino applicazione anche per il futuro, in occasione di eventi di tipo c), anche prima della dichiarazione dello stato di emergenza, ogni volta che la situazione emergenziale lo richieda, e che il Presidente del Consiglio dei Ministri con proprio decreto, su proposta del Capo del Dipartimento, disponga il coinvolgimento delle strutture operative nazionali del servizio nazionale della protezione civile. Il Presidente della Regione volta per volta interessata viene “sentito”.
Ci troviamo quindi di fronte ad un momento di profonda trasformazione che richiede una progettualità concreta e puntuale, nonché la capacità di raccogliere i contributi di tutte la componenti del sistema protezione civile per giungere ad una nuova definizione dell’assetto complessivo. Sarà interessante seguire i nuovi sviluppi e soprattutto i nuovi equilibri che ne scaturiranno.
La legge regionale n. 32/2001, "Sistema regionale di protezione civile", individua le modalità di partecipazione della Regione Marche e degli enti amministrativi regionale all’organizzazione nazionale della protezione civile, anche mediante la collaborazione ed il concorso delle Province, dei Comuni e delle Comunità montane, nel rispetto della legislazione nazionale.
Al servizio regionale protezione civile e sicurezza locale compete, nel rispetto dell'indirizzo della Giunta Regionale ed in conformità con gli obiettivi fissati dagli organi di Governo, lo svolgimento delle attività in materia di:
collaborazione con le strutture regionali competenti per la gestione operativa di emergenze conseguenti a calamità naturali ed antropiche. I compiti specifici sono individuati dalle leggi di riferimento che ne definiscono gli strumenti, ne stabiliscono i compiti e ne individuano le risorse. In particolare con la Legge Regionale 11 dicembre 2001 n. 32 (coll. Ixt), il ruolo delle Amministrazioni Provinciali e dei Comuni ha assunto, nella gestione dell'emergenza un'importanza rilevante.
La Legge 12 Luglio 2012, n.100
Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile:
Decreto Legge N°59 Del 15/05/2012 convertito con Legge N°100 Del 12/07/2012
La Legge 24 febbraio 1992, n. 225
Il Decreto del Presidente della Repubblica 194/2001.
Il D.L. 353 del 7 settembre 2001 convertito con modificazioni nella L. 401/01
• un comitato paritetico con rappresentanti delle Regioni e degli enti locali, per quanto riguarda le cosiddette strategie generali;
• la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, all’interno della quale siedono fra gli altri, due esperti designati dalle regioni ed un rappresentante del comitato nazionale del volontariato di protezione civile,che ha compiti di consulenza tecnico – scientifica;
• il comitato operativo della protezione civile (EMERCOM), all’interno del quale siedono fra gli altri, due esperti designati dalle regioni ed un rappresentante del comitato nazionale del volontariato di protezione civile. EMERCOM assicura la direzione unitaria ed il coordinamento delle attività di emergenza ed è quindi un organismo che deve assicurare la rapidità delle decisioni. Ecco perché la legge prevede che coloro che partecipano ai lavori abbiano la piena rappresentanza della propria amministrazione.
• promuovere lo svolgimento di esercitazioni, l’informazione alle popolazioni interessate per gli scenari nazionali, e l’attività di formazione in materia di protezione civile;
• definire anche sulla base dei piani di emergenza gli interventi e la struttura organizzativa necessaria per fronteggiare gli eventi calamitosi;
• formulare gli indirizzi ed i criteri previsti dall’art. 107 del D.L.vo 112/98 (vedere a pag. 8 e 9).
Nel corso degli ultimi anni numerosi eventi hanno evidenziato la necessità di un’azione a livello europeo, come ad esempio il naufragio della Prestige, gli incendi nella foreste nell’estate 2003 e le esondazioni nel sud della Francia alla fine del 2003. Questi, ed altri, eventi hanno visto convergere l’aiuto di numerosi Stati membri ed hanno mostrato la necessità di una preparazione comune e di un’informazione reciproca. Al fine di promuovere la cooperazione, lo scambio e la reciproca assistenza tra i servizi della protezione civile degli Stati membri, numerose Decisioni del Consigliuo europeo hanno promosso attività e progetti finalizzati alla previsione e alla prevenzione dai rischi naturali, alla gestione delle situazioni di crisi, alla medicina delle catastrofi e alla creazione di rete comune tra i diversi sistemi nazionali di protezione civile. La Decisione fondamentale che ha approvato il Consiglio è sicuramente 2001/792/EC, Euratom, poi altre decisione sono conseguite per dare attuazione alla norma fondamentale.
Anche in ambito europeo, la legislazione in materia di protezione civile ha subìto, specie nel corso degli ultimi anni, numerose modifiche e aggiornamenti. Il Consiglio europeo, attraverso il proprio strumento legislativo (Decisione), ha promosso diverse iniziative e programmi volti alla cooperazione tra gli Stati membri, alla Formazione di personale qualificato, alla predisposizione di una banca-dati omogenea, alla creazione di una task-force pronta ad intervenire, in tempi rapidi, in situazioni di "maxi" emergenze che coinvolgono uno Stato in difficoltà oppure più Stati (come ad esempio l’esondazione del Reno). Non c’e dubbio che ciascun Membro appartenente alla Commissione europea si confronta quotidianamente con specifiche problematiche di varia natura relative al proprio territorio e, conseguentemente, ciascuno Stato affronta le emergenze sulla base della propria esperienza, in relazione al proprio assetto normativo e funzionale e sulla base del proprio Sistema nazionale di Protezione Civile. Di qui la necessità di uniformare, attraverso linee guida ed indirizzi operativi, i linguaggi e le procedure al fine di creare una struttura in grado di dialogare specialmente in situazioni "di emergenza". La struttura europea di Protezione Civile nasce con l’intento di mettere a confronto i diversi sistemi nazionali di Protezione Civile, le diverse strategie messe in atto per mitigare le conseguenze di eventi calamitosi. Di seguito, sono elencate solo alcune Decisioni del Consiglio Europeo relative alle tematiche di protezione civile; la principale di esse è la Decisione del Consiglio 2001/792CEper consultare la banca dati completa della legislazione europea si rimanda al seguente website address: Http://Europa.Eu.Int/Eur-Lex/En/Search/Search_lif.Html . L’accesso alla Directory of Community legislation in force, è il seguente: Http://Europa.Eu.Int/Eur-Lex/En/Lif/Index.Html.
2001/792/EC,Euratom: Council Decision of 23 October 2001 establishing a Community mechanism to facilitate reinforced cooperation in civil protection assistance interventions pubblicata nell’Official Journal L 297 , 15/11/2001 P. 0007 - 0011.
A partire dal disastro nucleare del settembre 2005 verificatosi nella ex Unione Sovietica, ci si è resi conto che alcune maxi emergenze possono travalicare i confini nazionali e richiedere un istantaneo coordinamento degli apparati di sicurezza di una pluralità di paesi. Vi è, al fondo, l’esigenza di concordare forme e modalità, quanto più sollecite, di scambio di informazioni e di notizia sia nelle fasi preventive sia, a maggior ragione, nella gestione degli eventi emergenziali. Nel recente passato, si rammentano solo la devastante esplosione dell’impianto chimico AZF di Tolosa (Francia) che ha causato 29 morti nonché ingenti danni; la fuoriuscita di cianuro dalla miniera di Baia Mare (Romania) che ha contaminato parte del Danubio; i terremoti cha hanno colpito la Grecia e la Turchia provocando oltre 17.000 vittime e le devastanti inondazioni che hanno interessato la Germania e la Francia. Peraltro, alcune Nazioni hanno una specifica struttura preposta alla gestione delle emergenze: l’Italia, per effetto delle condizioni geomorfologiche e meteoclimatiche del proprio territorio, ha sviluppato specifiche e qualificate competenze per determinare tipologie di rischi: anche per questo appare indispensabile che si accresca il livello di interscambio di protezione civile culturale e di esperienza fra i paesi europei al fine di mettere a fattor comune le pratiche di eccellenza e omogeneizzare il più possibile la risposta continentale di protezione civile ed uniformare i linguaggi per la gestione delle emergenze. L’Unione europea sta strutturando forme di cooperazione tra gli Stati membri negli ambiti di protezione civile riconducibili al principio di sussidiarietà che prevede, in linea di principio, che ogni iniziativa sia avviata a livello ordinamentale e amministrativo più vicino alla comunità o realtà territoriale interessata dall’evento.