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Timestamp: 2020-04-01 02:52:14+00:00
Document Index: 39039322

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 111', 'art. 370', 'art. 618', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 96', 'art. 96']

Sentenza Cassazione Civile n. 26323 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26323 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. III, 17/10/2019, (ud. 13/09/2019, dep. 17/10/2019), n.26323
sul ricorso iscritto al n. 9885/2016 R.G. proposto da:
del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, via
Cesare Beccaria, n. 29, presso la sede dell’Avvocatura dell’Istituto
medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati Antonietta Coretti,
Vincenzo Stumpo e Vincenzo Triolo;
T.A., rappresentata e difesa da sè medesima ed
elettivamente domiciliata in Roma, via Rodi, n. 32, presso lo studio
dell’avvocato Giuseppina Bonito;
avverso la sentenza n. 439 del Tribunale di Foggia, depositata il 10
T.A. procedeva ad espropriazione presso terzi nei confronti dell’I.N.P.S. per il recupero dell’imposta di registro dalla stessa corrisposta in relazione ad una precedente ordinanza di assegnazione pronunciata a suo favore, quale difensore distrattario.
L’I.N.P.S si opponeva a detta esecuzione.
Il giudice dell’esecuzione pronunciava l’assegnazione le somme.
Contro tale ordinanza la T. proponeva opposizione agli atti esecutivi, nella parte in cui aveva decurtato di due terzi l’imposta di registro oggetto dell’esecuzione intrapresa. Il giudice dell’esecuzione fissava la comparizione delle parti innanzi a sè e successivamente, rilevato che non vi erano da assumere provvedimenti urgenti, si limitava ad assegnare alle parti il termine di sessanta giorni per introdurre il giudizio nel merito.
La T. introduceva il giudizio con ricorso, depositato in cancelleria nel rispetto del termine assegnatole, ma notificato, unitamente al pedissequo decreto di comparizione delle parti, oltre la scadenza.
Il Tribunale di Foggia, decidendo nel merito, accoglieva l’opposizione e condannava l’I.N.P.S. al pagamento di quanto richiesto dalla T., nonchè delle spese di giudizio.
Contro tale decisione l’I.N.P.S. ha proposto ricorso, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, con cinque motivi illustrati da successive memorie.
La T. ha depositato una memoria di costituzione.
Preliminarmente va rilevata l’inammissibilità della costituzione della T. nel presente giudizio a mezzo di una sola memoria difensiva non notificata. Infatti, l’unica forma rituale di esercizio dell’attività difensiva nel giudizio di legittimità è quella prevista dall’art. 370 c.p.c.
Con il primo motivo, l’INPS lamenta la violazione degli artt. 93,409,617,618 e 618-bis c.p.c. In particolare, secondo il ricorrente, la T. avrebbe dovuto introdurre il giudizio di merito di cui all’art. 618 c.p.c., comma 2, con atto di citazione, anzichè con ricorso, trattandosi di credito di natura ordinaria. Di conseguenza, il mero deposito in cancelleria del ricorso non sarebbe stato sufficiente a far salva l’osservanza del termine fissato dal giudice per l’introduzione del giudizio.
All’accoglimento del primo motivo segue assorbimento degli altri.
La sentenza impugnata va dunque cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, è possibile, decidere nel merito – ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, dichiarando inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dalla T..
Deve inoltre farsi luogo alla condanna prevista dall’art. 96 c.p.c., comma 3. Infatti, le difese della controricorrente risultano proposte con colpa grave, alla luce dei numerosi precedenti di questa Corte aventi ad oggetto identiche fattispecie tra le medesime parti. Appare equo contenere tale condanna in misura di importo pari a quello liquidato per le spese del giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione agli atti esecutivi proposta dall’intimata T.A..
Condanna la controricorrente T.A. al pagamento, in favore dell’I.N.P.S., della somma di Euro 2.500,00, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3.