Source: https://www.ricercagiuridica.com/sentenze/sentenza.php?num=4475
Timestamp: 2019-10-18 14:33:24+00:00
Document Index: 124185757

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 41', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ']

Corte Costituzionale n. 56 del 2015 - testo integrale Sentenza
Corte Costituzionale n. 56 del 2015
Scommesse · azzardo
"Secondo la giurisprudenza di questa Corte, tuttavia, il valore del legittimo affidamento riposto nella sicurezza giuridica trova sì copertura costituzionale nell’art. 3 Cost., ma non già in termini assoluti e inderogabili. Per un verso, infatti, la posizione giuridica che dà luogo a un ragionevole affidamento nella permanenza nel tempo di un determinato assetto regolatorio deve risultare adeguatamente consolidata, sia per essersi protratta per un periodo sufficientemente lungo, sia per essere sorta in un contesto giuridico sostanziale atto a far sorgere nel destinatario una ragionevole fiducia nel suo mantenimento. "
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 79, nonché dei precedenti commi 77 e 78, in quanto richiamati dal comma 79, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità 2011) promosso dal Consiglio di Stato nel procedimento vertente tra Alfa ltd e l’Amministrazione autonoma monopoli di Stato ed altro, con ordinanza del 23 settembre 2013, iscritta al n. 280 del registro ordinanze 2013 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell’anno 2014.
Visti l’atto di costituzione di Alfa ltd, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
uditi gli avvocati Andrea Scuderi e Carmelo Barreca per Alfa ltd e l’avvocato dello Stato Amedeo Elefante per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1.1.– La questione è sorta nel corso del giudizio d’appello avverso la sentenza pronunciata il 22 dicembre 2011 dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio, adito dalla società Alfa ltd per ottenere, con un primo ricorso, l’annullamento del decreto interdirigenziale 28 giugno 2011 del direttore dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (d’ora in avanti, «AAMS»), recante la determinazione dei requisiti delle società concessionarie del gioco pubblico non a distanza e dei loro amministratori, e per ottenere, con un secondo ricorso per motivi aggiunti, l’annullamento del bando di gara indetto dalla AAMS per l’affidamento in concessione della realizzazione e conduzione della rete per la gestione telematica del gioco lecito, mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento, compresi il capitolato d’oneri, il capitolato tecnico, lo schema di convenzione e l’atto di approvazione di quest’ultimo.
1.2.– La società Alfa ltd, concessionaria per l’attivazione e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento, ha aderito alla fase di «concreta sperimentazione e […] avvio a regime di sistemi di gioco costituiti dal controllo remoto attraverso videoterminali in ambienti dedicati», prevista dall’art. 12, comma 1, lettera l), del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 24 giugno 2009, n. 77, a norma del quale la AAMS doveva definire con propri decreti «le procedure di autorizzazione dei concessionari all’installazione, previo versamento di euro 15.000 ciascuno, di videoterminali fino ad un massimo del quattordici per cento del numero di nulla osta dagli stessi già posseduti».
La società ha sostenuto in giudizio di avere diritto di proseguire la concessione “senza alcuna soluzione di continuità”, perché è stata autorizzata all’installazione dei videoterminali, dietro versamento delle somme come sopra stabilite, e ha fatto tempestiva richiesta di affidamento, ai sensi dell’art. 21, comma 7, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 102. Secondo la sua prospettazione, questa norma ha previsto due distinte “modalità” di affidamento in concessione della rete per la gestione telematica del gioco lecito, al fine di garantire l’esito positivo della fase di sperimentazione e avvio a regime di cui al citato art. 12, comma 1, lettera l), del d.l. n. 39 del 2009: a) «affidamento [...] agli attuali concessionari che ne facciano richiesta entro il 20 novembre 2009 e che siano stati autorizzati all’installazione dei videoterminali, con conseguente prosecuzione della stessa senza alcuna soluzione di continuità» (comma 7, lettera a); b) «affidamento della concessione ad ulteriori operatori di gioco, nazionali e comunitari», selezionati sulla base di requisiti definiti dall’amministrazione «in coerenza con quelli già richiesti e posseduti dagli attuali concessionari» (comma 7, lettera b).
2.– Il 27 gennaio 2014 si è costituita la società Alfa ltd, appellante nel processo principale, per sostenere le ragioni esposte nell’ordinanza di rimessione ed insistere per l’accoglimento della questione.
4.– Con memoria depositata in prossimità dell’udienza, Alfa ltd ha ulteriormente illustrato, richiamando la giurisprudenza costituzionale, la violazione dei parametri evocati, con particolare riguardo al principio di affidamento di cui all’art. 3 Cost., la lesione del quale si connoterebbe di particolare rilievo nel caso di specie, attesa l’incidenza sostanzialmente retroattiva delle norme denunciate su un rapporto di durata, fonte di situazioni consolidate del concessionario, che in base ad esse aveva calibrato gli oneri economici e le corrispondenti aspettative.
1.1.– La questione è sorta nel corso di un giudizio promosso contro l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (d’ora in avanti, «AAMS») dalla società Alfa ltd, concessionaria della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento, nonché delle attività connesse.
Essendo stata autorizzata all’installazione dei videoterminali dietro pagamento delle somme sopra indicate, Alfa ltd sostiene di avere diritto di proseguire la concessione senza obbligo di partecipare ad una gara, ai sensi dell’art. 21, comma 7, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 102, secondo il quale le concessioni della rete per la gestione telematica del gioco lecito sono affidate agli attuali concessionari che ne abbiano fatto richiesta entro il 20 novembre 2009 e che siano stati autorizzati all’installazione dei videoterminali, «con conseguente prosecuzione della stessa senza alcuna soluzione di continuità» (lettera a), ovvero «ad ulteriori operatori di gioco, nazionali e comunitari», selezionati sulla base di requisiti definiti dall’amministrazione «in coerenza con quelli già richiesti e posseduti dagli attuali concessionari» (lettera b).
Assumendo che le nuove prescrizioni introdotte dall’art. 1, commi 77, 78 e 79, della legge n. 220 del 2010, nella parte in cui sono applicabili ai rapporti di concessione in atto, ledono le sue consolidate posizioni, la società ne ha eccepito l’illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 41 e 42 Cost., oltre che il contrasto con i principi di tutela dell'affidamento e dei diritti patrimoniali sanciti dal diritto europeo e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, perché impongono intollerabili pesi e oneri sia gestionali che economici, in assenza di indennizzi di sorta.
Accolti dal TAR del Lazio solo in parte i motivi del ricorso principale e rigettata nel resto la domanda, Alfa ltd ha proposto appello al Consiglio di Stato, che, pronunciata sentenza con la quale ha riconosciuto il diritto della società di proseguire il rapporto di concessione senza essere assoggettata a gara, ha sollevato con separata ordinanza la questione di legittimità in esame.
Lo Stato ha quindi affidato un numero predeterminato di concessioni onerose per la gestione e l’organizzazione degli apparecchi denominati con l’acronimo AWP (Amusement With Prizes), collegati a reti telematiche, ma con un sistema di gioco residente all’interno degli apparecchi stessi. I concessionari iniziali AWP furono dieci, tra i quali la società Alfa ldt, appellante nel processo principale. La durata della convenzione fu stabilita in cinque anni, decorrenti dal luglio 2004 e con scadenza al 31 ottobre 2009, prorogabile per un anno.
3.– Così ricostruito il quadro normativo della fattispecie, va esaminata in limine, al fine di delimitare l’oggetto del giudizio di costituzionalità, l’ammissibilità di alcune deduzioni svolte da Alfa ltd, appellante nel processo principale, non contenute nell’ordinanza di rimessione, che tendono ad ampliare il thema decidendum.
3.1.– Nella memoria depositata in prossimità dell’udienza, Alfa ltd ha dedotto, tra l’altro, che le norme denunciate si pongono in contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione sia all’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che tutela il principio dell’affidamento, sia all’art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in tema di protezione della proprietà, estesa dalla giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo agli interessi patrimoniali e ai diritti immateriali.
Questa Corte ha costantemente negato che sia «configurabile una lesione della libertà d'iniziativa economica allorché l'apposizione di limiti di ordine generale al suo esercizio corrisponda all’utilità sociale», oltre, ovviamente, alla protezione di valori primari attinenti alla persona umana, ai sensi dell’art. 41, secondo comma, Cost., purché, per un verso, l'individuazione dell’utilità sociale «non appaia arbitraria» e, «per altro verso, gli interventi del legislatore non la perseguano mediante misure palesemente incongrue» (ex plurimis, sentenze n. 247 e n. 152 del 2010; n. 167 del 2009).
Questi principi, secondo la giurisprudenza costituzionale, devono essere osservati anche nella disciplina legislativa di un’attività economica considerata quale pubblico servizio, che è pur sempre espressione del diritto di iniziativa economica garantito dall’art. 41 Cost., con la particolarità che al regime di ogni servizio pubblico è connaturale l’imposizione di controlli e programmi per l'indirizzo dell'attività economica a fini sociali, sicché in tali ipotesi «[…] la individuazione da parte del legislatore dell’utilità sociale può sostanziarsi di valutazioni attinenti alla situazione del mercato» e «può dar luogo ad interventi legislativi tali da condizionare in qualche modo le scelte organizzative delle imprese», sempre che l'individuazione dell'utilità sociale non appaia arbitraria e che gli interventi del legislatore non perseguano l'individuata utilità sociale mediante misure palesemente incongrue, ed in ogni caso che l'intervento legislativo non sia tale da condizionare le scelte imprenditoriali in grado così elevato da indurre la funzionalizzazione dell'attività economica di cui si tratta sacrificandone le opzioni di fondo» (sentenza n. 548 del 1990).
Depositata in Cancelleria il 31 marzo 2015.
Scommesse Azzardo