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Timestamp: 2016-12-03 21:00:23+00:00
Document Index: 144099522

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 63', 'art.16', 'art.5', 'art. 4', 'art. 1']

PRGC Pordenone, Rapporto ambientale preliminare - LiveSlideToggle navigationBUSINESSEDUCATIONTECHNOLOGYTRAVELMORE TOPICSSign upSign in HomeNews & PoliticsPRGC Pordenone, Rapporto ambientale preliminare of 192PRGC Pordenone, Rapporto ambientale preliminare Comune di Pordenone
Il Rapporto ambientale preliminare è il primo passo della procedura di Valutazione ambientale strategica sul nuovo Piano regolatore generale di Pordenone, in corso di elaborazione. Il documento, elaborato dagli ingegneri Germana Bodi e Chiara Ghirardo, tiene conto del Documento di sintesi del nuovo Prgc, delle Direttive, degli obiettivi generali di Piano e degli scenari per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio. Questo documento servirà ora all'amministrazione comunale per entrare in consultazione con gli enti competenti in materia ambientale, nel rispetto della normativa, in modo da definire la portata e il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel successivo Rapporto ambientale. Maggiori informazioni: http://comune.pordenone.it/pnfacile
#pnfacile
News & Politics Source: www.slideshare.net Transcripts - PRGC Pordenone, Rapporto ambientale preliminare
VAS – RAPPORTO AMBIENTALE PRELIMINARE
RAP PRGC COMUNE DI PORDENONE – PROCEDURA DI V.A.S.
SETTORE IV: GESTIONE TERRITORIO,
INFRASTRUTTURE, AMBIENTE
Dirigente: Arch. Antonio Zofrea
Ing. Marco Toneguzzi
Arch. Alessandro Moras
PIANO URBANO DELLA MOBILITA’
SOSTENIBILE - PUMS
Sintagma s.r.l.- Ing. Tito Berti Nulli
Sogesca srl – Ing. Camillo Franco
Tomasi & Tomasi srl - Ing. RafDouglas Candidi
Dott. Geol. Giorgio Contratti
Dott. Ing. Matteo Nicolini
Dontstop di M. Brunello & M. Brega s.n.c.
Prof. Arch. Gianluigi Sartorio
ATTIVITA’ DI PARTECIPAZIONE
Arch. Alberto Del Panta
Gaia Engineering srl - Ing. Germana Bodi
collab. Ing. Chiara Ghirardo
Versione del 21.11.2014
1 PREMESSA 6
2 LA VAS DEL PIANO 6
2.1 Percorso di valutazione ambientale e quadro normativo di riferimento 6
2.1.1 Modalità di integrazione tra le attività di pianificazione e quelle di valutazione ambientale 9
2.1.2 Attività e modalità di partecipazione del PRGC 10
2.2 Motivazione per cui si decide l’applicazione della VAS al PRGC 11
2.3 Elenco dei soggetti con competenze ambientali in consultazione 12
2.3.1 Contributo preventivo ASS n. 6 12
2.3.2 Contributo preventivo ARPA FVG 13
2.3.3 Contributo preventivo Provincia Pordenone 13
3 INFORMAZIONI GENERALI SUL PRGC 13
3.1 Normativa di riferimento 13
3.2 Finalità del PRGC e motivazioni che determinano la predisposizione del Piano 16
3.2.1 Sintesi criticita’ e opportunita’ ambientali emerse nella fase di partecipazione del nuovo PRGC 16
3.3 Obiettivi generali del nuovo PRGC e strategie per il raggiungimento degli stessi 18
3.4 Procedimento metodologico di costruzione del Piano 21
4 INQUADRAMENTO NORMATIVO E PIANIFICATORIO 24
4.1 Normativa europea 24
4.2 Normativa nazionale 24
4.3 Normativa regionale 24
4.4 Individuazione e descrizione del quadro pianificatorio e programmatico 24
5 VINCOLI AMBIENTALI 32
6 OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE 33
6.1 Individuazione degli obiettivi di sostenibilità ambientale pertinenti del Piano 33
6.2 Coerenza tra obiettivi di piano e obiettivi di sostenibilità ambientale 40
7 ASPETTI AMBIENTALI E AMBITO DI INDAGINE TERRITORIALE 46
7.1 Ambito di indagine territoriale 47
7.2 Valutazione criticità ambientali 49
8 CARATTERIZZAZIONE DELL’AMBITO DI INDAGINE TERRITORIALE 50
8.1 Inquadramento territoriale 50
8.2 Situazione meteo-climatica 51
8.3 Inquinamento atmosferico 55
8.3.1 Materiale particolato PM10 e PM2,5 59
8.3.2 Biossido di azoto NO2 61
8.3.3 Ozono O3 62
8.3.4 Monossido di carbonio CO 64
8.3.5 Biossido di zolfo SO2 65
8.3.6 Benzene C6H6 65
8.3.7 Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) 66
8.3.8 Metalli pesanti (As, Cd, Ni e Pb) 66
8.3.9 Inventario delle Emissioni di Inquinanti in Atmosfera 67
8.3.10 Conclusioni 70
8.4 Acque 71
8.4.1 Idrogeologia 72
8.4.2 Acque superficiali 78
8.4.3 Acqua potabile 81
8.4.4 Acque Reflue e sistemi di depurazione 84
8.4.5 Conclusioni 89
8.5 Geologia e geopedologia 90
8.5.1 Geologia 90
8.5.2 Geopedologia 91
8.5.3 Consumo di suolo 91
8.5.4 Conclusioni 97
8.6 Rischi antropici e naturali 97
8.6.1 Rischio industriale 97
8.6.2 Rischio sismico 101
8.6.3 Rischio idraulico 102
8.6.4 Conclusioni 103
8.7 Flora, fauna, biodiversità 103
8.7.1 Conclusioni 109
8.8 Paesaggio 110
8.8.1 Conclusioni 115
8.9 Agenti fisici 115
8.9.1 Rumore 115
8.9.2 Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti 115
8.9.3 Conclusioni 119
8.10 Economia e società 120
8.10.1 Popolazione 120
8.10.2 Economia 122
8.10.3 Conclusioni 124
8.11 Rifiuti 124
8.11.1 Rifiuti urbani 124
8.11.2 Impianti di smaltimento e recupero 127
8.11.3 Conclusioni 129
8.12 Energia 129
8.12.1 Conclusioni 135
8.13 Mobilità 135
8.13.1 Conclusioni 138
8.14 Sintesi delle criticità 139
9 VALUTAZIONE D’INCIDENZA 140
10 SCENARIO “ZERO”– TENDENZE EVOLUTIVE DELL’AMBIENTE E PROBABILE EVOLUZIONE
SENZA IL NUOVO PRGC 141
10.1 Previsioni del PRGC vigente 141
10.2 Scenari demografici 145
10.2.1 Fattori di pressione demografica 145
10.2.2 Popolazione residente per fascia d’età 147
10.3 Tendenze evolutive dell’ambiente con la realizzazione delle previsioni urbanistiche vigenti 149
10.4 Conclusioni dello Scenario “zero” 154
11 RICADUTE AMBIENTALI DEGLI OBIETTIVI DI PIANO 155
11.1 Identificazione preliminare delle possibili ricadute ambientali degli obiettivi di piano 155
12 IMPOSTAZIONE DELL’ANALISI DELLE ALTERNATIVE 161
12.1 Modalità di costruzione delle principali alternative 161
12.2 Individuazione degli scenari di piano 165
12.3 Valutazione preliminare qualitativa dei possibili impatti ambientali degli scenari 177
13 RAPPORTO AMBIENTALE 181
13.1 Proposta di indice del Rapporto Ambientale 181
14 IMPOSTAZIONE DEL SISTEMA DI MONITORAGGIO AMBIENTALE 183
14.1 Prime indicazioni sulla metodologia e sulle modalità di attuazione del monitoraggio 183
14.2 La definizione degli indicatori 184
14.3 Prima identificazione degli indicatori di monitoraggio 186
Il presente Rapporto Ambientale Preliminare rappresenta il primo passo del processo di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.)
in relazione alla predisposizione del nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Pordenone.
L’applicazione della procedura di V.A.S. è necessaria per l’elaborazione di un nuovo Piano di natura generale sviluppato nel settore
della pianificazione territoriale.
La Determinazione n. 2014/5000/150 assunta nella seduta del 06/10/2014 ha dato avvio alla procedura di V.A.S. per il nuovo Piano
Regolatore Generale del Comune di Pordenone, ai sensi dell’art. 11, primo comma, del Decreto Legislativo n. 152/2006.
La presente analisi preliminare tiene conto del Documento di Sintesi del nuovo PRGC, delle Direttive, degli obiettivi generali di Piano
e degli scenari per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio. Essa comprende tutti gli elementi che consentono una iniziale
valutazione ambientale sui presumibili impatti dell’attuazione dello strumento urbanistico in formazione e sugli scenari di sviluppo,
permettendo inoltre di:
 delineare lo schema del percorso metodologico;
 proporre l’ambito di indagine del piano;
 caratterizzare l’ambito di indagine individuato;
 proporre la portata delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale;
 fornire una prima indicazione della metodologia di monitoraggio e degli indicatori ambientali.
Sulla base del presente documento l’Autorità Procedente entrerà in consultazione con l’Autorità Competente e gli Enti Competenti in
materia Ambientale (E.C.A.) al fine di definire la portata e il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel successivo
Rapporto Ambientale. L’analisi coordinata urbanistico-ambientale predisposta, raccoglierà i contributi risultanti dalle fasi di
consultazione di modo da definire i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali sarà redatto il Rapporto Ambientale.
Sulla base del livello di analisi raggiunto nell’elaborazione del nuovo Piano Regolatore sono state effettuate le valutazioni ivi riportate
rimandando al successivo approfondimento, in occasione della redazione del Rapporto Ambientale, ulteriori valutazioni di carattere
analitico quali la definizione degli obiettivi specifici e delle linee di azione di Piano, i potenziali impatti attesi e l’individuazione
definitiva degli indicatori e della fase di monitoraggio.
I contenuti del presente rapporto preliminare, non essendo espressamente disciplinati dalla norma di riferimento, hanno seguito in
parte l’Allegato VI del D.Lgs 152/2006 sui contenuti del Rapporto Ambientale e quanto indicato nel documento di ISPRA - Istituto
Superiore per la Prevenzione e Ricerca Ambientale - denominato “Proposta di Norme tecniche per la redazione dei documenti
previsti nella procedura di Valutazione Ambientale Strategica”, con riferimento all’Allegato II “Il Rapporto Preliminare”.
2 LA VAS DEL PIANO
2.1 Percorso di valutazione ambientale e quadro normativo di riferimento
La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul
patrimonio culturale ed ha l’obiettivo di valutare gli effetti ambientali di politiche, piani e programmi (comprese le loro varianti e gli
accordi di programma), nazionali, regionali e locali, durante la fase della loro elaborazione, prima cioè che siano approvati. In tal
modo tutti i cambiamenti e le modifiche necessarie ad evitare il manifestarsi d’impatti negativi sull’ambiente e sulla salute umana
possono essere affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo
La VAS consente di valutare a monte gli effetti che le azioni antropiche potrebbero avere sul territorio nel suo complesso avendo
come oggetto dell’analisi ambientale un piano o un programma. Essa inoltre non interviene in un momento specifico ma è un
percorso parallelo al piano, lo segue nella fase di redazione, attuazione e gestione.
La VAS, Valutazione Ambientale Strategica, o più genericamente Valutazione Ambientale, prevista a livello europeo, recepita a
livello nazionale e regolamentata a livello regionale, riguarda i programmi e i piani sul territorio, e deve garantire che siano presi in
considerazione gli effetti sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani.
La procedura di VAS comprende1:
1 Art. 5, comma 1, lettera a) e Art. 11, comma 1 del D. Lvo 4/08.
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità: questa fase ha lo scopo di verificare se il piano o programma possa avere
impatti significativi sull’ambiente tali da richiedere lo svolgimento di una procedura valutativa. Si applica a piani e programmi
non rientranti fra quelli per cui la VAS è obbligatoria.
b) l'elaborazione di un rapporto ambientale (R.A.): quest’atto è redatto a cura del proponente o dell’autorità procedente.
Costituisce parte integrante del piano o programma e ne accompagna l’intero processo di elaborazione ed approvazione; nel
R.A. devono essere individuati, descritti e valutati gli impatti significativi che l’attuazione del piano o programma proposto
potrebbe avere sull’ambiente e sul patrimonio culturale, nonché le ragionevoli alternative (art. 13 D. Lgs. 4/2008).
c) lo svolgimento di consultazioni: l’informazione e la partecipazione alla VAS, relativa al piano o programma proposto, con
annesso rapporto ambientale, sono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul Bollettino Ufficiale della
Regione o Provincia Autonoma interessata, affinché chiunque, pubblico o privato, possa esserne informato, prenderne visione
e presentare osservazioni (art. 14 D. Lgs. 4/2008).
d) la valutazione del piano o del programma, del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni: l’autorità competente, svolta
l’attività istruttoria ed acquisita e valutata tutta la documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti,
esprime il proprio parere motivato in senso favorevole o meno all’attuazione del piano o programma, oppure può portare alla
revisione del piano o programma proposto (art. 15 D. Lgs. 4/2008).
e) l’espressione di un parere motivato (decisione): Il parere motivato, insieme al piano o programma ed al rapporto ambientale e
a tutta la documentazione acquisita nell’ambito della consultazione, costituisce la decisione che dà il via libera all’organo
competente all’adozione o approvazione del piano o del programma (art. 16 D. Lgs. 4/2008).
f) l’informazione sulla decisione: la decisione nei termini prima esposti è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana e sul Bollettino Ufficiale della Regione o Provincia Autonoma interessata, con l’indicazione della sede dove si può
prendere visione di tutti gli atti (art. 17 D. Lgs. 4/2008).
g) il monitoraggio: durante l’attuazione dei piani o programmi già oggetto di VAS, è prevista una fase di monitoraggio, che serve
ad assicurare il controllo sugli ipotizzati impatti significativi sull’ambiente e la verifica del raggiungimento degli obiettivi di
sostenibilità prefissati. In questo modo si possono individuare tempestivamente gli impatti negativi imprevisti ed adottare le
conseguenti misure correttive. L’attività di monitoraggio può essere effettuata avvalendosi del sistema delle Agenzie ambientali
(art. 18 D. Lgs. 4/2008).
2.1.1 Modalità di integrazione tra le attività di pianificazione e quelle di valutazione ambientale
L’integrazione tra il procedimento della pianificazione è quello della valutazione ambientale è l’assunto fondamentale della VAS:
essa rappresenta il processo continuo e preventivo di analisi e valutazione ambientale dei potenziali effetti significativi sull’ambiente
conseguenti l’attuazione del piano, da compiersi nell’intero ciclo di vita del piano, dalla sua elaborazione fino alla fase di attuazione e
L’obiettivo che si pone la VAS è di aiutare il processo di pianificazione a svilupparsi in maniera coerente, trasparente, efficace, al fine
di arrivare ad approvare un piano auto-sostenibile. L’integrazione è una necessità imprescindibile, in quanto un distacco del percorso
di valutazione da quello di piano porterebbe ad un parere ambientale avulso, e poco utile, per il processo decisionale, vanificando la
VAS a prescindere. I due sistemi devono quindi essere collegati da una dialettica che colleghi le attività di piano con quella della
valutazione ambientale.
Figura 2.1 – Integrazione tra processo di piano e processo di valutazione
2.1.2 Attività e modalità di partecipazione del PRGC
Il 7 aprile 2014 il Consiglio Comunale ha approvato le Direttive per la progettazione del nuovo strumento urbanistico generale
comunale che fa tesoro di quasi due anni di laboratori partecipati con i cittadini, studi scientifici e analisi.
Il ruolo della partecipazione pubblica, regolata dalla Direttiva 2001/42/CE, deve essere allargata a tutto il processo di pianificazione.
Un processo partecipativo finalizzato, in prima istanza, alla costruzione delle politiche di sviluppo di una comunità deve porsi
l’obiettivo di incrementare la consapevolezza degli abitanti circa la fattibilità delle proposte progettuali, rafforzare il senso di
appartenenza, aumentare le responsabilità dei cittadini nei confronti delle scelte pubbliche e aumentare la consapevolezza dei reali
L’analisi partecipata: Pordenone più facile
La prima scelta politica che l’Amministrazione Comunale ha assunto per arrivare al nuovo PRGC è stata aprire un ampio dibattito
pubblico, le cui numerose manifestazioni sono state accolte all’interno del progetto-contenitore Pordenone più facile.
Pordenone più facile è un percorso partecipativo avviato nel luglio del 2012 dall’Amministrazione Comunale di Pordenone con
l’obiettivo di portare la città a fare scelte più consapevoli e tratteggiare in modo saldo soluzioni condivise ed equilibrate per la
redazione del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale. Pordenone più Facile ha voluto anticipare le analisi territoriali rispetto ad
ogni atto di decisione, anteponendole alla formulazione delle Direttive per la redazione del nuovo PRGC.
E’ disponibile uno spazio dedicato sul sito del Comune di Pordenone: http://www.comune.pordenone.it/it/comunichiamo/pordenone-piu-
facile dove trovare tutte le informazioni utili per capire e partecipare. Esso é stato articolato in quattro fasi per abbracciare l’intero
iter di progettazione dello strumento urbanistico: analisi, progettazione, adozione e approvazione.
Per ciascuna di queste fasi sono stati previsti momenti di condivisione per coinvolgere i cittadini sulle scelte del Piano, ma è stata in
particolare la fase preliminare di analisi a essere stata concepita come un laboratorio aperto per la lettura partecipata dello stato di
fatto del territorio e per la formulazione di ipotesi sulle evoluzioni future. L’obiettivo era restituire ai progettisti incaricati della
redazione tecnica del Piano Regolatore in seguito a un bando pubblico, una visione complessiva della città percepita dai cittadini e
dai suoi attori principali.
Cuore della fase di analisi è stato il ciclo di incontri S.M.A.R.T. (luglio-dicembre 2012), ciascuno dei quali dedicato a un macrotema
ispirato al modello della smart city: Sostenibilità degli stili di vita, Mobilità delle persone e delle idee, Accoglienza delle diversità,
Resilienza sociale ed economica, Trasparenza delle informazioni. Oltre 450 cittadini, rappresentanti di associazioni, delegati delle
categorie produttive, professionisti, operatori del terzo settore hanno messo a disposizione le loro esperienze e le loro idee,
riassunte in centinaia di pagine di appunti, post-it e messaggi di posta elettronica. Nello stesso periodo sono state organizzate
alcune incursioni urbane in luoghi simbolici della città per raccogliere il punto di vista degli abitanti e stimolare la composizione di
2.2 Motivazione per cui si decide l’applicazione della VAS al PRGC
Considerata la portata e la rilevanza dell’elaborazione di un nuovo Piano Regolatore Generale per il Comune di Pordenone si ritiene
necessaria l’applicazione diretta della procedura di VAS.
Come previsto dall’art. 13 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. sulla base di un Rapporto Preliminare sui possibili impatti ambientali
significativi dell’attuazione del Piano, l’autorità Procedente sin dai momenti preliminari dell’elaborazione del Piano entra in
consultazione con l’Autorità Competente e gli altri Soggetti Competenti in materia Ambientale, al fine di definire la portata e il livello
Nella fase di scoping (analisi preliminare) vengono definiti i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali sarà poi elaborata la
valutazione ambientale. Sono definite le indicazioni di carattere procedurale (autorità coinvolte, metodi per la partecipazione
pubblica, ambito di indagine, metodologia di valutazione adottata) e di carattere analitico (presumibili impatti attesi, analisi
preliminare delle tematiche ambientali del contesto di riferimento e prima definizione degli indicatori).
Il Rapporto Preliminare Ambientale ha il significato di descrivere il processo di costruzione della proposta di piano basata
sull'integrazione ambientale. La sua redazione non comporta dunque elaborazioni o approfondimenti che non siano già presenti
nelle diverse fasi di impostazione ed elaborazione del piano, ma richiede che la descrizione del processo risponda effettivamente a
esigenze di chiarezza, completezza e trasparenza e che tale descrizione venga completata con l’impostazione del sistema di
monitoraggio per la verifica della sua effettiva capacità di conseguire gli effetti desiderati.
Le informazioni da fornire nella elaborazione del successivo Rapporto Ambientale sono indicate nell’Allegato VI del D.Lgs 152/2006
e s .m.i. L’allegato che nel seguito si riporta integralmente, descrive le informazioni da inserire nel Rapporto Ambientale che dunque
ha rappresentato la traccia guida per l’approfondimento dei contenuti del presente documento preliminare.
Contenuti del Rapporto ambientale di cui all'art. 13.
Le informazioni da fornire con i rapporti ambientali che devono accompagnare le proposte di piani e di programmi sottoposti a
valutazione ambientale strategica sono:
a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri pertinenti piani o
b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e sua evoluzione probabile senza l'attuazione del piano o del
c) caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente interessate;
d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad
aree di particolare rilevanza ambientale, culturale e paesaggistica, quali le zone designate come zone di protezione
speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione
degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, nonché i territori con produzioni agricole di particolare qualità e
tipicità, di cui all'art. 21 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.
e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al piano o al
programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione
f) possibili impatti significativi sull'ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora
e la fauna, il suolo, l'acqua, l'aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e
archeologico, il paesaggio e l'interrelazione tra i suddetti fattori. Devono essere considerati tutti gli impatti significativi,
compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e
g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali impatti negativi
significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano o del programma;
h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione,
nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o difficoltà derivanti dalla novità dei problemi e delle
tecniche per risolverli) nella raccolta delle informazioni richieste;
i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio e controllo degli impatti ambientali significativi derivanti
dall'attuazione del piani o del programma proposto definendo, in particolare, le modalità di raccolta dei dati e di
elaborazione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti, la periodicità della produzione di un rapporto
illustrante i risultati della valutazione degli impatti e le misure correttive da adottare;
j) sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti.
2.3 Elenco dei soggetti con competenze ambientali in consultazione
I soggetti con competenze ambientali sono le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche competenze o
responsabilità in campo ambientale, possono essere interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione dei piani, programmi
o progetti. L’approccio della fase di consultazione deve essere propositiva finalizzata a raccogliere le osservazioni dei soggetti
competenti in materia ambientale di modo da rendere le scelte di Piano più sostenibili dal punto di vista ambientale.
Con Determinazione Dirigenziale n. 2096 del 06/10/2014 è avvenuto l’avvio al procedimento di VAS del nuovo Piano Regolatore
Generale Comunale, ai sensi dell’art. 11 primo comma del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.
Con Delibera della Giunta Comunale n. 201/2014 del 31/10/2014 è avvenuta l’individuazione dei “soggetti competenti in materia
ambientale”, ai sensi del D.Lgs. 3 aprile 2006, N. 152 e s.m.i., da consultare per la procedura di valutazione ambientale strategica
(V.A.S.) del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale. Gli Enti individuati sono:
 Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Direzione Centrale ambiente ed energia;
 A.R.P.A. Friuli Venezia Giulia;
 Azienda Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”;
 Provincia di Pordenone;
 Consorzio di bonifica Cellina e Meduna;
 Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del FVG;
 Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici del Friuli Venezia Giulia;
 Soprintendenza ai beni archeologici del Friuli Venezia Giulia;
 Autorità di Bacino dei Fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta – Bacchiglione.
Nella soprarichiamata Delibera si sono inoltre individuati gli “Enti territorialmente interessati” da coinvolgere nelle attività di
consultazione e di partecipazione diretta. Oltre alle Amministrazioni comunali facenti parte del cosiddetto territorio sovracomunale
già citate nel documento delle Direttive Urbanistiche e precisamente i Comuni di Porcia, Fontanafredda, Roveredo, San Quirino,
Cordenons, Zoppola e Fiume Veneto, vengono interessati anche i rimanenti Comuni di prima fascia quali: Azzano X, Pasiano di
Pordenone, Prata di Pordenone e Brugnera. La scelta è coerentemente legata all’individuazione dell’ambito di indagine territoriale
(Rif. cap.7) ed è finalizzata ad integrare la base conoscitiva ambientale della V.A.S. per la redazione di un Piano più sostenibile.
Il Rapporto Ambientale darà atto della consultazione della fase preliminare ed evidenzierà come sono stati presi in considerazione i
contributi pervenuti.
Al fine di rendere più fluida ed efficace l’analisi preliminare, prima della redazione del Rapporto Preliminare sono stati sentiti in via
preliminare gli Enti Competenti in materia Ambientale maggiormente coivolti nella procedura di VAS con lo scopo di raccogliere
indicazioni di carattere procedurale, metodologico e analitico. Nel seguito viene riportata una sintesi delle indicazioni preventive
2.3.1 Contributo preventivo ASS n. 6
Richiede indicazione sullo stato di avanzamento degli altri piani in fase di redazione (in particolare Piano Urbano Mobilità Sostenibile
e Piano di Classificazione Acustica).
Chiede di seguire per l’individuazione degli indicatori di monitoraggio la check-list applicativa del documento “Mobilità sostenibile e
sicura in ambito urbano” realizzato tramite la collaborazione tra la Direzione Centrale Salute, Federsanità ANCI e Dipartimenti di
prevenzione, con l’obiettivo di promuovere la salute e il benessere dei cittadini. Puntualizza che il documento riguarda perlopiù il
piano della mobilità PUMS e il Piano di zonizzazione acustica comunale, per tale motivo la check-list è stata trasmessa anche agli
estensori dei suddetti piani.
2.3.2 Contributo preventivo ARPA FVG
Richiede approfondimenti relativi all’incremento volumetrico e alla capacità insediativa residua attraverso un confronto numerico tra
Variante n.77 e i tre scenari. Tale aspetto, visto lo stato di avanzamento raggiunto dagli elaborati del nuovo Piano al tempo della
redazione del presente documento, sarà approfondito nel Rapporto Ambientale. Invita a esplicitare nel RA in maniera chiara e
sintetica gli obiettivi generali piano, gli obiettivi specifici e le azioni di Piano.
Precisa che gli Indicatori devono essere individuati sulla base delle azioni e non sulla base dell’analisi ambientale. Nel presente RAP
gli indicatori preliminari sono individuati rispetto agli obiettivi generali di Piano in quanto non ancora disponibili le azioni specifiche.
Chiede di riportare nel RA il rapporto tra proprietà (aree di trasformazione) e interventi di rigenerazione/ricollocazione di edifici in
ambiti PAIL (perequazione). Chiede di approfondire nel RA se le previsioni del PRGC riguardano esclusivamente lo sviluppo
residenziale e se ci sono indicazioni su aree commerciali/produttive. Come richiesto tali aspetti saranno approfonditi nel Rapporto
Ambientale che riporterà un maggior grado di approfondimento delle azioni specifiche del nuovo Piano.
Chiede indicazioni su perdite acquedotto e abbattimento sistemi di depurazione e se è stata verificata la sufficienza delle reti
acquedottistiche e fognarie nel caso di realizzazione delle previsioni in tutte le aree di trasformazione indicate. Tale aspetto sarà
approfondito nel RA in quanto è in fase di elaborazione uno specifico studio sulla problematica.
Suggerisce di spiegare le tabelle su coerenza del piano e di seguire i documenti dell’ISPRA.
Chiede di indicare nel RA chi attuerà il monitoraggio. Nel presente documento sono riportati i soggetti che effettueranno il
monitoraggio degli indicatori individuati.
2.3.3 Contributo preventivo Provincia Pordenone
Segnala l’esistenza dell’Osservatorio sulle Politiche Abitative, avviato dalla Provincia di Pordenone nel 2011 con l’intenzione di
approfondire quantitativamente e qualitativamente le informazioni su un settore strategico per lo sviluppo sociale ed economico della
Provincia; fa presente che può essere utile quale strumento – informativo, di condivisione e supporto per le scelte strategiche.
Condivide le invarianti e gli indirizzi di salvaguardia ambientale e aumento di sicurezza del territorio, con particolare attenzione per le
aree a rischio idraulico. Evidenzia come la riduzione del consumo di suolo, obiettivo che si pone il nuovo PRGC, sia in linea con le
politiche della Provincia.
Non dispone di documenti ufficiali inerenti obiettivi di sostenibilità ambientale, poiché l’iter di realizzazione del Piano Territoriale
Provinciale di Coordinamento all’interno del quale erano stati indicati, non ha avuto seguito.
3 INFORMAZIONI GENERALI SUL PRGC
3.1 Normativa di riferimento
In Friuli Venezia Giulia, la materia urbanistica è disciplinata dalla LR 5/2007 “Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e
del paesaggio” che in particolare all’articolo 63 bis recante – Norme Transitorie per la formazione degli strumenti urbanistici e
generali comunali e loro varianti fino all’entrata in vigore del PTR- dispone le procedure da adottarsi nella predisposizione di un
nuovo strumento urbanistico generale e delle sue varianti.
La norma è stata in seguito integrata e modificata dalla LR 12/2008 “Integrazioni e modifiche alla legge regionale 5/2007”, LR
22/2009 “Procedure per l’avvio della riforma della pianificazione territoriale della Regione“ e da ultimo dalla LR 26/2012 “Legge di
manutenzione dell’ordinamento regionale 2012”.
All’art. 63 bis si legge:
“1. Fino all'entrata in vigore del PTR, e comunque non oltre due anni dall'entrata in vigore della LR 21 ottobre 2008, n. 12 (Integrazioni e
modifiche alla legge regionale 5/2007 <<Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio>>), la formazione degli
strumenti urbanistici generali comunali e loro varianti (Piani Regolatori Generali Comunali), che non rientrano nelle fattispecie di cui
all'articolo 63 e all'articolo 17 del regolamento emanato con decreto del Presidente della Regione 20 marzo 2008, n. 86 (Regolamento di
attuazione della parte I urbanistica, ai sensi della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5), è soggetta ai contenuti e alle procedure stabiliti
b) un equilibrato sviluppo degli insediamenti, con particolare riguardo alle attività economiche presenti o da sviluppare nell'ambito del
territorio comunale;
c) il soddisfacimento del fabbisogno abitativo e di quello relativo ai servizi e alle attrezzature collettive di interesse comunale, da
conseguire prioritariamente mediante interventi di recupero e completamento degli spazi urbani e del patrimonio edilizio esistente;
a) gli obiettivi e le strategie, anche suddivisi per ambiti territoriali, che l'Amministrazione comunale intende perseguire con il piano per la
definizione degli interventi di attuazione, nonché di revisione o aggiornamento del piano medesimo;
b) il recepimento, con le necessarie verifiche, precisazioni e integrazioni delle direttive e delle prescrizioni dei piani e delle normative
sovraordinate;
c) la definizione degli interventi per la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, agricole, paesistiche e storiche, con
l'indicazione dei vincoli di conservazione imposti da normative sovraordinate;
d) la ricognizione delle zone di recupero e gli elementi che giustifichino, in subordine, l'eventuale previsione di zone di espansione in
relazione alle esigenze insediative previste dallo strumento urbanistico generale;
e) lo studio della situazione geologica, idraulica e valanghiva del territorio al fine di poter valutare la compatibilità ambientale delle
previsioni di piano;
f) l'individuazione delle aree del territorio comunale adibite a zone con caratteristiche omogenee in riferimento all'uso, alla preesistente
edificazione, alla densità insediativa, alle infrastrutture e alle opere di urbanizzazione; tali elementi sono definiti con riferimento alle
destinazioni d'uso prevalenti e a quelle compatibili indicate dallo strumento urbanistico generale per ciascuna zona;
g) la disciplina delle aree soggette alla pianificazione e gestione degli enti pubblici ai quali le leggi statali e regionali attribuiscono
specifiche funzioni di pianificazione territoriale in relazione ai fini istituzionali degli stessi;
h) la disciplina delle aree destinate alla realizzazione di servizi pubblici e attrezzature di interesse collettivo e sociale sulla base del
decreto del Presidente della Giunta regionale 20 aprile 1995, n. 126 (Revisione degli standard urbanistici regionali);
i) l'individuazione delle infrastrutture stradali, ferroviarie, di navigazione, le reti di approvvigionamento idrico ed energetico, i presidi
igienici e i relativi impianti, le reti tecnologiche di comunicazione.
5. Nelle zone sottoposte a vincolo sono comunque sempre ammessi, salvo espliciti divieti, gli interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria del patrimonio edilizio e infrastrutturale esistente.
6. Lo strumento urbanistico generale contiene l'individuazione degli ambiti in cui l'attuazione avviene attraverso la predisposizione di
Piani Regolatori Particolareggiati Comunali (PRPC) o di altri strumenti attuativi.
1) la rappresentazione dello stato di fatto dei luoghi e dell'edificato aggiornato, nonché la perimetrazione delle aree soggette a rischio
2) la rappresentazione schematica della strategia del piano che risulti dalla sintesi degli elementi strutturali del territorio relazionati alle
previsioni del piano;
1) le schede quantitative dei dati urbanistici e territoriali e la relazione con l'indicazione motivata dei limiti di flessibilità, riferiti agli specifici
contenuti del piano, per l'attuazione, la revisione o l'aggiornamento del piano medesimo; la flessibilità non può consentire l'incremento di
aree destinate alle funzioni di piano superiore al 10 per cento, in relazione alla quantità complessiva delle superfici previste per le
diverse funzioni, attuabile anche con più interventi successivi, con esclusione di riduzioni delle superfici delle zone forestali e di tutela
ambientale; per i Comuni con popolazione residente inferiore ai 15.000 abitanti, risultante dall'ultimo censimento, la flessibilità può
consentire variazioni fino al 20 per cento;
8. Il Consiglio comunale impartisce le direttive da seguire nella predisposizione di un nuovo strumento urbanistico generale e delle sue
varianti che incidono sugli obiettivi e sulle strategie di cui al comma 3, lettera a). Le direttive vengono portate a conoscenza
dell'Amministrazione regionale, delle Amministrazioni statali interessate, degli enti e delle aziende che esercitano pubblici servizi,
nonché dei Comuni contermini.
9. Il progetto di strumento urbanistico generale o una sua variante è adottato dal Consiglio comunale ed è inviato all'Amministrazione
regionale che ne dà avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione.
10. Lo strumento urbanistico generale adottato, dopo la pubblicazione di cui al comma 9, è depositato presso il Comune per la durata di
trenta giorni effettivi, affinché chiunque possa prenderne visione. Del deposito viene data notizia con apposito avviso pubblicato nell'Albo
comunale e mediante inserzione su almeno un quotidiano locale o sul sito web del Comune. Nei Comuni con popolazione inferiore ai
10.000 abitanti tale forma di pubblicità può essere sostituita dall'affissione di manifesti.
11. Entro il periodo di deposito chiunque può presentare al Comune osservazioni. Nel medesimo termine i proprietari degli immobili
vincolati dallo strumento urbanistico generale possono presentare opposizioni sulle quali il Comune è tenuto a pronunciarsi
specificatamente.
12. Nei novanta giorni successivi alla data di ricezione della deliberazione esecutiva di adozione, la Giunta regionale, sentita la struttura
regionale competente, nonché il Ministero per i beni e le attività culturali, qualora siano interessati beni vincolati ai sensi della Parte II del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n.
137), e successive modifiche, può comunicare al Comune le proprie riserve vincolanti motivate:
b) dalla necessità di tutela e valorizzazione del paesaggio, qualora siano interessati beni e località sottoposti al vincolo paesaggistico di
cui alla Parte III del decreto legislativo 42/2004, e successive modifiche, e di quella di complessi storici monumentali e archeologici,
sottoposti al vincolo della Parte II del decreto legislativo 42/2004, e successive modifiche, secondo le prescrizioni del Ministero per i beni
13. Nel corso del medesimo periodo, il Comune deve raggiungere con le Amministrazioni competenti le intese necessarie ai fini degli
eventuali mutamenti di destinazione dei beni immobili, appartenenti al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato o della Regione,
nonché le intese con gli enti pubblici di cui al comma 3, lettera g), nei limiti della competenza degli enti stessi.
14. Il Consiglio comunale, decorso il termine di cui al comma 12, approva lo strumento urbanistico generale, con deliberazione da
pubblicarsi, per estratto, a cura dell'Amministrazione regionale, sul Bollettino Ufficiale della Regione, qualora:
15. Qualora siano state formulate riserve dalla Giunta regionale o siano state presentate opposizioni e osservazioni sullo strumento
urbanistico generale, il Consiglio comunale, si pronuncia motivatamente sulle stesse e approva lo strumento urbanistico generale
eventualmente modificato in accoglimento di esse, ovvero decide la sua rielaborazione. La riadozione è comunque necessaria quando le
modifiche da apportare siano tali da incidere sugli obiettivi e sulle strategie di cui al comma 3, lettera a), ovvero le intese di cui al comma
13 non siano raggiunte.
16. La deliberazione del Consiglio comunale e i relativi atti, di cui al comma 15, sono inviati all'Amministrazione regionale. La Giunta
regionale ne conferma l'esecutività con deliberazione che viene pubblicata, per estratto, sul Bollettino Ufficiale della Regione.
17. Ferma restando la disposizione di cui al comma 18, la Giunta regionale non conferma l'esecutività della deliberazione del Consiglio
comunale di cui al comma 15, limitatamente alle parti oggetto di modifiche introdotte a seguito dell'accoglimento di opposizioni e
osservazioni che confliggano con gli obiettivi e le strategie di cui al comma 3, lettera a), nonché per le parti in cui le modifiche introdotte
non attengano al superamento delle riserve regionali.
18. Qualora non risultino superate le riserve di cui al comma 15, il Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale,
sentita la struttura regionale competente, entro sessanta giorni dal ricevimento della deliberazione del Consiglio comunale di cui al
comma 15, con proprio decreto, dispone l'introduzione nello strumento urbanistico generale approvato delle modifiche ritenute
indispensabili e ne conferma l'esecutività, ovvero, nell'ipotesi di cui al comma 15, secondo periodo, ne dispone la rielaborazione.
L'avviso del decreto del Presidente della Regione è pubblicato, per estratto, sul Bollettino Ufficiale della Regione.
19. Nei procedimenti di cui ai commi 12 e 18 trovano applicazione i capi I e II del titolo I della legge regionale 20 marzo 2000, n. 7 (Testo
unico delle norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso), e successive modifiche.
20. I piani comunali di settore, elaborati in applicazione di leggi dello Stato o della Regione o su iniziativa autonoma del Comune, sono
strumenti finalizzati a disciplinare modalità di esercizio di attività di rilievo sociale, economico e ambientale relativamente all'intero
territorio comunale, integrano le indicazioni dello strumento urbanistico generale e costituiscono, ove necessario, variante al medesimo
purché rientrino nella flessibilità di cui al comma 7, lettera b), numero 1); in caso contrario, sono osservate le procedure di adozione e
approvazione previste dal presente articolo.
21. La procedura di formazione degli strumenti urbanistici generali e delle loro varianti dei Comuni classificati montani ai sensi della
legge regionale o aventi una popolazione residente inferiore a 2.500 abitanti ai sensi dell'articolo 15 della legge regionale 30 aprile 2003,
n. 12 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2003), è disciplinata dall'articolo 17 del decreto del Presidente della Regione 86/2008,
purché non vengano modificate le previsioni dell'articolo 10, comma 1, della legge regionale 20 dicembre 2002, n. 33 (Istituzione dei
Comprensori montani del Friuli Venezia Giulia).
22. La deliberazione del Consiglio comunale di approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni previsto dall'articolo 58 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
costituisce variante non sostanziale allo strumento urbanistico generale comunale ai sensi dell'articolo 17 del decreto del Presidente
della Regione 86/2008.”
3.2 Finalità del PRGC e motivazioni che determinano la predisposizione del Piano
Come già ricordato, la partecipazione preliminare è stata elemento importante nella costruzione del nuovo PRGC del Comune di
Pordenone. Tutto il materiale proveniente dall’ampio dibattito pubblico, a cominciare dalle idee dei cittadini, dagli approfondimenti
disciplinari e culturali differenti è stato composto ed elaborato, all’interno di un documento denominato “Testo unico” che
costituuisce una raccolta ragionata di dati, informazioni e riflessioni propedeutiche al nuovo Piano Regolatore Generale.
Da questa collezione sistematica di dati, approfondimenti e stimoli raccolti nel corso della fase di analisi propedeutica e partecipata
del territorio è stato possibile delineare le questioni chiave, le indicazioni e le criticità maggiormente sentite dai cittadini, che sono
state poi consegnate ai progettisti incaricati della redazione tecnica del nuovo Piano regolatore.
Il Testo Unico elaborato dall’arch. Monia Guarino - professionista incaricata della gestione della prima fase di partecipazione - con i
tecnici dell’ufficio di Piano e lo studio socioeconomico condotto dalla società Tolomeo di Treviso rimarcano la necessità di una
crescita più equilibrata e sostenibile del territorio pordenonese a partire dalle criticità idrogeologiche e sismiche a cui l’area di
Pordenone è soggetta.
E’ utile evidenziare che il comune di Pordenone ha circa il 53% del suo territorio che rientra nei vincoli del PAIL su cui si sviluppa
ben il 35% del tessuto edificato. Ciò comporta che in fase di redazione del nuovo PRGC vengano sviluppate strategie per la messa
in sicurezza di queste aree oltre che uno specifico percorso di sensibilizzazione della popolazione su questi temi. Sono infatti in
corso specialistiche analisi idrologiche condotte da tecnici ed esperti in materia.
Si riporta di seguito una analisi propedeutica effettuata mediante la lettura partecipata dello stato di fatto del territorio comunale
finalizzata a individuare problematiche di carattere economico, sociale e ambientale esistenti, che il PRGC è chiamato a mitigare o
comunque non aggravare.
3.2.1 Sintesi criticita’ e opportunita’ ambientali emerse nella fase di partecipazione del nuovo PRGC
La formazione del nuovo PRGC ha previsto un consistente iter partecipativo che si è concluso per quanto riguarda la fase di analisi
con la redazione del Testo Unico intitolato “Composizione di dati, informazioni, riflessioni propedeutiche alla redazione del nuovo
Piano Regolatore Generale Comunale” di luglio 2013.
Dalla fase partecipativa alla quale almeno 450 cittadini hanno dato il loro contributo, sono emerse criticità e opportunità relative al
sistema ambientale che sono ivi riportate e che fanno parte integrante del percorso di elaborazione del nuovo piano.
Le criticità e opportunità emerse al fine di rendere efficace il processo partecipativo effettuato, rientrano nella valutazione ambientale
strategica. Dunque oltre alle criticità/opportunità ambientali emerse dalla analisi ambientale del territorio in esame (Rif. cap.8),
vengono considerate anche le criticità ambientali percepite dai cittadini che hanno voluto riportare il loro contributo nel processo di
partecipazione per la costruzione del nuovo PRGC.
La costruzione del nuovo Piano ha messo al centro le questioni principali emerse nel dibattito di Pordenone più Facile, tanto che
nello stesso bando di gara del Piano è stato richiesto dalla Amministrazione Comunale che la redazione della componente
strutturale evidenziasse scenari alternativi in grado di consentire una agevole valutazione delle criticità/potenzialità della situazione
in essere e degli effetti positivi/negativi delle scelte che verranno assunte. Tali scenari alternativi come indicato nelle Direttive di
Piano, dovranno tenere conto delle principali ipotesi emerse nel corso del dibattito dei mesi precedenti rispetto a:
 consumo di suolo;
 capacità insediativa;
 salvaguardia ambientale
 riqualificazione urbana;
 miglioramento del sistema dei servizi.
TABELLA 3.1 - CRITICITÀ, OPPORTUNITÀ E INDIRIZZI DAL PROCESSO PARTECIPATO DI PORDENONE PIÙ FACILE - TESTO UNICO
CRITICITA’/ OPPORTUNITA’
risultanti da fase partecipativa
INDIRIZZI PER NUOVO PRGC
Acqua Rischio idrogeologico
Realizzazione incompleta della rete fognaria
Prevenire e mitigare il rischio idraulico
Rogge trascurate o tombinate
Potenzialità idroelettriche
Territorio delle risorgive delicato da preservare (Comina)
Necessità di condivisione con i cittadini dei monitoraggi
Mantenere/Potenziare i controlli degli indicatori di
contesto monitorati da ARPA
Favorire il miglioramento del sistema fognario
Preservare la qualità ambientale e i servizi
ecosistemici (con particolare attenzione alla rete
idrica e alla gestione degli usi plurimi).
Recuperare e riutilizzare l’acqua piovana
(scarichi, case, pulizie) sul modello del nord
Difendere il territorio dal fiume (esondazioni)
Promuovere la cultura del rischio naturale
Aria Mitigare l’inquinamento aria
Alto impatto nell’uso di stufe a legna
Ridurre il numero di giorni in cui si registra una
concentrazione di inquinanti nocivi.
Ridurre l’inquinamento atmosferico (criticità di
maggiore rilievo).
Potenzialità edili da recuperare
Ripensare e riabilitare gli spazi già compromessi.
Favorire la fruizione di strade (da vivere), orti
urbani, spazi comuni (pluriculturali).
Salute umana Tratti e collegamenti stradali pericolosi (incidentalità)
Inquinamento (malattie respiratorie) da mobilità
Ridurre e monitorare le emissioni
Viabilità più sicura
Agenti fisici Inquinamento acustico
Inquinamento elettromagnetico: necessità di condivisione
con i cittadini dei monitoraggi elettromagnetismo
Aumentare la dotazione di verde per ridurre il
rumore e aumentare la funzione di
Promuovere un’informazione più attiva e
finalizzata all’aumento di consapevolezza e
cambi di stile di vita (tra i temi: inquinamento
elettromagnetico domestico).
Piano di zonizzazione acustica.
naturali ed
Cisterne del gasolio abbandonate (da bonificare)
Terremoti e alluvioni (il rischio naturale e la sicurezza).
Frequenti esondazioni (pericolo pesticidi)
Verificare le cisterne di gasolio abbandonate
Potenziare i controlli.
Riqualificazione sismica tessuto urbano
esistente. Evitare nuove edificazioni in aree PAIL
Messa a sistema del verde
Mantenere equilibrio tra verde e costruito (forte densità
abitativa).
Valorizzazione ecosistemi e biodiversità
Impiegare il verde per mitigare l’impatto del
Collegare gli ecosistemi
Rendere fruibile il “verde” del Noncello
Perdita di vegetazione e incremento del costruito lungo le
direttrici Nord-Est e Nord-Ovest
Progressiva sostituzione dei seminativi con aree non
Preservare la biodiversità costuita dagli
ecosistemi del Noncello, Meduna e sistema
idrografico minore
Valorizzare e sistemare il verde esistente.
Distinguere tra verde urbano, semiurbano,
agricolo (da coltivare) e naturale (diversi
ecosistemi da tutelare e valorizzare).
Gestire aree agricole e aree boschive
pedemontane in modo sostenibile
Valorizzare risorgive e rogge (percorsi
naturalistici e turistici).
Organizzare la fruizione del verde nel rispetto
della naturalità, originalità e selvaticità di alcune
Progettare l’accessibilità alle aree verdi e i
collegamenti tra di esse.
Mobilità Piste ciclabili: molti tratti pericolosi, interrotti o non
funzionali al collegamento tra parti di città.
Trasporto pubblico poco incentivato
Inadeguatezza della ciclo-pedonalità.
Pedibus poco utilizzato
Mobilità (no ai parcheggi in strada).
Infrastrutturazione e funzionalità inadeguatezza di piste e
percorsi: incompleti, discontinui e non interconnessi,
insicuri per ciclisti e pedoni abili, scarsamente accessibili
per diversamente abili; promiscuità nell’uso eccessiva
scarsa visibilità nella prossimità di molti incroci,
pericolosità delle barriere di protezione.
Tratti e collegamenti critici e pericolosi.
Ring: non precedenza al pedone, percorrenza e
attraversamenti insicuri su quasi tutti i tratti.
Zone 30 km/h inefficaci (basate solo sul “colore”).
Inquinamento (malattie respiratorie).
Territorio servito in modo disomogeneo
Viabilità disincentivante per il trasporto pubblico (assenza
di corsie protette almeno verso i nodi nevralgici)
Inquinamento prodotto da alcuni mezzi altamente
Trasporto pubblico poco integrato nella vita di città.
Scarso incentivo del pendolare all’uso di mezzi pubblici e
mobilità lenta.
Barriere architettoniche ancora diffuse.
Rendere i centri urbani “bike friendly” (ricaduta su
PISUS)
Limitare il traffico e pedonalizzare ove possibile e
potenziare l’infomobilità (ricadute su PUMS)
Re-interpretare la Pontebbana come strada
urbana a servizio della città (ricaduta su PRG)
Eliminare le barriere architettoniche (ricaduta su
Vedi indirizzi PUMS
Energia Ridurre consumi energetici Edifici vecchi e rigenerazione energetica
Rifiuti Aumento della raccolta differenziata Ridurre produzione di rifiuti indifferenziati
3.3 Obiettivi generali del nuovo PRGC e strategie per il raggiungimento degli stessi
Il Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) è lo strumento della pianificazione urbanistica di livello comunale: localizza i servizi
e le infrastrutture destinate alla generalità dei cittadini e divide il territorio comunale in zone omogenee per caratteristiche e per
previsioni urbanistiche. Il Piano Regolatore è lo strumento essenziale, poiché ingloba al suo interno tutti gli strumenti urbanistici di
dettaglio deputati alla definizione particolareggiata degli interventi possibili nelle diverse aree della città.
La predisposizione del nuovo P.R.G.C. propone gli scenari alternativi come uno degli elementi principali del progetto preliminare; ciò
consente di esplicitare fino in fondo i ragionamenti progettuali e rendere divulgabili i vantaggi e gli svantaggi delle varie soluzioni,
permettendo di evidenziare e confrontare strategie alternative di Piano per valutare quelle complessivamente più vantaggiose per la
città e mettendo in luce i vantaggi e le criticità delle diverse opportunità valutate.
L’utilizzo degli scenari come strumento per l’approfondimento e la verifica dei temi territoriali più rilevanti, orienterà il processo di
costruzione del nuovo PRGC, favorendo uno sviluppo sostenibile della città con particolare attenzione ai temi del consumo di suolo,
dell’energia e dell’acqua, degli eco system services e del riuso del patrimonio edilizio esistente. L’elaborazione degli scenari, che
l’Amministrazione ha considerato con l’approvazione in Consiglio delle Direttive Urbanistiche, consentirà di ottenere una visione
strategica sulla crescita della città e sulla rigenerazione di alcune sue parti.
Gli obiettivi strategici del Piano potranno essere raggiunti attraverso scenari alternativi di trasformazione della città. I temi che
compongono questi scenari sono:
 il consumo di suolo;
 il rilancio dei processi di riqualificazione urbana;
 la sostenibilità degli interventi;
 la fattibilità degli interventi proposti in relazione alla crisi ed alle criticità del sistema economico locale.
Gli scenari sono costruiti sulla base di strategie alternative che tengono conto di una serie di indirizzi comuni – invarianti – che sono
emersi nel corso del dibattito partecipato sul Piano e che l’Amministrazione considera strategici e irrinunciabili.
Le invarianti sono presenti in tutti gli scenari individuati e rappresentano quindi gli elementi strutturanti delle scelte progettuali
illustrando i livelli prestazionali che le trasformazioni previste dovranno garantire.
Il nuovo PRGC individua inoltre i macro-indirizzi e gli indirizzi che tracciano la rotta che la progettazione urbanistica deve seguire ed
individuano strategie da perseguire e politiche urbane da approfondire, le invarianti di Piano esplicitano gli obiettivi di riferimento ed i
valori soglia a cui attestarsi per la costruzione degli scenari alternativi.
Queste invarianti riguardano:
 l’aumento della sicurezza del sistema urbano: incremento della sicurezza urbana intesa come requisito economico, sociale
e ambientale, e quindi riguardante il sistema del welfare, dei servizi e del quadro vincolistico geologico ed idraulico.
 la salvaguardia ambientale: salvaguardia e valorizzazione delle aree non costruite al fine di rafforzare il sistema
ambientale come elemento di mitigazione degli effetti della città costruita, anche con azioni di rigenerazione del patrimonio
edilizio a favore di un sistema più efficiente che riduca le emissioni nell’atmosfera
 il contenimento del consumo di suolo: messa a punto di politiche per limitare l’espansione della città su aree libere al fine
di tutelare la risorsa suolo e la qualità ecosistemica delle aree libere. Contestuale incentivazione della riqualificazione del
tessuto urbano esistente
 la cooperazione sovra comunale: individuazione di politiche comuni e coordinate con i comuni contermini al fine di
raccordare le scelte di pianificazione con lo scopo di intraprendere processi integrati per il miglioramento del sistema
territoriale esistente
In relazione alle diverse invarianti vengono definite quindi possibili politiche, alternative o da attuarsi in modo coordinato, la cui
applicazione possa consentire il raggiungimento degli obiettivi definiti per la città di Pordenone.
Le invarianti alla base della costruzione del nuovo P.R.G.C. riguardano aspetti tra loro molto diversi. Infatti mentre le indicazioni
relative al consumo di suolo ed alla salvaguardia ambientale rappresentano i principali nodi da sviluppare per la costruzione degli
scenari, il richiamo alla sicurezza del sistema urbano ed alla cooperazione comunale configurano una proposta di azione territoriale
che vuole superare i confini comunali ed i tempi tradizionali del Piano per testimoniare la necessità e l'urgenza di assumere un
diverso e più efficacie atteggiamento nei confronti del territorio.
Allo stato della redazione del presente documento, l’elaborazione del nuovo Piano regolatore ha previsto la redazione del
Documento di Sintesi, delle Direttive di Piano, la definizione degli obiettivi generali e la costruzione degli scenari di riferimento. Non
sono stati ancora individuati obiettivi specifici e azioni di piano che saranno dunque oggetto di valutazione nel successivo RA.
Nel seguito vengono indicati gli obiettivi generali di Piano inidviduati per il nuovo PRGC del Comune di Pordenone, suddivisi per
ciascuno dei seguenti sistemi di riferimento individuati:
 sistema ambientale e del paesaggio;
 sistema insediativo;
 sistema della produzione e del commercio;
 sistema dei servizi e delle infrastrutture.
TABELLA 3.2 - OBIETTIVI GENERALI DEL NUOVO PRGC
Obiettivo di piano
Sistema ambientale e
1. Salvaguardia e valorizzazione del sistema ambientale e tutela della qualità
ambientale urbana
OPg_1 Sovracomunale
2. Valorizzazione del potenziale ecosistemico OPg_2 Sovracomunale
3. Contenimento consumo di suolo OPg_3 Comunale
4. Aumento della sicurezza del sistema urbano OPg_4 Sovracomunale
5. Capacità attrattiva del sistema urbano OPg_5 Sovracomunale
6. Rigenerazione del tessuto urbano OPg_6 Comunale
produzione e del
7. Sviluppo attività economiche legate all’efficientamento energetico OPg_7 Sovracomunale
8. Innovazione delle strutture produttive OPg_8 Comunale
9. Individuazione e riuso aree dismesse OPg_9 Comunale
Sistema dei servizi e delle
10. Aumentare l'efficienza dei servizi e infrastrutture OPg_10 Sovracomunale
11. Ridurre i costi di gestione di medio e lungo periodo OPg_11 Comunale
12. Individuazione e incentivo per nuovi spazi per l’aggregazione sociale OPg_12 Comunale
13. Promuovere nuovi modi di concepire lo spazio urbano OPg_13 Comunale
14. Rafforzamento del sistema dei servizi e integrazione con la scala
OPg_14 Sovracomunale
3.4 Procedimento metodologico di costruzione del Piano
Sulla base del dibattito che si è sviluppato intorno ai temi della città SMART e alle criticità condivise nell’ambito del percorso
partecipato di Pordenone più facile sono stati individuati due macro-indirizzi per la costruzione del PRGC: risparmio delle risorse e
valorizzazione delle energie della città.
1. Risparmio delle risorse
La crisi ha determinato una riduzione della capacità di spesa è quindi necessario intervenire per limitare gli sprechi e aumentare
l’efficienza dei servizi e infrastrutture. In particolare:
 Aumentare l’efficienza dei servizi e infrastrutture
 Ridurre i fattori di costo di medio e lungo periodo
 Adeguare infrastrutture e sottoservizi
 Revisione complessiva degli oneri di urbanizzazione
 Limitare sviluppi ulteriori fino a nuova pianificazione
2. Valorizzazione delle energie della città
La pianificazione comunale deve adottare ogni misura per valorizzare le energie della città al fine di contrastare i fenomeni di
decadenza urbana. In particolare:
• Volano per lo sviluppo
• Innovazione delle strutture produttive
• Nuove forme di aggregazione sociale
• Riutilizzo di aree e spazi dismessi
• Nuovi modi di concepire lo spazio urbano
Sono quindi stati delineati gli indirizzi che il Piano intende perseguire:
1- RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA DEI SERVIZI
Il PRGC dovrà garantire una città più equilibrata nelle sue parti con servizi distribuiti equamente sul territorio in grado di connettere le
risorse del paesaggio urbano con le risorse ambientali. Lo scenario urbano dovrà essere incentrato sul disegno a rete dello spazio
2- RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA PRODUTTIVO
Innescare processi di evoluzione del sistema produttivo verso sistemi con forti componenti di innovazione, ricerca e formazione.
3- CAPACITA’ ATTRATTIVA DEL SISTEMA URBANO
Migliorare il rapporto di rete del sistema urbano anche a scala sovra territoriale e incentivare una riorganizzazione urbana che possa
incrementare l’offerta e il potere attrattivo dimensionata sulle esigenze dei cittadini e dei city user.
4- RIGENERAZIONE DEL TESSUTO URBANO
Incentivare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente per ottenere un miglioramento dell’efficienza energetica complessiva e una
nuova immagine urbana.
5- VALORIZZAZIONE DEL SISTEMA AMBIENTALE
Prevedere interventi di valorizzazione del sistema ambientale, potenziando il suo valore di servizio ecosistemico che svolge per la
sostenibilità urbana.
6- VALORIZZAZIONE DEL POTENZIALE ECOSISTEMICO
Promuovere politiche per la riorganizzazione degli spazi non costruiti al fine di migliorare gli apporti ecosistemici che garantiscono al
sistema urbano complessivo.
Per invarianti si intendono gli obiettivi di riferimento e i valori soglia a cui attestarsi per la costruzione degli scenari alternativi. Le
invarianti rappresentano quindi gli elementi strutturali delle scelte progettuali e il livello prestazionale minimo che le trasformazioni
del sistema urbano dovranno garantire. In particolare:
Limitare l’occupazione di suolo libero in relazione alla diverse possibilità di sviluppo della città preservando il più possibile le aree
libere a favore di evoluzione del tessuto esistente
Aumento della sicurezza del sistema urbano
Sicurezza intesa come requisito economico, sociale e ambientale, e quindi riguarda il sistema del welfare, dei servizi e del quadro
vincolistico geologico ed idraulico.
Cooperazione sovracomunale
Individuazione di politiche comuni e coordinate con i Comuni contermini al fine di delineare scelte condivise di pianificazione per
valorizzare il sistema esistente.
Salvaguardia e valorizzazione delle aree non costruite al fine di rafforzare il sistema ambientale come elemento di mitigazione degli
effetti della città costruita, anche con azioni di rigenerazione del patrimonio edilizio a favore di un sistema più efficiente che riduca le
Figura 3.1 – La costruzione del progetto di piano
La convergenza di criticità e opportunità emerse nelle tre fasi di analisi individuate - ovvero stato di fatto del territorio e trend
ambientale, processo partecipativo ed evoluzione del piano vigente - si concretizzano nella elaborazione del nuovo piano regolatore
attraverso la determinazione degli obiettivi di sostenibilità che rendono efficaci e valorizzano gli indirizzi emersi e che vanno poi a
contribuire alla individuazione degli obiettivi di piano per il livello considerato.
Gli obiettivi di sostenibilità confluiscono negli obiettivi di piano. Questi ultimi tramite una verifica di coerenza sono rapportati agli
obiettivi di sostenibilità ambientale di riferimento emersi dalla valutazione di principi individuati dall’Unione Europea e saranno - in
fase di RA - rapportati agli obiettivi degli altri piani mediante una analisi di coerenza esterna.
Spetta poi alla fase successiva di elaborazione del piano definire gli obiettivi specifici e le azioni, tenendo conto, da un lato, degli
indirizzi derivanti dagli strumenti di pianificazione e programmazione, sia territoriali che settoriali, e, dall’altro, dell’analisi dei punti di
forza e delle criticità del territorio considerato emersi nella fase di conoscenza condivisa, in fase di partecipazione e in fase di
consultazione con gli ECA. Verrà effettuata in sede di RA l’analisi di coerenza esterna con gli obiettivi degli altri piani.
La metodologia individuata rende efficace il processo di lettura partecipata dello stato di fatto del territorio (da processo Pordenone
più Facile), integrando tale analisi con la lettura dinamica dello stato ambientale, il trend demografico e le previsioni urbanistiche
residue del Piano regolatore vigente.
Figura 3.2 –Processo di formazione degli obiettivi di piano per il livello considerato
L’elaborazione del nuovo Piano Regolatore Comunale ha previsto la costruzione di scenari alternativi descritti nel capitolo 12.
La costruzione degli scenari alternativi di Pordenone è strutturata sull'aggregazione delle diverse politiche ed azioni. La selezione e il
coordinamento di diverse azioni tiene conto dei risultati attesi in termini di sostenibilità e del rispetto delle indicazioni operative
esplicitate dalle invarianti.
Gli scenari sono strutturati per rispondere in modo differenziato ai livelli prestazionali assunti negli obiettivi e presentano differenze
rispetto ai risultati attesi e ai tempi di attuazione. La struttura del progetto di Piano consentirà l'integrazione di azioni complementari
anche se contenute in scenari differenti.
4 INQUADRAMENTO NORMATIVO E PIANIFICATORIO
4.1 Normativa europea
La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) degli strumenti di pianificazione e programmazione è stata introdotta nella Comunità
Europea dalla Direttiva 2001/42/CE 2del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, entrata in vigore il 21 luglio 2001,
direttiva meglio nota come direttiva sulla VAS, quale strumento metodologico per l'integrazione delle considerazioni di carattere
ambientale nell'elaborazione e nell'adozione di taluni piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente.
La valutazione ambientale è dunque una procedura che garantisce che gli effetti dell'attuazione dei piani e dei programmi in
questione siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro adozione; pertanto dovrebbe contribuire ad
adottare soluzioni più sostenibili e più efficaci a mantenere un elevato livello di protezione dell'ambiente.
4.2 Normativa nazionale
A livello nazionale la Direttiva 2001/42/CE è stata recepita dalla D. Lgs. n. 152/2006 “Norme in materia ambientale”,
successivamente modificato dal D. Lgs. n. 4/2008 e dal D.Lgs. 128/2010. Ulteriori specifiche sul processo di VAS vengono date
dall’art.16 della legge urbanistica nazionale (l.1150/1942), così come modificata dall’art.5, comma 8 del d.l. 70/2011.
4.3 Normativa regionale
A livello regionale, il D. Lgs 04/2008, entrato in vigore il 13 febbraio 2008, dava un anno di tempo alle regioni per adeguare il proprio
ordinamento. Scaduto tale termine, il 13 febbraio 2009, trovano diretta applicazione le disposizioni del decreto stesso, ovvero le
disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili. Nelle more dell’adozione di una propria e specifica regolamentazione, la Regione
applica pertanto la normativa comunitaria e statale. La valutazione ambientale strategica applicata agli strumenti di pianificazione
urbanistica comunale, è stata normata per alcuni aspetti particolari, dall’articolo 4 della l.r. 5 dicembre 2008, n. 16, modificato ed
integrato dalla l.r. 13/2009.
La Regione Friuli-Venezia Giulia con la Legge Regionale 06 maggio 2005 n. 11 3ha recepito autonomamente quanto contenuto
nella Direttiva, anticipando la legislazione nazionale che sarebbe dovuta essere emanata entro la scadenza (prevista dalla stessa
direttiva) del mese di luglio 2004.
Gli articoli di tale legge riferiti alla VAS (dall’art. 4 al 12) sono stati ABROGATI dalla L.R. 30 luglio 2009, n. 134 (Legge comunitaria
2008). Infine, la Valutazione Ambientale Strategica applicata agli strumenti di pianificazione urbanistica comunale è normata in
Regione dall’articolo 4 “Valutazione ambientale strategica degli strumenti di pianificazione comunale” della L.R. 5 dicembre 2008, n.
165, modificato ed integrato dalla L.R. 13/2009.
4.4 Individuazione e descrizione del quadro pianificatorio e programmatico
Nel seguito si riporta un primo elenco e le descrizioni dei Piani e Programmi pertinenti con il Piano Regolatore Comunale di
Pordenone, rispetto ai quali, nel Rapporto Ambientale, sarà svolta l’analisi di coerenza esterna, approfondendo e specificando
eventuali relazioni e incoerenze:
1. Piano Urbanistico Regionale Generale (PURG)
2. Piano di Governo del Territorio (PGT)
3. Programma di sviluppo rurale
2 direttiva 2001/42/CE del parlamento europeo e del consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati
piani e programmi sull’ambiente.
3 “Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli-Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità
Europee. Attuazione della direttiva 2001/42/CE, della direttiva 2003/4/CE e della direttiva 2003/78/CE (Legge comunitaria 2004)”
4 “Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli-Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità
europee. Attuazione della direttiva 2006/123/CE. Attuazione dell'articolo 7 della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione
degli uccelli selvatici. Attuazione del Regolamento (CE) n. 853/2004 in materia di igiene per gli alimenti di origine animale. Modifiche a
leggi regionali in materia di sportello unico per le attività produttive, di interventi sociali e artigianato, di valutazione ambientale
strategica (VAS), di concessioni del demanio pubblico marittimo, di cooperazione allo sviluppo, partenariato internazionale e
programmazione comunitaria, di gestione faunistico-venatoria e tutela dell'ambiente naturale, di innovazione (Legge comunitaria
5 Norme urgenti in materia di ambiente, territorio, edilizia, urbanistica, attività venatoria, ricostruzione, adeguamento antisismico,
trasporti, demanio marittimo e turismo.
4. Piano energetico regionale
5. Piano Regionale dei Rifiuti;
6. Piano Regionale di Tutela delle Acque;
7. Programma Provinciale attuativi del Piano Regionale di gestione Rifiuti;
8. Piano di Azione Regionale;
9. Piano di Azione Comunale;
10. Piano Regionale per il miglioramento della qualità dell’aria;
11. Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico del bacino del fiume Livenza (P.A.I.L.)
12. Piano Stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza - sottobacino del Cellina – Meduna
13. PISUS
14. Piano Energetico Comunale (in corso di redazione).
15. Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (in corso di redazione)
16. Piano Comunale di Classificazione Acustica (in corso di redazione)
17. Altri piani, programmi e di settore emersi in fase di consultazione
 Piano Urbanistico Regionale Generale (PURG)
Il Piano Urbanistico Regionale Generale del Friuli-Venezia Giulia (PURG) è in vigore dal 1978. Tale piano è basato sul principio
dell’urbanistica “a cascata” e rappresenta il vigente sistema organico di disposizioni generali di direttive alle quali attenersi nella
redazione dei piani di grado subordinato. Esso stabilisce le direttive ed i criteri metodologici per assicurare unità di indirizzi ed
omogeneità nei contenuti della pianificazione urbanistica di grado subordinato. In relazione a ciò, entro il quadro generale
dell’assetto territoriale della Regione, vengono indicati gli obiettivi per gli insediamenti edilizi, urbani e rurali e per le attività industriali,
agrarie e terziarie da esercitarsi sul territorio; fornisce indicazioni circa le opere pubbliche e gli impianti necessari per i servizi di
interesse regionale, le aree da riservare a destinazioni speciali, ed infine specifica le priorità sia generali che di settore per il
raggiungimento degli obiettivi prefissati. Tale piano è stato adottato con DPGR n. 0481/Pres del 05/05/1978 e successivamente
approvato con DPGR n. 0826/Pres del 15/09/1978.
Il PURG stabilisce le direttive ed i criteri metodologici per assicurare unità di indirizzi ed omogeneità nei contenuti della pianificazione
urbanistica di grado subordinato. In relazione a ciò, entro il quadro generale dell’assetto territoriale della Regione vengono indicati gli
obiettivi per gli insediamenti edilizi, urbani e rurali, e per le attività industriali, agrarie e terziarie da esercitarsi sul territorio.
 Piano di Governo del Territorio (PGT)
Il procedimento di approvazione del Piano di Governo del Territorio si è concluso il 16 aprile 2013 con il decreto del Presidente della
Regione n. 084/Pres ed entrerà in vigore non prima del 2015.
Il PGT è uno strumento di supporto per l’attività di governo del territorio della Regione avente natura d’indirizzo, d’inquadramento e
promozione delle politiche per lo sviluppo socioeconomico e territoriale sostenibile, che mira a rendere coerente la visione strategica
della programmazione generale con il contesto fisico, ambientale, culturale ed economico. Il PGT costituisce lo strumento di
riferimento per il governo del territorio che indica gli indirizzi per la redazione degli strumenti di pianificazione ai diversi livelli; e
rappresenta il quadro di coerenza per le pianificazioni settoriali ed i piani struttura di area vasta che debbono essere coerenti con il
PGT.
L’obiettivo generale del PGT è di agevolare e favorire le iniziative locali in grado di arricchire il territorio, valorizzarne le eccellenze e
incrementarne la competitività. Altro obiettivo è l’accrescimento qualitativo complessivo del tessuto strutturale regionale a cui
concorrono armature infrastrutturali efficaci, livelli di ricettività adeguati a favorire la conoscenza e la fruizione del territorio, sviluppo
dei settori che compongono il sistema economico, anche ricorrendo ad una diversa concezione del rapporto pubblico-privato.
Le linee guida del PGT evidenziano la necessità di perseguire risultati sia nel sociale che nel campo del sostegno alle imprese,
creando condizioni per lo sviluppo di filiere e di distretti, favorendo l’ammodernamento tecnologico e la plurifunzionalità a vantaggio
di una produzione sempre più integrata con la ricerca e l’innovazione.
 Programma di sviluppo rurale 2007 – 2013 (PSR)
Il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (approvato dalla Giunta regionale con
Deliberazione n. 643 del 22/03/2007), è un documento programmatico finalizzato al sostegno dello sviluppo rurale da parte del
Il principale riferimento normativo del PSR è il Regolamento (CE) n. 1698/2005 (emanato dal Consiglio dell'Unione Europea il 20
settembre 2005), di cui il PSR tiene conto per stabilire gli obiettivi che la politica di sviluppo rurale della Regione intende conseguire,
nonché le priorità e le Misure di sviluppo rurale da attivare.
La Commissione Europea con Decisione C(2007) 5715 del 20 novembre 2007, ha formalizzato l'approvazione del Programma di
Sviluppo Rurale 2007-2013 e la Giunta regionale ne ha preso atto con la Delibera n. 2985 del 30 novembre 2007. Il Programma di
Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è articolato in 4 Assi in funzione di obiettivi specifici:
Asse 1 - miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale;
Asse 2 - miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale;
Asse 3 - qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell'economia rurale;
Asse 4 - Leader.
Complessivamente sono attivate 27 Misure, suddivise a loro volta in Azioni ed Interventi volti al potenziamento strutturale delle
imprese agricole e forestali, al ricambio generazionale, al miglioramento della qualità dei prodotti, delle infrastrutture a servizio della
produzione, delle capacità imprenditoriali e professionali, al mantenimento delle attività nelle aree montane, alla diffusione di pratiche
agroambientali, allo sviluppo dell'utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia, alla diversificazione del reddito nelle zone
rurali, al rafforzamento del capitale sociale e delle capacità di governo dei processi di sviluppo locale.
 Piano regionale di gestione dei rifiuti
Nella Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia lo smaltimento dei rifiuti è regolato dalla L.R. 07.09.1987, n. 30, recante “Norme
regionali relative allo smaltimento dei rifiuti” e da successive modifiche ed integrazioni. La Regione Friuli Venezia Giulia recepisce
la normativa comunitaria e nazionale in regolamentazioni.
Sulla base di una dettagliata analisi del territorio e dei flussi di rifiuti a livello regionale, il territorio viene suddiviso in bacini coincidenti
con gli ambiti provinciali, vengono previste norme generali per una gestione ottimale del servizio di raccolta, recupero e smaltimento
dei rifiuti ed individuate le necessità impiantistiche.
I compiti della Regione in materia di rifiuti sono:
- disciplinare la gestione dei rifiuti favorendo la riduzione della produzione e la regolamentazione della gestione degli stessi
attraverso un sistema integrato;
- promuovere l'impiego di idonee e moderne tecnologie in modo da assicurare le più alte garanzie di protezione
dell'ambiente e di tutela della salute dei cittadini;
- favorire la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso il riutilizzo, il reimpiego ed il recupero dai rifiuti urbani e
- attuare il decentramento attraverso il conferimento di funzioni nel settore alle province ed ai comuni.
Le linee guida delle azioni previste dalla Regione sono riportate nei “Piani di gestione dei rifiuti”. La Regione Friuli Venezia Giulia,
con D.P.Reg. n.0357/Pres. del 20.11.2006, ha approvato il “Piano regionale di gestione rifiuti - Sezione rifiuti speciali non pericolosi e
rifiuti speciali pericolosi, nonché sezione rifiuti urbani pericolosi". Con Decreto del Presidente della Regione n. 0278/Pres. di data 31
dicembre 2012 la regione ha approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.
La fase attuativa dei Piani viene demandata poi alle singole Province che, nella redazione dei propri programmi, adeguano ed
integrano le linee guida regionali alle reali esigenze del proprio territorio.
 Programma attuativo Provinciale del Piano Regionale di Gestione Rifiuti pericolosi e non pericolosi nonché rifiuti urbani
A livello provinciale il “Piano regionale di gestione rifiuti - Sezione rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti speciali pericolosi, nonché
sezione rifiuti urbani pericolosi".è stato approvato con D.P.Reg. n.0357/Pres. del 20.11.2006
Questo programma provinciale attuativo recepisce le norme tecniche elaborate dal Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti; ad
esso e alle norme di legge vigenti si rimanda per i dettagli tecnici nel caso della progettazione e della gestione (in fase di esercizio e
post-esercizio) degli impianti.
 Piano Regionale di Tutela delle Acque
ll Piano regionale di tutela delle acque (PRTA) è lo strumento previsto all’articolo 121 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
attraverso il quale le Regioni individuano gli interventi volti a garantire la tutela delle risorse idriche e la sostenibilità del loro
sfruttamento per il conseguimento degli obiettivi fissati dalla Direttiva comunitaria 2000/60/CE.
Il PRTA (in fase di approvazione) si pone lo scopo di descrivere lo stato di qualità delle acque in Regione e di definire le misure per
il raggiungimento degli obiettivi di qualità, attraverso un approccio che integri sapientemente gli aspetti quantitativi della risorsa,
come ad esempio il minimo deflusso vitale ed il risparmio idrico, con quelli più tipicamente di carattere qualitativo.
In particolare nel PRTA sono individuati i “corpi idrici” superficiali e sotterranei che rappresentano l’unità base a cui fare riferimento
per la conformità con gli obiettivi ambientali imposti dalla Direttiva Quadro Acque. Sulla base delle criticità emerse in fase conoscitiva
sono state individuate le azioni necessarie per poter raggiungere gli obiettivi di qualità imposti dalla Direttiva Quadro Acque.
 Piano di Azione Regionalle
La Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia nel 2005 ha approvato con la delibera numero 421 il “Piano d’azione per il
contenimento e la prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico”. E' lo strumento di riferimento per i Comuni
finalizzato alla gestione delle criticità legate all’inquinamento atmosferico. Si attua attraverso i Piani di azione comunali (PAC).
In seguito ad aggiornamenti normativi, con decreto del Presidente n° 10 dd 16/01/2012 il Piano d’azione regionale è stato
definitivamente approvato e pubblicato sul S.O. n.5 al BUR n°4 dd 25 gennaio 2012.
 Piano regionale di miglioramento della qualità dell’aria
Il Piano regionale di miglioramento della qualità dell’aria è stato approvato con Decreto del Presidente della Regione n. 0124/Pres.
del 31 maggio 2010. Il piano si basa sulla valutazione dell'aria a scala locale nell’ambito territorio regionale e contiene misure volte
a garantire il rispetto dei valori limite degli inquinanti entro i termini stabiliti dal decreto legislativo 351/1999, dal decreto ministeriale
60/2002, dal decreto legislativo 152/2007, dal decreto legislativo 120/2008 ed il raggiungimento, attraverso l'adozione di misure
specifiche, dei valori bersaglio dei livelli di ozono, ai sensi del decreto legislativo 183/2004.
La valutazione della qualità dell’aria a scala locale su tutto il territorio regionale e la successiva zonizzazione, per gli inquinanti per
cui è prescritta la valutazione stessa, si basano sui risultati del monitoraggio della qualità dell’aria: tali dati sono stati integrati con
una metodologia che, sulla base di elaborazioni statistiche e modellistiche, ha permesso di effettuare una stima delle concentrazioni
di inquinanti dell’aria su tutto il territorio della regione.
Il Piano, con particolare attenzione alle suddette zone, promuove delle misure mirate alla risoluzione di criticità relative
all’inquinamento atmosferico derivante da sorgenti diffuse fisse, dai trasporti, da sorgenti puntuali localizzate. Tali misure sono
declinate in archi temporali di breve, medio o lungo termine. Si tratta di misure a carattere prevalentemente generale, finalizzate a:
• conseguire, o tendere a conseguire, il rispetto degli obiettivi di qualità dell’aria stabiliti dalle più recenti normative;
• avviare un processo di verifica del rispetto dei limiti nel caso del biossido di azoto tramite aggiornamento del quadro
conoscitivo del Piano ed eventuale ricalibrazione degli interventi nei prossimi anni;
• contribuire al rispetto dei limiti nazionali di emissione degli ossidi di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili ed
• conseguire una considerevole riduzione delle emissioni dei precursori dell’ozono e porre le basi per il rispetto degli standard
di qualità dell’aria per tale inquinante;
• contribuire, tramite le iniziative di risparmio energetico, di sviluppo di produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili e
tramite la produzione di energia elettrica da impianti con maggiore efficienza energetica, a conseguire la percentuale di
riduzione delle emissioni prevista per l’Italia in applicazione del protocollo di Kyoto.
Gli obiettivi generali di Piano sono i seguenti:
OG1 - risanamento, miglioramento e mantenimento della qualità dell’aria
OG 2 - diminuzione del traffico veicolare
OG 3 - risparmio energetico
OG 4 - rinnovo tecnologico
OG 5 - applicazione del Piano secondo criteri di sostenibilità complessiva
OG 6 - applicazione e verifica del Piano
Gli obiettivi specifici di Piano sono i seguenti:
OS1 - riduzione delle emissioni
OS 2 - riduzione percorrenze auto private
OS 3 - riduzione delle emissioni dei porti
OS 4 - formazione tecnica di settore
OS 5 - coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico
OS 6 - verifica efficacia delle azioni di Piano
OS 7 - controllo delle concentrazioni di inquinanti
 Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico del bacino del fiume Livenza (P.A.I.L.)
Il Piano per l'Assetto Idrogeologico del bacino del fiume Livenza (P.A.I.L.), predisposto ai sensi dell’art. 1, comma 1, della L. 267/98
e della L. 365/2000, è stato redatto, adottato e approvato quale stralcio del Piano di bacino del fiume Livenza, interessante il
territorio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Regione del Veneto. In particolare, è stato approvato con D.P.C.M.
del 22.07.2011.
Il P.A.I.L. è uno strumento di pianificazione che ha valore di piano territoriale di settore, ed è lo strumento conoscitivo, tecnico-operativo
e normativo che, per legge, deve individuare, perimetrare e classificare le aree fluviali e quelle pericolose sotto il profilo
idraulico, geologico e valanghivo. Attraverso il P.A.I.L. si vanno ad identificare sia le aree fluviali (che sono tutte quelle che il corso
d’acqua deve poter impegnare nel suo fluire), che le aree esterne al fiume, pericolose, perché esposte al rischio di inondazioni e/o
Con la Delibera n. 4 del Comitato Istituzionale del 9 novembre 2012, è stato adottato il Progetto di Prima Variante del P.A.I.L.. In
particolare, per quanto riguarda la valutazione della pericolosità idraulica, è importante richiamare che le aree classificate come
pericolose dal P.A.I.L. non sono state modificate. Sono invece state introdotte le cosiddette Zone di Attenzione, per le quali esiste
un’indicazione di possibile criticità.
L’Amministrazione comunale ha avviato con la Regione la procedura di ridefinizione delle perimetrazioni delle zone di pericolosità
idraulica del territorio di Pordenone.
 Piano Stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza - sottobacino del Cellina - Meduna
Il Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica del bacino del Livenza, sottobacino del Cellina-Meduna (PSI), approvato con DPCM del
27.04.2006, rappresenta lo strumento attraverso il quale individuare e programmare gli interventi e le azioni necessarie per
conseguire un corretto assetto del bacino idrografico inteso quale unità territoriale di riferimento, così come previsto dalla L. 183/89.
La pianificazione di bacino negli intendimenti della L.183/89 rappresenta lo strumento attraverso il quale individuare e programmare
gli interventi e le azioni necessarie per conseguire un corretto assetto del bacino idrografico inteso quale unità territoriale di
In relazione alla sua complessità, con successivi strumenti normativi, è stata prevista la possibilità di costituire il piano di bacino
attraverso piani stralcio che comunque devono essere resi tra loro compatibili e riconducibili ad una visione unitaria del bacino
idrografico, col fine di affrontare le varie tematiche anche separatamente, in relazione alla urgenza di disporre subito di strumenti
attuativi e cogenti.
Il presente piano può considerarsi un secondo stralcio della pianificazione di bacino del fiume Livenza nel sottobacino del Cellina -
Meduna ed affronta le problematiche relative alla sicurezza idraulica del territorio compreso nell’alto e medio corso, pur tuttavia
tenendo presenti anche alcune problematiche connesse a situazioni locali di sicurezza idraulica esistenti nel bacino di pianura, oltre
a problemi di gestione generale del territorio e delle aste fluviali.
Di seguito si riporta la pianificazione comunale in corso di elaborazione.
 Piano di Azione comunale
Il piano di Azione Comunale per il contenimento e la prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico (PAC) è in
applicazione delle normative europee, nazionali e regionali in materia di prevenzione e gestione degli episodi acuti di inquinamento
atmosferico. I Comuni di Pordenone, Porcia e Cordenons (individuati dalla Regione come area di gestione unitaria di questi
fenomeni) hanno approvato un piano d’azione con le misure di emergenza da attivare in caso di prolungato superamento dei valori
limite nella concentrazione in aria delle polveri sottili (PM10) e del biossido di azoto (NO2), che sono gli inquinanti più critici per l’area
pordenonese. Il “piano di azione comunale per il contenimento e la prevenzione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico”
(“PAC”), disciplina quindi i contenuti e le condizioni di attivazione delle misure di emergenza, che impongono limitazioni alla
circolazione dei veicoli a motore, al riscaldamento degli edifici e all’accensione di fuochi all’aperto.
 Piano Energetico Comunale
Il piano energetico comunale è in corso di redazione; esso è uno strumento di pianificazione in materia di energia per favorire,
promuovere e attuare su scala comunale il risparmio energetico, il controllo, l'uso razionale, la produzione e la generazione diffusa di
energia con l'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, in conformità e in attuazione della programmazione energetica regionale.
Il piano energetico comunale è un documento di indirizzo, di programmazione territoriale, di monitoraggio e di rendicontazione che
guida l’amministrazione comunale nel percorso di trasformazione sostenibile del proprio territorio. Prioritario ai fini del
raggiungimento degli Obiettivi Europei “Europa 2020” (strategia del 20-20-20 entro il 2020) è la promozione dell’efficienza energetica
e lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili.
Gli obiettivi del Piano riguardano la sostenibilità energetica, la sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale e sono nel
 OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ ENERGETICA
1. Promuovere attività, azioni, comportamenti finalizzate alla riduzione del fabbisogno energetico comunale,
incrementando l’efficienza, riducendo i consumi ed eliminando gli sprechi.
2. Favorire e potenziare la produzione di energia mediante il ricorso alle fonti rinnovabili in funzione del potenziale
territoriale e della disponibilità di risorse energetiche locali;
3. Razionalizzare ed efficientare le reti di distribuzione energetica territoriale;
4. Ridurre la dipendenza energetica.
 OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
1. Riduzione delle emissioni di anidride carbonica e altri gas climateranti;
2. Migliorare la qualità dell’aria e la salubrità del contesto urbano;
3. Utilizzare in maniera sostenibile le risorse naturali del territorio;
4. Tutelare il paesaggio;
5. Salvaguardare la natura e la biodiversità;
 OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ ECONOMICA E SOCIALE
1. Favorire e promuovere lo sviluppo di attività produttive nel settore della green economy e dell’efficienza energetica;
2. Promuovere la formazione e la riqualificazione professionale di personale nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza
3. Diffondere e promuovere un comportamento sostenibile nella sfera privata e pubblica.
 Piano Urbano della Mobilità Sostenibile
Il Piano è in corso di elaborazione anche il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile integrato, le cui previsioni debbono essere
coerenti con quelle del Piano Regolatore Generale e degli altri strumenti di pianificazione
Il PUMS definisce un quadro organico di politiche per la mobilità a scala urbana considerando le criticità esistenti e le azioni
realizzabili sia nel breve che nel medio-lungo periodo a livello locale e, in alcuni casi anche sovracomunale. Esso consente di
coordinare le azioni di settore in un più ampio quadro di strategie, di obiettivi e di priorità che non definiscono solo l’assetto del
sistema della mobilità, ma concorrono al disegno complessivo della città, orientandone lo sviluppo.
Il PUMS si sta orientando su 16 Ambiti di interventi, articolati su una molteplicità di azioni, come di seguito illustrato:
 Ambito di intervento 1 - Il quadro conoscitivo. Comprende la ricostruzione del quadro attuale della mobilità attraverso
l'esecuzione di indagini e rilievi di traffico mirati (flussi di traffico e interviste O/D, interviste ai commercianti, interviste ai
cittadini, indagine sulla propensione alla ciclabilità, indagini sulla domanda e offerta di sosta, indagini sul TPL (gomma
urbana e servizi ferroviari);
 Ambito di intervento 2 - Il modello di simulazione della mobilità. Comprende la costruzione di un modello multimodale
di simulazione per la verifica degli scenari di progetto e la valutazione dei valori del set degli indicatori trasportistici e
ambientali scelti.
 Ambito di intervento 3 - Una pianificazione per l’area vasta. Comprende proposte per le grandi infrastrutture ferroviarie
e l’aggancio al corridoio V , la grande viabilità e la gronda nord con riguardo anche alla programmazione sovra comunale,
in coerenza con il Piano Regionale delle Infrastrutture di Trasporto, della Mobilità delle Merci e della Logistica della regione
 Ambito di intervento 4 - Partire dal centro: le ZTL e le aree pedonali. Comprende proposte per l'estensione della ZTL
al ring, l'ampliamento della zona 30 al contorno del ring, l'individuazione di nuove zone pedonali nel centro storico;
 Ambito di intervento 5 - La mobilita dolce. Comprende proposte per nuove piste ciclabili a carattere intercomunale, il
ciclo ring, la chiusura a rete delle ciclabili urbane e le ciclabili nei parchi, un nuovo percorso ciclopedonale di collegamento
tra la Fiera e il centro storico, la ciclabilità turistica, l'individuazione di attrezzature per favorire l’uso della bicicletta;
 Ambito di intervento 6 - Pordenone città sicura. Comprende l'analisi dei luoghi ad alta incidentalità e la proposta di
interventi coordinati per la sicurezza stradale;
 Ambito di intervento 7 - Pordenone città amica: le zone 30, le isole ambientali e la zone a traffico moderato.
Comprende l'individuazione di nuove zone 30 e zone ambientali per quartieri di Pordenone e frazioni.
 Ambito di intervento 8 - Nuove politiche per la sosta. Comprende l'individuazione di nuovi parcheggi park&bike,
l'eliminazione graduale degli stalli dal ring, la gestione degli utenti della sosta e la loro ricollocazione.
 Ambito di intervento 9 - Interventi a carattere immateriale per favorire un nuovo riparto modale. Comprende azioni
volte ad armonizzare i tempi della città, la creazione di un portale informativo per l’incontro domanda/offerta (migliore
occupazione dell’auto, organizzazione del viaggio intermodale: bus urbano/extraurbano/treno), campagne di promozione
per la mobilità sostenibile, azioni di telecontrollo per favorire lo split modale;
 Ambito di intervento 10 - La regolazione della circolazione come strumento per un uso diverso di parti della città.
Comprende azioni volte alla riduzione traffico su via Riviera e lungo il ring da verificare con l'adozione di schemi circolatori
a margherita, e azioni volte alla fluidificazione del traffico con l'adozione di stanze di circolazione su alcune zone della città
 Ambito di intervento 11 - Nuove infrastrutturazioni e interventi da ultimo miglio.Contiene proposte per la risoluzione
del nodo di Ponte Meduna, il prolungamento della bretella sud verso l’area artigianale e via Treviso, proposte per una
nuova viabilità di distribuzione alternativa a viale delle Grazie;
 Ambito di intervento 12 - Il trasporto pubblico su gomma. Sulla base delle nuove risorse disponibili per il TPL urbano
e sulla base delle indicazioni programmatiche sovra comunali (Piano Regionale del Trasporto Pubblico Locale dellaRelated Documents
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