Source: http://www.agoraliberale.eu/index.php?tipo=INIZIATIVE
Timestamp: 2019-10-23 16:06:54+00:00
Document Index: 18237018

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

06 ottobre 2019 - P A L E R M O
D’iniziativa dei Deputati ...................
Modificazioni alla disciplina di accesso ai corsi universitari
Gli articoli 3 e 34 della Costituzione assicurano al Cittadino il dovuto rispetto da parte dell’ordinamento dei seguenti principi: rimozione di ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, e garanzia di libertà di accesso anche ai gradi più alti degli studi.
E non a caso, l’esame dei testi giuridici di commento della Carta Costituzionale, proprio a proposito dell’art. 34 il cui incipit recita “La scuola è aperta a tutti …” riportano il richiamo alla L. 390 del 2/12/1991 partorita dal VII Governo Andreotti (Ministro per la Pubblica Istruzione l’on. Misasi) la quale all’art. 1 avverte: “In attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione, la presente legge detta norme per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso all’istruzione superiore e, in particolare, per consentire ai capaci e, meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
E’ davvero paradossale, onorevoli Colleghi, dover constatare come il decadimento della tecnica legislativa costringa noi qui, oggi, a rilevare l’arretramento della normativa riguardo il diritto di accesso agli studi superiori, sino al punto di segnalare come essa, a partire dalla legge 2 agosto 1999 n°264, istitutiva del numero chiuso presso le facoltà e dei tanto contestati test di valutazione per l’accesso ad ormai quasi tutti i corsi di laurea, si ponga in stridente contrasto con i richiamati principi costituzionali.
La finalità della presente proposta di legge è così quella di rivitalizzare la Carta Costituzionale offrendo, soprattutto ai giovani, ciò che i Padri Costituenti consideravano elemento essenziale per il pieno sviluppo della persona umana, e cioè il sapere ai più alti livelli.
Non sfuggono certamente le motivazioni di fondo – di natura economica – che hanno spinto il legislatore a riservare l’accesso ai corsi di laurea ad una ristretta cerchia di fortunati cui viene infine anche assicurata una sicura corsia preferenziale di accesso ad ambiti sbocchi occupazionali.
Tuttavia, dette motivazioni di ordine economico sono in stridente contrasto con i dati statistici che – lungi dal rappresentare preoccupanti crescite – confermano stabile al 40% circa il tasso di iscrizione dei giovani all’Università.
Ed ove si consideri che la riforma del ’99 ha anche introdotto la “laurea breve” che accresce sicuramente le domande di accesso agli Atenei, si può affermare che il mantenimento della precedente normativa – con corsi di studio più impegnativi e priva dei test di accesso – avrebbe probabilmente condotto ad una riduzione del tasso di iscrizione universitaria ed ad un ridimensionamento dei costi di gestione del complesso ed articolato settore.
Ed in ogni caso, ravvisata la necessità di una rigida selezione propedeutica al conferimento della laurea, non è dato comprendere in ragione di quale principio la selezione debba essere praticata sulla soglia di accesso agli Atenei e non dentro le aule.
Il coro di protesta che si leva dai giovani è sicuro indice di scarso gradimento del criterio selettivo adottato, ma anche ove detto criterio venisse migliorato rimarrebbe comunque iniquo e deleterio per le sorti del Paese.
Come spiegare a tutti i giovani che hanno conseguito il diploma di maturità classica o scientifica di doversi rassegnare a tenere un titolo di studio che – di fatto – nasce con finalità introduttive ai successivi studi universitari?
La proposta di legge in esame si compone di tre articoli:
L’art. 1 riassume le finalità appena enunciate.
L’art. 2 prevede la modificazione dell’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n°264, disponendo il criterio di ammissione ai corsi da parte di ciascun Ateneo sulla base di una graduatoria permanente volta a consentire – anno dopo anno – l’accesso a tutti alla formazione universitaria utilizzando – solo fra i richiedenti l’iscrizione a ciascun anno accademico – il criterio della precedenza del voto di maturità, ed a parità di voto, quello dell’anzianità del richiedente l’iscrizione al corso.
E’ evidente che ciò – oltre che dare speranza alle aspettative di molti giovani – costituirebbe anche un risparmio sui costi di attivazione e gestione delle attuali prove selettive di cultura generale.
Infine, all’articolo 3, la proposta di legge dispone limiti all’accesso all’iscrizione a più corsi di laurea contemporaneamente e di poter proseguire gli studi in mancanza dell’acquisizione di almeno la metà dei crediti formativi previsti per ciascun anno accademico dal prescelto corso di studi.
Ciò al fine di agevolare lo scorrimento della graduatoria permanente di accesso, disincentivando il deprecabile fenomeno del parcheggio dei giovani svogliati presso gli Atenei, e determinando infine – di fatto – una selezione dei laureandi sulla base del merito, del sacrificio rivolto allo studio e delle reali inclinazioni.
La Repubblica riconosce come fattore essenziale la rimozione di quegli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Tanto premesso, in armonia con le disposizioni di cui agli art.li 3 e 34 della Carta Costituzionale, ogni limitazione all’avvio degli studi universitari in danno di quanti ne abbiano diritto – essendo in possesso del titolo di studio che consente l’accesso agli Atenei – deve essere rimosso.
Egualmente, consentito il libero accesso a tutti i corsi di laurea universitari, in ragione della limitata capienza, dei costi di gestione delle strutture e delle limitate disponibilità di bilancio, deve pur prendersi atto che la migliore valutazione ottenuta dal richiedente l’iscrizione al corso di laurea a conclusione del corso di studi secondario, è sicura prova di sacrificio ed impegno nello studio che legittima il diritto al più celere accesso al prescelto corso di laurea.
Per l’affermazione dei superiori principi costituzionalmente orientati e per l’ammissione ai corsi di laurea da parte di ogni avente diritto, non può essere quindi previsto il superamento di alcuna prova e, conseguentemente, l’articolo 4 della legge 2 agosto 1999 n°264 è abrogato.
L’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n°264 viene sostituito dal seguente: “L’ammissione ai corsi di cui agli articoli 1 e 2 è libera ma condizionata, in quanto all’anno accademico di avvio della frequenza, dal numero di posti disponibili in funzione delle determinazioni di programmazione a livello nazionale e dalle Università così come stabilito agli articoli 1, 2 e 3 della legge 2 agosto 1999 n°264 e successive modificazioni.
Gli Atenei disporranno – per ciascun corso di laurea – l’attivazione di una graduatoria permanente di accesso che sarà redatta tenuto conto della valutazione ottenuta in occasione del conseguimento del titolo di studio esibito per l’accesso al corso di laurea, ed a parità di voto, dell’età del richiedente l’iscrizione al corso di laurea.
Per ogni anno successivo al primo, la graduatoria permanente sarà aggiornata con l’aggiunta – a seguire rispetto ai richiedenti l’ammissione al corso già iscritti – dei nuovi richiedenti l’iscrizione al corso di laurea, seguendo le priorità già indicate.
Per il mantenimento della iscrizione alla graduatoria permanente, il richiedente l’accesso al corso di laurea sarà tenuto – sino all’inizio dell’anno accademico di ammissione alla frequenza – a versare un solo contributo annuale per spese amministrative in misura che sarà determinata con proprio Decreto dal Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica.”
All’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n°264 viene aggiunto il seguente articolo 4 bis: “Non è consentita la richiesta di iscrizione – anche presso diverse città – a graduatorie permanenti per più di un corso di laurea.
All’atto della richiesta di iscrizione alla graduatoria permanente del corso di laurea prescelto, il richiedente dovrà dichiarare espressamente sotto la propria responsabilità e con le dovute assunzioni di responsabilità penale per le dichiarazioni mendaci, di non avere chiesto iscrizione alla frequenza di alcun altro corso di laurea presso gli Atenei d’Italia, ovvero, in alternativa, di avervi rinunciato, accettando così la perdita delle priorità acquisite.
Lo studente ammesso alla frequenza decadrà da tale diritto e libererà il posto in graduatoria per l’anno accademico a seguire, ove non dimostri di avere superato almeno la metà degli esami in calendario per ciascun anno accademico, salvo la prova di gravi motivi di salute o di cause di forza maggiore da indicare entro il termine che sarà indicato all’inizio di ciascun anno accademico dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo e sulla ammissibilità e rilevanza dei quali sarà chiamato a pronunciarsi il Senato Accademico.”