Source: http://www.ambientediritto.it/dottrina/Dottrina%202004/recesso_contratto.htm
Timestamp: 2015-01-30 02:32:16+00:00
Document Index: 35010642

Matched Legal Cases: ['art. 1373', 'art. 1165', 'art. 1373', 'art. 1641', 'art. 366', 'art. 1373']

Disciplina del contratto e regime del recesso. Le possibili fattispecie e le figure contigue. Federico Roselli.
Disciplina del contratto e regime del recesso. Le possibili fattispecie e le figure contigue.
1) Nozione - 2) Il recesso quale atto impeditivo dell�adempimento - 3) Recesso successivo all�adempimento - 4) Figure contigue e variazioni terminologiche.
- Nozione ^
Il recesso pu� essere definito come la manifestazione di volont� con cui una delle parti produce lo scioglimento totale o parziale del rapporto giuridico di origine contrattuale.
Se possa parlarsi di recesso anche nel caso in cui uno dei contraenti, sulla base di una disposizione di legge o di una clausola contrattuale, dichiari di voler porre nel nulla gli effetti del negozio, eventualmente anche reali, gi� compiutamente attuati, � questione di cui si dir� poco oltre.
L�efficacia principale del recesso � perci� estintiva, ancorch� talvolta possano conseguire effetti modificativi o integrativi di quelli gi� prodotti dal contratto, o anche ripristinatori [1]. Dettando disposizioni generali sugli effetti del contratto, il codice civile nell�art. 1373 prevede l�eventualit� che i contraenti si attribuiscano, o si vedano attribuire dalla legge, la facolt� di recedere, ossia di decidere singolarmente circa la sopravvivenza del rapporto che essi hanno voluto, e formula due ipotesi: a) che il contratto (ad esecuzione istantanea) non abbia ancora avuto esecuzione ed in tal caso la facolt� di recesso pu� essere esercitata �finch� il contratto non abbia avuto un principio d�esecuzione� (c. 1�); b) che l�esecuzione del contratto, ma soltanto se continuata o periodica, sia iniziata, ed in tal caso �il recesso non ha effetto per le prestazioni gi� eseguite o in corso d�esecuzione� (c. 2�).
L�istituto generale del recesso fu introdotto nell�ordinamento civilistico italiano col codice del 1942. Sotto la codificazione precedente la �condizione risolutiva�, destinata ad operare in caso di inadempimento di una delle parti contrattuali (art. 1165 c.c. 1865), operava soltanto attraverso una pronuncia giudiziale e corrispondeva perci� all�attuale risoluzione per inadempimento.
All�istituto attualmente regolato dall�art. 1373 possono essere assimilate la risoluzione della locazione d�opera d�appalto secondo l��arbitrio� del committente (art. 1641 c.c. 1865), corrispondente al recesso ad nutum (infra, � 10, lett. A) oppure la �rivocazione� del mandato o la rinunzia del mandatario, previste negli artt. 1757-1761 o, ancora, la restituzione anticipata della somma nel mutuo ultraquinquennale [2].
Per il mandato commerciale era controverso se la revoca, prevista nell�art. 366 del codice di commercio, fosse possibile soltanto nel contratto a tempo indeterminato [3].
L�intento unificante del legislatore del 1942 non ha eliminato n� la diversit� delle discipline specifiche, contenute nel codice e nelle leggi speciali, n� la variet� del lessico, tanto da indurre qualcuno a dubitare della stessa utilit� di configurare il recesso come istituto unitario [4].
Il recesso quale atto impeditivo dell�adempimento ^
Sulla base delle ipotesi formulate nei primi due commi dell�art. 1373 c.c. si nota come il recesso possa esercitarsi, nei contratti non di durata, quando l�obbligazione sia sorta ma l�attivit� esecutiva non sia iniziata oppure sia stata differita, ad esempio nel caso in cui siano pendenti la condizione sospensiva o il termine