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Timestamp: 2017-09-25 22:44:13+00:00
Document Index: 154354007

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 44', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 35', 'art. 44']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 18 del 27.01.2006 - Chiarimenti in merito all'interpretazione dell'art...
Risoluzione Agenzia Entrate n. 18 del 27.01.2006
Chiarimenti in merito all'interpretazione dell'art. 3 della Legge del 17 agosto 2005, n. 173 - Soggettività passiva ai fini IVA degli incaricati alla vendita diretta a domicilio
Con nota dell'...., l'Associazione istante ha chiesto il parere di questa agenzia in merito al corretto trattamento fiscale da riservare, ai fini IVA, alle provvigioni erogate agli incaricati alla vendita diretta a domicilio, alla luce delle novità normative introdotte con la Legge n. 173 del 17 agosto 2005.
Il successivo art. 3, comma 4, della medesima legge, concentrandosi, in particolare, sull'attività dell'incaricato alla vendita diretta a domicilio, qualifica occasionale l'attività resa dall'incaricato, senza vincolo di subordinazione e senza contratto di agenzia, sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività , non superiore a 5.000 euro, ferma restando (comma 5), per tutte le categorie di incaricati alle vendite a domicilio, la disciplina previdenziale prevista all'art. 44, comma 2, ultimo periodo, del D.L. n. 269 del 30 settembre 2003, convertito dalla Legge n. 326 del 24 novembre 2003.
Ad avviso della scrivente, nonostante nell'ambito della disciplina contenuta nella citata legge siano preponderanti i profili civilistici della materia trattata, l'art. 3, comma 4, ha rilievo fiscale, in quanto il legislatore ha inteso introdurre, attraverso il riferimento ad un data soglia di reddito (5.000 euro), un criterio atto ad individuare in quale caso gli incaricati alle vendite dirette a domicilio possono considerarsi, ai fini fiscali, esercenti attività "occasionale" e, in quanto tali, non soggetti agli obblighi imposti in materia di IVA.
Pertanto, ai fini della verifica dell'eventuale superamento di detto limite, occorre considerare anche le eventuali spese collegate allo svolgimento dell'attività in questione.
Tale ultima disposizione, prevista in materia di imposizione diretta, introduce un criterio che può essere recepito anche ai fini, che qui interessano, della verifica dell'eventuale superamento della soglia prevista dal richiamato art. art. 3, comma 4, della legge n. 173 del 2005.
Pertanto, l'attività degli incaricati in questione è da intendersi abituale e, quindi, rilevante ai fini IVA, se nell'anno solare per la stessa è percepito un reddito, al netto della deduzione forfetaria delle spese indicata al citato comma 6 dell' art. 25-bis, superiore a 5.000 euro.
Per quanto concerne l'individuazione del momento a partire dal quale l'incaricato assume la soggettività passiva ai fini IVA, ad avviso della scrivente, è dalla prima operazione, che comporta il superamento della soglia di 5.000 euro, che decorre il termine entro il quale detti incaricati devono comunicare l'inizio dell'attività rilevante ai fini IVA, ai sensi dell'art. 35 del D.P.R. n. 633 del 1972, e, in quanto soggetti passivi dell'imposta, devono adempiere a tutti gli ulteriori relativi obblighi.
In particolare, ai fini previdenziali, l'art. 44 del Decreto Legge n. 269 del 2003 dispone che a decorrere dal 1 gennaio 2004 gli incaricati alle vendite dirette a domicilio sono iscritti alla Gestione separata istituita presso l'INPS solo qualora il reddito annuo derivante da detta attività sia superiore ad euro 5.000.
Con la circolare sopra citata, l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha chiarito che, ai fini previdenziali, il reddito di euro 5.000 costituisce una fascia di esenzione.
E' opportuno prendere in considerazione anche la diversa ipotesi in cui l'incaricato alla vendita diretta a domicilio, che eserciti detta attività in via abituale e sia, quindi, titolare di partita IVA, non raggiunga, in un determinato anno, la soglia di 5.000 euro di reddito In relazione a tale fattispecie, la scrivente esprime l'avviso che il mancato superamento della soglia suddetta in un determinato periodo d'imposta, eventualmente dovuto a fattori contingenti e inerenti l'attività in questione, non possa determinare la perdita della soggettività passiva ai fini IVA, in quanto si deve presumere che il soggetto che inizia ad esercitare la vendita diretta a domicilio quale attività abituale, anche nella successiva prosecuzione dell'esercizio intenda conferire all'attività i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell'abitualità
In altri termini, appare ragionevole sostenere che dal momento in cui i soggetti in questione si collocano all'interno dell'ambito applicativo dell'imposta sul valore aggiunto, di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, non possano pià¹ considerarsi "occasionali" (quindi, esclusi dal campo di applicazione dell'IVA) fino a quando esercitano l'attività in questione.