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Timestamp: 2017-11-22 12:53:24+00:00
Document Index: 89448901

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 972', 'art. 973', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 962']

Dal 12/06/09 11802818
Legge 22 luglio 1966, n. 607 Norme in materia di enfiteusi e prestazioni fondiarie perpetue.
Legge 22 luglio 1966, n. 607 (in Gazz. Uff., 6 agosto, n. 195). - Norme in materia di enfiteusi e prestazioni fondiarie perpetue (1).
I canoni enfiteutici perpetui o temporanei e le altre prestazioni fondiarie perpetue non possono comunque superare l'ammontare corrispondente al reddito dominicale del fondo sul quale gravano, determinato a norma del decreto-legge 4 aprile 1939, n. 589, convertito nella legge 29 giugno 1939, n. 976, rivalutato con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 maggio 1947, n. 356 (1).
L'affrancazione dei canoni e delle prestazioni si opera in ogni caso mediante il pagamento di una somma corrispondente a quindici volte il loro valore, come sopra determinato, previo computo, limitatamente a quelli in natura, dell'equivalente in denaro, determinato ai sensi del secondo comma (1).
Ai fini dell'applicazione del primo comma del presente articolo si fa riferimento alla qualifica catastale risultante al 30 giugno 1939 (2).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio 1997, n. 143, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui, per le enfiteusi fondiarie costituite anteriormente al 28 ottobre 1941, non prevede che il valore di riferimento per la determinazione del capitale per l'affrancazione delle stesse sia periodicamente aggiornato mediante l'applicazione di coefficienti di maggiorazione idonei a mantenere adeguata, con una ragionevole approssimazione, la corrispondenza con la effettiva realtà economica.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza 21 marzo 1969, n. 37, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, limitatamente alla parte in cui comprende nella normativa anche i rapporti che formano oggetto della legge conclusi successivamente alla data del 28 ottobre 1941.
Il pretore, con proprio decreto, fissa la udienza di comparizione personale delle parti davanti a sé, ordinando che il ricorso e il decreto siano notificati anche a chi, a suo giudizio, sulla scorta delle notizie e della documentazione di cui all'articolo precedente, risulti interessato al ricorso stesso, compreso il creditore ipotecario.
Il pretore, nella prima udienza deve cercare di conciliare le parti ai sensi dell'articolo 185 del codice di procedura civile.
Il capitale di affranco determinato dal pretore non può superare in ogni caso il limite di cui all'articolo 1 della presente legge.
Trascorsi i tre mesi senza che sia proposta domanda giudiziale ai sensi dell'articolo precedente, le eccezioni e le riserve di cui all'articolo 4, relative all'integrazione o alla riduzione del prezzo di affrancazione e al diritto di affrancare, si intendono definitivamente abbandonate tra le parti.
Il pretore con suo decreto ordina, a richiesta di parte, la cancellazione dell'ipoteca giudiziale. Il decreto del pretore è annotato a fianco della ordinanza di affrancazione.
Trascorsi i tre mesi senza che sia stata proposta domanda giudiziale ai sensi dell'articolo 6, o dal passaggio in giudicato della sentenza che decide la controversia, lo svincolo del capitale di affranco si ottiene con ricorso al pretore, anche disgiuntamente per quota parte di esso, ove si tratti di più aventi diritto.
(1) Modifica l'art. 972, c.c.
(1) Modifica l'art. 973, c.c.
In deroga alle vigenti norme fiscali, nel procedimento pretorio previsto dalla presente legge, tutti gli atti e tutti i documenti sono in esenzione da bolli, proventi e diritti di ogni specie.
I diritti e gli onorari dei procuratori legali (1), degli avvocati e dei consulenti sono ridotti alla metà.
(1) Ora avvocato, per effetto dell'art. 3, l. 24 febbraio 1997, n. 27 di soppressione dell'albo dei procuratori legali.
I mutui a tasso normale o a tasso agevolato potranno essere concessi agli affrancanti coltivatori diretti, singoli o associati, anche nel corso della procedura di affrancazione.
In tal caso, l'affrancante che intenda avvalersi del mutuo dovrà rilasciare apposite deleghe con le quali si autorizzano:
a) l'Istituto di credito a versare direttamente nel conto corrente dell'Ufficio postale del Comune sede della pretura competente la somma mutuata a totale o parziale copertura della somma determinata dal pretore quale capitale di affranco;
b) l'Ufficio postale di cui alla lettera a) a restituire all'Istituto di credito la predetta somma qualora l'affrancazione, per qualsiasi motivo, non abbia avuto luogo o sia stata revocata.
a) ai rapporti a miglioria in uso nelle province del Lazio, previste dagli articoli 1 e 2 della legge 25 febbraio 1963, n. 327;
b) ai rapporti a miglioria analoghi, per contenuto e caratteristiche, a quelli di cui alla precedente lettera a) e relativi a fondi rustici situati in altre parti del territorio nazionale;
c) ai rapporti costituiti in base a contratti agrari atipici ed in cui siano prevalenti gli elementi del rapporto enfiteutico.
Ai rapporti di cui alla lettera b) sono inoltre applicabili le disposizioni degli articoli 1, 2, 3, 6 e 9 della legge 25 febbraio 1963, n. 327 (2).
(1) Comma abrogato dall'art. 6, l. 7 gennaio 1974, n. 3.
(2) Vedi anche la l. 18 dicembre 1970, n. 1138.
I giudizi di affrancazione in corso alla data di entrata in vigore della presente legge possono essere riassunti, entro sei mesi, innanzi al pretore, nei modi di cui all'articolo 2.
Le enfiteusi costituite sotto le leggi anteriori all'entrata in vigore del vigente codice civile sono regolate dalle norme del codice e dalla presente legge.
Sono comunque abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.
(1) Abroga l'art. 962, c.c. e gli artt. 142, 143, 144, 145, 146, 147, 148 e 149, r.d. 30 marzo 1942, n. 318 (disp. att. c.c.).
(2) Vedi, anche, la l. 18 dicembre 1970, n. 1138.