Source: https://www.laleggepertutti.it/153943_la-prova-documentale
Timestamp: 2018-11-16 19:12:38+00:00
Document Index: 145556295

Matched Legal Cases: ['art. 2699', 'art. 2700', 'art. 2703', 'art. 2702', 'art. 220', 'art. 50', 'art. 50']

I mezzi di prova: la scrittura privata e l’atto pubblico, la verificazione di scrittura privata e la querela di falso.
Il documento ha una notevole rilevanza probatoria perché rappresenta un fatto, fornendo a chi lo osserva una certa conoscenza di esso (LieBMaN).
Il Codice civile distingue due tipi di prova documentale:
l’atto pubblico (art. 2699 c.c.): è il documento redatto, con le formalità stabilite dalla legge, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede; esso fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato e delle dichiarazioni e dei fatti che questi attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti (art. 2700 c.c.);
la scrittura privata: è qualunque documento scritto che non proviene da pubblico ufficiale ma è sottoscritto dalla parte. essa fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni, soltanto se colui contro il quale la scrittura è prodotta in giudizio ne riconosce come propria la sottoscrizione, ovvero se tale sottoscrizione sia stata autenticata da notaio (art. 2703 c.c.).
Al documento informatico sottoscritto con firma digitale è oggi attribuita la stessa efficacia probatoria riconosciuta dall’art. 2702 c.c. alla scrittura privata redatta per iscritto su carta (d.Lgs. 82/2005).
I documenti, per adempiere alla loro funzione probatoria, debbono essere posti a disposizione del giudice. Ciò si fa mediante la produzione dei documenti, consistente nell’inserzione degli stessi nel proprio fascicolo processuale, depositato in cancelleria (o consegnato al cancelliere in udienza) al momento della costituzione in giudizio.
È il mezzo di prova mediante il quale una parte chiede di accertare la autenticità della scrittura o della sottoscrizione di una scrittura privata, dopo che questa è stata disconosciuta dalla controparte.
Dopo il disconoscimento, la parte che intende valersi della scrittura privata deve chiederne la verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e indicando le scritture che possono servire di comparazione.
Ai sensi dell’art. 220, sulla verificazione decide il Collegio con sentenza, e se riconosce che la sottoscrizione o la scrittura provengono dalla parte che le ha disconosciute, potrà condannare la stessa ad una pena pecuniaria. va precisato, però, che a seguito della riforma introdotta dal d.Lgs. 51/98, il giudizio di verificazione non rientra tra le cause che l’art. 50bis ha riservato al Collegio; pertanto l’espressione Collegio è da intendersi qui come organo giudicante.
È l’istanza diretta ad ottenere l’accertamento della falsità di un atto pubblico o di una scrittura privata riconosciuta o giudizialmente accertata. essa può essere proposta da colui contro il quale si vuol far valere la scrittura, in qualsiasi stato e grado della causa.
Può essere proposta in via principale con citazione, ovvero in via incidentale con dichiarazione da unirsi al verbale di udienza, contenente a pena di nullità l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità.
Il giudice, prima di autorizzare la proposizione della querela, interpella la parte che ha prodotto il documento chiedendole se intende valersene in giudizio; se la risposta è negativa, il documento non è utilizzabile nel processo. sulla querela di falso decide sempre il collegio con sentenza, ferma restando la attribuzione al giudice istruttore in funzione di giudice unico dell’attività istruttoria relativamente al merito della causa. Quindi, a differenza del procedimento di verificazione, la competenza è rimasta del collegio anche con il d.Lgs. 51/1998 (che ha soppresso l’ufficio del pretore), in quanto si tratta di giudizio in cui è obbligatoria la presenza del P.M. ex art. 50bis.