Source: https://papalinoroma.wordpress.com/2019/12/19/labolizione-del-segreto-pontificio-nei-casi-di-violenza-e-abusi-su-minori/
Timestamp: 2020-04-08 15:28:51+00:00
Document Index: 174011142

Matched Legal Cases: ['§2', 'art. 3', 'art. 3', '§1', 'art. 4', '§1', '§2', 'art. 2', '§2']

L’abolizione del segreto pontificio nei casi di violenza e abusi su minori – PAPALINO
È al centro delle cronache la decisione di papa Francesco di abolire il segreto pontificio nei casi di violenza e abusi su minori. A beneficio dei giornalisti interessati alle questioni della Chiesa Cattolica, Iscom ha offerto la possibilità di approfondire il tema con S.E. Mons. Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, nel corso di una colazione di lavoro svolta presso il ristorante "Il Papalino" di Roma.
Ecco in sintesi il commento di Arrieta:
È stato recentemente pubblicato un Rescritto ex audientia, concesso dal Santo Padre al Sostituto della Segreteria di Stato lo scorso 6 dicembre e a firma del Cardinale Segretario di Stato, che promulga una Istruzione Sulla riservatezza delle cause. Questa Istruzione intende precisare il grado di riserva con cui devono essere gestite le notizie o le denunce concernenti abusi sessuali compiuti da chierici o persone consacrate contro minori e altri soggetti qui determinati, nonché quelle eventuali condotte di autorità ecclesiastiche che tendessero a silenziarle o coprirle. Come si vedrà, lo scopo della nuova Istruzione è di cancellare in questi casi la soggezione a quello che viene chiamato “segreto pontificio”, riconducendo invece il “livello” di riservatezza, doverosamente richiesta a tutela della buona fama delle persone coinvolte, al normale “segreto d’ufficio” stabilito dal can. 471, 2° CIC (can. 244 §2, 2° CCEO), che ogni Pastore o il titolare di un pubblico ufficio è tenuto a osservare in modalità distinte a seconda si tratti di soggetti che hanno diritto a conoscere dette notizie e di chi, invece, non è in possesso di alcun titolo per averle.
Infatti, pur senza fare diretta menzione del segreto pontificio, il motu proprio La tutela dei minori, del 30 marzo 2019, e l’art. 3 della contestuale Legge vaticana n. CCXCVII sulla protezione di minori e persone vulnerabili, del 26 marzo 2019, hanno imposto all’intero della Santa Sede l’obbligo di denuncia di questo genere di reati perpetrati da impiegati o comunque avvenuti nel territorio vaticano, salvo unicamente – com’è ovvio – il sigillo sacramentale che sempre deve rispettare il sacerdote che confessa (art. 3 §§1, 3 Legge n. CCXCII). Successivamente, il 7 maggio 2019, il motu proprio Vos estis lux mundi, che nemmeno fa cenno al segreto pontificio e neanche – per considerarlo evidente – al sigillo sacramentale, ha allargato l’obbligo di denuncia rispetto a condotte illecite di chierici o consacrati, includendo gli atti sessuali con adulti realizzati con abuso di autorità e il silenzio colpevole su condotte di questo genere nel corso di inchieste ecclesiastiche avviate nei confronti dei responsabili di tali crimini. Vos estis lux mundi ha imposto ai chierici e ai consacrati di tutta la Chiesa l’obbligo di denunciare eventuali notizie su condotte di questo genere, precisando che in nessun caso tale segnalazione sarebbe stata considerata come “violazione del segreto d’ufficio” (art. 4 §1).
Tuttavia, e questo è un particolare importante, il fatto che la conoscenza di queste azioni delittuose non sia più vincolata al “segreto pontificio” non vuole dire che venga sdoganata la libera pubblicità da parte di chi ne è in possesso, il che oltre ad essere immorale, lederebbe il diritto alla buona fama delle persone protetto dal can. 220 CIC. A questo riguardo, il n. 3 dell’Istruzione richiama quanti, in qualunque modo, sono chiamate a gestire ufficialmente tali situazioni al normale segreto o riservatezza d’ufficio indicato nei canoni 471, 2° CIC e 244 §2, 2° CCEO, come già faceva l’art. 2 §2 del motu proprio Vos estis lux mundi. Ciò significa che le persone informate della situazione o in qualche modo coinvolte nelle inchieste o istruzione della causa sono tenute a “garantire la sicurezza, l’integrità e la riservatezza”, e a non condividere informazioni di alcun genere con soggetti terzi, estranei alla causa. Tra i soggetti implicati nel processo, una volta avviato formalmente, c’è ovviamente l’imputato, per cui il nuovo provvedimento favorisce anche l’adeguato diritto alla difesa.