Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=226
Timestamp: 2020-02-19 21:51:51+00:00
Document Index: 28493394

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

Sentenza 226/2010 (ECLI:IT:COST:2010:226)
Massime: 34772 34773
Massima n. 34772 Massima successiva
È costituzionalmente illegittimo l'art. 3, comma 40, della legge 15 luglio 2009, n. 94, limitatamente alle parole «ovvero situazioni di disagio sociale». Infatti, in relazione a detta espressione «situazioni di disagio sociale» non risulta praticabile una lettura conforme al dettato costituzionale. La valenza semantica propria della locuzione «disagio sociale» - già di per sé assai più distante, rispetto a quella di «sicurezza urbana», dall'ambito di materia previsto dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost. - si coniuga all'impiego della disgiuntiva «ovvero» («eventi che possano recare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale»), che rende palese l'intento del legislatore di evocare situazioni diverse ed ulteriori rispetto a quelle sottese dalla locuzione precedente. Sicché, il riferimento alle «situazioni di disagio sociale» contenuto nella disposizione impugnata si presenta come un elemento spurio ed eccentrico rispetto alla ratio ispiratrice delle norme impugnate di salvaguardia della sicurezza urbana, finendo per rendere incongrua la stessa disciplina da esse dettata. Gli interventi del prefetto e del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, la preferenza accordata alle associazioni fra appartenenti in congedo alle Forze dell'ordine, la circostanza che le segnalazioni dei volontari siano dirette alle sole Forze di polizia (e non, invece, agli organi preposti ai servizi sociali) - previsioni tutte pienamente coerenti in una prospettiva di tutela della «sicurezza urbana», intesa come attività di prevenzione e repressione dei reati in ambito cittadino - perdono tale carattere quando venga in rilievo il diverso obiettivo di porre rimedio a condizioni di disagio ed emarginazione sociale, riconducibili alla materia di competenza legislativa regionale residuale "servizi sociali".
Sulla materia «ordine pubblico e sicurezza», demandata alla legislazione esclusiva statale dall'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., v. citate sentenze n. 196, n. 129/2009; n. 237, n. 222/2006; n. 383, n. 95/2005; n. 428/2004.
Sulla materia «servizi sociali», v. citate sentenze n. 121 e n. 10/2010, che, però, non comprende i servizi assicurati dal sistema previdenziale e da quello sanitario, v. citate sentenze n. 168, n. 124/2009; n. 50/2008; n. 287/2004.
legge 15/07/2009 n. 94 art. 3 co. 40
Massima n. 34773 Massima precedente
Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, commi 41, 42 e 43, della legge 15 luglio 2009, n. 94, che dettano regole in tema di iscrizione delle associazioni di volontari in elenchi tenuti dai prefetti, di scelta fra le associazioni iscritte e di divieto di iscrizione delle associazioni destinatarie di contributi pubblici e rimettono ad un decreto del Ministro dell'interno il completamento della disciplina posta dai commi precedenti. La declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell'art. 3, comma 40, riconducendo l'attività delle associazioni di volontari, di cui il sindaco può avvalersi, nel perimetro della materia «ordine pubblico e sicurezza», di competenza esclusiva statale, rende la disciplina complementare recata dai commi successivi non incompatibile con i parametri costituzionali evocati, senza necessità di ulteriori interventi.
legge 15/07/2009 n. 94 art. 3 co. 41
legge 15/07/2009 n. 94 art. 3 co. 42
legge 15/07/2009 n. 94 art. 3 co. 43