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Timestamp: 2020-01-20 21:15:37+00:00
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14 Marzo 2012 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
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Affido condiviso negato se i genitori sono troppo litigiosi: così ha deciso la Cassazione
6 Settembre 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
La notizia rimbalza un po’ ovunque sul web.
Con sentenza n. 17191/2011 la Suprema Corte ha affermato che l’affido condiviso va negato ogni qualvolta i genitori siano particolarmente litigiosi ed in conflitto tra loro (situazione che si verifica nella maggioranza delle separazioni). Personalmente, mi sento di condividere l’opinione dell’avv. Gassani, presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani il quale ha così commentato tale pronuncia dei Giudici di legittimità:
“Finalmente si sancisce il principio per cui due genitori in aspro conflitto tra loro non siano degni di esercitare congiuntamente il proprio ruolo” (…) litigare davanti ai figli, come già sancito dalla Suprema Corte in passato, costituisce un maltrattamento nei confronti di questi ultimi. Un genitore maltrattante non può essere anche affidatario o coaffidatario dei propri figli. Così nell’ipotesi di ostilità di un solo coniuge nei confronti dell’altro vittima di aggressioni verbali o giudiziarie, l’affidamento condiviso non può essere applicato. Esso, proprio perché‚ rappresenta il principio della bigenitorialità, non può essere concesso con un prestampato per il solo fatto di essere genitori».
Del resto, occorre dar atto che ad analoghe conclusioni erano già giunti alcuni Giudici di merito quali il Tribunale di Modena, Sez. II del 17.9.2008 (“Va mutato il regime di affidamento condiviso in affidamento esclusivo alla madre, senza peraltro mutare il regime stabilito delle visite e dei pernottamenti del figlio presso il padre, quando i contrasti e l’incomunicabilità tra i genitori, non di per sé, ma per la loro rilevanza, ricadono effettivamente e significativamente sui rapporti della prole con i genitori”) e la Corte d’Appello di Napoli dell’11.4.2007: (“In tema di separazione dei coniugi, deve escludersi l’affidamento condiviso del figlio minore, in caso di accesa conflittualità tra i coniugi, dovendosi preferire l’ affido esclusivo , nell’interesse del minore, al genitore con cui lo stesso da anni convive, nonostante i buoni rapporti del minore stesso con l’altro genitore”).
Colgo l’occasione per ringraziare la dott.ssa Eleonora Bonaccorsi (praticante avvocato presso il Foro di Catania) per avermi segnalato tale importante sentenza della Cassazione e invito tutti a rileggere questo articolo dalla stessa redatto.
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19 Agosto 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Sempre più coniugi “dai capelli grigi” si separano in Italia: questo è quanto emerge dai dati Istat diffusi lo scorso anno.
Nel 2009 all’atto della separazione, i mariti avevano mediamente 45 anni e le mogli 41.
Sono andate altresì aumentando, sia in valori assoluti, sia in valori percentuali, le separazioni delle classi di età più elevate, con almeno uno sposo ultrasessantenne.
Dal 2000 al 2009 le separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 8.086 (dal 5,9% al 9,4%). Per le donne ultrasessantenni, nello stesso periodo, si registra un valore più che raddoppiato delle separazioni: dalle 2.555 separazioni (pari al 3,6% del totale delle separazioni) alle 5.213 del 2009 (pari al 6,1% del totale delle separazioni).
Difficile dire quali possano essere i motivi che portano i coniugi di mezza età a separarsi. Se ne possono però ipotizzare alcuni.
Innanzitutto va considerato che le coppie si sposano sempre più tardi: al giorno d’oggi è infatti difficile assistere a matrimoni di persone che abbiano meno di trent’anni d’età.
Ma, ovviamente, non è soltanto questo il motivo per cui oggi la separazione ha i capelli brizzolati.
Secondo l’esperienza maturata presso il mio studio legale posso dire che i motivi sono davvero i più diversi: c’è ad esempio la coppia che si separa perché il marito ultracinquantenne ha perso la testa per una giovane donna di 25 anni; ci sono poi le mogli sempre più sofferenti nei confronti di una vita considerata banale e ripetitiva e che vogliono sperimentare qualcosa di nuovo; ci sono le coppie che hanno atteso che i figli diventassero grandi per rendere loro più sopportabile e comprensibile la separazione dei genitori. Insomma, ogni caso è a sé.
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21 Luglio 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Di seguito pubblico alcune pronunce del Tribunale di Bergamo sull’inammissibilità di talune domande nei giudizi di separazione:
n. 340/09 Dott.ssa Giraldi –n. 714/09 Dott.ssa Caprino –n. 1436/09 Dott. Scibetta –n. 2240/09 Dott. Scibetta: le domande di restituzione di beni o somme di denaro sono inammissibili nel giudizio di separazione in quanto proponibili solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia la separazione dei coniugi (sono incompatibili con il rito).
n. 3313/08, n. 2371/08, n. 1608/08, n. 707/08 Dott. Serri –N. 1056/09, N. 1287/09 Dott. Macripò: “Il Tribunale di Bergamo ritiene, come da consolidato orientamento della Suprema Corte, che l’articolo 40 del codice di procedura civile, nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990, ha risolto espressamente il problema del cumulo nello stesso processo di domande connesse soggette a riti diversi, prevedendone la possibilità soltanto in presenza di ipotesi qualificate di connessione, definite in dottrina come di connessione forte. In particolare, il terzo comma disciplina la trattazione congiunta delle cause soggette a rito ordinario e speciale nei soli casi previsti dagli articoli 31, 32, 34, 35 e 35, disponendo che esse, cumulativamente proposte o successivamente riunite, siano trattate con il rito ordinario, salva l’applicazione di quello speciale, quando una di esse sia una controversia di lavoro o previdenziale, e così chiaramente escludendo la possibilità di proporre più domande connesse soggettivamente e soggette a riti diversi” (Cass. Civ. Sez. I, n. 20638 del 2004 e n. 1084 del 2005; Cass. Civ. n. 266/2000 e n. 26158/2006).
n. 1558/09 Dott. Ippolito: inammissibile la domanda volta al riconoscimento della comproprietà di immobili.
n. 1422/09 Dott. Tibaldi: va riservata al Giudice tutelare la richiesta del marito in ordine all’espatrio del figlio minore sia con il padre che con la madre.
n. 1611/09 Tibaldi: in difetto di domanda di assegnazione della casa familiare, inammissibile è la domanda di assegnare alla moglie i mobili facenti parte dell’arredamento della casa coniugale; inammissibile nella causa di separazione la domande di autorizzazione al rilascio di documenti validi per l’espatrio nel passaporto della madre e non in quello del padre; inammissibile anche la domanda di confermare il provvedimento di sequestro ex art. 156 cod. civ. sul TFR del marito, non essendo la conferma prevista dalla legge.
n. 2582/09 Dott. Macripò: dichiara inammissibile la domanda volta alla condanna del coniuge al pagamento delle spese relative alla casa coniugale e relative al mutuo contratto per l’acquisto e alle spese condominiali e a quelle per le imposte relative (Cass. Civ. Sez. I, n. 20638 del 2004 e n. 1084 del 2005; Cass. Civ. n. 266/2000 e n. 26158/2006).
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Affido condiviso negato se uno dei genitori ha precedenti penali: sentenza del Tribunale di Bergamo
27 Giugno 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Ho già avuto modo di parlare in passato di diversi casi concreti in cui il Tribunale di Bergamo ha derogato alla regola dell’affido condiviso, stabilendo di affidare il minore ad uno solo dei genitori.
Con una nuova e recentissima sentenza, il Tribunale di Bergamo ha affermato quanto segue: “Quanto all’affidamento del figlio minore, i precedenti penali del ricorrente per gravi fatti delittuosi documentati in atti (sentenza in data 28 febbraio 2000) e peraltro pacifici impongono di confermare l’affidamento esclusivo alla madre” (Tribunale di Bergamo – 7 giugno 2011).
Il testo integrale della sentenza può essere scaricato cliccando qui.
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16 Aprile 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
L’assegnazione della casa familiare, come è noto, risponde all’esigenza di garantire l’interesse dei figli alla conservazione dell’ambiente domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle abitudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, sicché resta imprescindibile il requisito dell’affidamento di figli minori o della convivenza con figli maggiorenni non autosufficienti.
Invero l’art. 155 comma 4° c.c. (nel testo vigente prima della riforma operata dalla L. n. 54/2006) stabiliva che “L’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza, e ove sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli”. L’art. 155 quater c.c. (inserito dall’art. 1 comma 2° della L. n. 54/2006) dispone ora (al comma 1 °) che “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643″.
È di tutta evidenza che la disposizione dell’art. 155 quater comma 1° c.c. è più ampia di quella del previgente art. 155 comma 4° c.c., poiché il disposto dell’art. 155 quater c.c., facendo riferimento all”`interesse dei figli”, conferma che il godimento della casa familiare è finalizzato alla tutela della prole in genere e non più all’affidamento dei figli minori (mentre, in assenza di prole, il titolo che giustifica la disponibilità della casa familiare, sia esso un diritto di godimento o un diritto reale, del quale sia titolare uno dei coniugi o entrambi è giuridicamente irrilevante, di tal che il Giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale).
Ad ogni buon fine, si rileva che la Corte Suprema ha più volte evidenziato (condivisibilmente) che il previgente art. 155 c.c. ed il vigente art. 155 quater c.c. in tema di separazione (al pari dell’art. 6 della legge n. 898/1970 in tema di divorzio) subordinano il provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente conviventi con i coniugi: in assenza di tale presupposto, sia la casa in comproprietà o appartenga essa a un solo coniuge, il giudice non potrà adottare, con la sentenza di separazione, un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non essendo la medesima neppure prevista dall’art. 156 c.c. in sostituzione o quale componente dell’assegno di mantenimento (in tale caso, in mancanza di norme ad hoc, la casa familiare in comproprietà resta soggetta alle norme sulla comunione, al cui regime dovrà farsi riferimento per l’uso e la divisione).
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