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Timestamp: 2020-08-10 15:25:10+00:00
Document Index: 121399242

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Sentenza Cassazione Civile n. 12034 del 10/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12034 del 10/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 10/06/2016, (ud. 24/05/2016, dep. 10/06/2016), n.12034
sul ricorso 287-2015 proposto da:
G.R.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA VALADIER 36, presso lo studio
dell’avvocato IOLANDA PICCININI, che la rappresenta e difende
avverso la sentenza n. 1182/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO
CALABRIA del 13/6/2014, depositata il 25/06/2014;
” G.R.M., segretario comunale sino all’agosto 1998, si avvalse della procedura di mobilità prevista dal D.P.R. 4 dicembre 1997, n. 465 e, per questa via, passò alle dipendenze del Ministero della Giustizia, con decorrenza 14.8.1998.
La dipendente convenne l’amministrazione in giudizio dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria, che accolse il ricorso riconoscendo il diritto all’inquadramento nel ruolo dirigenziale a far data dal 1.1.2005, con le relative conseguenze economiche dal 30.11.2006, rigettando le pretese risarcitorie.
Il Ministero propose appello, che fu accolto dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza pubblicata il 25.6.2014, con la quale venne invece rigettato il ricorso incidentale. La sentenza della Corte d’appello ha ritenuto che non rilevasse ai fini del riconoscimento del diritto all’inquadramento nel ruolo di dirigente la circostanza che la ricorrente era stata segretaria comunale per più di tre anni e che si era avvalsa della facoltà prevista dal D.P.R. n. 465 del 1997, art. 18.
La G. ha proposto ricorso per cassazione, evidenziando con il primo motivo l’ammissibilità del ricorso ex art. 360 bis, per la sussistenza di elementi nuovi idonei a mutare l’orientamento giurisprudenziale, atteso che, con nota del 31.1.2014 del Ministero dell’Interno – Albo nazionale dei Segretari Comunali e Provinciali (allegato B delle note di deposito contenute nel fascicolo di parte di secondo grado) – non menzionata nella sentenza della Corte calabrese – era stato attestato che alla data di entrata in vigore della L. n. 311 del 2004 non vi erano in corso istanze di mobilità D.P.R. n. 465 del 1997, ex art. 18 e che le procedure inerenti la norma in esame sono state concluse anteriormente alla data di entrata in vigore della legge citata. Sostiene la ricorrente che l’affermazione del giudice del gravame secondo cui alla data di entrata in vigore del comma 49 potevano esservi procedure di mobilità ancora in corso per i segretari in servizio presso altre amministrazioni diverse da quelle di provenienza era stata smentita e che ciò contrastava con il principio di conservazione sancito dall’art. 1367 c. c., la cui ratio è quella di evitare che un atto sia improduttivo di effetti giuridici.
Il problema specifico consiste nello stabilire se tale disposizione riguardi solo i processi di mobilità in corso o successivi alla data di entrata in vigore della legge oppure riguardi anche i processi di mobilità già avvenuti come ritenuto dal Tribunale.
Comma 49: “Nell’ambito del processo di mobilità di cui al comma 48, i soggetti che abbiano prestato servizio effettivo di ruolo come segretari comunali o provinciali per almeno tre anni e che si siano avvalsi della facoltà di cui all’articolo 18 del regolamento di cui al D.P.R. 4 dicembre 1997, n. 465, sono inquadrati, nei limiti del contingente di cui al comma 96, nei ruoli unici delle amministrazioni in cui prestano servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero di altre amministrazioni in cui si riscontrano carenze di organico, previo consenso dell’interessato, ai sensi ed agli effetti delle disposizioni in materia di mobilità e delle condizioni del contratto collettivo vigenti per la categoria”). Hanno quindi precisato che le regole ivi previste, dettate in attesa della nuova disciplina collettiva, riguardano non i processi di mobilità già conclusi, ma quelli eventuali e futuri e che le stesse sono limitative delle tutele previste dalla normativa del contratto collettivo 1998-2001.
Le condizioni sono che i soggetti si siano avvalsi della mobilità ai sensi del D.Lgs. n. 465 del 1997, ex art. 18 e che abbiano prestato servizio di ruolo per almeno tre anni. Il limite è costituito dal contingentamento di cui al comma 96 del medesimo art. 1. Con sentenze di questa Corte 8 gennaio 2014, n. 165, 20 gennaio 2014, n. 1047 e 22 gennaio 2014, n. 1324, era stata seguita la tesi dell’inapplicabilità della normativa ai processi di mobilità già conclusi. Nel sostenere la validità di tale orientamento, le S. U., nel dirimere la questione di particolare importanza, hanno rilevato come la tesi sostenuta dalla dipendente si basi su di una lettura asistemica del comma 49, interpretato dando rilievo ad alcuni termini in esso contenuti, senza considerare altri elementi letterali di segno contrario, ma soprattutto estraendo il comma dal contesto in cui è inserito, senza tener conto dei precisi collegamenti alle altre disposizioni della medesima legge, nonchè al più generale quadro normativo che disciplina la materia.
Infine, è stato rimarcato come tutta I’ evoluzione della disciplina sia nel senso dell’impossibilità di estrarre il comma 49 dal contesto sistemico in cui è inserito, elidendo il preciso collegamento operato con il suo incipit. Sul piano teleologico, si è, poi osservato che la Corte costituzionale ha reiteratamente ribadito che il principio costituzionale dell’accesso alla pubblica amministrazione per concorso pubblico vale anche per l’accesso alla dirigenza (Corte cost. nn. 108 e 7 del 2011, nn. 30, 212 e 217 del 2012) e che, in particolare, nella sentenza n. 217 del 2012 si è così espressa: “Più volte questa Corte (tra le tante si vedano le più recenti sentenze n. 90, 62, 51, 30 del 2012 e 299 del 2011) ha posto in rilievo la facoltà del legislatore di introdurre deroghe al principio del pubblico concorso di cui all’art. 97 Cost., deve essere delimitata in modo rigoroso, potendo tali deroghe essere considerate legittime solo quando siano funzionali esse stesse al buon andamento dell’amministrazione e ove ricorrano peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarle”, e che l’affermazione vale anche, ed a maggior ragione, per l’acquisizione delle qualifiche dirigenziali.
Tanto premesso, deve rilevarsi come la prospettazione della ricorrente, fondata sul rilevato contrasto dell’interpretazione che esclude dall’ambito di applicabilità della norma le procedura di mobilità già concluse con il principio di conservazione di cui all’art. 1367 c.c., sia stata anchèessa esaminata dalle S. U. e ritenuta non condivisibile per una pluralità di ragioni.
Alla stregua dei passaggi argomentativi come sopra riassuntivamente esposti, la Corte a s. u. è pervenuta all’affermazione del seguente principio di diritto: “la L. 311 del 2004, art. 1, comma 49 non si applica alle procedure di mobilità dei segretari comunali e provinciali già concluse alla data di entrata in vigore di tale legge”.
In forza di tale principio, tenuto conto della peculiarità della fattispecie esaminata, riferita a procedura di mobilità già concluso alla data di entrata in vigore della legge oggetto di interpretazione, si propone, pertanto, il rigetto del ricorso della G..
Il Collegio ritiene di condividere integralmente il contenuto e le conclusioni della riportata relazione e concorda, pertanto, sul rigetto dello stesso, osservando, quanto ai rilievi formulati nella memoria della ricorrente, che gli stessi non valgano a scalfire l’iter argomentativo svolto in conformità a quanto esaustivamente considerato dalle S. U. nelle pronunce richiamate. Queste hanno invero avuto riguardo anche alla questione della asserita inesistenza di procedure di mobilità volontaria in corso all’epoca di entrata in vigore della L. n. 311 del 2004, all’ulteriore aspetto – sopra riportato nei termini in cui è stato affrontato dalle s.u. –