Source: http://iusreporter.blogspot.com/2012_04_01_archive.html
Timestamp: 2013-05-21 22:58:22+00:00
Document Index: 174389378

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2048', 'art. 147', 'art. 2048', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 91', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1419', 'art. 5', 'sentenza ']

Iusreporter.it Blog: aprile 2012
Così si è espresso il Tribunale di Teramo, Sezione distaccata di Giulianova, con la sentenza n. 18 del 16/01/2012: « [...] Dunque si è di fronte ad una vera e propria "rissa verbale", scatenatasi tra minori (alcuni addirittura minori di anni 14) sul sito web denominato Facebook. Trattasi in particolare, come è efficacemente spiegato, anche per i suoi riflessi (sempre più crescenti) di rilevanza giudiziaria, nella recente Trib. Monza sez. IV^ nr. 770/10, di un c.d. social network ad accesso gratuito fondato nel 2004 da uno studente dell'Università di Harvard al quale, a far tempo dal settembre 2006, può partecipare chiunque abbia compiuto dodici anni di età: peraltro, se scopo iniziale di F. era il mantenimento dei contatti tra studenti di università e scuole superiori di tutto il mondo, in soli pochi anni ha assunto i connotati di una vera e proprie rete sociale destinata a coinvolgere, in modo trasversale, un numero indeterminato di utenti o di navigatori Internet. Questi ultimi partecipano creando "profili" contenenti fotografie e liste di interessi personali, scambiando messaggi (privati o pubblici) e aderendo ad un gruppo di c.d. "amici": quest'ultimo aspetto è rilevante, anche ai fini della presente decisione, in quanto la visione dei dati dettagliati del profilo di ogni singolo utente è di solito ristretta agli "amici" dallo stesso accettati. F., come detto, include alcuni servizi tra i quali la possibilità per gli utenti di ricevere ed inviare messaggi e di scrivere sulla bacheca di altri utenti e consente di impostare l'accesso ai vari contenuti del proprio profilo attraverso una serie di "livelli" via via più ristretti e/o restrittivi (dal livello "Tutti" a quello intermedio "Amici di amici" ai soli "Amici") per di più in modo selettivo quanto ai contenuti o alle stesse "categorie" di informazioni inserite nel profilo medesimo. Quindi, agendo opportunamente sul livello e sulle impostazioni del proprio profilo, è possibile limitare l'accesso e la diffusione dei propri contenuti, sia dal punto di vista soggettivo che da quello oggettivo. È peraltro nota agli utenti di F. l'eventualità che altri possano in qualche modo individuare e riconoscere le tracce e le informazioni lasciate in un determinato momento sul sito, anche a prescindere dal loro consenso: trattasi dell'attività di c.d. "tagging" (tradotta in lingua italiana con l'uso del neologismo "taggare") che consente, ad esempio, di copiare messaggi e foto pubblicati in bacheca e nel profilo altrui oppure e-mail e conversazioni in chat, che di fatto sottrae questo materiale dalla disponibilità dell'autore e sopravvive alla stessa sua eventuale cancellazione dal social network. I gestori del sito (statunitensi, secondo la Polizia Postale), pur reputandosi proprietari dei contenuti pubblicati, declinano ogni responsabilità civile e/o penale ad essi relativa (come dimostra, eloquentemente, una recentissima e dibattuta controversia giudiziaria riguardante il motore di ricerca Google). In definitiva, coloro che decidono di diventare utenti di F. sono ben consci non solo delle grandi possibilità relazionali offerte dal sito, ma anche delle potenziali esondazioni dei contenuti che vi inseriscono: rischio in una certa misura indubbiamente accettato e consapevolmente vissuto. Alla luce di tali considerazioni tecniche, appare evidente e condivisibile la preoccupazione della minore istante, e dei suoi genitori, per la diffusione effettiva e potenziale che quelle offese hanno avuto e potrebbero ancora avere dalla loro pubblicazione su quel sito web. Se cioè, in soldoni, quella vera e propria "rissa verbale" tra minori si fosse consumata nella piazza reale del paese, probabilmente la baruffa si sarebbe conclusa con qualche energico richiamo o al massimo con qualche richiesta di chiarimento rivolta ai genitori dei minori che avevano pronunciato quelle frasi, ma essendosi verificata su quella piazza virtuale, che non conosce limiti alla potenziale diffusione ed esondazione delle offese ivi pubblicate, ben si comprende ogni sofferenza e tutte le preoccupazioni lamentate e denunciate in questa sede addirittura giudiziaria. Appare a questo punto allora necessario procedere ad individuare il criterio di imputazione della responsabilità in capo ai genitori per i fatti illeciti commessi dai minori naturalmente capaci. Ritiene lo scrivente di dover condividere sul punto quell'impostazione interpretativa, più rigorosa ed esigente in relazione ai compiti, al ruolo ed alle connesse responsabilità genitoriali, in forza della quale si afferma che i genitori dei minori naturalmente capaci di intendere e di volere, per andare esenti dalla responsabilità di cui all'art. 2048 cc, devono positivamente dimostrare non solo di avere adempiuto all'onere educativo indicato loro dall'art. 147 cc, che non consiste solo nella mera indicazione di regole, conoscenze o moduli di comportamento, bensì pure nel fornire alla prole gli strumenti indispensabili alla costruzione di relazioni umane effettivamente significative per la migliore realizzazione della loro personalità, ma anche di avere poi effettivamente e concretamente controllato che i figli abbiano assimilato l'educazione loro impartita; mentre d'altra parte la gravità e la reiterazione delle condotte poste in essere possono essere poi indice del grado di attuazione di una tale opera di verifica di acquisizione (in termini, App. Milano X^ 16.12.2009 su Resp.civ. e prev. 2010, 7-8). Evidenziato altresì come la responsabilità genitoriale non venga meno con l'approssimarsi della maggiore età, allorquando invece (ed anzi) la personalità del minore è ancora fragile (nel senso di "indefinita") ed egli conserva l'inattitudine a dominare i propri istinti (Cass.III^ nr. 18804/09), che con l'approssimarsi della maggiore età tendono oltretutto a subìre nuove pulsioni, va ulteriormente ribadito come, ai fini dell'esonero dalla loro responsabilità, i genitori debbano in sostanza fornire la prova liberatoria di non aver potuto impedire il fatto; prova che si concretizza nella dimostrazione però, oltre di aver impartito una educazione consona alle proprie condiioni sociali e familiari, anche di avere esercitato sul medesimo una vigilanza adeguata all'età (Cass. III^ nr. 9509/07). L'applicazione concreta di tali principi nella specifica fattispecie al vaglio non può non fare i conti allora con l'assoluta peculiarità dello strumento utilizzato per la diffusione delle frasi ingiuriose. Per andare esenti da ogni responsabilità ai sensi dell'art. 2048 cc, i genitori odierni convenuti non avrebbero potuto limitarsi ad allegare e chiedere di comprovare (come hanno fatto ai capitoli a-f delle richieste istruttorie) di avere impartito al loro figlio minore un'educazione sostanzialmente consona alle proprie condizioni socio-economiche, ma avrebbero dovuto allegare e comprovare di avere anche poi posto in essere quelle attività di verifica e di controllo sull'effettiva acquisizione di quei valori da parte del minore; attività che invece, data la persistenza e reiterazione del comportamento ingiurioso-diffamatorio, consumatosi sul web lungo almeno tre giorni consecutivi, può agevolmente presumersi non essere stata posta in essere dai coniugi convenuti, quantomeno in modo adeguato. D'altra parte, nel momento in cui i genitori, evidentemente consapevoli delle potenzialità e dei rischi di internet, acconsentono ad un accesso del proprio figlio minore alla rete, quella doverosa attività di verifica e controllo "a posteriori" dell'indottrinamento educativo del proprio figlio, pure in ipotesi prestato in tutta buona fede, non può non fare i conti con l'estrema pericolosità di quel navigare e della già evidenziata potenziale esondazione incontrollabile dei contenuti e delle proprie idee ivi manifestate. Quella doverosa attività di vigilanza e controllo che investe i genitori deve allora necessariamente concretizzarsi, nello specifico, in una limitazione per forza di cose quantitativa e qualitativa di quell'accesso, proprio al fine di evitare (per quello che interessa in questa sede evidenziare e senza che appaia necessario sottolineare qui altri e forse pure ben più gravi rischi) che quel potente mezzo fortemente relazionale e divulgativo, e proprio per tali qualità tanto affascinante, nelle mani di soggetti ancora non in grado di discernere le conseguenze del proprio agire, possa trasformare una "baruffa (anche) chiozzotta" tra bambini, degna al massimo di un'energica lavata di testa, in una lotta in rete senza quartiere tra bande, all'esito della quale, in termini di reputazione e onorabilità di tutti i partecipanti, potrebbero restare solo macerie. E quella attività genitoriale di controllo "a posteriori" appare tanto più doverosa, e quindi ancor più richiedibile da chi ora è stato chiamato a giudicare con il rigore della regola di diritto, in un periodo storico in cui sollecitazioni negative in tal senso aggrediscono la sensibilità dei minori fin nei luoghi un tempo ritenuti più sicuri, come accade ad esempio attraverso i modelli comportamentali e relazionali diffusi dai massa-media più comuni e di facile accesso ad ogni ora della giornata, con continuità martellante. Dunque, i caratteri della persistenza e della continuità, che quell'attività offensiva posta in essere dal minore ha nello specifico assunto (fino, come visto, alla creazione di un "gruppo" finalizzato ad offendere), inducono a ritenere ampiamente raggiunta la prova positiva dell'inadempimento da parte dei genitori convenuti a quel dovere di verifica dell'assimilazione effettiva dell'educazione pure eventualmente impartita al minore ed a quell'obbligo giuridico di controllo della corrispondenza concreta tra i principi pure in ipotesi inculcati ed i comportamenti concreti che il figlio quotidianamente poi pone in essere [...] ». A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it Visita diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. 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Così si è recentemente espresso il Tribunale di Modena, sez. II, con sentenza del 9 marzo 2012: « [...] III. Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.) e sono liquidate come da dispositivo in forza di criterio equitativo in seguito ad abrogazione delle tariffe professionali (art. 9 d.l. 24 gennaio 2012 n. 1), che mantengono comunque valore indicativo. Nel passaggio della causa dalla fase procedimentale a quella processuale in seguito a mutamento del rito, è stato regolarmente esperito il procedimento di mediazione (art. 5, 4° comma, letto b, d.lg. n. 28 del 2010), cui entrambe le parti hanno aderito, per quanto non sia stato raggiunto un accordo conciliativo (come risulta dal relativo verbale dell'8 febbraio u.s.). Ebbene, le spese di "avvio del procedimento" sono a carico di ciascuna parte che aderisce alla mediazione nella misura di euro 40, oltre ad Iva (art. 16 D.M. 18 ottobre 2010, n. 180), spese che ciascuna parte ha sopportato anticipatamente. Le "spese di mediazione" invece sono dovute in solido da ciascuna parte, secondo "l'importo indicato nella tabella allegata al decreto" (art. 16, 3° comma, D.M. cit.). Nella specie le attrici hanno esborsato ed anticipato la somma complessiva di euro 104,87 (doc. 4). L'importo è dovuto in solido da ciascuna parte che ha aderito al procedimento. Stante la riconducibilità eziologica del procedimento di composizione della lite all'accertato inadempimento del convenuto, in forza del principio di causalità le spese sostenute per l'obbligatoria mediazione sono recuperabili dal vincitore, in quanto esborsi (art. 91 c.p.c.). Il convenuto va perciò condannato pure al rimborso della somma complessiva di euro 152 sostenuta per espletamento della mediazione [...] ». A cura di Giuseppe Briganti, avvocato e mediatore, avvbriganti.iusreporter.it Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali di
Mediazione civile: corso per mediatori di Concilia qui - San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) – Luglio 2012
Guidamediazionecivile.it e Iusreporter.it segnalano CORSO DI FORMAZIONE PER MEDIATORI IN MATERIA CIVILE E COMMERCIALE A SAN BENEDETTO DEL TRONTO (ASCOLI PICENO) - LUGLIO 2012 ORGANIZZATO DA CONCILIA QUI SRL CONCILIA QUI SRL Ente di formazione accreditato al N.° 223 presso il Ministero della Giustizia Corso di formazione in MEDIAZIONE CIVILE e COMMERCIALE Rivolto a tutti i laureati (anche con laurea triennale), nonché agli iscritti a un ordine o collegio professionale ( D.l. 18 ottobre 2010, n. 180 ) Obiettivi Corso: Il corso organizzato da Concilia qui S.r.l., ha come obiettivo la formazione di una FIGURA PROFESSIONALE che, alla luce della recente riforma del Processo Civile, HA UN RUOLO FONDAMENTALE: IL MEDIATORE SPECIALIZZATO, in grado di svolgere con la massima competenza, l’attività di mediazione delle controversie civili e commerciali. Il corso consente l’acquisizione dell’ATTESTATO riconosciuto dal Ministero della Giustizia. Opportunità lavorative: Mediatore civile presso gli Organismi di mediazione civile iscritti al Ministero di Giustizia; Mediatore presso il servizio di mediazione civile e le camere di Mediazione civile delle camere di Commercio; Mediatore civile in associazioni di categoria; Inserimento presso le Camere di mediazione civile in ambito bancario o presso studi professionali; QUOTA DI ISCRIZIONE: la quota di iscrizione è di euro 550,00 esente iva. Crediti formativi: verrà inoltrata richiesta di crediti formativi professionali di volta in volta. LUOGO DI SVOLGIMENTO E DATE: SAN BENEDETTO DEL TRONTO (ASCOLI PICENO) 19-20-21-27-28 luglio 2012 Per ricevere maggiori informazioni sui corsi: www.conciliaquisrl.it Segnalazione aggiornata al 18 aprile 2012. Unico responsabile dei corsi è l'ente di formazione. Guidamediazionecivile.it fornisce solo informazioni sui corsi. La Guida sulla mediazione civile e commerciale di Iusreporter.it Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook www.iusreporter.it A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti di
Fisco: si’ del Garante privacy agli schemi di provvedimento dell'Agenzia delle entrate sui conti correnti dei cittadini e sulla partecipazione dei Comuni alla lotta all'evasione fiscale. Necessaria una rigorosa protezione dei dati
L'Autorità Garante per la privacy, nella riunione del 17 aprile 2012, ha espresso il previsto parere sullo schema di provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate riguardante le modalità con le quali le banche dovranno comunicare a fini di controllo fiscale all'Agenzia le informazioni relative ai conti correnti bancari (saldo iniziale e finale, importi totali degli accrediti e degli addebiti delle numerose tipologie di operazioni effettuate). E ha indicato le misure di sicurezza necessarie alla protezione dei dati dei cittadini italiani. Il Garante, nel suo parere, ha innanzitutto evidenziato che non è in discussione l'esigenza di disporre delle informazioni necessarie per l'azione di contrasto all'evasione fiscale, ma ha rilevato che l'ingente flusso di dati e la loro concentrazione presso un unico soggetto rende indispensabili misure di sicurezza di natura tecnica ed organizzativa particolarmente rigorose, sia per la trasmissione dei dati che per la loro conservazione. L'Autorità ha dunque chiesto all'Agenzia delle entrate di integrare lo schema con una dettagliata serie di misure di sicurezza. Gli operatori finanziari e le banche dovranno, in particolare: adottare meccanismi di cifratura durante tutti i passaggi interni, limitare l'accesso ai file ad un numero ristretto di incaricati, aggiornare costantemente i sistemi operativi e i software antivirus e antintrusione, prevedere solo in forma cifrata l'eventuale conservazione dei dati. L'Agenzia delle entrate, da parte sua, dovrà predisporre canali telematici adeguati alla comunicazioni di una elevata quantità di dati, privilegiando l'interconnessione diretta con i sistemi informativi di banche e istituti finanziari, preoccupandosi di fornire agli operatori finanziari indicazioni e accorgimenti per la predisposizione dei file da inviare. I tempi di conservazione dei dati presso l'Anagrafe tributaria dovranno essere specificati e, una volta scaduti, dovrà essere prevista la cancellazione automatica. Infine, il Garante si è riservato di effettuare una verifica preliminare sul provvedimento del Direttore dell'entrate con il quale saranno definiti i criteri e gli specifici tipi di dati che saranno usati per l'elaborazione delle liste di contribuenti a maggior rischio di evasione. L'Autorità ha, inoltre, dato parere favorevole ad un altro schema di provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate riguardante le modalità tecniche di accesso da parte dei Comuni alle banche dati e di trasmissione delle dichiarazioni dei contribuenti ai fini della partecipazione dei Comuni stessi all'accertamento fiscale e contributivo. L'Autorità ha richiesto l'adozione di misure tecniche e organizzative a protezione dei dati dei cittadini, e l'integrazione dello schema in particolare con la definizione delle modalità di accesso alle banche dati dell'Agenzia del territorio e dell'Inps. Limitatamente a questo aspetto, il Garante ha chiesto che lo schema gli venga nuovamente sottoposto. Con i due pareri, e ferma restando l'adozione delle misure di sicurezza indicate, il Garante ha dato così via libera alla piena e completa attuazione del decreto "Salva Italia" nella parte in cui incrementa i dati a disposizione dell'Agenzia delle entrate per la lotta all'evasione fiscale. Fonte: www.garanteprivacy.it www.iusreporter.it A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti di
Notizie di cronaca pubblicate su Internet e diritto all’oblio: interviene la Corte di Cassazione
Il sistema introdotto con il Codice della privacy (d.lg. n. 196 del 2003), informato al prioritario rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e della dignità della persona (e in particolare della riservatezza e del diritto alla protezione dei dati personali nonché dell'identità personale o morale del soggetto cui gli stessi pervengono), è caratterizzato dalla necessaria rispondenza del trattamento dei dati personali a criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza allo scopo (quest'ultimo costituendo un vero e proprio limite intrinseco del trattamento lecito dei dati personali), che trova riscontro nella compartecipazione dell'interessato nell'utilizzazione dei propri dati personali, a quest'ultimo spettando il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l'aggiornamento, l'integrazione (art. 7 d.lgs. n. 196 del 2003), a tutela della proiezione dinamica dei propri dati personali e del rispetto della propria attuale identità personale e morale. Pertanto, anche in caso di memorizzazione nella rete internet, mero deposito di archivi dei singoli utenti che accedono alla rete e cioè dei titolari dei siti costituenti la fonte dell'informazione (c.d. siti sorgente), deve riconoscersi al soggetto cui appartengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all'oblio, e cioè al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e a fortiori se di cronaca, può tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi, e se del caso, avuto riguardo alla finalità della conservazione nell'archivio e all'interesse che la sottende, financo alla relativa cancellazione. In ipotesi di trasferimento ex art. 11, comma 1 lett. b), d.lg. n. 196 del 2003 di notizia già di cronaca nel proprio archivio storico il titolare dell'organo di informazione, che, avvalendosi di un motore di ricerca, memorizza la medesima notizia anche nella rete internet, è tenuto ad osservare i criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza dell'informazione, avuto riguardo alla finalità che ne consente il lecito trattamento, nonché a garantire la contestualizzazione e l'aggiornamento della notizia già di cronaca oggetto di informazione e di trattamento, a tutela del diritto del soggetto cui i dati pertengono alla propria identità personale o morale nella sua proiezione sociale, nonché a salvaguardia del diritto del cittadino utente di ricevere una completa e corretta informazione, non essendo al riguardo sufficiente le mera generica possibilità di rinvenire all'interno del "mare di internet" ulteriori notizie concernenti il caso di specie, ma richiedendosi, atteso il ravvisato persistente interesse pubblico alla conoscenza della notizia in argomento, la predisposizione di sistema idoneo a segnalare (nel corso o a margine) la sussistenza di un seguito e di uno sviluppo della notizia, e quale esso sia stato, consentendo il rapido ed agevole accesso da parte degli utenti ai fini del relativo adeguato approfondimento, giusta modalità operative stabilite, in mancanza di accordo tra le parti, del giudice di merito. Così si è recentemente espressa la Corte di Cassazione (Cassazione civile sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525) A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it Visita diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali di
E-mail dell’ex-dipendente e privacy: l’azienda deve disattivare l’account e informare i terzi
Prescrizioni del Garante privacy 22/04/2010: « Come già affermato da questa Autorità nel provvedimento del 25 giugno 2002 (doc. web n. 29864), anche l’indirizzo e-mail di una persona fisica è da considerarsi un dato personale. Difatti, gli indirizzi e-mail [...] e [...], pur rappresentando un mezzo utilizzato dall’impresa per raccogliere gli ordini della clientela, contengono il nome e cognome delle signore [...] e sono ad esse comunque riferibili da oltre un decennio. L’indirizzo e-mail attribuito al singolo lavoratore per lo svolgimento delle sue mansioni determina quindi una legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza, ma non garantisce la confidenzialità dei messaggi inviati e ricevuti tramite lo stesso, poiché l’account ad esso riferibile può essere eccezionalmente nella disponibilità di accesso da parte del datore di lavoro qualora ciò si renda necessario per improrogabili esigenze aziendali, come emerge anche nella deliberazione del 1 marzo 2007 (doc. web n. 1387522), con la quale questa Autorità ha indicato le linee guida per un corretto uso della posta elettronica e di Internet nell’ambito dei rapporti lavorativi. Come è risultato dalla documentazione acquisita, lo stesso regolamento interno relativo all’uso degli strumenti elettronici messi a disposizione dalla [...] s.r.l., chiarisce che l’indirizzo di posta elettronica è fornito dall’azienda al dipendente per realizzare "le sole finalità istituzionali dell’azienda", tuttavia la presenza di un disciplinare aziendale relativo all’uso della posta elettronica e di Internet da parte dei dipendenti, non esclude che all’interno della corrispondenza scambiata tramite gli account aziendali possano essere anche presenti contenuti di natura strettamente personale e quindi anche dati riferibili a terzi. Conseguentemente, l’esigenza di tutela si estende anche nei confronti di coloro che inviano i messaggi (di qualunque contenuto, privato o lavorativo) che possono ritenere che il destinatario degli stessi sia esclusivamente una determinata persona. L’interesse alla tutela dei dati personali delle persone coinvolte (ex dipendenti della [...] s.r.l. e terzi mittenti di e-mail) deve, in una corretta ottica di bilanciamento, essere contemperato con l’interesse della [...] s.r.l. a gestire le informazioni indispensabili all’efficiente attività aziendale, soprattutto in considerazione del fatto che gli indirizzi e-mail delle segnalanti erano utilizzati anche per raccogliere gli ordini della clientela. Da quanto sopra evidenziato discende dunque la necessità che la [...] s.r.l. proceda alla disattivazione di tutti gli account di posta elettronica appartenenti al dominio [...].it, attribuiti a soggetti che non fanno parte dell’attuale organizzazione imprenditoriale della società, nel termine di 30 giorni dalla notifica del provvedimento. In detto periodo la società dovrà inoltre predisporre un sistema idoneo ad informare i terzi mittenti delle comunicazioni che tutti gli account del dominio [...].it, riferibili ad ex dipendenti dell’[...] s.r.l. che non svolgano attività lavorativa per conto della [...] S.r.l., saranno disattivati, con l’invito, quindi, ad inoltrare la corrispondenza di lavoro ad un indirizzo di posta elettronica alternativo ». A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it Visita diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali di
La recente proposta di Regolamento europeo relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori) (COM/2011/0794 definitivo - 2011/0374 (COD)) prevede l’istituzione della Piattaforma europea di risoluzione delle controversie online (Piattaforma ODR) (art. 5). La Piattaforma ODR deve essere un sito web interattivo che offra un accesso elettronico e gratuito in tutte le lingue ufficiali dell'Unione. La Piattaforma costituisce l'unico punto di accesso per i consumatori e i professionisti che desiderano risolvere in ambito extragiudiziale le controversie oggetto del Regolamento. A tal proposito, l’art. 2 della proposta prevede che il Regolamento si applichi alla risoluzione extragiudiziale delle controversie contrattuali tra consumatori e professionisti connesse alla vendita di beni o alla fornitura di servizi online a livello transfrontaliero. Ai fini della proposta di regolamento (art. 4), per “procedura di risoluzione alternativa delle controversie” (procedura ADR) s’intende una procedura per la risoluzione extragiudiziale di una controversia mediante l'intervento di un organismo di risoluzione delle controversie che propone o impone una soluzione o riunisce le parti allo scopo di trovare una soluzione amichevole. Pare rientrarvi pertanto anche la mediazione telematica. La Piattaforma ODR ha, in particolare, le funzioni seguenti: - mette a disposizione un modulo di reclamo elettronico che può essere compilato dalla parte ricorrente; - propone alle parti, in base alle informazioni contenute nel modulo di reclamo elettronico, uno o più organismi ADR competenti e fornisce informazioni sulle loro tariffe, se del caso, sulla lingua o sulle lingue in cui sarà condotta la procedura, sulla durata approssimativa della procedura oppure comunica alla parte ricorrente che in base alle informazioni presentate non è stato possibile individuare alcun organismo ADR competente; - riferisce i reclami all'organismo ADR cui le parti hanno concordato di rivolgersi; - consente alle parti e all'organismo ADR di condurre online la procedura di risoluzione della controversia; - mette a disposizione un modulo elettronico tramite il quale gli organismi ADR trasmettono le informazioni di cui all'articolo 9, lettera c); - mette a disposizione un sistema di commenti (feedback) che consente alle parti di esprimere il proprio punto di vista sul funzionamento della Piattaforma ODR e sull'organismo ADR che ha trattato la loro controversia; - fornisce informazioni generali sulla risoluzione alternativa delle controversie quale mezzo extragiudiziale di composizione delle controversie; - offre accesso a statistiche sui risultati delle controversie trattate dagli organismi ADR cui sono stati trasmessi reclami tramite la Piattaforma ODR. In base all’art. 6 della proposta di regolamento, ogni Stato membro UE designa un Punto di contatto ODR e comunica il suo nome e le modalità di contatto alla Commissione. Gli Stati membri possono conferire la responsabilità per i punti di contatto ODR ai loro centri della rete di Centri europei dei consumatori, alle associazioni dei consumatori o a qualsiasi altro organismo. Ogni punto di contatto ODR dispone di almeno due assistenti per la risoluzione delle controversie online ("Assistenti ODR"). Gli Assistenti ODR forniscono assistenza per la risoluzione delle controversie riguardanti reclami presentati mediante la Piattaforma, eseguendo le funzioni seguenti: - all'occorrenza, agevolano la comunicazione tra le parti e l'organismo ADR competente; - informano i consumatori degli altri mezzi di ricorso se una controversia non può essere risolta tramite la Piattaforma, ad esempio quando il professionista non acconsente all'uso dell'ADR; - presentano, in base alle esperienze pratiche raccolte nell'esecuzione delle loro funzioni, una relazione annuale di attività alla Commissione e agli Stati membri; - informano le parti dei vantaggi e degli svantaggi delle procedure applicate dagli organismi ADR proposti. In base all’art. 7 della proposta di regolamento, per presentare un reclamo alla Piattaforma ODR la parte ricorrente compila il modulo di reclamo elettronico disponibile sul sito web della Piattaforma. La parte ricorrente può allegare al modulo di reclamo eventuali documenti in formato elettronico a sostegno del proprio reclamo. Le informazioni presentate dalla parte ricorrente devono essere sufficienti per determinare l'organismo ADR competente. La Piattaforma ODR fornisce alle parti le informazioni sugli organismi ADR competenti individuati dalla Piattaforma ODR; se sono disponibili più opzioni, gli Assistenti ODR degli Stati membri interessati forniscono alle parti i dettagli dei vari organismi identificati e informazioni sui vantaggi e svantaggi delle procedure applicate da ciascun organismo in modo da consentire alle parti di operare una scelta informata. A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti Avvocato e mediatore professionista La Guida sulla mediazione civile e commerciale di Iusreporter.it Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali Testi senza carattere di ufficialità di
ESAMI SCRITTI di AVVOCATO 2012 ESERCITAZIONI ORALI E SCRITTE (5a Edizione) – Iusreporter.it segnala
PARERE MOTIVATO DI DIRITTO CIVILE ATTO GIUDIZIARIO DI CIVILE PARERE MOTIVATO DI DIRITTO PENALE ATTO GIUDIZIARIO DI PENALE DOCENTI: Avv. Valerio Sangiovanni (avvocato cassazionista; dottore di ricerca in diritto civile) Avv. Francesco Carlo Milanesi (avvocato; dottore di ricerca in diritto e procedura penale) 19 e 26 settembre; 3, 10, 17, 24 e 31 ottobre; 7, 14, 21 e 28 novembre 2012 (tutti i mercoledì sera dalle 19.00 alle 21.00) (11 incontri – 22 ore complessive in classe) presso Aula Pastori – Sede Cidis Via S. Sofia 9, 20122 Milano, MM Crocetta Per informazioni e iscrizioni: Inviare mail a valerio.sangiovanni@libero.it (oppure telefonare al 349 / 64 65 142) Informazioni di base sulle esercitazioni Il corso di preparazione ha carattere pratico: tramite discussioni di gruppo in classe si apprenderanno metodi per scrivere bene pareri e atti. Le tracce da risolvere in classe e a casa verranno fornite dai docenti di volta in volta. Il costo della partecipazione alle lezioni è di 290 euro + IVA (comprensivo di una correzione personalizzata scritta). È inoltre possibile la correzione personalizzata di ulteriori compiti redatti dai partecipanti al costo aggiuntivo di 25 euro + IVA per ciascun compito. SCONTO per iscrizioni entro il 31 luglio: 260 euro + IVA. Indipendentemente dalla partecipazione al corso, è possibile acquistare un pacchetto di tre correzioni personalizzate scritte a 75 euro + IVA. Verrà chiesta l’assegnazione di CREDITI FORMATIVI per i praticanti avvocati. www.iusreporter.it A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti di
CORSO DI PERFEZIONAMENTO E APPROFONDIMENTO sul tema DIRITTO DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI (evoluzione normativa e giurisprudenziale) – Roma 16 e 17 aprile 2012
Il Centro Nazionale Studi e Ricerche sul diritto della famiglia e dei minori, e La Tutela Dei Diritti presenta CORSO DI PERFEZIONAMENTO E APPROFONDIMENTO sul tema DIRITTO DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI (evoluzione normativa e giurisprudenziale) 12 ore (12 crediti formativi) Lunedì 16 Aprile 2012 ore 14.00 / 20.00 Martedì 17 Aprile 2012 ore 14.00 / 20.00 Sala Convegni Chiesa Valdese Via Pietro Cossa 42 (Piazza Cavour) Roma PRIMO MODULO (lunedì 16 Aprile 2012) AFFIDAMENTO CONDIVISO L'assegnazione della casa familiare L'assegno di mantenimento e divorzile L'addebito della separazione Applicazione Legge 54 del 2006 L'affidamento condiviso e proposte di riforma Esercizio affidamento condiviso Affidamento etero familiare La PAS Sindrome di Alienazione Genitoriale SECONDO MODULO (martedì 17 Aprile 2012) INTERESSE DEL MINORE NEL PROCESSO DI FAMIGLIA L’interesse del minore Il minore ed i diritti che può esercitare – modalità Audizione ed ascolto del minore Applicazione della Legge 54 del 2006 alla luce delle recenti Sentenze La sottrazione dei minori Ruolo dei servizi sociali La CTU sul minore Aspetti psicologici Lunedi’ 16 Aprile 2012 Ore 14.00 Avv. Matteo Santini “L'Assegnazione della Casa Familiare” Ore 14.45 Avv. Lello Spoletini “Affidamento condiviso e mantenimento” Ore 15.30 Avv. Marina Turchetti “Applicazione normativa ed evoluzione giurisprudenziale” Ore 16.15 Prof. Marino Maglietta “Affidamento condiviso e proposte di riforma” Ore 17.30 Avv. Elvira Di Mauro “Modalità di esercizio dell'affidamento condiviso e sue criticità” Ore 18.15 Prof. Paola Todini (Professore Ordinario di Diritto PrivatoUniversità E-Campus Diritto Privato) “L'Affidamento etero familiare” (in attesa di conferma) Ore 19.00 Avv. Federica Debellis “Aspetti critici dell'affidamento Condiviso” Martedì 17 Aprile 2012 Ore 14:00 Dott. Otello Lupacchini (Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma) “Devianza dei minori e devianza sui minori” Ore 14.30 Dott. Giuseppe Magno (Cons Sup Corte di Cassazione) “La sottrazione Internazionale dei minori” Ore 16.00 Prof. Mauro Orlandi (Professore Ordinario di Diritto Civile Università di Tor Vergata) “L'audizione del minore - effetti” Ore 17.00 Prof. Vincenzo Mastronardi (Direttore Scientifico Master in Criminologia Università La Sapienza di Roma, Ore 17.30 Avv. Romina Ferro “Audizione del minore nel processo innanzi al Tribunale dei Minori” Ore 18:15 Avv. Lello Spoletini “Il risarcimento del danno nel diritto di famiglia” Per maggiori informazioni: CENTRO NAZIONALE STUDI E RICERCHE SUL DIRITTO DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI web: www.dirittodellafamiglia.com www.iusreporter.it A cura dell'Avv. Giuseppe Briganti di
SUL CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO PROROGATO “PER FACTA CONCLUDENTIA”: POSSIBILITA’ DI CONVERSIONE IN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO – Iusreporter.it
Giorgio Vanacore Avvocato in Napoli giorgiovanacoreavv@libero.it Sovente si assiste, nella recente prassi aziendale, alla stipula di contratti di lavoro tempo determinato. Del pari, non infrequente e’ la protrazione dei detti contratti per facta concludentia per il periodo superiore alla scadenza: ebbene, si esaminerà, brevemente, la casistica che conforta la possibilità di conversione della detta figura contrattuale in contratto a tempo indeterminato, con conversione retroattiva ex lege, per l’intero periodo lavorato. Chiaramente, il caso di scuola è quello del lavoratore che, prestato il servizio per il periodo a termine, si veda prorogare il detto periodo sine die, per poi essere, dopo tempo imprecisato, inavvertitamente licenziato. Questa la casistica che si ritiene meritevole di esame nel presente contributo. A) Puo’ accadere che, pur scaduto testualmente il contratto, il dipendente ininterrottamente continui a prestare servizio ed a percepire lo stipendio: deriva da ciò la conversione tacita e per facta concludentia del rapporto de quo, sulla quale non sussistono dubbi di sorta. B) Ancora, può accadere che nel contratto stipulato non siano indicate le ragioni di cui all’art. 1, comma 2, d. lgs. 6 settembre 2001, n. 368 (recante «Attuazione della direttiva del Consiglio del 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE relativa all’accordo quadro CES, UNICE, CEEP sul lavoro a tempo determinato»), che cosi’ recita: «la apposizione del termine è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma 1 (id est: ragioni carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro, n.d.r.). Sul punto, la giurisprudenza è assolutamente univoca nel sottolineare il carattere pregnante dell’onere datoriale ex art. 1, comma 2, d. lgs. n. 368/2001, di specificazione delle ragioni giustificative della stipula di un contratto a termine, affermando che: 1) il contratto a tempo determinato rappresenta sempre l’eccezione e quello a tempo indeterminato la regola; 2) differentemente dal sistema previgente – è noto che la l. 18 aprile 1962 n. 230 subordinava l’apposizione del termine ad ipotesi tassative –, il d lgs. n. 368/2001, col configurare in capo al datore un onere di specificare le ragioni, richiede non solo che queste ultime sussistano, ma altresì che risultino effettivamente dall’atto scritto in cui sia contenuta l’apposizione. Di seguito, brevemente, le massime rilevanti sul tema: «Secondo condivisibile orientamento della giurisprudenza e della dottrina, la scelta del legislatore di passare da un sistema di ipotesi legislativamente tipizzate, integrate poi da quelle liberamente individuate dall’autonomia collettiva, ad un sistema che demanda al datore di lavoro la individuazione delle ragioni (sostitutive, organizzative o produttive) che giustificano l’apposizione del termine non ha comportato una assoluta e completa liberalizzazione dell’istituto, né tantomeno ha significato una inversione di rotta rispetto al principio che il contratto a tempo indeterminato è la regola ed i casi di apposizione del termine costituiscono l’eccezione. Ed infatti la nuova disciplina risponde alle vincolanti indicazioni della direttiva comunitaria 28/6/1999 n. 70, attuativa dell’accordo quadro del 18/06/1999 n.70, che consente l’utilizzazione del contratto a termine solo se basata su ragioni oggettive, puntualmente specificate, e rispondente a determinate regole finalizzate ad evitare gli abusi. La sussistenza di tali limiti già di per sé dimostra che anche nell’ottica della nuova legge il contratto a tempo indeterminato rappresenta tuttora la forma comune dei rapporti di lavoro, senza contare poi che indicazioni in tal senso emergono anche dall’accordo quadro sopra richiamato. La necessità di una specifica individuazione nell’accordo scritto delle regioni giustificative dell’apposizione del termine non può che tradursi sul piano processuale nella possibilità di verifica oggettiva da parte del Giudice di tali ragioni, il quale deve essere posto in grado di avere cognizione esatta e precisa della motivazione dell’assunzione a termine. È quindi evidente che non è sufficiente un mero richiamo a formule di stile o generiche, ma è di contro necessario che nell’atto scritto vengano puntualmente esplicitate le esigenze datoriali che hanno reso necessaria l’assunzione del lavoratore nell’ambito della struttura con specifico riferimento alle mansioni affidate» (Trib. Roma, 2 aprile 2007); «Pare evidente – sempre a proposito dell’onere ex art. 1, comma 2, dl. Lgs. 368/2001, n.d.r. –, che non ci si possa limitare ad indicare il tipo di ragioni, parafrasando la dizione legislativa, ma si debba adempiere a quell’onere di specificazione che la norma impone alle parti ce stipulano il contratto individuale di lavoro. Indicare ragioni specifiche significa fornire indicazioni che consentano il controllo delle ragioni indicate. Una ragione giustificatrice o è controllabile o non è, tanto più se la legge impone di specificarla» (Trib. Milano, 29 novembre 2010; «Il d.lgs. 368/2001, pur ampliando la sfera di utilizzabilità del contratto a termine, non ha reso semplicemente facoltativa la scelta di apporre un termine al contratto di lavoro, poiché il contratto a tempo indeterminato costituisce la regola, mentre il contratto a termine l'eccezione. Occorre, pertanto, che il datore di lavoro indichi e provi nell'eventuale successivo giudizio, quale sia la specifica esigenza aziendale che ha giustificato l'apposizione del termine al contratto di lavoro. Dalla nullità della clausola di apposizione del termine, non deriva la nullità dell'intero contratto, bensì la sua conversione in contratto a tempo indeterminato ex art. 1419, comma 2, c.c., applicabile anche ai contratti di lavoro» (Trib. Bologna, 7 febbraio 2006; conff., id., 2 dicembre 2004, Trib. Ravenna, 7 ottobre 2003). Fermo quanto sopra in relazione alla conversione tacita per facta concludentia del contratto (precedente punto A),, l’esame della giurisprudenza mostra la nullità/inefficacia del termine apposto ad un contratto nel quale non siano compiutamente specificate le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, da sanzionarsi dal Giudice con la conversione retroattiva del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. C) In terzo ed ultimo luogo, puo’ succedere che il rapporto di lavoro si prolunghi oltre il termine di cui all’art. 5, comma 2, del medesimo d. lgs. n. 368/2001, del seguente tenore: «Se il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi nonché decorso il periodo complessivo di cui al comma 4 - bis, ovvero oltre il trentesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini». Anche in tal ultimo caso, le conseguenze in ordine al rapporto saranno le medesime di quelle di cui ai precedenti punti. Giorgio Vanacore Avvocato in Napoli giorgiovanacoreavv@libero.it Copyright www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali Testi senza carattere di ufficialità di
La recente Comunicazione della Commissione europea “Un quadro coerente per rafforzare la fiducia nel mercato unico digitale del commercio elettronico e dei servizi on-line” (COM(2011) 942 final dell’11/01/2012) identifica cinque principali ostacoli al mercato unico digitale e un piano d'azione per eliminarli: - un'offerta di servizi on-line legali e transfrontalieri ancora insufficiente; - una mancanza d'informazione degli operatori dei servizi on-line e di tutela degli utenti di internet; - sistemi di pagamento e di consegna inadeguati; - un numero eccessivo di abusi e di controversie di difficile composizione; - una diffusione ancora insufficiente delle reti di comunicazione a banda larga e di soluzioni tecnologiche avanzate. Con riguardo al quarto punto, nella Comunicazione si legge quanto segue: « I servizi on-line devono continuare a offrire ai consumatori europei la straordinaria possibilità di comunicare e di svolgere più agevolmente le attività economiche nel rispetto della legalità. Le reti sociali e le piattaforme di vendita a distanza o di condivisione di video svolgono ormai un ruolo chiave nella società e nell'economia europee e permettono ai cittadini di essere più attivi, di dare il proprio parere su un bene o un servizio, di informarsi e di esprimersi. Ma i limiti imposti dalla legge vengono talvolta oltrepassati, oltretutto in settori sensibili, come la pedopornografia, le violenze in generale, l'istigazione all'odio razziale, la diffamazione, il terrorismo o anche il gioco illegale on-line e le pratiche criminali che possono esservi associate. Anche le violazioni della proprietà intellettuale sono fonte di preoccupazione. Nonostante le garanzie che la direttiva sul commercio elettronico offre alle imprese che ospitano o "trasmettono" passivamente contenuti illegali, i prestatori intermedi di internet vivono nell'incertezza giuridica risultante da una frammentazione, all'interno dell'Unione europea, delle norme applicabili e delle pratiche che devono o possono applicare quando vengono a conoscenza di contenuti illegali sui loro siti. Questa frammentazione scoraggia le imprese che desiderano iniziare un'attività on-line o ne intralciano lo sviluppo. Inoltre internet viene utilizzata come vettore di diffusione di prodotti o servizi che non rispettano i diritti di proprietà intellettuale, contraffatti o pirata. La difesa dei diritti di proprietà intellettuale è indispensabile nelle economie della conoscenza e l'Unione europea lotta strenuamente contro la contraffazione e la pirateria. In generale, si verifica troppo spesso che le attività illegali non vengano bloccate in modo efficace e che i contenuti illegali non siano ritirati affatto o non abbastanza rapidamente. I cittadini si indignano, ad esempio, di fronte al fatto che talvolta si impieghi troppo tempo a sopprimere perfino contenuti palesemente vietati come i contenuti pedopornografici la cui presenza in rete è un fatto gravissimo. Questo mina la fiducia dei cittadini e delle imprese nello strumento internet, il che si ripercuote sui servizi in linea come le piattaforme di vendita. Parallelamente, i cittadini a volte lamentano la mancanza di trasparenza o iniziative sbagliate (ad esempio il ritiro di un contenuto legale), sproporzionate o adottate senza tener conto del principio del contraddittorio da parte di alcuni prestatori di servizi in linea. È dunque necessario rendere più efficaci i meccanismi di eliminazione degli abusi e delle informazioni illegali, in un contesto che garantisca al contempo la certezza del diritto, la proporzionalità delle norme applicabili alle imprese e il rispetto dei diritti fondamentali. I servizi della Commissione europea, nel documento allegato, descrivono dettagliatamente le divergenze interpretative che sono all'origine dei problemi sopra riportati. Di fronte al moltiplicarsi delle norme e della giurisprudenza negli Stati membri, emerge la necessità di predisporre un quadro europeo orizzontale per le procedure di notifica e di intervento. Parallelamente, la Commissione procederà nel 2012 alla revisione della direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale allo scopo di combattere più efficacemente i contenuti illegali secondo modalità che rispettano il mercato interno e i diritti fondamentali migliorando il quadro procedurale civile. La creazione del quadro europeo di notifica e azione non pregiudicherà quest'ultima iniziativa. La collaborazione tra le parti in causa, in particolare tra i prestatori di internet, i soggetti interessati e i servizi di pagamento impegnati nell'Unione europea e negli Stati Uniti, può anch'essa contribuire alla lotta contro i contenuti illegali. Inoltre, si devono contrastare le pratiche commerciali sleali di alcune imprese, in particolare l'utilizzo di comunicazioni commerciali discutibili o vietate ». Relativamente alla composizione delle controversie, la Comunicazione afferma: « D'altro canto, se emerge un problema nel contesto di un acquisto on-line, i consumatori devono avere a disposizione una soluzione rapida e poco onerosa. Le loro incertezze sulle azioni da intraprendere in caso di problemi rimangono un ostacolo fondamentale alla fiducia nei servizi on-line. Fino ad ora il ricorso ai tribunali non ha offerto una soluzione soddisfacente per la composizione delle controversie originate dalle transazioni commerciali on-line, in quanto le modalità giudiziarie classiche di composizione delle controversie comportano costi troppo elevati e tempi troppo lunghi. Occorre dunque potenziare l'efficacia dell'applicazione del diritto in generale e in particolare facilitare la composizione delle controversie on-line. I sistemi alternativi di composizione delle controversie sono strumenti più rapidi e meno onerosi da applicare per consentire uno sviluppo ottimale dei servizi on-line, tuttavia, attualmente sono ancora poco disponibili on-line, poco o mal conosciuti e non coprono tutti i settori. Per ovviare a questa situazione e in linea con l'Atto per il mercato unico, la Commissione ha proposto una direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori e un regolamento relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori. Il Parlamento europeo e il Consiglio saranno invitati ad adottare rapidamente queste proposte. La Commissione adotterà inoltre prossimamente un'iniziativa legislativa sulla composizione delle controversie tra imprese ». Leggi il testo integrale della Comunicazione su IRDoc A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it Visita diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità Copyright www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali di
Trascorsi i tempi previsti dalla legge per pubblicare documenti nell'albo pretorio on line, il Comune deve rimuovere dal sito istituzionale quelli che contengono dati personali o renderli anonimi. La diffusione di informazioni in grado di identificare le persone oltre i termini stabiliti è illecita. Lo ha affermato il Garante privacy nel vietare ad un Comune di diffondere ulteriormente in Internet, oltre i 15 giorni stabiliti dalla norma, i dati personali di una donna contenuti in una deliberazione della Giunta comunale. Il Comune inoltre, dovrà apportare le necessarie modifiche per mettersi in regola con le Linee guida adottate nel 2011 dal Garante in materia di pubblicazione on line dei documenti. Come si legge nella newsletter del Garante, il caso è stato sollevato da una donna che si è rivolta all'Autorità lamentando una illecita diffusione di dati a causa della permanenza sul sito del Comune, oltre i termini di legge, di una delibera di giunta comunale contenente nome e cognome, indirizzo e dispositivo di una sentenza di rigetto di un ricorso presentato contro un accertamento Ici. Informazioni che anche dopo un primo intervento del Garante e nonostante le modifiche apportate dal Comune continuavano ad essere presenti sul sito. Pur avendo infatti modificato le modalità di pubblicazione delle delibere riguardanti i ricorsi, sostituendo i nominativi dei ricorrenti con degli omissis, la delibera con il nome della donna era sempre reperibile sul sito, determinando così una illecita diffusione di dati non consentita da alcuna norma. Con separato provvedimento l'Autorità sta valutando gli estremi per contestare al Comune una sanzione amministrativa per l'illecito commesso. Fonte: www.garanteprivacy.it, newsletter n. 356 del 27 marzo 2012 Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it Visita diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità www.iusreporter.it Ricerca giuridica e diritto delle nuove tecnologie Note legali di
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