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Timestamp: 2019-06-18 05:53:05+00:00
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Bruno Contrada. Depositate le motivazioni. Ovviamente da che parte sta Berlusconi?
da: http://www.adnkronos.com
Berlusconi interviene anche sul caso Contrada . La battaglia di Lino Jannuzzi, sottolinea, "merita tutto il nostro appoggio". "Non si può pensare che un servitore dello Stato, condannato per le accuse di chi ha contribuito a fare arrestare, sia dimenticato e trattato in questo modo. E' una cosa - rimarca il leader azzurro - che non si può accettare".
Le solite falsità di Berlusconi.
ancora da: http://www.adnkronos.com
MAFIA: CASSAZIONE, CONTRADA COLPEVOLE CONTRO LUI NESSUN COMPLOTTO
Roma, 8 gen. - (Adnkronos) - L'ex numero due del Sisde Bruno Contrada e' colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa e contro di lui non c'e' stato nessun "complotto" posto in essere dai pentiti, secondo quanto correttamente valutato dalla Corte d'Appello di Palermo, insieme a molte testimonianze di poliziotti e questori che hanno espresso nei suoi confronti "diffidenze". Sono le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione depositate oggi, sentenza con la quale lo scorso 10 maggio era stata confermata per Contrada la condanna a 10 anni di reclusione e tre anni di sorveglianza vigilata.
Io penso che Silvio come altri hanno tutto l'interesse a difendere Contrada affinché quest'ultimo continui a tener la bocca chiusa su mafia e politica.
Per saperne di più e sbugiardare la versione di chi ha deciso da anni e anni di stare dalla parte dei mafiosi leggere qui:
La sentenza Contrada
da voglioscendere.it
Bruno Contrada, già capo della squadra Mobile di Palermo, poi della Criminalpol e infine numero 3 del Sisde, è stato condannato sette mesi fa a 10 anni di reclusione dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa: per il suo trentennale “contributo sistematico e consapevole alla conservazione e al rafforzamento di Cosa nostra”.
Di seguito pubblichiamo una sintesi delle motivazioni della condanna d’appello del 2006, chiesta e ottenuta dal Pg Nino Gatto e confermata dalla Suprema Corte: 792 pagine firmate dal presidente Salvatore Scaduti e dai giudici a latere Chiara Boni e Giuseppe Melisenda, che illustrano le accuse a suo carico (lanciate non solo da mafiosi pentiti, ma soprattutto da testimoni incensurati: magistrati, poliziotti, parenti di vittime della mafia) e i riscontri che le hanno supportate (documenti, intercettazioni telefoniche, accertamenti di polizia giudiziaria). Il testo integrale è già da qualche giorno sul nostro blog.
Sentenza Contrada I
Nella prima parte della sentenza Contrada, i giudici esaminano le accuse mosse all’ex poliziotto dai mafiosi pentiti e confermate da documenti e testimonianze. Nella seconda parte i pentiti escono di scena e cedono il passo a una ventina di testimoni insospettabili.
Sentenza Contrada II
L’ultima parte della sentenza di condanna per Bruno Contrada, cominciare da due intercettazioni molto significative.
Sentenza Contrada III
Guarda il video della presentazione di Mani sporche al Quirino, Roma - 10 gennaio 2008
No alla grazia per Bruno Contrada
contrada, mafia, sentenza,
permalink | creato da marco_travaglio il 12/1/2008 alle 17:47 |
contrada mafia berlusconi jannuzzi
permalink | inviato da tgweb il 13/1/2008 alle 16:14 | commenti (1) |
Il dottor Mafia
La cagnara intorno alla grazia a Bruno Contrada e alla revisione del suo processo (prim'ancora che siano depositate le motivazioni della condanna in Cassazione!) si è momentaneamente spenta. Ma c'è da giurare che riprenderà presto, anche perchè Contrada è l'unico rappresentante di alto livello dello Stato che sia stato condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa: dunque il partito dell'impunità e della mafia non può tollerare questo precedente, che potrebbe presto "figliarne" altri.
Proprio l'altroieri è stato notificato al generale Mario Mori - ex capo del Ros e del Sisde, l'uomo che insieme al capitano Ultimo non perquisì il covo di Riina lasciandolo perquisire dalla mafia - l'avviso di chiusura delle indagini di un'altra inchiesta palermitana su presunti favori alla mafia per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Sempre a Palermo, è imminente la sentenza di primo grado a carico di Totò Cuffaro, imputato di favoreggiamento mafioso e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Seguirà a ruota la sentenza d'appello nel processo a Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni sempre per concorso esterno. Insomma, si scrive Contrada e si legge Dell'Utri, Cuffaro, Mori. Si difende Contrada per salvare tutti gli altri esponenti dello Stato che trattarono (o sono accusati di averlo fatto) con la mafia. La partita esula dunque dall'avventura del vecchio poliziotto morente (o sedicente tale) e investe la possibilità di fare luce sui legami tra Cosa Nostra e chi dovrebbe combatterla.
L'unico antidoto al colpo di spugna è la conoscenza approfondita dei fatti. Per questo, da oggi, il nostro blog riporta le due sentenze decisive del processo Contrada: le conclusioni di quella del Tribunale di Palermo (1700 pagine), che nel 1996 condannò Contrada a 10 anni; e il testo integrale (700 pagine) di quella del secondo processo d'appello, che nel 2006 ricondannò Contrada a 10 anni (dopo che la Cassazione aveva annullato l'assoluzione nel primo appello) e fu definitivamente confermata nel maggio 2007 dalla Cassazione. Così ciascuno potrà toccare con mano la solidità delle accuse e dei riscontri trovati dai giudici alle parole dei mafiosi pentiti, ma soprattutto la mole di testimonianze rese da magistrati, questori, poliziotti, cittadini incensurati e servitori dello Stato, perlopiù intimi di Falcone e Borsellino, su questo traditore dello Stato che oggi pretenderebbe addirittura la grazia e il grazie dallo Stato. Il grazie dalla mafia, invece, l'ha già ricevuto in abbondanza.
Le conclusioni della sentenza di I grado (1996)
La sentenza d'appello (2006)
da: voglioscendere.it
contrada falcone mafia borsellino cuffaro dell'utri provenzano riina ultimo mori
permalink | inviato da tgweb il 9/1/2008 alle 11:12 | commenti (6) |
Il cosiddetto “caso Contrada” ...Graziamo le vittime
Graziamo le vittime
Il cosiddetto “caso Contrada” è un ottimo banco di prova per misurare il ribaltamento non solo della verità, ma anche della logica e del buonsenso quando si parla di condannati o imputati eccellenti in quella che Longanesi definiva “patria del diritto, ma soprattutto del rovescio”. Manca poco che si chieda alle vittime di scusarsi con Contrada.
Il suo presunto “caso” consiste in questo: il Dottore, condannato 7 mesi fa a 10 anni definitivi per mafia, ha il diabete. Ma, a suo dire, il rancio nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere non rispetta la dieta prescritta dal suo medico. Così lui rifiuta il cibo e, com’è ovvio, deperisce. A questo punto il suo nuovo legale Giuseppe Lipera (il cui nome compare nelle carte dell’inchiesta palermitana “Sistemi criminali” per aver fondato nel ’93 a Catania “Sicilia Libera”, il partito creato da Cosa Nostra e abbandonato quando nacque Forza Italia), chiede la grazia.
Che c’entra la grazia con la dieta? Se la dieta è dannosa per la salute di Contrada, la si cambi. Se Contrada non può essere curato in cella, lo si sposti in infermeria o in ospedale, o gli si differisca la pena in attesa che stia meglio. Invece no: in una sorta di impazzimento collettivo, si scatena la casta politico-giornalistica, sempre pronta, anzi prona se c’è di mezzo un membro del Club degli Intoccabili. Grazia presto, grazia subito, grazia atto dovuto E chi non è d’accordo è un bruto che “vuole far morire Contrada in carcere”.
Invece – osserva il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella, anche a nome della sua signora – “non si può lasciare che un uomo muoia in carcere”. La frase suona bene, soprattutto a Natale. Ma esaminata a mente fredda, non ha senso: la possibilità che certi detenuti muoiano in cella è prevista espressamente dalla legge. Muoiono n carcere gli ergastolani, moriranno in carcere (si spera) Riina, Provenzano e decine di boss mafiosi e terroristi, muore in carcere chiunque deceda un attimo prima che termini di scontare la pena.
Infatti ogni anno muoiono in carcere centinaia di detenuti e nessuno dice nulla. Se però c’è di mezzo l’ex numero tre del Sisde, con amici importanti negli apparati, nella politica e nei giornali, il discorso cambia. Eppure, sentenze alla mano, Contrada è peggio di un mafioso: che un mafioso stia dalla parte della mafia, è normale; che un “servitore dello Stato”, stipendiato dallo Stato, stia dalla parte della mafia, è o dovrebbe essere un po’ meno normale. In questo senso la provocazione di Beppe Grillo è salutare: graziamo piuttosto Renato Vallanzasca, che non ha mai preso lo stipendio dallo Stato, non ha mai inscenato piagnistei e marcisce in carcere da trent’anni.
Che a chiedere la grazie per Contrada siano i Ferrara e gli Jannuzzi, è naturale: dopo aver ripetuto per una vita che non esistono rapporti fra mafia e politica, fra mafia e istituzioni, salvo che nella mente bacata di certi pm di Palermo, l’idea che un esponente dello Stato vada in carcere per mafia li disturba non poco.
Cicchitto e Il Giornale, inconsolabili, vorrebbero graziare Contrada per una grottesca par condicio con Ovidio Bompressi (che però uscì dopo 10 anni, non dopo 7 mesi). I tg di regime, quelli che la menano a ogni piè sospinto con la “certezza della pena”, martellano: “Contrada è stato condannato, ma si è sempre proclamato innocente”, come se la sua parola valesse quanto la Cassazione, come se le carceri non pullulassero di colpevoli che si proclamano innocenti.
Singolare la posizione di Macaluso: trova “sconcertante” il no di Rita Borsellino, “essere sorella di un giudice assassinato non dà titoli per giudicare ciò che si muove nel mondo della mafia”. Infatti qui ha giudicato la Cassazione. Ma si sa, le sentenze contano solo se assolvono: se condannano non valgono.
Tra i pochi commenti di buon senso c’è questo: “I casi sono due: o Contrada è innocente, e allora va liberato e risarcito; o è colpevole, e allora graziare un servitore dello Stato che tradisce lo Stato e viene condannato per mafia sarebbe un messaggio di speranza per la mafia”. Chi parla, purtroppo, non è un ministro o un leader dell’Unione. E’ Carlo Vizzini, Forza Italia.
L’Unità del 28.12.2007
ferrara contrada borsellino cicchitto jannuzzi macaluso
permalink | inviato da tgweb il 6/1/2008 alle 19:52 | commenti (0) |
Jannuzzi minaccia dimissioni sul caso Contrada. Ci resteranno mica male i boss di cosa nostra?
Apprendo adesso dal "tg3 regione" che in sen. Lino Jannuzzi minaccia le dimissioni nel caso che a Bruno Contrada (non ho capito bene) non venga concessa la grazia dal Capo della Stato o non venga di nuovo ricoverato in ospedale o non ho capito cos'altro ancora…
Di certo sappiamo l'opinione sulla vicenda del sen. forzista nonché pregiudicato Lino Jannuzzi.
Sappiamo cosa dichiarò riguardo la posizione di Rita Borsellino (vedi post precedenti) sulla grazia a Contrada: “La signora Rita Borsellino evidentemente non sa di che cosa parla e probabilmente è essa stessa vittima degli intrighi di Palazzo che hanno tentato di attribuire a Bruno Contrada persino dirette responsabilità nella strage di via D’Amelio, dove perse la vita suo fratello Paolo assieme agli agenti della scorta”.
Sappiamo tutti, o almeno dovremmo sapere cosa pensano i boss mafiosi del nostro pregiudicato-senatore-giornalista-forzista.
E cioè, che è il loro giornalista preferito (insieme a Ferrara).
Celebre l'intercettazione nella quale il boss Guttadauro, parlando con l'amico mafioso Aragona, organizzava una campagna stampa a favore dei colleghi detenuti. Al telefono, Aragona segnala subito Giuliano Ferrara e lo stesso Lino Jannuzzi che «Ha scritto un libro contro Caselli e un libro pure su Andreotti ed in è in intimissimi rapporti con Dell'Utri», al che Guttaduaro rispose «Jannuzzi buono è!».
E se lo dicono loro... una garanzia è!!!
Queste si che sono ottime referenze.
ferrara contrada mafia jannuzzi dell'utri guttadauro aragona
permalink | inviato da tgweb il 3/1/2008 alle 14:59 | commenti (5) |
Ancora su Contrada. Finalmente in merito due paroline di Marco
Dal Sisde alla Mafia la carriera de «’u Dutturi»*
Sulle «ragioni umanitarie di eccezionale urgenza» che hanno indotto il ministro Mastella a istruire immediatamente la pratica per la grazia a Bruno Contrada... condannato definitivamente sette mesi fa a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, bastano le considerazioni di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo: «Il giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere si è pronunciato il 12 dicembre contro il differimento della pena del Contrada poiché le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere o in apposite strutture esterne. Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia e ottenerla in tempi così rapidi, il sovraffollamento delle carceri sarebbe rapidamente risolto».
Se poi Contrada non avesse avviato lo sciopero della fame, ma avesse continuato a nutrirsi, le sue condizioni di salute sarebbero senz’altro migliori. Il detenuto malato dev’essere curato, nell’infermeria del carcere o in ospedale, secondo le leggi vigenti, non essendo la grazia una terapia anti-diabete. Quanto alle ragioni giuridiche di un’eventuale clemenza, sono ancor più deboli di quelle umanitarie. Mai è stato graziato un personaggio di quel calibro condannato per mafia. E mai è stato graziato un condannato a distanza così ravvicinata dalla sua condanna (Contrada ha scontato 7 mesi dei 10 anni previsti). Si è molto discusso, a proposito di Adriano Sofri, se il candidato alla grazia debba almeno chiederla o possa riceverla d’ufficio, se debba accettare la sentenza o la possa rifiutare: ma, se anche prevalesse la seconda tesi, sarebbe ben strano graziare un signore, stipendiato per una vita dallo Stato, che ha dipinto i suoi giudici come strumenti in mano alla mafia per condannare un nemico della mafia, giudici al servizio di «un manipolo di manigoldi, di criminali, di pendagli da forca che hanno inventato le cose più assurde mettendosi d’accordo». E tuttora chiede la revisione del processo. Graziarlo addirittura prima dell’eventuale revisione, significherebbe usare impropriamente la clemenza per ribaltare il verdetto della Cassazione: un’invasione di campo del potere politico in quello giudiziario. Ultimo punto: sollecitata per un parere dal giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, la Procura di Palermo ha risposto che Contrada non risulta aver mai interrotto i suoi rapporti con Cosa Nostra, ragion per cui si ritiene che potrebbe - una volta libero - riallacciarli.
Restano da esaminare le possibili ragioni «politiche» di tanta fretta. Ragioni che risalgono alle sua lunga e controversa carriera di poliziotto e agente segreto alle dipendenze dello Stato, ma al servizio dell’Antistato. Già capo della Mobile e della Criminalpol di Palermo, già numero tre del Sisde (alla guida del dipartimento Criminalità organizzata) fino al Natale del 1992, quando fu arrestato, Contrada è indicato come trait d’union fra Stato e mafia non solo da una ventina di mafiosi pentiti, ma pure da una gran quantità di autorevolissimi testimoni. A cominciare dai colleghi di Giovanni Falcone, che raccontano al diffidenza che il giudice nutriva nei confronti di «’u Dutturi»: i giudici Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala. E poi Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui colludeva con la mafia). Tutti a ripetere davanti ai giudici di Palermo che Contrada passava informazioni a Cosa Nostra, incontrando anche personalmente alcuni boss, come Rosario Riccobono e Calogero Musso. Nelle sentenze succedutesi in 15 anni, si legge che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; che agevolò la latitanza di Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; che intratteneva rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; che spifferava segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali (come i 10 milioni di lire accantonati dal bilancio di Cosa Nostra, nel Natale del 1981, per acquistare un’auto a un’amante del superpoliziotto); che ha portato al processo falsi testimoni a sua difesa. Decisivo il caso di Oliviero Tognoli, l’imprenditore bresciano arrestato in Svizzera nel 1988 come riciclatore della mafia. Secondo Carla Del Ponte, che lo interrogò a Lugano insieme a Falcone,Tognoli ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato Contrada, anche se, terrorizzato da quel nome, rifiutò di metterlo a verbale. Poi, in un successivo interrogatorio, ritrattò. Quattro mesi dopo, Cosa Nostra tentò di assassinare Falcone e la Del Ponte con la bomba all’Addaura. Nemmeno Borslelino si fidava di Contrada. E nemmeno Boris Giuliano: finì anche lui morto ammazzato. Il che spiega, forse, lo sconcerto dei familiari delle vittime della mafia all’idea che lo Stato, dopo aver speso 15 anni per condannare Contrada, impieghi 7 mesi per liberarlo. Ma c’è un ultimo capitolo, che sfugge alle sentenze:uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico del «non detto», o dell’«indicibile» sulla strage di via d’Amelio, dove morì Borsellino con gli uomini della sua scorta (ancora oggetto di indagini della Procura di Caltanissetta, che pure ha archiviato la posizione di Contrada). Quel pomeriggio del 19 luglio ’92 Contrada è in gita in barca al largo di Palermo con gli amici Gianni Valentino (un commerciante in contatto col boss Raffaele Ganci) e Lorenzo Narracci (funzionario del Sisde). Racconterà Contrada che, dopo pranzo, Valentino riceve una telefonata della figlia «che lo avvertiva del fatto che a Palermo era scoppiata una bomba e comunque c’era stato un attentato. Subito dopo il Narracci, credo con il suo cellulare, ma non escludo che possa anche aver usato il mio, ha chiamato il centro Sisde di Palermo per informazioni più precise». Appreso che la bomba è esplosa in via d’Amelio, dove abita la madre di Borsellino, Contrada si fa accompagnare a riva, passa da casa e, in serata, giunge in via d’Amelio. Ma gli orari - ricostruiti dal consulente tecnico dei magistrati, Gioacchino Genchi - non tornano. L’ora esatta della strage è stata fissata dall’Osservatorio geosismico alle 16, 58 minuti e 20 secondi. Alle 17 in punto, cioè 80 secondi dopo l’esplosione, Contrada chiama dal suo cellulare il centro Sisde di via Roma. Ma, fra lo scoppio e la chiamata, c’è almeno un’altra telefonata: quella che ha avvertito Valentino dell’esplosione. Dunque, in 80 secondi, accadono le seguenti cose: la bomba sventra via d’Amelio; un misterioso informatore (Contrada dice la figlia dell’amico) afferra la cornetta di un telefono fisso (dunque non identificabile dai tabulati), forma il numero di Valentino e l’avverte dell’accaduto; Valentino informa Contrada e gli altri sulla barca; Contrada afferra a sua volta il cellulare, compone il numero del Sisde e ottiene la risposta dagli efficientissimi agenti presenti negli uffici solitamente chiusi di domenica, ma tutti presenti proprio quella domenica. Tutto in un minuto e 20 secondi. Misteri su misteri. Come poteva la figlia di Valentino sapere, a pochi secondi dal botto, che - parola di Contrada - «c’era stato un attentato»? Le prime volanti della polizia giunsero sul posto 10-15 minuti dopo lo scoppio. E come potevano, al centro operativo Sisde, sapere che era esplosa una bomba in via D’Amelio già un istante dopo lo scoppio? Le prime notizie confuse sull’attentato sono delle 17.30. Escludendo che la figlia di Valentino e gli uomini del Sisde siano dei veggenti, e ricordando i rapporti del commerciante con i Ganci, viene il dubbio che l’informazione sia giunta da chi per motivi - diciamo così - professionali, ne sapeva molto di più. Qualcuno che magari si trovava appostato in via D’Amelio, o nelle vicinanze, in un ottimo punto di osservazione più distante (il Monte Pellegrino, dove sorge il castello Utveggiom sede di alcuni uffici del Sisde in contatto con un mafioso coinvolto nella strage). E attendeva il buon esito dell’attentato per poi comunicarlo in tempo reale a chi di dovere. Prima di concedere la grazia a Contrada, si dovrebbe almeno pretendere che dica la verità su quel giorno. Altrimenti qualcuno potrebbe sospettare - con i parenti delle vittime - che lo si voglia liberare prima che dica la verità.
UNITA' - 27 DICEMBRE 2007
* "Contrada, il dottor morte". Questo il titolo dello stesso articolo postato da Marco sul blog: voglioscendere.it
borsellino falcone contrada mafia
permalink | inviato da tgweb il 29/12/2007 alle 16:3 | commenti (1) |
ancora a proposito di Contrada. Grazia?
Vi segnalo il post di Grillo a riguardo.
Lo trovo molto interessante!
Grazia per Vallanzasca
Mastella non si ferma neppure a Natale. Ha chiesto la grazia per Bruno Contrada, l’ex dirigente del SISDE condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il presidente Napolitano ha trasmesso la richiesta ricevuta dall’avvocato di Contrada.
Mastella ha detto che: “La grazia a Contrada è un atto dovuto”. Non ha specificato a chi. A eventuali politici coinvolti nelle stragi mafiose? Alla criminalità organizzata? Gli italiani non hanno chiesto nulla al ministro di Grazia e Indulto (di Giustizia non se ne parla mai). >>continua>>
grillo contrada falcone borsellino mafia
permalink | inviato da tgweb il 27/12/2007 alle 16:50 | commenti (0) |
Grazia a Contrada?
La procedura accelerata di grazia a Bruno Contrada rivela un'altra anomalia del nostro Paese.
Riporto le "Ansa" riguardanti il caso Contrada con le dichiarazioni di disaccordo di Rita Borsellino e della "Associazione familiari vittime via dei Georgofili".
Rita Borsellino: grave concedergli la grazia
PALERMO - Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso nella strage di via d'Amelio, chiederà un incontro al capo dello Stato Giorgio Napolitano in merito al dibattito in corso sulla concessione della grazia all'ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, che lei giudica grave. "Ritengo questa ipotesi estremamente grave - dice Borsellino - Contrada è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentati delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita". Rita Borsellino aggiunge: "Comprendo i sentimenti di pietà che si possono avere nei confronti di un uomo nelle condizioni di Contrada, ma la sua vicenda giudiziaria ha sempre lasciato l'alea del dubbio sul fatto che il dirigente del Sisde abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità di parte delle istituzioni con l'organizzazione mafiosa". Per la Borsellino "coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato". "Uno Stato deve sapere distinguere e ricordare - conclude - altrimenti il rischio, dirompente per un Paese democratico fondato sulla giustizia, è che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi. La mia richiesta al Capo dello Stato è da sorella di Paolo ma anche da parlamentare e da cittadina italiana".
Contrada, critiche a Mastella
Familiari vittime strage di mafia: ''Singolare tempismo''
(ANSA)-PALERMO, 25 DIC - Critiche alla decisione di Mastella di avviare l'iter per la grazia a Contrada anche dall'Associazione familiari vittime via dei Georgofili. 'Alquanto singolare'', secondo Giovanna Maggiani Chelli, 'concedere in tempi brevi la grazia' all'ex numero tre del Sisde, condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L'associazione rappresenta le 5 vittime della strage compiuta dalla mafia il 27 maggio '93 con un'autobomba a via dei Georgofili a Firenze.
Ecco chi si aggiunge e chi è contro la posizione di Rita Borsellino. Da Repubblica le dichiarazioni all'indomani da parte della FONDAZIONE CAPONNETTO, R. SCOPELLITI, ECC..
..e ancora dal Corriere >>>
mastella contrada falcone borsellino mafia
permalink | inviato da tgweb il 26/12/2007 alle 13:51 | commenti (0) |