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Timestamp: 2020-04-06 22:26:42+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3687 del 13/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3687 del 13/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.13/02/2017), n. 3687
sul ricorso 1036-2013 proposto da:
C.M.F., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
FEDERICO CESI, 72, presso lo studio dell’avvocato BERNARDO DE
STASIO, rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI SCARPA giusta
avverso la sentenza n. 57/49/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della LOMBARDIA del 15/03/2012, depositata il 18/05/2012;
C.M.F. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 57/49/2012, depositata in data 18/05/2012, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiori IRPEF, IRAP ed IVA dovute in relazione all’anno d’imposta 2004, a seguito di recupero a tassazione di maggiori ricavi dell’attività di impresa (trasporto) sulla scorta delle risultanze degli studi di settore, – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva parzialmente accolto il ricorso del contribuente, rideterminando il maggior reddito imponibile in Euro 70.000,00.
I giudici d’appello, nel respingere il gravame principale del contribuente, accogliendo quello incidentale dell’Ufficio erariale, con la conferma in toto dell’atto impositivo impugnato, hanno sostenuto che l’accertamento, operato legittimamente dall’Ufficio, essendo risultato l’ammontare dei ricavi dichiarati, per due periodi (2002 e 2003) antecedenti a quello in esame ed anche per l’anno 2004, inferiore a quanto risultante dall’applicazione degli studi di settore, era congruamente motivato, all’esito del contraddittorio con il contribuente; dovevano inoltre condividersi, ad aviso della Commissione, le argomentazioni espresse dall’Ufficio, il quale aveva anche effettuato delle correzioni, con “apprezzabile spirito di collaborazione”, senza tuttavia che si addivenisse ad una “situazione di congruità”. In particolare, in ordine alle condizioni di salute del contribuente, la circostanza del ricovero ospedaliero per alcuni giorni doveva ritenersi ininfluente, avendo potuto gli altri soggetti operanti nell’azienda (figlio e due dipendenti) “sopperire in toto al limitato periodo di assenza del titolare”.
1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, l’omessa e/o insufficiente motivazione su fatti decisivi e controversi, ex art. 360 c.p.c., n. 5, rappresentati dal mancato esame, da parte dell’Ufficio erariale, della contabilità aziendale, anche con riguardo agli effetti sui ricavi di impresa della grave difficoltà economica derivante “dai costi fissi elevati” e delle condizioni di salute e di età del contribuente.
La denuncia riferita all’art. 360 c.p.c., n. 5 va scrutinata in base al testo di tale disposizione anteriore alle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, essendo stata la sentenza impugnata depositata prima del settembre 2012.
Ora, i fatti storici, indicati nel mezzo di ricorso, il cui esame, omesso o lacunoso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, risultano invece esaminati dalla C.T.R.. Il motivo si risolve dunque in una critica dell’apprezzamento delle risultanze processuali operato dal giudice di merito, contrapponendosi a tale apprezzamento quello ritenuto più corretto dalla parte e venendo sviluppati argomenti di mero fatto, che non possono essere scrutinati in sede di legittimità, risultando la sentenza congruamente e sufficientemente motivata.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 3.000,00, a titolo di compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.