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Timestamp: 2018-12-19 00:54:31+00:00
Document Index: 170081117

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 53', 'art. 116', 'sentenza ']

Novità fiscali dell'1 aprile 2011: tassazione della cedolare sugli affitti: calcoli di convenienza del nuovo regime fiscale; timbratura irregolare: non sempre giustifica il licenziamento del dipendente; avviso di accertamento è nullo se privo di sottoscrizione; accesso al regime dei minimi per l’anno 2011; prelievi ingiustificati dell’amministratore societario: è bancarotta fraudolenta | Commercialista Telematico
1) Tassazione della cedolare sugli affitti: calcoli di convenienza del nuovo regime fiscale
2) Timbratura irregolare: non sempre giustifica il licenziamento del dipendente
3) Avviso di accertamento è nullo se privo di sottoscrizione
4) Deduzione fiscale dei farmaci omeopatici
5) Accesso al regime dei minimi per l’anno 2011
6) Prelievi ingiustificati dell’amministratore societario: è bancarotta fraudolenta
Tassazione della cedolare sugli affitti: Calcoli di convenienza del nuovo regime fiscale.
Ciò in base al Decreto Legislativo n. 23 del 14.03.2011, recante “Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 67 del 23.03.2011.
La scelta per il nuovo regime andrà fatta solo dopo una verifica personalizzata.
Tale nuovo regime potrebbe risultare vantaggioso per chi ha un reddito imponibile sopra i 15mila euro in taluni casi e sopra 28mila euro per altri.
Sono questi infatti i livelli al di sopra dei quali scattano le aliquote marginali Irpef del 27% e del 38%.
Tuttavia, necessitano calcoli più approfonditi, effettuando delle vere e proprie simulazioni di dichiarazione (come si vedrà meglio in seguito).
La cd. cedolare sugli affitti si applica dal periodo d’imposta 2011 e interessa le persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali che concedono in locazione abitazioni (ed eventuali pertinenze), agendo al di fuori dell’esercizio di imprese, arti e professioni.
Restano di contro escluse le locazioni di immobili non abitativi, da chiunque effettuate, nonché le locazioni di abitazioni concesse da imprese e professionisti.
E’ un regime opzionale (si attende, infatti, l’emanazione del relativo decreto attuativo), poiché la sua applicazione è rimessa alla libera scelta del locatore, che ben potrà invece attenersi alle ordinarie regole di tassazione, dichiarando il reddito fondiario, con conseguente assolvimento dell’Irpef e delle relative addizionali liquidate (anche) su di esso, e versando le imposte di registro e di bollo dovute per la registrazione, la risoluzione e la proroga del contratto.
Funzionamento del neo regime fiscale
In luogo della normale tassazione Irpef, si applica una imposta sostitutiva gravante sul reddito fondiario (reddito di fabbricati) derivante dalla locazione, ivi incluse le addizionali Irpef regionale e comunale, nonché le imposte di registro (2%) e di bollo dovute per la registrazione (€ 14,62), risoluzione e proroga del contratto di locazione.
La base imponibile cui applicare l’imposta sostitutiva è il canone di locazione annuo stabilito in contratto.
L’aliquota proporzionale è pari al 21% per le locazioni del c.d. canale libero e le locazioni soggette alla disciplina codicistica (es. uso villeggiatura), e al 19% per le locazioni del c.d. canale concordato.
Quando si verifica se l’opzione per la cedolare secca sia conveniente, occorre evitare di effettuare semplici calcoli, limitandosi ad esempio al mero confronto tra le aliquote proporzionali: è vero che l’aliquota Irpef più bassa ammonta ad oggi al 23% e che l’imposta di registro dovuta sul canone annuo è pari al 2% (la cui metà, 1%, a carico del locatore), mentre l’aliquota della cedolare secca è pari al 21%. Ciò poiché, in tal modo, si potrebbe pervenire alla conclusione che sia sempre conveniente la cedolare secca, con profili di risparmio fiscale che si fanno più consistenti al crescere dall’aliquota marginale Irpef del contribuente.
Una tale impostazione del confronto non sarebbe, tuttavia, corretta, considerato che l’Irpef colpisce il reddito fondiario, e quest’ultimo è rappresentato solo dall’85% del canone annuo per le locazioni libere e dal 59,50% dello stesso per le locazioni concordate, mentre l’imposta sostitutiva colpisce l’intero canone annuo dedotto in contratto.
Sarebbe, quindi, opportuno liquidare l’Irpef (e le maggiori addizionali regionale e comunale) dovute sul proprio reddito complessivo, avendo cura di non comprendervi il reddito di fabbricati derivante dalla locazione, e poi riliquidare le stesse imposte ipotizzando, invece, di dichiarare anche tale reddito.
Indi, per differenza si ottiene l’importo delle imposte gravanti sulla locazione degli immobili
Tale differenza (maggiori imposte dirette legate alla dichiarazione del reddito fondiario) andrà incrementata dell’1% del canone annuo stabilito in contratto (poiché il restante 1% dell’imposta di registro è, ovviamente, a carico del locatore), e confrontata con l’imposta sostitutiva legata all’applicazione della cedolare secca (21% o 19% del canone annuo previsto in contratto).
Solo così si potrà meglio notare il reale impatto, ai fini delle imposte sui redditi, della locazione, tenuto conto dell’aliquota marginale del contribuente, del suo eventuale diritto a deduzioni di imponibile, detrazioni d’imposta, crediti d’imposta, ecc..
Altre questioni da valutare
Sulla convenienza finale, pesano altre considerazioni:
– Occorre valutare l’impatto delle detrazioni per carichi di famiglia o sul 36% sulle ristrutturazioni o il 55% sul risparmio energetico;
– Chi ha già pagato l’imposta di registro per l’intera durata del contratto, deve tenere conto che non ci sarà rimborso.
Nel caso in cui il locatore opti per l’applicazione della cedolare secca viene sospesa, per un periodo corrispondente alla durata dell’opzione, la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se prevista nel contratto a qualsiasi titolo, inclusa la variazione accertata dall’ISTAT.
Infine, al momento manca ancora il provvedimento attuativo da parte del Direttore della Agenzia delle Entrate e, quindi, non si conoscono ancora la durata temporale dell’opzione per cd. cedolare secca.
La gravità della condotta deve essere valutata caso per caso. La non regolare compilazione del foglio presenze non sempre costituisce giusta causa di licenziamento. Se, dal complesso degli elementi emersi nel corso del giudizio, non risulta la dolosa preordinazione del dipendente finalizzata ad impedire il controllo e trarre in inganno il datore di lavoro, la sanzione espulsiva é eccessiva per difetto di proporzionalità.
La Suprema Corte (Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5019 del 01.03.2011) ha, infatti, esaminato la fattispecie, piuttosto frequente, della irregolare compilazione di fogli presenza (analoga al caso di omessa o irregolare timbratura del cartellino segnatempo) stabilendo che l’effettiva rilevanza disciplinare del comportamento deve essere valutata caso per caso.
In generale, costituisce principio acquisito che in tema di licenziamento per giusta causa, la legittimità di tale sanzione disciplinare è legata alla verifica circa la sussistenza di una condotta di una gravità tale da far venire meno il rapporto fiduciario che deve intercorrere tra datore di lavoro e dipendente, rapporto fiduciario che si sostanzia nell’aspettativa di una parte circa il comportamento dell’altra e presuppone una prognosi favorevole relativamente al corretto adempimento delle obbligazioni contrattuali (Cassazione, n. 8641 del 12/04/2010).
E tale accertamento è riservato al Giudice di merito che, se provvede a motivare correttamente la propria opinione, non è soggetto a controllo di legittimità sulla stessa da parte della Corte di Cassazione.
Nel caso di specie é risultato che:
– erano state introdotte da poco nuove procedure per la rilevazione delle presenze;
– che le iniziali indicazioni dell’azienda, nella fase di rodaggio, erano state disattese dalla generalità dei lavoratori;
– che il dipendente licenziato non aveva lo specifico intento di trarre in inganno l’azienda poiché era uscito in anticipo solo di pochi minuti e comunque dopo aver terminato il lavoro affidato.
Correttamente la Suprema Corte ha ritenuto che, a queste condizioni, l’elemento intenzionale della condotta illegittima (pur accertata) non è sufficientemente grave da sorreggere una sanzione espulsiva.
Avviso di accertamento è nullo se manca di sottoscrizione: Serve la firma del titolare dell’ufficio o suo delegato.
L’avviso di accertamento è nullo, ai sensi dell’art. 42, D.P.R. n. 600/1973, se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.
Con queste motivazioni, tra l’altro conformi alla giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione n. 10513 del 23 aprile 2008), la Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, con la sentenza n. 7/12/11 depositata il 4 gennaio 2011, ha accolto il ricorso di un contribuente.
Le spese mediche omeopatiche possono essere portate in detrazione nella misura del 19% dell’ammontare totale della spesa sostenuta nell’anno d’imposta, dedotta la franchigia di € 129,11, e vanno indicate al rigo RP1 del Modello 730/2011 (o del Modello Unico 2011).
Riguardo la natura del farmaco, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la detrazione compete nel caso di farmaci contrassegnati dai seguenti codici, diciture o sigle:
– OTC per farmaci da banco;
– SOP per farmaco senza ricetta;
– Farmaci di fascia C;
– Farmaci contrassegnati dalle diciture “omeopatico”, “galenico”, “officinale”, “magistrale”, “preparazione”, “automedicazione”, “etico”, “ticket” o analoghe;
– Farmaci contrassegnati dalle seguenti abbreviazioni: “F.co”, “Med.le”, “Omeo”, “Galen.” o analoghe.
Il cd. “scontrino parlante” della farmacia ai fini della deducibilità delle spese mediche, quindi deve indicare il codice alfanumerico.
Le spese mediche per acquisto di farmaci omeopatici sostenute nel proprio interesse e nell’interesse dei figli/familiari a carico possono, quindi, essere detratte documentando l’acquisto con lo scontrino fiscale.
Le ultime istruzioni ministeriali, al riguardo, precisano che la detrazione spetta se certificata da fattura o da scontrino fiscale (c.d. “scontrino parlante”) in cui devono essere specificati la natura e la quantità dei prodotti acquistati, il codice alfanumerico posto sulla confezione del medicinale (identificativo della qualità del farmaco) e il codice fiscale del destinatario.
Per l’anno 2011, sono considerati “contribuenti minimi” coloro che nel 2010:
– Hanno conseguito ricavi, ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a € 30.000;
– non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti, co.co.co. o lavoratori a progetto, né corrisposto compensi ad associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.
Occorre, inoltre, che nel triennio 2008 – 2010 tali contribuenti non abbiano effettuato acquisti di beni strumentali, anche tramite appalto, locazione e leasing, per un ammontare superiore a € 15.000.
Non possono, invece, usufruire del regime dei “contribuenti minimi”, coloro che, pur in possesso dei suddetti requisiti di accesso:
– sono non residenti;
– effettuano in via esclusiva o prevalente cessioni di immobili (art. 10, n. 8, D.P.R. n. 633/1972) o di mezzi di trasporto nuovi (art. 53, comma 1, D.L. n. 331/1993);
– sono soci/associati di società di persone, associazioni professionali o S.r.l. trasparenti (art. 116 del Tuir).
In tale contesto, l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 27 del 07.03.2011, ha precisato che l’ipotesi di esclusione dal regime dei contribuenti minimi, ovvero, la contestuale partecipazione in società di persone o associazioni o a Società a Responsabilità Limitata, non opera qualora il reddito di partecipazione sia un reddito diverso da quello d’impresa o di lavoro autonomo.
In particolare, è stato chiarito che anche il socio di società semplice, il quale produce reddito agrario, può accedere al regime dei “contribuenti minimi”.
Nella medesima risoluzione l’Amministrazione Finanziaria ha, inoltre, precisato che qualora la società semplice svolga anche attività agricole connesse, al fine di poter usufruire del regime agevolato, tali attività devono risultare anche ai fini fiscali attività meramente connesse a quelle agricole, produttive di soli redditi fondiari. Altrimenti, scatta l’automatica esclusione dal regime dei minimi.
Si palesa la bancarotta fraudolenta per l’amministratore di società che ha effettuato dei prelievi dalla cassa aziendale ingiustificati.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8820 del 2011, ha affrontato un tema molto sentito in materia di reato di bancarotta fraudolenta, nel caso in cui via sia un prelievo ingiustificato di denaro dalla cassa della società poi dichiarata fallita, da parte dell’amministratore di un S.r.l., anche alla luce delle modifiche introdotte alla Legge fallimentare dal D.Lgs. n. 5/2006.