Source: https://www.diritto.it/la-scuola-aperta-tutti/
Timestamp: 2017-08-16 21:57:31+00:00
Document Index: 176574980

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 34', 'art. 3']

La scuola è aperta a tutti: commento all'art. 34 della Costituzione
Marzario Margherita, 2 agosto 2017
Illuminante l’intervento di Eric Hanushek, uno dei più grandi esperti internazionali di economia dell’istruzione: “Disponiamo oggi di un’importante serie di ricerche che ci indicano con chiarezza quanto la qualità degli insegnanti abbia un’enorme influenza sugli studenti e il loro futuro. […] Nell’arco di un singolo anno scolastico, lo scarto fra le conoscenze acquisite dagli studenti di un insegnante eccellente rispetto a quelli che hanno seguito un insegnante scadente equivale alla frequenza di un intero anno di un gruppo medio di riferimento” (,)[2]. L’insegnamento è esplicazione della libertà e educazione alla libertà (art. 33 Cost.). È il lavoro che prepara le nuove generazioni ai lavori futuri: è il lavoro che più concorre al progresso materiale o spirituale della società (art. 4 comma 2 Cost.). Anche per questo dovrebbe essere eccellenza (da “salire oltre tutti”) e dovrebbe mirare all’eccellenza. L’insegnamento fa la scuola e non il contrario; non a caso, la scuola (art. 34 Cost.) è disciplinata dopo l’insegnamento nel testo costituzionale.
La storica e giornalista Lucetta Scaraffia richiama: “La scuola innanzitutto deve insegnare a scrivere e a leggere correttamente nella propria lingua, in modo da avere accesso alla cultura e all’informazione, ma anche in modo da non essere ingannati da un cattivo avvocato, da un contratto disonesto, da una falsa notizia. Avere il possesso della propria lingua è un requisito fondamentale per essere rispettati e capiti, per non restringere la propria rete di rapporti alle persone che già si conoscono e che fanno parte di un ambiente limitato”. La scuola è luogo deputato all’educazione alla libertà personale (art. 13 Cost.) e all’esercizio della libertà personale: libertà di e da, libertà della persona e di essere persona. Quell’essere cui si riferiva don Lorenzo Milani, “profeta dell’educazione”[3]: “Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono, perché scriva per loro un metodo. […] Sbagliano la domanda, poiché non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna “fare” per fare scuola ma solo di come bisogna “essere” per poter fare scuola!”.
Anche lo scrittore Simone Perotti coniuga scuola e libertà: “A scuola si dovrebbe parlare soprattutto del concetto chiave della vita del singolo: la libertà. Quel difficile percorso che può portarci a vivere in un modo molto simile a come vogliamo, sconfiggendo i draghi sputafuoco dei condizionamenti, i limiti imposti dal sistema economico, le trappole commerciali, fiscali, edonistiche, e riappropriandoci in tempo utile della nostra esistenza”. “Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, a prescinderne dalle frontiere, sia verbalmente che per iscritto o a mezzo stampa o in forma artistica o mediante qualsiasi altro mezzo scelto dal fanciullo” (art. 13 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). La scuola non sempre è stata e non sempre è fucina di libertà perché spesso presa da altre occupazioni e preoccupazioni. Ci vorrebbero più “scuole di Barbiana”, perché come diceva don Milani: “In Africa, in Asia, nell’America Latina, nel mezzogiorno, in montagna, nei campi, perfino nelle grandi città, milioni di ragazzi aspettano d’esser fatti eguali”[4]. Lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati precisa: “[…] don Milani ha insistito di più sulla necessità di assicurare l’uguaglianza delle condizioni di partenza, di fare cioè in modo che la gran parte dei giovani si muova, inizialmente, dalla stessa linea. Combattere le disuguaglianze, dunque, per favorire lo sviluppo intellettuale degli studenti, non certo per tentare di appiattirne la personalità”[5]. La scuola non deve attenersi solo ai due articoli ad essa dedicati nella Costituzione, articoli 33 e 34, ma innanzitutto ai principi espressi nei primi articoli della Costituzione, articoli 1-4, dalla democrazia al lavoro.
L’art. 34 della Costituzione è l’unico in cui è usato il termine “aperta”, che evoca direttamente quella rimozione degli ostacoli di cui al 2° comma dell’art. 3 sulla cosiddetta uguaglianza sostanziale e le locuzioni “rendere utilizzabili, accessibili, disponibili, alla portata di tutti i fanciulli” dell’articolo 28 (relativo all’istruzione) della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Così la scuola è inclusiva e non esclusiva e occlusiva. Inclusività: quel concetto che ingloba e supera tutti quelli adottati sinora, compresa l’integrazione, perché accoglie tutti e ognuno, insieme e individualmente, la totalità e la singolarità.