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Timestamp: 2017-07-24 05:19:17+00:00
Document Index: 166708153

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 34', 'art. 45', 'art. 44', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 44', 'art. 34', 'art. 44', 'art. 34', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 34', 'art. 182', 'art. 30', 'art 586', 'art 586', 'art. 24', 'art. 116', 'art. 11', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 1376', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 35', 'art. 41']

L abuso edilizio minore - PDF
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1 L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore di cui all art. 34 del D.P.R. 380/2001. L applicazione della sanzione pecuniaria non sana l abuso: effetti penali, civili e urbanistici. Brunello De Rosa Avvocato La dottrina e la giurisprudenza hanno, nel corso degli ultimi 30 anni approfondito, fornendo puntuali decisivi chiarimenti, sotto ogni profilo, le conseguenze degli interventi edilizi realizzati in assenza del titolo abilitativo ovvero in totale difformità da esso. Gli interventi edilizi eseguiti in parziale difformità dal titolo abilitativo non hanno, invece, riscontrato un analoga attenzione da parte dei giuristi, lasciando alcune zone d ombra di carattere interpretativo soprattutto in relazione agli effetti che si determinano sul piano civilistico, amministrativo e penale allorché, a causa dell impossibilità di eseguire la demolizione delle opere eseguite in difformità, si debba applicare la sanzione alternativa di carattere pecuniario. Tali zone d ombra attengono sostanzialmente alla circostanza secondo la quale l applicazione della sanzione pecuniaria non equivale a un provvedimento di sanatoria. Fatta eccezione per il caso, che qui non sarà oggetto di esame, di accertamento di conformità ex art. 36 del T.U. edilizia, esperibile anche in caso di danni minori. Profili urbanistici Il concetto di parziale difformità L art. 34 del D.P.R. 380/2001 prevede che gli interventi e le opere realizzate in parziale difformità dal permesso di costruire sono rimossi o demoliti a cura e spese dei responsabili dell abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell ufficio. Decorso tale termine sono rimossi o demoliti a cura del comune e a spese dei medesimi responsabili dell abuso. Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge 392 del 27 luglio 1978, della parte dell opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se a uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura dell agenzia del territorio, per le opere adibite a usi diversi da quello residenziale, cosiddetto fiscalizzazione dell abuso. Il concetto di parziale difformità presuppone che un determinato intervento costruttivo, pur se contemplato dal titolo autorizzatorio rilasciato dall autorità amministrativa, venga realizzato secondo modalità diverse da quelle consacrate a livello progettuale. Tale lettura è confermata dall art. 31 del D.P.R. 380/2001 che descrive le opere eseguite in totale difformità dal permesso di costruire come quelle «che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per ca Consulente immobiliare2 ratteristiche tipologiche, planivolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso». La citata disposizione, infatti, richiama un concetto di totale difformità ancorato, più che al raffronto tra la singola difformità e le previsioni progettuali dell intervento edilizio (al quale va rapportato il concetto di difformità parziale), alla comparazione sintetica tra l organismo progettato e quello scaturente dalla complessiva attività di edificazione. L applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione In primo luogo si deve osservare come una volta che l Amministrazione accerti l esecuzione di opere in difformità dal titolo edilizio sussiste l obbligo di avviare il relativo procedimento di carattere sanzionatorio. Tale procedimento, secondo l orientamento giurisprudenziale (cfr. TAR Basilicata 6 aprile 2011, n. 159; TAR Campania, Sez. VII, 14 giugno 2010, n , Cons. Stato, Sez. VI, 28 febbraio 2000, n. 1055; Cons. Stato, Sez. V, 29 dicembre 1987, n. 841; TAR Basilicata 29 novembre 2008, n. 921; TAR Umbria 18 settembre 2006, n. 453; TAR Basilicata n. 779/2005; TAR Lazio-Roma 17 aprile 2007, n. 3327; TAR Brescia 9 dicembre 2002, n. 2213; TAR Campania 26 ottobre 2001, n. 4703) si divide in due fasi: il primo atto del procedimento per la repressione di abusi edilizi è costituito dalla diffida dell autorità comunale al responsabile dell opera, perché demolisca, adeguandosi spontaneamente all ordine di ripristino della legalità edilizia, restando all Amministrazione la successiva scelta della sanzione pecuniaria o della demolizione, in ragione delle concrete esigenze della fattispecie; con la conseguenza che l ingiunzione di demolizione costituisce la prima e obbligatoria fase del procedimento repressivo, in quanto ha natura di diffida e presuppone solo un giudizio di tipo analitico-ricognitivo dell abuso commesso; in un secondo momento allorché l Amministrazione abbia verificato che il soggetto privato non ha dato esecuzione spontanea alla demolizione, l Amministrazione con un giudizio sintetico-valutativo di natura discrezionale, valuta la rilevanza dell abuso e la possibilità di sostituire la demolizione con la sanzione pecuniaria, e in quest ultimo caso emana l ordine di esecuzione in danno delle opere edili costruite in parziale difformità dal titolo. La giurisprudenza (TAR Brescia n. 2213/ 2002) ha precisato che «Tale impossibilità deve, in ogni caso, essere fatta valere dall interessato e accertata dall ufficio tecnico comunale nella fase successiva all ingiunzione, quando, cioè, si pervenga all emissione dell ordine di demolizione (circa i caratteri distintivi tra i due provvedimenti, vedi, per tutte, Cons. Stato, Ad. Plen., 19 maggio 1983, n. 12)». Tale soluzione, di applicazione della sanzione in luogo della demolizione, che come visto deve essere vagliata nella fase esecutiva dell ordine di demolizione, deve essere condizionata dalla corrispondente impossibilità di porre in essere il ripristino senza pregiudizio della parte eseguita in conformità e deve essere puntualmente verificata dall Amministrazione procedente. La giurisprudenza ha inoltre precisato che l applicazione della sanzione pecuniaria non trova applicazione esclusivamente nel caso di pregiudizio della staticità della parte dell edificio regolarmente edificato, atteso che la norma di cui all art. 34 del T.U. in esame fa riferimento al pregiudizio senza specificare di quale natura ed entità esso sia. In questo senso il TAR Emilia Romagna con sent. n. 733/2012, con una innovativa decisione, ha ritenuto che trovasse applicazione l ipotesi di applicazione della sanzione pecuniaria anche in assenza di un concreto pregiudizio alla staticità dell edificio in presenza di lavori di carattere ripristinatorio comunque notevolmente onerosi. Consulente immobiliare3 Chiarite le modalità e i presupposti necessari all applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione, vanno esaminati a questo punto gli effetti che tale sanzione produce sull ordinamento degli assetti penalistici e civilistici. Profili penalistici L art. 44 del D.P.R. 380/2001 prevede l ammenda fino a per l inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire. Si tratta di una fattispecie di norma penale in bianco, poiché siamo di fronte a disposizioni normative incomplete o comunque imperfette sotto il profilo formale, atteso che il precetto penale trova applicazione esclusivamente mediante l esame e l applicazione di altre prescrizioni collocate in maniera differenziata nella gerarchia delle fonti normative e oggetto di autonoma valutazione da parte del giudice penale, il quale non è condizionato da eventuali diverse valutazioni effettuate dall Amministrazione comunale intervenuta nel procedimento repressivo a carattere amministrativo. Come detto la lett. a) dell art. 44 punisce gli abusi di minore gravità nei quali sono ricompresi quelli definiti dall art. 34 del T.U. in materia edilizia. A sua volta l ultimo comma dell art. 45 del T.U. prevede che il rilascio in sanatoria del permesso di costruire estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti. Tale previsione desta notevoli dubbi interpretativi in ordine alla possibilità o meno che l applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione determini l estinzione del reato contravvenzionale di cui al comma 1, lett. a) dell art. 44 del D.P.R. 380/2001. Si deve subito osservare che, come chiarito dalla Cassazione penale (n /2010), la determinazione, da parte dell Autorità comunale, della somma da versare dall interessato nell ambito della procedura di fiscalizzazione dell illecito edilizio (art. 34, D.P.R. 380/2001) non vincola il giudice nell accertamento del reato, poiché non preclude la possibilità di un autonoma verifica in sede penale dell entità e/o della natura dell opera realizzata per accertare se la stessa possa essere effettivamente definita come difformità parziale o, diversamente, totale (fattispecie relativa al sequestro preventivo di un immobile, in cui la Corte ha escluso che la revoca consegua automaticamente per effetto del versamento della somma stabilita dal comune). Allo stesso modo la Cassazione penale ha affermato che «il provvedimento adottato dall autorità amministrativa a norma del comma 2 dell art. 34 trova applicazione solo per le difformità parziali e comunque non equivale a una sanatoria, atteso che non integra una regolarizzazione dell illecito, e in particolare non autorizza il completamento delle opere, considerato che le stesse vengono tollerate, nello stato in cui si trovano, solo in funzione della conservazione di quelle realizzate legittimamente (Cass. n /2004)». Tuttavia il giudice, ove pronunci condanna per il reato di cui all art. 44, comma 1, lett. a), del D.P.R. 380/2001 (inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal Titolo IV, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire), non può ordinare la demolizione delle opere abusive, in quanto quest ultima si applica esclusivamente agli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali (in motivazione la Corte ha precisato che le sanzioni amministrative costituite dal ripristino dello stato dei luoghi o dall irrogazione di una sanzione pecuniaria sostitutiva, ai sensi dell art. 34 del D.P.R. citato, restano di esclusiva competenza della P.A., mentre l Autorità giudiziaria può solo irrogare la pena dell ammenda comminata dalla lett Consulente immobiliare4 a) dell art. 44). In conclusione, e riassumendo quanto precede, ferma l impossibilità del giudice penale di ordinare la demolizione per la fattispecie di cui all art. 34 del T.U. in materia edilizia, egli non è, comunque, vincolato dalle determinazioni dell Amministrazione in relazione alla qualificazione dell abuso, ben potendolo qualificare come di maggiore gravità (per esempio come difformità totale dal titolo) e, comunque, ancorché accerti la conformità dell azione amministrativa in ordine all applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione, può comunque comminare la pena dell ammenda in considerazione del fatto che l applicazione della sanzione pecuniaria da parte dell Amministrazione non equivale a una sanatoria, atteso che non integra una regolarizzazione dell illecito ai sensi dell ultimo comma dell art. 45 del D.P.R. sopra esaminato. Profili civilistici La commerciabilità del bene L art. 46 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico in materia edilizia) prevede, con una norma di carattere sanzionatorio, che gli atti tra vivi, sia in forma pubblica, sia in forma privata, aventi per oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali, relativi a edifici, o loro parti, la cui costruzione è iniziata dopo il 17 marzo 1985, sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell alienante, gli estremi del permesso di costruire o del permesso in sanatoria. Tali disposizioni non si applicano agli atti costitutivi, modificativi o estintivi di diritti reali di garanzia o di servitù. Nel caso in cui sia prevista, ai sensi dell 38, l irrogazione di una sanzione soltanto pecuniaria, ma non il rilascio del permesso in sanatoria, agli atti di cui al comma 1 deve essere allegata la prova dell integrale pagamento della sanzione medesima. Come già esaminato nella parte relativa agli effetti urbanistici e penalistici che vengono prodotti sul piano giuridico dal provvedimento di applicazione della sanzione pecuniaria in luogo della demolizione, le problematiche che emergono sul piano civilistico attengono alla impossibilità di poter effettuare, da parte dell alienante dell immobile oggetto di abuso minore, la dichiarazione degli estremi del permesso in sanatoria nell atto avente a oggetto il trasferimento dell immobile. La problematica deve essere affrontata mediante l esame della disciplina normativa attinente agli abusi edilizi più gravi. La prima norma a disciplinare gli effetti della difformità dell opera edilizia dal titolo abilitativo è costituita dall art. 1, comma 6, della legge 10 del 28 gennaio 1977 la quale prevedeva che «Gli atti giuridici aventi per oggetto unità edilizie costruite in assenza di concessione sono nulli ove da essi non risulti che l acquirente era a conoscenza della mancanza della concessione». Il legislatore si proponeva così di sanzionare esclusivamente i casi di mancanza del titolo edilizio mentre non veniva disciplinato il caso di difformità totale dell intervento rispetto al titolo e neppure gli abusi edilizi minori quali, appunto, la difformità parziale. In particolare si caricava la validità dell atto su una dichiarazione dell acquirente di essere a conoscenza della mancanza di concessione: in questo modo l atto con dichiarazione era valido sebbene soggetto all applicazione delle sanzioni. Tale disciplina introduceva un ipotesi di nullità relativa che, come tale, poteva essere dedotta e fatta valere in giudizio soltanto dall acquirente medesimo. Una tale soluzione portò, nella prassi, a facili elusioni, attraverso l inserimento nei vari contratti di clausole in cui il contraente economicamente più debole dichiarava di essere consapevole del possibile carattere abusivo del bene. La successiva disciplina di cui agli artt. 17, 40 e 41 della legge 47 del 28 febbraio 1985, innovando rispetto alla legge del 1977 aveva introdotto un ipotesi di nullità assoluta (che Consulente immobiliare5 può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse) con riferimento agli atti di trasferimento e costituzione di diritti reali e con riguardo agli atti di scioglimento della comunione su diritti reali. Di conseguenza, la norma in commento non trova applicazione nel caso di atti mortis causa, di acquisto a titolo originario, di contratti che attribuiscono diritti di carattere personale (anticresi, locazioni) e neppure nell ipotesi di contratti preliminari, i quali producono esclusivamente effetti obbligatori. Appare opportuno segnalare che, nell ambito dell ipotesi di nullità degli atti giuridici di cui alla legge 47/1985, vanno ricompresi anche i contratti preliminari aventi a oggetto unità edilizie costruite in assenza ovvero in difformità dal titolo edilizio, salvo dagli stessi risulti che l acquirente era a conoscenza della mancanza della concessione; disposizione interpretata dalla giurisprudenza nel senso che la deroga al principio della nullità degli atti richiede due distinte e autonome condizioni che devono entrambe ricorrere, id est non solo che l acquirente sia a conoscenza dell abuso, ma anche che tale conoscenza risulti formalmente dall atto della cui nullità si discute (così Cass. 24 maggio 2011, n e Cass. 6 agosto 2001, n ). Si tratta di un ipotesi di nullità assoluta e rilevabile d ufficio dal giudice, che dottrina autorevole definisce anomala in quanto condizionata alla dichiarazione dell alienante e connessa alla regolarità dei documenti. La comminatoria della nullità riguarda gli atti giuridici aventi a oggetto opere prive di concessione (ordinaria o in sanatoria); secondo l orientamento prevalente, rientrano nella fattispecie anche le parti di immobili realizzate in aggiunta rispetto alle previsioni del progetto autorizzato, qualora siano suscettibili di autonoma considerazione. Per quanto attiene più specificatamente alle difformità parziali prese in considerazione dall art. 34 in esame si deve ritenere che sia da escludersi l applicazione della sanzio- ne nel caso di «difformità soltanto parziali comportanti un semplice aumento di volume o di superficie utile delle unità funzionali previste dal progetto assentito con la concessione». In questo senso si era espresso anche il Ministero dei lavori pubblici con la circ. n del 17 giugno 1995 (cap. 9, par. 9.1.) che così affermava: «Occorre innanzitutto ribadire che l eventuale nullità degli atti di trasferimento è circoscritta soltanto agli immobili eseguiti in assenza di concessione o in totale difformità da essa (nei casi in cui si abbiano condizioni di equiparazione alle prime), mentre non sono oggetto di alcun limite alla commercialità gli abusi di minore gravità che restano assoggettati alle sanzioni di tipo amministrativo o penale. Tale affermazione trova un ricorrente sostegno nell indirizzo giurisprudenziale sulla tipologia degli abusi che rendono il bene in commerciabile ed è in linea, del resto, con il principio desumibile dal primo comma dello stesso art. 40 della legge 47/1985, che ricollega le sanzioni di cui al Capo I della legge 47/1985 (sanzioni alle quali si allinea nella sostanza anche la nullità sancita dal secondo comma dello stesso art. 40) alle opere abusive realizzate in totale difformità o in assenza della licenza o concessione». Ne consegue che, pur in assenza di un vero e proprio provvedimento di sanatoria il bene oggetto di abusi edilizi minori di cui all art. 34 del D.P.R. 380/2001 sia pacificamente commerciabile non essendo neppure espressamente richiesta l indicazione nell atto di compravendita, indicazione che pure appare opportuna, degli estremi dell atto di applicazione della sanzione pecuniaria. Resta inteso che l applicazione della sanzione pecuniaria, pur non avendo effetto sanante in ordine alla commissione dell abuso e pur permanendo l illecito sotto il profilo penalistico, non produce alcun effetto impeditivo alla commercializzazione dell immobile oggetto dell abuso Consulente immobiliare Documenti analoghi
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