Source: http://assindor.it/index.aspx?m=64&f=4&IDNews=842&annoarchivio=&mese=
Timestamp: 2017-06-28 21:05:28+00:00
Document Index: 168301548

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art. 182', 'art. 172', 'art. 2', 'art. 172', 'art. 1', 'art. 81', 'art. 50', 'art. 67', 'art. 17', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 14', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 83', 'art. 39', 'art. 21', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 67', 'art. 1523', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 2', 'art.3', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 2359', 'art.5', 'art.7']

LE NOVITA' FISCALI DI FEBBRAIO 2009
La presente circolare illustra le principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di febbraio.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 34 dell’11 febbraio scorso è stato pubblicato il decreto legge n. 5/2009, recante “Misure urgenti a sostegno dei settori industriali”. Si riporta in calce a questa circolare una breve sintesi delle principali novità fiscali del decreto, rinviando l’approfondimento delle misure ad una successiva circolare.
1. Trattamento fiscale dei fondi rischi iscritti dalla società conferitaria (Ris. 44/E);
2. Liquidazione delle imprese individuali - Obblighi dichiarativi (Ris. 31/E);
3. Regime sostitutivo per la fusione inversa (Ris. 46/E);
4. Bonus famiglia (Circ. 2/E);
5. Rapporto di lavoro di durata inferiore all’anno (Ris. 29/E);
6. Indennità corrisposta per servizi fuori sede (Ris. 53/E);
7. Indennità di fine rapporto di lavoratori non residenti (Cassazione n.1138/09);
8. Distacco di personale dipendente (Ris. 35/E);
9. Ravvedimento operoso per violazione dell'obbligo di versamento (Ris. 43/E);
10. Rilevanza di somme versate a titolo risarcitorio (Ris. 25/E);
11. Variazione dell'imponibile o dell'imposta (Ris. 42/E);
12. IVA di gruppo – Garanzie prestate dalla capogruppo (Ris. 51/E);
13. Territorialità dei messaggi pubblicitari (Corte di Giustizia Europea C-01/08);
14. Beni adibiti anche ad attività non imprenditoriali (Corte di Giustizia Europea C-515/07);
15. Accertamento con adesione (Circ. 4/E);
16. Gestione delle istanze di interpello (Circ. 5/E);
17. Capitalizzazione della pensione integrativa (Ris. 40/E);
18. Plusvalenza su terreno acquistato con patto di riservato dominio (Ris. 28/E);
19. Scambio di informazioni con la Confederazione elvetica (2009/127/CE);
20. Processo tributario e querela contro PVC (Cassazione n. 4003/09).
1. Trattamento fiscale dei fondi rischi iscritti dalla società conferitaria (Ris. 44/E)
L’Agenzia delle Entrate ha fornito, nella risoluzione n. 44/E del 17 febbraio, alcuni importanti chiarimenti in merito al trattamento fiscale dello stralcio di fondi rischi, creati a seguito di una perizia redatta in sede di conferimento di beni in una ex azienda pubblica, ai sensi della disciplina dell’art. 115 del Dlgs n. 267/2000.
Tale normativa prevedeva le modalità di privatizzazione delle ex aziende pubbliche speciali. In particolare era prevista la costituzione di una società commerciale, cui erano conferiti i beni necessari per la gestione del servizio pubblico. Tale norma prevedeva il riconoscimento fiscale dei valori di perizia dei beni conferiti e l’esenzione da tassazione della plusvalenza in capo al conferente.
I fondi rischi stralciati dalla società conferitaria, oggetto della risoluzione, erano stati creati al momento dell’operazione di trasformazione a copertura di un rischio legale, con una movimentazione esclusivamente patrimoniale che non aveva interessato il conto economico.
L’Agenzia chiarisce ora che questi fondi devono considerarsi “dedotti” fiscalmente, poiché hanno ridotto il valore di cessione dell’azienda conferita (azioni assegnate al conferente), andando a ridurre il valore della plusvalenza realizzata in capo al conferente.
Ciò comporta che lo stralcio di tali fondi, o il loro utilizzo a copertura perdita, genererà comunque un componente positivo dovuto al cessato rischio, da assoggettare a tassazione nell’esercizio. 2. Liquidazione delle imprese individuali - Obblighi dichiarativi (Ris. 31/E)
La risoluzione n. 31/E del 4 febbraio illustra gli adempimenti dichiarativi a carico di un’impresa individuale in liquidazione ai sensi dell’art. 182 del TUIR, con coniuge collaboratore familiare.
L’Agenzia delle entrate chiarisce quanto segue:
§ l’imprenditore deve presentare due dichiarazioni ai soli fini delle imposte dei redditi, distintamente per il periodo ante liquidazione e per la frazione residua dell’anno;
§ i predetti redditi d’impresa, congiuntamente agli altri redditi percepiti dall’imprenditore, confluiranno in una terza ulteriore dichiarazione dei redditi UNICO Persone Fisiche. Tale dichiarazione unitaria dovrà essere presentata unitamente alla dichiarazione annuale IVA;
§ il reddito post liquidazione imputati al collaboratore quello degli esercizi intermedi possono essere soggetti a tassazione separata, compilando il quadro RM del modello UNICO;
§ lo studio di settore non si applica per il periodo ante liquidazione, considerato come periodo di cessazione dell’attività. L’Agenzia raccomanda la compilazione facoltativa del modello degli indicatori di normalità economica-
3. Regime sostitutivo per la fusione inversa (Ris. 46/E)
L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 46/E del 24 febbraio fornisce importanti chiarimenti in merito alla possibilità, per un’impresa che ha realizzato una fusione inversa, di avvalersi della facoltà di riallineare ai fini fiscali i maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di tale operazione straordinaria, secondo quanto previsto dall’art. 172, comma 10-bis del TUIR.
Nell’operazione prospettata dalla società istante, il disavanzo da concambio generato dalla fusione inversa è imputato per una parte ai beni già presenti nel patrimonio della società controllata-incorporante, mentre per la parte residua è iscritto come avviamento.
L’Agenzia chiarisce che il riallineamento può essere consentito esclusivamente con riferimento al disavanzo imputato ai beni ricevuti in occasione di fusione facenti parte del patrimonio della società incorporata, come chiarito dall’art. 2 del DM 25 luglio 2008.
La società istante non può quindi avvalersi del regime sostitutivo di cui all’art. 172, comma 10-bis del TUIR, poiché il disavanzo generato dalla fusione inversa da riallineare è imputato ai beni già presenti nel patrimonio della società controllata-incorporante.
Nella diversa ipotesi in cui il disavanzo è imputato ai beni ricevuti dalla controllante-incorporata, il riallineamento viene considerato ammissibile.
4. Bonus famiglia (Circ. 2/E)
La circolare n. 2 del 3 febbraio fornisce chiarimenti in ordine alle modalità applicative del bonus straordinario in favore delle famiglie a basso reddito, di cui all’art. 1 del DL 185/2008.
L’importo del bonus spettante, erogato unicamente per l’anno 2009, è calcolato in rapporto alla composizione del nucleo familiare e del reddito complessivo del nucleo familiare conseguito nell’anno 2007 o, in alternativa, nell’anno 2008. Tale beneficio non costituisce reddito né ai fini fiscali, né ai fini della corresponsione di prestazioni previdenziali, né per il rilascio della carta acquisti introdotta dall’art. 81, comma 32 del DL 112/08.
Per nucleo familiare s’intende la famiglia “fiscale”, costituita dai familiari del contribuente fiscalmente a carico (familiare con reddito complessivo annuo non superiore ad euro 2.840,51 euro). Per il riconoscimento del beneficio, i redditi del nucleo familiare devono essere riconducibili a:
§ redditi di lavoro dipendente, o redditi di pensione, o taluni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art. 50, comma 1 del TUIR;
§ redditi diversi di cui all’art. 67, comma 1, i) e l) del TUIR, derivanti da attività commerciali o da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente;
§ redditi fondiari, purché posseduti obbligatoriamente insieme con le altre precedenti tipologie di redditi, per un ammontare non superiore a 2.500 euro.Tale ammontare deve intendersi riferito alla somma dei redditi fondiari prodotti dall’intero nucleo familiare.
Il beneficio varia in rapporto alla composizione del nucleo familiare e dei redditi complessivo familiare costituito dalla somma dei redditi di ciascun componente del nucleo familiare, comprensivo del coniuge non legalmente ed effettivamente separato, anche se non fiscalmente a carico.
Il bonus famiglia viene erogato dai sostituti d’imposta, presso i quali i soggetti beneficiari prestano l’attività lavorativa o sono titolari di redditi pensionistici o di altro trattamento, dietro presentazione da parte degli interessati di un’apposita istanza in cui autocertificano il possesso dei predetti requisiti. E’ prevista una diversa tempistica per la consegna delle istanze, e per l’erogazione del bonus da parte dei sostituti, sulla base del fatto che il bonus sia richiesto con riferimento alla composizione del nucleo familiare ed al suo reddito complessivo, nell’anno d’imposta 2007, o nell’anno 2008.
Il bonus è erogato dal sostituto seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle istanze, per l’intero importo spettante a ciascun contribuente, nei limiti del monte ritenute e contributi disponibili riferiti all’anno 2009. In caso di mancata erogazione per insufficienza del monte ritenute disponibili, si dovrà dare immediata comunicazione al lavoratore in modo da consentirgli la tempestiva presentazione dell’istanza direttamente all’Agenzia dell’Entrate.
I sostituti d’imposta recuperano l’importo erogato attraverso la compensazione di cui all’art. 17 del Dlgs 241/97. Tale compensazione non rileva ai fini del limite di 516.456,90 euro dei crediti compensabili per anno solare di cui all’art. 25 del Dlgs 241/97.
5. Rapporto di lavoro di durata inferiore all’anno (Ris. 29/E)
Con la risoluzione n. 29/E del 30 gennaio, l’Amministrazione finanziaria interviene in merito alle modalità di presentazione della dichiarazione di spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia, cui sono tenuti ogni anno i lavoratori dipendenti ed assimilati a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 221 della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008).
In particolare, l’Agenzia ammette la possibilità prospettata da una Regione di acquisire tali dichiarazioni dai propri dipendenti attraverso una procedura informatica. Inoltre, l’Amministrazione conferma che il sostituto debba riconoscere le detrazioni per familiari a carico, in caso di rapporto di lavoro inferiore all’anno, solo in relazione ai mesi di effettiva durata dello stesso, salvo che il dipendente non richieda espressamente di poterne fruire per un periodo maggiore.
6. Indennità corrisposta per servizi fuori sede (Ris. 53/E)
Nella risoluzione n. 53/E del 25 febbraio, l’Agenzia delle Entrate interviene in merito al trattamento fiscale di alcune indennità erogate a favore di lavoratori dipendenti per l’assolvimento di compiti istituzionali, in località situate oltre 10 km al di fuori della propria sede di lavoro.
L’Agenzia chiarisce che le predette somme erogate quale compensazione del disagio di prestare temporaneamente l’attività lavorativa fuori dell’ordinaria sede di lavoro, prescindendo dalla loro definizione contrattuale, possono essere assimilate alle indennità di trasferta. Ciò comporta che tali somme concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente nella misura prevista dall’art. 51, comma 5 del TUIR.
In particolare le indennità percepite fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente euro 46,98 al giorno, elevate ad euro 77,47 per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto. Tale limite è ridotto in caso di rimborso a parte delle spese di vitto e/o alloggio
Le indennità eventualmente percepite per trasferte nel territorio comunale in cui è ubicata l’ordinaria sede di lavoro concorrono a tassazione per l’intero ammontare.
7. Indennità di fine rapporto di lavoratori non residenti (Cassazione n.1138/09)
Nella Sentenza n. 1138 del 3 dicembre 2008 la Corte di Cassazione ribadisce il principio secondo cui il trattamento di fine rapporto costituisce, così come l’eventuale anticipazione sullo stesso, nonché gli altri emolumenti percepiti a causa della risoluzione del rapporto di lavoro, un diritto di credito, a pagamento differito, di natura sostanzialmente retributiva, che matura anno per anno in relazione al lavoro prestato e all’ammontare della retribuzione dovuta.
Sulla base di tale qualificazione, la Corte ha ritenuto illegittima la richiesta di rimborso delle ritenute operate sulle somme corrisposte al ricorrente, che aveva prestato lavoro all’estero, a causa della risoluzione del rapporto di lavoro. Sulla base della Convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra Italia ed Irlanda, applicabile al caso esaminato dalla Corte, poiché le somme – equiparabili ad un reddito di lavoro dipendente – sono corrisposte da un datore di lavoro avente la sua sede in Italia, queste, in virtù dell’art. 14 della Convenzione, sono imponibili in Italia. Di conseguenza, le ritenute sono state operate correttamente e il diritto al rimborso non compete.
8. Distacco di personale dipendente (Ris. 35/E)
La risoluzione n. 35/E del 6 febbraio concerne il trattamento tributario ai fini IRAP del distacco del personale a favore del Consorzio, da parte degli enti soci del medesimo consorzio.
L’Agenzia delle Entrate conferma che le somme spettanti ai soci distaccanti, a titolo di recupero degli oneri relativi al personale distaccato, sono escluse dalla base imponibile IRAP, mentre gli importi erogati dal consorzio, relativi a tale personale, sono qualificabili come costi del personale e quindi indeducibili ai fini IRAP.
Nell’ipotesi in cui i costi del personale distaccato non siano recuperati dai soci del consorzio, tali soggetti rivestono la natura di soggetti passivi IRAP.
9. Ravvedimento operoso per violazione dell'obbligo di versamento (Ris. 43/E)
Con la risoluzione n. 43/E del 17 febbraio, l’Amministrazione finanziaria chiarisce che le disposizioni relative alla disciplina del ravvedimento operoso, come modificate dall’art. 16, comma 5 del Dlgs n. 185/08 (cd. decreto anticrisi), sono applicabili con riferimento alle violazioni degli obblighi di versamento dell’IRAP relativi al periodo d’imposta 2007 e seguenti.
L’inapplicabilità del ravvedimento per le violazioni degli obblighi di versamento IRAP relativi agli anni 2004, 2005 e 2006 era stata prevista in via legislativa (DL n. 106/2005 e DL n. 206/2006), al fine di disincentivare omissioni dei versamenti obbligatori IRAP da parte dei contribuenti, nell’attesa del giudizio della Corte di Giustizia Europea (causa n. C-475/03) sulla compatibilità dell’IRAP con l’IVA. La Corte europea, con sentenza del 3 ottobre 2006, ha ammesso la compatibilità dell’IRAP con il diritto comunitario.
10. Rilevanza di somme versate a titolo risarcitorio (Ris. 25/E)
La risoluzione n.25/E del 30 gennaio 2009 concerne il trattamento IRAP degli utilizzi di fondi rischi ed oneri, accantonati negli anni precedenti da un’impresa a copertura dell’esito di una causa legale di risarcimento danni.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che al fine di decidere sulla rilevanza ai fini IRAP di tali utilizzi di fondi rischi, che danno diritto ad una variazione in diminuzione IRES, occorre verificare se l’onere sopportato dalla società per la corresponsione di tali risarcimenti sia riferibile all’attività ordinaria e caratteristica dell’impresa.
A tal fine, l’Agenzia si richiama nella relazione al Decreto legislativo n. 127/91 che ha recepito la IV direttiva CEE sui bilanci, nel punto in cui chiarisce che“.. l’aggettivo straordinario, riferito a proventi e oneri, non allude all’eccezionalità o anormalità dell’evento, bensì all’estraneità della fonte del provento e dell’onere, all’attività ordinaria”.
In sostanza, secondo l’amministrazione finanziaria, il carattere straordinario non deve essere individuato nell’eccezionalità (a livello temporale) o l’anormalità (a livello quantitativo) dell’evento, quanto piuttosto nell’estraneità rispetto alla gestione ordinaria dell’impresa.
Ciò premesso, l’Agenzia ritiene che le somme corrisposte a titolo risarcitorio dall’impresa abbiano carattere straordinario, quindi l’utilizzo dei fondi rischi non assume alcuna rilevanza ai fini IRAP.
11. Variazione dell'imponibile o dell'imposta (Ris. 42/E)
Nella risoluzione n. 42/E del 17 febbraio, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in relazione ai presupposti per l’emissione di una nota di credito. Il caso esaminato riguarda la possibilità di emettere una nota di credito per il recupero dell’IVA relativa alla restituzione al committente di corrispettivi già fatturati e incassati in virtù di una specifica clausola contrattuale che obbliga il soggetto che esegue le prestazioni ad operare variazioni in aumento o in diminuzione derivanti da modifiche del costo del lavoro in dipendenza di nuove leggi o in conseguenza di variazioni degli oneri sociali.
Nello specifico caso, il soggetto interessato alla possibilità di emettere la nota di credito ha goduto di sgravi contributivi in virtù di una specifica legge regionale.
La possibilità di beneficiare di tali sgravi, tuttavia, è stata confermata dal soggetto che erogava l’agevolazione solo in un momento successivo al periodo di competenza degli sgravi, cosicché le prestazioni di servizi svolte sono state fatturate facendo riferimento ad un costo del lavoro che non considerava gli effetti degli sgravi contributivi.
In virtù della specifica clausola contrattuale, l’impresa interessata, a seguito del riconoscimento dello sgravio contributivo, ha richiesto, pertanto, l’emissione di una nota di credito a storno del maggior costo del lavoro fatturato e della relativa imposta.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto che le variazioni operate sono assimilabili a riduzioni di prezzo effettuate in applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente (art. 26, comma 2 del DPR n. 633/72), per le quali non opera nessun limite temporale, con l’effetto che il contribuente può rettificare l’IVA in precedenza assolta.
L’Agenzia ha, infine, precisato che sebbene nel caso prospettato la variazione possa essere operata senza limiti temporali, il diritto alla detrazione dell’imposta, per effetto del combinato disposto degli art. 19 e 26, secondo comma, del DPR n. 633/72, può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto per la variazione medesima. Tale momento coincide con la data in cui si è resa esecutiva l’autorizzazione a godere degli sgravi, a nulla rilevando il momento dell’effettivo pagamento degli sgravi contributivi.
12. IVA di gruppo – Garanzie prestate dalla capogruppo (Ris. 51/E)
Con la risoluzione n. 51/E del 25 febbraio, l’Agenzia delle Entrate ha ammesso, nell’ambito della procedura di liquidazione IVA di gruppo, che qualora la società controllante, capofila della procedura, sia controllata a sua volta da un’altra società non aderente alla procedura, ed entrambe siano tenute alla redazione del bilancio consolidato con patrimonio netto superiore a 258.228.449,54 euro, possono entrambe assumere l’impegno diretto di garantire al fisco le eccedenze di credito compensate all’interno del gruppo.
Al riguardo, l’Agenzia ha chiarito che la capogruppo esclusa dalla liquidazione di gruppo deve dare apposita comunicazione da allegare al modello IVA 26 in cui indichi la rinuncia ad avvalersi della liquidazione di gruppo.
Viene, infine, precisato dall’Agenzia che la società capogruppo/controllante IVA può garantire, mediante assunzione diretta dell’obbligo di restituzione del credito stesso (ai sensi dell’articolo 38-bis, primo comma, terzo periodo, del DPR n. 633/72), l’eccedenza di credito IVA proveniente dalla società controllata, non solo se tale eccedenza IVA è utilizzata in compensazione, ma anche se la stessa è chiesta a rimborso (nel caso sussista, in capo alla società controllata, uno dei presupposti di cui all’articolo 30 del decreto IVA). 13. Territorialità dei messaggi pubblicitari (Corte di Giustizia Europea C-01/08)
Con la sentenza del 19 febbraio sul procedimento C-01/08, la Corte di Giustizia Europea ha fornito diverse indicazioni in relazione al luogo di tassazione ai fini IVA delle prestazioni di servizi pubblicitarie.
I giudici del Lussemburgo sono intervenuti per chiarire come debba essere determinato il luogo di tassazione di servizi di pubblicità in una situazione in cui il prestatore è stabilito in uno Stato Membro, mentre il destinatario, stabilito fuori dall’Unione Europea ma con un proprio rappresentate fiscale nel precedente Stato Membro, in alcuni casi è il destinatario finale della prestazione pubblicitaria, in altri è solo un destinatario intermedio.
Per i giudici comunitari, in caso di prestazione di servizi di natura indiretta in cui siano coinvolti il prestatore, un destinatario intermedio ed un committente finale che riceve le prestazioni pubblicitarie dal soggetto intermedio, è necessario scindere la transazione analizzando separatamente le singole operazioni (prestazione di servizi pubblicitari dal prestatore al committente intermedio e, successivamente, da quest’ultimo al committente finale).
Viene inoltre chiarito che per luogo di effettivo utilizzo delle prestazioni pubblicitarie si intende il paese dal quale vengono diffusi i messaggi (e non quello in cui materialmente sono diffusi gli stessi).
La Corte di Giustizia Europea, infine, esclude l’incidenza della presenza del rappresentante fiscale nella determinazione del luogo di effettuazione delle prestazioni pubblicitarie, salvo il caso in cui il rappresentante svolga un ruolo economico nelle prestazioni medesime.
14. Beni adibiti anche ad attività non imprenditoriali (Corte di Giustizia Europea C-515/07)
La Corte di Giustizia Europea, nella sentenza del 12 febbraio, relativa alla causa C-515/2007, relativa al caso di un ente olandese che svolge sia attività commerciale sia attività non commerciale, ha affrontato la questione della detraibilità dell’imposta assolta per l’acquisto di beni utilizzati parzialmente nell’ambito di attività prive di qualsivoglia rapporto con prestazioni imponibili.
Al riguardo, i giudici della Corte del Lussemburgo hanno affermato che non è possibile esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti di beni adibiti ad attività non economiche svolte dal contribuente.
15. Accertamento con adesione (Circ. 4/E)
La circolare n. 4/E del 16 febbraio fornisce i primi chiarimenti in merito al nuovo istituto della definizione dell’accertamento mediante adesione gli inviti al contraddittorio (art. 5, commi da 1-bis a 1-quinquies Dlgs n. 218/97) che è stato introdotto dall’art. 27, comma 1, lett. b) del DL n. 185/08.
L’istituto consente al contribuente di aderire all’invito al contraddittorio, accettandone integralmente i contenuti, fruendo dello stesso regime agevolato previsto per l’adesione ai processi verbali di constatazione (PVC), introdotto dall’art. 83, comma 18 DL n. 112/08, convertito nella legge n. 133/08. I nuovi atti emessi dagli uffici a decorrere dal 1° gennaio 2009 dovranno indicare tutte le informazioni necessarie a comprendere le questioni impositive e valutare l’opportunità di aderire all’invito.
L’adesione deve riguardare il contenuto integrale dell’invito e si perfeziona mediante una comunicazione al competente Ufficio, utilizzando il medesimo modello previsto per l’adesione al PVC, nonché con il versamento delle somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione. Quale attestazione di versamento il contribuente deve presentare la quietanza di versamento dell’unica rata o della prima rata in caso di pagamento rateale. Non è previsto l’obbligo di prestare garanzie in caso di pagamento dilazionato.
L’adesione non è ammessa se l’invito al contraddittorio è stato preceduto da processi verbali di constatazione per i quali non sia prestata adesione, a meno che non siano ravvisate difformità tra i due atti.
Il principale effetto della definizione è la riduzione delle sanzioni dovute della metà, rispetto a quanto previsto per l’ordinario accertamento con adesione (es. 1/8 in luogo di un ¼). Ai fini degli sugli studi di settore, l’adesione all’invito ha l’effetto di precludere ulteriori atti di accertamento di tipo presuntivo (art. 39, comma 1, lett. d) del DPR 600/73) qualora le ulteriori attività accertate dalle ricostruzioni di tipo presuntivo non siano superiori al 40% dei ricavi dichiarati o a euro 50.000.
16. Gestione delle istanze di interpello (Circ. 5/E)
Il DL n. 185/08, convertito dalla l. n. 2/09 ha apportato alcune novità all’istituto dell’interpello. Tali modifiche riguardano:
· l’interpello antielusivo (disciplinato dall’art. 21 della l. n. 413/91), per il quale sono stati modificati il termine per la comunicazione della risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate e il meccanismo di formazione del silenzio assenso, · la verifica del rispetto delle indicazioni fornite in sede di interpello, qualora presentato da contribuenti di rilevanti dimensioni (cd “grandi imprese”), nell’ambito di appositi controlli sostanziali cui saranno sottoposti questi soggetti.
In merito al primo punto, le disposizioni previgenti (DM n. 195/97) che disciplinavano l’interpello prevedevano l’obbligo per la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso di comunicare al contribuente il proprio parere entro 60 giorni dalla richiesta.
In caso di mancata risposta ovvero di risposta non soddisfacente per il contribuente, questi poteva richiedere il medesimo parere al Comitato consultivo che doveva rispondere entro 60 giorni dalla richiesta. In assenza di risposta il contribuente poteva diffidare il Comitato a rispondere entro ulteriori 60 giorni, trascorsi i quali si formava il silenzio-assenso (articolo 21, comma 10 della legge n. 413).
La soppressione del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive aveva reso di fatto inoperante il meccanismo. Ora è previsto che la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso comunichi il proprio parere al contribuente entro 120 giorni dalla richiesta. In caso di mancata risposta, il contribuente potrà diffidare l’Agenzia ad adempiere entro i successivi 60 giorni. Trascorso tale periodo senza risposta si forma il silenzio-assenso.
Le nuove disposizioni si applicano alle istanze presentate dal 29 novembre 2008 e a quelle presentate anteriormente a tale data, per le quali il termine di 60 giorni per la risposta dell’Agenzia delle Entrate non era ancora spirato. In merito al secondo punto, cioè le istanze di interpello presentate dalle imprese di più rilevanti dimensioni (volume d’affari non inferiore a 300 milioni di euro, e fino a 100 milioni entro il 2011), è previsto che vi sarà un unico soggetto competente alla trattazione delle diverse istanze presentate: la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso.
Le istanze dovranno comunque essere presentate alla Direzione regionale competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente. Le istanze presentate erroneamente saranno trasmesse alla Direzione regionale competente, affinché provveda all’istruttoria preliminare. Il decreto non incide su tutti gli ulteriori profili procedurali (modalità di presentazione delle istanze, modalità di comunicazione delle risposte da parte dell’Agenzia delle Entrate, termini dei pareri e relativi effetti).
17. Capitalizzazione della pensione integrativa (Ris. 40/E)
Nella risoluzione n. 40/E del 17 febbraio, l’Agenzia delle Entrate chiarisce il corretto trattamento impositivo da applicare ad una pensione integrativa percepita da un soggetto residente in Germania. Tale pensione è usualmente corrisposta in rate mensili e soggetta ad imposizione nel luogo di residenza del percettore, ai sensi delle disposizioni dell’art. 18 della Convenzione Italia - Germania contro le doppie imposizioni.
L’Agenzia chiarisce che il predetto articolo non si applica nelle ipotesi di prestazioni di previdenza integrativa corrisposte in unica soluzione, poiché tale l’indennità è assimilabile ai redditi di lavoro dipendente.
Ciò conferma l’interpretazione dell'Amministrazione finanziaria, e confermata dalla giurisprudenza, fornita in relazione ad istituti simili, quali il TFR, ritenendo che tali redditi non siano soggetti alla disciplina dell’art. 18, perché gli stessi hanno natura di remunerazione finale per l’attività lavorativa prestata.
Pertanto, ai sensi dell'articolo 15 della Convenzione tra l’Italia e la Germania, la somma in questione deve essere assoggettata a tassazione in Italia in base alla quota parte di prestazione riferibile all’attività esercitata nel territorio dello Stato.
18. Plusvalenza su terreno acquistato con patto di riservato dominio (Ris. 28/E)
Con la risoluzione n. 28/E del 30 gennaio, l’Agenzia fornisce chiarimenti circa il corretto trattamento ai fini IRPEF della cessione di un terreno con patto di riservato dominio a favore del cedente, per determinare se il calcolo dei cinque anni dalla data di acquisto, ai fini dell'imponibilità o meno della plusvalenza come reddito diverso (ai sensi dell'art. 67, comma 1, lettera b), del TUIR), possa farsi decorrere dall'anno della stipula dell'atto di compravendita con patto di riservato dominio, ovvero dal momento del riscatto.
Secondo l’Agenzia il momento dal quale far decorrere il quinquennio deve essere individuato in quello di corresponsione del pagamento dell’ultima rata, poiché solo da quella data il contribuente acquisisce la proprietà del terreno, come sancito dall’art. 1523 del c.c. ed è escluso che l’effetto traslativo si possa verificare prima.
19. Scambio di informazioni con la Confederazione elvetica (2009/127/CE)
Il 17 febbraio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione Europea l’accordo 2009/127/CE fra la Confederazione elvetica e il Consiglio europeo in materia di cooperazione sullo scambio di informazioni su IVA, accise e diritti doganali. L’ambito applicativo dell’accordo, in particolare, concerne la prevenzione, l’individuazione, l’investigazione, il perseguimento e la repressione, in campo amministrativo e penale, della frode e di ogni altra attività illecita per violazioni relative alla legislazione doganale, agricola, all’imposta sul valore aggiunto, alle imposte di consumo e alle accise.
Le imposte dirette sono escluse dall’ambito dell’accordo.
20. Processo tributario e querela contro PVC (Cassazione n. 4003/09)
La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 4003 del 19 febbraio ha ammesso la possibilità di sospensione del processo tributario nel caso di presentazione da parte del contribuente di querela di falso contro il verbale di accertamento della Guardia di Finanza.
Secondo i giudici della Corte, i presupposti per la sospensione del procedimento tributario in relazione alla proposizione di querela di falso vanno identificati nella presentazione di rituale querela di falso e nell’accertata rilevanza dell’atto impugnato con tale querela ai fini della decisione della controversia che dovrebbe essere sospesa.
Decreto legge n. 5 del 10 febbraio 2009, “Misure urgenti a sostegno dei settori industriali”
Il DL n. 5/2009 introduce misure a sostegno della domanda di beni di consumo durevole (veicoli, mobili, elettrodomestici) nonché interventi a sostegno delle imprese, come la riduzione delle aliquote delle imposte sostitutive per la rivalutazione degli immobili e la reintroduzione dell’incentivo all’aggregazione delle imprese scaduto a fine 2008).
Si riporta di seguito una breve sintesi delle misure fiscali contenute nel decreto.
Incentivi al rinnovo del parco circolante veicoli (art.1)
Le misure prevedono interventi di sostegno alla domanda e di incentivazione all’acquisto di autoveicoli a ridotto impatto ambientale, acquistati (anche con leasing) tra il 7 febbraio e il 31 dicembre 2009, immatricolati entro il 31 marzo 2010. Gli incentivi saranno fruiti direttamente dal consumatore sotto forma di sconto sul prezzo di acquisto, che i venditori recupereranno come credito di imposta.
Detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici (art. 2)
Per coloro che hanno effettuato (dal 1° luglio 2008) interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia su singole unità immobiliari residenziali (c.d. “agevolazione del 36%”) è prevista la possibilità di portare in detrazione IRPEF il 20% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza energetica finalizzati all’arredo (frigoriferi, cucine, lavatrici, lavastoviglie, televisori, computer).
Sono agevolabili le spese sostenute dal 7 febbraio al 31 dicembre 2009, fino ad un massimo di 10 mila euro (detrazione massima pari a 2.000 euro). La detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo. L’agevolazione è cumulabile con la detrazione, introdotta dalla finanziaria 2007, per la sostituzione di frigoriferi e congelatori con apparecchi di classe energetica A+.
Nel decreto è previsto che la Presidenza del Consiglio promuova la stipula di un protocollo di intenti con i produttori dei beni oggetto dell’incentivo (auto e mobili), per la definizione di impegni occupazionali e finanziari. Il Governo ha, però, preannunciato modifiche a tale previsione, alla luce delle osservazioni avanzate dalla Commissione Europea sui possibili rischi di violazione della normativa europea sulla concorrenza. Distretti produttivi e reti di impresa (art.3)
Il decreto ripropone le disposizioni fiscali in tema di distretti, in precedenza previste dalla legge n. 266/05 (numeri da 1 a 15 della lettera a) del comma 368). Le disposizioni in parola non sono tuttavia immediatamente applicabili perché manca l’individuazione – demandata ad un apposito decreto - della definizione di distretti produttivi. Le nuove disposizioni dovrebbero estendersi anche alle reti di livello nazionale delle imprese e alle catene di fornitura, quali libere aggregazioni di singoli centri produttivi, ma anche in questo caso non è ancora stata data una definizione giuridica di rete.
Ai distretti produttivi viene data la possibilità di assumere la qualifica di autonomo soggetto di imposta, sottoposto a tassazione sulla base di un reddito unitario, che potrà essere concordato preventivamente con il fisco e con gli enti locali. In dettaglio:
· i distretti possono essere inseriti tra i soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lett. b) del TUIR (enti commerciali), se le imprese appartenenti al distretto optano congiuntamente per una tassazione unitaria;
· il relativo imponibile sarà costituito dalla somma algebrica dei redditi complessivi e, ove compatibile, è applicabile la disciplina del consolidato fiscale; · la tassazione unitaria di distretto può avvenire sulla base di un volume di imposte concordato preventivamente con l’Agenzia delle Entrate, per un periodo di durata non inferiore a tre anni. E’ possibile concordare in via preventiva e vincolante anche il volume dei tributi, contributi ed altre somme dovute nei confronti di Enti locali;
· la ripartizione del carico tributario tra le imprese del distretto è effettuata dal distretto sulla base di criteri di trasparenza e parità di trattamento e principi di mutualità.
Le imposte concordate sono determinate sulla base della natura, tipologia ed entità delle imprese, nonché della loro attitudine alla contribuzione ed altri parametri oggettivi determinati dall’Agenzia delle Entrate, previa consultazione delle categorie interessate e dagli organismi rappresentativi dei distretti.
Con gli Enti locali, i tributi concordati sono determinati tenendo conto dell'attitudine alla contribuzione delle imprese, con l'obiettivo di stimolare la crescita economica dei territori interessati. Possono concordare il carico fiscale con l’Agenzia anche le imprese dei distretti che non hanno esercitato la scelta per la tassazione unitaria. Bonus aggregazioni (art. 4)
Per le operazioni di aggregazione effettuate dalle imprese nel 2009 è riconosciuta una agevolazione consistente nel riconoscimento fiscale dei maggiori valori - per un ammontare complessivo non superiore a 5 milioni di euro - attribuiti a beni strumentali materiali e immateriali, per effetto dell’imputazione a tali poste del disavanzo da concambio. Il riconoscimento fiscale dei maggiori valori decorre dal 2010. Le imprese devono essere operative da almeno due anni. Sono escluse dall'accesso al beneficio le società legate da un rapporto di partecipazione superiore al 20 per cento, che facciano parte del medesimo gruppo ovvero che siano controllate dal medesimo soggetto, ai sensi dell’art. 2359, primo comma, n.1) del codice civile.
Rivalutazione sostitutiva immobili (art.5)
Il DL 185/2008 ha previsto la possibilità di ottenere la rilevanza fiscale della rivalutazione degli immobili delle imprese. Il DL n. 5/2009 riduce ora ulteriormente le aliquote dell’imposta sostitutiva, che scende dal 7 al 3%, per gli immobili ammortizzabili, e dal 4 all’1,5% per quelli non ammortizzabili.
Controlli fiscali (art.7)
Viene previsto l’inasprimento delle sanzioni nell'ipotesi di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti, già introdotto dal decreto legge 185/2008. In particolare si prevede che per crediti inesistenti superiori a 50.000 euro la sanzione minima sia innalzata al 200% dell’importo compensato (in precedenza la sanzione era graduata tra il 100% ed il 200% sulla base di una valutazione discrezionale sul contribuente dell'Agenzia). Dove siamoLinksMappa del sitoPrivacy