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Timestamp: 2016-12-10 08:49:20+00:00
Document Index: 76594278

Matched Legal Cases: ['art. 317', 'art. 77', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 77', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 134', 'art. 77', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 36']

Art. 77 codice penale: Determinazione delle pene accessorie
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Per determinare le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna, si ha riguardo ai singoli reati per i quali è pronunciata la condanna, e alle pene principali che, se non vi fosse concorso di reati, si dovrebbero infliggere per ciascuno di essi.
Giurisprudenza annotataDeterminazione delle pene.
In tema di pena accessorie, la condanna per più reati previsti dall'art. 317 bis, uniti dal vincolo della continuazione e per i quali sia stata inflitta la pena della reclusione per un tempo complessivamente non inferiore a tre anni, importa la interdizione perpetua dai pubblici, in applicazione della disciplina dell'art. 77, comma 2, c.p., secondo la quale se concorrono pene accessorie della stessa specie, queste si applicano tutte per intero. (Annulla in parte con rinvio, Gip Trib. Ferrara, 30/10/2013 )
Cassazione penale sez. VI 12 giugno 2014 n. 39784 Rientra nella nozione di pena accessoria non espressamente determinata dalla legge, quella per cui sia previsto un minimo ed un massimo, sicché, in tali casi, la durata della pena accessoria va parametrata dal giudice a quella della pena principale inflitta; qualora tuttavia, sussista il concorso di reati si deve aver riguardo alla pena principale inflitta o che sarebbe stata inflitta in concreto, in assenza di rideterminazione per effetto di cumulo giuridico, per il reato cui la stessa pena accessoria si riferisce. (Fattispecie relativa alle pene accessorie previste per i reati tributari dall'art. 12 d.lg. n. 74 del 2000 applicate a fattispecie satellite unificate per la continuazione ad illeciti offensivi di altri beni giuridici). (Annulla in parte con rinvio, G.u.p. Trib. Bergamo, 14/11/2012 )
Cassazione penale sez. V 18 ottobre 2013 n. 51526 Alle pene accessorie in relazione ai reati in materia di assegni (divieto di emettere assegni e pubblicazione della sentenza di condanna) - introdotte con l'art. 139 l. 24 novembre 1981 n. 689 - non è applicabile la disciplina del cumulo materiale di cui agli art. 77 e 79 c.p., dettata per le sole pene accessorie previste dal codice penale: ciò anche con riferimento all'art. 5 l. 15 dicembre 1990 n. 386 (nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari); ne consegue che, in caso di reato continuato, la pena accessoria del divieto di emettere assegni non può superare il limite massimo di anni due.
Cassazione penale sez. V 30 settembre 1997 n. 11683 Alle pene accessorie in relazione ai reati in materia di assegno (divieto di emettere assegni e pubblicazione della sentenza di condanna) introdotte con l'art. 134 l. 24 novembre 1981 n. 689 - non è applicabile la disciplina del cumulo materiale di cui agli art. 77 e 79 c.p., dettata per le sole pene accessorie previste nel c.p.: ciò anche con riferimento all'art. 5 l. 15 dicembre 1990 n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari); ne consegue che, in caso di reato continuato, la pena accessoria del divieto di emettere assegni non può superare il limite massimo di 2 anni.
Cassazione penale sez. V 30 settembre 1997 n. 11683 Le pene accessorie della pubblicazione della sentenza di condanna e del divieto di emettere assegni bancari o postali, introdotte dall'art. 139 l. 24 novembre 1981 n. 689 (modifiche al sistema penale) non sono assimilabili a quelle contemplate dal codice penale, per cui non è applicabile ad esse la disciplina del cumulo materiale previsto dagli artt. 77 e 79 c.p. Ne consegue che, in caso di concorrente applicazione di tali pene, in ipotesi di reato continuato, non possono essere superati i limiti indicati dal predetto art. 139 e, quanto alla pubblicazione della sentenza di condanna, le prescrizioni indicate dall'art. 36 c.p. (Fattispecie relativa ad emissione continuata di assegni a vuoto. Il giudice di appello, ritenendo la continuazione, aveva determinato un'unica pena principale, confermando le condanne alle pene accessorie contenute nelle singole sentenze di primo grado).
In caso di reato continuato, ai fini dell'applicazione della pena accessoria, si deve tener conto della pena base e non di quella conseguente all'aumento per la continuazione.
Cassazione penale sez. II 18 marzo 1983
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