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Timestamp: 2016-10-24 07:26:11+00:00
Document Index: 15807240

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 14', 'art. 217', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2']

⭐giornale dei comitati di base della scuola Guida normativa
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1 OBAS giornale dei comitati di base della scuola 47 settembre - ottobre 2010 Nuova serie - euro 1,50 P OSTE ITALIANE S.P.A. Spedizioni in A.P. DL 353/2003 (conv. in L. 46/2004) art. 1 comma 2 DCB Roma In caso di mancato recapito ritornare all Uff. di Roma Romanina per restituire al mittente previo addebito Sempre briciole Solo immissioni, pag. 3 Ricorsi al Tar Il Miur fa finta di niente, pag. 3 Stipendi e pensioni Due tabelle con interessanti confronti, pag. 3 di Pino Giampietro e Maurizio Russo Parole e fatti Le nostre analisi e proposte al Forum Sociale Europeo di Istanbul, pag. 4 L Europa che lotta I lavoratori di tutto il continente in difesa della scuola pubblica, pag. 4 Fino a quando? Una manovra dopo l altra, a pagare sempre i lavoratori È del tutto evidente che la manovra finanziaria da 25 miliardi approvata ha picchiato pesantemente su lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego. Si tratta, in realtà, dell ennesimo colpo sferrato alla pubblica amministrazione nel chiaro intento di drenare risorse dal settore pubblico per far pagare la crisi ai dipendenti pubblici. Dalla campagna denigratoria bipartisan contro i fannulloni sfociata nelle norme contenute nella riforma Brunetta, passando attraverso il collegato lavoro che cinicamente rivede in peius la normativa in materia di assistenza agli anziani e agli invalidi (L. 104/92) e di fatto sancisce il licenziamento dei dipendenti pubblici attraverso la cessione del ramo di azienda ovvero la privatizzazione e la esternalizzazione di funzioni pubbliche, fino alla manovra correttiva che blocca le retribuzioni e licenzia il 50% precari, la filosofia del governo (ma potremmo dire più in generale dell Ue e del Fmi) è quella di fare cassa subito, utilizzando la crisi per smantellare la P. A. e salvare gli interessi di chi ha materialmente provocato la crisi stessa. E difatti, per ripianare il debito, neanche un euro verseranno i possessori di grandi patrimoni, i grandi evasori (anzi premiati con lo scudo fiscale) o quegli speculatori che in questi anni hanno fatto shopping finanziario con i nostri soldi: insomma, la manovra va nella direzione di rimettere in moto lo stesso perverso circuito che ha generato la crisi. Ma se è del tutto evidente che la finanziaria da 25 miliardi (a cui ne vanno aggiunti altri 5,5 dei mancati rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego, non contabilizzati nella manovra) colpisce prevalentemente lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego ed in particolare della scuola, non va dimenticato tutto il resto. In linea generale, questa finanziaria è figlia della filosofia e della pratica politica del governo Berlusconi, fondata sul colpire separatamente i lavoratori per immiserirli globalmente. La sua logica la troviamo perfettamente rappresentata da una frase di Tremonti, che, in una lunga intervista su La Repubblica dello scorso 18 luglio, a Massimo Giannini, afferma: Nella manovra è stata fatta la riforma delle pensioni più seria d'europa in questi anni e pari data c'è stata Pomigliano, con il lavoro che non esce ma torna in Italia e nel Mezzogiorno. E forse queste due, pensioni e Pomigliano, sono due P più importanti della P3. In sostanza Tremonti ci dice che quello che conta di un governo sono i provvedimenti presi per sostenere l'economia capitalistica, per cui la finanziaria ed il piano Marchionne sulla Fiat (cioè il diktat a Pomigliano sui 18 turni lavorativi e gli straordinari a go-gò con la cancellazione del diritto di sciopero e della malattia) pur essendo formalmente due cose diverse prodotte da due entità diverse (il governo del Paese e la più potente azienda privata italiana), in realtà esprimono un disegno unitario del capitalismo italiano portato avanti dalla diarchia governo/padronato. Negli ultimi 18 anni centrodestra e centrosinistra sono stati sostanzialmente d'accordo nel demolire la previdenza pubblica, solo la tattica era diversa. Suonava più corrivamente la grancassa il centrodestra con le sparate di Berlusconi e Maroni (nel 1994 Guida normativa Nelle pagine centrali il nostro consueto inserto di inizio anno scolastico: compiti degli Organi collegiali e della contrattazione d istituto, incarichi e Fis, modelli di contratti e riferimenti normativi, supplenze, sicurezza e capienza locali La manovra economica estiva varata dal governo berlusconiano prosegue la distruzione della scuola pubblica avviata dai provvedimenti Tremonti-Gelmini-Brunetta degli scorsi anni. In sintesi la scuola subirà: il taglio dei fondi per oltre 190 milioni; il blocco dei contratti, degli scatti di anzianità e dell'organico di sostegno; norme più restrittive per l'accertamento della disabilità degli alunni; l'innalzamento a 65 anni dal 2012 dell'età pensionabile per le lavoratrici, Il ruolo della Scuola Saperi e emancipazione, pag. 5 Scatti precari Diritto agli aumenti, pag. 5 Bullo e pupe Fiat: totalitarismo neoliberista e risposta degli operai, pag. 6 Scuola miseria Gli effetti della manovra estiva sulla scuola l'utilizzo della mini-naja come credito formativo. Nel dettaglio ecco i principali disastri che la L. 122/2010 provoca nella scuola. Articolo 2, comma 1. Taglio secco di circa 300 milioni per il Miur, di cui 190 milioni saranno a carico delle scuole, più altri 27 milioni come quota dovuta per la riduzione di circa 2 miliardi del finanziamento al Ministero Economia e Finanza. Se gli obiettivi di risparmio previsti continua a pagina 2 continua a pagina 2 Senza i sacrifici La crisi e gli Economisti, pag. 6 Acqua pubblica Ci vuole il Referendum, pag. 7 Giustizia climatica Cambiare i nostri modelli di produzione e consumo, pag. 7 Buone nuove Anzianità anche per i supplenti Anche il Tribunale di Salerno (Sentenza n. 3651/2010) riconosce gli scatti biennali per gli stipendi dei precari. Fino a oggi un precario, pur facendo lo stesso lavoro di un collega di ruolo, percepisce sempre e solo lo stipendio iniziale senza aumenti anche dopo anni di supplenza. Una disparità di trattamento che i Cobas hanno deciso di contrastare fortemente anche perché è la vera ragione della precarietà nella scuola: un precario costa allo Stato circa in meno di un lavoratore con contratto a tempo indeterminato. L alternativa alla religione Condannato il Ds di una scuola per non aver attivato l'ora alternativa all insegnamento della religione cattolica. Dopo un primo incredibile pronunciamento negativo risalente allo scorso giugno, con il giudice monocratico che stabiliva che non esiste un diritto soggettivo ad avere l'ora alternativa e riconosceva discrezionalità alle scuole, anche in relazione alle risorse disponibili, a fine luglio è giunta la risposta del Tribunale di Padova al ricorso: l'ora alternativa è un diritto e ogni scuola è obbligata a garantirla. Per questo comportamento discriminatorio e illegittimo l'istituto e il Miur sono stati condannati anche al pagamento della somma di euro. Peraltro, anche la Cm 59/2010 evidenzia la necessità di assicurare "l'insegnamento dell'ora alternativa alla religione cattolica agli alunni interessati".2 2 COBAS 47 settembre - ottobre 2010 Fino a quando? segue dalla prima pagina e nel 2004), ma le grandi controriforme le ha condotte in porto il centrosinistra (Amato 1992, Dini 1995, Prodi 2007) coinvolgendo unitariamente Cgil-Cisl-Uil. Dopo la larga vittoria elettorale del 2008, il centrodestra ha cambiato tattica, non più roboanti proclami sulla necessità di grandi riforme, ma singoli provvedimenti, magari in applicazione di automatismi previsti dalle precedenti controriforme, così a partire dal 1 gennaio 2010 è stato per la prima volta applicato l'adeguamento del coefficiente di trasformazione alle pensioni contributive o a sistema misto (vale a dire a tutti quei lavoratori che al 31/12/1995 avevano meno di 18 anni di anzianità contributiva), adeguamento che verrà reiterato ogni 5 anni e che ridurrà sensibilmente gli importi delle pensioni delle giovani generazioni; oppure infilando pezzi di riforma dentro disposizioni omnibus, come nell'estate scorsa con il provvedimento Sacconi che fissava a partire dal 2015, con cadenza quinquennale, l'innalzamento automatico dell'età pensionabile calcolato sull'aumento della media dell'aspettativa di vita. Con la finanziaria attuale viene mantenuto l'aumento automatico dell'età pensionabile a partire dal 2015 (la prima volta sarà di 3 mesi), ma la cadenza dei ricalcoli non sarà più quinquennale, bensì triennale (ad eccezione della prima volta in cui l'aumento non scatterà il 2018, ma il 2019), in più si specifica che, nella malaugurata ipotesi di una diminuzione dell'aspettativa di vita, l'età pensionabile non diminuirà, ma resterà invariata. È stato poi introdotto un nuovo criterio riguardo all'apertura delle cosiddette finestre pensionistiche, per cui, finora, con quattro finestre all'anno, si andava in pensione da tre a sei mesi dopo che erano stati raggiunti i requisiti di età e contributivi minimi; dal prossimo 1 gennaio, invece, scattano i nuovi criteri, quelli della finestra ad personam, per cui si può andare in pensione esattamente un anno dopo da quando si sono raggiunti i requisiti minimi, e ciò vale sia per le pensioni di anzianità che per quelle di vecchiaia. Fa eccezione il personale della scuola, che continua ad avere un'uscita unica il 1 settembre di ogni anno in cui si maturano i requisiti minimi per la pensione, ma tutto fa credere che alla prima occasione questo privilegio sarà cancellato. In sintesi con le finestre ad personam si aumenta di un anno l'età pensionabile. Dal 2013, anno di entrata a definitivo regime della riforma Prodi del 2007, si andrà in pensione di anzianità a 62 anni di età (con 36 di servizio) o a 63 anni (con 35 di servizio), per la pensione di vecchiaia dal 1 gennaio prossimo ci vorranno 66 anni di età o 41 anni di contributi. Dal 2015 si andrà in pensione di anzianità a 63 anni e 3 mesi e di vecchiaia a 66 anni e 3 mesi o con 41 anni e 3 mesi di contributi. Già si prevedono per i prossimi decenni soglie di accesso alla pensione attorno ai 70 anni, sempre se non interverranno altre controriforme ulteriormente peggiorative. C'è poi l'accelerazione spinta della parificazione dell'età per andare in pensione per vecchiaia tra uomini e donne. Com'è noto prima il limite per la pensione di vecchiaia era 60 anni per le donne e 65 per gli uomini, l'anno scorso su sollecitazione dell'unione Europea, che intravedeva in questa differenza non un minimo risarcimento per il doppio lavoro di cura (gratuito) sostenuto dalle donne, ma una discriminazione nei loro confronti, il governo aveva approvato il graduale elevamento dell'età pensionabile delle lavoratrici di pendenti pubbliche a 65 anni. L'aumento dell'età era previsto di un anno ogni due, infatti quest'anno le dipendenti pubbliche potevano andare in pensione a 61 anni e avrebbero raggiunto i 65 entro il L'Unione Europea non si è accontentata e ha minacciato di sanzionare l'italia; il governo, tramite il ministro Sacconi, ha presentato una difesa d'ufficio ed è stato costretto ad ingoiare l'elevamento dell'età pensionabile a 65 anni per le dipendenti pubbliche a partire dal 1 gennaio Subito la Marcegaglia si è affrettata a dire che il provvedimento deve essere esteso anche alle lavoratrici private. Rispetto all'imposizione europea sulla questione dell'aumento dell'età pensionabile per le lavoratrici pubbliche, c'è da sottolineare come ben altro è stato l'atteggiamento di Tremonti sulle multe comminate dall'unione Europea agli allevatori leghisti circa la loro violazione delle quote latte. In questo caso, pur mettendo nel conto una sanzione ormai certa per il Paese (quindi per i lavoratori dipendenti che pagano sicuramente le tasse), nella Finanziaria è stato inserito un codicillo che stabilisce che fino al 31/12/2010 gli allevatori padani sono esentati dal pagamento delle multe. Né manca nella manovra tremontiana un empito egualitario riguardante la questione della liquidazione. Come si sa i dipendenti della scuola e di parte del P. I. assunti prima del 2000 usufruiscono del trattamento di fine servizio - Tfs, che, viene liquidato, all'atto dell'andata in quiescienza del lavoratore, in maniera equivalente all'80% dei tredici dodicesimi dell'ultimo stipendio (cioè l'86,66% dell'ultimo salario lordo percepito), moltiplicato per i numeri degli anni lavorati, trattamento, quindi, più favorevole del Tfr. Dall'anno prossimo nessuna paura: tutti i dipendenti pubblici, saranno eguagliati al ribasso ai dipendenti privati e la loro liquidazione sarà equiparata al metodo di calcolo del Tfr (per cui si accantona ogni anno circa il 6,91% del salario lordo moltiplicato il numero degli anni di servizio). C'è poi tutta la questione relativa ai tagli dei fondi agli enti locali (oltre alla riduzione del 10% delle spese dei ministeri), che ha calcato nelle scorse settimane la scena del teatrino della politica, ma che indubbiamente avrà degli effetti pesantissimi in termini di cancellazione/riduzione o innalzamento dei costi e possibili conseguenti privatizzazioni di importanti servizi pubblici che contribuiranno ad un ulteriore immiserimento delle popolazioni e soprattutto dei ceti meno abbienti. I salatissimi tagli per Regioni, Province e Comuni saranno complessivamente di 6 milairdi 300 milioni di euro per il 2011 e 8 miliardi 500 milioni di euro per il In questo quadro va evidenziato un piccolo comma (cinque righe appena), il comma 28, art. 14, che cancella le funzioni fondamentali per i comuni con meno di abitanti (in Italia sono 5.800, il 54% del totale). Anche a seguito della legge 42/2009 (federalismo fiscale) ora dovranno consorziarsi tra loro per svolgere praticamente tutte le funzioni di un normale comune: amministrazione, gestione, bilancio, mense, scuole, trasporti, rifiuti, vigili urbani, servizi sociali, anagrafe, nidi, acqua, gestione del territorio e dell'ambiente. Una vera e propria assurdità, ma un'autentica pacchia per gli speculatori, i procacciatori di appalti, i privatizzatori di ogni risma. Berlusconi e Tremonti si affretteranno a dire che questa manovra era indispensabile (grosso modo concordano anche il centrosinistra e Cgil- Cisl-Uil nonostante la diversità di accenti) e molto probabilmente continueranno a dire che anche stavolta non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani. Tecnicamente per i lavoratori sarà vero nel senso che non hanno più tasche, visto che sono ridotti in mutande, ma sicuramente qualcuno che non si è visto infilare le mani in tasca c'è. Abbiamo visto prima che in questa categoria di beneficiari della finanziaria vanno annoverati i circa allevatori padani (sono anche queste le cambiali a Bossi che Berlusconi ci fa pagare), ma ci sono anche i bancarottieri (imprenditori e/o banche), che, con l'art. 217 bis della manovra, possono evitare di rispondere del loro reato ai tribunali, arrivando ad una specie di concordato privato con i propri creditori. Infine tutti gli imprenditori avranno ulteriori facilitazioni nell'avviare un'attività anche al di fuori dei controlli pubblici (che al massimo avverranno ex post), più facilitazioni fiscali non consentite ai comuni mortali. E pare cha in autunno ci potrà essere un'ulteriore manovra! Scuola miseria segue dalla prima pagina dall'art. 9 non verranno raggiunti, allora si procederà a un ulteriore taglio lineare sul bilancio dei ministeri responsabili dello scostamento. Articolo 4, commi da 4 septies a 4 decies. Cedolino unico per la retribuzione fissa e accessoria del personale della scuola. Le maggiori entrate fiscali relative all'introduzione di tale norma saranno utilizzate per finanziare la "mini-naja". Il pagamento delle supplenze brevi sarà ancora a carico delle istituzioni scolastiche, con esclusione, come già previsto, del personale nominato sulle maternità. Dotazione finanziaria per ogni istituzione scolastica fissata annualmente mediante decreto ministeriale. Previsione di modifiche al regolamento sulla gestione amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche. Articolo 8, comma 14. La parte dei risparmi ottenuti con la riduzione di posti, che la legge n. 133/2008 aveva destinato al "merito" non sarà utilizzata per tale scopo, dato il blocco dei contratti previsto dall'art. 9, ma genericamente per la scuola mediante apposito decreto del Miur di concerto con il Mef, sentite le organizzazioni sindacali. La norma non prevede esplicitamente l'utilizzo di tali risparmi per superare almeno in parte il blocco degli scatti di anzianità previsto per il personale docente e Ata dall'art. 9, comma 23. Articolo 9, commi 1, 2 bis, 4, 17, 18, 19 e 20. Blocco del trattamento economico, del trattamento accessorio e dei rinnovi contrattuali per il pubblico impiego. Tetto del 3,2% per gli aumenti relativi al rinnovo dei contratti del biennio 2008/2009. Dal blocco è escluso quanto previsto dall'art. 8, comma 14. Articolo 9, comma 15. Blocco dell'organico di sostegno per l'a.s. 2010/2011. Articolo 9, comma 15 bis. Proroga dei rapporti per l'espletamento delle funzioni corrispondenti ai collaboratori scolastici. Articolo 9, comma 23. Blocco degli scatti di anzianità per il personale docente e Ata per gli anni 2010, 2011 e 2012, che non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici. Articolo 9, comma 37. Rinvio a dopo il 2012 di un confronto tra le parti a proposito della Compenso individuale accessorio per il personale Ata e della Retribuzione professionale docenti per gli insegnanti. Articolo 10, comma 5. Norme più restrittive per accertare la sussistenza della condizione di alunno in situazione di handicap. Articolo 12, comma 12 sexies. Per le lavoratrici del pubblico impiego l'età pensionabile a partire dal 2012, non più dal 2018, sarà innalzata a 65 anni. Articolo 55. commi da 5 bis a 5 sexies. Corsi di addestramento militare della durata di 3 settimane per giovani con età tra 18 e 30 anni. La frequenza di tali corsi potrà essere utilizzata a scuola come credito formativo. Le immagini di questo numero riproducono i murales di Orgosolo3 COBAS 47 settembre - ottobre Ricorsi al Tar Sempre briciole Solo immissioni in ruolo La Ministra Gelmini ha annunciato immissioni in ruolo dal prossimo 1 settembre 2010, di cui per i docenti e per il personale Ata. Una goccia nel mare della precarietà: solo (di cui il 50% sul sostegno) assunzioni tra i docenti a fronte di docenti presenti nelle graduatorie ad esaurimento; solo assunzioni tra il personale ausiliario, tecnico e amministrativo quando i precari Ata rappresentano circa il 40% dell organico. Gli stessi dati ministeriali, già sottostimati, indicano una disponibilità superiore di oltre quattro volte. E la distribuzione di questa miseria sarà fortemente condizionata dai pesanti tagli degli organici (oltre tra docenti ed Ata) e dalla loro distribuzione geografica: le assunzioni più numerose saranno effettuate al nord e nelle regioni in cui i tagli sono stati inferiori, mentre al sud e alle altre regioni, che hanno subito i tagli più pesanti e che presentano il numero più alto di esuberi e soprannumerari, toccheranno le briciole. E questo fondamentalmente perché conviene utilizzare i precari, in quanto retribuiti ben il 30% in meno del personale con contratto a tempo indeterminato, tra stipendi estivi inesistenti e scatti di anzianità di cui non godono. Nella scuola i precari (supplenti annuali e fino al termine delle attività didattiche) sono oltre Parecchie decine di migliaia i supplenti dei presidi per sostituzione di personale assente. Insomma 1 docente su 5 ha un contratto a tempo determinato e addirittura quasi 1 su 2 del personale Ata. È evidente che con questi pesanti tagli degli organici e con queste assunzioni con il contagocce non si risolve il problema del precariato scolastico, anzi il prossimo anno non solo i precari saranno ancora di più, ma in diversi non lavoreranno. Basta con i tagli degli organici e di risorse per la scuola. Immediato rispetto della sentenza del Tar con ridefinizione dell organico di diritto per gli istituti tecnici e professionali. Integrale rispetto della sentenza del Tar del Lazio con il ripristino nell organico di fatto dei posti tagliati a seguito dell applicazione dell illegittima circolare ministeriale sull organico di diritto. Concessione di tutti i posti in deroga richiesti dalle scuole per il sostegno. Immissione in ruolo di tutti i precari su tutti i posti vacanti di organico di diritto e di fatto. Scuola - Confronto stipendi 1990/2010 Dpr 399/88 rivalutazione Ccnl + Ivc variazione variazione in lire maggio euro euro euro % sul Ccnl Coll. scolastico ,8 Ass. amm.-tecn ,0 D.s.g.a ,2 Docente mat.-elem ,9 Doc. diplomato II gr ,0 Docente media ,9 Doc. laureato II gr ,5 Dirigente scolastico* ** ,7 Stipendio annuo lordo percepito nel maggio 1990 (il cosiddetto Contratto Cobas ), per tutti i profili professionali con 20 anni di anzianità e la sua rivalutazione a maggio 2010 (indice Istat inflazione Famiglie Operai Impiegati-FOI) a confronto con i valori (stipendio tabellare + Rpd o Cia o Indennità di direzione minima) previsti dal Ccnl Scuola sottoscritto il 23 gennaio 2009 per le corrispondenti tipologie di personale, incrementati della Indennità di Vacanza Contrattuale percepita dal luglio * Il 1 marzo 2002 è stato sottoscritto il primo Ccnl separato per l Area V della Dirigenza scolastica che ha totalmente modificato la struttura dello stipendio degli ex presidi che adesso comprende le seguenti voci: stipendio tabellare + posizione parte fissa + posizione parte variabile + retribuzione di risultato + eventuali altri emolumenti. ** Ccnl 2006/ Vista la variabilità delle situazioni individuali dei dirigenti scolastici questo valore rappresenta una media tra i valori riscontrati tra i diversi casi. Se volete conoscere lo stipendio del dirigente della scuola in cui lavorate: https://oc4jese1ssl.pubblica.istruzione.it/trasparenzapubb/ricercacv.do di Carmelo Lucchesi Lo abbiamo denunciato in varie circostanze l atteggiamento da padroni delle ferriere che contraddistingue l azione antipopolare del governo Berlusconi. Lo abbiamo pure chiamato sovversivismo istituzionale a indicare come siano le stesse istituzioni a stravolge le regole che dovrebbero seguire nel loro operato. Le assisi in cui discutere e confrontarsi sono vissute dai berlusconidi come intralcio al loro procedere determinato verso l obiettivo e, quindi, possono considerarsi vuoti formalismi da eliminare quanto prima. L occasione per ridiscutere di tale pratica, ci viene dalla controriforma della scuola secondaria superiore, che come per quella del primo ciclo è stata segnata da forzature, provvedimenti senza copertura normativa, rattoppi dell ultima ora. L imperativo dei ministri berlusconidi di far partire la controriforma dal settembre 2010, infatti, li ha costretti a varie violazioni delle norme: genitori costretti ad iscrivere i figli senza alcuna cognizione del numero di ore di lezione, delle materie da studiare, degli indirizzi e dei relativi diplomi; nuovi indirizzi alle scuole assegnate d ufficio, senza alcun criterio logico e provocando la situazione di sovrannumerarietà in certe classi di concorso piuttosto che in altre; province e regioni escluse dalla definizione dell offerta formativa territoriale. Insomma il solito casino gelminiano. Di fronte al solito pressappochismo decisionista del Miur, non potevano mancare i soliti ricorsi al Tar del Lazio i cui esiti come al solito giungono in piena estate, mentre fervono le operazioni sugli organici. Il tormentone ricorsi al Tar di quest estate si compone di due tronconi: la richiesta di sospensione della Cm 17 relativa all iscrizione alle scuole superiori, dell Om 39 relativa alla mobilità del personale docente, della Cm 37 relativa alla definizione dell organico per l a.s. 2010/11, promossa da varie associazioni; la richiesta di sospensione dell avvio della controriforma anche per le classi intermedie di Tecnici e Professionali, patrocinata dallo Snals, perché privo del parere obbligatorio del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Il Tar Lazio dapprima, nell udienza del 24 giugno, ha sospeso i provvedimenti in questione fino al 19 luglio, vista l assenza delle controdeduzioni del Miur. Nell udienza del 19 luglio il Tar ha ritenuto che le norme impugnate siano illegittime perché circolari applicative di testi normativi emanati successivamente e pertanto ancora privi di efficacia e di rilievo giuridico. Il Tar non ha però concesso la sospensiva relativa al primo troncone, perché i ricorrenti non avrebbero documentato nel giudizio le posizioni specifiche (nella qualità di studenti, genitori, docenti e personale Ata) di coloro che avrebbero subito danni diretti dalle circolari impugnate. Nella stessa seduta, il Tar Lazio ha riconosciuto l illegittimità e il danno provocato dalle disposizioni riguardanti il taglio delle ore delle classi intermedie dei Tecnici e Professionali, sospendendo l efficacia delle stesse fino alla pronuncia del parere del Cnpi. Come al solito, il Miur non ha dato peso ai pronunciamenti del Tar Lazio è ha proceduto ugualmente alle operazioni di trasferimento dei soprannumerari, ma è evidente che questi avranno buon gioco a ricorrere contro gli effetti che sono prodotti da disposizioni illegittime e/o sospese nell efficacia. Dall altra parte, le associazioni ricorrenti del primo troncone hanno preso a raccogliere casi singoli di alunni o lavoratori della scuola direttamente danneggiati dai provvedimenti governativi contestati, in modo da portarli al Tar e sulla base dei quali ottenere la sospensiva definitiva dei provvedimenti impugnati. Se ciò dovesse accadere, come al solito, il Miur ricorrerà al Consiglio di Stato o non terrà conto delle decisioni del Tar, trascinando la questione ad anno scolastico avanzato quando sarà impossibile farle applicare. Morale: le vie dei ricorsi al Tar non sortiscono risultati e forse è il caso di intensificare le mobilitazioni contro le manovre berlusconiane. E guardate che pensioni pensione lavoro lavoro mensile precedente attuale Amato prof. univ. cons. amm. Brunetta prof. univ. ministro Cazzola dirig. pubbl. parlamento D Antoni prof. univ. parlamento Draghi dirig. pubbl. gov. B. d I. Monorchio Rag. Gen. Stato consul. Mef Solo pochi esempi tra gli oltre tra ex dirigenti, manager, militari, magistrati, giornalisti che aggiungono alle loro misere pensioni consulenze o altri lavori super-pagati, mentre ai normali pensionati, ai disoccupati e ai cassaintegrati il cumulo è vietato. Solo col divieto di cumulo per questi privilegiati si risparmierebbero 7 miliardi di euro! Sono almeno i pensionati che percepiscono oltre euro al mese, mentre di ex dipendenti percepiscono tra 500 e euro al mese.4 4 COBAS 47 settembre - ottobre 2010 Parole e fatti La nostra analisi al Forum Sociale Europeo di Anna Grazia Stammati Lo stravolgimento del significato di alcune parole-simbolo è stato spesso lo strumento attraverso il quale il potere e i suoi organi di controllo hanno tentato di controllare le classi subalterne. In questa pratica rientra in pieno quanto accaduto al termine Autonomia. I problemi legati ad una vera autonomia e ad un vero decentramento dei poteri, infatti, sia in senso politico che amministrativo o economico, si sono sempre identificati con la capacità di autodeterminarsi in maniera indipendente. L'autonomia, come riconoscimento della capacità di autogoverno, dovrebbe comportare l avversione per qualunque sistema centralistico-autoritario. Al contrario, il modello di governo delle scuole, così come emerge dal testo di legge varato in Italia nel 1997 e dai suoi regolamenti, ha ridisegnato i rapporti all interno delle scuole, ma in senso fortemente centralizzato e gerarchizzato. Nella scala gerarchica il controllo è affidato al Ministro (e alle sue articolazioni regionali) ai Dirigenti scolastici (e ai suoi collaboratori), agli Assessori regionali e locali che con essi interagiscono. Appello alla mobilitazione lanciato dall'assemblea Europea dell'educazione nel corso del Social Forum Europeo tenutosi a Istanbul lo scorso luglio Noi, popolo della scuola pubblica, riunito ad Istanbul per il sesto Forum Sociale Europeo lanciamo un appello per un periodo di mobilitazione per il prossimo autunno. Intendiamo utilizzare il 29 settembre giorno di manifestazioni e azioni promosse da organizzazioni sindacali nei paesi europei - e i giorni intorno a questa data, per estendere la mobilitazione e per agire insieme in Europa sulla base della nostra piattaforma. Nella applicazione concreta la cosiddetta autonomia scolastica si è immediatamente presentata come una falsa autonomia. Dall'anno della sua approvazione ad oggi, si è espresso il massimo di centralismo e dirigismo con la pubblicazione continua di direttive da parte del Ministero e dei suoi organi territoriali, attraverso le quali si sono legate strettamente le scuole autonome alla politica voluta dai governi. La legge sull'autonomia si è sempre dimostrata uno strumento utile attraverso il quale piegare la scuola a progetti e profitti che nulla hanno a che vedere con l'educazione e l'istruzione. Vanno in tal senso anche tutti quei provvedimenti che hanno attribuito ai capi di istitutomanager e ai loro staff poteri di controllo sul personale, tutti i tentativi di far loro assumere e licenziare direttamente, di attribuire ai dirigenti e a strutture esterne la valutazione dei docenti, l'introduzione di orari flessibili; l'assunzione di personale esterno con contratti a termine. Ha cominciato Berlinguer nel 2000 e siamo riusciti a bloccarlo con uno sciopero di centinaia di migliaia di lavoratori scesi in piazza con i Cobas, ci Durante questo periodo, nell ultima parte di settembre e nella prima parte di ottobre, facciamo appello per mobilitazioni, scioperi, manifestazioni e azioni in tutta Europa per riaffermare il diritto all'educazione pubblica e gratuita per tutti e per difendere ed estendere i diritti dei lavoratori. Continueremo a dare il nostro appoggio, nei prossimi due anni, a manifestazioni nazionali e contro-summit in occasione degli incontri dei ministri europei dell'educazione, così come abbiamo fatto lo scorso maggio a Madrid. Organizzeremo incontri in varie città europee in modo da coinvolgere sempre più persone, condividere le nostre sta ora riprovando il centrodestra, con una proposta di legge che prevede per i docenti la gerarchizzazione in tre livelli e la loro valutazione da parte di capi di istituto e di staff di super-controllori. Le modalità di valutazione dei docenti sono peraltro dettate alla volontà di legarli ad un lavoro esterno alla didattica, trasformando gli insegnanti in sostenitori della propria scuola, in modo da farle pubblicità come ad una merce, cercando di sottrarre studenti a quelle della stessa zona, attraverso una competizione di tipo commerciale. In realtà l'uso del termine autonomia è strettamente collegato al tentativo di trasformare le scuole adattandole allo sviluppo industriale per formare lavoratori, non studenti dotati di capacità analitiche e critiche. La scuola dell'autonomia, insomma, ha come obiettivo quello di adeguare gli studenti ai nuovi lavori mentali, flessibili, precari e subordinati. Tutto ciò avviene attraverso un modello didattico che è a sua volta frammentazione, segmentazione di percorsi per fornire una alfabetizzazione di base, conoscenze epidermiche, ma certificabili, e addestramento alla riconversione continua. Non siamo di fronte ad una autonomia, anche didattica, per proporre percorsi educativi differenziati pur in una visione complessiva della formazione, ma al suo esatto contrario, alla assoluta e completa omologazione dei percorsi per ottenere un completo e globale controllo dei processi di apprendimento e degli individui. Ma questa autonomia è anche disgregazione dell insegnante, divenuto un intellettualemassa alla catena di montaggio intellettuale, dequalificato, ridimensionato ad intrattenitore, gerarchizzato e sottoposto allo stesso sfruttamento aziendalistico delle imprese, che impongono ai propri L Europa che ci piace esperienze e unificare le nostre lotte contro le politiche neoliberiste;contatteremo in maniera attiva gli studenti e le organizzazioni dei lavoratori coinvolti nelle lotte per l'educazione perché partecipino ai nostri incontri: lanceremo quindi un appello per la partecipazione al prossimo meeting educazione. La crisi va pagata da chi l'ha provocata! I nostri governi usano la crisi per cancellare tutti i diritti ottenuti dai lavoratori negli ultimi cento anni e per abbassare salari e pensioni. Usano il diktat del Fmi e dell'ue per approvare misure anticrisi che saranno i soli lavoratori a pagare (come in Grecia, Italia, lavoratori e lavoratrici stipendi base sempre più bassi e incentivi in busta paga, per i più meritevoli. Per fare ciò c è bisogno che le singole istituzioni scolastiche siano apparentemente svincolate dal centro e legate al territorio. È così che i dirigenti delle istituzioni scolastiche della finta autonomia, seguendo puntualmente le indicazione governative adeguano le scuole agli interessi aziendalistici. È così che si immiseriscono la scuola pubblica e gli insegnanti, attaccandoli, minandone alle fondamenta la credibilità e i risultati raggiunti, dividendoli e gerarchizzandoli, impegnandoli in compiti organizzativi e commissioni di lavoro, riunioni, formalismi, in un turbinìo di attività che non hanno nulla a che fare con lo studio, i saperi, la riflessione critica. Perché tutto questo deve essere contenuto e arginato, attraverso verifiche standardizzate, test uniformanti, sincronizzazioni delle materie di studio. Nello stesso modo gli studenti dovranno essere abituati a rispondere attraverso verifiche, test, quiz che omologhino, standardizzino, uniformino, attraverso un blando acculturamento, una generica socializzazione, un addestramento al lavoro. Ora, contro tutto ciò in Italia e in Europa sull'educazione si sono messe in campo mobilitazioni molteplici, perché l'educazione è una questione che investe l'intera società. In particolare nell'ultimo decennio le lotte nella scuola e nelle università sono state le più vaste e diffuse rispetto a tutti i settori del lavoro salariato pubblico e privato, a livello europeo. Nella prima parte del decennio, a partire dal primo Forum sociale Europeo a Firenze sino al culmine della mobilitazione contro la Bolkenstein, cioè fino al 2005, c'è stata una vasta mobilitazione in Europa. Ci si è mossi con uno spirito unitario per- I lavoratori di tutto il continente in lotta per la difesa della scuola pubblica Portogallo, Spagna, Francia): una delle soluzioni è tassare gli speculatori: loro devono pagare la crisi! Basta tagli ai fondi pubblici per l'educazione, basta con la riduzione dei curricula e con i tagli al tempo scuola, alle lezioni e alle materie di insegnamento, basta con la privatizzazione e la mercificazione dei sistemi educativi: - noi lottiamo per maggiori investimenti nell'educazione pubblica, per una scuola e una ricerca libere; - lottiamo per fermare la precarizzazione dei lavoratori della scuola e dell'università in modo da garantire educazione di qualità per tutti. Basta con l'introduzione di ché si pensava che si andasse verso un processo di unificazione politica europea e verso lo spostamento dei poteri e della decisionalità, dai livelli nazionali a quello continentale. Di fronte alla crisi del processo di unificazione politica e alla più generale crisi economica e sociale, che ha investito l'europa, con particolare acutezza a partire dal 2008, si è in generale rientrati nei confini e nelle dinamiche nazionali, e ci troviamo ora di fronte ad un'impasse. Da tale situazione è però importante uscire, anche grazie ad uno sforzo soggettivo supplementare, in particolare per quel che riguarda l'attività nel campo della scuola, dell'università e dell'educazione, attraverso un piano di iniziative comuni. Il programma di assemblee, manifestazioni e convegni potrebbe prevedere: - iniziative di scioperi e manifestazioni in periodi comuni a livello europeo, in autunno insieme agli settori e categorie da far emergere nell'assemblea finale del forum; - sull'esempio di quanto fatto a Madrid in occasione del vertice dei ministri dell'educazione a maggio, sostenere eventuali manifestazioni nazionali contro vertici e appuntamenti istituzionali dei ministri e delle istituzioni che si occupano di istruzione attraverso delegazioni nazionali di altri paesi. In questo senso Madrid è stato un primo passo ma gli altri paesi non hanno sostenuto l'iniziativa adeguatamente e in futuro dovremmo accordarci con maggiore efficacia. Visto che non c'è accordo sulla possibilità di dare vita ad un forum europeo sull'educazione, potremmo risolvere il problema dell'approfondimento della discussione sui temi dell'educazione seguendo il metodo inaugurato a Valencia con la due giorni di assemblea europea che unanimemente è stata considerata positiva e fruttuosa. test di valutazione basati su abilità determinate dal mercato; basta con l'insegnamento per competenze orientate dal mercato: - noi lottiamo per il diritto ad una educazione gratuita, laica e di qualità per tutti, per il diritto al pensiero critico, per il diritto, per ogni essere umano, di avere pieno accesso alla conoscenza e di divenire un cittadino consapevole ed attivo; - lottiamo perché tutti i generi abbiano uguali diritti e perché non ci sia una prospettiva patriarcale nell'educazione. Lottiamo per il diritto all'educazione nella propria lingua. Diamo il nostro appoggio al Forum Mondiale dell'educazione che si terrà a Santiago di Compostela dal 10 al 13 dicembre insieme al Forum Sociale Mondiale a Dakar e daremo il nostro sostegno al Forum Mondiale dell'educazione che si terrà in Palestina dal 28 al 31 ottobre e lavoreremo per organizzarvi attività insieme ai nostri amici/alle nostre amiche palestinesi. Vedere altro
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