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Timestamp: 2019-12-08 23:06:32+00:00
Document Index: 60822222

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 53', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

Parere su una istanza di accesso civico - 19 dicembre 2018 [9075337] - Garante Privacy
9075337
[doc. web n. 9075337]
Parere su una istanza di accesso civico - 19 dicembre 2018
n. 516 del 19 dicembre 2018
Con la nota in atti il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della società, a totale partecipazione pubblica, Volsca ambiente e servizi s.p.a. ha chiesto al Garante il parere previsto dall’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33 del 14 marzo 2013, nell’ambito del procedimento relativo a una richiesta di riesame di un provvedimento di rifiuto di un accesso civico.
Nello specifico, dagli atti risulta che sia stata presentata istanza di accesso civico afferente a una «Procedura aperta finalizzata alla sottoscrizione di un Accordo Quadro con un unico operatore per il servizio di somministrazione di lavoro a tempo determinato per le esigenze della Volsca Ambiente e Servizi spa [di cui viene fornito il CIG}» e, precisamente, ai seguenti documenti:
- «1) Fatture emesse dalla Società [di somministrazione di lavoro a tempo determinato identificata in atti] relative ai mesi di agosto e settembre 2018»;
- «2) Ogni documento accompagnatorio alle suddette fatture esplicitanti il dettaglio degli importi fatturati per singolo lavoratore somministrato»;
- «3) Fogli di rilevazione delle presenze, relativi ai periodi indicati al punto 1, corredati dalle debite sottoscrizioni autorizzative».
Nell’istanza è inoltre specificato di voler ricevere la predetta documentazione con «oscura[ti] i riferimenti anagrafici del personale a condizione che venga garantita la collegabilità fra elementi fatturati e presenze».
Dagli atti risulta che la società Volsca abbia identificato come soggetto controinteressato la società di somministrazione di lavoro, la quale si è opposta all’accesso civico, rappresentando che la documentazione richiesta afferisce alla nozione di «atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici», per i quali «l’art. 53, comma 1, del D. Lgs. n. 56/2016 (c.d. Codice dei Contratti Pubblici), con riguardo all’accesso agli atti prevede un particolare regime normativo».
La società Volsca ha poi in ogni caso rifiutato l’accesso civico, rappresentando che la richiesta «pur prevedendo l’oscuramento dei dati anagrafici del personale sia nelle fatture sia sui fogli presenze, lede comunque […] i principi di riservatezza e privacy di ciascun lavoratore somministrato, in quanto è possibile risalire, considerate sia la collegabilità richiesta fra elementi fatturati e presenze sia la peculiarità di alcune particolari assenze, all’identificazione del lavorare al quale i dati si riferiscono».
Si ricorda, in proposito, che per «dato personale» deve intendersi «qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»)» e che il trattamento dei dati personali deve avvenire nel rispetto del principio di «minimizzazione dei dati», secondo il quale i dati personali devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati (art. 4, par. 1, n. 1; art. 5, par. 1, lett. c, del Regolamento).
Nel caso in esame, è stata formulata una richiesta di accesso civico volta a ottenere documentazione contenente dati e informazioni personali riferiti a lavoratori a termine, di diversa natura e specie, relativi a presenze e assenze in servizio nonché al compenso percepito per l’intero periodo di due mesi (agosto e settembre).
Dagli atti emerge che i dipendenti, non hanno avuto comunicazione del predetto accesso civico, in qualità di soggetti controinteressati, e non hanno quindi potuto presentare un’eventuale opposizione.
Dal riscontro all’istanza di accesso emesso dalla società Volsca si evince, altresì, che non è stato possibile accordare un accesso civico parziale, ai sensi dell’art. 5-bis, comma 4, del d. lgs. n. 33/2013, oscurando, come richiesto anche dal soggetto istante, i dati identificativi (nome e cognome) dei lavoratori. Ciò in quanto le informazioni di dettaglio consentirebbero in ogni caso l’identificabilità dei dipendenti, tramite gli ulteriori dati di contesto contenuti nella documentazione richiesta; per cui sarebbe, in ogni caso, possibile «risalire, considerate sia la collegabilità richiesta fra elementi fatturati e presenze sia la peculiarità di alcune particolari assenze, all’identificazione del lavorare al quale i dati si riferiscono». A tale riguardo, occorre infatti ricordare che – ai sensi del Regolamento – «si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale» (art. 4, par. 1, n. 1).
Ciò chiarito, in relazione all’ostensibilità dei dati dei dipendenti richiesti e sopra descritti, deve essere tenuta in considerazione la circostanza per la quale – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
Di conseguenza, è anche alla luce di tale amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico che va valutata l’esistenza di un possibile pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali dei soggetti controinteressati, in base al quale decidere se rifiutare o meno l’accesso alle informazioni e ai documenti richiesti.
In tale contesto si ritiene quindi che – ferma restando ogni ulteriore valutazione circa la sussistenza di ulteriori casi di esclusione dell’accesso civico eccepiti dalla Società Volsca nella propria opposizione – per i profili di competenza in materia di protezione dei dati personali, ai sensi della normativa vigente e delle indicazioni contenute nelle Linee guida dell’ANAC – conformemente ai precedenti orientamenti di questa Autorità (cfr. pareri contenuti nel provvedimenti n. 190 del 10 aprile 2017, in www.gpdp.it, doc. web n. 6383028; n. 369 del 13 settembre 2017, ivi, doc. web n. 7155944) –, la società Volsca – seppur con una sintetica motivazione – abbia correttamente respinto l’istanza di accesso civico. Ciò in quanto, l’ostensione delle informazioni richieste, unita al particolare regime di pubblicità dei dati oggetto di accesso civico, può arrecare ai dipendenti, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, proprio quel pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’art. 5-bis, comma 2, lett. a), del d. lgs. n. 33/2013.
Va, infatti, evidenziato che la generale conoscenza delle predette informazioni personali relative alla prestazione lavorativa (presenze, assenze, retribuzione, etc.), potrebbe determinare un’interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà dei soggetti controinteressati, con possibili ripercussioni negative sul piano professionale, personale, relazionale e sociale. Ciò anche tenendo conto delle ragionevoli aspettative di confidenzialità in relazione al trattamento dei dati personali al momento in cui questi sono stati raccolti dalla Società, nonché della non prevedibilità, al momento della raccolta dei dati, delle conseguenze derivanti dalla eventuale conoscibilità da parte di chiunque dei dati richiesti tramite l’accesso civico (cfr. par. 8.1 delle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, cit.).
Per completezza, si evidenzia, in ogni caso, che, come indicato anche nelle citate Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, l’accesso “generalizzato” è servente rispetto alla conoscenza di dati e documenti detenuti dalla p.a. «Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico» (art. 5, comma 2, del d. lgs. n. 33/2013) (cfr. par. 8.1).
Nel caso sottoposto all’attenzione del Garante, invece, nella richiesta di riesame risulta che le ragioni che hanno condotto alla richiesta di accesso civico riguardano una vicenda strettamente personale, legata all’esistenza di un contenzioso con la società relativo allo svolgimento della gara di appalto esperita.
Per questi aspetti, quindi, rimane impregiudicata la possibilità per l’istante di accedere alla documentazione richiesta, laddove venga dimostrata l’esistenza di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso», ai sensi degli artt. 22 ss. della l. n. 241 del 7/8/1990.
esprime parere nei termini suesposti in merito alla richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della società Volsca ambiente e servizi s.p.a., ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013.