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Timestamp: 2020-05-25 20:02:50+00:00
Document Index: 51730174

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 33', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 36', 'art. 32']

T.A.R. CAMPANIA NAPOLI Sez.7^ 14/10/2011 Sentenza n.4841 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Beni culturali ed ambientali, Diritto urbanistico - edilizia Numero: 4841 | Data di udienza:
Numero: 4841
T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI Sez. VII, 14/10/2011 Sentenza n.4841
DIRITTO URBANISTICO – Presentazione della domanda di condono – Effetti contro l’ordinanza di demolizione dell’abuso – Giurisprudenza.
La presentazione della domanda di condono fa venire meno l’interesse alla decisione del ricorso contro l’ordinanza di demolizione dell’abuso, considerato che, da un lato, il rilascio della concessione in sanatoria produce evidentemente l’improcedibilità del ricorso e, dall’altro, uguale effetto si produce in caso di diniego di condono, concentrandosi l’interesse nel contestare con apposito ricorso l’eventuale provvedimento di diniego della sanatoria ed il conseguente doveroso nuovo provvedimento sanzionatorio, nei termini e nei limiti in cui essa è stata richiesta (T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 07/09/2010, n.32129; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 15/07/2010 , n. 16806; T.A.R. Toscana Firenze, sez. III, 26/02/2010, n. 516; T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 03/04/2007, n.1499).
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI – DIRITTO URBANISTICO – Aree vincolate – Sanatoria di opere abusive – Limiti – Art. 36, d.P.R. n. 380 del 2001 – Art. 32 c.27 lett. d), d.l. n.269/2003 convertito dalla L. n. 326/2003.
L’art. 32 comma 27, lett. d), d.l. n. 269 del 2003 è previsione normativa che esclude dalla sanatoria le opere abusive realizzate su aree caratterizzate da determinate tipologie di vincoli (in particolare, quelli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e della falde acquifere, dei beni ambientali e paesaggistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali), subordinando peraltro l’esclusione a due condizioni costituite: a) dal fatto che il vincolo sia stato istituto prima dell’esecuzione delle opere abusive; b) dal fatto che le opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo risultino non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici (T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 10/12/2009, n. 8608). Da tale ricostruzione emerge, quindi, un sistema che consente la sanatoria delle opere realizzate su aree vincolate solo in due ipotesi, previste disgiuntamente, costituite dalla realizzazione delle opere abusive prima dell’imposizione dei vincoli (e, in questo caso, trattasi della mera riproposizione di una caratteristica propria della disciplina posta dalle due precedenti leggi sul condono con riferimento ai vincoli di inedificabilità assoluta di cui all’art. 33 comma 1, l. n. 47 del 1985); dal fatto che le opere oggetto di sanatoria, benché non assentite o difformi dal titolo abilitativo, risultino comunque conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Pertanto, la novità sostanziale della suddetta previsione normativa è costituita proprio dall’inserimento del requisito della conformità urbanistica all’interno della fattispecie del condono edilizio, così dando vita ad un meccanismo di sanatoria che si avvicina fortemente all’istituto dell’accertamento di conformità previsto dall’art. 36, d.P.R. n. 380 del 2001, piuttosto che ai meccanismi previsti dalle due precedenti leggi sul condono edilizio. Poste tali premesse, in base alla disciplina posta dal d.l. n. 269 del 2003, la sanabilità delle opere realizzate in zona vincolata è radicalmente esclusa solo qualora si tratti di un vincolo di inedificabilità assoluta e non anche nella diversa ipotesi di un vincolo di inedificabilità relativa, ossia di un vincolo superabile mediante un giudizio a posteriori di compatibilità paesaggistica. Infatti, è ben possibile ottenere la sanatoria delle opere abusive realizzate in zona sottoposta ad un vincolo di inedificabilità relativa, purché ricorrano le condizioni previste dall’art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269 del 2003, convertito dalla l. n. 326 del 2003.
Rossi Guglielmo, rappresentato e difeso dall’avv. Pasquale Lambiase, con domicilio eletto presso lo stesso in Napoli, via Cuma, 28;
Comune di Vico Equense, rappresentato e difeso dall’avv. Maurizio Pasetto, con domicilio legale in Napoli, Segreteria T.A.R.;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Vico Equense;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 29 settembre 2011 la dott.ssa Diana Caminiti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
6.2 Infatti per costante giurisprudenza “la presentazione della domanda di condono fa venire meno l’interesse alla decisione del ricorso contro l’ordinanza di demolizione dell’abuso, considerato che, da un lato, il rilascio della concessione in sanatoria produce evidentemente l’improcedibilità del ricorso e, dall’altro, uguale effetto si produce in caso di diniego di condono, concentrandosi l’interesse nel contestare con apposito ricorso l’eventuale provvedimento di diniego della sanatoria ed il conseguente doveroso nuovo provvedimento sanzionatorio, nei termini e nei limiti in cui essa è stata richiesta (ex multis T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 07 settembre 2010 , n. 32129; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 15 luglio 2010 , n. 16806; T.A.R. Toscana Firenze, sez. III, 26 febbraio 2010 , n. 516; T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 03 aprile 2007 , n. 1499).
Come infatti già ritenuto dalla Sezione (ex multis T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 10 dicembre 2009 , n. 8608) l’art. 32 comma 27, lett. d), d.l. n. 269 del 2003 è previsione normativa che esclude dalla sanatoria le opere abusive realizzate su aree caratterizzate da determinate tipologie di vincoli (in particolare, quelli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e della falde acquifere, dei beni ambientali e paesaggistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali), subordinando peraltro l’esclusione a due condizioni costituite: a) dal fatto che il vincolo sia stato istituto prima dell’esecuzione delle opere abusive; b) dal fatto che le opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo risultino non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Da tale ricostruzione emerge, quindi, un sistema che consente la sanatoria delle opere realizzate su aree vincolate solo in due ipotesi, previste disgiuntamente, costituite dalla realizzazione delle opere abusive prima dell’imposizione dei vincoli (e, in questo caso, trattasi della mera riproposizione di una caratteristica propria della disciplina posta dalle due precedenti leggi sul condono con riferimento ai vincoli di inedificabilità assoluta di cui all’art. 33 comma 1, l. n. 47 del 1985); dal fatto che le opere oggetto di sanatoria, benché non assentite o difformi dal titolo abilitativo, risultino comunque conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Pertanto, la novità sostanziale della suddetta previsione normativa è costituita proprio dall’inserimento del requisito della conformità urbanistica all’interno della fattispecie del condono edilizio, così dando vita ad un meccanismo di sanatoria che si avvicina fortemente all’istituto dell’accertamento di conformità previsto dall’art. 36, d.P.R. n. 380 del 2001, piuttosto che ai meccanismi previsti dalle due precedenti leggi sul condono edilizio. Poste tali premesse, in base alla disciplina posta dal d.l. n. 269 del 2003, la sanabilità delle opere realizzate in zona vincolata è radicalmente esclusa solo qualora si tratti di un vincolo di inedificabilità assoluta e non anche nella diversa ipotesi di un vincolo di inedificabilità relativa, ossia di un vincolo superabile mediante un giudizio a posteriori di compatibilità paesaggistica. Infatti, è ben possibile ottenere la sanatoria delle opere abusive realizzate in zona sottoposta ad un vincolo di inedificabilità relativa, purché ricorrano le condizioni previste dall’art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269 del 2003, convertito dalla l. n. 326 del 2003.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2011 con l’intervento dei magistrati: