Source: https://www.vitobiolchini.it/2018/10/15/scusi-presidente-pigliaru-una-domanda-il-piano-strategico-regionale-sul-turismo-e-illegittimo-di-sandro-usai/
Timestamp: 2020-02-27 14:21:35+00:00
Document Index: 32114896

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 7', 'art. 5', 'art.4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

"Scusi Presidente Pigliaru, una domanda: il Piano strategico regionale sul turismo è illegittimo?" di Sandro Usai
15/10/2018 alle 12:50	3
Sandro Usai (caro amico, grandissimo esperto di comunicazione, imprenditore di successo in ambito informatico ed editoriale, con un occhio di riguardo alle dinamiche relative alla promozione turistica) regala al blog (invero silente da settimane ma abbiate pazienza, è un periodo di super super lavoro) questa interessante riflessione sulla politica di promozione turistica portata avanti dalla giunta Pigliaru. Nel link indicato alla fine del post troverete tutta la documentazione citata nel pezzo, anche a beneficio dei colleghi giornalisti che volessero riprendere la notizia (perché qui c’è una notizia, vero?).
A distanza di poco tempo dal precedente articolo pubblicato su questo blog (“Turismo in Sardegna, al di là degli annunci, la legge non funziona e il Piano strategico ha molte anomalie”), torniamo sui temi del turismo e questa volta per raccontare una storia alquanto bizzarra.
La legge n. 16 del 2107 recante norme in materia di turismo nasceva dopo un lungo e travagliato dibattito tra i gruppi politici che trovavano la quadra nel testo approvato a fine luglio del 2017.
In molti come me abbiamo più volte espresso perplessità sull’impianto della legge e messo in atto azioni che dovevano modificare e mitigare una presenza molto forte dell’istituzione pubblica a favore di una migliore politica di sviluppo delle imprese turistiche e di quelle forme di turismi che trovano supporto nelle strutture extra alberghiere.
Ci siamo battuti affinché l’Osservatorio regionale sul turismo (art. 8) non fosse interno alla struttura assessoriale o, ancora peggio, affidato alla nascente società mista a maggioranza pubblica Destinazione Sardegna DMO (art. 7). Il motivo è semplice e riconducibile alla trasparenza e alla efficienza che deve avere un ufficio che si deve occupare di certificare gli arrivi e le presenze turistiche, indagare sui fenomeni che distorcono il mercato e danneggiano la Destinazione, analizzare i risultati ottenuti sulla base degli obiettivi dichiarati dall’assessorato regionale al Turismo.
Ci siamo battuti affinché i soggetti che svolgono attività di accoglienza extra alberghiera facessero parte del sistema integrato di accoglienza turistica a prescindere dalla forma utilizzata.
Ci siamo battuti affinché nel testo della legge fosse indicato chiaramente l’impegno della Regione a combattere i fenomeni di abusivismo e di elusione che danneggiano il comparto alimentando una disparità di trattamento davanti al fisco dei vari soggetti interessati.
Ci siamo battuti affinché la nascitura società in house Destinazione Sardegna DMO non rappresentasse un punto di arrivo degli appetiti della politica, sempre desiderosa di continuare a occupare un pezzo importante della programmazione delle politiche per il turismo.
Ci siamo battuti anche affinché la Conferenza permanente sul turismo diventasse un istituto forte e presente nella programmazione delle azioni di promozione dei territori e nella scelta dei mercati obiettivo.
Ci siamo battuti, ma con quale risultato? Dobbiamo ammettere che ci hanno ascoltato poco e l’impianto della legge ha mantenuto la sua struttura iniziale sino alla approvazione in Consiglio regionale.
Naturalmente l’approvazione della legge è stato il primo passo di un percorso importante che ci ha portato a seguire e monitorare tutto l’iter previsto con le scadenze (mai rispettate) e le attività da compiere per adempiere ai compiti che il Consiglio regionale aveva previsto nel dispositivo legislativo.
Il primo dei compiti che la Giunta ha ritenuto di svolgere è l’avvio del Piano strategico regionale sul turismo (art. 5). Per la cronaca, è bene ricordare che non è il primo e non sarà certamente l’ultimo Piano che la politica presenterà come pilastro per la programmazione turistica. Ma la prima cosa importante che la Giunta doveva fare per iniziare la formulazione dell’elaborato strategico era l’istituzione della Conferenza permanente del turismo (art.4) che ai commi 1, 2, 3, 4 impone le modalità, tempi, partecipanti e obiettivi procedurali.
Ora è importante capirsi bene e domandarsi: come si istituisce questo organismo affinché possa operare nel rispetto dei compiti indicati dalla legge?
Il nostro parere, e non solo, è che l’istituzione dell’organo in questione – Conferenza permanente del turismo – dovesse avvenire in modo formale, con verbale di costituzione, nome dei partecipanti e deleghe assunte ai fini della legittimazione degli aventi diritto al voto e luogo di svolgimento della riunione. Sarebbe anche utile che ci fosse stato un segretario che verbalizzasse gli atti e si occupasse di informare i presenti del motivo e degli obiettivi in seno all’organo obbligatorio di governo per il processo di avvio e approvazione del Piano strategico sul turismo.
Naturalmente tutto questo non è avvenuto, o non se ne trova traccia, e la dichiarazione inserita nella Delibera di Giunta n. 41/48 del 8 agosto 2018 dove si riporta che “la Conferenza permanente sul turismo è stata istituita a Milis il 18 maggio 2018”risulta al quanto azzardata visto che non ci risulta che esista nessun atto formale che attesti il processo di costituzione, gli invitati e i presenti (vedi allegato: PEC Richiesta di accesso civico e relativa risposta dall’Ufficio trasparenza dell’assessorato regionale al Turismo).
Nel mentre l’assessorato procede con l’assegnazione di incarico ad un esperto di marketing turistico e di destinazione di indubbia fama e avvia la fase consultiva dal basso invitando cittadini, imprese e stakeholder ai tavoli tematici localizzati in varie aree della Sardegna.
L’azione di includere un vasto pubblico è sicuramente meritevole ma non rappresenta il campione indicato dalla legge che indica negli “assessorati regionali interessati, in particolare l’assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, dei Trasporti, dell’Agricoltura Riforma Agro-pastorale, della Difesa dell’Ambiente e della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, l’Anci, una rappresentanza degli enti locali nominata dal Consiglio delle autonomie locali, le Camere di Commercio, l’Unione delle Proloco, le associazioni di categoria interessate, i consorzi turistici, le associazioni di promozione sociale, i sindacati, le associazioni delle persone con disabilità, le università e gli eventuali altri soggetti portatori di interessi coinvolti”i soggetti da invitare formalmente all’incontro costitutivo che secondo il comma 4 dell’art. 4 avrebbero dovuto “esprimere, con un documento finale, le proprie proposte in merito alla predisposizione, all’aggiornamento e all’attuazione del Piano strategico regionale”da offrire all’assessorato e, diciamo noi, al consulente prof. Josep Ejarque al fine di confezionare e armonizzare le istanze.
Sempre proseguendo la lettura di detta delibera di Giunta, si evince anche che il Piano strategico regionale “ha concluso il percorso partecipativo per la stesura della proposta per il Piano strategico regionale nella riunione tenutasi a Cagliari il 23 luglio 2018”.
Domanda: chi l’ha approvato? Quali soggetti hanno espresso il voto o il giudizio di approvazione? Esiste un elenco di questi soggetti e il loro ruolo affinché si capisca la legittimazione a rappresentare gli enti o le società previste dal comma 3 dell’art. 4?
Per capire se ci sfuggiva qualche cosa il 10 settembre abbiamo inviato all’Ufficio Trasparenza della RAS (vedi mail pec disponibili al link indicato in fondo all’articolo) la richiesta di accesso civico per la visione di questi documenti che dovrebbero mostrare il corretto percorso rispondente al dettato legislativo.
Ad oggi, 15 ottobre non abbiamo riscontro di nessun documento richiesto. Siamo legittimati a pensare che i documenti non esistano.
A questo punto la storia diventa interessante per una serie di motivi.
1 – Esiste una delibera di Giunta che dichiara che sono stati attuati gli atti previsti per la istituzione della Conferenza permanente sul turismo ma non esistono i riscontri formali.
2 – A fronte dell’Accesso civico, l’assessorato non ha risposto dandoci motivo di dubitare che i documenti comprovanti quanto dichiarato in delibera (istituzione della Conferenza, documento finale dell’organismo che doveva fornire indirizzo per la redazione del Piano strategico) esistano.
3 – Quindi se non sono state attivate le azioni di formale “istituzione della Conferenza permanente sul turismo” e di “approvazione dell’elaborato tecnico Piano strategico regionale sul turismo” che cosa hanno inviato dalla Giunta regionale alla Commissione del Consiglio regionale per chiedere l’approvazione del Piano?
4 – Dov’è il documento finale previsto dal comma 4 dell’art. 4?
Che cosa dicono gli esperti legali in diritto amministrativo? Ammettono che in mancanza del rispetto di quanto previsto all’art. 4 il Piano strategico sul turismo così elaborato è un atto illegittimo.
Ora se i fatti non ci smentiranno, emerge una forte criticità che andrebbe affrontata e risolta pena il ritiro del Piano strategico con evidenti conseguenze per i promotori dell’iniziativa che non hanno agito nel disposto del dettato legislativo.
Tutti i documenti sono disponibili al seguente link: https://goo.gl/7jbq5Q
Tags: Conferenza permanente turismo Sardegna, Piano strategico regionale turismo Sardegna, Sandro Usai, Sardegna turismo, Turismo in Sardegna, Vito Biolchini
25/10/2018 at 10:20
Quanto gistamente rilevato da Sandro Usai, conferma che la Giunta Regionale prosegue nel disprezzo delle proprie regole, e ancor più degli operatori del settore.
cenz (@vinxer94) says:
16/10/2018 at 00:37
Speriamo in tanti di poter discutere con gli sms delle ultime settimane della presidenza di Ciccito nella prossima edizione di BC.
15/10/2018 at 15:02
Stante il silenzio sulla richiesta di accesso civico generalizzato, avrei inviato un sollecito con contestuale richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il quale, a quel punto, non avrebbe potuto più esimersi dal rispondere, con provvedimento motivato entro il termine di 20 giorni, se non a suo rischio e pericolo.