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Timestamp: 2019-10-17 13:06:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 52', '§ 1', '§ 2', 'art.4', 'art. 4', 'art. 42', 'sentenza ']

kubotan ed armi da mano...saranno legali?
AutoreTopic: kubotan ed armi da mano...saranno legali? (Letto 22387 volte)
martialartsfighter
« il: 16 Febbraio 2011, 16:04:39 »
Salve a tutti, sono un praticante di arti marziali, sport da combattimento e difesa personale. Da un pò di tempo mi sto dedicando all'utilizzo del kubotan, un portachiave di alluminio di 15 cm che si impugna a mò di coltello e vi assicuro diventa un ottimo strumento di difesa personale. Per informazioni ed immagini: http://it.wikipedia.org/wiki/Kubotan
Ora però vorrei sapere: posso davvero portarlo in tasca a mò di portachiave o rischio di incorrere nella sanzione prevista dall'art. 4 TU sulle armi? Grazie in anticipo a tutti
Re: kubotan ed armi da mano...saranno legali?
« Risposta #1 il: 16 Febbraio 2011, 18:44:29 »
La punibilità è assicurata nel caso di detenzione o porto di tutte quelle armi censite negli appositi elenchi ministeriali ovvero più in generale di tutti quegli oggetti la cui destinazione naturale è l'offesa.
Per tutto il resto entrano in gioco le circostanze di tempo, di luogo o di fatto in cui il possessore/utilizzatore dell'oggetto si è venuto a trovare: in questo caso, se l'oggetto risulta portato al di fuori di contesti particolari non c'è problema. Se invece tali contesti sono vincolanti per la valutazione penale, il discorso cambia.
Si fa l'esempio accademico dell'utilizzo del moscettone da roccia come portachiavi. Lo stess può essere utilizzato però anche come tirapugni. Ora, se il porto avviene in circostanze normali (esempio, il soggetto viene fermato per strada per un normale controllo ad iniziativa degli operatori) lo stesso è possibile; se invece il porto viene effettuato durante partite di calcio oppure in altre situazioni delicate per l'ordine pubblico potrebbe scattare la denuncia per porto di arma impropria e il relativo sequestro. L'utilizzo in tali circostanze costituisce poi circostanza aggravante nel caso di compimento di reati connessi e di maggiore gravità (ad esempio le lesioni).
« Risposta #2 il: 16 Febbraio 2011, 18:47:45 »
Ciao ti metto un link simpatico da leggere, che ti spiega in modo divertente la cosa http://www.earmi.it/diritto/faq/arminonarmi.htm
per il resto, grazie per avermi detto che quel bastoncino/portachiavi è uno strumento di difesa/offesa, non lo sapevo ma adesso lo sò
quindi il prossimo che trovo con quel portachiavi lo
Scherzi a parte il problema è che per come è descritto, nonostante in Italia non ci sia legislazione in merito e non sia inserito nell'art. 4 della 110/75 , può essere effettivamente considerato strumento atto ad offendere ( potrebbe essere parificato ad un bastone ferrato o ad uno sfollagente) . In fondo la sua naturale destinazione è la difesa/offesa della persona. Poi tutto può diventare strumento atto ad offendere, anche una forchetta o la gamba di un tavolo, ma è parte integrante delle aggravanti in caso di lesioni o minacce o simili. Il fatto che si da una netta distinzione tra "porto" e "trasporto" , due parole che si spiegano da sole . Sicuramente un Poliziotto o CC o Idem che si intende di arti marziali sicuramente potrebbe denunciarti per quello e lasciare poi la decisione al Giudice . (tipo adesso se ti fermo io ti denuncio )
Questo è quanto, poi la decisione è tua . Bye Bye a presto
« Risposta #3 il: 16 Febbraio 2011, 20:11:24 »
Grazie per le risposte. Avevo già letto l'articolo linkato e mi fa piacere di aver reso noto alle forze dell'ordine un giocattolino che tengo in macchina...spero di non incontrarti (scherzo ovviamente, se l'ho chiesto in questo forum è proprio per avere una risposta da parte di tecnici e non chiacchieroni)!!! In compenso ho fatto un esperimento: ho attaccato le chiavi al kubotan e l'ho mostrato a 2 amici avvocati. Il primo (con esperienze marziali) mi ha detto che se un agente me lo vede mi fa nero (giustamente..anche se è un ottimo strumento di difesa personale), il secondo (privo di esperienze marziali) mi ha detto che il porto del "portachiavi" non è punibile, mentre l'utilizzo può diventare circostanza aggravante di reato. Quindi? tutto dipende dall'agente che vede il mio portachiavi? Comunque vada consiglierò in palestra di non tenerlo in tasca...nel dubbio meglio non rischiare! anche se...
« Risposta #4 il: 16 Febbraio 2011, 21:01:47 »
Il fatto è che certe novità ci mettono un po a diventare notizia . Vedi anche le risposte dei due avvocati . Detto questo ti racconto una storia.
A Milano c'era un giovane allegro che girava in auto, con una mazza da base-ball nello spazio tra i sedili, praticamente alla portata della sua mano destra. Il problema era che il giovane non giocava a baseball, ne aveva borsa e abiti sudati in auto. Ergo..... denunciato più volte per porto di strumento atto ad offendere. Dico più ma si va oltre la decina.
Una denuncia non implica il fatto che tu ne risenta in termini restrittivi della libertò, ma sicuramente ti può creare problemi per il futuro, soprattutto rischi di vederti ribaltata legittimamente l'auto tutte le volte che vieni controllato , poichè hai un precedente specifico.
Poi sei libero di decidere cosa fare, ma soprattutto non dai l'idea di essere tipo da metterti in situazioni tali da farti svuotare le tasche ad un controllo . Diverso il fatto se ti capitasse di usarlo, allora sai, spiegare che i danni li hai fatti solo con le mani. Dovresti presentare la certificazione che sono registrate all'FBI come armi letali .....
Ciao e se ti capita che ti fermo, fatti riconoscere così mi fai vedere l'attrezzo ......
« Risposta #5 il: 16 Febbraio 2011, 21:16:23 »
Bè Cleobs..a milano sei un pò distante per fermarmi!!! dai però, visto l'interessamento, ti do una dritta...tra milano, brescia e limitrofi si fa tantissimo kali ...com'è possibile che non avete trovato oggetti strani nelle macchine?!?!? erano ben celati!!!
comunque, scherzi a parte, la diffusione di strumenti atti ad offendere, la loro capacità di mimetizzarsi in portachiavi o altro e la facilità di reperirli online nonchè in negozi di "cineserie" a pochi euro non è proprio rassicurante...anch e se a volte basta un ombrello per rovinare una persona.
Inoltre, giusta l'osservazione sulle mani-armiletali...ti assicuro che un kubotan lascia dei segni sul corpo che non ne hai idea, anche utilizzandolo in palestra si rischiano belle botte, ma nel concetto di difesa personale bisogna sempre restare nei canoni ex art. 52 cp altrimenti sarebbe inutile parlare di metodi di difesa personale, si tratterebbe semplicemente di rissa.
« Risposta #6 il: 16 Febbraio 2011, 21:34:23 »
Diciamo più Brescia che Milano adesso, ma poi.... che cosa è il kalì? Il fidanzato della famosa dea?
Soprassiedo a risponderti a quanti oggetti strani abbiamo trovato in auto, sai ci possono essere minori all'ascolto Comunque non è che si perquisiscono auto tutti i giorni, ci vuole un motivo, per questo ti dico che potresti girarci per tutta la vita con il coso in tasca e non avere conseguenze . Se tu pensi che in auto ho una varia rassegna di ferraglia , tra cui oggetti "strani" che ad alcuni potrebbero risultare incomprensibili, ti dico tutto. Comunque ripeto, visto il tuo modo di fare dubito potrai suscitare interesse a pequisirti l'auto, basta solo che ricordi che non si stanno divertendo se ti femano, ne ce l'hanno con te, fanno solo il loro lavoro e tu sei solo un campione, spesso scelto a caso. In bocca al lupo
« Risposta #7 il: 16 Febbraio 2011, 21:58:16 »
grazie a tutti delle risposte, della professionalità ed anche dei toni utilizzati, seri nelle spiegazioni e scherzosi nel resto. Come immaginavo si ottiene molto di più su questo forum che su tutti quelli di arti marziali dove si citano articoli di legge a caso (e non avete idea delle citazioni lette!!), quindi continuerò a proporvi armi, armamentari e piccole follie di chi la "sicurezza" la studia da civile in modo privato.
Sul kali ti lascio il "dubbio" (anche se con google non ci sono più segreti)...mica posso svelare tutto (ci sarebbe anche il kravmaga, il kapap, il CQC, il systema...)
Diciamo che per la mia "formazione professionale" (e non solo marziale) so bene come e quando avvengono controlli "approfonditi" ma era importante avere un raffronto con chi sta "dall'altra parte" soprattutto per indirizzare i miei compagni di palestra verso un comportamento tale da non fargli incorrere inutili rischi.
Quoto "non si stanno divertendo se ti femano, ne ce l'hanno con te, fanno solo il loro lavoro" ed aggiungo che è un lavoro fondamentale per ogni società civile.
« Risposta #8 il: 17 Febbraio 2011, 10:14:05 »
Ti offro un caso pratico che può aiutarti.
Anni fa qui da me la volante fermò un uomo per un normale controllo. Stava camminando lungo un marciapiede e gli operatori notarono che a tracolla sulla schiena aveva quella che poi venne repertata come una katana in legno da esercitazione. La stessa era all'interno di un fodero e ne fuoriusciva solo il manico e parte dell'elsa. Si trattava di un karateka che stava andando ad allenarsi. A causa dell'atteggiamento poco collaborativo del soggetto che si trasformò poi in resistenza a p.u., i colleghi procedettero anche al sequestro dell'arnese e alla denuncia per porto di oggetti atti all'offesa.
Al processo questo capo di imputazione venne immediatamente stralciato in quanto l'oggetto si trovava regolarmente custodito nel suo fodero e non era stato utilizzato per alcuno scopo diverso dalla sua destinazione naturale, l'allenamento nelle arti marziali.
Poco tempo fa mi capita di fermare una macchina con due brutti musi. E' notte, i due (di cui tralascio la nazionalità) si trovano in una zona frequentata da prostitute alcune delle quali di recente vittime di aggressioni a scopo di rapina. I due sono nervosi, tergiversano sulle spiegazioni che vengono loro richieste circa la presenza sul posto e..... abracadabra, dalla tasca interna dello sportello lato conducente salta fuori un chaku di cui il soggetto non sa fornire spiegazioni convincenti circa il possesso. I due annoveravano precedenti penali anche specifici, non frequentavano nemmeno sporadicamente palestre di arti marziali pertanto me li sono portati in bottega e il proprietario denunziato per porto di oggetti atti ad offendere. Il sequestro del chaku è stato convalidato e al processo il fagiano è stato condannato per il reato contestatogli in base alla valutazione proprio delle circostanze di tempo, di luogo e di fatto di cui ti ho parlato sopra.
In definitiva, il porto/trasporto/detenzione di oggetti non specificamente censiti come armi ma la cui destinazione naturale è l'offesa va effettuato con quella diligenza del buon padre di famiglia che ti mette sempre al riparo da rogne penali: nel caso della katana o del chaku, basta trasportarli nelle loro custodie magari nel bagagliaio dell'auto. Nel caso del kubotan, starei molto attento alle situazioni in cui ti vieni a trovare: magari quella sbagliata al momento sbagliato ti può portare a spendere qualche denaro di avvocato per toglierti da un impiccio.
Fermo restando che - da marziale a marziale - non serve che ti ricordi che in caso di colluttazione in cui siamo costretti a fare ricorso alle tecniche di nostra conoscenza dobbiamo sempre modularle in senso difensivo e mai spiccatamente offensivo, pena la considerazione della nostra preparazione come circostanza aggravante del reato più grave.....
« Risposta #9 il: 17 Febbraio 2011, 10:25:16 »
...a proposito di chaku....
« Ultima modifica: 17 Febbraio 2011, 10:29:08 da G.P.G. 3 »
« Risposta #10 il: 17 Febbraio 2011, 11:38:36 »
@ Giacal: resistenza a PU, un vero cretino...reato procedibile d'ufficio e con pena base decisamente alta!!! ergo: mai assumere atteggiamenti non collaborativi
@ GPG 3: quel tizio è un mito!!! il suo video viene fuori ogni volta che si parla di armi da arti marziali
Infine: stamattina, per risolvere ogni dubbio, ho incontrato un amico poliziotto, gli ho mostrato il kubotan e mi ha detto testuali parole: "vabbè, diciamo che sei un matto marzialista e che mi chiedi una consulenza da riferire poi in palestra. Se io vedessi un attrezzo del genere, senza conoscerne la natura o la funzione, comunque procederei a sequestro ed informativa di reato alla procura". Quindi riferirò ai miei colleghi di allenamento di stare attenti a quello che portano in tasca, soprattutto se poi lo estraggono con naturalezza oppure se sia ben visibile in auto o addosso.
« Risposta #11 il: 17 Febbraio 2011, 12:11:17 »
..vero..vero.. mitico .. c'è pure il filmato del casting completo.... da farsela sotto....
« Risposta #12 il: 18 Febbraio 2011, 18:41:23 »
Citazione da: G.P.G. 3 - 17 Febbraio 2011, 12:11:17
ma dai !!!!!!!!
Il CQC un arma da difesa?!?!
Per la miseria, sta un po a vedere che adesso mi tocca denunciare i camionisti e sequestragli la CQC (carta qualificazione conducente ).........
scusa martialartsfighter , ma mi vengono veramente pessime quando sono stanca
« Risposta #13 il: 18 Febbraio 2011, 19:08:37 »
Mori sarà anche piacevole da leggere, ma non lo reggo proprio, sono solo 30 anni che ci delizia con le sue tesi tutte pro-delinquenti e le sferzatine ironiche (secondo lui) a prefetti, questori, funzionari, agenti, impiegati, tutti una massa di beceri ignorantoni assetati di licenze da negare/revocare e pieni di velleità da insigni giureconsulti del suo calibro.
Nulla da aggiungere a quanto meticolosamente detto da giacal, vorrei solo insistere sui concetti di
- "destinazione naturale = offesa alla persona", che qualificano un attrezzo come arma propria (da taglio, da punta, da punta & taglio, contundenti, in una parola "bianche", assoggettate a rigide normative, denuncia e divieto di porto assoluto (unica eccezione: il bastone animato, per il quale esiste apposita licenza e le armi militari quando attengono all'uniforme) e di
- "idoneità all'offesa", assumibile da qualsiasi oggetto, naturale o manufatto, secondo le circostanze di tempo e di luogo, che qualifica gli "strumenti atti ad offendere", dei quali il porto è lecito solo in presenza di giustificato motivo. E qui di esempi ne possiamo fare almeno uno in più di quanti ne possa suggerire una fervida fantasia.
Vuol dire “pulite”?
Accanto alle armi da fuoco ed a quelle da sparo, ma non da fuoco (arco, balestra, catapulta, fionda ecc.), esistono quelle da punta, o da taglio, o da punta e taglio, quali spade, sciabole, baionette, pugnali, coltelli a scatto, stiletti, nonché quelle da botta, o contundenti, come noccoliere, sfollagente, manganelli, mazze ferrate e simili. Si tratta delle c.d. armi bianche, nate, come tutte le altre, con lo specifico fine di arrecare offesa alla persona e proprio per ciò esse differiscono da qualsiasi attrezzo o strumento soltanto occasionalmente idoneo a questo scopo.
§ 1. E me le posso comprare?
La loro detenzione è consentita, senza limiti di numero, previa autorizzazione all’acquisto, ottenuta tramite espresso nulla osta, ovvero in forza di porto d’armi (da difesa o da caccia). Vanno sempre denunciate al competente Ufficio di P.S., nelle medesime forme già viste al cap. IV.
Quanto al loro porto, esso è sempre vietato ai privati, in modo assoluto, con l’unica eccezione, già vista al cap. VI, del bastone animato, per il quale è previsto il rilascio dell’apposita licenza prefettizia. Non hanno bisogno di alcuna licenza, ovviamente, i militari per i quali l’arma bianca sia prevista come complemento dell’uniforme indossata, in via ordinaria (pugnali da pilota, incursore, guastatore) o speciale (sciabole per Ufficiali e Sottufficiali impegnati in parate, cerimonie ed altre ricorrenze), nonché gli agenti di P.S., nei limiti del servizio appositamente comandato e per i soli strumenti previsti dalla loro dotazione (sfollagente, manette ed altri mezzi di coazione fisica).
§ 2. E se mi porto il coltello?
Confondere le armi bianche con gli strumenti atti ad offendere, detti anche armi improprie, è abbastanza facile: fra un coltello da macellaio ed un Bowie knife passa una certa differenza estetica ed anche funzionale, mai però sufficientemente apprezzata dall’accoltellato, che giace in ospedale esattamente allo stesso modo, ricucito a dovere previa full immersion nella tintura di iodio; né dall’accoltellatore, che ha comunque raggiunto (prima l’accoltellato e poi) il suo scopo. Solo il giudice effettuerà un opportuno distinguo, condannando l’energumeno alla sacrosanta pena detentiva per il delitto principale (minacce, lesioni, omicidio) ed applicando poi l’esatta normativa relativa alla specifica fattispecie: porto abusivo d’arma, nel caso del pugnale; porto, senza giustificato motivo, di strumento atto ad offendere, nel caso del coltello (attenzione a quelli a scatto, che sono sempre armi).
Degli strumenti atti ad offendere (la cui semplice detenzione, non assoggettata a regime autorizzativo, è sempre lecita), l’art.4, L.110/75 vieta il porto, fuori dell’abitazione o delle appartenenze di essa “senza giustificato motivo”. La fattispecie, di natura contravvenzionale, è sanzionata con l’arresto da un mese ad un anno e con l’ammenda fino a £.400.000, ma è prevista l’irrogazione della sola ammenda “nei casi di lieve entità”.
Accanto a tale attenuante figura un’ipotesi aggravata, se il porto avviene in riunioni pubbliche (arresto da due a diciotto mesi e multa fino a £. 800.000). Dispone, inoltre, il 6°comma che la pena è raddoppiata se gli strumenti in parola “siano usati al fine di commettere reati”, a meno che l’uso di essi non costituisca aggravante specifica per il reato in concreto commesso.
Non v’è dubbio che l’elencazione operata dal 2° c. dell’art. 4 della L.110/75 abbia valore puramente indicativo, dovendosi ricomprendere in essa ogni strumento la cui destinazione naturale non sia l’offesa alla persona, ma che sia in concreto utilizzabile a tale fine.
Così è stata ritenuta sussistente la contravvenzione in esame nei casi di porto e/o uso lesivo del nerbo di bue, del cric dell’autoveicolo, di un fucile subacqueo e persino di un comune cavatappi, in mancanza di un valido motivo che ne giustificasse il porto. Il “giustificato motivo” richiesto dalla legge 110/75 (ma, ancor prima, dall’art. 42 T.U.L.P.S.) consiste nella obiettiva connessione tra la destinazione naturale dello strumento ed un complesso di circostanze, attinenti al tempo ed al luogo in cui il porto si verifica, nonché all’attività ed alla personalità del soggetto agente e dalle quali possa desumersi, al di là di ogni ragionevole dubbio, la liceità della condotta.
Per tornare a parlare da cristiani, possiamo dire che, in linea di principio, sono giustificati i motivi per cui, avuto riguardo alle circostanze di tempo e di luogo, la presenza di tali attrezzi appaia verosimilmente connessa all’asserita attività. A titolo d’esempio, è normale che un idraulico, in un giorno feriale ed in orario lavorativo, porti attrezzi indispensabili o quantomeno tipici dell’attività lavorativa normalmente esercitata, in luoghi ove essa è esercitabile. Mentre, se viene beccato alle due del mattino sotto casa dell’amante dell’ex moglie con la bava alla bocca e una chiave inglese da 2 kg. in mano, difficilmente riuscirà a convincere gli inquirenti che stava intervenendo per una chiamata urgente. Lo stesso discorso si può estendere ai macellai, ai fabbri, ai falegnami, ai barbieri, ai contadini, che per il loro lavoro fanno quotidiano e costante uso di attrezzi taglienti o comunque pericolosi e che dovranno pure andarli a comprare o portarli dall’arrotino, ogni tanto. E’ bene comunque ricordare anche qui la sostanziale differenza fra porto e trasporto: se per il primo è necessario un giustificato motivo, il secondo è sempre lecito, essendo esclusa la possibilità di un utilizzo immediato dell’attrezzo, custodito ad esempio dentro una cassetta o un involucro nel bagagliaio dell’auto.
In ordine agli scopi ricreativi di tali strumenti, si pensi invece a chi, in ore diurne, si porta nel bagagliaio dell’auto arco, frecce e paglione e li piazza in un prato deserto fuori città: sarà certamente giustificato; ma se si aggira con arco, frecce, copricapo di piume e tinture di guerra per le vie cittadine, qualcuno potrebbe chiamare il Generale Custer e attendere che arrivino i nostri. O ancora, appare naturale che un tizio, vicino ad una scogliera notoriamente frequentata da pescatori subacquei, vada in giro con muta, fucile pneumatico, fiocina, tridente e coltello da sub. Boy scout e campeggiatori sono certamente giustificati per le asce, i martelli e i coltelli che adoperano sul luogo in cui erigono le tende e spaccano legna, ma nella piazza del paese il discorso è diverso.
Ogni cacciatore poi, durante l’attività venatoria, è autorizzato a portare coltelli con cui finire lepri ferite, scuoiare conigli, squartare cinghiali, sgozzare cerbiatti indifesi, liberarsi la caviglia dalla tagliola anti-lupo e compiere altre raccapriccianti operazioni connesse all’esercizio dello sport preferito.
Qualche bello spirito porta normalmente “temperini” a serramanico dalla lama lunga 15 cm. o affilatissimi coltelli da cucina, oppure tiene sempre nel cruscotto dell’auto bastoni di legno o spranghe di ferro, “tanto, se mi fermano, una scusa la trovo, dico che li uso per aprire il cancello del casolare di campagna, che fa sempre un po’ di resistenza, o che sono rimasti lì dalla scampagnata domenicale di ieri...”. Mi pare superfluo precisare che tale pratica, oltre ad essere totalmente inutile, è la migliore scorciatoia per farsi qualche giorno di villeggiatura al Grand Hotel “Grazia & Giustizia” o in pensione completa al “Traumatologi & Ortopedici riuniti”.
in caso di aggressione, quasi sempre l’antagonista sarà più determinato di noi e sfrutterà l’effetto sorpresa; inoltre, nove volte su dieci, si tratterà di un apprezzato maestro nell’uso di rasoi, coltelli, bottiglie rotte, mazzuoli e simili, sia perché geneticamente predisposto, sia perché meticolosamente addestrato fin dalla tenera età, in frequentissimi incontri con avversari di pari livello agonistico nella premiata palestra-taverna Fiasco D’Oro;
la nostra estrazione-tipo di ragionieri o professionisti di buona famiglia, poco avvezzi allo scontro fisico, sarà lenta ed impacciata e, lungi dall’approntarci un valido mezzo di difesa contro l’energumeno, lo farà incarognire maggiormente e, se prima potevamo contare su un briciolo di umanità (anche il lupo lascia andare il rivale che, porgendogli la gola, si dichiara sconfitto), adesso non potremo giovarci di alcun eventuale suo ripensamento; in pratica lo autorizzeremo a sderenarci di mazzate;
le nostre scuse puerili, oltre a non avere alcun effetto “ammorbidente” sugli agenti della forza pubblica, dovremo comunque andare ad esporle al giudice, tramite un avvocato, che comunque vorrà qualche milioncino di anticipo per le innumerevoli spese processuali; nel frattempo, se avevamo in corso una pratica per il rilascio di autorizzazioni di polizia in materia di armi, potremo metterci una bella pietra sopra, almeno fino alla sentenza di assoluzione, che non è mica poi tanto sicura, anzi.
« Risposta #14 il: 24 Marzo 2011, 03:36:58 »
Citazione da: martialartsfighter - 16 Febbraio 2011, 16:04:39
se posso dico la mia..
La prima e l'ultima sono due penne normalissime , in acciaio una papermate ed una parker quelle in mezzo sono più mirate ... sono dei kubotan in piena regola cosi come tanti gingilli che facilmente uno ha in tasca..
Allora dovremmo denunciare tutti quelli che girano in giro perchè hanno "potenziali" armi?
è vietato il porto di una penna in tasca? non credo proprio...
Quoto in toto Giacal per quanto ha scritto è stato più che sufficientemente chiaro..
Mi rifaccio a quanto detto da Cleobs sul tizio della mazza da baseball e ai controsensi delle nostre leggi è vero che la classica mazza in auto ( che costa pochi €) e nelle condizioni indicate costituisce un porto di strumento atto ad offendere ...
Se il tizio in questione avesse speso qualche €( circa 25) in più per la sicurezza dell'auto avrebbe evitato un bel po di guai..
« Ultima modifica: 24 Marzo 2011, 03:43:23 da AlexVulkano »