Source: http://www.exeo.it/free/piano_di_lottizzazione
Timestamp: 2014-03-09 10:29:54+00:00
Document Index: 99406633

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 42', 'art. 107', 'art. 30', 'art. 31', 'art.18', 'art.18', 'art.19', 'art. 19', 'art 27', 'art. 28', 'art 12']

Per l'uomo il carattere è il demone (Eraclito di Efeso) HOME
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Sintesi: Il piano di lottizzazione, in quanto strumento attuativo del piano regolatore contiene la disciplina di dettaglio del piano regolatore, gli indici volumetrici consentiti, la superficie del lotto minimo, la destinazione dei fabbricati, il tracciato delle strade, la individuazione delle aree destinate a standards e l'indicazione dei lotti destinati all’edificazione dei fabbricati e dell’ingombro massimo consentito in ciascun lotto.
Estratto: «4.- Il TAR ha annullato la concessione edilizia rilasciata a Virgilio Paolo, ravvisando, sulla base della documentazione acquisita al giudizio, violazione del piano di lottizzazione, atteso che esso stabiliva “che sui due lotti…venissero realizzati due edifici”, mentre la concessione impugnata riguardava la costruzione di un fabbricato residenziale unifamiliare su due lotti del comparto; definiva la motivazione addotta dal Comune a difesa del proprio atto “ictu oculi inadeguata ed incongrua, giacché non indica le ragioni giuridiche che hanno consentito al Comune di superare le previsioni del Piano di lottizzazione e della sua variante, nella parte in cui stabilivano l’edificabilità dei singoli lotti, escludendo implicitamente di costruire un unico fabbricato ricadente sul terreno di due (o più) lotti” ed inconferente la motivazione della commissione edilizia resa nel parere preventivo (“Considerato che i due lotti in proprietà vengono considerati agli effetti della domanda presentata come unico lotto e che la possibile edificazione richiesta annulla l’edificabilità di due fabbricati previsti dal Piano di Lottizzazione sostituiti da un unico fabbricato avente sagoma volumetria conforme a quella prescritta dal P.d.L.”), assumendo che il piano di lottizzazione ha valore vincolante e non può essere derogato che con variante.(omissis)La prospettazione del TAR e dei ricorrenti di primo grado non è condivisibile.Il piano di lottizzazione, in quanto strumento attuativo del piano regolatore contiene la disciplina di dettaglio del piano regolatore, gli indici volumetrici consentiti, la superficie del lotto minimo, la destinazione dei fabbricati, il tracciato delle strade e la individuazione delle aree destinate a standards.Il disegno di insieme si completa con la indicazione dei lotti destinati all’edificazione dei fabbricati e dell’ingombro massimo consentito in ciascun lotto.Quanto alla sagoma, alla dislocazione dei fabbricati sui lotti, all’allineamento, essa è in genere meramente indicativa, fermo restando che nella edificazione vanno, comunque, rispettate le distanze e gli altri limiti stabiliti nelle norme tecniche di attuazione che completano il piano di lottizzazione.Infatti, il piano di lottizzazione, sia esso di iniziativa pubblica che privata, ha lo scopo di asservire un’area non urbanizzata all’edificazione consentendo la realizzazione contestuale delle opere di urbanizzazione e dei fabbricati per uso privato.Va da sé che il piano di lottizzazione fissa la volumetria massima edificabile su ciascun lotto, ma ben può essere realizzata volumetria inferiore o nessuna volumetria, sicché è ben possibile che alcuni lotti non vengano affatto edificati.Quanto alla lottizzazione qui in questione, caratterizzata nella prima e originaria programmazione da due complessi di ville a schiera che costituivano due blocchi di cemento di notevole volumetria, con successiva variante del 1986 venne destinata l’area residuata alla realizzazione di unità immobiliari ad uso residenziale di dimensioni contenute distribuite sui singoli lotti, onde permettere alla zona che era già compromessa, di poter beneficiare di una maggiore superficie di aree per standards.Gli elaborati della variante stabiliscono, per quanto qui interessa, che “L’ingombro degli edifici del plano volumetrico sui singoli lotti è puramente indicativo. L’edificabilità dei lotti è regolata dalle norme tecniche del p.d.L.”.In tale contesto si colloca la concessione edilizia rilasciata dal Comune di Pagnacco a Virgilio Dario, proprietario di tre lotti (396, 397 e 403) tra loro confinanti, per la edificazione di un fabbricato ad uso abitazione familiare sul lotto 397, con interessamento del contiguo lotto 403 e nel rispetto della normativa di piano, quanto alla cubatura e alle distanze.La particolare situazione viene riportata nella concessione edilizia dove si precisa che il lotto finitimo (403) viene utilizzato solo ai fini della distanza dai confini con conseguente asservimento al fabbricato assentito.Orbene non è dato vedere in tale atto di assenso alcun profilo di illegittimità.La concentrazione del fabbricato assentito su un unico lotto con asservimento del lotto contiguo realizza un alleggerimento della volumetria edificatoria della lottizzazione, impegnando la volumetria di un solo lotto sulla superficie di due lotti.Le distanze dagli altri fabbricati sono notevolmente aumentate ed è aumentata l’area libera con più aria e luce anche per gli altri lottizzanti.Non vi è violazione delle norme di piano, essendo rispettata la volumetria consentita, le distanze e la destinazione d’uso del fabbricato, mentre non è vincolante ma puramente indicativo il disegno di ingombro dei fabbricati contenuta nel piano di lottizzazione.È evidente l’errore in cui è incorso il giudice di primo grado che ha considerato il diverso ingombro del fabbricato alla stregua di un debordamento rispetto all’attività edilizia programmata, dando alla dislocazione dei fabbricati su ciascun lotto valenza di vincolo di piano, diversamente da quanto stabilito nel piano.L’edificazione dell’unico edificio di volumetria inferiore a quella espresse dalla superficie dei due lotti accorpati con annullamento, per espressa precisazione contenuta nell’atto di concessione, dell’edificabilità dei due fabbricati previsti dal piano su ciascun lotto, sostituiti dall’unico edificio assentito, è indubbiamente coerente con la variante del 1986 al piano di lottizzazione volta ad un alleggerimento dell’area lottizzata.Da quanto esposto consegue la legittimità della concessione edilizia in deroga assentita dal Comune, rientrando nel suo potere una siffatta modifica dislocativa.Fermo tanto è davvero sorprendente che possa essere motivo di doglianza la utilizzazione a verde privato di un lotto destinato all’edificazione, atteso che l’edificazione è una mera facoltà e non già un obbligo del proprietario e che dalla diversa dislocazione del fabbricato assentito rispetto al disegno del piano non risulta compromesso alcun interesse privato, né alcun interesse pubblico, risultando migliorato l’insieme per la maggiore estensione delle aree libere da costruzioni e destinate a verde.»
Sintesi: Il piano di lottizzazione costituisce uno strumento urbanistico equiordinato al piano particolareggiato e ad esso sostanzialmente alternativo.
Estratto: «5. L’appellante deduce, poi, l’erroneità della decisione di I grado nella parte in cui ha disatteso i motivi di illegittimità dedotti nei confronti dei provvedimenti (delibere C.C. n. 72 del 9/9/03, n. 44 del 18/6/04 e n. 24 del 15/2/05) aventi rispettivamente ad oggetto l’adozione della variante, l’esame delle osservazioni e l’adozione definitiva della stessa. Si sostiene, anzitutto, la erroneità della ritenuta carenza di una posizione qualificata di legittimazione della soc. Quadrifoglio (par. 6.1. della decisione) affermata con riferimento alle censure (dedotte nei ricorsi nn. 1142/04 e 472/05) avverso i nuovi atti di pianificazione urbanistica, conculcanti il suo jus aedificandi.La posizione della appellante non sarebbe lontanamente equiparabile a quella di chi è titolare di una aspettativa generica ad una utilizzazione proficua dei suoi immobili, bensì sarebbe quella di un soggetto specificamente e particolarmente inciso perché proprietario di area storicamente investita da previsioni edificatorie per metà attuate e per aver eseguito opere di urbanizzazione superiori alla volumetria realizzata. Dal che sarebbe derivato un onere di particolare motivazione sulle osservazioni presentate.Non varrebbe l’assunto secondo cui l’onere di motivazione doveva ritenersi affievolito, in quanto lo strumento urbanistico era meramente confermativo in parte qua delle prescrizioni nate dalla “variante alle zone costiere” adottata nel 2000.Le censure troverebbero, poi, conferma , nella parte della sentenza che ha accolto l’unico profilo impugnatorio che ha ritenuto di condividere: la illegittimità del punto 3 dell’art. 17/C delle NTA della variante.Infine, sarebbe comprovato il vizio di sviamento di potere, negato dai primi giudici, sia per le vicende che hanno preceduto l’approvazione della variante (ostruzionismo opposto alle iniziative della società di far luogo alla variante lottizzatoria conforme al PRG del 1997), sia per l’inesistenza di criteri urbanistici atti a motivare la scelta fatta dall’Amministrazione. Al riguardo osserva il Collegio come sia noto che il piano di lottizzazione costituisce – nell’assetto normativo rilevante ratione temporis e definito dall’art. 28 della legge urbanistica n. 1150 del 1942, come modificato dall’art. 8 della legge ponte n. 765 del 1967 – uno strumento urbanistico equiordinato al piano particolareggiato e ad esso sostanzialmente alternativo. Nel silenzio della legge, la giurisprudenza ha ritenuto applicabile ai piani di lottizzazione – attesa l’esigenza di non condizionare a tempo indeterminato il potere comunale di pianificazione del territorio - il termine decennale di validità previsto per i piani particolareggiati dall’art. 17 della ridetta legge n. 765 del 1967.In tale contesto di riferimento normativo, la giurisprudenza della Sezione ha da tempo chiarito che le nuove scelte urbanistiche, contenute nella variante di p.r.g., con cui il Comune rivede direttive pregresse ed adegua le strutture territoriali esistenti, non sono impedite dall'affidamento del lottizzante alla intangibilità della destinazione urbanistica delle aree oggetto di lottizzazione convenzionata - né richiedono particolare motivazione - allorché la perdita di efficacia della lottizzazione per scadenza del termine decennale abbia determinato il venir meno dei presupposti dello "ius aedificandi" e della posizione qualificata del lottizzante (ex multis cfr. IV Sez. n. 1743 del 2005; n. 6882/10).Applicando tale criterio orientativo al caso in esame, non può non rilevarsi che alla data di adozione e di approvazione della variante di cui si discute erano trascorsi oltre dieci anni dalla stipula della relativa convenzione, avvenuta il 31/7/80; la relativa convenzione era quindi scaduta e di tale evenienza l’Amministrazione era consapevole.Quindi, alla data di approvazione dello strumento urbanistico l’odierna appellante non risultava titolare di una posizione giuridicamente qualificata e differenziata né poteva vantare alcuna consolidata pretesa, in qualche modo ostativa all’introduzione delle modifiche di piano da lei avversate.Infatti, come è noto, la regola generale che riserva all’Amministrazione ampia discrezionalità nel rivedere le proprie precedenti previsioni urbanistiche senza necessità di motivare specificamente le singole scelte di piano subisce eccezione solo in quelle situazioni particolari in cui il principio della tutela dell'affidamento impone che il piano regolatore dia conto del modo in cui è stata effettuata la ponderazione degli interessi pubblici e sono state operate le scelte di pianificazione, così rendendole sindacabili davanti al giudice amministrativo.Per costante giurisprudenza, peraltro, meritevoli di questa particolare forma di tutela sono solo quelle situazioni caratterizzate da un affidamento "qualificato", fra le quali non può rientrare la posizione del privato titolare di un fondo considerato da un piano di lottizzazione divenuto ormai inefficace(cfr., in termini, dec. n. 6882 cit.).»
Sintesi: Qualora i comuni non abbiano proceduto alla formazione del piano particolareggiato, è consentito ai privati che intendano apportare modifiche all’assetto del territorio comunale, di inserirsi nella disciplina urbanistica presentando appositi piani di lottizzazione contenenti prescrizioni di dettaglio sostitutive di quelle non ancora adottate dalle amministrazioni.
Estratto: «Ritiene il Collegio che, nel caso di specie, da tale strumento urbanistico non possa prescindersi al fine del legittimo rilascio del titolo abilitativo per l’edificazione.I ricorrenti ne sostengono la superfluità perché, a loro dire, il terreno in questione sarebbe l’unico non edificato in una zona sufficientemente urbanizzata e dotata delle opere di urbanizzazione primaria.Sembra, peraltro, che i ricorrenti intendano sostenere anche la non necessarietà del piano di lottizzazione.Va ricordato, infatti, che l’art. 28, comma 2, della Legge Urbanistica (novellato dalla predetta legge 6 agosto 1967, n. 765) recita: “nei comuni forniti di piano di fabbricazione ed in quelli dotati di piano regolatore generale fino a quando non sia stato approvato il piano particolareggiato di esecuzione, la lottizzazione di terreno a scopo edilizio può essere autorizzata dal comune (…)”. La norma non dà adito a dubbi: qualora i comuni non abbiano proceduto alla formazione del piano particolareggiato, è consentito ai privati che intendano apportare modifiche all’assetto del territorio comunale, di inserirsi nella disciplina urbanistica presentando appositi piani di lottizzazione contenenti prescrizioni di dettaglio sostitutive di quelle non ancora adottate dalle amministrazioni.Pur essendo l’iniziativa del piano particolareggiato di competenza dell’amministrazione, sono consentite la redazione e la presentazione da parte di privati di piani attuativi sostitutivi del predetto piano.L’assunto di parte ricorrente è supportato con il richiamo all’indirizzo giurisprudenziale consolidato secondo il quale la mancanza dello strumento attuativo del P.R.G. (o del piano di lottizzazione) non potrebbe essere invocato a fondamento del diniego di concessione edilizia salvo che l’amministrazione competente non dimostri che di tali strumenti attuativi vi sia effettiva necessità a causa dello stato di insufficiente urbanizzazione della zona.I principi giurisprudenziali richiamati non possano giovare alla tesi dei ricorrenti.Cosa debba intendersi per zona “sufficientemente urbanizzata” piuttosto che “urbanisticamente definitiva”, è ben chiarito dalla giurisprudenza invocata dagli stessi ricorrenti, e che il Collegio condivide, secondo la quale può prescindersi dalla pianificazione attuativa prescritta dalle norme tecniche di P.R.G., o dal sostitutivo piano di lottizzazione, ai fini del rilascio della concessione edilizia, solo ove nella zona territoriale omogenea, entro la quale ricade il terreno che si vorrebbe edificare, sia dimostrata la sussistenza di una situazione di fatto corrispondente a quella derivante dal piano attuativo medesimo (o dal sostitutivo piano di lottizzazione), ovvero vi sia la presenza di opere di urbanizzazione primaria e secondaria pari agli standard urbanistici minimi prescritti (cfr. Consiglio di Stato, V, 3 marzo 2004, n. 1013; T.A.R. Sicilia, Palermo, III, 7 maggio 2010, n. 6469).Al fine di dimostrare che tale sarebbe la situazione che li riguarda, i ricorrenti hanno versato in atti :a) la perizia giurata allegata alla richiesta di concessione edilizia, il cui procedimento si è arrestato per effetto del provvedimento impugnato.Ma tale produzione, non si ritiene idonea e sufficiente a provare quanto sostenuto in ricorso.In essa, in particolare, si dà atto della mancanza del piano attuativo prescritto dal P.R.G., quale presupposto per il rilascio della concessione edilizia, ma nulla è asseverato, in concreto, sulla sufficiente presenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria nel rispetto degli standard urbanistici minimi; ciò che è affermato, tra l’altro, è soltanto che al fondo si accede mediante una “stradella”; che, per quanto riguarda i “servizi”, la rete elettrica è già esistente, l’approvvigionamento idrico verrà garantito mediante allaccio alla rete pubblica che si trova nella predetta “stradella”; che lo scarico delle acque bianche e dei servizi igienici verrà convogliato al più vicino pozzetto della pubblica fogna a spese dei proprietari; inoltre, che in zona, sono presenti “notevoli nuclei edilizi” e, ancora, che “l’andamento del manufatto rafforza la ricerca dell’identità urbana in un sito ancora rurale”.Orbene, come precisato dalla consolidata giurisprudenza richiamata, a fronte di norme di piano che impongono l’approvazione di strumenti urbanistici attuativi, la possibilità di rilasciare licenze o concessioni edilizie singole è tradizionalmente limitata ai casi eccezionali in cui l’intervento ricada in zone ormai completamente urbanizzate e dotate di tutti i servizi necessari, tenuto conto che in tale evenienza lo strumento attuativo medesimo non avrebbe più alcuna funzione utile da svolgere. Del resto, i piani attuativi, così come le convenzioni urbanistiche, hanno lo scopo di garantire che all’edificazione del territorio a fini residenziali corrispondano le prescritte dotazioni minime di infrastrutture pubbliche, che, a loro volta, garantiscono la normale qualità del vivere in un aggregato urbano: correlativamente, si può prescinderne solo quando le menzionate condizioni siano rispettate, e tali, per quanto sopra, non risultano essere nella zona in cui è ubicato il terreno alla cui edificazione aspirano i ricorrenti;b) la copia fotostatica dello stralcio catastale, le fotocopie di fotografie, una ricevuta di pagamento di una bolletta ENEL, tutte asseritamente riferite al terreno de quo. Neanche tale produzione si ritiene sia utile a dimostrare quanto sostenuto dai ricorrenti.Da esse si evince, ictu oculi, la natura rurale predominante della zona (campi coltivati), l’esistenza di stradelle di collegamento e dell’illuminazione pubblica a servizio dei fondi ivi ubicati, la prossimità della strada di scorrimento veloce; ma dalle stesse, non può presumersi la natura di zona ormai completamente urbanizzata e dotata di tutti i servizi necessari (urbanizzazione primaria e secondaria sufficiente o, addirittura, completa), così come prospettato dai ricorrenti;»
Sintesi: Il piano di lottizzazione ha natura di strumento di attuazione del piano regolatore generale; esso, quindi, deve necessariamente conformarsi alle norme dello strumento urbanistico generale del quale costituisce applicazione.
Estratto: «A fronte dell’esito della predetta verificazione, dal quale il Collegio non ravvisa motivo di discostarsi, vengono a cadere le varie censure di violazione di legge ed eccesso di potere articolate in ricorso, giacché le corrette valutazioni operate in sede di autotutela non potevano che determinare l’adozione del provvedimento impugnato, tenuto conto che:- la lottizzazione non poteva che essere in ambito aperto e che, comunque, la stessa era illegittima per le difformità alla normativa urbanistica in vigore all’epoca di approvazione del piano, in ragione della mancanza previsione delle opere di urbanizzazione previste dalla legislazione nazionale e regionale ;-che il piano di lottizzazione ha natura di strumento di attuazione del piano regolatore generale; esso, quindi, deve necessariamente conformarsi alle norme dello strumento urbanistico generale del quale costituisce applicazione. Inoltre, il provvedimento di annullamento in autotutela appare congruamente motivato sia in riferimento all’originaria illegittimità della delibera di approvazione del piano di lottizzazione per contrasto con le norme urbanistiche, sia con riferimento alla corretta valutazione dell’interesse pubblico alla rimozione di tale atto illegittimo, indispensabile per assicurare un funzionale ordinato sviluppo urbanistico dell’area; interesse, questo, che risulta certamente prioritario rispetto al recessivo interesse delle parti a eseguire comunque l’edificazione in contrasto con le norme urbanistiche.. Per quanto sopra, l'onere di motivazione, nella specie, risulta correttamente assolto dal massimo organo di direzione politico-amministrativa, competente a verificare la sussistenza dei motivi d’interesse pubblico al ritiro dell’atto e a considerare e valutare le posizioni e gli interessi dei soggetti privati (i quali, peraltro, non avrebbero potuto conseguire il rilascio dei permessi di costruire necessari per dare esecuzione a un piano non conforme alle norme e prescrizioni dello strumento urbanistico generale;ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 2 dicembre 1999 n. 1769).»
Sintesi: Un piano di lottizzazione è equiparato per legge al piano particolareggiato di cui all’art. 17 della L. n. 1150/1942.
Estratto: «4. Il ricorso è fondato e va pertanto accolto.È da condividere in effetti la tesi della ditta ricorrente circa il fatto che l’avvenuta scadenza di un piano di lottizzazione (equiparato per legge al piano particolareggiato di cui all’art. 17 della L. n. 1150/1942 – vedasi gli artt. 4 e 30 e ss. della L.R. n. 34/1992) non giustifica di per sé il diniego di rilascio della concessione edilizia, e ciò in quanto il decorso del termine decennale di efficacia del piano fa venire meno solo i vincoli finalizzati all’espropriazione e le altre limitazioni della proprietà privata imposti dallo strumento attuativo, ma non anche la disciplina urbanistico-edilizia da esso dettata, che continua a trovare applicazione fino all’approvazione di un nuovo piano attuativo o di un nuovo p.r.g. (in terminis, Cons. Stato, IV, n. 1089/1994; TAR Marche, n. 158/2004; TAR Brescia, n. 423/2007).»
n°123 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> COMPETENZA
Sintesi: Il diniego di approvazione di un piano di lottizzazione deve essere adottato dal Consiglio Comunale e non già da dirigenti dell’amministrazione.
Sintesi: I dirigenti degli enti locali possono indicare, per mezzo di atti endoprocedimentali, eventuali aspetti dei piani di lottizzazione che possono condurre al diniego di approvazione degli stessi, ovvero richiedere integrazioni documentali; tuttavia, a fronte della volontà del privato di insistere per la conclusione del procedimento relativo al progetto così come presentato, i medesimi uffici, pur con le osservazioni di propria competenza, non possono che rimettere ogni decisione al Consiglio comunale.
Estratto: «4. L’accoglimento dei primi due motivi di appello, comporta che questo Consiglio di Stato debba esaminare i motivi di ricorso proposti avverso gli atti impugnati con il ricorso introduttivo del giudizio di I grado e riproposti nella presente sede.Il Collegio ritiene che il motivo di appello (sub c) dell’esposizione in fatto), con il quale si lamenta il vizio di incompetenza, è fondato e debba essere, pertanto, accolto, con conseguente assorbimento degli ulteriori motivi di impugnazione.Secondo gli appellanti, tale vizio sussiste poiché gli atti di diniego del piano di lottizzazione, sono stati “posti in essere non dal Consiglio comunale, unico organo comunale deputato ex lege a ciò, ma da soggetti (dirigente UTC, commissione tecnica interna, ecc.) del tutto incompetenti in materia di approvazione o reiezione di piani urbanistici, primari o secondari che siano”.Orbene, l’art. 42, co. 2, lett. b) d. lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (Testo Unico Enti Locali) , nel definire le competenze del Consiglio Comunale, prevede che tra queste ultime rientrino l’adozione dei seguenti atti: “b) programmi, relazioni previsionali e programmatiche, piani finanziari, programmi triennali e elenco annuale dei lavori pubblici, bilanci annuali e pluriennali e relative variazioni, rendiconto, piani territoriali ed urbanistici, programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione, eventuali deroghe ad essi, pareri da rendere per dette materie”.Appare del tutto evidente, quindi, che la competenza in ordine ai “piani territoriali ed urbanistici” spetta al Consiglio comunale, organo competente sia all’adozione di tali strumenti (sia generali che attuativi: Cons. Stato, sez. VI, 20 gennaio 2003 n. 300), sia in ordine ad eventuali atti di diniego dei predetti strumenti, ed in particolare – per quel che interessa nella presente sede - di progetti (quali il piano di lottizzazione) provenienti da privati e pacificamente equiparati (in quanto sostitutivi/alternativi) agli atti redatti dalla P.A. di pianificazione urbanistica attuativaUn atto, quindi, che – per le ragioni innanzi esposte (v. punto 2 della presente decisione) – costituisce diniego di approvazione di un piano di lottizzazione (in quanto conseguente all’arresto procedimentale effettuato ed all’ulteriore corso del procedimento subordinato all’adeguamento del piano a prescrizioni imposte), deve essere adottato dal Consiglio Comunale e non già da dirigenti dell’amministrazione (le cui competenze – come previste dall’art. 107 d. lgs. n. 267/2000 – non ricomprendono l’adozione di tali atti).Quanto esposto non comporta che gli uffici dell’amministrazione (e segnatamente i dirigenti degli enti locali) non possono indicare, per mezzo di atti endoprocedimentali, eventuali aspetti dei piani di lottizzazione che possono condurre al diniego di approvazione degli stessi, ovvero richiedere integrazioni documentali. Tuttavia, a fronte della volontà del privato di insistere per la conclusione del procedimento relativo al progetto così come presentato, i medesimi uffici, pur con le osservazioni di propria competenza, non possono che rimettere ogni decisione al Consiglio comunale, unico organo competente a deliberare con carattere di definitività in materia di pianificazione urbanistica.»
Sintesi: Il Piano di lottizzazione è un piano attuativo di carattere meramente locale, per l’approvazione del quale non è necessario l’apporto degli organi sovra-territoriali, ma il Comune ha il potere di agire in autonomia, secondo quanto previsto dalla legislazione regionale concorrente in materia.
Estratto: «Quanto al secondo profilo di doglianza, va rilevato che il Piano di lottizzazione è un piano attuativo di carattere meramente locale, per l’approvazione del quale non è necessario l’apporto degli organi sovra-territoriali, ma il Comune ha il potere di agire in autonomia, secondo quanto previsto dalla legislazione regionale concorrente in materia.Ciò è peraltro confermato dall’art. 30, L.R. 5/1995, che, come previsto dal successivo art. 31, disciplina la procedura per l’approvazione dei piani attuativi (identica peraltro a quella seguita dal Comune di Massarosa); infatti, al comma 8 di tale norma, si prevede la trasmissione del piano alla Provincia e alla Regione solo una volta che lo stesso è stato approvato dal Comune.E proprio a tale indicazione normativa si è attenuto il Comune di Massarosa, che come si legge nella delibera di approvazione, ha disposto la trasmissione della deliberazione stessa e degli elaborati allegati, alla Provincia e alla Regione.»
n°149 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> PRESUPPOSTI
Sintesi: Qualora lo strumento urbanistico generale rimetta all'amministrazione la determinazione dei casi in cui il piano di lottizzazione convenzionata è necessario, è legittima la scelta di subordinare la realizzazione del complesso edilizio alla previa redazione dello strumento attuativo in caso di ampia superficie (nella specie 5478 mq) priva di qualsivoglia opera di urbanizzazione.
Estratto: «I ricorrenti sostengono che, per la zona B edificabile, il vigente P.D.F. del Comune di Cicciano consente l’intervento diretto né avrebbe fondamento la distinzione, operata dall’autorità emanante, tra i casi in cui il piano attuativo è obbligatorio (come nelle zone C) da quelli in cui è facoltativo (come reputato nel caso di specie).Anche la suesposta doglianza non è meritevole di accoglimento.Osserva il Collegio che la disciplina urbanistica contenuta nel P.D.F. non va disgiunta dalle norme contenute nell’annesso regolamento edilizio, con le quali va integrata e coordinata in base ad una lettura sistematica delle diverse disposizioni, conformemente ai comuni canoni ermeneutici.Secondo i primi tre commi del citato art.18 “Costituisce lottizzazione qualsiasi utilizzazione di suolo che, indipendentemente dal frazionamento fondiario e dal numero dei proprietari, preveda la realizzazione contemporanea e successiva di una pluralità di edifici a scopo residenziale, turistico od industriale e conseguentemente comporti la predisposizione delle opere di urbanizzazione occorrenti per le necessità primarie e secondarie dell’insediamento. Costituisce altresì lottizzazione l’utilizzazione di una zona di terreno anche per un numero limitato di costruzioni ma tali che comportino l’insediamento di molti abitanti. Chiunque intenda procedere a lottizzare un suolo deve richiedere apposita autorizzazione all’Amministrazione comunale”. Nei commi successivi sono indicati i documenti con cui corredare l’istanza, il proporzionamento delle aree da riservare al verde e ai servizi collettivi, il contenuto della collegata convenzione – con la specificazione degli obblighi a carico dei proprietari (cessione gratuita di aree, realizzazione delle opere di urbanizzazione), dei relativi termini e delle garanzie – le fasi della procedura di approvazione dello strumento attuativo ed i casi nei quali il piano di lottizzazione convenzionata è obbligatorio (essendo prescritto dalla disciplina urbanistica riguardante specifiche zone) o facoltativo (ossia reputato comunque opportuno dall’amministrazione nel caso concreto).Posto, dunque, che quest’ultima distinzione è prevista dalla stessa norma regolamentare appena evocata e che il progettato intervento (articolato in 3 fabbricati per complessivi 18 appartamenti ed in una strada di penetrazione, da sistemare con tutti i connessi servizi a rete) rientra nelle ipotesi di lottizzazione sopra descritte, il Collegio ritiene che, in relazione all’entità delle opere ed al grado di urbanizzazione dell’area (essendo acclarato che l’intera superficie di 5478 mq. è priva di qualsivoglia opera), la scelta di subordinare la realizzazione del complesso edilizio alla previa redazione dello strumento attuativo risulta congrua e non affetta dai vizi logici prospettati nell’assunto attoreo. Infatti, compito primario della pianificazione urbanistica è quello di coordinare armonicamente l’attività edificatoria privata con la predisposizione di un adeguato sistema infrastrutturale, che valga ad assicurare uno sviluppo edilizio del territorio ordinato e razionale ed il soddisfacimento delle esigenze delle famiglie che debbano fissarvi la dimora. Quanto fin qui osservato rende peraltro superfluo l’esame dell’ulteriore impedimento ravvisato nella determina commissariale, atteso il carattere autonomo e prioritario della ragione ostativa appena scrutinata. Infatti, la predisposizione del piano di lottizzazione dovrà necessariamente contemplare anche il sistema viario e conseguire il consenso dell’amministrazione attraverso la più complessa procedura convenzionata descritta dall’art.18, assorbendo così la più snella procedura stabilita dall’art.19 del regolamento edilizio, che evidentemente trova applicazione nei casi in cui l’apertura di una nuova strada privata al traffico veicolare avvenga al di fuori dell’ipotesi disciplinata dal precedente articolo.»
n°150 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> RAPPORTI CON IL PIANO REGOLATORE
Sintesi: L’assetto definitivo del territorio, derivante da un piano attuativo, può essere modificato da uno strumento urbanistico di livello superiore solo ove questo lo disponga espressamente, valutando gli interessi consolidatisi sulla base dello stesso piano attuativo.
Estratto: «2). Come in precedenza accennato, la società ricorrente con un unico ed articolato motivo di appello sostiene la sussistenza del requisito minimale per la formazione del silenzio sulla domanda di concessione edilizia non esaminata entro il termine di legge assegnato al Comune, inerente alla conformità del progetto alla disciplina urbanistico/edilizia della zona interessata dall’intervento costruttivo, sul rilievo che le opere progettate non avrebbero comportato una variante sostanziale al piano di lottizzazione, tale da comportare la preventiva modifica dello stesso.Il motivo d’appello non va condiviso. L’originario piano di lottizzazione in cui è compreso l’edificio interessato dal progetto di demolizione e ricostruzione (relativo ad un’area di complessivi mq 17.836, ubicata in zona residenziale di tipo “F” e, in misura minore, di tipo “G” ai sensi dell’allora vigente p.r.g. del Comune di Bolzano) prevedeva – accanto alla costruzione di sette edifici per un volume complessivo di mc. 38.633,00 (tra cui gli edifici condominiali del Condominio Villa Zeiler sulle pp.ed. 3662 e 3663 C.C. Gries) – “la conservazione dell’esistente maso Mumelter con un’area circostante di ca. 6.000 mq (dei quali. 3.300 mq destinati a verde privato), mantenuta a vigneto”, con la funzione di “dare un certo respiro al nuovo quartiere e di conservare una tipica caratteristica della zona di Gries” (in termini la delibera consiliare n. 5/6123 del 14 febbraio 1973, nonché la relazione tecnico-illustrativa annessa al piano).È noto che lo strumento di pianificazione attuativa a mezzo di convenzione con i proprietari dei lotti interessati è rivolto ad un organico bilanciamento delle scelte di asservimento dei suoli alla nuova edificazione con le concorrenti esigenze di preservare spazi destinati ad uso collettivo, a verde pubblico o privato, alla viabilità residenziale, ai servizi essenziali per i residenti.La peculiare qualificazione urbanistica e funzionale del maso Mumelter - unitamente alla ragione d’essere della stessa nell’economia del piano di lottizzazione complessivamente considerato - non è venuta meno per effetto della sopravvenuta pianificazione, conseguente dalla variante al p.u.c. del 1976, che ha incluso in “zona per impianti pubblici” mq. 3.150 dell’area destinata a verde privato, ai fini della realizzazione di una casa albergo per anziani. A detta modifica dello strumento di pianificazione generale non può, infatti, ricondursi alcuna implicita mutazione dei previgenti limiti planivolumetrici per l’edilizia residenziale, né della residuale area circostante il maso Mumelter, espressione dell’originaria destinazione agricola (poiché l’assetto definitivo del territorio, derivante da un piano attuativo, può essere modificato da uno strumento urbanistico di livello superiore solo ove questo lo disponga espressamente, valutando gli interessi consolidatisi sulla base dello stesso piano attuativo: Cons. Stato, Sez. IV, 4 dicembre 2007, n. 6170).Non emerge, pertanto, alcuna previsione sullo sviluppo urbanistico della zona che possa configurarsi ‘abrogativa’ della disciplina del piano di lottizzazione ed alla quale possa ricondursi l’espansione dello jus aedificandi agli effetti della costruzione, in luogo dell’originario maso, di un edificio con destinazione abitativa ed annessi boxes interrati.»
Sintesi: La circostanza che per una determinata zona di espansione lo strumento urbanistico non subordini necessariamente l'edificazione alla preventiva approvazione di un piano di lottizzazione non preclude l'esercizio di un potere di valutazione da parte dell’Amministrazione comunale in relazione agli interventi complessivi da realizzare.
Estratto: «___ 2.2. Quest’ultima ineludibile circostanza porta a dover integralmente disattendere l’interpretazione del primo giudice dell’art. 19 delle NTA. La circostanza che per una determinata zona di espansione lo strumento urbanistico non subordini necessariamente l'edificazione alla preventiva approvazione di un piano di lottizzazione, non preclude infatti l'esercizio di un potere di valutazione da parte dell’Amministrazione comunale in relazione agli interventi complessivi da realizzare. Il Comune ha il potere-dovere di verificare se le costruzioni edificande siano assentibili con concessioni singole ovvero se, al contrario, lo sviluppo della previsione urbanistica non necessiti della predisposizione di un piano di lottizzazione, al fine di raccordare i nuovi fabbricati col preesistente aggregato abitativo e di completare le urbanizzazioni (cfr. Consiglio Stato, sez. VI, 03 dicembre 2004 , n. 7847). Infatti, anche quanto possono essere imposte opere di urbanizzazione all'atto del rilascio del singolo provvedimento permissivo, la diversità dei presupposti di fatto e delle differenti esigenze che sorreggono, da un lato, la concessione singola e, dall’altro, la lottizzazione, comportano che l’amministrazione possa, e debba, sempre valutare i riflessi discendenti dall'aumento insediativo sui servizi essenziali viari, elettrici, igienici, idrici e fognari (cfr. Consiglio Stato, sez. V, 25 ottobre 1989, n. 669). Il Comune può dunque sempre giudicare necessario il piano di lottizzazione per l'edificazione quando ritenga che, essendo la zona priva di sufficienti infrastrutture, non possa farsi luogo a singola concessione edilizia (cfr. Consiglio Stato, sez. V, 06 marzo 1984 , n. 223).»
Sintesi: In sede di valutazione dei piani di lottizzazione, la giunta ed il consiglio comunale non possono effettuare valutazioni che contrastino con quelle già formalizzate con il piano regolatore.
Sintesi: Se un’area è stata da destinata all’edificazione dal piano regolatore generale, nel corso del procedimento di approvazione del piano attuativo non è giuridicamente possibile che la medesima area non vada considerata in concreto edificabile per ragioni ambientali e paesaggistiche, e cioè sulla base di valutazioni diametralmente opposte a quelle già poste a base dello strumento primario che ha previsto l’edificabilità sul piano urbanistico: ove emergano le relative ragioni, può essere attivato il procedimento per la modifica del piano regolatore, ma – sul piano urbanistico - non può essere respinto il progetto di lottizzazione conforme allo strumento primario.
Estratto: «Ritiene la Sezione che la propria precedente decisione n. 4368 del 16 settembre 2008 abbia già sufficientemente individuato i limiti decisionali che regolamentano l’approvazione dei piani di lottizzazione, quando ha affermato che “la giunta ed il consiglio comunale non possono effettuare valutazioni che contrastino con quelle già formalizzate con il piano regolatore. Infatti, se un’area è stata da questo destinata all’edificazione, nel corso del procedimento di approvazione del piano attuativo non è giuridicamente possibile che la medesima area non vada considerata in concreto edificabile ‘per ragioni ambientali e paesaggistiche’, e cioè sulla base di valutazioni diametralmente opposte a quelle già poste a base dello strumento primario che ha previsto l’edificabilità sul piano urbanistico. Ove emergano le relative ragioni, può essere attivato il procedimento per la modifica del piano regolatore, ma – sul piano urbanistico - non può essere respinto il progetto di lottizzazione conforme allo strumento primario”.Nel rispetto delle diverse finalità della pianificazione urbanistica, la valutazione della congruità del piano di lottizzazione deve quindi porsi in collegamento attuativo e nel rispetto funzionale delle previsioni dello strumento urbanistico di valenza generale. Tali ragioni hanno quindi spinto la Sezione ad affermare che il compito spettante alla giunta ed al consiglio comunale siano limitati all’accertamento della conformità del progetto alle previsioni dello strumento urbanistico primario, imponendo peraltro, giusta il canone ordinario di correttezza dell’azione amministrativa, che le relative determinazioni in merito all’eventuale non conformità del progetto al piano regolatore si fondino su una puntuale motivazione, tale da permettere l’emersione di interessi pubblici effettivamente sussistenti e la conseguente tutela dell’interessato in sede di giustizia amministrativa.»
n°151 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> RAPPORTI CON IL PIP
Sintesi: Il PLU (Piano di Lottizzazione d'ufficio) non può essere assimilata al PIP; stante l’evidente differenza dei due procedimenti, tale equiparazione è illegittima, in quanto si pone in evidente violazione dei principi di legalità e di tipicità degli atti amministrativi.
Estratto: «3.2 Nel merito la delibera è illegittima, nella parte in cui “assimila” il PLU al PIP.Infatti l’Amministrazione ha sostanzialmente operato una qualificazione di un procedimento tipico, quale il Piano di lottizzazione d’ufficio, già concluso, ad un altro, il PIP, previsto e disciplinato da una normativa diversa.Al di là delle finalità di detta scelta, il Comune fin dall’inizio ha avviato un procedimento di lottizzazione, dapprima ad iniziativa privata, poi d’ufficio; mentre con la delibera de qua ha voluto dare una veste diversa a tutto il procedimento, assimilandolo ad un PIP.Stante l’evidente differenza dei due procedimenti, tale equiparazione è illegittima, in quanto si pone in evidente violazione dei principi di legalità e di tipicità degli atti amministrativi.Il PIP ha come noto una disciplina autonoma anche per il procedimento di formazione, come previsto dall’art 27 L. 865/71.Quindi è fondato il primo motivo di ricorso, laddove si lamenta la violazione del principio di legalità e di retroattività degli atti amministrativi.»
n°152 PIANO DI LOTTIZZAZIONE --> RAPPORTI TRA INIZIATIVA PRIVATA E PUBBLICA
Sintesi: La lottizzazione d'ufficio ha pari dignità, partecipa della medesima natura e produce gli stessi effetti, tra i quali anche quello di conferire valore di pubblica utilità alle opere di urbanizzazione in esso previste, del piano particolareggiato ad iniziativa privata.
Estratto: «____2.1. In primo luogo deve infatti affermarsi la legittimità del ricorso al Piano di lottizzazione d’ufficio da parte del Comune. In linea generale la formazione d'ufficio del piano di lottizzazione ai sensi del penultimo comma dell’art. 28 L. 17 agosto 1942 n. 1150, è sempre legittima nel caso in cui i proprietari delle aree non abbiano realizzato le opere di urbanizzazione ovvero non abbiano accettato di stipulare la convenzione. In tali ipotesi, il piano di lottizzazione d'ufficio è infatti preordinato a rimuovere gli ostacoli e le limitazioni alla realizzazione delle previsioni del P.R.G., che nascono dall'inerzia o dall’opposizione dei proprietari delle aree interessate, i quali, impedendo di attuare le previsioni urbanistiche del comparto, finiscono per dar luogo, di fatto, ad una sorta di arbitrario vincolo inedificabilità con durata di indeterminata. Per questo la lottizzazione d'ufficio ha pari dignità, partecipa della medesima natura e produce gli stessi effetti, tra i quali anche quello di conferire valore di pubblica utilità alle opere di urbanizzazione in esso previste, del piano particolareggiato ad iniziativa privata. Tale facoltà d’iniziativa di ufficio costituisce dunque l’esplicazione di un potere ampiamente discrezionale del Comune relativamente all'an, al quid ed al quomodo (arg. ex Consiglio Stato, sez. V, 21 maggio 2010 , n. 3217).»
Sintesi: In base alla disciplina generale contenuta nella L.U. (in particolare negli artt. 15 e 28) dopo la approvazione del piano di lottizzazione i privati hanno 30 giorni per esprimere il loro consenso o il loro dissenso. Nel caso di dissenso immotivato o di silenzio, l’Amministrazione procede alla realizzazione delle opere mediante piano attuativo di iniziativa pubblica con imposizione del vincolo espropriativo; legittimamente può pertanto ritenersi che il vincolo sorga attraverso un procedimento a formazione progressiva:attraverso l’approvazione definitiva del PLU (Piano di Lottizzazione d'ufficio) e la mancata adesione al medesimo nei termini fissati.
Estratto: «2.1 Nel primo motivo del ricorso principale parte ricorrente lamenta la violazione di legge, perché il decreto di esproprio sarebbe stato disposto in assenza del vincolo preordinato all’esproprio. Infatti nel decreto si richiama la delibera consiliare n. 48 del 29.9.2004, di approvazione del PLU, ma in tale atto non sarebbe stata dichiarata la volontà di costituire il vincolo preordinato all’esproprio.La censura non ha pregio.La difesa del Comune ha ricostruito con precisione il complesso iter procedimentale, che si è concluso con l’approvazione del PLU.In una prima fase, nel 2000, l’Amministrazione Comunale ha invitato i proprietari delle aree inserite nella zona territoriale D1, ad assumere l’iniziativa per l’approvazione di un PL; non avendo avuto alcun riscontro alla proposta, ha ritenuto di avviare il procedimento d’ufficio, con delibera n. 102 del 27.4.2004, per l’approvazione di un Piano esecutivo di iniziativa pubblica.Il piano veniva poi adottato con la delibera n. 27 del 1.6.2004 e approvato con delibera n. 48 del 29.9.2004. In quest’ultima delibera le opere sono state dichiarate di pubblica utilità ai sensi dell’art 12 comma 1 lett. a) del DPR 327/2001.Secondo la difesa comunale il vincolo preordinato all’esproprio è stato apposto attraverso un procedimento a formazione progressiva: infatti dopo la dichiarazione di pubblica utilità delle opere, l’Amministrazione invitava i proprietari alla sottoscrizione della convenzione. A fronte della mancata adesione, con atto del 22.10.2005 prot. 22658, veniva data la comunicazione di avvio del procedimento espropriativo.Quindi il vincolo sarebbe sorto attraverso l’approvazione definitiva del PLU e la mancata adesione al medesimo nei termini fissati.Ad avviso del Collegio la tesi è condivisibile: in base alla disciplina generale contenuta nella L.U. (in particolare negli artt. 15 e 28) dopo la approvazione del piano di lottizzazione i privati hanno 30 giorni per esprimere il loro consenso o il loro dissenso. Nel caso di dissenso immotivato o di silenzio, l’Amministrazione procede alla realizzazione delle opere mediante piano attuativo di iniziativa pubblica con imposizione del vincolo espropriativo.Tali fasi sono state rispettate da parte dell’Amministrazione che, ha approvato il piano con delibera n. 48 del 29.9.2004, richiesto le adesioni e quindi ha proceduto d’ufficio.»
Sintesi: La lottizzazione, nell’ottica della legislazione urbanistica più recente, è divenuta principale strumento attuativo non più dipendente dal piano particolareggiato ma alternativo rispetto ad esso.
Estratto: «È noto infatti che il c.d. fenomeno lottizzatorio è caratterizzato non solo, e non tanto, dal fatto che il suolo al quale si riferisce l’iniziativa edilizia abbia una determinata estensione minima, oppure dal frazionamento dell’immobile tra una pluralità di proprietari o in una pluralità di lotti, né dalla contemporaneità dell’esecuzione di tutti gli edifici che verranno ad insistere sul suolo medesimo, quanto, e precipuamente, dal disegno di conferire un diverso e particolare assetto ad una porzione di territorio comunale non ancora inserita nel tessuto urbano – oppure anche al solo fine di realizzare un “armonico raccordo” con il preesistente aggregato abitativo – combinando insieme, nel momento ideativo ed in quello attuativo, uno o più complessi edilizi di interesse privato con opere di urbanizzazione di interesse collettivo (strade, parcheggi, rete idrica, etc.), idonee a conferire tutte le necessarie infrastrutture per lo sviluppo e l’assetto definitivo di quella zona: la lottizzazione interviene dunque allo scopo di rendere organica, razionale ed armonica tale sintesi di elementi differenti tra loro (cfr. TAR Campania, 28 novembre 1978, n. 1029).Tanto che la dottrina più attenta ha anche definito la lottizzazione alla stregua di piano urbanistico organico, ove esigenze privatistiche e pubblicistiche debbono adeguatamente fondersi in un unico ed armonico disegno di sviluppo, almeno nella specie, di tipo residenziale.Il vincolo procedimentale suddetto sottende quindi l’esigenza pubblica ad un coeso ed armonico sviluppo di una parte determinata del territorio (c.d. unità urbanistica individuata). Del resto la lottizzazione, nell’ottica della legislazione urbanistica più recente (cfr. Legge regionale Puglia n. 20 del 2001), è divenuta principale strumento attuativo non più dipendente dal piano particolareggiato ma alternativo rispetto ad esso. Essa costituisce in particolare tipico strumento di pianificazione (di secondo livello) delle zone di espansione, mentre il piano particolareggiato è finalizzato, in sostanza, al risanamento ed al riordino di aree già edificate.»
Sintesi: Non è sufficiente a ritenere compatibile con la pianificazione comunale e quindi approvabile un piano di lottizzazione solo perché l’area interessata ha destinazione residenziale di completamento (C1), in quanto l’astratta conformità urbanistica dell’intervento deve essere ponderata alla luce del contesto nel quale si inserisce, con peculiare riguardo alla conformazione degli insediamenti esistenti ed all’impatto paesaggistico.
Estratto: «Come sottolineato dalla difesa resistente, non è sufficiente a ritenere compatibile con la pianificazione comunale e quindi approvabile un piano di lottizzazione solo perché l’area interessata ha destinazione residenziale di completamento (C1), in quanto l’astratta conformità urbanistica dell’intervento deve essere ponderata alla luce del contesto nel quale si inserisce, con peculiare riguardo, come avvenuto nel caso in esame, alla conformazione degli insediamenti esistenti (nucleo storico di Pian) ed all’impatto paesaggistico.»