Source: https://www.carmillaonline.com/2014/11/25/amianto-ai-bambini/
Timestamp: 2020-06-04 06:17:40+00:00
Document Index: 20948322

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Amianto ai bambini - Carmilla on line
Mi ero preparato per tempo e avevo prenotato con largo anticipo questa data per commentare su Carmilla la sentenza Eternit. Mi ero preso qualche giorno perché pensavo di schiarirmi le idee e di recuperare lucidità, magari dopo aver festeggiato a Casale con Afeva e Voci della Memoria e con tutti gli altri comitati che ci avrebbero raggiunto: i francesi dell’Andeva, gli inglesi della Greater Manchester e quelli di Liverpool (nella foto a destra), i belgi, persino gli svizzeri e poi i brasiliani, forse i più combattivi. Invece sapete tutti com’è andata: ha vinto l’ingiustizia. Quanto a me, mi sono chiuso in casa col mal di pancia a scrivere e a fare interviste e adesso ho poco di nuovo da dire su Carmilla, a riguardo dell’ingiusta e inaccettabile sentenza Eternit. Ingenui noi, a pensare che la morte di 3mila vecchi lavoratori valesse quanto e più dell’impunità di un miliardario, sui piatti della bilancia della dea bendata. Quel che è certo è che dopo poche ore di rabbia e lacrime, la gente di Casale è scesa in piazza e quasi non è più tornata a casa. La mobilitazione è continua e si va avanti: senza recriminazioni, senza rotture, con ostinazione. Si tenterà di ricorrere alla Corte di Strasburgo ma soprattutto, dato che si continua a morire (tre morti di mesotelioma nei tre giorni successivi alla sentenza di mercoledì scorso) si ripartirà con un nuovo capo di intestazione e nuovi casi, per evitare il ne bis in idem: i morti di oggi non si prescrivono (o forse si, se l’imputato è della stessa classe sociale di chi deve condannarlo…).
Intanto, dopo aver scritto sulla sentenza in continuazione, non voglio ripetermi (si vedrà alla fine di questa pagina che a dire il vero non ho potuto trattenermi dal tornare a commentare). Mi limito a riprendere e segnalare alcuni miei commenti su altre testate e poi voglio lanciare un allarme.
Cominciamo col commento scritto a caldo. Il settimanale Internazionale ha pubblicato sul nuovo quotidiano web un mio commento “di pancia” successivo alla sentenza che ha prescritto il reato di disastro ambientale (prescritto ma non assolto). Il giorno prima della sentenza sempre Internazionale aveva pubblicato un brano dalla nuova edizione del mio libro Amianto una storia operaia. Dopo la sentenza della Cassazione il lettore potrà pensare che l’unica giustizia sia quella che viene da Steve McQueen o dai film di Peckinpah. Proprio questa idea stava alla base di una testimonianza sulle morti d’amianto che mi ha chiesto Il Manifesto e che ho pensato come un modo per raccontare una vita operaia tra Casale Monferrato e il Far West. L’articolo è stato ripreso anche da il Lavoro culturale, assieme a un mio piccolo reportage fotografico degli attivisti venuti in solidarietà da altri paesi. Infine alcune riflessioni più discorsive sono apparse su Vice in un’intervista che mi ha fatto Leonardo Bianchi. Aggiungo che un’altra intervista sta per uscire sul sito di Clash City Workers.
Detto questo, visto che per il problema amianto, escrescenza del capitalismo in cui viviamo, il peggio in termini di malattie e decessi deve ancora venire, scrivo le righe che seguono sperando che si voglia un giorno affrontare seriamente la questione, senza buttarcisi sopra per convenienza come è stato fatto da molti politici in questi giorni. Se non per chi si ammala adesso, almeno per le prossime generazioni.
Erano perlopiù materiali domestici, quindi non quelli di tipo industriale o abitativo (come le condotte o gli ondulini). C’era un po’ di tutto: i phon che contenevano coperture delle resistenze in amianto accanto alle presine ignifughe per la cucina. Ma la cosa che ci ha colpito come un colpo allo stomaco, a me e al mio amico, sono stati i giochi per bambini. Due giochi per l’infanzia che contenevano amianto.
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