Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-inps-n-109-del-06062000.html
Timestamp: 2016-12-05 02:31:28+00:00
Document Index: 56997914

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 12', 'art.4', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 7']

Circolare INPS n. 109 del 06.06.2000
Congedi parentali. Legge 8 marzo 2000, n. 53. ''Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il
diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle
città''
1. I genitori naturali hanno diritto alla astensione facoltativa per 6 mesi (7
per il padre) nei primi 8 anni di vita del bambino; se entrambi chiedono lastensione
il periodo complessivo tra i due è di 10 mesi (o 11, se il padre fruisce di
periodi tra 5 e 7 mesi); per le adozioni o affidamenti avvenuti entro il 12°
anno di età del bambino, il periodo di astensione è il medesimo, con
possibilità di richiedere lastensione entro 3 anni dallingresso in
famiglia per i bambini tra i 6 e i 12 anni.
2. L'indennità, pari al 30% della retribuzione, è erogabile fino al 3°anno di
età del bambino per un periodo di 6 mesi tra i due genitori. Lindennità per
gli ulteriori periodi eventualmente spettanti è subordinata a determinati
requisiti di reddito.
3. Il padre ha diritto ai riposi orari anche se la madre non è lavoratrice
dipendente. I riposi sono raddoppiati in caso di parto plurimo.
4. Le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane, CD-CM) hanno diritto a 3
mesi di astensione facoltativa entro il 1° anno di vita del bambino.-
5. Il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro in determinate situazioni
può iniziare anche un mese prima del parto e terminare di conseguenza quattro
mesi dopo il parto
Sulla G.U. n. 60 del
13.3.2000 è stata pubblicata la legge 8 marzo 2000, n. 53
- entrata in vigore il 28.3.2000- contenente, tra l'altro, modifiche della legge
1204/71 (artt. 1, 4, 7, 10, 15), della legge 903/77 (art. 6), della legge 104/92
(art. 33); i testi coordinati della legge 1204, con le innovazioni evidenziate
in corsivo, sono riportati in allegato.
Con la presente circolare si forniscono disposizioni
applicative -su cui il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale concorda-
in materia di astensione facoltativa dal lavoro, riposi orari (c.d.
per allattamento), flessibilità dell'astensione obbligatoria e astensione (con indennità all'80%)
riconosciuta al padre lavoratore. La
relativa disciplina è introdotta rispettivamente dagli artt. 3, 12 e 13 della
1) ASTENSIONE FACOLTATIVA
1.1 GENITORI NATURALI
Il comma 1 dell'art. 3 della legge n.
53/2000, modificativo dell'art. 1 della legge 1204/71, stabilisce che il
diritto del genitore di astenersi dal lavoro ed il relativo trattamento
economico sono riconosciuti anche se l'altro genitore non ne ha diritto.
Sul piano applicativo, tale disposizione è da
intendersi riferita ai padri lavoratori dipendenti, considerato che alle madri
lavoratrici dipendenti - escluse le lavoratrici a domicilio e quelle addette ai
servizi domestici e familiari (esclusione confermata anche dalla presente legge,
al comma 5 dell'art. 3) - è già riconosciuto, in base alla normativa
precedente, un proprio diritto all'astensione facoltativa, indipendentemente
dall'esistenza o meno di un diritto del padre. In sostanza, anche i padri
lavoratori dipendenti - esclusi quelli a domicilio e quelli addetti ai servizi
domestici - hanno ora un proprio diritto alla astensione facoltativa,
indipendentemente dall'esistenza o meno di un diritto della madre, la quale,
pertanto, può essere anche non lavoratrice.
La ristrutturazione integrale dell'istituto relativo
alla astensione facoltativa ha comportato l'abrogazione (v. art. 17 della legge)
dell'art. 7 della legge 903/77 riguardante, appunto, il diritto del padre
lavoratore (anche se adottivo o affidatario).
Di conseguenza, le disposizioni di cui alla circolare
n. 182 del 4.8.97 che si riferiscono alla derivazione del diritto del padre alla
astensione facoltativa da quello della madre sono da intendere superate.
1.2 GENITORI ADOTTIVI O AFFIDATARI
Il comma 5 dell'art. 3 stabilisce che le disposizioni
dello stesso art. 3 si applicano anche nei confronti dei genitori adottivi o
Ne deriva che i genitori adottivi o affidatari hanno
diritto ad usufruire della astensione facoltativa nei primi 8 anni di vita del
bambino alle medesime condizioni e con le stesse modalità previste per i
genitori naturali (per bambini tra i 6 e i 12 anni v. punto 1.3).
Pertanto è da considerare tacitamente abrogato il 2
comma dell'art. 6 della legge 903/77 nella parte in cui prevedeva che la
lavoratrice potesse avvalersi del diritto alla astensione facoltativa entro un
anno dall'effettivo ingresso nella famiglia del bambino di età non superiore ai
Resta fermo, invece, quanto previsto al 1 comma
del suddetto art. 6 relativamente al diritto della madre adottiva o affidataria
alla astensione obbligatoria per i 3 mesi successivi all'ingresso nella famiglia
del bambino che, al momento dell'adozione o dell'affidamento (per le adozioni o
affidamenti internazionali, si precisa fin dora che valgono regole più
favorevoli, su cui si fa riserva di indicazioni) non abbia superato i 6 anni di
età; resta altresì fermo l'analogo diritto del padre adottivo o affidatario alla astensione obbligatoria nel caso in cui la madre abbia rinunciato a
fruirne (v. sent. Corte Costituzionale n. 341/91) o sia deceduta, oppure il
bambino sia affidato in via esclusiva al padre.
Lo stesso comma 5 stabilisce inoltre che, qualora all'atto
dell'adozione o dell'affidamento il minore abbia una età compresa tra i
6 e i 12 anni, il diritto ad astenersi dal lavoro ai sensi dei commi 1 e 2
dellart. 3 può essere esercitato nei primi tre anni dall'ingresso del minore
nel nucleo familiare.
Ne consegue, come caso limite, che se allatto delladozione
o dellaffidamento il bambino ha 12 anni e la data del provvedimento di
adozione o affidamento coincide con quella del suo ingresso in famiglia, il
diritto alla astensione facoltativa può essere esercitato o dalla madre o dal
padre o da entrambi fino alletà di 15 anni, data corrispondente allultimo
giorno di astensione facoltativa comunque riconoscibile.
Con l'occasione si chiarisce sul piano generale che,
nel caso in cui l'astensione (sia quella obbligatoria che quella facoltativa)
sia stata usufruita per intero in seguito ad un provvedimento di affidamento
preadottivo, non potrà essere riconosciuta una nuova indennità per astensione
(rispettivamente obbligatoria e facoltativa) in conseguenza del provvedimento di
adozione che faccia seguito a quello di affidamento.
1.3 DURATA
Il comma 2 del citato art. 3, nel sostituire l'art. 7
della legge 1204/71, introduce nuovi limiti riguardanti sia l'età del bambino
che la durata dei periodi di astensione facoltativa fruibile dal padre
lavoratore e fissa limiti temporali complessivi per la fruizione dell'astensione
da parte di entrambi i genitori.
La madre e il padre, infatti, hanno diritto ad
astenersi dal lavoro nei primi 8 anni di vita del bambino per un periodo
complessivo continuativo o frazionato, di 10 mesi, elevabili ad 11, come meglio
precisato in appresso, periodo non sempre integralmente indennizzabile
(v. punto 1.4).
In particolare, la madre lavoratrice, trascorso
il periodo previsto per l'astensione obbligatoria dopo il parto, può fruire
entro l8° anno di età del bambino (e, cioè, fino al giorno, compreso, dell8°
compleanno) di un periodo di astensione facoltativa, continuativo o frazionato,
non superiore a 6 mesi ed il padre lavoratore di una astensione
facoltativa, continuativa o frazionata non superiore a 6 mesi, elevabili
a 7, sempre entro l8° anno di età del bambino.
La madre e il padre possono utilizzare lastensione
facoltativa anche contemporaneamente e il padre la può utilizzare anche durante
i tre mesi di astensione obbligatoria post-partum della madre e durante i
periodi nei quali la madre beneficia dei riposi orari ex art. 10 della legge
1204/71.
Il periodo complessivo di astensione tra i
genitori non può eccedere, come detto, i 10 mesi, salvo quanto
precisato nel successivo capoverso.
Se il padre si è astenuto per un periodo non inferiore
a 3 mesi, anche frazionati, e intenda fruire di ulteriori periodi, fino a 7
mesi, i mesi complessivi tra i genitori possono arrivare a 11.
I periodi possono essere ripartiti tra madre e padre
secondo le proprie necessità fermo restando:
a) la madre non può comunque superare i 6 mesi di
astensione;
b) lelevazione a 7 mesi del padre è possibile solo
se la madre non supera i 4 mesi;
Il genitore solo ha diritto ad un periodo
continuativo o frazionato fino a 10 mesi, entro l8° anno di età del
bambino. In proposito si precisa che la situazione di "genitore solo"
può verificarsi in caso di morte di un genitore, o di abbandono del figlio da
parte di uno dei genitori, ovvero di affidamento del figlio ad uno solo dei
genitori, risultante da un provvedimento formale. Per la elevazione del periodo
fino a 10 mesi, va presa in considerazione anche la situazione di "genitore
solo" che si sia verificata successivamente alla fruizione del proprio
periodo massimo (6 mesi per la madre e 7 per il padre), ma nel calcolo dei 10
mesi vanno computati tutti i periodi in precedenza fruiti da entrambi i
Per quanto riguarda i genitori adottivi o affidatari,
di bambini:
1. fino ad 8 anni di età il diritto, per il
suddetto massimo previsto, può essere esercitato in qualsiasi momento rispetto
alla data dellingresso in famiglia. Tra i sei e gli otto anni di età del
bambino i genitori suddetti hanno infatti la possibilità di richiedere lastensione
sia entro tre anni dallingresso in famiglia, sia in qualsiasi momento dallingresso
stesso, essendo applicabile anche la disposizione valida per i genitori naturali
fino a 8 anni.
2. tra i sei e i dodici anni di età allatto
delladozione o dellaffidamento (e cioè alla data del relativo
provvedimento), come detto, il diritto può essere esercitato -e, cioè, lastensione
fruita- solo entro tre anni dallingresso in famiglia e la durata
massima dellastensione è di 6 mesi (7 mesi per il padre) se questa è
individuale, oppure di 10 (o 11) mesi se è cumulata tra i due genitori, sempre
che la fruizione dei periodi di astensione non vada oltre i 15 anni di età. Ad
es., supponendo che il bambino allatto delladozione o affidamento abbia 11
anni e sei mesi, ma sia entrato in famiglia dopo un mese dalladozione, il
diritto allastensione facoltativa può essere esercitato fino al compimento
di 14 anni e 7 mesi: perciò se lastensione è richiesta al limite massimo
previsto, di tre anni dallingresso, quando cioè il bambino ha 14 anni e 7
mesi, la stessa può essere goduta fino al giorno del 15° compleanno (v.
punto1.2, penultimo cpv.) e quindi per una durata massima, anche cumulata, di 5
In caso di fruizione frazionata dell'astensione, i
periodi si calcolano secondo i criteri di cui alla circolare n. 134382/17 del
26.1.1982, par. 14.2. La frazionabilità va comunque intesa nel senso che tra un periodo (anche di un solo giorno per volta)
e l'altro di
astensione facoltativa deve essere effettuata una ripresa effettiva del
1.4 TRATTAMENTO ECONOMICO
Il comma 4 (dello stesso art. 3), che sostituisce
l'art. 15 della legge 1204/71, introduce i seguenti nuovi criteri in tema di
trattamento economico previdenziale dovuto ai lavoratori e alle lavoratrici per
i periodi di astensione facoltativa (1)
E riconoscibile una indennità giornaliera pari
al 30% della retribuzione:
A. senza condizioni di reddito, per un periodo
di astensione facoltativa massimo complessivo tra i genitori di sei mesi
1. per i genitori naturali, fino al
3 anno di vita del bambino (e cioè fino al giorno, compreso, del 3compleanno);
2. per i genitori adottivi o affidatari di
bambini fino al 6° anno di età (e cioè fino al giorno, compreso,
del 6° compleanno)
3. per i genitori adottivi o affidatari di
bambini adottati tra i 6 e i 12 anni, entro i tre anni successivi allingresso
B. subordinatamente a determinate condizioni di
reddito, per un periodo di astensione facoltativa massimo fino a 10 (o 11) mesi
Lindennità pari al 30% può essere erogata
anche al di fuori dei casi di cui alla lett. A., sempre che il reddito
individuale del genitore interessato sia inferiore a 2,5 volte l'importo del
trattamento minimo di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria
(v. in appresso), fermi restando i massimi fruibili individualmente e
complessivamente (v. par 1.3) e con i seguenti limiti temporali:
compimento dell'8 anno di età del bambino, dopo che i genitori
stessi abbiano già fruito di sei mesi complessivi di astensione entro il 3°
anno di età del bambino, oppure, dopo il compimento del 3° anno, per i periodi
eventualmente ancora non fruiti;
2. per i genitori adottivi o affidatari quando
lastensione, fermi restando i requisiti di diritto, viene richiesta o
prosegua dopo la fruizione dei primi sei mesi, tra i due genitori, oppure, per i
periodi fino ai primi sei mesi, eventualmente non fruiti ma teoricamente
spettanti, dopo il 3° anno dallingresso in famiglia (ad es. nel caso n. 1
del par. 1.3).
Quanto ai limiti di reddito ricordati, limporto
minimo di pensione per il 2000 è pari a £ 9.371.700, che moltiplicato per 2,5
è uguale a £ 23.429.250 ( v. circ. n. 28 del 9.2.2000).
L'importo del trattamento minimo pensionistico
moltiplicato per 2,5, pertanto, va raffrontato con il reddito individuale
dell'anno in cui lastensione ha inizio e vale fino a quando la stessa non sia
Il reddito individuale è determinato secondo i criteri
previsti in materia di limiti reddituali per l'integrazione al minimo.
Pertanto, il reddito individuale da prendere in
considerazione è quello assoggettabile all'IRPEF, esclusa la prestazione di cui
trattasi (2), percepito dal genitore richiedente nell'anno suddetto (quello,
cioè, in cui inizia la prestazione o la frazione di essa), con esclusione:
1) del reddito della casa d'abitazione
2) dei trattamenti di fine rapporto comunque denominati
3) dei redditi derivanti da competenze arretrate
sottoposte a tassazione separata (3).
Lindennità è erogabile per intero al semplice
verificarsi della condizione di mancato superamento del limite anzidetto di 2,5
limporto minimo pensionistico.
Come per lintegrazione al minimo va dichiarato il
reddito individuale presunto per lanno di riferimento (anno in corso),
con necessità di dichiarazione definitiva -ai fini degli eventuali conguagli,
attivi o passivi- alla scadenza dei termini previsti per la denuncia dei
redditi: le Agenzie INPS chiederanno pertanto a tempo debito apposita
Per la individuazione della retribuzione da prendere a
riferimento ai fini del calcolo dell'indennità di cui al presente punto 1.4, si
deve tener conto che lart. 17, comma 4, della legge 53/2000,
ha disposto labrogazione delle norme incompatibili con quelle della medesima
Pertanto larticolo 16, comma 1, della legge n.
1204/71 è da considerare abrogato per la parte riferita al periodo retributivo
da prendere a riferimento per il calcolo dellindennità, con la conseguenza
che ai sensi del nuovo articolo 15 , 5° comma, della stessa legge
(applicabilità dei criteri previsti per lerogazione delle prestazioni di
malattia, esclusi i ratei di mensilità aggiuntive) la retribuzione da prendere
a riferimento è quella del periodo mensile o quadrisettimanale scaduto ed
immediatamente precedente ciascun periodo di astensione richiesto, anche
frazionatamente.
1.5 DOCUMENTAZIONE
In attesa della revisione della modulistica per la
indennità di astensione facoltativa, i genitori che intendano chiedere
l'astensione facoltativa anche per i figli nati prima del 28.3.2000 (data di
entrata in vigore della legge n. 53)
dovranno presentare all'INPS e al datore di lavoro domanda di astensione
facoltativa ai sensi della legge 8 marzo 2000, n. 53,
allegando la seguente documentazione.
Domanda della madre:
a) certificato di nascita da cui risulti la
paternità e la maternità o certificazione da cui risultino gli stessi elementi
ovvero dichiarazione sostitutiva, sempre che la documentazione non sia già
stata presentata;
b) dichiarazione non autenticata di responsabilità
del padre relativa agli eventuali periodi di astensione facoltativa
dallo stesso fruiti per il figlio di cui trattasi (con indicazione del datore di
lavoro per i lavoratori dipendenti), ovvero dichiarazione relativa alla sua
qualità di non avente diritto allastensione (libero professionista,
autonomo, a domicilio o addetto ai servizi domestici);
c) analoga dichiarazione della madre dei periodi di
astensione facoltativa dalla stessa eventualmente già fruiti;
d) impegno di entrambi i genitori a comunicare
eventuali variazioni successive.
Domanda del padre:
della madre relativa agli eventuali periodi di astensione facoltativa dalla
stessa fruiti per il figlio di cui trattasi, con indicazione del datore di
lavoro se lavoratrice dipendente ovvero dichiarazione relativa alla sua qualità
di non avente diritto allastensione (libera professionista, lavoratrice a
domicilio o addetta ai servizi domestici, ecc.);
c) analoga dichiarazione del padre dei periodi di
astensione dallo stesso eventualmente già fruiti;
1.6 CONTRIBUZIONE FIGURATIVA, VOLONTARIA O
RISCATTI.
Per i periodi di astensione facoltativa è prevista, a
seconda dei casi, la contribuzione figurativa, la facoltà di riscatto e il
versamento dei contributi volontari.
Sulla materia saranno impartite istruzioni a parte.
2) RIPOSI ORARI (c.d. per allattamento).
2.1 DIRITTO DEL PADRE
L'art. 13 della legge n. 53/2000
prevede, quale articolo aggiuntivo (art. 6 ter) all'art. 6 della legge n.
903/77, la possibilità per il padre lavoratore dipendente di fruire dei riposi
di cui all'art. 10 della legge 1204/71 (4) e del relativo trattamento economico:
b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che
non se ne avvalga;
c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice
Per i casi previsti dalle lettere a) e b) il diritto
del padre lavoratore era già riconosciuto dalle precedenti disposizioni, da
ultimo riepilogate con circolare n. 182 del 4.8.1997, par. 10.3, lett. a). Lipotesi
della lettera b) è comprensiva anche del caso di lavoratrice dipendente che non
si può avvalere dellastensione facoltativa in quanto appartenente a
categoria non avente diritto ai riposi in questione (lavoratrice domestica e a
domicilio); non comprende, invece, il caso di madre che non se avvalga perché
sta fruendo di astensione obbligatoria o facoltativa.
L'ipotesi introdotta dalla lett. c), invece, è
innovativa, in quanto al padre lavoratore dipendente è riconosciuto il diritto
ai riposi anche quando la madre, lavoratrice, non abbia la qualifica di
"dipendente", vale a dire sia una lavoratrice autonoma, libera
professionista, ecc..
E' da ritenere escluso un diritto del padre ai riposi
orari quando la madre non svolge attività lavorativa (fatta salva l'ipotesi di
grave infermità di cui alla nota 5).
In merito al numero di ore di riposo spettanti al
padre, si precisa che lo stesso ne può fruire in base al proprio orario
giornaliero di lavoro. Sono superate anche per tale aspetto le disposizioni di
cui alla citata circolare n. 182/97, par. 10.3, lett. a).
2.2 PARTO PLURIMO
Secondo il comma 3 (dell'art. 3), modificativo
dell'art. 10 della legge 1204/71, i periodi di risposo spettanti durante il
primo anno di vita del bambino sono raddoppiati in caso di parto plurimo e le
ore aggiuntive possono essere fruite anche dal padre.
Le ore aggiuntive (2 ore, ridotte a 1 se lorario
di lavoro giornaliero è inferiore a 6 ore) possono essere riconosciute al padre
anche durante i periodi di astensione obbligatoria e facoltativa della madre.
Al di fuori della ipotesi di cui al capoverso
precedente e tenendo conto di quanto previsto al punto 2.1, lett. b) -nel
presupposto, cioè, che uno dei due genitori non si avvalga dei riposi doppi-
ciascun genitore ha diritto a fruire di un numero di ore di riposo raddoppiate
rispetto a quelle previste per un solo figlio , vale a dire di 4 ore o di 2 a
seconda che l'orario giornaliero di lavoro sia pari o superiore a 6 ore, ovvero
sia inferiore a 6 ore.
Le ore fruibili sono identificate secondo lorario di
lavoro del genitore che si avvale dei riposi.
Esempio di ripartizione delle ore tra i genitori in
caso di parto plurimo:
(orario lavoro di almeno
6 ore giornaliere)
astensione obbligatoria o facoltativa
(orario lavoro inferiore a
2.3 GENITORI ADOTTIVI O AFFIDATARI
I genitori adottivi o affidatari hanno diritto ai
riposi orari fino al compimento di 1 anno di età del bambino (v. circolari n.
228 del 14.11.88 e n. 182 del 4.8.97).
Poiché, come sopra detto, le disposizioni dell'art. 3
della legge 53/2000, comprensive quindi
di quelle relative ai riposi orari in caso di parto plurimo, si applicano anche
ai genitori adottivi o affidatari, ne consegue che in caso di adozione o
affidamento di bambini, anche non fratelli, entrati in famiglia anche in date
diverse, che abbiano, ciascuno, meno di 1 anno di età, i genitori adottivi o
affidatari hanno diritto al raddoppio delle ore di riposo, analogamente ai
genitori naturali.
Per la domanda di riposi orari ai sensi della legge 53/2000
dovranno osservarsi le seguenti disposizioni valevoli fino alla ristrutturazione
della relativa modulistica.
Deve essere presentata al datore di lavoro, secondo
le disposizioni precedentemente impartite.
I datori di lavoro (sia quelli tenuti che quelli non
tenuti alla denuncia contributiva mensile) continueranno ad attenersi alle
disposizioni di cui alla circ. n. 134371 del 2.4.1981.
Domanda del padre
Deve essere presentata allINPS e al datore di
lavoro in tutti i casi di cui al punto 2.1, lett. a), b) e c), nonché in caso
di richiesta di ore aggiuntive per parto plurimo, di cui al punto 2.2.
Nel caso a) (figli affidati al solo padre) la domanda
deve essere corredata dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e
la maternità o certificazione da cui risultino gli stessi elementi ovvero
dichiarazione sostitutiva, sempre che la documentazione non già stata
presentata e dalla certificazione (o dichiarazione sostitutiva) di morte della
madre, ovvero dalla certificazione sanitaria attestante la grave infermità
della madre, ovvero da un provvedimento formale da cui risulti l'affidamento
esclusivo del bambino al padre.
Nel caso b) (in alternativa alla madre
lavoratrice dipendente) e nel caso di parto plurimo la domanda deve essere
corredata oltre che dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la
maternità o certificazione da cui risultino gli stessi elementi ovvero
presentata, da una dichiarazione della madre relativa alla non fruizione delle
di ore di riposo, confermata dal relativo datore di lavoro.
Nel caso c) (madre lavoratrice non dipendente) e
nel caso di parto plurimo la domanda deve essere corredata oltre che dal
certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o
certificazione da cui risultino gli stessi elementi ovvero dichiarazione
sostitutiva, sempre che la documentazione non già stata presentata, da una
dichiarazione della madre relativa alla sua attività di lavoro non dipendente.
In tutti i casi entrambi i genitori devono impegnarsi a comunicare eventuali
variazioni successive.
2.5 CONTRIBUZIONE
Ai periodi di riposo si applicano le disposizioni in
materia di contribuzione figurativa, riscatto, versamento di contributi
volontari. Sull'argomento saranno impartite istruzioni a parte.
Il comma 1 dell'art. 3
più volte citato prevede anche il diritto, in favore delle lavoratrici autonome
artigiane, commercianti e CD-CM, di cui alla legge n. 546/87 (la quale, si
rammenta, non riguarda i padri lavoratori autonomi) di astenersi
facoltativamente dal lavoro - per i bambini nati dal 1.1.2000 - per un
periodo massimo di tre mesi, anche frazionabili, entro il 1 anno di vita
Il trattamento economico per astensione facoltativa è
pari al 30% della retribuzione convenzionale utilizzata, a seconda della
categoria di appartenenza, per il periodo di indennità di maternità previsto
dalla legge n. 546/87 citata, e va corrisposto seguendo gli stessi criteri
vigenti per il calcolo della suddetta indennità: per le CD-CM la retribuzione
da prendere a riferimento è quella dell'anno precedente al parto, per le
artigiane e per le esercenti attività commerciali è quella dellanno di
inizio della prestazione.
Considerato che la nuova norma è stata aggiunta
all'art. 1 della legge 1204/71, dopo il 3 comma, e visti i riferimenti
nella stessa contenuti, appare chiaro che il diritto è riconoscibile solo in
caso di effettiva astensione dall'attività lavorativa autonoma, astensione da
comprovarsi mediante dichiarazione di responsabilità dell'interessata, la cui
veridicità potrà essere accertata con gli abituali sistemi di verifica.
Ai fini dell'esercizio del diritto alla astensione
facoltativa, la lavoratrice dovrà presentare domanda all'INPS prima
dell'inizio del periodo di astensione. Pertanto potranno essere indennizzati
solo periodi successivi alla data di presentazione della domanda.
Poiché le disposizioni relative alla astensione
facoltativa sono ora applicabili anche alle madri adottive o affidatarie (v.
art. 3, comma 5 della legge 53/2000) e
poiché in precedenza per la lavoratrice autonoma, madre adottiva o affidataria,
non era previsto un diritto alla astensione facoltativa, le nuove disposizioni
riguardanti la astensione facoltativa sono da intendere applicabili nei
confronti delle lavoratrici autonome, adottive o affidatarie di minori che al
momento delladozione o affidamento abbiano fino a 12 anni di età, nel senso
che alle stesse il diritto a tre mesi di astensione facoltativa è riconosciuto
sempre che lo esercitino nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo
4) FLESSIBILITA' DELL'ASTENSIONE OBBLIGATORIA
L'art. 12 introduce un
articolo aggiuntivo (art.4 bis) alla legge n. 1204/1971, che prevede la facoltà
per le lavoratrici di astenersi obbligatoriamente dal lavoro anche soltanto dal
mese precedente la data presunta del parto, spostando il periodo non fruito
prima del parto al periodo successivo al parto, che, pertanto, potrà essere
prolungato fino a quattro mesi.
L'esercizio di tale facoltà, peraltro, è subordinato
alla attestazione sanitaria del ginecologo del SSN o con esso convenzionato
nonché a quella del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della
salute nei luoghi di lavoro, ove la legislazione vigente preveda un obbligo di
5) PARTI PREMATURI
L'art. 11 della legge 53/2000,
modificativo dell'art. 4 della legge 1204/71, stabilisce:
"Qualora il parto avvenga in data
anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti di astensione
obbligatoria prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione
obbligatoria dopo il parto.
La lavoratrice è tenuta a presentare entro
trenta giorni, il certificato attestante la data del parto".
Per quanto riguarda le disposizioni applicative si
fa rinvio alle istruzioni impartite con circolari n. 231 del 28.12.99 e n. 45
del 21.2.2000, tenendo presente che la nuova legge stabilisce un limite di 30
giorni per la certificazione (o dichiarazione sostitutiva) relativa alla data
del parto, da presentare per poter fruire del prolungamento dellastensione
6) ASTENSIONE DAL LAVORO DEL PADRE LAVORATORE
(con indennità all'80%)
L'articolo 13 della legge prevede, quale articolo
aggiuntivo (6 bis) all'articolo 6 della legge n. 903/1977, il diritto di
astenersi dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio (e cioè
fino al giorno del compimento del terzo mese di età del bambino) in caso di
morte o di grave infermità della madre o di abbandono del figlio da parte della
stessa ovvero di affidamento esclusivo al padre (6).
Le condizioni di morte o di grave infermità della
madre o di affidamento esclusivo al padre erano già riconosciute ai fini della
erogazione al padre della indennità di maternità nella misura dell'80% della
retribuzione. Si confermano pertanto le istruzioni della citata circolare
182/1997, con la precisazione che l'interessato deve presentare al datore di
lavoro (e all'INPS) la certificazione relativa alle condizioni suddette (comma 2
dell'articolo in questione).
Nell'ipotesi di abbandono da parte della madre la legge
prevede che il padre che intenda avvalersi del diritto alla indennità per i tre
mesi successivi alla nascita del figlio, deve renderne dichiarazione ai sensi
della legge n.15/1968, art. 4. Se labbandono è avvenuto durante i tre mesi
successivi al parto, alla madre non spetta più, dal momento dellabbandono,
alcuna indennità, che perciò potrà essere corrisposta al padre per il
restante periodo di astensione obbligatoria.
7) ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE n. 53/2000
sono applicabili, salvo quelle concernenti la astensione facoltativa alle
lavoratrici autonome , anche alle astensioni facoltative e ai riposi orari in
corso di fruizione alla data di entrata in vigore della legge (28.3.2000).
E' ovvio che, qualora la madre abbia già fruito
dell'astensione facoltativa di 6 mesi ai sensi della precedente normativa, il
diritto al prolungamento della stessa, fino agli otto anni di età del bambino,
può essere esercitato solo dal padre (fino al massimo di ulteriori 5 mesi)
fermi restando i criteri di cui al punto 1.4 per l'eventuale indennizzabilità
dei suddetti ulteriori mesi.
(1) L'art. 15, nella nuova versione, conferma il trattamento economico
previdenziale per astensione obbligatoria nella misura dell'80% della
(2) Per reddito assoggettabile all'IRPEF deve intendersi il reddito al lordo di
qualsiasi detrazione comunque specificata (oneri deducibili, detrazioni imposta)
introdotta solo per alleviare la pressione di imposta ai singoli soggetti, e al
netto dei soli contributi previdenziali e assistenziali.
Nel computo dei redditi vanno compresi anche quelli conseguiti all'estero o
derivanti da lavoro presso organismi internazionali che, se prodotti in Italia,
sarebbero assoggettati all'IRPEF.
(3) Devono essere esclusi, oltre ai redditi suddetti:
- i redditi già tassati per intero alla fonte (interessi, premi o altri frutti
corrisposti al possessore di obbligazioni)
- i redditi esenti (pensioni di guerra, pensioni privilegiate ordinarie
tabellari spettanti ai militari di leva, rendite INAIL, indennità di
accompagnamento, pensioni e indennità percepite da ciechi, invalidi civili e
sordomuti, pensioni erogate da organismi esteri aventi natura risarcitoria).
(4) Trattasi, com'è noto, di ore giornaliere da fruire entro il primo anno di
età del bambino, nella misura di due se l'orario giornaliero di lavoro è
superiore a 5 ore e 59 minuti, di una se l'orario stesso è inferiore a 6 ore.
(5) Alla situazione di affidamento al solo padre è equiparata quella di decesso
o grave infermità della madre, indipendentemente dalla sua condizione di
lavoratrice o meno (v. sent. n. 1/87 e ordinanza n. 144/87 della Corte
(6) E' ininfluente la data di parto, di decesso, di insorgenza dell'infermità,
di abbandono, ecc. della madre.
ARTICOLI DELLA LEGGE 30 DICEMBRE 1971, N. 1204,
COME RISULTANO MODIFICATI DAGLI ARTT. 3 E 12 DELLA LEGGE 8 MARZO 2000, N. 53.
Le disposizioni del presente titolo si applicano alle
lavoratrici, comprese le apprendiste, che prestano la loro opera alle dipendenze
di privati datori di lavoro, nonché alle dipendenti dalle amministrazioni dello
Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni,
dagli altri enti pubblici e dalle società cooperative, anche se socie di queste
Alle lavoratrici a domicilio si applicano le norme del
presente titolo di cui agli articoli 2, 4, 6, e 9.
Alle lavoratrici addette ai servizi domestici e
familiari si applicano le norme del presente titolo di cui agli articoli 4, 5,
6, 8 e 9.
Il diritto di astenersi dal lavoro di cui
all'art. 7, ed il relativo trattamento economico, sono riconosciuti anche se
l'altro genitore non ne ha diritto. Le disposizioni di cui al comma 1
dell'articolo 7 e al comma 2 dell'articolo 15 sono estese alle lavoratrici di
cui alla legge 29 dicembre 1987, n. 546, madri di bambini nati a decorrere dal
1° gennaio 2000. Alle predette lavoratrici i diritti previsti dal comma 1
dell'articolo 7 e dal comma 2 dell'articolo 15 spettano limitatamente ad un
periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino.
Sono fatte salve, in ogni caso, le condizioni di
maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti, e da ogni altra
1. Ferma restando la durata complessiva
dell'astensione dal lavoro, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal
lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro
mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio
sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini
della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale
opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
2. Il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con i Ministri della sanità e per la solidarietà sociale,
sentite le parti sociali, definisce, con proprio decreto da emanare entro sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'elenco dei lavori
ai quali non si applicano le disposizioni dell'articolo 4-bis della legge 30
dicembre 1971, n. 1204, introdotto dal comma 1 del presente articolo.
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della
sanità e per la solidarietà sociale, provvede, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, ad aggiornare l'elenco dei lavori
pericolosi, faticosi ed insalubri di cui all'articolo 5 del decreto del
Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026.
1. Nei primi otto anni di vita del bambino
ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità
stabilite dal presente articolo. Le astensioni dal lavoro dei genitori non
possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il
disposto del comma 2 del presente articolo. Nell'ambito del predetto limite, il
diritto di astenersi dal lavoro compete:
a) alla madre lavoratrice, trascorso il periodo
di astensione obbligatoria di cui all'articolo 4, primo comma, lettera c), della
presente legge, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei
b) al padre lavoratore, per un periodo
continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
c) qualora vi sia un solo genitore, per un
periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.
2. Qualora il padre lavoratore eserciti il
diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non inferiore a tre mesi, il
limite di cui alla lettera b) del comma 1 è elevato a sette mesi e il limite
complessivo delle astensione dal lavoro dei genitori di cui al medesimo comma è
conseguentemente elevato a undici mesi.
3. Ai fini dell'esercizio del diritto di cui al
comma 1, il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a
preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai
contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a
4. Entrambi i genitori, alternativamente, hanno
diritto, altresì, di astenersi dal lavoro durante le malattie del bambino di
età inferiore a otto anni ovvero di età compresa fra tre e otto anni, in
quest'ultimo caso nel limite di cinque giorni lavorativi all'anno per ciascun
genitore, dietro presentazione di certificato rilasciato da un medico
specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato. La
malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe il decorso
del periodo di ferie in godimento da parte del genitore.
5. I periodi
di astensione dal lavoro di cui ai commi 1 e 4 sono computati nell'anzianità di
servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità
o alla gratifica natalizia. Ai fini della fruizione del congedo di cui al comma
4, la lavoratrice ed il lavoratore sono tenuti a presentare una dichiarazione
rilasciata ai sensi dell'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15,
attestante che l'altro genitore non sia in astensione dal lavoro negli stessi
giorni per il medesimo motivo.
Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici
madri durante il primo anno di vita del bambino due periodi di riposo, anche
cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l'orario
giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.
I periodi di riposo di cui al precedente comma hanno la
durata di un'ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della
durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna
ad uscire dall'azienda.
I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno, e in tal
caso non comportano il diritto ad uscire dall'azienda, quando la lavoratrice
voglia usufruire della camera di allattamento o dell'asilo nido, istituiti dal
datore di lavoro nelle dipendenze dei locali di lavoro.
I riposi di cui ai precedenti commi sono indipendenti
da quelli previsti dagli articoli 18 e 19 della legge 26 aprile 1934, n. 653,
sulla tutela del lavoro delle donne.
Ai periodi di riposo di cui al presente articolo
si applicano le disposizioni in materia di contribuzione figurativa, nonché di
riscatto ovvero di versamento dei relativi contributi previsti dal comma 2,
lettera b), dell'articolo 15.
parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive rispetto
a quelle previste dal primo comma del presente articolo possono essere
utilizzate anche dal padre.
1. Le lavoratrici hanno diritto ad un'indennità
giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione per tutto il periodo di
astensione obbligatoria dal lavoro stabilita dagli articoli 4 e 5 della presente
legge. Tale indennità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per
2. Per i periodi di astensione facoltativa di
cui all'articolo 7, comma 1, ai lavoratori e alle lavoratrici è dovuta:
a) fino al terzo anno di vita del bambino,
un'indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo
complessivo tra i genitori di sei mesi; il relativo periodo, entro il limite
predetto, è coperto da contribuzione figurativa;
b) fuori dei casi di cui alla lettera a), fino
al compimento dell'ottavo anno di vita del bambino, e comunque per il restante
periodo di astensione facoltativa, un'indennità pari al 30 per cento della
retribuzione, nell'ipotesi in cui il reddito individuale dell'interessato sia
inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento minimo di pensione a carico
dell'assicurazione generale obbligatoria; il periodo medesimo è coperto da
contribuzione figurativa, attribuendo come valore retributivo per tale periodo
il 200 per cento del valore massimo dell'assegno sociale, proporzionato ai
periodi di riferimento, salva la facoltà di integrazione da parte
dell'interessato, con riscatto ai sensi dell'articolo 13 della legge 12 agosto
1962, n. 1338, ovvero con versamento dei relativi contributi secondo i criteri e
le modalità della prosecuzione volontaria.
3. Per i periodi di astensione per malattia del
bambino di cui all'articolo 7, comma 4, è dovuta:
a) fino al compimento del terzo anno di vita del
bambino, la contribuzione figurativa;
b) successivamente al terzo anno di vita del
bambino e fino al compimento dell'ottavo anno, la copertura contributiva
calcolata, con le modalità previste dal comma 2, lettera b).
4. Il reddito individuale di cui al comma 2,
lettera b), è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti
reddituali per l'integrazione al minimo.
5. Le indennità di cui al presente articolo
sono corrisposte con gli stessi criteri previsti per l'erogazione delle
prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie dall'ente
assicuratore della malattia presso il quale la lavoratrice o il lavoratore è
assicurato e non sono subordinate a particolari requisiti contributivi o di
anzianità assicurativa.
- Manduria, 9 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.