Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/imprenditore
Timestamp: 2018-10-21 20:01:00+00:00
Document Index: 120573239

Matched Legal Cases: ['art. 2086', 'art. 2087', 'art. 2135', 'art. 2135', 'art. 2195', 'art. 2083', 'art. 1', 'art. 2083', 'art. 1']

Imprenditore – La Legge per tutti
Imprenditore (d. comm.): È colui che esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. L’Imprenditore è assoggettato ad uno speciale regime giuridico che incide direttamente sui rapporti giuridici che a lui fanno capo. In particolare:
— ha la direzione dell’impresa, ne è il capo ed esercita il potere gerarchico sui collaboratori subordinati (art. 2086 c.c.);
— ha l’obbligo di tutelare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti, adottando tutte le misure atte a proteggerne l’integrità fisica e la personalità morale (art. 2087 c.c.);
— è soggetto al fallimento e alle altre procedure concorsuali, in caso di insolvenza (artt. 2221 c.c. e 1 L.F.);
— è sottoposto (a garanzia di coloro che, per ragioni economiche, entrano in rapporto con lui) ad un regime di particolare rigore pubblicistico (responsabilità per i cd. reati fallimentari etc.).
È Imprenditore agricolo chi esercita una attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse (art. 2135 c.c.). Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.
In base al disposto normativo, due classi di attività attribuiscono la qualifica di Imprenditore agricolo, e cioè:
— le attività agricole essenziali, ovvero la coltivazione del fondo, la silvicoltura e l’allevamento del bestiame.
In ragione del progresso tecnologico rientrano nella categoria di impresa agricola anche: le coltivazioni in serra o vivai, purché su fondi propri o locati; la floricoltura; l’attività di coltivazione dei funghi; i procedimenti di estrazione dei prodotti del bosco, se connessi alla coltivazione dello stesso; allevamento sul fondo di animali fornitori di beni tipicamente agricoli (bestiame da carne, latte, lana etc. mentre sono esclusi gli allevamenti di animali da pelliccia, cavalli da corsa); l’avicoltura;
— le attività agricole per connessione, cioè attività intrinsecamente commerciali che, per il fatto di essere esercitate in connessione ad una attività agricola essenziale, sono sottratte al loro status naturale per essere inquadrate nell’ambito dell’impresa agricola ed assoggettate alla relativa disciplina.
Vi sono ricomprese l’acquacoltura e, entro certi limiti, le attività di agriturismo (L. 102/1992 e L. 730/1985).
Il D.Lgs. 99/2004 ha introdotto la figura dell’Imprenditore agricolo professionale. È tale l’Imprenditore agricolo che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedichi alle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c., direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro. Il D.Lgs. 101/2005, infine, ha ulteriormente integrato le definizioni di Imprenditore agricolo professionale e di società agricola.
L’Imprenditore agricolo è escluso dall’obbligo delle scritture contabili e originariamente era escluso anche dall’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese [vedi] ma la L. 580/1993 che ha istituito questo registro prevede che esso sia iscritto nella sezione speciale, conferendo a tale iscrizione la funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.
In caso di insolvenza, l’Imprenditore agricolo non è assoggettabile al fallimento [vedi] né alle altre procedure concorsuali [vedi], ma il D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011 ne prevede l’accessibilità, nell’attesa di una revisione complessiva della disciplina in materia, agli accordi di ristrutturazione dei debiti [vedi Accordo di ristrutturazione dei debiti] e di transazione fiscale [vedi Accordo di transazione fiscale].
Da ultimo, il D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012 ha espressamente chiarito che l’Imprenditore agricolo può accedere alla procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento di cui alla L. 3/2012 [vedi Sovraindebitamento].
Figura che si desume dall’art. 2195 c.c. che elenca le categorie di soggette all’obbligo di iscrizione nel registro dell’imprese [vedi].
Assumono tale status coloro che esercitano:
— un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi;
— un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
— un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
— un’attività bancaria o assicurativa;
— un’attività ausiliaria delle precedenti.
La qualità di Imprenditore commerciale si acquista per il solo fatto di esercitare professionalmente una attività economica di natura non agricola.
Nessun altro adempimento è richiesto in quanto l’iscrizione nel registro delle imprese ha solo efficacia dichiarativa. Tale qualità si perde per cessazione effettiva dell’attività, a prescindere dalla cancellazione dal registro delle imprese.
È colui che, non volendo apparire, esercita la propria attività servendosi, nei suoi rapporti con i terzi, di un altro soggetto (prestanome).
La dottrina non è unanime su quale dei due soggetti debba considerarsi imprenditore. Vi è, infatti, chi considera imprenditore colui nel cui nome l’attività viene esercitata, non già colui nel cui interesse, a prescindere dalla spendita del nome, essa viene svolta.
Pertanto, solo il prestanome sarebbe esposto al fallimento [vedi]; responsabili verso i creditori sarebbero, però, sia il prestanome, sia l’Imprenditore occulto, poiché colui che esercita in concreto il potere di direzione di un’impresa [vedi] deve assumersene necessariamente anche il rischio e rispondere delle relative obbligazioni.
Altra dottrina, invece, perviene ad una completa parificazione del prestanome e del­l’Imprenditore occulto sul piano della responsabilità d’impresa, ritenendo entrambi assoggettabili a fallimento.
La giurisprudenza prevalente, comunque, è incline ad escludere la responsabilità dell’Imprenditore occulto per i debiti dell’impresa, considerando la spendita del proprio nome requisito necessario per l’assunzione della qualità di imprenditore.
Imprenditore piccolo
A norma dell’art. 2083 c.c. sono piccoli Imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.
Il piccolo Imprenditore è (al pari dell’Imprenditore agricolo) esonerato dalla tenuta delle scritture contabili, non può essere sottoposto, in caso di insolvenza, alla procedura fallimentare né alle altre procedure concorsuali, qualora abbia i requisiti dimensionali e di indebitamento «di non fallibilità» previsti dall’art. 1 L.F. (come modificato dal D.Lgs. 169/2007). La L. 580/1993 prevede che il Imprenditore sia iscritto in una sezione del registro delle imprese [vedi].
I criteri indicati dall’art. 2083 c.c. per l’individuazione del piccolo Imprenditore , oggi in parte superati ed integrati dalla L. 317/1991, non sono gli stessi utilizzabili ai fini della applicabilità delle norme sul fallimento.
Alla luce del D.Lgs. 12-9-2007, n. 169 (cd. decreto correttivo alla riforma delle procedure concorsuali) secondo il novellato art. 1 L.F., non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo [vedi] gli Imprenditori commerciali che dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a trecentomila euro;
b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a duecentomila euro;
c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a cinquecentomila euro.