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Timestamp: 2018-07-19 23:12:41+00:00
Document Index: 186179293

Matched Legal Cases: ['art. 700', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 32', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 33', 'art%20', 'art. 1', 'art%20', 'art. 1', 'art. 1', 'art%20', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

La normativa da applicare al caso di specie è la normativa generale indicata e non quella relativa alla sperimentazione della cura Di Bella che si è conclusa negativamente. Queste norme hanno aperto una parentesi che si è chiusa con i Comunicati ministeriali che ne hanno sancito il fallimento.
La sperimentazione del Multitrattamento Di Bella è stata disposta con il decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, recante "Disposizioni urgenti in materia di sperimentazioni cliniche in campo oncologico e altre misure in materia sanitaria", successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94. Detta sperimentazione non è stata “naturale” ma è stata dettata dalle pressioni dell’opinione pubblica e da molte ordinanze ex art. 700 c.p.c. dei Pretori (Pretura di Maglie) e Tribunali (in sede di reclamo) che concedevano i medicinali del multitrattamento Di Bella ponendoli a carico del S.S.N. . L’allora Ministro della Sanità – Rosy Bindi – era fortemente contraria a tale sperimentazione – forse anche per rancori o motivi personali nei confronti del Prof. Di Bella – ma ha dovuto cedere di fronte a questo conflitto istituzionale – Governo (ergo ministro della Sanità) e Magistratura ordinaria ed anche Amministrativa -.
Medio tempore è intervenuto il decreto-legge 16 giugno 1998, n. 186, recante "Disposizioni urgenti per l'erogazione gratuita di medicinali antitumorali in corso di sperimentazione clinica, in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 185 del 26 maggio 1998", che è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1998, n. 257. Con il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto 1998, secondo quanto previsto dall'art. 1 del citato decreto-legge 16 giugno 1998, n. 186, è stato reso pubblico il termine della sperimentazione del "multitrattamento Di Bella" relativa ai protocolli n. 4, 6, 8 e 10; e con il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 276 del 25 novembre 1998 è stato reso pubblico il termine della sperimentazione del "multitrattamento Di Bella" relativa ai protocolli n. 1, 3, 5, 7 e 9 la sperimentazione si è chiusa con esito definitivamente negativo.
Rileva al proposito la Corte Costituzionale nell’ordinanza n° 279 del 08/07/2003 relativamente alla denunciata illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4, del D.L. 16/06/1998 n° 186 convertito dalla legge 30/07/1998 n° 257 che ha disposto l’inizio della sperimentazione dei protocolli Di Bella : “che, peraltro, quest’ultima interpretazione non appare convincente, in quanto non tiene adeguatamente conto dell’intero contesto normativo in cui la disposizione è inserita ; che il divieto previsto dalla norma impugnata deve intendersi riferito alla sola fase della speciale sperimentazione di cui ai suddetti decreti-legge; che, così circoscritta la portata della norma, essa si sottrae ad ogni possibile rilievo di costituzionalità alla luce dell’articolo 32 della Costituzione; che, pertanto, il giudice remittente nell’esercizio dei suoi poteri, era pienamente in grado di utilizzare l’interpretazione maggiormente compatibile con i principi costituzionali, pur nel rispetto della normativa a tutela dell’individuazione dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale a cui si sono riferite anche le sentenze n. 185 del 1998 e 188 del 2000; che questa Corte ha avuto ripetutamente occasione di affermare che il giudice ha il dovere di verificare se la norma sia suscettibile di una interpretazione conforme a Costituzione (si vedano più di recente, fra le molte, le ordinanze n. 19 del 2003, n. 233 del 2002 e n. 116 del 2002).” Questa pronuncia costituisce diritto vivente e chiaramente riconosce:- che la normativa sulla sperimentazione dei protocolli Di Bella ha avuto una efficacia limitata nel tempo e non è più applicabile stante l’esito negativo della stessa;- Che il giudice, nell’esercizio dei poteri costituzionali di cui è detentore, deve accertare il rispetto dei principi costituzionali e dare alle norme un’interpretazione adeguata ed adeguatrice in grado di garantire un’interpretazione ed applicazione conforme a costituzione. Ciò che interessa nel caso in esame è la posizione del singolo ricorrente e deve accertarsi se i medicinali della cosiddetta Cura Di Bella abbiano nei suoi confronti prodotto risultati benefici e, per tanto, possano essere somministrati gratuitamente a cura del S.S.N. . Di fatti, anche dopo l’esito negativo della sperimentazione – capziosa e superficiale – la magistratura ordinaria ed amministrativa, applicando le norme generali dell’ordinamento giuridico e quelle speciali che regolano l’erogazione dei farmaci, ha continuato a riconoscere il diritto per i malati terminali di tumore di aver l’erogazione gratuita dei farmaci del multitrattamento Di Bella disapplicando gli atti amministrativi ritenuti illegittimi (quindi anche le ordinanze e comunicati ministeriali che decretavano il fallimento della sperimentazione sul protocollo Di Bella).Costituisce, per tanto, un reperto storico quella specifica normativa che ha concluso definitivamente la sua efficacia con la decretazione del suo “fallimento” ad opera dei comunicati ministeriali.Nel merito. La disciplina positiva viene individuata nell’art. 1 del D. L.vo 502/92 come modificato dalla legge 229/1999 riportato in nota. L’interpretazione sistematica della norma porta a dire che l’“economicità nell’impiego delle risorse” di cui al comma II è solo uno dei criteri che bisogna tenere in considerazione nell’elaborazione del piano sanitario nazionale, dovendosi tenere necessariamente in considerazione il necessario ed indispensabile “rispetto dei principi della dignità umana, del bisogno di salute, dell’equità nell’accesso all’assistenza, delle qualità delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze” di cui al I comma, nonché i principi e valori costituzionali di cui agli art. 2,3, 13,14,32 della Carta fondamentale. Il diritto alla salute – o diritto di salute - è un diritto soggettivo perfetto, non passibile di alcuna limitazione e l’art. 32 della Costituzione, facendo rientrare il diritto alla Salute tra i diritti fondamentali dell’individuo, impone allo Stato una serie di obbligazioni positive sì da far divenire questo diritto reale e non soltanto programmatico. “ Il diritto di cui si invoca la salvaguardia da asserita lesione, (…), diritto denominato “alla salute”, ma meglio definibile come diritto “di salute”, cioè diritto di star bene, fondatamente per natura costituzionale e dalla tutela contemplata (artt. 2 e 32 della Costituzione) è esso sovrastante all’amministrazione, di guisa che questa non ha alcun potere, neppure per motivi di interesse pubblico particolarmente rilevante, non solo di affievolirlo ma neanche di pregiudicarlo nel fatto, indirettamente. E’ un “ diritto primario” (v. corte Costituzionale, 18/12/1987 n° 559) ed “assoluto” dell’individuo (v. corte Costituzionale 27/07/1979 n 88) nei cui riguardi l’amministrazione si spoglia delle prerogative pubblicistiche,( …), non soltanto non ha potere oblatorio ma può essere passibile di un provvedimento inibitorio da parte del giudice naturale dei diritti ( V. Cass. Sez. Unite 06/10/1975 n 3164)… Verso di esso l’amministrazione non ha facoltà di scelta: deve assoluto ed incondizionato rispetto.” (Tribunale di Camerino, ordinanza del 30/11/1999).Successivamente il Collegio Etneo passa ad esaminare le cause ostative che potrebbero comportare un diniego nella somministrazione dei farmaci richiesti. In primo luogo non è di ostacolo “il comma ottavo del medesimo art. 1, il quale – ancorando l’erogazione gratuita delle “prestazioni innovative” alla sperimentazione autorizzata presso strutture accreditate – fa riferimento a farmaci ancora da sperimentare, il che non può dirsi della c.d. terapia Di Bella, la quale, come è noto, è già stata sottoposta a sperimentazione”. Anche se detta motivazione potrebbe essere censurabile, stante l’esito negativo della sperimentazione, vi sono degli altri elementi in merito non disconoscibili. Infatti i farmaci posti alla base della richiesta di erogazione e componenti il cosiddetto protocollo di Bella sono farmaci commercializzati in Italia, e all’interno della U.E.. Infatti si tratta, soprattutto per la somatostatina, di farmaci ben conosciuti dalla scienza medica e dalla farmacologia e si trovano liberamente in commercio nel territorio dell’U.E. . Addirittura la somatostatina è riconosciuta come farmaco a totale carico dello Stato però per determinate patologie tra le quali non rientrano i Tumori.Non ricorrono, nemmeno, le ulteriori cause di esclusione previste dall’art. 1 comma sette che ostano all’erogazione dei farmaci richiesti. Per detta parte si riporta all’ordinanza di cui sopra. Ultimo punto rilevante pare essere quella in cui si recita: “tenuto altresì conto delle seguenti circostanze, attestate dal dott. …, al quale soltanto compete, quale medico curante, il potere ( e la relativa corresponsabilità) della scelta terapeutica (… Tribunale di Trani, sezione civile ord. 16/07/1999, relativa ad un’ipotesi analoga a quella oggetto del presente giudizio)” fa riappropriare al medico curante di un potere-dovere di essenziale importanza e vitalità nell’esercizio della professione medica tal qual è il diritto in piena scienza, coscienza e libertà di adottare quelle cure ritenute necessarie alla salvaguardia e tutela della salute dell’individuo. Avvocato Andrea Anfuso Alberghina
href="mailto:avv.anfuso@excite.com">avv.anfuso@excite.com
REPUBBLICA ITALIANAIl Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia – Sezione Staccata di Catania – Seconda Sezione – in Camera di Consiglio con l’intervento dei signori:Dr. Vincenzo Zingales, presidente, Dr Salvatore Schillaci, Consigliere, Dr.ssa Rosalia Messina, Consigliere relatore,ha pronunciato la seguente ORDINANZASulla domanda di sospensione dell’esecuzione provvedimento che è stato impugnato - in via giurisdizionale – col ricorso … /2003 proposto da ….. rappresentato e difeso da Anfuso Alberghina Avv. Andrea Vitale Avv. Francesca, con domicilio eletto in Catania, Via G. Leopardi, 141, presso vitale avv. Francesca,CONTROAzienda Unità Sanitaria Locale ….. Difesa dall’avvocato … , PER- Il riconoscimento del diritto all’erogazione gratuita dei farmaci di cui alla prescrizione medica del dott. …. Del 01/04/2003;- La condanna della Azienda Unità Sanitaria Locale ….. al risarcimento dei danni subiti dal ricorrente a causa della mancata erogazione di detti farmaci in misura pari alle spese sostenute per il loro acquisto, per l’acquisto delle strumentazioni (siringa temporizzata) necessarie alla somministrazione; IN SUBORDINEL’annullamento del rigetto della relativa istanza del 04/07/2003; IN ULTERIORE SUBORDINEL’impugnazione del silenzio serbato dalla P.A. sulla predetta istanza; Visto il ricorso introduttivo del giudizio; Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso; Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato; Visto L’atto di Costituzione della A.U.S.L. ….; Udito il relatore consigliere Rosalia Messina; Uditi gli avvocati come da verbale; Vista la documentazione tutta in atti;Visto l’art. 21 U.C., della legge 6 dicembre 1971, 1034; Visto il D.P. n° 1866/2003 (rigetto in relazione solo al difetto dell’estrema gravità ed urgenza); Ritenuta la propria giurisdizione, ex art. 33
href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/administrator/Impostazioni%20locali/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/2XGB65U5/art%20pupillo%20def%20inviatoù.htm#_ftn1"
name=_ftnref1>[1] D. lvo n° 80/1998 e succ. modif. (V. T.A.R. Campania, I 7250/2002);Ritenuto che la disciplina applicabile alla fattispecie oggetto del giudizio va ricavata dall’art. 1 d. l.vo n° 502/1992
href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/administrator/Impostazioni%20locali/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/2XGB65U5/art%20pupillo%20def%20inviatoù.htm#_ftn2"
name=_ftnref2>[2], nella formulazione di cui all’art. 1 all’art. 1 D. L.vo n° 229/1999, afferendo tutte le disposizioni emanate in data anteriore al 1999, le quali per altro riguardano la fase di sperimentazione della cosiddetta terapia DI Bella; Ritenuto che una fondamentale, esplicita indicazione, nel senso testè indicato si ricava dalla recente ordinanza della Corte Costituzionale n° 279/2003
href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/administrator/Impostazioni%20locali/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/2XGB65U5/art%20pupillo%20def%20inviatoù.htm#_ftn3"
name=_ftnref3>[3], con la quale è stata dichiarata la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale in relazione agli articoli 3 e 32 cost., dell’art. ¼ d.l. n. 186/1998 conv. In L. 257/1998; Considerato che la Corte ha affermato, per quel che qui rileva: a) che il divieto previsto dalla norma predetta, della erogazione della cosiddetta Terapia Di Bella a carico del S.S.N. “deve intendersi riferito alla sola fase della speciale sperimentazione” cui è stata sottoposta tale terapia;b) che il divieto temporalmente illimitato di erogazione a carico del S.S.N. della ripetuta terapia non è una soluzione necessitata, poiché frutto di una interpretazione che “non tiene adeguatamente conto dell’intero contesto normativo in cui la disposizione è inserita”;c) Che “il giudice ha il dovere di verificare se la norma sia suscettibile di una interpretazione conforme a costituzione” (la stessa Corte richiama, fra le proprie recenti pronunce in tale senso, le ordinanze n. 19/2003 e n.n. 233 e 116 del 2002);ritenuto, per tanto, che l’art. 1 del D. L.vo 502/1999, …, non osta alla erogazione della somatostatina, come prescritta dal dott. … al richiedente, a carico del S.S.N., in quanto per la tutela della salute e per l’assistenza assicurata nei livelli essenziali ed uniformi dal detto S.S.N. i criteri di cui tenere conto sono molteplici, e quello della “economicità nell’impiego delle risorse” è solo uno di essi, dovendosi tenere altresì in considerazione il “rispetto dei principi della dignità umana, del bisogno di salute, dell’equità nell’accesso all’assistenza, delle qualità delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze” (comma II del citato art. 1 d. lvo 502/1992);Ritenuto che non è applicabile alla fattispecie il comma ottavo del medesimo art. 1, il quale – ancorando l’erogazione gratuita delle “prestazioni innovative” alla sperimentazione autorizzata presso strutture accreditate – fa riferimento a farmaci ancora da sperimentare, il che non può dirsi della c.d. terapia Di Bella, la quale, come è noto, è già stata sottoposta a sperimentazione; ritenuto che non ricorre, nella presente fattispecie, alcuna delle ipotesi di cui al settimo comma dell’art. 1 d.l. n. 502/1992, nelle quali non si possono erogare prestazioni assistenziali a spese del S.S.N., e che in particolare:- non ricorre l’ipotesi di cui alla lettera a) - non rispondenza a necessità assistenziali tutelate in base ai principi ispiratori del S.S.N. di cui al comma 2 – in quanto, ovviamente, la cura dei malati terminali di gravi malattie oncologiche rientra nei trattamenti sanitari conformi ai principi della dignità della persona umana del bisogno di salute ed agli altri principi di cui al comma 2, dovendosi tenere conto, per quanto riguarda il principio di “appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze” della estrema variabilità della risposta individuale alle terapie, sopratutte a quelle anti tumorali;- neppure ricorre, alla luce di quanto appena s’è osservato, l’ipotesi di cui alla lettera b) – Non rispondenza al principio di efficacia e appropriatezza – posto che il criterio guida per l’erogazione gratuita dei servizi sanitari è la necessaria considerazione delle “specifiche condizioni cliniche o di rischio” e che è stata, nella specie, documentata la stabilizzazione della patologia del ricorrente dopo la somministrazione di somatostatina;Considerato che se è vero che non è certo che ciò dipenda in tutto o in parte dalla terapia, è altrettanto vero che, in assenza della certezza contraria, la stabilizzazione deve essere ricondotta a quella ipotesi di “specifica condizione clinica” fronte della quale la relativa spesa deve essere posta a carico del S.S.N. (parte iniziale del 7° comma dell’art. 1 D. L.vo n° 502/1992);- Non ricorre infine l’ipotesi di cui alla lettera C del settimo comma in esame (equivalente efficacia di farmaci meno costosi o di forme di assistenza meno costose) in quanto la storia clinica del paziente odierno ricorrente, come documentato in atti, non evidenzia la sussistenza di tali alternative (per altro la terapia prescritta dal dott. …. È da eseguire dal paziente nel proprio domicilio); Ritenuto in conclusione che alla luce di quanto si è esposto va posta a carico del S.S.N. la spesa derivante dal trattamento denominato “protocollo Di Bella”, tenuto altresì conto delle seguenti circostanze, attestate dal dott. …, al quale soltanto compete, quale medico curante, il potere ( e la relativa corresponsabilità) della scelta terapeutica (… Tribunale di Trani, sezione civile ord. 16/07/1999, relativa ad un’ipotesi analoga a quella oggetto del presente giudizio): - dell’”alto rischio invalidante e sulla vita che si potrebbe avere a seguito di intervento chirurgico” (v certificazione medica chiamata subito appresso)”- della “scelta dei familiari basata sul concetto di qualità di vita residua del paziente” (certificazione e prescrizioni del … …); ritenuto, tenuto conto del reddito del paziente che sussiste il “Periculum in mora”; ritenuto di dover accogliere l’istanza cautelare in esame, ordinando all’…. di erogare la prestazione sanitaria oggetto di controversia al ricorrente; P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – sezione staccata di Catania (sez. II)- accoglie l’istanza cautelare in esame come precisato in motivazione.Ordina che la presente ordinanza sia eseguita dall’autorità amministrativa e manda alla segreteria per le prescritte comunicazioni.
style="BORDER-RIGHT: medium none; PADDING-RIGHT: 0cm; BORDER-TOP: medium none; PADDING-LEFT: 0cm; PADDING-BOTTOM: 1pt; BORDER-LEFT: medium none; PADDING-TOP: 0cm; BORDER-BOTTOM: windowtext 0.75pt solid"> Così deciso in Catania, in camera di consiglio, in data 21/11/2003.