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Timestamp: 2017-10-20 12:39:10+00:00
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Assegno di mantenimento: cos'è, calcolo e revisione
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Autore Sara Bolzani Pubblicato 17 maggio 2017 Commenti 3
L'assegno di mantenimento è una somma di denaro che spetta al coniuge o ai figli in seguito a separazione e divorzio. Serve a tutelare la parte più debole della coppia e a garantire che ogni genitore dia il proprio contributo alla famiglia. Ecco come si chiede, come si calcola e come fare per ottenere la revisione.
L’assegno di mantenimento è quella somma di denaro che dalla separazione in poi uno dei due coniugi versa mensilmente all’altro o ai figli. A deciderlo e a fissare l’importo può essere tanto il giudice quanto i coniugi stessi (a seconda del tipo di separazione o divorzio). Si tratta di una somma il cui importo varia sensibilmente in base alle situazioni.
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Il matrimonio fa sorgere in capo ad entrambi i coniugi doveri reciproci e verso i figli, così come spiegati negli articoli 143 e 147 del codice civile. Oltre a doveri “immateriali”, quali possono essere considerati quelli di educare ed istruire i figli e di offrire sostegno morale al proprio marito o alla propria moglie, esiste anche il dovere di contribuire, secondo le proprie possibilità, al sostegno economico della coppia e al mantenimento dei figli. Tali doveri economici non vengono meno neppure quando il rapporto entra in crisi o addirittura (nel caso dei figli) si scioglie ed è proprio a questo che serve l’assegno di mantenimento.
Chiarito il quando, veniamo al chi. Il mantenimento può essere disposto in favore di:
coniuge: spetta a quello dei due che sia economicamente considerato più debole e che non abbia redditi propri in grado di consentirgli di essere autonomo;
figli: spetta al coniuge presso cui sono collocati i figli minorenni o con disabilità, nonché ai figli anche maggiorenni ma non economicamente indipendenti.
Con la separazione personale (consensuale o giudiziale che sia) il vincolo derivante dal matrimonio non è sciolto: lo status giuridico di coniuge rimane ed è possibile decidere se procedere con il divorzio definitivo o con una riconciliazione. Vengono però meno alcuni doveri matrimoniali, come l’obbligo di fedeltà e di convivenza. Ciò che non viene meno è invece il dovere di offrire sostegno materiale al coniuge bisognoso, obbligo che viene rispettato proprio con l’assegno di mantenimento.
che l’altro coniuge sia a sua volta economicamente in grado si contribuire al mantenimento;
Una volta sciolto il matrimonio con il divorzio, non si parla più di mantenimento, essendo venuto meno l’obbligo assistenza materiale, ma di assegno divorzile. Secondo la giurisprudenza, l’assegno divorzile ha natura sostanzialmente assistenziale, risponde cioè alle esigenze di aiuto di uno dei due coniugi. La recente sentenza di Cassazione n. 11504 del 11.05.2017 è stata lapidaria sul punto: il criterio principale per stabilire se questo tipo di assegno sia dovuto è la mancanza di autosufficienza del coniuge che lo richiede, da valutarsi in base ad ogni tipo di entrata o di proprietà, mobiliare ed immobiliare, nonché l’impossibilità di procurarsi questa autosufficienza.
Definitivamente bandito il criterio del mantenimento del tenore di vita, i giudici hanno chiarito che, soltanto qualora sia dimostrata la mancanza di autosufficienza, nel determinare l’entità dell’assegno divorzile potranno essere presi in considerazione anche elementi quali:
le ragioni del divorzio;
il contributo personale ed economico che ogni coniuge ha dato alla vita familiare ed alla formazione del patrimonio personale o comune durante il matrimonio;
i redditi di entrambi;
È sempre il Codice Civile ad imporre ai coniugi separati o divorziati il dovere di sostentamento della prole. Il giudice (Cassazione civile, sentenza n. 785 del 20 Gennaio 2012) ha ampia discrezionalità nel determinarne il modo, pur dovendo tenere in considerazione la situazione economica dei genitori, ma dando la precedente alle esigenze del minore (Cassazione Civile, sentenza n. 15556 del 14 Luglio 2011).
Al momento della separazione o del divorzio i figli vengono abitualmente affidati in maniera condivisa ad entrambi i genitori, ma vengono collocati prevalentemente presso l’abitazione di uno solo di loro, che è di solito anche colui che riceve in assegnazione l’abitazione familiare. Questo è il genitore a cui, mensilmente, viene corrisposta una somma a titolo di mantenimento dei figli, in considerazione del fatto che vi abita insieme e che proprio per questo sostiene spese maggiori dell’altro per mantenerli quotidianamente.
Oltre a questa somma ai genitori spetta la condivisione della spese straordinarie: sono le spese relative ai figli che eccedono la normalità, come una visita medica specialistica o una visita al museo fatta con la scuola. In questo caso il costo viene anticipato dal genitore disponibile al momento dell’avvenimento (che spesso sarà quello collocatario) e poi ripartito per il 50% anche sull’altro genitore. Lo ripeto: le spese straordinarie sono un costo ulteriore rispetto all’assegno di mantenimento e non possono essere eliminate.
Si può calcolare a priori il valore dell’assegno di mantenimento? Non esiste un sistema o un programma in grado di fornire l’importo esatto del mantenimento che potresti essere chiamato a versare all’ex coniuge o ai figli, proprio perché la legge lascia libertà sia al giudice che ai coniugi di stimare gli importi giusti per la situazione.
Può però servirti sapere che gli elementi che vengono presi in considerazione dal tribunale per stabilire le somme dovute sono:
il reddito dell’obbligato: chi deve versare il mantenimento deve infatti produrre le dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni o la certificazione ISEE. Vengono quindi conteggiati anche gli eventuali immobili posseduti, come pure l’esistenza di eventuali mutui, altre spese o persone a carico;
il reddito dell’avente diritto: chi lo chiede per sé o per i figli deve comunque dimostrare la propria condizione economica e la propria possibilità di contribuire, conteggiando anche il fatto che l’eventuale casa famigliare sia rimasta nell’utilizzo di questo coniuge. L’assegno per mantenimento dei figli varia ovviamente in ragione del numero di questi;
lo stile di vita abituale, le esigenze particolari dei figli.
Assegno di mantenimento di figli e coniuge: cos’è, calcolo e revisione http://bit.ly/2oogxQe via @6sicuro
Che sia stata stabilita per accordo o con l’aiuto di un giudice, l’assegno di mantenimento non è scolpito nella pietra. Non resta immutabile e può essere rivisto al variare delle condizioni oggettive dei coniugi o dei figli. Sono condizioni oggettive quelle che comportano variazioni della condizione personale ed economica dei coniugi (ad esempio un nuovo matrimonio, la nascita di un altro figlio, la perdita o il reperimento di un lavoro) o dei figli (ad esempio la raggiunta indipendenza economica con un contratto di lavoro a tempo indeterminato o, viceversa, la perdita dell’occupazione).
Nel tempo i tribunali hanno dato risalto comunque all’età effettivamente raggiunta dal figlio, pur essendo chiaro che 18 anni non sono un limite automatico al dovere di mantenimento. Non deve infatti incentivarsi un mantenimento a vita, se non per ragioni oggettive e ineliminabili, come può essere una grave disabilità.
La revisione dell’assegno può essere richiesta al tribunale dalla parte interessata ad ottenerlo, sulla base della dimostrazione che vi è stato un cambiamento nelle condizioni predette. Può essere anche oggetto di una convenzione di negoziazione, secondo la procedura stragiudiziale che è stata introdotta con il decreto legge 132/2014 poi trasformato in legge 162/2014. In questo caso, e purché vi sia la volontà comune di giungere ad un accordo, i coniugi o ex coniugi (la procedura è valida prima e dopo il divorzio) si fanno assistere dai propri legali e, stabilita la modalità di revisione, redigono un accordo scritto.
Che cosa succede se il coniuge a cui è stato accordato l’assegno di mantenimento “si fa una nuova vita”? Quanto incide l’esito di questo nuovo rapporto sul diritto ad un mantenimento dal coniuge? A questa domanda ha dato risposta la giurisprudenza, in particolare la Cassazione con la sentenza n. 19345 del 2016.
La sentenza si è occupata del caso di una donna, separata dal marito, la quale richiedeva il ripristino dell’assegno di mantenimento dopo il naufragio della nuova relazione instaurata successivamente alla separazione. La Cassazione non ha avuto dubbi:
“la formazione di una famiglia di fatto, tutelata dall’art. 2 della Costituzione come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo, è espressione di una scelta esistenziale libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio del rapporto e, quindi, esclude ogni residua forma di solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile”.
Non farti ingannare dal nome: ovviamente la cifra in questione può essere versata nel modo che si preferisce, normalmente con bonifico bancario, che è anche uno dei metodi consigliabili, perché tracciabile e dimostrabile in caso di contestazioni successive.
La cifra del mantenimento non resta immutata negli anni, ma, senza bisogno di rivedere l’accordo o il provvedimento del giudice, si aggiorna periodicamente secondo gli indici Istat. Ricorda anche che la legge tutela l’avente diritto al mantenimento: il mancato rispetto dei versamenti dovuti può essere risolto con un pignoramento di beni mobili e somme (compreso lo stipendio) e perfino con un sequestro di beni.
Di recente il Tribunale di Brindisi si è espresso con un sentenza innovativa: non più collocamento prevalente dei figli presso uno dei genitori, con diritto di visita all’altro, ma condivisione completa tra i coniugi. Il tribunale ha così sancito il diritto dei figli a trascorrere ugual tempo in compagnia di entrambi i genitori, senza mettersi a contare i minuti di ciascuno, chiaramente. Inoltre i figli avrebbero diritto ad essere domiciliati presso entrambi i genitori, al di là della residenza anagrafica che resta dato più “formale”.
Secondo il Tribunale di Brindisi questo nuovo approccio dovrebbe portare all’eliminazione dell’assegno di mantenimento a carico di un genitore, lasciando soltanto la distinzione tra spese prevedibili e imprevedibili: le prime verrebbero sostenute interamente dall’uno o dall’altro genitore, mentre le secondo verrebbero divise tra i genitori in base alle loro possibilità economiche.
Resta da attendere e vedere se effettivamente questo orientamento prenderà piede ed otterrà l’avvallo della Cassazione. Non è facile capirlo, visto che le ultime sentenze sembravano in di tutt’altro avviso, dando valore alla stabilità di vita dei figli ed evidenziando la necessità di evitare loro continui traslochi.
L’assegno di mantenimento, come pure quello divorzile, è un diritto di credito imprescrittibile, cioè un diritto che, una volta stabilito dal giudice o dall’accordo, non viene mai meno anche se non è richiesto da chi lo deve incassare. Attenzione però: se il diritto è intoccabile, non lo sono le singole rate mensili dell’assegno, che infatti si prescrivono in 5 anni.
Oltre a tutelare tale diritto con pignoramenti e sequestri, è bene sapere che, grazie alla Legge di Stabilità 2016, è stato istituito un Fondo di Solidarietà statale destinato ai coniugi assegnatari del mantenimento ma che non ricevono l’assegno dall’ex coniuge e che si trovano per questo in situazioni di grave disagio economico. Per poter accedere al Fondo, occorre avere un indicatore ISEE uguale od inferiore ai 3.000 euro.
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A proposito della revisione suppongo che possa accadere che uno dei due coniugi al momento dell’accordo consensuale non sia a conoscenza delle proprietà immobiliari, terreni, quote societarie eccetera dell’altro. In questo caso sussistono i presupposti per richiedere la revisione dell’assegno di mantenimento perchè le condizioni economiche sono mutate o comunque diverse da quelle note al momento dell’accordo.
ANTONIO marzo 06, 2016
Vorrei sapere se l’adeguamento Istat dell’assegno mantenimento figli può essere richiesto anche dopo 10 anni dalla prima corresponsione o decade il diritto. Grazie
Claudio giugno 16, 2016
A mio avviso. Il vero pastrocchio lo crea l’articolo 156. In realtà una furbata del governo Italiano che scarica l’onere per l’assistenza di SUOI cittadini in difficolta economica (basso o assenza di redito) sulle spalle dell’EX coniuge economicamente “più forte” in molti casi trasformandolo in una nuova categoria di poveri nonostante abbiano un lavoro. Si evince anche dal presupposto illogico di conservare il solo dovere materiale dopo il divorzio.
Andrebbero riviste, nell’ottica evolutiva della società contemporanea, una parte delle normative che regolano le separazioni nel rispetto del principio fondante della nuova legge N.54 del 2006 sulla bi genitorialità.
Introduzione del redito di cittadinanza o forme di assistenza alla ricollocazione lavorativa.
Mantenimento diretto di eventuali figli, in misura prevalente, paritetico apporto e frequentazione.
Eliminazione del genitore collocatario.
Eliminazione dell’assegno divorzile.