Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-153-del-11062009.html
Timestamp: 2016-12-09 05:44:32+00:00
Document Index: 106012461

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza\n', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 153 del 11.06.2009
Istanza di interpello - assegni
corrisposti al coniuge in conseguenza di separazione legale - art. 10, comma 1,
lett. c) del Tuir
interpello in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 10, comma 1, lett. c), del Tuir
L'istante fa presente di essersi separato dalla
moglie nel 1998 e di corrispondere alla stessa un assegno di mantenimento
mensile di ... euro, come previsto dal provvedimento provvisorio dell'autorità
In relazione ai versamenti periodici dell'assegno di
mantenimento, l'istante ha sempre beneficiato della deduzione dal reddito
complessivo ai sensi dell'art. 10,
comma 1, lett. c), del Tuir.
Il contenzioso consensuale per il divorzio, iniziato
nel 2007, potrebbe concludersi con una sentenza che preveda in capo all'istante
l'obbligo di versare al coniuge un assegno mensile, o collegato ad altra cadenza
periodica, per un periodo di tempo definito (es: 5.000 euro per ventiquattro
L'istante chiede di sapere se anche tali assegni
possano essere dedotti dal reddito complessivo.
Con circolare 12 giugno 2002, n. 50, punto n. 3.1, l'amministrazione
finanziaria ha precisato che la deduzione dal reddito complessivo prevista per
gli assegni periodici corrisposti al coniuge, in conseguenza di separazione
legale ed effettiva, non spetta nell'ipotesi in cui il versamento sia effettuato
in unica soluzione.
Sulla base di quanto riportato sopra, sembrerebbe
quindi che solo le somme corrisposte al coniuge in unica soluzione non possano
essere dedotte dal reddito complessivo.
Ciò considerato, l'istante ritiene che, qualora la
sentenza di divorzio preveda a suo carico l'obbligo di versare al coniuge, entro
un determinato arco temporale, degli assegni con cadenza periodica, tali assegni
L'art. 5, comma 6, della legge 1 dicembre 1970, n.
898, recante la disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, così come
modificata dalla legge 6 marzo 1987, n. 74, prevede che "con la sentenza
che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del
matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle
ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno
alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di
quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi
anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge
di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando
quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni
oggettive".
Il medesimo articolo, al successivo comma 8, prevede
che "su accordo delle parti la corresponsione dell'assegno può avvenire in
unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può
essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico".
La possibilità di disciplinare gli interessi
economico-patrimoniali conseguenti allo scioglimento del matrimonio nell'una o
nell'altra forma ha riflessi sul piano fiscale in quanto in ragione della forma
di regolamentazione prescelta l'assegno assume natura reddituale e,
conseguentemente, diventa fiscalmente rilevante l'onere sopportato dal coniuge
che lo eroga.
In particolare, il TUIR disciplina solo gli assegni
corrisposti al coniuge con carattere periodico.
L'art. 10,
comma 1, lett. c), del Tuir prevede, infatti, che sono deducibili dal reddito
complessivo, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che
concorrono a formarlo, "gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad
esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di
separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o
di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da
provvedimenti dell'autorità giudiziaria".
Specularmente, detti assegni periodici costituiscono
per il coniuge che ne beneficia redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente
e "si presumono percepiti, salvo propria contraria, nella misura e alle
scadenze risultanti dai relativi titoli" (artt. 50, comma 1, lett. i) e 52, comma 1, lett. c), del Tuir).
Ai fini della deducibilità e della imponibilità delle
somme in questione è richiesto dunque che la misura e la periodicità di
corresponsione delle stesse risultino dal provvedimento dell'autorità
Il legislatore, nell'assimilare gli assegni in
questione ai redditi di lavoro dipendente ha tenuto conto del fatto che gli
stessi sono corrisposti con cadenza periodica e, come tali, assimilabili al
pagamento di una retribuzione stabilita a tempo e potenzialmente vitalizia. Ciò
pur in assenza di un collegamento con una prestazione lavorativa.
Non hanno natura reddituale, invece, gli assegni
corrisposti in unica soluzione, i quali rappresentano sostanzialmente una
transazione in ordine alle pregresse posizioni patrimoniali dei coniugi.
Per detti assegni, non è prevista alcuna tassazione in
capo al beneficiario, né alcuna deduzione per il soggetto che li corrisponde.
La questione del diverso regime fiscale applicabile
agli assegni corrisposti al coniuge, a seconda che abbiano carattere periodico o
di una tantum, è stata più volte sottoposta al vaglio di legittimità
La Corte Costituzionale, con ordinanza 6 dicembre 2001,
n. 383 e da ultimo con ordinanza 29 marzo 2007, n. 113, ha dichiarato
manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 del Tuir nella parte in cui
non prevede la deducibilità dal reddito complessivo, ai fini dell'Irpef,
dell'assegno corrisposto al coniuge in unica soluzione, questione alla quale
risulta connessa la tassazione dell'assegno in capo al percipiente.
In particolare, la Corte Costituzionale, nell'ordinanza
del 2001, ha affermato che le "due forme di adempimento, cioè quella
periodica e quella una tantum, le quali pur avendo entrambe la funzione di
regolare i rapporti patrimoniali derivanti dallo scioglimento o dalla cessazione
del vincolo matrimoniale, appaiono sotto vari profili diverse, e tali sono state
considerate dal legislatore nella disciplina dettata in materia".
Più precisamente, la Corte Costituzionale ha posto in
evidenza come, "l'importo da corrispondere in forma periodica viene
stabilito in base alla situazione esistente al momento della pronuncia, con la
conseguente possibilità di una ... revisione, in aumento o in diminuzione;
mentre al contrario quanto versato una tantum, che non corrisponde
necessariamente alla capitalizzazione dell'assegno periodico, viene concordato
liberamente dai coniugi nel suo ammontare e definisce una volta per tutte i loro
rapporti per mezzo di una attribuzione patrimoniale, producendo l'effetto di
rendere non più rivedibili le condizioni pattuite, le quali restano così
fissate definitivamente".
In ragione di quanto esposto sopra, la Corte ha
rilevato come la scelta del legislatore di prevedere una diversa
regolamentazione tributaria per l'assegno periodico rispetto a quella riservata
all'erogazione una tantum non debba considerarsi irragionevole.
Ciò in quanto la diversa disciplina prevista per
l'erogazione in unica soluzione è diretta ad escludere la possibilità che
anche trasferimenti squisitamente patrimoniali siano dedotti dal reddito
Anche la Corte di Cassazione si è espressa in maniera
conforme, con sentenza 6 novembre 2006, n. 23659.
La particolare connotazione giuridica che caratterizza
la liquidazione una tantum dell'ammontare stabilito per il mantenimento del
coniuge, rilevata dalla Corte Costituzionale per dichiarare immune dal vizio di
irragionevolezza la scelta del legislatore tributario, si deve ritenere che
permanga anche nell'ipotesi in cui sia prevista la corresponsione di un importo
complessivo, il cui versamento sia frazionato in un numero definito di rate
qualora la corresponsione del predetto importo escluda la possibilità di
presentare una "successiva domanda di contenuto economico".
In tal caso, invero, la possibilità di rateizzare il
pagamento costituisce, infatti, solo una diversa modalità di liquidazione
dell'importo pattuito tra le parti, il quale mantiene comunque la caratteristica
di dare risoluzione definitiva ad ogni rapporto tra i coniugi e non va quindi
confuso con la corresponsione periodica dell'assegno, il cui importo è invece
rivedibile nel tempo.
Ne consegue che, nel caso in esame, qualora ricorra la
predetta condizione, il coniuge erogante non potrà beneficiare della deduzione
dal reddito imponibile di cui all'art. 10, comma 1, lett. c), del Tuir.