Source: http://www.giurcost.org/decisioni/2002/0445s-02.html
Timestamp: 2018-08-21 23:23:10+00:00
Document Index: 144443084

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 35', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 35', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 5']

Consulta Online - Sentenza n. 445/2002
SENTENZA N. 445
1.- Nel corso del giudizio amministrativo, promosso da una aspirante al concorso per l'arruolamento di duecento allievi nel Corpo della guardia di finanza, per l'annullamento del provvedimento del Comando provinciale di Napoli della Guardia di finanza di "archiviazione" della domanda per difetto del requisito del nubilato o della vedovanza, nonché del relativo bando di concorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 2000, che tale requisito stabilisce all'art. 2, punto 10, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con ordinanza del 15 gennaio 2002, pervenuta il 27 febbraio 2002, ha sollevato, su eccezione della ricorrente, questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 29, 30, 31, 35, 51 e 97 della Costituzione, degli artt. 7, numero 3, della legge 29 gennaio 1942, n. 64 (Modificazioni alle leggi di ordinamento della regia Guardia di finanza), e 2, comma 2, del d.lgs. 31 gennaio 2000, n. 24 (Disposizioni in materia di reclutamento su base volontaria, stato giuridico e avanzamento del personale militare femminile nelle Forze armate e nel Corpo della guardia di finanza, a norma dell'art. 1, comma 2, della legge 20 ottobre 1999, n. 380).
La prima disposizione censurata pone tra i requisiti per il reclutamento nel Corpo della "regia guardia di finanza" l'essere celibe o vedovo senza prole; la seconda, contenuta nell'art. 2 del d.lgs. n. 24 del 2000, in tema di reclutamento del personale femminile delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza, stabilisce che è consentita la partecipazione ai concorsi per l'ammissione ai corsi regolari delle accademie e a quelli degli istituti e delle scuole di formazione "ai cittadini e alle cittadine italiane, celibi o nubili, vedovi o vedove".
Il remittente premette, in ordine alla rilevanza, che le questioni di legittimità costituzionale prospettate dalla ricorrente vanno esaminate con priorità rispetto agli altri motivi di impugnazione dedotti (riguardanti la perplessità del provvedimento di "archiviazione" adottato e l'incompetenza della autorità amministrativa procedente), in quanto nelle disposizioni legislative indicate trovano il presupposto logico e giuridico, nonché l'esclusivo fondamento positivo, sia il bando di concorso che il provvedimento di esclusione.
Quanto alla non manifesta infondatezza, osserva anzitutto che l'art. 7, numero 3, della legge n. 64 del 1942, nell'includere fra i requisiti necessari per il reclutamento nel Corpo della guardia di finanza lo stato di "celibe [o nubile] o vedovo", impone una decisiva limitazione al diritto di contrarre matrimonio, priva di ragionevole giustificazione, che costituisce grave interferenza nella sfera privata e familiare di chi aspiri all'ammissione nella struttura militare; l'altra norma denunciata, dettata dall'art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 24 del 2000 ed avente contenuto analogo, apparterrebbe, secondo il remittente, al "novero di una serie di disposizioni legislative" "tralatiziamente iterative del requisito" in esame.
In proposito, il giudice a quo ricorda che questa Corte, con la sentenza n. 332 del 2000, avente ad oggetto le medesime disposizioni ora denunciate ma nella parte in cui includevano tra i requisiti necessari per il reclutamento "l'essere senza prole", ha affermato che la compressione della sfera privata e familiare della persona non può, "sul piano dei principi costituzionali, ritenersi giustificata dall'intensità e dall'esigenza di tendenziale esclusività del rapporto di dedizione che deve legare il militare in fase di istruzione al corpo di appartenenza"; che "la Costituzione repubblicana supera radicalmente la logica istituzionalistica dell'ordinamento militare e riconduce anche quest'ultimo nell'ambito del generale ordinamento statale, particolarmente rispettoso e garante dei diritti sostanziali e processuali di tutti i cittadini" (sentenza n. 278 del 1987); e che "la garanzia dei diritti fondamentali di cui sono titolari i singoli "cittadini militari" non recede di fronte alle esigenze della struttura militare" (sentenza n. 449 del 1999).
Nella richiamata sentenza n. 332 del 2000, prosegue il remittente, nell'espungere dalle disposizioni in esame, ai fini del reclutamento nel Corpo della guardia di finanza, il requisito dell'essere senza prole, questa Corte ha fatto esplicito riferimento anche alla legittimità costituzionale dell'ulteriore "requisito del celibato o dello stato di vedovo", escludendo tuttavia di poter estendere la pronuncia di incostituzionalità "all'intera disposizione denunciata", in quanto il giudice a quo, in quell'occasione, non "aveva prospettato dubbi di costituzionalità in merito".
1.– Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio solleva questione di legittimità costituzionale di due disposizioni legislative – l'articolo 7, numero 3, della legge 29 gennaio 1942, n. 64 (Modificazioni alle leggi di ordinamento della regia Guardia di finanza), e l'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24 (Disposizioni in materia di reclutamento, su base volontaria, stato giuridico e avanzamento del personale militare femminile nelle Forze armate e nel Corpo della guardia di finanza, a norma dell'art. 1, comma 2, della legge 20 ottobre 1999, n. 380) – le quali, rispettivamente, prevedono il requisito dell'essere celibe o vedovo per essere reclutati nel Corpo della guardia di finanza (eccetto che nel caso di riammissione di militari del corpo in congedo che abbiano superato i ventotto anni di età), e che la partecipazione ai concorsi per l'ammissione ai corsi regolari delle accademie e degli istituti e delle scuole di formazione della Guardia di finanza "è consentita ai cittadini e alle cittadine italiani, celibi o nubili, vedovi o vedove".
2. – La prima delle due disposizioni denunciate - l'articolo 7, numero 3, della legge n. 64 del 1942 - stabilisce (come già prima l'articolo 9, secondo comma, lettera b, del regio decreto legge 14 giugno 1923, n. 1281) il requisito dell'essere celibe o vedovo ai fini, genericamente, del reclutamento nel Corpo della guardia di finanza. Ad essa hanno fatto seguito, per quanto attiene all'ammissione ai concorsi pubblici per l'accesso ai ruoli "appuntati e finanzieri" e "ispettori"della Guardia di finanza, gli articoli 6, comma 1, lettera c, e 36, comma 1, lettera b, numero 3, del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 199 (modificati poi, rispettivamente, dall'articolo 2, comma 2, e dall'articolo 5, comma 5, del d.lgs. n. 67 del 2001); per quanto riguarda i concorsi di ammissione al corso di reclutamento dell'Accademia della Guardia di finanza, l'articolo 4, lettera a, della legge n. 371 del 1967 (lettera ora abrogata dall'articolo 67, comma 3, del d.lgs. n. 69 del 2001); per quanto riguarda in generale i concorsi per l'ammissione ai corsi regolari delle accademie e a quelli degli istituti e delle scuole di formazione delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza (e nel contesto del provvedimento che ha disciplinato il reclutamento di personale femminile nelle Forze armate e nella Guardia di finanza), l'articolo 2, comma 2, del d.lgs. n. 24 del 2000, vale a dire la seconda delle disposizioni denunciate. Tutte le statuizioni sopravvenute alle più antiche hanno confermato o stabilito, per uomini e donne, il requisito del celibato o nubilato o vedovanza per l'accesso ai concorsi in questione.
3. – La questione è fondata, per ragioni analoghe a quelle che hanno già condotto la Corte a dichiarare l'illegittimità costituzionale di queste e di altre disposizioni nella parte in cui richiedevano come requisito di accesso a corpi militari l'essere "senza prole" (sentenza n. 332 del 2000, nella quale la Corte non estese la dichiarazione di illegittimità al requisito dell'essere celibe o nubile o vedovo sol perché il giudice allora remittente non aveva prospettato dubbi in merito: cfr. punto n. 2.4 del Considerato in diritto).
L'uso della discrezionalità del legislatore nella determinazione dei requisiti per l'accesso ai pubblici uffici deve essere soggetto a scrutinio più stretto di costituzionalità quando non è in discussione solo la generica ragionevolezza delle scelte legislative, in relazione ai caratteri dell'ufficio, ma l'ammissibilità di un requisito la cui imposizione si traduce, indirettamente, in una limitazione all'esercizio di diritti fondamentali: quali, nella specie, oltre al diritto di contrarre matrimonio, quello di non essere sottoposti ad interferenze arbitrarie nella vita privata (proclamato nell'articolo 12 della Dichiarazione universale e nell'articolo 8 della Convenzione europea; e vedi oggi anche l'articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea).
4. – La previsione, tralaticia ma costantemente confermata anche dal legislatore del 2000 e del 2001, del requisito dell'assenza di vincolo coniugale per accedere a impieghi militari – come pure le norme che, in passato, sottoponevano ad autorizzazione il matrimonio dei militari (poi abrogate dall'articolo unico, primo comma, della legge 9 ottobre 1971, n. 908), e che tuttora stabiliscono speciali requisiti di età o di anzianità di servizio per il matrimonio dei militari – appaiono il residuo di una concezione tradizionale, per cui il giovane che accede ad una carriera nell'ambito di un corpo armato metterebbe, almeno in un primo tempo, tutta la sua persona, per così dire, a totale disposizione della istituzione militare, la quale potrebbe avvalersi della totalità del suo tempo e delle sue energie e capacità, con conseguente tendenziale "incompatibilità" di tale posizione con la sussistenza di impegni e responsabilità familiari. Ma si tratta, come ha osservato la Corte nella sentenza n. 332 del 2000, di una concezione dell'ordinamento militare del tutto estranea e contrastante con i principi della Costituzione, nel cui ambito la garanzia dei diritti fondamentali della persona "non recede (…) di fronte alle esigenze della struttura militare" (sentenza n. 449 del 1999).
Superata siffatta concezione, non è più possibile configurare lo stato di celibe o nubile o vedovo come un "requisito attitudinale" per l'accesso a impieghi militari: rientra nelle libere scelte del singolo valutare se e come conciliare le situazioni e le esigenze derivanti dal matrimonio con le esigenze, gli impegni e i doveri discendenti dallo status militare cui egli aspira. Onde la norma che dispone nel senso che si è detto deve essere dichiarata costituzionalmente illegittima. Con riguardo all'art. 7 della legge n. 64 del 1942, la dichiarazione di illegittimità costituzionale deve investire l'intero testo del numero 3, come risultante dopo la parziale caducazione disposta con la sentenza n. 332 del 2000.
5. – Stante l'ampia portata del principio riaffermato nella presente sentenza, la Corte ritiene, come già ha fatto nella sentenza n. 332 del 2000 per quanto riguarda il requisito dell'assenza di prole, di estendere, ai sensi dell'articolo 27 della legge n. 87 del 1953, la dichiarazione di illegittimità costituzionale a disposizioni, diverse da quelle impugnate, recanti norme di analogo contenuto: l'art. 11, primo comma, lettera b, della legge 10 giugno 1964, n. 447 (Norme per i volontari dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica e nuovi organici dei sottufficiali in servizio permanente delle stesse forze armate), relativa al trattenimento o richiamo in servizio a domanda dei sergenti di complemento dell'esercito, nonché l'art. 35, primo comma, della stessa legge n. 447 del 1964, relativo ai vincoli annuali di ferma degli avieri in servizio di leva; l'art. 11, comma 2, lettera a, numero 3, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo delle Forze armate), relativa al concorso per il reclutamento nel ruolo dei marescialli dell'esercito; l'art. 5, comma 1, lettera e, del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 198 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), come sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83 (Disposizioni integrative e correttive del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 198, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), relativa all'arruolamento volontario come carabiniere, nonché l'art. 15, comma 2, lettera b, numero 4, dello stesso decreto legislativo n. 198 del 1995, relativa al concorso per l'ammissione al corso di ispettore; l'art. 6, comma 1, lettera c, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), come modificato dall'art. 2, comma 2, lettera b, del d.lgs. 28 febbraio 2001, n. 67 (Disposizioni integrative e correttive del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 199, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), relativa all'ammissione al corso per la promozione a finanziere, nonché l'art. 36, comma 1, lettera b, numero 3, dello stesso decreto legislativo n. 199 del 1995, come modificato dall'art. 5, comma 5, del decreto legislativo n. 67 del 2001, relativa al concorso per l'ammissione al corso di ispettore.
b) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24 (Disposizioni in materia di reclutamento su base volontaria, stato giuridico e avanzamento del personale militare femminile nelle Forze armate e nel Corpo della guardia di finanza, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 20 ottobre 1999, n. 380), nella parte in cui limita ai cittadini o cittadine italiani "celibi o nubili, vedovi o vedove" la partecipazione ai concorsi per l'ammissione ai corsi regolari delle accademie e a quelli degli istituti e delle scuole di formazione;
– art. 11, primo comma, lettera b, della legge 10 giugno 1964, n. 447 (Norme per i volontari dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica e nuovi organici dei sottufficiali in servizio permanente delle stesse forze armate);
– art. 35, primo comma, della predetta legge n. 447 del 1964, nella parte in cui richiede, come condizione per l'ammissione ai vincoli annuali di ferma, l'essere celibi o vedovi;
– art. 11, comma 2, lettera a, numero 3, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo delle Forze armate);
– art. 5, comma 1, lettera e, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), come sostituito dall'art. 2 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83 (Disposizioni integrative e correttive del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 198, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri);
– art. 15, comma 2, lettera b, numero 4, del predetto decreto legislativo n. 198 del 1995;
– art. 6, comma 1, lettera c, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), come modificato dall'art. 2, comma 2, lettera b, del d.lgs. 28 febbraio 2001, n. 67 (Disposizioni integrative e correttive del d.lgs. 12 maggio 1995, n. 199, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza);
– art. 36, comma 1, lettera b, numero 3, del predetto decreto legislativo n. 199 del 1995, come modificato dall'art. 5, comma 5, del decreto legislativo n. 67 del 2001.