Source: https://www.ricognizioni.it/nuovo-referendum-abrogativo-della-l-194-aborto-e-pena-di-morte-di-pietro-guerini/
Timestamp: 2020-01-28 18:15:21+00:00
Document Index: 29822274

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 74', 'art. 4', 'art. 5']

Nuovo referendum abrogativo della l. 194: aborto e pena di morte – di Pietro Guerini – Ricognizioni
Nuovo referendum abrogativo della l. 194: aborto e pena di morte – di Pietro Guerini
Mentre ringraziamo l’avv. Pietro Guerini per l’importante contributo che sta dando su un tema di tragica attualità e importanza, invitiamo i nostri lettori a visitare il sito www.no194.org , per conoscere le attività del comitato per il referendum abrogativo della legge 194. Sul sito stesso è anche possibile dare la propria adesione al comitato.
Attraverso la pena capitale lo Stato intende reprimere nella forma più radicale condotte ritenute particolarmente gravi o pericolose , per la collettività o per il regime politico che le applica .
La pena di morte , infatti , viene comminata non solo per omicidi , stupri , rapine e altri crimini violenti , ma in talune nazioni anche per i cosiddetti reati di opinione .
Il primo Stato al mondo che ha provveduto ad abolire la pena capitale è stato il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 , influenzato dalle tesi di Cesare Beccaria .
La prima disapplicazione di fatto è stata , però , posta in essere dalla Repubblica di San Marino , se è vero che l’ultima esecuzione ufficiale in quel territorio risale addirittura al 1468 .
In Italia , dopo una prima abrogazione nel 1899 , la pena di morte fu reintrodotta dal codice Rocco nel 1930 , per poi essere vietata dalla nostra Costituzione nel 1948 , con l’eccezione di casi previsti dal codice penale militare di guerra , poi a loro volta aboliti nel 1994 ed espunti nella loro menzione dalla Carta nel 2007 .
Ancora oggi , la sanzione estrema risulta in vigore in un centinaio di paesi , ma solo nella metà di essi è stata comminata negli ultimi dieci anni .
Particolarmente discussi , per l’importanza delle nazioni interessate , sono i casi degli USA , dove la pena capitale è applicata regolarmente in almeno 32 Stati , e della Cina , che fa registrare anche il primato di esecuzioni , tra le 5 000 e le 10 000 all’anno .
Va detto che anche lo Stato Pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento tale sanzione sino al 1969 ( ancorché l’ultima sua applicazione risalga a un secolo prima , in quanto effettuata nel 1870 ) .
Così come occorre rilevare che illustri sostenitori della liceità della pena in oggetto furono San Tommaso d’Aquino e Sant’Agostino , che la giustificavano per ragioni di tutela dell’ordine pubblico .
La Chiesa cattolica , peraltro , soprattutto negli ultimi decenni , ha avuto modo di schierarsi apertamente in senso contrario .
Ricordo , per tutti , il catechismo n. 2280 che , sottolineando l’importanza del diritto alla vita , ha precisato come solo Dio abbia il diritto di donare e togliere la vita .
Come noto , nel 2007 ( il 18 dicembre ) l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ( con 104 paesi favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti ) ha votato una risoluzione che chiede ( sottolineo chiede ) la moratoria universale della pena capitale , iniziativa promossa dal nostro paese a partire dal 1994 .
Nell’ovvio rispetto dell’opinione di tutti , dal punto di vista strettamente professionale , trovo le argomentazioni favorevoli a tale estrema sanzione alquanto deboli .
Se del tutto inaccettabili sono giustificazioni di carattere logistico-economico ( combattere il sovraffollamento delle carceri e ridurre le spese detentive ) , difficilmente sostenibili sono pure le altre motivazioni , per lo più riconducibili all’esigenza che, per alcuni delitti , la pena debba esercitare un effetto deterrente più efficace .
Tale posizione si fonda , anzitutto e alternativamente , sul presupposto ( decisamente ottimistico ) che ogni sentenza sia caratterizzata da un matematico reale accertamento della verità , oppure sull’indifferenza di fronte all’eventualità che possa essere ucciso legalmente un soggetto innocente , da cui la mancata percezione della necessità che vengano escluse in radice le conseguenze di massima entità ( e gravità ) di un errore ( quello giudiziario ) già di per sé drammatico .
Indifferenza la cui ingiustizia è ben chiara qualora ci si metta nei panni dello sventurato che paga con la propria vita l’erronea valutazione dei fatti contenuta in una sentenza .
Alla fine degli anni ottanta , poi e in particolare , l’On. Fini , nel periodo di fatto lepenista ( ricordo sue appassionate difese del politico transalpino , per tutte in una puntata de “ Il testimone “ di Giuliano Ferrara , in onda il mercoledì sera su Raidue ) del suo cammino politico , finalizzato a rivelarci nitidamente gli ineluttabili connotati del Futuro , indicava come destinatario della pena capitale , della quale era sostenitore , “ il criminale reo confesso “ .
Già allora ( come oggi ) non riuscivo a comprendere , pur volendo accettare come presupposto che la pena capitale costituisse la peggiore prospettiva per il reo , quale potesse in tal modo essere l’incentivo offerto al criminale per rendere ( spontanea ) confessione e quale fosse l’elemento così fornito al nostro sistema giudiziario per agevolare l’accertamento della verità dei fatti e scongiurare la condanna di innocenti o , comunque , la mancata risoluzione dei vari casi delittuosi .
In secondo luogo , a proposito del presupposto ora menzionato , le posizioni favorevoli alla pena di morte ignorano che , tanto più agli occhi di determinati soggetti , una lunga ed effettiva detenzione possa assumere un carattere assai meno incoraggiante della morte , come ne sono prova i tanti suicidi che si registrano in carcere e prima della cattura .
Quindi la prospettiva di poter pagare con la vita una condotta criminale non è detto che disincentivi la commissione di reati .
Il problema , sempre sotto il profilo della deterrenza , è semmai rappresentato dalla certezza della pena , che soprattutto nel nostro paese viene garantita in misura alquanto relativa , tanto più per la massiccia presenza nell’ordinamento di strumenti premiali e di misure alternative alla detenzione nonché per gli ampi poteri attribuiti ai Magistrati di sorveglianza e per i notevoli margini di discrezionalità che caratterizzano le loro pronunce .
Ma è , ancor prima , dal punto di vista etico che la pena capitale deve , sempre a mio avviso, ritenersi una soluzione del tutto inaccettabile .
Personalmente , anche a prescindere da ogni considerazione circa l’opportunità di fornire al reo la possibilità di redimersi e di essere recuperato dalla società , ritengo che la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale rappresenti un dogma assoluto .
Un dogma dal quale discende che , al di là delle cause di giustificazione previste per legge, a partire dalla legittima difesa , che consentono (a noi, ai nostri stretti congiunti e alle forze dell’ordine ) di impedire la nostra stessa uccisione , nessuno possa legalmente sopprimere una vita umana .
Lo Stato , quindi , non può esso stesso consentire e disporre il decesso di altri individui .
Un principio , quest’ultimo , che è stato particolarmente sostenuto dai vari movimenti che hanno promosso la citata , recente moratoria , movimenti tra i quali ricordo in particolare l’associazione “Nessuno tocchi Caino“ .
Ora , ciò doverosamente premesso , non si riesce davvero a comprendere come si possa contemporaneamente affermare e negare tale princìpio senza cadere in una clamorosa contraddizione e , soprattutto , come tale contraddizione possa essere solennemente recepita da un ordinamento giuridico .
Mi riferisco, ovviamente, alla normativa vigente in materia di aborto, consacrata nella L. 194/1978 .
Normativa in forza della quale , come noto :
a ) il concepito può essere legalmente soppresso nei primi 90 giorni di gravidanza per qualsiasi ragione , anche meramente economica , morale e sociale ( art. 4 legge 194 ) ;
b ) la donna può decidere l’atto abortivo senza essere tenuta neppure ad informare il potenziale padre , persino se coniugata ( art. 5 legge citata ) .
Ebbene , la contraddizione in oggetto è sin troppo evidente , se è vero che ciascuno di noi esiste in presenza di due condizioni , quali il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , tra cui il più frequente statisticamente è proprio l’interruzione volontaria della stessa .
Quindi , lo Stato , da un lato , ostenta civiltà , ritenendo ( secondo me giustamente ) intangibile la vita di individui che ritiene colpevoli di reati anche gravissimi , dall’altro , consente incondizionatamente la soppressione di altri individui , oggettivamente del tutto innocenti , in quanto impossibilitati a nuocere ad alcuno .
Come può essere possibile tutto ciò ?
La spiegazione più drammaticamente logica è che il concepito non protesta , né lo fanno in suo luogo i suoi stretti congiunti , che ne promuovono anzi la soppressione o , nella migliore delle ipotesi , sono ( lasciati legalmente ) all’oscuro di essa .
Il concepito , poi , non sciopera , non lavora , non guadagna .
Ma , soprattutto , il concepito non vota .
Di qui l’assoluta indifferenza della classe parlamentare , che in questo trentennio si è astenuta dall’esercitare qualsivoglia iniziativa diretta anche solo a rettificare la l. 194 .
Un atteggiamento omissivo , in particolare , che trova la propria ragione nella necessità di salvaguardare gli interessi di comodo degli elettori , dai quali i parlamentari dipendono , a scapito di coloro che elettori non sono .
Ecco che in materia il Parlamento ( e , conseguentemente , la legislazione statale ) mostra proprio quell’assoluta indifferenza di fronte all’eventualità che possa essere soppresso legalmente un soggetto inerme che citavo confutando le tesi favorevoli alla pena capitale , nella particolarmente odiosa ipotesi che il condannato sia innocente .
Innocenza che , come sottolineato , nel caso del concepito è addirittura totalmente certa .
Per questi motivi , il 18-7-2009 pubblicai su www.ladestrabergamo.it ( sito che mi ha gentilmente ospitato ) l’articolo da cui ha avuto origine l’iniziativa referendaria , che ho poi recepito nella prima delle tre parti del manifesto originario della stessa , riportato sul sito www.no194.org ( attraverso il quale si può aderire all’iniziativa ) il giorno stesso della sua costituzione , il 28-9-2009 , ed allegato nel suo file storico al mio pezzo del numero del 31-1-2010 di questa rivista .
Dall’assoluta inerzia della classe politico-parlamentare , infatti , consegue come la via abrogativa referendaria sia l’unica praticabile per travolgere la legislazione abortista italiana , anche alla luce delle caratteristiche del nostro ordinamento .
In particolare , a tale conclusione si deve giungere non solo considerando il pericolo ( in realtà sopravvalutato ) di impopolarità che presentano nuovi interventi legislativi pur solo restrittivi in materia , ma anche la mancata previsione da parte dei costituenti e dei legislatori successivi :
b ) di un diritto di veto ( vincolante e ripetibile , a differenza della facoltà generale riconosciuta dall’art. 74 Cost. ) da parte del Presidente della Repubblica nei confronti di leggi contrarie ai diritti dei non elettori , soggetti dal cui consenso , come detto , i Parlamentari non dipendono .
Un pericolo di impopolarità , come detto, sopravvalutato se è vero che , in base ad un sondaggio Eurispes del 2006 :
-il 73,7% degli italiani si dichiara contrario a che la decisione abortiva possa essere presa per mere ragioni economiche , morali e sociali ( in disaccordo , dunque , con l’art. 4 della 194 ) ;
-il 78% dei nostri connazionali non condivide l’esclusività della decisione in capo alla donna , garantita dal successivo art. 5 .
Sembra , dunque , essere ben presente presso l’opinione pubblica la consapevolezza della colossale ingiustizia di tale normativa , che non offre alcuna tutela ai soggetti più deboli .
L’azione referendaria rappresenta per me un autentico , doveroso obiettivo , per nulla strategico , da perseguire in contrasto con i vuoti tatticismi di chi coltiva , nel cosiddetto fronte antiabortista , un immobilismo novativo rispetto all’analoga iniziativa del Movimento per la Vita del 1981 .
Tatticismi finalizzati anacronisticamente a difendere il nulla che l’antiabortismo ha ottenuto in questo trentennio sul piano legislativo .
Ma , in ogni caso , da giurista non posso dimenticare che viviamo in uno stato di diritto e che nessun dibattito sociologico su un fenomeno può scuotere l’opinione pubblica come la potenziale abrogazione di una norma che lo disciplina e lo rende legale .
Un fenomeno che , nel nostro caso , deve considerarsi d’importanza primaria , alla pari di tutti quei fenomeni che riguardano l’esistenza stessa degli individui , colpevoli o innocenti .
Considerando il termine “ toccare “ quale sinonimo di usare violenza , sono d’accordo , che nessuno tocchi Caino , al di là degli atti necessari per assicurarlo alla giustizia ed alla detenzione .
Ma , anzitutto , che nessuno tocchi Abele , in nessun modo , tanto meno praticando verso lo stesso la violenza estrema e letale .