Source: https://lawbrary.ch/en/browser/CEDU/0_101__1/?plang=it
Timestamp: 2020-07-04 14:23:55+00:00
Document Index: 46610379

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17']

Lawbrary | CEDU - Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali
Diritti e libertà(2 - 18)
Corte europea dei diritti dell'uomo(19 - 51)
Disposizioni diverse(52 - 59)
Campo d'applicazione il 23 febbraio 2012
I Governi firmatari, Membri del Consiglio dell'Europa,
considerato che il fine del consiglio dell'Europa è quello di realizzare una unione più stretta tra i suoi Membri, e che uno dei mezzi per conseguire tale fine è la salvaguardia e lo sviluppo dei Diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
1. Il di­rit­to al­la vi­ta di ogni per­so­na è pro­tet­to dal­la leg­ge. Nes­su­no può es­se­re in­ten­zio­nal­men­te pri­va­to del­la vi­ta, sal­vo che in ese­cu­zio­ne di una sen­ten­za ca­pi­ta­le pro­nun­cia­ta da un tri­bu­na­le, nei ca­si in cui il de­lit­to sia pu­ni­to dal­la leg­ge con ta­le pe­na.
2. La mor­te non è con­si­de­ra­ta in­flit­ta in vio­la­zio­ne di que­sto ar­ti­co­lo quan­do de­ri­vas­se da un ri­cor­so al­la for­za re­so as­so­lu­ta­men­te ne­ces­sa­rio:
per as­si­cu­ra­re la di­fe­sa di qual­sia­si per­so­na dal­la vio­len­za il­le­ga­le;
per ef­fet­tua­re un re­go­la­re ar­re­sto o per im­pe­di­re l'eva­sio­ne di una per­so­na le­gal­men­te de­te­nu­ta;
per re­pri­me­re, in mo­do con­for­me al­la leg­ge, una som­mos­sa o una in­sur­re­zio­ne.
Nes­su­no può es­se­re sot­to­po­sto a tor­tu­ra né a pe­ne o trat­ta­men­to inu­ma­ni o de­gra­dan­ti.
1. Nes­su­no può es­se­re te­nu­to in con­di­zio­ne di schia­vi­tù o di ser­vi­tù.
2. Nes­su­no può es­se­re co­stret­to a com­pie­re un la­vo­ro for­za­to o ob­bli­ga­to­rio.
3. Non è con­si­de­ra­to «la­vo­ro for­za­to o ob­bli­ga­to­rio» nel sen­so di que­sto ar­ti­co­lo:
ogni la­vo­ro nor­mal­men­te ri­chie­sto ad una per­so­na de­te­nu­ta al­le con­di­zio­ni pre­vi­ste dall'ar­ti­co­lo 5 del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne o nel pe­rio­do di li­ber­tà con­di­zio­na­ta;
ogni ser­vi­zio di ca­rat­te­re mi­li­ta­re o, nel ca­so di obiet­to­ri di co­scien­za nei pae­si nei qua­li l'obie­zio­ne di co­scien­za è ri­co­no­sciu­ta le­git­ti­ma, un al­tro ser­vi­zio so­sti­tu­ti­vo di quel­lo mi­li­ta­re ob­bli­ga­to­rio;
ogni ser­vi­zio ri­chie­sto in ca­so di cri­si o di ca­la­mi­tà che mi­nac­cia­no la vi­ta o il be­nes­se­re del­la co­mu­ni­tà;
ogni la­vo­ro o ser­vi­zio che fac­cia par­te dei nor­ma­li do­ve­ri ci­vi­ci.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to al­la li­ber­tà e al­la si­cu­rez­za. Nes­su­no può es­se­re pri­va­to del­la li­ber­tà sal­vo che nei ca­si se­guen­ti e nei mo­di pre­vi­sti dal­la leg­ge:
se è de­te­nu­to re­go­lar­men­te in se­gui­to a con­dan­na da par­te di un tri­bu­na­le com­pe­ten­te;
se è in re­go­la­re sta­to di ar­re­sto o di de­ten­zio­ne per vio­la­zio­ne di un prov­ve­di­men­to le­git­ti­ma­men­te adot­ta­to da un tri­bu­na­le ov­ve­ro per ga­ran­ti­re l'ese­cu­zio­ne di un ob­bli­go im­po­sto dal­la leg­ge;
se è sta­to ar­re­sta­to o de­te­nu­to per es­se­re tra­dot­to di­nan­zi all'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria com­pe­ten­te quan­do vi so­no ra­gio­ni plau­si­bi­li per so­spet­ta­re che egli ab­bia com­mes­so un rea­to o ci so­no mo­ti­vi fon­da­ti per ri­te­ne­re ne­ces­sa­rio di im­pe­dir­gli di com­met­te­re un rea­to o di fug­gi­re do­po aver­lo com­mes­so;
se si trat­ta del­la de­ten­zio­ne re­go­la­re di un mi­no­re, de­ci­sa per sor­ve­glia­re la sua edu­ca­zio­ne, o di sua le­ga­le de­ten­zio­ne al fi­ne di tra­dur­lo di­nan­zi all'au­to­ri­tà com­pe­ten­te;
se si trat­ta del­la de­ten­zio­ne re­go­la­re di una per­so­na per pre­ve­ni­re la pro­pa­ga­zio­ne di una ma­lat­tia con­ta­gio­sa, di un alie­na­to, di un al­coo­liz­za­to, di un tos­si­co­ma­ne o di un va­ga­bon­do;
se si trat­ta dell'ar­re­sto o del­la de­ten­zio­ne re­go­la­ri di una per­so­na per im­pe­dir­le di pe­ne­tra­re ir­re­go­lar­men­te nel ter­ri­to­rio, o con­tro la qua­le è in cor­so un pro­ce­di­men­to d'espul­sio­ne o d'estra­di­zio­ne.
2. Ogni per­so­na che ven­ga ar­re­sta­ta de­ve es­se­re in­for­ma­ta al più pre­sto e in una lin­gua a lei com­pren­si­bi­le dei mo­ti­vi dell'ar­re­sto e di ogni ac­cu­sa ele­va­ta a suo ca­ri­co.
3. Ogni per­so­na ar­re­sta­ta o de­te­nu­ta nel­le con­di­zio­ni pre­vi­ste dal pa­ra­gra­fo 1 c) del pre­sen­te ar­ti­co­lo, de­ve es­se­re tra­dot­ta al più pre­sto di­nan­zi a un giu­di­ce o a un al­tro ma­gi­stra­to au­to­riz­za­to dal­la leg­ge ad eser­ci­ta­re fun­zio­ni giu­di­zia­rie e ha di­rit­to di es­se­re giu­di­ca­ta en­tro un ter­mi­ne ra­gio­ne­vo­le o di es­se­re po­sta in li­ber­tà du­ran­te l'istrut­to­ria. La scar­ce­ra­zio­ne può es­se­re su­bor­di­na­ta ad una ga­ran­zia che as­si­cu­ri la com­pa­ri­zio­ne del­la per­so­na all'udien­za.
4. Ogni per­so­na pri­va­ta del­la li­ber­tà me­dian­te ar­re­sto o de­ten­zio­ne ha di­rit­to di in­di­riz­za­re un ri­cor­so ad un tri­bu­na­le af­fin­ché es­so de­ci­da, en­tro bre­vi ter­mi­ni, sul­la le­ga­li­tà del­la sua de­ten­zio­ne e ne or­di­ni la scar­ce­ra­zio­ne se la de­ten­zio­ne è il­le­ga­le.
5. Ogni per­so­na vit­ti­ma di ar­re­sto o di de­ten­zio­ne in vio­la­zio­ne a una del­le di­spo­si­zio­ni di que­sto ar­ti­co­lo ha di­rit­to ad una ri­pa­ra­zio­ne.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to ad un'equa e pub­bli­ca udien­za en­tro un ter­mi­ne ra­gio­ne­vo­le, da­van­ti a un tri­bu­na­le in­di­pen­den­te e im­par­zia­le co­sti­tui­to per leg­ge, al fi­ne del­la de­ter­mi­na­zio­ne sia dei suoi di­rit­ti e dei suoi do­ve­ri di ca­rat­te­re ci­vi­le, sia del­la fon­da­tez­za di ogni ac­cu­sa pe­na­le che gli ven­ga ri­vol­ta. La sen­ten­za de­ve es­se­re re­sa pub­bli­ca­men­te, ma l'ac­ces­so al­la sa­la d'udien­za può es­se­re vie­ta­to al­la stam­pa e al pub­bli­co du­ran­te tut­to o una par­te del pro­ces­so nell'in­te­res­se del­la mo­ra­le, dell'or­di­ne pub­bli­co o del­la si­cu­rez­za na­zio­na­le in una so­cie­tà de­mo­cra­ti­ca, quan­do lo esi­go­no gli in­te­res­si dei mi­no­ri o la tu­te­la del­la vi­ta pri­va­ta del­le par­ti nel pro­ces­so, nel­la mi­su­ra giu­di­ca­ta stret­ta­men­te ne­ces­sa­ria dal tri­bu­na­le quan­do, in spe­cia­li cir­co­stan­ze, la pub­bli­ci­tà po­treb­be pre­giu­di­ca­re gli in­te­res­si del­la giu­sti­zia.
2. Ogni per­so­na ac­cu­sa­ta di un rea­to è pre­sun­ta in­no­cen­te si­no a quan­do la sua col­pe­vo­lez­za non sia sta­ta le­gal­men­te ac­cer­ta­ta.
3. Ogni ac­cu­sa­to ha se­gna­ta­men­te di­rit­to a:
es­se­re in­for­ma­to, nel più bre­ve tem­po pos­si­bi­le, in una lin­gua a lui com­pren­si­bi­le e in un mo­do det­ta­glia­to, del­la na­tu­ra e dei mo­ti­vi dell'ac­cu­sa ele­va­ta a suo ca­ri­co;
di­spor­re del tem­po e del­le fa­ci­li­ta­zio­ni ne­ces­sa­rie per pre­pa­ra­re la sua di­fe­sa;
di­fen­der­si da sé o ave­re l'as­si­sten­za di un di­fen­so­re di pro­pria scel­ta e, se non ha i mez­zi per ri­com­pen­sa­re un di­fen­so­re, po­ter es­se­re as­si­sti­to gra­tui­ta­men­te da un av­vo­ca­to d'uf­fi­cio quan­do lo esi­ga­no gli in­te­res­si del­la giu­sti­zia;
in­ter­ro­ga­re o far in­ter­ro­ga­re i te­sti­mo­ni a ca­ri­co ed ot­te­ne­re la con­vo­ca­zio­ne e l'in­ter­ro­ga­zio­ne dei te­sti­mo­ni a di­sca­ri­co nel­le stes­se con­di­zio­ni dei te­sti­mo­ni a ca­ri­co;
far­si as­si­ste­re gra­tui­ta­men­te da un in­ter­pre­te se non com­pren­de o non par­la la lin­gua im­pie­ga­ta nell'udien­za.
1. Nes­su­no può es­se­re con­dan­na­to per un'azio­ne o una omis­sio­ne che al mo­men­to in cui fu com­mes­sa non co­sti­tuis­se rea­to se­con­do il di­rit­to in­ter­no o se­con­do il di­rit­to in­ter­na­zio­na­le. Non può del pa­ri es­se­re in­flit­ta al­cu­na pe­na su­pe­rio­re a quel­la che era ap­pli­ca­bi­le al mo­men­to in cui il rea­to è sta­to com­mes­so.
2. Il pre­sen­te ar­ti­co­lo non osta­co­le­rà il rin­vio a giu­di­zio e la con­dan­na di una per­so­na col­pe­vo­le d'una azio­ne o d'una omis­sio­ne che, al mo­men­to in cui fu com­mes­sa, era cri­mi­na­le se­con­do i prin­ci­pi ge­ne­ra­li di di­rit­to ri­co­no­sciu­ti dal­le na­zio­ni ci­vi­li.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to al ri­spet­to del­la sua vi­ta pri­va­ta e fa­mi­lia­re, del suo do­mi­ci­lio e del­la sua cor­ri­spon­den­za.
2. Non può es­ser­vi in­ge­ren­za del­la pub­bli­ca au­to­ri­tà nell'eser­ci­zio di ta­le di­rit­to se non in quan­to ta­le in­ge­ren­za sia pre­vi­sta dal­la leg­ge e in quan­to co­sti­tui­sca una mi­su­ra che, in una so­cie­tà de­mo­cra­ti­ca, è ne­ces­sa­ria per la si­cu­rez­za na­zio­na­le, l'or­di­ne pub­bli­co, il be­nes­se­re eco­no­mi­co del pae­se, la pre­ven­zio­ne dei rea­ti, la pro­te­zio­ne del­la sa­lu­te o del­la mo­ra­le, o la pro­te­zio­ne dei di­rit­ti e del­le li­ber­tà al­trui.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to al­la li­ber­tà di pen­sie­ro, di co­scien­za e di re­li­gio­ne; ta­le di­rit­to in­clu­de la li­ber­tà di cam­bia­re di re­li­gio­ne o di cre­do e la li­ber­tà di ma­ni­fe­sta­re la pro­pria re­li­gio­ne o cre­do in­di­vi­dual­men­te o col­let­ti­va­men­te, sia in pub­bli­co che in pri­va­to, me­dian­te il cul­to, l'in­se­gna­men­to, le pra­ti­che e l'os­ser­van­za dei ri­ti.
2. La li­ber­tà di ma­ni­fe­sta­re la pro­pria re­li­gio­ne o il pro­prio cre­do può es­se­re og­get­to di quel­le so­le re­stri­zio­ni che, sta­bi­li­te per leg­ge, co­sti­tui­sco­no mi­su­re ne­ces­sa­rie in una so­cie­tà de­mo­cra­ti­ca, per la pro­te­zio­ne dell'or­di­ne pub­bli­co, del­la sa­lu­te o del­la mo­ra­le pub­bli­ca, o per la pro­te­zio­ne dei di­rit­ti e del­la li­ber­tà al­trui.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to al­la li­ber­tà d'espres­sio­ne. Ta­le di­rit­to in­clu­de la li­ber­tà d'opi­nio­ne e la li­ber­tà di ri­ce­ve­re o di co­mu­ni­ca­re in­for­ma­zio­ni o idee sen­za in­ge­ren­za al­cu­na da par­te del­le au­to­ri­tà pub­bli­che e sen­za con­si­de­ra­zio­ne di fron­tie­ra. Il pre­sen­te ar­ti­co­lo no­ti im­pe­di­sce che gli Sta­ti sot­to­pon­ga­no a un re­gi­me di au­to­riz­za­zio­ne le im­pre­se di ra­dio­dif­fu­sio­ne, di ci­ne­ma o di te­le­vi­sio­ne.
2. L'eser­ci­zio di que­ste li­ber­tà, com­por­tan­do do­ve­ri e re­spon­sa­bi­li­tà, può es­se­re sot­to­po­sto a de­ter­mi­na­te for­ma­li­tà, con­di­zio­ni, re­stri­zio­ni o san­zio­ni pre­vi­ste dal­la leg­ge e co­sti­tuen­ti mi­su­re ne­ces­sa­rie in una so­cie­tà de­mo­cra­ti­ca, per la si­cu­rez­za na­zio­na­le, l'in­te­gri­tà ter­ri­to­ria­le o l'or­di­ne pub­bli­co, la pre­ven­zio­ne dei rea­ti, la pro­te­zio­ne del­la sa­lu­te e del­la mo­ra­le, la pro­te­zio­ne del­la re­pu­ta­zio­ne o dei di­rit­ti al­trui, o per im­pe­di­re la di­vul­ga­zio­ne di in­for­ma­zio­ni con­fi­den­zia­li o per ga­ran­ti­re l'au­to­ri­tà e la im­par­zia­li­tà del po­te­re giu­di­zia­rio.
1. Ogni per­so­na ha di­rit­to al­la li­ber­tà di riu­nio­ne pa­ci­fi­ca e al­la li­ber­tà d'as­so­cia­zio­ne, ivi com­pre­so il di­rit­to di par­te­ci­pa­re al­la co­sti­tu­zio­ne di sin­da­ca­ti e di ade­ri­re ad es­si per la di­fe­sa dei pro­pri in­te­res­si.
2. L'eser­ci­zio di que­sti di­rit­ti non può co­sti­tui­re og­get­to di al­tre re­stri­zio­ni ol­tre quel­le che, sta­bi­li­te per leg­ge, co­sti­tui­sco­no mi­su­re ne­ces­sa­rie, in una so­cie­tà de­mo­cra­ti­ca, per la si­cu­rez­za na­zio­na­le, l'or­di­ne pub­bli­co, la pre­ven­zio­ne dei rea­ti, la pro­te­zio­ne del­la sa­lu­te e del­la mo­ra­le o per la pro­te­zio­ne dei di­rit­ti e del­le li­ber­tà al­trui. Il pre­sen­te ar­ti­co­lo non vie­ta che re­stri­zio­ni le­git­ti­me sia­no im­po­ste all'eser­ci­zio di que­sti di­rit­ti da par­te dei mem­bri del­le for­ze ar­ma­te, del­la po­li­zia o dell'am­mi­ni­stra­zio­ne del­lo Sta­to.
Uo­mi­ni e don­ne in età adat­ta han­no di­rit­to di spo­sar­si e di fon­da­re una fa­mi­glia se­con­do le leg­gi na­zio­na­li re­go­lan­ti l'eser­ci­zio di ta­le di­rit­to.
Ogni per­so­na i cui di­rit­ti e le cui li­ber­tà ri­co­no­sciu­ti nel­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne sia­no sta­ti vio­la­ti, ha di­rit­to a un ri­cor­so ef­fet­ti­vo da­van­ti a un'istan­za na­zio­na­le, an­che quan­do la vio­la­zio­ne sia sta­ta com­mes­sa da per­so­ne agen­ti nell'eser­ci­zio del­le lo­ro fun­zio­ni uf­fi­cia­li.
Il go­di­men­to dei di­rit­ti e del­le li­ber­tà ri­co­no­sciu­ti nel­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne de­ve es­se­re as­si­cu­ra­to, sen­za di­stin­zio­ne di al­cu­na spe­cie, co­me di ses­so, di raz­za, di co­lo­re, di lin­gua, di re­li­gio­ne, di opi­nio­ne po­li­ti­ca o di al­tro ge­ne­re, di ori­gi­ne na­zio­na­le o so­cia­le, di ap­par­te­nen­za a una mi­no­ran­za na­zio­na­le di ric­chez­za, di na­sci­ta o di al­tra con­di­zio­ne.
1. In ca­so di guer­ra o di al­tro pe­ri­co­lo pub­bli­co che mi­nac­ci la vi­ta del­la na­zio­ne, ogni Al­ta Par­te Con­traen­te può pren­de­re del­le mi­su­re in de­ro­ga al­le ob­bli­ga­zio­ni pre­vi­ste nel­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne nel­la stret­ta mi­su­ra in cui la si­tua­zio­ne lo esi­ga e a con­di­zio­ne che ta­li mi­su­re non sia­no in con­trad­di­zio­ne con le al­tre ob­bli­ga­zio­ni de­ri­van­ti dal di­rit­to in­ter­na­zio­na­le.
2. La di­spo­si­zio­ne pre­ce­den­te non au­to­riz­za al­cu­na de­ro­ga all'ar­ti­co­lo 2 sal­vo che per il ca­so di de­ces­so ri­sul­tan­te da le­git­ti­mi at­ti di guer­ra, e agli ar­ti­co­li 3, 4 (pa­ra­gra­fo 1) e 7.
3. Ogni Al­ta Par­te Con­traen­te che eser­ci­ti ta­le di­rit­to di de­ro­ga tie­ne pie­na­men­te in­for­ma­to il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa del­le mi­su­re pre­se e dei mo­ti­vi che le han­no ispi­ra­te. Es­sa de­ve pa­ri­men­ti in­for­ma­re il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa del­la da­ta in cui que­ste mi­su­re han­no ces­sa­to d'es­ser in vi­go­re e le di­spo­si­zio­ni del­la Con­ven­zio­ne riac­qui­sta­no pie­na ap­pli­ca­zio­ne.
Art. 16 Restrizione all'attività politica degli stranieri
Nes­su­na del­le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 10, 11 e 14 può es­se­re con­si­de­ra­ta co­me vie­tan­te al­le Al­te Par­ti Con­traen­ti di por­re li­mi­ta­zio­ni all'at­ti­vi­tà po­li­ti­ca de­gli stra­nie­ri.
Art. 17 Divieto dell'abuso di diritto
Nes­su­na di­spo­si­zio­ne del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne può es­se­re in­ter­pre­ta­ta co­me im­pli­can­te il di­rit­to per uno Sta­to, grup­po o in­di­vi­duo di eser­ci­ta­re una at­ti­vi­tà o com­pie­re un at­to mi­ran­te al­la di­stru­zio­ne dei di­rit­ti o del­le li­ber­tà ri­co­no­sciu­ti nel­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne o por­re a que­sti di­rit­ti e a que­ste li­ber­tà li­mi­ta­zio­ni mag­gio­ri di quel­le pre­vi­ste in det­ta Con­ven­zio­ne.
Art. 18 Limitazioni dell'uso di restrizioni ai diritti
Le li­mi­ta­zio­ni che, in ba­se al­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne, so­no po­ste a det­ti di­rit­ti e li­ber­tà non pos­so­no es­se­re ap­pli­ca­te che per lo sco­po per il qua­le so­no sta­te pre­vi­ste.
Titolo II: Corte europea dei diritti dell'uomo
Al fi­ne di as­si­cu­ra­re il ri­spet­to de­gli im­pe­gni de­ri­van­ti dal­la Con­ven­zio­ne e dai suoi Pro­to­col­li al­le Al­te Par­ti con­traen­ti, vie­ne isti­tui­ta una Cor­te eu­ro­pea dei di­rit­ti dell'uo­mo, dap­pres­so de­no­mi­na­ta «la Cor­te». Es­sa ope­ra in mo­do per­ma­nen­te.
La Cor­te si com­po­ne di un nu­me­ro di giu­di­ci egua­le a quel­lo del­le Al­te Par­ti con­traen­ti.
Art. 21 Condizioni per l'esercizio delle funzioni
1. I giu­di­ci de­vo­no go­de­re del­la più al­ta con­si­de­ra­zio­ne mo­ra­le e pos­se­de­re i re­qui­si­ti ri­chie­sti per l'eser­ci­zio del­le più al­te fun­zio­ni giu­di­zia­rie o es­se­re giu­ri­sti di ri­co­no­sciu­ta com­pe­ten­za.
2. I giu­di­ci sie­do­no in Cor­te a ti­to­lo in­di­vi­dua­le.
3. Du­ran­te il lo­ro man­da­to, i giu­di­ci non pos­so­no svol­ge­re al­cu­na at­ti­vi­tà in­com­pa­ti­bi­le con le esi­gen­ze di au­to­no­mia, di im­par­zia­li­tà o di di­spo­ni­bi­li­tà ri­chie­ste per un'at­ti­vi­tà eser­ci­ta­ta a tem­po pie­no; tut­te le con­tro­ver­sie de­ri­van­ti dall'ap­pli­ca­zio­ne del pre­sen­te pa­ra­gra­fo ven­go­no de­ci­se dal­la Cor­te.
1. I giu­di­ci ven­go­no elet­ti dall'As­sem­blea par­la­men­ta­re per cia­scu­na Al­ta Par­te con­traen­te, a mag­gio­ran­za dei vo­ti espres­si, su una li­sta di tre can­di­da­ti pre­sen­ta­ta dall'Al­ta Par­te con­traen­te.
1 Abro­ga­to dall'art. 1 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, con ef­fet­to dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 23 Durata del mandato e revoca
1. I giu­di­ci ven­go­no elet­ti per un pe­rio­do di no­ve an­ni. Es­si non so­no rie­leg­gi­bi­li.
2. Il man­da­to dei giu­di­ci ter­mi­na con il rag­giun­gi­men­to del set­tan­te­si­mo an­no di età.
3. I giu­di­ci re­sta­no in ca­ri­ca si­no al­la lo­ro so­sti­tu­zio­ne. Gli stes­si con­ti­nua­no tut­ta­via ad oc­cu­par­si del­le cau­se di cui so­no già in­ve­sti­ti.
4. Nes­sun giu­di­ce può es­se­re re­vo­ca­to dall'in­ca­ri­co se non quan­do gli al­tri giu­di­ci de­ci­do­no, a mag­gio­ran­za dei due ter­zi, che lo stes­so non sod­di­sfa più le con­di­zio­ni ri­chie­ste.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 2 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 24 Cancelleria e relatori
1. La Cor­te di­spo­ne di una can­cel­le­ria le cui fun­zio­ni e or­ga­niz­za­zio­ne so­no sta­bi­li­te dal re­go­la­men­to del­la Cor­te.
2. Quan­do sie­de nel­la com­po­si­zio­ne di giu­di­ce uni­co, la Cor­te è as­si­sti­ta da re­la­to­ri che svol­go­no le lo­ro fun­zio­ni sot­to la su­per­vi­sio­ne del pre­si­den­te del­la Cor­te. Es­si fan­no par­te del­la can­cel­le­ria del­la Cor­te.
1 Ori­gi­na­rio art. 25. Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 4 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 25 Assemblea plenaria della Corte
La Cor­te riu­ni­ta in As­sem­blea ple­na­ria:
eleg­ge, per una du­ra­ta di tre an­ni, il suo pre­si­den­te ed uno o due vi­ce-pre­si­den­ti: pos­so­no es­se­re rie­let­ti;
isti­tui­sce le se­zio­ni per un pe­rio­do di tem­po de­ter­mi­na­to;
eleg­ge i pre­si­den­ti del­le se­zio­ni del­la Cor­te; que­sti pos­so­no es­se­re rie­let­ti;
adot­ta il re­go­la­men­to del­la Cor­te;
eleg­ge il can­cel­lie­re e uno o più vi­ce-can­cel­lie­ri;
pre­sen­ta l'istan­za di cui al pa­ra­gra­fo 2 dell'ar­ti­co­lo 26.
1 Ori­gi­na­rio art. 26.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 5 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
3 In­tro­dot­to dall'art. 5 n. 3 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 26 Giudice unico, comitati, sezioni e sezione allargata
1. Per l'esa­me dei ca­si ad es­sa ri­mes­si, la Cor­te sie­de nel­la com­po­si­zio­ne di giu­di­ce uni­co, in co­mi­ta­ti com­po­sti da tre giu­di­ci, in se­zio­ni com­po­ste da set­te giu­di­ci e in una se­zio­ne al­lar­ga­ta com­po­sta da di­cias­set­te giu­di­ci. Le se­zio­ni del­la Cor­te isti­tui­sco­no i co­mi­ta­ti per un pe­rio­do di tem­po de­ter­mi­na­to.
2. Su istan­za dell'As­sem­blea ple­na­ria del­la Cor­te, il Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri può, me­dian­te de­ci­sio­ne una­ni­me e per un pe­rio­do de­ter­mi­na­to, ri­dur­re a cin­que il nu­me­ro dei giu­di­ci del­le se­zio­ni.
3. Un giu­di­ce che sie­de in qua­li­tà di giu­di­ce uni­co non esa­mi­na al­cun ri­cor­so pre­sen­ta­to con­tro l'Al­ta Par­te con­traen­te a ti­to­lo del­la qua­le ta­le giu­di­ce è sta­to elet­to.
4. Il giu­di­ce elet­to a ti­to­lo di un'Al­ta Par­te con­traen­te par­te al­la pro­ce­du­ra è mem­bro di di­rit­to del­la se­zio­ne e del­la se­zio­ne al­lar­ga­ta. In ca­so di as­sen­za di det­to giu­di­ce o se è im­pos­si­bi­li­ta­to a se­de­re, sie­de in qua­li­tà di giu­di­ce una per­so­na scel­ta dal pre­si­den­te del­la Cor­te tra quel­le fi­gu­ran­ti su una li­sta pre­via­men­te pre­sen­ta­ta da ta­le Par­te.
5. Fan­no par­te del­la se­zio­ne al­lar­ga­ta an­che il pre­si­den­te del­la Cor­te, i vi­ce-pre­si­den­ti, i pre­si­den­ti del­le se­zio­ni ed al­tri giu­di­ci de­si­gna­ti con­for­me­men­te al re­go­la­men­to del­la Cor­te. Quan­do una cau­sa è de­fe­ri­ta al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 43, non può se­de­re nes­sun giu­di­ce del­la se­zio­ne che ha emes­so il giu­di­zio, ad ec­ce­zio­ne del pre­si­den­te del­la se­zio­ne e del giu­di­ce che ab­bia par­te­ci­pa­to al giu­di­zio a ti­to­lo dell'Al­ta Par­te in­te­res­sa­ta.
1 Ori­gi­na­rio art. 27. Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 6 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 27 Competenza dei giudici unici
1. Un giu­di­ce uni­co può di­chia­ra­re ir­ri­ce­vi­bi­le o can­cel­la­re dal ruo­lo un ri­cor­so in­di­vi­dua­le pre­sen­ta­to in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 34 nei ca­si in cui ta­le de­ci­sio­ne può es­se­re pre­sa sen­za ul­te­rio­re esa­me.
2. La de­ci­sio­ne è de­fi­ni­ti­va.
3. Se non di­chia­ra ir­ri­ce­vi­bi­le o non can­cel­la dal ruo­lo un ri­cor­so, il giu­di­ce uni­co lo tra­smet­te a un co­mi­ta­to o a una se­zio­ne per ul­te­rio­re esa­me.
1 In­tro­dot­to dall'art. 7 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 28 Competenza dei comitati
1. Un co­mi­ta­to in­ve­sti­to di un ri­cor­so in­di­vi­dua­le pre­sen­ta­to in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 34 può, con vo­to una­ni­me:
di­chia­rar­lo ir­ri­ce­vi­bi­le o can­cel­lar­lo dal ruo­lo nei ca­si in cui ta­le de­ci­sio­ne può es­se­re pre­sa sen­za ul­te­rio­re esa­me; o
di­chia­rar­lo ri­ce­vi­bi­le e pro­nun­cia­re nel con­tem­po una sen­ten­za sul me­ri­to, se la que­stio­ne re­la­ti­va all'in­ter­pre­ta­zio­ne o all'ap­pli­ca­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne o dei suoi Pro­to­col­li all'ori­gi­ne del­la cau­sa è og­get­to di una giu­ri­spru­den­za con­so­li­da­ta del­la Cor­te.
2. Le de­ci­sio­ni e le sen­ten­ze di cui al pa­ra­gra­fo 1 so­no de­fi­ni­ti­ve.
3. Se il giu­di­ce elet­to a ti­to­lo dell'Al­ta Par­te con­traen­te par­te al­la pro­ce­du­ra non è mem­bro del co­mi­ta­to, que­st'ul­ti­mo può, in qual­sia­si mo­men­to del­la pro­ce­du­ra, in­vi­tar­lo a se­de­re al po­sto di uno dei suoi mem­bri, te­nen­do con­to di tut­ti i fat­to­ri per­ti­nen­ti, com­pre­sa l'even­tua­li­tà che ta­le Par­te ab­bia con­te­sta­to l'ap­pli­ca­zio­ne del­la pro­ce­du­ra di cui al pa­ra­gra­fo 1.b.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 8 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
1. Se non vie­ne pre­sa al­cu­na de­ci­sio­ne in vir­tù de­gli ar­ti­co­li 27 e 28 e non vie­ne emes­sa al­cu­na sen­ten­za in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 28, una se­zio­ne si pro­nun­cia sul­la ri­ce­vi­bi­li­tà e sul me­ri­to dei ri­cor­si in­di­vi­dua­li pre­sen­ta­ti in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 34. La de­ci­sio­ne sul­la ri­ce­vi­bi­li­tà può es­se­re adot­ta­ta se­pa­ra­ta­men­te.1
2. Una se­zio­ne si pro­nun­cia sul­la ri­ce­vi­bi­li­tà ed il me­ri­to dei ri­cor­si in­ter­sta­ta­li pre­sen­ta­ti in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 33. Sal­vo de­ci­sio­ne con­tra­ria del­la Cor­te per ca­si ec­ce­zio­na­li, la de­ci­sio­ne sul­la ri­ce­vi­bi­li­tà vie­ne adot­ta­ta se­pa­ra­ta­men­te.2
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 9 cpv. 1 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
2 Per. in­tro­dot­to dall'art. 9 cpv. 2 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
3 Abro­ga­to dall'art. 9 cpv. 3 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, con ef­fet­to dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Se la cau­sa pen­den­te in­nan­zi ad una se­zio­ne sol­le­va una que­stio­ne gra­ve re­la­ti­va all'in­ter­pre­ta­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne o dei suoi Pro­to­col­li, o se la so­lu­zio­ne di una que­stio­ne può por­ta­re ad una con­trad­di­zio­ne ri­spet­to ad una sen­ten­za pre­ce­den­te­men­te emes­sa dal­la Cor­te, la se­zio­ne in qual­sia­si mo­men­to pre­ce­den­te all'emis­sio­ne del­la sua sen­ten­za può tra­sfe­ri­re la com­pe­ten­za al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta, a me­no che una del­le Par­ti non si op­pon­ga.
La se­zio­ne al­lar­ga­ta:
si pro­nun­cia sui ri­cor­si pre­sen­ta­ti in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 33 o dell'ar­ti­co­lo 34 al­lor­quan­do la cau­sa le è sta­ta de­fe­ri­ta da una se­zio­ne in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 30 o quan­do la cau­sa le è sta­ta ri­mes­sa in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 43;
si pro­nun­cia sul­le que­stio­ni per le qua­li il Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri ha adi­to la Cor­te in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 46, pa­ra­gra­fo 4; e
esa­mi­na le ri­chie­ste di pa­re­re pre­sen­ta­te in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 47.
1 In­tro­dot­ta dall'art. 10 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
2 Ori­gi­na­ria lett. b).
1. La com­pe­ten­za del­la Cor­te si esten­de a tut­te le que­stio­ni ri­guar­dan­ti l'in­ter­pre­ta­zio­ne e l'ap­pli­ca­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne e dei suoi Pro­to­col­li che le ver­ran­no sot­to­po­ste nei ter­mi­ni pre­vi­sti da­gli ar­ti­co­li 33, 34, 46 e 47.1
2. In ca­so di con­te­sta­zio­ne sul­la com­pe­ten­za del­la Cor­te, la de­ci­sio­ne sul pun­to spet­ta al­la Cor­te.
1 Ag­gior­na­to dall'art. 11 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Cia­scu­na Al­ta Par­te con­traen­te può adi­re la Cor­te in or­di­ne ad ogni pre­sun­ta vio­la­zio­ne del­le di­spo­si­zio­ni del­la Con­ven­zio­ne e dei suoi Pro­to­col­li da par­te di un'al­tra Al­ta Par­te con­traen­te.
La Cor­te può es­se­re adi­ta per ri­cor­si pre­sen­ta­ti da ogni per­so­na fi­si­ca, ogni or­ga­niz­za­zio­ne non go­ver­na­ti­va o grup­po di in­di­vi­dui che pre­ten­da di es­se­re vit­ti­ma di una vio­la­zio­ne da par­te di una del­le Al­te Par­ti con­traen­ti dei di­rit­ti ri­co­no­sciu­ti dal­la Con­ven­zio­ne o dai suoi Pro­to­col­li. Le Al­te Par­ti con­traen­ti si im­pe­gna­no a non im­pe­di­re in al­cun mo­do l'eser­ci­zio ef­fet­ti­vo di que­sto di­rit­to.
1. Una que­stio­ne può es­se­re ri­mes­sa al­la Cor­te so­lo do­po l'esau­ri­men­to di tut­te le vie di ri­cor­so in­ter­ne, qual è in­te­so se­con­do i prin­ci­pi di di­rit­to in­ter­na­zio­na­le ge­ne­ral­men­te ri­co­no­sciu­ti, ed en­tro un pe­rio­do di sei me­si dal­la da­ta del­la de­ci­sio­ne in­ter­na de­fi­ni­ti­va.
2. La Cor­te non pren­de in con­si­de­ra­zio­ne al­cun ri­cor­so in­di­vi­dua­le pre­sen­ta­to in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 34 quan­do:
è ano­ni­mo, o
è so­stan­zial­men­te ugua­le ad un ri­cor­so pre­ce­den­te­men­te esa­mi­na­to dal­la Cor­te o è già sta­to sot­to­po­sto ad un'al­tra istan­za in­ter­na­zio­na­le di in­chie­sta o di com­po­si­zio­ne e non con­tie­ne fat­ti nuo­vi.
3. La Cor­te di­chia­ra ir­ri­ce­vi­bi­le ogni ri­cor­so in­di­vi­dua­le pre­sen­ta­to in vir­tù dell'ar­ti­co­lo 34 qua­lo­ra:
lo ri­ten­ga in­com­pa­ti­bi­le con le di­spo­si­zio­ni del­la Con­ven­zio­ne o dei suoi Pro­to­col­li, o ma­ni­fe­sta­men­te in­fon­da­to o abu­si­vo; o
il ri­cor­ren­te non ab­bia su­bi­to al­cun pre­giu­di­zio si­gni­fi­ca­ti­vo, a me­no che il ri­spet­to dei di­rit­ti dell'uo­mo ga­ran­ti­ti dal­la Con­ven­zio­ne e dai suoi Pro­to­col­li non esi­ga l'esa­me del me­ri­to del ri­cor­so e pur­ché ciò non com­por­ti la reie­zio­ne di un ri­cor­so che non sia sta­to de­bi­ta­men­te esa­mi­na­to da un tri­bu­na­le na­zio­na­le.
4. La Cor­te re­spin­ge tut­ti i ri­cor­si ir­ri­ce­vi­bi­li ai sen­si del pre­sen­te ar­ti­co­lo. Può pro­ce­de­re in tal sen­so in ogni fa­se del­la pro­ce­du­ra.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 12 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
1. Per tut­te le cau­se ri­mes­se ad una se­zio­ne o al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta, un'Al­ta Par­te con­traen­te il cui cit­ta­di­no sia un ri­cor­ren­te ha il di­rit­to di pre­sen­ta­re os­ser­va­zio­ni scrit­te e di pren­de­re par­te al­le udien­ze.
2. Nell'in­te­res­se di una buo­na am­mi­ni­stra­zio­ne del­la giu­sti­zia, il pre­si­den­te del­la Cor­te può in­vi­ta­re un'Al­ta Par­te con­traen­te che non è par­te o ogni al­tra per­so­na in­te­res­sa­ta che non sia il ri­cor­ren­te a pre­sen­ta­re os­ser­va­zio­ni scrit­te o a pren­de­re par­te al­le udien­ze.
3. Per tut­te le cau­se ri­mes­se ad una se­zio­ne o al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta, il Com­mis­sa­rio per i Di­rit­ti dell'Uo­mo del Con­si­glio d'Eu­ro­pa può pre­sen­ta­re os­ser­va­zio­ni scrit­te e pren­de­re par­te al­le udien­ze.1
1 In­tro­dot­to dall'art. 13 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
1. In qual­sia­si mo­men­to del­la pro­ce­du­ra, la Cor­te può de­ci­de­re di can­cel­la­re un ri­cor­so dal ruo­lo qua­lo­ra le cir­co­stan­ze por­ti­no al­la con­clu­sio­ne che:
il ri­cor­ren­te non in­ten­da più man­te­ner­lo; o
la con­tro­ver­sia sia sta­ta ri­sol­ta; o
per ogni al­tra ra­gio­ne ac­cer­ta­ta dal­la Cor­te, non sia più giu­sti­fi­ca­to con­ti­nua­re l'esa­me del ri­cor­so.
La Cor­te con­ti­nua tut­ta­via ad esa­mi­na­re il ri­cor­so se il ri­spet­to dei di­rit­ti dell'uo­mo ga­ran­ti­ti dal­la Con­ven­zio­ne e dai suoi Pro­to­col­li lo ri­chie­de.
2. La Cor­te può de­ci­de­re di re­iscri­ve­re un ri­cor­so nel ruo­lo al­lor­quan­do ri­ten­ga che le cir­co­stan­ze lo giu­sti­fi­chi­no.
Art. 38 Esame della causa
La Cor­te esa­mi­na la cau­sa con i rap­pre­sen­tan­ti del­le par­ti e, nel ca­so in cui sia ne­ces­sa­rio, pro­ce­de a un'in­da­gi­ne, per la cui con­du­zio­ne ef­fi­ca­ce le Al­te Par­ti con­traen­ti in­te­res­sa­te for­ni­ran­no tut­te le age­vo­la­zio­ni ne­ces­sa­rie.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 14 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
Art. 39 Composizione amichevole
1. In qual­sia­si mo­men­to del­la pro­ce­du­ra, la Cor­te può met­ter­si a di­spo­si­zio­ne del­le par­ti in­te­res­sa­te al fi­ne di giun­ge­re ad una com­po­si­zio­ne ami­che­vo­le del­la cau­sa che si ispi­ri al ri­spet­to dei di­rit­ti dell'uo­mo ri­co­no­sciu­ti dal­la Con­ven­zio­ne e dai suoi Pro­to­col­li.
2. La pro­ce­du­ra ai sen­si del pa­ra­gra­fo 1 è ri­ser­va­ta.
3. In ca­so di com­po­si­zio­ne ami­che­vo­le, la Cor­te can­cel­la la cau­sa dal ruo­lo me­dian­te una de­ci­sio­ne che si li­mi­ta a una bre­ve espo­si­zio­ne dei fat­ti e del­la so­lu­zio­ne adot­ta­ta.
4. Ta­le de­ci­sio­ne è tra­smes­sa al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri, che con­trol­la l'ese­cu­zio­ne dei ter­mi­ni del­la com­po­si­zio­ne ami­che­vo­le pre­vi­sti dal­la de­ci­sio­ne.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 15 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
1. Le udien­ze so­no pub­bli­che, a me­no che la Cor­te non de­ci­da di­ver­sa­men­te in cir­co­stan­ze ec­ce­zio­na­li.
2. I do­cu­men­ti de­po­si­ta­ti in ar­chi­vio so­no ac­ces­si­bi­li al pub­bli­co a me­no che il pre­si­den­te del­la Cor­te non de­ci­da di­ver­sa­men­te.
Se la Cor­te di­chia­ra che vi è sta­ta una vio­la­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne o dei suoi Pro­to­col­li e se il di­rit­to in­ter­no dell'Al­ta Par­te con­traen­te in­te­res­sa­ta non per­met­te che una par­zia­le ri­pa­ra­zio­ne del­la vio­la­zio­ne, la Cor­te, se ne­ces­sa­rio, ac­cor­da al­la par­te le­sa un'equa sod­di­sfa­zio­ne.
Le sen­ten­ze del­le se­zio­ni di­ven­go­no de­fi­ni­ti­ve con­for­me­men­te al­le di­spo­si­zio­ni dell'ar­ti­co­lo 44 pa­ra­gra­fo 2.
1. En­tro il ter­mi­ne di tre me­si dal­la da­ta in cui la se­zio­ne ha pro­nun­cia­to la sen­ten­za, le par­ti pos­so­no, in ca­si ec­ce­zio­na­li, chie­de­re il de­fe­ri­men­to del­la cau­sa al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta.
2. Un col­le­gio di cin­que giu­di­ci del­la se­zio­ne al­lar­ga­ta ac­co­glie la ri­chie­sta se il ca­so sol­le­va una que­stio­ne gra­ve re­la­ti­va all'in­ter­pre­ta­zio­ne o all'ap­pli­ca­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne o dei suoi Pro­to­col­li, o una que­stio­ne gra­ve di ca­rat­te­re ge­ne­ra­le.
3. Se il col­le­gio ac­co­glie la ri­chie­sta, la se­zio­ne al­lar­ga­ta si pro­nun­cia sul­la cau­sa con sen­ten­za.
1. La sen­ten­za del­la se­zio­ne al­lar­ga­ta è de­fi­ni­ti­va.
2. La sen­ten­za di una se­zio­ne di­vie­ne de­fi­ni­ti­va:
quan­do le par­ti di­chia­ra­no di non vo­ler de­fe­ri­re la cau­sa al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta; o
tre me­si do­po la da­ta del­la sen­ten­za, se non è ri­chie­sto il de­fe­ri­men­to del­la cau­sa al­la se­zio­ne al­lar­ga­ta; o
quan­do il col­le­gio del­la se­zio­ne al­lar­ga­ta re­spin­ge la ri­chie­sta di rin­vio for­mu­la­ta in ap­pli­ca­zio­ne dell'ar­ti­co­lo 43.
3. La sen­ten­za de­fi­ni­ti­va vie­ne pub­bli­ca­ta.
1. Le sen­ten­ze, non­ché le de­ci­sio­ni che di­chia­ra­no i ri­cor­si ri­ce­vi­bi­li o ir­ri­ce­vi­bi­li, so­no mo­ti­va­te.
2. Se una sen­ten­za non espri­me, nel­la sua to­ta­li­tà o in par­te, l'opi­nio­ne una­ni­me dei giu­di­ci, ogni giu­di­ce ha il di­rit­to di al­le­ga­re la sua opi­nio­ne se­pa­ra­ta.
Art. 46 Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze
1. Le Al­te Par­ti con­traen­ti si im­pe­gna­no a con­for­mar­si al­la sen­ten­za de­fi­ni­ti­va del­la Cor­te per le con­tro­ver­sie di cui so­no par­ti.
2. La sen­ten­za de­fi­ni­ti­va del­la Cor­te vie­ne tra­smes­sa al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri che ne con­trol­la l'ese­cu­zio­ne.
3. Se il Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri ri­tie­ne che il con­trol­lo dell'ese­cu­zio­ne di una sen­ten­za de­fi­ni­ti­va sia osta­co­la­to da una dif­fi­col­tà d'in­ter­pre­ta­zio­ne di ta­le sen­ten­za, può adi­re la Cor­te af­fin­ché es­sa si pro­nun­ci su ta­le que­stio­ne d'in­ter­pre­ta­zio­ne. La de­ci­sio­ne di adi­re la Cor­te è pre­sa a mag­gio­ran­za dei due ter­zi dei rap­pre­sen­tan­ti aven­ti di­rit­to a se­de­re nel Co­mi­ta­to.
4. Se il Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri ri­tie­ne che un'Al­ta Par­te con­traen­te ri­fiu­ti di con­for­mar­si a una sen­ten­za de­fi­ni­ti­va in una con­tro­ver­sia di cui è par­te, può, do­po aver am­mo­ni­to det­ta Par­te, de­fe­ri­re al­la Cor­te, con de­ci­sio­ne pre­sa a mag­gio­ran­za dei due ter­zi dei rap­pre­sen­tan­ti aven­ti di­rit­to di se­de­re nel Co­mi­ta­to, la que­stio­ne del ri­spet­to da par­te di ta­le Sta­to mem­bro dell'ob­bli­go di cui al pa­ra­gra­fo 1.
5. Se la Cor­te ac­cer­ta una vio­la­zio­ne del pa­ra­gra­fo 1, rin­via la cau­sa al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri af­fin­ché esa­mi­ni le mi­su­re da adot­ta­re. Se la Cor­te ac­cer­ta che non vi è sta­ta una vio­la­zio­ne del pa­ra­gra­fo 1, rin­via la cau­sa al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri, il qua­le di­chia­ra con­clu­so il suo esa­me.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 16 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
1. La Cor­te, su ri­chie­sta del Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri, può ri­la­scia­re pa­re­ri su que­stio­ni giu­ri­di­che con­cer­nen­ti l'in­ter­pre­ta­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne e dei suoi Pro­to­col­li.
2. Ta­li pa­re­ri non pos­so­no ri­guar­da­re que­stio­ni re­la­ti­ve al con­te­nu­to o al­la por­ta­ta dei di­rit­ti e del­le li­ber­tà di cui al ti­to­lo I del­la Con­ven­zio­ne e dei suoi Pro­to­col­li, né al­tre que­stio­ni che la Cor­te o il Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri po­treb­be­ro do­ver esa­mi­na­re a se­gui­to dell'in­tro­du­zio­ne di un ri­cor­so pre­vi­sto dal­la Con­ven­zio­ne.
3. Le de­ci­sio­ni del Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri di ri­chie­de­re un pa­re­re del­la Cor­te so­no pre­se a mag­gio­ran­za dei vo­ti dei rap­pre­sen­tan­ti aven­ti di­rit­to a se­de­re nel Co­mi­ta­to.
La Cor­te de­ci­de se la ri­chie­sta di pa­re­re pre­sen­ta­ta dal Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri è di sua com­pe­ten­za, se­con­do quan­to sta­bi­li­to dall'ar­ti­co­lo 47.
1. I pa­re­ri del­la Cor­te de­vo­no es­se­re mo­ti­va­ti.
2. Se il pa­re­re non espri­me, nel­la sua to­ta­li­tà o in par­te, l'opi­nio­ne una­ni­me dei giu­di­ci, ogni giu­di­ce ha il di­rit­to di al­le­ga­re la sua opi­nio­ne se­pa­ra­ta.
3. I pa­re­ri del­la Cor­te ven­go­no tra­smes­si al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri.
Le spe­se di fun­zio­na­men­to del­la Cor­te so­no a ca­ri­co del Con­si­glio d'Eu­ro­pa.
I giu­di­ci, du­ran­te l'eser­ci­zio del­le lo­ro fun­zio­ni, go­do­no dei pri­vi­le­gi e del­le im­mu­ni­tà pre­vi­sti dall'ar­ti­co­lo 40 del­lo Sta­tu­to del Con­si­glio d'Eu­ro­pa1 e da­gli ac­cor­di con­clu­si in vir­tù di det­to ar­ti­co­lo.
Titolo III: Disposizioni diverse
Ogni Al­ta Par­te Con­traen­te, su do­man­da del Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio dell'Eu­ro­pa, for­ni­rà le spie­ga­zio­ni ri­chie­ste sul mo­do in cui il pro­prio di­rit­to in­ter­no as­si­cu­ra la ef­fet­ti­va ap­pli­ca­zio­ne di tut­te le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne.
Art. 53 Salvaguardia dei diritti dell'uomo riconosciuti
Nes­su­na del­le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne può es­se­re in­ter­pre­ta­ta co­me re­can­te pre­giu­di­zio o li­mi­ta­zio­ne ai Di­rit­ti dell'uo­mo e al­le li­ber­tà fon­da­men­ta­li che pos­sa­no es­se­re ri­co­no­sciu­ti in ba­se a leg­gi di qua­lun­que Sta­to Con­traen­te o ad al­tri Ac­cor­di in­ter­na­zio­na­li di cui ta­le Sta­to sia par­te.
Nes­su­na di­spo­si­zio­ne del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne por­ta pre­giu­di­zio ai po­te­ri con­fe­ri­ti al Co­mi­ta­to dei Mi­ni­stri dal­lo Sta­tu­to del Con­si­glio d'Eu­ro­pa.1
Le Al­te Par­ti Con­traen­ti ri­nun­zia­no re­ci­pro­ca­men­te, sal­vo com­pro­mes­so spe­cia­le, a pre­va­ler­si dei trat­ta­ti, con­ven­zio­ni o di­chia­ra­zio­ni fra di lo­ro esi­sten­ti, in vi­sta di sot­to­met­te­re, per via di ri­cor­so, una con­tro­ver­sia na­ta dall'in­ter­pre­ta­zio­ne o dall'ap­pli­ca­zio­ne del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne ad una pro­ce­du­ra di re­go­la­men­to di­ver­sa da quel­le pre­vi­ste da det­ta Con­ven­zio­ne.
1. Ogni Sta­to, al mo­men­to del­la ra­ti­fi­ca o in ogni al­tro mo­men­to suc­ces­si­vo, può di­chia­ra­re, me­dian­te no­ti­fi­ca in­di­riz­za­ta al Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa, che la pre­sen­te Con­ven­zio­ne tro­ve­rà ap­pli­ca­zio­ne sal­vo quan­to pre­vi­sto al pa­ra­gra­fo 4 del pre­sen­te ar­ti­co­lo in tut­ti i ter­ri­to­ri o in de­ter­mi­na­ti ter­ri­to­ri di cui as­si­cu­ra le re­la­zio­ni in­ter­na­zio­na­li.
2. La Con­ven­zio­ne si ap­pli­che­rà al ter­ri­to­rio o ai ter­ri­to­ri de­si­gna­ti nel­la no­ti­fi­ca a par­ti­re dal tren­te­si­mo gior­no suc­ces­si­vo al­la da­ta in cui il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa avrà ri­ce­vu­to ta­le no­ti­fi­ca.
3. In det­ti ter­ri­to­ri le di­spo­si­zio­ni del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne sa­ran­no ap­pli­ca­te te­nen­do con­to del­le ne­ces­si­tà lo­ca­li.
4. Ogni Sta­to che ha fat­to una di­chia­ra­zio­ne con­for­me al pri­mo pa­ra­gra­fo di que­sto ar­ti­co­lo può, in ogni mo­men­to, di­chia­ra­re re­la­ti­va­men­te a uno o a più ter­ri­to­ri pre­vi­sti in ta­le di­chia­ra­zio­ne che ac­cet­ta la com­pe­ten­za del­la Cor­te a co­no­sce­re dei ri­cor­si di per­so­ne fi­si­che, di or­ga­niz­za­zio­ni non go­ver­na­ti­ve, o di grup­pi di pri­va­ti co­me pre­vi­sto dall'ar­ti­co­lo 34 del­la Con­ven­zio­ne.
1. Ogni Sta­to, al mo­men­to del­la fir­ma del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne o del de­po­si­to del suo stru­men­to di ra­ti­fi­ca, può for­mu­la­re una ri­ser­va ri­guar­do ad una par­ti­co­la­re di­spo­si­zio­ne del­la Con­ven­zio­ne, nel­la mi­su­ra in cui una leg­ge in quel mo­men­to in vi­go­re sul suo ter­ri­to­rio non sia con­for­me a ta­le di­spo­si­zio­ne. Le ri­ser­ve di ca­rat­te­re ge­ne­ra­le non so­no au­to­riz­za­te in ba­se al pre­sen­te ar­ti­co­lo.
2. Ogni ri­ser­va emes­sa in con­for­mi­tà al pre­sen­te ar­ti­co­lo com­por­ta un bre­ve espo­sto del­la leg­ge in que­stio­ne.
1. Un'Al­ta Par­te Con­traen­te non può de­nun­cia­re la pre­sen­te Con­ven­zio­ne che do­po un pe­rio­do di cin­que an­ni a par­ti­re dal­la da­ta d'en­tra­ta in vi­go­re del­la Con­ven­zio­ne nei suoi con­fron­ti e dan­do un pre­av­vi­so di sei me­si me­dian­te una no­ti­fi­ca in­di­riz­za­ta al Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa, che ne in­for­ma le Al­te Par­ti Con­traen­ti.
2. Ta­le de­nun­cia non può ave­re l'ef­fet­to di svin­co­la­re l'Al­ta Par­te Con­traen­te in­te­res­sa­ta dal­le ob­bli­ga­zio­ni con­te­nu­te nel­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne in ciò che con­cer­ne qua­lun­que fat­to che, po­ten­do co­sti­tui­re una vio­la­zio­ne di que­ste ob­bli­ga­zio­ni, fos­se sta­to com­piu­to da es­sa an­te­rior­men­te al­la da­ta in cui la de­nun­cia pro­du­ce il suo ef­fet­to.
3. Con la me­de­si­ma ri­ser­va ces­sa d'es­ser Par­te del­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne ogni Par­te Con­traen­te che ces­si d'es­se­re mem­bro del Con­si­glio d'Eu­ro­pa.
4. La Con­ven­zio­ne può es­se­re de­nun­cia­ta in con­for­mi­tà al­le di­spo­si­zio­ni dei pre­ce­den­ti pa­ra­gra­fi re­la­ti­va­men­te a ogni ter­ri­to­rio nel qua­le sia sta­ta di­chia­ra­ta ap­pli­ca­bi­le in ba­se all'ar­ti­co­lo 56.
1. La pre­sen­te Con­ven­zio­ne è aper­ta al­la fir­ma dei Mem­bri del Con­si­glio d'Eu­ro­pa. Es­sa sa­rà ra­ti­fi­ca­ta. Le ra­ti­fi­che sa­ran­no de­po­si­ta­te pres­so il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa.
2. L'Unio­ne eu­ro­pea può ade­ri­re al­la pre­sen­te Con­ven­zio­ne.1
3. La pre­sen­te Con­ven­zio­ne en­tre­rà in vi­go­re do­po il de­po­si­to di die­ci stru­men­ti di ra­ti­fi­ca.2
4. Per ogni fir­ma­ta­rio che la ra­ti­fi­che­rà suc­ces­si­va­men­te, la Con­ven­zio­ne en­tre­rà in vi­go­re dal mo­men­to del de­po­si­to del­lo stru­men­to di ra­ti­fi­ca.3
5. Il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le del Con­si­glio d'Eu­ro­pa no­ti­fi­che­rà a tut­ti i mem­bri del Con­si­glio d'Eu­ro­pa l'en­tra­ta in vi­go­re del­la Con­ven­zio­ne, i no­mi del­le Al­te Par­ti Con­traen­ti che l'avran­no ra­ti­fi­ca­ta, co­me an­che il de­po­si­to di ogni al­tro stru­men­to di ra­ti­fi­ca che si sia avu­to suc­ces­si­va­men­te.4
Fat­to a Ro­ma, il 4 no­vem­bre 1950 in fran­ce­se e in in­gle­se, le due ver­sio­ni fa­cen­do egual­men­te fe­de, in un so­lo esem­pla­re che sa­rà de­po­si­ta­to ne­gli ar­chi­vi del Con­si­glio d'Eu­ro­pa. Il Se­gre­ta­rio Ge­ne­ra­le ne co­mu­ni­che­rà co­pie cer­ti­fi­ca­te con­for­mi a tut­ti i fir­ma­ta­ri.
(Se­guo­no le fir­me)
1 In­tro­dot­to dall'art. 17 del Prot. n. 14 del 13 mag. 2004, ap­pro­va­to dall'AF il 16 dic. 2005, in vi­go­re dal 1° giu. 2010 (RU 2009 3067 3065, 2010 1241; FF 2005 1913).
2 Ori­gi­na­rio n. 2.
3 Ori­gi­na­rio n. 3.
4 Ori­gi­na­rio n. 4.