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Timestamp: 2015-08-28 05:21:54+00:00
Document Index: 42683710

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 67', 'art. 11', 'art. 20', 'art. 35', 'art. 11', 'art. 67', 'art. 11']

La tassazione delle indennit&agrave; corrisposte nell’ambito dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilit&agrave;.
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La tassazione delle indennità corrisposte nell’ambito dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità. Riflessioni intorno a talune questioni di primario interesse, rilevate nella disciplina tributaria di riferimento.
15 febbraio 2006 - Lorenzo Sacchetti
1. Premessa. A quasi tre anni dalla data di entrata in vigore del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 – con il quale è stato adottato il “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità” (d’ora innanzi: TUME) – e, in particolar modo, alla luce dei chiarimenti forniti da una recente norma di interpretazione autentica recata dall’ultima Legge Finanziaria, occorre fare il punto della situazione in merito al quadro normativo che disciplina la tassazione delle indennità corrisposte nell’ambito dei procedimenti di espropriazione per causa di pubblica utilità.Nell’attuare tale intento, non si può infatti prescindere dall’analisi di alcune norme contenute proprio nel citato testo unico, a mente delle quali, non senza dare adito, tuttavia, a complesse questioni di ordine interpretativo, sono state introdotte, come vedremo, nell’ambito della disciplina che regolamenta l’imposizione tributaria delle somme corrisposte in conseguenza della espropriazione per pubblica utilità, talune novità di assoluto rilievo.2. Il regime fiscale delle indennità di espropriazione. 2.1.	La previgente disciplina. L’art. 11 della legge n. 413 del 1991.Prima dell’avvento delle previsioni contenute nel citato D.P.R. n. 327, la norma di riferimento in tema di tassazione delle indennità in discorso era da rinvenirsi nell’art. 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.In questa norma, particolare rilievo assumeva il comma 5 secondo il quale: “Per le plusvalenze conseguenti alla percezione, da parte di soggetti che non esercitano imprese commerciali, di indennità di esproprio o di somme percepite a seguito di cessioni volontarie nel corso di procedimenti espropriativi nonché di somme comunque dovute per effetto di acquisizione coattiva conseguente ad occupazioni di urgenza divenute illegittime relativamente a terreni destinati ad opere pubbliche o ad infrastrutture urbane all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C, D, di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, definite dagli strumenti urbanistici ovvero ad interventi di edilizia residenziale pubblica ed economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 81, comma 1, lettera b), ultima parte, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, introdotta dal comma 1, lettera f) del presente articolo”.Nel merito dell’anzidetta disposizione, si osserva come la stessa, vista per schemi, qualificava quali plusvalenze da assoggettare a tassazione – rectius – ai sensi dell’art. 67 del nuovo TUIR, le somme:a.	corrisposte, relativamente ad aree destinate alla realizzazione di opere pubbliche o di infrastrutture urbane all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, definite dagli strumenti urbanistici vigenti:(1)	per indennità di esproprio;(2)	a seguito di cessioni volontarie concluse nell’ambito del procedimento espropriativo;(3)	a qualunque titolo, per acquisizione coattiva conseguente ad occupazioni di urgenza divenute illegittime.La norma si riferiva, come precisato dall’Amministrazione finanziaria nella circolare ministeriale n. 194/E del 24 luglio 1998, sia alle occupazioni avvenute sulla base di un titolo autorizzatorio (decreto di esproprio) divenuto in seguito illegittimo, sia a quelle effettuate senza alcun titolo giuridico per le quali si era verificata la cosiddetta “accessione invertita”.Se, infatti, l’espropriazione risultava finalizzata alla realizzazione di opere pubbliche od infrastrutture urbane era necessario verificare se il terreno rientrava in una delle zone omogenee richiamate dalla norma e non, per contro, se esso risultava edificabile o agricolo (Vgs., sul punto, la R.M. n. 111/E dell’11 luglio 1996). Non andavano pertanto assoggettate a tassazione le indennità corrisposte per l’espropriazione – finalizzata alla realizzazione di opere pubbliche od infrastrutture urbane – di aree classificate come zona E o F del già menzionato decreto del 1968;b.	comunque dovute a seguito della realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica ed economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167.Ove l’esproprio veniva disposto per destinare l’area ad interventi di edilizia residenziale pubblica ed economica o popolare di cui alla citata legge n. 167, la relativa indennità di esproprio doveva essere sempre assoggettata a tassazione, in quanto in tali casi non assumeva alcun rilievo la collocazione dell’area espropriata all’interno delle zone omogenee di cui al decreto del 1968 che, per contro, dovevano essere prese in considerazione solo laddove il procedimento espropriativo fosse stato posto in essere per la realizzazione di opere pubbliche o di infrastrutture urbane (Cfr. la R.M. n. 30/E del 18 febbraio 1997).Il successivo comma 6 dell’art. 11 in esame disponeva invece in merito al trattamento fiscale delle indennità e delle somme diverse da quelle sopra considerate. Dalla lettera della norma e dai chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria nella predetta circolare, rientravano nella fattispecie in esame:-	le indennità di occupazione. Tali indennità, nella previgente disciplina, venivano riconosciute, tra l’altro, per l’occupazione d’urgenza di cui all’art. 20 della legge n. 865 del 1971 in tutti i casi in cui, scaduto il termine quinquennale stabilito dalla stessa norma senza che fosse stato emanato il relativo decreto di esproprio, l’occupazione diveniva illegittima per illecito comportamento della P.A. (le predette somme miravano, in sostanza, a risarcire il proprietario della diminuzione patrimoniale concreta a cui veniva sottoposto nel pubblico interesse.);-	gli interessi comunque dovuti su tutte le somme di cui al precedente comma 5.Relativamente al trattamento fiscale delle anzidette somme, veniva stabilito che queste non costituivano plusvalenze, ma – in caso di opzione da parte del contribuente per la tassazione nei modi ordinari – dovevano essere acquisite a tassazione nel loro intero ammontare.2.2.	Le novità fiscali rilevabili nel TUME.Come si è già anticipato, le norme contenute nel TUME hanno, per molti versi, introdotto nel panorama normativo che disciplina la materia della espropriazione per pubblica utilità, profonde innovazioni.Per quanto riguarda gli aspetti di ordine eminentemente tributario è da porre in evidenza come, a parere di chi scrive, talune peculiari novità siano rinvenibili nel corpo degli artt. 35 e 37 dello stesso TUME.L’art. 35, nel dettaglio, ad una prima lettura appare, invero, ripercorrere fedelmente la formulazione dell’art. 11 della legge del 1991 innanzi analizzato, ma un esame più approfondito lascia emergere talune notevoli discordanze con quanto sancito dalla legge del 1991. La norma testualmente dispone l’applicazione delle disposizioni sulla tassazione delle plusvalenze contenute – ora, come già ricordato, – nell’art. 67 del TUIR: “qualora sia corrisposta a chi non eserciti una impresa commerciale una somma a titolo di indennità di esproprio, ovvero di corrispettivo di cessione volontaria o di risarcimento del danno per acquisizione coattiva, di un terreno ove sia stata realizzata un’opera pubblica, un intervento di edilizia residenziale pubblica o una infrastruttura urbana all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, come definite dagli strumenti urbanistici”.Esemplificando, la plusvalenza da esproprio dovrà pertanto essere tassata in tutti i casi in cui le somme corrisposte a favore del proprietario del fondo, riguardino:-	l’indennità di esproprio;-	la cessione volontaria nell’ambito del procedimento espropriativo;-	il risarcimento del danno per acquisizione coattiva conseguente alla realizzazione di un’opera pubblica;-	un intervento di edilizia residenziale pubblica;-	la realizzazione di una infrastruttura urbana,relativamente a terreni collocati all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, come definite dagli strumenti urbanistici vigenti.Orbene è di tutta evidenza che, a differenza della previgente disciplina, la struttura della norma presenta delle significative differenze. Invero, è necessario porre in risalto la circostanza che della predetta disposizione sono formulabili due diverse interpretazioni, ed entrambe apportano sensibili mutamenti al quadro normativo disciplinato con l’art. 11, comma 5, della legge n. 413, ponendosi, peraltro, in contrasto con i chiarimenti forniti, sullo specifico