Source: https://renatodisa.com/2018/07/26/consiglio-di-stato-sezione-terza-sentenza-3-luglio-2018-n-4065/
Timestamp: 2018-11-16 08:32:26+00:00
Document Index: 106703494

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 61', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

In tema di irregolarità essenziali, ai sensi dell’art. 83, comma 9, d.lgs. n. 50/2016 - Avvocato Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione terza, Sentenza 3 luglio 2018, n. 4065.
Sentenza 3 luglio 2018, n. 4065
In tema di irregolarità essenziali, ai sensi dell’art. 83, comma 9, d.lgs. n. 50/2016, è esclusa la possibilità di sanare tramite soccorso istruttorio quelle irregolarità che non consentano di risalire al contenuto (o all’autore) del documento che ne sia affetto in quanto l’eventuale integrazione postuma del documento irregolare o la produzione ex novo dello stesso (e non nella sanatoria di un documento già presentato e definitivamente acquisito agli atti di gara) è una violazione dei principi di par condicio, di trasparenza e di imparzialità che devono ispirare lo svolgimento del procedimento di gara. Ma tale situazione ostativa non ricorre nel caso di invio di un file elettronico, nel caso di specie la domanda di partecipazione, con estensione e formato diverso da quello prescritto se il formato utilizzato non è tale da impedirne, in maniera assoluta, la corretta visualizzazione e lettura stante la possibilità per la stazione appaltante di utilizzare, in maniera appropriata, il software adeguato di cui abbia la concreta disponibilità e che comunque appartiene allo strumentario digitale “di base” di qualunque soggetto (pubblico o privato) che utilizzi la modalità digitale per lo svolgimento della sua attività, o comunque da esso facilmente acquisibile
Di. So. s.p.a., in proprio e quale mandataria del costituendo R.T.I. con Di. s.p.a. e So. & Se. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Ma. Or., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via (…);
Lo. In. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Ma. Pr. e Al. Lo., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Ma. Pr. in Milano, viale (…);
Bv Te. s.p.a. ed altri, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dagli avvocati An. Ca., Da. Li., Fr. Sb. e Fa. Ba., con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Da. Li. in Roma, via (…);
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Lo. In. s.p.a., di Bv Te. s.p.a., di Ai. Co. s.r.l., di Co. s.p.a. e di De. Pu. Se. s.r.l.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 giugno 2018 il Cons. Ezio Fedullo e uditi per le parti gli Avvocati Ma. Or., Ma. Pr., Fr. Sb. e Fa. Ba.;
La parte originariamente ricorrente, ed odierna appellante, veniva esclusa dalla gara ristretta indetta ai sensi dell’art. 61 del d.lgs. n. 50 del 2016, per l’affidamento dei servizi di assistenza del Sistema Informativo Socio Sanitario Lombardo (SISS) e del Sistema Informativo Regionale (SIRE), da Lo. In. s.p.a. (società interamente partecipata dalla Regione Lombardia) con bando di gara pubblicato sulla G.U.R.I. del 12 aprile 2017.
L’esclusione dalla gara, espletata attraverso il sistema telematico denominato Sintel, è derivata dal fatto che due società componenti il R.T.I. appellante avevano presentato le domande di partecipazione in formato.doc e non.pdf, come invece prescritto dalla lettera d’invito, seppure sottoscrivendole con firma digitale.
Il T.A.R., con l’ordinanza n. 73/2018, ha ordinato a Lo. In. s.p.a. di produrre documentazione attestante le concrete modalità di presentazione dell’offerta esclusa ed il suo effettivo contenuto.
Il medesimo T.A.R. quindi, dopo aver richiamato le clausole della lettera di invito le quali prescrivevano che, prima dell’invio, tutti i files costituenti la documentazione amministrativa, che non fossero già originariamente in formato.pdf, dovevano essere convertiti in formato.pdf, dato atto che, alla luce delle risultanze della disposta ed eseguita istruttoria, era emerso che la domanda di partecipazione delle società Di. So. s.p.a. e Di. s.p.a. era stata presentata in formato.doc, seppure con la firma digitale valida in formato CADES, rilevato altresì che la stazione appaltante non era tenuta ad avere a disposizione, al momento dell’apertura delle offerte, un software idoneo alla apertura dei files in formato.doc e che l’irregolarità riscontrata non poteva essere sanata in sede di soccorso istruttorio, poiché, ai sensi dell’art. 83, comma 9, d.lvo n. 50/2016, “l’utilizzo di un file con estensione e formato diverso da quello prescritto non può, almeno ordinariamente, considerarsi relativo a un “elemento formale della domanda”, quanto, invece, ad un elemento intrinseco ed essenziale della stessa”, ha respinto il ricorso con la sentenza appellata: avverso quest’ultima si appuntano quindi i motivi di appello che si esamineranno compiutamente nella parte in diritto della presente sentenza.
Si sono costituiti in giudizio, per opporsi all’accoglimento del gravame, la società Lo. In. s.p.a. ed il R.T.I., avente come mandataria l’impresa BV Te. s.p.a., divenuto aggiudicatario definitivo (in virtù di un provvedimento che la parte appellante ha gravato con autonomo ricorso dinanzi al T.A.R.) successivamente alla sentenza di primo grado.
Come si evince dalla relazione istruttoria acquisita agli atti del giudizio di primo grado, in esecuzione della corrispondente ordinanza del T.A.R., l’operazione di apertura dei files in formato.doc trasmessi dalla parte appellante (rectius, allegati alla documentazione amministrativa da due delle tre imprese costituenti il R.T.I.), posta in essere dall’organo verificatore, si è svolta con esito positivo, essendo stati essi regolarmente aperti e resi leggibili mediante “lo strumento in uso presso la stazione appaltante (Digital Sign)”, previa autorizzazione all’attivazione di un “viewer esterno”, ovvero, come chiarito dalla parte appellante, mediante un programma (“Word”) normalmente presente nel sistema operativo denominato “Mycrosoft Windows”.
Né potrebbe sostenersi che la necessità di effettuare operazioni ulteriori, rispetto a quella connessa alla mera apertura dei files inviati dai concorrenti mediante la stessa piattaforma elettronica sulla quale erano stati “caricati”, avrebbe rappresentato un serio intralcio per il regolare svolgimento della gara: a prescindere dal rilievo secondo cui le attività implicate dalla apertura dei files aventi l’estensione.doc non sono caratterizzate da profili di particolare gravosità o dispendio temporale, essendo agevolmente espletabili da qualunque operatore dotato di medie conoscenze informatiche, deve osservarsi che la stessa Commissione di gara non si è sottratta al compito di porre in essere i tentativi necessari per la lettura degli stessi (sebbene, per circostanze contingenti e non del tutto chiarite, senza riuscirvi).
Quanto poi ai rilievi del verificatore, secondo cui “in assenza di un’apposita perizia informatica, non può confermarsi che il contenuto del suddetto documento sia stato o resti stabile, essendo possibile che le dichiarazioni in esso contenute, proprio per l’operare delle macro, di formati anomali e/o pacchetti compressi, si modifichino nel tempo”, aggiungendo che “è per tale ragione che la legge di gara e le regole tecniche di utilizzo della piattaforma Sintel, pubblicate preventivamente e peraltro sottoscritte dal concorrente, così come imposte dalla Centrale Acquisti Regionale – ARCA e da Regione Lombardia, richiedono l’invio dei files in formato pdf” (rilievi ulteriormente avvalorati dall’impresa aggiudicataria mediante la relazione tecnica a firma del prof. St. Za., depositata in data 8 giugno 2018), deve osservarsi quanto segue.
Non è in discussione la preferibilità del formato.pdf rispetto al formato.doc ai fini della predisposizione e della trasmissione dei documenti di gara, in quanto maggiormente idoneo, rispetto al secondo, a garantire la “stabilità” degli stessi.
Tale esigenza del resto sarebbe stata agevolmente e tempestivamente salvaguardata mediante l’attivazione del soccorso istruttorio, il quale, attraverso l’acquisizione del documento nel formato.pdf richiesto dalla lex specialis, avrebbe garantito pro futuro ed in termini ragionevolmente rapidi (rispetto alla trasmissione originaria dei documenti da parte dell’impresa ed alla loro acquisizione da parte della Commissione di gara) l’integrità del documento (previa verifica della corrispondenza del suo contenuto a quello acquisito in formato.doc, come una stazione appaltante mediamente diligente, come si è detto, sarebbe stata in condizioni di fare).
Nemmeno apporta significativi elementi, a favore della tesi interpretativa fatta propria dal giudice di primo grado, la giurisprudenza da esso citata, ed in particolare il precedente di questa Sezione n. 3329 del 2 luglio 2014, concernente una ipotesi di illeggibilità della documentazione di gara (imputabile, come accertato dal giudice, all’impresa e non al sistema informatico Sintel), essa sì inficiante l'”individuazione” del contenuto del documento medesimo (agli effetti applicativi del soccorso istruttorio, così come disciplinato dalla normativa successivamente intervenuta).
(Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie ed annulla per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, il provvedimento di esclusione impugnato in primo grado.