Source: https://forumeconomia.it/rubriche/fisco-tasse
Timestamp: 2019-07-23 13:41:41+00:00
Document Index: 136598730

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 2946', 'art. 109', 'art. 61', 'art.11', 'art. 1']

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Fisco e tasse Lug 6, 2019
Riscattare la laurea : guida2019
Fisco e tasse Lug 5, 2019
ISEE 2019: documenti, calcoloe come funziona
Fisco e tasse Giu 14, 2019
Dichiarazione dei redditi 2019:guida Agenzia delle Entrate
Fisco e tasse Dic 14, 2018
Calendario fiscale dicembre2018: appuntamenti con il Fisco
Fisco e tasse Set 3, 2018
Scadenze fiscali settembre2018: appuntamento con il Fisco
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Gestione Separata: chi si iscrivee come funziona?
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Riscattare la laurea : guida 2019
Sono sempre di più coloro che hanno intenzione di riscattare la propria laurea: ecco tutto quello che serve sapere: le novità proposte nella Legge di Bilancio e le agevolazioni previste per il corrente 2019. Inoltre, è necessario conoscere quando e a chi conviene riscattare i propri anni di studio, come fare domanda, guida al calcolo ed esempi di riscatto della laurea.
Riscatto laurea agevolato 2019: è boom di domande!
Dopo l’introduzione del Decreto pensioni-reddito (4/2019) non si arresta la richiesta di riscatto agevolato della laurea. Si pensi che dal mese di marzo a maggio 2019 sono pervenuto ben 21mila istanze, circa la metà delle quali con riscatto low cost.
Per il triennio 2019-2021 è stato introdotto, in via sperimentale, un nuovo istituto di riscatto dei periodi di studi universitari, da valutare nel sistema contributivo (cfr. circolare Inps 5 marzo 2019, n. 36).
Il riscatto agevolato può essere richiesto dagli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria per l’invalidità e la vecchiaia, da coloro che sono privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non titolari di pensione, dai superstiti dei lavoratori dipendenti e dalle forme sostitutive ed esclusive della medesima, oltre che dai lavoratori iscritti alla Gestione Separata.
Quanti anni si possono riscattare? Il periodo scoperto di contribuzione può essere ammesso a riscatto nella misura massima di cinque anni.
La base di calcolo è costituita dalla retribuzione assoggettata a contribuzione nei 12 mesi recenti rispetto alla data dell’istanza ed è rapportata al periodo oggetto di riscatto.
Riscattare la laurea: cosa si intende?
Quando si parla di riscatto della laurea si intende la possibilità di valorizzare ai fini previdenziali il proprio percorso di studi. In questo modo si può dire, a tutti gli effetti, che il titolo di studio può ricoprire un ruolo chiave per quanto concerne i contributi e la pensione futura. Ovviamente è fondamentale che i soggetti istanti abbiano conseguito con successo il titolo di studio.
Riscatto della laurea: chi può farlo?
Tutti coloro che abbiano conseguito un diploma di laurea o un titolo equipollente possono accedere senza problemi a questo istituto. Senza dimenticare che possono farlo anche gli inoccupati, ovvero coloro che ancora non hanno versato alcun tipo di contributo di lavoro dipendente. In tal caso si parla di attività lavorativa non ancora iniziata sia in Italia che all’estero.
Riscatto laurea: Come funziona?
Ci sono alcuni titoli che si possono riscattare senza problemi. Essi sono:
– i diplomi universitari, purché non superiori a due o tre anni;
– i diplomi di laurea i cui corsi non siano inferiori ai quattro anni e superiori ai sei;
– i diplomi di specializzazione successivi alle lauree e che abbiano avuto almeno durata di due anni;
– i dottorati di ricerca regolarmente riconosciuti;
– i corsi di laurea 3+2.
Non possono essere calcolati ai fini del riscatto della laurea i periodi di studio fuori corso.
Inoltre, il riscatto può riguardare l’intero periodo o anche dei singoli periodi, oltre a dover ricordare che dal 12 luglio 1997 si possono riscattare anche due o più corsi di laurea anche antecedenti a tale data.
Riscatto di laurea per gli inoccupati
La normativa vigente prevede la possibilità di riscattare la laurea anche da parte di coloro che ancora non hanno trovato un’occupazione e non sono iscritti a nessuna forma di previdenza.
E, soprattutto, questo istituto è accessibile solo a coloro che nel momento in cui presentano la domanda non abbiano ancora versato contributi previdenziali.
L’onere in tal caso coincide con il versamento di un contributo per ogni anno da riscattare: esso è pari al minimo livello imponibile ad artigiani e commercianti, moltiplicato per l’aliquota di computo per le prestazioni pensionistiche dell’Assicurazione Generale Obbligatoria.
Riscatto laurea e calcolo dell’onere
Come viene calcolato l’onere da versare per il riscatto del titolo di studio? Nel caso di riscatto nel periodo retributivo l’onere varia a seconda di vari fattori quali età, sesso, retribuzioni.
Invece per quel che concerne il riscatto della laurea nel periodo contributivo, si parla di computo in base all’aliquota contributiva vigente nel periodo in cui viene presentata la domanda.
Essa viene applicata al periodo contributivo nei 12 mesi più vicini rispetto alla data di presentazione della domanda di riscatto.
La retribuzione che viene presa come riferimento è accreditata sulla posizione contributiva del soggetto richiedente collocandola temporalmente nel periodo degli studi.
Riscatto Laurea: come fare la domanda?
Ecco le modalità attraverso le quali è possibile presentare la domanda:
WEB, tramite i servizi on-line dedicati, accessibili dal sito Internet dell’INPS attraverso i seguenti percorsi – per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti pubblici: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Gestione dipendenti pubblici: servizi per Lavoratori e Pensionati”; – per i riscatti da esercitarsi nelle gestioni dei dipendenti privati: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Riscatto di periodi contributivi”;
Patronati e intermediari, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.
Si ricorda che le domande devono essere presentate utilizzando il modulo reperibile sul sito istituzionale al seguente percorso: “Prestazioni e Servizi” > “Tutti i moduli” > “Assicurato/Pensionato”.
ISEE 2019: documenti, calcolo e come funziona
Cos’è il modello ISEE 2019 e quali sono le novità più importanti?
In questa guida analizzeremo il modello ISEE 2019, la sua scadenza e la sua composizione e quelle che sono le novità con le istruzioni dettate dall’INPS legate ai nuovi termini di validità della DSU.
Possiamo affermare prima di tutto che il modello ISEE è quel modello rilasciato dall’INPS che serve a tutti i contribuenti per accedere alle prestazioni sociali agevolate, compreso anche il reddito di cittadinanza o altri aiuto come bonus bebè ecc.
Il calcolo dell’ISEE 2019, non ha subito delle modifiche rispetto a quello dello scorso anno; esse sono effettuate dall’INPS partendo dalle informazioni contenute all’interno della DSU, la quale deve essere compilata prendendo come punto di riferimento tutti i documenti relativi ai redditi percepiti e al patrimonio posseduto. Infine esso tiene presente anche della composizione del nucleo familiare.
La novità riguarda invece la DSU, ovvero la Dichiarazione Sostitutiva Unica e la sua validità. Per tale motivo segnaliamo le nove scadenze:
Scadenza del modello ISEE richiesto dal 1° gennaio al 31 agosto 2019: fissata al 31 dicembre 2019;
Scadenza del modello ISEE richiesto dal 1° settembre 2019: fissata al 31 agosto 2022.
Modello ISEE 2019: come presentare la DSU
Al fine di richiedere il nuovo modello ISEE 2019 è necessario presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), ovvero il documento che contiene:
componenti del nucleo familiare.
La DSU serve poi per il calcolo del modello ISEE 2019.
Essa deve essere presentata:
presso il proprio comune di residenza;
direttamente per via telematica all’INPS.
Al fine di compilare la DSU occorrono i seguenti documenti:
estratti conto con giacenza media annuale dei depositi bancari e postali al 31/12/2018;
Calcolo modello ISEE 2019
Tutti questi documenti servono poi all’INPS al fine di effettuare il calcolo del modello ISEE per l’anno di richiesta. In pratica, le indicazioni su come viene calcolato il valore dell’attestazione, sono dettate dallo stesso INPS, il quale dopo aver ricevuto la DSU compilata dal contribuente, attinge alla propria banca dati e alle informazioni in proprio possesso.
Sulla base di questi dati, determina il valore dell’ISEE effettuando un rapporto tra l’Indicatore della Situazione Economica (ISE) e il parametro desunto dalla scala di equivalenza come di seguito riportato:
Numero dei componenti Parametro
Sulla base di questa tabella, poi, viene effettuato il calcolo ISEE prevedendo le seguenti maggiorazioni:
0,2 per nuclei familiari con figli minori, elevata a 0,3 in presenza di almeno un figlio di età inferiore a tre anni compiuti, in cui entrambi i genitori o l’unico presente abbiano svolto attività di lavoro o di impresa per almeno sei mesi nell’anno di riferimento dei redditi dichiarati.
Scadenza modello ISEE 2019: le novità sul termine di validità
Il modello ISEE come visto in precedenza prevede delle differenti date di scadenza. Queste sono state stabilite dall’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, che ha modificato la validità delle DSU ai fini ISEE, stabilendo che dal 1° gennaio 2019, la dichiarazione sia valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 agosto.
Ancora, lo stesso decreto ha introdotto il reddito di cittadinanza (DL n. 4 del 28 gennaio 2019) e allo stesso tempo ha ulteriormente modificato il comma, prorogando al 31 dicembre 2019 tutto il periodo di validità e di scadenza delle sole DSU presentate dal 1° gennaio 2019 al 31 agosto 2019.
Nel mese di Giugno tutti i lavoratori dipendenti devono fare i conto con la dichiarazione dei redditi tramite modello 730. Essi sono chiamati a certificare i redditi percepiti al fine di comunicare al fisco le spese sostenute durante l’intero anno solare e i redditi percepiti.
In questo approfondimento analizzeremo la guida dell’Agenzia delle Entrate inerente al modello 730 e quelle che sono le principali novità, ma anche le istruzioni da seguire per detrazioni e deduzioni dell’anno precedente.
La circolare omnibus dell’Agenzia delle Entrate racchiude al sui interno tutte le istruzioni inerenti alla compilazione del modello 730/2019 per i lavoratori dipendenti, con e senza sostituto di imposta. Al suo interno sono contenute tutte le regole su:
Oneri deducibili;
Crediti d’imposta.
La circolare precisare e a trascrivere un elenco completo e dettagliato dei documenti necessari al fine di presentare la dichiarazione dei redditi 2019. All’interno vengono anche precisate e conservate le richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate. In sostanza, la circolare da prendere in esame è la n. 13/E del 31 maggio 2019 al cui interno riepiloga tutte le novità introdotte per l’anno in corso.
La circolare racchiuse anche le spese detraibili, come anche la normativa che ha interamente cambiato la disciplina sanzionatoria prevista nel caso di visto di conformità infedele sul 730 da parte di CAF ed intermediari.
Dichiarazione dei redditi 2019: guida completa alla circolare 13/E dell’Agenzia delle Entrate
La circolare in oggetto è per certi versi considerata come la guida completa alla dichiarazione dei redditi. All’interno delle sue 390 pagine sono inserite tutte le istruzioni.
E’ la circolare n. 13/E del 31 maggio 2019 che fornisce nel dettaglio le regole da seguire su detrazioni e deduzioni o anche crediti d’imposta e documenti da conservare.
Il documento rappresenta un vademecum davvero utile sia per chi presenta la dichiarazione dei redditi con il modello 730/2019, sia anche per coloro che optano per il precompilato ordinario.
La circolare n. 13/E è stata per altro aggiornata, partendo da quella che è stata pubblicata lo scorso anno (circ. n. 7/E del 27 aprile 2018), con le novità legislative ed interpretative le quali riguardano la dichiarazione dei redditi 2019.
Dichiarazione dei redditi 2019: novità della circolare n. 13/E
All’interno del modello 730/2019 ci sono diverse novità. Ad esempio, una tra tutte è quella inerente alla nuova detrazione per gli abbonamenti dei mezzi pubblici.
Nel caso specifico, la detrazione è prevista solo per le spese a sostenute dal 2018. Queste sono oggetto di rimborso Irpef per un valore massimo pari a 50 euro (19% di max. 250 euro).
Il limite max. di 250 euro secondo quanto riportato dalla guida, non lasciano spazio ad interpretazioni. Infatti è messo in evidenza che la detrazione spetta per le spese sostenute a prescindere che siano per se stessi o per i familiari a carico. Quindi il limite massimo di 250 euro deve intendersi come spesa complessiva, cumulabile.
Tra le altre novità compaiono anche il bonus verde inerente ai lavori effettuati in casa e la detrazione per l’acquisto di strumenti didattici per studenti con DSA.
Per quanto riguarda il bonus verde, la detrazione spettante è del 36% legata ai lavori effettuati su giardini e terrazzi per un limite max. di 5.000 euro di spesa per unità immobiliare.
Il bonus spetta solo a condizione che i pagamenti siano effettuati con strumenti tracciabili, ovvero:
assegni postali;
circolare non trasferibili;
Al fine di fruire della detrazione fiscale all’interno della dichiarazione dei redditi sarà necessario che i documento di spesa riportino il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione come anche la descrizione dell’intervento, la quale deve consentire di ricondurre la spesa sostenuta tra quelle agevolabili.
Viene confermato al suo interno che la mancata comunicazione ENEA relativa ai lavori di ristrutturazione che comportano anche un risparmio energetico non compromette per nulla il diritto a beneficiare della detrazione fiscale, per un importo pari al 50% della spesa sostenuta fino ad un massimo di 96.000 euro.
Un’altra novità riguarda le regole per CAF e gli intermediari abilitati, i quali da quest’anno sono soggetti ad una nuova disciplina sanzionatoria prevista nei casi di visto di conformità infedele sul modello 730. Questa prevede un versamento dell’importo pari al 30 per cento della maggiore imposta riscontrata al contribuente.
Anche se pubblicata con netto ritardo, la guida dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi 2019 è molto utile al fine di riepilogare quelle che sono le novità principali.
Dichiarazione dei redditi 2019: quali documenti conservare?
E’ sempre la circolare n. 13/E dell’agenzia dell’Entrate ad affermare quelli che sono i documenti da conservare dopo aver presentato la dichiarazione dei redditi. In pratica, i documenti da conservare per un eventuale controllo (richiesto dal medesimo ente) sono solo ed esclusivamente quelli esplicitati all’interno della circolare, anche per quel che riguarda la documentazione relativa alla prova del pagamento.
L’Agenzia delle Entrate potrà effettuare dei controlli anche in merito ai requisiti soggettivi richiesti per fruire delle diverse agevolazioni fiscali, come anche le dichiarazioni sostitutive presentate dal contribuente per alcune tipologie di detrazioni.
Infine, ricordiamo che sarà possibile annullare il 730 già inviato (mediante la modalità precompilata) fino al 20 giugno 2019. Si potrà dunque procedere con un nuovo invio autonomo della dichiarazione dei redditi.
Il termine di presentazione del modello 730/2019 è fissato all’8 luglio 2019 (il 7 luglio cade di domenica) ma solo nel caso in cui il contribuente decida di presentare la dichiarazione tramite il sostituto d’imposta. Se invece, la presentazione del modello 730 avviene per mezzo di CAF o intermediari, allora la scadenza è fissata al 23 luglio 2019.
Calendario fiscale dicembre 2018: appuntamenti con il Fisco
Eccoci giunti al mese di dicembre 2018! Le tredicesime degli italiani saranno assorbite dalle spese per lo shopping dei regali di Natale, per il Cenone di Capodanno e, soprattutto, dalle tasse e imposte da versare all’amministrazione tributaria.
Ecco il Calendario fiscale per il mese di dicembre 2018 con tutte le scadenze e gli appuntamenti con l’Agenzia delle Entrate da segnarsi in agenda.
Appuntamento con il Fisco: Scadenziario mese di dicembre 2018
I contraenti dei contratti di locazione e affitto che non abbiano optato per il regime della “cedolare secca” sono tenuti al versamento dell’imposta di registro sui contratti stipulati in data 01/11/2018 o rinnovati tacitamente con decorrenza dal 01/11/2018.
Per procedere al versamento dell’imposta, è necessario utilizzare il Modello “F24 versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE) con modalità telematica (per i titolari i Partita IVA) o, anche, presso Banche, Agenzie Postali, Agenti della riscossione (per i non titolari di Partita IVA).
I contribuenti che sono stati ammessi alla definizione agevolata dei carichi tributari affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 30 settembre 2017 ai sensi dell’art. 1, commi 6 e 8, lettera b), numero 2), del D.L. 148/2017 (c.d. rottamazione-bis), ma che non sono riusciti a saldare le rate in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 e intendono regolarizzare aderendo alla definizione agevolata prevista dall’art. 3, comma 21, del D.L. 119/2018 (c.d. Rottamazione-ter) devono procedere all’adempimento entro il 7 dicembre 2018.
Si ricorda che il pagamento delle somme dovute per la definizione agevolata può essere effettuato:
mediante bollettini precompilati relativi alle rate scadute nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018;
presso gli sportelli dell’agente della riscossione.
17 dicembre ’18
Entro il 17 dicembre i soggetti che esercitano attività di intrattenimento o altre attività indicate nella Tariffa allegata al D.P.R. n. 640/1972 devono procedere con il versamento dell’imposta sugli intrattenimenti relativi alle attività svolte con carattere di continuità nel mese precedente.
I soggetti contribuenti che corrispondono redditi di pensione di cui all’art. 49, comma 2, lett. a) del D.P.R. n. 917/1986 di importo non superiore a euro 18.000,00 annui sono tenuti al versamento della rata relativa al canone TV trattenuta ai pensionati.
I contribuenti che pongono in essere transazioni finanziarie senza l’intervento di intermediari né di notai sono tenuti al versamento dell’imposta sulle transazioni finanziarie (c.d. Tobin Tax).
I Sostituti d’imposta dovranno procedere con il versamento delle ritenute alla fonte su indennità di cessazione del rapporto di agenzia corrisposte nel mese precedente.
I contribuenti Iva mensili devono procedere alla liquidazione e versamento dell’Iva relativa al mese precedente.
Ultimo giorno utile per i contribuenti tenuti al versamento unitario di imposte e contributi per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente entro il 16 novembre 2018, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (ravvedimento breve).
I soggetti IVA sono tenuti all’emissione ed alla registrazione delle fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese solare precedente.
I soggetti esercenti il commercio al minuto e assimilati devono provvedere alla registrazione, anche cumulativa, delle operazioni per le quali è rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta fiscale, effettuate nel mese solare precedente.
20 dicembre ’18
I condomini in qualità di sostituti d’imposta che hanno operato ritenute a titolo di acconto sui corrispettivi pagati nel periodo giugno 2018 – novembre 2018 per prestazioni relative a contratti d’appalto, di opere o servizi effettuate nell’esercizio d’impresa il cui importo cumulato mensilmente non abbia raggiunto la soglia di EUR 500,00 al 30 novembre 2018 sono tenuti al versamento delle stesse ritenute.
I contribuenti IVA soggetti agli obblighi di liquidazione e versamento sia mensili sia trimestrali sono tenuti al versamento dell’acconto IVA relativo all’anno 2018
Gli operatori intracomunitari con obbligo mensile sono tenuti alla presentazione degli elenchi riepilogativi (INTRASTAT) delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese precedente nei confronti di soggetti UE.
31 dicembre ’18
Gli eredi delle persone decedute in data successiva al 28 febbraio 2018 che presentano la dichiarazione dei redditi per conto del de cuius sono tenuti al versamento dell’IRPEF dovuta, a titolo di saldo per il 2017, in base alla dichiarazione dei redditi 2018, dal soggetto deceduto, senza alcuna maggiorazione.
I soggetti autorizzati a corrispondere l’imposta di bollo in maniera virtuale sono tenuti al versamento della 6° rata bimestrale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale relativa alla dichiarazione presentata entro il 31 gennaio 2018.
I contribuenti tenuti ad effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi annuali delle persone fisiche, delle società di persone e degli enti ad esse equiparati e dell’Irap (Modelli 730/2018, REDDITI Persone Fisiche 2018 e REDDITI SP-Società di persone ed equiparate 2018 e dichiarazione IRAP 2018) sono tenuti a regolarizzare, mediante ravvedimento, il versamento della 2^ o unica rata dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero.
Gli eredi delle persone decedute tra il 1° marzo 2018 e il 30 giugno 2018 sono tenute alla presentazione in formato cartaceo, della dichiarazione dei redditi del contribuente deceduto e della scheda contenente la scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF.
I soggetti che effettuano le operazioni di cui all’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972 (commercio al minuto e attività assimilate) che intendono optare, a partire dal 1° gennaio 2019, per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e prestazioni di servizi di cui agli articoli 2 e 3 del D.P.R. n. 633/1972 sono tenuti all’esercizio dell’opzione tramite un apposito servizio on-line presente sul sito www.agenziaentrate.gov.it.
Le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che applicano il regime forfetario agevolato di cui all’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 devono procedere con la regolarizzazione, mediante ravvedimento, del versamento della 2° o unica rata dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP dovuta a titolo di acconto per l’anno 2018.
Scadenze fiscali settembre 2018: appuntamento con il Fisco
Settembre 2018: i professionisti e le imprese sono tenuti ad adempiere alle scadenze fiscali. Ecco lo scadenzario da appuntarsi.
Per il 17 settembre ci sono diverse scadenze che si “accavallano” nella stessa giornata.
I contribuenti titolari di Partita IVA tenuti ad effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi annuali delle persone fisiche, delle società di persone e degli enti ad esse equiparati e dell’Irap che hanno scelto il pagamento rateale ed hanno effettuato il primo versamento entro il 2 luglio 2018, devono procedere con il versamento della 4° rata dell’Irpef risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,82%.
I contribuenti titolari di Partita IVA tenuti ad effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi annuali delle persone fisiche, delle società di persone e degli enti ad esse equiparati e dell’Irap che hanno scelto il pagamento rateale ed hanno effettuato il primo versamento entro il 20 agosto 2018 avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 435/2001, devono procedere con il versamento della terza rata dell’Irpef risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, maggiorando preventivamente l’intero importo da rateizzare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,33%.
I soggetti IRES che esercitano attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza che hanno scelto il pagamento rateale ed hanno effettuato il primo versamento entro il 2 luglio 2018, devono versare la quarta rata dell’addizionale IRES nella misura del 25% sulla produzione e vendita di materiale pornografico o di incitamento alla violenza (c.d. tassa etica), a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,82%.
I contribuenti titolari di Partita IVA tenuti ad effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi annuali delle persone fisiche, delle società di persone e degli enti ad esse equiparati e dell’Irap che hanno scelto il pagamento rateale ed hanno effettuato il primo versamento entro il 2 luglio 2018, sono tenuti a versare la quarta rata dell’imposta sostitutiva operata nella forma della “cedolare secca“, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,82%.
I sostituti d’imposta sono tenuti al versamento delle ritenute alla fonte su indennità di cessazione del rapporto di agenzia corrisposte nel mese precedente mediante modello F24 con modalità telematiche, direttamente oppure tramite intermediario abilitato.
I contribuenti Iva mensili sono tenuti alla liquidazione e versamento dell’Iva relativa al mese precedente mediante modello F24 con modalità telematiche, direttamente oppure tramite intermediario abilitato.
Le Pubbliche amministrazioni, autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane nonché società indicate nell’art. 17-ter, comma 1-bis, del D.P.R. n. 633 del 1972, sono tenute al versamento dell’IVA, a seguito di “scissione dei pagamenti“, ai sensi dell’articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
I sostituti d’imposta sono tenuti al versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione.
I soggetti Iva sono tenuti ad emettere e registrare le fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese solare precedente e risultanti da documento di trasporto o da idonea documentazione.
I contribuenti tenuti al versamento unitario di imposte e contributi devono procedere con la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente entro il 20 agosto 2018, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (ravvedimento breve).
Le Associazioni senza fini di lucro che realizzano o partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, che sono inserite tra i soggetti beneficiari delle disposizioni previste dall’art. 1, comma 185, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), devono presentare telematicamente la domanda di ammissione ai benefici fiscali.
Gli operatori intracomunitari con obbligo mensile devono presentare gli elenchi riepilogativi (INTRASTAT) delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese precedente nei confronti di soggetti UE.
I soggetti passivi Iva stabiliti nel territorio dello Stato devono procedere alla presentazione dell’istanza per il rimborso dell’Iva assolta in un altro Stato membro in relazione a beni e servizi ivi acquistati o importati.
Anche i soggetti passivi Iva stabiliti in Stati non appartenenti all’Unione Europea con cui esistono accordi di reciprocità devono procedere con la presentazione dell’istanza per il rimborso dell’Iva assolta nello Stato italiano in relazione a beni e servizi ivi acquistati e importati.
Condono fiscale o Pace fiscale: ecco le ultime novità
Di condono fiscale in questi giorni se ne sente continuamente parlare in lungo ed in largo: la maxi sanatoria fiscale sarebbe quasi pronta e si starebbe “allargando” sempre più con una pace fiscale che comprende sia le cartelle Equitalia che le liti fiscali. Sarebbe questo il Piano del Governo che riguarderebbe almeno 100 miliardi totali di tasse non pagate o contestate davanti ai giudici dai contribuenti italiani. Il tutto nasce dalle dichiarazioni di Matteo Salvini che ha ribadito, ancora una volta, come in questo paese sia necessaria una pace fiscale. Non solo, anche Di Maio ha fatto le medesime dichiarazioni: segno che i due vicepremier dell’attuale Governo vogliano effettivamente muoversi in tal senso. Cosa si intende per Pace o Condono fiscale? Vediamo in questa guida di capire meglio alla luce delle ultimissime novità.
Pace fiscale: che cos’è?
Per Pace fiscale si intende, almeno stando alle dichiarazioni della Maggioranza e al patto di Governo fra Movimento 5 Stelle e Lega, una rottamazione delle cartelle esattoriali fino ad un tetto massimo di 100.000€. Proprio in occasione del 244esimo anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, Matteo Salvini ha annunciato di voler introdurre un “condono” per le cartelle fino a 100.000 euro, per chiudere i debiti di tanti imprenditori, commercianti e professionisti. Secondo le intenzioni dei promotori e, in particolar modo del Ministro dell’Interno Salvini, il provvedimento punta da una parte a “riappacificare” i contribuenti con il Fisco italiano. Inoltre, l’altro obiettivo della Pace fiscale è quello di incassare dai 30 ai 60 miliardi di euro in 2 anni attraverso la rottamazione e il contributo parziale del quantum debeatur. Di pace fiscale se ne era già parlato anche durante la fase di formazione del nuovo Governo: una delle novità inserite all’interno del programma di Lega e M5S.
Come funziona il Condono fiscale?
Secondo quanto dichiarato in più interviste da Salvini e Di Maio, così come trascritto all’interno del Contratto di Governo: la pace fiscale non sarà un condono, ma una sorta di “maxi rottamazione delle cartelle Equitalia per i contribuenti falliti che non hanno potuto pagare Irpef, Iva, contributi Inps e altre imposte”. Il provvedimento è molto ambizioso e intende facilitare i pagamenti per tutti quegli imprenditori e contribuenti che, a causa della crisi o per altre ragioni di difficoltà, si sono trovati morosi rispetto alle richieste fiscali avanzate dallo Stato. Il provvedimento prevede però dei limiti: innanzitutto vengono esclusi da questa possibilità di rottamazione esattoriale tutti i grandi contribuenti morosi. Anzi, su questo il Governo ha sottolineato più volte di essere irremovibile, soprattutto, nei confronti dei grandi evasori “scoperti” dalla Guardia di Finanza. Inoltre, il pagamento minimo ammesso per lo stralcio va dal 6% del totale dovuto al 25% dell’ammontare complessivo, con un’aliquota intermedia del 10%. In buona sostanza, possono aderire alla pace fiscale i contribuenti con cartelle emesse fino al 2014, pari ad un massimo di 200.000 euro e l’importo da pagare è pari al 25%, al 10% e al 6%, in base al reddito del debitore.
Le aliquote sopra indicate vengono applicate in base alla grandezza, alla solidità e alla posizione finanziaria delle imprese coinvolte o alla capacità fiscale, nonchè alla posizione personale del contribuente. Alcune indicazioni su come funzionerà la maxi rottamazione delle cartelle sono state fornite da Armando Siri, Senatore e Consigliere economico della Lega. “La pace fiscale è definita all’interno del Contratto di Governo Lega e M5S come un saldo e stralcio delle somme dovute e non pagate al fisco”, ha sottolineato e ribadito Siri. La misura intende agevolare i contribuenti che, pur volendo, non potrebbero pagare i proprio debiti a causa di problemi economici. “Per questo la somma che bisognerà pagare in relazione alla singola cartella Equitalia non sarà uguale per tutti ma il calcolo verrà effettuato in base al reddito dichiarato e alle difficoltà economiche del contribuente”.
Ulteriori parametri che potrebbero essere presi in considerazione per l’applicazione delle tre aliquote sopra indicate potrebbero essere la presenza di figli minori, il possesso o meno dell’abitazione o anche lo stato di disoccupazione. Il pagamento secondo l’aliquota di pertinenza consentirà di stralciare definitivamente l’intero debito. L’intervento mira inoltre a diminuire le liti giudiziali in ambito fiscale che, soprattutto in ambito civile, rappresentano una cospicua parte dei giudizi in atto. La pace fiscale è inserita in un contesto più ampio mirante a limitare l’incidenza del peso delle imposte sul reddito dei cittadini e delle imprese, cercando di evitare quelle situazioni ove, per un modesto debito con lo Stato, un’impresa debba fallire a causa della morosità e degli interessi sulle obbligazioni tributarie inadempiute. Gli introiti previsti dalla cosiddetta pace fiscale dovrebbero poi servire a finanziare un altro provvedimento, successivo e complementare, quello relativo alla flat tax, che garantirebbe uno “snellimento” del sistema impositivo italiano con due sole aliquote.
La pace fiscale è già in vigore?
Ad oggi la pace fiscale è soltanto un punto del programma di Lega e M5S, in quanto il Governo Conte non ha formalmente ancora avviato la propria attività legislativa. Matteo Salvini ha ribadito che sarà il primo intervento del nuovo Governo perché “le maggiori entrate previste con la nuova rottamazione delle cartelle serviranno anche per l’avvio della flat tax, inizialmente rivolta alle partite IVA e alle imprese dal 2019 e dal 2020 estesa alle famiglie”.
Tax Credit Alberghi ed Agriturismi 2018: Che cos’è, come funziona, a chi spetta e come fare domanda
Che cos’è la Tax Credit 2018? la Legge di Bilancio ha istituito nuove risorse economiche per il settore ricettivo da destinare al credito di imposta per la riqualificazione degli alberghi, agriturismi e strutture termali. La Tax Credit 2018 è una “facilitazione” fiscale molto utile ed importante che riguarda qualsiasi tipo di intervento di ristrutturazione che viene effettuato da alberghi o da agriturismi italiani nel corso del 2017 e del 2018 per migliorare l’accoglienza dei clienti e, più in generale, la propria competitività sul mercato. Si tratta di un’agevolazione fiscale molto interessante che è stata introdotta con la legge di bilancio 2017-2018 e nasce con lo specifico obiettivo di favorire il rilancio e l’aumento della competitività di queste specifiche strutture. Quali sono le caratteristiche della Tax Credit 2018? A chi spetta? Come si richiede il credito d’imposta? Scopriamolo in questa guida dedicata.
Tax Credit 2018: che cos’è e quali sono le caratteristiche distintive
La Tax Credit 2018 prevede la possibilità di detrarre, sotto forma di credito d’imposta, il 65% delle spese che sono state sostenute in ristrutturazioni volte a rinnovare o a sostituire parti strutturali degli edifici o a favorire il frazionamento o l’accorpamento di unità immobiliari, in opere di riqualificazione antisismica o di miglioramento dell’efficacia energetica oppure nell’acquisto di mobili o di altre componenti d’arredo. In precedenza, tale detrazione era nettamente più ridotta perché riguardava il 30% delle spese che erano state sostenute. La detrazione, inoltre, ora può essere resa fruibile in forma di credito d’imposta attraverso l’utilizzo di 2 quote annuali invece che 3, come era precedentemente.
Il Credito di imposta per il settore turistico fu introdotto dal D.L. 83/2014, la cui finalità era quella di sostenere le seguenti tipologie di investimento:
Nel 2017 il Tax Credit Alberghi è stato potenziato dalla precedente legge di Bilancio ed esteso anche agli agriturismi: la soglia del credito riconosciuto è stata così innalzata dal 30% al 65% delle spese sostenute. Dunque, tra le spese relative alla ristrutturazione edilizia è possibile far rientrare, ad esempio, i lavori per la realizzazione di servizi igienici e tutto ciò che riguarda le ricostruzioni e le demolizioni, purchè venga mantenuto il volume complessivo della struttura, la realizzazione di balconi e logge o la trasformazione di balconi in verande, il recupero delle aree sottotetto, la sostituzione di serramenti sia interni che esterni, l’installazione o sostituzione della pavimentazione o degli impianti, le opere di abbattimento delle barriere architettoniche.
Il limite massimo sul quale calcolare la percentuale di detrazione ammonta a 200.000 euro, limite che è stato innalzato rispetto a quanto previsto dalle norme precedenti.
A chi spetta il Tax Credit 2018?
Il bonus per il Tax Credit 2018 è destinato a tutte quelle strutture che svolgono attività di agriturismo in base a quanto previsto dalla Legge n. 96 del 2006, ovvero a tutte quelle strutture alberghiere tra le quali rientrano: gli alberghi e gli alberghi diffusi, le residenze turistico-alberghiere, i villaggi-albergo, le strutture considerate di tipo alberghiero, sulla base di quanto stabilito dalle specifiche leggi regionali. Per poter ottenere la detrazione, tutte queste strutture devono risultare già esistenti alla data del 1˚ gennaio 2012.
Come si richiede il credito d’imposta?
È possibile richiedere il Tax Credit 2018 dal 1˚ gennaio al 28 febbraio 2018 per le spese che sostenute dal 1˚ gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2018. Il credito d’imposta si può richiedere attraverso la presentazione di una domanda che deve essere redatta dai rappresentanti legali delle imprese e che deve inoltrata per via telematica al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. A tale domanda devono essere allegati tutti i documenti che attestano le spese che sono state sostenute.
Il beneficio fiscale verrà mantenuto anche per gli anni successivi: infatti, nel 2018 lo Stato ha deciso di stanziare ben 60 milioni di euro per far fronte a questa misura, nel 2019 verranno stanziati 120 milioni e nel 2020 saranno previsti 60 milioni, per un totale complessivo di 240 milioni in 3 anni. Il credito d’imposta verrà ripartito in due quote annuali di pari importo e sarà utilizzabile (entro 10 anni, ai sensi dell’art. 2946 c.c.) in compensazione mediante modello F24 usando il codice tributo 6850 secondo la risoluzione n. 5/E del 20 gennaio 2016 dell’Agenzia delle Entrate.
Da un punto di vista tributario, il credito d’imposta ottenuto:
deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale è concesso;
non rileva ai fini della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, deducibile dal reddito d’impresa, ai sensi dell’art. 109 co. 5 del TUIR;
non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d’impresa, ai sensi dell’art. 61 del TUIR.
Scadenze fiscali luglio 2018: le date da appuntare sul calendario
Anche per il caldo mese di luglio 2018 i contribuenti italiani saranno chiamati a rispettare tutte le scadenze fissate dal calendario fiscale: il primo appuntamento con l’Agenzia delle Entrate è il 2 luglio. Vediamo in questa guida fiscale tutte le scadenze in dettaglio.
Ultimo giorno utile per il versamento dell’Irpef relativa ai maggiori ricavi o compensi indicati nella dichiarazione dei redditi, senza alcuna maggiorazione e regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente entro il 16 giugno 2017, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un ottavo del minimo (ravvedimento). Pagamento della terza ed ultima rata, pari al residuo 20% dell’importo netto dovuto sulle controversie tributarie per le quali ci si è avvalsi della definizione agevolata di cui all’art.11 del D.L. 24 aprile 2017, n. 50. Presentazione, in formato cartaceo, della dichiarazione dei redditi del contribuente deceduto e della scelta per la destinazione dell’otto per mille, del cinque per mille e del due per mille dell’Irpef. Versamento, in unica soluzione o come prima rata, dell’Irpef risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, senza alcuna maggiorazione. Inoltre, si deve procedere con la presentazione, in formato cartaceo, della dichiarazione dei redditi modello “REDDITI Persone Fisiche 2018” e della scelta per la destinazione dell’otto per mille, del cinque per mille e del due per mille dell’Irpef.
Presentazione al datore di lavoro o ente pensionistico del modello 730/2018 e della busta contenente il modello 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef e trasmissione in via telematica all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni elaborate (modelli 730/2018); dei relativi prospetti di liquidazione (mod. 730-3); del risultato contabile delle dichiarazioni (mod. 730-4). Per quanto concerne le dichiarazioni dei redditi (modello 730/2018) presentate dai contribuenti dal 23 al 30 giugno 2018, i CAF e i professionisti abilitati devono trasmettere, in via telematica, all’Agenzia delle Entrate: le dichiarazioni elaborate (modelli 730/2018); i relativi prospetti di liquidazione (mod. 730-3); il risultato contabile delle dichiarazioni (mod. 730-4).
Versamento 2° rata dell’Irpef risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,16% e versamento 2° rata dell’acconto d’imposta in misura pari al 20% dei redditi sottoposti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,16%. Lo stesso giorno si deve emettere e registrare le fatture differite relative a beni consegnati o spediti nel mese di giugno, risultanti da documento di trasporto o da altro documento idoneo ad identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione. I soggetti che operano nel commercio al minuto e coloro che operano nella grande distribuzione possono adottare facoltativamente la trasmissione telematica dei corrispettivi (cfr. Circolare 23/02/2006 n. 8/E).
Ultimo giorno utile per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente entro il 18 giugno 2018, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (ravvedimento breve).
Con riferimento alle dichiarazioni dei redditi (modello 730/2018) presentate dai contribuenti dal 1° al 23 luglio 2018, i CAF e i professionisti abilitati devono trasmettere, in via telematica, all’Agenzia delle Entrate: le dichiarazioni elaborate (modelli 730/2018); i relativi prospetti di liquidazione (mod. 730-3); il risultato contabile delle dichiarazioni (mod. 730-4). Inoltre, deve essere trasmessa in via telematica all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione modello 730/2018 e modello 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef.
Presentazione degli elenchi riepilogativi (INTRASTAT) delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi rese nel mese precedente e nel secondo trimestre del 2018 nei confronti di soggetti UE.
Ultimo giorno utile per la regolarizzazione, mediante ravvedimento, della presentazione della dichiarazione IVA 2018 relativa all’anno d’imposta 2017. Lo stesso giorno Istituti di credito, Sim, altri intermediari finanziari, società fiduciarie devono presentare la dichiarazione relativa all’ammontare complessivo degli assegni in circolazione alla fine del trimestre solare precedente, per la liquidazione dell’imposta di bollo sugli assegni circolari.
Data da appuntarsi bene sul calendario fiscale per gli innumerevoli adempimenti a cui sono tenuti i contribuenti prima di andare in vacanza. Versamento 2° rata dell’Irpef risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2017 e di primo acconto per l’anno 2018, con applicazione degli interessi nella misura dello 0,31%. Presentazione della dichiarazione sostitutiva ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. n. 445 del 2000 ai fini dell’esenzione del pagamento del canone RAI ai sensi dell’art. 1, comma 132, della legge n. 244 del 2007 (per gli ultrasettantacinquenni). Società di capitali ed enti commerciali, SpA, Srl, Soc. Cooperative, Sapa, Enti pubblici e privati diversi dalle società, Istituti di credito, Sim, altri intermediari finanziari, società fiduciarie devono comunicare all’Anagrafe Tributaria i dati relativi ai soggetti con i quali sono stati intrattenuti rapporti di natura finanziaria. Imprenditori artigiani e commercianti, professionisti titolari di partita Iva iscritti o non iscritti in albi professionali, Società di persone, Società di capitali ed enti commerciali, Istituti di credito, Sim ed altri intermediari finanziari sono tenuti a presentare la richiesta di rimborso o utilizzo in compensazione del credito Iva trimestrale (Modello IVA TR). Infine, tutte le fisiche che risultano fiscalmente residenti in Italia, ma in precedenza sono state fiscalmente residenti all’estero e iscritte all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) o che abbiano prestato la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero, per sanare le violazioni degli obblighi dichiarativi ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’IVAFE relative alle attività depositate ed alle somme detenute sui conti correnti e sui libretti di risparmio all’estero devono procedere con la presentazione del modello “Richiesta di accesso alla procedura di regolarizzazione delle attività depositate e delle somme detenute all’estero“.
Segui la nostra prossima guida dedicata alla presentazione del modello “Richiesta di accesso alla procedura di regolarizzazione delle attività depositate e delle somme detenute all’estero”.
Gestione Separata: chi si iscrive e come funziona?
Introdotta a partire dal 1996 con la Legge 335 del 1995 al fine di assicurare una tutela previdenziale a categorie di lavoratori fino ad allora escluse, i liberi professionisti devono iscriversi alla Gestione Separata, un fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati. Infatti, la Gestione Separata raccoglie i contributi previdenziali dei professionisti che non hanno una cassa previdenziale di riferimento (lavoratori autonomi, incaricati alla vendita a domicilio, lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, lavoratori autonomi occasionali). Ad oggi sono attive quasi un milione di posizioni, di cui circa 350.000 professionisti con Partita Iva ed il numero è in costante crescita ogni anno. Vediamo che cos’è e come funziona la Gestione Separata.
Gestione Separata: chi si può iscrivere?
L’iscrizione alla Gestione Separata è rivolta ai liberi professionisti senza cassa titolari di Partita IVA e a quelli con albo o cassa che, contemporaneamente all’attività professionale, svolgono anche un’altra attività di lavoro coperta da contribuzione. Inoltre, sono tenuti ad iscriversi anche:
i venditori a domicilio con contratto di lavoro autonomo, ma con una soglia di esenzione di 5.000 euro annui
i beneficiari di borse di studio per la frequenza dei corsi di dottorato di ricerca,
gli spedizionieri doganali non dipendenti
i beneficiari di assegni per attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero
coloro che esercitano una collaborazione coordinata e continuativa, se il reddito professionale è inferiore a 5.000 euro e se la durata della prestazione occasionale è inferiore a 30 giorni l’anno
i lavoratori autonomi occasionali che non hanno l’obbligo di iscriversi ad un’autonoma Cassa di previdenza e il cui reddito imponibile abbia superato la soglia di 5.000 euro nell’anno solare
i pensionati che svolgono collaborazioni coordinate e continuative.
Coloro che percepiscono compensi derivanti da diritti d’autore e indennità per cessazione di rapporti di agenzia non sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata.
Iscrizione Gestione Separata: requisiti professionali
Liberi Professionisti e Autonomi senza Cassa di Previdenza e senza Albo sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata. Ulteriori requisiti professionali richiesti per iscriversi alla Gestione Separata sono ascrivibili allo svolgimento di un’attività a contenuto artistico o professionale, autonoma, abituale e professionale, senza natura di impresa e senza vincoli di subordinazione e in modo abituale.
Come iscriversi alla Gestione Separata
L’iscrizione alla Gestione Separata deve essere effettuata, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, compilando l’apposito modulo (modello SC04) disponibile sul sito www.inps.it, nella sezione “Modulistica“.
Ciascun lavoratore deve presentare la domanda di iscrizione:
per consegna diretta presso gli sportelli delle Sedi o Agenzie;
con invio per posta;
telefonando al Contact Center ai numeri 803164 gratuito da rete fissa, o 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
mediante invio telematico, collegandosi al sito www.inps.it/Servizi per il cittadino, click su:
Il professionista deve provvedere sempre e comunque e per l’intero importo al versamento alla Gestione Separata, salva la facoltà di addebitare al cliente in fattura, a titolo di rivalsa, un’aliquota pari al 4% dei compensi lordi.
Gestione Separata: Rivalsa INPS Fattura Professionisti
Come già messo in evidenza i Professionisti titolari di Partita IVA Forfettaria che esercitano una attività di lavoro autonomo per la quale non è prevista una Cassa di previdenza, sono tenuti all’iscrizione alla Gestione separata INPS. Questa, prevede il versamento annuo dei contributi su un forfait del fatturato e chi è iscritto alla Gestione separata ha la facoltà (e non l’obbligo) di addebitare in fattura al proprio committente una maggiorazione del 4% del compenso concordato tenendo sempre a mente che saranno loro stessi a versare i contributi ogni anno. Data la facoltà del potere addebitare la rivalsa INPS o meno, è anche possibile inserire la rivalsa INPS del 4% soltanto su alcune fatture di vendita mentre su altre no. La rivalsa del 4%, laddove venga applicata in fattura, rappresenta un reddito per il professionista e non viene trattata come un contributo previdenziale, ma concorre all’aumento dell’imponibile soggetto a tassazione.
Versamento e termini di pagamento Contribuzione Gestione Separata
Il versamento dei contributi va eseguito, tramite compilazione del modello F24, alle scadenze fiscali previste per il pagamento delle imposte sui redditi. I contributi previdenziali sono pagati in base al reddito effettivamente percepito nell’anno di imposta di riferimento e vengono accreditati nell’estratto conto del lavoratore nell’anno in cui sono stati pagati i compensi cui si riferiscono. I versamenti degli acconti e del saldo devono essere effettuati entro gli stessi termini previsti per il pagamento dell’IRPEF: entro il 30 giugno per il saldo precedente e il primo acconto dell’anno in corso; entro il 30 novembre per il secondo acconto dell’anno in corso. Come per l’IRPEF, il versamento del 16 giugno, relativo sia al saldo che al primo acconto, può essere differito fino al 16 luglio (maggiorando le somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse) e può essere rateizzato (aggiungendo una “R” alla causale contributi correnti P10 o PXX). Sia in caso di rateizzazione che di differimento, la maggiorazione per interessi deve essere esposta nel modello di pagamento separatamente dal contributo, utilizzando la causale contributo “DPPI” e compilando nella relativa riga di F24 tutti i campi previsti per il versamento dei contributi a cui gli interessi si riferiscono.
Causali di Versamento F24
Descrizione causale Causale fino al 31 dicembre 2000 Causale dal 1° gennaio 2001
Contributo per saldo o acconto a debito del professionista (o a credito se posto in compensazione), così come risultante dal quadro RR del .
Holding neocostituita: possibile la tassazione di gruppo
Con la pubblicazione della Risoluzione n.40/E l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione della capogruppo (holding) neocostituita. L’amministrazione fiscale ha chiarito che la holding neocostituita può optare, a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime di tassazione di gruppo con la società controllata. Per capire meglio ripercorriamo quanto precisato dall’Amministrazione fiscale alla luce della fattispecie presentata dall’istante nella Risoluzione n. 40/E riguardante un’operazione di riorganizzazione aziendale.
Consolidato fiscale dopo riorganizzazione del gruppo aziendale: chiarimenti Agenzia delle Entrate
Chiarimenti sulla tassazione di gruppo con la Risoluzione 40/E del 17 maggio 2018, contenente le risposte a due differenti interpelli.
Il caso vede Alfa Srl, Beta SpA, Gamma Srl e Delta Srl, società costituenti il “Gruppo”, che redigono il bilancio in conformità ai principi contabili nazionali e “solo Delta Srl ha un esercizio non coincidente con l’anno solare che termina il 30 giugno di ogni anno”, come riportato sulla stessa Risoluzione.
Le quote del capitale sociale di Alfa Srl (“Holding”) ovvero la capogruppo, di Beta SpA, di Gamma Srl e di Delta Srl sono interamente detenute da persone fisiche, appartenenti al medesimo nucleo familiare. L’istante fa presente che è stata decisa una riorganizzazione del Gruppo, con la costituzione, nel mese di giugno 2017, della società Alfa Srl destinata a svolgere il ruolo di holding alla quale verrà conferito dagli attuali soci, l’intero capitale sociale di Beta SpA, Gamma Srl. e Delta Srl.
I quesiti posti dall’istante all’Amministrazione fiscale
L’istante con due interpelli differenti chiede esplicitamente:
se è possibile per la holding neocostituita optare per la tassazione di gruppo comprendendo tutte le società
se si realizza un indebito vantaggio fiscale che crei abuso.
Agenzia dell’Entrate: il Parere
Nel rispondere al soggetto istante, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che ai sensi dell’articolo 117, comma 1, del TUIR l’esercizio dell’opzione per la tassazione di gruppo esige che la holding possegga nelle società che intende consolidare una partecipazione che sia espressiva di un rapporto di “controllo rilevante”. La norma recita, a tal proposito: “la società o l’ente controllante e ciascuna società controllata rientranti fra i soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), fra i quali sussiste il rapporto di controllo di cui all’articolo 2359, comma 1, numero 1), del codice civile, con i requisiti di cui all’articolo 120, possono congiuntamente esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo”.
Per quanto concerne il requisito del “controllo rilevante”, esso deve sussistere sin dal periodo d’imposta per il quale la controllante e la controllata optano per il consolidato. Un’eccezione alla regola contenuta nel citato comma 2 dell’articolo 120 del TUIR è quella prevista dall’articolo 2 del decreto ministeriale 9 giugno 2004, che consente alle holding neocostituite di optare in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo, a partire dall’esercizio di costituzione.
La Circolare n. 40/E del 26 settembre 2016, con riferimento alla partecipazione delle società neocostituite al consolidato fiscale aveva chiarito che il legislatore reputa sufficiente la sussistenza del requisito del controllo rilevante a partire dall’inizio del loro esercizio, senza guardare invece all’inizio dell’esercizio della controllante.
In buona sostanza, se “il controllo rilevante dovesse essere verificato tanto con riferimento all’inizio dell’esercizio della consolidante quanto con riferimento all’inizio dell’esercizio delle consolidate, le società neocostituite non potrebbero optare, in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo già a partire dall’esercizio di costituzione”.
La soluzione interpretativa contenuta nella Circolare n.40/E è stata estesa alla fattispecie del delle società che siano state acquisite dalla controllante in corso d’esercizio (cd. “società neo acquisite”) che abbiano fatto coincidere:
a) la data della loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio in corso al momento dell’acquisizione;
b) la data di chiusura del primo esercizio successivo alla loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio della controllante.
Rimane ferma la condizione che la loro acquisizione da parte della controllante sia avvenuta entro il termine utile per esercitare l’opzione per il consolidato fiscale e che sussistano gli altri requisiti richiesti dalla normativa vigente.
Analogamente a quanto accade per le società neocostituite, la controllante può immediatamente consolidare i risultati fiscali prodotti dalle controllate/neo acquisite durante un periodo d’imposta “interamente controllato” dalla stessa e che si chiude nella stessa data in cui è prevista la chiusura del periodo d’imposta della controllante.
Alla luce della fattispecie presentata dall’istante:
la Holding, costituita in data 26 giugno 2017, ha acquisito, in data 28 giugno 2017, la partecipazione totalitaria al capitale sociale della società Delta S.r.l.;
Delta S.r.l. modificherà la durata del proprio esercizio sociale allineandolo, in coerenza con la Holding e le altre società del Gruppo, all’anno solare, sicché l’esercizio che ha avuto inizio il 1° luglio 2017 si chiuderà il 31 dicembre 2017 mentre gli esercizi successivi avranno durata 1° gennaio – 31 dicembre.
Il caso è riconducibile a quello contemplato dalla Circolare n. 53/E del 2004 (paragrafo n. 3), pertanto, la Holding può optare, già a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime della tassazione di gruppo con la società Delta S.r.l., consolidando i redditi prodotti da quest’ultima nel periodo d’imposta 1° luglio 2017 – 31 dicembre 2017.
Come sottolineato nella Risoluzione n.40/E, la tassazione consolidata facente capo alla Holding includerà:
i redditi relativi al periodo d’imposta della Holding compreso tra la data di costituzione della Holding e il 31 dicembre 2017,
i redditi relativi al periodo d’imposta di Delta S.r.l. che va dal 1° luglio 2017 al 31 dicembre 2017.
La Holding dovrà comunicare mediante il Modello “Comunicazioni per i Regimi di Tonnage Tax, Consolidato, Trasparenza e per l’Opzione IRAP” l’opzione per il consolidato fiscale all’Agenzia delle Entrate entro il termine di presentazione del Modello Redditi SC 2017, ovvero entro il 31 ottobre 2017.