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Timestamp: 2017-11-22 21:57:47+00:00
Document Index: 133363776

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.360', 'art. 53', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590']

Avvocati Online Network | Tag Archive | reato
Tag Archive | "reato"
Fisco: per la Cassazione il professionista puo’ lavorare gratis per amici e parenti
Posted on 16 novembre 2015. Tags: Avvocati, avvocato, cassazione, Cassazione Civile, consulenze gratuite, finanze, FISCO, prestazioni gratuite, professione, reato, tributario, tributi
Cassazione Civile, sez. V, sentenza 28/10/2015 n° 21972
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti di D.A. (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania n. 92/29/2008, depositata in data 7/05/2008, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento relativo ad IVA, IRPEF ed IRAP dovute per l’anno di imposta 2001, in relazione all’attività professionale di consulente, a seguito di contestazione di compensi (a “72 clienti”) non registrati e fatturati – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello hanno sostenuto che, a fronte “di una corretta contabilità tenuta dal contribuente…congrua e coerente”, è giustificata “l’asserita gratuità dell’opera svolta in favore dei 71 soggetti, peraltro indicati dallo stesso contribuente, in considerazione dei rapporti di parentela e di amicizia con gli stessi”, nonché del fatto che “il 70% di tali soggetti risultano soci di società di persone, la cui contabilità è affidata alle cure del contribuente, per cui ogni eventuale compenso rientra in quello già corrisposto dalla società di appartenenza” e della accertata circostanza che l’attività svolta in loro favore riguardava soltanto l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi ed era finalizzata “all’incremento della clientela”.
Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della sentenza con motivazione semplificata.
1. L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., dell’art. 53 D.lgs. 546/1992, non avendo i giudici della C.T.R. rilevato l’inammissibilità dell’appello del contribuente per sua assoluta genericità; 2) con il secondo motivo, ex art. 360 n. 5 c.p.c., l’insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, costituito dalla gratuità delle prestazioni professionali risultate non registrate e fatturate; 3) con il terzo motivo, la contraddittorietà della motivazione, ex art. 360 n. 5 c.p.c., in ordine ad un punto decisivo della controversia rappresentato dalla ritenuta non fatturabilità della prestazione professionale consistente nell’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi per 42 clienti; 4) infine, con il quarto motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 n. 3 c.p.c., dell’art. 2697 c.c., avendo i giudici della C.T.R. ritenuto che il compenso dovuto per le prestazioni professionali rese a favore di singoli soggetti soci di società di persone rientri in quello corrisposto dalle società stesse, pur in mancanza di alcun riscontro probatorio di tale circostanza.
Questa Corte ha già precisato (Cass. 14908/2014; Cass. 3064/2012; Cass. 14031/2006) che la specificità dei motivi di appello (finalizzata ad evitare un ricorso generalizzato e poco meditato al giudice di seconda istanza) esige che, alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata, vengano contrapposte quelle dell’appellante, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa, che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, ma “tale esigenza, tuttavia, non può impedire che il dissenso della parte soccombente investa la decisione impugnata nella sua interezza e che esso si sostanzi proprio in quelle argomentazioni che suffragavano la domanda disattesa dal primo giudice, essendo innegabile che in tal caso, sottoponendo al giudice d’appello dette argomentazioni – perché ritenute giuste e idonee al conseguimento della pretesa fatta valere -, si adempia pienamente all’onere di specificità dei motivi”.
Ciò ricorre nel caso in esame, nel quale il contribuente (verificato dal Collegio il contenuto del fascicolo d’ufficio del merito, acquisito), attraverso la riproposizione degli argomenti addotti a sostegno delle domande rigettate in primo grado, ha inteso contestare le varie decisioni impugnate nella loro interezza.
3. I motivi secondo, terzo e quarto, da trattare unitariamente, sono infondati.
Invero, l’Amministrazione finanziaria reitera la contestazione circa l’inverosimiglianza dell’assunto difensivo opposto dal contribuente, inerente alla gratuità delle prestazioni offerte a 72 o 71 soggetti, considerati l’enorme numero dei suddetti soggetti, il fatto che si trattasse di “imprese o professionisti, con i quali vi era una continuità di rapporti” e per alcuni dei quali i compensi erano stati “regolarmente fatturati, invece, nel precedente anno d’imposta 2001”, nonché il fatto che l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi, in favore di alcuni di detti soggetti (“49 su 71”), potesse considerarsi prestazione non fatturabile e che fosse stato dimostrato il pagamento dei compensi da parte delle società di persone (di cui erano soci alcuni clienti del contribuente).
La C.T.R. ritiene, tuttavia, con motivazione congrua e non contraddittoria, plausibile, a fronte delle mere supposizioni dell’Ufficio erariale, la gratuità dell’opera svolta dal professionista, in considerazione “dei rapporti di parentela e di amicizia con gli stessi” clienti, nonché del fatto che “il 70% di tali soggetti risultano soci di società di persone, la cui contabilità è affidata alle cure del contribuente, per cui ogni eventuale compenso rientra in quello già corrisposto dalla società di appartenenza” (e non è contestato che dette società fossero clienti del professionista e che le stesse non rientrassero nell’elenco, individuato dai verificatori, dei soggetti “non paganti”) e della circostanza, accertata oltre che pacifica, che l’attività svolta in loro favore riguardava soltanto l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi ed era finalizzata ” all’incremento della clientela”, cosicché la semplicità della prestazione in sé rende verosimile l’assunto del contribuente circa la sua gratuità. Per tutto quanto sopra esposto, il ricorso deve essere respinto.
Non v’è luogo a provvedere in ordine alle spese processuali, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.
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Cassazione: il blog non può essere equiparato ad un tradizionale giornale
Posted on 23 maggio 2012. Tags: blog, prodotto editoriale, reato, stampa clandestina
Roma – I Giudici della III Sezione della Corte di Cassazione hanno annullato senza rinvio le decisioni dei gradi precedenti “perché il fatto non sussiste”: i blog non sono un prodotto editoriale e dunque non sono stampa clandestina.L’imputato Carlo Ruta, storico, giornalista e autore del blog “Accade in Sicilia”, era stato accusato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera, che si era dichiarato anche parte lesa sentendosi danneggiato da certi interventi di Ruta relativi all’assassinio del giornalista Giovanni Spampinato ed era stato condannato a pagare un’ammenda e a subire il sequestro del suo blog, chiuso nel 2004 e ancora offline. Secondo la precedente sentenza di appello il blog di Ruta sarebbe stato da equiparare ad un tradizionale quotidiano cartaceo e dunque il titolare avrebbe dovuto registrarlo presso il Tribunale competente.
La difesa aveva cercato di far notare come il sito non fosse altro che uno strumento di documentazione,aggiornato sol osaltuariamente e pertanto non paragonabile ad un giornale vero e proprio. Lo stesso On. Giuseppe Giulietti, relatore della norma sull’editoria del 2011, avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale e che ciò risulta evidente dalla lettura della relazione preparatoria a tale legge”.
C. Tamburrino – Punto-Infomatico
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Corte di Cassazione e cannabis: la coltivazione di una sola piantina non e’ punibile
Posted on 30 giugno 2011. Tags: CANNABIS, coltivazione casalinga, droga, quantità, reato
Corte di Cassazione, IV sezione penale, sentenza n. 25674 del 28/6/2011.
La coltivazione di una sola piantina di canapa indiana non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica.
La Suprema Corte ha assolto un piccolo consumatore di canapa indiana autoprodotta in considerazione della piccola quantita’. Una “coltivazione” di 16 mg in tutto non può arrecare danno alla salute pubblica.
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CELEX:32017D2171: Decisione (UE) 2017/2171 del Consiglio, del 20 novembre 2017, relativa ai contributi finanziari che gli Stati membri devono versare per finanziare il Fondo europeo di sviluppo, compresi il massimale per il 2019, l’importo annuo per il 2018, la prima quota per il 2018 e una previsione indicativa non vincolante degli importi annui dei contributi per gli anni 2020 e 2021
CELEX:32017D2170: Decisione di esecuzione (UE) 2017/2170 del Consiglio, del 15 novembre 2017, che sottopone a misure di controllo l’N-fenil-N-[1-(2-feniletile) piperidin-4-il]furan-2-carbossammide (furanilfentanil)
CELEX:32013R0412R(01): La rettifica non riguarda la lingua di ricerca utilizzata.
CELEX:32017D0619R(01): La rettifica non riguarda la lingua di ricerca utilizzata.
CELEX:32013R0609R(02): La rettifica non riguarda la lingua di ricerca utilizzata.
Processo civile: la Cassazione sulla responsabilità ex 2051 c.c.
Responsabilità medica: l’art. 590-sexies, comma 2, c.p. (introdotto dalla legge "Gelli-Bianco") configura una causa di non punibilità che opera nel solo caso di imperizia, indipendentemente dal grado della colpa
Appalti pubblici: la capogruppo dell’ATI ha poteri di rappresentanza solo nei confronti della stazione appaltante
Re:Mobbing avvocati
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