Source: http://www.istitutosgs.it/massimario-lex-et-jus-maggio-2018/
Timestamp: 2019-08-19 19:32:22+00:00
Document Index: 169015611

Matched Legal Cases: ['art.403', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 71', 'sentenza ', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'art. 570', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 96']

MASSIMARIO LEX ET JUS Maggio 2018 - Istituto degli Studi Giuridici SuperioriIstituto degli Studi Giuridici Superiori
lex et jus 1. 19
Note ed Appunti di Studio Scuola di legge sulle modalità applicative dell'art.403 c.c. - Atto di studio. Ed. 2014- Pubblicato su richiesta di molti corsisti
ISTANZA PER PARTECIPARE LEZIONI SCUOLA DI LEGGE ANNO 2019
IL MASSIMARIO di Giurisprudenza Famiglia e Minori della Lex et Jus Anno 19.Parte I
EVENTO FORMATIVO 23° CORSO DI ALTA FORMAZIONE SCUOLA DI LEGGE: 14.06.19 TPM NAPOLI - IL PROCESSO CIVILE MINORILE
CICLO SEMINARI DI STUDIO - MASTER II LIVELLO: DEVIANZA E CRIMINE MINORILE - Prossimo evento 10.5.2019
SIMPOSIO 29.05.2019: ISTITUTO STUDI FILOSOFICI -Narrazioni e contronarrazioni Insicurezza e paura tra realtà e percezione
SCHEDA DI PARTECIPAZIONE CONVENTION SOCIAL LAW 2019 : da inviare compilato via e Mail a lexmerolla@libero.it
CONVENTION NAZIONALE UNIONE CAMERE MINORILI MULTIPROFESSIONALI : NAPOLI, PALAZZO REALE - 08 Maggio 2019 - Biblioteca Nazionale ore 15,30
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Presentazione libro e Serata di Gala Anniversario 20 Anni Lex et Jus
I L M A S S I M A R I O
Cassazione con sentenza n. 16543/2017: Portare in casa l’amante: è reato
Portare l’amante in casa non è solo rischioso ma in un caso può diventare reato quando è posto in essere clandestinamente costringendo il coniuge a sopportare il tradimento all’interno delle mura domestiche .
Tradimento in casa: condannato per maltrattamenti il marito fedigrafo
Nel caso di specie la donna era stata costretta a sopportare passivamente gli inviti in casa del marito all’amante. I giudici hanno stabilito che la fattispecie, sebbene sicuramente non comune, configurasse gli estremi del maltrattamento ex articolo 572 c.p. facendo richiamo soprattutto al requisito di fatti “per lo più commissivi ma anche omissivi, i quali isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili” vedi appunto l’infedeltà o l’umiliazione a più ampio respiro.
Pensione di reversibilità spetta anche al separato con addebito
Cassazione Civile, sezione lavoro, ordinanza 02/02/2018 n° 2606
Nella sentenza n. 2606 del 2 febbraio 2018, la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di pensione di reversibilità per riconoscerne il diritto alla fruizione in capo anche all’ex coniuge separato con addebito, in qualità di erede del coniuge defunto titolare del trattamento previdenziale.
Ricorso in cassazione via Pec improcedibile se relata e sentenza sono prive di conformità
Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 08/03/2018 n° 5588
Se la sentenza impugnata è stata notificata tramite PEC e il ricorrente ha depositato solo la copia cartacea del provvedimento impugnato e della relata priva dell’attestazione di conformità all’originale digitale da parte del difensore destinatario della notificazione, il ricorso è improcedibile non avendo assolto all’onere imposto dall’art. 369, comma 2 n. 2, c.p.c. Questo è quanto stabilito dall’ordinanza n. 5588/2018 della Suprema Corte di cassazione.
Processo civile:
È possibile liquidare i compensi al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello stato anche dopo il deposito della sentenza che chiude il processo.
Ordinanza dello 06 dicembre 2017 – Tribunale di Reggio Emilia Giudice Gianluigi Morlini
Il Tribunale, nell’accogliere un reclamo, ha ritenuto di dover aderire alla tesi secondo cui la legge non ha introdotto un termine di decadenza per il difensore, né un termine invalicabile per il giudice.
Infatti, sul punto sarebbe stato necessario, stante il carattere restrittivo di una simile esegesi, una formulazione esplicita che all’evidenza manca: pertanto, la norma dovrebbe essere considerata come meramente indicativa, ai fini di maggiore razionalizzazione del sistema, del termine preferibile per la pronuncia, senza però sanzioni in caso di violazione.
Pertanto, argomenta il giudice emiliano, non può sostenersi che l’art. 83, comma 3-bis, D.P.R. n. 115/2002 abbia introdotto un onere per il difensore della parte ammessa al patrocinio erariale di depositare la richiesta di liquidazione entro la chiusura della fase, a pena di inammissibilità o di decadenza.
Tali conseguenze, infatti, non sono espressamente previste, risultando quindi palese la differenza rispetto all’istanza di liquidazione del compenso per l’ausiliario del giudice, per la quale l’art. 71 dello stesso D.P.R. dispone che vada presentata “a …
tardiva la notifica via P E C fatta dopo le 21
Cassazione sentenza numero 7079/2018
La Cassazione sancisce e considera perfezionata la notificazione via PEC alle 7 del giorno successivo e per la Cassazione non vi è alcuna violazione del diritto di difesa del notificante, ribadendo che la notifica via P.E.C. richiesta, con la ricevuta di accettazione, dopo le ore 21 del giorno di scadenza del termine per l’impugnazione, non può dirsi tempestiva.
la produzione della stampa estratta dal sito internet delle Poste non è idonea a provare l’avvenuta notifica di un atto giudiziario
Cassazione civile Sez. V Ordinanza n. 6524 del 16/03/2018
La prova dell’avvenuta notifica di un atto giudiziario deve essere fornita mediante il deposito dell’avviso di ricevimento contenente la copia dell’atto indicato, ovvero l’avviso di ricevimento della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario da notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità previste dall’articolo 140 c.p.c.
Il deposito del suddetto avviso non può essere sostituito con la copia dell’estratto dal sito internet delle Poste relativo alla consegna della raccomanda in quanto esso non è un documento idoneo a dimostrarne la ricezione
Ricorso in Cassazione inammissibile se contrario anche ad un solo precedente di legittimità
Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 22/02/2018 n° 4366
Inammissibile il ricorso per cassazione se contrario anche ad un solo precedente di legittimità. E’ quanto chiarito dalla Corte di Cassazione, Sezione Sesta Civile, con l’ordinanza 22 febbraio 2018, n. 4366.
Processo civile :
La conversazione registrata nello studio legale non può essere utilizzata come prova
Tribunale di Roma, sentenza numero 19278 / 2017
La registrazione di una conversazione avvenuta all’interno di uno studio legale non può essere mai utilizzata come prova in un procedimento, neanche se si tratta di un procedimento disciplinare e neanche se la registrazione è stata operata da presenti.
Per il Tribunale di Roma viene in rilievo non solo e non tanto la privacy, quanto la circostanza che una simile condotta si configura come un’intromissione inammissibile in ambienti che sono tutelati costituzionalmente, che comporta una violazione grave del diritto di difesa del cliente e dell’inviolabilità del domicilio
I Ministeri vigilanti hanno approvato la temporanea abrogazione per gli anni dal 2018 al 2022 del contributo minimo integrativo.
Non sarà pertanto effettuata da Cassa Forense la riscossione della contribuzione minima integrativa per il quinquennio 2018-2022, fermo restando il pagamento del contributo minimo soggettivo nelle consuete quattro rate di febbraio, aprile, giugno e settembre.
Il contributo integrativo nella misura del 4% sull’effettivo volume d’affari prodotto si pagherà direttamente in sede di autoliquidazione (MOD. 5). Ciò costituirà un effettivo risparmio sui contributi dovuti per moltissimi iscritti che producono un volume d’affari inferiore ad € 17.750,00. “Con questo provvedimento vogliamo andare incontro, ancora una volta, all’avvocatura più debole. È stata una corsa: in tempi brevissimi, grazie ad un grande lavoro di squadra, siamo riusciti ad arrivare all’approvazione della misura da parte del Comitato dei Delegati e al consenso da parte dei tre Ministeri vigilanti, che ringraziamo per i tempi rapidi dell’istruttoria”, ha affermato il Presidente di Cassa Forense Avv. Nunzio Luciano.
Avvocati: il praticantato dura massimo 6 anni parere n. 66/2017
pubblicato il 26 marzo 2018 sul sito istituzionale
Il CNF fornisce chiarimenti in merito a quesiti sottoposti alla sua attenzione dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pescara, sulla durata della pratica, l’abilitazione al patrocinio sostitutivo e la cancellazione dal registro dei praticanti alla luce delle recente modifiche:
La durata massima del praticantato è fissata in sei anni e la richiesta per l’abilitazione al patrocinio sostitutivo potrà essere avanzata decorsi sei mesi all’iscrizione nel registro di praticanti, ma non oltre sei anni alla suddetta iscrizione. In tal caso, l’abilitazione avrà efficacia per tutto il periodo del praticantato sostitutivo (massimo 5 anni), al termine del quale si procederà alla cancellazione automatica.
Niente assegno ai figli, un cavillo assolve i genitori non sposati
Decreto legislativo 21 del 2018, approvato dal Governo attuando la delega contenuta nell’articolo 1 (comma 82) della riforma dell’ordinamento penitenziario.
Non pagare l’assegno previsto da un giudice per il mantenimento dei figli di genitori non sposati non è più reato.
Come e perché?:
Nel 2012 è stata approvata la legge secondo cui tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico ed hanno gli stessi diritti, indipendentemente dal fatto che i genitori siano sposati oppure no. Ora viene invece introdotta una nuova grave discriminazione. Se un figlio è nato da genitori coniugati ed uno dei due non paga l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice della separazione o del divorzio, l’inadempiente è punito con una pena che può arrivare ad un anno di reclusione.
Se invece i genitori non sono sposati, il genitore che non paga l’assegno di mantenimento non commette da oggi alcun reato (a meno che non sussistano i più complessi requisiti previsti dal vecchio art. 570 del codice penale). Per capire come si è arrivati a questa stupefacente conclusione è necessario seguire il filo di uno degli ultimi atti del Governo dimissionario. Oggi entra in vigore il decreto legislativo 21 del 2018, approvato dal Governo attuando la delega contenuta nell’articolo 1 (comma 82) della riforma dell’ordinamento penitenziario.
Ma che cosa c’entrano gli assegni per il mantenimento dei figli con l’ordinamento penitenziario? Nulla: ormai il nostro legislatore ci ha abituati a trattare in un unico corpo normativo le più disparate materie. Il decreto introduce nel codice penale l’articolo 570 bis. La nuova norma punisce con le stesse pene previste per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare “il coniuge” che si sottrae all’obbligo di pagamento degli assegni dovuti in caso di divorzio o di nullità del matrimonio oppure viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.
Lo scopo del decreto era solo quello di riunire e di collocare nell’ambito del codice penale le norme che sino ad oggi sanzionavano il mancato pagamento dell’assegno. Ma nel fare questa operazione il Governo ha precisato che il nuovo reato può essere compiuto solo da un “coniuge” e quindi ha chiaramente indicato che viene sanzionato solo il mancato pagamento dell’assegno per il mantenimento dei figli di genitori coniugati.
SENTENZE CASSAZIONE SEZIONI UNITE
Sentenza Sezioni Unite, n. 4485/2018
La liquidazione delle spese dell’avvocato nei confronti del proprio cliente
Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente l’avvocato può procedere ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c. Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente l’avvocato, dopo la decisione della causa o l’estinzione della procura, può introdurre la controversia de qua con un ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario “speciale” disciplinato dagli artt. 3, 4, e 14 d. lgs. 150/2011, ovvero ai sensi degli artt. 633 ss. c.p.c. (dovendosi poi proporre l’eventuale opposizione ai sensi dell’art. 702 bis c.p.cp. e ss.).
Sentenza Sezioni Unite, n. 4090/2017
Processo civile: frazionamento domanda giudiziale e abuso processuale
Il frazionamento della domanda giudiziale costituisce abuso del processo, ecco la nuova rimodulazione ed i presupposti del divieto
Si abusa del processo ogni qualvolta lo strumento processuale è utilizzato impropriamente dalle parti.
Nel momento in cui un creditore avvia diverse procedure giudiziarie per ottenere l’adempimento frazionato di un’unica prestazione solo per adire il giudice inferiore al posto di quello competente per l’intera obbligazione abusa del processo.
La sua condotta infatti, tesa a ottenere dal giudice inferiore una sentenza in grado di avere un certo peso nei giudizi successivi è un mero espediente che appesantisce il sistema processuale, attraverso la parcellizzazione delle cause.
Dopo anni di contrasti giurisprudenziali che hanno coinvolto persino le Sezioni Unite, la recente sentenza n. 4090/2017 ha superato il divieto di frazionamento della domanda, ma con dei limiti
L’abuso del processo, disciplinato dall’art 96 c.p.c., consiste in tutti quei comportamenti improntati a mala fede o colpa grave messi in atto dal soggetto che agisce o resiste in giudizio, malgrado la consapevolezza dell’infondatezza della propria richiesta o difesa. Abusa del diritto d’azione quindi chi, per puro spirito di competizione o per scopi puramente dilatori, non applica neppure la minima diligenza per comprendere quanto siano infondate le proprie richieste e per valutare quanto siano gravi le conseguenze delle sue azioni