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Timestamp: 2020-04-04 22:31:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 383', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 18680 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18680 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. trib., 23/09/2016, (ud. 18/07/2016, dep. 23/09/2016), n.18680
sul ricorso 14554-2010 proposto da:
M.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA APPIA NUOVA
679, presso lo studio dell’avvocato GOFFREDO MARIA BARBANTINI, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO FUMAGALLI
avverso la sentenza n. 71/2009 della COMM.TRIB.REG. di MILANO,
depositata il 15/05/2009;
18/07/2016 dal Consigliere Dott.. MARCO MARULLI;
udito per il controricorrente l’Avvocato BARBANTINI che ha chiesto il
1. Con la sentenza in atti la CTR Lombardia ha confermato la decisione che in primo grado su ricorso di M.A., esercente un’attività di bar caffè con annessa rivendita di generi di monopolio, aveva rettificato il reddito di impresa della parte in considerazione della scarsissima credibilità dei dati esposti in dichiarazione segnatamente con riguardo all’idoneità dei ricavi a garantire un apprezzabile margine di profitto.
La CTR, rigettando l’appello dell’erario, ha, tra l’altro, rilevato la genericità della pretesa “in presenza di contabilità regolare e di ricavi denunciati derivanti dall’applicazione degli studi di settore”, le cui risultanze “non potevano essere scalzati dagli scostamenti delle medie di settore” ed ha affermato che l’accettazione delle proposte dell’ufficio in sede di accertamento con adesione “non determina alcun vincolo nè costituisce prova delle debenza di quanto non pagato”.
Avverso detta decisione si grava del ricorso a questa Corte l’ufficio sulla base di un solo motivo.
2.1. Con l’unico motivo del proprio ricorso, l’Agenzia impugnante si duole, per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dell’insufficiente motivazione che affligge l’impugnato pronunciamento avendo esso travisato in primo luogo il fatto che, contrariamente a quanto ritenuto dal decidente, la dichiarazione reddituale del contribuente non era affatto “congrua rispetto agli studi di settore”, quindi “il punto decisivo” della ricostruzione reddituale operata dall’ufficio che aveva operato con metodo analitico-induttivo ed, in ultimo, le dichiarazioni rimesse dal contribuente in sede di contraddittorio che “costituiscono sicuramente un elemento su quale il giudicante non può non portare il proprio ragionamento onde vagliarle nella loro effettività”.
2.2. Il motivo è fondato con riferimento alla prima allegazione operata dalla deducente, che assume il denunciato vizio in ragione del travisamento compiuto dal giudice territoriale nel ritenere che l’accertamento oggetto di giudizio fosse stato effettuato in applicazione degli studi di settore, quando viceversa l’ufficio aveva proceduto alla ricostruzione analitico-induttiva dei ricavi in ragione della constata inattendibilità della contabilità del contribuente.
Ricordato invero che il vizio in questione è configurabile allorchè dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, sia evincibile l’obiettiva carenza del procedimento logico che lo ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti, al suo convincimento è indubitabile l’anomalia che nella specie mina la linearità e la coerenza del percorso motivazionale seguito dalla CTR per pervenire all’impugnata decisione.
Invero il giudice territoriale, travisando i presupposti costitutivi della pretesa erariale – che come l’Agenzia ricorrente si dà cura di riprodurre, anche ai fini dell’autosufficienza del ricorso, traevano fondamento da un accertamento analitico-induttivo della posizione reddituale della parte – ha ritenuto, al contrario di quanto allegato e dimostrato dalla ricorrente, che l’accertamento fosse stato nella specie operato in applicazione degli studi di settore, in tal modo ponendo a base del proprio ragionamento un elemento estraneo allo svolgimento della sottostante vicenda fattuale.
Risulta perciò compromessa in un passaggio logico-argomenativo essenziale, rappresentato dalla malintesa premessa fattuale da cui il discorso decisionale prende avvio, la fase dinamica della dichiarazione motivazionale che la rende per questo insufficiente a superare il richiesto vaglio di legittimità che ha luogo in questa sede a mente dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e che rende perciò doverosa nei limiti dell’allegazione accolta la cassazione dell’impugnata sentenza.
3. Cassata perciò la sentenza, la causa va rinviata al giudice territoriale ai sensi dell’art. 383 c.p.c., comma 1 in altra composizione che provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa l’impugnata sentenza e rinvia avanti alla CTR Lombardia che, in altra composizione, provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.