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Timestamp: 2018-07-23 03:06:52+00:00
Document Index: 103028592

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art 1', 'art. 12', 'art. 2222', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 5']

Edizione N. 4 - Aprile by USPI - Issuu
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Par condicio: Comunicato preventivo e Documento analitico, pagine 7 e 11 Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 11 Delibere AGCOM n. 165/15/CONS e 166/15/CONS
ELEZIONI 2015: IL RISPETTO DELLA PAR CONDICIO Emanata la disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione per le elezioni regionali e comunali fissate per il giorno 31 maggio p.v. Con le Deliberazioni n. 165/15/CONS e n. 166/15/CONS, rispettivamente per le elezioni comunali e regionali 2015 (pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 88 del 16-4-2015), l’Authority per le Comunicazioni ha diramato le disposizioni attuative delle norme sulla c.d. “par condicio” per le elezioni dei presidenti e dei consigli comunali e regionali, contenute nelle Leggi 10 dicembre 1993, n. 515 e 22 febbraio 2000, n. 28. Prima di pubblicare lo stralcio del provvedimento dell’Autorità riguardante più espressamente gli editori di periodici, riassumiamo in breve le regole generali a cui gli editori devono attenersi nel rispetto della “par condicio”. PREMESSA Diversamente da quanto accade per il settore tv, al settore della stampa si applica solo un set minimale di regole per la comunicazione politica. La norma richiede infatti a giornali e riviste di assicurare condizioni minime comuni a tutti i soggetti politici per l’accesso ai messaggi politici ed elettorali, qualora decidano di ospitare tali messaggi. 7
FONDO DI GARANZIA PER LE IMPRESE EDITORIALI Riguarda gli interventi di Garanzia diretta, di Cogaranzia e di Controgaranzia a copertura di operazioni finanziarie finalizzate alla realizzazione di investimenti in innovazione tecnologica e digitale E’ operativa, dal 1° aprile scorso, la Sezione Speciale “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria” del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La Sezione speciale - istituita con una convenzione siglata il 5 febbraio 2015 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria, dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell’economia e delle finanze – è volta a favorire ed incentivare le operazioni finanziarie indispensabili per la realizzazione di investimenti in innovazione tecnologica e digitale da parte delle piccole-medie imprese editoriali, mediante la concessione di garanzia diretta, di cogaranzia e di controgaranzia del Fondo. Con l’accesso agevolato al credito, che le imprese editoriali otterranno attraverso l’utilizzo del Fondo di garanzia, si realizza un’altra delle misure messe in campo già dall’anno scorso con il Fondo 2
Equo compenso nel lavoro giornalistico
“Il potere della critica giornalistica non agisce, come essa erroneamente ritiene, sul giudizio del pubblico, ma soltanto sulla sua attenzione. Il suo unico atto di forza, perciò consiste nel passare sotto silenzio.Viceversa, ogni scrittore meritevole deve salutare con favore tanto le sue critiche quanto le sue lodi: fanno tutt’uno”. L’Arte di invecchiare Arthur Schopenhauer (1788 - 1860)
Si completa il quadro degli strumenti per innescare una positiva inversione di tendenza nell’andamento dei principali indicatori industriali e finanziari del settore
IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LA DELIBERA “Commissione riesamini e riapprovi la delibera, ma no al tariffario dell’Ordine dei giornalisti”
Palazzo del TAR del Lazio - Atrio
(ANSA) La Commissione governativa istituita per la valutazione dell’equo compenso giornalistico dovrà riesaminare e riapprovare la delibera con la quale ha inteso promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’Albo, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani, 4
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 51° - MENSILE - 11 NUMERI - 4 aprile 2015 Spedizione in abbonamento postale articolo 1, comma 1, del DL 24/12/2003 n. 353, convertito in L 27/2/04 n. 46 - DCB di Roma
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FONDO DI GARANZIA PER LE IMPRESE EDITORIALI 1
straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria, e si completa così il quadro degli strumenti (sgravi degli oneri contributivi per le nuove assunzioni, sostegno alle ristrutturazioni aziendali, rifinanziamento degli ammortizzatori sociali) necessari ad innescare una positiva inversione di tendenza nell’andamento dei principali indicatori industriali e finanziari del settore. L’operatività della Sezione Speciale riguarda gli interventi di Garanzia diretta, di Cogaranzia e di Controgaranzia a copertura di operazioni finanziarie finalizzate alla realizzazione di investimenti in innovazione tecnologica e digitale, concessi a favore di piccole e medie imprese che svolgono le seguenti attività della Classificazione ATECO 2007: - Edizione di libri (J.58.11) - Edizione di quotidiani (J.58.13) - Edizione di riviste e periodici (J.58.14) - Trasmissioni radiofoniche (J.60.10) - Attività di programmazione e trasmissioni televisive (J.60.20) - Attività delle agenzie di stampa (J.63.91). La dotazione iniziale della Sezione speciale è di € 7.418.394, da impiegare per la copertura del rischio sulle operazioni di garanzia ammissibili con una ripartizione del 50% tra le risorse ordinarie del Fondo di garanzia e quelle della Sezione Speciale che, di fatto, può contare su una dotazione finanziaria complessiva di € 14.836.788,00. Finanziamenti ammissibili Nell’ambito della Sezione Speciale, garanzia diretta, controgaranzia e cogaranzia possono essere concesse per la copertura di operazioni finanziarie finalizzate alla realizzazione di investimenti in innovazione tecnologica e digitale. Modalità di accesso Le percentuali di copertura applicate e, più in generale, le modalità di accesso sono quelle previste dalle Disposizioni Operative del Fondo in vigore. Le imprese per ottenere la garanzia devono rivolgersi ad una banca o un confidi accreditato. Altre operazioni a favore delle imprese editoriali Le operazioni a favore di imprese editoriali che non rientrano nelle finalità previste dalla Sezione Speciale, ma che sono 2
ammissibili in base alle disposizioni generali del Fondo, possono comunque essere garantite utilizzando esclusivamente le risorse ordinarie del Fondo stesso. NORME GENERALI : COS’È E COME FUNZIONA IL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI Quali sono i vantaggi della garanzia pubblica? Con il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l’Unione europea e lo Stato Italiano affiancano le imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di sufficienti garanzie. La garanzia pubblica, in pratica, sostituisce le costose garanzie normalmente richieste per ottenere un finanziamento.
Elezioni 2015: il rispetto della par condicio (pagine 1, 7, 8, 9, 10) Fondo di garanzia per le imprese editoriali (pagine 1, 2, 4) Equo compenso, il TAR del Lazio annulla la delibera (pagine 1, 4, 5, 6) Le quote associative USPI per l’anno 2015 (pagina 3) Il “Comunicato preventivo” (pagina 7) Il “Documento analitico” (pagina 11) Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina 11)
Come funziona il Fondo di garanzia? La garanzia del Fondo è una agevolazione del Ministero dello sviluppo economico, finanziata anche con le risorse europee dei Programmi operativi nazionale e interregionale 2007-2013, che può essere attivata solo a fronte di finanziamenti concessi da banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore delle PMI. Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e impresa. Tassi di interesse, condizioni di rimborso ecc., sono lasciati alla contrattazione tra le parti. Ma sulla parte garantita dal Fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie.
Gli editori tradizionali hanno perso ricavi, ma se ne può uscire (pagina 12) Ecco i veri numeri delle testate online (pagina 12) Notiziario fiscale: Chiarimenti del MEF IN Tema di fatturazione elettronica; Nuove agevolazioni per le start up innovative; Scadenzario di maggio (pagine 13, 14, 15, 16) L’Eco della stampa (pagina 15) Convenzione USPI – SDA (pagina 16)
Quale imprese garantisce? L’impresa deve essere valutata in grado di rimborsare il finanziamento garantito. Deve essere perciò considerata economicamente e finanziariamente sana sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio (o delle dichiarazioni fiscali) degli ultimi due esercizi. Le start up sono invece valutate sulla base di piani previsionali. Possono essere garantite le imprese che rispettano i parametri dimensionali PMI. Singolarmente o tra loro collegate e/o associate debbono avere meno di 250 occupati. Allo stesso tempo, il loro fatturato deve essere inferiore ai 50 milioni di euro o, in alternativa, il totale di bilancio deve essere
inferiore a 43 milioni di euro. Come presentare la domanda? L’impresa non può inoltrare la domanda direttamente al Fondo. Deve rivolgersi a una banca per richiedere il finanziamento e, contestualmente, richiedere che sul finanziamento sia acquisita la garanzia diretta. la banca stessa ad occuparsi della domanda. In alternativa, l’impresa si può rivolgere a un Confidi che garantisce l’operazione in prima istanza e richiede la controgaranzia al Fondo. Tutte le banche sono abilitate a presentare le domande mentre occorre rivol4 Notiziario USPI n° 4/2015
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Le quote associative usPi
per l’anno 2015 L’invito ai Soci a rinnovare al più presto l’iscrizione all’USPI per l’anno 2015 risponde alla doverosa esigenza di assicurare all’Unione le entrate necessarie non soltanto a fronteggiare i continui ed evidenti aumenti dei costi, ma soprattutto a potenziare i servizi gratuiti resi alla generalità dei Soci. I periodici e gli editori iscritti sanno infatti assai bene che l’USPI offre al Socio un consistente pacchetto di servizi gratuiti che comprende, tra l’altro: - la consulenza editoriale e l’assistenza amministrativa per pratiche pubbliche; - l’aggiornamento professionale mensile tramite questo Notiziario; - la rappresentanza e la tutela in seno alle Commissioni ministeriali; - il filo diretto telefonico, per email o fax, per la consulenza fiscale, postale, legislativa, legale, pubblicitaria e internet; - congressi, convegni e stages di qualificazione professionale; - convenzioni esclusive per i soci USPI; - la tessera, bollino annuale e “disco stampa” per autovettura. Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2015 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: Per le testate (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura è sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) da da da da da
1 a 10.000 copie 10.001 a 50.000 copie 50.001 a 100.000 copie 100.001 a 200.000 copie 200.001 copie in su
300,00 750,00 1.300,00 2.600,00 3.800,00
“Una tantum” (oltre la quota di iscrizione) per le testate che si associano per la prima volta: - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata sia fino a 10.000 copie - Per le testate la cui tiratura (o potenziale utenza) dichiarata superi le 10.000 copie
100,00 170,00
Soci corrispondenti - IL SOCIO CORRISPONDENTE è una persona fisica che, “condividendo le finalità dell’USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione”. € 100,00 Soci benemeriti L’USPI accoglie nel suo seno, su deliberazione del Consiglio Nazionale: - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica. Rinnovo della quota per i soci singoli ex art. 30 dello Statuto: - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all’USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all’USPI € 320,00 ***** Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n. 58 - Roma, CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile spedito con assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale numero 27433002 intestato all’USPI. C.F. dell’USPI: 80188110581
ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LA DELIBERA 1
periodici, agenzie di stampa ed emittenti televisive. L’ha stabilito il Tar del Lazio accogliendo in maniera parziale un ricorso proposto dall’Ordine dei giornalisti. La vicenda controversa traeva origine dalla legge con la quale il 31 dicembre 2012, nell’introdurre nel nostro ordinamento l’equo compenso giornalistico, s’istituì un’apposita Commissione, prevedendo la decadenza del contributo pubblico per quei quotidiani, periodici, agenzie di stampa e tv che non avessero garantito il rispetto dell’equo compenso. Per il Tar “la delibera – si legge nella sentenza – introduce parametri di ‘equo compenso’ non proporzionati alla quantità e
qualità del lavoro svolto, e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo, in quanto le tabelle riconoscono e legittimano un sistema di lavoro ‘a pezzo’ o ‘a chiamata’ che vede aumentare la forza contrattuale degli editori, essendosi in realtà la Commissione limitata a fissare una sorta di ‘minimo garantito’, che peraltro non corrisponde all’equo compenso”. I giudici amministrativi però hanno anche ritenuto che l’equo compenso “neppure può corrispondere alle tariffe del ricorrente Ordine, che eliminerebbero ogni margine di contrattazione atto a valorizzare il rapporto di proporzionalità fra quantità e qualità del lavoro specificamente svolto, in contrasto con le indicate finalità della legge”.
FONDO DI GARANZIA PER LE IMPRESE EDITORIALI gersi ad un confidi accreditato.
In quali settori interviene? Possono essere garantite le PMI appartenenti a qualsiasi settore con l’eccezione dell’industria automobilistica, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dell’industria carboniera, della siderurgia e delle attività finanziarie. Nel trasporti sono ammissibili solo le imprese che effettuano trasporto merci su strada. Le imprese agricole possono utilizzare soltanto la controgaranzia rivolgendosi ad un confidi che opera nei settori agricolo, agroalimentare e della pesca. Quali operazioni garantisce e in che misura?
Le procedure sono snelle e veloci: in tempi rapidi vengono verificati i requisiti di accesso e adottata la delibera. L’impresa viene informata vie e-mail sia della presentazione della domanda sia dell’adozione della delibera. Per ulteriori informazioni, Si riporta il link alla pagina del sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico dedicata all’argomento: http://www.fondidigaranzia.it/editoria.html Si riporta inoltre il link alla pagina del sito internet ove si spiega cos’è e come funziona il Fondo di Garanzia per le PMI: http://www.fondidigaranzia.it/imprese.ht ml CONTATTI
L’intervento è concesso, fino ad un massimo dell’80% del finanziamento, su tutti i tipi di operazioni sia a breve sia a mediolungo termine, tanto per liquidità che per investimenti. Il Fondo garantisce a ciascuna impresa un importo massimo di 2,5 milioni di euro, un plafond che può essere utilizzato attraverso una o più operazioni, fino a concorrenza del tetto stabilito, senza un limite al numero di operazioni effettuabili. Il limite si riferisce all’importo garantito, mentre per il finanziamento nel suo complesso non è previsto un tetto massimo. Quali sono i tempi di risposta?
Per le informazioni sulla procedura di concessione degli interventi del Fondo di Garanzia contattare:
Alla fine, il Tar s’è astenuto dall’esame delle censure riguardanti le tabelle allegate alla delibera e i relativi scaglioni previsti, in quanto l’accoglimento parziale del ricorso “comporta comunque l’annullamento dell’intera delibera impugnata, con il conseguente obbligo per la Commissione di procedere ad una sua tempestiva riapprovazione” in senso conforme alla sentenza. (ANSA, 8 aprile 2015) TAR - EQUO COMPENSO N. 05054/2015 REG.PROV.COLL. N. 11219/2014 REG.RIC. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 11219 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, … ICBPI - Capogruppo Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane Marzia Ferri Telefono 06 45485193 Cellulare 345 5894945 Sabrina Fausta Aloise Telefono 06 45485176 Cellulare 348 2809400 Davide Politano Telefono 06 45485178 Cellulare 348 2790165 Mediocredito Italiano S.p.A. Michele Farella Telefono 080 5738848 Cellulare 335 7503462 Roberto Olivieri Telefono 06 67127130 Cellulare 338 7591732 Agostino Senese Telefono 02 87940609 Cellulare 338 3567498
Artigiancassa S.p.A.
MPS Capital Services S.p.A. Marcello Strafella Telefono 06 67345321 Cellulare 335 5357954
Silvia Lorenzini Telefono 06 5845228 Cellulare 340 2291143
Massimo Generali Telefono 06 67345358 Cellulare 334 6986879
Rossana Cassetta Telefono 06 5845419 Cellulare 340 2284183
Andrea Perfumo Telefono 06 67345313 Cellulare 335 7888978
Team Assistenza
Notiziario USPI n° 4/2015
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contro Presidenza del Consiglio dei Ministri Commissione Valutazione Equo Compenso Nel Lavoro Giornalistico, Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Per L’Informazione e L’Editoria, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dello Sviluppo Economico, …. nei confronti di Federazione Italiana Editori Giornali Fieg, Federazione Nazionale Stampa Italiana Fnsi, Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani Giovanni Amendola Inpgi; per l’annullamento della deliberazione in data 19 giugno 2014 della Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico istituita ai sensi dell’art. 2 della L. n. 233/2012 per promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e di periodici, anche telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti televisive; FATTO e DIRITTO 1. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti con il ricorso in epigrafe chiede l’annullamento, previa adozione di idonee misure cautelari, della deliberazione in data 19 giugno 2014 della Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico, istituita ai sensi dell’art. 2 della legge n. 233 del 2012, nonché di tutti gli atti ad essa presupposti, connessi e consequenziali, ed in particolare della deliberazione in data 29 gennaio 2014 della medesima Commissione. 2. Vengono dedotti i seguenti motivi di ricorso: 1) Violazione dell’articolo 1 della legge n. 233 del 2012 e dell’articolo 12 delle ”preleggi” ed eccesso di potere per illogicità e difetto di istruttoria, in quanto la Commissione avrebbe illegittimamente circoscritto - rispetto alla portata della legge 233/2012 - l’ambito di applicazione dei destinatari della normativa sull’equo compenso; 2) Violazione dell’articolo 36 della Costituzione e dell’art. 1, comma 2, della legge n. 233 del 2012, difetto di motivazione e contrasto tra premesse e conclusioni, poiché la deliberazione impugnata introdurrebbe dei parametri dell’equo compenso non proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto; 3) Violazione dell’articolo 1 della legge n. 233 del 2012 ed eccesso di potere per illogicità, contrasto tra premesse e conclusioni, difetto di istruttoria, poiché l’allegato della Notiziario USPI n° 4/2015
delibera impugnata presenterebbe contenuti difformi rispetto a quelli della tabella approvata dalla Commissione nel corso della riunione del 19 giugno 2014. 3. Con motivi aggiunti di ricorso viene altresì contestata la non veritiera, erronea e illogica ricostruzione dei fatti contenuta nella nota in data 5 agosto 2014 del Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri in risposta alla missiva del Consiglio dell’ordine dei Giornalisti in data 7 luglio 2014. 4. l’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio ed argomenta l’inammissibilità ed infondatezza del ricorso. Alla camera di consiglio dell’8 ottobre 2014 la domanda cautelare è stata rinviata al merito. A seguito della pubblica udienza del 28 gennaio 2015 il ricorso è stato infine introitato dal Collegio per la decisione. 5. la vicenda controversa origina dalla legge 31 dicembre 2012, n. 233, che ha introdotto nel nostro ordinamento il c.d. equo compenso nel settore giornalistico, con la finalità di promuovere, in attuazione dell’articolo 36, primo comma, della Costituzione, l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo di cui alla legge n. 69 del 1963, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato nei quotidiani, periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive. L’articolo 2 della citata legge ha previsto l’istituzione, presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della “Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico”, incaricata di procedere alla determinazione dell’equo compenso. La Commissione, presieduta dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria e composta da un rappresentante del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, un rappresentante del Ministero dello Sviluppo economico, un rappresentante del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei giornalisti comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei committenti comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, un rappresentante dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, è stata formalmente istituita con D.P.C.M. del 17 giugno 2013, dovendo (art. 2, comma 3) entro due mesi dal suo insediamento, valutate le prassi retributive dei quotidiani e dei periodici, anche telematici, delle agenzie di stampa e
delle emittenti radiotelevisive, per definire l’equo compenso dei giornalisti iscritti all’albo non titolari di rapporto di lavoro subordinato con quotidiani e con periodici, anche telematici, con agenzie di stampa e con emittenti radiotelevisive, avuto riguardo alla natura e alle caratteristiche della prestazione nonché in coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato. L’articolo 3 della legge prevede inoltre,, a partire dal 10 gennaio 2013, nell’ipotesi di mancata iscrizione, per un periodo superiore a 6 mesi, nell’elenco dei quotidiani, dei periodici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive che garantiscono il rispetto di un equo compenso, la decadenza dal contributo pubblico in favore dell’editoria e da eventuali altri benefici pubblici, fino alla successiva iscrizione. 6. L’Amministrazione eccepisce preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse ad agire del Consiglio nazione dell’Ordine dei giornalisti, in quanto la delibera impugnata determinerebbe solo i parametri (nella forma di trattamenti economici “minimi” e di trattamenti economi “variabili”) per la determinazione dell’ “equo compenso” richiedendo, per la sua effettiva operatività, l’adozione di successivi atti applicativi, e non sarebbe immediatamente lesiva della sfera giuridica dei destinatari. Pertanto non sussisterebbe in capo al ricorrente alcun interesse ad impugnare la deliberazione della Commissione in quanto stante la sua non immediata operatività non vi sarebbe alcuna lesione attuale, diretta e concreta nella sfera giuridica della categoria dei giornalisti da esso rappresentata. 7. Osserva peraltro il Collegio che la delibera impugnata ha natura ordinamentale e vincolante per la determinazione dei compensi della generalità dei giornalisti privi di un contratto di lavoro dipendente, e lede quindi in via immediata gli interessi del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, sia quale unico componente della Commissione che ha espresso voto contrario all’adozione della delibera, sia per il suo ruolo (confermato dalla stessa Corte costituzionale con sentenza n. 111/1968) di salvaguardia, erga omnes e nell’interesse della collettività, della dignità professionale e della libertà di informazione e di critica dei propri iscritti, principi che si traducono, in primo luogo, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano comprometterla. In particolare, la determinazione da parte della Commissione di un minimo retributivo determinato contra legem, se 6 5
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IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LA DELIBERA 5
non addirittura mancante, appare immediatamente lesiva della dignità professionale dei giornalisti privi di un contratto di lavoro dipendente, che espone al rischio costante di non vedere riconosciuta la propria professionalità. L’eccezione in esame deve pertanto essere respinta. 8. Nel merito, con l’impugnata delibera la Commissione ha circoscritto l’ambito di applicazione dei soggetti destinatari, ritenendo che, in mancanza di specifica disciplina contrattuale, per la definizione dell’equo compenso giornalistico possano ritenersi applicabili, analogicamente, i principi e i criteri generali di cui alla disciplina di riforma del mercato del lavoro (legge “Fornero” n. 92 del 2012), ed ha quindi circoscritto i soggetti destinatari della norma ai collaboratori a progetto di cui al D. Lgs. n. 276 del 2003, come riformato dalla L. n. 92 del 2012, con i voti favorevoli di sei dei sette componenti, ovvero con il voto contrario del ricorrente Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Inoltre, sono stati lasciati alla libera contrattazione l’articolazione dello scaglione superiore a 288 articoli, i trattamenti economici variabili dei Quotidiani e la determinazione dei compensi per prestazioni superiori per estensione, complessità e ricerca giornalistica, rispetto ai minimi previsti per i Periodici editi dalle imprese firmatarie del contratto USPI. 9. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha quindi proposto ricorso davanti a questo Tribunale Amministrativo, deducendo censure che risultano in parte fondate. 10. In particolare, risultano fondate le censure di violazione dell’art 1 della legge n. 233 del 2012 e dell’art. 12 delle “preleggi” e di eccesso di potere sotto plurimi profili sintomatici in relazione alla indebita restrizione del campo applicativo rispetto alla chiara indicazione della legge (“giornalisti iscritti all’albo non titolari di rapporto di lavoro subordinato ...”) , secondo tutte le diverse fattispecie previste dall’art. 2222 e ss. cod. civ., nelle varie e possibili tipologie, in accordo con l’interpretazione letterale della univoca norma nonché secondo la ratio legis, in relazione al compito, demandato per legge alla Commissione, di definire “l’equo compenso dei giornalisti iscritti all’albo non titolari di rapporto di lavoro subordinato”, senza possibilità di operare ulteriori distinzioni e/o classificazioni, ma comprendendovi obbligatoriamente sia il 6
lavoro autonomo libero professionale che il lavoro autonomo coordinato e continuativo. 11. Al riguardo, non appare decisiva neppure l’obiezione della Presidenza del Consiglio, che eccepisce l’inammissibilità del motivo, in quanto il riferimento all’ambito di applicazione della normativa dell’equo compenso risulterebbe contenuto non già nella delibera della Commissione del 19 giugno 2014, oggetto del ricorso, bensì nella precedente deliberazione adottata il 29 gennaio 2014 con il voto favorevole di tutti i suoi componenti, tra i quali anche quello dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Infatti, il 29 gennaio 2014 la Commissione ha deliberato interlocutoriamente “che la proposta per la definizione dei parametri di cui al punto 1 sarà sottoposta alla valutazione e approvazione da parte della Commissione”, e solo nella successiva seduta del 19 giugno 2014 la Commissione ha approvato in via definitiva “i parametri di determinazione dell’equo compenso contenuti nelle proposte esaminate”. 12. Parzialmente fondata risulta anche la censura di violazione dell’art. 36 Cost. e dell’art. 1 della L. n. 233 del 2012, di contrasto tra premesse e conclusioni e di difetto di motivazione. Infatti, secondo l’art. 1, Co. 1, della I. n. 233 del 2012 “In attuazione dell’articolo 36, primo comma, della Costituzione, la presente legge è finalizzata a promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo [...] titolari di un rapporto di lavoro non subordinato”, imponendo di valorizzare in sede attuativa il diritto ad una retribuzione ‘proporzionata alla quantità e alla qualità’ del lavoro del giornalista privo di contratto di lavoro subordinato, mentre al contrario la delibera introduce parametri di ‘equo compenso’ non proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto, e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo, in quanto le tabelle riconoscono e legittimano un sistema di lavoro ‘a pezzo’ o ‘a chiamata’ che vede aumentare la forza contrattuale degli editori, essendosi in realtà la Commissione limitata a fissare una sorta di “minimo garantito”, che peraltro non corrisponde all’equo compenso identificato dall’art. 1, Co. 1, della legge n. 233 in attuazione dell’articolo 36. primo comma, della Costituzione, equo compenso che tuttavia - ritiene necessario precisare il Collegio- neppure può corrispondere alle tariffe del ricorrente ordine, che eliminerebbero ogni margine di contrattazione atto a valorizzare il rapporto di proporzionalità fra quantità e qua-
lità del lavoro specificamente svolto, in contrasto con le indicate finalità della legge, ed in tal senso il motivo di ricorso in esame è solo in parte fondato. 13. Non risulta viceversa fondata la censura di violazione dell’art. 1, co. 2 e dell’art. 2, co. 3, lett. a) della L. n. 233 del 2012, di contrasto tra premesse e conclusioni e di difetto di motivazione, in quanto la previsione che il compenso dei giornalisti non titolari di un rapporto di lavoro subordinato debba essere determinato anche “in coerenza” con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato introduce, secondo l’interpretazione della lettera e della ratio della legge operata dal Collegio, solo un criterio di larga massima, sindacabile “in negativo” in caso di aperto contrasto ma non “in positivo” al fine di rivendicare una specifica “simmetria” fra situazioni che restano diverse e quindi giuridicamente non comparabili. 14. Neppure può essere accolta la censura di violazione dell’art. 1 della L. n. 233 del 2012, di eccesso di potere per illogicità, contrasto tra premesse e conclusioni, difetto di istruttoria, relativamente all’affermata difformità dell’allegato dell’impugnata delibera del 19 giugno 2014 rispetto a quello in precedenza approvato, trattandosi di lavori istruttori destinati ad ulteriore revisione nel corso dei lavori della Commissione. 15. In ogni caso, il Collegio ritiene da potersi astenere dall’ulteriore esame delle connesse censure riguardanti le tabelle allegate alla delibera ed il relativi scaglioni, in quanto l’accoglimento delle pregresse censure nei termini e nei limiti sopra indicati comporta comunque l’annullamento dell’intera delibera impugnata –che costituisce sotto tale profilo un insieme unitario- con il conseguente obbligo per la Commissione di procedere ad una sua tempestiva riapprovazione in senso conforme alla presente sentenza. 16. Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto nei sensi sopraindicati. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte ai sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla la delibera impugnata. Luigi Tosti, Presidente Giulia Ferrari, Consigliere Raffaello Sestini, Consigliere, Estensore Notiziario USPI n° 4/2015
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In altri termini, la comunicazione politica, per la stampa, è una facoltà, e non un obbligo; e laddove tale facoltà fosse esercitata, si tratta unicamente di assicurare a tutti i richiedenti parità di accesso e di condizioni. Tali obblighi minimi fanno carico a tutte le testate quotidiane e periodiche che ospitano comunicazione politica, anche se diffuse on line, purché registrate presso il competente tribunale (ovvero presso il registro tenuto dall’Agcom in applicazione dell’art. 16 della legge 62/2001) . E’ importante ricordare che nel settore stampa, diversamente a quanto accade nel settore radio-tv, non sussiste alcun vincolo all’informazione. Dunque la linea editoriale del giornale è totalmente svincolata da oneri di equilibrio e di pari rappresentazione, e così anche i commenti. Tale deroga si spiega in ragione della diversa invasività del mezzo rispetto alla tv, e soprattutto in ragione del maggior grado di pluralismo del settore (esistenza di moltissime testate, espressione delle più diverse ispirazioni politico-culturali).
L’INIZIO DEL PERIODO DI VIGENZA DELLA PAR CONDICIO “Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a tutto il penultimo giorno prima della data delle elezioni, gli editori di quotidiani e periodici, qualora intendano diffondere a qualsiasi titolo messaggi politici elettorali, devono darne tempestiva comunicazione sulle testate edite, per consentire ai candidati e alle forze politiche l’accesso ai relativi spazi in condizioni di parità fra loro.
ne dei programmi delle liste, dei gruppi di candidati e dei candidati; c) pubblicazioni di confronto tra più candidati (Articolo 7, comma 2, L. 28/2000). La propaganda elettorale (ed, infatti, non a caso, si usa il termine “propaganda” e non “pubblicità”) deve quindi avere un contenuto redazionale e non limitarsi al nome e foto del candidato, al simbolo del partito. IL COMUNICATO PREVENTIVO, da pubblicarsi sul numero precedente a quello ove si ospiteranno messaggi di propaganda elettorale, deve essere pubblicato con adeguato rilievo (sia per collocazione sia per modalità grafiche) e deve precisare le condizioni generali all’accesso (quali spazi si offrono, le modalità di prenotazione, le tariffe e modalità di pagamento...) e il recapito, con numero telefonico, della redazione presso cui è depositato un “DOCUMENTO ANALITICO” (consultabile a richiesta) concernente: 1) le condizioni temporali di prenotazione degli spazi pubblicitari (e il termine ultimo per le prenotazioni per ogni singolo numero); 2) le tariffe (autonomamente determinate) e le eventuali condizioni di gratuità; 3) ogni altra ulteriore circostanza (ad es. in che formato debba essere presentato il materiale...), ed in particolare la definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale.
La campagna elettorale è iniziata il 16 aprile scorso.
Ogni elemento di maggior favore praticato ad un soggetto politico deve essere riconosciuto anche agli altri. Tutti i messaggi politici elettorali devono contenere l’indicazione del committente responsabile e la scritta “messaggio elettorale”. Il lettore deve percepire subito che è un messaggio di propaganda elettorale.
IL CONTENUTO DEI MESSAGGI POLITICI ELETTORALI
La comunicazione deve essere effettuata secondo le modalità e con i contenuti stabiliti dall’Autorità” (Articolo 7, comma 1, L. 28/2000).
“Sono ammesse soltanto le seguenti forme di messaggio politico elettorale: a) annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi; b) pubblicazioni destinate alla presentazioNotiziario USPI n° 4/2015
I Comitati regionali per le comunicazioni (CORECOM) o, se questi non sono stati ancora costituiti, i Comitati regionali per i servizi radiotelevisivi (CORERAT) assolvono le funzioni di vigilanza sulla corretta e uniforme applicazione della legislazione
vigente e di accertamento delle eventuali violazioni, trasmettendo gli atti all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per i provvedimenti di propria competenza. Le violazioni alle disposizioni della Legge 28/2000 sono perseguite d’ufficio dall’Autorità, ma anche ciascun soggetto politico può denunciare tali violazioni entro il termine perentorio di DIECI GIORNI dal fatto (Articolo 10, L. 28/2000). La denuncia all’Autorità è procedibile soltanto se sottoscritta in maniera leggibile e accompagnata dalla documentazione comprovante l’avvenuto invio della denuncia anche agli altri destinatari (editore, CORECOM, GdF...). La denuncia deve obbligatoriamente contenere l’indicazione dell’editore e 8 Bozza esemplificativa del
COMUNICATO PREVENTIVO Ai sensi della legge n. 28 del 22 febbraio 2000 contenente le “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, dellE deliberE dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 165/15/CONS e 166/15/CONS concernente le “Disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alle campagne per le elezioni regionali e comunali fissate per il giorno 31 maggio p.v., SI COMUNICA che per le elezioni regionali e comunali fissate per il giorno 31 maggio p.v., (nome dell’editore) mette a disposizione gli spazi pubblicitari su questa testata per la diffusione di messaggi politici elettorali nelle forme consentite dall’art. 7 della legge n. 28 del 22 febbraio 2000 e successive modifiche e dalle delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 165/15/CONS e 166/15/CONS. L’accesso agli spazi su “(nome della testata)” è consentito a tutti i candidati ed i partiti politici che ne facciano richiesta, nel pieno rispetto del principio della parità di trattamento. Le condizioni temporali di prenotazione e le tariffe sono quelle previste nel documento analitico depositato presso la redazione de “(nome della testata)”, (indirizzo e n. di telefono).
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del giornale o periodico cui sono riferibili le violazioni, completa di data ed edizione e una motivata argomentazione. Le sanzioni amministrative pecuniarie variano da 2.582,28 a 30.987,42 euro, a seconda della gravità e della vicinanza della violazione al giorno delle elezioni. Ricordiamo, infine, che per le elezioni amministrative, la legge 28/2000 non prevede di alcun obbligo di rendicontazione successiva, né ai Presidenti di Camera e Senato, né al competente Corecom. I SONDAGGI POLITICI ED ELETTORALI Nei quindici giorni precedenti la data della votazione e fino alla chiusura delle operazioni di voto è VIETATO rendere pubblici o comunque diffondere i risultati, anche parziali, di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati prima dei quindici giorni in cui vige il divieto (Articolo 8, L. 28/2000). Nel periodo antecedente a quei “fatidici” quindici giorni, la pubblicazione (integrale o parziale) dei risultati dei sondaggi politici deve essere obbligatoriamente accompagnata da una “NOTA INFORMATIVA” (da pubblicare anche su Internet), con le seguenti indicazioni, di cui è responsabile chi realizza il sondaggio: - il soggetto che ha realizzato il sondaggio; - il committente e l’acquirente del sondaggio; - i criteri seguiti per la formazione del campione e se si tratti di “sondaggio rappresentativo” o “non rappresentativo”; - il metodo della raccolta e elaborazione dei dati; - il numero degli interpellati e la percezione delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda: - il testo integrale delle domande rivolte e la data in cui è stato realizzato il sondaggio. I sondaggi possono essere pubblicati solo se contestualmente siano resi disponibili dal committente, nella loro integralità e corredati dalla “nota informativa”, sul sito: www.sondaggipoliticielettorali.it, tenuto dal Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In caso di pubblicazione a mezzo stampa, la “nota informativa” deve essere sempre evidenziata con apposito riquadro nella pagina. 8
RELATIVE ALLE CAMPAGNE PER LE ELEZIONI DEL PRESIDENTE, DELLA GIUNTA REGIONALE E DEL CONSIGLIO REGIONALE…
LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le Amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni (Articolo 9, L. 28/2000).
Articolo 1 (Finalità e ambito di applicazione) 1. Le disposizioni di cui al presente provvedimento, finalizzate a dare concreta attuazione ai principi del pluralismo, dell’imparzialità, dell’indipendenza, dell’obiettività e della completezza del sistema radiotelevisivo, nonché ai diritti riconosciuti ai soggetti politici dagli artt. 4 e 5 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, si riferiscono alle consultazioni per le elezioni…. fissate per il giorno 31 maggio 2015 e per il giorno 14 giugno 2015, limitatamente alle regioni in cui è previsto un turno di ballottaggio e si applicano nei confronti delle emittenti che esercitano l’attività di radiodiffusione televisiva e sonora privata e della stampa quotidiana e periodica.
IVA AL 4 PER CENTO A seguito dell’entrata in vigore della Legge 8/4/2004, n. 90, l’aliquota IVA da applicare per l’acquisto di messaggi politici ed elettorali su quotidiani e periodici nei 90 giorni precedenti la data delle elezioni è del 4%.
2. In caso di coincidenza territoriale e temporale, anche parziale, della campagna elettorale di cui alla presente delibera con altre consultazioni elettorali, saranno applicate le disposizioni di attuazione della legge 22 febbraio 2000, n. 28, relative a ciascun tipo di consultazione. NUMERO VERDE – UNITA’ PAR CONDICIO L’Unità par condicio funziona dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 18:00. Il call center è attivo al numero verde 800 28 22 02 dal lunedì al venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 13:00. Le segnalazioni vanno inviate all’indirizzo di PEC agcom@cert.agcom.it e al numero di fax 081.7507550. ******** Riportiamo, di seguito, lo stralcio della Delibera dell’Autorità sulla “par condicio” per le elezioni regionali, segnalando che la relativa Delibera per le elezioni comunali e circoscrizionali, n. 165/15/CONS, anche se leggermente diversa, mantiene lo stesso tenore ed i medesimi obblighi. AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI DELIBERA N.166/15/CONS DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE DELLA DISCIPLINA IN MATERIA DI COMUNICAZIONE POLITICA E DI PARITA’ DI ACCESSO AI MEZZI DI INFORMAZIONE
3. Le disposizioni di cui al presente provvedimento hanno effetto dalla convocazione dei comizi elettorali e cessano di avere efficacia alla mezzanotte dell’ultimo giorno di votazione relativo alle consultazioni di cui al comma 1. 4. Le disposizioni di cui al presente provvedimento non si applicano ai programmi e alle trasmissioni destinati ad essere trasmessi esclusivamente in ambiti territoriali nei quali non è prevista alcuna consultazione elettorale di cui al precedente comma 1 . Articolo 2 (Soggetti politici) 1.Ai fini del successivo Capo I del Titolo II si intendono per soggetti politici nel periodo intercorrente tra la data di convocazione dei comizi elettorali e la data di presentazione delle candidature: a) le forze politiche che costituiscono gruppo in almeno un ramo del Parlamento nazionale; per i gruppi parlamentari composti da forze politiche distinte, o rappresentate da sigle diverse, il presidente del gruppo individua, secondo criteri che contemperino le esigenze di rappresentatività con quelle di pariteticità, le forze politiche che di volta in volta Notiziario USPI n° 4/2015
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rappresenteranno il Gruppo; b) le forze politiche che hanno eletto con un proprio simbolo almeno due rappresentanti italiani al Parlamento europeo; c) il Gruppo Misto della Camera dei deputati e il Gruppo Misto del Senato della Repubblica, i cui presidenti individuano d’intesa fra loro, secondo criteri che contemperino le esigenze di rappresentatività con quelle di pariteticità, le forze politiche diverse da quelle di cui alle lettere a) e b), che di volta in volta rappresenteranno i due gruppi; d) le forze politiche, diverse da quelle di cui alle lettere a), b) e c), che hanno eletto, con proprio simbolo, almeno un rappresentante in tanti consigli regionali da interessare complessivamente almeno un quarto degli elettori chiamati alla consultazione; e) le forze politiche, diverse da quelle di cui alle lettere a), b), c) e d), che hanno eletto con proprio simbolo almeno un rappresentante nel Parlamento nazionale e che sono oggettivamente riferibili ad una delle minoranze linguistiche indicate dall’articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 48. 2. Nel periodo intercorrente tra la data di presentazione delle candidature e quella di chiusura della campagna elettorale, è garantito l’accesso ai soggetti politici abbiano presentato liste di candidati per il rinnovo dei consigli regionali in tanti ambiti territoriali da interessare almeno un quarto del corpo elettorale nazionale, giusta quanto previsto dall’art. 3, comma 3, del regolamento approvata in data 14 aprile 2015 dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi TITOLO III STAMPA QUOTIDIANA E PERIODICA Articolo 21 (Comunicato preventivo per la diffusione di messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici) 1. Entro il quinto giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, gli editori di quotidiani e periodici che intendano diffondere a qualsiasi titolo fino a tutto il penultimo giorno prima delle elezioni nelle forme ammesse dall’art. 7, comma 2, della legge 22 febbraio 2000, n. 28, messaggi politici elettorali sono tenuti a dare notizia dell’offerta dei relativi spazi attraverso un apposito comunicato pubblicato sulla stessa testata interessata alla diffusione di messaggi politici elettorali. Notiziario USPI n° 4/2015
Per la stampa periodica si tiene conto della data di effettiva distribuzione al pubblico. Ove in ragione della periodicità della testata non sia stato possibile pubblicare sulla stessa nel termine predetto il comunicato preventivo, la diffusione dei messaggi non potrà avere inizio che dal numero successivo a quello recante la pubblicazione del comunicato sulla testata, salvo che il comunicato sia stato pubblicato, nel termine prescritto e nei modi di cui al comma 2, su altra testata, quotidiana o periodica, di analoga diffusione. 2. Il comunicato preventivo deve essere pubblicato con adeguato rilievo, sia per collocazione, sia per modalità grafiche, e deve precisare le condizioni generali dell’accesso, nonché l’indirizzo ed il numero di telefono della redazione della testata presso cui è depositato un documento analitico, consultabile su richiesta, concernente: a) le condizioni temporali di prenotazione degli spazi con puntuale indicazione del termine ultimo, rapportato ad ogni singolo giorno di pubblicazione entro il quale gli spazi medesimi possono essere prenotati;
nale, tali intendendosi ai fini del presente provvedimento le testate con diffusione pluriregionale, devono essere indicate distintamente le tariffe praticate per le pagine locali e le pagine nazionali, nonché, ove diverse, le altre modalità di cui al comma 2. 6. La pubblicazione del comunicato preventivo di cui al comma 1 costituisce condizione per la diffusione dei messaggi politici elettorali durante la consultazione elettorale. In caso di mancato rispetto del termine stabilito nel comma 1 e salvo quanto previsto nello stesso comma per le testate periodiche, la diffusione dei messaggi può avere inizio dal secondo giorno successivo alla data di pubblicazione del comunicato preventivo. Articolo 22 (Pubblicazione di messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici) 1. I messaggi politici elettorali di cui all’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, devono essere riconoscibili, anche mediante specifica impaginazione, in spazi chiaramente evidenziati, secondo modalità uniformi per ciascuna testata, e devono recare la dicitura “messaggio elettorale” con l’indicazione del soggetto politico committente. 2. Sono vietate forme di messaggio politico elettorale diverse da quelle elencate al comma 2 dell’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28.
b) le tariffe per l’accesso a tali spazi, quali autonomamente determinate per ogni singola testata, nonché le eventuali condizioni di gratuità; c) a definizione del criterio di accettazione delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale; d) ogni eventuale ulteriore circostanza od elemento tecnico rilevante per la fruizione degli spazi medesimi. 3. Ai soggetti politici richiedenti gli spazi per messaggi politici elettorali devono essere riconosciute le condizioni di migliore favore praticate ad uno di essi per il modulo acquistato. 4. Ogni editore è tenuto a fare verificare in modo documentale, su richiesta dei soggetti politici interessati, le condizioni praticate per l’accesso agli spazi in questione, nonché i listini in relazione ai quali ha determinato le tariffe per gli spazi medesimi. 5. Nel caso di edizioni locali o comunque di pagine locali di testate a diffusione nazio-
Articolo 23 (Organi ufficiali di stampa dei partiti) 1. Le disposizioni sulla diffusione, a qualsiasi titolo, di messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici e sull’accesso in condizioni di parità ai relativi spazi non si applicano agli organi ufficiali di stampa dei partiti e movimenti politici e alle stampe elettorali di coalizioni, liste, gruppi di candidati e candidati. 2. Si considera organo ufficiale di partito o movimento politico il giornale quotidiano o periodico che risulta registrato come tale ai sensi dell’art. 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, ovvero che rechi indicazione in tale senso nella testata ovvero ancora che risulti indicato come tale nello statuto o in altro atto ufficiale del partito o del movimento politico. 3. I partiti, i movimenti politici, le coalizioni e le liste sono tenuti a fornire con tempestività all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ogni indicazione necessaria a qualificare gli organi ufficiali di stampa dei partiti e dei movimenti politici, nonché le stampe elettorali di coali10 9
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zioni, liste, gruppi di candidati e candida TITOLO IV SONDAGGI POLITICI ED ELETTORALI Articolo 24 (Sondaggi politici ed elettorali) 1. Nel periodo disciplinato dalla presente delibera, fermo restando quanto previsto dagli artt. 8 e 10 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, ai sondaggi politici ed elettorali si applicano gli articoli da 6 a 12 del Regolamento in materia di pubblicazione e diffusione di sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa di cui alla delibera n. 256/10/CSP del 9 dicembre 2010. TITOLO V VIGILANZA E SANZIONI Articolo 25 (Compiti dei Comitati regionali per le comunicazioni) 1. I Comitati regionali per le comunicazioni assolvono, nell’ambito territoriale di rispettiva competenza, oltre a quelli previsti nel Capo II del Titolo II del presente provvedimento, i seguenti compiti: a) vigilanza sulla corretta e uniforme applicazione della legislazione vigente, del codice di autoregolamentazione di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 8 aprile 2004 e del presente provvedimento da parte delle emittenti locali, nonché delle disposizioni dettate per la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per quanto concerne le trasmissioni a carattere regionale; b) accertamento delle eventuali violazioni, ivi comprese quelle relative all’art. 9 della legge n. 28 del 2000 in materia di comunicazione istituzionale e obblighi di informazione, trasmissione dei relativi atti e degli eventuali supporti e formulazione, a conclusione dell’istruttoria sommaria, comprensiva della fase del contraddittorio, delle conseguenti proposte all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per l’adozione dei provvedimenti di sua competenza, nel rispetto dei termini procedimentali di cui all’art. 10 della citata legge n. 28 del 2000. Articolo 26 (Procedimenti sanzionatori) 10
1. Le violazioni delle disposizioni della legge 22 febbraio 2000, n. 28 e del codice di autoregolamentazione di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 8 aprile 2004, nonché di quelle emanate dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e di quelle dettate con il presente provvedimento sono perseguite d’ufficio dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni al fine dell’adozione dei provvedimenti previsti dagli artt. 10 e 11-quinquies della legge n. 28/2000. Ciascun soggetto politico interessato può comunque denunciare tali violazioni entro il termine perentorio di dieci giorni dal fatto. 3. La denuncia delle violazioni deve essere inviata, anche a mezzo fax, all’Autorità, all’emittente privata o all’editore presso cui è avvenuta la violazione, al competente Comitato regionale per le comunicazioni, al Gruppo della Guardia di Finanza nella cui competenza territoriale rientra il domicilio dell’emittente o dell’editore. Il predetto Gruppo della Guardia di Finanza provvede al ritiro delle registrazioni interessate dalla comunicazione dell’Autorità o dalla denuncia entro le successive dodici ore. 4. La denuncia indirizzata all’Autorità è procedibile solo se sottoscritta in maniera leggibile e deve essere accompagnata dalla documentazione comprovante l’avvenuto invio della denuncia medesima anche agli altri destinatari indicati dal comma 3. 5. La denuncia contiene, a pena di inammissibilità, l’indicazione dell’emittente e della trasmissione, ovvero dell’editore e del giornale o periodico, cui sono riferibili le presunte violazioni segnalate, completa, rispettivamente, di data e orario della trasmissione, ovvero di data ed edizione, nonché di una motivata argomentazione. 6. Qualora la denuncia non contenga gli elementi previsti dai precedenti commi 4 e 5, l’Autorità, nell’esercizio dei suoi poteri d’ufficio, può comunque avviare l’istruttoria qualora sulla base di un esame sommario della documentazione ricevuta sembri ricorrere una possibile violazione. L’Autorità esamina in ogni caso con priorità le denunce immediatamente procedibili. 7. L’Autorità provvede direttamente alle istruttorie sommarie di cui al comma 1 riguardanti le emittenti radiofoniche e televisive nazionali ed editori di giornali e periodici a diffusione nazionale, mediante
le proprie strutture, che possono avvalersi, a tale fine, del Nucleo Speciale della Guardia di Finanza istituito presso l’Autorità stessa. L’Autorità adotta i propri provvedimenti entro le quarantotto ore successive all’accertamento della violazione o alla denuncia, fatta salva l’ipotesi dell’adeguamento spontaneo agli obblighi di legge da parte delle emittenti televisive e degli editori, con contestuale informativa all’Autorità. 13. Le emittenti radiofoniche e televisive private e gli editori di stampa sono tenuti al rispetto delle disposizioni dettate dal presente provvedimento, adeguando la propria attività di programmazione e pubblicazione, nonché i conseguenti comportamenti. 15. Nell’ipotesi in cui il provvedimento dell’Autorità contenga una misura ripristinatoria della parità di accesso ai mezzi di informazione, come individuata dall’art. 10 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, le emittenti radiofoniche o televisive o gli editori di stampa quotidiana o periodica sono tenu-
ti ad adempiere nella prima trasmissione o pubblicazione utile e, comunque, nel termine indicato nel provvedimento medesimo, decorrente dalla notifica dello stesso. 16. Le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate in applicazione delle disposizioni di attuazione dettate con il presente provvedimento non sono evitabili con il pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 16 della legge 24 ottobre 1981, n. 689. La presente delibera entra in vigore il 16 aprile 2015.
Roma, 15 aprile 2015 IL PRESIDENTE Angelo Marcello Cardani IL COMMISSARIO RELATORE, Francesco Posteraro IL SEGRETARIO GENERALE Francesco Sclafani Notiziario USPI n° 4/2015
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Bozza esemplificativa del
per le Garanzie nelle Comunicazioni.
DOCUMENTO ANALITICO DI REGOLAMENTAZIONE INTERNA PER L’ACCESSO AGLI SPAZI PUBSULLA TESTATA BLICITARI “…………..” Per le elezioni regionali e comunali fissate per il giorno 31 maggio p.v.
Articolo 4 Il presente documento analitico resta a disposizione di chiunque intenda prenderne visione, nella sede indicata all’art. 3.
Il presente documento analitico è adottato in conformità al dettato: a) della legge del 22 febbraio 2000 n. 28 b) delle delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 165/15/CONS e 166/15/CONS Articolo 1 La società (denominazione, sede legale e sede della redazione) ha adottato il presente documento analitico per la testata (nome della testata), in vista delle elezioni regionali e comunali fissate per il giorno 31 maggio p.v. Articolo 2 La comunicazione preventiva, pubblicata in data ………. sul numero …… della testata……… viene allegata al presente documento analitico e ne forma parte integrante e sostanziale. Articolo 3 Il presente documento analitico è depositato presso la redazione del giornale sita in (città/indirizzo/tel) e copia dello stesso sarà trasmessa, su richiesta, all’Autorità
Articolo 5 L’adozione del presente documento analitico è dettata dalla necessità di assicurare l’attuazione del principio della parità di trattamento e dell’imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici nell’offerta degli spazi di propaganda messi a disposizione sulla testata (nome della testata). Articolo 6 La società (denominazione) si obbliga a collocare i messaggi politici elettorali secondo modalità uniformi e integrerà gli stessi con l’indicazione del committente e la dicitura “messaggio elettorale”, in applicazione dell’art. 7 della legge 22 febbraio 2000, n. 28. Articolo 7 La società (denominazione) mette a disposizione gli spazi di propaganda sulla testata (nome testata), per la diffusione di messaggi politici elettorali, dal .……… …….e fino a tutto il penultimo giorno prima delle votazioni. Articolo 8 Non saranno accettate le prenotazioni di spazi di propaganda che perverranno oltre le ore ……. del giorno precedente quello di pubblicazione. Articolo 9
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate per Regioni e per periodicità della testata. ENTRO IL MESE DI APRILE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre delNotiziario USPI n° 4/2015
l’anno (gennaio - marzo 2015); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ nel mese di aprile NON devono effettuare alcuna consegna. ENTRO IL MESE DI MAGGIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2015);
Non si accetteranno le prenotazioni di spazi per diffondere messaggi politici elettorali con contenuti non conformi al disposto dell’art. 7 della legge 22/02 2000, n. 28. Articolo 10 In caso di richiesta di spazi relativi alla pubblicazione nella stessa data e nella stessa collocazione, il criterio principale adottato è quello dell’ordine cronologico di presentazione della richiesta. In caso di identica posizione temporale in termini di data e ora di prenotazione degli spazi disponibili, si farà ricorso a sorteggio. In caso di richieste eccedenti la disponibilità degli spazi, si adotterà il criterio temporale della prenotazione. . Articolo 11 Le tariffe per l’accesso agli spazi di propaganda sono quelle riportate nell’allegato n. 1 al presente. Non sono previsti sconti o maggiorazioni sulle tariffe. Articolo 12 Per tutto quanto non previsto dal presente documento analitico, si rimanda a quanto disposto dalla normativa citata e dalla vigente disciplina in oggetto. NOTA 1: ALLEGARE: - LISTINO TARIFFE NOTA 2: LE TARIFFE APPLICATE POSSONO ESSERE ANCHE RIDEFINITE PER L’OCCASIONE DI QUESTE CONSULTAZIONI ELETTORALI - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2015. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni. Il plico contenente le copie per il deposito legale deve essere confezionato e riportare la dicitura “esemplari fuori commercio per il deposito legale, agli effetti della legge 15 aprile 2004, n. 106”. GLI INDIRIZZI - Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale Castro Pretorio 105, 00185 Roma. - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Via Tripoli 36/44, 50122 Firenze. 11
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Notizie editoria e Comunicazione GLI EDITORI TRADIZIONALI HANNO PERSO UN QUARTO DEI LORO RICAVI NEGLI ULTIMI SEI ANNI, MA SE NE PUO’ USCIRE Ecco la soluzione Politecnico di Milano
Il mercato dei media in Italia prosegue la sua contrazione registrando nel 2014 una riduzione del’1% rispetto al 2013 e del 17% rispetto al 2008, perdendo complessivamente 3,2 miliardi di € negli ultimi 6 anni. Lo dice uno studio degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano presentato al Festival del giornalismo, secondo cui nel dettaglio, è la carta stampata a registrare nell’ultimo anno la decrescita più sensibile (-7%), mentre i ricavi Pay e ADV per la radio diminuiscono del 2% e quelli della TV dell’1%. Gli Internet Media si mostrano invece in controtendenza: i ricavi salgono del 14% e il comparto raggiunge una quota di mercato pari al 14% del totale Media. “Tuttavia anche in questo comparto, le aziende Media tradizionali registrano un calo: la loro quota di mercato è passata dal 40% al 25% negli ultimi sei anni”, afferma Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Per uscire dalla situazione di stallo occorre innovare i propri modelli di business sotto il segno della creazione di contenuti di valore e della diversificazione del core business”. In questo scenario, i Media hanno a disposizione due principali strategie per che permettono di sviluppare modelli di business per contrastare l’andamento del mercato. La prima strategia prevede uno “svecchiamento” del core business, attraverso la creazione di nuove fonti di fatturato legate a nuove modalità di creazione e presentazione dei contenuti. “Tra le strategie già messe in atto in questo settore”, ha sottolineato Andrea Rangone, “segnaliamo anzitutto l’adeguata valorizzazione dei propri contenuti premium. Ad esempio, in Italia, i ricavi ottenuti dalla vendita di contenuti editoriali attraverso App Tablet e Smartphone, hanno registrato un incremento di oltre il 20% passando dai 20 milioni di Euro nel 2013 ai 25 milioni nel 2014. Un’altra strategia efficace è la valorizzazione della propria audience andando a veicolare contenuti e servizi a 12
valore aggiunto (come, ad esempio, lezioni, consigli degli esperti) in grado di aumentare l’engagement con l’utente e i ricavi dell’editore. Una seconda strategia prevede la diversificazione di alcune attività rispetto al core business tradizionale, anche attraverso fusioni e acquisizioni o partnership. Diversi esempi ne attestano l’efficacia: a livello di advertising è il caso di Axel Springer che controlla la piattaforma di advertising Zanox o della Media Company norvegese Schibsted che ha lanciato in tutta Europa siti di online classified (in italia, Subito.it) (Primaonline 17 aprile 2015) ____________________ Editoria, New media ECCO I VERI NUMERI DELLE TESTATE ONLINE Per la prima volta Audiweb offre i dati di traffico ‘puri’, al netto delle aggregazioni che gonfiano le audience Rivelati da Audiweb per la prima volta i numeri dei siti web depurati dalle partnership editoriali, pubblicando i dati di traffico disaggregati dei siti internet, cioè quelli rilevati al netto delle partnership (chiamate tecnicamente TAL) tra siti diversi di diversi editori . Quella delle “TAL” è una pratica, seppur legale, che fino ad ora ha “gonfiato” i numeri, rendendo poco trasparente il mercato online. Oggi, per la prima volta, questo report è disponibile per il mese di febbraio 2015. La principale novità consiste nel fatto che accanto ai dati del brand contenente tutti i siti aggregati, vengono ora specificati anche i “channel” (canali) frutto di accordi di partnership con altri editori. In modo che sia evidente quanti utenti unici e pagine viste appartengano a ciascun editore e quanti siano invece frutto di un accordo commerciale. E’ importante sottolineare che non si parla di dati dei singoli domini ma dei dati di ciascun editore che possono comprendere “sotto lo stesso cappello” siti diversi. Se invece l’editore ha fatto un accordo di cessione traffico con un altro editore, il dato proveniente da quel sito esterno viene scorporato e segnalato a parte in un apposito channel.
Si scopre così che sulle grandi testate l’impatto delle partnership è minimo. Facendo il calcolo sulle pagine viste, il 98% del traffico del Corriere.it è naturale, così come quello di Repubblica.it al 96%, che pure deve ringraziare il sito di tecnologia Tom’s Hardware da cui deriva mezzo milione dei quasi 14 di pagine viste giornaliere. Questa percentuale di traffico naturale scende all’87% per La Stampa, che deve al sito MediciItalia 240.000 dei 2.897.000 di pagine viste giornaliere. Il Messaggero invece sfrutta per il 30% la pratica delle aggregazioni commerciali (derivante da siti come Dica33 e altri), arrivando ad un traffico organico del 70%. IlSole24Ore e Il Fatto Quotidiano possono invece vantare un 100% di traffico naturale. Questi in sintesi i dati netti/lordi delle principali testate italiane di Febbraio 2015: Utenti Unici media giornaliera La Repubblica netto 1.542.774 (lordo 1.663.677) Il Corriere della Sera netto 1.348.897 (lordo 1.381.979) Il Sole24Ore netto 517.889 (lordo 517.889) Il Messaggero netto 489.494 (lordo 582.556) La Stampa netto 476.121 (lordo 597.689) Il Fatto Quotidiano netto 464.214 (lordo 464.214) Pagine viste media giornaliera La Repubblica netto 13.265.000 (lordo 13.816.000) Il Corriere della Sera netto 9.052.000 (lordo 9.186.000) Il Sole24Ore netto 2.932.000 (lordo 2.932.000) La Stampa netto 2.519.000 (lordo 2.897.000) Il Messaggero netto 1.897.000 (lordo 2.687.000) Il Fatto Quotidiano netto 1.630.000 (lordo 1.630.000) I network di siti si dividono tra quelli che fanno un uso più massiccio della pratica di aggregazione come Nanopress (2.891.000 pv totali, di cui 1.762.000 naturali) e altri come FanPage (2.150.000 pv giornaliere) e Blogo (1.931.000 pv giornaliere) che non ne fanno uso. Altre realtà editoriali che hanno fatto un uso rilevante delle TAL sono Il Post, con traffico naturale del 72%, Donna Moderna 49%, TgCom naturale all’87%. (Fonte: Primaonline – e www.ilfattoquotidiano.it) Notiziario USPI n° 4/2015
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale CHIARIMENTI DEL MEF IN TEMA DI FATTURAZIONE ELETTRONICA Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato una circolare interpretativa in tema di fatturazione elettronica Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato la Circolare 9/3/15 n. 1, che riportiamo di seguito. La circolare ha fornito chiarimenti sull’ambito soggettivo della norma, individuando le pubbliche amministrazioni destinatarie della fattura elettronica e le date di decorrenza del relativo obbligo. La circolare suddivide in tre “classi” le pubbliche amministrazioni destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica, in base alla tabella riportata nella circolare. Circolare n. 1 Roma, 9 marzo 2015 OGGETTO: Decreto 3 aprile 2013, n. 55, in tema di fatturazione elettronicaCircolare interpretativa 1. Premessa La legge 24 dicembre 2007, n. 244, all’art. 1, commi da 209 a 214, e s.m.i., introduce nell’ordinamento italiano l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione. A tal fine istituisce il Sistema di interscambio (Sdl) quale punto di passaggio obbligato di tutte le fatture dirette alla pubblica amministrazione e demanda al Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto col Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, la regolamentazione attuativa. In ossequio a tali previsioni il DM 3 aprile 2013, n. 55, definisce una serie di regole tecniche e individua, per classi di pubbliche amministrazioni, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica. 2. Ambito soggettivo e date di decorrenza Come appena richiamato in premessa, tra i compiti che la legge 244/2007 demanda alla regolamentazione attuativa figura quello di individuare le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica. • Nel dare attuazione a tale disposto il DM 3 aprile 2013, n. 55, individua, per classi di pubbliche amministrazioni, le date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica. In particolare, le classi di pubbliche amministrazioni cui si riferisce l’articolo 6 del DM 55/2013 sono quelle di cui all’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite Notiziario USPI n° 4/2015
nel conto economico consolidato, pubblicato annualmente dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) entro il 30 settembre. Questo riferimento ha indotto alcuni a ritenere che l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica potesse circoscriversi alle amministrazioni inserite nel citato elenco ISTAT, e numerose richieste di chiarimento sono pervenute in tal senso. Al riguardo, si deve necessariamente fare riferimento, come richiamato anche dall’articolo 1, comma 2, del DM 55/20133, a quanto disposto dall’articolo 1, comma 209, della legge 24 dicembre 2007, n. 2444, che individua quali destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché le amministrazioni autonome. L’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 5, comma 7, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, richiama, oltre agli enti e i soggetti indicati a fini statistici dall’Istituto nazionale di statistica nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 30 settembre di ogni anno, le Autorità indipendenti e, comunque, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 1655. A sua volta l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, individua: tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300 e, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI. Ripercorrendo a ritroso la serie di riferimenti normativi appena riportata, è evidente come sia possibile stabilire che i destinatari dell’obbligo di fatturazione siano quel-
li risultanti dall’unione dei soggetti individuati da tutti i provvedimenti richiamati. Più in dettaglio, l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica di cui all’articolo 1, comma 209, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, risulta determinato come indicato nella seguente Tabella 1: Tabella 1: Amministrazioni destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica Soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 200 l, n. 165: - tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300 e, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI. Soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196: - i soggetti indicati a fini statistici dall’Istituto nazionale di statistica nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 30 settembre di ogni anno, e le Autorità indipendenti. Soggetti di cui all’articolo 1, comma 209. della legge 24 dicembre 2007, n. 244: - le amministrazioni autonome. È appena il caso di sottolineare come questo lungo elenco di soggetti, il più delle volte rappresentativi di categorie di amministrazioni, presenti ampissime aree di sovrapposizione. Il richiamato articolo 1, comma 2, del DM 55/2013 si riferisce alla totalità dei soggetti sopra elencati col termine “amministrazioni”. Quanto poi alle date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’articolo 6 del DM 55/2013 individua, tenuto conto della data di entrata in vigore del medesimo decreto, le seguenti: comma 1: 6 dicembre 2013, per l’avvio volontario previo accordo con 14 13
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale i fornitori;
comma 2: 6 giugno 2014, per le fatture emesse nei confronti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali e degli Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, individuati come tali nell’elenco ISTAT6; comma 3: 6 giugno 2015, per tutte le altre amministrazioni, ad eccezione di quelle indicate all’articolo 1, comma 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 2447 • Con riferimento al comma 3, si richiama la circostanza che le amministrazioni indicate all’articolo 1, comma 214, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono le amministrazioni locali. Viene dunque individuata la data del 6 giugno 2015 per le tutte le rimanenti amministrazioni soggette all’obbligo di fatturazione elettronica, tranne quelle locali, per le quali il richiamato articolo 1, comma 214, della legge 244/2007 rimandava a successivo decreto ministeriale. Il termine di cui al comma 3 è stato successivamente anticipato al 31 marzo 2015 dall’articolo 25, comma 1, del D.L. 24 aprile 2014 n. 6é, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89. Inoltre, il citato articolo 25, comma 1, del D.L. 66/2014 ha fissato al 31 marzo 2015 anche la data di decorrenza per le amministrazioni locali, per la cui individuazione la legge 244/2007 rimandava a successivo decreto ministeriale. Al riguardo, si ritiene che il riferimento alle amministrazioni locali dell’articolo 1, comma 214, della legge 244/2007 sia da ricondurre alle amministrazioni locali individuate come tali nel più volte citato elenco ISTAT. Per comodità di lettura, l’individuazione delle date di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica, nei termini appena chiariti, è riportata nella seguente Tabella 2, nella quale col termine amministrazioni si intende la totalità delle amministrazioni riportate in Tabella 1. Tabella 2 : Date di decorrenza dell’ obbligo di fa tturaz1one elettronica Classi di amministrazioni e Date di decorrenza Tutte le amministrazioni, su base volontaria e sulla base di specifici accordi con tutti i propri fornitori: 6 dicembre 2013. Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, individuati come tali nell’elenco ISTAT: 6 giu14
gno 2014. Tutte le rimanenti amministrazioni, incluse quelle individuate come amministrazioni locali nell’elenco ISTAT: 31 marzo 2015.
n. 3, coordinato con la legge di conversione 24 marzo 2015, n. 33 «Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti.».
Il Direttore Generale delle Finanze, Lapecorella Il Capo del Dipartimento della Funzione Pubblica, Marconi
ARTICOLO 4 Piccole e medie imprese innovative
____________________ NUOVE AGEVOLAZIONI PER LE START UP INNOVATIVE Si allunga da 4 a 5 anni il periodo di esonero dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e del diritto camerale. Diventa, inoltre, più leggero l’obbligo del visto di conformità sulla dichiarazione Iva Con l’articolo 4 del Dl 24/1/15 n. 3, c.d. Dl “Investment compact”, convertito con modificazioni nella L. 24/3/15 n. 33 (pubblicata sul Supplemento ordinario n. 15/L della Gazzetta ufficiale 25/3/15 n. 70) è stato ampliato il pacchetto delle agevolazioni a favore delle start up innovative, la cui disciplina è stata introdotta con il Dl n. 179/12, artt. 25-32. Tra le principali novità si segnala che: • le start up innovative possono redigere l’atto costitutivo e le sue successive modifiche non solo mediante atto notarile, ma anche mediante un modello standard tipizzato con firma digitale. Affinché l’agevolazione diventi operativa, però, è necessario che tale modello sia emanato dal Ministero dello sviluppo economico con apposito decreto; • un’impresa per potersi qualificare come start up innovativa deve essere costituita da non più di 60 mesi (anziché 48 mesi); • le start up innovative sono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo, dei diritti di segreteria e del diritto annuale dovuto alle camere di commercio fino al quinto anno (anziché quarto) di iscrizione alla sezione speciale del Registro delle imprese; • per le start up innovative si alza da 15.000 a 50.000 euro la soglia oltre la quale scatta l’obbligo del visto di conformità previsto per la compensazione orizzontale dei crediti Iva. ASSOGRAFICINFORMA Anno XXII 23 aprile 2015
Numero 7 -
Testo del decreto-legge 24 gennaio 2015,
1. Per «piccole e medie imprese innovative», di seguito «PMI innovative», si intendono le PMI, come definite dalla raccomandazione 2003/ 361/CE, ((societa’ di capitali, costituite anche in forma cooperativa,)) che possiedono i seguenti requisiti: a) la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia; b) la certificazione dell’ultimo bilancio e dell’eventuale bilancio consolidato redatto da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili; c) le loro azioni non sono quotate in un mercato regolamentato; d) l’assenza di iscrizione al registro speciale previsto all’articolo 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221; e) almeno due dei seguenti requisiti: 1) volume di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione in misura uguale o superiore al 3 per cento della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione della PMI innovativa. Dal computo per le spese in ricerca, sviluppo e innovazione sono escluse le spese per l’acquisto e per la locazione )) di beni immobili ; nel computo sono incluse le spese per acquisto di tecnologie ad alto contenuto innovativo. Ai fini del presente decreto, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca, sviluppo e innovazione: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del piano industriale; le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati come definiti dall’articolo 25, comma 5, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221; i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca, sviluppo e innovazione, inclusi soci ed amministratori; le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze Notiziario USPI n° 4/2015
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Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale - Notiziario fiscale d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa; 2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a un terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270; 3) titolarità, anche quali depositarie o licenziatarie di almeno una privativa industriale, relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolarità dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tale privativa sia direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività di impresa. 2. Presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura è istituita una apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 2188 del codice civile, a cui le PMI innovative devono essere iscritte; la sezione speciale del registro delle imprese consente la condivisione, nel rispetto della normativa
sulla tutela dei dati personali, delle informazioni relative, per le PMI innovative: all’anagrafica, all’attività svolta, ai soci fondatori e agli altri collaboratori, al fatturato, al patrimonio netto, al sito internet, ai rapporti con gli altri attori della filiera. 3. L’iscrizione avviene a seguito di presentazione della domanda in formato elettronico, contenente le seguenti informazioni, rese ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modificazioni: a) ragione sociale e codice fiscale; b) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio; c) sede principale ed eventuali sedi periferiche; d) oggetto sociale; e) breve descrizione dell’attività svolta, comprese l’attività e le spese in ricerca, sviluppo e innovazione; f) elenco dei soci, con trasparenza rispetto a società fiduciarie e holding ove non iscritte nel registro delle imprese di cui all’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, con autocertificazione di veridicità, indicando altresì, per ciascuno e ove sussistano, gli eventuali soggetti terzi per conto dei quali, nel cui interesse o sotto il cui controllo il socio agisce; g) elenco delle società partecipate; h) indicazione dei titoli di studio e delle esperienze professionali dei soci e del personale la cui prestazione lavorativa
è connessa all’attività innovativa delle PMI, esclusi eventuali dati sensibili; i) indicazione dell’esistenza di relazioni professionali, di collaborazione o commerciali con incubatori certificati, investitori istituzionali e professionali, università e centri di ricerca; l) ultimo bilancio depositato, nello standard XBRL; m) elenco dei diritti di privativa su proprietaà industriale e intellettuale; n) numero dei dipendenti; o) sito internet. 4. Le informazioni di cui ai commi 2 e 3 sono aggiornate entro il 30 giugno di ciascun anno e sono sottoposte al regime di pubblicità di cui ai commi 2 e 3. 5. Le informazioni di cui al comma 3 sono rese disponibili, assicurando la massima trasparenza e accessibilità, per via telematica o su supporto informatico in formato tabellare gestibile da motori di ricerca, con possibilità’ di elaborazione e ripubblicazione gratuita da parte di soggetti terzi. Le PMI innovative assicurano l’accesso informatico alle suddette informazioni dalla home page del proprio sito Internet. 6. Entro 30 giorni dall’apprvazione del bilancio e comunque entro sei mesi dalla chiusura di ciascun esercizio, il rappresentante legale delle PMI innovative attesta il mantenimento del possesso dei requisiti previsti dal comma 1 del presente articolo, e deposita tale dichiarazione presso l’ufficio del registro delle imprese. 16
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7. Entro 60 giorni dalla perdita dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo, le PMI innovative sono cancellate d’ufficio dalla sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 2, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria del registro delle imprese. Alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione di cui al comma 6. 8. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, provvedono alle attività di cui al presente articolo nell’ambito delle dotazioni finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente. 9. Alle PMI innovative si applicano gli articoli 26, fatto salvo l’obbligo del pagamento dei diritti di segreteria dovuti per adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese nonché del diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, 27, 30, commi 6, 7 e 8, e 32 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221; l’articolo 29 del citato decreto-legge n. 179 del 2012, si applica alle PMI innovative che operano sul mercato da meno di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, nel rispet-
NOtIzIARIO Uspi Mensile - 11 numeri Organo del direttivo nazionale dell’Associazione di categoria dei piccoli e medi editori Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)
to delle condizioni e dei limiti previsti dall’articolo 21 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014. 9-bis. Alle PMI innovative che operano sul mercato da più di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, l’articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni, si applica qualora siano in grado di presentare un piano di sviluppo di prodotti, servizi o processi nuovi o sensibilmente migliorati rispetto allo stato dell’arte nel settore interessato. Il piano di sviluppo è valutato e approvato da un organismo indipendente di valutazione espressione dell’associazionismo imprenditoriale, ovvero da un organismo pubblico. (omissis) ____________________ SCADENZARIO DI MAGGIO (Nel presente scadenzario sono indicati solo i principali adempimenti previsti dalla legislazione tributaria) 15 maggio EMISSIONE DI FATTURE DIFFERITE Scade il termine per l’emissione delle fatture relative alle cessioni di beni comprovate
da documenti di trasporto, spediti o consegnati nel mese di aprile. 18 maggio VERSAMENTO DELLE RITENUTE ALLA FONTE (*) (*) Termine prorogato ad oggi, essendo il giorno 15 sabato e il 16 festivo. Scade il termine entro il quale i sostituti di imposta devono versare le ritenute su: • retribuzioni di lavoro dipendente o compensi ad esso assimilati corrisposti in aprile; • compensi per lavoro autonomo pagati in aprile; • provvigioni pagate in aprile; • cedole obbligazionarie scadute in aprile anche se non pagate. VERSAMENTO RELATIVO ALLA LIQUIDAZIONE MENSILE IVA (*) Scade il termine entro il quale va effettuato dai contribuenti il versamento relativo alla liquidazione mensile dell’Iva dovuta per il mese di aprile. VERSAMENTO RELATIVO ALLA LIQUIDAZIONE TRIMESTRALE IVA(*) Scade il termine entro il quale va effettuato dai contribuenti il versamento relativo alla liquidazione del primo trimestre 2015. Unitamente all’Iva va versato l’interesse nella misura dell’1%.
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Il n. 4 aprile 2015 è stato stampato il 27 aprile 2015
Published on Apr 27, 2015
Edizione N. 4 - Aprile
Notiziario USPI Edizione Aprile 2015
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