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Timestamp: 2019-07-16 12:19:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 11', 'art. 32', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 37', 'art. 299', 'art. 16']

I chiarimenti del MinLavoro per gli ambienti confinati sull'attività di vigilanza
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 30/10/2013
I CHIARIMENTI DEL MINLAVORO PER GLI AMBIENTI CONFINATI SULL'ATTIVITA' DI VIGILANZA
La certificazione dei contratti di appalto e subappalto e dei contratti di lavoro non a tempo indeterminato, il campo di applicazione della disciplina del D.P.R. n. 177/2011 e le sanzioni applicabili in caso di mancata qualificazione del fornitore sono i temi interessati dai chiarimenti proposti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con nota 27 giugno 2013, n.11649. Infatti, il documento ministeriale ha fornito alcune precisazioni inerenti all’art. 2, comma 1, letterac),D.P.R.n.177/2011.
SUL LAVORO MARITTIMO ADEGUATO L'ORARIO ITALIANO ALLA NORMATIVA COMUNITARIA
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 16/10/2013
di Pietro Verna, Ufficiale del Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera
I contratti collettivi dei lavoratori marittimi, stipulati in deroga alle norme sull’orario di lavoro, devono essere autorizzati con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È questo l’effetto dell’art. 11, legge 6 agosto 2013, n. 97, cosiddetta legge europea 2013, che ha modificato gli artt.3e11, decreto legislativo n.271/1999, «Norme in materia di sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili e da pesca nazionali», e che “ha bloccato” il contenzioso aperto dalla Commissione(proceduraEUPilot3852/12/EMPL).
Condotta imprudente del lavoratore: la valutazione tra nesso e colpa
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 01/10/2013
di Mario Gebbia e Maurizio Bortolotto, Avvocati penalisti in Torino
CONDOTTA IMPRUDENTE DEL LAVORATORE
La figura del lavoratore ha assunto nella legislazione antinfortunistica un duplice rilievo, quale destinatario precipuo della tutela e quale soggetto della sicurezza aziendale e, in quanto tale, titolare di posizione di garanzia rispetto alla salute e alla sicurezza degli altri lavoratori che si affianca a quella degli altri soggetti tenuti alla protezione (in primo luogo, il datore di lavoro, il dirigente e il preposto).
Nonostante la legislazione degli ultimi anni abbia imboccato la strada di una maggiore responsabilizzazione del lavoratore, è possibile notare come questa inevitabile evoluzione del sistema della sicurezza abbia trovato una certa difficoltà a essere riconosciuta dalla giurisprudenza, soprattutto di merito.
“Decreto lavoro” e sanzioni: confermati gli aumenti.
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 18/09/2013
Con la conversione del D.L. 28 giugno 2013, n. 76, «Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti» (cosiddetto “decreto lavoro”), per opera della legge 9 agosto 2013, n. 99, il legislatore ha apportato ancora ulteriori modifiche al sistema sanzionatorio in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sulle quali il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è ritornato nuovamente con la circolare 29 agosto 2013, n.35, fornendo alcune ulteriori precisazioni al personale ispettivo. Purtroppo, gran parte delle criticità che già emergevano dal testo originario del decreto e sottolineate dalla dottrina non sono state risolte e nemmeno in questa occasione il legislatore ha apportato quei necessari e sempre più indispensabili interventi correttivi, soprattutto per quanto riguarda il ravvedimento operoso.
Per la Corte territoriale era pianificazione omissiva la causa dell'incendio di Torino
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 04/09/2013
di Andrea Spataro, avvocato del foro di Milano
La pronuncia della sezione I, Corte d’Assise d’Appello di Torino, in funzione di giudice dell’impugnazione, ha consentito di analizzare, ancora una volta, uno dei temi più dibattuti del diritto penale, quello dell’esatta identificazione del labile confine che divide il dolo eventuale dalla colpa con previsione dell’evento. Infatti,all’esito della celebrazione del processo di secondo grado, la Corte,nell’ambito delle molteplici determinazioni alla quale è giunta in merito, ha riformato la pronuncia di primo grado in punto di responsabilità del principale imputato, l’amministratore delegato dell’azienda, riqualificandone le imputazioni da omicidio (e incendio) volontario a titolo di dolo eventuale a omicidio colposo con colpa cosciente. Così statuendo, la Corte territoriale ha sconfessato l’impostazione innovativa adottata dalla Corte d’Assise, la quale aveva recepito l’impianto accusatorio anche e soprattutto con riferimento al carattere doloso della contestazione a carico del datore di lavoro.
Dal D.L. n. 69/2013 nuovi profili di responsabilità per il preposto
Dal D.L. n. 69/2013 NUOVI PROFILI DI RESPONSABILITA' PER IL PREPOSTO
L’art. 32, D.L. n. 69/2013, «Semplificazione di adempimenti formali in materia di lavoro», ha modificato l’art. 26, D.Lgs. n. 81/2008, «Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione», esentando il datore di lavoro committente dall’obbligo di elaborare il DUVRI qualora provveda all’identificazione di un incaricato che sovraintenda alla cooperazione e al coordinamento.
Il D.L. n. 69/2013, cosiddetto “decreto del fare”, convertito in legge in terza lettura, vedrà successivamente determinate le attività a basso rischio infortunistico per le quali questa previsione sarà resa possibile.
Con questa norma sono individuate le caratteristiche di un incaricato, che potrà essere solo un preposto (di diritto o di fatto) i cui compiti ritroviamo all’art. 19, D.Lgs. n. 81/2008, e che hanno tratto origine dalla legge n. 123/2007 [art. 1, comma 2, lettera f)] che aveva affidato una delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Poiché ogni principio contenuto nella legge di delega deve trovare attuazione nella legge delegata, all’interno del D.Lgs. n. 81/2008 è possibile trovare:
• l’art. 2, «Definizioni», «il preposto sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute»;
• l’art. 19, «Obblighi del preposto», «il preposto ha l’obbligo di segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei DPI, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta»;
• l’art. 37, «Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti», che ha individuato i contenuti della formazione obbligatoria che il datore di lavoro deve garantire al preposto. Una formazione che il legislatore ha voluto «adeguata e specifica» e, quindi, diversificata a seconda «delle competenze professionali e nei limiti dei poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli»;
• l’art. 299, «Esercizio di fatto di poteri direttivi», che, seguendo il dettato della giurisprudenza, ha chiarito che è possibile essere preposti sia di diritto che di fatto (Cassazione penale, sez. IV, 26 gennaio 2011, n. 2578);
• l’art. 16, «Delega di funzioni», che, con il comma 3-bis introdotto dal D.Lgs. n. 106/2009, ha aperto la strada alla sub-delega di responsabilità coinvolgendo potenzialmente i preposti.
Alla luce della nuova previsione introdotta dal D.L. n. 69/2013 vale la pena di soffermarsi sugli aspetti della formazione obbligatoria del preposto, chiamato a sovrintendere alla cooperazione e al coordinamento.
Non sarà più possibile limitarsi, infatti, ad adempiere a quanto previsto dall’accordo di Conferenza Stato-Regioni del dicembre 2011, con riferimento alla formazione «particolare aggiuntiva del preposto», che l’accordo ha indicato di 8 ore (parzialmente anche in FAD), dovendo essere valutata attentamente l’esperienza e la competenza professionali, nonché la sua conoscenza diretta dell'ambiente di lavoro.
A questo punto non resterà altro che verificare se alle perplessità sollevate da parte delle organizzazioni sindacali e delle associazioni professionali e tecniche, si accompagnerà l’avvio di una trattativa seria che individui strumenti per la tutela funzionale ed economica dei preposti, vista la rilevanza del ruolo e delle responsabilità che il legislatore ha loro affidato.
di Franco Mugliari, consulente e formatore, coordinatore – Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza, sede regionale Trentino - Alto Adige/Südtirol
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