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Timestamp: 2019-09-18 07:29:51+00:00
Document Index: 15965968

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 589', 'art. 157', 'art. 2', 'art. 10']

Cassazione Penale sentenza n. 33244 del 24 luglio 2019, infortunio mortale di un lavoratore per elettrocuzione: responsabilità del committente che commissiona il lavoro. – S&L Srl
Elettrocuzione mortale di un lavoratore: responsabilità del committente che commissiona il lavoro all’elettricista senza richiedere documentazione attestante i suoi requisiti professionali.
Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Napoli ha riformato la pronuncia emessa dal Tribunale di Nola con la quale D.F.M.A. e D.F.R. erano stati ritenuti responsabili, in concorso con S.E. (giudicato separatamente), della morte di D.S.G. e condannati alla pena per ciascuno ritenuta equa nonché al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile. La Corte di Appello, infatti, ha mandato assolto D.F.R. dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto, con revoca delle relative statuizioni civili; ed ha confermato la sentenza impugnata in ogni altra parte.
La vicenda che ha dato luogo alle decisioni appena menzionate può essere così riassunta.
Il D.S., in compagnia della moglie, si era portato presso la proprietà di D.F.M.A. per eseguire la riparazione dell’autoclave che costituiva parte dell’impianto di alimentazione idrica dell’abitazione del menzionato D.F.; tale impianto era stato eseguito per la parte elettrica da S.E. e per quella idraulica dallo stesso D.S..
A mezzo dei difensori di fiducia D.F.M.A. ha proposto ricorso per là cassazione della sentenza di secondo grado, lamentando il vizio della motivazione e la violazione degli artt. 42, 43 e 589 c.p., nonché del D.M. n. 37 del 2008, artt. 2, 5, 8 e 10.
Osservano gli esponenti che l’istruttoria dibattimentale aveva attestato che il S. era soggetto qualificato da un grado di esperienza tale da far ritenere che fosse sostanzialmente in possesso dei requisiti di cui al D.M. n. 37 del 2008, art. 4.
Con un secondo motivo si denuncia la violazione degli artt. 157 e 589 c.p., ed il vizio della motivazione in relazione alla mancata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. Ad avviso degli esponenti nel caso che occupa non ricorre la violazione di norme in materia di prevenzione degli infortuni, di talché non si versa nell’ipotesi di cui all’art. 589 c.p., comma 2, e non vige, quindi, la particolare disciplina della prescrizione prevista dall’art. 157 c.p., comma 6.
Il secondo motivo riveste carattere pregiudiziale.
Assumono gli esponenti che le disposizioni del D.M. n. 37 del 2008, hanno una finalità di prevenzione generica ma non sono funzionali a garantire la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Ne consegue l’infondatezza del motivo. Ciò posto, può essere esaminato il primo motivo.
Invero le argomentazioni utilizzate dall’esponente pencolano tra la dimostrazione della insussistenza della violazione cautelare e la affermazione della insussistenza di una rimproverabilità del D.F. sul piano soggettivo. Così, mentre da un verso si scrive che la convinzione del D.F. di affidare i lavori ad un soggetto in possesso dei necessari requisiti tecnici era stata sicuramente erronea, proprio come ritenuto dalla Corte di Appello, e che tuttavia tale errore era giustificato dalle “condizioni di fatto suggestive” (pg. 4), dall’altro si insiste sulla equiparazione tra presenza di formale riconoscimento dei requisiti tecnici e adeguato bagaglio esperienziale e si assume che il D.F. non avrebbe dovuto chiedere la certificazione di conformità dei lavori eseguiti dal S. perché questi non rientrano nella previsione del D.M. n. 37 del 2008, art. 2, comma 1, lett. e).
Neppure coglie il segno il rilievo secondo il quale si sarebbe trattato di lavori per i quali non è prescritta la redazione di un progetto e la attestazione di collaudo. E non coglie il segno perché non si è ascritto al D.F. di non aver preteso tali documenti ma piuttosto di non aver richiesto la certificazione di conformità; ebbene, l’art. 10, comma 2, citato dall’esponente, nel prevedere che “sono esclusi dagli obblighi della redazione del progetto e dell’attestazione di collaudo le installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli impianti di cantiere e similari…” ribadisce la necessità del rilascio di quella certificazione: “… fermo restando l’obbligo del rilascio della dichiarazione di conformità”.
In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Segue al rigetto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili; spese vanno liquidate in complessivi Euro 3.500,00 oltre accessori come per legge.
P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili che si liquidano in complessivi Euro 3.500,00 oltre accessori come per legge. Fonte CassazioneWeb
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