Source: http://www.forogiuridico.it/2014/10/cassazione-aggiornamento-10-ottobre-2014.html
Timestamp: 2019-01-20 16:17:29+00:00
Document Index: 7872019

Matched Legal Cases: ['art. 391', 'art. 11', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 203', 'art. 91', 'art. 600', 'art. 308']

Foro Giuridico: Cassazione: aggiornamento 10 Ottobre 2014
Le Sezioni unite, a composizione di contrasto, hanno affermato il principio che l'art. 391, terzo comma, cod. proc. civ. disciplina il regime del decreto presidenziale, che rechi o meno la condanna alle spese, per cui la previsione della possibilità di fissazione dell'udienza entro il termine di dieci giorni dalla comunicazione ­ avente natura perentoria ­ si riferisce ad entrambe le ipotesi, configurandosi l'istanza di fissazione come atto meramente sollecitatorio della trattazione in udienza.
In tema di imposta di registro, la Suprema Corte ha escluso la possibilità di definizione agevolata della lite, ex art. 11 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, qualora non emerga alcuna maggiore imposta da pagare rispetto a quella assolta in sede di registrazione degli atti.
La V Sezione Civile ha affermato che, in tema di IVA sul corrispettivo del servizio di trasporto aereo, i diritti d'imbarco, dovuti dalle compagnie e da quest'ultime addebitati in via di rivalsa ai passeggeri, sono inclusi nella base imponibile, a prescindere dalla portata retroattiva dell'art. 39 bis del d. l. 1° ottobre 2007, n. 159.
La Suprema Corte, interpretando l'art. 1 del d.l. 24 giugno 2003, n. 143 (convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2003, n. 212), come modificato dal d.l. 24 dicembre 2003, n. 355 (convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47), ha ritenuto che l'efficacia della proroga al 16 aprile 2004 del versamento della prima rata utile per la definizione delle liti pendenti ex art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è condizionata al contestuale pagamento di tutte le rate trimestrali decorrenti dal 16 maggio 2003giù scadute.
La Suprema Corte, interpretando il combinato disposto degli artt. 16 e 17 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ha chiarito che la 'ratio legis' di tale complesso normativo è quella di prevedere, in relazione alla cessazione del rapporto di lavoro, l'abbattimento solo per il trattamento di fine rapporto, comunque denominato, e, soprattutto, una sola volta in occasione della sua erogazione, e non, invece, per tutte le ulteriori indennità collegate in qualche modo alla cessazione suddetta.
La violazione del termine previsto dall'art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212 per l'emissione dell'avviso di accertamento è consentita solo ove sussistano particolari ragioni di urgenza - il cui onere probatorio ricade sull'Ufficio - che non possono consistere nell'incombenza dello spirare del termine previsto per l'accertamento da parte dell'Amministrazione ove il ritardo sia dovuto esclusivamente ad ingiustificata inerzia o negligenza dell'Ufficio e non sia imputabile anche ad altre circostanze che abbiano ritardato incolpevolmente l'accertamento ovvero abbiano reso - come
In tema di infrazioni stradali, al trasgressore che abbia pagato la sanzione nella misura ridotta indicata dall'amministrazione non è addebitabile il maggior importo di cui all'art. 203, comma 3, del codice della strada, anche se egli non ha versato le spese postali del procedimento sanzionatorio, queste restando distinte dalla sanzione e potendo essere recuperate separatamente.
In tema di liquidazione delle spese processuali, il limite sancito dal quarto comma dell'art. 91 cod. proc. civ., aggiunto dal d.l. n. 212 del 2011, conv. in legge n. 10 del 2012, opera solo per le liti devolute alla giurisdizione equitativa del giudice di pace e non si applica, quindi, nelle controversie d'opposizione a verbale di accertamento per violazioni del codice della strada, queste essendo definite - pur se di competenza del giudice di pace e di valore non eccedente millecento euro - con giudizio secondo diritto.
Le Sezione Unite della Suprema Corte, risolvendo un contrasto interpretativo insorto nella giurisprudenza di legittimità, hanno statuito che la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona di età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni ad intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, integra gli estremi della fattispecie di cui al comma secondo dell'art. 600 bis cod pen., e non quella di induzione alla prostituzione minorile di cui al comma primo dello stesso articolo.
La Sesta Sezione della Corte di Cassazione, applicando per la prima volta la disposizione inserita dalla legge 6 novembre 2012 n. 190 , al comma 2 bis dell'art. 308 cod. proc. pen., ha affermato che le misure interdittive applicate agli indagati o imputati di delitti contro la pubblica amministrazione ­ specificatamente indicati nella norma ­ sono soggette ad un termine di durata corrispondente a sei mesi e che tale durata, nella sola ipotesi di misura imposta da esigenze probatorie, è prorogabile, fino al triplo dei termini custodiali di fase.