Source: http://www.regioni.it/newsletter/n-677/del-20-02-2006/
Timestamp: 2020-08-12 00:45:28+00:00
Document Index: 129144401

Matched Legal Cases: ['art. 119', 'art. 79', 'art. 138', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 4', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 49', 'art. 66', 'art. 24', 'art. 84', 'art. 87', 'art. 92', 'art. 98', 'art. 111', 'art. 113', 'art. 127', 'art. 131']

Regioni.it - n. 677 del 20-02-2006 - Regioni.it
n. 677 - lunedì 20 febbraio 2006
- Aviaria: in arrivo un pacchetto da 100 milioni €
- Programma Cdl 2006: lavori in corso
- Conferenza Regioni 09.02.06 revisione della parte aeronautica del codice della navigazione
- Programma Unione 2006
- Galan e Illy su rapporti istituzionali
- Conferenza Regioni 09.02.06 DOC CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A LAVORI, SERVIZI E FORNITURE
Aviaria: in arrivo un pacchetto da 100 milioni €
(regioni.it) Il negoziato a livello tecnico “ha dato risultati positivi: la Commissione europea ha autorizzato un pacchetto di misure che noi tradurremo in un decreto legge per un ammontare di cento milioni di euro”. Lo ha dichiarato il ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, al termine del negoziato tecnico tra gli esperti italiani dell'Agricoltura e quelli europei sulla richiesta dell'Italia di accordare aiuti nazionali per sostenere il settore avicolo colpito dalla caduta dei consumi in seguito ai timori per l'influenza aviaria. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Nel frattempo la Coldiretti ha dimostrato come l’Italia sia in controtendenza rispetto all'Europa: rilevandolo sulla base della riduzione dei prezzi registrata dal mercato avicunicolo di Verona dai quali emerge che nell'ultima settimana cala di un terzo il prezzo dei polli, mentre rimane sostanzialmente stabile quello delle uova. Nell'Unione Europea, invece, il prezzo del pollo intero in sette giorni è addirittura aumentato del 2 per cento. Secondo i dati veronesi, riferisce la Coldiretti, il calo del 33 per cento nel prezzo dei polli allevati a terra, nell'ultima settimana, e' stato accompagnato da una riduzione per le galline di taglia pesante (-16,7 per cento), per i tacchini (-7 per cento) mentre tengono le faraone e aumentano le anatre (+3,3 per cento) e rimangono sostanzialmente stabili le uova con variazioni in aumento comprese a seconda delle pezzature tra l'uno e il 2,8 per cento”. “I dati resi disponibili dalla Commissione Europea riferiti alla seconda settimana di febbraio, rispetto alla prima, evidenziano - sottolinea la Coldiretti - che in media il prezzo alla produzione del pollo intero nella UE aumenta del 2 per cento, con crescite record in Polonia (+10,7 per cento), Portogallo (+9,5 per cento), Francia e Danimarca (+7 per cento), Belgio (4,8 per cento) mentre rimane pressoch‚ stabile in Spagna (+1 per cento), Grecia (=) e Inghilterra (-0,3 per cento) e si riduce in misura marginale in Germania (-2,9 per cento) e Repubblica Ceca (-1,2 per cento)''. “La specificita' della situazione italiana - prosegue la Coldiretti - rende evidente l'importanza di tradurre al più presto la disponibilità della Commissione Europea in interventi urgenti per le imprese del settore avicolo nazionale dove il costo della crisi ha ormai abbondantemente superato il mezzo miliardo di euro e sono già stati persi trentamila posti di lavoro”. Il rischio, conclude la Coldiretti, e' quello di travolgere l'intero comparto avicolo nel quale operano 6.000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a 180mila addetti per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 per cento del valore dell'intera agricoltura italiana.
Il 17 febbraio (cfr. regioni.it n.676) Il presidente Errani aveva del resto sottolineato nel corso di una conferenza stampa (vedi file video) con il Ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno la necessità di intervenire immediatamente per salvare il settore. ''Questa filiera - ha detto Errani - ha pagato in questi mesi un prezzo altissimo. Siamo di fronte a una crisi pesantissima di una filiera che e' fiore all'occhiello dell'Italia nel mondo. Oggi siamo intorno al 70% di crisi di mercato''. Per il presidente Errani quindi ''e' indispensabile che i provvedimenti discussi e condivisi al tavolo con il governo diventino operativi''.
(sm/20.02.06)
Programma Cdl 2006: lavori in corso
(regioni.it) Lavori in corso per l’elaborazione del Programma elettorale della Casa delle libertà. Si attendono infatti gli esiti del gruppo di lavoro formato dagli esponenti dei partiti della maggioranza di governo. Nell’attesa però “Il Foglio” pubblica una prima bozza, che definisce “tremontiana”, e i primi rilievi, definiti “errata corrige e nuove tesi del Cav.”<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La premessa del documento pubblicato da “Il Foglio” è dedicata alle diversità di impostazione che caratterizzerebbero l’approccio culturale e politico del centrodestra rispetto al centrosinistra. Segue poi una rapida disamina dei cambiamenti che hanno caratterizzato il periodo che ci separa dalla presentazione del “Contratto con gli italiani”:“A partire dal 2001 tutto è cambiato e di colpo. La struttura e la velocità del mondo non sono più come prima. Nel mondo il terrorismo manda in crisi la convivenza tra civiltà diverse. In Europa l’euro è stato ed è usa di grandi vantaggi, ma anche di vasti disagi. Uno stipendio da 2 milioni di lire era un buono stipendio. Uno stipendio da 1.000 euro è un’altra cosa. Dappertutto in Europa. […] Per questo, tutto il Parlamento europeo, facendo seguito alla proposta italiana, ha appena chiesto la stampa della banconota da 1 euro: “Considerando che l’euro crea disagi in tutti i paesi d’Europa”. E non solo in Italia, come ci vuole fare credere”.
Poi il documento si sofferma sui traguardi raggiunti “In questi cinque anni, difficilissimi per le crisi continue […]”, ma “Siamo andati avanti”.
Si sottolinea: “la tenuta sociale dell’Italia. La spesa sociale per sanità, pensioni, assistenza è in realtà cresciuta del 5 per cento ogni anno, per un totale di 70 miliardi di euro (pari a 140.000 miliardi di vecchie lire)”, e la “la tenuta dei conti pubblici” e infine “la tenuta dell’economia”.
Poi un’ammissione “Non abbiamo potuto fare tutte le cose che erano nel programma. Ma, per garantire agli italiani le migliori possibili condizioni di vita in condizioni economiche sempre più difficili, abbiamo fatto molte cose che non erano nel programma”.
Ed ecco “l’elenco delle riforme che abbiamo fatto, superando passati assoluti immobilismi e presenti fortissime resistenze. Riforme che abbiamo fatto perché erano necessarie, per il presente e per il futuro dell’Italia:la riforma del lavoro (Europa);la riforma delle pensioni (Europa); la riforma dell’immigrazione; la riforma delle opere pubbliche e del-le infrastrutture; la riforma dell’istruzione
“ Nel 2000 la Casa delle libertà – prosegue la bozza - è nata dalla libertà, nella libertà e per <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la libertà. E’ questa la ragione del suo nome. Nel 2006 al-la libertà si deve ora aggiungere un altro valore, complementare alla libertà ed essenziale come la libertà: la sicurezza della nostra identità”.
“La nostra visione della vita e del mondo […] Non è una visione chiusa al nuovo. Ma proprio per questo, perché l’aprire al nuovo non sia rinunciare a noi stessi, dobbiamo in corrispondenza rafforzare le nostre tradizioni, la nostra identità, la nostra libertà. Perché solo conservando i valori oltre la crisi dei valori, si conserva l’identità e si vive la libertà”. “In questa strategia lo Stato nazionale e federale, somma dei nostri valori comuni e sede del nostro comune destino, ha un ruolo fondamentale, ruolo sussidiario e riequilibratore, tra passato e futuro, tra interno ed esterno. Questo è il cuore del nostro programma: la difesa dei valori religiosi e morali, la difesa della famiglia, delle nostre radici, delle nostre fabbriche e del nostro lavoro. Tanto in Italia quanto in Europa. Il centro strategico del nostro disegno, tanto sul lato politico, quanto sul lato economico”.
E poi seguono quelle che – si precisa – “non sono proposte a pioggia o promesse a tutti. Ma idee nuove, che si sommano ai lavori in corso”.
Fra queste la considerazione che “l’attivo è superiore al passivo. Il patrimonio pubblico (circa 1.800 miliardi di euro) è superiore al debito pubblico (circa 1.500 miliardi di euro)”, “mentre tutto il debito pubblico è del governo centrale (dello Stato), il grosso del patrimonio pubblico che può essere messo sul mercato – circa 2/3 – è dei governi locali (Regioni, Province, Comuni)”.
Ed infine la “proposta”: “un grande patto tra Stato, Regioni, Province, Comuni, risparmiatori e investitori. Un grande patto che realizzi il federalismo fiscale solidale di cui all’art. 119 della Costituzione, voluto dalla sinistra e da noi rispettato; riduca il debito dello Stato; offra a risparmiatori e investitori maggiori opportunità di impiego dei loro capitali”.
“Su questa base – continua la bozza - ridotta la manomorta del debito pubblico e responsabilizzata la spesa pubblica, l’Italia può ripartire.
L’effetto positivo cumulato atteso è stimabile in termini di 1 punto di minore spesa pubblica e di 1 punto di maggiore crescita. Sommando questi effetti con gli effetti dell’azione avviata contro l’evasione fiscale (riforma storica delle esattorie, partecipazione dei Comuni all’accertamento, potenziamento dell’amministrazione finanziaria con l’aggiunta della novità che sarà costi­tuita dall’introduzione del contrasto di interessi), stimando questi effetti in termini di un abbattimento del 30 per cento, possiamo assumere che tutte le seguenti ipotesi di in­tervento di finanza pubblica sono ampia-mente coperte”.
(red/20.02.06)
Conferenza Regioni 09.02.06 revisione della parte aeronautica del codice della navigazione
(regioni.it) SCHEMA di decreto legislativo recante norme di modifica ed integrazione del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96 recante revisione della parte aeronautica del codice della navigazione.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
<?xml:namespace prefix = ns0 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome esprime parere favorevole sul provvedimento con le osservazioni di seguito riportate:
I: Emendamenti
a) La rubrica dell'articolo 698 è sostituita dalla seguente: "(Aeroporti e sistemi aeroportuali di interesse nazionale e di interesse regionale)";
b) Al primo periodo del primo comma dell'articolo 698, le parole "gli aeroporti di interesse nazionale" sono sostituite dalle parole "gli aeroporti e i sistemi aeroportuali di interesse nazionale";
c) Al primo comma dell'articolo 701, le parole "nonché delle altre autorità secondo le rispettive attribuzioni" sono sostituite dalle parole "nonché delle regioni, degli enti locali e delle altre autorità secondo le rispettive attribuzioni";
d) Al primo comma dell'articolo 704, dopo le parole "gestione totale aeroportuale degli aeroporti", sono aggiunte le parole "e dei sistemi aeroportuali";
e) Al quinto comma dell'articolo 707, dopo la parola "adottano", sono aggiunte le parole "sulla base delle eventuali direttive regionali e".
a) al primo periodo, dopo le parole "aeroporti di rilevanza nazionale", sono aggiunte le parole "e dei sistemi aeroportuali";
b) al primo periodo, dopo le parole "in base a legge speciale,", sono aggiunte le parole "alle estensioni funzionali delle concessioni in essere derivanti da intese istituzionali programmatiche,".
a) La rubrica dell'articolo 782 è sostituita dalla seguente: "(Oneri di servizio pubblico e servizi aerei di interesse regionale)".
II: Richiesta di trasferimento di competenze
Le Regioni chiedono che siano loro trasferite le competenze dell'Aeroclub d'Italia per quanto concerne il diporto aeronautico.
Programma Unione 2006
(regioni.it) “Il valore delle Istituzioni Repubblicane “ è il titolo del capitolo dedicato dal programma dell’Unione (IL PROGRAMMA DI GOVERNO DELL'UNIONE - (file pdf 634 KB)) alle riforme istituzionali che in caso di vittoria del centrosinistra saranno portate avanti. Molti di questi passaggi interessano direttamente il sistema Regioni ed enti locali.
1) QUORUM COSTITUZIONALE DA ELEVARE: Innanzitutto va elevato il quorum necessario per modificare la Costituzione, così da scongiurare future riforme a colpi di maggioranza: “La Costituzione si cambia insieme”. E’ quindi prioritario ristabilire il principio della supremazia, certezza e stabilità della Costituzione: “Per rafforzare le garanzie istituzionali eleveremo la maggioranza necessaria per l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale, ammettendo in ogni caso la facoltà di sottoporre la legge di revisione a referendum”. L’Unione prevede inoltre che “il referendum si svolga con distinte votazioni se la legge concerne diverse parti della Costituzione o istituti tra loro distinti”. “Intendiamo poi riformare – si legge sempre nel programma dell’Unione - l’art. 79 della Costituzione in materia di amnistia e indulto, per modificare l’attuale quorum troppo alto e la sua applicazione ad ogni articolo della legge relativa.
Saranno proposte nuove modifiche costituzionali solo dopo la modifica dell’art. 138 della Costituzione, in modo da avere la certezza di una larga intesa di tutte le forze rappresentate in Parlamento”.
2) SENATO REGIONI DA ISTITUIRE: La riforma federale non è ancora compiuta. Quindi “Bisogna coinvolgere le autonomie territoriali nella definizione dell ‘indirizzo politico nazionale. Per fare questo è necessario completare la riforma superando l’attuale bicameralismo paritario, ovvero istituendo un Senato che sia camera di effettiva rappresentanza delle regioni e delle autonomie. Su questo punto la riforma costituzionale del centrodestra imbroglia e complica le cose, appesantendo il procedimento legislativo sul piano procedurale e creando un Senato “doppione” della Camera dei Deputati, che consente l’eleggibilità di candidati sradicati dal territorio di riferimento e non realizza alcuna concreta rappresentanza degli enti locali”. L’Unione inoltre intende realizzare un efficace bicameralismo differenziato, attraverso un Senato che sia luogo di effettiva rappresentanza delle autonomie territoriali, titolare di competenze legislative differenziate rispetto alla Camera dei Deputati. Crediamo che i senatori debbano essere effettivi rappresentanti degli interessi del proprio territorio. Il numero dei senatori sarà ridotto a 150.
3) TITOLO V COSTITUZIONE DA CORREGGERE: va migliorata la riforma del Titolo V.
La riforma del 2001 è rimasta inattuata “nonostante la pressante richiesta da parte delle Regioni e dei Comuni. Lo Stato ha continuato a legiferare a tutto campo, come se la riforma del 2001 non esistesse, ma senza svolgere i compiti che davvero gli spettavano. I meccanismi di finanziamento, così come i livelli delle prestazioni dei diritti sociali e civili, non hanno avuto alcuna definizione. Accanto a questa colpevole inerzia si è assistito a comportamenti di un centralismo soffocante ed invadente. Il governo ha posto tagli e vincoli alle risorse delle autonomie, negato il dialogo tra livelli territoriali, impugnato con frequenza le leggi regionali, spesso contro le regioni governate dal centrosinistra. Per costruire un sistema che assicuri una Repubblica unitaria e pluralista servono un importante investimento politico e organizzativo ed un forte impegno a semplificare duplicazioni e sovrapposizioni. Saranno necessarie anche alcune correzioni ed integrazioni alla riforma approvata nel 2001, per una chiara attribuzione di funzioni normative e amministrative e di risorse finanziarie.
4) MIGLIORE DEFINIZIONE MATERIE STATO-REGIONI: è necessaria una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza statale, che ricomprenda la disciplina dei rapporti di lavoro, la tutela e la sicurezza del lavoro, fatta salva la competenza delle Regioni in tema di mercato del lavoro e formazione professionale, l’ordinamento delle professioni e delle comunicazioni, le norme generali sulle grandi reti di trasporto e navigazione, il trasporto e la distribuzione dell’energia nonché una strategia nazionale per il turismo; la previsione di una clausola generale che consenta al Parlamento di intervenire con legge per tutelare l’interesse della Repubblica anche in materie di competenza regionale quando siano in gioco superiori interessi della collettività, quando si debba garantire l’unità giuridica o economica del Paese o garantire l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio dei diritti costituzionali; — un Senato che sia espressione delle autonomie territoriali.
5) DIRITTI DA PERFEZIONARE: per legge ordinaria l’Unione propone la definizione dei livelli delle prestazioni per l’omogenea garanzia dei diritti sociali e civili su tutto il territorio nazionale.
6) CONFERENZE PIU’ UNIFICATE: il perfezionamento del sistema delle Conferenze attraverso il potenziamento del ruolo della Conferenza unificata, per superare l’attuale logica binaria; l’adeguamento del modello organizzativo dell’amministrazione centrale, eliminando apparati che duplicano funzioni regionalizzate. Per i regolamenti parlamentari l’Unione propone una modica che miri all’integrazione della Commissione per le questioni regionali prevedendo la partecipazione di Regioni ed enti locali, nelle more dell’istituzione del Senato federale. “Come interventi di azione amministrativa proponiamo: — l’introduzione di meccanismi di conciliazione tra i vari livelli di governo; - lo sviluppo della funzione di monitoraggio delle politiche e l’implementazione dei grandi sistemi informativi, incentivando la nascita dei sistemi regionali — il completamento della riconversione dell’amministrazione centrale che invece di ridursi è cresciuta”.
7) SPECIALITA’ ATTENTA: si riconferma una attenzione particolare per le minoranze linguistiche e per le autonomie speciali, favorendone una evoluzione in senso dinamico. “Il valore delle Istituzioni Repubblicane assicurata dagli statuti di autonomia, deve poter essere garantita nella forma pattizia anche nella fase di una loro modifica o adeguamento alle riforme costituzionali nazionali e all’evoluzione della legislazione europea.
8) FEDERALISMO FISCALE DA PARTECIPARE: per realizzare il federalismo fiscale serve una finanza pubblica equilibrata, che riconosca agli enti locali sufficienti risorse ed autonomia, preveda la responsabilità finanziaria rispetto ai saldi di gestione e supporti la solidarietà con meccanismi di perequazione. “Questo è il quadro di principi fissato dal centrosinistra nella riforma del 2001, e rimasto lettera morta sotto il centro— destra. Il governo Berlusconi ha tagliato unilateralmente le risorse di Regioni e Comuni con leggi finanziarie di impostazione centralistica. Il centrodestra ha così paralizzato lo strumento più importante per l’attuazione del federalismo: l’articolo 119 della Costituzione, obbligando sindaci ed amministratori regionali e locali a scegliere quali servizi ridurre o chiudere. In questo modo le vittime sono i cittadini, che si vedono tagliare i servizi a causa dell’incapacità del governo nazionale di tenere la rotta sugli andamenti dei conti pubblici. La naturale conseguenza di questo comportamento è l’impossibilità di correggere i comportamenti di enti locali che producono aumenti di spesa: ciascuno finisce per trovare nell’incapacità altrui la giustificazione alla propria incapacità di adottare misure virtuose. Non è però una questione solo quantitativa. Si tratta di un blocco che ha accresciuto gli squilibri strutturali nel Paese, laddove invece è necessaria una forte azione di coesione, indispensabile per realizzare l’uguaglianza tra i cittadini”.
L’Unione quindi propone di:
— assicurare una reale partecipazione interistituzionale ai momenti decisionali sulle regole di finanza pubblica. Questo sarà garantito dal coinvolgimento del Senato federale al procedimento legislativo riguardante la finanza pubblica nazionale e le singole leggi di bilancio. Inoltre le Regioni e le autonomie parteciperanno sia alla fase di predisposizione delle leggi di bilancio sia in fase di approvazione parlamentare, integrando la Commissione parlamentare per le questioni regionali;
— attuare l’ampliamento delle forme di partecipazione alla predisposizione dei provvedimenti di bilancio: più strumenti di confronto con le parti sociali, più trasparenza e rilievo alle decisioni sull’allocazione delle risorse finanziarie; <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
(<?xml:namespace prefix = ns1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />giuseppe schifini /20.02.06)
Galan e Illy su rapporti istituzionali
(regioni.it) Sul vertice tra le Giunte regionali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto e il Governo del land della Carinzia (Austria), in programma domani a Hermagor (Austria), per discutere dell'Euroregione e di altri temi transfrontalieri, peseranno certamente le ultime dichiarazioni dei presidenti Galan e Illy in tema di rapporti istituzionali.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Il presidente del Veneto Giancarlo Galan si è appellato al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per segnalare ''sempre piu' frequenti e gravi episodi propri di un autentico smottamento istituzionale''.
''Signor Presidente della Repubblica - dice Galan nel suo messaggio a Ciampi -, mi rivolgo direttamente a Lei, confidando nel Suo essere illuminato custode delle garanzie costituzionali, per sottoporre rispettosamente alla Sua attenzione quanto sta accadendo ai confini della mia regione. Stiamo assistendo a sempre piu' frequenti e gravi episodi propri di un autentico smottamento istituzionale causato da Comuni che, a seguito di motivazioni piu' che condivisibili, hanno purtroppo intrapreso la strada di quanto puo' essere definita come una secessione dal Veneto''.
''Tutto cio' - prosegue Galan - sta causando una gravissima turbativa istituzionale e politica promossa da chi, grazie all'istituto referendario, va chiedendo il passaggio di questo
piuttosto che di quel Comune al Trentino Alto Adige o al Friuli Venezia Giulia. La singolare condizione geografica del Veneto pone questa parte dell'Italia in rapporto diretto con Regioni a Statuto Autonomo, Regioni cioe' a cui <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la nostra Costituzione riconosce 'forme e condizioni particolari di autonomia'. Ritengo che la singolarita' veneta possa essere soddisfatta solo dall'ottenimento in tempi rapidi del federalismo fiscale, una riforma che consentira' a Comuni e Province del Veneto di non soffrire piu' degli evidenti svantaggi cui sono sottoposti nel confronto con il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Ma nel mentre ho avuto il conforto di aver raccolto espressioni di responsabile e amichevole considerazione di cio' che mi preoccupa da parte dei Presidenti delle Province di Trento e di Bolzano, non altrettanto e' accaduto con il Presidente Riccardo Illy''.
''Il collega del Friuli Venezia Giulia - riferisce il presidente del Veneto - da tempo si e' fatto portavoce di istanze secessioniste che di persona va sollevando in alcuni Comuni della mia Regione. Il Presidente Illy scrive e sostiene che 'il passaggio dal Veneto al Friuli Venezia Giulia dei Comuni che lo abbiano richiesto attraverso il referendum programmato per la fine di marzo' e' questione da considerare, quindi da sostenere. Signor Presidente, Le chiedo se gli atti e le forme della grave interferenza nella vita democratica del Veneto ripetutamente praticata dal Presidente Illy, possano essere considerati rispettosi dello spirito della nostra Costituzione, ma anche del piu' elementare senso di solidarieta' tra Regioni di uno stesso Paese''.
''Nell'irritualita' di questo pubblico appello - conclude Galan rivolgendosi al Presidente della Repubblica - c'e' anche il desiderio di esprimere apertamente la piu' assoluta fiducia nei Suoi riguardi, in quanto interprete dei valori piu' alti della nostra nazione e di quelli della piu' convinta adesione agli ideali europeisti''.
Risponde Illy: ''Desidero rassicurarti che non e' mia intenzione alimentare spinte separatiste nei Comuni del Veneto'': ha afferma il Presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, in una lettera con cui risponde alla richiesta di chiarimenti avanzata dal Presidente del Veneto,Giancarlo Galan, in particolare sul tema dei referendum separatisti da parte di alcuni Comuni al confine tra le due regioni.
''Lo spirito delle mie parole - prosegue Illy - era indirizzato nel senso che se vi e' una volonta' popolare, sentita profondamente nel territorio e vissuta nelle tradizioni della gente, nonche' suffragata da un referendum che ha dato esito positivo, questa va rispettata''.
''Mi spiace molto - aggiunge Illy nella lettera a Galan - che le mie parole abbiano suscitato in te un cosi' profondo disappunto, tale da indurti a rinunciare ai nostri importanti progetti''. Illy, infine, auspica che la ''qualificata collaborazione'' di Galan ''non venga meno'' e rinnova al Presidente del Veneto la sua ''stima e i piu' sinceri apprezzamenti''.
Conferenza Regioni 09.02.06 DOC CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A LAVORI, SERVIZI E FORNITURE
PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI RELATIVI A LAVORI, SERVIZI E FORNITURE, IN ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE 2004/17/CE E 2004/18/CE.
Punto 10) Odg Conferenza Unificata
In attuazione della legge 18 aprile 2005 n. 62 (legge comunitaria 2004), il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, uno schema di decreto legislativo recante “Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture”.
Il provvedimento recepisce in un unico testo le direttive comunitarie 17/2004, relativa agli appalti e alle concessioni di lavori, servizi e forniture nei settori speciali, e 18/2004, relativa all’unificazione della disciplina degli appalti e concessioni di lavori, servizi e forniture nei settori ordinari.
Il testo proposto, oltre al suddetto recepimento, riscrive tutta la normativa in materia di appalti attualmente vigente nel nostro ordinamento, lasciando impregiudicato il problema del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni.
Le Regioni, tenuto conto dell’impatto che il Codice avrà sulla emanata ed emananda normativa regionale di settore, esprimono grande preoccupazione, nonché forte contrarietà al testo proposto riconducibili ai motivi di seguito esposti.
Sul piano del metodo, sarebbe stato non solo opportuno ma anche doveroso, in ossequio alle indicazioni più volte espresse dalla Corte Costituzionale ed in continuità con la prassi partecipativa più volte sperimentata in occasione dell’emanazione di precedenti normative nazionali, avviare un percorso condiviso e concertato con le Regioni, attesa la valenza e la portata di un provvedimento di questa importanza.
L’art. 5, comma 1, dello schema di decreto legislativo demanda ad apposito regolamento la disciplina esecutiva ed attuativa del Codice nelle materie oggetto di competenza legislativa statale esclusiva; tali materie sarebbero dunque quelle elencate al comma 4 del medesimo articolo 5 e quelle disciplinate nelle altre disposizioni del codice che rinviano al regolamento di attuazione.
Secondo questa impostazione, pertanto, tutte le materie destinate - in virtù delle suddette disposizioni - ad essere regolate nel dettaglio dal regolamento de quibus sarebbero perciò stesso ascrivibili alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, in quanto l’art. 117, comma 6, della Costituzione, come è noto, circoscrive la potestà regolamentare dello Stato alle sole materie di sua competenza esclusiva.
La conseguenza sarebbe di precludere alle Regioni che non hanno ancora legiferato in “materia” di lavori pubblici la possibilità di legiferare su aspetti rientranti nella potestà legislativa delle Regioni, quali la programmazione, il responsabile del procedimento, le procedure relative alle fasi della progettazione, della direzione lavori, del collaudo ecc..
Così impostata la questione, peraltro, anche per le Regioni che hanno già emanato proprie leggi in “materia” di lavori pubblici, disciplinando anche oggetti per i quali si prevede il regolamento di attuazione del codice, sorgerebbe il legittimo sospetto di aver legiferato in contrasto con il riparto delle competenze legislative di cui all’art. 117 Cost.
L’art. 5, comma 1, del codice, appare pertanto lesivo delle competenze legislative regionali in relazione a tutti quei (cospicui e numerosi) aspetti dei lavori pubblici, e non solo, per i quali si fa rinvio al regolamento di attuazione e per i quali si ritiene che non rientrino nella potestà legislativa esclusiva dello Stato.
La legge delega impone il recepimento delle direttive comunitarie senza apportare innovazioni, ad eccezione di quelle scaturenti da esigenze di coordinamento con la disciplina vigente e di semplificazione delle procedure di affidamento.
Al contrario, il Codice prevede innovazioni come, ad esempio, l’estensione agli appalti di forniture e servizi sotto soglia l’ambito di vigilanza dell’Autorità per <?xml:namespace prefix = u1 />la Vigilanza sui lavori pubblici, mentre la direttiva n. 18/2004 si applica solo agli appalti sopra soglia.
Per i profili che attengono alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, si configurano ampie violazioni in ordine ai profili costituzionali e di ripartizione ordinamentale tra Stato-Regioni, con il mancato rispetto delle competenze legislative di cui all’art. 117 della Costituzione, in particolare in materia di prevenzione nei luoghi di lavoro.
Nel testo proposto manca l’indicazione delle norme “cedevoli”, vale a dire di quelle norme che si applicano alle Regioni fino all’entrata in vigore delle specifiche normative regionali; tale espressa previsione della legge delega (art. 1, comma 6) presuppone l’esistenza di ambiti di disciplina oggetto di potestà concorrente, sui quali non potrebbe intervenire il regolamento di attuazione, in quanto, come già detto, l’art. 117, sesto comma, Cost., circoscrive la potestà regolamentare dello Stato alle sole materie di sua competenza esclusiva e, pertanto, non potrebbe legittimamente disciplinare con regolamento anche materie di competenza concorrente, come quelle regolate da disposizioni da qualificare “cedevoli” nel codice dei contratti; sotto questo profilo, l’ampiezza del rinvio al regolamento appare censurabile per contrasto con la legge delega, determinandone un probabile vizio di incostituzionalità.
Infine, questo provvedimento, insieme a quelli recentemente emanati (legge finanziaria 2006) o in procinto di essere emanati (schema di decreto legislativo di ricognizione dei principi fondamentali in materia di governo del territorio) contribuisce a determinare tra Stato e Regioni un assetto delle competenze legislative e dei rispettivi ruoli ispirato al riconoscimento dello Stato quale unico soggetto titolato a normare il settore dei lavori, dei servizi e delle forniture pubblici, in aperta contraddizione con una ormai consolidata interpretazione dell’art. 117 che riconosce anche alle Regioni potestà legislativa nei settori in parola.
Per quanto riguarda le disposizioni di carattere generale, si rileva la sostanziale neutralità dell’art. 4, relativo al riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, che, pur precisando l’ambito della competenza esclusiva dello Stato con il richiamo all’art. 117, comma 2, let. e), non ne chiarisce compiutamente l’ambito di applicazione, né definisce i limiti già indicati dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 272/2004.
In merito all’art. 5, mentre il comma 1 riserva allo Stato la potestà regolamentare nelle materie di competenza esclusiva, il comma 6 estende l’applicazione del regolamento alle Regioni in materia di capitolati, limitandone, di fatto, la potestà legislativa.
Circa i poteri dell’Autorità di cui all’art. 6, si riscontrano una serie di innovazioni come, ad esempio, l’estensione agli appalti di forniture e servizi sotto soglia del suo ambito di vigilanza, laddove la direttiva comunitaria n. 18/2004 si applica solo agli appalti sopra soglia; norma che presenta dubbi di legittimità costituzionale per eccesso di delega.
Inoltre, è del tutto nuovo il potere di annullamento e sospensione delle attestazioni SOA, in aggiunta a quello di revoca delle stesse già disciplinato nel D.P.R. 34/2000.
Allo stesso modo, appare nuovo il potere di iniziativa diretto a formulare al Governo proposte di modifica della legislazione in materia di contratti pubblici di lavori, forniture e servizi.
Ulteriore novità è l’attribuzione di attività di composizione delle controversie insorte tra stazioni appaltanti ed operatori economici durante le procedure di gara.
Si rileva, inoltre, a mero titolo esemplificativo della portata delle novità introdotte, che l’art. 4, comma 3, della legge n. 109/94 limita l’ammontare complessivo del compenso spettante al Consiglio dell’Autorità (1.250.000.000 lire), mentre l’art. 6, comma 3, del Codice non pone più alcun limite, in contraddizione con la politica di rigore adottata dal Governo nazionale.
Altra novità riguarda, eccedendo la delega ricevuta, la vigilanza sui contratti pubblici anche di interesse regionale, competenza non prevista da alcuna legge vigente.
La formulazione del comma 8, assolutamente innovativo, prevede un inasprimento della misura delle sanzioni pecuniarie, prevedendone le modalità di riscossione.
In sostanza, l’immagine dell’Autorità ne esce stravolta. Si prefigura un eccesso di competenze esercitate al di fuori della delega, stravolgendone, anche attraverso il sistema di autofinanziamento previsto dalla finanziaria 2006, quel ruolo di terzietà propria della sua alta funzione di vigilanza, così concepita dal legislatore nazionale per corrispondere ad obiettivi di trasparenza e legalità nel delicato settore degli appalti pubblici.
Anche l’art. 7, relativo alle funzioni dell’Osservatorio, suscita forti perplessità con particolare riferimento all’accentramento della raccolta dei dati relativi ai servizi e alle forniture di interesse regionale, provinciale e comunale soltanto in capo all’Osservatorio centrale, escludendo, in tal modo, le sezioni regionali, già competenti per i lavori.
In ordine all’art. 9, relativo allo sportello dei contratti pubblici, non si ravvisa l’opportunità di istituirlo, atteso che le sue funzioni sono già svolte dagli Osservatori regionali.
Per ciò che concerne l’art. 10, relativo al responsabile delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, non si condivide il rinvio fatto dai commi 4 e 6 al regolamento per l’individuazione degli ulteriori compiti del responsabile del procedimento e dei requisiti di professionalità, in quanto tale rinvio ascrive questi aspetti alla competenza esclusiva dello Stato, con la conseguente preclusione alle Regioni di disciplinarli autonomamente.
Riguardo all’art. 33, relativo agli appalti e accordi quadro stipulati da centrali di committenza, si osserva la genericità della norma, in quanto non individua compiutamente la natura giuridica del soggetto, né la sua composizione.
Le disposizione vigenti della legge n. 109/94 non consentono la delega di stazione appaltante.
Si ritiene che il conferimento delle attività di committenza, stante la natura pubblica dell’acquisizione della fornitura di beni e servizi, possa essere effettuato esclusivamente a organismo di diritto pubblico e/o società con capitale interamente pubblico. Ne consegue che la centrale di committenza, operando in nome e per conto dell’amministrazione pubblica, sia obbligata al rispetto integrale della normativa sugli appalti.
L’art. 49, relativo all’avvalimento, recepisce pedissequamente la direttiva comunitaria per quanto riguarda questo nuovo istituto, sconosciuto alla normativa vigente.
La modalità di introduzione di questo nuovo istituto è preoccupante tenuto conto del quadro complessivo delle varie realtà presenti sul territorio nazionale. La norma così introdotta non pondera sufficientemente quanto ammesso dalla U.E. in ordine all’adattamento della norma al contesto ambientale dei singoli Stati membri.
Per quanto riguarda la situazione nazionale, con riferimento a realtà territoriali particolarmente critiche, in ordine alla lotta alla criminalità organizzata, al lavoro nero, al caporalato, all’evasione contributiva e al riciclaggio di danaro di provenienza illecita, l’applicazione dell’istituto pare inopportuna in quanto potrebbe vanificare tutti gli sforzi fin qui compiuti per contrastare i sopraccitati fenomeni, consentendo, di fatto, a tutti i settori dei lavori, forniture e servizi la partecipazione di soggetti che non hanno maturato in proprio i requisiti per essere accreditati quali contraenti, ma lo diventano in virtù dei requisiti di altri che non sono vincolati contrattualmente alla committenza stessa, distorcendo il mercato regolare.
Con riferimento all’art. 66, relativo alla pubblicazione degli avvisi e dei bandi di gara, si evidenzia il mantenimento della pubblicazione sulla G.U. attraverso l’introduzione di una nuova “Serie Speciale”, in contrasto con il dettato dell’art. 24 della legge n. 340/2000 di semplificazione amministrativa che prevede, invece, l’abolizione di tale modalità a favore dell’esclusiva pubblicazione su siti informatici individuati con apposito D.P.C.M. ed attualmente attivati con D.M. 20/2001, gravando di nuovi e maggiori oneri le pubbliche amministrazioni.
La norma, inoltre, reintroduce, con forza di legge e non di regolamento, la pubblicazione degli avvisi e bandi sui quotidiani, aumentando i costi della P.A. e limitando la competenza regionale a normare detta materia.
In ultimo, si ritiene un inutile appesantimento burocratico per le stazioni appaltanti la contestuale pubblicazione sul sito informatico dell’Osservatorio presso l’Autorità e su quello previsto dal D.M. 20/2001 a cui le Regioni contribuiscono in modo federato e senza costi per gli utenti da oltre cinque anni. Tale novità produrrebbe un ulteriore costo a carico dell’Autorità per un servizio già garantito dal Ministero delle Infrastrutture e dalle Regioni.
In ordine all’art. 84, relativo alla Commissione giudicatrice nel caso di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, si ritiene che la norma così riproposta con l’estendimento alle forniture e ai servizi, sia gravemente lesiva della potestà legislativa e regolamentare delle Regioni, trattandosi di norma organizzativa.
Inoltre, l’applicazione della norma a tutti gli appalti appesantisce l’iter procedurale di aggiudicazione, anche in considerazione del fatto che per le forniture e servizi la regola applicata, di norma, è quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa e gli importi sono di entità limitata.
La norma dell’art. 87, relativo ai criteri di verifica dell’offerta anormalmente bassa, non appare chiara per quanto attiene, in particolare, i costi della sicurezza e i minimi salariali.
Riguardo all’art. 92, relativo ai corrispettivi e incentivi per la progettazione, si evidenzia l’assenza del richiamo all’ultimo decreto ministeriale circa i minimi tariffari tenuto in vita dal testo vigente della legge n. 109/94.
L’art. 98, comma 2, relativo all’approvazione dei progetti ai fini urbanistici ed espropriativi, lede le prerogative regionali in materia di legislazione urbanistica.
Circa l’art. 111, relativo alle garanzie che devono prestare i progettisti, sarebbe opportuno estendere la garanzia assicurativa anche ai geologi e a tutte le figure che concorrono alla definizione della progettazione esecutiva.
L’art. 113, relativo alle garanzie di esecuzione e coperture assicurative, estende la normativa dei lavori pubblici alle forniture e ai servizi.
Anche per questa fattispecie, trattandosi di materia organizzativa, la competenza a normarla è delle Regioni. La citata estensione risulta superficiale e inopportuna in quanto non tiene conto delle peculiarità dei singoli settori, aggravando procedure e oneri, che graverebbero, in ultimo, sulla spesa pubblica.
Con riferimento all’art. 127, relativo al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, manca la previsione della rappresentanza regionale.
Il testo proposto all’art. 131, relativo ai Piani di sicurezza, presenta palesi contraddizioni in merito agli aspetti di sicurezza e salute da attuarsi nei cantieri temporanei o mobili, definiti dal D.Lgs 494/96, di attuazione della Direttiva 92/57/CEE, così come modificato ed integrato dal D.Lgs.528/99.
In ultimo, ma non ultima come importanza, l’entrata in vigore delle disposizioni del Codice, fissata in soli 15 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, appare del tutto insufficiente ed inadeguata, atteso l’impatto che avrà sulle stazioni appaltanti un testo di 257 articoli e relativi allegati che disciplina l’intero settore degli appalti pubblici.