Source: http://www.icviadantevoghera.gov.it/semel/?p=1946
Timestamp: 2019-04-23 00:38:35+00:00
Document Index: 152933524

Matched Legal Cases: ['art. 581', 'art. 582', 'art. 635', 'art. 594', 'art. 595', 'art. 660', 'art. 612', 'art.\n494']

Scherzo o reato: inchiesta sul bullismo – Semel
Il confine fra scherzo e reato per alcuni ragazzi non è così evidente.
La legalità è il principio basilare delle democrazie moderne ed è uno strumento
indispensabile attraverso cui è possibile la repressione dei crimini. Legalità significa rispettare le regole della società, fondamentali per la convivenza civile.
Con il termine bullismo intendiamo invece il comportamento di chi fa volutamente male o spaventa un’altra persona, solitamente più debole o indifesa. Gli episodi di prepotenza si ripetono nel tempo. Può trattarsi di violenza fisica (calci, pugni,spintoni, ecc.), ma anche psicologica come ad esempio prendere in giro, insultare,diffondere pettegolezzi, ignorare, escludere per citarne alcuni. Solitamente il bullo agisce in presenza di coetanei che lo spalleggiano o che comunque non intervengono, per la paura di diventare a loro volta vittime del bullo o per semplice indifferenza. Ma in questo modo da spettatori diventano complici del bullo creando quello che viene definito il branco. Il ruolo del branco è molto pericoloso, perché contribuisce al diffondersi e al perdurare della prepotenza.
Il fenomeno del bullismo si sta diffondendo anche secondo modalità prima
inimmaginabili come le persecuzioni sulle vittime attuate con i cellulari o mediante internet e i social network provocando danni sulla salute mentale non solo delle vittime, ma anche sugli stessi bulli.
E’ proprio il diffondersi di queste nuove modalità che ha fatto sì che bullismo e
legalità siano ormai strettamente legati. Infatti spesso i comportamenti di prepotenza sfociano sempre più di frequente in veri e propri reati contro la persona, punibili penalmente.
Oltre il 90% degli adolescenti in Italia sono utenti di Internet e il 98% di questi
dichiara di avere un profilo su uno dei social network più conosciuti e usati come ad esempio Facebook e Twitter; il 52% dei giovani utenti di internet si connette almeno una volta al giorno, inoltre, l’utilizzo dei nuovi cellulari o smartphone consente una connettività praticamente illimitata. Diversi studi in merito hanno dimostrato che internet rappresenta per gli adolescenti un contesto di esperienze irrinunciabili: si usa ad esempio per mantenersi in contatto con amici, per cercare informazioni, per studiare, ecc. Le nuove tecnologie sono in grado di offrire a chi ne fa uso grandi opportunità, specialmente nel campo delle relazioni, ma nello stesso tempo espongono i giovani a nuovi rischi, quale il loro uso distorto o improprio, per colpire
intenzionalmente persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione.
Quello che non è chiaro alla nostra generazione è che i ragazzi quando usano
internet o i cellulari in maniera inadeguata sono a rischio di commettere azioni che sfiorano l’illegalità, fino ad arrivare a veri e propri reati, ma anche essere oggetto di aggressioni, prevaricazioni dirette o indirette.
Da una ricerca effettuata in 5 paesi Europei è emerso che in Italia, su un campione di 905 ragazzi e ragazze di età media di 15 anni provenienti da varie parti di Italia, il 7,9% dei ragazzi ha detto di aver subito negli ultimi sei mesi almeno qualche forma di prevaricazione on-line, e il 7,21% le ha fatte.
Il Cyberbullismo si manifesta in vari modi, per alcune cose è simile al bullismo
tradizionale mentre per altre è differente.
Un flame (termine inglese che significa “fiamma”) è un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità o a un singolo individuo; il flaming avviene tramite l’invio di messaggi elettronici, violenti e volgari allo scopo di suscitare conflitti verbali all’interno della rete tra due o più utenti.
Caratteristica di questa tipologia di cyberbullismo sono le molestie, ossia azioni,
parole o comportamenti, persistenti e ripetuti, diretti verso una persona specifica, che possono causare disagio emotivo e psichico. Come nel bullismo tradizionale, si viene a creare una relazione sbilanciata, nella quale la vittima subisce passivamente le molestie, o al massimo tenta, generalmente senza successo, di convincere il persecutore a porre fine alle aggressioni.
Questo termine viene utilizzato per definire quei comportamenti che, attraverso l’uso delle nuove tecnologie, sono atti a perseguitare le vittime con diverse molestie, ed hanno lo scopo di infastidirle e molestarle sino a commettere atti di aggressione molto più violenti, anche di tipo fisico. Si tratta di un insieme di condotte persistenti e persecutorie messe in atto con la rete o i cellulari.
Si tratta della distribuzione, all’interno della rete o tramite SMS, di messaggi falsi o dispregiativi nei confronti delle vittime, con lo scopo di danneggiare la reputazione o le amicizie di colui che viene preso di mira.
Caratteristica di questo fenomeno è che il persecutore si crea una falsa identità con il nome di un’altra persona nota, usando una sua foto, creando un nuovo profilo parallelo, fingendo di essere quella persona per poi parlare male di qualcuno, offendere, farsi raccontare cose. Può anche accadere che il soggetto intruso, se in possesso del nome utente e della password della vittima invii dei messaggi, a nome di questa, ad un’altra persona, che non saprà che i messaggi che gli sono arrivati non sono, in realtà, stati inviati dal proprio conoscente, ma da una terza persona che si è impossessata dell’identità. In certi casi, il bullo modifica la password della vittima, impedendogli così l’accesso alla propria mail o account. Questa forma di aggressione, può creare problemi o, addirittura mettere in pericolo il vero proprietario dell’account.
La peculiarità di questo fenomeno risiede nell’intento di ingannare la vittima. Il bullo tramite questa strategia entra prima in confidenza con la vittima, scambiando con essa informazioni intime e/o private, e una volta ottenute le informazioni e la fiducia della vittima, le diffonde tramite mezzi elettronici come internet, sms, ecc.
Consiste nell’escludere intenzionalmente un altro utente dal proprio gruppo di amici, dalla chat o da un gioco interattivo. L’esclusione dal gruppo di amici è percepita come una grave offesa, che è in grado di ridurre la popolarità tra il gruppo dei pari e quindi anche un eventuale “potere” ricoperto all’interno della cerchia di amici.
Tradotto in “schiaffo allegro” è un fenomeno giovanile osservato per la prima volta nel 2004 in Inghilterra. È una forma di bullismo elettronico piuttosto recente, legata al bullismo tradizionale, in cui un gruppo di ragazzi scopre di divertirsi tirando ceffoni a sconosciuti, riprendendo il tutto con i videofonini. Dai ceffoni si è passati anche ad atti di aggressione e teppismo. Oggi l’happy slapping consiste in una registrazione video durante la quale la vittima è ripresa mentre subisce diverse forme di violenza, sia psichiche che fisiche per ridicolizzare, umiliare e svilire la vittima. Le registrazioni vengono effettuate all’insaputa della vittima e le immagini vengono poi pubblicate su internet e visualizzate da altri utenti.
Spesso quando si ha a che fare con un bullo si sente dire “volevo fare uno scherzo” oppure “abbiamo solo litigato”. Al contrario è anche possibile che il termine bullismo venga usato in maniera impropria: “sono stato vittima di bullismo” quando invece lo studente ha subito uno scherzo.
Nello scherzo è presente una situazione divertente, in cui non c’è proposito di colpire l’altro e in cui ci può essere reciprocità. Affinché lo scherzo possa essere considerato atto di bullismo deve essere presente la ripetizione dell’atto nei confronti sempre della stessa persona e la reiterazione nel tempo. Il reato è invece contraddistinto da comportamenti che infrangono una norma di legge. I reati sono quindi definiti in modo chiaro ed evidente. Possono esserci azioni di reato negli atti di bullismo.
Non c’è una legge specifica per il bullismo in Italia. Però diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione uniscono i comportamenti dei bulli.
• insulti, offese, prese in giro
• voci diffamatorie e false accuse
• violenza privata
• piccoli furti
• aggressioni e/o giochi violenti
• esclusione dal gioco
• percosse
• danneggiamento di cose altrui.
• Percosse (art. 581 del codice penale, abbreviato c.p.)
• Lesioni (art. 582 del c.p.), Danneggiamento alle cose (art. 635 del c.p.)
• Ingiuria (art. 594 del c.p.) o Diffamazione (art. 595 del c.p.)
• Molestia o Disturbo alle persone (art. 660 del c.p.)
• Atti persecutori – Stalking (art. 612 bis del c.p.) e Sostituzione di persona (art.
494 del c.p.), quando una persona si spaccia per un’altra.
Il più delle volte il bullismo viola sia la legge penale che quella civile quindi può dar vita a due processi, l’uno penale e l’altro civile.
Per quanto riguarda le responsabilità va distinto il bullo minore di 14 anni da quello tra i 14 e i 18 anni.
Il minore tra i 14 e i 18 anni è imputabile se viene dimostrata la sua capacità di
intendere e volere. La competenza a determinare la capacità del minore è del
giudice che si avvale di consulenti professionali.
Alla responsabilità diretta del bullo minorenne, si affiancano anche quella
ovviamente dei genitori ed eventualmente anche della scuola che ha il compito di
vigilare e di aiutare gli studenti a comprendere questo terribile fenomeno.
E’ proprio per questo motivo che la nostra scuola ha organizzato vari incontri con personale qualificato per aiutare noi ragazzi a comprendere, a riconoscere e a denunciare atti di bullismo e per farci comprendere il limite tra scherzo e bullismo.
Ad esempio, venerdì 22 marzo è venuta in classe una dottoressa a parlarci del
cyberbullismo e ci ha fatto vedere un video intitolato “ I love Andrea”.
Questo video racconta la storia di un ragazzo che ha scritto sul banco di scuola “I
love Andrea” e tutti i compagni di classe da quel momento hanno iniziato a
ridicolizzarlo perché pensavano che fosse omosessuale. Hanno anche pubblicato
sui social network commenti molto offensivi e una foto per deriderlo pubblicamente.
In seguito il ragazzo ha scritto ad Andrea, la ragazza che gli piaceva, dicendole che lo prendevano in giro e che non ce la faceva più a sopportare queste offese.
Il giorno dopo a scuola Andrea è entrata in classe e davanti a tutti gli ha dato un
bacio sulla guancia, dimostrando a tutti l’errore commesso.
Immediatamente tutti i compagni si sono ammutoliti e hanno smesso di attaccarlo.
Le conseguenze di queste prese in giro potevano essere terribili e portare il ragazzo addirittura a farsi del male.
La strategia migliore per combattere il bullismo è la prevenzione, cioè la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di bloccare fin dall’inizio i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. La scuola è il primo luogo di relazioni sociali per i ragazzi e per il suo ruolo educativo ha la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori che possono aiutare a prevenire il bullismo come, ad esempio, promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare l’apertura verso la diversità e il rispetto degli altri, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli e soprattutto spiegare l’importanza del rispetto delle regole di convivenza.
Riconoscere il bullismo non è sempre facile, è necessario l’ascolto e l’osservazione dei ragazzi da parte dei genitori e degli insegnanti. Infatti più il tempo passa, più le le conseguenze possono diventare dannose, se non addirittura irreparabili.
Se un genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di
bullismo, la prima cosa da fare è parlare e confrontarsi con gli insegnanti. Viceversa, se è un insegnante ad accorgersi di atti di bullismo, dovrebbe convocare i genitori, sia del bullo che della vittima e organizzare insieme una strategia per porre fine alle prepotenze.
Invece il ragazzo che subisce o si accorge che un compagno subisce il bullismo
• riferire immediatamente all’insegnante quello che accade
• incoraggiare chi sta subendo la prepotenza di un bullo a parlarne con gli
• consigliare a chi ha visto qualcuno fare il bullo con un altro di raccontare tutto
• chiedere che qualcuno venga a scuola a parlare del bullismo e spiegare come
• parlarne con i genitori e confidarsi con loro
• parlare con un operatore sociale.
“ Il coraggio è fuoco, il bullismo è fumo”
(cit. Benjamin Disraeli)
Martina, Edoardo, Fabrizio
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