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Timestamp: 2018-02-26 03:01:42+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 135', 'art. 134', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 70', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 72', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 72', 'art. 72']

Costituzione | "L'Uovo di Colombo". Articoli, notizie, retroscena di Ettore Maria Colombo per il Quotidiano Nazionale
3) Nuove regole per gli organi di garanzia (quorum Capo dello Stato e Consulta), nuovi quorum per i referendum abrogativi e leggi di iniziativa popolare. Speciale riforma costituzionale n. 3)
Posted on 30 novembre 2016 by Ettore Maria Colombo
IL 4 DICEMBRE i cittadini italiani saranno chiamati a votare, secondo la procedura prevista dall’art. 138 della Costituzione (referendum confermativo, ovvero senza necessità di quorum), per il referendum costituzionale. Dunque, con un Sì o con un No, si potrà esprimere il proprio voto pro o contro la riforma del Senato. Il testo della riforma costituzionale è stato approvato dal Parlamento dopo sei letture (la famosa ‘navetta’): l’iter è iniziato al Senato l’8 aprile 2014 e si è concluso alla Camera il 12 aprile 2016. La riforma incide su 47 dei 139 articoli della Costituzione. In quattro puntate illustriamo i contenuti principali della riforma: lunedì scorso la composizione del Senato; ieri i poteri e le funzioni delle Camere; oggi gli organi costituzionali e i referendum; domani il rapporto Stato-Regioni e l’abolizione di Cnel e Province.
LA RIFORMA costituzionale del governo prevede anche una serie di altre modifiche all’ordinamento della Repubblica e alla Costituzione, in particolare per quello che riguarda i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, i referendum abrogativi e le leggi di iniziativa popolare.
L’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83)
Se la riforma sarà approvata, il Capo dello Stato continuerà ad essere eletto in seduta comune da entrambi i rami del Parlamento. Ma dato che il Senato sarà composto, nella sua nuova formulazione, da cento membri (74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal Capo dello Stato per 7 anni), la platea di Grandi elettori sarà di 730 membri (630 deputati più cento senatori, in realtà 731: c’è un ex Capo dello Stato membro di diritto). Inoltre, proprio perché nel futuro Senato siederanno i consiglieri regionali vengono esclusi, dalla platea dei Grandi elettori, i delegati delle Regioni che, nella composizione attuale della platea portavano i Grandi elettori a mille circa (nel 2015 furono 1008: 630 deputati + 321 senatori + 58 eletti scelti dai consigli regionali).
Paradossalmente, a causa dell’ultima legge elettorale in vigore dal 2006, il Porcellum (abrogato dalla Consulta nel 2013), una maggioranza politica forte di una maggioranza semplice tra Camera e Senato o di una maggioranza assoluta nella sola Camera, poteva eleggersi il Capo dello Stato da sola. Regole scritte ai tempi del proporzionale della Prima Repubblica, infatti, oggi (art. 83) serve la maggioranza dei due terzi dei componenti ma, dal quarto scrutinio in poi, basta la maggioranza assoluta.
Eppure, nel 2013, la rielezione di Napolitano (primo caso nella storia repubblicana di rielezione) fu dovuta al fatto che i vari partiti non riuscivano a mettersi d’accordo. E pur eletto Napolitano (2013) al VI scrutinio e Mattarella (2015) al IV, ci sono stati casi in cui ci sono voluti moltissimi scrutini per elegggere un Capo di Stato fino al massimo di 23 per eleggere Leone (1971).
Con la riforma non solo cambia la platea dei Grandi elettori, che scende da 1008 a 730, ma cambiano i quorum. Nei primi tre scrutini sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti, dal quarto scrutinio in poi la maggioranza dei tre quinti sempre dei componenti, mentre dal settimo in poi basterà la maggioranza dei tre quinti, ma dei presenti in aula. Uscire dall’aula, dunque, non peserà più come ora: basterà la maggioranza dei votanti e non più dei componenti per l’elezione, ma perché il voto sia valido dovrà essere presente la metà più uno degli aventi diritto (366 su 730).
Alcuni eccepiscono che, con la nuova legge elettorale, l’Italicum, a una manciata di deputati superiore ai 340 deputati (dati dal premio di maggioranza alla Camera) sarebbe possibile eleggere il nuovo Capo dello Stato con i tre quinti dei votanti dal VII scrutinio. Ma la ‘colpa’ sarebbe degli altri 400 assenti al momento del voto.
Elezione dei giudici della Consulta e del Csm (art. 135)
Con la riforma cambia anche la modalità di elezione dei giudici della Coste costituzionale. Oggi, infatti, il Parlamento sceglie, in seduta comune, 5 giudici su 15 (altri 5 sono nominati dal Capo dello Stato e 5 dalle alte magistrature). Con la riforma, i giudici non saranno più eletti in seduta comune ma con votazioni separate: due dal Senato, tre dalla Camera. La scelta è dovuta alla necessità, causa la sproporzione tra Camera e Senato, di garantire di più il Senato. Per eleggere i membri laici del Csm i quorum restano identici.
Le leggi elettorali (artt. 73 e 134)
Alla Consulta la riforma conferma (art. 134) il potere di giudizio preventivo della legge elettorale (compresa l’attuale, l’Italicum), già previsto nel nuovo articolo 73. Ed è l’art. 73 che specifica come si fa ricorso: entro 10 giorni dall’approvazione, un terzo dei senatori o un quarto dei deputati (norma fatta chiaramente a favore di una o più minoranze parlamentari) può fare ricorso. La Consulta avrà 30 giorni di tempo per emettere il verdetto che, se negativo, vieterà l’entrata in vigore della legge elettorale.
Referendum e leggi di iniziativa popolare (artt. 71 e 75)
Cambiano le norme sui referendum. Quello abrogativo, cui si ricorre per abolire in parte o per intero una legge, rimane com’è ora, ma cambiano i quorum per renderlo valido: con 500mila firme serve la maggioranza degli aventi diritto al voto alle politiche, ma se si raggiungono le 800mila firme il quorum si abbassa al 50,1% dei votanti alle ultime elezioni politiche (esempio: Politiche 2013: affluenza 75%, quorum referendario 38% circa). Resta il divieto di proporre referendum su leggi tributarie e di bilancio, amnistie, indulto e trattati internazionali.
La novità riguarda l’introduzione dei referendum ‘propositivi’, per introdurre nuove leggi, e ‘d’indirizzo’ (artt. 71 e 75 della Costituzione), ma si tratta di innovazioni, per ora, solo teoriche perché le modalità di funzionamento di entrambi questi istituti sono demandate, se approvata la riforma costituzionale, a una nuova legge costituzionale e a nuove leggi bicamerali ordinarie di attuazione degli stessi.
Novità anche per le leggi di iniziativa popolare: oggi per presentarne una servono 50mila firme, con la riforma saliranno a 150mila ma la legge d’iniziativa popolare dovrà essere esaminata e votata dal Parlamento (oggi è una facoltà). Saranno però i futuri regolamenti parlamentari a stabilire i tempi: per ora la novità è solo sulla carta.
La curiosità. L’Italicum, la legge elettorale già morta prima di essere nata
La nuova legge elettorale, l’Italicum, è valida solo per la Camera dei Deputati ed
è in vigore dal I luglio 2016, ma sul suo capo pende il giudizio di legittimità della Consulta che, con sentenza attesa a fine gennaio, può giudicarla incostituzionale, tutta o in parte, abrogandola prima che venga mai usata.
NB: Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2016 a pagina 12 (http://www.quotidiano.net)
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IL 4 DICEMBRE i cittadini italiani saranno chiamati a votare, secondo la procedura prevista dall’art. 138 della Costituzione (referendum confermativo, ovvero senza necessità di quorum), per il referendum costituzionale. Dunque, con un Sì o con un No, si potrà esprimere il proprio voto pro o contro la riforma del Senato. Il testo della riforma costituzionale è stato approvato dal Parlamento dopo…
Pubblicato in Quotidiano Nazionale (i miei articoli pubblicati su QN)	| Contrassegnato Camere, capo dello Stato, Consulta, Corte Costituzionale, Costituzione, elezione, governo, grandi elettori, Italicum, legge elettorale, leggi, leggi di iniziativa popolare, leggi elettorali, Parlamento, Porcellum, presidenti, quorum, referendum abrogativi, riforma
2) Bicameralismo perfetto addio. Affonda la ‘navetta’ delle leggi. Se vince il Sì, corsia veloce per il governo. Speciale riforma n. 2
Posted on 29 novembre 2016 by Ettore Maria Colombo
IL 4 dicembre i cittadini italiani saranno chiamati a votare, secondo la procedura prevista dall’art. 138 della Costituzione (referendum confermativo, ovvero senza necessità di quorum), per il referendum costituzionale. Dunque, con un Sì o con un No, si potrà esprimere il proprio voto pro o contro la riforma del Senato. Il testo della riforma costituzionale è stato approvato dal Parlamento dopo sei letture (la famosa ‘navetta’): l’iter è iniziato al Senato l’8 aprile 2014 e si è concluso alla Camera il 12 aprile 2016. La riforma incide su 47 dei 139 articoli della Costituzione (nessuno della Prima parte, Diritti e doveri), ma tutti quelli che incidono sulla Seconda parte.
In quattro puntate illustriamo i contenuti principali della riforma: ieri la composizione del Senato; oggi i poteri e le funzioni delle Camere; domani gli organi costituzionali e i referendum; giovedì il rapporto tra Stato e Regioni e l’abolizione di Cnel e Province.
IL SUPERAMENTO del bicameralismo paritario (o ‘perfetto’) è l’architrave della riforma costituzionale. Il suo cuore sta nell’articolo 70 della Costituzione: la versione attuale è semplice e secca («la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere»), la nuova versione dell’art. 70 conta 7 commi e 900 parole, il che ha attirato molte critiche di prolissità. Stabilisce che solo la Camera dei Deputati sarà chiamata a votare la fiducia al governo esercitando le funzioni di indirizzo politico e controllo sull’operato dell’esecutivo, oltre alla funzione legislativa.
Funzioni del Senato (art. 55)
Ma è già dall’articolo 55 che vengono disegnati i compiti del nuovo Senato. Il Senato continuerà ad esercitare la funzione legislativa, ma in modo diverso dal passato. Il Senato parteciperà anche alle decisioni relative alle politiche europee, verificando l’impatto delle scelte di Bruxelles sulle realtà locali. Tra i suoi compiti ci sarà anche la valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività della pubblica amministrazione, la verifica dell’attuazione delle leggi e il parere su alcune nomine del governo.
Il sistema bicamerale ‘paritario’, dunque, con la riforma si trasforma in bicameralismo ‘differenziato’ e il Senato parteciperà in modo molto diverso da oggi alla formazione delle leggi, a seconda della tipologia: da un iter legislativo unico (bicameralismo paritario) si passa a quattro diversi: 1) bicameralismo paritario persistente; 2) monocameralismo partecipato; 3) monocameralismo di bilancio; 4) monocameralismo rafforzato.
Cosa fa la Camera (artt. 55-56)
La Camera dei Deputati resta eletta a suffragio universale (in teoria con la nuova legge elettorale, l’Italicum, approvata dal Parlamento e in vigore dal I luglio 2016) e resta composta da 630 deputati, di cui 12 eletti all’Estero (al Senato i 6 senatori esteri vengono aboliti).
Il nuovo art. 55 rafforza la parità di genere. L’art. 72 conferma il ruolo delle commissioni parlamentari e la possibilità che approvino leggi in sede deliberante, ma quelle del Senato non avranno l’obbligo di rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari.
I diritti ‘di minoranza’ (art. 64)
Tra le novità c’è l’introduzione in Costituzione, all’art. 64, del principio dei diritti delle minoranze, da garantire nei futuri regolamenti parlamentari, e lo «Statuto delle opposizioni» che riguarderà, però, solo la Camera, l’unica eletta direttamente dai cittadini. Tali norme dovranno essere approvate a maggioranza assoluta, cioè dalla metà più uno degli aventi diritto delle due Camere per favorire l’accordo tra maggioranza e minoranze. Nella riforma si stabilisce anche che i parlamentari hanno «il dovere» (art. 64) di partecipare alle sedute di Aula e commissione.
L’iter delle leggi (art. 70)
Il procedimento bicamerale ‘perfetto’ o ‘paritario’ non scompare del tutto: resta in vigore in alcuni determinati casi regolati dal nuovo articolo 70 della Costituzione.
Essi sono: riforme costituzionali e leggi costituzionali; ratifica dei trattati dell’Unione Europea; leggi sui referendum popolari e altre forme di consultazione; casi di ineleggibilità e di incompatibilità dei senatori; leggi elettorali sul Senato; leggi sulle funzioni fondamentali dei Comuni, compresa Roma capitale; leggi su forme particolari di autonomia regionale, sulle elezioni regionali e sui rapporti tra regioni e stati esteri.
In tutti gli altri casi, la Camera legifera in modo autonomo: per approvare una legge basterà solo il suo voto (art. 70). Un terzo dei senatori potrà chiedere che vengano apportate modifiche dopo l’approvazione della legge, ma deliberandolo entro 10 giorni e presentando proposte di modifica entro 30 giorni, proposte che la Camera potrà respingere con voto a maggioranza. Si chiamano casi di ‘monocameralismo partecipato’. Nel caso di leggi di bilancio, il Senato è obbligato a discuterle, anche se non ne fa richiesta un terzo dei suoi membri, ma le proposte di modifica vanno presentate entro 15 giorni e possono essere respinte, a maggioranza semplice, dalla Camera (‘monocameralismo di bilancio‘). Infine, ci sono i casi di ‘monocameralismo rinforzato’: per atti del governo che incidono su competenze regionali, il Senato le approva a maggioranza assoluta e la Camera può respingerle solo con la stessa maggioranza.
Leggi a ‘data certa’ (art. 72)
A causa dei finora lunghi tempi di approvazione di una legge, l’articolo 72 prevede date certe per l’approvazione delle leggi più importanti, naturalmente nella sola Camera dei Deputati. In sostanza, se il governo presenta alla Camera una legge e la dichiara legata all’attuazione del suo programma, la Camera ha 5 giorni per metterla in calendario e deve approvarla o respingerla entro e non oltre i 70 giorni. In alcuni casi, il termine può slittare a 85 giorni che comprendono però 20 giorni richiesti, eventualmente, dal Senato per l’esame della legge stessa.
La corsia preferenziale non può scattare per le leggi di bilancio e per le leggi bicamerali. Pur non venendo in alcun modo modificati i poteri del presidente del Consiglio, il voto ‘a data certa’ introduce una corsia preferenziale per i provvedimenti del governo.
La curiosità. Commissioni senza gruppi politici.
Il ruolo delle commissioni parlamentari è confermato dall’art. 72 ma quelle
del Senato non avranno più l’obbligo di rispecchiare la proporzione dei gruppi politici perché non si sa ancora come sarà articolato, politicamente, il nuovo Senato.
NB: questo articolo è stato pubblicato a pagina 8 del Quotidiano Nazionale del 29 novembre 2016 (http://www.quotidiano.net)
Pubblicato in Camera dei Deputati, Colle (Quirinale) e dintorni, Governo Renzi (programma - azione di governo - problemi - ministri 2013/2016), Italicum - Porcellum - Mattarellum - Consultellum - leggi elettorali locali, Mdp Articolo 1 - Bersani - D'Alema - Speranza - Scotto - etc, Palazzi (della Politica) e non, Pd - Democratici (Direzione - Segreteria - Assemblea nazionale), Pdl - Forza Italia - NCD - GAL - altri partiti di centrodestra, Politica, Prima Repubblica (1946-1992), Quotidiano Nazionale (i miei articoli pubblicati su QN), referendum costituzionale del 4 dicembre: battaglia politica - fronte del Sì - fronte del No - sondaggi - protagonisti - argomenti, Renziani - giglio magico (Boschi, Lotti, Bonifazi) - cattorenziani (Guerini, Delrio, Richetti) - renziani minori, riforme istituzionali - riforma del Senato - riforma del Titolo V - referendum istituzionale - ddl Boschi, Seconda Repubblica (1992-2013), Senato della Repubblica, Storia (antica - medioevale - moderna) italiana, europea, mondiale	| Contrassegnato Aula, bicameralismo, bicameralismo paritario, bicameralismo perfetto, Boschi Maria Elena, Camera, commissioni, Costituzione, diritti di minoranza, funzioni, governo, gruppi, iter, iter delle leggi, leggi, leggi a data certa, leggi costituzionali, navetta, procedimento legislativo, Quirinale, referendum, referendum costituzionale, Renzi Matteo, riforma, Senato, stato-regioni, statuto delle opposizioni
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