Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12045-del-13-06-2016
Timestamp: 2020-06-06 17:34:18+00:00
Document Index: 109071429

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 75', 'art. 10', 'art. 75', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 75', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1376', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 12045 del 13/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12045 del 13/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 13/06/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 13/06/2016), n.12045
sul ricorso 24824/2014 proposto da:
SOGGIORNO RISTORAZIONE TURISMO SORITUR S.R.L.;
avverso la sentenza n. 29/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della SARDEGNA, depositata il 27/01/2014;
La Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ha confermato la decisione di primo grado che aveva accolto parzialmente il ricorso proposto dalla SO.RI.TUR. s.r.l.
avverso l’avviso con il quale l’Amministrazione finanziaria aveva provveduto a recuperare il credito di imposta, della L. n. 388 del 2000, ex art. 8, perchè indebitamente utilizzato in compensazione.
In particolare, con l’atto, erano stati esclusi dal beneficio le migliorie su beni di terzi, in quanto privi di autonomia funzionale, e l’acquisto di beni strumentali consegnati successivamente all’entrata in vigore della normativa di riferimento; veniva, altresì, contestata l’indebita utilizzazione del credito in compensazione durante il periodo di sospensione previsto dal 13.11.2002 al 9.4.2003.
Il Giudice di appello ha ritenuto che della L. n. 388 del 2000, art. 8, non ponesse alcuna limitazione al bene a cui l’investimento si riferisce che, quindi, poteva anche essere di proprietà di un terzo.
In ordine al rilievo attinente all’avvio dell’investimento riteneva che la Società avesse provato, con situazioni di fatto quale l’ordine di fornitura, che l’inizio dell’investimento era antecedente al 27 luglio 2002.
Avvero la sentenza ricorre, affidandosi a due motivi, l’Agenzia delle Entrate.
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, laddove la C.T.R. aveva ritenuto che la normativa di riferimento non ponesse alcuna limitazione al bene cui l’investimento di riferisce.
2. La censura è fondata. In materia, l’orientamento di questa Corte risulta consolidato nel senso di ritenere che: “in tema di agevolazioni fiscali per le aree svantaggiate, il credito d’imposta previsto dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, per i soggetti titolari di reddito d’impresa che, nel periodo ivi indicato, abbiano effettuato nuovi investimenti, spetta per i beni strumentali, materiali e immateriali, che siano nuovi e fiscalmente ammortizzabili ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 67 e 68 (oggi artt. 103 e 104), sicchè le spese incrementative relative ad un immobile (nella specie detenuto, all’epoca dell’utilizzo dell’agevolazione fiscale, a titolo locatizio) rilevano, ai fini del credito d’imposta suddetto, solo se il contribuente dimostri che i relativi costi possano essere contabilizzati in bilancio tra le “immobilizzazioni materiali”, in quanto, trattandosi di opere aventi una loro autonoma funzionalità ed individualità, a prescindere dal bene altrui cui accedono possono essere, al termine della locazione, rimossi ed utilizzati separatamente dall’investitore, a differenza delle spese incrementative riguardanti opere prive di tali caratteristiche rispetto al bene cui accedono, da classificarsi nell’attivo dello stato patrimoniale tra le “altre immobilizzazioni immateriali”, che non costituiscono beni autonomi ma, stante l’accessione su beni di terzi, meri costi deducibili (Cass. n. 28535/2013; n. 25685/2013).
Con il secondo motivo l’Agenzia delle Entrate deduce la violazione della L. n. 388 del 2000, art. 8, D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75 e D.L. n. 138 del 2002, art. 10, laddove la C.T.R., ai fini dell’individuazione dell’avvio dell’investimento, aveva dato rilievo alla data dell’ordine di fornitura dei beni, mentre doveva aversi riguardo “alla data di consegna o spedizione per beni mobili e della stipulazione dell’atto per gli immobili o per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale” alla luce del disposto dell’art. 75 T.U.I.R..
2.1. La censura è infondata. La L. n. 388 del 2000, art. 8, comma 2, chiarisce che per nuovi investimenti ammessi a beneficiare del credito d’imposta s’intendono le acquisizioni di beni strumentali nuovi di cui agli artt. 67 e 68 del T.U.I.R. (nella numerazione allora vigente: ora artt. 102 e 103). Nel passaggio dal regime automatico a quello autorizzativo il D.L. n. 138 del 2002, art. 10, comma 3, come convertito, con modificazioni, in L. n. 178 del 2002, ultimo periodo, previde che “per gli investimenti per i quali il contratto risulta concluso entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del… decreto si applicano le disposizioni vigenti precedentemente alle modOche apportate con la medesima legge, anche se gli eventi di cui all’art. 75, comma 2” del T.U.I.R. (vecchia numerazione) “si verificano successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione” del decreto medesimo.
L’art. 1, comma 1 bis del citato decreto, ultimo periodo (poi soppresso dalle L. 8 agosto 2002, n. 178) previde ancora che “per avvio della realizzazione dell’investimento s’intende l’emissione del buono d’ordine, ovvero l’inizio delle attività da realizzare in economia”. La stessa circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 59/E del 24 luglio 2002, per quanto qui interessa, chiari, con riferimento all’espressione del buono d’ordine, che tale condizione potesse essere soddisfatta dalla sottoscrizione di “qualsiasi contratto, atto o documento, in uso nella pratica commerciale, purchè impegnativo tra le parti e comprovante in modo non equivoco l’inizio della realizzazione dell’investimento”.
Alla stregua del succitato quadro normativo di riferimento, ciò che rileva, sul piano cronologico, al fine della legittima fruizione del credito d’imposta secondo il regime originario di ammissione previsto dal succitato L. n. 388 del 2000, art. 8, è dunque la data, anteriore all’8.7.2002, di stipula del contratto di acquisto dei nuovi beni, producendosi l’effetto traslativo dei medesimi per effetto del solo consenso tra le parti, ex art. 1376 c.c., a nulla rilevando la consegna dei beni successivamente a tale data, nè richiedendo la legge, ai fini della prova dell’avvio dell’investimento in data anteriore all’8.7.2002, necessariamente che il contratto d’acquisto abbia data certa, qualora gli elementi fattuali acquisiti al processo consentano di ritenere che l’emissione dei buoni d’ordine e le relative conferme siano avvenuti inequivocabilmente entro tale data (giurisprudenza consolidata v., di recente, Cass. n. 13143/2014 e id. n. 20360/15).
3. Ne consegue che, in accoglimento del primo motivo e rigettato il secondo, la sentenza impugnata va cassata nei limiti di cui in motivazione, con rinvio al Giudice di merito il quale provvederà anche al regolamento delle spese di questo giudizio.
La Corte, in accoglimento del primo motivo e rigettato il secondo, cassa nei limiti di cui in motivazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, in diversa composizione.