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Timestamp: 2019-08-18 09:38:47+00:00
Document Index: 1177107

Matched Legal Cases: ['art. 1479', 'art. 1223', 'art. 1475', 'art. 1479', 'art. 1478', 'art 1183', 'art. 1479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1223', 'art. 1479', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1479', 'art. 1476', 'sentenza ']

Art. 1479 codice civile - Buona fede del compratore - Brocardi.it
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Articolo 1479 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1479 Codice civile
Il compratore può chiedere la risoluzione del contratto, se, quando l'ha concluso, ignorava che la cosa non era di proprietà del venditore, e se frattanto il venditore non gliene ha fatto acquistare la proprietà (1)
Salvo il disposto dell'articolo 1223 [1483], il venditore è tenuto a restituire all'acquirente il prezzo pagato anche se la cosa è diminuita di valore o è deteriorata (2); deve inoltre rimborsargli le spese e i pagamenti legittimamente fatti per il contratto (3). Se la diminuzione di valore o il deterioramento derivano da un fatto del compratore, dall'ammontare suddetto si deve detrarre l'utile che il compratore ne ha ricavato.
Il venditore è inoltre tenuto a rimborsare al compratore le spese necessarie e utili fatte per la cosa, e, se era in mala fede, anche quelle voluttuarie [1482, 1483, 1488; 171 disp. att.].
(1) Per l'acquirente, quindi, vi è l'alternativa tra attendere di conseguire la proprietà del bene ovvero agire per la risoluzione ma questa seconda possibilità è temporalmente limitata.
(2) La risoluzione, infatti, renderebbe indebito (2033 c.c.) il corrispettivo dell'alienante. La norma fa salvo l'art. 1223 del c.c. in quanto il compratore ha anche il diritto al risarcimento del danno, in aggiunta a quello al rimorso del prezzo.
(3) Quelle di cui all'art. 1475 del c.c..
Se il compratore ignorava l'altruità del bene, la sua buona fede è tutelata dal legislatore che gli consente di agire per la risoluzione, purché, nel frattempo, il venditore non gliene abbia fatto conseguire la proprietà, perchè in tal caso per lui è diventato irrilevante che il bene fosse di un terzo.
La buona fede del compratore, inoltre, fa si che l'alienante sopporti varie conseguenze negative dell'altruità del bene, quali quella di sostenere le spese ed i pagamenti fatti per il contratto.
Spiegazione dell'art. 1479 Codice civile
Acquirente di buona fede. Risoluzione
Nell'art. 1478 cod. civ. si tratta della vendita di cosa altrui indipendentemente dall' ignoranza del compratore dell' alienita della cosa vendutagli.
In ogni caso, s'intende, il venditore ha l'obbligo di acquistare la cosa per trasferirla al compratore. Comunque (specie quando il compratore ignorava d'aver comprato cosa non del venditore, ma d'altri) il compratore diventa proprietario solo nel momento in cui venditore acquista la proprietà dal titolare di essa.
E ben si comprende che quando il compratore ha acquistata la pro­prietà (per averla a sua volta acquistata il venditore) anche se ignorò di acquistare cosa altrui, nulla ha da dire se il venditore ha acquistato. Avendo ormai anche lui avuta la proprietà che intendeva acquistare, non ha di che dolersi.
Se il compratore pur sapeva che gli si vendeva cosa altrui, non per questo però è tenuto ad attendere in eterno che il venditore l'acquisti e gliene trasferisca la proprietà: può sempre far fissare dall'autorità giudiziaria un termine scorso il quale il contratto dovrà risolversi per colpa del venditore: art 1183 cod. civ..
Se invece il compratore al momento della conclusione del contratto ignorava che la cosa era di proprietà, del venditore e il venditore non glie ne ha fatta acquistare la proprietà all'epoca stabilita (al momento stesso del contratto se non vi era diversa determinazione di termine) il compratore ha diritto senz'altro alla risoluzione del contratto.
L'autorità giudiziaria non può (come può invece quando il compratore sapeva che gli si vendeva cosa altrui fissare un termine per l'acquisto: deve senz'altro risolvere il contralto in pena del non aver il venditore dichiarato di vendere cosa altrui.
II danno da risarcire consiste innanzitutto nella restituzione del prezzo, delle spese e dei pagamenti legittimamente fatti per contratto: spese notarili, tasse di registro, provvigioni pagate ai mediatori, onorari pagati a legali, spese di ricerche e documenti ipotecari, ecc.
Inoltre deve il compratore essere indennizzato della perdita subita e del mancato guadagno: perciò se la cosa è diminuita di valore o è deteriorata, ciò nonostante gli è ugualmente dovuto il prezzo mentre se la cosa è aumentata di valore gli è dovuto la differenza; che è un guadagno mancato, come conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento del venditore.
Deve inoltre il venditore rimborsare le spese necessarie ed utili fatte dal compratore per la cosa; e se era in malafede anche quelle voluttuarie.
La malafede del venditore consiste nel non aver dichiarato che vendeva cosa altrui: malafede che vien meno solo se, nonostante il silenzio del venditore, può egli dimostrare che per altra via sapeva il compratore che gli era venduta cosa d'altri.
Massime relative all'art. 1479 Codice civile
Cass. civ. n. 14751/2006
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14751 del 26 giugno 2006)
Cass. civ. n. 11624/2006
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11624 del 18 maggio 2006)
Cass. civ. n. 925/1997
L'art. 1479 primo comma c.c. non è applicabile al contratto preliminare di vendita perché, indipendentemente dalla conoscenza del promissario compratore dell'altruità del bene, fino alla scadenza del termine per stipulare il contratto definitivo, il promittente venditore può adempiere all'obbligo di procurargliene l'acquisto; invece, nel contratto di vendita, se il compratore ignora l'altruità del bene, già al momento della stipula di detto contratto il venditore è inadempiente all'obbligo di trasferirgli la proprietà del bene.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 925 del 30 gennaio 1997)
Cass. civ. n. 8434/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8434 del 1 agosto 1995)
Cass. civ. n. 1600/1993
Il compratore che al momento della conclusione del contratto ignorava che la cosa compravenduta non era di proprietà del venditore può restringere la sua pretesa, ove il venditore non gli abbia fatto acquistare nel frattempo la proprietà. della cosa, al solo risarcimento dei danni, in tal senso dovendo essere intesa la salvezza del disposto dell'art. 1223 c.c. contenuta nel secondo comma dell'art. 1479 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1600 del 9 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 9112/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9112 del 9 dicembre 1987)
Cass. civ. n. 2827/1987
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2827 del 21 marzo 1987)
Cass. civ. n. 1676/1982
Nella vendita di cosa altrui, la quale non integra una promessa del fatto del terzo, in quanto con essa il venditore assume in proprio l'obbligazione del trasferimento del bene, il diritto alla risoluzione del contratto ed all'eventuale risarcimento del danno spetta non soltanto al compratore che ignori l'altruità del bene, secondo la previsione dell'art. 1479 cod. civ., ma anche al compratore che sia consapevole di tale altruità, in applicazione dei principi generali fissati dagli artt. 1218, 1223 e 1453 cod. civ., in relazione all'art. 1476 n. 2 cod. civ., qualora, scaduto il termine (fissato dal contratto o dal giudice) entro il quale il venditore deve procurarsi la titolarità del bene venduto, il venditore medesimo non superi la presunzione di colpa nell'inadempimento, fornendo la prova che lo stesso sia determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1676 del 15 marzo 1982)