Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/06/le-notifiche-degli-atti-processuali.html
Timestamp: 2019-04-23 18:01:51+00:00
Document Index: 38396910

Matched Legal Cases: ['art. 75', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 163', 'art. 43', 'art. 72', 'art. 20', 'sentenza ']

Le notifiche degli atti processuali | Commercialista Telematico
Le notifiche degli atti processuali
Con circolare n. 71/E del 30 luglio 2001, l’Agenzia delle Entrate ha fornito una serie di chiarimenti in ordine alla rappresentanza in giudizio dell’Amministrazione finanziaria.
In particolare, sono state esaminate le problematiche relative alla rappresentanza in giudizio dell’Amministrazione prima dell’attivazione delle Agenzie ovvero dopo l’attivazione delle stesse.
Oggi, con circolare n. 27/E del 28 maggio 2010, l’Agenzia delle Entrate è ritornata sugli argomenti per fornire ulteriori chiarimenti in materia di rappresentanza e difesa dell’Agenzia delle entrate in giudizio, nonché di notificazione degli atti processuali, rilevando, subito, in premessa, che non è più necessario notificare gli atti processuali presso la sede centrale dell’Agenzia delle entrate.
Legittimazione e rappresentanza processuale
Per capacità o legittimazione processuale (legitimatio ad processum) si intende la capacità della parte di stare in giudizio.
L’art. 75, terzo comma, del codice di procedura civile, stabilisce che “le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di chi le rappresenta a norma della legge o dello statuto”.
Per rappresentanza processuale in senso tecnico-legale si intende, invece, la capacità del procuratore di porre in essere atti processuali in nome e per conto del rappresentato.
Per quanto riguarda i giudizi innanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali, gli artt. 10 e 11, comma 2, del D.Lgs.n.546/92 attribuiscono la legittimazione processuale nonché la difesa diretta in giudizio all’“ufficio del Ministero delle finanze” e, più precisamente, all’“ufficio che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto”.
Anche l’art. 17, secondo comma, del D.P.R.n.636/72 – che si applica ai giudizi pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale – attribuisce la legittimazione processuale all’“ufficio tributario”.
Afferma la circolare n. 27/2010 che “con la riforma dell’Amministrazione finanziaria che ha istituito le Agenzie fiscali, le disposizioni in parola continuano ad applicarsi automaticamente nei confronti delle strutture interne dell’Agenzia delle entrate, così come risultanti dalle disposizioni adottate dalla stessa nell’esercizio dell’autonomia organizzativa”.
Pertanto, dinanzi alle Commissioni tributarie, per tutti i giudizi incardinati anteriormente al 1° gennaio 2001 – data di attivazione dell’Agenzia delle entrate –, si è verificata una sostituzione normativa delle articolazioni interne dell’Agenzia delle entrate ai soppressi Uffici periferici del Ministero delle finanze.
La nota d’Agenzia precisa che, sempre con riferimento ai giudizi tributari incardinati anteriormente al 1° gennaio 2001, sussiste la legittimazione esclusiva dell’Agenzia delle entrate nelle ipotesi in cui il Ministero delle finanze (ora Ministero dell’economia e delle finanze) non abbia svolto – dopo la predetta data – alcuna attività processuale ovvero, qualora l’abbia svolta, sia stato poi estromesso dal giudizio .
Ovviamente, per i giudizi tributari incardinati dal 1° gennaio 2001 avverso atti degli Uffici dell’Agenzia delle entrate, la legittimazione processuale spetta in ogni caso in via esclusiva all’Agenzia delle entrate e per essa alla competente articolazione interna con rilevanza esterna, come definita dagli atti mediante i quali l’Agenzia ha esercitato l’autonomia organizzativa.
Pertanto, non va chiamato in causa il Ministero dell’economia e delle finanze, atteso che dal 1° gennaio 2001 le funzioni degli Uffici del soppresso Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze sono state trasferite all’Agenzia delle entrate .
Nel giudizio tributario in Cassazione, non trovando invece diretta applicazione l’art. 11, c. 2, del D.lgs. n. 546 del 1992, la legittimazione processuale spetta sia all’Agenzia delle entrate, in persona del suo Direttore che ne ha la rappresentanza legale, sia alla struttura territoriale che ha emanato l’atto impugnato o che non ha impugnato l’atto richiesto.
Invero, anche nei giudizi diversi da quelli tributari di merito e quindi anche in quello tributario nel grado di legittimità, è ammessa la legittimazione processuale concorrente della competente struttura interna, in quanto, “come chiarito dalle SS.UU. (cfr. Cass., SSUU, 14 febbraio 2006, n. 3116, n.d.r.) l’attribuzione agli uffici periferici dell’agenzia della stessa capacità di stare in giudizio spettante, in base al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10 e 11, agli uffici finanziari che avevano emesso l’atto, comporta il conferimento ai medesimi uffici periferici della capacità di stare in giudizio, in via concorrente ed alternativa al direttore , secondo un modello simile alla preposizione institoria disciplinata dagli artt. 2203 e 2204 c.c. configurandosi detti uffici, quali organi dell’agenzia che, al pari del direttore, ne hanno la rappresentanza ai sensi e agli effetti dell’art. 163 c.p.c., comma 2, n. 2 e degli artt. 144 e 145 c.p.c. … la ricostruzione del rapporto tra l’agenzia e l’ufficio periferico negli schemi della procura institoria, con conseguente imputabilità all’ente pubblico preponente dell’attività posta in essere dal secondo, impone di riconoscere, secondo le regole stabilite in via generale dal codice di procedura civile, all’ufficio periferico la legittimazione processuale attiva e passiva, concorrente con quella dell’ente, anche nel processo innanzi al giudice ordinario, per i rapporti sorti dagli atti compiuti da detto periferico”.
Il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato
Nelle ipotesi in cui l’Agenzia e le sue articolazioni interne non possono stare in giudizio direttamente mediante propri dipendenti, la rappresentanza e la difesa in giudizio dell’Agenzia delle entrate è affidata in via organica ed esclusiva all’Avvocatura dello Stato.
Trattasi del c.d. patrocinio autorizzato, previsto dall’art. 43, primo comma, del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, in virtù del quale “l’Avvocatura dello Stato può assumere la rappresentanza e la difesa nei giudizi attivi e passivi avanti le Autorità giudiziarie, i Collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali, di amministrazioni pubbliche non statali ed enti sovvenzionati, sottoposti a tutela od anche a sola vigilanza dello Stato, sempre che sia autorizzata da disposizione di legge, di regolamento o di altro provvedimento approvato con regio decreto”.
Il predetto patrocinio è previsto dall’art. 72 del D.lgs. n. 300 del 1999 e dall’art. 20, c. 3, del D.P.R. 26 marzo 2001, n. 107.
Le modalità di cooperazione fra Agenzia delle entrate e Avvocatura dello Stato sono disciplinate da un protocollo d’intesa, che però non ha rilevanza esterna. Del pari non è necessario il conferimento di specifica procura all’Avvocatura dello Stato.
La notificazione degli atti giudiziari e delle sentenze
Alla luce delle considerazioni esposte nella nota e della giurisprudenza richiamata dall’A.F. “le notificazioni degli atti giudiziari e delle sentenze possono e devono essere effettuate alla struttura territoriale che ha emanato l’atto impugnato o che non ha emanato l’atto richiesto”.
Solo nei giudizi in cui l’Avvocatura dello Stato si sia già costituita in nome e per conto dell’Agenzia, le notificazioni vanno effettuate presso le competenti strutture territoriali del medesimo Organo legale.
In proposito la Corte di cassazione ha affermato che “la notifica della sentenza è utilmente eseguita, pertanto, al competente ufficio dell’Avvocatura dello Stato soltanto se la parte fu da essa rappresentata in giudizio; in caso diverso, non può che eseguirsi … nella sede dichiarata, che è quella dell’ufficio avente la qualità di parte nel giudizio di merito e che all’epoca dei fatti avrebbe potuto non avvalersi affatto della rappresentanza e difesa dell’Avvocatura dello Stato”.