Source: https://www.centocinquanta.it/novita-in-materia-di-lavoro-decreto-dignita/
Timestamp: 2020-07-14 01:39:25+00:00
Document Index: 44848647

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 19', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 2']

Novità in materia di lavoro – “decreto dignità” | CentoCinquanta.it
Novità in materia di lavoro – “decreto dignità”
Di seguito si riepilogano le novità contenute nel DL 87/2018 in materia di lavoro.
2 novità in materia di lavoro
Di seguito si riepilogano le novità in materia di lavoro, contenute nel DL 12.7.2018 n. 87 (c.d. “decreto dignità”).
Modifiche alla disciplina del lavoro a tempo determinato
Con l’art. 1 del DL 12.7.2018 n. 87 vengono apportate numerose modifiche alla disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.
La durata massima di un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato viene ridotta da 36 a 24 mesi, raggiungibili per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti di durata inferiore.
L’apposizione del termine può essere effettuata senza che occorra indicare la causale, a condizione che il contratto abbia una durata non superiore a 12 mesi.
Nel caso in cui, invece, la durata del contratto a tempo determinato superi i 12 me­­si, il datore di lavoro è tenuto a “giustificare” l’apposizione del termine indi­can­do una tra le seguenti ragioni giustificative:
· esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività ovvero esi­genze sostitutive di altri lavoratori;
· esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non program­mabili dell’attività ordinaria.
Si interviene anche con riguardo alla possibilità di proroga, nell’arco del periodo massimo di 24 mesi, dei contratti a termine:
· riducendo, da 5 a 4, il numero massimo di proroghe effettuabili;
· consentendo di prorogare liberamente il contratto nei primi 12 mesi e, suc­ces­sivamente, solo in presenza delle ragioni giustificative sopra elencate, con l’esclusione dei contratti stagionali, che possono essere prorogati anche in assenza delle suddette condizioni.
Il superamento del numero di 4 proroghe comporta la trasformazione del contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.
I rinnovi contrattuali sono possibili, nell’arco di 24 mesi, ma a condizione che:
· siano sempre giustificati dalle “causali”, ad eccezione dei contratti stagionali, i quali possono essere rinnovati in assenza di tali condizioni;
· sia rispettato, al fine della legittima riassunzione a termine del medesimo la­vo­ratore, un intervallo (c.d. “stop and go”) di almeno 10 giorni dalla scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi o di almeno 20 giorni dalla scadenza di un contratto di durata superiore a 6 mesi.
Come in passato, ad esclusione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni, l’art. 19 co. 4 del DLgs. 81/2015 prevede che l’apposizione del termine debba risultare da atto scritto, a pena di inefficacia, ma per allineare tale pre­vi­sione alle novità in materia di proroghe e rinnovi, si dispone che tale atto scritto debba contenere la specificazione delle ragioni giustificative:
· sempre, in caso di rinnovo;
· solo se il termine complessivo eccede i 12 mesi, in caso di proroga.
Termine di impugnazione
Si conferma la possibilità di impugnare il contratto a tempo determinato, ma entro il termine di decadenza di 180 giorni, anziché entro il termine di 120 giorni stabilito dall’art. 28 del DLgs. 81/2015 prima dell’intervento del “decreto dignità”.
Le modifiche sopra illustrate trovano applicazione ai contratti a tempo determinato del settore privato stipulati successivamente al 14.7.2018 (data di entrata in vigore del DL 87/2018), nonché ai rinnovi e alle proroghe dei contratti in corso alla stessa data.
Aumento del contributo NASpI
Con l’art. 3 co. 2 del DL 12.7.2018 n. 87 viene disposto l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale dell’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, aumento che scatterà in occasione di ciascun rinnovo del contratto a termine, anche in somministrazione.
Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro Con l’art. 2 del DL 12.7.2018 n. 87 viene prevista l’estensione della nuova disci­pli­na sul lavoro a termine ai lavoratori somministrati assunti a tempo determinato.Pertanto, anche ai rapporti di lavoro in somministrazione a termine si applicano:· i limiti massimi di durata previsti per il lavoro a tempo determinato;
· l’obbligo della causale per i rinnovi e per i contratti e le proroghe eccedenti i 12 mesi (con esclusione dei rinnovi e delle proroghe dei contratti per le attività stagionali);
· il numero massimo di proroghe;
· il c.d. “stop and go” (intervallo minimo tra un contratto e l’altro);
· il suddetto aggravio contributivo dello 0,5% in caso di rinnovo del contratto.
Continuano a non applicarsi ai rapporti di lavoro in somministrazione a tempo determinato le disposizioni della disciplina del lavoro a termine che prevedono:
· il tetto massimo del 20% dell’organico per i lavoratori assunti a tempo deter­mi­nato;
· il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato.
La nuova disciplina si applica ai rapporti di lavoro a tempo determinato inter­cor­renti tra lavoratore ed agenzia di somministrazione.
Per questa disposizione non è prevista una specifica decorrenza, ma pare che possa valere la stessa decorrenza prevista dall’art. 1 del DL 87/2018 per le modifiche apportate alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato.
Indennità in caso di licenziamento ingiustificato Con l’art. 3 co. 1 del DL 12.7.2018 n. 87 viene disposto l’aumento della misura minima e massima dell’indennità – prevista dal co. 1 dell’art. 3 del DLgs. 23/2015 – che deve essere riconosciuta al lavoratore qualora non ricorrano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo (oggettivo o soggettivo) del licenziamento:
· il limite minimo è aumentato da 4 a 6 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR;· quello massimo è aumentato da 24 a 36 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.
La novità riguarda i contratti di lavoro del settore privato a tempo indeterminato a tutele crescenti stipulati da imprese che raggiungano i requisiti dimensionali di cui all’art. 18 co. 8 e 9 della L. 300/70 (datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti – 5 nel settore agricolo – nell’unità produttiva o nel Comune, o 60 sul territorio nazionale).
In virtù della modifica, per le piccole aziende il risarcimento minimo – nel contratto di lavoro a tutele crescenti – è aumentato a 3 mensilità (invece delle originarie 2), mentre resta invariato il massimo (6 mensilità).
Per questa disposizione non è prevista una specifica decorrenza, pertanto, la no­vi­tà dovrebbe applicarsi ai licenziamenti comunicati a partire dal 14.7.2018 (data di entrata in vigore del DL 87/2018).
Imprese beneficiarie di aiuti di Stato – Tutela dell’occupazione Con l’art. 6 del DL 12.7.2018 n. 87 vengono previsti vincoli a tutela dell’oc­cu­pa­zio­ne per le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che bene­fi­ciano di aiuti di Stato che prevedono la valutazione dell’impatto occupazio­nale.In particolare, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, è prevista la decadenza dal beneficio qualora tali imprese riducano, in misura superiore al 10%, i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attivi­tà interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento.La decadenza dal beneficio:
· è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale;
· è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.
L’importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di eroga­zione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti percentuali.
Tali disposizioni si applicano ai benefici concessi o banditi, nonché agli investi­menti agevolati avviati, successivamente al 14.7.2018 (data di entrata in vigore del DL 87/2018).
Abrogazione delle società sportive dilettantistiche lucrative L’art. 13 del DL 12.7.2018 n. 87 abroga l’intera disciplina delle società sportive dilettantistiche lucrative (SSDL), nuovo soggetto giuridico istituito a decorrere dal 2018 dall’art. 1 co. 353-360 della L. 205/2017.L’intervento coinvolge, tra l’altro, gli aspetti contributivo-previdenziali relativi ai rap­por­ti di collaborazione coordinata e continuativa che avrebbero dovuto essere sti­pu­lati dalle SSDL. Era, infatti, previsto che alle collaborazioni instaurate da tali soggetti non si applicassero le norme che disciplinano il rapporto di lavoro subor­dinato (art. 2 co. 2 lett. d) del DLgs. 81/2015).Tali prestazioni, come individuate dal Consiglio nazionale del CONI, avrebbero costi­tuito oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa con obbligo di iscrizione, ai fini dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS), al Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo presso l’INPS, beneficiando di una contribuzione ridotta per il periodo 2018-2022.
La citata disciplina è abrogata dal 14.7.2018 (data di entrata in vigore del DL 87/2018).
Le maggiori risorse derivanti dall’abrogazione della predetta normativa sono de­sti­na­te ad un apposito fondo, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per interventi in favore delle società sportive dilettantistiche (non lucrative).
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