Source: http://www.michelevianello.net/password-di-stato-facciamo-chiarezza/
Timestamp: 2020-02-28 01:26:37+00:00
Document Index: 26979683

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 65', 'art. 64', 'art. 2']

Password di Stato. Facciamo chiarezza. - Blog di Michele Vianello
Ho riflettuto a lungo sul dibattito e sulle polemiche suscitate dal Ministro Pisano sulla “password di Stato per tutti i servizi”.
Mi è sembrata una discussione inutile, su un tema mal posto anche dallo stesso Ministro.
Forse è opportuno richiamare la Legge, ciò che prevede, e le innumerevoli difficoltà che hanno a tutt’oggi le Pubbliche Amministrazioni nell’applicare il dettato legislativo.
Il Codice dell’amministrazione digitale (D.L. n.82/2005) -nelle sue infinite novellazioni- prevede all’art. 3 bis che “Chiunque ha il diritto di accedere ai servizi on-line offerti (dalle P.A. e dai soggetti erogatori di servizi pubblici) tramite la propria identità digitale”
Avere una identità digitale è, per il cittadino, un diritto sancito dalla Legge. Inoltre ognuno di noi cittadini può avere “la propria identità digitale”.
L’art. 64 del CAD identifica in SPID lo strumento per garantire al cittadino una univoca identità digitale.
Così recita il comma 2 quater dell’art. 64 del CAD “L’accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni che richiedono identificazione informatica avviene tramite SPID”.
Per completezza, va ricordato che l’art. 65 del CAD (Istanze e dichiarazioni presentate alle Pubbliche Amministrazioni) prevede (comma .b) che SPID è anche il sistema di identificazione valido al fine di presentazione di istanze on line (equivale cioè alla presenza e alla firma).
L’art. 64 (comma . 2 nonies) prevede che l’accesso ai servizi on line della P.A. “può avvenire anche con la carta di identità elettronica e la carta nazionale dei servizi”.
Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2019/2021 indica in SPID uno degli obiettivi fondamentali per la P.A.. Di più, al punto 6.5.2 (pag. 97) prevede di “Evolvere il sistema per consentire la sostenibilità economica e favorire l’integrazione anche con soggetti non pubblici fornitori di servizi”. Come si capisce il fatto che SPID possa essere candidato a identità univoca anche per soggetti non pubblici “fornitori di servizi” non è una novità assoluta. Per essere esplicito, l’accesso al Portale delle Ferrovie “Le Frecce” potrebbe avvenire utilizzando SPID.
La Legge prevede quindi, in modo inequivocabile, che le modalità di accesso e di fruizione dei servizi on line della P.A. possa avvenire esclusivamente tramite SPID, CIE, CNS.
Ad oggi questa è la norma, il resto sono intendimenti, manifesti politici, obiezioni varie ecc. ecc..
Per usare un eufemismo ciò che non é sancito dalla Legge fa solo confusione in un mondo pubblico che trova mille difficoltà soprattutto culturali e organizzative nell’applicare la norma.
Al 26 novembre 2019 SPID (fonte AGID) è stato rilasciato a più di 5 milioni di italiani ed è stato utilizzato, per effettuare accessi a servizi pubblici, oltre 48 milioni di volte.
Il bicchiere è mezzo pieno. Poiché conosco bene la P.A. nego con forza che il bicchiere sia mezzo vuoto.
Cosa potrebbe implementare in modo decisivo la diffusione e l’utilizzo di SPID? (Ciò al netto di una forte attività di alfabetizzazione digitale dei cittadini)
il divieto esplicito di utilizzare altre forme di identificazione, a partire dal mondo delle app, per fruire dei servizi scolastici;
la prenotazione di visite, la fruizione di servizi, l’utilizzo della cartella sanitaria nel mondo delle ASL (v. pessimo esempio della nuova app della Regione Veneto);
lo switch off ad un uso esclusivo di SPID per fruire dei servizi offerti on line dall’INPS e dall’Agenzia delle Entrate (ovviamente andrebbero attivati a supporto i Patronati Sindacali);
il rilascio (finalmente) delle API di ANPR per poter accedere ai certificati anagrafici (sanzionando pesantemente le Amministrazioni Comunali che non hanno ancora colpevolmente aderito ad ANPR);
lo switch off a SPID di identità digitali “pregresse” rilasciate da alcune Regioni (in parte già in corso ad es. FEDERA in Emilia Romagna);
l’utilizzo obbligatorio di SPID nel rilascio di servizi on line da parte di concessionarie di servizi pubblici (peraltro già ricompresi nell’art. 2 comma 2 del CAD).
forme sanzionatorie precise per il Comuni che non consentono l’utilizzo di SPID nella fruizione dei loro servizi, soprattutto nell’avanzare semplici istanze. È una delle cose più semplici che si possano fare.
Questi obiettivi, abbastanza semplici se non banali, da un punto di vista informatico, dovrebbero essere traguardati (senza proroghe, vi prego) al massimo alla primavera del 2021.
Ha un senso pensare, o ipotizzare, altre forme di identità digitale. Direi assolutamente no!!!. I puristi del “sarebbe stato meglio altro” sono arrivati fuori tempo massimo.
SPID è supportato dalla norma ed è ormai molto diffuso tra i cittadini. Inoltre, come è noto, viene diffuso e mantenuto gratuitamente per tutti i cittadini.
Ha un senso, nel tempo, estendere l’utilizzo di SPID (identificazione “forte”) a soggetti, di diritto privato che eroghino servizi on line? Io direi di si. Il pensarlo e, soprattutto, l’attuarlo non mi scandalizza assolutamente.
Capisco però una critica importante avanzata da alcuni critici del Ministro Pisano.
L’immensa quantità di “dati” (termine che in sé non vuole dire nulla) generata da SPID e da PAGO PA da chi viene gestita? Come viene garantito il diritto alla privacy per i cittadini che fruiscono di questi servizi on line?
Non voglio assolutamente farla facile, ma chi gestisce PAGO PA e SPID è la Società per Azioni direttamente controllata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Semmai, la discussione dovrebbe incentrarsi sulla governace della società, sul sistema di sorveglianza delle sue attività, anche coinvolgendo il Parlamento.
Parallelamente si dovrebbe lavorare, anche da un punto di vista giurisprudenziale, nella definizione del concetto di “dato di interesse pubblico”. Ciò sarà sempre di più necessario parallelamente allo sviluppo dei flussi di dati “di interesse pubblico” che provengono dall’utilizzo di I.O.T..
Ciò che ritengo assolutamente da evitare è lo sterile dibattito che ho visto in queste ore soprattutto sui social.
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