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Timestamp: 2020-07-07 07:40:29+00:00
Document Index: 28120188

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 112']

Sentenza Cassazione Civile n. 7361 del 15/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7361 del 15/03/2019
Cassazione civile sez. III, 15/03/2019, (ud. 21/01/2019, dep. 15/03/2019), n.7361
Z.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIAMONTE PERTICA
39, presso lo studio dell’avvocato PILADE PERROTTI, che lo
rappresenta e difende giusta speciale a margine del ricorso;
ROMA CAPITALE, (OMISSIS) in persona della Sindaca in carica pro
tempore R.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL
TEMPIO DI GIOVE 21, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO ROSSI,
avverso la sentenza n. 6060/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
ricorso, assorbito il 20;
udito l’Avvocato PILADE PERROTTI.
Z.A. ha citato in giudizio Roma Capitale, al fine di ottenere il risarcimento dei danni alla persona ed alla motocicletta di sua proprietà causati della caduta provocata da una macchia d’olio sul manto stradale.
Il Tribunale, in primo grado, ha rigettato la domanda, ritenendo non sussistenti gli estremi dell’art. 2043 c.c., ai cui sensi ha qualificato la fattispecie, negando, in particolare, che la macchia d’olio, date le risultanze di causa, potesse considerarsi un’insidia attribuibile alla colpa dell’ente proprietario della strada.
In appello questa decisione è stata confermata, sia pure qualificando la domanda diversamente. La Corte di secondo grado ha ritenuto riferibile il caso non già alla fattispecie dell’art. 2043 c.c., bensì a quella dell’art. 2051 c.c., ipotizzando dunque, anche sulla scorta della giurisprudenza di legittimità, una responsabilità da cose in custodia.
1.- Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione dell’art. 2051 c.c., attribuendo alla corte di appello di aver disatteso la regola probatoria che quella norma prevede.
Invece, nella fattispecie, la corte di appello avrebbe esonerato il custode, attraverso erronea interpretazione della norma, dalla dimostrazione del fortuito, ritenendo apoditticamente o presuntivamente che la macchia d’olio fosse caso fortuito di per sè, ed anzi che dagli elementi in atti non emergeva che non lo fosse, decidendo in tal modo senza pretendere dal Comune di Roma la prova della estraneità di quella macchia alla condotta di custodia.
Va disattesa l’obiezione del Comune di Roma secondo cui la Corte di appello avrebbe, per certi versi, fatto a meno di pretendere la dimostrazione del fortuito, in quanto non ve ne era bisogno, non avendo il danneggiato dimostrato il nesso di causalità tra la cosa (macchia d’olio) e il danno da lui subito.
Il Comune invoca una regola in astratto corretta sul riparto dell’onere probatorio che si ricava dall’art. 2051 c.c., ossia quella secondo cui prima occorre che il danneggiato dimostri il nesso di causa con la cosa e, solo dopo che tale dimostrazione sia fornita, il custode è chiamato a liberarsi da responsabilità fornendo prova del fortuito. Con la conseguenza che se difetta la prima dimostrazione (nesso di causa tra la cosa ed il danno) non si dà luogo alla seconda (interruzione di quel nesso di causa ad opera del fortuito).
Tuttavia, la ratio della sentenza impugnata non corrisponde a questa obiezione, nel senso che non è vero che i giudici di appello hanno ritenuto di prescindere dalla prova del fortuito in quanto non era stata fornita quella del nesso di causa con il danno; piuttosto hanno ritenuto che il danno fosse riferibile alla macchia d’olio (“tenuto conto che anche nella fattispecie in esame risulta che il sinistro sia stato determinato dalla presenza di una macchia d’olio sull’asfalto, causa del danno estrinseca alla res..”), con la conseguenza che la regola di giudizio è diversa da quella ipotizzata dal comune di Roma: la corte ritiene sussistente il nesso di causalità tra la cosa ed il danno, e quindi passa (logicamente) all’esame del fortuito.
Ma è nell’affermare come riferibile il danno a caso fortuito che la corte di appello prescinde dalla regola di riparto dell’onere probatorio ricavabile dall’art. 2051 c.c..
Invero, la norma pone, come è ormai acquisito, una regola di responsabilità che potremmo dire oggettiva, ossia che prescinde dalla colpa del custode. Questa ricostruzione trova conferma proprio nel contenuto della prova liberatoria che non coincide con la dimostrazione dell’assenza di colpa, ma richiede, per l’appunto, la prova del caso fortuito, ossia di un elemento esterno al rapporto tra il custode e la cosa, e che incide autonomamente sul nesso causale. Questa ricostruzione corrisponde anche alla ratio della norma, che attribuisce la responsabilità al custode fino al limite del fortuito in quanto il custode è il soggetto in grado di governare la cosa.
Il che significa chiaramente che il danneggiato avrebbe dovuto provare che la macchia era risalente da un tempo sufficiente a che il Comune se ne avvedesse e provvedesse ad eliminarla. Era semmai da dirsi il contrario: ossia se emergevano o meno elementi per dire che la macchia era recente. La precisazione non è sofistica. Dire infatti che non vi sono prove che la macchia è risalente nel tempo, significa dire che il fatto da provare è la presenza da molto tempo della macchi d’olio, e questo fatto è favorevole al danneggiato, e quindi la prova è a suo carico; dire invece che il fatto da provare è che la macchia sia recente, vuol dire richiedere la prova del fortuito (ossia della impossibilità di evitare l’evento, dato il lasso breve di tempo), che grava invece sul danneggiante.
Cosi che, nel momento in cui la Corte non ritiene provato che la macchia sia risalente inverte l’onere della prova, che avrebbe dovuto avere ad oggetto non già la dimostrazione che la macchia si era formata da molto tempo, ma semmai che era recente. Il fatto che la macchia sia recente, non avendo il proprietario della strada la possibilità di evitare in tempi brevissimi l’incidente, fa si che questo sia per lui imprevedibile ed inevitabile, secondo lo schema del caso fortuito. Ciò significa che la corte doveva chiedersi se vi fossero prove che la macchia era recente, non già presumere che lo fosse, per difetto di prove del contrario.
Questa inversione dell’onere della prova è altresì dimostrata dal ricorso alla presunzione secondo cui la macchia d’olio “di per sè non è conoscibile nella immediatezza”. A prescindere dalla stranezza in sè di una simile affermazione, per cui l’ente proprietario della strada non puoi mai sapere con tempestività che si è formata una macchia d’olio sul manto stradale, a prescindere dalla situazione concreta, la conclusione che la macchia era recente è stata assunta in via presuntiva dalla corte di merito pur in assenza di elementi addotti dal Comune di Roma a fondamento di tale presunzione, elementi da cui poter ricavare che la macchia era recente, e dunque era impossibile intervenire tempestivamente. In sostanza, ritenere che la presenza di una macchia d’olio, di per sè, è “emblematica in quanto consente di considerare come fortuito il pericolo creato da terzi”, equivale ad affermare che l’estraneità della macchia d’olio alla sfera del custode è in re ipsa, e che dunque (se ne deve trarre conclusione obbligata) ogni macchia d’olio è caso fortuito, e non ha bisogno di dimostrazioni da parte del custode.
2.- Il secondo motivo denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c..
Questo motivo può ritenersi assorbito dall’accoglimento del primo.
Il ricorso va pertanto accolto con rinvio alla Corte di Appello di Roma, che dovrà attenersi ai principii di diritto sopra enunciati.