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Timestamp: 2019-06-19 01:59:20+00:00
Document Index: 12849020

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 75', 'art. 86', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75']

Deliberazione n. 89 del 28/11/2006
PREC 11/06
Oggetto: istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del decreto legislativo n. 163/2006, presentata dall'Amministrazione provinciale di Biella. Lavori di segnaletica verticale lungo le strade provinciali - anno 2006. Revoca dell'aggiudicazione definitiva in presenza di DURC irregolare.
In esito alla procedura di aggiudicazione emarginata in epigrafe, della quale è risultata aggiudicataria in via definitiva l'impresa SASA s.r.l., l'Amministrazione provinciale di Biella ha formulato un'istanza di parere in ordine alla possibilità di revocare detta aggiudicazione in presenza di un DURC (Dichiarazione Unica Di Regolarità Contributiva) irregolare.
Infatti, a parere dell'amministrazione istante, ai sensi dell'art. 2, della legge 266/2002, nonché sulla base della Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 12 luglio 2005, l'impresa aggiudicataria in via definitiva di una gara d'appalto deve dimostrare sia la sussistenza sia la persistenza del possesso dei requisiti di regolarità contributiva e fiscale.
Di avviso contrario, invece, l'impresa SASA s.r.l. la quale, nella propria memoria, ha sottolineato come l'irregolarità del DURC non costituisce causa di esclusione dalle gare, dovendo la regolarità essere dimostrata solo al momento della stipula, né funge quale "accertamento definitivo" di irregolarità contributiva ai sensi dell'art. 75, comma 1, lett. e) del D.P.R. 554/99; inoltre, in presenza di DURC irregolare a seguito dell'aggiudicazione definitiva e nelle more della stipula del contratto d'appalto, deve essere consentita all'aggiudicatario la regolarizzazione della propria posizione contributiva e fiscale sino alla sottoscrizione del contratto stesso.
Le posizioni dell'amministrazione provinciale e dell'impresa sono, dunque, inconciliabili e, per tale motivazione, è stato chiesto a questa Autorità di esprimere il proprio avviso in ordine alle problematiche illustrate, al fine di dirimere la controversia.
In primo luogo, sembra opportuno riassumere brevemente la disciplina in materia di DURC.
L'art. 86, comma 10, del D.Lgs. 10/09/2003, n. 276 ha istituito il DURC nell'ambito dei lavori privati; successivamente l'art. 2 del D.L. 25/09/2002 n. 210 conv. dalla L. 22/11/2002 n. 266, ha previsto l'applicazione del documento stesso negli appalti pubblici (lavori, servizi e forniture). In particolare il comma 1, del suddetto art. 2, stabilisce che "le imprese che risultano affidatarie di un appalto pubblico sono tenute a presentare alla stazione appaltante la certificazione relativa alla regolarità contributiva a pena di revoca dell'affidamento".
In data 15.04.2004, Inps, Inail, Casse edili ed organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro maggiormente rappresentative del settore, hanno siglato una convenzione che ha sancito la piena operatività del DURC (la prima convenzione risale al 03/12/2003). La convenzione disciplina le modalità di richiesta del documento, i rapporti tra i vari istituti coinvolti e il campo d'applicazione di tale normativa.
Alla predetta convenzione hanno fatto seguito diverse circolari in materia, tra le quali la circolare Ministero lavoro del 12/07/2005, circolare INAIL n. 38/2005, le circolari INPS 92/2005 e 122/2005.
Nelle opere pubbliche il DURC accompagna ogni fase dell'attività dell'impresa: non si può prescindere da esso per la stipula del contratto e per i pagamenti degli stati di avanzamento lavori e per gli stati finali, mentre per la partecipazione alla gara è generalmente sufficiente l'autodichiarazione di regolarità dell'impresa, anche se può essere necessaria una conferma della dichiarazione stessa tramite DURC (es. per l'aggiudicatario).
La disciplina del DURC, dunque, è strettamente connessa con quella relativa agli appalti pubblici ai fini della valutazione, da parte della stazione appaltante, della regolarità contributiva del concorrente e, quindi, della affidabilità morale e professionale dello stesso.
Infatti, il termine "correntezza contributiva" indica l'essere in regola o al "passo" con le scadenze periodiche delle obbligazioni previdenziali e assistenziali quanto al loro pagamento. E' evidente, quindi, che soltanto l'accertamento della regolarità nel tempo dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e quindi della capacità dell'impresa di far fronte alle relative obbligazioni, è idoneo a soddisfare l'interesse pubblico "primario" che viene in rilievo nelle gare d'appalto, incentrato sull'affidabilità dell'impresa concorrente attraverso l'indice rivelatore della sua più efficiente ed efficace gestione economico-produttiva.
Occorre, infatti, considerare al riguardo, con riferimento alla disciplina degli appalti di lavori (che qui interessa ai fini della soluzione del caso), che già all'atto della qualificazione, le imprese, in conformità all'art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, oltre ai requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi, devono dimostrare di possedere requisiti di carattere generale che attengono, più propriamente, all'indicata affidabilità morale, economica e professionale dell'esecutore.
Questi requisiti oltre a dover sussistere alla data di sottoscrizione del contratto per il rilascio dell'attestazione di qualificazione, devono permanere al momento della partecipazione alle specifiche procedure di affidamento e di stipulazione dei contratti. In sostanza, tali requisiti, in occasione della singola gara, formano oggetto di una verifica di tipo dinamico sulla perdurante attualità di detta idoneità e si riflettono sulla legittimazione a contrarre del concorrente.
Il tutto in una logica di garanzia dell'elemento fiduciario che caratterizza il contratto di appalto e che comporta, conseguentemente, una forma di autotutela per l'ente aggiudicatore che, nella ricorrenza di oggettivi e definitivamente acclarati presupposti, può precludere all'impresa la partecipazione alla gara e rifiutare la stipulazione del relativo contratto.
E tra tali presupposti l'art. 75 del D.P.R. n. 554/1999, annovera, al comma 1, lett. e), coloro "che hanno commesso gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza e ad ogni altro obbligo derivante dal rapporto di lavoro…".
Al riguardo occorre precisare che l'espressione "debitamente accertate" non può essere letta nel senso di "definitivamente accertate", ma sta ad indicare che dell'infrazione deve esservi stato accertamento nelle forme previste dalla normativa di settore. Questa assegna gli accertamenti alla sede amministrativa la cui attestazione appare, quindi, sufficiente a legittimare la valutazione delle stazioni appaltanti circa la gravità dell'infrazione.
Si aggiunga che la "gravità" della violazione può desumersi da parte della stazione appaltante dalla specifica tipologia dell'infrazione commessa, sulla base anche del tipo di sanzione (arresto o ammenda) per essa irrogata, dall'eventuale reiterazione della condotta, del grado di colpevolezza e dalle ulteriori conseguenze dannose che ne sono derivate (es. infortunio sul lavoro) (determinazione dell'Autorità n. 13/2003).
Alla luce di tutto quanto sopra, pertanto, si ritiene che il DURC costituisce "certificazione" idonea ad attestare, ai fini dell'esclusione dalle gare d'appalto ed alla stipula del relativo contratto, l'irregolarità contributiva nell'ambito del più generico disposto regolamentare in ordine al mancato adempimento agli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro.
Peraltro, come in precedenza osservato, i requisiti di cui al citato art. 75 del Regolamento, formano oggetto di una verifica di tipo dinamico sulla perdurante attualità dell'idoneità morale e professionale del concorrente, tanto che, in presenza dei prescritti presupposti, la stazione appaltante può rifiutare la stipulazione del contratto, previa revoca dell'aggiudicazione.
Occorre inoltre richimare - in ordine alle eccezioni sollevate al riguardo dall'impresa - l'orientamento giurisprudenziale prevalente (Cons. Stato 27/12/2004, n. 8215 e 20/09/2005, n. 4817) ai sensi del quale l'impresa deve essere in regola con i relativi obblighi fin dalla presentazione della domanda e sono irrilevanti eventuali adempimenti tardivi, anche se i loro effetti, dal punto di vista della disciplina dell'obbligazione, retroagiscano al momento della scadenza del termine di pagamento.
Occorre, infatti, sottolineare la ratio della normativa in commento, volta a garantire all'amministrazione la conclusione del contratto con un'impresa che osservi la normativa sul diritto del lavoro ma anche ad assicurare e perseguire il più ampio rispetto di quest'ultima a tutela del lavoro. Procedimenti di dilazione, sanatoria, condono, o simili rilevano ai fini della vita dell'estinzione dell'obbligazione contributiva e, quindi, della regolarizzazione del rapporto con gli enti preposti, ma non impediscono quella sorta di sanzione indiretta (avente la finalità disincentivante evidenziata dalla giurisprudenza) costituita dall'effetto preclusivo dell'aggiudicazione dell'appalto pubblico.
Conclude, dunque, la giurisprudenza che il requisito della regolarità contributiva di cui all'art. 75, comma 1, lett. e), del D.P.R. 554/99, deve necessariamente essere una costante, che concorre a provare l'affidabilità, la diligenza e la serietà dell'impresa e rappresenta un indice rilevatore della correttezza della stessa nei rapporti con le maestranze (TAR Lazio, 19/06/2006, n. 4814).
Conclusivamente, dunque, la regolarità contributiva è richiesta non solo come requisito indispensabile per la partecipazione alla gara, ma l'impresa deve conservare la "correntezza" per tutto lo svolgimento di essa, restando irrilevante un eventuale adempimento tardivo della relativa obbligazione.
- è conforme alla disciplina normativa e regolamentare in materia di lavori pubblici la revoca dell'aggiudicazione definitiva della gara in presenza di un DURC dal quale risulti in via definitiva l'irregolarità contributiva dell'impresa aggiudicataria.