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Timestamp: 2018-10-18 03:38:27+00:00
Document Index: 47176549

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 702', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 7']

Archivi News - Pagina 4 di 8 - LGV Avvocati | Studio legale indipendente
FASTWEB (NUOVAMENTE) SANZIONATA DALL’AGCOM PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
Con provvedimento reso all’esito dell’Adunanza dell’11 aprile 2018, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una sanzione pecuniaria di oltre di 4 milioni di Euro nei confronti del gigante delle comunicazioni elettroniche Fastweb, per avere quest’ultima posto in essere pratiche commerciali scorrette ed ingannevoli ai sensi degli artt. 20 comma 2, 21 e 22 del Codice del Consumo.
La condotta di Fastweb censurata dal Garante riguarda una serie di claim pubblicitari – diffusi via tv, internet, opuscoli ed affissionali – volti ad enfatizzare l’utilizzo integrale ed esclusivo della fibra ottica ed il raggiungimento delle massime prestazioni in termini di velocità e affidabilità della connessione, omettendo tuttavia di informare adeguatamente i consumatori circa le caratteristiche della tecnologia di trasmissione utilizzata, i limiti geografici dell’offerta e le reali potenzialità del servizio in fibra offerto. Secondo il Garante, tale condotta si pone in contrasto con gli artt. 20, 21 e 22 del Codice del Consumo poiché non ha messo il consumatore nella condizione di individuare gli elementi che caratterizzano in concreto l’offerta, con particolare riferimento al diverso tipo di prestazioni connesse alla tecnologia sottesa alle diverse tipologie di offerta; inoltre, sempre secondo l’AGCOM Fastweb non avrebbe fornito adeguata visibilità all’opzione aggiuntiva, a pagamento dopo un periodo di gratuità, che consente di ottenere la massima velocità pubblicizzata. La sanzione di oltre 4 milioni di Euro è il frutto tra l’altro del bilanciamento tra l’aggravante della recidiva di Fastweb e l’attenuante dovuta alla parziale correzione da parte di Fastweb dell’informativa sulle proprie offerte.
LGV AVVOCATI VINCE IN TEMA DI GIURISDIZIONE
Con una recentissima sentenza il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il difetto di giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana in un procedimento di accertamento negativo di un credito instaurato nei confronti di una società olandese cliente di LGV.
Il procedimento in esame è stato instaurato, con ricorso ex art. 702bis c.p.c., da una società italiana – produttrice di caschi per moto – nei confronti del suo distributore olandese, assistito da LGV, al fine di chiedere l’accertamento dell’insussistenza del diritto vantato da quest’ultima in relazione al riconoscimento di un bonus sul fatturato del 2016.
LGV si costituiva in giudizio contestando, in via preliminare, la carenza di giurisdizione del Giudice italiano, in base a quanto disposto dal regolamento UE 1215/2012; in particolare, essa riteneva la sussistenza della giurisdizione del Giudice olandese sia in applicazione dell’art. 5 di tale Regolamento, relativo al criterio di collegamento del foro generale del convenuto, sia in applicazione dell’art. 7, relativo ai fori facoltativi nell’ipotesi di compravendita di beni mobili.
Il Tribunale di Bergamo, con una decisione resa dopo soli 5 mesi dall’inizio del procedimento, ha accolto l’eccezione preliminare proposta da LGV dichiarando la carenza di giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana e condannando parte ricorrente al pagamento delle spese di lite. In particolare, il Tribunale ha chiarito che, in applicazione all’ art. 4 del Regolamento UE n. 1215/12, “(…) nei casi di controversie internazionali, la giurisdizione spetti al giudice del luogo in cui il convenuto ha il domicilio o, in caso di società, la sede” e che, ai sensi dell’art. 7 del citato Regolamento, nelle ipotesi di contratti di compravendita di beni mobili la giurisdizione spetta al giudice del luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto. Nel caso di specie, la resistente ha sede in Olanda e i beni della ricorrente sono stati consegnati in Olanda; il Giudice ha quindi concluso per la declaratoria di difetto di giurisdizione del Giudice italiano.
CALZATURE CROCS: È NULLA LA REGISTRAZIONE DEL DESIGN
Il 14 marzo il Tribunale dell’Unione Europea ha confermato la nullità della registrazione del disegno/modello delle calzature Crocs per difetto del requisito della novità. La Crocs non è riuscita a dimostrare di non aver predivulgato il disegno/modello.
La vicenda origina dalla richiesta del 22 novembre 2004 della Western Brands LLC all’UAMI (oggi EUIPO) di registrare un disegno comunitario per calzature, rivendicando la priorità di una domanda di brevetto USA depositata il 28 maggio 2004. L’8 febbraio 2005 la registrazione veniva concessa, e successivamente trasferita dalla Western Brands alla Crocs il 3 novembre 2005.
Nel 2013 la società francese Gifi Diffusion presentava all’EUIPO una domanda di nullità del disegno per difetto di novità, sostenendo che lo stesso fosse stato divulgato al pubblico anteriormente al periodo di dodici mesi precedenti la data di priorità rivendicata (ossia, già prima del 28 maggio 2003).
Infatti, un disegno o modello è proteggibile nell’UE fra l’altro a condizione che non sia stato divulgato al pubblico anteriormente ai dodici mesi precedenti la data di priorità rivendicata.
Il 13 febbraio 2014 la divisione annullamento dell’EUIPO respingeva la domanda di Gifi Diffusion, sostenendo che la presunta divulgazione non fosse stata sufficientemente dimostrata.
Il 27 marzo 2014 Gifi Diffusion proponeva appello contro la decisione della divisione annullamento, producendo prove in base alle quali risultava che il disegno fosse stato divulgato al pubblico anteriormente al 28 maggio 2003, sia esponendolo sul sito Internet di Crocs e nell’ambito di un salone nautico in Florida, sia rendendo disponibili alla vendita, in diversi Stati americani, sandali realizzati secondo il disegno.
Tali circostanze portavano la terza commissione di ricorso dell’EUIPO ad accogliere la domanda di Gifi Diffusion, con una conseguente dichiarazione di nullità del disegno per calzature.
La Crocs ricorreva contro tale decisione, affermando che le circostanze di divulgazione testé citate non potessero ragionevolmente essere conosciute negli ambienti specializzati del settore delle calzature, all’interno dell’Unione, nel corso della normale attività commerciale.
Con la decisione del 14 marzo 2018 il Tribunale dell’UE ha tuttavia ritenuto che la Crocs non sia riuscita a dimostrare né che il sito internet non potesse essere individuato da produttori di calzature operanti fuori dagli USA, né che questi ultimi non fossero a conoscenza del salone nautico, peraltro di carattere internazionale, tenutosi in Florida. Infine, il Tribunale ha affermato che anche la messa in vendita di calzature aventi tale disegno fosse avvenuta con modalità tali da non poter essere passata inosservata negli ambienti specializzati dell’Unione.
Queste tre osservazioni, congiuntamente considerate, hanno portato il Tribunale a ritenere corrette le conclusioni dell’EUIPO e, pertanto, a respingere il ricorso presentato da Crocs.