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Timestamp: 2018-06-18 23:21:52+00:00
Document Index: 136090061

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 7']

Processo Penale e Giustizia - corte di cassazione - sezioni semplici - cosa giudicata
corte di cassazione - sezioni semplici - cosa giudicata
Revisione – sentenza Corte EDU – incidente di esecuzione – giudicato.
Lo strumento per adeguare l’ordinamento interno a una decisione definitiva della Corte EDU va individuato, in via principale, nella revisione introdotta dalla sentenza additiva della Corte costituzionale n. 113 del 2011, applicabile sia nelle ipotesi di vizi procedurali ex art. 6 della Convenzione EDU, sia in quelle di violazione dell’art. 7 della stessa Convenzione che non implichino un vizio assoluto di responsabilità, ma solo un difetto di prevedibilità della sanzione; lo strumento dell’incidente di esecuzione, invece, può essere utilizzato solo quando l’intervento di rimozione o modifica del giudicato sia privo di contenuto discrezionale, fermo restando che, qualora l’incidente di esecuzione sia promosso per estendere gli effetti favorevoli della sentenza della Corte EDU ad un soggetto diverso da quello che l’aveva adita, è necessario che la predetta decisione abbia una obiettiva ed effettiva portata generale, e che la posizione dell’istante sia identica a quella del caso deciso dalla Corte di Strasburgo.
Cass. pen. Sez. IV, 29 maggio 2014, n. 22257
Giudicato - Norma penale incostituzionale - lex mitior - annullamento con rinvio per rivalutazione risposta sanzionatoria
La caducazione del D.L. n. 272, artt. 4 bis e 4 vicies ter, siccome convertito nella legge n. 49 del 21/6/2006, che avevano sostituito il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, ad opera della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 dell'11-12/2/2014 (depositata il 25/2/2014 e pubblicata sulla G.U. del 5/3/2014, n. 11, 1^ Serie Speciale) impone il riesame del trattamento sanzionatorio. La riscrittura operata con la novella oggi dichiarata incostituzionale ha fatto si che non fosse più ritenuto rilevante specificare nei capi d'incolpazione, prima, in quelli d'imputazione, poi, e nelle sentenze, infine, la natura delle sostanze stupefacenti in relazione alle quali erano mosse le contestazioni. Ove risulti operato un tale indistinto richiamo si pone, quindi, l'esigenza di sottoporre al giudice del merito l'assetto normativo sopravvenuto, ove più favorevole, perchè, ferma ed intangibile la scelta (adeguatamente motivando) di mantenere il trattamento penale così come disposto, ove compatibile con il nuovo range sanzionatorio, tenga conto, dell'art. 2 c.p., comma 4. La Corte Costituzionale con la sentenza n. 236 del 19/7/2011, dopo aver ripreso le norme sovranazionali rilevanti in materia, ha escluso che l'art. 7 CEDU imponga una maggior tutela della retroattività della lex mitior. Ove si riscontri necessario tener conto della lex mitior (per almeno una frazione della pena in concreto inflitta), non resta che disporre l'annullamento sul punto della decisione, non ostandovi nessuna delle superiori esigenze individuate dalla Corte Costituzionale. Ciò non implica che il giudice del rinvio sia obbligato a ridurre la pena, così da dar vita, sempre e comunque, ad un concreto beneficio per l'imputato. Quel che, invece, s'impone è la rivalutazione sul punto della decisione, all'esito della quale, fermo restando il divieto di qualsivoglia riforma peggiorativa, la determinazione può anche restare immutata. In definitiva, quel che va escluso è che resti fuori dai parametri del giudizio il criterio normativo meno afflittivo ex post emerso. Il fulcro del ragionamento investe il territorio logico-argomentativo affatto diverso, occorrendo chiedersi se il vaglio in concreto del disvalore penale del fatto -al quale non può dirsi estraneo il trattamento penale edittale riservato dalla legge finalizzato a quantificare l'aumento a titolo di continuazione- debba tener conto del mutato e più favorevole giudizio di rimproverabilità, scaturito da legge successiva o dalla riviviscenza di norma più favorevole, quale conseguenza del giudizio caducatorio della Corte Costituzionale.
l fulcro del ragionamento investe il territorio logico-argomentativo affatto diverso, occorrendo chiedersi se il vaglio in concreto del disvalore penale del fatto -al quale non può dirsi estraneo il trattamento penale edittale riservato dalla legge finalizzato a quantificare l'aumento a titolo di continuazione- debba tener conto del mutato e più favorevole giudizio di rimproverabilità, scaturito da legge successiva o dalla riviviscenza di norma più favorevole, quale conseguenza del giudizio caducatorio della Corte Costituzionale.