Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-inps-n-34-del-07022002.html
Timestamp: 2016-10-27 05:11:43+00:00
Document Index: 45554598

Matched Legal Cases: ['art.\n49', 'art. 1', 'art.1', 'art. 9', 'art.1', 'art.2135', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 230', 'art. 8', 'art. 2135', 'art.1', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 2135']

Circolare INPS n. 34 del 07.02.2002
D. Lgs. n. 226, 227 e
SOMMARIO: 1. Premessa 2. D. Lgs.
n. 228/2001 - Orientamento e modernizzazione del settore agricolo 2.1 Art. 1 D.
Lgs. N. 228/2001 - Imprenditore agricolo 2.2 Allevamento di animali 2.3 Il ciclo
biologico 2.4 Il possesso del fondo 2.5 Le attività connesse 2.6 Cooperative e
consorzi 3. Art. 2 D. Lgs. n. 228/2001 4. Art. 3 commi 1 e 2 D. Lgs. n.
228/2001- Attività agrituristica 5. Art. 4 D.Lgs. n. 228/2001 - Esercizio dellattività
di vendita 6. Art. 9 D. Lgs. N. 228/2001 - Soci di società di persone 7. Art.
10 D. Lgs. N. 228/2001 - Attribuzione della qualifica di imprenditore agricolo a
titolo principale 8. Art. 7 e 8 D. Lgs. N. 227/2001 - Orientamento e
modernizzazione del settore forestale 9. D. Lgs. n. 226/2001 - Orientamento e
modernizzazione del settore della pesca e dellacquacoltura 9.1 Art. 2 D. Lgs.
n. 226/2001 - Imprenditore ittico 9.2 Art. 3 D. Lgs. n. 226/2001 - Attività
connesse a quella di pesca 10. Adempimenti delle Sedi
5 marzo 2001 n.57, in materia di apertura e regolazione dei mercati, reca agli
articoli 7 (delega per la modernizzazione nei settori dellagricoltura,
delle foreste, della pesca e dellacquacoltura) e 8 (principi e criteri
direttivi) la previsione di una delega al Governo per la elaborazione ed
emanazione di una legge di orientamento, ossia di un provvedimento che ponendo
mano alla vasta e complessa normativa esistente e prevedendo una
razionalizzazione dellintervento da parte dello Stato, con la finalità di
definire un nuovo quadro complessivo per la modernizzazione del settore
primario, includendovi oltre allagricoltura in senso stretto, anche il
settore selvicolo, della pesca e lacquacoltura , nonché di lavorazione del
In applicazione dei principi contenuti nella citata
legge sono stati pubblicati sulla G.U.n.137 del 15 giugno 2001 - supplemento
ordinario n.149 - i decreti legislativi n. 226, n. 227 e n. 228 del 18 maggio
2001 contenenti, rispettivamente, le disposizioni per lorientamento e la
modernizzazione del settore della pesca, del settore forestale e del settore
Le più rilevanti e oggettive variazioni alla
previgente normativa che determinano notevoli riflessi sullattività delle
Sedi ed in particolare sulla classificazione e linquadramento delle aziende
nellarea agricola sono rappresentate rispettivamente dagli articoli:
2 e 3 del D.Lgs. n.226/2001
7 e 8 del D.Lgs. n.227/2001.
1-2-3-4-9 e 10 del Dlgs. n.228/2001
2. D. Lgs. n. 228/2001-
Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dellarticolo 7
della legge 5 marzo 2001, n. 57.
panorama delle novità introdotte in materia e al fine di fornire un quadro
articolato delle norme attuative della legge n. 57/2001, si è ritenuto di
evidenziare, in via prioritaria, i contenuti e la portata dellarticolo 1 del
D. Lgs n.228/2001 e i successivi articoli 2-3-4-9-10.
2.1. Imprenditore agricolo - Art. 1 D.Lgs.
comma dellarticolo 1 in esame, nel sostituire la precedente formulazione
prevista dallarticolo 2135 del codice civile, ha ridefinito, coerentemente
alle tendenze evolutive dellattività svolta in agricoltura, la figura dellimprenditore
E imprenditore agricolo chi esercita una
delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di
animali ed attività connesse
ed introduce sostanziali novità per
quanto attiene alle attività espletate dallimprenditore specificando che per
coltivazione del fondo,per selvicoltura e per allevamento di animali si
intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico
o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che
utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o
Si intendono comunque connesse le attività,
esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione,
conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano
ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del
bosco o dallallevamento di animali, nonché le attività dirette alla
fornitura di beni o servizi mediante lutilizzazione prevalente di
attrezzature o risorse dellazienda normalmente impiegate nellattività
agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio
e del patrimonio rurale e forestale ovvero di ricezione ed ospitalità come
definite dalla legge.
Il secondo comma dello stesso articolo estende alle
cooperative di imprenditori agricoli e loro consorzi la nuova figura dellimprenditore
Si considerano imprenditori agricoli le
cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi quando utilizzano per lo
svolgimento delle attività di cui allarticolo 2135 del codice civile, come
sostituito dal comma 1 del presente articolo, prevalentemente prodotti dei
soci,ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi diretti alla cura
ed allo sviluppo del ciclo biologico.
Dalla lettura del testo novellato dellarticolo 2135
c.c. si evidenziano chiaramente i punti qualificanti della nuova formulazione
delle attività da ricondurre alla figura dellimprenditore agricolo:
attività di un ciclo biologico o di una
fase necessaria del ciclo stesso
attività che utilizzano o possono
utilizzare il fondo,il bosco o le acque dolci,salmastre o marine
cooperative e consorzi di imprenditori
2.2. Allevamento di animali
dettato della norma in esame con la sostituzione del tradizionale termine bestiame
ricompreso nella precedente dizione dellarticolo 2135, con il nuovo termine
animali ha inteso da un lato superare le restrittive
interpretazioni giurisprudenziali in materia e dallaltro riconoscere a tutta
una serie di tipologie di allevamento il presupposto per il riconoscimento di
una attività imprenditoriale nel settore dellagricoltura, indipendentemente
dalla presenza o meno di un fondo.
Ne consegue che, oltre ai tradizionali allevamenti
connessi ad un fondo (allevamenti da carne, da lavoro, da latte e da lana) sono
da ricomprendere a titolo di attività imprenditoriale agricola tutta una serie
di allevamenti quali la avicoltura, cunicoltura, apicoltura, bachicoltura, ecc.,
anche se non necessariamente correlate alla titolarità o meno di un fondo da
parte dellimprenditore.
Per la classificazione dei datori di lavoro ai fini
previdenziali ed assistenziali, la norma conferma quanto già disposto dallart.
49 della Legge 9 marzo 1989 n. 88 che, al comma 1, lett. c) dispone linquadramento
nel settore agricoltura anche per le attività di cui allart. 1 della L. n.
778/1986.
2.3. Il ciclo biologico
elemento di novità è la valorizzazione delle attività svolte dallimprenditore
nellambito di quelle dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico
o fase dello stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono
utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
La norma, a tal proposito, individua un criterio
innovativo di qualificazione e identificazione di una impresa agricola ampliando
la portata rispetto alla precedente formulazione, dal momento in cui estende il
concetto di ciclo biologico sia allambito animale che vegetale.
La formulazione della norma comporta che, con riguardo
allattività di coltivazione del fondo, viene ad essere superata la
precedente nozione che si riferisce al complesso unico ed inscindibile del ciclo
dei lavori svolti dallagricoltore per conseguire i prodotti immediati e
diretti della terra (dalla rottura del suolo al raccolto).
Ne consegue che, nellambito dellattività
tipicamente agraria della coltivazione del fondo, la gestione in termini
quali-quantitativi di una serie di adempimenti svolti con lutilizzo del
criterio biologico finalizzato allo sviluppo vegetativo della specie, è
presupposto per il riconoscimento di una attività imprenditoriale agricola.
Ad esempio limpresa di florovivaismo , laddove si
avvalga di sofisticate tecniche e di particolari accorgimenti finalizzati allo
sviluppo quali-quantitativo della pianta, dovrà ormai qualificarsi come tipica
attività agricola descritta dal nuovo articolo 2135 c.c.
Analogamente, sul versante degli allevamenti, la fase
di ingrassamento degli animali da carne, che costituisce una fase necessaria del
ciclo biologico di sviluppo, è da ricondursi ad attività autonomamente
inquadrabile nel settore agricolo.
2.4 Il possesso del fondo
proposito la dizione dellart.1 in esame recita le attività..utilizzano
o possono utilizzare il fondo e chiarisce in modo
inequivocabile che il possesso del fondo non è più elemento indispensabile per
lattività dellimprenditore.
Ciò in linea con il processo evolutivo dellimpresa
agricola che attraverso il progresso tecnologico è in grado di ottenere
prodotti merceologicamente agricoli con metodi che prescindono dallo
sfruttamento della terra.
Questa conclusione oltre a fondarsi sul dato testuale
sufficientemente univoco nella sua formulazione possono utilizzare il fondo
trova vigore anche in valutazioni di ordine sistematico, atteso che fra le
attività connesse vengono ricomprese le attività dirette alla fornitura di
beni e di servizi .mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o
risorse dellazienda normalmente impiegate nellattività agricola
esercitata.. che possono essere prestate senza alcun necessario
collegamento o rapporto di connessione economico o funzionale con il fondo.
Coerentemente, laver visto il fondo non più
elemento essenziale ha portato, altresì, il legislatore ad indicare come
agricole le imprese che svolgono dette attività anche in acque marine,
ampliando lattività di acquacoltura così come era stata regolamentata dalla
legge n.102/1992 limitatamente alle acque dolci e salmastre. Successivamente il
principio è stato confermato, nel suo complesso, dalla disciplina dellart. 9
della Legge 27 marzo 2001 n. 122.
2.5. Le attività connesse
precedente stesura dellarticolo 2135 c.c. esprimeva una presunzione di
connessione delle attività correlate con la principale attività agricola,
limitando detta connessione allalienazione ed alla trasformazione dei
La nuova formulazione della norma ha come finalità di
consentire allimprenditore agricolo una migliore e più agevole utilizzazione
delle risorse e spiegare in concreto una favorevole incidenza nelleffettiva
redditività delle stesse (fondo, acque, ecc..).
Infatti, la legge di orientamento, accogliendo una
visione dinamica dellimpresa agricola proiettata necessariamente verso il
mercato, ha sancito il principio secondo cui debbono comunque ritenersi connesse
le attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione,
commercializzazione e valorizzazione dei prodotti ottenuti dalla coltivazione
del fondo o dallallevamento del bestiame. Non si pone più pertanto il
problema di verificare se quella specifica attività, in relazione alla
dimensione della impresa, alla località in cui lazienda opera, ai mezzi di
cui si avvale, al tempo in cui viene esercitata, rientri fra quelle normalmente
svolte dallimprenditore agricolo.
Pertanto, sono considerate connesse le iniziative volte
alla commercializzazione e valorizzazione della produzione agricola, come
naturale ed imprescindibile sbocco delle attività produttive agricole svolte
dallo stesso imprenditore.
Per le attività di manipolazione, conservazione,
trasformazione, commercializzazione e valorizzazione la connessione si verifica
con il concorso di due requisiti:
di natura soggettiva, nel senso che
le attività connesse c.d. tipiche devono essere compiute dallo stesso
imprenditore agricolo, essendo richiesta lidentità soggettiva fra chi compie
una delle menzionate attività essenziali e lattività connessa;
di natura oggettiva, nel senso che
tale attività di manipolazione, trasformazione, commercializzazione deve avere
ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo
o del bosco o dallallevamento di animali.
Se si deborda da tale limite, lattività di
trasformazione, commercializzazione ecc., non può ritenersi connessa allimpresa
agricola e quindi perde i caratteri dellattività agricola per acquistare
natura industriale o commerciale.
Nella fattispecie il discrimine è costituito dal fatto
che gli impianti e le strutture produttive destinate alla manipolazione,
trasformazione e alla commercializzazione della produzione agricola utilizzano
come materia prima, in modo prevalente, il prodotto ricavato dallazienda
La norma, di seguito, estende la connessione anche alle
attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante lutilizzazione prevalente
di attrezzature o risorse dellazienda, normalmente impiegate nellattività
e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come
definite dalla legge.
La norma novellata, tuttavia, nel ricondurre nellambito
dellattività agricola le attività connesse, come sopra definite, oltre a
richiedere la presenza di un collegamento oggettivo e soggettivo, espressamente
fa riferimento al concetto della prevalenza, laddove sancisce che i
prodotti manipolati, conservati ecc. devono provenire prevalentemente dallattività
agricola principale.
Il concetto è poi ripreso allorquando fa rientrare
nelle attività connesse anche quelle dirette alla fornitura di beni e
servizi mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dellazienda
normalmente impiegate nellattività agricola esercitata... Si osserva
in merito che il riferimento alle risorse ricomprende anche quelle c.d.
soggettive rappresentate dal lavoro dellintero nucleo e dei lavoratori
dipendenti normalmente impiegati nellattività agricola esercitata.
Nella fattispecie il requisito della prevalenza,
necessario per qualificare agricola una o più attività connesse alla
principale, rappresenta lelemento determinante ai fini dellinquadramento
Per quanto di tutta evidenza linsussistenza e/o il
venir meno del requisito determina la conferma, ai fini previdenziali, dellappartenenza
al precedente settore di attività (industria, artigianato, terziario).
2.6. Cooperative e consorzi
secondo comma dellart.1 il cui testo è riportato integralmente al punto 2.1,
estende la figura dellimprenditore agricolo, nella sua nuova ridefinizione,
alle cooperative di imprenditori agricoli e loro consorzi quando utilizzano
per lo svolgimento dellattività prevalentemente prodotti dei soci
ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi diretti alla
cura ed allo sviluppo del ciclo biologico.
Quindi nei confronti delle cooperative e consorzi di
imprenditori agricoli il richiamo dellart.2135 del codice civile, ovviamente
così come rideterminato dal D.Lgs. 228/2001, è omnicomprensivo di beni e
servizi offerti ai soci come ad esempio la definizione di adeguati piani
colturali, i mezzi necessari per la conduzione dellazienda, la fornitura di
assistenza tecnica e la utilizzazione di nuove tecnologie, nonché tutti i
servizi legati alla raccolta, trasformazione, manipolazione e
commercializzazione dei prodotti conferiti dai soci stessi.
Questa codifica recepisce le consolidate indicazioni
giurisprudenziali secondo le quali si debbono considerare assoggettate allo
statuto dellimpresa agricola, ad esempio, le cantine sociali, le latterie
sociali ed in genere le cooperative che trasformano prodotti dei soci.
3. Iscrizione al registro delle
imprese - Art. 2 D.Lgs. n. 228/2001
disposizione in esame nel modificare la norma ex lege n.580/1993 sulla efficacia
delliscrizione presso le sezioni speciali del registro delle imprese degli
imprenditori agricoli a titolo principale, statuisce che, oltre al valore di
certificazione anagrafica, liscrizione esplica anche la funzione specifica,
di cui allarticolo 2193 del c.c., pubblicità dichiarativa.
Nella fattispecie limprenditore, per provare la
qualifica di titolare di un nucleo diretto coltivatore o di imprenditore
agricolo a titolo principale, non dovrà richiedere la relativa certificazione
di iscrizione allINPS (ad es. richiesta motivata dallesercizio del diritto
di prelazione).
4. Attività agrituristica - Art.
3 D. Lgs. n. 228/2001
Larticolo
in questione integra sostanzialmente la normativa previgente in materia e più
specificamente ai commi 1 e 2 per quanto attiene ai riflessi di natura
4.1. Art. 3 comma 1
1 recita :Rientrano fra le attività agrituristiche di cui alla legge 5
dicembre 1985 n.730, ancorché svolte allesterno dei beni fondiari nella
disponibilità dellimpresa, lorganizzazione di attività ricreative,
culturali e didattiche, di pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo
finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del territorio, nonché la
degustazione dei prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino, ai sensi
della legge 27 luglio 1999 n. 268. La stagionalità dellospitalità
agrituristica si intende riferita alla durata del soggiorno dei singoli ospiti.
Si è in presenza di un notevole ampliamento delle
attività riconosciute dal legislatore al comparto agrituristico al fine di
favorire la valorizzazione del territorio e delle produzioni tipiche locali e
Ne consegue che limprenditore può organizzare e
gestire, mediante lutilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dellazienda
, tutta una serie di attività:
- didattiche
- di pratica sportiva
- escursionistiche
- ippoturistiche
- degustazione prodotti aziendali, inclusa
la mescita di vino, ai sensi della legge 268/1999.
Nella fattispecie la norma, altresì, prevede
espressamente che le predette attività possono essere svolte anche allesterno
dei beni fondiari che sono nella disponibilità dellimprenditore.
Il comma in trattazione, infine, affronta la
problematica della definizione del concetto di stagionalitànellattività
agrituristica legandola alla durata stagionale della permanenza degli ospiti
nellazienda e non quindi al periodo complessivo durante il quale limprenditore,
in precedenza, svolgeva la predetta attività.
4.2. Art. 3 comma 2
2 dispone: Possono essere addetti ad attività agrituristiche e sono
considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale,
assicurativa e fiscale, i familiari di cui allarticolo 230 bis del codice
civile, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, determinato e parziale.
La disposizione riflette una delle piu rilevanti ed
oggettive variazioni alla normativa vigente in materia di qualificazione ed
inquadramento aziendale dei lavoratori addetti alle attività agrituristiche.
Infatti a tutti i lavoratori dipendenti dellimpresa
sia a tempo indeterminato che determinato e/o parziale, nonché ai familiari
collaboratori dellimpresa familiare, di cui allarticolo 230 bis del
codice civile, è riconosciuta la qualifica di lavoratore agricolo.
5. Esercizio dellattività di
vendita - Art. 4 D.Lgs. n. 228/2001
Larticolato
della norma intende favorire il completo sfruttamento del ciclo produttivo
dellimpresa così come delineato dallart. 1 del decreto legislativo in
questione, facilitando lalienazione dei prodotti agricoli quale necessario e
connaturale sbocco dellattività imprenditoriale. La conferma si evince dalla
lettura del primo comma allorché viene riconosciuta la possibilità per
gli imprenditori agricoli, singoli o associati di esercitare la vendita diretta
dei prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende.
Nello specifico con il comma 3 è offerta lopportunità
di vendere i prodotti agricoli, attraverso la modalità del commercio
elettronicoin ottica di valorizzazione dei moderni strumenti tecnologici
utilizzati anche dalle imprese agricole.
Il successivo comma 5 estende poi tale disciplina anche
alla vendita di prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di
manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici.
Si amplia lo scenario dei soggetti ammessi ad
esercitare la vendita diretta con il riconoscimento di detta possibilità anche
agli imprenditori agricoli, singoli o associati e dunque anche i non coltivatori
diretti purché iscritti nel registro delle imprese, mentre in precedenza i
soggetti abilitati erano i produttori agricoliossia i proprietari di
terreni da essi direttamente condotti o coltivati, i mezzadri, i fittavoli, i
coloni, gli enfiteuti e le loro cooperative o consorzi. La revisione dellambito
soggettivo della disciplina consente di riferire il nuovo regime allimpresa
agricola nelle sue varie configurazioni.
6. Soci di società di persone -
Art. 9 D. Lgs. n. 228/2001
in esame recita :Ai soci delle società di persone esercenti attività
agricole, in possesso della qualifica di coltivatore diretto o di imprenditore
agricolo a titolo principale, continuano ad essere riconosciuti e si applicano i
diritti e le agevolazioni tributarie e creditizie stabiliti dalla normativa
vigente a favore delle persone fisiche in possesso delle predette qualifiche. I
predetti soggetti mantengono la qualifica previdenziale e, ai fini del
raggiungimento, da parte del socio, del fabbisogno lavorativo prescritto, si
computa anche lapporto delle unità attive iscritte nel rispettivo nucleo
familiare.
Ai fini della esposizione merita particolare interesse
lultimo capoverso della norma, che riconosce espressamente agli IATP -
imprenditori agricoli a titolo principale - il diritto al riconoscimento della
relativa qualifica previdenziale anche se soci di società di persone.
La norma in analogia allinterpretazione fornita dallex
SCAU (circ.75/1989) e recepita dallIstituto per quanto riguarda la figura del
coltivatore diretto, conferma che lesercizio in forma societaria di una
attività imprenditoriale agricola non costituisce un impedimento alla tutela
previdenziale dei singoli soggetti, ovviamente in presenza di tutti i requisiti
soggettivi e oggettivi per ottenere liscrizione alla gestione INPS.
Nel merito tuttavia, la disposizione limita il
riconoscimento esclusivamente nellipotesi di società di persone.
Nel contesto dellarticolo il secondo capoverso
affronta la problematica del requisito del fabbisogno lavorativo di una
azienda diretto-coltivatrice che, come si ricorda, deve contemplare almeno 1/3
di quello aziendale. Infatti la norma precisa che per il relativo calcolo si
computa anche lapporto delle unità attive facenti parte del nucleo
7. Attribuzione della
qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale - Art. 10 D. Lgs. n.
in commento al comma 1 punti a-b-c integra :Allarticolo 12 della legge
9 maggio 1975 n.153 è aggiunto, infine, il seguente comma:
Le società sono considerate imprenditori
agricoli a titolo principale qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale lesercizio
esclusivo dellattività agricola, ed inoltre:
a) nel caso di società di persone qualora
almeno la metà dei soci sia in possesso della qualifica di imprenditore
agricolo a titolo principale. Per le società in accomandita la percentuale si
riferisce ai soci accomandatari;
b) nel caso di società cooperative qualora
utilizzino prevalentemente prodotti conferiti dai soci ed almeno la metà dei
soci sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo
c) nel caso di società di capitali qualora
oltre il 50 % del capitale sociale sia sottoscritto da imprenditori agricoli a
titolo principale. Tale condizione deve permanere e comunque essere assicurata
anche in caso di circolazione delle quote o azioni.
Superando le precedenti interpretazioni che
limitavano il riconoscimento della qualifica di IATP alle sole persone fisiche,
larticolo in questione estende tale riconoscimento anche alle persone
giuridiche (società di persone e di capitale) che abbiano come oggetto
sociale lesercizio esclusivo dellattività agricola.
La norma tuttavia pone dei limiti allestensione di
tale riconoscimento dal momento in cui richiede la presenza di ulteriori e
articolati requisiti in ordine alla tipologia di società costituita.
In particolare nelle società di persone almeno la
metà dei soci deve essere titolare della qualifica di IATP e nel caso di
società in accomandita semplice tale percentuale deve essere rappresentata nellambito
del numero dei soci accomandatari.
Il requisito di almeno il 50% di imprenditori agricoli
costituisce elemento essenziale anche nelle forme societarie di cooperative.
Nella fattispecie la norma aggiunge che per lesercizio
dellattività devono essere utilizzati prevalentemente prodotti conferiti dai
Infine il dispositivo del decreto fissa ad oltre il 50%
il capitale sociale sottoscritto dagli IATP nelle società di capitali e di
seguito pone la condizione che, in caso di circolazione delle quote o azioni,il
predetto requisito deve permanere o comunque assicurato.
8. D. Lgs. n. 227/2001 -
Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dellart. 7
contesto del decreto in esame assumono rilevanza ai fini previdenziali i
contenuti degli artt. 7 (Promozione delle attività selvicolturali) e art. 8
(Esercizio di attività selvicolturali).
In particolare larticolo 7 al comma 1 prevede listituzione
di elenchi o albi regionali delle imprese per lesecuzione di lavori, opere e
servizi in ambito forestale. I soggetti iscritti a tali albi o elenchi possono,
altresì, ottenere in gestione aree silvo-pastorali pubbliche.
Il secondo comma dellart. 7 estende a tutti i
soggetti iscritti negli elenchi o albi regionali le norme di cui allart. 17
della Legge 31 gennaio 1994 n. 97 per cui il testo recante nuove disposizioni
per le zone montane consente ai coltivatori diretti singoli od associati la
possibilità di assumere in appalto da Enti pubblici e privati lavori di
sistemazione e manutenzione del territorio montano.
La norma, tuttavia fissa le condizioni per il
conferimento dellappalto che può essere assegnato al singolo soggetto o
associato la cui azienda sia ubicata in territorio montano.
E richiesto, altresì, limpegno esclusivo
del proprio lavoro e quello dei loro familiari (art. 230 bis c.c.).
Anche le macchine ed attrezzature utilizzate devono
risultare esclusivamente di proprietà dei soggetti interessati.
Infine viene fissato limporto massimo dellappalto
che annualmente non può superare i 30 milioni di Lire (Euro 15.493,68).
Sono interessati dalla norma anche le cooperative di
produzione agricola e di lavoro agricolo forestale che abbiano sede ed
esercitino prevalentemente la loro attività nei comuni montani.
Nella fattispecie limporto dei lavori o servizi non
può superare annualmente i 300 milioni di Lire (Euro 154.936,80).
Alle cooperative e i loro consorzi nellesercizio di
attività selvicolturali il successivo art. 8 del decreto in esame riconosce la
loro equiparazione alla figura dellimprenditore agricolo, così come
delineato nella nuova configurazione dellart. 2135 del c.c.
9. D. Lgs. n. 226/2001 -
Orientamento e modernizzazione del settore della pesca e dellacquacoltura, a
norma dellarticolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57.
dettato normativo del decreto in esame completa il quadro evolutivo delle norme
concernenti lattività dellacquacoltura.
Come è noto la Legge 5 febbraio 1992 n. 102 agli artt.
1 e 2 aveva delineato, nello specifico ambito del settore agricolo, linsieme
delle pratiche svolte in acque dolci ed in acque salmastre:
art.1 Ai fini della presente legge, per
attività di acquacoltura si intende linsieme delle pratiche volte alla
produzione di proteine animali in ambiente acquatico mediante il controllo,
parziale o totale, diretto o indiretto, del ciclo di sviluppo degli organismi
acquatici.
art. 2 Lattività di acquacoltura è
considerata a tutti gli effetti attività imprenditoriale agricola quando i
redditi che ne derivano sono prevalenti rispetto a quelli di altre attività
economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto.
Sono imprenditori agricoli, ai sensi dellarticolo
2135 del codice civile, i soggetti, persone fisiche o giuridiche, singoli o
associati, che esercitano lacquacoltura e le attività connesse di prelievo
sia in acque dolci sia in acque salmastre.
A seguito della pubblicazione della Legge 5 marzo 2001
n. 57 viene introdotta in materia una oggettiva variazione alla citata Legge n.
102/1992.
Ciò si evince dalla lettura del combinato disposto
degli artt. 7 (deleghe per la modernizzazione dei settori dellagricoltura,
direttivi) allorquando si fa riferimento ad attività imprenditoriale di
acquacoltura in ambienti marini.
Il concetto è ripreso dalla Legge 27 marzo 2001 n. 122
che allart. 9 intitolato Acquacoltura in acque marine recita: Al
comma 2 dellarticolo 2 della legge 5 febbraio 1992, n. 102, sono aggiunte, in
fine, le seguenti parole: e marine.
Infine detto riconoscimento viene riconfermato
allorché lart. 1 del D.Lgs. n. 228/2001 (vedi precedente punto 2.1) nel
definire ex novo la figura dellimprenditore agricolo (art. 2135 c.c.) recita:
omissis .. per coltivazione del fondo, per silvicoltura e per
allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo
sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di
carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il
bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Nel merito il concetto dellattività imprenditoriale
legata alle pratiche di acquacoltura in acque marine risulta definitivamente
statuito nel decreto n. 226/2001 in esame e più specificamente dagli artt. 2
(imprenditore ittico) e 3 (attività connesse a quella di pesca).
9.1. Imprenditore ittico - Art. 2
D. Lgs. n. 226/2001
dizione dellimprenditore ittico è condensata nel primo comma dellarticolo
in questione:
E imprenditore ittico chi esercita unattività
diretta alla cattura o alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini,
salmastri e dolci nonché le attività a queste connesse, ivi compresa lattuazione
degli interventi di gestione attiva, finalizzati alla valorizzazione produttiva
ed alluso sostenibile degli ecosistemi acquatici.
Il secondo comma ricollega lesercizio dellimprenditore
ittico alle disposizioni vigenti in tema di iscrizioni e relative
Il terzo comma equipara limprenditore ittico allimprenditore
agricolo e precisa: Fatte salve le più favorevoli disposizioni di legge, limprenditore
ittico è equiparato allimprenditore agricolo.
Il quarto comma ricollega lattività di acquacoltura
alla figura dellimprenditore agricolo come prevista dalla precedente
Ai soggetti che svolgono attività di
acquacoltura si applica la legge 5 febbraio 1992, n. 102, e successive
modificazioni.
9.2. Attività connesse a quella
di pesca - Art. 3 D. Lgs. n. 226/2001
particolare attenzione il primo comma dellarticolo in esame laddove precisa
la portata delle attività connesse a quella di pesca con la finalità di
riportare a modernizzazione e razionalizzazione il settore e le molteplici
esponenziali attività svolte dalle aziende del settore.
La disposizione, infatti, in linea con gli obiettivi
prefissati nella legge di orientamento, ribadisce il concetto legato ad una
visione dinamica delle imprese che utilizzano le risorse delle acque in generale
ed in particolare di quelle marine così come condensate ai successivi punti:
a) imbarco di persone non facenti parte
dellequipaggio su navi da pesca a scopo turistico-ricreativo, sinteticamente
denominato pescaturismo;
b) attività di ospitalità, di
ristorazione, di servizi, ricreative, culturali finalizzate alla corretta
fruizione degli ecosistemi acquatici e delle risorse della pesca, valorizzando
gli aspetti socio-culturali del mondo dei pescatori, esercitata da pescatori
professionisti singoli o associati, attraverso lutilizzo della
propria abitazione o struttura nella disponibilità dellimprenditore,
sinteticamente denominate ittiturismo;
c) la prima lavorazione dei prodotti del
mare, la conservazione, la trasformazione, la distribuzione e la
commercializzazione al dettaglio ed allingrosso, nonché le attività di
promozione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prevalentemente i
prodotti della propria attività.
Nel merito delle norme, si osserva che viene confermato
il principio della prevalenza dellattività principale della pesca
rispetto alle attività connesse e ciò sia per quanto riguarda lutilizzazione
dei prodotti che per quanto riguarda attrezzature o risorse dellazienda
normalmente impegnate nellattività ittica esercitata.
Di seguito vengono coniate due nuove definizioni
riferite allattività connessa:
La prima definizione concerne lo svolgimento parziale e
quindi non prevalente di attività a scopo turistico-ricreativo da offrire a
soggetti non facenti parte dellequipaggio imbarcato su navi da pesca.
La seconda, attraverso lutilizzo delle abitazioni
dei pescatori o strutture nella disponibilità degli stessi, configura il
riconoscimento di una specifica attività connessa a quella principale che si
esplica in ospitalità, ristorazione, ricreazione ecc., nonché attività
finalizzate alla valorizzazione degli aspetti socio-culturali del mondo dei
Larticolo completa lindividuazione delle
ulteriori attività connesse nelle fasi di prima lavorazione dei prodotti del
mare e loro conservazione, trasformazione, commercializzazione, semprechè
abbiano ad oggetto prevalentemente i prodotti della propria attività
10. Adempimenti delle Sedi
Considerata la portata delle novità introdotte in materia dai decreti
legislativi in argomento ed i notevoli riflessi che la complessa normativa può
determinare in ordine alla attività delle Sedi con successiva circolare
verranno impartite specifiche disposizioni operative.
Si fa presente, infine, che è in fase di
rielaborazione la modulistica relativa alle denunce aziendali che saranno
aggiornate in relazione al modificato regime normativo dellimprenditore
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina del collegio sindacale/sindaco unico (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale del consiglio di amministrazione di S.R.L. - Adeguamento o no alle risultanze degli studi di settore
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina del Consiglio di Amministrazione
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per l’approvazione del bilancio (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la distribuzione di dividendi (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina dell’amministratore unico (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la nomina di amministratori con poteri disgiunti (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per rettifica di verbale precedente assemblea recante un errore materiale (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per la ratifica dell’operato dell’organo amministrativo (modello personalizzabile)
- Siena, 8 giorni fa	Verbale di assemblea di S.r.l. per deliberare la revoca dell’amministratore unico (modello personalizzabile)