Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30634-del-25-11-2019
Timestamp: 2020-05-26 01:33:38+00:00
Document Index: 133250544

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 3', 'art. 77', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 46', 'art. 35', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 35', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 3']

Sentenza Cassazione Civile n. 30634 del 25/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30634 del 25/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 25/11/2019, (ud. 10/09/2019, dep. 25/11/2019), n.30634
sul ricorso 19294-2018 proposto da:
O.K., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA APOLLODORO
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA SEZIONE DI
TREVISO, in persona del Ministro pro tempore, elettivamente
Il Tribunale di Venezia, con pronuncia depositata l’8/5/2018, ha respinto il ricorso proposto da O.K., inteso ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, in subordine, la protezione sussidiaria, ed in ulteriore subordine, l’accertamento del diritto al rilascio di permesso di soggiorno per motivi umanitari, a fronte della reiezione della Commissione territoriale.
Il Tribunale ha ritenuto non credibile la narrazione del ricorrente e ha concluso per la carenza dei requisiti per il riconoscimento di tutte le forme di protezione richieste.
Ricorre O.K., con ricorso affidato a due motivi, e solleva altresì quattro questioni di costituzionalità.
In via preliminare, il ricorrente ha sollevato tre questioni di costituzionalità, relative, partitamente, al D.L. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, come convertito con L. n. 46 del 2017, per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, e art. 77 Cost., per mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza nell’emanazione del D.L., per il differimento dell’efficacia temporale; al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, come introdotto dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett.g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, artt. 24,111 e 117 Cost., quest’ultimo parametro così come integrato dall’art. 46, par.3, Direttiva 32/2013 e art. 6 e 13CEDU, per la previsione del rito camerale e deroghe espresse; al D.L. n. 2 del 2008, art. 35-bis, comma 13, come modificato dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per la violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, artt. 14 e 111 Cost., nella parte in cui stabilisce che il termine per ricorrere in cassazione è di giorni trenta dalla comunicazione a cura della Cancelleria del decreto; al citato D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, per violazione degli artt. 3,24 e 111 Cost., nella parte in cui stabilisce che la procura alle liti per la proposizione del ricorso in cassazione debba essere conferita a pena di inammissibilità, in data successiva alla comunicazione del – decreto.
Con il primo motivo di merito, il ricorrente si duole della violazione e/o falsa applicazione del citato D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 9, 10 e 11, per la mancata fissazione dell’udienza in camera di consiglio, a ragione della mancata messa a disposizione da parte della Commissione territoriale, della videoregistrazione dell’audizione del ricorrente.
In subordine, il ricorrente solleva questione di legittimità costituzione4ella norma cit., per la violazione degli artt. 3,24,111 Cost., come integrato dagli artt. 6 e 13 CEDU e art. 46, par.3, Direttiva 32/2013.
Sulle prime tre questioni di costituzionalità, è sufficiente rinviare alle pronunce 17717/2018, 27700/2018 e 28119/2018 ed agli argomenti ivi addotti, a cui si presta integrale adesione.
La quarta questione di costituzionalità e, a tacere da ogni ulteriore rilievo, irrilevante, dato che nella specie, il difensore ha esattamente ottemperato al disposto normativo indicato.
Il primo motivo di merito del ricorso è fondato, da cui l’accoglimento dello stesso e l’assorbimento dell’ulteriore mezzo, così come della questione di costituzionalità sollevata a riguardo.
Come affermato, tra le ultime, nella pronuncia 14148/2019, secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte (Cass. 17717/2018), la mancata fissazione dell’udienza di comparizione delle parti pur in mancanza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla commissione territoriale, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 11, non tiene conto del testo legislativo, il quale non lascia spazio ad alcun dubbio; il D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 14, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. c), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, sotto la rubrica “Verbale del colloquio personale”, colloquio contemplato in via generale dallo stesso D.Lgs., art. 12, comma 1, stabilisce che: “Il colloquio è videoregistrato con mezzi audiovisivi e trascritto in lingua italiana”, aggiungendo al comma 7 che “Quando il colloquio non può essere videoregistrato, per motivi tecnici o nei casi di cui al comma 6-bis” – ossia su istanza del richiedente – “dell’audizione è redatto verbale sottoscritto dal richiedente e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del presente articolo”; il D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, pure inserito dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, concernente le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, stabilisce: i) al comma 9 che: “Il procedimento è trattato in camera di consiglio”; li) al comma 10 che: “E’ fissata udienza per la comparizione delle parti esclusivamente quando il giudice: a) visionata la videoregistrazione di cui al comma 8” – comma che, a propria volta, rinvia all’art. 14, e dunque alla videoregistrazione di cui si è già detto – “ritiene necessario disporre l’audizione dell’interessato; b) ritiene indispensabile richiedere chiarimenti alle parti; c) dispone consulenza tecnica ovvero, anche d’ufficio, l’assunzione di mezzi di prova”; comma 11 che: “L’udienza è altresì disposta quando ricorra almeno una delle seguenti ipotesi: a) la videoregistrazione non è disponibile; b) l’interessato ne abbia fatto motivata richiesta nel ricorso introduttivo e il giudice, sulla base delle motivazioni esposte dal ricorrente, ritenga la trattazione del procedimento in udienza essenziale ai fini della decisione; c) l’impugnazione si fonda su elementi di fatto non dedotti nel corso della procedura amministrativa di primo grado”i Tribunale, dopo aver letto il comma 10 della nuova norma, che sembra essere posto a base della decisione adottata, doveva soffermarsi anche sull’undicesimo, avvedendosi così che, non essendo nel caso di specie disponibile la videoregistrazione, l’udienza andava senza meno disposta; il dato normativo, difatti, non lascia adito al benchè minimo dubbio, e cioè che, in mancanza della videoregistrazione, l’udienza debba essere fissata, senza che il giudice disponga di alcun potere discrezionale in proposito: ciò è non soltanto reso palese dalla lettera della disposizione, rilevante ai sensi dell’art. 12 preleggi, in ragione dell’uso dell’indicativo nella locuzione “L’udienza è altresì disposta…”, ma, inoltre, dal raffronto tra l’ipotesi di cui al comma 10 e quelle indicate dal comma 11; nel primo di essi il legislatore ha infatti raggruppato i casi di cui il giudice può fissare discrezionalmente l’udienza (sia perchè ritiene di approfondire quanto emerge dal colloquio videoregistrato, sia perchè ritiene di dar corso all’istruzione probatoria), distinguendoli da quelli, menzionati al comma 11, in cui egli, almeno tendenzialmente, deve fissarla: ossia se la videoregistrazione non è disponibile, in questo caso senza alcun margine di – diversa valutazione; se l’interessato lo ha chiesto, salvo che il giudice, specificamente replicando alle motivazioni addotte dal ricorrente, ritenga l’udienza non essenziale ai fini della decisione; se l’impugnazione si fonda su elementi di fatto non dedotti nel corso della procedura amministrativa, nuovamente, in simile caso, senza alcun margine di apprezzamento discrezionalei se la lettera della legge depone inequivocabilmente nel senso della necessità di fissare l’udienza in mancanza della videoregistrazione, l’intenzione del legislatore, pure rilevante ai sensi del citato art. 12, conferma l’esito interpretativo: il rilievo del colloquio, destinato ad essere valutato secondo i parametri indicati dal D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, ha indotto il legislatore a prevedere la videoregistrazione, tale da rendere direttamente percepibili nella loro integralità, finanche sotto il profilo dei risvolti non verbali, le dichiarazioni dell’istante, così da consentire lo svolgimento della successiva eventuale fase giurisdizionale nelle forme del rito camerale non partecipato, potendo per l’appunto il giudice basarsi sulla visione della videoregistrazione; ma se questa manca, occorre consentire – in ossequio al disegno istituito dal legislatore – il pieno dispiegamento del contraddittorio attraverso lo svolgimento dell’udienza di comparizione delle parti; in definitiva, in mancanza della videoregistrazione del colloquio, il giudice deve ineluttabilmente disporre lo svolgimento dell’udienza di comparizione delle parti, configurandosi altrimenti la nullità del decreto pronunciato all’esito del ricorso per inidoneità del procedimento così adottato a realizzare lo scopo del pieno dispiegamento del già richiamato principio del contraddittorio: salvo che ovviamente “non sia stato lo stesso richiedente ad aver visto accolta la propria istanza motivata di non avvalersi del supporto della videoregistrazione; ciò non significa che si debba anche necessariamente dar corso all’audizione del richiedente (v., in tal senso, Corte di giustizia dell’Unione Europea, 26 luglio 2017, Moussa Sacko contro Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Milano), senza che vi sia ragione, in questa sede, di prendere posizione sul rilievo e sul significato, contenuto nella citata decisione, del riferimento ad una “domanda di protezione internazionale manifestamente infondata”.
Conclusivamente, accolto il primo motivo, assorbiti il secondo e la questione di costituzionalità sollevata a riguardo, va cassato il provvedimento impugnato, con rinvio al Tribunale di Venezia in diversa composizione, il quale, nel procedere a nuovo esame della causa, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del presente giudizio.
La Corte accoglie il primo motivo di merito, assorbito il secondo, cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.
Così deciso in Roma, il 10 settembre 2019