Source: https://it.scribd.com/document/161317129/relazione-paracampo
Timestamp: 2019-10-14 02:00:57+00:00
Document Index: 25955848

Matched Legal Cases: ['art.13', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 39', 'art. 328', 'sentenza ', 'art.13', 'art.328', 'art. 700', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 20', 'art.37', 'art.1', 'art.8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 8', 'art. 409', 'art. 405', 'art.13', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.51']

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RELAZIONE del Dott. Salvatore Paracampo per il convegno UGCI sez.
. di Trani- sul tema: I DIRITTI DEGLI AMMALATI TERMINALI ========= == La tematica dei diritti dei pazienti oncologici particolarmente complessa perch la relativa patologia coinvolge vari problemi che non riguardano solo laspetto clinico-terapeutico ma anche quelli decisionali, comunicativi e bioetici, ecc.; nella realt giuridica non vi uno specifico Statuto di tali diritti per cui occorre fare riferimento ai principi normativi che si rinvengono in fonti sovranazionali, costituzionali, in norme ordinarie e deontologiche. In ambito sopranazionale va ricordato che il Consiglio di Europa si era pi volte espresso sul problema dei pazienti oncologici affermando che il prolungamento della vita non deve costituire lunica direttiva della pratica medica che deve porre sullo medesimo piano il sollievo della sofferenza. Inoltre nel rapporto del 21.5.1999, sulla Protezione dei diritti e della dignit dei malati e dei morenti aveva formulato la raccomandazione agli Statimembri di procedere legislativamente: a ) al riconoscimento di un autentico diritto alle cure palliative; alla protezione del diritto di autodeterminazione del morente ; b ) al rafforzamento delle norme che vietano la volontaria soppressione dei malati terminali . E opportuno ricordare anche la Convenzione di Oviedo del 4.4.1997, resa esecutiva in Italia con la legge di ratifica del 28.3.2001 n145 ; In ambito costituzionale sono essenziali ai fini del tema in questione i riferimenti agli artt.13 e 32 comma 1 della Costituzione: lart.13 della Costituzione prevede che la libert personale inviolabile ed evidente che il concetto di libert comprende anche la salvaguardia della salute e dell integrit fisica, mentre lart. 32 citato stabilisce che nessuno intervento medico ( salvo i casi di stretta emergenza, come si vedr ) ammissibile se non sussiste una preventiva autorizzazione del malato. In sostanza si tratta del cosiddetto Consenso che si esteriorizza come diritto del paziente e che ora trova riconoscimento nella Costituzione,nella legge 23.12.1978 n833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale e, sul piano professionale, nellart. 32 del nuovo Codice Deontologico medico. Sul piano operativo concreto tale consenso deve essere: a ) chiaro ed esplicito con riferimento a ciascuna fase del trattamento; b ) consapevole, cio basato su di unadeguata informazione; c ) personale, cio espresso personalmente dal medico al paziente sempre che sia cosciente e capace ( va risolta diversamente lipotesi del minore infermo e quella delladulto incosciente ). Pertanto non ha alcun effetto liberatorio rispetto ad eventuali responsabilit di varia natura la mera sottoscrizione di un modulo prestampato alla firma del paziente da parte di un infermiere.
Il principio di consenso informato si basa sul riconoscimento dellautodeterminazione che comprende anche il diritto a non soffrire ed a soffrire di meno cos come ha affermato il Comitato Nazionale di Bioetica in un parere del 1995, che ha rimarcato lalto valore bioetico da riconoscere alle cure palliative proprio perch sono iniziative dirette a non lasciare il paziente solo con se stesso e volte a fargli vivere lultima parte della sua vita nel modo pi umano possibile ; anche lart. 39 del C.D.M. invita il medico, per principio, ad evitare a chi dipende da lui inutili sofferenze ed a fornire a questo ultimo ogni trattamento utile a tal fine. A questo riguardo vale ricordare anche il pensiero espresso dal Cardinale Carlo Maria Martini nel 2001 La malattia non solo una questione tecnologica, ma un problema soprattutto etico che riguarda la speranza delluomo che cerca una salvezza talvolta in modo disperato . Finalmente stata approvata la legge n 38 del 15.3.2010 che ha per titolo Disposizioni per garantire laccesso alle cure palliative ed alla terapia del dolore ed Il vuoto assistenziale esistente nel settore stato cos colmato e laccesso a tali cure e terapie diventa un diritto per tutti ed il dolore assurge a malattia che coinvolge non soltanto il paziente, ma anche la sua famiglia e come ho detto, tale diritto diventato ora OBIETTIVO PRIORITARIO DEL PIANO SANITARIO NAZIONALE. In primo luogo va sottolineato che il diritto del malato ad accedere alle cure palliative ed alla terapia del dolore un diritto assoluto e personale rispetto al cui esercizio corrisponde il dovere dello Stato ( e quindi di chi lo rappresenta, strutture sanitarie e personale medico ) di assicurare dette cure a livello omogeneo su tutto il territorio nazionale. Lallora Ministro Prof. Umberto Veronesi aveva gi esplicitamente riconosciuto nella relazione sullo stato della Sanit in Italia, che Eassoluto il diritto del malato, che non pu guarire, ricevere le cure esperte che alleviano le sue sofferenze ed assoluto dovere della medicina moderna non ignorare questo problema che tocca ogni anno trentamila ammalati terminali Leventuale rifiuto da parte di un ospedale pubblico e quindi di un medico di effettuare quelle prestazioni sanitarie ritenute necessarie ad un malato cronico, ivi compreso il ricovero, potrebbe integrare anche il reato di cui allart. 328 C.P.( rifiuto di atti di ufficio ) con conseguenti responsabilit penali: opportuno ricordare a tal riguardo che la Corte di Cassazione ( sez. VI penale ) con sentenza del 27.6.2000 n10445, ha stabilito il seguente principio Fra gli interventi che il sanitario investito della funzione di guardia medica tenuto a compiere senza ritardo ai sensi dellart.13 del D.P.R.25.1.1991 n41 ed il cui rifiuto pu dar luogo alla configurabilit del reato ex art.328 c.p.possono rientrare anche quelli della cosiddetta terapia del dolore( nella specie ,in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente stata affermata la responsabilit penale di un medico il quale si era rifiutato indebitamente di accedere al domicilio di un malato terminale di cancro i cui familiari avevano richiesto un urgente intervento finalizzato ad alleviare le sofferenze della propria congiunta 2
Prima della legge 38/2010 era stato ipotizzata la possibilit per il paziente di ottenere in via di urgenza i provvedimenti giurisdizionali idonei a scongiurare, anche se almeno parzialmente, i rischi di danni imminenti ed irreparabili. Si fa riferimento alla tutela giuridica prevista dallart. 700 C.P.C. il quale recita: Chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente ed irreparabile, pu chiedere con ricorso al Giudice i provvedimenti di urgenza che appaiono, secondo le circostanze, idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito. Non c dubbio che tali presupposti sussistono nel caso di una persona gravemente sofferente o addirittura morente a cui il medico rifiutasse o trascurasse ingiustificatamente di somministrare i rimedi indispensabili contro il dolore; sussiste certamente ( e con la nuova legge pi che prima ) il cosiddetto fumus boni juris (cio la probabile fondatezza del diritto ) di fronte allomissione, negligenza o imperizia del sanitario e sussistono anche gli estremi del pregiudizio imminente ed irreparabile ( periculum in mora ) nel caso di un paziente lasciato in balia di atroci dolori ma farmacologicamente lenibili . E utile qui ricordare il procedimento di urgenza ( anche se precedente alla legge 38/2010 ) emesso il 4.3.2002 con il quale il Tribunale di Venezia ( in un caso di patologia incurabile caratterizzata da spasmi insopportabili ) ha imposto alla USL di fornire al paziente medicinali a base di CANNABIS i quali rappresentavano la sola alternativa efficace ai normali analgesici consentiti in Italia e tale misura, volta a d attenuare le sofferenze del malato, era diretta alla tutela non soltanto del diritto alla salute quanto del diritto ad una dignitosa qualit della vita nellultima fase della malattia. Analoga finalit presenta la tutela inibitoria la quale consiste in un ordine emanato dal Giudice di porre termine a condotte medico-sanitarie che appaiono lesive del diritti del paziente. Va aggiunto a titolo esemplificativo che nella individuazione dei doveri principali del medico nello specifico settore si pu far riferimento al Codice Deontologico Medico: a ) art. 3 dovere del medico la tutela della vita, della salute fisica e psichica delluomo ed il sollievo della sofferenza nel rispetto della libert e della dignit della persona umana; b ) art. 15: I trattamenti che comportano una diminuzione della resistenza psicofisica del malato, possono essere attuati, previo accertamento delle necessit terapeutiche e solo al fine di procurare un beneficio clinico al malato e di alleviarne le conseguenze; c ) art. 20: Il medico non pu abbandonare il malato ritenuto inguaribile, ma deve continuare ad assisterlo anche al solo fine di lenirne la sofferenza fisica e psichica. d ) art.37: In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute nella fase terminale, il medico deve limitare la sua opera allassistenza morale
ed alla terapia atta a risparmiare inutili sofferenze fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualit della vita. Il diritto principale alle cure palliative ed alla terapia del dolore ha insito in s, come espressamente prevede lart.1 comma 3 lett. c della legge 38/2000, anche quella minore e complementare ad un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia e sotto questo profilo il legislatore ha previsto: 1 ) lesistenza di strutture sanitarie ospedaliere e territoriali con adeguate attrezzature nelle quali sia possibile lerogazione di dette cure; 2 ) listituzione di figure professionali e competenze specializzate nelle cure palliative e nella terapia del dolore per le quali si debbono provvedere ( art.8 della legge ) specifici percorsi formativi e master adeguati In particolare sul punto viene in evidenza quel tipo di struttura denominata HOSPICE nella quale equipe multidisciplinari erogano ininterrottamente interventi socio-sanitari ed assistenziali nelle cure nelle quali lopera del medico affiancata da quella degli infermieri e di altre figure preparate ( ad es. psicologi ) a contatto con la persona che soffre. In sostanza scopo dellHOSPICE e di conseguenza dellequipe che vi lavora quella di garantire la massima umanizzazione della pena con l obiettivo.di migliorare la qualit della vita del paziente ed un sopporto tecnico-farmacologico qualificato. E opportuno notare come gi il 25.1.1999 il Consiglio di Europa nel rapporto sulla protezione dei diritti umani e della dignit del malato terminale e del morente ha rimarcato la necessit che al malato terminale non vengano a mancare congrue misure palliative ed in particolare anche la fornitura di efficace assistenza familiare. E ormai realt di questi ultimi tempi che, al di fuori degli HOSPICE interni o collegati con strutture sanitarie, operano in molte regioni ed anche in Puglia organismi quali quello di AMOPUGLIA e dellANT che con grande dedizione e sacrificio praticano lassistenza domiciliare ai malati oncologici Un altro diritto preminente che va riconosciuto a tutti i cittadini e quindi anche al paziente oncologico quello previsto dalla legge sulla privacy ( D. Leg. vo 30.6.2003 n. 196 ), in sostanza l interessato ha il diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano ( art. 1 ) e alla necessit del previo suo consenso per il trattamento degli stessi ( art. 1 comma 1 D.L. citato ), tale diritto comporta limpossibilit giuridica per il medico di rivelare a terzi i dati relativi alla salute del paziente senza il consenso di questi. In via eccezionale il trattamento dei dati pu avvenire senza consenso in pochi specifici casi previsti dellart. 24 del citato D. Leg. vo : tra questi se ne possono ricordare alcuni: 1 ) quando necessario adempiere ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria; 2 ) quando necessario per la salvaguardia della vita o dellincolumit fisica di un terzo; es. il caso in cui il destinatario dellinformazione sia il partner di un ammalato di AIDS, di epatite C o di altra malattia trasmissibile oppure il datore di lavoro del paziente nell eventualit in cui questo ultimo svolga unattivit a rischio. 4
Sar anche lecito rivelare lo stato di salute di qualcuno a scopo di prevenzione criminale, per es. quando sintende evitare la consumazione di un reato ( si verificato il caso in cui vennero divulgati i dati anagrafici e sanitari di una prostituta di Ravenna sieropositiva ); in base allart. 8 del citato D. Leg. vo i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute possono essere rivelati solo per il tramite di un medico designato dallinteressato Per le eventuali violazioni delle norme suddette la stessa legge prevede varie forme di tutela giuridica: a ) quella amministrativa mediante reclamo al Garante della privacy ( artt.141 e 142 del D. Leg.vo 195 citato ); b ) quella giudiziaria, che pu portare anche alla condanna al risarcimento del danno a carico del soccombente. I diritti del malato oncologico vanno anche oltre il settore sanitario perch riguardano ogni aspetto della sua vita: a ) nel mondo del lavoro la legge ha previsto una serie di diritti ed agevolazioni di cui il paziente potr fruire una volta accertata la condizione di invalidit civile derivante dalla malattia. Si tratta dei diritti allassunzione, al godimento di permessi retribuiti o di congedi non retribuiti,alla conservazione del posto di lavoro ed alla retribuzione previsti dalla legge 104/1992 e dalla legge 118/1971. Specifiche previsioni per gli ammalati di cancro riguardano il passaggio dal rapporto di lavoro da tempo pieno a quello part-time ( L. 276/2002 ). b ) Sempre sul piano lavorativo va detto che alcuni contratti collettivi prevedono forme di salvaguardia per i lavoratori oncologici,tra cui lesclusione dal periodo di comporto dei giorni di assenza per la sottoposizione a cure salvavita ( come la chemioterapia ) in modo da favorire la conservazione del posto di lavoro e lintegrit dello stipendio. c ) Sul piano previdenziale prevista pure lerogazione di un sostegno economico, che dipende, per natura e contenuto, dal grado di invalidit della persona, ad es. lassegno ordinario di invalidit, la pensione di invalidit e lassegno mensile per lassistenza personale e continuativa. 7 ) Il malato oncologico e soprattutto quello nella fase terminale una persona bisognosa di aiuto non solo nel settore medico e sanitario ma anche nel settore privato. A tal riguardo pu soccorrere una specifica forma di assistenza giuridica introdotta con la legge 9.1.2004 n. 6 e cio quella del cosiddetto AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO previsto dagli artt. 404 e segg. C.C., un organo questo nominato dal Giudice Tutelare del Tribunale del luogo in cui la persona ha la residenza o il domicilio e riguarda una persona che, per effetto di uninfermit fisica o psichica, si trova nellimpossibilit anche parziale di provvedere ai propri interessi. Il beneficiario ( ovvero il paziente ) conserva la capacit di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza o lassistenza necessaria dellA.D.S.: quest ultimo pu in ogni caso compiere quegli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana ( art. 409 C. C. )
(per es.riscuotere una pensione, adempiere ad obblighi fiscali, dare il consenso ad un determinato trattamento ). Gli atti che lA. D. S.pu compiere sono indicati nel decreto del G. T. ( art. 405 C.C. ) e tra questi gli atti che lA.D.S. ha il potere di compiere in nome e per conto del paziente e quelli che questo ultimo pu compiere solo con lassistenza dellA.D.S., in sostanza si tratta di un mezzo giuridico di grande flessibilit concepito per venire incontro alle necessit gestionali di tutte le persone che versano in difficolt nellesercizio dei propri diritti e quindi anche delle persone in punto di morte. Legittimato alla presentazione del ricorso al G .T. per listituzione dell A. D. S. in primo luogo linteressato e subito dopo i familiari ( coniuge e parenti entro il quarto grado ) il tutore, il curatore o il P.M. : in caso di abbandono spetta ai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e nellassistenza della persona il dovere di proporre ricorso al G.T Si detto in generale che il trattamento sanitario trova legittimazione nel principio di autodeterminazione che si manifesta con il consenso e la necessit del consenso si evince a livello costituzionale dallart.13 della Costituzione il quale sancisce linviolabilit della libert personale nel cui ambito deve ritenersi compressa la libert di salvaguardare la propria salute ed integrit fisica escludendone ogni restrizione se non per atto dellAutorit Giudiziaria e nei soli casi e con le modalit previste dalla legge ( Corte di Cassazione 15.1.1997 n364 ) e tale principio ribadito nellart. 32 del C. D. M. il quale stabilisce che il medico curante non deve intraprendere alcuna attivit diagnostica o terapeutica senza lacquisizione del consenso informato del paziente. La Corte di Cassazione con sentenza del 21.1.2009 n 2437 ha ribadito l illiceit penale della condotta del medico che abbia operato senza o contro la volont del paziente, direttamente o indirettamente manifestata ,e ci a prescindere dallesito, fausto o infausto,del trattamento praticato, trattandosi di condotta che, quanto meno realizza unillegittima coazione della volont altrui (artt.582-610-613 C.P.), naturalmente il medico potr fare a meno, come si detto, del consenso del paziente interessato nelle situazioni di emergenza, ossia la dove ogni indugio rischierebbe di mettere in pericolo lintegrit fisica del degente ( il riferimento fatto all esimente di cui allart. 54 C.P. ) Deve aggiungersi che dal trattamento arbitrario non conseguono solo responsabilit penali ma anche civili a carico del medico, della struttura ed eventualmente del personale sanitario infermieristico ed amministrativo coinvolti nella vicenda . Il problema pi importante e peraltro molto attuale consiste nell estensione del principio di autodeterminazione: in sostanza se al paziente si riconosce il diritto di SAPERE e di conoscere gli interventi che il medico intende eseguire su di lui e ci al fine di autodeterminarsi, ha anche il diritto di NON SAPERE cio di non essere informato sulle cure ed anche di RIFIUTARLE. Ma fino dove pu estendersi un tale diritto di rifiuto ? Si ritiene comunemente che tale rifiuto possa estendersi al cosiddetto ACCANIMENTO TERAPEUTICO : questo viene definito come un trattamento di documentata inefficacia in relazione allobiettivo a cui si aggiunge la presenza di un rischio elevato per il paziente di ulteriori 6
sofferenze in un contesto in cui leccezionalit dei mezzi adoperati risulta sproporzionata chiaramente rispetto agli obiettivi. Tale posizione risulta anche confermata indirettamente dall art. 14 del C. D. M. che invita il medico alla desistenza terapeutica abbandonando quei trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente o un miglioramento della qualit della vita. Si deve esprimere invece un giudizio negativo,a mio avviso, sulla possibilit di estendere il citato RIFIUTO ai trattamenti salvavita . Invero gi con sentenza del 9.3.2001 n28132 ( caso Barrese ) la Corte di Cassazione, pronunciandosi sulle responsabilit di un medico per un trattamento non precedentemente consentito manifest preoccupazione per uneccessiva enfatizzazione dellelemento volontaristico ed espresse il principio che lesplicito dissenso del paziente non potesse eccedere il limiti della norma contenuta nellart. 5 C. C. ( Gli atti disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrit fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge, allordine pubblico o al buon costume ) e che pertanto fosse discriminato dallo stato di necessit lintervento posto in essere dal medico contro la volont del paziente per far fronte a situazioni di pericolo grave ed attuale per la vita o la salute dellassistito Lo stesso principio si rinviene nella sentenza della Corte di Appello di Trento del 19.12.2003 che ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni morali avanzata da un testimone di Geova sottoposto contra suam voluntatem a trasfusione sanguigna : l operato dei sanitari stato ritenuto legittimo sul presupposto che la volont negativa dellammalato non sia vincolante in caso di grave ed attuale pericolo per la vita . La mancanza di una specifica normativa ha per aperto la porta ad alcune pronunce giurisprudenziali diverse che valorizzano la libert di scelta del soggetto della cura. Si deve riconoscere al paziente, sottolinea tale indirizzo interpretativo, un vero e proprio diritto insindacabile di non curarsi anche quando tale condotta lo esponga a sicuro rischio di morte .Tuttavia, affinch i medici possano astenersi dal somministrare al paziente in stato di incoscienza le cure dalle quali egli nettamente dissente , necessario che il non consenso-rifiuto sia contenuto in unarticolata, puntuale, chiara ed informata dichiarazione dalla quale emerga senza alcun dubbio la sua volont di non sottoporsi a determinate pratiche mediche ( Tribunale di Roma 16.1.2006; Cassazione,16.10.2007 n21748sentenza Englaro, ecc.) Importante al riguardo la sentenza emessa dal GUP del Tribunale di Roma il 23.7.2007 nel processo per lomicidio del consenziente intentato allanestesista che aveva fatto cessare la ventilazione meccanica praticata a Pierluigi Welbj, in tale processo il GUP ha dichiarato N. D. P. per il delitto contestato precisando che il diritto di rifiutare la cura rientra nel novero dei diritti personalissimi e fondamentali costituzionalmente garantiti, per cui se il medico in accoglimento di tale diritto,contribuisca a determinare la morte del paziente per interruzione di una terapia salvavita egli non potr rispondere penalmente dellomicidio del consenziente perch avr operato in presenza di una causa di giustificazione e cio ladempimento del dovere di rispettare la volont consapevole del soggetto della cura.(art.51 C.P.)
Il problema molto complesso perch ha notevoli implicazioni a livello costituzionale, giuridico, religioso, bioetico e politico e non pu dirsi risolto in modo chiaro e definitivo de jure condito neanche a livello della giurisprudenza di legittimit che sovente si espressa con sentenze contrastanti e ci dipende in modo particolare dalla mancanza di specifiche normative sulle limitazioni al diritto costituzionale allinviolabilit fisica ed al diritto allautodeterminazione terapeutica in assenza di una legge attuativa delle riserve contenute negli articoli 13 e 32 della Costituzione Sono state presentate diverse proposte di legge su tale problema ( una delle quali quella che concerne Disposizioni in materia di alleanza terapeutica di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento anche approvata dal Senato nella seduta del 26.3.2009 ) ma lesame di esse va oltre i limiti della presente relazione. Dott. Salvatore Paracampo Presidente UGCI Trani
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