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Timestamp: 2019-10-22 09:02:21+00:00
Document Index: 112871769

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cassciv16667_2012
Corte di Cassazione Sentenza n.
36374/2012
Settembre 21, 2012 Categoria Leggi e Sentenze Circolari
Reato di diffamazione - Il Gup emette sentenza di non luogo a procedere
Corte di Cassazione Sez. Qunta Pen. Sent. del 21.09.2012, n. 36374 Presidente Oldi - Relatore Settembre Ritenuto in fatto
1. Ricorre C.V. avverso la sentenza del Giudice delludienza preliminare di Tribunale di Savona, che ha prosciolto R.D. dal reato di diffamazione a mezzo stampa e via Internet con la formula pi ampia. 2. Il Pubblico ministero, su ordine del Giudice delle indagini preliminari, aveva formulato limputazione perch R.D. , legale rappresentante della cooperativa C. 1 presso cui la C. lavorava come dipendente, aveva pubblicato sul proprio account Internet ed aveva diffuso presso giornalisti (La Repubblica, IVG) del materiale fotografico che ritraeva la C. alla guida di unambulanza della Croce Rossa mentre era assente dal lavoro per malattia, accompagnandolo con espressioni del tipo: in urgenza col certificato di malattia e che bello avere dei dipendenti. 3. Il Giudice delludienza preliminare ha motivato la propria decisione sul rilievo che la C. era effettivamente dipendente della societ rappresentata dal R. e corrispondeva a verit che, sebbene assente per malattia, sera posta alla guida di unambulanza appartenente ad un ente che era in concorrenza con quello da cui dipendeva. La successiva condotta dellimputato, che aveva reso pubblica la vicenda nella maniera sopra descritta, pur se intaccava la reputazione della C. non poteva dirsi diffamatoria, in quanto espressione di una critica legittima, anche in considerazione del rilevante interesse pubblico connesso alla conoscenza del fatto. Inoltre, aggiungeva il giudice, la condotta doveva ritenersi scriminata ai sensi dellart. 599 cod. pen., in quanto il R. aveva agito in stato dira, essendosi attivato, nel modo sopra detto, subito dopo la conoscenza del fatto. 4. La ricorrente deduce la violazione degli artt. 425 cod. proc. pen., 51 e 599 cod. pen. e 167 Dlgs 196 del 2003, in quanto sarebbe stata distorta la natura delludienza preliminare, che ha lo scopo di evitare dibattimenti inutili e non di accertare linnocenza o la colpevolezza dellimputato, che sono rimesse alla valutazione del giudice del dibattimento. Contesta, poi, 1
che la notizia avesse un rilievo pubblico, data la natura privatistica del rapporto intercorrente tra i due, e che fosse stato rispettato il limite della continenza, anche in considerazione della pubblicazione on-line dei dati medici relativi al suo stato di salute. 5. Contesta lapplicabilit al caso di specie della scriminante prevista dallart. 599 cod. pen., per mancanza di prova sullo stato dira e per linapplicabilit al caso di specie della scriminante in parola. In ogni caso, ove questa fosse ritenuta esistente, la formula di proscioglimento non poteva essere quella dellinsussistenza del fatto, ma della mancanza dellelemento soggettivo. Considerato in diritto Il ricorso fondato. Rileva giustamente la persona offesa che il Giudice delludienza preliminare ha adottato la decisione impugnata rifacendosi ad una regola di giudizio tipica della fase dibattimentale, e dunque non utilizzabile dal giudice delludienza preliminare. Come pi volte affermato da questa Corte, la sentenza di non luogo a procedere, ex art. 425 c.p.p., ha natura prevalentemente processuale, e non di merito; essa non diretta ad accertare la colpevolezza o linnocenza dellimputato, ma ha essenzialmente lo scopo di evitare che giungano alla fase del giudizio vicende in relazione alle quali emerga levidente infondatezza dellaccusa, allorch vi sia in atti la prova dellinnocenza dellimputato (comma 1), ovvero linsufficienza o la contraddittoriet degli elementi probatori acquisiti depongano per un giudizio prognostico negativo circa la loro idoneit a sostenere laccusa in giudizio (comma 3). Il giudice delludienza preliminare , in altri termini, chiamato, non ad accertare la colpevolezza o linnocenza dellimputato, bens a formulare una diagnosi di sostenibilit dellaccusa, alla stregua del materiale probatorio raccolto in istruttoria. Solo ove detta tesi si presenti insostenibile ed insuperabile in dibattimento - in ragione dellevidente infondatezza della stessa, ovvero per linsufficienza o contraddittoriet delle fonti di prova e per la loro inidoneit a subire concreti sviluppi nella sede dibattimentale, attraverso lacquisizione di nuovi elementi probatori ovvero una possibile diversa valutazione dei compendio probatorio gi acquisito - legittimamente il giudice pu emettere sentenza di proscioglimento dellimputato. Orbene, a tali principi non si attenuto, nel caso di specie, il giudice del merito. Egli, invero, non ha limitato il proprio intervento alla verifica della tenuta dellaccusa in dibattimento, ma andato oltre il compito al quale avrebbe dovuto attendere, essendosi dilungato nellesame di questioni e tematiche la cui 2
risoluzione affidata al giudice del dibattimento. Peraltro, attraverso un percorso argomentativo che non si qualifica per completezza delle argomentazioni elaborate e che, anche sotto tale profilo, presta il fianco alle critiche mosse nellatto dimpugnazione. Infatti: Le valutazioni effettuate dal Giudice delludienza preliminare che lo hanno portato ad emettere la sentenza di proscioglimento sono essenzialmente due: la verit del fatto addebitato alla C. e lesercizio del diritto di critica riconosciuto in capo al R. Come motivo ulteriore il Giudice delludienza preliminare ha individuato la causa di non punibilit prevista dallart. 599 cod. pen. Ebbene, posto che la materialit del fatto non contestata nemmeno dalla ricorrente e non discutibile lesistenza del diritto di critica - in capo a R. come a qualsiasi altra persona lindagine giudiziale doveva riguardare le modalit della critica effettuata nel caso concreto, posto che, per costante giurisprudenza, il diritto di critica, espressione del pi generale diritto di manifestazione del pensiero, soggiace, quando si scontra con altri diritti costituzionalmente rilevanti, a precisi limiti, costituiti - oltre che dalla verit del fatto - dalla continenza delle espressioni usate. Allorch, poi, la critica viene accompagnata dalla diffusione pubblica della notizia potenzialmente lesiva dellonore, un ulteriore limite costituito dallinteresse pubblico alla conoscenza della stessa, posto che non pu essere consentita la lesione di un interesse costituzionalmente rilevante se non per assicurare tutela ad un interesse di grado pari o superiore. Nel caso di specie, per i mezzi usati, stato dato grande rilievo mediatico ad un fatto essenzialmente privato, senza che venga spiegato quale sia linteresse pubblico sotteso alla conoscenza dello stesso, in tutti i suoi aspetti oggettivi e soggettivi. Dallesposizione del giudice a quo sembra di comprendere, infatti, che la vicenda maturata nellambito di un rapporto di lavoro di natura privatistica, che ha riguardato soggetti altrimenti sconosciuti alle cronache, privi di notoriet e di rilievo pubblico, le cui relazioni personali non hanno connotazioni che possano interessare i lettori di giornali o i fruitori dei servizi di rete. Per contro, di sicuro interesse pubblico la notizia di un dipendente che, mentre si dichiara impossibilitato a effettuare la prestazione cui tenuto a favore del proprio datore di lavoro, mette le proprie energie lavorative a disposizione di unaltra impresa, peraltro in concorrenza con quella da cui dipende.
Pertanto, due sono gli aspetti che andavano approfonditi; linteresse pubblico alla conoscenza del fatto e linteresse pubblico alla conoscenza dei protagonisti. E se il primo pu dirsi correttamente esaminato nella sentenza impugnata, lo stesso non pu dirsi per il secondo, mancando ogni riferimento, nella sentenza, ai motivi per cui stato reso di pubblico dominio - nel modo sopra detto e con effetti certamente lesivi dellintegrit morale - lidentit di un soggetto che non viene in considerazione per il ruolo o la funzione pubblica esercitata, ma solo come privato autore di un illecito. Questo in un caso in cui la divulgazione del fatto non necessitava, apparentemente, per la sua comprensione ed il suo apprezzamento, della divulgazione del nome del protagonista. In ordine alla causa di non punibilit prevista dallart. 599 cod. pen., poi, il Giudice delludienza preliminare ha ritenuto ragionevole che il R. versasse in stato dira sulla base del dato temporale rappresentato dalla divulgazione della notizia a poche ore dalla sua apprensione. Non dato per comprendere dalla sentenza se questa causa sia stata invocata dallinteressato e quale indagine sia stata fatta intorno alla sua concreta sussistenza. Anche per questo si rendeva necessaria la verifica dibattimentale. Per questi motivi si impone lannullamento della sentenza e il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Savona. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Savona per nuovo esame. Depositata in Cancelleria il 21.09.2012
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