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Timestamp: 2019-05-22 11:06:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 40', 'sentenza ', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 1813', 'art. 15', 'art. 101', 'art. 101', 'art. 1556', 'art. 23', 'art. 16', 'art. 1']

Novità fiscali del 26 gennaio 2009: IVA per cassa: soglia a 200 mila euro; accertamenti immobiliari: valore normale al tramonto; deducibilità perdite su crediti: nuovi chiarimenti | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 26 gennaio 2009: IVA per cassa: soglia a 200 mila euro; accertamenti immobiliari: valore normale al tramonto; deducibilità perdite su crediti: nuovi chiarimenti
1) Certificazione perdita ICI fabbricati gruppo “D”
2) Accertamenti immobiliari: valore normale al tramonto
3) Iva per cassa: soglia a 200 mila €
4) Circolare GDF: indagini finanziarie preventive
5) Intento elusivo: prova a carico del Fisco
6) Contratti di mutuo edilizio: comunicazioni al cliente con bollo
7) Deducibilità perdite su crediti: nuovi chiarimenti
8) Operazioni con operatori residenti a San Marino: contratto estimatorio
9) Rese note le bozze dei vari modello Unico 2009
10) Camera di commercio di Fermo: i codici per il diritto annuale
Sono stati diramati i seguenti chiarimenti della Direzione Centrale della Finanza locale del Ministero dell’Interno e della Direzione Federalismo Fiscale del Ministero dell’Economia e delle Finanze:
“A fronte dei numerosi quesiti pervenuti dai Comuni in ordine all’applicazione dell’articolo 2- quater, comma 7, introdotto dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, di conversione del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, si ritiene utile fornire ai Comuni i seguenti chiarimenti.
In ordine alla possibilità che i Comuni certifichino la perdita di gettito ICI derivante dall’autodeterminazione provvisoria della rendita catastale di un fabbricato già iscritto in catasto con rendita, si precisa che tale possibilità è preclusa nel caso in cui si tratti di una variazione di rendita risultante da un intervento edilizio, ovvero da un cambiamento di destinazione d’uso.
A tal proposito si ribadisce che nell’ipotesi in cui la rendita provvisoriamente attribuita o comunque attribuita d’ufficio sia stata successivamente modificata – anche a seguito di contenzioso tributario – è quest’ultima rendita quella da prendere in considerazione ai fini della determinazione della perdita di gettito ICI rispetto al valore contabile.
Ciò in quanto ai fini dell’efficacia fiscale la rendita iscritta negli atti del Catasto è quella definitiva attribuita a conclusione dell’iter amministrativo, ovvero delle determinazioni del giudice tributario.
Si precisa che rientrano nei criteri dell’articolo 64 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, sia i casi in cui l’attribuzione della rendita sia avvenuta con la procedura DOCFA, ovvero quelli in cui la stessa rendita sia stata attribuita dall’Agenzia del Territorio, secondo le procedure vigenti, ad immobili iscritti in Catasto ma privi di rendita.
Tali conclusioni risultano confermate anche dalla lettura dell’articolo 2, comma 3, del D.M. 1° luglio 2002, n. 197, nella parte in cui stabilisce che “l’entità del minor gettito dell’I.C.I. è calcolata applicando l’aliquota dell’imposta vigente nell’esercizio finanziario in cui i contribuenti, per la prima volta, effettuano i pagamenti in base alle rendite catastali”.
Si fa presente che le certificazioni rese dai Comuni potranno riguardare le minori entrate relative agli anni dal 1998 al 2005, con esclusione delle perdite relative alle annualità precedenti, in quanto la norma recata dal comma 3, dell’articolo 31, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, assegna il contributo dello Stato, per la prima volta, a decorrere dall’anno 1998.
In ordine alle modalità di calcolo dei limiti di importo e di percentuale rispetto alla spesa corrente risultante dal bilancio di previsione dello stesso anno in cui si è verificata la perdita, definitivamente assestato, si precisa che detti limiti devono essere riferiti al numero complessivo dei fabbricati per i quali è stata attribuita la rendita nell’anno di riferimento e che hanno determinato la perdita per la quale si richiede il contributo statale.
Infatti, il comma 1, dell’articolo 64, della legge n. 388 del 2000, indica i “minori imponibili” dei fabbricati.
Tale disposto risulta prevalente sul citato D.M. n. 197 del 2002, che all’articolo 2, comma 4, si riferisce ai singoli fabbricati. D’altronde tale aspetto non è neppure coerente con il comma 1 del citato articolo 2 e con il modello A allegato al decreto stesso, che fa riferimento al complesso delle perdite subite nell’anno.
Sempre con riguardo ai limiti per la richiesta di contributo, occorre precisare che le singole annualità, a tal fine, vanno considerate distinte e, pertanto, nell’ipotesi in cui in un certo anno non sia possibile per il Comune richiedere il contributo per una perdita risultante inferiore ad uno dei due limiti, tale perdita non potrà concorrere nell’anno successivo a determinare il superamento dei limiti stessi.
Infatti, la norma – nel richiamato articolo 64 – impone espressamente il raffronto con la spesa corrente prevista per ciascun anno. Se si operasse in maniera diversa, si consentirebbe il trascinamento, in un’annualità successiva, di perdite relative a fabbricati che sono stati oggetto di attribuzione di rendita catastale nell’anno precedente e che sarebbero conseguentemente computate per un anno in cui non si è verificata la condizione prevista dalla legge per richiedere il contributo.
Il valore contabile da prendere in considerazione ai fini della determinazione del contributo statale deve essere quello attualizzato secondo i coefficienti approvati con decreto ministeriale annualmente emanato ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, e relativo all’ultimo anno in cui tale valore è stato utilizzato ai fini della determinazione della base imponibile.
Si precisa, infine, che la riapertura dei termini prevista eccezionalmente dall’articolo 2-quater, comma 7, sopracitato, con le conseguenti rivalutazioni dei contributi erariali, avrà ovviamente ripercussione sulla rideterminazione dei contributi dovuti a partire dall’anno 2008 e formerà oggetto di un’ulteriore comunicazione che i Comuni dovranno allegare alla certificazione da rendere entro il 30 giugno 2009, ai sensi dell’articolo 1, comma 712, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; ciò poiché il termine per la presentazione della richiesta di contributi per l’anno 2008 risulta l’unico ancora aperto.
Si ribadisce, inoltre, che i dati pubblicati sul sito dell’Agenzia del Territorio sono di mero ausilio alle elaborazioni che in via autonoma i Comuni devono compiere”.
(Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, comunicato del 23.1.2009)
Tra gli emendamenti alla Comunitaria 2008 depositati dal Governo in XIV commissione al Senato sono emerse rilevanti novità, quella che spicca maggiormente è data dall’eliminazione, negli accertamenti immobiliari, del riferimento ai valori di mercato.
Quindi, nei casi di compravendite di immobili, tornano ad essere presunzioni semplici e dovranno essere dimostrate dall’ufficio le cosiddette presunzioni “automatiche”.
Resteranno, però, gli automatismi, nei controlli, legati ai valori catastali. I
Elevata, inoltre, a 10mila euro la soglia al di sotto della quale le operazioni effettuate da soggetti assimilabili a consumatori finali non sono considerati acquisti intracomunitari e diventano imponibili.
Sale a 35mila euro anche il limite al di sotto del quale le operazioni di rappresentanti di altri Paesi Ue in Italia nei confronti di consumatori finali non sono più considerate intracomunitarie (in tal senso: M. Mobili – G. Trovati, in Il Sole 24 Ore, 23.01.2009).
L’intermediazione si allinea alle direttive
Un altro emendamento alla legge Comunitaria del 2008 allinea la disciplina fiscale ai fini Iva delle intermediazioni di beni mobili a quella stabilita dalle direttive Ue. Infatti viene previsto che se i beni oggetto di trasferimento si trovano fuori dal territorio Ue i compensi percepiti dagli agenti italiani sono fuori dal campo di applicazione dell’Iva.
Conseguentemente dovranno essere modificati gli articoli 7 del D.P.R. n. 63371972 e l’art. 40 del D.L. n. 331/1993 (in tal senso: Renato Portale in Il Sole 24 Ore del 23.1.2009).
Tra le novità del Dl 185/08 emerge l’opzione di Iva per cassa per tutti i contribuenti con volume d’affari pari a 200 mila euro.
Perchè scatti l’esigibilità direttiva, in fattura dovrà essere espressamente indicata l’opzione (in tal senso: Cristina Bartelli, in Italia Oggi del 23.1.2009)
La circolare n. 1/2008 del Comando della GDF ha chiarito che possono essere attivate indagini finanziarie senza il preventivo avvio di una specifica verifica fiscale.
Inoltre, il potere di accesso è esercitabile nei confronti di tutti gli intermediari e l’operatività può varcare i confini delle richieste.
“Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1465, depositata ieri. La verifica della ricorrenza dei presupposti di una pratica elusiva, sottolinea la Suprema Corte, va svolta con cautela al cospetto di disegni e costruzioni finanziarie, ancorchè non usuali per il tortuoso percorso seguito rispetto ad uno più diretto e lineare, che implichino il parallelo conseguimento di obiettivi economici ispirati a diverse considerazioni rispetto a quelle di ottenere un mero risparmio d’imposta.
Oltre allo scopo di ottenere vantaggi fiscali, infatti, un’operazione economica può perseguire diversi obiettivi (di natura commerciale, finanziaria, contabile) ed integra gli estremi del comportamento abusivo qualora e nella misura in cui tale scopo si ponga come elemento predominante ed assorbente della transazione, tenuto conto sia della volontà delle parti implicate sia del contesto fattuale e giuridico in cui la transazione stessa viene posta in essere, con la conseguenza che il divieto di comportamenti abusivi non vale più ove quelle operazioni possono spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta. In questo prospettiva, spetta all’Amministrazione finanziaria provare il disegno elusivo a sostegno delle rettifiche operate nonché le supposte modalità di manipolazione o di alterazione di schemi classici rinvenute come irragionevoli in una normale logica di mercato, se non per pervenire a quel risultato di vantaggio fiscale; incombe invece al contribuente allegare l’esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti di reale spessore che giustifichino operazioni così strutturate.
Una corporate joint venture – nel cui impianto organizzativo gli investimenti sono effettuati da una società costituita ad hoc per l’acquisto di attrezzature specifiche e linee di produzione concesse in comodato gratuito a terzi per la realizzazione di veicoli poi acquisiti dalla comodante ad un minor prezzo, per non essere dalla comodataria inglobati i costi e gli oneri finanziari in quanto sostenuti e dedotti dalla prima – non costituisce operazione elusiva, pur derivandone un risparmio d’imposta, in quanto ragionevolmente spiegabile con l’obiettivo del gruppo di assicurarsi, pervenendo ad un prezzo di rivendita più basso, vantaggiose posizioni commerciali di competitività sui mercati cui quei veicoli sono destinati.
Tali costi, siccome rivolti a fornire utilità alla proprietaria degli impianti concessi in comodato gratuito e non all’utilizzatrice dei medesimi, sono inerenti all’attività propria della comodante così «esternalizzata» per cui rientrano nel concetto ampio di inerenza riferibile all’attività di impresa in quanto tale e sono pertanto legittimamente deducibili dalla prima a sensi dell’art. 109, comma 5, del D.P.R. n. 917/1986 applicabile ratione temporis.
L’inerenza va infatti interpretata come una relazione tra due concetti – la spesa e l’impresa – che implica un accostamento concettuale tra due circostanze, con la conseguenza che il costo assume rilevanza ai fini della quantificazione della base imponibile, non tanto per la sua esplicita e diretta connessione ad una precisa componente di reddito, bensì in virtù della sua correlazione con una attività «potenzialmente» idonea a produrre utili”.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 1465 del 21.01.2009, in Ipsoa del 23.01.2009)
Sui resoconti contabili inviati periodicamente dalla banca si applica l’imposta di bollo di 1,81 euro.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un quesito posto da una cassa di risparmio edilizio riguardante l’applicazione dell’imposta di bollo sulle comunicazioni inviate ai clienti che hanno stipulato contratti di mutuo di risparmio edilizio.
Pertanto, la comunicazione inviata annualmente al cliente rientra tra “gli estratti di conti, nonché lettere ed altri documenti di addebitamento e accreditamento di somme, portanti o meno la causale dell’addebitamento e accreditamento e relativi benestari quando la somma supera Euro 77,47”, per i quali è previsto il Bollo nella misura di 1,81 euro (articolo 13, comma 2, tariffa aleggiata al D.P.R. n. 642/1972).
L’Agenzia delle Entrate ha poi rilevato che i prodotti di mutuo immediato non rientrano tra i contratti di conto corrente di corrispondenza, poiché il cliente, a seguito della anticipazione ricevuta, deve obbligatoriamente sottoscrivere un contratto di risparmio edilizio al quale non ha accesso e su cui non possono essere effettuate altre operazioni.
Quindi, il mutuo di risparmio edilizio immediato (a tasso fisso e a tasso variabile) rientra nell’ampia categoria del contratto di mutuo (art. 1813 e seguenti del c.c.).
Pertanto, alle relative comunicazioni va riservato lo stesso trattamento ai fini dell’imposta di bollo.
Anche in questo caso, di conseguenza, si applica l’imposta di bollo di euro 1,81 alla comunicazione relativa ai versamenti effettuati dal cliente.
Infine, per i contratti di mutuo ad erogazione immediata resta applicabile, qualora ne ricorrano i presupposti e le condizioni di legge, il particolare regime dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti (art. 15 e segg. del D.P.R. n. 601/1973).
Nell’ambito di tale regime “le operazioni relative a finanziamenti a medio e lungo termine e tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti alle operazioni medesime, alla loro esecuzione, modificazione e estinzione effettuate da aziende e istituti di credito….” sono sottratte al trattamento ordinario – consistente nel pagamento dell’imposta di registro, bollo, ipotecarie e catastali e della tassa di concessioni governative – e assoggettate ad un prelievo sostitutivo, con le aliquote individuate in misura dello 0,25% e 2% a seconda che ricorrano o meno i requisiti per godere del regime agevolato cd “prima casa”.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 15/E del 23.1.2009)
La perdita, derivante dalla mancata riscossione di un credito, per potere essere dedotta dal reddito di impresa, va provata con “elementi certi e precisi” (articolo 101, comma 5, del Tuir), tranne che il soggetto debitore non sia sottoposto a procedura concorsuale; in questo caso, la prova è fisiologica.
La precisazione è giunta dall’Agenzia delle Entrate in risposta ad una S.r.l. che intendeva dedurre la somma non incassata relativa a una posizione creditoria vantata nei confronti di alcune aziende sanitarie locali.
In particolare, l’art. 101, comma 5, del TUIR prevede che “le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali”.
Tale norma fiscale subordina la deducibilità delle perdite su crediti a rigide prescrizioni, prevedendo che le stesse rilevino fiscalmente solo se risultano (comprovate) da “elementi certi e precisi”, fatta eccezione per i casi di assoggettamento del debitore a procedure concorsuali, all’avvio delle quali le condizioni di deducibilità devono intendersi “automaticamente” riconosciute.
Nel caso di specie, una situazione di (temporanea) mancanza di liquidità – ancorché seguita da un pignoramento infruttuoso – non è sufficiente a legittimare la deduzione del credito non incassato (in tutto o in parte), richiedendosi, a tal fine, una più complessa e articolata valutazione della situazione giuridica della specifica partita creditoria e del singolo debitore cui quest’ultima è riferita.
Infatti, solo l’ipotesi di assoggettamento del debitore a procedure concorsuali che qualifica il mero stato di insolvenza come condizione sufficiente a considerare definitive (e come tali fiscalmente deducibili) le perdite relative al mancato incasso da parte del creditore.
In sostanza. in presenza di procedure concorsuali, l’accertamento della situazione di sofferenza della partita creditoria è ufficialmente dichiarata da un soggetto terzo indipendente (autorità giurisdizionale o amministrativa) e non è rimessa alla mera valutazione soggettiva del creditore.
Viceversa, nel caso di specie la situazione – pur sintomatica di peculiari difficoltà di esazione da parte del creditore – non é di per sé rivelatrice dell’esistenza di una definitiva perdita sui crediti in possesso dei requisiti di certezza e precisione imposti – ai fini della relativa deducibilità – dalla norma fiscale, non potendosi escludere l’eventualità che, anche nel breve termine, il debitore riesca, in tutto o in parte, ad assolvere le proprie obbligazioni.
Inoltre, non assume rilevanza ai fini tributari la circostanza che i beni immobili confluiti nel fondo comune siano “non ipotecabili ed impignorabili”, considerato che, anche laddove (diversamente da quanto avviene nel caso in esame) fosse possibile procedervi, l’infruttuoso pignoramento non vale ex se a configurare la sussistenza degli “elementi certi e precisi” richiesti dall’art. 101, comma 5, del TUIR in ordine alla deduzione fiscale delle perdite su crediti.
Parimenti, nessun rilievo possono assumere ai fini della deducibilità del componente negativo le osservazioni evidenziate dal contribuente sulla natura di enti pubblici economici delle ASL debitrici che porrebbe queste ultime al riparo da eventuali richieste di fallimento.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 16/E del 23.1.2009)
La società che tramite un fornitore italiano invia capi d’abbigliamento alla cliente sammarinese, in base a un contratto estimatorio, realizza un’operazione classificabile come esportazione non imponibile Iva solo al momento della rivendita delle merci al pubblico, e non all’atto di consegna dei beni.
Infatti, in presenza di tale forma di contratto, è solo la successiva rivendita che configura l’esportazione non imponibile.
Il contratto estimatorio provoca il differimento nel tempo del transito di proprietà dei beni che fa venire meno la casistica dell’operazione triangolare, configurando così l’acquisto dei beni dal fornitore come una cessione nazionale imponibile, per cui si deve emettere fattura con addebito d’imposta.
Questo è il chiarimento saliente contenuto nella risoluzione n. 17/E/2009, emanata in risposta all’interpello di una società, commerciante all’ingrosso d’abbigliamento, che compra i capi da un fornitore italiano per poi inviarli, tramite lo stesso, alla cliente sammarinese.
Nel caso di specie, le parti hanno concluso un contratto estimatorio, ossia un contratto in base al quale “una parte consegna una o più cose mobili all’altra e questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito” (art. 1556 del c.c.).
La società ed il proprio cliente sammarinese hanno, infatti, stabilito che le merci, spedite presso il punto vendita di San Marino direttamente dal fornitore italiano, restino di proprietà della società “fino alla loro vendita al pubblico”.
Effetti traslativi della proprietà condizionano il trattamento fiscale
Anche se la disponibilità dei beni passa dalla società al cliente già al momento della consegna, il vero momento tra commissionario nazionale e committente sammarinese si realizza solo quando i beni sono rivenduti al pubblico oppure, per le merci non restituite, alla scadenza del termine pattuito e comunque dopo almeno un anno dalla loro spedizione, come previsto dal decreto Iva. Soltanto a questo punto, infatti, l’operazione è qualificabile come esportazione non imponibile.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha in seguito analizzato gli adempimenti che la società deve compiere nei confronti del cliente di San Marino e su come va emessa la fattura.
A tal fine, le fatture devono essere emesse in quattro esemplari, di cui tre vanno consegnati all’acquirente sammarinese e uno è trattenuto dal cedente. Uno dei tre esemplari spediti al cliente deve essere restituito con marca apposta dall’ufficio tributario di San Marino.
Le fatture devono poi recare il numero di identificazione fiscale del cliente sammarinese e vanno annotate nel registro di cui all’art. 23 del DPR n. 633/1972.
Altresì, l’operatore italiano deve avere con sé la fattura restituita dall’operatore sammarinese con la marca e il timbro dell’ufficio tributario della Repubblica di San Marino.
Lo stesso esemplare di fattura va allegato al documento di trasporto. Si deve poi annotare, a margine delle scritture effettuate nel registro delle vendite, l’avvenuto ricevimento della fattura.
Dopo di che, le operazioni vanno indicate nell’elenco riepilogativo delle cessioni intracomunitarie dei beni.
Infine, sul piano dei rapporti tra società e fornitore italiano, non essendoci un immediato effetto traslativo della proprietà dei beni, non si può essere di fronte a un’operazione triangolare.
Nel contratto estimatorio il cliente sammarinese può restituire i beni rimasti invenduti, trascorsi almeno sei mesi dalla consegna.
Ne deriva che quella tra società e fornitore è una cessione nazionale imponibile, per cui va emessa fattura con addebito d’imposta.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 17/E del 23.1.2009)
Sono state pubblicate il 23.1.2009 sul sito dell’Agenzia delle Entrate le bozze dei vari modello unico 2009 (e relative istruzioni) relative a persone fisiche (PF), società di persone (SP) e concernenti gli enti non commerciali (ENC).
Inoltre, sono state pubblicate le bozze delle specifiche tecniche dei modelli 770/2009 semplificato e ordinario.
Infine, sono stati pubblicati anche:
– Flusso telematico mod. 730-4: Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4;
– Comunicazione dei sostituti per la ricezione telematica dei 730-4: modello, istruzioni, specifiche tecniche (versione definitiva).
Flusso telematico mod. 730-4
L’Agenzia delle Entrate rende disponibile ai sostituti d’imposta, per via telematica, il risultato contabile delle dichiarazioni 730 (mod. 730-4) trasmesso dai CAF dipendenti (art. 16 del D.M. n. 164/99), per consentire ai sostituti di effettuare i conguagli sulle retribuzioni e sulle pensioni con vantaggi evidenti sia in termini economici che di sicurezza.
I sostituti d’imposta, con domicilio fiscale in determinate province, devono pertanto comunicare l’utenza telematica presso la quale l’Agenzia renderà disponibili i dati dei mod. 730-4 utilizzando il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai mod. 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” ( Provvedimento del Direttore del 23 gennaio 2009).
In questa fase di sperimentazione sono coinvolti i sostituti d’imposta con domicilio fiscale nelle province di Agrigento, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Benevento, Biella, Brindisi, Caltanissetta, Campobasso, Chieti, Cosenza, Cremona, Crotone, Enna, Gorizia, Imperia, Isernia, L’Aquila, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Matera, Oristano, Perugia, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Salerno, Sassari, Savona Taranto, Terni, Trento, Verbania, Verona, Viterbo.
La comunicazione va presentata dai sostituti d’imposta, esclusivamente in via telematica direttamente o tramite un intermediario abilitato, entro il 31 marzo 2009.
Novità su interessi passivi, perdite, plusvalenze e aliquote Ires.
Pronte le bozze di Unico Società di Persone e di Unico enti non commerciali per il 2009.
Sono infatti disponibili dal 23.1.2009 sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate – www.agenziaentrate.gov.it – i modelli con le relative istruzioni, ai quali si aggiunge anche la bozza di Unico Persone Fisiche, aggiornata con il bonus famiglia e la detrazione del 19% riconosciuta ai genitori per il pagamento di rette per la frequenza di asili nido.
Nei modelli dedicati alle società di persone e agli enti non commerciali trovano spazio sia le novità riguardanti la gestione delle perdite, che comportano una modifica nelle regole per la determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo, sia quelle relative al sistema di deducibilità degli interessi passivi.
Tra le altre novità sono state segnalate la reintroduzione della sezione dedicata alla rivalutazione del valore dei terreni e le modifiche apportate dalla “manovra d’estate” alle plusvalenze di natura finanziaria.
Esordiscono, inoltre, tre nuove sezioni nel quadro RQ: due dedicate alla rivalutazione dei beni ed all’affrancamento del saldo attivo di rivalutazione, presenti in entrambi i modelli, e una relativa all’indicazione del maggior valore delle rimanenze finali di alcune categorie di imprese, presente soltanto in Unico
Il modello Unico 2009, in tutte le sue versioni, accoglie anche le novità sulla deducibilità delle spese di rappresentanza, con particolari regole per quelle sostenute dalle imprese di nuova costituzione (come stabilito dall’art. 1, comma 3 del decreto ministeriale del 19 novembre 2008).
Infine, per il modello Unico Enti non Commerciali, tra le novità sul reddito di impresa introdotte dalla Finanziaria 2008, viene messo in evidenzia il cambiamento dell’aliquota Ires, che passa dal 33% al 27,5%, mentre, nel modello Unico Società di Persone, compare il nuovo quadro RJ dedicato al regime di determinazione del reddito delle imprese marittime, noto come Tonnage tax.
Viene inoltre precisato che tutte le bozze dei modelli pubblicati il 23.1.2009 sul sito Internet dell’Agenzia tengono conto delle novità contenute nella Legge Finanziaria 2009 e nel D.L. 185/2008, in corso di conversione.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 23.1.2009)
Approvati in via transitoria, dovranno essere utilizzati insieme al codice ente della Provincia di Ascoli Piceno.
Anche la Camera di commercio di Fermo ha i suoi codici tributo.
Con la risoluzione n. 18/E/2009 sono stati, infatti, istituiti i codici da utilizzare per il pagamento del diritto annuale, interessi e sanzioni di competenza della sede camerale della nuova provincia marchigiana.
Istituiti in via transitoria in attesa delle consultazioni provinciali, viaggeranno al momento abbinati al codice ente della Provincia di Ascoli Piceno (“AP”).
In particolare, i codici da utilizzare in F24 sono:
– “3866” per il pagamento del diritto annuale dovuto alla Camera di commercio di Fermo
– “3867” per il pagamento delle sanzioni per omesso o tardivo versamento
– “3868” per il pagamento degli interessi per omesso o tardivo versamento.
Compilando l’F24, i codici tributo 3867 e 3868 devono essere indicati solo in corrispondenza degli “importi a debito versati”, mentre il codice 3866 può essere utilizzato anche in corrispondenza degli “importi a credito compensati”.