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Timestamp: 2020-08-07 12:15:01+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2597 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2597 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 12/09/2018, dep. 30/01/2019), n.2597
sul ricorso 936-2012 proposto da:
SOCIETA’ INDUSTRIALE COSTRUZIONE MACCHINE AGRICOLE (S.I.C.M.A.)
S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t. (C.F. (OMISSIS)),
elett dom.to in ROMA, al V.LE G. MAZZINI, n. 134, presso lo studio
del Prof. Avv. Giuseppe Maria Cipolla, che lo rapp. e dif. in virtù
di procura speciale ai rogiti del Notaio F.M. del 31.1.2012,
rep. n. (OMISSIS), in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 253/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di L’AQUILA, depositata il 15/11/2010;
12/09/2018 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.
Osservato che in data 26.4.2005 l’Agenzia delle Entrate Ufficio di Chieti elevò, nei confronti della S.I.C.M.A., atto di contestazione n. (OMISSIS), con cui irrogò nei confronti della predetta società e per il periodo di imposta 2002, la sanzione di Euro 98.363,05 quale conseguenza dell’omessa fatturazione dell’acquisto, dalla Eurocardian S.p.A., di componenti per macchine agricole;
che avverso tale provvedimento la S.I.C.M.A. propose ricorso innanzi alla C.T.P. di Chieti la quale, in accoglimento dello stesso, con sentenza n. 164 del 22.1.2008, “ritenendo la ricostruzione degli acquisti irregolarmente fatturati inattendibile, perchè basata su presunzioni semplici sprovviste dei requisiti di gravità precisione e concordanza scaturite unicamente dalle risultanze di un foglio di calcolo excel rinvenuto in sede di verifica” (cfr. ricorso, p. 2 primo cpv.);
che tale decisione fu impugnata, ad opera dell’Agenzia delle Entrate, innanzi alla C.T.R. di l’Aquila che, con sentenza n. 253 del 15.11.2010, confermò la gravata pronunzia, condividendone le motivazioni e chiarendo come “correttamente i primi Giudici hanno evidenziato che le contestazioni dell’Ufficio si fondavano su di un impianto presuntivo creato attorno ad un solo foglio di calcolo, ritenuto dall’Ufficio un consuntivo periodico di ciclo produttivo aziendale, sebbene tale tesi non fosse provata nè suffragata da alcun elemento che potesse attestare la validità dell’impianto di verifica (…) solo in presenza di scritture palesemente inattendibili l’Ufficio può procedere secondo presunzioni semplici, prive dei requisiti di gravità, presunzione e concordanza (…) diversamente, in assenza dell’inattendibilità delle scritture, l’uso del metodo di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1 e, quindi, il ricorso a strumenti induttivi, è legittimato solo dalla presenza di presunzioni gravi, precise e concordanti” (cfr. motivazione, p. 4);
che avverso tale decisione l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; si è costituita con controricorso la S.I.C.M.A. la quale ha depositato, altresì, memoria ex art. 380-bis. 1 c.p.c.;
Considerato che con il primo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 39, nonchè del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 52,54 e 55, per avere la C.T.R. svalutato la rilevanza probatoria del “foglio di calcolo” rinvenuto presso l’abitazione dell’amministratore della S.I.C.M.A. e sotteso (all’atto di contestazione ed) all’irrogazione della sanzione, ritenendo che non vi fossero elementi in grado di suffragare la tesi dell’Ufficio, che aveva ravvisato in tale documento un “consuntivo periodico di ciclo produttivo”;
che con il secondo motivo l’Agenzia delle Dogane si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) della violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, comma 2, n. 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d e dell’art. 2729 c.c., nonchè (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) dell’insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine al mancato rilievo assegnato dalla C.T.R. agli elementi descritti dalla G.d.F. nel p.v.c. sotteso all’accertamento per cui è causa e da cui trarre elementi gravi, precisi e concordanti a carico del contribuente;
Ritenuta la fondatezza del primo motivo di ricorso, con conseguente assorbimento del secondo;
che questa stessa Corte, con le recenti sentenze 26.5.2017, nn. 13303 e 13304, emesse tra le medesime parti, ha chiarito che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la c.d. “contabilità in nero”, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 c.c. e ss. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta, ed incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contraria (cfr. anche Cass. n. 25610/2006; conf. Cass. n. 24051/2011; Cass. n. 4080/2015);
che tanto basta per fare emergere l’errore di diritto in cui è incorsa la sentenza, che ha negato che nella specie vi fossero elementi sufficienti per giustificare l’accertamento, mentre l’esistenza di tale giustificazione derivava, per ciò solo, dal rinvenimento di quel prospetto, a prescindere dalla sussistenza di qualsiasi altro elemento;
che la sentenza va pertanto cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale de L’Aquila in diversa composizione, che provvederà a nuovo esame attenendosi al principio di cui sopra, nonchè alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo. Per l’effetto, cassa la gravata sentenza e rinvia alla Commissione tributaria regionale de L’Aquila, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.