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Timestamp: 2019-06-26 00:34:50+00:00
Document Index: 177335241

Matched Legal Cases: ['art. 2122', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ']

Fondo di garanzia Inps - Wikilabour - Dizionario dei diritti dei lavoratori
Amministrazione controllataAmministrazione straordinariaContratto di apprendistatoCassa IntegrazioneConcordato preventivoContratto a tempo determinatoContributi - Normativa, soggetti obbligati, misura, prescrizioneDatore di lavoroDimissioniDirigentiFallimentoFerieImpugnazioneIndennità sostitutiva del preavvisoINPSLavoro dipendenteLavoro subordinatoLicenziamento individualeLiquidazione coatta amministrativaMalattia (indennità e diritto)
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Requisiti per l’intervento del Fondo di garanzia
Oneri accessori (interessi e rivalutazione monetaria)
Casistica di decisioni della Magistratura in tema di accesso al Fondo di Garanzia
Per Fondo di garanzia si intende un mezzo di tutela per quei lavoratori nei confronti dei quali il datore è insolvente; tale Fondo è istituito per la liquidazione del trattamento di fine rapporto e per i crediti di lavoro diversi dal TFR.
Al Fondo di garanzia, sono interessati tutti i lavoratori dipendenti dei datori di lavoro tenuti al versamento all'INPS del contributo che alimenta la Gestione del fondo, compresi i lavoratori con la qualifica di apprendista ed i dirigenti di aziende industriali, nonché i soci delle cooperative di lavoro.
La garanzia del fondo opera indipendentemente dalla causa che ha determinato la cessazione del rapporto di lavoro: dimissioni, licenziamento, scadenza del termine in caso di contratto a tempo determinato.
Direttiva 80/987/CEE del Consiglio, del 20 ottobre 1980, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro;
Legge 297/1982 “Disciplina del Trattamento di Fine Rapporto” istitutiva del Fondo di garanzia per il TFR;
D.Lgs. 80/1992 “Fondo di garanzia”;
D.Lgs. 186/2005 “Attuazione della direttiva 2002/74/CE concernente la tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datore di lavoro";
Circolare n. 53 del 7 marzo 2007, con la quale l’INPS fornisce un quadro riassuntivo aggiornato delle disposizioni in materia di Fondo di garanzia.
Con direttiva 987/80 il Consiglio della CEE ha garantito ai lavoratori subordinati una tutela minima in caso di insolvenza del datore di lavoro.
Perché ricorra lo stato di insolvenza occorre, innanzitutto, che sia stata chiesta l’apertura di un procedimento concorsuale che riguardi il patrimonio del datore di lavoro insolvente e sia rivolto alla soddisfazione dei creditori di quest’ultimo; secondariamente che l’Autorità competente abbia deciso in tal senso o abbia “constatato la chiusura definitiva dell’impresa o dello stabilimento del datore di lavoro e l’insufficienza dell’attivo disponibile per giustificare l’apertura del procedimento”.
La Legge n. 297/1982 prevede l’istituzione di un “Fondo di garanzia”, alimentato da contributi datoriali e destinato a sostituire il datore di lavoro nell’erogazione:
dell’intero TFR, il quale matura esclusivamente al momento della cessazione del rapporto di lavoro, essendo le quote annuali meri accantonamenti contabili;
degli altri crediti, inerenti agli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro rientranti nei 12 mesi che precedono la data:
del provvedimento che determina l’apertura della procedura fallimentare, del concordato preventivo, della liquidazione coatta o dell’amministrazione straordinaria;
di inizio dell’esecuzione forzata;
del provvedimento di messa in liquidazione o cessazione dell’esercizio provvisorio ovvero dell’autorizzazione alla continuazione dell’esercizio di impresa per i lavoratori che abbiano continuato a prestare attività lavorativa, ovvero la data di cessazione del rapporto di lavoro, se questa è intervenuta durante la continuazione dell’attività dell’impresa.
Il credito deve riferirsi solo alla retribuzione maturata nell’ultimo trimestre, includendo i ratei di tredicesima e delle altre eventuali mensilità, aggiuntive previste contrattualmente, nonché le somme dovute dal datore di lavoro a titolo di prestazioni di malattia e maternità.
Sono invece esclusi l’indennità di mancato preavviso, gli importi relativi a ferie non godute, le indennità di malattia a carico dell’INPS, che il datore di lavoro avrebbe dovuto anticipare.
Tali somme sono erogate dal Fondo nei limiti di un massimale, pari a tre volte la misura del trattamento CIGS mensile al netto delle trattenute previdenziali e assistenziali.
Il pagamento dei crediti diversi dal TFR non è cumulabile, fino a concorrenza degli importi con:
il trattamento CIG fruito nell’arco dei 12 mesi che precedono la data del provvedimento che determina l’apertura della procedura;
le retribuzioni corrisposte all’interessato nell’arco dei tre mesi dell’operatività della tutela;
l’indennità di mobilità riconosciuta nell’arco dei tre mesi successivi alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Le procedure che danno diritto all’intervento del Fondo di garanzia sono:
l’amministrazione controllata;
qualora il datore di lavoro non sia assoggettabile a procedura concorsuale il Fondo potrà intervenire previo esperimento, da parte del lavoratore, di una procedura esecutiva individuale a seguito della quale il credito per i contributi omessi sia rimasto in tutto o in parte insoddisfatto.
l’apertura di una procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria) o l’esperimento infruttuoso dell’azione esecutiva (pignoramento);
l’insolvenza del datore di lavoro;
l’accertamento dell’esistenza di uno specifico credito relativo alle omissioni contributive per le quali si chiede l’intervento del Fondo di garanzia (in caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria tale accertamento avviene con l’ammissione del credito nello stato passivo della procedura).
Possono richiedere l’intervento del Fondo di garanzia tutti i lavoratori dipendenti dei datori di lavoro tenuti al versamento all’Inps dell’apposito contributo che alimenta la Gestione prestazioni temporanee.
Anche i lavoratori con qualifica di apprendista, i soci delle cooperative di lavoro ed i dirigenti di aziende industriali possono richiedere i benefici del Fondo.
In caso di decesso del lavoratore l’intervento del Fondo di garanzia può essere richiesto, ai sensi dell’art. 2122 c.c., dagli aventi diritto con preferenza per il coniuge, i figli e, se conviventi a carico del lavoratore, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo (1° comma).
La ripartizione di tali indennità va fatta secondo l’accordo fra gli aventi diritto ovvero, in mancanza di accordo, secondo il bisogno di ciascuno (2° comma).
Queste indennità non possono essere oggetto di patti anteriori alla morte del lavoratore (4° comma), il quale può disporne per testamento solo in mancanza dei superstiti indicati.
Sono esclusi dall’intervento del fondo gestito dall’Inps i giornalisti in quanto la prestazione è assicurata dall’INGPI; qualora, nel corso dello stesso rapporto di lavoro, il dipendente sia stato iscritto al Fondo gestito dall'INPS e, in successione, a quello gestito dall'INPGI, l'Istituto assicuratore tenuto a garantire l'intera prestazione, è quello competente al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
La domanda di intervento del Fondo di garanzia deve essere presentata dal lavoratore o dai suoi eredi alla Sede dell'INPS nella cui competenza territoriale l'assicurato ha la propria residenza e nel caso in cui sia avanzata ad una Sede diversa essa sarà trasferita d'ufficio a quella territorialmente competente.
La domanda deve essere inoltrata per via telematica utilizzando i codici di accesso forniti dall'INPS su richiesta del lavoratore. Il lavoratore può anche farsi assistere nell'inoltro telematico da Enti o associazioni abiltate dall'Istituto (ad es. Patronati sindacali).
I dati richiesti per l'inoltro telematico sono gli stessi che servivano per la compilazione del modello Inps TFR/CL - SR50.
L'Istituto è tenuto, nel termine di 60 giorni decorrenti dalla data di presentazione della domanda completa di tutta la documentazione (art. 2, comma 7 della Legge 297/1982), a liquidare il TFR e i crediti diversi dal TFR a carico del Fondo di garanzia.
Ai sensi dell'art. 2, comma 2, della Legge 29 maggio 1982, n. 297, la domanda deve essere presentata in caso di:
fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione controllata, dal 15° giorno successivo al deposito dello stato passivo reso esecutivo ai sensi degli art. 97 e 209 della legge fallimentare.;
impugnazioni o opposizione al credito del lavoratore, dal giorno successivo alla pubblicazione della relativa sentenza;
concordato preventivo, dal giorno successivo alla pubblicazione del decreto di omologa (decreto di omologazione) o dalla sentenza (decreto) che decide su eventuali opposizioni o impugnazioni;
insinuazione tardiva del credito nella procedura fallimentare, dal giorno successivo al decreto di ammissione al passivo o dopo sentenza che decide eventuale contestazione;
esecuzione individuale, dal giorno successivo alla data del verbale di pignoramento negativo, ovvero, in caso di pignoramento in tutto o in parte positivo, dal giorno successivo alla data del provvedimento di assegnazione del ricavato dell’esecuzione.
L'Istituto è tenuto a liquidare il TFR a carico del Fondo di garanzia nel termine di 60 gg. decorrenti dalla data di presentazione della domanda completa di tutta la documentazione (art. 2, comma 7 della Legge 297 del 1982).
Il diritto alla prestazione del Fondo si prescrive:
per il TFR, in 5 anni dalla data della risoluzione del rapporto. Detto termine può essere interrotto con l’instaurazione del credito del lavoratore nello stato passivo e ricomincia a decorrere, per l’intera sua durata (cinque anni), dalla data di chiusura della procedura concorsuale. Lo stesso vale in caso di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria, poiché anche queste procedure sono assoggettate allo speciale procedimento che attiene alla verifica dei crediti e alla formazione dello stato passivo;
per gli altri crediti di lavoro, in un anno. Tale termine decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, cioè dalla data in cui è possibile presentare la richiesta di intervento del Fondo. Se la domanda viene presentata oltre tale termine l’Inps, prima di respingerla, verificherà che il richiedente non abbia interrotto la prescrizione.
Gli interessi e la rivalutazione monetaria decorrono:
per il TFR, dalla data di cessazione del rapporto di lavoro sino alla data di effettivo soddisfo;
per gli altri crediti di lavoro, dalla data di presentazione della domanda amministrativa, completa di tutta la documentazione, sino alla data di effettivo soddisfo.
Con riguardo al pagamento del TFR, la decorrenza degli interessi e della rivalutazione non è preclusa nel caso di mancata disponibilità di tutti gli elementi di calcolo del TFR.
Tale credito infatti è considerato esigibile anche quando ha un oggetto solo determinabile.
Contro il provvedimento di reiezione della domanda, o di liquidazione della prestazione in misura inferiore a quella richiesta, è ammesso ricorso amministrativo al Comitato Provinciale entro novanta giorni dalla sua ricezione (art. 46 c. 5 legge 88/89).
In caso di mancata adozione del provvedimento da parte dell'Istituto il termine per la proposizione del ricorso decorre dal 61° giorno successivo a quello di presentazione della domanda completa della documentazione.
I ricorsi tardivi, perché presentati dopo l’esaurimento del procedimento amministrativo (ossia dopo il 240° giorno dalla presentazione della domanda) non incidono sul decorso del termine annuale di decadenza cui soggiace la domanda giudiziaria, mentre i ricorsi ulteriormente tardivi dovranno essere rigettati, senza alcun esame nel merito, perché non più sussiste un credito che possa ricevere tutela giudiziaria.
L’art. 4 del D.L. 19 settembre 1992, n. 384 - convertito nella legge 14 novembre 1992, n. 438 - prevede il termine di decadenza di un anno per la proposizione dell’azione giudiziaria per le prestazioni afferenti alla Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 L. 88/89) nella quale espressamente rientra il Fondo di garanzia per il TFR.
In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della legge fallimentare, ai fini dell’accoglimento della domanda di intervento del fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, istituito presso l’INPS ex art. 2 della L. n. 297 del 1982, grava sul lavoratore l’onere di dimostrare che le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti a seguito di un serio e adeguato esperimento dell’esecuzione forzata, comportante, in particolare, secondo l’uso della normale diligenza, la ricerca di beni presso i luoghi riconducibili “de iure” alla persona del debitore, come ad esempio quelli della nascita, della residenza, del domicilio o della sede dell’impresa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito fondata sul rilievo che il ricorrente si era limitato all’infruttuosa esecuzione mobiliare senza nulla documentare in ordine alla consistenza del patrimonio immobiliare del debitore). (Cass. 5/9/2016 n. 17593, Pres. D’Antonio Rel. Cavallaro, in Lav. nella giur. 2017, 96)
L’obbligo del Fondo di garanzia per il T.f.r. costituito presso l’Inps ha per oggetto una prestazione di natura previdenziale, diversa dal trattamento dovuto al lavoratore dal datore di lavoro. Ne consegue che una volta che si siano realizzate le condizioni previste dalla legge, e cioè l’ammissione in via definitiva del credito per T.f.r. al passivo fallimentare, il lavoratore ha diritto alla relativa prestazione a carico del Fondo di garanzia, senza che rilevi in contrario l’intervenuta prescrizione del credito stesso verso il datore di lavoro, non rilevata nell’ambito della procedura fallimentare. (Corte app. Milano 4/10/2013 n. 540, Pres. Curcio Est. Vitali, in Lav. nella giur. 2014, con commento di Rocco Cama, 380)
Il credito verso il Fondo di garanzia dell'Inps per il trattamento di fine rapporto ha natura retributiva, pertanto - nonostante il diritto alla relativa prestazione tragga origine, anziché dal rapporto di lavoro, dal diverso rapporto assicurativo-previdenziale - può essere validamente ceduto dal lavoratore a una società finanziaria che, in base all'art. 2, L. 29/5/82 n. 297, ha diritto al pagamento. (Cass. 13/10/2010, n. 21143, Pres. Sciarelli Est. Monaci, in D&L 2010, con nota di Alessandro Corrado, "Accesso al Fondo di Garanzia Inps: conferme della Suprema Corte", 1124)
Ai fini della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982, in favore del lavoratore, per il pagamento del T.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, quest’ultimo, se dichiarato fallito per avere cessato l’attività di impresa da oltre un anno, va considerato “non soggetto” a fallimento, e pertanto opera la disposizione dell’art. 2, comma 5, della predetta legge, secondo cui il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l’Inps alle condizioni previste dal comma stesso, essendo sufficiente, in particolare, che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrano che esistono altri bene aggredibili con l’azione esecutiva. (Cass. 29/7/2010 n. 17740, Pres. Lamorgese Rel. Toffoli, in Lav. Nella giur. 2010, 1048, e in D&L 2010, con nota di Alessandro Corrado, "Accesso al Fondo di Garanzia Inps: conferme della Suprema Corte", 1124)
Il lavoratore che intenda chiedere l'intervento del Fondo di Garanzia di cui alla L. 29/5/82 n. 297 deve assolvere all'onere di dimostrare che nei confronti del datore di lavoro, soggetto alle procedure concorsuali, è stata pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento e che il credito relativo al Tfr è stato ammesso nello stato passivo, mentre nei confronti del datore di lavoro non soggetto alle procedure concorsuali, occorre la prova dell'assenza o dell'insufficienza delle garanzie patrimoniali del debitore (a esempio tramite evidenza di una procedura esecutiva infruttuosa). (Cass. 27/10/2009 n. 22647, Pres. Sciarelli Est. Zappia, in D&L 2009, 1035)
In tema di intervento del Fondo di Garanzia gestito dall'Inps di cui alla legge n. 297/1982, in caso di insolvenza del datore di lavoro, gli importi relativi alle ultime tre mensilità retributive spettanti ai lavoratori sono esenti da contribuzione e si calcolano con applicazione del limite del triplo del trattamento di integrazione salariale mensile determinato al netto delle trattenute previdenziali ed assistenziali. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la detrazione delle trattenute previdenziali dal trattamento di integrazione, essendo solo operata contabilmente ai fini della determinazione del limite massimo della prestazione erogabile dal Fondo, violi il principio dell'esonero di tale prestazione dalla contribuzione). (Cassa con rinvio, App. Firenze, 14 Giugno 2004). (Cass. 7/2/2008 n. 2884, Pres. Mercurio Est. Miani Canevari, in Dir. & prat. lav. 2008, 2154)