Source: https://www.dirittoprivatoinrete.it/diritto%20costituzionale/dirittocostituzionaleinrete.it/governo.html
Timestamp: 2018-12-16 17:34:28+00:00
Document Index: 132236484

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 95', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 95', 'art. 5', 'art. 118', 'art. 5', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 14', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 113', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 54', 'art. 28']

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Nel nostro ordinamento il Governo è titolare del potere esecutivo e svolge un ruolo rilevante nell'attività di indirizzo politico.
La Costituzione dedica poche norme al Governo, tanto è che gran parte delle regole che lo riguardano sono contenute in leggi e consuetudini.
il Governo è un organo complesso perché, secondo l'art. 92 Cost.
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Governo è composto a sua volta di organi (ed è per questo è organo complesso), poiché sia ministri sia il Presidente del Consiglio sono a loro volta degli organi perché sono al vertice delle rispettive organizzazioni, ministeri e presidenza del Consiglio.
Secondo gli articoli 92, 93, 94 della Costituzione:
In realtà la formazione del Governo segue una procedura ben più complessa dettata da consuetudini costituzionali, (prassi secondo alcuni), che vede protagonista il Presidente della Repubblica.
Governo e Presidente del Consiglio
Secondo l'art. 95 Cost.
Partendo dai rapporti tra Governo e Presidente del Consiglio, si nota che l'attività di indirizzo politico non spetta a Presidente del Consiglio, ma al Governo, mentre il Presidente si occupa della direzione della politica generale del Governo e della unità d'indirizzo politico; i poteri del Presidente del Consiglio sono ulteriormente specificati nella fondamentale legge n. 400 del 1988, art. 5, secondo cui il Presidente del Consiglio dei ministri a nome del Governo
c) sottopone al Presidente della Repubblica le leggi per la promulgazione; in seguito alla deliberazione del Consiglio dei ministri, i disegni di legge per la presentazione alle Camere e, per l'emanazione, i testi dei decreti aventi valore o forza di legge, dei regolamenti governativi e degli altri atti indicati dalle leggi;
f) esercita le attribuzioni di cui alla legge 11 marzo 1953, n. 87, e promuove gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle decisioni della Corte costituzionale. Riferisce inoltre periodicamente al Consiglio dei ministri, e ne dà comunicazione alle Camere, sullo stato del contenzioso costituzionale, illustrando le linee seguite nelle determinazioni relative agli interventi nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale. Segnala altresì, anche su proposta dei ministri competenti, i settori della legislazione nei quali, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale pendenti, sia utile valutare l'opportunità di iniziative legislative del Governo.
h) può disporre, con proprio decreto, l'istituzione di particolari Comitati di ministri, con il compito di esaminare in via preliminare questioni di comune competenza, di esprimere parere su direttive dell'attività del Governo e su problemi di rilevante importanza da sottoporre al Consiglio dei ministri, eventualmente avvalendosi anche di esperti non appartenenti alla pubblica amministrazione (9);
a) promuove e coordina l'azione del Governo relativa alle politiche comunitarie e assicura la coerenza e la tempestività dell'azione di Governo e della pubblica amministrazione nell'attuazione delle politiche comunitarie, riferendone periodicamente alle Camere; promuove gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle pronunce della Corte di giustizia delle Comunità europee; cura la tempestiva comunicazione alle Camere dei procedimenti normativi in corso nelle Comunità europee, informando il Parlamento delle iniziative e posizioni assunte dal Governo nelle specifiche materie;
a-bis) promuove gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo emanate nei confronti dello Stato italiano; comunica tempestivamente alle Camere le medesime pronunce ai fini dell'esame da parte delle competenti Commissioni parlamentari permanenti e presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di esecuzione delle suddette pronunce (10);
b) promuove e coordina l'azione del Governo per quanto attiene ai rapporti con le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e sovraintende all'attività dei commissari del Governo.
Il Governo, invece a norma dell'art. 2 della citata legge:
2. Attribuzioni del Consiglio dei ministri.
d) gli atti di sua competenza previsti dall'articolo 127 della Costituzione e dagli statuti regionali speciali in ordine alle leggi regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano, salvo quanto stabilito dagli statuti speciali per la Regione siciliana e per la Regione Valle d'Aosta;
e) le direttive da impartire tramite il commissario del Governo per l'esercizio delle funzioni amministrative delegate alle Regioni, che sono tenute ad osservarle;
f) le proposte che il ministro competente formula per disporre il compimento degli atti in sostituzione dell'amministrazione regionale, in caso di persistente inattività degli organi nell'esercizio delle funzioni delegate, qualora tali attività comportino adempimenti da svolgersi entro i termini perentori previsti dalla legge o risultanti dalla natura degli interventi;
i) gli atti concernenti i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica di cui all'articolo 7 della Costituzione;
n) la richiesta motivata di registrazione della Corte dei conti ai sensi dell'articolo 25 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 ;
p) le determinazioni concernenti l'annullamento straordinario, a tutela dell'unità dell'ordinamento, degli atti amministrativi illegittimi, previo parere del Consiglio di Stato e, nei soli casi di annullamento di atti amministrativi delle Regioni e delle province autonome, anche della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
Come si vede ben si adatta la corrente definizione che vede il Presidente del Consiglio come un "primus inter pares", sfornito, in realtà di reali poteri coercitivi nei confronti dei singoli ministri, tanto che l'unico potere interdittivo si può ritrovare nelle lettere c e c-bis dell'art. 5 della riportata legge n. 400\88 secondo cui il Presidente del Consiglio :
Nulla più di questo, tanto che in caso di opposizione di un ministro l'unica strada, se possibile, è quella di ricorrere alla sfiducia individuale, usata per la prima volta nel celebre "caso Mancuso".
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 7 del 1996 investita della questione circa la legittimità della sfiducia individuale, sollevata dallo stesso ministro della Giustizia Filippo Mancuso, ritenne costituzionalmente legittimo tale istituto e non incompatibile con la sfiducia collettiva che può avere il Governo; ciò sul presupposto che l'art. 95 Cost. prevede anche una responsabilità individuale del singolo ministro e perché:
"L'attività collegiale del Governo e l'attività individuale del singolo ministro - svolgendosi in armonica correlazione - si raccordano all'unitario obiettivo della realizzazione dell'indirizzo politico a determinare il quale concorrono Parlamento e Governo. Al venir meno di tale raccordo, l'ordinamento prevede strumenti di risoluzione politica del conflitto a disposizione tanto dell'esecutivo, attraverso le dimissioni dell'intero Governo ovvero del singolo ministro; quanto del Parlamento, attraverso la sfiducia, atta ad investire, a seconda dei casi, il Governo nella sua collegialità ovvero il singolo ministro, per la responsabilità politica che deriva dall'esercizio dei poteri spettantigli"
Sulla base di questi fondamentali passi la Corte conclude che:
a) spetta a ciascuna Camera approvare una mozione di sfiducia anche nei confronti di un singolo ministro e, pertanto, spettava al Senato approvare la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro di grazia e giustizia votata il 19 ottobre 1995;
b) spetta al Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sostituire il ministro nei cui confronti una Camera abbia approvato una mozione di sfiducia, quando questi non si sia dimesso e, pertanto, spettava al Presidente della Repubblica adottare, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, il decreto del 19 ottobre 1995, col quale è stata conferita al medesimo Presidente del Consiglio dei ministri la titolarità ad interim del Ministero di grazia e giustizia in sostituzione del ministro nei cui confronti il Senato aveva approvato la mozione di sfiducia.
l. n. 400\1988
I Principi costituzionali in tema di amministrazione
1. il principio dell'autonomia: trova la sua base giuridica nell'art. 5 della Costituzione prima parte secondo cui:
Secondo questo principio l'amministrazione deve essere affidata all'Ente pubblico più vicino al cittadino; tale principio trova ulteriore conferma e applicazione nell'art. 118 comma 1 della Costituzione secondo cui:
2.il principio del decentramento: trova la sua base giuridica nell'art. 5 della Costituzione, seconda parte secondo cui: la Repubblica......attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
A differenza dell'ipotesi precedente, qui è lo Stato che nello svolgimento dei suoi compiti deve decentrare i suoi organi sul territorio per avvicinarli ai cittadini.
3.il principio del buon andamento della amministrazione: è previsto dall'art. 97 Cost. primo comma secondo cui:
Il buon andamento si sostanzia nella efficacia, efficienza e economicità - legge n. 241\ 1990, art. 1 secondo cui :
"L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princìpi dell'ordinamento comunitario"
efficace: raggiunge gli obiettivi previsti;
efficiente e economica: raggiunge i risultati con il minor uso di risorse.
4. L'imparzialità della pubblica amministrazione: sempre previsto nell'art. 97 Cost., ma anche nell'art. 3 Cost. per questo principio la pubblica amministrazione, nella sua attività, deve tendenzialmente assicurare la parità di trattamento, salvo che non ci siano ragionevoli motivi per derogare a tale trattamento paritario.
5. il principio di separazione tra politica e amministrazione: secondo l'art. 97 della Costituzione comma 2:
In passato il ministro era il vertice gerarchico del ministero, poi si sono riordinati i rapporti tra ministro (che rappresenta la parte politica dell'attività del ministero) e amministrazione ( che rappresenta la burocrazia ministeriale ), ha conferito maggiore autonomia alla dirigenza dei ministeri (rendendo definitivi molti loro atti), e si è affermato il principio della separazione tra politica e amministrazione.
Secondo l'art. 14 del d.lgs. n. 165\2001, il ministro:
b) effettua, ai fini dell'adempimento dei compiti definiti ai sensi della lettera a), l'assegnazione ai dirigenti preposti ai centri di responsabilità delle rispettive amministrazioni delle risorse di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), del presente decreto, ivi comprese quelle di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, e successive modificazioni e integrazioni, ad esclusione delle risorse necessarie per il funzionamento degli uffici di cui al comma 2; provvede alle variazioni delle assegnazioni con le modalità previste dal medesimo decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, tenendo altresì conto dei procedimenti e sub procedimenti attribuiti ed adotta gli altri provvedimenti ivi previsti.
Ciò vuol dire che il ministro impartisce le direttive politiche, mentre la burocrazia le esegue; per fare in modo che le direttive siano seguite e lo stesso ministro che si occupa della scelta dei dirigenti.
6. il principio del concorso pubblico: è un'ulteriore applicazione del principio di imparzialità, secondo l'art. 97 Cost. comma 3:
7. il principio della riserva di legge nella organizzazione degli uffici: secondo la prima parte dell'art. 97 della Costituzione: I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge. Si tratta di riserva di legge relativa.
8. il principio di legalità dell'attività amministrativa: è insito nella Costituzione, che, attraverso le figure della riserva di legge, e la tutela giurisdizionale riconosce il primato della legge nello svolgimento della vita pubblica; in particolare l'art. 113 Cost. comma primo dispone che:
Il principio è poi puntualizzato in numerose disposizioni di legge ( es. art. 1 l. n. 241\1990) anche molto antiche ( art. 5 l. 2248\1865 all. E).
In base a tale principio la pubblica amministrazione deve agire secondo quanto le prescrive la legge e raggiungere gli obiettivi indicati dalle legge. Se la legge lascia all'amministrazione una o più scelte su come deve raggiungere gli scopi assegnateli, abbiamo la discrezionalità amministrativa.
Se poi l'amministrazione può usare gli strumenti del diritto privato, sarà sottoposta ai relativi obblighi ( ad es. nell'adempimento di un contratto), ma se lo svolgimento del rapporto sarà determinato dalle regole del diritto privato, la scelta di agire in tal modo sarà pur sempre sottoposta alle regole di diritto pubblico.
9. il dovere di fedeltà: secondo l'art. 54 della Costituzione:
10. il principio di responsabilità delle pubbliche amministrazioni e dei funzionari: secondo l'art. 28 della Costituzione:
La responsabilità dei dipendenti e funzionari è diretta, ma ciò non esclude che a questa si aggiunga la responsabilità, solidale, dell'Ente di appartenenza.