Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23017-del-16-09-2019
Timestamp: 2020-08-14 06:11:34+00:00
Document Index: 170346089

Matched Legal Cases: ['art. 370', 'art. 35', 'art. 24', 'art. 35', 'art. 50', 'art. 738', 'art. 50', 'art. 370', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23017 del 16/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23017 del 16/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 16/09/2019), n.23017
sul ricorso 25910-2018 proposto da:
B.I., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato COSIMO
CASTRIGNANO’;
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI LECCE, in persona
avverso il decreto n. 480/18 del TRIBUNALE di LECCE, depositato il
1. Con decreto del 26 luglio 2018, il Tribunale di Lecce ha respinto la domanda di B.I., nativo della Guinea, volta al riconoscimento della protezione internazionale o di quella umanitaria.
2. Avverso il descritto decreto, B.I., ricorre per cassazione affidandosi a tre motivi, mentre il Ministero dell’Interno ha depositato un “atto di costituzione” “al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1”.
I) “mancata assunzione di mezzi di prova; violazione del D.Lgs. 25 del 2008, art. 35 – bis, comma 10, lett. c), in relazione all’art. 24 Cost., comma 2”. Si ascrive al tribunale leccese di non aver “accolto e disposto le richieste istruttorie formulate nel procedimento di primo grado, in particolare l’esame del ricorrente, pur a fronte delle criticità relative alla audizione evidenziate nell’atto introduttivo e meritevoli di approfondimento; inoltre, non essendo disponibile la videoregistrazione dell’audizione, avrebbe dovuto usare i propri poteri ufficiosi e disporre l’assunzione dei mezzi di prova ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 – bis, comma 10, lett. c). … Ciò ha leso il diritto di difesa del ricorrente, atteso che non ha potuto avvalersi delle facoltà e dei diritti previsti dall’ordinamento a sostegno delle proprie ragioni e della propria difesa, in aperta violazione del dettato costituzionale” (cfr. pag. 2 del ricorso);
II) “violazione dell’art. 50 – bis c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 738 c.p.c.: mancata composizione collegiale all’udienza del 16 maggio 2018”. Ci si duole del fatto che “l’udienza del 16 maggio 2018 si è tenuta in forma monocratica e non collegiale, in palese violazione dell’art. 50 – bis c.p.c., comma 2” (cfr. pag. 2 del ricorso);
III) “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 7; difetto di motivazione”. Si sostiene che il giudice a quo … ha fondato la propria valutazione negativa su parametri differenti da quelli normativi, senza approfondire la narra pione della storia facendo ricorso ai propri poteri officiosi e, soprattutto, senza accogliere le richieste istruttorie del ricorrente. Ne” è stato considerato il fermo orientamento della Corte di Giustizia secondo il quale maggiore è il grado di violenza diffuso ed indiscriminato minore è la necessità di provare la personalizzazione specifica di quel rischio…” pag. 3 del ricorso).
2.1. Invero, la struttura del ricorso, sotto il titolo ‘fatti della causa”, espone, in undici righe (cfr. piè di pag. 1 ed inizio di pag. 2), quanto ai fatti del processo di primo grado, una sintesi da cui alcunchè si evince con riguardo ai fatti giuridici costitutivi della domanda ivi proposta, nè del contenuto della decisione adottata dal tribunale salentino, riferendo, sul punto, genericamente che venne rigettato il ricorso, senza nulla spiegare, anche solo sommariamente, quanto alle ragioni di tali statuizione (certo non bastando le generiche argomentazioni precedentemente riportate quali contenuto delle prospettate doglianze).
2.2.2. Orbene, la sopra ricordata esposizione del fatto non rispetta tali necessari contenuti, perchè non indica i fatti storici che hanno occasionato la controversia, nè individua le ragioni giuridiche sulla base delle quali la domanda dell’odierno ricorrente era stata introdotta in primo grado, nè espone, pur sinteticamente, le argomentazioni giustificative del decreto impugnato. L’esposizione del fatto è, pertanto, del tutto inidonea al raggiungimento dello scopo suo proprio, donde la inammissibilità del ricorso, ricordandosi, peraltro, che, secondo la Corte EDU, il diritto di accedere al giudice di ultima istanza non è assoluto e, sulle condizioni di ricevibilità dei ricorsi, gli Stati hanno un sicuro margine di apprezzamento, potendo prevedere restrizioni a seconda del ruolo svolto dai vari organi giurisdizionali e dell’insieme delle regole che governano il processo ((cfr. Corte EDU, 15/09/2016, Trevisanato c. Italia; Cass., SU. n. 30996 del 2017, p. 2.3).
3. Non necessita alcuna pronuncia in ordine alle spese del giudizio di legittimità, avendo il Ministero depositato esclusivamente un “atto di costituzione” “al fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1”, altresì rilevandosi che, non rinvenendosi in atti la prova dell’avvenuta ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato, sussistono i presupposti per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.