Source: http://www.dacquigiuseppe.it/vizio-di-mente/
Timestamp: 2019-01-18 04:24:29+00:00
Document Index: 52813880

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 85', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 88', 'art. 45', 'art. 88']

Vizio di mente | Studio Legale Dacquì
E’ compito del giudice del merito “sottoporre a verifica la persona, il suo caso, la sua vicenda
psichica per come si è manifestata nel suo agire”.[6]
La commissione di riforma del codice penale presieduta dal Prof. Pagliaro nel 1992 ha proposto l’introduzione, all’art. 34, di una classificazione delle singole cause psicopatologiche di esclusione (ovvero di diminuzione) dell’imputabilità, ove al tradizionale concetto di <> si affiancano sia la locuzione <> che, con formula eccessivamente ampia, ogni <> che ponga il soggetto in uno stato di mente tale da escluderne (o farne scemare grandemente) la capacità di intendere o di volere.
Mentre nel progetto Riz, agli articoli 83 e 84, è stata introdotta la clausola di <> (vizio totale di mente) e di <> (vizio parziale di mente).
Infine, la commissione di riforma del codice penale presieduta dal Prof. Grosso ha proposto, accanto al tradizionale concetto d’infermità, una nozione normativa, quale quella di <>.[13]
Se è la stessa Cassazione ad accorgersi “dei rischi che comporta un siffatto allargamento del concetto di infermità è comunque pur vero che il rischio può essere eliminato da un serio, concreto e scientifico accertamento della capacità della mente specie al momento del fatto da parte dell’esperto in materia a cui spetta il compito di giudicare dell’incidenza del disturbo sulle capacità intellettive e volitive dell’imputato e sul nesso fra disturbo e comportamento deviante, al giudice il compito di tradurre questo giudizio in quello di rimproverabilità o meno del fatto all’autore, e cioè in quello di colpevolezza, secondo il principio generale sancito dall’art. 85 c.p.”.[14]
E ancora una volta il giudice non può che affidarsi alla scienza degli altri.
Esplorare la mente è come entrare in un labirinto ove si vede l’entrata ma non si riesce a trovare l’uscita.
Occorre notevole prudenza in una questione tuttora in evoluzione per cui è veramente “sentita dalle istituzioni l’esigenza di disporre di esperti nel campo della criminalità e della devianza in grado di contribuire a comprendere il fenomeno su base scientifica e quindi a promuovere politiche e interventi per poter rispondere sia in tema di difesa sociale e che di prevenzione della recidiva e del comportamento criminale più in generale”.[15]
Alla fine la questione fondamentale rimane la diagnosi. Come si perviene alla diagnosi? Quale metodologia dovrà essere utilizzata? Diagnosi che si riverbera sull’accertamento dell’imputabilità del soggetto e conseguentemente sulla decisione che deve prendere il giudice.
Le classiche domande, i classici dubbi che affollano la mente del giudice.
E se si “annebbia” la mente serena del giudice figurarsi cosa accade nella mente del soggetto nevrotico, psicopatico, depresso.
In conclusione, il magistrato italiano deve attrezzarsi con il suo sapere oppure, come avviene tuttora, attingere alla fonte del sapere altrui ?
Ma l’onniscienza non è di questo mondo.
E poi deve prevalere la salvaguardia del singolo o della collettività ?
E su questo scenario “si aprono un’infinità di interrogativi. In particolare: secondo le normative italiane ed internazionali, anche coprofagi e necrofili sarebbero caratterizzati di capacità di intendere e di volere. Ma questa impostazione non appare limpidamente convincente, perché secondo alcuni si adotta un criterio argomentativo vecchio e motivato da ragione di ordine pubblico”.[16]
Una siffatta impostazione ha il suo substrato in ragioni evidentemente politiche: “negli Stati Uniti una celebre regola dell’American Law Istitute stabilisce che la sanità di mente è connessa con varie capacità razionali, come la capacità di capire le conseguenze dei propri comportamenti. Quindi, molti serial-killer nei processi sono riconosciuti sani di mente”.[17]
Certo un uomo che mangia tanti altri uomini, si chiederà il comune cittadino, non può ritenersi sano di mente.
Sono le incertezze della vita ad ammalare spesso la mente. Ciò che emerge dalla scienza moderna è che l’anomalia psichica è idonea a menomare totalmente o parzialmente la capacità di intendere e di volere.
Le nuove acquisizioni della psicologia e della biologia evoluzioniste applicate alla criminologia offrono “una straordinaria visione d’insieme di come noi siamo e di come lo siamo diventati” aiutandoci a capire i nostri modi di pensare, le nostre scelte, le nostre emozioni, le nostre reazioni improvvise e/o impulsive che “nella maggioranza dei casi avvengono al di fuori della nostra coscienza e del nostro diretto controllo (Pinker, 1997; Treblay, 2003)”.[18]
Le Sezioni Unite con la sentenza più volte richiamata, come sostiene giustamente qualcuno, non hanno risolto i problemi essendo i gravi disturbi della personalità in “evoluzione” e mancando una nozione univoca.[19]
Bisogna, talvolta, fare i conti con il sano di mente che simula di essere “malato” e con il malato che vuol apparire sano e più “intelligente” degli altri e specie del suo esaminatore.
Ma l’esperienza ci offre casi di soggetti inizialmente sani che vogliono simulare e che poi finiscono, col passar del tempo, col diventare malati (sindrome di GANSER – pseudo-demenza psicogena o stato crepuscolare isterico) consistente nel fatto che il soggetto si sforza ad apparire sano di mente. Ed è questa tendenza all’apparire che alla fine egli “è” malato mentale.
La simulazione? Anche da tale insidia l’esperto deve proteggersi.
Affascinante è poi il tema, in ipotesi di reati colposi, del colpo di sonno o dell’improvviso malore.
Sembra superfluo soffermarsi sul colpo di sonno, dovuto alla stanchezza, che causa il sinistro stradale poiché ciò non pone particolari problemi apparendo evidente che né il caso fortuito (ex art. 45 c.p.) né l’infermità (ex art. 88 c.p.) possono invocarsi attesea l’imprudenza con la quale dopo un lungo stato di veglia o dopo una giornata di lavoro pesante ci si è messi alla guida di un veicolo.
L’elemento psicologico, in tal circostanza, va accertato in relazione al momento in cui la intelligenza e la volontà erano libere e cosciente ma che si sono “appannate” successivamente.
Il colpo di sonno o l’improvviso malore dovuti, invece, a uno stato morboso, ancorché transitorio, merita qualche, sia pur breve, riflessione.
Accertata l’alterazione psico-fisica il giudice dovrà verificare se applicare l’art. 45 del codice penale (il caso fortuito) o piuttosto dichiarare non punibile l’agente ex art. 88 c.p..
La giurisprudenza di legittimità pare non avere dubbi alcuno.
Saranno i nuovi studi e le nuove esperienze a fornire agli esperti, e quindi al giudice, gli elementi più pregnanti e più decisivi per delimitare meglio i profili psicologico e psichiatrico del soggetto che ha commesso un reato.
Avv. Giuseppe Dacquì – Caltanissetta – gennaio 2007
(articolo pubblicato sulla Rivista Online Penale.it <<Penale Generale – Commenti>> e sulla Rivista Penale – La Tribuna n. 3/2007)
[1] Cfr. Trib. Milano, Ufficio G.I.P. Salvini sent. 24-10-2003 con la quale è stato affermato il principio che infermità mentale di cui agli artt. 88 e 89 c.p. è concetto più ampio rispetto a quello di “malattia psichica” potendo in essa rientrare in psicopatie, alcune psiconevrosi e anche di disturbi clinicamente non definibili che tuttavia abbiano inciso significativamente sul funzionamento dei meccanismi intellettivi e volitivi del soggetto.- In Foro Ambrosiano Vol. VI – Anno 2004.
[2] F. Carrara, Programma del corso di diritto criminale – Del delitto, della Pena – pagg. 68 – 69; Ed. Il Mulino.
[3] F. Carrara, op. cit. pag. 75.
[4] F. Carrara, op. cit. pag. 76.
[5] Affermazione ineccepibile – Luca D’Auria – Blood Pattern Analysis e ragionamento probatorio del giudice – in La Giustizia penale, Parte I, pagg. 222, 2006.
[6] Daniela Dawan – I nuovi confini dell’imputabilità nel processo penale – pag. 6 – Giuffrè Editore.
[7] Paolo Di Martino – Criminologia – Analisi interdisciplinare della complessità del crimine, pag. 114, Ed. Simone.
[8] In Penale.it, URL http://www.penale.it/page.asp?mode=1&IDPag=407
[9] Marta Bertolino, Empiria e Normatività nel giudizio di imputabilità per infermità di mente – Legislazione Penale UTET n. 1 – 2006.
[10] Leonardo Grassi – Claudio Nunziata – Infermità di mente e disagio psichico nel sistema penale pag. 35 – 36 – CEDAM – 2003.
[11] Cass. Pen. Sez. III 09-04-1998, n. 4279.
[12] Leonardo Grassi – Claudio Nunziata op. cit.
[13] L’indice penale n. 3 – 2004 – Adelmo Manna, La delinquenza sessuale: profili relativi all’imputabilità ed al trattamento sanzionatorio – pag. 858.
[14] Marta Bertolino op. cit.
[15] Melania Scali, L’evoluzione degli studi sul comportamento criminale – pag. 75 – Lo psicologo criminologo – Giuffrè Editore.
[16] F. Sidoti – Criminologia e investigazione – Ed. Giuffrè – pag. 333.
[17] F. Sidoti – op. cit.
[18] Marco Marchetti – Appunti per una criminologia Darwiniana – pag. 113 – Ed. CEDAM.
[19] Daniela Dawan, op. cit., pag. 8,