Source: https://www.sistemiamolitalia.it/cosa-fare-se-la-pa-rifiuta-una-fattura-elettronica-i-parte-2/
Timestamp: 2019-11-11 22:20:08+00:00
Document Index: 100781453

Matched Legal Cases: ['art.184', 'art.1', 'art.42', 'art.21', 'art. 25', 'art.26', 'art.26', 'art. 26', 'art.21', 'art. 4', 'art. 1988', 'art. 42', 'art. 1988', 'art. 21']

Cosa fare se la PA rifiuta una fattura elettronica | Sistemiamo l'Italia
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Cosa fare se la PA rifiuta una fattura elettronica – I parte
Le imprese ed i professionisti che trasmettono fatture elettroniche alla PA, nei 15 giorni successivi spesso si vedono rifiutate le suddette fatture. In questo articolo verranno analizzati i diversi comportamenti lato PA e le diverse soluzioni adottabili dai fornitori per rettificare le fatture elettroniche rifiutate.
Prima di procedere ad analizzare le diverse soluzioni percorribili dal fornitore che ha ricevuto dal cliente PA, tramite il sistema di interscambio (SDI), una “Notifica di esito cedente/prestatore” di rifiuto, vanno rilevati almeno 10 importanti aspetti che impattano sul comportamento che dovrà tenere il fornitore:
1– la fattura elettronica che il fornitore trasmette alla PA tramite il sistema di interscambio (SDI), si considera emessa solo a seguito della ricezione della “Ricevuta di consegna” oppure della “Notifica di mancata consegna”, diversamente, in caso cioè di ricezione della “Notifica di scarto” (che significa che la fattura elettronica non è mai giunta alla PA), la fattura elettronica si considera fiscalmente non emessa;
2– la “Notifica di esito cessionario/committente”, che potrà essere di accettazione oppure di rifiuto, può essere emessa dalla PA nei 15 giorni successivi dalla ricezione della fattura elettronica (il fornitore riceverà dallo SDI una “Notifica di esito cedente/prestatore”).Se decorsi i suddetti 15 giorni la PA non si esprime (accettando o rifiutando la fattura), lo SDI invierà ad entrambi i soggetti (fornitore e PA) una “Notifica decorrenza termini”, a significare che le parti non potranno più scambiarsi messaggi tramite lo SDI;
3– l’emissione da parte della PA della “Notifica di esito cessionario/committente” di accettazione, significa che il controllo di “coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile” ha dato esito positivo, cioè la fattura elettronica “sembrerebbe” corretta.Questo non significa che la fattura verrà pagata, dato che è necessaria la successiva fase della “liquidazione”, così come per esempio riportato all’art.184 del DLgs 267/2000 (TU delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), ove testualmente recita che: “La liquidazione costituisce la successiva fase del procedimento di spesa attraverso la quale, in base ai documenti ed ai titoli atti a comprovare il diritto acquisito del creditore, si determina la somma certa e liquida da pagare nei limiti dell’ammontare dell’impegno definitivo assunto”;
4– nell’ambito dei controlli eseguiti dallo SDI sulle fatture elettroniche ricevute, vi è anche la verifica dell’anno della data fattura e del numero di fattura, e se il fornitore trasmette una fattura riportante lo stesso anno e lo stesso numero di una fattura precedentemente trasmessa, la fattura verrà scartata ad eccezione dei casi in cui sia stata emessa una “notifica di scarto”, una “notifica di file non recapitabile”, oppure una “Notifica di esito cedente/prestatore” di rifiuto;
5– la “Notifica di esito cessionario/committente” (di accettazione oppure di rifiuto), presenta un campo denominato descrizione, ove è possibile inserire delle note per un massimo di 255 caratteri, che la PA dovrebbe utilizzare per comunicare in modo chiaro ed efficace con i fornitori, indicando in caso di rifiuto almeno i seguenti 2 aspetti:
a- il motivo esatto del rifiuto (e.g. “CIG non presente”);
b- il comportamento richiesto al fornitore per rettificare la fattura rifiutata (e.g ”riemettere la sola fattura corretta”);
6– la piattaforma di certificazione dei crediti (PCC) rileva i diversi stati della fattura elettronica trasmessa alla PA (la PCC è consultabile al sito http://certificazionecrediti.mef.gov.it ), ed in caso di emissione da parte della PA di una “Notifica di esito cessionario/committente” di rifiuto, in PCC lo stato della fattura diventerà “RESPINTA”.Va aggiunto che le PA di cui all’art.1 comma 2 del D. Lgs 165/2001, hanno altresì l’obbligo di istituire il registro unico delle fatture (RUF) e di registrarle entro 10 giorni dal ricevimento, evidenziando che a norma dell’art.42 del DL 66/2004 “Il registro delle fatture costituisce parte integrante del sistema informativo contabile”;
7– la verifica di “coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile” che la PA può eseguire nei 15 giorni di calendario dalla ricezione della fattura elettronica, non è un obbligo, e quindi lato PA ci potranno essere almeno 3 diversi comportamenti:
• la PA ha stabilito che emetterà sempre una “Notifica di esito cessionario/committente”, che potrà essere di accettazione oppure di rifiuto;
• la PA ha stabilito che emetterà la sola “Notifica di esito cessionario/committente” di rifiuto (non quindi di accettazione), perché così facendo riuscirà a comunicare al fornitore le incoerenze e le irregolarità emerse in fase di controllo del documento ed al contempo aggiornare la PCC;
• la PA ha stabilito che non emetterà la “Notifica di esito cessionario/committente”, perché per esempio non è in grado di poter verificare la regolarità del documento contabile nei 15 giorni dalla ricezione della fattura elettronica;
8– la verifica di “coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile” che la PA può eseguire nei 15 giorni di calendario dalla ricezione della fattura elettronica, può essere svolta da più addetti e da più uffici. La modalità con cui viene eseguita dipende sia dal livello di informatizzazione della PA sia dai diversi sistemi impiegati (protocollo informatico, registro unico delle fatture, sistema contabile, etc), e questi impattano inevitabilmente sull’operatività e sul comportamento che la PA richiederà al fornitore per sanare la fattura elettronica rifiutata, nel rispetto chiaramente delle diverse disposizioni normative. Vi sono per esempio talune PA che si sono dotate di appositi software di controllo (automatici o semi-automatici) in grado di verificare la regolarità contabile della fattura elettronica appena la fattura elettronica arriva dallo SDI ed in momento antecedente alla registrazione contabile, altre PA che per altre ragioni hanno deciso di eseguire la suddetta verifica solo dopo che la fattura è stata registrata in contabilità;
9– le motivazioni che possono condurre la PA a rifiutare la fattura elettronica ricevuta, sono dovute al mancato superamento della verifica di “coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile”, ed a tal riguardo va rilevato che i dati contenuti in fattura li possiamo distinguere in almeno 3 gruppi:
• dati ed informazioni richiesti dall’art.21 secondo comma del DPR 633/72 (e.g. imponibile, imposta, aliquota, natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione, etc);
• dati ed informazioni richiesti da altre disposizioni normative (CIG e CUP così come richiesto dall’art. 25 secondo comma del D.L. 24 aprile 2014 n.66, imposta di bollo come dal DPR 642/72, etc);
• altri dati ed informazioni (corretta compilazione del campo <DataScadenzaPagamento> dato che ha impatti sulla PCC, etc).
10– le eventuali rettifiche di errori contenuti nelle fatture emesse (siano esse cartacee che elettroniche), vengono eseguite tramite l’ausilio delle note di variazioni, che possono essere note:
note di variazione in aumento (note di addebito): l’art.26 primo comma del DPR 633/72 prevede che se successivamente all’emissione o alla registrazione della fattura si verifica un aumento dell’imponibile dell’operazione o quello della relativa imposta, “deve” essere emessa una nota di variazione in aumento (nota di addebito), ed è il caso per esempio in cui si era emessa una fattura con aliquota Iva del 10% anziché del 22%, oppure si sono omesse in fattura alcune operazioni imponibili;
note di variazione in diminuzione (note di accredito): l’art.26 secondo e terzo del DPR 633/72 prevedono che se successivamente all’emissione e registrazione della fattura viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ imponibile (e.g. dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione, etc), il cedente/prestatore “può” emettere una nota di variazione in diminuzione (nota di accredito), ed è il caso per esempio in cui si era emessa una fattura con aliquota Iva del 22% anziché del 10%.
Le disposizioni di cui all’art. 26 del DPR 633/72, così come recita lo stesso articolo, si applicano solo nei casi in cui vi è una “Variazioni dell’imponibile o dell’imposta”, e quindi è necessario capire come comportarsi quando per esempio la PA rifiuta la fattura elettronica per errori non riconducili a variazioni dell’imponibile o dell’imposta, come per esempio manca il CIG (tranne chiaramente i casi di esclusione), oppure la descrizione dei beni acquistati non è corretta, oppure il numero della fattura è sbagliato, etc. Diversamente infatti dalle fatture cartacee in cui, previo accordo tra le parti, era sempre possibile correggere taluni errori formali contenuti in fattura (purchè “le parole cancellate siano leggibili”), con le fatture elettroniche questo non è possibile, e considerando i diversi impatti che questo comporta, è necessario capire come si dovrà comportare il fornitore.
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Odoardo Barbarello dice:
26 Gennaio 2016 ore 14:50
Nell’anno 2015 ho inviato una sola fattura elettronica ad un Comune. La fattura è stata accettata e trasmessa alla PA. Quest’ultima l’ha rifiutata prima della scadenza di 15 giorni. Non mi ero accorto della circostanza.
Quest’anno (2016) ho rifatto la fattura correggendo gli errori e le ho assegnato un nuovo numero, una nuova data, identico oggetto della prestazione ed identici importi. l’ho già trasmessa alla PA e sono convinto che sarà consegnata ed accettata. La vecchia fattura rifiutata devo conservarla?
Redazione di Sistemiamo l'Italia dice:
28 Gennaio 2016 ore 14:02
la vecchia fattura elettronica rifiutata dalla PA (con Notifica esito cessionario/committente di rifiuto), dato che è stata regolarmente emessa dal cedente/prestatore secondo le indicazioni di cui all’art.21 del DPR 633/72, dovrà essere conservata unicamente in formato digitale secondo le indicazioni di cui al DMEF 17 giugno 2014.
La stessa Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.1 del 31 marzo 2014, riporta testualmente che “Come sopra evidenziato, nel caso in cui l’inoltro all’amministrazione committente abbia avuto esito positivo, la conseguente ricevuta di consegna recapitata al soggetto che ha inviato la fattura è certamente sufficiente a provare sia l’emissione della fattura elettronica, sia la sua ricezione da parte della pubblica amministrazione committente”.
3 Febbraio 2016 ore 15:37
ho alcuni dubbi sull´emissione di nota di credito o meno: come il Sig. Barbarello ho emesso con data 31.12.2015 una sola fattura elettronica ad un Ente Pubblico. La fattura è stata accettata e trasmessa alla PA. Quest’ultima l’ha rifiutata prima della scadenza di 15 giorni, perché il codice IPA non era corretto.
Tale fattura verrá rifatta e spedita nel 2016 con data e anno diversi,identico oggetto della prestazione ed identici importi. Per la fattura emessa il 31.12.2015 vá emessa nota di credito e inviata all´SDI con conseguente rifiuto da parte dell´Ente Pubblico?
ylenia tezzele
8 Febbraio 2016 ore 14:47
quando la PA rifiuta una fattura elettronica, il comportamento che il fornitore dovrà seguire dipenderà da come la PA gestisce al proprio interno la fattura elettronica ricevuta, e quindi avremo alcune PA che richiederanno la nota di credito con successiva emissione di fattura (le PA centrali ed alcune PA locali), ed altre PA che richiederanno semplicemente la riemissione della sola fattura corretta.
Naturalmente il fornitore non ha modo di sapere quale dei due comportamenti seguire, ed infatti la PA dovrebbe riportare nel campo “descrizione” della Notifica esito, oltre al motivo del rifiuto, anche il comportamento che il fornitore dovrà seguire.
Se la PA non ha riportato nulla nel suddetto campo, sarebbe opportuno verificarlo direttamente con la PA, telefonicamente o tramite email/PEC, ed in caso di richiesta di emissione della sola fattura corretta, si dovrà seguire tale procedura, anche se la fattura rifiutata era datata 2015 e la fattura riemessa è datata 2016. Ritengo poi non sia necessario emettere una nota di credito a totale storno della fattura rifiutata nel 2015 (nota di credito che certamente la PA rifiuterà), dato che vi è una “Notifica di esito cessionario/committente” che giustifica il rifiuto, così come nella piattaforma di certificazione dei crediti sarà possibile ricontrare il suddetto rifiuto.
Si suggerisce casomai, dato che la fattura del 2015 è validamente emessa, di emettere una nota di credito “interna” (da non inviare allo SDI), che annulli logicamente le fattura rifiutata.
24 Febbraio 2016 ore 12:30
Buon giorno, ho emesso una fattura elettronica datata marzo 2015 non ancora pagata dalla pubblica amministrazione (nonostante i famosi 30gg.. obbligatori). Ho successivamente emesso 2 fatture per interessi di mora per ritardo nel pagamento: la prima e’ stata accettata mentre la seconda e’ stata rifiutata senza nessun commento o motivazione.
Non abbiamo nessuna tutela neppure nell’addebito alla P.A. degli interessi di mora come previsto dalla legge?
29 Febbraio 2016 ore 8:45
così come contemplato dal Decreto Legislativo 9 ottobre 2002 n. 231, modificato dal Decreto Legislativo 9 novembre 2012 n.192, anche per le Pubbliche amministrazioni gli interessi moratori per ritardato pagamento scattano decorsi 30 giorni dalla ricezione della fattura, oppure decorsi 30 giorni dalla data della verifica, se prevista dalla legge o dal contratto, ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali.
In questo secondo caso, dove per esempio la PA ha un processo di liquidazione utile a verificare la bontà dei servizi prestati dal fornitore, a norma dell’art. 4 sesto comma del suddetto Decreto legislativo, la procedura diretta ad accertare la conformità della merce o dei servizi al contratto non può avere una durata superiore a trenta giorni.
Va rilevato poi che con la pubblicazione del Decreto Legislativo 9 ottobre 2002 n. 231 non vi è più alcuna necessità di costituzione in mora tramite formale intimazione scritta, e che è ammissibile emettere fatture per acconti su interessi moratori per ritardato pagamento.
Con riguardo quindi alla fattura elettronica respinta, suggerirei di inoltrare una formale richiesta alla PA tramite PEC chiedendo il motivo esatto del suddetto rifiuto (spesso vengono rifiutate perché non sono stati compilati i campi inerenti l’imposta di bollo, oppure non è stato allegato il prospetto inerente il conteggio degli interessi moratoti, oppure il conteggio non è corretto, oppure semplicemente non è stato utilizzato il codice TD02 in quanto acconti), dopodichè ritrasmettere la fattura elettronica corretta.
29 Marzo 2016 ore 17:37
Ho emesso una fattura elettronica il 21/03/2016 riportante ogni dato corretto:cig,determina di impegno,imponibile e iva ecc. Oggi dopo 9 giorni mi hanno rifiutato la fattura con motivazione:per verifiche amministrative in corso.possono farlo???grazie mille
4 Aprile 2016 ore 14:11
l’allegato C del DMEF 3 aprile 2013 n.55 riporta testualmente che: ”La completezza dei dati relativi agli ordini e contratti contenuti nelle fatture consente una verifica immediata della coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile, e mette quindi in condizione gli uffici competenti di procedere con solerzia all’accettazione o al disconoscimento della fattura (così come indicato dall’art. 1988 codice civile)”.
Le motivazioni che possono quindi portare le PA a rifiutare una fattura elettronica, devono essere riconducili ad errori oppure omissioni inerenti la “coerenza delle informazioni e della regolarità” della fattura elettronica ricevuta, e quindi motivazioni del tipo “verifiche amministrative in corso” non devono essere adottate dalla PA per rifiutare una fattura elettronica.
Il mio suggerimento è quindi quello di comunicare alla PA, tramite per esempio PEC, che il rifiuto di una fattura elettronica deve essere giustificato da motivazioni inerenti la “coerenza delle informazioni e della regolarità del documento contabile” e non da motivazioni quali “verifiche amministrative in corso”, e richiedendo alla stessa PA di considerare emessa per errore la “Notifica di esito cessionario/committente” di rifiuto che ha ricevuto.
Leonardo Pivato dice:
27 Luglio 2016 ore 17:40
La nota di credito “interna” (da non inviare allo SDI), che annulla logicamente le fattura rifiutata dalla Pa deve prendere una numerazione nell’ambito del sezionale relativo alla fattura elettronica emessa e se si la nota di credito interna è un documento contabile di tipo digitale (e che quindi andrebbe conservato a norma) ?
In caso di fatture scartate dallo Sdi o rifiutate dalla Pa, come ci si deve comportare per evitare di avere dei buchi di numerazione nei sezionali utilizzati per inviare le fatture elettroniche ?
Leonardo Pivato
3 Agosto 2016 ore 16:17
La nota di credito “interna” utile ad annullare logicamente la fattura rifiutata dalla PA, solitamente riporta la stessa numerazione nell’ambito del sezionale della fattura, ma ritengo ammissibile impiegare anche una numerazione diversa, come per esempio un sezionale dedicato alle note di credito “interne”, e quindi nel primo caso la nota di credito “interna” dovrà essere conservata in digitale (perché è nel medesimo sezionale delle fatture elettroniche), nel secondo caso potrà anche essere conservata su carta (poiché vi è un sezionale dedicato).
Con riferimento alla seconda domanda, dipende dal tipo di errore riscontrato dal SDI e dalla procedura scelta dalla PA che ha rifiutato la fattura elettronica, ma solitamente il problema si risolve annullando con una nota di credito interna la fattura scartata dallo SDI o rifiutata dalla PA, e riemettendo una nuova fattura elettronica corretta.
Per una maggiore disamina su questo specifico argomento, Le suggerirei i seguenti due articoli che può trovare ai seguenti link:
http://www.sistemiamolitalia.it/cosa-fare-se-la-fattura-elettronica-pa-viene-scartata-dal-sdi-i-parte/
http://www.sistemiamolitalia.it/cosa-fare-se-la-fattura-elettronica-pa-viene-scartata-dal-sdi-ii-parte/
http://www.sistemiamolitalia.it/cosa-fare-se-la-pa-rifiuta-una-fattura-elettronica-i-parte-2/
http://www.sistemiamolitalia.it/cosa-fare-se-la-pa-rifiuta-una-fattura-elettronica-ii-parte/
12 Agosto 2016 ore 11:22
Buongiorno, la P.A. che riceve una fattura prima provvede all’accettazione (o rifiuto) e solo successivamente all’annotazione sul RUF ? oppure prima avviene la annotazione sul RUF (entro 10 gg dal ricevimento)e poi provvede all’accettazione o rifiuto (entro 15 gg dalla ricezione) ?
Fausto Barbera dice:
23 Agosto 2016 ore 20:45
Prestiamo accoglienza a minori stranieri non accompagnati la cui retta è a carico del ministero interno ma fisicamente liquidataci per tramite l’amministrazione comunale dove ha sede la comunità. Le competenze trimestrali vengono contabilizzate in contraddittorio con il Comune che le invia alla Prefettura che, di riflesso, storna la richiesta fondi al Ministero. Paradossalmente, visti i tempi di circa 150 giorni dalla maturazione del trimestre, ogni qualvolta emettiamo la fattura elettronica al Comune, lo stesso senza alcuna motivazione la rigetta. Lo stesso accetterà la medesima fattura solo dopo che la Prefettura ha fisicamente inviato le somme di competenza. Ciò è per noi un problema immenso, poichè non ci permette di poter accedere alla piattaforma MEF di certificazione del credito e poter procedere ad operazioni di anticipazione bancaria o similari. Mi chiedo è legittimo il modus operandi di detta amministrazione comunale? Cordialmente Fausto Barbera
12 Settembre 2016 ore 8:26
L’art. 42 del decreto legge 24 aprile 2014 n.66 richiede che le fatture ricevute debbano essere registrate nel registro unico delle fatture (RUF) entro 10 giorni dalla ricezione indicando altresì il numero di protocollo di entrata, mentre l’allegato C del DMEF 3 aprile 2013 n.55 consente alle PA di rifiutare le fatture elettroniche entro 15 giorni dalla loro ricezione.
In sostanza quindi, la procedura corretta da seguire è la seguente:
1- registrazione delle fatture elettroniche nel sistema di protocollo informatico;
2- registrazione delle fatture elettroniche nel RUF entro 10 giorni dalla ricezione; 3-verifica delle fatture elettroniche con eventuale rifiuto entro 15 giorni dalla ricezione; 4-in caso di fattura elettronica rifiutata, annotazione nel RUF che la fattura elettronica è stata rifiutata;
5- conservazione digitale delle fatture elettroniche tramite soluzione in house oppure in outsourcing con impiego di un conservatore accreditato.
La procedura corretta da seguire è quindi quella su esposta, rilevando che anche il servizio RUF offerto dalla piattaforma di certificazione dei crediti adotta la medesima procedura dato che tutte le fatture pervenute dal sistema di interscambio vengono registrate nel RUF, con indicazione in caso di loro rifiuto da parte della PA.
18 Novembre 2016 ore 11:03
Buongiorno, abbiamo emesso una fattura che poi è stata dichiarata dal SDI per decorrenza termini, quindi io ho emesso una nota di credito elettronica a storno della stessa e ho riemesso una nuova fattura elettronica che è stata accettata ma mi è stata rifiutata la nota di credito.
Come mi devo comportare in questo caso? naturalmente la PA non ha specificato il motivo del rifiuto della Nota di Credito.
6 Dicembre 2016 ore 9:47
la notifica di decorrenza termini serve a comunicare al soggetto emittente ed alla PA, che sono decorsi 15 giorni dalla ricezione della fattura senza che la PA abbia emesso una accettazione oppure un rifiuto, e quindi se l’emittente ha emesso una nota di credito a fronte di una notifica di decorrenza termini, la nota di credito storna la prima fattura, e quindi per la PA diventa più semplice registrare in contabilità solo la seconda fattura e trattare i primi due documenti (fattura e nota di credito) nel registro unico delle fatture (RUF) come rifiutati.
Il comportamento che dovrà seguire è di registrare in contabilità tutti e tre i documenti, e cioè la prima fattura elettronica emessa, la nota di credito emessa a totale storno della fattura, e la seconda fattura elettronica emessa ed accettata.
31 Maggio 2017 ore 16:01
a fronte di lettera d’incarico per prestazione d’opera da parte della PA, la nostra società a emesso fattura elettronica.
Quest’ultima, anche se corretta e relativa a somme effettivamente dovute a fronte di prestazioni d’opera eseguita dalla nostra società, è stata rifiutata per DURC irregolare.
Può la PA, per tale motivo, rifiutare una fattura elettronica relativa a somme effettivamente dovute?
marketingsistemi dice:
13 Giugno 2017 ore 11:35
così come contemplato nell’allegato C del Decreto del Ministero dell’Economia
e delle Finanze 3 aprile 2013 n.55, “La completezza dei dati relativi agli
ordini e contratti contenuti nelle fatture consente una verifica immediata
della coerenza delle informazioni e della regolarità del documento
contabile, e mette quindi in condizione gli uffici competenti di procedere
con solerzia all’accettazione o al disconoscimento della fattura (così come
indicato dall’art. 1988 codice civile).
La necessità di fornire tempestiva comunicazione al fornitore dell’accettazione
o disconoscimento del documento contabile in modo da consentire gli
adempimenti previsti dalla normativa IVA in merito alla registrazione delle
fatture emesse, obbliga il Sistema di Interscambio a fissare un termine –
pari a quello previsto nel Dlgs 52/2004 che modifica l’art. 21 del DPR
633/72, attualmente 15 giorni – decorso il quale lo stesso invia un
messaggio di decorrenza termini tanto all’ufficio quanto al fornitore”, e
quindi nella sostanza la PA non può rifiutare le fatture elettroniche
adducendo come motivazione “DURC irregolare”.