Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/03/novita-fiscali-del-20-marzo-2009-il-fisco-consente-lo-scomputo-delle-ritenute-anche-in-assenza-della-certificazione-dei.html
Timestamp: 2018-01-22 02:08:34+00:00
Document Index: 37334207

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 77', 'art. 15', 'art. 2561', 'art. 2561', 'art. 47', 'art. 76', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 20 marzo 2009: il fisco consente lo scomputo delle ritenute anche in assenza della certificazione dei sostituti; gli assegni emessi con la data scritta a matita sono sanzionabili; fisco: chiarimenti ufficiali sul Decreto anticrisi; rivalutazione dei beni immobili relativi all’impresa: ulteriore circolare delle Entrate; base imponibile IVA da rivedere
1) Fisco: Chiarimenti ufficiali sul Decreto anticrisi
2) Rivalutazione dei beni immobili relativi all’impresa: ulteriore circolare delle Entrate
3) E’ ora ufficiale: Il fisco consente lo scomputo delle ritenute anche in assenza della certificazione dei sostituti
4) Doppie imposizioni – Convenzione Italia-USA
5) Assegni emessi con data a matita sanzionabili
6) Accertamento per società di persone: contraddittorio per tutti i soci
7) Base imponibile Iva da rivedere
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare (n. 10/E del 19.03.2009) sul Decreto anticrisi (D.L. 29.11.2008, n. 185, convertito dalla legge 28.1.2009, n. 2), fornendo chiarimenti, per gli adempimenti tributari.
A seguito delle recenti novità, chi si avvale di questo istituto, prima della constatazione della violazione degli obblighi tributari e prima dell’inizio di eventuale controllo, beneficia di una maggiore riduzione delle sanzioni.
Infatti, la misura della riduzione è passata:
– da 1/8 a 1/12 del minimo, per la regolarizzazione del mancato pagamento delle imposte periodiche, in acconto o a saldo, avvenuta entro trenta giorni dalla scadenza del termine stabilito;
– da 1/5 a 1/10 del minimo, per la correzione di errori e omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica,
– da 1/8 a 1/12 del minimo, per la presentazione della dichiarazione con ritardo non superiore a 90 giorni.
Nel caso in cui la misura della sanzione sia espressa in percentuale si applicano le regole ordinarie dell’arrotondamento in centesimo di euro.
Articolo 13 del D.Lgs. n. 471/1997
Precedente misura
Versamento del tributo o dell’acconto non versato entro trenta giorni dalla data dell’omissione.
Regolarizzazione di errori e delle omissioni entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione o, se non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore
Presentazione della dichiarazione entro novanta giorni dalla scadenza del termine
Eliminati una serie di adempimenti, a carico dei contribuenti, che non hanno trovato applicazione pratica.
In particolare, sono stati aboliti:
– L’obbligo della comunicazione preventiva, da parte dei soggetti Iva, delle compensazioni di somme oltre i 10mila euro;
– l’obbligo di memorizzare elettronicamente le cessioni di beni e servizi effettuate tramite distributori automatici;
– l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi da parte delle imprese della grande distribuzione e del commercio al minuto e, conseguentemente, l’obbligo degli idonei misuratori fiscali;
Tuttavia, le imprese della grande distribuzione commerciali e di servizi hanno comunque facoltà di optare per la trasmissione telematica dei corrispettivi.
Sono state semplificate le modalità con cui l’agente della riscossione può aggredire il patrimonio immobiliare per il recupero delle somme dovute a seguito di condono fiscale.
Si potrà procedere direttamente all’espropriazione senza iscrizione di ipoteca, a condizione che i debiti da condono siano superiori a 5.000,00 euro.
In particolare, l’art. 76 del DPR n. 602773, in via ordinaria, consente al concessionario di procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente 8.000,00 euro e sempre che il valore del bene, calcolato secondo le regole previste per la vendita all’incanto e diminuito delle passività ipotecarie con priorità sul credito per cui si procede, non è inferiore al predetto limite.
Mentre, invece, si consente all’agente della riscossione di procedere all’espropriazione immobiliare anche quando i residui debiti da “condono” sono superiori a 5.000,00 euro, e sempre che il valore del bene, calcolato con le modalità sopra descritte, non sia inferiore a tale limite.
A sua volta si consente di disapplicare, sempre nei confronti dei soggetti sopra elencati, le norme relative all’iscrizione di ipoteca di cui all’art. 77 del DPR n. 602 del 1973.
Al riguardo, l’agente della riscossione, decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, prima di procedere all’espropriazione è tenuto ad iscrivere ipoteca, se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il 5% del valore dell’immobile, determinato secondo le regole per la vendita all’incanto, e può procedere all’espropriazione solo decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto.
Abrogata la norma che prevedeva la maturazione di ulteriori interessi per i rimborsi “ultradecennali” relativi alle imposte sul reddito, ferma restando la validità della disposizione fino all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 185/2008, ovvero il 29 gennaio 2009.
Non sono più produttive di interessi, invece, le imposte chieste a rimborso per le quali il decorso dei dieci anni dalla data dell’istanza si è compiuto successivamente all’entrata in vigore del decreto.
La norma prevede, inoltre, l’emanazione, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge n. 185 del 2008, di un provvedimento volto a disciplinare le modalità di intervento delle imprese di assicurazione e della SACE S.p.A. nella prestazione di garanzie a favore della riscossione dei crediti vantati da fornitori di beni e di servizi nei confronti della P.A..
Limitatamente al 2009, le Regioni e gli enti locali possono, su istanza del creditore di somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti, certificare se il relativo credito sia certo, liquido ed esigibile, al fine di consentirne la cessione pro soluto a banche o intermediari finanziari.
La cessione del credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto dalla data della certificazione, che deve essere rilasciata dall’ente locale entro venti giorni dalla richiesta del creditore.
Sisma 2002 – province di Campobasso e Foggia
Tutti i contribuenti residenti o con domicilio, sede legale o operativa nelle province di Campobasso e di Foggia potranno definire i versamenti sospesi, relativi al periodo 31 ottobre 2002 – 30 giugno 2008, corrispondendo il 40% di quanto dovuto, suddiviso in 120 rate a partire dal 16 giugno 2009.
(Agenzia delle Entrate, circolare, n. 10/E del 19.03.2009)
I commi da 16 a 23 dell’art. 15 del D.L. n. 185/2008, convertito in legge n. 2/2009, disciplinano la rivalutazione dei beni immobili delle imprese che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio.
La disciplina della rivalutazione è stata di recente modificata dal D.L. n. 5 del 10.02.2009, non ancora convertito.
In base alle nuove disposizioni, è possibile effettuare la rivalutazione dei beni immobili (“ad esclusione delle aree fabbricabili e degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa”) risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso alla data del 31.12.2007.
Sono escluse dalla rivalutazione tutte le aree fabbricabili e non solo quelle alla cui produzione e al cui scambio è diretta l’attività d’impresa.
La rivalutazione va necessariamente effettuata nel bilancio o rendiconto relativo all’esercizio successivo a quello in corso al 31.12.2007, a condizione che il termine di approvazione dello stesso scada successivamente al 29.11.2008, data di entrata in vigore del decreto legge.
La norma consente, inoltre, di effettuare, contemporaneamente alla rivalutazione, l’affrancamento del saldo attivo mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’Irap e di eventuali addizionali.
Rispetto alla precedente disciplina di rivalutazione volontaria (contenuta nei commi 469 e seguenti dell’articolo 1 della Legge 23.12.2005, n. 266, “Finanziaria 2006”), la neo rivalutazione contiene alcune rilevanti novità, che riguardano:
– La possibilità di iscrivere in bilancio il maggior valore sui beni senza che tale maggior valore abbia riconoscimento fiscale (in altre parole l’eventuale rivalutazione operata in bilancio non comporta necessariamente una corrispondente rivalutazione di carattere fiscale, essendo a tale ultimo fine necessario l’assolvimento dell’imposta sostitutiva con le previste aliquote);
– il maggior lasso temporale di differimento degli effetti fiscali (in caso di assolvimento dell’imposta sostitutiva), producendosi questi ultimi a partire dal quinto esercizio successivo a quello in cui è effettuata la rivalutazione o dal sesto esercizio successivo nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci, di destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore dei beni rivalutati;
– la possibilità di effettuare la rivalutazione esclusivamente sui beni immobili, escluse le aree fabbricabili e quelli alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa.
Possono effettuare la rivalutazione tutti i soggetti titolari di reddito di impresa e precisamente:
– società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata residenti nel territorio dello Stato;
– società cooperative e di mutua assicurazione, residenti nel territorio dello Stato;
– società europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001 e società cooperative europee di cui al regolamento (CE) n. 1435/2003, residenti nel territorio dello Stato;
– persone fisiche che svolgono attività produttiva di reddito d’impresa secondo quanto previsto dall’articolo 55 del TUIR, per i beni relativi all’attività commerciale esercitata;
– aziende speciali;
– enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali e soggetti equiparati;
– enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, per i beni relativi all’attività commerciale esercitata;
La rivalutazione può essere effettuata dai soggetti in contabilità ordinaria ed anche da quelli che fruiscono di regimi semplificati di contabilità.
In tale ultimo caso la rivalutazione va effettuata per i beni, acquisiti entro il 31 dicembre 2007, che risultano dal registro dei beni ammortizzabili – qualora istituito – ovvero dal registro degli acquisti tenuto ai fini Iva.
Peraltro, in assenza di un bilancio formale, le imprese in contabilità semplificata possano provare la qualifica di beni immobili ammortizzabili e non, comunque diversi dalle aree fabbricabili e dai beni merce – qualità necessaria per beneficiare della rivalutazione in esame – sulla base di situazioni di fatto, ossia di elementi desumibili dalle modalità di effettivo impiego dei beni.
Tali soggetti devono necessariamente attribuire rilevanza fiscale al maggior valore iscritto nel prospetto mediante il versamento dell’imposta sostitutiva.
Possono effettuare la rivalutazione anche le società cooperative a mutualità prevalente indipendentemente dalla circostanza che le medesime fruiscano di un regime di parziale detassazione degli utili.
Nell’ipotesi di affitto o usufrutto di azienda, ove non sia stata contrattualmente prevista la deroga alle disposizioni dell’art. 2561 del codice civile concernenti l’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili, la rivalutazione potrà essere eseguita solo dall’affittuario o usufruttuario, quale soggetto che calcola e deduce gli ammortamenti.
Nell’ipotesi in cui, invece, le parti, in deroga all’art. 2561 del c.c., abbiano previsto che il concedente continui a calcolare gli ammortamenti, la rivalutazione potrà essere effettuata solo da quest’ultimo.
Nell’ipotesi di conferimento effettuato in neutralità fiscale nel corso del 2008, in applicazione del principio di continuità del possesso aziendale tra conferente e conferitario, il conferitario può rivalutare i beni oggetto di conferimento anche se gli stessi figuravano iscritti nel bilancio del conferente relativo all’esercizio in
corso al 31.12.2007.
Ciò vale anche nell’ipotesi di operazioni di fusione o di scissione realizzate nel corso del 2008; in tal caso la società incorporante o risultante dalla fusione e la società beneficiaria possono rivalutare i beni acquisiti se gli stessi figuravano iscritti nei bilanci della società incorporata o della scissa al 31.12.2007.
Qualunque sia il metodo adottato, il limite massimo della rivalutazione è rappresentato dal valore economico del bene.
In particolare, i valori iscritti in bilancio a seguito della rivalutazione non devono in alcun caso superare i valori effettivamente attribuibili ai beni in base al loro “valore corrente”, determinato in base alle quotazioni rilevate nei mercati regolamentati o al “valore interno” del bene.
Tale ultimo valore è determinato sulla base della:
– consistenza;
– effettiva possibilità economica di utilizzazione del bene nell’impresa.
La rivalutazione richiede, infine, una serie di adempimenti a carico degli amministratori e dei sindaci, i quali devono indicare nelle rispettive relazioni al bilancio i criteri utilizzati per rivalutare le varie categorie di beni, nonché attestare che il valore rivalutato iscritto in bilancio non eccede il valore attribuibile ai beni in base ai suddetti criteri.
Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata, con esclusione di ogni diversa utilizzazione.
Nell’ipotesi in cui il contribuente iscriva in bilancio il maggior valore sui beni senza optare per il riconoscimento fiscale dello stesso, il saldo attivo risultante dalla rivalutazione non costituisce riserva in sospensione d’imposta, fermo restando la necessità di imputarlo al capitale o accantonarlo in una speciale riserva con esclusione di ogni diversa utilizzazione.
Per i soggetti in contabilità semplificata, in assenza del bilancio, non opera la disposizione che prevede la tassazione del saldo attivo di rivalutazione in caso di sua distribuzione.
Considerata la facoltatività della rivalutazione, i soggetti interessati possono, in linea di principio, scegliere di operare la rivalutazione solo per alcuni dei beni “potenzialmente” rivalutabili.
La rivalutazione, operata in ambito civilistico ed eventualmente rilevante anche sul piano fiscale, deve riguardare obbligatoriamente tutti i beni appartenenti alla medesima categoria omogenea.
I beni immobili vanno distinti in due categorie omogenee:
quella degli immobili ammortizzabili e quella degli immobili non ammortizzabili. I requisiti di appartenenza alle diverse categorie devono essere valutati alla data di chiusura del bilancio in cui è eseguita la rivalutazione.
Rientrano tra gli immobili ammortizzabili i fabbricati strumentali per natura e quelli strumentali per destinazione.
Sono da ricomprendere, invece, nella categoria degli immobili non ammortizzabili le aree non fabbricabili e gli immobili patrimonio.
Mentre, le aree fabbricabili e gli immobili – merce sono esclusi dalla rivalutazione.
Inoltre, il costo dei fabbricati strumentali per l’esercizio dell’impresa deve essere assunto, ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing deducibili, al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza.
L’inosservanza dell’obbligo di rivalutare tutti i beni compresi nella medesima categoria omogenea comporta il venir meno degli effetti fiscali della rivalutazione.
Infine, l’imposta sostitutiva dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap e di eventuali addizionali, dovuta sui maggiori valori iscritti in bilancio in sede di rivalutazione, deve essere calcolata nella misura del 3% per gli immobili ammortizzabili e dell’1,5% per gli immobili non ammortizzabili.
Tale imposta sostitutiva deve essere versata a scelta del contribuente:
– in unica soluzione, entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita;
– in tre rate.
(Agenzia delle Entrate, circolare, n. 11/E del 19.03.2009)
Lo scomputo delle ritenute subite da professionisti ed imprenditori viene adesso ammesso anche in assenza della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta, a condizione che sia possibile comprovare l’importo effettivamente percepito tramite la contemporanea esibizione dell’apposita fattura e della documentazione rilasciata da banche e altri intermediari finanziari. L’espressione “certificazioni richieste ai contribuenti”, richiamata in sede di controllo formale delle dichiarazioni – articolo 36-ter D.P.R. n. 600/73 -, si riferisce infatti non soltanto alle certificazioni rilasciate dai sostituti d’imposta ma assume una portata più ampia, idonea quindi a consentire anche l’utilizzo di certificazioni diverse.
L’importante precisazione è giunta dalla stessa Agenzia delle Entrate che, con la risoluzione 68/E del 19.03.2009, consente e precisa come sia possibile scomputare dall’imposta sul reddito delle persone fisiche le ritenute sui redditi d’impresa o di lavoro autonomo subite dai contribuenti, nei casi in cui professionisti e imprenditori non siano in condizione di esibire la prescritta certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta.
Nell’ipotesi in cui la fattura e la documentazione rilasciata da banche e intermediari finanziari siano prodotte in sede di controllo formale delle dichiarazioni sarà comunque necessario presentare in aggiunta a tali certificazioni una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art. 47 del D.P.R. 445/2000) in cui il contribuente dichiara, sotto la propria responsabilità, che la documentazione prodotta è riferita esclusivamente alla fattura e che a fronte della stessa non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto.
Da tenere presente che alle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà mendaci sono connessi specifici effetti sul piano penale, indicati nell’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000.
La neo risoluzione ha, pertanto, confermato quanto già anticipato nell’articolo (Diario/Focus) sulle novità fiscali del 16.03.2009.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 68/E del 19.03.2009)
4) Doppie imposizioni – Convenzione Italia-USA: Pubblicata in G.U. la legge di ratifica
È stata pubblicata la legge n. 20/2009, di ratifica ed esecuzione della Convenzione Italia-USA per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali.
(Legge n. 20 del 03.03.2009, in G.U. n. 64 del 18.03.2009)
Gli assegni emessi con la data scritta a matita sono sanzionabili.
La scrittura a matita non è assolutamente in grado di fornire quella sufficiente stabilità al testo scritto.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, secondo cui: Al contrario della penna, la matita può essere cancellata senza lasciare segni evidenti.
Pertanto la data scritta a matita si considera come non apposta e con ciò tende ad inficiare pesantemente la correttezza formale del titolo di credito.
Nel caso di specie, il titolo di credito era stato rinvenuto dalla Guardia di finanza nel corso di un accertamento presso uno studio notarile.
Alla luce di tale irregolarità era stata irrogata la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 25 del D.P.R. n. 642/72.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 6524 del 18.03.2009)
Contraddittorio da integrare nell’ipotesi di accertamento effettuato ad una società di persone.
Il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società di persone riguarda in maniera inscindibile sia la società che tutti i soci.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 5549 del 06.03.2009)
L’Amministrazione fiscale italiana non può calcolare automaticamente l’IVA sui beni immobili sulla base del valore normale senza alcuna prova di frode o di evasione fiscale.
Incombe su chi presume l’esistenza di una frode o di un’evasione fiscale (quindi, sugli organi di controllo) la prova a sostegno di tale sospetto, senza trasferire ingiustificatamente la responsabilità ai soggetti passivi.
La legislazione italiana non è risultata in linea con la direttiva comunitaria IVA. Sono stati assegnati all’Italia due mesi di tempo per conformarsi al parere motivato; in mancanza, la Commissione potrà adire la Corte di Giustizia.
(Commissione UE, comunicato stampa n. IP/09/430 del 19/03/2009)