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Timestamp: 2017-01-24 19:11:41+00:00
Document Index: 139098676

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 37', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 19', 'art.\n11', 'art. 19', 'art. 2120', 'art. 2120']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 95 del 11.05.2007
Consulenza giuridica - Associazioni e ordini
professionali - Consiglio Provinciale dell'Ordine Consulenti del Lavoro -
Qualifica di sostituto d'imposta del curatore fallimentare e del commissario
Codesto Ordine ha presentato
alla Direzione Regionale un quesito, concernente l'applicazione ed il
versamento, da parte del curatore fallimentare e del commissario liquidatore,
delle ritenute sulle somme da corrispondersi a titolo di indennità sostitutiva
di preavviso e di TFR.
Nell'istanza vengono evidenziate, in particolare, le
difficoltà per la procedura concorsuale di reperire la documentazione
necessaria al fine di ricostruire gli accantonamenti annuali, le quote di TFR
destinate alle forme pensionistiche di cui al d. lgs. n. 124 del 1993, le quote
di rivalutazione annuale, le quote delle anticipazioni e degli acconti
complessivamente erogati, eventuali periodi lavorati a tempo parziale o in
aspettativa non retribuita, e le ulteriori difficoltà che si pongono nel caso
in cui una parte del TFR ed accessori sia stata già corrisposta dall'INPS.
Quanto sopra premesso, codesto Ordine chiede di
1. con quale modalità di applicazione il
curatore procede alla tassazione delle somme rientranti nell'art. 19 del DPR n. 917/86, corrisposte
in esecuzione dei piani di riparto;
2. se la procedura concorsuale possa
proseguire, in luogo del soggetto dichiarato fallito, nella fruizione
dell'eventuale credito d'imposta residuale ex art. 3, comma 213, della legge 23
dicembre 1996, n. 662 (acquisito agli atti della procedura in termini certi).
L'istante ritiene che la
procedura dovrebbe operare la tassazione del TFR secondo il valore ammesso,
previa verifica, allo stato passivo, con rilevanza dei soli valori certi
acquisiti nel corso dell'attività di verifica della sussistenza del credito
stesso (rivalutazioni, imposta sostitutiva, anticipazioni, acconti ed anticipo
d'imposta). In presenza del solo dato certo del TFR riconosciuto quale credito
di lavoro, la procedura concorsuale dovrebbe operare la ritenuta d'imposta
applicando l'aliquota percentuale del primo scaglione d'imposta sull'intero
ammontare del credito per TFR.
L'istante ritiene inoltre che, subentrando nella
posizione del soggetto fallito, la procedura dovrebbe poter utilizzare eventuali
quote residue del credito d'imposta ex art. 3, comma 213, della legge 23
L'art. 23, primo comma, del DPR n. 600 del
1973, come modificato dall'art. 37, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge
4 agosto 2006, n. 248, annovera il
curatore fallimentare ed il commissario liquidatore fra i sostituti d'imposta
tenuti ad operare la ritenuta sulle somme e i valori che costituiscono reddito
Ai sensi dell'art. 23, secondo comma, lett. d), del DPR
n. 600 del 1973, per le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine
rapporto (TFR), di indennità equipollenti e di altre indennità soggette alla
tassazione separata ai sensi dell'art. 17, comma 1, lett. a) del TUIR,
la ritenuta è determinata sulla relativa parte imponibile, quantificata in base
ai criteri previsti dall'art. 19
Il trattamento fiscale delle somme erogate a titolo di
TFR è stato radicalmente modificato, con effetto dal 1 gennaio 2001, dall'art.
11, comma 1, lett. a), punto 1), del D. Lgs. n. 47 del 2000, con la conseguenza che
l'imposta dovuta sul TFR complessivamente erogato è originata da due regimi di
tassazione, applicabili ai due distinti ammontari di TFR, maturati fino al 31
dicembre 2000 e a decorrere dal 1 gennaio 2001; gli effetti di tali modifiche
sono state oggetto di chiarimenti con circolare n. 29/E del 20 marzo 2001
dell'Agenzia delle Entrate, in particolare per quanto concerne l'individuazione
della base imponibile e la determinazione dell'aliquota di riferimento.
Ciò premesso, in relazione al primo quesito si rileva
che le modalità di applicazione della ritenuta al TFR, previste dalle norme
richiamate, non prevedono eccezioni, nè per la determinazione del reddito
imponibile, né per l'individuazione dell'aliquota nell'ipotesi in cui tali
importi siano erogati ad opera del curatore fallimentare o del commissario
La proposta di codesto ordine di operare la ritenuta,
in presenza del solo dato certo del TFR, applicando sull'intero ammontare del
credito per TFR l'aliquota percentuale di cui al primo scaglione di reddito,
scaturente da considerazioni di carattere pratico, non trova riscontro nel dato
testuale della normativa di riferimento e, pertanto, non può essere condivisa.
A sostegno della soluzione prospettata non può
invocarsi il carattere "provvisorio" della tassazione alla fonte del
TFR operata dal sostituto, derivante dal disposto dell'ultimo periodo del primo
comma dell'art. 19 del TUIR, che prevede che gli
uffici finanziari riliquidino l'imposta in base all'aliquota media di tassazione
dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla
percezione, in quanto tale previsione normativa non incide sulle modalità di
calcolo dell'imposta indicate dalla norma cui il sostituto deve comunque
Per quanto riguarda il secondo quesito, i commi da 211
a 213 dell'articolo 3, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, come sostituiti
dall'articolo 2, comma 1, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito,
con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, hanno introdotto
l'obbligo a carico dei sostituti d'imposta per i redditi di lavoro dipendente,
di versare una somma pari al 2 per cento dei trattamenti di fine rapporto di cui
all'art. 2120 del codice civile, maturati al 31 dicembre dell'anno 1996 e 1997,
a titolo di acconto delle imposte da trattenere ai lavoratori dipendenti
all'atto della corresponsione dei trattamenti medesimi. Ai sensi del comma 213
il predetto acconto costituisce un credito d'imposta, il cui importo è
rivalutato secondo gli stessi criteri previsti dal quarto comma dell'art. 2120
del codice civile per il TFR, che il datore di lavoro utilizza per il versamento
delle ritenute dovute sui trattamenti di fine rapporto corrisposti a decorrere
dal 1 gennaio 2000, entro i limiti stabiliti dal medesimo comma.
Le norme in esame sono state oggetto di chiarimenti da
parte dell'Agenzia delle Entrate con circolare n. 196 del 8 luglio 1997, la
quale al paragrafo 5 ha specificato che "detto credito può essere
utilizzato dal datore di lavoro per il versamento delle ritenute dovute sui
trattamenti di fine rapporto. L'utilizzo del credito d'imposta è consentito,
ovviamente, anche all'atto del versamento delle ritenute operate sulle
anticipazioni e sugli acconti dei trattamenti di fine rapporto".
Stante il tenore letterale delle norme richiamate,
appare coerente con l'impianto normativo in esame consentire che, in caso di
fallimento, l'eventuale credito d'imposta non ancora utilizzato possa essere
fatto valere dal curatore fallimentare o dal commissario liquidatore.
Si ritiene pertanto che il curatore sia legittimato a
dedurre il credito d'imposta residuo costituito dall'anticipazione in esame
all'atto del versamento delle ritenute operate sui TFR che corrisponde.
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