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Timestamp: 2020-06-01 08:46:07+00:00
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Contributi Inps artigiani e commercianti: criteri di sospensione del versamento in scadenza il 18 maggio
Il versamento, nel rispetto delle condizioni dettate dall’art. 18 del cd. decreto Liquidità (D.L. n. 23/2020), potrà essere sospeso e rinviato al 30 giugno, o in cinque rate a partire da giugno
Scade lunedì 18 maggio 2020 il termine di versamento della prima rata dei contributi fissi 2020 gestione Artigiani e Commercianti. Il versamento, nel rispetto delle condizioni dettate dall’art. 18 del cd. decreto Liquidità (D.L. n. 23/2020), potrà essere sospeso e rinviato al 30 giugno, o in cinque rate a partire da giugno, in assenza di sanzioni ed interessi (salvo ulteriori proroghe disposte dall’annunciato Decreto Rilancio). Nel seguito, con l’ausilio di esempi concreti di applicazione, si analizza la disposizione normativa, evidenziandone alcune criticità.
Secondo quanto disposto dall’art. 18 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23 (G.U. 8 aprile 2020, n. 94), i contribuenti che ricadano nelle fattispecie previste, che di seguito verranno richiamate, possono sospendere il versamento delle ritenute alla fonte di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e delle trattenute relative all'addizionale regionale e comunale che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d'imposta, il versamento dell'imposta sul valore aggiunto ed il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria scadenti nel mese di aprile 2020 ed anche, per quanto qui di interesse, scadenti nel mese di maggio 2020.
I versamenti sospesi dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020 (salvo ulteriori proroghe disposte dall’annunciato Decreto Rilancio).
Per quanto sovra riportato, nel rispetto delle condizioni previste dal D.L. n. 23/2020 , potrà essere sospeso anche il versamento dei contributi fissi artigiani e commercianti in scadenza il 18 maggio. Diviene quindi importante approfondire quali siano i presupposti della sospensione, presupposti che, se letti testualmente, lasciano aperti molti dubbi per quanto riguarda la posizione dei soci.
I requisiti di sospensione dei versamenti Artigiani e Commercianti in scadenza il 18 maggio
Per inquadrare correttamente quelli che sono i soggetti che certamente possono avere diritto alla sospensione del versamento dei contributi artigiani e commercianti in scadenza il 18 maggio, è necessario richiamare il contenuto dell’art. 18 del D.L. n. 23/2020.
Primariamente è bene precisare che la locuzione “contributi” richiamata nell’art. 18 ricomprende senza ombra di dubbio anche la contribuzione fissa artigiani e commercianti. Quanto sopra trova riscontro nella relazione tecnica al decreto legge e, ancor più, trova conferma nel messaggio di accompagnamento dell’Inps accluso all’invio delle codeline necessarie per il versamento, messaggio nel quale viene precisato che “ai sensi di quanto stabilito nell’art. 18, commi 2 e 4 , D.L. n. 23/2020 coloro che risultano in possesso dei requisiti previsti dalla norma citata possono effettuare il versamento con scadenza 18 maggio 2020 entro la data del 30 giugno 2020”.
Vediamo dunque cosa prevede l’art. 18 , nella sua interezza, posto che i commi 2 e 4 altro non sono che un rimando ai commi 1 e 3, i quali sono poi ulteriormente richiamati dal comma 5.
Ai sensi del comma 1 (cui rimanda il comma 2 per quanto riguarda gli aspetti contributivi), i versamenti elencati in premessa sono sospesi “per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta”.
Ai sensi del comma 3 (cui rimanda il comma 4 per quanto riguarda gli aspetti contributivi) i versamenti elencati in premessa sono sospesi “per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d'imposta”.
Infine, ai sensi del comma 5 , “i versamenti di cui ai commi da 1 a 4 sono sospesi anche per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l'attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019”.
Riassumendo in tutto in forma schematica, il quadro d’insieme è il seguente:
NON spetta la sospensione
Per quanto riguarda la locuzione “diminuzione del fatturato o dei corrispettivi”, per inciso si ricorda che - come logica vuole e come anche chiaramente specificato dalla Circolare AdE n. 9/E del 13 aprile 2020 - laddove ci si trovi in presenza sia di corrispettivi che di fatture emesse, vale la sommatoria ai fini della definizione del volume complessivo di fatturato/corrispettivi. Sarà quindi il valore complessivo di fatture emesse + corrispettivi a dover essere confrontato “mese su mese”.
Tale circolare ha inoltre, ha fornito alcune interessanti precisazioni in ordine alla determinazione del “fatturato/corrispettivi” (quesiti da 2.2.1. a 2.2.7, cui si rimanda).
Esempi concreti di applicazione: ditta individuale
Concretamente, per verificare se all’artigiano o al commerciante titolare di partita IVA (ditta individuale), spetti o meno il diritto di sospendere il versamento dei contributi fissi Art/Comm (codifica AF/CF nel modello F24) in scadenza ordinaria al 18 maggio 2020, è necessario:
determinare l’ammontare di fatturato/corrispettivi del mese di aprile 2019 (e ciò vale anche per i contribuenti a liquidazione IVA trimestrale; posto che l’Inps scade a maggio, il mese da porre a confronto è il solo mese di aprile, indipendentemente dalla cadenza di liquidazione IVA);
determinare l’ammontare di fatturato/corrispettivi del mese di aprile 2020;
verificare che sia intervenuta una diminuzione almeno pari alla percentuale richiesta dall’art. 18 del D.L. n. 23/2020.
Un contribuente ha conseguito nell’esercizio precedente ricavi/compensi inferiori a 50 milioni di euro (pertanto lo scostamento di fatturato richiesto ai fini della sospensione dei versamenti è pari ad un minimo del 33%):
Fatturato/corrispettivi aprile 2019 Euro
Fatturato/corrispettivi aprile 2020 Euro
Differenza aprile 2020 – aprile 2019 Euro
Sospensione versamento INPS:
Sin qui, è di tutta evidenza che il conteggio da effettuare è estremamente semplice. L’unica difficoltà consiste nel fatto di doversi affrettare a contabilizzare le fatture emesse ed i corrispettivi di aprile 2020, anche per i contribuenti a liquidazione IVA trimestrale, al fine di disporre dell’elemento di raffronto rispetto al mese di aprile 2019.
Al ricorrere delle condizioni di sospensione, si ritiene che la stessa possa essere legittimamente fatta valere dal titolare della ditta individuale anche in presenza di coadiuvanti, posto che l’obbligazione del versamento della contribuzione ricade comunque in capo al titolare della ditta individuale stesso, anche se trattasi di impresa familiare o impresa coniugale.
Ben più complessa, invece, si fa la questione quando si intende applicare il meccanismo ai soci, come andremo a meglio approfondire nel seguito.
Prima di addentrarci in esempi numerici, è bene richiamare nuovamente il dettato di norma dell’art. 18 : “per i soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi”.
Fermandosi a quanto testualmente previsto dalla norma, il socio in quanto tale non dispone di un proprio fatturato. Tale fatturato, infatti è, semmai, riferibile alla società.
Spetta dunque al socio il diritto alla sospensione dei versamenti Inps sulla base dell’intervenuta diminuzione del fatturato della società cui partecipa? Ebbene, dare una risposta certa e difendibile in caso di contestazione è, a parere di chi scrive, impossibile, in assenza di una interpretazione autentica. Se ci si ferma alla banale lettura dell’art. 18 , la risposta non può che essere no, poiché manca il riferimento essenziale, ovvero il fatturato del soggetto interessato dalla sospensione in oggetto. È tuttavia evidente che questo approccio, rigidamente applicato, porterebbe a risultati paradossali, discriminando i soci rispetto ai titolari di ditta individuale.
Volendo supporre – attenzione, supporre, non affermare – che la sospensione spetti anche ai soci, occorre comunque immaginare come adattare la verifica dei requisiti richiesti dall’art. 18 alla situazione specifica dei soci.
Certo è che anche questo punto dovrebbe essere chiarito con la massima urgenza, anche perchè laddove il soggetto chiamato al versamento sia contestualmente socio in più di una società, oppure socio ed anche titolare di ditta individuale, occorre avere certezza di quale sia il criterio da seguire, posto che potrebbe essere inteso erroneamente di ricadere nel caso della sospensione, oppure si potrebbe anticipare un versamento cui invece spettava il diritto alla sospensione.
Alcuni esempi potranno meglio far comprendere la problematica, che in assenza di una interpretazione ufficiale potrebbero generare molti problemi in capo a chi la norma deve, materialmente, applicare.
Il sig. Rossi è titolare di ditta individuale, e contestualmente socio al 50% in una SNC.
Supponiamo che la ditta individuale presenti i seguenti valori:
Se ci si ferma qui, basandosi sul dettato letterale dell’art. 18 , il Sig. Rossi, che ha avuto un calo di fatturato del 40% (supposto ricavi <= 50milioni di euro esercizio precedente), ha diritto alla sospensione del versamento.
Tuttavia, se rilevasse anche un criterio di imputazione “per trasparenza” del fatturato della SNC (criterio del tutto assente nella norma, e forzatamente ipotizzato adattando le regole del quadro R al caso, regole che pure si incentrano sull’aspetto reddituale e non sul fatturato e sono espresse, mentre in questo caso sono assenti), e ipotizzando in capo alla SNC i seguenti valori:
occorrerebbe poi, seguendo la logica del quadro R di Redditi, riproporzionare il tutto in base alla quota societaria, ed il quadro d’insieme sarebbe il seguente:
Rilevanza percentuale in capo al soggetto interessato
Fatturato/corrispettivi aprile 2019 rapportato Euro
Fatturato/corrispettivi aprile 2020 rapportato Euro
Differenza aprile 2020 – aprile 2019 su valore rapportato Euro
Differenza percentuale su valore rapportato
Ecco che, volendo considerare l’aspetto “socio” come rilevante, una sospensione apparentemente spettante viene meno.
È di tutta evidenza che nel caso sovra ipotizzato il rischio corso, volendo considerare solo il dettato dell’art. 18 in senso letterale (e quindi ignorando l’aspetto derivante dalla partecipazione societaria, e verificando il requisito solo sul proprio fatturato), è quello che il soggetto sospenda il pagamento, per poi vedersi contestare il tardivo versamento.
Specularmente, però, se non si considera il “peso” della posizione di socio, allora tutti i soggetti che sono iscritti Inps solo in qualità di soci non potrebbero giovarsi della sospensione poiché mancanti, in senso stretto, del riferimento al fatturato, e quindi non potrebbero sospendere il versamento anche dinnanzi ad un crollo di fatturato della società cui partecipano. Con ciò – come si è detto – si verrebbe a ingenerare una discriminazione in capo ai soci stessi totalmente priva di senso.
D.L. 8 aprile 2020, n. 23, art. 18
Agenzia delle Entrate, Circolare 13 aprile 2020, n. 9/E