Source: http://www.ilcaso.it/itlawreview/itlr-neutro.php?id_cont=it-cases
Timestamp: 2018-10-21 14:37:43+00:00
Document Index: 118568740

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 15', 'art. 115', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 12']

Marchio - Uso di parola corrispondente al marchio altrui per aprire un link sponsorizzato - Illecito contraffattorio - Sussistenza.
Marchio - Uso di segno identico al marchio in annuncio pubblicitario AdWords di Google - Induzione in errore del pubblico sull'origine dei prodotti.
Servizio pubblicitario AdWords di Google - Obbligo dell'inserzionista di rispettare i diritti di privativa industriale - Sussistenza.
L’uso, non consentito dal titolare, di una parola corrispondente al marchio altrui per aprire un link sponsorizzato, costituisce un illecito contraffattorio ai sensi dell’art. 21, comma 2, c.p.i., in quanto utilizzato con funzione distintiva di servizi e in modo da ingenerare un rischio di confusione sul mercato circa la provenienza dei servizi stessi (Trib. Milano, 23 novembre 2012; Corte Giustizia UE, 23 marzo 2010, caso Google France). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L’uso del segno identico al marchio con parole che, attraverso il servizio pubblicitario AdWords di Google lancia la visualizzazione degli annunci a lui riferibili, è idoneo ad avvalorare l’esistenza di un collegamento materiale nella pratica commerciale tra i servizi pubblicizzati e il titolare del marchio, potendo indurre in errore l’utente di internet sull’origine dei prodotti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L’uso del servizio pubblicitario AdWords prestato da Google, il quale pubblicizza l’annuncio dell’inserzionista esponendolo nella pagina dei risultati delle ricerche effettuate dagli utenti dell’omonimo motore di ricerca utilizzando parole chiave che abbiano attinenza con l’annuncio, non esclude l’obbligo in capo all’inserzionista di rispettare i diritti di privativa industriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 aprile 2013.
Google – Cd. hosting attivo – Sussiste – Neutralità – Esclusione (artt. 15, 16 d.lgs. 70/2003c.c.).
Google – Motore di ricerca – Funzioni di autocompletamento – Associazione di un nome con parole offensive e lesive del diritto all’onore – Responsabilità del gestore del motore di ricerca – Sussiste (art. 2043 c.c.).
L’evoluzione tecnica in materia di servizi internet ha determinato - in taluni casi - il superamento della figura dell’ISP, quale mero fornitore del supporto tecnico-informatico che consente l'accesso alla rete o alle informazioni, per condurre a una figura di "prestatore di servizi non completamente passiva e neutra rispetto alla gestione dei contenuti immessi dagli utenti (cd. hosting attivo)", che interviene attivamente nell'organizzazione e selezione del materiale trasmesso dagli utenti e che pone il prestatore al di là della posizione di mero fornitore di uno spazio di memorizzazione di contenuti o di un software di comunicazione che ne consenta la visualizzazione a terzi. Così gli aggregatori di contenuti e i motori di ricerca che non si limitino a fornire passivamente servizi di ospitalità di contenuti altrui, ma svolgano ulteriori attività non meramente automatiche e necessarie per la sola trasmissione o raccolta dei contenuti - quali attività di indicizzazione, organizzazione, selezione dei contenuti stessi - perdono la posizione di passività e neutralità per assumerne una propria e attiva che, se pure non può essere assimilata a quella del content provider - non essendo produttori e veicolatoti di contenuti editoriali propri -, li pone tuttavia in una posizione di ingerenza nell'organizzazione dei contenuti evidentemente non compatibile con la neutralità e passività previste dagli artt. 15 e 16 D.Lvo 70/03. In tali casi non trova applicazione la disciplina in materia di esonero di responsabilità e l'attività del ISP cd. "attivo" va esaminata alla luce degli ordinari criteri in materia di responsabilità aquiliana. In definitiva l'esclusione di responsabilità va dunque circoscritta alle ipotesi in cui il prestatore abbia svolto mera attività di intermediario, senza aver contribuito per fatto proprio alla formazione del contenuto dell'informazione. Google in quanto soggetto che offre servizi di ricerca via internet è certamente un Internet service provider e dunque un intermediario dell'informazione. In tale ambito Google si pone come hosting provider, in quanto offre un servizio consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da terzi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Le funzioni "Autocomplete" e "Ricerche correlate" lungi dal risultare essenziali per la fornitura dei servizi di trasporto e memorizzazione dei contenuti, costituiscono funzionalità aggiuntive che arricchiscono il motore di ricerca Google, rendendolo evidentemente più interessante e appetibile rispetto a motori meno "accessoriati". Ne consegue che con particolare riguardo alle funzioni "Autocomplete" e "Ricerche correlate" Google non può ritenersi un ISP cd. passivo, ma al contrario l'azienda svolge un ruolo attivo nell'aggregazione dei dati, totalmente riferibile all'iniziativa di Google, sia pure secondo un criterio automatico e predeterminato che l'azienda si è data a monte dell'erogazione del servizio; con la sua conseguente responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) per i risultati eventualmente lesivi determinati dal meccanismo di funzionamento di questo particolare sistema di ricerca. Si tratta perciò di un software che solo astrattamente è "neutro" in quanto basato su di un sistema automatico di algoritmi matematici poiché esso perde tale neutralità ove produca - quale risultato dell'applicazione di tale automatismo basato sui criteri prescelti dal suo ideatore - un abbinamento improprio fra i termini di ricerca. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 25 marzo 2013.
Google – Motore di ricerca – Funzioni di autocompletamento – Associazione di un nome con parole offensive e lesive del diritto all’onore – Responsabilità del gestore del motore di ricerca – Non Sussiste (art. 2043 c.c.).
Va esclusa la qualità di contet provider di Google e affermato che i servizi di ricerca "Autocomplete" e "Ricerche correlate" funzionalità del motore di ricerca sono da ricondurre all'attività di caching - in quanto finalizzati a facilitare l'accesso alle informazioni fornite dal destinatario del servizio secondo la definizione dell'art. 15 D.Lvo 70/03 -, con esclusione della responsabilità del prestatore del servizio (Google) per il contenuto di tali informazioni. Ne consegue che la neutralità di Google nell’erogare il servizio di ricerca la rende non obbligata alla rimozione. Gli abbinamenti de quibus peraltro non danno origine a frasi di senso compiuto o alla manifestazione di un pensiero e non hanno valenza oggettivamente offensiva o insultante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 marzo 2013.
Le notizie reperibili in internet non costituiscono di per sè nozioni di comune esperienza, secondo la definizione dell’art. 115 ult. co. c.p.c., norma che, derogando al principio dispositivo, deve essere interpretata in senso restrittivo. Può, infatti, ritenersi "notorio" solo il fatto che una persona di media cultura conosce in un dato tempo e in un dato luogo, mentre le informazioni pervenute da internet, quand’anche di facile diffusione ed accesso per la generalità dei cittadini, non costituiscono dati incontestabili nelle conoscenze della collettività. Tribunale Mantova 16 maggio 2006.
Domain name - Nozione - Equiparabilità all'insegna - Applicabilità della normativa a tutela dei marchi - Esclusione.
Utilizzazione come domain name di parole di uso comune - Tutela ex art. 2598 n. 1 c.c. - Esclusione.
Per “domain name”, versione alfanumerica dell’indirizzo IP, deve intendersi “il segno che consente l’identificazione e l’accesso ad un determinato computer dalla rete Internet e quindi il collegamento con un certo utente da parte della generalità di tutti gli altri computer ed utenti connessi in rete”. In ragione della sua funzione, il domain name può essere assimilato, quale segno distintivo atipico, all’insegna.
Al domain name, composto unicamente da una parola di uso comune corrispondente alla denominazione del prodotto venduto (“cartucce”), non può riconoscersi la tutela ex art. 2598 n. 1 c.c. in assenza di un sufficiente carattere distintivo. Tribunale Mantova 05 giugno 2004.
I soggetti normalmente coinvolti nella gestione di un sito web sono il “content provider” (trad. fornitore di contenuti) che ne predispone il contenuto, il “maintainer” che interagisce burocraticamente e tecnicamente con l’ente proposto alla registrazione dei nomi di dominio e l’host service provider che consente al content provider di pubblicare su internet le pagine del proprio sito mediante l’utilizzo di “spazio web” offerto sul proprio server. L’aver consentito di pubblicizzare la propria società su di un sito altrui non può certo significare che la società pubblicizzata possa rispondere di tutta l’attività svolta sul sito medesimo, dal quale è per così dire solo ospitata, né che abbia l’obbligo giuridico di accertare o d’impedire le eventuali immissioni di messaggi illeciti da parte del gestore dell’altro sito. La società che gestisce il sito web è normalmente estranea e non fornisce alcun apporto all’attività illecita realizzata attraverso i messaggi che possono di volta in volta essere immessi da altri sul sito. Tribunale Napoli 14 giugno 2002.
Diffamazione realizzata tramite pubblicazioni sulla rete internet - Applicazione delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa e con i mezzi radio-televisivi - Inammissibilità.
Le norme di cui agli artt. 13 della legge 47/48 sulla diffamazione a mezzo stampa e 30 della legge 223/90 dettata in materia di diffamazione a mezzo di trasmissioni radiofoniche o televisive non possano essere applicate alla diffamazione commessa attraverso Internet, mezzo di diffusione delle informazioni del tutto peculiare, al quale, vertendo in materia penale, non può essere estesa in via analogica la disciplina dettata per la stampa o la radio o la televisione. Tribunale Oristano 25 maggio 2000.
Pubblicazioni sulla rete internet - Applicabilità della disciplina di cui all'art. 12 l. n. 633/1941 - Sussistenza - Responsabilità del provider per violazione del diritto d'autore.
La gratuità dell'accesso ad Internet non esclude che l'utilizzo dell'opera assuma natura economica, come veicolo di raccolta pubblicitaria diretta o indiretta. Il provider che conceda solo l'accesso alla rete, nonché lo spazio sul proprio server per la pubblicazione dei servizi informativi realizzati dal fornitore di informazioni, non è' responsabile della violazione del diritto d'autore eventualmente compiuta da quest'ultimo.
(Solo massima) Tribunale Cuneo 23 giugno 1997.
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