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Timestamp: 2019-02-22 21:02:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.165', 'art.180', 'art. 33', 'art. 161', 'art. 182', 'art. 111', 'art. 182', 'art. 82', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 162', 'art. 161']

La gestione della crisi d'impresa e le procedure concorsuali
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18/04/2014 · by	Roberto Santoro ·
L’attività imprenditoriale, durante il corso di svolgimento del processo produttivo, può subire taluni influssi economici negativi e la procedure concorsuali tutelano il debitore che può ricorrere a misure agevolate, disciplinate per legge, per soddisfare il rapporto debitorio.
Segnatamente, la crisi di liquidità, la difficoltà nel ricorso al credito, congiunture commerciali particolarmente sfavorevoli ne possono deprimere la stabilità contabile, con conseguente creazione di esposizioni debitorie di sempre maggiore rilevanza.
Si tratta della c.d. “crisi di impresa”, alla quale il ricorso al c.d. “concordato preventivo”, tende a porre rimedio.
LA GESTIONE DELLA CRISI D’IMPRESA. IL CONCORDATO PREVENTIVO
Nello svolgimento dell’attività d’impresa, l’imprenditore può trovarsi in una particolare condizione economico-finanziaria che gli impedisce di poter far fronte al pagamento dei debiti.
Al verificarsi dello stato di insolvenza subentra il diritto dei creditori ad essere soddisfatti nei loro crediti attraverso la garanzia della parità di trattamento. Quest’ultima viene attuata dall’ordinamento attraverso delle procedure tendenti alla liquidazione del patrimonio dell’imprenditore e alla successiva pari soddisfazione dei creditori.
Queste procedure prendono il nome di procedure concorsuali e sono procedure giudiziali in quanto comportano l’intervento dell’Autorità Giudiziaria che provvede alla liquidazione del patrimonio dell’imprenditore insolvente al fine di garantire la parità di trattamento di tutti i creditori. Pertanto, restano precluse ai singoli creditori le azioni esecutive individuali sui beni.
Le procedure concorsuali hanno per oggetto l’intero patrimonio dell’imprenditore e riguardano necessariamente tutti i creditori. Lo scopo principale di ognuna di esse è essenzialmente la drastica riduzione dell’autonomia imprenditoriale mediante la sottrazione all’imprenditore della disponibilità dei beni e la nomina di un organo con funzioni di controllo sull’esercizio dell’attività.
Sono esclusi dalle procedure concorsuali i piccoli imprenditori commerciali con organizzazione minima e reddito scarsamente significativo.
a) stato d’insolvenza;
c) temporanea difficoltà di adempiere alle obbligazioni.
Il concordato preventivo è una procedura c.d. “concorsuale” che consente all’impresa in crisi, in accordo con i debitori, di evitare il fallimento eliminando i debiti contratti nell’esercizio dell’impresa attraverso un piano di risanamento.
Gli articoli 160 e ss. della legge fallimentare (regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, aggiornato al d.l. “Sviluppo” del 22 giugno 2012, n. 83 convertito con l. 7 agosto 2012, n. 134 e al d.l. “Crescita” del 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con l. 17 dicembre 2012, n. 221, come modificata dalla l. di stabilità 24 dicembre 2012, n. 228) si occupano delle figure del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Il concordato preventivo si distingue dal concordato fallimentare perché è chiesto prima della dichiarazione di fallimento, e, se ha successo, lo impedisce. Si tratta di un procedimento complesso, diviso in più fasi, non molto dissimile dalla vera e propria procedura fallimentare. I presupposti richiesti dalla legge per poter essere ammessi a beneficiare di tale procedura sono formulati dall’articolo 160 l. fall.
Segnatamente, l’imprenditore che versa in uno stato di crisi può proporre ai suoi creditori un accordo che può prevedere, alternativamente:
la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti in qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo o altre operazioni straordinarie, ivi compresa l’attribuzione ai creditori, nonché a società da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari o titoli di debito;
Assuntore è un soggetto terzo, che si accolla tutti i debiti dell’imprenditore, in via solidale (c.d. assunzione o accollo “pro solvendo” o “salvo buon fine”, o anche con la sua immediata liberazione (c.d. assunzione o accollo “pro soluto”).
Al fine di una maggiore tutela dei terzi, il legislatore impone al debitore di corredare la richiesta di concordato preventivo con una serie di altri documenti che permettono di effettuare una attendibile e corretta valutazione circa l’opportunità o meno di ricorrere a tale strumento, accompagnati a loro volta da una relazione di un professionista (ragioniere, commercialista, avvocato regolarmente iscritto all’albo anche dei revisori contabili se occorre) che certifichi con chiarezza la regolarità dei dati forniti e la fattibilità del piano in base a quanto stabilito dall’articolo 161 legge fallimentare.
Detti documenti concernono:
La domanda di ammissione al concordato preventivo deve essere presentata (diversamente da quanto accade nel concordato fallimentare) dall’imprenditore commerciale “non piccolo” (articolo 1, comma 2, l. fall.) al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale.
Delibata positivamente la ricorrenza dei presupposti richiesti dall’articolo 160 della legge fallimentare, il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo per poi delegare un giudice alla procedura (c.d. giudice delegato), nominare il commissario giudiziale (il quale ha funzioni di coordinamento e controllo su tutta l’attività svolta dal debitore, collaborando con quest’ultimo nella gestione dell’attività di impresa e nell’esecuzione degli obblighi concordatari, riferendo al giudice delegato le omissioni, le mancanze e le violazioni eventualmente riscontrate: art.165 l. fall.) convocare tutti i creditori entro il termine perentorio di trenta giorni e stabilire il termine, in genere quindici giorni, per il deposito delle somme concernenti le spese di procedura.
Fissata dal giudice delegato l’udienza cui partecipano tutti i creditori, nella quale questi ultimi sono chiamati ad esprimere il proprio voto sulla proposta di concordato, il commissario giudiziale, illustra la propria relazione e le eventuali nuove proposte dell’imprenditore, proposte che possono essere modificate sino all’apertura delle operazioni di voto.
Laddove il concordato sia approvato dai creditori con il voto favorevole di tutti i creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto, si apre la fase di omologazione (art.180 l. fall.) la quale deve terminare entro sei mesi dalla presentazione della domanda di concordato. Infatti in assenza di opposizioni, il tribunale, una volta accertato l’esito della votazione e la regolarità della procedura, omologa la proposta di concordato con decreto non soggetto a reclamo.
Omologato così il concordato, si procede al soddisfacimento dei creditori sulla base dei requisiti risultanti dalla proposta, all’eventuale liquidazione di parte dei beni da parte dei liquidatori nominati dal tribunale (nel caso di concordato con cessione di beni) e all’accertamento di eventuali crediti contestati.
Con l’omologazione, che chiude tutto il procedimento riguardante il concordato preventivo, l’imprenditore insolvente può nuovamente disporre di tutti i suoi beni.
Il concordato preventivo può essere annullato su istanza di un creditore o nel caso in cui risulta che il debitore abbia sottratto dolosamente una parte considerevole dell’attivo, o esposto passività inesistenti. Tale domanda, a differenza di quanto accade nel caso succitato, va proposta con ricorso entro il termine perentorio di sei mesi dalla conoscenza del dolo oppure secondo la previsione di cui all’articolo 137 della legge fallimentare.
IL CONCORDATO PREVENTIVO C.D. “IN BIANCO”.
Tra le modifiche apportate alla legge fallimentare con l’art. 33 del d.l. 83/2012, rubricato “Revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale”, vi è la possibilità per il debitore di presentare una domanda di concordato c.d. “in bianco”, “con riserva”, “prenotativa” o di “pre-concordato” (queste sono le principali denominazioni assegnate all’istituto in esame), riservandosi di presentare la proposta ed il piano entro un termine successivo che verrà stabilito dal giudice.
Il legislatore ha quindi deciso di intervenire sul punto con una riforma di grande portata.
I nuovi commi da 6 a 10 dell’art. 161 l. fall., applicabili ai procedimenti introdotti dall’11 settembre 2012, prevedono che l’imprenditore possa presentare una domanda di concordato allegando solamente i bilanci degli ultimi tre esercizi e riservandosi di depositare in seguito tutta la restante documentazione (inclusi tra l’altro il piano e la proposta).
Il giudice fisserà un termine compreso fra 60 e 120 giorni, prorogabile in presenza di giustificati motivi di non oltre 60 giorni, per il deposito della documentazione mancante. Qualora penda procedimento per la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore, il termine è di 60 giorni prorogabile in presenza di giustificati motivi di non oltre 60 giorni.
L’imprenditore ha anche la possibilità di depositare, in luogo della documentazione per il concordato preventivo e nello stesso termine, ricorso per l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l. fall. (ovviamente qualora sia stato in grado nel frattempo di raggiungere tale accordo con creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti) conservando sino all’omologazione dell’accordo gli effetti prodotti dalla domanda di concordato.
Si rileva inoltre che il tribunale ha il potere di disporre obblighi informativi periodici anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa.
La domanda di pre-concordato (o più precisamente la sua pubblicazione nel registro delle imprese) produce diversi effetti rilevanti.
a) i creditori per titolo o causa anteriore sono soggetti ad una moratoria ex lege (non possono iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore fino allo spirare del predetto termine fissato dal giudice);
b) le ipoteche giudiziali eventualmente iscritte nei 90 giorni precedenti sono inefficaci;
c) l’imprenditore continua a gestire l’azienda relativamente all’attività ordinaria mentre deve chiedere l’autorizzazione del tribunale per compiere eventuali atti urgenti di straordinaria amministrazione;
d) le controparti terze vengono tutelate in quanto i loro crediti nascenti da atti legalmente compiuti dall’imprenditore sono prededucibili ai sensi dell’art. 111 l. fall.;
e) le norme relative alla riduzione o perdita del capitale sociale e alla relativa causa di scioglimento della società (artt. 2446, commi 2 e 3, 2447, 2482-bis, commi 4, 5 e 6, 2482-ter, 2484, n.4 e 2545-duodecies del codice civile) sono sospese sino all’omologazione del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l. fall.
L’introduzione dell’istituto in esame, tuttavia, sin dalla data della sua entrata in vigore (11 settembre 2012) ha conosciuto un utilizzo degenerato ed abusivo, dovuto principalmente al fatto che con la presentazione della relativa domanda si ha il blocco delle azioni esecutive, il c.d. automatic stay.
Per questo motivo, con finalità evidentemente correttive, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.144 del 21-6-2013 – Suppl. Ordinario n. 50 il decreto legge 21 giugno 2013 n. 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” (c.d. Decreto Fare) ed entrato in vigore il 22 giugno 2013.
Per quel che a noi qui interessa, il suddetto decreto al Capo VI, art. 82, contiene disposizioni che modificano proprio l’art. 161, commi 6 e ss. l. fall.
In sintesi, in base al nuovo testo, l’imprenditore al momento della presentazione della domanda deve depositare, oltre ai bilanci degli ultimi tre esercizi, anche un elenco contenente i nomi dei creditori e rispettivi crediti. Ovviamente, si tratta di un elenco iniziale, che successivamente dovrà essere “integrato” con gli ulteriori dati di cui al comma 2, lett. b), dell’art. 161 l. fall.
Altra novità sta nel fatto che il Tribunale, con lo stesso decreto con cui assegna il termine per il deposito della proposta concordataria, può nominare (anticipatamente) un commissario giudiziale. Il commissario giudiziale, così nominato, avrà un rilevante potere di vigilanza sull’attività del debitore, il quale deve oggi tenere i libri sociali a disposizione non solo del Tribunale ma anche del commissario giudiziale stesso.
La sanzione prevista in caso di inottemperanza dei suddetti obblighi informativi consiste nella dichiarazione di inammissibilità o anche di fallimento (art. 162, comma 2, l. fall). Nel caso in cui, invece, dalle informazioni acquisite emerga l’inidoneità dell’attività del debitore, il Tribunale, anche d’ufficio e sentito questi (ed anche il commissario giudiziale), provvede ad abbreviare il termine concesso con decreto ex art. 161, comma 6, l. fall).
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