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Timestamp: 2019-04-23 14:27:47+00:00
Document Index: 135038064

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 55', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 23', 'art. 55', 'art. 347', 'art. 20', 'art. 18']

C.R., in proprio e quale legale rappresentante pro tempore dell'AZIENDA SERVIZI ALLA PERSONA (ASP) D.C., elettivamente domiciliate in ROMA, VIA PANAMA 12, presso lo studio dell'avvocato COLARIZI MASSIMO, che le rappresenta e difende unitamente all'avvocato COLI PAOLO per mandato a margime del ricorso;
contro MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, in persona del MINISTRO pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
e contro T.F., P.M., B.M., C. G., ANCORA SERVIZI SOCIETA' COOPERATIVA SOCIALE, T. D., DIREZIONE PROVINCIALE LAVORO REGGIO EMILIA, S. L.;
per regolamento di giurisdizione in relazione al giudizio pendente del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DI PARMA, R.G. 112/2010;
udita la relazione della causa, svolta nella camera di consiglio del 14/02/2012 dal Consigliere Dott. ANTONIO SEGRETO;
L'Azienda servizi alla Persona (ASP) "D.C." e C. R. impugnavano davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia e Romagna, sede di Parma,(giudizio iscritto al RG. N. 112/2010) il verbale di contravvenzione e prescrizione emesso in data 17.5.2010 da Ispettori della Direzione provinciale del Lavoro di Reggio Emilia, notificato sia alla ASP D.C. che alla presidente della stessa C.R., per asserita consumazione della contravvenzione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 18, comma 5 bis, in quanto avrebbe la ASP D.C. fatto ricorso alla somministrazione di lavoro realizzata da soggetti non iscritti all'albo delle Agenzie, tramite la cooperativa sociale Ancora Servizi. Il verbale conteneva anche la prescrizione alla medesima C.R. di eliminare le violazioni contestate entro giorni 7 dalla notifica del verbale.
L'Azienda Servizi alla persona ASP "D.C." e C. R. presentavano ricorso per regolamento di giurisdizione.
1. La parte ricorrente sostiene nella fattispecie la giurisdizione del giudice amministrativo, affermando che a monte del verbale opposto ed impugnato vi sarebbe attività provvedimentale lesiva di interessi; che la prescrizione impartita dalla direzione provinciale del lavoro, avendo una duplice natura, segue un percorso autonomo e parallelo rispetto al procedimento penale con il quale si coordina, mantenendo una propria autonoma efficacia accertativa e cogente in relazione alle condotte che ne costituiscono l'oggetto.
Ritiene, altresì, la parte ricorrente che le sentenze che escludono la giurisdizione del giudice amministrativo in favore di quella del giudice penale, in relazioni a prescrizioni impartite ai sensi del D.Lgs. n. 758 del 1994, art. 20 attengono appunto a prescrizioni impartite in relazione a contravvenzioni in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, diverse, quindi dalla disciplina in tema di razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, a norma del D.Lgs. 3 aprile 2004, n. 124; che il D.Lgs. 3 aprile 2004, n. 124, art. 15 che estende anche a questo settore la disciplina di cui al D.Lgs. n. 758 del 1994, artt. 20 e 21 non esclude poi la possibilità dei ricorsi amministrativi, come appunto previsto dal D.Lgs. n 124 del 2004, art. 17.
2.2.Nel primo caso il personale ispettivo non incontra obblighi o limiti particolari nel procedere ad esaminare documenti, acquisire informazioni, sentire il soggetto sottoposto ad indagine amministrativa.
3.1. In caso di vigilanza penale, quale è quella oggetto del giudizio nel corso del quale è stato presentato questo regolamento di giurisdizione, il personale ispettivo deve procedere con tutte le garanzie previste dal codice di rito penale, agendo quale organo di polizia giudiziaria, a norma dell'art. 55 c.p.p., e l'atto non è provvedimentale, ma costituisce un atto di polizia giudiziaria.
Statuisce il D.Lgs. 23 aprile 2004, n. 124, art. 15 con riferimento alle leggi in materia di lavoro e legislazione sociale la cui applicazione è affidata alla vigilanza della direzione provinciale del lavoro, qualora il personale ispettivo rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda ovvero con la sola ammenda, impartisce al contravventore una apposita prescrizione obbligatoria ai sensi del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, artt. 20 e 21 e per gli effetti del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, artt. 23 e 24 e art. 25, comma 1.
Il D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, art. 20 dispone "Allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l'organo di vigilanza, nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all' articolo 55 c.p.p., impartisce al contravventore un'apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario. Tale termine è prorogabile a richiesta del contravventore, per la particolare complessità o per l'oggettiva difficoltà dell'adempimento. In nessun caso esso può superare i sei mesi. Tuttavia, quando specifiche circostanze non imputabili al contravventore determinano un ritardo nella regolarizzazione, il termine di sei mesi può essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un tempo non superiore ad ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero".
Questa Corte ha già osservato che l'atto con il quale l'organo di vigilanza, ai sensi del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, art. 20 avendo accertato una contravvenzione alla normativa in materia di prevenzione degli infortuni e di igiene del lavoro, impartisca le opportune prescrizioni fissando un termine per l'eliminazione delle irregolarità, non è annoverabile fra i provvedimenti amministrativi - dovendosi ad esso attribuire, invece, natura di atto di polizia giudiziaria - ed è quindi sottratto alle impugnazioni previste per i suddetti provvedimenti, tanto in sede amministrativa quanto in sede giurisdizionale. (Cass. pen., Sez. 1, 14/02/2000, n. 1037; cfr. anche Cass. pen. sez. 3, 16.6.2009, n. 24791).
3.3.Tale conclusione è da condividere.
La Corte costituzionale, con sentenza n. 19 del 18.2.1998, ha rilevato come, attraverso il sistema delineato dal Capo 2 del D.Lgs. n. 758 del 1994, il legislatore si fosse fatto carico di disciplinare un peculiare ed articolato meccanismo funzionalmente destinato alla eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della violazione accertata, accompagnato dall'effetto estintivo del reato, così assegnando veste normativa a prassi già invalse in tema di contravvenzioni antinfortunistiche. La nuova disciplina, in altri termini, si era dunque proposta un duplice e concorrente obiettivo:
l'adozione di una specifica prescrizione al contravventore, da parte dell'organo di vigilanza, "nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all'art. 55 c.p.p.", di regolarizzare la violazione entro un termine prefissato, eventualmente prorogabile "con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero" (art. 20); verifica, da parte dell'organo di vigilanza, dell'eliminazione della violazione nel rispetto delle modalità e del termine indicati nella prescrizione; conseguente ammissione del contravventore a pagare in sede amministrativa una somma pari al quarto del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa e successiva comunicazione "al pubblico ministero" dell'avvenuto adempimento della prescrizione e dell'eventuale pagamento della somma stabilita, ovvero dell'inadempimento della prescrizione medesima (art. 21); estinzione del reato se il contravventore adempie alla prescrizione e provvede al pagamento della somma stabilita (art. 24); sospensione del procedimento penale fino al momento in cui il pubblico ministero non abbia ricevuto, da parte dell'organo di vigilanza, i risultati scaturiti dalla verifica dell'adempimento della prescrizione (art. 23).
3.4.Contrariamente a quanto sostenuto dall'attuale parte ricorrente, che ritiene l'esistenza di procedure (quella amministrativa e quella penale) autonome tra loro, l'esercizio del diritto del contravventore e, quindi, l'intera sequenza di cui innanzi si è detto, non sono affatto avulsi dal procedimento penale, ma risultano, anzi, ad esso funzionalmente e strutturalmente coesi, al punto da costituirne parte integrante. L'atto con il quale vengono impartite le prescrizioni al contravventore, infatti, è testualmente ricondotto dal legislatore nel panorama degli atti tipici di polizia giudiziaria, sicchè fa ad esso difetto qualsiasi connotazione di discrezionalità - sia pure sul versante, per così dire atipico, della cosiddetta discrezionalità tecnica - e promana da un organo che, in quanto esercente le funzioni previste dall'art. 55 cod. proc. pen., è posto alle dipendenze e chiamato ad operare sotto la direzione della autorità giudiziaria, a prescindere (e, dunque, in piena autonomia funzionale dal plesso ordinamentale in cui risulti iscritto da un punto di vista burocratico ed amministrativo. Ne è prova evidente, d'altra parte, la circostanza che l'eventuale proroga del termine per l'adempimento delle prescrizioni deve essere immediatamente comunicata al pubblico ministero; che l'organo di vigilanza ha comunque l'obbligo di riferire al pubblico ministero "la notizia di reato inerente alla contravvenzione ai sensi dell'art. 347 c.p.p." (art. 20, comma 4); che, ancora, l'organo di vigilanza deve parimenti comunicare al pubblico ministero le risultanze della verifica dell'adempimento, sia in caso positivo che in caso negativo.
4. Nella fattispecie gli ispettori della Direzione provinciale del lavoro di Reggio Emilia, hanno agito quali organi di polizia giudiziaria, avendo accertato la violazione da parte di C. R., quale legale rappresentante della ASP D.C., del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 18, comma 2, per aver fatto ricorso alla somministrazione di lavoro realizzata da soggetti non iscritti all'albo delle Agenzie.
Le ricorrenti vanno condannate alle spese di questo regolamento sostenute dal Ministero intimato.
Dichiara la giurisdizione del giudice ordinario. Condanna le ricorrenti in solido al pagamento delle spese del regolamento sostenute dal resistente e liquidate in complessivi Euro 1500,00, oltre le spese prenotate a debito.