Source: https://gianpierodallazuanna.com/2013/12/22/emendamento-sulla-tutela-dei-minori/
Timestamp: 2017-06-27 02:05:55+00:00
Document Index: 108823135

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 10']

Emendamento sulla tutela dei minori | Gianpiero Dalla Zuanna
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di gianpierodllzuanna | dicembre 22, 2013 · 2:19 pm	↓ Salta ai commenti
Emendamento sulla tutela dei minori
Carissimi, ecco la mozione su tutela minori stranieri non accompagnati e
coppie straniere mamma-bambino, che ho firmato assieme ad altri
gli ultimi dati diffusi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali aggiornati al 30 novembre 2013 riferiscono di un totale di 8.655 minori non accompagnati segnalati dalle autorità competenti di cui il 10,1% con età inferiore ai 14 anni e di cui oltre il 40% accolto nelle Regioni del Sud Italia, con un 25% nella sola
tra questi oltre 8mila segnalati, ben 2.218 minori risultano irreperibili, con la conseguenza che di fatto l’accoglienza messa in opera – almeno in questi casi di irreperibilità – manifesta il proprio fallimento non essendosi tradotta nell’effettivo rispetto del percorso che i minori avevano diritto a compiere nel Paese di
accoglienza in termini di ascolto, assistenza e protezione;
negli scorsi giorni attraverso un reportage video diffuso da Rainews e scaricabile su internet al seguente link http://www.rainews.it/dl/rainews/media/immigrati-centro-accoglienza-lampedusa-campo concentramento-6da59fab-c3f2-433c-a836-b96ce05de7a4.html è data prova di un quadro inaccettabile sulla gestione del centro di prima accoglienza (alias centro di permanenza temporanea) dell’isola di Lampedusa, ove i migranti sono trattenuti per un tempo superiore alle 72 ore di legge (un testimone dichiara di essere all’interno del “centro” da 60 giorni), ove bambini e adulti vengono trattenuti insieme e ove gli “ospiti” vengono sottoposti a prassi degradanti per la dignità della persona umana, essendogli
ordinato di spogliarsi in pubblico, anche alla presenza di donne, perché sottoposti a delle docce effettuate da terzi e non in intimità; in una scena del video i vestiti dismessi da un “ospite” del centro vengono letteralmente lanciati in aria da un operatore del centro stesso;
le suddette immagini, anche qualora non fossero di per sé rilevanti ai fini di specifici reati, per condizioni di procedibilità, mancanza di sufficienti prove o altro, rimangono comunque testimonianza della compiuta violazione di precise norme nazionali e internazionali sia nella materia della protezione dell’infanzia che dei diritti fondamentali della persona umana, a prescindere dalla condizione di richiedente asilo o meno;
in un rapporto dello scorso ottobre della Commissione migrazioni, il Consiglio d’Europa ha condannato il nostro Paese per la gestione dei centri di permanenza temporanea;
i seguenti diritti inviolabili sono garantiti ad ogni uomo e donna senza alcuna distinzione di sorta e indipendentemente dalla condizione di regolarità o meno della loro presenza sul territorio italiano: Dignità umana, rispetto della vita privata e divieto di trattamenti degradanti (Carta europea dei diritti dell’uomo art. 1, 4; Dichiarazione Universale diritti Uomo art. 5, 12; Convenzione europea diritti uomo art. 2, 8); Diritto alla libertà (Carta europea dei diritti dell’uomo art. 6; Dichiarazione Universale diritti Uomo art. 4, 9, 13; Costituzione italiana art. 13; Convenzione europea diritti uomo art. 5); Diritto di uguaglianza e non discriminazione (Carta europea dei diritti dell’uomo art. 20, 21; Dichiarazione Universale diritti Uomo art. 7;
Costituzione italiana art. 3; Convenzione europea diritti uomo art. 14); Diritto di asilo (Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e Protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati; Trattato che
istituisce la Comunità europea; Dichiarazione Universale diritti Uomo art. 14; Costituzione italiana art. 10);
In particolare i bambini hanno i seguenti diritti: diritto a vivere in famiglia, diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza preambolo e art. 20, 21; Carta europea dei diritti dell’uomo art. 24; Legge 4 maggio 1983 n. 184 e mm.ss.); rispetto del loro superiore interesse (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza art. 3; Carta europea dei diritti dell’uomo art. 24);
Di particolare importanza è anche l’art. articolo 22 della Dichiarazione Universale diritti Uomo, secondo cui “Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”;
Nel caso dei minori – ed è minore qualunque persona di età inferiore ai 18 anni -, lo sviluppo equilibrato della personalità presuppone la crescita in famiglia: il preambolo della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è chiaro ed esplicito sul punto, leggendosi in esso “che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione”;
alla luce di tale principio normativo, cui l’Italia è tenuta allinearsi nei propri interventi a protezione dell’infanzia e adolescenza sia nel rispetto della legge del 27 maggio 1991, n. 176, di ratifica della convenzione stessa, che in ossequio all’art. 10 della Costituzione, ogni minore straniero non accompagnato deve – e si evidenzia, “deve” – essere trattato alla stregua di qualunque altro minore presente sul territorio italiano, ricevendo adeguata protezione;
considerata la protezione che il nostro ordinamento riconosce alla famiglia e, in particolare, ai nuclei familiari in difficoltà, è doveroso anche prestare particolare attenzione alle modalità di accoglienza dei nuclei familiari e, in particolare, di quelli in difficoltà, specie laddove formati da un solo genitore con figli;
i centri di prima accoglienza presenti sulle coste italiane non possono essere se non una soluzione transitoria da evitare in ogni caso, se possibile, per i minori; in essi infatti vengono ricevuti ma anche trattenuti sia minori che adulti in modalità promiscua e non regna alcun clima paragonabile a quello di una famiglia; essi non sono perciò luoghi adeguati ad accogliere minori, specie laddove si tratti di minori non accompagnati;
in molti casi neppure le comunità alloggio ove i minori vengono collocati in una fase successiva lo sono, non essendo neppure essi caratterizzati da un clima e da relazioni paragonabili a quelli di una famiglia;
la Procura generale presso il Tribunale per i minorenni di Palermo “conviene sull’esigenza di procedere con assoluta urgenza alla collocazione dei minori stranieri non accompagnati… e che si provveda con priorità assoluta per i minori infraquattordicenni per i quali è particolarmente necessario evitare il prolungarsi di una permanenza che li esporrebbe a contatti con soggetti di qualsiasi età”;
ad attivare con urgenza ogni intervento necessario a garantire che i minori stranieri non accompagnati e i nuclei familiari “genitore-minore”, con particolare attenzione al nucleo “mamma-minore”, giunti sulle coste italiane attraverso gli sbarchi clandestini siano accolti immediatamente in famiglie disponibili all’accoglienza temporanea, laddove possibile, attivando specifici accordi con associazioni familiari e organizzazioni nazionali di comprovata esperienza anche sul versante internazionale in materia di tuteladei diritti dell’infanzia, così da agevolare l’intervento complementare delle risorse del privato sociale rispetto ai servizi e interventi socio assistenziali degli enti locali e in questa ottica, in particolare, agevolare l’individuazione immediata di famiglie disponibili all’accoglienza temporanea;
a consentire che il collocamento in famiglia venga disposto dalle autorità di pubblica sicurezza con priorità rispetto al collocamento in comunità e altre strutture, considerando che la priorità dell’accoglienza in famiglie consente il rispetto sia del superiore interesse dei minori che delle esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica, in ragione del fatto che il collocamento in famiglie affidatarie ha un costo di gran lunga inferiore rispetto alle altre soluzioni, con un rapporto che, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali al 31 dicembre 2010, è in media di 405 euro mensili per il contributo alle famiglie affidatarie e di 79 euro al giorno per le strutture (tali dati, anche se riferiti alla misura dell’affidamento in via ordinaria disciplinata dagli artt. 2 e seguenti della legge 4 maggio 1984 n. 183 , e pur volendo considerare che nel caso dei minori stranieri sono necessarie figure particolari come educatori, interpreti, rendono comunque inaccettabile lo spreco del patrimonio umano di solidarietà esistente nel nostro Paese nella attuale epoca di grave crisi economica; i fondi attualmente versati alle comunità di accoglienza ben potrebbero essere razionalizzati e utilizzati, sia a livello locale che – indirettamente – a livello nazionale, per integrare i servizi socio assistenziali degli enti locali delle figure necessarie a garantire adeguati accompagnamento e sostegno alle famiglie affidatarie e alle associazioni familiari affidatarie;
– ad evitare che, in nessun caso, i minori stranieri, accompagnati o meno, siano arbitrariamente trattenuti nei centri di prima accoglienza oltre le 72 ore di legge.
ALDO DI BIAGIO LUCIO ROMANO ANTONIO DE POLI GIANPIERO DALLA ZUANNA TITO DI MAGGIO ANDREA OLIVERO CLAUDIO MICHELONI ANGELA D’ONGHIA
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2 risposte a “Emendamento sulla tutela dei minori”	MM	dicembre 22, 2013 alle 5:49 pm	Gianpiero. Posso presentarla identica alla Camera? Mario >
Rispondi	gianpierodllzuanna	dicembre 23, 2013 alle 10:22 am	Certo, facciamo più azioni possibili !