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Timestamp: 2019-01-16 01:55:14+00:00
Document Index: 57591925

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 38', 'art. 12', 'art. 68', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 10', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione VI civile, sentenza del 19 luglio 2016, n. 14722 - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI civile, sentenza del 19 luglio 2016, n. 14722
Il diritto dei ciechi civili alla cosiddetta pensione non reversibile (avente una funzione assistenziale), introdotto dalla L. 10 febbraio 1962, n. 66, è rimasto subordinato, diversamente da quello all’indennità di accompagnamento a favore dei ciechi assoluti, alla sussistenza di uno stato di bisogno, individuato dalla L. n. 382 del 1970, art. 5, nella non iscrizione nei ruoli per l’imposta complementare sui redditi e successivamente nel possesso di redditi assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche di un ammontare inferiore a un certo limite (D.L. n. 30 del 1974, art. 6, convertito dalla L. n. 114 del 1974, e poi del D.L. n. 663 del 1979, art. 14 septies, convertito con modificazioni dalla L. n. 33 del 1980)
La pensione non reversibile (avente natura assistenziale) per i ciechi civili assoluti di cui alla L. 10 febbraio 1962, n. 66, art. 7, è erogata a condizione della permanenza in capo al beneficiario dello stato di bisogno economico, trattandosi di prestazione assistenziale rientrante nell’ambito di cui all’art. 38 Cost., comma 1, con conseguente cessazione dell’erogazione al superamento del limite di reddito previsto per la pensione di inabilità di cui della L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 12 di conversione del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5, dovendosi ritenere inapplicabili a detta prestazione sia della L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 68, dettato per la pensione di invalidità erogata dall’INPS, sia del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, art. 8, comma 1 bis, convertito con modificazioni in L. 11 novembre 1983, n. 638, che consentono l’erogazione della pensione INPS in favore dei ciechi (avente natura previdenziale: il R.D.L. n. 636 del 1939, art. 9, fa riferimento alla pensione riconosciuta all’invalido a qualsiasi età quando siano maturati determinati requisiti contributivi) che abbiano recuperato la capacità lavorativa, trattandosi di norme di stretta interpretazione (aventi quale presupposto non uno stato di invalidità generica bensì di invalidità lavorativa) il cui fondamento si rinviene nella diversa disposizione di cui all’art. 38 Cost., comma 2, intese a favorire il reinserimento del pensionato cieco nel mondo del lavoro senza che subisca la perdita della pensione e, dunque, insuscettibili di applicazione analogica
sentenza del 19 luglio 2016, n. 14722
O. C., elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO LUIGI
ANTONELLI 27, presso lo studio dell’Avvocato ANTONELLO POMPILIO,
rappresentata e difesa dagli Avvocati ANGELO MILAZZO, ETTORE
RODRIQUENZ;
avverso la sentenza n. 191/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO del
30/01/2014, depositata il 24/02/2014;
udito l’Avvocato CAPANNOLO EMANUELA, difensore della parte
ricorrente, la quale si riporta agli scritti.
La Corte di appello di Salermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Trapani che aveva accolto la domanda di O.C. e condannato l’Inps ad erogarle la pensione per ciechi ex L. n. 66 del 1962, illegittimamente revocata dall’Istituto in relazione all’avvenuto superamento dei requisiti reddituali per effetto dell’assunzione dell’invalidità da parte dell’ufficio provinciale IVA. La Corte territoriale in adesione all’orientamento espresso dalla Cassazione nella sentenza n. 15646 del 2012 aveva ritenuto che la particolare disciplina prevista dalla L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 68, che, derogando alla generale normativa posta dal R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, art. 10 (secondo cui la pensione d’invalidità è soppressa quando la capacità di guadagno del pensionato non è più inferiore ai minimi di legge), persegue la finalità di favorire il reinserimento sociale dell’invalido, non distogliendolo dall’apprendimento e dall’esercizio di un’attività lavorativa – va letta in senso costituzionalmente orientato (artt. 2, 3, 4 e 38 Cost.), sicchè la stessa esclude che la pensione di invalidità già riconosciuta all’assicurato in ragione della sua cecità possa essergli revocata qualora siano mutati i suoi redditi per effetto del conseguimento di una nuova occupazione.
Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza 11 ottobre 2016, n....