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Timestamp: 2019-11-21 23:06:13+00:00
Document Index: 21573304

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8']

Schema di DPCM ai sensi del comma 10-ter dell’art.2 del Dl 95/2012
1.1. L’attuazione delle misure di revisione della spesa
La riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT), che prende forma nello schema di DPCM illustrato nella presente Relazione, trova il suo fondamento innanzitutto nell’esigenza di attuare le misure di revisione della spesa (c.d. spending review), con particolare riguardo alla riduzione delle posizioni dirigenziali e delle strutture centrali e periferiche previste dal d.l. n. 95 del 2012. Inoltre, era necessario intervenire sull’organizzazione del Ministero per accorpare le competenze amministrative in materia di turismo, recentemente trasferite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al MIBACT con l’art. 1, comma 5, della legge n. 71 del 1993.
Il d.P.C.M. 23 gennaio 2013 ha rideterminato le dotazioni organiche dei ministeri, in attuazione dell’art. 2, commi 1 e 5, del decreto legge n. 95 del 2012. La Tabella 8 ha indicato per il MIBACT il numero massimo di dirigenti di I e di II fascia: ne risulta che sia gli uffici dirigenziali di prima fascia sia le relative dotazioni sono ridotte a 24 (da 30, ossia 29 più 1 unità per il turismo) e che sia gli uffici dirigenziali di II fascia che le relative dotazioni organiche sono ridotte a 167 (da 198, ossia 194 più 4 unità per il turismo). Questa riduzione sia di uffici che di dotazioni organiche è imposta direttamente dall’art. 2, comma 1, del decreto legge n. 95 del 2012, norma di rango primario. Il d.P.C.M. 22 gennaio 2013 si configura come strettamente esecutivo di tale norma e ciò viene espressamente dichiarato nello stesso atto governativo, ove al comma 1 dell’articolo unico, si afferma che, “in attuazione dell’art. 2 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135”, per alcuni Ministeri, tra cui il MIBACT, “in conseguenza della riduzione delle strutture e dei posti di funzione di livello dirigenziale generale e non generale […] le dotazioni organiche del personale appartenente alle qualifiche dirigenziali di prima e di seconda fascia […] sono numericamente rideterminate secondo le allegate […] tabelle”.
Tale norma primaria è pariordinata e successiva rispetto alle fonti precedentemente disciplinanti la struttura del MIBACT, e cioè il decreto legislativo n. 300 del 1999, art. 54, e il decreto legislativo n. 368 del 1998. Il decreto n. 300/1999 disciplinava gli uffici dirigenziali generali del MIBACT, indicando per taluni di essi (le direzioni centrali) un numero non superiore a una determinata soglia (“non più di dieci”) e per altri un numero fisso (ad esempio, “diciassette uffici dirigenziali generali periferici”, come già previsto nel decreto n. 368/1998). Tali norme sono da ritenersi abrogate dal decreto legge n. 95/2012, là dove impone la riduzione di tali uffici.
Il combinato disposto dell’art. 2 del decreto legge n. 95 del 2012, del d.P.C.M. 22 gennaio 2013 e della legge n. 71 del 2013 (e dell’attuativo d.P.C.M. 21 ottobre 2013 che ha trasferito al Ministero le strutture competenti in materia di turismo) stabilisce perciò in modo chiaro e compiuto la riduzione degli uffici di livello dirigenziale generale del MIBACT e delle relative dotazioni organiche a 24; e la riduzione degli uffici dirigenziali non generali a 167.
1.2. La necessità di una riforma organica
L’esigenza di procedere a una ri-organizzazione del MIBACT ha consentito di riconsiderare l’apparato ministeriale nella sua interezza, allo scopo di porre rimedio ai problemi che da decenni affliggono l’amministrazione del patrimonio culturale e che non hanno ancora trovato adeguata risposta. Molti studi e rapporti, pubblicati anche dalla Corte dei conti e dalla Ragioneria generale dello Stato, hanno evidenziato le numerose disfunzioni che caratterizzano questo Ministero. Per citarne solo alcune, sono state messe in luce le molteplici sovrapposizioni di competenze (tra direzioni centrali e direzioni regionali e tra queste ultime e gli uffici tecnici periferici operanti sul territorio), le eccessive linee di comando, la carenza di uffici dirigenziali generali centrali adeguatamente attrezzati sul piano delle politiche di innovazione, di informatizzazione, di formazione continua del personale, di gestione di una contrattualistica pubblica sempre più complessa. A ciò si aggiunge una logica organizzativa non omogenea (per aree, per funzioni, per tipo di bene, per tipo di istituti) e una cronica assenza di informazioni attendibili sugli uffici. I pochi e incompleti dati a disposizione evidenziano una totale insufficienza di risorse finanziare e umane, per cui il Ministero appare a stento in grado di provvedere a compiti di manutenzione dei beni di cui deve prendersi cura.
È in questo quadro che si inserisce la presente riforma del MIBACT. Tale riorganizzazione è ispirata all’intento di modernizzare l’apparato ministeriale al duplice fine di rendere più efficace ed efficiente la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e di regolare le nuove competenze in materia di turismo recentemente assegnate al Ministero. A tal fine, il Ministro ha costituito, senza oneri per la finanza pubblica, un’apposita “Commissione per il rilancio dei beni culturali e del turismo e per la riforma del ministero in base alla disciplina sulla revisione della spesa” (d.m. 9 agosto 2013). La Commissione ministeriale, dopo due mesi di attività, 8 riunioni e 29 audizioni, ha prodotto un documento di sintesi, i cui principali contenuti hanno fornito la base per intraprendere questa importante riforma.
Tale modalità di procedere si è resa indispensabile per consentire la soluzione dei molti problemi sopra richiamati, che hanno accompagnato il Ministero sin dalla sua istituzione e che non sono stati risolti in ben quattro riforme. Va infatti ricordato che il Ministero, istituito nel 1974, è stato riformato nel 1998 e poi riordinato per ben tre volte in soli sei anni (nel 2004, nel 2007 e nel 2009). In sede legislativa, dapprima è stato emanato il decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657 (convertito in legge 29 gennaio 1975, n. 5); poi sono stati approvati il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, e il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (artt. 52-54), che, modificati dal decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3, e, successivamente, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 (art. 2, comma 94), ancora oggi regolano il Ministero. Altrettanto intricata la vicenda sul piano regolamentare: il primo regolamento, il d.P.R. 3 dicembre 1975, n. 805, è stato soppresso – seppur non integralmente – dal d.P.R. 29 dicembre 2000, n. 441, a sua volta abrogato dal d.P.R. 10 giugno 2004, n. 173, poi sostituito dall’attuale regolamento di organizzazione, il d.P.R. 26 novembre 2007, n. 233, ampiamente modificato dal d.P.R. 2 luglio 2009, n. 91. In questa continua operazione di riordino, il Ministero è passato, nel 2004, da un ordinamento per direzioni generali ad uno di tipo dipartimentale, per poi tornare, nel 2007, a un ordinamento per direzioni generali, attualmente previsto dall’art. 54 del d.lgs. n. 300 del 1999.
Si è reso perciò indispensabile intervenire su questo complesso quadro normativo, anche al fine di razionalizzare la disciplina delle fonti organizzative del MIBACT. Di qui la scelta di prevedere un unico regolamento di organizzazione in cui normare l’intero apparato del Ministero, sia gli uffici di diretta collaborazione e l’Organismo indipendente di valutazione (OIV), sia gli organi consultivi e l’amministrazione centrale e periferica. Ciò ha consentito una operazione di notevole riordino normativo, dotando allo stesso tempo il MIBACT di un unico atto di organizzazione.
2. Le linee ispiratrici della riforma
La riorganizzazione del MIBACT, mossa dal duplice intento di rivedere la spesa e modernizzare la struttura ministeriale, poggia sui seguenti punti-cardine.
L’organizzazione ministeriale deve essere messa in grado di poter rispondere alle richieste di tutela, di valorizzazione e di promozione imposte dalle leggi e sollecitate dai continui mutamenti della realtà. Devono essere costituite, inoltre, strutture idonee ad assicurare un rapporto proficuo tra il pubblico potere – che fa capo al Ministero – e l’intervento del mondo privato, affinché si ottenga una migliore sinergia sia per la conservazione che per la valorizzazione del patrimonio culturale nonché per la promozione del turismo.
La nuova organizzazione è stata perciò concepita per consentire che le competenze del Ministero siano esercitate con la necessaria rapidità e competenza, nella consapevolezza che l’inerzia, l’intollerabile lunghezza dei procedimenti e la contraddittorietà degli esiti pregiudicano sia gli interessi pubblici affidati alle cure del MIBACT, sia le potenzialità degli investimenti privati. Vanno, dunque, eliminati tutti i passaggi meramente burocratici e le duplicazioni di competenze; e le strutture ministeriali, anche per attuare la
disciplina della spending review, devono essere snellite. Il numero degli Uffici e delle relative dotazioni organiche dirigenziali, sia di prima fascia che di seconda fascia, rispetta i limiti quantitativi imposti dal decreto-legge n. 95/2012 e dal DPCM 22 gennaio 2013.
2.1. Il nuovo assetto degli Uffici di diretta collaborazione
Una delle maggiori novità del nuovo modello di organizzazione è l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi, inserito nell’ambito della diretta collaborazione del Ministro, fuori dall’Ufficio di Gabinetto. L’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi, di livello dirigenziale generale, è chiamato a coadiuvare il Ministro nella predisposizione degli atti di indirizzo politico-amministrativo ed è tenuto a tradurli in programmi e progetti, che, tramite il Segretario generale, sono trasmessi ai responsabili delle direzioni centrali e regionali. L’Ufficio, inoltre, verifica l’attuazione dei programmi e progetti ed è destinatario di un flusso di informazioni che le direzioni centrali e regionali devono trasmettere trimestralmente, utilizzando strumenti informatici, secondo gli standard indicati da un’apposita Direzione generale per l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio culturale (su cui si veda infra). L’Ufficio ha il potere di richiedere ulteriori informazioni specifiche in casi di urgenza. D’altra parte, i responsabili delle direzioni centrali e regionali possono trasmettere all’Ufficio le informazioni e le proposte di progetti e programmi specifici che ritengano opportune. Si precisa che l’organico di cui si avvale l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi resta nell’ambito dei limiti numerici attualmente previsti per l’Ufficio di gabinetto.
Il nuovo Ufficio è idoneo ad assicurare un’efficace conversione in specifici progetti delle strategie generali formulate dal Ministro in sede di indirizzo politico e un’adeguata verifica continuativa dell’attuazione dei progetti. Viene consentito uno scambio biunivoco delle informazioni e delle proposte, attribuendosi ai responsabili delle direzioni la facoltà di suggerire all’Ufficio stesso eventuali ed ulteriori progetti specifici.
Viene garantito, inoltre, un agile coordinamento e un efficace funzionamento delle direzioni centrali e regionali, attraverso la previsione di idonei poteri, anche di intervento sostitutivo, attribuiti al Segretario generale, che risponde al Ministro direttamente dell’attività di coordinamento e della realizzazione dei programmi e progetti specifici.
Sono ridefinite, conseguentemente, le competenze del Segretariato generale. Tale Ufficio coordina l’attività dei direttori centrali e periferici e, anche su segnalazione dell’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi, adotta gli opportuni interventi per rimediare a eventuali inerzie dei direttori, dettando prescrizioni specifiche in caso di scostamento dai programmi e progetti. Il Segretario generale, inoltre, in caso di perdurante inerzia o di non esatto adempimento, riscontrati dall’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi, si sostituisce al direttore responsabile nell’adozione degli atti necessari per realizzare i programmi e gli specifici progetti e risponde di fronte al Ministro della mancata o inesatta attuazione degli stessi. La struttura del Segretario generale viene snellita.
Nell’ambito della diretta collaborazione del Ministro, fuori dall’Ufficio di Gabinetto, è collocato anche l’Ufficio per la comunicazione, esterna ed interna. Avrà il compito di intrattenere i rapporti con la stampa per il Ministro e di comunicare all’esterno e all’interno le linee di indirizzo politico; nei confronti dell’interno avrà il compito di informare la struttura (dirigenti e funzionari) sui programmi e sui progetti specifici che il Ministro, tramite l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi, intende attuare, sul ruolo che ciascun ufficio è chiamato a svolgere in questo quadro, sui progressi fatti, sulle difficoltà incontrate e sulla percezione che dei vari uffici si ha nell’opinione pubblica; a questo scopo, l’Ufficio per la comunicazione potrà avvalersi anche di un apposito ufficio dedito alla comunicazione interna, inserito stabilmente nell’ambito della struttura della Direzione generale per l’organizzazione e le risorse umane.
Si rinvia all’illustrazione dei singoli articoli per la trattazione delle altre strutture, ivi incluso l’Organismo indipendente di valutazione della performance (OIV). Su quest’ultimo, è opportuno rilevare che si è previsto un raccordo, per la raccolta dati, con le apposite strutture centrali istituite proprio al fine di rendere più efficiente la macchina organizzativa del MIBACT.
Complessivamente, gli uffici di diretta collaborazione prevede un solo ufficio dirigenziale di livello generale, rispetto ai due del disegno precedente.
2.2. La riorganizzazione dell’amministrazione centrale
Nella riforma del MIBACT assume posizione fondamentale e strategica la creazione di un contesto organizzativo che renda effettivo l’uso delle tecnologie informatiche a tutti i livelli dell’apparato: ai fini di scambio delle informazioni, di elaborazione delle soluzioni e di trasmissione degli input, sia dal centro alla periferia che viceversa, secondo una logica di circolarità virtuosa, per la quale centro e periferia dovranno sempre più integrarsi per complementarietà di compiti. A tal fine, è stata creata una apposita Direzione generale per l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio culturale.
L’uso esteso a tutti i livelli dell’organizzazione ministeriale delle tecnologie informatiche presenta i molteplici vantaggi di standardizzare le comunicazioni e velocizzarle, formalizzare in schemi razionali la definizione dei problemi e la elaborazione delle relative soluzioni. La logica imposta dall’uso di simili procedure comporterà un processo di ottimizzazione nel lavoro quotidiano di tutti gli uffici e un miglioramento delle prestazioni lavorative dei funzionari di ogni livello che saranno indotti a ragionare in termini sintetici e funzionali, secondo un approccio orientato al problem solving.
La valorizzazione delle professionalità tecniche del personale è un altro punto centrale cui la riforma organizzativa mira a dare un adeguato presupposto istituzionale, specialmente tramite la nuova Direzione per l’organizzazione, che dedicherà specifica attenzione ai problemi della formazione e dei percorsi di
Va poi sottolineata l’importanza della contrattualistica, che richiede un’expertise altamente qualificata e costituisce lo strumento essenziale per regolare le sinergie tra “pubblico” e “privato”, fondamentali sia per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali che per la promozione del turismo. Per questa ragione, è stata prevista una Direzione generale che, oltre a occuparsi del bilancio e del controllo di gestione, svolge attività di supporto in materia di contratti.
Le strutture centrali del MIBACT sono stati quindi riconfigurate in modo da dare attuazione piena all’assetto predetto e ai fini indicati. Così, si prevedono tre Direzioni centrali “trasversali”, volte a occuparsi in modo continuativo del funzionamento della macchina amministrativa. Nei Ministeri ordinati per direzioni generali, usualmente, opera un’unica Direzione centrale per simili funzioni. Nel caso del MIBACT, la necessità di prevedere tre strutture trova giustificazione in ragioni di carattere qualitative e quantitative. Innanzitutto, va considerata la specificità del ministero sotto il profilo sia della varietà delle attività svolte e della loro elevata specializzazione tecnico-professionale, sia della complessa rete amministrativa periferica (che comunque grava per meno dell’1 per cento sui costi delle strutture periferiche dello Stato). Va poi rilevato che il MIBACT è tra le pochissime strutture la cui funzione trova diretta menzione tra i principi fondamentali della Carta costituzionale (art. 9). Inoltre, il MIBACT è il terzo ministero per numero di dipendenti – dopo Giustizia e Difesa, e senza contare per l’Economia i dipendenti delle Agenzie fiscali – il che conferma l’esigenza di avere più strutture dedicate ad aspetti che includono la digitalizzazione del patrimonio culturale, la formazione del personale e il controllo di gestione: compiti che, non a caso, sono stati ripartiti tra le tre direzioni generali “trasversali”.
Quanto alle Direzioni preposte alle attività “finali” del MIBACT, una forte novità rispetto al passato è rappresentata dall’istituzione di un’unica Direzione per il paesaggio e il patrimonio storico e artistico (denominazione ripresa dal citato art. 9 Cost.), che raccoglierà le competenze di quelle attuali divise per singoli beni e potrà controllare l’esercizio delle competenze di tutela svolte dalle strutture periferiche. Le ragioni di una tale accorpamento sono diverse.
Innanzitutto, vi era la necessità di ripensare la tradizionale divisione per beni, originata dal meccanico trasferimento di strutture dal Ministero della pubblica istruzione nel 1974, quando venne istituito il Ministero per i beni culturali e ambientali.
Inoltre, la costituzione di un’unica DG per il paesaggio e il patrimonio storico e artistico permette di meglio coordinare la gestione integrata di beni tra loro connessi, proprio perché parte di unico patrimonio culturale: basti citare il caso dei siti UNESCO, di cui l’Italia vanta il maggior numero (49) e per i quali si è reso opportuna menzionare specifici compiti, anche in rapporto con il turismo. Viene così data piena attuazione al dettato costituzionale dell’art. 9 e all’interpretazione della Corte costituzionale da essa fornito, che ha riconosciuto le “peculiarità del patrimonio storico-artistico italiano, formato in grandissima parte da opere nate nel corso di oltre venticinque secoli nel territorio italiano e che delle vicende storiche del nostro Paese sono espressione e testimonianza. Essi vanno considerati nel loro complesso come un tutt’uno, anche a prescindere dal valore del singolo bene isolatamente considerato” (sentenza n. 9 del 2004; da ultimo sentenza n. 194 del 2013).
Inoltre, è sembrato opportuno costruire, con riguardo al paesaggio e al patrimonio storico e artistico, linee di comando omogenee tra amministrazione centrale e amministrazione periferica: una Direzione generale; le Direzioni regionali; le soprintendenze. Tutte queste strutture sono infatti disegnate per svolgere lo stesso spettro di funzioni, sui medesimi beni, ovviamente con diversi compiti.
Accanto alla Direzione per il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, si prevedono una una Direzione per gli archivi; una Direzione per le biblioteche, gli istituti culturali e il diritto d’autore; una Direzione per il contemporaneo, lo spettacolo e il patrimonio immateriale; una Direzione per il cinema e le produzioni audiovisive; una Direzione per le politiche del turismo.
Particolare attenzione è stata posta alla denominazione delle strutture, in modo da porre in risalto lo spirito di servizio del MIBACT “per” le finalità ad esso affidate (in linea con il discorso parlamentare di Giovanni Spadolini del 1974 che portò alla istituzione del dicastero “per” i beni culturali e ambientali). Sotto questo profilo, si segnala l’attenzione data al “patrimonio immateriale” e alle relative competenze in materia, così da poter rispondere alle giuste critiche mosse all’Italia per non aver dato sufficiente peso a tale settore. Merita infine una menzione l’organizzazione degli archivi. Per tale settore è infatti stata mantenuta una direzione generale centrale e, come si vedrà, una autonoma struttura periferica. Le ragioni, anche in questo caso, sono più d’una. Innanzitutto gli archivi rappresentano una speciale categoria di beni e istituti, strutturalmente collegati al MIBACT, ma le cui funzioni interagiscono con tutte le amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali. Non a caso in altri Paesi (come nel Regno Unito), gli archivi sono affidati a enti autonomi, che svolgono numerose attività anche di servizio. Inoltre, gli archivi, proprio per il continuo rapporto con le pubbliche amministrazioni, richiedono un modello organizzativo a “rete”, più che gerarchico. Di conseguenza, il sistema archivistico è stato concepito con un’autonoma direzione e autonome strutture periferiche, in modo da prefigurare una auspicabile prossima iniziativa legislativa diretta a costituire una Agenzia per gli archivi ai sensi dell’art. 8 del d.gs. n. 300 del 1999.
In conclusione, la riorganizzazione degli uffici dirigenziali centrali prevede ore 9 DG, tre con compiti strumentali e 6 con compiti finali. Vi è quindi una DG in meno rispetto al precedente assetto dato dal Ministero per i beni e le attività culturali più il turismo.
2.3. La riorganizzazione dell’amministrazione periferico
Altra innovazione rilevante attiene alle strutture periferiche del MIBACT, ossia le Direzioni regionali, da un lato, e le Soprintendenze, i musei, le soprintendenze archivistiche, le biblioteche, dall’altro. Queste ultime, in particolare, incrementano la propria autonomia tecnico-scientifica nelle funzioni di tutela, valorizzazione del patrimonio e ricerca sullo stesso: il presidio migliore per la tutela e la promozione può venire da queste strutture che operano direttamente sul territorio, sono affidate alla guida di funzionari dotati di alta preparazione, e sono le più idonee per potersi attivare con speditezza.
Con riguardo al paesaggio e al patrimonio storico e artistico, sono previste forme di raccordo con la Direzione centrale, al fine di garantire l’uniformità degli indirizzi e per intervenire, anche in via sostitutiva, in caso di inerzia ingiustificata. Alcune strutture periferiche hanno autonomia gestionale: vi rientrano i Poli museali e quelle strutture che saranno individuate con decreto ministeriale, sulla base di criteri quali la dimensione, le risorse strumentali e umane, l’afflusso di visitatori.
Le Direzioni generali regionali mantengono tutti gli attuali poteri in materia paesaggistica; curano la gestione del personale di tutte le strutture periferiche collocate nel territorio di riferimento; fungono da stazione appaltante nei confronti delle strutture periferiche non dotate di piena autonomia gestionale; curano, a livello territoriale, l’attuazione delle politiche del turismo. Il risultato è stata la riduzione per accorpamenti delle Direzioni generali regionali: da 17 a 13. Tale accorpamento, effettuato in base al carico di procedimenti delle strutture unite in una di competenza interregionale, è stato possibile anche a séguito di due importanti scelte che hanno indubbiamente ridotto il peso delle attività tecnico-scientifiche delle Direzioni regionali: il trasferimento dei poteri di vincolo alle soprintendenze; la costituzione di una autonoma rete periferica per gli archivi.
Quanto al primo aspetto, il trasferimento del potere di accertare l’interesse culturale in capo al soprintendente costituisce un’importante misura di deconcetrazione delle attività del Ministero. Per questa ragione, è stato prevista una seconda “chiave”, nelle mani della struttura centrale, la quale può emettere un parere vincolante nel corso del procedimento. Tale misura si è reputata indispensabile, almeno in una prima fase, per consentire un adeguato svolgimento della funzione di tutela del patrimonio culturale e per mantenere al “centro” un presidio di quella che rappresenta la fase più importante dell’attività di tutela: l’individuazione dei beni.
Circa il secondo aspetto, come anticipato, si è scelto, in linea con le numerose proposte del settore archivistico formulate negli ultimi venti anni, la via di separare soprintendenze archivistiche e archivi di stato dalle Direzioni regionali, collegandoli direttamente alla struttura centrale. In tal modo, si ritiene possibile consentire l’attuazione di politiche mirate a una razionalizzazione degli spazi destinati ad archivio e a una ottimizzazione delle risorse. Le soprintendenze archivistiche operano quindi come strutture periferiche di livello dirigenziale non generale sul territorio di una o più Regioni e sono articolazioni della Direzione centrale per gli archivi. Gli Archivi di Stato sono in pochi casi (circa 10, da individuare comunque con d.m.), uffici di livello dirigenziale non generale, anch’essi strutture periferiche della Direzione centrale; in tutte le altre ipotesi, gli Archivi di Stato afferiscono alla soprintendenze archivistiche. Ferma restando l’autonomia tecnico-scientifica e contabile di tutte queste strutture, tale razionalizzazione si è resa necessaria per formalizzare una situazione già in atto e, soprattutto, per realizzare un modello organizzativo a “rete” che costituisce indubbiamente la soluzione ottimale per una più efficiente ed efficace gestione degli archivi.
L’articolo uno, rubricato “Ministro e Sottosegretari di Stato” stabilisce, al primo comma, che il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo è l'organo di direzione politica del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ed esercita le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, ai sensi degli articoli 4, comma 1, e 14, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni. Il secondo comma prevede che i Sottosegretari di Stato svolgono, in particolare, i compiti e le funzioni espressamente a loro delegate dal Ministro con proprio decreto.
L’articolo due, rubricato “Uffici e funzioni di livello dirigenziale generale”, stabilisce, in unico comma, che il Ministero si articola in nove uffici dirigenziali di livello generale centrali e in tredici uffici dirigenziali di livello generale regionali, coordinati da un Segretario generale, nonché in un ufficio dirigenziale di livello generale presso gli Uffici di diretta collaborazione del Ministro.
L’articolo 3, rubricato “Uffici di diretta collaborazione”, al primo comma prevede che gli uffici di diretta collaborazione esercitano le competenze di supporto dell’organo di direzione politica e di raccordo tra questo e l’amministrazione, ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il Gabinetto costituisce centro di responsabilità amministrativa, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 e successive modificazioni, e, nel suo ambito, sono costituiti gli Uffici di diretta collaborazione. Il secondo comma specifica che sono Uffici di diretta collaborazione: a) l’Ufficio di Gabinetto; b) l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi; c) la Segreteria del Ministro; d) l’Ufficio legislativo; e)l’Ufficio per la comunicazione; f) le Segreterie dei Sottosegretari di Stato.
Relativamente alla dotazione organica, il terzo comma prevede che agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro, fatto salvo quanto previsto per il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e per le segreterie dei Sottosegretari di Stato, è assegnato personale del Ministero e dipendenti pubblici, anche in posizione di aspettativa, fuori ruolo o comando, nel numero massimo di 110 unità, comprensivo di estranei alla amministrazione assunti con contratto a tempo determinato, comunque di durata non superiore a quella di permanenza in carica del Ministro, in numero non superiore a 20. Il Ministro può nominare un proprio portavoce, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 giugno 2000, n. 150, e successive modificazioni, nonché un consigliere diplomatico. Il quarto comma dispone, inoltre, che possono essere chiamati a collaborare con gli Uffici di cui al comma 2, previa verifica della possibilità di soddisfare le esigenze mediante personale dei ruoli dell’amministrazione, e nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio destinati al Gabinetto, anche esperti e consulenti di particolare professionalità e specializzazione nelle materie di competenza del Ministero e in quelle giuridico-amministrative ed economiche, nel numero massimo di 12, con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, di durata comunque non superiore rispetto alla permanenza in carica del Ministro, ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni. Il Ministro, con l’atto con cui dispone l’incarico, dà atto dei requisiti di particolare professionalità del consulente ed allega un suo dettagliato curriculum. Il quinto comma stabilisce che il trattamento economico onnicomprensivo del personale addetto agli Uffici di diretta collaborazione e degli esperti e consulenti è determinato ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, nelle seguenti misure: a) per il Capo di Gabinetto in una voce retributiva di importo non superiore a quello massimo del trattamento economico fondamentale dei dirigenti preposti ad uffici di livello dirigenziale generale incaricati ai sensi dell’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, e in un emolumento accessorio da fissare in un importo non superiore alla misura massima del trattamento accessorio spettante al Segretario generale del Ministero; b) per il Capo dell’Ufficio legislativo in una voce retributiva di importo non superiore a quello massimo del trattamento economico fondamentale dei dirigenti preposti ad uffici di livello dirigenziale generale incaricati ai sensi dell’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, e in un emolumento accessorio da fissare in un importo non superiore alla misura massima del trattamento accessorio spettante ai dirigenti di uffici di livello dirigenziale generale del Ministero; c) per il Capo della Segreteria del Ministro, per il segretario particolare del Ministro, per il Consigli-ere diplomatico, nonché per i capi delle segreterie o, in via alternativa, per i segretari particolari dei Sottosegretari di Stato, in una voce retributiva di importo non superiore a quello massimo del trattamento economico fondamentale dei dirigenti preposti ad uffici dirigenziali non generali e in un emolumento accessorio da fissare in un importo non superiore alla misura massima del trattamento accessorio spettante ai dirigenti titolari di uffici dirigenziali non generali del Ministero; d) al Capo dell’Ufficio per la comunicazione è corrisposto un trattamento economico non superiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale per i giornalisti con la qualifica di redattore capo; e) ai dirigenti della seconda fascia dei ruoli delle amministrazioni pubbliche assegnati agli Uffici di diretta collaborazione è corrisposta una retribuzione di posizione in misura equivalente ai valori economici massimi attribuiti ai dirigenti della stessa fascia del Ministero nonché, in attesa di specifica disposizione contrattuale, un’indennità sostitutiva della retribuzione di risultato, determinata con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, di importo non superiore al cinquanta per cento della retribuzione di posizione massima, a fronte delle specifiche responsabilità connesse all’incarico attribuito, della specifica qualificazione professionale posseduta, della disponibilità ad orari disagevoli, della qualità della prestazione individuale; f) il trattamento economico del personale con contratto a tempo determinato e di quello con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa è determinato dal Ministro all’atto del conferimento dell’incarico. Tale trattamento, comunque, non può essere superiore a quello corrisposto al personale dipendente dell’amministrazione che svolge funzioni equivalenti. Il relativo onere grava sugli stanziamenti dell’unità previsionale di base "Gabinetto e Uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro" dello stato di previsione della spesa del Ministero; g) al personale non dirigenziale assegnato agli Uffici di diretta collaborazione, a fronte delle responsabilità, degli obblighi di reperibilità e di disponibilità ad orari disagevoli eccedenti quelli stabiliti in via ordinaria dalle disposizioni vigenti, nonché delle conseguenti ulteriori prestazioni richieste dai responsabili degli uffici, spetta un’indennità accessoria di diretta collaborazione, sostitutiva degli istituti retributivi finalizzati all’incentivazione della produttività ed al miglioramento dei servizi. Il personale beneficiario della predetta indennità, è determinato dal Capo di Gabinetto sentiti, per gli Uffici di cui al comma 2, i responsabili degli stessi. In attesa di specifica disposizione contrattuale, ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, la misura dell’indennità è determinata con decreto del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Il sesto comma prevede che per i dipendenti pubblici il trattamento economico previsto dal comma 5 se più favorevole integra per la differenza il trattamento economico in godimento. Ai Capi degli uffici di cui alle lettere a), b) e c) del comma 5, dipendenti da pubbliche amministrazioni e che optano per il mantenimento del proprio trattamento economico, è corrisposto un emolumento accessorio determinato con le modalità di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, di importo non superiore alla misura massima del trattamento economico accessorio spettante rispettivamente al Segretario generale, ai dirigenti degli uffici dirigenziali di livello generale e ai dirigenti degli uffici di livello dirigenziale non generale del Ministero. Il settimo comma stabilisce che il personale dipendente da altre pubbliche amministrazioni, enti ed organismi pubblici e istituzionali, assegnato agli Uffici di diretta collaborazione, è posto in posizione di aspettativa, comando o fuori ruolo. Si applica l’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127 per un contingente di personale non superiore al dieci per cento del contingente complessivo. L’ottavo comma prevede che i Capi degli uffici di cui al comma 2 sono nominati dal Ministro per la durata massima del relativo mandato governativo. In particolare, il Capo di Gabinetto ed il Capo dell’Ufficio legislativo sono individuati tra magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati dello Stato, professori universitari di ruolo, dirigenti di prima fascia dell’amministrazione dello Stato ed equiparati, nonché tra esperti, anche estranei alla pubblica amministrazione, dotati di adeguata professionalità. Il Capo della segreteria ed il Segretario particolare possono essere individuati tra dipendenti pubblici e anche tra estranei alla pubblica amministrazione. Le posizioni del Capo di Gabinetto, dei Capi degli Uffici di diretta collaborazione di cui al comma 2 e dei componenti dell’Organismo indipendente di valutazione della performance si intendono aggiuntive rispetto al contingente di cui al comma 3. Il nono comma prevede, ancora, che presso il Gabinetto possono essere conferiti complessivamente un incarico di funzioni dirigenziali di livello generale e fino a quattro incarichi di funzioni dirigenziali di livello non generale, nell’ambito delle prescritte dotazioni organiche. Il comma dieci stabilisce che gli incarichi di Vice Capo di Gabinetto, di Vice Capo dell’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi strategica, di Vice Capo dell’Ufficio legislativo, di Vice Capo dell’Ufficio per la comunicazione e di Direttore dell’Organismo indipendente per la valutazione della performance possono essere conferiti quali incarichi di funzioni dirigenziali di livello non generale, ai sensi dell’articolo 19, comma 5, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e successive modificazioni, nell’ambito del contingente di cui al comma 9. I medesimi incarichi possono, altresì, essere conferiti a esperti e consulenti, nell’ambito del contingente di cui al comma 4. Il comma undici dispone che l’assegnazione del personale, delle risorse finanziarie e strumentali tra gli Uffici di diretta collaborazione è disposta con atti del Capo di Gabinetto, assicurando all’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi strategica un numero non inferiore alle dieci unità di personale da assegnare nell’ambito del contingente di cui al comma 3. Il comma dodici prevede che ai servizi di supporto a carattere generale necessari per l’attività degli Uffici di diretta collaborazione provvede la Direzione generale per l’organizzazione e le risorse umane, assegnando unità di personale in numero non superiore al cinquanta per cento delle unità addette agli Uffici di diretta collaborazione di cui al comma 2. La stessa Direzione generale fornisce altresì le risorse strumentali necessarie al funzionamento degli Uffici di diretta collaborazione. Il comma tredici, infine, stabilisce che gli Uffici di diretta collaborazione possono avvalersi, al di fuori del contingente di cui al comma 3, sulla base di convenzioni con le Università e gli Istituti di alta formazione, di personale, distaccato dalle medesime Istituzioni per lo svolgimento di programmi di interesse comune, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
L’articolo quattro, rubricato “Ufficio di Gabinetto”, dispone al primo comma che detto Ufficio coadiuva il Capo di Gabinetto nello svolgimento delle proprie competenze e di quelle delegate dal Ministro. Il secondo comma, in particolare, prescrive che il Capo di Gabinetto coordina le attività affidate agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro riferendone al medesimo e assicura il raccordo tra le funzioni di indirizzo del Ministro ed i compiti delle strutture dirigenziali di livello generale. In particolare, verifica gli atti da sottoporre alla firma del Ministro, cura gli affari e gli atti la cui conoscenza è sottoposta a particolari misure di sicurezza e cura i rapporti con le strutture dirigenziali di livello generale, con il Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e con l’Organismo indipendente di valutazione della performance, coordina e promuove le attività di studio e di ricerca. Il terzo comma, infine, prevede che Il Capo di Gabinetto può essere coadiuvato da uno o due Vice Capi di Gabinetto, nominati ai sensi dell’articolo 3, comma 10.
L’articolo cinque, rubricato “Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi”, al primo comma dispone che l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi è un ufficio di funzione dirigenziale di livello generale. L’incarico di capo dell’Ufficio è conferito ai sensi dell’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e successive modificazioni. Il Capo dell’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi riporta direttamente al Ministro e riceve indicazioni solo da quest’ultimo. Il secondo comma specifica i compiti di tale Ufficio, come segue: a) coadiuva il Ministro nella predisposizione di direttive, indirizzi e strategie concernenti l’attività complessiva del Ministero; b) definisce programmi e progetti in esecuzione delle direttive, degli indirizzi e delle strategie determinati dal Ministro e li trasmette al Segretario generale, che ne cura l’attuazione attraverso le direzioni generali centrali e regionali, in relazione alle rispettive competenze; c) verifica l’attuazione dei progetti specifici da parte dei direttori generali centrali e regionali e comunica al Ministro, al Capo di Gabinetto e al Segretario generale lo stato di avanzamento e il non esatto adempimento dei suddetti progetti specifici. Il terzo comma dispone che i direttori generali centrali e regionali forniscono trimestralmente all’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi informazioni in formato digitale, secondo gli standard definiti dalla Direzione generale per l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, relative allo stato di attuazione dei programmi e delle direttive. Il quarto comma prevede che l’Ufficio, in caso di urgenza, può richiedere in ogni momento informazioni specifiche sull’oggetto di cui al comma 3. Il quinto comma, infine, dispone che i direttori generali centrali e regionali possono trasmettere all’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi le informazioni e le proposte di progetti specifici che ritengano più opportune, nel rispetto degli standard definiti dalla Direzione generale per l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio culturale.
L’articolo sei, rubricato “Ufficio Legislativo”, dispone, in unico comma, che l’Ufficio legislativo provvede allo studio e alla definizione della attività normativa nelle materie di competenza del Ministero, in coordinamento con il Dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, assicurando il raccordo permanente con l’attività normativa del Parlamento e la qualità del linguaggio normativo. Segue la normativa comunitaria nelle materie di interesse del Ministero, svolge attività di consulenza tecnico-giuridica in riferimento ai negoziati relativi a convenzioni e trattati internazionali relativi ai beni e attività culturali e la formazione delle relative leggi di recepimento, in collaborazione con il Consigliere diplomatico cura l’istruttoria delle risposte agli atti parlamentari di controllo e di indirizzo. Ha funzioni di consulenza giuridica e legislativa nei confronti del Ministro, degli uffici di diretta collaborazione, del Segretario generale e delle Direzioni generali centrali e regionali; svolge funzione di assistenza nei rapporti di natura tecnico-giuridica con le autorità amministrative indipendenti e con il Consiglio di Stato.
L’articolo sette rubricato “Ufficio per la comunicazione”, prevede al primo comma che l’Ufficio per la comunicazione opera nell’ambito degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e che il Capo dell’Ufficio per la comunicazione riporta direttamente al Ministro e riceve indicazioni solo da quest’ultimo. Il secondo comma specifica che l’Ufficio tiene i rapporti con la stampa, cura la comunicazione pubblica del Ministro e supervisiona la comunicazione istituzionale del Ministero, ivi comprese le risposte in sede di sindacato ispettivo del Parlamento; cura, in particolare, i rapporti con le emittenti radiotelevisive italiane ed estere per promuovere lo sviluppo della cultura e il turismo, anche mediante progetti specifici di comunicazione del patrimonio culturale materiale e immateriale e delle attività di tutela e valorizzazione; a tal fine si raccorda con l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi e con le strutture centrali e periferiche interessate. Il terzo comma dispone che l’Ufficio organizza e coordina, in raccordo con la Direzione generale per l’organizzazione e le risorse umane, l’attività di comunicazione interna diretta agli uffici centrali e periferici del Ministero, allo scopo di diffondere la più ampia conoscenza tra il personale in merito ai progetti e ai programmi specifici definiti dall’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi e riguardo al ruolo che i diversi uffici centrali e periferici devono avere nella loro attuazione. A tal fine elabora il piano annuale di comunicazione interna e lo sottopone all’approvazione del Ministro. Il quarto comma stabilisce che L’Ufficio si raccorda con la Direzione generale per l’organizzazione e le risorse umane nell’attività di comunicazione interna attraverso la rete locale intranet del Ministero.
L’articolo otto, rubricato “Ulteriori uffici di diretta collaborazione”, al primo comma dispone che la Segreteria del Ministro svolge attività di supporto ai compiti del medesimo, ne cura il cerimoniale ed è coordinata da un Capo della Segreteria. Il Segretario particolare del Ministro cura i rapporti diretti dello stesso nello svolgimento dei propri compiti istituzionali. Il secondo comma prevede che Il Consigliere diplomatico, fatte salve le competenze del Ministero degli affari esteri, assiste il Ministro in campo internazionale e comunitario, promuove e assicura la partecipazione attiva del Ministro agli organismi internazionali e comunitari e cura le relazioni internazionali, con particolare riferimento, in collaborazione con l’Ufficio legislativo, ai negoziati relativi ad accordi di cooperazione nelle materie di competenza del Ministero. Il Consigliere diplomatico si raccorda con il Segretariato generale per la predisposizione degli atti di rilevanza europea e internazionale.
L’articolo nove, rubricato “Segreterie dei Sottosegretari di Stato” al primo comma dispone che i Capi delle Segreterie ed i Segretari particolari dei Sottosegretari di Stato sono nominati dai Sottosegretari interessati, mentre il secondo comma prevede che alla Segreteria di ciascuno dei Sottosegretari di Stato, oltre il capo della segreteria, è assegnato personale del Ministero e dipendenti pubblici, anche in posizione di aspettativa, fuori ruolo o comando, nel numero massimo di 8 unità, delle quali non più di 3 estranee all’amministrazione assunte con contratto a tempo determinato, comunque di durata non superiore a quella di permanenza in carica del Sottosegretario.
L’articolo dieci, rubricato “Organismo indipendente di valutazione della performance” prevede al primo comma che presso il Ministero è istituito l’Organismo indipendente di valutazione della performance, in forma di organo monocratico, che svolge, in piena autonomia e indipendenza, le funzioni di cui all’articolo 14 del decreto legislativo n. 150 del 2009 e successive modificazioni, raccordandosi, per la raccolta dei dati, con la Direzione generale per l’innovazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, la Direzione generale per l’organizzazione e le risorse umane, la Direzione generale per il bilancio e i contratti e l’Ufficio di pianificazione degli obiettivi e dei programmi. Il secondo comma dispone che presso l’Organismo è costituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la Struttura tecnica permanente per la misurazione della performance, prevista dall’articolo 14, comma 9, del decreto legislativo n. 150 del 2009 e successive modificazioni, alla quale il Capo di Gabinetto assegna il personale e le risorse finanziarie e strumentali necessarie, nell’ambito dei contingenti e delle risorse attribuiti agli Uffici di diretta collaborazione. Il terzo comma stabilisce che il Direttore dell’Organismo individua un responsabile della Struttura tecnica permanente per la misurazione della performance nell’ambito del personale assegnato alla medesima Struttura ai sensi del comma 2. Il quarto comma, infine, stabilisce che l’Organismo indipendente di valutazione della performance costituisce centro di costo del Centro di responsabilità “Gabinetto e Uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro”.