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Timestamp: 2020-07-11 18:33:48+00:00
Document Index: 168313158

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Nella causa C‑310/15,
– per V. Deroo-Blanquart, da P. Rémy-Corlay, avocat;
– per la Commissione europea, da D. Roussanov, M. Van Hoof e K. Herbout-Borczak, in qualità di agenti,
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 5 e 7 della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali») (GU 2005, L 149, pag. 22).
«(13) (...) Il divieto unico generale comune istituito dalla presente direttiva si applica (...) alle pratiche commerciali sleali che falsano il comportamento economico dei consumatori. (…) Il divieto generale si articola attraverso norme riguardanti le due tipologie di pratiche commerciali più diffuse, vale a dire le pratiche commerciali ingannevoli e quelle aggressive.
(14) È auspicabile che nella definizione di pratiche commerciali ingannevoli rientrino quelle pratiche, tra cui la pubblicità ingannevole, che inducendo in errore il consumatore gli impediscono di scegliere in modo consapevole e, di conseguenza, efficiente. Conformemente alle leggi e alle pratiche di alcuni Stati membri sulla pubblicità ingannevole, la presente direttiva suddivide le pratiche ingannevoli in azioni e omissioni ingannevoli. Per quanto concerne le omissioni, la presente direttiva elenca un limitato novero di informazioni chiave necessarie affinché il consumatore possa prendere una decisione consapevole di natura commerciale. (…)
(17) È auspicabile che le pratiche commerciali che sono in ogni caso sleali siano individuate per garantire una maggiore certezza del diritto. L’allegato I riporta pertanto l’elenco completo di tali pratiche. Si tratta delle uniche pratiche commerciali che si possono considerare sleali senza una valutazione caso per caso in deroga alle disposizioni degli articoli da 5 a 9. (…)
(18) (...) Conformemente al principio di proporzionalità, e per consentire l’efficace applicazione delle misure di protezione in essa previste, la presente direttiva prende come parametro il consumatore medio che è normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, tenendo conto di fattori sociali, culturali e linguistici, secondo l’interpretazione della Corte di giustizia (...)».
4 L’articolo 2 di tale direttiva, intitolato «Definizioni», prevede quanto segue:
c) “prodotto”: qualsiasi bene o servizio (...)
5 L’articolo 3 di detta direttiva, intitolato «Ambito di applicazione», dispone al paragrafo 1 quanto segue:
5. L’allegato I riporta l’elenco di quelle pratiche commerciali che sono considerate in ogni caso sleali. (…)».
«Esigere il pagamento immediato o differito (...) di prodotti che il professionista ha fornito, ma che il consumatore non ha richiesto (...) (fornitura non richiesta)».
«Ogni venditore di prodotti o fornitore di servizi deve, tramite l’apposizione di marcature, etichette, affissioni o qualsiasi altro mezzo appropriato, informare il consumatore sui prezzi, sugli eventuali limiti della responsabilità contrattuale e sulle condizioni particolari di vendita, secondo modalità stabilite con decreti del ministro (...)».
13 Ai sensi dell’articolo L. 120-1 del codice del consumo, nella sua versione applicabile al procedimento principale:
II. - Costituiscono, in particolare, pratiche commerciali sleali, le pratiche commerciali ingannevoli di cui agli articoli L. 121‑1 e L. 121‑1‑1 e le pratiche commerciali aggressive di cui agli articoli L. 122‑11 e L. 122‑11‑1».
14 L’articolo L. 121‑1 del codice in parola, nella sua versione applicabile al procedimento principale, così recitava:
«I. - Una pratica commerciale è ingannevole se essa è posta in essere in una delle seguenti circostanze:
2. Qualora essa si basi su affermazioni, indicazioni o presentazioni false o tali da indurre in errore (...)
II. - Una pratica commerciale è altresì ingannevole se essa, tenuto conto dei limiti propri del mezzo di comunicazione utilizzato e del contesto, omette, dissimula, o fornisce in maniera incomprensibile, ambigua o intempestiva un’informazione sostanziale o se non indica il suo vero intento commerciale, qualora esso non risulti già evidente dal contesto.
1. Le caratteristiche principali del bene o del servizio;
3. Il prezzo comprensivo delle imposte e le spese di consegna a carico del consumatore, o la loro modalità di calcolo, qualora tali spese non possano essere stabilite in anticipo.
III. - Il paragrafo I è applicabile alle pratiche poste in essere nei confronti dei professionisti.».
«È vietato negare la vendita di un bene o la prestazione di un servizio a un consumatore, salvo che sussista un motivo legittimo, e subordinare la vendita di un prodotto all’acquisto di una quantità imposta o all’acquisto contestuale di un altro prodotto o di un altro servizio nonché subordinare la prestazione di un servizio a quella di un altro servizio o all’acquisto di un prodotto, dal momento che tale vincolo costituisce una pratica commerciale sleale ai sensi dell’articolo L. 120‑1».
23 Il sig. Deroo-Blanquaart ha quindi interposto appello avverso tale sentenza dinanzi alla cour d’appel de Versailles (corte d’appello di Versailles, Francia).
2) Se l’articolo 5 della direttiva 2005/29 debba essere interpretato nel senso che costituisce una pratica commerciale sleale l’offerta congiunta che consiste nella vendita di un computer provvisto di programmi informatici preinstallati, qualora il produttore non lasci altra scelta al consumatore se non quella di accettare detti programmi informatici o di ottenere il recesso dalla vendita.
28 A tale proposito, occorre ricordare, in via preliminare, che le offerte congiunte, che si basano sull’abbinamento di almeno due prodotti o servizi diversi in una sola offerta, costituiscono atti commerciali che si iscrivono chiaramente nel contesto della strategia commerciale di un operatore e mirano direttamente alla promozione e all’incremento delle sue vendite. Ne consegue che esse costituiscono pratiche commerciali ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della direttiva 2005/29 e ricadono, conseguentemente, nella sua sfera di applicazione (v., in tal senso, sentenza del 23 aprile 2009, VTB-VAB e Galatea, C‑261/07 e C‑299/07, EU:C:2009:244, punto 50).
29 Inoltre, come espressamente precisato dal considerando 17 della direttiva 2005/29, solamente le pratiche commerciali individuate nell’elenco completo di cui all’allegato I di tale direttiva possono essere considerate sleali in ogni caso, senza dover effettuare una valutazione caso per caso ai sensi delle disposizioni degli articoli da 5 a 9 di detta direttiva (sentenza del 19 settembre 2013, CHS Tour Services, C‑435/11, EU:C:2013:574, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
30 Orbene, la Corte ha statuito, a tale proposito, che le offerte congiunte non figurano tra le pratiche elencate nell’allegato I della direttiva 2005/29 e che tale direttiva osta al divieto generale e preventivo delle offerte congiunte indipendentemente da qualsivoglia verifica del loro carattere sleale alla luce dei criteri posti dagli articoli da 5 a 9 di detta direttiva (sentenza del 23 aprile 2009, VTB-VAB e Galatea, C‑261/07 e C‑299/07, EU:C:2009:244, punti 57 e 62).
31 Pertanto, è alla luce del contenuto e dell’economia generale degli articoli da 5 a 9 della direttiva medesima che va esaminato il carattere eventualmente sleale delle pratiche commerciali, come quelle di cui al procedimento principale (v., in tal senso, sentenza del 23 aprile 2009, VTB-VAB e Galatea, C‑261/07 e C‑299/07, EU:C:2009:244, punto 58).
32 A tale proposito, una pratica commerciale può essere considerata sleale, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2005/29, solo se rispetta la doppia condizione, da un lato, di essere contraria alle norme di diligenza professionale e, dall’altro, di falsare o essere idonea a falsare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio in relazione al prodotto (v. sentenza del 19 dicembre 2013, Trento Sviluppo e Centrale Adriatica, C‑281/12, EU:C:2013:859, punto 28). In tale contesto, occorre ricordare che, conformemente al suo considerando 18, tale direttiva prende come parametro il consumatore medio che è normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, tenendo conto dei fattori sociali, culturali e linguistici.
36 A tale proposito, la Corte ha già precisato che, in particolar modo mediante un’informazione corretta del consumatore, un’offerta congiunta di diversi prodotti o servizi può soddisfare le esigenze di lealtà poste dalla direttiva 2005/29 (v. sentenza del 23 aprile 2009, VTB-VAB e Galatea, C‑261/07 e C‑299/07, EU:C:2009:244, punto 66).
40 Per quanto concerne le spiegazioni fornite al consumatore, occorre sottolineare che le informazioni, prima della conclusione di un contratto, riguardo alle condizioni contrattuali ed alle conseguenze di detta conclusione, sono, per un consumatore, di fondamentale importanza. È segnatamente in base a tali informazioni che quest’ultimo decide se desidera vincolarsi alle condizioni preventivamente redatte dal professionista (sentenza del 30 aprile 2014, Kásler e Káslerné Rábai, C‑26/13, EU:C:2014:282, punto 70).
41 Pertanto, nell’ambito dell’esame della seconda condizione posta dall’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2005/29, spetta al giudice nazionale stabilire, in circostanze simili a quelle di cui al procedimento principale, cioè quando un consumatore è stato debitamente informato, prima di procedere all’acquisto, del fatto che il modello di computer, oggetto della vendita, non fosse venduto senza i programmi informatici preinstallati e pertanto egli era, in linea di principio, libero di scegliere un altro modello di computer, di un’altra marca, provvisto di caratteristiche tecniche simili, venduto senza programmi o dotato di altri programmi, se la capacità di tale consumatore di prendere una decisione di natura commerciale in modo consapevole sia stata sensibilmente alterata.
46 Dal dettato di quest’ultima disposizione emerge che è considerata informazione rilevante il prezzo di un prodotto messo in vendita, ossia il prezzo globale di un prodotto, e non il prezzo di ciascuno dei suoi elementi. Ne deriva che tale disposizione impone al professionista di indicare al consumatore il prezzo globale del prodotto interessato.
47 Nel caso di specie, come si evince dalla decisione di rinvio, al sig. Deroo-Blanquart è stato comunicato il prezzo globale del computer provvisto di programmi informatici preinstallati. Ciononostante, il giudice del rinvio intende sapere se, nel caso specifico di un’offerta congiunta che verte su un computer e svariati programmi informatici preinstallati, i prezzi dei singoli elementi che la compongono e che sono oggetto di tale offerta possono ugualmente essere considerati informazioni rilevanti.