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Timestamp: 2020-02-21 06:29:42+00:00
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Art. 1723 codice civile - Revocabilità del mandato - Brocardi.it
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Articolo 1723 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1723 Codice civile
Il mandante può revocare il mandato (1) [1725]; ma, se era stata pattuita l'irrevocabilità (2), risponde dei danni (3), salvo che ricorra una giusta causa (4).
Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi (5) non si estingue per revoca da parte del mandante, salvo che sia diversamente stabilito o ricorra una giusta causa di revoca [2259 1]; non si estingue per la morte o per la sopravvenuta incapacità [1425] del mandante.
(1) Più correttamente, si tratterebbe di un'ipotesi di recesso (v. 1373 c.c.), da realizzare mediante dichiarazione unilaterale (1324, 1334, 1335 c.c.). La regola della libera recedibilità rappresenta, in ogni caso, una eccezione rispetto ai principi generali in materia contrattuale (v. 1372 c.c.).
(2) Poichè l'irrevocabilità limita la libertà del mandante, privandolo di un diritto potestativo, essa deve risultare espressamente nella stipula del mandato.
(3) Si tratta, più correttamente, di un indennizzo per il pregiudizio causato da un atto lecito, cioè l'esercizio del recesso: infatti, anche se è stata pattuita l'irrevocabilità del mandato, l'eventuale recesso non è senza effetto ma è, comunque, valido ed efficace, ciò in considerazione della preminente libertà contrattuale delle parti (1322 c.c.). Pertanto, gli atti compiuti dal mandatario dopo la revoca non sono efficaci.
(4) Ad esempio, il mandatario agisce fuori dai limiti imposti (v. 1711 c.c.) ovvero omette di fare il rendiconto dovuto (1713 c.c.).
(5) Se l'incarico è conferito anche nell'interesse del mandatario si parla di mandato in rem propriam. Poichè un interesse del mandatario vi è sempre, e si identifica con il diritto al compenso (1709 c.c.), affinchè si configuri la figura in esame è necessario un interesse giuridico diverso ed ulteriore: ad esempio, nel caso di mandato ad incassare un credito conferito dal mandante-debitore al mandatario-creditore con la possibilità, per quest'ultimo, di compensare (1241 ss. c.c.) la somma.
La ratio sottesa alla norma si desume, a contrario, dal secondo comma: il mandato è, di regola, revocabile in quanto è stipulato nell'interesse del solo mandante. Se è concluso anche nell'interesse del mandatario o di terzi la revoca non è, di regola, possibile, così come la morte del mandante o la sua incapacità sopravvenuta non lo estinguono.
Spiegazione dell'art. 1723 Codice civile
I casi di irrevocabilità del mandato
L'art. 1723 si occupa del mandato cosiddetto irrevocabile e contempla due casi che si distinguono per la diversa causa della irrevocabilità.
Primo caso: il mandante può obbligarsi a non revocare il mandato. Il patto è valido, ma gli effetti di esso si adeguano alle particolarità del rapporto, che è per sua natura revocabile. L'adeguamento consiste in ciò che il mandato pur dicendosi irrevocabile può essere sempre revocato e sempre la revoca lo estingu : se vi è una giusta causa di revoca il mandatario nulla può chiedere; se la giusta causa manca il mandatario può domandare il risarcimento dei danni.
Secondo caso: la considerazione dell'interesse per cui si costituisce il rapporto ne determina la irrevocabilità. Il mandato è irrevocabile se è conferito nell'interesse del mandante e del mandatario ovvero del mandante e del terzo ovvero del mandante, del mandatario e del terzo.
Al tipo del mandato nell'interesse del mandante e del mandatario si ricollega il mandato in esecuzione di una obbligazione del mandante verso il mandatario, come nel caso del proprietario venditore che dia mandato al compratore di ritirare da un terzo depositario i titoli che giustificano la proprietà e la libertà dell'immobile venduto; del creditore cambiario che dà incarico al debitore che lo ha soddisfatto di ritirare dalla banca gli effetti presentati alto sconto.
L'art. 1723, secondo comma, nel determinare i subietti dell'interesse presuppone sempre quello del mandante: se questo interesse si riduce ad una espressione minima si parla di mandato nell'interesse esclusivo del terzo. Basta l'esistenza di una gestione di affari tra mandante e terzo per cui il mandante è interessato al buon esito della gestione: può bastare qualsiasi altro tenue interesse che giustifichi, con i comuni criteri, il conferimento del mandato epr il terzo.
In tutti questi casi se il mandante revoca il mandato la revoca non estingue il rapporto a meno che vi sia il patto contrario o ricorra una giusta causa di revoca. La morte o la sopravvenuta incapacità del mandante neanche estingue il mandato.
Come la irrevocabilità funziona in ciascuno di essi
La differenza tra la irrevocabilità dipendente da convenzione e quella dipendente dalla considerazione dell'interesse per cui fu costituito il rapporto sta in ciò che nel primo caso la revoca produce l'estinzione del rapporto, salvo l'obbligo di risarcire i danni, se manca la giusta causa; nel secondo caso la revoca non estingue il rapporto salvo che sia diversamente stabilito o ricorra una giusta causa.
Nel primo caso la morte o la sopravvenuta incapacità del mandante estingue il rapporto, nel secondo caso non lo estingue.
Nel primo caso il mandatario non può costringere il mandante alla continuazione del rapporto; nel secondo caso il mandatario o il terzo interessato può chiedere che il rapporto continui. Conseguentemente nel primo caso il giudice non può emettere sentenza di condanna del mandante alla osservanza del contratto ma può condannarlo unicamente al risarcimento dei danni; nel secondo caso il giudice può condannare il mandante anche alla esecuzione del contratto.
Il mandato irrevocabile a tempo indeterminato
Quest'ultima soluzione non presenta difficoltà quando il mandato è a tempo determinato. I dubbi sorgono per il mandato a tempo indeterminato. Occorre allora tener presente che alla base del rapporto di mandato sta quello di lavoro nella duplice nozione di lavoro autonomo (art. 2222 e segg.) e di lavoro subordinato (art. 2094 e segg. e 2239). E dovrebbesi concludere che il mandante può essere condannato all'esecuzione solo per un periodo di tempo corrispondente al termine di un congruo preavviso (arg. articoli 1725, 2°comma, 2118, 2239).
La causa è giusta se è fondata su circostanze obiettive, non provocate da dolo o colpa del mandante, le quali dimostrino che la continuazione del rapporto sarebbe per il mandante dannosa o eccessivamente onerosa o del tutto inutile: su circostanze cioè che avrebbero persuaso il mandante a non conferire l'incarico qualora fossero preesistite.
La scemata convenienza di continuare il rapporto non è giusta causa di revoca; la sopravvenuta sfiducia giustifica la revoca se è fondata su motivi obiettivi, come l'inadempienza del mandatario.
Quando a norma dell'art 1723 si fa luogo a risarcimento, i danni si liquidano secondo le regole generali.
532 Nell'art. 610 si dichiara che, nel caso di mandato in rem propriam, le parti possono convenire che il mandato cessi per revoca, per morte, per fallimento o per sopravvenuta incapacità del mandante.
716 Dell'estinzione del mandato. L'elencazione delle cause di estinzione del mandato, fatta nell'art. 1757 del codice abrogato, si è integrata (art. 1722 del c.c.) con la previsione delle ipotesi di scadenza del termine e di compimento dell'affare da parte del mandatario (se l'affare è compiuto dal mandante si ha revoca tacita dell'incarico: art. 1724 del c.c.). Si è omessa la previsione dell'ipotesi di fallimento, che è regolata dalla legge fallimentare; e si è soggiunto che la morte, l'interdizione, l'inabilitazione del mandante non estingue il mandato se questo ha per oggetto il compimento di atti relativi ad un'impresa e l'esercizio dell'impresa è continuato dagli eredi, dal tutore dall'inabilitato con l'assistenza del curatore (art. 1722, n. 4): vale qui la ragione che è stata espressa per giustificare in questi casi la continuata efficacia della proposta nonostante la morte, l'interdizione o l'inabilitazione del proponente che sia imprenditore (nn. 608 e 609). Altra ipotesi in cui la morte o la sopravvenuta incapacità del mandante non estingue il mandato è quella d'incarico conferito nell'interesse del mandatario o in quello di terzi (art. 1723 del c.c., secondo comma). Allora il mandato è irrevocabile; il che tuttavia non esclude validità al patto con cui si conviene la revocabilità dell'incarico e non esclude nemmeno che il mandato possa revocarsi qualora ricorra una giunta causa, come quando l'interesse del mandante debba essere altrimenti curato. Sarebbe manifestamente inammissibile che la volontà del mandatario o dei terzi potesse prevalere pure quando apparisca ingiusta un'ulteriore prosecuzione del rapporto. L'estinzione del mandato talvolta dà luogo a danni: questi sono dovuti dal mandante, se il mandato è a titolo oneroso ed è revocato senza giusta causa prima della scadenza del termine, prima del compimento dell'affare o, nel caso di mancanza di termine, senza un congruo preavviso (art. 1725 del c.c.); sono dovuti dal mandatario, tanto nel caso di mandato gratuito quanto in quello a titolo oneroso, se il mandatario rinuncia all'incarico senza giusta causa prima della scadenza del termine o del compimento dell'affare o, qualora il mandato sia a tempo indeterminato, senza un congruo preavviso (art. 1727 del c.c., primo comma). Obblighi specifici si pongono circa le modalità della rinunzia da parte del mandatario (art. 1727, secondo comma), e in conseguenza dell'estinzione del mandato per morte o incapacità del mandante o del mandatario (art. 1728 del c.c.): l'inadempimento di tali obblighi produce responsabilità per danni.
Massime relative all'art. 1723 Codice civile
Cass. civ. n. 22753/2017
Nel mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - irrevocabile ai sensi dell'art., 1723, comma 2, c.c. -, l'interesse del mandatario non coincide con quello generico a conservare l'incarico o a proseguire l'attività gestoria al fine di conseguire il compenso, essendo, invece, necessario un interesse giuridico del mandatario all'esecuzione dell'incarico, vale a dire un rapporto obbligatorio tra mandante e mandatario generalmente preesistente al mandato o comunque con esso costituito in cui il debitore sia il mandante e creditore il mandatario.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 22753 del 28 settembre 2017)
Cass. civ. n. 22529/2011
Si ha mandato "in rem propriam", ossia mandato conferito anche nell'interesse del mandatario, quando l'interesse di quest'ultimo sia assicurato da un rapporto sinallagmatico (fra mandante e mandatario) con contenuto bilaterale, che lo sottrae all'unilaterale disposizione del mandante stesso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22529 del 28 ottobre 2011)
Cass. civ. n. 13243/2011
In tema di mandato in rem propriam, ossia conferito anche nell'interesse del mandatario (odi terzi), il principio di cui all'art.1723, secondo comma, cod. civ. - che ne prevede la non estinzione per morte o incapacità del mandante - trova applicazione in via analogica solo in caso di fallimento del mandante, e non anche del mandatario, non potendosi per tale circostanza ritenere derogata la regola generale dell'estinzione automatica, posta dall'art. 78 legge fall., nel testo, ratione temporis vigente, anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 (La S.C. ha così affermato il principio dello scioglimento, per effetto della dichiarazione di fallimento sopravvenuta, del mandato conferito dall'acquirente di un immobile in edificio alla società venditrice, poi fallita, avente per oggetto la redazione di un regolamento di condominio con le relative tabelle millesimali di ripartizione delle spese condominiali).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13243 del 16 giugno 2011)
Cass. civ. n. 15554/2004
II mandato in rem propriam può essere revocato, qualora la revocabilità sia stata espressamente prevista, ovvero ricorra una giusta causa di revoca, ma il mandante, nel primo caso, è obbligato al rimborso delle spese, al pagamento, del compenso, nonché al risarcimento del danno che, al pari dell'ipotesi di cui all'art. 1723, primo comma, c.c., deve essere commisurato alla lesione dell'interesse del mandatario alla conservazione del rapporto, facendo applicazione dei criteri stabiliti dagli artt. 1223 e 2697, c.c., e può essere liquidato anche in via equitativa, se risulti impossibile o particolarmente difficile provarne l'ammontare, e, a questo fine, il giudice può desumere argomenti di prova anche dall'ingiustificata inottemperanza all'ordine di esibizione emesso ai sensi dell'art. 210, c.p.c.; tuttavia la mancata valorizzazione dell'inosservanza dell'ordine di esibizione non è censurabile in sede di legittimità, neppure per difetto di motivazione, in quanto siffatta inosservanza integra un comportamento dal quale il giudice del merito, nell'esercizio di un potere discrezionale, può appunto desumere argomenti di prova (art. 116, comma secondo, c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15554 del 11 agosto 2004)
Cass. civ. n. 15436/2000
Nel mandato conferito anche nell'interesse del mandatario — irrevocabile ai sensi dell'art. 1723, secondo comma, c.c. — l'interesse del mandatario non coincide con quello generico a conservare l'incarico o a proseguire l'attività gestoria al fine di conseguire il compenso, essendo, invece, necessario un interesse giuridico del mandatario all'esecuzione dell'incarico, vale a dire un rapporto obbligatorio tra mandante e mandatario generalmente preesistente al mandato o comunque con esso costituito in cui il debitore sia il mandante e creditore il mandatario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15436 del 4 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 4912/1998
Il diritto al compenso non è sufficiente a rendere irrevocabile il mandato che l'art. 1079 c.c. presume di per sé oneroso, ma occorre che l'esecuzione del mandato per effetto di una obbligazione assunta dal mandante assicuri al mandatario un vantaggio diverso.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4912 del 15 maggio 1998)
Cass. civ. n. 10819/1996
Nel mandato conferito nell'interesse del mandatario, in presenza di procura, l'irrevocabilità prevista dall'art. 1723, secondo comma, c.c. si esaurisce nel rapporto interno fra il mandante e il mandatario e non è opponibile al terzo debitore, il quale, nell'ipotesi di mandato all'incasso, avuta comunicazione della revoca della procura (sempre possibile in base alla relativa disciplina, in quanto la procura è atto unilaterale recettizio ed astratto, assolutamente autonomo rispetto al negozio gestorio sottostante), non è tenuto a corrispondere il pagamento al mandatario, non più legittimato ad agire in nome del mandante. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che ha ritenuto legittimo il rifiuto da parte di una U.S.L., terza debitrice, del pagamento richiesto da un'impresa originariamente mandataria per l'incasso dei crediti vantati dai farmacisti verso il predetto ente pubblico, essendo stata detta impresa privata del potere rappresentativo, mercè la revoca implicita della procura, avendo i farmacisti dato alla U.S.L. disposizione irrevocabile di pagamento diretto in loro favore).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10819 del 4 dicembre 1996)
Cass. civ. n. 8343/1995
Il mandato irrevocabile nell'interesse del terzo, di cui all'art. 1723, secondo comma, c.c., — il quale concreta un contratto bilaterale e sinallagmatico, in cui il terzo, che ne è estraneo, non ha azione diretta contro le parti contraenti per la mancata realizzazione del suo interesse — si distingue dal mandato irrevocabile in favore del terzo, nel quale è inserita una clausola, o patto d'obbligo, in base alla quale il terzo è titolare del diritto soggettivo all'adempimento di tale obbligo, nei confronti del soggetto o dei soggetti obbligati. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio di diritto, ha cassato la sentenza del giudice di merito il quale, pur avendo, con poteri incensurabili in sede di legittimità, qualificato il rapporto giuridico intervenuto tra le parti come mandato irrevocabile ex art. 1723 c.c., aveva accolto l'azione del terzo contro il mandatario, applicando, così, a tale fattispecie tipica, la disciplina di cui all'art. 1411 c.c., appartenente, invece, al rapporto giuridico misto o complesso denominato mandato irrevocabile a favore del terzo).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8343 del 29 luglio 1995)
Cass. civ. n. 1534/1995
La revoca senza giusta causa di un mandato irrevocabile comporta,. ai sensi dell'art. 1723 c.c., l'obbligazione del mandante del risarcimento dei danni, alla cui liquidazione deve procedersi in base ai criteri generali stabiliti dagli artt. 1223 e 2697, esclusa ogni equiparazione, quanto alla determinazione dei danni, alla sua risoluzione di un contratto di lavoro subordinato, non risolvibile se non per giusta causa o per giustificato motivo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1534 del 11 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 2278/1993
La revoca del mandato non priva il mandatario senza rappresentanza della legittimazione attiva e passiva rispetto alle azioni per la realizzazione del credito nascente dal contratto compiuto in esecuzione del mandato, perché non la revoca del mandato, che si colloca nell'ambito del rapporto tra mandante e mandatario, ma il concreto esercizio da parte del mandante del potere di far valere nei confronti dei terzi, sostituendosi al mandatario, i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato, può essere opposta dal terzo al mandatario che agisce per la realizzazione di quel credito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2278 del 24 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 857/1983
Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di un terzo (cosiddetto mandato in rem propriam) si distingue dall'ordinario mandato in quanto è diretto al soddisfacimento di un interesse del mandatario, diverso da quello strettamente limitato all'esecuzione del mandato o, in ipotesi di mandato oneroso, al conseguimento del corrispettivo, e costituisce il negozio-mezzo per l'attuazione di uno scopo ulteriore rispetto a quello tipico del mandato, connesso alla realizzazione di un altro rapporto o di un altro negozio intercorso tra le parti e sottostante al mandato. Il detto mandato non può essere revocato da parte del mandante, salvo che sia diversamente stabilito dalle parti, o che ricorra una giusta causa di revoca, la quale può ritenersi verificata quando sia dimostrata, nella fattispecie concreta, l'avvenuta realizzazione o l'impossibilità di realizzazione dell'interesse del mandatario, in relazione al sottostante rapporto giuridico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 857 del 1 febbraio 1983)