Source: http://docplayer.it/10456053-Consob-prime-linee-di-indirizzo-in-tema-di-inducements.html
Timestamp: 2018-03-18 20:25:48+00:00
Document Index: 17785126

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 26', 'art. 21', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 26', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 37', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 26']

CONSOB - PRIME LINEE DI INDIRIZZO IN TEMA DI INDUCEMENTS - PDF
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1 CONSOB - PRIME LINEE DI INDIRIZZO IN TEMA DI INDUCEMENTS Premessa La normativa comunitaria (direttiva n. 2006/73/CE art. 26) inquadra espressamente la materia degli inducement all interno dei doveri (di cui all art. 19, par. 1, della MiFID) dell intermediario di agire "in modo onesto, equo e professionale", piuttosto che entro la cornice dei "conflitti di interesse" (nella cui disciplina pur non manca un riferimento - art. 21, lett. e) - al tema). Su questo profilo è risultata espressa la posizione della Commissione UE sia in sede di predisposizione della direttiva di L2 (in tal senso si veda la stessa rubrica dell art. 26) sia in sede di interazione con il CESR nella predisposizione da parte di quest ultimo delle proprie "Recommendations" (Documento CESR/07-228b del maggio 2007) in argomento. Il profilo non è privo di conseguenze pratiche di disciplina, per una realtà, come quella nazionale, abituata a collocare la materia degli inducements all interno dei canoni guida del "conflitto di interessi". Il radicamento della materia nella prospettiva della correttezza dei comportamenti più che dei conflitti di interesse determina ad esempio, già nella lettura delle disposizioni comunitarie, che alcune tipologie di incentivo che non sono considerate rilevanti quali fonti di conflitto (cfr. art. 21, lett. e), della direttiva di L2, citato) devono comunque rispettare precise condizioni stabilite dall art. 26 della direttiva in materia di inducements. Nell ottica segnalata, l art. 26 presenta un ambito molto ampio. Più in dettaglio, la norma si articola come una generale preclusione alla possibilità di ricevere (o offrire) pagamenti o altri benefici in connessione con la prestazione dei servizi ad eccezione di tre ipotesi, enumerate nelle lettere a), b) e c). L art. 26, lett. a) consente ogni pagamento intercorrente tra l intermediario e il cliente. E infatti evidente che, in relazione alla prestazione di un servizio al cliente, questi effettui dei pagamenti all impresa di investimento che svolge il servizio; peraltro è richiesta una connessione stretta tra il cliente e il pagamento ricevuto dall impresa. Difficile è apparso, in sede comunitaria, ricondurre in tale fattispecie il caso della distribuzione di strumenti finanziari, nel quale la remunerazione del distributore avviene ad opera diretta dell emittente il prodotto o il servizio collocato, che retrocede parte delle commissioni incorporate nel prodotto e pagate dal cliente. L art. 26, lett. c), ammette l effettuazione di quei pagamenti (pur provenienti da terzi) che siano strettamente e necessariamente connessi con la prestazione del servizio al cliente: l intermediario non potrebbe infatti svolgere il servizio se non pagasse, ad esempio, le dovute commissioni di regolamento delle transazioni ovvero di custodia degli strumenti finanziari ai subdepositari. L art. 26, lett. b), riguarda gli incentivi che l intermediario paga a o riceve da soggetti terzi (diversi dai clienti a cui il servizio è prestato). In particolare, la disposizione fissa le seguenti condizioni che rendono ammissibili i pagamenti della specie: i) gli incentivi in questione devono essere comunicati al cliente in modo completo, accurato e comprensibile, prima della prestazione del servizio (disclosure). La comunicazione, riguarda l esistenza, la natura e l importo degli incentivi; ii) l incentivo deve essere volto ad accrescere la qualità del servizio fornito al cliente e non deve ostacolare l adempimento, da parte dell impresa, dell obbligo di servire al meglio gli interessi del cliente.
2 La specificità di tali requisiti richiede una valutazione fattuale del "caso concreto" al fine di dare contenuto, in particolare, a quanto richiesto dalla lett. b), punto ii). In proposito, infatti, il CESR, nel proprio, menzionato documento include anche alcune fattispecie esemplificative dei principi enunciati. Alcune prime linee di indirizzo Appare utile, accanto alla sostanziale "riproduzione" dell art. 26 della direttiva di "livello 2" nell art. 52 del nuovo Regolamento Intermediari della CONSOB, fornire chiavi di lettura della disciplina, alla luce delle stesse osservazioni emerse nel processo di consultazione sul nuovo Regolamento. 1. La remunerazione che l intermediario riceve dal cliente. Per un intermediario è normale ricevere utilità (ed in particolare denaro) dal proprio cliente, come remunerazione del servizio svolto per conto del medesimo (lett. a), dell art. 52, comma 1, del nuovo Regolamento Intermediari, e corrispondente lett. a), dell art. 26 della direttiva n. 2006/73/CE). 2. Gli inducements che l intermediario (paga a o) riceve da un terzo. Ricevere denaro, beni o servizi da un soggetto terzo (diverso dal cliente), ed al di fuori dei casi in cui si tratti di "competenze adeguate che rendono possibile la prestazione di servizi di investimento o siano necessarie a tal fine", è invece consentito solo alle condizioni prescritte dalla disciplina comunitaria e riprodotte alla lett. b), del comma 1, dell art. 52 del Regolamento Intermediari: i) gli incentivi in questione devono essere comunicati al cliente in modo completo, accurato e comprensibile, prima della prestazione del servizio (disclosure). La comunicazione, riguarda l esistenza, la natura e l importo degli incentivi (cfr. successivo punto 2.1); ii) l incentivo deve essere volto ad accrescere la qualità del servizio fornito al cliente e non deve ostacolare l adempimento, da parte dell impresa, dell obbligo di servire al meglio gli interessi del cliente (cfr., per talune esemplificazioni il successivo punto 2.2) Trasparenza sugli incentivi ricevuti da terzi (e diversi dalle "competenze adeguate che rendono possibile la prestazione di servizi di investimento o siano necessarie a tal fine") L informativa al cliente sugli incentivi richiesta dalla lett. b1) del comma 1, dell art. 52, dovendo essere necessariamente preventiva (alla prestazione del servizio) e potendo essere resa anche sulla base di "criteri" di calcolo (e, alle condizioni di cui al comma 2, anche in via sintetica), si presta ad essere fornita, normalmente, nel contratto da stipularsi con il cliente. Peraltro, non è escluso, in linea con le fonti comunitarie (ed in tal senso si è apportata una modifica all art. 37, comma 1, lett. f), del nuovo Regolamento Intermediari) che l informativa in parola possa essere resa in altro e separato documento, pur da fornirsi al cliente nei tempi richiesti dalla disciplina ossia preventivamente alla prestazione del servizio di investimento. Del pari l informativa iniziale (relativa ad es. a criteri di calcolo) dovrà - ricorrendone i presupposti - essere opportunamente integrata, in linea con quanto previsto dal comma 2 dell art. 52 del Regolamento, in via successiva, fornendo ulteriori dettagli (ad es. con l indicazione specifica del quantum) e procedendo ai necessari aggiornamenti.
3 2.2. Fattispecie di incentivi ricevuti da terzi (e diversi dalle "competenze adeguate che rendono possibile la prestazione di servizi di investimento o siano necessarie a tal fine"), e condizioni di: 1) aumento della qualità del servizio; 2) di non ostacolo all adempimento dell obbligo di servire al meglio gli interessi del cliente. Fattore preliminare e logicamente essenziale per inquadrare l eventuale ricorrenza delle indicate condizioni richieste dal punto b2) dell art. 52, comma 1, del nuovo Regolamento Intermediari, è costituito dalla riflessione circa: a) il necessario tratto "di servizio al cliente" di tutte le attività di intermediazione mobiliare; b) la distinta declinazione dell obbligazione dell intermediario in ragione dello specifico servizio di investimento svolto. La relazione tra intermediario e cliente (qualsivoglia sia il servizio di investimento interessato) è configurata infatti dalla teoria economica quale relazione di agenzia. Il cliente, in qualità di mandante (principal), sostiene un costo (il prezzo del servizio) quale corrispettivo dell attività professionale prestata dall intermediario (agent) in possesso di risorse e competenze specialistiche. Ogni forma di remunerazione che l agent percepisce da una fonte diversa dal proprio cliente (remunerazione indiretta) è quindi disciplinata con particolare attenzione e rigore posto che è in grado di alterare la necessaria convergenza degli interessi dell agent con il proprio principal. Fermo restando un livello minimo per ogni servizio di investimento, tale assetto di interessi è poi specifico in ragione del particolare servizio di investimento che l intermediario si impegna a fornire al cliente. Con la MiFID, infatti, viene differenziato in modo più netto il diverso "valore aggiunto" ascrivibile ai servizi di investimento e distinto, di conseguenza, il connesso grado di tutela offerto al cliente. C è una ben distinta graduazione di impegni (e di valore aggiunto per l investitore), una modularità nel contatto con il cliente, a seconda delle differenti tipologie di attività che l intermediario decide di fornire (gestione individuale; distribuzione con consulenza; distribuzione senza consulenza; execution only), che non possono che costituire il primo presupposto logico e fattuale per condurre la verifica circa l effettivo possibile superamento delle condizioni per la percezione degli incentivi di cui alla lett. b2) dell art. 52, comma 1, del nuovo Regolamento Intermediari. Così, da un lato, servizi ad alto valore aggiunto (quali ad esempio la gestione di portafogli) possono rendere più difficile l individuazione di spazi di effettivo miglioramento della qualità del servizio per conto del cliente e di non ostacolo ai doveri di agire nel migliore interesse dello stesso. Parallelamente, e di converso, particolare difficoltà ad individuare spazi di ammissibilità di inducements, idonei ad aumentare la qualità del servizio, possono rinvenirsi per servizi a basso valore aggiunto per il cliente quale l execution only, posto che in tal caso il cliente di propria iniziativa rinuncia alle tutele (e cure) previste dall ordinamento. Ai sensi della recepita disciplina comunitaria un incentivo ricevuto da terzi (e diverso dalle "competenze adeguate che rendono possibile la prestazione di servizi di investimento o siano necessarie a tal fine") è percepibile (art. 52 del nuovo Regolamento Intermediari) da parte dell intermediario solo ove (oltre ad essere reso trasparente: cfr. precedente punto 2.1):
4 Ø1 aumenti la qualità del servizio fornito al cliente; Ø2 non ostacoli l adempimento, da parte dell impresa, dell obbligo di servire al meglio gli interessi del cliente. Occorre valutare l eventuale ricorrenza delle indicate condizioni sostanziali, alla luce di specifiche fattispecie particolarmente diffuse nella realtà operativa. Al riguardo, l analisi tiene opportunamente conto delle elaborazioni formulate in sede CESR (documento del maggio 2007) che garantiscono un punto di riferimento "comune" fra i vari ordinamenti dei paesi membri. In questa sede ci si sofferma sulle due principali fattispecie che interessano il mercato nazionale: A) la retrocessione di commissioni dalla "società-prodotto" all intermediario che quel prodotto distribuisce (in particolare nell esercizio del servizio di collocamento); B) la retrocessione di commissioni dalla società di gestione degli OICR oggetto di investimento (OICR target) al gestore di portafogli (normalmente GPF) che opera per conto dei propri clienti, anche alla luce dell ulteriore "sottofattispecie" rappresentata da talune Associazioni di operatori in risposta al Documento di consultazione sul nuovo Regolamento Intermediari della CONSOB e consistente nel fatto che il gestore di portafogli non trattenga per sé tali commissioni, ma le trasferisca a sua volta all intermediario distributore della medesima GPF. A) Relazione fra "società prodotto" e distributore. In linea con il citato documento del CESR, si osserva che la percezione, da parte del distributore (collocatore/raccoglitore di ordini), di commissioni retrocesse dalla "società prodotto" (ad esempio SGR che emette quote di OICR) può considerarsi volta ad aumentare la qualità del servizio fornito al cliente: quando il distributore abbina al proprio servizio il servizio di consulenza in materia di investimenti, potendo operare in proposito la presunzione di cui al 39 considerando della direttiva di livello 2, ai sensi del quale, "Ai fini delle disposizioni della presente direttiva riguardanti gli incentivi, la ricezione da parte dell impresa di investimento di una commissione in relazione ad una consulenza in materia di investimenti o a raccomandazioni generali, in circostanze in cui la consulenza o le raccomandazioni non siano distorte a seguito della ricezione della commissione, deve essere considerata come volta a rafforzare la qualità della consulenza in materia di investimenti data al cliente"; quando la retrocessione consente al cliente di avere accesso ad un più ampio range di prodotti, con una conseguente prospettiva di open architecture, nonché quando il distributore si impegna nei confronti del cliente ad ampie forme di "assistenza" in fase specie di "post-vendita". Dalla disciplina degli inducements si trae infatti l ulteriore enfatizzazione della necessità che l'intermediario operi nel chiaro interesse dell'investitore; ciò vale anche per quell'attività che, in modo atecnico, può definirsi di "distribuzione" degli strumenti finanziari e che in Italia assume, tipicamente, la veste della prestazione del servizio di "collocamento" sulla base di un accordo tra il collocatore e la società- prodotto. Nella catena società-prodotto/collocatore/cliente, l enfasi è posta nell anello finale piuttosto che su quello iniziale. In altri termini, è dal contenuto dei servizi resi al cliente finale (e dagli obblighi verso quel cliente gravanti sull'intermediario) nonché dai vantaggi diretti o
5 indiretti, che al cliente potranno derivare, che può trarsi giustificazione, per quanto qui di rilievo, dei pagamenti ricevuti da terzi. In ogni caso se un inducement può dirsi volto ad aumentare la qualità del servizio fornito occorre (preliminarmente, dal punto di vista logico) che quel servizio abbia un contenuto per l interesse del cliente. Occorre quindi che il servizio di collocamento (nel quale si traduce gran parte della distribuzione nazionale), specie qualora ad esso non si accompagnino prestazioni consulenziali al cliente, venga anche sotto il profilo formale (prevedendosi l opportuna contrattualizzazione del rapporto collocatore/cliente) riempito dei contenuti, delle obbligazioni che il distributore si impegna a fornire al cliente nella fase iniziale (scelta di un più ampio set di prodotti disponibili sul mercato) e nella fase successiva (assistenza post vendita). L ampiezza e le caratteristiche di tali "ulteriori" contenuti, pattuiti fra cliente e distributore, condizionano, sul piano concreto, modalità e misure degli inducements percepibili. Così, di norma, la retrocessione di "commissioni di mantenimento" dal produttore al distributore presuppone una assistenza post vendita posta in essere dal secondo nei confronti del cliente/investitore. B) Relazione fra OICR, gestore individuale (e distributore). Sulla seconda fattispecie (retrocessioni al gestore individuale - GPF, di commissioni dalla società i cui OICR sono inseriti nei portafogli dei clienti individualmente gestiti) si soffermano le risposte alla consultazione. Al riguardo, fermo restando quanto già segnalato circa l opportunità di elaborare ulteriori misure di dettaglio in grado di meglio considerare pluralità di distinte fattispecie, è possibile, dinnanzi alle esigenze di certezza manifestate dagli operatori, segnalare come le argomentazioni allo stato rappresentate da talune Associazioni in risposta al "Documento di consultazione", di ordine "generale", non appaiano idonee a superare l impostazione rigorosa fatta propria dal CESR sulla fattispecie in esame, sottesa alla disciplina comunitaria ed a quella nazionale di recepimento. In particolare, non pienamente convincente appare l osservazione secondo la quale la condizione dell accrescimento della qualità del servizio (di gestione individuale di portafogli) sarebbe raggiunta in considerazione del fatto che "l intermediario che presta il servizio di gestione individuale assicuri adeguata assistenza nella fase pre-contrattuale e nel corso del rapporto di gestione per soddisfare le diverse esigenze del cliente". Il gestore individuale è infatti intermediario che si vincola nei confronti del proprio cliente, e a fronte di una specifica commissione, ad effettuare per conto dell investitore scelte professionali di investimento e disinvestimento, sulla base del mandato ricevuto. In tale contesto, il servizio di gestione individuale è, fra i servizi di investimento, quello a maggior valore aggiunto, quello in cui l"assistenza al cliente" si traduce, tipologicamente, nell effettuare dinamicamente per suo conto dirette scelte di investimento/disinvestimento, nell ambito di uno specificato perimetro gestionale. Come questo contenuto tipico (e di qualità elevata) possa arricchirsi ed aumentarsi in ragione di commissioni retrocesse dalle società di gestione di OICR target non pare cogliersi nell esempio pur fornito da un Associazione di operatori: "l assistenza nella fase pre-contrattuale e nel corso del rapporto di gestione per soddisfare le diverse esigenze del cliente" è già tipicamente e massimamente presente nella prestazione del servizio di gestione individuale. Ritenere che tali aspetti attengano ad un quid pluris idoneo così a giustificare la percezione
6 di commissioni da parte degli OICR target significa sminuire la portata economica e giuridica dell attività del gestore individuale, con una sostanziale assimilazione della stessa a quella del mero distributore di OICR. Sul medesimo piano pare allora porsi anche l ulteriore esemplificazione avanzata da talune risposte alla consultazione che arricchiscono la fattispecie dell ulteriore passaggio secondo cui il gestore individuale non conserverebbe per sé le commissioni retrocesse dalle società prodotto, ma le trasferirebbe al distributore del servizio di gestione individuale. Sul piano generale, risulta evidente come lo schema prospettato si attagli a modalità operative che prevedono diversi anelli in una catena di distribuzione, mal riferendosi, invece, a schemi giuridici in cui uno di tali anelli è costituito (o dovrebbe essere costituito) dal prestatore di un servizio di gestione di portafogli, come tale obbligato ad effettuare, per conto del cliente, le migliori scelte di investimento/disinvestimento nell ambito del mandato conferito. Del resto, come chiarito dal Documento CESR del maggio scorso, "the type of the investment service provided by the investment firm to the client" costituisce il primo dei parametri da considerare per condurre il giudizio di compatibilità di un inducement con le condizioni di cui alla lett. b), punto ii), dell art. 26 della dir. n. 2006/73/CE. Pertanto, necessariamente concentrandosi, quanto alla fattispecie prospettata, sul più delicato dei segnalati "passaggi" (retrocessione dall OICR target al gestore individuale; passaggio che non viene certamente meno per il solo fatto che poi tali "utilità" sono ulteriormente trasferite al distributore della GPF) non appare dimostrato come la retrocessione di commissioni dall OICR finisca per accrescere la qualità del servizio del gestore individuale, senza pregiudicarne l obbligo, sullo stesso gravante, di servire al meglio gli interessi del cliente. Non va altresì dimenticato (come peraltro segnalato da talune Associazioni che hanno risposto alla consultazione) che per poter essere ammissibili gli inducements devono risultare " volti" ad accrescere la qualità del servizio, fin quindi da una verifica ex ante. Principi analoghi a quelli fin qui illustrati valgono per il rapporto tra OICR e gestori collettivi nel caso di "fondi di fondi", attesa l evidente analogia di situazioni, interessi e valori tutelati, rispetto alla gestione di portafogli. 3 Le GPF in essere alla data del 1 novembre Con riguardo ai tempi di entrata in vigore della relativa disciplina, non può che ribadirsi, anche con riguardo a quella specifica regola di comportamento e di correttezza nei confronti del cliente che è costituita dall istituto degli inducements, che la stessa, in conformità alle previsioni comunitarie, deve entrare in vigore dal 1 novembre Peraltro, la portata innovativa della disciplina degli inducements e la sua applicazione, nel senso dell inammissibilità, a talune fattispecie di "retrocessione" quali sopra individuate e ad oggi comunque diffuse (ad es., retrocessione da OICR target a gestore individuale), impone una attenta valutazione delle modalità e dei tempi attraverso i quali prevedere l ordinato adeguamento ai nuovi precetti da parte degli intermediari con riguardo ai contratti già in essere alla data del 1 novembre E infatti un elemento di fatto da considerare quello per il quale nella situazione ante 1 novembre 2007 la possibilità (disciplinata, all epoca, ai sensi delle norme in tema di conflitto di interessi) per un gestore individuale di percepire retrocessioni di commissioni dall OICR target abbia determinato l applicazione al cliente di "commissioni" volte a remunerare il gestore individuale, debitamente indicate nel relativo contratto, e convenute anche alla luce della percezione dell ulteriore fonte di remunerazione per il gestore medesimo dall OICR
7 target. Il venir meno della generale ammissibilità delle indicate retrocessioni potrà determinare (accanto ad una migliore valorizzazione dell obbligazione cui è tenuto il gestore individuale) una rivisitazione delle pattuizioni contrattuali concordate dai gestori individuali. Tale "rivisitazione" andrebbe, peraltro, di pari passo condotta rispetto ad una connaturata diminuzione delle "commissioni di gestione" in capo alle società che gestiscono gli OICR target, nella parte delle stesse allo stato "giustificata" dalla retrocessione al gestore individuale, non più consentita. Posto che, per l aggiornamento dei contratti con la clientela (anche di gestione individuale) in essere al 1 novembre 2007, il legislatore ha previsto che gli intermediari procedano entro il 30 giugno 2008, si ha che, ferma restando l entrata in vigore della disciplina degli inducements fin dal 1 novembre 2007, come richiesto dalla disciplina comunitaria di riferimento, per i rapporti già in essere, la stessa si potrà concretizzare contestualmente alle revisioni contrattuali entro il termine del 30 giugno 2008.