Source: http://mellemservizi.it/domande-frequenti
Timestamp: 2020-06-03 03:47:20+00:00
Document Index: 19366792

Matched Legal Cases: ['art 1102', 'art 1120', 'art 1136', 'art. 10', 'art 34', 'art 34']

Divisione eredità tra i figli del primo e secondo matrimonio
La mia defunta madre ha avuto 2 figli dal primo matrimonio (me e mio fratello) poi ha divorziato e si e' risposata avendo un altro figlio dal secodo marito .Avendo gia' provveduto alla successione ora dovremmo dividere l' eredita'.vorrei sapere come vanno distribuite le quote visto che il secondo marito vorrebbe dare a me e mio fratello, figli del primo matrimonio l'8 % ciascuno del patrimonio del valore di 100.
Secondo lui cosi' suddiviso: il 50% a lui, l'altro 50% il 25% sempre a lui e il restante 25% diviso in 3 (noi 3 figli) cosi da poter un domani lasciare il suo 75% al figlio legittimo poi vuole mettere una clausola sul nostro 8% di non poter ne vendere ne fittare fino alla sua morte.
Vorre infine chiedere, lui sull'eredita' che ci spetta a me e mio fratello, indipendentemente che sia dell'8% o piu' puo mettere clausole oppure no. Grazie
Immagino che tua madre sia deceduta senza lasciare alcun testamento, quindi il suo asse ereditario del valore ipotetico di 100 deve essere suddiviso secondo le norme in materia di successione legittima, per la precisione l'articolo 581 del codice civile.
Poiché i figli sono tre (senza alcuna distinzione tra i figli di primo letto e di secondo), al coniuge spetta la quota di eredità pari a 1/3.
La quota di 2/3 sarà divisa in egual misura tra i tre figli, quindi ciascun figlio avrà diritto alla quota del 22,22%.
E' ovvio che se un immobile era in comproprietà tra i due coniugi, la moglie resterà proprietaria del suo 50% originario ed in aggiunta erediterà il 33,33% della quota (l'altro 50%) della moglie deceduta.
Il marito ha il diritto di abitazione (una sorta di usufrutto vitalizio) sull'immobile destinato a “casa familiare”, ai sensi dell'articolo 540 del codice civile.
Il Marito non ha il diritto di porre clausola che vietino ai figli di locare o di vendere la propria quota. Tale potere del coniuge non è previsto dalla legge.
Egregio, le chiedo cortesemente di esprimere un parere in relazione al seguente quesito di natura condominiale. nel 2010 ho acquistato un appartamento composto da piano terra con giardino e seminterrato sito in un condominio costituito da due distinte palazzine (A,B). Ora avrei bisogno di aprire un cancelletto pedonale di piccole dimensioni che colleghi il mio giardino direttamente al piano piloty del condominio . Tenuto conto che il legislatore e la giurisprudenza sembrano avere un atteggiamento molto comprensivo in argomento (cfr art 1102 cc/art 1120 cc) distinguendo le modifiche dalle innovazioni e non prevedendo per le prime alcuna maggioranza qualificata per la loro delibera (art 1136 cc ) come devo regolarmi con il condominio tenuto conto che il regolamento interno, di natura peraltro negoziale, prevede : all'art. 10 " e' vietato in modo assoluto fare qualsiasi modifica o innovazione senza il consenso dell'assemblea che potra' autorizzare l'innovazione o la modifica anche in corrispondenza delle singole proprieta' individuali ed in genere ogni lavoro o variante che possa in qualunque modo avere attinenza con la struttura statica dell'edificio o il suo aspetto architettonico interno che esterno. all'art 34 ".....saranno approvate con maggioranza assoluta (sia in prima che in seconda convocazione con la maggioranza dei partecipanti del condominio che rappresentino almeno i 2/3 del valore dei due edifici) le deliberazioni riguardanti le innovazioni da eseguirsi per miglioramento e l'uso più comodo e per ottenere un maggiore rendimento della cosa comune. Saranno prese invece all'unanimità dei partecipanti al condominio (sia in prima che seconda convocazione) le deliberazioni riguardanti le innovazioni che possono interessare la stabilita e la sicurezza dei fabbricati che ne alterino il decoro architettonico e rendano alcune parti dell'edificio inservibili all'uso anche di un solo condomino. In questo contesto normativo prima di tutto vorrei sapere se il regolamento di condominio più restrittivo deroga quanto stabilito dal legislatore / giurisprudenza . In secondo luogo, nel caso il riferimento normativo fosse costituito dalle disposizioni del regolamento di condominio, quale maggioranza prevista dall'art 34 deve esprimersi in merito all'apertura del cancello pedonale e perche? Ringraziandola per i chiarimenti che vorra' fornirmi rimango in attesa di un suo riscontro. Distinti saluti
Nell'anno 2015, nel mio condominio è stato nominato un nuovo amministratore che ora vorremmo cambiare in occasione dell'assemblea per la presentazione del bilancio in quanto non soddisfatti del suo operato. Alcuni condomini sostengono che con la nuova riforma del condominio la durata dell'incarico sia di due anni e, pertanto, non si possa procedere alla sua revoca Alla scadenza del primo anno. Altri sostengono che alla scadenza del primo anno di mandato, se interviene formale richiesta dei condomini di un'assemblea per la revoca, l'amministratore può essere sollevato dall'incarico. Lo stesso amministratore, dopo aver ricevuto la richiesta di inserire all'o.d.g. la "revoca e nomina nuovo amministratore " sostenuta dalla maggioranza dei millesimi necessaria, ha minacciato alcuni condomini di adire le vie legali contro il condominio (o meglio solo contro i condomini) se ciò avvenisse in quanto l'amministratore, con la nuova legge, durerebbe automaticamente in carica 2 anni salvo revoca per giusta causa. Attendo parere . Grazie
L'incarico dell'amministratore, a seguito della riforma del condominio, non è biennale ma è di 1 + 1 anno, salvo revoca da parte del condomini. La durata dell'incarico resta sempre annuale !!!
Al termine del primo anno, se i condomini chiederanno all'amministratore di discutere della sua revoca, in occasione dell'assemblea per l'approvazione del bilancio, l'amministratore dovrà inserire il relativo punto all'o.d.g.
Ovviamente la richiesta di revoca da inserire nell'o.d.g. deve essere precedente all'assemblea condominiale. Del resto … è sufficiente leggere l'articolo 1129 del codice civile, per giungere alle predette conclusioni.
“L'incarico di amministratore ha durata di un anno e si intende rinnovato per eguale durata. L'assemblea convocata per la revoca o le dimissioni delibera in ordine alla nomina del nuovo amministratore.
La revoca dell'amministratore puo' essere deliberata in ogni tempo dall'assemblea, con la maggioranza prevista per la sua nomina oppure con le modalita' previste dal regolamento di condominio. Puo' altresi' essere disposta dall'autorita' giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, nel caso previsto dal quarto comma dell'articolo 1131, se non rende il conto della gestione, ovvero in caso di gravi irregolarita'.”
Buongiorno le spese di adeguamento alla normativa vanno a carico del proprietario o dell'inquilino?
Buongiono come ben potrai immaginare si parla di un aggiornamento del bene, indi penso proprio ne debba rispondere il proprietario (installazione termovalvole e contabilizzatori).
riguardo poi ai consumi, verrà invece chiamato in causa l inquilino, sempre che non sia stato forfettizzato nella rata di affitto.
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