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Timestamp: 2020-08-03 15:10:22+00:00
Document Index: 183127528

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1150', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1141']

Sentenza Cassazione Civile n. 3305 del 05/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3305 del 05/02/2019
Cassazione civile sez. II, 05/02/2019, (ud. 05/10/2018, dep. 05/02/2019), n.3305
sul ricorso 5449-2015 proposto da:
I.R., nella qualità di unica erede legittima di
I.E., rappresentata e difesa dall’avvocato GIANFRANCO MASSA;
avverso la sentenza n. 563/2014 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
– la vicenda oggetto del giudizio trae origine dall’atto di opposizione a precetto, proposto da I.E. e D.P. nei confronti di P.M.R., con il quale le opponenti chiedevano dichiararsi la nullità dell’atto di precetto e l’usucapione dell’immobile di cui veniva chiesto il rilascio;
– a conclusione dei giudizi di merito, la Corte di Appello di Lecce confermava la sentenza di primo grado, con la quale era stata rigettata l’opposizione, in quanto l’immobile oggetto di rilascio era stato trasferito ad I.E. e D.P. in adempimento di un preliminare, ipotesi nella quale, secondo la giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite di questa Corte, la disponibilità conseguita dal promissario acquirente si fonda sull’esistenza di un contratto di comodato funzionalmente collegato al preliminare, produttivo di effetti obbligatori, in assenza di prova di un atto di interversio possessionis;
– avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione I.E. sulla base di un unico motivo, illustrato con memoria difensiva depositata in prossimità dell’udienza;
– la parte intimata non ha svolto attività difensiva.
– con l’unico motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 1150,1140,1376 e 936 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la corte territoriale escluso il possesso ad usucapionem della ricorrente, nonostante fosse stata fornita la prova del potere di fatto sul bene, acquisito in forza di contratto preliminare e dell’animus possidendi, per avere edificato sul terreno una villa a proprie spese;
– il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, per avere la corte territoriale deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte e non offrendo l’esame del motivo di ricorso elementi per confermare o mutare orientamento;
– è consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui, nella promessa di vendita, quando viene convenuta la consegna del bene prima della stipula del contratto definitivo, non si verifica un’anticipazione degli effetti traslativi, in quanto la disponibilità conseguita dal promissario acquirente si fonda sull’esistenza di un contratto di comodato funzionalmente collegato al contratto preliminare, produttivo di effetti meramente obbligatori; pertanto, la relazione con la cosa, da parte del promissario acquirente, è qualificabile esclusivamente come detenzione qualificata e non come possesso utile ad usucapionem, salvo la dimostrazione di un’intervenuta interversio possesionis nei modi previsti dall’art. 1141 c.c. (Cassazione civile, sez. un., 21/03/2017, n. 7155; Cassazione civile, sez. 2, 30/08/2017, n. 20539);
– la corte territoriale ha fatto corretta applicazione di tale principio, avendo escluso che la disponibilità del terreno da parte della I., in virtù di consegna anticipata in esecuzione di un contratto preliminare, fosse idonea ad integrare una situazione di possesso ad usucapionem, poichè la disponibilità del bene era fondata sulla detenzione;
– ad abundantiam, va rilevato che la corte territoriale ha escluso l’animus possidendi poichè, in altro giudizio, le ricorrenti avevano chiesto il riconoscimento delle addizioni, riconoscendo, quindi, di non avere il possesso del bene;
– la corte territoriale ha correttamente escluso che integrasse un atto di interversio possessionis l’edificazione, da parte della ricorrente, di una villa sul terreno, non potendo l’interversione nel possesso avvenire mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in un fatto esterno, da cui sia consentito desumere che il possessore nomine alieno ha cessato di possedere in nome altrui e ha iniziato un possesso per conto e in nome proprio; il mutamento del titolo in base al quale il soggetto deve derivare da un atto di opposizione univocamente rivolta contro il possessore, e cioè contro colui per cui conto la cosa è detenuta, in guisa da rendere esteriormente riconoscibile all’avente diritto che il detentore intende sostituire alla preesistente intenzione di subordinare il proprio potere a quello altrui l’animus di vantare per sè il diritto esercitato, convertendo così in possesso la detenzione precedentemente esercitata (Cassazione civile, sez. 2, 21/02/2017, n. 4417);
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile, il 5 ottobre 2018.