Source: http://www.professionisti.it/enciclopedia/voce/2875/Trasformazione-societaria
Timestamp: 2019-08-20 00:39:45+00:00
Document Index: 49805257

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art. 176', 'art. 172', 'art. 15', 'art. 2426']

di: Dott. Giacomo Pomati | Studio Associato Pomati Schiavi Manera
Trasformazione societaria: definizione
La trasformazione d’azienda è l’operazione straordinaria d’impresa che si rende necessaria ogniqualvolta l’organo amministrativo di un’impresa e/o ente ritenga più consono dotarsi di una nuova forma societaria e/o tipo sociale ai fini dello svolgimento della propria attività. Tale scelta può avere luogo per diversi motivi.
Nella prassi quotidiana la motivazione solitamente più frequente è quello della trasformazione evolutiva. Il soggetto giuridico si trasforma da società di persone a società di capitali (tipicamente in società a responsabilità limitata), per poter beneficiare di una forma societaria che permetta ai soci di ridurre il rischio del proprio investimento, godendo appunto della responsabilità limitata.
Certamente possono esservi molte altre motivazioni che possono indurre i soci amministratori a prendere in considerazione l’opportunità di una trasformazione in senso evolutivo della propria attività commerciale. Esse, tuttavia, paiono essere dei semplici corollari del motivo appena citato, ovverosia la riduzione del rischio.
Un primo esempio è un meno ansioso accesso al credito da parte della società, sempre nell’ottica di non sottoporre il proprio patrimonio personale ad un potenziale rischio (anche se la richiesta di garanzie personali ai soci ormai paiono essere prassi nell’odierna quotidianità della concessione del credito).
Altra motivazione di rilievo è l’opportunità di aprire la base societaria all’ingresso di nuovi investitori, che credano nel progetto imprenditoriale e siano disposti ad apportare capitale fresco, a condizione che il rischio si limiti all’entità del conferimento.
Inoltre con la trasformazione societaria si profila la possibilità di accedere ad un regime fiscale di trasparenza, come previsto dall’art. 116 del Tuir (Opzione per la trasparenza fiscale delle società a ristretta base proprietaria), in tutto e per tutto coincidente con quello previsto dalla normativa fiscale sulle società di persone (purchè la base societaria della società trasformatasi in Srl non sia superiore a 10). Tale opportunità se da un lato non rappresenta di per sé un incentivo alla trasformazione, dall’altro lato non provoca nemmeno ostacoli alla stessa, come, invece, sarebbe potuto accadere prima dell’introduzione di tale regime opzionale con il Decreto Legislativo 12 dicembre 2003, n. 344.
Infine il legislatore dando la possibilità di limitare la responsabilità per obbligazioni sorte prima della trasformazione opportunità sembra confermare la propria volontà di favorire la trasformazione evolutiva delle iniziative imprenditoriali, ritenendo che ad essa potrebbe (dovrebbe) accompagnarsi una più robusta possibilità di accrescimento di significatività della stessa. Un’altra disposizione che rende ancor più esplicito tale intendimento, è rappresentata dalla deroga al principio maggioritario della delibera di trasformazione nelle società di persone, a differenza di tutti gli altri atti che riguardano le modifiche dell’atto costitutivo.
Come varia la responsabilità dei soci per le obbligazioni sorte prima della trasformazione?
L’art. 2500-quinquies nella sua formulazione letterale appare confuso, poiché al comma 1, quando dispone che “la trasformazione non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti previsti dal terzo comma dell'articolo 2500, se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso alla trasformazione”, sembra stabilire il necessario consenso dei creditori al buon esito dell’operazione e la possibilità che essi stessi abbiano il potere di opporsi alla stessa. In realtà ciò non sembra per nulla compatibile con uno degli elementi essenziali della trasformazione, cioè la perfetta continuità dei rapporti giuridici con i terzi in capo al soggetto trasformato. Accade così che il creditore della società prima della trasformazione (ad esempio un fornitore che ha venduto della merce alla società X il giorno prima del deposito dell’atto di trasformazione presso il registro delle imprese) vedrà perfettamente tutelato il proprio rapporto di credito con la società trasformatasi in un tipo a responsabilità limitata. Gli imprenditori della società trasformanda, infatti, continueranno a rispondere interamente e solidalmente con il proprio patrimonio personale delle obbligazioni sorte prima che sia data pubblicità dell’atto di trasformazione al registro delle imprese. Tuttavia, il legislatore ha previsto al comma 2 dello stesso articolo, l’opportunità per i soci della società trasformanda di liberarsi del “fardello” della responsabilità illimitata per le obbligazioni sorte prima della trasformazione.
I soci dell’impresa come possono limitare la propria responsabilità per le obbligazioni antecedenti la trasformazione?
È necessario che essi comunichino ai creditori la delibera della trasformazione tramite raccomandata, o con altri mezzi che garantiscano prova dell’avvenuto riconoscimento.
I creditori possono opporsi alla limitazione della responsabilità?
Si. I creditori hanno la facoltà di opporsi alla limitazione della responsabilità entro il termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione della delibera. Il creditore che si veda recapitare la lettera, qualora volesse mantenere immutata la tutela del proprio diritto di credito, può opporsi mediante una raccomandata a/r alla società trasformanda, con la quale non consente la limitazione della responsabilità personale.
E’ possibile riconoscere dei maggiori valori in capo alla società trasformata rispetto a quelli esistenti ante-trasformazione?
Il fatto che il soggetto giuridico rimanga immutato, pur mutando la sua veste giuridica, indurrebbe in prima battuta a pensare che gli amministratori non possano recepire nella società trasformata valori diversi (o quantomeno non superiori) rispetto a quelli esistenti nella società ante-trasformazione. In realtà, non è escluso che la perizia di trasformazione, fatta ai sensi dell’art. 2500-ter, che rimanda poi agli artt. 2343 e 2465, possa recepire valori di stima superiori a quelli contabili esistenti nella società trasformanda. Inoltre, non esistono disposizioni che vietino agli amministratori di iscrivere maggiori valori degli asset materiali ed immateriali nel bilancio della società post-trasformazione.
Qualora nel bilancio della trasformata vengano iscritti maggiori valori essi vengono riconosciuti anche dal punto di vista fiscale?
Tali maggiori valori avrebbero unicamente una funzione “civilistica”, con ciò intendendosi l’impossibilità di ottenere un qualsivoglia riconoscimento fiscale (affrancamento) dei maggiori valori attraverso l’esercizio di opzioni invece esistenti per altre operazioni straordinarie: il conferimento (art. 176 2-ter), la fusione (art. 172 10-bis) e la scissione (art. 15 bis). Il disallineamento che si verrebbe dunque a creare tra valori civilistici e fiscali andrebbe poi bilanciato con l’iscrizione di una fiscalità differita calcolata sul disallineamento, per neutralizzare, ad esempio, l’effetto dei maggiori ammortamenti civilistici sui maggiori valori degli asset immobilizzati.
Ha dei vantaggi riconoscere maggiori valori civilistici anche se non riconosciuti fiscalmente?
Tuttavia, il fatto che con una semplice operazione di trasformazione possano vedersi riconoscere maggiori valori civilistici degli elementi patrimoniali, potrebbe essere utile ai fini di un miglioramento del rating creditizio della stessa. In tal modo, infatti, la società acquisirebbe un’immagine più solida nei confronti degli istituti finanziari ed otterrebbe, altresì, un effetto analogo a quella della rivalutazione che il legislatore permette soltanto in presenza di leggi speciali.
E’ possibile riconoscere un avviamento della società trasformata?
Ovviamente, sia l’art. 2426 n. 2 del c.c., che lo IAS 38, par. 6, non permettono il riconoscimento dell’avviamento. Pertanto, né il perito, né tantomeno gli amministratori, potrebbero auto-riconoscersi un valore di avviamento nell’attività trasformata.
di Dott. Roberto Oggioni del 30/01/2012
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