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Timestamp: 2019-07-20 14:35:09+00:00
Document Index: 53966612

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 114', 'art. 21']

Ordinamento pl
Autore: Infocds.it
In caso di revoca del decreto di ps, l'Amministrazione non può imporre il cambio di profilo da agente ad amministrativo
Dal complessivo impianto della L. n. 65/1986 ("Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale") e del D.M. n. 145/1987 ("Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza"), si evince che lo status di agente di pubblica sicurezza costituisce una prerogativa accessoria ed eventuale rispetto alle funzioni di servizio dell’agente di polizia municipale. Quest'ultimo è infatti chiamato a svolgere, nel nostro ordinamento, molteplici, complesse e delicate funzioni, tra le quali possono rientrare anche quelle attinenti alla pubblica sicurezza, con conseguente possibile uso delle armi. Lo ha stabilito il CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III - sentenza 10 luglio 2013 n. 3711.
Lo stesso Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza 12 agosto 1998, n. 1261, aveva avuto occasione di precisare che le competenze attribuite dall’ordinamento (artt. 3 e 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65) al Corpo di polizia municipale "consistono, in misura assolutamente prevalente, in compiti di prevenzione e vigilanza sull’osservanza di norme e di regolamento nei settori di competenza comunale; di accertamento e di contestazione delle eventuali infrazioni; di adozione di provvedimenti sanzionatori" e che "a queste attività di aggiunge l’espletamento di funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale e, in determinate circostanze, di pubblica sicurezza".
Il nostro ordinamento, tuttavia, non prevede, nemmeno in via generale, che l’agente di polizia municipale, nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, debba necessariamente far uso delle armi, in quanto l’art. 5, comma 5, della L. 65/1986 contempla la dotazione e, quindi, l’utilizzo delle armi esclusivamente per gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali sia conferita dal Prefetto la qualità di agente di pubblica sicurezza.
Non vi può essere alcun automatismo tra la revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza e il mutamento del profilo professionale dell’agente di polizia municipale, essendo la prima qualifica requisito indispensabile solo all’esercizio di funzioni che implichino l’uso delle armi da parte dei vigili urbani, ma non certo per l’espletamento dei compiti che, ordinariamente, competono all’agente di polizia municipale in base alla legislazione vigente. Né a tale fondamentale differenza, ben delineata dal legislatore nazionale, possono sovrapporsi o, addirittura, contrapporsi discipline normative di rango inferiore, dettate eventualmente dai regolamenti comunali, anche preesistenti, i quali ultimi non sarebbero con essa compatibili ai sensi dell’art. 20, comma 1, della L. 65/1986. Alla stregua del principio, è stata confermata la sentenza di primo grado che, sia pure per diverso motivo (mancanza di avviso di inizio del procedimento, culminato con la modifica del profilo professionale dell’interessato), aveva ritenuto illegittimo il provvedimento con il quale il Comune di Genova, a seguito del provvedimento del Prefetto che aveva disposto la revoca della qualifica di agente di P.S., in precedenza conferita al momento dell’immissione in ruolo, aveva mutato il profilo del vigile urbano interessato, inquadrandolo nel profilo amministrativo – collaboratore professionale – corrispondente alla ex qualifica di appartenenza, sulla scorta del rilievo che la qualifica di agente di P.S. costituisse indispensabile requisito di appartenenza al Corpo di Polizia Municipale.
1. Il sig. Z. è stato assunto alle dipendenze del Comune di Genova con il profilo professionale di Vigile Urbano – già V qualifica funzionale – in esito alla partecipazione a corso-concorso pubblico indetto dall’amministrazione.
2. Poiché nel corso del 1997 il sig. Z. subiva quattro ricoveri presso l’Istituto di Psichiatria dell’Ospedale San Martino di Genova, rimanendo assente dal lavoro, a causa di una sindrome depressiva, per lunghi periodi, il Comune decideva di inoltrare relazione al Prefetto di Genova per l’adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni.
4. Il Comune, sulla scorta del rilievo che la qualifica di agente di P.S. costituisse indispensabile requisito di appartenenza al Corpo di Polizia Municipale, adottava determinazione di mutamento del profilo del sig. Zanardi, inquadrandolo nel profilo amministrativo – collaboratore professionale – corrispondente alla ex qualifica di appartenenza.
6. Il provvedimento di revoca della qualifica di agente di P.S., adottato dal Prefetto di Genova, veniva quindi impugnato dal sig. Z. con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ricorso di cui non è dato conoscere, a tutt’oggi, l’esito.
7. La determinazione dirigenziale di mutamento del profilo, adottata dal Comune di Genova, veniva impugnata dal sig. Z. avanti al T.A.R. Liguria che, con ordinanza n. 73 del 12.2.1998, respingeva la proposta domanda cautelare di sospensione.
11. Avverso tale sentenza ha proposto appello il Comune di Genova, lamentandone l’erroneità per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 5 e 10 della l. 65/1989, degli >
Note: è illegittimo il provvedimento con il quale il Comune di Genova, a seguito del provvedimento del Prefetto che aveva disposto la revoca della qualifica di agente di P.S., in precedenza conferita al momento dell’immissione in ruolo, aveva mutato il profilo del vigile urbano interessato, inquadrandolo nel profilo amministrativo – collaboratore professionale – corrispondente alla ex qualifica di appartenenza, sulla scorta del rilievo che la qualifica di agente di P.S. costituisse indispensabile requisito di appartenenza al Corpo di Polizia Municipale.
artt. 2 e 20 del D.M. 4 marzo 1987 n. 145, degli artt. 4 e 73, comma 2, del Regolamento del Corpo dei Vigili Urbani di Genova, dell’art. 21-octies, comma 2, della l. 241/90 e dell’art. 114 Cost., e ne ha chiesto la riforma, con conseguente reiezione di entrambi i ricorsi proposti dal sig. Zanardi in prime cure.
12. Si sono costituiti in giudizio il sig. Z.e il Ministero dell’Interno, chiedendo entrambi la reiezione dell’appello.
17. Esso assume che l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento, che pure non contesta essersi realizzata, non assumerebbe rilievo viziante, invocando l’applicazione dell’art. 21-octies, comma 2, c.c., perché il mutamento della qualifica professionale da vigile urbano in collaboratore professionale sarebbe conseguenza necessitata dalla revoca della qualifica di agente di P.S. subita dal sig. Z.
21. Si evince infatti chiaramente dal complessivo impianto della l. 65/1986 ("Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale") e del D.M. 145/1987 ("Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza"), che lo status di agente di pubblica sicurezza costituisce una prerogativa accessoria ed eventuale rispetto alle funzioni di servizio dell’agente di polizia municipale.
La giurisprudenza di questo Consiglio ha già avuto modo di affermare che le competenze attribuite dall’ordinamento (artt. 3 e 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65) al corpo di polizia municipale "consistono, in misura assolutamente prevalente, in compiti di prevenzione e vigilanza sull’osservanza di norme e di regolamento nei settori di competenza comunale; di accertamento e di contestazione delle eventuali infrazioni; di adozione di provvedimenti sanzionatori" e che "a queste attività di aggiunge l’espletamento di funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale e, in determinate circostanze, di pubblica sicurezza" (Cons. St., sez. V, 12.8.1998, n. 1261).
23. Le spese del presente, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza del Comune nei confronti dell’appellato Z., non avendo il Ministero svolto, al di là della mera costituzione mediante atto di controricorso, sostanziale attività difensiva.