Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-iii-civile-sentenza-16-giugno-2016-n-12413/
Timestamp: 2019-01-17 16:02:03+00:00
Document Index: 76815689

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 86', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 96', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 16 giugno 2016, n. 12413 - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2016 Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 16 giugno 2016, n. 12413
La domanda al risarcimento dei danni subiti dal debitore per l’illegittima iscrizione del fermo amministrativo previsto dall’art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973 può essere avanzata ai sensi dell’art. 96, comma secondo, cod. proc. civ. e presuppone perciò l’istanza di parte, nonché l’accertamento dell’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito il provvedimento di fermo e della mancanza della normale prudenza in capo all’Agente della riscossione. Non sono insoddisfazione, costituenti conseguenze non gravi ed insuscettibili di essere monetizzate perché bagatellari.
La condanna al pagamento della somma equitativamente determinata, ai sensi del terzo comma dell’art. 96 cod. proc. civ., aggiunto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, presuppone l’accertamento della mala fede o colpa grave e, pur potendo essere pronunciata d’ufficio anche dal giudice d’appello, va da questi riferita alla condotta processuale tenuta dalla parte soccombente nel secondo grado di giudizio.
sentenza 16 giugno 2016, n. 12413
5.1.- In effetti, la Corte d’Appello ha interpretato la sentenza di primo grado secondo quanto riportato in ricorso. Inoltre, ha esposto la propria interpretazione del terzo comma dell’art. 96 cod. proc. civ., ritenendo che la condanna prevista da questa norma non sia “necessariamente correlata” ai presupposti dei primi due comma e sostenendone l’applicabilità nel caso di specie, in cui la soccombente avrebbe “agito con colpa”. L’azione dell’Agente della riscossione considerata dalla Corte sembra essere, per un verso, quella dell’iscrizione del fermo amministrativo – perché, ai fini della quantificazione della somma oggetto di condanna, il giudice d’appello fa riferimento sia alla “qualità del responsabile” che alla “importanza della misura cautelare o esecutiva di cui si discute”; per altro verso, quella tenuta in sede processuale – perché, sempre ai fini del quantum, fa riferimento “alla condotta processuale del soggetto responsabile, che nella specie ha, da una parte, provveduto a revocare il fermo, dall’altra ha proposto il presente appello avverso la condanna al pagamento accordata dal primo giudice che, considerati tutti gli aspetti della vicenda, appare ben liquidata”.
Si legge, infatti, nel ricorso che con l’atto introduttivo del giudizio era stata avanzata dalla G. la domanda volta ad ottenere “il risarcimento dei danni ex art. 96 c.2 c.p.c. ed art. 2043”, per l’esistenza di “di danni patrimoniali e non da lei patiti a causa dell’illecito, vessatorio e persecutorio comportamento del concessionario convenuto e della palese illegittimità del fermo amministrativo, ex art. 2043 c.c., stante l’illegittimità e l’ingiustizia del fatto che ha originato alla questione de qua”.
6.2.- Ancora, il giudice d’appello ha sbagliato in diritto quando ha ritenuto che si possa prescindere dalla mala fede e dalla colpa grave e che l’art. 96, comma terzo, cod. proc. civ. possa trovare applicazione “in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole”, compresi i casi in cui “la condotta della parte soccombente sia caratterizzata da colpa semplice… ovvero laddove una parte abbia agito o resistito senza la normale prudenza”.
La Corte, rigettato il primo, accoglie il secondo motivo di ricorso; cassa la sentenza impugnata per quanto di ragione e rinvia alla Corte d’Appello di Lecce, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità