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Timestamp: 2019-05-23 09:19:20+00:00
Document Index: 165191041

Matched Legal Cases: ['art. 230', 'art. 266', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 230', 'art. 266']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 07/11/2018, Sentenza n.50129 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 07/11/2018 (Ud. 28/06/2018), Sentenza n.50129
RIFIUTI - Differenza tra manutenzione edilizia ordinaria e manutenzione delle infrastrutture di rilevanza pubblica - Differenza tra gestione ordinaria e particolare di categorie di rifiuti - Attività di gestione di rifiuti non autorizzata - Artt. 181, 183, 184, 184bis 230, 256, 266, d. lgs. n.152/2006.
Nell'ambito delle speciali categorie di rifiuti (di cui agli artt. 227 e ss del n.152/2006), l'art. 230 del dlgs n. 152 del 2006 disciplina quelli derivanti dalla manutenzione delle infrastrutture, non potendosi ritenere tali i rifiuti derivanti della svolgimento della ordinaria attività di manutenzione edilizia ma solo quelli derivante dalla manutenzione delle infrastrutture di rilevanza pubblica. Sicché, la disciplina applicabile ai rifiuti derivanti della svolgimento della normale attività di manutenzione edilizia è quella ordinaria, (contenuta al titolo I - del capo I - disposizioni generali, ad es. artt. 181, 183, 184, 184bis e del 256, comma 1, lettera a), del dlgs n. 152 del 2006), e non quella particolare contenuta negli articoli 227 e ss né quella di cui all’art. 266, comma 4, del medesimo decreto. Diversamente opinando, si giungerebbe all'inaccettabile conseguenza che il produttore di rifiuti potrebbe sia lasciarli sul luogo di produzione indefinitamente, in tal modo impedendo ai medesimi di acquisire la qualifica normativamente significativa di rifiuti, sia, addirittura, trasferirli, senza che gli stessi acquistino la qualifica di rifiuti, dal luogo di loro produzione verso un luogo diverso dalla sua sede o domicilio.
RIFIUTI - Nozione di "luogo di produzione del rifiuto" - Criteri e condizioni - Onere della prova - Giurisprudenza.
In tema di rifiuti, per luogo di produzione del rifiuto va inteso non solo quello ove lo stesso è stato materialmente prodotto ma anche quello nella disponibilità del produttore che sia funzionalmente collegato al precedente (Corte di cassazione, Sezione VII penale, 27 aprile 2016, n. 17333; idem Sezione III penale, 20 febbraio 2013, n. 8061), incombendo sulla parte privata l'onere di dimostrare l'esistenza di siffatto collegamento (Corte di cassazione, Sezione III penale, 26 agosto 2016, n. 35494), va ricordato che fra le condizioni necessarie per la individuazione del deposito temporaneo vi è il divieto incondizionato di permanenza dei rifiuti nel sito di deposito per un periodo superiore all'anno ovvero, nel caso in cui gli stessi superino il volume dei 30 mc, al trimestre.
(dich. inammissibili i ricorsi avverso sentenza n.199/2018 - TRIBUNALE DI MILANO - 11/01/2018) Pres. ROSI, Rel. GENTILI, Ric. Donzelli ed altro
DONZELLI Pierangelo Fabio, nato a Milano;
DONZELLI Adriano, nato a Milano;
avverso la sentenza n. 199/2018 del Tribunale di Milano del 11 gennaio 2018;
sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Pietro GAETA, il quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi.
Il Tribunale di Milano, con sentenza del 11 gennaio 2018, ha dichiarato la penale responsabilità di Donzelli Pierangelo Fabio e di Donzelli Adriano in ordine, quanto al primo, al reato a lui ascritto sub A) della rubrica, riguardante la normativa in tema di gestione dei rifiuti e, quanto al secondo, al reato di cui al capo B) della rubrica, concernente la violazione delle norme in tema di abusivismo edilizio, dal quale era stato, invece, assolto il precedente imputato, per non aver commesso il fatto; il Tribunale li ha, pertanto, condannati il primo alla pena di euro 10.000,00 di ammenda ed il secondo alla pena di euro 5.000,00 di ammenda.
In particolare Donzelli Pierangelo Fabio è stato ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 256, comma 1, lettera a), del dlgs n. 152 del 2006, per avere, in qualità di legale rappresentante della DAF Sri, effettuato un'attività di gestione di rifiuti non autorizzata, consistente nella messa in riserva di rifiuti speciali non pericolosi derivanti dalla attività svolta dalla predetta società di demolizione e simili; il secondo invece era stato ritenuto responsabile della violazione dell'art. 44, comma 1, lettera a), del dPR n. 380 del 2001 per avere realizzato delle opere edili, consistenti in una pesa elettronica con platea impermeabilizzata in cemento armato e relativa recinzione, in assenza di permesso a costruire ed in zona che, per trovarsi entro la fascia di rispetto di 60 m dalla autostrada Milano Serravalle, non era suscettibile di essere edificata.
Il primo ricorrente ha sostenuto che la sentenza impugnata sia viziata in quanto il Tribunale non ha tenuto conto del fatto che in realtà non si sarebbe trattato altro che di un'attività di deposito, temporaneo penalmente irrilevante, dei residui delle opere di manutenzione eseguite dalla DAF.
Quanto al primo, cioè quello di Donzelli Pierangelo Fabio, si rileva che è destituita di fondamento la tesi difensiva sostenuta dal ricorrente, secondo la quale i materiali da lui depositati, nella spiegata qualità di legale rappresentante della DAF Srl, non potevano essere qualificati, alla luce della normativa di settore, come rifiuti.
Osserva il Collegio la assoluta estraneità alla fattispecie ora in esame della normativa richiamata dal ricorrente, cioè, rispettivamente, l'art. 230 del dlgs n. 152 del 2006, il quale disciplina, nell'ambito delle speciali categorie di rifiuti di cui agli artt. 227 e ss del citato dlgs, quelli derivanti dalla manutenzione delle infrastrutture, per tali non potendosi ritenere i rifiuti derivanti della svolgimento della ordinaria attività di manutenzione edilizia svolta dalla DAF Srl, ma solo quelli derivante dalla manutenzione delle infrastrutture di rilevanza pubblica (per le quali effettivamente vige un criterio derogatorio in ordine alla individuazione del sito di deposito dei rifiuti in tal modo prodotti laddove gli stessi possano essere destinati al riutilizzo senza la necessità di alcun tipo di trattamento: cfr. Corte di cassazione, Sezione III penale, 9 maggio 2018, n. 20410), e l'art. 266, comma 4, del medesimo dlgs n. 152 del 2006, il quale, secondo la esegesi che ne ha dato il ricorrente, prevederebbe che, in caso di produzione di rifiuti derivanti dallo svolgimento della attività di manutenzione, anche edilizia, la qualifica di rifiuto ai materiali prodotti dalla attività predetta sarebbe predicato di essi solo una volta che gli stessi siano materialmente trasferiti dal luogo di loro produzione alla sede ovvero al domicilio del soggetto che ha svolto l'attività manutentiva; ove si desse credito a tale opzione ermeneutica si giungerebbe alla inaccettabile conseguenza che il produttore di rifiuti del genere in discorso potrebbe sia lasciarli sul luogo di produzione indefinitamente, in tal modo impedendo ai medesimi di acquisire la qualifica normativamente significativa di rifiuti, sia, addirittura, trasferirli, senza che gli stessi acquistino la qualifica di rifiuti, dal luogo di loro produzione verso un luogo diverso dalla sua sede o domicilio.
Al riguardo va rilevato immediatamente come sia circostanza del tutto ininfluente il fatto, enfatizzato, invece da parte del ricorrente, che uno dei testi sentito in dibattimento - ancorché si sia trattato di un teste qualificato essendo uno degli agenti che hanno eseguito il sopralluogo da cui è scaturita la notizia di reato - abbia qualificato come deposito temporaneo l'accumulo di rifiuti contestato al Donzelli; invero, la natura schiettamente normativa e non naturalistica della qualificazione in questione rende la stessa esclusivo monopolio dell'Autorità giudiziaria, sicché in relazione ad essa i testi non sono abilitati ad esercitare alcun potere definitorio.
Ciò posto, ribadito che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, per luogo di produzione del rifiuto va inteso non solo quello ove lo stesso è stato materialmente prodotto ma anche quello nella disponibilità del produttore che sia funzionalmente collegato al precedente(cfr. Corte di cassazione, Sezione VII penale, 27 aprile 2016, n. 17333; idem Sezione III penale, 20 febbraio 2013, n. 8061), incombendo sulla parte privata l'onere di dimostrare l'esistenza di siffatto collegamento (Corte di cassazione, Sezione III penale, 26 agosto 2016, n. 35494), va ricordato che fra le condizioni necessarie per la individuazione del deposito temporaneo vi è il divieto incondizionato di permanenza dei rifiuti nel sito di deposito per un periodo superiore all'anno ovvero, nel caso in cui gli stessi superino il volume dei 30 mc, al trimestre.
Il ricorso del Donzelli Pierangelo Fabio e, pertanto, inammissibile.
Passando ora a scrutinare il ricorso di Donzelli Adriano, rileva la Corte come anche questo sia inammissibile stante la sua manifesta infondatezza.
Anche il ricorso di Donzelli Adriano, pertanto, va dichiarato inammissibile.
Così deciso in Roma, il 28 giugno 2018
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