Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Societario/ultime_pubblicate
Timestamp: 2019-10-20 21:23:14+00:00
Document Index: 62948408

Matched Legal Cases: ['art. 1458', 'art. 2253', 'art. 77', 'art. 34', 'art. 2320', 'art. 2467', 'art. 45', 'art. 2403', 'art. 2406', 'art. 2487', 'art. 2409', 'art. 3', 'art. 2901', 'art. 2486', 'art. 2191', 'art. 20', 'art. 2447', 'art. 2447', 'art. 2446', 'sentenza ', 'art. 2446', 'art. 2437']

L’associazione in partecipazione è un contratto di scambio o un contratto associativo?.
In relazione agli effetti restitutori conseguenti alla risoluzione per inadempimento di un contratto di associazione in partecipazione, occorre valutare se alla soluzione tradizionale, che esclude l’applicazione del comma 2 dell’art. 1458 c.c., non sia preferibile quella che invece l’ammette (con conseguente diritto dell’associato all’ottenimento di una somma che conteggi gli esiti positivi o negativi della gestione svolta), sulla base dell’analogia ravvisabile tra questo contratto e quelli societari, della disciplina della restituzione nel caso di sopravvenuta scadenza del termine fissato nel contratto ai sensi dell’art. 2253 c.c., nonché del riscontro disciplinare fornito dalla norma dell’art. 77 comma 1 legge fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 September 2019, n. 23608.
Sono valide le clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario.
Arbitrato - Clausole contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario - Validità - Obbligo di adeguamento - Eslcusione.
Sono valide le clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone precedenti all’entrata in vigore della riforma del diritto societario perché non esiste alcun obbligo nella legge di adeguamento di dette clausole al disposto di cui all’art. 34, comma 2°, d. lgs. n. 5 del 2003; il mancato adeguamento della clausola compromissoria non comporta quindi la sua nullità sopravvenuta. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 17 September 2019.
Provvedimenti cautelari in materia societaria.
Ai sensi dell’art. 2320 co. 3 c.c. il socio accomandante ha solo diritto di ricevere la comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite e di controllarne l’esattezza mediante la consultazione dei libri e degli altri documenti della società. Quindi, l’accomandante può verificare la regolarità della gestione sociale solo al termine dell’annualità, non potendo esercitare tale gestione nel periodo intermedio. (Andrea Laviola) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 August 2019.
Postergazione del finanziamento del socio.
In tema di insinuazione allo stato passivo, il credito derivante dal finanziamento alla società fallita in qualunque forma effettuato dal socio, in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un conferimento ai sensi dell'art. 2467 c.c., va ammesso al concorso con il rango postergato non essendo equiparabile ad un credito chirografario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 July 2019, n. 20649.
Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa non attiene alla competenza.
Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa, nello specifico caso in cui entrambe le sezioni facciano parte del medesimo ufficio giudiziario, non attiene alla competenza, ma rientra nella mera ripartizione degli affari interni dell'ufficio giudiziario, da cui l'inammissibilità del regolamento di competenza, richiesto d'ufficio ex art. 45 c.p.c.; deve di contro ritenersi che rientri nell'ambito della competenza in senso proprio la relazione tra la sezione specializzata in materia di impresa e l'ufficio giudiziario, diverso da quello ove la prima sia istituita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 July 2019, n. 19882.
La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci.
Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione.
Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 July 2019.
Quando l'attivazione dei poteri sindacali avrebbe ragionevolmente evitato l'illecito.
Ricorre il nesso causale tra la condotta inerte antidoverosa dei sindaci di società e l'illecito perpetrato dagli amministratori, ai fini della responsabilità dei primi - secondo la probabilità e non necessariamente la certezza causale - se, con ragionamento controfattuale ipotetico, l'attivazione dei poteri sindacali avrebbe ragionevolmente evitato l'illecito, tenuto conto di tutte le possibili iniziative che il sindaco può assumere esercitando i poteri-doveri propri della carica, quali: la richiesta di informazioni o di ispezione ex art. 2403-bis c.c., la segnalazione all'assemblea delle irregolarità riscontrate, i solleciti alla revoca della deliberazione illegittima, l'impugnazione della deliberazione viziata ex artt. 2377 ss. c.c., la convocazione dell'assemblea ai sensi dell'art. 2406 c.c., il ricorso al tribunale per la riduzione del capitale per perdite ex artt. 2446-2447 c.c., il ricorso al tribunale per la nomina dei liquidatori ai sensi dell'art. 2487 c.c., la denunzia al tribunale ex art. 2409 c.c., ed ogni altra attività possibile ed utile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 July 2019, n. 18770.
Non è sufficiente ad esonerare i sindaci della società da responsabilità il fatto di esserne stati tenuti all'oscuro.
Condotta gestoria illecita degli amministratori - Omessa adeguata vigilanza dei sindaci - Responsabilità - Condotta esigibile.
Non è sufficiente ad esonerare i sindaci della società da responsabilità, in presenza di una illecita condotta gestoria posta in essere dagli amministratori, la dedotta circostanza di esserne stati tenuti all'oscuro o di avere assunto la carica dopo l'effettiva realizzazione di alcuni dei fatti dannosi, qualora i sindaci abbiano mantenuto un comportamento inerte, non vigilando adeguatamente sulla condotta degli amministratori, sebbene fosse da essi esigibile lo sforzo diligente di verificare la situazione e porvi rimedio, di modo che l'attivazione dei poteri sindacali, conformemente ai doveri della carica, avrebbe potuto permettere di scoprire le condotte illecite e reagire ad esse, prevenendo danni ulteriori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 July 2019, n. 18770.
Le dimissioni presentate non esonerano il sindaco di società di capitali da responsabilità.
Sindaci di società - Responsabilità per negligente vigilanza sull'attività sociale - Dimissioni - Rilevanza ai fini della condotta colposa - Fondamento.
Le dimissioni presentate non esonerano il sindaco di società di capitali da responsabilità, in quanto non integrano un'adeguata vigilanza sull'operato altrui e sullo svolgimento dell'attività sociale, per la pregnanza degli obblighi assunti proprio nell'ambito della vigilanza sull'operato altrui e perché la diligenza richiesta al sindaco impone, piuttosto, un comportamento alternativo; le dimissioni diventano anzi esemplari della condotta colposa tenuta dal sindaco, rimasto indifferente ed inerte nel rilevare una situazione di reiterata illegalità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 July 2019, n. 18770.
Qualora terzi arrechino danno ad una società di capitali, il socio è legittimato a domandare il ristoro del pregiudizio subito.
Danno arrecato da terzi alla società e ai soci - Diritto al risarcimento in capo al singolo socio - Sussistenza - Presupposti - Fattispecie.
Qualora terzi arrechino danno ad una società di capitali, il socio è legittimato a domandare il ristoro del pregiudizio da lui subito ove non risarcibile alla società perché riguardante la sfera personale (diritto all'onore od alla reputazione) o la perdita di opportunità personali, economiche e lavorative dello stesso socio o la riduzione del cd. merito creditizio di quest'ultimo. (Nella specie, l'attore aveva dedotto che il fallimento di due società, delle quali egli era socio accomandatario e garante, era da imputare all'avvenuta escussione di una fideiussione dovuta all'illegittima revoca di un finanziamento pubblico e all'inadempimento di alcune obbligazioni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 June 2019, n. 16581.
Tribunale delle Imprese: revocatoria ordinaria e cessione di quote.
Cessione di quote e revocatoria ordinaria – Incompetenza funzionale del Tribunale delle Imprese – Oggetto accidentale – Non rileva.
La competenza del Tribunale delle Imprese, ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. n. 168/2003, si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi per l’intrinseca posizione dedotta in giudizio.
Nel caso di specie, deve negarsi che l’oggetto della controversia afferente all’azione pauliana, pur se l’atto dispositivo da dichiararsi inefficace abbia ad oggetto partecipazioni sociali, abbia un legame diretto con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, essendo dette partecipazioni oggetto meramente accidentale della domanda proposta ex art. 2901 cc e non incidendo l’eventuale declaratoria di inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti del creditore su diritti sociali, nonché rimanendo oggetto del giudizio l’accertamento dei presupposti dell’azione revocatoria. (Francesco Fontana ed Eleonora Facchinello) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 19 June 2019.
Legittimazione ad agire degli ex soci di società di capitali estinta.
In tema di legittimazione ad agire degli ex soci di società di capitali estinta, per i rapporti facenti capo a questa ed ancora pendenti dopo la cancellazione dal registro delle imprese si determina un fenomeno successorio rispetto al quale occorre distinguere: se l'ex socio agisce per un debito della società estinta, non definito in sede di liquidazione, la successione interessa tutti i soci esistenti al momento della cancellazione, posto che essi succedono nei rapporti debitori già facenti capo alla società, sicché sussiste un litisconsorzio di natura processuale e tutti i soci debbono essere chiamati in giudizio, ciascuno quale successore della società e nei limiti della propria quota di partecipazione; se invece l'ex socio agisce per un credito della società estinta, pur rimanendo immutato il meccanismo successorio, la mancata liquidazione comporta soltanto che si instaurerà tra i soci medesimi un regime di contitolarità o comunione indivisa, onde anche la relativa gestione ne seguirà il regime proprio, con esclusione del litisconsorzio. (Nella specie, la S.C. ha accolto, nel merito, l'originario ricorso del contribuente che, quale ex socio, aveva agito per il rimborso del credito IVA, non iscritto nel bilancio finale di liquidazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 June 2019, n. 15637.
Responsabilità degli amministratori senza deleghe.
In caso di violazione dell’obbligo di gestione conservativa sancito dall’art. 2486 c.c., ai fini della quantificazione del danno arrecato alla società è utilizzabile in via equitativa il criterio – oggi specificamente riconosciuto anche dal legislatore al nuovo terzo comma dell’articolo 2486 c.c. (entrato in vigore il 16 marzo 2019) - dei “netti patrimoniali”, che prevede il raffronto tra il patrimonio netto della società al momento del verificarsi della causa di scioglimento e quello al momento dell’apertura della procedura concorsuale. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 10 June 2019.
Ragione sociale: divieto d’abbreviazione con mera lettera iniziale del prenome dei soci di società di persone.
Giudice del Registro – Procedimento ex art. 2191 c.c. – Ragione sociale società di persone – Divieto d’abbreviazione del prenome dei soci di società di persone con mera lettera iniziale del prenome stesso, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2292 c.c. e 6, II comma, c.c. – Cancellazione d’iscrizione di modifica societaria dal registro delle imprese.
Il Giudice del Registro, a seguito di segnalazione ai sensi dell’art. 20, comma 7 bis, d.l. n. 91/2014, della Camera di Commercio territorialmente competente, ordina la cancellazione dell’iscrizione al Registro delle Imprese recante la modifica del contratto sociale in punto ragione sociale, laddove l’indicazione del prenome d’uno dei soci sia in forma abbreviata anziché per esteso. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 03 June 2019.
Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto l'impugnazione della deliberazione di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale di cui all'art. 2447 c.c..
Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto l'impugnazione della deliberazione di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale di cui all'art. 2447 c.c., per violazione delle norme sulla redazione della situazione patrimoniale ex art. 2446 c.c., vertendo tale controversia, al pari dell'impugnativa della delibera di approvazione del bilancio per difetto dei requisiti di verità, chiarezza e precisione, su diritti indisponibili, essendo le regole dettate dagli artt. 2446 e 2447 c.c. strumentali alla tutela non solo dell'interesse dei soci ma anche dei terzi. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto che la finalità perseguita dall'art. 2446 c.c. fosse differente rispetto a quella sottesa alle norme sulla redazione del bilancio, mirando unicamente a consentire ai soci di conoscere la situazione finanziaria della società, al fine di deliberare consapevolmente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 May 2019, n. 14665.
Contratti pubblici di rilevanza comunitaria stipulati in data anteriore al d.lgs. 163/2006 e competenza del tribunale delle imprese.
Contratti pubblici di rilevanza comunitaria – Competenza del tribunale delle imprese – Contratti stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163.
Sono da qualificarsi contratti pubblici di rilevanza comunitaria, e le relative controversie sono di competenza del tribunale delle imprese anche se stipulati in data anteriore al d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, i contratti rientranti nelle classi di valore di cui alla disciplina (anteriore) varata in attuazione delle direttive 93/36/CEE (relativa alle forniture nei settori ordinari), 93/37/CEE (relativa ai lavori nei settori ordinari) e 93/38/CE (relativa alle procedure di aggiudicazione nei c.d. settori esclusi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 May 2019.
Modifica di clausola statutaria attinente alla distribuzione dell’utile e diritto di recesso.
In tema di recesso dalla società di capitali, l’espressione "diritti di partecipazione" di cui all’art. 2437 c.c., lett. g), per quanto nell’ambito di una interpretazione restrittiva della norma tesa a non incrementare a dismisura le cause legittimanti l’exit, comprende in ogni caso i diritti patrimoniali implicati dal diritto di partecipazione, e tra questi quello afferente la percentuale dell’utile distribuibile in base allo statuto; ne consegue che la modifica di una clausola statutaria direttamente attinente alla distribuzione dell’utile, che influenzi in negativo i diritti patrimoniali dei soci prevedendo l’abbattimento della percentuale ammissibile di distribuzione dell’utile di esercizio in considerazione dell’aumento della percentuale da destinare a riserva, giustifica il diritto di recesso dei soci di minoranza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 May 2019, n. 13845.
Nelle società di persone l’apporto del socio d’opera non è un conferimento di capitale.
I conferimenti dei soci d’opera debbono, infatti essere qualificati come conferimenti di patrimonio e non di capitale, in quanto, pur costituendo entità utili per il perseguimento dell’oggetto sociale, non sono idonei alla garanzia dei creditori sociali, atteso che la loro capitalizzazione, da un lato falserebbe la reddittività dell’impresa e, dall’altro lato, non garantirebbe l’eventuale soddisfacimento dei creditori sociali in caso di escussione del patrimonio sociale, tali apporti consistendo in servizi o prestazioni lavorative o comunque di fare, non sarebbe suscettibili di espropriazione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 May 2019.
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