Source: https://www.101professionisti.it/guida/diritto-bancario/approfondimenti/i-contratti-bancari-304.aspx?pos=15
Timestamp: 2020-02-17 12:15:06+00:00
Document Index: 120101354

Matched Legal Cases: ['art.1843', 'art. 1845', 'art. 40', 'art.40', 'art.1526', 'art.1526', 'art.2744']

I contratti bancari (Bancario) - 101Professionisti.it
101professionisti.it > Bancario > Approfondimenti > I contratti bancari
Si definisce contratto di conto corrente bancario l’accordo con cui la banca si impegna nei confronti del cliente, sul presupposto dell’esistenza di una disponibilità presso di sé, a “prestare un servizio, consistente in sostanza in un servizio di cassa, ossia nel provvedere per conto del cliente correntista, su ordine diretto ed indiretto e con le sue disponibilità, ai pagamenti ed alle riscossioni.
L’accreditato sarà tenuto alla restituzione delle somme utilizzate solo alla cessazione del rapporto.
L’apertura di credito costituisce una forma del mutuo, diretta a soddisfare esigenze di natura simile alle quali però lo schema rigido del mutuo non può piegarsi.
I caratteri peculiari del contratto di apertura di credito
L’apertura di credito è: contratto consensuale: si perfeziona mediante l’accordo delle parti; contratto ad effetti obbligatori: a carico della banca tenuta a mantenere a disposizione del cliente la somma accreditata e ciò fino alla scadenza del termine prefissato o fino al recesso di una delle due parti e con correlativi obblighi del cliente; contratto a prestazioni corrispettive: da un lato quella della banca di tenere a disposizione la somma e dall’altro quella dell’accreditato di corrispondere la provvigione, in caso di utilizzazione di interessi; contratto oneroso: la banca riceve un corrispettivo (provvigione e interessi) in cambio di ciò che resta (messa a disposizione della somma) e l’accreditato acquista un’utilità avente valore economico (disponibilità della somma) in cambio della sua prestazione; contratto ad esecuzione continuata: è insito nella sua funzione il protrarsi dell’adempimento per una certa durata; contratto a tempo determinato /o indeterminato a seconda della volontà delle parti.
L’apertura di credito, inoltre, può essere semplice o in conto corrente: è semplice quando l’accreditato ha il diritto di utilizzare il credito una sola volta anche se con successivi prelevamenti parziali; l’apertura di credito è in conto corrente quando l’accreditato ha il diritto di effettuare rimborsi totali o parziali delle somme prelevate e di utilizzare nuovamente il credito così ricostituito.
In presenza di un’espressa pattuizione, l’apertura di credito, dunque, si presume in conto corrente.
Infatti l’art.1843 cod. civ. dispone che se non è convenuto diversamente, l’accreditato può utilizzare in più volte il credito, secondo le forme d’uso e può con successivi versamenti ripristinare la sua disponibilità.
L’apertura di credito in conto corrente è disciplinata dalle disposizioni che regolano le operazioni bancarie in conto corrente.
Per quanto riguarda il recesso dal contratto, bisogna distinguere se l’apertura di credito è a scadenza o senza, nel caso la banca non può recedere dal contratto prima della scadenza, salvo giusta causa (art. 1845, comma 1, cod. civ.).
Tra esse: il divieto di ulteriore utilizzazione del conto e l’ordine di rientro, cioè di restituzione delle somme utilizzate, degli interessi e delle spese bancarie.
1. è fatta su pegno regolare (anticipazione bancaria propria) quando le cose ricevute in pegno sono individuabili (ad es. un certo numero di azioni o obbligazioni della Beta S.r.l.): in questo caso la banca non ne può disporre ed alla scadenza deve restituire esattamente le stesse cose ricevute. L’obbligo della restituzione comporta che la banca provveda alla custodia delle cose ed, eventualmente, alla loro assicurazione. Al termine del rapporto, la banca ha diritto oltre al corrispettivo dell’anticipazione (interessi e competenze), anche al rimborso delle spese di custodia;
Il tasso calcolato per l’interesse è detto appunto tasso di sconto.
L’esigenza che tale contratto soddisfa è quella di liquidità del cliente, attraverso lo smobilizzo di crediti non ancora esigibili: lo sconto consente, infatti, ad un imprenditore di ottenere moneta attuale utilizzando un bene futuro.
Il mutuo di scopo è il contratto in forza del quale una parte appresta all’altra mezzi finanziari per la realizzazione di uno scopo pattiziamente (mutuo di scopo volontario) o legislativamente prefissato (mutuo di scopo legale) e l’altra si obbliga a restituire la somma ed a svolgere l’attività necessaria al raggiungimento dello scopo secondo i modi e i tempi prestabiliti.
Per il soggetto finanziato è riconosciuta la possibilità di estinguere anticipatamente il mutuo pagando un compenso omnicomprensivo che deve essere pattuito contrattualmente fin dall’inizio del rapporto (art. 40 TUB) .
L’elemento che costituisce eccezione alla regola è che il mutuatario è agevolato anche se inadempiente: infatti, in caso di ritardato pagamento la banca può chiedere la risoluzione del contratto e la restituzione del finanziamento in un'unica soluzione (cfr., Delibera CICR 9 febbraio 2000 “Credito fondiario: disciplina dell’estinzione anticipata dei mutui ex art.40, comma 1, T.U.B.) solo se il tardivo pagamento si è verificato per almeno sette volte anche non consecutive (è considerato tardivo se l’inadempimento avviene tra il trentesimo ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata).
Il leasing cosiddetto “finanziario” è, per contro, caratterizzato da una più marcata funzione finanziaria, perché qui la società di leasing non è, come nel leasing operativo, un produttore o un commerciante del ramo, ma una vera e propria società finanziaria; cosicchè l’operatore che ha bisogno di determinate macchine o apparecchiature, le sceglie direttamente presso il produttore; la società di leasing poi acquista tali beni dal produttore (contratto di compravendita tra azienda produttrice e azienda finanziaria) e li cede in godimento al conduttore.
Ma proprio la finalità traslativa della proprietà, spesso presente nel contenuto del contratto, hanno convinto altra parte della dottrina ad assimilare il leasing alla vendita con riserva della proprietà, asserendo così l’applicabilità in via analogica degli artt.1523 e segg. cod. civ..
Assai controverso rimaneva comunque la possibilità di applicare al leasing l’art.1526 cod. civ. il quale dispone che se la risoluzione del contratto ha luogo per inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto ad un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno e che, se è stato convenuto che le rate restino al venditore a titolo di indennità, il giudice, secondo le circostanze può ridurre tale indennità. L’ultimo comma estende quanto previsto nei commi precedenti al caso della cd. vendita in forma di locazione, in cui le parti convengono che, al termine del contratto di locazione, la proprietà della cosa sia acquisita dal conduttore per effetto del pagamento dei canoni pattuiti. Su quest’ultimo punto i maggiori contrasti tra dottrina e giurisprudenza: per la dottrina i canoni previsti nel contratto di leasing venivano considerati quali rate di prezzo in quanto commisurati al valore di scambio del bene. Pertanto il valore residuo era pari ad un‘ultima rata di prezzo, con la conseguenza che, nel caso di risoluzione, sorgeva la stessa esigenza di tutela del contraente più debole che è alla base della previsione dell’art.1526 cod. civ..
In quest’ultimo caso saranno applicabili le norme della vendita con patto di riservato dominio.
Il Testo unico bancario riserva l’attività di leasing agli intermedi finanziari e alle banche.
La vicenda può essere, infatti, inquadrata come alienazione a garanzia di un finanziamento e, come tale, potrebbe anche violare l’art.2744 cod. civ..
- la previsione di un giusto prezzo di vendita (un’eventuale stima del valore del bene al momento del trasferimento iniziale costituirebbe un importante indice a favore della prevalenza della funzione di scambio rispetto a quella di garanzia);
- le previsione di un “giusto” prezzo di opzione (il prezzo di opzione dovrebbe tener conto del valore del bene alla scadenza, nonché dei canoni già pagati);
- l’inserimento del cd. patto marciano, in base al quale in caso di inadempimento il creditore può rivalersi sulla cosa (facendola propria) ma a condizione che versi al debitore al eventuale differenza tra importo del credito e valore stimato del bene.