Source: https://www.laleggepertutti.it/306327_malattie-croniche-ultime-sentenze
Timestamp: 2020-05-31 21:08:33+00:00
Document Index: 85864971

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 123', 'art. 123', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4']

Scopri le ultime sentenze su: malattie croniche e degenerative; diritto degli utenti del Servizio sanitario nazionale a fruire di terapie farmacologiche gratuite; rimborsabilità di un farmaco; cause di esclusione dal concorso a posti di allievo vice ispettore del ruolo degli ispettori di Polizia Penitenziaria; principio di precauzione e diritto alla salute dei pazienti.
1 Terapie farmacologiche gratuite
2 Riduzione del prezzo dei farmaci di classe “A”
3 Malattia cronica destinata ad aggravarsi
4 Aggravamento della malattia cronica
5 Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo: necessità della prova specifica
6 Imperfezioni e infermità ostative all’ammissione in servizio
7 Esclusione dal concorso
8 Limiti alla rimborsabilità di un farmaco
9 Assistenza medica a persone anziane afflitte da malattie croniche
10 Prestazioni di lungo assistenza per anziani e persone affette da malattie croniche e degenerative
Terapie farmacologiche gratuite
Alla luce del quadro normativo vigente in materia, l’inserimento dei medicinali in fascia A appare unicamente finalizzato a garantire il diritto degli utenti del SSN a fruire di terapie farmacologiche gratuite, quando esse siano “essenziali” o riguardino malattie croniche, contemperandolo con la facoltà dello Stato di adottare misure economiche indirizzate al controllo della spesa farmaceutica, al fine di garantire il pareggio di bilancio, ora dotato di fondamento costituzionale.
Di conseguenza, nessuna posizione giuridica protetta quale “diritto” si rinviene in capo alle imprese farmaceutiche interessate all’inserimento dei propri prodotti in classe A, pur non dubitandosi che le stesse abbiano un interesse legittimo pretensivo alla corretta e ragionevole applicazione delle norme; interesse che, tuttavia, non è quello alla leale competizione in un mercato concorrenziale (trattandosi di un circuito commerciale in cui le modalità di determinazione della domanda sono fortemente condizionate non tanto dal prezzo quanto dal ruolo dell’intervento pubblico) ma, piuttosto, quello di fruire di chance di extra-guadagno connesse alla particolare regolazione del “mercato” dei medicinali di fascia A.
Consiglio di Stato sez. III, 30/11/2017, n.5624
Riduzione del prezzo dei farmaci di classe “A”
L’art. 3, comma 1, del d.l. n. 63 del 2002, conv., con modif., dalla l. n. 112 del 2002, nel disporre la riduzione del sette per cento del prezzo di fornitura dei farmaci appartenenti alla classe “A” (farmaci essenziali e farmaci per malattie croniche), si riferisce, sebbene non li indichi espressamente, anche ai farmaci della classe “H”, da dispensare esclusivamente in ambito ospedaliero ed aventi le medesime caratteristiche terapeutiche.
Invero, anche questi ultimi farmaci sono interamente a carico del Servizio sanitario nazionale ed il contenimento della spesa pubblica nel settore della sanità, che costituisce all’evidenza la “ratio” della norma, non può che riguardare sia la spesa farmaceutica convenzionata che quella effettuata mediante acquisti diretti da parte delle aziende ospedaliere.
Cassazione civile sez. I, 02/12/2016, n.24656
Malattia cronica destinata ad aggravarsi
È affetta da violazione del regolamento Ce n. 726/2004 e da difetto di motivazione la determina AIFA di classificazione in C/RNRL (anziché in H – motivata con riferimento ad asseriti prefili di efficacia e sicurezza di un medicinale approvato con procedura centralizzata e per il quale la CTS si sia già espressa a favore della rimborsabilità (con l’unico auto-vincolo – sostanzialmente abdicato – di individuare le sottopopolazioni di pazienti capaci di trarre il maggior beneficio clinico, quale condizione per la sostenibilità del rimborso); ciò anche in considerazione della mancanza assoluta di altre terapie efficaci – come rilevata da uno dei consulenti interpellati dalla CTS – che comunque imponeva di coniugare il principio di precauzione con il diritto alla salute dei pazienti che, per essere effetti da una malattia cronica destinata ad aggravarsi con perdita totale di funzionalità dei reni, hanno come unica prospettiva la dialisi o il trapianto.
T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 21/12/2016, n.12722
Aggravamento della malattia cronica
L’aggravarsi di una malattia cronica può considerarsi fatto imprevedibile. Se da ciò scaturisce il mancato trasferimento della residenza nell’immobile acquistato con le agevolazioni cd. “Prima casa” può senz’altro essere riconosciuta la “causa di forza maggiore”.
Comm. trib. prov.le Milano sez. I, 25/03/2013, n.132
Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo: necessità della prova specifica
In mancanza di una adeguata dimostrazione o allegazione delle circostanze specifiche che, in ragione dello svolgimento delle proprie mansioni lavorative, avrebbero causato la malattia, la tesi, sviluppata da uno specialista e fatta propria dal ricorrente, in ordine alla possibilità di presupporre l’eziogenesi di una data patologia come rientrante in un quadro di malattie croniche da stress, non può essere considerata idonea a smentire il contenuto del parere del competente Comitato di Verifica, individuandosi soltanto una possibile diversa analisi che, comunque, non viene posta in termini di certezza e non risulta assolutamente dimostrata.
T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 27/10/2014, n.987
Imperfezioni e infermità ostative all’ammissione in servizio
L’art. 123 lett. d), d.lg. n. 443 del 1992 — recante Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria — elenca tra le infermità ed imperfezioni degli organi del capo, ostative all’assunzione ad allievo agente, le malattie croniche e le imperfezioni del globo oculare, delle palpebre, dell’apparato lacrimale, nonché disturbi della motilità dei muscoli oculari estrinseci.
Le imperfezioni e le infermità elencate devono considerarsi ostative laddove siano, almeno potenzialmente, in grado di ostacolare l’esercizio delle mansioni di un agente di polizia penitenziaria, sia sotto il profilo del materiale espletamento delle attività connesse al servizio sia sotto quello relazionale, interno ed esterno.
(Nella fattispecie, la commissione ministeriale preposta agli accertamenti medico-legali si era limitata ad accertare la pecca senza esprimere alcun giudizio in ordine all’incidenza della stessa sulla funzionalità dell’organo interessato, laddove la lieve imperfezione riscontrata si risolveva, in realtà, in un problema solo estetico).
T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 03/12/2013, n.646
È legittimo il provvedimento di esclusione dal concorso a posti di allievo vice ispettore del ruolo degli ispettori di Polizia Penitenziaria del candidato che presenti un difetto di visus e che sia affetto dalla patologia di cheratocono, stante l’operatività dell’art. 123 lett. d), d.lg. n. 443 del 1992 che individua, tra le cause di esclusione, le “malattie croniche ed imperfezioni del globo oculare”.
T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 30/09/2010, n.32608
Limiti alla rimborsabilità di un farmaco
È pienamente legittimo, e non viola il principio di libertà prescrittiva del medico, il provvedimento con cui l’Amministrazione – nella specie, la regione Lazio – dispone limiti alla rimborsabilità di un farmaco, posto che la Regione non ha vietato la prescrizione di farmaci, ma ha solo posto l’onere a carico dell’utenza che intenda curarsi con il farmaco non interamente rimborsabile, a nulla rilevando che quest’ultimo sia collocato in fascia A (riferita ai farmaci essenziali o necessari per le malattie croniche) per i quali è prevista la piena rimborsabilità, essendo necessario esclusivamente che sussista un altro farmaco di prezzo più basso ma di equivalente efficacia terapeutica, secondo l’individuazione effettuata dall’Agenzia italiana del farmaco, ai sensi dell’art. 6 d.l. 18 settembre 2001 n. 347, conv. dalla l. 16 novembre 2001 n. 405.
T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 04/12/2009, n.12538
Assistenza medica a persone anziane afflitte da malattie croniche
L’onere apposto ad un legato testamentario a favore di una istituzione di assistenza e beneficenza, e consistente nella destinazione di un immobile a nosocomio a beneficio dei poveri preferibilmente residenti in un dato Comune è adempiuto anche se l’immobile in oggetto, venga destinato essenzialmente a gerontocomio, fornendo però comunque una pur minimale assistenza medica a persone anziane, afflitte da malattie croniche.
Corte appello Napoli, 08/04/2005
Prestazioni di lungo assistenza per anziani e persone affette da malattie croniche e degenerative
La gratuità delle prestazioni sanitarie va affermata per le prestazioni a rilevanza sociale previste dall’art. 3 comma 1 del DPCM 14 febbraio 2001 e per quelle socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria previste dall’art. 3 comma 3 del citato decreto, mentre per le prestazioni di lungo assistenza destinate ad anziani e persone non autosufficienti affette da malattie croniche e degenerative, in base alla tabella di cui all’art. 4 comma 1 del DPCM 14 febbraio 2001 e di cui all’allegato 1 C del DPCM 29 novembre 2001, è prevista la ripartizione forfettaria del costo complessivo nella misura del 50% a carico del SSN e del 50% a carico del Comune con la compartecipazione dell’utente.
Tribunale Milano sez. VII, 18/06/2019, n.5905
05/10/2019 alle 09:54
Quali sono tutte le malattie croniche? ho fatto ricerche ma non ho trovato un elenco esastivo. potete aiutarmi?
05/10/2019 alle 09:56
Ecco quali sono le malattie croniche più diffuse:
la condizione dei neonati prematuri o immaturi;
il nanismo ipofisario, forma di nanismo derivante da un deficit dell’ormone della crescita, che viene prodotto da una ghiandola chiamata ipofisi;
la sclerosi multipla, malattia degenerativa che provoca danni a carico del sistema nervoso centrale;;
la sclerosi sistemica, malattia del tessuto connettivo;
le malattie extrapiramidali. Sono patologie che danneggiano il cosiddetto sistema extrapiramidale, un insieme di vie e centri nervosi che influiscono sui corretti movimenti. La più conosciuta è il morbo di Parkinson;
il morbo di Paget, che provoca alterazioni e deformazioni dello scheletro;
la pancreatite cronica, patologia infiammatoria cronica a carico del pancreas;
la malattia di Buerger, che interessa piccole e medie arterie, vene e nervi;
il diabete mellito. questa patologia oggi interessa ben 422 milioni di persone. Essa, complici lo stress, uno stile di vita poco sano e vari fattori ambientali, è purtroppo in aumento. Il diabete si manifesta quando il pancreas non riesce a produrre sufficiente insulina, l’ormone che regola la quantità di zuccheri nel sangue (diabete di tipo 1 o giovanile); oppure quando l’iinsulina, presente in quantità potenzialmente sufficiente, non viene utilizzata dall’organismo in modo efficace (diabete di tipo 2 o senile). Attualmente 3,5 milioni di persone, in Italia, soffrono di questa patologia; ma, in aggiunta, si stima che un milione di individui non sappia di averla;
il diabete insipido, dovuto, a differenza del precedente, da un’insufficiente produzione di un ormone che regola la funzione urinaria (ADH o vasopressina), o dal suo cattivo utilizzo a livello renale; il risultato è che il paziente ha necessità continua di urinare, e una sete insaziabile. Si tratta di una malattia molto rara, le cui cause non sono del tutto chiare: a volte può essere dovuto a un trauma cranico, a un intervento chirurgico, a infezioni come l’encefalite o la meningite, a tumori; in una buona percentuale di casi, però, non è possibile risalire alla sua origine;
il morbo di Addison, consistente in un’alterazione irreversibile del funzionamento delle ghiandole surrenali, per effetto del quale non vengono secreti in quantità sufficiente alcuni ormoni. E’ quindi necessario, per tutta la vita, praticare una terapia sostitutiva, consistente nell’assunzione di queste sostanze;
l’insufficienza renale cronica. E’ un malfunzionamento dei reni, derivante spesso da altre patologie, che costringe spesso i pazienti che ne sono affetti alla dialisi, ovvero all’utilizzo di macchinari che assolvono alla stessa funzione dei reni;
il gigantismo e l’acromegalia. Si tratta di sindromi da eccessiva produzione dell’ormone della crescita, con conseguente sviluppo esagerato del soggetto interessato;
l’anemia emolitica. Con questa espressione si intende un insieme di patologie del sangue, caratterizzate tutte da una breve vita dei globuli rossi, o da una distruzione di quelli in circolo;
l’artrite reumatoide. Si tratta di una malattia invalidante, quasi certamente di origine autoimmune; causata, cioè, da un eccesso di risposta del sistema immunitario, che anziché colpire agenti responsabili delle malattie, come virus e batteri, danneggia parti dell’organismo umano.Colpisce principalmente le articolazioni delle mani, delle braccia, delle gambe e provoca dolore, gonfiore, sensazione di calore, difficoltà di movimento;
la spondilite anchilosante, una forma di artrite di origine autoimmune;
il lupus eritematoso sistemico (LES). E’ una malattia autoimmune, nella quale il sistema immunitario, per varie cause, attacca il DNA delle cellule, provocando problemi in varie parti del corpo. In particolare, possono presentarsi lesioni a livello cutaneo, ma i danni possono interessare i polmoni, il cuore, i reni, le mucose della bocca e del naso;
la sindrome di Sjogren, malattia del sistema immunitario che colpisce le ghiandole esocrine, in particolare quelle dell’occhio e del sistema immunitario, per poi estendersi ad altre parti del corpo;
le patologia a carico della tiroide, quando questa funziona in modo eccessivo (ipertiroidismo) o troppo poco (ipotiroidismo);
iperparatiroidismo e ipoparatiroidismo. Le paratiroidi sono ghiandole che producono il paratormone, un ormone che ha il compito di mantenere un ottimale livello di calcio nel sangue. Questa patologia si ha quindi nel caso in cui il paratormone venga prodotto in quantità eccessiva (iperparatiroidismo) o insufficiente (ipoparatiroidismo);
la malattia di Crohn. Essa colpisce tratti dell’apparato digerente, indifferentemente dalla bocca all’ano; èiù spesso, comunque, riguarda l’ileo, cioé la parte terminale dell’intestino tenue, o l’intestino crasso. Provoca perdita di peso, vomito e diarrea;
la colite ulcerosa. E’ una patologia infiammatoria che colpisce l’intestino crasso, i cui sintomi sono dolore addominale, diarrea e perdite di sangue e di muco;
la fibrosi cistica. Si tratta di una grave malattia genetica che è presente fin dalla nascita, e che altera le secrezioni degli organi (pancreas, bronchi, polmoni, intestino, fegato, cavità nasali e dotti deferenti), che finiscono per esserne danneggiati;
il glaucoma. E’ una malattia che provoca pressione eccessiva all’interno dell’occhio;
infezione da hiv, nota anche come AIDS o sindrome da immunodeficienza acquisita. Questo virus provoca una grave carenza del sistema immunitario, e allo stato attuale non è curabile. Rispetto al passato, è però possibile prolungare la vita dei pazienti;
la miastenia grave, una forma di affaticamento muscolare;;
i tumori maligni, e quelli dal comportamento incerto. I primi sono quelli potenzialmente capaci di portare alla morte; in alcuni casi non è possibile curarli, ma solo rallentarne il decorso, e per questo vengono ricompresi tra le malattie croniche. I secondi sono quelli dei quali non si può prevedere l’evoluzione;
l’ipercolesterolemia in varie forme. Il colesterolo è un grasso normalmente presente nel sangue. Se supera determinati limiti (ipercolesterolemia) esso diventa dannoso, provocando l’occlusione delle arterie e problemi cardiovascolari. Si tratta in genere di una condizione reversibile, grazie a una dieta appropriata e, se necessario, al ricorso ad alcuni farmaci. Alcune forme di ipercolesterolemia, tuttavia, permangono nel tempo e sono vere e proprie malattie croniche: l’ipercolesterolemia familiare omozigote e l’ipercolesterolemia familiare combinata (di origine genetica), l’ipercolesterolemia primitiva poligenica (causata da interazione tra i geni e l’ambiente);
l’iperlipoproteinemia, alterazione del metabolismo dei lipidi (grassi) presenti nel sangue;
la sindrome di Cushing, che comporta l’eccessiva produzione di un ormone detto cortisolo;
le malattie cardiovascolari. Si tratta di patologie cardiache, consistenti in un malfunzionamento del cuore o nei postumi di un infarto, che continuano a dare problemi anche dopo la cessazione della fase acuta; oppure dei postumi di un ictus o di un’ischemia, ai quali il paziente è riuscito a sopravvivere, che tuttavia lo accompagneranno per il resto della sua esistenza. Ricordiamo anche l’insufficienza cardiaca, e l’ipertensione arteriosa con o senza danno agli organi. Queste malattie dipendono da svariati fattori: alcuni non sono controllabili, come la predisposizione familiare o l’età; altri invece lo sono, come l’alimentazione e lo stile di vita;
le malattie mentali. Si tratta di disturbi di vario tipo, intensità e gravità, che possono essere mentali, comportamentali o neurologici. Si stima che nel mondo ne soffrano circa 450 milioni di persone. Si tratta di malattie piuttosto comuni nel mondo occidentale, in cui è spesso presente una bassa qualità di vita insieme a situazioni di isolamento sociale. In particolare, sono molto diffuse l’ansia e la depressione, che colpiscono in particolar modo gli anziani; ma anche la schizofrenia, l’anoressia e la bulimia (patologie mentali, queste, legate a un rapporto non sano col cibo);
le demenze. Con questo termine si intende parlare di molte malattie di tipo degenerativo, che, in modo progressivo, rendono il paziente sempre meno autonomo e con una condizione di disabilità che può essere anche molto grave. Nel mondo ne soffrono 47 milioni di persone, ma gli esperti stimano che, entro il 2050, si possa arrivare a 131 milioni di pazienti affetti da questi problemi. Le demenze possono essere di diverso tipo: alcune sono legate a situazioni di sofferenza di organi diversi dal cervello, e a volte sono reversibili; altre invece sono irreversibili, come, ad esempio, il tanto temuto Morbo di Alzheimer. la demenza dei Corpi di Lewy e quella fronto-temporale. In Italia sono molte le famiglie colpite da questo problema: basti pensare che il numero totale dei pazienti supera il milione, e che le persone coinvolte dalle necessità di assistenza di questi ammalati superano i 3 milioni;
le malattie respiratorie croniche. Vi rientrano la bronchite cronica,l’insufficienza respiratoria cronica, l’asma bronchiale, le malattie respiratorie professionali (contratte a seguito dell’esposizione ad ambienti di lavoro insalubri, come ad esempio certe miniere), la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), la sindrome delle apnee notturne, l’ipertensione polmonare, le riniti, le rinosinusiti. Esse derivano, principalmente, da fattori di rischio individuali come la familiarità, ma anche da una vita troppo sedentaria, da una cattiva alimentazione, dal fumo, dall’inquinamento atmosferico, dall’esposizione a sostanze nocive; e, come è facile intuire, hanno una ricaduta negativa sulla qualità della vita dei pazienti, provocando spesso condizioni di vera e propria disabilità;
l’essere nati in condizioni di gravi deficit fisici, sensoriali o neuropsichici;
la condizione di chi è in attesa di trapianto, oppure è già stato sottoposto a trapianto di reni, cuore, polmone, fegato, pancreas, midollo, cornea.
05/10/2019 alle 09:55
Quali sono i diritti di chi ha una malattia cronica? In quali casi sono retribuite le assenze dal lavoro per visite, esami o terapie?
05/10/2019 alle 09:57
I permessi per assentarsi dal lavoro a causa di una visita medica, di un esame o di una terapia (ambulatoriale o in day hospital) anche in caso di malattie croniche vengono stabiliti dai contratti nazionali di categoria siglati da sindacati e aziende. Questi permessi sono di tre tipi:
retribuiti: in questo caso, il lavoratore che soffre di una malattia cronica deve presentare all’azienda il certificato in cui si attesta l’avvenuta visita (o esame o terapia) e l’orario in cui è stata fatta;
lo scomputo delle assenze per visita medica, su base oraria, dal monte ore dei permessi che spettano al lavoratore (le cosiddette Par, note anche come Rol e le ex festività);
A seconda dell’accordo tra aziende e sindacati, può essere retribuito anche il tempo impiegato per recarsi dal luogo di lavoro a quello in cui si deve effettuare la visita, l’esame o la terapia.
L’attestazione in cui si certifica la visita medica deve essere inviata all’Inps per via telematica oppure, se ciò non fosse possibile, deve essere rilasciata su carta intestata e spedita all’Istituto entro 2 giorni. Il certificato deve riportare:
l’ora di inizio e di conclusione della visita o del ricovero se si tratta di una prestazione in day hospital;
Al lavoratore che soffre di una malattia cronica può essere riconosciuto lo stato di incapacità lavorativa temporanea, come avviene per la malattia. Questo succede quando:
deve rimanere per visite, esami o terapie nel luogo di cura per l’intera giornata lavorativa;
il lavoratore non riesce a rientrare in orario al lavoro dal luogo di cura;
il dipendente deve sottoporsi ad una visita, un esame o una terapia non ritenuta compatibile con la sua attività lavorativa da parte del medico.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, chi soffre di malattie croniche ha diritto ad un permesso non equiparabile, però, all’assenza per malattia, a meno che:
l’esame sia urgente e non si possa effettuare fuori dall’orario di lavoro;
il controllo diagnostico sia talmente invasivo da richiedere una convalescenza.
07/10/2019 alle 08:09
Salve. Chi ha una malattia cronica cosa deve fare? Come gli viene attestata la malattia cronica?
07/10/2019 alle 08:38
In presenza di una di queste patologie, l’interessato può recarsi dal proprio medico di famiglia per la compilazione online del certificato medico introduttivo, affinché sia attestata la malattia cronica. Fatto ciò, occorre trasmettere telematicamente il certificato medico all’Inps, accedendo direttamente alla propria area personale mediante codice pin oppure tramite patronato o associazioni di categoria. L’inps provvederà a fissare la visita medica di accertamento presso la Commissione Asl integrata da un medico dell’ente previdenziale stesso. Inviata la domanda, l’Inps fissa la data della visita che il richiedente dovrà sostenere presso la propria sede. Normalmente, a meno che non si tratti di patologie gravissime, la convocazione a visita non giungerà prima di qualche mese. La commissione medica che esaminerà il richiedente dovrà valutare la gravità della malattia cronica e la capacità di quest’ultima di ridurre la capacità lavorativa dell’invalido oppure di impedirgli gli atti della vita quotidiana. Nel caso di esito negativo, cioè qualora l’invalidità non dovesse essere riconosciuta oppure dovesse esserlo in misura non soddisfacente, l’interessato può fare ricorso in tribunale entro il termine di sei mesi dalla notifica dell’esito delle visita. Il termine è indicato nella lettera che l’Inps invia direttamente al domicilio di colui che ha richiesto l’invalidità: la comunicazione contiene il verbale della visita sostenuta con il relativo esito. Il ricorso va presentato al tribunale territorialmente competente e consiste nella richiesta della nomina di un consulente tecnico d’ufficio (un medico legale) che rivaluti le condizioni di salute del ricorrente. È necessaria l’assistenza di un avvocato. Nel caso di ulteriore esito negativo, è ancora possibile impugnare la perizia sfavorevole e procedere con un ricorso di merito, nel quale bisogna contestare specificamente le risultanze della visita ed, eventualmente, chiedere al giudice la nomina di nuovo consulente tecnico.
07/10/2019 alle 08:10
La legge per tutti ho una domanda da farvi. vi seguo sempre sui social e leggo sempre gli articoli sul vostro portale. mi spiegate chi è invalido civile per legge?
Secondo la legge italiana, è invalido civile chiunque sia affetto da patologie tali da: compromettergli la normale capacità lavorativa, se la persona sia in età da lavoro, cioè tra i diciotto e i sessantacinque anni e sette mesi; renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età, qualora non rientrasse nella fascia di cui sopra (quindi se minore di diciotto o maggiore di sessantacinque anni). I cittadini con età superiore ai sessantacinque anni e sette mesi, quindi, possono chiedere il riconoscimento dello stato invalidante quando abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età. Allo stesso modo, il minore di diciotto anni dovrà dimostrare di versare in condizioni di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, allo scopo di avere diritto all’indennità di frequenza.