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Timestamp: 2018-11-20 11:07:33+00:00
Document Index: 60272356

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Indennità espropriazione ed occupazione aree agricole. > Studio Legale Sardos Albertini Scaglia - Associazione tra professionisti
Indennità espropriazione ed occupazione aree agricole.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. UNITE CIVILI - sentenza 28 febbraio 2012 n. 2998 - Pres. ff. Preden, Rel. Salvago - S.G. ed altri (Avv. Musto) c. A.R.I.N. - Azienda Risorse Idriche di Napoli s.p.a. (Avv. Satta Flores) GOI s.c.a.r.l. (già Consorzio G.O.I. S.c.a.r.l.) ed altro (n.c.) (cassa la sentenza n. 4/2011 del Tribunale Superiore delle Acque).
1. Espropriazione per p.u. - Indennità di espropriazione - Per aree agricole e comunque non suscettibili di classificazione edificatoria - Determinazione - Criteri riduttivi previsti legge n. 865 del 1971 - A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011 - Impossibilità - Applicabilità del principio a tutti i giudizi pendenti ed ancora non definiti con sentenza passata in giudicato.
2. Espropriazione per p.u. - Indennità di occupazione di urgenza - Determinazione - Riferimento al criterio degli interessi legali sulle somme dovute a titolo di indennità di espropriazione - Necessità - Sussiste anche nelle ipotesi in cui l'indennità di esproprio sia calcolata con criteri speciali.
1. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 181 del 2011, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5-bis, comma 4, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, che, per la determinazione dell’indennità di espropriazione relativa alle aree agricole ed a quelle non suscettibili di classificazione edificatoria, rinviava alle norme di cui al titolo secondo della legge n. 865 del 1971, il meccanismo riduttivo previsto da queste ultime norme non può avere più applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza della Corte, a meno che il rapporto non sia ormai esaurito in modo definitivo, per avvenuta formazione del giudicato o per essersi verificato altro evento cui l'ordinamento collega il consolidamento del rapporto medesimo, ovvero per essersi verificate preclusioni processuali, o decadenze e prescrizioni non direttamente investite, nei loro presupposti normativi, dalla pronuncia d'incostituzionalità.
2. L'indennità di occupazione di immobili finalizzata alla espropriazione per pubblica utilità deve essere determinata in misura corrispondente ad una percentuale, legittimamente riferibile al tasso degli interessi legali, dell'indennità dovuta per la espropriazione stessa, anche con riferimento alle ipotesi in cui l'indennità di esproprio sia calcolata con criteri speciali, come quello, di cui all’ art. 13 della L. n. 2892 del 1885, sul risanamento della città di Napoli e della media del valore venale e dei fitti coacervati dell'ultimo decennio, richiamato dall’art. 80 della L. n. 219 del 1981, sulla realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale per le zone terremotate del Mezzogiorno.
Hanno precisato le Sezioni unite con la sentenza in rassegna che l’inapplicabilità dei criteri dichiarati illegittimi ai rapporti ancora non esauriti è predicabile perchè in ordine all'individuazione del criterio legale di stima non è concepibile la formazione di un giudicato autonomo - così come la pronunzia sulla legge applicabile al rapporto controverso non può costituire giudicato autonomo rispetto a quello sul rapporto -, nè l'acquiescenza allo stesso, dato che il bene della vita alla cui attribuzione tende l'opponente alla stima è l'indennità, liquidata nella misura di legge, non già l'indicato criterio legale; e quindi, perchè l'impugnazione del credito indennitario pur se limitato alla valutazione del prezzo di mercato del bene, rimette in discussione il criterio legale utilizzato dalla Corte territoriale tenuto conto che il relativo capo della sentenza riposa proprio sulla premessa dell'applicabilità della L. n. 865 del 1971, artt. 16 e 20; di modo che, venuta meno detta premessa, non è suscettibile di conservare la natura e gli effetti di un'autonoma statuizione (Cass. 16061/2000; 148/1996; sez. un. 9872/1994; 7457/1993).
Il Tribunale Superiore delle acque pubbliche con sentenza del 1 febbraio 2011 ha confermato la decisione in data 6 novembre 2009 con cui il Tribunale regionale aveva respinto le domande di A., An. (anche n.q. di tutore del fratello M.A.), G. e S.M. che avevano chiesto la determinazione delle indennità di occupazione temporanea e di espropriazione di un loro fondo ubicato in (omissis) (in catasto al fg. 18, part. 460) per le opere di ripristino dell'acquedotto del Serino realizzate dall'Azienda Risorse Idriche di Napoli (ARIN) nell'ambito del piano di ricostruzione seguito al terremoto del 1980 in Campania: ciò perchè le somme a tali titoli spettanti in base al VAM per il tipo di coltivazione a frutteto risultavano pari ad Euro 1040,52 per l'ablazione, 1415,97+ 871,13 per l'occupazione temporanea nonchè per quella illegittima, oltre ad Euro 2287,34 per l'utilizzazione delle fasce di rispetto; per cui anche ad aggiungere la maggiorazione del 70% sulle indennità si otteneva una somma inferiore a quella complessiva di Euro 9.084, 27 corrisposta in acconto o già depositata dall'ARIN. Per la cassazione della sentenza gli S. hanno proposto ricorso per un motivo; cui ha resistito la s.p.a. ARIN con controricorso, con il quale ha formulato altresì ricorso incidentale condizionato per un motivo.
Con il ricorso, gli S. deducendo omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia, lamentano l'omesso esame da parte del TSAP delle tabelle contenenti i valori agricoli medi della Regione agraria in cui è incluso (omissis) per l'anno 2003 (in cui era stato emesso il decreto di esproprio); che per il tipo di coltura a frutteto determinavano il prezzo di Euro 3,80 mq. e non quello di Euro 2,00 mq. applicato da entrambi i giudici di merito.
Per converso l'ARIN con il ricorso incidentale, deducendo violazione della L. n. 219 del 1981, art. 80, si duole della maggiorazione del 70% applicata ad entrambe le indennità senza considerare che la norma la prevede soltanto per quella di espropriazione ove accettata; e certamente in nessun caso per quella di occupazione temporanea.
I ricorsi sono fondati, pur se per ragioni diverse da quelle prospettate.
La sentenza impugnata ha calcolato le indennità dovute agli S. in base al valore agricolo medio fissato per il tipo di coltivazione a frutteto, come previste dalla L. n. 865 del 1971, artt. 16 e 20, richiamate dalla L. n. 385 del 1980 alla quale rinvia la L. n. 219 del 1981, art. 80, comma 6, che vi aggiunge una maggiorazione del 70%.
Sennonchè nelle more del giudizio detto criterio di stima è venuto meno per effetto della sentenza 181 del 2011 della Corte Costituzionale, la quale ne ha dichiarato l'illegittimità per contrasto con l'art. 42 Cost., comma 3 e art. 117 Cost.; sicchè questo meccanismo riduttivo, come ha rilevato più volte la stessa Consulta, "non può avere più applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della presente sentenza": a meno che il rapporto non sia ormai esaurito in modo definitivo, per avvenuta formazione del giudicato o per essersi verificato altro evento cui l'ordinamento collega il consolidamento del rapporto medesimo, ovvero per essersi verificate preclusioni processuali, o decadenze e prescrizioni non direttamente investite, nei loro presupposti normativi, dalla pronuncia d'incostituzionalità (da ultimo: Cass. 21389/2011; 20733/2011; 12734/2011).
Nessuna di queste ipotesi si è verificata nel caso concreto posto che entrambe le parti con i contrapposti motivi di impugnazione hanno impedito la definitiva ed immodificabile determinazione dell'indennità, ponendone in discussione l'ammontare ancora dovuto ai proprietari: perciò a nulla rilevando che costoro non abbiano sollevato questione sulla legge applicabile, ma contestato solo la quantificazione in concreto dell'indennità.
Anzitutto perchè in ordine all'individuazione del criterio legale di stima non è concepibile la formazione di un giudicato autonomo - così come la pronunzia sulla legge applicabile al rapporto controverso non può costituire giudicato autonomo rispetto a quello sul rapporto -, nè l'acquiescenza allo stesso, dato che il bene della vita alla cui attribuzione tende l'opponente alla stima è l'indennità, liquidata nella misura di legge, non già l'indicato criterio legale; e quindi, perchè l'impugnazione del credito indennitario pur se limitato alla valutazione del prezzo di mercato del bene, rimette in discussione il criterio legale utilizzato dalla Corte territoriale tenuto conto che il relativo capo della sentenza riposa proprio sulla premessa dell'applicabilità della L. n. 865 del 1971, artt. 16 e 20; di modo che, venuta meno detta premessa, non è suscettibile di conservare la natura e gli effetti di un'autonoma statuizione (Cass. 16061/2000; 148/1996; sez. un. 9872/1994; 7457/1993). Ed allora la determinazione tanto dell'indennità di occupazione, quanto di quella di espropriazione che sono quelle impugnate, dovrà essere compiuta in base all'ultima disposizione della L. n. 219 del 1981, art. 80, stesso comma 6 non inciso dalla pronuncia di incostituzionalità, secondo il quale, allorquando l'espropriato propone opposizione alla stima delle indennità, la relativa determinazione deve essere compiuta in sede giudiziaria con il meccanismo particolare stabilito dalla L. n. 2892 del 1895, artt. 12 e 13; in base al quale qualunque sia la tipologia di aree da stimare l'indennità di espropriazione dovuta al proprietario dell'immobile si ottiene calcolando la media del suo valore venale, e dei fitti coacervati dell'ultimo decennio.
Mentre la giurisprudenza delle Sezioni Unite è fermissima nell'enunciare il principio che l'indennità di occupazione di immobili finalizzata alla espropriazione per pubblica utilità deve essere determinata in misura corrispondente ad una percentuale, legittimamente riferibile al tasso degli interessi legali, dell'indennità dovuta per la espropriazione stessa: anche con riferimento alle ipotesi in cui l'indennità di esproprio sia calcolata con criteri speciali, come quello, di cui alla L. n. 2892 del 1885, art. 13, sul risanamento della città di Napoli, della media del valore venale e dei fitti coacervati dell'ultimo decennio, richiamato dalla L. n. 219 del 1981, art. 80, sulla realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale per le zone terremotate del Mezzogiorno (Cass. sez. un. 11730/2010; 10165/2003; 408/2000): il tutto fermo restando l'importo massimo richiesto dagli S. a conguaglio delle somme già ricevute o depositate dall'espropriante.
Cassata pertanto la sentenza impugnataci giudizio va rinviato al Tribunale superiore delle acque che in diversa composizione si atterrà ai principi esposti e provvederà alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
La Corte, a sezioni unite, accoglie i ricorsi, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità al Tribunale Superiore delle acque pubbliche in diversa composizione.
Depositata in Cancelleria il 28 febbraio 2012.