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Timestamp: 2018-11-15 11:30:59+00:00
Document Index: 12754183

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 570', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ']

Omesso mantenimento per i figli di conviventi: cosa rischio
24 gennaio 2017 | Autore: Sabina Coppola
I genitori non sposati che omettono di versare l’assegno di mantenimento ai figli saranno sanzionati solo da un punto di vista civilistico.
Se hai contratto matrimonio e, dopo la separazione, non contribuisci alle spese di mantenimento di tuo figlio, sarai sempre punito, sia dalla legge penale [1] che dalla legge sull’affido condiviso [2]; se, invece, ti separi dalla tua (o dal tuo) convivente e non corrispondi l’assegno di mantenimento per tuo figlio, sarai perseguibile penalmente soltanto se tuo figlio è minorenne (o maggiorenne non economicamente autosufficiente) e se gli farai mancare i mezzi di sussistenza.
Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza [3]. Ma cerchiamo di capire la differenza, andando per ordine.
1 Cosa rischio se violo gli obblighi di natura economica?
2 Che differenza c’è tra la legge civile e quella penale?
3 A chi si applicano tali leggi?
Cosa rischio se violo gli obblighi di natura economica?
La legge sull’affidamento condiviso stabilisce che, in caso di violazione degli obblighi di natura economica, il coniuge separato o divorziato è punito penalmente con le seguenti sanzioni [4]:
la pena (alternativa) della reclusione fino ad un anno o della multa da euro 103 ad euro 1.032, se il genitore si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge;
la pena (congiunta) della reclusione fino ad un anno e della multa da euro 103 ad euro 1.032, se il genitore fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di minore età (ovvero agli inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge).
A lungo si è dibattuto su quale fosse il trattamento sanzionatorio da applicare in caso di violazione della legge sull’affidamento, fino a quando la Cassazione è intervenuta stabilendo che la sanzione da applicare è quella prevista in caso di sottrazione agli obblighi di assistenza (reclusione fino ad un anno o multa da euro 103 ad euro 1.032) [5].
Che differenza c’è tra la legge civile e quella penale?
Il nostro ordinamento si occupa della violazione degli obblighi di mantenimento, sia da un punto di vista civilistico che penalistico: le pene sono le stesse ma vi sono delle importanti differenze.
1. La legge civile sull’affidamento punisce penalmente e civilisticamente (mediante il risarcimento del danno o una multa a carico della cassa delle ammende) la violazione di qualsiasi obbligo assunto dal genitore:
nei confronti del figlio (sia figlio minorenne che maggiorenne), purché nato nel matrimonio;
purché sia un obbligo stabilito dal giudice civile;
e prevede la punizione tutte le volte cui il genitore ometta di corrispondere l’assegno di mantenimento al figlio, anche se gli garantisce i mezzi di sussistenza.
Questo illecito si realizza ogni volta che il genitore omette di versare l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile.
2. La norma penale, invece, punisce solo la violazione dell’obbligo di mantenimento assunto nei confronti:
del figlio minorenne (o maggiorenne, ma solo se non autosufficiente);
a prescindere da un provvedimento del giudice;
e prevede la punizione del genitore solo nel caso in cui faccia mancare al figlio i più elementari mezzi di sussistenza.
Il genitore, quindi, non sarà punito se dimostra che:
il figlio aveva i mezzi necessari per vivere;
lui non ha versato gli alimenti perché è in uno stato di indigenza tale da non avere introiti sufficienti a soddisfare neanche le sue primarie esigenze di vita.
A chi si applicano tali leggi?
La Cassazione, con la recentissima sentenza sopra richiamata ha precisato che la legge sull’affidamento condiviso, si applica anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma non anche ai figli di genitori non coniugati, ai quali riconosce solo un ristoro economico costituito dal risarcimento del danno in favore del figlio o da una multa da pagare in favore della cassa delle ammende [6].
Ciò determina che il genitore del figlio nato fuori del matrimonio sarà punito solo ed esclusivamente dal punto di vista penale nel caso in cui faccia mancare al figlio (minorenne o maggiorenne non economicamente autosufficiente) i mezzi di sussistenza e non anche per la mera violazione del provvedimento del giudice.
La differenza, in sostanza, è questa:
i genitori di figli nati fuori del matrimonio potranno essere condannati:
– penalmente per omesso versamento, solo se i figli sono minorenni (o non economicamente autosufficienti) e solo se faranno mancare loro i mezzi di sussistenza;
– civilisticamente con il risarcimento del danno al figlio o con una multa da euro 75 ad euro 5.000 in favore della cassa delle ammende.
I genitori di figli nati nel matrimonio potranno essere condannati sia per quanto sopra indicato, sia (penalmente) per violazione dell’eventuale provvedimento del giudice che abbia previsto un assegno di mantenimento.
In definitiva, i figli nati nel matrimonio avranno una tutela in più!
[2] Art. 3, L. n. 54 del 8.2.2006.
[3] Cass., sent. n. 2666 del 7.12.2016 – 19.1.2017.
[4] Previste dall’art. 12 sexties della Legge 898/70 (che, a sua volta, richiama la pena prevista dall’art. 570 del codice penale).
[5] Cass., sent. n. 44628 del 5.11.2013.
[6] Art. 4, co.2., L. n. 54 del 8.2.2006.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 7 dicembre 2016 – 19 gennaio 2017, n. 2666
Con sentenza emessa il 3 giugno 2014, la Corte di appello di Trieste, in parziale riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale di Trieste, ha confermato la dichiarazione di penale responsabilità di B.I. per il reato di cui all’art. 81 cpv. c.p. e 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, commesso dal marzo 2010 al dicembre 2011 per aver versato alla ex-compagna la sola somma di 150 Euro mensili, salvo conguagli parziali successivi, per il mantenimento del figlio minorenne, a fronte dell’obbligo di corrispondere l’importo di 350 Euro mensili fissata dal Tribunale per i Minorenni, e per aver omesso di versare la quota del 50 % delle spese mediche e straordinarie, anch’essa stabilita dal precisato giudice, nonché la condanna alla pena di mesi due di reclusione ed Euro 200 di multa; ha poi ridotto l’importo liquidato a titolo di danno non patrimoniale ed ha subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena al pagamento di questa sola somma in favore della parte civile.
La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché il fatto oggetto di contestazione e di condanna nei giudizi di merito non è previsto dalla legge come reato.