Source: https://www.lavoripubblici.it/news/2017/09/LAVORI-PUBBLICI/19075/Esclusione-dalla-gara-per-grave-illecito-professionale-nuova-sentenza-del-Consiglio-di-Stato
Timestamp: 2019-08-25 02:22:38+00:00
Document Index: 58878229

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 80', 'art. 80']

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Il concetto di grave illecito professionale per il quale un operatore economico deve essere escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto, ricomprende ogni condotta, collegata all’esercizio dell’attività professionale, contraria ad un dovere posto da una norma giuridica sia essa di natura civile, penale o amministrativa.
Tra i gravi illeciti espressamente contemplati dalla norma rientrano, infatti, “le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all'esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo ad una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni”.
Come previsto dall'art. 80, comma 5, lettera c) del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti), un operatore economico deve essere escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto qualora la stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che esso si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da mettere in dubbio la sua integrità e affidabilità. La norma mira a tutelare il vincolo fiduciario che deve sussistere tra amministrazione aggiudicatrice e operatore economico, consentendo di attribuire rilevanza ad ogni tipologia di illecito che per la sua gravità, sia in grado di minare l’integrità morale e professionale di quest’ultimo.
A ricordare questo principio è il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4192 depositata il 5 settembre 2017 che, oltre chiarire il concetto di illecito professionale, ne ha chiariti altri tre molto interessanti:
la non definitività della sentenza:
la decorrenza del termine triennale di esclusione dalla data di commissione del reato;
la possibilità di contraddittorio.
Per quanto riguarda la non definitività della sentenza e il decorso del termine triennale di cui all’art. 57 della direttiva 2014/24/UE, le Linee Guida n. 6 dell’ANAC (punto 2.1.1.4) hanno chiarito che i provvedimenti non definitivi rilevano ai fini dell’art. 80, comma 5, lett. c) del D.Lgs. 50/16, qualora contengano una condanna al risarcimento del danno e uno degli altri effetti tipizzati dall’art. 80 stesso. Con riferimento al periodo di esclusione dalle gare, l’ANAC ha precisato che “il periodo di esclusione dalle gare non può superare i tre anni a decorrere dalla data dell’annotazione della notizia nel Casellario informatico gestito dall’Autorità o, per i provvedimenti penali di condanna non definitivi, dalla data del provvedimento”.
In riferimento alla possibilità di contraddittorio, nel caso di specie l'appellante in sede di gara ha reso una dichiarazione non veritiera e comunque incompleta, non consentendo alla stazione appaltante di svolgere le dovute verifiche circa il possesso dei requisiti di moralità professionale. Tale violazione non ha consentito all’amministrazione aggiudicatrice di svolgere i dovuti approfondimenti prima di decretare l’esclusione.
Non è certo ammissibile consentire alle concorrenti di nascondere alla stazione appaltante situazioni pregiudizievoli, rendendo false o incomplete dichiarazioni al fine di evitare possibili esclusioni dalla gara, e poi, ove siano state scoperte, pretendere il rispetto del principio del contraddittorio da parte della stazione appaltante.