Source: https://docs.google.com/document/d/e/2PACX-1vSmBZXV4fRFgu92RW2GoHM7-NmBAvSry6tsr7nmpgw0TGcaBNFNvqC9twYGC19tDzz2nVSS4xBHSK05/pub
Timestamp: 2019-05-19 22:22:51+00:00
Document Index: 146829315

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 27', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 25', 'art.25', 'art. 25', 'art. 583', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 10', 'art 15', 'art 25', 'art 25', 'art 25', 'art. 4', 'art 25', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 26', 'art. 56', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 51', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 40', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 2104', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2391']

231sintesiNuova
ELEMENTI Dl SINTESI DEL
"DOCUMENTO DESCRITTIVO DEL MODELLO Dl
ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX
D.LGS. 231/2001"
DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO 4
pubblicazione della sentenza. 6
Natura della responsabilità 9
Fattispecie di reato 11
pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva) 12
Reati commessi all'estero. 13
Modelli di organizzazione, gestione e controllo 13
Codici di comportamento predisposti dalle associazioni rappresentative degli enti. 16
Sindacato di idoneità. 19
MODELLO Dl ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DELLA COOPERATIVA NIKOLAJEWKA 20
Frequenza di esposizione al rischio 21
nella parte generale, una descrizione relativa: 21
Identificazione delle aree di rischio. 22
Rilevazione della situazione esistente (as-is). 23
Gap analisi e piano di azione. 24
L'ORGANISMO Dl VIGILANZA Al SENSI DEL D.LGS. 231/2001 24
L'organismo di vigilanza della Cooperativa Nikolajewka. 24
Principi generali in tema di istituzione e nomina dell'Organismo di Vigilanza. 26
Funzioni e poteri dell'Organismo di Vigilanza. 26
Funzionamento dell'Organismo di Vigilanza. 28
Obblighi di informazione nei confronti dell'Organismo di Vigilanza — Flussi informativi. 29
Invio delle segnalazioni - Raccolta e conservazione delle informazioni. 31
Reporting dell'Organismo di Vigilanza verso gli organi societari. 31
L'Organismo di Vigilanza potrà essere convocato in qualsiasi momento dagli Organi sociali. 31
SISTEMA DISCIPLINARE 33
Funzione del sistema disciplinare. 33
Misure nei confronti di lavoratori subordinati. 33
Misure nei confronti dei componenti del Consiglio di Amministrazione. 35
Misure nei confronti dei sindaci. 35
Misure nei confronti dei consulenti e dei collaboratori. 36
PIANO Dl FORMAZIONE E COMUNICAZIONE 37
Premessa. 37
Dipendenti e componenti degli organi sociali. Ogni dipendente è tenuto a: 37
Altri destinatari. 39
Attività di formazione. 39
Gli interventi formativi prevedono i seguenti contenuti: 39
CRITERI Dl AGGIORNAMENTO DEL MODELLO 41
Aggiornamento del Modello. 41
LE ATTIVITA' SENSIBILI 43
confronti della pubblica amministrazione. 43
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati societari. 44
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico. 44
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati contro la personalità individuale. 45
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento al reato di aggiotaggio e ai reati (ed illeciti amministrativi) di abuso di informazioni privilegiate e di 45
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati 45
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti informatici e trattamento illecito di dati. 47
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti contro l'industria e il commercio. 47
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti in materia di violazione del diritto d'autore. 48
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati ambientali. 48
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento al reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. 49
assunzione di personale proveniente da Paesi terzi 49
DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO
Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle organizzazioni e delle associazioni anche prive di personalità giuridica" per alcuni reati commessi nell'interesse o a vantaggio delle stesse.
Il D.Lgs. n. 231/2001 è stato emanato sulla base della Legge 29 settembre 2000, n. 300 che, nel recepire una serie di Atti internazionali e comunitari, delegava il Governo ad emanare una norma di previsione e disciplina della responsabilità diretta degli enti da reato.
ln particolare, il legislatore con la Legge n. 300/2000 recepiva alcune convenzioni e protocolli internazionali precedentemente sottoscritti dall'Italia:
Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari della Comunità Europea;
Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione dei funzionari pubblici della Comunità Europea e degli Stati membri;
Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche ed internazionali.
Fino all'introduzione del D.Lgs. n. 231/2001, l'art. 27 della Costituzione ("la responsabilità penale è personale"), impediva che detta responsabilità potesse investire le organizzazioni in quanto persone giuridiche. Il principio societas delinquere non potest, unanimemente riconosciuto fino al 2001, lasciava gli enti indenni da eventuali conseguenze sanzionatorie, salvo l'eventuale risarcimento del danno, qualora riconosciuto. Gli articoli 196 e 197 c.p., infatti, riversano sull'ente l'obbligazione di pagamento di multe o ammende in caso di insolvibilità della persona fisica autrice materiale del fatto. Tuttavia, si tratta solo di un'obbligazione civile di garanzia della persona giuridica per l'ipotesi in cui colui, che ne abbia la rappresentanza o l'amministrazione, commetta un reato.
Il D.Lgs. n. 231/2001, invece, ha introdotto un'assoluta novità nell'ordinamento italiano, ponendo a carico degli enti una responsabilità denominata amministrativa ma con forti analogie con la responsabilità penale; nella Relazione ministeriale di accompagnamento si legge, infatti, che tale responsabilità "poiché conseguente da reato e legata alle garanzie del processo penale, diverge in non pochi punti dal paradigma dell'illecito amministrativo"; poi, la stessa Relazione sembra prefigurare un "tertium genus che coniuga i tratti essenziali del sistema penale e di quello amministrativo nel tentativo di contemperare le ragioni dell'efficacia preventiva con quelle, ancor più ineludibili, della massima garanzia". Al di là della formale qualificazione giuridica, non vi è dubbio che la tipologia di responsabilità delineata dal D.Lgs. n. 231/2001 presenti forti analogie con quella penale per diversi motivi: la necessaria derivazione dell'imputazione dell'ente da un fatto materiale di reato, la natura delle sanzioni irrogabili, il richiamo ad istituti penalistici sostanziali e processuali, la sottoposizione dell'ente all'accertamento ed al giudizio del gudice penale, con tutte le garanzie previste dal processo penale del nostro ordinamento. Il D.Lgs. n. 231/2001 prevede a carico degli enti pesanti sanzioni in caso di commissione di reati:
sanzioni pecuniarie fino a più di un milione e mezzo di euro;
ln ossequio ad una specifica tecnica scelta dal legislatore nonché ad uno stretto principio di legalità, la responsabilità dell'ente non sorge per qualsivoglia fattispecie criminosa, ma solo in caso di commissione di specifici reati elencati nello stesso D.Lgs. n. 231/2001 0 in leggi speciali. ln altre parole, il D.Lgs. n. 231/2001 contiene un catalogo di reati aperto ed in continua espansione, come dimostrano le integrazioni che dal 2001 ad oggi si sono susseguite.
AI momento dell'emanazione del D.Lgs. n. 231/2001 , la responsabilità amministrativa degli enti era configurabile solo per le fattispecie di reato di cui agli artt. 24 e 25 dello stesso Decreto (Indebita percezione di contributi o altre erogazioni da parte di un ente pubblico, Truffa in danno dello Stato o di altro ente pubblico, Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico, Corruzione, Concussione); tuttavia, il legislatore già prevedeva nella Relazione di accompagnamento una possibile estensione delle tipologie, sia attraverso una diretta modifica al Decreto sia attraverso il rinvio operato da leggi speciali.
Dopo appena cinque mesi dall'entrata in vigore del decreto 231, il legislatore introduceva l'art. 25 bis, relativo alle falsità in monete, carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 6, L. 23 novembre 2001, n. 409).
L'anno successivo, con l'approvazione della riforma del diritto societario, il legislatore introduceva anche l'art. 25-ter relativo ai reati societari (art. 6, D.Lgs. 1 1 aprile 2002, n. 61), fattispecie poi modificate dalla Legge 28 dicembre 2005, n. 262.
L'art. 25-ter, tuttavia, non si limitava ad integrare l'elenco dei reati rilevanti ex D.Lgs. n. 231/2001 ma ridisegnava il criterio oggettivo di imputazione della responsabilità amministrativa dell'ente ed individuava in modo specifico i potenziali soggetti-autori dei reati presupposto.
ln deroga, infatti, a quanto previsto dall'art. 5, D.Lgs. n. 231/2001, l'art. 25 ter stabilisce la responsabilità dell'ente "in relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi nell'interesse della società, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone sottoposte alla loro vigilanza (...)
Dalla norma emergono due aspetti particolari:
innanzitutto viene eliminato il requisito del "vantaggio" dell'ente: pertanto, l'ente sarà chiamato a rispondere indipendentemente dal conseguimento di un vantaggio, purché il reato sia stato commesso nel suo interesse;
in secondo luogo, l'individuazione dei potenziali autori del reato-presupposto, pur mantenendo ferma la distinzione dell'art. 5 tra soggetti "apicali" e "sottoposti", viene limitata a figure particolari, quali amministratori, direttori generali e liquidatori (apicali), ed a tutti coloro che siano soggetti alla loro vigilanza (sottoposti).
Dopo l'inserimento dei reati societari, l'intervento del legislatore è continuato con la L. 14 gennaio 2003, n. 7 che, ratificando e dando esecuzione alla Convenzione internazionale di New York del 9 dicembre 1999 per la repressione del finanziamento del terrorismo, ha introdotto nel D.Lgs. n. 231/2001 l'art. 25-quater relativo ai delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico previsti dal codice penale e dalle leggi speciali.
Successivamente, la Legge 11 agosto 2003, n. 228 ha inserito l'art. 25-quinquies che prevede la responsabilità dell'ente per una serie di delitti contro la personalità individuale disciplinati dal codice penale.
Nel 2005 la Legge Comunitaria (Legge 18 aprile 2005, n. 262) e la Legge sul risparmio (Legge 28 dicembre 2005, n. 262) hanno modificato alcuni reati societari già previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 e inserito i C.d. reati di abuso di mercato per le società quotate (art.25-sexies, D.Lgs. n. 23112001).
Nel 2006 il legislatore è intervenuto con ben tre modifiche al D.Lgs. n. 231/2001.
La prima modifica è stata apportata dalla Legge 9 gennaio 2006, n. 7, che con il nuovo art. 25-quater 1 ha introdotto la responsabilità amministrativa degli enti per l'ipotesi di reato previstå e punita dall'art. 583-bis c.p. (pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili).
In seguito, è stata approvata la Legge 6 febbraio 2006, n. 38 contenente nuove norme in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e di contrasto al fenomeno della diffusione della pornografia infantile anche a mezzo internet; fra le novità introdotte, la modifica dell'art. 25-quinquies, D.Lgs. n. 231/2001 e l'ampliamento dei reati ivi previsti.
Ed infine la Legge 16 marzo 2006, n. 146, di ratifica della Convenzione e dei protocolli aggiuntivi delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale, adottati dall'Assemblea Generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001, ha esteso la responsabilità amministrativa degli enti anche ad una serie di reati aventi carattere transnazionale.
La tecnica normativa utilizzata dal legislatore è stata diversa rispetto alle precedenti modifiche; anziché integrare il Decreto nella parte relativa ai reati-presupposto, si è preferito disciplinare direttamente le nuove fattispecie e rinviare al D.Lgs. n. 231/2001 la disciplina dei requisiti generali di imputazione della responsabilità all'ente.
Il legislatore, al fine di definire l'ambito di applicazione della disciplina in esame, ha formulato una definizione di reato transnazionale, quale illecito punito con una pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché: a) sia commesso in più di uno Stato; b) ovvero sia commesso in uno Stato ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato; c) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia impiegato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro. Ai sensi della stessa Legge n. 146/2006, i reati transnazionali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti sono: reati associativi, traffico di migranti, intralcio alla giustizia (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria e favoreggiamento personale).
La riforma che, però, ha suscitato le maggiori reazioni è stata senz'altro quella attuata con la Legge 3 agosto 2007, n. 123, che nel ridisegnare la disciplina in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha previsto la responsabilità degli enti per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro (art. 25-septies, D.Lgs. n. 231/2001). La norma ha avuto un impatto estremamente rilevante in quanto tutti gli adempimenti direttamente o indirettamente stabiliti dalla normativa vigente in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori (TU 81/2008 e non solo) possono oggi rappresentare per gli enti un'area di rischiosità ai sensi dell'art. 25-septies, D.Lgs. n. 231/2001.
Invece, l'art. 25-octies, D.Lgs. n. 231/2001 (relativo ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita) viene inserito con la L. 21 novembre 2007, n. 231 di attuazione delle Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE.
Nel 2008 l'art. 7 della Legge n. 48 (legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Budapest del 23 novembre 2001 in materia di criminalità informatica) ha inserito l'art. 24-bis dedicato ai C.d. reati informatici.
Le ultime modifiche al D.Lgs. n. 231/2001 sono state apportate nel 2009 con tre interventi del legislatore:
l'art. 2 della Legge 15 Luglio 2009 n. 94 (Pacchetto sicurezza) ha introdotto l'art. 24-ter relativo ai delitti di criminalità organizzata (Associazione per delinquere, Associazioni di tipo mafioso anche straniere, Scambio elettorale politico-mafioso, Sequestro di persona a scopo di estorsione, Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, Illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo). Invero, i delitti contro la criminalità organizzata erano già previsti come potenziali illeciti amministrativi ex D.Lgs. n. 231/2001 dall'art. 10 della legge n. 146/2006 "Ratifica della Convenzione ONU sulla lotta alla criminalità organizzata transnazionale". L'estensione di tali illeciti anche all'ambito nazionale si inquadra in un più articolato programma di lotta alla criminalità di impresa.
L'art 15 della Legge 23 luglio 2009 n. 99, tra le altre disposizioni contenute, modifica l'art 25-bis (estendendo la sua applicazione anche alla tutela di strumenti o segni di riconoscimento), ed inserisce l'art 25-bis 1 (delitti contro l'industria e il commercio) e l'art 25-nonies (delitti in materia di violazioni del diritto d'autore).
L'art. 4 della Legge 3 agosto 2009, n. 116 introduce l'art 25-novies (Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria): si tratta di un'apparente sovrapposizione, in quanto esisteva già un art. 25 nonies (delitti in materia di violazione del diritto d'autore).
Va, infine, precisato che la Legge delega n. 300 del 2000 (art. 11, co. 1, lett. d), prevedeva di estendere la responsabilità amministrativa degli enti ai "(...) reati in materia di tutela dell'ambiente e del territorio, che siano punibili con pena detentiva non inferiore nel massimo ad un anno anche se alternativa alla pena" . Tuttavia il legislatore, nel 2001 non ha dato adempimento a tale delega ambientale, rinviando ad un secondo intervento normativo l'inserimento degli illeciti penali ambientali nel catalogo dei reati ex D.Lgs. n. 231/2001. Tale inserimento dovrà in ogni caso avvenire entro la fine del 2010, in quanto Direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 novembre 2008, sulla tutele ,penale dell'Ambiente, deve tassativamente essere recepita entro il 26 dicembre 2010. L'art. 6 della suddetta Direttiva dispone che «gli stati membri provvedono affinché le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili dei reati di cui agli articoli 3 [infrazioni] e 4 [favoreggiamento e istigazione ad un reato] quando siano stati commessi a loro vantaggio da qualsiasi soggetto che detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica, individualmente o in quanto parte di un organo della persona giuridica...».
L'art. 1 del D.Lgs. n. 231 definisce l'ambito di applicazione soggettivo; in particolare, la disciplina in questione si applica ai seguenti soggetti:
società e associazioni anche prive di responsabilità giuridica.
Non si applica invece:
agli enti pubblici territoriali;
agli altri enti pubblici non economici;
agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
La disciplina si rivolge, quindi, oltre che alle società, a tutti gli enti dotati di personalità giuridica, nonché alle associazioni anche prive della personalità giuridica. Con riferimento agli enti pubblici, essa ricomprende i soli enti pubblici economici.
La scelta del legislatore di utilizzare il termine "ente" anziché "persona giuridica" si giustifica proprio con l'intenzione di voler responsabilizzare anche quegli enti "privati" non dotati di personalità giuridica, che per la loro snellezza di struttura e funzionamento potrebbero facilmente sottrarsi ai controlli pubblici.
Autori del reato: soggetti in posizione apicale e soggetti sottoposti all'altrui direzione
Il Decreto, all'articolo 5, elenca una serie di presupposti per l'imputazione della responsabilità all'ente, in particolare è necessario:
che la condotta materiale sia stata realizzata: da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale o da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (C.d. soggetti apicali); ovvero da soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza di chi gestisce o controlla l'ente (C.d. soggetti subordinati);
che il reato sia stato commesso nell'interesse o vantaggio dell'ente (pertanto, quest'ultimo non risponde se le persone fisiche di cui alla lettera a) hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi).
ln relazione al primo presupposto, la distinzione fra figure apicali e soggetti sottoposti non è di poco conto, visto che l'art. 6 del D.Lgs. 231/2001 prevede una differenziata distribuzione dell'onere della prova. ln caso di commissione materiale del reato da parte di soggetti apicali, infatti, spetta all'ente offrire la prova dell'adozione del Modello organizzativo, della predisposizione di un Organismo di Vigilanza, dell'elusione fraudolenta del modello stesso e dell'efficace controllo attuato dal citato organo di controllo. ln altri termini, in caso di commissione del reato da parte di soggetti in posizione apicale sussiste una vera e propria forma di presunzione di responsabilità, che l'ente potrà superare offendo la prova contraria. Occorre precisare, inoltre, che rientrano fra i soggetti apicali anche coloro che di fatto (non solo di diritto), in virtù di poteri originari o delegati, esercitano un penetrante controllo sull'ente ovvero su una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale. Per quanto riguarda i soggetti sottoposti all'altrui vigilanza, l'art. 6 fa riferimento a tutte le persone che, all'interno dell'organizzazione dell'ente, si trovano in una
posizione di subordinazione rispetto alle figure apicali. Nel caso in cui questi ultimi siano gli autori materiali del reato l'onere di dimostrare che il fatto illecito è stato realizzato eludendo fraudolentemente la direzione e vigilanza dei vertici dell'ente spetta al pubblico ministero. Tuttavia, la stessa norma prevede che il rispetto degli obblighi di direzione e vigilanza possa essere presunto in caso di previa adozione ed efficace attuazione di un adeguato modello di organizzazione, gestione e controllo.
Il secondo presupposto necessario per l'imputazione della responsabilità all'ente è l'esistenza di un interesse o vantaggio dello stesso, non necessariamente di tipo economico.
Nell'interpretazione delle due locuzioni, in dottrina e giurisprudenza si sono sviluppate tre teorie: la prima ritiene che i due termini (interesse e vantaggio) siano sovrapponibili, come in una sorta di endiadi, ed entrambi riferibili ad un generico "interesse oggettivo" dell'ente.
Una seconda teoria ritiene che il requisito dell'interesse assorba di fatto quello del vantaggio, che sarebbe una sorta di variante eventuale del primo, anche in analogia con quanto previsto per i reati societari dall'art. 25-ter, D.Lgs , n. 231/2001 (che fa esclusivo riferimento al criterio dell'interesse). Un ultimo filone interpretativo, ad oggi prevalente anche in giurisprudenza, parte dall'opposto assunto per cui i termini "interesse e vantaggio" sarebbero assolutamente distinti ed alternativi, in ossequio ad una lettura sistematica del D.Lgs. n. 231/2001 ed al generale principio interpretativo di conservazione delle norme. ln conformità alla stessa Relazione governativa di accompagnamento al D.Lgs. n. 231/2001, il concetto di "interesse dell'ente" andrebbe interpretato in senso soggettivo, con riferimento cioè alla volontà dell'autore materiale del reato da valutare ex ante; al contrario, il vantaggio andrebbe letto in senso oggettivo, facendo riferimento cioè agli effettivi risultati della condotta criminosa, da valutare ex post.
Resta fermo, in ogni caso, il principio per cui "l'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi" (art. 5, comma 2, D.Lgs 231/2001).
I reati per i quali l'ente può essere ritenuto responsabile ai sensi del D.Lgs. 231/2001 - se commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai soggetti qualificati ex art. 5, comma 1, del decreto stesso - possono essere compresi, per comodità espositiva, nelle seguenti categorie:
delitti contro la pubblica amministrazione (richiamati dagli artt. 24 e 25 del D.Lgs. 231/2001);
delitti in materia di criminalità informatica (richiamati dall'art. 24-bis D.Lgs. 231/2001);
delitti di criminalità organizzata (richiamata dall'art. 24-ter D.Lgs. 231/2001);
delitti contro la fede pubblica (richiamati dåll'art. 25-bis D.Lgs. 231/2001);
delitti contro l'industria e il commercio (richiamati dall'art. 25-bis.l D.Lgs. 231/2001);
reati societari (richiamati dall'art. 25-ter D.Lgs. 231/2001);
delitti in materia di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico (richiamati dall'art. 25-quater D.Lgs. 231/2001);
delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (richiamati dåll'art. 25-quater.l D.Lgs. 231/2001);
delitti contro la personalità individuale (richiamati dall'art. 25-quinquies D.Lgs. 231/2001);
reati in materia di abusi di mercato (richiamati dall'art. 25-sexies D.Lgs. 231/2001);
reati transnazionali (richiamati dall'art. 10 della legge 16 marzo 2006, n. 146, di "ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 e il 31 maggio 2001”);
delitti commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (richiamati dall'art. 25-septies D.Lgs. 231/2001);
delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (richiamati dall'art. 25-octies D.Lgs. 231/2001);
delitti in materia di violazione del diritto d'autore (richiamati dall'art. 25-novies D.Lgs- 231/2001); reato di "induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria" (richiamato dall'art. 25-decies D.Lgs. 231/2001);
reati ambientali (richiamati dall'art. 25-undecies D.Lgs. 231/2001);
reato di "impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare" (richiamato dall'art. 25-duodecies D.Lgs. 231/2001).
Inoltre, in base all'art. 187-quinquies del D.Lgs. 58/1998 (di seguito anche "T.U. della finanza" o "TUF"), l'ente può essere, altresì, ritenuto responsabile del pagamento di una somma pari all'importo della sanzione amministrativa pecuniaria irrogata per gli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis D.Lgs. 58/1998) e di manipolazione del mercato (187-ter D.Lgs. 58/1998), se commessi, nel suo interesse o a suo vantaggio, da persone riconducibili alle categorie dei "soggetti apicali" e dei "soggetti sottoposti all'altrui direzione o vigilanza".
Infine, il Consiglio dell'Unione europea ha previsto che gli Stati membri debbano adottare le misure necessarie al fine di perseguire, in sede penale i fenomeni di corruzione nel settore privato (Consiglio UE, Decisione quadro del 22 luglio 2003, 2003/568/GAl, relativa alla corruzione nel settore privato).
Il D.Lgs. 231/2001 prevede a carico della Cooperativa in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati:
sanzione pecuniaria fino a un massimo di Euro 1.549.370,69 (e sequestro conservativo in sede cautelare);
sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell'art. 14, comma 1, D.Lgs. 231/2001, "Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l'illecito dell'ente") che, a loro volta, possono consistere in:
esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli concessi;
confisca del profitto del reato (e sequestro preventivo in sede cautelare);
pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva)
La sanzione pecuniaria è determinata dal giudice penale attraverso un sistema basato su "quote" in numero non inferiore a cento e non superiore a mille e di importo variabile fra un minimo di Euro 258,22 ad un massimo di Euro 1549,37.
il numero delle quote, tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità della società nonché dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti;
l'importo della singola quota, sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali della società.
Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali siano espressamente previste (si tratta in particolare di:
reati contro la pubblica amministrazione, di cui agli artt. 24 e 25 D.Lgs. 231/2001;
delitti informatici e trattamento illecito di dati, di cui all'art. 24-bis D.Lgs. 231/2001;
delitti di criminalità organizzata, di cui all'art. 24-ter D.Lgs. 231/2001;
taluni reati contro la fede pubblica, di cui all'art. 25-bis D.Lgs. 231/2001;
taluni delitti contro l'industria e il commercio, di cui all'art. 25-bis.l D.Lgs. 231/2001;
delitti in materia di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, di cui all'art. 25-quater D.Lgs. 231/2001;
delitti contro la personalità individuale, di cui all'art. 25-quinquies D.Lgs. 231/2001;
taluni reati transnazionali, di cui all'art. 10 legge 146/2006;
delitti commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, di cui all'art. 25-septies D.Lgs. 231/2001;
delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, di cui all'art. 25-octies D.Lgs. 231/2001;
delitti in materia di violazione del diritto d'autore, di cui all'art. 25-novies D.Lgs. 231/2001;
reati ambientali, di cui all'art. 25-undecies D.Lgs. 231/2001) e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
la società ha tratto dalla consumazione del reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;
Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva tenendo conto dell'idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso e, se necessario, può applicarle congiuntamente (art. 14, comma 1 e comme 3, D.Lgs. 231/2001).
Le sanzioni dell'interdizione dall'esercizio 'dell'attività, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e del divieto di pubblicizzare beni o servizi possono essere applicate - nei casi più gravi - in via definitiva.
Si segnala, inoltre, la possibile prosecuzione dell'attività della società (in luogo dell'irrogazione della sanzione) da parte di un commissario nominato dal giudice ai sensi e alle condizioni di cui all'art. 15 del D.Lgs. 231/2001.
Nelle ipotesi di commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti, le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di tempo) sono ridotte da un terzo alla metà, mentre è esclusa l'irrogazione di sanzioni nei casi in cui l'ente impedisca volontariamente il compimento dell'azione o la realizzazione dell'evento (art. 26 del D.Lgs. 231/2001). L'esclusione di sanzioni si giustifica, in tal caso, in forza dell'interruzione di ogni rapporto di immedesimazione tra ente e soggetti che assumono di agire in suo nome e per suo conto. Si tratta di un'ipotesi particolare del C.d. "recesso attivo", previsto dall'art. 56, comma 4, c.p..
Secondo l'art. 4 del D.Lgs. 231/2001, l'ente può essere chiamato a rispondere in Italia in relazione a reati, rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti, commessi all'estero. La Relazione illustrativa al D.Lgs. 231/2001 sottolinea la necessità di non lasciare sfornita di sanzione una situazione criminologica di frequente verificazione, anche al fine di evitare facili elusioni dell'intero impianto normativo in oggetto.
I presupposti (previsti dalla norma ovvero desumibili dal complesso del D.Lgs. 231/2001) su cui si fonda la responsabilità dell'ente per reati commessi all'estero sono:
il reato deve essere commesso all'estero da un soggetto funzionalmente legato all'ente, ai sensi dell'art. 5, comma 1, del D.Lgs. 231/2001;
l'ente deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano;
l'ente può rispondere solo nei casi e alle condizioni previste dagli artt. 7, 8, 9, 10 c.p. (nei casi in cui la legge prevede che il colpevole - persona fisica - sia punito a richiesta del Ministro della Giustizia, si procede contro l'ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti dell'ente stesso). Il rinvio agli artt. 7-10 c.p. è da coordinare con le previsioni degli articoli da 24 a 25-novies del D.Lgs. 231/2001, sicché - anche in ossequio al principio di legalità di cui all'art. 2 del D.Lgs. 231/2001 - a fronte della serie di reati menzionati dagli artt. 7-10 c.p., la società potrà rispondere soltanto di quelli per i quali la sua responsabilità sia prevista da una disposizione legislativa ad hoc;
sussistendo i casi e le condizioni di cui ai predetti articoli del codice penale, nei confronti dell'ente non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.
Aspetto fondamentale del D.Lgs. 231/2001 è l'attribuzione di un valore esimente ai modelli di organizzazione, gestione e controllo della società. ln caso di reato commesso da un soggetto in posizione apicale, infatti, la società non risponde se prova che (art. 6, comma 1, del D.Lgs. 231/2001):
il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo della società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
La società dovrà, dunque, dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati al soggetto apicale provando la sussistenza dei sopra elencati requisiti tra loro concorrenti e, di riflesso, la circostanza che la commissione del reato non deriva da una propria "colpa organizzativa".
Nel caso, invece, di un reato commesso da soggetti sottoposti all'altrui direzione o vigilanza, la società risponde se la commissione del reato è stata resa possibile dalla violazione degli obblighi di direzione o vigilanza alla' cui osservanza la società è tenuta.
ln ogni caso, la violazione degli obblighi di direzione o vigilanza è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi.
L'art. 7, comma 4, del D.Lgs. 231/2001 definisce, inoltre, i requisiti dell'efficace attuazione dei modelli organizzativi:
la verifica periodica e l'eventuale modifica del modello quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione e nell'attività;
Sarà l'autorità giudiziaria che dovrà, nell'ipotesi prevista dal citato art. 7, provare la mancata adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi.
Il D.Lgs. 231/2001 delinea il contenuto dei modelli di organizzazione e di gestione prevedendo che gli stessi, in relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, devono:
individuare le C.d. attività a rischio di reato;
prevedere specifici protocolli di formazione e attuazione delle decisioni dell'ente;
individuare i processi di gestione dei flussi finanziari;
prevedere un flusso informativo verso l'Oråãnismo di Vigilanza;
prevedere ed attuare uno specifico sistema sanzionatorio in caso di mancato rispetto del Modello.
Si rileva, inoltre, che ai sensi dell'art. 30 del D.Lgs. 81/2008 (C.d. Testo Unico della sicurezza di seguito anche "TUS") il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001 deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi:
alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge.
alle periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate.
Ai sensi del Testo Unico della sicurezza, il modello deve, altresì, prevedere:
idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione delle attività sopra elencate;
per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell'organizzazione e dal tipo di attività svolta, un'articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio;
un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello;
un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate;
il riesame e l'eventuale modifica del modello quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell'organizzazione e nell'attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.
Il comma 5 del citato art. 30 stabilisce, infine, che: "ln sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti".
Infine, di particolare rilevanza risulta la modifica dell'art. 51 TUS da parte dell'art. 30, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106, recante "Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", il quale, con l'introduzione del Comma 3-bis, ha previsto la possibilità per le imprese di richiedere l'asseverazione dell'adozione e dell'efficace attuazione dei Modelli di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro da parte di organismi paritetici costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Codici di comportamento predisposti dalle associazioni rappresentative degli enti
L'art. 6, comma 3, del D.Lgs. 231/2001 prevede “l modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati”.
ln base a tale previsione, Confcooperative, in qualità di principale organizzazione di rappresentanza, assistenza e tutela del mondo cooperativo italiano, ha costruito le presenti Linee Guida tenendo conto della variegata realtà aziendale degli enti aderenti.
Tale disomogeneità di base non ha tuttavia impedito di formulare principi, indicazioni e misure utili per l'adozione di adeguati modelli organizzativi e per la corretta individuazione di un organo di controllo.
Tenendo conto delle indicazioni del legislatore in merito alle esigenze cui il modello deve rispondere, il Modello si propone le finalità di:
definire il corretto espletamento delle attività che vanno a costituire l'agire dell'ente nell'ambiente economico e sociale in cui opera;
diffondere la necessaria consapevolezza in tutti coloro che operano in nome e per conto dell'ente di poter incorrere, in caso di violazione delle disposizioni contenute nel Modello stesso, in un illecito sanzionabile, sul piano penale ed amministrativo;
diffondere la necessaria consapevolezza in tutti coloro che operano in nome e per conto dell'ente che l'eventuale responsabilità personale per uno dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 può comportare il sorgere di responsabilità e sanzioni per l'ente stesso;
sottolineare che tutti i comportamenti difformi ai principi e alle disposizioni del Modello adottato sono sistematicamente condannati dall'ente, in quanto contrari ai propri principi etico-sociali prima ancora che alle disposizioni di legge;
informare tutti gli interessati che la violazione delle prescrizioni contenute nel modello costituisce violazione delle direttive aziendali, e per tale ragione, è soggetta all'applicazione di sanzioni, in coerenza con quanto previsto dalla legge, dai contratti nazionali di lavoro, ed ogni altro accordo intercorso con l'ente stesso;
consentire all'ente, grazie ad una costante azione di monitoraggio sui "processi a rischio di reato", di intervenire tempestivamente per prevenire e contrastare la commissione dei reati stessi;
costituire un organo societario terzo, dotato di poteri e risorse adeguate, deputato all'implementazione, aggiornamento ed applicazione del modello (Organismo di Vigilanza o O.d.V.).
La costruzione di un Modello, in base all’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 231/2001, deve partire da una corretta e completa "mappatura" dei processi/aree aziendali "sensibili", in quanto esposti al rischio di commissione dei reati di cui al D.Lgs. n. 231/2001.
A tal fine è necessario un approfondito studio del contesto aziendale per identificare, in modo chiaro, tutti i possibili "eventi pregiudizievoli" per l'ente e le modalità attraverso le quali si possono verificare. Il processo di autovalutazione che gli interessati devono compiere per catalogare tutti i possibili rischi, comporta l'analisi di elementi caratterizzanti l'azienda medesima, quali, ad esempio, la struttura organizzativa, l'articolazione territoriale, le dimensioni, il settore economico e le aree geografiche in cui essa opera, le specifiche attività, la storia, nonché l'analisi dei singoli reati che si possono collegare a questi elementi.
Una volta identificati i processi/aree aziendali "sensibili" occorre strutturare un sistema di controllo in grado di eliminare i rischi identificati, o quantomeno ridurli ad un livello accettabile.
Il concetto di rischio accettabile, parametro e premessa fondamentale per la costruzione del sistema di controllo, appare tuttavia di difficile definizione.
Una soluzione può essere data legando il concetto di rischio accettabile a quello di comportamento esigibile, ossia di condotta che oggettivamente ci si può attendere dall'ente e dalle singole figure che in esso operano.
Il comportamento concretamente esigibile è ad esempio, quella condotta che ai sensi dell'art. 40, comma 2 c.p., ci si può concretamente e ragionevolmente attendere nella situazione concreta al fine di evitare il verificarsi dell'evento lesivo.
Lo stesso D.Lgs. n. 231/2001 sembra orientarsi in questa direzione quando all'art. 6, comma 1 lettera c, esclude la responsabilità dell'ente per i casi in cui le figure apicali autrici del reato abbiano agito con "elusione fraudolenta del modello". L'elusione fraudolenta è proprio la condotta di chi si sottrae con artifizi e raggiri all'applicazione di determinate regole, direttive e procedure; tale circostanza, tuttavia, rileva ai fini della esclusione della responsabilità dell'ente solo se da quest'ultimo oggettivamente "non prevedibile" con la diligenza che ci si può ragionevolmente attendere dall'ente stesso, in base alla sua attività, struttura, estensione geografica, dimensione ecc.
ln sintesi, dunque, il "rischio accettabile" si ridurrà a quel rischio che "residua" a seguito della corretta definizione ed applicazione delle procedure, regole e principi previsti dal sistema di controllo aziendale ed a seguito di un controllo diligente ed efficace da parte dell'ente (per mezzo dell'Organismo di Vigilanza e del management aziendale).
Questo concetto di rischio accettabile va, però, adattato alle ipotesi di reati colposi (art. 25-septies, D.Lgs. n. 231/2001), in quanto la stessa essenza della colpa (colpa = mancanza di volontà) risulta incompatibile con il concetto di elusione fraudolenta. ln questo caso il confine di accettabilità del rischio è segnato dalla commissione di atti, non accompagnati dalla volontà, che concretizzino una violazione sostanziale del modello, fermo restando l'efficace e puntuale controllo dell'Organismo di Vigilanza preposto.
Il processo di analisi si concretizza, quindi, nella definizione per ogni processo/area aziendale di una reale ed oggettiva quantificazione del rischio accettabile e del rischio residuo. Per compiere tale percorso possono venire in ausilio tecniche di risk assessment che normalmente definiscono il rischio residuo come il prodotto di tre fattori:
Gravità del potenziale comportamento scorretto
Frequenza di esposizione al rischio
Rilevabilità da parte dell'OrganizzazionE dell'eventuale condotta di reato
La valutazione quantitativa dei tre fattori può avvenire attraverso un'analisi dei comportamenti delle singole funzioni aziendali, compiuta tramite interviste e raccolta di dati storici aziendali.
La metodologia proposta ha valenza generale; può, infatti, essere applicata a varie tipologie di rischi: operativi (fisico, informatico, di compliance, legale, contabile, fiscale, processo, ecc...), di mercato, di credito, ecc.
La metodologia consente di utilizzare il medesimo approccio anche qualora i principi del D.Lgs. n. 231/2001 vengano estesi ad altri ambiti. Se poi tali ambiti sono regolati da specifica normativa (es. adeguamento a standard internazionali previsti dalle norme UNI EN ISO per i sistemi di gestione qualità, ambiente sicurezza, etica ecc.), il modello dovrà integrarsi (non sovrapporsi e sostituirsi) con le regole preesistenti.
Sindacato di idoneità.
L'accertamento della responsabilità della società, attribuito al giudice penale, avviene mediante:
Il sindacato del giudice circa l'astratta idoneità del modello organizzativo a prevenire i reati di cui al D.Lgs. 231/2001 è condotto secondo il criterio della C.d. "prognosi postuma".
Il giudizio di idoneità va formulato secondo un criterio sostanzialmente ex ante per cui il giudice si colloca, idealmente, nella realtà aziendale nel momento in cui si è verificato l'illecito per saggiare la congruenza del modello adottato.
ln altre parole, va giudicato "idoneo a prevenire i reati" il modello organizzativo che, prima della commissione del reato, potesse e dovesse essere ritenuto tale da azzerare o, almeno, minimizzare, con ragionevole certezza, il rischio della commissione del reato successivamente verificatosi.
MODELLO Dl ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DELLA COOPERATIVA NIKOLAJEWKA
Il modello di organizzazione, gestione e controllo della Cooperativa Nikolajewka e la metodologia scelta per la definizione e l'aggiornamento dello stesso.
L'adozione di un modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001, oltre a rappresentare un motivo di esenzione dalla responsabilità della Cooperativa con riferimento alla commissione di alcune tipologie di reato e di illecito amministrativo, è un atto di responsabilità sociale da cui scaturiscono benefici per gli stakeholder, i manager, dipendenti, e tutti gli altri soggetti i cui interessi sono legati alla vita della Cooperativa.
La costruzione di un Modello, in base all'art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 231/2001, deve partire da una corretta e completa "mappatura" dei processi/aree aziendali "sensibili", in quanto esposti al rischio di commissione dei reati di cui al D.Lgs. n. 231/2001.
A tal fine è necessario un approfondito studio del contesto aziendale per identificare, in modo chiaro, tutti i possibili "eventi pregiudizievoli" per l'ente e le modalità attraverso le quali si possono verificare.
Il processo di autovalutazione che gli interessati devono compiere per catalogare tutti i possibili rischi, comporta l'analisi di elementi caratterizzanti l'azienda medesima, quali, ad esempio, la struttura organizzativa, l'articolazione territoriale, le dimensioni, il settore economico e le aree geografiche in cui essa opera, le specifiche attività, la storia, nonché l'analisi dei singoli reati che si possono collegare a questi elementi.
Lo stesso D.Lgs. n. 231/2001 sembra orientarsi in questa direzione quando all'art. 6, comma 1 lett. c, esclude la responsabilità dell'ente per i casi in cui le figure apicali autrici del reato abbiano agito con "elusione fraudolenta del modello". L'elusione fraudolenta è proprio la condotta di chi si sottrae con artifizi e raggiri all'applicazione di determinate regole, direttive e procedure; tale circostanza, tuttavia, rileva ai fini della esclusione della responsabilità dell'ente solo se da quest'ultimo oggettivamente "non prevedibile" con la diligenza che ci si può ragionevolmente attendere dall'ente stesso, in base alla sua attività, struttura, estensione geografica, dimensione ecc.
Il processo di analisi si concretizza, quindi, nella definizione per ogni processo/area aziendale di una reale ed oggettiva quantificazione del rischio accettabile e del rischio residuo.
Per compiere tale percorso possono venire in ausilio tecniche di risk assessment che normalmente definiscono il rischio residuo come il prodotto di tre fattori:
Gravità del potenziale comportamento scorretto;
Frequenza di esposizione al rischio;
Rilevabilità da parte dell'Organizzazione dell'eventuale condotta di reato.
La Cooperativa Sociale Nikolajewka ha adottato un proprio modello di organizzazione, gestione e controllo conforme ai requisiti previsti dal D.Lgs. 231/2001 (di seguito anche il "Modello") e coerente con il contesto normativo e regolamentare di riferimento, con i principi già radicati nella propria cultura di governance e con le indicazioni nelle Linee guida di Confcooperative. Il presente Documento descrittivo del modello di organizzazione, gestione e controllo della Cooperativa Nikolajewka è suddiviso in due parti le quali contengono rispettivamente, nella parte generale, una descrizione relativa:
al quadro normativo di riferimento;
alla realtà aziendale (sistema di governance e assetto organizzativo della Cooperativa Nikolajewka);
alla struttura del modello di organizzazione, gestione e controllo della Cooperativa Nikolajewka;
alla individuazione e nomina dell'organismo di vigilanza della Cooperativa Nikolajewka, con specificazione di poteri, compiti e flussi informativi che lo riguardano;
alla funzione del sistema disciplinare e al relativo apparato sanzionatorio;
al piano di formazione e comunicazione da adottare al fine di garantire la conoscenza delle misure e delle disposizioni del modello;
ai criteri di aggiornamento del modello;
nella parte speciale, una descrizione relativa:
alle fattispecie di reato (e di illecito amministrativo) rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti che la Cooperativa ha stabilito di prendere in considerazione in ragione delle caratteristiche della propria attività;
ai processi/attività sensibili e relativi protocolli di controllo.
La metodologia scelta dalla Cooperativa Nikolajewka per la definizione e l'aggiornamento del proprio modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001, in, termini di organizzazione, definizione delle modalità operative, strutturazione in fasi, assegnazione delle responsabilità tra le varie funzioni aziendali, è stata elaborata al fine di garantire la qualità e l'attendibilità dei risultati.
Tale metodologia prevede una serie di attività suddivise in quattro fasi, il cui sviluppo potrà anche discostarsi dalla consequenzialità di seguito indicata:
fase 1: identificazione delle aree di rischio;
fase 2: rilevazione della situazione esistente (as-is = “come è”);
fase 3: analisi delle differenza (gap) tra la situazione “come è” a “come deve essere” (gap analysis) e piano relativo d’azione per applicazione del modello (action plan);
fase 4: disegno del modello di organizzazione, gestione e controllo.
Qui di seguito sono sinteticamente descritti gli obiettivi e le attività relativi a ciascuna delle quattro fasi sopra elencate.
Fase 1 - Identificazione delle aree di rischio.
L'art. 6, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 231/2001 indica, tra i requisiti del modello, l'individuazione dei processi e delle attività nel cui ambito possono essere commessi i reati rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti. Si tratta, in altri termini, di quelle attività e processi aziendali che comunemente vengono definiti "sensibili" (C.d. "aree di rischio").
ln questo contesto si collocano gli obiettivi della fase 1, che sono:
l'identificazione degli ambiti aziendali oggetto di analisi e l'individuazione preliminare dei processi e delle attività sensibili;
l'identificazione dei responsabili dei processi/attività sensibili;
Propedeutica all'individuazione delle attività sensibili è l'analisi, prevalentemente documentale, della struttura della Cooperativa, svolta al, fine di meglio comprendere l'attività della stessa e di identificare gli ambiti aziendali oggetto di analisi.
La raccolta della documentazione rilevante e l'analisi della stessa da un punto di vista sia tecnico organizzativo, sia legale permette, oltre all'individuazione dei processi/attività sensibili, una preliminare identificazione delle funzioni responsabili di tali processi/attività.
Qui di seguito sono elencate le attività che caratterizzano la fase 1:
inventario completo di tutti i processi e sottoprocessi aziendali;
raccolta delle informazioni/documentazione preliminare;
individuazione dei responsabili delle strutture per il supporto operativo nell'individuazione delle aree/attività a rischio;
definizione del perimetro di intervento individuando preliminarmente le aree con riferimento, diretto o indiretto, alle attività sensibili individuate, collegate alle fattispecie di reato rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti.
Fase 2 - Rilevazione della situazione esistente (as-is).
Obiettivo della fase 2 è l'effettuazione dell'analisi, anche attraverso interviste alle risorse responsabili di struttura, delle attività sensibili precedentemente individuate, con particolare enfasi sui controlli.
Nello specifico, per ogni processo/attività sensibile individuato nella fase 1 , vengono analizzate le sue fasi principali, le funzioni e i ruoli/responsabilità dei soggetti interni ed esterni coinvolti, nonché gli elementi di controllo esistenti, al fine di verificare come si possano astrattamente concretizzare le fattispecie di reato rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti.
ln questa fase viene realizzata, quindi, la mappatura delle attività che, in considerazione degli specifici contenuti, sono potenzialmente esposte alla commissione dei reati.
Nella rilevazione del sistema di controllo esistente sono presi come riferimento i seguenti principi di controllo:
segregazione delle attività;
esistenza di procedure/norme/circolari;
poteri autorizzativi e di firma e definizione di ruoli e responsabilità;
La fase 2 è quindi caratterizzata dall'analisi documentale della normativa di regolamentazione del processo o dell'attività, integrata, se necessario, dall'esecuzione di interviste strutturate con i responsabili di struttura/processo, nonché con il personale da loro indicato, al fine di raccogliere, per i processi/attività sensibili individuati nella fase precedente, le informazioni necessarie a comprendere:
i processi in forma elementari e le attività svolte;
i soggetti e le funzioni interni ed esterni coinvolti;
i relativi ruoli e responsabilità;
il sistema dei controlli esistenti.
Al termine della fase 2 viene elaborata la mappatura definitiva e si procede alla rilevazione della situazione aziendale (la C.d. mappatura delle, attività sensibili).
Fase 3 - Analisi delle “gap” e piano di azione
Lo scopo della fase 3 consiste nell'individuazione dei requisiti organizzativi caratterizzanti un modello organizzativo adeguato e delle azioni di miglioramento del modello organizzativo esistente.
Deve essere, quindi, effettuata un'analisi comparativa (la c.d. "gap analysis") tra il modello organizzativo e di controllo esistente ("as is") e il modello di riferimento valutato sulla base delle esigenze manifestate dalla disciplina di cui al D.Lgs. 231/2001 ("to be").
Attraverso il confronto operato con la gap analysis è possibile individuare i requisiti organizzativi caratterizzanti un modello di organizzazione, gestione e controllo conforme a quanto disposto dal D.Lgs. 231/2001 e le azioni di miglioramento del sistema di controllo interno (il C.d. "piano di azione").
Al termine della fase 3, vengono prodotte schede (condivise) che illustrano in un unico contesto i risultati della as is analysis e della gap analysis e il piano di azione (action plan). Sulla scorta di dette schede viene redatta un'informativa da presentare al Consiglio di Amministrazione.
Fase 4 - Disegno del modello di organizzazione, gestione e controllo.
Scopo della fase 4 è la definizione/aggiornamento del modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. 231/2001 della Cooperativa, articolato in tutte le sue componenti e regole di funzionamento, idoneo alla prevenzione dei reati (e degli illeciti amministrativi) rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti.
L'ORGANISMO Dl VIGILANZA Al SENSI DEL D.LGS. 231/2001
L'organismo di vigilanza della Cooperativa Nikolajewka.
L'art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001 affida il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli organizzativi e di curare il loro aggiornamento ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (art. 6, lett. b, D.Lgs. n. 231/2001).
L'esistenza di un tale organismo è condizione necessaria, insieme all'efficace adozione ed applicazione del Modello Organizzativo, affinché l'ente goda dell'esonero dalla responsabilità conseguente alla commissione dei reati di cui al Decreto.
L'Organismo di Vigilanza ("O.d.V.") non rappresenta un nuovo organo sociale (al pari dell'Organo Amministrativo o del Collegio Sindacale), bensì parte integrante del sistema di controllo interno della Cooperativa.
In base a quanto disposto dagli articoli 6, comma 1, lett.b) e 7, commi 3 e 4 del D.Lgs. n. 231/2001, l'Organismo di Vigilanza deve possedere requisiti di:
continuità d'azione;
Autonomia: deve essere assicurata all'O.d.V. completa autonomia, intesa come libera capacità decisionale, di autodeterminazione e di azione, con pieno esercizio della discrezionalità tecnica nell'esercizio delle proprie funzioni. Tale autonomia va esercitata soprattutto rispetto ai vertici societari, nel senso che l'Organismo dovrà rimanere estraneo a qualsiasi forma di interferenza e pressione da parte dei vertici stessi e non dovrà in alcun modo essere coinvolto nell'esercizio di attività di gestione che esorbitino dai compiti specificamente assegnati in funzione della propria attività. Il requisito va inteso in senso sostanziale e non meramente formale, ed è pertanto dimostrato dall'attribuzione di specifici poteri e funzioni nonché di una certa autonomia patrimoniale (ad esempio, con la dotazione iniziale di un budget preventivamente deliberato dall'Organo Amministrativo). L'autonomia comporta infine la possibilità per l'organismo di vigilanza di autodeterminarsi fissando le proprie regole comportamentali e procedurali per il tramite di un regolamento dallo stesso adottato.
Indipendenza: la posizione dell'Organismo di Vigilanza deve essere quella di un organismo terzo gerarchicamente collocato al vertice della linea di comando, libero da legami di sudditanza rispetto al vertice aziendale, capace di adottare provvedimenti ed iniziative insindacabili. Nel caso di O.d.V. a composizione collegiale, i singoli componenti non dovrebbero svolgere funzioni operative all'interno della società e, se questo si verifica, si devono individuare soluzioni che garantiscano comunque l'autonomia in senso collegiale dell'Organismo. Nell'ipotesi di O.d.Vp. monocratico, e qualora sia nominato un componente interno all'ente, l'assenza di situazioni di conflitto di interesse dovrebbe essere scrupolosamente valutata sia con riguardo alla titolarità di compiti operativi che di eventuali funzioni di controllo già esercitate nell'ambito dell'ente.
Professionalità: il requisito della professionalità assume connotati prettamente soggettivi, che andranno verificati per ciascun componente, con una preventiva analisi del curriculum vitae e delle concrete esperienze lavorative di ognuno di essi. ln particolare, secondo la giurisprudenza prevalente, occorre che l'O.d.V. sia composto da soggetti dotati di specifiche conoscenze in materia di metodologie ed attività di controllo, valutazione e gestione dei rischi, organizzazione aziendale, finanza, revisione e gestione, pratica professionale legale, oltre che capacità specifiche in relazione all'attività ispettiva e consulenziale.
Continuità d'azione: la continuità d'azione va intesa in termini di effettività dell'attività di vigilanza e controllo ed in termini di costanza temporale dello svolgimento delle funzioni dell'O.d.V: . Pertanto, per parametrare il requisito in parola si dovrà fare riferimento alla dimensione e complessità organizzativa della singola realtà aziendale, non escludendo che nelle realtà di grandi dimensioni si renda necessaria la presenza di una struttura dedicata esclusivamente ed a tempo pieno all'attività di vigilanza sul Modello.
Onorabilità: i componenti dell'Organismo di Vigilanza, visto il ruolo che sono chiamati a ricoprire, devono presentare necessariamente un profilo etico di indiscutibile valore; in particolare, il regolamento di disciplina del funzionamento dell'O.d.V. deve prevedere specifiche cause di ineleggibilità e decadenza, che, secondo la giurisprudenza, non possono risolversi solamente nella condanna con sentenza passata in giudicato per aver commesso uno dei reati di cui al D.Lgs 231/2001 ovvero nella la condanna ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese. Limitando le cause di ineleggibilità o decadenza a tali ipotesi estreme, si arriverebbe alla conseguenza logica di poter nominare quale membro dell'organo di vigilanza "un soggetto condannato — seppure con sentenza non irrevocabile - per corruzione, per truffa aggravata ai danni di ente pubblico, per frode fiscale ovvero un soggetto nei confronti del quale sia stata emessa sentenza di patteggiamento divenuta irrevocabile ad esempio per gravi fatti corruttivi".
Principi generali in tema di istituzione e nomina dell'Organismo di Vigilanza.
L'Organismo di Vigilanza della Cooperativa Nikolajewka è istituito con delibera del Consiglio di Amministrazione ed è composta da tre membri. La delibera prevede, tra l’altro:
la determinazione della composizione dell'Organismo e dei requisiti soggettivi dei suoi componenti (fornendo un'adeguata motivazione delle scelte operate);
l'eventuale compenso per i componenti;
l'elencazione dei compiti e dei poteri affidati;
le cause di ineleggibilità e decadenza dall'incarico;
i meccanismi di sostituzione dei componenti in caso di decadenza o dimissioni;
uno specifico ed autonomo potere di spesa che garantirà l'autonomia d'azione.
Funzioni e poteri dell'Organismo di Vigilanza.
All'Organismo di Vigilanza sono conferiti i poteri di iniziativa e controllo necessari per assicurare un'effettiva ed efficiente vigilanza sul funzionamento e sull'osservanza del Modello secondo quanto stabilito dall'art. 6 del D.Lgs. 231/2001.
ln particolare, all'Organismo di Vigilanza sono affidati, per l'espletamento e l'esercizio delle proprie funzioni, i seguenti compiti e poteri:
vigilare sulla corretta attuazione del Modello da parte dei destinatari;
verificare l'adeguatezza e l'efficacia del Modello, con particolare attenzione all'identificazione delle aree "a rischio" reato, ed all'idoneità delle procedure adottate ai fini della prevenzione dei reati rilevanti per il D.Lgs. n. 231/2001;
promuovere ed assicurare un'adeguata diffusione e conoscenza del Modello nei confronti dei destinatari dello stesso;
verificare lo stato di aggiornamento del Modello, segnalando con tempestività al Consiglio di Amministrazione la necessità di procedere alle integrazioni ed agli aggiornamenti da eseguire a seguito della modificazione della normativa di riferimento e/o della struttura aziendale.
ln relazione a tali compiti all'Organismo di Vigilanza vengono attribuite le seguenti specifiche funzioni:
condurre ricognizioni delle attività aziendali ai fini della "mappatura" aggiornata delle aree di attività a rischio nell'ambito del contesto aziendale;
promuovere adeguate iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello e predisporre la documentazione organizzativa interna necessaria, contenente istruzioni, chiarimenti o aggiornamenti relativi al Modello stesso;
instaurare e mantenere canali di comunicazione costanti con le diverse figure apicali delle aree a rischio;
effettuare periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o atti specifici posti in essere nell'ambito delle aree di attività a rischio;
raccogliere, elaborare e conservare le informazioni rilevanti in ordine al rispetto del Modello, nonché aggiornare la lista di informazioni che devono essere obbligatoriamente trasmesse o tenute a disposizione dell'Organismo di Vigilanza stesso;
coordinarsi con le altre funzioni aziendali, anche attraverso apposite riunioni, per migliorare il monitoraggio delle attività nelle aree di rischio nonché per i diversi aspetti attinenti l'attuazione del Modello (definizione delle clausole standard, formazione del personale, provvedimenti disciplinari, etc.);
controllare la presenza, l'effettività e la regolare tenuta della documentazione richiesta in conformità a quanto previsto dalle procedure operative che entrano a far parte del Modello o che siano da esso richiamate;
verificare che gli elementi previsti dal Modello siano comunque adeguati e rispondenti alle esigenze di osservanza di quanto prescritto dal D.Lgs 231/01, provvedendo, in caso contrario, a fornire indicazioni di indirizzo per un corretto aggiornamento degli elementi stessi;
fornire chiarimenti in merito al significato e alla applicazione delle previsioni contenute nel Modello;
predisporre un efficace sistema di comunicazione interna per consentire la trasmissione di notizie rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001 garantendo la tutela e riservatezza del segnalante;
formulare e sottoporre all'approvazione dell'organo dirigente la previsione di spesa necessaria al corretto svolgimento dei compiti assegnati. Tale previsione di spesa dovrà essere, in ogni caso, la più ampia al fine di garantire il pieno e corretto svolgimento della propria attività;
accedere liberamente presso, ovvero convocare, qualsiasi struttura/unità organizzativa, esponente o dipendente della Società - senza necessità di alcun consenso preventivo - per richiedere e acquisire informazioni, documentazione e dati, ritenuti necessari per lo svolgimento dei compiti previsti dal D.Lgs. 231/2001 , da tutto il personale dipendente e dirigente;
richiedere informazioni rilevanti a collaboratori, agenti e consulenti esterni alla Società;
promuovere l'attivazione di eventuali procedimenti disciplinari e proporre le eventuali, sanzioni di cui al Capitolo 5 della parte generale del presente Documento descrittivo;
verificare e valutare l'idoneità del sistema disciplinare ai sensi per gli effetti del D.Lgs. 231/2001;
condurre le indagini interne per l'accertamento di presunte violåzioni alle prescrizioni del Modello e del Codice Etico;
segnalare tempestivamente all'organo dirigente, per gli opportuni provvedimenti, le violazioni accertate del Modello che possano comportare l'insorgere di una responsabilità in capo alla Cooperativa;
curare i rapporti e assicurare i flussi informativi di competenza verso il Consiglio di Amministrazione, nonché verso il Collegio Sindacale;
mantenere un collegamento costante con la società di revisione, salvaguardando la necessaria indipendenza, e con gli altri consulenti e collaboratori coinvolti nelle attività di efficace attuazione del Modello.
L'Organismo di Vigilanza adotta un proprio Regolamento al fine di disciplinare le proprie modalità di funzionamento.
L'Organismo di Vigilanza può giovarsi - sotto la propria diretta sorveglianza e responsabilità - nello svolgimento dei compiti affidatigli, della collaborazione di tutte le funzioni e strutture della Cooperativa, ovvero di consulenti esterni, avvalendosi delle rispettive competenze e professionalità. Tale facoltà consente all'Organismo di Vigilanza di assicurare un elevato livello di professionalità e la necessaria continuità di azione.
Il Consiglio di Amministrazione cura l'adeguata comunicazione alle strutture aziendali dei compiti dell'Organismo di Vigilanza e dei suoi poteri.
Funzionamento dell'Organismo di Vigilanza.
L'Organismo di Vigilanza, si dota, al suo interno, di un apposito Regolamento che ne disciplina il concreto funzionamento.
Tale Regolamento prevedere l'obbligo dell'O.d.V. di riunirsi periodicamente ed in modo continuativo, definendo, altresì, le modalità di convocazione ed i soggetti abilitati a richiederla in via straordinaria, segnatamente l'Organo Amministrativo ed il Collegio Sindacale, sia collegialmente sia da parte dei suoi singoli componenti.
Le convocazioni avvengono in forma scritta e contengono l'ordine del giorno della riunione stilato in maniera concordata tra i membri dell'O.d.V. Presidente dell'O.d.V. stesso nominato in sede della prima riunione dell'Organismo di Vigilanza.
Nel regolamento sono disciplinati, inoltre, le condizioni di validità delle riunioni e delle votazioni L'attività svolta durante le riunioni dell'Organismo di Vigilanza è oggetto di appositi verbali approvati entro o nel corso della successiva riunione, al fine di conservare sempre traccia delle tematiche affrontate e delle eventuali decisioni deliberate.
Di tali documenti la struttura incaricata della custodia garantisce la massima riservatezza delle informazioni pervenute o raccolte dall'Organismo e delle discussioni instaurate durante le riunioni, ciò a tutela della privacy dei soggetti eventualmente coinvolti e della assoluta autonomia e professionalità dell'Organismo stesso.
Nel Regolamento, infine sono dettagliati i flussi in formativi da, e verso, l'Organismo di Vigilanza.
L'Organismo di Vigilanza redige un documento descrittivo delle attività di vigilanza attraverso il quale pianifica le proprie attività prevedendo: un calendario delle attività da svolgere nel corso dell'anno, la determinazione delle cadenze temporali dei controlli, l'individuazione dei criteri e delle procedure di analisi, la possibilità di effettuare verifiche e controlli non programmati.
Nello svolgimento della propria attività, l'Organismo di Vigilanza può avvalersi sia del supporto di funzioni e strutture interne alla Cooperativa con specifiche competenze nei settori aziendali di volta in volta sottoposti a controllo sia, con riferimento all'esecuzione delle operazioni tecniche necessarie per lo svolgimento della funzione di controllo.
All'Organismo di Vigilanza sono riconosciuti, nel corso delle verifiche ed ispezioni, i più ampi poteri al fine di svolgere efficacemente i compiti affidatigli.
Obblighi di informazione nei confronti dell'Organismo di Vigilanza — Flussi informativi.
L'Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato, mediante apposito sistema di comunicazione interna, in merito a quegli atti, comportamenti od eventi che possono determinare una violazione del Modello o che, più in generale, sono rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001.
Il corretto adempimento dell'obbligo di informazione da parte del prestatore di lavoro non può dar luogo all'applicazione di sanzioni disciplinari.
Per quanto concerne consulenti, collaboratori esterni, ecc., è contrattualmente previsto un obbligo di informativa immediata a loro carico nel caso in cui gli stessi ricevano, direttamente o indirettamente, da un dipendente/rappresentånte della Cooperativa una richiesta di comportamenti che potrebbero determinare una violazione del Modello.
Nel declinare i compiti dell'O.d.V. occorre chiarire che, per assolvere al mandato che la legge gli assegna, ed al fine di ottenere un Modello efficace, l'Organismo di Vigilanza deve avere garantito il più ampio accesso alle informazioni aziendali e alle dinamiche di gestione operativa
La finalità, evidentemente, è di agevolare l'attività di vigilanza sull'efficacia «del modello e di accertare ex post le cause che hanno reso possibile il verificarsi di un reato.
E' stato previsto, pertanto, un sistema di relazioni a vari livelli che permetta una circolazione di informazioni idonea a ridurre il rischio reati.
devono essere raccolte eventuali segnalazioni relative:
i) alla commissione, o al ragionevole pericolo di commissione, dei reati (e degli illeciti amministrativi) rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti;
ii) a "pratiche" non in linea con le norme di comportamento emanate dalla Società;
iii) a comportamenti che, in ogni caso, possono determinare una violazione del Modello;
ogni Responsabile di Unità Organizzativa, cui è attribuita la responsabilità di coordinamento delle strutture di riferimento, deve segnalare formalmente e tempestivamente all'Organismo di Vigilanza eventuali comportamenti difformi al Modello;
il dipendente, i collaboratori, i c d. parasubordinati, e in generale tutti gli stakeholder, effettuano la segnalazione di una violazione (o presunta violazione) del Modello all'Organismo di Vigilanza;
l'Organismo di Vigilanza valuta discrezionalmente e sotto la sua responsabilità le segnalazioni ricevute e i casi in cui è necessario attivarsi;
nel caso in cui la segnalazione di eventuali violazioni del Modello sia riferita a componenti del Consiglio di Amministrazione e/o del Collegio Sindacale, la stessa verrà trasmessa anche al Presidente del Consiglio di Amministrazione e al Presidente del Collegio Sindacale.
I segnalanti in buona fede sono garantiti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione ed in ogni caso è assicurata la riservatezza dell'identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Cooperativa o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede.
Oltre alle segnalazioni relative a violazioni di carattere generale sopra descritte, devono essere trasmesse all'Organismo di Vigilanza, da parte delle funzioni aziendali che operano nell'ambito di attività sensibili, le informazioni concernenti le anomalie o atipicità riscontrate nell'ambito delle informazioni disponibili (un fatto non rilevante se singolarmente considerato, potrebbe assumere diversa valutazione in presenza di ripetitività o estensione dell'area di accadimento).
Pertanto, tutti i soggetti sono tenuti a trasmettere all'Organismo di Vigilanza le informazioni concernenti:
eventi che potrebbero ingenerare responsabilità della Società ai sensi del Decreto;
provvedimenti e/o notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di attività di indagine per i reati di cui al Decreto, avviate anche nei confronti di ignoti;
rapporti predisposti dai responsabili delle funzioni aziendali nell'ambito della attività di controllo svolte, dal quali possano emergere fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto alle indicazioni di cui al Decreto;
notizie relative all'effettiva attuazione, a tutti i livelli aziendali, del Modello, evidenzianti i procedimenti disciplinari avviati e le eventuali sanzioni irrogate (ivi compresi i provvedimenti assunti nel confronti dei dipendenti), ovvero i provvedimenti motivati di archiviazione di procedimenti disciplinari;
richiesta di assistenza legale avanzate dai soci, Amministratori, dirigenti o dipendenti a seguito di procedimenti aperti per la commissione di reati rilevanti ai sensi del Decreto;
comunicazioni in ordine alla variazione della struttura organizzativa, alla variazione delle deleghe e dei poteri;
variazioni delle aree a rischio, realizzazione di operazioni a rischio o comunque idonee ad alterare il rischio predeterminato nel Modello di Organizzazione;
partecipazione ad appalti o a procedure finalizzate alla conclusione di contratti con la Pubblica Amministrazione;
richieste di fondi e contributi pubblici e loro utilizzo;
informazioni relative ai clienti e ai fornitori della Società indagati per reati sanzionati dal Decreto;
copia della reportistica periodica in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
L'Organismo di Vigilanza è destinatario anche delle segnalazioni aventi ad oggetto il funzionamento e l'aggiornamento del Modello, ossia l'adeguatezza dei principi del Codice Etico e delle procedure aziendali.
Tali segnalazioni dovranno essere effettuate in forma scritta, anche via e-mail. Non sono ammesse segnalazioni anonime. L'Organismo agisce in modo da garantire i segnalanti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione o penalizzazione, assicurando. altresì l'anonimato del segnalante.
I componenti dell'Organismo sono tenuti al segreto in ordine alle notizie ed alle informazioni acquisite nell'esercizio delle loro funzioni e in nessun caso potranno venir meno ai limiti posti dalla normativa sulla privacy e sulla tutela delle informazioni, come peraltro previsto anche dai recenti reati inseriti nell'elenco che lo stesso D.Lgs. n. 231/2001 sanziona.
Invio delle segnalazioni - Raccolta e conservazione delle informazioni.
Le segnalazioni possono essere inviate, per iscritto e in forma non anonima con le seguenti modalità:
e-mail: Organismo.di.Vigilanza.231@Nikolajewka.it
lettera all'indirizzo: Cooperativa Sociale Nikolajewka,Organismo di Vigilanza 231, Via Nikolajewka, 25133 - Brescia
tramite apposito modulo all’indirizzo web:
http://www.nikolajewka.it/sito2016/Cooperativa/231/Modello231.html
Ogni informazione, segnalazione, report, relazione prevista nel Modello è conservata dall'Organismo di Vigilanza in un apposito archivio (informatico o cartaceo).
Reporting dell'Organismo di Vigilanza verso gli organi societari.
L'Organismo di Vigilanza riferisce in merito all'attuazione del Modello, all'emersione di eventuali aspetti critici, alla necessità di interventi modificativi.
L'Organismo di Vigilanza potrà essere convocato in qualsiasi momento dagli Organi sociali.
A sua volta, l'Organismo di Vigilanza ha il dovere di richiedere al Presidente dell'Organo Amministrativo (o all'Amministratore Unico) ed al Presidente del Collegio Sindacale, ove presente, la convocazione degli Organi da essi presieduti, affinché l'O.d.V. possa ad essi riferire in merito a fatti che possano dar luogo a responsabilità amministrativa a carico dell'ente ponendo così tali Organi in condizione di adottare le misure di rispettiva competenza.
Ogni anno, in tempo utile rispetto all'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio di esercizio, l'Organismo di vigilanza trasmetterà inoltre all'Organo Amministrativo ed al Collegio Sindacale, ove presente, una relazione consuntiva avente ad oggetto l'attività svolta nell'adempimento dei propri doveri, nonché il proprio programma di attività per l'anno successivo. Tale relazione dovrà essere comunicata all'assemblea dei soci unitamente allo schema del bilancio di esercizio.
Gli incontri con gli organi societari cui l'Organismo di Vigilanza riferisce devono essere documentati. L'Organismo di Vigilanza cura l'archiviazione della relativa documentazione.
Funzione del sistema disciplinare.
L'art. 6, comma 2, lett. e) e l'art. 7, comma 4, lett. b) del D.Lgs. 231/2001 indicano, quale condizione per un'efficace attuazione del modello di organizzazione, gestione e controllo, l'introduzione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello stesso.
L'efficacia e l'effettività del Modello Organizzativo e del Codice Etico, sono strettamente connesse alla predisposizione di un adeguato sistema sanzionatorio cui affidare una duplice funzione:
sanzionare in termini disciplinari, ex post, le violazioni del Codice Etico e delle procedure previste dal Modello Organizzativo; stigmatizzare e quindi prevenire la realizzazione di condotte inosservanti, attraverso la minaccia della sanzione disciplinare.
L'applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall'esito di un eventuale procedimento penale, in quanto le regole di condotta imposte dal Modello sono assunte dalla Società in piena autonomia e indipendente dalla tipologia di illecito che le violazioni del Modello possano determinare.
ln caso di accertata violazione del Modello o del Codice Etico, l'Organismo di Vigilanza (O.d.V. ) riporta la segnalazione e richiede l'applicazione di eventuali sanzioni ritenute necessarie all'Organo Amministrativo ed alla direzione aziendale, quando esistente ed investita di corrispondete delega. Deve essere inoltre informato il Collegio Sindacale, quando costituito.
Il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa e la competente funzione aziendale approvano i provvedimenti da adottare, anche a carattere sanzionatorio, secondo te normative in vigore, ne curano l'attuazione e riferiscono l'esito all'Organismo di Vigilanza.
Qualora non venga comminata la sanzione proposta dall'Organismo di Vigilanza, il Consiglio di Amministrazione rende adeguata motivazione all'Organismo stesso ed al Collegio Sindacale.
L'ente, insieme al Codice Etico ed al Modello, deve adeguatamente pubblicizzare anche il sistema disciplinare, affinché tutti i portatori di interesse abbiano piena conoscenza delle conseguenze connesse al compimento di condotte vietate dal Codice Etico o difformi rispetto alle procedure stabilite nel Modelli Organizzativo.
Misure nei confronti di lavoratori subordinati.
L'osservanza delle disposizioni e delle regole comportamentali previste dal Modello costituisce adempimento da parte dei dipendenti della Cooperativa degli obblighi previsti dall'art. 2104, comma 2, del codice civile; obblighi dei quali il contenuto del medesimo Modello rappresenta parte sostanziale ed integrante.
I comportamenti tenuti dai lavoratori dipendenti, siano o meno essi soci, in violažione delle singole regole comportamentali dedotte nel Codice Etico e nel Modello, sono da intendersi come illeciti disciplinari.
Ad ogni notizia di violazione del Modello, verrà promossa un'azione disciplinare finalizzata all'accertamento della violazione stessa. ln particolare, nella fase di accertamento verrà previamente contestato al dipendente l'addebito e gli sarà, altresì, garantito un congruo termine di replica in ordine alla sua difesa. Una volta accertata la violazione, sarà comminata all'autore una sanzione disciplinare proporzionata alla gravità della violazione commessa e all'eventuale recidiva.
Si precisa comunque che, dovrà essere comunicato ogni atto relativo al procedimento all'Organismo di Vigilanza per la valutazione di competenza.
ln conformità a quanto stabilito dalla normativa rilevante e in ossequio ai principi di tipicità delle violazioni e di tipicità delle sanzioni, la Cooperativa intende portare a conoscenza dei propri dipendenti le disposizioni e le regole comportamentali contenute nel Modello, la cui violazione costituisce illecito disciplinare, nonché le misure sanzionatorie applicabili, tenuto conto della gravità delle infrazioni.
Fermi restando gli obblighi in capo alla Cooperativa derivanti dallo Statuto dei Lavoratori, i comportamenti che costituiscono violazione del Modello, corredati dalle relative sanzioni, sono i seguenti:
1 . Incorre nel provvedimento di "rimprovero verbale" il lavoratore che violi una delle procedure interne previste dal Modello (ad esempio, che non osservi le procedure prescritte, ometta di dare comunicazione all'Organismo di Vigilanza delle informazioni prescritte, ometta di svolgere controlli, ecc.), o adotti nell'espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso. Tali comportamenti costituiscono una mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società.
Incorre nel provvedimento di "rimprovero scritto", il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, o adottando nell'espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello, esponga l'integrità dei beni aziendali ad una situazione di oggettivo pericolo. Tali comportamenti, posti in essere con la mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società, determinano una situazione di pericolo per l'integrità dei beni della Società e/o costituiscono atti contrari agli interessi della stessa.
Incorre nel provvedimento della "sospensione dal servizio e dal trattamento economico per un periodo non superiore a IO giorni" il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, o adottando nell'espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle: prescrizioni del Modello, arrechi danno alla Cooperativa compiendo atti contrari all'interesse della stessa, ovvero il lavoratore che sia recidivo oltre la terza volta nell'anno solare nelle mancanze di cui ai punti 1 e 2. Tali comportamenti, posti in essere per la mancata osservanza delle,disposizioni impartite dalla Società, determinano un danno ai beni della Società e/o costituiscono atti contrari agli interessi della stessa.
Incorre nel provvedimento del "licenziamento per giustificato motivo" il lavoratore che adotti, nell'espletamento delle attività nelle aree sensibili, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello e diretto in modo univoco al compimento di un reato rilevante ai fini della responsabilità amministrativa degli enti. Tale comportamento costituisce una grave inosservanza delle disposizioni impartite dalla Società e/o una grave violazione dell'obbligo del lavoratore di cooperare alla prosperità della Società.
Incorre nel provvedimento del "licenziamento per giusta causa" il lavoratore che adotti nell'espletamento delle attività nelle aree sensibili un comportamento in violazione alle prescrizioni del Modello, tale da determinare la concreta applicazione a carico della Società delle misure previste dal D.Lgs. 231/2001. Tale comportamento fa venire meno radicalmente la fiducia della Società nei confronti del lavoratore, costituendo un grave nocumento morale e/o materiale per l'azienda.
Il tipo e l'entità di ciascuna delle sanzioni sopra richiamate, saranno determinati anche tenendo conto:
-dell'intenzionalità del comportamento o del grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell'evento;
- del comportamento complessivo del lavoratore con particolare riguardo alla sussistenzå o meno di precedenti disciplinari del medesimo, nei limiti consentiti dalle legge; delle mansioni del lavoratore; della posizione funzionale delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza; delle altre particolari circostanze che accompagnano l'illecito disciplinare.
Responsabile ultimo della concreta applicazione delle misure disciplinari sopra descritte è il Direttore Generale, il quale commina le sanzioni su eventuale segnalazione dell'Organismo di Vigilanza, sentito, anche, il parere del superiore gerarchico dell'autore della condotta censurata. ln ogni caso l'Organismo di Vigilanza dovrà ricevere tempestiva informazione di ogni atto riguardante il procedimento disciplinare a carico di un lavoratore per violazione del presente Modello, fin dal momento della contestazione disciplinare. Viene comunque attribuito all'Organismo di Vigilanza, in collaborazione con il Direttore generale, il compito di verificare e valutare l'idoneità del sistema disciplinare ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 231/2001
Misure nei confronti dei componenti del Consiglio di Amministrazione.
ln caso di violazione del Modello da parte di singoli Amministratori della Società, l'Organismo di Vigilanza informerà l'Organo Amministrativo ed il Collegio Sindacale, ove esistente, i quali, valutata la segnalazione in un'apposita adunanza da convocare nel più breve tempo possibile, provvederanno ad assumere le opportune iniziative avendo come riferimento la vigente normativa societaria nonché è lo Statuto Sociale.
Misure nei confronti dei sindaci.
ln caso di violazioni delle disposizioni e delle regole di comportamento del Modello da parte di uno o più sindaci, il Collegio sindacale e il Consiglio di Amministrazione potranno assumere gli opportuni provvedimenti tra cui, ad esempio, la convocazione dell'Assemblea dei soci, al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge.
Misure nei confronti dei soci.
ln caso di violazione del Modello da parte dei soci della Società, l'Organismo di Vigilanza ne informerà l'Organo Amministrativo il quale provvederà ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa e dallo Statuto Sociale, ivi compresa l'esclusione da socio.
Misure nei confronti dei consulenti e dei collaboratori.
Ogni comportamento posto in essere dai collaboratori, consulenti o fornitori in contrasto con le linee di condotta indicate dal Modello e dal Codice Etico, tale da comportare il rischio di commissione di un reato sanzionato dal D.Lgs. n. 231/2001, potrà determinare, mediante l'attivazione di opportune clausole, la sospensione del rapporto contrattuale e delle attività conseguenti, nonché l'applicazione di eventuali penali conseguenti alla sospensione dell'attività, fino a giungere alla risoluzione dei contratti e fatta salva l'eventuale richiesta di risarcimento qualora da tale comportamento siano derivati danni concreti all'ente, come nel caso di applicazione da parte del Giudice delle misure previste dal Decreto.
L'Organismo di Vigilanza curerà l'elaborazione, l'aggiornamento e l'inserimento nelle lettere di incarico o, più in generale, negli accordi con i collaboratori e partners, delle succitate specifiche clausole contrattuali.
PIANO Dl FORMAZIONE E COMUNICAZIONE
La Cooperativa, al fine di dare efficace attuazione al Modello, intende assicurare una corretta divulgazione dei contenuti dello stesso all'interno e all'esterno della propria organizzazione.
ln particolare, obiettivo della Cooperativa è estendere la comunicazione dei contenuti del Modello non solo ai propri dipendenti ma anche ai soggetti che, pur non rivestendo la qualifica formale di dipendente, operano — anche occasionalmente — per il conseguimento delle finalità della Cooperativa.
L'attività di comunicazione e formazione è diversificata a seconda dei destinatari cui essa si rivolge ed è improntata a principi di completezza, chiarezza, accessibilità e continuità al fine di consentire ai diversi destinatari la piena consapevolezza di quelle disposizioni aziendali che sono tenuti a rispettare e delle norme etiche che devono ispirare i loro comportamenti.
L'attività di comunicazione e formazione è supervisionata ed integrata dall'Organismo di Vigilanza, cui sono assegnati, tra gli altri, i compiti di "promuovere e definire le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello, nonché per la formazione del personale e la sensibilizzazione dello stesso all'osservanza dei contenuti del Modello".
Dipendenti e componenti degli organi sociali. Ogni dipendente è tenuto a:
acquisire consapevolezza dei contenuti del Modello;
conoscere le modalità operative con le quali deve essere realizzata la propria attività;
contribuire attivamente, in relazione al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, all'efficace attuazione del Modello, segnalando eventuali carenze riscontrate nello stesso.
Al fine di garantire un'efficace e razionale attività di comunicazione, la Cooperativa promuove e agevola la conoscenza dei contenuti del Modello da parte dei dipendenti, con grado di approfondimento diversificato a seconda del grado di coinvolgimento nelle attività individuate come sensibili ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Deve essere garantita ai dipendenti la possibilità di accedere e consultare la documentazione costituente il Modello (Documento descrittivo del Modello, Codice di Comportamento, Codice Etico, informazioni sulle strutture organiüåtive della Società, sulle attività e sulle procedure aziendali). Inoltre, al fine di agevolare la cðmprensione del Modello, i dipendenti, con modalità diversificate secondo il loro grado di coinvolgimento nelle attività individuate come sensibili ai sensi del D.Lgs. 231/2001, sono tenuti a partecipare ad una specifica attività formativa.
Ai nuovi dipendenti verrà consegnata, all'atto dell'assunzione, copia del Documento descrittivo del Modello e sarà fatta loro sottoscrivere dichiarazione di osservanza dei contenuti del Modello ivi descritti.
Ai componenti degli organi sociali della Cooperativa saranno applicate le medesime modalità di diffusione del Modello previste per i dipendenti.
Altri destinatari.
L'attività di comunicazione dei contenuti del Modello è indirizzata anche nei confronti di quei soggetti terzi che intrattengano con la Cooperativa rapporti di collaborazione contrattualmente regolati o che rappresentino la Società senza vincoli di dipendenza (ad esempio: consulenti o altri collaboratori autonomi).
A tal fine, ai soggetti terzi più significativi la Cooperativa fornirà un estratto del Documento descrittivo del Modello e una copia del Codice Etico. Ai terzi cui sarà consegnato l'estratto del Documento descrittivo del Modello e la copia del Codice Etico, verrà fatta sottoscrivere una dichiarazione che attesti il ricevimento di tali documenti e l'impegno all'osservanza dei contenuti ivi descritti.
La conoscenza da parte di tutti i dipendenti della Cooperativa dei principi e delle disposizioni contenuti nel Modello rappresenta elemento di primaria importanza per l'efficace attuazione del Modello.
La Cooperativa Nikolajewka persegue, attraverso un adeguato programma di formazione aggiornato periodicamente e rivolto a tutti i dipendenti, una loro sensibilizzazione continua sulle problematiche attinenti al Modello, al fine di consentire ai destinatari di detta formazione di raggiungere la piena consapevolezza delle direttive aziendali e di essere posti in condizioni di rispettarle in pieno.
La Cooperativa predispone, specifici interventi formativi rivolti a tutti i dipendenti al fine di assicurare un'adeguata conoscenza, comprensione e diffusione dei contenuti del Modello e di diffondere, altresì, una cultura aziendale orientata verso il perseguimento di una sempre maggiore trasparenza ed eticità.
Gli interventi formativi prevedono i seguenti contenuti:
una parte generale avente ad oggetto il quadro normativo di riferimento (D.Lgs. 231/2001 e reati ed illeciti amministrativi rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti) e altri aspetti contenuti nella parte generale del Documento descrittivo;
una parte speciale avente ad oggetto le attività individuate come sensibili ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e i protocolli di controllo relativi a dette attività;
una verifica del grado di apprendimento della formazione ricevuta.
L'attività formativa viene erogata attraverso sessioni in aula, con incontri dedicati oppure mediante l'introduzione di moduli specifici nell'ambito di altre sessioni formative, a seconda dei contenuti e dei destinatari di queste ultime, con questionari di verifica del grado di apprendimento.
I contenuti degli interventi formativi vengono costantemente aggiornati in relazione ad eventuali interventi di aggiornamento del Modello.
La partecipazione agli interventi formativi è obbligatoria. L'Organismo di Vigilanza, per il tramite delle preposte strutture aziendali, raccoglie e archivia le evidenze/attestazioni relative all'effettiva partecipazione a detti interventi formativi.
CRITERI Dl AGGIORNAMENTO DEL MODELLO
Aggiornamento del Modello.
ln conformità a quanto previsto dall'art. 6, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 231/2001, all'Organismo di Vigilanza è affidato il compito di curare l'aggiornamento del Modello.
A tal fine l'Organismo di Vigilanza, avvalendosi del supporto delle funzioni aziendali preposte, al monitoraggio delle innovazioni normative, delle modifiche organizzative e attinenti alle tipologie di attività svolte dalla Cooperativa Nikolajewka - e in particolare dei relativi flussi informativi a tali fini con continuità assicurati in favore dell'Organismo - identifica e segnala al Consiglio di Amministrazione l'esigenza di procedere all'aggiornamento del Modello, fornendo altresì indicazioni in merito alle modalità secondo cui procedere alla realizzazione dei relativi interventi. Il Consiglio di Amministrazione valuta l'esigenza di aggiornamento del Modello segnalata dall'Organismo di Vigilanza e delibera in merito all'aggiornamento del Modello in relazione a modifiche e/o integrazioni che si dovessero rendere necessarie in conseguenza di:
modifiche normative in tema di responsabilità amministrativa degli enti e significative innovazioni nell'interpretazione delle disposizioni in materia;
identificazione di nuove attività sensibili, o variazione di quelle precedentemente identificate, anche eventualmente connesse all'avvio di nuove attività operative o servizi resi, modificazioni dell'assetto interno della Cooperativa e/o delle modalità di svolgimento delle attività e dei processi;
emanazione e modifica di linee guida da parte delle associazioni di categoria di riferimento comunicate al Ministero della Giustizia a norma dell'art. 6 del D.Lgs. 231/2001 e degli artt. 5 e ss. del D.M. 26 giugno 2003, n. 201;
commissione dei reati e degli illeciti amministrativi rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti da parte dei destinatari delle previsioni del Modello o, più in generale, di significative violazioni del Modello;
riscontro di carenze e/o lacune nelle previsioni del Modello a seguito di verifiche sull'efficacia del medesimo.
L'Organismo di Vigilanza, avvalendosi quel supporto delle funzioni aziendali identificate dal Consiglio di Amministrazione realizza gli,interventi deliberati secondo le istruzioni ricevute e sottopone all'approvazione del Consiglio di Amministrazione le proposte di aggiornamento del Modello.
Il Consiglio di Amministrazione approva e dispone l'aggiornamento del Modello e identifica le funzioni aziendali che saranno tenute ad occuparsi dell'attuazione delle modifiche/integrazioni derivanti dagli esiti del progetto medesimo e della diffusione dei relativi contenuti.
L'approvazione dell'aggiornamento del Modello viene immediatamente comunicata all'Organismo di Vigilanza, il quale, a sua volta, vigila sulla corretta attuazione e diffusione dêgli aggiornamenti operati.
L'Organismo di Vigilanza provvede, altresì, mediante apposita relazione, a informare il Consiglio di Amministrazione circa l'esito dell'attività di vigilanza intrapresa in ottemperanza alla delibera che dispone l'aggiornamento del Modello.
Il Modello è, in ogni caso, sottoposto a procedimento di revisione periodica con cadenza triennale da disporsi mediante delibera del Consiglio di Amministrazione.
LE ATTIVITA' SENSIBILI
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati nei confronti della pubblica amministrazione.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dagli articoli 24 e 25 del D.Lgs. 231/2001. Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai reati nei confronti della pubblica amministrazione:
gestione dei rapporti con Soggetti Pubblici - incluse le Autorità Pubbliche di Vigilanza che operino quali pubbliche autorità con riferimento a determinate aree di competenza;
gestione degli adempimenti ed ispezioni;
gestione dei rapporti con Soggetti Pubblici per l'ottenimento di autorizzazioni e licenze per l'esercizio delle attività aziendali;
assunzione di personale, ivi inclusa l'assunzione di soggetti appartenenti alla categorie protette o la cui assunzione è agevolata. Rapporti con Enti previdenziali e assistenziali;
acquisizione e/o gestione di contributi/sovvenzioni/finanziamenti concessi da Enti Pubblici a favore della Cooperativa;
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001, con riferimento ai reati di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare un'attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25bis del D.Lgs. 231/2001.
Qui di seguito sono indicate le attività identificate come sensibile o a rischio con riferimento ai reati di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo:
detenere, maneggiare o utilizzare denaro/valori di bollo, e disponibilità di fondi;
ideazione, riproduzione, realizzazione o utilizzo a fini commerciali o industriali di marchi, segni distintivi, brevetti, disegni o modelli industriali;
introduzione nel territorio dello Stato, detenzione per la vendita o messa in circolazione sul mercato dei consumatori di opere dell'ingegno o prodotti industriali con marchi o segni distintivi nazionali o esteri.
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati societari.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25ter del D.Lgs. 231/2001.
Redazione del bilancio, delle relazioni e delle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico;
gestione dei rapporti con Collegio Sindacale, società di revisione e soci. Redazione, tenuta e conservazione dei documenti su cui gli stessi potrebbero esercitare il controllo;
attività di preparazione delle riunioni assembleari, svolgimento e verbalizzazione delle assemblee;
comunicazioni alle Autorità di vigilanza e gestione dei rapporti con le stesse;
comunicazione del conflitto di interessi ai sensi dell'art. 2391, comma 1, c.c.;
liquidazione della Cooperativa;
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25quater del D.Lgs. 231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico:
realizzazione, promozione e gestione di iniziative umanitarie e di solidarietà in favore, in particolare, di enti con sede od operanti in Paesi considerati a rischio;
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati contro la personalità individuale.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare l'attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25quinquies del D.Lgs. 231/2001. Qui di seguito viene indicata la cosiddetta attività sensibile o a rischio identificata con riferimento ai reati contro la personalità individuale:
attività che prevedono il ricorso diretto o indiretto a manodopera (es.: affidamenti di appalti);
realizzazione, promozione e gestione di iniziative umanitarie e di solidarietà;
organizzazione/promozione di viaggi (es.: viaggi premio) per dipendenti o partner commerciali.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento al reato di aggiotaggio e ai reati (ed illeciti amministrativi) di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazioni del mercato.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento al reato di aggiotaggio e ai reati (ed illeciti amministrativi) di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato:
1. gestione delle informazioni privilegiate.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati transnazionali.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai reati transnazionali:
1.realizzazione, promozione e gestione di iniziative umanitarie e di solidarietà in riferimento ad attività transnazionali.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25septies del D.Lgs. 231/2001. Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai reati in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro:
pianificazione e organizzazione dei ruoli e delle attività connesse alla tutela della salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
sistema di deleghe di funzione in tema di salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
individuazione, valutazione e gestione dei rischi in tema di salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
attività di informazione in tema di salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
attività di formazione in tema di salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
rapporti con i fornitori con riferimento alle attività connesse alla salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
gestione degli asset aziendali con riferimento alle attività connesse alla salute, sicurezza e igiene sul lavoro;
controllo e azioni correttive con riferimento alle attività connesse alla salute, sicurezza e igiene sul lavoro.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare l'attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25octies del D.Lgs. 231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita:
attività di selezione e formazione al fine della corretta applicazione delle disposizioni del D.Lgs.231/2007.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti informatici e trattamento illecito di dati.
L'analisi dei processi aziendali della Cooperativa ha consentito di individuare l'attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 24bis del D.Lgs. 231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti informatici e trattamento illecito di dati:
1 . definizione delle regole da adottare in materia di sicurezza del sistema informatico e telematico;
2. gestione degli accessi al sistema informatico degli utenti interni ed esterni, dei profili utente e del processo di autenticazione.
Le attività, individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti di criminalità organizzata.
L'analisi dei processi aziendali ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 24-ter del D.Lgs.231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti di criminalità organizzata:
1. realizzazione, promozione e gestione di iniziative umanitarie e di solidarietà.
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti contro l'industria e il commercio.
L'analisi dei processi aziendali ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25bis.1 del D.Lgs.231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti contro l'industria e il commercio:
1. gestione dei rapporti con i soggetti incaricati o esercizio diretto delle seguenti attività
offerta sul mercato di beni o servizi;
vendita o messa in commercio di sostanze o prodotti alimentari;
vendita o messa in circolazione di opere dell'ingegno o prodotti industriali;
introduzione nel territorio dello Stato o detenzione per la messa in circolazione di oggetti o altri beni.
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai delitti in materia di violazione del diritto d'autore.
L'analisi dei processi aziendali ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25novies del D.Lgs.231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai delitti in materia di violazione del diritto d’autore:
1 detenzione a qualunque titolo, importazione, diffusione o messa in circolazione sotto qualsiasi forma, riproduzione o duplicazione, utilizzo a qualunque titolo, produzione e modificazione del contenuto inerenti programmi per elaboratori, contenuto di banche dati, supporti contenenti fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, multimediali, servizi criptati, dispositivi o elementi di decodificazione speciale o decodificazione di trasmissione audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale, attrezzature, altre opere dell'ingegno o parti di esse o altri materiali protetti ai fini dei diritti d'autore, anche sotto forma di informazioni elettroniche.
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento ai reati ambientali.
L'analisi dei processi aziendali ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25-undecies del D.Lgs.231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai reati ambientali:
selezione dei fornitori e gestioni dei relativi rapporti;
utilizzo e conduzione di impianti di riscaldamento e raffreddamento.
Le attività individuate come sensibili ai fini del D.Lgs. 231/2001 con riferimento al reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
L'analisi dei processi aziendali ha consentito di individuare le attività nel cui ambito potrebbero astrattamente esser realizzate le fattispecie di reato richiamate dall'articolo 25-duodecies del D.Lgs. 231/2001.
Qui di seguito sono elencate le cosiddette attività sensibili o a rischio identificate con riferimento ai reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare:
assunzione di personale proveniente da Paesi terzi;
rapporti con fornitori che occupano alle proprie dipendenze cittadini di paesi terzi (es. manodopera, affidamenti di appalti, pulizie, ecc);
rapporti con mandatari, agenti, promotori finanziari e intermediari (selezione, instaurazione e regolamento del rapporto di lavoro).
Elementi di Sintesi del "Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001 "