Source: http://www.attivissimo.net/antispam/diffida_antispam.htm
Timestamp: 2018-01-16 19:36:50+00:00
Document Index: 89016762

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 145', 'art. 10']

diffida antispam
Stesura iniziale: 12 novembre 2003. Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2004
Quanto descritto qui si applica soltanto agli spammer italiani (le ditte italiane che vi mandano pubblicità dei loro prodotti senza il vostro consenso).
Non applicate queste istruzioni a spammer esteri: non funzionerebbero e anzi fareste loro un favore, confermando che il vostro indirizzo è attivo.
Dal primo gennaio 2004, la "legge sulla privacy" (legge 675/96) e varie altre disposizioni di legge e di regolamento sono state sostituite dal "Codice in materia di protezione dei dati personali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 2003, Serie generale n. 174, Supplemento ordinario n. 123/L, e classificato come decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Il testo della legge è disponibile in formato PDF sul sito del Garante.
A educare gli spammer italiani. Ci sono molte aziende italiane che non hanno ancora capito come funziona la legge sulla privacy e credono di potervi mandare i loro messaggi pubblicitari senza il vostro consenso preventivo. Quasi sempre non l'hanno capito per semplice, schietta ignoranza, non per malizia.
Contro questa gente, una diffida autorevole è estremamente efficace: lo so, ne ho fatte tante: costa poca fatica, e a volte le reazioni di panico che ne risultano sono divertenti. Ho sempre ricevuto prontamente le scuse delle aziende, e nessuno di questi spammer in erba mi ha più molestato.
Se per caso fra le aziende italiane si annidano individui più disonesti che se ne fregano della semplice diffida scritta, c'è il Garante della Privacy pronto a dare loro 250 euro di multa per ogni utente spammato. Vi invito a leggere in proposito la vicenda di Massimo Cavazzini (http://www.maxkava.com/spam/spam_intro.htm), che è riuscito a far multare uno spammer italiano.
Date anche un'occhiata a queste pagine del Garante per la protezione dei dati personali:
Parere del 29 maggio 2003: Quadro generale delle leggi antispam, ricco di informazioni sui diritti e i doveri di chi manda pubblicità online. Conferma, fra l'altro, che "non può farsi a meno del consenso ritenendo che i dati personali relativi all’indirizzo di posta elettronica –e all’indirizzo in particolare- siano “pubblici” in quanto conoscibili da chiunque."
Comunicato stampa del 3 settembre 2003: altri chiarimenti antispam, compreso il concetto che "inviare e-mail pubblicitarie senza il consenso del destinatario è vietato dalla legge. Se questa attività, specie se sistematica, è effettuata a fini di profitto si viola anche una norma penale e il fatto può essere denunciato all’autorità giudiziaria. Sono previste varie sanzioni e, nei casi più gravi, la reclusione."
Dal sito di Cavazzini segnalo inoltre un paio di dati molto utili:
Il 26 marzo 2002, il professor Rodotà ha multato per la prima volta una società ritenuta colpevole di spam e di non aver adempiuto alle richieste di cui all'art. 13 della legge 675/96 (ora sostituito come notato sopra).
Il d.lg. n. 70/2003, all'articolo 9, e il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, all'articolo 130, prevedono che le comunicazioni commerciali non sollecitate trasmesse da un prestatore per posta elettronica devono contenere l'indicazione che il destinatario del messaggio può opporsi al ricevimento in futuro di tali comunicazioni.
Semplice: visitate il sito promosso dallo spam, cercate un indirizzo di e-mail, un numero di telefono o un indirizzo postale dell'azienda, e diffidateli usando il testo standard che trovate qui sotto, che è quello che uso io. Il testo si basa sull'ottimo lavoro del già citato Massimo Cavazzini; eventuali errori sono miei.
L'ideale sarebbe inviare la diffida come raccomandata con ricevuta di ritorno; questo consente di creare una base solida per una successiva presentazione del caso al Garante. Tuttavia di solito non è necessario arrivare alla raccomandata ed è sufficiente una telefonata o un e-mail. L'importante è far capire che si sa quel che si sta dicendo e che si fa sul serio. Soprattutto, mettete in chiaro che sono loro a rischiare grosso, con 250 euro di sanzione a utente spammato.
Se telefonate, chiedete sempre di parlare con il responsabile legale del trattamento dati nell'azienda e fatevi dare il suo nome.
Spettabile Ditta,
ho ricevuto da voi in data [data di ricezione] il messaggio commerciale non richiesto che trovate in fondo a questo e-mail.
Ai sensi dell'articolo 7 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Testo Unico in materia di protezione dei dati personali), chiedo a voi:
-- il nome, cognome e indirizzo (o denominazione o ragione sociale e domicilio) del titolare e del responsabile legale del trattamento;
-- se siete per caso in possesso di una mia dichiarazione con la quale vi autorizzo al trattamento dei miei dati personali (nella fattispecie il mio indirizzo di e-mail), resa con le modalità previste dall'art. 13 del D. Lgs. 30/6/2003 n. 196 o dell'art. 10 della Legge 31/12/1996 n. 675 se il mio consenso vi è stato dato prima dell'1/ 1/2004;
-- l'origine dei miei dati personali in vostro possesso;
-- nel caso i dati fossero stati acquisiti da terzi, se questa terza parte è anche in possesso (oltre alle liberatorie precedenti) di una mia dichiarazione -- resa anch'essa con le modalità sopra citate -- con la quale la autorizzo alla diffusione dei dati.
Valga la presente anche come DIFFIDA all'ulteriore trattamento dei miei dati personali in vostro possesso, con riserva di ogni azione e ragione anche per il risarcimento dei danni.
Richiedo inoltre l'immediata cancellazione di tali dati secondo quanto previsto dalle lettere b) e c) dell'art. 7 comma 3 del D. Lgs. 30/6/2003 n. 196.
In caso di mancato o inidoneo riscontro alla presente istanza entro il termine di 15 giorni, il sottoscritto si riserva, ai sensi dell'art. 145 del D. Lgs. 30/6/2003 n. 196, di rivolgersi all'autorità giudiziaria o di presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.
-- l'11 Gennaio 2001, il dott. Rodotà, Garante per la protezione dei dati personali, ha stabilito ufficialmente che, in mancanza di esplicito e preventivo consenso, è ILLEGITTIMO utilizzare e-mail prelevate da newsgroup, forum, pagine web, mailing-list in quanto gli stessi NON sono soggetti ad alcun regime giuridico di piena conoscibilità da parte di chiunque (ovvero NON fanno parte dei cosiddetti elenchi pubblici);
- vi sono sanzioni amministrative e penali previste per chi viola la legge (artt. 161 e 167);
Una eventuale risposta con frasi prive di significato legale, come "i suoi dati sono stati presi da elenchi pubblici o forum o siti o mailing list o newsgroup", senza rispondere, a termine di legge, a quanto sopra richiesto, non sarà soddisfacente.
[vostro nome e cognome]
[copia dell'e-mail spammatorio ricevuto, comprendente preferibilmente anche l'intestazione (header) al completo]
Risposte tipiche
"Ma io ho trovato il suo indirizzo su Internet". Non importa. Il Garante ha stabilito che pubblicare il proprio indirizzo di e-mail su Internet (in un newsgroup o in una pagina Web, per esempio) non equivale a dare il proprio consenso allo spamming. Andatevi a leggere il sito del Garante (http://www.garanteprivacy.it).
"Ma io ho trovato il suo indirizzo in un elenco pubblico". Davvero? E quale sarebbe questo fantomatico elenco pubblico di indirizzi e-mail?
E quand'anche esista, la presenza del mio indirizzo in un elenco pubblico non costituisce autorizzazione a ricevere spam.
"Ma quello che abbiamo mandato non è pubblicità, è un'informativa". La potete chiamare come vi pare, ma rimane un messaggio di posta elettronica non sollecitato contenenti materiale commerciale. Se volete, presento ricorso al Garante e poi lasciamo che sia lui a decidere. Tanto se perdete, pagate voi.
"Non siamo responsabili, abbiamo comperato un CD di indirizzi". Ma davvero? Sentite cosa dice qui (http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=29840) il Garante sin dai tempi della prima legge sulla privacy (675/96): "alcuni dei soggetti che hanno utilizzato la posta elettronica per l’invio di messaggi pubblicitari avevano acquisito da terzi le banche dati contenenti gli indirizzi dei destinatari. In questi casi, chi acquisisce la banca dati deve accertare che ciascun interessato abbia validamente acconsentito alla comunicazione del proprio indirizzo di posta elettronica ed al suo successivo utilizzo ai fini di invio di materiale pubblicitario; al momento in cui registra i dati deve poi inviare in ogni caso, a tutti gli interessati, un messaggio di informativa che precisi gli elementi indicati nell’art. 10 della legge n. 675, comprensivi di un riferimento di luogo -e non solo di posta elettronica- presso cui l’interessato possa esercitare i diritti riconosciuti dalla legge". I responsabili siete voi. Leggetevi il Testo Unico per gli aggiornamenti ai nuovi riferimenti di legge.
"Non faccia lo sbruffone, sa quanto le costerebbe farci causa per un e-mail?". Sì: non mi costerebbe nulla. Perché non ho bisogno di farvi causa. Basta la segnalazione o il reclamo al Garante, che sono gratuiti.
Grazie a giuliano.m***ssi per la segnalazione dei refusi.
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(Perché?)
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