Source: https://www.alimentiehaccp.com/2017/01/18/l-apertura-di-un-esercizio-di-commercio-e-di-somministrazione-di-alimenti-e-bevande/
Timestamp: 2020-07-08 07:23:23+00:00
Document Index: 113409053

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 56', 'art. 180', 'art. 110', 'art 110']

L'apertura di un esercizio di commercio e di somministrazione di alimenti e bevande - Benvenuti su Alimenti e haccp!
La riforma del commercio, introdotta dal Decreto Legislativo n. 114 del 31 marzo 1998, ha modernizzato il settore adeguando la normativa a quella della maggior parte dei paesi europei, oggi la procedura da seguire per poter aprire un negozio è semplice.
Vediamo insieme in maniera generale i principali passi e obblighi da considerare per aiutarvi a concretizzare il vostro progetto di ristorante, bar, trattoria, negozio di alimenti, pizzeria, gastronomia, birreria, gelateria, osteria, pub e simili!
Innanzitutto è importante che il soggetto che intende aprire l'attività possegga i requisiti morali e professionali adatti ad esserne il titolare. La legge fissa questi requisiti in due campi fondamentali che esaminiamo nel dettaglio qui sotto:
Il titolare di impresa individuale o il legale rappresentante, i soci e il preposto della società devono essere in possesso dei requisiti morali definiti nell’art. 71, c. 1, del d.lgs. 59/2010.
Non possono esercitare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande coloro che si trovano nelle seguenti condizioni:
coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica;
coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti;
coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro la mafia), ovvero a misure di sicurezza;
In caso di vendita di prodotti alimentari il titolare di impresa individuale o il legale rappresentante o preposto della società devono essere in possesso di almeno uno fra i seguenti requisiti professionali:
avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni (corso SAB ex REC);
avere, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d'impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell'imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all'Istituto nazionale per la previdenza sociale;
Sono inoltre considerati validi quali requisiti professionali:
essere stato iscritto al Registro Esercenti il Commercio (REC) per l'attività di commercio (ex tabelle merceologiche) o per l'attività di somministrazione di alimenti e bevande, salvo cancellazione dal medesimo;
aver superato l'esame di idoneità o di aver frequentato con esito positivo il corso per l'iscrizione Registro Esercenti il Commercio (REC oggi SAB), anche se non seguito dall'iscrizione;
...E per quanto riguarda i locali?
Ovviamente anche la scelta del luogo in cui stabilire la propria attività ha la sua importanza soprattutto in relazione ai requisiti igienici e di sicurezza alimentare richiesti dalla normativa europea e nazionale.
Le caratteristiche principali dei luoghi destinati agli alimenti sono argomento complesso e ne parleremo in un articolo successivo interamente dedicato. I punti principali vengono dettati già dai regolamenti europei (in particolare il Reg. 852/2004):
manutenzione e sanificazione,
superfici lisce e lavabili
barriere anti-insetti
gestione dei rifiuti e delle aree di produzione/manipolazione
I locali possono essere ovviamente presi in locazione oppure acquistati per liberarsi da vincoli decisionali e di spese di affitto. Tuttavia oltre a queste considerazioni di carattere generale bisogna fare riferimento anche ai regolamenti edilizi dei propri comuni di appartenenza e soprattutto ad eventuali Linee Guida emanate dalle ASL di riferimento. Per queste ragioni in questa fase può essere utile riferirsi ad un tecnico specializzato che possa fornire utili consigli, eseguire sopralluoghi e aiutare nella scelta.
UN Lavoro da commercialista
In questa fase l'aiuto di un commercialista può essere molto prezioso in quanto si intersecano diverse normative fiscali e non che richiedono l'approccio esperto e ragionato che solo un professionista del ramo può offrire.
attribuzione partita IVA, effettuata attraverso una richiesta all’Agenzia delle Entrate della circoscrizione in cui si trova il proprio domicilio fiscale, da allegare alla Comunicazione Unica; questo obbligo prevede la tenuta di una contabilità (anche se questa può essere tenuta in maniera semplificata nei casi e nei modi previsti dalla legge)
richiesta autorizzazione sanitaria: l’organo competente all’emanazione dell’autorizzazione sanitaria è il Comune che attraverso l’ufficio preposto chiede alla competente ASL locale di effettuare l’istruttoria tecnica, sulla base della quale poi procederà o meno (a seconda del risultato della stessa istruttoria) alle ulteriori fasi del procedimento autorizzativo. Il parere della ASL è un parere tecnico di natura sanitaria ed è sostanzialmente vincolante per il Comune, il quale non può metterlo in discussione se non in casi di illogicità manifesta;
comunicazione di inizio attività (tramite Comunicazione Unica), per iscrizione al Registro delle Imprese
segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), da allegare alla Comunicazione Unica;
iscrizione all’INAIL: è necessario assicurare il titolare dell’impresa e gli eventuali dipendenti contro i danni fisici ed economici derivanti da infortuni e malattie causati dall’attività lavorativa presentando all’INAIL la denuncia nello stesso giorno dell’inizio attività;
iscrizione all’INPS: necessaria iscrizione all’INPS per il titolare e per eventuali dipendenti;
Tutti gli adempimenti elencati vengono assolti attraverso la Comunicazione Unica (ComUnica), che permette di effettuare un'unica operazione per assolvere tutte le formalità necessarie la costituzione dell’impresa e alla quale viene allegata la SCIA.
Qui sotto trovate alcuni chiarimenti utili sui procedimenti amministrativi citati:
Con questa procedura si prepara la pratica di Comunicazione Unica: questa pratica è valida ai fini fiscali, previdenziali ed assicurativi e deve essere inviata, previa apposizione della firma digitale, all'Ufficio del Registro delle Imprese della Camera di Commercio di competenza, che provvederà ad inoltrarla tempestivamente agli altri Enti (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, SUAP).
Le ricevute e tutte le comunicazioni inerenti alla pratica saranno recapitate all'indirizzo PEC indicato dall'impresa ai fini del procedimento, consentendo tracciabilità e trasparenza sull'iter procedurale.
Questa comunicazione è valida ai fini fiscali, previdenziali ed assicurativi. La Comunicazione Unica deve essere inoltrata, utilizzando la firma digitale, all'Ufficio del Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio di competenza, che provvederà ad inoltrarla a sua volta agli altri Enti (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL).
La SCIA è un atto scritto con il quale l’imprenditore dichiara, sotto la propria la responsabilità, che vi sono tutte le condizioni per l’avvio immediato di una determinata attività; la SCIA viene corredata di attestazioni/asseverazioni rese da tecnici qualificati (incluse le dichiarazioni di conformità rese dalle Agenzie per le Imprese, se costituite), nel caso la normativa di settore che disciplina quella specifica attività le preveda. La SCIA è quindi una procedura semplificata di avvio di un'attività ed è regolata dall'art. 19 della Legge 07/08/1990, n. 241.
L'utente non deve quindi presentare una domanda per iniziare un procedimento per il quale è stata introdotta la SCIA; qualora ciò accadesse, il SUAP comunicherà al richiedente l'archiviazione della domanda e lo inviterà a presentare la SCIA.
I tipi di SCIA presenti sul Portale sono stati realizzati con la logica della standardizzazione e semplificazione amministrativa, su base unitaria regionale.
La comunicazione è un regime amministrativo non previsto dalla LEGGE 7 agosto 1990, n. 241 Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi (GU n.192 del 18-8-1990); la Legge 241/90 si limita infatti a disciplinare il regime della SCIA.
Tuttavia il regime della comunicazione è richiamato nella tabella allegata al D. Lgs 25 novembre 2016, n. 222, recante " Individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell'articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124".
Quando la tabella indica la comunicazione, non prevede controlli obbligatori su ciò che viene comunicato.
SCIA e comunicazione consentono comunque l'avvio immediato dell'attività e non comportano una risposta da parte del SUAP.
IL MODULO NOt E L'azienda sanitaria
I settori soggetti all'obbligo di notifica nuova impresa alimentare:
La Notifica di Impresa alimentare va inviata allo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) competente con l'apposito modello (Modello NOT) come allegato alla SCIA.
La comunicazione va presentata prima dell'inizio dell'attività e il procedimento richiede fino a 30 giorni per la registrazione dell'attività presso il Registro. Nel caso di manifestazioni temporanea la domanda va presentata almeno 15 giorni prima dell'inizio della manifestazione (Modulo MAT).
Può seguire un eventuale sopralluogo da parte della Struttura Igiene Alimenti e Nutrizione presso l'impresa notificante, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti. I locali e le attrezzature devono corrispondere al disposto del Regolamento CE 852/2004.
- See more at: http://www.ass1.sanita.fvg.it/it/chi_siamo/organigramma/procedimento-dettaglio.html?path=/direzione_sanitaria/dipartimento_prevenzione/sc_igiene_alimenti_nutrizione/ss_igiene_alimenti_bevande/struttura.html&procedimento=notifica_inizio_attivita_impresa_alimen.html#sthash.blaR2bed.dpuf
Per essere in regola con le diverse normative di settore il titolare dell'attività deve avere un quadro generale degli obblighi che gravano sulla sua attività. Anche in questo caso, come per la conformità dei locali, il discorso va opportunamente approfondito ma qui tracceremo a grandi linee quelli che sono gli obblighi fondamentali (riservandoci di approfrondire principalmente quelli legati all'igiene degli alimenti e l'HACCP in articoli successivi). Le due grandi categorie di obblighi sono sostanzialmente riassumibili come segue:
I principali regolamenti che fissano gli obblighi per le imprese alimentari europee sono il Reg. CE 178/2002, il Reg. CE 852/2004 e il Reg. CE 853/2004.
La nuova normativa attribuisce la principale responsabilità della sicurezza degli alimenti agli Operatori del Settore Alimentare (indicati spesso con l'acronimo OSA); l'operatore viene definito "come la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto della legislazione alimentare nell'impresa o nel settore alimentare posto sotto il loro controllo.
Si ricorda comunque che oltre ai regolamenti europei sono vigenti in Italia anche leggi nazionali e regionali applicabili fino a che non in contrasto con la normativa europea. In particolare si richiama la legge 30 aprile 1962 n. 283 e il suo regolamento di applicazione il DPR 327/1980.
Autocontrollo e HACCP: previsto dall'art. 5 del Reg. CE 852 per tutti gli Operatori del Settore Alimentare (OSA) con la sola esclusione di quelli sella produzione primaria (agricoltura, allevamento ecc.) che hanno requisiti specifici. Lo scopo è quello di individuare, in tutte le fasi della lavorazione, i potenziali pericoli e mettere in atto un sistema che permetta di prevenirli e comunque ridurli al minimo. Questo sistema deve risultare in un manuale scritto (cd. "Manuale HACCP")
Rintracciabilità: previsto dal Reg. CE 178 occorre disporre un sistema generale che permetta di identificare chiaramente la provenienza di ogni materia prima, semilavorato o prodotto finito. In questo modo è possibile gestire in maniera efficace ritiri e richiami di prodotti che potrebbero risultare pericolosi per il consumatore.
Formazione degli operatori e addetti: obbligo previsto dal Reg. CE 852 di formare gli addetti alla manipolazione degli alimenti e il responsabile alla gestione di un sistema basato sull'HACCP. La formazione degli alimentaristi prende forme diverse a seconda della normativa regionale di riferimento (per il Friuli Venezia Giulia leggete questa scheda informativa)
Verifiche analitiche: dal momento che i contaminanti microbiologici possono essere causa frequente di numerose problematiche per i consumatori (anche molto gravi), la normativa europea prevede che una vasta gamma di prodotti debbano soddisfare specifici criteri (Reg. CE 2073/2005). In questo obbligo ricadono anche gli studi cossiddetti di shelf-life che i produttori utilizzano per stabilire la conservabilità dei loro alimenti.
Etichettatura e informazione al consumatore: il Reg. UE 1169/2011 armonizza e raccoglie le norme relative all'etichetatura e alla pubblicità e presentazione degli alimenti (ingredienti, dichiarazione nutrizionale, indicazioni nutrizionali/claim). Prevede indicazioni obbligatorie e facoltative per le attività che confezionano o presentano il prodotto. Va detto però che questa normativa è piuttosto complessa in quanto si va ad intersecare anche con produzione normativa europea e nazionale che per molti prodotti alimentari detta regole specifiche. Aspetto di particolare interesse per tutti gli OSA è la gestione obbligatoria degli allergeni potenzialmente presenti negli alimenti.
Materiali ed oggetti a contatto con gli alimenti (MOCA): con questa definizione si intendono tutti i tipi di packaging per il confezionamento dei prodotti alimentari, ma anche tutti quei contenitori, utensili e attrezzature che vengono usati nelle fasi di stoccaggio e lavorazione degli alimenti e possono quindi con loro entrare in contatto. Il regolamento quadro è il Reg. CE 1935/2004 a cui si accompagnano però normative specifiche per molti materiali normalmente in uso (ceramiche, materie plastiche, cellophane ecc.). La normativa prevede obblighi di etichettatura, di rintracciabilità e la produzione di una dichiarazione di conformità da parte del produttore di tali materiali che va ricevuta e conservata.
OBBLIGHI DI SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
GLi obblighi relativi alla sicurezza sul lavoro vengono stabiliti dal D.Lgs 81/2008 (cd. "Testo Unico Sicurezza") e dalle normative correlate.
il RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione): è la persona che si occupa all'interno dell'azienda della sicurezza nei luoghi di lavoro, si occupa dell'elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Il datore di lavoro con un corso apposito può assumere l'incarico, può formare con corsi specifici un suo dipendente per svolgerlo o può affidarlo ad una persona esterna (consulente) già formata.
il RLS (Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza): elezione e nomina del RLS deve essere effettuata ad inizio attività tra i dipendenti dell’azienda e rinnovata ogni tre anni. I lavoratori possono rinunciare a eleggere il proprio RLS. In caso di rinuncia deve essere nominato un RLS Territoriale Esterno.
l'addetto/gli addetti alle emergenze (antincendio e pronto soccorso) in modo che ogni turno di lavoro sia coperto da una o più persone formate dai rispettivi corsi. Eventualmente se sempre presente sul luogo di lavoro può svolgere lui stesso questi due compiti dopo l'opportuna formazione.
il medico competente dove previsto dalla presenza di rischi per la salute dei lavoratori individuati dal DVR, come lavoro notturno, movimentazione manuale di carichi
Deve produrre/conservare:
il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR): deve essere presente dal giorno di inizio dell’attività e comunque entro 90 giorni.
certificato di agibilità: nel caso di nuovi immobili o di interventi di restauro il certificato di agibilità deve essere
richiesto entro 15 giorni dalla data d'ultimazione dei lavori con apposita domanda presentata allo sportello unico comunale.
conformità dell'impianto elettrico e verifica della messa a terra: nel caso di nuovi immobili o di interventi di restauro il certificato di conformità dell’impianto elettrico e le relative verifiche di messa a terra devono essere effettuati prima dell’inizio dell’attività da un tecnico abilitato. L’ottenimento della conformità deve essere
comunicata con raccomandata A/R all’INAIL e all’ARPA/ASL. Le verifiche dell’impianto di messa a terra devono essere svolte con cadenza biennale o quinquennale a seconda del tipo di azienda.
registro degli infortuni vidimato: dal momento di inizio dell'attività e deve essere sempre presente in azienda.
certificato prevenzione incendi (CPI): per le attività per le quali la legge lo richiede.
Informare e formare i lavoratori tramite gli appositi corsi:
Formazione dell'RSL: il RLS deve seguire corsi di formazione specifici all’attività svolta e i relativi
aggiornamenti (ogni anno).
Formazione addetti emergenze: gli addetti al primo soccorso e all’antincendio devono effettuare una formazione specifica (corsi antincendio e primo soccorso) da aggiornare periodicamente.
Formazione dei dipendenti: per tutti i lavoratori dipendenti dell'attività ( voucher, chiamata, tempo determinato ecc.) da effettuare prima dell’inizio dell’attività o entro 60 giorni dalla data di assunzione, al fine di formare i lavoratori ai rischi generici e specifici della loro mansione. L’aggiornamento ha cadenza quinquennale.
Ricordiamo il divieto ai minori di anni 18 non solo della vendita ma anche dell’attività di somministrazione sul posto di bevande alcoliche (la somministrazione a un minore di anni 16 costituisce illecito penalmente rilevante, mentre la somministrazione/vendita a un minore – con più di 16 anni – costituisce violazione amministrativa).
Con le modifiche introdotte al Codice della Strada agli esercenti pubblici esercizi (con licenza ex art. di 86 del Tulps) di:
Bar, ristoranti, trattorie, osterie, e simili
Discoteche, disco pub, pub e simili
Alberghi, campeggi, pensioni
Fiere, sagre e chiunque somministra alcolici su aree pubbliche (con chioschi, camion –bar ecc.)
Circoli, agriturismi e simili
è fatto divieto di somministrare (e vendere) bevande alcooliche
dalle ore 03.00 alle 06.00 (giorno di Ferragosto escluso). La violazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria. Prevista la sanzione accessoria (chiusura da 7 a 30 giorni ) alla terza violazione contestata nel biennio.
Inoltre gli esercizi di intrattenimento (a prescindere dall’orario) e gli altri pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc.) se aperti dopo le ore 24.00,
devono esporre le tabelle alcolemiche e mettere a disposizione dei clienti che ne facciano richiesta i cd “alcoltest”.
Le tabelle specificano quali sono i sintomi da intossicazione alcolica ed i quantitativi degli alcolici più diffusi la cui ingestione può provocare il superamento del limite consentito di tasso alcolemico e vanno collocate: all’entrata, all’interno ed all’uscita dei locali.
Premesso che i pubblici esercizi sono liberi di operare nell’ambito dell’orario prescelto dall’esercente (e pubblicizzato all’esterno del locale) - posto che non vi siano amministrazioni locali che abbiano emanato ordinanze di indirizzo diverso – va puntualizzato che la liberalizzazione non si applica qualora al pubblico esercizio :
siano state prescritte limitazioni dell’orario ai sensi dell’art. 9 del Tulps ;
vengano imposte limitazioni all’orario con Ordinanza contingente ed urgente emessa dal Sindaco per motivazioni di ordine pubblico.
Inoltre, rimangono in vigore le disposizioni nazionali (e comunali) che regolamentano non solo l’allietamento musicale in particolare, ma il fenomeno “rumore” in generale (quindi anche gli schiamazzi della clientela negli spazi di pertinenza del pubblico esercizio o all’esterno del locale) e il rispetto dei limiti di rumorosità (vigenti dalle ore 22.00).
Relativamente all’orario (ed alle giornate) di apertura il titolare è tenuto a dare solo una puntuale indicazione alla clientela (che però dovrà poi essere osservata) mediante cartelli o altri adeguati supporti informativi, ben visibili al pubblico, collocati all’interno e all’esterno dei propri locali. I clienti non potranno accedere all’esercizio di somministrazione fuori dell’orario di apertura.
I prezzi dei prodotti destinati alla somministrazione debbono essere resi noti al pubblico e alla clientela mediante appositi prospetti informativi esposti all’interno dei locali e comunque leggibili anche all’esterno dei locali, con modalità facilmente comprensibili, anche per quanto concerne le voci aggiunte.
Qualora, nell’ambito dell’esercizio, sia effettuato il servizio al tavolo, il listino dei prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell’ordinazione e deve indicare l’eventuale componente del servizio e ogni eventuale somma aggiuntiva.
Importanza del menù (contratto tra titolare e cliente per la vendita di alimenti e dei servizi connessi), le informazioni in esso contenute, devono essere precise e veritiere, ispirate al generale criterio di trasparenza . Le derrate riportate nel menù, devono essere quelle effettivamente consumate, se così non fosse si
incorre in frode in commercio ex art. 56, 515 c.p. Due esempi per chiarire: servire una pietanza all’insaputa del cliente con materie prime surgelate si configura come frode in commercio, ugualmente “spacciare” come contenente olio extravergine di oliva un prodotto nel quale è stato usato altro olio di condimento.
E' necessario che nei locali siano esposti:
autorizzazione rilasciata dal Comune ovvero della denuncia o della comunicazione di inizio attività;
riproduzione a stampa degli articoli 101 del T.U.L.P.S. e 177, 180 e 181 del Regolamento di esecuzione approvato con R.D. 635/40, ai sensi dell'art. 180 del medesimo R.D. 635/40;
cartello "Vietato fumare" con l’indicazione del soggetto a cui spetta vigilare;
cartello indicante il prezzo di vendita per i prodotti venduti per asporto (dolciumi, gelati, brioche, panini, ecc.);
cartello unico degli ingredienti con tutte le informazioni sulla composizione dei prodotti venduti per asporto (per prodotti di gelaterie, pasticcerie e panetteria e gastronomia venduti sfusi);
Tutte le norme che fanno riferimento alla manutenzione alla gestione degli impianti di filtraggio e ricambio dell’aria devono essere, ovviamente, rispettate. Il gestore del locale è il responsabile davanti alla legge e deve assicurasi che tutte queste norme vengano applicate rigorosamente. La normativa per i locali per fumatori prevede che anche se uno solo dei requisiti necessari venisse meno, anche temporaneamente, la struttura non risponderebbe più alle norme previste e sarebbe, perciò, obbligata a interrompere il servizio per i clienti fumatori, fino al completo rispetto di tutti i requisiti previsti.
Cartello indicante l’obbligo impone l’obbligo di esporre formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro (es. gratta e vinci) nonché le relative probabilità di vincita. Le medesime formule devono essere applicate: sugli apparecchi di cui all’art. 110 comma 6, lettera a) TULPS e su apposite targhe esposte nelle aree ovvero nelle sale in cui sono istallati i videoterminali di cui all’art 110, c. 6 lett. b) del TULPS, nonché nei punti vendita in cui si esercita l’attività di scommesse in via principale. I titolari dei locali di cui sopra sono altresì tenuti ad esporre all’ingresso ed all’interno dei locali il materiale informativo predisposto dalle ASL diretto ad evidenziare i rischi collegati al gioco e a segnalare la presenza dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura ed al reinserimento sociale delle persone con patologie collegate alla GAP.
ATTIVAZIONE DI APPARECCHI TELEVISIVI
Fatte salve eventuali prescrizioni disposte dai singoli Comuni (su orari, collocazione dei televisori ecc.) ricordiamo che preventivamente all’attivazione dei televisori vanno assolti diversi oneri fiscali e diritti (e fatti salvi gli oneri derivanti dall’abbonamento a canali digitali a pagamento quali Sky, Premium ecc.) :
abbonamento alla RAI ad Uso Speciale per l’utilizzo della TV (sono dovute almeno 7 mensilità da giugno a dicembre),
versamento dei diritti d’autore alla SIAE (eventualmente anche per il solo periodo di utilizzo es. Mondiali),
versamento dei compensi a SCF per i diritti delle case discografiche ed artisti interpreti.
Salvo diverse disposizioni (che potrebbero essere emanate anche con il Decreto previsto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della disciplina in commento, quindi entro il 26 giugno), dal 30 giugno 2014 è disposto l’obbligo per tutti i soggetti che “ effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali”, ovvero commercianti, pubblici esercizi, artigiani ecc. e studi professionali (geometri, ingegneri, avvocati, consulenti del lavoro, dottori commercialisti, ecc.) di dotarsi di un POS al fine di accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito (es. bancomat).
Tale obbligo concerne i pagamenti effettuati da privati di prodotti e servizi di importo superiore ai 30 euro (a prescindere dal fatturato dell’impresa). Al momento non sono previste sanzioni per i soggetti che non dovessero adeguarsi
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EDITOR (lunedì, 09 settembre 2019 21:21)
Buonasera, grazie per avermi contattato
L'aver seguito e superato i corsi di formazione e la presenza di un manuale di autocontrollo sono condizioni necessarie per poter aprire l'attività e quindi devono essere già presenti all'apertura. Mi è capitato che l'ASL abbia a volte concesso a clienti di svolgerli anche successivamente in tempi congrui per la presenza di problematiche particolari, ma si tratta di una discrezionalità su cui non farei affidamento.
Davide (lunedì, 09 settembre 2019 19:16)
Buonasera, vorrei sapere se è obbligatorio ottenere l'HACCP prima dell'apertura di una attività, oppure se può essere fatto nei giorni immediatamente successivi all'apertura. Grazie
EDITOR (sabato, 06 aprile 2019 10:59)
Il corso SAB (ex-REC) non è obbligatorio in relazione ad uno specifico tipo di attività quanto piuttosto in relazione ai requisiti richiesti a chi la apre.
Per aprire una attività di vendita, trasformazione o somministrazione di alimenti è necessario:
Quindi il primo requisito (corso SAB) è necessario solo se non si possiede almeno uno degli altri due. Anche se mancano i requisiti è comunque possibile aprire l'attività nominando nella segnalazione di inizio al SUAP una figura detta "preposto" (che non ha nulla a che vedere con l'omonimo definito dalle normative di sicurezza e salute sul lavoro) e che possiede una delle caratteristiche di cui sopra.
Claudio Salis (venerdì, 05 aprile 2019 19:31)
Buona sera, vorrei sapere se il corso SAB è obbligatorio anche per le pasticcerie.
EDITOR (domenica, 06 gennaio 2019 17:25)
Buongiorno, grazie per il contatto
All'atto dell'apertura dell'attività, con la presentazione telematica della pratica al SUAP viene di solito indicato il nominativo del preposto designato qualora chi presenta la domanda non sia in possesso (o come nel suo caso non lo sia ancora) dei requisiti richiesti. Una volta terminato il SAB sarà in possesso dei requisiti e quindi non sarà più richiesta la figura di un preposto.
Giuseppe (domenica, 06 gennaio 2019 14:51)
Ciao. ..Sono in procinto di aprire un negozio di alimentari, e in attesa di frequenza per il corso SAB, nel frattempo posso aprire come ditta individuale nominando un preposto in possesso dei requisiti? ...oppure bisogna creare una società? ....infinite Grazie
Saluti Giuseppe Marras antigazente@tiscali.it