Source: https://www.uaar.it/uaar/newsletter/44.html
Timestamp: 2019-08-20 15:48:58+00:00
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Newsletter UAAR n° 44 | UAAR
Newsletter UAAR n° 44
CROCIFISSO: LA SENTENZA DEL TAR DEL VENETO
1. CROCIFISSO: LA SENTENZA DEL TAR DEL VENETO
Il TAR del Veneto si è pronunciato in merito al crocifisso e, purtroppo, non è stata una buona sentenza. Il TAR, ribaltando completamente le proprie opinioni espresse solo un anno fa, ha infatti respinto il ricorso della socia UAAR Soile Lautsi avverso la presenza di crocifissi nelle aule scolastiche frequentate dai propri figli. La sentenza ha suscitato un certo scalpore perché, per consentire l’esposizione di simboli religiosi negli edifici pubblici (in palese contrasto con il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato), il tribunale ha effettuato delle ingegnose e azzardate analogie tra la laicità e la dottrina cristiana. Anzi: la laicità sarebbe un valore costitutivo del cristianesimo, e il crocifisso rappresenterebbe quindi una sorta di simbolo della laicità.
Ha così commentato il Prof. Emilio Rosini, ex magistrato, membro del Comitato di presidenza dell’UAAR: «Il risultato di questa stravagante argomentazione è evidentemente paradossale. Con una logica di questo genere (non vale ciò che si fa ma ciò che si dovrebbe essere) si può sostenere anche che nelle aule scolastiche deve essere esposto il simbolo della falce e martello. I valori fondamentali del comunismo non sono, come quelli del cristianesimo, la libertà, la uguaglianza, la fraternità, la dignità umana, la laicità? E se la croce resta indenne dai massacri compiuti in suo nome perché i massacratori non sarebbero stati veri cristiani anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo, come scrive il TAR, si potrebbe fare la stessa operazione con la falce e il martello: Stalin e Pol Pot non erano veri comunisti anche se dichiaravano (e credevano) di esserlo».
Sulla sentenza, l’UAAR ha emesso il seguente comunicato: «Il TAR del Veneto ha respinto l’iniziativa giuridica avviata dai soci UAAR Massimo Albertin e Soile Lautsi, contro la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche frequentate dai propri figli. Facendo questo ha dimostrato una notevole mancanza di coerenza con la sua precedente sentenza con la quale, sollevando un’eccezione di incostituzionalità, rinviò il ricorso alla Corte costituzionale. Alcune anticipazioni della sentenza sono state pubblicate sulla stampa e lasciano esterrefatti. Il TAR ha ricostruito il passato in un modo che ben pochi storici potrebbero condividere: da duemila anni la chiesa cattolica si batterebbe per i diritti civili, per la costruzione della democrazia e, addirittura, dello Stato laico. Oltre a essere un’opinione difficilmente sostenibile, è anche una tesi che non ha alcuna ragione di figurare all’interno di una sentenza, né potrebbe valere come motivo per porre la fede cristiana al di fuori della legge. Violando platealmente il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato repubblicano, il TAR si è nettamente contrapposto all’articolo 3 della Costituzione stessa, che ha stabilito l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani di fronte alla Legge: quelli di fede cattolica hanno forse maggiori diritti? La sentenza giunge in un momento storico nel quale la Chiesa cattolica italiana, grazie alla silente acquiescenza di gran parte degli uomini politici, sembra voler assumere direttamente l’azione di governo. L’UAAR, rinnovando il sostegno all’iniziativa condotta dai coniugi Albertin, trarrà dal pronunciamento del TAR ulteriori motivazioni per intensificare il proprio impegno a favore della laicità dello Stato, a partire dagli imminenti referendum».
Un comunicato è stato emesso anche dalla famiglia Albertin: «Vorremmo innanzitutto segnalare l’atteggiamento incoerente del TAR del Veneto, che a suo tempo sollevò il dubbio di incostituzionalità del crocifisso in aula (dubbio non risolto dalla Consulta solo per difetto di competenza) salvo poi contraddirsi oggi con una sentenza tendente a statuire surrettiziamente le radici cristiane della laicità della Costituzione italiana. Ricordiamo infatti che la sentenza originale che rinviava alla corte costituzionale la vicenda diceva tra l’altro: “la presenza del crocifisso viene obbligatoriamente imposta agli studenti, a coloro che esercitano la potestà sui medesimi e, inoltre, agli stessi insegnanti: e la norma che prescrive tale obbligo sembra così delineare una disciplina di favore per la religione cristiana, rispetto alle altre confessioni, attribuendole una posizione di privilegio che, secondo i rammentati principi costituzionali, non può trovare giustificazione neppure nella sua indubbia maggiore diffusione, ciò che può semmai giustificare nelle singole scuole, secondo specifiche valutazioni, il rispetto di tradizioni religiose - come quelle legate al Natale o alla Pasqua - ma non la generalizzata presenza del crocifisso”. In secondo luogo esprimiamo il nostro sconcerto nei confronti di una sentenza basata non già su norme e riferimenti giuridici, bensì frutto dell’elaborazione in chiave confessionale delle convinzioni filosofico-dottrinali dei giudici: è arbitrario infatti voler sostenere che il crocifisso è compatibile con la laicità dello Stato solo perché eminenti uomini di Stato di religione cattolica hanno approvato il vigente testo costituzionale. Le sentenze che - anziché fondarsi sulle leggi e sulle norme - si fondano sulle ideologie, sono caratteristiche dei governi dittatoriali in cui il diritto viene calpestato dal regime vigente. Che nel caso dell’Italia, in base a quanto affermato nella sentenza del TAR, si presenta come un regime teocratico governato dalle gerarchie vaticane, paragonabile ad alcuni di quelli spesso additati come esecrabili e da cui l’Europa sembrava essersi affrancata da un paio di secoli. Per quanto sopra esposto, ci riserviamo di appellarci al Consiglio di Stato, augurandoci che in questa occasione il nostro caso non sia valutato da giudici che, per un malinteso senso della libertà di religione, tendano ad assegnare ad essa più garanzie di quanto la legge espressamente non preveda».
2. AGGIORNAMENTO SUI REFERENDUM
Anche questo aggiornamento, come quello sulla Newsletter scorsa, è in realtà è un non-aggiornamento, in quanto il governo non ha ancora fissato la data per lo svolgimento dei quattro referendum sulla procreazione medicalmente assistita. Pare quasi certo che la consultazione si svolgerà a giugno: le pressioni vaticane si sono rivelate così forti da fare in modo che i referendum avranno luogo nel periodo prescelto dalle gerarchie ecclesiastiche, caratterizzato da un forte astensionismo fisiologico. Per conoscere la data di effettuazione bisognerà probabilmente aspettare che si svolgano, il 3 aprile, le elezioni regionali, e con ciò il governo dimostra implicitamente di temere le reazioni negative all’annuncio della data di svolgimento.
Nel frattempo, la campagna anti-voto della Conferenza episcopale italiana prosegue con toni sempre più bellicosi. Il cardinale Ruini ha non solo ribadito a ogni occasione utile l’invito ai cattolici a non votare, ma oramai parla anche a nome dei non credenti, invitati a loro volta ad astenersi dalle urne. Un politico di lunghissimo corso come Andreotti è stato costretto a una vergognosa retromarcia, dopo aver annunciato di volersi comunque recare alle urne.
I promotori dei referendum hanno iniziato il riscaldamento. È diffusa la convinzione che solo dopo il passaggio politico rappresentato dalle elezioni amministrative sarà possibile concentrare tutte le energie sulla campagna referendaria. Segnaliamo per ora i siti internet del Comitato promotore e dei sostenitori radicali. Ricordiamo anche lo spazio informativo che l’UAAR ha dedicato al referendum, raggiungibile alla pagina www.uaar.it/referendum-procreazione-assistita.
L’ATEO. È cominciata la distribuzione del nuovo numero de L’Ateo, il bimestrale dell’UAAR. Il tema conduttore è Per la scienza: meglio pensare che credere. La rivista propone l’appuntamento fisso dell’editoriale di Turchetto, articoli e contributi di Hack, Tamagnone, Marconi, Buiatti, Coco, Barbujani, Accorti e del giudice Tosti, i resoconti dei Darwin Day UAAR e della Settimana anticoncordataria UAAR, e altre notizie ancora.
BOLOGNA. Sabato 5 marzo si è ufficialmente costituito il circolo UAAR di Bologna. I soci presenti hanno eletto come coordinatore Roberto Grèndene, 39 anni. Il neo-responsabile è raggiungibile all’e-mail bologna@uaar.it, oppure telefonando all 340 727 8317. Il nuovo circolo ha attivato anche un proprio spazio internet: www.uaar.it/bologna. Al nuovo circolo vanno gli auguri di buon lavoro da parte dell’UAAR.
COSENZA. Sabato 12 marzo, presso la Casa delle Culture di Cosenza, l’UAAR ha organizzato una conferenza - dibattito sul tema Mito e ragione: origini antiche e prospettive moderne. La relazione è stata a cura del prof. Romeo Bufalo, docente di estetica presso l’Università degli Studi della Calabria. L’introduzione è stata di Giorgio Villella, segretario nazionale UAAR.
MILANO. Presso la libreria Babele, sabato 12 marzo si è tenuta, a cura del circolo UAAR di Milano, una conferenza sul tema Il vi(r)aggio della storia. Gli storici e il cristianesimo: devozione, reticenza, rimozione. Relatore Carlo M. Pauer, filosofo e antropologo dell’Università di Roma.
PALERMO. La messa che il cardinale De Giorgi avrebbe dovuto il 29 marzo presso l’Aula Magna dell’Ateneo palermitano (in orario scolastico) non si è svolta. Il Circolo UAAR di Palermo, oltre a organizzare un sit-in di protesta per la violazione del principio della laicità dello Stato, ha così ottenuto la sospensione del rito religioso nell’aula simbolicamente più rappresentativa del sapere laico (benché il palazzo che ospita l’Università fosse, in origine, la famigerata prigione del Tribunale dell’Inquisizione). In mattinata, il quotidiano La Sicilia aveva sornionamente presentato così la contesa: «Neanche il tempo di finire le celebrazioni pasquali che si apre una polemica dal sapore di altri tempi, quasi alla Don Camillo e Peppone. Oggetto del contendere una Messa, che il cardinale Salvatore De Giorgi celebrerà oggi alle 11 nell’Aula magna dell’Ateneo, concessa per l’occasione dal Rettore, Giuseppe Silvestri. A contestare l’iniziativa, evidenziando una presunta violazione della laicità dell’Università, il circolo UAAR (Unione atei agnostici razionalisti), che per oggi alle 10:30 ha organizzato un sit-in a piazza Marina, protestando pure per il luogo concesso per la manifestazione in quanto distante dalla cittadella universitaria».
UDINE. Venerdì 25 marzo, alle ore 14:50, il circolo UAAR di Udine ha usufruito per dieci minuti delle frequenze del Friuli Venezia Giulia di Radio Rai Uno per parlare dell’esposizione dei simboli religiosi nei locali pubblici.
VERONA. È proseguito, presso la sala Montanari della Società Letteraria, il ciclo di conferenze Concezioni non religiose della vita e del mondo nel pensiero europeo, a cura del circolo UAAR di Verona. Sabato 12 marzo 2005 si è svolta una conferenza su Dio e natura nell’epoca dei Lumi, presentata dal prof. Maurizio Zangarini, relatore il prof. Gian Paolo Romagnani, ordinario di Storia moderna presso l’Università di Verona. Sabato 19 marzo 2005 si è svolta la conferenza Freud: la ragione psicoanalitica come visione laica del mondo, presentata dalla dott.ssa Maddalena Roccato, relatore il Dott. Gino Zucchini, psicoanalista di Bologna.
Newsletter n° 43 del 28/2/2005.
Aggiornamento scheda “Matrimonio civile”.