Source: https://www.avvocatiserralaconi.com/single-post/2016/02/29/Cade-negli-spogliatoi-della-scuola-a-causa-del-pavimento-bagnato-come-ripartire-l%E2%80%99onere-probatorio
Timestamp: 2019-12-14 14:31:27+00:00
Document Index: 42122318

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 1218', 'art. 360', 'art. 1218', 'art. 2051', 'art. 1218', 'art. 2048', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1218', 'sentenza ', 'sentenza ']

1. Nel 2006, L.F. e C.M.P. , nella qualità di esercenti la potestà genitoriale sulla minore L.A. , convennero in giudizio il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, per ottenere la condanna al risarcimento dei danni patiti dalla minore, allora tredicenne, in conseguenza dell'infortunio a lei occorso nel 2002 alla fine dell'ora di educazione fisica presso la Scuola media a cui era iscritta, che quantificavano in Euro 11.500,00. Esposero che la figlia, mentre si trovava negli spogliatoi dei locali adibiti dalla scuola a palestra per cambiarsi dopo la lezione di educazione fisica, era scivolata a causa del pavimento bagnato sbattendo la bocca ed in particolare i due incisivi superiori, riportando postumi invalidanti permanenti del 2%, per la rottura di un elemento dentale.
Si difese il Ministero chiedendo il rigetto della domanda ed osservando che non erano state allegate violazioni dei doveri di sorveglianza, nel caso non esercitabili in forma continuativa perché la caduta della fanciulla era avvenuta nei servizi igienici; che, inoltre, la circostanza che il pavimento fosse bagnato avrebbe al più potuto configurare la violazione di obblighi custodia della cosa, non imputabili alla scuola, ma al Comune proprietario dell'edificio in cui si svolgevano le attività ginniche, su espressa autorizzazione dei genitori; che, infine, il pavimento dei servizi era bagnato non per incuria dell'ente gestore, ma perché la minore aveva causato la scivolosità del pavimento bagnandolo durante le sue abluzioni.
4.1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce il vizio di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. in relazione all'art. 1218 c.c..
4.2. Con il secondo motivo, deduce il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c., lamentando l’"omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fattore controverso e decisivo pregiudizio".
In realtà, la L. non sarebbe caduta a terra all'interno di un bagno o di una doccia, ma nell'anticamera degli spogliatoi, zona di passaggio nella quale l’insegnante sarebbe sicuramente potuta entrare per vigilare sulla condotta degli studenti. D'altra parte sarebbe stato sufficiente che, prima dell'ingresso della scolaresca, i locali fossero ispezionati dagli insegnanti per verificarne l'idoneità e valutare le opportune cautele.
4.3. Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la "violazione e/o falsa applicazione dell'art. 1218 c.c. e dell'art. 2051 c.c. e/o motivazione omessa, insufficiente e/o contraddittoria circa un fattore controverso e decisivo per il giudizio".
4.4. Con il quarto ed il quinto motivo, la ricorrente lamenta la "violazione e/o falsa applicazione dell'art. 1218 c.c. e dell'art. 2048 c.c." nonché la "omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fattore controverso e decisivo per il giudizio" per aver la sentenza della Corte di Appello affermato l'efficienza causale della sua condotta nella causazione del sinistro.
È principio consolidato di questa Corte che, in caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, la responsabilità dell'Istituto scolastico e dell'insegnante ha natura contrattuale, atteso che, quanto all'Istituto, l'accoglimento della domanda di iscrizione determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge l'obbligo di vigilare sulla sicurezza e sull'incolumità del discepolo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni; quanto al precettore, tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell'ambito del quale il primo assume anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'alunno si procuri da solo un danno alla persona (cfr. Cass. Sez. Unite 27 giugno 2002, n. 9346; v. anche Cass. Civ. Sez. III, 3 marzo 2010, n. 5067; Cass. Civ. Sez. III, 20 aprile 2010, n. 9325).
Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio imposto dall'art. 1218 c.c., sicché, mentre il danneggiato deve provare esclusivamente che l’evento dannoso si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sulla scuola incombe l'onere di dimostrare che P evento è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante (cfr., di recente, Cass. Civ. Sez. III, 17 febbraio 2014, n. 3612).
Per orientamento assolutamente consolidato di questa Corte dall'iscrizione alla scuola, deriva, a carico di essa, l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue manifestazioni e, quindi, anche l'obbligo di vigilare sull’idoneità dei luoghi, predisponendo gli accorgimenti necessari in conseguenza del loro stato, mentre sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato durante il tempo in cui egli era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico.
È infatti indifferente che colui che agisce per ottenere il risarcimento del danno subito dall'allievo durante il tempo in cui era affidato alla scuola invochi la responsabilità contrattuale di questa per negligente adempimento dell'obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie — avuto riguardo sia all'età degli allievi e quindi al loro grado di maturazione, sia alle circostanze di tempo e luogo - secondo l’ordinaria diligenza, onde salvaguardare la loro incolumità mentre spetta all'amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto dannoso (cfr. Cass. n. 3081/2015; Cass. n. 3680/2011; Cass. n. 24997/2008).
Tale principio deve esser applicato nel caso di specie, in cui il danno alla minore è derivato da uno stato pericoloso del locale di pertinenza durante lo svolgimento dell'attività scolastica (pavimento dello spogliatoio reso scivoloso dall’acqua, circostanza che la Corte di appello — pag. 10 della sentenza impugnata — ha ritenuto "non solo prevedibile, ma frequentissima in qualsiasi spogliatoio con annessi locali di pulizia”) in tal modo escludendo l’eccezionalità e l’imprevedibilità dell'evento, vieppiù, come ha messo in luce la stessa sentenza, in un giorno in cui era abbondantemente piovuto e la luce dello spogliatoio, non raggiungibile per chiuderla, era rimasta aperta con conseguente caduta della pioggia all’interno di esso, e, come ammesso dallo stesso Ministero, in mancanza tra una lezione e l’altra di pulizia degli spogliatoi, prevista solo alla fine dell'uso degli stessi da parte di tutte delle classi.
Né assume rilievo la circostanza che i locali dello spogliatoio non fossero nell'istituto scolastico, ma fossero ubicati in un centro polisportivo gestito da altri enti, sia perché anche il detentore è custode, salvo che provi l'assoluta mancanza di potere di ingerenza o di intervento sul bene che, per anomalia estrinseca, è divenuto dannoso (Cass. 1948 del 2033, 4279 del 2008), sia perché la ricorrente aveva posto a fondamento della domanda risarcitoria l'omessa vigilanza anche sui locali adibiti a spogliatoio prima di consentirne l’uso ai discenti (secondo un principio già affermato da questa Corte in cui è stata ritenuta la responsabilità dell’amministrazione scolastica e dell'insegnante per il danno autoprocurato dall'allievo nel corso dell'ora di educazione fisica svolta su un campo, non di proprietà della scuola, privo di attrezzature idonee ad evitare danni, e che anzi presentava il fondo sconnesso: Cass. Civ. sez. III 3 marzo 2010, n. 5067), la cui giovanissima età doveva indurre gli insegnanti ad adottare le opportune cautele preventive indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi.
La Corte cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese di questo giudizio, alla Corte di Appello di Trieste, in diversa composizione