Source: http://www.bibliolab.it/donne_web/lavoro7.htm
Timestamp: 2017-11-21 02:44:44+00:00
Document Index: 163857510

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.5', 'art.1', 'art.5', 'art.1', 'art.5', 'art.11', 'art.3', 'art.17', 'art.3', 'art.7', 'art.1', 'art.2']

Bibliolab LABORATORIO DI STORIA > materiali didattici > percorsi > storia delle donne > APPROFONDIMENTO 1 > R.D. 29/6/1939
LEGGE 26 agosto 1950
(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 novembre 1950, n. 253)
La Camera dei deputati ed il Senato e della Repubblica hanno approvato ;
Le disposizioni del presente titolo si applicano alle lavoratrici gestanti e puerpere che prestano la loro opera alle dipendenze di privati datori di lavoro, comprese le lavoratrici dell'agricoltura (salariate, braccianti e compartecipanti), nonché a quelle dipendenti dagli uffici e dalle aziende dello Stato, delle Regioni, delle Provincie, dei Comuni e degli altri Enti pubblici e Società cooperativistiche, anche se socie di queste ultime, quando da disposizioni legislative e regolamentari sia prescritto un trattamento inferiore a quello stabilito per esse dalla presente legge.
Le lavoratrici di cui all'art.1 non possono essere licenziate durante il periodo di gestazione accertato da regolare certificato medico, fino al termine del periodo di interdizione del lavoro previsto dall'art.5, nonché fino al compimento di 1 anno d'età del bambino.
Tale divieto non si applica nel caso :
di colpa da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro ;
di cessazione dell'attività della azienda cui essa è addetta ;
di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine per il quale è stato stipulato.
E' vietato adibire al trasporto ed al sollevamento di pesi e ai lavori pericolosi, faticosi od insalubri previsti dalle disposizioni vigenti, sino alla pubblicazione del regolamento di esecuzione della presente legge, le lavoratrici di cui all'art.1 durante la gestazione, a partire dalla presentazione del certificato di gravidanza, di cui agli articoli 3 e 31 della presente legge, e per tre mesi dopo il parto, e fino sette mesi ove provvedano direttamente all'allattamento del proprio bambino.
E' vietato adibire al lavoro le donne :
durante i tre mesi precedenti la data presunta del parto indicata nel certificato medico di gravidanza se addette all'industria e durante le otto settimane precedenti il parto se addette ai lavori agricoli per tutte le altre categorie il periodo di astensione obbligatorio del lavoro viene fissato in sei settimane precedenti la data presunta del parto ;
ove il parto avvenga oltre quella data, per tutto il periodo successivo che precede il parto ;
durante otto settimane dopo il parto.
L'Ispettorato del lavoro può disporre il prolungamento di ciascuno dei periodi di assenza dal lavoro di cui alle lettere a) e c) dell'articolo precedente per un ulteriore periodo di assenza obbligatoria fino a sei settimane, quando ritiene, sulla base di accertamento medico, che le condizioni di lavoro o ambientali possano essere pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino.
Le lavoratrici, alle quali è applicabile il divieto di cui all'art.5, nel caso di gravi complicanze della gestazione o per preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, hanno facoltà di assentarsi dal lavoro dal giorno della presentazione del certificato medico di certa gravidanza, previo controllo dell'Ispettorato del lavoro.
Alle lavoratrici di cui all'art.1 spetta l'assistenza di parto dell'Istituto presso il quale sono assicurate per il trattamento di malattie, anche quando sia stato interrotto il rapporto di lavoro, purché la gravidanza abbia avuto inizio quando tale rapporto era ancora sussistente.
Il datore di lavoro deve dare alle lavoratrici madri soggette al divieto previsto dall'art.5 e che allattano direttamente i propri bambini, per un anno dalla nascita di questi, due periodi di riposo durante la giornata per provvedere all'allattamento.
Detti riposi sono indipendenti da quelli previsti dagli articoli 18 e 19 della legge 16 aprile 1934, n. 653, per la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli. Essi hanno la durata di un'ora ciascuno e comportano il diritto per la donna di uscire dall'azienda quando il datore di lavoro non abbia messo a disposizione la camera di allattamento e l'asilo nido di cui all'art.11, oppure gli stessi siano ubicati fuori dell'azienda, oppure quando l'orario di inizio e di cessazione del lavoro non consenta di trasportare il bambino nella camera di allattamento o nell'asilo nido.
Quando invece il datore di lavoro abbia messo a disposizione la camera di allattamento e l'asilo nido, i periodi di riposo di mezz'ora ciascuno, ed in tal caso la donna non ha diritto ad uscire dall'azienda.
E' fatto obbligo al datore di lavoro di istituire una camera di allattamento nelle delle dipendenze del locale di lavoro per tutti i figli delle lavoratrici dipendenti, quando nell'azienda siano occupate almeno trenta donne coniugate di età superiore ai 50 anni.
L'Ispettorato del lavoro può esonerare il datore di lavoro dall'istituzione della camera di allattamento e dell'asilo nido quando lo stesso datore partecipi alla istituzione o al finanziamento di asili nido interaziendali in luoghi convenienti per le lavoratrici dipendenti. L'esonero suddetto può concedersi anche quando le lavoratrici possono usufruire di asili gestiti e diretti da Enti di assistenza, a condizione che il datore di lavoro contribuisca al finanziamento degli stessi .
La camera di allattamento deve rispondere alle norme igieniche, essere convenientemente arredata e tenuta in istato di scrupolosa pulizia e provvista di acqua.
Il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro, ai sensi degli articoli 5 e 6 della presente legge, deve essere computato nell'anzianità di servizio e ai fini della tredicesima e delle ferie.
In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto, a norma del precedente art.3, il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento.
Le lavoratrici delle imprese industriali, commerciali, del credito e delle assicurazioni private, nonché le impiegate delle aziende agricole hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione per tutto il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro stabilita dagli articoli 5 e 6 della presente legge. Tale indennità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia.
Le indennità, di cui al precedente comma, sono corrisposte :
dalle competenti gestioni dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro le malattie, per le lavoratrici per le quali in caso di malattia è dovuta l'indennità relativa dall'istituto medesimo ;
direttamente ed a proprio carico, dal datore di lavoro per le lavoratrici che non hanno diritto, in caso di malattia, al trattamento economico da parte dell'Istituto suddetto .
Nulla è innovato per il trattamento economico delle dipendenti dagli uffici e dalle aziende dello Stato, Regioni, Provincie, Comuni o da altri Enti pubblici.
Agli effetti della determinazione della misura delle indennità previste dall'articolo precedente si intende per retribuzione :
per quanto riguarda le operaie, la retribuzione media globale giornaliera per otto ore, percepita nei due periodi di paga immediatamente precedenti a quello nel corso del quale ha avuto inizio l'assenza ;
per quanto riguarda le impiegate, l'importo totale della retribuzione nel mese precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l'assenza.
Le indennità di cui all'art.17 sono corrisposte anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'art.3 , lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di interdizione del lavoro previsti dagli articoli 5 e 6 della legge.
Alle lavoratrici che si avvalgono della facoltà di cui all'art.7 della presente legge è dovuto il trattamento economico normale stabilito in caso di malattia per il periodo non rientrante in quello di interdizione del lavoro precedente il parto.
Fino a quando non sarà provveduto al riordinamento del sistema in atto per i contributi unificati in agricoltura è dovuta alle lavoratrici agricole di cui all'art.1 della presente legge, non aventi qualifica impiegatizia, oltre l'assistenza completa di parto, ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 9 aprile 1946, n. 212, e successive modificazioni, una indennità una tantum nella misura sotto indicata a fianco di ciascuna categoria :
salariate fisse, assimilate, obbligate e braccianti o compartecipanti permanenti, lire 25.000 ;
braccianti o compartecipanti abituali, lire 25.000 ;
braccianti o compartecipanti occasionali, lire 15.000 ;
braccianti o compartecipanti eccezionali, lire 12.000 ;
L'indennità di cui sopra sarà corrisposta in due rate uguali, delle quali la prima all'inizio del periodo di interdizione obbligatoria del lavoro e la seconda successivamente al parto.
Per la copertura degli oneri derivanti dall'applicazione degli articoli 17, lettera a), e 22 della presente legge, è dovuto dai datori di lavoro all'Istituto nazionale assicurazione malattie, in aggiunta ai contributi previsti dalla tabella allegata ai decreti legislativi 9 aprile 1946, n. 212 e 19 aprile, n. 213 e successivamente modificazioni, e 31 ottobre 1947, n. 1304, e con l'osservanza delle norme vigenti per il calcolo dei contributi stessi, un contributo supplementare nella seguente misura :
per il settore dell'industria, dello 0,53 per cento sulla retribuzione ;
per il settore del commercio, dello 0,31 per cento sulla retribuzione ;
per il settore del credito e dell'assicurazione, dello 0,20 per cento sulla retribuzione ;
per il settore dell'agricoltura, dello 0,45 per cento sulla retribuzione media, da trasformarsi in contributo fisso a giornata per ettaro-coltura, secondo le norme in vigore per l'accertamento e la riscossione dei contributi nel settore agricolo.
Il contributo supplementare di cui al comma precedente può essere modificato con la procedura stabilita per la variazione delle tabelle predette, fermo restando quanto disposto dall'art.2 della legge 22 novembre 1949, n. 861.
L'assicurazione per la nuzialità e la natalità, istituita con regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito in legge 6 luglio 1939, n. 1272, è soppressa a decorrere dal 1° gennaio 1951.
A partire dalla stessa data il relativo contributo previsto dalle tabelle A, B, C, e D, allegate al regio decreto-legge citato, è dovuto a favore dell'Ente nazionale assistenza orfani lavoratori italiani.