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Timestamp: 2017-06-27 19:12:19+00:00
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UnSognoItaliano.it	OTTOBRE 2013
Dal nuovo Presidente i magistrati della Corte dei conti si attendono che l’ascolto del mondo politico e governativo, assicurato a Squitieri da amicizia e stima personali consenta alla Corte, alla quale di recente sono state attribuite importanti funzioni in materia di controllo su Regioni ed enti locali, di assumere un assetto organizzativo ed un profilo operativo adeguato alle aspettative di chi auspica un indirizzo di gestione delle risorse pubbliche conforme alle regole della legalità e dell’efficienza.
Si è detto più volte che è stato la distribuzione di ingenti risorse è stata fatta dai governi degli anni ‘60 e ’70 per assicurare la pace sociale. Il pericolo è che la si perda per l’aggravarsi della crisi economica.
L’Italia dei condoni ignora la legalità
L’agevolazione per chi ha danneggiato l’erario resterà una macchia per chi l’ha proposta
Ogni volta si afferma solennemente che è l’ultimo, che è reso necessario dall’esigenza di voltare pagina, secondo nuove regole che siano in condizione di assicurare la legalità. Che si ricorre al condono per liberare le carceri sovraffollate, indegne di un Paese civile. Se, poi, è un condono fiscale il motivo è quello di “fare cassa” e di “scovare” gli evasori. Ugualmente se il condono riguarda abusi edilizi.
Ogni volta una bugia, della quale nessuno si vergogna, tanto la prossima volta a dirla è un altro.
In un paese civile, nel quale le istituzioni dello Stato siano ordinate ed ispirate al principio di legalità i condoni sarebbero inammissibili, sono la negazione del principio della certezza del diritto, premiano i “furbi”, coloro che hanno violato la legge, penale, tributaria o urbanistica, ed offendono le persone per bene, quelle che la rispettano.
Eppure in questo Paese, il quale un tempo si vantava di essere la “Patria del diritto”, che oggi constatiamo essere una impropria e immeritata etichetta, di condoni se ne fanno a iosa. Non solo, amnistie ed indulti, un tempo adottati “ad ogni morte di Papa”, che anche in questi giorni dividono l’opinione pubblica, tra quanti fanno prevalere un sentimento di pietà verso le condizioni inumane della detenzione e quanti preferirebbero che lo Stato costruisse nuove carceri o definisse modelli alternativi di punizione, soprattutto dopo che è stato reso noto che in stati a noi vicini, Regno Unito, Francia, Germania il numero dei detenuti è sostanzialmente identico al nostro, ma le condizioni di chi è in carcere sono migliori che in Italia.
I condoni non piacciono ai cittadini onesti e certamente non piace il condono cosiddetto “erariale” con il quale chi è stato condannato dalla Corte dei conti a pagare una somma per risarcire un danno finanziario o patrimoniale provocato allo Stato o ad un ente pubblico con dolo o colpa grave potrà corrispondere solo una parte della somma che il giudice ha ritenuto congrua.
Attenzione! È una cosa di una gravità estrema. La comunità è stata depauperata di valori finanziari o patrimoniali perché il condannato ha sperperato, ha danneggiato il patrimonio pubblico, ha leso gravemente l’immagine della pubblica amministrazione, e la classe politica, il Governo e il Parlamento, privano i cittadini-contribuenti del ristoro di quanto ha costituito danno. Un danno, è bene ricordare, che insieme ad altri danni (spese pazze, entrate non riscosse, ecc.) è la ragione prima delle tante imposte e tasse che gravano sui cittadini.
Così il governo emana il decreto legge n. 102 del 31 agosto il quale prevede, all’articolo 14, la “definizione agevolata in appello dei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile”. Definizione ironica alla luce della norma che così si esprime: “1. In considerazione della particolare opportunità di addivenire in tempi rapidi all'effettiva riparazione dei danni erariali accertati con sentenza di primo grado, le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 231 a 233, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, si applicano anche nei giudizi su fatti avvenuti anche solo in parte anteriormente alla data di entrata in vigore della predetta legge, indipendentemente dalla data dell'evento dannoso nonché a quelli inerenti danni erariali verificatisi entro la data di entrata in vigore del presente decreto, a condizione che la richiesta di definizione sia presentata conformemente a quanto disposto nel comma 2. 2. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, deve essere presentata, nei venti giorni precedenti l'udienza di discussione e comunque entro il 15 ottobre 2013, specifica richiesta di definizione e la somma ivi indicata non può essere inferiore al 25 per cento del danno quantificato nella sentenza di primo grado; in tali casi, la sezione d'appello delibera in camera di consiglio nel termine perentorio di 15 giorni successivi al deposito della richiesta e, in caso di accoglimento, ai fini della definizione del giudizio ai sensi del comma 233, con decreto da comunicare immediatamente alle parti determina la somma dovuta in misura non inferiore a quella richiesta, stabilendo il termine perentorio per il versamento entro il 15 novembre 2013”.
Ironico quel riferimento “all'effettiva riparazione dei danni erariali accertati con sentenza di primo grado”. Una autentica bugia. L’effettiva riparazione non c’è. Ci sarebbe solo se il condannato pagasse il suo debito integralmente. Una vergogna! A danno del cittadino.
Ma non basta, nonostante le critiche da più parti manifestate. Anche dai vertici della Corte dei conti, anche da questo giornale.
Così in sede di conversione il Parlamento inserisce due significative modifiche peggiorative, palesemente peggiorative degli interessi erariali.
Pagare il 25 per cento deve essere sembrato troppo ai nostri parlamentari per chi ha provocato danni di centinaia di migliaia di euro o addirittura milioni, come nel caso dei gestori delle slot machine. E così viene inserito il comma 2-bis con il quale si stabilisce che “qualora la richiesta di definizione agevolata in appello dei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile… sia accompagnata da idonea prova dell’avvenuto versamento, in unica soluzione, effettuato in un apposito conto corrente infruttifero intestato al Ministero dell’economia e delle finanze, che provvede al successivo versamento al bilancio dello Stato o alla diversa amministrazione in favore della quale la sentenza di primo grado ha disposto il pagamento, di una somma non inferiore al 20 per cento del danno quantificato nella sentenza di primo grado, la sezione d’appello, in caso di accoglimento della richiesta, determina la somma dovuta in misura pari a quella versata”.
Ma non finisce qui. Non sia mai che quelli che hanno pagato il 25 per cento previsto dalla norma originaria ci debbano “rimettere”.
Nessun problema, il comma, il 2 ter prevede che “le parti che abbiano già presentato istanza di definizione agevolata … precedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, possono modificarla in conformità alle disposizioni di cui al comma 2 bis entro il 4 novembre 2013. Entro il medesimo termine, le parti, le cui richieste di definizione agevolata … abbiano già trovato accoglimento, possono depositare presso lo stesso giudice che ha emesso il decreto istanza di riesame unitamente alla prova del versamento … di una somma non inferiore al 20 per cento del danno quantificato nella sentenza di primo grado; la sezione d’appello delibera in camera di consiglio, sentite le parti, nel termine perentorio di cinque giorni successivi al deposito della richiesta e, in caso di accoglimento,…. con decreto da comunicare immediatamente alle parti, determina la domma dovuta in misura pari a quella versata”.
Insomma, fior di gentiluomini che hanno provocato danno erariale, compresi i concessionari delle slot machine, se la cavano pagando un misero 20 per cento di danni enormi quotidianamente ricordati dalla stampa.
La gravità della scelta del Governo è emersa nel corso del dibattito parlamentare sulla legge di conversione.
Nell’occasione è stato ricordato che sotto il profilo ordinamentale, le nuove norme si innestano su quelle già in vigore (l’art. 1, commi 231-233, della legge n. 266 del 2005) già oggetto di favorevole scrutinio da parte della Corte costituzionale in una sentenza formalistica che nulla dice della grave lesione portata al sistema di garanzie ma si ferma a considerare aspetti meramente estrinseci del procedimento dinanzi al giudice di appello.
L’Associazione Magistrati della Corte dei conti esprime sconcerto e forte preoccupazione per le dichiarazioni del Presidente dell’ANCI e Sindaco di Torino, Piero Fassino, e del Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris sulla invadenza dei controlli della Corte dei conti nei confronti dei Comuni
Ma oggi questo controllo viene messo in discussione proprio da Lei, On. Sindaco Fassino. Infatti, riferisce l’ANSA, che il suo “grido di dolore”, invece di richiamare le amministrazioni alla loro, anche passata, responsabilità sia stato indirizzato al Governo centrale e, incomprensibilmente, alla Corte dei conti. “La spending review – riprendo dalla nota dell’Agenzia - è diventato uno strumento pensato e praticato dalle amministrazioni centrali dello Stato in modo punitivo quando non addirittura persecutorio verso gli enti locali. Per non parlare dell'estensione del tutto ultronea ed eccessiva di poteri alla Corte dei Conti e agli organi di controllo, a cui si è concessa un'invadenza del tutto inaccettabile”.
Caro Sindaco, mi delude, moltissimo. E delude gli italiani. Infatti, avendo lanciato via Twitter: “Fassino Presidente ANCI ritiene i controlli della Corte dei conti “un’invadenza del tutto inaccettabile”. Mi delude, invece di ringraziare!” il messaggio è stato ritwittato da molti e collocato tra i preferiti. E c’è chi ha risposto “perché ficcate il naso dove non è gradito…”. Altri “che vergogna!”.
IL SESSANTASEISIMO CICLO DI CONFERENZE DEL CIRCOLO DI CULTURA ED EDUCAZIONE POLITICA “REX” DI ROMA
Il prossimo 27 ottobre avrà inizio a Roma, in via Marsala 42, il 66° ciclo di conferenze del “Circolo di Cultura ed Educazione Politica” “REX”. Rigorosamente apartitico, il Circolo è espressione della cultura storico istituzionale e del pensiero che ha accompagnato l’evoluzione della monarchia costituzionale dallo Statuto Albertino e si propone oggi di offrire contributi al dibattito sulla storia e le istituzioni del tempo presente.
Le conferenze si terranno, come già da diversi anni in un salone nel cortile interno dello stabile avente accesso da Via Marsala 42 (nei pressi della Stazione Termini), alle 10,45 della domenica.
Le date e gli argomenti della prima parte del programma:
27 ottobre, Prof. Antonio PARLATO: “Il 25 luglio, settanta anni dopo”:
10 novembre, Conte Vincenzo CAPASSO TORRE delle PASTENE: “Il mondo ed il pensiero europeo di Otto d’Asburgo
24 novembre, Prof.ssa Flora PANARITI: “L’influenza delle donne sul governo di Roma antica”;
1 dicembre, Prof. Francesco PERFETTI: “La calda estate del 1943 dal 25 luglio all’8 settembre”
Dopo la pausa natalizia la seconda parte del ciclo riprenderà domenica 26 gennaio, con successiva frequenza quindicinale, con le conferenze del Sen. Prof. Domenico FISICHELLA, dell’Ing. Domenico GIGLIO, dell’avv. Riccardo SCARPA, del Prof. Michele D’ELIA e altre da definire dedicate ai 70 anni dal 1943 -1944 per ristabilire la verità dei fatti ed il ruolo del Re Vittorio Emanuele III°.
L’ingresso è libero ed ai presenti sarà distribuito gratuitamente il volume “Nascita ed affermazione del Regno d’Italia”, che raccoglie tutte le conferenze tenutesi nel 2011 e 2012 al Circolo REX per ricordare il 150° anniversario dello Stato unitario.
La corrispondenza del Circolo va indirizzata a Via Celimontana, 38 – 00184 Roma.
Le risorsa “Creato”
Dovrebbe essere scontato che un Papa ne parli, che il richiamo al Creato, tenuto conto che “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1), come inizia la Sacra Scrittura, sia all'origine dell'insegnamento della Chiesa. Parole che il Credo riprende confessando Dio Padre onnipotente come “Creatore del cielo e della terra”, “di tutte le cose visibili e invisibili”.
È scontato nella liturgia ma non nella realtà nella quale il Creato, la natura, l’ambiente appaiono dimenticati, vistosamente trascurati se a livello internazionale si richiama l’esigenza di tutelare la natura, l’aria e le acque a difesa dell’habitat perché l’uomo possa sopravvivere utilizzando le risorse che Dio ha messo a sua disposizione perché ne usasse senza impoverirle, quasi fosseo infinite.
Risorse che sono una ricchezza, che hanno un valore non solo, come qualcuno sembra ritenere, estetico ma concreto, economico per l’uomo di oggi e di domani. Risorse naturali, alimentari (si pensi solo al mare), ma anche capaci di assicurare a chi ne ha in abbondanza una diversa utilità. Si pensi al turismo.
Dovrebbe, dunque, essere scontato che un Papa ne parli e difenda la natura, il Creato, ma scontato non è se i media si sono impadroniti delle parole di Francesco in visita ai luoghi natali del grande Santo che più di ogni altro ha esaltato la natura della natura, e ne hanno fatto i titoli dei loro editoriali.
Si badi bene. Anche altri Papi hanno ricordato la natura come espressione della Creazione. In particolare Giovanni Paolo II più volte ha richiamato i valori che noi riassuntivamente chiamiamo ambientali. Ma il fatto è che da Francesco la gente si aspetta che dalle parole si passi ai fatti, che stia lì a pungolare i cristiani e non solo perché siano coerenti con la fede professata e si pongano in prima linea nella difesa di quei valori che accompagnano fin dalla Genesi la storia dei credenti.
Valori spirituali, la bellezza dell’universo “creato”, ma anche valori economici, come si è detto, anche se l’uomo ha inquinato da sempre, distrutto foreste, sporcato i mari ed i fiumi, quasi che sentendo “sua” la natura potesse usarne ed abusarne, diversamente da quanto farebbe un buon proprietario che dei beni ricevuti in eredità, nel caso da Dio, cura la manutenzione perché non si disperdano.
Non è solo il singolo a trascurare e spesso a vilipendere l’ambiente. Ci pensano le varie mafie che usurpano i diritti della comunità disperdendo rifiuti pericolosi, incidendo e inquinando le falde freatiche in un Paese ricco di acque che troviamo sulle tavole più lontane dal Bel Paese.
La classe politica non ha avuto la capacità di capire il senso della risorsa ambiente, come dimostra anche la grave trascuratezza che caratterizza l’Italia in materia di turismo, la nostra più grande e unica risorsa, che se vi si dedicasse la dovuta cura potrebbe invertire il ciclo negativo dell’economia nazionale. Ho detto e scritto più volte che mi auguro venga il tempo in cui chi si occupa di ambiente e di beni culturali riceva nel nostro Paese la stessa considerazione che in Arabia Saudita è riservata al Ministro del petrolio. Niente da fare. Non c’è risposta adeguata, non c’è capacità di immaginare un modello di sviluppo che ponga al centro la nostra grande risorsa, quel patrimonio storico artistico che il mondo c’invidia e che è la ragione del nostro turismo. Un turismo culturale e religioso, come dimostra proprio l’Umbria dove Papa Francesco di è recato ad onorare il Poverello di Assisi. Turismo che non significa solo visita dei luoghi dell’arte e della fede, perché le chiese e le cattedrali sono spesso autentici musei, ma valorizzazione del made in Italy dell’artigianato, dell’enogastronomia, sicché il turista diventa un potentissimo ambasciatore dell’Italia nel mondo. È così difficile capirlo ed adottare le misure di programmazione necessarie, intervenendo sul territorio per potenziarne le infrastrutture necessarie tanto per i commerci che per il turismo? È difficile, perché non si vede all’orizzonte una iniziativa capace di invertire il degrado della cultura e dell’ambiente, due momenti strettamente collegati in un contesto paesaggistico unico al mondo, un museo a cielo aperto anche se in tanti cercano di trasformarlo un una discarica.
Servirà il monito di Papa Francesco? Riuscirà il suo
messaggio forte, semplice e chiaro a muovere i cuori e le menti? Gli italiani onesti amanti della loro Patria se lo augurano vivamente.