Source: http://www.giurcost.org/decisioni/trVII/AltaCorte/0046-51.html
Timestamp: 2020-02-17 13:08:18+00:00
Document Index: 72363323

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 80', 'art. 14', 'art. 55', 'art. 64', 'art. 4', 'art. 81', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 81', 'art. 4', 'art. 81']

Consulta OnLine - Alta Corte per la Regione siciliana - Decisione n. 46 del 1951
Decisione 18 maggio 1951 - 10 dicembre 1951, n. 46
sul ricorso del Commissario dello Stato contro il decreto legislativo del Presidente della Regione 18 aprile 1951, concernente: «Provvidenze a favore di iniziative turistiche ».
Presidente: SCAVONETTI; Relatore: VASSALLI; P. M.: EULA — Commissario Stato (Avv. St. ARIAS) - Regione Siciliana: (Avv.ti IEMOLO e MANISCALCO BASILE).
Ritenuto che il decreto impugnato, recante provvidenze a favore di iniziative turistiche, autorizza il governo della Regione a concedere contributi a enti, società e privati per iniziative dirette a risollevare le condizioni di centri di alto interesse turistico in Sicilia e ad adeguare tali centri alle esigenze moderne del turismo internazionale e prevede che tali contributi possano raggiungere il 50% delle spese complessivamente o preventivamente dimostrate per codeste iniziative; prevede altresì che il Governo possa direttamente provvedere anche a mezzo di gestioni speciali; subordina la concessione dei contributi ad apposita convenzione da stipularsi dall’Assessore per il turismo e lo spettacolo, di concerto con quello delle finanze e da approvarsi con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta; il Governo è anche autorizzato a concedere contributi annuali per l’alleggerimento degli interessi dei mutui contratti per la realizzazione delle contemplate iniziative turistiche. Per tutto ciò è prevista una spesa annua complessiva di lire cento milioni a decorrere dall’esercizio in corso.
Ritenuto che il Commissario dello Stato ha impugnato per illegittimità costituzionale il predetto decreto, allegando la violazione della legge regionale 13 marzo 1951 che delega al Governo regionale la potestà di emanare norme aventi forza di legge, in quanto si sarebbe sentita la commissione legislativa per la finanza e il patrimonio, ma non si sarebbe anche sentita la commissione legislativa permanente per i lavori pubblici, comunicazioni, trasporti e turismo, più specificatamente competente, come sarebbe richiesto dall’art. 4 della legge 26 gennaio 1949, alla quale la legge del 1951 fa richiamo; allegando, con ulteriore motivo, che siasi violato il disposto dell’art. 80, ultimo comma, della Costituzione della Repubblica, alla cui osservanza anche la Regione sarebbe tenuta per l’art. 14 dello Statuto regionale, in quanto nel decreto non si indicano i mezzi per far fronte alla spesa annua prevista in cento milioni di lire.
Ritenuto che non sussiste la illegittimità costituzionale denunciata col primo motivo, in quanto la prescrizione della legge regionale 26 gennaio 1949, n. 4 la quale richiede che le norme aventi forza di legge siano dal Governo adottate «su conforme parere delle Commissioni legislative permanenti dell’Assemblea, nei limiti delle rispettive competenze» è stata osservata con l’essersi richiesto e ottenuto il conforme parere della commissione legislativa per la finanza e il patrimonio l’art. 55 del regolamento interno dell’Assemblea regionale siciliana demanda al Presidente dell’Assemblea d’inviare i disegni di legge ad una delle commissioni legislative permanenti secondo la rispettiva competenza e, qualora un disegno riguardi materia di competenza di più commissioni, il Presidente, secondo il comma terzo di detto articolo, ne deferisce l’esame a quella commissione che apparisca prevalentemente competente. A prescindere da ciò che non sembra ammissibile un sindacato rispetto all’esercizio delle attribuzioni del presidente dell’Assemblea e anche dal fatto che si è avuto sul provvedimento il voto di ratifica da parte dell’Assemblea, la prevalente competenza della commissione investita dell’esame da parte del Presidente si può desumere dal fatto che il decreto è stato emesso su proposta dell’Assessore per le finanze e dal fatto che la gestione diretta o autonoma delle iniziative turistiche involge questioni di bilancio.
In punto di fatto è da rilevare ulteriormente che la commissione per la finanza e il patrimonio ha esaminato il provvedimento non nella sua composizione normale, ma integrata a norma dell’art. 64 del regolamento interno, e cioè integrata da due componenti di ciascuna delle commissioni legislative permanenti fra i quali sono dunque anche due membri per la commissione per il turismo.
Ritenuto che sembra doversi accogliere il motivo secondo del ricorso, in quanto il decreto non indica i mezzi per far fronte alla spesa annua, prevista dall’art. 4 in lire 100.000.000. Il principio scritto nell’ultimo capoverso dell’art. 81 della Costituzione della Repubblica è da riguardarsi come avente valore anche rispetto alle leggi della Regione sia in virtù del richiamo alle leggi costituzionali dello Stato contenuto nell’art. 14 dello Statuto regionale, sia in virtù del più generale principio scritto nell’art. 1 dello Statuto stesso, a norma delle quali disposizioni la legislazione regionale si svolge nella osservanza di quei principi limite che rappresentano supreme direttive accolte nel diritto costituzionale italiano.
Tra queste è indubbiamente la disposizione citata nell’art. 81 della Carta costituzionale, la quale rappresenta una fondamentale garanzia di chiarezza e di solidità dei pubblici bilanci, tale quindi che s’impone non soltanto allo Stato, ma anche ad ogni ente pubblico che svolga attività normativa sul territorio dello Stato. Non è sufficiente allo scopo l’osservare, come fa la difesa della Regione, che il capitolo 278 dello stato di previsione dell’entrata e della spesa della Regione per l’anno finanziario 1 luglio 1950 - 30 giugno 1951 reca uno stanziamento di lire 2.430.000.000, iscritto come «fondo a disposizione per far fronte ad oneri di qualsiasi genere dipendenti da disposizioni legislative» , né la notizia, data dalla stessa difesa della Regione, che detto fondo nella parte non utilizzata ammonterebbe ancora ad oltre un miliardo. Queste generiche previsioni e le successive costatazioni non valgono evidentemente a realizzare i fini di politica finanziaria e più in generale di politica legislativa, ai quali si ispira la norma costituzionale anzidetta.
L’Alta Corte accoglie il ricorso del Commissario dello Stato limitatamente al secondo motivo e per l’effetto dichiara la illegittimità costituzionale dell’art. 4 del D.L.P. 18 aprile 1951 nella sua attuale formulazione, in relazione al disposto dell’ultimo comma dell’art. 81 della Costituzione della Repubblica.