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Timestamp: 2017-05-25 05:06:21+00:00
Document Index: 139614458

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 33', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 33', 'art. 24', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 71', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 24', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 74', 'art. 78', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 76', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 669', 'art. 16', 'art. 700', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 86', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 700', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 86', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.4', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 64', 'art 3', 'art 8', 'art 12', 'art 15', 'art 3', 'art 5', 'art 4', 'art 8', 'art 12', 'art 14', 'art 20', 'art 4', 'art 5', 'art 15', 'art. 4', 'art. 4', 'art.7']

IUniScuola Archivio Post: aprile 2011
Ecco la nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della RicercaUfficio Scolastico Regionale per la LombardiaUfficio I – Affari generali, personale e servizi della direzione generaleProt. n. MIUR AOODRLO R.U. 4640 del 27.04.2011inviata a : Ai Dirigenti Responsabili degli Ambiti Territoriali della Regione LORO SEDIAi Dirigenti scolastici degli istituti e scuole di ogni ordine e grado LORO SEDIOggetto: Permessi per persone con disabilità e per assistenza a persone con disabilitàL. 104/92, art. 33 (come novellato dall’art. 24 della L. 183/2010) - Continuano a pervenire a questa Direzione numerosi quesiti concernenti la materia di cui in oggetto, ciò che fa ritenere opportuno, al fine di rispondere alla platea dei richiedenti consulenza e supporto, riepilogare, se pure in forma schematica, i principali aspetti della vigente normativa circa i benefici riconosciuti a persone con disabilità e a coloro che debbano assisterle.Al riguardo, si rammenta in primo luogo come questo Ufficio abbia già diffuso, in tempi recenti, note esplicative in materia [1], divulgando anche il contenuto della circolare n. 13/2010 del Dipartimento della Funzione Pubblica [2], che contiene specifiche ed importanti indicazioni circa l’applicazione dell’art. 24 della L. 183 del 04.11.2010 (Collegato Lavoro).Requisiti oggettivi per la concessione dei permessi1) Accertamento della situazione di handicap in condizioni di gravità.Condizione essenziale per la fruizione dei permessi di cui all’art. 33 L. 104/92 è la produzione, da parte dell’interessato, del verbale della Commissione medica di cui all’art. 4 L. 104/92, redatto al termine della prescritta procedura, dal quale risulti l'accertamento della situazione di handicap grave (il verbale deve recare l’attestazione esplicita della sussistenza di situazione di gravità ex art. 3, c. 3, L.104/92).Si ricorda che, a partire dal 01.01.2010, per effetto di quanto disposto dall’art. 20 della L. 102 del 03.08.2009, risultano modificati alcuni passaggi dell’iter di domanda, accertamento e riconoscimento, anche per le situazioni di cui alla L.104/92 (presentazione istanza all’INPS; integrazione commissione con medico INPS; modalità di rilascio del c.d. “certificato introduttivo”; termini per la visita; verbale elettronico in doppia versione; verifica etc.) [3 ]Rimangono, ovviamente, valide le certificazioni acquisite prima di tale data, e ciò sino al successivo accertamento, qualora previsto.2) Assenza di ricovero permanente della persona da assistereLa persona in situazione di handicap grave non deve essere ricoverata a tempo pieno. Per ricovero a tempo pieno si intende il ricovero per le intere 24 ore, presso strutture ospedaliere, o comunque strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria.Fanno eccezione a tale presupposto le seguenti circostanze:• interruzione del ricovero per necessità del disabile di recarsi fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e/o terapie debitamente certificate;• ricovero a tempo pieno del disabile in coma vigile, stato vegetativo persistente e/o in situazione terminale;• ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità grave, nei confronti del quale i sanitari della struttura che lo ospita certificano la necessità di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.La ricorrenza delle situazioni eccezionali di cui sopra dovrà, naturalmente, risultare da idonea documentazione medica che l'amministrazione è tenuta a valutare attentamente.Condizioni soggettive per la concessione dei permessi1) Lavoratori legittimati a fruire dei permessi di cui all'art. 33, c. 3 della L. 104/92 per assisterepersone in situazione di handicap grave:-Coniuge-Parenti e affini entro il secondo grado[4]:-parenti di primo grado: genitori, figli;-parenti di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli)-affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero-affini di secondo grado: cognati.2) Eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età, oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano mancanti.Estensione della legittimazione ai permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado.-parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle), pronipoti in linea retta.-affini di terzo grado: zii acquisiti, nipoti acquisiti.Per valutare tale ultima ipotesi, nel caso di genitore o coniuge affetto da patologie invalidanti, è necessario acquisire idonea documentazione medica relativa a [5]:“1) patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell'autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; 2) patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; 3) patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;”.Il caso di mancanza di genitori o coniuge della persona in situazione di handicap grave è riconducibile ad ipotesi di:-decesso -assenza naturale e giuridica in senso stretto (celibato; stato di figlio naturale non riconosciuto)-situazioni giuridiche ad esse assimilabili, che abbiano carattere stabile e certo, quali il divorzio, la separazione legale e l'abbandono, risultanti da documentazione dell'autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità.3) Posizione di referente unico per l'assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave.L'art. 24 della legge 183/2010 nell'innovare la disciplina sulla legittimazione a fruire di permessi, non ha menzionato i requisiti della continuità e dell'esclusività dell'assistenza (oltre a quello, già superato, della convivenza), che quindi non sono più esplicitamente previsti dalle disposizioni in materia.La legge stessa ha però espressamente stabilito che il diritto alla fruizione dei permessi "non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità".Con tale prescrizione è stato perciò ripreso in parte e tipizzato il concetto di esclusività dell'assistenza, limitandolo alla regola secondo cui i permessi possono essere accordati ad un unico lavoratore per l'assistenza alla stessa persona. In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume "il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell'intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell'assistito." (così Consigliodi Stato - parere n. 5078 del 2008).4) Genitori che assistono un figlio in situazione di handicap graveParticolari norme sono invece dettate per i genitori che assistono un figlio in situazione di handicap grave.Secondo quanto previsto dal nuovo comma 3 dell'art. 33, l'assistenza può essere prestata alternativamente da entrambi i genitori (Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente).Fermo restando, dunque, il limite complessivo dei tre giorni mensili, i permessi giornalieri possono essere utilizzati dal lavoratore padre o dalla lavoratrice madre per l'assistenza al medesimo figlio.Nel caso di genitori di minore di tre anni disabile, sussiste la possibilità di fruire dei permessi ai sensi dell'art. 33 L. 104/92 e s.m.i., in alternativa alle altre prerogative previste nel D.Lgs. 151/2001.Resta fermo, quindi, il diritto dei genitori del minore di tre anni in situazione di handicap grave di fruire, in alternativa ai permessi giornalieri mensili, del prolungamento del congedo parentale o dei riposi orari retribuiti di cui all'art. 42 del menzionato decreto.È opportuno segnalare, infatti, che trattandosi di istituti speciali rispondenti alle medesime finalità di assistenza del figlio disabile, la loro fruizione deve intendersi alternativa e non cumulativa nell'arco del mese, cosicché nel mese in cui uno dei due genitori abbia fruito di uno o più giorni di permesso ai sensi dell'art. 33, c. 3, entrambi i genitori non potranno beneficiare per lo stesso figlio neppure delle due ore diriposo giornaliero, del prolungamento del congedo parentale e del congedo di cui all'art. 42, c. 5, del D.Lgs. 151/2001 e viceversa.5) Possibilità, per una sola persona, di assistere più soggetti in situazione di disabilità graveLe nuove norme non precludono invece espressamente la possibilità, per lo stesso dipendente, di assistere più persone in situazione di handicap grave, con la conseguenza che, ove ne ricorrano tutte le condizioni, il medesimo lavoratore potrà fruire di permessi anche in maniera cumulativa per prestare assistenza a più persone disabili.[ 6 ]Analogamente, le nuove norme non precludono espressamente ad un lavoratore in situazione di handicap grave di assistere altro soggetto che si trovi nella stessa condizione e, pertanto, in presenza dei presupposti di legge, tale lavoratore potrà fruire dei permessi per se stesso e per il famigliare disabile che assiste.Modalità di fruizioneL’art. 71, c. 4 della L. 133/2008 (conversione del D.L. 112/08) prevede che “la contrattazione collettiva o le specifiche normative di settore… definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l’obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni”I permessi in questione sono previsti espressamente dalla Legge in esame (art. 33, comma 3) nella misura di tre giorni al mese.Il vigente CCNL Comparto scuola, come noto, nulla prevede in termini di quantificazione oraria di detti permessi e/o di fruizione alternativa degli stessi; in adesione alla posizione espressa dal Dipartimento della Funzione Pubblica [7] e da giurisprudenza consolidata [8 ]si conferma, dunque, che il personale della scuola puòfruire dei permessi di cui all’art. 33 comma 3 della L. 104/92 e s.m.i., solo nella modalità dei tre giorni al mese, richiedibili anche in maniera continuativa.Presentazione della domanda per la fruizione dei benefici di cui all’art. 33 L. 104/92Il dipendente interessato ha l'onere di :· presentare apposita istanza per la fruizione delle agevolazioni previste dalla legge;· dimostrare la sussistenza dei presupposti di legittimazione, attraverso la produzione di idonea documentazione;DOCUMENTI E DICHIARAZIONI DA ALLEGAREverbale della commissione medica dal quale risulti l'accertamento della situazione di handicap grave;(solo per ipotesi di deroga) certificato medico dal quale risulti la patologia invalidante di cui all'art. 33, c. 3, della L. 104 e la documentazione medica relativa a quanto riportato nel precedente paragrafo 2) - requisiti oggettivi;idonea documentazione, ovvero apposite dichiarazioni sostitutive, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000 ("Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa"), per certificare la sussistenza di tutte le condizioni che legittimano la fruizione delle agevolazioni.[9]Inoltre, a corredo dell'istanza, l'interessato deve presentare dichiarazione sottoscritta di responsabilità e consapevolezza [10] dalla quale risulti che:il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni ovvero il dipendente necessita delle agevolazioni per necessità legate alla propria situazione di disabilità;il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell'impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l'amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l'effettiva tutela dei disabile;il dipendente si impegna a comunicare tempestivamente ogni variazione della situazione di fatto e di diritto da cui consegua la perdita della legittimazione alle agevolazioni.Salvo dimostrate situazioni di urgenza per la fruizione dei permessi, l'interessato dovrà comunicare al dirigente competente le assenze dal servizio con congruo anticipo, se possibile con riferimento all'intero arco temporale del mese, al fine di consentire la migliore organizzazione dell'attività didattica o amministrativa.Adempimenti dell'amministrazioneA fronte dell’istanza di fruizione delle agevolazioni in esame, l’Ufficio/struttura di appartenenza del dipendente dovrà-verificare l'adeguatezza e correttezza della documentazione presentata, chiedendone, se del caso, l'integrazione;- monitorare periodicamente i provvedimenti di accoglimento al fine di ottenere l'aggiornamento della documentazione e verificare l'attualità delle dichiarazioni sostitutive prodotte a supporto dell'istanza. (Si richiama l'attenzione sulla necessità di chiedere il nuovo verbale medico nel caso di accertamento di handicap grave rivedibile);- revocare i benefici per effetto della decadenza, nel caso in cui dall'accertamento risultasse l'insussistenza dei presupposti per la legittima fruizione dei permessi;- procedere ad attivare tempestivamente procedimento disciplinare ove emergessero, nell'ambito o a seguito degli accertamenti, gli estremi di una responsabilità del dipendente, nonché, nelle ipotesi di reato, procedere alle necessarie comunicazioni all’autorità giudiziaria competente;- effettuare, entro il 31 marzo di ogni anno, le comunicazioni dei permessi fruiti dai propri dipendenti per l'inserimento nella banca dati istituita presso il Dipartimento della funzione pubblica ai sensi dell'art. 24, commi da 4 a 6, della L. 183/2010.Non appare superfluo ricordare ancora che, a seguito dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, si deve procedere a riesaminare i provvedimenti di assenso eventualmente già adottati al fine di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla nuova norma.In caso di insussistenza dei requisiti, salvo tempestiva integrazione della documentazione prodotta in passato da parte dell'interessato, la concessione dovrà essere revocata e le agevolazioni non potranno essere più accordate per effetto della decadenza.Il dipendente interessato, che si trovi nella condizione di poter fruire di permessi a diverso titolo in base alla nuova legge, avrà ovviamente l'onere di produrre una nuova istanza accompagnata dalla documentazione di supporto.Conclusivamente si rammenta che la materia in esame è soggetta ad evoluzione, tenuto conto anche della delega conferita al Governo mediante l’art. 23 della L. 183/2010, per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi nonché per la “razionalizzazione e semplificazione dei documenti da presentare, con particolare riferimento alle persone con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, c. 3 della L.104/92”.NOTE:1 v. nota prot. MIURAOODRLO R.U. 19533 del 9.12.20102 v. nota prot. MIURAOODRLO R.U. 20152 del 21.12.20103 v. circolare INPS 28.12.2009 n. 1314 art. 74 c.c.: "La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite"; art. 78 c.c.: "L'affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge"5 art. 2, comma 1, lett. d), del decreto interministeriale - Ministero per la solidarietà sociale, Ministero del lavoro edella previdenza sociale, Ministero per le pari opportunità 21 luglio 2000, n. 2786 v. circ. 13/2010 Dip.Funzione Pubblica, che supera il precedente parere n. 13/20087 v. circ. 8/2008 Dip.Funzione Pubblica8 v. sentenza Corte Cassazione – sez. Lavoro 18/6/2009 n. 14184 “Permessi di cui al 3° comma art. 33 L. 104/92 –fruibilità frazionata in ore – insussistenza”.9 art. 76 d.P.R. 445/2000 "Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso (…) nei casi previsti dalpresente testo unico è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia."10 Circ. Dip. Funzione Pubblica n. 13/2010F.to Il dirigente Luciana Volta
Permessi per persone con disabilità
Diritto della madre lavoratrice ad usufruire del congedo obbligatorio o di parte di esso dalla data d'ingresso del bambino nella casa familiare
In G.U. n. 16 del 13-4-2011 è pubblicata la Sentenza 4 aprile 2011 n. 116Ecco la sentenza:1a Serie Speciale - Corte Costituzionale n. 16 del 13-04-2011CORTE COSTITUZIONALESENTENZA 04 aprile 2011, n.116Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale.Lavoro e occupazione - Lavoratrici madri - Ipotesi di parto prematurocon ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica oprivata - Diritto della madre lavoratrice ad usufruire del congedoobbligatorio o di parte di esso dalla data d'ingresso del bambinonella casa familiare - Mancata previsione - Eccepitainammissibilita' della questione per richiesta di pronunciaadditiva non costituzionalmente obbligata - Reiezione.- D.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, art. 16, lett. c).- Costituzione, artt. 3, 29, primo comma, 31 e 37.Lavoro e occupazione - Lavoratrici madri - Ipotesi di parto prematurocon ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica oprivata - Diritto della madre lavoratrice ad usufruire, a suarichiesta e compatibilmente con le sue condizioni di saluteattestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio o diparte di esso dalla data d'ingresso del bambino nella casafamiliare - Mancata previsione - Ingiustificata disparita' ditrattamento tra il parto a termine ed il parto prematuro -Contrasto con i precetti costituzionali posti a tutela dellafamiglia -Illegittimita' costituzionale in parte qua.- D.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, art. 16, lett. c).- Costituzione, artt. 3, 29, primo comma, 31 e 37.LA CORTE COSTITUZIONALEcomposta dai signori:Presidente: Ugo DE SIERVO;Giudici: Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA ,Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE,Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO,Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI;ha pronunciato la seguenteSentenzanel giudizio di legittimita' costituzionale dell'articolo 16 deldecreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delledisposizioni legislative in materia di tutela e sostegno dellamaternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 della legge 8marzo 2000, n. 53), promosso dal Tribunale di Palermo nelprocedimento vertente tra C. C. e l'INPS ed altra con ordinanza del30 marzo 2010, iscritta al n. 215 del registro ordinanze 2010 epubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, 1ª seriespeciale, dell'anno 2010.Visto l'atto di costituzione dell'INPS;udito nell'udienza pubblica del 22 marzo 2011 il Giudice relatoreAlessandro Criscuolo;udito l'avvocato Antonietta Coretti per l'INPS.Ritenuto in fatto1. - Il Tribunale di Palermo, in funzioni di giudice del lavoro,con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato, in riferimentoagli articoli 3, 29, primo comma, 30, primo comma, 31 e 37 dellaCostituzione, questione di legittimita' costituzionale dell'art. 16del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delledisposizioni legislative in materia di tutela e sostegno dellamaternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 della legge 8marzo 2000, n. 53), «nella parte in cui non prevede, nell'ipotesi diparto prematuro, qualora il neonato abbia necessita' di un periodo diricovero ospedaliero, la possibilita' per la madre lavoratrice diusufruire del congedo obbligatorio o di parte di esso dalla data diingresso del bambino nella casa familiare».2. - Il giudice a quo premette di essere chiamato a pronunziarsinel giudizio di merito, iniziato dalla signora C. C. nei confrontidell'Istituto Nazionale della Previdenza sociale (INPS) e di TelecomItalia Mobile (TIM) Italia Spa ai sensi dell'art. 669-octies delcodice di procedura civile ed espone che l'attrice, la cui figlia erastata ricoverata fin dalla nascita presso il Policlinico di Palermoin terapia intensiva, venendo dimessa soltanto l'8 agosto 2005, erastata posta in congedo obbligatorio dall'INPS, in base all'art. 16d.lgs. n. 151 del 2001, a far tempo dalla data del parto medesimo.La lavoratrice aveva inoltrato all'ente previdenziale larichiesta di usufruire del periodo obbligatorio di astensione condecorrenza dalla data presunta del parto, oppure dall'ingresso dellaneonata nella casa familiare, offrendo al datore di lavoro la propriaprestazione lavorativa fino ad una di tali date, ma l'INPS avevarespinto detta richiesta.Pertanto - aggiunge il rimettente - la parte privata avevapromosso un procedimento cautelare ai sensi dell'art. 700 cod. proc.civ., in esito al quale il Tribunale di Palermo, in accoglimento delricorso, aveva dichiarato il diritto della donna ad astenersidall'attivita' lavorativa a far data dall'8 agosto 2005 e per icinque mesi successivi, fissando il termine perentorio di trentagiorni per l'inizio del giudizio di merito, instaurato con domandadiretta ad ottenere la declaratoria del diritto della signora C. C.ad astenersi dal lavoro per il periodo di tempo suddetto.Cio' premesso, il giudicante - ritenuta rilevante la questionesollevata, in quanto dalla dichiarazione d'illegittimita'costituzionale della norma censurata dipenderebbe l'accoglimentodella domanda nel merito - richiama il dettato di tale norma che,disciplinando il congedo di maternita', vieta di adibire al lavoro ledonne: a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto,salvo quanto previsto dall'art. 20 d.lgs. n 151 del 2001; b) ove ilparto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra ladata presunta e la data effettiva del parto; c) durante i tre mesidopo il parto; d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima delparto, qualora esso avvenga in data anticipata rispetto a quellapresunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo dimaternita' dopo il parto. Inoltre, richiama il successivo art. 17 chedisciplina l'estensione del divieto, nonche' l'art. 18 il qualesanziona con l'arresto fino a sei mesi l'inosservanza delledisposizioni de quibus.In questo quadro, il Tribunale osserva che l'art. 16 d.lgs. n.151 del 2001 trova un precedente nell'art. 4 della legge 30 dicembre1971, n. 1204 (Tutela delle lavoratrici madri), come modificatodall'art. 11 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per ilsostegno della maternita' e della paternita', per il diritto allacura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi dellecitta').Il detto art. 4, poi abrogato con l'intera legge n. 1204 del 1971dall'art. 86 d.lgs. n. 151 del 2001, stabiliva (tra l'altro) ildivieto di adibire al lavoro la donna durante i tre mesi dopo ilparto.Questa Corte, con sentenza n. 270 del 1999, dichiaro'l'illegittimita' costituzionale della norma, «nella parte in cui nonprevede(va) per l'ipotesi di parto prematuro una decorrenza deitermini del periodo dell'astensione obbligatoria idonea ad assicurareuna adeguata tutela della madre e del bambino».Il rimettente osserva che, anche in base al tenore del citatoart. 16, la domanda della attrice, diretta ad usufruire dell'interoperiodo di congedo (tre mesi piu' due mesi) dalla data d'ingressodella figlia nella casa familiare, ovvero dalla data presunta delparto, non potrebbe essere accolta, neppure in via parziale, restandol'obbligo del datore di lavoro, sanzionato penalmente, di non adibirela donna al lavoro dopo il parto, per il periodo gia' detto.Il Tribunale rileva che il giudice del procedimento cautelare hadato luogo ad una interpretazione sistematica e costituzionalmenteorientata, in guisa da consentire, nell'ipotesi in esame, ladecorrenza dell'intero periodo di congedo obbligatorio dal momentodell'ingresso in famiglia della neonata. Ritiene, pero', di non potercondividere la detta interpretazione, in quanto essa trova unostacolo non aggirabile per effetto del citato art. 18 d.lgs. n. 151del 2001, il quale punisce l'inosservanza delle disposizionicontenute negli artt. 16 e 17 con l'arresto fino a sei mesi.Pertanto, ad avviso del rimettente, la nuova disciplina dellamateria presenta gli stessi vizi di legittimita' costituzionaleriscontrati da questa Corte con riferimento all'art. 4 della legge n.1204 del 1971, perche' il circoscritto intervento del legislatore nonsarebbe sufficiente.La norma censurata, infatti, determinerebbe una ingiustificatadisparita' di trattamento, in violazione dell'art. 3 Cost., tra ilcaso di parto a termine e quello di parto prematuro, consentendosoltanto nel primo caso un'adeguata tutela della maternita' e lasalvaguardia dei diritti, costituzionalmente garantiti, dei minori edel nucleo familiare (artt. 29, 30, 31, 37 Cost.).Invero, come gia' sottolineato da questa Corte nella sentenzacitata, finalita' dell'istituto dell'astensione obbligatoria (oggicongedo) dal lavoro sarebbe sia la tutela della puerpera, sia latutela del nascituro e della speciale relazione tra madre e figlio,che si instaura fin dai primi attimi di vita in comune ed e' decisivaper il corretto sviluppo del bambino e per lo svolgimento del ruolodi madre.La norma censurata, non prevedendo la possibilita' di differireil congedo obbligatorio fino al momento in cui il bambino puo' fareingresso in famiglia dopo il ricovero successivo alla nascita, nongarantirebbe la suddetta esigenza di tutela, specialmente quando,come nel caso in esame, la dimissione del bambino coincide con iltermine del congedo.Inoltre, la detta norma non consentirebbe alla puerpera ditornare al lavoro se non con il decorso di cinque mesi dal parto,anche quando, pur non potendo svolgere il suo ruolo di madre e diassistenza del minore affidato alle cure dei sanitari, le suecondizioni di salute lo permetterebbero.Sarebbe innegabile, dunque, che anche la norma in esame sia incontrasto con il principio di parita' di trattamento e con i valoricostituzionali di protezione della famiglia e del minore, conconseguente violazione dei predetti parametri costituzionali.In definitiva, ad avviso del rimettente, la norma censurata nonha colmato il vuoto normativo gia' posto in evidenza con la citatasentenza della Corte costituzionale; e, a sostegno della necessita'di un ulteriore intervento del giudice delle leggi, andrebberichiamato l'art. 14, comma 5, decreto del Presidente dellaRepubblica 13 giugno 2002, n. 163 (Recepimento dello schema diconcertazione per le Forze armate relativo al quadriennio normativo2002-2005 ed al biennio economico 2002-2003), alla stregua del quale«In caso di parto prematuro, al personale militare femminile spettacomunque il periodo di licenza di maternita' non goduto prima delladata presunta del parto. Qualora il figlio nato prematuro abbianecessita' di un periodo di degenza presso una struttura ospedalierapubblica o privata, la madre ha facolta' di riprendere serviziorichiedendo, previa presentazione di un certificato medico attestantela sua idoneita' al servizio, la fruizione del restante periodo dilicenza di maternita' post-parto e del periodo ante-parto, qualoranon fruito, a decorrere dalla data di effettivo rientro a casa delbambino».3. - Nel giudizio di legittimita' costituzionale si e' costituitol'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), depositando il3 settembre 2010 una memoria, con la quale ha chiesto che laquestione sollevata dal rimettente sia dichiarata inammissibile o,comunque, non fondata.Dopo aver riassunto i fatti esposti nell'ordinanza di rimessione,l'INPS osserva che, ad avviso del rimettente, la disparita' ditrattamento sussisterebbe tra «la fattispecie di parto e termine equella di parto prematuro», in quanto l'art. 16, comma 1, lettera d),d.lgs. n. 151 del 2001 (nonche' le connesse disposizioni di cui agliartt. 17 e 18 dello stesso decreto), nel disporre che, in caso diparto prematuro, il congedo obbligatorio dal lavoro (cinque mesi) sicolloca soltanto nel periodo immediatamente successivo al parto,consentirebbe che solo in caso di parto a termine si realizzi«un'adeguata tutela della maternita' e una salvaguardia dei diritti,costituzionalmente garantiti, dei minori e del nucleo familiare(artt. 29, 30, 31, 37)».Tale questione - prosegue l'Istituto - fu gia' affrontata daquesta Corte con la sentenza n. 270 del 1999. Con tale pronuncia(cosiddetta additiva di principio), fu dichiarata l'illegittimita'costituzionale dell'art. 4, primo comma, lettera c) della legge n.1204 del 1971 (ora art. 16 del d.lgs. n. 151 del 2001), nella partein cui non prevedeva, per l'ipotesi di parto prematuro, unadecorrenza dei termini del periodo di astensione obbligatoria idoneaad assicurare un'adeguata tutela della madre e del bambino.La citata sentenza indico' «delle possibili soluzioni da adottareper risolvere la questione oggi in esame», aggiungendo che la sceltaspettava al legislatore.Orbene, la norma qui censurata prevede (tra l'altro) il divietodi adibire al lavoro le donne «durante gli ulteriori giorni nongoduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipatarispetto a quella presunta rispetto a quella presunta. Tali giornisono aggiunti al periodo di congedo di maternita' dopo il parto».Pertanto, ad avviso dell'INPS, il legislatore, in caso di partoprematuro, avrebbe stabilito che il periodo di astensioneobbligatoria sia comunque pari a cinque mesi complessivi,prescindendo dalla data del parto, e, qualora la nascita avvenga indata anticipata rispetto a quella presunta, avrebbe previsto che igiorni non goduti (cioe' quelli correnti tra la data presunta equella effettiva) siano aggiunti al periodo di astensioneobbligatoria dopo il parto. Tale soluzione sarebbe in armonia conaltre disposizioni del d.lgs. n. 151 del 2001 e, in particolare, conl'art. 18 dello stesso decreto, che sanziona con l'arresto fino a seimesi l'inosservanza delle disposizioni contenute negli artt. 16 e 17.In altri termini, si sarebbe ritenuto inderogabile ancorare ladecorrenza del congedo obbligatorio alla data del parto.In questo quadro l'Istituto eccepisce, in primo luogo,l'inammissibilita' della questione di legittimita' costituzionale.Infatti il legislatore del 2001, proprio a seguito dellamenzionata sentenza n. 270 del 1999, avrebbe adottato una dellepossibili soluzioni idonee a porre rimedio all'impossibilita' di fardecorrere, nel caso di parto prematuro, l'intero congedo obbligatoriodopo il parto effettivo, equilibrando cosi' la situazione tra il casodi parto a termine e quello di parto prematuro.Al contrario di quanto sostenuto dal giudice a quo, la richiestadi pronuncia additiva non sarebbe costituzionalmente obbligata. Nellavicenda in esame, la possibilita' di diverse soluzioni con le qualirisolvere il problema della decorrenza dell'astensione obbligatoriain caso di parto prematuro sarebbe stata posta in evidenza dallastessa Corte costituzionale; circostanza, quest'ultima, checonfermerebbe come la questione sollevata rientri nell'ambito delladiscrezionalita' del legislatore.In ogni caso, la detta questione sarebbe non fondata.La soluzione adottata dal legislatore sarebbe idonea a porrerimedio all'impossibilita' di far decorrere, nel caso di partoprematuro, l'intero congedo obbligatorio dopo il parto effettivo.In realta', proprio l'invocato intervento additivo «non solocomporterebbe un inammissibile esercizio della discrezionalita'politica riservato al legislatore, ma darebbe anche origine adeffettive disparita' di trattamento».Infatti, un'eventuale diversa disciplina della decorrenza delcongedo obbligatorio per il caso di parto prematuro, con degenzaospedaliera del neonato, determinerebbe un'effettiva discriminazionerispetto al caso di parto a termine con neonato affetto da malattianecessitante di ricovero ospedaliero.I principi costituzionali richiamati dal rimettente sarebbero bensalvaguardati sia dalla norma denunciata sia dagli altri istituticontemplati dal vigente ordinamento, come il congedo per malattia delfiglio e il congedo facoltativo.Sarebbe vero che la ratio dell'astensione obbligatoria e' voltaalla tutela del nascituro e della speciale relazione tra madre efiglio, che s'instaura fin dai primi atti della vita in comune, masarebbe vero del pari che tale istituto e' diretto anche a favorireil recupero psico-fisico della partoriente. Consentire alla puerperadi rientrare al lavoro subito dopo il parto potrebbe dar luogo ad unabbassamento della tutela della sua salute.Infine, il richiamo all'art. 14, comma 5, d.P.R. n. 163 del 2002non sarebbe pertinente, in quanto tale normativa non potrebbecostituire un idoneo tertium comparationis, dato il suo carattereeccezionale, «siccome riferita ad una categoria di lavoratrici chepresta prestazioni lavorative del tutto speciali (personalemilitare), non estensibile, pertanto, fuori del sistema considerato».Il Presidente del Consiglio dei ministri non e' intervenuto nelpresente giudizio.Considerato in diritto1. - Il Tribunale di Palermo, in funzioni di giudice del lavoro,con l'ordinanza indicata in epigrafe, dubita - in riferimento agliarticoli 3, 29, primo comma, 30, primo comma, 31 e 37 dellaCostituzione - della legittimita' costituzionale dell'art. 16 deldecreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delledisposizioni legislative in materia di tutela e sostegno dellamaternita' e della paternita', a norma dell'art. 15 della legge 8marzo 2000, n. 53), «nella parte in cui non prevede, nell'ipotesi diparto prematuro, qualora il neonato abbia necessita' di un periodo diricovero ospedaliero, la possibilita' per la madre lavoratrice diusufruire del congedo obbligatorio o di parte di esso dalla data diingresso del bambino nella casa familiare».2. - Il giudice a quo premette che una lavoratrice dipendente -avendo avuto un parto prematuro perche' la figlia, la cui nascita eraprevista per il primo luglio 2005, era venuta alla luce il 25 marzo2005, con immediato ricovero in terapia intensiva presso ilPoliclinico di Palermo, da cui era stata dimessa soltanto l'8 agosto2005 - aveva chiesto all'Istituto nazionale della previdenza sociale(INPS) di usufruire del periodo obbligatorio di astensione condecorrenza dalla data presunta del parto, oppure dall'ingresso dellaneonata nella casa familiare, offrendo al datore di lavoro la propriaprestazione lavorativa fino ad una di tali date, ma l'INPS avevarespinto la richiesta. Pertanto la lavoratrice aveva promosso, neiconfronti del detto Istituto e di Telecom Italia Mobile (TIM) ItaliaSpa, un procedimento cautelare ai sensi dell'art. 700 del codice diprocedura civile, in esito al quale il Tribunale di Palermo,accogliendo il ricorso, aveva dichiarato il diritto della donna adastenersi dall'attivita' lavorativa a far data dall'8 agosto 2005 eper i cinque mesi successivi, fissando il termine perentorio ditrenta giorni per l'inizio del giudizio di merito, che era statoinstaurato con domanda diretta ad ottenere la declaratoria deldiritto dell'attrice all'astensione dal lavoro per il periodo ditempo suddetto.Cio' premesso, il Tribunale osserva che la norma censurata trovaun precedente nell'art. 4 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204(Tutela delle lavoratrici madri), come modificato dall'articolo 11della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno dellamaternita' e della paternita', per il diritto alla cura e allaformazione e per il coordinamento dei tempi delle citta'). Il dettoart. 4, poi abrogato con l'intera legge n. 1204 del 1971 dall'art. 86del d.lgs. n. 151 del 2001, stabiliva (tra l'altro) il divieto diadibire al lavoro la donna durante i tre mesi dopo il parto.Il rimettente ricorda che la Corte costituzionale, con sentenzan. 270 del 1999, dichiaro' l'illegittimita' costituzionale delmedesimo art. 4, «nella parte in cui non prevede(va) per l'ipotesi diparto prematuro una decorrenza dei termini del periododell'astensione obbligatoria idonea ad assicurare una adeguata tuteladella madre e del bambino». Osserva che, anche in base al tenore delcitato art. 16, la domanda dell'attrice, diretta ad usufruiredell'intero periodo di congedo (tre mesi piu' due mesi) dalla datad'ingresso della figlia nella casa familiare, ovvero dalla datapresunta del parto, non potrebbe essere accolta, restando l'obbligodel datore di lavoro, sanzionato penalmente (art. 18 d.lgs. n. 151del 2001), di non adibire la donna al lavoro dopo il parto, per ilperiodo gia' detto.Inoltre egli rileva di non poter condividere l'interpretazionecompiuta dal giudice cautelare, avuto riguardo alla sanzione penaleprevista dal citato art. 18 per l'inosservanza delle disposizionicontenute nell'art. 16 del d.lgs. n. 151 del 2001, e sollevaquestione di legittimita' costituzionale dello stesso art. 16, inriferimento ai parametri sopra indicati (come esposto in narrativa).3. - In via preliminare, la difesa dell'INPS ha eccepitol'inammissibilita' della questione di legittimita' costituzionale,sostenendo che il legislatore del 2001, a seguito della sentenza diquesta Corte n. 270 del 1999, avrebbe adottato «una delle possibilisoluzioni idonee a porre rimedio all'impossibilita' di far decorrere,nel caso di parto prematuro, l'intero congedo obbligatorio dal lavorodopo il parto effettivo, equilibrando cosi' la situazione tra lafattispecie di parto a termine e quella di parto prematuro».Pertanto, la richiesta pronuncia additiva non sarebbecostituzionalmente obbligata, ma rientrerebbe tra le scelte possibilirimesse alla discrezionalita' del legislatore, come, del resto,proprio questa Corte avrebbe posto in evidenza con la statuizionesopra indicata.L'eccezione non e' fondata.E' vero che la sentenza n. 270 del 1999, dopo aver rilevato«l'incongruenza della disposizione in parola nell'ipotesi di partoprematuro», osservo' che si proponevano diverse soluzioni «conspecifico riguardo alla decorrenza del periodo di astensione,spostandone l'inizio o al momento dell'ingresso del neonato nellacasa familiare, o alla data presunta del termine fisiologico di unagravidanza normale» (punto 5 del Considerato in diritto). La stessasentenza mise in luce che la prima soluzione era analoga a quellarelativa all'ipotesi di affidamento preadottivo del neonato (sentenzan. 332 del 1998), mentre la seconda era parsa meritevole di essereseguita dal disegno di legge n. 4624, recante «Disposizioni persostenere la maternita' e la paternita' e per armonizzare i tempi dilavoro, di cura e della famiglia», presentato dal Governo alla Cameradei Deputati in data 3 marzo 1998. Essa aggiunse che «La scelta trale diverse possibili soluzioni spetta al legislatore», pervenendocomunque alla declaratoria d'illegittimita' costituzionale dell'art.4, primo comma, lettera c) della legge n. 1204 del 1971, nella partein cui non prevedeva per l'ipotesi di parto prematuro una decorrenzadei termini del periodo dell'astensione obbligatoria idonea adassicurare una adeguata tutela della madre e del bambino.Cio' posto, a parte quanto sara' detto di qui a poco, allorche'si esaminera' il merito della questione, una riflessione ulteriore vacompiuta in ordine al carattere, vincolato o discrezionale,dell'individuazione della data dalla quale far decorrere il congedoobbligatorio di maternita' nell'ipotesi di parto prematuro.Essa non puo' decorrere dalla data presunta del terminefisiologico di una gravidanza normale. Questo criterio e'giustificato per calcolare i due mesi precedenti la data presunta delparto (art. 16, lettera a, d.lgs. n. 151 del 2001), perche' e'l'unico utilizzabile in relazione ad un evento non ancora avvenuto,il cui avveramento pero' e' ragionevolmente certo e riscontrabile.Non altrettanto puo' dirsi nel caso di parto prematuro, perche' indetta circostanza con il richiamo alla data presunta si opera unriferimento ipotetico ad un evento che, in realta', e' gia' avvenuto,onde il criterio si risolve in una mera fictio che non consente laverifica della sua idoneita' ad assicurare una tutela piena edadeguata della madre e del bambino per l'intero periodo di spettanzadel congedo. Del resto, lo stesso legislatore, collegando rigidamenteil decorso del congedo post partum alla data del parto, mostra divolere per la detta decorrenza un riferimento certo.Pertanto, per individuare il dies a quo della decorrenza delperiodo di astensione in caso di parto prematuro, resta la soluzionedi ancorare - al termine del ricovero - la relativa data all'ingressodel neonato nella casa familiare, vale a dire ad un momento certo,sicuramente idoneo a stabilire tra madre e figlio quella comunione divita che l'immediato ricovero del neonato nella struttura ospedalieranon aveva consentito. Tale soluzione, dunque, appare l'unicapercorribile, con conseguente infondatezza dell'eccezione sollevatadall'ente previdenziale.4. - Nel merito, la questione e' fondata.Va premesso che, secondo la giurisprudenza di questa Corte(sentenze n. 270 del 1999, n. 332 del 1988, n. 1 del 1987), ilcongedo obbligatorio, oggi disposto dall'art. 16 d.lgs. n. 151 del2001, senza dubbio ha il fine di tutelare la salute della donna nelperiodo immediatamente susseguente al parto, per consentirle direcuperare le energie necessarie a riprendere il lavoro. La norma,tuttavia, considera e protegge anche il rapporto che in tale periodosi instaura tra madre e figlio, e cio' non soltanto per quantoattiene ai bisogni piu' propriamente biologici, ma anche inriferimento alle esigenze di carattere relazionale e affettivocollegate allo sviluppo della personalita' del bambino.Il citato art. 16, che apre il capo recante la disciplina delcongedo di maternita', vieta di adibire al lavoro le donne: a)durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvoquanto previsto all'art. 20 (che contempla la flessibilita' del dettocongedo); b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodointercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; c)durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto previsto all'art. 20.La lettera d), infine, dispone che il divieto opera anche durante gliulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora esso avvenga indata anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiuntial periodo di congedo di maternita' dopo il parto.Come si vede, il principio secondo cui il congedo obbligatoriopost partum decorre comunque dalla data di questo e' rimastoimmutato, anche in relazione ai casi, come la fattispecie in esame,nei quali il parto non e' soltanto precoce rispetto alla dataprevista, ma avviene con notevole anticipo (cosiddetto partoprematuro), tanto da richiedere un immediato ricovero del neonatopresso una struttura ospedaliera pubblica o privata, dove deverestare per periodi anche molto lunghi.In siffatte ipotesi - come questa Corte ha gia' avuto occasionedi rilevare (sentenza n. 270 del 1999) - la madre, una volta dimessae pur in congedo obbligatorio, non puo' svolgere alcuna attivita' perassistere il figlio ricoverato. Nel frattempo, pero', il periodo diastensione obbligatoria decorre, ed ella e' obbligata a riprenderel'attivita' lavorativa quando il figlio deve essere assistito a casa.Ne' per porre rimedio a tale situazione puo' considerarsi sufficienteaggiungere al periodo di congedo di maternita' dopo il parto gliulteriori giorni non goduti prima di esso, trattandosi comunque di unperiodo breve (al massimo due mesi), che non garantisce larealizzazione di entrambe le finalita' (sopra richiamate)dell'istituto dell'astensione obbligatoria dal lavoro.Basta considerare che, nel caso di specie, rispetto alla dataprevista per il 1° luglio 2005, la bambina venne alla luce il 25marzo 2005 e rimase ricoverata in ospedale fino all'8 agosto 2005,vale a dire quasi per l'intera durata dell'astensione obbligatoriadella madre ante e post partum.In simili casi, com'e' evidente, il fine di proteggere ilrapporto, che dovrebbe instaurarsi tra madre e figlio nel periodoimmediatamente successivo alla nascita, rimane di fatto eluso. Talesituazione e' inevitabile quando la donna, per ragioni di salute(alla cui tutela il congedo obbligatorio post partum e' anchefinalizzato), non possa riprendere l'attivita' lavorativa e, quindi,debba avvalersi subito del detto congedo. Non altrettanto puo' dirsiquando sia la stessa donna, previa presentazione di documentazionemedica attestante la sua idoneita' alle mansioni cui e' preposta, achiedere di riprendere l'attivita' per poter poi usufruire delrestante periodo di congedo a decorrere dalla data d'ingresso delbambino nella casa familiare.In detta situazione l'ostacolo all'accoglimento di talerichiesta, costituito dal rigido collegamento della decorrenza delcongedo dalla data del parto, si pone in contrasto sia con l'art. 3Cost., sotto il profilo della disparita' di trattamento - privo diragionevole giustificazione - tra il parto a termine e il partoprematuro, sia con i precetti costituzionali posti a tutela dellafamiglia (artt. 29, primo comma, 30, 31 e 37, primo comma, Cost.).La tesi dell'ente previdenziale, secondo cui i principi dettatisarebbero ben salvaguardati da altri istituti contemplati nel vigenteordinamento, come il congedo per malattia del figlio e il congedofacoltativo, non puo' essere condivisa. Si tratta, infatti,d'istituti diversi, diretti a garantire una tutela diversa eulteriore, che pero' non possono essere invocati per giustificare lacarenza di protezione nella situazione ora evidenziata.Quanto alla decorrenza del congedo obbligatorio dopo il parto, incaso di parto prematuro con ricovero del neonato presso una strutturaospedaliera pubblica o privata, essa va individuata nella datad'ingresso del bambino nella casa familiare al termine della degenzaospedaliera. Si richiamano, al riguardo, le considerazioni svolte nelpunto 3 che precede.5. - Pertanto, deve essere dichiarata l'illegittimita'costituzionale dell'art. 16, lettera c), d.lgs. n. 151 del 2001,nella parte in cui non consente, in caso di parto prematuro conricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata,che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta ecompatibilmente con le sue condizioni di salute attestate dadocumentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o diparte di esso, a far tempo dalla data d'ingresso del bambino nellacasa familiare.Infine, e' il caso di chiarire, con riguardo all'art. 18 d.lgs.n. 151 del 2001, che punisce con l'arresto fino a sei mesil'inosservanza delle disposizioni contenute negli artt. 16 e 17 delmedesimo decreto, che la suddetta pronuncia non estende l'area dellapunibilita' della fattispecie penale. Essa, infatti, non modifica idestinatari della norma ne' la sanzione, limitandosi ad introdurreper la donna lavoratrice la facolta' di ottenere una diversadecorrenza del congedo obbligatorio, che rimane pur semprenell'ambito applicativo della norma censurata.Per questi motiviLA CORTE COSTITUZIONALEDichiara l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 16,lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testounico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegnodella maternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 dellalegge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non consente,nell'ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in unastruttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratricepossa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizionidi salute attestate da documentazione medica, del congedoobbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalladata d'ingresso del bambino nella casa familiare.Cosi' deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2011.Il Presidente: De SiervoIl redattore: CriscuoloIl cancelliere: MelattiDepositata in cancelleria il 7 aprile 2011.Il direttore della cancelleria: Melatti
Consiglio Direttivo di ANCI Lombardia sui tagli degli organici delle scuole
Il CONSIGLIO DIRETTIVOdi ANCI Lombardia riunito a Milano in data 30 marzo 2011VISTA la Circolare del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca del 14 marzo 2011, n. 21, con cui si trasmette il decreto relativo alle dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2011/12, nel quale si prevedono le seguenti riduzioni di unità di personale rispetto all’anno scolastico in corso:Scuola primaria - 1.424 posti di docenteScuola secondaria di 1° grado - 235Scuola secondaria di 2° grado; - 872VISTO il Piano programmatico del MIUR, redatto nel 2008 d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il triennio 2009/10, 2010/11, 2011/12, che prevede per il prossimo anno scolastico un’ulteriore riduzione di circa 1.900 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario;VISTO il verbale del Dipartimento Istruzione di ANCI Lombardia del 24 marzo 2011;ESPRIMEcontrarietà per le riduzioni degli organici del personale docente e A.T.A., che compromettono il livello di qualità e quantità dei servizi scolastici offerti.SOTTOLINEAChe in questi anni i Comuni hanno supplito, con risorse proprie, facendosi carico dell’erogazione di servizi di competenza dello Stato. Questo, in futuro, non sarà più possibile a causa della situazione sempre più critica in cui versano le finanze locali.CONTESTAil criterio adottato nell’apportare tagli generalizzati agli organici del personale scolastico, che non consente di valorizzare lo sforzo attuato dai Comuni lombardi. Sin dall’avvio della scuola dell’autonomia i Comuni hanno proceduto in diverse forme e occasioni al contenimento della spesa pubblica, dimostrando capacità di programmazione e senso di responsabilità, uniti all’impegno a garantire alle scuole supporto e collaborazione, per garantire il funzionamento dei servizi scolastici e rispondere in modo adeguato alle richieste formulate dalle famiglie lombarde;CHIEDEal sig. Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di valutare i sottoelencati dati ed elementi, relativi al sistema scolastico lombardo, che da sempre vede il ruolo attivo dei Comuni nella realizzazione dei servizi previsti dalle norme per il diritto allo studio, nel sostegno alle scuole per gli interventi di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, nelle attività di facilitazione dell’inclusione di alunni stranieri, nell’allestimento di aule e laboratori per progetti approvati dagli organi collegiali delle scuole, nel garantire sicurezza e messa a norma degli edifici scolastici:Istituti autonomi funzionanti in Lombardia nell’anno scolastico 2010/11: n. 1.295Istituti privi di Dirigente Scolastico: n. 320 (cioè scuole in cui il Dirigente di altro istituto ha ricevuto incarico di reggenza)Media della popolazione scolastica in Lombardia: n. 870 alunni (parametro min-max DPR n. 233/98: n. 500 / 900 alunni)Effetti dell’applicazione dell’art. 64 della Legge n. 133/08 nel triennio 2009/10, 2010/11, 2011/12 in Lombardia (in presenza di aumento della popolazione scolastica): Docenti:- Scuola primaria - 2.985 posti- Scuola secondaria di 1° grado - 3.336 posti- Scuola secondaria di 2° grado - 3.272 postiper un totale di 9.593 posti di docente in menoPersonale A.T.A. (previsione) - 5.700 posti in menoPer quanto riguarda la scuola dell’infanzia, a fronte del consistente aumento di popolazione scolastica nel triennio e della conseguente richiesta formulata dai Dirigenti Scolastici, i Comuni hanno constatato l’insufficiente assegnazione di docenti, che non ha consentito il soddisfacimento delle esigenze espresse. Si ritiene indispensabile ricordare che, nella nostra regione, circa il 60% delle scuole dell’infanzia sono paritarie e che il ruolo dei Comuni è determinante nel sostegno al sistema scolastico integrato. Ci risulta che, in altre parti d’Italia, la presenza di scuole statali sia notevolmente superiore; ancora una volta la Lombardia compensa, con risorse proprie, i mancati interventi dello Stato, anche attraverso l’attivazione di Sezioni Primavera, per le quali si richiede la definizione di risorse certe nonché la tempestività nella loro erogazione.Per quanto riguarda il Personale A.T.A., l’alto numero di alunni iscritti e frequentanti ha indotto gli enti locali ad accorpare le scuole in istituti comprensivi, articolati in diversi plessi scolastici, per i quali si compie ogni sforzo utile a garantire sicurezza e vigilanza e che nei comuni di minore dimensione demografica costituiscono l’unico spazio di aggregazione sociale. La riduzione di unità di personale ausiliario comporterà difficoltà notevoli nel garantire apertura, chiusura e pulizia delle aule, soprattutto nei piccoli centri, nelle zone disagiate ed in area montana.Il Consiglio Direttivo di ANCI Lombardia chiede pertanto:1. Di quantificare il risparmio conseguito dal Ministero con la mancata assegnazione di diverse centinaia di Dirigenti Scolastici, fenomeno che sicuramente si protrarrà nel tempo. Infatti, se non verrà bandito il relativo concorso, il numero dei posti vacanti crescerà progressivamente, per eventuali pensionamenti o trasferimenti. 2. Di rivedere le assegnazioni, in organico di diritto, di posti di docente e Personale A.T.A. alle scuole lombarde, quantomeno compensando le economie conseguite sui posti di Dirigente.3. Di adottare criteri mirati e non generalizzati nell’assegnazione delle risorse umane, valutando il numero di alunni iscritti e frequentanti ciascun istituto, il numero dei plessi funzionanti, il rapporto alunni per classe e alunni per docente.4. Di valutare le oggettive esigenze che caratterizzano la domanda di servizi delle famiglie lombarde: richieste di tempo pieno e di servizi mensa e trasporto, presenza di alunni stranieri, necessità di integrazione degli alunni disabili e di attivazione di servizi educativi integrativi (pre- e post scuola).5. Di istituire tavoli di confronto interistituzionale, come previsto dalle norme vigenti, per garantire agli enti locali l’effettivo esercizio dei ruolo di attori e coprogrammatori dell’offerta formativa e dei servizi, non riducendoli a terminale delle lamentele dell’utenza o a improbabili supplenti dello Stato, visti i problemi che i Comuni stanno affrontando nella stesura dei bilanci.6. Di confrontare i dati della Lombardia con quelli di altre regioni, pubblicandoli ed attivando in proposito un monitoraggio sistematico.Per saperne di più, clicca QUi
Lavoro: riviste le regole per congedi, permessi e aspettative
Rivista la normativa in materia di congedi, permessi e aspettative fruibili dai lavoratori dipendenti sia pubblici che privati. Il Consiglio dei Ministri del 7 aprile 2011 ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo.Tra le novità:permessi per assistenza ai soggetti portatori di handicap grave;nel caso in cui la persona assistita è residente in un comune situato a distanza stradale superiore a 150 Km rispetto a quello di residenza del lavoratore, si stabilisce che quest’ultimo avrà l’obbligo di attestare il raggiungimento del luogo di residenza del disabile, con titolo di viaggio o altra documentazione idonea; congedo di maternità: in caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione, le lavoratrici, su loro richiesta, possono riprendere l’attività lavorativa in anticipo rispetto alla normativa vigente; Congedo parentale: viene precisato che per ogni minore con handicap grave, la lavoratrice madre, o in alternativa il lavoratore padre (anche adottivi) hanno diritto di fruire - entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino - del congedo parentale, in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo non superiore a tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati. Inoltre il dipendente potrà assistere il coniuge, o un parente o affine entro il primo o il secondo grado, solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Dossier “Contratto di rete: agevolazioni per le imprese e maggiore competitività”
«Con un parallelismo liturgico, il vicepresidente Fish Salvatore Nocera mette in evidenza come l'Ufficio scolastico regionale della Lombardia abbia diramato una circolare che mette in dubbio la norma che fissa a 20 il numero massimo di alunni per classe, l'eccezionalità della presenza di due o tre alunni disabili nella stessa classe e la necessità di tutelare le esigenze degli alunni con disabilità » di Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della Fish ROMA - Col decreto interministeriale trasmesso dal ministero dell'Istruzione n. 21 del 14 Marzo 2011 Il Miur, in collaborazione col ministro dell'Economia, detta le norme per la formazione delle classi e per gli organici di diritto per l'anno scolastico 2011 -12. Gli articoli che riguardano l'inclusione degli alunni con disabilità sono specificamente l'art 3 sulla formazione delle sezioni e classi della scuola dell'infanzia e primaria, l'art 8 sulla scuola secondaria di I e II grado, l'art 12 sull'organico di sostegno e l'art 15 sugli organici di fatto. L'art 3 ribadisce il principio che la formazione delle classi debba avvenire "secondo i criteri ed i parametri di cui al Dpr n. 81/09", regolamento sulla formazione delle classi. In tale Dpr all'art 5 comma 2 è stabilito che le classi con alunni con disabilità debbono "di norma" essere costituite con 20 alunni. Il termine "di norma" indica che possono esservi eccezioni e l'eccezione è espressamente prevista nell'art 4 dello stesso Dpr, dove è detto che i parametri dei successivi articoli possono essere superati sino ad un massimo del 10%. Ciò significa che, in caso di eccesso di iscrizioni le prime classi con alunni con disabilità possono arrivare al massimo a 22 alunni. L'art 8 del decreto sugli organici al comma 1 esplicita che le risorse da assegnare ad ogni scuola debbono tener conto delle esigenze degli alunni con disabilità. L'art 12 ribadisce che gli organici di diritto di sostegno debbono essere incrementati secondo la normativa precedente, a differenza degli altri che invece subiscono forti decurtazioni. Inoltre deve esservi una distribuzione equilibrata, fra i diversi gradi di scuola e le diverse classi, delle dotazioni assegnate, tenendo anche conto delle altre risorse umane che debbono essere assegnate dagli Enti locali, cioè gli assistenti per l'autonomia e la comunicazione. Si riprende la Sentenza della Corte costituzionale n. 80/10 sul ripristino delle deroghe per il sostegno nei casi di gravità, per ripristinare l'obbligo dei Dirigenti scolastici di stipulare contratti a tempo determinato con supplenti specializzati per garantire le ore in deroga. A tal proposito il comma 4 prevede la possibilità di dare incarichi anche a docenti di ruolo. A mio avviso, tale possibilità deve intervenire solo dopo che siano esaurite le graduatorie di supplenti specializzati, poiché l'art 14 comma 6 della L.n. 104/92 stabilisce che nessuna utilizzazione di docenti di ruolo può essere data a docenti non specializzati se prima non sono esaurite le graduatorie dei supplenti specializzati. Il successivo comma 5 ribadisce che per la certificazione degli alunni con disabilità che hanno diritto al sostegno si applica il dpcm n. 185/06. E questa è una norma che fuga dubbi ed errori in cui sono incorsi alcuni uffici scolastici provinciali del Piemonte, della Toscana e della Puglia che volevano, invece, applicare il recente art 20 della L.n. 102/09 che modifica le commissioni di accertamento, introducendo un medico dell'Inps e rendendo più complessa e lunga la procedura, con gravi ritardi per il rilascio delle certificazioni in tempo utile per le iscrizioni. Il comma 6 prevede l'opportunità di accordi fra amministrazione scolastica ed altri enti pubblici per garantire un'equa distribuzione sul territorio regionale delle diverse risorse umane e materiali a supporto dell'inclusione, anche tramite la costituzione di reti di scuole. Il comma 7 è di fondamentale importanza, poiché stabilisce che le sezioni e le classi delle scuole di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità debbono essere costituite secondo i criteri ed i parametri del dpr n.81/09 e cioè, di norma con 20 alunni, e solo nel caso che siano presenti in una classe più di due alunni con disabilità, in tali classi diviene insuperabile obbligatoriamente la presenza di 20 alunni. Ciò significa, a mio avviso, che se in una classe è presente un solo alunno con disabilità, la classe non può avere più di 22 alunni in forza della eccezione, prevista dall'art 4 dello stesso Dpr, di cui si è detto sopra; se sono presenti due alunni con disabilità non si dovrebbe superare il numero di 21 alunni e con 3 alunni con disabilità si deve mantenere il numero insuperabile di 20 alunni; ciò per un criterio di gradazione di qualità o minore disagio per la didattica. Quanto alla eventualità che si superi il numero di 3 alunni con disabilità per classe, personalmente riterrei ciò inopportuno e comunque in contrasto coi criteri di qualità sanciti nelle Linee-guida ministeriali del 4 Agosto 2009. Inoltre la presenza di due o tre alunni con disabilità nella stessa classe deve essere eccezionale e comunque non deve riguardare alunni con disabilità gravi. Ciò per criteri di ragionevolezza e di qualità della didattica non solo nei confronti degli alunni con disabilità ma pure dei loro compagni. Un'indicazione in tal senso viene dalla chiusa del paragrafo sui posti di sostegno contenuto nella circolare che trasmette il decreto, nella quale "si raccomanda la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni con disabilità, nel senso di limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità (non si usa il plurale "gravi disabilità"), la formazione delle stesse con più di 20 alunni". Purtroppo di questo avviso non è stato L'Ufficio scolastico regionale (Usr) della Lombardia che ha diramato una circolare del 21 Marzo con la quale invece si invitavano i Dirigenti scolastici a non tener in alcun conto la norma dell'art 5 comma 2 del dpr n. 81/09 relativo alla formazione di classi con non più di 20 alunni in presenza di alunni con disabilità. Questa circolare dell'Usr della Lombardia sembra non solo inopportuna, ma in contrasto con quanto stabilito dal decreto e dalla circolare ministeriale di trasmissione e quindi palesemente illegittima. Non ha alcuna rilevanza la spiegazione fornita dall'Usr che questa è la fase dell'organico di diritto per poi ricostituire classi da 20 in organico di fatto. Infatti l'art 15 del decreto in esame , concernente proprio l'organico di fatto stabilisce che non potranno aversi modifiche per casi già esaminati in organico di diritto e comunque non risolti entro il 31 Agosto.Ciò significa che se in organico di diritto si formano classi da 27 o più alunni,come prevede la circolare ambrosiana, in organico di fatto tali classi non potranno essere ridotte e, qualora le famiglie e le associazioni sollecitassero la riduzione, se questa non intervenisse, con l'autorizzazione dell'USR entro il 31 Agosto, essa non sarebbe più possibile. Non è poi chi non veda come l'orientamento dell'Ufficio scolastico ambrosiano favorisca la deriva di delega della presa in carico dell'inclusione scolastica da parte dei docenti curricolari ai soli docenti per il sostegno; infatti con classi numerose e superaffollate da alunni con disabilità, i docenti curricolari hanno buon gioco a dire che essi hanno troppi alunni cui badare e non possono seguire gli alunni con disabilità. Ciò determina il circolo vizioso della via giudiziale all'inclusione scolastica; infatti i genitori degli alunni con disabilità, abbandonati dai docenti curricolari quando mancano i docenti per il sostegno, continueranno a proporre cause, sempre vinte sino ad oggi, per ottenere il numero massimo delle ore di sostegno , in modo che i figli possano svolgere didattica, anche se non in modo integrato. Così più sono affollate le classi, per motivi di risparmio, più verranno richieste ore maggiori di docenti per il sostegno con aggravio della spesa pubblica che si voleva risparmiare.Non è quindi l'aumento del numero di ore di sostegno, provocato dalla Sentenza n. 80/10 della Corte costituzionale citata a determinare la necessità di aumento del numero di alunni per classe; ma proprio il contrario, poiché quanti ci battiamo per l'inclusione scolastica di qualità abbiamo sempre sostenuto che l'inclusione va fatta dai docenti curricolari anche con poche ore di sostegno; ma se i docenti curricolari hanno classi numerose, debbono trascurare gli alunni con disabilità, con tutto ciò che ne consegue. Per questo, se non vi saranno ripensamenti da parte dell'Usr Lombardia, le associazioni si vedranno costrette ad agire giudizialmente. In concreto ciò significa che il "rito ambrosiano" che, in campo liturgico, rende più breve l'austerità della Quaresima rispetto a quella ufficiale, nel campo dell'inclusione, rende invece inagibili le norme ministeriali, relativamente, più garantiste verso i diritti degli alunni con disabilità. (14 aprile 2011) Pubblicato da
Decreto legislativo che riconosce il diritto al pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in attività usuranti.
SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO AI SENSI DELL’ARTICOLO 1, COMMI 1 e 2, DELLA LEGGE 4 NOVEMBRE 2010, N. 183, IN TEMA DI ACCESSO ANTICIPATO AL PENSIONAMENTO PER GLI ADDETTI ALLE LAVORAZIONI PARTICOLARMENTE FATICOSE E PESANTI. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione; Visto l’articolo 1 della legge 4 novembre 2010, n. 183;Visto l’articolo 1, commi 3, lettere da a) ad f), 90 e 91, della legge 24 dicembre 2007, n. 247; Visto l’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 243, come modificato dall’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247; Visto l’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122; Visto il decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66; Visto l’articolo 2 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, della sanità e per la funzione pubblica del 19 maggio 1999;Sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro in data 25 gennaio 2011; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 28 gennaio 2011; Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nella seduta del 10 febbraio 2011; Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze; EMANA il seguente decreto legislativo: ART. 1 (Lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti) 1. In deroga a quanto previsto all’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 243, come modificato dall’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, possono esercitare, a domanda, il diritto per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, fermi restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni e il regime di decorrenza del pensionamento vigente al momento della maturazione dei requisiti agevolati, le seguenti tipologie di lavoratori dipendenti:a) lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti di cui all’articolo 2 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 19 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 4 settembre 1999;b) lavoratori notturni, come definiti e ripartiti ai soli fini del presente decreto legislativo, nelle seguenti categorie: 1) lavoratori a turni, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, che prestano la loro attività nel periodo notturno come definito alla lettera d) del predetto comma 2, per almeno 6 ore per un numero minimo di giorni lavorativi all’anno non inferiore a 78 per coloro che maturano i requisiti per l’accesso anticipato nel periodo compreso tra il 1° luglio 2008 e il 30 giugno 2009 e non inferiore a 64 per coloro che maturano i requisiti per l’accesso anticipato dal 1° luglio 2009; 2) al di fuori dei casi di cui al numero 1), lavoratori che prestano la loro attività per almeno tre ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d), del predetto decreto legislativo n. 66 del 2003, per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo;c) lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro di cui all’elenco n. 1 contenuto nell’allegato 1 al presente decreto legislativo, cui si applicano i criteri per l’organizzazione del lavoro previsti dall’articolo 2100 del codice civile, impegnati all’interno di un processo produttivo in serie, contraddistinto da un ritmo determinato da misurazione di tempi di produzione con mansioni organizzate in sequenze di postazioni, che svolgano attività caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall’organizzazione del lavoro o dalla tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato delle linee di produzione e al controllo di qualità; d) conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. 2. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato è esercitabile qualora i lavoratori di cui al comma 1 abbiano svolto una o più delle attività lavorative di cui alle lettere a), b), c) e d) del medesimo comma 1, secondo le modalità ivi previste, per un periodo di tempo pari:a) ad almeno sette anni, compreso l’anno di maturazione dei requisiti, negli ultimi dieci di attività lavorativa, per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;b) ad almeno la metà della vita lavorativa complessiva, per le pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio 2018. 3. Ai fini del computo dei periodi di cui al comma 2 si tiene conto dei periodi di svolgimento effettivo delle attività lavorative indicate alle lettere a), b), c) e d), con esclusione di quelli totalmente coperti da contribuzione figurativa. 4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i lavoratori dipendenti di cui al comma 1 conseguono il diritto al trattamento pensionistico con un’età anagrafica ridotta di tre anni ed una somma di età anagrafica e anzianità contributiva ridotta di tre unità rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B di cui all’allegato 1 della legge n. 247 del 2007. Restano fermi gli 3 adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita previsti dall’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 5. In via transitoria, per il periodo 2008-2012 i lavoratori di cui al comma 1 conseguono il diritto al trattamento pensionistico in presenza dei seguenti requisiti: a) per il periodo compreso tra il 1° luglio 2008 e il 30 giugno 2009, un’età anagrafica ridotta di un anno rispetto a quella indicata nella Tabella A di cui all’allegato 1 della legge n. 247 del 2007; b) per il periodo compreso tra il 1° luglio 2009 e il 31 dicembre 2009, un’età anagrafica ridotta di due anni ed una somma di età anagrafica e anzianità contributiva inferiore di due unità rispetto ai requisiti indicati per lo stesso periodo nella Tabella B di cui all’allegato 1 della legge n. 247 del 2007; c) per l’anno 2010, un’età anagrafica ridotta di due anni ed una somma di età anagrafica e anzianità contributiva ridotta di una unità rispetto ai requisiti indicati per lo stesso periodo nella predetta Tabella B; d) per gli anni 2011 e 2012, un’età anagrafica inferiore ridotta di tre anni ed una somma di età anagrafica e anzianità contributiva ridotta di due unità rispetto ai requisiti indicati per lo stesso periodo nella medesima Tabella B. 6. Per i lavoratori che prestano le attività di cui al comma 1, lettera b), numero 1), per un numero di giorni lavorativi annui inferiori a 78 e che maturano i requisiti per l’accesso anticipato dal 1° luglio 2009, la riduzione del requisito di età anagrafica prevista ai commi 4 e 5 non può superare: a) un anno per coloro che svolgono le predette attività per un numero di giorni lavorativi all’anno da 64 a 71; b) due anni per coloro che svolgono le predette attività lavorativa per un numero di giorni lavorativi all’anno da 72 a 77. 7. Ai fini dell’applicazione del comma 6, è considerata, tra le attività di cui alle lettere a) e b) del comma medesimo, quella svolta da ciascun lavoratore per il periodo di tempo più lungo nell’ambito del periodo di tempo minimo di cui al comma 2 e, nel caso di svolgimento per un periodo di tempo equivalente, quella di cui alla lettera b). Qualora il lavoratore di cui al comma 6 abbia svolto anche una o più delle attività di cui alle altre fattispecie indicate alle lettere a), b), c) e d) del comma 1, si applica il beneficio ridotto previsto dal predetto comma 6 solo se, prendendo in considerazione il periodo complessivo in cui sono state svolte le attività di cui alle predette lettere a), b), c) e d), le attività specificate al comma 6 medesimo siano state svolte per un periodo superiore alla metà. 8. Sono fatte salve le norme di miglior favore per l’accesso anticipato al pensionamento, rispetto ai requisiti previsti nell’assicurazione generale obbligatoria. Tali condizioni di miglior favore non sono cumulabili o integrabili con le disposizioni del presente articolo. 9. I benefici di cui al presente articolo spettano, fermo restando quanto disciplinato dall’articolo 3, con effetto dalla prima decorrenza utile dalla data di entrata in vigore del presente decreto purché, in ogni caso, successiva alla data di cessazione del rapporto di lavoro. 4 ART. 2 (Modalità di presentazione della domanda per l’accesso al beneficio e relativa documentazione) 1. Ai fini dell’accesso al beneficio di cui all’articolo 1, il lavoratore interessato deve trasmettere la relativa domanda e la necessaria documentazione: a) entro il 30 settembre 2011 qualora abbia già maturato o maturi i requisiti agevolati di cui all’articolo 1 entro il 31 dicembre 2011; b) entro il 1° marzo dell’anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012. 2. La domanda di cui al comma 1, presentata all’Istituto previdenziale presso il quale il lavoratore è iscritto, deve essere corredata da copia o estratti della documentazione prevista dalla normativa vigente al momento dello svolgimento delle attività di cui all’articolo 1 e dagli elementi di prova in data certa da cui emerga la sussistenza dei requisiti necessari per l’anticipo del pensionamento secondo quanto previsto dall’articolo 1, con riferimento sia alla qualità delle attività svolte sia ai necessari periodi di espletamento come stabilito dal medesimo articolo 1, sia alla dimensione ed all’assetto organizzativo dell’azienda, riferibili a: a) prospetto di paga; b) libro matricola, registro di impresa ovvero il libro unico del lavoro; c) libretto di lavoro; d) contratto di lavoro individuale indicante anche il contratto collettivo nazionale, territoriale, aziendale e il livello di inquadramento; e) ordini di servizio, schemi di turnazione del personale, registri delle presenze ed eventuali atti di affidamento di incarichi o mansioni; f) documentazione medico-sanitaria; g) comunicazioni ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, per il periodo di vigenza di tale disposizione, ovvero comunicazioni di cui all’articolo 5, comma 1; h) comunicazioni di cui all’articolo 5, comma 2; i) carta di qualificazione del conducente di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, e certificato di idoneità alla guida. l) documento di valutazione del rischio previsto dalle vigenti disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; m) comunicazioni di assunzione ai sensi dell’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 15 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni; n) dichiarazione di assunzione ai sensi dell’articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n.181, contenente le informazioni di cui al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152; o) altra documentazione equipollente. 5 3. L’ente previdenziale dal quale deve essere erogato il trattamento pensionistico comunica, secondo quanto previsto dal decreto di cui all’articolo 4, all’interessato, nel caso in cui l’accertamento abbia avuto esito positivo, la prima decorrenza utile del trattamento pensionistico, la quale resta subordinata alla presentazione all’ente medesimo della domanda di pensionamento dell’interessato ai fini della verifica dell’integrazione dei requisiti previsti. 4. La presentazione della domanda oltre i termini stabiliti dal comma 1 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico anticipato pari a: a) un mese, per un ritardo della presentazione compreso in un mese; b) due mesi, per un ritardo della presentazione compreso tra un mese e due mesi; c) tre mesi per un ritardo della presentazione di tre mesi ed oltre. 5. A decorrere dal mese successivo alla pubblicazione del decreto di cui all’articolo 4, vengono adottate modalità di rilevazione, secondo quanto stabilito con il predetto decreto, dello svolgimento da parte del lavoratore e nel relativo periodo, delle attività di cui all’articolo 1. 6. Il datore di lavoro è tenuto a rendere disponibile per il lavoratore la documentazione di cui al comma 2, tenuto conto degli obblighi di conservazione della medesima. ART. 3 (Meccanismo di salvaguardia) 1. Qualora nell’ambito della funzione di accertamento del diritto emerga, dal monitoraggio delle domande presentate ed accolte, il verificarsi di scostamenti del numero di domande rispetto alle risorse finanziarie di cui all’articolo 7, la decorrenza dei trattamenti è differita, con criteri di priorità in ragione della maturazione dei requisiti agevolati di cui all’articolo 1, commi 4, 5 e 6, individuati con il decreto di cui all’articolo 4, e, a parità degli stessi, in ragione della data di presentazione della domanda, al fine di garantire un numero di accessi al pensionamento, sulla base dei predetti requisiti agevolati, non superiore al numero di pensionamenti programmato in relazione alle predette risorse finanziarie. ART. 4 (Modalità attuative) 1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro sul piano nazionale, sono emanate entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo, le necessarie disposizioni attuative, con particolare riferimento: a) all’espletamento del monitoraggio e della procedura di cui all’articolo 3, da effettuarsi con il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, eventualmente anche al fine di fornire indicazioni agli enti previdenziali per la specificazione, ove necessario, dei criteri da seguire nell’espletamento del procedimento di cui alla lettera b); 6 b) alla disciplina del procedimento accertativo in relazione alla documentazione di cui all’articolo 2, con particolare riferimento all’accertamento delle attività di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c), e del rispetto dei requisiti quantitativi di lavoro di cui all’articolo 1, commi 1, lettera b), 2 e 6; c) alle comunicazioni che l’ente previdenziale erogatore del trattamento pensionistico fornisce all’interessato in esito alla presentazione della domanda di cui all’articolo 2; d) alla predisposizione di criteri da seguire nell’espletamento dell’attività di verifica ispettiva da parte del personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché degli enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria; e) alle modalità di utilizzo da parte dell’ente previdenziale delle informazioni relative alla dimensione, all’assetto organizzativo dell’azienda e alle tipologie di lavorazioni aziendali, anche come risultanti dall’analisi dei dati amministrativi in possesso degli enti previdenziali, ivi compresi quelli assicuratori nei confronti degli infortuni sul lavoro, con particolare riferimento all’accertamento delle attività di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c), e ai relativi periodi di cui al comma 2 del medesimo articolo 1; f) alle disposizioni relative alle modalità di rilevazione, per i periodi di lavoro decorrenti dal 2011, dello svolgimento da parte del lavoratore e nel relativo periodo delle attività di cui all’articolo 1, commi 1 e 6; g) alla individuazione dei criteri di priorità di cui all’articolo 3; h) alle forme e modalità di collaborazione tra enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria, con particolare riferimento allo scambio di dati ed elementi conoscitivi in ordine alle tipologie di lavorazioni di cui all’articolo 1, commi 1 e 6.ART. 5 (Obblighi di comunicazione) 1. Il datore di lavoro, anche per il tramite dell’associazione cui aderisca o conferisca mandato, o dei soggetti di cui all’articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, comunica, esclusivamente per via telematica, alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e ai competenti istituti previdenziali, con periodicità annuale, l’esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, nel caso in cui occupi lavoratori notturni così come definiti all’articolo 1, comma 1, lettera b). 2. Il datore di lavoro che svolge le lavorazioni indicate dall’articolo 1, comma 1, lettera c), è tenuto a darne comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e ai competenti istituti previdenziali entro trenta giorni dall’inizio delle medesime. In sede di prima applicazione della presente disposizione, la comunicazione è effettuata entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo. 3. L’omissione di ognuna delle comunicazioni di cui ai commi 1 e 2 è punita con la sanzione amministrativa da 500 euro a 1500 euro. Si applica quanto previsto dall’articolo 13, comma 2 e seguenti, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124. ART. 6 (Disposizioni sanzionatorie) 1. Ferme restando l’applicazione della disciplina vigente in materia di revoca del trattamento pensionistico e di ripetizione dell’indebito e le sanzioni penali prescritte dall’ordinamento nel caso in cui il fatto costituisca reato, qualora i benefici previdenziali di cui all’articolo 1 siano stati conseguiti utilizzando documentazione non veritiera, chi ha fornito tale documentazione è tenuto al pagamento in favore degli istituti previdenziali, a titolo di sanzione, di una somma pari al doppio di quanto indebitamente erogato. 2. Il personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché degli enti che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria verifica la veridicità della documentazione di cui all’articolo 2. ART. 7 (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri di cui al presente decreto legislativo, valutati in 312 milioni di euro per l’anno 2011, 350 milioni di euro per l’anno 2012 e 383 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013 si provvede a valere sulle risorse del Fondo di cui all’articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247, appositamente costituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Allegato 1 (di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c) Elenco n. 1 Voce Lavorazioni 1462 Prodotti dolciari; additivi per bevande e altri alimenti 2197 Lavorazione e trasformazione delle resine sintetiche e dei materiali polimerici termoplastici e termoindurenti; produzione di articoli finiti, etc. 6322 Macchine per cucire e macchine rimagliatrici per uso industriale e domestico 6411 Costruzione di autoveicoli e di rimorchi 6581 Apparecchi termici: di produzione di vapore, di riscaldamento, di refrigerazione, di condizionamento 6582 Elettrodomestici 6590 Altri strumenti ed apparecchi 8210 Confezione con tessuti di articoli per abbigliamento ed accessori; etc. 8230 Confezione di calzature in qualsiasi materiale, anche limitatamente a singole fasi del ciclo produttivo
Decreto legislativo lavori particolarmente faticosi e pesanti
Modulistica per la presentazione delle liste RSU IUniScuoLa
Per ricevere tutta la modulistica scrivere a http://candidaturersuiuniscuola@gmail.com Alla Commissione elettorale per la elezione della RSU Scuola/Istituto……………………………………. Oggetto: delega a presentare la lista per le elezioni RSU Il/la sottoscritto/a , Segretario/a provinciale della IUniScuola di…………………………………………, DELEGAIl/la signor/a……………………………………………………………………………, in servizio in qualità di…………………………………., presso………………………. a presentare la lista la elezione della RSU nella scuola/istituto……………………………………………………………. . Firma del Segretario provinciale (e timbro) ………………............................................. Data…………………………. IUniScuolaRsuAl Dirigente Scolastico Scuola/istituto _______________________ di _________________________________ Prot. n. Oggetto: Designazione componenti Commissione Elettorale elezioni delle RSU Il/La sottoscritto/a ____________________________________________________ in qualità di Segretario Generale Provinciale del Sindacato IUniScuola di ______________________________________________________________________ CONSIDERATO CHE ai sensi e per gli effetti degli articoli 1 e 4 del Regolamento per la disciplina dell’elezione delle RSU, la IUniScuola è una associazione sindacale rappresentativa a livello nazionale, che ha aderito alla sottoscrizione dell’accordo per la costituzione delle RSU; COMUNICA ai sensi e per gli effetti dell’articolo 5 del "Regolamento per la disciplina dell’elezione delle RSU" il rappresentante e un componente aggiunto della scrivente Organizzazione Sindacale nella Commissione Elettorale delegata alle operazioni di voto. I medesimi dichiarano contestualmente che non intendono presentarsi come candidati. NOME E COGNOME QUALIFICA FIRMA Membro effettivo Membro aggiunto Rimane in attesa della comunicazione per l'insediamento della Commissione Elettorale data ___________ Timbro Il Segretario Generale __________________ IUniScuola RsuAlla Commissione elettorale per l’elezione della RSU scuola/istituto ___________________________________________ di _____________________________________________________ Prot. n. Oggetto: Presentazione di lista In riferimento agli Accordi stipulati dalle OO.SS. e dall’Aran il 7 agosto 1998 il/la sottoscritto/a ______________________________________ nato/a il ___________ a______________________________________________________________________ in servizio presso la scuola/istituto ________________________________________________, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 4 del "Regolamento per la disciplina dell’elezione delle RSU" PRESENTA la lista denominata IUniScuola, composta da n. _____ candidati e da n._______ sottoscrittori in servizio presso la scuola/istituto _________________________________________ interessata/o alle elezioni della RSU. Gli elenchi dei candidati e dei presentatori sono allegati. Il sottoscritto DICHIARA inoltre, visto il comma 7 dell’art. 4 citato, che le firme apposte dai presentatori sono autentiche. Data ____________ FIRMA_________________________________ Il/La sottoscritto/a ____________________________________ in qualità di Dirigente Scolastico dichiara autentica la firma sopra apposta in sua presenza, previo accertamento della identità personale dell’interessato, che ha presentato il seguente documento di riconoscimento: ______________________________________________ Ovvero per conoscenza personale Data ___________ (timbro) Il Dirigente scolastico _____________________________ IUniScuolaRsuELENCO DEI CANDIDATI DELLA LISTA IUniScuola PER LE ELEZIONI DELLA RSU presso scuola/istituto _____________________________________________________ COGNOME E NOME LUOGO E DATA DI NASCITA QUALIFICA SEDE DI SERVIZIO FIRMA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 _____________________________________ firma del presentatore IUniScuolaRsuFIRME DI SOTTOSCRIZIONE PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA IUniScuolaPER L'ELEZIONE DELLA RSUpresso scuola/istituto______________________________________________________ COGNOME E NOME LUOGO E DATA DI NASCITA QUALIFICA SEDE DI SERVIZIO FIRMA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Il sottoscritto _______________________________________ presentatore della lista dichiara, ai sensi dell’art. 4 comma 7 del regolamento elettorale, che le firme dei presentatori sono autentiche. data __________ Il presentatore di lista_______________ Commissione elettorale per l’elezione della RSU scuola/istituto ___________________________________________ di _____________________________________________________ Oggetto: Designazione degli scrutatori di seggio Il/La sottoscritto/a _________________________________________ in qualità di presentatore della lista IUniScuola designa gli scrutatori e le scrutatrici di seggio cosi come previsto dall'art.7 del Regolamento per la disciplina dell'elezioni delle RSU. SEGGIO COGNOME E NOME Data _________________ Il presentatore della lista ____________________
Ecco il COMUNICATO STAMPA ARAN - RSU E' stata raggiunta l'intesa all'ARAN per la definizione di un protocollo per la predisposizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle RSU nel pubblico impiego. L'intesa prevede un percorso teso a modificare gli accordi quadro sul regolamento RSU e a definire i nuovi comparti di contrattazione secondo la legge Brunetta. Questo percorso dovrà concludersi in ogni caso entro il 12 dicembre 2011, in caso contrario scatterà una clausola di garanzia che definisce già il calendario delle elezioni delle RSU.Tale clausola prevede la votazione per i giorni dal 5 al 7 marzo 2012, nella quale saranno coinvolte circa 40mila Amministrazioni, scuole comprese.Il Commissario straordinario dell'ARAN dichiara: sono veramente soddisfatto che questa lunga è difficile trattativa si sia conclusa con un consenso quasi unanime delle organizzazioni sindacali (non ha firmato la RDB CUB). Il dovere dell'ARAN era quello di trovare una mediazione tra le diverse ipotesi proposte dalle organizzazioni sindacali e rispettare il parere che il Consiglio di Stato aveva reso in base ad una richiesta del ministro Brunetta. Pubblicato da