Source: http://www.confetra.com/it/primopiano/doc_html/Circolari_2003/circ061.htm
Timestamp: 2017-11-23 18:48:01+00:00
Document Index: 126951190

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.7', 'art.36', 'art.4', 'art. 8', 'art.9', 'art.10', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 2']

Circolare 61/2003
Circolare n. 61/2003
Oggetto: Lavoro – Nuova disciplina orario personale non viaggiante – D.LGVO 8.4.2003, n.66, su S.O. alla G.U. n.87 del 14.4.2003.
Anche l’Italia, ultima tra i Paesi europei, ha recepito la direttiva 93/104/CE sull’orario di lavoro per il personale non viaggiante. La nuova disciplina ridefinisce in maniera organica i vari aspetti connessi all’orario (durata, straordinario, pause, ferie, lavoro notturno ecc.) sostituendo il precedente regime risalente a ottanta anni fa (RDL. 692 del 1923), sul quale si erano sovrapposte in maniera frammentaria normative di epoche successive. Il nuovo sistema dovrebbe consentire una organizzazione del lavoro più flessibile facendo perno sulla nozione di durata media settimanale, pari a 48 ore complessive (compreso lo straordinario) su un periodo di 4 mesi (allungabile a 12 dai contratti collettivi) e sulla cancellazione del limite di orario giornaliero di 8 ore.
Affinché tali novità siano effettivamente fruibili dalle aziende occorrerà armonizzare le attuali discipline contrattuali che scontano le rigidità del vecchio regime. Al riguardo si fa osservare che, accogliendo le richieste dei sindacati, il Governo ha stralciato dal testo finale la clausola relativa all’automatica cessazione, alla scadenza dei contratti, delle disposizioni relative all’orario. Tale cancellazione, che renderà certamente più complessa l’opera di armonizzazione dei contratti è stata solo in parte attenuata dalla norma finale secondo cui il Ministro del Lavoro entro un anno convocherà le parti sociali “al fine di verificare lo stato di attuazione del decreto nella contrattazione collettiva”.
Si evidenziano le principali disposizioni del decreto n.66 con riserva di tornare sull’argomento non appena saranno diramati i chiarimenti ministeriali.
Campo di applicazione (art.2) – E’ stata confermata l’esclusione degli autisti dipendenti dalle imprese di autotrasporto il cui orario di lavoro è disciplinato dalla specifica direttiva 2002/15/CE da recepirsi entro marzo 2005.
Sono stati invece ricompresi nel campo di applicazione del decreto gli apprendisti maggiorenni, per i quali vengono quindi a cadere i divieti in tema di lavoro straordinario e notturno previsti dal precedente regime.
Durata settimanale (artt.3, 4, commi da 1 a 4, e 17, comma 5) - Rispetto alla direttiva il decreto di recepimento presenta un’articolazione più macchinosa dei limiti legali di orario settimanale. Mentre la direttiva si basa unicamente sulla nozione di durata media, il decreto n.66, pur confermando la centralità di tale limite ai fini della nuova disciplina degli orari, aggiunge le ulteriori nozioni di durata normale e durata massima secondo i seguenti criteri:
durata media – come già anticipato è pari a 48 ore (compreso lo straordinario) su 4 mesi; il periodo di riferimento può essere esteso fino a 12 mesi dai contratti collettivi “a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro, specificate negli stessi contratti”;
durata normale – è confermata di 40 ore come già previsto dalla legge 196/97; anche l’orario normale potrà essere calcolato su base plurisettimanale (massimo 12 mesi) con la differenza, rispetto al calcolo dell’orario medio, che la durata del periodo di riferimento è rimessa interamente alla contrattazione collettiva;
durata massima – la sua determinazione (comprendente lavoro normale e straordinario) è affidata ai contratti collettivi.
Come già sotto la precedente disciplina, continueranno ad essere esclusi dalle limitazioni di orario i dirigenti e il personale direttivo in genere, nonché i lavoratori discontinui e quelli svolgenti lavoro a domicilio e telelavoro.
Durata giornaliera (art.7) – Il decreto n.66 non prevede più il limite delle 8 ore giornaliere che sarebbe stato incoerente con la nuova nozione di durata media settimanale. Come evidenziato nella relazione governativa al provvedimento in esame, un limite più elevato di 13 ore può tuttavia essere ricavato indirettamente dalla disposizione che riconosce al lavoratore il diritto al riposo giornaliero di 11 ore consecutive. Viene in tale modo rispettato il principio costituzionale (art.36, 2°comma) che riserva appunto alla legge la determinazione della durata massima della giornata lavorativa.
Straordinario (art.4, comma 5 e artt. 5 e 6) – E’ stato confermato il rinvio ai contratti collettivi per quanto riguarda la fissazione di limiti e modalità di retribuzione. Le novità concernono: la previsione di un tetto annuo, pari a 250 ore, da applicarsi in assenza di disposizioni contrattuali; l’individuazione di alcuni casi particolari in cui il ricorso allo straordinario è ammesso anche oltre i quantitativi fissati; la possibilità di remunerare lo straordinario con riposi compensativi (in aggiunta o in alternativa alle maggiorazioni retributive).
Alla maggiore elasticità della disciplina degli orari fa peraltro da contrappeso l’estensione a tutti i settori degli obblighi di comunicazione dello straordinario, in precedenza a carico delle sole imprese industriali in senso stretto. Tali comunicazioni, da cui sono state escluse le unità produttive fino a 10 dipendenti, dovranno essere dirette alle Direzioni provinciali del lavoro e scatteranno unicamente per lo straordinario prestato oltre le 48 ore di lavoro settimanale; le comunicazioni dovranno essere effettuate ogni 4 mesi, ovvero alla scadenza dei maggiori periodi di riferimento stabiliti dai contratti per il calcolo dell’orario medio settimanale.
Pause (art. 8 ) – La disciplina delle pause continua ad essere riservata all’autono­mia collettiva con l’unica novità della introduzione di una pausa minima non retribuita di 10 minuti da riconoscersi, in assenza di disposizioni contrattuali, quando l’orario giornaliero ecceda le 6 ore.
Rimane altresì confermata la non computabilità, sia ai fini retributivi che dell’orario di lavoro, dei periodi indicati dall’articolo 5 del regio decreto n.1955/23 (tra cui riposi intermedi, tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro, ecc.).
Riposo settimanale (art.9) – Anche in questo caso non sono stata introdotte novità di rilievo. Rimane pertanto confermato il riposo minimo di 24 ore consecutive (di regola in coincidenza con la domenica).
Ferie annuali (art.10) – Due le novità introdotte. E’ stata infatti aumentata da 3 a 4 settimane la quantità minima di ferie da riconoscere al lavoratore ed è stato sancito il divieto per l’impresa di sostituire le ferie con la relativa indennità per ferie non godute; la monetizzazione delle ferie sarà consentita solo in caso di risoluzione del rapporto di lavoro ovvero per i giorni di ferie eccedenti le 4 settimane.
Lavoro notturno (artt. da 11 a 15) – Sono state riordinate senza sostanziali modifiche le disposizioni previste dalla precedente disciplina (D.LVO n.532/99). Risultano in particolare confermati i principali aspetti del lavoro notturno (tra cui definizioni, limiti di orari, obblighi a carico delle imprese).
Per riferimenti confronta circ.ri conf.li nn.19/2003 e 62/2000
S.O. alla G.U. n.87 del 14.4.2003
Attuazione  delle  direttive  93/104/CE  e  2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro.
1. Le disposizioni contenute nel presente decreto, nel dare attuazione organica alla direttiva n. 93/104/Ce del Consiglio, del 23 novembre 1993, così come modificata dalla direttiva n. 2000/34/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, sono dirette a regolamentare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e nel pieno rispetto del ruolo della autonomia negoziale collettiva, i profili di disciplina del rapporto di lavoro connessi alla organizzazione dell'orario di lavoro.
a) ´orario di lavoro': qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue funzioni;
b) ´periodo di riposo': qualsiasi periodo che non rientra nell'orario di lavoro;
c) ´lavoro straordinario': è il lavoro prestato oltre l'orario normale di lavoro così come definito all'articolo 3 del presente decreto;
d) ´periodo notturno': periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino;
e) ´lavoratore notturno':
- qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all'anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale;
f) ´lavoro a turni': qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro anche a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo o discontinuo, e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane;
g) ´lavoratore a turni': qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro sia inserito nel quadro del lavoro a turni;
h) ´lavoratore mobile': qualsiasi lavoratore impiegato quale membro del personale viaggiante o di volo presso una impresa che effettua servizi di trasporto passeggeri o merci su strada, per via aerea o per via navigabile, o a impianto fisso non ferroviario;
i) ´lavoro offshore': l'attività svolta prevalentemente su una installazione offshore (compresi gli impianti di perforazione) o a partire da essa, direttamente o indirettamente legata alla esplorazione, alla estrazione o allo sfruttamento di risorse minerali, compresi gli idrocarburi, nonché le attività di immersione collegate a tali attività, effettuate sia a partire da una installazione offshore che da una nave;
j) ´riposo adeguato': il fatto che i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza della fatica o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute, a breve o a lungo termine;
k) ´contratti collettivi di lavoro': contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative.
2. Nei riguardi delle forze armate e di polizia, dei servizi di protezione civile, ivi compresi quelli del corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie e di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche dello stato le disposizioni contenute nel presente decreto non trovano applicazione unicamente in presenza di particolari esigenze inerenti al servizio espletato o di ragioni connesse ai servizi di ordine e sicurezza pubblica, di difesa e protezione civile, nonché degli altri servizi espletati dal corpo nazionale dei vigili del fuoco, così come individuate con decreto del ministro competente, di concerto con i ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute, dell'economia e delle finanze e per la funzione pubblica, da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. Le disposizioni del presente decreto non si applicano al personale della scuola di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297
2. La durata media dell'orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario.
4. I contratti collettivi di lavoro possono in ogni caso elevare il limite di cui al comma 3 fino a sei mesi ovvero fino a 12 mesi a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all'organizzazione del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.
3. In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le 250 ore annuali.
c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate alla attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili, predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici competenti ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dall'articolo 2, comma 10, della legge 24/12/1993, n. 537, e in tempo utile alle rappresentanze sindacali in aziendali.
1. Ferma restando la durata normale dell'orario settimanale, il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata.
2. Nelle ipotesi di cui al comma che precede, in difetto di disciplina collettiva che preveda un intervallo a qualsivoglia titolo attribuito, al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo.
3. Salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, rimangono non retribuiti o computati come lavoro ai fini del superamento dei limiti di durata i periodi di cui all'articolo 5 rd 10/9/1923, n. 1955 e successivi atti applicativi e dell'articolo 4 del rd 10 settembre 1923, n. 1956 e successive integrazioni.
1. Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7.
3. Il riposo di 24 ore consecutive può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica e può essere attuato mediante turni per il personale interessato a modelli tecnico-organizzativi di turnazione particolare ovvero addetto alle attività aventi le seguenti caratteristiche:
a) operazioni industriali per le quali si abbia l'uso di forni a combustione o a energia elettrica per l'esercizio di processi caratterizzati dalla continuità della combustione e operazioni collegate, nonché attività industriali ad alto assorbimento di energia elettrica e operazioni collegate;
c) industrie stagionali per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che trattano materie prime di facile deperimento e il cui periodo di lavorazione si svolge in non più di tre mesi all'anno, ovvero quando nella stessa azienda e con lo stesso personale si compiano alcune delle suddette attività con un decorso complessivo di lavorazione superiore a tre mesi;
5. Con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, adottato sentite le organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, saranno individuate le attività aventi le caratteristiche di cui al comma 3, che non siano già ricomprese nel decreto ministeriale 22 giugno 1935, e successive modifiche e integrazioni, pubblicato nella G.U. n. 161 del 12 luglio 1935, nonché quelle di cui al comma 2, lett. d), salve le eccezioni di cui alle lettere a), b) e c). Con le stesse modalità il ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, provvede all'aggiornamento e alla integrazione delle predette attività. Nel caso di cui al comma 2, lett. d), e salve le eccezioni di cui alle lettere a), b), e c) l'integrazione avrà senz'altro luogo decorsi 30 giorni dal deposito dell'accordo presso il ministero stesso. I predetti decreti, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, sono adottati dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni;
c) la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n.
1. L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle 24 ore, salva l'individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite.
3. Entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, previa consultazione delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative e delle organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, viene stabilito un elenco delle lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali, il cui limite è di otto ore nel corso di ogni periodo di 24 ore. Il predetto decreto, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, è adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
1. Fatte salve le condizioni di miglior favore stabilite dai contratti collettivi, sono escluse dall'ambito di applicazione della disciplina della durata settimanale dell'orario di cui all'art. 3
a) le fattispecie previste dall'art. 4 del rd n. 692/1923 e successive modifiche;
b) le fattispecie di cui al rd n. 1957/1923 e successive modifiche, alle condizioni ivi previste, e le fattispecie di cui agli artt. 8 e 10 del rd n. 1955/1923;
c) le industrie di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che in terra, di posa di condotte e installazione in mare;
d) le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia elencate nella tabella approvata con rd 6 dicembre 1923, n. 2657, e successive modificazioni e integrazioni, alle condizioni ivi previste;
i) il personale poligrafico (operai e impiegati) addetto alle attività di composizione, stampa e spedizione di quotidiani e settimanali, di documenti necessari al funzionamento degli organi legislativi e amministrativi nazionali e locali, nonché alle attività produttive delle agenzie di stampa;
j) il personale addetto ai servizi di informazione radiotelevisiva gestiti da aziende pubbliche e private;
k) i lavori di cui all'art. 1 della legge 20/4/1978, n. 154 e all'art. 2 della legge 13/7/1966, n. 559;
l) le prestazioni rese da personale addetto alle aree operative, per assicurare la continuità del servizio, nei settori appresso indicati:
- personale dipendente da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste, delle autostrade, dei servizi portuali e aeroportuali, nonché personale dipendente da aziende che gestiscono servizi pubblici di trasporto e da imprese esercenti servizi di telecomunicazione;
- personale dipendente da aziende pubbliche e private di produzione, trasformazione, distribuzione, trattamento ed erogazione di energia elettrica, gas, calore e acqua;
m) personale dipendente da gestori di impianti di distribuzione di carburante non autostradali;
n) personale non impiegatizio dipendente da stabilimenti balneari, marini, fluviali, lacuali e piscinali.
2. Le attività e le prestazioni indicate alle lettere da a) a n) del comma 1 verranno aggiornate e armonizzate con i principi contenuti nel presente decreto legislativo mediante decreto del ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto concerne i pubblici dipendenti, da adottarsi sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro. Il predetto decreto, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, è adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
2. In mancanza di disciplina collettiva, il ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, su richiesta delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative o delle associazioni nazionali di categoria dei datori di lavoro firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro, adotta un decreto, sentite le stesse parti, per stabilire deroghe agli articoli 4, terzo comma, nel limite dei sei mesi, 7, 8, 12 e 13 con riferimento:
8) di lavoratori operanti nel settore del trasporto passeggeri in ambito urbano ai sensi dell'articolo 10, comma 1, punto 14, 2° periodo, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633.
3) nei servizi postali.
3) per le attività connesse al trasporto ferroviario e che assicurano la regolarità del traffico ferroviario.
5. Nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5, 7, 8, 12 e 13 del presente decreto legislativo non si applicano ai lavoratori la cui durata dell'orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell'attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi e, in particolare, quando si tratta:
6. Nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 9 e 13 del presente decreto legislativo non si applicano al personale mobile. Per il personale mobile dipendente da aziende autoferrotranviarie, trovano applicazione le relative disposizioni di cui al rdl 19 ottobre 1923, n. 2328 e alla legge 14 febbraio 1958, n. 138.
7. Il decreto di cui al comma 2, per le materie di esclusivo interesse dei dipendenti pubblici, è adottato dal ministro per la funzione pubblica, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali.
2. Fatte salve le disposizioni dei contratti collettivi nazionali di categoria, la durata dell'orario di lavoro a bordo delle navi da pesca è stabilita in 48 ore di lavoro settimanali medie, calcolate su un periodo di riferimento di un anno, mentre i limiti dell'orario di lavoro o di quello di riposo a bordo delle navi da pesca sono così stabiliti:
1. 14 ore in un periodo di 24 ore;
2. 72 ore per un periodo di sette giorni;
1. 10 ore in un periodo di 24 ore;
2. 77 ore per un periodo di sette giorni.
1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto il ministro del lavoro e delle politiche sociali, unitamente al ministro per la funzione pubblica per quanto coinvolge i pubblici dipendenti, convoca le organizzazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative al fine di verificare lo stato di attuazione del presente decreto nella contrattazione collettiva.
3. Per il personale dipendente da aziende autoferrotranviarie, addetto ad attività caratterizzata dalla necessità di assicurare la continuità del servizio, fermo restando quanto previsto dagli articoli 9, comma 5, 16 e 17, restano in vigore le relative disposizioni contenute nel rdl 19 ottobre 1923, n. 2328 e nella legge 14 febbraio 1958, n. 138, in quanto compatibili con le disposizioni del presente decreto legislativo