Source: http://www.lkbkronika.lt/index.php/it/fascicolo-n-7/421-processo-al-rev-liesis
Timestamp: 2020-02-25 09:28:05+00:00
Document Index: 23929577

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ']

Processo al rev. Liesis - LKB Kronika
Noi sacerdoti siamo continuamente accusati e puniti duramen­te con pene detentive (ad esempio i reverendi A. Šeškevičius, Zdebskis, Bubnys) in base ad un altro decreto del Presidium del Soviet supremo della RSS di Lituania, che dice: « Per violazione delle leggi sulla separazione della Chiesa dallo Stato e della scuola dalla Chiesa... si intendono... l'organizzazione e la pra­tica sistematica dell'insegnamento religioso ai minorenni, vio­lando le norme stabilite dalle leggi». (Vedi la deliberazione del 12 maggio 1966 del LTSR ATP).
Vediamo chiaramente che questo decreto non vieta assoluta­mente e in ogni caso l'insegnamento della religione ma soltanto in quei casi in cui, quando si insegna la religione a gruppi, ven­gono violate « le norme stabilite dalle leggi ». Osservando quelle « norme », non si proibisce d'insegnare ai ragazzi la reli­gione a gruppi. Quelle « norme », che i sacerdoti dovrebbero osservare insegnando la religione ai ragazzi in gruppi non sono mai state ufficialmente pubblicate, il che significa che ufficial­mente non esistono. E se non esistono allora su quale fonda­mento giuridico si basano i tribunali della RSS di Lituania perincriminare e condannare severamente i sacerdoti per la presunta violazione di quelle norme?
A noi sacerdoti viene continuamente rinfacciato che insegnan­do la religione ai bambini violiamo la legge costituzionale se­condo cui « la scuola è separata dalla Chiesa ».
Cari giuristi, parliamo in termini giuridici e non poetici. Nel linguaggio giuridico per « scuola » si intende un'istituzione d'in­segnamento destinata esclusivamente all'istruzione. Nel linguag­gio giuridico nessuno ha il diritto di definire « scuola » né una casa di preghiera (dove la gente si raccoglie per pregare) né uno stabilimento né un'officina, perché tutte queste istituzioni sono specificatamente destinate non all'insegnamento, ma ad altre finalità, sebbene anche là, come durante tutta la vita, gli uomini imparino qualche cosa, si specializzino. Parlando poeti­camente, fantasiosamente, senza dubbio si può considerare tutto, persino la stessa vita, come una « scuola », ma, ripeto, parlando poeticamente e non giuridicamente.
Parlando giuridicamente, non possiamo definire « scuola » né gli scolari né gli insegnanti, come non possiamo chiamare « risto­rante » le persone addette alle sue pulizie, i cuochi, gli inservien­ti e i clienti, oppure « bottega di barbiere » i parrucchieri, i barbieri e i clienti. Nel linguaggio giuridico un « ristorante » è un luogo dove si consumano i pasti; una « bottega di barbiere » è un locale destinato al taglio dei capelli e ad operazioni analoghe e la « scuola » è un'istituzione d'insegnamento, ma non i suoi bidelli, né gli alunni o gli insegnanti.
Perciò nella norma costituzionale che dice: « La scuola è sepa­rata dalla Chiesa », per « scuola » si intende soltanto l'istituzione d'insegnamento e nessun altro istituto, non altri luoghi, come pure non gli studenti e gli insegnanti.
Ciò premesso, noi sacerdoti insegnando la religione ai bam­bini non nelle istituzioni d'insegnamento (nelle quali noi non mettiamo neppure piede) non violiamo minimamente la sud­detta norma costituzionale. Di conseguenza la commissione amministrativa del Comitato esecutivo della provincia di Utena mi ha riconosciuto colpevole e mi ha punito (con 50 rubli di multa) senza alcun fondamento giuridico e inoltre immoralmente perché punire un sacerdote per aver adempiuto ai sacri e nobili doveri impostigli da Cristo e dalla Chiesa è veramente incivile e senz'altro immorale.
Prego perciò il tribunale del popolo della provincia di Utena di annullare questa deliberazione della commissione ammini­strativa.
Libertà di parola anche ai sacerdoti?
L'insegnamento della religione ai bambini in gruppo è consen­tito dalle leggi costituzionali sulla libertà di parola, di stampa e di riunione. Infatti l'art. 97 della costituzione della RSS di Lituania dice:
« In accordo con gli interessi della classe lavoratrice e miran­do a rafforzare l'ordinamento socialista, ai cittadini della Litua­nia vengono garantite con la legge: a) libertà di parola, b) liber­tà di stampa, c) libertà di riunione e di tenere comizi ».
Esaminiamo ora il senso di questo articolo. Nella sua premessa si parla degli « interessi della classe lavoratrice ». Il bene della classe lavoratrice, i suoi interessi, sono il fine di ogni legge. Gli estensori di questa legge a volte puntualizzano questi fini nella legge e a volte no. Tuttavia la sostanza della legge rimane sem­pre la medesima, non importa se questo scopo (il bene della classe lavoratrice) sia rilevato nel testo della legge oppure no. L'art. 97 della costituzione della RSS di Lituania riporta espres­samente questa frase introduttiva: « In accordo con gli interessi della classe lavoratrice (cioè per il bene dei lavoratori, nel loro interesse)... si garantisce... ». Se anche non ci fosse questo pream­bolo: « In accordo con gli interessi della classe lavoratrice », la sostanza di questo articolo rimarrebbe sempre la stessa, cioè: « Ai cittadini della RSS di Lituania viene garantito: a. libertà di parola, b. libertà di stampa, c. libertà di riunione e di tenere comizi... ».
I cittadini devono osservare incondizionatamente ogni legge morale. Quindi, anche l'art. 97 della costituzione deve venir osservato incondizionatamente. Il suo senso, come si è detto, è questo: « A tutti i cittadini (cioè anche ai sacerdoti) viene garantita la libertà di parola, di stampa (cioè di ogni parola, di ogni stampa, di qualsiasi indirizzo, quindi anche religioso) e la libertà di riunione (quindi anche di riunioni religiose dei bam­bini promosse dai sacerdoti) ». Questo è il senso autentico del­l'art. 97 della costituzione. Ma molti interpretano questo arti­colo della costituzione erroneamente. Essi pensano che esso ga­rantisca la libertà di parola, di stampa e di riunione non in ma­niera completa, ma condizionata. Essi sostengono che la costi­tuzione della RSS di Lituania garantisce la libertà soltanto a quella parola, a quella stampa e a quelle riunioni che « concor­dano con gli interessi della classe lavoratrice », cioè con il bene e con l'utilità dei lavoratori.
Se la costituzione riconoscesse la libertà non ad ogni parola, non ad ogni stampa, non ad ogni riunione, ma soltanto a quelle utili (cioè corrispondenti agli interessi della classe lavoratrice) allora essa (la costituzione) dovrebbe stabilire un criterio chiaro di valutazione anche per la parola utile, per la stampa utile, per le riunioni utili, in modo da distinguerle dalla stampa dannosa, dalle riunioni dannose; dico che la costituzione dovreb­be cioè fornire un criterio che indicasse quale parola, quale stampa, quali riunioni siano da considerarsi « dannose » e quali « non dannose » per il bene dei lavoratori. Ma le leggi costitu­zionali citate non forniscono alcun criterio per distinguere la parola utile da quella dannosa, le riunioni utili da quelle dan­nose. Poiché non contengono un criterio chiaro, le leggi costi­tuzionali sulle libertà di parola, di stampa e di riunione, se prese nell'altro senso diventano assolutamente incomprensibili, cioè non diviene affatto chiaro quale parola, quale stampa, quali riunioni la costituzione consideri utili e quali dannose per il bene della classe lavoratrice.
Una legge oscura non ha alcun valore giuridico. Una legge incomprensibile è una nullità giuridica. Perciò anche le soprad­dette leggi costituzionali sulla libertà di parola, di stampa e di riunione se venissero interpretate nel secondo senso risultereb­bero incomprensibili e diverrebbero giuridicamente nulle. Gli estensori della costituzione, è chiaro, non intendevano certo che le leggi da essi emanate diventassero un nulla giuridico.
Quindi, se l'art. 97 della costituzione garantisce la piena ed incondizionata libertà non soltanto della parola considerata utile, non soltanto della stampa cosiddetta utile, non soltanto delle riunioni supposte utili, ma ad ogni parola di qualsiasi indirizzo, alla stampa di ogni colore, cioè anche alla parola e alla stampa di contenuto religioso e ad ogni riunione (senza eccezioni), si devono intendere garantite come libere anche le riunioni reli­giose dei bambini promosse dai sacerdoti.
Senza dubbio gli autori della costituzione hanno previsto che i cittadini, servendosi delle libertà garantite dalla costituzione, possono anche commettere numerosi e deplorevoli errori. Essi però erano parimenti consapevoli del fatto che la verità può trionfare e l'errore essere evitato non ad opera di un qualsiasi partito, non dagli imbrigliamenti dei suoi censori (i quali sono fallibili) ma soltanto con la piena libertà di parola e di stampa. Perciò gli autori della costituzione garantiscono una libertà non ristretta di parola, di stampa e di riunione, utile alla vittoria della verità e al bene della società e della classe lavoratrice.
Quindi anche noi sacerdoti abbiamo la piena libertà, garantitadalla costituzione, di promuovere riunioni di ogni genere (grandi e piccole) e ivi manifestare il nostro pensiero. Ne deriva che la commissione amministrativa del Comitato esecutivo di Utena non aveva il diritto giuridico (e tanto meno morale) di condannarmi e di punirmi perché il 12 giugno 1973 ho parlato ad un grup­petto di bambini nella chiesa di Daunoriai di Dio, delle sue leggi, dei sacramenti e delle preghiere. Chiedo perciò al tribu­nale di annullare questa sentenza illegale ed ingiusta della commissione amministrativa.
Prego inoltre il tribunale del popolo della provincia di Utena di allegare questo mio scritto agli atti del mio processo.
Nota bene: il tribunale di Utena confermò tuttavia che il rev. A. Liesis era stato condannato giustamente.
Lotta contro le medagliette sacre
Il 28 maggio nel locale istituto professionale l'insegnan­te Morkūniene, durante la lezione di storia, scorta una ca­tenina con una medaglietta al collo di Danutė Kruopaitė le disse di consegnargliela. Dato che l'alunna si rifiutò di farlo, la stessa insegnante gliela tolse. Qualcuno in aula disse che anche Genė Dovidonytė e Viktorija Jurginaitė porta­vano delle medagliette al collo. La Morkūnienė, piombata sulla Dovidonytė le strappò la catenina dal collo requisen­dola. Poi, accortasi che essa nascondeva ancora due meda­gliette in mano, le impose di consegnargliele e siccome la ra­gazza si rifiutò di farlo, l'insegnante le afferrò la mano e gliele tolse con la forza. Quindi la Morkūnienė, avvicina­tasi alla Jurginaitė, le strappò la catenina dal collo senza però riuscire a toglierle la medaglietta. Alla fine della le­zione la Morkūnienė rimproverò le tre ragazze perché por­tavano le medagliette al collo. Un altro giorno durante una lezione la Morkūnienė interrogò la Jurginaitė. Appena la ragazza aveva cominciato a rispondere l'insegnante la interruppe dicendo che aveva già sbagliato. Quindi, preso un libro, lesse un brano ordinando all'alunna di ripetere. La Jurginaitė rispose di non avere il libro dal quale l'in­segnante aveva letto. Quella rispose: « Se Dio ti vuole bene, poteva - plumpt - gettarti un libro uguale dal cielo ».
La ragazza tentò ugualmente di dare la risposta ma la pro­fessoressa la interruppe dicendo: « Dio non ti ha salvato, perciò ti metto due! ». Tutta la classe comprese chiaramente il motivo per il quale alla ragazza era stato messo quel due.
La Dovidonyté chiese alla insegnante Morkūnienė di re­stituirle la medaglietta ma questa le rispose ridendo: «No! Costituirà un grazioso oggettino per il museo ». La ragazza, rispose a chi le chiedeva se avrebbe continuato a portare anche per il futuro la medaglietta: « L'ho portata e con­tinuerò a portarla. Me ne comprerò un'altra e me la rimet­terò al collo ».
L'alunna V. Jurginaité venne chiamata nella sala degli in­segnanti e le chiesero di consegnare la medaglietta. Le insegnanti Griciunienė e Šablinskienė aggredirono la ragaz­za, ma questa consegnò soltanto la catenina, senza la meda­glietta. Le insegnanti decisero allora di esaminare tutto il caso. Conclusione: la Jurginaité e la Dovidonyté dovettero lasciare l'istituto professionale.
Tentativi di inquadramento forzato dei giovani nelle orga­nizzazioni del regime
Durante l'anno scolastico 1972-73 si constatò che nella XI classe della scuola media di Miežiškiai metà degli stu­denti non erano iscritti al Komsomol. Quindi dopo il Capo­danno i candidati alla maturità vennero sollecitati in modo particolare ad iscriversi al Komsomol. Essi, terminate le lezioni, venivano spesso trattenuti a scuola per 2-3 ore e minacciati che se non si fossero iscritti al Komsomol non avrebbero potuto accedere alle scuole superiori né sareb­bero riusciti a farsi una posizione nella vita. I più « zelanti » nell'opera di convinzione si mostravano la dirigente della classe Kabliuniene, la segretaria del Komsomol Bučytė e l'insegnante Šakalys. Quest'ultimo un giorno ordinò agli alunni di rispondere a questa domanda: « Come considerate quei preti che abbandonano il sacerdozio? ». Quasi tutti i ragazzi risposero di ritenere coloro che lasciano il sacerdo­zio persone poco intelligenti oppure senza carattere. Dopo tali risposte ebbe inizio una persecuzione ancora maggioredegli studenti. Non riuscendo a piegarli con la forza si tentò di persuaderli con parole melliflue perché si iscrivessero al Komsomol. Si disse loro che avrebbero potuto frequentare la chiesa altrove, non necessariamente aMiežiškiai. Allo scopo di convincere un alunno della undicesima classe ad entrare nel Komsomol, gli insegnanti promisero di asse­gnargli delle ottime note caratteristiche e che avrebbe po­tuto fare anche a meno di partecipare alle assemblee. Però, una volta iscritto, quando mancò ad una riunione venne convocato dalla direzione della scuola e minacciato che se non avesse partecipato alle riunioni sarebbe stato espulso e tale fatto sarebbe stato riportato nelle sue note caratteri­stiche.
Nel mese di maggio del 1973 visitò la scuola media di Miežiškiai la segretaria del comitato di partito della città di Panevėžys, Kalacėva. Agli studenti non iscritti al Kom­somol essa disse: « Faremo di tutto affinché gli studenti non appartenenti al Komsomol abbiano i peggiori voti agli esami e non abbiano alcuna possibilità di entrare nelle scuo­le superiori ».
L'insegnante B. Gabriunienė nel mese di ottobre del 1972 durante una lezione ordinò ai maschi di uscire dal­l'aula, ed alle ragazze di sbottonare il colletto della divisa e di mostrare se avevano delle crocette al collo. Trovatane una indosso ad una studentessa, l'insegnante la rimproverò duramente e le ordinò di non presentarsi mai più a scuola con la crocetta.
La domenica delle Palme del 1973 la segretaria del par­tito, Kalacèva, andò a controllare quali studenti c'erano nella chiesa di Miežiškiai e prese appunti dalla predica del parroco.
Il 20 aprile 1973 in una riunione segreta degli insegnanti della scuola media di Miežiškiai venne discusso il contenuto delle prediche del parroco di Miežiškiai. Sebbene tutti i par­tecipanti fossero stati severamente impegnati a mantenere il segreto su ciò di cui si era discusso nella riunione, ben presto la cosa venne a conoscenza di tutti.
La Kalacèva sottopose ad interrogatorio gli insegnanti per scoprire chi avesse parlato.
Durante le feste pasquali una parte degli studenti ven­ne incaricata di spiare gli altri compagni che fossero andati in chiesa. A Pasqua giunsero a Miežiškiai alcuni funzionari della Sezione della pubblica istruzione di Panevėžys per spiare gli studenti.
Agli inizi del mese di maggio del 1973 giunsero da Pa­nevėžys i seguenti funzionari governativi: il dirigente della Sezione propaganda, Kanapienis, l'istruttore del comitato del Komsomol, Pukiené, la Kalacėva, il rappresentante degli ateisti di Ramygala, il medico Kristutis ed altri. Gli abitanti vennero convocati nella sede del Soviet e interrogati sui vari particolari della loro vita religiosa. Alcuni, spaventati, affermarono di credere poco in Dio; altri però tennero un atteggiamento coraggioso.
« Perché non permetti a tuo figlio di iscriversi al Kom­somol? » chiesero alla Gudienė i rappresentanti del gover­no. « Perché tra i comunisti non vedo dei buoni esempi. Essi sono ingiusti e falsi perché praticano segretamente la religione ma calunniano gli altri. » Per questa risposta la Gudienė venne duramente insultata.
« Ma credi veramente che Dio esista e perciò lo insegni alla tua famiglia? » domandarono i funzionari alla Murmo-kiené. La donna confermò di credere fermamente e che sa­rebbe restata sempre credente.
I funzionari della provincia si recarono nelle case dei cre­denti a chiedere che genere di prediche faceva il parroco, chi permetteva ai ragazzi di andare in chiesa, eccetera. Se­condo le affermazioni dei funzionari del governo le leggi sovietiche concedono ai genitori il diritto di condurre i pro­pri figli in chiesa soltanto una volta all'anno. Dove c'erano immagini sacre alle pareti, i funzionari rilevavano che esse arrecano danno agli studenti. La Kalacėva arrivò persino a dire: « Avete tappezzato le pareti anche con gli ebrei! ». Terrorizzarono i pensionati, minacciandoli di privarli della loro pensione. La Kalacėva pretese che la gente le mostrasse i libri di preghiera e i rosari, e quando li mostravano ten­tava di sequestrarli; ma la gente non cedeva.
La popolazione si è meravigliata nel constatare quanto è debole l'ateismo, tanto da dover costringere persino i fun­zionari del partito a girare per le case e a combattere la religione con la forza.
Anche i dirigenti dei sovchoz hanno preso a combattere con maggiore energia i credenti. Gli impiegati dell'ammini­strazione sono stati avvertiti che se continueranno a fre­quentare la chiesa saranno licenziati. Essi però non si sono spaventati ed hanno risposto di non avere ancora dimen­ticato come si mungono le mucche...
La presidentessa della circoscrizione, Smetonienė, passeg­giava di domenica nei pressi della chiesa, ed alla gente che si apprestava ad entrarvi faceva un gesto portandosi un dito alla tempia, significando con ciò che i credenti sono matti. La direzione del partito di Panevėžys ha rivolto per iscritto un severo ammonimento al direttore del sovchoz, Valaitis, per aver permesso ai sacerdoti di acquistare un ap­partamento per abitazione. Il direttore della scuola media di Miežiškiai e la segretaria del partito nel sovchoz sono stati pure ammoniti per la loro trascuratezza nell'opera ateistica.
Il 27 giugno morì a Miežiškiai il parroco rev. Masiokas. In precedenza egli era stato maltrattato dai funzionari del governo. Per iniziativa della Kalacėva gli era stato perfino tagliato il telefono senza alcun motivo. L'amministrazione del sovchoz vietò ai dipendenti di partecipare ai funerali. Nessuno però si curò del divieto: ai funerali del parroco presero parte molti adulti e scolari.
Nel mese di maggio del 1973 nella VI classe della V scuola media fu ordinato agli alunni di rispondere a varie domande. Tra le altre vi era questa: « Perché l'uomo vive sulla terra? ». La maggior parte degli scolari rispose a que­sta domanda con le parole del catechismo. L'insegnante dopo aver letto le risposte cacciò fuori dall'aula i ragazzi. Ad un'altra domanda: « Che denominazione dareste voi al nuo­vo gruppo dei pionieri? », alcuni hanno risposto: « San Gio­vanni, perché è stato il miglior uomo del mondo ».
Nel mese di luglio del 1973 venne in questa città il fun­zionario Tarasov del Consiglio degli affari religiosi di Mo­sca. Dopo aver visto l'edifìcio dove pregano i cattolici, disse: « Ma che cosa vogliono ancora? A Mosca icattolici hanno una chiesa ancora più piccola, eppure sono conten­ti... ». Ma come si può paragonare il numero dei cattolici di Mosca con quello di Klaipėda?!1
Ateisti e credenti a confronto
Nel villaggio di Vingininkai il 15 giugno 1973 la vec­chia Eidukaité (nata nel 1887) su richiesta dei genitori stava insegnando il catechismo a 16 ragazzi. Improvvisamen­te irruppe nella stanza con gran fracasso una commissione composta dal presidente del kolchoz, Mikutis, dal caposqua­dra Vidmantas, dall'agronomo Martinkus e da alcuni rap­presentanti della provincia. I membri della commissione si lanciarono sui bambini per sequestrare loro i catechismi, i libri di preghiere ed i rosari. I ragazzi cercarono di nascon­dere i catechismi ma gli intrusi li acciuffarono e li perqui­sirono da capo a fondo, togliendo loro tutto. Essi annota­rono anche i nomi dei bambini e delle madri presenti. La rappresentante della Sezione provinciale della pubblica istru­zione disse perentoriamente ai bambini: « Bambini, non date ascolto ai genitori e non studiate il catechismo ». Le madri si offesero: « Questi sono i nostri figli, li istruiamo e con­tinueremo ad istruirli. Troveremo altri catechismi ».
Il procuratore della provincia sottopose più volte ad in­terrogatori la vecchietta Eidukaité, minacciandola di pri­gione.
« Andare in carcere per un crimine è una vergogna ma
1 1 cattolici a Klaipéda sono almeno 60.000, mentre a Mosca sono qualche centinaio. (N.d.r.)
per aver insegnato il "Padre Nostro", non ho paura! » ribattè la vecchietta.
Furono poi interrogati anche i bambini e le madri. Al­cuni di essi, terrorizzati, non riuscirono nemmeno a dor­mire la notte.
Nel corridoio della scuola media di Šilalė sono esposti molti disegni ateistici che deridono la religione e i sacer­doti. Tra loro è inchiodata una croce nera spezzata, a si­gnificare la fine prossima della religione. Le insegnanti Pet-vienė e Benedikiené durante una lezione agli alunni della VI classe ordinarono loro di disegnare un sacerdote seduto sulle ginocchia del diavolo nell'atto di bere della vodka con delle donne.
Ecco cosa scrive un alunno dell'ottava classe di Šilalė:
Se gli ateisti non riescono neppure con l'aiuto della milizia a cacciare la gente dalla chiesa, ciò significa che un tarlo rode le loro anime... I bambini vengono costretti ad iscriversi negli ottobrini, nei pionieri e in altre organizzazioni. Che dolore dover constatare che anche tra i nostri cari lituani vi sono di questi assassini che uccidono le anime dei bambini innocenti, portando­le sulle strade della perdizione... Su una parete c'è questa iscri­zione: « La gente cerca la via del paradiso quando ha perso quella della terra ». Ma sono piuttosto fuori strada, sulla terra, gli alcoolizzati, i teppisti, ecc. Quelli invece che cercano la via del paradiso riescono sempre a dominare le proprie passioni, sono sempre sereni, non recano danni agli altri e così camminano verso l'eternità. Gli autori della scritta mostrano la propria inca­pacità di ragionare in maniera sana. Bisogna meditare bene il proprio pensiero per non rendersi ridicoli...
Gli insegnanti ateisti, con la loro propaganda, fanatizzano gli studenti. Ad esempio l'alunno Gotautas dell'ottava clas­se portava al collo una medaglietta. Avendola scorta il kom-somoliano Kurlinkus si mise a schernirlo e chiamò un altro compagno in aiuto per togliergli la medaglietta. Un altro studente però li rimproverò e allora i due se ne andarono via, arrossendo di vergogna.
L'insegnante di lingua lituana Balčienė deride spesso gli studenti religiosi. Durante le lezioni si possono sentire dal­le sue labbra queste espressioni: « Tu, Stasys, puoi fare soltanto il prete. Parlando così bene, delicatamente, potrai im­partire l'assoluzione alle bigotte ». Se vede che le mani di qualche studente sono particolarmente pulite, M. Balčienė gli dice: « E tu dovresti diventare parroco. Sarà piacevole per le bigotte baciare simili mani! ».
Il popolo chiama tali insegnanti « le bigotte dell'ateismo ».
Il 25 maggio 1973 fu ordinato agli alunni della seconda classe di disegnare delle caricature ridicolizzanti la religio­ne. Diversi di essi, senza rendersi conto di ciò che facevano, si misero a disegnare. Una ragazza più tardi disse: « Ne ebbi un tale disgusto, che non potevo guardare. Chiesi di andare al gabinetto e vi rimasi oltre mezz'ora per non dover disegnare ».
Una croce fa paura, o rabbia, ai burocrati dell'ateismo
Nel villaggio di Balsénai la signora Ona S tramitene nel giugno del 1973 eresse sul proprio terreno davanti alla casa una croce. Avendola notata, si recarono da lei il presidente del kolchoz, Daugėla, e la segretaria del partito, Bielskienė ordinandole di demolire la croce oppure di spostarla vicino alla stalla, dietro la casa.
« So io come si deve onorare la croce e dove erigerla » rispose la donna.
« Noi ti costringeremo non solo ad abbatterla, ma anche a distruggerla » la minacciarono i funzionari.
Alcuni giorni più tardi, recatosi da lei il capo della mi­lizia della provincia, Rusčenkov, minacciò la vecchietta in tutte le maniere, esigendo la demolizione della croce.
« La croce resterà al suo posto. Fin quando io sarò in vita non permetterò a chicchessia di distruggerla. Io non l'ho eretta perché voi la distruggiate. »
Il figlio Pranas prese le difese della madre. Allora Ru­sčenkov gli ordinò di recarsi nella sede della milizia dove venne minacciato di essere consegnato alla Sicurezza se non avesse provveduto a demolire la croce.
« Io posso soltanto erigerla una croce, mai demolirla, mai! » rispose coraggiosamente Strumila.
Dagli Strumila si recarono in seguito alcuni funzionari del partito, esigendo insistentemente l'immediata demolizione della croce. Più tardi anche il presidente del Comitato ese­cutivo, Karečka, si recò a rimproverare la Strumliené per­ché non aveva obbedito ai funzionari.
« Se non demolirete la croce da soli lo faremo noi e in più dovrete pagare le spese! » urlò Karečka.
« Io non demolirò la croce e non permetterò di farlo nem­meno a voi. Mostratemi una legge che ordini di distrug­gere le croci! »
Karečka divenne paonazzo dalla rabbia.
Non sopportando più le continue minacce, la Strumliené scrisse un esposto a Mosca ma non ottenne risposta. Giun­se una commissione da Vilnius e dopo aver esaminato la croce stabilì che questa non era abbastanza artistica e che perciò doveva essere demolita perché « scandalizzava » i vi­cini. Anche ad altri due abitanti del villaggio di Balsénai, Antanas ed Ignas Bočkas, venne ordinato di distruggere le croci erette davanti alle rispettive abitazioni.
L'ospizio vietato al sacerdote Laukgaliai
Nel locale ospizio per anziani invalidi non viene permesso l'accesso al sacerdote, perciò molti dei ricoverati muoiono senza sacramenti, nonostante invochino il sacerdote.
Ad esempio la direzione ha respinto la domanda di Agnie­tė Brazauskaitė di 90 anni e di sua sorella Eva di anni 85 di ricevere i conforti religiosi dal sacerdote.
Quotidiane imposizioni di un ateismo meschino
Nella locale scuola media gli studenti credenti sono co­stretti con la forza ad iscriversi nelle organizzazioni atei­stiche. L'insegnante Sinkevičienė colpì violentemente con la riga la mano della alunna Birutė Buivydaitė della VI clas­se perché questa si rifiutava di iscriversi all'organizzazionedei pionieri. Più tardi Birutė disse di aver recitato tre Ave Maria e che il dolore le era scomparso.
L'insegnante Valavičienė della locale scuola media è ben nota come un'accesa fanatica dell'ateismo. Un giorno schernì le ragazze che si recavano all'adorazione del S. Sa­cramento, dicendo: « Perché voi girate in ginocchio attorno al parroco? ».
Durante una riunione di genitori degli studenti tenutasi il 6 giugno 1973 a Šilalė l'insegnante Valavičienė preten­deva che i genitori non « rovinassero » i propri figli por­tandoli in chiesa. Le donne allora alzarono la voce, dicendo che erano venute per avere informazioni sull'andamento e sul profitto scolastico dei figli, e che non erano disposte a sentire altre scemenze. La conferenziera dovette subito ab­bandonare la riunione dei genitori.
L'insegnante Kulikauskienė annota invece nelle caratte­ristiche dei maturandi che l'alunno non si è ancora liberato dei pregiudizi religiosi.
Nella scuola di otto anni l'insegnante Petkienė si sforza fanaticamente di inculcare le proprie concezioni negli sco­lari. Una volta affermò vantandosene: « Farò sì che la do­menica neppure uno studente vada in chiesa! ».
Una volta al mese tutta la scolaresca viene condotta alla casa della cultura, dove la Petkienė « illumina » gli sco­lari. Sulle pareti della scuola sono affisse caricature offensive della religione, ad esempio una vecchietta che trascina un bambino in chiesa mentre questi s'impunta a non volervi andare. Forse non si comporta così laPetkienė, trascinando tutta la scuola verso l'ateismo? Se un ragazzo non vuole iscriversi al Komsomol, la Petkienė si reca subito dai geni­tori e cerca di convincerli a non opporsi.
Il crimine del catechismo Šeštokai
Nell'estate del 1973 la vecchietta O. Merkušytė aveva insegnato il catechismo ad alcuni ragazzi nella chiesa di Šeštokai. Per indagare su questo « crimine » giunse sul po­sto una commissione composta dal presidente della circoscri­zione di Šeštokai, G. Maslauskas, dalla preside della scuola Šaulienė e dalla insegnante Junelienė. La commissione trovò sei ragazzi in chiesa e domandò se erano state insegnate loro le orazioni. Tre giorni dopo O. Merkušytė venne con­vocata negli uffici della provincia di Lazdijai e punita con una multa di 50 rubli. Nella deliberazione della causa ammini­strativa n. 30 si legge: « La commissione amministrativa presso il Comitato esecutivo del DZDT della provincia di Lazdijai (presidente Baranauskas, segretaria Kazakevičienė, membri Ruškevičiutė, Brilius, Šerkšnas, Šulinskas, Jurkevi­čius ) dopo aver esaminato in udienza pubblica la causa ammi­nistrativa, ha accertato che la cittadina Merkušytė Ona, resi­dente nella cittadina di Šeštokai, ha violato il decreto del LTSR ATP del 12 maggio 1966 ».
La commissione nella sua delibera non ha però osato dire quale reato abbia commesso la vecchietta. La commis­sione, nel congedare la vecchietta, la ammonì che nessuno può insegnare le verità della fede ai ragazzi e che se avesse tentato di farlo ancora avrebbe avuto due anni di carcere.