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Timestamp: 2019-11-19 01:55:10+00:00
Document Index: 84595265

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 824', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 44', 'art. 9']

Concessione suolo cimiteriale, compravendita vietata | Sentenze
Concessione suolo cimiteriale, compravendita vietata
Scritto il Dicembre 12, 2014 da sentenze
Consiglio di Stato sentenza n. 6113 11 dicembre 2014
Lo “ius sepulchri”, ossia il diritto, spettante al titolare di concessione cimiteriale, ad essere tumulato nel sepolcro, garantisce al concessionario ampi poteri di godimento del bene e si atteggia come un diritto reale nei confronti dei terzi. Ciò significa che, nei rapporti interprivati, la protezione della situazione giuridica è piena, assumendo la fisionomia tipica dei diritti reali assoluti di godimento. Tuttavia, laddove tale facoltà concerna un manufatto costruito su terreno demaniale, lo ius sepulchri costituisce, nei confronti della pubblica amministrazione concedente, una posizione che soggiace ai poteri regolativi e conformativi di stampo pubblicistico. In questa prospettiva, infatti, dalla demanialità del bene discende l’’intrinseca “cedevolezza” del diritto, che trae origine da una concessione amministrativa su bene pubblico
Lo “ius sepulchri” attiene ad una fase di utilizzo del bene che segue lo sfruttamento del suolo mediante edificazione della cappella e che soggiace all’applicazione del regolamento di polizia mortuaria. Questa disciplina si colloca ad un livello ancora più elevato di quello che contraddistingue l’interesse del concedente e soddisfa superiori interessi pubblici di ordine igienico-sanitario, oltre che edilizio e di ordine pubblico”.
Il rapporto concessorio concernente lo “ius sepulchri” è pienamente sottoposto alla disciplina contenuta nell’articolo 92, comma 4, del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, il quale, a sua volta, riprende, sostanzialmente, i principi cardine della regolamentazione contenuta nell’articolo 93, comma 4, del D.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803, in vigore sin dal 10 febbraio 1976, tra cui è ricompressa anche “…la nullità degli atti di cessione totale o parziale del diritto di uso dei sepolcri”.
Nel nostro ordinamento il diritto sul sepolcro già costituito nasce da una concessione da parte dell’autorità amministrativa di un’area di terreno o di porzione di edificio) in un cimitero pubblico di carattere demaniale (art. 824 c.c.) e tale concessione, di natura traslativa, crea a sua volta nel privato concessionario un diritto soggettivo perfetto di natura reale (suscettibile di trasmissione per atti inter vivos o mortis causa) e perciò opponibile iure privatorum agli altri privati, assimilabile al diritto di superficie, che dà luogo a posizioni di interesse legittimo, nei confronti degli atti della pubblica amministrazione nei casi in cui esigenze di pubblico interesse per la tutela dell’ordine e del buon governo del cimitero impongono o consigliano alla pubblica amministrazione il potere di esercitare la revoca della concessione.
La normativa entrata in vigore dopo il rilascio della concessione si applica a tutti i fatti, gli atti e le situazioni verificatesi dopo la medesima entrata in vigore, oltre che gli effetti che non si siano ancora definitivamente consolidati (salva, in tal caso, la tutela del legittimo affidamento, che tuttavia non è configurabile quando chi lo invochi abbia volontariamente violato la normativa di settore).
La condanna alle spese di giudizio comminata dal giudice di primo grado, in quanto espressiva della discrezionalità di cui dispone il giudice in ogni fase del processo, può essere modificata in appello solo se è modificata la decisione principale e non è sindacabile, salvo manifesta abnormità.
Vedi anche Consiglio di Stato sentenza n. 4840 26 settembre 2014
1.1.L’attuale appellante ha impugnato innanzi al T.A.R. per la Campania il provvedimento con la quale è stata disposta nei suoi confronti la decadenza dalla concessione di suolo cimiteriale a suo tempo rilasciata a terzi nel Cimitero cittadino di Poggioreale, e ciò in dipendenza della circostanza che essa aveva acquistato per atto tra vivi tale sepoltura.
a) violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 97 Cost., violazione dell’art. 3 della L. 7 agosto 1990 n. 241, difetto di istruttoria, errore nei presupposti, sviamento di potere, illegittimità del regolamento di polizia mortuaria del Comune di Naspoli.;
2. Alla pubblica udienza dell’8 luglio 2014 la causa è stata trattenuta in decisione.
3.1. Tutto ciò premesso, l’appello in epigrafe va respinto per quanto qui appresso specificato, potendo pertanto prescindersi dall’esame dell’eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa dell’appellata amministrazione comunale.
3.2. Occorre premettere che, come del resto rilevato dai primi giudici, nella materia de qua questa Sezione (8 marzo 2010, n. 1330) ha avuto modo di rilevare che in coerenza con gli indirizzi consolidati del giudice ordinario lo “ius sepulchri”, ossia il diritto, spettante al titolare di concessione cimiteriale, ad essere tumulato nel sepolcro, garantisce al concessionario ampi poteri di godimento del bene e si atteggia come un diritto reale nei confronti dei terzi. Ciò significa che, nei rapporti interprivati, la protezione della situazione giuridica è piena, assumendo la fisionomia tipica dei diritti reali assoluti di godimento. Tuttavia, laddove tale facoltà concerna un manufatto costruito su terreno demaniale, lo ius sepulchri costituisce, nei confronti della pubblica amministrazione concedente, una posizione che soggiace ai poteri regolativi e conformativi di stampo pubblicistico. In questa prospettiva, infatti, dalla demanialità del bene discende l’’intrinseca “cedevolezza” del diritto, che trae origine da una concessione amministrativa su bene pubblico (Consiglio Stato, sez. V, 14 giugno 2000, n. 3313)”.
4.3. Né può essere accolta l’ulteriore censura secondo la quale il giudice di primo grado avrebbe di fatto individuato ipotesi decadenziali diverse da quelle espressamente previste dal Regolamento di polizia mortuaria di Napoli, non risultando la fattispecie in esame normata quale revoca ovvero quale decadenza (cfr. al riguardo gli artt. 44 e 48 del Regolamento di polizia mortuaria) ed essendo comunque il provvedimento impugnato in prim grado qualificato formalmente quale decadenza per inadempienza del concessionario, anche con riferimento all’abusiva costruzione del manufatto(art. 44, comma 9, del Regolamento comunale).
4.6. Da ultimo va rilevato che la condanna alle spese di giudizio comminata dal giudice di primo grado, in quanto espressiva della discrezionalità di cui dispone il giudice in ogni fase del processo, può essere modificata in appello solo se è modificata la decisione principale e non è sindacabile, salvo manifesta abnormità (così Cons. St., Sez. V, 29 ottobre 2013, n. 5222) nella specie in alcun modo rilevabile.
Va – altresì – dichiarata irripetibile la somma corrisposta dall’appellante nel presente grado dio giudizio a titolo di contributo unificato, a’ sensi dell’art. 9 e ss. del T.U. approvato con D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2014 […]
DIRITTO SUL SEPOLCRO tomba al cimitero
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