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Timestamp: 2020-04-02 14:54:33+00:00
Document Index: 163420173

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Sentenza Cassazione Civile n. 12534 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12534 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 18/05/2017, (ud. 27/04/2017, dep.18/05/2017), n. 12534
sul ricorso 14910-2016 proposto da:
G.R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PETRETTI, che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente
agli avvocati PAOLO BONOMI e PAOLO GIUDICI;
avverso la sentenza n. 5263/42/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
partecipata del 27/04/2017 dal Consigliere Dott. IOFRIDA.
G.P.S. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 5263/42/2015, depositata in data 3/12/2015, con il quale in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento emessa per IRREF dovuta in relazione all’anno d’imposta 2008 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo della contribuente.
In particolare, i giudici respingere il gravame della contribuente hanno sostenuto che la sentenza di primo grado andava confermata in quanto “il ricorso avverso la cartella esattoriale” non conteneva “nessun motivo specifico e neppure generico avverso il provvedimento impugnato”, essendosi la ricorrente limitata ad affermare che “l’omissione” era dovuta ad una personale “transitoria difficoltà economica” ed a “chiedere una sorta dimoratoria”.
1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 avendo la C.T.R. dichiarato inammissibile l’appello, pur contenente motivi specifici di impugnazione. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta poi un vizio di “insufficiente motivazione”, in violazione dell’art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c..
2. La prima censura è inammissibile, in quanto non coglie la ratto della decisione impugnata, con la quale non è stato dichiarato inammissibile il gravame D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 53 ma è stata confermata la statuizione dei giudici di primo grado di inammissibilità del ricorso introduttivo per difetto di motivi specifici di impugnazione della cartella di pagamento.
Come rilevato da questa Corte (Cass.21257/2014), “dopo la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), disposta dal D.L. 22 giugno 2312, n. 83, art. 54 convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, l’omessa pronunzia continua a sostanziarsi nella totale carenza di considerazione della domanda e dell’eccezione sottoposta all’esame del giudicante, il quale manchi completamente perfino di adottare un qualsiasi provvedimento, quand’anche solo implicito, di accoglimento o di rigetto, invece indispensabile alla soluzione del caso concreto; al contrario, il vizio motivazionale previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5) presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia pur sempre stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico, oppure che si sia tradotto nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa, invece, qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”.
La Corte respinge il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali dei presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.500,00, a titolo di compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.