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Timestamp: 2017-12-14 02:32:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 359', 'art.359', 'art. 360', 'art, 360', 'art. 360', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 361', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 500']

GLI ATTI OMOLOGHI a cura di Giuseppe Guarcini - Aspetti di Criminologia
12 marzo 2016 1 dicembre 2016 giuseppe64 4572 Views 0 Comment "criminologia", gli atti omologhi, il confronto, il riconoscimento fotografico, l'indagato, l'interrogatorio, persona informata sui fatti, procedura penale
Gli atti omologhi e al loro utilizzabilità di sede processuale.
Gli atti omologhi cosa sono?
Nel testo di Dalia – Ferraioli vengono cosi definiti:
“Gli atti omologhi dei mezzi di prova sono accertamenti investigativi- disposti dal magistrato del pubblico ministero e utilizzati per le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale-corrispondenti per contenuto, a mezzi di prova che possono essere assunti dal giudice in occasione dell’incidente probatorio, nel corso delle indagini preliminari o in attesa dell’udienza preliminare, oppure nella fase del dibattimento”
Vediamo quali sono gli atti omologhi previsti ex art. 359 c.p.p. e le loro corrispondenze:
ATTI OMOLOGHI
l’assunzione di persona informata sui fatti testimonianza
l’individuazione di persone o cose o quant’altro possa formare oggetto di percezione sensoriale ricognizione
Il confronto tra persone esaminate Confronto-mezzo di prova
Rilievi descrittivi, segnaletici o fotografici, operazioni tecniche sui luoghi, persone o cose perizia
L’interrogatorio dell’indagato Esame della parte privata-imputato
Si tratta di atti omologhi svolti in segretezza e riservatezza, sempre che, come previsto ex artt.360 c.1° c.p.p. non assumano il carattere dell’irripetibilità:
“Quando gli accertamenti previsti dall’art.359 c.p.p. riguardano cose, persone o luoghi il cui stato è oggetto di modificazione, il pubblico ministero, senza ritardo, avvisa la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato ……”
Cosa può succedere nei casi previsti dall’art. 360 c.p. che al criminologo e/o criminalista specializzato in uno degli ambiti delle scienze forensi, può capitare di sentirsi chiamare dal pubblico ministero o anche dall’avvocato della difesa o magari della parte civile, e sentirsi dire: se tale giorno a tale può recarsi in Procura perché si deve procedere al suo conferimento ex art, 360 c.p.p.
Appare dunque opportuno che il criminologo e/o criminalista, riponga nel suo bagaglio di conoscenza alcuni concetti di carattere procedurale.
Dopo aver citato l’art. 360 c.p.p. che appunto tratta gli accertamenti tecnici non ripetibili.
Torniamo ad occuparci delle attività omologhe.
Che cosa distingue le attività omologhe dai mezzi di prova?
Nient’altro che la titolarità di chi li esegue ed è legittimato ad assumere determinati atti. Infatti, i mezzi di prova possono essere assunti dal giudice e sono finalizzati al suo convincimento mentre gli atti omologhi possono essere generati d’iniziativa del Magistrato del pubblico ministero e/o dalla Polizia giudiziaria rilevandosi utili alla raccolta di indizi necessari a poter esercitare ex art. 50 c.p.p., l’esercizio dell’azione penale.
Nella tabella sono state rappresentante, quali sono le corrispondenze tra gli atti omologhi compiuti dal P.M. e i mezzi di prova assunti dal giudice.
Il Pubblico ministero può, qualora si trovi a dover eseguire eventuali accertamenti di specifica natura tecnica, avvalersi della consulenza di esperti in un dato settore delle scienze forensi, quindi un ambito quello delle attività omologhe che in qualche modo potrebbe destare interesse a criminologi specializzati in un determinato settore delle scienze forensi, anche se è opportuno ribadire che, eccetto per alcune branche delle scienze forensi il pubblico ministero è solito avvalersi di tecnici e specialisti appartenenti alle Forze di Polizia.
Ma le attività omologhe compiute dal pubblico ministro o dalla polizia giudiziaria potranno un domani essere inserite nel fascicolo del dibattimento e quindi utili a determinare il libero convincimento del giudice?
A dissipare ogni dubbio ci pensa la Suprema Corte di Cassazione:
Con la sentenza nr.13882 del 25 febbraio del 2009 nella quale afferma che:
“l’individuazione di persona nel corso delle indagini preliminari è formalmente una dichiarazione e pertanto il relativo verbale è utilizzabile nel corso della deposizione dibattimentale del testimone che l’ha effettuata”.
Tra le attività omologhe una in particolare è stata oggetto di una recente sentenza della suprema Corte di Cassazione che, in qualche modo, potrebbe riaprire il dibattito riguardante la distinzione con i mezzi di prova.
L’INDIVIDUAZIONE DI PERSONE O COSE.
Parliamo dell’individuazione di persone mediante il riconoscimento fotografico nella sua forma cosiddetta atipica prevista ex art. 361 c.p.p. intitolato appunto: individuazione di persone e di cose il quale recita:
“quando è necessario per l’ immediata prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero procede all’individuazione di persone, di cose, e di quant’altro possa essere oggetto di percezione sensoriale; Le persone, le cose, e gli altri oggetti sono presentati ovvero sottoposti in immagine a chi deve eseguire la individuazione”;
In tal senso appare abbastanza eloquente la sentenza emessa dai giudici supremi, la n.25721 del 18.04.2003 che recita: “il giudice del dibattimento può porre a base del suo convincimento anche il riconoscimento fotografico, seppur avvenuto nella fase delle indagini in considerazione dei principi della non tassatività dei mezzi di prova e del libero convincimento del giudice”; e ancora…. nella sentenza 1326 del 24.11.1993: “costituisce un mezzo di prova pienamente utilizzabile ai fini della formazione del convincimento del giudice se adeguatamente motivato in relazione al suo contenuto intrinseco ed alla modalità do controllo e di riscontro.”
Nulla questio dunque sull’utilizzabilità in sede dibattimentale del riconoscimento fotografico attuato dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria,durante la fase delle indagini preliminari.
A questo punto la domanda che ci si pone è: qualora emergessero da parte di chi lo effettua, contraddittorietà tra il riconoscimento attuato dalla Polizia Giudiziaria o dal pm in fase di indagini preliminari e la successiva ricognizione di persona, posta in essere dal giudice durante la fase processuale- dibattimentale cosa si verifica?
Una tale discrasia può influire sul convincimento del giudice?
Di quale dei due atti il giudice si avvarrà per formare il suo convincimento?
Anche in questo caso La Corte Suprema di Cassazione è intervenuta a dirimere ogni dubbio in merito e lo ha fatto con la sentenza nr. 14855 del 27 febbraio 2003 vediamola:
“qualora sussista discrasia tra l’esito della ricognizione fotografica seguita dinanzi alla polizia giudiziaria e quello della ricognizione personale esperita nel corso del dibattimento, la possibilità di ritenere prevalente il primo sul secondo è subordinata alla ricorrenza delle condizioni indicate nell’art. 500 comma 4 c.p.p. e cioè la sussistenza di elementi concreti per ritenere che il testimone sia stato sottoposto a violenza, minaccia a minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso. (nella specie la Corte ha ritenuto che a fronte dei concreti elementi emersi e consistenti nella circostanza che il giudizio di primo grado ad oltre due anni dai fatti che l’imputato aveva un fratello gemello omozigote, fosse carente la motivazione limitatasi ad affermare che “per le modalità della deposizione risulta certo che la parte lesa era intimorita”.
Ma le garanzie processuali? il riconoscimento fotografico posto in essere dalla polizia giudiziaria su delega del P.M svolto in assenza del difensore, in dibattimento potrà essere considerato acquisito “contra legem”?
“L’individuazione fotografica effettuata dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria costituendo esse dichiarazioni rese dal teste per l’identificazione possono essere utilizzati anche se generate in assenza del difensore ( C.I. 15.06.1994 S. RV 199256 con C.I. 17 marzo 1994, G. RV198276)”.
“Le foto utilizzate nell’individuazione fotografica possono esser inserite nel fascicolo del dibattimento, mentre le dichiarazioni attinenti all’individuazione potranno entrare a far parte del fascicolo del dibattimento solo dopo essere state utilizzate per le contestazioni nella fase c.d. dibattimentale. (C.V.21 ottobre 2010 M.RV 248951)”.
Chiaro dunque, un’attività omologa, in particolare l’individuazione fotografica attuata dal Magistrato del pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria, può transitare dal fascicolo delle indagini preliminari a quello processuale e divenire elemento su cui il giudice può fondare il suo convincimento.
Cosa può contrapporre la difesa, all’attività omologa di questo genere, in grado peraltro come constatato di incidere in maniera rilevante sull’andamento e sull’esito del processo.
Siamo ancora in quella che conosciamo essere la fase delle indagini preliminari, pertanto la difesa può contrapporsi alle attività omologhe mediante tutte quelle attività definite previste dalle indagini difensive.
Naturalmente la contrapposizione non può essere diretta, nel senso che non si può rispondere ad un atto della polizia giudiziaria o della pubblica accusa con un altro atto corrispondente per dirla con un termine latino “Hic et nunc” .
La fase delle indagini preliminari è tuttora costellata da scorie provenienti del vecchio sistema procedurale, dalla vecchia fase istruttoria, le indagini mantengono il carattere della riservatezza – segretezza.
Pertanto, la difesa dovrà proporsi come parte dinamica forte dell’intraprendenza e ricca d’iniziativa nell’acquisizione d’indizi, elementi che in seguito potrebbero rilevarsi utili a contraddire la pubblica accusa in dibattimento, tenendo in debita considerazione che l’analisi difensiva dovrà essere tesa non solo a contraddire gli elementi ma anche ad analizzare i vari contesti da cui le attività omologhe sono state generate, rimarcando l’eventuale errore giudiziario che ne potrebbe derivare.
Per un ulteriore approfondimento sulla questione segnalo il sito dello studio legale DE LALLA
http://www.studiolegaledelalla.it/riconoscimento-indagato-ricognizione-imputato/
– commentario giurisprudenza per il dibattimento penale a cura di Mario D’Onofrio e Salvatore Caltabiano) Maggioli editore ed. 2011 (www.maggioli.it)
– Dalia Ferraioli VII edizione CEDAM
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