Source: https://www.advokatur.it/Post?postid=1
Timestamp: 2020-08-08 02:22:53+00:00
Document Index: 109228105

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 10', 'art. 640', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 1', 'sentenza ']

Luogo di consumazione del delitto
L’incessante progresso tecnologico-informatico, con la rapida diffusione dei personal computer e delle reti Internet ha visto crescere di pari passo anche nuove fattispecie al loro illecito utilizzo, i c.d. reati informatici.
Invero, per reati informatici si intendono tutti quei crimini attuati grazie all’utilizzo di tecnologie informatiche e telematiche.
In seguito alla recrudescenza del fenomeno criminale in questione, con raccomandazione sulla criminalità informatica del 1989, il Consiglio d`Europa ha chiesto agli Stati di assicurare “una protezione, in via anticipata e indiretta, contro i rischi di manipolazioni informatiche, di danneggiamento dei dati e di spionaggio informatico, che possono derivare dall`accesso non autorizzato a un sistema informatico”.
Nel nostro Paese tali crimini sono disciplinati in primis dalla legge 547/1993 che ha integrato le norme del Codice penale e del Codice di procedura penale. In particolare, l’art. 4 delle legge n. 547/1993, ha introdotto nel nostro ordinamento tra i delitti contro la inviolabilità del domicilio tre figure di illecito ed altrettanti articoli nel codice penale: 1) art. 615 ter, che tutela l’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico; 2) art. 615 quater che punisce detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici; 3) art. 615 quinquies, che punisce la diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico (cd. virus, malware). Inoltre, l’art. 10 della predetta legge ha introdotto l’art. 640 ter c.p., la c.d. frode informatica, che consiste nell’alterare un sistema informatico allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto.
Il domicilio informatico
La collocazione delle norme di cui agli artt. 615 ter, quater e quinquies c.p. tra i delitti contro l`inviolabilità del domicilio (principio costituzionale sancito all’art. 14 Cost.) comporta che esse tutelino il c.d. domicilio informatico, concepito come una espansione ideale dell`area di rispetto pertinente al soggetto interessato e volto a garantire il diritto di esplicare liberamente qualsiasi attività lecita all`interno del luogo informatico. Il domicilio informatico rappresenta il luogo ove si trasferiscono alcune delle proprie facoltà intellettuali, lo spazio ideale, ma anche fisico in cui sono contenuti i dati informatici di pertinenza della persona, a cui viene estesa la tutela della riservatezza della sfera individuale, quale bene costituzionalmente protetto. Il domicilio informatico è da intendersi nella riservatezza dei dati e dei programmi contenuti in un sistema informatico.
Al riguardo, è emblematica la sentenza n. 42021/2012 della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha costituito la giusta occasione per tracciare i confini corretti del domicilio informatico, e nella quale si legge che: “l’art. 615 ter cod. pen. non si limita a tutelare solamente i contenuti personalissimi dei dati raccolti nei sistemi informatici protetti, ma offre una tutela più ampia che si concreta nello “jus excludendi alios”, quale che sia il contenuto dei dati racchiusi in esso, purché attinente alla sfera di pensiero o all’attività, lavorativa o non, dell’utente; con la conseguenza che la tutela della legge si estende anche agli aspetti economico-patrimoniali dei dati, sia che titolare dello “jus excludendi” sia persona fisica, persona giuridica, privata o pubblica, o altro ente”.
Pare opportuno segnalare la distinzione tra sistema informatico e sistema telematico. In particolare, ai sensi dell`art. 1 della Convenzione Europea di Budapest del 23.11.2001 sin individua il sistema informatico in “qualsiasi apparecchiatura o gruppo di apparecchiature interconnesse o collegate, una o più delle quali, in base ad un programma, compiono l`elaborazione automatica dei dati.”
Con l`espressione “sistema telematico” invece, si fa riferimento ad un insieme combinato di apparecchiature idonee alla trasmissione a distanza di dati e di informazioni, attraverso l`impiego di tecnologie dedicate alle telecomunicazioni.
In tema di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, le Sezioni Unite Penali del Supremo Organo di nomofilachia, con sentenza del 26 marzo 2015, n. 17325, hanno superato un precedente orientamento della Corte, ed hanno quindi affermato, che il luogo di consumazione coincide con quello in cui si trova l`utente che, tramite elaboratore elettronico o altro dispositivo per il trattamento automatico dei dati, digitando la «parola chiave» o altrimenti eseguendo la procedura di autenticazione, supera le misure di sicurezza apposte dal titolare per selezionare gli accessi e per tutelare la banca-dati memorizzata all`interno del sistema centrale ovvero vi si mantiene eccedendo i limiti dell`autorizzazione ricevuta. In motivazione gli Ermellini di Piazza Cavour hanno specificato che il sistema telematico per il trattamento dei dati condivisi tra più postazioni è unitario e, per la sua capacità di rendere disponibili le informazioni in condizioni di parità a tutti gli utenti abilitati, assume rilevanza il luogo di ubicazione della postazione remota dalla quale avviene l`accesso e non invece il luogo in cui si trova l`elaboratore centrale.