Source: http://www.incittagiovinazzo.it/politica/19-news/politica/693-piazza-benedettine-riecco-il-pasticciaccio-dehor
Timestamp: 2020-07-06 17:21:51+00:00
Document Index: 56201875

Matched Legal Cases: ['art.7', 'art.7', 'art.7', 'art. 9', 'art.7', 'art. 9', 'art.42']

InCittà Giovinazzo - PIAZZA BENEDETTINE: RIECCO IL PASTICCIACCIO DEHORS
Con il termine francese di Dehors sono ormai indicate comunemente tutte quante le installazioni esterne poste a corredo di attività economiche, quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, che consentono di ampliare gli spazi interni dei locali e offrire, al tempo stesso, un servizio all’aperto, particolarmente in luoghi caratteristici delle città. Recentemente il D.P.R. 13 febbraio 2017, n.31 ha stabilito che pure per questi impianti non è necessario ottenere preventivamente l’autorizzazione paesistica, purchè siano costituiti da elementi facilmente amovibili, quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura. Per l’installazione di tali arredi è, pertanto, possibile presentare direttamente la richiesta di occupazione di suolo pubblico al Comune secondo quanto disciplinato dallo specifico Regolamento locale. Questa normativa nazionale, dettata per accelerare il rilascio delle licenze a esercitare un’attività commerciale, tuttavia, non ha niente a che vedere con l’aberrante decisione che la Giunta comunale ha inteso adottare con la Delibera n.122, appena l’1 agosto scorso, dal titolo sibillino “Protocollo d’intesa sottoscitto tra il Comune di Giovinazzo e la Soprintendenza per i beni architettonici per le Provincie di Bari e BAT: Proposta modifica art.7”. La deliberazione di che trattasi afferisce proprio alla materia concernente i dehors e si esplicita, infatti, in una proposta di modifica integrale del citato art.7 dell’Accordo sottoscritto dal Sindaco e dal Soprintendente di Bari, il 14.10.2014. L’intesa convenuta si prefiggeva, appunto, di semplificare l’azione amministrativa diretta a consentire l’occupazione di aree pubbliche da parte di gestori della ristorazione secondo le prescrizioni fissate dal “Regolamento Comunale per l’occupazione di suolo pubblico o privato gravato da servitù di passaggio, mediante Dehors e/o Padiglioni per la somministrazione di alimenti e bevande”, approvato dal Consiglio Comunale con la Delibera n. 23 del 2 maggio 2014. Il Protocollo d’intesa, è bene ricordarlo, consiste solo in una specie di disciplinare tecnico-estetico per la realizzazione dei manufatti da impiantarsi a cura degli esercenti. Una sorta di linee guida, interpretative delle disposizioni contenute nel Regolamento Comunale che rimane, comunque, la norma principe da osservarsi e che ha, in tutto o in parte, validità finchè non intervengano modifiche o rielaborazioni mediante altro provvedimento della stessa forma ed efficacia di quello che l’ha approvato. Ebbene, secondo l’accordo, intercoso con la Soprintendenza, proprio al fine di salvaguardare i beni storici, artistici e architettonici del nostro centro storico, all’art.7 è espressamente ribadito il divieto di occupare le aree antistanti il prospetto principale delle chiese e degli immobili vincolati (compresi i monumenti) per una fascia ampia quanto l’altezza medesima del bene culturale.
Un tale dettato imperativo evidenzia in tutta chiarezza la necessità del rispetto dei limiti imposti dal Regolamento Comunale e in particolar modo l’osservanza del dispositivo di cui alla lettera b) del p.9 dell’art. 9 del Regolamento medesimo che così recita: “Non è consentito installare dehors e/o pdiglioni, o parti di essi, ad una distanza radiale in genere a m.15 dall’accesso di edifici di culto”.
Ebbene, non c’è alcun dubbio che, se proprio non può essere di m.15 la distanza della postazione esterna dell’esercizio di ristorazione dall’ingresso di una chiesa, questa non può essere inferiore, comunque, alla metratura dell’altezza dell’edificio di culto, secondo quanto concordato con la Sovrintendenza. Non c’è deroga che tenga: dinanzi alla facciata principale di una chiesa non può essere impiantato un dehor a distanza di rispetto pari almeno all’altezza della facciata stessa del Tempio sacro.
Purtroppo, tale disposizione, insuperabile, non fa comodo a qualcuno che vuole ad ogni costo esercitare un’attività di ristorazione solo se gli venga riconosciuta la possibilità di utilizzare un ampio spiazzo pubblico su cui allestire un dehor, indispensabile per garantire una certa consistenza di avventori e, quindi, un conveniente ritorno economico. Ecco, dunque, pronta la “sensibilità” della nuova Giunta municipale che in una delle primissime adunanze, facendo proprio quanto relazionato dall’Assessore alle Attività Produttive, sig. Salvatore Stallone, decide di interessare la Soprintendenza perché quella fascia di rispetto indicata dall’art.7 del Protocollo per impiantarvi un dehor nei pressi di una chiesa si riduca a soli m.1,5 dalla facciata dell’edificio. Naturalmente l’argomentare dell’Assessore Stallone a sostegno della prospettata riduzione a m.1,5 della fascia di rispetto di un dehor dal prospetto di una chiesa, invece dei m.15 previsti dall’art. 9 del Regolamento Comunale, è quanto mai generica e del tutto sconsiderata. Ha, infatti, esposto che quella condizione vincolante della distanza così notevole dai luoghi di culto “penalizzi fortemente le attività di somministrazioni di alimenti, ed anche quelle turistico-ricettive delle zone a rilevanza storico-ambientale”.
da"incittà" luglio 2011
Sicuramente assurdo che, in assenza dell’Assessore alla Culura e al Turismo, appunto in quella seduta di Giunta del 1 agosto, il sig Stallone faccia tali dichiarazione senza peraltro produrre elementi a comprovazione di tali sue asserzioni specie riguardo al non esaltante incremento turistico a motivo delle restrizioni imposte all’insorgere di dehors nell’ambito del centro antico, polo di grande interesse storico e paesaggistico. Ma è ancor più deludente e avventata la sua affermazione, se si considera che nel perimetro della città vecchia non ci sia un esercizio pubblico che non abbia ottenuto, ricorrendone i presupposti, la concessione a installare manufatti e/o elementi di corredo per ospitare clienti fuori dalle sale di ristorazione interne ai propri locali. Solo a un esercente è stata correttamente denegata, a suo tempo, l’autorizzazione ad occupare la piazzetta delle Benedettine avendo l’ingresso per i clienti in via Spirito Santo e, comunque, l’accesso di servizio sulla suddetta piazza a diretto contatto diretto con la facciata della Chiesa ex monastica di San Giovanni Battista.
Consentire l’insediamento di un dehors in quel sito proprio in accosto al sagrato della chiesa integrata nell’ex complesso cenobitico benedettino non solo contrasterebbe con il dispositivo dell’Art. 9 del Regolamento Comunale, ma interferisce non poco con la percezione di quello scorcio paesaggistico, particolarmente indicativo dal punto di vista storico e architettonico, essendo costituito dall’intera isola monastica che include l’edificio sacro e ancora dal prospetto del palazzo della famiglia Severo Vernice.
Si alza così il velo sulle vere intenzioni della novella gestione Depalma che, anche per il caso in ispecie, non s’indirizza ad assumere decisioni a carattere generale, ma solo per favorire desiderata di qualcuno o, per giunta, a denegare particolari aspettative di qualche altro.
Che il provvedimento giuntale appena denunciato sia ispirato da un qualche specifico interesse alla riapertura dell’esercizio di fianco alla chiesa di San Giovanni Battista con l’acquisizione del titolo a occupare parte della piazzetta delle Benedettine sin sotto il sagrato dell’edificio sacro non può essere in alcun modo disconosciuto. Non c’è altro edificio di culto nel centro antico, all’infuori di San Giovanni Battista, cui possa ravvisarsi, la necessita di ridurre drasticamente la fascia di rispetto a m.1,5 per consentire l’installazione del dehors in adiacenza all’atrio di servizio dell’ex ristorante “Eclesia”. Tra l’altro, va ancora rimarcato, che quell’accesso al locale dalla piazza, il cui portale poggia sulla facciata della chiesa, risulta essere un varco di servizio all’esercizio e non già l’ingresso alla sala consumazioni cui dovrebbero accedere gli avventori.
Da ultimo, che la questione rivesta i criteri della parzialità lo prova il fatto che il provvedimento deliberato è espressione di quell' autoritarismo gestionale tipico della conduzione depalmana: l’esecutivo appena insediato si è assunto il potere di proporre una sostanziale variazione al Regolamento Comunale, competenza che, invece, spetta al Consiglio Comunale, a norma dell’art.42 del Testo Unico per l’Ordinamento degli Enti Locali.