Source: http://www.vaccinazione.it/corte.htm
Timestamp: 2019-12-12 21:09:00+00:00
Document Index: 182445794

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2050', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ']

1.1. � Con ordinanza del 7 luglio 1999 (r.o. 601/1999), il Tribunale di Firenze ha sollevato, in riferimento agli artt. 2 e 38 della Costituzione, questione di costituzionalit� degli artt. 1, comma 3, e 2, commi 1 e 2, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati), nella parte in cui tali norme, �quantificando l�indennizzo dovuto a coloro che presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali, non prevedono la liquidazione, sia pure in misura ridotta, del danno biologico sub�to a seguito di emotrasfusioni�.
In fatto, riferisce il Tribunale che l�attore del giudizio di merito ha esposto di essersi sottoposto, nel 1991, a un intervento comportante trasfusioni di sangue, a seguito delle quali aveva contratto un�epatite HCV; il nesso causale fra la trasfusione e il danno da epatite cronica HCV era stato riconosciuto dalla apposita commissione medico-ospedaliera, nell�ambito della procedura per l�indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992, ascrivendosi l�infermit� a una determinata categoria contestata dall�interessato, che, proponendo la domanda giudiziale, ha lamentato l�inadeguatezza della quantificazione dell�indennizzo sotto il profilo della omessa considerazione del danno alla persona e che ha chiesto pertanto nei confronti del Ministero della sanit� la condanna al pagamento di una somma corrispondente alla percentuale di invalidit� permanente patita, prospettando la possibile incostituzionalit� della disciplina circa la liquidazione dell�indennizzo appunto in quanto quest�ultimo non � comprensivo della voce di danno biologico e perci� non � qualificabile in termini di �serio ristoro�, come prescritto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 307 del 1990.
In questa � si rileva � il legislatore ha disciplinato ipotesi eterogenee tra loro, classificabili in due gruppi: a) da un lato, i casi di danno da atto lecito, cio� derivanti da una attivit� della pubblica amministrazione che, immune da colpa, comporta svantaggi per i limiti oggettivi del sapere scientifico di un dato periodo, e nei quali le conseguenze sfavorevoli all�individuo sono accettate come �prezzo� per la maggiore tutela della salute collettiva: in essi � ricompreso il danno da vaccinazioni obbligatorie; b) dall�altro, i casi nei quali, indipendentemente da una valutazione circa la liceit� del comportamento della pubblica amministrazione, si riconosce una tutela sul piano patrimoniale a situazioni che presentano una oggettiva difficolt� probatoria che renderebbe altrimenti difficile, di fatto, una garanzia risarcitoria: in essi � ricompreso il danno da emotrasfusioni. Per gli uni e per gli altri casi, prosegue il Tribunale, la legge ha ancorato l�indennizzo a tabelle dettate per le pensioni del personale militare.
Il sistema non esclude � rileva ancora il rimettente � la risarcibilit� del danno per l�intero e in tutte le sue componenti, quando il comportamento della pubblica amministrazione integri gli estremi del fatto illecito extracontrattuale (ex art. 2043 cod. civ., ovvero ex art. 2050 cod. civ.): ci� � riconosciuto dalla stessa giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 118 del 1996) e altres� dalla giurisprudenza comune, che ha escluso il rapporto di specialit� tra l�indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992 e la disciplina generale in tema di fatto illecito, sussistendo il quale pertanto la pubblica amministrazione sar� tenuta all�integrale risarcimento del danno. Bench� il risarcimento dell�intero danno sia garantito nel caso di accertamento della responsabilit� aquiliana della pubblica amministrazione, ritiene tuttavia il Tribunale che sussista un dubbio di costituzionalit� della disciplina sotto il profilo della �seriet� del ristoro� che deve caratterizzare l�indennizzo.
Se infatti � vero che quest�ultimo non pu� e non deve essere pari al risarcimento integrale del danno, essendo diverse le rispettive finalit� � di assistenza e solidariet� sociale, in un caso; di reintegrazione per equivalente, nell�altro � e se assumono inoltre rilievo, ai fini dell�indennizzo, le compatibilit� e le disponibilit� finanziarie dello Stato, tuttavia, ad avviso del Tribunale � a parte la �stranezza� della previsione legislativa, che ricollega l�importo dell�indennizzo al trattamento pensionistico dei militari � pu� rilevarsi l�inadeguatezza della quantificazione del beneficio, alla luce dell�enunciato della sentenza n. 307 del 1990 della Corte costituzionale, secondo la quale l�indennizzo, per i danni da trattamenti sanitari obbligatori, deve essere corrisposto �... nei limiti di una liquidazione equitativa che pur tenga conto di tutte le componenti del danno stesso�.
Nel meccanismo delineato dalla legge n. 210 del 1992, dunque, non viene presa in considerazione, ai fini dell�indennizzo, la voce di danno �biologico�, liquidabile in via equitativa, n� viene svolta nel procedimento correlativo alcuna indagine medico-legale circa l�incidenza della lesione sulla salute dell�individuo, nei termini di una valutazione percentuale di invalidit� permanente.
L�esigenza che l�attivit� lecita della pubblica amministrazione che sia causa di un danno per il privato comporti un ristoro serio ed effettivo emerge, prosegue il Tribunale, dalla giurisprudenza costituzionale resa sul non affine terreno del diritto di propriet�, relativamente al quale la Corte ha varie volte censurato, alla stregua dell�art. 42 della Costituzione, l�inadeguatezza dell�indennizzo per espropriazione previsto dal legislatore, in quanto non �serio�. Allo stesso modo sarebbe necessario il rispetto delle medesime caratteristiche quanto al beneficio in parola, che attiene al diritto fondamentale alla salute.
Mentre infatti sul terreno generale della responsabilit� da fatto illecito valgono i comuni principi e trovano applicazione gli artt. 2043 e 2059 cod. civ., nel campo della responsabilit� da atto lecito � cio� non ascrivibile a dolo o colpa dell�agente � la censura del Tribunale, di �non seriet�� del ristoro stabilito dalla legge, appare infondata, poich� non pu� confondersi il bene della vita di cui si chiede il ristoro con il criterio di determinazione dell�ammontare dello stesso ristoro. Se, cio�, oggetto della questione � il quantum dell�indennizzo, che si assume inadeguato in relazione al bene della vita perduto o leso � tenendo peraltro presenti, sottolinea l�Avvocatura, i caratteri dell�indennizzo quali definiti dalla sentenza n. 118 del 1996 -, potr� essere criticata la scelta legislativa che ha optato per un determinato metodo, ma non potr� chiedersi, per via di declaratoria di incostituzionalit�, di modificarne la natura, con l�inserimento di istituti estranei: non sarebbe quindi ammissibile la considerazione di elementi, come il danno biologico, non congruenti rispetto al criterio adottato dal legislatore; del resto, la stessa voce di danno biologico � stata ed � determinata dagli interpreti attraverso criteri talvolta di carattere esclusivamente patrimoniale (ad esempio, con il ricorso al criterio del triplo della pensione sociale).
La censura di incostituzionalit�, la cui rilevanza rispetto al contenuto della domanda giudiziale, prosegue il Tribunale, risulta chiara, si incentra sul raffronto tra l�omissione lamentata e il caso delle persone danneggiate da vaccinazioni (antipoliomielitiche) non obbligatorie ma solo promosse e incentivate dall�autorit� sanitaria, caso nel quale, a seguito della sentenza n. 27 del 1998 della Corte costituzionale, il diritto all�assegno una tantum per il periodo anteriore alla vigenza della legge n. 210 � riconosciuto: la situazione di chi, emofilico, si sottoponga a trasfusioni per assicurarsi la stessa sopravvivenza � connotata � sottolinea il rimettente � da uno stato di coartazione e di necessit� certo non minore di quello di chi si sottoponga a vaccinazioni �promosse�.
3.1. � Il Tribunale di Sanremo, con ordinanza del 6 dicembre 1999 (r.o. 65/2000), ha sollevato questione di costituzionalit� dell�art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992, �nella parte in cui non prevede il diritto all�indennizzo per i soggetti sottopostisi a vaccinazione antiepatite B non obbligatoria in quanto appartenenti a categoria a rischio (nella specie: persone conviventi con soggetti HBsAG positivi) in relazione alla quale l�autorit� sanitaria abbia promosso e diffuso capillarmente la vaccinazione�, in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, e 32 della Costituzione.
Nel procedimento civile principale, il ricorrente ha chiesto, nei confronti del Ministero della sanit�, l�erogazione dell�indennizzo previsto dall�art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992, perch�, essendosi sottoposto a vaccinazione antiepatite B su raccomandazione dell�autorit� sanitaria italiana in quanto persona convivente con soggetto HBsAG positivo (cio� affetto da epatite B acuta e cronica), ha contratto, in conseguenza della vaccinazione, una epatopatia cronica; la richiesta � precisa il rimettente � si basa sulla citata norma, quale risultante a seguito della sentenza n. 27 del 1998 della Corte costituzionale, che ne ha dichiarato l�illegittimit� costituzionale �nella parte in cui non prevede il diritto all�indennizzo ... di coloro che si siano sottoposti a vaccinazione antipoliomielitica nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695�.
Ci� posto, � rilevante � osserva il Tribunale - la questione di costituzionalit� relativa all�omessa attribuzione dell�indennizzo ai soggetti sottopostisi a vaccinazione antiepatite B non obbligatoria ma �promossa� nei loro riguardi, perch� � tale lacuna legislativa a impedire l�accoglimento del ricorso; e la questione stessa �, per il Tribunale, non manifestamente infondata, per le considerazioni che seguono.
Anche nel caso in questione, osserva il Tribunale, all�epoca in cui l�interessato si era sottoposto alla vaccinazione antiepatite B � cio� nel dicembre del 1985 � l�amministrazione sanitaria pubblica stava svolgendo una intensa attivit� di promozione e incentivazione di tale tipo di vaccinazione, in particolare verso chi, come il ricorrente, fosse �a rischio� perch� convivente con soggetti positivi al virus.
Questa attivit�, si precisa nell�ordinanza, si era espressa, gi� dagli inizi del 1983, fino all�epoca dei fatti di causa e poi oltre, con una serie di atti dell�amministrazione, principalmente circolari e direttive, che il rimettente indica puntualmente: la circolare del Ministero della sanit� n. 2 dell�11 gennaio 1983 (Profilassi immunitaria dell�epatite B), che individuava i conviventi di persone affette da epatite B come categoria �a rischio� da sottoporre a censimento e screening per la conseguente vaccinazione; la circolare del Ministero della sanit� n. 39 del 22 aprile 1983 (Approvvigionamento vaccini antiepatite B registrati in Italia), circa il programma di approvvigionamento da parte delle autorit� sanitarie competenti a livello locale in materia di profilassi delle malattie infettive e diffusive; le circolari del Ministero della sanit� n. 51 del 1� giugno 1983 (Programmi di vaccinazione contro l�epatite B) e n. 9 del 19 marzo 1985 (Programmi di vaccinazione contro l'epatite B), relative ai programmi di vaccinazione e alle direttive per le autorit� locali; la nota del Ministero della sanit� 400.2/41VH/717 del 23 maggio 1985 (Profilassi dell�epatite B. Primi risultati delle campagne di vaccinazione), circa l�andamento delle campagne vaccinali promosse fino ad allora; atti, tutti, orientati nel senso della realizzazione di programmi di censimento e screening da parte delle U.S.L., per individuare i soggetti definibili a rischio e per raccomandare nei loro riguardi la sottoposizione alla vaccinazione, ai quali hanno fatto seguito, nella medesima prospettiva: la circolare del Ministero della sanit� n. 31 del 26 luglio 1985 (Vaccinazione antiepatite B); la circolare del Ministero della sanit� n. 30 del 15 aprile 1986 (Programmi di vaccinazione contro l�epatite B); la nota del Ministero della sanit� 400.2/41V/1190 del 19 luglio 1986 (Profilassi vaccinale dell�epatite B); la nota del Ministero della sanit� 400.2/41V/1104 del 4 agosto 1987 (Campagne vaccinali contro l�epatite B); la nota del Ministero della sanit� 400.2/41V85/323 del 14 marzo 1988 (Campagna di vaccinazione contro l�epatite B. Approvvigionamento di vaccini).
All�atto di sottoporsi al trattamento dunque � osserva il Tribunale � era in opera una precisa e mirata sollecitazione dell�autorit� sanitaria pubblica, nell�ambito di una vera e propria �campagna� di vaccinazioni antiepatite B.
5. � Fondata � invece la questione sollevata dal Tribunale di Sanremo, il quale dubita della legittimit� costituzionale della mancata previsione del diritto all�indennizzo, previsto dall�art. 1, comma 1, della legge n. 210 a favore di quanti abbiano riportato danni irreversibili alla salute, essendo stati sottoposti a vaccinazione antiepatite B non obbligatoria, appartenendo a una categoria di persone considerate �a rischio� e perci� incentivate a sottoporsi alla vaccinazione stessa nell�ambito di una campagna promossa dall�autorit� sanitaria. Il giudice rimettente ritiene ingiustificata tale mancata previsione, a fronte della attribuzione dell�indennizzo a favore di chi, in analoghe circostanze, abbia contratto un�infermit� a seguito di vaccinazione antipoliomielitica (art. 1 della legge n. 210 del 1992, quale risultante a seguito della sentenza n. 27 del 1998 di questa Corte).
Il citato art. 1 della legge n. 210 prevede il diritto all�indennizzo (determinato dall�art. 2) per chiunque abbia riportato lesioni o infermit� dalle quali sia derivata una menomazione permanente all�integrit� psico-fisica, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge. Con la sentenza test� citata, questa Corte � richiamato �il principio che non � lecito [...] richiedere che il singolo esponga a rischio la propria salute per un interesse collettivo, senza che la collettivit� stessa sia disposta a condividere, come � possibile, il peso di eventuali conseguenze negative� (sentenze nn. 307 del 1990 e 118 del 1996) - ha ritenuto non esservi ragione di differenziare, rispetto a tale principio, �il caso [...] in cui il trattamento sanitario sia imposto per legge da quello [...] in cui esso sia, in base a una legge, promosso dalla pubblica autorit� in vista della sua diffusione capillare nella societ�; il caso in cui si annulla la libera determinazione individuale attraverso la comminazione di una sanzione, da quello in cui si fa appello alla collaborazione dei singoli a un programma di politica sanitaria�. Infatti, si aggiungeva, �una differenziazione che negasse il diritto all�indennizzo in questo secondo caso si risolverebbe in una patente irrazionalit� della legge. Essa riserverebbe [...] a coloro che sono stati indotti a tenere un comportamento di utilit� generale per ragioni di solidariet� sociale un trattamento deteriore rispetto a quello che vale a favore di quanti hanno agito in forza della minaccia di una sanzione�.