Source: https://www.diritto.it/in-merito-ad-un-frazionamento-artificioso-degli-appalti-finalizzato-ad-eludere-la-norma-sul-limite-dei-e-100-000-per-l-uso-della-trattativa-privata-e-comunque-circa-la-non-motivazione-dell-utilizzaz/
Timestamp: 2018-06-20 09:55:11+00:00
Document Index: 133403899

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 78', 'art. 41', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 41', 'art. 24', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 330', 'art. 28']

In merito ad un frazionamento artificioso degli appalti (finalizzato ad eludere la norma sul limite dei € 100.000 per l’uso della trattativa privata) e comunque circa la non motivazione dell’utilizzazione del metodo stesso della trattativa privata, anzich
La circostanza della riportata distanza geografica non ha peso: a parte che si tratta comunque di distanza assai modesta, che può essere coperta in un assai breve tempo, domina su tutto il fatto che si tratta di lavori pubblici comunali, vale a dire di un àmbito territoriale per definizione circoscritto e tale da consentire il simultaneo controllo operativo, da parte dell’appaltatore, dei vari cantieri _Nulla consentiva dunque di derogare al principio moralizzatore del divieto del frazionamento artificioso degli appalti di opere pubbliche finalizzato alla elusione del divieto della trattativa privata al di sopra della soglia degli € 100.000:il ricorso alla trattativa privata, quand’anche dopo l’innovazione all’art. 24 cit., ad opera della l. 1° agosto 2002 n. 106 del comma 1, lett. 0a), va giustificato e di tale giustificazione va data esternazione: il metodo della trattativa privata, infatti, rappresenta comunque una eccezione ai principi di libera concorrenza, e dunque di rispetto, al contempo, della pari condizione dei potenziali interessati e dell’interesse della Amministrazione alla convenienza economica dei lavori. Sicché il passaggio derogatorio da un metodo competitivo ad un metodo monopolistico come la trattativa privata, che per definizione è atto a restringere potenzialmente la cura di detti immanenti interessi, deve trovare e avere una manifesta ragione legittimante.
Merita di essere riportato il seguente pensiero espresso dal Consiglio di Stato nella decisione numero 2803 del 9 giugno 2008, inviata per la pubblicazione in data 12 giugno 2008
<Quanto, infine, alla motivazione dell’atto stesso di autotutela, corretto è quanto afferma il giudice di prime cure circa il non ancora avvenuto consolidamento della situazione giuridica soggettiva dell’ALFA, il quale non altra aspettativa a quel momento procedimentale aveva che quella nascente dal mero fatto di essere stato in pratica reso illegittimamente monopolista futuro contraente dell’amministrazione comunale. Bene dunque ha operato l’amministrazione ravvisando nella esigenza di reintegrare la legittimità la ragione fondante dell’esercizio dell’autotutela.>
sul ricorso in appello n.r.g. 8212/05, proposto da ALFA Franco, in qualità di titolare dell’impresa ALFA Costruzioni, rappresentato e difeso dall’Av. Vittorio Vercillo del Foro di Cosenza ed elettivamente domiciliato in Roma, Via Spinazzola, 41 presso Arcieri Giovanni Battista;
– COMUNE DI TORANO CASTELLO, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Michele Biamonte, elettivamente domiciliato in Roma, Via Tuscolana, 55 presso lo studio dell’Avv. Vincenzo Cotardo;
Designato relatore, alla pubblica udienza del 5 febbraio 2008, il consigliere Giuseppe Severini ed udito, altresì, l’avvocato O. Sivieri, per delega dell’avv. Vercillo, come da verbale d’udienza;
Con l’atto di appello in esame, notificato il 5 ottobre 2005, il sig. ALFA Franco, titolare dell’impresa ALFA Costruzioni, impugna nei confronti del Comune di Torano Castello la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Catanzaro) n. 693/05 del 27 aprile 2005.
Detta sentenza aveva rigettato un ricorso dello stesso ALFA avverso l’atto della Giunta Comunale di Torano Castello di revoca di due precedenti deliberazioni (n. 140 del 6 maggio 2004 e la n. 204 del 27 maggio 2004, con cui era stato disposto l’affidamento a trattativa privata di alcuni lavori pubblici comunali). Siffatta autotutela era stata motivata per l’illegittimità degli atti autoannullati, come da parere di un legale successivamente incaricato dal Comune. Il parere aveva considerato che le gare di cui alla deliberazione n. 140 del 6 maggio 2004 violavano l’art. 24, comma 5, l. n. 109 del 1994 e l’art. 78, comma 4, d.P.R. n. 554 del 1999, in relazione alla gara ufficiosa cui erano stati sono stati invitati meno di cinque concorrenti. L’atto n. 204 del 27 maggio 2004 violava poi l’art. 41 del Regolamento di Contabilità di Stato e l’art. 24, comma 5, l. n. 109 del 1994. A ciò si aggiungevano altre motivazioni dell’atto di autotutela.
Quanto poi alla motivazione dell’atto di autotutela, il primo giudice considerava che i procedimenti avviati non erano andati oltre l’individuazione (nei verbali imprecisamente chiamata aggiudicazione provvisoria), a seguito di gara informale, dell’ALFA – unico partecipante alle gare informali – quale soggetto con cui concludere i contratti di realizzazione di arredo urbano in Torano Centro (adeguamento della pubblica illuminazione), di cui all’atto n. 140 del 6 maggio 2004, e di completamento della sala polivalente con annessi servizi in località Timpa, di cui all’atto n. 204 del 27 maggio 2004. Ne derivava che in capo alla impresa in questione non sussisteva ancora alcuna posizione consolidata, dovendo ancora intervenire il completamento della fattispecie procedimentale e la stipulazione del contratto.
Con l’appello, l’ALFA afferma che male ha giudicato il giudice di primo grado, incorrendo in Illogica e/o contraddittoria motivazione quando ha ritenuto la violazione dell’art. 24, comma 4, l. n. 109 del 1994 che vieta di frazionare in più lotti un unico lavoro, per conseguire l’affidamento dei lavori a trattativa privata, altrimenti non possibile.
Invero, le varie zone comunali interessati dai lavori distano tra loro anche decine di chilometri (ad es. Torano centro dista dalla frazione Scalo o da Sartano circa 10 chilometri, e così Timpone o Cupini), sicché se i lavori fossero stati affidati con unico lotto l’impresa aggiudicataria avrebbe dovuto costituire contemporaneamente diciassette cantieri in diverse zone tra loro distanti, malgrado la richiesta contestualità.
Per i lavori della seconda delibera, poi, la tipologia dei lavori era diversa: i lavori aggiudicati provvisoriamente all’ALFA erano di completamento della sala polivalente con annessi servizi in Timpone, gli altri la manutenzione di strade o la realizzazione di marciapiedi o la costruzione di un centro sociale polifunzionale in località diverse. Quindi tipologie differenti in differenti zone distanti.
Per l’appellante poi la motivazione dell’affidamento a trattativa privata, doveva tenere conto che la trattativa privata stessa non è un mezzo eccezionale dopo l’innovazione all’art. 24 cit., ad opera della l. 1° agosto 2002 n. 106 del comma 1, lett. 0a), in base alla quale i lavori fino ad € 100.000 si possono affidare a trattativa privata senza che applicazione dell’art. 41 del Regolamento di Contabilità di Stato e senza che la trattativa privata necessiti di gara informale. E comunque la motivazione richiesta dall’art. 24, comma 2, è diversa dalla motivazione richiesta dall’art. 41, r.d. n. 827 del 1927, che è una motivazione non di tipo qualificato (altrimenti sarebbe un duplicato dell’art. 41), ma di tipo generico, che può essere implicita nel provvedimento: così come era nel caso di specie, anche per via della urgenza dei lavori
A parte tutto questo, per l’appellante la sentenza è altresì erronea nella parte in cui nega che l’atto di autotutela dovesse essere motivato con riferimento all’interesse pubblico concreto ed attuale conducente alla revoca, anche in comparazione con quello privato e alla relativa prevalenza. Non è vero che difettava una posizione soggettiva consolidata in capo all’ALFA: nella prima delle due trattative private (delibera n. 140 del 1004), la amministrazione comunale gli aveva richiesto la documentazione per la stipula del contratto definitivo
Prima di tutto va disattesa l’eccezione preliminare di omessa notificazione dell’appello. Questo atto processuale – secondo quanto risulta dagli atti di causa – è stato notificato il 5 ottobre 2005 nelle mani dell’Avv. Immacolata Zagardi, Viale Magna Grecia, 5, Catanzaro, domiciliatario del difensore Avv. Michele Biamonte. Risulta così rispettato il disposto dell’art. 330, primo comma, seconda parte, Cod. proc. civ., richiamato dall’art. 28 l. n. 1034 del 1971, per il quale “l’impugnazione […] si notifica presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio” salvo diversa dichiarazione all’atto della notificazione della sentenza. Detta disposizione non distingue, come vorrebbe invece l’appellato, tra difensore effettivo e mero domiciliatario, essendo anzi funzione specifica di quest’ultimo – com’è avvenuto nella specie – proprio con la fissazione del domicilio processuale, il ricevere formalmente gli atti di manifestazione del contraddittorio. Qualora l’atto d’impugnazione debba essere notificato presso il procuratore costituito e tale procuratore abbia eletto domicilio presso un collega, la notificazione è efficacemente effettuata mediante consegna di copia dell’atto a detto domiciliatario.
Quanto, infine, alla motivazione dell’atto stesso di autotutela, corretto è quanto afferma il giudice di prime cure circa il non ancora avvenuto consolidamento della situazione giuridica soggettiva dell’ALFA, il quale non altra aspettativa a quel momento procedimentale aveva che quella nascente dal mero fatto di essere stato in pratica reso illegittimamente monopolista futuro contraente dell’amministrazione comunale. Bene dunque ha operato l’amministrazione ravvisando nella esigenza di reintegrare la legittimità la ragione fondante dell’esercizio dell’autotutela.
Condanna l’appellante ALFA Franco alla rifusione delle spese processuali dell’appellato Comune di Torano Castello, che liquida in complessivi € 4.000,00.
Così deciso in Roma, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), nella camera di consiglio del 5 febbraio 2008, con l’intervento dei Signori: