Source: http://www.anolf.it/archivio/circolari/minint_12_09_2000.htm
Timestamp: 2019-09-15 16:57:06+00:00
Document Index: 149679651

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'sentenza ', 'art. 13', 'art.28', 'art. 17', 'art. 17', 'art.28', 'art.28']

Ministero dell'Interno: Circolare del 12/09/2000
Prot.n. 300.C/2000/4761/A/12.214.19/l^ DIV.
Roma, 12 settembre. 2000
Ai Sigg. commissari di governo delle Province di Trento e Bolzano
e, p.c. Ai Sigg. Dirigenti le zone Polizia di Frontiera Loro Sedi
OGGETTO: Dichiarazione parziale di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, lettera d), D.Legs. n.286/1998.
Nella Gazzetta Ufficiale - l^ Serie speciale - Corte Costituzionale - n.32 del 2 agosto u.s. è stata pubblicata la sentenza n.376 del 12 luglio 2000 con la quale, a seguito del giudizio di legittimità costituzionale promosso dal Pretore di Termini Imerese, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale della disposizione in oggetto, nella parte in cui non prevede che il divieto di espulsione previsto per le donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio venga estesa anche al marito convivente, salvo che sussistano i motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato previsti dall'art. 13, comma 2 del Testo Unico.
Conseguentemente, operando nei confronti del marito convivente il divieto di espulsione, al medesimo dovrà essere rilasciato il permesso di soggiorno per cure mediche ex art.28, comma 1, lettera c), D.P.R. n.394/1999, previsto per le donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio a cui provvedono.
Il rilascio del suddetto permesso è subordinato alla contestuale sussistenza dei due elementi dell'essere coniugato con la donna che si trova in stato di inespellibilità e di essere con lei convivente.
La condizione di coniugati, trattandosi di cittadini irregolari, non potrà essere autodichiarata.
Pertanto, se il matrimonio è stato contratto all'estero, la suddetta condizione dovrà essere esaustivamente certificata con documenti idonei che, ai sensi dell'art. 17, comma lì della legge n. 15/1968, devono essere tradotti in lingua italiana e legalizzati dalla competente Rappresentanza diplomatica italiana, mentre gli atti formati nello Stato e da valere nello Stato, rilasciati da una Rappresentanza diplomatica o consolare estera in Italia, andranno legalizzati a cura delle Prefetture (art. 17, comma IV, legge 15/1968).
Se invece il matrimonio è stato contratto in Italia, lo stato di coniugio potrà essere attestato esclusivamente da un certificato di matrimonio.
Inoltre, poiché la convivenza assume carattere di requisito concorrente, particolare attenzione dovrà essere posta dalle Questure nel verificare che tale stato sia effettivo.
Quanto allo stato di gravidanza o di puerperio della moglie convivente, che dà diritto al rilascio del permesso, questo andrà attestato mediante idonea certificazione medica (anche questa non sostituibile con autocertificazione), giusta l'art.28, comma 1, lettera c), D.P.R. n.394/1999.
Si ribadisce che i due requisiti dell'essere coniugato e convivente con la donna che si trova in condizione d'inespellibilità debbono entrambi sussistere.
Pertanto il permesso in parola non potrà essere rilasciato né al padre convivente, che però non sia coniugato con la donna in stato di gravidanza, né al coniuge non convivente. E' fatta naturalmente salva la valutazione circa l'esistenza delle condizioni formali e sostanziali che eventualmente consentano il rilascio del permesso di soggiorno ad altro titolo.
Si richiama, inoltre, la particolare attenzione sull'obbligo di motivare in maniera esaustiva l'eventuale provvedimento di diniego emanato in base al presupposto della mancata convivenza.
Infine si sottolinea che la Corte Costituzionale ha evidenziato che, più che un divieto assoluto di espulsione, il caso in esame configura "una temporanea sospensione del relativo potere fondata sulla particolare tutela che l'ordinamento, in questa come in varie materie, appresta per le donne in stato di gravidanza e nel periodo immediatamente successivo alla nascita del figlio".
Ciò vuol dire che, non appena venuti meno i presupposti, e sempre che non siano sopravvenuti nuovi elementi per la concessione di permesso di soggiorno ad altro titolo, gli stranieri già presenti in Italia in base all'art.28, comma 1, lettera c), D.P.R. nr.394 1999 avranno l'obbligo di lasciare il territorio nazionale secondo quanto previsto dalla vigente normativa.