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Timestamp: 2020-08-05 23:09:08+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 8629 del 03/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8629 del 03/04/2017
Cassazione civile, sez. I, 03/04/2017, (ud. 02/02/2017, dep.03/04/2017), n. 8629
sul ricorso 469/2012 proposto da:
Inc General Contractor S.p.a., ora Studi Economici e Progetti
Integrati – S.E.P.I. S.p.a. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente
calce al ricorso e procura per Notaio dott. CO.AN. di
Anas S.p.a., C.G., P.V., Sitaf S.p.a., Sti
Anas (c.f. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro
C.G., Inc General Contractor S.p.a., P.V.,
P.V. (c.f. (OMISSIS)), S.t.i. S.r.l., in persona del
Roma, Via di Pietralata n.320-d, presso l’avvocato Mazza Ricci
calce al ricorso principale e procura per Notaio dott. CO.AN.
di (OMISSIS)
C.G., Sitaf S.p.a., Anas S.p.a.;
avverso la sentenza n. 648/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
uditi, per la ricorrente, gli Avvocati M. Manfredonia, S. Grassi e S.
Aragona che hanno chiesto l’inammissibilità dei ricorsi
gli Avvocati F. Magrì, D. Prato, S. Scotti Camuzzi che si
1. Con atto di citazione notificato il 20 aprile 1999, la Società Italiana Traforo Autostradale del Frejus – SITAF s.p.a. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, la INC General Contractor s.p.a., in qualità di mandataria delle imprese mandanti riunite Armando Torri s.p.a., INC s.p.a., L.A. &amp; Figli s.p.a., Itinera s.p.a., Fratelli Po., nonchè l’ing. C.G., l’ing. P.V. e la STI s.r.l., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti in conseguenza di diverse inadempienze, poste in essere dai convenuti nel corso dei lavori di costruzione della (OMISSIS).
Il Tribunale adito, con sentenza n. 1609/2001, rigettava la domanda attorea e la riconvenzionale spiegata dalla STI s.r.l., e dichiarava inammissibile l’intervento dell’ANAS, che condannava, in solido con la SITAF s.p.a., al pagamento delle spese processuali sostenute dai convenuti.
2. La Corte di Appello di Torino, con sentenza non definitiva n. 685/2002, depositata il 14 maggio 2002, dichiarava la nullità della sentenza di prime cure, per omessa attivazione del contraddittorio sul thema decidendum e sul thema probandum, e disponeva – con separata ordinanza – per il prosieguo del giudizio. Nelle more del procedimento di secondo grado, peraltro, questa Corte, con sentenza n. 13408/2008, cassava con rinvio la sentenza n. 685/2002 della Corte di Appello di Torino.
3. Con sentenza n. 1018/2008, depositata il 21 luglio 2008, la Corte di Appello di Torino definiva, intanto, nel merito il giudizio di appello, accogliendo la domanda della SITAF s.p.a. e condannando la INC General Contractor s.p.a., nella qualità, ed i direttori dei lavori, ing. P.V., in proprio e quale legale rappresentante della STI s.r.l., ed ing. C.G. al risarcimento dei danni tutti, alcuni dei quali da liquidarsi in separato giudizio, subiti dalla società committente, oltre al pagamento delle spese di lite in favore della SITAF s.p.a. e dell’ANAS. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la INC General Contractor s.p.a.
4. A seguito della cassazione della sentenza non definitiva n. 685/2002, il giudizio veniva riassunto dalla SITAF s.p.a., con atto di citazione notificato il 10 giugno 2009, e si concludeva con la sentenza n. 648/2011, depositata il 5 maggio 2011, con la quale la Corte di Appello di Torino dichiarava inammissibili tutte le domande proposte dalle parti nel giudizio di rinvio, essendo già intervenuta la sentenza definitiva n. 1018/2008, “statuente nel merito ed indipendente dalla pronuncia parziale annullata”, e dichiarava compensate tra le parti le spese processuali del giudizio di rinvio e di quello di legittimità.
6. Con atto del 30 novembre 2016, sottoscritto dalle parti e dal difensore, e notificato alle altre parti costituite, l’ing. P.V. e la STI s.r.l. rinunciavano al ricorso, ai sensi dell’art. 390 c.p.c.. Con successivo atto del 20 dicembre 2016, sottoscritto dal difensore munito di procura speciale e notificato alle parti costituite, la SEPI – Studi Economici e Progetti Integrati s.p.a. (già INC General Contractor s.p.a.) – essendo stata cassata senza rinvio da questa Corte, con sentenza 15/1/2015, n. 572, la sentenza definitiva della Corte di Appello di Torino n. 1018/2008 – dichiarava, del pari, di rinunciare al ricorso, ai sensi dell’art. 390 c.p.c..
Va osservato, infatti, che – secondo il costante insegnamento di questa Corte – la rinuncia al ricorso per cassazione produce l’estinzione del processo anche in assenza dell’accettazione delle altre parti, in quanto tale atto non ha carattere “accettizio”, non richiede, cioè, l’accettazione degli altri contraddittori per essere produttivo di effetti processuali, rivestendo l’accettazione da parte di questi ultimi un rilievo esclusivamente ai fini di escludere la condanna di chi vi ha dato causa alle spese del giudizio, ai sensi dell’art. 391 c.p.c., comma 4. (Cass. 15/10/2009, n. 21894; Cass. 05/05/2011, n. 9857; Cass. 26/02/2015, n. 3971).
2.1. Si duole la istante del fatto che la Corte di Appello, si sia pronunciata in sede di rinvio, dichiarando l’inammissibilità delle domande di merito proposte dalle parti, per essere intervenuta la sentenza definitiva della Corte di Appello di Torino n. 1018/2008, già “statuente nel merito ed indipendente dalla pronuncia parziale annullata” (p. 19 della decisione n. 648/2011).
Osserva, invero, la SITAF s.p.a. che, essendo stata la suddetta sentenza n. 1018/2008 impugnata con ricorso per cassazione dalla INC Generai Contractor s.p.a., la decisione della Corte torinese di dichiarare inammissibili in sede di rinvio le domande di merito delle parti avrebbe esposto la SITAF s.p.a. al rischio (divenuto, poi, realtà per effetto della cassazione della sentenza n. 1018/2008, disposta da questa Corte con la pronuncia n. 572/2015) – per ovviare al quale la ricorrente aveva richiesto sia la riunione dei giudizi che la sospensione ex art. 295 c.p.c. del procedimento, poi definito con l’impugnata sentenza n. 648/2011 – di una denegata giustizia, qualora, come è poi accaduto, la decisione che decideva il merito fosse stata cassata da questa Corte. Tale decisione del giudice di rinvio si sarebbe, pertanto, tradotta – a parere della ricorrente – nella violazione dei principi del giusto processo e di unitarietà e speditezza del giudizio, espressi dal disposto dell’art. 111 Cost.
2.2.1. La Corte territoriale ha, invero, ritenuto che la cassazione della sentenza non definitiva n. 685/2002, disposta da questa Corte con la sentenza n. 13408/2008, non avesse comportato la caducazione, ai sensi dell’art. 336 c.p.c., anche della pronuncia definitiva n. 1018/2008, con la quale la medesima Corte di Appello di Torino aveva deciso il merito della vicenda, accogliendo la domanda proposta dalla SITAF s.p.a., e ciò in quanto tale pronuncia sarebbe stata del tutto indipendente da quella non definitiva. Ne sarebbe conseguito, ad avviso della Corte territoriale, che le domande di merito proposte dalle parti in sede di rinvio si sarebbero dovute considerare inammissibili, essendosi la stessa Corte già pronunciata con la predetta decisione n. 1018/2008, “statuente nel merito ed indipendente dalla pronuncia parziale annullata”.
2.2.1. Deve, invero, osservarsi che – la cassazione con rinvio della sentenza non definitiva, con cui il giudice di appello abbia dichiarato la nullità della sentenza di primo grado e disposto la prosecuzione del giudizio innanzi a sè, determina – ai sensi dell’art. 336 c.p.c., comma 2, – l’inefficacia sopravvenuta dell’attività istruttoria svolta e la cessazione della “potestas iudicandi” del giudice d’appello. Ne consegue, pertanto, che la sentenza definitiva successivamente emessa è affetta da inesistenza per abnormità, che pur potendo essere denunciata in ogni momento con una azione di accertamento, può essere fatta valere anche con i mezzi ordinari di impugnazione, per l’interesse concorrente della parte e del sistema ad espellere dall’ordinamento un provvedimento abnorme (cfr. Cass. 572/2015).
Ebbene, è evidente che la Corte territoriale, nell’impugnata sentenza n. 648/2011, non si è affatto attenuta a tali principi, avendo, per contro, erroneamente affermato che la sentenza definitiva di merito n. 1018/2008 ben avrebbe potuto sopravvivere all’annullamento della decisione non definitiva n. 685/2002, con la quale la Corte aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado e disposto la prosecuzione del giudizio dinanzi a sè, in quanto del tutto “indipendente” da questa.