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Timestamp: 2018-07-17 12:56:28+00:00
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NON POSSUMUS: "Questa è la sentenza di tutti gli antichi Padri, i quali insegnano che gli eretici manifesti perdono seduta stante ogni giurisdizione".
"Questa è la sentenza di tutti gli antichi Padri, i quali insegnano che gli eretici manifesti perdono seduta stante ogni giurisdizione".
Il trattato De Romano Pontefice scrive:
«Il papa eretico manifesto per sé cessa di esser papa e capo [della Chiesa], come per sé cessa di essere cristiano e membro del corpo della Chiesa. Perciò, può esser giudicato e punito dalla Chiesa.
Questa è la sentenza di tutti gli antichi Padri, i quali insegnano che gli eretici manifesti perdono seduta stante ogni giurisdizione.
Questa è la sentenza precisamente di Cipriano, libro 4, lettera 2, dove così parla di Novaziano, che fu papa nello scisma contemporaneamente a Cornelio: “Non potrebbe mantenere l’episcopato – dice – e, se è stato eletto primo vescovo, si separerebbe dal corpo degli altri vescovi e dall’unità della Chiesa”. Nel contesto, qui si vuole dire che Novaziano, benché fosse vero e legittimo Papa, tuttavia sarebbe decaduto immediatamente dal pontificato se si fosse separato dalla Chiesa.
La stessa sentenza è insegnata da uomini dottissimi contemporanei, come Giovanni Driedonis, secondo cui si separano dalla Chiesa solo quelli che sono stati espulsi, o perché scomunicati, o in quanto per se stessi si distaccano o combattono la Chiesa, come gli eretici e gli scismatici. Dice, inoltre, che in coloro che si sono separati dalla Chiesa non rimane alcuna potestà spirituale su coloro che appartengono alla Chiesa.
Anche Melchor Cano insegna che gli eretici non sono parte della Chiesa, né membra, e che non si può immaginare neppure con il pensiero, che uno sia papa e non sia membro, né parte della Chiesa. Dice, inoltre, che gli eretici occulti sono ancora parti e membra della Chiesa, ed anche il Papa eretico occulto, ancora sarebbe papa. […] Si tratta, tuttavia, di una unione solo esterna, non di animo».
(De Romano Pontefice, libro II, cap. 30 in: Opera Omnia, vol. I, Napoli 1856, p. 420).
«Tutti i cattolici convengono che:
1) Il Pontefice, anche in quanto Pontefice, anche con l’insieme dei suoi consiglieri, o con un Concilio Generale, può errare in controversie particolari di fatto, le quali dipendono principalmente dall’informazione e dalla testimonianza degli uomini.
2) Può sbagliare come dottore privato anche in questioni universali di diritto, sia di fede, sia di morale, e questo a causa dell’ignoranza, come accade a volte agli altri dottori.
3) Il Pontefice, assieme a un Concilio Generale, non può errare nello stabilire decreti che riguardano la fede, o precetti generali di morale.
4) Il Pontefice da solo, o con il suo particolare consiglio, nello stabilire qualcosa in materia dubbia, sia che possa errare, sia non, deve esser ascoltato con obbedienza da tutti i fedeli».
(De Romano Pontefice, libro IV, cap. 2 in: Opera Omnia, vol. I, Napoli 1856, p. 477).
Il più antico giornale cattolico tradizionalista statunitense, “The Remnant”, ha pubblicato una lettera aperta a papa Francesco, chiedendogli, in buona sostanza, di cambiare politica o di dimettersi. Le ragioni della richiesta di rinunciare al ruolo a cui è stato eletto due anni fa sono contenute in un “Libellus”.
(Dal Blog di Marco Tosatti)
No signor Marco Tosatti! Lei pensa rendere servizio alla Chiesa cattolica pubblicando questo Libello. No! Lei fa il contrario. Questo Libello è viziato nelle premesse e nega praticamente le promesse di Gesù: le porte dell' inferno non prevarranno. Non praevalebunt. Mi spiego. Non è contemplata nella divina costituzione della chiesa, quella fondata da Gesù (Dio), che un membro, papa o semplice fedele che sia, non professi integralmente la fede cattolica.
Il peccatore cattolico rimane membro della chiesa visibile. Ruba, uccide, fornica, ecc ma rimane membro visibile del corpo mistico. Se invece un membro (papa o semplice fedele che sia) professa una fede altra che quella cattolica succede quello che non solo Lei, signor Marco Tosatti, ma anche la grande massa dei cattolici, anche tradizionalisti, hanno dimenticato: nel momento in cui un membro della chiesa cattolica professa un credo altro di quello cattolico cessa di essere membro visibile del corpo mistico di Cristo. E questo in virtù proprio della promessa " non praevalebunt". Il cardinale Billot insegna che il bambino protestante, nel momento in cui riceve la confermazione protestante e professa nel tempio protestante la fede protestante, cessa (anche facendolo in buona fede) di essere membro visibile della chiesa. Questo critero della professione pubblica della fede cattolica come critero visibile,esteriore per riconoscere visibilmente i membri della chiesa e quindi la chiesa stessa, questo critero è palesemente negato anche da colui che viene contrapposto a Bergoglio: Ratzinger.
Perciò il Libello aumenta la confusione. Fa credere che la chiesa non è soltanto composta da buoni e cattivi ma anche da chi non professa la fede cattolica. E ci siamo. E' questo il nuovo concetto della nuova chiesa.
Piuttosto va ricordato che chiunque (papa compreso) professa un credo differente da quello cattolico (il presunto unico dio delle religioni monoteiste, il valore salvifico delle altre religioni, la rinuncia da parte della chiesa di rivendicare per la società civile la regalità sociale di Gesù Cristo, insomma tutto quello che insegna il Concilio Vaticano II) quando lo fa non lo fa più da cattolico, perché in quel momento non lo è più. E questo vale a piu forte ragione per un membro della chiesa docente. Anche lui, papa che fosse, senza alcuna previa sentenza giudiziaria o dichiarazione di chicchesia (" chi non crede e gia giudicato) cessa di essere membro della chiesa e perde per il fatto stesso (ipso facto) la carica che riveste. La chiesa è e rimane indefettibile. Ecco perché la chiesa conciliare non è la chiesa cattolica. Deo gratias.
Pubblicato da Gianluca Cruccas a domenica, dicembre 20, 2015