Source: http://www.scuola7.it/2018/103/
Timestamp: 2019-04-25 07:03:21+00:00
Document Index: 138920898

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 320', 'art. 433', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 1']

Scuola7 - n. 103
Scuola7 10 settembre 2018, n. 103
10 settembre 2018, n. 103
Istruzione professionale: avanti a mezzo passo! (D. Ciccone)
La formazione dei neoassunti: sperimentare l’innovazione e renderla strutturale (D. D'Amico)
Il Consiglio di Stato riconosce il diritto di scelta alimentare (C. Olivieri)
Diventare educatore negli asili nido (G. Ventura)
Parliamo diIstruzione professionale:
avanti a mezzo passo!
- “Progetto formativo individuale (PFI)”, un modello poderoso di innovazione didattica sancito dall’art. 5 del D.Lgs. 61/2017;
- “Unità di apprendimento” (UDA), quel modello progettuale che costituisce l’“insieme autonomamente significativo di competenze, abilità e conoscenze in cui è organizzato il percorso formativo della studentessa e dello studente.”
- nel biennio vi sia l’aggregazione delle discipline, di area generale e di indirizzo, negli assi culturali relativi all’obbligo di istruzione;
- nel triennio l’aggregazione debba essere destinata alle discipline dell’area generale.
-dalla quota di autonomia non superiore al 20% del curricolo;
-dagli spazi di flessibilità, entro il 40% dell’orario complessivo previsto per il terzo, quarto e quinto anno, nell’ambito dell’organico dell’autonomia.
Il Decreto 92/2018, con un’ampia nota redazionale illustrativa, è pubblicato su Notizie della scuola n. 1 dell'1/15 settembre 2018.
La formazione dei neoassunti: sperimentare l’innovazione e renderla strutturale
Al via la formazione dei docenti neo-assunti
Anche quest’anno, nel mese di agosto, il Miur (Direzione generale per il personale scolastico) ha dato avvio all’anno di prova e di formazione, attraverso una circolare (prot. n. 35085 del 2 agosto 2018) contenente le indicazioni per gli Uffici Scolastici Regionali. Il fatto di aver reso una consuetudine l’uscita di questo atto ministeriale durante i mesi estivi è un indicatore di massima attenzione, da parte del Ministero, non solo verso le articolazioni periferiche (USR, UAT e scuole), ma anche e soprattutto verso gli insegnanti neoassunti. Infatti garantire che i docenti neoassunti siano accolti a scuola in modo adeguato già dai primi giorni di settembre, e che vengano messi a conoscenza delle caratteristiche della formazione che li attende durante il primo anno di servizio, nonché dei diritti e doveri connessi al loro nuovo status giuridico, rappresenta un segnale forte sulla necessità di investire sempre di più nel capitale professionale e culturale, per migliorare il sistema-istruzione del nostro Paese. Siamo al quarto anno di attuazione del nuovo modello formativo, che vedrà coinvolti circa 30.000 docenti su tutto il territorio nazionale. Si consolida quindi la misura di formazione rivolta ai neoassunti, che è ad oggi ben incardinata anche nei processi amministrativi del Miur.
Il modello formativo, che ogni anno è rivisto e migliorato, è nato dalla necessità di costruire le basi per un sistema di formazione che sia fortemente interconnesso con lo sviluppo professionale del docente e con la definizione di «standard di competenze» disciplinari e trasversali. Inoltre il modello prevede una misurazione continua e granulare della qualità percepita dai docenti, e della qualità di processo del percorso formativo. Infatti la nuova formazione in ingresso è stata progettata come punto di partenza per i neoassunti, che accompagni tutta la carriera e lo sviluppo professionale del docente, ed è caratterizzata da modelli innovativi di attuazione, orientati fortemente all’innovazione digitale, al «bilancio delle competenze», alle attività laboratoriali e di ricerca-azione, che stimolano continue riflessioni e produzione di documentazione sulla didattica. La durata generale del percorso è di 50 ore, suddivise in: attività formative in presenza, rafforzando sempre di più la logica del “laboratorio” (in cui si privilegia lo scambio di esperienze, la pratica didattica, etc.), osservazione in classe “peer to peer” (da strutturare anche attraverso modelli di riferimento ormai consolidati, disponibili on-line), riflessione professionale (sostenuta dalla piattaforma digitale Indire, che consente di costruire un bilancio di competenze, di sperimentare l’utilizzo di un portfolio e di accedere a modelli per la redazione di un “patto per lo sviluppo formativo”). Il “visiting” a scuole innovative è confermato per 3.000 docenti, che possono, a domanda, sostituire parte del percorso laboratoriale con questa nuova attività. Inoltre, per quanto riguarda i laboratori formativi, si è cercato di rendere più flessibile l’organizzazione, con particolare riferimento ai contenuti, al tempo da dedicare a ciascun laboratorio e alla metodologia da adottare. La conduzione dei laboratori necessita quindi sempre di più non solo di competenze sulla materia, ma anche di competenze relazionali e di comunicazione, di gestione di gruppi; in pratica bisogna essere anche degli esperti “facilitatori”.
Le diverse fasi della formazione
1. Incontri propedeutici e di restituzione finale
Questa fase prevede due incontri della durata di tre ore ciascuno, realizzati in genere a livello provinciale.
Nel primo incontro, propedeutico alla partenza del percorso formativo, l’Ufficio Scolastico Regionale, in collaborazione con gli ambiti territoriali, illustra ai docenti come sarà strutturata l’iniziativa, quali sono gli obiettivi e cosa ci si aspetta dai docenti neoassunti in un momento in cui la scuola sta cambiando. Inoltre possono essere illustrati i materiali di supporto e di accompagnamento alla gestione delle attività (modelli di bilancio di competenze e di portfolio, struttura dei laboratori formativi, etc.). La partecipazione anche dei “tutor” è essenziale, in quanto consente di condividere da subito informazioni e strumenti con gli incaricati della supervisione dei neo-assunti.
Nel secondo incontro, organizzato a conclusione del percorso formativo, si vuole invece fare il punto sulle iniziative svolte, su eventuali punti di forza e di debolezza, al fine di migliorare continuamente l’intera azione formativa. Nell’ambito di questo incontro è importante anche coinvolgere i diretti protagonisti degli eventi formativi, ed esperti del mondo della scuola che sappiano trasmettere entusiasmo ai neoassunti. È altresì importante individuare nuove metodologie di conduzione di questi incontri, in modo da evitare generiche assemblee plenarie.
2. I laboratori formativi
I laboratori formativi costituiscono le attività di formazione in presenza, e la loro organizzazione necessita di un’attenta pianificazione, in quanto tali attività devono essere il più possibile coerenti con i bisogni della scuola, e con quelli espressi dal neoassunto nel bilancio di competenze.
In pratica il neoassunto partecipa a 4 laboratori formativi di 3 ore ciascuno, per un totale di 12 ore, sulle seguenti aree trasversali:
Questa metodologia di formazione consente una maggiore interazione tra docenti e uno scambio efficace di esperienze. È inutile sottolineare ancora una volta il ruolo del formatore/facilitatore, che deve garantire l’avvio di discussioni costruttive tra i docenti (che possono essere documentate anche all’interno della piattaforma on-line), nonché accompagnare l’eventuale attivazione di reti/comunità professionali della scuola. Sulla base dei monitoraggi degli scorsi anni è emersa l’esigenza di consentire una durata variabile dei moduli di laboratorio, anche maggiore delle 3 ore previste. Inoltre, per ciò che concerne i contenuti dei laboratori, oltre agli argomenti sopra citati, che riprendono quanto previsto dall’art. 8 del D.M. 850/2015, indagini svolte con i docenti hanno fatto emergere particolari esigenze sui seguenti temi: le didattiche innovative, l’uso delle nuove tecnologie, l’educazione alla sostenibilità e le forme di inclusione e integrazione.
3. Il peer to peer
L’attività dell’osservazione tra pari è una delle innovazioni più importanti introdotte dal D.M. n. 850 del 2015 per il periodo di formazione e di prova dei docenti neoassunti. Per ogni neoassunto il dirigente scolastico nomina un tutor. Questa figura è un docente con esperienza all’interno della scuola, che ha il compito di accompagnare il neoassunto durante tutto il periodo di prova e di formazione. Dobbiamo considerare che la scelta del tutor è strategica per garantire un efficace inserimento del neoassunto nel nuovo ambiente di lavoro. Infatti grazie al tutor, oltre ai momenti formali di osservazione in aula, il neoassunto potrà acquisire anche informazioni del contesto territoriale, della scuola, dei colleghi, e potranno svilupparsi anche relazioni di collaborazione utili al miglioramento della pratica didattica e alla riduzione dei tempi di inserimento.
Nel dettaglio, il “peer to peer” prevede una specifica attività di formazione/osservazione reciproca di 12 ore, così suddivisa:
il docente neoassunto osserva il tutor durante un’attività didattica in classe;
il docente tutor e il neoassunto riflettono insieme sul modo di fare didattica, sulla progettazione e sulla realizzazione dei contenuti (portfolio formativo);
il docente tutor osserva il neoassunto durante l’attività didattica in classe, realizzata sulla base della precedente fase di riflessione;
il docente tutor e il neoassunto si incontrano e si scambiano opinioni sull’esperienza.
L’osservazione reciproca ha quindi l’obiettivo di condividere le conoscenze implicite ed esplicite, di favorire lo scambio di esperienze attraverso una “relazione tra colleghi”, in cui il tutor è sullo stesso piano del neoassunto.
4. Il visiting
La sperimentazione del visiting realizzata lo scorso anno scolastico ha avuto anch’essa feedback positivi, sia da parte dei docenti neoassunti che delle scuole coinvolte.
È proprio per questo motivo che, durante questo anno scolastico, saranno 3.000 i docenti che potranno visitare scuole accoglienti che si caratterizzano per una consolidata propensione all’innovazione organizzativa e didattica, capaci di suscitare motivazione e interesse.
L’obiettivo è da un lato di stimolare e creare entusiasmo nei neoassunti su buone pratiche didattiche e organizzative, sviluppare comunità di relazioni, di collaborazioni e di pratica, dall’altro stimolare le stesse scuole al miglioramento continuo. Occorre comunque prestare attenzione, tramite attività di costante monitoraggio e rilevazione, affinché non vi siano distorsioni e le scuole individuate rappresentino effettivamente luoghi in cui vi è innovazione.
L’attività del visiting potrà avere la durata massima di due giornate (ciascuna di 6 ore), e sostituisce il monte ore dedicato ai laboratori formativi. L’attività svolta potrà essere comunque documentata attraverso le funzionalità previste sulla piattaforma on-line di Indire.
5. La formazione on-line
Per quanto riguarda le attività on-line, i docenti neoassunti si dovranno iscrivere, a partire dal prossimo novembre, sulla piattaforma http://noeassunti.indire.it, realizzata in collaborazione con Indire. L’attività di formazione on-line corrisponde ad un impegno di 20 ore. Questa piattaforma on line è una vera innovazione digitale nella formazione dei neoassunti, e rappresenta uno strumento di accompagnamento per il docente nelle diverse fasi del periodo di prova.
In particolare l’applicazione web consente di guidare il docente nella costruzione del:
bilancio iniziale delle competenze, attraverso un percorso di autovalutazione;
portfolio formativo, orientato a far emergere la “professionalità nel contesto” (biografia dell’insegnante, progettazione e riflessione didattica, materiali didattici);
bilancio finale delle competenze.
Inoltre, attraverso la somministrazione di questionari strutturati, consente il monitoraggio granulare di ogni fase del processo, in termini di efficacia (il completamento delle attività), qualità e utilità percepita dal docente in formazione. Dallo scorso anno la sezione Portfolio è stata arricchita da una nuova sezione denominata Laboratori/visite. Questa sezione consente ai docenti di documentare anche le esperienze formative in presenza, siano esse laboratori formativi sul territorio o visite a scuole innovative. Infine sono stati rivisti ed affinati gli strumenti previsti a supporto della documentazione delle attività didattiche, in modo da renderli maggiormente significativi e più semplici da compilare. Sulla medesima piattaforma rimane la possibilità di accedere a contenuti formativi on-line, in modalità di autoformazione. In particolare sono confermati anche i materiali didattici e le videolezioni prodotte da esperti sullo sviluppo sostenibile. In questo modo i docenti neoassunti potranno avere a disposizione contenuti utili per progettare materiali didattici specifici, e successivamente documentarli all’interno del proprio portfolio professionale.
In pratica la piattaforma on-line consente, nel pieno rispetto della privacy, di tenere traccia di ogni fase del percorso attraverso l’analisi delle attività svolte, il feedback dei docenti neoassunti e dei tutor.
Gli oltre 80.000 tutor che hanno partecipato, negli ultimi tre anni scolastici, ai percorsi formativi dei docenti neoassunti, rappresentano un patrimonio professionale di inestimabile valore per il Miur. Infatti sono loro che sostengono e accompagnano l’ingresso dei neoassunti nella scuola, e che per primi devono trasmettere un forte entusiasmo alle nuove leve. È per questo che occorre cercare di valorizzare e riconoscere la figura del tutor accogliente, che si qualifica tra l’altro sempre più come un mentor, specie di coloro che per la prima volta si affacciano all’insegnamento. In questo senso le attività e l’impegno del tutor durante l’anno di prova e formazione potranno essere attestate dal dirigente scolastico come iniziative di formazione in servizio. Inoltre gli USR potranno realizzare, con quota parte dei finanziamenti Miur, percorsi di formazione a loro dedicati (per rafforzarne le competenze e per fornire strumenti operativi e metodologie utili), anche con il coinvolgimento di strutture universitarie ed enti accreditati. In genere a ogni docente è assegnato un tutor di riferimento (ogni tutor può avere assegnati al massimo tre neoassunti), preferibilmente della stessa disciplina, area disciplinare o tipologia di cattedra, ed operante nello stesso plesso. Non è però da sottovalutare anche l’eventuale assegnazione di tutor di altre aree disciplinari, in modo da favorire contaminazioni interdisciplinari con i neoassunti, che possono stimolare anche lo sviluppo di futuri progetti didattici ad elevato contenuto di innovazione.
Come di consueto, i finanziamenti per la formazione dei docenti neoassunti verranno assegnati alle 319 scuole-polo per la formazione (presumibilmente entro il mese di ottobre, nella misura del 50% dei fondi), destinatarie delle risorse finanziarie del Piano formazione docenti 2016-2019. Il finanziamento conferma lo standard di costo pro-capite di 47 euro, già definito per le attività formative analoghe degli anni precedenti, comprensivo di una quota del 5% che verrà destinata agli Uffici Scolastici Regionali per misure organizzative, di coordinamento e di monitoraggio, nonché per la formazione mirata dei tutor di accoglienza. Le risorse finanziarie verranno distribuite sulla base del numero dei docenti neoassunti presente nel sistema informativo del Ministero, rilevato tramite la piattaforma SIDI. Sebbene il finanziamento sia erogato alle scuole-polo per la formazione, è importante il coinvolgimento delle altre scuole d’ambito territoriale, al fine di garantire una maggiore efficacia ed efficienza degli interventi formativi e delle procedure amministrative.
La formazione in servizio per consolidare la comunità professionale
La formazione per i docenti neoassunti rappresenta una vera innovazione per le metodologie, i contenuti, l’organizzazione e le tecnologie adottate. L’auspicio è di poter coniugare maggiormente la formazione in ingresso con quella in servizio, in modo da accompagnare il docente durante l’intero arco della vita lavorativa. In questo contesto occorre rafforzare costantemente la qualità degli strumenti, delle metodologie, dei formatori, dei tutor e della stessa gestione amministrativa, anche attraverso la lettura critica dei dati, delle informazioni e dei feedback rilevati ai diversi livelli organizzativi. I numeri, i dati, sono importanti per poter costantemente migliorare il modello formativo, ma è ancor più necessario costruire una coesione tra i diversi docenti; occorre quindi prestare particolare attenzione alle relazioni umane e professionali all’interno del mondo della scuola, favorendo la diffusione di quell’entusiasmo e quella voglia di fare didattica, che possono essere una linfa vitale sia per i neoassunti che per tutti coloro che operano all’interno del sistema-istruzione.
Si è svolto anche quest’anno ad Ischia, in un clima di grande partecipazione ed interesse, l’appuntamento estivo con gli scenari e le novità che attendono le nostre scuole. La Summer School, dedicata quest’anno ai temi dell’organizzazione e della comunità, per focalizzare Idee e strumenti per un’autonomia efficace, ha visto una partecipazione che evidenzia quanto la scuola non smetta di riflettere, confrontarsi e approfondire.
Una sintesi sui lavori del convegno (di Maria Teresa Stancarone)
Il Consiglio di Stato riconosce il diritto di scelta alimentare
Il caso Benevento
All'avvio del nuovo anno scolastico giunge una pronuncia che dovrà essere tenuta in debito conto nell'organizzazione del tempo-mensa.
Dopo che, con la sentenza n. 01566/2018, il TAR Campania (Sezione Sesta) aveva accolto il ricorso presentato da un gruppo di genitori, che avevano impugnato le deliberazioni n. 21/2017 (del Consiglio Comunale) e n. 121/2017 (della Giunta Comunale) adottate dal Comune di Benevento, con cui era stata sancita l’obbligatorietà del servizio di ristorazione scolastica con il divieto di consumare, nei locali in cui si svolge la refezione, cibi di fonte diversa – comportamento considerato, oltre che non corretto dal punto di vista nutrizionale, possibile fonte di rischio igienico-sanitario –, il Consiglio di Stato (CdS) ha respinto l'appello proposto dall'ente locale.
Con la sentenza n. 5156/2018 il Giudice amministrativo ha dapprima affrontato le questioni di rito riguardanti le eccezioni relative al difetto di giurisdizione ed all'inammissibilità del ricorso introduttivo per carenza di interesse, ritenute entrambe infondate.
Richiamando consolidata giurisprudenza, in particolare, il Consiglio di Stato ha rilevato il “riconoscimento costituzionale dell’idoneità del giudice amministrativo ad offrire piena tutela ai diritti soggettivi, anche costituzionalmente garantiti, coinvolti nell'esercizio della funzione amministrativa (Corte cost., 27 aprile 2007, n. 140, a tenore della quale non vi è alcun principio o norma nel nostro ordinamento che riservi esclusivamente al giudice ordinario - escludendone il giudice amministrativo - la tutela dei diritti costituzionalmente protetti)”.
Quanto all'eccepita carenza di interesse, il divieto di consumare pasti diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice del servizio di refezione scolastica, oltre ad essere immediatamente operativo (c.d. regolamento self-executing), in quanto incidente sulla sfera giuridica dei ricorrenti, limitandola, risulta "idoneo ad arrecare agli stessi una lesione attuale e diretta: vuoi nella qualità di legali rappresentanti (art. 320 Cod. civ.) dei minori immediatamente toccati, quali alunni, dalla disposizione; vuoi nella qualità propria di genitori, come tali titolari della primaria funzione educativa ed alimentare nei confronti dei figli, e non solo dell’inerente formale obbligazione (art. 433, n. 3), Cod. civ.)".
Nel merito della sentenza
Ma soprattutto il CdS ha ritenuto l’appello infondato nel merito, in primo luogo evidenziando che "Vi è, anzitutto, un’incompetenza assoluta del Comune, che - spingendosi ultra vires - con il regolamento impugnato impone prescrizioni ai dirigenti scolastici, limitando la loro autonomia con vincoli in ordine all’uso della struttura scolastica e alla gestione del servizio mensa".
Ed invero il regolamento comunale interferisce con la circolare Miur n. 348/2017 che, in conseguenza del “riconoscimento giurisprudenziale” del diritto al pasto da casa, nelle more della pronuncia della Cassazione ha ammesso "la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di conseguenziali cautele e precauzioni".
Il diritto di libera scelta alimentare
La scelta "restrittiva radicale" del Comune non solo non appare supportata da alcuna dimostrata ragione di salute o di igiene, ma soprattutto "limita una naturale facoltà dell’individuo – afferente alla sua libertà personale – e, se minore, della famiglia mediante i genitori, vale a dire la scelta alimentare: scelta che – salvo non ricorrano dimostrate e proporzionali ragioni particolari di varia sicurezza o decoro – è per sua natura e in principio libera, e si esplica vuoi all’interno delle mura domestiche vuoi al loro esterno: in luoghi altrui, in luoghi aperti al pubblico, in luoghi pubblici".
Il Consiglio di Stato ha quindi riconosciuto ai genitori il diritto di libera scelta alimentare, che può essere limitato solo laddove "sussistano dimostrate e proporzionali ragioni inerenti quegli opposti interessi pubblici o generali. Queste ragioni, vertendosi di libertà individuali e nell’ambiente scolastico, non possono surrettiziamente consistere nelle mere esigenze di economicità di un servizio generale esternalizzato e del quale non si intende fruire perché non intrinseco, ma collaterale alla funzione educativa scolastica; e che invece, nella situazione restrittiva data, verrebbe senz’altro privilegiato a tutto scapito della libertà in questione".
La sentenza afferma che l’impugnato regolamento, oltre a non preoccuparsi di cercare "un bilanciamento degli interessi" in gioco, "manifestamente non corrisponde ai canoni di idoneità, coerenza, proporzionalità e necessarietà rispetto all’obiettivo – dichiaratamente perseguito – di prevenire il rischio igienico-sanitario. E l’assunto che ‘il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale’ si manifesta irrispettoso delle rammentate libertà, e comunque è apodittico".
Chi deve garantire la sicurezza igienica degli alimenti?
Inoltre, come aveva anche rilevato il TAR, "l’inidoneità e l’incoerenza della misura emerge in particolare dalla considerazione che non risulta, ad esempio, inibito agli alunni il consumo di merende portate da casa, durante l’orario scolastico".
La sicurezza igienica degli alimenti portati da casa, se non può essere aprioristicamente esclusa da un regolamento comunale, va tuttavia "rimessa al prudente apprezzamento e al controllo in concreto dei singoli direttori scolastici, mediante l’eventuale adozione di misure specifiche, da valutare caso per caso, necessarie ad assicurare, mediante accurato vaglio, la sicurezza generale degli alimenti". È conseguenza logica, comunque, che anche in tal caso il diritto non può essere escluso, e quindi non vi potrà essere una interdizione generalizzata.
Tra genitori, dirigenti scolastici ed Enti locali
Per l'effetto la prescrizione regolamentare del divieto di permanenza nei locali scolastici per gli alunni che intendono consumare il pasto da casa "si rivela, pertanto, affetta da eccesso di potere per irragionevolezza, in quanto misura inidonea e sproporzionata rispetto al fine perseguito".
Una sentenza indefettibile, che riconosce il diritto di scelta delle famiglie ed impone una riflessione ad enti e scuole, compensando tuttavia le spese di giudizio, in virtù della peculiarità della controversia, che pure costituisce oggetto di approfondimento giurisprudenziale ormai da due anni.
Una ragione di più per costruirlo davvero, questo patto con le famiglie.
Diventare educatore negli asili nido
La formazione degli educatori nel sistema integrato 0-6 anni
Il D.Lgs. 65/2017, emanato nel mese di maggio 2017, per quanto riguarda i titoli di studio necessari per i servizi educativi da 0 a 3 anni definiva una prospettiva che aveva bisogno di un ulteriore provvedimento attuativo specifico.
Successivamente, a dicembre 2017, con l’approvazione dei commi da 594 a 601 nella legge finanziaria per il 2018 (ex disegno di legge Iori-Binetti-Santerini, ora legge 27-12-2017, n. 205) è stato ridefinito il percorso formativo di base per gli educatori sociali (ora educatori professionali socio-pedagogici) che operano nel campo socio-educativo e socio-assistenziale, prevedendo l’istituzione di un nuovo corso di laurea triennale, valido in verticale per gli educatori impegnati in servizi relativi a diverse fasce di età e contesti lavorativi.
Si riproponeva quindi la necessità di un ulteriore provvedimento finalizzato a definire i contenuti, nonché tempi e modi di attivazione di un ulteriore percorso formativo specifico per svolgere adeguatamente il ruolo di educatore nei servizi educativi da 0 a 3 anni (in applicazione dell’art. 4, comma 1, lett. e), D.Lgs. 65/2017).
Dagli indirizzi del D.Lgs. 65/2017 alle indicazioni attuative del DM 378/2018
Il DM 9 maggio 2018, n. 378, pubblicato nel mese di agosto 2018, risolve questa lacuna, definendo le caratteristiche di un corso di specializzazione (60 cfu) per gli educatori laureati triennali della classe L19, e per i laureati in Scienze della Formazione primaria che intendono lavorare anche nei servizi per la prima infanzia da 0 a 3 anni.
L’istituzione dei nuovi corsi di laurea triennali e dei corsi di specializzazione annuali è demandata agli atenei, con decorrenza a partire dall’a.s. 2019/2020.
Continueranno a essere validi i titoli di laurea triennale in Scienze della formazione primaria a indirizzo nido conseguiti prima dell’approvazione delle nuove norme, posto che questi corsi di laurea già esistevano in alcune università e in alcune regioni (Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia).
È anche prevista nel decreto la possibilità di iscrizione al terzo anno del corso di laurea in Scienze della formazione primaria per coloro che conseguiranno in futuro la laurea triennale ad indirizzo nido.
Per chi intende lavorare anche nel sistema 0-6
In modo analogo veniva previsto dal D.Lgs. 65/2017 un percorso formativo integrativo per i laureati in scienze della formazione primaria che intendono lavorare anche nei servizi educativi da 0 a 3 anni.
Le università dovranno provvedere a organizzare due distinti percorsi di specializzazione a carattere specifico per i servizi educativi per la prima infanzia: uno per i laureati in Scienze dell’educazione e uno per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria.
I 60 cfu aggiuntivi alla laurea quinquennale in Scienze della Formazione Primaria (caratterizzata da un curricolo prevalemente basato sulle discipline) sono finalizzati a fornire quelle competenze di carattere educativo centrate sulla cura e sulla promozione di livelli graduali di autonomia e di abilità comunicative verbali e non verbali a chi, dalla scuola d’infanzia, intende transitare nel nido e/o nel più ampio panorama dei servizi educativi da 0 a 3 anni.
Titoli validi nella fase transitoria
Tutto ciò non riguarda in linea di principio chi già lavora ad oggi a tempo indeterminato nei servizi educativi 0-3 anni, avendo conseguito un diploma di scuola secondaria e/o una laurea triennale in Scienze dell’educazione prima della decorrenza delle nuove norme (31 maggio 2017), titoli riconosciuti come validi per i servizi educativi da 0 a 3 anni nell’ambito delle normative regionali vigenti (art. 14, comma 3).
La circolare ministeriale che accompagna la pubblicazione del decreto si sofferma ampiamente su aspetti interpretativi delle norme approvate, in risposta a vari tipi di quesiti, pervenuti nel periodo antecedente all’emanazione, da parte di Regioni, Anci e organizzazioni sindacali di categoria, chiarendo la prospettiva con decorrenza dall’a.s. 2019/20, e precisando le condizioni della gestione transitoria che si proietta fino alla piena applicaizone della nuove norme.
Il profilo professionale dell’educatore dei servizi per la prima infanzia
Interessante sottolineare che il DM 378/2018 introduce per la prima volta sul piano normativo una definizione puntuale del profilo professionale dell’educatore dei servizi per l’infanzia, omogeneo su scala nazionale. L’art. 1 infatti definisce il contesto di svolgimento delle attività, il metodo di lavoro di natura collegiale, e stabilisce un elenco di competenze di base, che vengono poi riprese nell’indicazione degli argomenti relativi agli ambiti disciplinari e alla quantificazione dei relativi crediti formativi, che sono previsti in modo prescrittivo per l’attivazione del corso di specializzazione.
Tutti gli articoli successivi al primo riguardano il corso di specializzazione, e ne definiscono i dettagli in ordine all’accesso e al riconoscimento di crediti maturati nell’ambito delle attività pregresse nei servizi educativi, o nell’ambito di altri corsi universitari.
Fa parte integrante del corso di specializzazione lo svolgimento di un tirocinio attivo, con l’assistenza di figure tutoriali e il superamento di una prova finale.
Sviluppi sul piano delle opportunità lavorative (al Sud… al Nord…)
Il percorso formativo integrativo previsto per coloro che, essendo laureati in Scienze della formazione primaria, intendano trovare opportunità di lavoro nei servizi educativi al di sotto dei 3 anni, parrebbe risultare appetibile dal punto di vista delle opportunità lavorative soprattutto nelle regioni meridionali, laddove la dinamica demografica decrescente determina già ora una riduzione delle disponibilità di posti nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, mentre risultano cronicamente carenti i servizi educativi per la prima infanzia da 0 a 3 anni.
Diverso è il caso delle regioni del centro-nord, dove per effetto combinato di fattori diversi (minore calo demografico, maggiore diffusione di servizi educativi da 0 a 3 anni e carente programmazione dei posti relativi ai corsi di laurea in Scienze della formazione primaria)[1] il dato più rilevante ad oggi è la carenza strutturale di insegnanti di scuola d’infanzia.
Per operare nei percorsi di continuità educativa 0-6 anni
È da guardare con favore la possibile diffusione, in un arco di tempo pluriennale, di un numero crescente di laureati in possesso contemporaneamente dei requisiti necessari per insegnare sia nei servizi educativi da 0 a 3 anni che nella scuola d’infanzia.
Questa condizione infatti consentirebbe di pensare ad una gestione coerente di poli scolastici 0-6, anche dal punto di vista dell’impiego del personale, per tutti i soggetti gestori (pubblici – amministrazione scolastica compresa – e/o privati accreditati e/o paritari) che siano interessati a sviluppare questa opzione, senza mettere in discussione il quadro ordinamentale, che mantiene tuttora una distinzione fra servizi educativi afferenti al sistema nazionale di educazione e istruzione (comprensivo dei servizi educativi 0-3 anni) e sistema nazionale di istruzione (nell’ambito del quale il punto di partenza resta individuato nella scuola d’infanzia).
A che punto siamo con i "poli per l’infanzia"
Saranno da monitare anche in questo senso l’avvio e lo sviluppo della sperimentazione istituita dal decreto ministeriale n. 637 del 23 agosto 2017 sui poli scolastici 0/6, per la quale si attendono ancora ulteriori passi attuativi sul piano operativo, dopo la conclusione dell’istruttoria relativa all’individuazione da parte delle regioni dei progetti di massima e delle localizzazioni per l’attuazione dei medesimi.
L’unico impegno amministrativo, al momento, è rappresentato dalle caute indicazioni contenute nella nota Miur n. 404 del 19 febbraio 2018, sull’avvio del sistema educativo integrato dalla nascita fino a 6 anni.
[1] La programmazione dei posti si basa irrazionalmente solo sul fabbisogno relativo alla scuola d’infanzia statale, laddove, per quanto riguarda le scuole d’infanzia, questa rappresenta solo il 60% dell’offerta di servizio complessiva nel sistema nazionale di istruzione.
La nota 1 agosto 2018 prot. n. 34930 trasmette il decreto 1 agosto 2018, prot. n. 576, con il quale il Miur autorizza un contingente di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA per l'anno scolastico 2018/189 pari a 9.838unità, di cui 305 LSU della provincia di Palermo e 789 a tempo parziale al 50% relativo alla procedura di stabilizzazione dei co.co.co. nei profili di assistente amministrativo e tecnico. Le assunzioni sono effettuate sui posti vacanti e disponibili per l'intero anno scolastico, e hanno decorrenza giuridica dal 1 settembre 2018 ed economica dalla data di effettiva presa di servizio.
Si darà corso alle nomine del personale beneficiario dei contratti a tempo indeterminato, utilizzando le graduatorie permanenti provinciali vigenti (relative all’a.s. 2018/19).
Per permettere l’utilizzo di eventuali aspiranti ancora presenti nelle graduatorie per responsabile amministrativo (legge 124/2009), o in altre graduatorie ancora non esaurite, o per sanare eventuali contenziosi in essere sulla mobilità professionale, è stato assegnato un apposito contingente per la nomina dei DSGA.
È possibile effettuare compensazioni a livello provinciale solo fra i vari profili della medesima area professionale o in area inferiore, nel caso in cui non possano essere disposte nel profilo professionale interessato tutte le assunzioni autorizzate per assenza di graduatorie concorsuali o per avvenute coperture di tutte le disponibilità.
Al personale sarà assegnata la sede definitiva tramite la partecipazione alle operazioni di mobilità relative all'a.s. 2019/20.