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Bulgaria: Una madre lotta contro le violenze del marito per il figlioDiritti Europa
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Posted by: Oxana Mikhaylova in Categorie Violazioni CEDU, Diritto alla vita, I diritti in Europa, In evidenza, Libertà e sicurezza 1 gennaio 2013
Diritto al rispetto della vita: sentenza Meirelles v. Bulgarie, 18 dicembre 2012
Ormai i maltrattamenti domestici sono un fatto sempre più evidente non solo nei paesi dell’Est, ma anche nei paesi occidentali. Quasi ogni giorno sentiamo al telegiornale oppure leggiamo sui giornali di maltrattamenti domestici ovvero di violenza familiare. Questo problema sta assumendo sempre più frequente e anche preoccupante rilevanza al giorno d’oggi.
IL CASO – la ricorrente è una cittadina brasiliana, la sig.ra Ivana Meirelles, che vive in Bulgaria. Dal 2005 inizia a frequentare un cittadino bulgaro. La coppia, un anno dopo, decide di trasferirsi in Bulgaria, precisamente a Plovdiv, nella casa dei genitori di B.A., il suo compagno. Da questa unione nascerà, il 6 dicembre 2007, un bambino di nome H., la cui paternità è stata riconosciuta a B.A.
Ma la sig.ra Meirelles sostiene di essere stata aggredita fisicamente e mentalmente da B.A. fin dall’inizio del loro rapporto, così come dai suoi genitori, e che, soprattutto dopo la nascita di H, è stata costretta a rimanere segregata nella sua stanza e a non lasciare l’appartamento senza essere accompagnata. Inoltre era in una condizione di totale dipendenza economica e sociale, non avendo un lavoro e non avendo avuto la possibilità di cercarsene uno.
Nel 2009 è stata aperta un’indagine di polizia contro B.A. con accusa di “lesioni moderatamente gravi”. Il 3 settembre dello stesso anno la polizia ha perquisito la casa della famiglia e ha sequestrato una pistola a gas e la macchina fotografica con le foto della ricorrente ripresa dopo presunte violenze. Immediatamente lei e il bambino sono stati portati alla stazione di polizia, dove hanno trascorso la notte. Secondo un rapporto medico rilasciato il giorno seguente, su richiesta della polizia, la denunciante riscontrava ferite sulle labbra, e tre dei suoi denti inferiori rotti. Il medico ha accertato che queste lesioni sono state causate da un oggetto contundente e che era possibile che fossero il risultato di una serie pugni. Risulta dalla documentazione che il procedimento penale per lesioni d’entità moderatamente grave è stato aperto nei confronti della B.A. in una data non specificata del 2009.
Il 20 agosto del 2010 il signor B.A. viene assolto dal tribunale distrettuale. Questa sentenza è stata impugnata dal pubblico ministero e dalla ricorrente dinanzi al tribunale regionale, che, il 18 Gennaio 2011, ha annullato la sentenza di primo grado e ha riconosciuto B.A. colpevole di lesioni moderatamente gravi, condannandolo a due anni di libertà vigilata e a pagare un risarcimento di 3.000 lev (BGN) per danno materiale subito dalla sua ex compagna.
Il 9 settembre del 2009 il signor B.A. ha denunciato la ricorrente di maltrattamenti domestici nei suoi confronti e del bambino. Accuse, secondo l’ex compagno della ricorrente, fondate in considerazione dell’esistenza di una minaccia reale e imminente per la vita e la salute dei B.A. e H.; la corte distrettuale ha ordinato misure provvisorie, invitando la ricorrente con effetto immediato, a non commettere più atti di violenza domestica e ad allontanarsi dalla casa comune.
Tra il 5 ottobre e il 9 dicembre 2009, il tribunale distrettuale ha tenuto quattro udienze in cui sono state raccolte le testimonianze, le prove dalle parti e sono stati intervistati alcuni testimoni, tra cui un amico di B.A., H.A. e il direttore del centro di crisi di Stara Zagora (dove la ricorrente e il figlio sono state accolte durante il processo). Con la sentenza del 8 gennaio 2010, la Corte distrettuale ha respinto i ricorsi di B.A. e la sua domanda di protezione, e anche il ricorso della ricorrente, per il fatto che non c’erano prove sufficienti per dimostrare che ha subito le violenze da parte di B.A.
Il 10 Settembre del 2009, il giorno dello sgombero dal domicilio della ricorrente, B.A. ha presentato l’azione del tribunale distrettuale di privazione della potestà genitoriale nei suoi confronti, affermando che la madre di suo figlio non ha un comportamento stabile ed è aggressiva nei confronti del bambino ed altri membri della famiglia. Il 5 Febbraio 2010, invece, la ricorrente ha presentato alla Corte distrettuale la richiesta di custodia del figlio.
Durante il processo riguardante l’affidamento del bambino H, il 14 Luglio 2010, un ispettore del Consiglio superiore della magistratura ha emesso un avviso di apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del giudice che si occupava del caso. Egli lamentava il fatto che l’esame del caso era in ritardo di quattro mesi.
L’udienza dinanzi al nuovo giudice si è tenuta il 27 ottobre 2010. Il tribunale distrettuale ha emesso una sentenza, relativa all’esercizio della potestà genitoriale, il 23 febbraio 2011, ritenendo che il bambino dovesse essere affidato al signor B.A., stabilendo che la madre dovesse vedere il figlio le ultime due settimana del mese. La madre di H si è appellata a questa sentenza ma senza buon esito.
La ricorrente ha presentato un ricorso, il 19 maggio 2011, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Bulgaria, denunciano la violazione dell’articolo 8 CEDU per quanto riguarda la custodia temporanea, lamentando che non fossero stati presi dei provvedimenti adeguati nei confronti del marito che le impediva di vedere il figlio. Inoltre la ricorrente si duole della durata irragionevole del procedimento sul ricorso di privazione della potestà genitoriale ed invoca l’articolo 6 della Convenzione. E nel ricorso ha, infine, chiesto 30.000 euro a titolo di risarcimento morale.
IL GOVERNO – contestava il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne per quanto riguarda la parte della denuncia relativa alla mancanza di misure adottate dalle autorità per l’esecuzione delle misure provvisorie stabilite dal giudice il 27 ottobre 2010. Il governo sostiene, inoltre, che diversi fattori hanno complicato il processo di determinazione delle misure provvisorie relative al diritto del ricorrente a visitare suo figlio e, date le relazioni conflittuali di entrambi i genitori, il loro comportamento non collaborativo non favorì una celere conclusione del processo. Tenuto conto di tutti questi fattori e della complessità del caso, il Governo ritiene che, se è vero che un ritardo di quattro mesi è stato riscontrato dal Consiglio superiore della magistratura nel periodo che va dal 5 febbraio 2010 al 20 settembre 2010, la durata complessiva dell’esame della domanda di provvedimenti provvisori non sembra essere eccessiva al punto da interferire con il diritto al rispetto della vita familiare del richiedente protetta dall’articolo 8 della convenzione.
LA CORTE – Alla luce di quanto precede, la Corte EDU ritiene che le autorità bulgare non abbiano rispettato l’obbligo positivo di adottare misure atte a preservare il rapporto tra la ricorrente e il suo bambino. Pertanto afferma che vi è stata violazione dell’articolo 8 CEDU, ma non riscontra alcuna violazione nel caso di specie dell’articolo 6 § 1 della Convenzione. E, secondo equità, ritiene opportuno concedere alla ricorrente 1. 500 euro a titolo di danno non patrimoniale.
Il problema della violenza domestica sta diventando sempre più frequente e ogni Stato dovrebbe cercare di proteggere i soggetti sottoposti al pericolo di violenze. Il fatto è che questo problema spesso viene sottovalutato e le misure di sicurezza e di giustizia non sono mai idonee al risolvere il problema.
La sentenza è reperibile qui: sentenza Meirelles vs Bulgaria, 18 dicembre 2012
Art 8 CEDU Bulgaria Ineta Ziemele Quarta Sezione	2013-01-01
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