Source: https://www.propit.it/threads/successione-casa-popolare.24274/
Timestamp: 2018-06-24 12:45:58+00:00
Document Index: 135587748

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 43']

Discussione in 'Locazione, Affitto e Sfratto' iniziata da 3baciross, 8 Novembre 2012.
3baciross Nuovo Iscritto
Vorrei sapere come viene regolato un contratto d'affitto per una casa popolare sotto erp se in caso di morte del' intestatario del contratto, la casa viene persa anche se un figlio e il suo convivente hanno la residenza. Se il figlio toglie la residenza mi hanno detto che non può più avere diritto per la casa e il convivente non ha nessun diritto perché non è marito. In conclusione il convivente dice che questo non è possibile per la legge del contratto1996, in comune dicono che è meglio che il figlio non la tolga . Io non so chi ha ragione , non vorrei far perdere una casa popolare al figlio, e nello stesso tempo fare un torto al compagno. Mi potete aiutare? la legge è sempre in vigore? Se no, mi potete dire quale legge è in vigore. Il comune è in quello di massa Carrara.grazie
3baciross, 8 Novembre 2012
Scusate ma i conviventi non hanno gli stessi diritti per legge equiparati al coniuge se dimostrano di vivere nella stessa abitazione?!
E i figli o nipoti se hanno il certificato di residenza lì non hanno diritto a continuare a vivere nello stesso posto?
tizysergia, 9 Novembre 2012
Se il residente è in grado di dimostrare che ha la residenza nell'abitazione da oltre 3 anni, ha diritto alla voltura a suo nome del contratto di affitto a suo tempo stipulato con il de-cuius.
MagoMerlino, 9 Novembre 2012
Art. 6 legge n. 392/78:
"In caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto il coniuge (*) , gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi.
(*) e il convivente more uxorio, in seguito alla Sentenza della Corte costituzionale 7 aprile 1988, n. 404. Quella sentenza ha inoltre dichiarato "la illegittimità costituzionale dell'art. 6, della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui non prevede la successione nel contratto di locazione al conduttore che abbia cessato la convivenza, a favore del già convivente quando vi sia prole naturale".
3baciross ha scritto: ↑
Il comune è in quello di massa Carrara
Che cosa intendi? Il comune di Massa Carrara non esiste. Esistono il comune di Massa, il comune di Carrara e la provincia di Massa e Carrara.
La legge dice altro. E non contiene nessun riferimento a un periodo di "oltre 3 anni".
In provincia di Milano sonno queste le condizioni per subentrare. Immagino siano clausole "territoriali" non conseguenti a disposizioni legislative.
Non esistono condizioni "territoriali" che possano derogare a imperative norme di legge.
Qual'è questa legge? la figlia di una mia amica che vive in appartamento popolare in cui viveva la nonna morta che hanno assistito, è stata sfrattata dal Comune che vuole l'appartamento gia assegnato ad una lavoratrice comunale. La donna sfrattata è cieca quasi completamente e non ha possibilità per pagarsi un canone locale. In questo caso come potrebbe impedire l'esecuzione dello sfratto?
Nerone, 9 Novembre 2012
Controlla il contratto a suo tempo stipulato da tua nonna. Inoltre rivolgiti al Servizio Casa del tuo Comune per avere maggiori chiarimenti e, terzo, investi della situazione gli assistenti sociali della tua zona. Mi sembra un "abuso di potere".
Confermo quanto tu dici ma, ho scritto, condizioni territoriali perchè l'IACP di Milano usa questo sistema. Ove non fosse così, mi dovresti spiegare perchè i figli e parenti conviventi con miei amici (ormai defunti) hanno ottenuto la voltura a loro favore del contratto d'affitto.
Avevo già indicato qual è la legge applicabile. Basta leggerla al post #4.
dovresti spiegare perchè i figli e parenti conviventi con miei amici (ormai defunti) hanno ottenuto la voltura a loro favore del contratto d'affitto
Forse perché i figli e parenti sono i soggetti espressamente previsti dalla norma per succedere nei diritti derivanti al locatario di quel contratto?
C'è un pò di confusione nella materia in quanto dipende dai Comuni e dagli Enti Pubblici proprietari delle case, concesse a suo tempo a determinate categorie di lavoratori o bisognosi con basso reddito.
Occorre leggere il contratto iniziale, cosa prevede in caso di decesso del titolare. Normalmente l'appartamento passa da padre in figlio, ma conosco un caso, a Roma, di un figlio celibe e convivente col padre, che non ha ottenuto il contratto e continua ad abitare pagando il fitto a nome del padre defunto.
angelo41, 9 Novembre 2012
Presumo che pagherà un canone senza alcuna agevolazione, in quanto è necessario presentare il Modello ISEE. Non può certo inviare il modello ed il 730 del padre defunto.
In caso di mancata risposta, si applica il,canone più elevato ( Lombardia: Aler).
alberto bianchi, 10 Novembre 2012
Alla luce della sentenza n.° 404/1988 della Corte Costituzionale il diritto di subentrare nel contratto di locazione di un appartamento fino alla fine dello stesso spetta senz’altro al convivente “more uxorio” che risulta residente nell’appartamento al momento della morte dell’intestatario del contratto; non sono così sicuro se il convivente “more uxorio” non risulta avere la residenza nell’appartamento in data anteriore alla morte dell’intestatario del contratto ma è presente solo fisicamente: cioè dimora abitualmente. Per fissare la propria dimora è sufficiente una condotta idonea a ciò. Ma non so se questa condizione sociale consenta di proseguire un contratto d’affitto se non comunicata per iscritto all’ente locatario.
Il fatto che la medesima sentenza applichi il diritto del subentro al contratto di locazione anche al convivente “more uxorio” che, al momento della morte dell’intestatario del contratto, abbia cessato la convivenza perché non dimora abitualmente in quella casa non è applicabile al convivente “more uxorio” non residente in quanto la sentenza lega la possibilità di subentro alla sola condizione che dalla convivenza “more uxorio” siano nati dei figli naturali (ovviamente riconosciuti dal convivente che intende avvalersi del subentro).
La convivenza in senso lato è una condizione sociale che indica che due o più persone, indipendentemente dal loro sesso e dall’età, hanno deciso spontaneamente di vivere insieme.
La convivenza in senso stretto è una condizione che indica che due persone, indipendentemente dal loro sesso e dalla loro età hanno deciso di vivere insieme perché legati da un legame affettivo: la convivenza “more uxorio” restringe il significato a due persone che vivono liberamente assieme come se fossero marito e moglie.
Non credo che eleggere il domicilio nella casa di un accogliente sia motivo sufficiente per accampare diritti di cui sopra.
Il codice civile specifica che per residenza si deve intendere il luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43 c.c.).
Attualmente per fissare la propria residenza in un determinato comune è necessario fare una apposita domanda da presentare presso gli uffici comunali competenti (solitamente l’ufficio anagrafe), ed aspettare il responso positivo che viene dato solitamente se sono rispettati determinati requisiti.
Ai sensi del primo comma dell’art. 43 c.c., il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi.
Quindi traetene le conclusioni
Luigi Criscuolo, 11 Novembre 2012
Infatti, l'inquilino gode di un buon reddito e paga senza problemi un fitto non molto elevato. Alla fine ci guadagna sempre. Alla sua morte, credo, l'immobile tornerà nella disposizione dell'Ente proprietario.
angelo41, 14 Novembre 2012
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