Source: https://fiscomania.com/chiudere-la-partita-iva/
Timestamp: 2020-05-26 21:27:51+00:00
Document Index: 95968054

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15']

Chiudere la partita IVA: procedura e modulistica - Fiscomania
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Come chiudere la partita IVA? La chiusura della partita Iva deve essere effettuata entro 30 giorni dalla cessione dell’attività tramite modello AA9/11. Ci sono poi situazioni di chiusura d’ufficio di partite IVA inattive o quando non si presenta la dichiarazione dei redditi per tre anni.
La libera professione è sicuramente uno dei sogni di chi, già dipendente o che deve ancora entrare nel mondo del lavoro, vorrebbe lavorare con i propri ritmi e le proprie idee senza dover badare al giudizio (e soprattutto agli ordini) dei superiori.
Certo che è faticoso gestire un’attività freelance, ma è piena di soddisfazioni. Perché ci sei tu e il cliente. Anzi, i clienti. Non hai un superiore che ti indica cosa fare: devi agire, e lo devi fare bene. Altrimenti il cliente andrà via. E tu dovrai pagare una marea di tasse.
Spesso l’addio alla condizione freelance non si lega alle questioni finanziarie, ma alle capacità individuali. Alla possibilità del singolo di gestire un universo articolato come quello del libero professionista.
Ci sono professionisti che non possono superare gli ostacoli del mondo freelance, che non riescono a farsi pubblicità nel modo giusto, che non hanno l’elasticità necessaria per affrontare problemi fiscali e competenze professionali nell’arco di 15 minuti.
Tutti questi motivi sono quelli che spingono un professionista verso la chiusura della partita Iva, e con essa la chiusura di quella scintilla che da sempre caratterizza la vita dei professionisti. Accanto ai problemi motivazionali spesso vi sono anche problemi finanziari. I clienti che non pagano con regolarità e le scadenze fiscali sempre più pressanti, spingono verso la definitiva chiusura della partita IVA.
Vediamo, quindi, in questo contributo qual’è la procedura corretta per chiudere la partita IVA.
Istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per chiudere la partita IVA
Il codice ATECO nella chiusura della partita IVA
La data di chiusura della partita IVA
Quanto costa la chiusura della partita IVA?
Qual’è il momento giusto per chiudere la partita IVA?
Come verificare la cessazione dell’attività?
Chiusura della partita IVA e adempimenti contributivi
Chiusura d’ufficio della partita IVA in caso di tre anni di inattività
La procedura di chiusura d’ufficio
Le sanzioni per la mancata comunicazione di chiusura della partita IVA
Per chiudere la partita Iva i professionisti o gli imprenditori individuali devono presentare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12. Si tratta del modello variazione dati o cessione attività ai fini IVA delle persone fisiche, da presentare entro 30 giorni dall’evento di variazione o cessazione.
Il modello da utilizzare per chiudere la partita IVA deve essere inviato:
Personalmente presso uno degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate;
Telematicamente, attraverso la procedura online per gli intermediari messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. In questo caso è il tuo Commercialista ad inviare per tuo conto la pratica.
Di seguito ti metto a disposizione il modello AA9/12 da compilare e consegnare all’Agenzia delle Entrate per chiudere la tua partita IVA.
MODELLO AA9/12 – CHIUSURA DELLA PARTITA IVA INDIVIDUALE
Inoltre, allo stesso link puoi trovare le istruzioni di compilazione del modello AA9/12.
Gli aspetti più importanti per la compilazione del modello sono quelli che riguardano il codice attività, e la data della chiusura della partita IVA.
Per poter chiudere la partita IVA bisogna inviare il modulo AA9/12 all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla data di cessazione dell’attività.
Sulla base delle istruzioni allegate al modello, per dichiarare la cessazione della propria attività bisognerà barrare la casella 3 del quadro A, inserendo inoltre numero di partita IVA e la data di conclusione dell’attività.
Per poter chiudere la partita IVA il modulo compilato dovrà essere presentato nelle seguenti modalità:
Per i contribuenti obbligati all’iscrizione al Registro delle imprese con Comunicazione Unica (ComUnica) per via telematica o su supporto informatico. La comunicazione unica vale quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l’iscrizione al Registro delle imprese e, ove sussistano i presupposti di legge, ha effetto ai fini previdenziali, assistenziali, fiscali nonché per l’ottenimento del codice fiscale e della partita IVA;
Per i contribuenti non obbligati all’iscrizione al Registro delle imprese dovrà essere presentato:
In duplice esemplare direttamente (anche a mezzo di persona appositamente delegata) a un qualunque ufficio dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dal domicilio fiscale del contribuente;
In unico esemplare a mezzo servizio postale e mediante raccomandata, allegando fotocopia di un documento d’identità del dichiarante, da inviare a un qualunque ufficio dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dal domicilio fiscale del contribuente. Le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui risultano spedite;
Per via telematica direttamente dal contribuente o tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica. In tal caso le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il codice ATECO rappresenta il codice numerico che identifica l’attività che hai esercitato in forma autonoma. Quando si chiude la partita IVA è importante indicare il codice attività che era stato a suo tempo aperto.
Solo in questo modo viene a cessare l’attività effettivamente svolta.
Se non sei a conoscenza del codice attività che hai aperto puoi verificarlo attraverso l’accesso al tuo “cassetto fiscale“. Il cassetto fiscale è l’accesso alla tua posizione personale presso il sito dell’Agenzia delle Entrate. Posizione che contiene tutte le informazioni fiscalmente rilevanti che ti riguardano come, appunto, il tuo codice attività.
Altro aspetto importante quando si chiude partita IVA è la data di cessazione dell’attività.
La comunicazione di chiusura della partita IVA deve essere presentata entro massimo 30 giorni dalla data di effettiva cessazione. Questo significa che se la mia attività cessa oggi, io devo inserire la data di oggi nel modulo, ma avrò 30 giorni di tempo da oggi per la presentazione telematica del modello.
Un aspetto che molti valutano e che spesso è fonte di moltissime domande è il costo legato alla chiusura della partita IVA.
In generale, la chiusura della partita IVA non ha alcun costo. Solo nel caso in cui ci si avvalga di un consulente per la presentazione, eventualmente, si deve considerare il costo legato alla sua consulenza.
La partita IVA deve essere chiusa nel momento in cui tutte le prestazioni relative all’attività di lavoro autonomo sono state incassate. Quello è il momento corretto per chiudere la partita IVA. Infatti, fino a quando vi sono importi da incassare la partita IVA deve restare aperta per permettere la fatturazione di queste operazioni.
Solo quando tutte le operazioni sono state incassate è possibile considerare definitivamente chiusa la propria attività.
Dopo aver provveduto alla chiusura della partita Iva, è possibile verificare attraverso il servizio offerto dall’Agenzia delle Entrate, se e quando la partita Iva è stata chiusa o se ancora risulta attiva.
Tale servizio, permette quindi di verificare validità di una partita IVA e di conoscere anche altre informazioni registrate nell’Anagrafe tributaria come per esempio lo stato di attività, la denominazione dell’impresa o i datai anagrafici del titolare.
Di seguito puoi trovare i link per effettuare questo tipo di verifica.
Un freelance quando si appresta a chiudere la partita deve pensare anche agli adempimenti legati agli aspetti contributivi.
Per i lavoratori autonomi che sono iscritti a Casse di previdenza autonome è necessario segnalare alla Cassa la chiusura della propria attività. Questo ulteriore adempimenti ti permetterà di non dover continuare a versare i contributi minimi, dovuti da parte degli iscritti.
Per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS non vi sono particolari adempimenti da effettuare. Infatti, i versamenti legati alla gestione separata INPS seguono i versamenti fiscali derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Sostanzialmente, con la chiusura della partita IVA, il quadro RR del modello Redditi PF non devono essere ulteriormente compilati.
L’iscrizione alla gestione separata, quindi, rimane sempre aperta, nel caso in cui un giorno, riaprirete la partita IVA.
Un aspetto particolare legato a molte domande che ci arrivano, riguarda la chiusura della partita Iva per un soggetto al quale è stato proposto di accettare un contratto di lavoro dipendente. Sull’argomento mi rendo conto vi sia ancora molta confusione. Infatti, non è assolutamente vietato avere una partita Iva aperta e contemporaneamente avere anche un contratto di lavoro dipendente.
La cosa importante è che non vi sia conflitto di interesse. Se l’attività di lavoro dipendente è la stessa che svolgete con partita Iva, allora vi potrebbero sorgere conflitti di interesse che è bene evitare sin da subito. Ma non vi sono limitazioni se l’attività da freelance e lavoro dipendente riguardano ambiti o settori diversi.
Una lavoratrice dipendente come segretaria, può benissimo aprire partita Iva per effettuare attività di web design, e così via. La cosa importante è consultarvi sempre con il vostro Commercialista di fiducia, in quanto gli aspetti fiscali e previdenziali legati alla doppia attività, devono essere gestiti con cura, per evitare di mancare qualche pagamento o di effettuare versamenti in eccesso. Per i freelance iscritti alla gestione separata, ad esempio, se contemporaneamente svolgono anche attività di lavoro dipendente, è prevista una riduzione dell’aliquota contributiva applicabile.
Per approfondire: “Partita IVA e lavoro dipendente“
L’Agenzia delle Entrate procede alla chiusura d’ufficio delle partite IVA dei soggetti che, sulla base dei dati e degli elementi in possesso dell’Agenzia stessa, risultano non aver esercitato attività d’impresa ovvero attività artistica o professionale nelle tre annualità precedenti.
Lo stabilisce il provvedimento direttoriale del 3 dicembre 2019, per effetto del quale viene data attuazione all’art. 35 comma 15-quinquies del DPR n 633/72 (introdotto dal DLgs. n 175/2014 e modificato dal DL n 193/2016), il quale dispone la cessazione delle partite IVA dopo tre anni di inattività.
D’altra parte (come vedremo) è stata abolita la sanzione in caso di omessa dichiarazione di cessazione dell’attività ai fini IVA.
L’identificazione delle partite IVA da chiudere avverrà sulla base di riscontri automatizzati in ragione dei dati disponibili in Anagrafe tributaria.
Più precisamente, l’Agenzia individua i soggetti titolari di partita IVA che nelle tre annualità precedenti non hanno presentato, se dovuta, la dichiarazione IVA annuale o la dichiarazione dei redditi di lavoro autonomo o d’impresa.
La procedura per la cessazione della partita IVA determinata dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate si struttura nel modo seguente:
Al soggetto individuato come potenzialmente inattivo è inviata una comunicazione preventiva di chiusura d’ufficio della partita IVA, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento;
Il destinatario ha la possibilità di rivolgersi, entro 60 giorni dalla ricezione delle lettera, ad un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate. Questo al fine di fornire chiarimento in merito alla propria posizione di soggetto attivo ai fini IVA (ed eventualmente, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, motivare e richiedere la riattivazione del codice fiscale);
Ai sensi dell’art. 35 comma 15-bis del DPR n 633/72 è anche previsto, in capo a coloro cui sia stata imposta la cessazione della partita IVA, l’esclusione della medesima dalla banca dati VIES. A tal fine, l’Agenzia pone in essere ulteriori controlli periodici – per il mantenimento dello status di soggetto passivo IVA – disciplinati dal provv. n. 110418/2017.
Per quanto concerne il provvedimento di esclusione dal VIES, il soggetto escluso può presentare un’istanza di nuova inclusione ed eventualmente essere reinserito nella banca dati se sono state rimosse le irregolarità che ne avevano determinato l’esclusione. Come vedremo meglio di seguito, una volta rimosse le irregolarità, ritorna possibile la compensazione dei crediti IVA che era stata inibita per effetto delle nuove disposizioni.Possibile applicazione della sanzione di 1.000 euro
Quest’ultimo provvedimento individua specifici elementi di valutazione del rischio riferiti essenzialmente a:
Elementi di rischio riconducibili al titolare della ditta individuale o al rappresentante legale, agli amministratori e ai soci della persona giuridica titolare della partita IVA;
Elementi di rischio relativi alla tipologia e alle modalità di svolgimento dell’attività operativa, finanziaria, gestionale, nonché ausiliaria da parte del soggetto titolare della partita IVA;
Gli elementi di rischio relativi alla posizione fiscale del soggetto titolare della partita IVA, con particolare riferimento alle omissioni e/o incongruenze negli obblighi dichiarativi o nei versamenti;
Elementi di rischio derivanti da collegamenti coinvolti in fenomeni evasivi o fraudolenti.Scatta il divieto di compensazione di tributi e contributi.
La disciplina trova ulteriori risvolti nei limiti alle compensazioni, in caso di cessazione della partita IVA, introdotti dall’art. 2 del DL 124/2019, in vigore dal 27 ottobre 2019.
Per i soggetti nei confronti dei quali sia stato notificato il provvedimento di cessazione della partita IVA, è fatto divieto di utilizzare in compensazione “orizzontale” (art. 17 del DLgs. n 241/97) i crediti di qualsiasi natura e gli altri tributi o contributi per i quali è ammesso l’utilizzo mediante F24.
È, inoltre, espressamente esclusa la compensazione anche per i crediti che non siano maturati con riferimento all’attività esercitata con la partita IVA oggetto del provvedimento di cessazione della partita IVA.
Ai sensi dell’art. 2 del DL 124/2019, l’esclusione dalla possibilità di compensare i crediti tributari e contributivi ha effetti a partire dalla data di notifica del provvedimento di cessazione e rimane in vigore “fino a quando la partita IVA risulti cessata”. Implicitamente, sarebbe consentita la compensazione del credito in caso di successiva “riapertura” della posizione IVA.
Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti in violazione della norma appena menzionata, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate al soggetto che ha trasmesso il modello, mediante apposita ricevuta.
Pur in mancanza di un esplicito richiamo, lo scarto del modello F24 per effetto della disciplina introdotta dall’art. 2 del DL 124/2019 potrebbe essere soggetto alla nuova sanzione di 1.000 euro di cui all’art. 15 comma 2-ter del DLgs. 471/97.
Non esistono sanzioni per la mancata comunicazione della chiusura della partita IVA. Questo è quanto disposto dal DL n 193/16, che ha abrogato anche il codice tributo 8120 che in passato doveva essere utilizzato per il versamento delle sanzioni con modello F24.
La sanzione ordinaria veniva ridotta a 167,00 euro nel caso di pagamento entro 30 giorni dall’avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Si ricorda che sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, ogni libero professionista può verificare lo status della sua partita IVA (attiva, sospesa o cessata), la data di inizio attività e le eventuali date di sospensione/cessazione.
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erika benya Febbraio 14, 2016 at 18:27
vorrei chiudere la mia partita iva /imprese individuali/ e sono andata alla camera di commercio di pavia e mi hanno detto che per chiudere la partita iva lo deve fare per forza una commercialista iscritta alla camera di commercio.io per dubbio sono andata sul sito della camera di commercio e li c’era scritto che posso presentare il modulo AA9/12 e consegniare in camera di commercio.adesso quindi che devo fare ?
Fiscomania Febbraio 14, 2016 at 20:44
Per chiudere la partita Iva ed effettuare la comunicazione di chiusura in Camera di Commercio è necessario presentare un modello Comunica, per via telematica, da parte dei soggetti abilitati. Tale comunicazione chiuderà la sua partita Iva all’Agenzia delle Entrate e comunicherà la cessazione dell’attività anche in Camera di Commercio. Tale comunicazione deve essere effettuata da parte di soggetti abilitati, come i dottori commercialisti. L’alternativa è quella di presentare con modalità cartacea il modello di variazione dati Iva all’Agenzia delle Entrate e poi recarsi alla Camera di Commercio per comunicare la chiusura.
Giorgio Febbraio 15, 2016 at 13:58
Salve vorrei un’informazione , nel 2010 ho chiuso la mia attività -negozio di abbigliamento al dettaglio – ma ancora oggi non ho chiuso la partita iva per varo motivi . Il problema è che mi arrivano da pagare i contributi . Adesso come posso fare a chiudere la partita iva in maniera retroattiva? ????
Fiscomania Febbraio 15, 2016 at 15:12
deve presentare tramite un intermediario abilitato una procedura “Comunica” per chiudere la partita Iva e cancellarsi dall’Inps e dalla CCIAA. Altrimenti continueranno ad arrivarle i contributi da pagare.
Alessandra Giugno 11, 2016 at 14:42
ho chiuso la partita IVA alla fine dell’anno scorso ed ora sto compilando il modello unico 2016 (come suggerito dal mio commercialista del tempo). Volevo chiederLe se devo barrare particolari caselle nel modello unico per indicare l’ultimo esercizio.
Fiscomania Giugno 11, 2016 at 14:52
Salve, dovrebbe esserci un flag nel quadro reddituale che ha utilizzato “chiusura della partita Iva nel periodo di imposta”, e poi indicare la causa di esclusione dagli studi di settore legata alla cessazione dell’attività.
luigi Dicembre 18, 2016 at 15:03
Salve devo chiudere la p.iva regimi minimi come fattorino e non so che data di cessazione mettere visto che sono quasi due anni che non fatturo,se può aiutarmi,la ringrazio.posso mettere maggio 2015?.grazie
Fiscomania Dicembre 19, 2016 at 17:45
La pratica di chiusura deve essere fatta nei 30 giorni successivi a quando l’attività è effettivamente conclusa.
Francesca Maggio 24, 2017 at 17:18
Buongiorno, volevo chiudere la mia partita iva (regime dei minimi) a novembre 2015, ma la mia ultima fattura, emessa a dicembre, non mi era stata ancora pagata (è stata saldata nel 2016). Per questo motivo il mio commercialista non ha chiuso la mia partita iva a dicembre, ma ad aprile, quando ho ricevuto il saldo dell’ultima fattura. Ha fatto bene o si poteva già chiudere nel 2015? Grazie mille!
Fiscomania Maggio 24, 2017 at 19:11
Condivido quanto fatto dal suo commercialista, la partita Iva non si può chiudere se tutte le prestazioni non sono state saldate.
Giulia Maggio 29, 2017 at 17:56
Salve, sono artigiana nel regime dei minimi, purtroppo situazione economica mi costringe di cercare un altro lavoro, vorrei sapere se posso lavorare come dipendente a tempo pieno o parziale, mantenendo la p.iva aperta ?
Fiscomania Maggio 30, 2017 at 10:20
Certamente può avere una partita Iva e lavorare come dipendente.
giorgio Giugno 5, 2017 at 9:54
Vorrei però sapere se dal 2010 ad oggi posso anche chiedere la cancellazione dei contributi che mi sono arrivati visto che non ho lavorato.
Fiscomania Giugno 5, 2017 at 12:27
I contributi sono obbligatori.
giorgio Giugno 13, 2017 at 15:51
Avendo chiuso l’attività nel 2010 perchè dovrei pagare contributi se non ho piu’ avuto l’attività ? I
Fiscomania Giugno 13, 2017 at 17:02
Se ha chiuso l’attività non deve pagare ulteriori contributi dopo la chiusura.
Dante Settembre 12, 2017 at 21:07
Salve le volevo chiedere nel 2013 ho aperto una società srl con il mio socio pero la società non ha mai iniziato e sempre stata inattiva dal primo giorno quindi volevo sapere se dovevo pagare qualche contributo tipo imps oppure di altro tipo a me e al mio socio e se dovevo presentare il bilancio ogni anno ma visto che e sempre inattiva non ha mai operato quindi non serve penso e inoltre il commercialista mi aveva detto che dopo 3 anni di inattività la camera di commercio chiudeva in automatico la società oggi ho fatto una visura e la società e esistente pero risulta inattiva quindi come devo fare per chiuderla ??
Fiscomania Settembre 13, 2017 at 7:31
Ci sono diversi obblighi legati ad una Srl, per cui adesso è responsabile l’amministratore. Prima di poter chiuere bisogna analizzare le responsabilità sorte in capo all’amministratore, poi bisongna vedere i debiti accumulati dalla Srl e quelli in capo ad amministratore (e/o soci) e successivamente procedere alla chiusura. Avrà bisogno della consulenza di un commercialista.
Dante Settembre 13, 2017 at 13:26
Salve, ma come lo detto la società non ha effettuato alcun operazione ne di acquisto ne di vendita non ha mai operata e stata solo creata dal notaio e basta.
Fiscomania Settembre 13, 2017 at 16:24
Una società sostiene comunque costi anche se inattiva.
Angelo C. Dicembre 3, 2017 at 21:25
Fiscomania Dicembre 4, 2017 at 8:25
Emilia Giugno 28, 2018 at 14:11
Buongiorno sono emilia ho chiuso la partita Iva il 28 febbraio 2017 con zero fatturato sia in entrata che in uscita nell’ anno 2017.
Oggi lavoro come supplente precaria e andando a fare il 730 2018 sul sito dell agenzia delle entrate mi dice che si deve presentare il modello per partita Iva poiché è stata aperta per almeno un giorno nel 2017
Mi dice di compilare un modello VÒ che non so minimamente come compilare.
Il Caf può andar bene per la compilazione??oppure sapete indicarmi a chi rivolgermi?
Fiscomania Giugno 29, 2018 at 8:19
A mio avviso deve affidarsi ad un commercialista per la sua dichiarazione dei redditi. Niente di complicato, può anche farla da sola sul precompilato, ma le serve qualcuno che le indichi come fare. Se vuole possiamo aiutarla noi, nel caso la ricontattiamo in privato per un preventivo.