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Timestamp: 2017-11-19 14:23:16+00:00
Document Index: 112819868

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 47', 'art. 18', 'art. 3']

Sentenza n. C-411/10 e C-493/10 del 22 dicembre 2011 Corte di Giustizia UE | Tutto Stranieri
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Sentenza n. C-411/10 e C-493/10 del 22 dicembre 2011 Corte di Giustizia UE
Divieto dei trattamenti inumani o degradanti – Sistema europeo comune di asilo – Regolamento (CE) n. 343/2003 – Trasferimento di un richiedente asilo verso lo Stato membro competente.
46 Dinanzi alla Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) il Secretary of State ha ammesso che «i diritti fondamentali enunciati nella Carta po[tevano] essere invocati contro il Regno Unito e (…) che l’Administrative Court ha commesso un errore dichiarando il contrario». La Carta semplicemente riaffermerebbe diritti che già costituiscono parte integrante del diritto dell’Unione e non creerebbe diritti nuovi. Tuttavia, la High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Administrative Court) avrebbe a torto statuito che il Secretary of State aveva l’obbligo di prendere in considerazione i diritti fondamentali dell’Unione allorché esercita potere discrezionale che gli attribuisce l’art. 3, n. 2, del regolamento n. 343/2003. Secondo il Secretary of State, tale potere discrezionale non rientrerebbe nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione.
«1) Se la decisione adottata da uno Stato membro ai sensi dell’art. 3, n. 2, del regolamento (…) n. 343/2003 di esaminare o meno una domanda di asilo benché tale esame non gli competa in base ai criteri stabiliti nel capo III del regolamento rientri nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione europea ai fini dell’art. 6 [TUE] e/o dell’art. 51 della [Carta].
3) In particolare, se l’obbligo di rispettare i diritti fondamentali dell’Unione osti all’applicazione di una presunzione assoluta nel senso che lo Stato competente osserverà (i) i diritti fondamentali del richiedente asilo ai sensi del diritto dell’Unione e/o (ii) le norme minime imposte dalle direttive 2003/9 (…), 2004/83 (…) e/o 2005/85 (…).
6) Se sia compatibile con i diritti stabiliti all’art. 47 della Carta che una disposizione di diritto nazionale imponga ad un organo giurisdizionale, al fine di determinare se una persona possa essere legalmente espulsa verso un altro Stato membro in conformità del regolamento [n. 343/2003], di considerare detto Stato membro come uno Stato dal quale la persona non sarà inviata in un altro Stato in violazione dei suoi diritti scaturenti dalla CEDU o dalla Convenzione [di Ginevra] e dal Protocollo del 1967 (…).
7) Per la parte in cui le precedenti questioni concernono obblighi del Regno Unito, se le soluzioni delle questioni seconda‑sesta debbano comunque tener conto del Protocollo (n. 30) (…)».
«1) Se lo Stato membro che provvede al trasferimento ai sensi del regolamento (…) n. 343/2003 sia tenuto ad accertare il rispetto, da parte dello Stato ricevente, dell’art. 18 della [Carta], delle direttive 2003/9 (…), 2004/83 (…) e 2005/85 (…) nonché del regolamento (…) n. 343/2003.
2) In caso di soluzione affermativa, ove lo Stato membro ricevente risulti non attenersi a una o più di tali disposizioni, se lo Stato membro che provvede al trasferimento sia obbligato ad accettare la competenza ad esaminare la domanda di cui all’art. 3, n. 2, del regolamento (…) n. 343/2003».
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