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Timestamp: 2018-11-14 00:48:16+00:00
Document Index: 28355725

Matched Legal Cases: ['art.674', 'art. 321', 'art. 674', 'art. 674', 'art.20', 'art.674', 'art.674', 'art.20', 'art.321', 'art. 321', 'art.20', 'art. 674', 'art.674', 'art. 674', 'art.674', 'art.674', 'art.674', 'art.674', 'art. 674', 'art.624', 'art. 674', 'art.674', 'sentenza ', 'art.674', 'art.12', 'art.25', 'art.1', 'art.674', 'art.674', 'art.674', 'art.674', 'art.1', 'art.25', 'art.14', 'art.674', 'Cass. Sez. ']

TRIBUNALE DI PAOLA, 28 settembre 2001, G.I.P. Lo Feudo – P.M. Monteleone.
Sequestro preventivo – inquinamento elettromagnetico – reato configurabile – art.674 c.p. – sussistenza- fattispecie ( art. 321 c.p.p. – art. 674 c.p. )
La impossibilità di stabilire, con certezza, quali siano i limiti di esposizione efficaci per la prevenzione di eventuali effetti sanitari di tipo cronico, eventualmente derivanti dalla emanazione di onde elettromagnetiche di un’antenna TIM fa ritenere configurabile la fattispecie di cui all’art. 674 c.p. posto che la molestia di cui alla norma citata è da ravvisarsi anche nella semplice idoneità della fonte di produzione delle onde a dar luogo ad una situazione generalizzata di allarme per la salute, di tal che deve ritenersi sussistente anche un pericolo di aggravamento di tale allarme collettivo ove l’antenna in questione non venga sottoposta a sequestro.
TRIBUNALE DI PAOLA – UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI – DECRETO DI SEQUESTRO PREVENTIVO – Proc. N. 3301/01 RGNR- N. 6480/01 GIP.
Il Giudice per le indagini preliminari dott. Vincenzo Lo Feudo, esaminate le richieste di sequestro preventivo, avanzate il 18.5.2001 dai legali rappresentanti del Comitato difesa ambiente e il 17.9.2001 dal P.M. in sede, del traliccio metallico e della/e antenna/e TIM ubicati in Via Europa del Comune di Diamante realizzati senza la prescritta concessione edilizia;
letti gli atti del procedimento penale a carico di M.M. quale legale rapp.te di TIM spa, difeso di fiducia dall’ avv. F.C. del Foro di Cosenza, per i seguenti reati:
a) a) r. p. e p. dall’art.20, letttera c), legge 25 febbraio 1985, n. 47, per avere nella qualità di cui sopra mantenuto sull’edificio della centrale telefonica sita in Via Europa il traliccio relativo all’antenna TIM in assenza della prescritta concessione edilizia e del nulla osta paesaggistico ambientale.
b) b) r. p. e p. dall’art.674 c.p. perchè nella medesima qualità di responsabile della TIM spa, manteneva la predetta antenna, fonte di emissione di onde elettromagnetiche potenzialmente idonee ad arrecare danno alla salute pubblica.
In Diamante in data antecedente e prossima al 13.4.2001 e tuttora permanente.
dagli atti risulta effettivamente posta in essere attività costruttiva consistente nella installazione di un traliccio relativo ad un’antenna TIM, in assenza di concessione edilizia ed in zona soggetta a vincolo paesaggistico, come risulta in particolare dall’ordinanza di demolizione in data 22.4.1999 a firma del responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Diamante;
il Comune di Diamante si è determinato nel senso di negare la richiesta concessione edilizia “” presa visione del rapporto tecnico redatto dall’azienda sanitaria n. 4 Presidio Multizonale di Prevenzione Settore Fisico Ambientale……..datato 30.11.99 prot. N. 1849/FA/99, nel quale si conclude che “ allo stato delle conoscenze non è dato possibile stabilire, con certezza, quali siano i limiti di esposizione efficaci per la prevenzione di eventuali effetti sanitari di tipo cronico” (cfr. nota 13.4.2001 dell’Ufficio Tecnico del Comune di Diamante) ;
rilevato che la manifestazione di volontà della P.A. in ordine al diniego della richiesta concessione appare definitiva e che la mancata ottemperanza all’ordine di demolizione sopra indicato è indicativo di un intento pervicace di persistere nell’abuso commesso, così evidenziandosi la sussistenza del pericolo di un protrarsi della lesione del bene interesse tutelato dalle norme in materia urbanistico edilizia;
ritenuto altresì che, proprio la impossibilità di “” stabilire con certezza, quali siano i limiti di esposizione efficaci per la prevenzione di eventuali effetti sanitari di tipo cronico”, eventualmente derivanti dalla emanazione di onde elettromagnetiche dell’antenna TIM, situata nel centro abitato di Diamante, fa ritenere configurabile la fattispecie di cui all’art.674 c.p. contestata al capo b) della rubrica, posto che, come correttamente ritenuto nella richiesta avanzata dal P.M., la molestia di cui alla norma citata è da ravvisarsi anche nella semplice idoneità della fonte di produzione delle onde a dar luogo ad una situazione generalizzata di allarme per la salute, di tal che deve ritenersi sussistente anche un pericolo di aggravamento di tale allarme collettivo ove l’antenna in questione non venga sottoposta a sequestro;
ravvisata per quanto esposto la ricorrenza di tutti i presupposti di legge e considerato che il bene di cui si chiede il sequestro costituisce il “prodotto” della contravvenzione di cui all’art.20 della legge n. 47/1985;
letto l’art.321 c.p.p.
dispone il sequestro preventivo del traliccio metallico e della/e antenna/e TIM ubicati in Via Europa del Comune di Diamante realizzati senza la prescritta concessione edilizia; avvisa l’interessato della facoltà di nominare e di farsi assistere da un difensore di fiducia; manda alla Cancelleria per l’immediata trasmissione del presente provvedimento, in duplice copia, al Pubblico Ministero presso la procura di Paola che ne cura l’esecuzione.
Paola 28.9.2001
Il Giudice per le indagini preliminari dott. Vincenzo Lo Feudo.
Con il provvedimento che si annota il GIP del Tribunale di Paola, nell’ambito di un procedimento cautelare finalizzato al sequestro preventivo di una antenna TIM per la telefonia mobile, ha disposto la misura cautelare ex art. 321 c.p.p. avendo ravvisato nella fattispecie concreta il reato di cui all’art.20 legge 20.2.85 n. 47 per assenza della prescritta concessione edilizia, ed il reato ex art. 674 c.p. Ha ritenuto, infatti, che l’antenna per la telefonia mobile, oggetto del sequestro, fosse fonte di emissione di onde elettromagnetiche potenzialmente idonee ad arrecare danno alla salute pubblica.
Il decreto di sequestro preventivo del GIP del Tribunale di Paola, che conferma un indirizzo giurisprudenziale consolidatosi negli ultimi anni, offre lo spunto per approfondire alcune delle tematiche connesse alla norma incriminatrice dettata dal citato art.674 c.p..
Ancorandosi agli studi scientifici sopra citati ed ai principi della detta normativa vigente sia la giurisprudenza di merito che di legittimità, negli ultimi anni, ha sempre più ampliato l’ambito di applicazione dell’art. 674 cod. pen.:
ü ritenendo che il termine “gettare”, utilizzato dal legislatore, ricomprende anche l’emissione di onde elettromagnetiche attraverso impianti di telefonia mobile e simili ;
ü facendo altresì rientrare nel novero delle “cose” le onde elettromagnetiche;
ü ritenendo sufficiente l’attitudine della condotta ad arrecare effetti dannosi o molestia alle persone : molestia da intendersi come apprezzabile fastidio o disturbo;
ü individuando il nesso di causalità tra l’azione dei campi elettromagnetici e i danni alla salute secondo il modello della causalità per sussunzione sotto leggi scientifiche .
E’ questo, l’orientamento del G.I.P. del Tribunale di Paola esplicitato nel decreto di sequestro che si annota. Egli ha ritenuto , in conformità a quanto richiesto dal P.M. , che “ la molestia di cui alla norma citata è da ravvisarsi anche nella semplice idoneità della fonte di produzione delle onde a dar luogo ad una situazione generalizzata di allarme per la salute”.
In tal modo il GIP di Paola si allinea alla giurisprudenza di merito, che, seguendo l’indirizzo giurisprudenziale del Gip della Pretura di Venezia , va confermando l’applicazione dell’art.674 c. p. in relazione al fenomeno dell’inquinamento elettromagnetico.
Il GIP del Tribunale di Paola(10) ,nel decreto di sequestro in commento, ha confermato tale orientamento giurisprudenziale ravvisando, altresì, nella norma di cui all’art.674 c.p. uno strumento
per l’applicabilità dell’istituto del sequestro preventivo ” … deve ritenersi sussistente anche un pericolo di aggravamento di tale allarme collettivo ove l’antenna in questione non venga sottoposta a sequestro”.
La norma incriminatrice in esame reprime un reato di mero pericolo ed è sufficiente che il fatto costituisca causa virtuale di pericolo, che pertanto va valutata ex ante(12) .
Come è stato osservato da autorevole dottrina (13), ai fini della sussistenza del reato ex art.674 non è richiesta la prova di un concreto pericolo per la salute delle persone in quanto tale norma fa riferimento al concetto di “ molestia “ (14).
Si è rilevato(15) che dal momento che la contravvenzione di cui all’art.674 c.p. costituisce reato di pericolo, non è necessario per la punibilità della condotta che le emissioni di gas, vapori e fumi provochino un effettivo nocumento, essendo sufficiente l’attitudine delle stesse a offendere, imbrattare, molestare persone, cioè ad arrecare ad esse disagio, fastidio o disturbo, ovvero a turbare il modo di vita quotidiano .
In relazione al termine gettare la giurisprudenza di legittimità (17) ha ritenuto che in esso possa ricomprendersi anche l’emissione di onde elettromagnetiche per “l’amplissimo significato che ha nella nostra lingua il verbo gettare “Esso infatti, non sta solo a indicare l’azione di chi lancia ( più popolarmente butta) qualcosa nello spazio o verso un punto determinato, ma è anche sinonimo di “mandar fuori, emettere” e, per estensione, come già in Dante Alighieri, di “produrre, far nascere”.
Per quanto concerne poi la verifica se le onde elettromagnetiche rientrino nel novero delle cose ai sensi dell’art. 674 va rilevato che il legislatore del 1930 non poteva certo prevedere la diffusione delle onde elettromagnetiche, ma la grande apertura culturale del codice Rocco ha fatto sì che già all’epoca si inquadrasse il problema dell’energia con la formulazione del II comma dell’art.624 con il quale si equipara l’energia elettrica e le altre aventi un valore economico alle “cose mobili“.
Su tale principio la Suprema Corte (18) ha ritenuto che il fenomeno noto come inquinamento elettromagnetico è astrattamente riconducibile alla previsione dell’art. 674 c.p., sottolineando ”che proprio l’apertura culturale mostrata dal codice Rocco nel dilatare la nozione di cosa rilevante per il diritto penale autorizza ad attribuire all’art.674 una dimensione più ampia di quella originariamente conferitagli e conforme ad una visione della legge in armonia con il marcato dinamismo dello Stato moderno. Non sembra arbitraria, dunque, la conclusione che tra le “ cose” di cui parla la norma incriminatrice debbono farsi rientrare anche i campi elettromagnetici, per la loro stessa essenza considerati da A. Einstein altrettanto reali “della sedia su cui ci si accomoda“, o più esattamente, i treni di onde, che si disperdono in tutte le direzioni a somiglianza di quelle generate nell’acqua dal lancio di un sasso, quale effetto delle variazioni dei campi medesimi prodotte dalle oscillazioni delle cariche elettriche” .
La citata sentenza della Suprema Corte è di enorme rilievo per la tematica in esame laddove ritiene, altresì , che “l’inserimento sul piano concettuale in tale categoria di elementi non materiali ma almeno strumentalmente percepibili, misurabili e apprezzabili, giova ad una corretta interpretazione della lettera dell’art.674 c.p., ritenendo altresì che come è noto, accantonata la teoria soggettiva dell’interpretazione, rivelatasi assolutamente inadeguata a corrispondere alla continua evoluzione della realtà sociale, “l’intenzione del legislatore” di cui parla l’art.12 delle disp. Att. sulla legge va oggi intesa come volontà della legge obiettivamente considerata, indipendentemente cioè dal pensiero di chi l’ha materialmente redatto e “poiché un altro articolo delle disposizioni, il 14, statuisce che le leggi penali “ non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati ( art.25 Costit.; art.1 c.p.) è compito dell’interprete di accertare se la “ volontà”, che pretende di attribuire alla norma, sia interna o esterna alla stessa, nel senso che possa ricavarli dalla norma stessa, pur dando al testo un significato più ampio di quello che apparentemente risulta da essa ( interpretazione estensiva) ovvero debba essere mutuata da una norma diversa o anche dai principi generali dell’ordinamento giuridico ( interpretazione analogica) .
- alla qualificabilità come “cose” delle onde elettromagnetiche;
- alla riconducibilità dei campi elettromagnetici alle condotte del “gettare” o “versare”;
- alla attitudine delle onde elettromagnetiche a recare offesa o “molestia” alle persone.
Sul punto è stato acutamente rilevato (19) che “la norma di cui all’art.674 c.p. ( inserita tra le contravvenzioni concernenti l’incolumità pubblica, ed in particolare l’incolumità delle persone nei luoghi di pubblico transito o nelle abitazioni) è stata da tempo utilizzata, per la sua duttilità, allo scopo di apprestare la tutela penale avverso fenomeni di rilevanza sociale sempre più crescente ma che non formavano oggetto di considerazione adeguata e tempestiva da parte del legislatore. Ci si riferisce a quelle situazioni idonee a compromettere in modo apprezzabile e diretto i beni ambientali, e quindi anche ad interferire, di riflesso se non direttamente, sul bene della salute delle persone, che non sono state sollecitamente disciplinate in via generale dalla normativa e che hanno dunque costretto la giurisprudenza (ma anche gli stessi commentatori del codice penale), a ravvisare nella norma in questione un utile strumento per approntare una tutela di carattere penale, fondata non tanto sulla astratta irrogabilità di una sanzione di entità trascurabile, quanto sulla possibilità di impiego dell’istituto del sequestro ( probatorio e, alla stregua del nuovo codice di procedura penale, preventivo) quale efficace mezzo di contrasto di un’illegalità ancora definibile come “atipica” rispetto alle fattispecie codificate. Basti pensare alle situazioni che davano - e danno - luogo al fenomeno dell’inquinamento atmosferico e a quelle che originano esalazioni maleodoranti, situazioni rispetto alle quali la norma di cui all’art.674 c.p. è servita - e serve tuttora - a fornire uno strumento di contrasto diretto non tanto sotto il profilo della tutela ambientale (che pure viene, in tal modo, indirettamente garantita ) quanto con riferimento alla tutela della incolumità e quindi della salute delle persone “.
In relazione a tale rilievo vanno richiamate due pronunce dei giudici di merito (20) che hanno ritenuto ” che il dato normativo non consente assolutamente, pena la violazione dei principi di tassatività e tipicità e del divieto di analogia, la sussumibilità della fattispecie de qua nell’ambito del reato contravvenzionale delineato “” nonché una recentissima pronuncia della Suprema Corte , (21) che ha statuito che l’emissione di onde elettromagnetiche non integra la fattispecie di cui all’art.674 ritenendo che la sussumibilità della stessa nel concetto di “cose” necessita di una esplicita previsione normativa.
Il secondo indirizzo, invece, richiamandosi ai principi di tassatività e determinatezza esclude l’astratta riconducibilità della fattispecie alla contravvenzione in questione. Ritiene, infatti, che una interpretazione estensiva in malam partem della norma incriminatrice di cui all’art.674 è vietata in base al principio di stretta legalità, contenuto oltre che nella norma di garanzia di cui all’art.1 cod.pen., anche nella disposizione contenuta nell’art.25 della Costituzione; precisa, altresì, che la norma contenuta nell’art.14 delle Disposizioni sulla legge in generale esclude che la legge penale si applica oltre i casi e i tempi in essa considerati.
Proseguendo nella disamina va rilevato che non esistendo assoluta certezza scientifica che provi il pericolo per la salute umana derivante dall’esposizione a onde elettromagnetiche, - come anche ritenuto nel decreto di sequestro del GIP del Tribunale di Paola che si annota, - non risulta facile l’individuazione del relativo nesso di causalità.
Sul punto è stato altresì osservato(26) che la causalità scientifica per essere tale esige:
a) che il grado di conoscenza umana, richiesto per stabilire quand’è che un evento è scientificamente , “conseguenza” dell’azione, sia - tra i diversi ipotizzabili - non quello, di certo, della scienza ed esperienza “personale” dell’agente e neppure della scienza ed esperienza umana “media” o comune, ma soltanto quella della “migliore scienza ed esperienza del momento storico”; b) che il “grado di successione “ tra azione ed evento, per stabilire se esso costituisca o meno “conseguenza” dell’azione, sia - tra i diversi ipotizzabili” – non quello della “certezza”, né quello della possibilità, bensì quello della “probabilità relativa “ quale “rilevante grado di probabilità”; c) che il caso concreto sia risolto col “metodo scientifico” consistente nella c.d. “sussunzione del caso sotto le leggi scientifiche “ ( universali e statistiche) di copertura;
Secondo l’impostazione di tali pronunce è stato osservato (30) che può concludersi che la ragionevole probabilità dimostrata dal punto di vista scientifico in tema di inquinamento elettromagnetico è più sufficiente, per il nostro ordinamento ad integrare il nesso di
causalità tra l’esposizione ad onde elettromagnetiche e le patologie derivanti alla salute umana.
Se questa è la giurisprudenza sul punto, va tenuto però presente che, recentemente, la Suprema Corte a Sezioni Unite (31) ( fattispecie in tema di responsabilità professionale medica ) ha ritenuto che per l’accertamento del nesso causale non bastano i coefficienti di probabilità, ed esaminato, i criteri di determinazione e di apprezzamento del valore probabilistico della spiegazione causale statuendo che: “” non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificare la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze di fatto e dell’evidenza disponibile, così che, all’esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell’evento lesivo con “alto o elevato grado di credibilità razionale” o “probabilità logica”;
( avv. Lucio Conte)
(1) In TIBERI R. ,La Tutela penale della salute dall’inquinamento elettromagnetico, 2001,Maggioli :
(12) Cass.Pen. 16.5.1980, Biasin, Giust.Pen. 1981, II, 155, “” La contravvenzione di getto
pericoloso di cose si realizza quando le cose siano idonee a offendere o molestare o
imbrattare persone, quale causa virtuale di nocumento, indipendentemente dal modo in
cui si esplica la condotta e dalla maggiore o minore frequenza in via normale del
luogo “;
(15) Cass.Pen. Sez.III, 26.1.1998, n. 3531, Terrile , “ La fattispecie tipica del reato di getto pericoloso di cose di cui all’art.674 c.p. configura un’ ipotesi di reato di pericolo rappresentato dall’idoneità potenziale della cosa versata a molestare o imbrattare le persone in modo percepibile anche se minimo “.
(17)(17)Cass. Sez. I , 29.11.1999, n. 5626, Cappellieri, conferma Tribunale di Venezia ordinanza 20.4.1999; Cass. Pen. Sez. I , 13.10.1999, 5592, Pareschi ;
(18)(18)Cass. Pen. Sez.I 29.11.99, n. 5626 ; Cass. Pen. Sez. I, 13.10.99, n. 5592 ;
(20) (20) Pretura Venezia– Uff. G.I.P., Ord. 16.3.1999, est. Gaggelli )
Tribunale Venezia, Sez.I 16.4.1999;
(23) Sulla problematica della ammissibilità di una interpretazione estensiva in diritto penale si rileva che, nell’ambito del progetto di revisione costituzionale, approvato dalla Commissione Bicamerale il 4 novembre 1997 ( ma poi bloccatosi in Parlamento ), si era previsto - proprio allo scopo di frapporre un argine ai ritenuti “eccessi” di libera attività interpretativa del giudice penale - di introdurre una nuova disposizione costituzionale che vietasse esplicitamente, oltre all’interpretazione analogica, anche l’interpretazione “estensiva” delle norme incriminatici ( la nuova disposizione costituzionale era così formulata : “” Le norme penali non possono essere interpretate in modo analogico o estensivo “” ). In FIANDACA-MUSCO, “ Diritto penale parte generale “, Zanichelli,2001, pag.114.
(29) Cass. Pen. , Sez. IV, 6.12.1990, Bonetti e altri , in Foro it. 1992, II, 36 , “” Secondo il modello della sussunzione sotto leggi scientifiche, un antecedente può essere configurato come condizione necessaria solo a patto che esso rientri nel novero di quegli antecedenti che, sulla base di una successione regolare conforme ad una legge dotata di validità scientifica – la cosiddetta legge generale di copertura - portano ad eventi del tipo di quello verificatosi in concreto. Sono legge generali di copertura sia le leggi universali, che sono in grado di affermare che la verificazione di un evento è invariabilmente accompagnata dalla verificazione di un altro evento, sia le leggi statistiche che si limitano, invece, ad affermare che il verificarsi di un evento è accompagnato dal verificarsi di un altro evento soltanto in una certa percentuale di casi, sicchè il giudice che si avvalga del modello della sussunzione sotto legge statistiche dirà che è probabile - e deve trattarsi di probabilità di alto grado - che la condotta dell’agente costituisca, “ ceteris paribus “, una condizione necessaria dell’evento “”.
Cass.Pen. Sez. IV, 17.12.1993, Ianieri, Riv. Pen. economia,1996,56 , “” In tema
di rapporto di causalità, causa è la condizione contingentemente necessaria per la produzione dell’evento. Evento, invero, che può essere astrattamente causato da tutta una serie di antecedenti, ma in concreto, contingentemente appunto, è l’effetto di un determinato o di più determinate causa per venire a capo delle quali il giudice deve avvalersi del metodo scientifico della sussunzione del caso sotto le c.d. leggi di copertura, che sono leggi scientifiche o statistiche. Si tratta dei principi della causalità scientifica, secondo la quale il grado di successione causa-effetto, antecedente-conseguente, condotta-evento non è la certezza e neppure la possibilità, ma la probabilità o meglio, un alto grado di probabilità che senza il comportamento dell’agente l’evento non si sarebbe verificato “”.