Source: https://www.laleggepertutti.it/88473_imposta-di-successione-deducibili-le-spese-mediche-del-defunto
Timestamp: 2020-08-10 12:34:34+00:00
Document Index: 19169082

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 16']

Imposta di successione: deducibili le spese mediche del defunto
Spese per ricoveri, medicinali e protesi: deduzione purché risultino da regolari quietanze, anche se di data anteriore all’apertura della successione.
Ai fini dell’imposta di successione, per gli eredi sono deducibili le spese mediche sostenute dal soggetto defunto (cosiddetto “de cuius”), anche se fatturate a quest’ultimo e non, formalmente, agli eredi. Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].
Quante volte, durante gli ultimi periodi di vita, una persona si trova ad affrontare spese mediche, a volte ingenti. Altrettanto spesso, il denaro viene speso o prestato dai parenti, ma la fattura è rilasciata al malato. Ebbene, in caso di decesso del paziente, secondo la Suprema Corte, gli eredi possono dedurre dall’imposta di successione le spese mediche sostenute per il familiare, nonostante i documenti fiscali siano stati intestati al defunto.
In linea generale, infatti, la legge [2] stabilisce che sono deducibili tutti i debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, senza esclusione [3]. In particolare, per quanto attiene alle spese mediche e chirurgiche relative al defunto negli ultimi sei mesi di vita sostenute dagli eredi, comprese quelle per ricoveri, medicinali e protesi, sono deducibili a condizione che risultino da regolari quietanze, anche se di data anteriore all’apertura della successione.
Le spese funerarie risultanti da regolari quietanze sono deducibili in misura non superiore a lire due milioni.
La particolarità della sentenza in commento è quella di specificare che il regime di deducibilità dei debiti dalla massa ereditaria non impone che la fattura, emessa a corredo della spesa medica, sia per forza formalmente intestata agli eredi (si pensi al ricovero in una clinica privata, un centro di terapia, ecc.): l’importante – come già detto – è che risultino da regolari quietanze, anche se di data anteriore all’apertura della successione. Per il resto, la fattura può essere stata intestata anche al defunto: ciò non costituisce un ostacolo alla deduzione.
[1] Cass. sent. n. 9957/2015.
[2] Art. 20 d.lgs. n. 346/1990.
[3] Devono però sussistere le condizioni indicate dagli artt. 21-24 d.lgs. n. 346/1990 che riportiamo qui di seguito.
Art. 21. I debiti del defunto devono risultare da atto scritto di data certa anteriore all’apertura della successione o da provvedimento giurisdizionale definitivo. 2. I debiti inerenti all’esercizio di imprese sono ammessi in deduzione anche se risultano dalle scritture contabili obbligatorie del defunto regolarmente tenute a norma di legge. 3. Se il defunto non era obbligato alla tenuta di scritture contabili, i debiti cambiari e i debiti verso aziende o istituti di credito, compresi i saldi passivi dei conti correnti, sono ammessi in deduzione anche se risultano dalle scritture contabili obbligatorie, regolarmente tenute a norma di legge, del trattario o del prenditore o dell’azienda o istituto di credito. 4. I debiti derivanti da rapporti di lavoro subordinato, compresi quelli relativi al trattamento di fine rapporto e ai trattamenti previdenziali integrativi, sono deducibili nell’ammontare maturato alla data di apertura della successione, anche se il rapporto continua con gli eredi o i legatari. 5. I debiti verso lo Stato, gli enti pubblici territoriali e gli enti pubblici che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale, esistenti alla data di apertura della successione, nonche’ i debiti tributari, il cui presupposto si e’ verificato anteriormente alla stessa data, sono deducibili anche se accertati in data posteriore. 6. Per debito del defunto si intende anche quello di somme dovute al coniuge divorziato, a seguito di sentenza di scioglimento di matrimonio o di cessazione di effetti civili dello stesso.
Art. 22. 1. Non sono deducibili i debiti contratti per l’acquisto di beni o di diritti non compresi nell’attivo ereditario; se i beni o i diritti acquistati vi sono compresi solo in parte la deduzione e’ ammessa proporzionalmente al valore di tale parte. 2. I debiti contratti dal defunto negli ultimi sei mesi sono deducibili nei limiti in cui il relativo importo e’ stato impiegato nei modi indicati nell’art. 10, comma 3, lettere d), e) ed f); negli stessi limiti sono computati, per la determinazione del saldo dei conti correnti bancari, gli addebitamenti dipendenti da assegni emessi e da operazioni fatte negli ultimi sei mesi. Le disposizioni del presente comma non si applicano per i debiti contratti, le operazioni fatte e gli assegni emessi nell’esercizio di imprese o di arti e professioni. 3. Nella determinazione del saldo dei conti correnti bancari non si tiene conto degli addebitamenti dipendenti da assegni non presentati al pagamento almeno quattro giorni prima dell’apertura della successione. 4. I debiti di pertinenza del defunto e di altre persone, compresi i saldi passivi dei conti correnti bancari cointestati, sono deducibili nei limiti della quota del defunto; le quote dei condebitori si considerano uguali se non risultano diversamente determinate.
Art. 23. 1. La deduzione dei debiti e’ subordinata alla produzione, in originale o in copia autentica, del titolo o provvedimento di cui all’art. 21, comma 1, ovvero: a) di estratto notarile delle scritture contabili obbligatorie del defunto, per i debiti inerenti all’esercizio di imprese; b) di estratto notarile delle scritture contabili obbligatorie del trattario o del prenditore, per i debiti cambiari; c) di attestazione rilasciata dall’amministrazione creditrice, o di copia autentica della quietanza del pagamento avvenuto dopo l’apertura della successione, per i debiti verso pubbliche amministrazioni; d) di attestazione rilasciata dall’ispettorato provinciale del lavoro, per i debiti verso i lavoratori dipendenti. 2. La deduzione dei debiti verso aziende o istituti di credito, anche se risultanti nei modi indicati nel comma l, e’ subordinata alla produzione di un certificato, rilasciato dall’ente creditore entro trenta giorni dalla richiesta scritta di uno dei soggetti obbligati alla dichiarazione della successione e controfirmato dal capo del servizio o dal contabile addetto al servizio. Il certificato deve attestare l’esistenza totale o parziale di ciascun debito con la specificazione di tutti gli altri rapporti debitori o creditori, compresi i riporti e le garanzie anche di terzi, esistenti con il defunto alla data di apertura della successione presso tutte le sedi, agenzie, filiali o altre ripartizioni territoriali dell’azienda o istituto di credito; per i saldi passivi dei conti correnti dal certificato deve risultare l’integrale svolgimento del conto dal dodicesimo mese anteriore all’apertura della successione o, se precedente, dall’ultimo saldo attivo. 3. La sussistenza dei debiti alla data di apertura della successione, se non risulta da uno dei documenti di cui ai commi 1 e 2, deve risultare da attestazione conforme al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze, sottoscritta da uno dei soggetti obbligati alla dichiarazione della successione nonche’, tranne che per i debiti verso i dipendenti, dai creditori del defunto ovvero, per le passivita’ indicate nell’art. 16, comma 1, lettera b), dal legale rappresentante della societa’ o dell’ente. Le firme devono essere autenticate. 4. L’esistenza di debiti deducibili, ancorche’ non indicati nella dichiarazione della successione, puo’ essere dimostrata, nei modi stabiliti nei commi 1, 2 e 3, entro il termine di tre anni dalla data di apertura della successione, prorogato, per i debiti risultanti da provvedimenti giurisdizionali e per i debiti verso pubbliche amministrazioni, fino a sei mesi dalla data in cui il relativo provvedimento giurisdizionale o amministrativo e divenuto definitivo.
Art. 24. Spese mediche e spese funerarie 1. Le spese mediche e chirurgiche relative al defunto negli ultimi sei mesi di vita sostenute dagli eredi, comprese quelle per ricoveri, medicinali e protesi, sono deducibili a condizione che risultino da regolari quietanze, anche se di data anteriore all’apertura della successione. 2. Le spese funerarie risultanti da regolari quietanze sono deducibili in misura non superiore a lire due milioni.