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Timestamp: 2017-03-29 08:10:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 2361', 'art. 34', 'art. 2409', 'art. 2437', 'art. 2437', 'art. 2473', 'art. 34', 'art.2437', 'art. 2473', 'art. 2466', 'art. 2476', 'art. 2476']

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Il recesso del socio nelle società di capitali
PubblicatoSaverio Neri
Presentazione sul tema: "Il recesso del socio nelle società di capitali"— Transcript della presentazione:
NOZIONE DI RECESSO Il recesso è lo scioglimento di un contratto per iniziativa unilaterale di una delle parti; la relativa facoltà (diritto) può essere attribuita dal contratto, ovvero, più raramente (e nei contratti di durata), dalla legge. Con riferimento al contratto di società, il recesso del socio: non comporta, di regola ed in base ai principi generali in tema di contratti associativi, lo scioglimento dell’intero contratto sociale, bensì la necessità di liquidare al socio receduto il valore della quota.
FUNZIONE DEL RECESSO NELLE SOCIETA’L’attribuzione legale del diritto di recesso nel contratto di società si ricollega al carattere “di durata” di tale accordo e trova giustificazione funzionale: nell’esigenza generale di non rendere il socio “prigioniero della società” (soprattutto nelle società di persone in cui la partecipazione implica responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali) nell’esigenza specifica di consentire lo scioglimento del rapporto di partecipazione al socio che non condivida le “scelte di fondo” in tema di organizzazione ed esercizio dell’impresa collettiva (recesso quale strumento negoziale nel rapporto tra maggioranza e minoranza, soprattutto nelle società di capitali)
FUNZIONE DEL RECESSO NELLE SOCIETA’(segue) Di conseguenza, la disciplina del recesso (soprattutto nel modello legale, ma anche in quello statutario) deve realizzare un “punto di equilibrio” tra l’interesse sociale e quello individuale del recedente che tenga in considerazione i seguenti fattori: conseguenze del recesso per il socio uscente conseguenze del recesso per la società ed il suo patrimonio utilizzabilità, in concreto, di altri rimedi di exit e di voice da parte del socio
ASPETTI DA CONSIDERARE IN TEMA DI RECESSOCause Modalità e termini di esercizio Criteri di determinazione del rimborso Procedimento di liquidazione N.B.: rispetto ai profili civilistici dell’istituto, contrariamente a quanto avviene per quelli tributari, è praticamente irrilevante il fatto che il socio che recede sia una persona fisica, una persona giuridica o un soggetto collettivo non dotato di personalità giuridica
PERCORSO L’intervento si propone di:Individuare il “nuovo” regime legale di recedibilità nelle società di capitali Esaminare alcuni aspetti problematici del regime legale di recedibilità Valutare i termini di adattabilità statutaria del regime di default Effettuare alcune considerazioni finali sull’efficienza della disciplina rispetto alle funzioni del recesso nei diversi tipi capitalistici
IL RECESSO NELLA DISCIPLINA ORIGINARIA DELLE SOCIETA’ DI CAPITALIPrima della riforma Vietti il recesso era regolamentato in maniera unitaria all’interno delle società di capitali (2437 richiamato dal 2494 in tema di s.r.l.) quale correttivo al principio maggioritario per le modifiche statutarie L’istituto era poco utilizzato in concreto (salvo nelle quotate in periodi di listino calante), in quanto la disciplina era fortemente “squilibrata” a favore dell’interesse collettivo in relazione: alle cause di recesso (poche cause legali tassative) ai termini “giugulatori” di esercizio ai criteri (valore di libro) “penalizzanti” di rimborso delle azioni e quote nelle società non quotate
LA REGOLAMENTAZIONE DEL RECESSO NELLA RIFORMA DELLE SOCIETA’ DI CAPITALILa modifica dell’istituto del recesso ha costituito uno dei punti qualificanti della riforma del diritto societario. Le scelte e gli obbiettivi di fondo della Commissione Vietti in materia sono costituiti: sul piano del metodo e della tecnica legislativa dalla duplicazione (e parziale diversificazione) anche della disciplina del recesso nelle s.p.a. e nelle s.r.l. sul piano dei contenuti e della “politica legislativa” dal significativo rafforzamento dei termini di utilizzabilità dello strumento di exit sia nelle s.p.a., sia nelle s.r.l. La scelta sub. 1 impone una trattazione separata del recesso nei due principali tipi capitalistici.
LE FONTI DI DISCIPLINA DEL RECESSO NELLE S.P.A.La nuova disciplina delle s.p.a. dedica al recesso 5 articoli specifici, in luogo dell’unico presente in quella previgente: Cause (legali e statutarie) di recesso (2437 e 2437 quinquies) Termini e modalità di esercizio (2437 bis) Criteri di determinazione del valore delle azioni (2437 ter) Procedimento di liquidazione (2437 quater) In aggiunta, la riforma ha “sparso” in altri articoli frammenti ulteriori di disciplina volti, essenzialmente, ad individuare ulteriori cause legali di recesso (2328, n. 13, 2355 bis, 2365, 2497 quater, art. 34 del D. Lgs. 5/2003)
LEGITTIMAZIONE AL RECESSO NELLE S.P.A.L’art attribuisce la legittimazione a recedere al “socio che non ha concorso” all’adozione di determinate deliberazioni. Viene ad essere risolta, affermativamente, la questione della recedibilità dell’astenuto. Precisazioni: Può recedere solo chi sia già socio al momento della delibera (o del diverso fatto che legittima l’exit) In caso di azioni soggette a pegno o usufrutto la legittimazione rimane in capo al socio debitore o nudo proprietario (no, però, qualora il titolare del diritto parziario abbia votato a favore della delibera), salvo trasferimento (o estensione) del vincolo sulla quota di liquidazione Ricorrendo i presupposti di legittimazione il recesso spetta anche al socio che detiene l’aliquota di controllo
PRINCIPALI NOVITA’ IN TEMA DI CAUSE DI RECESSO NELLE S.P.A.Le novità di fondo in materia sono costituite: Dalla diversificazione delle cause di recesso a seconda della tipologia di durata (a tempo determinato o indeterminato) della società Regime di recedibilità ad nutum, con preavviso di 180 giorni (statutariamente elevabile ad 1 anno), nelle società a tempo indeterminato chiuse (2437) Significativo ampliamento del catalogo (che rimane “chiuso”) delle cause legali di recesso nelle società a tempo determinato Distinzione, nelle medesime società, tra cause legali inderogabili e derogabili di recesso Possibilità di aggiungere statutariamente ulteriori ipotesi di recesso
LE CAUSE LEGALI INDEROGABILI DI RECESSOModifica della clausola sull’oggetto sociale (no modifiche di fatto o tramite partecipazioni ex art. 2361, contrariamente alle srl) che comporti un cambiamento significativo dell’attività (anche modifiche che diminuiscono le condizioni di rischio dell’impresa collettiva ?) Trasformazione della società (anche senza modifica regime di responsabilità, anche di tipo eterogeneo; no fusione senza trasformazione, contrariamente alle srl) Trasferimento della sede all’estero Revoca dello stato di liquidazione Deroga statutaria delle cause di recesso disponibili Modifica dei criteri di rimborso delle azioni al receduto (anche in melius ? Anche modifiche ed integrazioni marginali ?)
LE CAUSE LEGALI INDEROGABILI DI RECESSOsegue 7.	Modifiche statutarie concernenti i diritti di voto o di partecipazione (formula generica ed un po’ oscura: mediante emissione di azioni speciali o strumenti partecipativi ? anche cambiamento del sistema di governance ?) Cause di recesso legate alla partecipazione al gruppo: modifica dell’oggetto di gruppo, inizio e fine dell’attività di direzione e coordinamento, responsabilità di chi svolge attività di d. e c. (2497 quater) Cause di recesso legate all’introduzione e soppressione (e la modifica, ad esempio mediante l’adozione dei meccanismi di nomina previsti dalla riforma) di clausole compromissorie statutarie (art. 34, ultimo comma, D. Lgs. 5/03) Le cause subb 8 e 9 non sono espressamente definite inderogabili, ma sono ritenute tali dagli interpreti
ADATTABILITA’ STATUTARIA DEL CATALOGO LEGALE DELLE CAUSE DI RECESSOLa riforma, contrariamente al passato, riserva espressamente uno spazio all’autonomia statutaria nella modulazione del catalogo delle cause di recesso. In particolare, sono previsti 3 tipologie d’intervento statutario in materia: Facoltà di eliminare alcune delle cause legali di recesso Facoltà di ampliare negozialmente il catalogo delle cause di recesso Onere di introdurre il correttivo del recesso (in alternativa con altri rimedi) quale condizione di efficacia delle limitazioni statutarie più gravose alla libera circolazione delle azioni (2355 bis, secondo comma)
LE CAUSE LEGALI DI RECESSO DEROGABILI STATUTARIAMENTELa riforma prevede 2 cause di recesso che operano di default, ma sono derogabili statutariamente: Proroga del termine di durata del contratto Introduzione e rimozione di vincoli (e, a fortiori, divieti) statutari alla circolazione delle azioni Dubbi sulla causa sub 2: Il recesso sembra giustificato per l’introduzione, non per la rimozione della clausola limitativa (che ripristina la libera circolazione delle azioni) La mera “modifica” delle clausole limitative alla circolazione delle azioni non è considerata dalla norma; comporta diritto al recesso ? Ovvero si deve distinguere in relazione all’entità della modifica (es: da prelazione propria ad impropria, da gradimento non mero a mero, etc.)
LE CAUSE DI RECESSO STATUTARIELa riforma ha espressamente consentito (superando la precedente interpretazione negativa) l’introduzione di cause statutarie nella s.p.a. “chiuse” (anche se poche società hanno, in concreto, utilizzato tale facoltà) Possibili cause di recesso: Deliberazioni assembleari non previste quale causa legale di recesso (es: fusione, modifica del sistema di governance) anche se di competenza dell’assemblea ordinaria (es: revoca di un dato amministratore) Deliberazioni del c.d.a. (es: emissione di obbligazioni, approvazione di piani di incentivazione azionaria) Fatti diversi da delibere degli organi collegiali (es: liquidazione di un ramo aziendale, chiusura di un’unità operativa) Forti dubbi sulla clausola di recedibilità ad nutum nelle società a tempo determinato
TERMINI DI ESERCIZIO DEL RECESSOL’art bis amplia i termini di esercizio del recesso che nella disciplina previgente costituivano (per i soci presenti in assemblea) un forte ostacolo all’utilizzabilità in concreto del rimedio. Per tutti (presenti ed assenti) il termine è ora di: 15 giorni dall’iscrizione della delibera che legittima il recesso nel registro delle imprese, ovvero 30 giorni dalla conoscenza del fatto, diverso dalla delibera, che legittima il recesso (es: entrata / uscita dal gruppo) Dubbio: quale è il termine in presenza di causa statutaria che lega il recesso ad una delibera assembleare (o consiliare) non soggetta a pubblicità legale ? 15 o 30 giorni dalla conoscenza effettiva della delibera ? Opportuna regolam statutaria
MODALITA’ DI ESERCIZIO DEL RECESSOL’esercizio del diritto di recesso è diventato un elemento “di negoziazione” tra maggioranza e minoranza che si articola in una sorta di “partita a scacchi” in 5 (o 6) mosse tra il recedente e la società i cui passaggi sono: Predeterminazione e comunicazione del valore di liquidazione 15 giorni prima dell’assemblea che ha all’ordine del giorno delibere legittimanti il recesso (2437 ter, quinto comma); cosa succede se non viene fatta ? Esercizio del recesso con lettera raccomandata che specifichi per quante azioni (l’exit può quindi essere parziale) si esercita il diritto (2437 bis, primo comma) e deposito delle relative azioni (che diventano inalienabili) presso la sede sociale (2437 bis secondo comma) contestazione del valore di liquidazione da effettuare contestualmente alla dichiarazione di recesso (2437 ter, ultimo comma)
MODALITA’ DI ESERCIZIO DEL RECESSOsegue 4. Determinazione del valore, in caso di contestazione, da parte di un esperto nominato dal Tribunale (arbitraggio) entro il termine, poco realistico, di 90 giorni (2437 ter, ultimo comma) Possibilità (jus poenitendi) per la società di escludere la recedibilità ex ante o di togliere ex post efficacia al recesso mediante revoca della delibera che lo legittima entro 90 giorni; (dies a quo: dalla data della delibera, della sua pubblicazione, dalla data di esercizio, ovvero, Galletti, dalla scadenza del termine di esercizio del recesso ?), o deliberando lo scioglimento della società (2437 bis, ultimo comma) Revoca della dichiarazione di recesso ? Si per Galletti purché comunicata prima della scadenza del termine per recedere (dopo la decisione del socio si stabilizza)
MODALITA’ DI ESERCIZIO DEL RECESSOsegue Il tatticismo nella gestione del recesso è aumentato dalla considerazione che gli interpreti ritengono, in prevalenza, che nelle more tra la comunicazione del recesso e l’effettiva liquidazione del valore delle azioni il soggetto conservi lo status socii e mantenga, quindi la legittimazione (dubbi sull’interesse) ad esercitare i diritti sociali: secondo tale lettura egli può, quindi, impugnare le delibere, effettuare la denuncia ex art. 2409, etc., con conseguente interesse della società a completare velocemente il procedimento di liquidazione verso il “socio rissoso”.
CRITERI LEGALI DI CALCOLO DEL VALORE DI LIQUIDAZIONESocietà non quotate L’art supera (la dottrina ha parlato di “svolta epocale”) il criterio penalizzate previgente del valore di libro ed impone un criterio di liquidazione del valore effettivo delle azioni con criterio misto patrimoniale e reddituale (“consistenza patrimoniale” e “prospettive reddituali”); conseguente prevalenza dell’interesse individuale su quello collettivo all’integrità del patrimonio sociale Società quotate Viene confermato il criterio della media aritmetica delle quotazioni di borsa nel semestre precedente (alla convocazione dell’assemblea che consente il recesso)
ADATTABILITA’ STATUTARIA DEI CRITERI LEGALI DI CALCOLO DEL VALORE DI LIQUIDAZIONENon è chiaro in quali termini l’autonomia statutaria possa incidere sui criteri legali di calcolo del valore di liquidazione. Il quadro normativo, infatti, non è univoco: L’art. 2437, primo comma, lett. f) parla di modifica dei criteri L’art. 2437, ultimo comma, sancisce la nullità dei patti che rendono più gravoso l’esercizio del diritto (ma solo per le cause inderogabili di recesso) L’art bis, quarto comma, consente “criteri diversi” ma si occupa sostanzialmente delle rettifiche ai valori di libro
ADATTABILITA’ STATUTARIA DEI CRITERI LEGALI DI CALCOLO DEL VALORE DI LIQUIDAZIONEsegue Nell’incertezza del dato positivo i primi interpreti ritengono che: Lo statuto non possa adottare criteri di liquidazione che portino ad una valutazione delle azioni inferiore a quella derivante dalle norme di default, perlomeno in relazione alle cause di recesso inderogabili (deroga / integrazione in melius, non in peius) Possibile “supplenza” di patti parasociali in tema di recesso.
PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE DELLE AZIONI AL RECEDUTOIl nuovo art quater prevede delle modalità “consecutive” di liquidazione delle azioni al receduto finalizzato a contemperare l’interesse di quest’ultimo con l’interesse della società (e degli stakeholders) alla conservazione dell’integrità del capitale e del patrimonio sociale: Offerta in opzione (e prelazione sull’inoptato) delle azioni agli altri soci Vendita a terzi Acquisto da parte della società con deroga (di dubbia compatibilità con la II direttiva) dei limiti del 2357 Annullamento delle azioni con riduzione del capitale sociale soggetta alle norme della riduzione reale Scioglimento della società in caso di accoglimento dell’opposizione alla riduzione da parte dei creditori
Il RECESSO NELLE SRL: CONSIDERAZIONI GENERALI E DIFFERENZE RISPETTO ALLA SPADisciplina autonoma, ma assai più scarna (concentrata nel solo art. 2473), rispetto a quella delle spa Diversa collocazione delle norme: nella disciplina delle quote, invece che in quella delle modifiche dell’atto costitutivo (non priva di rilevanza sistematica) Non è espressamente previsto il recesso parziale (V. slide specifica) Diversa (e maggiore) valenza dell’autonomia statutaria nell’adattare l’istituto stante la maggiore elasticità del tipo ? (probabilmente no, anche in ragione della modulabilità dell’altro strumento di exit anche nelle srl)
Il RECESSO PARZIALE NELLE SRLDati normativi Nulla nel 2473, il recesso parziale è ora, di default, espressamente consentito nelle s.p.a. (2437) e vietato nelle cooperative (2532) Contro (Delli Priscoli, Maltoni) - dato logico sistematico: nella nuova srl c’è un rafforzamento dell’unificazione soggettiva della partecipazione sociale Pro (Galletti, Ventoruzzo) dato sistematico: principi generali che consentono il “trasferimento” parziale dei beni divisibili Elementi di lettura non univoca eliminazione dall’art della divisibilità della quota, che i primi interpreti ritengono sia tuttora la regola di default lettura comparativa degli interessi in gioco assai opportuna la regolamentazione statutaria della questione
CAUSE DI RECESSO NELLE S.R.L.DEFAULT (2473, primo comma) a) Società a tempo determinato: Nucleo minimo di cause di recesso inderogabili ad opera dell’autonomia statutaria che può, tuttavia, aggiungerne di ulteriori b) Società a tempo indeterminato: Regime di libera recedibilità, con preavviso di 6 mesi (aumentabili a 12): rischio per i creditori sociali (si presta ad aggirare le norme sulla postergazione dei finanziamenti e della stessa quota di liquidazione) Problema: alle società contratte “per tutta la vita di un socio” (cfr.: art c.c.) si applica il regime di recesso sub a) o sub b) (ovvero l’uno o l’altro a seconda di una connotazione personalistica della singola società)? Stante la rilevanza pratica della questione ed il potenziale contenzioso che può derivarne pare comunque opportuna una sua regolamentazione statutaria.
CAUSE LEGALI ED INDEROGABILI DI RECESSO PREVISTE NELL’ART. 2473a) cambiamento dell’oggetto sociale statutario; b) cambiamento del tipo di società c) fusione e scissione d) revoca dello stato di liquidazione e) trasferimento della sede all’estero f) c.d. “deroghe” o modifiche indirette (mediante partecipazioni; cfr.: 2361 c.c.) dell’oggetto sociale (raccordo con 2479, secondo comma, n. 5) g) modifica delle “golden shares” (2468) N.B.: elenco parzialmente diverso (scelta consapevole o difetto di coordinamento ?) rispetto alle spa
ALTRE CAUSE LEGALI DI RECESSO PREVISTE DA ALTRE NORMEa) vincoli statutari più gravosi alla libera trasferibilità delle quote cfr. 2469, secondo comma b)	disciplina dei “gruppi” (come in s.p.a.) c) aumento di capitale a pagamento destinato a terzi cfr bis, primo comma (precedenti nella prassi statutaria delle closed corporations statunitensi) d) introduzione o soppressione statutaria di clausole compromissorie (art. 34, quarto comma, del D. Lgs. 5/03) DEROGABILITA’ di queste cause ulteriori ? (probabilmente no, come in s.p.a.) EFFETTO COMPLESSIVO: notevolmente estesa l’area di recedibilità
MODALITA’ DI ESERCIZIO DEL RECESSODEFAULT Nessuna norma, l’art si limita ad imporre alla società di regolare statutariamente tale aspetto (contrariamente a quanto avviene nelle spa ove tale aspetto è dettagliatamente regolamentato nell’art bis) s c e l t a i n o p p o r t u n a
ALTERNATIVE IN CASO CHE LO STATUTO NON PREVEDA NULLAa) applicazione analogica dell’art.2437 bis (forma: lettera raccomandata; termine 15 giorni dall’iscrizione della delibera, ovvero 30 giorni dalla conoscenza del fatto o atto diverso che legittima l’exit) applicazione dei principi generali come per le società di persone: recesso a forma libera, anche per fatti concludenti, senza termine di esercizio entro la prescrizione quinquiennale (ma salvo comportamenti incompatibili con la volontà di recedere) Applicazione della soluzione a) o b) a seconda della connotazione concreta della singola società (modello capitalistico o personalistico) o in caso di clausola statutaria di chiusura per l’integrazione della disciplina L’alternativa b) pare preferibile se si accetta la tesi che la srl non è più una piccola spa ma una società di persone a responsabilità limitata; soluzione pericolosa perché permette al recedente di dosare i tempi per massimizzare il rimborso. Assai opportuno, pertanto, che lo statuto regoli tale aspetto.
COSA PUÒ STABILIRE LO STATUTO sulle modalità di esercizio del recessoforma della comunicazione di recesso termine di esercizio del diritto Limite: no termini e forme che “rendono eccessivamente difficile l’esercizio del diritto “ (cfr.: art in tema di decadenze convenzionali). Dubbia, ad esempio, la validità di clausole che impongano termini di esercizio eccessivamente ristretti (opportuno tenere almeno il termine previsto dalla spa, dato la maggiore rilevanza degli strumenti di exit nelle srl) l’esercizio del recesso tramite atto di citazione (ritenuta necessaria da una dottrina minoritaria ma autorevole per le società di persone)
IUS POENITENDI DELLA SOCIETA’l’art u. c. consente alla società di impedire (o togliere efficacia) al recesso revocando la delibera che lo legittima tuttavia, contrariamente a quanto disposto dall’art bis u.c. non è indicato un termine per la revoca Possibili soluzioni: la revoca della delibera va fatta nel termine previsto per le s.p.a. (90 gg) che si applica analogicamente la revoca va fatta entro il termine legale (180 gg dalla comunicazione del recesso) per il rimborso della quota al receduto la revoca può comunque essere fatta antecedentemente alla data di effettiva liquidazione della quota assai opportuna la regolamentazione statutaria
CRITERI DI RIMBORSO DELLA QUOTA AL RECEDUTOART. 2473, TERZO COMMA principio generale dell’effettività del rimborso va rimborsato il valore di mercato della quota al momento del recesso in caso di disaccordo tra società e receduto la determinazione del valore è demandata ad un esperto nominato dal Presidente del Tribunale il principio di effettività e, in genere, i criteri di rimborso non sembrano derogabili ad opera dell’autonomia statutaria l’autonomia statutaria può, tuttavia, specificare in maniera più analitica i criteri legali; presumibile un aumento del contenzioso e, comunque, dei costi del recesso
LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA AL RECEDUTOart. 2473, ultimo comma Regole legali che, nella formulazione letterale, sembrano imperative: termine di rimborso: 6 mesi dal recesso (può risultare concretamente difficile in caso di determinazione da parte dell’esperto nominato dal Tribunale) modalità (in ordine successivo): a) acquisto da parte degli altri soci pro quota o, da un terzo “concordemente” individuato dai soci; Problema: concordemente significa con decisione unanime o con le regole maggioritarie previste dagli artt ss. b) rimborso con riserve disponili; Problema: in tale caso non è prevista la riduzione del capitale sociale. Ma cosa succede delle quote dato che per la srl è stato confermato il divieto assoluto di acquisto delle proprie quote ? Unica soluzione è l’accrescimento pro quota delle quote residue (opportuna previsione statutaria al riguardo) c) rimborso mediante riduzione del capitale sociale; d) scioglimento della società
CAUSE DI ESCLUSIONE L’art bis autorizza lo statuto a prevedere l’esclusione per “giusta causa” e, quindi, non solo ipotesi riconducibili alla risoluzione per inadempimento. Limiti interpretativi all’autonomia statutaria: - Le cause di esclusione sembrano dover essere riferite a vicende del rapporto sociale e non a quelle del (diverso anche per le società personali) rapporto di amministrazione; - L’istituto non sembra poter operare in relazione ad inadempimenti altrimenti regolamentati dalla disciplina: prevalenza dell’art per la mancata esecuzione dei conferimenti (perlomeno di quelli di dare); prevalenza del 2471 per il fallimento del socio
CASISTICA DELLE CAUSE STATUTARIE DI ESCLUSIONEtratta da disciplina delle società personali inadempimenti non coperti dall’art. 2466: mancata esecuzione di un conferimento avente ad oggetto una prestazione di fare o non fare (es: obbligo di non concorrenza statutario); alienazione delle quote senza rispettare le clausole limitative dello statuto; b) impossibilità sopravvenuta dell’esecuzione del conferimento non imputabile (es:socio d’opera, conferimento in godimento) c) sopravvenute incapacità del socio; d) sopravvenuta mancanza di eventuali requisiti soggettivi richiesti al socio;
CAUSE STATUTARIE DI DUBBIA LEGITTIMITÀda prassi statutaria e precedenti in tema di cooperative e società personali esclusione del “socio rissoso” (che intraprenda iniziative giudiziali contro la società, ovvero che eserciti reiteratamente i diritti di reazione e controllo ex art. 2476); cause generiche (es: socio che danneggi in qualsiasi modo la società; socio che abbia genericamente riportato condanne penali); esclusione del socio che non partecipi alle assemblee o, in genere, all’attività sociale
PROCEDIMENTO DI ESCLUSIONE Requisiti minimali di procedimento:Integralmente demandato all’autonomia statutaria: criticabile l’assenza di regole di default Requisiti minimali di procedimento: decisione da parte dei soci con le regole consentite dagli artt ss., ovvero da parte degli amministratori (arg.: ex art attuale per le cooperative) con le regole degli artt ss.; comunicazione all’escluso della decisione (dubbio sulla necessità della forma scritta che è, comunque, opportuna) con motivazione delle ragioni che la giustificano; c)	concessione di un termine adeguato all’escluso per opporsi alla decisione sulla falsariga di quanto previsto dagli artt (società di persone) e 2527 (cooperative)
Cosa succede se lo statuto prevede cause di esclusione ma non regola in toto o in parte i passaggi procedimentali appena indicati: a)	competenza residuale dei soci con le regole consentite dagli artt ss. (alternativa: maggioranza per teste come previsto per le società personali); b)	comunicazione anche verbale ma motivata della decisione al socio escludendo; c1) entro il termine prescrizionale di 5 anni l’escluso può far accertare l’illegittimità della decisione ed ottenere la reintegra in società ed i dividendi medio tempore maturati, ovvero, c2) in alternativa, consolidamento della decisione se non impugnata entro i termini di decadenza previsti dall’art ter (tre mesi per “annullabilità” e tre anni per “nullità”), salvo il risarcimento del danno del soggetto illegittimamente escluso
CONSIDERAZIONI FINALIAnche in materia di recesso sussiste il problema degli “scalini normativi” tra la disciplina delle società di persone (del 1942) e quella delle società di capitali (del 2003): es: dubbi su società stipulata per tutta la durata della vita di un socio
CONSIDERAZIONI FINALI2. Sul piano del metodo, nelle società di capitali la duplicazione della disciplina del recesso pone problemi di coordinamento e di selezione dei criteri per integrare le lacune normative nella srl (opportune, quindi, le soluzioni statutarie) e, in misura minore, nelle spa. La cronica “sottocapitalizzazione” delle società di capitali e le regole sul rimborso della partecipazione al receduto possono far diventare il recesso una causa non infrequente di scioglimento della società
CONSIDERAZIONI FINALI5. Sul piano dei contenuti, il modello legale delle srl (contrariamente a quanto avviene nelle spa) sembra squilibrato a favore delle minoranze per il cumulo del rafforzamento dell’exit con la valorizzazione (cfr.: art. 2476) degli strumenti di voice (spinta all’unipersonalità) 6. Si segnalano, infine, i rischi di possibili utilizzi “strumentali” del recesso da parte dei soci di maggioranza (es: per aggirare le norme sulla postergazione nel rimborso dei finanziamenti e/o della quota di liquidazione)
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