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Timestamp: 2017-07-21 18:42:54+00:00
Document Index: 108548666

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ']

Le immissioni di rumore protratte per lungo tempo mettono seriamente a repentaglio diversi diritti, tra cui il diritto al riposo notturno, alla serenità e all’equilibrio della mente, ed alla vivibilità delle loro case (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 ottobre – 19 dicembre 2014, n. 26899). – Noi Radiomobile™
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Le immissioni di rumore protratte per lungo tempo mettono seriamente a repentaglio diversi diritti, tra cui il diritto al riposo notturno, alla serenità e all’equilibrio della mente, ed alla vivibilità delle loro case (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 15 ottobre – 19 dicembre 2014, n. 26899).
Posted on10 agosto 2015AuthorNoi RadiomobileLeave a comment	Svolgimento del processo
1.- Con il primo motivo le ricorrenti denunciano violazione degli art. 2043 e 2059 cod. civ., sul rilievo che la Corte di appello le ha condannate al risarcimento dei danni sulla base del solo accertamento dell’effettiva sussistenza di immissioni intollerabili, senza previamente accertare se da tali immissioni siano effettivamente derivati alle intimate danni risarcibili, così ravvisando sostanzialmente i danni non patrimoniali in re ipsa, in contrasto con il consolidato principio giurisprudenziale per cui anche i danni morali ed esistenziali debbono rigorosamente essere dimostrati nella loro consistenza ed entità, per dare diritto al risarcimento.
Con il secondo motivo denunciano omessa motivazione su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, cioè sulla circostanza da esse dedotta nelle difese che è stata liquidata ad ognuno dei danneggiati una somma uguale, senza tenere conto della disparità di situazioni ad essi facenti capo, trattandosi di quattro donne e due uomini, di età diverse e con diversa vita lavorativa o pensionistica e diverse peculiarità caratteriali, esistenziali e relazionali (abitudini, orari, sensibilità, ecc.).
Al contrario avrebbero dovuto essere dimostrate dalle parti, ed accertate dai giudicanti, le effettive ripercussioni esistenziali delle immissioni di rumore.
Ha cioè ritenuto che le immissioni sonore “clamorosamente eccedenti la normale tollerabilità (come accertato dalla ASL e successivamente tramite CTU)” si sono prodotte per almeno tre anni nelle abitazioni degli attori, in ore serali e notturne, determinando “una significativa lesione degli interessi della persona umana costituzionalmente garantiti quali in particolare il diritto al riposo notturno, inevitabilmente pregiudicato (se non addirittura impedito) dalla musica ad alto volume e dagli schiamazzi…” (sentenza impugnata, p. 7-8).
La Corte ha accertato altresì – con valutazione in fatto, non suscettibile di riesame in questa sede – che l’entità del danno non è da ritenere futile, né è consistita “in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita o alla felicità”, così uniformandosi ai principi più volte enunciati da questa Corte in materia (cfr. fra tutte, Cass. civ. S.U. 11 novembre 2008 n. 26972; Cass. civ. Sez. 3, n. 20684/2009).
La giurisprudenza citata in contrario dalle ricorrenti (Cass. civ. Sez. 3, 10 dicembre 2009 n. 25820) circa la necessità di fornire la prova specifica del danno da immissioni sonore, non è in termini poiché si riferisce ai casi in cui il danneggiato faccia valere un vero e proprio danno alla salute, cioè un danno biologico, calcolabile in punti di invalidità e risarcibile in termini particolarmente rigorosi, sulla base di specifiche tabelle.
P.Q.M. La Corte di cassazione rigetta il ricorso.
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