Source: http://avvocatolavoro-d.blogautore.repubblica.it/2015/08/28/dalla-promessa-del-contratto-al-licenziamento-di-ferragosto/
Timestamp: 2018-09-20 17:27:39+00:00
Document Index: 173685625

Matched Legal Cases: ['art. 2119', 'art. 3', 'art. 2112', 'art. 1655', 'art. 2113', 'art. 18']

Dalla promessa del contratto al licenziamento di Ferragosto - Avvocato del lavoro - Blog - Repubblica.it
Dalla promessa del contratto al licenziamento di Ferragosto
la mia azienda mi ha inviato una raccomandata che mi e' stata recapitata in data 13 agosto 2015. La lettera di licenziamento, gia' preannunciatami a voce, e' giunta per giusta causa e cioe' difficolta' economiche dell'azienda. Il mese scorso pero' e' stata assunta una persona che ha mansioni diverse dalla mia. Premetto che da un anno la mia azienda mi ha subappaltata a un'altra con un contratto che non ho mai visto e quindi il mio costo veniva rifatturato all'azienda dove presto la mia opera di segretaria amministrativa. Per fare questo e' stato necessario recarsi anche da un sindacato per farmi togliere il superminimo. Per pagarmi meno. Le condizioni economiche di questa societa' non sono buone. Mi e' stato detto che forse l'azienda per cui soprattutto lavoro (3 giorni su 5) potrebbe offrirmi un contratto con il Jobs Act. Io ho 50 anni e sono separata con un figlio. Da un anno ho quindi cercato di fare il mio meglio per salvaguardare il mio lavoro. Alla fine pero' e' arrivato il licenziamento e non l'assunzione da parte dell'altra societa'. Visto il periodo di ferie, non so a chi rivolgermi per avere qualche consiglio e delucidazione in merito. Le sarei molto grata se potesse rispondermi.
da dove iniziare...le questioni da te (anche involontariamente) sollevate sono molte. Il problema come spesso accade, e' che fino a che non arriva una lettera di licenziamento, il lavoratore non si attiva per tutelare la propria posizione ed i propri diritti. Finche' bene o male uno stipendio a fine mese arriva, ci si pongono meno domande e problemi. Finche' ci sventolano sotto il naso la possibilita' di un nuovo contratto, si rimane li', nella speranza, e di nuovo senza fare troppe domande.
Poi quando, a danno si aggiunge beffa, ed arriva anche la lettera di licenziamento, al dispiacere si aggiunge rabbia e frustrazione per aver dato e concesso cosi' tanto, per poi essere ripagati in questo modo.
Cara Barbara, la tua e' purtroppo la storia di tante e tanti.
Assunti da una impresa, trasferiti ad un'altra in via di mero fatto o attaccati al carrozzone di un posticcio ed improvvisato "ramo d'azienda".
Ed il motivo di tutta l'operazione viene scoperto poco dopo: casualmente l'impresa a cui si viene trasferiti e' in "difficolta' economiche" ed e' costretta a licenziare...
Il consiglio piu' immediato e' quello di raccogliere tutta la documentazione relativa ai tuoi vari rapporti di lavoro e portarla ad un Avvocato (hai tempo 60 gg dalla data in cui hai ufficialmente ricevuto la racc.ta per impugnare il licenziamento), al quale racconterai in maniera piu' dettagliata ed analitica la tua storia lavorativa.
Ci sono molti aspetti da chiarire. Innanzitutto il licenziamento non puo' essere stato per giusta causa se la motivazione sono "difficolta' economiche". Sono due fattispecie differenti: la giusta causa e' disciplinata dall'art. 2119 c.c. e il giustificato motivo oggettivo ("le difficolta' economiche") dall'art. 3, l. n. 604 del 1966. Bisogna accertare il numero dei dipendenti di entrambe le societa', atteso che le tutele per il lavoratore cambiano a seconda della dimensione dell'impresa. Non e' chiaro dal tuo racconto cosa sia avvenuto tra impresa A e B, se un distacco (ipotesi regolata dal d.lgs. n. 276 del 2003 - cd legge Biagi), un trasferimento di ramo d'azienda ex art. 2112 c.c. con successivo contratto di appalto ex art. 1655 c.c., o un qualcosa avvenuto in via di mero fatto, senza alcuna ufficialita'. Dici che non hai mai visto un pezzo di carta relativo a tale operazione, ma poi mi racconti di essere stata costretta ad andare "da un sindacato per farmi togliere il superminimo". Questo significa che e' avvenuta una rinunzia o transazione in cd sede protetta ai sensi dell'art. 2113 c.c., e se non si e' trattato di una rinuncia secca e brutale, un qualche accenno all'intera operazione economica vi deve essere stato nel testo della transazione.
Mi dici che la nuova societa' aveva paventato la possibilita' di un nuovo contratto ai sensi del d.lgs. n. 23 del 2015 (cd Jobs Act). Occhio anche qui: se tu anche solo in via di mero fatto, anche senza aver firmato alcunche', ripeto, semplicemente di fatto, hai lavorato da un anno con la impresa "B", tu SEI gia' dipendente dell'impresa B, solo che ti hanno tenuta in nero. Il motivo per cui ti propongono il nuovo contratto, e' perche' con il Jobs Act perdi praticamente ogni tutela in caso di licenziamento illegittimo (chi l'avrebbe mai detto che avremmo rimpianto la Riforma Fornero...). Quindi al nuovo datore avrebbe fatto molto comodo farti sottoscrivere un contratto ex novo, ma non avrebbero potuto farlo, perche' tu, lavorando da un anno presso la suddetta impresa, sei una "vecchia assunta", a cui si applica l'art. 18, l. n. 300 del 1970 (piu' tutele), e non il Jobs Act (tutele scarse). E a tal fine l'elemento firma/non firma e' irrilevante: il rapporto di lavoro nasce lavorando, non firmando. Ci sarebbe da verificare anche il tuo inquadramento contrattuale rispetto alle mansioni effettivamente svolte, per verificare la possibile sussistenza del diritto a differenze retributive.
Come vedi, le questioni sono tante. Atteso che hai, come detto, 60 gg., dal ricevimento della lettera, per l'eventuale impugnazione del licenziamento, appena hai raccolto la documentazione, recati da un professionista.