Source: https://www.eurouniversity.it/trasferimento-universita/
Timestamp: 2019-07-23 13:06:07+00:00
Document Index: 153633980

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 149', 'art. 150', 'art.5', 'art 165']

Trasferimenti Universitari - Laurea all'Estero [Romania, Bulgaria, Spagna] - Abilitazioni e Specializzazioni
TRASFERIMENTO UNIVERSITARIO DALL’ESTERO IN ITALIA SENZA IL TEST D’INGRESSO
Con la sentenza n. 233/2018 che conferma l’indirizzo della sentenza 1/2015 resa in adunanza plenaria, ratifica, per gli studenti iscritti ed immatricolati presso un’università straniera, il diritto al trasferimento ad anni successivi al primo, riservando l’accesso ai posti vacanti.
Il TAR, ed il Consiglio di Stato hanno confermato il diritto degli studenti ad ottenere il trasferimento ad anni successivi al primo senza sostenere test di ingresso.
D.M. 16 marzo 2007 in materia di “Determinazione delle classi di laurea magistrale”, del D.M. 22 ottobre 2004, n. 270 e infine della legge 2 agosto 1999, n. 264, la Corte ha stabilito che “è evidente che la prova è rivolta a coloro che, in possesso del diploma rilasciato da tale scuola ( v. il già citato art. 6 del D.M. n. 270/2004 ), intendono affrontare gli studi universitari, in un logico continuum temporale con la conclusione degli studi orientati da quei “programmi” e dunque ai soggetti che intendono iscriversi per la prima volta al corso di laurea, sulla base, appunto, del titolo di studio acquisito e delle conoscenze ad esso sottostanti.
In appoggio c’è la legislazione comunitaria in materia, (articoli 165 n. 1 e 166 n. 1 del TFUE) affiora però che la normativa relativa alle procedure di ammissione non risulta in linea con gli standard comunitari, ogni Stato membro mantiene una propria competenza in tema istruzione e formazione professionale perà questo non può limitare il principio di libera circolazione e soggiorno in uno Stato membro (art. 21 TFUE).
Corte di Giustizia, disposizioni, in particolar modo l’art. 2, della Convenzione di Lisbona (ratificata con la legge n. 148 del 2002), il caso in discussione è su cittadini italiani che hanno sviluppato una parte del corso di studio all’estero e che chiedono di essere ammessi ai corsi di atenei diversi da quello di appartenenza tutti comunque soggetti al principio di libera circolazione e soggiorno, conducono l’Adunanza Plenaria ad affermare che deve essere garantito nell’ordinamento nazionale il riconoscimento di “segmenti” di formazione compiuti all’estero (come espressamente previsto dalla Convenzione di Lisbona). le Università piuttosto che creare percorsi ad ostacoli volti ad inibire la regolare fruizione di diritti riconosciuti dall’ordinamento, hanno il compito di preparare e attuare un rigido e serio controllo, affidato alla preventiva regolamentazione degli Atenei, sul percorso formativo compiuto dallo studente che chieda il trasferimento provenendo da altro Ateneo; controllo che abbia riguardo, con specifico riferimento alle peculiarità del corso di laurea di cui di volta in volta si tratta, agli esami sostenuti, agli studii teorici compiuti, alle esperienze pratiche acquisite (ad es., per quanto riguarda il corso di laurea in medicina, attraverso attività cliniche), all’idoneità delle strutture e delle strumentazioni necessarie utilizzate dallo studente durante quel percorso, in confronto agli standards dell’università di nuova accoglienza.
Il Tar scrive: «Se in un anno accademico l’Università non utilizza pienamente le proprie risorse formative danneggiando uno studente, a questo deve essere concessa un’opportunità identica negli anni successivi».
La Corte ribadisce che i trasferimenti ad anni successivi al primo non possono dipendere dai test d’ingresso indetti dalle università italiane, in questo caso medicina “dovendo escludersi che la possibilità per gli odierni appellati di transitare alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina possa, sulla base, della vigente normativa nazionale ed europea, essere condizionata all’obbligo del test di ingresso previsto per il primo anno, che non può essere assunto come parametro di riferimento per l’attuazione del “trasferimento” in corso di studi, salvo il potere/dovere dell’Università di concreta valutazione, sulla base dei parametri sopra indicati, del “periodo” di formazione svolto all’estero e salvo altresì il rispetto ineludibile del numero di posti disponibili per trasferimento, così come fissato dall’Università stessa per ogni accademico in sede di programmazione, in relazione a ciascun anno di corso.
Ancor prima in merito si erano espressi i 29 paesi membri durante il processo di Bologna
La disciplina dell’istruzione e della formazione professionale non rientra fra le materie in cui, in base ai Trattati, l’Unione europea ha competenza normativa. Peraltro gli articoli 149 e 150 del Trattato che istituisce la Comunità europea attribuiscono all’Unione una competenza generale per la deliberazione di indirizzi ed azioni incentivanti in materia di istruzione e formazione professionale, escludendo esplicitamente “qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri.”
L’art. 149 prevede il contributo della Comunità allo sviluppo di un’istruzione di qualità, sostenendo e integrando l’azione degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione, nel rispetto della loro diversità culturale e linguistica.
L’art. 150 del Trattato prevede l’attuazione di una politica di formazione professionale che rafforzi ed integri le azioni degli Stati membri, nel pieno rispetto della responsabilità di questi ultimi quanto al contenuto e all’organizzazione della formazione professionale.
In tale contesto, i Ministri dell’istruzione superiore dei Paesi europei – anche di Paesi che non partecipano all’Unione europea – si sono impegnati nella realizzazione di uno spazio europeo dell’istruzione superiore, integrato con quello della ricerca. Il progetto è stato avviato nel giugno 1999, quando i Ministri dell’istruzione superiore di 29 Paesi europei hanno sottoscritto a Bologna la prima dichiarazione congiunta per la costruzione di uno “spazio europeo dell’istruzione superiore”, da attuarsi entro il 2010. Il cosiddetto “Processo di Bologna” non si propone l’armonizzazione dei sistemi di istruzione europei, ma persegue il mantenimento della loro specificità all’interno di una cornice comune; esso ha come obiettivo la realizzazione di un sistema universitario fondato su due cicli di studio, di primo e secondo livello, sul trasferimento dei crediti didattici, sulla mobilità dei docenti e degli studenti, su titoli di semplice leggibilità e immediata comparabilità e sulla valutazione della qualità. Dopo il primo incontro a Bologna nel 1999, i Ministri si sono riuniti a Praga nel 2001, a Berlino nel 2003 e a Bergen nel 2005. Il prossimo incontro si terrà a Londra nel 2007. Attualmente aderiscono al processo di Bologna 45 Paesi europei.
Il Consiglio europeo di Lisbona del 23-24 marzo 2000, fissando obiettivo di far divenire l’Europa l’economia più competitiva e dinamica del mondo, ha rilevato poi l’esigenza di sfruttare tempestivamente le opportunità offerte dalla nuova economia e in particolare da Internet. L’accordo di Lisbona ha inoltre posto le basi fondamentali per il rilancio dei sistemi di istruzione e formazione indicando alcune priorità: sviluppare l’apprendimento durante tutto l’arco della vita, con particolare attenzione alle fasce più deboli; aumentare gli investimenti pro capite in risorse umane; elevare il livello di istruzione per tutti i giovani ed offrire un’ampia gamma di opportunità formative; definire nuove competenze di base; aumentare la mobilità, anche tramite incentivi appropriati; migliorare l’occupabilità dei giovani, attraverso sistemi di alternanza diffusi, nonché degli adulti, con il sostegno alla formazione continua.
In tale ambito il Consiglio europeo, nella riunione del 5-6 maggio 2003, ha indicato alcuni parametri di riferimento per l’istruzione e la formazione da conseguire entro il 2010. Tra questi figurano: la riduzione degli abbandoni scolastici entro la media del 10%; il completamento del ciclo di istruzione secondaria superiore dall’85% della popolazione giovanile; lo sviluppo dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita
Un quadro generale dello stato attuale dell’istruzione a livello europeo è contenuto nel documento “Uno sguardo all’educazione: Indicatori OCSE – Edizione 2005”, che reca una serie di indicatori comparabili e aggiornati sulle prestazioni dei sistemi d’istruzione dei 30 paesi membri (vedi allegato)
Nel contesto sopra delineato è intervenuto il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa[1], il quale definisce (articolo I-3) tra i propri obiettivi il progresso scientifico e tecnologico, il rispetto della diversità culturale e linguistica, la salvaguardia e lo sviluppo del patrimonio culturale, la tutela dei diritti dei minori. Tra le disposizioni di applicazione generale, l’articolo III-117 – di nuova introduzione – prevede che, nella definizione e nell’attuazione delle proprie politiche, l’Unione tenga conto delle esigenze connesse alla promozione di un livello occupazionale e di una protezione sociale adeguati, della lotta contro l’esclusione sociale, di un livello elevato di istruzione, di formazione e di tutela della salute umana.
Si ricorda, infine, che con Decisione 253/2000/CE del Parlamento europeo e del Consiglio è stato istituito “Socrates”, un programma d’azione comunitario, con la finalità di sviluppare un’istruzione di qualità mediante azioni realizzate in cooperazione tra gli Stati membri: mobilità di studenti e docenti all’interno dell’UE; organizzazione di progetti comuni; costituzione di reti europee, predisposizione di studi e analisi comparative. Il programma copre l’arco temporale 1° gennaio 2000 – 31 dicembre 2006 e si articola in otto progetti[2], la cui realizzazione è affidata in ogni paese ad un‘Agenzia nazionale (art.5 della Decisione 253/2000) con finanziamenti in parte erogati dall’UE.
Le conclusioni della Corte sono esplicative “chi si trasferisce da un corso di studi di un ateneo al corso di studi di altro ateneo non è tenuto a sostenere le prove previste per chi si iscrive al primo anno. Se lo studente appartiene a uno Sato membro dell’Unione europea deve essere rispettato il principio di libera circolazione e soggiorno e ciò indipendentemente da quanto previsto dall’art 165 del TFUE”.
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