Source: https://danielemajori.com/2016/11/03/contributo-anac-soltanto-il-mancato-pagamento-e-non-anche-il-pagamento-con-modalita-diverse-da-quelle-impartite-dalla-stessa-autorita-giustifica-lesclusione-dalla-gara/
Timestamp: 2020-07-05 01:57:33+00:00
Document Index: 103890365

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 112', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 30']

Contributo ANAC: soltanto il mancato pagamento – e non anche il pagamento con modalità diverse da quelle impartite dalla stessa Autorità – giustifica l’esclusione dalla gara (nella fattispecie, la ricorrente aveva indicato nella ricevuta prodotta un codice CIG errato, in quanto corrispondente ad un lotto di gara diverso). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in causa di esclusione, codice GIG errato in quanto corrispondente ad un lotto di gara diverso, codice GIG identificativo della gara, Contributo ANAC, contributo previsto dall’art. 1 commi 65 e 67 della l. 23 dicembre 2005 n. 266, esclusione dalla gara, mancato pagamento, omesso pagamento, pagamento con modalità diverse da quelle impartite dall'ANAC, par condicio, parere di precontenzioso n. 156 del 20/12/2007, parere di precontenzioso n. 199 del 20/11/2013, soccorso istruttorio
(Tar Toscana, sez. III, 26 ottobre 2016, n. 1545)
«Il Collegio concorda con i pareri più volte espressi dalla Autorità Anticorruzione in base ai quali ancorché il mancato pagamento del contributo previsto dall’art. 1 commi 65 e 67, della l. 23 dicembre 2005, n. 266, costituisca causa di esclusione, l’estromissione dalla gara si giustifica solamente nei casi in cui il versamento della somma prescritta sia stato completamente omesso ma non qualora esso sia stato eseguito modalità diverse da quelle impartite dall’Autorità stessa (parere di precontenzioso n. 199 del 20/11/2013).
Di tale principio è stata fatta applicazione anche in una fattispecie nella quale il partecipante non aveva indicato nella ricevuta il codice CIG identificativo della gara alla quale il contributo si riferiva (Parere n.156 del 20 dicembre 2007).
Nel caso di specie la ricorrente non ha omesso di versare il contributo né ha mancato di fornire alla stazione appaltante la relativa dimostrazione ma ha semplicemente indicato nella ricevuta prodotta un codice CIG errato in quanto corrispondente ad un lotto di gara diverso.
Tale errore, tuttavia, non pregiudicava l’idoneità della documentazione prodotta a comprovare l’avvenuto pagamento in quanto era facilmente intuibile (con l’uso della normale diligenza) che l’indicazione di un diverso codice identificativo si dovesse attribuire ad un errore materiale in quanto lo stesso contrassegnava una procedura di aggiudicazione riferita alla fornitura di un prodotto che la [ricorrente] nemmeno commercializza ed alla quale la stessa non ha, conseguentemente, partecipato.
Del resto [la stazione appaltante] qualora avesse avuto in proposito dei dubbi, ben avrebbe potuto chiarire la questione esercitando i poteri di soccorso istruttorio senza per questo violare il principio della par condicio».
« In sede di rilascio del certificato di agibilità, il Comune può sempre far valere la difformità dell’opera a norme di sicurezza, ma non può opporre la difformità a norme edilizie ed urbanistiche che non si siano anche tradotte in una difformità dell’opera al progetto autorizzato, a meno che nel frattempo l’Amministrazione non si sia indotta a sospendere e/o annullare il titolo edilizio già rilasciato.
Sulle differenze tra l’azione di risarcimento dei danni da provvedimento illegittimo ex art. 30, comma 3, c.p.a. e l’azione di risarcimento dei danni connessi alla mancata esecuzione del giudicato ex art. 112, comma 3, c.p.a.: soltanto alla prima si applica il termine decadenziale di proposizione sancito dall’art. 30, comma 3, c.p.a., che – nel caso di azione non contestuale al ricorso demolitorio – è di 120 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di annullamento del provvedimento causativo del danno; inoltre la prima azione soggiace a una differente disciplina processuale, sia in termini di proposizione (opportunamente venendo formalizzata come tale già nell’impostazione e nella rubrica dell’atto introduttivo), sia di rito, che è quello ordinario, e non quello celere e preferenziale dell’ottemperanza, trattata con il rito camerale; le due azioni, infine, divergono per il diverso ammontare del contributo unificato (per il Tar, invece, non si ravvisano profili differenziali nei presupposti sostanziali dell’azione ex art. 112, comma 3, c.p.a. rispetto a quella generale di condanna ex art. 30, comma 3, c.p.a.). »