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Timestamp: 2018-02-21 13:31:04+00:00
Document Index: 76135238

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art. 2043', 'art. 1453', 'art. 2043', 'art. 2048', 'art. 2043', 'art. 2050', 'art. 2050', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 1218', 'art. 1228']

Istruttore, personal trainer e centro fitness: aspetti legali applicabili alle professioni - Professione Fitness - Informazione professionale e cultura ...
16/07/2009 Community Business
In questo articolo presentiamo una sintesi degli aspetti legali più importanti per i professionisti del fitness, perché l’imprevisto è sempre pronto a sorgere quando meno ce lo aspettiamo.
Il responsabile civile è colui che, secondo i principi dell’ordinamento giuridico, è tenuto a risarcire un danno provocato da terzi.
A) Responsabilità da fatto illecito. È fatto illecito, secondo la nozione del codice civile, “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto” (art. 2043 C.C.). L’obbligazione che ne deriva, è quella di risarcire il danno con il fatto illecito e si concretizza, nella maggior parte dei casi (pubblicazione sentenza), in un’obbligazione di dare, avente ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, che rappresenta l’equivalente monetario del danno cagionato.
Esaminiamo gli elementi costitutivi e individuanti del fatto illecito:
• elementi oggettivi: fatto, danno ingiusto, rapporto di casualità tra fatto e danno;
• elementi soggettivi: dolo, colpa;
• fatto: consiste in un comportamento umano che si estrinseca in un fare o in un non fare.
Il danno ingiusto è il danno cagionato in assenza di cause di giustificazione e consiste nella lesione di un interesse altrui meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Pertanto, quando non è la legge a valutare che un dato danno è ingiusto, riconoscendo a chi lo ha subito il diritto al risarcimento, tale valutazione sarà rimessa all’apprezzamento del giudice, che deciderà, caso per caso, se l’interesse leso è degno di tutela e costituisca un danno “ingiusto” che deve essere risarcito. Il rapporto di casualità tra fatto ed evento è necessario, perché si possa parlare di responsabilità civile: l’evento dannoso deve essere correlabile al fatto che ne ha dato origine. Perché sussista tale rapporto in senso giuridico, occorre che l’evento dannoso appaia, secondo la comune esperienza, come conseguenza prevedibile ed evitabile del fatto commesso. Si ha il dolo quando si ha l’intenzione di provocare l’evento dannoso, mentre si parla di colpa quando l’evento dannoso non è voluto ma è provocato per negligenza, imprudenza, imperizia.
È utile precisare che, nell’ipotesi in cui un danneggiato promuova un’azione di risarcimento danni, è onere di quest’ultimo dimostrare l’esistenza dei presupposti per l’applicabilità dell’art. 2043 C.C., ovvero l’esistenza del fatto, il nesso casuale, il danno, il dolo o la colpa del danneggiante.
B) Responsabilità contrattuale. Deriva da un contratto nell’ipotesi in cui una delle parti, con il suo comportamento inadempiente, abbia cagionato un danno all’altro contraente. Esempio: il personal trainer o l’istruttore stipulano un contratto di collaborazione con un centro sportivo per un certo numero di ore, offrendo un certo tipo di prestazione professionale a fronte di un certo corrispettivo. È evidente che, qualora il personal trainer o l’istruttore non rispettino l’orario e, conseguentemente, il centro sportivo perda clienti, il centro sportivo può chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento danni pari, ad esempio, alle quote degli iscritti non rinnovate (art. 1453 e ss C.C.).
C) Responsabilità civile. È evidente che i principi generali del C.C. sono applicabili anche alle figure del personal trainer e dell’istruttore i quali, nell’esercizio della propria attività lavorativa, possono essere chiamati a risarcire i danni sia da fatto illecito, sia da inadempimento contrattuale.
Oltre all’ipotesi generica prevista dall’art. 2043 C.C. alle figure del personal trainer e dell’istruttore è applicabile anche la fattispecie prevista dall’art. 2048 C.C., che regola la responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arti, figure alle quali è stata assimilata anche quella dell’istruttore. In particolare, il secondo comma recita “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”. Tale articolo, unitamente alla previsione normativa di cui all’art. 2043 C.C., impone a chi abbia in affidamento persone con mansioni di insegnamento nei loro confronti, in primo luogo di vigilare affinché questi non rechino danni a terzi ovvero non restino essi stessi danneggiati da fatto o atti compiuti da loro stessi o da terzi; in secondo luogo di impartire agli allievi una giusta preparazione tecnica, attenendosi alle regole della comune prudenza così da evitare eventi dannosi. L’evento dannoso può ricondursi non solo e non sempre all’omessa vigilanza, ma anche, in taluni casi, alle erronee tecniche impartite.
Entrando in dettaglio, quanto sopra vale di norma per gli allenamenti, dove l’istruttore dovrà verificare l’efficienza delle attrezzature e dovrà controllare lo stato fisico dell’atleta, arrivando a interrompere o impedire gli allenamenti qualora l’atleta sia in condizioni fisiche precarie.
A completamento occorre ricordare la previsione normativa di cui all’art. 2050 C.C., relativa allo svolgimento di attività pericolose. La suddetta norma riveste molta importanza nel settore sportivo, dal momento che in molti casi l’attività sportiva viene considerata dalla giurisprudenza come esercizio di un’attività pericolosa (es. sci, equitazione, alpinismo, automobilismo) e, pertanto, in tali casi si deve applicare quanto disposto dall’art. 2050 C.C. che, prevedendo una presunzione di responsabilità a carico di chi la esercita, non ritiene sufficiente la prova negativa della mancanza di colpa, essendo, invece, richiesta la prova positiva di aver adottato tutte le cautele e le precauzioni per evitare il fatto dannoso. Se, ciò nonostante, l’evento dannoso si è ugualmente verificato, esso apparirà un evento improbabile ed inevitabile e, perciò, non in rapporto di casualità con lo svolgimento dell’attività sportiva. Pertanto, l’istruttore sportivo non sarà tenuto responsabile per difetto di vigilanza, nel caso in cui avrà dimostrato di aver adottato tutte quelle misure organizzative e disciplinari che, considerata la disciplina svolta, erano sufficienti a evitare il danno.
Il personal trainer e l’istruttore possono svolgere la propria attività lavorativa sia autonomamente sia all’interno di una struttura organizzata, e anche in quest’ultimo caso non necessariamente come lavoratore subordinato. Le conseguenze dell’inquadramento di queste figure professionali come lavoratori autonomi o subordinati, oltre a riguardare l’aspetto fiscale, pensionistico e previdenziale, riguardano anche la responsabilità civile: qualora operino come lavoratori autonomi, assumono su di sé il rischio inerente alla propria attività, non potendo “condividere” le eventuali conseguenze dannose del proprio operato. Naturalmente, con esclusione delle ipotesi in cui la responsabilità dell’evento dannoso sia imputabile al cliente o a terzi. Al contrario, qualora siano inseriti in una struttura organizzativa come lavoratori subordinati, le responsabilità civili vengono solidalmente assunte anche dal centro sportivo per il quale operano.
Responsabilità del centro fitness
A) Responsabilità extracontrattuale indiretta come conseguenza del fatto illecito del personale.
Nel caso di danni risentiti dall’allievo a causa dello scarso controllo o dell’imperizia dell’istruttore, oltre alla responsabilità di quest’ultimo scatta, in base a quanto previsto dall’art. 2049 C.C., la responsabilità solidale della società sportiva. La società sportiva, pertanto, risponderà a titolo di responsabilità extra contrattuale dei danni subiti dall’allievo per fatto illecito dell’istruttore nell’esercizio delle incombenze a cui è adibito. L’art. 2049 C.C. prevede che degli illeciti commessi dagli ausiliari dell’associazione, cioè da persone adibite all’ente a determinate incombenze, risponda indirettamente la stessa associazione. Il principio racchiuso in tale articolo rappresenta un’applicazione del principio della responsabilità indiretta, cioè della responsabilità che ricade non sul soggetto agente, ma su un soggetto che per maggiori disponibilità economiche o per requisiti peculiari può meglio far fronte alle conseguenze patrimoniali dell’atto compiuto da un proprio dipendente. Naturalmente, la responsabilità potrà essere affermata soltanto ove vi sia, tra il centro sportivo e il preposto autore del comportamento colpevole, un rapporto di subordinazione, con conseguente possibilità di controllo e sorveglianza sull’attività del preposto o, quanto meno, un generico rapporto di dipendenza, anche se di carattere occasionale o temporaneo, ma caratterizzato da un potere di sorveglianza e vigilanza. Inoltre, occorre che il comportamento illecito sia tenuto dal preposto nell’adempimento delle mansioni affidategli. La società sportiva, per esonerarsi dalla responsabilità, dovrà fornire la prova dell’insussistenza dei presupposti per l’operatività della norma, contestando che il danno si sia verificato nell’espletamento delle funzioni stesse o assumendo la riferibilità del danno all’attività privata dell’istruttore preposto. Naturalmente, colui che vorrà agire nei confronti del centro sportivo, per ottenere il risarcimento dei danni dovrà dimostrare il nesso di “occasionalità” tra l’attività dell’istruttore e il danno.
B) Responsabilità extracontrattuale diretta. Il centro fitness e/o associazione sportiva, oltre ad essere responsabile in via indiretta ex art. 2049 C.C. per i fatti commessi dai propri dipendenti è, altresì, responsabile in via diretta quando il fatto illecito sia addebitabile agli organi dell’ente gestore, che abbiano agito in qualità e, quindi, in rappresentanza del centro stesso. Ovviamente, anche al centro fitness è applicabile la normativa di carattere generale di cui all’art. 2043 C.C., per esempio nel caso in cui organizzi una competizione: sarà l’associazione che, direttamente, sarà chiamata a rispondere in caso di incidenti imputabili a colpevoli carenze organizzative (errata scelta dei luoghi ecc.)
C) Responsabilità oggettiva. Occorre accennare, per completezza espositiva, anche l’ipotesi della responsabilità per “cose in custodia” prevista dall’art. 2051 C.C., il quale recita: “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
Trattasi, come si evince dal contenuto della norma, di responsabilità cosiddetta senza colpa, in quanto ad esempio, il proprietario di un bene che, indipendentemente dalla volontà del proprietario stesso, provoca un danno a terzi, è tenuto a risarcire il danno se non prova che il fatto è avvenuto per caso fortuito e l’onere della prova è a suo carico. In genere, in questi casi, l’evento dannoso è stato provocato da carenza di manutenzione del bene ed è, comunque, fonte di responsabilità (attrezzi).
D) Responsabilità contrattuale. Infine, è utile ricordare che, in caso di iscrizione di un allievo ad un corso sportivo, è ravvisabile, in caso di evento dannoso, una responsabilità di carattere contrattuale, basata sul presupposto che il centro sportivo, al momento dell’iscrizione, ha sottoscritto un contratto con il quale si impegnava ad insegnare la pratica di uno sport e ad assicurare l’integrità fisica dell’allievo, anzi a migliorarla. Pertanto, nasce un’obbligazione a carico di un contraente il cui inadempimento genera responsabilità ex art. 1218 c.c. ed ex art. 1228 C.C., con riferimento all’attività dell’istruttore in qualità di ausiliario.
Tratto da: Personal Tainer di Francesco Capobianco
Pag:216
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