Source: http://ildirittopenale.blogspot.com/2012/09/
Timestamp: 2017-06-24 08:40:30+00:00
Document Index: 89705177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 175', 'art. 41', 'art. 99', 'art. 99', 'art. 363', 'sentenza ', 'art. 163', 'art. 163', 'art.\n23', 'art. 125', 'art. 163', 'art. 163', 'art. 183', 'art.\n2', 'art. 1', 'art. 183', 'art. 163', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2723', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2729', 'art. 2722', 'art.\n1401', 'art. 320', 'art. 1183', 'art. 1351', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 22', 'art.\n40', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 41', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 30', 'art. 116', 'art. 3', 'art. 40', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 135', 'art. 21', 'art.\n97', 'art. 11', 'art. 34', 'art. 7', 'art. 20', 'art. 20', 'art.\n24', 'sentenza ', 'art. 63', 'art.\n10', 'art. 45', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 40', 'art.\n1', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 54', 'art. 21', 'art.\n22', 'art. 118']

Il diritto penale: settembre 2012
Salve ragazze/i, questa è il primo inserto speciale dedicato alle prime undici sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. La settimana prossima vi invierò il secondo inserto con le rimanenti (all’incirca lo stesso numero), sempre massimate e commentate. Il motivo di tale scelta “editoriale” è evidente: le Ad. Plen. stanno assumendo per il diritto amministrativo sostanziale e processuale un valore analogo a quello delle Sezione Unite per gli ordinamenti civilistico e penalistico. Non è casuale che l’anno scorso l’atto di amministrativo si basasse interamente sulla sentenza della Plenaria n. 10/11, quindi vertesse sulle materie dell’ “in house providing”, dei limiti alla facoltà per gli enti pubblici di costituire società con finalità di lucro e dei connessi problemi di giurisdizione. Consiglio la lettura di tutte le massime e delle seguenti sentenze per esteso: n. 1 (sul project financing), n. 7 (sull’accesso; già presente nella precedente dispensa), n. 8 (sulla sindacabilità del certificato di regolarità contributiva), n. 9 (sulla natura normativa dei decreti ministeriali) e n. 10 (sulla cessione d’azienda o di ramo d’azienda e sull’onere del cessionario di presentare il certificato penale dei precedenti amministratori). Buon lavoro. A presto.
Premessa 1. Ad. Plen. n. 1/2012 su project financing ed autonoma lesività del provvedimento di scelta del promotore. pag. 4 2. Ad. Plen. n. 2/2012 su eseguibilità in sede d’ottemperanza di un ordinanza d’assegnazione del credito. pag. 13 3. Ad. Plen. n. 3/2012 sui tetti provvisori di spesa in materia di sanità. pag. 22 4. Ad. Plen. n. 7/2012 sul diritto d’accesso. pag. 36 5. Ad. Plen. n. 8/2012 sulla insindacabilità del certificato di regolarità contributiva da parte della stazione appaltante. pag. 53 6. Ad. Plen. n. 9/2012 sui criteri di determinazione della natura normativa dei decreti ministeriali. pag. 78 7. Ad. Plen. n. 10/2012 sull’onere del cessionario d’azienda o di ramo d’azienda di presentare il certificato penale (anche) dei precedenti amministratori. pag. 92 8. Ad. Plen. n. 11/2012 su telefonia mobile e relativa competenza dell’Agcom e dell’Antitrust. pag. 104 9. Ad. Plen. n. 12/2012 sulla competenza dell’Agcom e non dell’Antitrust a giudicare in materia di attività di repricing. pag. 119 10. Ad. Plen. n. 13/2012 sulla competenza dell’Agcom e non dell’Antitrust a giudicare in materia di attività di teleselling. pag. 137 11. Ad. Plen. n. 14/2012 sulla competenza dell’Antitrust e non della Banca d’Italia ad irrogare una sanzione ad una società operante nel settore finanziario. pag. 156 1. Adunanza Plenaria n. 1 del 2012
MASSIMA In tema di project financing, il provvedimento di scelta del promotore (anche quando si tratti di infrastrutture strategiche previste dall’art. 175 del d.lgs 163/2006, come modificato dall’art. 41, comma 5-bis, del d.l. n. 201/2011, inserito dalla legge di conversione n. 214/2011) è un atto immediatamente e autonomamente lesivo per i concorrenti non prescelti, che non possono dunque dedurre i suoi vizi quando termina il successivo sub-procedimento di aggiudicazione della concessione. COMMENTO L’Adunanza Plenaria, a seguito del deposito della rinuncia all’atto di appello, ha enunciato il principio di diritto - di cui alla massima – ‘nell’interesse della legge’, ai sensi dell’art. 99, comma 5, del Codice del processo amministrativo. Il medesimo art. 99, comma 5 (come l’art. 363 del Codice di procedura civile sui poteri della Corte di Cassazione), è ispirato all’esigenza di uniformare la giurisprudenza e di ridurre le relative oscillazioni, valorizzando la funzione di nomofilachia del Consiglio di Stato. La sentenza massimata ha svolto un approfondito excursus della normativa sul project financing, applicando i principi processuali riguardanti l’impugnazione degli atti emessi nel corso di un procedimento suddiviso in diverse fasi (ciascuna delle quali termina con un provvedimento autonomamente lesivo).
Formulario commentato atti civile - Atto di citazione e Comparsa di risposta
Cari Ragazze/i
nel pomeriggio sarà inviata, a tutti coloro che hanno aderito al 1° modulo di civile, la seconda dispensa "Formulario commentato atti civile".
Per chi ancora non avesse ricevuto la prima dispensa di civile, ricordo che sarà necessario effettuare una nuova donazione.
In questa dispensa verranno trattate le tematiche relative all'Atto di citazione e alla Comparsa di costituzione e risposta, con modelli dettagliati di atti utili per la terza prova dell'esame d'avvocato.
Per coloro che ancora non avessero aderito al corso, ricordo che le iscrizioni chiudono il 30 settembre!!!!
Potrete trovare tutte le informazioni cliccando qui
A breve pubblicherò interessanti novità anche per gli iscritti al modulo di amministrativo dell'avv. Frasca!
Di seguito un estratto della seconda dispensa di civile.
INDICE PARTE PRIMA: ATTO DI CITAZIONE…………..……………………………..pag. 3
Contenuto dell’atto di
citazione……..………………………………………………pag. 4 I termini per comparire……………..……………………………………………… pag. 7
Nullità della citazione……………………………………….…………………… ..pag.
7 Norme di riferimento………….……………………………………………………pag. 9 Modello Atto di citazione……………..……………………………………………pag.
11 PARTE SECONDA:COMPARSA DI COSTITUZIONE E
RISPOSTA….……pag. 15 Contenuto della Comparsa di costituzione e
risposta……………………………pag. 16 Costituzione del convenuto……………………….………………………………pag.
17 Norme di riferimento………………………………………………………………pag. 18 Modello Comparsa di costituzione e
risposta…………………………………….pag. 20 A) CONTENUTO
di cognizione si articola in tre fasi:
1) la fase di introduzione;
2) la fase di istruzione in senso ampio;
3 ) la fase di decisione.
disciplinata nel capo primo del codice di procedura civile, intitolato
“Dell’introduzione della causa”, consiste in una sequenza di atti qualificati,
nel loro complesso, dalla funzione di instaurare il processo.
introduttiva ha, in altre parole, la funzione di realizzare il primo contatto
giuridico tra i soggetti del processo attraverso la proposizione della domanda.
L’atto sul quale
è imperniata questa fase è la domanda, ossia l’atto attraverso il quale il
soggetto-attore chiede la tutela giurisdizionale.
dell’art. 163 c.p.c. la domanda si propone con le forme proprie dell’atto di citazione.
(che deriva dal termine latino “citare” ossia chiamare) è l’atto scritto
(redatto e sottoscritto dal difensore procuratore con cui l’attore chiama in
giudizio un’altra persona (che prende appunto il nome di convenuto), affinché
il giudice statuisca sulla domanda stessa in suo contraddittorio.
altresì un atto tipicamente e
doppiamente recettizio, in quanto, oltre che al convenuto esso è rivolto al
giudice, al quale l’attore vuol rivolgere la domanda e dal quale si aspetta un
Duplice è
altresì la funzione e il contenuto dell’atto stesso: da un lato, quella,
appunto di chiamare in giudizio colui nei cui confronti si propone la domanda
(c.d. vocatio in ius) e, dall’altro
lato, quella del rivolgere al giudice la domanda di tutela giurisdizionale
mediante cognizione dei fatti costitutivi ed eventualmente lesivi con la
conseguente determinazione dell’oggetto del processo (c.d. editio actionis).
L’art. 163 comma
3, c.p.c., elenca gli elementi che devono essere contenuti nell’atto di
1) l’indicazione del tribunale davanti al
quale la domanda è proposta.
Tale indicazione
che di solito è compiuta nell’intestazione dell’atto assolve la funzione di
individuare il giudice al quale si propone la domanda;
2) il nome, il cognome, la residenza e il
codice fiscale dell’attore, il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza
o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li
rappresentano o li assistono. Se attore o
convenuto è una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un
comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la ditta, con
l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio.
assolve alla funzione di individuare sia l’attore che il convenuto.
con il D.L. 193/2009 conv. in L. 24/2010 è diventata obbligatoria l’indicazione
del codice fiscale dell’attore, del
convenuto e delle persone che li rappresentano o li assistono.
Infine, ex art.
23, co. 50, D.L. 98/2011 conv. in L. 111/2011, 50 in tutti gli atti
introduttivi di un giudizio, compresa l'azione civile in sede penale e in tutti
gli atti di prima difesa devono essere indicati, le generalità complete della
parte, la residenza o sede, il domicilio eletto presso il difensore ed il
codice fiscale, oltre che della parte, anche dei rappresentanti in giudizio.
L’art. 125, co.
1, c.p.c. come modificato dalla L. 183/2011 prevede, inoltre che il difensore
indichi il proprio codice fiscale e l’indirizzo
di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine e il proprio
3) la determinazione della cosa oggetto
della domanda (c.d. petitum mediato).
L’art. 163, n.
3, pretende che l’atto di citazione contenga la determinazione della cosa
oggetto della domanda, dove il termine “cosa” sta per “bene della vita”.
di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni.
“esposizione dei fatti” è l’indicazione
dei fatti costitutivi e lesivi che, in quanto riconducibili in astratto ad una
o più fattispecie normative, costituiscono la causa pretendi.
“degli elementi di diritto” altro
non è che la prospettazione della suddetta riconducibilità dei fatti a una o
più norme.
Le conclusioni sono la formulazione
sintetica e globale della domanda al giudice nei suoi termini essenziali.
5) l'indicazione specifica dei mezzi di
prova dei quali l'attore intende valersi e in particolare dei documenti che
offre in comunicazione.
L’indicazione di
cui all’art. 163, terzo comma n. 5, c.p.c. continua in verità a restare
facoltativa, anche dopo la riforma dell'art. 183 c.p.c., realizzata dall'art.
2, terzo comma, lett. c-ter) del D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito, con
modificazioni, nella L. 14 maggio 2005 n. 80, come modificato dall'art. 1,
comma 1, lett. a) della L. 28 dicembre 2005 n. 263. Infatti, i numeri 1 e 2 del
sesto comma dell'art. 183 c.p.c., prevedono la perdurante facoltà delle parti,
ove richiesto, di produrre in atti ulteriori documenti, nonché formulare
separata e nuova indicazione specifica dei mezzi di prova di cui intendono
avvalersi. L'indicazione disposta nell'art. 163, terzo comma, n. 5, c.p.c.,
quindi, resta facoltativa, non comportando alcuna nullità dell’atto di
6) il nome e cognome del procuratore e
l’indicazione della procura, qualora questa sia stata già rilasciata.
La procura alle liti è la dichiarazione
rilasciata nella forma prevista dall’art. 83 c.p.c., dalla parte in causa, con
cui essa investe il procuratore della propria rappresentanza in giudizio.
generale o speciale e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura
La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della
citazione, ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o
d’intervento, del precetto o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero
della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del
difensore originariamente designato. In tali casi l’autografia della sottoscrizione della
parte deve essere certificata dal
La procura si considera apposta in calce anche se
rilasciata su foglio separato che sia però congiunto
materialmente all’atto cui si riferisce.
modello atto citazione comparsa costituzione risposta formulario atti civile
Programma e regolamento Corso esame avvocato Forleo
come promesso ecco il programma del corso di preparazione
all’esame di avvocato 2012/2013 seguito dal regolamento del corso che vi
toglierà ogni dubbio sulle modalità di svolgimento e sul sistema delle
donazioni alla base di questo progetto di condivisione che, con tanta passione
e impegno, sto cercando di portare avanti.
PROGRAMMA CORSO 2012/2013
1° modulo penale (dispensa penale n. 1; dottrina penale n.
1; tecniche di redazione di scritti giuridici)
1° modulo civile
(dispensa civile n. 1; 1 formulario atti civile n. 1)
7 ottobre 2012 2° modulo penale (dispensa penale n. 2; dottrina penale n.
2; formulario atti penale n. 1)
14 ottobre 2012 2° modulo civile (dispensa civile n. 2; formulario atti
civile n. 2)
21 ottobre 2012 (ore 15.00)
3° modulo penale (dispensa penale n. 3; dottrina penale n.
3; formulario atti penale n. 2)
3° modulo civile (dispensa civile n. 3; formulario atti
civile n. 3)
4° modulo penale (dispensa penale n. 4; dottrina penale n.
4; formulario atti penale n. 3)
4° modulo civile (dispensa civile n. 4; formulario atti
civile n. 4)
25 novembre 2012 (ore 15.00)
5° modulo penale (dispensa penale n. 5; dottrina penale n.
5° modulo civile (dispensa civile n. 5; formulario atti
civile n. 5)
11,12,13 dicembre 2012
Il presente corso tenuto dallo
scrivente avv. Forleo (per i moduli di civile e penale) e dall’avv. Frasca (per
il modulo di amministrativo) ha l’innovativa e ardua ambizione di permettere a
tutti i praticanti avvocati che dovranno sostenere l’esame di abilitazione
2012/2013 di potersi preparare a questo temuto evento attraverso un progetto di condivisione.
“Condivisione” (nel senso informatico utilizzato anche dai social
network) vuol indicare la possibilità di
accesso a risorse comuni da parte di utenti diversi.
Nel nostro caso, noi avvocati, metteremo a disposizione dei corsisti oltre alla nostra
esperienza (soprattutto per la correzione degli elaborati), anche una serie di
risorse quali sentenze, dottrina e formulari che, là dove dovessero essere
acquistati dai singoli, avrebbero un costo davvero impegnativo.
Ai corsisti viene chiesto di sostenere il progetto con donazioni
volontarie, determinate dai singoli sulla base dell’apprezzamento del corso, in
modo tale da aiutarci a coprire le spese sostenute.
In questo senso il corso è stato,
a più riprese, definito come “gratuito”, nel senso di nessun guadagno da parte
Da un calcolo incrociato dei
possibili iscritti e delle spese da sostenere, si è deciso di richiedere un contributo all’inizio di ogni modulo
e prima delle facoltative “prove intermedie” il cui svolgimento sarà descritto
In tutto, dunque, 10 donazioni (+ 2) per un totale di 24
Le vostre donazioni costituiranno
per noi, oltre che un modo di recuperare le spese sostenute, anche e
soprattutto una cartina di tornasole per valutare il vostro apprezzamento del
corso (in modo tale anche da non distribuire materiale a soggetti non realmente
intenzionati ad impegnarsi).
Per il modulo di amministrativo
le modalità di svolgimento potrete chiederle direttamente all’avv. Frasca
all’indirizzo email federicofrasca@alice.it 2. Modalità iscrizione.
Per iscriversi occorrerà inviare
una mail all’indirizzo forleogi@msn.com con i propri dati
personali e la ricevuta della donazione effettuata attraverso il tasto
“donazione “ in alto a sinistra della pagina ildirittopenale.blogspot.com
Come anticipato, in ogni dispensa
iniziale dei moduli vi verrà assegnato un elaborato da svolgere a casa.
I compiti inviati fuori termine o
ad altro indirizzo non verranno corretti.
4. Modalità svolgimento prove intermedie.
Durante il corso verranno
effettuate due prove intermedie facoltative per valutare la vostra preparazione
a metà e alla fine del corso.
Esse consisteranno in una
simulazione d’esame da svolgere in contemporanea su una stessa traccia.
Ad esempio: il 21 ottobre 2012
verrà inviato a tutti gli aderenti (che avranno effettuato una donazione con
causale “prova intermedia” entro le ore 24,00 del 20 ottobre 2012) una traccia
da svolgere entro 4 ore e da inviare al termine del tempo all’indirizzo email forleogi@msn.com.
5. Rimborso donazioni effettuate entro il 20 settembre.
Visto il mio ritardo nella
pubblicazione delle regole di svolgimento del corso, e allo scopo di ribadire
la assoluta trasparenza del presente corso, viene offerta la possibilità di abbandonare
il corso e ricevere il rimborso della donazione effettuata a tutti coloro che,
pur avendo ricevuto regolarmente le dispense e la spiegazione del corso via
mail, si siano iscritti prima del 20 settembre 2012.
Questa opportunità è un’ulteriore
prova della genuinità dell’iniziativa e del nostro disinteresse ad accumulare
guadagni di qualsiasi tipo.
Per ottenere il rimborso (al
netto delle spese amministrative di paypal) sarà semplicemente necessario
inoltrarmi una mail con oggetto RIMBORSO DONAZIONE e con l’indicazione dei
vostri dati entro e non oltre il 30
6. Termine ultimo per iscriversi
Le iscrizioni rimarranno aperte
fino al 30 settembre 2012.
Avv. Giulio Forleo (per info scrivete a forleogi@msn.com)
corso avvocato forleo preparazione esame avvocato 2012 2013 penale civile amministrativo
dopo aver corretto un bel po’ dei
vostri compiti e aver risposto ai vostri dubbi, prima che il corso entri nel
vivo (le iscrizioni chiuderanno il 30
settembre!!) voglio precisare una questione molto dibattuta sulle modalità
di redazione del parere:
il parere da svolgere in sede d’esame è un parere pro veritate o di
La risposta è: “dipende, ma in realtà non fa una grande
Per impostare bene il parere, è
necessario in primo luogo controllare se vi sia chiesto di indossare le vesti
del legale del protagonista della questione o, più raramente, di analizzare gli istituti sottesi alla fattispecie.
Nel primo caso, il parere non può
che essere di parte, ossia contenente lo
sforzo argomentativo per sostenere la (o le) tesi più favorevole al vostro
ipotetico Assistito, anche se minoritaria o risalente in giurisprudenza:
tuttavia v’è da rilevare, in proposito, la tendenza degli ultimi anni a far
coincidere – da parte del Ministero – la soluzione più favorevole con
quella espressa nella produzione giurisprudenziale più recente.
Nel secondo caso, invece, dovrete
redigere un “parere pro veritate” che, redatto in forma più solenne, è
dato non nell’interesse esclusivo dell’Assistito, bensì nell’interesse
equidistante della Verità ( per questo, negli studi, associati viene firmato
dal partner senior). Ne deriva che dovrete apprestare una maggiore cura alla
rigorosa logica giuridica, racchiusa in uno stile, per così dire, meno
apertamente di parte.
La risposta che vi ho dato “non fa una grande differenza” è data dal
fatto che se seguirete quanto vi ho spiegato nella “dispensa delle tecniche di redazione degli atti” il vostro parere
conterrà comunque le varie tesi sul tappeto (favorevoli e sfavorevoli) e poi
toccherà a voi illustrare il ragionamento logico adottato nell’aderire all’una
o all’altra posizione.
La causa delle numerose
insufficienze date nella correzione dei vostri pareri deriva dal fatto che
molti di voi, non solo in un parere di parte non hanno preso le parti del
cliente, ma non gli hanno neanche prospettato le posizioni a lui favorevoli.
Il primo compito assegnato aveva proprio lo scopo
di valutare (in una situazione difficile in cui il soggetto aveva confessato un
delitto assolutamente configurabile nel caso di specie, secondo la
giurisprudenza più recente e maggioritaria) la vostra capacità di argomentare
contro la giurisprudenza di legittimità e, in fin dei conti, di saper fare gli
avvocati!!
Ai pochi che, seppur concludendo
in maniera sfavorevole al cliente, hanno rappresentato anche gli argomenti per
difenderlo in giudizio al fine di ottenere la sua assoluzione, non potevo
negare la sufficienza.
Per qualsiasi chiarimento sapete
dove scrivermi.
A chi fosse interessato ad iscriversi al corso ricordo che le
iscrizioni chiudono il 30 settembre!
Con l’iscrizione riceverà tutte le prime dispense di penale e di
tecniche di redazione.
Per informazioni cliccate qui o scrivete a forleogi@msn.com A presto
avv. Giulio Forleo Pubblicato da
ACCEPTED MARKET PRACTICES (AMPS) di Cristiana Panebianco
della fattispecie del reato di insider
trading emerge una zona franca, esente da illiceità o, per lo più, resa
tale dalla Direttiva madre in tema di manipolazione finanziaria ossia la Directive Market Abuse n. 2003/6/CE.
operazioni ovvero ordini di compravendita che “forniscano informazioni false o
fuorvianti in relazione all’offerta, al prezzo, alla domanda di strumenti
finanziari nonché le operazioni di compravendita che consentano tramite
l’azione di una o più persone che agiscano in collaborazione tra di loro, la
fissazione di un prezzo di mercato di uno o più strumento finanziari ad un
livello anormale oppure artificiale, costituiscono la fattispecie di
manipolazione di mercato, a meno che si dia prova che le suddette condotte
siano realizzate sulla base di motivazioni legittime ed in conformità alle
prassi di mercato ammesse sul mercato regolamentato in oggetto.”
definizione testuale dell’articolo 1 della direttiva in parola che,
chiaramente, esplicita la possibilità di realizzare una area esente da
antigiuridicità pur in presenza di oggettivi elementi illeciti per la prima
volta, tracci un solco intorno al fenomeno insider.
discriminante, dunque, risiederebbe nella presenza di prassi, ovvero di
comportamenti atti a ripetersi nel tempo tanto da radicarsi nella realtà
socioeconomica relativa.
sintesi, colui che compia un ordine di compravendita, sostanzialmente idoneo a
determinare una schietta manipolazione del mercato finanziario in cui
quell’ordine avviene, potrebbe perchè a ciò facultato, inequivocabilmente,
dalla stessa direttiva, dichiarare che le motivazioni sottese al compimento
dell’operazione sono legittime perchè conformi alla prassi –meglio, al suo contenuto – ammessa in quel mercato.
ammessa ed i suoi elementi diventano, ipso iure, il testo “normativo” in base
al quale determinare o meno l’esistenza di una manipolazione finanziaria: è
instaurato, quindi, un rapporto di genus a species tra il contenuto della
prassi e il comportamento dell’uomo, fraudolento solo in potenza.
infatti, è obbligatoria la presenza della prassi affinchè quel comportamento
sia lecito ma, dall’altro lato, è necessario che quel comportamento sia
azionato sulla scia di motivazioni legittime.
intuitiva evidenza che il contenuto di una prassi sia agevole da cogliere:
vedremo nel prosieguo come la
Direttiva siasi premurata di stabilire dei factors, degli
standards in merito al contenuto ma, circa la legittimità dei motivi, non
abbiamo alcun riferimento.
tale legittimità non è stata esplicitata né dalla normativa comunitaria né da
fonti del diritto interno.
tutela penale mercato finanziario pratiche ammesse ACCEPTED MARKET PRACTICES (AMPS)
come promesso da oggi sarà disponibile la prima dispensa di diritto civile!!
Come potrete vedere dall'estratto che segue, essa presenta alcune novità rispetto a quella di penale.
In particolare, sono state introdotte le rubriche "brevi cenni" che trattano schematicamente i principali istituti oggetto delle pronunce della cassazione esaminate.
La dispensa, prendendo come base la figura del contratto preliminare, affronta numerose tematiche del diritto civile suscettibili di essere scelte per la prova scritta dell'esame avvocato 2012. Per chi volesse iscriversi al Corso gratuito per l'esame d'avvocato troverà tutte le modalità di iscrizione al seguente link:
http://ildirittopenale.blogspot.it/2012/07/corso-gratuito-esame-avvocato-20122013_22.html
oppure potrà scrivere all'indirizzo email forleogi@msn.com
Per gli iscritti: a chi volesse ottenere il blocco di civile dovrà seguire la procedura seguita per il penale e indicare nella mail di conferma "Modulo civile"!
Coloro i quali abbiano già donato 10 euro o più sono dispensati da una nuova donazione!
avv. Giulio Forleo P.S: La dispensa è molto impegnativa, accompagnatela con il ripasso sul manuale di privato degli istituti trattati!
Contratto preliminare e contratto definitivo…………………………………..pag. 3
traccia 1…………………………………………………………………………pag. 4
Brevi cenni: il
Contratto preliminare…………………………………………………… pag. 7
Contratto preliminare e caparra confirmatoria……………………………..pag. 10
traccia 2………………………………………………………………………..pag. 11
Brevi cenni: la Caparra
confirmatoria………………………………………………….pag. 16
Contratto preliminare e condizione sospensiva o risolutiva………………...pag. 18
traccia 3 ……………………………………………………………………….pag. 20
Brevi cenni: la
condizione sospensiva o risolutiva……………………………………...pag. 23
Contratto preliminare e determinabilità dell’oggetto……………………….pag. 27
traccia 4………………………………………………………………………..pag. 28
Contratto preliminare di vendita e garanzia per l’evizione…………………pag. 31
traccia 5………………………………………………………………………..pag. 32
pericolo di rivendica……………………………………………………..pag. 34
Contratto preliminare e clausole vessatorie………………………………….pag. 35
traccia 6………………………………………………………………………..pag. 37
Contratto con obbligazioni del solo proponente e patto di prelazione……...pag.
traccia 7………………………………………………………………………..pag. 44
contratto con obbligazioni del solo proponente………………………..pag. 48
preliminare e clausola compromissoria…………………………..pag. 49
traccia 8………………………………………………………………………..pag. 50
Contratto preliminare e clausola penale……………………………………...pag. 52
traccia 9………………………………………………………………………..pag. 53
a casa……………………………………………………………….. pag.56
E CONTRATTO DEFINITIVO
Con atto di citazione ritualmente
notificato Tizia e Caia convenivano i coniugi Rossi, affermando che Sempronio,
deceduto il 1-3-1996 e del quale le attrici erano uniche eredi, con scrittura
privata priva di data, ma sicuramente anteriore al 18-5-1989, aveva promesso di
vendere ai coniugi Rossi, che avevano promesso di comprare, un appezzamento di
terreno agricolo con sovrastante fabbricato rurale sito nel Comune di Terni,
distinto in catasto al foglio 142, particelle 26, 27, 28, 29, 56, 57, 97/A,
100, 101, 121, 168, 169, 170, 311, 376, 99/B. Le attrici deducevano che nel
successivo atto notarile di compravendita non era stata indicata la particella
170, e che tale omissione era stata involontaria, come si ricavava, in
particolare, dal fatto che la predetta particella era ricompresa nell'area
evidenziata dal contorno in colore giallo nella planimetria allegata al
contratto, il quale, peraltro, non conteneva alcuna clausola che facesse
pensare ad una modifica della volontà delle parti. Le istanti chiedevano,
pertanto, in via principale che venisse dichiarato che la particella 170 era di
proprietà dei coniugi Rossi, con conseguente correzione materiale nell'atto
pubblico e, in via subordinata, che venisse pronunciata sentenza che, tenendo
luogo del contratto non concluso, trasferisse ai promittenti acquirenti la
particella in questione.
Nel costituirsi, i coniugi
Rossi chiedevano il rigetto delle domande attoree, deducendo che la mancata
indicazione della particella 170 nell'atto di compravendita del 3-12-1990
corrispondeva alla effettiva volontà delle parti in quella sede, come si
ricavava dal fatto che l'indicazione della superficie complessiva del terreno
venduto corrispondeva esattamente al terreno compravenduto, con esclusione,
cioè, della particella in questione. Sostenevano che la volontà delle parti era
mutata rispetto al preliminare, in quanto il promittente venditore non aveva
consegnato la promessa polizza assicurativa che avrebbe dovuto garantire gli
acquirenti dalla eventuale responsabilità per danni a terzi derivanti da detta
particella, trattandosi di un dirupo dal quale potevano cadere dei massi.
Rilevavano, pertanto, che non poteva parlarsi di inadempimento del preliminare,
ben potendo le parti, in sede di stipula del definitivo, modificare l'oggetto
del contratto rispetto agli impegni assunti col preliminare.
Con sentenza del 5-3-2001 il
Tribunale di Terni rigettava la domanda principale, accogliendo invece la
domanda subordinata. I
coniugi Rossi si rivolgono al vostro studio legale per proporre appello avverso
la predetta sentenza. SOLUZIONE TRACCIA 1
Cassazione civile, sez. II, 5 giugno 2012. n. 9063.
corte d’appello accoglie l’appello dei coniugi Rossi.
e Caia propongono ricorso in Cassazione.
il secondo motivo le ricorrenti denunciano la violazione degli artt. 2697, 2722
e 2729 c.c. e l'omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia.
Sostengono che la Corte
di Appello non poteva far ricorso alla prova per presunzioni per fondare il
proprio convincimento circa la positiva volontà delle parti di eliminare, in
sede di stipula, la compravendita della particella 170, in quanto, ai sensi
degli artt. 2722 e 2729 c.c., un simile patto non può costituire oggetto di
prova presuntiva. Deducono che, qualora si volesse ravvisare, nella specie, un
patto intervenuto tra le parti successivamente alla stipula del preliminare,
rientrante nel paradigma dell'art. 2723 c.c., i giudici del gravame sarebbero
comunque incorsi nella violazione dei criteri che presiedono alla prova per
presunzioni. Rilevano, infatti, che gli elementi indiziari presi in
considerazione quali fatti noti dalla Corte di merito non erano univoci, in quanto
da essi ben si sarebbe potuta trarre la diversa conseguenza che le parti,
considerata la mancanza della polizza, si erano accordate per rinviare ad un
momento successivo ed all'esito dell'adempimento la stipula relativa all'area
in questione. Con il terzo motivo le ricorrenti si dolgono della violazione
degli artt. 1321 e 1372 c.c. e della contraddittoria e insufficiente
motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia. Deducono che la
premessa da cui è partita la
Corte di Appello, secondo cui le pattuizioni contenute nel
definitivo non assorbono quelle del preliminare (che può rimanere parzialmente
attuato), contrasta con la conclusione cui la stessa Corte è pervenuta, secondo
cui un contratto definitivo di contenuto parziale rispetto ad un precedente
preliminare implica comunque la volontà delle parti di regolamentare nel
definitivo stesso tutti i loro rapporti. Sostengono che la parte parzialmente
inadempiente agli obblighi assunti con il preliminare è tenuta a fornire la
prova positiva che, in sede di definitivo, sia intervenuta, nella
estrinsecazione dell'autonomia negoziale delle parti, una manifestazione di
volontà diretta a modificare i patti già raggiunti e convenzionalmente
predefiniti. Nella specie, pertanto, in assenza di prova di una diversa volontà
delle parti contraenti, i giudici di merito non potevano ritenere caducato, in
base alla mera difformità riscontrata tra il contratto preliminare ed il
contratto definitivo, l'obbligo di acquistare anche l'appezzamento di terreno
in questione, che, al pari degli altri lotti, costituiva oggetto degli obblighi
assunti dalle parti con il preliminare.
4) I due motivi, che per ragioni di connessione possono essere trattati
Secondo un consolidato orientamento della
giurisprudenza, dal quale non vi è motivo di dissentire, nel caso in cui le
parti, dopo avere stipulato un contratto preliminare, abbiano stipulato il
contratto definitivo, quest'ultimo costituisce l'unica fonte dei diritti e
delle obbligazioni inerenti al negozio voluto, in quanto il contratto
preliminare, determinando soltanto l'obbligo reciproco della stipulazione del
contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina può anche non
conformarsi a quella del preliminare, salvo che le parti non abbiano
espressamente previsto che essa sopravviva (Cass. 11-7-2007 n. 15585; Cass.
18-7-2003 n. 11262; Cass. 25-2-2003 n. 2824; Cass. 18-4-2002 n. 5635; Cass.
29-4-1998 n. 4354). È stato ulteriormente puntualizzato che la presunzione di
conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del
contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova - che deve risultare da
atto scritto, ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili - di un accordo
posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del
definitivo, dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenuti nel
preliminare, sopravvivono al contratto definitivo; e che tale prova, secondo le
regole generali del processo, va data dall'attore, trattandosi di fatto
costitutivo della domanda con la quale egli chiede l'adempimento di un obbligo
che, pur riportato nel contratto preliminare, egli può far valere in forza del
distinto accordo intervenuto fra le parti all'atto della stipula del contratto
definitivo (Cass. 10-1-2007 n. 233).
Non appare condivisibile, invero, il
diverso indirizzo giurisprudenziale invocato dalle ricorrenti e richiamato
nella sentenza impugnata (Cass. 18-11-1987 n. 8486), secondo cui la stipula del
contratto definitivo costituirebbe soltanto l'adempimento delle obbligazioni
assunte con il preliminare; dal che conseguirebbe che questo e non il contratto
definitivo sarebbe l'unica fonte dei diritti e degli obblighi delle parti, con
l'ulteriore corollario che l'eventuale modifica degli accordi stabiliti col
preliminare dovrebbe essere accertata in concreto e non sarebbe deducibile, in
caso di preliminare di vendita di una pluralità di beni, dalla sola circostanza
che il contratto definitivo abbia avuto ad oggetto soltanto alcuni di essi.
argomentando, infatti, da un lato verrebbe a negarsi il valore di
"nuovo" accordo alla manifestazione di volontà delle parti consacrata
nel definitivo, che assurgerebbe, quindi, a mera ripetizione del preliminare,
ponendosi in tal modo un limite ingiustificato all'autonomia privata; e,
dall'altro, si attribuirebbe in natura negoziale all'adempimento, in contrasto
con la concezione, ormai dominante, che vede in esso il "fatto"
dell'attuazione del contenuto dell'obbligazione e non un atto di volontà (Cass.
10-1- 2007 n. 233).
posto, si osserva che, nella specie, non vi è prova (la circostanza non è stata
nemmeno dedotta dalle ricorrenti) che le parti, pur avendo escluso da contratto
definitivo di vendita la particella 170, in occasione della stipula di tale atto
abbiano manifestato per iscritto la volontà di rimanere vincolate all'obbligo
di trasferimento assunto con il preliminare in relazione al predetto mappale.
Tanto è sufficiente - in applicazione dei principi di diritto innanzi enunciati
-, a giustificare il rigetto della domanda attrice di esecuzione specifica ex
art. 2932 c.c. in relazione alla particella in questione; sicché in tali
termini deve correggersi la motivazione della sentenza impugnata.
In ogni caso, si osserva che la
Corte di Appello, nell'interpretare il contratto definitivo
di vendita, ha accertato, in concreto, sulla base di elementi presuntivi (quali
le caratteristiche di dirupo della particella in questione, che forniscono una
spiegazione al rifiuto degli appellanti di acquistarla, altrimenti
incomprensibile; il fatto che la superficie complessiva dei terreni oggetto
della compravendita si ottiene non considerando la particella per cui è causa),
che con esso le parti hanno inteso derogare al contratto preliminare
precedentemente stipulato, escludendo il trasferimento della particella 170.
espresso al riguardo si sottrae al sindacato di questa Corte, essendo
supportato da argomentazioni plausibili sotto il profilo logico e corrette sul
piano giuridico. Secondo il costante orientamento della giurisprudenza,
infatti, l'accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del
negozio si traduce in una indagine di fatto affidata al giudice di merito,
incensurabile in cassazione se sorretta, come nel caso in esame, da una
motivazione immune da vizi logici e rispettosa dei canoni legali di
interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg. (tra le tante
v. Cass. 31-5-2010 n. 13242; Cass. 29-8-2004 n. 15381; Cass. 25-2-2004 n.
Allo stesso modo, l'apprezzamento del giudice di merito circa la ricorrenza dei
requisiti di precisione, gravita e concordanza richiesti dalla legge per
valorizzare gli elementi di fatto come fonti di presunzione, costituisce
accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione
adottata al riguardo risulti congrua dal punto di vista logico e immune da
errori di diritto (Cass. 1-5-2005 n. 10135; Cass. 16-7-2004 n. 13169; Cass.
10-11-2003 n. 16831; Cass. 4-11-2002 n. 15399).
a quanto dedotto dalle ricorrenti, d'altro canto, nel far ricorso alla prova
presuntiva, il giudice di appello non è incorso nella violazione degli artt.
2722 e 2729 c.c. in quanto tale prova non era diretta a dimostrare patti
aggiunti al contratto preliminare, bensì, come esattamente rilevato nella
sentenza impugnata, ad interpretare la volontà manifestata dalle parti in
occasione della stipula del contratto definitivo. Si richiama, al riguardo, il
principio (estensibile anche alla prova per presunzioni a norma dell'art. 2729
c.c., comma 2), più volte affermato da questa Corte, secondo cui il divieto di
prova testimoniale, sancito dall'art. 2722 c.c., si riferisce soltanto ai patti
aggiunti o contrari al contenuto di un documento e riguarda, quindi, quei soli
accordi di volontà diretti a modificare, ampliandolo o restringendolo, il
contenuto di un negozio consacrato nell'atto scritto. Tale divieto, pertanto,
non opera, e la prova testimoniale è ammissibile, allorché la stessa non miri
ad ampliare, modificare o alterare la disciplina obiettiva prevista nel
contratto stipulato per iscritto, ma abbia ad oggetto elementi di mera
integrazione e chiarificazione del contenuto della volontà negoziale (Cass.
5-3- 2007 n. 5071; Cass. 30-6-2005 n. 14024; Cass. 16-7-2003 n. 11141;
Cass. 28-6-2001 n. 8853).
Per le ragioni esposte il ricorso deve essere rigettato, con conseguente
condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese sostenute dai resistenti nel
rigetta il ricorso e condanna le ricorrenti al pagamento delle spese, che
liquida in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 maggio 2012. Depositato
in Cancelleria il 5 giugno 2012”
cenni: il Contratto preliminare.
contratto preliminare è quel contratto mediante il quale le parti si obbligano
alla conclusione di un successivo contratto detto definitivo.
badi bene, però, che esso non è più visto come un semplice pactum de contraendo, ma con negozio destinato già a realizzare un
assetto di interessi prodromico a quello che sarà compiutamente attuato con il
suo oggetto, dunque, è non solo e non tanto un facere, consistente nel manifestare successivamente una volontà
rigidamente predeterminata quanto alle parti e al contenuto, ma anche e
soprattutto un (sia pur futuro) dare, insito nella trasmissione del diritto
(dominicale o di altro genere), che costituisce il risultato pratico avuto di
mira dai contraenti.
alla stipula di un contratto preliminare segua ad opera delle stesse parti la
conclusione del contratto definitivo, quest’ultimo costituisce l’unica fonte
dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto.
contratto preliminare infatti, determinando soltanto l’obbligo reciproco della
stipulazione del contratto definitivo, resta superato da quest’ultimo, la cui
disciplina, con riguardo alle modalità e condizioni, anche se diversa da quella
pattuita con il preliminare, configura un nuovo accordo intervenuto tra le
parti e si presume sia l’unica regolamentazione del rapporto da essa voluta.
valutare se le parti abbiano concluso un contratto definitivo o un semplice
preliminare è necessario ricercare l’effettiva volontà delle stesse aldilà
della qualificazione da esse attribuita al contratto stesso.
sono decisive le espressioni usate (come, ad esempio, “preliminare”
nell’intestazione del contratto ovvero “vende” nel testo).
rilevano, altresì, né la riserva di nomina del contraente, ai sensi dell’art.
1401 c.c., che può operare indifferentemente sia in un negozio definitivo che
preparatorio, né l’aver posto come condizione l’ottenimento di una autorizzazione alla vendita da parte del giudice
tutelare ai sensi dell’art. 320 c.c. (sul punto si veda Cass., sez. 2, 14
agosto 2007 n. 17682).
fini della validità del contratto preliminare non è indispensabile la completa
e dettagliata indicazione di tutti gli elementi del futuro contratto ,
risultando per converso sufficiente l’accordo delle parti sugli elementi
un contratto preliminare ad effetti anticipati in cui il promissario acquirente
di un bene immobile, da un lato, anticipi in tutto o in parte il pagamento del prezzo
e, dall’altro ottenga l’immediata immissione nel godimento del bene per effetto
dell’esecuzione anticipata della consegna della res da parte del promittente
venditore, non può essere qualificato come possessore in grado di acquisirne la
proprietà a titolo di usucapione, non avendo egli l’animus possidenti che,
essendo uno stato di fatto, non può essere trasferito.
Cass., sezioni unite, 27 marzo 2008, n. 7930, la disponibilità conseguita dal
promissario acquirente, si fonda sull’esistenza di un contratto di comodato
funzionalmente collegato al contratto preliminare, produttivo di effetti
veramente obbligatori.
ultimo, occorre ricordare che il preliminare deve prevedere il termine entro il
quale procedere alla stipula del contratto definitivo. Si tratta di un termine
di adempimento, in difetto di fissazione del quale è possibile rivolgersi al
giudice affinchè provveda ex art. 1183 c.c..
contratto preliminare è nullo se non è fatto nella stessa forma che la legge
prescrive per il definitivo (art. 1351 c.c.).
Raffronto con figure similari.
a) Opzione.
contratto preliminare unilaterale (con obbligazioni di una sola parte), è un
cotratto in sé perfetto e autonomo ancorchè con obbligazioni a carico di una
sola parte, rispetto al contratto definitivo, mentre l’opzione non è che uno
degli elementi di una fattispecie a formazione successiva, costituita
inizialmente da un accordo avente ad oggetto l’irrevocabilità della proposta è
successivamente dall’accettazione definitiva del promissario che, saldandosi
con la proposta, perfeziona il contratto; accordo questo la cui
identificabilità è rimessa al giudice di merito, che deve far riferimento al
comune intento negoziale.
consegue che il nesso strumentale esistente tra contratto preliminare e contratto
definitivo non ha nulla in comune con il legame strutturale che intercorre tra
il momento iniziale (proposta resa vincolante per accordo tra le parti) e il
momento finale (accettazione) nel fenomeno della formazione progressiva del
contratto, in quanto nell’ipotesi del contratto preliminare unilaterale gli
effetti definitivi si producono solo a seguito di un successivo incontro di
dichiarazioni tra le parti contraenti, mentre nel caso dell’opzione che
contenga una proposta irrevocabile gli effetti finali del contratto definitivo
si producono in virtù della semplice dichiarazione unilaterale di accettazione
della parte non obbligata.
b) Contratto normativo.
normativo è l’accordo con il quale si predispone, in tutto o in parte, il
contenuto di eventuali futuri contratti definitivi, cosicchè, se e quando
questi verranno stipulati, le parti sono obbligate a inserirli e ad osservare
quel contenuto predeterminato, frutto di reciproca precedente elaborazione. Pertanto
l’accordo normativo, se obbliga le parti a darvi esecuzione nel modo dianzi
cennato ogni qual volta ricorra la situazione in esso prevista e disciplinata,
non le obbliga senz’altro, a differenza del contratto preliminare, a concludere
i contratti definitivi ivi menzionati.
deriva che soltanto dai futuri contratti definitivi nasceranno per i contraenti
concreti rapporti giuridici patrimoniali e, quindi, diritti soggettivi e
obblighi correlativi (i quali troveranno, però, in tutto o in parte il loro
contenuto predisposto nell’accordo normativo.
conseguenza sarà che le parti, non potendo venir meno ad un obbligo a contrarre, che non esiste, non possono
incorrere in una risoluzione unilaterale dell’accordo normativo, qualora
omettano o sospendano di concludere quei contratti definitivi.
poi al giudice del merito accertare se congiuntamente all’accordo normativo le
parti abbiano anche assunto l’obbligo di contrattare i previsiti contratti
c) Patto di prelazione.
differenza del contratto preliminare unilaterale, che comporta l’immediata e
definitiva assunzione dell’obbligazione di prestare il consenso per il
contratto definitivo, il patto di prelazione relativo alla vendita di un bene
genera, a carico del promittente un immediata obbligazione negativa di non
venderlo ad altri prima che il prelazionario dichiari di non voler esercitare
il suo diritto di prelazione o lasci decorrere il termine all’uopo concessoli,
ed un obbligazione positiva avente ad oggetto la denuntiatio al medesimo della
sua proposta a venderlo, nel caso si decide in tal senso.
altre parole il patto dio prelazione, comportando solo l’obbligo di preferire,
a parita di condizioni, l’altra parte nella conclusione di un eventuale
contratto di alienazione del bene che ne è oggetto, limita solo le modalità di
esercizio del potere di alienazione del soggetto vincolato (senza alcun
pregiudizio per la sua libertà di decidere l’alienazione o meno del bene) e non
anche le facoltà dello stesso godimento della cosa, che può essere pertanto,
liberamente trasformata omodificata dal proprietario.
d) Puntuazione.
fini della configurabilità di un definitivo vincolo contrattuale è necessario
che tra le parti sia raggiunta l’intesa su tutti gli elementi dell’accordo, non
potendosene ravvisare pertanto la sussistenza là dove, raggiunta l’intesa
solamente su quelli essenziali ed ancorchè riportati in apposito documento
(cosiddetto “minuta” o “puntuazione”) risulti rimessa ad un tempo successivo la
determinazione degli elementi accessori.
anche in presenza del completo ordinamento di un determinato assetto negoziale
può risultare integrato un atto meramente preparatorio di un futuro contratto,
come tale non vincolante tra le parti in difetto dell’attuale effettiva volontà
delle medesime di considerare concluso il contratto.
Cassazione ( sez. terza, 18 gennaio 2005, n.910) ha cassato l’impugnata sentenza rilevando
che, nel ritenere perfezionato un accordo transattivo tra le parti di un
giudizio per effetto di una duplice missiva inviata dal legale di una delle
parti e considerata accettata dal difensore di controparte, il giudice di
merito avesse peraltro nel caso del tutto omesso di valutare il comportamento
complessivo delle parti, in particolare quello mantenuto successivamente alla
supposta conclusione dell’accordo transattivo, non considerando che dopo lo
scambio delle suindicate lettere il difensore di una delle parti aveva
dichiarato in udienza avanti al giudice istruttore essere ancora pendenti
trattative tra le parti per la formalizzazione di un accordo al cui esito si
riservava di chiedere la revoca della provvisoria esecuzione del decreto
ingiuntivo opposto e che nel prosequio del giudizio le parti avevano in
entrambi i gradi di merito formulato opposte conclusioni. In
tema di perfezionamento dell’accordo negoziale, il documento contenente la
puntazione ancorchè completa e bilaterale dell’assetto dell’interessi che le
parti intendono adottare, è inidoneo a fornire la prova del perfezionamento del
contratto, costituendo mera presunzione semplice, superabile mediante la prova
contraria, fornita con ogni mezzo, non escluso la prova testimoniale,
ammissibile anche quando l’accertamento dell’attuale vincolatività dell’accordo
riguardi un contratto preliminare di compravendita immobiliare.
- I principi comunitari; pag. 9 - le figure sintomatiche dell’eccesso di potere. pag. 14
- il diritto d’accesso; pag.
D.I.A. edilizia; pag. 38
permesso a costruire. pag. 77
con questa dispensa continua il
“nostro viaggio” verso l’esame di Stato, appena agli inizi.
Spero vi sia risultata utile la
precedente dispensa, e che nell’esercitarvi nella redazione degli atti abbiate
trovato qualche difficoltà. Questo non perché sono il marchese De Sade, ma
perché qualsiasi traccia esca l’ultimo giorno dell’esame, anche la più
semplice, vi imporrà di risolvere uno o più problemi, molto probabilmente da
voi non analizzati precedentemente, al pari (forse) di quanto avete fatto
questa settimana. Le difficoltà “ci devono essere” durante questo corso quindi,
perché comunque le dovrete affrontare il giorno dell’esame.
Vi dirò di più: spesso è
preferibile svolgere un compito su un argomento poco conosciuto che su uno
conosciuto a menadito. Perché? Perché la difficoltà è maggiore, ma la nostra mente
si attiva maggiormente, dando spazio alla creatività, cercando collegamenti e
trovando spunti. Su un argomento già studiato invece si rischia di utilizzare
più la memoria e di cercare più la completezza che la sintesi o la soluzione.
La finalità di questo corso non
è quella di farvi arrivare all’esame preparati su specifici argomenti (cosa di
per sé non negativa), in modo da “non avere alcuna difficoltà”, ma è quella di insegnarvi
a saper “affrontare la sfida della difficoltà”. Ovviamente non si può arrivare
all’esame “al buio” come “tabulae rasae”: analizzeremo insieme allora i fondamentali che, una volta acquisiti,
vi permetteranno di ben articolare qualsiasi motivo di diritto. La fase
mnemonica va lasciata soltanto allo schema dell’atto, non al contenuto, che è
sommamente variabile, e va sempre predisposto in maniera persuasiva, quindi non
oggettiva e neutrale, ma “creativa”.
1. DECALOGO dei
consigli sul ricorso al T.A.R.
Premessa: in questo
Decalogo riporto molteplici disposizioni del nuovo codice. Qualora non abbiate
un codice del processo amministrativo aggiornato, o vogliate svolgere qualche
approfondimento e non ne avete uno annotato o commentato, vi consiglio la
consultazione del sito http://www.giustizia-amministrativa.it/. 1. Normativa abrogata: citarla
costituisce un errore.
proporre ricorso ai sensi dell’art. 21-bis
della l. n. 1034/71 e non ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. porta ex se all’insufficienza dell’elaborato.
Lo stesso vale per errori meno evidenti, come parlare di D.I.A. in materia di
commercio (o di edilizia, giacché il D.L. n. 70/11 ha aggiunto il co. 6-bis all’art. 19 della l. n. 241/90,
recante il disposto “Nei casi di Scia in materia edilizia …”,
mentre l’art. 22 del d.P.R. n. 380 parla ancora di Denuncia di Inizio Attività) al posto di S.C.I.A., costituisce
codici devono quindi essere aggiornati, perché l’esame si fa “a legislazione
2. Oggetto del ricorso: non
è più necessariamente l’annullamento di un provvedimento amministrativo (art.
40 co. 1 lett. b) c.p.a.: “1. Il ricorso deve contenere: … b) l’indicazione dell’oggetto
della domanda, ivi compreso l’atto o il provvedimento eventualmente impugnato …”. Nel processo amministrativo la causa petendi non è più l’atto ma il
rapporto. Anche i
termini quindi sono cambiati: pur
rimanendo il “canonico” termine di 60 giorni, o quello dimidiato di 30 per
talune materie (ad es. accesso, appalti), il c.p.a. prevede anche i “ nuovi termini” di 120 giorni per l’azione
risarcitoria autonoma (art. 30 co. 3) o di 180 per la declaratoria della
nullità provvedimentale (art. 31 co. 4). Non è casuale che l’art. 41 co. 2
c.p.a. stabilisca genericamente che il ricorso va notificato “… entro il termine previsto dalla legge …”.
Nell’epigrafe
è pertanto un errore omettere la richiesta risarcitoria (ovviamente è un errore
ancora più grande ometterla anche nel corpo del ricorso e/o in sede di petitum, se ne sussistono i presupposti),
o, nel caso di diniego all’accesso, scrivere soltanto “per l’annullamento” e non anche “ e per l’accertamento del diritto del ricorrente e la condanna del Comune
di … ad esibire i documenti richiesti”.
tautologica la formula “e di ogni atto
connesso, consequenziale, coordinato, etc.”. Tale facoltà per gli atti successivi è implicita nella facoltà
di proporre ricorso per motivi aggiunti, mentre per gli atti presupposti (bando
di gara, di concorso, etc.) deve
essere esercitata ai fini della c.d.
“doppia impugnativa”, pena l’inammissibilità del ricorso.
3. I controinteressati. Il ricorso a pena
d’inammissibilità va notificato ad almeno un controinteressato, anche nel rito
del silenzio-inadempimento (art. 117 co. 1 c.p.a.; prima era dubbio), o
dell’accesso (art. 116 co. 1 c.p.a.)
Non dimenticatelo nell’epigrafe! 4. Le azioni del Codice. Nel
“nuovo” processo amministrativo sono ammesse azioni dichiarative, costitutive e
di condanna. L’azione dichiarative sono
in realtà tipiche: sono essenzialmente due, ossia quella per declaratoria della
nullità del provvedimento (art. 31 co. 4 c.p.a.) e quella per l’accertamento
del silenzio-inadempimento (art. 31, commi 1-3 c.p.a.). L’azione dichiarativa
generale non sembra ammissibile, nonostante le aperture di dottrina e
giurisprudenza minoritarie.
L’azione costitutiva è
volta al “classico” annullamento del provvedimento, ed è tipica del carattere
(tuttora prevalentemente) impugnatorio del processo amministrativo.
L’azione di condanna è
atipica, e comprende il risarcimento in forma specifica come per equivalente
(art. 30 co. 2 c.p.a.). Talvolta è tipica: vd. la condanna all’esibizione dei
documenti (art. 116 c.p.a.) o al “facere”
provvedimentale nel silenzio-inadempimento (artt. 31 e 117 c.p.a.). 5. La violazione di legge. In
questo vizio di legittimità rientra qualsiasi infrazione normativa compiuta
dalla P.A., dalle fonti apicali (Cost., Trattati comunitari) a quelle
inferiori (Regolamenti comunali, governativi, bandi di gara e di concorso, etc.), passando per la legge in senso
stretto, ossia la legge ordinaria, il decreto legge ed il decreto
Il vostro atto deve articolarsi
quindi essenzialmente su questa figura. La conoscenza dei
principi apicali ed una corretta ed una intelligente consultazione dei codici
bastano, perché la normativa in materia amministrativa è sempre più
“pervasiva”, disciplinando compiutamente ogni settore dell’attività
amministrativa. Non vi
è dubbio che costituisce il principale vizio di legittimità del provvedimento. La
stessa incompetenza non è che una sotto-categoria e lo stesso eccesso di potere
è recessivo (basti pensare ai vizi della motivazione, prima interamente
riconducibili a quest’ultimo, mentre ora riconducibili alla violazione
dell’art. 3 della l. n.241/90 in caso di mancanza totale; la carenza “parziale”
o la contraddittorietà della stessa rientrano invece ancora nell’eccesso di
potere). ATTENZIONE:
l’art. 40. co. 1 lett. c) c.p.a. stabilisce che il ricorso deve contenere “l’esposizione
sommaria dei fatti, i motivi specifici su cui si fonda il ricorso”.
I motivi non possono essere generici, quindi
pretestuosi, ma devono permettere la
Giudice di sindacare l’attività della P.A.. Questo non
significa, tuttavia, che il ricorso debba dedurre come i vizi provvedimentali necessariamente
in relazione alla sola normativa di dettaglio (circolari ministeriali,
D.P.C.M., etc.). Basta la
legislazione speciale, unitamente ai principi generali.
6. Ordine. Siate
ordinati nell’esposizione del fatto come del diritto: numerate quindi i punti
del fatto come i motivi di diritto.
l’atto amministrativo segue comunque il principio
di libertà delle forme: unica regola è quindi non commettere errori od
omissioni (mancanza della procura, dell’intestazione, della firma
dell’avvocato, etc., ma anche errori
d’ortografia!).
consiglio nel consiglio: non unite violazione di legge ed eccesso di potere
nello stesso motivo di diritto. In taluni casi le figure possono esser
simili (ad es. violazione del principio comunitario di proporzionalità ed
eccesso di potere per ingiustizia manifesta), ma è bene tenerli distinti per
far capire ai commissari che la distinzione vi è chiara.
7. La competenza: il
nuovo Codice del Processo amministrativo (D.Lgs. n. 104/10) prevede la competenza territoriale e la competenza
funzionale inderogabili (la l. n. 1034/71 prevedeva la regola della
derogabilità, salvo eccezioni).
che quanto alla prima è stabilita una connessione territoriale tra attività
amministrativa e sindacato giurisprudenziale: si deve aver riguardo alla sede
dell’Ente ed all’efficacia dell’atto (art. 13, co. 1, c.p.a.). Quest’ultimo
sotto-criterio è prevalente rispetto al primo. Quindi,
ad es., un atto del Provveditorato agli Studi di Firenze che dispieghi i suoi
effetti nel territorio fiorentino non crea problemi di sorta, e va impugnato
dinanzi al T.A.R. Toscana. Idem in
caso di relativa efficacia provinciale o regionale. Ma se esplicasse i suoi
effetti anche oltre il territorio della Regione Toscana, l’art. 13 co. 3 c.p.a.
comunque imporrebbe la competenza territoriale inderogabile del T.A.R. Lazio,
sede di Roma. In
quest’ultimo caso la notifica va effettuata all’Avvocatura generale dello
Stato, mentre nei casi precedenti casi all’Avvocatura distrettuale ai sensi
dell’art. 10 co. 3 della l. n. 103/79(vd., per un approfondimento, l’Ad. Plen. n.
19/2011).
notifica presso la sede legale vale solo per gli Enti pubblici (o privati
esercenti pubblici servizi o funzioni) diversi dallo Stato. Quindi un atto
della Regione Liguria avente efficacia ultraregionale va impugnato davanti al
T.A.R. ligure con ricorso notificato la Presidente della Regione, presso la sede legale
della stessa. Nelle
materie indicate dall’art. 135 c.p.a. è tuttavia funzionalmente competente, in
maniera inderogabile, il T.A.R. Lazio, sede di Roma; le
controversie relative ai poteri esercitati dall’Autorità per l’energia
elettrica e il gas sono invece devolute al T.A.R. Lombardia, sede di Milano. Un
provvedimento dell’Antitrust, a
prescindere dall’efficacia territoriale, va quindi sempre impugnato davanti al
T.A.R. Lazio (anche se attinente a profili di diritto del pubblico impiego,
visto che la sede unica è a Roma).
8. La legge n. 241 del 1990. La
l. n. 241/90 ha carattere generale, rappresenta lo “statuto minimo” dei diritti
del cittadino nei confronti della P.A.. Ogni Testo Unico (edilizia,
appalti, etc.) è tuttavia ad essa
derogatorio, dal momento che i reciproci rapporti sono retti dal principio di
specialità, e non da quelli cronologico o gerarchico. ATTENZIONE: in
alcuni casi è fondamentale dedurre la violazione di una norma della l. n.
241/90 nel motivo di diritto (ad. es. in una memoria difensiva, in merito
ai vizi non invalidanti ex art. 21-octies co. 2) ma in altri casi può
essere addirittura erroneo.
è corretto scrivere “Violazione dell’art.
97 Cost. – Violazione dell’art. 11 della l. n. 241/90 – Violazione dell’art. 34
T.U.E.L.”, rappresentando ogni violazione una sottocategoria dell’altra, passando
dal generale al particolare, ma è sbagliato addurre come vizio di un ordine di
demolizione dei manufatti abusivi la “Violazione
dell’art. 7 della l. n. 241/90”, dal momento che il T.U. dell’Edilizia non
prevede garanzie partecipative in caso di accertato abuso edilizio, tutelando
anche con norme penali il corretto ed ordinato sviluppo urbanistico. Allo
stesso modo la dizione “Violazione
dell’art. 20 della l. n. 241/90” è sbagliata nei casi di diniego di permesso
a costruire comunicato al 45° giorno dalla presentazione della domanda. Non si
può asserire essersi formato il silenzio-assenso “generale”: l’art. 20 co. 8 del
d.P.R. n. 380/01 prevede difatti che il responsabile emani un provvedimento
espresso, oppure che il silenzio-assenso si formi nel termine di 60 giorni e
non di 30. Tale norma è speciale rispetto a quella prevista dalla legge sul
procedimento. Da qui l’erroneità del suddetto motivo di diritto.
9. La procura (art.
24 c.p.a.): nell’atto di diritto amministrativo è speciale. Si intende conferita soltanto per il primo grado e
per tutti gli atti consequenziali e connessi (motivi aggiunti, ricorso
incidentale, etc). La giurisprudenza
richiede quindi una nuova procura per l’appello; la parte può tuttavia
conferire al patrocinatore sin dal primo grado il potere di appellare la
sentenza del T.A.R..
quindi preferibile formulare una procura “completa” della facoltà d’appello,
anche se non è sbagliata quella che l’omette. E’ del pari preferibile evitare
di scrivere “… con facoltà di proporre
ricorso per motivi aggiunti,…”; i commissari, non potendovi segnare come
errore la dicitura, potrebbero sospettare che non conosciate le regole in
esame. 10. Le richieste istruttorie: il
processo amministrativo rimane un processo “documentale”. Vige il principio
dispositivo con metodo acquisitivo (vd. art. 63 c.p.a.). Non
sono ammessi l’interrogatorio formale ed il giuramento, la testimonianza non ha
il valore che assume nel processo penale (idem
per il processo civile), il giudice può ordinare una verificazione,
disporre una C.T.U. (utile solo in
caso di discrezionalità tecnica) ed ordinare l’esibizione di documenti alla
pratica nell’atto vanno inseriti al termine del petitum i documenti (specie se ottenuti con accesso) citati dalla
traccia (ad es. preavviso di rigetto ex art.
10-bis, contratto di compravendita
del … rogito …, etc.) ma ricordate
che tanto il ricorrente (entro 30 giorni dall’ultima notifica ex art. 45 co. 1 c.p.a.) tanto la P.A. (entro 60 giorni dal perfezionarsi nei suoi
confronti della notificazione del ricorso deve “depositare produrre l'eventuale provvedimento
impugnato, nonché gli atti e i documenti in base ai quali l'atto è stato
emanato, quelli in esso citati e quelli che l'amministrazione ritiene utili al
giudizio”) portano a conoscenza del Giudice il provvedimento perché vi
sia valida instaurazione del giudizio
La relativa copia non va pertanto inserita nelle richieste
Se la materia è caratterizzata dalla discrezionalità tecnica, può
depositarsi una C.T.P., oppure sollecitare una C.T.U..
Per il resto, ricordatevi che sono la parte meno importante
dell’atto, ma se la traccia lo richiede, vanno comunque articolate - I principi comunitari -
Non esiste settore, ambito,
istituto del diritto amministrativo che non sia stato inciso nel corso degli
anni dal diritto comunitario. La stessa l. n. 15/05 non ha che recepito, modificando
l’art. 1 della l. n. 241/90, la
vasta produzione normativa e giurisprudenziale sviluppatasi in sede europea.
Sotto la Rubrica
“Principi generali dell’azione
amministrativa” si legge oggi: “1. L’attività amministrativa persegue i fini
determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di
imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla
presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti,
nonché dai principi dell’ordinamento comunitario”.
Tutta l’attività
amministrativa è quindi procedimentalizzata e retta dai principi comunitari, i
quali con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono stati inoltre
costituzionalizzati (vd. art. 117 Cost.). Alcuni settori del diritto
amministrativo, enunciano poi espressamente che l’attività della P.A. in parte qua è retta dai principi in
esame: basti pensare all’art. 2 commi 1-2 del D.Lgs. n. 163/06 (Codice degli
Appalti pubblici). La stessa attività giurisdizionale amministrativa ne è
governata: si pensi al riferimento al “diritto
europeo” contenuto nell’art. 1 co. del c.p.a. (ossia il D.Lgs. n. 104/10),
la cui importanza è evidente, ad esempio, in sede di redazione di un ricorso in
appello ad un’ordinanza cautelare o ad una sentenza del T.A.R.. Qualsiasi atto
può esser dunque redatto, quantomeno a livello generale, che sia un ricorso,
una memoria difensiva o un intervento ad
opponendum, censurando o difendendo l’operato della P.A. alla luce di tali
principi. ATTENZIONE: non deve mancare la specificità dei motivi di diritto tuttavia: l’art. 40 co. 1 lett.
c) c.p.a. la impone espressamente. E’ quindi sempre utile accompagnare le
censure sulla violazione di tali principi alla normativa di parte speciale o
generale (vd. l. n. 241/90) che ne costituisce attuazione (ad es. i principi di
economicità, efficacia ed efficienza informano tutta la disciplina in materia
d’appalti).
Devono quindi
costituire parte imprescindibile del vostro bagaglio giuridico: anche ictu oculi, senza aprire codice, dovete
sapere, sol leggendo la traccia, ravvisare i principi comunitari utili a
censurare (ipotesi più frequente) o difendere l’operato della P.A..
2. Un consiglio
Come deve essere ordinato
cronologicamente e logicamente il fatto tramite la numerazione (1. In data x Tizio si vedeva notificare … 2.
Formulata istanza d’accesso … 3. Il Comune di Afa provvedeva in autotutela …),
similmente i motivi di diritto vanno elaborati a partire dai principi
comunitari, che ovviamente costituiscono allo stesso tempo violazione dell’art.
1 co.1 della l. n. 241/90.
Al pari delle figure sintomatiche
dell’eccesso di potere di cui infra,
con pochi strumenti concettuali e scarso sforzo mnemonico (non si trovano sui
codici ovviamente!), potete affrontare efficacemente la prova d’esame a
prescindere dalla legislazione speciale nazionale, che tuttavia per motivi di
completezza dell’atto, va comunque ricercata sui codici e riportata nell’atto.
Fate ATTENZIONE: la violazione dei principi comunitari (e costituzionali)
rientra nella “violazione di legge” di cui all’art. 21-octies co. 1 della l. n. 241/90, tuttavia può essere utile dedurla
anche per rafforzare l’illegittimità provvedimentale per “eccesso di potere”.
Di seguito noterete che talune figure delle due categorie sono molto simili,
quasi coincidenti. Tuttavia bisogna mantenere la distinzione: nell’eccesso di
potere la P.A.
rispetta la legge, ma solo “formalmente”, poiché la piega a scopi diversi o
snatura la stessa funzione amministrativa. L’eccesso di potere si annida,
difatti, nei settori scarsamente regolamentati, in cui la discrezionalità
amministrativa allarga le maglie delle “strade percorribili” dalla P.A. C’è quindi incompatibilità logica tra violazione di legge ed eccesso di
potere, anche se spesso negli atti si deducono con gli stessi motivi di diritto. Una norma o è violata, o non lo è; se lo è c’è
illegittimità per violazione di legge (salva la disciplina dei vizi non
invalidanti di cui all’art. 21-octies co.
2 della l. n. 241/90), se non lo è legittima, salvo emergano a livello
presuntivo le figure sintomatiche d’eccesso di potere. Ovviamente, quanto dalla
normativa dettagliata si passa ai principi generali, questa distinzione può
sfumare. Da qui l’equivoco, che è “pratico”, ma non “teorico”. 4. I
Tornando ai principi comunitari medesima
importanza hanno ovviamente i principi
costituzionali di:
1. imparzialità e buon andamento (efficacia, economicità ed
efficienza) di cui all’art. 97 Cost., 2. il principio di
legalità su cui si basa lo stesso
Stato di diritto, basato sulla separazione dei poteri (vd. art. 97 co. 1 Cost. ed
art. 1 co. 1 della l. n. 241/90), i cui corollari sono:
- il principio di tipicità dei provvedimenti
(costituiscono un numerus clausus dal
momento che implicano esercizio di supremazia speciale della P.A.; un’eccezione
è data dalle ordinanze ex art. 54 co.
4 TUEL, che tuttavia possono solo derogare temporaneamente la normativa di
rango primario ma non i principi generali dell’ordinamento);
- il principio di esecutorietà dei
provvedimenti (vd. art. 21-ter della
l. n. 241/90), espressione del potere di autotutela esecutiva della P.A..
di pubblicità dell’azione amministrativa, connesso a quello di trasparenza
della stessa (vd. diritto d’accesso ex art.
22 e ss. della l. n. 241/90).
4. Il principio
di ragionevolezza, che “impone la
corrispondenza dell’azione amministrativa ai fini indicati dalla legge, la
coerenza con i presupposti di fatto a base della decisione amministrativa, la
logicità della stessa oltre che la proporzionalità dei mezzi rispetto ai fini”
(GAROFOLI), a cui corrispondono numerose figure d’eccesso di potere quali
l’illogicità procedimentale, quella motivazionale, l’ingiustizia manifesta, la
5. il principio di
sussidiarietà orizzontale (nei
rapporti tra P.A. e cittadini: vd. art. 118 co. 4 Cost.)