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Timestamp: 2019-06-25 18:15:33+00:00
Document Index: 173314047

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.1', 'art.2', 'art.3', 'art.1', 'art.3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6']

[L.R. Piemonte n. 16 del 27 dicembre 2012] Riduzione dei costi della politica e maggiore trasparenza - Diritti Regionali
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[L.R. Piemonte n. 16 del 27 dicembre 2012] Riduzione dei costi della politica e maggiore trasparenza
4 Febbraio 2013 di Redazione
Il 19 dicembre 2012 il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato, con 40 voti favorevoli, 1 contrario e 3 astenuti, la proposta di legge n. 315, presentata il 13 dicembre 2012 e recante “Norme di riorganizzazione della Regione Piemonte ai fini della trasparenza e della riduzione dei costi”.
Tale normativa si inserisce in un più ampio disegno di riforma del Consiglio regionale, volto alla riduzione delle spese della Regione e alla attuazione del D.L.174/2012.
Se è ben vero che da un lato essa interviene a dare attuazione agli artt. 1 e 2 del suddetto decreto legge e prevede importanti riduzioni dei costi consiliari, occorre peraltro sottolineare come la L.R. 16/2007 non rappresenti per la Regione un mero adempimento richiesto dalla normativa statale, ma intervenga rispetto ad un percorso già avviato da tempo in Regione e relativo ai costi dell’amministrazione.
La Regione Piemonte si è infatti assunta, fin dall’avvio della IX Legislatura, e in modo pienamente condiviso, la priorità di giungere ad una riorganizzazione dei propri costi, ritenendo che il sistema istituzionale dovesse essere profondamente rivisto al fine di rispondere, con il necessario senso di responsabilità che spetta alle istituzioni, al mutato contesto socio-economico.
Già la L.R. 14/2010 (Legge finanziaria per l’anno 2010) ha invero dimezzato l’ammontare dell’indennità di fine mandato spettante ai consiglieri e agli assessori regionali, fissandola nella misura della “ultima mensilità” – e non più due volte l’ultima – “dell’indennità di carica lorda percepita dal consigliere cessato dal mandato, moltiplicata per ogni anno di effettivo esercizio del mandato” (art.2).
Sempre nell’ottica di riduzione e contenimento della spesa pubblica il Consiglio ha poi approvato la L.R. 27/2010, con la quale si è provveduto a una prima rideterminazione del trattamento dei membri del Consiglio e della Giunta in carica, riducendo del 10% l’indennità percepita (art.1).
Contestualmente, si è rivista, da un lato, la disciplina del rimborso spese con specifico riguardo alle modalità di calcolo del rimborso chilometrico; dall’altro, si sono introdotti alcuni aggravi, legando l’indennità di presenza e il rimborso chilometrico all’effettiva presenza all’attività istituzionale in sede (art.2).
Infine tale intervento normativo ha previsto che l’ammontare dei vitalizi non sia più determinato in funzione dell’indennità dei consiglieri regionali in carica, bensì in base all’importo dell’indennità vigente alla data del 30 settembre 2010 (art.3).
In continuità con il disegno di riforma dei costi della politica, la Regione ha poi approvato la L.R. 25/2011, la quale determina anzitutto l’eliminazione, a partire dalla X Legislatura, dell’assegno vitalizio per i consiglieri eletti per la prima volta e per quelli rieletti (Capo II). Essa, inoltre, ribadisce la determinazione dell’indennità dei consiglieri regionali nel valore in essere a decorrere da ottobre 2011 (Capo III).
Con le medesime finalità, onde addivenire a soluzioni ampiamente condivise, il Consiglio regionale ha poi provveduto a istituire il 10 luglio 2012 un Tavolo di concertazione tra i gruppi consiliari e coordinato dal Presidente del Consiglio, volto alla “revisione della legge statutaria, della legge elettorale e dei provvedimenti collegati, della legislazione inerente i gruppi consiliari e lo status di consigliere regionale”.
Dall’attività del Tavolo di concertazione è quindi derivata anzitutto l’approvazione della L.R. 12/2012. Essa, in particolare, ha modificato gli artt. 2 e 3 della L.R. 10/1972, precisando che ai consiglieri regionali, con eccezione dei componenti la Giunta regionale e l’Ufficio di Presidenza, “non spettano l’indennità di presenza e il rimborso chilometrico per la partecipazione alle riunioni convocate da soggetti esterni” (art.1). Essa ha inoltre ridotto il numero annuale di viaggi sul territorio nazionale per i quali ciascun consigliere ha diritto al rimborso spese e ha azzerato il numero di viaggi rimborsabili effettuati da ciascun consigliere nel territorio dell’Unione europea; è stata abrogata la previsione dell’ulteriore budget annuo finora riconosciuto a ciascun gruppo consiliare per il rimborso spese a fronte di viaggi effettuati dai consiglieri appartenenti al gruppo.
La L.R. 12/2012 ha poi previsto, per rispondere al principio di trasparenza dei costi, che la nota riepilogativa sull’utilizzo dei fondi erogati, presentata dai Presidenti dei gruppi consiliari, sia corredata da una attestazione di regolarità attinente la veridicità e la correttezza delle spese annotate rispetto alle finalità del finanziamento percepito. L’attestazione di regolarità dovrà essere redatta da un revisore individuato da ciascun gruppo all’interno di una rosa di nomi predisposta dall’Ufficio di presidenza sulla base di un sorteggio. La medesima nota riepilogativa sarà poi pubblicata sul sito internet del Consiglio regionale a seguito dell’approvazione del rendiconto del Consiglio stesso (art.3).
La L.R. 16/2012, inserendosi dunque in questo quadro normativo di complessiva riforma dei costi della politica regionale e di maggiore trasparenza, interviene a modificare profondamente l’intera normativa regionale in materia.
In particolare il Capo II ridetermina l’indennità del Consiglio e della Giunta regionale, rimodulandola in indennità di carica, indennità di funzione e rimborso spese di esercizio del mandato. L’indennità di carica dei consiglieri passa così a 6.660 euro lordi, adeguata a quella della Regione definita “più virtuosa” a livello nazionale (Emilia-Romagna). Vengono inoltre eliminati i rimborsi chilometrici e i gettoni di presenza. Al fine poi di collegare il rimborso spese all’effettivo esercizio del mandato, a questa cifra è aggiunto un rimborso spese di esercizio del mandato di 4.500 euro, ridotto fino a un massimo di 150 euro per ogni assenza ingiustificata alle sedute del Consiglio (fatte salve le legittime cause di giustificazione dell’assenza puntualmente disciplinate dalla legge stessa), e un’indennità di funzione mensile lorda in funzione della carica rivestita.
La normativa in esame provvede poi a disciplinare nuovamente l’indennità di fine mandato e il vitalizio. In particolare è introdotto il limite massimo di indennità di fine mandato di dieci anni e viene sancita l’esclusione dell’erogazione dell’assegno vitalizio o della quota di assegno vitalizio qualora, a seguito di condanna in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione, sia intervenuta anche l’interdizione dai pubblici uffici.
Infine è fissato un tetto massimo per l’indennità di fine mandato; essa viene calcolata sulla base dell’ultima mensilità dell’indennità di carica lorda, moltiplicata per gli anni di mandato fino a un massimo di dieci anni.
Sono poi previste, al Capo III importanti riduzioni anche per i gruppi consiliari, seguendo e rispettando, anche in questo caso, i parametri della Regione più virtuosa (Abruzzo) individuati in sede di Conferenza Stato-Regioni. Ai gruppi consiliari è dunque assegnato un contributo annuale di 5.000 euro per consigliere. Questo importo è aumentato di una somma pari a 0,05 euro per ogni abitante residente in Regione e tale cifra è ripartita in funzione del numero dei consiglieri assegnati a ciascun gruppo. Tali contributi sono destinati esclusivamente all’attività politica ed è esclusa in ogni caso la contribuzione per partiti o movimenti politici. Il contributo per i gruppi consiliari non è inoltre corrisposto ai gruppi costituiti da un solo consigliere, salvo i casi in cui risultino così composti all’esito delle elezioni.
La legge interviene inoltre in tema di rendicontazione dei gruppi consiliari: in seguito a quanto richiesto dal legislatore statale, il sistema di controllo affidato al revisore dei conti, che la Regione Piemonte aveva già provveduto ad introdurre, viene ora affiancato al controllo della Corte dei conti. Per la sola rendicontazione relativa al 2012, tuttavia, è previsto un regime transitorio.
Infine, nel Capo IV, in attuazione dell’art. 2, co. 1, lett. i) del d.l. 174/2012, e fermo restando quanto già disposto dall’art. 1 della L.R. 26/2010 relativamente all’adeguamento volontario della Regione Piemonte alle regole di cui all’art. 6 del d.l. 78/2010, si ribadisce la volontà di proseguire nel percorso di applicazione delle regole di risparmio dettate dal legislatore statale, attraverso i necessari provvedimenti normativi e amministrativi per gli ambiti di rispettiva competenza del Consiglio regionale e della Giunta regionale.
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