Source: http://www.studioveca.it/news/
Timestamp: 2020-03-31 02:11:42+00:00
Document Index: 113264457

Matched Legal Cases: ['art.21', 'art. 25', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ']

news – Studio Progettazione Veca
5 Gennaio 2017| agevolazioni fiscali, normativa, sicurezza| sebastianoveca
Vi invito a leggere con attenzione il testo dell’articolo riportato da Skytg24 riguardante gli incentivi fiscali per il 2017. Tra le novità i bonus per gli interventi sul patrimonio esistente, che migliorano gli edifici da un punto di vista sismico. La fetta più grande del costruito, in Italia,infatti, fa parte di quelle case non sicure sismicamente.
Ultimo punto, ma non meno importante, riguarda gli incentivi, già esistenti, riconfermati. Buona lettura a tutti.
“Sisma bonus
Il terremoto che ha colpito nell’agosto del 2016 il Centro Italia ha messo in evidenza ancora una volta la necessità di mettere in sicurezza gran parte degli edifici che sorgono in zone sismiche. Per questa ragione, anche nel 2017 saranno previste delle detrazioni che arriveranno fino all’85% in caso di miglioramenti considerevoli della classe di rischio. In base alla categoria antisismica raggiunta dopo l’intervento, infatti, si avrà diritto al 50, 70 o all’80% per le singole abitazioni e al 50, 75, 85% per i condomini. L’incentivo sarà valido per gli interventi realizzati dal primo gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021, e coprirà una spesa massima di 96mila euro, che verrà rimborsata in cinque anni.
Se avete intenzione di sostituire gli impianti di climatizzazione invernale, installare pannelli solari per la produzione di acqua calda o fare altri interventi di riqualificazione energetica globale, fino al 31 dicembre 2017 avrete diritto a una detrazione del 65%. Il bonus verrà spalmato per 10 anni sull’Irpef, nel caso delle persone fisiche, o sull’Ires, nel quello delle società. Anche per l’eco bonus, come per il sisma bonus, la percentuale di detrazione sarà graduata in base all’entità dei lavori effettuati. Quindi per le singole abitazioni si ha diritto a un bonus del 65%, mentre si potrà salire al 70% se l’intervento interessa “almeno il 25% dell’involucro edilizio” come nel caso in cui si decida di dotare lo stabile del cosiddetto “cappotto termico” e al 75% quando l’intervento porti al miglioramento della prestazione energetica non solo invernale ma anche estiva. Questi incentivi, nel caso interessino parti comuni degli edifici condominiali o tutte le unità immobiliari dello stabile, saranno validi per gli anni di imposta dal 2017 al 2021 per un massimo di 40mila euro all’anno per abitazione. Dalla versione finale della legge è assente l’estensione dell’agevolazione alla bonifica dell’amianto in condominio, che è stata eliminata in ultima lettura.
La manovra 2017 prevede una proroga della detrazione Irpef del 50% per chi decide di fare dei lavori di ristrutturazione edilizia entro il 31 dicembre 2017. La soglia massima sarà di 96mila euro e coprirà, ad esempio, interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo. Rientrano all’interno del bonus anche i lavori necessari per la ricostruzione o il ripristino di un immobile danneggiato a seguito di una calamità, a condizione “che sia stato dichiarato lo stato di emergenza”. L’agevolazione riguarda le persone fisiche e gli immobili residenziali, e sono detraibili anche le opere di manutenzione delle parti comuni.
Nel 2017 potrà usufruire di agevolazioni fiscali anche chi deciderà di comprare nuovi mobili o grandi elettrodomestici per la propria abitazione. Per queste spese avrà diritto a una detrazione fiscale del 50% per un massimo di 10mila euro, a patto che l’ammodernamento avvenga in parallelo ai lavori di ristrutturazione in casa. Per quanto riguarda gli elettrodomestici ci si potrà avvalere del bonus solo acquistando apparecchiature di classe energetica non inferiore alla A+ (solo per i forni è ammessa la classe A) e per le quali è prevista l’etichetta energetica. Mentre tra gli arredi sono previsti: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, ma anche materassi e apparecchi di illuminazione. A differenza dell’anno scorso, il bonus mobili non prevede specifiche agevolazioni per i giovani, che quindi potranno godere delle detrazioni solo nei casi elencati in precedenza.”
FONTE: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2017/01/02/agevolazioni-casa-2017-guida.html
10 Dicembre 2015| agevolazioni fiscali, normativa| sebastianoveca
Al via la deduzione del 20% per chi acquista un immobile e poi l’affitta. Pubblicato in Gazzetta il decreto con le modalità di attuazione e le procedure di verifica
Il DL 133/2014 (convertito dalla legge 164/2014) ha introdotto una particolare agevolazione fiscale per chi acquista un immobile a destinazione abitativa e lo affitta, consistente in una deduzione dal proprio reddito del 20% del costo di acquisto dell’immobile, o delle spese di costruzione, risultante dall’atto notarile di compravendita.
E’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto 8 settembre 2015 che definisce compiutamente le modalità di attuazione e le procedure di verifica.
Deduzione 20%, in cosa consiste
La deduzione fiscale consiste nel sottrarre un onere fiscale dal reddito complessivo: in tal caso si ottiene un abbattimento della base imponibile, ossia del valore su cui si calcola poi l’imposta mediante l’applicazione delle aliquote.
L’art.21 del DL 133/2014, “Misure per l’incentivazione degli investimenti in abitazioni in locazione”, riconosce, a chi acquista un immobile ad uso residenziale dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2017 e lo cede successivamente in affitto, una deduzione pari al 20% del prezzo di acquisto.
Il limite massimo complessivo di spesa è pari a 300.000 euro, ottenendo la possibilità di portare in deduzione un importo massimo di 60.000 euro in 8 anni (7.500 euro all’anno).
Deduzione 20%, le nuove regole
Le modalità di attuazione e le condizioni per poter usufruire della deduzione per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di unita’ immobiliari da destinare alla locazione, sono indicate nel DM 8 settembre 2015.
DM 8 settembre 2015: unità immobiliari invendute
Si definiscono unità immobiliari invendute gli immobili che al 12 novembre 2014 risultavano già interamente o parzialmente costruiti oppure gli immobili per i quali era già stato rilasciato il titolo riabilitativo. Si considerano unità immobiliari invendute anche gli immobili per i quali era stato dato concreto avvio agli adempimenti propedeutici all’edificazione (ad esempio convenzione tra Comune e privato o accordi similari).
DM 8 settembre 2015, deduzioni spettanti
Alle persone fisiche non esercenti attività commerciali che dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017 acquistano:
unità immobiliari invendute a destinazione residenziale
unità immobiliari residenziali oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia o di restauro e risanamento conservativo
è concessa una deduzione dal reddito complessivo ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) pari al 20% del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall’atto notarile di compravendita.
Il limite massimo è pari a 300.000 euro comprensivo di IVA.
Inoltre, è possibile usufruire anche di una deduzione dal reddito complessivo degli interessi passivi sui mutui contratti per l’acquisto della medesima unita’ immobiliare nella misura del 20% degli stessi.
Le deduzioni sono riconosciute per l’acquisto di unita’ abitative per le quali sia stato rilasciato il certificato di agibilità o si sia formato il silenzio assenso (art. 25 DPR 380/2001) nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2017.
Le deduzioni spettano al proprietario dell’unità immobiliare anche nell’ipotesi in cui quest’ultima sia concessa in usufrutto a soggetti giuridici pubblici o privati operanti da almeno dieci anni nel settore dell’alloggio sociale (DM 22 aprile 2008).
La deduzione sul prezzo di acquisto è ripartita in otto quote annuali di pari importo a partire dal periodo di imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione.
DM 8 settembre 2015, costruzioni su aree edificabili
La deduzione è riconosciuta anche per le spese sostenute per la costruzione di un’unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente stesso prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono già riconosciuti diritti edificatori.
Ai fini della deduzione le predette spese sono attestate dall’impresa che esegue i lavori attraverso fattura.
La deduzione è riconosciuta per la costruzione di unità immobiliari, da ultimare entro il 31 dicembre 2017, per le quali è stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio comunque denominato anteriormente alla data del 12 novembre 2014.
DM 8 settembre 2015, requisiti per l’accesso alle deduzioni
Le deduzioni sono subordinate alle seguenti condizioni:
l’unità immobiliare acquistata sia destinata, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione per almeno otto anni e purché tale periodo abbia carattere continuativo
l’unità immobiliare medesima sia a destinazione residenziale e non sia classificata o classificabile nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9
l’unità immobiliare non sia ubicata nelle zone omogenee classificate E, ai sensi del DM 1444/1968
l’unità immobiliare consegua prestazioni energetiche certificate in classe A o B
il canone di locazione non sia superiore a quello indicato nella convenzione di cui all’art. 18 DPR 380/2001 ovvero non sia superiore al minore importo tra il canone definito ai sensi dell’art. 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e quello stabilito ai sensi dell’art. 3, comma 114, della legge 24 dicembre 2003, n. 350
non sussistano rapporti di parentela entro il primo grado tra locatore e locatario
accertata esecuzione di opere edilizie conformi a quelle assentite o comunicate
DM 8 settembre 2015, divieto di ripetibilità delle deduzioni
Le deduzioni possono essere riconosciute una sola volta per ogni singolo immobile.
DM 8 settembre 2015, trasferimento dell’abitazione nel periodo di locazione obbligatoria
L’agevolazione spetta anche se, per motivi non imputabili al locatore, il contratto di affitto si risolve prima degli 8 anni e ne viene stipulato un altro entro un anno dalla risoluzione del precedente contratto.
15 Ottobre 2015| efficientamento, normativa| sebastianoveca
Nel 2014 i bonus per ristrutturazioni e risparmio energetico hanno prodotto 28,5 miliardi di euro di investimenti e 425mila posti di lavoro fra diretti e indotto. Dal 1998 al 2015 questi incentivi hanno interessato oltre 12,5 milioni di interventi e milioni di famiglie.
I bonus per la casa hanno rappresentato una straordinaria misura anticiclica, qualificando il sistema imprenditoriale del settore, riducendo i consumi energetici, l’inquinamento e le bollette delle famiglie.
Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera, sintetizza il Report Cresme e Servizio Studi della Camera sugli effetti delle detrazioni del 50% sulle ristrutturazioni e dell’ecobonus 65% per la riqualificazione energetica degli edifici, presentata ieri alla Camera.
Il Report su detrazione 50% ed ecobonus 65%
Gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato dal 2008 al 2015 oltre 12,5 milioni di interventi, dato rilevante se si considera che, secondo l’Istat, le famiglie in Italia sono 24,6 milioni e le abitazioni 31,2 milioni.
Sempre dal 2008 al 2015, le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a 207 miliardi di euro (una media di 11 miliardi di euro all’anno a valori correnti), di cui 178 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e poco meno di 30 miliardi la riqualificazione energetica.
Il consuntivo per il 2014 indica un volume di investimenti pari a 28,5 miliardi di euro (di cui 24,5 miliardi di euro sono relativi al recupero e 3,9 alla riqualificazione energetica) e rappresenta il valore più elevato nell’intero periodo di applicazione degli incentivi, lievemente superiore alla stima di 28,2 miliardi di euro riportata nella precedente edizione.
Per il 2015, i dati relativi ai primi otto mesi segnalano una flessione rispetto ai valori del 2013 e 2014, anni in cui si è registrato un livello massimo degli investimenti. Su tale dato va considerato il possibile impatto determinato dalle modifiche legislative: in particolare il raddoppio della ritenutaoperata da banche e Poste sugli accrediti dei bonifici relativi alle detrazioni. Il dato comunque conferma un livello decisamente superiore rispetto alla media degli anni precedenti.
Ermete Realacci sul futuro dell’ecobonus
“C’è consenso in Parlamento – afferma Realacci – sulla necessità di confermare ed allargare questa misura ad altri soggetti: edilizia sociale, condomini, imprese. E di ampliarla anche ad altri campi, quali il consolidamento antisismico e la bonifica dell’amianto. Su questo più volte ha confermato il proprio consenso e impegno il ministro delle Infrastrutture Delrio. La Legge di Stabilità è la sede adeguata per queste scelte”.
“Oltre che per rilanciare la nostra economia investendo su un’edilizia di qualità che non consumi nuovo territorio ma punti su innovazione, sicurezza e bellezza – prosegue il presidente della Commissione Ambiente -, è anche una strada per affrontare i problemi posti dai mutamenti climatici in atto, considerando che circa un terzo dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 si devono agli edifici”.
“Estendere e confermare l’ecobonus significa ridurre i consumi energetici, l’inquinamento e le bollette. Con vantaggi sia per le famiglie che per le casse dello Stato. Basti pensare che tra una casa costruita bene e una costruita male passa una bolletta energetica di 1.500-2.000 euro l’anno e che nelle sole scuole i consumi di energia valgono 1.300 milioni l’anno. Investendo in efficienza energetica questa cifra può essere ridotta di almeno un terzo – conclude Realacci”.
Legittime le varianti al Prg per la tutela dell’ambiente
15 Ottobre 2015| normativa| sebastianoveca
CdS: dare a una zona la destinazione agricola non pregiudica lo sviluppo industriale, ma lo orienta all’interesse della collettività
Sono legittime le varianti al Piano regolatore generale (PRG) approvate per coniugare lo sviluppo delle attività industriali con la tutela dell’ambiente.
È la conclusione cui è giunto il Consiglio di Stato con la sentenza 4154/2015.
Nel caso preso in esame, una società aveva presentato domanda al Comune per utilizzare delle aree limitrofe a quelle di sua proprietà come spazio di espansione per l’attività produttiva. Nel frattempo, però, era stata approvata una variante al PRG che aveva destinato l’area a zona agricola E1, senza tenere in considerazione la richiesta.
La società aveva quindi presentato ricorso lamentando che in questo modo si escludeva ogni sviluppo delle attività industriali, con un conseguente danno economico per la zona.
Il ricorso è stato respinto sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato. In entrambi i gradi di giudizio, i giudici hanno fatto notare che la variante non preclude lo sviluppo industriale, ma lo orienta e pone dei limiti per garantire la tutela dell’ambiente.
Si tratta, ha spiegato il Consiglio di Stato, di un valore che supera la sfera individuale e l’interesse economico del singolo individuo, ma attengono all’interesse della collettività, che è prioritario. La validità della variante è stata quindi confermata e le ulteriori espansioni industriali non sono state consentite.
Dopo l’ok al senato gli Architetti chiedono la nuova legge urbanistica
Gli architetti chiedono una nuova legge nazionale sul governo del territorio. Una possibilità che, dopo l’approvazione in Senato del disegno di legge di riforma costituzionale, potrebbe avere più chance di riuscita.
Il ddl fa infatti rientrare nella competenza esclusiva dello Stato una serie di materie in cui fino ad ora hanno avuto voce in capitolo anche le Regioni. Si tratta dell’urbanistica, delle infrastrutture strategiche , della Protezione civile e della tutela dell’ambiente.
In cosa consiste la riforma costituzionale
Per quanto riguarda il settore costruzioni, il ddl prevede che lo Stato abbia competenza esclusiva sulle infrastrutture strategiche di interesse nazionale, a prescindere dalla loro dimensione.
Tutela dell’ambiente, Protezione Civile e norme generali sul governo del territorio passeranno allo Stato, mentre alle Regioni rimarrà la pianificazione.
In questo modo dovrebbe diventare più semplice la realizzazione delle opere perché eventuali contenziosi sulle competenze verrebbero evitati alla radice. Allo stesso tempo, si eliminerebbero gli scontri tra Governo e Regioni sulla possibilità di intervenire in determinati ambiti, soprattutto per il governo del territorio.
Architetti: ora una legge nazionale sul governo del territorio
Ora che viene definitivamente attribuita alla competenza esclusiva dello Stato la materia relativa al governo del territorio sarà finalmente possibile procedere all’approvazione di una legge nazionale sul governo del territorio che sia veramente innovativa e che punti alla rigenerazione urbana sostenibile”.
Si è espresso così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC).
Secondo Freyrie, avere un’unica legge sarà utile non solo al processo di semplificazione, ma anche per avere una comune disciplina nazionale in grado di regolare con certezza vincoli, perequazioni, compensazioni, regimi dei diritti edificabili, negoziazione urbanistica.
Ricordiamo che nel 2014 c’è stato un tentativo di riscrivere la legge urbanistica risalente al 1942. Il processo si è però arenato col cambio di Governo.