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Timestamp: 2019-09-17 19:09:20+00:00
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Art. 544 codice di procedura penale - Redazione della sentenza - Brocardi.it
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Articolo 544 Codice di procedura penale
Redazione della sentenza
Dispositivo dell'art. 544 Codice di procedura penale
Fonti → Codice di procedura penale → LIBRO SETTIMO - Giudizio → Titolo III - Sentenza → Capo III - Atti successivi alla deliberazione
1. Conclusa la deliberazione, il presidente redige e sottoscrive il dispositivo. Subito dopo è redatta una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza è fondata (1).
2. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi in camera di consiglio, vi si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia (2).
3. Quando la stesura della motivazione è particolarmente complessa per il numero delle parti o per il numero e la gravità delle imputazioni, il giudice, se ritiene di non poter depositare la sentenza nel termine previsto dal comma 2, può indicare nel dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque il novantesimo giorno da quello della pronuncia (2).
3-bis. Nelle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis, il giudice provvede alla stesura della motivazione per ciascuno dei procedimenti separati, accordando precedenza alla motivazione della condanna degli imputati in stato di custodia cautelare. In tal caso il termine di cui al comma 3 è raddoppiato per la motivazione della sentenza cui non si è accordata precedenza (3).
(1) La lettura del solo dispositivo è sufficiente a determinare una valida pubblicazione della sentenza, ma occorre la lettura o l'esposizione riassuntiva anche della motivazione perchè tale pubblicazione equivalga a notificazione.
(2) In tali casi il presidente provvede personalmente alla redazione della motivazione o designa un estensore tra i componenti del collegio. L'estensore consegna la minuta della sentenza al presidente il quale, se sorgono questioni sulla motivazione, ne dà lettura al collegio, che può designare un altro estensore. La minuta, sottoscritta dall'estensore e dal presidente, è consegnata alla cancelleria per la formazione dell'originale. Il presidente e l'estensore, verificata la corrispondenza dell'originale alla minuta, sottoscrivono la sentenza ai sensi dell'art. 154 disp att. del presente codice.
(3) Tale comma è stato aggiunto dall'art. 4, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000, n. 341, convertito nella l. 19 gennaio 2001, n. 4.
In un'ottica di concentrazione e di economia processuale, si richiede la redazione contestuale della motivazione, in modo che una sua successiva lettura assuma valore di notificazione alle parti, salvo eccezioni.
Massime relative all'art. 544 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 18328/2017
Il termine per la redazione della motivazione della sentenza non è soggetto alla disciplina della sospensione feriale dei termini, diversamente da quello assegnato per l'impugnazione della sentenza depositata nel corso di tale periodo, che inizia a decorrere una volta che questo si sia concluso. (In motivazione la Corte ha precisato che il regime giuridico non è mutato per effetto delle modifiche introdotte dall'art. 16, commi 1 e 2, del D.L. 12 settembre 2014 n. 132, conv. con legge 10 novembre 2014 n. 162, che ha ridotto il periodo di sospensione a quello di congedo ordinario dei magistrati).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 18328 del 11 aprile 2017)
Cass. pen. n. 15697/2015
In tema di impugnazioni, la previsione di cui all'art. 32 D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 - per la quale, il giudice di pace deve depositare la motivazione entro 15 giorni qualora non la detti a verbale - impedisce che quest'ultimo possa autoassegnarsi un termine diverso e maggiore, non potendo applicarsi nella specie l'art. 2 del citato D.Lgs., che prevede l'estensione delle norme del codice di rito nei procedimenti innanzi al giudice di pace, a meno che non sia diversamente stabilito; ragione per la quale la motivazione depositata oltre il quindicesimo giorno deve ritenersi depositata fuori termine ed il termine per impugnare è quello di giorni trenta, decorrenti dalla data in cui è avvenuta la notificazione, nella specie dell'estratto contumaciale, ai sensi degli art. 548, comma secondo, 585, comma primo, lett. b) e comma secondo, cod. proc. pen.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15697 del 15 aprile 2015)
Cass. pen. n. 10057/2015
La previsione di cui all'art. 32 D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 - per la quale il giudice di pace deve depositare la motivazione entro 15 giorni qualora non la detti a verbale - preclude la possibilità che quest'ultimo si autoassegni un termine diverso e maggiore ai sensi dell'art. 544 cod. proc. pen., con la conseguenza che la motivazione depositata oltre il quindicesimo giorno deve ritenersi depositata fuori termine e che il termine per impugnare è comunque quello di giorni trenta, decorrenti dal giorno della notificazione dell'avviso di deposito, ai sensi degli artt. 548, comma secondo, e 585, comma primo, lett. b) e comma secondo, cod. proc. pen.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10057 del 10 marzo 2015)
Cass. pen. n. 43493/2014
In tema di impugnazioni, la sentenza depositata dal giudice di pace oltre il quindicesimo giorno deve ritenersi fuori termine anche quando il deposito avviene entro il maggior termine indicato nel dispositivo, con la conseguenza che, in tal caso, il termine per impugnare è quello di giorni trenta, decorrenti dalla data in cui è avvenuta la notificazione dell'avviso di deposito ai sensi degli artt. 548, comma secondo, 585, comma primo, lett. b) e comma secondo, cod. proc. pen. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che la previsione di cui all'art. 32 D.Lgs. n. 274 del 2000 - per la quale, il giudice di pace deve depositare la motivazione entro 15 giorni qualora non la detti a verbale - implica che quest'ultimo non può autoassegnarsi un termine diverso e maggiore, in quanto trattasi di disposizione che riveste carattere derogatorio rispetto all'art. 544 cod. proc. pen.).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43493 del 17 ottobre 2014)
Cass. pen. n. 15477/2014
Nel caso i cui i termini per la redazione della sentenza, indicati nel dispositivo ai sensi dell'art. 544, comma terzo c.p.p., siano stati prorogati con il provvedimento disciplinato dall'art. 154, comma quarto bis disp. att. c.p.p., i termini per l'impugnazione decorrono dalla scadenza del termine risultante dal provvedimento di proroga che deve essere sempre tempestivamente comunicato e notificato alle parti del processo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15477 del 7 aprile 2014)
Cass. pen. n. 28560/2009
La sospensione dei termini di custodia cautelare in pendenza dei termini per il deposito della sentenza previsti dall'art. 544, comma 2 e 3, non implica alcuna valutazione discrezionale e può essere dichiarata anche dal giudice dell'impugnazione, cui gli atti siano stati trasmessi dopo l'avvenuto deposito.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 28560 del 13 luglio 2009)
Cass. pen. n. 36549/2008
In tema di termini per il deposito della sentenza, il giudice che ritenga di avvalersi del termine superiore a giorni quindici, previsto dall'art. 544, comma secondo, c.p.p. per i casi di particolare complessità nella stesura della motivazione, ha l'onere, e non già una mera facoltà, di indicare tale termine nel dispositivo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 36549 del 24 settembre 2008)
Cass. pen. n. 23455/2003
È legittimo il provvedimento con cui il giudice dell'udienza preliminare, al di fuori di quest'ultima (nella specie dopo una settimana), integri il dispositivo di sentenza con l'indicazione di un termine, per il deposito della motivazione, più lungo di quello ordinario di quindici giorni, disponendone la comunicazione o notificazione alle parti del procedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23455 del 28 maggio 2003)
Cass. pen. n. 11499/2003
In tema di computo dei termini processuali, ai fini della tempestività della proposizione dell'impugnazione - nel caso di imputato presente al dibattimento e di sentenza emessa con la sola lettura del dispositivo e riserva del deposito della motivazione nel termine ordinario di quindici giorni che inizia a decorrere dal giorno successivo a quello della lettura del dispositivo - il termine per il deposito del gravame inizia a decorrere, in virtù del principio generale stabilito dall'art. 172, n. 4, c.p.p., cui non deroga l'art. 544, comma 2, c.p.p., dal primo giorno successivo alla scadenza di quello ordinario previsto per il deposito della sentenza, con la conseguenza che complessivamente si tratta di quarantacinque giorni che iniziano a decorrere dal giorno seguente a quello della decisione.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11499 del 12 marzo 2003)
Cass. pen. n. 12158/2002
Non è affetta da nullità la sentenza la cui motivazione sia stata estesa da giudice di pace in tirocinio, che sia persona diversa dal magistrato onorario, il quale ha diretto il dibattimento e letto il dispositivo, atteso che l'atto decisionale è comunque riferibile a quest'ultimo e che lo stesso, con la sottoscrizione, fa sua la motivazione, pur da lui materialmente non redatta.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12158 del 28 marzo 2002)
Cass. pen. n. 21383/2001
Nel caso in cui il giudice riporti nella motivazione della propria decisione la massima della Corte di cassazione relativa al precedente giurisprudenziale, con enunciazione del principio giuridico formulato e con la esposizione delle argomentazioni poste a fondamento di esso, tali argomentazioni vanno a formare parte integrante della motivazione, atteso che in tal modo si dà contezza delle ragioni che hanno giustificato la adesione del giudice di merito al principio della corte di legittimità. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale si lamentava la carenza di motivazione di una decisione incentrata sulla riproposizione di una massima).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 21383 del 25 maggio 2001)
Cass. pen. n. 9620/1998
Il presidente del collegio può redigere personalmente la motivazione della sentenza o designare un estensore tra i componenti del collegio e tale potere gli deriva dalla sua qualità nell'ambito del collegio giudicante, indipendentemente dalle funzioni che svolge nell'ufficio giudiziario al quale appartiene il collegio che ha emesso la decisione. Ne consegue che il trasferimento ad altro ufficio, dopo la lettura del dispositivo e prima della sottoscrizione della sentenza, non fa venir meno il potere di redigere personalmente la motivazione o di designare un estensore tra gli altri componenti del collegio, trattandosi di una funzione connessa alla qualità di presidente del collegio, che permane fino al deposito della sentenza, indipendentemente dal perdurare dell'appartenenza all'ufficio giudiziario.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9620 del 4 settembre 1998)
Cass. pen. n. 4/1997
Qualora il giudice ritardi il deposito della motivazione della sentenza, senza aver preventivamente indicato un termine nel dispositivo letto in udienza, ai sensi dell'art. 544, comma 3, c.p.p., il termine di impugnazione è quello di trenta giorni previsto dall'art. 585, comma 1, lett. b), stesso codice, decorrente dalla data di notificazione o di comunicazione dell'avviso di deposito della sentenza.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 4 del 17 giugno 1997)
Cass. pen. n. 7478/1996
Il termine per la redazione della sentenza di cui all'art. 544 c.p.p. — alla scadenza del quale decorre l'ulteriore termine per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 585 c.p.p. — non è soggetto alla sospensione nel periodo feriale prevista dall'art. 1 L. 7 ottobre 1969, n. 742; con la conseguenza che, ove venga a cadere in detto periodo, l'ulteriore termine per proporre impugnazione comincia a decorrere dalla fine del periodo di sospensione.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 7478 del 24 luglio 1996)
Cass. pen. n. 5857/1994
Qualora il giudice, pur non avendo fissato un termine maggiore di quindici giorni, depositi la sentenza oltre tale termine, ma nel trentesimo giorno dalla pronuncia, è necessario far luogo a comunicazione o notificazione dell'avviso di deposito perché cominci a decorrere il termine stabilito per l'impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 5857 del 21 maggio 1994)
Cass. civ. n. 12665/1993
Il provvedimento di sospensione del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio, adottato ai sensi dell'art. 31, terzo comma del R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511, in relazione all'art. 58 del D.P.R. 16 settembre 1958, n. 916, pur avendo una funzione lato sensu cautelare, ha natura sostanzialmente disciplinare, conseguendone che, per quanto non espressamente regolato dalle citate disposizioni, il modello cui deve ispirarsi la disciplina del procedimento diretto alla pronunzia del provvedimento stesso è quella propria del procedimento penale, ivi compresa la disposizione di cui all'art. 544 c.p.p. (del 1988, corrispondente all'art. 472 del codice del 1930), la quale prevedendo la deliberazione della decisione immediatamente dopo la discussione e la successiva lettura in udienza del dispositivo e della motivazione, se innova in tale ultima parte la previgente normativa — caratterizzata, in ogni caso dal rinvio della motivazione a momento successivo alla pronuncia del dispositivo — non contiene tuttavia la regola dell'ordinaria contestualità di questi due elementi della decisione, in quanto espressamente conferisce al giudice, in casi di motivazione complessa, la facoltà di siffatto rinvio, della quale, pertanto, può legittimamente avvalersi anche la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della magistratura, ai fini suddetti, senza che rilevi in contrario l'immediata esecutività del provvedimento sospensivo sulla base del solo dispositivo e l'irretrattabilità di questo, una volta pronunciato.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 12665 del 22 dicembre 1993)
Cass. pen. n. 524/1993
Il termine per il deposito della sentenza dibattimentale è comprensivo anche del giorno iniziale. La decorrenza cioè non è diversa - malgrado la dizione lievemente differente dell'art. 544 c.p.p. - dalla regola generale fissata dall'art. 172 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 524 del 13 aprile 1993)
Cass. pen. n. 5450/1992
Poichè la legge processuale consente la scrittura manuale degli atti, la grafia eventualmente illeggibile non produce, di per se stessa, la nullità degli atti, perchè questa non è espressamente prevista dalla legge. (Applicazione in tema di scrittura manuale di sentenza).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5450 del 9 maggio 1992)