Source: http://noiradiomobile.org/il-datore-di-lavoro-e-esonerato-da-ogni-responsabilita-quando-il-solo-comportamento-del-dipendente-sia-abnorme-corte-di-cassazione-sezione-iv-penale-sentenza-23-luglio-2018-n-34805/?share=google-plus-1
Timestamp: 2019-04-23 17:02:59+00:00
Document Index: 99558929

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 187']

Il datore di lavoro è esonerato da ogni responsabilità quando il solo comportamento del dipendente sia abnorme (Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 23 luglio 2018, n. 34805). – Noi Radiomobile™
Home »Corte di Cassazione Penale»Il datore di lavoro è esonerato da ogni responsabilità quando il solo comportamento del dipendente sia abnorme (Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 23 luglio 2018, n. 34805).
Il datore di lavoro è esonerato da ogni responsabilità quando il solo comportamento del dipendente sia abnorme (Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza 23 luglio 2018, n. 34805).
L’avvocato (OMISSIS) del foro di VERONA in difesa di (OMISSIS) e (OMISSIS) deposita originale del certificato di morte di (OMISSIS) e per lo stesso si associa alle richieste del Procuratore Generale;
per il (OMISSIS) si riporta ai motivi.
2. Secondo la ricostruzione del fatto operata dai giudici di merito, la mattina del (OMISSIS) il (OMISSIS), dipendente della (OMISSIS) S.p.a., subappaltatrice della società (OMISSIS) s.r.l., ed addetto alle opere di finitura esterna di un prefabbricato, era rimasto folgorato per effetto di un “arco voltaico” creatosi da una linea elettrica a 15.000 volt che attraversava quel cantiere a mt. 8,50 dal suolo.
Il lavoratore, posizionandosi su una piattaforma elevabile, azionata da lui stesso, si era avvicinato troppo alla linea elettrica, certamente ad una distanza inferiore a 5 metri, tenendo fra l’altro in mano un ombrello per ripararsi dalla pioggia, ombrello che, unitamente all’umidità dell’area, aveva facilitato il passaggio della corrente elettrica e determinato la folgorazione.
Era stato altresi’ verificato che l’autocarro con la piattaforma era stato posizionato non correttamente rispetto al profilo del fabbricato, poiche’ la cabina, e non la parte posteriore, era rivolta verso la parete dello stesso ed inoltre non erano stati correttamente installati gli stabilizzatori, che poggiavano su un terreno bagnato e non sicuro.
La Corte territoriale, concordemente a quanto gia’ ritenuto dal Tribunale, escludeva un comportamento abnorme del lavoratore e ravvisava, a carico degli imputati, i plurimi profili di colpa specifica indicati nel capo di incolpazione, e precisamente:
– la mancata valutazione nel POS del rischio inerente le lavorazioni, anche in quota, in prossimita’ della linea elettrica presente nel cantiere e la conseguente mancata adozione delle necessarie misure di prevenzione, quali in particolare la sorveglianza a terra con altro operatore debitamente formato ed addestrato all’uso della piattaforma e le precauzioni atte ad evitare contatti accidentali o avvicinamenti pericolosi alla suddetta linea, trattandosi di lavorazioni svolte a distanza inferiore a 5 metri;
– la mancata considerazione, nel PSC redatto dal (OMISSIS), professionista incaricato dalla committente (OMISSIS) s.r.l., del rischio derivante dalla presenza della linea elettrica sul cantiere, che peraltro non era stata disattivata, rischio che il PSC avrebbe dovuto almeno menzionare per fornire alla ditta appaltatrice le prescrizioni di massima, rimandando poi a quest’ultima l’individuazione delle modalita’ concrete per adeguarsi alle prescrizioni, anche tenendo conto della operativita’ in cantiere di squadre di stuccatori che dovevano lavorare all’esterno ed in quota, in prossimita’ della linea elettrica;
– la mancata formazione ed addestramento del (OMISSIS) in ordine alla mansione cui era adibito ed ai rischi specifici connessi all’utilizzo della piattaforma in dotazione.
3.1. Con il primo motivo denunciano violazione di legge e vizio della motivazione in punto di esclusione dell’ipotesi di comportamento esorbitante e/o imprevedibile del lavoratore.
Osservano che l’impugnata sentenza ha dato rilevanza alle sole condotte estranee al contesto lavorativo, mentre, secondo la piu’ recente giurisprudenza di legittimità, va apprezzata la imprevedibilità di due distinte categorie di comportamenti del lavoratore e precisamente: quello “esorbitante”, che si identifica in quel contegno dell’infortunato che, seppure assunto nell’ambito lavorativo, fuoriesce dal perimetro dalle mansioni attribuite, ovvero si dimostra contrario agli ordini ed alle disposizioni impartite dal datore di lavoro o di chi ne fa le veci; quello “abnorme”, che si identifica in quel contegno dell’infortunato che si pone inopinabilmente al di fuori del contesto lavorativo e delle mansioni attribuite.
Ritengono che nel caso di specie si sia in presenza di un comportamento rientrante nella prima categoria, e dunque di un comportamento non abnorme ma, appunto, “esorbitante”, atteso che il (OMISSIS) aveva contravvenuto alle disposizioni impartite dall’assistente di cantiere (OMISSIS) circa l’organizzazione del lavoro nel giorno in cui si verifico’ il sinistro, avendo questi ordinato di soprassedere, a causa della pioggia, ai lavori di finitura in quella zona del cantiere.
Si era trattato poi di un comportamento ex se imprevedibile del lavoratore, che si era portato con l’autocarro sul retro del fabbricato, si era issato sul cestello riparandosi con un ombrello, ed aveva stazionato con il veicolo ad una distanza dalla linea elettrica, inferiore a quella di metri 8, normativamente prevista.
La motivazione della sentenza era ancora carente in relazione alla percepibilita’ del rischio costituito dalla presenza di linea di media tensione, tangente il fabbricato presso il quale dovevano eseguirsi le stuccature: si trattava di un pericolo a tutti noto e cio’ nonostante il veicolo venne parcheggiato dal (OMISSIS) proprio al di sotto della linea elettrica.
3.2. Con il secondo motivo deducono illogicita’ e carenza della motivazione in relazione alla efficienza causale delle regole cautelari asseritamente violate ed al nesso intercorrente tra le omissioni contestate e l’evento mortale.
Ribadiscono che l’omessa predisposizione di cautele per evitare l’eccessivo avvicinamento alla linea elettrica, contestata come profilo di colpa specifica, non assumeva nella specie rilevanza causale posto che il lavoro che il (OMISSIS) doveva svolgere non implicava l’esecuzione di mansioni in corrispondenza della linea elettrica a distanza inferiore a quella normativamente prevista.
L’efficienza causale ascritta in sentenza alla “presenza di leve di comando non riconoscibili sul carrello elevatore”, che poteva aver determinato l’inavvertito azionamento della leva sbagliata, costituiva un’ipotesi meramente congetturale. L’omessa previsione nel POS della contemporanea presenza a terra di un lavoratore nel caso di utilizzo della piattaforma, come previsto dal Manuale d’uso, non costituiva una regola cautelare violata, poiché nel citato Manuale e’ espresso il divieto di operare in prossimità di linee elettriche aeree ad alta tensione e, comunque, si prescrive la distanza minima di sicurezza di metri 5 dai cavi, ma non prevede alcuna cautela aggiuntiva costituita dalla presenza di un “osservatore” a terra: la medesima prescrizione era altresi’ visibile nelle targhe di istruzioni poste all’interno del cestello e sul braccio operatore, come da Manuale.
Ancora, la sentenza non ha spiegato quale comportamento alternativo lecito sarebbe stato atto a scongiurare l’occorso, sia pure nel termine predittivo di tale verifica: afferma la Corte d’Appello la sussistenza di un difetto di c.d. “organizzazione primaria” a cagione della carenza di specifica previsione all’interno del POS, tanto che la linea elettrica non fu mai disattivata ne’ fu in qualche modo segnalata in cantiere la distanza di rispetto da essa, da osservarsi dagli operatori durante i lavori, ma non ha chiarito l’efficienza causale impeditiva di un POS maggiormente dettagliato e/o di una correlata istruzione del dipendente quanto alla concretizzazione in evento del rischio di elettrocuzione.
Sul tema della “abnormita’” o “esorbitanza” della condotta del lavoratore, questa Corte Suprema si e’ gia’ ripetutamente pronunciata, statuendo nel senso che il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, e’ esonerato da responsabilita’ solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere dei tutto autonomamente ed in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilita’ per il datore di lavoro – ovvero rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa di radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro (Sez. 4, n. 7188 del 10/1/2018, Rv. 272222).
E’ stato ulteriormente precisato che perche’ la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi abnorme e idonea ad escludere il nesso di causalita’ tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo, e’ necessario che sia, oltre che imprevedibile, tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governato dal soggetto titolare della posizione di garanzia (Sez. 4, n. 15124 del 13/12/2016, Rv. 269603).
La Corte di Firenze, nell’escludere un tale comportamento da parte del (OMISSIS), ha fatto buon governo dei richiamati principi di diritto, laddove ha affermato che l’operaio aveva posto in essere una condotta non estranea alle sue mansioni, che non gli era stata vietata ne’ dal datore di lavoro ne’ dal suo superiore (OMISSIS), ed era anzi del tutto prevedibile.
Infatti, in base alla istruttoria espletata – di cui la sentenza impugnata riferisce dettagliatamente, con richiamo espresso alle deposizioni testimoniali – era emerso che il giorno dell’infortunio pioveva e dunque non potevano essere finite le stuccature esterne, che dovevano essere ultimate gia’ il giorno precedente.
Il fatto che il (OMISSIS), abituato ed abilitato dal suo datore di lavoro ad usare la piattaforma elevabile, fosse salito con la stessa lungo la parete dell’edificio ove avrebbe dovuto completare il lavoro, non configurava pertanto alcuna anomalia o imprevedibilita’, tanto piu’ che nessuno aveva mai istruito l’operaio in ordine alla pericolosita’ dell’utilizzo della piattaforma elevabile in prossimita’ di una linea dell’alta tensione, non disattivata, e, soprattutto, nessuno aveva mai predisposto cautele per evitare un eccessivo avvicinamento, ne’ aveva mai fornito informazioni specifiche in ordine alla possibilita’ di venire folgorati anche senza toccare direttamente la linea elettrica ed alle condizioni nelle quali un tale pericolo si aggravava (per la umidita’ dell’aria o per la presenza di strumenti conduttori come l’ombrello).
Il (OMISSIS) dunque – ha osservato correttamente la Corte territoriale – non aveva tenuto una condotta “esorbitante” o imprevedibilmente illogica, poiche’ certamente non aveva toccato, neppure con l’ombrello, la linea elettrica, trovandosi distante da essa al momento dell’evento circa due metri e mezzo, ma non era in grado di percepire, per non averne ricevuto alcuna informazione, il pericolo dell’eventuale creazione di un “arco voltaico”, fenomeno che non rientrava certamente nelle normali conoscenze ed esperienze, tanto da non necessitare in proposito alcuna formazione o informazione.
Ha ben rimarcato ancora la Corte di merito che anche la presenza di leve di comando non riconoscibili sul carrello elevatore, ulteriore profilo di colpa ascrivibile al datore di lavoro, poteva aver determinato un inavvertito avvicinamento eccessivo alla linea dovuto all’azionamento di una leva sbagliata.
Con ineccepibile ragionamento controfattuale, la Corte ha quindi ritenuto che la previsione e valutazione – nel POS e nel PSC – del rischio di folgorazione in un cantiere ove era presente una linea elettrica a 15.000 volt e dove si eseguivano lavorazioni in quota, nonché la specifica formazione dei lavoratori circa i rischi di folgorazione e le misure precauzionali da adottare, avrebbero evitato comportamenti improvvidi da parte dei lavoratori medesimi, ed in particolare del (OMISSIS), il quale, pur nella consapevolezza della presenza di detta linea attiva e della sua intuitiva pericolosità, non era stato posto in grado di individuare quali fossero le condizioni per lavorare in sicurezza.
In particolare, non poteva certo dirsi che l’imputato avesse ottemperato all’obbligo di informazione per il sol fatto che il POS prevedeva il “rischio di elettrocuzione” e rimandava alla lettura del manuale d’uso della piattaforma, ove era indicata la distanza di sicurezza di almeno cinque metri da eventuali cavi elettrici.
Sul punto la Corte distrettuale ha opportunamente evidenziato che un lavoratore non formato, tanto piu’ se straniero, non era usuale che leggesse il POS e neppure sarebbe stato in grado di comprendere il significato del termine “elettrocuzione”; inoltre la cautela descritta nel POS era oltremodo generica, ne’ assolveva allo scopo di rendere edotto il lavoratore, non formato dei rischi, il fatto che nelle note generali di utilizzo della piattaforma aerea fosse disposto di attenersi scrupolosamente a quanto indicato nel libretto d’uso, poiche’ ad un lavoratore non formato sui rischi inerenti alle mansioni svolte, e privo di competenze tecniche e linguistiche, non poteva richiedersi di leggere autonomamente il piano di sicurezza e neppure il manuale d’uso del macchinario che impiega.
Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, ex articolo 92, e’ infatti titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto, oltre ad assicurare il collegamento fra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione del lavoro, svolge compiti di alta vigilanza circa la generale configurazione delle lavorazioni che comportino rischio interferenziale, consistenti:
a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonche’ sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumita’ dei lavoratori;
b) nella verifica della idoneita’ del piano operativo di sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento (PSC);
c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresi’, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS, con conseguente obbligo di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, le singole lavorazioni fino agli avvenuti adeguamenti da parte delle imprese interessate (Sez. 4, n. 45862 del 14/9/2017, Rv. 271026; Sez. 4, n. 27165 del 24/5/2016, Rv. 267735).
← Previous Previous post: Il giustificato motivo del licenziamento fa si che scatti un’indennità risarcitoria (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza 25 luglio 2018, n. 19732).
Next → Next post: Circolazione stradale, art. 187: rilevante non il dato quantitativo, ma gli effetti che l’assunzione di quelle sostanze può provocare in concreto nei singoli soggetti (Corte Costituzionale, Ordinanza 27 luglio 2004, n. 277).