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Timestamp: 2018-12-14 19:20:04+00:00
Document Index: 99528117

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 7']

Nota di VALE alla Regione Lazio per chiedere il riesame dei progetti non ammessi - Consorzio V.A.L.E.
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pubblicato 24 gen 2011, 07:48 da Talucci Gasper Rino [ aggiornato in data 24 gen 2011, 08:16 ]
Il Consorzio V.A.L.E. ha inviato la seguente nota (n° 3-11 del 24 gennaio 2011) alla Regione Lazio (Dott. Roberto Ottaviani - Direttore Generale e al Dott. Stefano Sbaffi - Dirigente Area politiche distrettuali e di filiera) per chiedere il riesame dei progetti non ammessi nell'ambito della filiera.
Facciamo seguito alla Determinazione A6900 del 13 dicembre 2010 di concessione del finanziamento e successivo provvedimento n° IntF022 del 15 dicembre 2010 con cui la Regione Lazio ha ammesso e finanziato il Progetto Integrato di Filiera presentato da questo Consorzio.
Dall’esame del provvedimento è emerso che diversi progetti presentati da singoli beneficiari risultano non ammessi a fronte di, secondo noi, evidenti carenze procedurali nell’iter istruttorio.
La domanda presentata dal beneficiario LAZIO FORM non risulta né fra le domande ammesse né fra quelle non ammesse, pur essendo stata regolarmente presentata. Il fatto che di tale richiesta di finanziamento non si avesse traccia non è stata fatta alcuna comunicazione né al singolo beneficiario né a questo Consorzio.
Le domande dei beneficiari Giovannelli Luigi Martino, Pesciaroli Francesca e Consorzio Forestale dei Monti Simbuini sono state le prime due non ammesse per “mancanza dello strumento di pianificazione forestale e documentale, nonostante le richieste di integrazione” e l’ultima per “mancanza dello strumento di pianificazione forestale e documentale”.
Ebbene a nessuno dei beneficiari suddetti e mai pervenuta alcuna comunicazione né di inizio della istruttoria, né tantomeno richieste documentali. L’unica notizia circa l’esito dei progetti si è avuta dalla lettura del provvedimento relativo alla PIF citato sopra.
Tale mancanza di comunicazione ha reso impossibile ai beneficiari risolvere le eventuali carenze che l’istruttore avesse voluto evidenziare. Si ricorda infatti che, ai sensi del bando, lo strumento di pianificazione forestale doveva essere solo risultare “presentato presso la struttura regionale competente”. E che quindi, a fronte di comunicazione dell’istruttore, avrebbero potuto agevolmente ottemperare. Si ricorda come, come da determinazione n° C0815 del 9 aprile 2009, anche la Commissione di cui all’art. 15 del bando pubblico per la progettazione integrata di filiera ha “la più ampia facoltà di richiesta di integrazioni concernenti requisiti e documentazione relativi ai singoli PIF presentati, anche avuto riguardo alla ricevibilità ed ammissibilità degli stessi”.
Il progetto presentato dal Comune di Caprarola è stato non ammesso per “Carenza documentale nonostante richieste di integrazione”. Il beneficiario ha però provveduto all’invio di quanto richiesto con nota del 27.5.2010, senza che si abbia mai avuto notizie dell’esito.
Il progetto del Comune di Barbarano Romano è stato dichiarato non ammesso per “incoerenza interna degli investimenti proposti”. Con nota pervenuta al Comune il 22 maggio 2010 a firma del dirigente Area decentrata Agricoltura di Viterbo era stata richiesta una integrazione documentale consistente nel “verbale di validazione del progetto ai sensi dell’art. 47 del DPR 554/99” e nessuna altra documentazione. Con nota del 21 maggio 2010 il Comune provvedeva all’invio di quanto richiesto. Con nota dell’1 dicembre 2010 veniva comunicata la non ammissione del progetto per “mancata coerenza interna con il PIF in quanto gli interventi proposti ricadono su viabilità non funzionale alle attività forestali oggetto del progetto integrato di filiera”. Tale motivazione appare perlomeno riduttiva facendo intendere che le attività di cui alla misura avrebbero potuto essere realizzate solo a servizio diretto di interventi finanziati dalla Regione Lazio all’interno del progetto di filiera. In realtà il Comune di Barbarano Romano, parimenti a quello di Caprarola, sono parte del Consorzio Forestale Tuscia, che ha aderito alla PIF quale soggetto non beneficiario, gestore delle attività forestali nell’ambito dei suddetti comuni. Pertanto l’intervento proposto dal beneficiario, e anche dall’altro beneficiario Comune di Caprarola ove la motivazione non ancora accertata fosse la stessa, rientra perfettamente a vantaggio del progetto Integrato di Filiera, sia pur di aderente al progetto non beneficiario, come espressamente previsto dalla normativa.
Inoltre si segnalano ulteriori incongruenze, di carattere più sostanziale, evidenziate dall’esame dei progetti non ammessi, quali:
Il progetto presentato dal beneficiario Lago di Vico Soc. Coop. non è stato ammesso per “Carenza del requisito soggettivo (non è micro, piccola o media impresa)”. In realtà in data 15 giugno 2010 tale esito era stato comunicato al beneficiario con nota a firma del Dirigente dell’Area decentrata di Viterbo in cui veniva citato l’art. 3 del bando consolidato per la misura (DGR 723/2008), ma solo nella prima parte in cui si afferma che l’aiuto è concesso alle “microimprese forestali, secondo la definizione della raccomandazione 2003/361/UE, singole o associate operanti nel settore dell’utilizzazione e della trasformazione dei prodotti legnosi allo stato grezzo.” dimenticando la seconda parte e quindi “Ovvero le imprese boschive, consorzi e cooperative, titolari di partita IVA con codici attività economiche 0. e 2. regolarmente iscritte presso le Camere di Commercio Industria, Agricoltura e Artigianato.”. In tale categoria rientra perfettamente il richiedente. Tale incongruenza è stata segnalata in data 30 giugno 2010 dal beneficiario, che ha anche confermato tutti i dati di iscrizione richiesti.
Nella nota inoltre il beneficiario faceva presente che anche il dato occupazionale della cooperativa accertato dall’istruttore è relativo al periodo in cui è stato fatto tale accertamento. Essendo infatti i lavoratori in massima parte a tempo determinato ove, ad esempio, l’accertamento fosse fatto in questo periodo la cooperativa rientrerebbe nei canoni della micro impresa avendo meno di dieci dipendenti.
I progetti presentati dai beneficiari Azienda Agricola Chinnucci Soc. Semplice, Vicarello S.p.A. e Azienda Forestale La Bronca Soc. Semplice Agr. sono stati tutti non ammessi in quanto “Investimenti nel settore foresta legno i cui prodotti non sono ricompresi nell’allegato 1 del trattato dell’Unione europea e quindi, ai sensi dell’art. 7.1 del bando misura 121, non finanziabili”. Ci si domanda a questo punto quale senso avesse l’inserimento della misura 121 nell’ambito della PIF del settore foresta – legno, in considerazione che lo stesso art. 9 del bando prevede che la PIF in questo settore deve perseguire “il miglioramento dei criteri e delle modalità di gestione delle risorse presenti negli ambienti forestali e perseguendo la valorizzazione economica dei boschi regionali attraverso la promozione dei prodotti legnosi, ivi compresi i servizi, nonché favorendo il contenimento dei costi di gestione”.
Si ricorda quanto espresso all’art. 7.1 del bando consolidato della misura 121 in cui si specificavano le filiere produttive a cui è concesso il sostegno. Tra queste, in fondo all’elenco, si indica la filiera foresta-legno segnalando una volontà manifesta della Regione Lazio di sostenere il settore del legno.
Risulta evidente che ciò delinea una contraddizione nei termini espressivi dell’articolo tra l’elenco dei prodotti dell’Allegato I del Trattato dell’Unione Europea e la volontà regionale nella stesura dei bandi.
La stessa volontà viene ribadita all’art. 7.2 dove sono enunciati gli interventi e le spese ammissibili: al punto 11) dell’articolo si esprime come spesa ammissibile la “..realizzazione di nuovi impianti di colture arboree ed arbustive poliennali, inclusi quelli finalizzati alla produzione di biomasse da impianti forestali a rapido accrescimento..” . questo riafferma che la produzione primaria di legno rientra tra le spese ammissibili e legittimate a ricevere il sostegno previsto dal PSR.
La stessa volontà regionale, come indicato precedentemente, risulta espressa nel bando generale della PIF che definisce la filiera foresta-legno, nel suo complesso, come uno dei settori produttivi primari da sostenere e promuovere. Per tali considerazioni la contraddizione espressa dall’art. n. 7.1 del bando consolidato della misura 121 non può essere interpretata in senso restrittivo per le aziende agricole che nell’ambito della filiera hanno predisposto e presentato il proprio progetto in relazione a tutto quello che è indicato nel bando stesso.
E’ secondo noi negativo che i progetti siano stati valutati singolarmente e non nel contesto della PIF come previsto dal bando regionale e quindi non sono stati valutati per il contributo degli stessi agli obiettivi del progetto di filiera, non tenendo conto che la progettazione preliminare, che è stata valutata complessivamente, era stata valutata dalla commissione PIF ed era stata resa ricevibile con nota n° 69850 del 11 giugno 2009 della Regione Lazio.
Infatti tale questione, che possiamo certamente definire “di principio” non è mai stata evidenziata né nella fase di presentazione della PIF e delle relative schede allegate, nelle quali veniva perfettamente evidenziata la misura richiesta, il soggetto beneficiario e il tipo di investimento proposto, né nella successiva fase di avvio del procedimento e ricevibilità dei singoli progetti. Col che i beneficiari venivano indotti in errore dalla stessa pubblica amministrazione, ritenendo che al quel punto i progetti avrebbero potuto essere non ammessi solo per evidenti carenze progettuali. Mossi da tale convinzione alcuni dei beneficiari hanno comunque realizzato l’investimento, trovandosi oggi in estrema difficoltà in mancanza di finanziamento.
Evidenziamo come nel PSR non mancano certo finanziamenti per attività non agricole, perché non rientrati nell’allegato 1 del trattato U.E., svolti da soggetti agricoli, basti pensare alla misura di sostegno alle attività agrituristiche. Tali soggetti però rientrano nella applicazione del regime “de minimis”. A tale regime i beneficiari suddetti sono disponibili a soggiacere al fine di una soluzione della questione.
Per quanto sopra, al fine di evitare un contenzioso non produttivo né per l’amministrazione né per i beneficiari, siamo a richiedere il riesame degli atti relativi agli interventi non ammessi sopra evidenziati, con relativa modifica/integrazione dei provvedimenti relativi alla PIF.
Siamo ovviamente a disposizione per ogni chiarimento, incontro o qualsiasi altra necessità.
Dott. For. Marina Paolucci - Responsabile tecnico
Gasper Rino Talucci - Presidente