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Timestamp: 2018-12-12 09:13:22+00:00
Document Index: 106644363

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 22', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 21', 'art. 62']

La procura formata digitalmente – Pettoello Associati
Pettoello Associati
La procura formata digitalmente
Anche nel caso in cui la scrittura privata sia sottoscritta digitalmente dal mandante, valgono le stesse considerazioni, avvalorate dallo specifico art. 25 del D. Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’Amministrazione Digitale) [1], che disciplina appunto l’autentica della firma digitale.
Infatti la stessa prima di tutto era ed è in contrasto con le regole tecniche o più propriamente con le specifiche tecniche – le quali prevedono che l’atto del processo sia predisposto in formato .pdf testuale (art. 12 Provvedimento 16 aprile 2014 del Responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della Giustizia le ovverosia le specifiche tecniche [2], richiamato dall’art. 12 DM 44/2011 le cosiddette regole tecniche), mentre l’immagine della procura non lo è.
In secondo luogo la procura così predisposta non consentiva all’avvocato di attestare, come anche previsto dall’art. 22 CAD [3], la conformità del file immagine estratto dalla procura originale cartacea. Infatti prima delle specifiche tecniche del 16 aprile 2014 – che hanno introdotto un nuovo formato di firma di cui parlerò in seguito – l’unico formato di firma consentito era il CAdES (Cryptographic Message Syntax Advanced Electronic Signature, riconoscibile per l’estensione attribuita al file sottoscritto digitalmente: “.p7m”), che produce una “busta crittografica”. Per comprendere cosa significa sottoscrivere in formato CAdES un file dobbiamo innanzitutto non far riferimento a come viene apposta una firma di pugno. In termini “atecnici”, firmare digitalmente significa effettuare un’operazione che comporta l’avvolgimento, come dentro una buccia, dell’intero documento, rendendolo immodificabile. È evidente dunque l’impossibilità di apporre la firma CAdES in un luogo piuttosto che in un altro del documento digitale e quindi, per ciò che ci interessa, nemmeno in corrispondenza dell’attestazione di conformità al corrispondente documento cartaceo dell’immagine della procura “incollata” internamente all’atto.
Un altro problema che si era posto con l’introduzione del processo civile telematico riguardava il fatto che la procura rilasciata su un documento digitale o reso digitale non può tecnicamente essere congiunta materialmente all’atto di riferimento, come previsto dal testo dell’art. 83 cpc, dopo la novella [4] del 1997.
Questa lacuna veniva però colmata dal legislatore nel 2009 [5], che riprendeva la giurisprudenza ormai consolidata sul punto, la quale, in sintesi, parificava la congiunzione effettuata materialmente all’atto a quella realizzata mediante strumenti informatici, che nel caso sono costituiti dalla cosiddetta busta telematica (contenente l’atto principale e i suoi allegati, tra i quali la procura, come disciplinata dalle specifiche tecniche) che viene depositata telematicamente.
Peraltro il testo dell’art. 83 cpc non prevede alcuna certificazione della firma quando la procura è apposta su “documento informatico separato sottoscritto con firma digitale”, a differenza della procura rilasciata su supporto cartaceo, dove la certificazione della firma del mandante è espressamente richiesta [6].
Se prima di certificare la firma analogica del mandante l’avvocato lo deve sempre identificare, altrettanto deve fare, ma con modalità “informatiche”, se la firma è digitale. L’avvocato deve infatti, ai fini della verifica dei poteri rappresentativi, accertare la paternità della firma digitale verificando la corrispondenza tra il nominativo del mandante (ancor meglio del suo codice fiscale) e la titolarità del certificato di firma digitale, mentre, ai fini della sussistenza della procura, l’avvocato deve controllare se il certificato di firma è valido, perché se lo stesso fosse revocato, scaduto o sospeso equivarrebbe a mancata sottoscrizione (art. 21, comma 3 CAD). Queste verifiche non hanno bisogno di essere confermate mediante una specifica certificazione della firma da parte dell’avvocato, non solo per quanto sopra detto, ma anche perché le stesse sono effettuabili da chiunque. Tali operazioni sono infatti molto semplici: si può utilizzare un software di verifica della firma digitale e di estrazione dei filesfirmati [7], o, in alternativa, caricare il file sottoscritto digitalmente nella specifica pagina del Consiglio Nazionale del Notariato [8], che consente non solo di accertare la paternità della sottoscrizione e lo stato del certificato di firma, ma anche di estrarre il file sottoscritto.
1. consente di sottoscrivere solo files .pdf,
2. genera un nuovo file che mantiene l’estensione .pdf, pertanto se il file firmato viene salvato nella stessa cartella di quello originario lo sovrascrive,
3. consente di posizionare la firma su una o più parti del documento,
4. permette di aggiungere un segno grafico visibile sul documento, tra cui l’immagine della firma del titolare,
5. permette di verificare i requisiti del certificato con alcuni programmi di lettura di files .pdf (in particolare Adobe Reader ha un plug-in che si collega alla CA e controlla la CRL).
1. consente di sottoscrivere diversi tipi di files, non solo .pdf,
2. genera un nuovo file che aggiunge al file originario l’estensione.p7m, pertanto se il file firmato viene salvato nella stessa cartella di quello originario non lo sovrascrive,
3. non consente di posizionare la firma su una o più parti del documento,
4. non permette di aggiungere un segno grafico visibile sul documento,
5. permette di verificare i requisiti del certificato sono mediante i software di lettura di tale formato (vedasi note 6 e 7),
Questa considerazione apre a un ulteriore problema e cioè quello dei controlli: attualmente ogni verifica sulla firma è delegata al sistema del Ministero di Giustizia, che lo effettua automaticamente, emettendo la terza PEC attestante l’esito di tali controlli. Allo stato [9], né il giudice, né l’avvocato di controparte, e in parte nemmeno la cancelleria possono verificare se l’atto è sottoscritto digitalmente con firma valida dal difensore: si è infatti scelto, come detto, che tale accertamento sia rimesso al sistema. Tali controlli automatici su paternità e validità della firma del difensore sono del resto assolutamente efficaci.
Se da una parte il certificato di firma dell’avvocato deve essere valido al momento del deposito dell’atto, tale considerazione non vale per il certificato di firma del mandante. Infatti tale certificato deve essere valido al momento del rilascio della procura, non necessariamente anche quando la stessa viene depositata telematicamente. In pratica si può verificare che il mandato sia stato sottoscritto con certificato valido, ma che lo stesso sia scaduto, revocato o annullato prima del deposito del mandato. In tal caso il sistema rileverà, peraltro con errore bloccante, l’invalidità del certificato di firma del mandante. Ciò comporta il fatto che, oltre ai controlli di cui ho parlato sopra, l’avvocato dovrà anche accertare che la scadenza del certificato di firma del mandante non sia prossima, perché, se così fosse, l’avvocato dovrà avere l’accortezza di depositare la procura prima della scadenza del certificato di firma. In alternativa, per evitare contestazioni, il sottoscrittore dovrà apporre sulla sua firma la marcatura temporale ai sensi e per gli effetti previsti dall’art. 62 DPCONS del 22 febbraio 2013 [10].
[3] Art. 22. Copie informatiche di documenti analogici – 1. I documenti informatici contenenti copia di atti pubblici, scritture private e documenti in genere, compresi gli atti e documenti amministrativi di ogni tipo formati in origine su supporto analogico, spediti o rilasciati dai depositari pubblici autorizzati e dai pubblici ufficiali, hanno piena efficacia, ai sensi degli articoli 2714 e 2715 del codice civile, se ad essi è apposta o associata, da parte di colui che li spedisce o rilascia, una firma digitale o altra firma elettronica qualificata. La loro esibizione e produzione sostituisce quella dell’originale. 2. Le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono estratte, se la loro conformità è attestata da un notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, con dichiarazione allegata al documento informatico e asseverata secondo le regole tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 71. 3. Le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 71 hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale non è espressamente disconosciuta. 4. Le copie formate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 sostituiscono ad ogni effetto di legge gli originali formati in origine su supporto analogico, e sono idonee ad assolvere gli obblighi di conservazione previsti dalla legge, salvo quanto stabilito dal comma 5. …
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