Source: http://www.legali.com/spip.php?article2093
Timestamp: 2018-05-21 18:27:52+00:00
Document Index: 43602795

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 16', 'art. 147']

“Notifiche e processo telematico: modalità operative al vaglio della giurisprudenza di legittimità e della Consulta”. - [Legali.com]
Articolo pubblicato online il 26 marzo 2018
1.	Normativa di attuazione e modalità operative.
2.	E’ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass.ord. n.30372/2017; Cass.ord.n.15984/2017).
In particolare, la Corte sottolinea che l’irritualità della notifica di un atto (nella specie un controricorso in cassazione) a mezzo PEC, non ne comporta la nullità se la consegna telematica con estensione “.doc”, anziché in formato “.pdf”, ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto (Cass.S.U, n. 7665 del 18/04/2016;vedi anche Cass.SU, n. 11383 del 31/05/2016), “…essendosi tale "scopo" senz’altro raggiunto nel caso di specie, posto che la resistente controricorrente si e’ ampiamente difesa con il controricorso” In buona sostanza, la notifica dell’atto in formato .doc è valida.
Precisamente, nel caso di specie, l’atto processuale, notificato con Posta Elettronica Certificata, avente come file un’estensione .doc - ossia il documento originale redatto con il programma Office Word, prima della conversione in formato pdf - ha raggiunto lo scopo di mettere a conoscenza la controparte del relativo contenuto quando la controparte si costituisce. La costituzione in giudizio dimostra, appunto, che il file - sebbene in formato .doc - è stato “aperto” e , pertanto, non vi è stata alcuna lesione del diritto di difesa.
La norma di riferimento, chiariscono i giudici di legittimità, è l’articolo 16-bis del Dlgs n. 546/1992 - come introdotto dall’articolo 9, comma 1, lettera h), Dlgs 156/2015 - che, al comma 3, prevede che “le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163 e dei relativi decreti di attuazione”.
Il Supremo Consesso, prima di pronunciarsi sulla predetta eccezione d’inammissibilità, ha effettuato una dettagliata ricostruzione della normativa applicabile alle notifiche degli avvocati tramite PEC; il collegio, a tal proposito, ha affermato che “in particolare la L. n. 53 del 1994, nel disciplinare le modalità di notifica tramite PEC, rimanda all’art. 19 bis cit. (Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati - art. 18 del regolamento), emanate in attuazione del codice dell’amministrazione digitale, che al comma 1, e al comma 2, prevede solo che l’atto sia in formato PDF; ciò anche nell’ipotesi di notifica tramite PEC da eseguirsi in un procedimento dinanzi alla Corte di cassazione.”
La giurisprudenza di legittimità, dopo aver chiarito la normativa di riferimento per il caso de quo, ha affrontato la questione relativa all’eccezione d’inammissibilità del ricorso, sottolineando con fermezza che il ricorrente ha dato la prova della notifica tramite PEC del ricorso per cassazione, depositando “… l’attestazione di conformità - del ricorso, delle relazioni di notifica e di tutta la documentazione - all’originale informatico dell’atto, sottoscritto con firma digitale e notificato come allegato ai messaggi di posta elettronica certificata, ai sensi della L. n. 53 del 1994, artt. 6 e 9, e del D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23.”. Questo significa che, come previsto dall’art. 9 comma 1 bis della L. 53/94, il ricorrente ha depositato la stampa della ricevuta di accettazione, della ricevuta di consegna, di tutti gli allegati attestando, infine, ai sensi dell’art. 23 comma 2 CAD, la conformità delle copie analogiche agli originali (duplicati) informatici da cui sono tratte.
Il Collegio, da ultimo, chiosa richiamando quanto deciso a Sezioni Unite con la sentenza n. 7665 del 18 aprile 2016, la quale ha stabilito che anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio disposto dall’art. 156 c.p.c., secondo il quale la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato “… statuendo altresì, riguardo alla modalità con la quale l’eccezione di nullità viene sollevata, l’inammissibilità dell’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte".
Con ordinanza del 16 ottobre 2017 la Corte di Appello di Milano ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, nella parte in cui prevede che "la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo".