Source: https://www.ilcommercialistainrete.com/2006/09/
Timestamp: 2020-02-17 00:26:19+00:00
Document Index: 7606419

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'artt 23', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 60', 'art. 2', 'sentenza ']

09/2006 - Il Commercialista in Rete
770 semplificato. Termini.
Entro lunedì prossimo i sostituti di imposta dovranno inviare in via telematica il modello 770 semplificato con i dati delle ritenute fiscali effettuate e i dati previdenziali. Sempre entro la medesima scadenza le aziende potranno versare le ritenute non versate nel 2005 avvalendosi del ravvedimento “lungo” con versamento della sanzione ridotta del 6% e degli interessi nella misura legale.
Entro lunedì prossimo i sostituti di imposta dovranno inviare in via telematica il modello 770 semplificato con i dati delle ritenute fiscal...
alle venerdì, settembre 29, 2006
F24 on-line anche con BancoPosta.
L’Agenzia delle Entrate rende noto mediante un comunicato stampa che è stata finalmente sottoscritta la convenzione tra l’Amministrazione fiscale e Poste Italiane S.p.A.: dal 21/09/2006, infatti, tutti i contribuenti titolari di conto corrente BancoPosta possono effettuare i versamenti fiscali, contributivi e previdenziali mediante il modello F24 on-line, collegandosi in via telematica con l’Agenzia delle Entrate direttamente (Fisconline) o attraverso gli intermediari abilitati (Entratel).
L’Agenzia delle Entrate rende noto mediante un comunicato stampa che è stata finalmente sottoscritta la convenzione tra l’Amministrazione fi...
alle giovedì, settembre 28, 2006
La legge 488/92 stringe sulle regole 2003.
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 di ieri la Circolare n. 9704 con la quale si è intervenuti ad integrare le procedure per la rendicontazione dei programmi di investimento effettuati nel settore artigianato con la legge 488/92. Regole più rigide nei controlli sull’utilizzo dei fondi da parte degli assegnatari: il Ministero ha previsto tra l’altro l’allegazione, alle richieste di erogazione delle quote, di documenti che attestino la novità dei cespiti acquistati e la loro identificabilità.
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 di ieri la Circolare n. 9704 con la quale si è intervenuti ad integrare le procedure per...
alle mercoledì, settembre 27, 2006
VERSAMENTI - Non serve un conto ad hoc.
L’Associazione bancaria Italiana (ABI) ha diffuso la lettera circolare SP/004861 del 26 Settembre con cui fornisce alle proprie associate alcune precisazioni in merito all’obbligo telematico per il modello F24. Innanzitutto ripercorre i casi di esclusione: versamenti rateali in corso alla data di entrata in vigore del nuovo obbligo, versamenti con i modelli precompilati Inps e predeterminati (se non ci sono variazioni), i contribuenti oggettivamente impossibilitati ad accedere ad un proprio c/c e coloro che beneficiano di crediti di imposta relativi ad agevolazioni fiscali fruibili esclusivamente presso i concessionari per la riscossione. I titolari di c/c possono continuare ad usare il conto già in essere senza doverne aprire uno nuovo appositamente per tale adempimento.
L’Associazione bancaria Italiana (ABI) ha diffuso la lettera circolare SP/004861 del 26 Settembre con cui fornisce alle proprie associate al...
Quesito del cliente - Notula.
Vorrei sapere se per emettere una "notula"per prestazione occasionale come interprete/traduttore
occorre essere iscritti all'albo o se la notula può essere emessa da chiunque indipendentemente dell'iscrizione all'albo di competenza.
Andrea Di Tirro
Salve! Vorrei sapere se per emettere una "notula"per prestazione occasionale come interprete/traduttore occorre essere iscritti a...
Cambiamenti per le ristrutturazioni edilizie.
Ancora pochi giorni e per le agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie si tornerà all'antico. Per effetto di quanto introdotto al Dl 223/2006 in sede di conversione (articolo 35, commi 35-ter e 35-quater), per le prestazioni fatturate a partire dal 1° ottobre l'aliquota Iva applicata in relazione agli interventi di recupero del patrimonio edilizio passerà dal 20 al 10 per cento. Corrispondentemente, la percentuale di detrazione Irpef, innalzata dal 1° gennaio 2006 al 41 per cento, proprio per compensare la disapplicazione dell'aliquota Iva di favore, si attesterà al 36 per cento.
Per quanto riguarda l'Iva, è da precisare che i suddetti cambiamenti di aliquota si riferiscono agli interventi di recupero del patrimonio edilizio consistenti in:
interventi di manutenzione ordinaria, quelli che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie a integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti
interventi di manutenzione straordinaria, opere e modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare e integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso.
Relativamente, invece, agli interventi di restauro e di risanamento conservativo, e a quelli di ristrutturazione edilizia (così definiti alle lettere c) e d), articolo 31, primo comma, legge 457/1978), i beni, escluse le materie prime e semilavorate, forniti per la loro realizzazione nonché le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto rese per il loro compimento, sono sempre e comunque soggetti ad aliquota del 10 per cento.
L'Agenzia delle entrate, considerato il cambiamento di regime e per prevenire eventuali applicazioni errate, ha puntualizzato (circolare n. 28/ E del 4 agosto 2006) che, essendo le due disposizioni agevolative strettamente collegate, la detrazione dall'Irpef nella misura del 41 per cento può essere fruita solo ed esclusivamente in corrispondenza di lavori fatturati con l'aliquota del 20 per cento. Coerentemente, per i lavori fatturati con l'aliquota del 10 per cento dovrà essere applicata la detrazione dall'Irpef nella misura del 36 per cento.
Sempre dal 1° ottobre (per le spese sostenute a decorrere da tale data), cambia anche il limite massimo di spesa su cui applicare la percentuale di detrazione Irpef. In realtà, l'importo resta fissato in 48mila euro. Il nuovo tetto andrà, però, ad applicarsi solamente in relazione all'immobile e non più, come continua ad essere in questi giorni, in riferimento alla persona fisica e alla singola unità immobiliare.
In pratica, per le spese sostenute fino al 30 settembre 2006, in presenza di più aventi diritto, ciascuno di essi può calcolare la detrazione nel limite prima indicato (41 per cento di 48mila euro), in relazione alle spese sostenute ed effettivamente rimaste a suo carico.
Dal 1° ottobre, 48mila euro è il limite di spesa complessivo per la singola unità immobiliare su cui applicare la percentuale di detrazione Irpef del 36 per cento. L'importo andrà poi eventualmente suddiviso fra i più soggetti che hanno diritto alla detrazione.
Per completezza, si ricorda che la detrazione Irpef in questione è da ripartire in dieci quote annuali. Ai contribuenti di età non inferiore a 80 o 75 anni è, invece, data la possibilità, purché proprietari o titolari di altro diritto reale sull'immobile (ad esclusione, quindi, ad esempio, dell'inquilino), di suddividere l'importo della detrazione in, rispettivamente, tre o cinque quote annuali di pari importo.
Avente la natura di detrazione, la quota annuale appena citata è detraibile nei limiti dell'imposta dovuta per l'anno in questione.
A ncora pochi giorni e per le agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie si tornerà all'antico. Per effetto di quanto introdot...
Conto corrente Professionisti. Chiarimenti.
Con la CIRCOLARE N. 28/E del 4 agosto 2006, l'Agenzia delle Entrate esprime i primi chiarimenti sugli adempimenti previsti dal Decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006 (decreto di approvazione del pacchetto Bersani), in capo agli esercenti arti e professioni.
Nella circolare si chiarisce quanto segue:
è obbligatorio avere un conto bancario dove versare incassi e prelevare somme riguardanti la propria attivita' professionale. In pratica non e' possibile non possedere un conto corrente usato a fini lavorativi. Gli incassi vanno versati in tale conto corrente, e le spese prelevate dal conto stesso.
fino al 30 giugno 2007 tutti gli incassi superiori a 1.000 euro, devono essere riscossi tramite strumenti rintracciabili (bonifico bancario, assegno circolare, carte di credito...) che facciano capo al proprio conto bancario.
fino al 30 giugno 2008, invece, si potranno incassare in contanti somme fino a 500 euro
oltre il 30 giugno 2008 si potranno incassare in contanti solo ed esclusivamente somme fino a 100 euro
i conti correnti non dovranno essere dedicati esclusivamente all'attività professionale. Si potrà utilizzare un conto corrente sia per ricevere compensi lavorativi che per versare/prelevare somme riguardanti la propria vita personale e familiare.
Nel caso di accertamenti fiscali, non occorrera' dimostrare che talune entrate-uscite sono riconducibili alla sfera personale (e non professionale), purche' tali somme siano consone alle normali e congrue necessita' e abitudini personali.
Con la CIRCOLARE N. 28/E del 4 agosto 2006, l'Agenzia delle Entrate esprime i primi chiarimenti sugli adempimenti previsti dal Decreto l...
alle martedì, settembre 26, 2006
Imprese artigiane: modifiche alla disciplina delle agevolazioni ex legge 488.
Con circolare in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Ministero dello Sviluppo economico ha introdotto alcune modifiche ed integrazioni alla circolare 7 ottobre 2003, n. 946364.
(Circolare Ministero Sviluppo economico 19/09/2006, n. 9704)
Con circolare in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Ministero dello Sviluppo economico ha introdotto alcune modifiche ed in...
Iva "auto aziendali": entro il 15 dicembre le istanze di rimborso
Con il decreto legge n. 258 del 15 settembre 2006, il Consiglio dei ministri ha provveduto ad adottare le misure necessarie a regolamentare le richieste di rimborso conseguenti alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, emessa in data 14 settembre, e avente a oggetto la detraibilità dell'Iva pagata in dipendenza dell'acquisto di autovetture o motocicli strumentali all'attività d'impresa o di lavoro autonomo e delle relative riparazioni e manutenzioni.
La citata sentenza della Corte di giustizia ha ritenuto non compatibile con l'articolo 17, n. 7, prima frase della VI direttiva, del 17 maggio 1977, qualsiasi deroga nazionale al regime delle detrazioni d'imposta sul valore aggiunto, disposta senza aver preventivamente interpellato il Comitato consultivo dell'imposta sul valore aggiunto, istituito dall'articolo 29 della medesima direttiva.
Dando seguito alla decisione della Corte, che ha espressamente riconosciuto ai soggetti passivi, cui sia stato limitato dalla legislazione nazionale il diritto alla detrazione Iva, di poter ricalcolare il proprio debito d'imposta in modo conforme al predetto articolo 17, il governo ha emanato il decreto legge in commento, entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con il quale sono state stabilite le modalità per poter richiedere il rimborso dell'Iva pagata in relazione a tale fattispecie, nella misura in cui i beni e i servizi siano stati impiegati ai fini di operazioni soggette all'imposta.
Soggetti ammessi a presentare l'istanza sono i titolari di partita Iva che fino alla data del 13 settembre 2006 hanno effettuato acquisti e importazioni di beni e servizi indicati nell'articolo 19-bis1, comma 1, lettere c) e d), Dpr n. 633 del 26 ottobre 1972. Interessati, quindi, sono sia gli esercenti attività d'impresa, in forma individuale o societaria, sia gli esercenti arti e professioni anche in forma associata.
Oggetto dell'acquisto o dell'importazione devono, dunque, essere ciclomotori, motocicli, autovetture e autoveicoli, indicati nell'articolo 54, lettere a) e c), Dlgs 30 aprile 1992, n. 285, non compresi nell'allegata tabella B, o i relativi carburanti, lubrificanti, le attinenti prestazioni di servizi indicate nel comma 3, articolo 16, del Dpr n. 633/1972, e quelle di impiego, custodia, manutenzione e riparazione relative agli stessi beni.
Naturalmente, il fatto che la sentenza della Corte di giustizia si riferisca alla "misura in cui i beni e i servizi siano stati impiegati ai fini di operazioni soggette all'imposta" richiama il principio d'inerenza rispetto all'attività d'impresa, mentre per gli artisti e i professionisti è necessario tenere conto dell'uso promiscuo del mezzo.
L'istanza di rimborso dovrà essere presentata esclusivamente in via telematica entro il 15 dicembre 2006, a pena di decadenza, utilizzando un apposito modello che sarà approvato dal direttore dell'Agenzia delle entrate entro quarantacinque giorni dall'entrata in vigore del decreto legge in questione, ossia entro il 30 ottobre.
I dati da indicare e i documenti da porre a fondamento dell'istanza saranno individuati dal medesimo provvedimento direttoriale.
Occorre sottolineare che nel Dl n. 258/2006 è specificato che il modello di istanza di rimborso conterrà apposite sezioni per esporre i dati relativi agli altri tributi rilevanti al fine di determinare le somme effettivamente spettanti.
Non bisogna dimenticare, infatti, che la parte di Iva non detratta andava a incrementare il costo del bene strumentale, aumentando l'importo detraibile a titolo di quota d'ammortamento.
Il decreto legge, infine, esclude espressamente che, nel caso di specie, possano essere utilizzate le ordinarie procedure di detrazione dell'Iva, stabilite dagli articoli 19 e seguenti del Dpr n. 633/1972, e quelle di compensazione della stessa imposta, ai sensi dell'articolo 17, Dlgs n. 241 del 9 luglio 1997, cioè mediante il modello F24.
Con il decreto legge n. 258 del 15 settembre 2006, il Consiglio dei ministri ha provveduto ad adottare le misure necessarie a regolamentare...
Corte di giustizia: illegittime le limitazione alla detrazione IVA su auto e carburanti non utilizzati per fini principali d'impresa.
Uno Stato membro non è autorizzato ad adottare provvedimenti privi di limitazione temporale che deroghino al regime delle detrazioni IVA ex art 17, n. 7 della VI direttiva CE e senza la preventiva consultazione del comitato consultivo IVA.
(Corte Giust. CE Sentenza 14/09/2006, n. C-228/05)
Uno Stato membro non è autorizzato ad adottare provvedimenti privi di limitazione temporale che deroghino al regime delle detrazioni IVA e...
Versamenti - Termini - Entro la presentazione della dichiarazione
D: VORREI SAPERE SE POSSO VERSARE IL SALDO IRPEF ENTRO IL TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLA MIA DICHIARAZIONE.
R: se trasmette la dichiarazione cartacea tramite banca o posta dal 2 maggio al 31 luglio ovvero in via telematica entro il 31 ottobre, può versare entro il 20 giugno senza maggiorazione alcuna, dal 21 giugno al 20 luglio con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo. Può anche versare successivamente avvalendosi del ravvedimento operoso, e cioè: entro 30 giorni dalle scadenze indicate pagando il 3,75 per cento dell'importo dovuto a titolo di sanzione più gli interessi del 2,5 per cento con maturazione giorno per giorno; se versa oltre i 30 giorni, la sanzione dovuta è pari al 6 per cento.
Versamenti - Saldo - Importo minimo
D: DEVO VERSARE 8 EURO DI SALDO IRPEF?
R: a partire dal primo gennaio 2006, il versamento minimo da effettuarsi è pari a 12 euro.
Irpef - Scelta 5 per mille - Facoltà
D: SONO OBBLIGATO A DESTINARE IL 5 MILLE?
R: così come l'8 per mille, anche la scelta per la destinazione del 5 per mille non è un obbligo, ma una facoltà.
Oneri e detrazioni - Spese sanitarie - Occhiali da vista
D: LA SPESA PER GLI OCCHIALI DA VISTA E' DETRAIBILE?
R.: come previsto dalle istruzioni alla dichiarazione dei redditi, la spesa sostenuta per l'acquisto di occhiali da vista è interamente detraibile sia per la parte relativa alle lenti che per la montatura. Per la detrazione è necessario che ci sia la richiesta dell'oculista oppure l'attestazione sulla fattura da parte dell'ottico che l'acquisto della protesi (occhiali) serve per sopperire a una patologia del contribuente o dei suoi familiari a carico (circolare 12/05/2000, n. 95/E).
Oneri e detrazioni - Spese sanitarie - Ripartizione
D: NEL CASO DI DEDUZIONE PER FIGLIO A CARICO SUDDIVISA AL 50% TRA I DUE GENITORI, ANCHE LE SPESE MEDICHE DEL FIGLIO VANNO RIPARTITE NELLA STESSA MISURA?
R: il riparto della deduzione per figlio a carico al 50 per cento tra i due genitori indica che le spese relative al mantenimento del figlio sono state sostenute da tutti e due i soggetti, ma questo non implica che ogni spesa debba essere ripartita in pari misura tra i due. L'onere va ripartito nella proporzione in cui è stato effettivamente sostenuto. In questo caso, deve essere indicato sul documento comprovante l'onere la percentuale di ripartizione.
Oneri e detrazioni - Spese funebri - Sostenute dal genero
D: POSSO DETRARRE LA SPESA PER IL FUNERALE DEL SUOCERO?
R: sono detraibili al 19 per cento le spese funebri sostenute per il decesso dei familiari indicate nell'articolo 433 del Codice civile, degli affidati e affiliati (articolo 15, comma 1, lettera d, del Dpr n. 917/86); nell'elenco rientrano pertanto anche i suoceri.
Ristrutturazioni edilizie - Spese ammesse - Acquisto porta blindata
D: RIENTRA NELLA DETRAZIONE 41% LA SPESA RELATIVA ALL'ACQUISTO DI UNA PORTA BLINDATA?
R: la spesa sostenuta per l'acquisto e l'installazione della porta blindata è interamente detraibile nel rispetto delle modalità previste per usufruire della detrazione 41 per cento.
Ristrutturazioni edilizie - Rateizzazione - Immobile acquistato nel 2005
D: POSSO CONTINUARE NELLE RATE DEL 36-41% PER UN IMMOBILE ACQUISTATO NEL CORSO DEL 2005?
R: come previsto dalla circolare 12/05/2000, n. 95/E, chi possiede l'immobile al 31 dicembre dell'anno ha diritto alla detrazione per quel periodo d'imposta.
Ristrutturazioni edilizie - Superamento dei limiti - Termini per la trasmissione del modulo
D: ENTRO QUANTO TEMPO VA SPEDITO AL CENTRO OPERATIVO DI PESCARA IL MODULO RELATIVO AL SUPERAMENTO DELL'AMMONTARE DI EURO 51.645,68 PER I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE?
R: come previsto dalla legge n. 449/1997 e successive modifiche, l'attestazione del professionista relativa al superamento del limite di 51.645,68 euro deve essere inviata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all'anno d'imposta in cui è avvenuto il superamento.
Irpef - Redditi di fabbricati - Imputazione
D: HO AFFITTATO UN IMMOBILE PER LE OLIMPIADI 2006. MI E' STATO PAGATO UN ACCONTO A DICEMBRE 2005 E IL SALDO A FEBBRAIO 2006. L'ACCONTO 2005 QUANDO DEVE ESSERE DICHIARATO?
R: il reddito dei fabbricati viene calcolato separatamente per ciascuna unità immobiliare di cui si ha la disponibilità e in base all'effettivo utilizzo (articolo 36 del Dpr 917/86). Non rileva il momento dell'incasso del canone, che può anche non esserci come nel caso in cui i canoni di locazione risultanti dal contratto non vengono percepiti e, pur tuttavia, vanno ugualmente dichiarati fino alla sentenza di sfratto per morosità.
Irpef - Redditi di capitale - Interessi percepiti da cassa previdenziale
D: HO RICEVUTO UNA CERTIFICAZIONE IN BASE ALLA QUALE MI SONO STATI CORRISPOSTI DEGLI INTERESSI DA UNA CASSA PREVIDENZIALE. E' STATA INDICATA UNA RITENUTA DEL 12,5%. TALE IMPORTO VA INDICATO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI?
R: l'articolo 44, comma 1, lettera h), del Tuir, contiene una norma di chiusura, tesa a ricomprendere tra i redditi di capitale gli interessi e gli altri proventi che derivano da rapporti di impiego di capitale non riconducibili a quelli trattati nelle lettere precedenti, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto. Gli interessi imponibili, se corrisposti da sostituti d'imposta, devono, in base all'articolo 26, comma 5, Dpr 600/73, essere assoggettati alla ritenuta d'acconto del 12,50 per cento e concorrono alla formazione del reddito imponibile del percipiente. Pertanto vanno dichiarati nel rigo RL2 del modello Unico 2006 (rigo D2 del modello 730/2006).
Oneri e spese detraibili - Spese sanitarie - Medicinali omeopatici
D: E' POSSIBILE DETRARRE LE SPESE RELATIVE A MEDICINALI OMEOPATICI?
R: sì, è possibile detrarre le spese relative a medicinali omeopatici.
Oneri e spese detraibili - Spese sanitarie - Corso pre-parto
D: SONO DETRAIBILI LE SPESE PER CORSO PRE PARTO FATTO PRESSO L'ASL?
R: la spesa non rientra tra quelle tassativamente indicate come onere detraibile.
Oneri e spese detraibili - Interessi su mutui - Oneri accessori
D: NEL 2005 AVVIENE L'ACQUISTO DI IMMOBILE DA DESTINARE AD ABITAZIONE PRINCIPALE CON STIPULA DEL MUTUO. NEL 2005 VENGONO SOSTENUTI SOLO ONERI ACCESSORI AL MUTUO (SPESE NOTARILI, ISTRUTTORIA, ETC.) MA NON VENGONO PAGATE RATE DI MUTUO. SI POSSONO DETRARRE DAL 730 SOLO GLI ONERI ACCESSORI?
R: come da istruzioni dei modelli 730 e Unico PF, è possibile detrarre anche solo oneri accessori, a prescindere dalla scadenza delle rate di mutuo.
Oneri e spese detraibili - Interessi su mutui - Coniugi in regime di separazione
D: UNA MOGLIE HA ACQUISTATO UN IMMOBILE DA DESTINARE AD ABITAZIONE PRINCIPALE AL 100% CON REGIME DI SEPARAZIONE DEI BENI E LA BANCA HA INTESTATO IL MUTUO ANCHE AL MARITO. LA MOGLIE NON E' FISCALMENTE A CARICO DEL MARITO. CHI DETRAE GLI INTERESSI PASSIVI SUL MUTUO?
R: soddisfatti gli altri requisiti di legge, per poter detrarre gli interessi passivi su mutuo il contribuente deve: 1) essere acquirente, anche in quota, dell'abitazione e intestatario del contratto di mutuo, 2) aver sostenuto la spesa degli interessi passivi. Ciò premesso, nel caso prospettato, il marito non può detrarre perché è intestatario del mutuo ma non acquirente, e la moglie può detrarre solo il 50 per cento, in quanto in caso di mutuo cointestato la quota degli interessi passivi rimasta a suo carico si considera pari alla metà.
Oneri e detrazioni - Spese per frequenza asili nido - Asili privati
D: E' POSSIBILE INDICARE COME SPESA DETRAIBILE LA RETTA DI UN ASILO NIDO PRIVATO?
R: la Finanziaria 2006, comma 335, prevede una detrazione del 19 per cento su un importo massimo di 632 euro annui per ogni figlio per le rette pagate nel 2005 per la frequenza di asili nido. E' possibile usufruire del beneficio fiscale in relazione a qualsiasi asilo nido, sia pubblico che privato (circolare n. 6/E del 13/02/2006, paragrafo 2.1).
Ristrutturazioni edilizie - Condominio - Certificazione rilasciata a un solo coniuge
D: UN CONTRIBUENTE POSSIEDE INSIEME ALLA MOGLIE UN'UNITA' IMMOBILIARE SITA IN UN CONDOMINIO CHE HA ESEGUITO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE PER I QUALI SI INTENDE FRUIRE DELLA DETRAZIONE DEL 41%. L'AMMINISTRATORE DEL CONDOMINIO HA RILASCIATO LA CERTIFICAZIONE DEL RIPARTO DELLE SPESE INTESTANDOLA AL SOLO MARITO. LA MOGLIE CHE HA PARTECIPATO ALLA SPESA PUO' DETRARRE UNA QUOTA?
R: come chiarito con circolare n. 122 del 1/6/1999, paragrafo 4.6, la moglie può detrarre la quota di spesa da lei sostenuta a condizione che attesti sul documento rilasciato dall'amministratore il suo effettivo sostenimento e la percentuale di ripartizione.
Oneri deducibili - Polizza RC auto - Contributo Ssn
D: LA POLIZZA RC AUTO E' UN ONERE DEDUCIBILE?
R: è deducibile il solo contributo al Servizio sanitario nazionale rilevabile dalla polizza RC auto, che va indicato nel rigo RP19 del modello Unico.
Versamenti - Termini - Entro la presentazione della dichiarazione D: VORREI SAPERE SE POSSO VERSARE IL SALDO IRPEF ENTRO IL TERMINE DI PRE...
Quesito del cliente - Decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006
Ai sensi della circolare n.28/E emessa dall'agenzia delle entrate il 4 agosto 2006 che ha come oggetto il decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006 i titolari di partita IVA devono obbligatoriamente far affluire su un conto corrente bancario i propri compensi riscossi nell'esercizio della funzione professionale.
Vorrei sapere se questa obbligatorietà è già operativa o se, come mi è stato detto, lo sarà solo dall'1 ottobre o addirittura dall'1 gennaio.
Ai sensi della circolare n.28/E emessa dall'agenzia delle entrate il 4 agosto 2006 che ha come oggetto il decreto legge n. 223 del 4 lug...
Quesito del cliente - Conto corrente dedicato
Vorrei gentilmente sapere se secondo le nuovi disposizioni dettate dal Decreto Legge 223/2006 sulle liberalizzazioni sono
obbligato a tenere un conto dedicato esclusivamente per le attività svolte da libero professionista, o posso continuare ad utilizzare il mio conto personale ?
Il Titolo III Art.35 al punto 12, del suddetto decreto, recita:
12. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti: «I soggetti di cui al primo comma sono obbligati a tenere uno o piu' conti correnti bancari o postali ai quali affluiscono, obbligatoriamente, le somme riscosse nell'esercizio dell'attivita' e dai quali sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese. I compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre modalita' di pagamento bancario o postale nonche' mediante sistemi di pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro.».
Vorrei gentilmente sapere se secondo le nuovi disposizioni dettate dal Decreto Legge 223/2006 sulle liberalizzazioni sono obbligato a tenere...
Quesito del cliente - Registrazione contratti di locazione soggetti ad IVA
Un contratto di locazione di un negozio, soggetto ad IVA, già registrato a tassa fissa in fase di stipula, deve essere ri-registrato alla luce del decreto Bersani?
Un contratto di locazione di un negozio, soggetto ad IVA, già registrato a tassa fissa in fase di stipula, deve essere ri-registrato alla lu...
STUDI DI SETTORE: limiti della loro applicazione
Un’importante sentenza della Cassazione (n. 17229/2006 del 28 luglio scorso) si pronuncia circa l’attendibilità degli studi quali “strumento accertativo”. Facendo chiarezza sulla portata dell’automatismo accertativo, i giudici hanno ritenuto prive di pregio le motivazioni dell’Amministrazione finanziaria circa la validità di presunzione dello studio applicato al contraddittorio con il contribuente, laddove, queste, si limitano a riaffermare che gli studi utilizzati riguarderebbero “la specifica realtà nella quale s’inserisce l’azienda”. Per la Corte non si può ritenere sufficiente uno studio per operare un accertamento, in quanto esso altro non è che “mero supporto razionale offerto dall’amministrazione al giudice, paragonabile ai bollettini di quotazioni di mercato, ai notiziari ISTAT, in cui è possibile reperire dati medi presuntivamente esatti”.
Un’importante sentenza della Cassazione (n. 17229/2006 del 28 luglio scorso) si pronuncia circa l’attendibilità degli studi quali “strumento...
alle lunedì, settembre 25, 2006
alle martedì, settembre 12, 2006
Leasing traslativo: dai giudici istruzioni sulla contabilizzazione.
La distinzione giuridica fra leasing "traslativo" e "di godimento", ormai consolidata nelle argomentazioni della Corte di cassazione, permette ai giudici di legittimità di affermare le regole di corretta contabilizzazione degli oneri accessori al contratto di leasing.
Con la sentenza n. 17195 del 10 gennaio 2006, depositata lo scorso 28 luglio, la Suprema corte afferma che, in presenza di un contratto di leasing di tipo traslativo, i costi sostenuti dalla concedente sono direttamente imputabili al bene oggetto del contratto atipico e, quindi, è necessario che gli stessi siano capitalizzati, accrescendo il valore di bilancio del citato bene concesso in leasing, e assieme a esso ammortizzati.
La prima tipologia di leasing, si realizza quando il contratto "si inquadra, secondo la volontà delle parti, in una funzione di finanziamento a scopo di godimento del bene per la durata del contratto, conforme alla potenzialità economica del bene stesso, onde i canoni costituiscono esclusivamente il corrispettivo di tale godimento" (Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 65 del 3 luglio 1992, depositata il 7 gennaio 1993).
Secondo le indicazioni della Corte, le principali caratteristiche strutturali del leasing cosiddetto "tradizionale" o "di godimento" sono individuabili nei seguenti elementi:
ha a oggetto beni o impianti, strumentali all'esercizio dell'impresa utilizzatrice, dei quali è ragionevolmente prevedibile il superamento tecnologico prima della fine del contratto
l'interesse principale dell'utilizzatore è quello di ottenere la disponibilità del bene stesso e il potere di sfruttamento, senza esborso di capitali rilevanti e fino alla pressoché totale obsolescenza di esso
il valore residuale del bene è minimo e corrisponde all'altrettanto modesto prezzo di opzione per l'acquisto della proprietà allo scadere del contratto.
In particolare, la funzione economica di questa tipologia di contratto si concentra nello scopo di godimento del bene, mentre viene posto in posizione marginale l'opzione di riscatto finale che prevede un prezzo pressoché nullo del bene.
L'irrilevanza del valore di riscatto comporta che la quantificazione dei canoni periodici è effettuata tenuto conto dell'obsolescenza economica del bene, con gli stessi che non comprenderanno mai parte del valore finale del bene oggetto del contratto atipico.
La seconda tipologia di leasing, individuata dalla Cassazione, si realizza quando "le parti al momento della formazione del consenso prevedono che il bene, avuto riguardo alla sua natura, all'uso programmato e alla durata del rapporto, è destinato a conservare, alla scadenza contrattuale, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l'utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di opzione, sicché il trasferimento del bene all'utilizzatore non costituisce, come nel leasing tradizionale, un'eventualità del tutto marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione assegnata dalle parti al contratto" (Cassazione, sezione I, 12 luglio 2001, n. 9417; Cassazione, sezione III, 4 luglio 1997, n. 6034; Cassazione, sezioni unite, 7 gennaio 1993, n. 65).
L'elemento principale che permette di individuare questa seconda tipologia del leasing è dato dal fatto che i beni oggetto del contratto conservano allo scadere dello stesso un considerevole valore economico residuo, di norma superiore al prezzo pattuito per l'opzione.
Le principali caratteristiche di questa fattispecie negoziale sono state così individuate dai giudici di legittimità nella sentenza già citata del 3 luglio 1992, n. 65:
non vi è coincidenza temporale tra il periodo di obsolescenza tecnica ed economica del bene e quello di durata del contratto
la sproporzione tra il valore residuo del bene stesso e il prezzo di opzione costituisce la situazione di fatto che dimostra come la volontà originaria delle parti è diretta principalmente a realizzare il trasferimento della proprietà del bene al termine del rapporto
l'importo dei canoni contiene anche una quota del prezzo finale, essendo le vendita elemento essenziale del contratto, e il valore globale dei canoni corrisponde al valore complessivo del bene
la concessione in godimento assume una funzione strumentale rispetto alla vendita
la conservazione della proprietà del bene in capo al finanziatore fino alla scadenza del contratto indica lo scopo di garanzia rispetto alla riscossione di tutti i canoni.
La suddivisione giuridica fra le due tipologie di contratto di leasing ha permesso alla Corte di cassazione di inquadrare le numerosissime fattispecie del contratto atipico di leasing all'interno delle norme che regolano i contratti tipici.
In particolare, per mezzo della su esplicitata bipartizione, i giudici hanno affermato che, in presenza di "leasing traslativo":
è applicabile la norma che disciplina la risoluzione del contratto di vendita con riserva di proprietà - articolo 1526 del Codice civile - e, conseguentemente, inapplicabile il regime di cui all'articolo 1458, comma 1, c.c. (Cassazione, sentenze n. 12317 del 15 marzo 2005, n. 18229 del 9 ottobre 2003, n. 2069 del 23 gennaio 2000, n. 6663 del 19 luglio 1997,)
ai fini Invim, per determinare il valore di un immobile venduto che fosse stato oggetto di un leasing immobiliare, è necessario tenere conto, oltre che del prezzo di riscatto, anche di quella parte dell'importo dei canoni corrisposti nel corso della durata contrattuale, che rappresentano un parte del valore finale del bene (Cassazione, sentenze n. 12594 del 22 marzo 2006, n. 6554 del 24 aprile 2003, n. 1160 del 27 gennaio 2003, n. 6151 del 15 ottobre 2002, n. 5711 del 31 gennaio 2001, n. 12673 del 18 dicembre 1998).
Cenni di confronto con le definizioni Ias/Ifrs
E' possibile fare un parallelo fra la dicotomia generata dalle definizioni della Suprema corte e la distinzione fra leasing operativo e leasing finanziario prevista dallo Ias n. 17.
In particolare, il criterio fondamentale suggerito dai principi contabili internazionali, per distinguere le due citate tipologie di leasing è la verifica del trasferimento dell'economic ownership al soggetto utilizzatore del bene.
Il trasferimento di tutti i rischi e benefici dell'operazione può essere valutato in presenza di alcune condizioni, esplicitate all'interno dello Ias 17, fra le principali:
la proprietà del bene si trasferisce al locatario al termine del contratto
il locatario ha l'opzione di acquisto del bene a un prezzo che ci si attende sia sufficientemente inferiore al fair value alla data alla quale si può esercitare l'opzione, cosicché, all'inizio del leasing, è ragionevolmente certo che essa sarà esercitata
la durata del leasing copre la maggior parte della vita economica del bene anche se la proprietà non è trasferita
all'inizio del leasing, il valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il leasing equivale almeno al fair value del bene locato
i beni locati sono di natura così particolare che solo il locatario può utilizzarli senza dovere apportare loro importanti modifiche.
Da questi elementi può ravvisarsi un'omologia tra il binomio della Corte di cassazione, leasing "di godimento" o "traslativo", e il binomio, operativo o finanziario, adottato invece nella redazione dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs).
La sentenza della Corte di cassazione n. 17195 del 10 gennaio 2006 (depositata il 28/7/2006)
La controversia trae origine dalla contabilizzazione di una serie di costi accessori ai contratti di leasing (spese su importazione beni in leasing, spese notarili immobili da recuperare, altre spese recuperabili, spese registrazione contratti, marche da bollo su contratti, spese trasporto e magazzinaggio), che la società ricorrente, immediatamente dopo il loro sostenimento, addebitava ai propri clienti con una doppia scrittura sul medesimo "conto interessi", per evitare di rimanere incisa da costi che riteneva a carico dei propri clienti.
Di contro, gli accertatori ritenevano che i citati costi fossero qualificabili quali "oneri di diretta imputazione" ai beni concessi in leasing e che, di conseguenza, dovessero essere capitalizzati e ammortizzati unitamente al cespite. Operazione contabile che, nei fatti oggetto della pronuncia, non poteva avere rilevanza ai fini fiscali, in quanto, dalla verifica effettuata, emergeva la mancata iscrizione dei beni nel registro cespiti.
Nell'affrontare il problema interpretativo posto al proprio vaglio dalla società concedente, la Corte di cassazione analizza il contratto di leasing che regola i rapporti fra la ricorrente e i propri clienti, ritenendo che lo stesso s'inquadri nella tipologia "dei contratti di leasing cosiddetto traslativo" (Cassazione, sezione I, 12 luglio 2001, n. 9417; Cassazione, sezione III, 4 luglio 1997, n. 6034; Cassazione, sezioni unite, 7 gennaio 1993, n. 65).
La principale funzione economica di questa tipologia di contratto di leasing si concretizza nel trasferimento della proprietà del bene che avviene solo al momento della conclusione del contratto, e cioè all'atto del pagamento del prezzo di riscatto.
In particolare, i giudici di legittimità ritengono che "l'oggetto materiale concesso in leasing a terzi appartiene al concedente (quindi, nel caso, alla società contribuente) sino al momento in cui viene esercitato il diritto di riscatto dello stesso da parte di tal terzo" (Cassazione, sezione I, 9 aprile 2003, n. 5552).
La corretta contabilizzazione dei costi oggetto della controversia è proprio legata all'individuazione del soggetto a cui appartiene il bene. Nella fattispecie esaminata, la Corte afferma che "per effetto dell'appartenenza alla società concedente sino al trasferimento della proprietà del bene all'utilizzatore" detti componenti negativi, recuperati dall'ufficio, "vanno considerati costi afferenti al bene specifico per il quale sono stati sostenuti, e, quindi, rappresentano "oneri di diretta imputazione" perché particolari di ciascun bene".
Inoltre, la Cassazione utilizza le scelte contabili del ricorrente ("contabilizzava le spese nel conto di interesse, annotando l'immediato riaddebito per pari importo al cliente utilizzatore nella sezione 'avere' dello stesso conto") come indizio della diretta imputabilità dei costi in esame ai singoli beni concessi in leasing.
Riassumendo, essendo il contratto di leasing stipulato dalla ricorrente un contratto di tipo traslativo, in cui la funzione principale è il trasferimento della proprietà, e tenuto conto che detto trasferimento avviene esclusivamente al momento dell'esercizio del potere di riscatto, tutti gli oneri di diretta imputazione ai singoli beni che si manifestano prima di tale momento dovevano essere capitalizzati e ammortizzati dalla società concedente.
La distinzione giuridica fra leasing "traslativo" e "di godimento", ormai consolidata nelle argomentazioni della Cort...
Iva auto. Pesanti condanne per l'Italia.
Giovedì prossimo la Corte di Giustizia europea si pronuncerà sulla legittimità delle limitazioni imposte dal Fisco italiano alla detraibilità dell’Iva sulle autovetture di imprese e professionisti. Con ogni probabilità il Governo verrà condannato, per giunta con effetto retroattivo immediato per tutti i contribuenti, almeno dall’anno di imposta 2003. Il minor gettito, secondo le prime stime, dovrebbe aggirarsi intorno a 10.056 miliardi di Euro.
Giovedì prossimo la Corte di Giustizia europea si pronuncerà sulla legittimità delle limitazioni imposte dal Fisco italiano alla detraibil...
Scadenzario ottobre 2006.
alle venerdì, settembre 08, 2006
Incentivi all'esportazione considerati aiuti di Stato.
Deduzioni per le spese sostenute per la partecipazione a fiere organizzate all'estero
L'agevolazione, introdotta al comma 1, lettera b), dell'articolo 1, del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269 ("Tecno-Tremonti"), convertito con legge 24 novembre 2003, n. 326, ha disposto la "detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, tecnologia digitale, export, quotazione in borsa, stage aziendali per studenti " e, in particolare, ha previsto che "Per i soggetti in attività alla data di entrata in vigore del presente decreto, in aggiunta alla ordinaria deduzione è escluso dall'imposizione sul reddito d'impresa: b) l'importo delle spese direttamente sostenute per la partecipazione espositiva di prodotti in fiere all'estero; sono comunque escluse le spese per sponsorizzazioni ".
Decisioni dell'Unione europea contro gli aiuti di Stato
Con decisione del 14 dicembre 2004, notificata con il numero C(2004) 4746, la Commissione europea ha ritenuto che le agevolazioni fiscali concesse dall'Italia attraverso le citate disposizioni costituissero aiuto di Stato al funzionamento, al quale non è applicabile alcuna deroga. Poiché un aiuto di Stato illegittimamente concesso è incompatibile con il mercato comune, la Commissione ha concluso (al punto 44) che: "per procedere al recupero degli aiuti eventualmente già messi a disposizione dei beneficiari, che l'Italia intimi ai potenziali beneficiari del regime, entro due mesi dalla presente decisione, di rimborsare gli aiuti, maggiorati di interessi, a norma del regolamento (CE) n. 794/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004 ".
In un passaggio successivo dell'Atto (punto 46), l'Organismo europeo ha fatto salve le spese sostenute, per la partecipazione alle fiere organizzate all'estero, dalle piccole e medie imprese ("la presente decisione riguarda il regime in quanto tale e deve essere eseguita immediatamente, compreso il recupero degli aiuti concessi a norma del regime. Ciò non pregiudica tuttavia la possibilità che tutti o una parte degli aiuti concessi in casi individuali vengano considerati compatibili, in particolare ai sensi dell'articolo 5, lettera b) del regolamento di esenzione per categoria relativo agli aiuti alle PMI ").
Il recepimento della decisione della Commissione europea
Il comma 1, articolo 15, della legge 25 gennaio 2006, n. 29, ha interrotto, a decorrere dal periodo d'imposta che all'entrata in vigore della legge medesima non ha ancora visto spirare il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, il regime degli aiuti in esame. Il successivo comma 2 ha previsto l'emanazione di un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, recante le modalità applicative per l'autoliquidazione e il versamento degli importi delle imposte non corrisposte dai soggetti che hanno fruito del regime di agevolazione fiscale, di cui al comma 1, lettera b), dell'articolo 1 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269.
Il provvedimento direttoriale è stato emanato il 6 aprile 2006 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2006, n. 86) e ha previsto l'invio telematico, da parte degli interessati, all'Agenzia delle entrate, entro novanta giorni dalla emanazione del provvedimento medesimo, di un modello per attestare, ai sensi dell'articolo 47, Dpr 28 dicembre 2000, n. 445, gli elementi necessari per l'individuazione dell'aiuto illegittimamente fruito.
Alla scadenza dei novanta giorni predetti, lo stesso provvedimento ha fissato il termine di un periodo di ulteriori sessanta giorni, entro il quale i soggetti beneficiari degli aiuti indebiti dovranno procedere all'autoliquidazione e al versamento degli importi relativi alle imposte non corrisposte per effetto del regime agevolativo ritenuto incompatibile con il mercato unico.
Tuttavia, il comma 5 dell'articolo 15 della legge 29/2006, recependo il punto 46 della decisione della Commissione, ha riconosciuto la compatibilità degli aiuti concessi a favore delle piccole e medie imprese, per la partecipazione a fiere organizzate all'estero, che agiscono nel rispetto delle condizioni di cui all'articolo 5, lettera b), del regolamento Ce n. 70/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001.
Come ottemperare agli obblighi
I versamenti dovranno essere effettuati mediante il modello F24, utilizzando il codice tributo 5046. Per quanto riguarda gli interessi, cui si applica il tasso calcolato secondo le disposizioni di cui al regolamento Ce 794/2004 del 21 aprile 2004, dovranno essere versati utilizzando il codice tributo 5047. Per ogni versamento, dovrà essere indicato l'anno di competenza cui l'imposta o gli interessi si riferiscono.
Deduzioni per le spese sostenute per la partecipazione a fiere organizzate all'estero L'agevolazione, introdotta al comma 1, lette...
Ammessa la cessione parziale per credito IVA.
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 103/E chiarisce che il credito IVA chiesto a rimborso può essere ceduto parzialmente per la parte liquidata dall'ufficio fiscale e che eccede il limite massimo di 516.456,90 Euro erogabile dal concessionario della riscossione direttamente al contribuente. La parte che supera tale importo, dunque, potrebbe essere ceduta risparmiando i tempi lunghi dell'attesa per l'erogazione da parte dell'ufficio fiscale.
L'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 103/E chiarisce che il credito IVA chiesto a rimborso può essere ceduto parzialmente per ...
Studi di settore sotto controllo.
Tra le misure allo studio dei tecnici dell'Agenzia delle Entrate vi è anche quella relativa all'aggiornamento triennale degli studi di settore e la previsione di sanzioni più pesanti per chi dichiara dati falsi. Procede inoltre l'elaborazione della circolare esplicativa per i nuovi obblighi di versamento telematico dove dovrebbero trovare posto anche alcuni chiarimenti sull'anagrafe dei conti correnti.
Tra le misure allo studio dei tecnici dell'Agenzia delle Entrate vi è anche quella relativa all'aggiornamento triennale degli studi ...
Consolidato nazionale e mondiale 2006 (ultima parte).
Quadro CK
Con l'approvazione del modello di dichiarazione Cnm 2006, riservato ai soggetti ammessi alla tassazione di gruppo, fa il suo esordio anche il nuovo quadro CK, che deve essere utilizzato dall'ente o società consolidante per l'indicazione dell'eccedenza Ires risultante dalla presente dichiarazione eventualmente ceduta, ai sensi dell'articolo 43-ter del Dpr n. 602 del 1973, ad altre società del gruppo.
La novità in argomento trova giustificazione anche alla luce dell'interpretazione fornita dall'Agenzia delle entrate con circolare del 18 luglio 2005, n. 35, in riferimento all'ultimo periodo del secondo comma dell'articolo 118 del Tuir. Detta disposizione prevede espressamente che, anche nel peculiare ambito della tassazione di gruppo, "resta ferma l'applicabilità delle disposizioni di cui all'articolo 43-ter del Dpr 29 settembre 1973, n. 602".
A parere dell'Agenzia, con tale norma, il legislatore ha voluto precisare che nessuna preclusione sussiste alla possibilità per la consolidante di trasferire alle altre società rientranti nel consolidato fiscale, nonché nella più ampia definizione di gruppo stabilita dal citato articolo 43-ter, l'eventuale eccedenza Ires scaturente dalla dichiarazione dei redditi di gruppo, modello Cnm.
Tra l'altro, la cessione di cui sopra può essere effettuata anche nei confronti della consolidante stessa, al fine di compensare la predetta eccedenza con i propri debiti tributari e previdenziali, ai sensi dell'articolo 17 del Dlgs n. 241 del 1997.
Un'ulteriore precisazione contenuta nella citata circolare n. 35 riguarda il requisito temporale, previsto dal comma 4 dell'articolo 43-ter del Dpr n. 602 del 1973. Secondo l'Agenzia delle entrate, infatti, la necessità che la società cessionaria sia controllata fin dall'inizio del periodo di imposta precedente a quello cui si riferiscono i crediti di imposta ceduti, requisito più gravoso rispetto alla durata minima del rapporto di controllo richiesta per aderire alla tassazione consolidata, deve realizzarsi non solo nell'ipotesi in cui la consolidante intenda attribuire eccedenze Ires prodotte dal consolidato a società appartenenti al più ampio gruppo individuato dall'articolo 43-ter, ma anche qualora le predette eccedenze siano attribuite a società che rientrano nel perimetro di consolidamento, di cui agli articoli 117 e seguenti del Tuir.
Con riferimento alla struttura del quadro in commento, si evidenzia che lo stesso si compone di due sezioni. La prima è da utilizzare per l'indicazione del codice fiscale e dell'importo dell'eccedenza Ires, scaturente dalla presente dichiarazione, ceduta ai soggetti che abbiano optato per il consolidato fiscale (compresa eventualmente la consolidante).
La seconda, invece, è riservata all'indicazione degli stessi dati di cui sopra, ma con riferimento ai cessionari che, pur non avendo optato per la tassazione consolidata, sono comunque ricompresi nella nozione di gruppo, di cui al citato articolo 43-ter del Dpr n. 602 del 1973.
Il presente quadro si compone di tre prospetti, di cui il primo è destinato ad accogliere il riepilogo delle perdite non compensate formatesi in costanza di consolidato, il secondo è riservato all'indicazione delle perdite che ciascuna società del gruppo ha apportato al consolidato, mentre nell'ultimo vanno riassunti i dati comunicati dalla consolidante alle società consolidate rilevanti ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 128 del Tuir.
Rispetto alla versione dello scorso anno, il quadro in esame è rimasto sostanzialmente invariato. Le uniche novità di rilievo sono quelle che hanno interessato l'ultimo prospetto, nel quale sono state aggiunte due colonne al fine di integrare il riepilogo dei dati che la consolidante comunica alle società controllate, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, del decreto del 9 giugno 2004.
Al riguardo, è utile ricordare che, in base al citato articolo 128 del Tuir, le società consolidate (esclusa la controllante) che abbiano subito nei dieci periodi d'imposta antecedenti a quello di inizio della tassazione di gruppo perdite patrimoniali, causate da rettifiche di valore e accantonamenti fiscalmente non deducibili, devono procedere al riallineamento degli elementi dell'attivo e del passivo, se rispettivamente superiori o inferiori a quelli contabili, qualora a seguito delle predette perdite il soggetto partecipante abbia dedotto fiscalmente le svalutazioni relative alle partecipazioni detenute direttamente nelle predette società consolidate.
Le svalutazioni rilevanti, ai fini dell'applicazione della disposizione in commento, sono quelle dedotte nel periodo d'imposta antecedente a quello dal quale ha inizio la tassazione di gruppo e nei nove precedenti, da parte della società o ente consolidante e delle società controllate che partecipano al consolidato Ires o che, pur non avendo esercitato l'opzione, hanno i requisiti per parteciparvi. Il decreto ministeriale 9 giugno 2004 ha precisato, inoltre, che rilevano anche le partecipazioni trasferite dai predetti soggetti a società con i medesimi requisiti, nonché quelle detenute da società o enti che controllano, direttamente o indirettamente, la società consolidante ai sensi dell'articolo 117 del Tuir.
Il riallineamento dei valori fiscali della controllata, rispetto ai corrispondenti valori contabili, deve essere effettuato ripartendo su ciascun elemento patrimoniale il minore importo tra le svalutazioni dedotte e le perdite d'esercizio, per la parte determinata da rettifiche di valore e accantonamenti fiscalmente irrilevanti, che hanno determinato tali svalutazioni. A tal proposito, il terzo comma dell'articolo 16 del citato decreto 9 giugno 2004 dispone che l'ente o società consolidante proceda a individuare e a comunicare alle società consolidate interessate detto minor importo, con riferimento a ciascuno dei periodi d'imposta interessati dalla presente disposizione.
Ai fini dichiarativi, la consolidante deve compilare la presente sezione del quadro CS, nel quale vanno riassunti i dati già comunicati alle società controllate. Come sopra anticipato, rispetto alla versione dello scorso anno sono state inserite due nuove colonne (2 e 4) in aggiunta alle colonne 1 e 3 già presenti nel precedente modello (nella colonna 1 va indicato il codice fiscale delle consolidate le cui partecipazioni sono state oggetto di svalutazione, in colonna 3 l'ammontare complessivo delle svalutazioni rilevanti).
Con riferimento ai nuovi dati richiesti, si precisa che nella colonna 2 deve essere riportato, con riferimento a ciascuna società partecipata interessata, l'ammontare complessivo delle perdite di esercizio generatesi nel periodo monitorato dalla presente disposizione, e per la parte determinata da rettifiche di valore e accantonamenti temporaneamente indeducibili.
Nella colonna 4, infine, va indicato l'ammontare complessivo dei minori valori tra la perdita della società consolidata e la corrispondente svalutazione, operata con riferimento a ciascuno dei periodi d'imposta rilevanti. Per tale motivo, il dato qui richiesto non corrisponde necessariamente al minore importo tra quanto indicato in colonna 2 e 3, visto che in tali colonne vanno riportati gli importi complessivi ottenuti sommando i dati relativi a ciascun anno monitorato.
Quadro CK Con l'approvazione del modello di dichiarazione Cnm 2006, riservato ai soggetti ammessi alla tassazione di gruppo, fa il suo...
Cerca le domande dei clienti.
Digita sul campo ricerca del blog le parole "quesito del cliente" e troverai tutte le domande che i visitatori ci hanno chiesto di pubblicare. Rispondi tramite commento. Crei un gruppo di discussione fra colleghi e nel contempo risolvi un problema.
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Quesito del cliente - Libri e registri.
Devo compilare i seguenti libri e registri relativamente allo scorso anno. Mi potete confermare se la procedura che ho indicato è quella corretta?Vi ringrazio in anticipo.
Su fogli mobili formato A4 con numerazione pagine 2005/1, 2005/2, 2005/3, ecc...- Bilancio CEE 31/12/2005 abbreviato con valori espressi in unità di Euro- Allegati al bilancio con valori espressi in centesimi di Euro (oppure devono essere espressi in unità di Euro?)- Nota Integrativa al bilancio datata 31/03/2006
REGISTRO VERBALI DELLE ASSEMBLEE
Su registro tipo Buffetti o similare- Relazione dell´Amministratore Unico (Ai sensi dell´articolo 2435bis Codice Civile il sottoscritto Amministratore Unico, ............., dichiara di avvalersi della facoltà di non compilare la relazione prevista dall´articolo 2428 Codice Civile avendo redatto la nota integrativa riportandola in allegato al bilancio nel libro inventari della nostra società.) datata 31/03/2006- Verbale di approvazione bilancio datato 30/04/2006- Verbale determinazione compenso Amministratore Unico per l´anno 2006 da fare entro fine anno (è possibile stabilire tale compenso entro il 31/12/06 invece che nel verbale del 30/04/06?)
Su registro tipo Buffetti o similare.Non deve essere sottoposto a vidimazione iniziale e non è soggetto all´imposta di bollo; praticamente una volta acquistato il registro non si deve fare altro che compilarlo.Le spese di manutenzione e riparazione eccedenti il limite del 5% devono essere indicate sul registro? In caso affermativo mi potete fare un esempio concreto?
Devo compilare i seguenti libri e registri relativamente allo scorso anno. Mi potete confermare se la procedura che ho indicato è quella cor...
alle giovedì, settembre 07, 2006
IVA. Mancato avvio dell'attività.
Una volta definita la detraibilità dell'IVA sugli acquisti effettuati durante la fase propedeutica di organizzazione dell'impresa, occorre ulteriormente accertare - in base alle prove che il contribuente è tenuto a fornire - che l'attuata acquisizione di beni e servizi sia coerente con tale finalità organizzativa e, quindi, inerente - benché indirettamente e strumentalmente - agli scopi aziendali.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 26/07/2006, n. 17079).
Una volta definita la detraibilità dell'IVA sugli acquisti effettuati durante la fase propedeutica di organizzazione dell'impresa, o...
Contenzioso. Atti soggetti a notificazione.
L'art. 7, comma 3, legge n. 664/1986 - in base al quale, per la trasmissione a distanza degli atti relativi agli affari contenziosi, l'Avvocatura dello Stato può avvalersi dei mezzi di telecomunicazione, essendo sufficiente la firma del titolare dell'ufficio ricevente - trova applicazione anche agli atti giudiziari per i quali è richiesta la notificazione.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 09/08/2006, n. 18025).
L'art. 7, comma 3, legge n. 664/1986 - in base al quale, per la trasmissione a distanza degli atti relativi agli affari contenziosi, l&#...
Solo soggetti Iva nell'elenco fornitori.
Il decreto legge 223/2006, aggiungendo il comma 4-bis all'articolo 8-bis del Dpr 322/1998, reintroduce uno specifico obbligo dichiarativo a carico parte dei soggetti Iva, in precedenza soppresso, aggiornandolo secondo gli attuali strumenti informatici a disposizione.L'adempimento è rappresentato dall'invio dell'elenco dei soggetti verso i quali sono state emesse fatture (cessioni e prestazioni), nonché di quello relativo ai soggetti da cui sono stati effettuati acquisti rilevanti ai fini Iva. Pertanto, la norma prevede che, mentre per le fatture emesse siano rilevati tutti i soggetti riceventi le stesse, per gli acquisti si faccia riferimento esclusivamente ai soggetti titolari di partita Iva.Relativamente al primo obbligo, però, allo scopo di renderlo meno oneroso, è previsto che, per il primo anno di applicazione (2006), siano indicati i soli soggetti titolari di partita Iva.L'invio degli elenchi deve essere effettuato, esclusivamente per via telematica, entro sessanta giorni dal termine ultimo per la trasmissione della comunicazione annuale dati Iva (la cui scadenza è fissata al 28 febbraio), quindi entro il 29 aprile.Tuttavia, tale termine, su disposizione del direttore dell'Agenzia delle entrate, per esigenze di "natura esclusivamente tecnica", potrà essere differito, anche con riferimento a una determinata categoria di contribuenti.In ciascun elenco, vanno riportati, per ogni soggetto, il codice fiscale e l'importo complessivo delle operazioni effettuate, al netto delle note di variazioni ex articolo 26 del Dpr 633/72.Oltre all'imponibile e all'imposta è, altresì, fatto obbligo di indicare le operazioni non imponibili (ad esempio, le esportazioni) e quelle esenti, cioè quelle espressamente individuate nell'articolo 10 del Dpr 633/72.Il disposto normativo, in ogni caso, rimette a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate l'individuazione degli elementi informativi da indicare negli elenchi e le modalità tecniche di invio.La disposizione in esame ha l'evidente scopo di migliorare e ampliare gli strumenti di controllo e di contrasto all'evasione.Ricordiamo, a tale proposito, che l'Amministrazione finanziaria, ai sensi dell'articolo 54 del Dpr 633/72, può disporre la rettifica della dichiarazione annuale "quando ritiene che ne risulti un'imposta inferiore a quella dovuta ovvero una eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quella spettante".In linea generale, la suddetta norma dispone che, quando l'infedeltà della dichiarazione non emerga direttamente dalla medesima o dal confronto con quelle degli anni precedenti, si debba procedere al "confronto tra gli elementi indicati nella dichiarazione e quelli annotati nei registri di cui agli artt 23, 24 e 25 (registri vendite, corrispettivi e acquisti, n.d.r.) e mediante il controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni sulla scorta delle fatture ed altri documenti", nonché ogni altro dato o notizia raccolto.Pertanto, in considerazione dei riscontri effettuati in sede di contabilità e dai dati raccolti, in virtù del principio di presunzione di cui all'articolo 53 del Dpr 633/72, nonché "sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti", possono essere ricostruite le eventuali omissioni.Ma lo stesso articolo 54, nel comma 3, prevede che la rettifica può avvenire anche indipendentemente dalla verifica della contabilità, quando le inesattezze risultino, in modo certo e diretto, da fatture, questionari, verbali - anche relativi a ispezioni effettuate nei confronti di altri contribuenti - nonché da altri atti e documenti.Tale norma, quindi, rende superfluo il controllo della contabilità, quando dai documenti "emerga in modo certo e diretto e non via presuntiva" l'omissione degli imponibili (Commissione tributaria centrale, decisione n. 244 del 17/1/90).L'acquisizione degli elenchi dei clienti e dei fornitori potrebbe favorire proprio quanto previsto dal comma 3 del citato articolo 54.Va, altresì, ricordato che il comma 9 dell'articolo 37 del Dl 223/2006 ha previsto, per l'omessa presentazione degli elenchi in esame nonché per l'inoltro degli stessi con dati falsi o incompleti, l'applicazione della sanzione amministrativa in misura fissa, di cui all'articolo 11 del Dlgs 471/1997, da 258 a 2.065 euro.Tali violazioni sono comunque regolarizzabili con l'istituto del ravvedimento operoso, secondo il disposto dell'articolo 13 del Dlgs 472/97 (circolare n. 28 del 4 agosto 2006).
Il decreto legge 223/2006, aggiungendo il comma 4-bis all'articolo 8-bis del Dpr 322/1998, reintroduce uno specifico obbligo dichiarativ...
L'obbligo di calcolare la prima rata di acconto Ires (o Irap) sulla base delle nuove disposizioni in vigore per il 2006, introdotte con la manovra-bis, riguarda esclusivamente gli acconti per i quali, alla data di entrata in vigore del decreto 4 luglio 2006, n. 223 (o della legge di conversione), non siano scaduti i termini per effettuare il versamento; inoltre, a tali fini, non rileva la circostanza che il contribuente si sia avvalso della facoltà di posticipare il versamento ai 30 giorni successivi, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, del Dpr n. 435 del 2001. Sono questi i significativi chiarimenti contenuti nella circolare n. 28/E del 4 agosto 2006 dell'Agenzia delle entrate, a commento della disposizione introdotta dall'articolo 36, comma 34, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, come convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248(1) (di seguito, decreto). Dunque, in linea generale, la rideterminazione dell'acconto Ires/Irap, calcolato con il metodo storico, va operata assumendo quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata in presenza delle disposizioni del citato decreto, e va effettuata, integrando i relativi versamenti, entro la naturale scadenza della seconda o unica rata di acconto (novembre); un discorso a parte meritano invece i soggetti con periodo d'imposta sfalsato o i "contribuenti" che approvano il bilancio entro il termine "lungo" di 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio, ai sensi dell'articolo 2364 del Codice civile, fermo restando che è in ogni caso consentito il ricorso al metodo previsionale.Va ricordato, in via preliminare, che, a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006, la percentuale dell'acconto Ires è fissata nella misura del 100 per cento (idem per l'Irap) e che a tal fine è necessario "puntare" alle risultanze del rigo RN16 del modello Unico 2006. L'acconto va versato in due rate, salvo che il versamento da effettuare alla scadenza della prima rata non superi l'importo di 103 euro; il 40 per cento di quanto dovuto è versato alla scadenza della prima rata (entro il giorno 20 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta) e il residuo importo alla scadenza della seconda rata (entro l'ultimo giorno dell'undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta). Dunque, per applicare la disposizione in esame, i soggetti di cui all'articolo 73 del Tuir sono tenuti a effettuare una vera e propria riliquidazione dell'Ires (e dell'Irap) emergente dal modello Unico 2006, prendendo le mosse dalla (presumibile) maggiore base imponibile scaturente dall'applicazione delle disposizioni contenute nel decreto.
La posizione dell'Agenzia
Va innanzi tutto ricordato che, in sede di conversione, la disposizione originaria, contenuta nell'articolo 36, comma 34, del citato decreto, è stata modificata, con particolare riferimento all'esigenza di sgombrare il campo dalle inevitabili incertezze palesabili in materia di acconto Irap. Dunque, in base alla versione definitiva del provvedimento in esame, i soggetti di cui all'articolo 73 del Tuir sono tenuti a rideterminare anche l'acconto Irap, ed è appena il caso di sottolineare che, anche a tali fini, rimangono fuori dall'ambito applicativo della disposizione in esame i soggetti Irpef e le società di persone di cui all'articolo 5 del Tuir. Con la circolare 4 agosto 2006, n. 28/E, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che, ai fini di quanto stabilito dall'articolo 36, comma 34, del decreto, in linea generale la scadenza di novembre si presta a essere il punto di riferimento naturale per il conguaglio di quanto effettivamente dovuto a titolo di acconto dai soggetti Ires. Secondo l'Agenzia, l'obbligo di calcolare la prima rata di acconto sulla base delle disposizioni in vigore per il 2006 riguarda gli acconti per i quali non siano scaduti i termini per effettuare il versamento alla data di entrata in vigore della norma in esame. Ne deriva che, a tali fini:
- per l'acconto Ires, si deve tenere conto della data di entrata in vigore del decreto, ossia il 4 luglio 2006
- per l'acconto Irap, occorre fare riferimento alla data di entrata in vigore della legge di conversione del menzionato decreto, e quindi il 12 agosto 2006.
Dunque, i soggetti Ires per i quali alle predette date erano già trascorsi i termini di versamento applicano le nuove disposizioni con il versamento della seconda o unica rata di acconto, e va sottolineato che si tratta della maggior parte dei contribuenti, per i quali rilevava la data di scadenza del 20 giugno 2006.Inoltre, l'Agenzia delle entrate ha avuto modo di precisare che tale criterio va applicato anche per le società e gli enti che si sono avvalsi della facoltà di versare quanto dovuto entro il trentesimo giorno successivo ai termini di scadenza, con la maggiorazione dello 0,40 per cento (articolo 17, comma 2, Dpr n. 435 del 2001); per cui, tali soggetti, pur non avendo ancora versato la prima rata alla data del 4 luglio 2006 (poiché erano tenuti a versare entro il 20 luglio), non risultavano obbligati a rideterminare sin da subito quanto dovuto a titolo di acconto.
L'Agenzia delle entrate ha poi opportunamente ricordato che, per alcuni soggetti, l'obbligo di effettuare la rideterminazione dell'acconto dovuto opera sin dalla scadenza della prima rata. Si tratta di quei soggetti per i quali tale scadenza cadeva già in modo naturale oltre la data del 4 luglio (ai fini Ires) o del 12 agosto (ai fini Irap).
L'obbligo di calcolare la prima rata di acconto Ires (o Irap) sulla base delle nuove disposizioni in vigore per il 2006, introdotte con ...
Modalità versamento per F24.
Versamenti on-line obbligatori dal 1 ottobre. Tutte le modalità: Internet, Entratel, home banking (comunicato stampa - precisazione).
Versamenti on-line obbligatori dal 1 ottobre. Tutte le modalità: Internet, Entratel, home banking ( comunicato stampa - precisazione ).
Versamenti on-line obbligatori dal 1 ottobre. Comunicato Agenzia Entrate.
Comunicato Stampa del 06/09/2006.
Circolare 22-C/2006. Liberalizzazioni.
Con la circolare 22-C/2006 il Consiglio nazionale forense ha inviato all'avvocatura interpretazioni e applicazioni del decreto 223/2006 (convertito con la legge 248/2006) contenente il pacchetto "liberalizzazioni" predisposto dal ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani.
Con la circolare 22-C/2006 il Consiglio nazionale forense ha inviato all'avvocatura interpretazioni e applicazioni del decreto 223/2006 ...
alle mercoledì, settembre 06, 2006
Dal 1° ottobre 2006 l'F24 è telematico
Per i titolari di partita iva, dal 1° ottobre il pagamento di imposte e contributi potrà essere effettuato solo con l’F24 telematico.
L'operazione può essere effettuata utilizzando uno dei due seguenti canali:
- l’F24 online, che consente al contribuente di pagare direttamente tramite il sito Internet Fisconline dell’Agenzia delle Entrate, dopo aver richiesto apposito PIN;
- tramite gli intermediari abilitati ad Entratel che ricevono i pagamenti dai clienti e li trasmettono con un F24 cumulativo alle Entrate.
Per i titolari di partita iva, dal 1° ottobre il pagamento di imposte e contributi potrà essere effettuato solo con l’F24 telematico. L'...
alle martedì, settembre 05, 2006
Quesito del cliente - Fattura porche financial services.
Ho ricevuto dalla porche financial services fattura per cessione per riscatto anticipato autovettura porche. Volevo sapere come posso registrare questa fattura di acquisto
Quale contropartita utilizzare
E se il rimborso spese per chiusura contratto devo incrementare il cespite o se devo registrarle separatamente.
Insomma non so come si registra qs. Fattura mi può dare una mano per cortesia??
Grazie mi chiamo Denise
Ho ricevuto dalla porche financial services fattura per cessione per riscatto anticipato autovettura porche. Volevo sapere come posso regist...
Tassazione importazione singoli componenti del prodotto.
L'importazione dei singoli componenti di un prodotto è uguale a quella adottata per il prodotto che sono destinati a formare nel caso in cui siano presentati insieme allo sdoganamento. La Corte di Cassazione precisa le condizioni per la tassazione di pezzi di merci presentati in dogana, ai sensi dell'art. 5, D.P.R. n. 723/1965.
(Cassazione civile Sentenza 16/06/2006, n. 14050)
L'importazione dei singoli componenti di un prodotto è uguale a quella adottata per il prodotto che sono destinati a formare nel caso in...
D.L. n. 41/1995 - Omesso versamento IVA.
La sanatoria delle sanzioni per omesso versamento dell'IVA - ai sensi dell'art. 19-bis, comma 5-bis, D.L. n. 41/1995 - non è condizionata alla presentazione dell'istanza del contribuente, prevista inizialmente dal comma 1 dello stesso articolo per la sola sanatoria delle irregolarità nelle dichiarazioni IVA.
(Cassazione civile Sentenza 16/06/2006, n. 14061)
La sanatoria delle sanzioni per omesso versamento dell'IVA - ai sensi dell'art. 19-bis, comma 5-bis, D.L. n. 41/1995 - non è condizi...
Liti fiscali pendenti.
In tema di definizione delle liti fiscali che potevano insorgere per atti notificati entro il 31 dicembre 1994, l'art. 2-quinquies, comma 6, D.L. n. 564/1994 (convertito con modificazioni in legge n. 656/1994) deve intendersi nel senso che sono comunque dovute dal contribuente le somme il cui pagamento è previsto dall'art. 60, D.P.R. n. 633/1972, ancorché il contribuente non avesse proposto un ricorso in opposizione davanti agli organi del contenzioso tributario.
(Cassazione civile Sentenza 16/06/2006, n. 14060)
In tema di definizione delle liti fiscali che potevano insorgere per atti notificati entro il 31 dicembre 1994, l'art. 2-quinquies, comm...
Misure di semplificazione e di contrasto alle frodi e all'evasione fiscale.
Il Consiglio dell’Unione europea ha emanato la direttiva 2006/69/Ce, con la quale ha apportato alcune modifiche alla precedente direttiva 77/388/Cee (VI direttiva Iva). Le modifiche riguardano la semplificazione della riscossione dell’imposta, il contrasto alla frode e all’evasione fiscale e l’abrogazione di alcune decisioni di autorizzazione di misure derogatorie.
dir. 2006/69/ce (guue n. 221 del 12 agosto 2006)
Il Consiglio dell’Unione europea ha emanato la direttiva 2006/69/Ce, con la quale ha apportato alcune modifiche alla precedente direttiva ...
alle sabato, settembre 02, 2006
Consolidato nazionale e mondiale 2006 (4 parte).
Da quest'anno nel modello Cnm trova collocazione, oltre al quadro NE, anche il nuovo quadro NC, nel quale devono essere riepilogati i crediti per imposte pagate all'estero maturati nella presente dichiarazione, ai sensi dei commi 1 e 6 dell'articolo 165, così come determinati nei già descritti quadri NR e NE, al fine di individuare il credito complessivamente spettante, da riportare nel quadro CN a scomputo dell'Ires di gruppo.
Pertanto, nel rigo NC1 va indicata la somma degli importi di colonna 4 dei righi da NR9 a NR11, della sezione 2 del quadro NR. Nel rigo NC2, invece, va riportata la somma degli importi indicati in colonna 4 dei righi della sezione I-B del quadro NE, nonché la somma degli importi indicati nella colonna 1 dei righi NE13, NE19, NE34 ed NE40 della sezione I-C del medesimo quadro.
Sommando i crediti di cui ai righi NC1 e NC2, si ottiene il credito d'imposta complessivamente spettante, dal quale deve essere, poi, sottratto quanto indicato nel rigo NC3, pari all'ammontare complessivo degli importi evidenziati in colonna 16 dei righi di cui alla sezione I-A del quadro NE.
Va precisato, a tal proposito, che nella predetta colonna 16 deve essere riportata la differenza, se negativa, tra l'eccedenza d'imposta nazionale o estera, determinata nella presente dichiarazione (colonna 8 o 9 dei righi da NE2 a NE6), e il credito d'imposta di cui al comma 6 già utilizzato in quella precedente (colonna 11 o 13 dei righi da NE2 a NE6), ottenuto compensando l'eccedenza d'imposta nazionale o estera desumibile dalla precedente dichiarazione (colonna 10 o 12 dei righi da NE2 a NE6) relativa allo stesso Stato estero di colonna 1 e allo stesso anno di produzione del reddito di colonna 2, con eccedenze d'imposta di segno opposto.
In sostanza, si vuole evitare che, con riferimento a uno stesso reddito estero, la cui imposta si è resa definitiva in anni differenti, possano essere utilizzate eccedenze d'imposta in misura superiore a quanto effettivamente spettante.
Nel rigo NC4, infine, va riportata la somma tra quanto indicato nel rigo NC1 e NC2, al netto dell'importo di cui al rigo NC3. Tale ammontare rappresenta il credito per imposte pagate all'estero complessivamente spettante, determinato in costanza di consolidato, da evidenziare nel rigo CN9 del quadro CN ai fini della determinazione dell'Ires dovuta dal gruppo.
Quadro CC
Anch'esso di nuova introduzione, il quadro CC è riservato all'indicazione degli utilizzi da parte del consolidato dei crediti d'imposta e delle eccedenze, diverse dall'Ires, a questo trasferite dalle società partecipanti. In particolare, esso si compone di due sezioni. La prima è riservata all'indicazione dei particolari crediti d'imposta concessi alle imprese derivanti dal quadro RU di ogni singola società consolidata e trasferiti al gruppo. Ricordiamo che detti crediti sono quelli esposti nel quadro GN, sezione V, del modello Unico 2006 SC di ciascuna società del gruppo, evidenziati, inoltre, nella sezione VI del quadro NX del modello Cnm.
Nella presente sezione, l'ente o società consolidante deve procedere ad aggregare gli importi dei crediti d'imposta ricevuti con riferimento a ciascuna tipologia, indipendentemente dal soggetto cedente, al fine di indicarne gli utilizzi con l'Ires di gruppo. Pertanto, per ciascun codice credito, da indicare in colonna 1, occorre compilare un distinto rigo nel quale riportare, in colonna 2, la somma degli importi dei crediti ricevuti di cui alla citata sezione VI, del quadro NX.
Nelle colonne 3 e 4, devono essere indicati rispettivamente l'importo del credito di colonna 2, utilizzato direttamente a scomputo dell'Ires dovuta dal gruppo nel quadro CN, e l'importo utilizzato in compensazione orizzontale, ai sensi dell'articolo 17 del Dlgs n. 241 del 1997, per il versamento degli acconti e del saldo Ires, relativi al periodo d'imposta cui si riferisce la presente dichiarazione.
Analogamente alla sezione appena descritta, la seconda sezione del quadro in argomento è riservata all'indicazione da parte della consolidante degli utilizzi delle eccedenze d'imposta diverse dall'Ires, già evidenziate nella sezione X del quadro NX, che le singole società partecipanti hanno trasferito al gruppo.
In particolare, dette eccedenze (Iva, Irap, eccetera) devono essere aggregate con riferimento a ciascuna tipologia, a prescindere dal soggetto cedente, e indicate distintamente nei righi da CC6 a CC10 della sezione in commento.
Quindi, nella colonna 1, va riportato il codice tributo corrispondente all'eccedenza trasferita e, in colonna 2, la somma degli importi indicati nella sezione X del quadro NX, relativi al codice tributo indicato in colonna 1. Nella colonna 3, da ultimo, va riportato l'importo utilizzato in compensazione tramite modello F24 per il versamento degli acconti e del saldo Ires.
A tal proposito, giova rammentare che la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 53 del 2004, esplicativa della disciplina sul consolidato fiscale, ha precisato che le eccedenze d'imposta trasferite dalle partecipanti al gruppo non possono superare, con riferimento a ciascun soggetto cedente, il limite di cui all'articolo 25 del Dlgs n. 241 del 1997, modificato a opera dell'articolo 34, comma 1, della legge n. 388 del 2000 (attualmente pari a 516.456,90 euro). Inoltre, dette eccedenze complessivamente considerate possono essere cedute ai fini della compensazione con l'Ires dovuta dal gruppo (saldo e acconto), per un ammontare non superiore alla predetta imposta, quest'ultima anche se superiore a 516.456,90 euro
Quadro NC Da quest'anno nel modello Cnm trova collocazione, oltre al quadro NE, anche il nuovo quadro NC, nel quale devono essere riep...
L'inattività blocca i crediti IVA.
Il decreto legge 223/2006 ha introdotto rilevanti novità per le cosiddette società "non operative", ovvero quelle società che non soddisfano determinati parametri di natura contabile.
Il comma 1 dell'articolo 30 della legge 724/1994 fissò originariamente tali parametri, "salva la prova contraria", fissando contemporaneamente i casi in cui i suddetti non erano applicabili.
In relazione a tale normativa, è successivamente intervenuta anche la legge 662/1996 che, nel quadro di una rivisitazione della norma in premessa, introdusse uno specifico riferimento al rimborso del credito Iva.
L'articolo 30 della legge 724/1994 individua i destinatari della disposizione.
Sono le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato.
Pertanto, sono escluse dall'ambito applicativo della norma le società di capitali, i Caf, le società sportive e le società per azioni costituite dagli enti locali territoriali (circolare 48/97).
Secondo le modifiche apportate dal Dl 223/2006, i soggetti su individuati "si considerano, salvo prova contraria, non operativi se l'ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico, ove prescritto, è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando le seguenti percentuali: a) il 2% al valore dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1, lettera c), del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del presidente della repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, anche se costituiscono immobilizzazioni finanziarie, aumentato del valore dei crediti; b) il 6% al valore delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati nell'articolo 8-bis, primo comma, lettera a), del decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, anche in locazione finanziaria; c) il 15% al valore delle altre immobilizzazioni, anche in locazione finanziaria".
L'applicazione della norma viene esclusa, altresì, per i soggetti che vengono a trovarsi nel primo periodo d'imposta, per le società in amministrazione controllata o straordinaria, per le società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati italiani, per i soggetti esercenti pubblici servizi di trasporto e per le società con un numero di soci non inferiore a 100.
Va sottolineato che, a suo tempo, la circolare 48/1997 precisò che "va considerato periodo di normale svolgimento dell'attività quello in cui è stata svolta l'attività produttiva prevista dall'oggetto sociale".
In tal senso, fu considerato "non normale" il periodo in cui i soggetti in questione sono interessati da procedure di messa in liquidazione ordinaria o coatta, ovvero fallimento.
Ciò perché i periodi interessati da tali procedure non si caratterizzano per l'attività precipua del soggetto, ma piuttosto per la "definizione dei rapporti della società con i terzi per consentire la ripartizione del patrimonio residuo tra i soci".
Viceversa, la medesima nota di prassi considerò "normale" sia il periodo che precede l'inizio della liquidazione, "anche se di durata inferiore a quella prevista ordinariamente", che quello inerente a un esercizio di durata inferiore a quella stabilita nell'atto costitutivo a causa di operazioni straordinarie, quali fusione, scissione, eccetera.
In relazione, inoltre, al concetto di "primo periodo d'imposta" doveva intendersi "quello di inizio attività, coincidente con l'apertura della partita IVA, a prescindere dall'inizio dell'attività produttiva".
Infine, la prova che poteva essere fornita, al fine di vincere la presunzione di non operatività, doveva basarsi su un carattere di straordinarietà dal quale derivavano "conseguenze obiettivamente riscontrabili, non suscettibili di valutazioni soggettive".
In ogni caso, l'articolo 35 del Dl 223/2006, integrando quanto già previsto in precedenza, ha ammesso la possibilità di chiedere al direttore regionale dell'Agenzia delle entrate la disapplicazione delle norme in esame, nell'ipotesi di "oggettive situazioni di carattere straordinario" che hanno impedito il rispetto dei parametri in precedenza esposti.
In tal senso, la circolare 28/2006 sottolinea come "si riconduce in tale ambito anche la causa di esclusione collegata all'esistenza di un periodo non normale svolgimento dell'attività, che, in assenza della modifica in commento, avrebbe operato in modo automatico in quanto ricompresa tra le cause di esclusione di cui al previdente articolo 30".
Come già accennato, già la legge 662/96 intervenne in materia di rimborso del credito Iva.
Fu, infatti, stabilito che i soggetti non operativi non potevano essere ammessi al rimborso dell'eccedenza "di credito risultante dalla dichiarazione presentata ai fini dell'imposta sul valore aggiunto per l'anno che comprende l'esercizio, o la maggior parte dell'esercizio...".
Il comma 15 dell'articolo 35 del Dl 223/2006 è intervenuto ulteriormente, stabilendo non solo la impossibilità del rimborso del credito risultante dalla dichiarazione presentata, nella fattispecie considerata di non operatività, ma anche di effettuare la compensazione o di cedere il credito in questione.
A tale proposito, va preso in esame il concetto di credito "risultante dalla dichiarazione", poiché in passato è stato oggetto di dubbi e perplessità.
In sostanza, ciò che restava da definirsi era se si dovesse negare il rimborso del credito maturato relativamente all'anno di "non operatività", oppure se si dovesse considerarlo per intero e, quindi, comprensivo dei crediti eventualmente riportati dagli anni precedenti.
La Corte di cassazione, con sentenza n. 13079 del 17/6/2005, ha definitivamente sciolto ogni dubbio, avvalorando la seconda ipotesi.
In sintesi, sulla base delle seguenti considerazioni:
dal punto di vista dell'interpretazione letterale, l'espressione prima riportata non consente di elaborare ulteriori condizioni, stante il suo riferimento all'eccedenza che emerge ("indistintamente") dalla dichiarazione
dal punto di vista sistematico del regime Iva, poi, deve considerarsi come il credito annuale, ovvero l'eccedenza detraibile, non necessariamente richiedibile a rimborso, attese le condizioni specifiche che sono richieste per tale evento, transiti "fisiologicamente" all'anno d'imposta successivo.
Ne consegue, perciò, che in nessun modo è ipotizzabile l'esclusione dal credito maturato "complessivo", emergente dalla dichiarazione annuale, di quello relativo agli anni precedenti e oggetto di riporto.
A tale situazione va, peraltro, ad aggiungersi quanto stabilito dall'articolo 35 del Dl 223/2006 che, riformando il comma 4 della legge 724/1994, ha previsto che, se per tre periodi di imposta consecutivi si verifica l'assenza di operazioni attive, il credito già maturato non potrà più essere riportato in avanti, a scomputo dell'Iva a debito relativa ai periodi successivi.
Le nuove disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge (4 luglio 2006).
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Diritti doganali: legittimità della pretesa erariale enunciata nell'atto di ingiunzione del pagamento.
L'atto di accertamento della pretesa tributaria contenuto nell'ingiunzione emessa ai sensi del R.D. 639/1910 è comunque idoneo a determinare l'inizio di un giudizio avente ad oggetto la verifica della legittimità della pretesa stessa.
(Cassazione civile Sentenza 26/05/2006, n. 12597)
L'atto di accertamento della pretesa tributaria contenuto nell'ingiunzione emessa ai sensi del R.D. 639/1910 è comunque idoneo a ...
Imprese minori. Accertamento induttivo.
Il ricorso a presunzioni c.d. supersemplici - non aventi i caratteri della gravità, precisione e concordanza (nella fattispecie si trattava di costi di acquisto del carburante per autotrazione) - per l'accertamento induttivo nei confronti di imprese minori in regime forfetario comporta l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
(Cassazione civile Sentenza 30/06/2006, n. 15134)
Il ricorso a presunzioni c.d. supersemplici - non aventi i caratteri della gravità, precisione e concordanza (nella fattispecie si trattav...
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