Source: https://www.confcommercio.it/-/faq-coronavirus-dpcm-marzo?redirect=%2F-%2Ffaq-decreto-cura-italia
Timestamp: 2020-04-10 12:22:46+00:00
Document Index: 20970249

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 16', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 53', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 65', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1']

FAQ Coronavirus DPCM 22 marzo 2020 - Asset Display Page | Confcommercio
FAQ Coronavirus DPCM 22 marzo 2020 - Asset Display Page
Aggiornato al 10 aprile 2020
In questa pagina sono riportate, in sintesi, le risposte alle vostre domande più frequenti concernenti il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020 che ha disposto la sospensione di alcune attività. Per ogni FAQ abbiamo indicato la fonte della risposta e la data di risposta, che vi invitiamo a tenere presente, perché è nostra cura aggiornare le risposte qualora ci fossero novità. Invitiamo le imprese che abbiano necessità di ulteriori chiarimenti a rivolgersi alla propria associazione territoriale o federazione.
Per consultare le FAQ sul Decreto “Cura Italia” vai alla pagina FAQ Cura Italia.
Risposte con variazioni
#053 · 10 aprile 2020Commercio
• Ho una pasticceria con solo codice ATECO 10.71.2 (produzione di pasticceria fresca) che vende nei locali adiacenti a quelli di produzione i propri prodotti, in deroga all'applicazione del Decreto Lgs Bersani. Posso continuare a vendere?
Sì. Le attività di produzione di alimenti che rientrano nella divisione 10, "industrie alimentari", sono incluse nell'allegato 1 al DPCM 22 marzo e possono quindi continuare a operare.
#052 · 10 aprile 2020Commercio
• Se una società con codice ATECO 46.62 (non autorizzato) riceve un ordine da una società con codice ATECO autorizzato, è possibile spedire (tramite corriere) il materiale richiesto?
Pertanto, poiché il DPCM 22 marzo, all'art. 1, comma 1, lett. c), stabilisce che “le attività produttive che sarebbero sospese ai sensi della lettera a) possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile", in assenza di indicazioni ufficiali in senso contrario, così come abbiamo indicato nella nostra FAQ n. 5 del 23 marzo u.s., riteniamo che anche le attività all'ingrosso che attualmente devono ritenersi sospese (come la 46.62 sul commercio all'ingrosso di macchine utensili), possano comunque proseguire la propria attività ricorrendo alla vendita a distanza, con raccolta degli ordini sia telefonica che online, analogamente a quanto già previsto per le attività al dettaglio e fatte salve le eventuali restrizioni agli spostamenti (e quindi alle consegne) disposte a livello locale.
#051 · 10 aprile 2020Ambiente
• Quali negozi possono vendere le mascherine?
Le mascherine chirurgiche e quelle classificate FFP2 e FFP3, utilizzate in ambito ospedaliero, ambulatoriale, assistenziale, ricadono nell'ambito dei dispositivi medici e hanno specifici canali di approvvigionamento.
Altri tipi di mascherine diversi da quelli sopra richiamati non sono considerati dispositivi medici né DPI e sono quelle mascherine prodotte ai sensi dell'art. 16 del D.L. 17 marzo 2020 n.18.
In relazione a tali tipi di mascherine, non soggetti ad alcuna valutazione da parte dell'Istituto Superiore di Sanità, il produttore deve comunque garantire, sotto la sua responsabilità, la sicurezza e la qualità del prodotto (ad es. che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazioni o altri effetti nocivi per la salute o altamente infiammabili).
#050 · 10 aprile 2020Trasporti
• Per consegnare le merci al domicilio dei clienti ci sono delle particolari regole da rispettare, posso utilizzare l’auto aziendale o devo ricorrere ad un veicolo per il trasporto di cose?
#049 · 8 aprile 2020Commercio
• Ho una concessionaria auto e sto implementando l'attività online. In merito alla contrattualistica da far firmare al cliente avete qualche indicazione? Le condizioni vengono equiparate ai contratti firmati fuori sede?
In relazione alla vendita online di beni, oltre al quadro normativo vigente in merito ai normali acquisti all'interno dei locali commerciali, assume particolare rilevanza la disciplina di maggior tutela per i consumatori prevista dagli articoli da 45 a 67 del Codice del consumo (d.lgs. 206/2005 e successive modifiche ed integrazioni).
In particolare si evidenziano le specifiche disposizioni in materia di contratti a distanza. Tra queste, le più rilevanti ai fini della contrattualistica con i consumatori sono soprattutto quelle relative all'informativa precontrattuale (art. 49), ai requisiti di forma (art. 51) e al diritto di recesso (artt. da 52 a 59).
Al riguardo, ci permettiamo tuttavia di evidenziare che le richiamate disposizioni prescrivono a carico del professionista venditore una serie di adempimenti particolarmente stringenti che poco si concilierebbero con un'attività improvvisata al solo fine di fronteggiare l'emergenza attualmente in corso, considerate le importanti conseguenze di un'eventuale violazione sia sul piano prettamente civilistico della validità dei contratti (ad es. ai sensi dell'art. 53 la mancata informazione sul diritto di recesso comporta l'estensione del periodo di recesso da 14 giorni ad un anno e 14 gg; la mancata informazione su eventuali spese o costi aggiuntivi, ai sensi dell'art. 49, comporta che questi siano a carico del professionista) che in relazione al rischio di subire importanti sanzioni amministrative pecuniarie da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Pertanto, ai fini di un più completo supporto agli associati che intendano intraprendere questa strada, con l'auspicio che possa essere un'indicazione utile e gradita, segnaliamo infine che Unioncamere ha predisposto un modello di contratto tipo di vendita online di beni – alla cui redazione abbiamo contribuito anche noi – validato dalle associazioni dei consumatori e dal Ministero dello sviluppo economico.
#048 · 7 aprile 2020Commercio
• Ho un’azienda a Leonessa (prov. di Rieti) di generi alimentari. Ho un furgone a norma, posso consegnare la merce a domicilio fuori provincia (Roma per esempio)?
Sì, La consegna a domicilio è consentita per tutti i prodotti anche per quelli che non sono indicati nell'allegato I del dpcm 11 marzo 2020, per cui è stata temporaneamente sospesa la vendita al dettaglio.
In particolare, relativamente ai prodotti alimentari, nella sezione Pubblici esercizi ed attività commerciali delle FAQ del Governo viene espressamente affermato che "Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro".
Per quanto riguarda le consegne al di fuori del comune in cui ha sede l'attività, sebbene l'ordinanza del Ministero della Salute del 22 marzo, recepita dal DPCM di pari data, abbia vietato, in generale, gli spostamenti tra comuni diversi, segnaliamo che gli stessi rimangono possibili per "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
Sulla questione è intervenuto un chiarimento da parte del Governo che nella Sez. SPOSTAMENTI delle richiamate FAQ ha chiarito che per comprovate esigenze lavorative significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l'adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.
Nelle medesime FAQ il Governo (Sez. TRASPORTI), precisa inoltre che non vi è alcuna limitazione per il transito delle merci (non solo quelle di prima necessità) che possono essere trasportate sul territorio nazionale. Il trasporto delle merci è considerato come un'esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci.
Resta in ogni caso salva la possibilità che misure più restrittive vengano adottate dal Governo e/o dagli Enti Locali (regioni e comuni), sia in base al DL 6, ora abrogato dal DL 19, sia in base a quanto previsto dalle nuove disposizioni contenute nel Dl n. 19 del 25 marzo 2020, che consentono anche l'adozione di ulteriori misure per le limitare o sospendere le attività commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilità di generi agricoli, alimentari e di prima necessità. (art. 1, comma 2, lett. u).
#047 · 7 aprile 2020Commercio
• Vendo materiale termoidraulico e mobili per bagno, codice ATECO 47.52.10. Posso rimanere aperto?
Sì, confermiamo che la vendita al dettaglio di prodotti di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico (codice ATECO 47.52.10), può essere legittimamente effettuata, in quanto espressamente ricompresa nell'allegato I del DPCM 11 marzo 2020, come potrà verificare anche consultando il sito Confederale dove sono riportati i codici Ateco delle attività consentite.
Per individuare altri eventuali prodotti che possono essere posti in vendita sarà necessario verificare caso per caso, non essendo possibile fornire una risposta specifica in assenza di indicazioni su quali siano gli altri prodotti che vengono posti in vendita (ad esempio continua ad essere consentita il commercio al dettaglio di articoli per l'illuminazione con il Codice ATECO 47.59.30).
Inoltre, è necessario capire se all'attività in questione vengono attribuiti più codici ATECO; in tal caso andrà verificato se si tratta di un codice primario o secondario o se, invece, l'attività viene ricompresa solo nell'ambito del codice ateco sopra attribuito. Se l'attività avesse anche codici ATECO secondari le segnaliamo la seguente faq del Governo (sez. ATTIVITA' PRODUTTIVE):
La mia attività prevalente non rientra tra i codici ATECO indicati ma, invece, vi rientra il codice ATECO di una delle mie attività secondarie, per la quale, pertanto, posso continuare ad operare. Devo preventivamente darne comunicazione al Prefetto? No, la comunicazione al Prefetto non è necessaria in quanto l'attività ricade tra quelle essenziali riportate nell’allegato. Tale comunicazione è invece richiesta per continuare a svolgere una attività non ricompresa fra i codici Ateco indicati nell’allegato, ove se ne assuma la necessità per la continuità di una delle filiere prioritariamente e assolutamente garantite, ed è appunto sulla verifica di tale necessità che dovrà appuntarsi il controllo prefettizio.
Inoltre, nel caso in cui sorgesse un dubbio in merito alla possibilità di poter continuare a svolgere la vendita di un determinato prodotto sarà necessario verificare se questa possa essere considerata funzionale allo svolgimento delle attività ricomprese nell'allegato I del DPCM 22 marzo 2020.
Si ricorda infatti che l'art. 1, comma 1, lett. d), prevede, in casi eccezionali, la possibilità di continuare a svolgere le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiera delle attività indicate nell'allegato I, previa comunicazione al Prefetto della provincia.
Infine, nel caso in cui l'attività relativa alla vendita di un determinato prodotto debba considerarsi sospesa è sempre ammessa la possibilità di effettuare la vendita a distanza di tali prodotti, purchè si rispettino le prescrizioni in materia igienico sanitaria anti-contagio. Nelle Faq predisposte dal Governo si evince anche che nel caso in cui la consegna dovesse essere effettuata da terzi, il titolare deve comunque essere garantito circa l'osservanza delle misure igienico sanitarie da parte di colui che effettuerà materialmente la consegna.
#046 · 7 aprile 2020Commercio
• Ho una stazione di servizio con un autolavaggio, ora unico servizio che offro è per auto della polizia e alle auto delle officine. Posso farlo a tutti gli altri?
Sì, nel rispetto delle norme igienico sanitarie. Infatti Le attività di autolavaggio di cui al codice 45.20.91 Lavaggio auto risultano consentite in quanto l'intera classe 45.20, che le ricomprende, è inclusa nell'allegato 1 al DPCM 22 marzo, come sostituito dal DM MiSE del 25 marzo.
Tra comuni diversi, infatti, questi rimangono possibili soltanto nel caso di "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute" (DPCM 22 marzo) mentre, all'interno dei singoli comuni, soltanto per "comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute" (DPCM 8 marzo).
#045 · 7 aprile 2020Commercio
• La forza pubblica mi ha fatto chiudere l’erboristeria? Potevano?
No. Secondo l'art. 2, comma 1, del DPCM del 22 marzo 2020, le disposizioni di questo provvedimento si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM 11 marzo 2020.
Inoltre l'art. 1, comma 1, lett. a), quarto periodo, del medesimo DPCM, afferma espressamente che Resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM 11 marzo 2020 e dall'ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020.
L'assimibilità dell'attività di erboristeria al commercio di generi alimentari non è quindi venuta meno e la faq mantiene intatta la sua validità, come testimoniato dall'apertura su tutto il restante territorio nazionale.
#044 · 7 aprile 2020Commercio
• I venditori ambulanti di prodotti alimentari possono continuare la loro attività?
Sì. Possono nei mercati rionali ancora aperti oppure mediante la vendita a domicilio, infatti l'art. 28, comma 4, del D.Lgs. 114/1998, stabilisce che l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita sulle aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante "abilita anche alla vendita al domicilio del consumatore, nonché nei locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di intrattenimento o svago".
La suddetta disposizione fa riferimento, tuttavia, alla cd. vendita "porta a porta".
Per quanto concerne, invece, la vendita a distanza, si segnala che non si ravvisano ragioni per ritenerla vietata. La tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
Il riferimento generale ad "altra tipologia di vendita", a nostro avviso, non implica una distinzione tra vendite effettuate su aree private in sede fissa e vendite effettuate su aree pubblica, dal momento che entrambe le tipologie ricadono, in generale, nella nozione di "commercio al dettaglio".
Inoltre, l’art. 30 del D.Lgs. 114/1998 stabilisce che “i soggetti che esercitano il commercio sulle aree pubbliche sono sottoposti alle medesime disposizioni che riguardano gli altri commercianti al dettaglio di cui al presente decreto purché esse non contrastino con specifiche disposizioni del presente titolo”.
Dal punto di vista del rispetto della normativa igienico-sanitaria, segnaliamo che l’art. 6 del Reg. 852/2004, che disciplina la notifica sanitaria, impone agli operatori del settore alimentare di notificare “qualsivoglia cambiamento significativo di attività” (par. 2, comma 2).
Poiché, in tali circostanze, la consegna a domicilio rappresenterebbe soltanto una modalità occasionale di consegna dei prodotti, del tutto accessoria all'attività svolta secondo le normali modalità, riteniamo che la messa a disposizione di un simile servizio non si possa considerare tale da comportare un mutamento “significativo” dell’attività dell’impresa.
Tuttavia, al fine di prevenire eventuali contestazioni e in attesa di indirizzi univoci da parte dell’amministrazione centrale, invitiamo comunque a verificare presso la propria ASL o SUAP di riferimento tutti gli adempimenti ritenuti necessari e in particolare l'eventuale necessità di procedere a un aggiornamento della notifica sanitaria.
A tal proposito segnaliamo, inoltre, la necessità di adeguare il proprio manuale HACCP affinché tenga conto delle nuove modalità operative introdotte nello svolgimento dell'attività. Nel caso in cui si intenda procedere alle consegne senza affidarsi a soggetti terzi, sarà inoltre necessario predisporre l'attrezzatura idonea a garantire che la consegna avvenga senza compromettere la sicurezza dei prodotti.
#043 · 6 aprile 2020Commercio
• Sono proprietario di una impresa che vende mobili e sto partecipando ad una serie di bandi pubblici per fornitura di arredi. Le amministrazioni pubbliche non hanno ancora bloccato i bandi, e per alcuni è obbligatorio il sopralluogo fisico, come devo comportarmi?
Tutti i decreti anche l'ordinanza 37 del 3 aprile, in ordine di tempo, conferma la possibilità degli spostamenti per comprovate esigenze lavorative richiamando la nota del ministero dell'Interno del 23 marzo.
Nel suo caso, per comprovare tali esigenze in caso di controllo, sarà opportuno farsi rilasciare dalla PA che ha emesso il bando, una dichiarazione che attesti la necessità del sopralluogo come indicato dal bando e, possibilmente, anche la lettera di invito con giorno ed ora del sopralluogo che, immagino, vadano concordati con l'amministrazione.
#042 · 6 aprile 2020Commercio
• Sono un gioielliere e vorrei qualche informazione in più sulle vendite a distanza. Non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo come riportato nella tabella A allegata al Decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 22, al punto 1.11.4, in materia di regime abilitativo previsto per tali vendite? Ci possono essere differenze tra Comuni?
Le disposizioni del D.Lgs. 222/2016 non si prestano a molte possibili interpretazioni: il punto 1.11.4 della tabella A recita: "Vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line (quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo)". Si tratta, peraltro, della medesima espressione ripetuta nella modulistica SUAP unificata e standardizzata approvata con l'accordo in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017 e che, ormai, è in uso in tutto il territorio nazionale, fatte salve le sole differenze giustificate dalla normativa regionale eventualmente vigente.
La SCIA è necessaria, pertanto, soltanto all'avvio di una nuova attività che abbia ad oggetto la sola vendita a distanza.
#041 · 6 aprile 2020Commercio
• Ho un’attività sospesa e vorrei fare vendita a domicilio. Per giustificare lo spostamento serve la comunicazione tramite Suap della vendita telefonica o via internet o basta dimostrare che, con documento fiscale e autocerficazione?
“I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio? Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro (i prodotti di prima necessità sono elencati nell’allegato 1 al Dpcm 11 marzo 2020).”
Per quanto riguarda l'eventuale necessità di specifici titoli abilitativi, evidenziamo che la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
Riteniamo quindi che anche le imprese no-food possano legittimamente ricorre a tale modalità di vendita senza necessità di presentare una SCIA ma riteniamo altresì necessario che le stesse comunichino alla Camera di commercio competente, secondo le modalità ordinarie, la variazione dell'attività svolta al fine dell'attribuzione del relativo codice Ateco.
#040 · 6 aprile 2020Commercio
• Ho un’attività di commercio all'ingrosso e al minuto (nella stessa sede) di ferramenta e vernici. Se mi chiama un artigiano (o altro cliente NON privato) e mi chiede di acquistare merce con fattura, posso fare la consegna tramite corriere e quindi emettere la fattura?
Se, come sembra dalla sua domanda, l'esercizio commerciale in questione è aperto in quanto l'attività svolta è classificata con il codice ATECO 47.52.10 (Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico), si ritiene che oltre alla vendita al dettaglio ai consumatori privati possa essere legittimamente effettuata anche la vendita ai professionisti (idraulici, riparatori, installatori, etc.) le cui attività rientrano tra quelle espressamente ricomprese nell'ALL. 1 DPCM 22 marzo 2020 o che risultano comunque consentite in quanto funzionali allo svolgimento di attività essenziali.
Tale conclusione può desumersi, infatti, dalla circostanza che le attività di vendita al dettaglio indicate nell'allegato 1 al DPCM 11 marzo 2020 sono consentite senza che sia indicata alcun tipo di limitazione o altra restrizione di natura soggettiva relativamente alla clientela potenzialmente acquirente.
#039 · 6 aprile 2020Commercio
• Il codice ATECO 49.46.1 non è in elenco e il codice ATECO 17 sì. Nella visura ho il codice ATECO 17.2 come secondario. Posso continuare l'attività?
La classificazione Ateco dipende, infatti, dall'attività principale svolta dall'impresa.
Segnaliamo tuttavia che Unioncamere, nel documento di FAQ ha chiarito che "Se l'attività prevalente, o l'attività secondaria sono incluse nell'elenco di cui all'allegato 1) del DPCM 22 marzo 2020 l'impresa può continuare la sua attività. In altre parole, non si deve tenere conto solo dell'attività primaria".
Pertanto, in mancanza di ulteriori indicazioni ufficiali sul punto e non vedendo ragione per circoscrivere il chiarimento sopra riportato al solo DPCM 22 marzo, sembra di poter ritenere che anche imprese la cui attività primaria risulti sospesa, possano proseguire le attività identificate dai codici secondari riportati nell'allegato 1 al DPCM 11 marzo e nell'allegato 1 al DPCM 22 marzo, come sostituito dal DM MiSE del 25 marzo.
#038 · 2 aprile 2020Commercio
• Per proseguire il nostro lavoro per la vendita a distanza dobbiamo fare un'attivazione del codice ATECO 47.91.30 (commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio e telefono) con una richiesta al SUAP del comune. È corretto?
Per quanto riguarda il profilo abilitativo, la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
Riteniamo che possa legittimamente ricorrere a tale modalità di vendita senza necessità di presentare una SCIA ma riteniamo altresì necessario che comunichi alla Camera di commercio competente, secondo le modalità ordinarie, la variazione dell'attività svolta al fine dell'attribuzione del relativo codice Ateco.
#037 · 2 aprile 2020Commercio
• La Polizia locale sostiene che dobbiamo presentare una SCIA per avviare consegna a domicilio. È vero?
Inoltre, la tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, al punto 1.11.4, reca il regime abilitativo previsto per la "vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line" specificando che "quando l'attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo".
#036 · 31 marzo 2020Commercio
• La mia visura camerale prevede vari codici ATECO, alcuni sospesi, altri no. Che devo fare?
Nel caso in cui nel medesimo esercizio coesistono più attività differenti, che vengono esercitate in ragione di titoli abilitativi distinti (SCIA), a ciascuno dei quali corrisponda un proprio codice ATECO principale, viene richiesto di sospendere l'attività identificata da un codice non ammesso ai sensi del DPCM, proseguendo invece l'altra.
· l'attività dei panifici è consentita, mentre deve ritenersi sospesa, ad esempio, l'attività di rosticceria svolta nel medesimo esercizio (compresa la preparazione di pasti da portar via Take-Away") trattandosi di un'attività assimilabile alla somministrazione di alimenti;
· deve essere sospesa l'attività di somministrazione esercitata congiuntamente ad una attività di vendita al dettaglio consentita;
Inoltre è consentito per gli Enti locali l'approvazione di misure ulteriormente restrittive che possano essere adottate dal Governo. Sarà, pertanto, necessario monitorare i provvedimenti locali che in questo periodo potrebbero essere approvati.
#035 · 31 marzo 2020Trasporti
• Sono un ambulante e vorrei fare consegne per conto dei negozi. Posso?
No, perché per effettuare trasporto merci in conto terzi è necessaria un'iscrizione all'albo. Esistono, poi, obblighi di qualificazione iniziale e periodica dei conducenti che si intende impiegare alla guida, bisogna soddisfare una serie di requisiti per lo svolgimento dell'attività che variano in funzione della portata dei mezzi che si intende utilizzare.
#034 · 31 marzo 2020 (aggiornata in data 2 aprile 2020)Commercio
• Una pasticceria può vendere prodotti freschi, in primis uova di Pasqua e affini, considerata l’imminente festività?
Il DPCM 11 marzo 2020 sospende le attività commerciali al dettaglio ad eccezione di quelle che vendono generi alimentari e di prima necessità individuate dall'allegato 1. Le "Attività delle pasticceria" (Codice Ateco 56.10) devono ritenersi sospese. Per le attività sospese, come specificano le FAQ del governo, resta consentita la possibilità di raccogliere ordini via internet, per corrispondenza, radio e telefono, ed effettuare "la consegna a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto e chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro."
#033 · 28 marzo 2020Fisco
• Ho chiuso il negozio al pubblico, faccio solo consegna di ordini online. Posso chiedere il credito d’imposta per l’affitto?
Sì. Nel caso di negozio chiuso ma che effettua attività online/telefono/ consegne a domicilio, si precisa che il credito d'imposta previsto dall'art. 65 del D.L. n. 18 del 2020 spetti anche nell’ipotesi di consegna a domicilio.
No. Per quanto riguarda, invece, una impresa che ha come attività commerciale prevalente il commercio on-line o per telefono, essendo tale tipologia di attività ricompresa nell’elenco di cui all'allegato 1 al DPCM 11 marzo 2020, occorre fare riferimento alla prevalenza dell’attività commerciale svolta.
Di conseguenza, se l'attività di commercio on-line o per telefono è prevalente, non è possibile usufruire dell'agevolazione.
#032 · 28 marzo 2020Fisco
• Ho un bar (chiuso) con tabaccheria (aperta). Posso avere il credito di imposta per l'affitto locale C1? Ho diritto a richiederlo pro quota?
#031 · 28 marzo 2020 (aggiornata in data 2 aprile 2020)Commercio
• Come posso sospendere volontariamente la mia attività? Devo darne comunicazione?
La risposta dipende dalla legislazione regionale applicabile e dalle specifiche misure eventualmente adottate in occasione dell'emergenza, perciò è necessario innanzitutto svolgere una verifica presso il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) di competenza.
In mancanza di previsioni regionali sul punto, per quanto riguarda le attività commerciali al dettaglio, l'art. 22 del D.Lgs. 114/1998, stabilisce comunque che "l'autorizzazione all'apertura è revocata qualora il titolare: [...] b) sospende l'attività per un periodo superiore ad un anno" (comma 4) e che "il sindaco ordina la chiusura di un esercizio di vicinato qualora il titolare: a) sospende l'attività per un periodo superiore ad un anno" (comma 5).
Pertanto, comunicare la sospensione della propria attività consente al SUAP di calcolare con precisione, anche a tutela degli stessi esercenti, il decorso dei termini massimi di cui sopra ed evita che il Comune possa ritenere erroneamente che si sia verificata una cessazione definitiva dell'attività.
Si segnala, infine, che diversi Comuni hanno chiarito che le attività sospese obbligatoriamente in ottemperanza alle disposizioni emanate per fronteggiare l'emergenza, non devono effettuare alcuna comunicazione e hanno predisposto, invece, dei moduli di comunicazione appositi per quanti intendano sospendere volontariamente l'attività.
#030 · 27 marzo 2020Commercio
• Le strutture di vendita di generi alimentari e di prima necessità, nelle quali sono posti in vendita anche beni di diverso genere ad esempio: abbigliamento, calzature, articoli sportivi, articoli di cancelleria, giocattoli, ecc.) possono consentire ai clienti l'acquisto anche di questi prodotti?
No. Contrariamente a quanto precedentemente affermato si registra un mutamento interpretativo del Governo nelle FAQ, in quanto non è più consentita la vendita di prodotti diversi da quelli elencati nelle categorie merceologiche indicate nell'allegato 1 del Dpcm 11 marzo 2020 (integrato dall’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020) in qualunque giorno della settimana.
Pertanto, le attività commerciali come, ad esempio, l'ipermercato, il supermercato, il discount, il minimercato e gli altri esercizi non specializzati di alimentari vari possono vendere solo generi alimentari e di prima necessità.
Il responsabile di ogni attività commerciale dovrà, pertanto, organizzare la sua attività in modo da precludere ai clienti l'accesso alle zone (scaffali o corsie) in cui sono posti i prodotti per cui è stata temporaneamente sospesa la vendita. Nel caso in cui nell'attività commerciale non sia possibile precludere l'accesso a scaffali e corsie, sarà necessario rimuovere dall'attività tutti i prodotti la cui vendita non è consentita.
— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d'impresa e FAQ Governo
#029 · 27 marzo 2020Commercio
• Gli esercizi commerciali, le medie e le grandi strutture di vendita presenti all'interno dei centri commerciali devono rimanere chiusi nelle giornate festive e prefestive (sabato e domenica)?
No, dall'interpretazione normativa fornita dal Governo nelle Faq, si evince che possono rimanere aperte tutte le attività commerciali, a prescindere dalla loro dimensione, tutti i giorni della settimana, purché la vendita dei prodotti sia limitata alle categorie merceologiche riportate nell'allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020 per come integrate dall’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020.
L'attività di vendita presso i mercati, sia all'aperto che chiusi, è anch'essa consentita tutti i giorni della settimana, ma esclusivamente per la vendita di generi alimentari e dei prodotti agricoli come previsto dal Dpcm del 22 marzo 2020.
In ogni caso, per effettuare la vendita di tali prodotti, deve essere sempre garantita la distanza interpersonale di 1 metro e, al fine di rispettare tale disposizione, è possibile modulare l'accesso e l'apertura delle strutture di vendita.
#028 · 27 marzo 2020Commercio
• Una cartoleria può rimanere aperta?
Le Faq predisposte dal Governo ed aggiornate al 26 marzo, chiariscono che le attività al dettaglio restano disciplinate dall'allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020.
Pertanto, riteniamo che la vendita al dettaglio concernente articoli di cartoleria e forniture per ufficio (Codice Ateco 4762) debba essere sospesa non essendo inserita nel suddetto allegato.
Riteniamo che tutte le attività temporaneamente sospese possano continuare a svolgesi con vendita a distanza. Leggi la FAQ dedicata al commercio online.
#027 · 27 marzo 2020Commercio
• È consentita la vendita in negozio di prodotti che non sono elencati nell’allegato 1 del DPCM 11 marzo 2020?
Sul sito delle Faq di Palazzo Chigi è stato aggiornato il quesito relativo alla vendita di prodotti diversi da quelli inclusi nell'allegato 1 del DPCM dell'11 marzo.
In base al nuovo orientamento, per il Governo è venuta meno la possibilità, anche per gli esercizi al dettaglio la cui attività non è sospesa, di vendere prodotti diversi da quelli dell'allegato 1 al DPCM dell'11 marzo.
#026 · 26 marzo 2020Commercio
• Cosa significa "comprovate esigenze lavorative"? I lavoratori autonomi come faranno a dimostrare le "comprovate esigenze lavorative"?
“Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante di cui alla FAQ n. 1 o con ogni altro mezzo di prova, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa.
#025 · 26 marzo 2020Commercio
• Ho una lavanderia. Posso regolarmente operare?
Sì, è possibile continuare ad esercitare l'attività di lavanderia in quanto prevista tra quelle espressamente consentite che sono elencate nell'all. 2 del DPCM 11 marzo 2020.
Infatti il DPCM 22 marzo all'art. 1, comma 1, lett. a) stabilisce che "resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020", ed all'art. 2 prevede che le disposizioni "si applicano, cumulativamente a quelle di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020 nonché a quelle previste dall’ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020".
Il datore di lavoro deve comunque garantire l'osservanza in azienda delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) per il personale eventualmente presente in azienda osservando il protocollo del 14 marzo 2020.
#024 · 26 marzo 2020Commercio
• Le consegne a domicilio di genere alimentare possono avvenire anche fuori Comune?
#023 · 26 marzo 2020Commercio
• È vero che solo chi ha codice ATECO corrispondente a vendita telefonica – per corrispondenza o via internet – può vendere online in questo momento?
#022 · 25 marzo 2020Commercio
• La mia impresa svolge attività con il codice ATECO 17.23.09, ma nell’allegato è riportato solo il codice 17. Devo chiudere?
No. Riteniamo che quando nell'allegato è indicato il codice che identifica l'intera divisione siano ricompresi tutti i codici (e quindi le attività) che identificano le sottoclassi della divisione.
Questo perché il codice della divisione, da solo, non consentirebbe di identificare con precisione nessuna attività ed inoltre, quando si è voluto identificare determinate attività escludendone altre all'interno della medesima divisione, l'allegato 1 le ha indicate in maniera puntuale.
#021 · 25 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
• I CAF (Codice Ateco 69.20.14), tra cui ci sono molte società di servizi delle Confcommercio, posso rimanere aperte?
Riteniamo che l'attività dei CAF sia inclusa nel disposto dell'art. 1, comma 1, lettera e) del DPCM del 22 marzo ai sensi del quale: “sono comunque consentite le attività che erogano servizi di pubblica utilità”.
Le attività amministrative invece vanno limitate a quelle effettivamente indifferibili ed urgenti (es. scadenza fatture prima del 13 aprile).
Tutte le altre vanno rinviate a dopo il 13 aprile.
#020 · 25 marzo 2020Commercio
• Sono titolare di un negozio di ottica (Cod ATECO 47.78.20) volevo sapere se dopo l'ultimo decreto possiamo rimanere aperti.
#019 · 25 marzo 2020Commercio
• Posso vendere on-line anche dopo il 25 marzo (non sto parlando di generi alimentari)?
Sì, non ci sono limiti temporali per l'attività di commercio via internet.
La scadenza del 25 marzo è per consentire alle attività di produzione e commercio all'ingrosso non incluse nell'allegato 1 del DPCM del 22 marzo di completare le attività necessarie alla sospensione (consegne, ecc).
Le uniche attività oggi consentite all'interno dei locali commerciali sono pertanto limitate a quelle strettamente indispensabili all'eventuale gestione del commercio via internet (o per telefono ecc.) e/o per le consegne al domicilio del cliente, ove non sia possibile operare integralmente da remoto.
#018 · 25 marzo 2020Commercio
• La consegna a domicilio di pasti è sempre possibile?
La consegna a domicilio di pasti è ancora ammessa. Se l'impresa che confeziona i pasti li consegna con proprio personale deve avere cura di utilizzare DPI (mascherine, guanti, distanza di sicurezza).
Le attività non sospese ai sensi del DPCM dell'11 marzo possono continuare a vendere tutti prodotti del loro assortimento fino ad espressa indicazione contraria da parte del Governo.
#017 · 25 marzo 2020Commercio
• I codici ateco sono quelli che risultano dalla visura camerale, oppure Agenzia Entrate? molte aziende in particolare quelle "più datate" hanno in visura camerale codici ateco spesso non corrispondenti.
In linea teorica ciascuna attività dovrebbe essere identificata, sia presso il Registro delle Imprese che presso l'Agenzia delle Entrate, dal medesimo codice Ateco.
Eventuali errori o disallineamenti devono essere corretti in modo che risulti sempre il codice più adeguato a identificare l'attività concretamente svolta dall'impresa.
Pertanto, nel valutare se, in caso di attribuzione di codici differenti, l'attività possa ritenersi consentita, bisognerà fare riferimento al codice che si ritiene la identifichi con maggiore precisione.
Poiché le disposizioni dei DPCM 11 marzo e 22 marzo non contengono ulteriori specificazioni, in mancanza di chiarimenti ufficiali sul punto si ritiene che, nell'eventualità di un controllo, sia possibile impiegare indifferentemente sia i dati del Registro delle Imprese che quelli dell'Agenzia delle Entrate.
Per quanto riguarda le attività con codici attribuiti sulla base di classificazioni precedenti a quella attualmente in uso, si segnala che, a questa pagina del sito dell'Agenzia delle Entrate e a questa pagina del sito dell'Istat, sono disponibili delle tabelle di raccordo tra i codici della classificazione Ateco 2007 e quelle precedentemente utilizzate.
#016 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
• La mia attività necessita di proseguire e dare corso ad alcuni adempimenti amministrativi e fiscali, in primo luogo, ad esempio, il pagamento delle fatture ai fornitori. Come posso fare?
#015 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 26 marzo 2020)Commercio
• È possibile continuare l’attività di vendita a distanza con consegna a domicilio?
Le attività di commercio via internet, per televisione, per corrispondenza, radio e telefono restano consentite ed è quindi possibile che vi si dedichi del personale con l'accortezza di ridurlo allo stretto indispensabile ove non sia possibile operare integralmente da remoto.
Le uniche attività oggi consentite all'interno dei locali commerciali chiusi sono pertanto limitate a quelle strettamente indispensabili all'eventuale gestione degli ordini arrivati via internet (o per telefono etc.) e/o per le consegne al domicilio del cliente, ove non sia possibile operare integralmente da remoto.
Per chi dovesse rimanere fisicamente in azienda a gestire gli ordini, il datore di lavoro deve garantire il rispetto delle misure di sicurezza igienico-sanitarie (mascherine, guanti, distanza di sicurezza) di cui al protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020, con l'accortezza, però, di ridurlo allo stretto indispensabile.
#014 · 24 marzo 2020Commercio
• Ho una struttura ricettiva con codice ATECO 55.20.51 (affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed&breakfast, residence). Posso rimanere aperta?
No. Il DPCM 22 marzo ha sospeso le attività produttive industriali e commerciali non indicate nell'allegato 1 al decreto e non oggetto di specifiche eccezioni.
L'elenco delle attività consentite potrà comunque essere modificato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, così come previsto dall'art. 1, comma 1, lett. a), del DPCM.
#013 · 24 marzo 2020Commercio
• Ho un'attività di gestione di autorimesse e parcheggi (Codice Ateco 52.21.50), essendo di ausilio a trasporti e mobilità, ed avendo contratti di posteggio in essere non giornalieri (mensili e plurimensili), posso continuare a operare?
La lettera d) dell'articolo 1 del DPCM, consente la prosecuzione per le attività sospese che sono però "funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali” di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146.
In tal caso sarà necessario inviare apposita comunicazione al Prefetto della provincia in cui è ubicata l'attività, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi che sono attinenti alle attività consentite. Il DPCM non prevede particolari modalità per effettuare la comunicazione al Prefetto.
Una volta che viene effettuata la comunicazione l'attività potrà proseguire senza necessità di ulteriori adempimenti.
Spetterà, quindi, al Prefetto, decidere se sussistono o meno le condizioni per considerare l'attività sospesa funzionale ad assicurare la continuità della filiera.
#012 · 24 marzo 2020Commercio
• Il termine del 25/03 previsto dal 4c art. 1 del DPCM 22/03 è da considerarsi capiente fino alle ore 23:59 del giorno stesso o il 25/03 è il primo giorno di sospensione attività.
La disposizione di cui all'art. 1, comma 4, DPCM 22 marzo 2020, secondo cui "Le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza", deve intendersi nel senso che è possibile espletare e attività ivi indicate fino alla mezzanotte del 25 marzo (compreso).
#011 · 24 marzo 2020Commercio
• Ho un’agenzia di pubblicità su quotidiani e periodici posso operare?
Le attività svolte dalle agenzie di pubblicità su quotidiani e periodici Codice Ateco 73.11.01 sono sospese in quanto non rientranti nelle attività riportate nell'allegato I del DPCM 22 marzo 2020. La lettera d) dell'articolo 1 DPCM, consente la prosecuzione per le attività sospese che sono però "funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali” di cui alla legge 12 giugno 1990, n. 146. In tal caso sarà necessario inviare apposita comunicazione al Prefetto della provincia in cui è ubicata la sua attività, indicando specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi che sono attinenti alle attività consentite. Una volta che viene effettuata la comunicazione l'attività potrà proseguire senza necessità di ulteriori adempimenti.
Spetterà al Prefetto, decidere se sussistono o meno le condizioni per considerare l'attività sospesa funzionale all'attività della filiera.
#010 · 24 marzo 2020Commercio
• Cartolerie e negozi di giocattoli, pur chiusi, possono effettuare consegna a domicilio, ed eventualmente avendo già piattaforma on line la vendita on line?
Il DPCM 22 marzo stabilisce che "resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020", riteniamo che, come già avveniva sulla base delle disposizioni di cui al DPCM 11 marzo, anche l'attività in oggetto, per quanto sospesa, possa continuare a operare mediante vendita a distanza con raccolta degli ordini sia telefonica che online.
Come specificato anche dalla FAQ, trattandosi di un'attività sospesa non è consentito il ritiro dei prodotti direttamente presso i locali dell'attività.
#009 · 24 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
• Posso svolgere, purché chiusi al pubblico, lavori artigiani all'interno o manutenzione oppure inventario?
Tali attività vanno limitate a quelle effettivamente indifferibili ed urgenti. Tutte le altre devono essere rinviate a dopo il 13 aprile perché i provvedimenti che si sono succeduti dopo il 16 marzo (data delle risposte cui fate riferimento) sono tutti diretti a contenere gli spostamenti.
#008 · 24 marzo 2020Commercio
• Le farmacie hanno qualche limite nella vendita dei prodotti diversi da quelli strettamente farmaceutici?
Segnaliamo che in base all'art. 1 del DPCM dell'11 marzo 2020 le farmacie e le parafarmacie possono restare aperte senza nessuna limitazione merceologica in tutti i giorni della settimana e questa possibilità resta confermata anche alla luce del DPCM di ieri.
Riteniamo inoltre che possano continuare a vendere tutti i prodotti presenti nell'attività di vendita anche nelle giornate prefestive e festive.
#007 · 24 marzo 2020Commercio
• Ho un’erboristeria, posso tenere aperta l’attività nel rispetto delle norme igieniche?
#005 · 23 marzo 2020Commercio
• La mia attività al dettaglio, prima consentita dal DPCM dell’11 marzo, ora non più è tra quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM 22 marzo: devo sospenderla?
• La mia attività all’ingrosso non è tra quelle indicate nell’allegato 1 del DPCM 22 marzo: devo sospenderla? Come posso fare con la merce in giacenza? La vendita a distanza è consentita?
#004 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
• È da ritenersi ancora autorizzata la vendita al dettaglio di articoli igienico-sanitari fino al 13 aprile, ferme restando le limitazioni per medie e grandi strutture di vendita nei festivi e prefestivi, e il rispetto dei necessari protocolli di sicurezza.
Poiché i nostri punti vendita sono caratterizzati, in generale, da licenza ingrosso/dettaglio, abbiamo già chiarito che l'ingrosso va gestito in base alle nuove prescrizioni.
L'art. 2 del DPCM del 22 marzo dispone infatti che le disposizioni del presente decreto si applicano cumulativamente a quelle di cui al DPCM dell'11 marzo, nonché a quelle dell'ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo.
#003 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 3 aprile 2020)Commercio
• Le attività che sono sospese, possono prevedere la presenza del titolare o di loro delegati all'interno delle attività per lavori da svolgere all'interno della stessa, come inventari, o per la gestione di merce deteriorabile (esempio i fioristi)?
Il comma 4 dell'art. 1 del DPCM del 22 marzo prevede che "le imprese le cui attività vengono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza".
Pertanto fino al 25 marzo si potrà continuare a svolgere tutte le attività necessarie per organizzare la sospensione dell'attività, come ad esempio la gestione della merce deteriorabile; dopo il 25 marzo l'attività dovrà essere sospesa sino al 13 aprile.
Alla luce di quanto sopra esposto, riteniamo che sia possibile prevedere la presenza del titolare all'interno dell'attività sospesa, che deve, comunque, essere chiusa al pubblico, nella misura in cui questo sia necessario ed indispensabile per le attività necessarie alla sospensione e previa osservanza delle disposizioni contenute nell'ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo in cui "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
Tuttavia, ove possibile, si evidenzia che alcune attività, quale ad esempio quella relativa alla gestione degli inventari, dovrebbero essere svolte a distanza o con lavoro agile o rimandate eventualmente ad un momento successivo al termine dell'emergenza.
#002 · 23 marzo 2020 (aggiornata in data 26 marzo 2020)Commercio
• È ancora consentito il delivery per le attività di pubblico esercizio?
Ad oggi (26 marzo), le FAQ predisposte dal Governo, aggiornate al DPCM 22 marzo continuano infatti a prevedere che "tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro."
#001 · 23 marzo 2020Commercio
Pertanto resta confermato l'allegato I del DPCM 11 marzo, che consente il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet, per televisione, per corrispondenza, radio e telefono.
Riteniamo che sia ancora possibile continuare a svolgere l'attività attraverso consegne a domicilio, sempre nel rispetto delle misure di sicurezza anticontagio e previa osservanza delle disposizioni contenute nell'Ordinanza del Ministero della Salute in cui "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute".
Ad oggi (23 marzo), le FAQ predisposte dal Governo, aggiornate al DPCM 22 marzo continuano infatti a prevedere che "Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande, compresi i prodotti agricoli, possono consegnare a domicilio tali prodotti. Devono essere rispettati i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto. Chi organizza l'attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro".
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