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Timestamp: 2018-08-16 21:30:19+00:00
Document Index: 90182945

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 95', 'art. 184', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 12', 'art.41', 'sentenza ', 'art.5', 'art.8', 'art.9', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art.11']

Nuove Direttive del pacchetto UE sull'economia circolare
Sono entrate in vigore il 4 luglio 2018 le quattro nuove Direttive contenute nel pacchetto UE sull’economia circolare – Circular Economy Package:
Direttiva (UE) 2018/849 che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
Direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti;
Direttiva (UE) 2018/850 che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti;
Direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
Queste Direttive dovranno essere recepite nell'ordinamento nazionale degli stati membri dell'Unione Europea entro il 5 luglio 2020.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea la nuova Direttiva 2018/844/UE che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD)
E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 19 giugno 2018 la nuova Direttiva 2018/844/UE che modifica la direttiva 2010/31/Ue sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD). Di seguito un breve elenco delle novità previste tramite le modifiche all’EPBD:
Art.2 – modificata la definizione di “sistema tecnico per l’edilizia”, con inclusione diretta di “illuminazione integrata, l’automazione e il controllo, la produzione di energia elettrica in loco o una combinazione degli stessi, compresi i sistemi che sfruttano energie da fonti rinnovabili”, e l’inserimento della definizione di “sistemi di automazione e controllo degli edifici”.
Inserimento Art.2bis – rafforzamento della strategia a lungo termine per sostenere la ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, facilitando una trasformazione efficace in termini di costi degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero;
Modifica Art.8 - realizzazione di infrastrutture per la mobilità elettrica negli edifici non residenziali di nuova costruzione o soggetti a ristrutturazioni importanti con più di dieci posti auto, gli Stati provvedono all’installazione di almeno un punto di ricarica e di infrastrutture di canalizzazione, vale a dire condotti per cavi elettrici, per almeno un posto su cinque. Per gli edifici residenziali l’obbligo è sulla predisposizione della infrastruttura di canalizzazione per prevedere l’installazione in fase successiva del punto di ricarica
Modifica Art.8 – introduzione di un "indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza". E’ previsto che entro il 31 dicembre 2019 la Commissione definisca un sistema comune facoltativo europeo per valutare la predisposizione degli edifici all’intelligenza. Un nuovo strumento che misurerà la capacità degli edifici di utilizzare nuove tecnologie e sistemi elettronici per adattarsi alle esigenze del consumatore, ottimizzare il suo funzionamento e interagire con la rete;
Modifiche Art 14 e Art.15 – Ispezione degli impianti di riscaldamento e condizionamento dell’aria. Gli Stati membri stabiliscono i requisiti affinché, laddove fattibile, gli edifici non residenziali con potenza nominale superiore a 290kW per gli impianti di riscaldamento e condizionamento e ventilazione combinati siano dotati di sistemi di automazione e controllo entro il 2025. Detti sistemi dovranno essere in grado di monitorare, registrare, analizzare e consentire di adeguare l’uso dell’energia, nonché di confrontare l’efficienza energetica rilevare le perdite d’efficienza e informare sulle opportunità di miglioramento. Particolare requisito sarà anche quello di consentire la comunicazione ed interoperabilità con i sistemi tecnici per l’edilizia e altre apparecchiature interne all’edificio.
Allegato I bis – Quadro generale comune per la valutazione della predisposizione degli edifici all’intelligenza. Tramite l’allegato la Commissione EU si impegna a definire l’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza e una metodologia di calcolo dell’indicatore. Detta metodologia dovrà considerare tecnologie come i contatori intelligenti, i sistemi di automazione e controllo degli edifici, i dispositivi autoregolanti per il controllo della temperatura, gli elettrodomestici incorporati, i punti di ricarica per veicoli elettrici e l’accumulo di energia.
Il testo della nuova direttiva entrerà in vigore dopo 20 giorni dalla pubblicazione, ovvero il 9 luglio 2018; gli Stati membri dovranno invece operare il recepimento della nuove disposizioni entro il 10 marzo 2020.
Pubblicato il decreto 28 marzo 2018 del Ministero dell'Ambiente “Criteri ambientali minimi per l'affidamento del servizio di illuminazione pubblica”
E' stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.98 del 28 aprile 2018 il decreto 28 marzo 2018 del Ministero dell'Ambiente “Criteri ambientali minimi per l'affidamento del servizio di illuminazione pubblica”(scaricabile al seguente link http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/04/28/18A02943/sg).
Il provvedimento entra in vigore 120 giorni dopo la data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il documento sui CAM per l'affidamento del servizio di illuminazione pubblica è parte integrante del Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione (PAN GPP), e tiene conto di quanto proposto nelle Comunicazioni della Commissione Europea COM(2008)397 “Piano d’azione su produzione e consumo sostenibili e politica industriale sostenibile”, COM(2008)400 “Appalti pubblici per un ambiente migliore” e COM(2011)571 “Tabella di marcia verso l’Europa efficiente nell’impiego delle risorse”.
Il documento definisce i criteri ambientali minimi – CAM – che, ai sensi del D.Lgs. 50/2016, le Amministrazioni pubbliche debbono utilizzare nell’ambito delle procedure per l’affidamento del servizio di illuminazione pubblica (“Servizio IP”).
Infatti ai sensi dell’art. 34 del D.Lgs. 50/2016 le Amministrazioni che intendono procedere all’affidamento del Servizio IP devono inserire nei documenti della procedura di affidamento, per qualunque importo e per l’intero valore delle gare, almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali (criteri di base) definite nel presente documento e, nello stabilire i criteri di aggiudicazione (art. 95), devono altresì tener conto dei criteri premianti ivi definiti.
La commissione EU ha pubblicato la guida all'applicazione della direttiva EMC aggiornata rispetto ai requisiti della nuova direttiva 2014/30/EU. Questa guida, in linea con quanto indicato nella Guida Blu 2016 che va letta congiuntamente, permette una corretta interpretazione dei requisiti ed assiste nell'implementazione delle regole di immissione sul mercato comunitario per la direttiva EMC.
La guida non ha alcun valore legale, ma affronta una serie di problemi pratici che interesseranno i fabbricanti e le altre parti interessate.
La guida è scaricabile al seguente link https://ec.europa.eu/docsroom/documents/28323
In materia di RoHS, è stata pubblicata il 21 novembre 2017 in Gazzetta Europea la Direttiva 2017/2102/UE, recante modifica della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
La Direttiva 2017/2102/UE è entrata in vigore l'11 dicembre 2017 con obbligo di integrazione per gli stati membri entro il 12 giugno 2019.
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 244 del 18 ottobre 2017 il Decreto 27 settembre 2017 - Criteri Ambientali Minimi per l'acquisizione di sorgenti luminose per illuminazione pubblica, l'acquisizione di apparecchi per illuminazione pubblica, l'affidamento del servizio di progettazione di impianti per illuminazione pubblica.
Per visionare il testo del decreto clicca qui
SOTTOPRODOTTI – DM 13 ottobre 2016 n. 264
E’ entrato in vigore il 2 marzo 2017 il Decreto Ministeriale 13 ottobre 2016, n. 264 “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”.
Più in dettaglio il provvedimento è stato emanato tenendo conto degli articoli 184-bis (sottoprodotti) e 185 del Testo Unico Ambiente D.Lgs. 152/06, ed ha come oggetto la definizione di "alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare le condizioni generali" di cui all'art. 184bis del D.Lgs. 152/06, "al fine di favorire ed agevolare l'utilizzo come sottoprodotti di sostanze e oggetti che derivano da un processo di produzione e che rispettano specifici criteri" (art. 1).
Il DM si intende applicabile ai "residui di produzione", così come definiti all'art. 2 del decreto stesso, e riporta le condizioni generali, da dimostrare in ogni fase della gestione del residuo, che garantiscano come una sostanza o un oggetto derivanti da un ciclo di produzione non siano rifiuti ma sottoprodotti.
Nell'Allegato 1 è inoltre riportato, per specifiche categorie di residui produttivi, ovvero Biomasse residuali destinate all'impiego per la produzione di energia , un elenco delle principali norme che regolamentano l'impiego dei residui in questione, nonché' una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali.
L'Allegato 2 illustra invece i contenuti minimi della "scheda tecnica e dichiarazione di conformità” richiamate agli artt.5 e 7 del decreto, utilizzabili per dimostrare i requisiti di certezza dell'utilizzo, intenzione di non disfarsi del residuo ed il processo di destinazione dei sottoprodotti. Le suddette schede dovranno essere numerate, gestite con le procedure e modalità fissate dalla normativa sui registri IVA, nonché vidimate senza oneri economici dalle Camere di Commercio.
All'articolo 10 è altresì disposto che le Camere di Commercio istituiscano un apposito elenco in cui si iscrivono, senza alcun onere, i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti.
Lo scorso 30 maggio, il Ministero dell’Ambiente ha emanato una Circolare esplicativa sul DM 264/2016. Attraverso la circolare viene ribadito esplicitamente come “l’utilizzazione degli strumenti indicati dal Decreto rimane frutto di una adesione volontaria e non può in alcun modo essere considerata condizione necessaria per il legittimo svolgimento di una attività di gestione di sottoprodotti” e che “Le disposizioni del Decreto sono infatti esplicite nell’escludere l’effetto vincolante del sistema ivi disciplinato, precisando che le modalità di prova nello stesso indicate non vanno in alcun modo intese come esclusive. E’ lasciata all’operatore la possibilità di scegliere mezzi di prova individuati in autonomia, e diversi da quelli previsti dal Regolamento.”
Oltre a confermare la natura facoltativa degli strumenti la Circolare fornisce alcuni chiarimenti ed istruzioni operative sulle modalità di utilizzo della scheda tecnica e dichiarazione di conformità, di cui all’Allegato II del DM, per i soggetti che volontariamente decidano di farvi ricorso.
All’interno della Circolare è in aggiunta riportata una disamina dettagliata ed approfondita del quadro normativo per la classificazione e gestione dei Sottoprodotti, prendendo in esame, oltre all’articolo 184-bis del D.lgs. 152/2006, varie Sentenze della Corte di Giustizia europea, della Corte Suprema di Cassazione, nonché Guide e Comunicazioni della Commissione EU.
La circolare è disponibile anche sul sito del Ministero dell'ambiente al seguente link: http://www.minambiente.it/pagina/circolari-0
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 11 Gennaio 2017 del Ministero dello Sviluppo Economico, “Determinazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico che devono essere perseguiti dalle imprese di distribuzione dell'energia elettrica e il gas per gli anni dal 2017 al 2020 e per l'approvazione delle nuove Linee Guida per la preparazione, l'esecuzione e la valutazione dei progetti di efficienza energetica.”
Il nuovo decreto di disciplina del meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica – cosiddetti Certificati Bianchi – in vigore dal 4 aprile 2017 si applica, con eccezione dell’art. 4 e dell’art. 12, a tutti i progetti presentati a decorrere dall’entrata in vigore. Riportiamo di seguito le principali novità introdotte:
È definito dal GSE un contratto tipo che disciplina i rapporti tra soggetto proponente, soggetto titolare del progetto, ove diverso dal proponente, e GSE, al fine di tutelare meglio le parti e ridurre il rischio di non conformità nel tempo.
Esclusi i progetti analitici, sono previsti solo due tipi di progetto di efficienza energetica: quelli a consuntivo (PC) e quelli standardizzati (PS), che costituiscono una variante intermedia fra i precedenti standard e analitici.
Le nuove soglie di taglia minima che i progetti devono generare nel corso dei primi 12 mesi di monitoraggio sono: 5 TEP di risparmio addizionale per i PS e 10 TEP per i PC.
Nei progetti sono ammesse le sole fonti rinnovabili “non elettriche” in grado di incrementare l’efficienza energetica e di generare risparmi energetici addizionali in termini di energia primaria totale o non rinnovabile.
Vengono riviste le modalità di riconoscimento dei Certificati Bianchi. È infatti eliminato il coefficiente di durabilità tau, che aveva l’effetto di anticipare durante la vita utile il risparmio generabile dall’intervento nell’arco della sua vita tecnica, e si ritorna quindi all’equivalenza tra TEP e TEE, con vita utile variabile in funzione del tipo di progetto e pari al massimo a 10 anni. Per una parziale mitigazione della scomparsa del tau viene introdotto un coefficiente k. Il Soggetto Proponente può infatti richiedere che per la prima metà della durata della vita utile del progetto il volume di Certificati Bianchi erogati sia moltiplicato per K=1,2, mentre, per la metà restante, che il volume sia moltiplicato K=0,8.
È introdotta una nuova definizione dei concetti di baseline e addizionalità ed è prevista la pubblicazione entro il 3 giugno p.v. (60 giorni da entrata in vigore) di una guida operativa redatta dal GSE, con il supporto di ENEA e RSE, che fornirà indicazioni sui progetti ammissibili, le loro caratteristiche, il potenziale di risparmio e la definizione della baseline dei consumi.
Ulteriore novità riguarda la cumulabilità del meccanismo con altri incentivi: si sancisce che gli unici limiti sono infatti quelli previsti dalla normativa europea, ed è quindi ammessa la cumulabilità con altri incentivi non statali destinati al medesimo progetto.
Possibilità di ottenere Certificati Bianchi con interventi di efficienza energetica già realizzati
Con il D.M. 11 gennaio 2017, in vigore dal 4 aprile 2017, vengono modificate radicalmente le modalità di accesso al meccanismo di incentivazione dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), anche detti Certificati Bianchi. Tra le novità introdotte dal nuovo testo di legge si registra l’eliminazione delle tipologie di Progetti Standard e Analitici, per i quali il calcolo dell’incentivo si basava sull’utilizzo di specifiche schede tecniche, e la loro sostituzione con i nuovi Progetti Standardizzati e Progetti a Consuntivo.
Il GSE ha previsto un periodo di transizione per permettere alle aziende che hanno installato tecnologie di efficientamento energetico nell’ultimo anno di poter accedere al meccanismo incentivante dei Certificati Bianchi applicando le disposizioni del precedente DM 28 dicembre 2012 e usufruendo, quindi, delle citate schede tecniche. Per accedere all’incentivo per i cosiddetti progetti standard e analitici è necessario presentare le richieste entro e non oltre il 2 ottobre 2017, sfruttando così la possibilità di ottenere un incentivo che dopo tale data non sarà più in alcun modo possibile recuperare.
Le disposizioni di cui sopra sono riportate nell’Art.16 comma 1 del DM 11 gennaio 2017 ed esplicitate nel documento “Procedure transitorie PPPM e RVC - Chiarimenti operativi”, disponibile sul sito del GSE alla sezione Certificati Bianchi.
Di seguito i prerequisiti necessari per le due tipologie di progetti.
PROGETTI STANDARD:
È possibile richiedere l’incentivo per interventi relativi a schede standard realizzati entro il 2 ottobre 2017, purché aggregati ad un unico progetto di tipo standard che entro il 4 aprile 2017 abbia raggiunto complessivamente la soglia minima di risparmio di 20 tep prevista dalle Linee Guida EEN 9/11.
Sono in ogni caso esclusi interventi realizzati più di 18 mesi prima rispetto alla data di invio della richiesta (al massimo 12 mesi tra la data di prima attivazione e la data di avvio del progetto più ulteriori 6 mesi al massimo da quest’ultima per presentare la RVC-S), ad esempio:
data di invio richiesta 2 ottobre 2017: incentivabili interventi realizzati a partire dal 5 aprile 2016
data di invio richiesta 31 luglio 2017: incentivabili interventi realizzati a partire dal 31 gennaio 2016
L’elenco completo degli interventi standard è disponibile sul sito del GSE. Si riporta di seguito un estratto con alcuni esempi.
PROGETTI ANALITICI:
È possibile presentare progetti analitici che in data 4 aprile 2017 abbiano raggiunto la soglia minima di risparmio prevista dalle Linee Guida EEN 9/11: 40 tep. Anche in questo caso più interventi di piccole dimensioni possono essere aggregati in un unico progetto, purché sia comprovato che siano realizzati entro il 4 aprile 2017 ed entro tale data abbiano generato risparmi misurati. Per tali progetti è necessario infatti aver installato anche idonea strumentazione di misura come specificato nella tabella 2.
Di seguito si riportano le tempistiche di riferimento per i progetti analitici nel caso di richiesta presentata il 2 ottobre 2017 (qualora la richiesta venga presentata prima, le rispettive scadenze devono essere opportunamente modificate sulla base degli intervalli di tempo massimo indicati in figura).
Di seguito la lista delle categorie di intervento che possono accedere a questa modalità di rendicontazione e le misure che devono necessariamente essere installate per rispettare i requisiti della normativa:
Al via la Fase 3 del Regolamento UE 1194/2012: cosa cambia nel settore illuminazione
Il recente regolamento UE 1428/2015, entrato in vigore il 27 febbraio 2016, ha emendamento anche il Regolamento UE 1194/2012, accelerando di fatto la trasformazione del mercato degli apparecchi di illuminazione verso la tecnologia LED e introducendo una serie di modifiche volte ad allineare il Regolamento stesso, per quanto possibile, alla versione anch'essa aggiornata del Regolamento CE 244/2009.
La modifica principale al Regolamento UE 1194/2012 è la limitazione, fino al 1 settembre 2016, della già esistente possibilità (per i produttori ed importatori) di riferirsi alla sola etichetta energetica degli apparecchi di illuminazione come possibile unica misura di Ecodesign per gli stessi se funzionanti (ovvero compatibili) solo con lampade a BASSA EFFICIENZA ENERGETICA.
A far data dal 1 settembre 2016 (Fase 3), gli apparecchi d'illuminazione ricadenti nello scopo del Regolamento UE 1194/2012 (apparecchi per lampade a filamento, per lampade CFLi e per lampade LED) potranno continuare ad essere immessi sul mercato europeo solo se essi risulteranno essere pienamente compatibili con lampade di classe energetica almeno A+. Il che si traduce, in pratica, che gli apparecchi d'illuminazione dovranno essere completamente in grado di far funzionare correttamente le lampade che dal 2016 si ipotizza essere solo quelle a tecnologia LED.
Un altro elemento importante da tenere in considerazione, con l'inizio della Fase 3, è che dal 1 settembre 2016 sarà di fatto vietata l'immissione sul mercato delle lampade direzionali poco efficienti, fra le quali segnaliamo le lampade direzionali ad alogeni a tensione di rete (per le quali il valore massimo dell'indice di efficienza energetica passa da 1,25 a 0,95).
LAMPADE DIREZIONALI
La tecnologia ad incandescenza ad alogeni (a tensione di rete) è giunta al capolinea
Si chiude un ciclo e volendo riassume con una tabella gli effetti più probabili dei requisiti del Regolamento sulle lampade direzionali, dalla Fase 1 alla Fase 3, avremo che:
La compatibilità a funzionare anche con lampade LED è un requisito non più derogabile
L'emendamento del Regolamento UE 1194/2012 accelera la trasformazione del mercato degli apparecchi di illuminazione verso la tecnologia LED e introduce una serie di modifiche volte ad allineare il Regolamento, per quanto possibile, alla versione aggiornata del Regolamento CE 244/2009 (requisiti di progettazione ecocompatibile per le lampade per uso domestico non direzionali).
La modifica principale al Regolamento UE 1194/2012 è la limitazione fino al 1 settembre 2016 della già esistente possibilità (per i produttori ed importatori) di riferirsi alla sola etichetta energetica degli apparecchi di illuminazione come possibile unica misura di Ecodesign per gli stessi se funzionanti (ovvero compatibili) solo con lampade a BASSA EFFICIENZA ENERGETICA.
A far data dal 1 settembre 2016, gli apparecchi d'illuminazione ricadenti nello scopo del Regolamento UE 1194/2012 (apparecchi per lampade a filamento, per lampade CFLi e per lampade LED) potranno continuare ad essere immessi sul mercato europeo solo se essi risulteranno essere pienamente compatibili con lampade di classe energetica almeno A+. Il che si traduce in pratica che gli apparecchi d'illuminazione dovranno essere completamente in grado di far funzionare correttamente le lampade che dal 2016 si ipotizza essere solo quelle a tecnologia LED.
Pur comprendendo lo spirito e l'obiettivo di tale novità introdotta, il regolamento così modificato di certo non aiuta ad evitare dubbi interpretativi e applicativi. Se per alcuni casi è palese che gli apparecchi non potranno più essere provvisti di marcatura CE (per effetto del Regolamento ecodesign in oggetto), es. per i due casi qui di seguito riportati
la stessa certezza potrebbe venire meno in tanti altri casi, tra i quali, ad esempio:
Nei due casi sopra abbiamo la dichiarata compatibilità dell'apparecchio con sorgenti efficienti (LED integrati nel primo caso, lampade di classe A+ sostituibili dall'utente finale nel secondo) ma avendo più attacchi lampade, hanno anche la compatibilità dichiarata con lampade meno efficienti del limite imposto dall'emendamento.
Non è anche poi stabilito ad oggi un criterio di verifica della piena compatibilità fra apparecchio e lampada. Pertanto, potremmo solo determinarne con buona certezza la funzionalità da un punto di vista meccanico ed elettrico, mentre per la "funzionalità luminosa" potrebbe essere sufficiente garantirne un servizio almeno simile al potenziale offerto dalle stesse lampade (sorgenti luminose) LED che sono installabili. Quindi ad esempio, se un apparecchio per lampade ad alogeni funziona con sorgenti da 4000lm caduna, dall'entrata in vigore del nuovo requisito (1 settembre 2016) avrà come termine di riferimento lampade LED con alimentatore integrato (forse le uniche di classe A+), che probabilmente avranno emissioni di circa 1000lm o poco più.
Dunque la nuova disposizione non dovrebbe bandire gli apparecchi che potranno offrire tale soluzioni, ma sicuramente renderà molto difficile la realizzazione di apparecchi con interruttori elettronici o con dimmers universali montati direttamente sullo stesso.
Infine, dovrà essere parere comune fra le Autorità di sorveglianza del mercato che non è competenza e responsabilità del produttore dell'apparecchio d'illuminazione (o importatore se del caso) dimostrare la correttezza e la veridicità della dichiarazione di classe energetica della lampada assunta come elemento di prova nel fascicolo tecnico dell'apparecchio d'illuminazione stesso. Infatti, sarà ancora solo obbligatorio dimostrarne la compatibilità mediante quanto già previsto dal Regolamento UE n. 874/2012:
Allegato III, f) i parametri tecnici per determinare il consumo di energia e l’efficienza energetica nel caso delle lampade elettriche e la compatibilità con le lampade nel caso degli apparecchi di illuminazione, specificando quantomeno una combinazione realistica di impostazioni del prodotto nonché le condizioni in cui sottoporre a prova il prodotto;
Si fa notare, inoltre, che fra le novità introdotte vi è anche l'obbligo per le Autorità di controllo degli Stati Membri di fornire i risultati delle prove e le relative informazioni alla Commissione e agli altri Stati Membri, entro un mese dalla data in cui un prodotto viene dichiarato ufficialmente non conforme.
In riferimento al nuovo pacchetto Circular Economy, pubblicato dalla Commissione EU lo scorso Dicembre, segnaliamo che l’VIII Commissione (Ambiente Territorio e lavori pubblici) della Camera sta effettuando delle Audizioni sul tema, allo scopo di consolidare la posizione nazionale in vista dell’imminente fase di discussione a livello di Parlamento EU, prevista verso la fine di Aprile 2016.
A tale proposito è stato finalizzato da ANIE un documento di considerazioni generali riguardo le proposte di revisione delle Direttive Rifiuti, RAEE e Pile ed Accumulatori. Il documento in questione (scaricare il documento) è stato sottoposto all’attenzione dell’VIII Commissione e sintetizza quanto precedentemente condiviso dal Comitato Ambiente, tramite il Position realizzato ad Agosto 2015 ed inviato alla Commissione EU tramite consultazione, riguardo ai temi chiaveResponsabilità Estesa del Produttore, Resource Efficiency, Repairability e Reuse.
Contestualmente alla Camera, la 13° Commissione del Senato (Territorio, ambiente, beni ambientali) ha aperto unaconsultazione pubblica sulla Circular Economy con chiusura prevista al 1 Aprile 2016. Al fine di partecipare alla consultazione è stato elaborato un apposito contributo ANIE (scarica il documento) che, oltre a rispondere in maniera puntuale alle domande poste dalla 13°Commissione, sarà focalizzato sugli aspetti critici del Sistema nazionale RAEE e Pile ed Accumulatori e sulle possibili opportunità di intervento aperte dal nuovo pacchetto.
DIRETTIVA 2011/65/UE – RoHS – SORVEGLIANZA DEL MERCATO
Il Consiglio dei ministri, su proposta del premier e del ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo recante modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27 di attuazione della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Un comunicato di Palazzo Chigi spiega che “viste le specifiche competenze del Ministero della salute nell’ambito del controllo sui prodotti chimici e le sostanze pericolose immesse sul mercato (“REACH”), il nuovo testo estende al dicastero anche le funzioni di vigilanza sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono sostanze pericolose. Viene in questo modo ottimizzata la pianificazione e la gestione dei controlli, senza costituire nuove strutture organizzative sul territorio”.
L’Autorità di vigilanza “opera in raccordo con il Comitato tecnico di coordinamento, oltre che con le Regioni e le Province autonome e avvalendosi, per le rispettive competenze, della Guardia di Finanza, di Ispra, dell’Istituto Superiore di Sanità e delle Camere di Commercio”.
D.Lgs. 27/2016 di attuazione della Direttiva 2013/56/UE relativa a pile e accumulatori
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 5 marzo 2016 il D.lgs. 27/2016 di attuazione della Direttiva 2013/56/UE e modifica del D.lgs. 188/08 ed entrato in vigore dal 20 marzo 2016
Di seguito i principali cambiamenti introdotti dal nuovo decreto:
Entro il 20 settembre 2016, ovvero 6 mesi dall’entrata in vigore, i produttori di apparecchi in cui sono incorporati pile o accumulatori devono corredarli di istruzioni che indichino come l'utilizzatore finale o i professionisti qualificati indipendenti possano rimuoverli senza pericolo. Se del caso, le istruzioni informano l'utilizzatore finale sui tipi di pila o di accumulatore incorporati.
Nonostante le richieste di chiarimento, portate all’attenzione delle Commissioni parlamentari pertinenti, non è stata prevista maggiore chiarezza sui soggetti da identificare come professionisti qualificati indipendenti dai produttori.
Entro il 19 maggio 2016, ovvero 60 giorni dall’entrata in vigore, il Ministero dell’Ambiente è tenuto ad adottare apposito decreto indicante le tariffe per finanziare l’attività di vigilanza e il funzionamento del Comitato di Vigilanza e Controllo. In attesa del decreto la copertura degli oneri avviene secondo il DM previsto all’art.41.5 del D.lgs. 49/2014 – RAEE (tuttora assente).
Estensione del divieto di immissione sul mercato di pile e accumulatori portatili contenenti oltre il 0,002% di cadmio in peso anche negli utensili elettrici senza fili con deroga fino 31 dicembre 2016.
E' stato pubblicato Sulla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 2 marzo 2016 il DECRETO 16 febbraio 2016, “Aggiornamento della disciplina per l'incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l'incremento dell'efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.”, che aggiorna e sostituisce le disposizioni per l'incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l'incremento dell'efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, già previste dal DECRETO 28 dicembre 2012. Il decreto entrerà ufficialmente in vigore il 31 maggio 2016.
Tra le nuove disposizioni incentivanti è presente anche l’illuminazione:
Sostituzione di sistemi per l'illuminazione d'interni e delle pertinenze esterne degli edifici esistenti con sistemi efficienti di illuminazione. Tra le spese ammissibili ai fini del calcolo dell’incentivo sono considerate:
fornitura e messa in opera di sistemi efficienti di illuminazione;
adeguamenti dell’impianto elettrico, ivi compresa la messa a norma;
eventuale smontaggio e dismissione dei sistemi per l’illuminazione preesistenti;
A tali tipologie di intervento potrà accedere solo la PA, per la quale è previsto un plafond annuo complessivo di 200 milioni €.
Regolamento REACH: Sentenza della Corte di Giustizia dell'UE su sostanze negli articoli
La Corte di giustizia dell'Unione europea si è pronunciata in merito all'interpretazione dell'articolo 7, paragrafo 2 e dell'articolo 33 del Regolamento REACH, relativamente al calcolo del contenuto di sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) negli articoli composti da più articoli e del limite dello 0.1% al di sopra del quale scatta l'obbligo di notifica.
La sentenza della Corte interviene in merito ad aspetti su cui si riscontravano orientamenti divergenti da parte di diversi Stati Membri e comporterà l'aggiornamento della linea guida ECHA recante le prescrizioni in materia di sostanze contenute in articoli.
In particolare, la Corte conclude che ai fini dell'applicazione dell’articolo 7, paragrafo 2, del REACH "spetta al produttore determinare se una sostanza estremamente preoccupante identificata conformemente all’articolo 59, paragrafo 1, di tale regolamento, come modificato, sia presente in una concentrazione superiore allo 0,1% peso/peso di ogni articolo che produce, e all’importatore di un prodotto composto da più articoli determinare per ogni articolo se tale sostanza sia presente in una concentrazione superiore allo 0,1% peso/peso di tale articolo".
Ai fini dell’applicazione dell'articolo 33, "spetta al fornitore di un prodotto composto da uno o più articoli che contengono una sostanza estremamente preoccupante, identificata conformemente all’articolo 59, paragrafo 1, di tale regolamento in una concentrazione superiore allo 0,1% peso/peso per articolo, informare il destinatario e, su richiesta, il consumatore, circa la presenza di tale sostanza, comunicando loro, quanto meno, il nome della sostanza in questione."
Pubblicate proposte revisione Direttiva Quadro, RAEE, Pile e Accumulatori
Sono state pubblicate dalla Commissione europea le proposte di revisione della Direttiva Quadro Rifiuti e revisione delle Direttive RAEE e Pile e Accumulatori come parte integrante del nuovo Pacchetto Circular Economy. Obiettivo principale delle proposte è quello di adeguare la legislazione comunitaria sui rifiuti, concretizzando l’impegno dell’Unione per il raggiungimento dei target di raccolta e riciclo previsti dalla strategia della Circular Economy.
Tra i temi affrontati dalla prima proposta rivestono particolare interesse i seguenti articoli di modifica dell’attuale Direttiva 2008/98/CE:
Sottoprodotti (art.5) – tramite le modifiche proposte la commissione intende intervenire sull’incertezza legislativa riguardante i sottoprodotti, riservandosi inoltre l’adozione di atti delegati specifici su alcuni materiali/sostanze.
Responsabilità Estesa del Produttore (art.8) – analogamente a quanto tentato con la precedente proposta la Commissione interviene sui cosiddetti “schemi EPR” dei produttori, seppur senza fornirne chiara definizione, individuando alcuni criteri minimi per la loro operatività e attribuendo agli Stati membri il compito di attuarli. La proposta entra inoltre nel merito dei contributi versati dai produttori imponendo ai singoli Stati la verifica della loro adeguata suddivisione e della congruità rispetto ai costi effettivi di gestione.
Prevenzione dei rifiuti (art.9) – la nuova formulazione dell’articolo concede agli Stati membri ampi margini di azione, in termini di adozione di misure specifiche di incoraggiamento al riutilizzo e ai prodotti efficienti dal punto di vista delle risorse e della riciclabilità.
La seconda proposta, riguardante l’adeguamento della Direttiva 2012/19/UE – RAEE e la Direttiva 2006/66/CE – Pile e Accumulatori, non presenta invece modifiche sostanziali ai testi delle normative limitandosi ad entrare nel merito dei report periodici che gli Stati membri sono tenuti a fornire su implementazione, tassi di raccolta conseguiti e quantità immesse sul mercato.
Revisione dei Regolamenti Eco-design (Omnibus review) e revisione del regolamento per etichettatura energetica per il settore dell'illuminazione
Lo scorso 7 dicembre si è svolta la prima riunione del Consultation Forum in merito alla revisione dei Regolamenti per l'illuminazione (Omnibus review). Congiuntamente a questo progetto è stata introdotta la novità relativa alla revisione anticipata dell'etichettatura energetica per i prodotti dell'illuminazione (Regolamento UE 874/2012).
Pubblicata la legge regionale Lombardia
Lo scorso 22 settembre 2015 è stata approvata la legge regionale Lombardia "Misure di efficientamento dei sistemi di illuminazione esterna con finalità di risparmio energetico e di riduzione dell'inquinamento luminoso”.
La legge è stata pubblicata lo scorso 9 ottobre 2015 sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia come legge 5 ottobre 2015 n 31. In allegato si invia il testo della legge.
In base a quanto disposto dall'articolo12, restano validi i risultati e gli effetti delle disposizioni abrogate dalla legge (l.r. 27 marzo 2000, n. 17, l.r. 21 dicembre 2004, n.38, art. 1, comma 20, l.r. 5 maggio 2004, n.12, art. 2, comma 3, della legge regionale 20 dicembre 2005, n. 19, art. 6 della l.r. 27 febbraio 2007, n. 5) nonché gli atti adottati sulla base delle stesse. Tali disposizioni continuano ad applicarsi ai procedimenti amministrativi in corso, fino alla loro conclusione. Pertanto non sono necessarie modifiche da apporre ad impianti già conformi alla Legge regionale 17/2000.
Per effetto delle norme transitorie (art.11), si continuano ad applicare le misure attualmente in vigore "fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 4, comma 2"; si segnala, che entro sei mesi la Giunta regionale dovrà approvare il detto regolamento (di cui all’arti¬colo 4, comma 2). A breve il testo in bozza di tale regolamento sarà inviato agli stakeholders per condivisione. Sarà nostra cura tenervi aggiornati sugli sviluppi futuri.
Per scaricare il testo della legge regionale clicca qui
Nel mese di luglio, la plenaria del Parlamento europeo ha votato la Risoluzione "Efficienza delle risorse: transizione verso un'economia circolare".
La posizione del Parlamento Europeo sarà quindi presentata alla Commissione EU per concretizzarne le attività tramite la realizzazione, entro l’anno, di un nuovo ambizioso Pacchetto Circular Economy, in sostituzione di quello precedentemente ritirato all’inizio del 2015.
Tramite il testo approvato, il Parlamento Europeo indica alla Commissione una serie di azioni di revisione della legislazione esistente, tra cui riportiamo di seguito quelle di maggiore criticità per le imprese associate:
ampliamento del campo di applicazione della direttiva Ecodesign 2009/125/CE
valutare la possibilità di definire valori minimi di materiali riciclati all’interno di nuovi prodotti, inclusione graduale di tutte le caratteristiche relative all’efficienza delle risorse, definizione di requisiti orizzontali, tra l’altro in materia di durabilità, riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità.
revisione direttiva rifiuti 2008/98/CE, obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti urbani, commerciali e industriali da conseguirsi entro il 2025; definizione di chiare norme minime riguardanti i requisiti di responsabilità estesa del produttore.
focus speciale sugli edifici sostenibili,elaborare una strategia a lungo termine per la ristrutturazione degli edifici esistenti, valorizzare il ruolo delle strategie nazionali di ristrutturazione introdotte dalla direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
Regolamento REACH: Guida introduttiva sulla sicurezza chimica nelle imprese
In data 2 settembre è stata pubblicata sul sito dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche – ECHA la nuova “Guida introduttiva sulla sicurezza chimica nelle imprese”.
Il documento, che affronta in maniera schematica e generale i principali obblighi di utilizzatori di sostanze e produttori di articoli, è stato realizzato con lo scopo di aiutare le imprese ad identificare il proprio ruolo all’interno della legislazione europea e fornisce inoltre una serie di link ai principali fondi europei e nazionali stanziati a sostegno delle PMI. Parallelamente è stata creata dall’ECHA anche una pagina di supporto per le imprese che riprende i contenuti della guida in chiave interattiva.
Regolamento UE 1428/2015: pubblicato su GUUE del 27 agosto 2015 l'emendamento ai Regolamenti CE 244/2009 e 245/2009 e al Regolamento UE 1194/2012
E' stato pubblicato lo scorso 27 agosto 2015 sulla Gazzetta Ufficiale il Regolamento UE 1428/2015. L'emendamento, approvato lo scorso 17 aprile dal Comitato Regolatore della Direttiva ecodesign,entrerà in vigore il 27 febbraio 2016 (6 mesi dopo la pubblicazione su Gazzetta Ufficiale).
Esso prevede una serie di modifiche al Regolamento CE 244/2009 (lampade non direzionali per illuminazione domestica), due modifiche al Regolamento 245/2009 (requisiti di ecodesign per le lampade fluorescenti senza alimentatore integrato, per lampade a scarica ad alta intensità e di alimentatori e apparecchi di illuminazione in grado di far funzionare tali lampade) e una serie di variazioni del Regolamento UE 1194/2012 (requisiti di progettazione ecocompatibile per le lampade direzionali, lampade LED e relative apparecchiature) soprattutto volte ad allinearlo per quanto possibile alla versione aggiornata del Regolamento CE 244/2009.
Progetto PELL, pubblicate le specifiche tecniche sull'illuminazione pubblica	Leggi tutti