Source: http://consulenzadellavoro.blogspot.com/
Timestamp: 2020-04-03 23:30:11+00:00
Document Index: 89193892

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 29', 'art 29', 'art 230', 'art. 2549', 'art. 164', 'art. 37', 'art. 164', 'art. 35', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 95', 'art. 2']

D.LGS. 175/14
ANALISI DELLE SEMPLIFICAZIONI IN TEMA DI RESPONSABILITA’ SOLIDALE NEGLI APPALTI
Ulteriori semplificazioni in tema di responsabilità solidale negli appalti.
Dopo l’eliminazione della responsabilità solidale in tema di IVA, già sancita dal DECRETO FARE nel 2013, al via anche l’abolizione della responsabilità in materia di versamenti delle ritenute IRPEF sui redditi da lavoro dipendente dovute in relazione a prestazioni di appalto o subappalto di opere e servizi.
Nei rapporti con il fisco dunque ognuno è responsabile dei propri debiti.
Con D.Lgs 175/14 in tema di semplificazioni fiscali, viene abrogato l’art. 35, commi da 28 a 28-ter decreto legge 4 luglio 2006 convertito in legge 4 agosto 2006 n. 248, che prevedeva :
responsabilità solidale dell’appaltatore con il subappaltatore, nel caso in cui il primo avesse pagato il corrispettivo dovuto per prestazioni del subappaltatore, senza essersi prima accertato tramite richiesta di apposita documentazione (documento di as­severazione ovvero dichiarazione sostitu­tiva resa ai sensi del d.P.R. n.445/00) che questi avesse versato all’Erario le ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente, la responsabilità era ovviamente limitata alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto;
responsabilità anche del committente ,punito con sanzione amministrativa da € 5.000 a € 20.000 nel caso in cui avesse saldato il corrispettivo dovuto all’appaltatore senza essersi preventivamente accertato tramite richiesta di apposita documentazione della regolarità della posizione fiscale sui redditi da lavoro dipendente dell’appaltatore e dei subappaltatori della filiera.
In sintesi dunque abrogazione della responsabilità fiscale solidale sui redditi da lavoro dipendente, sia per l’appaltatore che per il committente.
A far data dal 13 Dicembre 2014, data di entrata in vigore del D. Lgs 175/2014 i pagamenti sono svincolati dagli oneri burocratici di cui sopra.
Ovviamente rimane aperto, ed è spesso soggetto a diverse interpretazioni giurisprudenziali e dottrinali, il quesito della gestione del regime sanzionatorio da applicare alle violazioni accertate dopo l’abrogazione della norma ma compiute prima della stessa.
A tal fine con Circolare della Agenzia delle Entrate 31/E del 30 Dicembre 2014 è stato disposto che:
In relazione alla responsabilità del committente si applica il principio del “favor rei” in base al quale, salvo diversa previsione di legge nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che secondo una legge posteriore non costituisce violazione. Se la sanzione è stata già emessa il debito residuo si estingue ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato. Quindi la sanzione non verrà applicata per violazioni commesse prima del 13 dicembre 2014 e non ancora definite a quella stessa data, ma in ugual modo non possono essere restituite somme già versate per il pagamento della sanzione.
In relazione all’appaltatore non può essere applicato il principio del “favor rei”, la responsabilità solidale in questo caso è valevole per tutte le violazioni compiute fino alla data del 13 Dicembre 2014.
La motivazione di questa diversità di applicazione del principio è che il “favor rei” è applicabile alla fattispecie sanzionatoria (caso del committente), in quanto invece alla responsabilità per l’imposta essa è regolata dal Diritto Civile e come tale assoggettata al principio “tempum regit actum” ossia al principio generale di successione di leggi nel tempo ed in particolare al principio di irretroattività (caso dell’appaltatore).
L’abrogazione della responsabilità solidale non è valevole nel caso di estinzione di società, o meglio permane per un periodo di 5 anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese.
Il senso di tale proroga è evitare che le imprese spariscano nel nulla appropriandosi delle ritenute dei propri dipendenti.
Resta invariata invece la disciplina della responsabilità solidale in materia retributiva e contributiva.
Ai sensi dell’art. 29 D. Lgs276/2003 il committente è obbligato in solido con l’appaltatore e i subappaltatori della filiera entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori le retribuzioni comprese le quote TFR e a pagare i relativi contributi previdenziali e premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione dell’appalto.
Con l’integrazione del comma 2 è previsto che il committente che effettua il pagamento è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ciò significa che deve versare delle imposte dovute da altri soggetti e per questo è autorizzato ad effettuare delle ritenute sugli importi dovuti ai lavoratori.
Il committente in caso di rivendicazioni potrà avvalersi del principio di preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore e di eventuali subappaltatori.
Il committente è responsabile in solido con gli altri attori della filiera appaltatori e subappalltatori, ma può eccepire il “beneficium excussionis” ossia, nonostante la responsabilità solidale sancita dalla norma il creditore deve rivalersi in prima istanza sul patrimonio del debitore principale e solo in caso di infruttuosa escussione sul patrimonio degli obbligati in solido.
In merito invece a quanto sancito dal comma 2 art 29 sul ruolo del committente pagante in qualità di sostituto di imposta, dottrina e giurisprudenza manifestano perplessità sulla applicazione univoca del criterio. Di fatto non appaiono chiare le modalità con cui il principio debba essere applicato. Il committente non ha rapporti diretti con il lavoratore (dipendente dell’appaltatore o addirittura lavoratore autonomo), non ha dunque elementi utili e funzionali per l’effettuazione delle operazioni del sostituto di imposta (conguagli, compensazioni da 730, detrazioni, ecc), oltretutto si trova spesso ad intervenire dopo il termine del periodo di imposta.
Servirebbe a tal proposito una ulteriore normativa di riferimento a dettaglio delle operazioni da svolgere.
Rimane l’obbligo di richiedere con regolarità il rilascio del DURC in corso di validità.
Scopo di tali provvedimenti in materia di riduzione di responsabilità solidale negli appalti è snellire il processo burocratico e “fare girare” l’economia sboccando i pagamenti.
Etichette: Appalti responsabilità solidale negli appalti
Argomento assai dibattuto in dottrina e giurisprudenza è quello del corretto inquadramento dei collaboratori familiari che prestano servizio a titolo gratuito o oneroso, occasionale o continuativo nei diversi settori dell’artigianato, agricoltura, commercio.
La disciplina più univoca è stata dettata di recente dal Ministero del Lavoro con Circolare n. 10478 del 10 Giugno 2013 e n. 14184 del 5 Agosto 2013.
Prima di approfondire l’argomento è necessario fornire le definizioni di parentela, come qui riportate:
NONNI, FRATELLI E SORELLE, NIPOTI INTESI COME FIGLI DEI FIGLI
PARENTI DI TERZO GRADO
BISNONNI, ZII, NIPOTI INTESI COME FIGLI DEI FRATELLI E DELLE SORELLE
SUOCERI (AFFINI DI PRIMO GRADO)
NONNI DEL CONIUGE E COGNATO (AFFINI DI SECONDO GRADO)
BISNONNI DEL CONIUGE, ZII DEL CONIUGE, NIPOTI INTESI COME FIGLI DEL COGNATO (AFFINI DI TERZO GRADO)
IDENTIFICAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO FAMILIARE
Alla stregua degli altri rapporti di lavoro tra soggetti “emotivamente” liberi da rapporti di parentela diretta o indiretta, anche quello basato da prestazioni rese da un familiare può assumere i connotati di:
Un familiare può essere inquadrato come lavoratore subordinato, con tutti i diritti e doveri che ne derivano.
E’ chiaro che tale tipologia di rapporto in ambito familiare potrebbe essere in realtà un espediente per assicurare alle parti benefici fiscali e previdenziali.
E’ necessario in sede ispettiva accertare la presenza del vincolo di subordinazione, l’onerosità delle prestazioni ricevute mediante compensi regolari per importo e scadenza, l’adempimento degli obblighi fiscali e contributivi.
Collaborazioni occasionali a titolo gratuito
Con carattere di continuità e dietro corrispettivo
Tale tipologia di collaborazione ha carattere meramente occasionale e fondata sul principio “prestazione resa affectionis vel benevolentiae causa” (prestazioni rese per spirito di solidarietà e gratitudine).
Le circolari sopramenzionate n. 10478 del 10 Giugno 2013 e n. 14184 del 5 Agosto 2013 definiscono le tipologie di prestazioni familiari di tipo occasionale rese in via gratuita.
TIPOLOGIA DI IMPRESA CHE SI PRESTA ALLA COLLABORAZIONI FAMILIARI DI TIPO GRATUITO:
Società di persone in cui il socio familiare sia socio di maggioranza o amministratore unico.
TIPOLOGIA DI LAVORATORE FAMILIARE CHE PRESTA ATTIVITA’ GRATUITAMENTE:
prestazioni rese da familiare pensionato (percepiente pensione di invalidità, vecchiaia o anzianità);
prestazioni rese da familiare con contratto di lavoro subordinato full time c/o altra impresa;
prestazione fornite nell’ambito della impresa familiare nel rispetto del vincolo temporale di 90 ggo 720 ore nell’anno solare.
Ai fini previdenziali e assicurativi:
INPS: Se trattasi di mere prestazioni occasionali, nel rispetto del limite temporale dei 90 gg/anno o 720 ore/anno non è richiesta l’iscrizione alla gestione separata dell’Inps
INAIL: Ai fini INAIL per le collaborazioni familiari a titolo gratuito l’iscrizione non è dovuta solo se la prestazione non viene erogata più di una/due volte nell’arco dello stesso mese e comunque non più di 10 gg l’anno.
Ai fini degli obblighi in materia di sicurezza, la normativa è interamente applicabile anche ai collaboratori familiari occasionali a titolo gratuito. A tal proposito è solo stata prevista una semplificazione degli adempimenti dovuti.
Collaborazioni continuative: Lavoro autonomo retribuito
Superato il limite temporale di 90 gg o 720 ore nell’anno solare, si presume che l’attività non sia più occasionale e gratuita e si rientra nella fattispecie di lavoro autonomo.
Ai fini previdenziali e assicurativi
INPS: E’ richiesta l’iscrizione alla gestione separata dell’Inps
INAIL: E’ dovuto il premio contro gli infortuni sul lavoro
Ai fini degli obblighi in materia di sicurezza, la normativa è interamente applicabile
Chiaramente al di la di queste tipologie di rapporto, tra le parti può concordarsi ogni diversa regolazione del rapporto lavorativo tra quelli vigenti nel ns. ordinamento (lavoro a progetto, lavoro accessorio, a chiamata ecc.)
ALTRE TIPOGIE DI RAPPORTO DI LAVORO FAMILIARE
Oltre alle tipologie di rapporto di lavoro familiare summenzionate, covo spesso di irregolarità ed elaborate attività ispettive per garantire il rispetto delle leggi, il nostro ordinamento prevede altre forme di gestione dei rapporti di lavoro familiare, che valorizzano maggiormente l’attività di sostegno all’impresa del familiare e un più diretto coinvolgimento alle sorti della stessa:
L’associazione in partecipazione familiare
L’istituto dell’Impresa familiare riceve per la prima volta tutela nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia del e l’introduzione dell’art 230 bis del cc., grazie alla quale viene superata la presunzione di gratuità ossia di “prestazione resa affectionis vel benevolentiae causa” (prestazioni rese per spirito di solidarietà e gratitudine) delle prestazioni lavorative svolte dai familiari in casa o nell’azienda del capofamiglia.
L’ impresa familiare è una particolare forma di impresa individuale.
In essa collaborano oltre al titolare, uno o più familiari: il coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado.
Deve avere carattere di continuità ed essere esercitata in maniera prevalente rispetto ad altre attività
L’esercizio della impresa familiare non è dunque conciliabile con altra attività di lavoro autonomo con carattere di continuità o dipendente a tempo pieno.
E’ invece conciliabile con la figura del pensionato.
In cambio della loro prestazione i familiari che partecipano all’impresa acquisiscono diritti economici e decisionali:
Diritto alla partecipazione agli utili
Diritti decisionali
Diritti di prelazione in caso di cessazione della attività
Nella distribuzione degli utili al titolare spetta almeno il 51%.
L’impresa familiare ai fini normativi, al di là dei diritti attribuiti ai familiari è disciplinata come impresa individuale
Il rischio di impresa rimane ad esclusivo carico del titolare che risponde con tutto il suo patrimonio personale.
ASSOCIAZIONI IN PARTECIPAZIONE CON FAMILIARI
Altro istituto diffuso per regolare i rapporti lavorativi familiari è l’Associazione in partecipazione (istituito per regolare rapporti tra soggetti non vincolati da vincoli parentali, ma che ben si adatta a questa estensione)
Esso è regolato dall’art. 2549 e seguenti del c.c.
Si tratta di un contratto tra l’associante (l’imprenditore) e gli associati (uno o più lavoratori) che prestano la propria attività lavorativa o non (possono ad esempio fornire strumentazione o capitale), ricevendo quale compenso la partecipazione agli utili.
L’associato dunque si assume insieme all’associante il rischio di impresa, partecipando oltre agli utili anche alle perdite, salvo diversi accordi.
La dottrina e la giurisprudenza sembrano essere molto favorevoli all’utilizzo di tale istituto per regolare i rapporti di lavoro familiare.
A dimostrazione di ciò alle associazioni in partecipazione familiari non si applica il limite di n° 3 associanti imposto dalla legge, onde evitare il ricorso a tale istituto per nascondere forme di lavoro subordinato senza assumersi invece gli oneri a carico dell’imprenditore nella gestione di un vero rapporto di lavoro dipendente.
Nelle comuni associazioni in partecipazione (escluse dunque quelle di tipo familiare), al superamento del limite di n° 3 associati il rapporto viene considerato ex legge rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
E’ chiaro che la gestione dei rapporti di lavoro familiare è spesso covo di nascondigli adottati per camuffare irregolarità più o meno gravi quali a titolo di esempio “lavoro nero” o irregolarità sul fronte dell’inquadramento contrattuale per poter usufruire di prestazioni previdenziali fasulle ecc.
E’ dunque sicuramente arduo il compito degli ispettori che sono chiamati a verificare la sussistenza di tutti i requisiti per un corretto inquadramento contrattuale.
Etichette: lavoro familiare
Colf e badanti: nuovi importi contributivi.
Dall’inizio dell’anno 2013 sono cambiate le quote orarie dei contributi INPS per colf e badanti ed essi sono diversi in base al tipo di contratto stipulato. Infatti, se il contratto è a tempo indeterminato, i contributi risultano essere inferiori rispetto al 2012; mentre, se il contratto è a tempo determinato vi è un contributo aggiuntivo e di conseguenza il valore orario sarà più alto.
La circolare INPS N. 25/2013 ha spiegato che tutto ciò è la conseguenza dell’introduzione della riforma Fornero dell’Aspi che è andata a sostituire l’assicurazione contro la disoccupazione introducendo appunto due aliquote contributive:
- 1,31% della retribuzione come valore ordinario;
- 1,40% come contributo addizionale che si abbatte solo sui rapporti a termine.
E’ però importante ricordare che il contributo addizionale non deve essere versato se la colf è stata assunta a tempo determinato in sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto.
Se vi sono rapporti di lavoro domestico a tempo determinato ancora attivi alla data del 1° Gennaio 2013, il contributo addizionale verrà calcolato direttamente dall’INPS al momento dell’invio del MAV. Ancora, l’INPS, nel caso in cui il contratto venga trasformato da tempo determinato in tempo indeterminato, restituirà al datore di lavoro gli ultimi sei mesi di versamento del contributo addizionale; allo stesso modo, se in seguito alla cessazione del rapporto per scadenza del termine il datore riassume il lavoratore entro sei mesi dalla cessazione, l’ente restituirà lo stesso importo.
Il datore di lavoro che, in base ai requisiti richiesti, avrà diritto a tale rimborso, dovrà presentare la domanda in via telematica attraverso uno dei seguenti canali: web - servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin attraverso il portale INPS; call-center - numero gratuito 803164 da rete fissa e 06164164 da telefono cellulare con tariffazione stabilita dal proprio gestore; intermediari dell'INPS - attraverso i servizi telematici offerti agli stessi.
Inoltre l’Inps ne approfitta per sottolineare che il contributo introdotto chiesto dall’Aspi nel caso di licenziamento del dipendente non è dovuto per i rapporti di lavoro domestico.
Le nuove fasce di retribuzione e dei contributi sono indicate nelle apposite tabelle. Vi sono valori orari più bassi che sono previsti solo per i lavoratori che non devono pagare la quota relativa agli assegni familiari.
Tale esclusione riguarda solo il coniuge del datore di lavoro domestico (ma solo se quest'ultimo ha l'indennità di accompagnamento e quindi giustifica la propria dipendenza dall'altro coniuge) e, se conviventi, i parenti e gli affini entro il terzo grado.
A) Parenti:
- primo grado = genitori - figli;
- secondo grado = nonni - nipoti (figli di figli) - fratelli/sorelle;
- terzo grado = bisnonni - nipoti (figli di fratelli) - zii.
B) Affini:
- primo grado = suoceri - figli del coniuge;
- secondo grado = nonni del coniuge - nipoti (figli dei figli del coniuge); cognati;
- terzo grado = bisnonni del coniuge; nipoti (figli dei cognati) - pronipoti (figli dei nipoti del coniuge); zii del coniuge.
Di seguito riportata la tabella dei contributi INPS:
Etichette: Colf e badanti, nuovi importi contributivi.
LA DEDUZIONE DEI COSTI AUTO DAL 2013
La Legge di Stabilità per il 2013 ha ridotto la percentuale di rilevanza fiscale (dal 40% al 20%) delle spese di acquisto e di utilizzo dei veicoli, sancendo la sostanziale irrilevanza delle disposizioni contenute nella Legge Fornero (legge n. 92/2012). Ricostruiamo le regole vigenti e proponiamo un ragionamento coordinato con la tematica dei beni concessi in uso ai soci e familiari e del redditometro
LE SPESE INTEGRALMENTE DEDUCIBILI (LETT. A)
LE SPESE LIMITATAMENTE DEDUCIBILI: LE IMPRESE (LETT. B)
LE SPESE LIMITATAMENTE DEDUCIBILI: ESERCENTI ARTI E PROFESSIONI (LETT. B)
LE SPESE LIMITATAMENTE DEDUCIBILI: I MEZZI ASSEGNATI IN USO PROMISCUO A DIPENDENTI (LETT. B-BIS)
IL PASSAGGIO DAL VECCHIO AL NUOVO REGIME
I LEGAMI CON I BENI IN USO AI SOCI E CON IL REDDITOMETRO
Il comma 1 dell'art. 164 del T.U.I.R. propone un concetto di limitata rilevanza dei costi, ove afferma che le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto a motore indicati nel presente articolo, utilizzati nell'esercizio di imprese, arti e professioni, ai fini della determinazione dei relativi redditi sono deducibili solo se rientranti in una delle fattispecie previste nelle successive lett. a), b) e b-bis) e nei limiti ivi indicati.
La norma non ha natura antielusiva e, per conseguenza, non può essere oggetto di disapplicazione mediante la procedura di cui all'art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973; così si desume dalle Riss. n. 190/E del 2007 e n. 231/E del 2007.
Inoltre, va anche riscontrato che la norma non si occupa di regolamentare la deduzione dei costi relativi ai mezzi di trasporto non a motore (biciclette e velocipedi), ai mezzi di trasporto, anche a motore, che costituiscono beni merce per le imprese (anche se vengono temporaneamente utilizzati per fini dimostrativi, pubblicitari o promozionali), nonché a tutti i veicoli non espressamente indicati dall'art. 164 del T.U.I.R. e richiamati dal Codice della strada, con deduzione vincolata alla presenza della inerenza. In tale ultima categoria rientrano, ad esempio, gli autocarri, vale a dire veicoli destinati al trasporto di cose e delle persone addette all'uso o al trasporto delle cose stesse. In ossequio a quanto sopra affermato, però, la deduzione del costo è ammessa se l'utilizzo è inerente; ad esempio (Ris. n. 244/E del 2002), a parere delle Entrate la stessa difetterebbe nel caso di un notaio che abbia acquistato un autocarro sostenendo di doverlo utilizzare per lo spostamento dei fascicoli dal proprio studio all'archivio notarile.
Al fine di contrastare il fenomeno dei cd. «falsi autocarri», il Legislatore è intervenuto con l'art. 35, comma 11 del D.L. n. 223/2006, che ha trovato pratica attuazione con il Provvedimento del Direttore Agenzia delle entrate del 6 dicembre 2006. La disposizione tende a rendere non totalmente deducibili i costi di acquisto e di impiego relativi a veicoli che risultano da adattamenti che non ne impediscono l'utilizzo per il trasporto privato di persone; in sostanza, dal punto di vista della Motorizzazione ci troviamo dinnanzi ad un autocarro che, tuttavia, sul versante fiscale va trattato come una autovettura. Si sono utilizzati i seguenti parametri di riferimento:
1) codice di carrozzeria;
2) numero di posti;
3) rapporto tra potenza del motore e portata del veicolo.
Quando tutti e tre i parametri indicano la natura di «falso autocarro» del veicolo, il regime fiscale proprio è quello delle autovetture.
Come anticipato sopra, la norma prevede tre distinte categorie di regole, delle quali la prima è dedicata ai costi integralmente deducibili. Infatti, la lett. a) del primo comma consente la deducibilità integrale per le seguenti fattispecie:
- mezzi destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa ed, in particolare:
a) aeromobili da turismo;
b) navi e imbarcazioni da diporto;
c) autovetture ed autocaravan, di cui alle lett. a) e m) del comma 1 dell'art. 54 del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285;
d) ciclomotori e motocicli;
- veicoli adibiti ad uso pubblico.
La strumentalità è stata oggetto di approfondimento nelle Circc. n. 48/E del 1998 (paragrafo 2.1.2.1) e n. 1/E del 2007 (paragrafo 17.2.b); la stessa ricorre solo qualora la attività propria dell'impresa non può essere esercitata in assenza dei beni stessi (attività di noleggio; attività di scuola guida; scuole per l'addestramento al volo; scuole per l'addestramento alla navigazione). Diversamente, non sono considerate ad utilizzo esclusivamente strumentale:
- le autovetture di un'impresa commerciale necessarie per visitare i propri clienti (risoluzione n. 59/E del 2007);
- le autovetture messe a disposizione dei collaboratori per lo svolgimento di servizi legati all'attività di mediazione immobiliare (risoluzione n. 50/E del 2002, paragrafo 12).
Meno difficoltosa è l'individuazione del caso dell'uso pubblico; Assonime precisa che sono adibiti ad uso pubblico i veicoli la cui utilizzazione sia in funzione di un servizio pubblico di trasporto e la cui circolazione sia regolamentata dalle specifiche disposizioni di legge, mentre l'Agenzia delle entrate (Circ. n. 48/E del 1998, paragrafo 2.1.2.1) aggiunge che la destinazione a tale uso viene espressamente riconosciuta attraverso un atto proveniente dalla Pubblica amministrazione.
Se il veicolo senza limitazioni è stato acquisito in leasing, la deducibilità (previa inerenza) riguarda ovviamente i canoni, a condizione che il contratto di locazione finanziaria (se stipulato a partire dal 1° gennaio 2008) abbia una durata non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento. Segnaliamo che, a partire dal 29 aprile 2012, la deduzione è assicurata a prescindere dalla durata prevista dal contratto, ma il beneficio fiscale va «spalmato» su un periodo non inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento tabellare. Viene dunque ad essere eliminato un requisito di forma, pur restando invariato il riflesso tributario.
La categoria dei veicoli a deducibilità limitata ha una prima sottospecie generale che attiene le imprese; in tale ambito sono intervenute le modifiche della Legge di Stabilità.
Infatti, qui i costi sono deducibili nella misura del 40%, percentuale che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, scende al 20%.
La limitazione si applica alle autovetture e autocaravan, di cui alle lett. a) e m) dell'art. 54 del D.Lgs. n. 285 del 1992, ai ciclomotori e motocicli il cui utilizzo è diverso da quello esclusivamente strumentale o da quello pubblico. Oltre alla introduzione di una percentuale di deducibilità limitata per ciascun tipo di costo, la norma prevede inoltre che non si tiene conto della parte del costo di acquisizione che eccede: 18.075,99 euro per le autovetture e gli autocaravan; 4.131,66 euro per i motocicli; 2.065,83 euro per i ciclomotori.
Nel caso di acquisto in leasing, il medesimo limite trova identica applicazione, poiché non si considera l'ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che eccede i limiti indicati.
Al riguardo va anche segnalato che la deduzione (pur limitata) dei canoni di leasing era ulteriormente subordinata (per i contratti stipulati nel periodo dal 12 agosto 2006 fino al 28 aprile 2012) al fatto che il contratto fosse di durata pari almeno al periodo di ammortamento tabellare.
Diversamente, per i contratti di leasing stipulati a partire dal 29 aprile 2012, si consente la deduzione dei canoni su un periodo non inferiore alla durata standard dell'ammortamento, a prescindere dalla durata prevista del contratto, che può essere inferiore o superiore al suddetto limite. Nel caso di veicolo in noleggio, non si considerano i costi di locazione e di noleggio che eccedono: 3.615,20 euro per le autovetture e gli autocaravan; 774,69 euro per i motocicli; 413,17 euro per i ciclomotori.
Nel caso del noleggio «full service», ove sono corrisposte, unitariamente, quote relative all'utilizzo e quote relative a talune spese di manutenzione ed impiego (bollo, assicurazione, manutenzione programmata, interventi ordinari e straordinari, ecc.), l'Amministrazione (si veda la Circ. n. 48/E del 1998, paragrafo 2.1.3.4) ha previsto che il limite massimo deducibile deve essere applicato agli importi corrisposti alla società di noleggio, al netto dei costi delle prestazioni accessorie. In tal senso, si richiede la separata indicazione delle componenti del prezzo sulla fattura o, si ritiene, negli accordi contrattuali. I valori delle tariffe di noleggio debbono essere ovviamente ragguagliati ad anno.
Gli agenti di commercio (così come i promotori finanziari e gli agenti di assicurazione, ai sensi della Circ. n. 48/E del 1998) possono beneficiare di due differenti agevolazioni:
- la deducibilità dei costi è elevata all'80% (percentuale che non varia a decorrere dal 2013);
- il limite di rilevanza del costo di acquisto è elevato a euro 25.822,84.
Gli esercenti arti e professioni deducono i costi delle autovetture in misura identica alle imprese (40% sino al 2012 e 20% dal 2013), ma limitatamente ad un solo veicolo. Se l'attività è svolta da società semplici o da associazioni professionali, la deducibilità è consentita soltanto per un veicolo per ogni socio o associato.
I limiti relativi al noleggio ed ad leasing, nel caso di esercizio in forma associata della professione, sono riferiti a ciascun socio o associato. Se il veicolo viene acquisito con un contratto di leasing, con un contratto stipulato sino al 28 aprile 2012, la deducibilità (salvi i limiti di valore già esposti per le imprese) è concessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento standard (quindi 4 anni). Per i contratti stipulati a decorrere dal 29 aprile 2012, invece, la deduzione (sempre rapportata al periodo di ammortamento) è ammessa a prescindere dalla durata del contratto.
La lett. b-bis) dell'art. 164 tratta la deducibilità dei costi delle auto assegnate in uso promiscuo ai dipendenti, stabilendo che:
1) non si applica alcun limite sul valore del veicolo;
2) si deducono i costi nella misura del 90%, percentuale ridotta al 70% con decorrenza 2013, ad opera della Legge Fornero.
I veicoli, tuttavia, devono essere assegnati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d'imposta. Al riguardo, le Entrate (si veda la Circ. n. 48/E del 1998, paragrafo 2.1.2.1) hanno precisato che:
- si considera dato in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo di imposta il veicolo utilizzato dallo stesso per la metà più uno dei giorni che compongono il periodo d'imposta del datore di lavoro;
- non è necessario che l'uso promiscuo sia avvenuto in modo continuativo, quindi si possono alternare periodi di assegnazione a periodi diversi;
- non è richiesto che il veicolo sia stato utilizzato da un solo dipendente.
Se il veicolo è stato acquistato in corso d'anno, la prevalenza dell'assegnazione promiscua andrà valutata in relazione al periodo di possesso del bene. Ai fini di vincere eventuali contestazioni, l'utilizzo promiscuo da parte del dipendente deve essere provato in base ad idonea documentazione che ne attesti con certezza l'utilizzo; in tal senso, è certamente ammissibile il riferimento al contratto di lavoro, così come a successivi accordi intervenuti.
Nel caso di dipendente di un professionista o di uno studio professionale, la disciplina si applica senza considerare il limite numerico massimo dei veicoli (uno per ogni professionista, più quelli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta (in senso positivo si vedano anche le istruzioni al rigo RE19 di UNICO 2012 PF). La situazione non trova speculare applicazione nel caso dell'assegnazione promiscua agli amministratori, in relazione alla quale è opportuno verificare le indicazioni contenute nel paragrafo 10 della Circ. n. 5/E del 2001.
Qui il meccanismo è difforme, in quanto si devono identificare:
- la quota di costi del veicolo sino a capienza del reddito prodotto in capo all'amministratore per il benefit (o per l'importo riaddebitato con fattura);
- la quota di costi eccedenti.
Il primo importo trova deduzione completa, in quanto viene direttamente pareggiato da una imposizione in capo al soggetto utilizzatore; il secondo importo trova deduzione con le regole generali (40%, oppure 20%), poiché si ritiene di non assimilare la posizione del collaboratore a quella del dipendente.
Nei casi in cui un dipendente rivesta, per lo stesso periodo, anche la carica di amministratore, e che tale ufficio rientri nei compiti istituzionali compresi nell'attività di lavoro dipendente, i redditi percepiti in relazione a tale qualità sono attratti nel reddito di lavoro dipendente. In questo caso, poiché tutte le somme e i valori percepiti saranno qualificati e determinati come redditi di lavoro dipendente, si ritiene che, anche ai fini della deduzione dei costi dei veicoli da parte dell'impresa, trovino applicazione le disposizioni di cui all'art. 164 del T.U.I.R.
Come sopra accennato, le regole dell'art. 164 del T.U.I.R. hanno subìto due recenti restyling:
1) il primo ad opera delle legge n. 92/2012 (con decorrenza dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 18 luglio 2012): in quella sede si era ridotta la percentuale di deducibilità delle spese di cui alla lett. b), portandole dal 40% al 27,5%, oltre che la percentuale delle spese di cui alla lett. b-bis), portandole dal 90 al 70%;
2) il secondo ad opera della legge n. 228/2012 (con generica decorrenza dal 1° gennaio 2013): in quella sede si è ridotta la percentuale di deducibilità delle spese di cui alla lett. b), portandola al 20%.
Innanzitutto notiamo che su una medesima fattispecie, vale a dire le autovetture delle imprese (con esclusione degli agenti di commercio) e dei lavoratori autonomi, sono intervenute a distanza di poco tempo due differenti disposizioni, con l'effetto che la modifica della Legge Fornero (deduzione al 27,5%) di fatto non trova applicazione.
Infatti, ai sensi dell'art. 4, comma 73 della L. 28 giugno 2012, n. 92 (G.U. 3 luglio 2012, n. 153), le disposizioni si applicano a decorrere dal periodo di imposta successivo al quello in corso alla data del 18 luglio 2012, di entrata in vigore della legge; con la conseguenza che, nella generalità dei casi, la modifica della Legge di Stabilità «fagocita» quella della Legge Fornero. Si potrebbe forse ipotizzare che la percentuale del 27,5% trovi applicazione in casi di periodi di imposta iniziati dopo il 18 luglio 2012 e chiusi al 31 dicembre 2012, come potrebbe avvenire in ipotesi di operazioni straordinarie, oppure di società costituite dopo il 18 luglio.
Chiarita la corretta percentuale applicabile, in tema di ammortamento va rammentato che:
- la nuova misura ridotta si applica tanto agli automezzi acquisiti a decorrere dal 2013 che a quelli per i quali è già in corso il processo di ammortamento;
- la percentuale di rilevanza «nuova» del 20% va riferita non al costo, bensì alla quota, con la conseguenza che sarà ammessa in deduzione, nel corso del 2013, una porzione della quota di ammortamento stanziata, anche se, nelle annualità passate, si fosse già dedotto più del 20% del costo.
Peraltro, va segnalato che i contribuenti saranno chiamati ad un ulteriore adempimento nel corrente anno; infatti, la stessa legge n. 92/2012 (art. 4, comma 73) prevedeva che nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di imposta di prima applicazione (leggi, normalmente, il 2013) si assume quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni modificative.
La Legge di Stabilità, inoltre, precisa che resta fermo quanto previsto dal comma 73 del citato art. 4 della legge n. 92 del 2012.
Ne deriva, dunque, che, salvo una differente interpretazione, gli acconti di imposta per l'anno 2013 dovranno essere computati rideterminando l'imposta teorica del 2012, come se si fossero dedotti i costi delle auto con le nuove misure del 27,5% e 70%; si noti che il richiamo al 27,5% (e non al 20%) non è un refuso, in quanto il riferimento letterale della disposizione evoca, proprio, la percentuale della Legge Fornero, nonostante la medesima sia di fatto non applicabile.
Il nuovo regime di deduzione dei costi auto, potrebbe indurre molti operatori a ritenere non più vantaggioso l'inserimento del veicolo in regime di impresa o di lavoro autonomo; il ragionamento, ovviamente, non si presta ad una applicazione alle posizioni individuali, quanto piuttosto ad un utilizzo per le strutture societarie.
Infatti, in quest'ultimo caso, si potrebbe utilizzare il meccanismo del rimborso chilometrico, ovviamente limitatamente al caso del veicolo del dipendente o del collaboratore/amministratore.
La scelta deve essere valutata sotto un profilo meramente economico e con una ottica di natura accertativa. Dal punto di vista economico, si dovranno mettere a raffronto due parametri: dal lato negativo la perdita del diritto alla detrazione del 40% dell'IVA assolta sull'acquisto e sulle spese di impiego e la perdita del risparmio fiscale sulle spese non deducibili (nella nuova misura del 20%), mentre dal lato attivo la possibilità di dedurre, con le sole limitazioni dell'art. 95, comma 3 del T.U.I.R.
Inoltre, se l'auto non è inserita in regime di impresa, verrebbe ad essere superata la questione dell'utilizzo del bene anche a titolo personale, con la conseguenza che non si dovrà presentare alcuna comunicazione obbligatoria, né ci si dovrà porre il problema della esistenza di un reddito diverso in capo all'utilizzatore (il problema, qui, si pone solo per le società di capitali, mentre per i soggetti IRPEF il meccanismo delineato dalla Circ. n. 36/E del 2012 normalmente azzera qualsiasi difficoltà).
Infine, acquisire l'auto a titolo personale determina la considerazione della stessa nel conteggio del redditometro del proprietario, anche se con le più miti conseguenze previste dal D.M. del 24 dicembre 2012; qui l'auto pesa in modo specifico per le spese del bollo e dell'assicurazione, mentre «entra» nel computo delle spese medie ISTAT (con impatto normalmente modesto) in relazione ai kilowatt del veicolo.
Se il veicolo, diversamente, fosse utilizzato in modo promiscuo, nel redditometro rileverebbe solo la quota delle spese non dedotte, quindi normalmente il veicolo peserebbe solo per l'80%, misura complementare rispetto al 20% normalmente deducibile.
Sembra un vero e proprio rebus enigmistico, la cui soluzione non può essere generalizzata ma ricercata caso per caso in relazione alla singola situazione del contribuente.
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TFR - PAGA DIRETTAMENTE L'INPS: DOMANDE IN VIA TELEMATICA
L'INPS fornisce le istruzioni per la trasmissione in modalità telematica della domanda di erogazione diretta del TFR a carico del Fondo di tesoreria a favore dei lavoratori interessati.
La trasmissione della dichiarazione di incapienza da parte dell'azienda dovrà essere effettuata attraverso uno dei seguenti canali:
a) accedendo al sito Internet www.inps.it;
b) inviando un file telematico XML;
c) chiedendo il supporto informativo del call-center INPS, raggiungibile al numero 803.164 da rete fissa e al numero 06.164.164 da rete mobile.
1) il datore di lavoro, ovvero un dipendente delegato dallo stesso;
2) i soggetti abilitati alla cura degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti;
3) i responsabili delle procedure concorsuali e i responsabili della gestione dell'azienda in sostituzione del datore di lavoro.
L'identificazione del soggetto per l'accesso alla trasmissione della dichiarazione di incapienza avverrà tramite Pin.
In ogni caso fino ai primi giorni di agosto 2013 è previsto il periodo transitorio, durante il quale sarà possibile inviare le domande anche mediante i modelli cartacei.
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PENSIONE DI VECCHIAIA: BASTANO 15 ANNI DI CONTRIBUTI
Si torna al passato: per le situazioni eccezionali salvate dal D.Lgs. n. 503/1992 e per le quali la pensione di vecchiaia matura con soli 15 anni di contributi al posto degli attuali 20, l'INPS conferma l'agevolazione che ha resistito in tutti questi anni, fino al 2011 e poi travolta dalla Riforma Fornero.
L'abolizione dei 15 anni è stata frutto di una interpretazione restrittiva imposta all'INPS dai Ministeri dell'economia e del lavoro; ma di fronte alle proteste degli interessati e delle forze sociali si è preferito tornare al passato piuttosto che percorrere il periglioso percorso dei ricorsi in magistratura.
Ecco le particolari categorie di lavoratori dipendenti ed autonomi che possono accedere, in deroga all'elevazione del requisito minimo contributivo, alla pensione di vecchiaia in presenza di un'anzianità contributiva minima di 15 anni anziché 20 ma ovviamente con le nuove età dettate dal 1° gennaio 2012.
A - Lavoratori che al 31 dicembre 1992 hanno maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti dalla normativa previgente - I lavoratori dipendenti ed autonomi che al 31 dicembre 1992 abbiano maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti dalla normativa previgente sono esclusi dall'elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione. Ai fini della maturazione dei requisiti in parola, sono utili tutti i contributi (obbligatori, figurativi, volontari, da riscatto e da ricongiunzione) riferiti temporalmente a periodi anteriori al 1° gennaio 1993. I contributi figurativi, da riscatto e da ricongiunzione riferiti a periodi che si collocano entro il 31 dicembre 1992 devono essere valutati anche se riconosciuti a seguito di domanda successiva a tale data.
B - Lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria in data anteriore al 31 dicembre 1992 - L'elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione non opera nei confronti dei lavoratori dipendenti ed autonomi ammessi alla prosecuzione volontaria da data anteriore al 31 dicembre 1992. Per la deroga è necessario che la decorrenza dell'autorizzazione alla prosecuzione volontaria si collochi entro la data del 26 dicembre 1992. Non è invece richiesto che l'assicurato ammesso alla prosecuzione volontaria abbia anche effettuato versamenti anteriormente alla predetta data.
C - Lavoratori dipendenti che possono far valere un'anzianità assicurativa di almeno 25 anni e risultano occupati per almeno 10 anni per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare - L'elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione non opera nei confronti dei lavoratori dipendenti che possono far valere un'anzianità assicurativa di almeno 25 anni e risultano occupati per almeno 10 anni, anche non consecutivi, per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare (art. 2, comma 4, del decreto n. 503). Il requisito dei 25 anni di anzianità assicurativa e quello dei 10 anni con periodi di occupazione di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare possono essere maturati anche successivamente al 31 dicembre 1992.
D - Lavoratori dipendenti che possono far valere al 31 dicembre 1992 un periodo di assicurazione e di contribuzione inferiore ai 15 anni previsti dalla previgente normativa - Per i lavoratori dipendenti che abbiano maturato al 31 dicembre 1992 un'anzianità assicurativa e contributiva tale che, anche se incrementata dei periodi intercorrenti tra il 1° gennaio 1993 e la fine del mese di compimento dell'età per il pensionamento di vecchiaia, non consentirebbe di conseguire i requisiti assicurativi e contributivi richiesti dal decreto n. 503 nell'anno di compimento dell'età pensionabile, i requisiti stessi sono ridotti fino al limite minimo di 15 anni previsto dalla previgente normativa.
Tutto ciò si applica anche per gli iscritti al fondo delle Ferrovie di Stato, al fondo delle Poste, alle gestioni ex INPDAP ed ex ENPALS, secondo le specifiche normative di riferimento.
Ora gli uffici INPS sono tenuti a rivedere le domande di pensione respinte perché l'interessato non ha raggiunto i 20 anni di contributi.
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