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Timestamp: 2020-02-27 03:40:59+00:00
Document Index: 85957512

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 22', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 104', 'art. 104', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 112', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art.1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 104', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

GrNet.it • Trasferimeto per chiusura comando - Pagina 3
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Inviato: gio ott 20, 2016 12:30 pm
Ricorso ACCOLTO ma Il TAR precisa altresì:
1) - Non è, invece, dovuta l’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, poiché a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, essa è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.
2) - Non avendo i ricorrenti allegato prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce, la domanda deve essere respinta.
SENTENZA ,sede di BARI ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201600590, - Public 2016-05-05 -
N. 00590/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00253/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 253 del 2015, proposto da:
del diritto dei ricorrenti di percepire il trattamento economico ed ogni altro emolumento, ivi compresa l’indennità di prima sistemazione ex l. 836/1973, di spettanza del personale trasferito d'autorità previsto dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura, oltre interessi legali e rivalutazione;
nonché per la condanna dell’Amministrazione resistente al pagamento dell’indennità di trasferimento e l’indennità di prima sistemazione previste rispettivamente dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86 e dalla l. 836/1973, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Bari a Trani e da Altamura a Lecce Altamura (limitatamente al ricorrente Enzo D.A.), oltre gli interessi legali e la rivalutazione.
I ricorrenti, ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa dell’esercito italiano, in servizio permanente ed effettivo fino al 19.12.2012 nelle sedi di Bari e Altamura, riferiscono che, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli Enti della Difesa, attuata nel corso del 2012, veniva disposto il ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura e del 31° Reggimento Bersaglieri, ai quali rispettivamente appartengono, dalla sede di Altamura a quella di Lecce.
Venivano, quindi, destinati alle sedi di Altamura e Bari con provvedimento d’autorità.
Richiamano, ai fini dell’accoglimento della domanda, i precedenti di questo Tribunale che ha riconosciuto, in casi analoghi, il diritto a percepire le indennità e gli emolumenti previsti dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86.
Resiste il Ministero della Difesa che eccepisce preliminarmente la tardività del ricorso notificato il 4.2.2015, benché i provvedimenti di trasferimento risalgano al 2012.
Deduce, inoltre, che non si tratterebbe di trasferimenti d’autorità ma a domanda, perché i ricorrenti, invitati ad esprimere il gradimento per una delle sedi disponibili, hanno indicato la sede prescelta, manifestando interesse al trasferimento.
I ricorrenti replicano di non avere avuto alcun interesse a trasferirsi, ma sarebbero stati a ciò costretti a causa del mutamento di dislocazione del Reggimento di appartenenza e che, pertanto, i trasferimenti furono disposti nell’ interesse dell’Amministrazione, che li avrebbe sollecitati a presentare domanda di trasferimento.
Questo Tribunale si è già espresso su ricorsi aventi ad oggetto analoghe pretese riconoscendole fondate (Tar Bari, Sez. I n. 519/2014 e n. 520/2014) ed a tali precedenti occorre fare riferimento, non ricorrendo sopravvenienze normative né un diverso orientamento delle Sezione al riguardo.
L'art. 1, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 86 (nel testo vigente al momento dell’adozione degli atti impugnati) stabilisce: “Al personale volontario coniugato e al personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, agli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, e, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, al personale appartenente alla carriera prefettizia, trasferiti d'autorità ad altra sede di servizio sita in un Comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi”.
Occorre, pertanto, stabilire quando ricorre il trasferimento d'autorità o d'ufficio che implica la corresponsione dell’indennità di trasferimento e di prima sistemazione, quando invece quello a domanda.
Il discrimine è stato individuato nella diversa rilevanza che in essi assumono i contrapposti interessi coinvolti, da un lato, quello dell'Amministrazione al regolare ed ordinato funzionamento degli uffici pubblici e, dall’altro, quello dei dipendenti al soddisfacimento delle proprie esigenze personali e familiari.
Mentre i trasferimenti d'ufficio perseguono, infatti, in via immediata ed esclusiva l'interesse specifico dell'Amministrazione alla funzionalità dell'ufficio, al quale è completamente subordinata la posizione dei pubblici dipendenti (le cui aspirazioni individuali possono essere tenute in considerazione eventualmente nei limiti delle preferenze da essi espresse circa la sede di servizio), nei trasferimenti a domanda risulta prevalente il perseguimento del soddisfacimento delle necessità personali e familiari dei dipendenti, rispetto alle quali l'interesse pubblico funziona esclusivamente come limite esterno di compatibilità, dovendo in ogni caso essere sempre assicurato il rispetto dei principi di cui all'art. 97 della Costituzione sub specie, in particolare, del principio di “buon andamento”.
Nell’ambito di tale orientamento è stato affermato che non è sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l'assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente (cfr., in tal senso T.R.G.A. Bolzano, 24 aprile 2013, n. 183; Consiglio di Stato, Sez. IV, 7 giugno 2012, n. 3383, 7 febbraio 2011, n. 814, 24 dicembre 2008, n. 6549 e 12 maggio 2006, n. 2670; C.G.A., s.g., 27 marzo 2012, T.R.G.A. Bolzano, 13 maggio 2004, n. 262, T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 5 novembre 2012, n. 2209, T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. IV, 18 dicembre 2012, n. 3115; T.A.R. Lazio Roma, II, 2 marzo 2010, n. 3267; in senso contrario, cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835, 27 ottobre 2011, n. 5767 e 23 ottobre 2008, n. 5212).
Nel caso di specie, come esposto in fatto, i ricorrenti hanno presentato domanda di trasferimento su evidente sollecitazione della stessa Amministrazione, in vista del ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura.
Ad avviso del Collegio la proposizione di tale domanda non preclude il riconoscimento dei benefici conseguenti al trasferimento d’ufficio, in quanto esso non è avvenuto per libera scelta, ma su indiretta sollecitazione dell’Amministrazione, senza che ciò abbia comportato il mutamento della natura sostanziale del trasferimento disposto “d’autorità” e del tipo di interesse (prevalentemente pubblico) ad esso sotteso.
Anche a voler integralmente prescindere da quanto sin qui detto, a costituire una autonoma e separata linea motivazionale a supporto della decisione resa, può altresì evidenziarsi che la questione controversa riguarda, da un punto di vista puramente oggettivo, la spettanza del diritto all’indennità di trasferimento di autorità per il militare che, dovendo necessariamente cambiare sede a seguito della soppressione o del ridislocamento del reparto di appartenenza, si veda tuttavia, riconosciuta dall’Amministrazione la facoltà di indicare la nuova sede di destinazione.
A tale riguardo, la giurisprudenza del Consiglio di Stato esprime orientamenti di segno differente (nel senso che i trasferimenti del personale conseguenti al cambio di sede di uffici e reparti per motivi logistici o organizzativi rientrano nella categoria dei trasferimenti d’autorità Cons. Stato, sez. I, 11 luglio 2012, parere sull’affare n. 1677/2012; C.G.A.R.S., 18 settembre 2012, n. 777; nel senso della irrilevanza della soppressione del reparto di appartenenza, poiché la scelta del militare di chiedere determinate sedi anticipa e previene il trasferimento d’autorità che l’Amministrazione dovrebbe in un secondo tempo adottare in conseguenza delle proprie scelte organizzative: Cons. Stato, sez. IV, 27 ottobre 2011, n. 5767; Id., sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835).
Peraltro, in epoca recentissima, l’art. 1, comma 163, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, ha modificato la normativa di riferimento (art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86), inserendo, dopo il comma 1, un comma 1-bis, che così recita: “L'indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni.”.
Nella nuova disposizione, non vi è alcun carattere che possa indurre a considerarla di natura interpretativa e, dunque, naturalmente dotata di efficacia retroattiva.
Deve, dunque, ritenersi, argomentando a contrario, che, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, l’indennità connessa al trasferimento d’autorità spettasse - nella sussistenza di tutti gli ulteriori e necessari requisiti di legge, a partire dalla distanza superiore ai dieci chilometri fra la sede di provenienza e quella di destinazione (cfr. Cons. Stato, ad. plen., 16 dicembre 2011, n. 23) - in tutti i casi in cui il trasferimento facesse seguito alla soppressione o al ridislocamento del reparto di appartenenza.
In conclusione, pertanto, anche in considerazione di tale ulteriore linea argomentativa, il ricorso va accolto, con il conseguente riconoscimento del diritto dei ricorrenti all’indennità di cui all’art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86 dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura.
Sulle somme di cui è stata riconosciuta la spettanza, ai sensi dell’art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412 e dell’art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, è dovuto solo il maggiore importo tra interessi legali e rivalutazione monetaria, senza cumulo delle due voci, da computarsi secondo i criteri stabiliti dalle Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato 15 giugno 1988, n. 3, 13 ottobre 2011, n. 18 e 5 giugno 2012, n. 18.
Non è, invece, dovuta l’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, poiché a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, essa è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.
Non avendo i ricorrenti allegato prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce, la domanda deve essere respinta.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accoglie nei termini di cui in motivazione.
Condanna il Ministero della Difesa al pagamento, in favore dei ricorrenti in solido, delle spese di giudizio che liquida in € 3.000,00, oltre IVA, C.A.P., spese generali e rifusione del contributo unificato.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:
Desirèe Zonno, Presidente FF
A seguire la sentenza del CdS che rigetta l'Appello proposto dal Ministero della Difesa.
1) - Nel caso in esame, come si è detto sopra, l'esigenza di trasferire parte appellata discende dalla decisione del Comando Regionale di sopprimere l'articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.
2) - Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall''amministrazione.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201604341
- Public 2016-10-18 -
N. 04341/2016REG.PROV.COLL.
N. 06973/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 6973 del 2016, proposto dal Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentato e difeso per legge dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12, è domiciliato;
Pasquale C., Enzo D.A., Vincenzo D., Luigi D. B., Giuseppe D. M., Vito Domenico F., Arcangelo L., Domenico M., Antonio P., Giovanni R., rappresentati e difesi dagli avvocati Lorenzo Coleine C.F. CLNLNZ68L18C933Q, Laura Lieggi C.F. LGGLRA74L46A662K, con domicilio eletto presso Lorenzo Coleine in Roma, via Ovidio 20;
per la riforma della sentenza del T.A.R. per la PUGLIA – Sede di BARI - SEZIONE III n. 590/2016, resa tra le parti, concernente accertamento diritto a percepire indennita' di prime sistemazione ex l. 836/1973 a seguito di trasferimento d'ufficio
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Pasquale C. e di Enzo D.A. e di Vincenzo D. e di Luigi D. B. e di Giuseppe D. M. e di Vito Domenico F. e di Arcangelo L. e di Domenico M. e di Antonio P. e di Giovanni R.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 il Cons. Fabio Taormina e uditi per le parti gli avvocati Avvocato dello Stato Vittorio Cesaroni, avv. Lorenzo Coleine;
1. Il Ministero della Difesa, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli Enti della Difesa, attuata nel corso del 2012, aveva disposto il ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura e del 31° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Altamura a quella di Lecce.
Gli originari ricorrenti, ricorrenti, ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa dell’esercito italiano, in servizio permanente ed effettivo fino al 19.12.2012 nelle sedi di Bari e Altamura erano stati quindi, destinati alle sedi di Altamura e Bari con provvedimento d’autorità; essi, invitati ad esprimere il gradimento per una delle sedi disponibili, avevano indicato la sede prescelta, manifestando interesse al trasferimento.
2. Mercè il ricorso di primo grado avevano chiesto che venisse affermato il loro diritto a percepire il trattamento economico ed ogni altro emolumento, ivi compresa l’indennità di prima sistemazione ex l. 836/1973, di spettanza del personale trasferito d'autorità previsto dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura, oltre interessi legali e rivalutazione e per la condanna dell’Amministrazione al pagamento dell’indennità di trasferimento e l’indennità di prima sistemazione previste rispettivamente dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86 e dalla l. 836/1973, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Bari a Trani e da Altamura a Lecce Altamura (limitatamente al ricorrente Enzo D.A.), oltre gli interessi legali e la rivalutazione.
4. L’amministrazione odierna appellante, costituitasi in giudizio aveva eccepito la tardività del ricorso (notificato il 4.2.2015, benché i provvedimenti di trasferimento risalissero al 2012), e nel merito, ne aveva chiesto la reiezione avendo qualificato detto trasferimento come avvenuto a domanda e dovendosi escludere quindi l'erogazione delle provvidenze previste dalla legge in favore dei militari trasferiti d'autorità.
5. Con la sentenza in epigrafe indicata l'adito TAR per la Puglia (Sede di Bari) ha:
a) rigettato l’eccezione di tardività del ricorso trattandosi di pretesa involgente diritti soggettivi e pertanto coltivabile nel termine di prescrizione del diritto;
b) accolto in parte il ricorso proposto dall'odierna parte appellata avverso il diniego di erogazione delle indennità in parola, accertato il diritto di questa a vedersi riconosciuta l’indennità di cui all’art. 1, comma 1 e segg., della legge n. 86/2001 e condannato l’amministrazione odierna appellante a versare le provvidente richieste;
c) respinto la richiesta di condanna dell’amministrazione alla corresponsione dell’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, in quanto detta indennità a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, era dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio e gli originarii ricorrenti non avevano allegato alcuna prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce.
3. La sentenza è impugnata con l'atto di appello in esame dall'Amministrazione la quale ne chiede l'integrale riforma, deducendo che la presentazione da parte del militare della domanda ( di trasferimento o gradimento per una specifica sede) precludeva la corresponsione in suo favore di benefici che la legge correla ai soli trasferimenti autoritativi; inoltre non essendo stati tempestivamente contestati i provvedimenti di trasferimento il ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile
4. In data 14.9.2016 parte appellata si è costituita in giudizio depositando un’articolata memoria puntualizzando e ribadendo le proprie difese e chiedendo:
a) la declaratoria di inammissibilità dell’appello, in quanto generico e privo di specifiche censure direttamente riferibili alla sentenza di primo grado;
b) la declaratoria di inammissibilità della censura (incentrata sulla asserita acquiescenza al trasferimento “a domanda” in quanto non tempestivamente impugnato) in quanto “nuova” e pertanto collidente con l’art. 104 del c.p.a.;
c) la reiezione dell’appello in quanto infondato.
5. Alla camera di consiglio del 13 ottobre 2016 fissata per la delibazione della domanda di sospensione della provvisoria esecutività dell’impugnata decisione la causa è stata trattenuta in decisione.
1.Stante la completezza del contraddittorio la non necessità di disporre incombenti istruttorii e la mancata opposizione delle parti rese edotte dal Presidente del Collegio della possibile definizione del merito della controversia alla odierna camera di consiglio fissata per la delibazione della domanda cautelare, la causa può essere decisa nel merito
1.1.Ritiene il Collegio che l’appello sia infondato alla stregua delle seguenti considerazioni.
1.2. In via preliminare, in rito, si osserva che:
a) l’appello dell’amministrazione è certamente ammissibile in quanto (contrariamente a quanto sostenuto da parte appellata) propone specifiche censure avverso la motivazione della decisione;
b) non è necessario soffermarsi sulla affermata inammissibilità (in quanto “nuova” ex art. 104 del c.p.a.) della censura proposta dall’Amministrazione incentrata sulla acquiescenza di parte appellata al trasferimento, ed alla tardività del ricorso di primo grado (peraltro l’Amministrazione prospetta argomenti comunque valutabili ex officio, investendo dette critiche i presupposti processuali e le condizioni dell’azione, per cui non rileverebbe la eventuale “novità” dell’argomento critico) in quanto la doglianza è certamente infondata atteso che:
a) il petitum del ricorso di primo è teso ad ottenere una indennità di natura economica, ha consistenza di diritto soggettivo azionabile nel termine di prescrizione;
II) la domanda tesa ad ottenere la corresponsione di tali indennità, all’evidenza, prescinde del tutto dalla avvenuta –o meno- impugnazione del provvedimento di trasferimento (rientrante come è noto, nella categoria degli ordini, e pertanto soggetto ad un sindacato di legittimità assai fievole) e non è in alcun modo da essa condizionata, per cui dalla omessa impugnazione del provvedimento di trasferimento giammai potrebbe inferirsi l’acquiescenza alla mancata corresponsione delle richieste indennità.
2. Ciò posto, accertato che non sussistono impedimenti in rito a pervenire ad una statuizione di merito, l’ unico profilo di critica da scrutinare (non essendo stata contestata dalla difesa erariale la sussistenza degli altri presupposti individuati dall’art. 1, l. n. 86 del 2001 per il sorgere del diritto di credito all’indennità ivi prevista, e non avendo parte appellata impugnato il capo di sentenza a sé sfavorevole relativo alla c.d. indennità di prima sistemazione ) riposa nella circostanza che, su richiesta dell'Amministrazione di appartenenza, le parti odierne appellate abbiano indicato le sedi preferite come nuova destinazione: ciò, ad avviso dell’amministrazione appellante, implicherebbe la conseguenza per cui verrebbe meno il connotato autoritativo del trasferimento in conseguenza della soppressione della sede presso la quale prestava servizio l’appellato medesimo e, quindi, non spetterebbe la corresponsione della indennità ai sensi della legge n. 86 del 2001.
2.2. In contrario senso, si osserva che la giurisprudenza prevalente – pienamente condivisa dal Collegio- (ex aliis Cons. Giust. Amm. Sic., 18-06-2014, n. 360) ha a più riprese affermato che non è, sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l'assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente (cfr. ex multis C.G.A. nn. 582 del 2007, 505 del 2010 e 777 del 2012).
Nel caso in esame, come si è detto sopra, l'esigenza di trasferire parte appellata discende dalla decisione del Comando Regionale di sopprimere l'articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.
Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall''amministrazione.
2.3. Anche la recentissima decisione dell’Adunanza Plenaria n. 1 del 2016 non soltanto non contiene elementi che possano condurre ad una revisione critica di tale opinamento ma anzi, si è vi affermato il principio di diritto per cui “Prima dell'entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell'art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell' art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l'ubicazione in comuni differenti.”.
3. L’appello va conclusivamente respinto.
4. Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante, ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1995 n. 3260 e, per quelle più recenti, Cassazione civile, sez. V, 16 maggio 2012 n. 7663).
4.1.Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.
5. Le spese processuali del grado possono essere compensate tra le parti, a cagione della circostanza che in ordine alla questione giuridica in passato sussistevano contrastanti interpretazione giurisprudenziali.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 con l'intervento dei magistrati:
1) - ampio processo di riorganizzazione degli Enti della Difesa, a seguito del quale veniva disposta la chiusura dalla Caserma di Novara ed il conseguente ridislocamento del 6° Reggimento di Manovra – Reparto di Sanità, venivano invitati dall’Amministrazione a compilare una istanza di trasferimento (cd. “istanza di gradimento”) al fine di esprimere le sedi presso le quali avrebbero preferito essere trasferiti.
2) - Secondo i ricorrenti il modus operandi dell’Amministrazione (consistente nel far sottoscrivere
“istanze di gradimento” pur quando in realtà l’esigenza del trasferimento sia sorta non già dal dipendente bensì da esigenze dell’Amministrazione: chiusura della Caserma, risultante per tabulas dalla stessa istanza di trasferimento)
- ) - è stato un espediente per eludere il diritto del dipendente all’indennità di trasferimento, prevista appunto nelle ipotesi in cui il trasferimento sia stato disposto non già su iniziativa e nell’interesse del dipendente, bensì per le funzionali esigenze dell’Amministrazione.
3) - La giurisprudenza (da ultimo Cons Stato, IV, 23.11.2017 n. 5459) ha chiarito che …… Omissis leggere direttamente in sentenza.
SENTENZA ,sede di MILANO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201801553,- Public 2018-06-21 -
N. 01553/2018 REG. PROV. COLL.
N. 00705/2015 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 705 del 2015, proposto da
-OMISSIS-, rappresentati e difesi dall'avvocato Fabio Cardanobile, con domicilio eletto in Milano, presso la Segreteria del T.A.R. Lombardia in via Corridoni, 39;
Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Milano, domiciliata ex lege in Milano, via Freguglia, 1;
del diritto dei ricorrenti a percepire il trattamento economico previsto dall’art. 1, L. n. 86/2001 per il personale trasferito d’autorità, dalla data dell’avvenuto trasferimento d’autorità dal 6° Reggimento di Manovra con sede in Novara in ragione della ridislocazione del medesimo Ente, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria sulle differenze che risulteranno dovute dal dì di maturazione dei singoli ratei mensili al soddisfo, con la conseguente condanna dell’intimata Amministrazione al pagamento della suddetta indennità di trasferimento prevista dall’art. 1, L. n. 86/2001 per il personale trasferito d’autorità, dalla data dell’avvenuto trasferimento d’autorità - 2 settembre 2013 -, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria sulle differenze che risulteranno dovute dal dì di maturazione dei singoli ratei mensili al soddisfo.
Relatore nell'udienza smaltimento del giorno 22 maggio 2018 il dott. Alberto Di Mario e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. I ricorrenti, Sottoufficiali e graduati di truppa dell’Esercito Italiano in Servizio Permanente Effettivo che hanno prestato il proprio servizio presso il 6° Reggimento di Manovra, Reparto di Sanità, nella sede di Novara fino alla data del 1/09/2013, nell'ambito di un ampio processo di riorganizzazione degli Enti della Difesa, a seguito del quale veniva disposta la chiusura dalla Caserma di Novara ed il conseguente ridislocamento del 6° Reggimento di Manovra – Reparto di Sanità, venivano invitati dall’Amministrazione a compilare una istanza di trasferimento (cd. “istanza di gradimento”) al fine di esprimere le sedi presso le quali avrebbero preferito essere trasferiti.
Secondo i ricorrenti il modus operandi dell’Amministrazione (consistente nel far sottoscrivere
“istanze di gradimento” pur quando in realtà l’esigenza del trasferimento sia sorta non già dal dipendente bensì da esigenze dell’Amministrazione: chiusura della Caserma, risultante per tabulas dalla stessa istanza di trasferimento) è stato un espediente per eludere il diritto del dipendente all’indennità di trasferimento, prevista appunto nelle ipotesi in cui il trasferimento sia stato disposto non già su iniziativa e nell’interesse del dipendente, bensì per le funzionali esigenze dell’Amministrazione. A conferma di ciò l’istanza per il pagamento di tale indennità è rimasta senza risposta.
Chiedono quindi che l’amministrazione sia condannata a liquidare detto trattamento economico per i seguenti motivi di ricorso.
1. Violazione e falsa applicazione della L. 86/2001.
2. Eccesso di potere per errore nei presupposti di fatto e di diritto e nelle forme sintomatiche dell’ingiustizia manifesta e della disparità di trattamento.
All’udienza del 22 maggio 2018 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.
La giurisprudenza (da ultimo Cons Stato, IV, 23.11.2017 n. 5459) ha chiarito che “in ogni ipotesi di trasferimento disposto per ragioni di servizio ……, e quindi non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari, non può negarsi la natura di trasferimento “di autorità”, che, ove come nella specie connotato dalla dislocazione geografica a distanza superiore ai 10 chilometri e in comune diverso da quello in cui ricade il reparto di precedente assegnazione, implica il riconoscimento del diritto alle indennità previste per i trasferimenti di autorità ivi compresa quella ex art. 1 comma 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86….tali indennità competono al verificarsi del presupposto a prescindere dai luoghi di residenza e/o dimora dei militari interessati.”
In definitiva quindi il ricorso va accolto e deve dichiararsi il diritto dei ricorrenti alla corresponsione delle suddette indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo, con condanna del Ministero al pagamento delle relative somme.
3. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati e dichiara il diritto dei ricorrenti alla corresponsione delle indennità, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo, e condanna l’amministrazione al pagamento delle relative somme.
Condanna l’amministrazione al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese processuali, liquidate in complessivi € 3.000,00 (tremila/00) oltre accessori (I.V.A., C.P.A. e 15% a titolo di rimborso di spese generali).
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Oscar Marongiu, Primo Referendario
Inviato: mer lug 18, 2018 10:29 pm
Il Ministero della Difesa perde l'Appello proposto.
1) - il Tribunale – con la sentenza in epigrafe (n. 54 del 10 febbraio 2017) – ha accolto il ricorso e compensato le spese di giudizio, accertando il diritto dei ricorrenti a percepire l'indennità in oggetto sulla base delle seguenti considerazioni:
- “i trasferimenti dovuti a soppressione dei reparti militari vanno considerati non a domanda ma d'ufficio, indipendentemente dalla circostanza che i militari hanno chiesto un collocamento o espresso un gradimento per una sede rispetto un'altra, trattandosi di una scelta obbligata dalle scelte organizzative dell'amministrazione militare”;
- “il legislatore è intervenuto limitando la concessione dell'indennità ai trasferimenti successivi al 1 gennaio 2013” e “l'unico tra i ricorrenti trasferito prima del 2013 è il primo maresciallo Abbatangelo Attilio mentre gli altri sono stati trasferiti in data successiva al 1 gennaio 2013”;
- “tutti i ricorrenti sono stati trasferiti in un comune non limitrofo a quello di appartenenza, in quanto non confinante e comunque ubicato a distanza di più di 10 km da quello della precedente assegnazione”.
2) - Come correttamente osservato dal TAR, è indubbio che, nel caso di specie, il trasferimento operato dall’Amministrazione, nonostante la previa individuazione di una sede di preferenza da parte del personale trasferito, costituisca comunque un trasferimento d’autorità. Difatti, l’espressione di gradimento del dipendente non muta la natura del trasferimento, che l’Amministrazione ha disposto d’ufficio a seguito della soppressione del 1° FOD, cui appartenevano i militari appellati.
3) - Il problema interpretativo nasce dal fatto che il comma 1 e il comma 1 bis non risultano formulati in termini omogenei.
4) - Infatti il comma 1 dà rilievo alla distanza tra i Comuni nel cui territorio sono ubicate le due sedi servizio; invece il comma 1 bis dà rilievo al carattere limitrofo delle due sedi di servizio.
5) - Secondo un diverso indirizzo il riferimento alla sede limitrofa di cui al comma 1 bis va inteso in senso letterale, nel senso cioè di circoscrizione territoriale di competenza ( Presidio, Tenenza, Compagnia etc.) confinante con un’altra.
6) - Al riguardo il Collegio premette che allo stato non risulta esistente nell’ordinamento militare – a livello regolamentare o organizzativo – una individuazione o qualificazione delle sedi da considerare limitrofe.
N.B.: leggi il tutto qui sotto.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201804355
- Public 2018-07-17 -
N. 04355/2018 REG. PROV. COLL.
N. 04072/2017 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4072 del 2017, proposto dal Ministero della difesa, in persona del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
Andrea Buono, Paolo Chiapperini, Roberto Farci, Giandomenico Di Maggio, Emanuele Zucca, Antonio Verdone, Alessio Sposetti, Luciano Pascucci, Francesco Riccardo, Gaetano Speciale, Francesco Zola, Pasquale Fernandez, Piergianni Manai, Attilio Abbatangelo, Damiano Mandalà, Michele Cassano, Raffaele Ambrosino, Attilio Bosco, Bartolo De Mitri, Gennaro Paglia, Daniele Patassini, Leo Quarrato, Ermanno Alessandro, Antonio Battaglia, Felice De Sena, Daniele Ottaviani, Massimiliano Pizzella, Stefano Rutigliano e Claude Peressutti, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Francesco Carricato e Luisa Fonti, con domicilio eletto presso lo studio della seconda in Roma, viale G. Mazzini, n. 11;
della sentenza del T.a.r. per il Friuli Venezia Giulia n. 54 del 10 febbraio 2017, resa tra le parti, concernente accertamento del diritto alla corresponsione dell’indennità di trasferimento ex art. 1 della legge n. 86 del 2001.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Andrea Buono ed altri come in epigrafe indicati;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 maggio 2018 il consigliere Giovanni Sabbato e uditi, per le parti rispettivamente rappresentate, l’avvocato Francesco Carricato e l'Avvocato dello Stato Maurizio Greco;
1. Con ricorso proposto davanti al T.a.r. per il Friuli Venezia Giulia – Sezione Prima – i signori Andrea Buono, Paolo Chiapperini, Roberto Farci, Giandomenico Di Maggio, Emanuele Zucca, Antonio Verdone, Alessio Sposetti, Luciano Pascucci, Francesco Riccardo, Gaetano Speciale, Francesco Zola, Pasquale Fernandez, Piergianni Manai, Attilio Abbatangelo, Damiano Mandalà, Michele Cassano, Raffaele Ambrosino, Attilio Bosco, Bartolo De Mitri, Gennaro Paglia, Daniele Patassini, Leo Quarrato, Ermanno Alessandro, Antonio Battaglia, Felice De Sena, Daniele Ottaviani, Massimiliano Pizzella, Stefano Rutigliano e Claude Peressutti, tutti militari dell’esercito, a seguito del loro trasferimento - rispettivamente alle sedi di Pordenone (Comando 132 Brigata Corazzata “Ariete di Pordenone”), Sacile (7° Reggimento Trasmissioni) e Orcenico Superiore di Zoppola (PN) - dopo la soppressione del reparto di appartenenza (1° Comando delle Forze Operative di Difesa e del Reparto Comando e Supporti Tattici “Mantova” di Vittorio Veneto), hanno chiesto:
A) l’annullamento dei rispettivi provvedimenti dei Comandanti di reparto, emessi tra il 28 aprile e il 12 maggio 2015, con i quali sono state respinte le loro domande di liquidazione dell’indennità di trasferimento ai sensi dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001;
B) l’accertamento del relativo diritto con conseguente condanna dell’Amministrazione al pagamento delle somme a tale titolo spettanti.
2. Costituitosi il Ministero, il Tribunale – con la sentenza in epigrafe (n. 54 del 10 febbraio 2017) – ha accolto il ricorso e compensato le spese di giudizio, accertando il diritto dei ricorrenti a percepire l'indennità in oggetto sulla base delle seguenti considerazioni:
3. Avverso tale pronuncia, il Ministero della difesa ha interposto appello, ritualmente notificato il 15 maggio 2017, articolando due motivi di gravame nei termini di seguito evidenziati:
- “il ricorso cumulativo doveva essere dichiarato INAMISSIBILE involgendo una serie di militari di cui non era specificata la permanenza nel Reparto di appartenenza da più o meno di un quadriennio né il Reparto di provenienza né il Reparto di destinazione”;
- il Tribunale non ha motivato circa la necessità della prova, da parte di ciascun ricorrente, “di aver spostato residenza nonché di aver effettuato un trasferimento fisico di abitazione con conseguente spostamento di mobili, arredi, ecc.”;
- il Tribunale non ha considerato il dato costituito dalla permanenza quadriennale nel reparto di provenienza, secondo quanto previsto dalla previgente disciplina mai abrogata (L.100/87);
- con l’entrata in vigore della nuova norma (comma 1-bis), l’indennità di trasferimento non spetta al personale trasferito d’autorità ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre 10 chilometri;
- il provvedimento di trasferimento emesso nei riguardi dei ricorrenti, successivo all’entrata in vigore del citato comma 1 bis, non dà luogo all’invocato diritto, in quanto, come opinato in giurisprudenza, <<il comma 1-bis cit. si riferisce non già al Comune dove è allocato l’ufficio, bensì alla “sede limitrofa” e dunque all’ambito della circoscrizione territoriale di competenza delle sedi >> e comunque “esclude che nei casi di trasferimento d’autorità spetti l’indennità de qua al personale “trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni”.
4. In data 30 giugno 2017 si sono costituiti i predetti militari al fine di chiedere la declaratoria di inammissibilità di eccezioni nuove e diverse rispetto a quelle esposte avanti al giudice di prime cure e la reiezione del gravame di controparte per infondatezza.
5. In vista della trattazione nel merito del ricorso le parti hanno svolto difese scritte.
6. Il ricorso, discusso alla pubblica udienza del 24 maggio 2018, non merita accoglimento.
7. La parte appellata, con la memoria di costituzione, eccepisce, sotto distinti profili, l’inammissibilità del gravame di controparte, ma l’infondatezza di questo, per le ragioni che si esporranno, rende superflua la disamina di tali eccezioni.
8. Col primo motivo il Ministero assume che il ricorso di primo grado, proposto in forma collettiva, andava preliminarmente dichiarato inammissibile per non essere le posizioni dei singoli militari adeguatamente differenziate rispetto ai presupposti costitutivi del diritto economico invocato.
La critica, postulando una non condivisibile prospettazione dell’assetto applicativo della norma di cui all’art. 1 della legge n. 86 del 2001, risulta ex se infondata, non essendo richiesto ai fini del riconoscimento dell’indennità di trasferimento presupposti diversi da quelli esattamente evincibili dal ricorso di primo grado e dalla documentazione allo stesso allegata. Tale iniziativa, proposta innanzi al Giudice territoriale, assume correttamente la veste di ricorso collettivo in quanto, come ribadito di recente da questa Sezione, “Nel processo amministrativo il ricorso giurisdizionale collettivo, presentato da una pluralità di soggetti con un unico atto, è ammissibile nel caso in cui sussistano, cumulativamente, i requisiti dell'identità di situazioni sostanziali e processuali - ossia, alla condizione che le domande giudiziali siano identiche nell'oggetto e gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi - e l'assenza di un conflitto di interessi tra le parti” (sentenza 16 maggio 2018, n. 2910).
8.1. Occorre quindi effettuare la preliminare ricognizione della disciplina di riferimento al fine di configurare la cornice normativa nella quale la vicenda si colloca.
8.2. Gli appellati invocano l’applicazione dell’art. 1 della legge n. 86 del 29 marzo 2001, che disciplina l’attribuzione della cosiddetta indennità di trasferimento contemplata per determinate categorie di soggetti, tra cui quella del personale in servizio permanente delle Forze armate, cui gli appellati appartengono.
8.3. La norma, in particolare, riconosce la spettanza di un’indennità mensile, pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione abbia disposto il trasferimento del personale d’autorità ad una sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza.
8.4. Con la legge n. 228 del 4 dicembre 2012 - dopo l’intervento dell’Adunanza plenaria 14 dicembre 2011, n. 23 circa la necessità della distanza minima di dieci chilometri tra le sedi di provenienza e di destinazione - è stato introdotto il comma 1 bis nell’art. 1 citato, che ha posto un nuovo limite al riconoscimento del diritto all’indennità di trasferimento, nonché ad ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità. Il comma 1 bis cit. prevede infatti che, con decorrenza dal 1° gennaio 2013, l’indennità non spetta a quel personale di cui al comma 1 che, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni, sia trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche laddove la sede di destinazione si trovi ad una distanza superiore ai dieci chilometri dalla sede di provenienza.
8.5. Come correttamente osservato dal TAR, è indubbio che, nel caso di specie, il trasferimento operato dall’Amministrazione, nonostante la previa individuazione di una sede di preferenza da parte del personale trasferito, costituisca comunque un trasferimento d’autorità. Difatti, l’espressione di gradimento del dipendente non muta la natura del trasferimento, che l’Amministrazione ha disposto d’ufficio a seguito della soppressione del 1° FOD, cui appartenevano i militari appellati.
8.6. Sul punto si registra il costante orientamento di questo Consiglio, suffragato dall’autorevole intervento dell’Adunanza plenaria, secondo cui la dislocazione del personale, già dipendente dal comando soppresso, risponde in via esclusiva, o comunque prioritaria, ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa: “Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall'amministrazione” (Cons. Stato, sez IV, 1° dicembre 2015, n. 863; Ad. plen. 29 gennaio 2016, n. 1).
9. Ciò premesso, si osserva come assume carattere dirimente la questione dell’applicabilità del comma 1 bis cit. al caso di specie.
Il problema interpretativo nasce dal fatto che il comma 1 e il comma 1 bis non risultano formulati in termini omogenei.
Infatti il comma 1 dà rilievo alla distanza tra i Comuni nel cui territorio sono ubicate le due sedi servizio; invece il comma 1 bis dà rilievo al carattere limitrofo delle due sedi di servizio.
Secondo un primo indirizzo presente nella giurisprudenza dei TAR il comma 1 bis va interpretato in coerenza col disposto del comma 1: perciò se la nuova sede è posta in Comune non confinante (cioè non limitrofo) con quello in cui aveva sede il reparto soppresso l’indennità spetta, purchè le due case comunali distino più di dieci chilometri; invece se la nuova sede è ubicata in Comune confinante (limitrofo) l’indennità non spetta anche se la distanza tra i Comuni eccede i 10 km.
Secondo un diverso indirizzo il riferimento alla sede limitrofa di cui al comma 1 bis va inteso in senso letterale, nel senso cioè di circoscrizione territoriale di competenza ( Presidio, Tenenza, Compagnia etc.) confinante con un’altra.
9.1. Al riguardo il Collegio premette che allo stato non risulta esistente nell’ordinamento militare – a livello regolamentare o organizzativo – una individuazione o qualificazione delle sedi da considerare limitrofe.
Pertanto appare condivisibile il primo dei richiamati orientamenti, per un duplice ordine di ragioni.
In primo luogo perché esso tratta in modo omogeneo situazioni analoghe e non introduce differenziazioni irragionevoli nell’ambito dei trasferimenti di autorità disciplinati dall’art.1.
Infatti, seguendo l’opposto orientamento, il trasferimento d’autorità “ordinario” seguirebbe la regola dei Comuni differenti mentre il trasferimento d’autorità per soppressione del reparto seguirebbe la regola delle circoscrizioni confinanti.
Ma soprattutto il criterio della circoscrizione territoriale sarebbe praticabile solo nel caso di reparti aventi una circoscrizione territoriale di competenza.
9.2. In sostanza, nel caso in esame l’adesione alla prima opzione ermeneutica è necessitata dal fatto che le strutture di partenza (1° FOD) e destinazione (sedi di Sacile, Pordenone ed Orcenico Superiore) degli appellati rientrano nella organizzazione operativa dell’Esercito Italiano e quindi non hanno una propria circoscrizione territoriale di competenza. Infatti, se la sede di servizio di cui al comma 1 bis cit. fosse riferita alla circoscrizione territoriale di competenza, anziché essere riferita al Comune, ne deriverebbe un’inammissibile interpretatio abrogans dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, venendo di fatto meno ogni possibilità di attribuzione dell’indennità di trasferimento ai dipendenti di simile Corpo. Non si impone, quindi, contrariamente a quanto opina la difesa erariale, ai fini del riconoscimento del diritto economico in questione, la prova circa il fatto che la sede di destinazione e quella di provenienza appartengono a due circoscrizioni territoriali di competenza diverse e non limitrofe.
9.3. Né si impone verificare la sussistenza di ulteriori requisiti, quali la permanenza quadriennale nel reparto di appartenenza o il trasferimento da una sede ad un’altra, non essendo tale necessità stata evidenziata dall’Amministrazione nell’adozione dei provvedimenti di diniego impugnati in prime cure.
10. In conclusione, l’appello e infondato e deve essere respinto.
11. Le oscillazioni giurisprudenziali sulla questione interpretativa agitata costituiscono eccezionale motivo che giustifica la compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto (n.r.g. 4072/2017), lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Giovanni Sabbato Antonino Anastasi
Inviato: ven lug 20, 2018 11:58 am
Avendo tempo, Oggi pubblico anche questa A favore del Militare con cui il CdS gli da ragione condannando il Ministero della Difesa al pagamento di quanto dovuto, diversamente da come vedeva la cosa il Tar.
1) - trasferimento presso il Multinational Cimic Group (Caserma “Fiore”) di Motta di Livenza (TV) dopo la soppressione del reparto di appartenenza (1° Comando delle Forze Operative di Difesa di Vittorio Veneto)
2) - Come correttamente osservato dal T.a.r., è indubbio che, nel caso di specie, il trasferimento operato dall’Amministrazione, nonostante la previa individuazione di una sede di preferenza da parte del personale trasferito, costituisca comunque un trasferimento d’autorità.
- ) - Difatti, l’espressione di gradimento del dipendente non muta la natura del trasferimento, che l’Amministrazione ha disposto d’ufficio a seguito della soppressione del 1° FOD, cui appartenevano i militari appellanti.
3) - Sul punto si registra il costante orientamento di questo Consiglio, suffragato dall’autorevole intervento dell’Adunanza plenaria, secondo cui la dislocazione del personale, già dipendente dal comando soppresso, risponde in via esclusiva, o comunque prioritaria, ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa:
“Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall'amministrazione” (Cons. Stato, sez. IV, 1° dicembre 2015, n. 863; Ad. plen. 29 gennaio 2016, n. 1).
4) - Ne consegue che, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, non ricorre la necessità di fornire alcuna dimostrazione in ordine alla appartenenza della sede di destinazione e di quella di provenienza a due circoscrizioni territoriali di competenza diverse e non limitrofe.
N.B.: Rileggi sopra i punti n. 2 e 3.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201804354
N. 04354/2018 REG. PROV. COLL.
N. 07215/2017 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 7215 del 2017, proposto dal signor Paolo Caruso, rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Michieli e Marco Merlini, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Roma, via Pasubio, n.2;
Ministero della difesa - Stato Maggiore dell’Esercito, in persona del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
della sentenza del T.a.r. per il Veneto, Sezione prima, n. 363 del 13 aprile 2017, resa tra le parti, concernente accertamento del diritto alla corresponsione dell'indennità di trasferimento ex art.1 della legge n. 86 del 2001.
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero della difesa - Stato Maggiore Esercito;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 maggio 2018 il consigliere Giovanni Sabbato e uditi, per le parti rispettivamente rappresentate, l’avvocato Giovanni Cussiol, su delega di Giovanni Michieli, e l'Avvocato dello Stato Maurizio Greco;
1. Con ricorso proposto davanti al T.a.r. per il Veneto – Sezione prima – il signor Paolo Caruso, militare dell’esercito, a seguito del suo trasferimento presso il Multinational Cimic Group (Caserma “Fiore”) di Motta di Livenza (TV) dopo la soppressione del reparto di appartenenza (1° Comando delle Forze Operative di Difesa di Vittorio Veneto), ha chiesto:
A) l’annullamento del provvedimento del Comandante del Multinational Cimic Group del 2 novembre 2015, con il quale è stata respinta la sua domanda di liquidazione dell’indennità di trasferimento ai sensi dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001;
B) l’accertamento del relativo diritto con conseguente condanna dell’Amministrazione al pagamento delle somme a tale titolo spettanti oltre accessori.
2. Costituitosi il Ministero, il Tribunale, con la sentenza in epigrafe (n. 363 del 13 aprile 2017):
a) ha rigettato l’eccezione di irricevibilità del ricorso formulata dalla difesa erariale;
b) ha rigettato il ricorso negando il diritto all’indennità per la insussistenza degli ulteriori presupposti in capo al ricorrente;
c) ha compensato le spese di giudizio.
3. In particolare, il Tribunale ha osservato che:
- “il comma 1-bis cit. esclude che nei casi di trasferimento d’autorità spetti l’indennità de qua al personale “trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni”;
- “ai fini dell’esclusione dell’indennità di trasferimento, prevista dal comma 1-bis cit., deve considerarsi non il trasferimento del dipendente ad una sede di servizio ubicata in un Comune confinante con quello di provenienza (come preteso dai ricorrenti), ma il trasferimento ad una “sede di servizio limitrofa” e, perciò, deve aversi riguardo all’ambito della circoscrizione territoriale della sede di provenienza e di quella di destinazione”;
- il ricorrente non ha fornito alcuna prova, ad esso incombente, che la sede di servizio a cui è stato destinato non sia “limitrofa” a quella di provenienza.
- “la preferenza espressa dal ricorrente per la nuova sede, pur non mutando la natura del trasferimento (che resta d’autorità), ne attutisce fortemente il relativo disagio” e pertanto “il sacrificio imposto ai militari, pur esistente, non raggiunge la soglia minima ritenuta apprezzabile dal Legislatore ai fini dell’attribuzione del beneficio stesso”;
- “il Collegio dubita che il termine “limitrofa” debba intendersi nel significato di “confinante”, anziché in quello, più esteso, di “vicina”: con il ché, l’infondatezza delle pretese dei ricorrenti emerge anche da questo (ulteriore) punto di vista”.
4. Avverso tale pronuncia, l’appellante, come sopra specificato, ha interposto gravame, ritualmente notificato il 5 ottobre 2017, articolando un unico complesso motivo nei termini che seguono:
- il trasferimento è avvenuto d’autorità a seguito della soppressione del 1° Comando Forze Operative di Difesa (1° FOD) di Vittorio Veneto;
- le strutture di partenza (1° FOD) e destinazione (Multinational Cimic Group) rientrano nella organizzazione operativa dell’Esercito Italiano e non hanno una propria circoscrizione territoriale di competenza;
- per sede limitrofa deve intendersi da sede di servizio collocata in un Comune confinante;
- le sedi di provenienza e destinazione sono collocate in Comuni diversi, distano più di 10 km e non sono confinanti.
5. In data 11 novembre 2017 si è costituito il Ministero della difesa con atto di mera forma, al quale ha fatto seguito il deposito di memoria di controdeduzioni.
6. In vista della trattazione nel merito l’appellante ha presentato memoria ex art. 73 c.p.a..
7. Il ricorso, discusso alla pubblica udienza del 24 maggio 2018, merita accoglimento.
7.1. Occorre effettuare la preliminare ricognizione della disciplina di riferimento al fine di configurare la cornice normativa nella quale la vicenda si colloca.
7.2. L’appellante invoca l’applicazione dell’art. 1 della legge n. 86 del 29 marzo 2001, che disciplina l’attribuzione della cosiddetta indennità di trasferimento contemplata per determinate categorie di soggetti, tra cui quella del personale in servizio permanente delle Forze armate, cui l’appellante appartiene.
7.3. La norma, in particolare, riconosce la spettanza di un’indennità mensile, pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi, nell’ipotesi in cui l’Amministrazione abbia disposto il trasferimento del personale d’autorità ad una sede di servizio sita in un Comune diverso da quello di provenienza.
7.4. Con la legge n. 228 del 4 dicembre 2012 - dopo l’intervento dell’Adunanza plenaria 14 dicembre 2011, n. 23 circa la necessità della distanza minima di dieci chilometri tra le sedi di provenienza e di destinazione - è stato introdotto il comma 1 bis nell’art. 1 cit., che ha posto un nuovo limite al riconoscimento del diritto all’indennità di trasferimento, nonché ad ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità. Il co. 1 bis cit. prevede infatti che, con decorrenza dal 1° gennaio 2013, l’indennità non spetta a quel personale di cui al comma 1 che, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni, sia trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche laddove la sede di destinazione si trovi ad una distanza superiore ai dieci chilometri dalla sede di provenienza.
7.5. Come correttamente osservato dal T.a.r., è indubbio che, nel caso di specie, il trasferimento operato dall’Amministrazione, nonostante la previa individuazione di una sede di preferenza da parte del personale trasferito, costituisca comunque un trasferimento d’autorità. Difatti, l’espressione di gradimento del dipendente non muta la natura del trasferimento, che l’Amministrazione ha disposto d’ufficio a seguito della soppressione del 1° FOD, cui appartenevano i militari appellanti.
7.6. Sul punto si registra il costante orientamento di questo Consiglio, suffragato dall’autorevole intervento dell’Adunanza plenaria, secondo cui la dislocazione del personale, già dipendente dal comando soppresso, risponde in via esclusiva, o comunque prioritaria, ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa: “Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall'amministrazione” (Cons. Stato, sez. IV, 1° dicembre 2015, n. 863; Ad. plen. 29 gennaio 2016, n. 1).
8. Ciò premesso, si osserva come assume carattere dirimente la questione dell’applicabilità del comma 1 bis cit. al caso di specie.
8.1. Sul punto, il T.a.r., con l’impugnata pronuncia, ha ritenuto “inesatto il richiamo, ad opera del ricorrente, al fatto di non provenire da un Comune (Vittorio Veneto) limitrofo (inteso nel senso di “confinante”) al Comune di destinazione (Motta di Livenza), poiché il comma 1-bis cit. si riferisce non già al Comune dove è allocato l’ufficio, bensì alla “sede limitrofa” e dunque all’ambito della circoscrizione territoriale di competenza delle sedi (cfr. T.A.R. Toscana, Sez. I, 9 gennaio 2017, n. 12). In altre parole, ai fini dell’esclusione dell’indennità di trasferimento, prevista dal comma 1-bis cit., deve considerarsi non il trasferimento del dipendente ad una sede di servizio ubicata in un Comune confinante con quello di provenienza (come preteso dal ricorrente), ma il trasferimento ad una “sede di servizio limitrofa” e, perciò, deve aversi riguardo all’ambito della circoscrizione territoriale della sede di provenienza e di quella di destinazione”.
8.2. In base a tale ricostruzione, il comma 1 bis dovrebbe intendersi nel senso che l’indennità non compete al personale che, a seguito di soppressione di un ente o sue articolazioni, sia stato trasferito da una sede di servizio ad un’altra, le quali sedi siano rispettivamente appartenenti, per competenza, a due circoscrizioni territoriali diverse ma limitrofe.
8.3. Sul punto il Collegio ritiene di non poter condividere l’interpretazione seguita dal T.a.r. con la sentenza impugnata.
Secondo un diverso indirizzo il riferimento alla sede limitrofa di cui al comma 1 bis va inteso in senso letterale, nel senso cioè di circoscrizione territoriale di competenza (Presidio, Tenenza, Compagnia etc.) confinante con un’altra.
8.4. Al riguardo il Collegio premette che allo stato non risulta esistente nell’ordinamento militare – a livello regolamentare o organizzativo – una individuazione o qualificazione delle sedi da considerare limitrofe.
8.5. In sostanza, nel caso in esame l’adesione alla prima opzione ermeneutica è necessitata dal fatto chele strutture di partenza (1° FOD) e destinazione (Multinational Cimic Group) dell’appellante rientrano nella organizzazione operativa dell’Esercito Italiano e non hanno una propria circoscrizione territoriale di competenza.
8.6. Per tale motivo, se la sede di servizio di cui al comma 1 bis cit. fosse riferita alla circoscrizione territoriale di competenza, anziché essere riferita al Comune, ne deriverebbe un’inammissibile interpretatio abrogans dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, venendo di fatto meno ogni possibilità di attribuzione dell’indennità di trasferimento ai dipendenti di simile Corpo.
9. Ne consegue che, contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale, non ricorre la necessità di fornire alcuna dimostrazione in ordine alla appartenenza della sede di destinazione e di quella di provenienza a due circoscrizioni territoriali di competenza diverse e non limitrofe.
10. In conclusione, l’appello e fondato e pertanto, in riforma della sentenza impugnata, va accolto il ricorso di primo grado e quindi, previo annullamento dell’atto impugnato, va accertato il diritto all’indennità di trasferimento.
11. Le oscillazioni giurisprudenziali sulla questione interpretativa agitata costituiscono eccezionale motivo che giustifica la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto (n.r.g. 7215/2017), lo accoglie e, per l’effetto, accoglie il ricorso di primo grado e pertanto, previo annullamento del relativo diniego, accerta il diritto dell’appellante all’indennità di trasferimento.
Giovanni Sabbato	Antonino Anastasi
Inviato: lun dic 31, 2018 8:31 pm
Il Tar di Napoli accoglie il ricorso
1) - in data 03.12.2012, il Comando Nato di Bagnoli veniva soppresso e la base che lo ospitava in cui erano allocati il Quartier Generale Italiano, il JFC, veniva predisposta per essere liberata dal personale militare ivi presente.
2) - a seguito della soppressione della base di Bagnoli, il personale ivi impiegato veniva progressivamente trasferito a partire dal 04 dicembre del 2012, per lasciare definitivamente la sede di Bagnoli (ultimi trasferimenti avvenuti nell’aprile del 2013) e riallocarsi presso la nuova sede di Lago Patria
3) - chiesto, con lettere in data 15.02.2017 e 22.02.2017, il riconoscimento della predetta indennità
4) - le Amministrazioni militari o non rispondevano o davano risposte negative.
SENTENZA ,sede di NAPOLI ,sezione SEZIONE 7 ,numero provv.: 201807117, - Public 2018-12-12 –
N. 07117/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01077/2017 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1077 del 2017, proposto da:
Luigi Affinito, Giovanni Alaadik, Alfonso Amoruso, Antonio Andolfo, Angelo Bacchetta, Mariano Boemio, Marco Bonanni, Ciro Bonfiglio, Pasquale Buonino, Vincenzo Capaldo, Sebastiano Capone, Gaetano Carta, William Castellano, Michele Cesarino, Patrizio Chianese, Franco Cirillo, Giuseppe Cirillo, Pasquale Cocozza, Antonio Colombo, Giovanni Compagnone, Rosario Cozzolino, Giuseppe D'Alesio, Giovanni D'Angelo, Gennaro Dell'Omo, Arturo Delogu, Ciro De Marino, Francesco De Siato, Roberto Della Luce, Angelo Di Sano, Domenico Esposito, Francesco Esposito, Guglielmo Esposito, Rosario Faccetta, Giovanni Fusco, Sossio Gargiulo, Gerardo Giuliano, Antonio Goriani, Gaetano Guida, Francesco Iannucci, Angelo Imperato, Salvatore Iodice, Mario Libutti, Domenico Maccariello, Antonio Maltempo, Pasquale Manzo, Fabio Marchisano, Mario Marino, Leonardo Minaudo, Antonio Montagna, Lorenzo Morganella, Lorenzo Napolano, Alfredo Pagano, Antonio Pagano, Giuseppe Pagano, Francesco Palmini, Giuseppe Perino, Francesco Pezzella, Giuseppe Pinto, Nicola Pinto, Roberto Pirozzi, Paolo Pisaniello, Pasquale Pitocchelli, Vincenzo Placanica, Ciro Primo, Giuseppe Rainone, Michele Rivezzi, Ruggero Ruggiero, Carlo Russo, Ferdinando Russo, Giovanni Russo, Salvatore Russo, Antonio Sagliocco, Angelo Salzillo, Ernesto Scalera, Cornelio Scialdone, Antonio Sederino, Francesco Sibillo, Francesco Silvestre, Ciro Sorrentino, Antonio Spaccaforno, Emilio Spanò, Giovanni Specchio, Antonino Spezzano, Giuseppe Stellato, Antonio Tessitore, Antonio Valerio, Giuseppe Vecchio, Salvatore Villano, Giovanni Vitucci, Francesco Baldassarre, rappresentati e difesi dall'avvocato Laura Lieggi, domicilio pec come da Registri di Giustizia;
Ministero della Difesa, in persona del Ministro legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato Napoli, domicilio pec come da Registri di Giustizia; domicilio fisico in Napoli alla via A. Diaz n. 11 presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato;
del diritto soggettivo dei ricorrenti a percepire il trattamento economico previsto dall'art.1, L. n. 86/2001 per il personale trasferito d'autorità, ed ogni altro emolumento spettante in virtù del trasferimento d’autorità, dalla data dell'avvenuto trasferimento a seguito della soppressione dell’Ente di appartenenza nella sede di Bagnoli, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria sulle differenze che risulteranno dovute dal dì di maturazione dei singoli ratei mensili al soddisfo;
nonché per la condanna dell’Amministrazione resistente al pagamento della predetta indennità, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 dicembre 2018 il dott. Guglielmo Passarelli Di Napoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso iscritto al n. 1077 dell’anno 2017, i ricorrenti chiedevano l’accertamento del diritto indicato in epigrafe. A sostegno delle loro doglianze, premettevano:
di essere tutti Ufficiali, Sottufficiali e Volontari in servizio permanente appartenenti all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare ed all’Arma dei Carabinieri, e di essere stati tutti in forza ai Comandi/Enti allocati presso la base Nato di Bagnoli;
che, in data 03.12.2012, il Comando Nato di Bagnoli veniva soppresso e la base che lo ospitava in cui erano allocati il Quartier Generale Italiano, il JFC, veniva predisposta per essere liberata dal personale militare ivi presente;
che, a seguito della soppressione della base di Bagnoli, il personale ivi impiegato veniva progressivamente trasferito a partire dal 04 dicembre del 2012, per lasciare definitivamente la sede di Bagnoli (ultimi trasferimenti avvenuti nell’aprile del 2013) e riallocarsi presso la nuova sede di Lago Patria;
che il Tar Puglia, con le sentenze nr. 519 e 520 del 2014, non appellate, aveva già accertato il diritto di militari trasferiti a seguito della soppressione del Comando di appartenenza a percepire le somme dovute a titolo di indennità di trasferimento ex L. 86/2001 condannando il Ministero della Difesa al pagamento di tale indennità in favore dei ricorrenti;
che, come precisato dalla giurisprudenza di merito, un trasferimento d’ufficio si configura ogni qualvolta il trasferimento sia prioritariamente teso a soddisfare l'interesse dell’Amministrazione di appartenenza senza che rilevi la presenza di dichiarazioni di assenso o di disponibilità al trasferimento di sede o la indicazione di preferenze di sede; tale precisazione è d’obbligo poiché a tutti i militari interessati veniva richiesto di sottoscrivere una dichiarazione di gradimento/istanza di trasferimento a domanda che aveva il sol fine di far dichiarare che il militare chiedeva di essere trasferito presso la sede di Lago Patria dove tutti i militari sarebbero stati per forza di cose trasferiti a seguito della soppressione del Comando nella sede di Bagnoli e della necessità di liberare il sito per la successiva consegna dello stesso alla Fondazione Banco di Napoli;
che, come affermato dal Consiglio di Stato con la recente sentenza nr. 942/2017, l’indennità in questione spetta nel caso in cui la soppressione dell’ente sia stata disposta prima del 31.12.2012 ed i trasferimenti siano avvenuti nel 2013; infatti, la norma introdotta dal comma 1-bis non ha natura di interpretazione autentica;
che la sede di destinazione dei ricorrenti non può essere considerata limitrofa, atteso che fra la sede di Bagnoli e Lago Patria (Comune di Giugliano) si frappongono i comuni di Pozzuoli, Quarto, Mugnano di Napoli, Afragola e Casoria, oltre ad esservi una distanza di oltre dieci chilometri ed una ubicazione in comuni differenti (Bagnoli fa parte del Comune di Napoli, mentre Lago Patria fa parte del Comune di Giugliano);
di aver chiesto, con lettere in data 15.02.2017 e 22.02.2017, il riconoscimento della predetta indennità;
che le Amministrazioni militari o non rispondevano o davano risposte negative.
Instavano quindi per l’accertamento del diritto indicato in epigrafe con vittoria di spese processuali.
All’udienza pubblica del 4.12.2018, il ricorso è stato assunto in decisione.
I ricorrenti chiedevano l’accertamento del diritto indicato in epigrafe in epigrafe per i seguenti motivi: l’indennità spetta perché il trasferimento dei ricorrenti non può essere considerato su domanda; la soppressione del reparto costituisce il caso tipico nel quale le esigenze dell'Amministrazione risultano comunque prevalenti rispetto all'eventuale interpello dei militari coinvolti circa la scelta della loro futura destinazione (così CdS, n. 777/2012); il co.1 bis dell’art. 1 L.86/2001, introdotto dall’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228, in vigore dal 01.012013, non può essere applicato in caso di soppressione della sede di servizio effettuata prima del 31.12.2012; la sede di assegnazione, infine, non può essere considerata limitrofa a quella soppressa.
L’Amministrazione eccepiva l’inammissibilità del ricorso, perché – pur domandandosi il riconoscimento di un diritto soggettivo – tale diritto presuppone la qualifica del trasferimento come d’ufficio, mentre i ricorrenti risultano trasferiti su domanda, sia pure in base a modelli predisposti dall’Amministrazione stessa; e pertanto avrebbero dovuto impugnare i decreti di trasferimento entro il termine di decadenza.
Preliminarmente, va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso opposta dall’Amministrazione resistente. Infatti, benché questa Sezione, in un precedente invero non molto recente (Tar Campania, Napoli, VII, n. 2760/2013), abbia ritenuto necessaria l’impugnativa dei decreti di trasferimento entro il termine di decadenza, pena l’inammissibilità del ricorso, questo Collegio, conformemente alla giurisprudenza nelle more formatasi sull’indennità di trasferimento ex L. 86/2001, ritiene di dover prescindere dalla predetta impugnativa.
Infatti, i ricorrenti non intendono contestare il decreto di trasferimento, ma chiedono il riconoscimento del diritto all’indennità: dunque, l’impugnativa del decreto di trasferimento non può essere considerata necessaria ai fini del riconoscimento del diritto all’indennità; anche perché è ormai pacifico che “Nell'ipotesi di trasferimento di un militare a seguito della soppressione del Reparto o dell'Ufficio presso il quale svolgeva il proprio servizio, l'invito, proveniente dall'Amministrazione e rivolto allo stesso, di indicare una sede di gradimento non elimina la natura di trasferimento d'autorità insita nel provvedimento, giacché rileva la circostanza che il movimento non è originato dall'iniziativa dei ricorrenti dovuta a ragioni personali ma dall'interesse pubblico conseguente alla riorganizzazione dei Reparti” (così, tra le più recenti, T.A.R. Toscana Firenze Sez. I, 12/04/2018, n. 519). Dunque, se il decreto di trasferimento, a seguito della soppressione del Reparto o dell'Ufficio, si considera in ogni caso un trasferimento d'autorità, non si vede perché esso dovrebbe essere impugnato ai fini del riconoscimento dell’indennità in parola.
Nel merito, il ricorso è fondato e va accolto per i motivi di seguito precisati.
Si è già precisato che il trasferimento cui sono stati sottoposti i ricorrenti dev’essere considerato un trasferimento d’autorità, in quanto avvenuto nell’interesse dell’Amministrazione; come precisato dal Consiglio di Stato, “Prima dell'entrata in vigore (al primo gennaio 2013) dell'art. 1, co. 163, L. 24 dicembre 2012, n. 228, che ha introdotto il comma 1 bis nell'art. 1 L. 29 marzo 2001, n. 86, spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l'ubicazione in Comuni differenti” (così Cons. Stato, Sez. IV Sent., 21/02/2017, n. 814).
Inoltre, ai fini dell’individuazione della disciplina applicabile, ciò che rileva non è il momento di effettiva esecuzione del movimento del personale, ma la data di soppressione del reparto (così Cons. Stato, Sez. VI, n. 942/2017); sicché, nel caso di specie, poiché il Comando Nato di Bagnoli è stato soppresso in data 3.12.2012, l’indennità va riconosciuta anche ai militari che sono stati trasferiti nel corso del 2013.
Infine, è incontestato che fra la sede di Bagnoli e Lago Patria (Comune di Giugliano) si frappongono i comuni di Pozzuoli, Quarto, Mugnano di Napoli, Afragola e Casoria, oltre ad esservi una distanza di oltre dieci chilometri ed una ubicazione in comuni differenti (Bagnoli fa parte del Comune di Napoli, mentre Lago Patria fa parte del Comune di Giugliano). Secondo l’Avvocatura, piuttosto, Lago Patria e Bagnoli devono quindi considerarsi limitrofe, perché tali località, pur distanti più di dieci chilometri, appartengono alla circoscrizione territoriale della Città metropolitana di Napoli.
Tale opzione interpretativa, tuttavia, non può essere condivisa: oltre ad essere in contrasto con la giurisprudenza del Consiglio di Stato, è in contrasto con la lettera della legge applicabile, ratione temporis, al caso di specie.
Le spese processuali vanno poste a carico della parte soccombente e si liquidano come in dispositivo.
1. Accoglie il ricorso n. 1077 dell’anno 2017 e per l’effetto accerta il diritto dei ricorrenti all’indennità indicata in epigrafe;
2. Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento della predetta indennità, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria;
3. Condanna l’Amministrazione resistente a rifondere ai ricorrenti le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi € 2.000 (duemila/00) oltre I.V.A., C.N.A.P. e rimborso spese generali, come per legge, e contributo unificato, se ed in quanto versato; somma da attribuirsi all'avv. Laura Lieggi, procuratrice della parte ricorrente, dichiaratasi antistatario.
Inviato: ven lug 19, 2019 2:01 pm
L'Amministrazione della GdiF perde l'appello proposto al CdS
(articolo 1, comma 163, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228. a decorrere dal 1.1.2013).
1) - Il numero significativo di recenti precedenti di merito richiamabili ( cfr. IV Sez. nn. 4344/18, 4350/18, 4351/18, 4352/18, 4353/18, 4354/18, 4355/18, 4609/18 e 461918) consente quindi di argomentare il rigetto dell’appello dell’Amministrazione in via sintetica.
2) - L’intervento del Legislatore ha determinato un nuovo problema interpretativo in quanto – come evidenziato dalle pronunce sopra richiamate e a differenza di come sostiene l’Amministrazione – non esiste una univoca definizione normativa di sede limitrofa, realmente utilizzabile ai fini che ne occupano.
3) - Al riguardo, secondo alcuni TAR il comma 1 bis va interpretato con le categorie del comma 1: in sostanza, in caso di soppressione, se la nuova sede è posta in comune non confinante ( cioè non limitrofo) l’indennità spetta;
- ) - invece se la nuova sede è ubicata in comune confinante ( limitrofo) non spetta anche se la seconda sede dista più di 10 km.
4) - Secondo altri TAR invece sede limitrofa vuol dire sede ( cioè ufficio avente un ambito di giurisdizione) confinante, nel senso – a titolo di ipotetico esempio – che un comando provinciale territoriale di Roma confina con l’analogo di Viterbo, restando irrilevante la distanza effettiva ( circa 70 km) tra le due sedi.
5) - Due rilievi hanno indotto la Sezione ad aderire alla prima delle tesi ora compendiate.
N.B.: rileggi i n. 2, 3, 4 e 5.
Inviato: ven ott 04, 2019 6:59 pm
Il CdS rigetta l'appello del Ministero Difesa e indica altri elementi per l'indennità di trasferimento, anche nei casi diversi della chiusura/dislocazione.
1) - a seguito di provvedimenti di riorganizzazione/ridislocazione della base Nato con sede in Bagnoli, Comune di Napoli, sono stati movimentati presso la neo costituita base Nato di Lago Patria, Comune di Giugliano in Campania (Provincia di Napoli).
2) - parte del personale ha presentato istanza di trasferimento al fine di individuare la sede di reimpiego più congeniale rispetto alle proprie aspettative e che, in accoglimento delle indicazioni formulate dagli interessati, è stato disposto il movimento “a domanda”.
3) - gli elementi costitutivi del diritto di credito alla percezione dell’indennità di trasferimento ex art. 1 della l. n. 86 del 2001, nel caso di specie, sussistono, in quanto, oltre al trasferimento d’ufficio, la nuova sede è ubicata in un Comune diverso (Giugliano in Campania rispetto a Napoli) ad una distanza, sia pure di poco, superiore ai 10 km;
4) - ad ogni buon conto, anche ove volesse ritenersi applicabile alla fattispecie il comma 1-bis dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, sussisterebbe comunque il diritto all’indennità di trasferimento in quanto i Comuni di Napoli (ove insiste il territorio di Bagnoli, ove era dislocata la Base) e di Giugliano in Campania (ove insiste il territorio di Lago Patria, ove è stata dislocata la Base), oltre a distare poco più di 10 chilometri, non sono confinanti, ma sono Comuni c.d. di seconda corona, mentre la locuzione “sede di servizio limitrofa” di cui al richiamato comma 1.bis deve essere intesa nel senso di Comuni confinanti (cfr. Cons. Stato, IV, 17 luglio 2018, n. 4352);
N.B.: rileggi il punto 4 suindicato.
P.S.: Altri punti importanti potete leggerli direttamente qui sotto.
SENTENZA sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 4, numero provv.: 201906588
N. 06588/2019 REG. PROV. COLL.
N. 01837/2019 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1837 del 2019, proposto dal Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
i signori Luigi Affinito, Giovanni Alaadik, Alfonso Amoruso, Antonio Andolfo, Giovanni Vitucci, Francesco Baldassarre, Angelo Bacchetta, Mariano Boemio, Marco Bonanni, Ciro Bonfiglio, Pasquale Buonino, Vincenzo Capaldo, Sebastiano Capone, Gaetano Carta, William Castellano, Michele Cesarino, Patrizio Chianese, Franco Cirillo, Giuseppe Cirillo, Pasquale Cocozza, Antonio Colombo, Giovanni Compagnone, Rosario Cozzolino, Giuseppe D'Alesio, Giovanni D'Angelo, Gennaro Dell'Omo, Arturo Delogu, Ciro De Marino, Francesco De Siato, Roberto Della Luce, Angelo Di Sano, Domenico Esposito, Francesco Esposito, Guglielmo Esposito, Rosario Faccetta, Giovanni Fusco, Sossio Gargiulo, Gerardo Giuliano, Antonio Goriani, Gaetano Guida, Francesco Iannucci, Angelo Imperato, Salvatore Iodice, Mario Libutti, Domenico Maccariello, Antonio Maltempo, Pasquale Manzo, Fabio Marchisano, Mario Marino, Leonardo Minaudo, Antonio Montagna, Lorenzo Morganella, Lorenzo Napolano, Alfredo Pagano, Antonio Pagano, Giuseppe Pagano, Francesco Palmini, Giuseppe Perino, Francesci Pezzella, Giuseppe Pinto, Nicola Pinto, Roberto Pirozzi, Paolo Pisaniello, Pasquale Pitocchelli, Vincenzo Placanica, Ciro Primo, Giuseppe Rainone, Michele Rivezzi, Ruggero Ruggiero, Carlo Russo, Ferdinando Russo, Giovanni Russo, Salvatore Russo, Antonio Sagliocco, Angelo Salzillo, Ernesto Scalera, Cornelio Scialdone, Antonio Sederino, Francesco Sibillo, Francesco Silvestre, Ciro Sorrentino, Antonio Spaccaforno, Emilio Spanò, Giovanni Specchio, Antonino Spezzano, Giuseppe Stellato, Antonio Tessitore, Antonio Valerio, Giuseppe Vecchio e Salvatore Villano, rappresentati e difesi dall’avvocato Laura Lieggi, con domicilio digitale come da PEC Registri di Giustizia;
della sentenza del T.a.r. per la Campania, Sede di Napoli, Sezione Settima, n. 7117 del 12 dicembre 2018.
Visti gli atti di costituzione in giudizio degli appellati come in epigrafe indicati;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 luglio 2019 il Cons. Roberto Caponigro e uditi per le parti l'avvocato dello Stato Anna Collabolletta e l’avvocato Laura Lieggi;
1. Il T.a.r. per la Campania, Sede di Napoli, Sezione Settima, con sentenza 12 dicembre 2018, n. 7117, ha accolto il ricorso proposto dagli odierni militari appellati e, per l’effetto, ha accertato il diritto degli stessi all’indennità prevista dall’art. 1 della l. n. 86 del 2001 per il personale trasferito d’autorità.
Il Ministero della Difesa, nel proporre il presente appello, ha esposto che le controparti - militari appartenenti alle categorie di Ufficiali, Sottufficiali e Graduati dell’Arma dei Carabinieri, dell’Esercito Italiano, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare - a seguito di provvedimenti di riorganizzazione/ridislocazione della base Nato con sede in Bagnoli, Comune di Napoli, sono stati movimentati presso la neo costituita base Nato di Lago Patria, Comune di Giugliano in Campania (Provincia di Napoli).
L’Amministrazione ha soggiunto che, nell’ambito di tale procedimento di soppressione, parte del personale ha presentato istanza di trasferimento al fine di individuare la sede di reimpiego più congeniale rispetto alle proprie aspettative e che, in accoglimento delle indicazioni formulate dagli interessati, è stato disposto il movimento “a domanda”.
Il Ministero, avverso la sentenza impugnata, ha proposto le seguenti doglianze:
- dal confronto della norma ante e post innovazione apportata dal comma 1-bis dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, si evincerebbe che non vi è alcun automatismo tra la soppressione o dislocazione del reparto e l’erogazione dell’indennità;
- la giurisprudenza qualificherebbe le tipologie di movimenti avendo riguardo all’interesse che, in via prioritaria, viene soddisfatto con il trasferimento, per cui, se tale interesse è attribuito all’Amministrazione, il trasferimento è qualificato “d’autorità”, se l’interesse prioritario è attribuito al militare, il trasferimento è qualificato “a domanda” ed a tal fine sarebbe determinante la presenza di un’istanza o di una dichiarazione di gradimento;
- i militari che, nel caso di specie, sono stati attinti dal movimento sarebbero stati resi edotti della circostanza che si sarebbe trattato di trasferimento a domanda, atteso che l’Amministrazione si sarebbe autolimitata, dando prevalenza alla domanda del militare e destinandolo al Reparto desiderato, essendo altrimenti libera di destinarlo ad una sede più lontana e più scomoda;
- il giudice di primo grado non motiverebbe in ordine alla realtà che individua alcuni Comuni come facenti parte della Città Metropolitana di Napoli, svilendo l’elemento della zona limitrofa o confinante come individuata dal legislatore nella modifica normativa;
- nello specifico, non si sarebbe trattato della soppressione di un Reparto, ma della ridislocazione di un Reparto in ambito territoriale;
- gli interessati non avrebbero dato prova di un effettivo trasferimento di abitazione, mobili e masserizie, mentre la normativa sarebbe finalizzata a ristorare il disagio solo nell’ipotesi di un cambio di alloggio.
Gli appellati hanno eccepito l’inammissibilità del gravame, perché l’appellante non avrebbe argomentato specifiche censure avverso la sentenza impugnata e per il divieto dei nova in appello ex art. 104 c.p.a.; nel merito, hanno contestato la fondatezza delle doglianze proposte ed hanno concluso per il rigetto del gravame.
Le parti hanno depositato altre memorie.
All’udienza pubblica del 4 luglio 2019, la causa è stata trattenuta per la decisione.
2. Le eccezioni di inammissibilità formulate dagli appellati sono infondate, sia perché dal testo del ricorso in appello possono evincersi le doglianze che il Ministero ha articolato contro la sentenza di primo grado, sia perché, per il costante orientamento della giurisprudenza, dal quale il Collegio non ha ragione di discostarsi, “il divieto di proporre motivi nuovi in appello non è applicabile anche all' amministrazione resistente in primo grado, la quale può impugnare la decisione del primo giudice per tutti i motivi che reputi idonei a rinnovarla.” (cfr. Cons. Stato, IV, 1° marzo 2017, n. 942).
In proposito, va rilevato quanto segue:
- i trasferimenti in discorso, pur in presenza di una manifestazione di gradimento o di un’istanza formulato dagli interessati, devono qualificarsi “d’autorità”, atteso che, in caso di soppressione o di diversa dislocazione del Reparto, il militare deve necessariamente abbandonare la precedente sede di servizio;
- la ragione del trasferimento, in altri termini, è individuabile nella soppressione o nella diversa dislocazione del Reparto e non nella manifestazione di gradimento presentata dal militare;
- l’indennità di trasferimento, in presenza di tutti gli altri presupposti di legge, spetta anche al militare che abbia espresso il gradimento circa la nuova sede di servizio, in quanto privo di alternativa, non esistendo più la pregressa sede di servizio, ed astretto al dovere di obbedienza (cfr. Adunanza Plenaria, Cons. Stato, n. 1 del 2016);
- una manifestazione di gradimento renderebbe irretrattabile l’individuazione della sede prescelta, rende inammissibili, per carenza di interesse, le eventuali azioni giudiziarie intraprese dal militare che subisce il trasferimento, ma non incide sul diritto di credito a percepire l’indennità che scaturisce direttamente dalla legge quando vi sono i relativi presupposti;
- gli elementi costitutivi del diritto di credito alla percezione dell’indennità di trasferimento ex art. 1 della l. n. 86 del 2001, nel caso di specie, sussistono, in quanto, oltre al trasferimento d’ufficio, la nuova sede è ubicata in un Comune diverso (Giugliano in Campania rispetto a Napoli) ad una distanza, sia pure di poco, superiore ai 10 km;
- alla fattispecie si applica la normativa previgente all’entrata in vigore del comma 1-bis dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, introdotto a far tempo dal 1° gennaio 2013 dall’art. 1, comma 163, della legge n. 228 del 2012, in quanto, per giurisprudenza costante, la disposizione de qua non ha natura di interpretazione autentica e, inoltre, costituisce un dato dirimente che il Comando Nato di Bagnoli è stato soppresso in data 3 dicembre 2012 (Cfr. Cons. Stato, IV, 1° marzo 2017, n. 942);
- ad ogni buon conto, anche ove volesse ritenersi applicabile alla fattispecie il comma 1-bis dell’art. 1 della legge n. 86 del 2001, sussisterebbe comunque il diritto all’indennità di trasferimento in quanto i Comuni di Napoli (ove insiste il territorio di Bagnoli, ove era dislocata la Base) e di Giugliano in Campania (ove insiste il territorio di Lago Patria, ove è stata dislocata la Base), oltre a distare poco più di 10 chilometri, non sono confinanti, ma sono Comuni c.d. di seconda corona, mentre la locuzione “sede di servizio limitrofa” di cui al richiamato comma 1.bis deve essere intesa nel senso di Comuni confinanti (cfr. Cons. Stato, IV, 17 luglio 2018, n. 4352);
- l’indennità di trasferimento è dovuta sia in caso di soppressione che di dislocazione del reparto;
- la coesistenza dei presupposti di legge per l’attribuzione del beneficio rende ininfluente l’accertamento del trasferimento o meno dell’abitazione, dei mobili e delle masserizie nel Comune in cui il militare è tenuto ad espletare l’attività di servizio.
4. Per le ragioni che precedono, l’appello va respinto.
La peculiarità della fattispecie induce a disporre la compensazione delle spese del giudizio di appello tra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe (R.G. n. 1837 del 2019).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 4 luglio 2019, con l'intervento dei magistrati:
Roberto Caponigro	Luigi Maruotti