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Timestamp: 2017-08-16 14:58:13+00:00
Document Index: 21245531

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 595', 'art. 594', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7']

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Archivio della Categoria 'LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB (con la collaborazione di Simona Lo Iacono)'
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 30
Ma...che cos’è la copia privata?
Le nuove norme si basano sugli stessi principi della precedente Legge 5 febbraio 1992, n. 93, che aveva introdotto per la prima volta in Italia il compenso per la “copia privata”, e cioè: (continua...)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 29
Sequestrabilità di Blog, siti internet e newsgroup se violativi del diritto all'onore e alla reputazione.
Questa estate la Corte è tornata con la recentissima sentenza 18174 della terza sezione civile ove ha ribadito che "Internet costituisce un mezzo di diffusione di notizie e idee al pari, se non di più, di stampa, radio e televisione", ragion per cui anche nel caso di comunicati stampa reperibili su un sito internet valgono i principi "tradizionalmente indicati dalla giurisprudenza" per l'esercizio del diritto di cronaca e del diritto di critica.
Ne deriva il "bilanciamento" con il "diritto primario all'onore e alla reputazione" e la "verità obiettiva" (per quanto accertabile), la "continenza" e la "pertinenza".
La Corte è tornata a ribadire che la libertà di manifestazione del pensiero, (continua...)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 27 -
Nell'ordinamento giuridico italiano, la diffamazione (art. 595, codice penale) è un delitto contro l'onore ed è definita come l'offesa all'altrui reputazione, comunicata a più persone con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di comunicazione. A differenza del delitto di ingiuria di cui all'art. 594 c.p., il delitto di diffamazione può essere consumato solo in assenza della persona offesa.
Il bene giuridico tutelato dalla norma è la reputazione intesa come l'immagine di sé presso gli altri.
Sul punto la suprema corte ha avuto modo di precisare (cassazione penale sez. V 28 febbraio 1995-3247) che l'oggetto della tutela penale è l'interesse dello Stato all'integrità morale della persona. Una interessante definizione si rinviene in una pronuncia di merito in cui si legge che la reputazione deve essere tutelata "tanto come stima che una persona si è conquistata presso gli altri, quanto come rispetto sociale minimo cui ogni persona ha diritto indipendentemente dalla buona o cattiva fama che derivi dalla sua condotta" (trib. Roma14 luglio 1990).
L'analisi testuale della norma consente di risalire ai suoi elementi strutturali: l'offesa all'altrui reputazione, intesa come lesione delle qualità personali, morali, sociali, professionali, etc. di un individuo; la comunicazione con più persone, laddove l'espressione "più persone" deve intendersi senz'altro come "almeno due persone"; l'assenza della persona offesa, da intendersi secondo la più autorevole dottrina come l'impossibilità di percepire l'offesa.
Data l'analisi strutturale del reato, dunque, non stupisce quanto ha statuito qualche giorno fa la prima sezione penale della Cassazione che ha annullato con rinvio l'assoluzione, pronunciata dalla Corte militare d'Appello di Roma, nei confronti di un maresciallo della Guardia di Finanza di San Miniato (Pisa) che, sul proprio profilo Fb, aveva usato espressioni diffamatorie nei confronti del collega che lo aveva sostituito in un incarico, senza però farne il nome. "Ai fini dell'integrazione del reato di diffamazione - si legge nella sentenza depositata - è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa".
Osservano i giudici: "Il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due".
Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, "non può non tenersi conto dell'utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, né alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona".
In quel caso il GIP decise (continua...)
UN SITO NON PUO' ESSERE OSCURATO PER UN POST: Sentenza Cassazione (Le nostre vite tra diritto e web n. 26)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 26 -
UN SITO NON PUO' ESSERE OSCURATO PER UN POST
Per approfondimenti sulla sentenza, cliccare qui...
Tutte le puntate di: “Le nostre vite tra Diritto & Web“ (continua...)
DIRITTO D’AUTORE: L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO AGCOM (Le nostre vite tra diritto e web n. 25)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 25 -
DIRITTO D’AUTORE: L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO AGCOM
Approfondimenti: Comunicato stampa AGCOM - Regolamento AGCOM
In questi giorni è stato approvato il nuovo regolamento in materia di tutela del diritto d’autore su internet. Lo ha reso noto l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Il provvedimento entrerà in vigore da marzo 2014, per tutelare le opere in formato multimediale.
I destinatari sono soprattutto i portali illegali, mentre sono stati lasciati fuori gli utenti finali e le applicazioni peer-to-peer, in quanto non lucrano sull’attività di condivisione. Intenzione dell’AGCOM è infatti quella di reprimere esclusivamente le violazioni che hanno come principale obiettivo quello di produrre utili.
Il percorso per intervento da parte dell’AGCOM sarà il seguente: il titolare di un diritto d’autore che pensa di essere stato danneggiato da un download illegale provvederà a contattare l’AGCOM, che a sua volta avvierà la valutazione della segnalazione. Se la violazione del diritto fosse confermata, l’Autorità avvierà un contraddittorio con l’altro soggetto coinvolto, cercando di risolvere il tutto nel più breve tempo possibile, al massimo 35 giorni, che scendono a 12 solo per i casi più gravi.
Inoltre è vero che l’AGCOM non potrà obbligare nessuno a prendere i provvedimenti richiesti ma potrà comunque segnalare all’autorità giudiziaria preposta i provider che non applicheranno la rimozione dei contenuti protetti dal copyright, con multe fino a 250 mila euro.
“Oggi si apre una nuova era per la cultura italiana”. E’ grande la soddisfazione di Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia, all’annuncio dell’approvazione del regolamento da parte di Agcom per contrastare la pirateria online: “La consideriamo una vittoria epocale della cultura italiana contro i pirati e chi li sostiene – prosegue Polillo –, della legalità contro la criminalità organizzata, dell’Italia che lavora contro quella che fa demagogia. Ora possiamo serenamente lavorare con le aziende di Information e Communication Technology per sviluppare nuovi modelli di business e aumentare l’offerta della produzione culturale italiana”.
“L’industria culturale – continua - è a disposizione per fare la sua parte nel rispondere alle esigenze tecnico-operative del provvedimento. Per gli utenti cambierà poco: avranno solo maggiore difficoltà a trovare contenuti pirata online e più facilità a reperire quelli legali. Per i delinquenti e per chi si è arricchito a spese di chi lavora per la cultura cambierà invece molto”.
“Ci tengo a fare un plauso a questa Agcom – conclude Polillo, a nome di tutta l’industria culturale - che con competenza e serietà ha saputo imporre il rispetto della legalità resistendo alle vergognose pressioni e agli attacchi di chi, spacciandosi per tutore dei diritti e della libertà, ha mistificato la realtà”.
"Un primo risultato nel segno della legalità, dell'educazione dei consumatori, della valorizzazione dell'industria culturale italiana". Così il Presidente della Siae, Gino Paoli, saluta l'approvazione del regolamento Agcom. "Una misura necessaria -aggiunge Paoli (continua...)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 24 -
Il mese scorso (per l'esattezza il 10 ottobre 2013) la Corte europea dei diritti dell'uomo ha depositato una pronuncia che potremmo considerare come rivoluzionaria nell'ambito delle tematiche trattate da "Le nostre vite tra diritto e web"... e che potrebbe condensarsi nella seguente frase: i siti internet possono essere considerati responsabili per i commenti anonimi che vi appaiono. La conseguenza immediata è che tali siti potranno essere colpiti da una sanzione amministrativa che (secondo la Corte) non va a compromettere la libertà di espressione.
In estrema sintesi, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che un portale d'informazione può essere «giustamente» ritenuto responsabile se non interviene, per prevenire, moderare o cancellare commenti anonimi offensivi, diffamatori o minacciosi.
Ecco, in breve, la storia. Nel gennaio del 2006, uno dei più grandi portali d'informazione dell'Estonia pubblicò un articolo sulle scelte controverse operate da una compagnia di navigazione. I lettori reagirono postando commenti estremamente offensivi, diffamatori, e minacciosi nei confronti della compagnia di navigazione e del suo proprietario. Quest'ultimo fece causa al portale che fu condannato a pagare 320 euro per danni morali.
Nella sentenza i giudici di Strasburgo scrivono che la decisione dei tribunali nazionali di «ritenere il portale responsabile per i commenti diffamatori postati dai lettori è una restrizione della libertà d'espressione giustificata e proporzionata» e che quindi non c'è stata violazione. Per arrivare a una tale conclusione i giudici hanno preso in esame una serie di elementi.
Una decisione che sottolinea l'importanza della “responsabilità legale della scrittura in Rete” (tema che iniziammo a trattare, qui a Letteratitudine, già qualche anno fa).
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 23 -
L'IDENTITÀ DIGITALE E IL TESTAMENTO DIGITALE
Altro problema che pone l'identità digitale è quello della sua gestione post mortem.
CONTRASTO ALLO SPAM (Le nostre vite tra diritto e web n. 22)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 22 -
CONTRASTO ALLO SPAM
Nella Gazzetta ufficiale n. 174 del 26 luglio 2013 sono state pubblicate le «Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam», adottate dal Garante per la protezione dei dati personali ed il cui contenuto era stato anticipato con un comunicato stampa del 23 luglio.
In materia di spamming, dove per tale si intende l’invio di comunicazioni promozionali e di materiale pubblicitario senza il consenso dei destinatari, il Garante, con il provvedimento generale del 29 maggio 2003, ha dettato «Regole per un corretto uso dei sistemi automatizzati e l'invio di comunicazioni elettroniche», basato sulla normativa al tempo in vigore e, in particolare, sulla legge 31 dicembre 1996, n. 675.
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 21 -
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N. 20 -
In questi anni ho cercato di fare la mia parte per contribuire a far crescere la consapevolezza dell’esistenza di queste problematiche. Ricordo, in particolare, un post del 2009, volto a stigmatizzare il proliferare della pedofilia e della pornografia online con il coinvolgimento, nell’ambito del dibattito che ne seguì, di don Fortunato Di Noto che da tanti anni, con l’associazione Meter, spende la sua attività pastorale in difesa dei diritti dei bambini lottando strenuamente contro i pedofili e gli “imprenditori” pedopornografici che agiscono spesso indisturbati sul web. Fu una discussione importante e utile, condotta con la collaborazione dell’amica scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono e con la partecipazione del dottor Marcello La Bella (dirigente della polizia postale di Catania). Ma ricordo, soprattutto, un altro post pubblicato l’anno precedente - nel 2008 - intitolato: “La responsabilità legale della scrittura in Rete”. Quel post mirava a sensibilizzare i frequentatori di Internet circa il concetto di libertà espressiva sul web. «Troppo spesso», scrivevo, «si interviene in Rete con l’errata convinzione di poter scrivere qualunque cosa, dimenticando che accanto ai diritti figurano… “responsabilità”. Ebbene sì. Scrivere in Rete implica anche responsabilità di natura legale». Ne seguì, anche in quel caso, un lungo dibattito portato avanti insieme alla citata Simona Lo Iacono. Già allora si evidenziava il fatto che la normativa vigente nella “vita reale” trovava analoghe applicazioni nella “vita online”. Si sottolineò che anche in Rete - anzi, soprattutto in Rete - deve essere riconosciuto il pieno rispetto dei diritti della persona (il diritto al nome, all’immagine, all’onore, alla reputazione, alla riservatezza e all’identità personale). Si fece inoltre notare il fatto che, se da un lato Internet è, per eccellenza, il luogo della democraticità e della libertà, di contro possiede caratteristiche peculiari quali la aterritorialità e la velocità che consentono una maggiore lesività (rispetto ai mezzi tradizionali) sull’onore e la reputazione altrui.
Nei giorni scorsi, sulle pagine del quotidiano la Repubblica del 3 maggio, in un articolo di Concita De Gregorio, abbiamo letto lo sfogo e la denuncia dell’on. Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, in relazione alle terribili minacce da lei subite via Internet: «Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini. Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra. Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi. A ciascuna minaccia corrisponde un nome e un cognome, un profilo Facebook, l'indirizzo di una pagina Internet. Le minacce - tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta - si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce».
Ne approfitto per ribadire la mia solidarietà a Laura Boldrini e a tutte le donne che subiscono violenza (per inciso: la mia posizione sulla “questione femminicidio” è chiara e nota e sono tra i firmatari della petizione a favore degli Stati Generali contro la violenza; ne riparleremo presto, anche qui). Ma ne approfitto altresì (in questo spazio dedicato al rapporto tra "diritto e web") per condividere qualche mio pensiero su alcune delle conseguenze dello sviluppo di Internet. (continua...)
LA RESPONSABILITA' DEL PROVIDER (Le nostre vite tra diritto e web n. 19)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N.19
LA RESPONSABILITA' DEL PROVIDER
Il provider (prestatore) è un soggetto che, operando nella società dell’informazione, fornisce liberamente servizi di connessione, trasmissione, memorizzazione dati, anche attraverso la messa a disposizione delle proprie apparecchiature per ospitare siti. È, quindi, essenzialmente un intermediario, che stabilisce un collegamento tra chi intende comunicare un’informazione e i destinatari della stessa.
Il servizio principale che viene fornito in rete è, ovviamente, l’accesso (access provider), ma ci sono altri tipi di servizi, come la fornitura di mail, di spazio web per un sito (hosting), e così via. Si distinguono, infatti, content provider (fornitore di contenuti, autore quindi anche dei contenuti pubblicati sui propri server), network provider (fornitore di accesso alla rete attraverso la dorsale internet), access provider (offre alla clientela l’accesso ad internet attraverso modem o connessioni dedicate), host provider (fornisce ospitalità a siti internet), service provider (fornisce servizi per internet, come accessi o telefonia mobile), cache provider (immagazzina dati provenienti dall’esterno in un’area di allocazione temporanea, la cache, al fine di accelerare la navigazione in rete).
Quindi, qualsiasi attività venga posta in essere sulla rete, passa sempre attraverso l’intermediazione di un provider.
Si pone il problema della eventuale responsabilità dei provider in caso di violazioni della legge. Esistono due tipi di responsabilità, quella civile, che si ha nel momento in cui si realizza un danno ingiusto ad una persona, e quella penale, che si ha quando viene commesso un reato.
Nel secondo caso esiste una responsabilità solo se l’azione costituente reato è stata commessa personalmente, quindi si risponde penalmente soltanto per avere commesso consapevolmente (per dolo, salvi i casi eccezionali della colpa) un atto tipico (cioè previsto dalla legge) e antigiuridico. Corollari di questa impostazione sono: l’impossibilità di rispondere per fatto altrui e l’impossibilità di attribuire responsabilità penali alle persone giuridiche.
Si comprende facilmente che è più complicato, rispetto alla vita reale, attribuire un reato o comunque una responsabilità ad una persona nel web, date le ovvie difficoltà di identificare gli individui che commettono degli illeciti. In genere, comunque, è possibile risalire all’autore di un illecito attraverso i file di log del provider, cioè attraverso dei documenti online nei quali vengono memorizzati il nome di accesso dell’utente, la password e le azioni compiute dall’utente in rete. Per la precisione la persona rintracciabile è il titolare del contratto di connessione alla rete, spesso abbinato a quello di telefonia.
Sussiste, quindi, un'ovvia difficoltà nel rintracciare l’autore di un illecito, e per tale motivo si è valutato che il soggetto più facile da rintracciare è proprio il provider, cioè l’azienda che mette a disposizione lo spazio web o genericamente il servizio attraverso il quale viene commesso l’atto illecito. Perciò si rende necessario bilanciare l’esigenza di individuare figure cui imputare il danno, onde non lasciare inascoltate le pretese risarcitorie di chi ha subito ingiustamente un pregiudizio, e quella di non gravare eccessivamente sui soggetti privati come i provider, al fine di non impedire lo sviluppo e l’innovazione della rete.
Tralasciamo l’ipotesi in cui è il provider medesimo a porre in essere un illecito, caso in cui la responsabilità dell’intermediario è pacifica. Infatti, anche il codice di autoregolamentazione dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), afferma che “il fornitore di contenuti è responsabile delle informazioni che mette a disposizione del pubblico”.
I problemi si pongono, invece, nell’ipotesi in cui il provider sia solo concorrente nell’illecito, oppure addirittura l’illecito sia posto in essere non dal provider ma da un utente dei suoi servizi. (continua...)
IL CYBERSQUATTING (Le nostre vite tra diritto e web n. 18)
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N.18
IL CYBERSQUATTING
L'espressione anglosassone cybersquatting, così come la locuzione domain grabbing (da to grab=ghermire) e domain squatting, indica il fenomeno di accaparramento di nomi di dominio corrispondenti a marchi altrui o a nomi di personaggi famosi al fine di realizzare un lucro sul trasferimento del dominio a chi ne abbia interesse.
Tale pratica, diffusissima negli Stati Uniti sul finire degli anni 90, ha avuto un notevole sviluppo anche in Europa. In Italia il fenomeno si è verificato specialmente in seguito all'entrata in vigore nel 1999 della regola che consente ai titolari di partita IVA la registrazione di un numero illimitato di domini.
Gli USA sono stati il primo paese al mondo ad occuparsi della lotta al fenomeno con una legislazione ad hoc.
In Italia , in assenza di una disciplina legislativa specifica, la giurisprudenza prevalente ha fatto ricorso alla normativa relativa al diritto al nome (art. 7 cod. civile: La persona alla quale si contesti l'uso del proprio nome o che possa risentire del pregiudizio dall'uso che altri indebitamente ne faccia può chiedere la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni) ed alla normativa dei marchi e dei segni distintivi (artt. 2569-2574 del codice civile; D.P.R. 8 maggio 1948 n. 795; d.l. 480/1992; D.P.R. 595/1993; d.l. 189/1996). In base a tale orientamento il titolare di un marchio registrato ha il diritto di servirsene in modo esclusivo, e quindi anche di registrarlo come dominio.
Inoltre in Italia esistono alcune autority, la Naming Authority e la Registration Autority che però non verificano direttamente l’identità della persona che chiede di registrare un sito con un determinato nome. Infatti la procedura avviene attraverso la compilazione di un modulo su internet e la sottoscrizione di un certificato inviato dall’autorità per posta. Attività che si potrebbero compiere rilasciando false generalità senza che l’autorità abbia gli strumenti per verificare la veridicità di queste dichiarazioni.
LE NOSTRE VITE TRA DIRITTO E WEB - N.17
GLI STEREOTIPI DI GENERE E INTERNET