Source: https://www.diritto.it/magistrato-di-sorveglianza-di-alessandria-ordinanza-12-agosto-2011-giudice-vignera-ric-d/
Timestamp: 2018-12-14 19:27:47+00:00
Document Index: 154329925

Matched Legal Cases: ['art. 677', 'art 677', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 26', 'art. 16', 'art. 341', 'art. 398', 'art. 405', 'art. 360', 'art. 391', 'art. 18', 'art. 28', 'art. 14']

1. – Il 5 maggio 2011 D. P. dalla Casa di reclusione di Alessandria (dove trovavasi ristretto) indirizzava al Magistrato di sorveglianza di Padova reclamo avverso il rapporto disciplinare elevato a suo carico in data 11 novembre 2010 presso la Casa di reclusione di Padova, dove all’epoca il reclamante era detenuto.
2. – La cognizione del superiore reclamo spetta al Magistrato di sorveglianza di Padova, essendo irrilevante ai fini qui considerati il criterio territoriale fornito dall’art. 677 c.p.p.
Infatti, ai fini dell’individuazione della legittimazione alla trattazione dell’impugnazione di un provvedimento (legittimazione che solo impropriamente può denominarsi “competenza”, ma che tecnicamente costituisce qualcosa di diverso: v. Cass. civ., Sez. III, 10/02/2005, n. 2709, che richiameremo diffusamente tra poco), deve farsi riferimento (non già all’art 677 c.p.p., ma) unicamente (ed in difetto di norme eccezionali: v. esemplificativamente l’art. 41 bis, comma 2 quinquies O.P.) al criterio “funzionale” rappresentato dall’atto impugnato in quanto emesso da un determinato soggetto: criterio che, più esattamente, fa attribuire la cognizione dell’impugnazione all’Ufficio giudiziario istituzionalmente preposto al controllo dell’operato dell’organo, che ha emesso il provvedimento impugnato [cfr. Cass. civ., Sez. III, 10/02/2005, n. 2709, nella cui motivazione si legge: "Il nostro codice di procedura civile, per restare alla disciplina generale … usa il termine ‘competenza’ nelle disposizioni del capo 1^ del Titolo 1^ del Libro 1^ (contenente per sua espressa intestazione ‘disposizioni generali’), che è intitolato ‘Del giudice’. Per quel che attiene al fenomeno normativo ‘competenza’, queste disposizioni pur ‘generali’ risultano, in realtà, dettate in riferimento all’individuazione della competenza a ricevere la domanda giudiziale in primo grado, introduttiva del processo di cognizione, salvo le norme, del tutto eccentriche (sotto tale aspetto) dell’art. 17 e dell’art. 26 (ed un tempo dell’art. 16, ora abrogato), concernenti, viceversa, l’esecuzione forzata… Le norme che disciplinano la (c.d.) ‘competenza’ sul processo di impugnazione non usano l’espressione ‘competenza’ o il participio "competente” (riferito all’ufficio giudiziario), ma individuano la legittimazione alla trattazione della impugnazione ragionando in genere di proponibilità o comunque usando espressioni verbali che non evocano in alcun modo formalmente la nozione di competenza (si vedano l’art. 341 cod. proc. civ. a proposito dell’appello; l’art. 398 cod. proc. civ. a proposito della revocazione; l’art. 405 cod. proc. civ. a proposito dell’opposizione del terzo alla sentenza; l’art. 360 cod. proc. civ., che affronta il problema ragionando di impugnabilità di sentenze in riferimento al giudizio di Cassazione; l’art. 391-bis usa il verbo richiedere, a proposito della revocazione delle sentenze di Cassazione; si vedano anche l’art. 18 della L.F. e l’art. 28 della l. n. 300 del 1970; naturalmente, quanto qui rassegnato non ha alcuna pretesa di esaustività) e, per altro verso, nell’individuare la legittimazione” alla trattazione dell’impugnazione, "la riferiscono al provvedimento giurisdizionale in quanto pronunciato da un certo tipo di ufficio giudiziario, così semplificando al massimo la regola che l’utente deve applicare, ben diversamente da quel che accade o sovente può accadere per l’utente che deve adoperare una regola di competenza per il giudizio di primo grado”].
3. – Alla stregua di quanto precede, spetta al Magistrato di Sorveglianza di Padova la cognizione sul superiore reclamo proposto da D. P. avverso l’operato disciplinare dell’Amministrazione penitenziaria di Padova.
A) il reclamo de quo rappresenta sicuramente un’impugnazione [v. Ca[v. Cass. pen., Sez. I, 08/02/2001, n. 19785 Camerino: "E’ atto di parte assimilabile ad ogni effetto ad un impugnazione, il reclamo proposto ai sensi dell’art. 14 ter l. n. 354 del 1975 (ordinamento penitenziario), avverso le sanzioni disciplinari adottate dalla direzione della casa circondariale, sicché come previsto per tutti i mezzi di gravame (nella specie la corte ha precisato inoltre che i termini per proporre il reclamo decorrono per legge dalla comunicazione del provvedimento) la sanzione per l’inosservanza dei termini entro i quali può essere proposto è quella dell’inammissibilità”]