Source: http://adiantum.it/public/530-giurisprudenza-della-corte-costituzionale-in-materia-di-famiglia.asp
Timestamp: 2019-10-15 00:05:08+00:00
Document Index: 27997834

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 102', 'art. 144', 'art. 299', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 6', 'art. 42', 'art. 15', 'sentenza ']

Giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di Famiglia - Associazione di Associazioni Nazionali per la tutela dei Minori
Giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di Famiglia
14/05/2010 - 13.31
Di Maria Rita Mottola*. La nostra Costituzione definisce la famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio" (articolo 29), come se intendesse dire che la famiglia matrimoniale è modo di impostare i rapporti affettivi spontaneo e non indotto forzatamente: l'unione tra uomo e donna al fine di condividere una vita di gioie e di lotta per il quotidiano, di successi e di fallimenti, di amorevole condivisione, diretta, anche se non esclusivamente come un tempo, a proiettare se stessi in quanto coppia, e non solo come singoli individui, nel futuro, rinascendo e vivendo nei figli. Non solo perché tale era l’opinione del tempo in cui la Costituzione fu scritta, piuttosto, perché questo modus vivendi era considerato il frutto della evoluzione storica.
Difficile è, dunque, affermare che la famiglia sia una costruzione forzata che è stata imposta nel tempo agli uomini dalla società, o dalla chiesa cattolica, o ancora dal potere maschile alle donne. La famiglia intesa come unione di un uomo e di una donna e dei loro figli è conosciuta come primario elemento costitutivo dell'universo umano in un testo ormai noto in occidente ad opera di alcuni studiosi tedeschi e tra questi il filosofo e psicanalista Jung, riconosciuto nei suoi frammenti più antichi come il primo libro scritto, ormai 4 mila anni orsono, in Cina: I King "Il libro dei mutamenti", testo di saggezza e di divinazione utilizzato dagli imperatori del celeste impero prima di adottare ogni decisione importante, ma che, si narra, essere stato consultato anche da Mao Tse Tung. In tale testo l'armonia dell'universo e dei rapporti che debbono esistere tra esseri ed anche tra imperatore e propri sudditi è rappresentato dall'unione uomo- donna, sposo-sposa,, padre-figlia, madre-figlio, sorella-fratello, e tali rapporti, quando sono rispettosi delle leggi celesti, determinano armonia tra gli uomini e negli stati. Mentre effettivamente l’art. 29 della Cost. non indica esplicitamente che il matrimonio è riservato alla coppia uomo-donna l'articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma: <> mentre la Carta dei Diritti della Comunità Europea ritorna ad una indicazione generica là ove enuncia all’art. 7: <> e all’art. 9 <>. Dunque, costituire ed avere una famiglia e sposarsi è diritto del singolo, consolidato e riconosciuto a livello universale. Anche gli scopi della famiglia possono ormai darsi per assodati e riconosciuti nella solidarietà, nella comunione di affetti e di intenti e nella possibilità di crescere emotivamente e culturalmente. Tale diritto è considerato fondamentale per la coppia, ma ancor più per i figli nati dall'unione.
Dunque, altro ruolo fondamentale della famiglia è la cura e la crescita dei figli. Mentre nel passato la famiglia, o meglio la certezza della genitura all'interno della famiglia, consentiva di riconoscere la paternità attraverso un mezzo semplice e generalmente accettato, e per questo motivo l'unione coniugale generava il rapporto legittimo di paternità e maternità, oggi è più appropriato affermare che all'interno della famiglia i figli possono crescere, essere accuditi e allevati, ricevere un'istruzione e una educazione, iniziare ad avere rapporti affettivi e socializzare, prepararsi ad affrontare la vita che li attende. Che il ruolo protettivo e assistenziale della famiglia sia ancora preminente è confermato dall'elevarsi dell'età dei giovani che lasciano la casa paterna per rendersi indipendenti.
La Carta costituzionale non portò innovazioni profonde al concetto di famiglia, così come delineato dal codice del 1865 e quello successivo del 1942 anche se, nel suo complesso, prevedeva la possibilità di esaltare i diritti dei singoli e delle formazioni sociali in cui essi si esprimono e perciò anche della famiglia. Nel tempo la Corte Costituzionale ha rielaborato alcuni concetti, nelle decisioni che in qualche misura toccano la concezione di famiglia in ambito costituzionale. In un primo momento, con datate sentenze, la Consulta ha precisato che << nell'art. 29 la garanzia costituzionale copre il gruppo "società naturale" fondato sul matrimonio, quello, cioè, che, nato da tale unione, riposa appunto sulla parità dei coniugi, anche nel governo della famiglia, e sull'unità familiare (secondo comma dello stesso art. 29): parità ed unità che non possono esigersi né ipotizzarsi nei riguardi degli ascendenti o collaterali di chi ha costituito col matrimonio una società naturale. Del resto che solo del coniuge e dei discendenti si sia preoccupato il Costituente risulta anche dall'art. 31, dove la famiglia e i suoi compiti sono quelli che derivano dal matrimonio; risulta inoltre dall'art. 30, comma primo, che riconosce doveri e diritti dei genitori nei confronti dei figli e non nei riguardi dei propri ascendenti o collaterali. Da questo quadro non è verosimile che sia uscito il terzo comma dell'art. 30: anche qui, l'accenno alla famiglia legittima di chi ha figli naturali, evidentemente, non comprende gli ascendenti o i collaterali; poiché si contrappongono i figli nati fuori del matrimonio di lui alla sua famiglia legittima, questa non può essere che il gruppo costituitosi col suo matrimonio. In tal senso depongono inoltre innumerevoli testimonianze dei lavori preparatori che sovrastano a un isolato indizio contrario. D'altra parte la stessa legislazione ordinaria, dinanzi a un soggetto che abbia contratto matrimonio, rifugge dall'inquadrare nella famiglia di lui tutto il gruppo degli ascendenti e dei collaterali; anzi il Codice individua, dal punto di vista di tale soggetto riguardo a costoro, più che un legame familiare un vincolo di parentela (ad es. art. 102 e v. Titolo V), mentre circoscrive la famiglia alla comunità che quegli ha costituito col suo matrimonio (ad es. art. 144 e rubrica del capo VI e v. Titolo VI). Anche la norma che sembra comprendere nel concetto di famiglia d'un coniuge il gruppo dei suoi ascendenti e collaterali, in realtà ha un altro senso: l'art. 299, quarto comma, parla di famiglia della moglie (che adotta il figlio del marito) proprio perché allude alla situazione di lei prima del matrimonio e astraendosi da esso. È d'altronde sintomatico come, a parte le convivenze, perfino il documento detto "stato di famiglia" non registri gli ascendenti e i collaterali di chi abbia contratto matrimonio. Da ciò non si vuol dedurre che la famiglia legittima d'una persona comprenda (come nello "stato di famiglia"), oltre al coniuge, solo i figli "non coniugati" poiché gli altri hanno formato un nuovo gruppo familiare; ma si trae piuttosto argomento per asserire che essa non include mai né i collaterali né gli ascendenti. A livello costituzionale, poi, come ai figli naturali d'un soggetto è dovuta protezione anche se hanno contratto matrimonio, cosi i figli legittimi di quel genitore vanno difesi pur quando abbiano fondato una propria società coniugale; perciò la famiglia legittima indicata dall'art. 30, terzo comma, ricomprende sicuramente tutti i figli, e coi loro diritti la legge dovrà stabilire la compatibilità della tutela dei così detti illegittimi >> (Cost. 14.4.1969, 79, CED Giuffré). La famiglia costituzionalmente protetta è la famiglia costituita, con il matrimonio, dai coniugi legati da legami di unità e collaborazione che non possono essere imposti a soggetti estranei alla scelta operata dai coniugi stessi. Ciò a dimostrare che la famiglia nucleare corrisponde al gruppo formato da marito, moglie e figli da loro nati, con esclusione di tutti i parenti ed affini anche prossimi. A contrario, analizzando alcuni passi di sentenze della Consulta che esaminano le differenze tra famiglia e convivenze more uxorio, si può facilmente verificare che la differenza sostanziale tra le due formazioni è individuata nella stabilità e certezza assente nella seconda, viceversa, fondata sull'affettività senza alcun vincolo o impegno. more uxorio è fondata esclusivamente sulla affectio quotidiana - liberamente e in ogni istante revocabile - di ciascuna delle parti e si caratterizza per l'inesistenza di quei diritti e doveri reciproci, sia personali che patrimoniali, che nascono dal matrimonio>> (Cost. 3 novembre 2000, n. 461, GC, 2001, I, 295). La Corte nell'esaminare una questione di illegittimità costituzionale delle norme circa l'adozione che non riconoscono, ante riforma del 2001, i tempi di convivenza come utili a controllare la stabilità affettiva della coppia di genitori richiedenti l'adozione stessa, così precisa <more uxorio precedente alle nozze.
Tuttavia, affinché l'esercizio di questo potere di scelta sia garantito da una certa uniformità di ponderato comportamento su tutto il territorio nazionale, tale da evitare, nella delicata materia de qua, possibili disparità di trattamento tra adottandi o tra coniugi, occorrerebbe definire alcuni criteri oggettivi, svolgenti l'analoga funzione sopra ricordata del triennio di convivenza matrimoniale, in ordine -ad esempio- alla durata ed alle caratteristiche del rapporto, soprattutto affinché la convivenza non sia meramente occasionale, ma prodromica alla creazione di un "ambiente familiare stabile e armonioso" (cfr. anche sentenza n. 184 del 1994)>> (Cost. 6 luglio 1994, n. 281, CS, 1994, II,1065, DF, 1994, 1197, GC, 1994, I, 2706, Famiglia e diritto 1994, 485 nota Dogliotti, GC, 1994, 2484).
Dunque, ancora una volta, si ribadisce la differenza sostanziale tra famiglia nascente dal matrimonio e libera unione, così delineando anche ciò che la Corte intende per famiglia, tutelata ai sensi dell'art. 29 Cost: l'unione tra marito e moglie, legati da vincoli affettivi e giuridici, di diritti e doveri, duratura e consolidata, tale da creare un <>. Nell'esaminare le questioni di illegittimità costituzionale delle norme di cui all'art. 6 della l. 27 luglio 1978, n. 392 il giudice delle leggi riesamina se stesso e, confermando il diritto per il singolo ad avere un'abitazione, ne concretizza il contenuto, affermando che lo Stato ha il precipuo compito di impedire che i propri cittadini rimangano privi di una dimora, individuando così un dovere dello Stato sociale e un diritto sociale all'abitazione, annoverabile tra i diritti inviolabili dell'uomo. Esaminando le successive modifiche della legge sull'equo canone, la Corte si rende conto che <> (Cost. 7 aprile 1988, n. 404, DF, 1990, 766, DG, 1988, 796). Pertanto, la norma non viola un diritto alla convivenza al di fuori del matrimonio ma un diritto, valido e fondamentale, di ognuno ad avere una casa in cui vivere. Ancora, e più recentemente, la Corte dichiara l'illegittimità dell'art. 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), «nella parte in cui non prevede il diritto del coniuge di soggetto con handicap in situazione di gravità a fruire del congedo ivi indicato», per contrasto con gli artt. 2, 3, 29 e 32 della Costituzione. La Corte evidenzia come l'interesse primario cui è preposta la norma in questione - ancorché sistematicamente collocata nell'ambito di un corpo normativo in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità - è quello di assicurare la continuità delle cure e dell'assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall'età e dalla condizione di figlio dell'assistito. La Consulta riconosce <> (Cost. 8 maggio 2007, 158). La Corte, così, evidenzia il ruolo che ha la famiglia di soddisfare le esigenze del singolo, esigenze di socializzazione e di sviluppo della propria personalità, e, nel contempo, evidenzia il dovere del coniuge di assistenza, anzi, precisa che è proprio sul coniuge che ricade l'obbligo di accudire il disabile.
Per tornare alla sentenza più recente la Corte rimanda al legislatore la facoltà di modificare il codice civile e di ammettere anche il matrimonio di coppie omosessuali, e ciò non contraddice la sua giurisprudenza che ovviamente richiama le norme esistenti e la formulazione delle norme costituzionali. Infatti la Corte afferma che la Costituzione non prevede tale possibilità ma rimanda al legislatore ordinario la regolamentazione dei rapporti tra i singoli, per esempio le norma del codice civile e le norme sul divorzio. E la sede opportuno per dirimere la questione è appunto la sede parlamentare ove il legislatore potrà valutare tutte le questioni relative alle unioni tra persone dello stesso sesso stabilendone i diritti e le modalità di attuazione.
* Avvocato Cassazionista - Foro di Casale Monferrato
Fonte: Redazione - M. Rita Mottola - Persona & Danno
Questa Notizia è stata letta 4594 volte