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Timestamp: 2019-07-23 20:42:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1126', 'art. 1125', 'sentenza ', 'art. 372', 'sentenza ', 'art. 1117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1126', 'art. 1117', 'art. 1126', 'art. 1126', 'art. 1117', 'art. 1126', 'sentenza ', 'art. 1117', 'sentenza ']

GRONDAIE, CANALI DI SCARICO, ACQUE METEORICHE, PARTI COMUNI, FUNZIONE NECESSARIA ALL’USO COMUNE, ART. 1117 C.C., IRRILEVANTE LA CIRCOSTANZA SE LE ACQUE PROVENGONO DA LASTRICI O TERRAZZO DI PROPRIETA’ ESCLUSIVA – Studio Marzoni
GRONDAIE, CANALI DI SCARICO, ACQUE METEORICHE, PARTI COMUNI, FUNZIONE NECESSARIA ALL’USO COMUNE, ART. 1117 C.C., IRRILEVANTE LA CIRCOSTANZA SE LE ACQUE PROVENGONO DA LASTRICI O TERRAZZO DI PROPRIETA’ ESCLUSIVA
di admin · luglio 8, 2019
Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari Roma – Sede Nazionale
CASSAZIONE 22 DICEMBRE 2014, N. 27154
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere Dott. SCALISI Antonino – Consigliere
sul ricorso 3414/2008 proposto da:
C.D. C.F. (OMISSIS), T.F. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, presso lo studio dell’avvocato T. G., rappresentati e difesi dall’avvocato P. E.;
CONDOMINIO, IN PERSONA DELL’AMM.RE P.T., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio dell’avvocato L. P., rappresentato e difeso dall’avvocato P. D.;
avverso la sentenza n. 579/2007 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 01/03/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/09/2014 dal Consigliere Dott. PASQUALE D’ASCOLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio che ha concluso per
00192 ROMA – Via Cola di Rienzo 212
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l’inammissibilità, in subordine, il rigetto del ricorso.
Il tribunale di Napoli con sentenza 23 dicembre 2002 ha rigettato l’impugnativa della delibera adottata dal condominio di via (OMISSIS), con la quale “la spesa per la manutenzione delle gronde era stata ripartita in base al criterio di cui all’art. 1126 c.c. anzichè in base a quello di cui all’art. 1125 c.c., comma 3”.
Il tribunale ha ritenuto che gli opponenti C. e T., proprietari del lastrico solare, erano tenuti a contribuire per un terzo nella spesa della riparazione.
La Corte di appello partenopea con sentenza n.579 del 1 marzo 07 ha rigettato l’appello dei soccombenti.
Ha ritenuto inammissibile, perchè nuova, la deduzione che le gronde di cui si tratta drenano anche l’acqua della parte del tetto a falde e non già quella caduta dal terrazzo.
Gli opponenti hanno proposto ricorso per cassazione notificato il 20 gennaio 2008. Il Condominio si è costituito (invalidamente) con controricorso.
All’udienza del 13 novembre 2013 il Collegio ha disposto rinvio per consentire al Condominio la produzione della delibera di autorizzazione dell’Amministratore a resistere in giudizio (SU 18331/10).
Il Condominio non ha ottemperato.
Parte ricorrente ha depositato verbale di assemblea appositamente convocata il 20 gennaio 2014 e andata deserta. Non lo ha notificato ex art. 372 c.p.c..
MOTIVI DELLA DECISIONE 2) Preliminarmente va ritenuta invalida perchè irrituale, mancando l’autorizzazione assembleare, la costituzione del controricorrente Condominio, secondo quanto insegnato dalla citata sentenza delle Sezioni Unite.
Dopo aver puntualmente riportato gli atti e le vicende della fase di merito, il ricorso denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1117 c.c. e vizi di motivazione relativamente alla circostanza che gronde e doccione non siano stati ritenuti parti comuni dell’edificio “sol perchè i ricorrenti sono proprietari dei lastrici”.
Il quesito di diritto mira a far affermare che detti beni sono parti comuni del fabbricato e che “pertanto le relative spese di sostituzione o riparazione vanno sostenute da tutti i condomini delle proprietà sottostanti”.
La censura è espressamente riferita a quella parte della sentenza impugnata – riportata in ricorso a pag. 3, sub 1 e 2 – che ha ritenuto di assoggettare le gronde, i canali di gronda, e tutte quelle parti attraverso le quali si raccolgono e defluiscono le acque piovane, “allo stesso regime previsto per i lastrici solari”.
La sentenza impugnata ha affermato che, in relazione a un terrazzo o lastrico solare di proprietà esclusiva, il proprietario è tenuto a contribuire non in ragione dei millesimi, ma in misura di un terzo, nelle spese della riparazione dei beni suddetti.
La Corte di appello ha infatti ritenuto corretto questo inquadramento, dato alla questione dal primo giudice (cfr pag 4 sentenza).
Ha aggiunto rafforzativamente un’altra considerazione esplicativa:
come per il tetto di proprietà esclusiva la spesa deroga ai criteri di cui agli artt. 1117 e 1123, così la spesa per la riparazione di cui si tratta segue i criteri previsti per il terrazzo di copertura di proprietà esclusiva e cioè quello di cui
all’art. 1126 c.c..
A questa interpretazione delle disposizioni di cui agli artt. 1117 e 1126 c.c., il ricorso contrappone la lettura secondo cui il regime proprietario (e quindi quello relativo ai costi di riparazione) delle gronde e delle altre parti di cui si discute non segue quello di proprietà “dei lastrici”.
La censura coglie nel
Le gronde, i doccioni e i canali di scarico delle acque meteoriche del tetto di uno stabile condominiale costituiscono bene comune, atteso che, svolgendo una funzione necessaria all’uso comune (in quanto “servono all’uso e al godimento comune”), ricadono tra i beni che l’art. 1117 c.c. include tra le parti comuni dell’edificio.
Che la copertura del fabbricato sia costituita da tetto a falda o da lastrico di proprietà esclusiva, il quale assolve anche la funzione di copertura di parte del fabbricato, rimane indispensabile l’esistenza delle gronde per raccogliere e smaltire le acque piovane.
La proprietà esclusiva del lastrico o terrazzo dal quale provengano le acque che si immettono nei canali non muta questo regime, giacchè l’art. 1126 c.c. disciplina soltanto le riparazioni o ricostruzioni del lastrico propriamente inteso e non di altre parti dell’immobile, la cui esistenza è, per esso, indipendente da quella del lastrico, salvo che altrimenti risulti espressamente dal titolo.
Nè è consentita un’interpretazione che per analogia estenda il regime dei costi di riparazione stabilito in via eccezionale dall’art. 1126 c.c..
I giudici di merito hanno fatto quindi malgoverno dell’art. 1117 c.c. e, in relazione alla proprietà esclusiva del terrazzo, hanno indebitamente trovato in altra norma (art. 1126 c.c.) la regola di diritto da applicare alla fattispecie.
Si impone la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che si atterrà al seguente principio di diritto : Salvo che il contrario risulti espressamente dal titolo, le gronde, i doccioni e i “canali di scarico” delle acque meteoriche del tetto di uno stabile condominiale costituiscono bene comune ai sensi dell’art. 1117 c.c., atteso che svolgono una funzione necessaria all’uso comune e servono all’uso e al godimento comune, ancorchè la funzione di copertura dell’edificio sia espletata da terrazzo di proprietà esclusiva.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Napoli, che provvederà anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 2^ sezione civile, il 16 settembre 2014. Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2014
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