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Timestamp: 2019-08-21 16:29:26+00:00
Document Index: 130619410

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 6', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 156', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 147', 'art. 16', 'art. 147', 'art. 16', 'art. 147']

â€œNotifiche e processo telematico: modalitÃ operative al vaglio della (...) - Legali.com
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lunedì 26 marzo 2018, di Maurizio Villani
1. Normativa di attuazione e modalitÃ operative.
2. Eâ€™ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass. ord. n. 30372/2017 - Cass. ord. n. 15984/2017).
3. La notifica via PEC non puÃ² essere effettuata se il processo telematico non Ã¨ stato attivato (Cass. n. 18321 /2017).
4. La notifica via PEC Ã¨ valida anche se la relata Ã¨ priva di firma digitale (Cass. ord. n.3805/2018).
5. Eâ€™ rimessa alla Consulta la questione di legittimitÃ costituzionale relativa alla notifica via PEC dopo le 21 (Corte dâ€™Appello Milano, Ordinanza del 16 ottobre 2017).
1.	Normativa di attuazione e modalitÃ operative.
Il D.M. 26.04.2012 individua le regole operative per lâ€™invio telematico delle comunicazioni delle Commissioni tributarie, limitatamente alle Commissioni tributarie provinciali e regionali site in Umbria e in Friuli Venezia Giulia.
Con i successivi D.M. 26.06.2012, 2.10.2012 e 29.11.2012, predette regole sono state estese alle segreterie delle restanti Commissioni tributarie dâ€™Italia.
La comunicazione elettronica avviene allâ€™indirizzo PEC dichiarato dalla parte nel ricorso o nel primo atto difensivo.
Lâ€™indirizzo PEC dei professionisti deve corrispondere a quello comunicato ai propri ordini o collegi.
Nei procedimenti nei quali la parte sta in giudizio personalmente e il relativo indirizzo di posta elettronica certificata non risulta dai pubblici elenchi, il ricorrente puÃ² indicare lâ€™indirizzo di posta al quale vuole ricevere le comunicazioni.
In caso di mancata indicazione dellâ€™indirizzo di posta elettronica certificata, ovvero nel caso di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario, le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante il deposito in segreteria della Commissione tributaria (art. 16 bis, commi 1 e 2 del Dlgs n. 546/1992), cosÃ¬ come per le ipotesi di malfunzionamento della casella imputabili al destinatario (es: nel caso di casella satura, casella disabilitata per omesso pagamento ecc.).
Se, invece, a causa di un virus, o per altra ragione, la e-mail viene rispedita al mittente, la comunicazione verrÃ eseguita mediante le forme ordinarie (artt. 16 e 17 del Dlgs n. 546/92).
Ove lâ€™indirizzo della casella pec risulti errato, le segreterie possono utilizzare gli elenchi di cui agli artt. 6, 7 e 8 del D.L. n.185/2008.
Dallâ€™altra parte, se il difensore indicasse un indirizzo PEC diverso da quello comunicato dallâ€™ordine, egli non potrebbe sollevare alcuna eccezione relativa alla mancata conoscenza dellâ€™atto.
Variazione dellâ€™indirizzo PEC.
La variazione dellâ€™indirizzo PEC ha efficacia dal decimo giorno successivo a quello in cui Ã¨ notificata allâ€™ufficio della segreteria del giudice tributario (art. 6 del D.M. n. 26.4.2012).
Eâ€™consentito, alla parte, comunicare alla segreteria la variazione dâ€™indirizzo PEC, indicando i ricorsi interessati da tale variazione con i rispettivi numeri di registro generale.
Per il destinatario, la comunicazione ha rilievo nel momento in cui il documento informatico Ã¨ reso disponibile nella casella di posta elettronica certificata da parte del suo gestore.
Lâ€™introduzione dello strumento telematico per le comunicazioni comporta la necessitÃ , prevista normativamente, come anzidetto, da parte del difensore dâ€™indicare nellâ€™atto introduttivo del giudizio la casella di posta elettronica certificata del difensore e delle parti; precisamente, tale indirizzo va indicato nel ricorso introduttivo o nel primo atto utile.
Qualora il difensore subentri successivamente nel processo, lâ€™indirizzo PEC potrÃ essere indicato in ogni atto processuale successivo, compresa lâ€™istanza di discussione in pubblica udienza.
Lâ€™omessa indicazione dellâ€™indirizzo pec del difensore comporta la maggiorazione del contributo unificato della metÃ (art. 13, comma 3-bis del D.L. n. 98/2011).
Ebbene, Ã¨ opportuno non sottovalutare tale dimenticanza, poichÃ© lâ€™ammontare del contributo unificato puÃ² arrivare, talvolta, sino a 1.500,00 euro per grado di giudizio e, pertanto, tale omissione avrebbe un costo non â€œirrilevanteâ€ .
2.	Eâ€™ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass.ord. n.30372/2017; Cass.ord.n.15984/2017).
Principio di diritto (Cass. ordinanza n. 30372/2017; CTR Milano, n. 5082/2017).
Quasi nello stesso periodo temporale si sono pronunciate la CTR di Milano, con sentenza n. 5082/2017, e la giurisprudenza di legittimitÃ con ordinanza n. 30372/2017, le quali hanno ammesso la validitÃ della notifica del ricorso effettuata allâ€™avvocato di controparte a mezzo PEC, pur in assenza di vigenza della modalitÃ telematica nel rito di riferimento, basandosi, in via primaria, sul principio che se un atto ha raggiunto lo scopo a cui Ã¨ destinato non ne puÃ² essere sancita la nullitÃ .
Il contribuente solleva dinanzi alla CTR Lombardia lâ€™eccezione di nullitÃ da parte del contribuente della notifica inviata al proprio avvocato via PEC dallâ€™AdE in una data (20 gennaio 2017) alla quale il Processo Tributario Telematico non era stato ancora attivato nella Regione Lombardia (lâ€™attivazione Ã¨ datata 15 aprile 2017).
La Commissione ha affermato, da un lato, che essendo il difensore un avvocato e, pertanto, obbligato a dotarsi di un indirizzo di posta certificata, la notifica non poteva considerarsi inesistente; dallâ€™altra parte, essendosi costituita in giudizio la parte resistente, trovava applicazione il principio generale enunciato dallâ€™art. 156 c.p.c. e dalla Suprema Corte (Cass. Civ. n. 7665/2016), secondo cui la nullitÃ di un atto non puÃ² essere pronunciata se questo ha in concreto raggiunto il suo scopo.
La Suprema Corte, con ordinanza n. 30372/2017, si Ã¨ pronunciata sullâ€™eccezione di nullitÃ sollevata dal difensore del contribuente della notifica via PEC ricevuta nel 2016 da parte dellâ€™Agenzia delle Entrate del controricorso in Cassazione, fondata sulla non ritualitÃ della stessa con il mezzo telematico alla data della sua effettuazione.
Con predetta ordinanza il Supremo Consesso ha respinto la pretesa, fondandosi su due suoi precedenti giurisprudenziali (Cass. Civ., n. 20307/2016 e Cass. Civ., n. 15984/2017), secondo la quale tale tipo di notificazione Ã¨ consentita sia dalla normativa secondaria e dai relativi provvedimenti attuativi, sia dando applicazione al principio di diritto secondo il quale â€œL’irritualitÃ della notificazione di un atto (nella specie, controricorso in cassazione) a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullitÃ se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto e determinato cosÃ¬ il raggiungimento dello scopo legaleâ€ .
Tanto la giurisprudenza di merito quanto quella di legittimitÃ hanno, quindi, precisato che, pur rilevando la specialitÃ del rito tributario e delle norme per esso fissate in merito alla applicabilitÃ dellâ€™utilizzo delle modalitÃ telematiche, quando la notifica ha raggiunto lo scopo di mettere il destinatario nella possibilitÃ concreta di piena conoscenza dellâ€™atto trasmesso e, conseguentemente, di difendersi con pienezza presentando le proprie controdeduzioni, deve trovare applicazione il generale principio di diritto sancito dallâ€™art. 156 c.p.c.; non a caso, in ambedue le sentenze commentate si fa esplicito rinvio al precedente in tal senso contenuto nella sentenza Cass. Civ., n. 7665/2016 in tema di vizi di notifica a mezzo PEC.
Va operata una distinzione tra le due decisioni: la CTR ha ritenuto che nel rito tributario la notifica del ricorso in esame con posta certificata effettuata prima della entrata in vigore del PTT potesse essere ammessa anche perchÃ© avvenuta dopo lâ€™emanazione del D.M. 4 agosto 2015 delle regole tecnico-operative del medesimo e il documento informatico notificato rispettava le regole di formazione stabilite dal richiamato decreto; la Corte di Cassazione, dallâ€™altra parte, ha precisato che lâ€™eccezione di nullitÃ sollevata dalla parte afferiva la normativa riguardante le notifiche telematiche nel processo tributario speciale, che non risulta applicabile al processo avanti la Suprema Corte se non in via â€œintegrativaâ€ , non sussistendo un rito di legittimitÃ â€œdifferenziatoâ€ per le liti tributarie (in tal senso Cass. Civ., SS.UU., n. 8053/2014 e Cass. Civ., n. 14916/2016).
Riguardo entrambe le sentenze va precisato che ambedue si limitano a dare validitÃ alla notifica dellâ€™atto tributario, ma non contraddicono altre sentenze, applicative del Regolamento D.M. 23 dicembre 2013, n. 163, nelle quali viene stabilito che il processo tributario possa instaurarsi con le modalitÃ telematiche solo per i ricorsi notificati dopo la data di entrata in vigore del PTT stabilita con gli specifici D.M., primo dei quali il richiamato D.M. 4 agosto 2015; rimane, inoltre, da considerare il principio applicato nellâ€™ordinanza in commento confrontato con quello di Cass. Civ., n. 19741/2016, che stabiliva lâ€™inesistenza di una notifica di atto processuale effettuata a mezzo PEC in assenza di vigenza del PTT.
Principio di diritto (Cass. Civ., sez.VI, Ordinanza 27 giugno 2017, n. 15984).
In maniera analoga si Ã¨ pronunciata la Suprema Corte, ritenendo valida la notifica pec dellâ€™atto processuale allegato in formatoâ€ docâ€ e non â€œpdfâ€ .
Infatti, secondo una recente sentenza della Cassazione la notifica Ã¨ ugualmente valida in quanto la stessa ha raggiunto il proprio scopo giungendo al destinatario.
In particolare, la Corte sottolinea che lâ€™irritualitÃ della notifica di un atto (nella specie un controricorso in cassazione) a mezzo PEC, non ne comporta la nullitÃ se la consegna telematica con estensione â€œ.docâ€ , anzichÃ© in formato â€œ.pdfâ€ , ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dellâ€™atto (Cass.S.U, n. 7665 del 18/04/2016;vedi anche Cass.SU, n. 11383 del 31/05/2016), â€œâ€¦essendosi tale "scopo" senz’altro raggiunto nel caso di specie, posto che la resistente controricorrente si e’ ampiamente difesa con il controricorsoâ€ In buona sostanza, la notifica dellâ€™atto in formato .doc Ã¨ valida.
Precisamente, nel caso di specie, lâ€™atto processuale, notificato con Posta Elettronica Certificata, avente come file unâ€™estensione .doc - ossia il documento originale redatto con il programma Office Word, prima della conversione in formato pdf - ha raggiunto lo scopo di mettere a conoscenza la controparte del relativo contenuto quando la controparte si costituisce. La costituzione in giudizio dimostra, appunto, che il file - sebbene in formato .doc - Ã¨ stato â€œapertoâ€ e , pertanto, non vi Ã¨ stata alcuna lesione del diritto di difesa.
3. La notifica via PEC non puÃ² essere effettuata se il processo telematico non Ã¨ stato attivato( Cass.n.18321/ 2017).
Le notificazioni a mezzo posta elettronica certificata, nel contenzioso fiscale, sono consentite solo laddove Ã¨ operativa la disciplina del â€œprocesso tributario telematicoâ€ .
Il Supremo Consesso ha precisato che, in mancanza di predetto presupposto, la notifica elettronica non Ã¨ conforme ad alcun modello legale e deve ritenersi giuridicamente inesistente e, come tale, non suscettibile di sanatoria.
Lâ€™8 gennaio 2013 un contribuente proponeva ricorso a mezzo PEC contro un avviso di accertamento per tributi vari, relativo al 2007.
La CTR ribadiva la pronuncia del giudice di prime cure osservando, in particolare, che lâ€™utilizzo della PEC, per la notifica dellâ€™originaria impugnazione, effettuata dal procuratore della parte privata ai sensi della legge 53/1994, non era allâ€™epoca consentita e, realizzando una tipologia procedimentale difforme dal modello legale, doveva considerarsi giuridicamente inesistente.
Lâ€™interessato ricorreva in sede di legittimitÃ , censurando la pronuncia della CTR per avere ritenuto
inutilizzabile per la notifica del ricorso introduttivo lo strumento telematico, modalitÃ che, secondo il contribuente, doveva invece ritenersi equiparata alla notificazione eseguita a mezzo del servizio postale, ai sensi dellâ€™articolo 16 del Dlgs n. 546/1992; inoltre, affermava lâ€™erroneitÃ della declaratoria dâ€™inesistenza poichÃ©, al piÃ¹, il giudice avrebbe dovuto dichiarare la nullitÃ della notifica, sanabile attraverso la rinnovazione o per raggiungimento dello scopo.
Lâ€™Agenzia delle entrate resisteva con controricorso.
La Corte ha respinto il ricorso con la sentenza n. 18321del 25 luglio 2017, la cui motivazione si basa sul principio di diritto espresso dalla stessa con ordinanza n. 17941/2016 ove, con riferimento alla fattispecie di notifica di una sentenza tributaria a mezzo PEC, risalente al dicembre 2014, il Supremo Consesso aveva concluso che, nel contenzioso fiscale, la notifica digitale effettuata dal difensore del contribuente allâ€™amministrazione finanziaria â€œÃ¨ inesistente e insuscettibile di sanatoria, per cui non Ã¨ idonea a far decorrere il termine breve per lâ€™impugnazione, atteso che, ai sensi dellâ€™art. 16 bis, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992[â€¦] le notifiche tramite PEC degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1Â° dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle Commissioni tributarie della Toscana e dellâ€™Umbria â€¦â€ .
Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte sottolinea che la modalitÃ di notificazione telematica, prevista dalla legge 53/1994 soltanto per gli â€œatti in materia civile, amministrativa e stragiudizialeâ€ , allâ€™epoca dei fatti di cui Ã¨ causa, non poteva ritenersi ammessa in materia tributaria perchÃ© non espressamente disciplinata da specifiche disposizioni, dovendo invece considerarsi vigente ratione temporis lâ€™originaria previsione dellâ€™articolo 16 del DPR 68/2005, per la quale â€œle disposizioni di cui al presente regolamento non si applicano allâ€™uso degli strumenti informatici o telematici nel processo tributanoâ€ .
CiÃ² posto, ne consegue che nella fattispecie non puÃ² neppure affermarsi lâ€™equivalenza della trasmissione del documento informatico per via telematica alla notificazione per mezzo della posta, che Ã¨ stabilita dallâ€™articolo 48, comma 2, Dlgs n. 82/2005 (Cad, Codice dellâ€™Amministrazione Digitale) soltanto â€œsalvo che la legge disponga altrimentiâ€ .
La norma di riferimento, chiariscono i giudici di legittimitÃ , Ã¨ lâ€™articolo 16-bis del Dlgs n. 546/1992 - come introdotto dallâ€™articolo 9, comma 1, lettera h), Dlgs 156/2015 - che, al comma 3, prevede che â€œle notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministero dellâ€™economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163 e dei relativi decreti di attuazioneâ€ .
Nello specifico, lâ€™articolo 3, comma 3, del D.M n. 163/2013, ha demandato a successivi decreti ministeriali lâ€™individuazione delle regole tecnico operative volte alla disciplina dellâ€™uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario (regole poi introdotte con il D.M 4 agosto 2015).
In conclusione, precisa la Suprema Corte, le notifiche a mezzo PEC nel processo tributario â€œsono
consentite solo laddove Ã¨ operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematicoâ€ perchÃ©,
in mancanza, la notificazione elettronica non Ã¨ conforme ad alcun modello legale â€œe pertanto
deve ritenersi giuridicamente inesistente, in quanto tale non sanabileâ€ .
Nellâ€™ambito del processo di digitalizzazione della giustizia, a partire dal 1Â° dicembre 2015, Ã¨ stata avviata, dapprima presso le Commissioni Tributarie della Toscana e dellâ€™Umbria e poi, progressivamente, su tutto il territorio nazionale, la fase di sperimentazione del Processo tributario telematico (Ptt).
Dal 15 luglio 2017, con lâ€™estensione delle procedure informatiche del contenzioso alle Commissioni tributarie presenti nelle regioni Marche e Valle dâ€™Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano, il Ptt Ã¨ attivo in tutto il Paese.
In diverse occasioni, la Cassazione ha chiarito che la notificazione della sentenza tributaria eseguita via PEC Ã¨ idonea a determinare la decorrenza del termine breve per lâ€™eventuale successiva impugnazione soltanto nelle realtÃ territoriali in cui Ã¨ attivo, ancorchÃ© in via soltanto sperimentale, il Ptt; ciÃ², in quanto â€œle notifiche a mezzo posta elettronica certificata nel processo tributario sono consentite laddove Ã¨ operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematicoâ€ (Cassazione, 17941/2016 e 4066/2017).
Di conseguenza, laddove il contenzioso on line non fosse ancora stato attivato, lâ€™eventuale notificazione via PEC della sentenza non sarebbe riconducibile alla fattispecie di cui allâ€™articolo 38, comma 2, del Dlgs 546/1992, e non sarebbe pertanto idonea a comportare la decorrenza del termine breve dâ€™impugnazione.
Lâ€™ordinanza esaminata, in coerenza con la regola giÃ codificata nelle due pronunce sopra richiamate, estende dunque il medesimo principio anche allâ€™ipotesi di notificazione del ricorso introduttivo del giudizio.
In definitiva, per il passato, lo scrutinio di validitÃ delle notificazioni di atti del processo tributario eseguite a mezzo PEC dovrÃ necessariamente tener conto degli enunciati principi interpretativi che, confermati piÃ¹ volte dalla Corte, sembrano assumere i connotati di giurisprudenza consolidata.
4. La notifica via PEC Ã¨ valida anche se la relata Ã¨ priva di firma digitale (Cass. ord. n. 3805/2018).
La Suprema Corte, con lâ€™ordinanza n.3805/2018, ha affermato, in tema di notificazione del ricorso per Cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), che la carenza di sottoscrizione digitale del ricorso e la mancanza, nella relata, della firma digitale dellâ€™avvocato notificante non sono causa dâ€™inesistenza dellâ€™atto. In tal modo si Ã¨ espressa la Corte di Cassazione in merito allâ€™eccezione di inammissibilitÃ del ricorso per Cassazione proposta dal controricorrente per carenza della prescritta sottoscrizione digitale del ricorso e della relata di notifica. A sostegno della propria tesi, la giurisprudenza di legittimitÃ ha richiamato il principio delle SS.UU. (sentenza n. 7665/2016), sancito in via generale dallâ€™articolo 156 c.p.c., secondo cui la nullitÃ non puÃ² mai essere pronunciata se lâ€™atto ha raggiunto lo scopo a cui Ã¨ destinato.
A seguito di ricorso per Cassazione proposto dallâ€™Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dallâ€™Avvocatura Generale dello Stato, notificato tramite PEC ai sensi della L. 53/94, nel costituirsi in giudizio il controricorrente chiede, preliminarmente, che la Suprema Corte accolga l’eccezione d’inammissibilitÃ del ricorso in quanto il citato atto e la relata di notifica sarebbero carenti della prescritta sottoscrizione digitale.
Il Supremo Consesso, prima di pronunciarsi sulla predetta eccezione dâ€™inammissibilitÃ , ha effettuato una dettagliata ricostruzione della normativa applicabile alle notifiche degli avvocati tramite PEC; il collegio, a tal proposito, ha affermato che â€œin particolare la L. n. 53 del 1994, nel disciplinare le modalitÃ di notifica tramite PEC, rimanda all’art. 19 bis cit. (Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati - art. 18 del regolamento), emanate in attuazione del codice dell’amministrazione digitale, che al comma 1, e al comma 2, prevede solo che l’atto sia in formato PDF; ciÃ² anche nell’ipotesi di notifica tramite PEC da eseguirsi in un procedimento dinanzi alla Corte di cassazione.â€
Precisamente, la L. n. 53/94 non prevede solo che lâ€™atto (oggetto della notifica) sia in formato PDF in quanto, cosÃ¬ come si evince dallâ€™art. 3 bis comma 1 della citata norma, la notifica con modalitÃ telematica deve eseguirsi â€œnel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.â€ ; da ciÃ² si evince che, quanto alle notifiche da effettuarsi in procedimenti dinanzi il Tribunale o la Corte dâ€™Appello, il notificante non possa non osservare anche quanto previsto dalle regole e specifiche tecniche del PCT (DM 44/11 e specifiche 16 aprile 2014, da ultimo modificate il 7 gennaio 2016) e,quindi, debba attenersi a quanto disposto sia dallâ€™art. 19 bis comma 1 sia dallâ€™articolo 12 lettera d) il quale prevede che lâ€™atto debba essere sottoscritto con firma digitale (CAdES o PAdES), cosÃ¬ come disposto dal successivo comma 2.
Invece, nei casi in cui lâ€™atto da notificarsi sia relativo ad un procedimento del Giudice di Pace o della Corte di Cassazione (posto che, ad oggi, dinanzi a tali Uffici non Ã¨ stato attivato il processo telematico) sarebbe applicabile lâ€™art. 19 bis comma 2 ,il quale consente, nei casi in cui lâ€™atto non debba essere depositato in cancelleria telematicamente, che questâ€™ultimo possa essere allegato alla PEC anche sotto forma di copia informatica, anche per immagine, in formato PDF; in predette ipotesi, pertanto,lâ€™atto del processo verrebbe stampato, sottoscritto nella modalitÃ tradizionale, scansionato e allegato alla PEC, senza sottoscrizione digitale ma con attestazione di conformitÃ nella relata di notifica (anchâ€™essa da allegare alla PEC) effettuata ai sensi del combinato disposto dellâ€™art. 3 bis L. 53/94 e art. 16 undecies comma 3 DL 179/12.
La giurisprudenza di legittimitÃ , dopo aver chiarito la normativa di riferimento per il caso de quo, ha affrontato la questione relativa allâ€™eccezione dâ€™inammissibilitÃ del ricorso, sottolineando con fermezza che il ricorrente ha dato la prova della notifica tramite PEC del ricorso per cassazione, depositando â€œâ€¦ l’attestazione di conformitÃ - del ricorso, delle relazioni di notifica e di tutta la documentazione - all’originale informatico dell’atto, sottoscritto con firma digitale e notificato come allegato ai messaggi di posta elettronica certificata, ai sensi della L. n. 53 del 1994, artt. 6 e 9, e del D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23.â€ . Questo significa che, come previsto dallâ€™art. 9 comma 1 bis della L. 53/94, il ricorrente ha depositato la stampa della ricevuta di accettazione, della ricevuta di consegna, di tutti gli allegati attestando, infine, ai sensi dellâ€™art. 23 comma 2 CAD, la conformitÃ delle copie analogiche agli originali (duplicati) informatici da cui sono tratte.
Il Supremo Consesso continua mettendo in evidenza che â€œnon Ã¨ quindi esatto quanto afferma il controricorrente, sia con riferimento alla mancanza della firma digitale nel ricorso notificato via PEC, data la presenza di attestato di conformitÃ all’originale informatico, sia circa la successiva modificabilitÃ del documento sottoscritto con firma digitale PAdES (PDF Advanced Electronic Signatures), poichÃ¨ questa puÃ² essere verificata aprendo il file con l’idoneo programma (Acrobat Reader) opportunamente impostato, che non consente di inficiare la validitÃ del documento firmato originariamente.â€ .
Con riferimento alla seconda doglianza del ricorrente relativa alla mancata sottoscrizione digitale della relata di notifica, la Corte richiamata la precedente pronuncia n.6518/2017 affermando che, â€œin tema di notificazione del ricorso per cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), la mancanza, nella relata, della firma digitale dell’avvocato notificante non Ã¨ causa d’inesistenza dell’atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell’esecutore della notifica, come la riconducibilitÃ della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso, essendosi comunque raggiunti la conoscenza dell’atto e, dunque, lo scopo legale della notificaâ€ .
In conclusione, per i motivi innanzi esposti, la Corte di Cassazione ha rigettato lâ€™eccezione preliminare volta a far dichiarare inammissibile il ricorso.
Il Collegio, da ultimo, chiosa richiamando quanto deciso a Sezioni Unite con la sentenza n. 7665 del 18 aprile 2016, la quale ha stabilito che anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio disposto dall’art. 156 c.p.c., secondo il quale la nullitÃ non puÃ² essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui Ã¨ destinato â€œâ€¦ statuendo altresÃ¬, riguardo alla modalitÃ con la quale l’eccezione di nullitÃ viene sollevata, lâ€™inammissibilitÃ dell’eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte".
5. Rimessa alla Consulta la questione di legittimitÃ costituzionale relativa alla notifica via PEC dopo le 21 (Corte dâ€™Appello Milano, ordinanza del 16 ottobre 2017).
Questione di legittimitÃ
La Corte dâ€™Appello di Milano, con lâ€™ordinanza del 16 ottobre 2017, ha sollevato eccezione di legittimitÃ costituzionale per violazione degli artt. 3, 24 e 11 Cost., della norma secondo la quale Â«la disposizione dellâ€™art. 147 c.p.c. si applichi anche alle notificazioni eseguite con modalitÃ telematiche. Quando Ã¨ eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivoâ€ .
Con ordinanza del 16 ottobre 2017 la Corte di Appello di Milano ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimitÃ costituzionale dell’art. 16-septies del D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, nella parte in cui prevede che "la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalitÃ telematiche. Quando Ã¨ eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo".
con gli artt. 24 e 111 cost., violando il diritto del notificante di difendersi sfruttando per intero il limite giornaliero che gli viene riconosciuto dalla legge.
Una soluzione prospettata dalla Corte, al fine di procedere con unâ€™interpretazione costituzionalmente orientata dellâ€™art. 16-septies, in combinato disposto con lâ€™art. 147 c.p.c. e con il principio di scissione degli effetti della notifica, potrebbe essere quella di prevedere che il termine per la notifica sia valido per il notificante fino a mezzanotte, ma decorra per il notificato solo dalle ore 7 del giorno successivo, in modo da tutelare il diritto di difesa della parte e contestualmente tutelare lâ€™interesse alla vita privata di colui che deve ricevere la notifica.
CiÃ² posto, trattandosi di una questione che di fatto comporterebbe unâ€™abrogazione della norma in esame, la Corte si rimette alle valutazioni della Corte Costituzionale.
Lecce, 26 marzo 2018