Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_gli_elementi_di_flessibilit__del_pareggio_di_bilancio__intese_regionali_e_patti_di_solidariet__nazionale_d.html
Timestamp: 2019-02-19 05:10:20+00:00
Document Index: 178849601

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10']

Studi Camera - Bilancio Autonomie territoriali e finanza locale Gli investimenti degli enti locali: intese regionali e patti di solidarietà nazionale
Il superamento del Patto di stabilità interno ed il passaggio, dal 2016, ad un vincolo univoco del pareggio di bilancio ha rappresentato per Regioni, Comuni, Province e Città metropolitane, grazie al funzionamento di alcuni elementi di flessibilità insiti nella disciplina, una occasione importante per il rilancio della spesa in conto capitale, che era stata sfavorita dal meccanismo del Patto che richiedeva risultati di avanzo che le amministrazioni conseguivano principalmente riducendo la spesa per investimenti.
Le medesime operazioni, se non soddisfatte mediante le intese regionali, possono effettuarsi sulla base dei patti di solidarietà nazionale, anche in tal caso fermo restando il rispetto del saldo di equilibrio di bilancio del complesso degli enti territoriali.
Le intese regionali e i patti di solidarietà nazionale, finalizzati alla redistribuzione degli spazi finanziari sul territorio, regionale e nazionale, hanno come obiettivo il pieno utilizzo degli spazi finanziari disponibili all'interno del sistema degli enti territoriali per permettere un rilancio degli investimenti sul territorio. Pertanto, sia l'intesa regionale che il patto di solidarietà nazionale intervengono solo ad integrazione – e non in sostituzione - degli spazi finanziari già disponibili per ciascun ente territoriale nell'ambito del proprio equilibrio, esclusivamente qualora non sufficienti all'effettuazione degli investimenti: i due istituti, pertanto, non sono attivabili per le operazioni di investimento effettuabili dagli enti interessati mediante il ricorso all'indebitamento ed all'avanzo di amministrazione nel rispetto del proprio saldo di equilibrio, come stabilito dall'articolo 9 della legge n. 243/2012.
La disciplina di riferimento per i suddetti elementi di flessibilità è costituita dall'articolo 10 della legge n. 243 del 2012 sopra citata nel quale si prevede che: a) le operazioni di investimento realizzate attraverso l'indebitamento o l'utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti sono effettuate sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale che garantiscano, per l'anno di riferimento, il rispetto del saldo di equilibrio di bilancio del complesso degli enti territoriali della regione interessata, compresa la medesima regione; b) le medesime operazioni, se non soddisfatte mediante le intese regionali, possono effettuarsi sulla base dei patti di solidarietà nazionale, anche in tal caso fermo restando il rispetto del saldo di equilibrio di bilancio del complesso degli enti territoriali. Va precisato che sia l'intesa regionale che il patto di solidarietà nazionale intervengono solo ad integrazione – e non in sostituzione - degli spazi finanziari già disponibili per ciascun ente territoriale, qualora non sufficienti all'effettuazione degli investimenti: i due istituti, pertanto, non sono attivabili per le operazioni di investimento effettuabili dagli enti interessati mediante il ricorso all'indebitamento ed all'avanzo di amministrazione nel rispetto del proprio saldo di equilibrio, come stabilito dall'articolo 9 sopra indicato.
Da segnalare come le intese in questione siano interessate dalla sentenza della Corte costituzionale n.247 del 2017, che, nell'intervenire in tema di utilizzabilità da parte degli enti territoriali del risultato di amministrazione, ha precisato come, secondo una interpretazione adeguatrice sull'articolo 9 suddetto, l'avanzo di amministrazione costituisce un saldo attivo che rimane nella disponibilità dell'ente che lo realizza, e che conseguentemente gli enti territoriali in avanzo di amministrazione hanno la mera facoltà (e non l'obbligo) di mettere a disposizione delle politiche regionali di investimento una parte o l'intero avanzo, essendo nella esclusiva valutazione dell'ente titolare dell'avanzo il partecipare o meno alle intese in ambito regionale. Nella medesima direzione, la successiva sentenza n.252 del 2017 della Corte ha affermato che se è vero che nell'articolo 10 della legge 243 è presente un obbligo procedimentale (costituito dalle intese) che condiziona l'utilizzabilità dell'avanzo di amministrazione, è anche vero che la concreta realizzazione del risultato finanziario rimane affidata al dialogo tra gli enti interessati che l'avvio dell'intesa dovrebbe comportare: non si è pertanto in presenza di un vincolo all'impiego dell'avanzo, che potrà avvenire, in sostanza, solo nei limiti del positivo espletamento dell'intesa.
Si rammenta che gli spazi finanziari acquisiti mediante le procedure delle intese regionali e dei patti di solidarietà nazionale sono attribuiti agli enti con un esplicito e specifico vincolo di destinazione. Ne consegue che gli spazi finanziari non utilizzati per le finalità ad essi sottese non possono essere utilizzati per altre finalità. Qualora gli spazi finanziari concessi in attuazione delle intese regionali e dei patti di solidarietà non siano totalmente utilizzati, l'ente territoriale non può beneficiare di spazi finanziari nell'esercizio finanziario successivo.
Il medesimo articolo 10 ha demandato l'attuazione delle norme ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (D.P.C.M. 21 febbraio 2017, n. 21 come successivamente modificato dal D.P.C.M. 23 aprile 2018, n. 67).
A partire dal 2018, i comuni facenti parte di un'unione di comuni, che hanno delegato le funzioni connesse alla realizzazione di opere pubbliche, possono richiedere spazi finanziari, nell'ambito delle intese regionali e dei patti nazionali, per la quota di contributi trasferita all'unione stessa per investimenti in opere pubbliche riferite alla medesima delega di funzioni (come introdotto dal comma 874, lett. b) dell'articolo 1 della legge di bilancio 2018 (L.n. 205/2017)).
La procedura di assegnazione degli spazi finanziari deve concludersi entro il termine perentorio del 31 marzo (31 maggio nel 2017 e 30 aprile nel 2018), termine entro il quale le regioni approvano, con delibera di Giunta, le intese per l'attribuzione degli spazi disponibili. Entro il medesimo termine, le regioni e le province autonome comunicano agli enti locali interessati i nuovi saldi obiettivo rideterminati e alla Ragioneria generale dello Stato tutti gli elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento del rispetto del saldo di cui all'articolo 9, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 243.
L'articolo 2 del D.P.C.M. 21/2017 ha previsto l'istituzione di un Osservatorio presso il Ministero dell'economia - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, con l'obiettivo di monitorare gli esiti delle intese e favorire il pieno utilizzo degli spazi finanziari oggetto delle intese, finalizzati alla realizzazione degli investimenti. Le modalità di organizzazione e di funzionamento dell'Osservatorio, sono state stabilite con il D.M. 23 novembre 2017, n. 207. A tal fine viene altresì previsto che gli enti beneficiari degli spazi trasmettano le informazioni relative agli investimenti effettuati a valere sui predetti spazi al sistema di monitoraggio opere pubbliche della Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche (BDAP-MOP).
In tale quadro normativo, si inserisce il D.P.C.M. 23 aprile 2018, n. 67, volto - ai fini di una "organicità di disciplina in un quadro di coerenza con il sistema delle fonti normative" – ad inserire la disciplina dell'Osservatorio direttamente nel D.P.C.M. n. 21 del 2017, sopprimendo, dunque, il D.M. n. 207/2017.
Con riguardo alla questione del potere sostitutivo, si segnala che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 252 del 2017, ha dichiarato fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle Province autonome di Trento e di Bolzano e da alcune Regioni in relazione all'articolo 2, comma 1, lett. c), della legge n. 164/2016, nella parte in cui, nel sostituire l'articolo 10, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243, prevede che le modalità attuative del potere sostitutivo dello Stato, in caso di inerzia o ritardo da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sia disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, atteso che le modalità attraverso le quali può essere esercitato il potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni o delle Province autonome devono essere previste da un atto fornito di valore di legge e non da un decreto. Di conseguenza, viene meno l'articolo 3 del ripetuto D.P.C.M. n. 21 del 2017, concernente appunto le modalità attuative del potere sostitutivo dello Stato in caso di mancato/ritardato avvio delle intese regionali.
Con la legge di bilancio per il 2017 (legge n. 232/2016), è stato definito uno specifico patto di solidarietà nazionale "verticale" - che interessa sia gli enti locali (art. 1, comma 485 - 494) che le regioni (art. 1, commi da 495 - 501) - al fine di favorire le spese di investimento da realizzare attraverso l'uso dell'avanzo di amministrazione degli esercizi precedenti e il ricorso al debito, che rientra negli ambiti dei patti nazionali, di cui all'art. 10, comma 4, della legge n. 243/2012.
L'attribuzione degli spazi finanziari, per l'anno 2017, a favore degli enti locali, per complessivi 700 milioni di euro stanziati dal comma 485 della legge di bilancio 2017, è stata disposta con il D.M. Economia del 14 marzo 2017.