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Timestamp: 2017-08-17 15:42:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 618', 'art. 321', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 253', 'art. 28', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 254', 'art. 626', 'art. 626', 'sentenza ']

Sequestro preventivo di un giornale on line: la Suprema Corte ne chiarisce i presupposti (Corte di Cassazione penale, SS.UU., sentenza 17.07.2015 n. 31022). – Noi Radiomobile™
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Sequestro preventivo di un giornale on line: la Suprema Corte ne chiarisce i presupposti (Corte di Cassazione penale, SS.UU., sentenza 17.07.2015 n. 31022).
La sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 31022 del 2015 si contraddistingue per l’esame puntuale ed estremamente circostanziato dell’istituto del sequestro preventivo di un sito web (nella specie di una testata telematica). Tale tematica è stata spesso affrontata negli ultimi tempi da diverse pronunce giurisprudenziali, ma mai approfondita in questo modo.
Il caso di specie riguarda il sequestro preventivo mediante oscuramento della pagina telematica di un quotidiano on line recante un articolo ritenuto diffamatorio nei confronti di un magistrato. Successivamente a seguito di richiesta di riesame, il Tribunale conferma il decreto di sequestro preventivo per cui la questione viene posta all’attenzione della Suprema Corte mediante ricorso.
La prima Sezione penale individua due fondamentali questioni di diritto da risolvere al fine della decisione finale: a) la prima, di carattere generale, concerne la stessa possibilità giuridica di disporre il sequestro preventivo di risorse telematiche, posto che la cautela si risolverebbe non nella materiale apprensione della cosa pertinente al reato, bensì nell’imposizione all’indagato o all’imputato o a terzi di un facere, consistente nel compimento delle operazioni tecniche necessarie per “oscurare” e rendere, quindi, inaccessibile agli utenti, ove ne ricorrano i presupposti, un intero sito o una pagina web; b) una volta risolta positivamente tale prima questione, residua quella ulteriore dell’ammissibilità del sequestro preventivo della pagina web di una testata giornalistica telematica debitamente registrata.
Poiché la Sezione interpellata, in parziale difformità rispetto a precedenti decisioni della stessa Cassazione, nutre perplessità sulla possibilità di imporre, a scopo preventivo, all’indagato, all’imputato o a terzi privati il compimento di attività tecniche necessarie per impedire l’accesso al sito o alla pagina web e nello stesso tempo in merito alla seconda questione contesta l’orientamento interpretativo di altra sezione della Cassazione (Sez. 5, n. 10594 del 5 novembre 2013), che aveva escluso la possibilità di applicare, in via estensiva o analogica, la normativa sulle guarentigie per la stampa ai giornali telematici, decide di rimettere d’ufficio ai sensi dell’art. 618 c.p.p. i ricorsi alle Sezioni Unite poiché entrambi i temi dibattuti potevano dare luogo a contrasto giurisprudenziale rispetto agli orientamenti già espressi in sede di legittimità.
Le Sezioni Unite sono quindi chiamate a risolvere le due questioni di diritto sollevate dalla Prima Sezione ed in merito alla prima dopo un ampio ed approfondito excursus storico-giuridico giungono al principio di diritto secondo cui “ove ricorrano i presupposti del fumus commissi delicti e del periculum in mora, è ammissibile, nel rispetto del principio di proporzionalità, il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. di un sito web o di una singola pagina telematica, anche imponendo al fornitore dei relativi servizi di attivarsi per rendere inaccessibile il sito o la specifica risorsa telematica incriminata”.
La Suprema Corte nel motivare la propria conclusione chiarisce cheInternet non è un luogo, né uno spazio, ma una metodologia di comunicazione ipertestuale che consente l’accesso a qualsiasi contenuto digitale posto su sistemi informatici connessi alla rete.
La dimensione fisica delle informazioni reperibili attraverso la rete telematica consiste nella struttura di ciascun file e si radica spazialmente nel computer, al cui interno il documento è materialmente memorizzato. I documenti reperibili in rete, quindi, non sono altro che files registrati all’interno dei servers degli Internet Service Providers ovvero sui computers degli utenti, utilizzando un sia pure infinitesimale spazio fisico. Il dato informatico, quindi, è incorporato sempre in un supporto fisico, anche se la sua fruizione attraverso la rete fa perdere di vista la sua “fisicità”. Nella stessa legge del 18 marzo 2008, n. 48, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, sulla criminalità informatica (cybercrime), il dato informatico è esplicitamente equiparato al concetto di “cosa”, che, se pertinente al reato, può essere oggetto di sequestro probatorio.
La stessa Corte chiarisce poi che anche se il sequestro probatorio si distingue da quello preventivo per le diverse finalità (assolvendo il sequestro probatorio la funzione endoprocessuale di mezzo di ricerca della prova e assumendo quello preventivo natura cautelare), hanno in comune una caratteristica fondamentale che è quella di scongiurare una indiscriminata utilizzabilità della res che ne forma oggetto, sottraendola alla disponibilità materiale e/o giuridica del proprietario, possessore o detentore.
A questo punto, in merito alle modalità esecutive, la Suprema Corte, forte anche di quanto sancito dal d.lgs. n. 70/2013, ritiene che lo stesso sequestro preventivo avente ad oggetto risorse telematiche o informatiche possa concretizzarsi in una vera e propria inibitoria rivolta al fornitore di connettività, che deve impedire agli utenti l’accesso al sito o alla singola pagina web incriminati ovvero rimuovere il file che viene in rilievo, con l’effetto di arrestare l’attività criminosa in atto o scongiurare la commissione di ulteriori condotte illecite.
In merito, invece, alla seconda questione sull’ammissibilità o meno del sequestro preventivo di una testata giornalistica on line regolarmente registrata o di una determinata pagina web di detta testata, la Corte di Cassazione, anche in questo caso, dopo ampio excursus storico-normativo, giunge ai seguenti principi di diritto:
“La testata giornalistica telematica, in quanto assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di ‘stampa’ e soggiace alla normativa, di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l’attività d’informazione professionale diretta al pubblico”.
“Il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa”.
Ormai, secondo la Corte è evidente che l’area riduttiva del significato attribuito al termine “stampa” dall’art. 1 della l. n. 47 del 1948 è strettamente legata alle tecnologie dell’epoca, il che non impedisce – oggi – di accreditare, tenuto conto dei notevoli progressi verificatisi nel settore, una interpretazione estensiva del detto termine, la quale non esorbita dal campo di significanza del segno linguistico utilizzato ed è coerente col dettato costituzionale. A seguito dell’avvento del web e degli stessi strumenti del web 2.0 è evidente come un quotidiano o un periodico telematico, strutturato come un vero e proprio giornale tradizionale, con una sua organizzazione redazionale e un direttore responsabile (spesso coincidenti con quelli della pubblicazione cartacea), non può certo paragonarsi a uno qualunque dei siti web, in cui chiunque può inserire dei contenuti, ma assume una sua peculiare connotazione, funzionalmente coincidente con quella del giornale tradizionale, sicché appare incongruente, sul piano della ragionevolezza, ritenere che non soggiaccia alla stessa disciplina prevista per quest’ultimo.
Inoltre, sempre secondo la Corte, può essere tranquillamente superata anche l’eccezione secondo cui il giornale telematico non rispecchierebbe le due condizioni ritenute essenziali ai fini della sussistenza del prodotto stampa come definito dalla l. n. 47 del 1948, vale a dire un’attività di riproduzione e la destinazione alla pubblicazione. Difatti la riproduzione può ben essere intesa come potenziale accessibilità di tutti al contenuto dello stampato; la produzione di un testo su internet è funzionale alla possibilità di riprodurne e leggerne il contenuto sul proprio computer. L’immissione dell’informazione giornalistica in rete, inoltre, lascia presumere la diffusione della stessa, che diventa fruibile da parte di un numero indeterminato di utenti, il che integra la nozione di “pubblicazione”.
In conclusione, quindi, secondo la Corte non sussistono dubbi che un giornale telematico, sia se riproduzione di quello cartaceo, sia se unica e autonoma fonte di informazione professionale, soggiace alla normativa sulla stampa, perché ontologicamente e funzionalmente è assimilabile alla pubblicazione cartacea. È, infatti, un prodotto editoriale, con una propria testata identificativa, diffuso con regolarità in rete; ha la finalità di raccogliere, commentare e criticare notizie di attualità dirette al pubblico; ha un direttore responsabile, iscritto all’Albo dei giornalisti; è registrato presso il Tribunale del luogo in cui ha sede la redazione; ha unhosting provider, che funge da stampatore, e un editore registrato presso il ROC.
Naturalmente, sempre nell’ottica di una piena equiparazione tra la stampa telematica e quella cartacea, la prima in quanto emancipata da qualsiasi forma di censura, non può essere sottoposta a sequestro preventivo, se non nei casi eccezionali espressamente previsti dalla legge, e soggiace alle norme che disciplinano la responsabilità per gli illeciti commessi.
Sentenza 29 gennaio – 17 luglio 2015, n. 31022
Dott. MILO Nicola – rel. Consigliere –
1. F.L.G., nato a (OMISSIS);
2. S.A., nato a (OMISSIS);
1. Il G.i.p. del Tribunale di Monza, nell’ambito del procedimento penale a carico dei giornalisti S.A. e F.L. G., indagati in relazione ai reati – come rispettivamente ascritti – di cui agli artt. 57 e 595 cod. pen. e L. 8 febbraio 1948, n. 47, art. 13, in danno del magistrato B.A., disponeva, con decreto del 7 marzo 2014, il sequestro preventivo mediante “oscuramento” – materialmente eseguito il successivo giorno 13 – della pagina telematica del quotidiano “(OMISSIS)”, recante l’articolo “toh, giudice cassazione amico toga diffamata”. Il G.i.p. riteneva tale articolo diffamatorio, in quanto insinuava che il predetto magistrato, in servizio presso la Quinta Sezione penale della Corte di cassazione, avrebbe violato il dovere di astensione nel procedimento penale che vedeva come imputato sempre il S. per diffamazione in danno di altro magistrato, C.G., supposto amico di lunga data del B., procedimento quest’ultimo definito con sentenza 26 settembre 2012 emessa da un Collegio giudicante del quale faceva parte appunto il B., peraltro estensore del provvedimento.
2. A seguito di richiesta di riesame, il Tribunale di Monza, con ordinanza del 31 marzo 2014, decidendo ex artt. 322 e 324 cod. proc. pen., confermava il decreto di sequestro preventivo eseguito mediante “oscuramento” della pagina telematica incriminata.
4. I ricorsi sono stati assegnati ratione materiae alla Quinta Sezione penale. Tutti i componenti del Collegio, costituito per l’udienza del 24 settembre 2014 fissata per la trattazione dei ricorsi, hanno presentato dichiarazione di astensione per gravi ragioni di convenienza, ravvisate nel fatto che, presso quella stessa Sezione, prestava servizio il consigliere B.A. che, quale querelante e persona offesa nel procedimento principale, aveva sollecitato, tramite il proprio difensore, il sequestro di cui si discute.
5. Quest’ultima Sezione, con ordinanza 3 ottobre 2014, depositata il successivo giorno 30, osserva che il sollecitato scrutinio di legittimità della pronuncia del Tribunale del riesame impone la soluzione preliminare di due questioni di diritto, strettamente connesse tra loro: a) la prima, di carattere generale, concerne la stessa possibilità giuridica di disporre il sequestro preventivo di risorse telematiche, posto che la cautela si risolverebbe non nella materiale apprensione della cosa pertinente al reato, bensì nell’imposizione all’indagato o all’imputato o a terzi di un tacere, consistente nel compimento delle operazioni tecniche necessarie per “oscurare” e rendere, quindi, inaccessibile agli utenti, ove ne ricorrano i presupposti, un intero sito o una pagina web; b) una volta risolta positivamente tale prima questione, residua quella ulteriore dell’ammissibilità del sequestro preventivo della pagina web di una testata giornalistica telematica debitamente registrata.
2. La prima questione, di carattere generale, concerne la possibilità giuridica di disporre, per contrastare reati commessi nella rete internet, il sequestro preventivo delle risorse informatiche o telematiche d’interesse.
2.3. Devesi, tuttavia, evidenziare che la giurisprudenza di legittimità, con orientamento costante, ha ritenuto (quanto meno implicitamente) legittimo il sequestro preventivo mediante “oscuramento” di un intero sito telematico o di una pagina web, imponendo al fornitore di connettività o al soggetto che detiene la risorsa elettronica di porre in essere le operazioni tecniche necessarie per rendere il sito o la pagina non consumabili all’esterno (Sez. 1, n. 32846 del 04/06/2014, Ceraso, non massimata; Sez. 5. n. 10594 del 05/11/2013, dep. 2014, Montanari, Rv. 259887; Sez. 5, n. 11895 del 30/10/2013, dep. 2014, Belviso, Rv. 258333; Sez. 5, n. 46504 del 19/09/2011, Bogetti, non massimata; Sez. 5, n. 47081 del 18/01/2011, Groppo, Rv. 251208; Sez. 5, n. 7155 del 10/01/2011, Barbacetto, Rv. 249510; Sez. 6, n. 30968 del 28/06/2007, Pantano, Rv. 237485; Sez. 3, n. 39354 del 27/09/2007, Bassora, Rv. 237819).
3. L’art. 321 cod. proc. pen. disciplina il sequestro preventivo, stabilendo testualmente, al comma 1, che “Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell’esercizio dell’azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari”. Ai sensi del successivo comma 3-bis, nel corso delle indagini preliminari, di fronte a una situazione di urgenza, il sequestro è disposto dal pubblico ministero; prima dell’intervento di costui e nella stessa situazione di urgenza, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria; in questi due casi, devono fare seguito la convalida e l’emissione del decreto di cui al comma 1 da parte del giudice. E’ previsto anche (comma 2) il sequestro preventivo della cosa pericolosa in sè, essendone consentita o imposta la confisca.
Nella previsione dell’art. 321 cod. proc. pen., lo stesso concetto di “pertinenzialità” è diverso, nella sua portata, da quello presente nell’analoga previsione dell’art. 253 cod. proc. pen.
4. Ciò posto, deve rilevarsi che il caso sottoposto all’attenzione delle Sezioni Unite si connota per la particolarità dell’oggetto della coercizione reale.
5. Internet non è un luogo, nè uno spazio, ma una metodologia di comunicazione ipertestuale che consente l’accesso a qualsiasi contenuto digitale posto su sistemi informatici connessi alla rete.
6. Devesi, inoltre, sottolineare che, a seguito dell’entrata in vigore della L. 18 marzo 2008, n. 48, di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, sulla criminalità informatica (cybercrime) e di adeguamento del nostro ordinamento agli impegni assunti con la medesima Convenzione, il dato informatico è esplicitamente equiparato al concetto di “cosa”, che, se pertinente al reato, può essere oggetto di sequestro.
7. Ritiene il Collegio che il sequestro preventivo di risorse telematiche o informatiche sia compatibile con la detta inibitoria, la sola in grado di assicurare “effettività” alla cautela.
9. Risolto positivamente tale problema di carattere generale, deve ora essere esaminata l’ulteriore questione dell’ammissibilità o meno del sequestro preventivo di una testata giornalistica on line regolarmente registrata o di una determinata pagina web di detta testata.
10. La libertà di stampa è un principio cardine su cui si fonda lo Stato democratico.
11. La storia dell’Italia unita, in tema di libertà di stampa, ha avuto avvio con l’art. 28 dello Statuto Albertino del 4 marzo 1848, che recepiva il modello francese, di matrice positivistica, cristallizzato nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1789 (art. 11).
Con una serie di interventi legislativi (R.D.L. n. 3288 del 1923; R.D.L. n. 1081 del 1924; L. n. 2307, n. 2308, n. 2309 del 1925; testi unici della legislazione di pubblica sicurezza del 1926 e del 1931 e relativi regolamenti), la libertà di stampa, in linea con la tendenza del regime a reprimere ogni forma di dissenso, subì severe restrizioni: sul gerente responsabile delle pubblicazioni periodiche gravava una responsabilità a titolo oggettivo per fatto altrui, mentre la sua responsabilità, per le pubblicazioni non periodiche, era sussidiaria a quella dell’autore e dell’editore; la sua nomina doveva ottenere il placet del prefetto, che poteva liberamente revocarla, determinando conseguentemente la chiusura del giornale; la figura del gerente venne poi sostituita da quella del direttore responsabile, nominato dalla Corte d’appello; l’iscrizione obbligatoria all’Albo dei giornalisti, subordinata alla certificazione prefettizia di buona condotta politica, era funzionale a garantire che non venissero divulgate notizie ed opinioni contrarie al regime; furono ampliati i poteri dell’autorità di pubblica sicurezza, con la reintroduzione della licenza di polizia per l’esercizio dell’arte tipografica e con l’attribuzione alla polizia del potere, assolutamente discrezionale, di procedere al sequestro preventivo degli stampati, a prescindere dall’accertamento giudiziario di eventuali responsabilità penali; ogni aspetto della vita culturale venne sottoposto a rigoroso controllo e la comunicazione politica del regime, opportunamente filtrata dall’Ente Stampa, risultò omogenea nei diversi organi di informazioni.
13. La Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, proclama testualmente all’art. 21:
14. La disciplina costituzionale della libertà di informazione (art. 21) – già arricchita nella sua interpretazione dall’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948 – è oggi completata dalle disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che, all’art. 10, riconosce espressa tutela ai profili attivi e passivi della libertà di manifestazione del pensiero.
15. All’esito di tale excursus storico sulla normativa d’interesse, può affermarsi che l’Italia democratica – a differenza di quanto accaduto per lo Statuto Albertino e l’Editto sulla stampa, che rappresentarono una elargizione del Sovrano ai sudditi – ha guadagnato da sè la Costituzione e la legge sulla stampa, reagendo al ventennio fascista, in cui ogni forma di libertà era stata sospesa in attuazione di un preciso disegno politico volto a controllare, in particolare, il settore dell’informazione, per assicurarsi il consenso dell’opinione pubblica.
16. L’operatività della disciplina costituzionale, così come compatibilmente integrata dalla legislazione ordinaria, in materia di sequestro preventivo della stampa risulta per lo più condizionata dalla definizione che di questa si rinviene nella L. n. 47 del 1948, la quale, senza occuparsi in alcun modo della materia cautelare, regola i presupposti di realizzazione e diffusione della stampa, chiarendo che per tale si considerano le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione (art. 1).
18. Prima, però, di esporre le ragioni che inducono a legittimare, nel rispetto del principio di legalità, una interpretazione evolutiva e costituzionalmente orientata del termine “stampa”, è necessario chiarire che l’esito di tale operazione ermeneutica non può riguardare tutti in blocco i nuovi mezzi, informatici e telematici, di manifestazione del pensiero (forum, blog, newsletter, newsgroup, mailing list, pagine Facebook), a prescindere dalle caratteristiche specifiche di ciascuno di essi, ma deve rimanere circoscritto a quei soli casi che, per i profili strutturale e finalistico che li connotano, sono riconducibili, come meglio si preciserà in seguito, nel concetto di “stampa” inteso in senso più ampio.
19. La riflessione, quindi, deve essere concentrata sul fenomeno, sempre più diffuso, dei giornali telematici che affollano l’ambiente virtuale e che sono disponibili, in alcuni casi, nella sola versione on line e, in altri, si affiancano alle edizioni diffuse su supporto cartaceo.
20. Osserva il Collegio che la L. n. 47 del 1948, art. 1 si limita a definire esplicitamente il concetto di stampa nella sua accezione tecnica di riproduzione tipografica o comunque ottenuta con mezzi meccanici o fisicochimici.
Tale conclusione è il frutto di una mera deduzione interpretativa di carattere evolutivo, non analogica, la quale fa leva – nel cogliere fino in fondo, in sintonia con l’evoluzione socio-culturale e tecnologica, il senso autentico della L. n. 47 del 1948, art. 1 – sull’applicazione di un criterio storico-sistematico in coerenza col dettato costituzionale di cui all’art. 21 Cost.
21. Il superamento del concetto di stampa di “gutenberghiana” memoria – d’altra parte – non è affidato esclusivamente alle argomentazioni innanzi sviluppate, ma trova riscontro in altri significativi dati positivi.
22. Tutto quanto esposto legittima, pertanto, una interpretazione costituzionalmente orientata del concetto di “stampa”, idoneo ab origine ad adeguarsi alla prevedibile evoluzione dei tempi e a ricomprendere la nuova realtà dei quotidiani o periodici on line regolarmente registrati e destinatari, al pari della stampa tradizionale, delle provvidenze pubbliche previste per l’editoria.
Sarebbe stato possibile adottare, ai fini dell’accertamento dell’ipotizzato reato, soltanto il sequestro probatorio, secondo le modalità di cui all’art. 254-bis cod. proc. pen.
La Cancelleria provvedere agli adempimenti di cui all’art. 626 cod. proc. pen.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 626 cod. proc. pen.
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