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Timestamp: 2018-05-21 22:44:53+00:00
Document Index: 95111156

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 8', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 2120', 'art. 2', 'art. 23']

settembre | 2012 | previTeNdA
Previdenza complementare: istruzioni per l’uso
Set 26, 2012 // by wbottoni // Sindacato // Nessun commento
Glossario della previdenza complementare.
Elenco ufficiale tenuto dalla COVIP al quale sono iscritte le forme pensionistiche complementari vigilate dalla stessa. L’Albo è consultabile sul sito www.covip.it
Banca depositaria: Banca che ha i requisiti di cui all’art. 38 del Decreto legislativo 58/1998, presso la quale sono depositate le risorse dei fondi pensione. Esegue le istruzioni del gestore se non sono contrarie alla legge e allo Statuto/Regolamento del fondo pensione e ai criteri di investimento stabiliti nel DM Economia, disciplinante i criteri e i limiti per gli investimenti dei fondi pensione (DM 703/96) in corso di revisione, e nel Decreto legislativo 252/2005.
Comparti che prevedono la restituzione del capitale versato o la corresponsione di un rendimento minimo. I comparti destinatari del TFR conferito con modalità tacite devono caratterizzarsi per la presenza almeno della garanzia di restituzione del capitale entro un lasso di empo e/o al verificarsi di determinati eventi e per prevedere una politica di investimento idonea a realizzare con elevata probabilità, in un orizzonte pluriennale, rendimenti pari o superiori al tasso di rivalutazione del TFR (art. 8, comma 9 del Decreto legislativo 252/2005).
· Conferimento esplicito – avviene in base a una scelta esplicita del lavoratore dipendente e può riguardare tutte le forme di previdenza complementare;
· Conferimento tacito – avviene qualora il lavoratore non effettui nei termini di legge una scelta esplicita relativamente al conferimento del TFR maturando. In questo caso il datore di lavoro trasferisce il TFR alla forma pensionistica collettiva di riferimento cioè a un fondo negoziale oppure a un fondo pensione aperto individuato in base ad accordi collettivi. In presenza di più forme pensionistiche collettive, salvo diverso accordo aziendale, il TFR viene trasferito a quella cui abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda. Qualora non sia possibile individuare il fondo di riferimento con le modalità descritte, il datore di lavoro trasferisce il TFR maturando alla forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS (Fondinps).
Fondo pensione nel quale l’entità della prestazione pensionistica complementare dipende dai
contributi versati e dai risultati della gestione finanziaria.
Fondi pensione costituiti in base all’iniziativa delle parti sociali mediante contratti o accordi collettivi a qualunque livello, regolamenti aziendali, accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti promossi dai sindacati o dalle associazioni di categoria. Sono aperti all’adesione dei lavoratori appartenenti ad aziende, gruppi di aziende o enti, settori o categorie o comparti
per i quali trova applicazione il contratto o l’accordo stipulato. Sono costituiti come soggetti giuridici di natura associativa ai sensi dell’art. 36 e seguenti del codice civile distinti dai soggetti promotori dell’iniziativa oppure come associazioni o fondazioni dotate di personalità giuridica il cui riconoscimento è in capo alla COVIP, in deroga al DPR 361/2000. I fondi pensione negoziali costituiti nell’ambito di categorie, comparti o raggruppamenti, sia per lavoratori dipendenti sia per lavoratori autonomi, devono assumere la forma di soggetti riconosciuti.
Fondi pensione già istituiti alla data del 15 novembre 1992, quando entrò in vigore la legge delega in base alla quale fu poi emanato il Decreto legislativo 124/1993. Con DM Economia 62/2007 è stata dettata la disciplina per l’adeguamento alla nuova normativa di sistema introdotta dal Decreto legislativo 252/2005.
Sono denominati fondi pensione preesistenti interni quelli costituiti come poste di bilancio o patrimonio di destinazione delle imprese – banche, imprese di assicurazione e società non finanziarie – presso cui sono occupati i destinatari dei fondi stessi. Il Decreto legislativo
252/2005 ha trasferito alla COVIP la vigilanza sui fondi interni bancari e assicurativi, in precedenza sottoposti rispettivamente alla supervisione della Banca d’Italia e dell’ISVAP.
Forma di previdenza complementare a contribuzione definita prevista dall’art. 1, comma 2, lett. e), n. 7), della Legge 243/2004 (Legge delega di riforma del sistema previdenziale) la cui costituzione presso l’INPS è stabilita dall’art. 9 del Decreto legislativo 252/2005 per accogliere il TFR relativo alle adesioni tacite quando non vi sia una forma collettiva di riferimento.
Fondo di Tesoreria (Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile) Fondo previsto al comma 755 della Legge 296/2006 (Legge finanziaria 2007), gestito dall’INPS; al Fondo affluisce il TFR maturando dei lavoratori dipendenti di aziende con almeno 50 addetti, che intendano conservare il TFR secondo la disciplina dell’art. 2120 del codice civile. Le risorse affluite al Fondo sono destinate a esigenze di finanza pubblica del tutto distinte da quelle previdenziali.
Forme di previdenza ad adesione volontaria istituite per erogare agli iscritti un trattamento previdenziale complementare a quello pubblico. Sono forme pensionistiche “di nuova istituzione” i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti e i PIP.
Nelle assicurazioni sulla vita, fondo appositamente creato dall’impresa di assicurazione e gestito separatamente rispetto al complesso delle attività dell’impresa. Le gestioni separate sono utilizzate nei contratti di ramo I (vedi: Contratti di assicurazione sulla vita); sono caratterizzate da una composizione degli investimenti tipicamente prudenziale. Il rendimento ottenuto dalla
gestione separata viene utilizzato per rivalutare le prestazioni previste dal contratto; generalmente viene anche riconosciuta una garanzia di restituzione del capitale versato e/o di un rendimento minimo e il consolidamento annuo dei risultati (ciò significa che i rendimenti realizzati sono definitivamente acquisiti e non possno essere modificati dalle eventuali perdite o dai minori rendimenti degli anni successivi).
La variazione mensile dell’indice corrisponde alla media dei rendimenti mensili dei singoli comparti ponderata con la quota di patrimonio al tempo t-1. L’indice viene calcolato con riferimento sia all’intero aggregato sia alle singole tipologie di comparto (vedi: Multicomparto).
Il rendimento medio dei fondi e dei comparti è calcolato come variazione degli indici di capitalizzazione: rt,k = (It – Ik)/Ik. Una metodologia analoga viene utilizzata per calcolare il rendimento medio dei mandati di gestione e dei benchmark. Il rendimento medio dei fondi e dei comparti è al netto degli oneri che gravano sui fondi (compresi quelli fiscali). Nel caso dei mandati, il rendimento è al lordo degli oneri di gestione (finanziaria e amministrativa) e delle imposte. Il rendimento del benchmark viene calcolato al netto dell’imposta sostitutiva.
Intermediari finanziari abilitati alla gestione delle risorse dei fondi pensione Le SGR e le imprese svolgenti la medesima attività, con sede in uno dei paesi aderenti all’Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento; le SIM, le banche italiane e i soggetti extracomunitari autorizzati all’esercizio dell’attività di gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi ovvero soggetti che svolgono la medesima attività, con sede in uno dei paesi aderenti all’Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento; le imprese di assicurazione di cui all’art. 2 del Decreto legislativo 209/2005 mediante ricorso alle gestioni di cui al ramo VI dei rami vita ovvero imprese svolgenti la medesima attività con sede in uno dei paesi aderenti all’Unione europea, che abbiano ottenuto il mutuo riconoscimento.
In particolare, è dato dalla differenza tra due tassi di rendimento (entrambi al netto del prelievo fiscale): quello relativo a un ipotetico piano di investimento che non prevede costi e il tasso interno di un piano che li considera. L’ISC viene riportato per differenti periodi di permanenza nella forma previdenziale (2, 5, 10 e 35 anni) poiché alcuni costi (costo di iscrizione, spesa annua
in cifra fissa o in percentuale sui versamenti…) hanno un impatto che diminuisce nel tempo al crescere della posizione individuale maturata. Nel calcolo si fa riferimento a un aderente-tipo che effettua un versamento contributivo annuo di 2.500 euro e si ipotizza un tasso di rendimento annuo del 4 per cento. I costi presi in considerazione sono il costo di iscrizione, la spesa annua (in cifra fissa o in percentuale sui versamenti), le commissioni in percentuale sul patrimonio; viene considerato nel calcolo anche il costo per il trasferimento della posizione individuale, tranne per l’indicatore a 35 anni, dove vale l’ipotesi di pensionamento. Rimangono esclusi tutti i costi che presentano carattere di eccezionalità o che sono collegati a eventi o situazioni non prevedibili a priori (ad esempio, i costi legati all’esercizio di prerogative individuali o quelli derivanti dalle commissioni di incentivo eventualmente previste per la gestione finanziaria).
Sul sito della COVIP viene pubblicato periodicamente l’elenco dell’ISC dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei PIP.
Soggetti che non percepiscono la prestazione pensionistica del fondo e hanno una posizione aperta a favore della quale, nell’anno, non sono stati versati né contributi, né il TFR.
Fondo pensione che prevede più comparti d’investimento con differenti profili di rischiorendimento.
I comparti sono classificati in base alle seguenti categorie:
La definizione coincide con quella utilizzata dall’ISTAT: persone residenti in Italia, in età lavorativa (15 anni e oltre), che dichiarano di avere un’occupazione oppure di aver effettuato una o più ore di lavoro. Facendo riferimento alla posizione professionale, gli occupati possono essere classificati in dipendenti, se esercitano un lavoro alle dipendenze altrui e percepiscono
una retribuzione sotto forma di salario o stipendio, indipendenti, se svolgono attività lavorativa assumendo il rischio economico che ne consegue.
Organismo obbligatorio nei fondi pensione aperti che prevedono la possibilità di adesioni collettive; è composto da due membri indipendenti e da un rappresentante, rispettivamente, del datore di lavoro e dei lavoratori, per ogni adesione collettiva che comporti l’iscrizione di almeno 500 lavoratori di una singola azienda o di un medesimo gruppo; deve rappresentare
adeguatamente gli interessi degli aderenti e verificare che l’amministrazione e la gestione del fondo pensione avvengano nel loro esclusivo interesse.
Sono denominati PIP “nuovi” – i PIP conformi al Decreto legislativo 252/2005 e iscritti all’Albo tenuto dalla COVIP. Possono essere PIP “vecchi” successivamente adeguati o PIP istituiti successivamente al 31.12.2006.
Sono denominati PIP “vecchi” – i PIP relativi a contratti stipulati fino al 31.12.2006 per i quali l’impresa di assicurazione non abbia provveduto agli adeguamenti di cui all’art. 23, comma 3 del Decreto legislativo 252/2005.
Principio del look trough
Principio di trasparenza della composizione del portafoglio titoli dell’investitore. Con riguardo ai fondi pensione il principio trova applicazione relativamente agli investimenti in quote di OICVM:
la parte del portafoglio del fondo pensione costituita da quote di OICVM viene considerata, anche ai fini della verifica del rispetto dei limiti di investimento, come se fosse direttamente investita negli strumenti finanziari detenuti dall’OICVM stesso.
Corrispondono all’attivo netto destinato alle prestazioni (ANDP) per i fondi negoziali e aperti e per i fondi preesistenti dotati di soggettività giuridica che detengono direttamente le risorse; alle riserve matematiche costituite a favore degli iscritti presso le imprese di assicurazione per i fondi preesistenti gestiti tramite polizze assicurative; ai patrimoni di destinazione ovvero alle
riserve matematiche per i fondi preesistenti privi di soggettività giuridica; alle riserve matematiche per i PIP di tipo tradizionale e al valore complessivo delle quote in essere per i PIP di tipo unit linked.
Figura prevista per tutte le forme pensionistiche complementari, è nominato dal consiglio di amministrazione del fondo (se soggetto giuridico) o della società o ente promotore della forma pensionistica (se forma priva di soggettività giuridica). Deve essere in possesso di specifici requisiti di onorabilità e professionalità previsti dalla normativa; svolge la p opria attiv in modo autonomo e indipendente riportando direttamente all’organo amministrativo del fondo o della società circa i risultati dell’attività svolta; verifica che la gestione della forma sia svolta nell’esclusivo interesse degli aderenti, nel rispetto della normativa, anche regolamentare e di indirizzo della COVIP e delle previsioni di natura contrattuale contenute negli statuti e nei regolamenti; provvede all’invio di dati e notizie sull’attività del fondo richiesti dalla COVIP; vigila sul rispetto dei limiti di investimento, sulle operazioni in conflitto di interesse, sull’adozione di prassi operative idonee a meglio tutelare gli iscritti.
Prestazione erogata in un’unica soluzione, antecedentemente all’accesso al pensionamento in presenza di determinate situazioni attinenti con l’iscritto. Si ha riscatto parziale (50 per cento della posizione individuale) per eventi quali l’inoccupazione per periodi compresi fra i 12 e i 48 mesi, il ricorso a procedure di mobilità, la cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.
Il riscatto totale della posizione individuale è ammesso in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo, in caso di inoccupazione superiore ai 48 mesi o in caso di perdita dei requisisti di partecipazione alla forma pensionistica complementare previsti negli statuti e nei regolamenti.
Società per azioni a capitale variabile con sede legale e direzione generale in Italia avente per oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l’offerta al pubblico
di proprie azioni.
Sistema di calcolo della prestazione pensionistica che si basa sui contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa, rivalutati annualmente con un coefficiente di capitalizzazione, e sull’età al momento del pensionamento. Per ottenere il valore della restazione il montante così ottenuto viene correlato, mediante coefficienti di trasformazione, alla speranza di vita del soggetto al momento del pensionamento.
Facoltà riconosciuta all’iscritto di trasferire la posizione individuale a un’altra forma pensionistica complementare: in caso di accesso a una nuova attività lavorativa, in qualsiasi momento (trasferimento per perdita dei requisisti di partecipazione); volontariamente, decorsi due anni di iscrizione alla forma pensionistica. Il trasferimento non comporta tassazione e
implica anche il trasferimento dell’anzianità di iscrizione maturata presso la forma pensionistica di precedente appartenenza.
Contratti assicurativi di ramo III rispetto ai quali l’ammontare delle prestazioni è legato all’andamento di un fondo interno o di uno o più OICR. I fondi interni (e gli OICR) sono caratterizzati da regole di contabilizzazione delle attività basate sul valore di mercato simili a quelle previste per i fondi pensione negoziali e aperti. Nei contratti di tipo unit linked non vengono, in genere, previste garanzie finanziarie da parte delle imprese di assicurazione.
Tre domande sotto la tenda ad Alessandro Profumo
Set 21, 2012 // by wbottoni // Sindacato // Nessun commento
Naturalmente questa intervista non è mai stata rilasciata. Forse per chi è abituato a godere la magnifica vista su piazza del Campo la nostra tenda non era proprio il massimo. Eppure, noi non abbiamo rinunciato al piacere dell’immaginazione che solo questo luogo ci può restituire e perciò armandoci di certosina pazienza abbiamo elaborato alcune domande al Presidente Profumo lasciando che le sue risposte sgorgassero direttamente e puntigliosamente dalle pagine di questo suo libro scritto con Giovanni Moro.
Presidente Profumo, ieri le banche erano dipinte come “sacrestie del credito” tanto per parafrasare un libro di Gianni Manghetti, l’allora responsabile economico del PCI negli anni ’70, oggi invece, da Puerta del Sol ad Occupy Wall Street esse vengono ritenute le maggiori responsabili dello stato disastroso dell’economia globale. Cosa pensa sia necessario fare affinché quest’industria risalga nella scala dei valori sociali?
Per quanto ci riguarda, vorremmo identificarci non solo come un’impresa profittevole ma anche come un’impresa che ha una chiara visione della propria responsabilità sociale… Tutto questo non va svilito, attribuendogli una logica di intervento pubblicitario. Ci disturba agire con il solo scopo di sembrare buoni. Lo scopo è inseguire con coerenza quell’idea di responsabilità sociale, trasformarla nella natura stessa della nostra azienda.
Probabilmente la difficoltà che si incontra sul piano teorico nel definire la Responsabilità sociale d’impresa dipende anche dal fatto che siamo all’inizio di un cammino. Forse sarebbe meglio lasciar perdere i tentativi di sistematizzazione teorica e concentrarsi sul problema vero, che è quello di far crescere una cultura critica, dentro e fuori l’impresa, nella società civile. […]
Senza rimettere in discussione le vecchie certezze non si va da nessuna parte. E le vecchie certezze non discendono solamente dall’alto della teoria, a volte dipendono banalmente dalle nostre abitudini mentali e comportamentali. Per esempio, in teoria tutti sappiamo di dover ragionare in termini di breve e di lungo termine, ma in pratica ci lasciamo condizionare dall’ingranaggio che ci spinge a fare risultati a breve. Gli orizzonti temporali si sono drammaticamente accorciati. […] Il problema è quello della sostenibilità nel tempo dei risultati. Non si vive di risultati a breve. Un management che avesse come unico obiettivo/orizzonte la creazione di valore per i propri azionisti alla lunga si troverebbe in difficoltà. […] La creazione di valore per gli azionisti è una condizione necessaria ma non sufficiente. Per questo oggi parliamo di responsabilità sociale.
In che modo si declina il concetto di responsabilità sociale d’impresa per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori?
Posso ragionare attorno a temi socialmente importanti, posso tentare bei discorsi, posso infine inventarmi un nuovo sistema di valori, ma alla fine devo individuare il modo perché i comportamenti all’interno dell’impresa siano coerenti con questo sistema di valori.
Riesco a disporre del massimo apporto imprenditoriale da parte dei miei colleghi non in virtù di una strategia che faccio piovere dall’alto, ma perché siamo mossi da uno stesso orientamento, ci prefiggiamo gli stessi traguardi, ci riconosciamo nelle stesse cose.
Oggi vengono richiesti sacrifici significativi ai lavoratori del settore bancario. Tali sacrifici vengono descritti come necessari nell’attuale momento di crisi. Qualcuno potrebbe invece ritenere che tali sacrifici siano inutili nel momento in cui non viene modificato e riformato il modo di fare Banca e la struttura del sistema finanziario. Siamo sicuri che in questo momento di crisi gli interessi dei lavoratori e quelli del management o della proprietà coincidano?
In azienda il conflitto d’interessi esiste eccome e non serve nasconderlo mettendo la testa sotto la sabbia. L’interesse dell’azionista può essere diverso da quello dell’azienda e del management, quello del management può essere diverso da quello dei dipendenti e così via. Se non voglio che a vincere sia sempre il più forte, occorre una buona Corporate governance. Che a mio parere è appunto la gestione dei conflitti d’interesse che vi sono in azienda.
In questo senso, e per gestire i conflitti in modo da consentire una crescita, qual è il ruolo del sindacato nelle scelte strategiche di fondo?
Al sindacato di propone una sfida in avanti, perché il sindacato non è più solo la controparte di una trattativa economica, quando il campo dei rapporti tra impresa e lavoratori si amplia e tocca altri temi del lavoro e delle sue finalità, che non si possono ancorare a parametri rigidamente economici. Il confronto si sposta. Diciamo che l’asticella si colloca più in alto. Di che cosa discutiamo? Dobbiamo discutere di crescita, dobbiamo discutere di altre cose… Prima si cominciava tutelando il salario, poi si è passati a tutelare il rapporto di lavoro. Se poi il rapporto di lavoro entra nelle politiche attive dell’impresa evidentemente bisognerà parlare di tutela del futuro.
A proposito del rapporto tra finanza ed etica, si è tornato a parlare anche recentemente delle inchieste sull’evasione fiscale da parte di alcuni grandi gruppi bancari del Paese. Alcuni di questi hanno già “patteggiato” il pagamento di ingenti multe nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Il solo MPS ha versato la cifra di 260 milioni di euro, ovvero 100 milioni in più di quanto la stessa Banca intenderebbe tagliare in tre anni sui costi del Personale. Si ha l’impressione che anche in questo ambito alcuni Manager abbiano compiuto una sorta di “azzardo morale” valutando come profittevole un comportamento disonesto nella speranza che tale comportamento non venisse rilevato e sanzionato. Qual è la sua opinione su questo genere di atteggiamento?
Ci sono princìpi morali che ci impongono di non uccidere, molto prima che un comandamento dichiari che è vietato farlo. Non è questione di legge. […] non pagare le tasse è vietato come rubare, però per la morale corrente frodare il fisco non è poi una colpa così grave. Per un senso comune diffuso, chi paga le tasse invece è un fesso. […] per quanto riguarda me stesso, la mia coscienza, credo che pagare le tasse sia moralmente corretto, sia giusto, sia necessario. Non sarà la legge a obbligarmi.
Sabato 22 settembre si svolgerà a Siena una giornata seminariale dal titolo: il mondo dopo la crisi a cui parteciperanno tra gli altri proprio Alessandro Profumo, Livia Turco e Susanna Camusso. A tutti i partecipanti vorremmo regalare queste perle di elogio della dignità e della povertà.
In banca il silenzio uccide
Set 17, 2012 // by wbottoni // Sindacato // Nessun commento
Articolo apparso il 4 luglio 2012 su
Incoraggiare i dipendenti a dire sempre la propria opinione, permettere loro di esprimere anche posizioni critiche rispetto alle pratiche di business scelte dai vertici può sembrare un’operazione rischiosa a prima vista. Alla prova dei conti, però, pare che le cose stiano esattamente al contrario. A sostenerlo è Wilfred Chow in un interessante articolo pubblicato la settimana scorsa da Ethical Corporation e intitolato “Perché le istituzioni finanziarie beneficiano dalla franchezza dei dipendenti” (leggi).
Chow, avvocato americano, ricercatore in materia di corporate governance e scrittore, inizia la sua analisi considerando quello che è accaduto con la crisi. «Molti dipendenti della banche di Wall Street sono stati coinvolti nella commercializzazione di problematici prodotti finanziari che hanno creato il substrato della crisi finanziaria negli Stati Uniti», scrive. Ed è arrivato quindi il momento di chiedersi una cosa: «Perché ci sono così poche prove che questi impiegati abbiano effettivamente messo in discussione queste pratiche? Non provavano alcun rimorso? Oppure, la loro bussola interiore era stata in qualche modo soffocata?».
A dire il vero, lo stesso Chow aveva già affrontato la questione nel 2010, proprio quando gli effetti della crisi si stavano manifestando, puntando il dito contro la cultura ancora troppo chiusa delle banche (leggi). In generale, aveva sostenuto che le aziende di Wall Street potevano «migliorare la propria gestione del rischio incoraggiando culture aziendali più aperte, nelle quali i dipendenti, compresi quelli “della base”, abbiano la libertà e siano persino incoraggiati a esprimere le proprie preoccupazioni etiche o di valori riguardanti pratiche di business problematiche».
In altre parole, secondo Chow c’è bisogno di un cambio etico nella governance aziendale. Infatti, si legge ancora nel suo articolo, «culture così aperte permetterebbero ai dipendenti di sollevare questioni in modo più efficace e a stadi precedenti, prima che queste si possano trasformare in problemi catastrofici». Insomma, meglio fare emergere le problematiche prima, piuttosto che aspettare che la situazione evolva in negativo.
Sembrano osservazioni banali, di semplice buon senso, ma lo studioso fa notare come anche dopo il suo articolo di due anni fa si siano verificati molti altri scandali che, ancora una volta, hanno sollevato la stessa domanda: come è possibile che, a fronte di decine di migliaia di contratti sottoscritti da certe banche nella concessione dei mutui, solo pochi dipendenti abbiano messo in discussione queste pratiche? E la questione non può essere ridotta al comparto finanziario: basti pensare agli scandali Worldcom e a quello Enron. Insomma, tutto questo «suggerisce che la sfida di creare le condizioni che permettano ai dipendenti di mettere in discussione efficacemente pratiche di business non etiche o inappropriate, resta una questione sostanziale per le aziende statunitensi».
Barbara Kellerman, esperta del mondo del lavoro, scrive nel suo libro Fellowership che «ai superiori oggi è consigliato creare un ambiente amichevole, nel quale i subordinati possano sentirsi liberi di dare un feedback onesto». E il messaggio sembra stia iniziando a passare, se è vero che il capo del board ed ex Ceo di Amgen, Kevin Sharer, ha spiegato perché un ascolto attento dei dipendenti e di altri stakeholder è un’abilità critica per leader e organizzazioni e perché insegnare e promuovere questo modello di comportamento è molto importante (leggi l’intervista al McKinsey Quarterly).
Chow, comunque, fa notare anche che essere disposti ad accogliere le critiche dalla “base” della propria azienda è ancora un atteggiamento spesso non accettato dai leader aziendali, che percepiscono questa apertura come una messa in discussione del proprio controllo all’interno della società.
Per fare passi avanti in questa direzione di maggiore ascolto e di crescente etica nel business, e per stimolare la leadership aziendale a muoversi in questo senso, secondo l’autore dell’articolo è importante coinvolgere gli investitori istituzionali nelle riforme della governance aziendale. Visto anche che «l’abilità degli investitori istituzionali nell’influenzare la corporate governance delle loro partecipate è potenzialmente consideravole».
Quanto agli effetti che questo potrebbe avere, basti pensare, per esempio, all’attenzione crescente da parte di alcuni grossi investitori nei fattori Esg (environmental, social and governance). Inoltre, fa notare l’autore, ci possono essere anche incentivi pubblici verso atteggiamenti in questa direzione, sostenuti anche a livello di Nazioni Unite (vedi).
Si con i miei soldi
Set 12, 2012 // by wbottoni // Sindacato // Nessun commento
seguo da anni, con interesse e sincera ammirazione il tuo lavoro: credo che l’esperienza dei nostri fondi previdenziali, costituisca –grazie soprattutto al tuo impegno- un raro esempio di fortunata sintesi fra sensibilità etica e perizia finanziaria.
Il percorso avviato in Fisac MPS, alcuni anni or sono, con la Linea Etica ed approdato di recente al prestigioso riconoscimento attribuitoci dall`Eurosif, quale migliore pratica italiana, sul versante dell’investimento socialmente responsabile, va difeso e valorizzato ulteriormente a dispetto di un contesto complessivo che minaccia la rapida disgregazione di un patrimonio valoriare e culturale di straordinaria qualità.
Ricordo alcuni anni fa, caro Walter, un tuo commento, quasi in guisa di nota, a margine di uno dei nostri direttivi. Si constatava, come purtroppo spesso è accaduto in questi anni, una certa nostra incapacità di azione e di governo, quasi vorrei dire di… esercizio del potere.
Ne traesti un commento che fu per me illuminante: “noi”, dicesti, “siamo stati educati all’ascolto…”…
Ed è forse vero, Walter, che l’inclinazione all’ascolto, in un implicito contrappasso, ci priva di quella propensione all’espressione perentoria e spettacolare che ha caratterizzato tanta politica e tanto becero potere in questi anni. Arriva tuttavia il giorno in cui il silenzio matura i suoi frutti e l’ ”aver assorbito avidamente e con pietà il dolore di tanta gente” (così il mio conterraneo Giuseppe Marotta descriveva l’esito del suo sguardo su Napoli) attribuisce ai gesti, alle parole, alle azioni, una forza e una sostanza in grado di affrontare e superare la più grande sofferenza e ripartire, ricostruire, rinascere.
Si avvia verso la conclusione, con un dolce Settembre, un anno livido e amaro che, in questa terra emiliana in cui vivo ormai da oltre 20 anni, è stato funestato dalla tragedia del terremoto; una ferita ancora aperta e profonda che, pure, non ha piegato la naturale laboriosità di un popolo antropologicamente votato al lavoro e alla (ri)costruzione.
Voglio qui proporti Walter, di provare insieme, una volta ancora, a dimostrare la forza delle idee e degli ideali e a dare solida e proficua materia al nostro ascolto e alla sua presunta fragilità: esiste Walter, un modo, per contribuire attraverso la nostra esperienza previdenziale alla ripartenza, alla ricostruzione, alla rinascita dell’Emilia terremotata?
Io credo di sì e credo che valga la pena provarci….
Sono intimamente persuaso della nostra capacità di creare, anche questa volta, un ponte di esemplare efficacia, etica e finanziaria, fra il risparmio dei lavoratori MPS e le urgenze e i bisogni del territorio.
I presupposti ci sono: la nostra presenza in Emilia –e in particolare nelle zone più colpite- è capillare. Approntare forme tecniche di intervento, magari in sinergia con le molte iniziative di finanziamento pubblico presenti e future potrebbe essere una soluzione.
Riuscire in questa impresa darebbe il senso, io credo, della bontà delle nostre radici e di una vitalità testarda e invincibile.
Mi ha fatto piacere ricevere questa bella lettera da un nostro sindacalista della Cgil dell’Emilia che si pone con un lucido ed esemplare ragionamento il quesito se il proprio risparmio previdenziale possa aprire o meno una breccia di futuro nel nostro sistema paese, a cominciare da quel territorio emiliano così duramente toccato dal terremoto. Molti forse penseranno che non sono cose per sindacalisti, cioè di gente dedita perlopiù ad organizzare schiamazzi per dirla con le parole del Presidente Profumo, mentre al contrario la lettera di Vincenzo ci descrive un racconto sociale nuovo, tutto ancora da scrivere, della solare riscoperta di una concreta responsabilità di classe capace di unire più fili dentro una tela di autentica speranza.
Ma scendendo dentro il ragionamento della lettera, su cui dico da subito dedicherò più puntate, rendendomi fin da ora disponibile ad ospitare l’opinione di quanti ci vogliano raccontare il loro punto di vista al riguardo tenterò con l’immagine di seguito di sintetizzare l’attività finanziaria dei nostri fondi pensione interni –
Questa è la fotografia attuale, ricordando ovviamente che nella sezione “domestic” (Italia) il titolo Paschi riveste un ruolo preponderante. La materia è incandescente come potete ben capire visto lo stato di grave recessione in cui siamo tutti precipitati e non sono poche le voci oggi di coloro che si interrogano se quegli 80 miliardi della previdenza complementare siano completamente fuori-gioco dentro questa partita decisiva.
Vorrei concludere questo post con un breve estratto da uno splendido libro letto quest’estate – “….una crescita diversa fondata su tre principii fondamentali. La stewardsship, cioè la capacità di guidare verso orizzonti lontani: le grandi scelte si devono proiettare sull’arco della vita di più generazioni, perché il superamento dei fenomeni critici – il cambiamento climatico,il debito pubblico – richiede tempi lunghi. La ri-valorizzazione, ovvero la riscoperta che l’economia di mercato è sana se diretta da un robusto sistema d valori morali. Il decentramento, dato che le nuove tecnologie hanno diffuso una tale massa di informazioni che le società moderne non sono più governabili dall’alto. Dunque i comportamenti dell’economia dell’abbastanza devono essere capillari in modo da ricostruire la fiducia collettiva attraverso la riduzione delle diseguaglianze (equità). Dalla fiducia e dalla equità si riparte cercando misuratori diversi dal benessere (felicità) di uno sviluppo che risparmi risorse (natura). Per lasciare alla Posterità i capitoli successivi da scrivere, e non solo una montagna di debiti economici ed ecologici”
(ECONOMIA A COLORI di Andrea Segrè edizioni Einaudi)
Una piccola curiosità finale: scoprite cosa si nasconde dietro il titolo di questo post cliccandoci su Si con i miei soldi