Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-31791-del-07-12-2018
Timestamp: 2020-08-15 01:42:21+00:00
Document Index: 145880590

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 437', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 31791 del 07/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31791 del 07/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 07/12/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 07/12/2018), n.31791
sul ricorso 19437-2017 proposto da:
REGOLO 19, presso lo studio dell’avvocato G. LIPERA, rappresentato e
difeso dall’avvocato NICOLETTA CERVIA;
avverso la sentenza n. 249/2016 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, del
che con sentenza in data 15 giugno-3 agosto 2016 numero 249 la Corte d’Appello di Genova confermava la sentenza del Tribunale di Massa, che aveva respinto la domanda proposta da C.G. nei confronti dell’ex datrice di lavoro, NUOVO PIGNONE S.p.A. per il risarcimento del danno subito a seguito dell’esposizione ad amianto ed ad altre sostanze morbigene nel corso dell’attività lavorativa (con mansioni di elettricista manutentore);
che a fondamento della decisione la Corte territoriale rilevava che quanto al danno biologico la ctu espletata aveva adeguatamente escluso la derivazione della faringite da cui il C. era affetto dalle lavorazioni svolte. Del pari infondata era la domanda per il risarcimento del danno morale e del danno esistenziale: i lamentati turbamenti, angosce e stress erano rimasti disancorati da elementi obiettivi dei quali inferire che essi si fossero tradotti in un concreto peggioramento della vita del lavoratore; era dunque impossibile apprezzare l’esistenza del danno oltre che la sua gravità, dovendo trovare conferma le argomentazioni svolte dal giudice del primo grado. Soltanto in appello il lavoratore aveva dedotto la necessità di sottoporsi ad esami clinici e controlli medici, circostanze che avrebbero determinato una modifica in peius delle proprie abitudini di vita, con deduzione inammissibile ex art. 437 c.p.c..
che avverso la sentenza ha proposto ricorso C.G., articolato in tre motivi, cui ha opposto difese con controricorso la società NUOVO PIGNONE spa;
– con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 c.p.c.- violazione e falsa applicazione degli artt. 2,3 e 32 Cost., degli artt. 2043, 2059, 2087, 2727 c.c. e ss., del D.P.R. n. 27 del 2009, art. 5, D.P.R. n. 181 del 2009, art. 1, per avere la Corte d’Appello negato il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, escludendo la esistenza del danno morale e del danno esistenziale, ritenendo non applicabile il ricorso alle presunzioni.
Con il motivo si assume che la sentenza impugnata, nel ritenere omessa la allegazione di specifici elementi oggettivi da cui ricavare il peggioramento della propria vita e generici e comunque irrilevanti i capitoli di prova, non considerava che le allegazioni contenute in ricorso erano puntuali e concludenti (i dipendenti avevano svolto le loro mansioni per l’intero periodo lavorativo in un ambiente inquinato e la consapevolezza di ciò e l’aver visto morire i numerosi colleghi di lavoro aveva generato incertezza del proprio vivere; la apprensione iniziale era degenerata in angoscia ed in prostrazione fisica e morale). La ctu ambientale aveva dimostrato che i lavoratori di NUOVO PIGNONE avevano operato in un ambiente altamente inquinato; la condotta del datore di lavoro aveva prodotto una lesione dei diritti costituzionalmente garantiti dagli artt. 2,3,4,32, 38 e 41 Cost., ovvero dall’insieme delle norme che tutelavano la personalità non solo fisica ma anche morale del lavoratore; le allegazioni dimostravano il danno attraverso presunzioni semplici. La Corte di merito nel rilevare la mancata allegazione di una malattia psichica aveva operato una indebita sovrapposizione tra danno biologico e danni morale ed esistenziale;
– con il secondo motivo- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione degli artt. 2087,2059,2697 del codice civile nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c., per avere la corte di appello omesso di considerare che la rilevanza causale della esposizione ad amianto ed ad analoghi fattori morbigeni e l’insorgenza della malattie erano state provate dai certificati medici. Si censura la sentenza impugnata per essersi conformata alle conclusioni della CTU medico legale, senza prendere posizione sulle contestazioni puntuali espresse dal lavoratore. Il ricorrente ha assunto di avere impugnato le argomentazioni della c.t.u. medica, che aveva escluso la derivazione dalla attività lavorativa della faringite da cui egli era affetto sulla base del solo criterio cronologico. Si lamenta altresì l’omesso esame dei documenti e la adesione acritica alla ctu;
– con il terzo motivo- ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, -violazione degli artt. 2087,2059 e 2697 c.c., per avere la Corte d’Appello travisato le risultanze processuali ritenendo essere domanda nuova la allegazione della necessità di sottoporsi ad esami clinici e controlli medici. Il ricorrente ha dedotto di avere allegato già nel primo grado i timori per le conseguenze sulla propria salute della esposizione professionale ed il peggioramento delle proprie abitudini di vita.
Quanto al primo motivo, la Corte territoriale ha ritenuto la mancanza di prova del danno morale e del danno esistenziale per la mancata allegazione di circostanze obiettive, dotate di un sufficiente grado di specificità, sintomatiche del danno.
Tale ratio decidentì è immune dalle censure mosse in ricorso.
Giova premettere che questa Corte nell’arresto a Sezioni Unite dell’11 novembre 2008 nr. 26972, nel definire la consistenza e le condizioni di risarcibilità del danno non patrimoniale, dopo avere chiarito che, al di fuori dei casi di risarcibilità previsti direttamente dalla legge, il danno non patrimoniale è risarcibile unicamente se derivato dalla lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla Costituzione, ha respinto tanto la tesi che identifica il danno nella lesione stessa del diritto (danno- evento) che la variante costituta dalla affermazione che nel caso di lesione di valori della persona il danno sarebbe in re ipsa. Ha osservato che entrambe le tesi snaturerebbero la funzione del risarcimento in quella di una pena privata per un comportamento lesivo.
Il ragionamento della Corte di merito, che ha evidenziato che la mancata allegazione di elementi obiettivi specifici impediva di inferire la prova per presunzioni, appare, pertanto, corretto in punto di diritto. Tra le possibili circostanze indizianti, la cui allegazione ha ritenuto carente, la sentenza impugnata ha effettivamente indicato, come il ricorrente lamenta, le malattie psicosomatiche – che hanno autonoma valenza di danno risarcibile per violazione dell’art. 32 C. piuttosto che rilievo indiziante – ma trattasi di un richiamo meramente esemplificativo e contenuto in un passaggio della motivazione (pagina 5, primo capoverso) in cui la Corte di merito in premessa ha correttamente ribadito il principio della risarcibilità del danno morale soggettivo anche in mancanza di una lesione della integrità psicofisica. Il complessivo iter argomentativo appare, dunque, corretto e chiaramente fondato non sulla inammissibilità della prova per presunzioni ma sulla genericità delle allegazioni indizianti. Tanto premesso in punto di diritto, il giudizio di fatto circa la genericità delle allegazioni e dei capitoli di prova ed il mancato raggiungimento della prova è impugnabile in questa sede unicamente con la deduzione di un vizio di motivazione ovvero con la allegazione di un fatto specifico non esaminato nella sentenza impugnata.
Nella fattispecie di causa, tuttavia, il giudizio di genericità delle allegazioni, conformemente reso nei due gradi di merito tanto in ordine al danno morale che quanto al danno esistenziale, resta non più contestabile, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5. Quanto al secondo motivo, la censura- seppure articolata sub specie di violazione di norme ex art. 360 c.p.c., n. 3, – nei contenuti contesta l’accertamento di merito, compiuto in sentenza, in adesione alle conclusioni del ctu, circa il quadro patologico e la dipendenza delle malattie del lavoratore dalla esposizione lavorativa.
che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto- ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, (che ha aggiunto al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater) – della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.