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Timestamp: 2018-06-21 15:59:19+00:00
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Redistribuzione delle manioni e giustificato motivo oggettivo di licenziamento
Corte Appello Torino, N.90-30 Marzo 2009
Articolo scritto da: Carla Spinelli
Attraverso la ricostruzione dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità in materia di giustificato motivo oggettivo di licenziamento, l'Autrice arriva a condividere l'impostazione della Corte d'Appello laddove ha rilevato l’insussistenza della modifica organizzativa, in quanto l’attività già affidata al dipendente licenziato continuava ed essere integralmente svolta all’interno dell’impresa da parte di altri lavoratori, né erano state adottate altre forme di riassetto aziendale.
redistribuzione mansioni
giustficato motivo oggettivo
N:90 - 30 Marzo 2009)
Pres. Girolami, Est. Pasquarelli – Imet Spa (avv. Castelli) c. D. V. G. (avv. Grattarola). Conf. parz. Trib. Alessandria 10 settembre 2008.
Note: Redistribuzione delle manioni e giustificato motivo oggettivo di licenziamento
Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Mera redistribuzione delle mansioni fra altri dipendenti – Mancanza di difficoltà economiche contingenti o effettive ragioni tecnico-produttive – Non sussiste.
Non integra la fattispecie legale di giustificato motivo oggettivo un licenziamento attuato senza soppressione del posto di lavoro né delle mansioni, ma con redistribuzione delle mansioni tra il restante personale, senza che venga neppure dedotta la necessità di far fronte a difficoltà economiche contingenti o l’esistenza di effettive ragioni tecnico-produttive che impongano un più razionale assetto aziendale.
Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici
Cassazione, N.776-19 Gennaio 2015
L’A., traendo spunto da una sentenza della Cassazione in tema di giusta causa di licenziamento e comportamenti extralavorativi, ripercorre brevemente gli orientamenti di dottrina e giurisprudenza in proposito, cercando di mettere in evidenza come, a fronte di un approccio concettuale della prima, la seconda mantenga un’impostazione empiristica. L’analisi del decisum mostra che la sentenza annotata si pone in continuità con la posizione assunta oramai da tempo dalla giurisprudenza, ma rileva – al tempo stesso – un profilo di originalità suscettibile di considerevoli ripercussioni pratiche
N:776 - 19 Gennaio 2015)
Pres. Roselli, Est. Roselli, P.M. Servello (diff.) – Poste italiane Spa (avv. De Luca Tamajo) c. L.S. (avv.ti Femia, Rigitano). Cassa Corte d’Appello di Napoli, 15 aprile 2011
Note: Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici
Licenziamento individuale – Giusta causa – Rapporto fiduciario – Comportamenti extralavorativi – Condanna penale – Natura pubblica dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro
La sussistenza della giusta causa di licenziamento per un comportamento (illecito) tenuto fuori dall’ambito lavorativo deve essere accertata, tra l’altro, in relazione alla natura dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro, dovendosi ritenere che il dipendente di una società (a partecipazione pubblica e) concessionaria di un servizio pubblico – sottoposta in quanto tale al rispetto dei princìpi di imparzialità e buon andamento – sia tenuto ad assicurare, anche fuori dall’ambito lavorativo, affidabilità nei confronti del datore e dell’utenza. Ne consegue la legittimità del licenziamento in tronco intimato dalla società erogatrice del servizio pubblico (nella specie, Poste italiane Spa) al proprio dipendente condannato in sede penale per usura ed estorsione
La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare
Cassazione, N.807-15 Gennaio 2013
La sentenza in commento, anteriore alla L. n. 92/12, ha rivolto l’attenzione ad un caso di licenziamento disciplinare irrogato nei confronti di un dipendente che, durante un diverbio con un superiore, profferisce espressioni ingiuriose, quale manifestazione di intolleranza verso un atteggiamento ostile tenuto dall’azienda nei suoi confronti. La gravità di tale comportamento, viene esclusa dalla Corte, che dopo una attenta analisi sul giudizio di proporzionalità, riconosce nell’illecito datoriale una valida esimente ai fini della applicazione della sanzione espulsiva.
N:807 - 15 Gennaio 2013)
Sez. lav. – Pres. De Renzis, Est. Venuti, P.M. Matera (conf.) – K.A. (avv.ti Del Punta, Pagni) c. Nencini Laterizi Spa (avv. Formichini). Conf. Corte d’Appello Firenze, 20 febbraio 2009
Note: La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare
Licenziamento individuale – Provocazione del datore di lavoro – Frasi ingiuriose del lavoratore – Giusta causa – Insussistenza
Un lavoratore che, durante uno scontro verbale con un suo diretto superiore, pronunci espressioni ingiuriose non è passibile di licenziamento per giusta causa, quando tale atteggiamento costituisca una reazione a un comportamento provocatorio del datore di lavoro
Incidenza della responsabilità ex art. 2087 cod. civ. sul superamento del periodo di comporto. quali conseguenze
Articolo scritto da: Marinella Colucci
Le conclusioni a cui è giunta la Corte d’Appello di Torino nella sentenza in nota offrono numerosi spunti riflessivi in merito alla responsabilità del datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore prevista dall’art. 2087 cod. civ. e le conseguenze, sul piano probatorio, derivanti dalla suddetta responsabilità.Il riferimento al generale obbligo di sicurezza del datore di lavoro assume inoltre, nel caso di specie, una valenza particolare, in ragione della condizione di invalidità della lavoratrice in parola, illegittimamente licenziata
Infortunio sul lavoro del lavoratore avviato obbligatoriamente al lavoro e svolgimento di mansioni compatibili con il suo stato di salute
Illegittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto
Articolo scritto da: Francesco Saverio Giordano
Con la sentenza del 19 novembre 2015 n. 23698, la Corte di Cassazione lavoro è intervenuta nuovamente sulla questione del demansionamento stabilendo la legittimità della assegnazione a mansioni inferiori qualora essa risulti l’unica alternativa rispetto al licenziamento. La Cassazione ha precisato, inoltre, che tale adibizione debba essere prospettata al lavoratore, senza che lo stesso debba farne specifica richiesta.
Pres. ed Est. Napoletano, P.M. Ce - le ste (conf.) – Btcino Spa (avv.ti De Luca Tamajo, Toffoletto, Paternò) c. B.G. (avv.ti Bertussi Vassalini). Cassa Corte d’Appello di Brescia, 27.10.2012
Note: Sui limiti dell’obbligo di repechage
Parole chiave: Licenziamento individuale :: repechage ::
Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Obbligo di repechage – Adibizione a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Non necessità del patto di demansionamento – Richiesta coeva o anteriore al licenziamento
Nel caso in cui il demansionamento rappresenti l’unica alternativa praticabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro ha l’onere di rappresentare al lavoratore la possibilità di assegnazione a mansioni inferiori compatibili con il suo bagaglio professionale; non è necessario un patto di demansionamento o una richiesta in tal senso del lavoratore coeva al licenziamento. In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il rispetto dei criteri di buona fede e correttezza non può spingersi fino a imporre al datore di lavoro una scelta organizzativa, ancorché transeunte, tale da incidere, sia pure in maniera modesta, sulle decisioni organizzative che appartengono sempre alla sua sfera di libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost
Cassazione, 19 settembre 2013, n. 21452, Sez. lav.
cass, N.21452-19 Settembre 2013
Articolo scritto da: Alessia Polsinelli
N:21452 - 19 Settembre 2013)
Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Mammone, P.M. Servello (conf.) – V.G. (avv. Latella) c. Rete ferroviaria italiana Spa (avv. Vesci). Cassa Corte d’Appello Roma, 16 novembre 2006.
Note: Cassazione, 19 settembre 2013, n. 21452, Sez. lav.
Licenziamento individuale – Opzione dell’indennità sostitutiva della reintegrazione – Esercizio – Fondamento – Ricostituzione di fatto del rapporto.
Il lavoratore può esercitare il diritto di opzione di cui all’art. 18, comma 5, Stat. lav., solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, non influendo su tale diritto la circostanza che, nelle more del giudizio, il lavoratore abbia ripreso il servizio, aderendo all’invito del datore di lavoro. Resta fermo che da tale reciproco comportamento delle parti non debba derivare un accordo, anche implicito, di ricostituzione del rapporto.