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Timestamp: 2020-04-04 16:58:30+00:00
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Miscelazione rifiuti art. 187 c. 3-bis DLgs n. 152/06 : sentenza di illegittimità costituzionale. - Consulenze e Sicurezze Ambientali in Friuli e Venezia Giulia | Si.Eco.
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Miscelazione rifiuti art. 187 c. 3-bis DLgs n. 152/06 : sentenza di illegittimità costituzionale.
Con la sentenza n. 75/2017 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma del cd. TUA che prevede che la miscelazione di rifiuti pericolosi aventi le stesse caratteristiche di pericolo e quella fra rifiuti non pericolosi non sia soggetta ad autorizzazione, bocciando l’art. 187 c. 3-bis del DLgs n. 152/06 introdotto dall’art. 49 della L. n. 221/2015 .
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 49 della legge 28 dicembre 2015, n. 221
(Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali), promosso dalla Regione Lombardia con ricorso notificato il 18 marzo 2016, depositato in cancelleria il 25 marzo 2016 ed iscritto al n. 22 del registro ricorsi 2016.
uditi l’avvocato Francesco Saverio Marini per la Regione Lombardia e l’avvocato dello Stato
Giacomo Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.
1.– Con ricorso notificato il 18 marzo 2016, depositato il 25 marzo 2016 e iscritto al n. 22 del registro ricorsi 2016, la Regione Lombardia ha impugnato l’art. 49 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali). Tale disposizione aggiunge il comma 3-bis nell’art. 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale» (in prosieguo, anche: codice dell’ambiente). L’ art. 187, comma 1, pone il divieto di «miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi», precisando che «[l]a miscelazione comprende la diluizione di sostanze pericolose»; il comma 2 dispone che, «in deroga al comma 1, la miscelazione dei rifiuti pericolosi che non presentino la stessa caratteristica di pericolosità, tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, può essere autorizzata ai sensi degli articoli 208, 209 e 211 […]», a determinate condizioni di seguito elencate; il comma 3-bis, aggiunto con la disposizione impugnata, statuisce che « le miscelazioni non vietate in base al presente articolo non sono sottoposte ad autorizzazione e, anche se effettuate da enti o imprese autorizzati ai sensi degli articoli 208, 209 e 211, non possono essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge».
In primo luogo, la ricorrente lamenta la violazione «degli articoli 11 e 117, comma 1, della Costituzione, in relazione alla Direttiva 2008/98/CE, e dell’art. 117, commi 2 e 3 della Costituzione».
La norma statale sottrarrebbe all’autorizzazione «e alle prescrizioni ad essa connesse» alcune operazioni di miscelazione di rifiuti (sopra indicate), che invece il citato art. 23 della direttiva n. 2008/98/CE assoggetterebbe ad autorizzazione.
Inoltre, la Regione nega che la norma impugnata sia riconducibile alla «tutela della concorrenza» e osserva che, comunque, essa «tutelerebbe la concorrenza a scapito dei livelli di protezione dell’ambiente ritenuti dalla stessa UE essenziali». La Regione afferma di non voler introdurre un
livello di regolazione superiore agli standard europei ma auspica che la miscelazione dei rifiuti «venga trattata come qualsiasi altra operazione di trattamento rifiuti», in modo da «consentire all’Autorità competente di avere contezza delle operazioni che vengono effettuate negli impianti».
In terzo luogo, la ricorrente denuncia la «violazione dell’art. 117, comma 3, in relazione alla potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e sicurezza del lavoro». La miscelazione, «priva di prescrizioni “impianto specifiche”», potrebbe comportare «rischi per la salute pubblica e la
sicurezza dei lavoratori a causa di reazioni impreviste o emanazione di sostanze tossiche». Nell’esercizio delle loro competenze, «intrecciate con la materia dell’ambiente», alle regioni sarebbe «consentito legiferare – oltre che esercitare le proprie funzioni amministrative – purché in melius rispetto alla tutela ambientale». La norma statale sarebbe dettagliata e impedirebbe alle autorità competenti di vietare la miscelazione dei rifiuti.
Le sentenze e le ordinanze della Corte costituzionale sono pubblicate nella prima serie speciale della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (a norma degli artt. 3 della legge 11 dicembre 1984, n. 839 e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092) e nella Raccolta Ufficiale delle sentenze e ordinanze della Corte costituzionale (a norma dell’art. 29 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, approvate dalla Corte costituzionale il 16 marzo 1956).