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Timestamp: 2020-08-06 07:20:02+00:00
Document Index: 59499711

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 420', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 414', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 8598 del 03/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8598 del 03/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/04/2017, (ud. 13/12/2016, dep.03/04/2017), n. 8598
Sul ricorso 18955-2014 proposto da:
P.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA MONTE BIANCO 75, presso lo studio dell’avvocato GAETANO
LAURO GROTTO, rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI
ALFINITO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1359/2013 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 16/04/2014 R.G.N. 2022/2011;
Con ricorso depositato il 19 gennaio 2011 P.A. adiva il Tribunale di Salerno per sentir accogliere le seguenti conclusioni: “Dichiarare la illegittimità del licenziamento irrogatole in data 23.11.2009, ordinando l’immediata reintegra nel posto di lavoro, con condanna della resistente Consorzio Gestione Servizi Salerno s.r.l. (d’ora in avanti C.G.S.) al pagamento in favore della ricorrente del risarcimento dei danni in misura pari alla retribuzione globale di fatto relativa al periodo dal giorno del licenziamento all’effettiva reintegra e comunque in misura non inferiore a 5 mensilità”.
Rammentava che in data 10.9.2008 il Consorzio resistente aveva avviato, ai sensi della L. n. 223 del 1991, artt. 4 e 24 una procedura di licenziamento collettivo per riduzione del personale con la quale aveva informato le OO.SS. della necessità della messa in mobilità di 23 unità su un organico complessivo di 81 dipendenti.
Rilevava, ancora, che, in sede di esame congiunto con le oo.ss., era stato concordato che: 1) l’esubero sarebbe stato di 23 unità; 2) in alternativa ai criteri indicati alla L. n. 223 del 1991, art. 5, comma 1, i potenziali destinatari dei provvedimenti espulsivi sarebbero stati individuati esclusivamente con applicazione dei seguenti parametri: a) manifestazione della volontà di non opposizione al recesso (accettazione dello stesso); b) possesso dei requisiti soggettivi previsti dalle vigenti normative per l’accesso al pensionamento durante il periodo di permanenza nella lista di mobilità. Asseriva, inoltre, che con comunicazione del 30.12.2008, vari dipendenti, tra cui essa ricorrente, erano stati posti in CIGS senza rotazione.
La P. esponeva ancora che l’azienda, ritenendo insufficiente l’utilizzo della CIGS, con nota del 7.9.2009 aveva comunicato di voler procedere ad una nuova riduzione del personale di 12 unità.
Da ultimo, affermava che le tesi enunciate nelle richieste di mobilità erano contraddette da comportamenti successivi in quanto: a) un dipendente Asi era stato distaccato presso il C.G.S. con mansioni tecniche successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro; b) all’inizio del 2010 erano stati assunti i signori S.O., Pa.La. e F.G., dimessisi dopo alcuni giorni di lavoro; c) dopo la procedura erano stati erogati cospicui aumenti ai lavoratori superstiti ancora in servizio.
La ricorrente denunciava, quindi, tre vizi che avrebbero comportato la illegittimità della procedura: 1) la inadeguatezza della comunicazione di avvio della mobilità del 7.9.09; 2) la disapplicazione nei suoi confronti del criterio della non opposizione al licenziamento enunciato nella suddetta nota; 3) la contraddittorietà tra quanto addotto dal C.G.S. nella nota di avvio ed i comportamenti successivi.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la P., affidato a due motivi, poi illustrati con memoria.
Premesso che non può dubitarsi che nella specie vi siano state due distinte procedure di riduzione di personale (una avviata il 10.9.2008 e relativa a 23 unità lavorative in esubero, ed un’altra avviata il 7.9.2009 e relativa a 12 unità lavorative), deve ritenersi che, con riferimento alla seconda, vi sia stata quanto meno una emendatio libelli, essendo stata introdotta, solo nella memoria autorizzata una causa petendi (relativa alla mancata comunicazione dei criteri di scelta e loro applicazione) non dedotta col ricorso introduttivo del giudizio, laddove la ricorrente ben poteva denunciare tale violazione (come del resto almeno in parte fatto con riferimento alla prima procedura di mobilità), a maggior ragione se, avvenuta la comunicazione di inizio della (seconda) procedura e quella finale di comunicazione dei licenziamenti, essa, come deduce, lamentava di ignorare i criteri di scelta adottati e le modalità della loro applicazione.
Deve quindi evidenziarsi che l’art. 420, comma 1, ultimo periodo, consente alla parte I’emendatio libelli alla duplice condizione (rilevabile d’ufficio in quanto rispondente ad esigenze di ordine pubblico processuale, cfr. da ultimo Cass. 29.7.2014 n. 17176) che ricorrano gravi motivi e che la modifica sia stata autorizzata dal giudice. Nella specie non risulta sussistere alcuna delle due condizioni.
Deve a questo punto rimarcarsi che la complessa procedimentalizzazione della riduzione di personale prevista dalla L. n. 223 del 1991, nel testo applicabile ratione temporis, rende l’impugnativa del relativo singolo licenziamento diversa da quella prevista per i licenziamenti individuali L. n. 604 del 1966, ex art. 1 ove, per il disposto dell’art. 5, al lavoratore è sufficiente impugnare il licenziamento invocandone l’illegittimità (quanto all’assenza di giusta causa o di giustificato motivo), spettando al datore di lavoro dimostrare la legittimità del licenziamento.
Come già osservato da questa Corte, infatti, il lavoratore, il quale voglia far valere l’inefficacia o l’annullamento del licenziamento intimatogli, giusta quanto disposto dalla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 5, comma 3, e art. 24, comma 1, in materia di iter procedurale per la messa in mobilità o per la riduzione del personale, è tenuto – a fronte dei numerosi adempimenti imposti dalle suddette norme – ad indicare le specifiche omissioni e le specifiche irregolarità addebitate e su cui fonda il petitum, in osservanza del disposto dell’art. 414 c.p.c. ed in ragione dei criteri caratterizzanti il processo del lavoro. Solo quando il lavoratore che propone l’impugnativa abbia sufficientemente allegato i fatti costitutivi della pretesa azionata in relazione alla contestazione della mancata osservanza dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in mobilità grava sul datore di lavoro l’onere di indicare e provare le circostanze di fatto poste a base dell’applicazione dei suddetti criteri (Cass. 8.8.2005 n. 16629). Nello stesso senso Cass. 19.5.2005 n. 10591, secondo cui è pacifico che nel giudizio di impugnativa di un licenziamento intimato a conclusione della procedura di mobilità ai sensi della L. 223 del 1991, il giudice di merito non può (per non incorrere nel vizio di extrapetizione) prendere in considerazione eventuali ulteriori ragioni di illegittimità della procedura stessa, in difetto di specifiche censure, in applicazione del principio di carattere processuale secondo cui la parte che chiede al giudice un determinato provvedimento è tenuta ad allegare tutte le circostanze e gli elementi di fatto che giustificano la proposizione della domanda, principio che, in caso di deduzione dell’illegittimità di un licenziamento, comporta la necessità di indicare i vizi di forma o di sostanza che lo inficiano, fermo restando che il datore di lavoro è onerato della prova dell’osservanza delle prescrizioni di legge. Il principio è stato recentemente ribadito da questa Corte con sentenza 12.10.2015 n.20436.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 100,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.