Source: http://www.movimentoperlagiustizia.it/argomenti/diritto-penale/399-appello-parte-civile.html
Timestamp: 2017-09-26 12:36:20+00:00
Document Index: 53416085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 605', 'sentenza ', 'art. 601', 'art.587', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 568', 'art. 593', 'art. 10']

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1. rilevato che:
- con sentenza del 31.5.2005 la Corte d’Assise di Treviso ha assolto gli imputati dai delitti di concorso in omicidio volontario in danno di ERROUSSAFI EL BACHIR, nonché detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola, condannandoli invece per delitti di concorso in favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, con condotte variamente articolate;
. l’art 605.2 mantiene anch’esso permanente efficacia nei casi di condanna al risarcimento in primo grado che non sia stata accompagnata dalla dichiarazione di provvisoria esecuzione: questa consegue ex lege dalla sentenza di appello (che chiuda il secondo grado di merito attivato dall’imputato condannato);
. l’art. 601.1, laddove prevede l’obbligo di citazione dell’imputato non appellante <se l’appello è proposto per i soli fini civili>, è comunque compatibile tuttora con i casi dell’appello del coimputato ovvero del responsabile civile (art.587.1 e 4);
- con eccezione rispetto al principio del tempus regit actum il legislatore della 46/2006 ha dettato una disciplina transitoria che espressamente al primo comma dell’art. 10 prevede l’applicazione della novella ai procedimenti in corso;
3.1a) ritenuto che:
- l’impossibilità per la parte civile di proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento a seguito di giudizio, che pur hanno respinto la sua domanda risarcitoria, all’odierno stato della normativa non pare presentare i profili di una non manifestamente infondata questione di costituzionalità;
3.1c) ritenuto che:
- ove la precedente questione di costituzionalità venisse giudicata inammissibile o infondata, in via subordinata appare a questa Corte lagunare non manifestamente infondata la terza questione in esame;
- se infatti fosse giudicata legittima l’applicazione della nuova disciplina anche agli appelli pendenti della parte civile avverso le sentenze di proscioglimento, devono rinnovarsi le argomentazioni già efficacemente svolte da altra Sezione ordinaria di questa Corte d’Appello di Venezia (Corte d’Appello Venezia, prima Sezione, Ord.15.3.2006, Pres. est. Dodero):
<poichè la norma transitoria dell’art. 10, 2° e 3° comma si applica solo agli appelli già proposti dal P.M. e dall’imputato, per quanto concerne la parte civile deve trovare applicazione la disposizione dell’ultimo comma dell’art. 568 c.p.p., con conversione in ricorso per Cassazione dell’appello. Una tale interpretazione, che è l’unica consentita dalla legge in esame (a nulla rilevando quale fosse la volontà dei parlamentari che l’hanno approvata), comporta una conseguenza che la stessa Corte di Cassazione - nelle decisioni che hanno risolto il problema della competenza a giudicare i processi pendenti, a seguito della precedente temporanea modifica dell’art. 593 c.p.p. per le sentenze di condanna a pena pecuniaria (per tutte, Sez 5, ord. 2883 del 175 – 12.6.00 in proc. Moresco) - ha definito inaccettabile in quanto un appello basato esclusivamente, così come del tutto legittimo, su argomentazioni di merito dovrebbe, una volta convertito in ricorso, dichiararsi per ciò inammissibile; e diverrebbe automaticamente inammissibile un appello sottoscritto da un difensore non abilitato al patrocinio in cassazione.
Tale interpretazione della legge di riforma, ha insegnato la Suprema Corte, espone la stessa a più che fondati dubbi di legittimità costituzionale. E’ vero infatti che il doppio grado del giudizio di merito non è un principio costituzionalmente garantito, ma è anche vero che, se il secondo giudizio di merito era stato richiesto nel momento in cui esso era previsto dalla legge, le conseguenze della sua soppressione non possono retroagire senza che ciò si traduca in una sostanziale espropriazione del diritto di difesa dell’appellante, sul quale ricadrebbero le conseguenze negative della forzata conversione del mezzo di impugnazione.
Nel caso di specie il legislatore ha provveduto ad impedire tale conseguenza soltanto per quanto riguarda il pubblico ministero e l’imputato, prevedendo in loro favore una sostanziale restituzione in termini per proporre ricorso per Cassazione secondo il meccanismo previsto dai commi 2 e 3 dell’art. 10, mentre nulla è detto a proposito della parte civile.