Source: https://avvocatoimmigrati.it/articoli-cittadinanza-italiana/93-scioglimento-del-matrimonio-e-separazione-dei-coniugi-cosa-succede-alle-domande-gia-introdotte-prima-della-legge-94-2009-che-ha-modificato-i-requisiti-necessari-per-ottenere-la-cittadinanza-per-matrimonio
Timestamp: 2018-07-15 23:10:21+00:00
Document Index: 5637187

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 8']

Scioglimento del matrimonio e separazione dei coniugi. Cosa succede alle domande già introdotte prima della Legge 94/2009, che ha modificato i requisiti necessari per ottenere la cittadinanza per matrimonio?
Cittadinanza italiana per i figli di stranieri naturalizzati italiani
La legge n. 94 del 15.07.2009, in vigore dall'8 agosto 2009, ha modificato, tra l'altro, la Legge 5 febbraio 1992 n. 91 sulla cittadinanza italiana. Con l'art. 1, comma 11°, in particolare, è stata introdotta un'importante modifica volta a contrastare i c.d. "matrimoni di comodo", contratti dagli stranieri in Italia al solo fine di ottenere la cittadinanza italiana.
La nuova formulazione dell'art. 5 prevede che "il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno 2 anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo 3 anni dalla data del matrimonio se residente all'estero, qualora, al momento dell'adozione del decreto di cui all'articolo 7, comma 1, non sia intervenuto lo scioglimento, l'annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi".
Pertanto, è variato il periodo di residenza legale in Italia, passato da 6 mesi ad "almeno 2 anni" dalla celebrazione del matrimonio.
Inoltre, è ora necessario che in vincolo coniugale sia valido ed efficace al momento del conferimento della cittadinanza italiana, non dovendo essere intervenuto lo scioglimento del matrimonio, né la separazione personale dei coniugi. Rimane, invece, la previsione dei 3 anni di residenza dalla data del matrimonio per i residenti all'estero.
Il nuovo art. 5 L. n. 91 del 1992 ha anche previsto che i termini di cui sopra sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi.
L'art. 1 della nuova legge, al comma 12, ha inoltre introdotto l'art. 9 bis, in base al quale alle domande di cittadinanza, sia per matrimonio che per residenza, deve essere allegata la certificazione comprovante il possesso dei rispettivi requisiti, i quali, pertanto, non potranno più essere autocertificati: ciò vale anche per le domande presentate dai cittadini comunitari.
La Circolare del Ministero dell'Interno del 6 agosto 2009 ha fornito indicazioni sull'applicazione delle nuove modifiche normative, per quanto riguarda le istanze il cui procedimento non si è ancora concluso alla data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 di cui sopra. Sono state previste 3 ipotesi:
Istanze per le quali risulta scaduto il termine di 2 anni per la conclusione del procedimento: Se alla data di entrata in vigore delle nuove norme (come detto, 8 agosto 2009) risulta già decorso il termine di 2 anni per la conclusione del procedimento, previsto dal combinato disposto degli artt. 5 e 8 della Legge n. 91/1992, trova applicazione la normativa vigente al momento della presentazione della domanda. Infatti, per giurisprudenza costante, il richiedente, alla scadenza dei 2 anni dalla data di presentazione della domanda - termine ritenuto perentorio - diventa titolare di un vero e proprio diritto soggettivo ad essere riconosciuto cittadino italiano, come confermato dall'art. 8, comma 2, per il quale non è più possibile emettere il provvedimento di diniego dell'istanza.
Istanze per le quali non risulta scaduto il termine di 2 anni: Se all'entrata in vigore della legge n. 94/2009 non è ancora trascorso il termine di 2 anni di cui sopra, previsto per la conclusione del procedimento, le relative istanze ricadranno nell'ambito di applicazione delle nuove norme, non essendo il richiedente ancora titolare del diritto soggettivo anzidetto. Pertanto, occorrerà verificare di volta in volta se, alla data di entrata in vigore della nuova legge, l'interessato risulti o meno in possesso dei 2 anni di residenza legale dopo il matrimonio (o altri termini stabiliti dalla stessa norma), nonché accertare se il vincolo matrimoniale non sia cessato al momento dell'adozione del decreto di cittadinanza. L'interessato dovrà quindi produrre idonea documentazione per attestare la sussistenza di detti requisiti.
Per le domande proposte "per residenza", la cui istruttoria sia in corso al momento dell'entrata in vigore delle nuove norme, la Circolare ministeriale ha stabilito che laddove l'interessato non abbia ancora sostenuto il previsto colloquio, in tale sede lo stesso dovrà provvedere a consegnare la documentazione originale, in luogo delle autocertificazioni precedentemente previste, che le prefetture dovranno poi scansionare.
Nel caso contrario, se l'interessato ha già sostenuto il colloquio, dovrà essergli richiesta prima della notifica del provvedimento la documentazione in originale, ove prima era richiesta in autocertificazione.