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Timestamp: 2020-02-23 17:35:39+00:00
Document Index: 48866933

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La contenzione è lecita solo per motivi cautelari. Le motivazioni della sentenza di appello sul caso Mastrogiovanni, morto dopo tre giorni e mezzo di contenzione – Luca Benci – Giurista
Pubblicata su Quotidiano Sanità.
Gli infermieri pur essendo gli autori materiali della contenzione, erano stati assolti in ragione della mancata annotazione in cartella clinica con la conseguenza che sarebbe rimasto loro “occulto il principale sintomo dell’illegittimità della pratica contenitiva” – che è da considerarsi “atto medico” – e era emersa “l’assoluta impreparazione degli infermieri rispetto alla contenzione” e che non avevano mai svolto corsi di aggiornamento sulle pratiche contenitive. Il loro comportamento rientrava nella scriminante dell’articolo 51, terzo comma, del codice penale in quanto ritenevano di “obbedire a un ordine legittimo”.
Le motivazione della Corte di appello di Salerno appena depositate (Corte di appello di Salerno, sentenza 15 novembre 2016 – data deposito 6 marzo 2017 – , n. 2296 meritano un’analisi approfondita e, lo anticipiamo, hanno portato alla conferma delle condanne per i medici e a condannare, contrariamente a quanto avvenuto in primo grado, anche gli infermieri.
la funzionalità all’attività sanitaria nei confronti della persona che non sia in grado di esprimere un consenso (o un dissenso) consapevole;
la previsione di legge;
la non eccedenza rispetto al rispetto della dignità umana.
In relazione a questa affermazione è interessante come i giudici di Salerno precisino che la stretta concezione gerarchica che ha storicamente improntato i rapporti tra medici e infermieri oggi sia “smentita” dallo stesso codice deontologico della Federazione Ipasvi che la sentenza cita testualmente: “L’infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali” (art. 30, Ipasvi 2009). L’accento viene posto sul comportamento attivo richiesto all’infermiere (“si adopera”) per la verifica della legittimità della contenzione. Inoltre, notano i giudici, in virtù di un altro articolo del codice deontologico l’infermiere è obbligato a segnalare maltrattamenti. In relazione a questi richiami deontologici l’infermiere ha “un obbligo giuridico proprio, autonomo da quello del medico, di verificare la legittimità dell’uso della contenzione ed il suo carattere assolutamente straordinario, sia dal punto di vista sostanziale sia dal punto di vita formale (esistenza di una prescrizione medica o di una valutazione diagnostica)”.
Compete quindi all’infermiere, in assenza di questi presupposti, di “sottrarsi alla disposizione del medico”. Rincarano la dose i giudici salernitani: “a ben vedere l’obbligo di attivarsi per far cessare la coercizione era ancora più stringente proprio per gli infermieri, in quanto più frequentemente a contatto diretto con il paziente ed in grado di constatare da vicino le sofferenze che la limitazione meccanica cagionava al paziente”.
Per quanto concerne la causa della morte viene accertato che Mastrogiovanni è deceduto per edema polmonare acuto. In questa sede non abbiamo lo spazio per entrare nella complessa discussione processuale sulla causa della morte. Ci interessa sottolineare l’aspetto relativo alla prolungata contenzione come pratica sanitario/assistenziale che è stata riconosciuta, insieme alle gravi “negligenze del personale medico e infermieristico” quale concausa alla morte. Quindi la mancata annotazione in cartella clinica, la mancata annotazione nel registro infermieristico (neanche istituito), il mancato rispetto dei protocolli che impongono limiti e controlli associata alla mancata somministrazione dei liquidi.
Franco Mastrogiovanni non è stato assistito: è stato contenuto! E’ interessante il continuo riferimento alla non osservanza di linee guida e protocolli “ufficiali” da parte della Corte di appello di Salerno. Interessante proprio per il mutato contesto normativo che si è prospettato per l’approvazione della legge c.d. Gelli. Sarà interessante vedere quali linee guida saranno pubblicate sul sito internet dell’Istituto superiore di sanità e da quali società scientifiche e da quali associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. Questi documenti saranno decisamente vincolanti fatte salve le specificità del caso concreto.
L’inosservanza delle linee guida è posta a carico dell’intera equipe sanitaria e implica la valutazione della condotta di “tutti” i soggetti coinvolti nell’assistenza e la loro responsabilità a titolo di concorso. La Corte di appello di Salerno si è spinta ad affermare, per quanto concerne il personale infermieristico, che quanto più il comportamento si discosta dalle raccomandazioni e dai protocolli quanto maggiore sarà il grado e l’entità della colpa. Queste le conclusioni che portano i giudici ad affermare che la colpa degli infermieri ha profili “non minori” di quella dei medici
Interessante è inoltre il richiamo al codice di deontologia medica relativo alla carente compilazione della cartella clinica. Le norme deontologiche vengono definite “vere e proprie norme giuridiche vincolanti nell’ambito dell’ordinamento di categoria”. La definizione contribuisce a delineare il ruolo e l’ambito che un codice deontologico deve oggi avere.
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By: Luca Benci Category: ARTICOLI, RIVISTE, WEB Tags: contenzione e codice deontologico, contenzione farmacologica, contenzione fisica, contenzione mezzo cautelare, Franco Mastrogiovanni sentenza corte di appello, posizione di garanzia e contenzione
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