Source: https://www.e-glossa.it/wiki/disponibilit%C3%A0_dei_diritti_di_uso_e_abitazione.aspx
Timestamp: 2018-04-22 18:14:54+00:00
Document Index: 38546468

Matched Legal Cases: ['art.1024', 'art. 1026', 'art. 796', 'art. 796', 'art. 1024', 'art. 155']

I diritti di uso e di abitazione non possono essere ceduti, nè il bene sui quali essi incidono può esser dato in locazione (art.1024 cod.civ.). Neppure potrebbe darsi successione nel possesso corrispondente al relativo diritto (Cass. Civ., Sez. II, 17491/2012).
Si ritiene tuttavia che tale divieto, posto ad esclusiva tutela del diritto del nudo proprietario, riguardando diritti patrimoniali disponibili, possa essere derogato per accordo tra il dominus e l'usuario o l' habitator (Cass. Civ., Sez. II, 8507/2015; Cass. Civ. Sez. II, 3565/89 ) nota1.
Non risulta ovviamente ammissibile per il titolare disporre di detti diritti per il tramite di disposizione a causa di morte. Venuto infatti meno il soggetto al quale è riconducibile l'uso o l'abitazione, stante la natura essenzialmente temporanea di essi collegata alla durata della vita del titolare, se ne determina necessariamente l'estinzione.
L'unica modalità di disposizione sicuramente ammissibile è la rinunzia posta in essere dall'usuario o dall' habitator nota2. Per effetto di questa si determina la riespansione del diritto di proprietà, analogamente a quanto accade nel caso della consolidazione dell'usufrutto.
Risulta possibile per il proprietario del bene porre in essere un atto con il quale, a titolo gratuito, venga disposta la nuda proprietà a favore di un soggetto, riservandosi il disponente i diritti in questione (in base al procedimento analogico consentito dall'art. 1026 cod.civ.) e, dopo di sè , ai sensi dell'art. 796 cod.civ., per altra persona determinata (la quale può anche accettare contestualmente, ma comunque prima della morte del disponente affinchè la disposizione abbia effetto).
Si pongono, in questa ipotesi, le problematiche evocate a proposito della discussa figura della donazione per sè e dopo di sè per altri (art. 796 cod.civ. ).
Questo pronunciamento giurisprudenziale ha determinato un sostanziale mutamento di tendenza rispetto a quanto sostenuto dalla dottrina. L'opinione prevalente tra gli interpreti vedeva nell'art. 1024 cod.civ. un divieto assoluto e inderogabile, motivato dal fatto che un accordo contrario fra le parti avrebbe snaturato il diritto d'uso e d'abitazione, determinandone il mutamento in un altro diritto reale o in un diritto personale di godimento. Si vedano Palermo, L'uso e l'abitazione, in Tratt. dir. priv., diretto da Rescigno, Torino, 1982, p.149; De Martino, Usufrutto, uso, abitazione, in Comm. cod. civ., a cura di Scialoja e Branca, Bologna-Roma, 1978, p.358; Bigliazzi Geri, Usufrutto, uso e abitazione, in Tratt. dir. civ. e comm., diretto da Cicu, Messineo e Mengoni, Milano, 1979, p.303; Trimarchi, Uso (diritto di) , in Enc. dir., p.924; Scozzafava, in Comm.cod.civ., diretto da Cendon, vol. III, Torino, 1997, p.344. In favore di quanto stabilito dalla S.C. si veda p.es. Bianca, Diritto civile, vol. VI, Milano, 1999, p.630.
Moscarini, voce Rinunzia, in Enc.giur.Treccani, p.1
PALERMO, L'uso e l'abitazione, Torino, Tratt.dir.priv., 1982
SCOZZAFAVA, Torino, Comm.cod.civ., III, 1997
TRIMARCHI, Uso (diritto di), Enc.dir., XLV
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