Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/giurisprudenza-bancaria/giurisprudenza_trib-foggia_15-11-2014.htm
Timestamp: 2017-02-23 02:25:01+00:00
Document Index: 108635546

Matched Legal Cases: ['art. 125', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2043', 'art. 20', 'art. 125', 'art. 4']

Studio Legale Tidona - L'informativa preventiva al cliente e al garante della prossima segnalazione di sofferenza alla centrale rischi è adempimento imposto alla banca e il suo mancato invio rende invalida la stessa iscrizione alla centrale rischi
L'informativa preventiva al cliente e al garante della prossima segnalazione di sofferenza alla centrale rischi è adempimento imposto alla banca e il suo mancato invio rende invalida la stessa iscrizione alla centrale rischi
Quanto al primo, inerente la mancanza di preavviso dell'iscrizione, deve rilevarsi che la banca non ha fornito alcun elemento probatorio idoneo a dimostrare che prima dell'iscrizione a "sofferenza" della posizione del ricorrente, di tale decisione questi fosse stato posto a conoscenza. Tale adempimento rinviene dalle previsioni di cui all'art. 125 comma 3 TUB, di cui all'art. 4 comma 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali - Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati interna di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti (Provvedimento del Garante n. 8 del 16 novembre 2004, Gazzetta Ufficiale 23 dicembre 2004, n. 300,come modificato dall'errata corrige pubblicata in Gazzetta Ufficiale 9 marzo 2005, n. 56), e di cui alla Circolare 139 dell'11.2.1991 (come risultante per effetto dell'aggiornamento del 29.4.2011) della Banca d'Italia. L'informativa non può che essere intesa come preventiva, tanto è vero che la disposizione chiarisce che essa non possa essere configurata quale richiesta di consenso. Essa è invece finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione. Alla stregua di tanto, e considerato che nella specie non vi è alcuna dimostrazione di avvenuta preventiva informazione, neppure implicitamente evincibile dal contenuto della corrispondenza intrattenuta dalla banca resistente con il ricorrente, deve ritenersi che sotto questo profilo il ricorso appaia dotato di adeguata dimostrazione del fumus boni iris richiesto per il suo accoglimento. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
OSSERVA La A ricorrente ha dedotto: a) di essere titolare di un conto corrente e di un finanziamento presso l'istituto resistente, b) di essere insorta controversia tra le parti a seguito della richiesta di rientro del debito indicato dalla banca in E 113.606,35, poiché essa ricorrente aveva a quel punto richiesto la restituzione delle somme percepite in maniera illegittima a titolo di interessi e competenze superiori al c.d. tasso soglia, nonché attraverso la capitalizzazione degli interessi, le commissioni e le competenze varie, conseguenti all'indebita applicazione dell'anatocismo, contestate dalla banca, c) di avere proposto una soluzione transattiva con versamento della somma di E 50.000,00, poi aumentata a E 60.000,00 a seguito del rifiuto opposto dalla banca, d) di aver appreso in seguito che il proprio nominativo era stato segnalato alla centrale rischi in relazione al passaggio a sofferenza, senza che di tanto essa ricorrente avesse avuto alcuna comunicazione. Sulla base di tale ricostruzione la ricorrente ha quindi sostenuto l'illegittimità della segnalazione, per non essere stata preceduta dalla comunicazione di preavviso (prevista dalla regolamentazione della Banca d'Italia, e dai principi di buona fede), e per la mancanza dei presupposti di fatto necessari per l'iscrizione (che avrebbero richiesto un'analisi della complessiva situazione patrimoniale del debitore, in vista del giudizio di incapacità non transitoria di adempiere le obbligazioni e nel caso in esame esso ricorrente aveva offerto prima 50.000,00 e poi 60.000,00 euro, con ciò dimostrando di possedere disponibilità finanziaria). Richiamato, quanto al pericolo di pregiudizio nel ritardo, la potenzialità del danno insito nella segnalazione (che sarebbe stato oggetto di domanda di merito), il ricorrente ha chiesto di ordinare al resistente di provvedere all'immediata cancellazione della segnalazione a sofferenza. Costituitasi, la resistente ha eccepito l'inammissibilità del ricorso (per difetto di residualità), l'incompetenza per territorio del giudice adito (essendo la competenza del Tribunale del luogo di trattamento dei dati Roma o al più Napoli). Nel merito la resistente ha eccepito l'infondatezza del ricorso, non essendovi stato alcun superamento del tasso soglia, essendovi stata la espressa previsione di capitalizzazione reciproca degli interessi, la debenza delle spese e delle competenze, in ossequio alla normativa e alle pattuizioni. Ha quindi sostenuto la legittimità della segnalazione, perché il ricorrente aveva richiesto in precedenza garanzie per un finanziamento di 740.000,00 euro, destinato all'estinzione anche parziale di linee di credito (nella richiesta era indicato un debito di 340.000,00 euro, che però doveva ritenersi superiore, in ragione dell'entità del finanziamento richiesto, poi ricevuto ma non utilizzato per estinguere il debito verso essa resistente), e aveva contratto un mutuo nel cui ambito era stata iscritta ipoteca per E 1.480.000,00. Il ricorso, per i motivi che si diranno, è fondato. In primo luogo vanno disattese le eccezioni preliminari sollevate dalla banca resistente. È infondata quella inerente il difetto di residualità del procedimento cautelare atipico, per esservi la possibilità di fare affidamento sulla procedura di cui agli artt. 10 e 5 del D.Lgs. 150/2011. Come già affermato in giurisprudenza (Trib. Verona, 18-03-2013, in ilcaso.it). Si tratta di una soluzione certamente condivisibile, pur nella consapevolezza di orientamenti contrari (ad esempio lo stesso Trib. Verona, 22.10.2012, in ilcaso.it, citato dal resistente), poiché nella specie non viene all'attenzione una mera questione di trattamento dei dati personali, quale finalità indicata dall'art. 2 del D.Lgs. 196/2003 (sia pure semplicemente intesa quale comunicazione, ai sensi dell'art. 3 della norma richiamata), bensì una determinazione adottata dall'istituto resistente, intesa a ritenere sussistenti, in capo al ricorrente, le condizioni per l'inserimento tra le ?sofferenze? della propria posizione (per l'ammissione del ricorso alla tutela cautelare atipica cfr. da ultimo anche Trib. Mantova, 1.10.2014, in banca dati leggiditalia). Anche l'eccezione di incompetenza per territorio è infondata. Anche a non voler fare riferimento al foro del consumatore (per la qualifica soggettiva del ricorrente), foro che avrebbe avuto prevalenza su ogni altro (Cass. civ. Sez. VI - 3, Ord., 12/03/2014, n. 5705), vi è che il ricorrente ha fatto riferimento ai danni subiti per effetto della iscrizione tra le sofferenze, danni che sarebbero stati richiesti nel giudizio di merito. In conseguenza di tanto deve prendersi atto che manca qualunque contestazione del foro astrattamente ipotizzabile rispetto ad una azione compresa nell'ambito dell'art. 2043 cod. civ., e quindi dell'attribuzione della competenza ai sensi dell'art. 20 c.p.c.(da ravvisare nell'ambito del foro del Tribunale di Foggia, inteso quale luogo di insorgenza del diritto del ricorrente, vale a dire quale luogo di realizzazione delle ricadute negative della segnalazione). E ciò porta a ritenere infondata anche l'eccezione di incompetenza per territorio. Nel merito l'azione è fondata, sotto entrambi i profili addotti dal ricorrente. Quanto al primo, inerente la mancanza di preavviso dell'iscrizione, deve in primo luogo rilevarsi che la resistente non ha fornito alcun elemento probatorio in senso contrario, vale a dire idoneo a dimostrare che prima dell'iscrizione a "sofferenza" della posizione del ricorrente, di tale decisione questi fosse stato posto a conoscenza. Tale adempimento rinviene dalle previsioni di cui all'art. 125 comma 3 TUB, di cui all'art. 4 comma 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali - Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati interna di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti (Provvedimento del Garante n. 8 del 16 novembre 2004, Gazzetta Ufficiale 23 dicembre 2004, n. 300,come modificato dall'errata corrige pubblicata in Gazzetta Ufficiale 9 marzo 2005, n. 56), e di cui alla Circolare 139 dell'11.2.1991 (come risultante per effetto dell'aggiornamento del 29.4.2011) della Banca d'Italia. Premesso che nel caso in esame viene all'attenzione una iscrizione a "sofferenza" (cfr. documento allegato 7 di parte ricorrente, nella specie della comunicazione inviata dal B a L), il riferimento deve essere inteso al capitolo 2, sezione II, paragrafo 1.5 della circolare 139/1991, la quale prevede che, pur se "Tale obbligo non configura in alcun modo una richiesta di consenso all'interessato per il trattamento dei suoi dati".
Si tratta non di una iscrizione vincolata, come ad esempio quella riferita ai rischi a scadenza, di cui al precedente paragrafo 1.2, bensì di una iscrizione che necessita sia di una "valutazione da parte dell'intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e [che] non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest'ultimo nel pagamento del debito", tanto che "La contestazione del credito non è di per sé condizione sufficiente per l'appostazione a sofferenza", e sia come detto della informazione al cliente della prima iscrizione a sofferenza.
È il caso di dire che l'informativa non può che essere intesa come preventiva, tanto è vero che la disposizione chiarisce che essa non possa essere configurata quale richiesta di consenso. Essa è invece finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione (sul tema, in giurisprudenza, sia pure con motivazione "a contrario", cfr. Trib. Monza, 9.6.2014, in banca dati leggiditalia; cfr. altresì, in senso conforme a quanto qui sostenuto, Trib. Verona, 7.7.2014, in ilcaso.it). Alla stregua di tanto, e considerato che nella specie non vi è alcuna dimostrazione di avvenuta preventiva informazione, neppure implicitamente evincibile dal contenuto della corrispondenza intrattenuta dalla banca resistente con il ricorrente, deve ritenersi che sotto questo profilo il ricorso appaia dotato di adeguata dimostrazione del fumus boni iris richiesto per il suo accoglimento. Quanto al secondo profilo di doglianza sollevato dal ricorrente, va considerato che come detto l'iscrizione a sofferenza richiede una valutazione da parte del soggetto che la dispone, "della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest'ultimo nel pagamento del debito".
Ora, nel caso in esame non sembra, ad un giudizio tipico della fase cautelare che ci occupa, che il giudizio implicitamente espresso dalla banca resistente possa essere condiviso. In effetti, esso è basato - come si evince dalla stessa difesa approntata nel presente giudizio - sull'entità del debito (circa E 113.000,00), nonché sulla richiesta di finanziamento per E 740.000,00, nella quale vi era il riferimento ad una debitoria di E 340.000,00 (che avrebbe dovuto essere considerato superiore proprio in virtù dell'importo del finanziamento richiesto). È stato invocato anche un contratto di mutuo, al quale era conseguita una iscrizione ipotecaria per E 1.480.000,00. E tuttavia, ai fini che qui interessano deve richiamarsi Cass., Sez. 1, Sentenza n. 21428 del 12/10/2007 (Rv. 600223), secondo la quale "ai fini dell'obbligo di segnalazione al "servizio per la centralizzazione dei rischi bancari" (cosiddetta Centrale dei Rischi) che incombe sulle banche, il credito può essere considerato in "sofferenza" allorché sia vantato nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili; in particolare, la nozione di insolvenza che si ricava dalle "Istruzioni" emanate dalla Banca d'Italia, sulla base delle direttive del CICR, non si identifica con quella dell'insolvenza fallimentare, dovendosi piuttosto far riferimento ad una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria", ovvero come "grave difficoltà economica", senza quindi alcun riferimento al concetto di incapienza ovvero di "definitiva irrecuperabilità"".
Si tratta di un giudizio che avrebbe imposto una valutazione complessiva della capacità patrimoniale del debitore, e che come ben si comprende non può trarsi solo dall'entità complessiva del debito, in assenza di elementi di conoscenza inerenti le disponibilità patrimoniali e/o finanziarie, la liquidabilità delle stesse, la potenzialità astratta di far fronte alle proprie obbligazioni. D'altra parte, se la stessa resistente ha affermato, nella propria memoria di costituzione (pagina 6, quartultimo rigo) che il finanziamento di cui è cenno era stato ricevuto (ancorché non utilizzato per estinguere il debito verso il B), ciò implica che altro soggetto erogatore abbia formulato un giudizio positivo in ordine alla solvibilità dell'odierno ricorrente (come anche deve ritenersi per effetto della concessione di un mutuo ipotecario da parte di altro istituto di credito, del quale pure è in atti la relativa documentazione). Anche questo profilo porta a ritenere la ragionevole fondatezza del diritto del ricorrente, da far valere nel giudizio di merito. A questo punto deve dirsi che appare sussistente anche il pericolo di pregiudizio nel ritardo, posto che sono gli stessi effetti della persistenza della segnalazione a "sofferenza" che potrebbero alimentare l'incapacità di ottenere credito da parte del ricorrente, e in ipotesi creare difficoltà finanziaria allo stesso. Senza sottacere il rischio di discredito che la segnalazione potrebbe in ogni caso comportare. Alla stregua delle considerazioni esposte, il ricorso va pertanto accolto, con emanazione dell'ordine al B alla immediata cancellazione della segnalazione del nominativo della ditta ricorrente nella categoria a "sofferenza" presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia, CRIF Spa ed Experian - Cerved Information Services Spa, in relazione al c.c. XXXX. Le spese seguono la soccombenza, nella misura che si indicherà in dispositivo (con la misura minima della fase istruttoria, solo documentale). P.Q.M. 1) accoglie il ricorso, e per l'effetto ordina al Banco di Napoli la immediata cancellazione della segnalazione del nominativo della ditta ricorrente F, nella categoria a ?sofferenza? presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia, CRIF Spa ed Experian - Cerved Information Services Spa, in relazione al c.c. XXXXXX; 2) condanna il B, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese processuali in favore di F, che liquida in complessivi E 2.534,00, oltre al rimborso forfetario sulle spese generali in misura pari al 15%, Iva e cap come per legge, e spese per E 406,50; 3) manda la Cancelleria per gli adempimenti di competenza.
Foggia, 15 novembre 2014 Depositata in Cancelleria il 15/11/2014