Source: https://www.previti.it/archives/date/2018/02
Timestamp: 2019-09-16 22:17:18+00:00
Document Index: 40311417

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2953', 'sentenza ', 'art. 2953', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 374', 'sentenza ', 'sentenza ']

febbraio 2018 - Studio Previti
Esula dal campo di applicazione della norma statutaria sui controlli il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale.
A seguito di un controllo operato su un computer aziendale effettuato dall’amministratore del sistema, un dipendente veniva licenziato per aver inviato undici email contenenti espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri colleghi rinvenute nella sua casella di posta elettronica aziendale
All’esito di un procedimento disciplinare attivato in data antecedente la riforma dell’art. 4 dello Statuto ad opera del d.lgs 151/15 il lavoratore veniva licenziato per giusta causa.
Impugnato il licenziamento il dipendente contestava la legittimità del controllo e l’utilizzabilità del materiale raccolto in violazione della privacy. In dettaglio rilevava la mancata adozione di un regolamento disciplinare per l’utilizzo di strumenti informatici e posta elettronica. Sul punto, la Corte d’Appello di Ancona sottolineava come non si fosse trattato di “controlli finalizzati all’esatto adempimento dell’obbligazione lavorativa e, al rigore, nemmeno inizialmente destinati all’effettuazione di un controllo di tipo difensivo“; ii. “era preventivamente nota ai dipendenti la duplicazione periodica di tutti i dati contenuti nei computer aziendali”; iii. “della conservazione e duplicazione il lavoratore era al corrente”; iv. “il controllo era stato occasionato da una anomalia segnalata dall’amministratore di sistema ed effettuato ex post in presenza di un ragionevole sospetto dell’esistenza di condotte lesive di beni estranei all’adempimento dell’obbligazione lavorativa (…) in primo luogo l’immagine dell’impresa e la doverosa tutela della dignità degli altri lavoratori”.
La Corte di Cassazione con sentenza del 10 novembre 2017 n. 26682 ha respinto il ricorso del dipendente ritenendo che il tipo di controllo teso alla tutela del patrimonio e dell’immagine aziendale fosse estraneo alle previsioni dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. Conclude, pertanto, la Corte di Cassazione che esula dal campo di applicazione della norma statutaria sui controlli il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-02-01 18:37:312018-02-01 18:37:31La Cassazione afferma la natura difensiva di un controllo sulle email del dipendente
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-02-01 18:20:242018-02-01 18:20:24Iscrizione a ruolo tardiva
La scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c., a mente del quale i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza del 7 dicembre 2017, n. 29511.
Tali principi valgono con espresso riferimento a cartelle esattoriali non opposte per il pagamento di premi INAIL e contributi INPS, ma la motivazione è estensibile a tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali.
Conseguentemente, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c. tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-02-01 18:17:372018-02-01 18:17:37Opposizione avverso il preavviso di fermo
Il requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, disposto dall’art. 23 D.Lgs n. 58/1998, deve ritenersi rispettato ove sia redatto il contratto per iscritto e ne venga consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario, il cui consenso ben si può desumere alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 898 del 16.1.2018.
In particolare, la Corte ha affrontato, quale questione di particolare importanza ex art. 374, comma 2, c.p.c., il tema della validità o meno del contratto quadro prodotto in giudizio e recante la sola sottoscrizione del cliente, sul quale si era creato un acceso contrasto giurisprudenziale sia in sede di legittimità che di merito.
Tra le motivazioni poste a fondamento della pronuncia, la Corte ha evidenziato che il requisito della forma, nel caso preso in esame, va inteso non tanto in senso strutturale, ma funzionale, nel senso appunto che, con riferimento agli obiettivi della normativa, il contratto quadro deve essere redatto in forma scritta e, per il suo perfezionamento, è indispensabile la sottoscrizione da parte dell’investitore e la consegna di una copia, mentre il consenso da parte della banca può emergere anche da comportamenti concludenti.
Inoltre, la Corte ha affermato che la tesi della nullità del contratto, a causa della mancata sottoscrizione del funzionario della banca, si muove in un’ottica esasperatamente sanzionatoria e perviene ad un risultato manifestamente sproporzionato rispetto alla funzione a cui la forma è qui preordinata.
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Free speech e internet governance
Un recente ed interessante caso inerente la tutela del diritto alla libera espressione in rete ha riguardato l’esercizio del diritto di satira in Francia.
Il Tribunal de Grande Instance di Parigi ha condannato l’associazione “La Manif pour tous” per aver plagiato una pubblicità social della “Société protectrice des animaux”. L’associazione convenuta in giudizio sosteneva che fosse protetto dal diritto di libertà di manifestazione del pensiero, nonché dal diritto di satira, utilizzare gli slogan e le fotografie, pur se modificate, della campagna animalista, per contestare il fenomeno della maternità surrogata. Il Tribunale francese ha invece stabilito che siffatto comportamento non rappresenta l’esercizio del diritto di satira, anzi riutilizzare in modo parassitario una campagna di successo altrui integra la violazione del diritto d’autore, non essendo stati riscontrati elementi di satira o provocatoriamente umoristici. Pertanto, il TGI ha condannato l’associazione “La Manif pour tous” a pagare 15 mila euro di risarcimento e 4 mila euro di spese legali, a fronte dei 200 mila euro pagati dalla società per la protezione degli animali per la sua campagna pubblicitaria.
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Insulti come «Falso! Bugiardo! Ipocrita! Malvagio!», scritti nero su bianco sui manifesti di un comune siciliano, non integrano il reato di diffamazione, ma costituiscono manifestazione di legittima critica politica. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione penale, che, con la sentenza n. 317 dell’8 gennaio 2018 ha respinto il ricorso del primo cittadino del comune di Furci Siculo, contro la sentenza della Corte di Appello di Messina, che, ribaltando la decisione di primo grado, aveva assolto sei rappresentanti dell’opposizione ritenendo la loro condotta scriminata dal diritto di critica politica.
Per i consiglieri, in particolare, si trattava di una «decisione politica diretta ad attaccare il Sindaco e la Giunta da lui presieduta, che aveva deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione, così tradendo le promesse elettorali». Per la Corte d’Appello, che pure ha ravvisato la natura «offensiva» degli epiteti, dalla lettura integrale del manifesto risulta chiaro che si tratta di critiche «pertinenti, sebbene espressione di un costume politico deteriore ma ampiamente diffuso». Per il sindaco ricorrente, invece, il diritto di critica si deve arrestare di fronte al «rispetto della dignità altrui e non può costituire l’occasione di gratuiti attacchi alla persona ed alla sua reputazione».
La Corte di Cassazione, da parte sua, ha riconosciuto l’esimente del diritto di critica politica, osservando come «gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al Sindaco in merito alla erogazione dell’indennità di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale». L’attacco, dunque, «riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative» del sindaco e della sua maggioranza, per cui «del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale ed intellettuale della persona offesa».
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https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-02-01 12:36:242018-02-01 12:36:24Vietato postare sui social foto dei figli minori