Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-ordinanza-14-febbraio-2020-n-3831-ai-fini-di-ottenere-lapplicazione-dei-benefici-contributivi-qualora-sia-stata-accertata-la-presenza-di-significativi-elementi-di-permanen/
Timestamp: 2020-04-06 02:23:24+00:00
Document Index: 32445709

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 2112', 'art. 107', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 2112', 'art. 47', 'art. 2112', 'art. 47', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3831 - Ai fini di ottenere l'applicazione dei benefici contributivi, qualora sia stata accertata la presenza di significativi elementi di permanenza della preesistente struttura aziendale, quali lavoratori ed oggetto sociale, è onere dell'azienda dare dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura - Studio Cerbone
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3831 – Ai fini di ottenere l’applicazione dei benefici contributivi, qualora sia stata accertata la presenza di significativi elementi di permanenza della preesistente struttura aziendale, quali lavoratori ed oggetto sociale, è onere dell’azienda dare dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3831
Benefici contributivi ex artt. 8 e 25 L. 223/1991 – Imprese che assumono personale licenziato a seguito di procedura di mobilità – Difetto di effettivo incremento occupazionale – Trasferimento di azienda – Onere del datore di lavoro fornire la dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura societaria -Situazione di esubero effettivamente sussistente – Assunzione del personale da parte di una nuova impresa deve rispondere a reali esigenze economiche
1. Con sentenza n. 894 del 2013, la Corte d’appello di Brescia, accogliendo il gravame proposto dalla W.T.H. s.r.l. avverso la sentenza di primo grado, ha annullato la cartella esattoriale emessa per euro 27.806,05 al fine di recuperare i benefici contributivi previsti dagli artt. 8 e 25 l. n. 223 del 1991, in favore delle imprese che assumono personale licenziato a seguito di procedura di mobilità, ad avviso dell’Inps, indebitamente fruiti, posto che tali sgravi erano stati applicati in occasione dell’assunzione di tre lavoratrici poste in mobilità dalla S.S.C. s.r.l., ma in difetto di un effettivo incremento occupazionale ed in presenza di un trasferimento di azienda;
2. la Corte di merito precisava che dalle risultanze del verbale ispettivo era emerso che, con contratto di locazione commerciale del 13 gennaio 2007, il servizio amministrativo e finanziario dell’attività aziendale era stato attribuito dalla W.T. s.r.l. (utilizzatrice) alla W.T.H. s.r.l. (fornitrice), che aveva assunto l’obbligo contrattuale di fornire tale servizio con proprio personale;
3. dunque, le lavoratrici in mobilità provenienti dalla citata S.S.C. s.p.a, pur continuando a svolgere la medesima attività nello stesso luogo, erano in effetti state assunte in contesto aziendale nuovo e non si era realizzata alcuna cessione e o trasferimento di ramo d’azienda, essendo rimasto il compendio di beni ed attrezzature sito in Cesena di proprietà della W.T.H. s.r.l. che si era impegnata a garantire alla W.T. s.r.l. la gestione amministrativa e finanziaria della medesima azienda;
3. tale sentenza è stata impugnata dall’INPS con ricorso per cassazione affidato a un motivo;
4. resiste la W.T.H. s.r.l., con controricorso illustrato con memoria;
4. Equitalia Nord s.p.a., ora Agenzia delle Entrate Riscossione, è rimasta intimata;
5. con l’unico motivo l’INPS denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 8, commi da 1 a 4, della legge n. 223 del 1991, artt. 2112 e 2697 cod. civ. per avere la Corte distrettuale riconosciuto la sussistenza del diritto agli sgravi contributivi nonostante fosse incontestato che :
– la W.T.H. s.r.l. fosse stata costituita il 22 novembre 2004 a seguito di cessione del ramo d’azienda di W.T. s.r.l., relativo alla gestione amministrativa e contabile dell’intera attività d’impresa;
– le due società avessero stipulato, nella stessa data, contratto di fornitura del medesimo servizio;
– la W.T.H. s.r.l. avesse iniziato l’attività in data 23 novembre 2004, assumendo tre lavoratrici della W.T. s.r.l. (R., S. e R.) licenziate il medesimo giorno;
– le dette lavoratrici avessero continuato a svolgere le medesime mansioni svolte in precedenza;
– in data 25 febbraio 2005, la W.T.H. s.r.l. avesse licenziato le due lavoratrici R. e S. mentre la R. aveva già cessato il rapporto di lavoro dal 22.11.2004 e le prime due fossero state assunte dalla S.S.C. s.r.l.. sempre occupandosi delle medesime mansioni presso i medesimi locali;
-in data 31 dicembre 2006, fosse cessato il rapporto di fornitura del servizio tra S.S.C. s.r.l. e W.T.H. s.r.l., che la prima avesse già licenziato le lavoratrici dal 29 dicembre 2006 e che la seconda avesse assunto le stesse lavoratrici tra l’8 e l’11 gennaio 2007 fruendo dei benefici previsti dall’art. 8, comma 2, l. n. 223 del 1991;
tali circostanze in fatto incontestate, imponevano l’applicazione del principio consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità secondo il quale, ai fini dell’attribuzione degli sgravi in esame, occorre fare riferimento ad una nozione d’impresa in senso oggettivo, senza che possano assumere rilievo tutte le variazioni intervenute nella titolarità della stessa e, quindi, con riguardo al caso di specie, il passaggio della gestione amministrativa e finanziaria della W.T. s.r.l. dalla W.T.H. s.r.l. (cessionaria del ramo d’azienda) alla S.S. s.r.l. (in virtù di contratto di sub appalto di servizi) e poi, ancora una volta, alla W.T.H. s.r.l.;
6. il ricorso è ammissibile, essendo la questione incentrata sulla corretta interpretazione del disposto dell’art. 8, comma 4, l. n. 223 del 1991 in relazione ai fatti rilevanti accertati nel corso del giudizio di merito ed incontestati, ed è, inoltre, fondato;
7. questa Corte di cassazione ha infatti più volte affermato che in tema di sgravi contributivi, ai fini di ottenere l’applicazione dei benefici previsti dall’art. 8 della l. n. 223 del 1991 (poi abrogato ad opera dalla L. n. 92 del 2012, art. 2, comma 71, lett. b), nell’ipotesi di cessione d’azienda, è onere del datore di lavoro fornire la dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura societaria e delle significative integrazioni apportate al complesso originario per consentire a quello ceduto di svolgere autonomamente la propria funzione produttiva; inoltre, si è affermato che è necessario accertare che la situazione di esubero sia effettivamente sussistente e che l’assunzione del personale, in ordine al quale si pretendono gli sgravi, da parte di una nuova impresa risponda a reali esigenze economiche e non concreti condotte elusive finalizzate al solo godimento degli incentivi, sicché il diritto ai benefici va escluso ove tra le due imprese sia intervenuto un contratto di affitto del complesso dei beni aziendali, idoneo a configurare un trasferimento di azienda che, ai sensi dell’art. 2112 c.c., importa la continuazione dei rapporti di lavoro con l’acquirente ( ex multis vd. Cass. 10428 del 2017; Cass. 18402 del 2016; Cass. n. 8800 del 2001);
8. tale orientamento recepisce il principio, sotteso alla legittima fruizione dei benefici contributivi legati ad assunzioni di talune categorie di lavoratori, del necessario incremento occupazionale, principio affermato dalla normativa europea (vd. l’abrogato Reg. (CE) n. 2204/2002, il Reg. (UE) n. 651/2014, attualmente in vigore, in base al quale gli Stati membri sono stati autorizzati a prevedere, nei rispettivi ordinamenti interni, incentivi per favorire l’occupazione di determinati soggetti svantaggiati, in deroga al divieto di Aiuti di Stato disposto dall’art. 107 TFUE, purché si realizzi un “incremento occupazionale netto” di tali categorie di lavoratori; per il diritto interno, a livello nazionale, tutti i benefici relativi alle assunzioni emanati sulla scorta dei richiamati Regolamenti europei, presupponevano in maniera implicita, ai fini del loro godimento, la realizzazione da parte del datore di lavoro dell’incremento occupazionale netto, mentre, nel 2015, l’art. 31, lett. f), D.Lgs. n. 150/2015, ha espressamente menzionato l’incremento occupazionale netto della forza lavoro, tra i principi generali di fruizione degli incentivi, specificando altresì che il calcolo deve essere effettuato mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei dodici mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica” di cui all’art. 2, par. 2, Reg. (UE) n. 1408/2013;
9. si è così anche normativamente confermato che gli incentivi all’occupazione possono essere fruiti dai datori di lavoro solo ove l’assunzione per cui si chiede il beneficio faccia registrare all’interno dell’impresa richiedente un incremento dell’occupazione; in caso contrario l’incentivo non può essere riconosciuto e occorre procedere al recupero di quello indebitamente già goduto dall’impresa;
10. in particolare, si è affermato che:
– occorre fare applicazione dell’art. 8, comma 4, della legge n. 223 del 1991 (poi abrogato ad opera dalla L. n. 92 del 2012, art. 2, comma 71, lett. b), riconosce il diritto alle agevolazioni contributive al datore di lavoro che, “senza esservi tenuto ai sensi del primo comma”, assuma a tempo pieno e indeterminato i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità; della L. 29 aprile 1949, n. 264 del 1949, art. 15, comma 6, e successive modificazioni, richiamata dall’art. 8, comma I, cit., prevede che «I lavoratori licenziati da un’azienda per riduzione di personale hanno la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro un anno» (termine ridotto a sei mesi dal D.Lgs. n. 297 del 19 dicembre 2002, art. 6, in vigore dal 30.1.2003); dell’art. 2 comma I, del d.l. n. 299 del 1994, conv. in L. 451 del 1994, che ha poi aggiunto all’art. 8, dopo il comma 4, il comma 4 bis, il quale dispone che «Il diritto ai benefici economici di cui ai commi precedenti è escluso con riferimento a quei lavoratori che siano stati collocati in mobilità, nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso settore di attività che, al momento del licenziamento, presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume ovvero risulta con quest’ultima in rapporto di collegamento o controllo. L’impresa che assume dichiara, sotto la propria responsabilità, all’atto della richiesta di avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni ostative. La predetta esclusione non opera nel caso in cui l’assunzione dei lavoratori in mobilità venga effettuata nell’ambito di programmi concordati, presso l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, con le organizzazioni territoriali dei sindacati maggiormente rappresentativi»;
11. il legislatore ha individuato specifiche circostanze ostative (tempo di durata della mobilità, rapporti tra imprese consistenti in assetti proprietari sostanzialmente coincidenti, o in rapporti di collegamento o controllo tra imprese) impeditive degli indicati benefici, perché ritenute capaci di concretizzare comportamenti elusivi e fraudolenti. Ha quindi precisato che il riconoscimento dei benefici contributivi in questione presuppone che venga accertato che la situazione di esubero del personale posto in mobilità sia effettivamente sussistente e che l’assunzione a tempo pieno ed indeterminato di detto personale da parte di una nuova impresa risponda a reali esigenze economiche e non concretizzi invece condotte elusive degli scopi legislativi, finalizzate al solo godimento degli incentivi, mediante fittizie e preordinate interruzioni dei rapporti lavorativi (in tal senso, Cass. 27/6/2001, n. 8800; Cass. 9/2/2004, n. 2407; Cass. 3/8/2007, n. 17071; Cass. 20/9/2016, n. 18402);
12. si è poi precisato che i benefici in esame non possono essere riconosciuti ove tra due imprese sia intervenuto un trasferimento di azienda che, ai sensi dell’art. 2112 c.c., importa la continuazione dei rapporti di lavoro con l’acquirente; tale esclusione discende dai fatto che la finalità delle agevolazioni è quella di favorire l’occupazione dei lavoratori effettivamente espulsi dal mercato del lavoro; poiché, a norma dell’art. 2112, primo comma, cod. civ., in caso di trasferimento di un’azienda (o di un suo ramo), il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il trasferimento non costituisce di per sé motivo di licenziamento, questi è tenuto all’assunzione dei lavoratori; la sussistenza di un obbligo di assunzione ostativo alla percezione dei benefici viene dunque riferita al medesimo complesso produttivo che ha collocato i lavoratori in mobilità, senza che ne rilevi la diversa titolarità;
12. una formalizzazione di un negozio traslativo che rivesta i caratteri oggettivi della cessione d’azienda non può quindi comunque determinare elusione della normativa previdenziale, non disponibile dalle parti per effetto delle sue ripercussioni sulla finanza pubblica;
13. ne consegue che ove l’azienda – intesa come complesso organizzato non solo di mezzi ma anche di lavoratori stabilmente addetti ad essa – abbia continuato o riprenda ad operare (non importando ne’ se titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante ne1 lo strumento negoziale attraverso cui si sia verificata la cessione totale o parziale di azienda), la prosecuzione o la riattivazione del rapporto di lavoro presso il nuovo datore di lavoro costituiscono non la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l’effetto di un preciso obbligo previsto dalla legge (art. 2112 c.c., come modificato dall’art. 47 l. n. 428 del 1990 e dal D.lg. n. 18 del 2001) il cui adempimento non giustifica l’attribuzione dei benefici contributivi in argomento non traducendosi in un reale incremento occupazionale; non assume rilievo in contrario l’eventuale raggiungimento di un accordo tra impresa e sindacati in ordine alle modalità attuative del trasferimento di azienda in quanto simile accordo può derogare agli effetti voluti dal citato art. 2112 c.c. soltanto nella particolare ipotesi prevista dal comma 5 dell’art. 47, l. n. 428 del 1990 cit. (Cass. n. 2407/2004);
14. in questa stessa ottica, si è affermato che, ai fini di ottenere l’applicazione dei benefici contributivi, qualora sia stata accertata la presenza di significativi elementi di permanenza della preesistente struttura aziendale, quali lavoratori ed oggetto sociale, è onere dell’azienda dare dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura (cfr. al riguardo Cass. 12/11/1999 n. 12589 e Cass. n. 8800/2001, già richiamata) e, si aggiunge, delle significative integrazioni apportate al complesso originario per consentire al complesso ceduto di svolgere autonomamente la propria funzione produttiva;
15. da tali premesse interpretative emerge evidente l’erroneità della sentenza, la quale, per un verso, ha dato rilievo ad elementi non significativi ai fini del riconoscimento del diritto agli sgravi, il quale richiede l’accertamento della obiettiva diversità della società subentrante rispetto alla cedente, e quindi l’effettiva creazione di nuovi posti di lavoro e, per altro verso, non ha giustificato in modo adeguato e coerente con le risultanze istruttorie le ragioni per le quali ha ritenuto che non si fosse realizzata una cessione di ramo d’azienda;
al riguardo deve rimarcarsi che:
a) è onere della parte che intende valersi degli sgravi fornire la prova dei presupposti per la sussistenza del beneficio, poiché il diritto può essere riconosciuto solo ave si accerti che in concreto sussista una diversità oggettiva tra le due imprese essendo onere dell’impresa cessionaria dimostrare gli elementi di novità intervenuti nella struttura (cosi Cass. n. 8800/2001, cit., e Cass. 12589/1999, cit.), in presenza di significativi elementi di permanenza della preesistente struttura aziendale;
b) oggetto dell’accertamento della valutazione del giudice deve essere anche la natura delle attività svolte dalla parte cedente e della cessionaria e la sua eventuale identità, il numero dei lavoratori già alle dipendenze dell’impresa avente causa, e dunque l’effettiva necessità che l’assunzione a tempo pieno ed indeterminato del personale già dipendente della società dante causa risponda a reali esigenze economiche dell’impresa;
c) infine, oggetto di considerazione deve essere anche il fattore temporale, ossia la successione nel tempo degli eventi che precedono l’assunzione di lavoratori in mobilità (Cass., n. 15789/2008, cit.; Cass., 4 marzo 2000, n. 2443);
alla luce di queste considerazioni, il ricorso deve essere accolto e la sentenza cassata con rinvio affinché il nuovo giudice proceda ad una nuova valutazione della fattispecie, sulla base dei principi su enunciati; il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio.
Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Firenze cui demanda anche la regolazione delle spese del presente giudizio.
CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 14 maggio 2019, n. 12774 - In tema di sgravi contributivi, ai fini di ottenere l'applicazione dei benefici previsti dall'art. 8 della l. n. 223 del 1991, nell'ipotesi di cessione d'azienda, è onere del datore di lavoro…