Source: http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article910
Timestamp: 2020-01-24 02:19:56+00:00
Document Index: 149968224

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 7', 'art.2', 'art.7', 'art. 11', 'art. 9']

LA CATTIVA SCUOLAdi Renzi &C - Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
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LA CATTIVA SCUOLAdi Renzi &C
LA CATTIVA SCUOLA di Renzi &C
Il filo conduttore del ddl Renzi sulla c.d. Buona scuola è evidente sin dal titolo e dai primi articoli: il potenziamento dell’autonomia significa “rafforzare la funzione del Dirigente scolastico” (art. 2) che diventa “responsabile (..) delle scelte didattiche, formative, della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti” (art. 7). Il decreto Bassanini prevedeva che solo nel rispetto dei poteri degli organi collegiali il DS avesse poteri di direzione, coordinamento e indirizzo. Ma di fatto spesso i DS in questi anni si sono posti illegittimamente come superiori gerarchici degli organi collegiali, arrogandosi il diritto di decidere quali siano le loro competenze, se possono votare o meno su un certo tema, se le delibere collegiali sono legittime o addirittura se considerarle nulle e disapplicarle. Con questo ddl, che contiene anche una delega sulla riforma degli organi collegiali, il disegno arriva a compimento, sancendo la supremazia giuridica del DS anche in campo didattico e formativo, che era fin qui materia di competenza esclusiva del collegio. Ciò conferma una tesi storica dei Cobas: autonomia significa strutturalmente aziendalizzazione e gerarchizzazione, con connessa competizione delle scuole sul mercato, con buona pace di tutti quelli che fantasticano su “un’altra autonomia possibile”.
Andiamo ad un’analisi puntuale dei nuovi poteri del novello Cesare.
Prima di tutto il DS ha il potere-dovere di elaborare entro ottobre il Piano triennale dell’offerta formativa, su cui Collegio e C. d’Istituto sono solo “sentiti”, insieme “con l’eventuale coinvolgimento dei principali attori economici, sociali e culturali del territorio” (art.2). Quindi il potere decisionale è di competenza esclusiva del DS. Il Piano dovrà essere controllato dall’USR e dal MIUR sia per la compatibilità finanziaria che per il rispetto di una serie di obiettivi indicati dal comma 3. Alla luce di tali valutazioni il DS rielabora il Piano entro febbraio. Sulla base di esso vengono assegnate le risorse economiche (e non più sulla base di criteri oggettivi) e l’organico. Infatti, il Piano dovrà contenere il fabbisogno dell’organico dell’autonomia, articolato in posti comuni, posti di sostegno e quelli per il “potenziamento dell’offerta formativa” (progetti vari, supplenze ...), nonché il fabbisogno di infrastrutture e materiali. Su tale base i DS scelgono i docenti dell’organico dell’autonomia (art.7) nell’ambito di albi territoriali organizzati per gradi di istruzione, classi di concorso e le 3 tipologie di posti di cui sopra. Negli albi confluiscono tutti i neo assunti, ma anche i docenti già di ruolo in mobilità, quindi tutti quelli che fanno domanda di trasferimento o che sono dichiarati soprannumerari a partire dall’a.s. 2015/2016. Inoltre, il DS potrà proporre l’incarico anche a docenti di altre scuola in un’ottica di competizione tra le scuole ad accaparrarsi docenti, magari offrendo premi di merito. Tutto questo non accadrà sulla base di criteri oggettivi (anzianità di servizio, titoli, continuità di servizio), ma sulla base della valutazione discrezionale del DS, che dovrà solo pubblicare criteri e motivazioni, che potranno esser diversi da scuola a scuola. Tutti gli incarichi saranno triennali, per cui salta quella stabilità reale del posto di lavoro in una determinata scuola che è anche il presupposto della continuità didattica. Essendo l’incarico triennale, non è escluso che, in caso di valutazione negativa, il DS possa non rinnovare l’incarico, ricollocando il prof. bocciato negli albi territoriali, con una conseguente precarizzazione anche dei docenti c.d. di ruolo. È un meccanismo molto simile al c.d contratto a tutele crescenti del settore privato. Infine, in nome della flessibilità, il DS potrà scegliere anche docenti da destinare all’insegnamento di materie non comprese nella classe di concorso, purché sia in possesso del relativo titolo di studio: immaginiamo gli effetti sulla qualità dell’insegnamento, che d’altronde deve diventare sempre più un’infarinatura general–generica. Sembra che la destinazione all’insegnamento su posto comune o di sostegno o per il potenziamento dell’offerta formativa verrà determinata al momento dell’iscrizione all’albo, per cui i DS potranno scegliere i “propri” docenti all’interno delle diverse sezioni, a seconda del proprio fabbisogno.
È chiaro che gli studenti devono essere in grado di inserirsi nel mondo del lavoro, ma forniti di strumenti cognitivi che li mettano in grado di capire in quale contesto si collocano, per chi si produce, per quali scopi, in quale modo. La formazione aziendale si caratterizza nel migliore dei casi per l’apprendimento rapido di nozioni o saper fare decontestualizzati, da smettere rapidamente per acquisire altri saperi e saper fare analoghi, come è tipico di una forza lavoro flessibile e precaria. La formazione del cittadino e del lavoratore –cittadino prevista dalla scuola della Costituzione si pone su un piano del tutto diverso. Poi, nel peggiore e più diffuso dei casi, la formazione aziendale è lavoro gratuito o sottopagato, come nel caso degli apprendisti che sono sotto inquadrati di due livelli. A mio parere, fino ai 18 anni bisogna fare tutto il possibile per formare tutti gli studenti a scuola e solo dopo deve partire la formazione in azienda.
Lo stato giuridico dei docenti viene modificato ope legis anche con la formazione obbligatoria, ivi compresa quella digitale e per la didattica laboratoriale (in cui di bel nuovo possono entrare pesantemente le imprese condizionando obiettivi didattici e contenuti). La relazione tecnica parla di un format con 50 ore di formazione, che comunque dovrà essere coerente con il Piano triennale (deciso dal DS) e con il piano di miglioramento emerso dal SNV, che come è noto è sostanzialmente incentrato sui risultati dei quiz Invalsi.
È probabile che i risultati ai quiz siano uno dei criteri di valutazione del merito dei docenti, anche questa di esclusiva competenza del DS, che dovrà solo “sentire” il Consiglio d’istituto. Si tratta di 200 milioni all’anno dal 2016, da ripartire tra le scuole in proporzione all’organico, che i DS potranno usare per premiare i migliori (il comunicato stampa del governo parla di 5% dei docenti di ogni scuola) in base alla “valutazione dell’attività didattica” con riferimento “ai risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento, di rendimento scolastico degli studenti [bisognerà alzare i voti e praticare il 6 di mercato], di progettualità nella metodologia didattica, di innovatività e contributo al miglioramento complessivo della scuola” (art. 11). Quindi, la valutazione tocca sia l’attività al di fuori della classe (il progettificio e le attività funzionali all’insegnamento), sia quel che finora eravamo riusciti a malapena a preservare: il lavoro in classe.
Lo scopo è scatenare la competizione e la concorrenza individuale tra i docenti – come nelle aziende private - perché questo migliorerebbe la qualità della scuola. Sia ben chiaro, tra i docenti, come tra tutti gli esseri umani, esistono differenze: nella conoscenza dei saperi disciplinari, nell’approccio didattico (frontale, interattivo, maieutico..), nella tendenza ad insistere sul nozionismo o sullo sviluppo delle capacità di analisi e sintesi, nel coinvolgimento motivazionale degli studenti, nella relazione emotiva e cognitiva, anche semplicemente nella capacità di catturare l’attenzione. Ma la domanda è: differenziare la retribuzione, mettere in competizione i docenti tra di loro, gerarchizzarli, selezionarli … migliora la qualità della scuola o la peggiora? La scuola ha bisogno di competizione o di collegialità effettiva?
Anche la centralità dei quiz Invalsi nel meccanismo di valutazione delle scuole, dei DS e, quindi, anche dei docenti costituisce un fattore fortissimo di standardizzazione degli insegnamenti e di ulteriore dequalificazione della scuola. È uno strumento molto più efficace di qualsiasi imposizione normativa esplicita. Ipotizziamo che un docente che non abbia svolto un determinato argomento per scelta didattica o per rispetto dei tempi diversi dei suoi studenti o che abbia impostato diversamente la trattazione di quel tema, magari puntando più allo sviluppo di capacità cognitive e spirito critico che all’acquisizione rapida di nozioni decontestualizzate. Se i suoi studenti vanno male ai quiz e, quindi, lui non accede al premio di merito o addirittura rischia di non vedersi rinnovato l’incarico triennale, magari temendo che i suoi colleghi più invalsizzati di lui lo superino nella valutazione del DS, egli inevitabilmente adatterà il suo percorso ai test, indipendentemente da ogni altra considerazione. È il teaching to test che ha già ampiamente rovinato le scuole inglesi e USA.
Le scuole-aziende dovranno competere sul mercato anche a caccia di finanziamenti: le imprese private, i genitori.. potranno destinare il 5 per mille anche alle scuole, sia statali che paritarie. È facile immaginare che le scuole private imporranno tale donazione per ridurre i costi delle iscrizioni. Tra le scuole pubbliche l’effetto sarà che quelle con studenti provenienti da famiglie più ricche avranno più risorse rispetto alle scuole dei poveri o degli immigrati: scuole di serie A e B anche dal punto di vista delle risorse economiche, come è tipico del modello privatistico USA. Vengono anche incentivate le erogazioni liberali con un credito di imposta del 65% nel 2015 e del 50% negli anni successivi. Ma soprattutto la dequalificazione della scuola pubblica dovrà servire a potenziare le scuole private, a cui vengono destinati altri 116 milioni per il 2016 e successivamente 66,4 milioni annui, mediante detrazioni di imposta del 19 % delle spese di iscrizione. Il massimale è di 400 € per il quale basta un prezzo di iscrizione di 2100 €, per cui tutti gli iscritti alle private avranno questo regalo, che si aggiunge ai 700 milioni di finanziamento diretto alle scuole.
Il ddl riduce le assunzioni a 100.701 (i 2/3 rispetto alle promesse del Grande Imbonitore), in relazione all’organico dell’autonomia che dovrebbe essere definito entro il 30 maggio 2015. La relazione tecnica prevede 52.889 su posti comune o di sostegno e 48.812 per il potenziamento I neoassunti saranno i vincitori di concorso del 2012 (non più anche gli idonei) e gli iscritti alle GAE. Entrambi dovranno indicare le loro preferenze tra una serie di albi territoriali, ma se non vi sono posti disponibili (come per es. per Filosofia) non si procede all’assunzione. I vincitori di concorso sceglieranno gli albi in ambito regionale nel limite del 50% dei posti disponibili; gli iscritti GaE in ambito provinciale sempre nel limite del 50% dei posti; quelli che residuano verranno assunti nel limiti dei posti vacanti a livello nazionale. Quindi, mobilità territoriale, ma anche professionale perché 48.812 neo assunti andranno nella sezione degli albi territoriali per il c.d. “potenziamento” dell’offerta formativa: progetti vari, supplenze fino a 10 gg con la possibilità di essere usati anche per diversi gradi d’istruzione presumibilmente negli Istituti compresivi,in una perfetta logica da ”tappabuchi”. Ma attenzione: gli aspiranti all’assunzione indicano le loro preferenze per gli albi territoriali; in base alla disponibilità di posti riceveranno la proposta di assunzione (da accettare entro 10 gg; se rifiutano non potranno essere destinatari di altre proposte), ma non sceglieranno più la scuola, bensì saranno scelti dai DS! E per ridurre le supplenze residue potranno essere scelti anche per insegnamenti diversi da quelli inclusi nella classe di concorso, purché abbiano il titolo di studio.
Ma se non fanno i bravi la disoccupazione è un rischio anche per i neoassunti. L’art. 9 prevede che i docenti in prova e formazione per un anno non sono più sottoposti alla valutazione collegiale del Comitato di valutazione, ma a quella del DS, che si deve limitare a basarsi sull’istruttoria del tutor (che il sempre il Ds potrà scegliere se e quanto retribuire) e ad acquisire il parere del Collegio e del Consiglio, tutti non vincolanti. Un DM individuerà obiettivi della formazione, valutazione del grado di raggiungimento, attività di formazione, criteri e modalità della valutazione, anche con verifiche e ispezioni in classe: il DS onnipotente sarà anche un pò poliziotto! “In caso di valutazione negativa il DS provvede alla dispensa dal servizio con effetto immediato, senza obbligo di preavviso”: in pratica licenziamento in tronco!