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Timestamp: 2018-11-13 06:40:45+00:00
Document Index: 6906193

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 4']

COLLINE NOVARESI-OSSOLANE | EUROPEAN WINES' GEOGRAPHICAL INDICATIONS -VINI EUROPEI CON INDICAZIONI GEOGRAFICHE-Sauro Avezza-
Piemonte › COLLINE NOVARESI-OSSOLANE
VIGNETI GHEMME
la denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme” è riservata ai vini rossi che rispondono ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie e menzioni:
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme”deve essere ottenuto, da uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione:
Nebbiolo (Spanna) minimo 85%
é consentito l’utilizzo dei vitigni:
Vespolina ed Uva Rara (Bonarda novarese) da soli o congiuntamente per un massimo del 15%.
La zona di produzione delle uve ricade in provincia di Novara, in parte del territorio amministrativo dei comuni di:
limitatamente ai terreni circoscritti da:
strada statale n. 299 della Valsesia, dal confine comunale di Ghemme in direzione di Sizzano, fino a raggiungere, a nord – ovest, la strada statale n. 142; a nord la strada statle n. 142, a nord – est la strada provinciale 107 di Romagnano Sesia; la strada della Mauletta; la strada comunale del Cantalupo; il confine comunale di Ghemme, fino al raggiungimento della ferrovia Santhià – Arona; il torrente Strego ed il torrente Strona fino al confine comunale con Sizzano; il confine comunale di Sizzano fino alla statale n. 299 di Alagna.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve ed al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
terreni argillosi, limosi, sabbiosi, ciottolosi e loro eventuali combinazioni;
altitudine non inferiore a 220 metri s.l.m. e non superiore a 400 metri s.l.m.;
I vecchi vigneti già iscritti all’Albo non potranno comunque produrre mediamente più di 3,000 kg di uva per ceppo;
Le forme di allevamento devono essere a controspalliera. I sesti di impianto ed i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati o comunque autorizzati dagli organi tecnici competenti ed in ogni caso atti a non modificare le peculiarità organolettiche dell’uva, del mosto e del vino.
Le rese massime di uva per ettaro in coltura specializzata per la produzione dei vini a DOCG “Ghemme” non devono superare:
Ghemme: 8,00 tonnellate/ettaro;
Ghemme riserva: 8,00 tonnellate/ettaro
La resa massima per la produzione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” con menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo deve essere di
La DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” possono essere accompagnate dalla menzione aggiuntiva “vigna”, seguita dal relativo toponimo, purché tale vigneto abbia un’età di impianto di almeno 5 anni.
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uva da destinare alla produzione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo, fermo restando il limite resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
I titoli alcolometrici volumici naturali minimi per la DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” sono i seguenti:
Ghemme: 11,50% vol.
Ghemme riserva: 12,00% vol.
Le uve destinate alla produzione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” che intendano fregiarsi della menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo debbono presentare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di: 12,00% vol.
Le operazioni di vinificazione, di conservazione, di invecchiamento in botti di legno, di imbottigliamento e di affinamento in bottiglia, devono essere effettuate all’interno dei territori di:
Ghemme: 70% (56,00 hl/ha),
Ghemme riserva: 70% (56,00 hl/ha).
Nella vinificazione sono ammesse, soltanto le pratiche locali, leali e costanti e tutte le altre consentite dalla vigente normativa.
Ghemme riserva:
I vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” devono essere sottoposti, successivamente al prescritto periodo di invecchiamento obbligatorio in legno, a un periodo di affinamento in bottiglia della durata di sei mesi.
Ghemme: 1° Settembre del terzo anno successivo a quello della vendemmia;
Ghemme riserva: 1° Settembre del quarto anno successivo a quello della vendemmia.
E’ consentita a scopo migliorativo l’aggiunta, nella misura massima del 15%, di vino più giovane a quello più vecchio o viceversa.
Tale pratica deve essere eseguita una sola volta.
Per i vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” la scelta vendemmiale è consentita, ove ne sussistano le condizioni di legge, soltanto verso la DOC “Colline Novaresi” con o senza la specificazione “Nebbiolo (Spanna)”.
I vini destinati a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva”, possono essere classificati durante il periodo di maturazione obbligatoria con la DOC “Colline Novaresi” con o senza la specificazione “Nebbiolo (Spanna)”, purché corrispondano alle condizioni ed ai requisiti previsti dal relativo disciplinare, previa comunicazione del detentore agli organi competenti.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme”, all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
Ghemme con menzione “vigna”:
profumo: caratteristico, fine, gradevole ed etereo,
Ghemme riserva con menzione vigna:
sapore: asciutto, sapido, armonico, austero ma vellutato, con fondo gradevolmente amarognolo;
E’ facoltà del Ministero delle politiche Agricolture, Alimentari e Forestali con proprio decreto, di modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.
Alla denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme” è vietata qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da “riserva”, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, superiore, selezionato e similari.
Nella designazione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva”, la denominazione di origine può essere accompagnata dalla menzione “vigna” purché:
coloro che, nella designazione e presentazione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva”, intendono accompagnare la denominazione di origine con la menzione “vigna” abbiano effettuato la vinificazione delle uve e l’imbottigliamento del vino;
Nella presentazione e designazione del vino a DOCG “Ghemme” la menzione “riserva” deve figurare in etichetta sotto la DOCG.
Nella designazione e presentazione dei vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva” è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
Le bottiglie, in cui viene confezionato per la commercializzazione i vini a DOCG “Ghemme e Ghemme riserva”, devono essere di forma tradizionale, di vetro scuro e chiuse con tappi di sughero raso bocca.
La collocazione geografica di Ghemme è nell’Alto Piemonte, ai confini con la Valsesia, nelle vicinanze del Monte Rosa con il Monte Fenera a nord ed i laghi Maggiore ed Orta a Nord Ovest.
La popolazione è stata da sempre dedita all’agricoltura, con particolare riguardo al settore vitivinicolo.
A partire dal secolo scorso numerose aziende di proprietà di famiglie locali hanno incrementato la diffusione del Ghemme .
Dagli anni ’70 ha ripreso pieno vigore il settore vitivinicolo , con esperienze pluriennali di lotta guidata ed integrata.
Il ritiro dei ghiacciai ha creato una serie di morene costituenti un raccordo naturale tra la montagna e la pianura.
Le colline che si sviluppano da nord a sud , hanno terreni con rocce e detriti di diversa natura e composizione , con uno stato superficiale di argille, caolini e tufi.
Più compatti e profondi sull’Altopiano più sciolti e ciottolosi lungo il versante occidentale .
Camera di Commercio industria, artigianato e agricoltura di Novara
La Camera di Commercio di Novara è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
La resa massima per la produzione dei vini a DOC “Boca e Boca riserva” con menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale deve essere di
La DOC “Boca e Boca riserva” possono essere accompagnate dalla menzione aggiuntiva “vigna”, seguita dal relativo toponimo, purché tale vigneto abbia un’età di impianto di almeno 7 anni.
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uva da destinare alla produzione dei vini a DOC “Boca e Boca riserva” devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo, fermo restando il limite resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
1° Settembre del terzo anno successivo a quello della vendemmia;
1° Settembre del quarto anno successivo a quello della vendemmia.
Boca, piccolo paese della provincia di Novara, a m. 389 d’altitudine, a cui fanno da sfondo le colline, coltivate a vigneti , dietro le quali si intravedono le cime delle Alpi.
Il “Boca” deve le sue peculiarità al terreno morenico che origina dal monte Rosa ,composto da argilla, sabbia, ciottoli di granito, porfido e sfaldature di rocce dolomitiche del Fenera che assumono una consistenza diversa secondo il sito.
E’ una sovrapposizione di suoli alluvionali originaria del mare che ricopriva , pre-glaciazione, queste terre.
I sistemi adottati nella coltura della vite mutarono gradualmente , perfezionando nei secoli la coltivazione e la qualità dei vitigni. L’esperienza maturata negli anni ha affinato la tecnica di coltivazione ,ottimizzando le rese produttive dei vitigni della zona della doc , ottenendo buoni tenori zuccherini , grandi profumi ed ottime evoluzioni nel tempo.
La conformazione dei terreni, ha costretto, fin dai primi impianti all’uso di gradoni orizzontali, paralleli alle curve di livello, e di muri a secco.
Nonostante le correnti da nord provenienti dal monte Rosa producano potenti escursioni giorno-notte, il riparo naturale del monte Fenera produce inverni miti, primavere temperate, estati e autunni caldi e soleggiati.
L' area viticola di Boca , è nella parte nord est del Piemonte .
La vite, è per gli agricoltori di zona coltura antichissima e,risale a prima della colonizzazione romana.
Camera di Commercio di Novara Via degli Avogadro, 4
VIGNETI ROMAGNANO SESIA
1. La denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:
«Colline Novaresi» rosso;
«Colline Novaresi» rosato;
«Colline Novaresi» novello;
«Colline Novaresi» Nebbiolo (Spanna);
«Colline Novaresi» Uva rara (Bonarda Novarese);
«Colline Novaresi» Barbera;
«Colline Novaresi» Vespolina;
«Colline Novaresi» Croatina;
«Colline Novaresi» bianco.
1.I vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi in ambito aziendale la seguente composizione ampelografica:
«Colline Novaresi» rosso, rosato e novello:
possono concorrere alla produzione di detti vini fino a un massimo del 50%, altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato, con decreto ministeriale 7 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 14 ottobre 2004, da ultimo aggiornato con decreto ministeriale 22 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 170 del 23 luglio 2011;
«Colline Novaresi» Vespolina:
«Colline Novaresi» Nebbiolo (Spanna):
Nebbiolo minimo 85%;
«Colline Novaresi» Uva rara (Bonarda Novarese):
Uva rara minimo 85%;
«Colline Novaresi» Croatina:
«Colline Novaresi» Barbera:
«Colline Novaresi» bianco:
Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» devono essere prodotte nei seguenti comuni:
Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cavallirio, Cressa, Cureggio, Fara Novarese, Fontaneto d'Agogna, Gattico, Ghemme, Grignasco, Maggiora, Marano Ticino, Mezzomerico, Oleggio, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vaprio d'Agogna, Veruno e Agrate Conturbia,
1. Le condizioni ambientati e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire alle uve ed al vino le specifiche caratteristiche di qualità.
densità d'impianto: quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari delle uve e del vino. I vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi ad ettaro, calcolati sul sesto d'impianto, non inferiore a 2.500;
“Colline Novaresi” bianco: 9,50 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” rosato: 10,00 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” rosso: 10,00 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” novello: 10,00 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” Nebbiolo (Spanna): 9,50 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” Uva rara (Bonarda Novarese): 9,50 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” Barbera: 10,00 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” Vespolina: 9,50 t/ha, 10,50% vol.;
“Colline Novaresi” Croatina: 10,00 t/ha, 10,50% vol.
4. La quantità massima di uva ammessa per la produzione dei vini a denominazione di origine «Colline Novaresi» nelle tipologie Barbera e Croatina, con menzione aggiuntiva «vigna» seguita dal toponimo
La quantità massima di uva ammessa per la produzione dei vini a denominazione di origine «Colline Novaresi» nelle tipologie Nebbiolo o Spanna, Uva rara o Bonarda novarese, Vespolina con menzione aggiuntiva «vigna» seguita dal toponimo
deve essere di 8,50 t/ha.
Le uve destinate alla produzione del vini «Colline Novaresi» nelle tipologie Nebbiolo (Spanna), Uva rara (Bonarda novarese), Barbera, Vespolina, Croatina che intendano fregiarsi della specificazione aggiuntiva «vigna» debbono presentare
e devono provenire da vigneti che abbiano un'età di impianto di almeno 3 anni.
La produzione di uva per ettaro ammessa è pari:
“Colline Novaresi” Nebbiolo (Spanna): 5,10 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Uva rara (Bonarda Novarese: 5,10 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Barbera: 5,40 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Vespolina: 5,10 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Croatina: 5,40 t/ha, 11,50% vol.
“Colline Novaresi” Nebbiolo (Spanna): 6,00 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Uva rara (Bonarda Novarese: 6,00 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Barbera: 6,30 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Vespolina: 6,00 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Croatina: 6,30 t/ha, 11,50% vol.
“Colline Novaresi” Nebbiolo (Spanna): 7,70 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Uva rara (Bonarda Novarese: 7,70 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Barbera: 8,10 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Vespolina: 7,70 t/ha, 11,50% vol.;
“Colline Novaresi” Croatina: 8,10 t/ha, 11,50% vol.
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione del vino a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti: resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
7. Nell'ambito della resa massima fissata in questo articolo, la Regione Piemonte su proposta del Consorzio di tutela può fissare i limiti massimi di uva rivendicabile per ettaro inferiori a quello previsto dal presente disciplinare in rapporto alla necessità di conseguire un migliore equilibrio di mercato.
Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cavallirio. Cressa, Cureggio, Fara Novarese, Fontaneto d'Agogna, Gattico, Ghemme, Grignasco, Maggiora, Marano Ticino, Mezzomerico, Oleggio, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vaprio d'Agogna, Veruno e Agrate Conturbia;
“Colline Novaresi” bianco: 70%, 66,50hl/ha;
“Colline Novaresi” rosato: 70%, 70,00 hl/ha;
“Colline Novaresi” rosso: 70%, 70,00 hl/ha;
“Colline Novaresi” novello: 70%, 70,00 hl/ha;
“Colline Novaresi” Nebbiolo (Spanna): 70%, 66,50 hl/ha;
“Colline Novaresi” Uva rara (Bonarda Novarese): 70%, 66,50 hl/ha;
“Colline Novaresi” Barbera: 70%, 70,00 hl/ha;
“Colline Novaresi” Vespolina: 70%, 66,50 hl/ha;
“Colline Novaresi” Croatina: 70%, 70,00 hl/ha.
Per l'impiego della menzione «vigna», fermo restando la resa percentuale massima uva-vino di cui al paragrafo sopra, la produzione massima di vino l/ha ottenibile e' determinata in base alle rese uva kg/ha di cui all'art. 4, punto 4.
Qualora tale resa superi la percentuale sopra indicata, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata, oltre detto limite percentuale decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.
3. Nella vinificazione e invecchiamento devono essere, seguiti i criteri tecnici più razionali ed effettuate le pratiche enologiche atte a conferire al vino le migliori caratteristiche di qualità, ivi compreso arricchimento della gradazione zuccherina, secondo i metodi riconosciuti dalla legislazione vigente.
4. E' consentita la scelta vendemmiale dalle denominazioni interamente comprese nella zona di produzione della denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» a condizione che abbiano con quest'ultima compatibilità di resa, di titolo alcolometrico naturale e di composizione ampelografica.
E' consentita la scelta vendemmiale dalla denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» alla denominazione di origine controllata «Piemonte» per le tipologie rosso, rosato e bianco a condizione che abbiano con quest'ultima compatibilità di resa, di titolo alcolometrico naturale e di composizione ampelografica.
5. Possono essere classificati con la denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» i vini interamente compresi nelle zone di produzione di cui all'art. 3 e che corrispondano alle condizioni ed ai requisiti previsti dal presente disciplinare, previa comunicazione del detentore agli organi competenti.
I vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» possono essere altresì riclassificati verso la denominazione di origine controllata «Piemonte» nelle tipologie rosso, rosato e bianco purché corrispondano alle condizioni ed ai requisiti previsti dal relativo disciplinare.
6. La possibilità di destinare alla rivendicazione della DOC “Colline Novaresi” gli esuberi di produzione delle DOCG insistenti nella stessa area di produzione, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, è subordinata a specifica autorizzazione regionale su richiesta del relativo Consorzio di tutela e sentite le organizzazioni di categoria.
1. I vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
«Colline Novaresi» rosso:
«Colline Novaresi» novello:
colore: da rosato a rosso più o meno intenso;
«Colline Novaresi» rosato:
«Colline Novaresi» rosato novello:
colore: rosso più o meno intenso,talvolta rosato;
«Colline Novaresi» Uva rara (Bonarda Novarese) con menzione “vigna”:
«Colline Novaresi» Barbera con menzione “vigna”:
«Colline Novaresi» Vespolina con menzione “vigna”:
titolo alcolometrico volumico totale minino: 11,00% vol.;
«Colline Novaresi» Croatina con menzione “vigna”::
profumo: fragrante, delicato;
2. E' facoltà del Ministero delle politiche agricole,alimentari e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo.
1. Nella etichettatura e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quello previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto, selezionato, superiore, riserva, vecchio e similari.
2. Nella etichettatura e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi», è consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e che non traggano in inganno il consumatore.
3. Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» nelle tipologie Nebbiolo (Spanna), Uva rara (Bonarda novarese), Barbera, Vespolina, Croatina, la denominazione può essere accompagnata dalla menzione «vigna».
L'utilizzo della menzione «vigna» e' assoggettato alle seguenti condizioni:
coloro che, nella designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi», intendono accompagnare la denominazione di origine con la menzione «vigna» abbiano effettuato la vinificazione delle uve e l'imbottigliamento del vino;
4. In sede di designazione la denominazione «Colline Novaresi» dovrà precedere, in etichetta, l'indicazione del vitigno o la specificazione novello, bianco, rosso o rosato; inoltre tali specificazioni non potranno essere riportate in etichetta con caratteri di dimensioni superiori, per larghezza e per altezza, a quelli utilizzati per indicare la denominazione «Colline Novaresi».
5. Per tutti i vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi», è obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.
1. I vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi», per la commercializzazione, devono essere confezionati in contenitori di vetro di forma e colore tradizionale, di capacità non inferiori a 18,7 cl e non superiori a 6.000 cl, con l'esclusione del contenitore da 200 cl.
2. I vini a denominazione di origine controllata «Colline Novaresi» con menzione «vigna» seguita dal relativo toponimo, per la commercializzazione, devono essere confezionati in contenitori di vetro di forma e colore tradizionale, di capacità non inferiori a 18,7 cl e non superiori a 500 cl, con l'esclusione del contenitore da
È una vasta fascia di territorio, nel nord/est del Piemonte, che da ovest verso est , corre tra la sinistra orografica del Fiume Sesia ( che scende dal Monte Rosa ) e la destra del fiume Ticino ( che proviene dai monti del Gottardo ) .
I territori della doc Colline Novaresi vantano sicuramente una tradizione ed una fama consolidata nei secoli , la vite è presente nella zona territoriale della doc Colline Novaresi sin dall’età romana ed è descritta da Plinio il Vecchio con parole elogiative delle caratteristiche qualitative e della sua ampia diffusione.
La ricchezza e la diversità dei vitigni autoctoni determinano la differenza delle forme di allevamento che a loro volta contribuiscono a caratterizzare fortemente il paesaggio , dominato dalla vicinanza del Monte Rosa.
I suoli sono morenico alluvionali , più limoso-argillosi nella parte bassa delle colline ed appena più sciolti nella parte superiore La ricchezza e la diversità dei vitigni autoctoni determinano la differenza delle forme di allevamento che a loro volta contribuiscono a caratterizzare fortemente il paesaggio
Molte le testimonianze, al riguardo , che documentano che la viticoltura in questo territorio ha tradizioni antichissime che hanno portato, nel corso dei diversi secoli, all’affermazione di vitigni caratteristici di queste località .
Via degli Avogadro, 4 28100 Novara
La Camera di Commercio di Novara è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
( fonte Mipaaf)
Bae ampelografica
Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cavallirio. Cressa,
Mezzomerico, Oleggio, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vaprio d'Agogna , Veruno e Agrate
Risalendo lungo il Fiume Sesia , Fara è la prima delle denominazioni “comunali” del Novarese .
Due i comuni interessati : Briona e Fara Novarese. Il suo territorio si trova parte in altopiani morenici e parte su versanti collinari
Tra i prodotti del territorio , il primo posto spetta all'uva e la coltivazione della vite vanta più di un millennio di esperienza che con il passare degli anni si è affinata in base alle conformazioni territoriali e climatiche.
La viticoltura di Fara si sviluppa sul versante orientale della valle del Sesia , una lunga e regolare collina morenica che si sviluppa su un asse nord-sud : un altopiano prevalentemente argilloso diviso in due strisce collinari .
E’ una collina frutto dei lavori di terrazzamento fluvio-glaciali, che l’hanno arricchita di strati alluvionali eterogenei.
Terreni profondi nella parte superiore (quella in piano) , più ciottolosi e più sciolti lungo i versanti esposti a ovest.
Fin dai tempi più remoti a Fara si è coltivata la vite per fare il vino e lo scrittore Plinio il Vecchio già lo menziona nel I° secolo dopo Cristo, testimonianze derivano anche da antichi diari di viticultori.
A Fara Novarese è conservato un Sarcofago romano, attribuito al II° Secolo d.C.. , nel quale si legge molto chiaramente il testo dell’iscrizione nel cartiglio che ci dice che il proprietario negoziava in generi agricoli e in vino.
VIGNETI SIZZANO
1. La denominazione di origine controllata "Sizzano" è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie e menzioni:
“Sizzano riserva”.
1. I vini a DOC "Sizzano e Sizzano riserva” devono essere ottenuti dalle uve provenienti, nell’ambito aziendale,
dai seguenti vitigni nella proporzione appresso indicata:
Nebbiolo (Spanna) dal 50% al 70 %;
Vespolina ed Uva rara (Bonarda novarese) da sole o congiuntamente dal 30 al 50%.
1. Le uve destinate alla produzione dei vini "Sizzano e Sizzano riserva” devono essere prodotte nel territorio amministrativo comunale di:
1. Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini "Sizzano e Sizzano riserva” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino le specifiche caratteristiche di qualità.
altitudine: non inferiore a metri 200 s.l.m. e non superiore a 350 metri s.l.m.
densità d'impianto: quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari delle uve e del vino I vigneti oggetto di nuova iscrizione o di reimpianto dovranno essere composti da un numero di ceppi ad ettaro, calcolati sul sesto d'impianto, non inferiore a 3.000;
“Sizzano”: 9,00 tonnellate/ettaro, 11,50%Vol.
“Sizzano riserva”: 8,10 tonnellate/ettaro, 12,00% Vol.
I vini a denominazione di origine controllata “Sizzano e Sizzano riserva” possono essere accompagnati dalla menzione “vigna”, seguita dal relativo toponimo, purché il relativo vigneto abbia un'età d'impianto di almeno 3 anni.
Le rese massime di uva ad ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione dei vini a DOC “Sizzano e Sizzano riserva”, con menzione “vigna” ed i titoli alcolometrici volumici minimi naturali delle relative uve destinate alla vinificazione devono essere i seguenti:
“Sizzano”:
“Sizzano riserva”:
terzo anno: 4,90 tonnellate/ettaro, 12,00 %
quarto anno: 5,70 tonnellate/ettaro, 12,00 %
quinto anno: 6,50 tonnellate/ettaro, 12,00 % vol.
sesto anno: 7,30 tonnellate/ettaro, 12,00 % vol.
settimo anno: 8,10 tonnellate/ettaro, 12,00 %
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uva ottenuti e da destinare alla produzione del vino a denominazione di origine controllata "Sizzano e Sizzano riserva” devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo, fermo restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
4. In caso di annata sfavorevole, la Regione Piemonte su indicazione del Consorzio di Tutela fissa una resa inferiore a quella prevista dal presente disciplinare anche differenziata nell'ambito della zona di produzione di cui all'art. 3.
5. I conduttori interessati che prevedano di ottenere una resa maggiore rispetto a quella fissata dalla Regione Piemonte, ma non superiore a quella fissata dal punto 3, dovranno tempestivamente, e comunque almeno 5 giorni prima della data d'inizio della propria vendemmia, segnalare, indicando tale data, la stima della maggiore resa, mediante lettera raccomandata agli organi competenti per territorio preposti al controllo, per consentire gli opportuni accertamenti da parte degli stessi.
1.Le operazioni di vinificazione, di invecchiamento obbligatorio e di imbottigliamento per i vini a DOC "Sizzano e Sizzano riserva” devono essere effettuate nell'intero territorio dei seguenti comuni:
Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cavallirio, Cressa, Cureggio, Fara Novarese, Fontaneto d'Agogna, Gattico, Ghemme, Grignasco, Maggiora, Marano Ticino, Mezzomerico, Oleggio, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vaprio d'Agogna , Veruno ed Agrate Conturbia,
Gattinara, Roasio, Lozzolo, Serravalle Sesia ,
Lessona, Masserano, Brusnengo, Curino, Villa del Bosco, Sostegno, Cossato, Mottalciata, Candelo, Quaregna, Cerreto Castello, Valdengo e Vigliano Bielles,
“Sizzano”: 70%, (63,00 hl/ha),
“Sizzano riserva”: 70%, (56,70 hl/ha).
Per l’impiego della menzione “vigna”, fermo restando la resa massima uva-vino di cui al paragrafo sopra, la produzione massima di vino l/ha ottenibile è determinata in base alle rese uva t/ha di cui all’art. 4 punto 3.
“Sizzano”: 22 mesi di cui almeno 16 in botti di legno,
“Sizzano riserva”: 34 mesi di cui almeno 24 in botti di legno,
il periodo di invecchiamento obbligatorio ha inizio con il 1° Novembre dell’anno di raccolta delle uve.
E' ammessa la colmatura con uguale vino conservato, in altri recipienti, per non più del 10% del totale del volume nel corso dell'intero invecchiamento obbligatorio.
4. Per i seguenti vini l'immissione al consumo è consentita soltanto a partire dalla data per ciascuno di essi di seguito indicata:
“Sizzano”: 1° settembre del secondo anno successivo a quello della vendemmia
“Sizzano”riserva”: 1° settembre del terzo anno successivo a quello della vendemmia
1. Il vino a DOC "Sizzano" ,anche con menzione “vigna” ,all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle
profumo: vinoso, caratteristico, con lievi sentori di violetta, fine e gradevole;
2. Il vino a DOC “Sizzano riserva”, anche con menzione “vigna”, all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
profumo: vinoso, caratteristico, con sentori di violetta, fine e gradevole;
sapore: asciutto, sapido, armonico, con retrogusto leggermente amarognolo;
3. E' facoltà del Ministero delle politiche agricole,alimentarie forestali - Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini- modificare i limiti dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo con proprio decreto.
1. Nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine “Sizzano e Sizzano riserva” è
vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, naturale, scelto, selezionato, vecchio e similari.
2. Nella designazione e presentazione del vino a la denominazione di origine controllata "Sizzano e Sizzano riserva” , è consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati, purché non abbiano significato laudativo, non traggano in inganno il consumatore.
3. Nella designazione del vino "Sizzano e Sizzano riserva” la denominazione di origine può essere
accompagnata dalla menzione "vigna" purché:
coloro che, nella designazione e presentazione del vino a DOC "Sizzano e Sizzano riserva” , intendono accompagnare la denominazione di origine con la menzione "vigna" abbiano effettuato la vinificazione delle
uve e l’imbottigliamento del vino;
la menzione "vigna" seguita dal relativo toponimo sia riportata in caratteri di dimensioni uguale o inferiore al 50% del carattere usato per la denominazione di origine.
4. Nella designazione e presentazione del vino a DOC "Sizzano e Sizzano riserva”, è obbligatoria l'indicazione
1. Le bottiglie, in cui sono confezionati i vini a denominazione di origine controllata "Sizzano e Sizzano riserva”, devono essere di forma tradizionale, di vetro scuro, munite di tappo raso bocca.
2. La capacità delle bottiglie deve essere quella consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiore a 18,7 cl, con l'esclusione del contenitore da 200 cI e della dama da 500 cl.
Sizzano, anticamente chiamato Sitianum o anche Siccianum sorge ai piedi di dodici colline degradanti verso il fiume Sesia; il borgo si trova lungo la strada che conduce in Valsesia, a 22 chilometri da Novara.
L'origine del nome non è del tutto sicura , si ipotizza una derivazione dal nome Sittius:
I sistemi adottati nella coltura della vite mutarono gradualmente , perfezionando nei secoli la coltivazione e la qualità dei vitigni.
L’esperienza maturata negli anni ha affinato la tecnica di coltivazione ,ottimizzando le rese produttive dei vitigni della zona della doc , ottenendo buoni tenori zuccherini , grandi profumi ed ottime evoluzioni nel tempo.
La viticoltura di Sizzano si sviluppa sul versante orientale della valle del Sesia , una lunga collina morenica che si sviluppa su un asse nord-sud: un altopiano prevalentemente argilloso diviso in due strisce collinari.
Terreni più profondi ed argillosi nella parte alta della collina, più ciottolosi e più sciolti lungo i versanti più occidentali che scendono verso il fondo valle .
La fama del vino sizzanese nei tempi moderni, si deve al grande statista piemontese Camillo Benso conte di Cavour, proprietario di vaste estensioni terriere e di aziende agricole , ma il vino era già apprezzato nel periodo rinascimentale e considerato di grande qualità.
La denominazione di origine controllata “Valli Ossolane” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie:
La denominazione di origine controllata “Valli Ossolane” seguita dalla qualifica “bianco” è riservata ai vini ottenuti da uve, non aromatiche, provenienti da vitigni, presenti in ambito aziendale con la seguente composizione ampelografica:
Chardonnay minimo 60%,
da solo o congiuntamente ad altri vitigni a bacca bianca non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte per un massimo del 40%.
La denominazione di origine controllata “Valli Ossolane” seguita dalla qualifica “rosso” è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Nebbiolo, Croatina e Merlot minimo 60%,
da soli o congiuntamente con altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte, per un massimo del 40%.
La denominazione di origine controllata “Valli Ossolane” seguita da una delle specificazioni di cui appresso, è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Nebbiolo e Nebbiolo superiore:
Nebbiolo minimo 85%,
possono concorrere altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte, fino ad un massimo del 15%.
La zona di produzione dei vini a DOC “Valli Ossolane” comprende l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Beura Cardezza, Bognanco, Crevoladossola, Crodo, Domodossola, Masera, Montecrestese, Montescheno, Pallanzeno, Piedimulera, Pieve Vergonte, Premosello, Ornavasso, Trontano, Viganella, Villadossola, Vogogna
Le condizioni ambientali e di coltivazione dei vigneti destinati alla produzione del vino a DOC “Valli Ossolane” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
esclusivamente collinare e montana con quota altimetrica compresa tra i 160 metri ed i 1.000 metri s.l.m.
Sono da escludere i terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente soleggiati.
versanti collinari adatti ad assicurare una idonea maturazione delle uve.
quelle generalmente usate in funzione delle caratteristiche peculiari delle uve e del vino.
I vigneti oggetto di reimpianti o nuovo impianto, dovranno essere composti da un numero di ceppi per ettaro, calcolati sul sesto d’impianto, non inferiore a
allevamenti a Guyot o Cordone speronato: 3.300 ceppi/ettaro;
Allevamento a pergola: 1.000 ceppi/ettaro.
Le forme di allevamento devono essere quelle tradizionali a pergola o a vegetazione assurgente a contro spalliera quali Guyot e il Cordone speronato basso.
La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione dei vini di cui all’art. 1 ed i titoli alcolometrici volumici naturali minimi delle relative uve destinate alla vinificazione devono essere rispettivamente le seguenti:
Valli Ossolane rosso: 8,00 t/ha, 10,50% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 8,00 t/ha, 10,50% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 7,00 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane bianco: 8,00 t/ha, 10,00% vol.
La DOC “Valli Ossolane” può essere accompagnata dalla menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo alle condizioni espresse all’art. 7 del presente disciplinare di produzione e per le specificazioni di seguito riportate.
Le produzioni massime di uva per ettaro ed il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle uve destinate ai vini che intendono utilizzare la menzione “vigna”, sono le seguenti:
al terzo anno d’impianto:
Valli Ossolane rosso: 4,40 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 4,40 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 3,60 t/ha: 11,50% vol.;
Valli Ossolane bianco: 4,40 t/ha, 10,50% vol.
al quarto anno d’impianto:
Valli Ossolane rosso: 5,10 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 5,10 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 4,30 t/ha, 11,50% vol.;
Valli Ossolane bianco: 5,10 t/ha, 10,50% vol.
al quinto anno d’impianto:
Valli Ossolane rosso: 5,80 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 5,80 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 4,90 t/ha, 11,50% vol.;
Valli Ossolane bianco: 5,80 t/ha, 10,50% vol.
al sesto anno d’impianto
Valli Ossolane rosso: 6,50 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 6,50 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 5,60 t/ha, 11,50% vol.;
Valli Ossolane bianco: 6,50 t/ha, 10,50% vol.;
Dal settimo anno d’impianto:
Valli Ossolane rosso: 7,20 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo: 7,20 t/ha, 11,00% vol.;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 6,30 t/ha, 11,50% vol.;
Valli Ossolane bianco: 7,20 t/ha, 10,50% vol.
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve da destinare alla produzione dei vini a DOC ”Valli Ossolane” devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino di cui trattasi.
In caso di annata sfavorevole, la Regione Piemonte può fissare una resa inferiore a quella prevista dal presente disciplinare di produzione, anche differenziata nell’ambito della zona di produzione di cui all’art. 3.
Nell’ambito della resa massima fissata in questo articolo, la Regione Piemonte, su proposta del Consorzio di Tutela può fissare massimi di uva rivendicabile per ettaro, inferiori a quelli previsti dal presente disciplinare di produzione in rapporto alle necessità di conseguire un miglior equilibrio di mercato.
Le operazioni di vinificazione, affinamento ed invecchiamento per i vini a DOC “Valli Ossolane”, devono essere effettuate nell’intero territorio amministrativo della Provincia di Verbano-Cusio-Ossola.
La resa massima di vino finito non dovrà essere superiore a:
Valli Ossolane rosso: 70%, 56,00 hl/ha;
Valli Ossolane nebbiolo: 70%, 56,00 hl/ha;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore: 70%, 49,00 hl/ha;
Valli Ossolane bianco: 70%, 56,00 hl/ha.
Qualora tale resa superi la percentuale sopra indicata, ma non superi il 75%, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata, oltre detto limite percentuale, decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.
Nella vinificazione devono essere seguiti i criteri più razionali ed effettuate le pratiche enologiche atte a conferire al vino le migliori caratteristiche di qualità.
Il vino a DOC “Valli Ossolane Nebbiolo superiore” deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di
di cui 6 mesi in contenitori di legno
E’ ammessa la colmatura con uguale vino conservato in altri recipienti per non più del 10% del totale del volume nel corso dell’invecchiamento obbligatorio.
E’ ammesso il taglio migliorativo dei vini di cui all’art. 1 con vini aventi diritto alla stessa denominazione di origine, di uguale colore, per non oltre il 15%, nel rispetto delle norme comunitarie di etichettatura relative alla indicazione del nome del vitigno e dell’annata.
I vini a DOC “Valli Ossolane” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Valli Ossolane rosso:
colore: rosso rubino intenso, tendente al rosso granata;
acidità totale minima: 5,00 gr/l.
Valli Ossolane Nebbiolo:
profumo: fruttato, fragrante, delicato;
Valli Ossolane Nebbiolo superiore:
Valli Ossolane bianco:
estratto non riduttore minimo: 19,00 gr/l.
E’ in facoltà del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e forestali “Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche Tipiche dei vini” modificare con proprio decreto i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo.
Nella designazione e presentazione dei vini a DOC “Valli Ossolane” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto, riserva, selezionato, vecchio e similari.
Nella designazione e presentazione dei vini a DOC “Valli Ossolane”è consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali o marchi privati, purché non abbiano significato laudativo, non traggano in inganno il consumatore, fatto salvo il rispetto dei diritti acquisiti.
Nella designazione del vino a DOC “Valli Ossolane” la denominazione di origine può essere accompagnata dalla menzione “vigna” purché, le uve provengano totalmente dal medesimo vigneto, come regolato dall’art. 4 del presente disciplinare, tale menzione sia iscritta nell’apposito elenco istituito dall’organismo che detiene l’Albo dei vigneti della denominazione.
Coloro che nella designazione e presentazione del vino a DOC “Valli Ossolane” intendono accompagnare la denominazione di origine con la menzione “vigna” abbiano effettuato la vinificazione delle uve e l’imbottigliamento del vino, la vinificazione delle uve e l’invecchiamento del vino siano stati svolti in recipienti separati e la menzione “vigna” seguita dal toponimo sia stata riportata nella denuncia delle uve, nei registri e nei documenti di accompagnamento, la menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo sia riportata in etichetta in caratteri di dimensione uguale o inferiore al 50% dei caratteri usati per la denominazione di origine.
Nella designazione e presentazione del vino a DOC “Valli Ossolane” è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve.
Le bottiglie in cui viene confezionato il vino a DOC “Valli Ossolane” per la commercializzazione, devono essere di capacità consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiori a 0,187 litri e con esclusione del contenitore da 2,000 litri.
Le bottiglie in cui viene confezionato il vino a DOC “Valli Ossolane” con l’aggiunta della menzione “vigna” seguita dal relativo toponimo, per la commercializzazione devono essere di capacità fino a 5,000 litri.
Il territorio di produzione è compreso nella parte più a nord del Piemonte . in queste valli ,utilizzando terrazzamenti che garantiscono porzioni di terreno coltivabile, viene allevata la vite.
La forma di allevamento è a pergola chiamata “ Topia” ed i pali di sostegno sono parte integrante del territorio in quanto costituiti dalla pietra ollare, pietra che viene estratta e lavorata dalle montagne ossolane.
Il vitigno autoctono è un ecotipo di Nebbiolo, detto localmente "Prunent".
Secondo lo Statuto di Villadossola del 1345 la vendemmia poteva iniziare solo a S. Michele, il 29 settembre.
Questo perché la morfologia del territorio poteva e può garantire una giusta maturazione delle uve solo alla fine di settembre.
Avendo poi utilizzato come base ampelografia cloni di nebbiolo si hanno vini ricchi di tannini che presentano caratteristiche di longevità apprezzate sin dai tempi antichi.
L’esposizione dei terreni coltivati a vite nelle Valli Ossolane ,la forma di allevamento che garantisce luce ed aerazione all’uva la varietà di vitigno , il Prunent fanno sì che da questo territorio nasca ogni anno una produzione unica ed irripetibile tipica dei vini delle Valli Ossolane
Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del Verbano Cusio Ossola -
Strada del Sempione, 4
La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del Verbano Cusio Ossola è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2) che effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).