Source: https://www.aiga.it/news_covid19/fondazione-aiga-tommaso-bucciarelli-emergenza-coronavirus-e-responsabilita-penale-degli-operatori-sanitari/
Timestamp: 2020-07-07 09:19:48+00:00
Document Index: 55897250

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 37', 'art. 6', 'art. 590', 'art. 45', 'art. 222', 'art. 229']

AIGA - FONDAZIONE AIGA TOMMASO BUCCIARELLI – EMERGENZA CORONAVIRUS E RESPONSABILITÁ PENALE DEGLI OPERATORI SANITARI
Emergenza coronavirus e fenomeno dello “sciacallaggio” in danno dei medici: i profili di responsabilità disciplinare e le proposte di immunità penale a favore degli operatori sanitari
In un momento delicato ed emergenziale quale quello attuale determinato dall’epidemia del COVID-19 sono state segnalate plurime forme di promozione professionale realizzate da alcuni professionisti e studi legali, pubblicate on line ed in particolare tramite social network, volte a sollecitare azioni giudiziarie e ad offrire servizi di assistenza e consulenza legale, a titolo gratuito e con garanzia di risultati, ai familiari delle vittime da Coronavirus, per l’ottenimento del risarcimento del danno nei confronti delle strutture sanitarie e degli esercenti la professione sanitaria.
Tali promozioni pubblicitarie, fuorvianti e non veritiere, ingenerano discredito sull’intera Avvocatura, di cui ledono gravemente la dignità, l’onore, il decoro e l’integrità, con violazione delle norme deontologiche di cui alla Legge 31.12.2012 n 247 e Regolamento C.N.F. 21.02.2014 n 02, che ispirano l’esercizio della professione forense.
Esse sono state segnalate con forza dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEO) al CNF, il quale con delibera del 1.4.2020 ha assicurato di intervenire prontamente e di sanzionare ogni condotta integrante grave violazione dei principi etici condivisi che informano l’Avvocatura.
Tali pratiche di “sciacallaggio” frustrano, con ogni evidenza, i principi deontologici generali, necessari ed essenziali per la realizzazione e la tutela dell’affidamento della collettività e della clientela (art. 1 Codice Deontologico Forense).
A ciò s’aggiunga la violazione del dettato di cui all’art. 9 C.D.F., disciplinante il dovere da parte dell’Avvocato, di esercitare l’attività professionale con lealtà, correttezza, probità, dignità e decoro, tenendo conto del rilievo sociale della difesa e, rispettando i principi della corretta e leale concorrenza che, nel caso di specie, risulta totalmente disattesa.
Altre norme deontologiche che tali sedicenti professionisti violano con il proprio comportamento, riguardano l’informazione fuorviante resa che, di contro, ex art. 17 e 35 C.D.F., deve essere trasparente, corretta, non equivoca, non ingannevole ovvero suggestiva. Risulta inoltre violato il disposto di cui all’art. 37 C.D.F. che vieta l’accaparramento di clientela con tali modalità, non conformi alla correttezza ed al decoro della professione di Avvocato.
Le iniziative in oggetto, volte a trasformare la pandemia in atto in occasioni di business, integrano inaccettabili condotte speculative del dolore e difficoltà altrui, e risultano altresì gravemente pregiudizievoli per i medici e i professionisti sanitari, già duramente provati dall’emergenza epidemiologica.
Questi ultimi, infatti, hanno rappresentato a più riprese le drammatiche e difficili condizioni in cui, ogni giorno con coraggio e umanità, si trovano a prestare il proprio servizio, nonché la profonda carenza di risorse organizzative e personali, di fatto inidonee a fronteggiare un virus infimo ed invisibile, contro cui allo stato non esiste un vaccino, richiedendo a gran voce al Governo di intervenire con provvedimenti di concreto sostegno economico e strutturale nonché di tutela degli esercenti la professione sanitaria.
Ebbene a fronte di tali istanze sono state formulate in questi giorni varie proposte di emendamento al Decreto “Cura Italia” D.L. n. 18/2020, volte ad introdurre, a diversi livelli, una limitazione di responsabilità, sia sotto il profilo penale che civile, per i professionisti sanitari e le aziende del SSN impegnati nell’emergenza attuale.
Con particolare riferimento ai rilievi penalistici, l’eventuale approvazione dello “scudo penale” oggetto di emendamento comporterebbe in via generale la non punibilità dei medici e sanitari per il proprio operato, fatta salva la responsabilità dei medesimi per le condotte dolose, e ferma altresì – stando all’analisi puntuale di alcune proposte avanzate dalle forze politiche – la responsabilità penale per “colpa grave”.
Precisamente il testo del cd. Emendamento Marcucci, che ad oggi sembra aver ricevuto il parere favorevole del Governo, stabilisce, sia per i medici che per i funzionari apicali delle strutture sanitarie, la “non punibilità in sede penale di condotte sanitarie non caratterizzate da colpa grave consistente nella macroscopica e ingiustificata violazione dei principi basilari che regolano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali predisposti per fronteggiare la situazione in essere».
Appare evidente che tale emendamento fornirebbe in realtà una forma blanda di tutela nei confronti dei singoli medici che si trovano ad operare in condizioni di estrema difficoltà e drammaticità, caratterizzate da sovraccarico di lavoro e da gravi carenze di risorse.
Alla luce di tali considerazioni, in questo particolare contesto emergenziale appare doveroso, per gli operatori del diritto, svolgere una riflessione sulla normativa attualmente vigente in materia di responsabilità medica, da condurre anche in una visione comparatistica con altri ordinamenti, e ciò al fine di comprendere i profili di responsabilità ad oggi attribuibili rebus sic stantibus agli esercenti la professione sanitaria, e valutare la necessità di un intervento normativo ad hoc concretamente idoneo a garantire tutela ai medici e agli operatori sanitari impegnati con coraggio e professionalità nell’emergenza epidemiologica.
L’evoluzione normativa della responsabilità medica penale nell’ordinamento italiano
Tale normativa ha, quindi, operato una parziale decriminalizzazione dei reati di cui agli artt. 589 e 590 c.p. (omicidio colposo e lesioni colpose), quando l’evento sia conseguenza di una condotta medica connotata da “colpa lieve“, ovvero quando il sanitario abbia operato nel rispetto di precise linee guida e secondo prassi mediche, accreditate dalla comunità scientifica.
c Si è giunti così all’introduzione della cd. legge Gelli-Bianco L. n. 24/2017, entrata in vigore l’1.4.2017, che con l’art. 6, ha introdotto all’interno del codice penale l’art. 590-sexies, rubricato “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario“
se l’evento si è verificato per colpa anche lieve dettata da imprudenza o negligenza;
se l’evento si è verificato per colpa anche lieve dettata da imperizia in 2 ipotesi:
a) in quella di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’intervento quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali;
b) in quella di errore nell’individuazione della tipologia di intervento e delle relative linee guida (imperizia in eligendo) che non risultino adeguate al caso concreto o da cui avrebbe dovuto discostarsi pur essendo astrattamente appropriate;
se l’evento si è verificato per colpa solamente grave dettata da imperizia nell’esecuzione dell’atto medico quando il medico abbia comunque scelto e rispettato le linee guida adeguate al caso concreto, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico.
Responsabilità medica al tempo del Covid-19 ed esimenti
3.a Esistono situazioni nelle quali una condotta, che normalmente configurerebbe una fattispecie di reato, è considerata legittima, o comunque non punibile, in quanto commessa in presenza di una cosiddetta esimente.[1]
Infatti l’art. 45 c.p. vede la propria genesi in un particolare momento storico, in cui si inizia a comprendere l’esistenza di una vastissima fenomenologia scientifica che l’uomo non è sempre in grado di governare e prevedere. Pertanto è lo stesso Legislatore che con la previsione de qua, richiede di agganciare la responsabilità penale a fattori che siano direttamente dominabili dal soggetto agente.
Il Covid-19 in ambito europeo: ordinamenti giuridici a confronto
Con particolare riferimento all’Austria, l’ordinamento penale austriaco è stato oggetto di una riforma nel 2015 che, con il chiaro intento di limitare l’area del penalmente rilevante, ha introdotto una definizione legale di colpa grave, ha previsto delle fattispecie di omicidio e lesioni qualificate a tal riguardo, e ha reintrodotto il cosiddetto privilegio del personale medico-sanitario.
A differenza di quanto avviene nell’ordinamento austriaco, in Germania la responsabilità medica è sottoposta alle norme generali sulla responsabilità penale, sia con riguardo alle ipotesi delittuose (omicidio colposo, art. 222 StGB; lesioni colpose, art. 229 StGB), sia per quanto attiene alla colpa.
Con riferimento a quanto accade in Belgio, il codice penale belga del 1994 prevede tre gradazioni di colpa: la colpa semplice (per imprudenza, negligenza e imperizia); la violazione intenzionale di un obbligo di legge; la faute caractérisé introdotta dalla legge 2000-647 del 10 luglio 2000 che consiste nell’aver esposto qualcuno a un rischio che si sarebbe dovuto conoscere, pur in assenza di intenzionalità.
Infine, in Spagna, per la configurazione della responsabilità penale del sanitario occorre che lo stesso abbia agito colpevolmente, ovvero l’agente avrebbe potuto agire diversamente nel caso concreto ed avrebbe potuto astenersi dal realizzare l’azione tipicamente antigiuridica.
[1] In tali situazioni, potrebbe venir meno l’antigiuridicità della condotta tipica, qualora il fatto sia stato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Potrebbe inoltre venir meno l’elemento soggettivo, e pertanto la colpevolezza, configurandosi così una causa soggettiva di esclusione del reato. Potrebbe anche accadere che si verifichi il caso in cui al fatto, pur antigiuridico e colpevole, per ragioni di opportunità, non venga fatta seguire l’applicazione di una pena, come ad esempio nel caso dell’infermità mentale ed in tal caso ci troveremmo in presenza di una causa esclusione della punibilità.