Source: https://www.legali.com/spip.php?article1409
Timestamp: 2019-09-16 14:17:38+00:00
Document Index: 87988524

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 7']

Manovra economica (d.l. n. 78/2010) - limiti temporali alle sospensive nel (...) - Legali.com
Home > Diritto commerciale e tributario > Manovra economica (d.l. n. 78/2010) - limiti temporali alle sospensive nel (...)
lunedì 7 giugno 2010, di Maurizio Villani
il comma 1 recita: "Il ricorrente, se dall’atto impugnato può derivargli un danno grave ed irreparabile, può chiedere alla commissione provinciale competente la sospensione per un periodo massimo di centocinquanta giorni dell’esecuzione dell’atto stesso con istanza motivata proposta nel ricorso o con atto separato notificato alle altri parti e depositata in segreteria sempre che siano osservate le disposizioni di cui all’art. 22" ;
il comma 7 recita: "Gli effetti della sospensione cessano dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado e, in ogni caso, decorsi centocinquanta giorni dalla data del provvedimento di sospensione" .
Le suddette modifiche legislative, peraltro surrettiziamente inserite nell’art. 38 intestato "Altre disposizioni in materia tributaria" , sono assurde ed illegittime perché non solo limitano e pregiudicano seriamente il diritto di difesa ma, soprattutto, perché costringono il contribuente a pagare (o patteggiare con il fisco), senza peraltro modificare il processo tributario, che già oggi non garantisce un’efficace linea difensiva.
1)	ricevuto l’avviso di accertamento il contribuente non ottiene alcuna preventiva tutela cautelare perché la giurisprudenza prevalente richiede sempre la notifica della cartella esattoriale; questa rigida interpretazione, peraltro errata, secondo me, perché l’art. 47 non richiede l’imminenza del danno, crea, in ogni caso, un danno al contribuente che deve attendere la successiva notifica della cartella esattoriale con l’inevitabile riduzione dei termini di difesa ed il rischio di dover pagare;
2)	una volta ricevuta la cartella esattoriale, il contribuente può chiedere o il decreto d’urgenza (art. 47, comma 3, cit.) o la fissazione dell’udienza di sospensiva, che, in ogni caso, richiede dei termini tecnici di almeno dieci giorni liberi prima dell’udienza stessa (art. 47, comma 2, cit.);
4)	infine, una volta discusso il merito, la sentenza deve essere depositata nel termine sempre ordinatorio di trenta giorni dalla data di deliberazione (art. 37, comma 1, D.Lgs. cit.), fatto anche questo che si verifica raramente, tenuto conto del carico di lavoro dei giudici tributari, soprattutto se si tratta di decidere cause di estrema difficoltà.
a)	se il contribuente riceve la cartella esattoriale deve anticipare di molto la linea difensiva per sfruttare al massimo il termine dei 150 giorni, che peraltro non dipendono dal difensore stesso; logicamente, questo anticipo difensivo può compromettere seriamente il diritto di difesa, soprattutto per quanto riguarda le ricerche documentali, dottrinarie e giurisprudenziali;
b)	se per ipotesi il contribuente ottiene il decreto di provvisoria sospensione ex art. 47, comma 3, cit., i 150 giorni si esauriscono in breve tempo, tenuto conto che la Commissione tributaria deve fissare le successive udienze di convalida e di merito; ed anche se viene convalidato il decreto, il termine di 150 giorni decorre sempre dall’iniziale decreto di sospensione, perché il rinnovato comma 7 cit. dispone tassativamente che "in ogni caso, decorsi centocinquanta giorni dalla data del provvedimento di sospensione" gli effetti della sospensione cessano;
c)	ammesso che il contribuente riesca ad accelerare al massimo tutti i tempi processuali, non è detto che il giudice tributario riesca a depositare la sentenza entro i fatidici 150 giorni; per cui il contribuente rischia di dover pagare per fatti altrui;
d)	infine, ed è la cosa più assurda:
per accelerare i tempi, il contribuente può essere costretto a rinunciare alle consulenze tecniche d’ufficio (art. 7, comma 2, D.Lgs. cit.), compromettendone il risultato;
non può essere chiesta neppure la proroga della sospensiva perché il termine di 150 giorni è il periodo massimo;