Source: http://bundesstrafgericht.ch/it/media/comunicati-stampa/2018.html
Timestamp: 2019-11-13 15:30:25+00:00
Document Index: 129310163

Matched Legal Cases: ['art. 264', 'art. 108', 'art. 3', 'art. 108', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) ha accolto i ricorsi inoltrati da A., B., e C. – che si dichiarano vittime di tortura e di arresti arbitrari avvenuti in Algeria tra il 1992 e il 1994 –, contro un'ordinanza del 4 gennaio 2017, con la quale il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha archiviato un'inchiesta avviata nel 2011 nei confronti del generale Khaled Nezzar per crimini di guerra (art. 264b e segg. del Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CP]; RS 311.0; art. 108 e 109 del Codice penale militare svizzero del 13 giugno 1927 [aCPM]; RS 321.0). Il generale Nezzar ha fatto parte dell'Haut Comité d’Etat (HCE) tra il 14 gennaio 1992 e il 31 gennaio 1994 in qualità di Ministro della difesa. In sostanza, il MPC ha ritenuto che l’apprezzamento globale della situazione algerina in quel periodo non permetteva di ritenere che vi fosse stato un conflitto armato non internazionale. In tal senso, i gruppi islamisti opposti al regime, segnatamente il Gruppo islamista armato (GIA), non potevano essere qualificati quali gruppi armati non internazionali. Pertanto, per il MPC le disposizioni di legge che fondano la competenza della Svizzera per i fatti occorsi in Algeria nel periodo suesposto non trovano applicazione.
D'altro avviso, la Corte dei reclami penali ha ritenuto che all’epoca dei fatti gli scontri tra le forze dell’ordine e gli oppositori islamisti erano di una violenza tale da poter essere considerati intensi conformemente all’art. 3 Comune alle quattro Convenzioni di Ginevra e alla relativa giurisprudenza internazionale. La Corte ha inoltre considerato che il GIA era sufficientemente organizzato da potersi ritenere un gruppo armato non internazionale. Di fatto, segnatamente in virtù degli art. 108 et 109 aCPM in relazione con l’art. 3 Comune alle quattro Convenzioni di Ginevra, la Corte ha ritenuto che la competenza della Svizzera è data.
La Corte ha infine ritenuto, a titolo sussidiario, che il MPC avrebbe dovuto espletare le sue indagini anche in merito alle denunce di atti di tortura, nella misura in cui, tanto la Svizzera quanto l’Algeria erano, all’epoca dei fatti, parti alla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli o degradanti del 10 dicembre 1984 e che gli atti di tortura commessi durante il periodo in esame non erano prescritti.
La sentenza della Corte dei reclami penali non soggiace a ricorso.
Il TPF rinvia alla sentenza allegata e non dà seguito a richieste d'informazioni complementari.
Il Tribunale penale federale conferma il sequestro di circa 900 milioni di CHF depositati su conti bancari in Svizzera. Questi valori sono sospettati di essere il prodotto di atti corruttivi e di riciclaggio commessi a Taiwan.
Nel corso della cosiddetta inchiesta “sulle Fregate”, tra il 2001 e il 2016, la Repubblica di Taiwan ha inoltrato varie richieste di assistenza internazionale tendenti al sequestro ai fini di restituzione dei valori depositati su relazioni bancarie in Svizzera. Detti valori sarebbero segnatamente il provento di versamenti illegali effettuati nell’ambito dell’acquisto nel 1991 da parte di Taiwan a una società francese. In tale contesto, il sequestro dei valori è stato disposto dalle autorità svizzere nel 2001. Mediante decisione del 23 maggio 2017, l’Ufficio federale di giustizia (UFG) ha, in seguito ordinato il mantenimento del sequestro. Con decisione 27 marzo 2018, il Tribunale penale federale (TPF) ha confermato la decisione dell’UFG.
In sostanza, il TPF ha ritenuto che il gravame della prescrizione assoluta dell’azione penale secondo il diritto svizzero non ostacola il perseguimento delle infrazioni a Taiwan e pertanto la censura è stata respinta nella misura in cui la decisione di mantenimento del sequestro impugnata non era una nuova misura coercitiva.
Il TPF ha inoltre respinto l’obiezione secondo la quale l’UFG avrebbe definitivamente escluso che una sentenza confiscatoria nello Stato richiedente potrebbe dar luogo ad una decisione svizzera di restituzione dei valori in questione a Taiwan. Il TPF ha altresì respinto, in quanto non motivato, il gravame concernente l’impossibilità della Svizzera di riconoscere una sentenza confiscatoria pronunciata da Taiwan in quanto tale sentenza contravverrebbe al principio di non retroattività della legge penale. Da ultimo, il TPF ha respinto la critica dell’allegata violazione del principio della buona fede tra Stati da parte di Taiwan e ha giudicato che la misura di sequestro, anche se attiva da sedici anni, è ancora compatibile con la garanzia della proprietà, ciò tenuto conto della natura dell’inchiesta (ampiezza, complessità, ramificazioni in più paesi in Asia e in Europa) e delle circostanze della fattispecie.
La sentenza del TPF può essere impugnata al Tribunale federale nel termine di dieci giorni dalla notifica.
Rapporto di gestione 2017 – Comunicato stampa congiunto dei tribunali della Confederazione
Comunicato stampa congiunto del Tribunale federale, del Tribunale penale federale, del Tribunale amministrativo federale e del Tribunale federale dei brevetti in relazione ai rapporti di gestione 2017.