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Timestamp: 2020-06-04 04:18:52+00:00
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Cassazione III civile n. 22376 del 10 dicembre 2012 - testo integrale Sentenza
Cassazione III civile n. 22376 del 10 dicembre 2012
Avvocati · responsabilita' · limiti · danno · probabilita'
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"A tal fine, il giudizio prognostico, che il giudice del merito deve compiere, non può che consistere in una valutazione volta a verificare se la pretesa azionata a suo tempo, senza la negligenza e/o l’imperizia del legale, sarebbe stata in termini probabilistici ritenuta fondata e se il risultato sarebbe stato diverso e più favorevole al patrocinato. A riguardo, vale la pena di evidenziare che i giudici dì secondo grado hanno concluso il loro percorso argomentativo richiamando per l’appunto l’attenzione sul rilievo che in effetti il F. non aveva offerto alcun elemento che potesse indurre a ritenere che, qualora il ricorso in appello fosse stato esaminato nel merito, il gravame sarebbe stato accolto o comunque vi sarebbero state fondate probabilità di ottenere una riduzione dell’importo liquidato in primo grado (cfr pag. 8 della sentenza impugnata)."
Con atto di citazione ritualmente notificato F.S. conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Roma gli avv.ti A.G. e R.S.per sentirli condannare al risarcimento dei danni derivatigli, per responsabilità dei convenuti, dall’esecuzione della sentenza della Corte dei Conti n. 37/94, e così al pagamento della somma di L. 652.870.400, oltre interessi dall’11.12.2000. A sostegno della domanda, l’attore esponeva di essere stato citato a giudizio, nella sua qualità di ex ministro, dinanzi alla Corte dei Conti per rispondere del danno procurato all’erario a seguito dell’utilizzo dell’immobile denominato “(omissis)”, sito in (omissis).
In particolare, era stato contestato al F. di avere concesso in locazione a personalità politiche, e comunque a soggetti scelti intuitu personae, a canoni non di mercato, gli appartamenti di cui si componeva il (omissis), appartamenti che avrebbero potuto invece essere destinati a sedi di importanti uffici pubblici o comunque essere ceduti in locazione per canoni adeguati al prestigio dell’immobile, classificato come di rilevante pregio storico ed artistico. In esito al giudizio contabile, il F., con sentenza n. 37/94 del 14.2.1994, era stato condannato al pagamento in favore dell’erario della somma di L. 337.622.000, oltre accessori e spese di giudizio. Avverso tale sentenza il F., assistito dagli avv.ti R.S.e A.G., aveva proposto appello con atto iscritto al n. 1641/SR/ A Reg. Seg. Con sentenza del 30.6.1998, tuttavia, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti avevano dichiarato improcedibile l’appello per abbandono ai sensi dell’art. 75 T.U. 12.7.1934, n. 1214, per non essere stata richiesta la fissazione dell’udienza entro un anno dalla notificazione delle conclusioni del Procuratore Generale. Tale sentenza era impugnata con ricorso per revocazione, che era stato, però, dichiarato inammissibile a causa della non ravvisata sussistenza di errori di fatto nella sentenza impugnata. Entrambe le sentenze delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti (quella sul gravame e quella sulla domanda di revocazione) erano state a loro volta impugnate con ricorso per cassazione. Il giudice di legittimità, tuttavia, mentre aveva rigettato il ricorso avverso la sentenza pronunciata sulla domanda di revocazione, aveva dichiarato inammissibile quello avverso la sentenza con la quale era stata dichiarata l’improcedibilità dell’appello per non essere stata prodotta, unitamente al ricorso, copia autentica della sentenza impugnata. Passata, quindi, in giudicato la sentenza di condanna n. 37/94, l’attore era stato costretto a versare all’erario la somma nel frattempo lievitata fino all’importo di f. 651.818.750. La condanna era, dunque, diretta conseguenza di un grave errore dei due difensori, che avevano lasciato perimere il giudizio di appello non depositando tempestivamente l’istanza di fissazione dell’udienza ed avevano determinato la declaratoria di improcedibilità del successivo ricorso per cassazione non curando, come dovuto, il deposito di copia autentica della sentenza impugnata. Entrambi ì convenuti si costituivano in giudizio negando la sussistenza dell’errore professionale e quella del nesso di causalità tra il loro comportamento e il danno lamentato dall’attore e chiedendo, dunque, il rigetto della domanda. Venivano chiamate in causa anche le rispettive compagnie di assicurazione, Assicurazioni Generali spa e Lloyd Adriatico spa, che si costituivano in giudizio aderendo sostanzialmente alle ragioni esposte dai convenuti. Espletata istruttoria, con sentenza in data 17.11.2004 il Tribunale respingeva la domanda condannando il F. alla rifusione delle spese di lite in favore dei convenuti. Avverso tale sentenza proponeva appello il soccombente, lamentando l’erroneità della decisione del Tribunale sotto diversi profili. Gli appellati si costituivano in giudizio per resistere al gravame di cui chiedevano il rigetto. R.S.proponeva altresì appello incidentale chiedendo, in via subordinata, l’accertamento dell’insussistenza di ogni sua responsabilità e, in ulteriore subordine, la condanna della compagnia di assicurazione a pagare direttamente all’attore quanto eventualmente dovuto a titolo di risarcimento o comunque a rivalere l’appellato delle somme che questi fosse stato condannato a versare direttamente all’appellante. Precisate le conclusioni, la causa era trattenuta in decisione.
In esito, la Corte di Appello di Roma con sentenza depositata in data 30 gennaio 2007 rigettava l’appello principale, assorbito quello incidentale. Avverso la detta sentenza il soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi. Resistono con controricorso l’Allianz Spa, le Generali Assicurazioni Spa, l’ A. nonchè R.S., il quale a sua volta ha proposto ricorso incidentale affidato ad un solo motivo. Hanno infine depositato memorie illustrative a norma dell’art. 372 c.p.c., l’Allianz Spa, l’ A. ed il F..
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