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Timestamp: 2020-07-03 14:33:58+00:00
Document Index: 5799235

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La prima sentenza del Tribunale di Palermo che applica la nuova normativa sull’OMICIDIO STRADALE | Giustizia Sicilia
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La tutela processuale delle parti civili
Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Palermo (Dott. C. Vincenti) il 9 novembre 2018, all’esito di giudizio abbreviato, ha depositato una sentenza (n. 1187/18) in cui, per quanto è dato sapere anche dalle cronache giornalistiche, è stata applicata, per la prima volta, la normativa di recente conio sull’art. 589 bis, c.p. (omicidio stradale), aggravato ai sensi dell’art. 589, comma 6, (il veicolo dell’imputato era sprovvisto di assicurazione RCA) e dall’art. 589 ter, c.p. (perché l’imputato, dopo avere provocato l’incidente, si dava alla fuga).
L’evento letale, verificatosi nell’aprile 2016, per come accertato in sentenza, è stato determinato dalla condotta di guida dell’imputato il quale, avendo commesso più violazioni del codice della strada, perdeva il controllo del mezzo e, invadendo la corsia opposta di marcia, impattava un giovane motociclista, cagionandogli l’immediato decesso. L’auto era priva di copertura assicurativa ed il colpevole si dava alla fuga.
Da subito, alcuni dei familiari si rivolgevano a chi scrive per essere assistiti in qualità di eredi della vittima e persone danneggiate da reato.
Dopo indagini laboriose ed approfondite, giunti nella fase dell’udienza preliminare, l’imputato chiedeva di essere giudicato ai sensi degli artt. 438 e ss., c.p.p. (giudizio abbreviato).
Il Giudice ha emesso la predetta sentenza, condannando il convenuto, previa riduzione di un terzo della pena in forza del rito prescelto, alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione (da sottolineare che il Giudice ha preso in considerazione una pena base pari ad anni cinque e mesi tre di reclusione, ridotta di un terzo per il rito abbreviato alla pena finale di anni tre e mesi sei di reclusione), nonché al pagamento delle spese processuali, a quelle di rifusione della costituzione di parte civile, ed alle provvisionali immediatamente esecutive.
In questo articolo, senza alcuna pretesa di esaustività, si effettua un breve commento, rivolto anche ai non addetti ai lavori, per evidenziare alcuni interessanti spunti offerti dalla sentenza in esame.
Intanto, il Giudice – così come sostenuto in sede di discussione da chi scrive – ha escluso la sussistenza dell’attenuante di cui all’art. 589, bis, comma 7, c.p. (che, come è noto, recita “nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà”). La ricorrenza della citata attenuante, invocata dalla difesa dell’imputato, è stata invece reietta sulla base della seguente motivazione: “Le difese dei congiunti della vittima hanno correttamente messo in evidenza come … è stato fatale l’impatto l’impatto della testa del povero giovane – ancorchè protetta dal casco – con la parte inferiore del paraurti dell’autovettura: così da potere concludere nel senso della responsabilità esclusiva dell’automobilista nella causazione dell’evento letale”.
Nella parte motiva, si rammenta che la diminuente in parola deve trovare applicazione in tutti i casi in cui l’evento sia determinato anche da condotte colpose della vittima – in ipotesi concorrenti con quella dell’autore del reato – o da condotte colpose di terzi.
Ed invero, “l’esclusione del concorso di colpa può anche risultare indirettamente, tramite l’accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell’evento dannoso con il comportamento dell’altro conducente” (Sent. Cass. Civ., 31 luglio 2013, n. 18340). Inoltre, “in tema di responsabilità da sinistro stradale con scontro di veicoli, l’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti libera l’altro dalla presunzione della concorrente responsabilità di cui all’art. 2054, c.c., nonché dall’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; la prova liberatoria per il superamento di detta presunzione di colpa non deve necessariamente essere fornita in modo diretto – e cioè dimostrando di non aver arrecato apporto causale alla produzione dell’incidente – ma può anche indirettamente risultare tramite l’accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell’evento dannoso con il comportamento dell’altro conducente” (Cass., n. 9550/2009).
Particolarmente interessante risulta la valutazione che nel caso de quo, “lo scivolamento del motociclo ha costituito soltanto l’occasione dell’impatto, avvenuto all’interno della mezzeria di pertinenza del motociclo, e non ha rappresentato una causa concorrente in senso tecnico giuridico nella produzione dell’evento letale. La caduta costituisce un “antecedente causale” – alla stregua della teoria condizionalistica o della conditio sine qua non – ma non integra una “causa concorrente” nel senso richiesto dall’art. 589 bis comma sesto, in un’accezione di causalità “adeguata”.
Peculiare attenzione è stata posta, in questa prospettiva, al pessimo stato manutentivo del mezzo, alla condotta di guida inadeguata anche in riferimento alle condizioni dell’asfalto (reso viscido dalla pioggia) ed all’invasione del veicolo condotto dall’imputato nella corsia di pertinenza del motociclo pilotato dalla vittima.
Sotto il distinto profilo – rubricato nell’aggravante prevista dall’art. 589 bis, comma 6, c.p. (veicolo di proprietà dell’imputato condotto senza copertura assicurativa RCA) – il Giudice Palermitano ha considerato che, alla luce del materiale probatorio in atti, il fatto che la cessione del precedente proprietario non fosse stata formalizzata al P.R.A. non esclude che il trasferimento fosse avvenuto, essendosi perfezionato con il semplice consenso, ed assolvendo la trascrizione al P.R.A. a funzioni di mera pubblicità notizia.
Infine, merita menzione anche il percorso logico giuridico della sentenza a proposito dell’opinata ricorrenza dell’aggravante prevista dall’art. 589 ter, c.p. (perché, l’imputato, dopo avere provocato l’incidente, si dava alla fuga). L’aumento previsto in ragione di quest’ultima aggravante è da un terzo alla metà, e comunque la pena non può essere inferiore ai cinque anni.
A fronte del fatto oggettivo che il convenuto subito dopo l’impatto, ha ripreso la marcia del veicolo e si è allontanato dal luogo dell’incidente, il Giudice ha considerato del tutto irrilevanti le giustificazioni da costui addotte. Peraltro, si evidenzia che l’aggravante di che trattasi si configura per il mero fatto di darsi alla fuga allontanandosi dal luogo del sinistro; la fuga viene stigmatizzata “perché esprime disprezzo verso gli obblighi di accertamento conseguenti all’incidente”. L’allontanamento in quanto tale determina una modificazione della scena del reato: lo spostamento del veicolo coinvolto nel sinistro rende più difficili i rilievi, e sottrae il conducente ad eventuali accertamenti sul suo stato psicofisico, etc.”. Inoltre, l’allontanamento viene stigmatizzato perché esprime il “più profondo disprezzo delle regole, non solo a quelle dettate per la circolazione stradale, ma più in generale con riferimento a quelle che dovrebbero governare la convivenza civile tout court ed i rapporti umani”.
Trattasi di un primo arresto giurisprudenziale di merito in cui si affrontano compiutamente alcuni dei temi cruciali promananti dalla recente novella normativa dell’art. 589 bis e ter, c.p., che assai verosimilmente rappresenteranno una fonte di vivace dibattito nelle aule di Giustizia e non solo. Intanto, la sentenza sarà sottoposta al vaglio della Corte di Appello competente.
conducente condannato alla reclusione
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