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Timestamp: 2015-04-26 08:45:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 429', 'art. 2110', 'art. 33', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 33']

Invalidità - Studio Legale Muggia Studio Legale Muggia Cerca nel sito
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Cass. 4-2-2015 n. 2032 Pres. Macioce Rel. Amendola. inadempienza all'obbligo di assunzione per collocamento obbligatorio	comporta il risarcimento del danno
pubblicato 19 apr 2015, 00:30 da Stefano Muggia
inadempiente all'obbligo di assunzione del lavoratore avviato ai sensi della L.
n. 482 del 1968 (ma il principio è analogamente applicabile alla controversia
che ci occupa), è tenuto, per responsabilità contrattuale, a risarcire l'intero
pregiudizio patrimoniale che il lavoratore ha consequenzialmente subito durante
tutto il periodo in cui si è protratta l'inadempienza del datore di lavoro
medesimo; pregiudizio che può essere in concreto determinato, senza bisogno di
una specifica prova del lavoratore, sulla base del complesso delle utilità
(salari e stipendi) che il lavoratore avrebbe potuto conseguire, ove
tempestivamente assunto, mentre spetta al datore di lavoro provare l'aliunde
perceptum, oppure la negligenza del lavoratore nel cercare altra proficua
occupazione. In legge-e-giustizia.it App. Brescia 19-2-2015 Pres. Rel. Nuovo Nel rapporto di lavoro con l'invalido assunto obbligatoriamente, le assenze dovute a malattie collegate con lo stato di invalidità non possono essere computate nel periodo di comporto, ai fini del diritto alla conservazione del posto di lavoro ex art. 2110 cod. civ., se l'invalido sia stato destinato a mansioni incompatibili con le sue condizioni fisiche.
pubblicato 04 apr 2015, 10:03 da Stefano Muggia
illegittimo il licenziamento per superamento del comporto quando la malattia
sia connessa alle attività alle quali è adibito il lavoratore disabile, e non
compatibili con le sue condizioni di salute. In Wikilabour
Cass. 9-3-2015 n. 4674 Pres. Coletti De Cesare Rel. Venuti Nel calcolo del reddito da non superare per ottenere l’assegno d’invalidità non va calcolato quello dell’abitazione principale.
pubblicato 04 apr 2015, 09:55 da Stefano Muggia
estende anche all’assegno d’invalidità la regola - recentemente consolidatasi
nella giurisprudenza di cassazione in materia di pensione d’inabilità – che
esclude il reddito del fabbricato costituente abitazione principale dalle
componenti del reddito oltre il quale non sono dovute le prestazioni suddette. In Wikilabour Le agevolazioni ed i limiti al trasferimento dei lavoratori che prestano assistenza ai disabili gravi di Vincenzo Lamonaca Dottore di ricerca in diritto del lavoro presso l’Università degli Studi “Aldo Moro di Bari”
pubblicato 21 feb 2015, 08:48 da Stefano Muggia
Al lavoratore che assiste un disabile grave, oltre ai
permessi ex art. 33, l. n. 104 del 1992, ovvero al congedo di cui all’art. 42,
c. 5, d.lgs. n. 151 del 2001, l’ordinamento riconosce prerogative relative alla
sede di lavoro. Da un lato, si accorda, ove possibile, il trasferimento del
lavoratore alla sede di servizio nel comune di residenza del disabile assistito
o in quello più vicino disponibile; dall’altro lato, si consente al disabile grave
maggiorenne il diritto di scegliere, sempre ove possibile, la sede di lavoro
più vicina al proprio domicilio, nonché il divieto di trasferimento ad altra
sede, senza il suo consenso. Al pari di quanto già accaduto in materia di permessi e congedi, gli
interventi normativi affastellati, una prassi amministrativa tesa alla riduzione applicativa dei benefici,
una giurisprudenza intenta a stanarne un deplorevole uso distorto (specie nel
Comparto Sicurezza e Difesa), complicano la ricostruzione giuridica delle
fattispecie e la delimitazione dei confini tra i diversi valori giuridici in
campo. In Lavoro nella Giurisprudenza
12-14 pag. 1051 Cass. 26-1-2015 n. 1335 Pres. Macioce Rel Amendola Il centralinista telefonico non vedente avviato per l’assunzione obbligatoria, deve provare in giudizio, in caso di contestazione, unicamente l’iscrizione all’albo professionale dei centralinisti privi di vista e può ottenere una sentenza costitutiva del rapporto di lavoro
pubblicato 13 feb 2015, 10:09 da Stefano Muggia
Al contrario è onere dell’impresa provare l’assenza nella
propria struttura di un centralino telefonico dotato di uno o più posti di
Oltre all’importante regola processuale enunciata,
confermata dalla Cassazione, i giudici di merito avevano altresì fatto
applicazione della giurisprudenza della medesima Corte secondo la quale, in
caso di rifiuto di assunzione di un centralinista non vedente avviato
obbligatoriamente, è possibile, con sentenza, la costituzione coattiva del
relativo rapporto di lavoro, oltre al risarcimento danno per il ritardo
nell’assunzione. In Wikilabour
Trib. Livorno 15-9-2014 Est. Calò . Rimessa alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell'art. 33 della legge 104/1992, nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari dei permessi retribuiti per assistere un portatore di handicap in situazione di gravità.
pubblicato 19 dic 2014, 23:43 da Stefano Muggia
Il Tribunale di Livorno rimette alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell' art. 33 della legge 104 del 1992, la cui formulazione (che limita il diritto ai permessi a coniuge, parenti e affini) impediva nel caso specifico di riconoscere i permessi per assistenza alla convivente di fatto di un grave malato, affetto da morbo di Parkinson, assistito solo dalla donna con la quale vive da molti anni. Secondo il Giudice, tale limite di legge viola i principi dettati dagli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione. In Wikilabour
Le agevolazioni per l’assistenza ai disabili gravi: le assenze dal lavoro (permessi e congedi) di Vincenzo Lamonaca
pubblicato 13 dic 2014, 22:41 da Stefano Muggia
portatore di handicap grave è destinatario di tutele dirette ed indirette da
parte dall’ordinamento. Tra queste ultime rientrano sicuramente le fattispecie
che accordano permessi e congedi al lavoratore che lo assiste, ai sensi
rispettivamente degli artt. 33, l. n. 104 del 1992 e 42, c. 5, d.lgs. n. 151
del 2001. La stratificazione degli interventi normativi da parte del
legislatore, gli orientamenti della prassi amministrativa tendenzialmente
restrittivi in ordine alla fruizione dei benefici, la giurisprudenza sempre più
attenta verso deprecabili fenomeni di abuso del diritto (se non di uso
propriamente fraudolento degli istituti), rendono sempre più ardua la
ricostruzione giuridica delle fattispecie e la delimitazione dei confini tra i
diversi valori giuridici in campo. In Lavoro nella Giurisprudenza
11-14 pag. 955 Cass. Sez. Unite 25-11-2014 n. 25011 Pres. Rovelli Rel. Giusti. Il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata e' garantito anche nella scuola dell'infanzia
pubblicato 12 dic 2014, 22:28 da Stefano Muggia
Il diritto all'educazione e all'istruzione della
persona handicappata è garantito anche nella scuola dell'infanzia. Detta scuola
infatti - proprio in quanto luogo chiamato a "concorrere all'educazione e
allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale
delle bambine e dei bambini, promuovendone le potenzialità di relazione,
autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza
delle opportunità educative" (art. 1 del d.lgs. n. 59 del 2004 cit.) - ha,
tra i propri valori fondativi, l'accoglienza, l'integrazione e l'inclusione
scolastica delle bambine e dei bambini disabili. Nel disegno legislativo,
dunque, la partecipazione al processo educativo che si realizza nella scuola
dell'infanzia con insegnanti e compagni normodotati costituisce un rilevante
fattore di socializzazione: essa non solo può contribuire in modo decisivo a
stimolare le potenzialità di chi si trova in una situazione di svantaggio, al
dispiegarsi cioè di quelle sollecitazioni psicologiche atte a migliorare i
processi di apprendimento, di comunicazione e di relazione attraverso la
progressiva riduzione dei condizionamenti indotti dalla minorazione, ma anche
può indurre a rispettare ed accettare la diversità come parte della diversità
dell'umanità stessa. Quanto, poi, al limite delle risorse disponibili, occorre
rilevare che il quadro costituzionale e legislativo è nel senso della necessità
per l'amministrazione scolastica di erogare il servizio didattico predisponendo
le misure di sostegno necessarie per evitare che il bambino disabile altrimenti
fruisca solo nominalmente del percorso di educazione e di istruzione, essendo
impossibilitato di accedere ai contenuti dello stesso in assenza di adeguate
misure compensative volte a rimuovere le conseguenze negative della situazione
di svantaggio in cui si trova. In presenza di un handicap grave,
l'amministrazione ha gli strumenti per dare piena attuazione alle misure
corrispondenti alle esigenze del bambino, per come prefigurate in concreto e,
nello specifico, a seguito della redazione conclusiva del piano educativo
individualizzato, il quale, accertando la misura in cui il servizio di sostegno
è necessario per quel disabile, individua un nucleo indefettibile
insuscettibile di riduzione o compressione in sede di determinazioni esecutive. In legge-e-giustizia.it Cass. 20-11-2014 n. 24723 Pres. Stile Rel. Lorito. I disabili risultati idonei nei concorsi per l’assunzione presso le pubbliche amministrazioni hanno diritto all’immissione in ruolo anche se non versano in stato di disoccupazione.
pubblicato 07 dic 2014, 06:36 da Stefano Muggia
La decisione si riferisce a una docente inserita nelle graduatorie del personale disabile che aveva conseguito l’idoneità in un concorso per l’assunzione presso la scuola di una Provincia autonoma. Quest’ultima aveva negato l’assunzione in ruolo in ragione del fatto che la disabile non era disoccupata, avendo in corso un contratto di supplenza annuale e aveva in proposito invocato l’art. 4 del D.Lgs. n. 181 del 2000 sul collocamento ordinario dei lavoratori, che stabilisce la cessazione dello stato di disoccupazione in caso di contratto a termine di durata di almeno 8 mesi. La Corte, richiamando anche la normativa internazionale in materia di avviamento al lavoro degli inabili, ha viceversa ribadito la specialità della disciplina relativa all’avviamento degli invalidi nelle P.A. (che al tempo dei fatti prescindeva dallo stato di disoccupazione), tanto più quando l’occupazione in atto sia di tipo precario. In Wikilabour
Trib. Bergamo 16-10-2014 Est. Bertoncini Riconosciuta l'incidenza dei permessi della legge 104 sugli istituti di retribuzione indiretta.
pubblicato 22 nov 2014, 11:13 da Stefano Muggia
permessi ex art. 33 della legge 104/92 (assenza fino a tre al mese, per assistere un congiunto in situazione di handicap grave) sono computabili anche ai fini del calcolo del dovuto per gli istituti di retribuzione indiretta, quali le ferie. le ex festività, i permessi retribuiti previsti dal contratto collettivo (salvo il caso in cui tali permessi si cumulino con il congedo parentale) In Wikilabour