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Timestamp: 2018-12-11 15:31:02+00:00
Document Index: 166501641

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 131', 'art. 133', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 1']

Esercizio abusivo della professione (in particolare d'avvocato) e tenuità del fatto
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 18/3/ 2015 il d.lgs. n. 28 del 16/3/2015 "Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67". Alcuni ritengono che ne derivi una più incisiva tutela delle professioni contro l'abusivismo (vedasi l'articolo di Marina Calderone "Professioni più tutelate contro l'esercizio abusivo", su ilsole24ore del 19/3/2015).
APPROFONDIAMO, CON PARTICOLARE RIGUARDO ALL'ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE FORENSE, CORRELATO ALLA MANCATA ISCRIZIONE O CANCELLAZIONE DALL'ALBO PER INCOMPATIBILITA'.
Partiamo dalla constatazione che l'art. 1 del d.lgs. 28/2015 introduce nel codice penale l'art. 131-bis "Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto", per il quale:
"Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'art. 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. ... . Il comportamento è abituale ... nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate".
Ebbene, nei casi in cui l'esercizio abusivo di una professione (e in particolare della professione forense) non si fondi su condotte plurime, abituali e reiterate, deve considerarsi la "modalità della condotta" e l'eventuale "esiguità del danno o del pericolo". Al riguardo si consideri quanto segue.
La tutela delle professioni va bene solo nei limiti in cui sia tutela mediata dei clienti dei professionisti; non quando è tutela delle corporazioni. Occorre domandarci se le regole sull'accesso alle professioni siano al passo coi tempi o siano troppo infarcite di corporativismo.
Ricordiamo che il TAR Lazio, con sentenza 2720/2013 ha affermato che: a) bisogna riconoscere la "primazia" della rilevanza della concorrenza nel quadro dei valori costituzionali e comunitari (pag. 24 della sentenza); b) al "valore primario" che l'ordinamento costituzionale e dell'Unione riconoscono alla concorrenza si correla la responsabilità dello Stato per l violazione delle norme UE (pag. 28 della sentenza).
Ricordiamo pure, con il TAR del Lazio (sentenza n.5151/11), che "La ricognizione dei princìpi fondamentali in materia di professioni è intervenuta con d. lgs. 2 febbraio 2006, n. 30. In tale ambito, chiarito dall’art. 3, titolato <<Tutela della concorrenza e del mercato>>, che l’esercizio della professione si svolge nel rispetto della disciplina statale della tutela della concorrenza, ivi compresa quella delle deroghe consentite dal diritto comunitario a tutela di interessi pubblici costituzionalmente garantiti o per ragioni imperative di interesse generale ...".
La Corte costituzionale, inoltre, con sentenza 200 del 2012, sembra aver tracciato la strada della verifica di compatibilità delle leggi con la necessaria finalità di tutela (promozione) della concorrenza sub specie di liberalizzazione. Sembra configurarsi una protezione costituzionale del principio già sancito dall'art. 3, comma 5, del d.l. 138/2011 per cui gli ordinamenti professionali (compreso quello di avvocato) devono garantire che l'esercizio dell'attività e le regole d'accesso alla stessa rispondano senza eccezioni ai principi di libera concorrenza. Con riguardo, ad esempio, alla riforma forense (l. 247/2012), numerose previsioni di quel provvedimento attengono alla materia della tutela della concorrenza, ai sensi dell'art. 117, comma 2, lett. e), della Costituzione. Certo le dichiarazioni di incostituzionalità potranno arrivare ove non sia praticabile una interpretazione costituzionalmente orientata. Al riguardo è importantissimo il comma 2 dell'art. 1 del d.l. 1/2012, per cui: "2. Le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all'accesso ed all'esercizio delle attività economiche sono in ogni caso interpretate ed applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i quali l'iniziativa economica privata è libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri, ed ammette solo i limiti, i programmi e i controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, all'ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e possibili contrasti con l'utilità sociale, con l'ordine pubblico, con il sistema tributario e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica."
LE REGOLE SULL'ACCESSO ALLA PROFESSIONE FORENSE COME LIMITAZIONI QUANTITATIVE ALL'ACCESSO, SPACCIATE PER LIMITAZIONI QUALITATIVE. La concorrenza non scaturisce automaticamente dalla presenza di un elevato numero di operatori in un settore economico. Si può dire che in un settore c'è concorrenza solo se in esso le quote di mercato e i redditi sono sufficientemente distribuiti tra gli operatori.
Ebbene, esaminando i redditi degli avvocati italiani si scopre che quasi la metà degli iscritti negli albi forensi hanno un reddito professionale molto basso: guadagnano cioè assai meno dei colleghi che, con un reddito oggettivamente elevato, si pongono al vertice della scala dei redditi dell'avvocatura. QUESTO SIGNIFICA CHE LA REGOLAZIONE DELL'AVVOCATURA E' ANTICONCORRENZIALE, OSSIA CHE IMPERA UNA "CONCORRENZA SELVAGGIA" TRA I TANTI AMMESSI AL MERCATO DEI SERVIZI PROFESSIONALI D'AVVOCATO E CHE NON C'E' AFFATTO UNA SANA E AUTENTICA CONCORRENZA TRA PROFESSIONISTI. INFATTI, UNA AUTENTICA CONCORRENZA NON CONSENTIREBBE LA COESISTENZA SUL MERCATO DI TANTI AVVOCATI DALLA PERFORMANCE ECONOMICA COSI' DIFFERENZIATA. E' un inganno negare tale verità economica, facendo credere che la concorrenza tra avvocati c'è semplicemente perchè essi sono più di 200.000.
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