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Timestamp: 2020-05-26 20:22:36+00:00
Document Index: 108605341

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 17']

La data di oggi: 26/05/2020 22.22
Diritto all'oblio - Cass. Sez. Trib.ria n° 13161 del 24 giugno 2016
Diritto all'oblio: criteri statuiti dalla Cassazione alla luce del Regolamento Europeo n. 2016/679.
Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 24 giugno 2016 n° 13161
La Corte di Cassazione, sez. Tributaria, con la sentenza del 24 giugno 2016, n. 13161 torna a parlare di diritto all'oblio che negli ultimi tempi ha assunto una sempre maggior rilevanza a seguito di diverse pronunce della stessa Corte e dell'avvento del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali che ha recepito pienamente i principi che sono alla base di tale diritto.
La Suprema Corte ha confermato la sentenza del Tribunale statuendo che l'illecito trattamento di dati personali è stato specificamente ravvisato non già nel contenuto e nelle originarie modalità di pubblicazione e diffusione on line dell'articolo di cronaca e nemmeno nella conservazione e archiviazione informatica di esso, ma nel mantenimento del diretto ed agevole accesso a quel risalente servizio giornalistico pubblicato tempo fa e della sua diffusione sul Web, quanto meno a decorrere dal ricevimento della diffida in data 6.09.2010 per la rimozione della pubblicazione dalla rete (spontaneamente attuata solo nel corso del giudizio).
a) era incontestato che digitando (tramite il motore esterno di ricerca Google) il nominativo dei ricorrenti si accedeva alla prima pagina del sito web che includeva, affiancato e associato alla reclamizzata attività del locale da loro gestito, anche il link sull'articolo di cronaca redatto all'epoca sulla vicenda di rilevanza penale ed agevolmente visualizzabile;
Indubbiamente l'oblio è un diritto che va oltre la tutela della privacy e nasce a seguito di elaborazioni dottrinarie, giurisprudenziali (v. Cass., 9/4/1998, n. 3679; Cass., 25/6/2004, n. 11864 e da ultimo Cass., 05/04/2012, n. 5525) e principalmente delle Autorità Garanti europee. Esso è da intendersi quale diritto dell'individuo ad essere dimenticato; diritto che mira a salvaguardare il riserbo imposto dal tempo ad un notizia già resa di dominio pubblico.
Come fondamento normativo del diritto all'oblio, il Codice della Privacy prevede che il trattamento non sia legittimo qualora i dati siano conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo superiore a quello necessario agli scopi per i quali sono stati raccolti o trattati (art. 11 d.lgs. n. 196/2003). Lo stesso interessato ha il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l'aggiornamento, l'integrazione (art. 7 d.lgs. n. 196/2003).
Bisogna comunque rilevare che (come nel caso di specie) il problema del diritto all'oblio nasce storicamente in rapporto all'esercizio del diritto di cronaca giornalistica. Difatti, presupposto perché un fatto privato possa divenire legittimamente oggetto di cronaca è l'interesse pubblico alla notizia. La collettività va informata con tempestività, in modo da poter conoscere l'accaduto in tempo reale e con completezza, così da fornirle una chiara visione del fatto.
Ma una volta che del fatto il pubblico sia stato informato con completezza, cessa l'interesse pubblico in quanto la collettività ha ormai acquisito il fatto. Non vi è più una notizia. Riproporre l'accadimento sarebbe inutile, poiché non vi sarebbe più un reale interesse della collettività da soddisfare. Non solo inutile per la collettività, ma anche dannoso per i protagonisti in negativo della vicenda.
Il diritto all'oblio è quindi la naturale conseguenza di una corretta e logica applicazione dei principi generali del diritto di cronaca. Come non va diffuso il fatto la cui diffusione (lesiva) non risponda ad un reale interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa.
L'attività giornalistica è stata modificata dallo sviluppo di Internet. La possibilità di raccogliere, incrociare, scambiare e archiviare informazioni personali si è enormemente accresciuta, consentendo una straordinaria circolazione e diffusione di conoscenze e di opinioni. La conseguenza è che oggi è divenuto estremamente difficile esercitare il diritto all'oblio in quanto le legittime richieste di cancellazione o aggiornamento devono anche tener conto dei diversi luoghi virtuali in cui tali informazioni compaiono: sul sito, sulla copia cache della pagina web, sui titoletti che costituiscono il risultato della ricerca tramite motore di ricerca.
Ognuno di questi luoghi ha un titolare di trattamento diverso e per i gestori dei motori di ricerca extraeuropei c'è l'ostacolo della disciplina applicabile. Una volta entrati nel circuito elettronico della rete, insomma, è davvero difficile far valere i propri diritti.
Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali n. 2016/679 ha recepito il diritto all'oblio all'art. 17 dove viene sancito che l'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti:
b) l'interessato ritira il consenso su cui si basa il trattamento e non sussiste altro motivo legittimo per trattare i dati;
f) i dati sono stati raccolti relativamente all'offerta di servizi della società dell'informazione.
Inoltre sempre l'art. 17 chiarisce che il titolare del trattamento, se ha reso pubblici dati personali ed è obbligato a cancellarli, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione prende le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i responsabili del trattamento che stanno trattando i dati della richiesta dell'interessato di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei suoi dati personali.