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Timestamp: 2018-03-23 17:07:02+00:00
Document Index: 10846819

Matched Legal Cases: ['art. 1439', 'art. 1429', 'art. 1439', 'art. 1429', 'art. 1439', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1439 codice civile: Dolo
Codice civile Art. 1439 codice civile: Dolo
Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato (1).
Quando i raggiri sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio (2) (3).
Annullamento: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII].
Dolo determinante: vizio del consenso; in quanto tale, causa l’annullamento del contratto. Precisamente, il (—) consiste negli artifici o raggiri usati da un soggetto (deceptor) per far cadere un altro soggetto (deceptus) in errore al fine di indurlo a concludere un contratto, che, in assenza del dolo, non avrebbe concluso.
(1) L’attività ingannatrice di regola è esercitata dall’altra parte.
(2) Nel comma 2 è prevista l’annullabilità del contratto solo quando il raggiro del terzo è noto alla controparte, perché il legislatore non ha considerato riprovevole il comportamento del contraente ignaro del raggiro, pur se ne abbia tratto vantaggio.
(3) Nella disciplina dell’affiliazione commerciale (cd. franchising), se una parte ha fornito false informazioni, l’altra parte può chiedere l’annullamento del contratto ai sensi del presente articolo, nonché il risarcimento del danno.
La norma mira a tutelare la libertà della formazione del consenso contrattuale. Il dolo che costituisce un vizio del consenso (dolus malus) si distingue dal dolus bonus che corrisponde, invece, alla esaltazione di merci o servizi, normalmente tollerata dalla pratica degli affari.
Le dichiarazioni menzognere (cosiddetto mendacio) sono idonee ad integrare raggiri - e, dunque, a configurare il dolo contrattuale - la cui rilevanza è tanto maggiore in relazione all'affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società) e se siano rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell'altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione della idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del "deceptus" è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze - la cui prova è a carico del "deceptor" - dalle quali desumere che l'altra parte già conosceva o poteva rendersi conto "ictu oculi" dell'inganno perpetrato nei suoi confronti. Cassa con rinvio, App. Milano, 29/05/2008
Cassazione civile sez. I 11 luglio 2014 n. 16004
Il dolo che è causa di annullamento del contratto (nella specie, di cessione delle quote di una società di capitali) può consistere anche in dichiarazioni menzognere (c.d. mendacio), in quanto tali potenzialmente idonee ad integrare raggiri, tanto più rilevanti quanto maggiore è l'affidabilità intrinseca degli atti utilizzati (come quelli contabili destinati a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria di una società), qualora rese da una parte con la deliberata finalità di offrire una rappresentazione alterata della veridicità dei presupposti di fatto rilevanti per la determinazione del prezzo di cessione delle quote sociali e di viziare nell'altra parte il processo formativo della volontà negoziale. La valutazione della idoneità di tale comportamento a coartare la volontà del deceptus è riservata al giudice del merito, il quale è tenuto a motivare specificamente in ordine alle concrete circostanze - la cui prova è a carico del deceptor - dalle quali desumere che l'altra parte già conosceva o poteva rendersi conto ictu oculi dell'inganno perpetrato nei suoi confronti.
In tema di vizi del consenso, il dolo a norma dell’art. 1439 c.c. è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati ad una parte abbiano determinato la volontà a contrarre del “deceptus”, avendo ingenerato in lui una rappresentazione alterata della realtà, che abbia provocato nel suo meccanismo volitivo un errore essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.
Tribunale Torino 20 giugno 2014
A norma dell’art. 1439 c.c., il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati siano stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe prestato il proprio consenso per la conclusione del contratto, ossia, quando, determinando la volontà del contraente, abbiano ingenerato nel “deceptus” una rappresentazione alterata della realtà, provocando nel suo meccanismo volitivo un errore da considerarsi essenziale ai sensi dell’art. 1429 c.c.
Tribunale Lecce sez. II 17 maggio 2013 n. 1633
In tema di annullamento del contratto, il dolo omissivo, pur potendo viziare la volontà, è causa di annullamento, ai sensi dell'art. 1439 c.c., solo quando l'inerzia della parte si inserisce in un complesso comportamento, adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l'inganno perseguito, determinando l'errore del "deceptus". Il semplice silenzio, anche in ordine a situazioni d'interesse della controparte, e la reticenza, non immutando la rappresentazione della realtà, ma limitandosi a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l'altro contraente, non costituiscono di per sé causa invalidante del contratto.
Corte appello Roma sez. II 17 gennaio 2013 n. 315
Chi sia stato danneggiato da una sentenza ingiusta, perché frutto di corruzione di un componente del collegio, la cui emissione aveva costituito il presupposto di una transazione stipulata con la controparte, può esercitare un'autonoma azione risarcitoria, indipendentemente dalla rimozione degli effetti della transazione e dal fatto che l'alterazione del processo di formazione della volontà negoziale indotta da detta sentenza si sia tradotta in un vizio della volontà tale da consentire la proposizione dell'azione demolitoria. Cassa senza rinvio App. Milano 9 luglio 2011