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Timestamp: 2018-12-17 15:54:21+00:00
Document Index: 93697892

Matched Legal Cases: ['art. 1349', 'art. 1349', 'art. 111', 'art. 2437', 'art. 29', 'art. 1349', 'art. 2437', 'art. 26', 'art. 49', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 1474']

Art. 1349 codice civile: Determinazione dell'oggetto | La Legge per tutti
Art. 1349 codice civile: Determinazione dell’oggetto
Se la determinazione della prestazione dedotta in contratto è deferita a un terzo e non risulta che le parti vollero rimettersi al suo mero arbitrio (1), il terzo deve procedere con equo apprezzamento. Se manca la determinazione del terzo o se questa è manifestamente iniqua o erronea, la determinazione è fatta dal giudice.
La determinazione rimessa al mero arbitrio del terzo non si può impugnare se non provando la sua mala fede. Se manca la determinazione del terzo e le parti non si accordano per sostituirlo, il contratto è nullo (2).
Deferimento a un terzo (arbitraggio): atto giuridico mediante il quale un soggetto estraneo al contratto (arbitratore), su incarico delle parti, determina un punto del contenuto del contratto, sul quale i soggetti contraenti non hanno ancora raggiunto l’accordo. Le parti possono attribuire all’arbitratore il potere di procedere contemperando gli interessi delle parti o decide secondo la sua scelta. L’atto giuridico del terzo è detto arbitraggio.
(1) La legge presume, se non risulta una volontà contraria, che le parti si siano affidate all’equo arbitrio (arbitrium boni viri) del terzo: in tal caso, l’arbitratore deve decidere considerando egualmente gli interessi delle parti contrattuali.
(2) La determinazione rimessa al mero arbitrio del terzo (arbitrium merum) consente a quest’ultimo di decidere in base al suo criterio individuale. In questo caso, la mancata determinazione del terzo rende vano l’intero rapporto, mentre l’avvenuta determinazione si può impugnare (ossia contestare nel corso di un processo) solo quando il terzo abbia agito in malafede, cioè abbia danneggiato intenzionalmente una parte.
In tema di determinazione della prestazione rimessa ad un terzo, il contratto di conferimento di incarico professionale o di mandato al terzo arbitratore non può essere risolto per inadempimento ex artt. 1453 e 1455 cod. civ., ostandovi la previsione dell'art. 1349, cod. civ., che consente l'impugnazione della determinazione di quest'ultimo solo se manifestamente iniqua o erronea ("arbitrium boni viri") o in presenza di comprovata malafede ("arbitrium merum"), che, altrimenti, resterebbe vanificata. Rigetta, App. Genova, 13/12/2008
Cassazione civile sez. I 12 giugno 2014 n. 13379
Nella clausola di un contratto di assicurazione che prevede una perizia contrattuale, è insita la temporanea rinunzia alla tutela giurisdizionale dei diritti nascenti dal rapporto contrattuale: prima e durante il corso della procedura contrattualmente prevista, quindi, le parti stesse non possono proporre davanti al giudice le azioni derivanti dal suddetto rapporto. L'obbligo della rinunzia alla tutela giurisdizionale, inoltre, non può non ritenersi cessato quando l'espletamento della perizia non sia più oggettivamente possibile per essere definitivamente venuto meno l'oggetto indispensabile ai fini dell'accertamento peritale da espletare.
Cassazione civile sez. III 01 aprile 2014 n. 7531
La clausola di un contratto di assicurazione che preveda una perizia contrattuale (con il deferimento, ad un collegio di esperti, degli accertamenti da espletare in base a regole tecniche) implica la temporanea rinunzia alla tutela giurisdizionale dei diritti nascenti dal rapporto, nel senso che, prima e durante il corso della procedura contrattualmente prevista, le parti stesse non possono proporre davanti al giudice le azioni derivanti da esso. Tali limitazioni alla tutela giurisdizionale, tuttavia, cessano quando l'espletamento della perizia non sia più oggettivamente possibile per essere venuto meno definitivamente l'oggetto dell'accertamento peritale da espletare. Rigetta, App. Milano, 02/04/2010
In materia di arbitrato, il lodo è impugnabile soltanto per vizi relativi alla manifestazione della volontà negoziale sostitutiva di quelle delle parti in conflitto mentre non rilevano l’erronea applicazione delle regole di ermeneutica contrattuale, l’errore di giudizio o di apprezzamento nell’interpretazione degli elementi anche probatori acquisiti.
Tribunale Savona 16 ottobre 2013
Quando nel contratto di assicurazione contro i danni sia prevista, per la stima dell'indennizzo, una cd. perizia contrattuale collegiale, e si stabilisca che uno dei tre periti sia scelto dal presidente del tribunale tra persone dotate di determinati requisiti soggettivi (nella specie, laurea in scienze agrarie), la nomina di persona priva di tali requisiti rende invalida la deliberazione dei periti. L'invalidità della perizia, tuttavia, lascia fermi gli effetti della clausola compromissoria, sicché anche in tal caso resta onere dell'assicurato che invochi il pagamento dell'indennizzo chiedere la nomina di un diverso perito, mentre resta esclusa la possibilità di adire direttamente l'autorità giudiziaria. Rigetta, App. Salerno, 24/01/2007
Cassazione civile sez. III 14 marzo 2013 n. 6554
In tema di arbitrato irrituale ante d.lg. n. 40 del 2006 che abbia pronunciato la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento del conduttore dovuto a mancato pagamento del canone, è legittimo il ricorso al g.o. per ottenere l'ordine di rilascio ed altre pronunce integrative ex art. 1349 c.c.
Tribunale Roma sez. VI 13 febbraio 2013 n. 2709
È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost. avverso il decreto pronunciato dal collegio sul reclamo proposto nei confronti della nomina dell'esperto per la valutazione delle azioni del socio receduto, ai sensi dell'art. 2437 ter cod. civ. e dell'art. 29 del d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003, essendo tale decreto un atto di volontaria giurisdizione privo dei caratteri della decisorietà e della definitività, da un lato perché la stima operata dall'esperto non ha valore decisorio fra le parti ed è sindacabile dal giudice ove sia manifestamente erronea od iniqua (art. 1349 cod. civ., richiamato dall'art. 2437, sesto comma, cod. civ.), dall'altro perché il decreto può essere revocato o modificato in presenza di nuove circostanze, ai sensi dell'art. 26 del d.lgs. citato; né la conclusione muta ove il ricorrente contesti il diritto stesso della controparte ad ottenerne l'emissione, atteso che la pronuncia del merito sul punto ha la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può dunque avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo. Dichiara inammissibile, Trib. Santa Maria Capua Vetere, 07/01/2008
Cassazione civile sez. I 19 febbraio 2014 n. 3883
In tema di contratti agrari, l'art. 49 l. 3 maggio 1982 n. 203, prevede, ove ricorrano le relative condizioni, un caso di costituzione "ex lege" di un rapporto di affitto tra i coeredi del defunto proprietario del fondo, alla cui nascita e perdurante validità non è di ostacolo il mancato raggiungimento di un'intesa sull'ammontare del canone, sopperendosi, secondo i principi generali, all'omessa determinazione consensuale della prestazione dovuta da una delle parti mediante i meccanismi di integrazione. Ne consegue che a nulla rileva, ai fini dell'operatività della citata norma, la declaratoria d'incostituzionalità degli art. 9 e 62 della medesima l. 3 maggio 1982 n. 203, di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 318 del 2002, atteso che la caducazione delle disposizioni che fissavano un sistema di quantificazione del canone di equo affitto non preclude al giudice la perdurante possibilità di addivenire, ove le parti non raggiungano un accordo sul punto, alla determinazione officiosa del corrispettivo, da effettuare, alla stregua della sopravvenuta pronuncia di illegittimità di quelle disposizioni, sulla base dell'applicazione analogica dell'art. 1474 comma 2 c.c., ovvero facendo riferimento al prezzo di mercato. Rigetta, App. Cagliari sez. dist. Sassari, 09/02/2007
Cassazione civile sez. III 22 marzo 2013 n. 7268