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Timestamp: 2017-01-20 13:56:37+00:00
Document Index: 58975404

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 116', 'art. 8']

Commento all'Ordinanza - Luca Tantalo Sanzionata dal giudice la parte convenuta che non ha voluto proseguire oltre il “primo incontro” di mediazione
Questo è il principio espresso in una nuova ordinanza del dott. Fabrizio Pasquale, Giudice presso il Tribunale di Vasto, non nuovo a questi interessanti e ottimamente motivati provvedimenti in materia.
L’ordinanza è stata emessa in una causa in cui il Giudice, con precedente ordinanza del 13 luglio 2015, aveva disposto, ai sensi dell’art. 5, secondo comma, del D.Lgs. 28/2010, l’esperimento della procedura di mediazione per la ricerca di una soluzione conciliativa; il tutto, dopo aver esaminato attentamente la questione e dopo aver evidenziato e indicato alle parti gli indici di concreta medialibità della controversia. Infatti, ricordiamo (come anche detto dalla costante giurisprudenza e previsto dalla normativa in materia), se il Giudice, in qualunque grado, decide di inviare una causa in mediazione, ovviamente ha già studiato la problematica e valutato l’eventuale possibilità che si arrivi ad una soluzione conciliativa.
Di conseguenza, le parti, in ottemperanza all’ordine del Tribunale, davano inizio al procedimento, comparendo – correttamente – personalmente e con l’assistenza dei rispettivi legali, al primo incontro dinanzi all’organismo di mediazione prescelto. Però, lì si fermavano, nel senso che il mediatore prendeva atto della dichiarazione della parte invitata, di non voler proseguire nella mediazione e dichiarava chiuso l’incontro. In pratica, non veniva quindi svolta alcuna attività tesa quanto meno a entrare nel merito e quindi ad iniziare realmente la mediazione.
All’udienza, quindi, la parte attrice informava il Giudice di quanto accaduto, e cioè dell’impossibilità di dar seguito alla procedura a causa del rifiuto di parte convenuta. Ebbene, secondo il Tribunale di Vasto, sulla scorta delle decisioni come detto ormai costanti dei Tribunali pressoché di tutta Italia, il comportamento tenuto da parte chiamata non può, in alcun modo, essere considerato corretto.
Secondo il Tribunale, infatti, le conseguenze previste dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. 28/10, comprese quelle di natura sanzionatoria, non scattano solo nel caso di assenza ingiustificata, ma anche quando la parte, pur presente al primo incontro, si esprima negativamente sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e non spieghi le ragioni di tale diniego; che non potranno essere ingiustificate come, per esempio, il fatto di pensare di avere ragione, nella questione di cui è causa.
Secondo il Tribunale, che cita precedente giurisprudenza, le parti non hanno un potere di veto sulla possibilità di dar seguito alla mediazione, e non possono rifiutarsi (a meno che non vi sia un motivo effettivamente valido) di entrare effettivamente nella procedura e di svolgere il tentativo. In questo caso, secondo l’ordinanza in commento, la condizione di procedibilità non può dirsi soddisfatta, e quando il rifiuto viene opposto dalla parte invitata, sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 4 bis del D. Lgs. 28/10, e in particolare per l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 8, comma 4 bis.
Per il Tribunale di Vasto, per l’adozione di questi provvedimenti, il rifiuto deve considerarsi come non giustificato non solo nel caso di mancanza di qualsiasi dichiarazione della parte sulla ragione del diniego a proseguire il procedimento di mediazione, ma anche in quella in cui la parte deduca motivazioni inconsistenti o non pertinenti rispetto al merito della controversia. In questo senso, come detto, non potrà – ad esempio – costituire giustificato motivo per rifiutarsi di partecipare alla “mediazione la convinzione di avere ragione o la mancata condivisione della posizione avversaria, per la evidente contraddittorietà, sul piano logico prima ancora che giuridico, che tale argomentazione sottende, atteso che il presupposto su cui si fonda l’istituto della mediazione è, per l’appunto, che esista una lite in cui ognuno dei contendenti è convinto che egli abbia ragione e che l’altro abbia torto e che il mediatore tenterà di comporre riattivando il dialogo tra le parti e inducendole ad una reciproca comprensione delle rispettive opinioni”.
Dato che, nel caso, in esame, nessuna motivazione veniva espressa se non il rifiuto secco di proseguire, il Giudice ha applicato alla parte chiamata la sanzione corrispondente al pagamento del contributo unificato in favore dell’Erario, non senza aggiungere che dal suo comportamento potrà comunque desumere elementi di prova ai sensi dell’art. 116, secondo co., c.p.c.
Con ordinanza del 13.07.2015, questo giudice – dopo aver evidenziato e indicato alle parti gli indici di concreta mediabilità della controversia – disponeva, ai sensi dell’art. 5, secondo comma, del D. L.gs. 4 marzo 2010, n. 28, l’esperimento della procedura di mediazione per la ricerca di una soluzione amichevole della lite. In ottemperanza alle statuizioni giudiziali, le parti davano inizio al procedimento, comparendo – entrambe personalmente e con l’assistenza dei rispettivi difensori – al primo incontro, tenutosi in data 30.11.2015, innanzi all’organismo di mediazione prescelto. La procedura, però, non sortiva esito positivo, dal momento che al primo incontro il mediatore prendeva atto della dichiarazione resa dalla parte invitata di non voler proseguire nella mediazione e dichiarava, di conseguenza, chiuso il procedimento.
Muovendo, dunque, dal principio per cui sono da considerarsi illegittime tutte quelle condotte contrarie alla ratio legis della mediazione e poste in essere dalle parti al solo scopo di eludere il dettato normativo, e facendo specifico riferimento alle determinazioni assunte dalle parti al termine del primo incontro, deve concludersi che, quando il rifiuto ingiustificato di dare seguito al procedimento di mediazione viene opposto dalla parte attrice/istante in mediazione, la condizione di procedibilità di cui all’art. 5, D. Lgs. n. 28/10 non può considerarsi soddisfatta. Del pari, quando detto rifiuto viene formulato, oltreché dalla parte attrice/istante, anche o soltanto dalla parte convenuta/invitata in mediazione, sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 4 bis, D. Lgs. citato ed, in particolare, per l’irrogazione – anche nel corso del giudizio – della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8, comma 4 bis, D. Lgs. n. 28/10 (condanna al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo dovuto ￼￼￼￼per il giudizio) e ricorre, altresì, un fattore da cui desumere argomenti di prova, ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c., nel prosieguo del giudizio.
Passando alla disamina del caso di specie, dalla lettura del verbale del primo incontro di mediazione del 30.11.2015, si evince che la parte invitata, sia pure personalmente presente e ritualmente assistita dal proprio avvocato, “ha negato il proprio consenso alla prosecuzione del procedimento, ai sensi dell’art. 8, primo comma, del D. Lgs. n. 28/10”. Nessuna indicazione, neppure sommaria, è riportata nel verbale in merito alle eventuali ragioni che hanno indotto la parte invitata a non voler iniziare la procedura di mediazione. Né il mediatore ha precisato (com’era, invece, suo preciso dovere fare) se la parte si è opposta alla verbalizzazione dei motivi del rifiuto ovvero se, anche all’esito della eventuale sollecitazione da parte del mediatore medesimo, la stessa non ha inteso esplicitare le ragioni del proprio dissenso. L’omissione di tale rilevante aspetto preclude a questo giudicante ogni valutazione in ordine alla sussistenza di possibili profili di giustificatezza del rifiuto opposto da ______________ alla prospettiva di proseguire nel procedimento di mediazione, di talché, non potendo apprezzare le ragioni che hanno indotto quest’ultima ad interrompere il tentativo di mediazione al primo incontro, il rifiuto deve considerarsi non giustificato.
27 aprile 2016 a 23:07
Decisione importante, ma non la prima di questo tipo. Tuttavia la penale di euro 260,00 è ancora troppo bassa perché sia un deterrente efficace contro la non conoscenza ed il “non cale” che circondano la mediazione.
Sarebbe inoltre opportuno che il mediatore avverta la parte delle conseguenze economiche collegate al non rispetto della normativa e che riporti tale sue avvertimento nel verbale; richiamerebbe l’attenzione del magistrato.