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Timestamp: 2020-08-07 19:11:00+00:00
Document Index: 71874679

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Sentenza Cassazione Civile n. 19170 del 17/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19170 del 17/07/2019
Cassazione civile sez. trib., 17/07/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 17/07/2019), n.19170
sul ricorso 25130-2016 proposto da:
ROMA P.ZZA CAVOUR, presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’Avvocato CINZIA AMOROSO con studio in
PALERMO P.ZZA MARINA 39 giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 1966/2016 della COMM.TRIB.REG. di PALERMO,
depositata il 19/05/2016;
TASSONE KATE che ha concluso per l’inammissibilità e in subordine
1.- V.F. ha impugnato la cartella di pagamento notificata il 3.2.2012, relativa alla TARSU 2010, deducendo la illegittimità delle tariffe per vizio di competenza da parte della Giunta a deliberare sulle stesse. Il Comune di Palermo, di contro, deduce che per l’anno di imposta 2010 la tariffa è stata legittimamente deliberata dalla Giunta (deliberazione n. 121 del 29.6.2010).
2.- In primo grado la domanda del contribuente è stata rigettata; la CTR della Sicilia con sentenza depositata il 19.5.2016 ha accolto parzialmente l’appello del V..
3. Avverso la predetta sentenza il Comune Palermo propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. Non si costituisce il controricorrente.
4.- Con il primo motivo del ricorso la parte lamenta l’errore di diritto perchè nella Regione Sicilia la competenza a deliberare le tariffe è della Giunta e non del Consiglio Comunale.
Il giudice di secondo grado ha accolto parzialmente l’appello del V. pur muovendo dalla affermazione che in Sicilia la competenza a deliberare le tariffe TARSU è della Giunta e non del Consiglio. Osserva la CTR che in ogni caso la capacità di produrre rifiuti delle autorimesse ed autosaloni deve essere riferita solo ai locali utilizzati dalle persone e non ai locali adibiti a autorimessa, uscite sicurezza, transito veicoli. La CTR ha determinato la tariffa sulla base di quanto stabilito precedentemente alla Delib. n. 156 del 2006, annullata con sentenza del Tar Sicilia n. 1550/2009, ad esclusione di mq 708 consistente in rampe di accesso, cortile a cielo aperto e corsie di manovra.
4.1.- Dalla affermazione che in Sicilia la competenza sulla delibera tariffaria TARSU è della Giunta, discende l’applicabilità nella specie della delibera di Giunta relativa all’anno 2010, e non quella precedente all’anno 2006, pur se è un fatto storico che il TAR Sicilia con la sentenza n. 1550/2009 ha annullato la Delib. Giunta n. 165 del 2006. Ciò non ha efficacia caducante sulle delibere (non impugnate) meramente “ripetitive” degli anni successivi, poichè ogni deliberazione tariffaria regola la materia in modo autonomo rispetto alla precedente e dovendosi quindi escludere sia l’operare del giudicato esterno, sia il dovere del giudice tributario di disapplicare in via incidentale l’atto sulla base di tale presupposto (Cass. 28675/2018; Cass. ord.1979/2018).
Quanto al resto, questa Corte ha già avuto modo di affermare che in tema di TARSU, nella Regione Sicilia la concreta determinazione delle aliquote tariffarie annuali per la fruizione di beni e servizi è di competenza della Giunta e non del Consiglio comunale, poichè il riferimento letterale alla “disciplina generale delle tariffe” contenuto nella L. n. 142 del 1990, art. 32, comma 2, lett. g) – tuttora applicabile (in luogo del D.Lgs. n. 267 del 2000) perchè recepito dalla L.R. n. 48 del 1991 – rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali procedere alla loro determinazione entro i limiti fissati dal consiglio comunale ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 65, comma 2, la cui mancata individuazione, peraltro, non determina l’incompetenza della Giunta in materia tariffaria (Cass.
28675/2018 cit. e altre, ad es. Cass. 11961/2016).
5.- Con il secondo motivo del ricorso la parte lamenta la violazione di norme di diritto ed in particolare la violazione del Reg. TARSU del Comune di Palermo, art. 4 commi 1 e 3.
In particolare l’ente lamenta che sia stata esclusa dalla tassabilità una aera di 708 mq, senza che dalla denuncia si evinca o il contribuente abbia dato prova che si tratta di aree che non producono rifiuti.
Il motivo è fondato. Il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62 stabilisce che “Non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perchè risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione” Grava quindi sul contribuente l’onere di denunciare le aree non tassabili e la prova dell’oggettiva impossibilità di produrre rifiuti nelle aree scoperte pertinenziali di locali tassabili. (Cass. n. 8581/2017).
Nella sentenza impugnata il giudice di secondo grado nulla riferisce sulla prova da parte del contribuente dei presupposti sostanziali e formali di riduzione della superficie; la esenzione dalla tassabilità di una parte delle superfici (708 mq) avviene in base ad una apodittica affermazione sulla tassabilità solo dei locali destinati “ad essere utilizzati dalle persone” che non trova alcun riscontro nelle norme di legge e che peraltro di per sè è un criterio illogico, se riferito, come la CTR lo riferisce, ai cortili e alle rampe di accesso.
Ne consegue l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e la decisione di merito, non essendo necessari accertamenti in fatto, rigettando l’originario ricorso del contribuente.
Il progressivo consolidarsi della giurisprudenza sulla competenza a deliberare le tariffe nella Regione Sicilia giustifica la compensazione delle spese dei gradi merito. Per il giudizio di cassazione le spese si pongono a carico della parte soccombente.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso del contribuente.
Compensa interamente tra le parti le spese dei gradi di merito e condanna V.F. alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.300,001 oltre spese forfetarie ed accessori di legge.