Source: http://www.nuovefrontierediritto.it/violenza-sessuale-e-consenso-dellavente-diritto-corte-di-cassazione-sez-iii-penale-1-ottobre-2012-n-37916/
Timestamp: 2017-09-24 01:15:16+00:00
Document Index: 18790978

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 609', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ']

Violenza sessuale e consenso dell’avente diritto. Corte di Cassazione, Sez. III Penale, 1 ottobre 2012, n. 37916. – Nuove Frontiere del Diritto
Home » Massimario » Note a sentenza » Cassazione Penale » Violenza sessuale e consenso dell’avente diritto. Corte di Cassazione, Sez. III Penale, 1 ottobre 2012, n. 37916.
Violenza sessuale e consenso dell’avente diritto. Corte di Cassazione, Sez. III Penale, 1 ottobre 2012, n. 37916.
Nello svolgimento della patologia delle relazioni sentimentali tra uomo e donna è possibile che si verifichi la sussistenza di rapporti sessuali consensuali alternati a rapporti sessuali imposti e non può certo presumersi il consenso anche in riferimento ai rapporti sessuali imposti con la violenza e minaccia.
B.F. ed R.A. sono inizialmente legati da un rapporto erotico-sentimentale caratterizzato dalla relazione incube-succube, poi diventata relazione vittima-carnefice.
Il Tribunae di Ancona condanna B.F. per i reati di cui agli artt. 81 cpv, 609 bis e 61, n. 5 c.p., violenza sessuale continuata, consistita in penetrazioni vaginali ed anali, commessa con violenze fisiche (pugni, schiaffi, strette al collo ed ai capezzoli) e minacce (consistite nel prospettarle l’eventualità di divulgare filmati che la ritraevano in atteggiamenti sessuali) in danno di R.A..
La Corte d’Appello di Ancona, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Ancona, ha ridotto la pena inflitta a B.F.
L’imputato, tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per Cassazione chiedendo l’annullamento della sentenza.
L’imputato sostiene che la relazione intercorsa con la persona offesa era caratterizzata da “pratiche erotiche particolari” alle quali la donna si era sottoposta volontariamente. Pertanto le pratiche, di per sé violente, erano state praticate con il consenso dell’avente diritto.
Il consenso precedentemente espresso ai rapporti sessuali consensuali può considerarsi presunto anche in relazione ai rapporti sessuali imposti con violenza e minaccia?
Preliminarmente si deve sottolineare e apprezzare l’iter logico-argomentativo della sentenza che si annota in relazione ad un tema così delicato e attuale come quello della violenza sulle donne.
I giudici di legittimità, attraverso una applicazione puntuale della legge, hanno affermato espressamente l’importanza del CONSENSO della donna ai rapporti sessuali, seppur di tipo estremo, ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale previsto dall’art. 609-bis c.p. Elemento oggettivo di tale fattispecie è, appunto, la costrizione con violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali.
Altro dato rilevabile è la relazione stabile di coppia all’interno della quale si inseriscono gli episodi di violenza: il fatto che una donna decida o voglia intrattenere una relazione sentimentale stabile, sia essa convivenza di fatto o rapporto matrimoniale, non autorizza l’altro individuo ad imporre nessun tipo di atto sessuale.
La Corte, riprendendo l’orientamento costante nella giurisprudenza di legittimità, ha affermato che anche nei rapporti di coppia di tipo coniugale possono coesistere rapporti sessuali consensuali con altri nei quali, per mancanza del consenso della donna, intervengo comportamenti caratterizzati da violenza e minaccia. In casi di questo tipo, infatti, i soggetti inizialmente legati da un vincolo erotico-sentimentale approdano ad una differente “dimensione” di vittima-carnefice.
Il verbo “costringere” contenuto nell’art. 609-bis c.p. è in netta contrapposizione con la parola “consenso” prevista dalla scriminante del consenso dell’avente diritto ex art. 50 c.p.
Si impone una silente riflessione: costrizione e consenso.
Vi sono pratiche sessuali in cui vi è un consenso espresso ad essere costretti a subire o a compiere determinati atti sessuali, in alcuni casi anche molto violenti. La giurisprudenza si è più volte interrogata circa l’applicabilità del consenso dell’avente diritto quale causa di esimente della condotta prevista dal reato di violenza sessuale.
Nello specifico, si è osservato che il consenso dell’avente diritto per avere effetto scriminante deve essere in correlazione cronlogica con il compimento del fatto tipizzato dall’illecito.
Per quanto concerne agli atti sessuali, tale consenso deve permanere durante l’intero svolgimento dell’attività sessuale: che si caratterizza nella sua liceità proprio per la presenza costante del consenso, presunto e/o espresso tra le parti, o ” comunque per la non manifestazione del dissenso agli specifici atti posti in essere da uno dei due partner”.
Muovendo dai rilievi sopra esposti, si è affermato che per escludere l’antigiuridicità della condotta lesiva in relazione a certe pratiche estreme, non è sufficiente il consenso del partner espresso nella fase iniziale della condotta.
Alla luce di tale assunto, la scriminante non può essere invocata “se l’avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell’azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento od una non condivisione sulle modalità di consumazione dell’amplesso “.
Il consenso a qualsiasi attività sessuale deve sussistere dalla fase iniziale alla fase conclusiva.
Sentenze e precedenti conformi.
-Cass. Pen., Sez. III, 29.01.2008, n. 4532;
-Cass. Pen., Sez. III, 09.06.2004, n. 25727.
Orbene tale motivazione non risulta affatto contraddittoria ed illogica. Le sentenze di merito hanno ben motivato circa le ragioni per le quali le dichiarazioni della persona offesa dovessero ritenersi attendibili, sia in generale, in virtù anche dei riscontri esterni oggettivi, sia in relazione agli episodi che la R. non è riuscita a meglio individuare, accaduti durante la relazione sentimentale con l’imputato. I giudici di merito hanno tenuto conto della c.d. dimensione relazionale (meglio descritta nella sentenza di primo grado) tra la persona offesa e l’imputato, i quali furono inizialmente legati da un rapporto erotico-sentimentale caratterizzato dalla relazione incube-succube, poi diventata relazione vittima-carnefice, per cui, sviluppando quanto già affermato in giurisprudenza circa i rapporti di coppia di tipo coniugale, i giudici hanno ritenuto che ben potessero coesistere, in una relazione di tal fatta, incontri sessuali consensuali, con altri quali nei, proprio per la mancanza di consenso della donna, intervenissero comportamenti violenti e minacce da parte del B. Risulta in tale contesto coerente l’aver ritenuto che nell’ambito di tale complessa relazione interpersonale, di durata non trascurabile, la memoria della persona offesa potesse fissare, nei dettagli, solo alcuni degli episodi violenti ed invece rievocarne altri nei loro profili generali di violenza subita, senza la possibilità di indicare le diverse modalità degli atti sessuali e la data ed il luogo ove gli stessi ebbero a verificarsi. La motivazione circa la piena attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa anche in relazione agli episodi di cui al capo b) risulta quindi priva di smagliature logiche e perfettamente coerente con la ricostruzione della vicenda complessiva che i giudici dei due gradi di merito hanno operato.
29 dicembre 2012 admin Cassazione Penale, Massimario, Note a sentenza No Comment
«Direzione Scientifica e Coordinamento Redazione
Annullabilità del testamento per incapacità di intendere e volere – Cass. Civ. Sez. 2, 2012/14655»