Source: https://it.scribd.com/document/3844449/Le-novita-in-materia-di-lavoro-introdotte-dal-decreto-legge-25-giugno-2008-n-112
Timestamp: 2020-07-07 00:57:26+00:00
Document Index: 151203898

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 22', 'art. 70', 'art. 41', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 89', 'art. 49', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 97', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 1', 'art. 67', 'art. 47', 'art. 67', 'art. 40', 'art. 60', 'art. 53']

Novità in materia di lavoro introdotte dal decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, recante "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria".
SalvaSalva Le novità in materia di lavoro introdotte dal decr... per dopo
Efficacia Dei Collettivi
A Tutti i Lavoratori2
INTRODOTTE DAL DECRETO LEGGE 25
GIUGNO 2008, N. 112
a cura di Clemente Massimiani
[contributo destinato al sito www.dirittolavoro.com]
Il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (in GURI 25.6.2008,
n. 147, S.O., n. 152), recante “Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitività,
tributaria”, introduce una serie di novità in materia lavoristica.
In attesa della legge di conversione, si indicano di seguito
alcune di esse fra le più rilevanti.
CUMULO TRA PENSIONE E REDDITI DI LAVORO (art. 19)
Il decreto prevede la abolizione del divieto di cumulo tra pensione e redditi di
lavoro. A decorrere dal 1° gennaio 2009, infatti, le pensioni dirette di anzianità
sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente. A
decorrere dalla medesima data sono parimenti cumulabili con i redditi da lavoro
autonomo e dipendente le pensioni contributive maturate prima dei 65 anni
(uomini) o dei 60 anni (donne) e le pensioni di vecchiaia.
CONTRATTO DI LAVORO A TERMINE (art. 21)
In tema di contratto di lavoro a tempo determinato, già innovato dal c.d.
Pacchetto Welfare (legge n. 247/2007), all’art. 1, co. 1, d. lgs. n. 368/2001,
dopo le parole “tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo” è aggiunto
l’inciso “anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro”.
L’innovazione costituisce una apertura in termini di liberalizzazione delle
assunzioni a termine, giacché amplia la clausola generale prevista dal d. lgs.
n. 368/2001. All’art. 5, co. 4-bis, d. lgs. n. 368/2001, come mod. dalla l. n.
247/2007, dopo le parole “ferma restando la disciplina della successione di
contratti di cui ai commi precedenti” sono aggiunte le parole “e fatte salve
diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale
o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale”. In tale maniera si affida alla
contrattazione collettiva di ogni livello la possibilità di derogare alla
disciplina sulla successione dei contratti a termine. La disposizione sul
diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, ex art. 5,
co. 4-quater, d. lgs. n. 368/2001, come mod. dalla l. n. 247/2007, è adesso
derogabile dalla contrattazione collettiva di ogni livello (anche in questo
caso deve trattarsi di contratti stipulati dalle organizzazioni sindacali
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale). È prevista una
verifica degli effetti delle nuove disposizioni, da effettuarsi decorsi 24
mesi dall’entrata in vigore del decreto legge a cura del Ministro del lavoro,
della salute e delle politiche sociali con le organizzazioni sindacali dei datori e
dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano
LAVORO ACCESSORIO (art. 22)
La definizione di lavoro accessorio prevista dall’art. 70, co. 1, del decreto
Biagi è integralmente riscritta. Scompaiono nella nuova fattispecie i riferimenti
alla natura “meramente” occasionale dell’attività e, soprattutto, la tassativa
platea dei destinatari del lavoro accessorio (“soggetti a rischio di
esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro,
ovvero in procinto di uscirne”). Di conseguenza, l’art. 71 d. lgs. n. 276/2003,
che individuava i prestatori di lavoro accessorio, è abrogato (i soggetti
precedentemente legittimati erano: disoccupati da oltre un anno; casalinghe,
studenti e pensionati; disabili e soggetti in comunità di recupero; lavoratori
extracomunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, nei sei mesi successivi
alla perdita del lavoro). Lo stesso ventaglio delle attività esercitabili è
ampliato. Ai sensi dell’art. 22 d. l. n. 112/2008, “per prestazioni di lavoro
accessorio si intendono attività lavorative di natura occasionale rese
nell’ambito: a) di lavori domestici; b) di lavori di giardinaggio, pulizia e
manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti; c)
dell’insegnamento privato supplementare; d) di manifestazioni sportive,
culturali o caritatevoli o di lavori di emergenza o di solidarietà; e) dei
periodi di vacanza da parte di giovani con meno di 25 anni di età,
regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto
scolastico di ogni ordine e grado; f) di attività agricole di carattere
stagionale; g) dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice
civile, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi; h) della consegna
porta a porta e della vendita ambulante di stampa quotidiana e
periodica”. Restano immutati i limiti ai compensi erogabili in corso d’anno per
committente ai prestatori di lavoro accessorio, come previsti dai commi 2 e 2-
bis dell’art. 70 del decreto Biagi e successive modifiche (5.000 euro ovvero
10.000 euro in caso di impresa familiare).
ORARIO DI LAVORO (art. 41)
La manovra estiva introduce una serie di novità in materia di orario di lavoro.
Fra queste si segnalano:
a) la uniformazione della durata minima del lavoro notturno tra disciplina
contrattuale e legale, pari ad almeno 3 ore del periodo notturno;
b) l’estensione del novero dei soggetti cui non si applica il d. lgs. n.
66/2003 agli addetti ai servizi di vigilanza privata (oltre che al personale
della scuola, delle Forze di polizia, delle Forze armate e agli addetti al
servizio di polizia municipale e provinciale);
c) la regola secondo cui il regime di reperibilità non interrompe il periodo
di riposo giornaliero (pari a 11 ore);
d) la regola secondo cui il riposo settimanale obbligatorio (pari a 24 ore
consecutive) va calcolato come media in un periodo non superiore a 14
e) la devoluzione alla contrattazione territoriale o aziendale della potestà
di derogare alla disciplina sull’orario di lavoro (artt. 7, 8, 12 e 13 del d.
lgs. n. 66/2003), in assenza di specifiche disposizioni contenute nella
contrattazione nazionale, laddove in precedenza la contrattazione
integrativa poteva intervenire “conformemente alle regole fissate” dalla
contrattazione nazionale;
f) l’adeguamento delle misure sanzionatorie in caso di violazioni della
disciplina sull’orario di lavoro.
COLLABORAZIONI E CONSULENZE NELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI (art. 46)
Al ventilato scopo di ridurre le collaborazioni e le consulenze nelle
pubbliche amministrazioni, l’art. 46 riscrive il comma 6 dell’art. 7 t.u.p.i.
(d. lgs. n. 165/2001), già modificato dalla Finanziaria 2008 (l. n. 244/2007). A
tenore della disposizione, gli incarichi individuali sono conferiti ad esperti di
particolare e comprovata specializzazione “anche” universitaria, laddove le
modifiche introdotte dalla Finanziaria 2008 (l. n. 244/2007) richiedevano
senz’altro la specializzazione universitaria (laurea, secondo le indicazioni
ministeriali). La modifica amplia la platea dei possibili destinatari dei contratti
di collaborazione o di consulenza. Nella nuova disciplina si prescinde dal
requisito della “comprovata specializzazione universitaria” in caso di
stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da
professionisti iscritti in ordini o albi o con soggetti che operino nel
campo dell’arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ferma
restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore. Il
presupposto secondo cui l’oggetto della prestazione deve corrispondere alla
competenze attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente,
nonché ad obiettivi e progetti specifici e determinati, è ulteriormente ristretto
dalla necessaria “coerenza con le esigenze di funzionalità
dell’amministrazione conferente”. Permangono intatti gli ulteriori
presupposti di legittimità degli incarichi (previo accertamento dell’impossibilità
oggettiva di utilizzo delle risorse umane interne all’amministrazione; natura
temporanea ed altamente qualificata della prestazione; previa
determinazione di durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione).
Al fine di chiudere il cerchio e porre un freno all’utilizzo abusivo delle
collaborazioni è stata inserita una norma di chiusura nel comma 6 dell’art. 7
t.u.p.i.: “Il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa
per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l’utilizzo dei collaboratori
come lavoratori subordinati è causa di responsabilità amministrativa
per il dirigente che ha stipulato i contratti”.
 continua
 segue
Con disposizione che non eccelle per chiarezza sistematica, è abrogato il
secondo periodo dell’art. 1, co. 9, d. l. n. 168/2004 (“L'affidamento di incarichi
di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei
all'amministrazione in materie e per oggetti rientranti nelle competenze della
struttura burocratica dell'ente, deve essere adeguatamente motivato ed è
possibile soltanto nei casi previsti dalla legge ovvero nell'ipotesi di eventi
straordinari”).
Con riferimento agli enti locali, il decreto interviene ancora una volta sul testo
della Finanziaria 2008 (l. n. 244/2007), legittimando la stipula di contratti di
collaborazione “indipendentemente dall’oggetto della prestazione” non solo
nell’ambito del programma approvato dal Consiglio ex art. 42, co. 2, t.u.ee.ll. (d.
lgs. n. 267/2000), ma anche delle “attività istituzionali stabilite dalla legge”.
La norma, più che restringere, anche in questo caso amplia le possibilità di
stipula. Il limite massimo di spesa annua per incarichi di collaborazione è
adesso determinato in sede di bilancio preventivo (e non più nel regolamento
ex art. 89 t.u.ee.ll.).
CONTRATTI DI LAVORO FLESSIBILE NELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI (art. 49)
Il decreto riscrive integralmente l’art. 36 t.u.p.i., già sostituito dalla
Finanziaria 2008 (l. n. 244/2007). Le modifiche stravolgono il quadro
introdotto dal precedente Governo in materia di contratti di lavoro flessibile
nelle pubbliche amministrazioni. Il testo del nuovo art. 36 richiederebbe uno
studio che non è possibile affrontare in questa sede. Si cercherà di seguito di
indicare le principali novità introdotte dalla manovra estiva. Il nuovo comma 1
dell’art. 36 afferma perentoriamente che “Per le esigenze connesse con il
proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni assumono
esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo
indeterminato seguendo le procedure di reclutamento previste
dall’articolo 35”. La norma, da un lato, riafferma la forma comune dei
rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, dall’altro,
ribadisce la specialità delle procedure di reclutamento nel settore pubblico
(ex art. 97, co. 3, Cost.), come a voler ribadire che nella p.a. non possano
sussistere altre forme di costituzione a tempo indeterminato dei rapporti.
Rispetto alla Finanziaria 2008, cade la possibilità di avvalersi di forme
contrattuali flessibili per esigenze stagionali o per periodi non superiori
a tre mesi. Cade altresì la deroga, di dubbia costituzionalità, che faceva
salve le sostituzioni per maternità nelle autonomie territoriali.
Il cuore della disciplina del nuovo art. 36 è contenuto nel secondo comma, a
tenore del quale “Per rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali
le amministrazioni pubbliche possono avvalersi delle forme contrattuali
flessibili di assunzione e di impiego del personale previste dal codice
civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa, nel
rispetto delle procedure di reclutamento vigenti. Ferma restando la
competenza delle amministrazioni in ordine alla individuazione delle
necessità organizzative in coerenza con quanto stabilito dalle vigenti
disposizioni di legge, i contratti collettivi nazionali provvedono a
disciplinare la materia dei contratti di lavoro a tempo determinato, dei
contratti di formazione e lavoro, degli altri rapporti formativi e della
somministrazione di lavoro, in applicazione di quanto previsto dal
decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 […], dal decreto legislativo
10 settembre 2003, n. 276 per quanto riguarda la somministrazione di
lavoro, nonché da ogni successiva modificazione o integrazione […]”.
L’ultima parte del secondo comma contiene il divieto di ricorrere alla
somministrazione di lavoro per l’esercizio di funzioni direttive e
La nuova norma, come si vede, riafferma il principio secondo cui le pubbliche
amministrazioni possono avvalersi delle forme contrattuali flessibili
soltanto per “esigenze temporanee ed eccezionali” (come aveva statuito la
legge n. 80/2006). È affidata alla contrattazione collettiva nazionale la
regolamentazione delle richiamate forme contrattuali, in applicazione delle
medesime regole vigenti per il settore privato.
Il nuovo comma 3 prevede una nuova disciplina di contrasto alle assunzioni
abusive: “Al fine di evitare abusi nell’utilizzo del lavoro flessibile, le
amministrazioni, nell’ambito delle rispettive procedure, rispettano principi
di imparzialità e trasparenza e non possono ricorrere all’utilizzo del
medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di
servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio”.
La manovra estiva, in sostanza, ribalta la prospettiva della Finanziaria 2008,
introducendo una norma più snella (cinque commi anziché undici) ed in linea
con il passato. Non si è limitata a far cadere quegli stringenti limiti temporali
che di fatto avevano confinato ai margini l’utilizzo delle forme flessibili e posto
in seria difficoltà organizzativa le pubbliche amministrazioni, ma ha
recuperato altresì il principio paritario tra pubblico e privato ed il ruolo
della contrattazione collettiva, limitati dalla Finanziaria 2008.
Sul versante sanzionatorio, il nuovo art. 36 punisce il dirigente e non più
l’amministrazione. Sparisce, difatti, la disposizione secondo cui le
amministrazioni pubbliche che operano in violazione dell’art. 36 “non possono
effettuare assunzioni ad alcun titolo per il triennio successivo alla suddetta
violazione”. Precisa, inoltre, il nuovo comma 5 che i dirigenti che operano in
violazione dell’art. 36 rispondono di responsabilità dirigenziale ex art. 21
t.u.p.i. e che di tali violazioni si terrà conto in sede di valutazione del loro
operato ex art. 5 d. lgs. n. 286/1999.
All’insegna della chiarezza e della semplificazione, risulta encomiabile
l’abrogazione del vasto sistema di deroghe contemplato nei commi 7-11
introdotti dalla Finanziaria 2008.
PART-TIME NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (art. 73)
L’art. 73 abroga il diritto del dipendente pubblico alla trasformazione del
contratto a tempo pieno in contratto a tempo parziale (ex art. 1, co. 58, l. n.
662/1996). La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo
parziale non avviene più “automaticamente” entro sessanta giorni dalla
domanda, ma “può essere concessa dall’amministrazione” nel medesimo
La trasformazione da full-time a part-time, inoltre, che prima era negata
dall’amministrazione in caso di “conflitto di interessi” con l’attività ulteriore del
dipendente pubblico e poteva essere “differita con provvedimento motivato per
un periodo non superiore a sei mesi” nel caso in cui comportasse “grave
pregiudizio” alla funzionalità dell’amministrazione, adesso è senz’altro negata
anche nella seconda ipotesi, per l’integrazione della quale non è più richiesta la
sussistenza di un “grave pregiudizio” ma di un semplice “pregiudizio” alla
funzionalità dell’amministrazione.
CONTROLLO CONTABILE NEL PROCEDIMENTO NEGOZIALE
DEL PUBBLICO IMPIEGO (art. 67)
Il decreto riformula il comma 6 dell’art. 47 t.u.p.i., che disciplina il
procedimento di contrattazione collettiva nazionale nel pubblico impiego,
sancendo che la “certificazione non positiva” da parte della Corte dei Conti
determina adesso senz’altro la riapertura delle trattative, in luogo del
precedente adeguamento dei costi contrattuali ad opera dell’ARAN, sentito il
comitato di settore o il Presidente del Consiglio.
Se, viceversa, la “certificazione non positiva” sia “limitata a singole clausole
contrattuali”, la piattaforma può essere sottoscritta definitivamente, ferma
restando l’inefficacia delle clausole contrattuali non certificate.
CONTROLLO CONTABILE NELLA CONTRATTAZIONE
INTEGRATIVA DEL PUBBLICO IMPIEGO (art. 67)
In attuazione dei principi di responsabilizzazione e di efficienza della pubblica
amministrazione, è previsto l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di
trasmettere alla Corte dei Conti (tramite il Ministero dell’economia e delle
finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato), entro il 31
maggio di ogni anno, specifiche informazioni sulla contrattazione
integrativa, certificate dagli organi di controllo interno.
È imposto, peraltro, l’obbligo alle amministrazioni di pubblicare in modo permanente sul
proprio sito web la documentazione trasmessa annualmente.
È altresì previsto che il Ministero dell’economia e delle finanze (Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato), d'intesa con la Corte dei conti e la Presidenza del Consiglio
dei Ministri (Dipartimento della Funzione pubblica), integri le informazioni annualmente
richieste con il modello di cui all’art. 40-bis, co. 2, t.u.p.i., predisponendo un’apposita scheda
con le ulteriori informazioni di interesse della Corte dei Conti (volte tra l’altro ad accertare,
oltre il rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla vigente normativa in ordine alla consistenza
delle risorse assegnate ai fondi per la contrattazione integrativa ed all’evoluzione della
consistenza dei fondi e della spesa derivante dai contratti integrativi applicati, anche la
concreta definizione ed applicazione di criteri improntati alla premialità, al riconoscimento del
merito ed alla valorizzazione dell’impegno e della qualità della prestazione individuale, con
riguardo ai diversi istituti finanziati dalla contrattazione integrativa, nonché a parametri di
selettività, con particolare riferimento alle progressioni economiche).
La Corte dei Conti utilizza le informazioni suddette ai fini del referto sul
costo del lavoro e propone, in caso di esorbitanza delle spese dai limiti
imposti dai vincoli di finanza pubblica e dagli indirizzi generali assunti
in sede di contrattazione collettiva nazionale, interventi correttivi a
livello di comparto o di singolo ente.
Fatte salve le ipotesi di responsabilità, in caso di accertato superamento di
tali vincoli le corrispondenti clausole contrattuali sono immediatamente
sospese ed è fatto obbligo di recupero nell’ambito della sessione
negoziale successiva.
In caso di inadempimento alle prescrizioni suddette, oltre alle sanzioni
previste ex art. 60, co. 2, t.u.p.i., è fatto divieto alle amministrazioni di
procedere a qualsiasi adeguamento delle risorse destinate alla
contrattazione integrativa. La vigilanza in materia è affidata agli organi di
controllo di ciascuna amministrazione (es. collegi dei revisori).
Si segnalano infine le seguenti disposizioni:
 Art. 18, in tema di criteri e modalità di reclutamento del personale
delle società pubbliche;
 Art. 20, in materia contributiva;
 Art. 23, recante modifiche alla disciplina dell’apprendistato (si v. in
particolare l’abrogazione della durata minima dell’apprendistato
professionalizzante e l’estensione dell’apprendistato per l’acquisizione
di un diploma o per percorsi di alta formazione ai dottorati di ricerca);
 Art. 39, relativo ad adempimenti di natura formale nella gestione dei
rapporti di lavoro (si v. in particolare l’istituzione del c.d. libro unico del
lavoro e la reviviscenza del lavoro intermittente);
 Art. 40, relativo alla tenuta dei documenti di lavoro e ad altri
adempimenti formali;
 Art. 47, in tema di controlli su incompatibilità, cumulo di impieghi e
incarichi (ex art. 53 t.u.p.i.);
 Art. 53, in materia di razionalizzazione del processo del lavoro;
 Art. 70, relativo alla esclusione per i dipendenti pubblici di
trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di
 Art. 71, relativo alle assenze per malattia e per permesso retribuito
dei dipendenti pubblici;
 Art. 72, relativo ai dipendenti pubblici prossimi al compimento dei
limiti di età per il collocamento a riposo.
© Clemente Massimiani
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