Source: https://diritti-cedu.unipg.it/CEDUhtml/index3ba9.html?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=66&amp;Itemid=105&amp;lang=it
Timestamp: 2019-04-25 07:02:21+00:00
Document Index: 34431880

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 117', 'art. 6', 'art. 1']

Home Proprietà privata Espropriazioni
Il principio di legalità riemerge dalle ceneri della acquisizione coattiva rectius espropriazione indiretta
- Corte Costituzionale, 8 ottobre 2010, n. 293
- Consiglio di Stato, Sez. V, 13 ottobre 2010, n. 7472
Serenella Pieroni
La Corte Costituzionale, con la sentenza 8 ottobre 2010, n. 293, ha posto (momentaneamente) fine alle interpretazioni giurisprudenziali che si sono incessantemente susseguite in merito alla applicazione dell’art. 43 del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 321 (T.U. delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità), il quale recava la disciplina della acquisizione coattiva del bene da parte della p.a. a seguito di illecita occupazione e ‘modificazione’ del medesimo per la realizzazione di un’opera pubblica, non consentendo al privato di ottenere la restituzione del bene, ma solo il risarcimento del danno.
I giudizi di legittimità costituzionale -in riferimento agli articoli 3, 24, 42, 76, 97, 113 e 117, primo comma, della Costituzione- sono stati promossi dal Tribunale amministrativo regionale della Campania con tre ordinanze di identico tenore, ove si lamenta, in primis, che l’atto acquisitivo previsto dalla disposizione impugnata violerebbe gli artt. 3, 24, 42, 97 e 117, Cost., in quanto finalizzato a ‘sanare’ un’attività posta in essere dalla pubblica amministrazione contra jus, determinando la perdita della proprietà e rimuovendo l’illecito aquiliano. [...]
I profili patrimoniali della c.d. occupazione acquisitiva nel dialogo fra Corte Europea dei diritti dell’uomo e la Corte Costituzionale.
sentanza di riferimento
Il dialogo fra le Corti caratterizzante la materia espropriativa trova nella pronuncia della Corte Costituzionale del 24 ottobre 2007, n. 349 uno dei suoi momenti più significativi. La sentenza in commento, nello specifico, affronta il tema della compatibilità fra le norme convenzionali (e la correlata giurisprudenza Cedu) ed il fenomeno, tutto italiano, della occupazione acquisitiva e dei corrispondenti criteri di ristoro per il proprietario «espropriato».La questione, sollevata con distinte ordinanze sia dalla Corte di cassazione sia dalla Corte d'appello di Palermo, investe l'art. 5-bis, comma 7-bis, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica) – convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359 –, comma aggiunto dall'art. 3, comma 65, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), secondo cui: «in caso di occupazioni illegittime di suoli per causa di pubblica utilità, intervenute anteriormente al 30 settembre 1996, si applicano, per la liquidazione del danno, i criteri di determinazione dell'indennità di cui al comma 1, con esclusione della riduzione del 40 per cento. In tal caso l'importo del risarcimento è altresì aumentato del 10 per cento. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai procedimenti in corso non definiti con sentenza passata in giudicato».[...]
L’incidenza della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla determinazione dell’indennità di esproprio.
Con la sentenza 348 del 24 ottobre 2007, la Corte Costituzionale è tornata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art. 5 bis , comma 1 e 2, del decreto-legge n. 333 del 1992 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359 del 1992, introdotto dall’art. 3, comma 65, della legge n. 662 del 1996,Decreto Legge 333 del 1992), disciplinante i criteri per la determinazione dell’indennità di esproprio.Con tre distinte ordinanze, una del 29 maggio 2006 e due del 19 ottobre 2006, la Corte di cassazione sollevava questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-bis del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, per violazione dell'art. 111, primo e secondo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), nonché dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione al citato art. 6 CEDU ed all'art. 1 del primo Protocollo della Convenzione stessa. La norma, nello specifico, veniva censurata nella parte in cui, ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione dei suoli edificabili, prevedeva il criterio di calcolo fondato sulla media tra il valore dei beni e il reddito dominicale rivalutato, disponendone altresì l'applicazione ai giudizi in corso alla data dell'entrata in vigore della legge n. 359 del 1992. [...]
Il caso Scordino: l’inizio di un nuovo dialogo tra le Corti in materia espropriativa.
Il gruppo di pronunce in analisi che, sinteticamente, si riassume come « caso Scordino », rappresenta un momento fondamentale nell’esame della giurisprudenza CEDU in materia di espropriazione sia per i principi affermati, sia per la loro successiva incidenza sulla giurisprudenza interna, a partire da quella costituzionale. Le decisioni sul caso Scordino, infatti, insieme alle sentenze della Corte Costituzionale n. 348 e 349 del 2007, oltre ad essere espressione – non secondaria - di un nuovo dialogo fra le Corti, si pongono quali momenti essenziali nella articolata vicenda italiana, sia giurisprudenziale che legislativa, relativa al regime delle espropriazioni.[...]