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Timestamp: 2019-11-15 22:03:10+00:00
Document Index: 29155398

Matched Legal Cases: ['art. 659', 'art. 606', 'art. 606', 'sentenza ', 'art 659', 'art. 606', 'art. 659', 'art. 10', 'art. 659', 'art. 28', 'art. 659', 'sentenza ', 'art. 2318', 'art. 2320', 'art. 659']

Superamento dei limiti della normale tollerabilità e accertamento
24 giugno 2019 21 giugno 2019 Avv. Alessandro ZucoGiurisprudenza
Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 19230 del 7 maggio 2019 (ud. del 5 aprile 2019)
Pres. Izzo, Est. Corbetta
Rumore. Superamento della soglia della normale tollerabilità. Verifica. Disturbo della quiete pubblica. Art. 10, comma 2, Legge n. 447/95. Art. 659 c.p. .
In tema di inquinamento acustico, la verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità non deve essere necessariamente effettuato mediante perizia o consulenza tecnica, ben potendo il giudice fondare il suo convincimento in ordine alla sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, occorrendo, ciò nondimeno accertare la diffusa capacità offensiva del rumore in relazione al caso concreto
1. Con l’impugnata sentenza, il Tribunale di Cagliari condannava Gabriele Corrias alla pena di 300 euro di ammenda, condizionalmente sospesa, per il reato di cui all’art. 659 cod. pen. perché, quale titolare del locale “Relax Wine Bar” sito in Quartu Sant’Elena, disturbava le occupazioni e il riposo di Elena Chergia e Serena Puddu; disturbo provocato di giorno e di notte, in un locale completamente privo di qualsiasi tipo di insonorizzazione, e, nella terrazza adiacente, dalla musica diffusa dalle casse acustiche, dagli schiamazzi degli avventori, dallo spostamento continuo di sedie e sgabelli. In Quartu Sant’Elena fino al 25/10/2013.
2.1. Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 2318 e 2320 cod. civ. Assume il difensore che il Corrias è diventato socio accomandatario della “Relax Wine bar di Corrias Gabriele s.a.s.” dal 20/01/2012, mentre, nel periodo precedente, amministratore della società era Lucrezia Dessì, quale socia accomandataria della “Relax Wine Bar di Dessì Lucrezia & c. s.a.s.”, di talché gli accertamenti fonometrici eseguiti negli anni 2010 e 2011 non sono apponibili al Corrias, mentre nessun accertamento è stato effettuato dal 20/01/2012; aggiunge il ricorrente che, assunta la gestione del bar, egli aveva sollecitato le persone offese a predisporre una rilevazione fonometrica, non ricevendo però alcuna adesione in tal senso.
2.2. Con il secondo motivo si eccepisce la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 659 cod. pen., 10, comma 2, l. n. 447 del 1995. Il ricorrente censura la sentenza impugnata, laddove non ha correttamente distinto le condotte previste dai commi e 1 e dell’art 659 cod. pen., non confrontandosi con l’avvenuta depenalizzazione del comma 2 e con il fatto che il Comune di Quartu Sant’Elena, all’epoca degli accertamenti acustici effettuati nel 2010 dall’ASL, non fosse ancora dotato dl piano di zonizzazione acustica indispensabile per calcolare i cd. limiti differenziali, tanto che il T.A.R. Sardegna aveva annullato un’ordinanza emessa dal Comune di Quartu Sant’Elena nei confronti della “Relax Wine Bar di Dessì Lucrezia &c. s.a.s.”
2.4. Con il quarto motivo si censura la violazione dell’art. 606, comma 1, b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 659 cod. pen., 10, comma 2, l. n. 447 del 1995. Sostiene il ricorrente che non vi sarebbe la prova che il rumore proveniente dal bar abbia disturbato un numero indeterminato di persone, elemento indefettibile per l’integrazione della fattispecie di cui all’art. 659, comma 1, cod. pen. .
Come correttamente affermato dal ricorrente, nelle società in accomandita semplice la responsabilità della società spetta al socio accomandatario al quale è stata conferita l’amministrazione della società e, quindi, la rappresentanza nei rapporti con i terzi. Risulta, peraltro, per stessa ammissione del ricorrente, che il Corrias assunse la carica di socio accomandatario della “Relax Wine bar di Corrias Gabriele s.a.s.” dal 20/01/2012, di talché egli è stato correttamente individuato come soggetto responsabile per i rumori provocati dal bar a far tempo da tale data sino al 25/10/2013.
La circostanza che le prove fonometriche siano state effettuate nel corso del 2010 e del 2011 non ha carattere dirimente, giacché la verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità non deve essere necessariamente effettuato mediante perizia o consulenza tecnica, ben potendo il giudice fondare il suo convincimento in ordine alla sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, occorrendo, ciò nondimeno accertare la diffusa capacità offensiva del rumore in relazione al caso concreto (Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015 – dep. 16/03/2015, Montoli e altro, Rv. 263433; Sez. 1, n. 20954 del 18/01/2011 – dep. 25/05/2011, Toma, Rv. 250417; Sez. 1, n. 7042 del 27/05/1996 – dep. 11/07/1996, Fontana, Rv. 205324). Orbene, nel caso in esame la prova del superamento della soglia della normale tollerabilità delle fonti sonore è stata desunta, oltre che dalle prove fonometriche effettuate nel 2010 e nel 2011, anche dalle deposizioni testimoniali delle persone che abitavano nell’appartamento sovrastante il bar, le quali hanno dichiarato di aver sporto, nel corso degli anni, svariate denunce in quanto dall’esercizio pubblico provenivano continuamente, fin dall’apertura nel 2009, immissioni rumorose derivanti, soprattutto, dalla musica sia diffusa da apposite apparecchiature collocate all’interno del locale e nella veranda esterna, sia prodotta dal vivo da musicisti, con una maggiore concentrazione nelle ore notturne e nel fine settimana, tali da disturbare in modo insopportabile il loro riposo e da costringerle, alla fine, a vendere l’appartamento.
3.1. Invero, in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’attività di un bar regolarmente autorizzato dall’autorità amministrativa a rimanere aperto fino a tarda notte e all’uso di strumenti musicali e di diffusione sonora, va classificata come esercizio di un “mestiere rumoroso”, in quanto l’uso di tali strumenti è strettamente connesso e necessario all’esercizio dell’attività autorizzata, con la conseguenza che il superamento, mediante gli strumenti stessi, dei limiti massimi o differenziali di emissione del rumore integra l’illecito amministrativo di cui all’art. 10, comma 2, l. 26 ottobre 1995, n. 447 (così, da ultimo, Sez. 3, n. 34920 del 11/06/2015 – dep. 18/08/2015, Masselli, Rv. 264739).
Nel caso in esame, tuttavia, non risulta che il bar fosse stato autorizzato dall’autorità amministrativa a rimanere aperto fino a tarda notte e all’uso di strumenti musicali e di diffusione sonora, di talché l’attività svolta da detto bar non è classificabile come esercizio di un “mestiere rumoroso”, con conseguente applicazione della fattispecie di cui al comma 1 dell’art. 659 cod. pen.; e difatti il Tribunale ha correttamente osservato che nel DUAP, nell’ambito delle attività di somministrazione di alimenti e di bevande del locale, non era stata indicata anche l’emissione sonora effettuata tramite strumentazione meccanica e casse acustiche con la prescritta predisposizione della documentazione di impatto acustico.
3.2. A tal proposito, non rileva nemmeno l’invocata disciplina regionale di cui agli artt. 22, 23 e 28 l.r. Sardegna n. 5 del 2006; invero, è dirimente osservare che l’art. 28, al comma 3, stabilisce espressamente quanto segue: “resta inteso che l’esercizio delle attività del comma 2” – che contempla, ai fini che qui rilevano, l’“effettuazione di piccoli trattenimenti musicali senza ballo”-, “deve necessariamente avvenire nel rispetto di tutte le disposizioni vigenti, in quanto applicabili, ed in particolare di quelle in materia (…) di inquinamento acustico”. Stante il chiaro dettato letterale della norma, è perciò evidente che i “piccoli trattenimenti musicali” non possono derogare alla disciplina dettata dal comma 1 dell’art. 659 cod. pen.
5. Stante le non manifesta infondatezza dei motivi, l’ammissibilità del ricorso per cassazione consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e, quindi, la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso (Sez. U, n. 32 del 22/11/2000 – dep. 21/12/2000, D. L, Rv. 217266), ossia in data 25/10/2018, in assenza di periodi di sospensione.
Scarica in pdf il testo della sentenza: cass. pen., sez. 3, sent. n. 19230-2019
Taggato ambiente, art. 2318 c.c., art. 2320 c.c., art. 659 c.p., avventori, bar, consulenza tecnica, d. lgs. n. 152/2006, diritto ambientale, disturbo della quiete pubblica, giurisprudenza, inquinamento acustico, insonorizzazione, legge n. 447/95, limiti massimi differenziali, normale tollerabilità, ricorso, rilevazione fnometrica, rumore, rumori percepiti, schiamazzi, socio accomandatario, soglia del rumore