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Timestamp: 2020-01-27 00:05:48+00:00
Document Index: 25141804

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 4', 'art 3', 'art 2']

1. In effetti il riferimento esplicito al perseguimento dell’interesse delle comunità e i servizi ad essa offerti era già presente nella legge 381/91 istitutiva della cooperativa sociale.
2. In questi casi, se per le imprese cooperative è previsto un vincolo di indivisibilità del patrimonio e la devoluzione ai fondi mutualistici, la proposta di legge sulle cooperative di comunità mantiene il vincolo ma prevede che il patrimonio sia devoluto non ai fondi mutualistici o ad altra cooperativa di comunità, ma all’ente locale o a un ente pubblico operante nel territorio in cui ha sede legale la cooperativa (art.1, “Disciplina delle cooperative di comunità”, n. 288, 23 marzo 2018).
3. Un elemento questo, in realtà, già introdotto dalla normativa sulla cooperazione sociale (L. 381/1991 – art. 1, comma 1), anche se nella pratica, soprattutto negli ultimi venti anni, queste imprese hanno spesso adottato modelli organizzativi basati prevalentemente su servizi standardizzati e mercati di subfornitura pubblici, facendo emergere limiti evidenti riguardo alla dimensione comunitaria di queste imprese (Fazzi, 2012).
4. Già la legge 381/1991 sulle cooperative sociali aveva introdotto (art. 2) l’opportunità di includere nella base sociale la figura del socio volontario, cioè di una categoria di socio che condivide le finalità della cooperativa e ne supporta l’attività operando a titolo gratuito. Ma se la sua presenza presuppone l’adozione di una forma di governance multi-stakeholder, questa è, come detto, una possibilità e non un obbligo.
5. In Lombardia, la norma prevede che alle cooperative di comunità, come a quelle sociali, siano riservate procedure competitive nel caso gli enti locali decidano di affidare a terzi la gestione di servizi pubblici locali privi di rilevanza economica (L.R. 36/2015, art. 5, comma 3).
6. Dopo la modifica alla L.R. 73/2005 “Norme per la promozione e lo sviluppo del sistema cooperativo della Toscana” fatta l’8 maggio 2014, la regione Toscana ha approvato il 6 novembre 2019, un’ulteriore modifica ampliando l’ambito di operatività di queste imprese anche alle aree urbane, riconoscendo e promuovendo le cooperative di comunità anche in “aree metropolitane o periferie urbane, caratterizzati da minore accessibilità sociale, economica e di mercato che si traduca in rarefazione dei servizi e presenza di marginalità sociali”.
7. Inizialmente la dotazione finanziaria disponibile prevista dal bando era di € 400.000, ma visto il numero elevato di progetti e la loro rilevanza per il rilancio di alcuni piccoli borghi toscani, la stessa è stata integrata (come previsto nel bando) per sostenere un numero maggiore di progetti: 25 progetti su un totale di 33 domande presentate.
8. Il bando rientrava nell’ambito del programma “Pugliasociale In” sulla base di quanto previsto dal POR PUGLIA 2014-2020 – Asse IX – Promuovere l’inclusione sociale, la lotta alla povertà e ogni forma di discriminazione. Azione 9.6 - “Interventi per il rafforzamento delle imprese sociali” (FSE). Obiettivo specifico 9 - c) Rafforzamento dell’economia sociale, per favorire innovazione di processo e di prodotto tra le organizzazioni del Terzo Settore e le imprese sociali, la riduzione della frammentazione e il rafforzamento delle imprese sociali in termini di radicamento nelle comunità locali e di capacità di supportare la strategia per l’inclusione sociale attiva e il contrasto alle povertà.
9. A questo si aggiunge il bando “Coopstartup Rigeneriamo Comunità” (giugno 2019) promosso da Legacoop e Coopfond con l’obiettivo di promuovere la creazione, il consolidamento e lo sviluppo di cooperative di comunità.
10. Questo riguarda comuni di dimensioni molto grandi come ad esempio il comune di Bari (con una popolazione residente di 324.198 abitanti, Istat 2017), suddivisa in 9 circoscrizioni (raggruppate in 5 municipi a partire dal 2014) dove l’unità di riferimento per calcolare il numero di soci dell’impresa di comunità è la circoscrizione.
11. La legge 25/2015 della Regione Abruzzo prevede esattamente la stessa tripartizione, ma cambiano le percentuali: 10% della popolazione per le circoscrizioni e i comuni con popolazione fino a 2.500 abitanti; l’8% della popolazione per le circoscrizioni e i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti; il 5% della popolazione per le circoscrizioni e i comuni con popolazione oltre i 5.000 abitanti e comunque non meno di 400 soci.
12. Prendendo ad esempio il comune di Bari, la circoscrizione più piccola (Madonnella) conta poco più di 15 mila residenti, mentre quella più grande (Libertà-Marconi-San Girolamo-Fesca) ne conta quasi 59 mila. Questo si traduce, nel primo caso, in un’impresa formata da un minimo di 460 soci circa e, nel secondo caso, in una composta da minimo 1.800 soci circa.
13. In contesti di piccole dimensioni il gruppo promotore è in genere formato da un numero che varia dalle 4 alle 10 persone, mentre in contesti più grandi ci sono casi in cui il gruppo è formato anche da 50-80 persone.
14. È quello che sta succedendo ad esempio in Abruzzo dove, avendo adottato gli stessi criteri previsti dalla normativa della Regione Puglia riguardo al rapporto tra soci e popolazione residente, sono state costituite alcune cooperative di comunità che non possono essere riconosciute ai sensi della normativa perché presentano un numero di soci residenti inferiore a quello previsto.
15. Si veda al riguardo la Dichiarazione d’Identità Cooperativa adottata dall’Alleanza Cooperativa Internazionale (International Co-operative Alliance – ICA) in occasione del XXXI Congresso del Centenario (Manchester, 20-22 settembre 1995).
16. Codice civile, Libro Quinto, Titolo VI delle Società Cooperative e delle Mutue Assicuratrici.
17. Riguardo a questo fa eccezione la figura del socio sovventore (Legge 59/1992, art. 4).
18. Per approfondire nel dettaglio cosa la normativa intende per “distribuzione indiretta di utili” si rimanda alla stessa, D.Lgs. 112/2017, art 3, comma 2.
19. Relativamente a questo aspetto, ci limitiamo a sintetizzare che la norma prevede la possibilità per le persone fisiche di detrarre il 30% della somma investita in una o più imprese sociali dall’imposta lorda sul reddito (l’investimento massimo detraibile per ciascun periodo d’imposta è fissato a 1 milione di euro). Per le imprese, invece, è stabilito che il 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più imprese sociali non concorre alla formazione del reddito della società. In questo caso, l’investimento massimo detraibile in ciascun periodo d’imposta è fissato a 1,8 milioni di euro.
20. Si ricorda che se i vincoli e le opportunità appena descritte per le imprese sociali sono praticamente uguali a quelli delle cooperative sociali, queste ultime, in base a quanto previsto dalla Legge 381/1991, sono obbligate o a fare inserimento lavorativo o ad operare solo in attività legate al welfare.
21. Per il dettaglio delle attività si rimanda al D.Lgs. 112/2017, art 2.
22. BGO sta per Bürger Genossenschaft Obervinschgau – Cooperativa di Cittadini dell’Alta Val Venosta.
23. Il primo è uno strumento orientato a proteggere localmente beni immobili (edifici, terreni ad uso agricolo, stadi di calcio, parchi cittadini, rive dei fiumi, ecc.) della comunità. Gli abitanti della comunità possono nominare qualsiasi bene immobile situato all’interno del proprio territorio come di “interesse della comunità” in un apposito registro. Se il dato bene viene messo in vendita, essi hanno sei mesi di tempo per raccogliere i fondi necessari per acquistarlo. Il secondo consente ai membri di una comunità di presentare un’offerta di acquisto per sostituire la gestione pubblica di un servizio locale che pensano di poter gestire in modo diverso e migliore.
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