Source: http://maurodipace.it/2011/05/17/reato-di-immigrazione-clandestina-e-emersione-dal-lavoro-nero/
Timestamp: 2019-07-17 05:03:08+00:00
Document Index: 73499834

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'CGUE ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 99', 'art. 380', 'art. 381', 'art. 381']

Reato di immigrazione clandestina e emersione dal lavoro nero | Di Pace & Negretti
Reato di immigrazione clandestina e emersione dal lavoro nero
Pubblichiamo di seguito la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, n. 8 del 10 maggio 2011, la quale, nel recepire la sentenza della CGUE del 28 aprile 2011, ne trae conseguenze in ordine alla illegittimità dei provvedimenti amministrativi che dipendono dall’accertamento della sussistenza del reato.
Nella fattispecie, si tratta dell’annullamento del provvedimento di diniego della istanza di emersione dal lavoro nero a favore di un migrante già condannato per il reato di immigrazione clandestina. Sotto il profilo del “tempus regis actum”, l’Adunanza Plenaria ritiene non giuridicamente stabilizzata, e dunque travolgibile, la situazione giuridica soggettiva sottoposta al vaglio giurisdizionale, grazie alla tempestiva impugnazione del provvedimento.
sul ricorso numero di registro generale 29 di A.P. del 2011, proposto da:
Lorenzo Finessi, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Favini, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale Cds in Roma, piazza Capo di Ferro, 13;
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE I n. 04694/2010, resa tra le parti, concernente della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA SEZIONE I n. 04694/2010, resa tra le parti, concernente RIGETTO ISTANZA DI EMERSIONE DA LAVORO IRREGOLARE
Relatore nella camera di consiglio del giorno 2 maggio 2011 il Cons. Marzio Branca e uditi per le parti l’Avvocato dello Stato Barbieri.;
1. Con ricorso n. 1270 del 2010 presentato al Tar Lombardia, sede di Brescia il signor Lorenzo Finessi ha impugnato il diniego di emersione del lavoro irregolare del cittadino marocchino Karim Brahim su istanza ex art. 1 ter legge n.102/09, emesso dal Prefetto di Mantova in data 4.10.2010 sul presupposto che l’istante era gravato da un precedente penale ostativo, consistente in una sentenza di condanna a mesi 5 e giorni 10 di reclusione emessa dal Tribunale di Mantova in data 19.6.2007, per il reato di violazione all’ordine di espulsione previsto dall’art. 14, co. 5 ter, d.lgs. 286/98.
Il ricorso è stato respinto, e il sig. Lorenzo Finessi ha proposto appello al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale per la riforma della sentenza previa sospensione dell’efficacia.
2. Con sentenza 18 marzo 2011 n. 1653 la Terza Sezione di questo Consiglio, postasi d’ufficio la questione della ammissibilità dell’appello, la ha risolta in senso affermativo, e, inoltre, considerato il permanere dei contrasti giurisprudenziali riscontrati in merito all’interpretazione del citato art. 1-ter, comma 13, della legge n. 102 del 2009, di cui l’Adunanza Plenaria aveva dato atto con le ordinanze n. 912-917 del 21 febbraio 2011, ha rimesso l’appello a questo Consesso, a norma dell’art. 99, comma 1, c.p.a..
L’Avvocatura Generale dello Stato ha depositato memoria per contrastare le tesi dell’appellante.
3.. L ’appello deve essere accolto.
Secondo alcune pronunce, tale delitto, oltre a non essere espressamente menzionato nelle due disposizioni di rinvio (artt. 380 e 381 c.p.p.), non potrebbe pacificamente ascriversi tra quelli di cui all’art. 380 c.p.p., per difetto della previsione di una pena edittale non inferiore nel minimo a cinque anni, e neppure tra quelli di cui all’art. 381, in quanto comportante l’arresto obbligatorio.
Altre decisioni, invece, hanno condiviso la tesi dell’Amministrazione, nel senso che l’ipotesi delittuosa in questione può legittimamente farsi rientrare tra i delitti di cui all’art. 381 c.p.p., in ragione della previsione di una pena superiore nel massimo ai tre anni.
4.1. Ritiene tuttavia il Collegio che il rilevato contrasto interpretativo abbia perduto di attualità e di rilevanza ai fini della definizione del giudizio.
4.2. L’Adunanza Plenaria è dell’avviso il detto pronunciamento abbia rilievo decisivo ai fini della definizione del presente appello.
4.3. La conclusione cui il Collegio perviene non è ostacolata in modo persuasivo dalla tesi, prospettata dall’ordinanza di rimessione, secondo cui, per il principio tempus regit actum, sarebbero da ritenere comunque legittimi gli atti amministrativi adottati antecedentemente al mutamento della normativa.
5. E’ il caso di sottolineare che gli effetti della pronuncia, non conformi all’originario disegno del legislatore italiano, ben avrebbero potuto essere evitati ove, nel non breve lasso di tempo disponibile, si fosse provveduto al recepimento della direttiva, adottando misure compatibili con i relativi dettami.
5. Le spese dei due gradi di giudizio vanno poste a carico dell’Amministrazione soccombente, come in dispositivo.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 10/05/2011.
Filed Under: Consiglio di Stato, immigrazione e stranieri, Unione Europea