Source: https://www.miolegale.it/massime/incostituzionale-presunzione-prelievi-conto-compensi-in-nero/
Timestamp: 2020-02-17 18:54:50+00:00
Document Index: 156257471

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 18', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ']

Incostituzionale la presunzione che i prelievi dal conto bancario di professionisti e autonomi costituiscano compensi in nero.
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Cade la presunzione secondo cui i prelievi dal conto bancario da parte di professionisti e autonomi senza giustificazione non vanno considerati automaticamente compensi in nero.
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), come modificato dall’art. 1, comma 402, lettera a), numero 1), della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria 2005), limitatamente alle parole «o compensi».
La norma dispone che i dati e gli elementi trasmessi su richiesta (ex art. 32, comma 1, numero 7, del d.P.R. n. 600 del 1973), rilevati direttamente (ex art. 33, commi 1 e 2, del D.P.R. n. 600 del 1973) ovvero nei controlli relativi alle imposte sulla produzione o consumo [ex art. 18, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504] sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38, 39, 40 e 41 del medesimo D.P.R. n. 600 del 1973, salvo che il contribuente dimostri che ne ha tenuto conto nella determinazione dei redditi o che essi non hanno rilevanza a tal fine.
La norma di cui all’art. 32 del D.P.R. 600/73 prevede altresì che i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito delle predette operazioni sono posti come ricavi o compensi a base delle rettifiche e degli accertamenti (e sono quindi assoggettabili a tassazione), se il contribuente non ne indica i soggetti beneficiari e sempreché non risultino dalle scritture contabili.
Secondo la Corte Costituzionale la presunzione, riferita ai professionisti ed ai lavoratori autonomi, è lesiva del principio di ragionevolezza nonché della capacità contributiva, essendo arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito.
Anche se le figure dell’imprenditore e del lavoratore autonomo sono per molti versi affini, esistono specificità di quest’ultima categoria che inducono a ritenere arbitraria l’omogeneità di trattamento prevista dalla disposizione censurata, alla cui stregua il prelevamento dal conto bancario corrisponderebbe ad un costo a sua volta produttivo di un ricavo.
Il fondamento economico-contabile di tale meccanismo è stato ritenuto dalla Consulta (sentenza n. 225 del 2005) congruente con il fisiologico andamento dell’attività imprenditoriale in quanto caratterizzato dalla necessità di continui investimenti in beni e servizi in vista di futuri ricavi.
Pur tuttavia, è stato osservato nella sentenza in commento, che l’attività svolta dai lavoratori autonomi, al contrario, si caratterizza per la preminenza dell’apporto del lavoro proprio e la marginalità dell’apparato organizzativo, che diviene quasi completa assenza nei casi in cui è più accentuata la natura intellettuale dell’attività svolta, come per le professioni liberali.
É stata dunque ritenuta non ragionevole la presunzione normativa anche in considerazione del fatto che gli eventuali prelevamenti (che peraltro dovrebbero essere anomali rispetto al tenore di vita) vengono ad inserirsi in un sistema di contabilità semplificata di cui generalmente e legittimamente si avvale la categoria caratterizzato da una promiscuità fisiologica delle entrate e delle spese professionali e personali.
Corte costituzionale, 6 ottobre 2014, n. 228