Source: https://www.diritto.it/lascolto-del-minore-nei-procedimenti-lo-riguardano/
Timestamp: 2018-09-24 13:33:39+00:00
Document Index: 13028036

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 6', 'art. 336', 'art. 337', 'art. 250', 'art. 78', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ']

L’ascolto dei minori nei giudizi in cui si devono adottare provvedimenti che li riguardano è oggi regolato, nell’ordinamento civile italiano, dagli artt. 315 bis, 336 bis e 337 octies, cod. civ., introdotti dalla L. 219/2012[1] e dal D. Lgs. 154/2013[2]: a livello internazionale, è previsto dall’art. 12, Convenzione di New York[3] e dall’art. 6, Convenzione di Strasburgo[4].
L’art. 336 bis, cod. civ. dispone che il minore sia ascoltato dal giudice nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo interessano, salvo il caso in cui l’ascolto sia in contrasto con il suo interesse o manifestamente superfluo[5].
L’art. 337 octies, cod. civ. conferma che, prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti riguardo ai figli[6], il giudice ne dispone l’audizione. Qualora ne ravvisi l’opportunità, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, il giudice può rinviare l’adozione dei provvedimenti per consentire che i genitori, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.
La rilevanza dell’ascolto del minore: obbligatorietà e capacità di discernimento.
In sede di appello, qualora sia stato già sentito nel precedente grado di giudizio, il giudice non è tenuto a reiterarne l’ascolto, né è vincolato dalle indicazioni che il minore aveva dato; qualora intenda disattenderle, tanto più se in riforma del provvedimento di prime cure, deve motivare sul perché – da un lato – abbia ritenuto non necessaria una nuova audizione, e – dall’altro – abbia individuato il genitore affidatario o collocatario in contrasto con la volontà espressa dal minore, dovendo altrimenti disporne nuovamente l’esperimento[30].
L’audizione del minore nel procedimento per il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.
Nel procedimento previsto dall’art. 250, cod. civ., il minore non assume la qualità di parte, ma deve essere sentito in relazione alla esigenza istruttoria di accertare se il rifiuto del consenso opposto dal genitore che ha eseguito per primo il riconoscimento risponda o meno al bene del figlio. L’audizione costituisce, pertanto, la prima fonte di convincimento del giudice circa la convenienza del secondo riconoscimento, e deve essere disposta anche d’ufficio, con l’unico limite costituito dall’incapacità del minore a rendere dichiarazioni, per ragioni di età o per altre cause: nelle quali ipotesi, peraltro, il giudice è tenuto a spiegare le ragioni che non rendono realizzabile l’atto, onde consentire il controllo della motivazione[31].
Il giudice, nel suo prudente apprezzamento e previa adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, può procedere alla nomina di un curatore speciale (art. 78, c.p.c.): il minore infrasedicenne, nella vicenda sostanziale e processuale che lo riguarda, costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica, essendo implicati nel procedimento suoi rilevanti diritti e interessi, in primo luogo quello all’accertamento del rapporto genitoriale con tutte le implicazioni connesse, con la conseguenza che, se di regola la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che ha effettuato il riconoscimento, qualora si prospettino situazioni di conflitto d’interessi, anche in via potenziale, spetta al giudice procedere alla nomina di un curatore speciale, su richiesta del p.m., di qualunque parte che vi abbia interesse o anche di ufficio[33].
Adozione e audizione del minore.
In tema di adozione, l’art. 15, L. 184/1983[34] dispone che il minore che abbia compiuto dodici anni o anche di età inferiore, se capace di discernimento, debba essere sentito in vista della dichiarazione di adottabilità: tale ascolto si pone in funzione del diritto fondamentale del medesimo ad essere informato e a esprimere la propria opinione e, dunque, costituisce elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse. Anche in tal caso, l’audizione è un atto processuale del giudice, il quale può stabilire modalità particolari per il suo espletamento, comprendenti anche la delega specifica a esperti, ma allo stesso non è equiparabile l’assunzione del contributo dell’adottando in maniera indiretta, tramite le relazioni che gli operatori dei servizi sociali svolgono nell’ambito della loro ordinaria attività[35].
Va evidenziato che l’art. 15, comma II, L. 184/1983 pone l’obbligo di audizione nel giudizio di primo grado[37], mentre il giudice di appello sarebbe tenuto soltanto, per il disposto dell’art. 17, comma I, a sentire le parti ed il p.m., nonché ad effettuare “ogni altro opportuno accertamento”[38]: Tuttavia, si ritiene che l’ascolto sia estendibile al giudizio di adottabilità nel suo complesso[39].
Anche nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di adottabilità, i minori devono essere sentiti (art. 10, L. 183/1984) se di età superiore ai dodici anni, e se di età inferiore il loro ascolto viene rimesso al prudente apprezzamento del giudice. In quest’ultimo caso il mancato esercizio del relativo potere discrezionale non è sussumibile, in sede di legittimità, sotto la specie della violazione di legge, sia pure in relazione alle norme della Convenzione di New York (art. 12)[42].
L’audizione nel procedimento di sottrazione internazionale di minore e per il mancato illecito rientro nella originaria residenza abituale.
Tuttavia l’audizione, prevista nell’art. 12 della Convenzione di New York, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure che li riguardino, ai sensi degli artt. 3[44] e 6 della Convenzione di Strasburgo, salvo pericolo di danno per l’interessato, per poter valutare anche l’eventuale opposizione del minore al ritorno, salvo ragioni di inopportunità o danno, e non può essere escluso con mero riferimento al dato anagrafico[45].
Dunque il giudice deve, ex art. 13, Convenzione de L’Aja 25/10/1980[46], quando il minore presenti discernimento sufficiente, consultarlo (anche a mezzo di soggetti diversi, secondo le modalità dal giudice[47]) personalmente, e può escludere tale audizione solo ove essa sia manifestamente in contrasto con gli interessi superiori del fanciullo stesso (per la sussistenza di particolari ragioni, da indicarsi specificamente, che la sconsiglino[48]), tenuto conto, altresì, del suo grado di maturità[49], e postula che il minore riceva le informazioni pertinenti ed appropriate, con riferimento alla sua età ed al suo grado di sviluppo, a meno che tali informazioni nuocciano al suo benessere[50].
Il fermo rifiuto del minore, espresso in sede di audizione, al rientro nello Stato ove abitualmente risiede, ancorché il bimbo abbia una età nella quale ancora non si presume la capacità di discernimento, e ancorché egli – pur affermando di avere paura del padre affidatario – non sia stato in grado di spiegarne le ragioni e avendo lo stesso dimostrato, in occasione di incontri protetti una buona relazione con il padre stesso, improntata a confidenzialità e alla esclusione di segni di disagio, rende non sufficienti le valutazioni (ancorché approfondite) compiute dalle autorità competenti dello Stato di residenza del minore, e fa ritenere necessari ulteriori accertamenti (da svolgere anche mediante indagine tecnica) da parte del giudice italiano, al fine di escludere il fondato rischio di esporlo a pericoli fisici o psichici o, comunque di farlo trovare in una situazione intollerabile[58].
Da ultimo, nel procedimento per il mancato illecito rientro nella originaria residenza abituale, l’ascolto non è imposto per legge, in ragione del carattere urgente e meramente ripristinatorio della situazione di tale procedura; pur in tale procedura è peraltro opportuno, come previsto dall’art. 11[59], comma II, Regolamento Ce n. 2201/2003[60]. Conseguentemente anche nel procedimento in questione l’audizione è in via generale necessaria, onde poter valutare, ai sensi dell’art. 13, comma II, della Convenzione l’eventuale opposizione del minore al ritorno, salvo ragioni di inopportunità per età o grado di maturità e, “a fortiori”, di danno per quest’ultimo[61].
[6] Art. 337 ter, cod. civ..
[15] Cfr. Cassazione civile, sez. I, 26/03/2015, n. 6129, op. cit..
[16] L’omessa audizione del minore determina la nullità della sentenza che li conclude, riferita normalmente al giudizio di primo grado: la nullità della sentenza per l’obbligo di audizione può essere fatta valere nei limiti con il giudizio di appello (così Cassazione civile, sez. I, 15/05/2013, n. 11687, op. cit.), non per la prima volta in sede di legittimità (cfr. Cassazione civile, sez. I, 14/05/2012, n. 7452, in Giustizia Civile 2012, 10, I, 2333). A conferma, Cassazione civile, SS.UU., 21/10/2009, n. 22238, op. cit..