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Timestamp: 2019-08-17 22:34:45+00:00
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I proprietari dei cani che lasciano i loro animali incustoditi anche se legati con il guinzaglio sono comunque responsabili dei danni causati ai passanti | Studio Legale Parenti
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Corte di Cassazione, sentenza n. 2360 del 02.02.2010
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che l’omissione di una misura di sicurezza sulla rete autostradale fa scattare la responsabilità della società di gestione anche quando il sinistro si verificato per un motivo indipendente dall’omissione stessa. Per la Corte il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, non esclude il rapporto di causalità con l’evento, essendo quest’ultimo riconducibile a tutte, tranne nell’ipotesi in cui si accerti l’effettiva efficienza causale di una di esse. Ne consegue che una volta che ai normali utenti della strada è consentito tenere in autostrada una velocità relativamente elevata, non spiegabile come possa essere stato considerato non pericoloso un manufatto per la raccolta dell’acqua, nel quale era annegato un automobilista uscito di strada per un malore, posto a circa otto metri di distanza laterale dalla sede autostradale senza alcuna delimitazione con un guard rail.
Corte di Cassazione, sentenza n. 7 del 04.01.2010
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che il comune può essere condannato a risarcire i danni provocati dalla cattiva manutenzione di una strada anche se di proprietà privata. Infatti, in caso di uso pubblico “di fatto” della via, l’ente locale ha l’obbligo di sorvegliare che siano effettuati tutti i lavori necessari per evitare pericoli per la cittadinanza e, in caso di omissione, risponde direttamente del danno provocato. Per la Corte se un Comune consente alla collettività l’utilizzazione, per pubblico transito, di un’area privata assume l’obbligo di accertarsi che la manutenzione dell’area e dei relativi manufatti non sia trascurata.
Corte di Cassazione, sentenza n. 22800 del 28.10.2009
La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che il notaio risponde solo ai propri clienti di una responsabilità contrattuale. Mentre, rispetto a terzi coinvolti nelle sue azioni professionali, la fonte è extracontrattuale, ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile. E in base a ciò bisogna provare di volta in volta che gli interessati al risarcimento abbiano sofferto una perdita patrimoniale immediata e diretta. Lo ricorda la Corte di Cassazione confermando un orientamento piuttosto consolidato. Nel caso specifico, la questione si era posta perché un notaio aveva trasferito un sottotetto insieme a un appartamento. I nuovi proprietari lo avevano abbattuto, salvo poi scoprire che le vecchie titolari erano state escluse dall’atto e che quindi continuavano a godere dei diritti di proprietà Per questo motivo, sia gli acquirenti che le legittime proprietarie del tetto, avevano avanzato domanda di risarcimento nei confronti del notaio negligente.
Corte di Cassazione, sentenza n. 20415 del 22.09.2009
La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che per escludere la responsabilità la cosa in custodia, ai sensi dell’articolo 2051 del Cc, il custode ha l’onere di provare che l’evento dannoso è stato causato da un fatto estraneo assolutamente fortuito e imprevedibile. Lo ribadisce la Corte di cassazione, con la sentenza in oggetto, con la quale ha cassato una decisione della Corte d’Appello di Napoli che aveva invece assolto un’Amministrazione pubblica da ogni responsabilità per un grave infortunio subito da una cittadina. La donna, che aiutava il figlio a scendere da uno scivolo in una villa comunale, ha patito una menomazione dovuta proprio a una parte dell’impianto particolarmente pericolosa. In secondo grado, il Comune era stato esonerato dalla colpa con la motivazione che il comportamento della vittima fosse indipendente dall’eventuale cura nel tenere le cose che si hanno in custodia. Ma la Corte ha invece ribadito che è sempre onere del custode mettere al sicuro i soggetti che interagiscono con le cose che si hanno in affidamento.
Corte di Cassazione, sentenza n. 20825 del 29.09.2009
La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che in caso di pratiche sbagliate o fatte in ritardo, il notaio deve risarcire il cliente personalmente anche se si sono avvalsi dell’aiuto di un collega di un altro distretto o di un sostituto. A questa importante conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza in oggetto, ha confermato la responsabilità di un notaio di Cecina che aveva affidato, per comodità della presentazione degli atti fuori sede, una pratica a un collega di Cagliari il quale aveva provveduto con troppo ritardo tanto che il cliente aveva dovuto pagare soprattasse e sanzioni. “Il rapporto professionale che intercorre fra notaio e cliente ha motivato la Suprema Corte – si inquadra nello schema del mandato in virtù quale il professionista è tenuto ad eseguire personalmente l’incarico assunto ed è pertanto responsabile ai sensi dell’art. 1228 c.c. dei sostituti e degli ausiliari di cui si avvale, dei quali deve seguire personalmente lo svolgimento dell’opera, con conseguente sua responsabilità esclusiva nei confronti del cliente danneggiato dal tardivo espletamento dell’incarico”.
Corte di Cassazione, sentenza n. 17282 del 23.07.2009
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame si e’ definitivamente pronunciata nel merito del contenzioso riguardante le richieste risarcitorie di clienti a seguito del noto black-out del 2003, escludendo tassativamente la responsabilita’ di Enel Distribuzione, accogliendone i ricorsi e rigettando le domande dei clienti. In particolare, la Corte ha ritenuto che non possano essere attribuite a Enel Distribuzione responsabilita’ ulteriori e diverse da quelle che competono alla Societa’, in qualita’ di distributore di energia elettrica, nell’ambito del quadro normativo di riferimento.
Corte di Cassazione, sentenza n. 11570 del 19.05.2009
La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che i proprietari dei cani che lasciano i loro animali incustoditi anche se legati con il guinzaglio sono comunque responsabili dei danni causati ai passanti a seguito dello spavento provocato dal comportamento aggressivo del proprio animale anche in assenza di un pericolo concreto. La vicenda riguarda un anziana signora che è caduta mentre scendeva le scale di accesso della metropolitana spaventata da un cane legato alla ringhiera di ingresso della metro. La Corte di Cassazione ribaltando le decisioni dei giudici di merito ha accolto il ricorso dell’anziana signora e nel rinviare al giudice d’Appello ha enunciato un principio di diritto: non è configurabile il caso fortuito, cioè il caso imprevedibile, inevitabile o assolutamente eccezionale, idoneo ad escludere la responsabilità del proprietario (o dell’utilizzatore) dell’animale nell’ipotesi in cui il danneggiato, specie di età avanzata, per scendere gli scalini, onde accedere alla stazione della metropolitana, non lasci il corrimano di appoggio e passi vicino ad un cane, che lo attacchi e lo faccia cadere, anche se il cane sia legato alla barriera di ingresso della metropolitana stessa mediante guinzaglio e il proprietario si sia allontanato.