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Timestamp: 2019-11-13 17:34:10+00:00
Document Index: 159688817

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 2576', 'art. 2576', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 1348', 'art. 120', 'art. 1418', 'art. 120', 'art. 1379', 'art. 120', 'art. 122', 'art. 126', 'art. 127', 'art. 125', 'art. 128', 'art. 129', 'art. 130', 'art. 130', 'art. 131', 'art. 119', 'art. 121', 'art. 134', 'art. 128']

Cessione diritti dautore
Ultimo aggiornamento di martedì 10 marzo 2015 ore 01:46
Con sempre maggiore frequenza chi opera nel mondo dellâeditoria si sente fare proposte di collaborazioneÂ (giornali, riviste, pubblicazioni ad ampia diffusione, traduzioni ecc.) che non sempre corrispondono a veri e propri contratti di lavoro. In questâambito va collocata la cessione di diritti dâautore, che trova disciplina in parte nel codice civile ed in parte nella legge cosiddetta âsul diritto dâautoreâ.
Come avvenuto per le piÃ¹ conosciute forme di collaborazione, anche per questa tipologia di lavoro si sono determinati preoccupanti fenomeni di abuso, incentivati da logiche di diminuzione del costo del lavoro e favoriti dalla poca conoscenza delle leggi a tutela del diritto dâautore.
In unâ ottica di maggiore informazione e quindi di tutela per chi utilizza questa modalitÃ di lavoro, diventa pertanto indispensabile prima di tutto porre lâattenzione sullâessenza stessa del diritto dâautore e, nellâambito dello stesso, analizzare una delle modalitÃ della sua utilizzazione economica rappresentata dal contratto di edizione.
Che cos'Ã¨ il diritto d'autore
Le norme sul diritto d'autore tutelano colui che abbia realizzato un'opera dell'ingegno a carattere creativo; la sua disciplina in Italia si ritrova in parte nel codice civile agli artt. 2575 c.c. che rimanda il regolamento dell'esercizio e della durata dei diritti d'autore ad una legge speciale, che fu quella del 22 aprile 1941, n. 633 (di seguito âlegge sul diritto d'autoreâ o âl.d.a.â), successivamente piÃ¹ volte modificata, anche a causa di interventi di armonizzazione del legislatore comunitario, e da ultimo dalla legge 22 maggio 2004, n. 128.
Per inciso, ai fini della analisi qui proposta non Ã¨ indifferente che la disciplina codicistica dei diritti sulle opere dell'ingegno sia stata dal legislatore collocata proprio nel libro V del codice civile dedicato al lavoro.
Gli artt. 2575 del codice civile e 1 s. l.d.a. precisano che formano oggetto di tutela le opere dell'ingegno che siano riconducibili alla letteratura (es.: opere Letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche e religiose), alla musica (es.: opere e composizioni musicali, con o senza parole, opere drammatico-musicali e variazioni musicali purchÃ© costituiscano un'opera originale in sÃ©), alle arti figurative (es.: opere pittoriche, incisioni o appartenenti ad arti figurative similari), al teatro, alla cinematografia, all'elettronica (es.: i programmi per elaboratore, le banche dati). Inoltre sono protette le cosiddette "elaborazioni di carattere creativo", come ad esempio le traduzioni in un'altra lingua, le trasformazioni da una forma letteraria o artistica in un'altra, gli adattamenti, le riduzioni, ecc. (art. 4 l.d.a.).
Si tratta di un'elencazione esemplificativa e non tassativa visto che, indipendentemente da una esatta collocazione all'interno delle categorie elencate dalla legge, dalla forma o dal modo di espressione utilizzato dall'autore ovvero da valutazioni sul pregio o sulla utilitÃ pratica, il requisito essenziale che deve avere un'opera dell'ingegno per essere suscettibile di tutela giuridica Ã¨ quello del carattere creativo (art. 2576 c.c.); in altre parole Ã¨ necessario che un'opera presenti un minimo di originalitÃ oggettiva rispetto a preesistenti opere dello stesso genere (il che vuol dire che, ad esempio, anche una rielaborazione di argomenti noti o di opere preesistenti puÃ² avere un carattere creativo quando sia personale, originale nell'esposizione).
Il diritto d'autore sorge con la creazione dell'opera considerata, come sottolinea l'art. 2576 c.c., quale espressione del lavoro intellettuale. Da ciÃ² discende che il diritto d'autore Ã¨ indipendentemente da qualsiasi formalitÃ amministrativa e perciÃ² si dispiega tanto sulle opere pubblicate che su quelle rimaste inedite.
Conseguenza immediata di ciÃ² Ã¨ che titolare originario dei diritti sull'opera Ã¨ colui che l'ha creata, ossia l'autore o gli autori dell'opera stessa, i quali tuttavia sono legittimati a trasferire i diritti di utilizzazione economica sullâopera in tutti i modi e forme consentiti dalla legge (artt. 2581 c.c. e 107 l.d.a.).
Tra i modi di utilizzazione economica di unâopera particolare attenzione merita il contratto di edizione.
Si tratta di un contratto tipico, che trova unâespressa disciplina nella legge, benchÃ© con riferimento esclusivo alle opere dellâingegno rispetto alle quali lâinteresse dellâautore alla comunicazione al pubblico dellâopera stessa e al suo sfruttamento economico, sono realizzabili mediante la stampa su supporto cartaceo.
Esempio classico sono le opere dellâingegno appartenenti al campo della letteratura, sfruttate prevalentemente attraverso riproduzione a mezzo della stampa. Esso Ã¨ infatti definito dallâart. 118 l.d.a. come âil contratto con il quale lâautore concede ad un editore lâesercizio del diritto di pubblicare per la stampa, per conto e spese dellâeditore stessoâ. In cambio lâeditore si obbliga a stampare, a mettere in commercio lâopera e a corrispondere allâautore un compenso per la cessione, che di norma Ã¨ costituito da una partecipazione percentuale sui ricavi delle vendite dellâopera, ma che puÃ© essere fissato anche Ã forfait.
Lâoggetto dellâedizione
Lâoggetto tipico del contratto di edizione consiste nella pubblicazione per le stampe di unâopera. Tuttavia la volontÃ delle parti Ã¨ fondamentale nella determinazione dei diritti cui si estende tale contratto. Infatti, lâart. 119 l.d.a. ipotizza la possibile estensione, mediante patto espresso, dellâoggetto dellâedizione a tutti i diritti di utilizzazione dellâopera che spettano allâautore, anche i diritti di utilizzazione derivanti da eventuali elaborazioni e trasformazioni di cui lâopera Ã¨ suscettibile, compresi gli adattamenti alla cinematografia, alla radiodiffusione e alla registrazione su apparechhi meccanici (cd. âdiritti secondariâ).
La volontÃ delle parti dunque sarÃ molto importante e in sede di trattative lâautore potrÃ godere, soprattutto nella determinazione del corrispettivo, di una posizione di forza. A tal proposito si ricordi che quando con lâedizione si cedono anche i diritti secondari viene di norma corrisposto allâautore un compenso notevolmente piÃ¹ alto di quello che viene accordato per la sola cessione dei diritti di edizione.
Sempre rispetto allâoggetto, il contratto di edizione puÃ² riguardare opere create ovvero opere future, ancora da creare. Fermo restando lâapplicabilitÃ dei principi in tema di contratto di cosa futura (art. 1348 c.c.), gli artt. 120 s. l.d.a. pongono norme particolari volte a determinare lâoggetto dei contratti di edizione per opera da creare e con esso le condizioni di liceitÃ di questo tipo particolare di contratto.
CosÃ¬ a pena di nullitÃ il contratto per opera da creare non potrÃ avere ad oggetto tutte le opere o categorie di opere che lâautore possa creare senza limiti di tempo (art. 120, comma 1, n. 1 l.d.a.). CiÃ² vuol dire che lâeditore non potrÃ monopolizzare lâintera, futura ed eventuale attivitÃ artistica di un autore, ma dovrÃ descrivere lâopera futura di cui intende ottenere i diritti di utilizzazione economica affinchÃ¼ lâoggetto del contratto sia quantomeno determinabile (e dunque valido ex art. 1418 c.c.).
Inoltre, lâart. 120 l.d.a. al n. 2, prevede dei limti di tempo per i contratti per opera da creare. Infatti stabilisce che, salvo per i casi in cui tra lâautore e lâeditore intercorra un vero e proprio rapporto di lavoro, i contratti concernenti lâalienazione dei diritti esclusivi di autore per opera da creare non possono avere una durata superiore ai dieci anni.
In ogni caso le opere future dellâautore posso costituire lâoggetto di clausole di opzione e prelazione, frequenti nella prassi contrattuale. Al contrario dei contratti per opere future, tali clausole vincolano lâautore, ma lasciano libero lâeditore di ottenere la cessione dei diritti di utilizzazione dellâopera, nel primo caso, ovvero di accettare o meno lâofferta dellâopera, nel secondo caso. Lâinadempimento dellâautore ha effetti puramente risarcitori. Dâaltra parte lâeditore deve eseguire tali clausole secondo buona fede e non puÃ² utilizzarle per ostacolare i rapporti tra lâautore e altri editori. In ogni caso, essendo clausole che limitano la libertÃ contrattuale ai sensi dellâart. 1379 c.c. esse sono soggette a limiti di tempi ragionevoli (che evitino peraltro lâelusione di quelli di cui allâart. 120 l.d.a.), devono essere remunerate e comunque rispondere ad un apprezzabile interesse di una delle parti.
Ancora rispetto allâoggetto, il contratto di edizione puÃ² essere "per edizione" o "a termine": il primo conferisce allâeditore lâesclusiva della pubblicazione per un determinato numero di edizioni con un numero minimo di esemplari per ogni edizione; il secondo, conferisce il diritto di eseguire il numero di edizioni che stima necessario e per un numero minimo di esemplari stabilito in via contrattuale (art. 122 l.d.a.).
Entrambe le forme di contratto di edizione hanno la durata massima di venti anni, che Ã¨ il termine entro il quale lâeditore deve eseguire il determinato numero di edizioni ovvero quel numero che stima necessario, con un dato numero di esemplari. Â
Il contratto di edizione Ã¨ fonte di reciproche obbligazioni per le parti. Lâeditore deve pubblicare e mettere in commercio lâopera e pagare allâautore i compensi pattuiti (art. 126 l.d.a.); deve adempiere le sue obbligazioni (pubblicazione e riproduzione dellâopera) nel termine stabilito nel contratto che comunque non puÃ² eccedere i due anni (art. 127, comma 1 l.d.a.).
Lâautore a sua volta deve consegnare lâopera nelle forme stabilite nel contratto (consegna del corpus mechanicum); garantire allâeditore il pacifico godimento dei diritti ceduti per tutta la durata del contratto, nonchÃ© il diritto-dovere di correggere le bozze di stampa (art. 125 l.d.a.).
Tra lâaltro "se lâacquirente del diritto di pubblicazione o riproduzione non fa pubblicare o riprodurre lâopera nel termine concordato... lâautore ha diritto di domandare la risoluzione del contratto" (art. 128, comma 1Â°, l.d.a.).
Il diritto dellâautore ad apportare modifiche allâopera Ã¨ regolato nei commi 1 e 2 dellâart. 129 l.d.a.; nel comma 3 Ã¨ regolato lâobbligo dellâautore ad apportare allâopera i necessari aggiornamenti. Il diritto alle modificazioni permane nellâautore anche dopo la cessione dei diritti patrimoniali, trattandosi di un diritto che attiene alla personalitÃ : lâautore puÃ² apportare modifiche fino a che lâopera non sia stata stampata, salvo poi sopportare le maggiori spese derivanti dalle modificazioni.
Come si Ã¨ giÃ detto lâeditore ha lâobbligo di corrispondere e lâautore dellâopera ha diritto di percepire un compenso dallâeditore costituito o da "una partecipazione, calcolata, salvo patto contrario, in base a una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti" (art. 130 l.d.a.), con obbligo di rendiconto per lâeditore, ovvero, per alcuni tipi particolari di edizioni, il compenso puÃ² essere rappresentato da una somma Ã forfait (art. 130 l.d.a.).
Proprio nellâottica del contratto di edizione a partecipazione Ã¨ stato prevista poi la disposizione dellâart. 131 l.d.a. a tenore della quale Ã¨ preciso obbligo dellâeditore dare tempestivo avvisoÂ del prezzo di copertina allâautore che ha perfino diritto âad opporsi al prezzo fissato o modificato dallâeditore, se sia tale da pregiudicare gravemente i suoi interessi e la diffusione dellâoperaâ.
Lâeditore non puÃ² trasferire a terzi i diritti acquisiti, salvo espressa pattuizione in tal senso. Nella prassi di tale contratto, perÃ², Ã¨ in uso introdurre clausole che riconoscano allâeditore tale facoltÃ accompagnata anche da quella di cedere lâintero contratto.
Ai sensi dellâart. 119, comma 2 l.d.a. salvo patto contrario si presume (a differenza di quanto accada per i contratti di rappresentazione o esecuzione di opere dammaturgiche o musicali) che i diritti ceduti con il contratto di edizione siano stati trasferiti in esclusiva. Non Ã¨ tuttavia inusuale che lâautore conceda il diritto di pubblicazione a piÃ¹ editori specie quando ciÃ² Ã© funzionale a una diffusione dellâopera in territori diversi, in versioni linguistiche diverse o in diversi generi di pubblicazione.
Qualora, dunque, lâautore intenda riservarsi queste facoltÃ dovrÃ curarsi, in occasione della negoziazione di un contratto di edizione, di escludere espressamente per iscritto esclusive se non intende concederne allâeditore. Con lâattribuzione dellâesclusiva, infatti, non solo lâautore non puÃ² concedere a altri editori gli stessi diritti giÃ ceduti, ma Ã© altresi tenuto a astenersi dal pubblicare durante il termine del contratto altre opere della stessa specie e contenuto confondibili con la precedente.
Lo scioglimento del contratto di edizione
Nellâottica di creare uno schema contrattuale tipico la legge sul diritto dâautore individua le cause tipiche di scioglimento del contratto di edizione. Tra queste figurano il decorso del termine contrattuale (e comunque quello di venti anni), la morte dellâautore prima che lâopera sia compiuta (salva lâapplicazione dellâart. 121 l.d.a.), il ritiro dellâopera dal commercio, lâimpossibilitÃ sopravvenuta di pubblicare, riprodurre o mettere in commercio lâopera (art. 134 l.d.a.) per decisione giudiziaria o disposizione di legge.
Lâart. 128 l.d.a. individua perfino una causa tipica di risoluzione del contratto che si verifica nel caso di mancata pubblicazione dellâopera nel termine concordato o in quello stabilito dal giudice. Al contrario, non da luogo a risoluzione il fallimento dellâeditore.
La natura e inquadramento giuridico del contratto di edizione
Sulla natura giuridica del contratto di edizione si Ã¨ a lungo dibattuto in dotrina. Si passa dallâopinione di chi vi intravede un fenomeno puramente traslativo a chi invece ritiene che esso abbia natura traslativo-costitutiva, per il crearsi in capo allâeditore di un nuovo e autonomo diritto di utilizzazione; altri vi intravedono uno strumento costitutivo di un mero diritto personale di godimento, al pari della locazione o dellâaffitto.
Dal punto di vista dellâinquadramento giuridico, in dottrina e giurisprudenza si tende a qualificare il contratto di edizione come contratto a titolo onerso, sinallagmatico (osia a prestazioni corrispettive), ad esecuzione continuativa. Insomma si intravede nel contratto di edizione un contratto di scambio.
Vi Ã¨ invece chi propende nel ritenere prevalente una funzione associativa nel contratto di edizione, atteso che lâautore e lâeditore risultano accomunati da un unico scopo, che si risolve nella pubblicazione a scopo di dividerne i risultati economici.