Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=14&stat=
Timestamp: 2019-02-17 08:51:57+00:00
Document Index: 34630004

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 17', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 872', 'art. 873', 'art. 872', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 873']

L'EDIFICABILITÀ SUL CONFINE NON CONSENTE COSTRUZIONI ARRETRATE A DISTANZA INFERIORE A QUELLA REGOLAMENTARE
IL D.M. 1444/1968 PREVALE SULLE NORME DEGLI STRUMENTI URBANISTICI COMUNALI CONTRASTANTI, SOSTITUENDOSI AD ESSE PER INSERZIONE AUTOMATICA
Non è consentita l'adozione, da parte degli strumenti urbanistici comunali, di norme contrastanti con quelle di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, nel senso che lo stesso, essendo stato emanato su delega dell'art. 41 quinquies, inserito nella L. 17 agosto 1942, n. 1150, dalla L. 6 agosto 1967, art. 17, ha efficacia di legge, sicchè le sue disposizioni, in tema di limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, cui i Comuni sono tenuti a conformarsi, prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, alle quali si sostituiscono per inserzione automatica, con conseguente loro operatività tra i privati.
LA DISTANZA DALLA BATTIGIA DEVE ESSERE CALCOLATA IN ORIZZONTALE CON IL COMPUTO DELLE EVENTUALI IRREGOLARITÀ DEL TERRENO
La distanza dalla battigia deve essere calcolata in orizzontale e non in aderenza alla superficie del terreno con il computo quindi delle eventuali irregolarità da questo presentate.
LE PRESCRIZIONI IN MATERIA DI DISTANZE NON OPERANO IN PRESENZA DI UN'OPERA DI LIVELLAMENTO DI UN PREESISTENTE TERRAPIENO
Non è ravvisabile una violazione delle distanze ai sensi della normativa di cui al D.M n. 1444 del 1968 laddove non vi sia una nuova costruzione ma unicamente un'opera di livellamento di un preesistente terrapieno non assoggettabile, come tale, alla disciplina delle distanze.
LE DISTANZE LEGALI VANNO MISURATE CON METODO RADIALE
La misurazione radiale delle distanze legali appare pienamente logica e corretta, e anzi non potrebbe ragionevolmente attribuirsi rilevanza ad un diverso metodo di calcolo, il quale avrebbe unicamente un carattere elusivo della normativa vigente.
LE PERTINENZE DI MODESTE DIMENSIONI NON SONO TENUTE A RISPETTARE LE DISTANZE LEGALI
Le pertinenze di piccole dimensioni non sono tenute a rispettare la disciplina in materia di distanze, né sono soggette a permesso di costruire.
IL D.M. 1444/1968 PREDETERMINA IL CONTENUTO DEGLI STRUMENTI URBANISTICI, PREVALENDO ANCHE SUI REGOLAMENTI LOCALI NELLA DETERMINAZIONE DEGLI STANDARD
Il D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 è diretto proprio a regolare - che significa predeterminare in una certa misura - il contenuto degli strumenti urbanistici, essendo stato emesso sulla delega prevista nel L. 18 agosto 1942, n. 1150, art. 41 quinquies ed essendo stato quest'ultimo inserito dalla L. 6 agosto 1967, n. 765, art. 17 gli è stata riconosciuta efficacia di legge dello Stato, per cui gli strumenti urbanistici non possono discostarsene, prevalendo il decreto anche sui regolamenti locali nella determinazione appunto degli standard urbanistici.
Il muro di contenimento che sopravanza l'originario profilo della balza del terreno deve essere qualificato come una costruzione ai fini del rispetto delle distanze.
DISTANZE TRA LE PARETI FINESTRATE: SE C'È UN POZZO LUCE CHE INTERROMPE LA CONTINUITÀ DELLA PARETE È CORRETTO CONSIDERARLA COME NON UNITARIA
I PRIVATI NON POSSONO DEROGARE ALLE DISTANZE DAI CONFINI DI PROPRIETA' O DI ZONA
Come le distanze fra fabbricati, anche le distanze dal confine di proprietà o di zona non sono derogabili per volontà dei privati.
LE VIOLAZIONI IN TEMA DI ALTEZZA, VOLUME, DENSITA' ED IGIENE DEGLI EDIFICI NON CONSENTONO DI CHIEDERE LA RIMESSIONE IN PRISTINO
Le norme di cui all'art. 872 c.c., comma 2, in tema di distanze fra costruzioni, nonchè quelle integrative del codice civile in subiecta materia sono le uniche che consentano la richiesta - oltre al risarcimento del danno - anche della riduzione in pristino. Non rivestono comunque carattere integrativo le norme che hanno come scopo principale la tutela di interessi generali urbanistici, quali la limitazione del volume, dell'altezza e della densità degli edifici, le esigenze dell'igiene, della viabilità, la conservazione dell'ambiente ed altro.
LA VIOLAZIONE DELLE DISTANZE DAL CONFINE DA' LUOGO AD ARRETRAMENTO ANCHE SE IL FONDO LIMITROFO E' INEDIFICATO
Le disposizioni dei regolamenti locali, che impongono il rispetto di determinate distanze delle costruzioni, non tra loro ma dal confine, vanno considerate come "integrative" dell'art. 873 cod. civ., sicchè la loro inosservanza comporta, a norma dell'art. 872 cod. civ., "la facoltà di chiedere la riduzione in pristino", indipendentemente dalla circostanza che il fondo limitrofo sia inedificato.
MARCHE: LA DEROGA ALLE DISTANZE LEGALI EX L.R. 31/1979 PUÒ APPLICARSI ANCHE AD INTERVENTI DI RILEVANTE ENTITÀ
L'art. 1 L.R. Marche 31/1979, al fine di assicurare un ordinato assetto del territorio, consente l'ampliamento degli edifici siti nelle zone di completamento e recanti evidenti caratteristiche di incompletezza, anche in deroga alle norme edilizie sulle distanze, essendo il parametro di riferimento non la volumetria, ma l'aspetto strutturale ed estetico del fabbricato in rapporto agli edifici preesistenti. Devono perciò ritenersi legittimi gli interventi in deroga anche di rilevante entità, purchè volti ad assicurare l'obiettivo prefissato dalla normativa regionale, come accade nel caso di demolizione e ricostruzione dell'edificio.
LE NORME SULLE DISTANZE SI APPLICANO ANCHE ALLE SOPRAELEVAZIONI, MA NON ALLA RISTRUTTURAZIONE CHE NON COMPORTI AUMENTO DI VOLUMI
Le disposizioni sulle distanze devono essere applicate nel caso di sopraelevazione di un immobile esistente e a tutti gli interventi edilizi che abbiano il contenuto sostanziale di nuova costruzione: ne deriva che esse non vengono in rilievo nel caso in cui la ristrutturazione non comporti aumento di volumi, e che pertanto è illegittimo il diniego di rilascio di titolo edilizio per tale intervento motivato nel senso del mancato rispetto delle prescrizioni sulle distanze.
DISTANZE: RILEVANO ANCHE I MANUFATTI PER I QUALI NON SIA NECESSARIA LA CONCESSIONE EDILIZIA
Qualora il regolamento comunale imponga il rispetto delle distanze legali per tutte le costruzioni, a dette prescrizioni sono assoggettate anche le pertinenze e i manufatti per i quali non sia necessaria la concessione edilizia, sempre che essi siano dotati dei requisiti di solidità, stabilità, e immobilizzazione al suolo propri del concetto di costruzione.
L'ERRONEA VALUTAZIONE SULLA VIGENZA DI UNA NORMA DEL REGOLAMENTO EDILIZIO IN TEMA DI DISTANZE È CENSURABILE IN CASSAZIONE
La sentenza della S. C. in epigrafe precisa che l'accertamento sulla vigenza o meno di una certa norma non costituisce apprezzamento di fatto, per cui il giudice di legittimità ha il dovere di verificare, anche a prescindere dalle deduzioni delle parti, se la disposizione applicata dai giudici di merito fosse effettivamente in vigore e applicabile alla controversia in esame.
LE NORME IN MATERIA DI DISTANZE PREVISTE DAL P.R.G. SI APPLICANO A PRESCINDERE DALLA PRESENZA DI STRUMENTI ATTUATIVI
Le norme in materia di distanze fra le costruzioni dettate dal P.R.G. hanno efficacia normativa immediata indipendentemente dall'approvazione dello strumento urbanistico attuativo e integrano le norme di cui all'art. 873 c.c., facendo sorgere a favore del vicino danneggiato dalla nuova costruzione il diritto di chiederne la riduzione in pristino.
REGOLAMENTI LOCALI EDILIZI E NORME SU DISTANZE E ALTEZZE: RAPPORTI CON GLI ARTT. 873 E SEGG. DEL COD. CIV.
In ordine alla problematica relativa alle distanze tra edifici, la Corte di Cassazione si pronuncia al fine di sostenere che, nell'ambito delle norme dei regolamenti locali edilizi, hanno carattere integrativo delle disposizioni dettate in materia di distanze dagli artt. 873 c.c. e segg. quelle dirette a completare, rafforzare, armonizzare con il pubblico interesse di un ordinato assetto urbanistico la disciplina dei rapporti intersoggettivi di vicinato. Non rivestono invece tale carattere le norme che hanno come scopo principale la tutela di interessi generali urbanistici, quali la limitazione del volume, dell'altezza e della densità degli edifici, le esigenze dell'igiene, della viabilità, la conservazione dell'ambiente ed altro. Pertanto, mentre nella prima ipotesi in caso di violazione della normativa sussiste in favore del danneggiato il diritto alla riduazione in pristino, nella seconda ipotesi la tutela accordata al privato, sempre per il caso di violazione della norma, rimane limitata al risarcimento del danno eventualmente subito.