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Timestamp: 2019-02-16 07:05:38+00:00
Document Index: 38661724

Matched Legal Cases: ['art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1469', 'art. 1845', 'art. 1469']

LA TUTELA DELLA PARTE CONTRATTUALE DEBOLE (Avv. D. Cuzzola) - CASISTICA
I principi normativi codificati, attualmente, negli articoli del codice del Consumo espressamente dedicati a tale materia, sono, come detto, vivificati per il tramite dell’interpretazione giurisprudenziale. La circostanza che, per volontà legislativa, la valutazione in termini di vessatorietà di una clausola, non dipenda dalla inclusione della stessa in un elenco, chiuso e tassativo, predeterminato dal legislatore, ma derivi dalla interpretazione della specifica pattuizione alla luce del complessivo regolamento negoziale, e del significato che questa pattuizione assume alla luce della intera operazione economica, fa sì che sia proprio la prassi e la giurisprudenza di merito a svolgere un ruolo determinante nella ricerca ed individuazione del carattere vessatorio di specifiche disposizioni contenute in regolamenti uniformi concernenti i contratti di massa, che interessano la quasi totalità del popolo dei consumatori.
Così a titolo esemplificativo, in tema di servizi telefonici, e di clausole vessatorie imposte dai gestori di telefonia mobile e fissa, si segnalano i seguenti precedenti:
1) “Hanno natura di clausole vessatorie quelle che impongono, in un contratto di utenza telefonica mobile, l'impegno ad effettuare e ricevere soglie minime di traffico sia in entrata che in uscita prevedendo una penale di 30 euro in caso di mancato rispetto dell'impegno, che prevedono cospicui importi (240 euro per il primo smarrimento o distruzione, 360 euro per i successivi) a titolo di penale per il caso di furto, smarrimento o distruzione del terminale, e quella che prevedono la possibilità di risolvere anticipatamente il contratto ove il cliente "non effettui, per tre mesi consecutivi, un traffico minimo di 10 minuti per ciascun mese".
Tribunale Roma, 30 gennaio 2004
Giur. merito 2004, 1352
2) “Sono vessatorie, e ne deve essere inibito l'uso ai sensi dell'art. 1469 sexies c.c., le clausole contenute nelle condizioni generali di contratto con la Telecom Italia Mobile s.p.a. e riproduttive delle norme contenute nel regolamento del servizio telefonico, con le quali: a) è previsto che l'utente, rispetto ad un contratto di durata annuale, è tenuto a comunicare la disdetta al concessionario, pena la sua rinnovazione, almeno 60 giorni prima della sua scadenza (art. 1469 bis comma 3 n. 9); b) è previsto che l'utente versi al concessionario una somma a titolo di "anticipo conservazioni" da restituire al momento dello scioglimento del contratto, nella parte in cui non prevede la decorrenza degli interessi legali sulle somme versate a favore dell'utente dal giorno del versamento delle stesse (art. 1469 bis comma 1); c) è previsto che il foro competente per ogni controversia tra concessionario ed utente è quello del capoluogo del distretto della Corte d'appello nel cui territorio è compreso il domicilio contrattuale indicato nella proposta di abbonamento per la domiciliazione della bolletta, nella parte in cui tale foro non coincide in concreto con la residenza o il domicilio elettivo dell'utente (art. 1469 bis comma 3 n. 19); d) è previsto che il concessionario possa modificare unilateralmente le condizioni contrattuali in caso di accordi con gestori stranieri o qualora sussista un ulteriore "giustificato motivo" (art. 1469 bis comma 3 n. 11).
Tribunale Torino, 12 aprile 2000
Movimento federativo democratico c. Soc. Telecom Italia Mobile
Gius 2000, 2396
In tema di trasporto aereo:
1) “Sono vessatorie le clausole, contenute nelle condizioni generali di un contratto di trasporto aereo, con le quali si prevede che, ove il passeggero, dopo aver prenotato un viaggio di andata e ritorno ovvero un proseguimento, non utilizzi il posto prenotato sul primo volo, omettendo di darne avviso al vettore e non riconfermando la prenotazione del volo di ritorno o di prosecuzione, il professionista può annullare la prenotazione del secondo volo, nella parte in cui esse, a seconda delle circostanze, non contemplano: 1) l'obbligo di avvertire espressamente il consumatore circa il contenuto di tali clausole all'atto della prenotazione; 2) in caso di prenotazione telefonica, l'obbligo di informare telefonicamente il consumatore, anche a cura dell'agenzia di viaggi, del contenuto di tali clausole; 3) in caso di rilascio di un documento, anche elettronico, che comprovi la prenotazione, l'obbligo di inserire tali clausole nel documento stesso, in maniera ben visibile e con caratteri che richiamino l'attenzione del consumatore; pertanto, dev'essere dichiarata l'inefficacia delle citate clausole nei confronti di chi ha stipulato il contratto e, in accoglimento dell'istanza proposta dall'associazione di consumatori intervenuta nel giudizio promosso dal singolo, dev'esserne inibita l'utilizzazione nei rapporti con i consumatori”.
Tribunale Bari, 25 marzo 2002
Tannoia c. Soc. Alitalia
Foro it. 2002, I,2827 nota DE ROSAS; PALMIERI
Per quanto riguarda, invece, i rapporti tra Banca e consumatori, si segnala per importanza la giurisprudenza del Tribunale di Roma, nello specifico:Tribunale di Roma 21 gennaio 2000, movimento federativo democratico c/ ABI ed altro, che ha contribuito a delineare una corposa serie di clausole, frequentemente ricorrenti nei contratti fra banca e consumatori, che sono state definite come vessatorie con tutte le conseguenze, in termini di nullità ed inopponibilità al consumatore già viste.
Per tale giurisprudenza: Sono vessatorie le clausole inserite nei contratti fra banca e consumatori che indicano un termine non ragionevole per i reclami del cliente in merito alle operazioni effettuate per suo conto dalla banca e le clausole che stabiliscono che le risultanze dei libri o delle altre scritture contabili della banca fanno prova nei confronti del cliente.
Sono, altresì, vessatorie le clausole inserite nei contratti con i consumatori che - anche in forza di una clausola di indicizzazione - attribuiscono alla banca il potere unilaterale di modificare le condizioni economiche del rapporto senza obbligo di immediata comunicazione al cliente, e le clausole che attribuiscono alla banca il potere di modificare unilateralmente le condizioni giuridico - normative del rapporto nei contratti a tempo indeterminato anche in assenza di un giustificato motivo. Non rappresenta riferimento ad un giustificato motivo il generico rinvio alle "proprie necessità organizzative".
Sono vessatorie, in quanto escludono o limitano la responsabilità del contraente professionista nei confronti del consumatore, le clausole che attribuiscono alla banca facoltà di dare o meno esecuzione agli incarichi assunti nei confronti del cliente o di stabilire in modo discrezionale le modalità di esecuzione degli stessi, le clausole del contratto di servizio delle cassette di sicurezza che realizzano l'effetto di limitare la responsabilità della banca al massimale assicurativo dichiarato dal cliente, le clausole che autorizzano in maniera irrevocabile la banca al trattamento dei dati personali del cliente, le clausole sulla prestazione di servizi bancari e finanziari che escludono la responsabilità della banca per fatti non direttamente imputabili ad essa, le clausole che escludono la responsabilità della banca per gli incarichi delegati ad un proprio corrispondente, le clausole che escludono la responsabilità della banca per il pagamento di assegni falsi qualora il cliente non abbia dato immediata comunicazione dello smarrimento o del furto dei moduli.”
Sono vessatorie, ai sensi degli art. 1469 bis ss. c.c., le clausole che attribuiscono alla banca il diritto di recedere in mancanza di un giustificato motivo e senza un preavviso ragionevole dai contratti bancari e finanziari stipulati con il consumatore a tempo indeterminato. In conformità a quanto dispone l'art. 1845 comma 3 c.c., il preavviso non può essere inferiore a quindici giorni, dato che nessuna contrattazione individuale può giustificare una riduzione del predetto termine. Va inibito ai sensi dell'art. 1469 sexies, c.c. l'uso di clausole che non escludano in modo chiaro e comprensibile tale facoltà immotivata di recesso "ad nutum".
È dunque, la prassi giurisprudenziale e, soprattutto, la dialettica tra professionisti e consumatori, comprese le associazioni rappresentative, a svolgere un ruolo determinante nella ricerca ed individuazione dei criteri che dovrebbero ispirare una normativa dei contratti di massa che sia il risultato di un equo contemperamento di interessi contrapposti, e non, come spesso accade, l’espressione di un potere economico contrattuale unilaterale ed arbitrario.
Avv. Domenica Cuzzola