Source: http://applicazionigrafiche.blogspot.com/2014/05/
Timestamp: 2017-06-29 02:03:34+00:00
Document Index: 52414651

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 105', 'art. 88', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 98', 'art. 88', 'art. 98', 'sentenza ']

Applicazioni Grafiche: maggio 2014
Il problema della "proprietà" del negativo è stato ingiustamente caricato di importanza.Molti fotografi paiono concentrare l'interesse su di un aspetto del problema - appunto, la proprietà del negativo - che è in realtà un aspetto secondario, solo derivato da quello che è il punto determinante: il tipo di cessione di diritti di sfruttamento economico. In parole semplici, il problema risiede in questo; il negativo (o la diapositiva) in origine appartiene, evidentemente, al fotografo. Dato che, in sé, l'originale non ha valore, se viene ceduto ad altri, ciò avviene perché a questi si riconosce il diritto di far uso di quel negativo. In sostanza, il negativo (o un equivalente, come la diapositiva originale) viene ceduto alla persona che ha il diritto di farne uso, per il tempo che tale diritto permane e per gli usi che si sono concordati. Se il fotografo cede il diritto di utilizzo per la realizzazione di un catalogo, il cliente ha diritto a detenere l'originale per il tempo necessario a questo uso; per essere fiscali, se la concessione del diritto di utilizzo è della durata di un anno, il cliente potrebbe trattenere il negativo per questa durata di tempo.Se, invece, il fotografo cede i diritti di utilizzo senza limiti di tempo, il cliente ha diritto a trattenere il negativo per questo periodo: cioè, senza limiti di tempo.
Non si tratta, dunque, di stabilire "di chi è il negativo", quanto piuttosto: "chi, in questo momento, gode dei diritti di sfruttamento economico dell'opera?".E evidente che, se il cliente acquista il diritto di utilizzo di un'immagine, scaduto il termine di sua competenza deve restituire l'originale, mezzo col quale tale diritto si esercita. Ci si trova nella stessa situazione di chi prende in affitto un appartamento per una stagione; al termine della stagione restituirà le chiavi, e non ha senso che si impunti per trattenerle. Quello che è scaduto è il diritto all'uso dell'appartamento, ed è sciocco discutere sul possesso del mazzo di chiavi. Tuttavia, in alcuni casi il cliente può giungere ad ottenere la cessione di tutti i diritti di utilizzo, praticamente senza che il fotografo se ne renda conto. La situazione è simile a quella nella quale un proprietario sprovveduto firmi l'atto di cessione di proprietà dell'appartamento, facendosi pagare l'equivalente di un solo anno di affitto. A quel punto, il cliente ha acquistato l'appartamento ed il diritto di usarlo, e anche in questo caso il problema non è tanto il fatto di possedere o meno le chiavi di quella casa, quanto piuttosto il fatto di essersi fatti imbrogliare vendendo a poco prezzo qualcosa di maggior valore.
1.1 Di chi sono gli originali delle foto fatte spontaneamenteIl fotografo è in origine titolare dei diritti di utilizzo dell'immagine e, di conseguenza "proprietario" del negativo (1 Di chi sono gli originali delle immagini?)Tutto il blocco dei diritti connessi si acquista semplicemente per il fatto di aver realizzato la fotografia (art. 6 della Legge). A differenza di altre opere creative, per le immagini fotografiche è del tutto superfluo il deposito di copie dell'opera presso l'Ufficio della proprietà artistica, scientifica e letteraria (art. 105). In pratica, l'autore non deve adempiere a nessuna particolare formalità per essere considerato come titolare dei diritti.
Quando si reputi che potrebbe risultare difficile dimostrare il fatto di essere stati esecutori dell'opera, ci si procurino prove della paternità degli scatti, come ad esempio:a) marchiare i bordi del fotogrammab) incidere tacche di identificazione sui bordi della finestrella di esposizione delle proprie fotocamerec) effettuare foto di scena nel caso di set complessi.ATTENZIONE: se l’immagine viene tuttavia realizzata SU COMMISSIONE i diritti di sfruttamento e, con essi, la proprietà degli originali passano al committente nei limiti e con le finalità degli accordi. Per questo motivo E’ INDISPENSABILE specificare in preventivi, buoni di consegna e/o fattura QUALI SONO LE DESTINAZIONI D’USO DELLE IMMAGINI, per evitare che al committente vengano trasferiti i diritti di sfruttamento senza limiti. 1.2 Di chi sono gli originali delle foto commissionatePer le opere commissionate e non realizzate spontaneamente, ci si rammenti che la procedura è alquanto differente rispetto a quella vista negli altri casi. Infatti, desiderando conservare dei diritti sulle fotografie realizzate, è indispensabile porre in qualche modo per iscritto una limitazione all'uso dell'immagine. Diversamente, dopo aver percepito il pagamento da parte del cliente, tutti i diritti dell'immagine realizzata su commissione passano automaticamente al cliente (art. 88); e questo significa che il cliente diviene anche "proprietario" del negativo. Stessa situazione si verifica quando il fotografo esegue spontaneamente una ripresa su oggetti di proprietà del futuro cliente (art. 88); ad esempio, quando il fotografo effettua la ripresa di un'automobile d'epoca e poi riesce a vendere la fotografia al proprietario dell'automobile.Esiste tuttavia un articolo della Legge, il numero 89, che sembra concepito per offrire al cliente un'ulteriore possibilità per ottenere dal fotografo sprovveduto tutti i diritti, senza che egli se ne avveda. L'articolo, infatti, prevede che "la cessione del negativo o di analogo mezzo di riproduzione della fotografia comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti previsti all'articolo precedente, sempre che tali diritti spettino al cedente".L'affermazione, è evidente, ha un peso significativo. Infatti, pur trattandosi di norma in esplicito riferita alle "semplici fotografie" (foto non creative) consente di ottenere tutti i diritti di un'immagine semplicemente dimostrando di aver ricevuto dal fotografo i negativi o gli originali; unico modo per evitare l'applicazione dell'articolo è la presenza di un "patto contrario", cioè di un diverso accordo scritto. Questa disposizione, unita a quelle dell'articolo precedente, fanno sì che, nel caso di semplici fotografie ed in assenza di particolari accordi scritti, l'originale e tutti i diritti siano automaticamente del cliente pagante, quando:a) La foto sia stata commissionata dal cliente.b) La foto non sia stata direttamente commissionata, ma ritragga cose in possesso del cliente, e sia stata a questo venduta in seguito.c) La foto non sia stata necessariamente commissionata appositamente, né ritragga cose del cliente ma, semplicemente, il fotografo abbia ceduto al cliente il negativo, percependo un compenso.Una casistica estremamente vasta, che consiglia - evidentemente - di porre nero su bianco eventuali accordi differenti. Riassumendo: ATTENZIONE: se l’immagine viene realizzata SU COMMISSIONE i diritti di sfruttamento e, con essi, la proprietà degli originali passano al committente nei limiti e con le finalità degli accordi. Per questo motivo E’ INDISPENSABILE specificare in preventivi, buoni di consegna e/o fattura QUALI SONO LE DESTINAZIONI D’USO DELLE IMMAGINI, per evitare che al committente vengano trasferiti i diritti di sfruttamento senza limiti. 1.3 Di chi sono gli originali delle foto di ritratto / matrimonioUnica situazione in cui i diritti e la proprietà del negativo non passano al committente è quello in cui il soggetto dell'immagine... sia il cliente stesso.Con una catena logica piuttosto contorta, infatti, la Legge giunge a sancire come, nel caso che "l'oggetto" ritratto sia il committente stesso, la proprietà del negativo resta al fotografo.Infatti, all'articolo 98 della Legge si indica come la persona ritratta possa pubblicare o riprodurre la sua immagine senza bisogno di consenso del fotografo. Ora, il fatto che si indichi come non necessario il "permesso" alla pubblicazione implica necessariamente che il diritto di uso di quella fotografia non appartenga già, automaticamente, alla persona ritratta, che è comunque dispensata da chiedere l'autorizzazione. Se in questo caso valesse la regola generale dell'articolo 88 (diritti passati automaticamente al committente), non avrebbe senso specificare che il titolare dei diritti è dispensato dal chiedere l'autorizzazione a terzi. In realtà, evidentemente, la persona ritratta non è dunque considerata proprietaria di tali diritti e, dunque non è proprietaria del negativo.Nel caso SPECIFICO della fotografia di ritratto, e quando la persona ritratta coincida con il committente (situazione che si verifica nella fotografia di matrimonio e di ritratto in studio) gli originali NON sono totalmente del committente, poiche' anche il fotografo detiene dei diritti residui e, quindi, e' assolutamente legale e corretto che trattenga presso di se tali originali.Conferma questo fatto la nota sentenza della suprema corte di Cassazione civile, sez I, 28/06/1980 n. 4094, reperibile - fra gli altri - in Giust. civ. Mass. 1980, fasc. 6. Foro it. 1980, I, 2121, Giust. civ. 1980, I, 2101, che recita: "Nell'ipotesi di ritratto fotografico eseguito su commissione, regolata dall'art. 98, I. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, il committente, diversamente da quanto stabilito dall'art. 88 comma 3 di detta legge per le fotografie di cose in suo possesso, non acquista il diritto esclusivo di utilizzazione della fotografia, il quale rimane al fotografo, pur concorrendo con quello della persona fotografata o dei suoi aventi causa di pubblicare e riprodurre liberamente la fotografia medesima, salvo il pagamento al fotografo di un equo corrispettivo nel caso che la utilizzino commercialmente. Nell'ipotesi indicata, pertanto, ove manchi un diverso patto, deve ritenersi che il fotografo conserva la proprietà del negativo e non è tenuto a consegnarlo al committente."NON E' QUINDI VERO, che i negativi debbano essere sempre - per legge - consegnati alla coppia di sposi. (I negativi restano invece al committente - in mancanza di patti scritti - negli ALTRI casi, ma NON nel caso di fotografia di ritratto del committente).E' invece vero che, dato che il fotografo - ai sensi dell'articolo 98 della legge 633/41 sul diritto d'autore, conserva in questo specifico caso dei diritti residui, E IN ASSENZA DI PATTI ESPLICITI e' corretto che i negativi restino allo studio fotografico, purche' il fotografo eserciti i suoi diritti correttamente e lasciando agli sposi la possibilita' di ritirare i negativi, se desiderato, pagando un equo compenso.
In origine i diritti sono del fotografo, ma nel momento in cui avviene una cessione a qualsiasi titolo, i diritti passano - in diversa misura - al cliente. DIRITTI DEL FOTOGRAFO E DEL CLIENTE
a) Se c'è traccia di accordi scritti, valgono le cessioni concordate.Al cliente vanno i diritti concessi, al fotografo restano tutti gli altri (legge 633/41 e succ. modifiche). b) Se NON ci sono accordi scritti, normalmente i diritti di sfruttamento passano al cliente committente (che acquisisce i diritti di sfruttamento "nei limiti e con le finalità del contratto", dice la legge. Niente finalità indicate, niente limiti al trasferimento dei diritti (articoli 87 ed 88 legge 633/41) c) Un'eccezione al caso b) è quando non ci sono accordi scritti e il committente è la stessa persona soggetto di un ritratto fotografico (matrimonio, foto in studio, eccetera). In questo caso, in assenza di patti scritti i diritti restano al fotografo, in concomitanza con dei diritti congiunti al cliente. E' quindi corretto che i negativi restino al fotografo e che questi chieda un compenso per cederli definitivamente al cliente che li chiede (art. 98 legge 633/41 e sentenza Corte Cassazione 4094 del 26.6.1980).
a) Se c'è traccia di accordi scritti, il cliente acquista i diritti d'uso che sono descritti in fattura e tutti gli altri restano al fotografo. b) Se non c'è traccia di accordi scritti:
b1) ... e gli originali sono in mano al fotografo. il cliente non ha acquisito nessun diritto, che sono rimasti al fotografo. b2) ... e gli originali sono stati consegnati al cliente senza alcuna documentazione scritta, i diritti sono stati trasferiti al cliente assieme agli originali (articolo 89 legge 633/41)
a) Personaggi già noti (personaggi pubblici) se la foto è pubblicata con fine prevalente di informazione (usi giornalistici e di cronaca) e non lede la dignità b) Fotografie in cui il soggetto NON è il ritratto della persona, ma la persona è semplicemente riconoscibile all'interno di un contesto pubblico (piazza, manifestazione, paesaggio, grande gruppo, eccetera); in pratica, quando il soggetto è un luogo od un avvenimento, e non la persona.
All’interno di un’agenzia pubblicitaria possiamo trovare svariati reparti ciascuno dei quali è composto da diversi professionisti. Vogliamo parlarvi dell’account, una figurafondamentale e centrale per il buon funzionamento della stessa agenzia. Se volessimo fornire una definizione generale potremmo dire che si tratta di colui che cura i rapporti con il cliente.Significato di "Account Manager"Soggetto che amplia il portafoglio della committenza ed inoltre sviluppa nuovi rapporti commerciali con clienti già acquisiti.E' ampiamente condiviso che il ruolo dell'Account Manager e di chi ha la responsabilità delle vendite sia strategico per lo sviluppo e il consolidamento del business aziendal.Trovare, sviluppare e mantenere i Clienti nel tempo è la missione di questa figura chiave.Quali sono i suoi compiti?
Quali studi deve aver compiuto?Deve ovviamente avere conoscenza di marketing, di economia. Solitamente viene quindi richiesta una Laurea in Scienze della Comunicazione o in Economia. Si tratta inoltre di un lavoro che si impara “sul campo”. Ricordiamo anche che un po’ in tutta Italia vengono organizzati dei corsi mirati alla formazione di account.
Deve essere persuasivo (l’essere convincente è proprio una delle peculiarità di questa professione), flessibile, sa motivare il gruppo con cui si può trovare a lavorare, è in grado di relazionarsi con gli altri, e deve essere sempre aggiornato sulle ultime novità. L’account oltre che nelle agenzie pubblicitarie può operare anche nelle agenzie di direct marketing, di relazioni pubbliche e di promozione. Come accade per altre nuove professioni anche l’account può lavorare con partita iva. Solitamente in questo caso vi è un fisso più provvigioni.Più nello specifico... Una delle figure professionali più ricercate, nell'ambito del management, è quella dell'account manager. Basta dare un'occhiata ai siti web di annunci per accorgersi che le offerte di lavoro, per questo particolare profilo, fioccano da tutte le parti. In Italia ed all'Estero.Molte volte, però, il termine account manager viene equivocato ed usato, impropriamente, per indicare un agente di commercio o procacciatore d'affari in grado di procurare i primi clienti a sconosciute e, talvolta, anonime realtà imprenditoriali che mirano solo a reclutare personale a costo zero, senza chiari vincoli contrattuali. L'account manager, invece, ricopre, sempre un ruolo legato alla vendita ed al settore commerciale, ma con un significato, ben superiore a quello riportato da certi annunci. L'account manager, letteralmente, è un soggetto che si occupa di ampliare il portafoglio clienti del committente e di gestire nuovi rapporti commerciali con la clientela già acquisita. Con vincoli contrattuali e di subordinazione ben inquadrati con la committenza per cui lavora.Dunque, non solo un agente commerciale che trova nuovi clienti per conto dell'azienda, ma una figura professionale con responsabilità gestionali, in grado di: sviluppare importanti accordi commerciali con il pacchetto clienti già esistente ed incidere, in maniera positiva, sul business e sul budget aziendali. L'account management è un ambito professionale dalle mille sfaccettature dove si può operare in diversi settori economici con vari ruoli e con differenti gradi di responsabilità.Vediamoli nel dettaglio. L'account manager alle prime armi, ovvero il neolaureato alla prima esperienza di lavoro nel ruolo, verrà definito junior account manager; il professionista con diversi anni di esperienza, verrà definito senior account manager. Il termine viene anche associato al sostantivo inglese, corrispondente a "vendite": "sales". Avremo così un ruolo professionale che si definisce sales account manager, ovvero il responsabile del parco clienti, che si occupa anche di gestire la sottoscrizione dei contratti di vendita. Se il ruolo viene separato e la gestione della contrattualistica viene affidata ad altra figura professionale, avremo solo il sales manager. Generalmente l'account manager ha anche responsabilità legate alla vendita ed alla soddisfazione della clientela. E, comunque, deve conoscere, molto bene, le strategie di comunicazione e di marketing per conquistare nuovi clienti, fidelizzarli, proporre nuovi accordi commerciali a quelli già acquisiti e raggiungere gli obiettivi prefissati dell'azienda, che coincidono, sempre, con un'unica, grande esigenza: vendere, tanto, e bene, con relativa soddisfazione dell'acquirente. L'account manager che si occupa di trovare grandi clienti e di mantenere con essi i rapporti commerciali, viene definito key account manager. I settori economici dove l'account manager è maggiormente richiesto, spaziano dall'ITC; alla Finanza; alle agenzie di organizzazione eventi e di pubblicità, in quest'ultimo segmento aziendale si parla di advertising account manager che si occupa della clientela interessata all'acquisto di campagne promozionali.Un account manager con esperienza, può dirigere e coordinare uno staff di account che gestiscono i clienti secondo le sue direttive. All'inizio della carriera, l'account manager agisce direttamente nei confronti del cliente. In questo caso viene definito: executive account manager.
Le sue responsabilità L'Account Manager è colui che ha la responsabilità della "promozione" del prodotto o del servizio. Nell'area aziendale che si occupa di marketing, spesso è affiancato dal Sales ManagerPerché la figura dell'Account Manager è così importante? Quali sono le reali responsabilità di chi si occupa delle vendite (account o sales)? La risposta può essere applicata universalmente alla maggior parte delle industrie utilizzando quattro concetti chiave: lo sviluppo della strategia di vendita; la creazione di regole all'interno della forza vendita, allo scopo di individuare specifici obiettivi di crescita; l'aumento del profitto ma anche le modalità di inserimento nel mercato di nuovi prodotti e la loro promozione.Si è tuttavia affermato che le due figure Sales e Account sono differenti e uno dei principali punti che li distingue è la possibilità che il secondo organizzi occasioni di formazione per il cliente (sia esso prospect o già fidelizzato).In cosa consistono esattamente le occasioni di formazione? Sono giornate in cui al cliente è presentato in modo esaustivo il prodotto o semplicemente l’azienda stessa. Si tratta di organizzare una visita guidata all’interno della struttura industriale (per conoscere come si produce, la qualità dei processi e dei semilavorati utilizzati); di invitare semplicemente il cliente a pranzo; di organizzare dei seminari ad hoc, oppure seminari di gruppo, una sorta di evento sociale di vendita.Un buon Account Manager partecipa a manifestazioni di settore parlando in pubblico e presentando la propria azienda o il proprio prodotto. Queste sono ottime occasioni per descrivere in dettaglio e al meglio, tutte le migliori caratteristiche dell’azienda e l’unicità della stessa, rispetto alle altre del settore. La possibilità di partecipare come speaker a convegni o seminari dà prestigio all’account e lo pone come guru nel settore.Altra possibilità che ha un account di presentare l’azienda (di aprire le porte al pubblico) è quella di pubblicare articoli in riviste specializzate o di settore, in modo che tutti coloro che sono coinvolti nella catena di produzione, possano conoscere le potenzialità e le capacità dell’impresa stessa.Ma l’Account Manager ha al suo seguito un team di persone specializzate che lo supportano nella sua attività di promozione e formazione del cliente. Qui entriamo in un altro ambito, in cui si tratta del rapporto tra manager e team. Due sono gli elementi da analizzare: da un lato la consapevolezza che l’azienda deve possedere circa la necessità che tutti i manager coinvolti nel processo d’impresa, abbiano bisogno di sviluppo delle competenze, nel caso dell’account di competenze inerenti il coaching e il mentoring (del gruppo e del cliente); dall’altro la capacità del manager di farsi riconoscere come il capo dal proprio gruppo.
Per quanto riguarda il primo punto, le aziende adottano ormai da tempo, per le proprie risorse umane, la strategia della formazione continua. Per il secondo punto: si tratta, per l’account di essere l'allenatore e lo stratega per il suo team. Se il lavoro di ogni dipendente è definito con precisione, se è stato assegnato ad ognuno il giusto compito, allora il nostro non dovrà dimostrare niente, in quanto saranno i fatti, incremento del mercato e delle vendite, a fornire al suo team la prova che è lui il giusto responsabile.Fonte: www.hwupgrade.itwww.manageronline.itwww.gazzettadellavoro.com
Da grande voglio fare il grafico pubblicitario… ma grande sono già e ho fatto il liceo classico…. devo arrendermi per sempre? Secondo voi vi risponderò di sì? Assolutamente no… chi segue questo blog da un po’, e quindi mi conosce, sa che, ahimè, sono un’irrecuperabile ottimista per quando riguarda disegno e lavoro.Sogni di fare il grafico? Se ti impegni ci riuscirai! L’impegno è indispensabile però.
Ok ripartiamo dall’inizio… a chi mi chiede: “Come posso diventare un grafico?” ovviamente la risposta è: “Scegli una scuola superiore ad indirizzo artistico e poi una laurea in nuove tecnologie per le arti, comunicazione o marketing.” Certo, questa è la trafila perfetta, poi seguirà uno stage in qualche studio grafico ed alla fine una buona offerta di lavoro… ed ecco che per magia diventi grafico professionista… Ma se non hai avuto la possibilità di frequentare scuole di grafica? "Prendiamo ad esempio una mia amica che nel 1998 si è diplomata all’Istituto d’Arte… sezione Decorazione Pittorica! All’epoca non avevano nemmeno una sala computer e quello che gli insegnavano era falsificare quadri famosi (ok scherzo! Ma il concetto non si discostava molto). Eppure è diventata una grafica oggi ugualmente."Io per esempio a forza di prove ho iniziato ad imparare da autodidatta. Nessun corso, nessuna scuola, nessun manuale. Il primo computer era un 486 con lo schermo a led verdi non proprio il massimo per un graficoOggi le cose sono molto più semplici, i ragazzi crescono fin da piccoli con le nuove tecnologie e il computer è alla portata di tutti. Se stai leggendo questo articolo significa che anche tu ne hai uno o sai usarlo! Inoltre la potenza delle macchine si è moltiplicata a vista d’occhio per cui è molto probabile che anche il tuo pc possa supportare un programma di grafica come Photoshop o Illustrator. Sono presenti inoltre delle lezioni sul nostro blog nella sezione APPUNTI DI GRAFICA per farti muovere i primi passi in questa tua nuova avventura. Direi che è una buona partenza!
Ma vediamo con precisione cosa bisogna studiare e come fare per diventare ufficialmente un grafico pubblicitario. Prima di tutto non è importante aver fatto studi artistici come molti dicono, come ad esempio l’Istituto d’arte che contempla tra i suoi indirizzi quello Grafico Visivo. Studiare elementi di storia dell’arte, di Design è per il futuro grafico non è sempre indispensabile (Ma di certo aiuta, l'importante e che ampliate la vostra mente, ma non per forza questo avviene con lo studio, bisogna in primis essere dei bravi osservatori e poi viene tutto il resto, conosco molti grafici che hanno fior fior di anni e studi all'occhiello e poi non sono capaci di inventare nulla). Formarsi una cultura grafica di partenza è spesso fondamentale e vincente per diventare un buon grafico, ma si corre anche il rischio di sopprimere completamente il senso innato di fantasia e ritrovarsi solo a copiare quello che si è studiato. Da un certo punto di vista l'ignoranza garantisce maggiore originalità, perché, come già prima ho accennato, si evita il pericolo di essere troppo influenzati dai propri studi. Comunque per chi invece preferisce avere anni di studio alle spalle ho citato prima l’Istituto d’arte ma anche il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti possono dare una formazione adeguata. Ci sono poi strutture universitarie come il DAMS ( Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) di Bologna ( ma è presente anche in altre città italiane ) che offrono la possibilità di prepararsi ancora meglio nel campo delle arti grafiche e visive. C’è poi la possibilità di partecipare a corsi e master che possono aiutare concretamente nella formazione mirata alla pubblicità e al marketing e soprattutto dare ottimi strumenti per il lavoro.
Per diventare grafici non basta solo saper usare bene i programmi di grafica, (indispensabili Adobe Photoshop, Illustrator e Indesign) bisogna anche avere idee, la creatività è indispensabile. Dove troviamo le idee? Da qualunque cosa. Incominciate a guardarvi in giro in qualunque posto siate, traete spunto da tutto, guardate i graffiti sui muri, i cartelloni pubblicitari, comprate centinaia di riviste, andate ad una mostra, leggete libri o andate al cinema, tutto quello che ci circonda può diventare un’idea, anche nella vita di tutti i giorni. Usate le vostre esperienze, e se potete, viaggiate molto ed incontrate nuove culture. Portatevi sempre dietro una macchina fotografica digitale e un quadernetto per appuntarvi idee e schizzi, non si sa mai quando torneranno utili. Inoltre nella nostra sezione BENI PUBBLICI ci sono liste ed elenchi di siti che riportano raccolte di lavori o forniscono materiale "pre-confezionato" gratuitamenteNon dimentichiamo mai che in questo campo, la professionalità è soprattutto legata alla capacità di aggiornarsi continuamente su tutte le novità sia in campo pubblicitario che tecnico ( nuove tendenze e nuovi programmi di computer grafica). Inoltre, il grafico pubblicitario dovrà destreggiarsi sempre tra gli aspetti funzionali del suo lavoro e quelli estetici, ovvero deve saper fare cose che piacciono, belle visivamente ma anche utili allo scopo, funzionali e funzionanti sotto il profilo del marketing. Poi dovrà anche tenere conto delle spese, ovvero deve esserebravo a fare lavori che non risultino troppo dispendiosi per l’azienda e quindi deve saper contenere la spesa globale per la sua campagna pubblicitaria. In realtà, il grafico, formatosi come tale, non è specificamente anche un pubblicitario e verrà spesso affiancato da un altro professionista per poter concludere al meglio il suo lavoro, poiché quello del pubblicitario è un mestiere a tutto tondo.Poi ovviamente servono gli strumenti fisici, oltre al computer (o Mac… anni fa il Mac era l’unica scelta per chi voleva fare grafica seriamente ma al giorno d’oggi, sono dell’opinione, che nonostante si dica che i Pc equivalgono i Mac, e che siano ugualmente affidabili costando molto meno, i Mac restano comunque i Mac e la loro velocità e leggerezza in questo lavoro vi servono fino all'ultima goccia) la Bibbia del grafico è la mazzetta Pantone®.
I Pantoni® sono dei colori codificati e riconosciuti universalmente, ne esistono di vari tipi in base al supporto su cui dovete stampare ad esempio: Uncoated per carta opaca, Coated per carta lucida oppure Matte una via di mezzo tra lucido e opaco. Esistono inoltre Pantoni® pastello, metallici o per altri supporti diversi dalla carta.Prendiamo una mazzetta Pantone® standard:
Guardate ancora i colori, avete notato che su alcuni ci sono 4 puntini neri? Quei 4 puntini significano che in caso di quadricromia si riuscirà ad ottenere lo stesso colore del Pantone® pur simulandolo… per molti colore Pantone® è impossibile ottenete l’esatta corrispondenza in quadricromia (ovvero usando cyan, magenta, yellow e black combinati per ottenere tutte le tinte). Per aiutarvi esiste una mazzetta Pantone®, Color Bridge, che vi fa vedere il colore pieno e il risultato che otterrete in quadricromia.Ora fate anche un altro controllo, prendete il Pantone® 648C e confrontatelo al 648U…. stesso numero ma colore completamente diverso, questo e’ un esempio lampante di come il colore sarà diverso da carta opaca a carta lucida, tenetelo a mente quando dovrete riprodurre un logo che ha un colore specifico e fatelo notare anche ai vostri clienti se optano per una carta opaca rispetto una lucida. E’ impossibile ottenere lo stesso colore sulla carta lucida e su quella opaca… per questo esistono 2 mazzette Pantone®!C’e’ poi una mazzetta Pantone® che si rivelerà particolarmente utile in caso di retini. I retini sono percentuali di colori pieni, ad esempio se volete stampare un grigio potete usare un colore Pantone® oppure un retino del Nero, praticamente prendete il Nero schiarite in percentuale, se volete un grigio chiarissimo al 10% e poi salite per scurirlo, il nero al 100% è un nero pieno.Tutte le altre informazioni di cui potete aver bisogno riguardo i Pantoni® potrete trovarle sul sito www.pantone.com.Un’altra cosa molto utile che dovrete sicuramente usare e’ lo scanner. Le scansioni di cui avrete bisogno non si possono di certo ottenere con lo scanner da 80 euro che avete a casa, serve una macchina professionale pertanto valutate se vale la pena acquistarla o farvi fare le scansioni da una fotolito, solitamente si pagano a cm quadrato e la cifra varia da posto a posto.Sarà poi sicuramente molto molto molto utile avere il vostro monitor tarato per la stampa. Tarare il monitor significa calibrare i colori per vedere a video gli effettivi colori che usciranno in stampa… ora, una calibrazione perfetta è impossibile, a meno che non acquistiate un monitor da 10.000 euro o più, però esistono dei piccoli calibratori (una specie di mouse che si appende al monitor per tararlo, l’operazione dura qualche minuto e si deve fare mediamente una volta al mese) con cui si ottengono ugualmente dei risultati apprezzabili anche su monitor di fascia media.Ora che avete gli strumenti e le idee dovete stendere il vostro progetto. E qui iniziano i problemi ed entra in gioco l’esperienza. Prima di iniziare a buttare giù qualunque cosa avete assoluta necessità di sapere alcuni dati dai quali dipenderà la realizzazione del lavoro.
1. Quante copie saranno stampate? Vi farete questa domanda perchè in base al numero di copie sarete in grado di capire se la stampa verrà fatta in digitale o in macchina. La stampa digitale è un tipo di stampa che si esegue direttamente dal vostro file su delle stampanti professionali, per intenderci come la vostra stampantina A4 ma molto più grandi, costose e precise. La stampa digitale conviene quando si devono fare poche copie, ad esempio se dovete realizzare 200 copie di un biglietto in cui ogni 50 cambia il logo principale. Diventa invece molto costosa su grandi tirature.La stampa in macchina o produzione invece necessita di un impianto stampa, praticamente il vostro file viene diviso in base ai colori, per ogni colore si fa una lastra o una pellicola (impianto stampa) con le quali si stampa attraverso una macchina con dei veri colori che vengono miscelati sapientemente da uno stampatore (lavoro affatto semplice e che richiede tantissima esperienza).Se avete tanti colori o fotografie la stampa diventa in quadricromia per cui si creano 4 impianti, uno per il blu (C= cyan), uno per il giallo (Y=yellow), uno per il rosso (M=magenta) e uno per il nero (K): CMYK. I colori vengono trasformati in puntini (linee di stampa) da chi realizza gli impianti e sommati uno all’altro formano i colori e le sfumature. Sull’argomento ci sarebbero da spiegare centinaia di cose ma per il momento questo piccolo riassunto è sufficiente.La stampa in macchina essendo molto laboriosa, e necessitando di un avvio macchina nel quale il lavoro viene tarato, è conveniente solo per grandi tirature, se fate tanti pezzi diventa molto più conveniente della stampa digitale.La qualità di stampa tra le due tecniche al giorno d’oggi è quasi identica, fino a qualche anno fa la stampa in macchina era nettamente superiore ma con l’arrivo delle ultime tecnologie le differenze sono davvero minime, l’unica pecca della digitale è che se dovete stampare un colore a Pantone® non avete la certezza che venga identico in quanto va a simulare il colore e non ad usare il colore fisico, per la stessa logica, non potete stampare colori particolari, ad esempio Pantoni® fluorescenti, dorati etc.2. Quale carta useremo? Può sembrare un’informazione superflua ma è molto importante saperlo perchè se scegliamo una carta opaca i colori avranno un effetto molto più spento, i Pantoni® di riferimenti saranno in versione U (=Uncoated) e l’effetto finale sarà decisamente diverso rispetto una carta patinata come già accennavo prima. Se scegliamo una carta lucida useremo i Pantoni® in versione C (=Coated) e i colori resteranno brillanti e accesi.
A mio parere entrambi i tipi di carta sono bellissimi e sta ad un bravo grafico decidere quali usare ed in quali occasioni… e ovviamente anche il budget che abbiamo a disposizione!!!Inutile dire che esistono migliaia di tipi di carte per cui avrete solo l’imbarazzo della scelta.3. Saranno plastificati? Se il nostro lavoro è plastificato chi lo eseguirà saprà consigliarci la carta più oppurtana da utilizzare, che la plastificazione sia lucida od opaca a livello di file non cambia molto, useremo sempre i Pantoni® in versione C in quanto la carta di base non sarà mai opaca (altrimenti la plastificazione non aderirebbe bene). A livello estetico cambia moltissimo invece. La plastificazione lucida da un effetto brillante ed aggressivo mentre quella opaca risulta più sobria ed elegante, unica pecca è che si striscia facilmente maneggiandola.Se decidete di plastificare il vostro lavoro tenete presente che in alcuni casi, sulle pieghe di fustellatura, (se fate un invito ad esempio ci sarà una piega al centro, si chiama di fustellatura perchè viene fatta attraverso una fustella metallica) potrebbe screpolarsi leggermente, cosa che si noterà di più se il colore di fondo è scuro.4. Ci saranno vernici o rilievi? Tutte le lavorazioni extra vanno pensate fin dall’inizio, il loro costo solitamente incide parecchio sul lavoro per cui bisogna pensare attentamente a come ed in che modo utilizzarle.Ad esempio se decidiamo di stampare un logo in vernice ludica spessorata per avere un effetto: biglietto opaco/logo lucido, dovremmo tener conto che il logo non dovrà essere troppo piccolo perchè alcuni dettagli potrebbero perdersi, stessa cosa vale per il rilievo. Inoltre ricordate sempre che con queste tecniche di stampa è meglio non stampare sopra a pieghe, vale lo stesso discorso della plastificazione solo che in questo caso è certo che la vernice screpolerà.Tutti questi dettagli si possono acquisire solo con l’esperienza e molti grafici credono che non sia indispensabile saperli… sbagliato! Un bravo grafico DEVE conoscere anche le problematiche di stampa per poter realizzare nel modo migliore il suo lavoro. E’ inutile progettare una cosa splendida ma fisicamente irrealizzabile!!!Spero di avervi dato una panoramica soddisfacente del mondo dei grafici e della stampa. Si potrebbero scrivere libri e libri su questo mestiere, per nulla semplice, ma a volte a mio parare l’esperienza sul campo è meglio di qualunque corso o scuola!
Fonte: www.disegnamo.it news.biancolavoro.it
Otto Metodi di Fusione che non possono mancare dalla cassetta degli attrezzi dell'utente di Photoshop. Molto semplicemente, le modalità di fusione dei livelli ci forniscono un mezzo per far interagire i livelli tra di loro, in modo da poterli "combinare" con il/i livello/i sotto di essi.
Senza le modalità di fusione l'unica possibilità a nostra sarebbe stata quella di ridurre l'opacità (o riempimento) di un livello, utile ma di solito non sufficiente. Con le modalità di fusione, si apre un mondo di possibilità creative, specialmente se usate in combinazione con le maschere di livello, esse possono risultare estremamente utili in qualsiasi campo dell'editing grafico e fotografico. Ogni metodo di Fusione funziona confrontando i pixel del livello a cui viene applicato con i pixel corrispondenti del livello sottostante (o dei livelli sottostanti). Ciò che differisce tra i vari metodi sono le informazioni (relative a ciascun pixel), che vengono considerate (luminosità, saturazione, colore ...) e il modo in cui le informazioni relative ai due pixel corrispondenti sono elaborate per generare il risultato, ossia il pixel finale.
applicandoli all'immagine. Attiva il rollover con il mouse per visualizzarli.Lo sapevi che in realtà non serve davvero conoscerle tutte alla perfezione? Se le conosci tutte, certo non guasta. Ma basta conoscere le otto principali per riuscire a cavarsela nella maggior parte dei casi. Scurisci K Gruppo Scurisci
Moltiplica M Gruppo Scurisci
Schiarisci G GruppoContrasta
Scolora S GruppoContrasta
Luminosità Y Gruppo HSL
Scurisci (K) Una modalità affatto lineare. Viene confrontato il colore dei pixel del livello soprastante e il colore dei pixel del livello sottostante e viene mantenuto il colore più scuro tra i due eliminando quello più chiaro. I pixel più scuri vengono mantenuti, quelli più chiari eliminati. Quindi sostanzialmente tutti i toni più scuri vengono mantenuti. E' interessante sapere che questo meccanismo viene attuato canale per canale, vale a dire che il calcolo viene applicato a ciascuno dei tre canali di colore RGB separatamente. Moltiplica (M) Forse il miglior modo per scurire. Funziona moltiplicando i livelli di luminanza dei pixel del livello corrente con i pixel del livello sottostante. Si potrebbe pensare ad una serie di diapositive identiche montate sullo stesso proiettore o che i diversi colori, si sovrappongono determinando un effetto che per certi versi può ricordare quello degli evidenziatori quando si ripassa sullo stesso punto. La luce che passa attraverso le aree più chiare perderà a poco a poco di intensità e quella che passa attraverso le aree più scure diminuirà ovviamente molto di più. Naturalmente il risultato è sempre più scuro. Se si moltiplica un qualsiasi colore col nero si ottiene sempre un nero (il colore più scuro). Se si moltiplica un qualsiasi colore col bianco questo viene totalmente ignorato, (come se non ci fosse).Ottimo per far emergere le ombre e per scurire i colori più chiari ispessendo quelli più scuri. L'effetto collaterale di questo metodo è che produce contemporaneamente anche una certa saturazione dei colori. La cosa potrebbe tornare utile. Attenzione che se si moltiplica un'immagine per una propria copia in bianco e nero l'effetto che si ottiene è solo di scurimento e ovviamente non di saturazione.Tecnicamente possiamo dire che il livello attivo viene moltiplicato per il livello di sfondo. Il colore neutro di riempimento è il bianco.
Schiarisci (G) È l'opposto del metodo di fusione Scurisci. Viene confrontato il colore dei pixel del livello soprastante e il colore dei pixel del livello sottostante e viene mantenuto il colore più chiaro tra i due eliminando quello più scuro. I pixel più scuri vengono eliminati quelli più chiari mantenuti. E' interessante sapere che anche in questo caso il meccanismo viene attuato canale per canale, vale a dire che il calcolo viene applicato a ciascuno dei tre canali di colore RGB separatamente.
Scolora (S) E' simile al metodo di fusione Schiarisci, ma più intenso. Rimuove i pixel più scuri dando come risultato delle transizioni più morbide. Funziona un po' come il metodo di fusione Moltiplica, solo che moltiplica i pixel chiari (al posto di quelli scuri). Il colore risultante è sempre più chiaro. La cosa interessante qui è che se si scolora un qualsiasi colore col nero questo viene totalmente ignorato. Di conseguenza lo schiarimento non avrà effetto sulle parti dell'immagine che sono nere e il nero si comporta come se non ci fosse. Scolorando con il bianco, si ottiene sempre il bianco. Per analogia, immagina il livello selezionato e ciascuno dei livelli sottostanti come se fossero diapositive con il relativo proiettore, ciascuno dei quali (una diapositiva per ogni proiettore), puntato sullo stesso schermo. Oppure puoi anche immaginare di fare due scatti alla stessa immagine, ma sullo stesso fotogramma come veniva fatto una volta con le le macchine a pellicola, per scopi particolari. L'immagine sarà più chiara. Ecco l'effetto Scolora. Questo è un buon metodo per spazzar via un po' di neri mantenendo i bianchi. Il colore neutro di riempimento è il nero, dal momento che non introduce alcun cambiamento.
Luce soffusa (F) Possiamo considerarlo una variante del metodo di fusione Sovrapponi, ma si traduce in un risultato meno incisivo, più morbido e più delicato con un effetto nelle alte luci e nelle ombre di leggera trasparenza. Utilizza una combinazione della modalità di fusione Scolora sui pixel più chiari e del metodo di fusione Moltiplica sui pixel più scuri. Possiamo in qualche modo considerarlo una commistione dell'applicazione di entrambe le modalità. Il colore neutro di riempimento è il grigio, dal momento che non introduce alcun cambiamento.
Colore (C) Trasferisce la Tonalità e la Saturazione (i colori) del livello attivo alla luminanza del livello sottostante. Mantiene il "colore" del livello attivo e lo trasferisce al livello sottostante (un modo pratico per cambiare il colore ad un'immagine). Un'altra cosa da notare del metodo di fusione Colore è che esso e la modalità di fusione Luminosità sono versioni "interscambiabili" l'una con l'altra. Questo significa che se applichi il metodo di fusione Colore al livello attivo è come se applicassi il metodo di fusione Luminosità al livello sottostante e poi invertissi l'ordine dei livelli. Tutte le modifiche apportate con i metodi di fusione sono calcolate in base ai pixel effettivamente presenti nei livelli presi in considerazione. Le modifiche non sono mai distruttive e si può sempre ritornare sui propri passi, modificare le impostazioni delle modalità di fusione e regolarle
Luminosità (Y) Trasferisce la luminanza del livello attivo alla Tonalità e alla Saturazione (colore) del livello sottostante. In questo modo i colori del livello sottostante si fondono con il livello attivo e si sostituiscono ai colori lì presenti. Un'altra cosa da notare del metodo di fusione Luminosità è che questa modalità di fusione e la modalità Colore sono versioni "interscambiabili" l'una con l'altra. Questo significa che se applichi il metodo di fusione Colore al livello attivo è come se applicassi il metodo di fusione Luminosità al livello sottostante e poi invertissi l'ordine dei livelli.
Per utilizzare i tasti di scelta rapida, lo strumento in uso non deve essere uno degli strumenti di pittura di Photoshop, (niente strumenti Pennello, Pennello correttivo, Timbro, Gomma, etc ...). Questo perché gli strumenti di pittura e la sezione di editing hanno delle loro proprie modalità di fusione, che hanno la precedenza sugli altri comandi. Quindi, prima di utilizzare i tasti di scelta rapida, assicurarsi di non aver uno di questi strumenti in uso. Peraltro le scorciatoie da tastiera sono le stesse e si attivano premendo i tasti Shift+Alt+(lettera corrispondente alla modalità prescelta). Tanto per fare un esempio al metodo moltiplica corrisponde la la scorciatoia da tastiera Shift+Alt+M.