Source: http://www.laleggepertutti.it/138383_usufrutto-detrazioni-sugli-interessi-del-mutuo
Timestamp: 2016-12-03 06:40:19+00:00
Document Index: 9573395

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 360', 'art. 36', 'art. 10', 'art. 36', 'art. 366', 'sentenza ']

Usufrutto: detrazioni sugli interessi del mutuo
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Anche l’usufruttuario dell’immobile può detrarre gli interessi passivi del mutuo.
Le detrazioni sugli interessi passivi del mutuo non spettano solo al proprietario ma anche all’usufruttuario. Lo ha appena chiarito la Cassazione con una sentenza di questa mattina [1].
Mettiamo il caso di un contribuente che ceda alla propria moglie la nuda proprietà della casa, acquistandone l’usufrutto. Secondo la sentenza in commento, l’usufruttuario può portare in detrazione gli interessi passivi del mutuo. L’Agenzia delle Entrate non può revocare il beneficio fiscale, stando al recente orientamento sposato dalla Suprema Corte.
Il testo unico in materia di imposte sui redditi [2], nell’indicare le ipotesi in cui spettano le detrazioni sugli interessi sul mutuo, usa la generica espressione «acquisto dell’unità immobiliare». In tale concetto si potrebbe, a prima vista, ritenere ricompresa solo l’ipotesi di un acquisto di un’immobile di civile abitazione che l’acquirente adibisce ad abitazione principale. Invece, secondo i giudici, bisogna sposare un’interpretazione più ampia della normativa: la fattispecie – sottolineano i giudici – ha un significato ben più ampio di quello appena indicato. Infatti è principio desumibile dalla normativa in tema di agevolazioni fiscali quello secondo cui le agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della proprietà di un immobile destinato all’abitazione ricomprendono la cessione (compravendita o donazione) non solo della proprietà, ma anche della nuda proprietà, dell’usufrutto, l’uso e l’abitazione.
Insomma, il riferimento che la legge fa all’ «acquisto dell’unità immobiliare» va rapportato non solo all’acquisto della proprietà piena, ma anche a qualsiasi altro diritto reale (come appunto l’usufrutto, l’uso e l’abitazione) che sia, in grado di soddisfare l’esigenza dell’uomo all’abitazione.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 8 luglio – 3 novembre 2016, n. 22191
Presidente Cappabianca – Relatore Scalisi
a) con il primo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 13 bis, primo comma, lett. B) del DPR 917 del 1986, in vigore nel periodo di imposta di cui trattasi (ora art. 15 del TUIR a seguito delle modifiche apportate dal D. Lgs. n. 344 del 2003) nella parte in cui si afferma che con la locuzione “acquisto dell’unità immobiliare da destinare ad abitazione principale” si fa riferimento alsolo acquisto della proprietà escluso l’acquisto dell’usufrutto, in relazione all’art. 360, n. 3 cod. civ. Secondo il ricorrente la CTR di Venezia avrebbe interpretato l’art. 13 bis, primo comma del DPR 917 del 1986 in senso restrittivo ritenendo che le agevolazioni previste si riferissero solamente al soggetto acquirente del diritto di proprietà e non anche al soggetto che abbia acquistato il diritto di usufrutto. Epperò, tenuto conto che la normativa richiamata farebbe genericamente riferimento al soggetto che procede all’acquisto dell’unità immobiliare senza ulteriori precisazione, lascerebbe intendere ragionevolmente che si riferisca sia ad soggetto che abbia acquistato la nuda proprietà e sia ad soggetto che abbia acquistato l’usufrutto. D’altra parte, considerato che le agevolazioni fiscali sono riconosciuti per l’acquisito di immobili destinati all’abitazione propria e della propria famiglia sarebbe legittima ritenere che nella nozione di acquisto possa ricomprendersi sia l’acquisto della proprietà del bene che tutte quelle fattispecie che consentono l’acquisto di un diritto reale di godimento e segnatamente dell’usufrutto che tra i diritti reali è sicuramente quello più confacente alla finalità della norma.
Il ricorrente conclude formulando il seguente quesito di diritto: dical’Ecc.ma Corte di Cassazione se alla luce del criterio di interpretazione letterale e logico sistematico della norma contenuta nell’art. 13 bis del DPR n. 917 del 1986 vigente nell’anno 2000, ora art. 15 comma 1 lettera b) del medesimo DPR n. 917 del 1986 nel disporre che l’art. 13 bis del DPR n. 917 del 1986 dispone che (….) dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento dei seguenti oneri sostenuti dal contribuente, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo: (….) b) gli interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso (..) la locuzione acquisto dell’unità immobiliare non possa essere interpretata in senso restrittivo con riguardo al solo acquisto della proprietà o della nuda proprietà, ma comprenda, anche, l’acquisto di un diritto reale parziale sull’immobile e segnatamentedell’usufrutto, cui è connesso il pieno godimento dell’unità immobiliare da destinare ad abitazione principale, b) = Con il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione degli artt. 12 e 14 delle disposizione sulla legge in generale e dei principi generali dell’ordinamento in tema di interpretazione della legge tributaria con riguardo all’affermata inammissibilità di interpretazione analogica della normativa di cui all’art. 13 bis del DPR n. 917 del 1986 in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.
Pertanto, conclude il ricorrente, dica la Corte Suprema dicassazione se la corretta interpretazione della norma contenuta nell’art. 13 bis, primo comma, lett. B) del DPR n. 917 del 1986 ricomprende nella nozione di acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale anche l’acquisto del diritto di usufrutto costituisce corretta applicazione dei principi di cui agli artt. 12 e 14 preleggi nei limiti in cui le richiamate norme e canoni interpretativi sono applicabili alla normativa tributaria.
Va qui osservato che l’art. 13 bis del DPR n. 917 del 1986, come già richiamato, dispone che (….) dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento dei seguenti oneri sostenuti dalcontribuente, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo: (….) b) gli interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso (..). Stando alle espressioni formali della norma in esame ed, in particolare, restando all’espressione “acquisto dell’unità immobiliare”, di sicuro, nella fattispecie di cui alla normativa va ricompresa l’ipotesi di un acquisto di un’immobile di civile abitazione che l’acquirente adibisce ad abitazione principale. Tuttavia, una interpretazione sistematica e secondo la ratio legis della stessa normativa, induce a ritenere che quella fattispecie abbia un significato ben più ampio di quello appena indicato.
Intanto, è principio desumibile dalla normativa in tema di agevolazioni fiscali quello secondo cui le agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della proprietà di un immobile destinatoall’abitazione ricomprendono anche gli atti traslativi aventi ad oggetto non solo la nuda proprietà ma anche l’usufrutto, l’uso e l’abitazione. Si pensi alla nota 2 bis della tariffa allegata al DPR n. 131 del 1986 in tema di imposta di registro che estende l’applicazione dell’aliquota agevolata “(…) agli atti traslativi o consuntivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione relativi alle stesse all’art. 7 comma 3 del D.L. n. 333 del 1992 laddove si afferma che “(…) per unità immobiliare direttamente adibita ad abitazione principale deve intendersi quella nella quale il contribuente che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari, dimorano abitualmente all’art. 8 del D.lgs. n. 504 del 1992 in tema di lci laddove si afferma “(…) Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente.
A sua volta, se è vero che coordinate essenziali della disposizione, appena richiamata, sono: da un verso, il riferimento all’acquisto dell’unità immobiliare e, per altro, il riferimento all’esigenza dell’uomo all’abitazione, sembra ragionevole ritenere che scopofondamentale della norma sia quello di contribuire a realizzare (o favorire la realizzazione dell’) l’interesse primordiale dell’uomo all’abitazione, al godimento di un luogo privilegiato ove svolgere liberamente e senza interferenze esterne, la propria personalità. A ben vedere, e/o in altri termini, la norma in esame non si limita ad applicare le agevolazioni fiscali all’acquisto della proprietà di un’unità immobiliare se questa non è destinata all’abitazione dell’acquirente, tanto da poter considerare che la norma non intende agevolare l’acquisto di un bene, ma agevolare quella situazione di fatto e giuridica che soddisfa l’esigenza dell’uomo all’abitazione.
Anche la Commissione tributaria centrale con la sentenza n. 2794 del 1992, che qui si condivide e si conferma, ha avuto modo di chiarire che“(…) Ai fini dell’applicazione delle agevolazioni fiscali previste dall’art. 1, sesto comma, legge 22 aprile 1982 n. 168, in materia di trasferimento di fabbricati destinati ad abitazione non di lusso, è necessario l’acquisto della piena proprietà o di un diritto reale di godimento sul fabbricato da destinare a propria abitazione; non spettano pertanto le agevolazioni in caso di acquisto della nuda proprietà perché questa non dà diritto alla disponibilità dell’alloggio” (vedi anche CTC n. 04698 del 13/07/1999 e n. 02794 del 10/04/1992).
2. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 36 bis del DPR 29 settembre 1973 n. 600, nullità dell’atto impugnato rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ. Secondo il ricorrente la CTR di Venezia non avrebbe tenuto che “il potere attribuito agli uffici finanziari, in baseall’art. 36 – bis, comma secondo, lettera d), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, di escludere la deduzione dal reddito complessivo delle persone fisiche degli oneri non previsti dall’art. 10 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, non è esercitabile quando, per ricavarne l’indeducibilità, sia necessario procedere alla interpretazione o della documentazione allegata o della norma giuridica, occorrendo in tali casi un atto di accertamento esplicitamente motivato (…)” Pertanto il potere di accertamento ex art. 36 bis sarebbe stato esercitato al di fuori delle ipotesi previste dalla legge e ciò determinerebbe una nullità radicale dell’atto impugnato per difetto del potere dell’Amministrazione.
Come insegnano le Sezioni Unite di questa Corte di Cassazione (Cass. n. 20360 del 28/09/2007): il principio di diritto che, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., la parte ha l’onere di formulare espressamente nel ricorso percassazione a pena di inammissibilità, deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali per cui dalla risposta – negativa od affermativa – che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento od il rigetto del gravame. Ne consegue, che è inammissibile, non solo il ricorso nel quale il suddetto quesito manchi, ma anche quello nel quale sia formulato in modo inconferente rispetto alla illustrazione dei motivi d’impugnazione; ovvero sia formulato in modo implicito, sì da dovere essere ricavato per via di interpretazione dal giudice; od ancora sia formulato in modo tale da richiedere alla Corte un inammissibile accertamento di fatto; od, infine, sia formulato in modo del tutto generico.
In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte decide nel merito, accogliendo il ricorso introduttivo. La particolaritàdella questione e gli orientamenti oscillanti della giurisprudenza sono ragioni sufficienti per compensare le spese del grado di merito. Le spese del presente giudizio di legittimità seguiranno la soccombenza.
[1] Cass. sent. n. 22191 del 3.11.2016.
[2] Art. 13 bis del Tuir.
Detrazioni per mutuo e dichiarazione precompilata: rapporto conflittualeMutui sospesi gratis e senza interessi per la prima casaDifficoltà a pagare le rate: gli interessi potrebbero essere non più dovutiAddio interessi legali se la banca non valuta la solvibilità del clienteSe il mutuo non indica il piano di ammortamento: come tutelarsi
Tra moglie e maritoSOS ConsumatoriIl caffè sospesoLa previdenza facileCome ridurre i debiti	UTILIZZO DEI COOKIES