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Timestamp: 2019-01-19 23:05:24+00:00
Document Index: 21428435

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 41', 'art. 306', 'art 14', 'art. 55', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 55', 'art. 17', 'art. 55', 'art. 28', 'art. 18', 'art 36', 'art 39', 'art. 18', 'art 26', 'art. 36', 'art. 18', 'art. 55', 'art. 18', 'art. 87']

DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 (GU n. 101 del Suppl. Ordinario n.108) Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro - PDF
DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 (GU n. 101 del Suppl. Ordinario n.108) Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
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Giustina Carboni
1 VERS Testo aggiornato alla Legge 6 agosto 2008, n. 133 (G.U. del 21 agosto 2008, n. 195) DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81 (GU n. 101 del Suppl. Ordinario n.108) Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123 Ing. Gianfranco Amato Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali DPL Vicenza
2 ERRATA CORRIGE E NOVITÁ AGGIORNAMENTI LEGISLATIVI - Legge 2 agosto 2008, n. 129, GU n. 180 del 02/08/08 (legge di conversione del DL 97/2008 del 03/06/08). Modifiche all art. 18 c.1 lett. r), all art. 41 c.3 lett. a) e all art. 306 c.2. - Legge 6 agosto 2008, n. 133, GU n.195 del 21/08/08 (legge di conversione del DL 112/08 del 25/06/08). Modifiche all art 14 commi 1 e 4 e all art. 55 c.4 (eliminazione della sanzione dell art. 18 c.1 l. u). CORREZIONI ERRORI VERS. 1.1 (in questa versione si ringraziano per la collaborazione i colleghi Ispp. S. Venditti e D. Galasso) - corretto riferimento articolo sanzionatorio art. 18 comma 1 lett. a): sanzione prevista dall art. 55 c. 4 l. f); - corretto riferimento articolo sanzionatorio art. 17 comma 1 lett. b): sanzione prevista dall art. 55 c. 1 l. b); - corrette sanzioni art. 28 comma 2 lett. a, b, d, f; - eliminata la nota personale all art. 18 comma 1 lettera u), dove si riportava il testo dell art 36bis commi 3 e 4 della Legge 248/06 (commi non espressamente abrogati dal presente D.lgs.), precedentemente ritenuto ancora applicabile per i soli cantieri edili. Infatti, l art 39 comma 12 del DL 112/08, convertito con Legge 133/08, ha provveduto ad eliminare la sanzione per la violazione dell art. 18 comma 1 lett. u), per la mancata fornitura delle tessere di riconoscimento in regime di appalto e subappalto, mantenendo, quindi, la sanzione per la medesima violazione prevista dell art 26 c.8, che coincide con la sanzione prevista dal citato art. 36bis della Legge 248/06; - corretto riferimento articolo sanzionatorio art. 18 comma 1 lett. c): secondo punto elenco, sanzione prevista dall art. 55 c. 4 l. c); - corrette sanzioni art. 18 comma 1 lettere q) e z) prima parte; - interpretazione delle sanzioni previste dall art. 87, perle violazioni degli articoli 70 e 71. DISCLAIMER Il presente testo non riveste carattere di ufficialità. Fare sempre riferimento alle versioni pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Le considerazioni esposte sono frutto esclusivo del pensiero dell autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l amministrazione pubblica di appartenenza. Non ci si assume nessuna responsabilità per qualsiasi errore causato dall uso del presente testo. E gradita qualsiasi segnalazione di errori e/o omissioni e qualsiasi consiglio finalizzato al suo miglioramento.
3 Titolo I PRINCIPI COMUNI 11 Capo I Disposizioni generali 11 Art. 1. Finalità 11 Art. 2. Definizioni 11 Art. 3. Campo di applicazione 13 Art. 4. Computo dei lavoratori 15 Capo II Sistema istituzionale 16 Art. 5. Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro 16 Art. 6. Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro 16 Art. 7. Comitati regionali di coordinamento 17 Art. 8. Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro 18 Art. 9. Enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 18 Art. 10. Informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 21 Art. 11. Attività promozionali 21 Art. 12. Interpello 22 Art. 13. Vigilanza 22 Art. 14. Disposizioni per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori _ 23 Capo III Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro 24 Sezione I MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI 24 Art. 15. Misure generali di tutela 24 Art. 16. Delega di funzioni 25 Art. 17. Obblighi del datore di lavoro non delegabili 25 Art. 18. Obblighi del datore di lavoro e del dirigente 25 Art. 19. Obblighi del preposto 27 Art. 20. Obblighi dei lavoratori 27 Art. 21. Disposizioni relative ai componenti dell impresa familiare di cui all articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi 28 Art. 22. Obblighi dei progettisti 29 Art. 23. Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori 29 Art. 24. Obblighi degli installatori 29 Art. 25. Obblighi del medico competente 29 Art. 26. Obblighi connessi ai contratti d appalto o d opera o di somministrazione 30 Art. 27. Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi 31 Sezione II VALUTAZIONE DEI RISCHI 31 Art. 28. Oggetto della valutazione dei rischi 31 Art. 29. Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi 32 Art. 30. Modelli di organizzazione e di gestione 33 Sezione III SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE 33 Art. 31. Servizio di prevenzione e protezione 33 Art. 32. Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni ed esterni 34 Art. 33. Compiti del servizio di prevenzione e protezione 35 Art. 34. Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi 35 Art. 35. Riunione periodica 36 Sezione IV FORMAZIONE, INFORMAZIONE E ADDESTRAMENTO 36 Art. 36. Informazione ai lavoratori 36 Art. 37. Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti 37 Sezione V SORVEGLIANZA SANITARIA 38 Art. 38. Titoli e requisiti del medico competente 38 Art. 39. Svolgimento dell attività di medico competente 38 Art. 40. Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale 39 Art. 41. Sorveglianza sanitaria 39 Art. 42. Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica 40 Sezione VI GESTIONE DELLE EMERGENZE 40 Art. 43. Disposizioni generali 40
4 Art. 44. Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato 41 Art. 45. Primo soccorso 41 Art. 46. Prevenzione incendi 41 Sezione VII CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI 42 Art. 47. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza 42 Art. 48. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale 42 Art. 49. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo 43 Art. 50. Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza 43 Art. 51. Organismi paritetici 44 Art. 52. Sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali e alla pariteticità 44 Sezione VIII DOCUMENTAZIONE TECNICO AMMINISTRATIVA E STATISTICHE DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI 45 Art. 53. Tenuta della documentazione 45 Art. 54. Comunicazioni e trasmissione della documentazione 46 Capo IV Disposizioni penali 46 Sezione I SANZIONI 46 Art. 55. Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente 46 Art. 56. Sanzioni per il preposto 47 Art. 57. Sanzioni per i proge 47 Art. 58. Sanzioni per il medico competente 47 Art. 59. Sanzioni per i lavoratori 47 Art. 60. Sanzioni per i componenti dell impresa familiare, i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori e i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo 48 Sezione II DISPOSIZIONI IN TEMA DI PROCESSO PENALE 48 Art. 61. Esercizio dei diritti della persona offesa 48 Titolo II LUOGHI DI LAVORO 48 Capo I Disposizioni generali 48 Art. 62. Definizioni 48 Art. 63. Requisiti di salute e di sicurezza 48 Art. 64. Obblighi del datore di lavoro 48 Art. 65. Locali sotterranei o semisotterranei 49 Art. 66. Lavori in ambienti sospetti di inquinamento 49 Art. 67. Notifiche all organo di vigilanza competente per territorio 49 Capo II Sanzioni 49 Art. 68. Sanzioni per il datore di lavoro 49 Titolo III USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE 50 Capo I Uso delle attrezzature di lavoro 50 Art. 69. Definizioni 50 Art. 70. Requisiti di sicurezza 50 Art. 71. Obblighi del datore di lavoro 51 Art. 72. Obblighi dei noleggiatori e dei concedenti in uso 52 Art. 73. Informazione e formazione 52 Capo II Uso dei dispositivi di protezione individuale 53 Art. 74. Definizioni 53 Art. 75. Obbligo di uso 53 Art. 76. Requisiti dei DPI 53 Art. 77. Obblighi del datore di lavoro 53 Art. 78. Obblighi dei lavoratori 54 Art. 79. Criteri per l individuazione e l uso 54 Capo III Impianti e apparecchiature elettriche 54 Art. 80. Obblighi del datore di lavoro 54 Art. 81. Requisiti di sicurezza 55 Art. 82. Lavori sotto tensione 55
5 Art. 83. Lavori in prossimità di parti attive 56 Art. 84. Protezioni dai fulmini 56 Art. 85. Protezione di edifici, impianti strutture ed attrezzature 56 Art. 86. Verifiche 56 Art. 87. Sanzioni a carico del datore di lavoro 56 Titolo IV CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI 57 Capo I Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili 57 Art. 88. Campo di applicazione 57 Art. 89. Definizioni 57 Art. 90. Obblighi del committente o del responsabile dei lavori 58 Art. 91. Obblighi del coordinatore per la progettazione 59 Art. 92. Obblighi del coordinatore per l esecuzione dei lavori 59 Art. 93. Responsabilità dei committenti e dei responsabili dei lavori 60 Art. 94. Obblighi dei lavoratori autonomi 60 Art. 95. Misure generali di tutela 60 Art. 96. Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti 60 Art. 97. Obblighi del datore di lavoro dell impresa affidataria 61 Art. 98. Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione del coordinatore per l esecuzione dei lavori 61 Art. 99. Notifica preliminare 62 Art Piano di sicurezza e di coordinamento 62 Art Obblighi di trasmissione 62 Art Consultazione dei rappresentanti per la sicurezza 63 Art Modalità di previsione dei livelli di emissione sonora 63 Art Modalità attuative di particolari obblighi 63 Capo II Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota 63 Sezione I Campo di applicazione 63 Art Attività soggette 63 Art Attività escluse 64 Art Definizioni 64 Sezione II Disposizioni di carattere generale 64 Art Viabilità nei cantieri 64 Art Recinzione del cantiere 64 Art Luoghi di transito 64 Art Obblighi del datore di lavoro nell uso di attrezzature per lavori in quota 64 Art Idoneità delle opere provvisionali 65 Art Scale 65 Art Protezione dei posti di lavoro 66 Art Sistemi di protezione contro le cadute dall alto 67 Art Obblighi dei datori di lavoro concernenti l impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi 67 Art Lavori in prossimità di parti attive 68 Sezione III Scavi e fondazioni 68 Art Splateamento e sbancamento 68 Art Pozzi, scavi e cunicoli 68 Art Deposito di materiali in prossimità degli scavi 69 Art Presenza di gas negli scavi 69 Sezione IV Ponteggi e impalcature in legname 69 Art Ponteggi ed opere provvisionali 69 Art Montaggio e smontaggio delle opere provvisionali 69 Art Deposito di materiali sulle impalcature 70 Art Disposizione dei montanti 70 Art Parapetti 70 Art Ponti a sbalzo 70 Art Sottoponti 70 Art Impalcature nelle costruzioni in conglomerato cementizio 71 Art Andatoie e passerelle 71 Sezione V Ponteggi fissi 71
6 Art Autorizzazione alla costruzione ed all impiego 71 Art Relazione tecnica 71 Art Progetto 72 Art Documentazione 72 Art Marchio del fabbricante 72 Art Montaggio e smontaggio 72 Art Manutenzione e revisione 73 Art Norme particolari 73 Sezione VI Ponteggi movibili 74 Art Ponti su cavalletti 74 Art Ponti su ruote a torre 74 Sezione VII Costruzioni edilizie 74 Art Strutture speciali 74 Art Costruzioni di archi, volte e simili 75 Art Posa delle armature e delle centine 75 Art Resistenza delle armature 75 Art Disarmo delle armature 75 Art Difesa delle aperture 75 Art Scale in muratura 76 Art Lavori speciali 76 Art Paratoie e cassoni 76 Sezione VIII Demolizioni 76 Art Rafforzamento delle strutture 76 Art Ordine delle demolizioni 76 Art Misure di sicurezza 76 Art Convogliamento del materiale di demolizione 77 Art Sbarramento della zona di demolizione 77 Art Demolizione per rovesciamento 77 Art Verifiche 77 Capo III Sanzioni 78 Art Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori 78 Art Sanzioni per i coordinatori 78 Art Sanzioni per i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti 78 Art Sanzioni per i lavoratori 78 Titolo V SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO 78 Capo I Disposizioni generali 78 Art Campo di applicazione 78 Art Definizioni 79 Art Obblighi del datore di lavoro 79 Art Informazione e formazione 79 Capo II Sanzioni 80 Art Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente 80 Art Sanzioni a carico del preposto 80 Titolo VI MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI 80 Capo I Disposizioni generali 80 Art Campo di applicazione 80 Art Obblighi del datore di lavoro 80 Art Informazione, formazione e addestramento 81 Capo II Sanzioni 81 Art Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente 81 Art Sanzioni a carico del preposto 81 Titolo VII ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI 81 Capo I Disposizioni generali 81 Art Campo di applicazione 81 Art Definizioni 82
7 Capo II Obblighi del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti 82 Art Obblighi del datore di lavoro 82 Art Svolgimento quotidiano del lavoro 82 Art Sorveglianza sanitaria 82 Art Informazione e formazione 83 Capo III Sanzioni 83 Art Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente 83 Art Sanzioni a carico del preposto 83 Titolo VIII AGENTI FISICI 83 Capo I Disposizioni generali 83 Art Definizioni e campo di applicazione 83 Art Valutazione dei rischi 84 Art Disposizioni miranti ad eliminare o ridurre i rischi 84 Art Lavoratori particolarmente sensibili 84 Art Informazione e formazione dei lavoratori 84 Art Sorveglianza sanitaria 85 Art Cartella sanitaria e di rischio 85 Capo II Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro 85 Art Campo di applicazione 85 Art Definizioni 85 Art Valori limite di esposizione e valori di azione 85 Art Valutazione del rischio 86 Art Valutazione di attività a livello di esposizione molto variabile 86 Art Misure di prevenzione e protezione 87 Art Uso dei dispositivi di protezione individuali 87 Art Misure per la limitazione dell esposizione 87 Art Informazione e formazione dei lavoratori 88 Art Sorveglianza sanitaria 88 Art Deroghe 88 Art Linee Guida per i settori della musica delle attività ricreative e dei call center 88 Capo III Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni 88 Art Campo di applicazione 88 Art Definizioni 89 Art Valori limite di esposizione e valori d azione 89 Art Valutazione dei rischi 89 Art Misure di prevenzione e protezione 90 Art Sorveglianza sanitaria 90 Art Deroghe 90 Capo IV Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici 91 Art Campo di applicazione 91 Art Definizioni 91 Art Valori limite di esposizione e valori d azione 91 Art Identificazione dell esposizione e valutazione dei rischi 91 Art Misure di prevenzione e protezione 92 Art Sorveglianza sanitaria 93 Art Linee guida 93 Capo V Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali 93 Art Campo di applicazione 93 Art Definizioni 93 Art Valori limite di esposizione 94 Art Identificazione dell esposizione e valutazione dei rischi 94 Art Disposizioni miranti ad eliminare o a ridurre i rischi 95 Art Sorveglianza sanitaria 95 Capo VI Sanzioni 95 Art Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente 95 Art Sanzioni a carico del medico competente 96
8 Titolo IX SOSTANZE PERICOLOSE 96 Capo I Protezione da agenti chimici 96 Art Campo di applicazione 96 Art Definizioni 96 Art Valutazione dei rischi 97 Art Misure e principi generali per la prevenzione dei rischi 97 Art Misure specifiche di protezione e di prevenzione 98 Art Disposizioni in caso di incidenti o di emergenze 99 Art Informazione e formazione per i lavoratori 99 Art Divieti 100 Art Sorveglianza sanitaria 100 Art Cartelle sanitarie e di rischio 101 Art Consultazione e partecipazione dei lavoratori 101 Art Adeguamenti normativi 101 Capo II Protezione da agenti cancerogeni e mutageni 102 Sezione I Disposizioni generali 102 Art Campo di applicazione 102 Art Definizioni 102 Sezione II Obblighi del datore di lavoro 103 Art Sostituzione e riduzione 103 Art Valutazione del rischio 103 Art Misure tecniche, organizzative, procedurali 103 Art Misure tecniche 104 Art Informazione e formazione 104 Art Esposizione non prevedibile 105 Art Operazioni lavorative particolari 105 Sezione III Sorveglianza sanitaria 106 Art Accertamenti sanitari e norme preventive e protettive specifiche 106 Art Registro di esposizione e cartelle sanitarie 106 Art Registrazione dei tumori 107 Art Adeguamenti normativi 107 Capo III Protezione dai rischi connessi all esposizione all amianto 108 Sezione I Disposizioni generali 108 Art Campo di applicazione 108 Art Definizioni 108 Sezione II Obblighi del datore di lavoro 108 Art Individuazione della presenza di amianto 108 Art Valutazione del rischio 108 Art Notifica 108 Art Misure di prevenzione e protezione 109 Art Misure igieniche 109 Art Controllo dell esposizione 110 Art Valore limite 110 Art Operazioni lavorative particolari 111 Art Lavori di demolizione o rimozione dell amianto 111 Art Informazione dei lavoratori 112 Art Formazione dei lavoratori 112 Art Sorveglianza sanitaria 112 Art Registro di esposizione e cartelle sanitarie e di rischio 113 Art Mesoteliomi 113 Capo IV Sanzioni 113 Art Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente 113 Art Sanzioni per il preposto 113 Art Sanzioni per il medico competente 114 Art Sanzioni per i lavoratori 114 Titolo X ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI 114
9 Capo I 114 Art Campo di applicazione 114 Art Definizioni 114 Art Classificazione degli agenti biologici 114 Art Comunicazione 114 Art Autorizzazione 115 Capo II Obblighi del datore di lavoro 115 Art Valutazione del rischio 115 Art Misure tecniche, organizzative, procedurali 116 Art Misure igieniche 116 Art Misure specifiche per strutture sanitarie e veterinarie 117 Art Misure specifiche per i laboratori e gli stabulari 117 Art Misure specifiche per i processi industriali 118 Art Misure di emergenza 118 Art Informazioni e formazione 118 Capo III Sorveglianza sanitaria 119 Art Prevenzione e controllo 119 Art Registri degli esposti e degli eventi accidentali 119 Art Registro dei casi di malattia e di decesso 120 Capo IV Sanzioni 120 Art Sanzioni a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti 120 Art Sanzioni a carico dei preposti 120 Art Sanzioni a carico del medico competente 120 Art Sanzioni a carico dei lavoratori 120 Art Sanzioni concernenti il divieto di assunzione in luoghi esposti 120 Titolo XI PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE 121 Capo I Disposizioni generali 121 Art Campo di applicazione 121 Art Definizioni 121 Capo II Obblighi del datore di lavoro 121 Art Prevenzione e protezione contro le esplosioni 121 Art Valutazione dei rischi di esplosione 121 Art Obblighi generali 122 Art Coordinamento 122 Art Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive 122 Art Documento sulla protezione contro le esplosioni 122 Art Termini per l adeguamento 123 Art Verifiche 123 Capo III Sanzioni 123 Art Sanzioni a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti 123 Titolo XII DISPOSIZIONI IN MATERIA PENALE E DI PROCEDURA PENALE 123 Art Principio di specialità 123 Art Esercizio di fatto di poteri direttivi 123 Art Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n Art Applicabilità delle disposizioni di cui agli articoli 20 e seguenti del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n Art Definizione delle contravvenzioni punite con la sola pena dell arresto 124 Art Circostanza attenuante 124 Titolo XIII NORME TRANSITORIE E FINALI 124 Art Abrogazioni 124 Art Clausola finanziaria 125 Art Disposizioni finali 125 INDICE ALLEGATI 127
10 Titolo I PRINCIPI COMUNI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione; Vista la legge 3 agosto 2007, n. 123, recante: misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, recante: norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, recante: norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, recante norme generali per l igiene del lavoro; Visto il decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, recante: attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell articolo 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212; Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, recante: attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 493/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 99/92/CE, 2001/45/CE, 2003/10/CE, 2003/18/CE e 2004/40/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro; Visto il decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, recante: modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro; Visto il decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 493, recante attuazione della direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro; Visto il decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, recante attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili; Visto il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300; Visto il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30; Vista la direttiva 2004/40/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sulle prescrizioni minime di sicurezza e salute relative all esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici); Visto il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 187, recante attuazione della direttiva 2002/44/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da vibrazioni meccaniche; Vista la direttiva 2006/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente le prescrizioni minime di sicurezza e salute relative all esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (radiazioni ottiche); Vista la legge comunitaria 2006 del 6 febbraio 2007, n. 13 recante disposizioni per l adempimento di obblighi derivanti dall appartenenza dell Italia alle Comunità europee; Visto il decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 257, recante attuazione della direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici); Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 marzo 2008; Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro; Acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali; Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, espresso nella riunione del 12 marzo 2008; Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 1 aprile 2008; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della salute, delle infrastrutture, dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri per le politiche europee, della giustizia, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell interno, della difesa, della pubblica istruzione, della solidarietà sociale, dell università e della ricerca, per gli affari regionali e le autonomie locali e dell economia e delle finanze; Emana il seguente decreto legislativo: Capo I Disposizioni generali 10
11 Titolo I PRINCIPI COMUNI TITOLO I PRINCIPI COMUNI CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Finalità 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in un unico testo normativo. Il presente decreto legislativo persegue le finalità di cui al presente comma nel rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, nonché in conformità all articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, garantendo l uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. 2. In relazione a quanto disposto dall articolo 117, quinto comma, della Costituzione e dall articolo 16, comma 3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del presente decreto legislativo, riguardanti ambiti di competenza legislativa delle regioni e province autonome, si applicano, nell esercizio del potere sostitutivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, nelle regioni e nelle province autonome nelle quali ancora non sia stata adottata la normativa regionale e provinciale e perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore di quest ultima, fermi restando i principi fondamentali ai sensi dell articolo 117, terzo comma, della Costituzione. 3. Gli atti, i provvedimenti e gli adempimenti attuativi del presente decreto sono effettuati nel rispetto dei principi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n Art. 2. Definizioni 1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per: a) lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un attività lavorativa nell ambito dell organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito é equiparato: - il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell ente stesso; - l associato in partecipazione di cui all articolo 2549, e seguenti del codice civile; - il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; - l allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; - il volontario, come definito dalla legge 1 agosto 1991, n. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; - il volontario che effettua il servizio civile; - il lavoratore di cui al decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni; b) datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l assetto dell organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell organizzazione stessa o dell unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell ubicazione e dell ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o Capo I Disposizioni generali 11
12 Titolo I PRINCIPI COMUNI di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l organo di vertice medesimo; c) azienda: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato; d) dirigente: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l attività lavorativa e vigilando su di essa; e) preposto: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa; f) responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi; g) addetto al servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all articolo 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l); h) medico competente: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto all articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed é nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto; i) rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro; l) servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all azienda finalizzati all attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori; m) sorveglianza sanitaria: insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell attività lavorativa; n) prevenzione: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell integrità dell ambiente esterno; o) salute: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un assenza di malattia o d infermità; p) sistema di promozione della salute e sicurezza: complesso dei soggetti istituzionali che concorrono, con la partecipazione delle parti sociali, alla realizzazione dei programmi di intervento finalizzati a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; q) valutazione dei rischi: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell ambito dell organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza; r) pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni; s) rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione; t) unità produttiva: stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale; u) norma tecnica: specifica tecnica, approvata e pubblicata da un organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normalizzazione, la cui osservanza non sia obbligatoria; v) buone prassi: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro, elaborate e raccolte dalle regioni, dall Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall Istituto nazionale per l assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici di cui all articolo 51, validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all articolo 6, previa istruttoria tecnica dell ISPESL, che provvede a assicurarne la più ampia diffusione; z) linee guida: atti di indirizzo e coordinamento per l applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza predisposti dai Ministeri, dalle regioni, dall ISPESL e dall INAIL e approvati in sede di Capo I Disposizioni generali 12
13 Titolo I PRINCIPI COMUNI Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; aa) formazione: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi; bb) informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro; cc) addestramento: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro; dd) modello di organizzazione e di gestione: modello organizzativo e gestionale per la definizione e l attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro; ee) organismi paritetici: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: - la programmazione di attività formative e l elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; - lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; - l assistenza alle imprese finalizzata all attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra - attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento; ff) responsabilità sociale delle imprese: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Art. 3. Campo di applicazione 1. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. 2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1 agosto 1991, n. 266, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative, individuate entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti emanati, ai sensi dell articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dai Ministri competenti di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché, relativamente agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate, compresa l Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia di finanza, gli organismi a livello nazionale rappresentativi del personale militare; analogamente si provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e i musei solo nel caso siano sottoposti a particolari vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali. Con i successivi decreti, da emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede a dettare le disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con la disciplina recata dal presente decreto della normativa relativa alle attività lavorative a bordo delle navi, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, in ambito portuale, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e l armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai titoli dal II al XII del Capo I Disposizioni generali 13
14 Titolo I PRINCIPI COMUNI medesimo decreto con la disciplina in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26 aprile 1974, n. 191, e relativi decreti di attuazione. 3. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 2, sono fatte salve le disposizioni attuative dell articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, nonché le disposizioni di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e le disposizioni tecniche del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, e del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164, richiamate dalla legge 26 aprile 1974, n. 191, e dai relativi decreti di attuazione; decorso inutilmente tale termine, trovano applicazione le disposizioni di cui al presente decreto. 4. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai commi successivi del presente articolo. 5. Nell ipotesi di prestatori di lavoro nell ambito di un contratto di somministrazione di lavoro di cui agli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, fermo restando quanto specificamente previsto dal comma 5 dell articolo 23 del citato decreto legislativo n. 276 del 2003, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al presente decreto sono a carico dell utilizzatore. 6. Nell ipotesi di distacco del lavoratore di cui all articolo 30 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. Per il personale delle pubbliche amministrazioni di cui all articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che presta servizio con rapporto di dipendenza funzionale presso altre amministrazioni pubbliche, organi o autorità nazionali, gli obblighi di cui al presente decreto sono a carico del datore di lavoro designato dall amministrazione, organo o autorità ospitante. 7. Nei confronti dei lavoratori a progetto di cui agli articoli 61, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e dei collaboratori coordinati e continuativi di cui all articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente. 8. Nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, ai sensi dell articolo 70 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni e integrazioni, il presente decreto legislativo e tutte le altre norme speciali vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute si applicano con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l insegnamento privato supplementare e l assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili. 9. Nei confronti dei lavoratori a domicilio di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, e dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. 10. A tutti i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70, e di cui all accordo-quadro europeo sul telelavoro concluso il 16 luglio 2002, si applicano le disposizioni di cui al titolo VII, indipendentemente dall ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al titolo III. I lavoratori a distanza sono informati dal datore di lavoro circa le politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine alle esigenze relative ai videoterminali ed applicano correttamente le direttive aziendali di sicurezza. Al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza da parte del lavoratore a distanza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi, dovendo tale accesso essere subordinato al preavviso e al consenso del lavoratore qualora la prestazione sia svolta presso il suo domicilio. Il lavoratore a distanza può chiedere ispezioni. Il datore di lavoro garantisce l adozione di misure dirette a prevenire l isolamento del lavoratore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all azienda, permettendogli di incontrarsi con i colleghi e di accedere alle informazioni dell azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali. Capo I Disposizioni generali 14
15 Titolo I PRINCIPI COMUNI 11. Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all articolo 2222 del codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e Nei confronti dei componenti dell impresa familiare di cui all articolo 230-bis del codice civile, dei piccoli imprenditori di cui all articolo 2083 del codice civile e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all articolo In considerazione della specificità dell attività esercitata dalle imprese medie e piccole operanti nel settore agricolo, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della salute e delle politiche agricole, alimentari e forestali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, e limitatamente alle imprese che impiegano lavoratori stagionali ciascuno dei quali non superi le cinquanta giornate lavorative e per un numero complessivo di lavoratori compatibile con gli ordinamenti colturali aziendali, provvede ad emanare disposizioni per semplificare gli adempimenti relativi all informazione, formazione e sorveglianza sanitaria previsti dal presente decreto, sentite le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative del settore sul piano nazionale. I contratti collettivi stipulati dalle predette organizzazioni definiscono specifiche modalità di attuazione delle previsioni del presente decreto legislativo concernenti il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel caso le imprese utilizzino esclusivamente la tipologia di lavoratori stagionali di cui al precedente periodo. Art. 4. Computo dei lavoratori 1. Ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale il presente decreto legislativo fa discendere particolari obblighi non sono computati: a) i collaboratori familiari di cui all articolo 230-bis del codice civile; b) i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; c) gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali; d) i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro; e) i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, nonché prestazioni che esulano dal mercato del lavoro ai sensi dell articolo 74 del medesimo decreto. f) i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del datore di lavoro committente; g) i volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile e i volontari che effettuano il servizio civile; h) i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili di cui al decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni; i) i lavoratori autonomi di cui all articolo 2222 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera l); l) i collaboratori coordinati e continuativi di cui all articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, nonché i lavoratori a progetto di cui agli articoli 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente. 2. I lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro ai sensi degli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e i lavoratori assunti a tempo parziale ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni, si computano sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell arco di un semestre. 3. Fatto salvo quanto previsto dal comma 4, nell ambito delle attività stagionali definite dal decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n e successive modificazioni, nonché di quelle individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative, il personale in forza si computa a prescindere dalla durata Capo I Disposizioni generali 15
16 Titolo I PRINCIPI COMUNI del contratto e dall orario di lavoro effettuato. 4. Il numero dei lavoratori impiegati per l intensificazione dell attività in determinati periodi dell anno nel settore agricolo e nell ambito di attività diverse da quelle indicate nel comma 3, corrispondono a frazioni di unita-lavorative-anno (ULA) come individuate sulla base della normativa comunitaria. CAPO II SISTEMA ISTITUZIONALE Art. 5. Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro 1. Presso il Ministero della salute, il Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il Comitato é presieduto dal Ministro della salute ed é composto da: a) due rappresentanti del Ministero della salute; b) due rappresentanti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale; c) un rappresentante del Ministero dell interno; d) cinque rappresentanti delle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano. 2. Al Comitato partecipano, con funzione consultiva, un rappresentante dell INAIL, uno dell ISPESL e uno dell Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA). 3. Il Comitato di cui al comma 1, al fine di garantire la più completa attuazione del principio di leale collaborazione tra Stato e regioni, ha il compito di: a) stabilire le linee comuni delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro; b) individuare obiettivi e programmi dell azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; c) definire la programmazione annuale in ordine ai settori prioritari di intervento dell azione di vigilanza, i piani di attività e i progetti operativi a livello nazionale, tenendo conto delle indicazioni provenienti dai comitati regionali di coordinamento e dai programmi di azione individuati in sede comunitaria; d) programmare il coordinamento della vigilanza a livello nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) garantire lo scambio di informazioni tra i soggetti istituzionali al fine di promuovere l uniformità dell applicazione della normativa vigente; f) individuare le priorità della ricerca in tema di prevenzione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. 4. Ai fini delle definizioni degli obiettivi di cui al comma 2, lettere a), b), e), f), le parti sociali sono consultate preventivamente. Sull attuazione delle azioni intraprese é effettuata una verifica con cadenza almeno annuale. 5. Le modalità di funzionamento del comitato sono fissate con regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero della salute appositamente assegnato. 6. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione. Art. 6. Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro 1. Presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale é istituita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro. La Commissione é composta da: a) un rappresentante del Ministero del lavoro e della previdenza sociale che la presiede; b) un rappresentante del Ministero della salute; c) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; d) un rappresentante del Ministero dell interno; e) un rappresentante del Ministero della difesa; f) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture; g) un rappresentante del Ministero dei trasporti; h) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; i) un rappresentante del Ministero della solidarietà sociale; l) un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica; m) dieci rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Capo II Sistema istituzionale 16
17 Titolo I PRINCIPI COMUNI Bolzano; n) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale; o) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell artigianato e della piccola e media impresa, comparativamente più rappresentative a livello nazionale. 2. Per ciascun componente può essere nominato un supplente, il quale interviene unicamente in caso di assenza del titolare. Ai lavori della Commissione possono altresì partecipare rappresentanti di altre amministrazioni centrali dello Stato in ragione di specifiche tematiche inerenti le relative competenze, con particolare riferimento a quelle relative alla materia dell istruzione per le problematiche di cui all articolo 11, comma 1, lettera c). 3. All inizio di ogni mandato la Commissione può istituire comitati speciali permanenti, dei quali determina la composizione e la funzione. 4. La Commissione si avvale della consulenza degli istituti pubblici con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro e può richiedere la partecipazione di esperti nei diversi settori di interesse. 5. I componenti della Commissione e i segretari sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su designazione degli organismi competenti e durano in carica cinque anni. 6. Le modalità di funzionamento della commissione sono fissate con regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale appositamente assegnato. 7. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione. 8. La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha il compito di: a) esaminare i problemi applicativi della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente; b) esprimere pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato di cui all articolo 5; c) definire le attività di promozione e le azioni di prevenzione di cui all articolo 11; d) validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo di cui all articolo 8, una relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, da trasmettere alle commissioni parlamentari competenti e ai presidenti delle regioni; f) elaborare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all articolo 29, comma 5, tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore. Tali procedure vengono recepite con decreto dei Ministeri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e dell interno acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano; g) definire criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi di cui all articolo 27. Il sistema di qualificazione delle imprese é disciplinato con decreto del Presidente della Repubblica, acquisito il parere della Conferenza per i rapporti permanenti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto; h) valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta ed etici, adottati su base volontaria, che, in considerazione delle specificità dei settori produttivi di riferimento, orientino i comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente; i) valutare le problematiche connesse all attuazione delle direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali stipulate in materia di salute e sicurezza del lavoro; m) promuovere la considerazione della differenza di genere in relazione alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di prevenzione; n) indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui all articolo 30. Art. 7. Comitati regionali di coordinamento 1. Al fine di realizzare una programmazione coordinata di interventi, nonché uniformità degli stessi ed il necessario raccordo con il Comitato di cui all articolo 5 e con la Commissione di cui all articolo 6, presso ogni regione e provincia autonoma opera il comitato regionale di coordinamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 21 dicembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 6 febbraio Capo II Sistema istituzionale 17
18 Titolo I PRINCIPI COMUNI Art. 8. Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro 1. È istituito il Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro al fine di fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare e valutare l efficacia della attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, relativamente ai lavoratori iscritti e non iscritti agli enti assicurativi pubblici, e per indirizzare le attività di vigilanza, attraverso l utilizzo integrato delle informazioni disponibili negli attuali sistemi informativi, anche tramite l integrazione di specifici archivi e la creazione di banche dati unificate. 2. Il Sistema informativo di cui al comma 1 é costituito dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, dal Ministero della salute, dal Ministero dell interno, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, dall INAIL, dall IPSEMA e dall ISPESL, con il contributo del Consiglio nazionale dell economia e del lavoro (CNEL). Allo sviluppo del medesimo concorrono gli organismi paritetici e gli istituti di settore a carattere scientifico, ivi compresi quelli che si occupano della salute delle donne. 3. L INAIL garantisce la gestione tecnica ed informatica del SINP e, a tale fine, é titolare del trattamento dei dati, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro 180 giorni dalla data dell entrata in vigore del presente decreto legislativo, vengono definite le regole tecniche per la realizzazione ed il funzionamento del SINP, nonché le regole per il trattamento dei dati. Tali regole sono definite nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, così come modificato ed integrato dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159, e dei contenuti del Protocollo di intesa sul Sistema informativo nazionale integrato per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Con il medesimo decreto sono disciplinate le speciali modalità con le quali le forze armate e le forze di polizia partecipano al sistema informativo relativamente alle attività operative e addestrative. Per tale finalità é acquisita l intesa dei Ministri della difesa, dell interno e dell economia e delle finanze. 5. La partecipazione delle parti sociali al Sistema informativo avviene attraverso la periodica consultazione in ordine ai flussi informativi di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma I contenuti dei flussi informativi devono almeno riguardare: a) il quadro produttivo ed occupazionale; b) il quadro dei rischi; c) il quadro di salute e sicurezza dei lavoratori; d) il quadro degli interventi di prevenzione delle istituzioni preposte; e) il quadro degli interventi di vigilanza delle istituzioni preposte. 7. La diffusione delle informazioni specifiche é finalizzata al raggiungimento di obiettivi di conoscenza utili per le attività dei soggetti destinatari e degli enti utilizzatori. I dati sono resi disponibili ai diversi destinatari e resi pubblici nel rispetto della normativa di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n Le attività di cui al presente articolo sono realizzate dalle amministrazioni di cui al comma 2 utilizzando le ordinarie risorse personali, economiche e strumentali in dotazione. Art. 9. Enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 1. L ISPESL, l INAIL e l IPSEMA sono enti pubblici nazionali con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro che esercitano le proprie attività, anche di consulenza, in una logica di sistema con il Ministero della salute, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 2. L ISPESL, l INAIL e l IPSEMA operano in funzione delle attribuzioni loro assegnate dalla normativa vigente, svolgendo in forma coordinata, per una maggiore sinergia e complementarietà, le seguenti attività: a) elaborazione e applicazione dei rispettivi piani triennali di attività; b) interazione, per i rispettivi ruoli e competenze, in logiche di conferenza permanente di servizio, per assicurare apporti conoscitivi al sistema di sostegno ai programmi di intervento in materia di sicurezza e salute sul lavoro di cui all articolo 2, comma 1, lettera p), per verificare l adeguatezza dei sistemi di prevenzione e assicurativi e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali; c) consulenza alle aziende, in particolare alle medie, piccole e micro imprese, anche attraverso forme di Capo II Sistema istituzionale 18
19 Titolo I PRINCIPI COMUNI sostegno tecnico e specialistico finalizzate sia al suggerimento dei più adatti mezzi, strumenti e metodi operativi, efficaci alla riduzione dei livelli di rischiosità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia all individuazione degli elementi di innovazione tecnologica in materia con finalità prevenzionali, raccordandosi con le altre istituzioni pubbliche operanti nel settore e con le parti sociali; d) progettazione ed erogazione di percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro tenuto conto ed in conformità ai criteri e alle modalità elaborati ai sensi degli articoli 6 e 11;e) formazione per i responsabili e gli addetti ai servizi di prevenzione e protezione di cui all articolo 32; f) promozione e divulgazione, della cultura della salute e della sicurezza del lavoro nei percorsi formativi scolastici, universitari e delle istituzioni dell alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa stipula di apposite convenzioni con le istituzioni interessate; g) partecipazione, con funzioni consultive, al Comitato per l indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza del lavoro di cui all articolo 5; h) consulenza alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza del lavoro di cui all articolo 6; i) elaborazione, raccolta e diffusione delle buone prassi di cui all articolo 2, comma 1, lettera v); l) predisposizione delle linee guida di cui all articolo 2, comma 1, lettera z); m) contributo al Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro secondo quanto previsto dall articolo L attività di consulenza di cui alla lettera c) del comma 2, non può essere svolta dai funzionari degli istituti di cui al presente articolo che svolgono attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. I soggetti che prestano tale attività non possono, per un periodo di tre anni dalla cessazione dell incarico, esercitare attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Nell esercizio dell attività di consulenza non vi é l obbligo di denuncia di cui all articolo 331 del codice di procedura penale o di comunicazione ad altre Autorità competenti delle contravvenzioni rilevate ove si riscontrino violazioni alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro; in ogni caso, l esercizio dell attività di consulenza non esclude o limita la possibilità per l ente di svolgere l attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Con successivo decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della salute per la parte concernente i funzionari dell ISPESL, é disciplinato lo svolgimento dell attività di consulenza e dei relativi proventi, fermo restando che i compensi percepiti per lo svolgimento dell attività di consulenza sono devoluti in ragione della metà all ente di appartenenza e nel resto al Fondo di cui all articolo 52, comma L INAIL fermo restando quanto previsto dall articolo 12 della legge 11 marzo 1988, n. 67, dall articolo 2, comma 6, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dall articolo 2, comma 130, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché da ogni altra disposizione previgente, svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico e ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i seguenti compiti oltre a quanto previsto negli altri articoli del presente decreto: a) raccoglie e registra, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell evento; b) concorre alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro, coordinandosi con il Ministero della salute e con l ISPESL; c) partecipa alla elaborazione, formulando pareri e proposte, della normazione tecnica in materia; d) eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le prestazioni del Fondo di cui all articolo 1, comma 1187, della legge 27 dicembre 2006, n In sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a fare data dal 1 gennaio L Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro - ISPESL é ente di diritto pubblico, nel settore della ricerca, dotato di autonomia scientifica, organizzativa, patrimoniale, gestionale e tecnica. L ISPESL é organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, assistenza, alta formazione, informazione e documentazione in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, sicurezza sul lavoro e di promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro, del quale si avvalgono gli organi centrali dello Stato preposti ai settori della salute, dell ambiente, del lavoro e della produzione e le regioni e le province Capo II Sistema istituzionale 19
20 Titolo I PRINCIPI COMUNI autonome di Trento e di Bolzano. 6. L ISPESL, nell ambito delle sue attribuzioni istituzionali, opera avvalendosi delle proprie strutture centrali e territoriali, garantendo unitarietà della azione di prevenzione nei suoi aspetti interdisciplinari e svolge le seguenti attività: a) svolge e promuove programmi di studio e ricerca scientifica e programmi di interesse nazionale nel campo della prevenzione degli infortuni, e delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro e della promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro; b) interviene nelle materie di competenza dell Istituto, su richiesta degli organi centrali dello Stato e delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, nell ambito dei controlli che richiedono un elevata competenza scientifica. Ai fini della presente lettera, esegue, accedendo nei luoghi di lavoro, accertamenti e indagini in materia di salute e sicurezza del lavoro; c) é organo tecnico-scientifico delle Autorità nazionali preposte alla sorveglianza del mercato ai fini del controllo della conformità ai requisiti di sicurezza e salute di prodotti messi a disposizione dei lavoratori; d) svolge attività di organismo notificato per attestazioni di conformità relative alle Direttive per le quali non svolge compiti relativi alla sorveglianza del mercato; e) è titolare di prime verifiche e verifiche di primo impianto di attrezzature di lavoro sottoposte a tale regime; f) fornisce consulenza al Ministero della salute, agli altri Ministeri e alle regioni e alle province autonome in materia salute e sicurezza del lavoro; g) fornisce assistenza al Ministero della salute e alle regioni e alle province autonome per l elaborazione del Piano sanitario nazionale, dei piani sanitari regionali e dei piani nazionali e regionali della prevenzione, per il monitoraggio delle azioni poste in essere nel campo salute e sicurezza del lavoro e per la verifica del raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza in materia; h) supporta il Servizio sanitario nazionale, fornendo informazioni, formazione, consulenza e assistenza alle strutture operative per la promozione della salute, prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro; i) svolge, congiuntamente ai servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro delle ASL, l attività di vigilanza sulle strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale; l) effettua il raccordo e la divulgazione dei risultati derivanti dalle attività di prevenzione nei luoghi di lavoro svolte dalle strutture del Servizio sanitario nazionale; m) partecipa alla elaborazione di norme di carattere generale e formula, pareri e proposte circa la congruità della norma tecnica non armonizzata ai requisiti di sicurezza previsti dalla legislazione nazionale vigente; n) assicura la standardizzazione tecnico-scientifica delle metodiche e delle procedure per la valutazione e la gestione dei rischi e per l accertamento dello stato di salute dei lavoratori in relazione a specifiche condizioni di rischio e contribuisce alla definizione dei limiti di esposizione; o) diffonde, previa istruttoria tecnica, le buone prassi di cui all articolo 2, comma 1, lettera v); p) coordina il network nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in qualità di focal point italiano nel network informativo dell Agenzia europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; q) supporta l attività di monitoraggio del Ministero della salute sulla applicazione dei livelli essenziali di assistenza relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro. 7. L IPSEMA svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico ed ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del settore marittimo, i seguenti compiti oltre a quanto previsto negli altri articoli del presente decreto: a) raccoglie e registra, a fini statistici ed informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell evento; b) concorre alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro, raccordandosi con il Ministero della salute e con l ISPESL; c) finanzia, nell ambito e nei limiti delle proprie spese istituzionali, progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro; d) supporta, in raccordo con le amministrazioni competenti in materia di salute per il settore marittimo, anche mediante convenzioni con l INAIL, le prestazioni di assistenza sanitaria riabilitativa per i Capo II Sistema istituzionale 20