Source: http://www.slideshare.net/profman/adiritto-privato-diritto-al-nome
Timestamp: 2016-06-27 23:53:55+00:00
Document Index: 42255973

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 72', 'art. 262', 'art. 299', 'art. 299', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art.7', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 2059', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 16', 'art. 2659', 'art. 7', 'art. 2565', 'art. 2563', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2564', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 9']

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Appunti universitari per l'esame di Diritto Privato: il Diritto al Nome
Appunti sulDiritto al Nome Autore: ProfMan
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Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Profland1. PremessaIl nome è diventato, oltre ad avere la tipica funzione di contrassegno del singoloindividuo nella comunità, centro di riferimento delle qualità sia morali chemateriali della persona. L’uso del nome si estende ben oltre la normaledimensione di riferimento costituita dalla persona fisica e dalla vita civile fino atoccare sia la sfera dei soggetti diversi dalla persona fisica sia il campo dellerelazioni commerciali: si danno così nomi (civili) per le persone giuridiche e peri soggetti non personificati e una pluralità di applicazioni diverse dal nome, nelcampo delle relazioni commerciali.2. Cenni storiciL’uso del nome ha un’origine molto antica, non lo stesso si può dire per la suadisciplina, che manca del tutto presso i popoli dell’antichità. Gli unici erano iRomani, presso i quali, però, questo non riceveva una protezione giuridica inquanto tale, infatti l’actio iniuriarum non riconosceva un diritto al nome aventetutela propria, ma perseguiva l’offesa fatta alla dignità della persona. La regoladella libera mutabilità del nome persistette per tutto il Medio Evo, solo all’epocadi Luigi XIII, in Francia, si incominciò a convincersi che l’esistenza di unprincipio di immutabilità del nome avesse il carattere di necessità pubblica. Gliscrittori che si occuparono del problema possono essere divisi in: fautori dellateoria “pubblicistica”, che negavano l’esistenza di un vero e proprio diritto dellapersona sul nome civile, e quelli della teoria “privatistica”, che si distinguevano aloro volta in quelli che ritenevano il nome oggetto di un vero e proprio diritto diproprietà e in quelli definibili come fautori di diritti sui generis, poi detti dirittidella personalità.3. Le moderne concezioni del diritto al nome come diritto della personalitàNel codice il nome trova disciplina all’art. 6 (Diritto al nome), all’art. 7 (Tuteladel diritto al nome) e all’art. 8 (Tutela del nome per ragioni familiari). Talediritto, oramai riconosciuto da tutti, fa parte di quel gruppo di diritti particolaridetti “della personalità”, che trovano enumerazione anche in altri codici.Importante sembra ora ricordare l’art. 6 che afferma che ogni persona ha dirittoal nome che le è per legge attribuito; questo detto per sottolineare come allatutela consacrata nelle norme del codice si possa ricondurre una situazionesoggettiva più complessa con una garanzia di protezione estensibile a piùviolazioni della personalità umana, nella dignità.4. Composizione del nome: acquisto del prenomeBisogna, per prima cosa, ricordare che non tutti i caratteri dei diritti dellapersonalità siano collegabili al diritto al nome come l’essenzialità, che solo conopportune precisazioni può essere riferita anche al nome. 3/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: ProflandAbbiamo detto che ogni individuo ha diritto all’attribuzione di un nome, maquesto non è innato. Dal secondo comma dell’art. 6 si apprende che nel nome sicomprendono il prenome e il cognome. Il prenome si acquista per effetto di unconferimento, che viene effettuato dai genitori o, in mancanza, da un ufficiale distato civile. La scelta, secondo la legge 151 del 19/5/75, spetta ai genitoricongiuntamente ed è libera, salvo alcune limitazioni poste dall’art. 72.5. Segue: acquisto del cognomeIn presenza di un rapporto di filiazione legittima, il cognome si acquistaautomaticamente al momento della nascita. Nel nostro codice non esisterebbealcuna norma che indichi in quello paterno il cognome spettante al figlio, se nonfosse per la secolare tradizione e per la dizione di altre norme. Nemmeno nellelegislazioni straniere (eccetto nel codice svizzero) esistevano, prima degli anni‘60, norme codificate in tal senso. Da ricordare è la posizione che scorse ragionidi contrasto con i principi di eguaglianza civile e morale dei coniuginell’attribuire al figlio il cognome paterno. L’acquisto avviene comunque ipsoiure, senza alcun fenomeno successorio, e al di fuori di ogni rilievo della volontàdei soggetti interessati; l’estensione comprende tutte le eventuali vicende delcognome paterno. Il cognome materno può essere aggiunto liberamente dalfiglio. Anche se il figlio nasce da un matrimonio putativo, cioè successivamentedichiarato nullo, conserva il cognome di figlio legittimo.L’art. 262 distingue vari casi:a) il figlio naturale acquista il cognome del padre se è riconosciutocontemporaneamente dai genitori, se non da quello che lo ha riconosciuto perprimo;b) se il riconoscimento materno è antecedente, il figlio maggiorenne puòeventualmente prendere il nome del padre, se il figlio è minorenne la decisionespetta al giudice;c) in presenza di legittimazione, dipende da chi è fatta;d) infine se il bambino ha genitori sconosciuti, l’ufficiale si stato civile decide ilprenome e il cognome, se il bambino invece è affidato ad un istituto prende ilcognome del direttore dell’istituto.6. Casi di mutamento del nome: acquisizione dello stato coniugaleUna volta acquistato, il nome non dovrebbe subire mutamenti, tranne in casieccezionali (per il prenome), o relativi a vicende particolari della famiglia (per ilcognome). Si possono presentare casi, però, in cui si muti il nome: uno di questiè quando la donna coniugata muti il proprio cognome ampliandolo conl’aggiunta di quello del marito, aggiunta che è ritenuta doverosa; logica del restosembra essere l’ipotesi che la moglie separata non porti il nome del marito,stesso concetto per la vedova. A seguito del divorzio la donna perde il cognome 4/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Proflanddel marito, ma può essere autorizzata dal tribunale a conservarlo quando vi siainteresse suo o dei figli.7. Segue: conseguimento dello stato di figlio adottivoCon l’istituto dell’adozione si possono avere sia casi di sostituzione che diaggiunta del cognome: la prima si ha nella c.d. adozione piena, in quantol’adottato acquista lo stato di figlio legittimo (secondo la legge 184 del 4/5/83),la seconda è tipica dell’adozione di maggiorenni (art. 299), caso in cui l’adottatoacquista il cognome dell’adottante, anteponendolo al proprio. Perdedefinitivamente il proprio cognome il figlio naturale non riconosciuto. Queste ealtre disposizioni sono indicate nell’art. 299, che non ha mancato di suscitarepolemiche.8. Mutamento del nome per atto di concezione dell’autorità pubblicaL’individuo che voglia mutare nome deve farne richiesta all’autorità pubblica,che di sua iniziativa non può mai mutare il nome di alcun soggetto. Moltocomplesso il procedimento ordinario per mutare il cognome, molto più semplicel’iter da seguire nel caso si voglia cambiare il prenome.9. Ipotesi particolari di modificazione degli atti dello stato civilea) Aggiunta di un secondo cognome: è evidente la realizzazione di una fattispeciedi interesse legittimo se il cognome da aggiungere a quello della madre di uneventuale parente; se invece l’aggiunta di un secondo cognome sia volta alripristino del nome originario viene postulato un diritto soggettivo perfettodell’individuo.b) L’aggiunta di un cognome riguarda il predicato nobiliare: abbiamo duesituazioni diverse di cui la prima riguarda l’aggiunta di un cognome nobiliare,che spetti pur non essendo segnalato nei registri dello stato civile, la secondaipotizza un errore nell’annotazione del cognome o la distruzione dei registri,oppure postula l’integrazione di un atto incompleto. Il primo di questi sotto-casisi traduce in un’azione di stato, il secondo in un tipico caso di integrazione degliatti dello stato civile.c) La legge 164 del 14/4/82, contenente “norme in materia di rettificazione diattribuzione del sesso”, prende in esame il caso del mutamento del prenomelegato al cambiamento di sesso. La dottrina prevalente ritiene che talemutamento non possa essere ad libitum del richiedente, ma debba limitarsi alsolo cambiamento di genere, eccetto quando l’originario non sia convertibile. Lagiurisprudenza non si è comunque occupata specificatamente del punto, trattandola questione per lo più in forma incidentale.Da ricordare in ultimo il dibattito circa la possibilità di ottenere una sentenza direttificazione degli atti dello stato civile, quando sia contestato dal padre 5/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Proflandl’attribuzione del nome fatta da altri al proprio figlio. Il regolamento non lasciadubbi - un tale potere dovere spetta al padre - però, dato l’ampio tempo trascorsodalla sua emanazione, si ritiene ora che il nome attribuito non sarebbesuscettibile di rettificazione, ma, eventualmente, di mutamento e richiesta delsolo nome.10. Orientamenti giurisprudenzialiIl principio dell’immutabilità del nome potrà coincidere o essere in conflitto conquello dell’individuo per la scelta del nome più confacente. I problemi siincontrano nel secondo caso. Ad esempio a proposito della rettifica del cognomein caso di affiliazione: si è fatto talora prevalere l’interesse soggettivodell’affiliato alla rettifica, altre volte quello pubblico al mantenimento del nomeesistente. A proposito dell’inserimento di un minore in una famiglia: è statoconsentito di aggiungere il nome del convivente della madre. Gli esempi che sipossono riportare sono molti, basti qui ricordare la tendenza dei giudici verso unasempre maggiore considerazione dell’interesse del soggetto alla sua identitàpersonale.11. L’art. 7: azione di reclamo del nomeIl “pregiudizio” è stato spesso circoscritto all’ipotesi di scambio tra persone o aconstatazioni da parte di terzi dell’uso del nome, creandosi così due distinteazioni: quella di reclamo del nome e la c.d. azione di usurpazione. La primaspetta al titolare del nome contro qualsiasi contestazione da parte di terzi, perottenere la cessazione, inoltre prescinde da un comportamento colposo altrui, cheeventualmente può dare diritto anche al risarcimento.12. Lesione al nome e lesione all’identità personaleL’art. 7 riguarda anche il pregiudizio che il soggetto possa risentire “dell’uso chealtri indebitamente....facciano del suo nome”. Il pregiudizio, in una visionemoderna, consisterebbe principalmente nella lesione arrecata al bene dell’identitàpersonale; in altre parole il pregiudizio nascerebbe dalla possibilità che l’uso delnome da parte di un terzo determini una effettiva confusione personale. L’azionedi usurpazione si estende anche al caso in cui questa sia il mezzo per la lesione diun altro diritto della personalità. La tutela ex art. 7 non sembrerebbe poter averespazio, così l’uso indebito del nome non comporterebbe una vera e propriausurpazione, ma un altro tipo di illecito.13. Il nome e la considerazione globale della personalità individualeAltra parte autorevole della dottrina intende il diritto al nome come simbolo dellacomplessa personalità del suo portatore, facendo così riferimento a tutti gliinteressi collegati alla funzione identificatrice del nome, ampliando l’ambito 6/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Proflanddella tutela: dopotutto il testo dell’art.7 non parla mai di usurpazione. Taledottrina ha comunque l’unico scopo di individuare nel nome due distintefunzioni: una diretta, che fa distinguere il portatore da altri soggetti, e un’altraindiretta, che individua i connotati morali del soggetto. Abbiamo vistol’espressione della tutela del diritto al nome, a questo punto, sulla teoria dellapluralità dei diritti della personalità, sembra prevalere quella che concepisce undiritto della personalità unico ed unitario.14. Rapporti tra il diritto al nome e gli altri diritti della personalitàI rapporti tra il diritto e gli altri diritti della personalità assumono connotatidiversi a seconda della prospettiva da cui vengono osservati. Se si parte dallateoria “monistica”, il nome rappresenta uno degli aspetti dell’unico diritto dellapersonalità, concepito nel senso ampio che abbiamo poco sopra descritto. Seinvece si fa riferimento alla teoria “pluralistica”, il rapporto forse più complessoè quello con il diritto all’identità personale. Tale diritto ha assunto via viamaggiore consistenza, fino a sopravanzare i diritti dai quali aveva tratto lo spuntoper la sua esistenza, si è cioè sovrapposto, in alcuni casi, al diritto al nome e aldiritto all’immagine, specificatamente previsti dalla norma di legge.Comunque lo si osservi non si può notare come sia leso, con il diritto all’identitàpersonale, anche il diritto al nome, unico oggetto della previsione normativa:bisogna quindi verificare volta per volta la sopravvivenza o meno di uno spazioautonomo per il diritto al nome e alla sua tutela.15. Conclusioni sulla tutela del diritto al nome: tutela risarcitoriaIl legittimato all’azione di tutela è il titolare del nome stesso. La tutela prevista èduplice: abbiamo sia la possibilità di impedire la continuazione dell’uso lesivomediante l’inibitoria, sia l’applicazione della reintegrazione del danno in formaspecifica, mediante la condanna alla pubblicazione della sentenza in uno o piùgiornali, ex art. 120 cod. proc. civ. Nulla da dire sulla danno patrimoniale chederivi dalla lesione del diritto. Per quanto riguarda l’eventuale danno nonpatrimoniale, bisogna addentrarsi nella difficile analisi dell’art. 2059 e dei suoirapporti con l’art. 2043: basti sapere che tanto più ampia sarà l’interpretazionedell’art. 2059, tanto maggiore sarà la tutela risarcitoria del diritto in questione.Se l’interpretazione sarò ampia allora basterebbe menzionare l’art. 7; se invece siadottasse un criterio più restrittivo, ritenendo che la previsione legale non puòesaurirsi nella generica menzione dell’obbligo risarcitorio, ma richiedel’indicazione della tipologia del danno (non patrimoniale) risarcibili, siriscontrerebbero delle difficoltà, che, secondo alcuni, potrebbero essere superateadducendo l’inutilità dell’inciso finale dell’art. 7 alla comune risarcibilità deidanni patrimoniali: l’argomento non sembra decisivo. 7/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Profland16. Nome delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciuteGli artt. 6 e 7 non sono direttamente applicabili per le associazioni, fondazioni esocietà: solo con applicazione analogica. Per le associazioni e le fondazioni,l’art. 16 richiede, per l’attribuzione della personalità giuridica dell’ente, lapresenza nell’atto costitutivo e nello statuto, anche della denominazionedell’ente: evidente è l’esigenza di un segno distintivo, “certo”, per la personagiuridica. L’estensione analogica, di cui sopra, non risolve comunque tutti iproblemi.Per quanto riguarda i requisiti che, secondo l’elaborazione dottrinale ladenominazione deve presentare, giova segnalare: la liceità, nel senso che essa non deve contrastare con norme imperative, con l’ordine pubblico, col buon costume; la veridicità, nel senso di essere in consonanza con gli scopi dell’ente e magari con la qualità delle persone che a questo partecipano e hanno dato vita, onde possa escludersene la portata fuorviante; la novità , nel senso che la denominazione non debba prestarsi a confusioni con quella di altro ente iscritto nel medesimo registro, che determinerebbe il pericolo di equivoci e fraintendimenti.Più complesso è il problema se si guarda agli enti non personificati, dato che gliartt. 36, 37, 38, 600 e 786 del codice non aiutano di certo. La dottrina piùavveduta ha comunque segnalato come la personificazione sia fenomeno cheinteressa essenzialmente il versante della responsabilità patrimoniale, mentre nondetermina la soggettività dell’ente, personificata e non, la quale procede daesigenze diverse. Detto questo e coordinandolo con l’estensione analogica, ilproblema sembra risolto; si trova conferma di quanto detto della legge 82 del27/02/85 che ha modificato l’art. 2659 rendendo obbligatoria, tra l’altro, ladenominazione o la ragione sociale delle associazioni non riconosciute. Mancaancora però un’apposita pubblicità circa l’esistenza del soggetto cui possa esserelegata la tutela del nome; questa perciò dovrà essere riferita essenzialmente allanotorietà del soggetto medesimo. Riguardo alle associazioni non riconosciute, siè cercato di superare il problema del diritto al nome assorbendolo in quello dellatutela dell’identità personale: tentativo che comunque appare discutibile.In conclusione si può confermare che la denominazione degli enti nonpersonificati segue le sorti di quella delle persone giuridiche, con le dovutedifferenze.17. Nome delle societàLa ditta viene considerata, generalmente, come un bene immateriale, diverso dalnome civile dell’imprenditore, destinato ad identificare, a seconda delle diverseconcezioni, l’azienda ovvero il soggetto. Ad essa corrisponde un dirittopatrimoniale dell’imprenditore, il marchio invece contraddistingue pacificamente 8/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Proflandil prodotto dell’azienda. Si pone però il problema dell’uso indebito del nome, exart. 7, tutte le volte in cui il soggetto imprenditore utilizzi il nome altrui comeditta o marchio, oppure quando l’uso abbia leso interessi propri del titolare delnome. Si può ipotizzare che: il nome altrui venga adoperato come ditta originaria(art. 2565) o come marchio; il nome viene adoperato nella ditta o nel marchio.Nel caso della ditta, la prima forma di utilizzazione, si pone in contrasto conl’art. 2563 (principio di verità della ditta), se poi manca anche il consenso deltitolare si è in contrasto con l’art. 7. L’uso del nome della persona come marchioè invece regolato dal decreto legge 480 del 04/12/92 che lo subordina allamancanza di un pregiudizio per la persona comune e al consenso per la personafamosa; quanto detto vale anche per l’uso del nome della persona nella ditta o nelmarchio. Il titolare del nome civile potrà usarlo come marchio o ditta della suaattività commerciale, eccetto il caso in cui ci sia omonimia tra due imprenditori.Venendo a parlare del nome civile della società, definito come ragione - deveesistere almeno una categoria di soci illimitatamente responsabile - odenominazione sociale - non deve esistere alcuna categoria di sociillimitatamente responsabili - a seconda del tipo di società. Per alcuni siidentifica con la ditta, la parte più prevalente lo definisce come autonomorispetto alla ditta e tale da non esaurirsi in essa.Il nome è lo strumento per distinguersi nel contesto personale, al di fuori dellapropria sfera commerciale; esso è il “principium individuationis della societàcome soggetto di diritti in generale”, sul quale la società può vantare un vero eproprio diritto della personalità da tutelarsi secondo l’art. 7: qualche dubbio èsorto, soprattutto osservando le previsioni dell’art. 2564.Del nome delle società si interessano gli artt. 2292, 2314, 2326, 2463, 2515; puòaccadere che per la società in accomandita per azioni è necessario l’inserimentodel nome civile del socio, per le altre società può anche essere di fantasia. Ladiversità di disciplina si rileva anche nel trattamento dell’estraneo alla societàche abbia concesso l’uso del proprio nome: nel caso delle società di persone eglivedrà sorgere nel suo capo la responsabilità del socio, trattandosi invece dellesocietà di capitali si porrà solo il problema di stabilire se il consenso sia statoveramente dato; per risolvere il problema si ricorrerà all’art. 5 o al decreto legge480 del 1992, ma anche all’evoluzione del concetto di utilizzazione del nome edell’immagine in altri campi. Tra le vicende che possono incidere sull’uso delnome ricordiamo, ad esempio, lo scioglimento o la fusione per incorporazione inaltra società che comporterà l’estinzione del nome.Il nome sociale risulta assai più labile di quello delle persone fisiche.18. PseudonimoEsso è il nome falso che un soggetto si attribuisce come proprio segno diidentificazione personale. Può avere una duplice natura: o di mezzo per 9/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Proflandnascondere il vero nome del suo titolare o di mezzo per rendere il nome dellapersona più semplice e interessante oppure perché diventa meglio ricollegabilealla realtà. Lo pseudonimo può essere tutelato a norma dell’art. 7 (art. 9). Puòconsistere in un nome di fantasia, in un anagramma, in un diminutivo, ma nondeve essere usato indebitamente il nome di un altro soggetto. Alcuni ritengonoche a seguito di un uso prolungato, lo pseudonimo può richiedere una tutelamaggiore rispetto al nome anagrafico, altri ritengono questa teoria nonaccettabile. 10/11
Appunti diDritto Privato: Diritto al nome visto su: Profland Il file è stato scaricato/visualizzato in forma gratuita da Profland: http://profland.altervista.org sezione Profstudio http://profland.altervista.org/profstudio/profstudio.htm oppure da qualche mirror, come: www.profland.cjb.net www.profland.135.it o dalla pagina dedicata su slideshare.net: www.slideshare.net/profman 11/11