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Timestamp: 2020-06-01 17:32:48+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 25188 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25188 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/12/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 07/12/2016), n.25188
sul ricorso 3778-2014 proposto da:
PFIZER ITALIA S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale
FARAVELLI 22, presso lo studio degli avvocati ARTURO MARESCA e
FRANCO RAIMONDO BOCCIA, che la rappresentato e difendono giusta
M.G., C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 7396/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 28/11/2013 r.g.n. 5141/2011;
28/09/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;
udito l’Avvocato BOCCIA FRANCO RAIMONDO;
udito l’Avvocato DE LORENZO FABRIZIO;
SANLORENZO Rita, che ha concluso per: rigetto del ricorso,
estinzione del giudizio per quanto riguarda i dipendenti che hanno
sottoscritto il verbale di conciliazione.
M.G. e litisconsorti hanno impugnato la sentenza pronunziata dal Tribunale di Roma il 29.3.11, che, nel contraddittorio delle parti aveva respinto il ricorso volto a far dichiarare illegittimo il licenziamento collettivo intimato dalla società datrice di lavoro Pfizer Italia, con ordine di reintegrazione nel posto di lavoro e condanna della società al pagamento delle retribuzioni sino alla reintegra.
Il Tribunale riteneva che la comunicazione di apertura della procedura conteneva le indicazioni necessarie per consentire alla controparte sindacale un effettivo controllo sulla programmata riduzione di personale; che le ragioni economiche poste a fondamento della procedura erano realmente esistenti; che le modalità di applicazione dei criteri di scelta risultavano specificate e che i criteri di selezione adottati in sede sindacale erano legittimi; che non esisteva alcuna prova del carattere discriminatorio del recesso.
Gli appellanti evidenziavano l’erroneità della decisione in ordine a tutti i richiamati profili. La controparte si e costituita resistendo al gravame.
Con sentenza depositata il 28 novembre 2013, la Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza impugnata, annullava il licenziamento in questione, ritenendo illegittimo il criterio di cui alla lettera c) dell’accordo sindacale concluso nell’ambito della procedura di cui alla L. n. 223 del 1991 (lavoratori non aderenti a possibili offerte di assunzione presso altre aziende del territorio romano, procurate dalla società a condizioni economiche e normative non inferiori), ordinando alla società Pfizer Italia la reintegra dei ricorrenti nel loro posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno dalla date del recesso sino alla effettiva reintegra.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la Pfizer Italia, affidato a due motivi, poi illustrati con memoria.
Deve pregiudizialmente rilevarsi che, come da documentazione prodotta, tra la società e i Sigg.ri M., Mo. e T. è intervenuto verbale di conciliazione in sede giudiziaria in data 12.5.15, sicchè deve dichiararsi cessata tra tali parti la materia del contendere, con compensazione delle spese, come da verbali di conciliazione prodotti.
1.-Con il primo motivo la ricorrente denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).
Lamenta che la sentenza impugnata ritenne erroneamente illegittimo il criterio di scelta di cui alla lettera c) di cui all’accordo sindacale del 19.12.07, per essere in tesi discrezionale e non obiettivo, lasciando ampia discrezionalità di scelta dei licenziandi alla società, in grado di scegliere i lavoratori da espellere dal proprio ciclo produttivo, proponendo discrezionalmente detti lavoratori alle società terzi in luogo dì altri.
Evidenzia di contro la ricorrente che tale criterio poteva essere applicato solo nei confronti dei dipendenti in esubero, e tali erano, secondo il programma di riduzione, gli appartenenti al settore “Servizi Generali” (in via di soppressione o cessione) cui erano addetti gli odierni controricorrenti.
2.- Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 5 non avendo la sentenza impugnata considerato che il criterio di cui alla lettera c) dell’accordo sindacale era pienamente coerente con le finalità di riduzione di personale; che non vi era alcuna discrezionalità della Pfizer nella scelta dei licenziandi; che il criterio, di carattere generale ed obiettivo, rispondeva al principio del minor impatto sociale in ipotesi di licenziamento collettivo.
3.- I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi stante la loro connessione, sono infondati.
E’ infatti pacifico che in materia di licenziamenti collettivi, tra imprenditore e sindacati può intercorrere, secondo quanto indicato dalla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 5 un accordo inteso a disciplinare l’esercizio del potere di collocare in mobilità i lavoratori in esubero, stabilendo criteri di scelta anche difformi da quelli legali, purchè rispondenti a requisiti di obiettività e razionalità, tali da non consentire tuttavia alcuna discrezionalità per l’impresa di scegliere i lavoratori da licenziare; così, ad esempio, l’adozione, nell’accordo sindacale raggiunto in procedura di consultazione, dell’unico criterio di scelta relativo alla prossimità del lavoratore al pensionamento è legittima, a meno che tale criterio non permetta l’esauriente e univoca selezione dei lavoratori destinatari del licenziamento e, quindi, non risulti applicabile senza margini di discrezionalità da parte del datore di lavoro (ex aliis, Cass. n. 4177/2015, n. 4186/2013, n. 10424/2012).
Nella specie il criterio di cui alla lettera c) dell’accordo sindacale 19.12.07 non può dirsi rispettoso di tale principio, non soltanto perchè rimette ad un evento esterno ed imponderabile (l’offerta di lavoro da parte di aziende terze) la scelta dei licenziandi, ma anche e soprattutto perchè tale evento è in sostanza rimesso alla discrezionalità dell’azienda che adotta i licenziamenti, considerato che tali offerte di lavoro sono, in base al punto c) dell’accordo, “procurate” e dunque richieste, dalla stessa datrice di lavoro.
La circostanza che tali offerte di lavoro potessero riguardare solo i lavoratori in esubero, è ovviamente presupposto necessario ma non sufficiente ad evitare quell’ampio (e non consentito) margine di discrezionalità di cui si è detto. Il ricorso deve essere pertanto rigettato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e, liquidate come da dispositivo, debbono distrarsi in favore del difensore dei controricorrenti, dichiaratosi antecipante.
La Corte dichiara cessata, tra la società Pfizer Italia s.p.a. ed i controricorrenti M., Mo. e T., la materia del contendere, con compensazione delle spese tra tali parti; rigetta per il resto il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 100,00 per esborsi, Euro 6.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a., da distrarsi in favore dell’avv. F.de Lorenzo.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1.