Source: https://tasti.wordpress.com/2008/04/08/ricorsi-e-reclami-elettorali/
Timestamp: 2017-06-27 08:39:33+00:00
Document Index: 110127655

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 87', 'art. 66', 'art. 66', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 87', 'art. 23', 'sentenza ']

Ricorsi e reclami elettorali | alle sette
Ricorsi e reclami elettorali
aprile 8, 2008 a 3:19 pm	· Filed under diario, Esistenzialmente, politica, Presente	·Contrassegnato da tag astensione, Astensionismo, diario, Elezioni, politica	Ho trovato una sentenza, non quella che cerco da giorni e che sia specifica sulla verbalizzazione dei reclami… ci sarà in giro, no? Continuo a cercare, intanto leggo della sentenza Tar Catania, 22 aprile 2006, n. 629.
Sintesi: i reclami sono una cosa i ricorsi sono un’altra.
I reclami riguardano quel che avviene nel seggio
I ricorsi riguardano la fase preparatoria delle elezioni.
Detto da una che non ha studiato giurisprudenza, sia chiaro.
Ma visto che chiunque stia promuovendo l’astensionismo con verbalizzazione non ha fornito una sentenza…. ne dò una io.
In questa si dice che per tutto quello che riguarda la fase preparatoria delle elezioni è competente l’Ufficio Centrale e si tratta di ricorsi.
La Camera invece ha competenza sui reclami che riguardano quanto avviene durante lo svolgimento delle elezioni.
Rifiutare la scheda è una cosa.
Chiedere che venga verbalizzato un dissenso politico è un’altra cosa.
Chiedere che sia verbalizzato una denuncia contro il sistema elettorale altra ancora.
1) rifiutare la scheda equivale a “non votare dentro la cabina elettorale”.
Prima fase: la tua scheda va a finire dove decide il Presidente di seggio, molto probabilmente tra le nulle che non andranno nell’urna. Verrai iscritto in una tabella e il tuo nome e la tua scheda nulla vanno all’ufficio elettorale e in tribunale.
2) Stabilito che non sei un votante e che la tua scheda è nulla… pretendi di mettere a verbale:
a) che nessuno ti rappresenta? NON E’ un RECLAMO.
b) che contesti le elezioni perché anticostituzionali? NON E’ LA SEDE. I RECLAMI CHE POSSO ACCOGLIERE RIGUARDANO LA GIORNATA ELETTORALE DENTRO IL SEGGIO. E se proprio vuoi saperla tutta ci sono già state 3 sentenze che sollevano un problema di legge elettorale e rimandano alle Camere di porre rimedio.
Occorre fare un RICORSO.
Se avete voglia… buona lettura.
Dal sito http://www.giustizia-amministrativa.it/ del Consiglio di Stato
al link: http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/Cariola_Ammissione_liste_elettorali.htm#_ftn27
1. L’articolata e complessa sentenza del Tar Catania affronta il tema relativo alla tutela giudiziaria avverso le decisioni degli Uffici elettorali circoscrizionali e dell’Ufficio centrale nazionale riguardo le ammissioni di liste e candidature alle elezioni politiche. Il problema, sinora assorbito tra le pieghe dell’art. 66 Cost. e della sua applicazione, è divenuto di estrema rilevanza in occasione dell’applicazione del sistema elettorale introdotto dalla l. 21 dicembre 2005, n. 270, che ha profondamente riformato quello configurato a seguito del referendum elettorale del 18 aprile 1993. Nel giro di poche settimane, non a caso, a vari uffici giurisdizionali è stato richiesto di pronunciarsi sulla legittimità delle decisioni adottate dagli organi competenti ad intervenire in quello che il t.u. Camera (30 marzo 1957, n. 361, al titolo III) definisce il procedimento elettorale preparatorio.O ggetto del giudizio era, infatti, la lamentata esclusione di talune candidature da una lista ammessa, invece, alla recente consultazione elettorale per l’elezione della Camera dei deputati. Gli atti impugnati erano, quindi, talune decisioni dell’Ufficio centrale circoscrizionale e dell’Ufficio Nazionale Elettorale.
Sul problema le recenti ordinanze della Cassazione, SS.UU. nn. 8118-8119 del 6 aprile 2006, rese in occasione della decisione su un regolamento di giurisdizione, hanno affermato il difetto assoluto di giurisdizione sia amministrativa che ordinaria, sulla base del rilievo che, ai sensi dell’art. 87 del d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361, la Camera pronuncia giudizio definitivo su tutti i reclami presentati all’Ufficio centrale elettorale durante la «sua attività o posteriormente» e che, quindi, appartiene «alla cognizione della Giunta per le elezioni della Camera stessa la convalida di tutte le operazioni elettorali comprese quelle di ammissione delle liste». La Cassazione ha accolto, in fondo, l’interpretazione più estensiva dell’art. 66 Cost. nel senso, appunto, che la competenza delle Camere ‘copra’ l’intero procedimento elettorale, compreso quello c.d. preparatorio relativo all’ammissione delle liste e delle candidature. La posizione della Suprema Corte risulta coerente con la concezione della prerogativa dell’art. 66 nel significato tradizionale di una convalida necessaria ed officiosa che si esercita su tutti i risultati elettorali, anche indipendentemente dall’esistenza di denunzie, ed in base al principio che considera sospetta ogni elezione [8].
Il Tar Catania ha preso decisamente le distanze da siffatta tesi, distinguendo tra le diverse fasi che compongono il procedimento elettorale e individuando riguardo gli artt. 22 e 23 t.u. Camera un momento o una dinamica giurisdizionale. Se si vuole, può dirsi che la sentenza in commento ha voluto introdurre un vero e proprio contenzioso elettorale distinto dalla verifica dei poteri [9], quest’ultima sì di esclusiva competenza parlamentare, mentre il primo risulta, per l’appunto, astretto alla logica giurisdizionale. L’indubbio risultato è stato alla fine quello di restringere l’ambito della tradizionale prerogativa parlamentare.
E’ questo – come si anticipava – l’esito più innovativo della decisione: secondo il Tar Catania l’art. 66 Cost. riserverebbe il controllo parlamentare ai soli titoli di ammissione di deputati e senatori, ma non conterrebbe nessun esplicito riferimento alle operazioni elettorali e meno che mai alla fase preliminare delle stesse. L’art. 87 del d.p.r. n. 361 del 1957, poi, limiterebbe la cognizione attribuita alla Camera soltanto alle «contestazioni, (al)le proteste ed, in generale, . . . (a) tutti i reclami», senza alcun riferimento anche ai «ricorsi», espressamente invece indicati dall’art. 23 quali modalità tipiche per eccitare il rimedio, altrettanto tipico, del giudizio sull’ammissione delle liste.
Da qui la ripartizione delle competenze, tra l’Ufficio centrale nazionale (al quale sarebbe riservato il giudizio sull’ammissione delle liste ex artt. 22 e 23) e la Camera, chiamata a pronunciarsi sui reclami (e non sui ricorsi) che caratterizzerebbero, anche per l’espressa terminologia utilizzata, soltanto la fase di scrutinio [27].
La sentenza avrebbe potuto fermarsi a tale conclusione, ma ha probabilmente avvertito che l’esito accolto circa il vincolo a carico del Parlamento esigeva di chiarire la natura dell’Ufficio centrale nazionale, al quale attribuisce non a caso «funzioni paragiurisdizionali ovvero giurisdizionali in senso proprio». La chiara preferenza del Collegio è «che si tratti di una sezione specializzata del G.O. chiamata a pronunciarsi, per utilizzare la condivisibile terminologia adoperata di recente dalla Giurisprudenza (cfr. Cass. SS.UU. n. 8119/06, cit.), su “posizioni giuridiche fondamentali che hanno rilievo” . . . nella “fase preparatoria delle elezioni (così il titolo III del T.U. sulle elezioni)». A questo proposito l’accostamento più immediato è stato con l’Ufficio centrale per il referendum, sempre istituito presso la Corte di Cassazione dalla l. n. 352 del 1970, e cui la dottrina prevalente riconosce natura giurisdizionale [28].
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