Source: https://www.neldiritto.it/appnormativa.asp?id=8948&id=8948
Timestamp: 2020-07-06 16:34:10+00:00
Document Index: 6818330

Matched Legal Cases: ['in fine', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 40', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ']

RIFORMA FORENSE Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | LUNEDÌ 6 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 18:34
Il disegno di legge di riforma della professiona forense definitivamente approvato dal Senato il 21.12.2012 n° AC 3900-A, è composto da 67 articoli.
Dopo alcune disposizioni di carattere generale sulla professione, la deontologia e l’esercizio professionale, disciplina gli albi, elenchi e registri; gli organi e le funzioni degli ordini forensi (ordine forense, articolato negli ordini circondariali e nel Consiglio Nazionale Forense-CNF, di cui sono regolati organizzazione e funzionamento); l’accesso alla professione forense (tirocinio ed esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato); il procedimento disciplinare. Sono in fine previste norme transitorie e finali, unitamente ad una delega all’adozione di un testo unico in materia di professione forense.
I principali profili di novità sono i seguenti:
• l’inserimento tra le attività riservate in esclusiva agli avvocati delle attività di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale. In particolare l'attività professionale in materia stragiudiziale è ascritta alla competenza degli avvocati "ove connessa all'attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato" (art. 2);
• una delega al Governo, da esercitare entro 6 mesi, per la disciplina delle società tra avvocati; la disposizione (art. 5) prevede che l'esercizio della professione forense in forma societaria possa essere consentito esclusivamente a società di persone, di capitali o cooperative, i cui soci siano avvocati iscritti all'albo;
• la figura dell’avvocato specialista (art. 9);
• l’obbligo di formazione continua (art. 11)
• il principio di libera determinazione tra le parti del compenso dovuto all’avvocato, salvo il ricorso ai parametri ministeriali in caso di disaccordo; il ripristino del divieto del patto di quota-lite (art. 13);
• l’obbligo di esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, pena la cancellazione dall’albo (art. 21);
• la nuova e più rigorosa disciplina del tirocinio professionale (art. 40 e ss.), con la previsione dell'obbligo del rimborso spese (facoltativo invece il compenso per l'attività svolta);
• le modifiche alla disciplina del procedimento disciplinare, con l’attribuzione della relativa competenza ad un organo distrettuale, il consiglio distrettuale di disciplina, i cui componenti dovranno essere eletti secondo un regolamento approvato dal CNF (art. 50 e ss).
In sintesi la riforma articolo per articolo:
Il Titolo I (articoli1-14) reca disposizioni generali.
L’articolo 1 delinea in termini generali il contenuto della riforma della professione di avvocato e demanda la sua attuazione a regolamenti del Ministro della giustizia da emanarsi ai sensi dell'articolo17, comma3, della legge n.400 del 1988. I suddetti regolamenti del Ministro della giustizia devono essere adottati entro due anni (anziché un anno) dalla data di entrata in vigore della legge e le disposizioni integrative o correttive dovranno essere adottate entro quattro anni (anziché due) dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei regolamenti di attuazione.
Inoltre, è stata espunta una procedura prevista nei casi in cui il Ministro della giustizia non avesse inteso uniformarsi ai principi contenuti nei pareri espressi dalle Commissioni parlamentari; è stato altresì inserito un nuovo comma con la clausola di invarianza finanziaria.
L’articolo 2 individua il contenuto della professione, inserendo tra le attività riservate in esclusiva agli avvocati le attività di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale. Si segnala che l’attività professionale in materia stragiudiziale è ascritta alla competenza degli avvocati "ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato".
L'articolo 3 elenca i doveri dell'avvocato ed i principi cui deve ispirarsi la sua attività; esso inoltre determina in termini generali il contenuto del codice deontologico che dovrà essere emanato dal Consiglio nazionale forense ai sensi di quanto previsto dai successivi articoli 35 e 65, rimettendo ad un decreto ministeriale le modalità di pubblicazione e di accesso al medesimo.
L’articolo 4 interviene in materia di esercizio della professione forense in forma associata. Esso, tra l'altro, ammette le associazioni multidisciplinari tra professionisti. In merito alle disposizioni riferite alle società di avvocati, è stato inserito un nuovo articolo 5 recante delega al Governo per la disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria, mediante l'emanazione di un decreto legislativo entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Tra i principi e criteri direttivi della delega si ricorda qui solamente la previsione secondo la quale l'esercizio della professione forense in forma societaria deve essere consentito esclusivamente a società di persone, di capitali o cooperative, i cui soci siano avvocati iscritti all’albo.
L’articolo 6 impone all’avvocato e ai suoi collaboratori l’osservanza del dovere di riservatezza e del segreto professionale.
L’articolo 7 dispone in ordine al domicilio professionale dell’avvocato (determinante per individuare l’albo professionale al quale lo stesso dovrà iscriversi) e prevede la pubblicazione da parte degli ordini professionali dell’elenco degli indirizzi di posta elettronica comunicati dagli avvocati iscritti.
È stata introdotta una previsione esplicita relativa alla permanenza dell'obbligo del versamento del contributo annuale per l’iscrizione all’albo da parte degli avvocati italiani che risiedono e esercitano all'estero.
L’articolo 8 modifica la formula del giuramento da parte dell’avvocato, prevedendo altresì che esso sia prestato innanzi al Consiglio dell’ordine, piuttosto che agli organi giudiziari.
L’articolo 9, introduce le specializzazioni, demandando la definizione della relativa disciplina ad un regolamento del Ministro della giustizia, nel rispetto di quanto previsto dalla stessa disposizione. L’avvocato potrà indicare il titolo di specialista in vari rami del diritto all’esito positivo di percorsi formativi o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione. L’attribuzione del titolo di specialista sulla base della valutazione della partecipazione ai percorsi formativi e dei titoli ai fini della valutazione della comprovata esperienza professionale, spetta in via esclusiva al CNF.
Sono state espunte alcune disposizioni relative alle associazioni specialistiche di avvocati.
L'articolo 10 interviene in materia di pubblicità professionale, dettando alcuni principi di ordine generale. È stata espunta la disposizione che rimetteva al CNF la determinazione dei criteri concernenti le modalità delle informazioni e della comunicazione.
L’articolo 11 introduce per gli avvocati (salvo alcune categorie specificamente indicate) l’obbligo di costante aggiornamento professionale secondo regole che dovranno essere stabilite dal CNF.
E’ stata espunta la categoria degli avvocati specialisti tra quelle esentate dagli obblighi di aggiornamento (tale modifica è connessa alla riformulazione dell'articolo 9 che non reca più alcuni riferimenti a tali obblighi) ed è stata inserita una disposizione che prevede il superamento dell'attuale sistema dei crediti formativi nella predisposizione, a cura del CNF, dei criteri e delle modalità dell'aggiornamento stesso.
L'articolo 12 introduce anche per gli avvocati l'obbligo di assicurarsi per la responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione. È stato inserito anche l'obbligo di stipulare, anche per il tramite delle associazioni e degli enti previdenziali forensi, apposita polizza a copertura degli infortuni derivanti a sé e ai propri collaboratori, anche al di fuori dei locali dello studio legale.
L'articolo 13, incisivamente modificato, interviene sulla materia dei compensi (dicitura utilizzata in luogo di "tariffe professionali" in seguito a modifica) e del conferimento dell'incarico. Secondo il presente articolo, il compenso spettante al professionista è pattuito di regola per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale. La pattuizione dei compensi è libera e sono vietati patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa. L'articolo introduce, inoltre, alcuni obblighi di comunicazione da parte dell'avvocato all'atto del conferimento dell'incarico e disposizioni relative ai casi di mancato accordo tra cliente ed avvocato.
L’articolo 14 interviene in tema di mandato professionale e di sostituzioni e collaborazioni, sancendo in particolare la natura personale dell’incarico e della responsabilità dell’avvocato, anche nel caso di sostituzione o di società o associazione professionale.
Il Titolo II (articoli15-23) reca disciplina sugli albi, gli elenchi e i registri.
L’articolo 15 indica gli albi, elenchi e registri che devono essere istituiti da parte dei Consigli dell'ordine, rinviando ad un regolamento del Ministro della giustizia le modalità applicative per la tenuta e l’aggiornamento dei medesimi; sulla base di tali albi ed elenchi il CNF annualmente redige l’elenco nazionale degli avvocati.
L'articolo 16 dispone una delega al Governo per il riordino della disciplina della difesa d’ufficio. Esso sostituisce completamente l'articolo 15 del testo licenziato dal Senato in prima lettura che recava novelle all’articolo 29 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, in materia di elenchi e tabelle dei difensori d’ufficio. In attuazione della delega, il Governo è chiamato ad emanare un decreto legislativo, sottoposto a parere delle competenti commissioni parlamentari, sui criteri e sulle modalità di accesso ad una lista unica, con la conseguente abrogazione delle norme vigenti incompatibili.
L’articolo 17 disciplina l’iscrizione all’albo degli avvocati e al registro dei praticanti, dettando procedure specifiche per il caso di avvocati provenienti da altri Stati membri dell’UE o di avvocati extra-comunitari. La disposizione disciplina anche la procedura per l’eventuale cancellazione e reiscrizione.
Si segnala l'inserimento dell'ulteriore requisito del non aver subito condanne per talune fattispecie di reato ai fini dell'iscrizione all'albo, nonché della previsione del raddoppio (da trenta a sessanta giorni) del termine entro cui presentare ricorso contro la cancellazione dall'albo.
L’articolo 18 disciplina il regime delle incompatibilità con l’esercizio della professione di avvocato, confermando, in particolare, relativamente ai lavoratori dipendenti, il divieto di iscrizione all’albo anche nel caso di attività part-time.
È stata introdotta una disposizione circa l'incompatibilità con l'attività di notaio, mentre è consentita l'iscrizione all’albo dei consulenti del lavoro. L’articolo 19, in deroga a tale disciplina, prevede la compatibilità della professione di avvocato con l’insegnamento di materie giuridiche nelle scuole secondarie e nelle università – con i limiti stabiliti dall’ordinamento universitario per i docenti e i ricercatori a tempo pieno – e con l'insegnamento o la ricerca nelle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione pubblici.
L’articolo 20 disciplina la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale su richiesta dell’avvocato o per lo svolgimento di alcune funzioni pubbliche e per la durata della carica. Si prevede che l’avvocato iscritto all’albo può sempre chiedere la sospensione dall’esercizio professionale.
L’articolo 21 richiede all’avvocato l’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, pena la cancellazione dall’albo, e rinvia ad un regolamento ministeriale, previo parere del CNF, la definizione delle modalità di accertamento di tali requisiti. Si è previsto che l'iscrizione all'albo implichi quella alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense.
L’articolo 22 disciplina il patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, prevedendo l’iscrizione al relativo albo a seguito del superamento di un esame o della frequenza, con valutazione positiva, della Scuola superiore dell’avvocatura.
È stata introdotta una norma transitoria secondo la quale possono chiedere l’iscrizione coloro che maturino i requisiti secondo la previgente normativa entro tre anni dalla data di entrata in vigore della nuova legge.
L’articolo 23 prevede l'iscrizione obbligatoria in un elenco speciale per gli avvocati degli uffici legali specificatamente istituiti presso gli enti pubblici; a tali soggetti deve essere assicurata la piena autonomia e indipendenza da ogni altro ufficio nella trattazione degli affari legali dell’ente e un trattamento economico adeguato alla funzione professionale svolta.
Il Titolo III (articoli 24-39) disciplina gli organi e le funzioni degli ordini forensi.
L'articolo 24 disciplina l'ordine forense, costituito dall'insieme degli iscritti negli albi degli avvocati, prevedendo la sua articolazione nel CNF e negli ordini circondariali.
L’articolo 25 dispone in ordine agli ordini circondariali, ai quali è attribuita in via esclusiva la rappresentanza istituzionale dell'Avvocatura a livello locale; gli ordini circondariali hanno sede presso ciascun tribunale. È stata soppressa la disposizione secondo la quale l’ordine circondariale di Roma ha sede presso la Corte di cassazione.
L’articolo 26 individua gli organi degli ordini circondariali; è stata espunta la disposizione relativa agli ordini circondariali del distretto in relazione al nuovo assetto della materia disciplinare. In base all’articolo 27, gli avvocati iscritti all’albo circondariale e dagli elenchi speciali costituiscono l’assemblea degli iscritti, organo al quale spettano, oltre che funzioni consultive, anche l’elezione dei componenti del consiglio e l’approvazione dei bilanci.
L’articolo 28 interviene in materia di consigli dell’ordine, individuandone il numero di componenti, fissandone in 4 anni la durata in carica, rinviando ad un regolamento attuativo la disciplina di dettaglio delle modalità di elezione e stabilendone l’articolazione interna. Sono state introdotte modifiche tese a favorire la parità di rappresentanza di genere e in materia di rieleggibilità dei componenti (non più di due mandati in luogo di tre: la ricandidatura è possibile quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si è svolto il precedente mandato). L’articolo 29 interviene in materia di funzioni dei consigli dell’ordine. Le novità più rilevanti riguardano l’attribuzione ai medesimi di compiti ulteriori, legati in particolare alla formazione degli avvocati e ai requisiti dell’esercizio dell’attività professionale. L'articolo 30, prevede che ciascun consiglio istituisca lo sportello per il cittadino, il cui accesso è gratuito ed è regolato con regolamento del CNF, volto a fornire informazioni e orientamento ai cittadini per la fruizione delle prestazioni professionali degli avvocati e per l’accesso alla giustizia.
L’articolo 31 disciplina il collegio dei revisori, composto da avvocati iscritti al registro dei revisori contabili nominati dal presidente del Tribunale. È stata soppressa una disposizione che parametrava il compenso del revisore alle tariffe professionali.
L’articolo 32, che ha subito modifiche di carattere meramente formale, prevede che i consigli dell’ordine con almeno nove componenti possano anche funzionare per commissioni. L’articolo 33 introduce ulteriori ipotesi di scioglimento dei consigli dell’ordine e prevede che lo scioglimento sia disposto su proposta del CNF e previa diffida al consiglio.
L’articolo 34 interviene in materia di Consiglio nazionale forense, prolungandone la durata, incidendo sul numero dei componenti e disciplinandone le modalità di elezione. Finalizzate all'equilibrio della rappresentanza tra i generi.
L’articolo 35 elenca le funzioni di rappresentanza e di vertice dell’avvocatura, di natura normativa, consultive, di proposta e giurisdizionali attribuite al Consiglio nazionale forense. È prescritta, tra l'altro, l'espressione di pareri da parte delle associazioni specialistiche più rappresentative ai fini dell'adozione dei regolamenti relativi alla materia delle specializzazioni.
L’articolo 36 disciplina l’esercizio della funzione giurisdizionale da parte del CNF, delineando sommariamente il procedimento e rinviando alle disposizioni Contenute nel regolamento attuativo della legge professionale (Regio decreto 22 gennaio 1934, n.37).
L’articolo 37 detta ulteriori disposizioni in materia di competenza Giurisdizionale del CNF, affida il controllo contabile e di gestione al collegio dei revisori e prevede lo svolgimento dell’attività non giurisdizionale del CNF anche attraverso l’istituzione di commissioni di lavoro.
L’articolo 38 prevede l’eleggibilità al CNF degli avvocati iscritti all’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, che non abbiano subito, nei cinque anni precedenti, una sanzione disciplinare più grave dell’avvertimento, e disciplina infine le cause di incompatibilità.
L'articolo 39 disciplina un nuovo organo, il Congresso Nazionale Forense, massima assise dell'avvocatura italiana, al quale spetta la formulazione di proposte in tema di giustizia, diritti fondamentali dei cittadini e professione forense.
Il Titolo IV reca norme sull'accesso alla professione forense, disciplinando il tirocinio professionale e l’esame di Stato.
L'articolo 40, con la finalità di rafforzare i rapporti di collaborazione tra consigli dell'ordine e facoltà di giurisprudenza, prevede la stipula di convenzioni con le facoltà stesse da parte dei consigli circondariali e del CNF.
L'articolo 41 disciplina i contenuti e le modalità di svolgimento del tirocinio. Tra i profili di maggiore novità si segnalano le norme sull'incompatibilità: è previsto ora che il tirocinio possa essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato non solo privato ma anche pubblico, purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse.
È stato, inoltre, diminuito il periodo obbligatorio di svolgimento continuativo del tirocinio da ventiquattro a diciotto mesi. L'articolo elenca le modalità, con riferimento alle sedi e alla durata, con cui il tirocinio può essere validamente svolto; ad esempio si prevede che esso possa essere svolto per non più di sei mesi anche dallo studente regolarmente iscritto all’ultimo anno del corso di studi o per il conseguimento del diploma di laurea in giurisprudenza, nel caso siano state stipulate le convenzioni di cui all'articolo 40.
Altra novità di rilievo è la previsione dell'obbligo di un rimborso delle spese sostenute dal praticante per conto dello studio professionale privato e, dopo il primo semestre, secondo ulteriore modifica, in base ad un contratto, un’indennità o un compenso per l’attività svolta (e non più un "rimborso"). Gli enti pubblici e l’Avvocatura dello Stato sono tenuti invece a riconoscere al praticante avvocato un rimborso per l’attività svolta, ove previsto dai rispettivi ordinamenti e comunque nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. L'articolo infine stabilisce i limiti entro i quali il praticante può esercitare attività professionale (solo se in possesso di laurea in giurisprudenza, in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e comunque sotto il controllo e la responsabilità dello stesso e anche se si tratta di affari non trattati direttamente dal medesimo).
L’articolo 42 estende ai praticanti i doveri e le norme deontologiche previste per gli avvocati e la competenza disciplinare del Consiglio dell’ordine.
L’articolo 43 dispone che il tirocinio di durata biennale debba essere accompagnato da un approfondimento teorico concluso con profitto da realizzare attraverso la frequenza obbligatoria di diciotto mesi (e non più di ventiquattro) di appositi corsi di formazione, che spetta al Ministro della giustizia regolamentare, sentito il CNF.
L’articolo 44 demanda ad un regolamento del Ministero della giustizia la disciplina delle modalità di svolgimento del praticantato presso gli uffici giudiziari.
L’articolo 45 disciplina la conclusione del tirocinio, attestata dal certificato di compiuta pratica e stabilisce che il praticante è ammesso a sostenere l'esame di Stato nella sede di corte di appello nel cui distretto ha svolto il maggior periodo di tirocinio.
L’articolo che dettava disposizioni generali sull’esame di Stato, ribadendo la Cadenza annuale delle prove di esame, è stato soppresso.
L'articolo 46 delinea la nuova articolazione dell’esame di Stato.
Tra le novità più significative si segnalano: la motivazione del voto assegnato alle prove scritte; la modifica della disciplina delle prove orali; la previsione secondo cui le prove si svolgono col solo ausilio dei testi di legge, senza commenti e citazioni giurisprudenziali. La disposizione introduce anche una nuova fattispecie di reato a carico di chiunque faccia pervenire ai candidati all’interno della sede d’esame testi relativi al tema proposto. È stata modificata la disposizione relativa agli oneri, prima a carico dei partecipanti all'esame, mentre nel testo ora all'esame si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ferma restando la tassa da corrispondersi all'Erario per la partecipazione agli esami forensi.
L’articolo 47 disciplina le commissioni esaminatrici (intervenendo in particolare sulla loro composizione) e alcuni aspetti della procedura d’esame, e prevede il potere ispettivo – anche su richiesta del CNF – del Ministro della giustizia sulla regolarità dello svolgimento delle prove, il quale può annullare gli esami in cui siano state compiute irregolarità.
L’articolo 48 prevede che, fino al secondo anno successivo alla data di entrata in vigore della legge in esame, l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resti disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della stessa, fatta salva la riduzione a diciotto mesi del periodo di tirocinio.
L’articolo 49 prevede un’applicazione graduale della nuova disciplina sull’esame di Stato, stabilendo che per i primi due anni dalla data di entrata in vigore della nuova legge l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato si effettua, sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalità di esame, secondo le norme previgenti. È stata soppressa la disposizione che prevedeva che, per i successivi tre anni ai primi due dall'entrata in vigore della legge, le modalità delle prove, sia scritte sia orali, fossero disciplinate dalle norme previgenti. Inoltre prevedeva che l’ammissione alle prove orali fosse subordinata al raggiungimento del punteggio non inferiore a trenta punti per ciascuna prova scritta e che, per le prove orali, l’idoneità fosse subordinata al raggiungimento del punteggio non inferiore a trenta punti per ciascuna materia.
Il Titolo V reca disposizioni sul procedimento disciplinare.
L'articolo 50 sottrae la competenza in materia di procedimento disciplinare al consiglio dell'ordine che ha la custodia dell'albo in cui il professionista è iscritto, per conferirla ai consigli distrettuali di disciplina (e non più al Consiglio istruttore di disciplina e al Collegio giudicante).
L'articolo 51 detta norme sul procedimento disciplinare e sulla notizia del fatto, e sottopone le infrazioni ai doveri e alle regole di condotta dettati dalla legge o dalla deontologia al giudizio dei suddetti consigli distrettuali di disciplina. La notizia dei fatti suscettibili di valutazione disciplinare infatti è comunque acquisita e l’autorità giudiziaria è tenuta a darne immediata notizia al consiglio dell’ordine competente, quando nei confronti di un iscritto è esercitata l’azione penale, ovvero quando è disposta l’applicazione di misure cautelari o di sicurezza, ovvero quando sono effettuati perquisizioni o sequestri o sono emesse sentenze che definiscono il grado di giudizio.
L’articolo 52 dispone sul contenuto della decisione che conclude il procedimento disciplinare e individua le possibili sanzioni disciplinari: avvertimento, censura, sospensione (per un periodo la cui durata è stata aumentata), radiazione. È previsto ora anche il richiamo verbale, non avente natura disciplinare.
L'articolo 53 elenca le sanzioni e collega la loro applicazione alle diverse fattispecie di infrazione. E' stata invece soppressa la disposizione che stabiliva che, nella determinazione della sanzione, si dovesse tener conto della gravità dell’infrazione, del grado di responsabilità, dei precedenti dell’incolpato, del suo comportamento successivo al fatto e dell’eventuale reiterazione di comportamenti illeciti.
L'articolo 54 disciplina il rapporto fra procedimento disciplinare e processo penale, sancendone in generale l’autonomia quando hanno ad oggetto gli stessi fatti, anche se il successivo articolo prevede ipotesi di riapertura del procedimento disciplinare in relazione agli esiti del processo penale.
In questa sede si dispone che se, agli effetti della decisione, è indispensabile acquisire atti e notizie appartenenti al processo penale, il procedimento disciplinare può essere a tale scopo sospeso per un periodo che non può superare complessivamente i due anni.
L'articolo 55 prevede ipotesi di riapertura del procedimento disciplinare in conseguenza agli esiti del processo penale alla conclusione del quale l’autorità giudiziaria abbia emesso sentenza di assoluzione ovvero di condanna.
L'articolo 56 reca norme sulla prescrizione dell’azione disciplinare e le cause della sua eventuale interruzione, anch'esse parzialmente modificate (in particolare è stata aumentata da cinque a sei anni la prescrizione dell'azione disciplinare). È stata introdotta una nuova disposizione (articolo 57) che vieta la cancellazione dall'albo durante lo svolgimento del procedimento, dal giorno dell’invio degli atti al consiglio distrettuale di disciplina.
L'articolo 58 reca disposizioni relative alla notizia di illecito disciplinare e alla fase istruttoria pre-procedimentale, che può durare al massimo sei mesi e concludersi con l’archiviazione, nel caso di manifesta infondatezza della notizia, o con l’apertura del procedimento susseguente all'approvazione del capo di incolpazione. Ricevuti gli atti relativi all'illecito disciplinare il presidente del consiglio distrettuale di disciplina provvede a iscrivere in un apposito registro riservato il ricevimento stesso. È stata soppressa la possibilità di impugnare davanti al CNF il provvedimento di apertura del procedimento e quello di rinvio a giudizio.
Il procedimento disciplinare è regolato dall'articolo 59, che disciplina il dibattimento e la decisione di accertamento della responsabilità disciplinare.
Sono qui indicati i principi cui deve essere improntato il procedimento (obblighi di comunicazioni all'incolpato, diritto di accesso ai documenti del fascicolo, termini per le notifiche, presentazione di testimoni, diritto di difesa e di presentazione e interrogazione di testimoni, termini per il deposito della motivazione). È stato soppresso nel corso dell' esame parlamentare il riferimento al limite massimo del procedimento.
L'articolo 60 individua i casi e disciplina il procedimento per la sospensione cautelare del professionista o del praticante dall’esercizio della professione; la sospensione in ogni caso non può avere durata superiore a un anno. Si segnala che sono state apportate alcune modifiche: in particolare la sospensione non è più un atto dovuto, nei casi elencati, bensì una possibilità, che può essere deliberata dal consiglio distrettuale di disciplina, previa audizione dell'interessato. Inoltre la sospensione cautelare perde efficacia qualora, nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione (non più nel termine di due anni), il consiglio distrettuale di disciplina non deliberi il provvedimento sanzionatorio.
L’articolo 61 disciplina l’impugnazione innanzi al CNF delle decisioni disciplinari da parte dell’incolpato, nel caso di affermazione di responsabilità e, per ogni decisione, da parte del consiglio dell’ordine presso cui l’incolpato è iscritto, del procuratore della Repubblica e del procuratore generale del distretto della corte d’appello ove ha sede il consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione.
L'articolo 62 disciplina l’esecutorietà delle decisioni emesse in sede disciplinare dal consiglio distrettuale, attribuendo la competenza per l’esecuzione della sentenza al consiglio dell’ordine nel quale è iscritto il professionista incolpato. L'articolo è stato parzialmente modificato, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di notificazione e di comunicazione. In caso di radiazione, il professionista può chiedere di essere nuovamente iscritto decorsi cinque anni dall’esecutività del provvedimento, ma non oltre un anno successivamente alla scadenza di tale termine.
L'articolo 63 attribuisce al CNF poteri ispettivi per il controllo del regolare funzionamento dei Consigli distrettuali di disciplina (non più anche ai consigli dell'ordine).
Il Titolo VI contiene una disposizione di delega al governo e le disposizioni transitorie e finali.
L'articolo 64 delega il Governo all’emanazione di uno o più decreti legislativi contenenti un testo unico di riordino delle disposizioni vigenti in materia di professione forense, secondo alcuni criteri e principi direttivi (accertare la vigenza attuale delle singole norme, indicare quelle abrogate, anche implicitamente, per incompatibilità con successive disposizioni, e quelle che, pur non inserite nel testo unico, restano in vigore; allegare al testo unico l’elenco delle disposizioni, benché non richiamate, che sono comunque abrogate; procedere al coordinamento del testo delle disposizioni vigenti apportando, nei limiti di tale coordinamento, le modificazioni necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della disciplina, anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo).
L’articolo 65 disciplina la fase transitoria in attesa della piena operatività della riforma, che si realizzerà successivamente all’entrata in vigore dei regolamenti attuativi. La medesima disposizione disciplina anche la proroga del CNF e dei consigli circondariali in carica e l’emanazione del codice deontologico nel termine di un anno dall’entrata in vigore della legge. È stata soppressa la disposizione che dava facoltà ai consigli locali di indire nuove elezioni alla scadenza naturale del mandato.
L'articolo 66 interviene in materia di previdenza forense, stabilendo che la disciplina vigente in materia di prescrizione dei contributi previdenziali non si applichi alle contribuzioni dovute alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense.
L'articolo 67 contiene, infine, la clausola di invarianza finanziaria.
Riforma Forense.pdf