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Timestamp: 2019-02-16 16:11:19+00:00
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L'omicidio di Meredith Kercher - PDF
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1 L'omicidio di Meredith Kercher Gli articoli del 2010
2 La famiglia della ragazza di Seattle ingaggia un avvocato di grido per l'appello E' stata condannata a 26 anni. Il padre Curt Knox: "Sarà la carta decisiva" Amanda Knox, un super avvocato "Ted" Simon lavorerà con gli italiani ROMA - I Knox non si arrendono. A difendere la figlia Amanda insieme ai legali italiani, la famiglia della ragazza americana condannata in primo grado a 26 anni di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher (avvenuto a Perugia nel 2007), ci sarà anche uno dei maggiori avvocati degli Stati Uniti, Theodore Simon. Come riporta la televisione Sky News, Simon lavorerà insieme ai due avvocati italiani Luciano Ghirga e Carlo della Vedova per la difesa di Amanda, che si proclama innocente. Il processo di appello dovrebbe iniziare il prossimo marzo, ma difficilmente la prima udienza si terrà prima dell'autunno. Secondo Simon "la condanna di Amanda è un tragico esempio di condanna sbagliata che richiede una significativa revisione". Il papà della giovane americana, Curt Knox, si dice fiducioso, e ritiene che l'avvocato Simon sarà "una carta decisiva" per Amanda. Simon è il segretario della America's national association of criminal defence lawyers, ed è considerato un'autorità nella difesa dei cittadini americani all'estero. (5 gennaio 2010)
4 In 427 pagine le motivazioni della Corte d'assise di Perugia per il verdetto contro Raffaele Sollecito e Amanda Knox per il delitto della studentessa inglese avvenuto il primo novembre del "Delitto senza alcuna programmazione" Delitto Meredith, depositata sentenza di condanna "Omicidio nato dalla violenza sessuale di Guede" Amanda Knox e Raffaele Sollecito PERUGIA - Quattrocentoventisette pagine. Tante ne sono servite ai giudici della Corte d'assise di Perugia per motivare la sentenza sull'omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il primo novembre del Per quel delitto compiuto "senza alcuna programmazione, senza alcuna animosità o sentimento rancoroso", laddove "i fatti risultano essere stati realizzati in forza di contengenze meramente casuali", scrivono i magistrati, sono stati condannati Amanda Knox e Raffaele Sollecito rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Per lo stesso reato è stato condannato (a 30 anni con rito abbreviato poi ridotti a 16 in appello ndr) l'ivoriano Rudy Hermann Guede, al momento in attesa di ricorrere in Corte di Cassazione. "Il movente - scrivono i magistrati perugini - di natura erotica sessuale violento che, originatosi dalla scelta del male operata da Rudy, trovò la collaborazione attiva di Amanda e Raffaele". Dal carcere di Viterbo, dove è detenuto, Rudy ha scritto una lettera con un appello: "Chi sa, parli". Una sollecitazione che sembra riguardare gli stessi Amanda e Raffaele (da Rudy indicati, in particolare la studentessa americana che lui aveva sempre detto di conoscere, presenti sulla scena del crimine ndr) che si dichiarano da sempre estranei alla vicenda. "Un quandro unitario". L'insieme degli elementi emersi nel processo "evidenzia un quadro complessivo e unitario, senza vuoti e incongruenze", hanno scritto i giudici nel fascicolo firmato dal presidente della Corte Giancarlo Massei e dal giudice a latere Beatrice Cristiani. Secondo il collegio, il quadro emerso "comporta come esito necessario e strettamente consequenziale l'attribuzione dei fatti reato ipotizzati ad entrambi gli imputati". Il coinvolgimento di Lumumba. Nel provvedimento si afferma inoltre che la Knox "accusò liberamente Patrick Diya Lumumba di avere ucciso Meredith e l'accusò nella consapevolezza dell'innocenza dello stesso Lumumba". I giudici sottolineano come non c'è stata "alcuna conferma" delle sollecitazioni che Amanda avrebbe subito dagli inquirenti per accusare Lumumba. Per la Corte d'assise di Perugia la finalità perseguita dall'americana (condannata anche per il reato di calunnia nei confronti del musicista congolese, ndr) era quella di "indirizzare gli inquirenti per una pista sbagliata, lontana da quella che avrebbe potuto portare all'accertamento della responsabilità propria e del suo fidanzato". "Un comportamento e una scelta, quindi - scrive la Corte - meramente difensivi: Amanda aveva buoni rapporti con Lumumba dal quale era stata sempre trattata bene e pertanto non poteva esserci nessun motivo di rancore, inimicizia, rivalsa che avesse potuto giustificare una accusa così grave". "Contingenze casuali". Nelle motivazioni si parla di "contingenze meramente casuali che andarono a saldarsi, le une con le altre, creando una situazione che, nella combinazione dei vari
5 fattori, resero possibile i delitti in danno di Meredith: Amanda e Raffaele che improvvisamente si trovano senza alcun impegno; incontrano casualmente (non c'è traccia di alcun appuntamento preso) Rudy Guede e si trovano insieme a questo nella casa di via della Pergola dove proprio quella sera (tra il primo e il 2 novembre del 2007 ndr) Meredith è sola". Secondo i giudici "anche il comportamento posto in essere nei confronti di Meredith dopo le violenze e l'assassinio commessi è consistito nell'averne ricoperto il corpo senza vita evidenzia, oltre a un sentimento di pietà verso la vittima, il rifiuto e quindi una sorta di pentimento per quanto commesso: rifiuto e pentimento affidati a un tale gesto di pietà". "Guede fu aiutato da Amanda e Raffaele". L'azione delittuosa materiale, ovvero la violenza sessuale, i magistrati la attribuiscono a Rudy Guede, che è stato aiutato da Amanda e Raffaele resi fragili dalla droga assunta. "Amanda e Raffaele - scrivono i giudici - parteciparono attivamente all'azione delittuosa di Rudy finalizzata a vincere la resistenza di Meredith, a soggiogare la volontà e consentire a Rudy di sfogare i propri impulsi lussuriosi". Scrivono ancora i magistrati nelle motivazioni della sentenza: "La prospettiva di aiutare Rudy nel proposito di soggiogare Meredith per abusarne sessualmente, poteva apparire come un eccitante particolare che, pur non previsto, andava sperimentato". "Il movente - si legge ancora - quindi di natura erotica sessuale violento che, originatosi dalla scelta del male operata da Rudy, trovò la collaborazione attiva di Amanda e Raffaele. Che tale partecipazione, attiva e violenta, abbia coinvolto anche gli attuali imputati in concorso con Rudy deriva da quanto si è osservato parlando delle lesioni subite da Meredith, dall'esito delle indagini genetiche, dalle impronte di piede nudo rinvenute in varie parti della casa". "La vittima era sveglia e forte". Una delle prove, secondo i magistrati, dell'omicidio portato avanti da più persone trova conferma nella forza fisica di Meredith, dal suo essere cosciente la sera della violenza e dalla sua passate esperienza in palestra. "Meredith quando iniziò l'azione violenta era sveglia e vestita e non sdraiaiata sul letto". E ancora: "Stando alle analisi la ragazza aveva un fisico snello e dotato ed era fisicamente molto forte, come avevano affermato la madre e la sorella di Meredith. Aveva fatto anche boxing". (04 marzo 2010)
6 Il processo di Perugia, con le motivazioni della sentenza emergono altre contraddizioni. E c'è un colpo di scena Rapporto della difesa di Sollecito "Guede li ha scagionati" L'assassino del piccolo Tommaso Onofri avrebbe raccolto in carcere una presunta confessione del primo condannato per l'omicidio di Meredith Kercher dal nostro inviato MEO PONTE Amanda Knox e Raffaele Sollecito PERUGIA - La difesa di Raffaele Sollecito, lo studente pugliese condannato a 25 anni per l'omicidio di Meredith Kercher, ha depositato le conclusioni di una indagine parallela dalla quale emergerebbe una nuova versione dei fatti. Gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori nei giorni scorsi hanno infatti raccolto la testimonianza di Mario Alessi, l'assassino del piccolo Tommaso Onofri, detenuto del carcere di Viterbo a cui Rudy Guede durante la sua permanenza nel carcere avrebbe confidato che Raffaele e Amanda non erano in via Della Pergola 7 la sera del delitto. "C'ero io ma non ero solo, c'era con me una persona che non è mai stata sfiorata dalle indagine" avrebbe rivelato Rudy ad Alessi durante l'ora d'aria. Il detenuto successivamente avrebbe scritto ai legali di Sollecito diverse lettere, raccontando quando saputo dal compagno di cella. La testimonianza di Alessi è stata videoregistrata e depositata alla Procura della Repubblica di Perugia. Gli avvocati Bongiorno e Maori ora però si trincerano dietro il silenzio, limitandosi a dire: "Abbiamo semplicemente fatto un'indagine difensiva". Valter Biscotti, legale di Rudy Guede, però sottolinea: "Il mio assistito non ha mai parlato di questo aspetto della vicenda". Le contraddizioni. Le motivazioni della sentenza della Corte d'assise fanno discutere. Amanda, visitata in carcere da uno dei suoi legali, Maria Del Grosso, si è detta allibita spiegando: "Non sono una persona in balia del caso, se avessi visto Meredith aggredita sarei intervenuta in suo soccorso e non per aiutare il suo assassino ". D altronde per comparare le diverse sentenze dei giudici che si sono occupati del caso Meredith Kercher occorre far ricorso più che alla giurisprudenza alla filologia. Il gip Claudia Matteini, il gup Paolo Micheli, i giudici del Riesame e infine della Corte d'assise si contraddicono l'un l'altro ma poi concordano su un unico punto: Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono gli assassini. A prescindere. Il primo giudice che si è occupato della coppia è stata Claudia Matteini, il gip che ha convalidato il loro fermo nel novembre 2007, a pochi giorni dal delitto. In quell'occasione il magistrato aveva confermato in toto la versione del pm Giuliano Mignini che aveva indicato Patrick Lumunba come l assassino della studentessa inglese e Amanda Knox e Raffaele Sollecito come i suoi complici. Contro il giovane zairese pesava essenzialmente la confessione fatta in questura da Amanda Knox dopo che Sollecito aveva ammesso: "Ho detto un sacco di cazzate, forse Amanda è uscita da casa mia e non me ne sono accorto". Messa alle strette Amanda aveva accusato Patrick Lumumba, finito immediatamente in cella. Il gip Matteini aveva convalidato i tre fermi
7 nonostante l'interrogatorio di Amanda, già indagata, fosse stato fatto senza un avvocato a difenderla. Né era servito che Raffaele all udienza ritrattasse la sua confessione e che Lumumba esibisse gli scontrini del suo pub per dimostrare di non essere stato in via Della Pergola 7 in quelle ore. La Matteini aveva anche individuato un movente preciso del delitto: Lumumba invaghito di Meredith era riuscito a penetrare in casa grazie ad Amanda e Raffaele "in cerca di emozioni più forti" e cercato di coinvolgere la studentessa inglese in un gioco erotico. Il rifiuto di Meredith aveva originato l omicidio. Questa prima ricostruzione del delitto era stato contraddetta dagli eventi successivi. Un professore svizzero aveva testimoniato a favore di Lumumba, fornendogli un alibi di ferro e il giovane zairese era così diventato parte offesa nello stesso processo che lo aveva visto prima indicato come assassino. I rilievi della Scientifica in più avevano rivelato la presenza sulla scena del crimine di un personaggio mai comparso sino a quel momento negli atti dell'inchiesta: Rudy Guede che nel frattempo era fuggito in Germania. Tocca poi ai giudici del Riesame pronunciarsi su Amanda e Raffaele. Che prendono atto del capolgimento di ruolo di Patrick Lumumba scrivendo: "Lo scenario disegnato alla data del 9 novembre è sensibilmente mutato ma non può dirsi che ciò vada a detrimento del coinvolgimento nella vicenda e Amanda e Raffaele...". Per loro Amanda è "una giovane dalla multiforme personalità fatta di spigliatezza e scaltrezza non disgiunta da ingenuità ma con una forte propensione scenica e un'elevata, si direbbe fatale, capacità di aggregazione ". E Raffaele appare loro come "una personalità più complessa e per certi versi inquietante per cui la violenza costituisce una concreta attrattiva che solo una più consapevole maturazione potrebbe rendere innocua, Deve concludersi che il Raffaele sulla base di un compiuto decadimento dei suoi freni inibitori risulta soggetto proclive al compimento di gravi delitti implicanti il ricorso a violenza personale ". Anche per il Riesame quindi pochi dubbi: Amanda e Raffaele sono gli assassini. Non sono. Lei in particolare non ha mai mostrato il benchè minino pentimento. Anzi come spiegano i giudici: ""Non ha mai palesato un concreto dolore per la perdita dell'amica, piuttosto indulgendo in ostantate effusioni con Raffaele". Gli unici dubbi il Riesame li esprime sul movente sessuale: "Non è detto che sia l'unico motivo del delitto". Per il pm Giuliano Mignini d'altronde all'origine del delitto oltre al sesso c è l'astio di Amanda nei confronti di Meredith, coinquilina inglese con la quale entrerebbe, a detta delle amiche di Mez, in conflitto per la sciatteria dell americana. E poi una cultura sostanzialmente violenta, alimentata dalla lettura dei Manga giapponesi e dalle saghe sataniche legate alle notte di Halloween. Teorie però non condivise dal gup Paolo Micheli che quando si occupa del caso le definisce "a dir poco fantasiose". Per poi però aggiungere: "Partendo dal dato certo costituito dagli elementi diretti a carico degli imputati e soprattutto dalla compresenza loro e di Rudy Guede sulla scena del crimini i fatti ignoti che ne costituiscono il necessario presupposto non debbono essere necessariamente provati con il rigore di un'ulteriore prova diretta ma è sufficiente ricorrere alla logica e al senso comune". Il gup impiega quindi la logica per dare una fisionomia più accettabile all'accusa contro Amanda e Raffaele. Respinge l'ipotesi che Meredith possa essere stata uccisa da una sola persona, in particolare da un ladro entrato in casa per rubare. Si dice convinto che dopo il delitto gli assassini "pulirono" la casa e sottolinea: "Vi sono argomenti logici a sostegno di un attività di pulizia vista la mancanza di qualsiasi impronta digitale della Knox in tutta la casa come se non vi abitasse e malgrado l'imputata abbia rappresentanto di essere andata in giro per le stanze quella stessa mattina, facendosi la doccia a dispetto dei segni di fatti di violenza che avrebbe dovuto notare". Il gup ritiene anche esatta l'ipotesi di voler organizzare un'improvvisa visita alla Kercher ("anche a costo di ricorrere alla violenza") per sondarne la disponibilità a pratiche sessuali di gruppo. Per quanto riguarda il coltello indicato come l'arma del delitto e il gancetto del reggiseno su cui è stato trovato il dna di Raffaele il gup però spiega che in Corte d'assise le due prove saranno oggetto di
8 perizie approfondite ma si dice certo che non ci sia stato pericolo di contaminazione come affermato dalle difese degli imputati. Sull'operato della Polizia Scientifica non hanno dubbi nemmeno i giudici della Corte d Assise che il 5 dicembre condannano Amanda e Raffaele a 26 e 25 anni. Tanto che durante il dibattimento non ricorrono alle perizie auspicate dal gup e insistentemente chieste dalla difesa. In compenso delineano una nuova dinamica del delitto: Amanda e Raffaele sono in via Della Pergola, Rudy si è aggiunto a loro, se in cerca di un letto o di un gabinetto non è dato sapere, Nessuno pensa all'omicidio o ad un'orgia. E' Rudy di sua iniziativa che entra nella camera di Meredith e l'aggredisce sessualmente. Amanda e Raffaele sentono le urla dell'amica, intervengono a dar man forte a Rudy. E uccidono. Con due coltelli. Senza volere però. Per caso, spinti al delitto da una concatenazione di circostanze casuali. Poi, a differenza di quanto detto dai giudici del Riesame, si pentono e coprono il corpo della vittima con il piumone. (05 marzo 2010)
10 L'ivoriano nega di aver scagionato Knox e Sollecito. L'assassino del piccolo Tommaso conferma Il legale della famiglia Kercher: "Mitomane". Il pm dell'inchiesta Onofri: "Ritenuto inattendibile" Delitto Perugia, l'ultima svolta ma quante menzogne per Alessi e Guede dal nostro inviato MEO PONTE Rudy Guede PERUGIA - Ora tutti lo definiscono un "mitomane", dicono che, dopo la condanna all'ergastolo è in cerca di benefici e sconti di pena. Di certo Mario Alessi, destinato a passare una vita in carcere per aver rapito e ucciso il piccolo Tommaso Onofri, con le rivelazioni fatte agli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, difensori di Raffaele Sollecito, ha rimesso in discussione l'inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia sull'omicidio di Meredith Kercher. Il suo racconto, dettagliato e in certi passaggi del tutto collimante con le dichiarazioni fatte ai magistrati dallo stesso Guede (il momento trascorso in bagno, la sorpresa di trovarsi di fronte ad un'aggressione quando era tornato nella stanza di Meredith, i tentativi di tamponare le ferite della giovane inglese) può anche essere frutto di una ricostruzione fatta attraverso la lettura dei giornali ma può anche essere vero. Gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile si sono affrettati a riportare la sdegnata smentita di Guede ("Ho parlato con Alessi come ho fatto con altri detenuti ma non gli ho mai confidato nulla che riguardasse la storia di Meredith") che alla fine del processo di appello ha beneficiato di una sorprendente riduzione della condanna a trent'anni decisa dal gup Paolo Micheli. Alessi dal canto suo cita, a conferma della sua buona fede, altri tre detenuti che, secondo lui, avrebbero ascoltato le rivelazioni di Rudy. IL VERBALE DELLA DEPOSIZIONE Vere o false che siano le dichiarazioni di Alessi hanno indubbiamente il merito di riportare al centro dell'inchiesta il personaggio più inquietante della vicenda riguardante l'uccisione di Meredith Kercher. La sorte processuale di Rudy Guede infatti è a dir poco paradossale. Imputato con Amanda Knox e Raffaele Sollecito, a differenza degli altri due, non ha mai potuto negare di essere stato in via Della Pergola 7. Le tracce che vi ha lasciato sono tante e tali che lui stesso ha dovuto ammettere di essere stato lì, aggrovigliandosi poi in una spirale di menzogne. Quando era latitante in Germania, parlando in chat con l'amico che lo aveva contattato per conto della polizia, aveva confermato di essere stato a casa di Meredith, dicendo di essere stato invitato dallo stessa inglese e anche in quell'occasione, come ha fatto successivamente nel novembre scorso con Mario Alessi, aveva scagionato Amanda e Raffaele dicendo: "Non c'erano in quella casa...". Poi aveva però cambiato versione e più di una volta, con rivelazioni discontinue e a singhiozzo ("Ho sentito la voce di Amanda che aspettava fuori dalla casa... L'ho vista allontanarsi...) arrivando ad avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai giudici della Corte d'assise che, tra l'altro, a differenza di altri magistrati gli hanno successivamente dato un ruolo importante nell'aggressione di Meredith Kercher.
11 Se Mario Alessi è un mitomane di certo Rudy Guede è un bugiardo compulsivo. Così lo ha definito il gup Paolo Micheli e lo ricordava Paolo Caporali, titolare della Liomatic, l'imprenditore che lo aveva avuto in affido. Non è escluso quindi che possa aver mentito anche ad Alessi, attribuendo ancora una volta ad altri l'uccisione di Meredith Kercher. Quello tra i due è indubbiamente un confronto tra due professionisti della menzogna. Resta da chiedersi perché un personaggio di tal fatta (nel suo passato non c'è solo il dramma di un bimbo senza famiglia ma anche furti e comportamenti squisitamente delinquenziali) sia rimasto in ombra nell'inchiesta rispetto ad Amanda e Raffaele. E soprattutto perché abbia goduto di una certa "comprensione" da parte degli investigatori che non hanno mai calcato la mano con lui, nonostante fosse di certo l'unico sulla cui presenza sulla scena del crimine la notte del delitto non ci fossero dubbi. "Del caso di Perugia non conosco gli atti" ma "conosco l'individuo. Mario Alessi continua evidentemente nel suo trend di bugie e di trasfigurazione della realtà" è il commento di Lucia Musti, procuratore aggiunto di Modena. "Alessi da noi è sempre stato ritenuto inattendibile" aggiunge il pm che all'epoca del sequestro del piccolo Tommaso Onofri partecipò alle indagini e sostenne l'accusa in primo grado a Parma, assieme al collega Silverio Piro. "Forse ha trovato il modo per passare il tempo in carcere o forse, come credo, dice queste cose perché spera di ottenere dei benefici. Visto che l'appello ha confermato la condanna all'ergastolo e che difficilmente ci saranno sorprese in Cassazione, l'unica strada percorribile per lui è quella del beneficio". Mario Alessi può essere davvero un mitomane ma le sue rivelazioni potrebbero essere l'occasione per rimettere in discussione il ruolo di Rudy (che probabilmente dopo il bonus avuto in appello spera in un'ulteriore riduzione della pena quando il suo caso sarà esaminato dai giudici della Corte di Cassazione) nella storia del delitto di Perugia. E forse scoprire una verità finalmente definitiva sulla morte di Meredith Kercher. (06 marzo 2010)
12 I giudici della Corte d'assise d'appello di Perugia hanno depositato la sentenza con cui a dicembre hanno ridotto da 30 a 16 anni la condanna all'ivoriano Omicidio Kercher, le motivazioni "Guede concorse pienamente" Rudy Guede PERUGIA - Rudy Guede "concorse pienamente" all'omicidio di Meredith Kercher. E' quanto sostiene la Corte d'assise d'appello di Perugia nelle motivazioni della sentenza con la quale il 22 dicembre scorso ha ridotto da 30 a 16 anni la condanna inflitta al ragazzo ivoriano. Nelle 56 pagine si legge che Guede "concorse pienamente non solo per essere stato l'autore della violenza sessuale, ma anche per avere tenuto ferma la mano sinistra della vittima mentre alla stessa venivano inferte le ferite letali". Secondo i giudici, l'ivoriano, che si è sempre proclamato estraneo al delitto, "partecipò attivamente a tutte le fasi della progressione criminosa". "Protagonista della violenza sessuale - si legge ancora nelle motivazioni depositate oggi - ha fornito il suo contributo alla violenza diretta a fiaccare la volontà della vittima, fino alla tragedia finale, anche quando spuntarono le armi da taglio". La Corte d'assise d'appello ha anche rilevato che "Guede, finché ha potuto, ha taciuto, poiché, stante la profonda connessione degli eventi, accusare Amanda (Knox - ndr) e Raffaele (Sollecito - ndr) lo avrebbe esposto a più che probabili dichiarazioni ritorsive da parte di costoro". Per i giudici, ciò che realmente è accaduto nel casolare di via della Pergola, a Perugia, la notte del primo novembre 2007 "il tempo, il modo, le circostanze dell'efferato omicidio", avrebbero "potuto chiarirlo, almeno per un senso di umana pietà nei confronti della povera vittima, solo gli imputati che, invece, hanno preferito infarcire le loro dichiarazioni, rese in diverse occasioni, di bugie, reticenze, retromarce, mezze verità, allusioni, prospettazioni inverosimili, accuse reciproche, più o meno velate" Nelle motivazioni si evidenzia inoltre che Guede è stato "unico" tra gli imputati dell'omicidio ad avere "chiesto scusa" ai familiari della studentessa inglese assassinata "anche se limitata alla omissione di soccorso". L'osservazione è nella parte dedicata alla concessione delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti. Guede ha sempre sostenuto con gli inquirenti di essere stato presente nella casa della Kercher quando venne uccisa, negando però di avere
13 partecipato al delitto. Ha inoltre affermato di avere cercato di soccorrere Mez, ma di avere il rammarico di non avere fatto tutto quanto possibile a questo riguardo. Guede è stato processato con il rito abbreviato, con la sentenza di primo grado emessa dal gup di Perugia il 28 ottobre del Sollecito e la Knox hanno invece seguito il rito ordinario e in primo grado sono stati inflitti loro 25 e 26 anni di reclusione. Anche i due ex fidanzati si sono proclamati innocenti. (22 marzo 2010) /
14 Gli americani non hanno mai creduto alla colpevolezza della Knox E ora esce un volume che racconta la ragazza fuori dagli stereotipi Il vero volto di Amanda in un libro un'altra verità di TINA BROWN Amanda Knox "È un tale shock mandare i figli a scuola e non vederli più tornare". Così ha testimoniato, straziata dal dolore, la madre di Meredith Kercher, la studentessa britannica ventiduenne uccisa a Perugia nel novembre 2007, al processo contro i presunti assassini della figlia, due anni dopo. "Mai, mai supereremo questa cosa". Da madre a mia volta rabbrividisco a queste parole. E' l'incubo che attanaglia ogni genitore che manda un figlio o una figlia all'estero per un "anno sabbatico" o per seguire un corso di studi, ormai un rito di iniziazione per i giovani occidentali istruiti. Ma il rapido moltiplicarsi di questi corsi può essere in parte ascritto alla triste - o volontaria? - ignoranza dei genitori su ciò che può accadere a degli studenti che si trovano all'improvviso in un paese straniero, liberi di botto dal controllo della famiglia o della scuola e circondati da un nuovo gruppo di compagni, tutti avidi di nuove esperienze. La pittoresca città di Perugia sarà sembrata un luogo idilliaco per una crescita culturale e linguistica. Ma i ragazzi che la sceglievano erano attratti soprattutto dalla reputazione di città festaiola. Le lunghe indagini ufficiali e non sulla psicologia e le abitudini degli accusati dell'omicidio di Meredith - la sua coinquilina americana Amanda Knox, pronta a divertirsi, e il di lei fidanzato italiano dell'epoca, Raffaele Sollecito - hanno fatto emergere una cultura spietata di sesso, droga, e alcool, una doccia fredda per i genitori, che troppo tardi ne sono venuti a conoscenza. Solo l'orribile morte di Meredith ha fatto luce sulle frequentazioni delle due ragazze, che non promettevano solo guai, ma, nel caso di Amanda, la discesa all'inferno. Chi era Amanda Knox? Una brava studentessa di Seattle dal viso pulito, l'immagine universale della ragazza americana - attraente, atletica, sveglia, gran lavoratrice, avventurosa, amante delle lingue e dei viaggi? Oppure il suo bel faccino era una maschera, una copertura per un animo depravato? Anche se tutte le prove sembrano indicare con forza la sua colpevolezza, resta l'interrogativo del perché e come Amanda abbia potuto, apparentemente senza un movente, aver collaborato a sgozzare la sua compagna di stanza con l'aiuto del suo fidanzato e di uno squallido spacciatore - per poi mentire ripetutamente sull'accaduto di quella terribile notte d'autunno? Questi punti di domanda hanno ossessionato tutte le persone coinvolte in questo caso, dai legali ai giornalisti, al pubblico che ha affollato l'aula del tribunale di Perugia per assistere al processo. Per i pubblici ministeri italiani e i tabloid britannici Amanda era una strega schiava della droga e del sesso. Per la famiglia della giovane e per i suoi paladini sulla stampa americana era una studentessa per bene incastrata da un pubblico ministero aggressivo e incompetente o, al massimo, traviata da
15 un fidanzato italiano scapestrato e dallo spacciatore Rudy Guede, fuggito in Germania subito dopo il delitto. Noi del Daily Beast abbiamo avuto la fortuna di ingaggiare da subito per questo caso la giornalista di lingua inglese più scrupolosa e abile sulla piazza. Barbie Latza Nadeau, corrispondente dall'italia per Newsweek dal 1997, giunse a Perugia il giorno dopo la scoperta del corpo martoriato di Meredith nella casa che la giovane britannica divideva con tre altre ragazze. La Nadeau, che vive a Roma, parla correntemente italiano (e caso vuole si è sposata a Seattle, la città di Amanda Knox), era perfetta per cogliere tutte le sfumature fattuali e culturali di questo caso contraddittorio. E lo ha fatto con grande diligenza. Nei due anni successivi all'omicidio ha seguito personalmente quasi tutte le udienze del processo che vedeva la Knox imputata di omicidio, ha letto le diecimila pagine della documentazione processuale e ha investito innumerevoli caffè, cene e bicchieri di prosecco per coltivarsi poliziotti, avvocati, giudici, testimoni, giurati, amici e familiari. I suoi articoli pubblicati regolarmente sul Daily Beast durante gli undici mesi del processo l'hanno resa un'autorità sul caso, ed è apparsa più volte su reti televisive come CNN, CBS, NPR, BBC, e NBC. Ma i suoi contributi le hanno anche guadagnato l'ostracismo da parte dei Knox, perché Nadeau si è rifiutata di seguire la linea imposta dai familiari di Amanda ai media statunitensi, avidi di averli davanti alle telecamere: la tesi cioè della completa innocenza della ragazza, vittima di un pubblico ministero canaglia e di un sistema giudiziario corrotto. I lettori del Daily Beast hanno ricevuto informazioni diverse, grazie alle cronache accurate ed equilibrate della Nadeau. Ma i suoi rapporti improntati all'obiettività le hanno guadagnato anche l'ostilità di feroci bloggers paladini della Knox, che l'hanno investita di insulti e minacce nella speranza di screditarla sotto il profilo professionale. La sua reputazione invece è uscita rafforzata, grazie all'accurata cronaca di una vicenda che è stata travisata dalla maggioranza dei media americani, New York Times incluso. L'analisi attenta, lucida e avvincente che Barbie Latza Nadeau ha condotto su questo difficile caso è oggi un libro - il secondo della nostra stimolante serie Beast Books - che dona ai lettori americani la prima cronaca completa di questa sconcertante vicenda. Finalmente un libro che va oltre l'impassibile 'faccia d'angelò (questa la beffarda definizione dell'imputata sulla stampa italiana) per scoprire la vera Amanda Knox. Scavando in diari, social network, interviste esclusive e episodi rivelatori in tribunale, la Nadeau fa il primo ritratto a tutto tondo di una giovane donna particolare, che non è il 'diavolò portato davanti ai giurati italiani né l'ingenua innocente che i suoi genitori credono sia. La Nadeau ci mostra che Amanda Knox è sì il prototipo della ragazza americana del ventunesimo secolo - diligente studentessa con obiettivi e passioni - ma anche una giovane donna in cerca di emozioni forti, che ama il sesso e la droga e che, nell'ambiente sbagliato assieme alle persone sbagliate, fa emergere un lato oscuro che la travolge e la sprofonda nell'abisso. In breve, il peggior incubo di ogni genitore... Foreword by Tina Brown, editor-in-chief of The Daily Beast, from Angel Face: The True Story of Student Killer Amanda Knox by Barbie Latza Nadeau, published by Beast Books 2010 RTST, Inc. Traduzione di Emilia Benghi (29 marzo 2010)
16 Amanda Knox dal carcere "Voglio vivere, ridatemi la libertà" L'americana condannata a 26 anni per l'omicidio di Meredith Kercher parla di sé in un libro del parlamentare Pdl Rocco Girlanda che l'ha incontrata più volte in carcere. Sul processo: "A lungo mi sono fatta guidare da una troppo ostinata ingenuità". E sul futuro: "Voglio sposarmi e adottare un bambino" Amanda Knox durante il processo ROMA - "Mi manca la mia famiglia. Ho degli amici che sono come fratelli e sorelle, ma... io voglio vivere. Non è che qui non si possa vivere, ma non è quello che pensi di poter raccontare". Amanda Knox, condannata in primo grado a 26 anni di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher, parla di sé dalla sua cella del carcere di Perugia e sogna di ricevere un solo regalo: "La libertà. Tutte le cose della vita non sono le stesse senza la cosa più importante". Le confidenze della ragazza americana, con rarissimi riferimenti al caso giudiziario che la riguarda, sono nel libro - tuttora in stampa e del quale l'ansa ha potuto prendere visione - di cui è autore Rocco Girlanda, deputato del Pdl e presidente della Fondazione Italia-Usa, Io vengo con te. Colloqui in carcere con Amada Knox, un diario dei numerosi incontri che l'autore ha avuto con lei nell'istituto carcerario. Nel libro c'è anche la risposta a una lettera dell'ex direttore dell'ansa Giampiero Gramaglia sul processo: "So che non sono stata sempre comprensibile e che a lungo mi sono fatta guidare da una troppo ostinata ingenuità che ha causato confusione". "Quando tutto sarà finito - dice Amanda - voglio andare dalla mia famiglia, che mi manca tanto, ma poi voglio tornare in Italia, perché qui sono stata bene". E aggiunge: "Io non ce l'ho in alcun modo con l'italia, ci sono tantissime persone in Italia che mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Io ce l'ho con la condanna che ho avuto". La giovane americana dice di ricevere in carcere lettere da tutto il mondo, in cui si alternano sentimenti positivi verso di lei e giudizi sprezzanti. "Da una parte - scrive ai dirigenti della Fondazione Italia Usa, che le hanno fatto avere in carcere oltre 200 libri e un computer - mi sento grata che ci sono così tanti che si interessano, perché non voglio essere chiusa tutta la vita per niente, dimenticata come se non valessi nulla: non voglio che le ingiustizie facili vengano ammesse. Allo stesso tempo non voglio essere strumentalizzata in messaggi d'odio". "Io lo so che non sono sola anche quando sono sola", afferma Amanda, citando una canzone di Jovanotti. Nel libro, in capitoli diversi, parla a lungo con Girlanda - sempre accompagnato nei colloqui da Corrado Maria Daclon, fondatore e segretario generale della Fondazione Italia-Usa - del suo passato, del suo arrivo in Italia, dei suoi sogni per il futuro lasciando intendere, senza mai dirlo esplicitamente, che la sua speranza è di tornare presto libera. "Da bambina - racconta Amanda - ero un 'tomboy', un maschiaccio". La madre le diede un'indicazione di vita che si sforza di mettere in pratica: "La sola cosa che desidero quando tu sarai adulta - le disse - è che tu sia gentile. Non mi importa se sarai bella o se sarai intelligente, voglio
17 che tu sia gentile". Tra i ricordi dell'adolescenza, le sfilata da modella per i progetti artistici di una sua amica. "Sono arrivata in Italia nel settembre del 2007", continua Amanda, per partecipare a un corso per scrittore creativo a Roma. Mia madre ha sempre avuto una grande ammirazione per l'italia, ed io l'ho appresa da lei. Ho visto pochissimo quando sono arrivata in Italia. Avevo visto di più quando avevo 14 anni e ero venuta in viaggio con i miei genitori. Mi era piaciuta molto Pompei, avevo studiato Pompei e quindi potevo dire di conoscere quello che vedevo". Pochi mesi dopo l'arrivo in Italia, a Perugia l'impatto con il carcere: "Vivere in cella è molto particolare. Mi considero una persona abbastanza trasparente, ma qui ci si deve un po' chiudere in se stessi perché altrimenti... Qui ci sono moltissime persone che soffrono. Vivere qui dentro è come un limbo, poiché ovviamente non si vuole essere qui: si vive un po' tra le memorie di come era la vita prima, fra le speranze che si vogliono per il domani, e provando il più possibile a non sentirsi qui. E' così strano quello che si prova". "Io - racconta ancora Amanda - leggo tanto e studio lingue perché voglio fare l'interprete, però mi interessa anche la scrittura creativa... Durante il giorno vado fuori a camminare, scrivo, ricevo le lettere. Le altre detenute mi dicono: 'sei famosa...'. Io rispondo: mica sono Angelina Jolie. Che brutta cosa essere famosa per quel che mi è capitato. Sarebbe stato meglio esserlo per qualcosa che ho scritto, che ho realizzato". Una situazione "in cui non sono soltanto io che vengo schiacciata. Spesso mi trovo in grande difficoltà, in quanto, ad esempio, i miei genitori vengono attaccati solo perchè dicono come io sono realmente". I programmi per il futuro sono ovviamente legati a un rapido ritorno in libertà. Amanda vorrebbe subito tornare dalla sua famiglia negli Stati Uniti e poi pensare a realizzare i suoi sogni: interprete o scrittrice, il matrimonio e il desiderio di adottare un bambino. Intanto la sua vicenda ispira una serie tv: nei panni di Amanda c'è Hayden Panettiere che parla di "ruolo controverso". (17 ottobre 2010)
18 DELITTO PERUGIA Le poesie di Amanda Knox ROMA - In carcere Amanda Knox ha scritto due poesie che Rocco Girlanda pubblicherà nel librodiario sui colloqui avuti con la ragazza nella casa circondariale di Perugia. Eccole, anticipate dall'ansa (i testi originali sono in inglese, la traduzione è di Edy Tassi): La prima poesia Un arcobaleno attraversa la mia vita Strada che si snoda fra la pioggia e il vento Io canterò fra i suoi azzurri e i suoi viola Fino a quando sarò di nuovo a casa. In uno di questi giorni che sembrano eterni Ho osato trovare rifugio In te, nell'amore - e tu, in me? Io lo so che non sono sola anche quando sono sola. La seconda poesia Restate un pò più a lungo, oh, miei occhi Affinché possa scorgere la quiete che si posa come neve Lasciate che orecchi compiacenti raccontino la bugia Che l'illusione della solitudine ci regala. I nostri palpiti sono l'ultimo bagliore della fiamma Che tutto il giorno si è consumata di desiderio Le ombre sul muro giocano con noi Evocando il luogo cui apparteniamo. Non svanite quando il giorno svapora Promettendo ogni volta un'altra alba Rimanete, prolungate il nostro indugio E nella penombra attenderemo il suo giovane fratello. I sogni ad occhi aperti sono come quelli Ad occhi chiusi, quando, lì dove sei, Il tuo cuore scoppia anelando A quel che ti manca, a ciò per cui vivi. Restate ancora un poco, occhi miei Aiutatemi a frantumare questa sera grigia e fragile Nelle tessere di un mosaico che si ostina A costruire i ricordi di una vita. (17 ottobre 2010)
19 Amanda Knox rinviata a giudizio Calunniò sette agenti e un interprete La studentessa americana aveva lanciato accuse di maltrattamenti durante l'interrogatorio in cui aveva ammesso la sua presenza nella casa che condivideva con Meredith Kercher la notte del delitto. "Voleva solo difendersi" spiega il legale Carlo Dalla Vedova. "Pronta per il processo d'appello" PERUGIA - Amanda Knox è stata rinviata a giudizio per aver calunniato sette agenti della polizia e un interprete nel corso delle indagini sull'omicidio di Meredith Kercher. Lo ha deciso oggi il Gip di Perugia. Il processo nei confronti della studentessa americana comincerà il 17 maggio 2011 davanti al giudice monocratico del capoluogo umbro. La richiesta è stata avanzata al Gip dai pubblici ministeri Manuela Comodi e Giuliano Mignini al termine della loro requisitoria. Amanda, secondo i magistrati, ha accusato falsamente gli agenti di averla maltrattata nel corso degli interrogatori in questura durante le indagini sull'omicidio. Interrogatori nei quale la giovane ammise di essere stata presente nella casa di via della Pergola la notte dell'omicidio, accusando il congolese Patrick Lumumba, dichiarazioni poi smentite dalla stessa Amanda. Pantaloni neri, pullover verde scuro, capelli corti tirati indietro, la studentessa americana era presente in aula alla lettura del provvedimento da parte del Gip Claudia Matteini. La Knox, che ha sempre respinto ogni addebito, è apparsa amareggiata ai suoi difensori. "Non voleva offendere nessuno, il suo obiettivo era solo quello di difendersi", ha affermato uno dei legali, Carlo Dalla Vedova. Lo stesso Dalla Vedova ha detto che Amanda "è comunque pronta ad affrontare l'appello", riferendosi al processo di secondo grado per l'omicidio di Meredith che inizierà il 24 novembre. In primo grado l'americana è stata condannata a 26 anni di reclusione, mentre 25 anni sono stati inflitti al suo ex fidanzato Raffaele Sollecito. Entrambi si proclamano innocenti. (08 novembre 2010)
20 Meredith, inizia il processo d'appello Amanda e Raffaele in aula Condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione in primo grado, i due giovani accusati del delitto della studentessa inglese tornano in tribunale per ribadire la loro innocenza. I loro legali puntano ad addossare ogni reponsabilità su Rudy Guede. L'udienza rinviata all'11 dicembre Amanda Knox scortata nel Tribunale di Perugia PERUGIA - Amanda Knox e Raffaele Sollecito tornano in tribunale a Perugia con l'apertura del processo d'appello per l'assassinio di Meredith Kercher. I loro legali vogliono smontare il castello accusatorio che li ha fatti condannare in primo grado rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione, mentre i pm, che avevano chiesto l'ergastolo, tornano in aula con l'obiettivo di rimuovere ogni attenuante e aggravare con i futili motivi le responsabilità degli imputati nel delitto. Processo d'appello aperto e subito rinviato: su richiesta della difesa di Sollecito, l'udienza slitta all'11 dicembre prossimo. Uno dei legali ha prodotto un certificato medico relativo alla gravidanza dell'avvocato Giulia Bongiorno, documentando un "temporaneo impedimento". Il collegio ha anche disposto che le riprese audiovideo non vengano effettuate durante il dibattimento, ma solo prima e dopo l'ingresso dei giudici in aula. Il processo si svolge davanti alla Corte d'assise d'appello presieduta da Claudio Pratillo Hellmann, "a latere" Massimo Zanetti. Con loro sei giudici popolari (cinque donne e un uomo). LE FOTO Amanda e Raffaele in aula - IL VIDEO Sollecito e la Knox oggi erano presenti in aula. Amanda, tesa in volto, indossava un cardigan azzurro e pantaloni scuri. Giaccone rosso, maglione a collo alto color ghiaccio e pantaloni marroni per Raffaele, apparso provato ma più disteso della sua ex fidanzata. I loro legali - gli avvocati Giulia Bongiorno, Luca Maori, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova - hanno chiesto di riaprire il dibattimento per disporre una perizia sugli esami scientifici compiuti nel corso dell'indagine condotta dalla polizia. In particolare, riguardo alle tracce di Dna. I difensori di Sollecito e della Knox hanno inoltre chiesto di sentire alcuni testimoni. La Corte si pronuncerà in merito nelle prossime udienze. L'accusa è rappresentata dal pm di primo grado Manuela Comodi, nonché dal procuratore generale Giancarlo Costagliola. Meredith Kercher, studentessa inglese, fu uccisa nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007 nell'abitazione di via della Pergola, a Perugia, che condivideva con Amanda. Sollecito e la giovane americana furono arrestati il 6 novembre del 2007, quattro giorni dopo l'assassinio, e poi condannati in primo grado, come detto, a 26 e 25 anni di carcere. L'ivoriano Rudy Guede è stato già
21 condannato a 16 anni in secondo grado con il rito abbreviato. Anch'egli si proclama innocente e il 16 dicembre è previsto l'esame del suo ricorso da parte della Cassazione. Nella sentenza di condanna in primo grado per Amanda e Raffaele, i giudici avevano indicato un "movente di natura erotica sessuale violento che, originatosi dalla scelta del male operata da Rudy Guede, trovò la collaborazione attiva di Amanda e Raffaele". In appello, i legali dei due giovani puntano a caricare il solo Rudy Guede di ogni responsabilità per la tragica fine di Meredith. (24 novembre 2010)
22 Meredith, la Cassazione conferma 16 anni di carcere per Rudy Guede Ribadita anche nell'ultimo grado di guidizio la condanna per l'ivoriano, accusato con Raffaele Sollecito e Amanda Knox dell'omicidio della studentessa a Perugia. Per gli altri due indagati è in corso il processo d'appello ROMA - Confermata anche in Cassazione la condanna a sedici anni di reclusione per Rudy Guede, il ragazzo ivoriano accusato di violenza sessuale e dell'omicidio della studentessa inglese, Meredith Kercher. La sentenza diventa così definitiva. Guede è riconosciuto responsabile del delitto. Per gli altri accusati, la studentessa americana Amanda Knox e lo studente pugliese Raffaele Sollecito, è in corso il processo d'appello. I familiari della studentessa inglese, uccisa a Perugia nella notte tra il primo e il due novembre del 2007, hanno atteso la sentenza nella loro casa di Londra. "Rispettiamo la decisione della Cassazione, sottolineando comunque che il percorso processuale di Rudy era partito da una richiesta di ergastolo, una condanna a 30 anni di reclusione, per concludersi adesso con una pena di 16 anni, assai più lieve, dunque, delle premesse iniziali", ha commentato a caldo l'avvocato Walter Biscotti, difensore di Guede. Biscotti non esclude, "una volta lette le motivazioni della decisione emessa dalla Cassazione, di presentare ricorso alla Corte europea di giustizia di Strasburgo". Rudy Guede è rinchiuso nel carcere di Viterbo, dove studia per laurearsi in materie umanistiche. (16 dicembre 2010)
24 Meredith, perizia sul Dna la Corte riapre il dibattimento I giudici di Perugia accolgono la richiesta delle difese di Amanda Knox e Raffaele Sollecito: disposta perizia genetica sul coltello indicato come arma del delitto e sul reggiseno della vittima. I genitori dei due imputati: "Una vittoria della verità" Amanda Knox in aula a Perugia ROMA - La Corte d'assise d'appello di Perugia riapre il dibattimento del processo a Raffaele Sollecito e Amanda Knoz per l'omicidio di Meredith Kercher. E farà analizzare le tracce genetiche sul coltello indicato come arma del delitto, e sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima quando venne uccisa, a Perugia, la notte del primo novembre del A indurre la Corte a prendere la decisione sono stati il rispetto della norma del Codice che impone la condanna degli imputati soltanto "al di là di ogni ragionevole dubbio" ma anche "l'obiettiva difficoltà" a valutare una materia "particolarmente tecnica" come l'analisi del Dna. Il coltello e il reggiseno: due reperti cardine per l'indagine che in settimana ha registrato la conferma in Cassazione della Condanna a 16 anni per Rudy Guede. Sul coltello, la polizia scientifica ha individuato infatti il codice genetico della vittima e di Amanda Knox e sul gancetto del reggiseno quello della stessa studentessa inglese misto al Dna di Sollecito: elementi certi per l'accusa e per i giudici di primo grado, tanto da portare alla condanna del ragazzo e della ragazza americana rispettivamente a 25 e 26 anni. Secondo gli avvocati degli imputati, queste conclusioni sarebbero tuttavia frutto di un'errata lettura dei dati e comunque reperti per i quali non è possibile escludere una contaminazione. Al punto da richiedere una perizia super partes. La tesi è stata accolta dai giudici, secondo i quali "il rispetto della regola posta dall'articolo 533 del Codice di procedura penale (pronuncia di condanna soltanto se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio) non consente di condividere totalmente la decisione della Corte d'assise di primo grado". "L'individuazione del Dna su alcuni reperti - hanno sostenuto ancora - e la sua attribuzione agli imputati risulta, invero, particolarmente complessa per la obiettiva difficoltà da parte di soggetti non aventi conoscenze scientifiche di formulare valutazioni e opzioni". Di qui la "necessità di disporre una perizia d'ufficio". Per stabilire a chi appartengano i profili genetici rilevabili su gancetto e coltello, indicando anche il grado di attendibilità degli eventuali risultati. La Corte ha comunque stabilito che, se non sarà possibile un nuovo esame, gli esperti valutino, "in base agli atti, il grado di attendibilità degli accertamenti genetici eseguiti dalla polizia scientifica,
25 con riferimento anche a eventuali contaminazioni". E al termine di poco più di un'ora di camera di consiglio, ha anche ammesso le testimonianze di un'organizzatrice di eventi, di due titolari di discoteche e di un funzionario della Siae sull'apertura dei locali la notte del delitto, nonché altre due deposizioni sul servizio navetta. Testimonianze legate a quella del clochard Antonio Curatolo che ha sostenuto di avere visto gli imputati nei pressi della casa del delitto quando Meredith venne uccisa. La Corte si è invece riservata sulle altre perizie e sulle testimonianze di Mario Alessi e Luciano Aviello, respingendo invece le eccezioni di nullità della sentenza di primo grado. Per il pm Manuela Comodi, comunque, le perizie "non potranno che confermare il lavoro della scientifica". Di parere opposto i difensori dei due imputati. Secondo Giulia Bongiorno "finalmente verrà alla luce che la verità non è quella cristallizzata nella sentenza di primo grado". "La Corte - secondo Luca Maori - ha stabilito quello che noi abbiamo sempre detto: che cioè l'impianto accusatorio di primo grado altro non era che un gigante con i piedi d'argilla". Di "vittoria nella ricerca della verità" ha parlato Luciano Ghirga secondo cui il ragionevole dubbio "vuol dire inviolabilità del diritto costituzionale di difesa" ma è anche "quello che lascia spazio all'insufficienza di prove". Felici i genitori dei due imputati. "Finalmente una buona giornata" ha detto la madre di Amanda Knoz, Edda Mellas. Mentre Francesco Sollecito, padre di Raffaele, ha parlato di "una vittoria della giustizia e della verità". (18 dicembre 2010)