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Timestamp: 2020-08-15 00:14:58+00:00
Document Index: 174078956

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Sentenza Cassazione Civile n. 12767 del 22/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12767 del 22/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 09/03/2017, dep.22/05/2017), n. 12767
sul ricorso iscritto al numero 3289 del ruolo generale dell’anno
per procura, D.G.A. rappresentato e difeso, giusta
procura a margine del ricorso, dall’avvocato Valentino Torricelli
P.F. (C.F.: (OMISSIS));
PREFETTURA DI LECCE (C.F.: non indicato), in persona del Prefetto pro
per la cassazione della sentenza del Tribunale di Lecce n. 5967/2015,
pubblicata in data 16 dicembre 2015;
P.F. ha proposto opposizione avverso una cartella di pagamento notificatagli dall’agente della riscossione (Equitalia ETR S.p.A., oggi Equitalia Sud S.p.A.), per crediti della Prefettura di Lecce.
La domanda è stata accolta dal Giudice di Pace di Nardò.
Il Tribunale di Lecce ha confermato la decisione di primo grado.
Non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli intimati. Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto la sentenza impugnata è stata ritenuta destinata ad essere cassata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, per l’inammissibilità dell’appello della parte ricorrente.
La sentenza impugnata va cassata senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, dovendosi rilevare di ufficio l’inammissibilità dell’appello proposto dalla parte ricorrente. L’opposizione del P. non risulta espressamente qualificata nè dal giudice di primo grado nè dal giudice che si è pronunziato sull’appello proposto da Equitalia Sud S.p.A..
Emerge dalla sentenza impugnata che essa era stata proposta sulla base dei seguenti motivi: 1) violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 per inesistenza della relata di notifica; 2) violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, per mancanza di motivazione e di allegazione dei verbali di infrazione al codice della strada; 3) violazione della L. n. 241 del 1990, art. 3 per mancanza di esatte indicazioni su tempi e modi con cui presentare ricorso e sull’Autorità a cui indirizzarlo; 4) violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, art. 480 c.p.c., comma 4 e art. 125 c.p.c., per omessa sottoscrizione della cartella da parte del responsabile del procedimento. Emerge altresì che è stato esaminato e accolto (sia in primo che in secondo grado) solo il primo dei motivi indicati.
Orbene, le censure in questione (e in particolar modo quella concretamente oggetto della decisione di merito) costituiscono certamente motivi di opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., in quanto attengono alla notificazione ed alla regolarità formale della cartella di pagamento, che nell’esecuzione esattoriale svolge la funzione dell’atto di precetto, contenendo l’intimazione di pagamento degli importi iscritti a ruolo (il quale costituisce il titolo esecutivo, e la cui autonoma notifica non è prevista, essendo il relativo estratto integralmente contenuto nella stessa cartella di pagamento, a differenza di quanto avviene nelle esecuzioni ordinarie, e in analogia invece a quanto previsto per il precetto cambiario). La sentenza del giudice di pace, avendo deciso una opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., senza una espressa diversa qualificazione da parte del giudice idonea a consentire l’applicazione del cd. principio dell’apparenza, avrebbe dunque dovuto essere impugnata con il ricorso straordinario per cassazione e non con l’appello.
Non può avere alcun rilievo, ai fini della qualificazione dell’opposizione proposta, la circostanza che il giudice di pace non abbia rilevato la propria incompetenza per materia in ordine all’opposizione agli atti esecutivi, nè che (secondo quanto pare emergere dal ricorso) essa sia stata qualificata dall’opponente come opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c.. Tanto meno possono avere rilievo le considerazioni dell’agente della riscossione ricorrente, il quale sostiene che il giudice di secondo grado avrebbe in qualche modo ritenuto inesistente il titolo esecutivo.
In mancanza di una espressa qualificazione dell’opposizione proposta da parte del giudice originariamente adito non può infatti in nessun caso operare il cd. principio dell’apparenza ai fini dell’individuazione del mezzo di impugnazione della relativa sentenza, e la qualificazione spetta pertanto comunque a questa Corte.
L’inammissibilità dell’appello dell’agente della riscossione può essere rilevata di ufficio nella presente sede ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, con conseguente cassazione senza rinvio della pronunzia impugnata, per l’inammissibilità dell’appello proposto dalla parte ricorrente.
La cassazione della pronunzia impugnata impone di provvedere nuovamente in ordine alle spese del secondo grado del giudizio, in relazione alle quali la Corte ritiene sussistere i presupposti richiesti dall’art. 92 c.p.c. (nella formulazione applicabile alla fattispecie, ratione temporis) per l’integrale compensazione, in considerazione delle oggettive difficoltà di qualificazione delle domande proposte.
cassa senza rinvio la sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, per l’inammissibilità dell’appello proposto dalla società ricorrente;
dichiara integralmente compensate tra le parti le spese del secondo grado di giudizio.