Source: https://www.avvocatoabologna.it/avvocato-bologna/successione-eredita-quanto-devo-pagare.html
Timestamp: 2020-07-09 05:04:03+00:00
Document Index: 164989225

Matched Legal Cases: ['art. 587', 'art. 602', 'art. 602', 'art. 602', 'art. 602', 'art. 602', 'sentenza ', 'art. 603', 'art. 603', 'art. 2700', 'art. 61', 'art. 606', 'sentenza ', 'sentenza ']

BOLOGNA SUCCESSIONI RISOLVI AVVOCATO ESPERTO
SUCCESSIONE EREDITA’ ? QUANTO DEVO PAGARE
da Sergio Armaroli | Apr 16, 2019 | AVVOCATO BOLOGNA
SUCCESSIONE EREDITA’ ? QUANTO DEVO PAGARE, AVVOCATO A BoLOGNA
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La data del testamento olografo può essere apposta in ogni parte della scheda, non prescrivendo la legge che essa debba precedere o seguire le disposizioni di ultima volontà. Cassa con rinvio, App. Torino, 08/08/2008
Avendo la data soltanto la funzione di indicare il momento di manifestazione della volontà del testatore,
essa non rientra nelle disposizione di ultima volontà come prevista dall’art. 587 c.c., che si configura come la manifestazione di una volontà definitiva dell’autore nel senso che essa sia compiutamente ed incondizionatamente formata e manifestata e sia diretta a disporre attualmente, in tutto o in parte, dei propri beni per il tempo successivo alla morte; conseguentemente la data, non facendo parte delle disposizioni, non deve necessariamente precedere la sottoscrizione (come invece espressamente previsto per le disposizioni dall’art. 602 secondo comma c.c.), ed anzi, se segue la sottoscrizione, indica il momento cronologico preciso in cui la scheda testamentaria è stata definitivamente ultimata e sottoscritta.
sottoscrizione non apposta in calce al testo del testamento, può ritenersi rispettato il dettato normativo dell’art. 602 c.c.,
quando la sottoscrizione delle disposizioni di ultima volontà è stata apposta a margine o in altra parte della scheda, anziché in calce alla medesima, a causa della mancanza di spazio su cui apporla.
Cassazione civile sez. II 20 giugno 2014 n. 14119
Il testamento olografo non perde il requisito dell’autografia seppure il testatore vi alleghi planimetrie redatte da terzi (nella specie, da un geometra) per meglio descrivere gli immobili ereditari, già compiutamente indicati nella scheda testamentaria. Rigetta, App. Venezia, 20/09/2006
Perché un atto costituisca manifestazione di ultima volontà, riconducibile ai negozi “mortis causa”, non è necessario che il dichiarante faccia espresso riferimento alla sua morte ed all’intento di disporre dei suoi beni dopo la sua scomparsa, essendo sufficiente che lo scritto sia espressione di una volontà definitiva dell’autore, compiutamente e incondizionatamente manifestata allo scopo di disporre attualmente dei suoi beni, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva qualificato come testamento olografo un biglietto autografo del “de cuius” recante la clausola “nessuno faccia osservazione a questo biglietto essendo scritto di sua propria mano”). Rigetta, App. Sassari, 21/11/2006
La guida della mano del testatore da parte di una terza persona esclude, di per sé, il requisito dell’autografia,
indispensabile per la validità del testamento olografo, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda rispetto alla volontà del testatore ed essendo ultroneo verificare se la “mano guidante” sia intervenuta (come nella specie) su tutta la scheda testamentaria o se la parte non interessata dal suo intervento rappresenti una compiuta manifestazione di volontà. Rigetta, App. Genova, 06/12/2011
Le conseguenze della mancanza della sottoscrizione di un testamento olografo – requisito prescritto dall’art. 602 c.c., distintamente dall’autografia delle disposizioni in esso contenute, per l’imprescindibile esigenza di avere l’assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall’olografia, ma anche dell’inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo nel disporre del suo patrimonio – non sono ovviabili da una firma apposta dal testatore sul plico contenente la scheda testamentaria, non rivelandosi essa sufficiente a collegare, logicamente e sostanzialmente, lo scritto della scheda con quello del plico stesso. Cassa con rinvio, App. Milano, 05/04/2011
La validità del testamento olografo esige, ai sensi dell’art. 602 c.c., l’autografia della sottoscrizione, della data e del testo del documento,
essendo sufficiente ad escluderla ogni intervento di terzi, indipendentemente dal tipo e dall’entità, anche se il terzo abbia scritto una sola parola durante la confezione del testamento (nella specie, la parola “lasciare”, in sostituzione della parola cancellata “donare”), senza che assuma rilievo, peraltro, l’importanza sostanziale della parte eterografa ai fini della nullità dell’intero testamento in forza del principio “utile per inutile non vitiatur”. Cassa con rinvio, App. Firenze, 11/12/2007
Cassazione civile sez. II 10 settembre 2013 n. 20703
Allorchè venga accertata mediante ctu la veridicità della data apposta su una disposizione testamentaria, in assenza d’altra parte della prova della sua non verità nei limiti previsti dall’art. 602 terzo comma c.c.,
resta incomprensibile su un piano logico concludere che, in evidente contrasto con tale elemento, il testamento in oggetto sia stato in realtà redatto in epoca antecedente alla data apposta e, quindi, anteriore ad altra scheda testamentaria; invero le considerazioni in ordine alle caratteristiche del tratto grafico del testamento che hanno indotto il giudicante a ritenerlo redatto prima di altra scheda non sono di per sé sufficienti, in assenza di ulteriori o comunque non chiariti elementi di giudizio, a superare quantomeno la presunzione, derivante dalla relativa data di esso, riguardo all’epoca effettiva della sua redazione (nella specie, la Corte ha ritenuto illegittima la sentenza con cui, accertata la provenienza dell’atto mortis causa, era stato qualificato come anteriormente redatto il secondo testamento rispetto al primo).
Cassazione civile sez. II 19 dicembre 2012 n. 23443
Nel testamento pubblico le operazioni attinenti al ricevimento delle disposizioni testamentarie e quelle relative alla confezione della scheda sono idealmente distinte e, pertanto, possono svolgersi al di fuori di un unico contesto temporale;
in tal caso, qualora la scheda sia predisposta dal notaio, condizione necessaria e sufficiente di validità del testamento è che egli, prima di dare lettura della scheda stessa, faccia manifestare di nuovo al testatore la sua volontà in presenza dei testi.
L‘obbligo del notaio di menzionare, prima della lettura del testamento pubblico, ai sensi dell’art. 603, terzo comma, c.c. e delle connesse disposizioni della legge 16 febbraio 1913, n. 89,
la dichiarazione del testatore che si trovi in grave difficoltà di firmare l’atto, sussiste solamente nell’ipotesi che il testatore non sottoscriva il documento e non già anche nel caso in cui, sia pure con grave difficoltà, egli apponga effettivamente la sua firma. Infatti, la formalità della dichiarazione e della menzione costituisce un equipollente della sottoscrizione mancante, mirante ad attestare che l’impedimento dichiarato, e realmente esistente, è l’unica causa per cui non si sottoscrive e ad evitare che la mancanza di firma possa essere intesa come rifiuto di assumere la paternità del contenuto dell’atto.
L’efficacia probatoria del testamento pubblico di persona cieca ed assai debole d’udito,
redatto non alla presenza di quattro testimoni — come prescritto dall’art. 603 c.c. — e recante l’attestazione del notaio che il testatore, pur essendo cieco, era comunque in grado di udire — seppure con il supporto di apposito apparecchio acustico — può essere rimossa solamente con la proposizione della querela di falso ex art. 2700 c.c.
La produzione in giudizio di un testamento pubblico non è assoggettabile al rispetto della procedura prevista all’art. 61 L. n. 1989 del 1913, concernente le modalità di custodia di tale atto pubblico da parte del notaio rogante, dopo la morte del testatore.
Nel testamento pubblico quando il notaio fa menzione di una dichiarazione del testatore riguardante una causa impeditiva della sottoscrizione dell’atto
(la quale può essere costituita da qualsiasi impedimento fisico anche temporaneo e quindi anche da una difficoltà di grafia derivante dall’estrema debolezza in cui il testatore si trovi o dalla sua età avanzata) il testamento è valido solo se tale causa effettivamente sussista, derivandone in caso contrario il difetto di sottoscrizione e quindi la nullità del testamento ai sensi dell’art. 606 primo comma c.c. Peraltro, non essendo prevista una forma particolare o termini tassativi per la dichiarazione della parte o per la menzione che il notaio deve farne, spetta al giudice di merito stabilire (con apprezzamento incensurabile se adeguatamente motivato) se il contenuto della dichiarazione, in relazione all’oggetto e alla portata della stessa, come indicati dalla legge, soddisfi obiettivamente l’esigenza da questa contemplata. (Nella specie il giudice del merito — con sentenza confermata dalla S.C. — in un caso in cui la testatrice aveva dichiarato di non poter sottoscrivere perché analfabeta, aveva ritenuto tale dichiarazione perfettamente conforme alla situazione determinatasi al momento della sottoscrizione, non rilevando in contrario che la dichiarante, sostanzialmente analfabeta, fosse generalmente in grado di vergare seppur con difficoltà la propria firma, giacché risultava provato che per lo stato emotivo in cui essa si trovava in quel momento era venuta temporaneamente meno anche tale ridotta capacità).
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non è prevista una franchigia e si applica aliquota dell’8%.L’8 % deve intendersi la normale tassa di succesisone!1 ad esempio la paga la badante se riceve una successione da una persona che accudiva.
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L’avvocato Successioni Bologna con particolare riferimento ai testamenti olografi, lo studio ha maturato una significativa esperienza in materia di analisi della scrittura,
essendosi avvalso più volte della consulenza di periti calligrafi, con i quali ha instaurato un fiduciario e duraturo rapporto di collaborazione.
è un atto di natura fiscale che deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate dagli eredi, dai chiamati all’eredità, dai legatari o dagli altri soggetti indicati dalla legge entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che coincide, generalmente, con la data del decesso del contribuente.
La legge prevede tuttavia un’ipotesi di esenzione dall’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione al verificarsi di determinati requisiti.
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