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Timestamp: 2020-02-27 05:12:11+00:00
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affidamento in house servizi
La problematica inerente l'affidamento in house dei servizi pubblici locali deve necessariamente prendere le mosse dalla sentenza che, per prima, ha enunciato la nozione dell'affidamento in house distinguendo tale fattispecie dall'appalto dei servizi pubblici ed esonerando, per conseguenza, l'organismo pubblico che proceda all'affidamento in house dei servizi pubblici dal rispetto della normativa comunitaria in materia di evidenza.
Si tratta in particolare della sentenza Teckal della Corte di Giustizia resa il 18 novembre 1998 in causa 107/98.
La sentenza Teckal ha, infatti, negato che sussista un appalto nell'ipotesi in cui l'affidatario del servizio svolga la sua attività prevalente in favore dell'organismo pubblico affidante e sia sottoposto ad un controllo analogo a quello che tale organismo esercita sui propri organi ed uffici.
In tale ipotesi, che configura, per l'appunto, l'affidamento in house, secondo la Corte di Giustizia, manca l'intersoggettività che, sola, giustifica il ricorso al meccanismo dell'evidenza pubblica a tutela della concorrenza.
In sostanza, nell'affidamento in house si verifica un meccanismo di autoproduzione da contrapporsi al meccanismo alternativo dell'outsourcing che, in ipotesi di servizi pubblici di rilievo economico, richiederebbe il rispetto dell'evidenza pubblica.
La traduzione positiva della nozione comunitaria dell'affidamento in house si è avuta, nel nostro ordinamento, nel TUEL e, in particolare, nel corpo del suo articolo 113 che individua l'affidamento in house come modalità dell'affidamento della gestione delle reti e degli impianti nonchè come modalità di affidamento del servizio anche congiuntamente alla gestione delle reti e degli impianti.
Più nel dettaglio, secondo le disposizioni dell'art. 113 TUEL, l'affidamento in house consente all'organismo pubblico di non rivolgersi al mercato per l'appalto della gestione del servizio e/o delle reti e degli impianti allorchè tale gestione sia affidata ad una società di capitali:
il cui capitale sia interamente posseduto dal soggetto pubblico;
la cui attività sia svolta in misura prevalente a favore del soggetto pubblico affidante;
che sia sottoposta ad un controllo analogo a quello che il soggetto pubblico esercita sui propri uffici ed organi.
Ciò che balza immediatamente agli occhi è l'introduzione di un ulteriore requisito legittimante l'affidamento in house rispetto alle indicazioni della sentenza Teckal, si tratta del requisito della partecipazione totalitaria del soggettto pubblico al capitale sociale.
Ulteriore ipotesi di esonero dal rispetto della normativa dell'evidenza pubblica tracciata dall'art. 113 TUEL per la gestione dei servizi pubblici locali è quella dell'affidamento a società a capitale misto (pubblico/privato) a condizione che il socio privato sia scelto con procedura di evidenza pubblica.
Il requisito del controllo analogo necessario per legittimare l'affidamento in house ha, in numerose occasioni, interessato la giurisprudenza amministrativa.
Si è posta, in primo luogo, la questione se detto controllo possa coincidere con quello riconosciuto dalle norme civilistiche in relazione alla posizione di socio detentore della totalità del capitale sociale.
Sia la giurisprudenza comunitaria che quella nazionale hanno, al riguardo, escluso che il controllo riconosciuto all'organismo pubblico per la sua qualità di socio dell'affidatario del servizio sia sufficiente ad integrare il requisito del controllo analogo che solo giustifica il ricorso al meccanismo del in house providing.
Il controllo deve essere particolarmente incidente sull'attività, dovendosi estrinsecare in poteri di approvazione di tutte le determinazioni gestorie nel corso dell'esercizio dell'attività corrente non potendosi limitare ad un controllo successivo sulle attività già compiute.
Il controllo analogo deve, poi, consentire all'organismo pubblico la nomina dei componenti degli organi apicali dell'affidatario e, secondo un orientamento particolarmente rigoroso espresso da una pronuncia del Consiglio della Giustizia Amministratiuva (decisione 4 settembre 2007, n. 719), deve altresì estrinsecarsi nella possibilità di approvare l'O.D.G. relativo alle riunioni di tali organi.
In ogni caso, la partecipazione totalitaria al capitale sociale dell'ente in house deve essere permanente sicchè non deve essere prevista statutariamente la possibilità che, dopo l'affidamento del servizio, faccia il suo ingresso nel capitale sociale un socio privato.
Come detto, sotto tale ultimo profilo, l'art. 113 TUEL prevede, però, che l'affidamento del servizio locale possa avvenire a favore di una società a capitale misto (pubblico/privato) a condizione che il socio privato sia scelto con procedura di evidenza pubblica.
Si è posta dunque la problematica se tale possibilità espressamente contemplata dalla norma contrasti con il diritto comunitario vivente nella giurisprudenza della Corte di Giustizia, sul rilievo che la società a capitale misto sarebbe inevitabilmente piegata ad interessi privatistici non coincidenti con quelli dell'organismo pubblico affidante.
Si ipotizza, in sostanza, che la selezione mediante la procedura di evidenza del socio privato non esonererebbe l'organismo pubblico dall'espletare un'ulteriore gara per l'affidamento del servizio.
Su tale profilo problematico, in disparte l'irragionevolezza di consentire allo stesso organismo pubblico di indire la gara e di parteciparvi in qualità di socio della società mista, si è pronunciato il Consiglio di Stato che, con parere n 456 del 18 aprile 2007, ha ritenuto che, per armonizzare il dettato dell'art. 113 del TUEL con l'ordinamento comunitario, sarebbe opportuno che l'individuazione del socio privato fosse contestuale all'affidamento del servizio acciocchè l'ingresso del socio risultasse funzionale allo svolgimento del servizio. Dovrebbe, secondo il parere del Consiglio di Stato, essere previsto un termine di scadenza della partecipazione del socio privato al capitale sociale e l'indizione, alla scadenza di detto termine, di una nuova gara per l'individuazione del socio, nonchè le modalità della liquidazione della quota ove, all'esito di tale nuova gara, il precedente socio non risulti nuovamente aggiudicatario.
Art. 113 TUEL
Dal 12/06/09 16542265