Source: https://biamonte.it/2017/06/06/ricorsi-collettivi-parchi-eolici-espropriazioni-per-p-u-e-garanzie-procedimentali/
Timestamp: 2018-09-20 19:55:34+00:00
Document Index: 92417518

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 118', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 118', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 84', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 11']

Consiglio di Stato, IV sezione, Pres. Anastasi, Est. Forlenza, 6 giugno 2017, n. 2700, G.D.M. e altri (Avv.ti Alessandro Biamonte – Massimo Scalfati) nonché Comune di Castelpagano, Comune di Santa Croce del Sannio (Avv.ti Alessandro Biamonte – Massimo Scalfati), nonché Comunità Montana Titerno e Alto Tammaro (Avv.ti Alessandro Biamonte – Massimo Scalfati) contro Regione Campania (Avv. Maria Laura Consolazio) e *** s.r.l. (Avv.ti Mario Bucello, Simona Viola, Mario Renato Spasiano, Aristide Police). Accoglie.
1. Nel processo amministrativo, anche dopo la codificazione del 2010 (v. artt. 40 e ss. c.p.a.), la proposizione del ricorso collettivo rappresenta una deroga al principio generale secondo il quale ogni domanda, fondata su un interesse meritevole di tutela, deve essere proposta dal singolo titolare con separata azione. Di conseguenza, ai fini della ammissibilità del ricorso collettivo occorre che vi sia identità di situazioni sostanziali e processuali e cioè che le domande giudiziali siano identiche nell’oggetto e che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi (Cons. Stato, sez. IV, 27 gennaio 2015 n. 363; sez. VI, sent. 18 luglio 1997, n.1129; Cons. Stato, sez. IV, sent. 14 ottobre 2004, n.6671; Cons. Stato, sez. V sent. 24 agosto 2010, n. 5928).
2. la proposizione contestuale di un’impugnativa da parte di più soggetti, sia essa rivolta contro uno stesso atto o contro più atti tra loro connessi, è soggetta al rispetto di precisi requisiti, sia di segno negativo che di segno positivo: i primi sono rappresentati dall’assenza di una situazione di conflittualità di interessi, anche solo potenziale, per effetto della quale l’accoglimento della domanda di una parte dei ricorrenti sarebbe logicamente incompatibile con quella degli altri; i secondi consistono, invece, nell’identità delle posizioni sostanziali e processuali dei ricorrenti, essendo necessario che le domande giurisdizionali siano identiche nell’oggetto, che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e che vengano censurati per gli stessi motivi (Cons. Stato, sez. IV, 29 dicembre 2011, n. 6990).
3. Il principio di conservazione ed effettività degli atti giuridici che, nel caso di specie, costituisce affermazione del diritto alla tutela giurisdizionale, espressamente sancito, in termini di inviolabilità, dall’art. 24 Cost., deve essere tenuto presente e costituire criterio prevalente da applicarsi in sede processuale (Cons. Stato, sez. IV, 9 gennaio 2014 n. 36). Come affermato dalla Corte Costituzionale (sent. 2 febbraio 1982 n. 18), il diritto alla tutela giurisdizionale va annoverato “fra quelli inviolabili dell’uomo, che la Costituzione garantisce all’art. 2” (sent. n. 98 del 1965), e che non esita ora ad ascrivere tra i principi supremi del nostro ordinamento costituzionale, in cui è intimamente connesso con lo stesso principio di democrazia l’assicurare a tutti e sempre, per qualsiasi controversia, un giudice e un giudizio”. Ciò comporta che l’interpretazione della natura dell’azione e del contenuto della domanda devono essere effettuate dal giudice secondo un criterio di apprezzamento che necessariamente tenda a salvaguardare la possibilità di accesso al giudizio ed alla sua definizione con decisione nel merito, e, dunque, nel caso del giudizio amministrativo di annullamento, di accesso alla pronuncia che possa (sussistendone i presupposti) assicurare la tutela avverso gli atti della pubblica amministrazione. Una interpretazione restrittiva o irragionevolmente formalistica, per un verso si traduce in un vulnus per l’inviolabile diritto alla tutela giurisdizionale ex art. 24 Cost. (ribadito anche dall’art. 13 CEDU); per altro verso, finisce con il costituire, essa stessa, una limitazione di tale diritto, in quanto più specificamente rivolto alla tutela avverso gli atti della Pubblica Amministrazione.
4. La costante giurisprudenza (da ultimo, Cons. Stato, sez. IV, 9 febbraio 2016 n. 531) ha affermato che è illegittima “l’approvazione del progetto definitivo – esecutivo con contestuale dichiarazione di pubblica utilità dell’opera (se) è stata preceduta da un avviso insufficiente a realizzare la finalità partecipativa per essere stato incontestabilmente effettuato con l’indicazione dei soli dati catastali e non anche dei dati anagrafici dei proprietari, come è invece indispensabile che avvenga (citazioni quasi superflue: si vedano per tutte, fra le più recenti, 31 marzo 2015, n. 1654; 11 giugno 2015, n. 2873)”. Inoltre, “poiché scopo della disposizione è quello di consentire al proprietario inciso “di optare o non per la partecipazione procedimentale in chiave difensiva” (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 15 aprile 2013, n. 2070), non vale neppure invocare l’art. 21 octies della legge 7 agosto 1990, n. 241”.
5. Allorquando si proceda con avviso pubblico (trattandosi di un numero di soggetti superiore a 50), ma senza indicazione nell’atto delle ditte catastali interessate, deve ritenersi concretizzata una lesione delle garanzie partecipative degli interessati ai sensi degli artt. 11 – 16 D.P.R. 327/2001.
6. Ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione dell’approvazione del progetto di un’opera pubblica, avente valore di dichiarazione di pubblica utilità, non è sufficiente la mera pubblicazione dell’atto ma è necessaria la notifica o, almeno, la piena conoscenza dello stesso, quante volte esso abbia effetti specifici e circoscritti all’area da espropriare per l’esecuzione dell’opera e, quindi, sia rivolto a soggetti determinati anche se non esplicitamente nominati, e fa decorrere dalla piena conoscenza il termine di proposizione del gravame (cfr. Cons. Stato, sez. IV, n. 531/2016 nonché Cons. Stato, sez. IV, 11 novembre 2014, n. 5526).
N. 02700/2017REG.PROV.COLL.
N. 02535/2016 REG.RIC.
G.D.M., N.D.M., T.D.M., L.D.D.M., M.D.G., G.C., F.C.C., V.D.M., D.D.M., Comitato Civico **, rappresentati e difesi dagli avvocati Massimo Scalfati, Alessandro Biamonte, con domicilio eletto presso lo studio Alessandro Biamonte in Roma, via Pistoia, 6;
Regione Campania, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avv. Maria Laura Consolazio, domiciliata in Roma, via Poli N.29;
*** Srl, rappresentato e difeso dagli avvocati Mario Bucello, Simona Viola, Mario Rosario Spasiano, Aristide Police, con domicilio eletto presso lo studio Aristide Police in Roma, via di Villa Sacchetti 11;
Comune di Circello non costituito in giudizio;
Comune di Santa Croce del Sannio, Comunità Montana “Titerno e Alto Tammaro”, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dagli avvocati Massimo Scalfati, Alessandro Biamonte, con domicilio eletto presso lo studio Alessandro Biamonte in Roma, via Pistoia, 6;
Comune di Castelpagano, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandro Biamonte, Massimo Scalfati, con domicilio eletto presso lo studio Alessandro Biamonte in Roma, via Pistoia, 6;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Campania e di Cogein Srl;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 febbraio 2017 il Cons. Oberdan Forlenza e uditi per le parti gli avvocati A. Biamonte, Panariello su delega di M.L. Consolazio, A. Police anche su delega di S. Viola e M.R. Spasiano;
1. Con l’appello in esame, il signor Giuseppe Di Maria ed altri, come indicati in epigrafe, impugnano la sentenza 29 gennaio 2016 n. 507, con la quale il TAR per la Campania, sez. VII, ha deciso una pluralità di ricorsi, in vario modo afferenti alla realizzazione ed all’esercizio, da parte della Compagnia generale Investimenti – Cogein s.r.l. (che a tal fine aveva inoltrato domanda al competente servizio della Regione Campania in data 20 febbraio 2008), di un impianto per la produzione di energia, con tecnologia eolica, della potenza di 48 MW, da realizzarsi in località “Piana Barone – Costa Pagliara” del Comune di Circello, in provincia di Benevento.
In primo grado, con un primo ricorso (seguito da motivi aggiunti) la Cogein ha impugnato la delibera del Consiglio Comunale di Circello 28 luglio 2009 n. 29, di approvazione del Regolamento comunale per l’istallazione degli impianti eolici, nonché il parere negativo reso da detto Comune nell’ambito della Conferenza di servizi, convocata dalla Regione Campania ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica richiesta da Cogein.
Con un secondo ricorso, il Comune di Circello ha impugnato l’autorizzazione unica 2 maggio 2012 n. 256, rilasciata dalla Regione Campania, ma, successivamente, ha rinunciato al ricorso.
Con un terzo ricorso, anch’esso seguito da motivi aggiunti, taluni soggetti, tra i quali proprietari di aree interessate da espropriazione finalizzata alla realizzazione dell’impianto, nonchè un “Comitato civico” – con intervento ad adiuvandum di tre Comuni e di una Comunità montana – hanno impugnato una pluralità di atti, tra i quali l’autorizzazione 2 maggio 2012 n. 256 e ulteriori e conseguenti atti finalizzati all’espropriazione delle aree. Anche in questo caso, nel corso del giudizio di I grado, sono sopravvenute talune individuali rinunce al ricorso.
La sentenza impugnata – dichiarato estinto a seguito di rinuncia il ricorso proposto dal Comune di Circello ed i ricorsi in quanto proposti da singoli proprietari che in seguito vi hanno rinunciato – ha affermato, in particolare:
– che, in accoglimento di specifica eccezione Cogein, devono essere dichiarati inammissibili il terzo ed il quarto ricorso, in quanto, per il tramite dello strumento del ricorso collettivo, si sono proposte domande che, sebbene accomunate dalla richiesta di annullamento dei provvedimenti impugnati, perseguono tuttavia interessi diversi, poiché i ricorrenti appartengono a differenti categorie, quali quella dei proprietari incisi dagli atti espropriativi (e, dunque, la domanda è volta alla tutela del diritto di proprietà); quella di imprenditori agricoli in terreni finitimi (la cui domanda è volta alla tutela dell’attività imprenditoriale); un comitato civico, che, per il tramite dell’impugnazione, intende tutelare l’ambiente, il territorio e la salute. In definitiva, “se è vero che i provvedimenti impugnati sono unici, le diversificate posizioni dei singoli attori imponeva di far luogo a separate, autonome impugnative”;
– che, quanto al ricorso proposto da Cogein ed ai ricorsi incidentali da questa proposti nell’ambito dei procedimenti originati dal terzo e quarto ricorso, gli stessi devono essere dichiarati improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse, “alla luce del coacervo costituito dalla rinuncia del Comune di Circello al proposto gravame, dall’avvenuto rilascio dell’autorizzazione unica regionale, costituente il bene della vita per il quale Cogein ha agito e resistito in giudizio, e, in questo quadro, delle ultime intese sopravvenute fra il Comune di Circello e Cogein a definizione consensuale dei rapporti inter partes”.
Avverso tale decisione hanno proposto collettivamente appello undici ricorrenti in I grado, che affermano di essere “proprietari di terreni ubicati nel territorio del Comune di Circello” e destinatari di comunicazione ex art. 17, co. 2 DPR n. 327/2001 (precisamente, Di Maria Giuseppe, Di Maria Nicolina, Di Maria Tiberio e Gioia Antonia, Di Maria Luigina Domenica, Del Grosso Maria, Capozzi Giovanni, Capozzi Flavia Cristina e Zeoli Giuseppe Antonio, Di Maria Vincenzo, Di Maria Domenicantonio) ed il Comitato civico Pro Sannio.
b) error in iudicando; violazione artt. 11, 15 co. 2, 16, 17, 52-bis co. 2, 53-ter co. 1, DPR n. 327/2001, poichè, nel caso di specie, “è pacifica la pretermissione ab initio delle garanzie procedimentali in material espropriativa”, in quanto solo con la nota del 5 novembre 2014 “ai proprietari è stata data comunicazione postuma dell’avvenuta approvazione del progetto definitivo ai fini espropriativi . . . mentre alcun avviso (ancorchè prescritto dal T.U. Espropri) relativo alle fasi anteriori delle procedure ablatorie è stato posto in essere”;
c) error in iudicando; violazione del regolamento approvato con delibera C.C. n. 29/2009; violazione art. 118 Cost.; falsa applicazione art. 12 d. lgs. n. 387/2003; eccesso di potere per carenza dei presupposti e difetto di istruttoria; violazione artt. 14-16 l. n. 241/1990; eccesso di potere per carenza di motivazione; illegittimità costituzionale; ciò in quanto l’autorizzazione regionale non ha tenuto conto del parere negativo espresso in seno alla conferenza di servizi dalle amministrazioni comunali ed, in primis, dal Comune di Circello, il quale “ha analiticamente individuato gli elementi di contrasto con il vigente regolamento sull’istallazione”, approvato con la citata delibera del Consiglio comunale n. 29/2009; tale regolamento, contrariamente a quanto ritenuto dalla Regione, costituisce “esercizio delle autonome potestà comunali in tema di pianificazione del territorio”, che, ove non ritenute sussistenti per effetto dell’art. 12 d. lgs. n. 387/2003, comporterebbero l’illegittimità costituzionale di tale norma per violazione degli artt. 3, 114, 118 Cost.;
d) error in iudicando; violazione e falsa applicazione art. 12 d. lgs. n. 397/2003; eccesso di potere per carenza di istruttoria e difetto dei presupposti; illogicità manifesta; violazione del regolamento approvato con delibera C.C. di Circello n. 29/2009; violazione art. 118 Cost.; ciò in quanto la localizzazione degli impianti, di cui al titolo abilitativo, contrasta con le previsioni contenute nel regolamento, in quanto essa, ricadendo in zona B del regolamento, era subordinata alla preventiva formalizzazione di appositi accordi tra il proponente ed i proprietari delle abitazioni ricadenti all’interno di una fascia spaziale ricompresa tra 2,5 e 5 volte l’altezza complessiva degli aerogeneratori.
Successivamente, i signori Di Maria Tiberio e Gioia Antonia, Di Maria Domenicantonio, Di Maria Vincenzo hanno depositato atti di rinuncia all’appello.
2. La società Cogein ha proposto appello incidentale avverso la sentenza, ritenendo che “la riproposizione in grado di appello delle censure di violazione del regolamento comunale n. 29/2009 e del conseguente parere negativo del Comune, fa insorgere nuovamente l’interesse di Cogein a riproporre le contestazioni di legittimità degli atti comunali anche in appello”.
a1) illegittimità del regolamento comunale n. 29/2009 per violazione e falsa applicazione art. 12, co. 10, d. lgs. n. 387/2003, del d.m. 10 settembre 2010 e degli artt. 117 e 118 Cost.; incompetenza; eccesso di potere per travisamento dei presupposti; difetto di istruttoria ed erroneità di motivazione; ciò in quanto, con le modifiche apportate al d. lgs. n. 387/2003 dall’art. 2, co. 158, l. n. 244/2007 “già nel 2007 è stata disconosciuta qualsivoglia competenza comunale in tema di pianificazione, approvazione ed autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”;
c1) illegittimità del regolamento comunale n. 29/2009 per violazione e falsa applicazione art. 12, co. 10, d. lgs. n. 387/2003 e dell’art. 5, co. 3 d.G.R. Campania n. 500/2009; eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria ed erroneità di motivazione, poiché “la subordinazione dell’attestazione di idoneità dell’area ad un accordo con i proprietari di immobili contigui è palesemente priva di senso e rivelatrice dell’invasione abusiva di una sfera estranea alle competenze dell’ente pubblico”; né il regolamento ha “identificato una procedura alternativa in caso di inerzia del proprietario del fondo, subordinando in tal modo una iniziativa imprenditoriale . . . all’altrui arbitrio”;
d1) illegittimità dell’art. 54 del regolamento comunale per violazione e falsa applicazione dell’art. 12 d. lgs. n. 387/2003; eccesso di potere per sviamento, travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria ed erroneità di motivazione; poiché, nel caso di specie, si riscontra lo “sfruttamento abusivo di una posizione di potere per il soddisfacimento di interessi diversi da quelli per la cui cura il potere (o preteso tale) è attribuito”; in tal senso, “la clausola enunciata all’art. 5 equivale ad una promessa di boicottaggio con ogni mezzo reperibile per i procedimenti autorizzatori attivati da soggetti che non siano scesi a patti con l’amministrazione comunale”;
f1) illegittimità della nota prot. n. 3320/U del 14 giugno 2011 del Sindaco di Circello, della delibera G.C. 8 giugno 2011 n. 39; del parere tecnico del Responsabile dell’Ufficio tecnico comunale 3 giugno 2011, della determinazione dell’Area tecnico manutentiva del Comune di Circello 4 luglio 2012 n. 186, oltre che per i motivi di diritto già esposti, anche per violazione e/o falsa applicazione del decreto dirigenziale Regione Campania 18 febbraio 2011 n. 50 e dell’art. 13 DPR n. 380/2011; incompetenza assoluta; ciò in quanto, essendo il dissenso del Comune fondato esclusivamente sulla violazione del regolamento comunale, gli atti indicati risultano illegittimi in via derivata alla luce dei motivi innanzi riportati.
Successivamente, con memorie depositate il 24 maggio 2016 ed il 31 gennaio 2017, la società Cogein ha eccepito:
– l’inammissibilità dei ricorsi in quanto proposti avverso “gli atti della conferenza di servizi indetta ex art. 12 del d. lgs. n. 387/2003”, poiché non notificati anche alle amministrazioni presenti alla conferenza di servizi;
In ogni caso, la società Cogein ha altresì richiesto il rigetto dell’appello principale, attesa la sua infondatezza.
Inoltre, hanno spiegato intervento ad adiuvandum i Comuni di Santa Croce del Sannio e di Castelpagano, nonchè la Comunità Montana “Titerno e Alto Tammaro”.
Con la (già citata) memoria del 31 gennaio 2017, la società Cogein ha eccepito l’inammissibilità dei predetti atti di intervento, poiché non risultano specificate le ragioni sulle quali gli stessi si fondano, ma vengono articolate solo “doglianze di carattere ambientale del tutto apodittiche ed imprecisate”.
4. Il Collegio deve innanzi tutto dichiarare estinto per rinuncia, ai sensi dell’art. 84 Cpa, il giudizio di appello in quanto proposto da ***.
– in secondo luogo, nell’ipotesi di esito positivo del primo profilo (nel senso della ammissibilità totale dei ricorsi), occorre verificare la legittimità dell’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione Campania e, quindi, del regolamento comunale per l’istallazione degli impianti eolici, approvato con delibera del Consiglio comunale di Circello 28 luglio 2009 n. 29. L’autorizzazione regionale è contestata con l’appello principale (motivi sub lett. c) e d) dell’esposizioni in fatto), sostanzialmente per contrasto con il citato regolamento, avverso il quale sono rivolti i motivi di cui all’appello incidentale, riproposti dalla società *** (v. motivi sub lett. da a1) ad e1) dell’esposizione in fatto e, di conseguenza, il motivo sub lett. f1), afferente alla illegittimità in via derivata di atti adottati sulla base del predetto regolamento);
Di conseguenza, ai fini della ammissibilità del ricorso collettivo occorre che vi sia identità di situazioni sostanziali e processuali e cioè che le domande giudiziali siano identiche nell’oggetto e che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi (Cons. Stato, sez. IV, 27 gennaio 2015 n. 363; sez. VI, sent. 18 luglio 1997, n.1129; Cons. Stato, sez. IV, sent. 14 ottobre 2004, n.6671; Cons. Stato, sez. V sent. 24 agosto 2010, n. 5928).
Come affermato dalla Corte Costituzionale (sent. 2 febbraio 1982 n. 18), il diritto alla tutela giurisdizionale va annoverato “fra quelli inviolabili dell’uomo, che la Costituzione garantisce all’art. 2” (sent. n. 98 del 1965), e che non esita ora ad ascrivere tra i principi supremi del nostro ordinamento costituzionale, in cui è intimamente connesso con lo stesso principio di democrazia l’assicurare a tutti e sempre, per qualsiasi controversia, un giudice e un giudizio”.
7. Nel caso di specie, tutti i ricorrenti (sia privati cittadini, sia il Comitato civico “Pro Sannio”) lamentano, per il tramite dei motivi di impugnazione (che ripropongono motivi già introdotti con i ricorsi in I grado):
– per altro verso, comporta la improcedibilità dell’appello incidentale proposto dalla società ***, posto che la stessa appellante incidentale espressamente collega il proprio interesse ad agire alla intervenuta “riproposizione in grado di appello delle censure di violazione del regolamento comunale n. 29/2009 e del conseguente parere negativo del Comune” (v. pag. 4 memoria del 28 aprile 2016); di modo che, non coinvolgendo la riforma della sentenza impugnata tali profili, viene meno l’interesse all’impugnazione incidentale;
– per altro verso ancora, dispensa dall’esame della proposta eccezione di inammissibilità degli atti di intervento, posto che, con gli stessi, si interviene “a sostegno di tutte le ragioni fatte valere con il ricorso principale sottese alla difesa di interesse dell’intera collettività” (e, dunque, non certo a sostegno della prospettata lesione di garanzie partecipative dei ricorrenti), nonché “ad opponendum del ricorso incidentale proposto da *** s.r.l.” (dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse).
8. Il Collegio deve, innanzi tutto e sia pure con riferimento al solo secondo motivo dell’appello principale,esaminare le eccezioni formulate dalla società ***.
9. Con il secondo motivo di appello, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 11, 15 co. 2, 16, 17, 52-bis co. 2, 53-ter co. 1, DPR n. 327/2001, poichè, nel caso di specie, “è pacifica la pretermissione ab initio delle garanzie procedimentali in materia espropriativa”, in quanto solo con la nota del 5 novembre 2014 “ai proprietari è stata data comunicazione postuma dell’avvenuta approvazione del progetto definitivo ai fini espropriativi . . . mentre alcun avviso (ancorchè prescritto dal T.U. Espropri) relativo alle fasi anteriori delle procedure ablatorie è stato posto in essere”.
Per ciò che riguarda la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, l’art. 12 del d. lgs. 29 dicembre 2003 n. 387 prevede il rilascio, da parte della Regione, di una autorizzazione unica (co. 3), riguardante “la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi”.
Si è inoltre affermato che “poiché scopo della disposizione è quello di consentire al proprietario inciso “di optare o non per la partecipazione procedimentale in chiave difensiva” (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 15 aprile 2013, n. 2070), a sostegno della ulteriore difesa dell’Amministrazione regionale (la società espropriata non avrebbe esposto una sostanziale lesione della propria sfera giuridica né indicato possibili soluzioni alternative) non vale neppure invocare l’art. 21 octies della legge 7 agosto 1990, n. 241”.
Ciò in quanto “anche a volere aderire alla tesi “riduttiva”, che prescinde dal dato categoriale generale della natura non vincolata del provvedimento, l’Amministrazione nulla ha provato in ordine alla assoluta impossibilità che l’eventuale apporto partecipativo dei privati potesse introdurre nel procedimento contributi utili, né che in concreto il provvedimento e la scelta dell’area di parte appellata fossero del tutto vincolati. . . . il Collegio concorda con la tesi – senz’altro più coerente con la lettera e lo spirito della disposizione – che il dato vada specularmente rovesciato. Non trattandosi di provvedimento vincolato, sarebbe toccato all’Amministrazione fornire una dimostrazione di immodificabilità assoluta della scelta di allocazione dell’opera (cfr. per tutte sez. IV, 11 novembre 2014, n. 5525). Il che non è avvenuto”.
Nel caso di specie, si è proceduto con avviso pubblico (trattandosi di un numero di soggetti superiore a 50), ma senza indicazione nell’atto delle ditte catastali interessate, di modo che – contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione Campania (v. pagg. 4-5 memoria del 13 maggio 2016) e dalla società Cogein (pagg. 13 – 18 memoria del 30 gennaio 2017) – si è concretizzata una lesione delle garanzie partecipative degli interessati. Né, per le ragioni esposte, è invocabile l’art. 21-octies. co. 2, secondo periodo, l. n. 241/1990, come invece dedotto dalla società Cogein.
Né, infine, pur prendendo atto di quanto affermato in riferimento alla piena conoscenza degli atti da parte del signor DMG (v. pagg. 5 – 6 memoria del 30 gennaio 2017), appare fornita in modo esaustivo e documentalmente certo la prova della medesima.
Per le ragioni sin qui esposte, il secondo motivo di appello deve essere accolto, in quanto proposto dai singoli soggetti indicati in epigrafe (con esclusione di coloro che hanno rinunciato all’impugnazione), e precisamente dai signori *** di appello deve essere, invece, rigettato, in quanto proposto dal Comitato civico ***, poiché le garanzie partecipative delle quali si è accertata la lesione (artt. 11 e 16 DPR n. 327/2001), non risultano predisposte anche in favore di comitati, non riconosciuti ex lege, portatori di interessi collettivi (v. Cons. Stato, sez. IV, n. 36/2014).
L’accoglimento del secondo motivo di appello comporta l’annullamento del decreto dirigenziale 2 maggio 2012 n. 256, delle note Regione Campania 5 novembre 2014 n. 0742933, 25 maggio 2015 n.0440226 e 25 giugno 2015 n. 0440226, dei decreti dirigenziali 17 luglio 2015 n. 103 e 21 maggio 2015 n. 62.
Il Collegio ritiene opportuno precisare che l’annullamento del decreto dirigenziale 2 maggio 2012 n. 256, alla luce del motivo accolto e nei limiti del medesimo, non concerne l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto eolico, ma solo la valenza di dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori e delle opere che a tale atto si riconnette, ai sensi dell’art. 12, co. 1, d. lgs. n. 387/2003; e ciò con riferimento alle sole posizioni giuridiche degli appellanti vincitori.
definitivamente pronunciando sull’appello proposto da Di Maria Giuseppe ed altri, come in epigrafe indicati (n. 2535/2016 r.g.):
a) dichiara l’estinzione del giudizio di appello, in quanto instaurato da ***;
c) dichiara improcedibile l’appello incidentale proposto da *** s.r.l.;
Avv. Alessandro Biamonte 6 giugno 2017 7 giugno 2017 art. 11 D.P.R. 327/2001, espropriazione per P.U., garanzie partecipative, legittimazione agire, Parco eolico, ricorso collettivo, T.U. Espropriazioni
Precedente Articolo precedente: Effetti reali dell’acquisizione al patrimonio dell’Ente e danno dell’amministrazione da privazione del possesso.
Avanti Articolo successivo: Graduatorie di concorsi. Diritto all’assunzione e giurisdizione.