Source: https://www.liabergamo.it/sito/sanzioni-per-lapprendistato-riformato/
Timestamp: 2020-07-07 12:47:37+00:00
Document Index: 6751001

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 2']

Lia Bergamo – Le sanzioni per l’apprendistato riformato
Le sanzioni per l’apprendistato riformato
Nel riformare l’apprendistato il d.l. n. 34/2014 ha inaugurato una stagione di incertezze operative che ricadono inevitabilmente anche sul concreto svolgimento delle conseguenze sanzionatorie, sia per quanto attiene al nuovo ruolo del piano formativo individuale, sia per le dinamiche retributive dell’apprendistato di primo livello, sia per le vicende formative del contratto di mestiere. Di sicura semplificazione, anche sul piano sanzionatorio, appare invece l’eliminazione degli obblighi di stabilizzazione.
Come già segnalato l’art. 2 del d.l. n. 34/2014 è intervenuto su molteplici aspetti del Testo unico dell’apprendistato contenuto nel d.lgs. n. 167/2011, come già modificato dalla legge n. 92/2012 e dal d.l. n. 76/2013.
Dal 21 marzo 2014, invece, scompare del tutto l’obbligatorietà di formalizzazione del piano formativo individuale, con la conseguenza che per i rapporti di apprendistato avviati a partire dalla predetta data non sarà più possibile contestare l’omessa redazione del piano in forma scritta né applicare la sanzione pecuniaria stabilita dall’art. 7, comma 2, del d.lgs. n. 167/2011, nella misura da 100 a 600 euro nella fattispecie base, ma se il datore di lavoro incorreva nella recidiva la sanzione risultava più grave: da 300 a 1.500 euro. Peraltro, tale sanzione seguiterà ad essere applicata in forza del principio di legalità (art. 1, legge n. 689/1981) alle omissioni riguardanti i rapporti di apprendistato in essere.
Eliminazione del parametro di riferimento per valutare la formazione
D’altro canto, la scomparsa del piano formativo individuale in forma scritta porta con sé che il personale ispettivo è ora privato di un elemento documentale essenziale, certo e vincolante per la disamina della effettiva attuazione degli obblighi formativi da parte del datore di lavoro.
Con la Circolare n. 5 del 21 gennaio 2013 il Ministero del Lavoro aveva, infatti, precisato che per valutare la responsabilità datoriale nel mancato adempimento degli obblighi formativi, con specifico riguardo alla formazione professionalizzante o di mestiere, la stessa veniva a configurarsi quando il datore di lavoro non effettuava “la formazione interna in termini di “quantità”, contenuti e modalità previsti dal contratto collettivo e declinati nel piano formativo individuale”.
L’eliminazione sostanziale del piano formativo individuale che avrebbe dovuto declinare gli obblighi formativi in concreto, calandoli sulla singola realtà aziendale e sul singolo apprendista, spingerà necessariamente l’ispettore del lavoro, per i nuovi apprendistati successivi al 21 marzo 2014, a valutare l’applicazione integrale del contratto collettivo applicato per la complessiva formazione in esso declinata.
D’altra parte, va considerato anche come l’art. 7, comma 1, ultimo periodo, del d.lgs. n. 167/2011 – non modificato dal d.l. n. 34/2014 – stabilisca testualmente che la disposizione di cui al d.lgs. n. 124/2004 possa essere adottata dagli ispettori del lavoro “qualora a seguito di attività di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso di esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale”. Ne consegue, allora, che in assenza di una urgente e necessaria modifica in sede di conversione in legge del decreto in esame, lo stesso potere di disposizione (di straordinaria utilità per le imprese e nella direzione del criterio di delega annunciato nel Jobs Act per la revisione dell’intero sistema sanzionatorio in materia di lavoro) verrebbe inibito al personale ispettivo per i nuovi rapporti in apprendistato sorti in assenza di piano formativo individuale non potendo operare la norma generale dell’art. 14 del d.lgs. n. 124/2004 in quanto propriamente condizionata dalla disposizione speciale del Testo Unico dell’apprendistato.
Senza formazione di base e trasversale?
La previsione secondo la quale la formazione di base e trasversale stabilita dalle norme regionali può integrare quella professionalizzante a carico dell’impresa, oltre a prestarsi ad una analisi di compatibilità con le disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato, sul piano sanzionatorio si pone in una area di significativa criticità posto che la norma si limita a sostituire nell’art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 167/2011 le parole «è integrata» con «può essere integrata», senza esplicitare se la facoltatività riguardi l’intervento normativo regionale in sé – come appare di immediata evidenza dal tenore della disposizione – oppure se ad esercitare la facoltà di non integrare la formazione professionalizzante con quella pubblica sia il solo datore di lavoro anche in presenza di un intervento normativo già esplicitato dalla regione o provincia autonoma. In assenza di chiarimenti da parte del Ministero del Lavoro nelle regioni e province autonome dove la facoltà di integrare con apposita normativa già in vigore la formazione è stata esercitata dai competenti organismi istituzionali consente all’ispettore del lavoro di procedere con gli accertamenti e con i provvedimenti secondo le indicazioni contenute nella già richiamata Circolare n. 5/2013.
Retribuzione inferiore per i primi apprendistati
Ferme restando le previsioni della contrattazione collettiva, la norma del d.l. n. 34/2014 la quale stabilisce che gli apprendisti assunti per la qualifica o per il diploma professionale possono essere retribuiti integralmente sulla base delle ore di lavoro effettivamente prestate, aggiungendo solo il 35% delle ore di formazione (effettuate), fa sì che il personale ispettivo debba tenere conto primariamente delle previsioni della contrattazione collettiva e soltanto in assenza di queste determinare la retribuzione nel senso indicato dalla norma. Ne consegue che il mancato adeguamento da parte dei contratti collettivi non determinerà la riduzione immediata della retribuzione per i contratti già in essere, mentre per gli apprendistati avviati dal 21 marzo 2014 la norma potrà essere immediatamente applicata salvi successivi aggiustamenti in ragione di quanto sarà eventualmente previsto dalla contrattazione collettiva.
Abrogazione dell’obbligo di stabilizzare
Segno di chiara ed assoluta semplificazione, invece, è dato dalla eliminazione della lettera i) dell’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 167/2011, oltre che dei commi 3-bis e 3-ter dello stesso articolo. Il d.l. n. 34/2014, infatti, ha cancellato le previsioni normative e contrattuali collettive che legittimavano l’introduzione di obblighi di stabilizzazione prima di poter accedere a nuovi contratti di apprendistato.
In tal modo, anche per gli apprendistati in corso quando andranno a scadenza, non sarà possibile applicare le conseguenze sanzionatorie legate al mancato rispetto degli obblighi di stabilizzazione degli apprendisti occupati nei tre anni precedenti dallo stesso datore di lavoro, alla quale subordinare l’assunzione di ulteriori apprendisti (30% fino al 17 luglio 2015, 50% dopo tale data, escludendo dal computo gli apprendistati cessati per recesso durante il periodo di prova; dimissioni; licenziamento per giusta causa). Pertanto non potrà più determinarsi, per tale ragione, il disconoscimento dei contratti di apprendistato instaurati in violazione dei limiti legali o contrattuali, secondo un criterio inevitabilmente cronologico (in base al momento della comunicazione telematica di instaurazione), convertendone il rapporto lavorativo in un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, secondo quanto era stato precisato dalla Circolare n. 5/2013.
(Fonte: Il Quotidiano Ipsoa a cura di Pierluigi Rausei – Adapt professional fellow)