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Timestamp: 2019-10-17 04:00:55+00:00
Document Index: 137150452

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art 23']

Giudice di Pace di Pozzuoli del 29.9.2014 - testo integrale Sentenza
Giudice di Pace di Pozzuoli del 29.9.2014
Rifiuti · ambiente · sanzioni amministrativa · condotta · prova · onere · -y- · civile · amministrativo
Ringraziamo il gdp Avv. Italo Bruno per l'interessante documento. Segue la massima:
"In base quanto disposto dall'art. 3 della legge di depenalizzazione (legge n. 689 del 1981), ai fini della legittimità e validità di una sanzione, non è sufficiente che siano accertati gli estremi oggettivi, ma occorre che il trasgressore sia compiutamente identificato e che la sua condotta sia colposa o dolosa. Detto articolo stabilisce il principio generale della responsabilità personale dell’illecito amministrativo ed impone di fondare l'imputabilità della sanzione amministrativa sul principio della responsabilità personale dell'illecito commesso. "
nella causa iscritta al n.2162/14 R.G. - Affari Contenziosi Civili - avente ad oggetto:
Opposizione avverso ordinanza-ingiunzione.
TIZIA, nata a (…) il (…) ed ivi res.te alla Via (…) n. (…) – c.f. (…) – elett.te dom.ta in (…) alla Via (…) n.(…) presso lo studio dell’avv. (…) che la rapp.ta e difende giusta mandato a margine del ricorso; RICORRENTE-PRESENTE
COMUNE di (…), in persona del Sindaco pro-tempore, dom.to ope legis presso la Casa Comunale in (…);	RESISTENTE-PRESENTE
Per la ricorrente: annullare l’ordinanza-ingiunzione prot. n.2784 del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) nei sui confronti per non aver commesso il fatto; vittoria di spese e competenze professionali con attribuzione al procuratore anticipatario.
Per la P.A. resistente: rigettare il ricorso
TIZIA, con atto depositato il 9/4/14, proponeva opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione prot. n.2784 del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) con la quale le ingiungeva il pagamento della somma indicata per violazione dell’ordinanza Sindacale n.13266 del 3/11/11 per aver rinvenuti, in una busta chiusa, rifiuti commisti di vario genere, senza osservare la prescritta differenziazione degli stessi.
La ricorrente si opponeva deducendo di non aver commesso il fatto.
Veniva fissata, con decreto notificato alle parti, l’udienza di comparizione delle stesse, alla quale si presentavano entrambe.
All’esito dell’udienza del 22 settembre 2014, il Giudicante decideva la causa dando lettura del dispositivo ai sensi dell’art. 23 della l.689/81 e della sentenza della Corte Costituzionale n.534/90.
Ciò premesso, il ricorso è fondato e va accolto e, pertanto, l’ordinanza-ingiunzione prot. n.2784 del 24/2/14 emessa dal Comune di (…) nei confronti di TIZIA va annullato.
Occorre preliminarmente osservare, in punto di diritto, come, in virtù dei principi generali che informano l’ordinamento sanzionatorio, si profili fondamentale, ai fini della corretta irrogazione di sanzioni amministrative, la certezza in ordine all’esatta identificazione del trasgressore.
Infatti sia la dottrina unanime che la giurisprudenza di legittimità, ritengono applicabili il principio della natura personale della responsabilità, disciplinando rigorosamente i profili della imputabilità:
- Il sistema della legge 24 novembre 1981, n. 689, preserva il principio della natura personale della responsabilità, disciplinando rigorosamente i profili della "imputabilità" (art. 2), dell'"elemento soggettivo" della violazione (art. 3), delle "cause di esclusione della responsabilità" (art. 4), del "concorso di persone" (art. 5); e lo stesso profilo di deroga ad esso apportato attraverso l'istituto della "solidarietà" (art. 6) resta rigorosamente circoscritto e delimitato e la sua disciplina non tollera interpretazioni che, estendendo l'ambito delle fattispecie in essa espressamente contemplate, comportino il mancato rispetto del principio della "riserva di legge" fissato nell'art. 1 L. 24 novembre 1981 n. 689 (Cass. civ. Sez. I, 6/7/04 n. 12321).
- Il principio posto dall'art. 3 della legge di depenalizzazione (legge n. 689 del 1981), in base al quale per le violazioni colpite da sanzione amministrativa è necessaria la coscienza e volontà della condotta attiva od omissiva, sia essa dolosa o colposa, deve essere inteso nel senso della sufficienza dei suddetti estremi, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa. Ciò perché la norma de qua pone una presunzione di colpa in merito al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l'onere di provare di aver agito senza colpa (Cass. civ. Sez. II, 9/12/13 n. 27432).
In sintesi, in base quanto disposto dall'art. 3 della legge di depenalizzazione (legge n. 689 del 1981), ai fini della legittimità e validità di una sanzione, non è sufficiente che siano accertati gli estremi oggettivi, ma occorre che il trasgressore sia compiutamente identificato e che la sua condotta sia colposa o dolosa.
Nella vicenda in esame, alla stregua di una complessiva ed unitaria valutazione degli elementi istruttori acquisiti, appare senza alcun dubbio che l’individuazione della trasgreditrice, nonché destinataria della ordinanza-ingiunzione de quo, nella persona dell’attuale ricorrente è avvenuta per presunzione e non con certezza.
Dal processo verbale di accertamento di violazione amministrativa n.47 del 13/12/13 si evince che la presunta trasgreditrice, nella persona dell’attuale ricorrente, sarebbe stata individuata attraverso l’apertura di una busta chiusa nella quale si rinvenivano rifiuti commisti di vario genere, non differenziati. Dagli esami degli stessi si sarebbe accertato, oltre alla presenza di carta, vetro e plastica, anche una ricevuta della “T.N.T.” e uno scontrino fiscale intestati alla TIZIA.
Ulteriore elemento da considerare è relativo al luogo di residenza della ricorrente che è in (…) alla via (…) n. (…) e non in via (…), altezza civico n. (…), dov’è stato rinvenuto il sacchetto dei rifiuti indifferenziati.
L’identificazione della presunta trasgreditrice, così come individuata dalla Pubblica Amministrazione non è legittimo.
La legge 689/81 è una legge di depenalizzazione degli illeciti prima previsti e puniti dalle norme del c.p. e, pertanto, è modellata sui principi che regolano il diritto penale e, in particolare, il principio fondato responsabilità personale.
L’art. 3 di detta legge stabilisce il principio generale della responsabilità personale dell’illecito amministrativo. Questo articolo impone di fondare l'imputabilità della sanzione amministrativa sul principio della responsabilità personale dell'illecito commesso.
Il sistema adottato dalla Polizia Municipale del Comune di (…) non assicura alcuna certezza sulla identificazione della persona che ha commesso la violazione ma, solo delle presunzioni su cui non si può fondare alcuna colpevolezza.
Si prenda ad esempio il caso di una persona che vuole del male ad un’altra e immetta nel sacchetto dei rifiuti un qualsiasi documento con nome ed indirizzo di quest’ultima.
In breve, le ragioni per le quali la ricevuta TNT e lo scontrino fiscale si trovassero nel sacco sono imponderabili ed infinite, spaziando dal “dispetto” all’uopo orchestrato, a mille altri motivi legati al caso.
In definitiva, l’indizio che riferisce l’illecito alla TIZIA è eccessivamente generico ed in ogni caso non riscontrato neanche dalla prossimità dell’abitazione di residenza della ricorrente. Esso non può fondare un idoneo giudizio positivo in ordine alla attribuibilità dell’illecito amministrativo in capo alla ricorrente.
Rebus sic stantibus, non avendo la Pubblica Amministrazione fornito sufficiente prova della responsabilità in capo alla ricorrente, il ricorso va accolto ai sensi dell’ultimo comma dell’art 23 della Legge 689/81 – “il giudice accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente”.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate, d’Ufficio, come in dispositivo.
Il Giudice di Pace di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da TIZIA nei confronti del COMUNE di (…), in persona del Sindaco pro-tempore, disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
1) accoglie il ricorso e, per l’effetto annulla l’ordinanza-ingiunzione prot. n.2784 del 24/2/14 emessa dal Comune di Monte di (…) confronti di TIZIA;
2) condanna il Comune di (…) al rimborso del contributo unificato di € 37,00 e compensa tra le parti le spese per competenze professionali;
Così deciso in Pozzuoli il 29 settembre 2014.
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