Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-primo/titolo-vi/capo-i/sezione-iv/art149.html
Timestamp: 2019-12-14 21:39:36+00:00
Document Index: 43588010

Matched Legal Cases: ['art. 149', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 149', 'art. 160', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1228', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 291', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 2719', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 7', 'art. 139', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 139', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 325', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 143', 'art. 142', 'art. 8', 'art. 617', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 291', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2700', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 331', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 160', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 106', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 160', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 143', 'art. 142', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 291', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 34', 'art. 107', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 160', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 149', 'sentenza ']

Art. 149 codice di procedura civile - Notificazione a mezzo del servizio postale - Brocardi.it
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Articolo 149 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 149 Codice di procedura civile
Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione può eseguirsi anche a mezzo del servizio postale (1).
In tal caso l'ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull'originale e sulla copia dell'atto, facendovi menzione dell'ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento. Quest'ultimo è allegato all'originale (2) (3).
La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell'atto (4).
(1) Quando la notifica dell'atto processuale deve essere eseguita nell'ambito del comune in cui ha sede l'ufficio notifiche, l'ufficiale giudiziario può avvalersi del servizio postale, eccetto il caso in cui il giudice o la parte rispettivamente disponga o richieda che la notifica sia effettuata personalmente. Diversamente, se la notifica deve essere eseguita fuori dal comune, l'ufficiale giudiziario ha la necessità di avvalersi del servizio postale a meno che la parte richieda che la notifica sia effettuata di persona.
(2) Anche in questo caso vale il principio della scissione del procedimento notificatorio in virtù del quale per il notificante la notifica si considera perfezionata al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario; mentre, per il destinatario rileva la data in cui riceve il plico, attestata sull'avviso di ricevimento. Nel caso in cui la data non risulta o se è comunque incerta, vale quella indicata dal timbro apposto sull'avviso medesimo. Infatti, solo quest'ultimo documento è pertanto idoneo a fornire la prova dell'eseguita notificazione, della data in cui è avvenuta e della persona cui il piego è stato consegnato.
(3) I casi di rifiuto a ricevere il plico o di irreperibilità sono disciplinate dall'art. 8, l. 20-11-1982, n. 890. In queste ipotesi l'agente postale ne faceva menzione, restituiva il plico e la notifica si aveva per eseguita con il decorso di dieci giorni dall'avvenuto deposito nell'ufficio postale. Tuttavia, con la sentenza n.1729 del 1996 le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribaltato tale orientamento, stabilendo che per il notificante la notifica si ha per perfezionata quando il plico è, semplicemente, depositato presso l'ufficio postale.
(4) Tale comma è stato aggiunto dalla L. n. 263/2005, con decorrenza dal 1 marzo 2006.
La ratio della notificazione a mezzo del servizio postale consiste nell'esigenza di soddisfare interessi di ordine pratico e di rapidità. Appare opportuno precisare che si tratta sempre di un atto dell'ufficiale giudiziario anche se i compiti di ricerca, di consegna e di documentazione sono ripartiti tra l'ufficiale giudiziario e l'ufficio postale. Infatti, l'ufficiale giudiziario svolge il compito di espletare le attività preliminari (dalla redazione della relata alla consegna all'ufficio postale), mentre il servizio postale compie l'attività di individuazione del destinatario o degli eventuali consegnatari (indicata espressamente all'art. 7, l. 20-11-1982, n. 890) nonché di consegna del plico e, infine, di documentazione della consegna effettuata.
Massime relative all'art. 149 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 18361/2018
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 18361 del 12 luglio 2018)
Cass. civ. n. 6242/2017
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 6242 del 10 marzo 2017)
Cass. civ. n. 16289/2015
In caso di notifica a mezzo del servizio postale, l'avviso di ricevimento prova, fino a querela di falso, la consegna al destinatario a condizione che l'atto sia stato consegnato presso il suo indirizzo e che il consegnatario abbia apposto la propria firma, ancorché illeggibile o apparentemente apocrifa, nello spazio dell'avviso relativo alla "firma del destinatario o di persona delegata", risultando irrilevante, in quanto non integra una nullità ex art. 160 cod. proc. civ., l'omessa indicazione dell'indirizzo del destinatario sulla ricevuta di ritorno.
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 16289 del 31 luglio 2015)
Cass. civ. n. 15347/2015
In tema di notificazione a mezzo posta, la riserva in via esclusiva prevista dall'art. 4, comma 5, del d.lgs. n. 261 del 1999, a favore del fornitore del servizio universale, volta a garantire l'attestazione fidefacente della puntualità e regolarità degli adempimenti, è rispettata allorquando il plico, inizialmente affidato ad un'agenzia postale privata, sia da quest'ultima veicolato all'Ente Poste, il quale provveda all'integrale esecuzione della procedura ed in particolare alla consegna, con attestazione, sulla cartolina di ricevimento, della relativa data, sicché la notifica non può considerarsi inesistente o omessa.
(Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 15347 del 21 luglio 2015)
Cass. civ. n. 4891/2015
In tema di notificazioni a mezzo posta, il notificante deve provare il perfezionamento della notifica nei confronti del destinatario mediante la produzione dell'avviso di ricevimento della raccomandata, unico documento idoneo ad attestare la consegna del plico e la data di questa, mentre, ove sia il destinatario a dover provare la data della notificazione, è sufficiente la produzione della busta che contiene il plico, in sé idonea ad attestare che prima della data risultante dal timbro postale apposto non poteva essere avvenuta la consegna.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, sentenza n. 4891 del 11 marzo 2015)
Cass. civ. n. 3261/2015
In tema di notificazioni a mezzo posta, il relativo servizio si basa su di un mandato "ex lege" tra colui che richiede la notificazione e l'ufficiale giudiziario che la esegue, eventualmente avvalendosi, quale ausiliario. dell'agente postale, nell'ambito di un distinto rapporto obbligatorio, al quale il notificante rimane estraneo. Ne consegue che, in caso di ritardo nella spedizione o nel recapito dell'atto notificato, nei confronti del richiedente la notifica risponde, ai sensi dell'art. 1228, esclusivamente l'ufficiale giudiziario, non anche l'agente postale del quale costui si avvalga.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, sentenza n. 3261 del 18 febbraio 2015)
Cass. civ. n. 19563/2014
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, costituendo la relata momento fondamentale del procedimento notificatorio, sia ai sensi del codice di rito che delle norme speciali del processo tributario, la mancata apposizione della stessa sull'originale o sulla copia consegnata al destinatario, ai sensi dell'art. 3 della legge 20 novembre 1982 n. 890, ne comporta non l'irregolarità, ma la nullità sanabile con la costituzione del convenuto. (Nella specie, non essendo stata sanata la nullità della notifica dell'atto introduttivo del giudizio di appello né dalla rinnovazione ex art. 291 cod. proc. civ. né dalla costituzione del convenuto, la S.C., dichiarata la nullità di tutti gli atti del processo, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata).
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 19563 del 17 settembre 2014)
Cass. civ. n. 15973/2014
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, eseguita mediante consegna dell'atto a persona di famiglia che conviva, anche temporaneamente, con il destinatario, il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l'atto da notificare, onde non è sufficiente, per affermare la nullità della notifica, la mancata indicazione della qualità di convivente sull'avviso di ricevimento della raccomandata, il cui contenuto, in caso di spedizione diretta a mezzo piego raccomandato, ai sensi dell'art. 16, comma 3, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, è quello prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria e non già quello previsto dall'art. 139 cod. proc. civ.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 15973 del 11 luglio 2014)
Cass. civ. n. 13758/2014
In caso di notificazione eseguita a mezzo posta da un avvocato ai sensi della legge 21 gennaio 1994, n. 53, la carenza sulla busta con cui è spedita la raccomandata, e nel rigo appositamente dedicato, di ulteriore e separato segno grafico di sottoscrizione, cioè di ripetizione manoscritta e olografa del nome e cognome ad opera del notificante, costituisce una mera irregolarità di compilazione, che non comporta la nullità della notifica comminata dall'art. 11 della citata legge, purchè le suddette indicazioni siano presenti in altra parte del medesimo piego.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 13758 del 17 giugno 2014)
Cass. civ. n. 2262/2013
In tema di notifiche a mezzo posta, il d.l.vo 22 luglio 1999, n. 261, pur liberalizzando i servizi postali in attuazione della direttiva 97/67/CE, all'art. 4, comma quinto, ha continuato a riservare in via esclusiva, per esigenze di ordine pubblico, al fornitore del servizio universale (l'Ente Poste), gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie. Ne consegue che, in tali procedure, la consegna e la spedizione mediante raccomandata, affidata ad un servizio di posta privata, non sono assistite dalla funzione probatoria che l'art. 1 del citato d.l.vo n. 261 del 1999 ricollega alla nozione di "invii raccomandati" e devono, pertanto, considerarsi inesistenti.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 2262 del 31 gennaio 2013)
Cass. civ. n. 21725/2012
In tema di notificazione degli atti processuali a mezzo del servizio postale, ai sensi del sesto comma dell'art. 7 della legge n. 890 del 1982, introdotto dall'art. 36, comma 2 quater, del d.l. n. 248 del 2007, convertito in legge n. 31 del 2008 - applicabile "ratione temporis" alla notifica eseguita dopo l'entrata in vigore della legge di conversione - la notificazione è nulla se il piego viene consegnato al portiere dello stabile in assenza del destinatario e l'agente postale non ne dà notizia al destinatario stesso mediante lettera raccomandata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21725 del 4 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 17676/2012
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, l'art. 8, secondo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890, nel prescrivere che l'agente postale, in ipotesi di mancato recapito dell'atto per assenza del destinatario, o per mancanza o rifiuto delle persone abilitate a riceverlo, rilascia avviso al destinatario mediante immissione nella cassetta della corrispondenza, non impone l'obbligo di specificare altresì la modalità concretamente prescelta, né tale obbligo emerge dalla successiva prescrizione, che impone di fare menzione, sull'avviso di ricevimento unito al piego, di tutte le formalità eseguite, del deposito e dei motivi che li hanno determinati, poiché tale obbligo ha ad oggetto il rilascio dell'avviso e le ragioni dello stesso, e non anche la specificazione delle modalità seguite, ovvero se esso sia avvenuto mediante affissione o mediante immissione nella cassetta, facendo fede dell'effettivo avvenuto rilascio la dichiarazione dell'agente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17676 del 16 ottobre 2012)
Cass. civ. n. 13439/2012
La produzione dell'avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia dell'atto processuale spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale, ai sensi dell'art. 149 cod. proc. civ., richiesta dalla legge in funzione della prova dell'avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio, può avvenire anche mediante l'allegazione di fotocopie non autenticate, ove manchi contestazione in proposito, poiché la regola posta dall'art. 2719 cod. civ. - per la quale le copie fotografiche o fotostatiche hanno la stessa efficacia di quelle autentiche, non solo se la loro conformità all'originale è attestata dal pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia disconosciuta dalla controparte, con divieto per il giudice di sostituirsi nell'attività di disconoscimento alla parte interessata, pure se contumace - trova applicazione generalizzata per tutti i documenti.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 13439 del 27 luglio 2012)
Cass. civ. n. 17023/2011
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17023 del 5 agosto 2011)
Cass. civ. n. 13338/2010
Il principio secondo il quale la notifica a mezzo del servizio postale si perfeziona con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, pone a carico del notificante, a fronte della puntuale contestazione ad opera della controparte della tardività della notifica, l'onere di provare l'avvenuto e tempestivo avvio del procedimento notificatorio, essendo a tal fine sufficiente la dimostrazione dell'avvenuto deposito del plico nel rispetto del termine di apertura dell'ufficio al servizio, mentre è irrilevante che la registrazione sul registro dell'Ufficiale giudiziario sia avvenuta successivamente, trattandosi di dato imputabile all'organizzazione interna dell'Ufficio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto tempestiva la notifica del ricorso per cassazione, il quale risultava depositato l'ultimo giorno utile, ma in orario in cui l'organizzazione dell'ufficio non consentiva la ricezione delle richieste urgenti ai fini della loro evasione, ed era quindi stato caricato sul registro dell'Ufficiale giudiziario solo il giorno successivo).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 13338 del 1 giugno 2010)
Cass. civ. n. 7607/2010
A seguito della sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale - secondo cui la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, al momento della consegna del medesimo all'ufficiale giudiziario - la tempestività della proposizione del ricorso per cassazione esige che la consegna della copia del ricorso per la spedizione a mezzo posta venga effettuata nel termine perentorio di legge e che l'eventuale tardività della notifica possa essere addebitata esclusivamente a errori o all'inerzia dell'ufficiale giudiziario o dei suoi ausiliari, e non a responsabilità del notificante; pertanto, la data di consegna all'ufficiale giudiziario non può assumere rilievo ove l'atto in questione sia "ab origine" viziato da errore nell'indicazione dell'esatto indirizzo del destinatario, poiché tale indicazione è formalità che non sfugge alla disponibilità del notificante.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 7607 del 30 marzo 2010)
Cass. civ. n. 22607/2009
In tema di notificazione per mezzo del servizio postale, secondo la previsione dell'art. 149 c.p.c., qualora la consegna del piego raccomandato sia avvenuta a mani di un familiare convivente con il destinatario, ai sensi dell'art. 7 della L. 20 novembre 1982, n. 890, deve presumersi che l'atto sia giunto a conoscenza dello stesso, restando irrilevante ogni indagine sulla riconducibilità del luogo di detta consegna fra quelli indicati dall'art. 139 c.p.c., in quanto il problema dell'identificazione del luogo ove è stata eseguita la notificazione rimane assorbito dalla dichiarazione di convivenza resa dal consegnatario dell'atto, con la conseguente rilevanza esclusiva della prova della non convivenza, che il destinatario ha l'onere di fornire. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, con cui si era ritenuta superata la presunzione di conoscenza della notificazione da parte del destinatario, siccome ricevuta dalla suocera dichiaratasi convivente, poiché dal certificato storico anagrafico risultava che il destinatario non risiedeva più da quattro anni all'indirizzo presso cui era stata eseguita la notifica a mezzo posta).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22607 del 26 ottobre 2009)
Cass. civ. n. 17748/2009
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, il principio, derivante dalla sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale, secondo cui la notificazione a mezzo posta deve ritenersi perfezionata per il notificante con la consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario, ha carattere generale, e trova pertanto applicazione anche nell'ipotesi in cui la notifica a mezzo posta venga eseguita, anziché dall'ufficiale giudiziario, dal difensore della parte ai sensi dell'art. 1 della L. n. 53 del 1994, essendo irrilevante la diversità soggettiva dell'autore della notificazione, con l'unica differenza che alla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario va in tal caso sostituita la data di spedizione del piego raccomandato, da comprovare mediante il riscontro documentale dell'avvenuta esecuzione delle formalità richieste presso l'Ufficio postale, non estendendosi il potere di certificazione, attribuito al difensore dall'art. 83 c.p.c. alla data dell'avvenuta spedizione, e non essendo una regola diversa desumibile dal sistema della L. n. 53 del 1994. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto tempestivamente proposto un ricorso per cassazione spedito al sessantesimo giorno dalla notifica della sentenza, come da attestazione dell'ufficio postale apposta su "striscette" meccanizzate applicate alle buste recanti le copie del ricorso notificate ai controricorrenti e da questi prodotte).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17748 del 30 luglio 2009)
Cass. civ. n. 16184/2009
In tema di notificazioni a mezzo posta, quando debba accertarsi il perfezionamento della notificazione nei confronti del destinatario, posto che la data del timbro postale sulla busta corrisponde a quella di smistamento del plico presso l'ufficio postale e non all'effettivo recapito al destinatario, che può anche avvenire in data successiva, l'unico documento attestante la consegna a questi e la sua data è, di regola, l'avviso di ricevimento della raccomandata, la cui produzione in giudizio è onere che grava sulla parte notificante. (Nella fattispecie, relativa ad una opposizione a verbale di infrazione al codice della strada, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di pace che aveva dichiarato tardiva l'opposizione, nonostante non risultasse con certezza la data di perfezionamento della notificazione a mezzo posta del verbale opposto, in assenza della produzione del relativo avviso di ricevimento).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16184 del 9 luglio 2009)
Cass. civ. n. 3256/2009
In tema di notifica a mezzo posta, l'art. 8 della legge n. 890 del 1982, letto alla luce della sentenza n. 346 del 1998 della Corte costituzionale, impone che la "vacatio" tra il deposito del plico presso l'ufficio postale per impossibilità di consegnarlo al destinatario e la restituzione del plico stesso al mittente abbia una durata ragionevole e tale da non frustrare le possibilità difensive del destinatario. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito secondo cui il deposito di un plico contenente decreto ingiuntivo doveva durare per tutto il periodo di tempo previsto per proporre opposizione, ed ha affermato che tale lettura della norma non è suffragata da alcun elemento ricavabile dalla legge).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3256 del 10 febbraio 2009)
Cass. civ. n. 25031/2008
Nella notificazione a mezzo posta, l'ufficiale postale, qualora non abbia potuto consegnare l'atto al destinatario o alle persone abilitate a riceverlo in sua vece, per temporanea assenza del primo e mancanza, inidoneità o assenza dei secondi, ha l'obbligo, ai sensi dell'art. 8 della legge n. 890 del 1982, di rilasciare al notificando l'avviso di deposito del piego presso l'ufficio postale e di provvedere, effettuato tale deposito, alla compilazione dell'avviso di ricevimento che deve contenere la menzione delle formalità eseguite, del deposito e dei motivi che l'hanno determinate, e, infine, alla restituzione del piego e dell'avviso al mittente, dopo la scadenza del termine di giacenza. La notificazione secondo tali formalità postula il previo accertamento sia della temporanea assenza del destinatario sia della mancanza o dell'assenza delle altre persone abilitate a ricevere il piego e l'omessa attestazione circa la sussistenza dell'uno o dell'altro di tali presupposti impedisce la verifica dell'effettiva presenza delle condizioni di legge e non consente all'atto di raggiungere il suo scopo. Ne consegue che, in caso di omessa certificazione sull'avviso di ricevimento della mancanza o assenza delle persone abilitate a ricevere il piego e in difetto di dimostrazione dell'attività svolta dall'ufficiale postale offerta "aliunde" dal notificante, la notifica é nulla. (Fattispecie regolata, "ratione temporis", dall'art. 8, comma secondo, della legge n. 890 del 1992, nell'originaria formulazione, sia pure nel testo risultante dalla sentenza della Corte costituzionale n. 346 del 1998).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25031 del 10 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 15298/2008
Il principio secondo cui gli effetti della notificazione eseguita a mezzo del servizio postale si producono per il notificante al momento della consegna del piego all'ufficiale giudiziario (ovvero al personale del servizio postale ) e per il destinatario al momento della ricezione, ha carattere generale e trova applicazione non solo con riferimento agli atti processuali, ma anche con riferimento agli atti d'imposizione tributaria. Ne consegue che è tempestiva la spedizione dell'avviso di rettifica effettuata prima dello spirare del termine di decadenza gravante sull'ufficio, a nulla rilevando che la consegna al destinatario sia avvenuta successivamente a tale scadenza.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 15298 del 10 giugno 2008)
Cass. civ. n. 13580/2008
In tema di notifica a mezzo posta, le norme sui soggetti ai quali il piego postale può essere consegnato ( artt. 7 ed 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890 ), in ragione della loro natura casistica, hanno natura speciale rispetto a quelle del codice di procedura civile ed il grado di specificazione con cui si individuano i soggetti ai quali l'atto può consegnarsi in vece del destinatario è tale da escludere che si possa ravvisare una eadem ratio per aggiungere ad essi altri soggetti, sia pure sulla base delle norme sulle notifiche eseguite direttamente dall'ufficiale giudiziario. Non è, pertanto, possibile l'estensione analogica dell'art. 139, terzo comma, c.p.c., che consente la consegna del piego al vicino di casa, anche per l'incidenza di tale estensione sul mutamento del luogo di consegna del plico, in quanto la norma non allude al rinvenimento del vicino nei luoghi indicati nel primo comma (ipotesi cui, invece, si riferisce il secondo comma per soggetti diversi ), bensì ad una consegna al di fuori di tali luoghi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13580 del 26 maggio 2008)
Cass. civ. n. 14294/2007
In tema di perfezionamento della notificazione dell'impugnazione, per la prova della tempestività è sufficiente il timbro dell'ufficiale giudiziario apposto sull'atto da notificare, ancorché non firmato, recante l'indicazione della data e del numero cronologico. (Mass. redaz.).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 14294 del 20 giugno 2007)
Cass. civ. n. 6360/2007
A seguito delle decisioni della Corte costituzionale n. 477 del 2002, nn. 28 e 97 del 2004 e 154 del 2005, circa il principio della scissione fra il momento del perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, deve ritenersi che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, con la conseguenza che, ove tempestiva, quella consegna evita alla parte la decadenza correlata all'inosservanza del termine perentorio entro il quale la notifica andava effettuata e consente alla medesima parte notificante, una volta conosciuto il motivo dell'esito negativo della notificazione per causa indipendente dalla sua volontà, di procedere legittimamente, in un tempo ragionevole, alla sua rinnovazione nei confronti dell'avente diritto anche oltre il suddetto termine previsto per la proposizione dell'atto processuale, ovvero nell'ulteriore termine appositamente concesso dal giudice per detta rinnovazione. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell'enunciato principio ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza, con la quale era stata ritenuta l'inammissibilità dell'impugnazione per opposizione di terzo di una sentenza, malgrado la parte notificante avesse proceduto tempestivamente alla prima notifica dell'atto impugnatorio, senza che, però, la stessa fosse andata a buon fine per il constatato trasferimento del destinatario dal domicilio anagrafico ancora risultante dai registri anagrafici, e poi avesse effettuato ritualmente la rinotificazione dell'atto ai sensi dell'art. 143 c.p.c. in seguito all'avvenuta rifissazione dell'udienza di trattazione del giudizio, in difesa, oltretutto, di fissazione da parte del giudice di un termine perentorio)
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6360 del 19 marzo 2007)
Cass. civ. n. 6021/2007
In materia di notifica a mezzo posta, è nulla la notifica effettuata a mani del portiere dello stabile, allorquando la relazione dell'ufficiale postale non contenga l'attestazione del mancato rinvenimento del destinatario o del rifiuto o assenza delle persone abilitate a ricevere l'atto in posizione preferenziale (persona di famiglia, addetta alla casa o al servizio), non potendo desumersi che il portiere fosse stato espressamente incaricato a ricevere gli atti da una successiva notifica effettuata con le stesse modalità, dovendo la validità della notifica effettuarsi con riferimento esclusivo al suo contesto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6021 del 15 marzo 2007)
Cass. civ. n. 5927/2007
È nulla la notificazione per compiuta giacenza presso l'ufficio postale dell'atto di citazione che sia stato indirizzato in un luogo in cui il destinatario, indipendentemente dall'esservi o meno conosciuto, non ha la residenza, o, se questa è sconosciuta, il domicilio o la dimora, circostanze, queste, da provare dal notificante (nella specie, la S.C. ha affermato la nullità della notifica effettuata per compiuta giacenza in un luogo in cui il destinatario non aveva la residenza nè anagrafica nè effettiva, avendo il notificante provato esclusivamente che una successiva notifica allo stesso indirizzo fu ricevuta da persona addetta alla ricezione della posta e che ivi il destinatario aveva una casa di proprietà).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5927 del 14 marzo 2007)
Cass. civ. n. 390/2007
In tema di notificazioni di atti giudiziari ed alla stregua della sentenza della Corte costituzionale 26 novembre 2002, n. 447 — che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 149 c.p.c. e 4, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890 nella parte in cui prevede che la notificazione a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario — opera nell'ordinamento un principio di ordine generale secondo il quale, qualunque sia la modalità di trasmissione od esecuzione, la notificazione di un atto processuale, almeno quando debba effettuarsi entro un termine prestabilito, si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento vincolato. (Nella specie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto inammissibile l'atto di appello, benché dal timbro apposto sul retro dell'ultimo foglio risultasse l'avvenuto pagamento all'ufficiale giudiziario dei suoi diritti di notifica e delle relative tasse erariali nell'ultimo giorno entro il termine legale dei trenta giorni, dalla notificazione della sentenza appellata, previsto dall'art. 325 c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 390 del 11 gennaio 2007)
Cass. civ. n. 24852/2006
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, la consegna del piego a persona di famiglia convivente con il destinatario nel luogo indicato sulla busta contenente l'atto da notificare fa presumere che in quel luogo si trovino la residenza effettiva, la dimora o il domicilio del destinatario, con la conseguenza che quest'ultimo, qualora intenda contestare in giudizio tale circostanza al fine di ottenere la dichiarazione di nullità della notifica, ha l'onere di fornire idonea prova contraria. Tale prova, peraltro, non può essere fornita mediante la produzione di risultanze anagrafiche che indichino una residenza diversa dal luogo in cui è stata effettuata la notifica, in quanto siffatte risultanze, aventi valore meramente dichiarativo, offrono a loro volta una mera presunzione, superabile alla stregua di altri elementi idonei ad evidenziare, in concreto, una diversa ubicazione della residenza effettiva del destinatario, presso la quale, pertanto, la notificazione è validamente eseguita, ed il cui accertamento da parte del giudice di merito non è censurabile in sede di legittimità, se non per vizi della relativa motivazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24852 del 22 novembre 2006)
Cass. civ. n. 11929/2006
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, in caso di rifiuto di ricevimento da parte delle persone abilitate, ovvero di mancanza, inidoneità o assenza delle stesse, oppure di temporanea assenza del destinatario (art. 8 della legge n. 890 del 1982) — al pari di quanto accade in tema di notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti (art. 143, ultimo comma, c.p.c.) ovvero a persona non residente, nè dimorante, nè domiciliata nella Repubblica (art. 142 stesso codice) — bisogna distinguere il perfezionamento della notificazione nei riguardi del notificante da quello nei confronti del destinatario, identificandosi il primo con il momento in cui viene completata l'attività incombente sul notificante — alla quale può essere collegato il rispetto di un termine posto dalla legge a suo carico —, coincidente, nella notificazione a mezzo posta, con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario (Corte cost. n. 477 del 2002), ed il secondo con il momento in cui si realizza il risultato della conoscenza, o l'effetto di conoscenza, dell'atto per il destinatario, coincidente, nel sistema di cui al richiamato art. 8. con il ritiro del piego ovvero con gli altri elementi previsti per facilitare la conoscenza dell'atto, ivi compreso il decorso del tempo, nell'ipotesi della cosiddetta «compiuta giacenza». (Nella specie si trattava di pignoramento notificato per mezzo del servizio postale e l'atto, non consegnato per l'assenza del destinatario, era stato depositato presso l'ufficio postale ed era stato ritirato dal debitore in data rispetto alla quale risultava rispettato il termine perentorio di cinque giorni per proporre l'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617, primo comma, c.p.c.).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11929 del 22 maggio 2006)
Cass. civ. n. 19508/2004
In tema di notificazioni a mezzo del servizio postale, poiché a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, il perfezionamento si ha per verificato al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, in presenza di contestazioni che investano specificamente la tempestività della notifica del ricorso (nella specie, per cassazione), non integra la prova certa una indicazione temporale che, pur contenuta nel documento, sia priva di qualunque riferimento idoneo a individuarne l'autore e ad esplicitarne la finalità. In tal caso, la prova rigorosa della consegna tempestiva dell'atto da notificare deve essere offerta attraverso la produzione (nella specie, ex art. 372 c.p.c., trattandosi di dimostrare l'ammissibilità del ricorso) della ricevuta, rilasciata dall'ufficiale giudiziario ai sensi dell'art. 109 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, dell'incarico affidatogli e del documento consegnatogli o dell'attestazione dello stesso pubblico ufficiale della data di ricezione dell'atto da notificare.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 19508 del 29 settembre 2004)
Cass. civ. n. 11452/2003
Nella notificazione a mezzo del servizio postale, l'attività legittimamente delegata dall'ufficiale giudiziario all'agente postale in forza del disposto dell'art. 1 della legge n. 890 del 1982 gode della stessa fede privilegiata dell'attività direttamente svolta dall'ufficiale giudiziario stesso ed ha lo stesso contenuto, essendo egli, ai fini della validità della notifica, tenuto a controllare il rispetto delle prescrizioni contenute nel codice di rito sulle persone a cui l'atto può essere legittimamente notificato, e ad attestare la dichiarazione resa dalla persona che riceve l'atto, indicativa della propria qualità; ne consegue che la contestazione del destinatario dell'atto, il quale affermi che le parole che compaiono sulla relata di notifica («incaricato del ritiro») siano state aggiunte da persona diversa dal pubblico ufficiale, dopo la sottoscrizione del consegnatario dell'atto notificato, può essere proposta solo con querela di falso, avendo ad oggetto il contenuto estrinseco di un atto proveniente da un pubblico ufficiale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11452 del 23 luglio 2003)
Cass. civ. n. 11072/2003
La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l'avviso di ricevimento prescritto dall'art. 149 c.p.c. è il solo documento idoneo a provare sia l'intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l'identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso per cassazione, la mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, bensì l'inesistenza della notificazione (della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ai sensi dell'art. 291 c.p.c.) e l'inammissibilità del ricorso medesimo. A tale conclusione non osta la sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002 — con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4, terzo comma, della legge 20 novembre 1982, n. 890, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario —, atteso che detta decisione presuppone l'avvenuto accertamento della sussistenza della notificazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11072 del 15 luglio 2003)
Cass. civ. n. 6105/2003
Con riguardo alla notificazione eseguita ai sensi dell'art. 140 c.p.c., il rifiuto di ricevere la copia dell'atto da parte di una delle persone diverse dal destinatario indicate nell'art. 139 c.p.c. consente esclusivamente il compimento delle attività alternative previste dal citato art. 140 c.p.c. (deposito, avviso, raccomandata), ma non è equiparato alla consegna, come nel caso in cui all'art. 139 c.p.c., concernente la notifica a mani proprie, che si considera effettuata se il destinatario rifiuta di ricevere la copia).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6105 del 16 aprile 2003)
Cass. civ. n. 2276/2003
In caso di notificazione a mezzo del servizio postale, la disposizione dell'art. 7, terzo comma, legge n. 890 del 1982, secondo cui, nell'assenza del destinatario e in mancanza delle altre persone indicate nel secondo comma, la consegna del piego contenente l'atto oggetto della notificazione può essere effettuata al portiere dello stabile o ad altra persona che, vincolata da rapporto continuativo, sia comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario, è applicabile anche alle persone giuridiche; inoltre, poichè il rapporto di lavoro del custode di un fabbricato è continuativo, la notifica deve ritenersi validamente effettuata anche qualora l'atto giudiziario sia stato consegnato al medesimo, dovendosi presumere, fino a prova contraria, che, come per il portiere, tra le sue mansioni rientri la distribuzione della posta ai destinatari che abitano, ovvero — nel caso di società — hanno sede nel fabbricato custodito. (Nella specie, la S. C. ha confermato la sentenza di appello che aveva dichiarato validamente effettuata la notifica a mani del custode, escludendo che l'appellante avesse fornito la prova che non spettava al custode il compito di distribuire la posta, in quanto si era limitata ad eccepire che nel fabbricato avevano sede anche altre società, circostanza, da sola, irrilevante, poichè non esclude che il custode sia al servizio delle diverse società aventi sede nello stesso edificio).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2276 del 14 febbraio 2003)
Cass. civ. n. 11496/2001
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale da eseguirsi presso la sede di una società di persone, la disposizione di cui all'articolo 7, comma 2, della legge n. 890/1982 postula, per la validità della notifica stessa, che l'atto sia ricevuto da persona addetta all'ufficio o all'azienda, non essendo, per converso, necessario che il ricevente sia stato formalmente investito della qualifica e del correlativo compito di “incaricato” della ricezione della posta.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11496 del 7 settembre 2001)
Cass. civ. n. 11015/2001
In tema di notificazione a mezzo posta eseguita ex art. 8 della legge n. 890 del 1982, il rifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle persone abilitate alla ricezione, ovvero il mancato recapito per temporanea assenza del destinatario (o per mancanza, inidoneità od assenza delle persone sopra menzionate), obbliga l'ufficiale giudiziario a dare notizia, al destinatario medesimo, del compimento delle relative formalità e del deposito del piego con raccomandata con avviso di ricevimento, con la conseguenza che l'omissione di tale attività comporta la nullità della notifica.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 11015 del 10 agosto 2001)
Cass. civ. n. 9928/2001
In tema di notificazione a mezzo posta, l'art. 7 della legge n. 890/1982 ha introdotto una presunzione di convivenza temporanea del familiare nell'abitazione del destinatario dell'atto da notificare per il solo fatto che detto familiare si sia trovato nella casa al momento della notifica ed abbia preso in consegna l'atto stesso, salva prova contraria, da fornirsi a cura dell'interessato, dell'assenza di qualsiasi, pur temporanea convivenza.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9928 del 20 luglio 2001)
Cass. civ. n. 7113/2001
Ai fini dell'accertamento della validità della notificazione effettuata a mezzo del servizio postale ad un imprenditore, ricevuta da persona diversa dall'imprenditore individuale o dal rappresentante della società, la quale si sia dichiarata “autorizzata al ritiro della posta”, deve presumersi che la qualità indicata, sostanzialmente equivalente a quella di “incaricato”, sia stata dichiarata proprio da chi ha ricevuto l'atto; ne consegue che, per vincere la presunzione derivante dalla consegna dell'atto a tale persona, che l'ha accettato nella qualità anzidetta, occorre provare che il consegnatario non era né dipendente del notificando né addetto alla sede dell'impresa per non aver ricevuto neppure un incarico provvisorio e precario.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7113 del 25 maggio 2001)
Cass. civ. n. 1783/2001
Nella notificazione a mezzo posta l'avviso di ricevimento è parte integrante della relazione di notificazione ed ha natura di atto pubblico il quale, ai sensi dell'art. 2700 c.c., fa piena prova della eseguita notificazione e della identità della persona cui è stato consegnato il plico e che ha sottoscritto l'atto. (Nella specie dalla relata di notifica risultava che la notifica era stata eseguita a mani proprie del destinatario in quanto l'avviso di ricevimento risultava essere stato sottoscritto dal destinatario ma lo stesso, pur non avendo formalmente disconosciuto la firma, sosteneva che la stessa non era autografa).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1783 del 8 febbraio 2001)
Cass. civ. n. 1097/2000
Nella notifica a mezzo del servizio postale, l'inosservanza dell'ordine delle persone indicate dall'art. 7 legge n. 890 del 1982 quali possibili consegnatari dell'atto in assenza del destinatario è causa di nullità che può essere fatta valere nei limiti e secondo le regole del giudizio di impugnazione. (Nella specie, le Sezioni Unite hanno ritenuto la nullità della notifica dell'avviso dell'udienza di discussione dinanzi al Consiglio nazionale forense — e perciò la nullità del procedimento disciplinare svoltosi dinanzi al suddetto consiglio — in quanto l'avviso era stato consegnato al portiere dello stabile del destinatario senza certificare la ricerca delle ulteriori persone abilitate a ricevere l'atto).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1097 del 12 ottobre 2000)
Cass. civ. n. 12666/2000
È valida e produttiva di effetti la notificazione effettuata al difensore a mezzo del servizio postale al domicilio dichiarato per il giudizio, mediante consegna del plico a persona abilitata a riceverlo (nella specie: collaboratore di studio) a nulla rilevando che il difensore destinatario della notifica ex art. 136 e 170 c.p.c. abbia nel frattempo comunicato al proprio ordine professionale la variazione dello studio, attestando la relata di notifica la conservazione di una relazione funzionale con lo studio professionale risultante dagli atti, tale da autorizzare la presunzione che il difensore medesimo sia stato informato del contenuto dell'atto notificato.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12666 del 25 settembre 2000)
Cass. civ. n. 11498/2000
Nella notificazione a mezzo posta l'ufficiale postale, nel caso in cui non abbia potuto consegnare l'atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece (artt. 8 e 9 legge 20 novembre 1982, n. 890), dopo aver accertato che il destinatario stesso non abbia cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che manchino persone abilitate a ricevere il piego in sua vece, deve rilasciargli avviso del deposito del piego nell'ufficio postale e provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell'avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite e del deposito e relativa data, nonché dei motivi che li hanno determinati, deve essere restituito con il piego al mittente compiuti inutilmente dieci giorni dal deposito, con la conseguenza che l'avviso di ricevimento che non contenga alcuna menzione delle operazioni descritte comporta la giuridica inesistenza della notificazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11498 del 1 settembre 2000)
Cass. civ. n. 137/2000
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale e con riguardo alle ipotesi di mancata consegna del piego per temporanea assenza del destinatario, ovvero mancanza, rifiuto o inidoneità della persona abilitata a riceverlo, la notificazione si perfeziona, per il notificante, nel momento in cui il piego (non potuto consegnare) viene depositato presso l'ufficio postale, e, per il destinatario, nel momento in cui il piego viene ritirato, ovvero, in mancanza, quando interviene la cosiddetta «compiuta giacenza»; ove non sia possibile risalire documentalmente alla data di deposito del piego non consegnato presso l'ufficio postale e questa, collocandosi tra la data di spedizione del piego e quella di ritiro dello stesso da parte del destinatario, si ponga, in un arco temporale in cui viene a scadere un termine posto dalla legge a carico del notificante (nella specie, il termine perentorio assegnato per l'integrazione del contraddittorio a norma dell'art. 331 c.p.c.), incombe sul notificante l'onere di provare la tempestività della notifica, dovendo quest'ultima, in mancanza, considerarsi intempestiva.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 137 del 14 aprile 2000)
Cass. civ. n. 1996/2000
L'avviso di ricevimento — o, in caso di smarrimento o distruzione, il suo duplicato rilasciato dall'ufficio postale — è il solo documento idoneo a provare sia la consegna sia la data di questa sia l'identità della persona a mani della quale la consegna è stata eseguita; il duplicato costituisce la riproduzione di un documento, al quale deve essere conforme per produrne gli effetti; conseguentemente, non costituisce prova dell'avvenuta notifica il documento il cui contenuto non sia conforme a quello dell'avviso di ricevimento. (Nella specie, il modulo postale di duplicato dell'avviso di ricevimento conteneva la dichiarazione del destinatario — che aveva aggiunto la parola «non» tra le parole «dichiarato di aver. . .» — di non aver ricevuto il piego raccomandato).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1996 del 22 febbraio 2000)
Nel caso in cui la notificazione sia fatta a mezzo posta e l'agente postale l'esegua nelle forme indicate dall'art. 8, secondo e terzo comma, L. n. 890 del 1982, per non avere rinvenuto nell'indirizzo indicato il destinatario della notificazione e per non aver potuto consegnare il plico ad altra persona legittimata a riceverlo, la circostanza che in quel luogo si trovino la residenza effettiva o la dimora o il domicilio del destinatario è coperta da una mera presunzione, che può essere superata con qualsiasi mezzo di prova da chi contesti la ritualità della notificazione, dovendo escludersi che all'uopo sia richiesta la proposizione della querela di falso.
Cass. civ. n. 2635/1999
Deve considerarsi giuridicamente inesistente, con conseguente impossibilità di sanatoria, la notificazione a mezzo del servizio postale che, dalla relata, risulti essere stata eseguita da un soggetto “non identificabile” certamente estraneo all'ufficio degli ufficiali giudiziari. (Nel caso di specie la notificazione del ricorso per Cassazione risultava essere stata eseguita da un sedicente “responsabile di Ufficio personale” non meglio identificato mentre nella dizione a stampa predisposta per la relazione di notifica — che non risultava affatto sottoscritta da un ufficiale giudiziario o da un suo aiutante — si leggeva, fra l'altro: “io sottoscritto aiutante ufficiale giudiziario addetto all'Ufficio unico notifiche presso la Corte di appello di Milano”; la S.C., dopo aver affermato il suddetto principio ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2635 del 20 marzo 1999)
Cass. civ. n. 2391/1999
È nulla la notifica per compiuta giacenza presso l'ufficio postale dell'atto di citazione indirizzato in un luogo in cui il destinatario, indipendentemente dall'esser conosciuto, non ha la residenza, o, se questa è sconosciuta, il domicilio o la dimora — circostanze tutte da provare dal notificante — né al fine di ritenere validamente costituito il contraddittorio può valere che un successivo atto giudiziario, al medesimo indirizzo, sia stato ritirato presso l'ufficio postale da una parente di detto destinatario, perché in mancanza del predetto collegamento tra il luogo e questi, non può ritenersi esistente la convivenza con il parente, giustificativa dell'abilitazione alla ricezione, fondamento della conoscenza de iure, stabilita dall'art. 139, secondo comma, c.p.c. Né infine ha rilevanza che detto parente sia parte nel medesimo giudizio di divisione e appartenga alla medesima stirpe succeduta al “de cuius” in rappresentazione, non avendo perciò il potere di rappresentare un litisconsorte necessario, ancorché cointeressato. (Nella specie colui che aveva ritirato il successivo atto era fratello del destinatario assente e altrove residente, ed entrambi, con altri, erano succeduti in rappresentazione).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2391 del 17 marzo 1999)
Cass. civ. n. 880/1999
La notifica di un atto ad una società per mezzo del servizio postale è affetta da nullità qualora dall'avviso di ricevimento risulti essere stata eseguita la consegna a persona non identificabile, in quanto, in tale ipotesi, è impossibile la verifica della sussistenza in capo al consegnatario di una delle qualità suscettibili di legittimarlo alla ricezione di atti ex art. 7, quarto comma, della legge n. 890 del 1982.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 880 del 3 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 5972/1998
La notificazione di un atto a mezzo posta è nulla qualora l'agente postale in caso di rifiuto di ricevimento da parte delle persone abilitate, ovvero di mancanza, inidoneità o assenza delle stesse oppure di temporanea assenza del destinatario, ometta di apporre la propria sottoscrizione sull'avviso di ricevimento che egli deve munire della data e unire al piego.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5972 del 15 giugno 1998)
Cass. civ. n. 2327/1998
Non sussiste violazione dell'art. 7 legge 20 novembre 1982, n. 890, correlato all'art. 160 c.p.c., se l'avviso di ricevimento della notifica di un atto giudiziario a mezzo posta è sottoscritto con sigla, anziché con firma per esteso, dall'agente postale, perché l'identificabilità — normalmente difficile attraverso la sigla, di solito non facilmente leggibile — di chi esegue le formalità richieste dalla norma, è irrilevante, salvo che il destinatario dell'atto dimostri, vincendo la presunzione contraria, l'assenza della necessaria qualifica del notificante.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2327 del 3 marzo 1998)
Cass. civ. n. 206/1998
In presenza di convenzioni internazionali che abilitino alle notifiche processuali a mezzo del servizio postale, le modalità di consegna sono quelle proprie dei regolamenti del Paese di destinazione, tuttavia il giudice italiano non può recepire o ritenere efficaci norme di quel Paese che contrastino con le esigenze di ordine pubblico dell'Italia, tra le quali devono ricomprendersi quelle relative alla costituzione dei rapporti processuali, che può ritenersi legittima solo se è assicurata la fondamentale e irrinunciabile esigenza dell'integrità del contraddittorio, da realizzare o attraverso la diretta relazione (tramite la notifica dell'atto) tra l'attore e il convenuto, o attraverso la consegna del plico a persone specificamente individuate in ragione di un rapporto cui l'ordinamento del Paese destinatario ritiene di dover dare rilevanza. (Nella specie è stata ritenuta la nullità della notifica di un atto di citazione effettuata in Austria a mezzo del servizio postale, secondo le disposizioni della convenzione italo-austriaca resa esecutiva con la legge n. 342 del 1977, in quanto non effettuata direttamente al destinatario, né presso il suo domicilio, bensì presso uno studio legale con cui il destinatario aveva «altri» rapporti, ossia rapporti diversi da quelli relativi al processo cui la notifica era inerente).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 206 del 13 gennaio 1998)
Cass. civ. n. 11210/1997
Ai sensi dell'art. 106, D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, l'ufficiale giudiziario è competente a notificare per mezzo del servizio postale atti del suo ministero a persone residenti o domiciliate nella sua circoscrizione territoriale, mentre può procedere a notifiche nei confronti di soggetti residenti altrove solo se l'atto si riferisce ad un procedimento che sia o possa essere di competenza del giudice al quale il notificante è addetto. Ma la conseguente nullità per violazione di tale disposizione è sanata dalla costituzione in giudizio della persona cui l'atto è stato notificato.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11210 del 12 novembre 1997)
Cass. civ. n. 7544/1997
In tema di notificazione a mezzo del servizio postale a norma dell'art. 7 della legge 20 novembre 1982, n. 890, per ritenere la ritualità della notificazione, non basta che la persona cui sia stata consegnata la copia sia in rapporti di parentela o di affinità con il destinatario dell'atto dovendo, invece, trattarsi di persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui o addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, di persona cioè legata a lui da un rapporto di convivenza che, per la costanza di quotidiani contatti, dà affidamento che l'atto sia portato a sua conoscenza (nel caso di specie il Supremo Collegio ha ritenuto la nullità della notificazione effettuata alla cognata non convivente).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7544 del 13 agosto 1997)
Cass. civ. n. 4779/1997
Nella notificazione a mezzo del servizio postale le attestazioni apposte sull'avviso di ricevimento dall'agente che provvede al recapito del plico fanno fede fino a prova contraria in ordine all'indicazione di un determinato luogo, dimora o domicilio del notificando, nonché in ordine al rapporto fra il predetto soggetto e la persona alla quale l'atto è stato consegnato.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4779 del 29 maggio 1997)
Cass. civ. n. 3011/1996
In tema di notifica a mezzo posta, l'art. 7 della legge 20 novembre 1982, n. 890 prescrive che la consegna del piego postale deve essere effettuata a persona che abbia almeno 14 anni, onde sussiste l'obbligo dell'agente postale di accertare che la persona a cui effettua la consegna non sia minore degli anni 14, con la conseguenza che la violazione di tale disposizione, attenendo alla persona del consegnatario, determina la nullità della notificazione, ai sensi dell'art. 160 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3011 del 1 aprile 1996)
Cass. civ. n. 1729/1996
Con riguardo a notifica a mezzo del servizio postale, in caso di rifiuto di ricevimento da parte delle persone abilitate, ovvero di mancanza, inidoneità o assenza delle stesse, oppure di temporanea assenza del destinatario (art. 8 legge n. 890 del 1982) — al pari di quanto accade in tema di notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti (art. 143, ultimo comma, c.p.c.) ovvero a persona non residente né dimorante né domiciliata nella Repubblica (art. 142 stesso codice) — bisogna distinguere il perfezionamento della notificazione nei riguardi del notificante da quello nei confronti del destinatario, identificandosi il primo con il momento in cui viene completata l'attività incombente sul notificante — alla quale può essere collegato il rispetto di un termine posto dalla legge a suo carico — coincidente, nella notifica a mezzo posta, con il deposito nell'ufficio postale del piego non consegnato, ed il secondo con il momento in cui si realizza il risultato della conoscenza, o l'effetto di conoscenza, dell'atto per il destinatario, coincidente, nel sistema di cui al richiamato art. 8, con il ritiro del piego ovvero con gli altri elementi previsti per propiziare la conoscenza dell'atto, ivi compreso il decorso del tempo, nell'ipotesi della cosiddetta «compiuta giacenza».
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1729 del 5 marzo 1996)
Cass. civ. n. 7904/1995
Quando l'ufficiale giudiziario si avvale del servizio postale, deve eseguire la notifica con la spedizione di tanti plichi quanti sono i destinatari, anche se questi abbiano la stessa residenza, per cui, nel caso di spedizione di un solo plico contenente tante copie degli atti quanti sono i destinatari, la notificazione deve considerarsi efficace solo nei confronti della parte a cui il plico sia stato consegnato o a cui nome e per conto sia stato da altri ricevuto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7904 del 20 luglio 1995)
Cass. civ. n. 3764/1995
La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell'atto mediante raccomandata, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario; e la prova di tale consegna — alla cui data (invece che a quella di spedizione) bisogna fare riferimento anche ai fini della verifica della tempestività del ricorso per cassazione notificato mediante il predetto servizio — è offerta solo dall'avviso di ricevimento, la cui mancata allegazione all'originale implica perciò l'inesistenza della notifica (restando conseguentemente esclusa ogni possibilità di rinnovazione ex art. 291 c.p.c.) e impone, in mancanza di costituzione del destinatario, la declaratoria d'inammissibilità dell'impugnazione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3764 del 29 marzo 1995)
Cass. civ. n. 9836/1994
Nella notifica a mezzo del servizio postale, eseguita mediante consegna a persona che, vincolata al destinatario da rapporto di lavoro continuativo, è, comunque, incaricata di ricevere e riconsegnare la posta, la prova del rapporto di lavoro continuativo, che non deve essere necessariamente subordinato e che può anche essere, quindi, autonomo o di fatto, può essere tratta anche solo dalla dichiarazione del consegnatario, che l'ufficiale notificante ha il dovere di riferire nel verbale di notifica senza necessità di ulteriori accertamenti, purché queste dichiarazioni concordino con la situazione apparente, quale quella che risulta dalla presenza del consegnatario nell'ufficio o azienda del destinatario, salva la possibilità, per quest'ultimo, di fornire la prova contraria o, in altri termini, di vincere la prova presuntiva del regolare espletamento della notificazione desumibile dalla apparenza con elementi di prova di segno opposto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9836 del 19 novembre 1994)
Cass. civ. n. 5000/1994
È nulla per incompetenza dell'organo notificante la notificazione effettuata dal messo di conciliazione al di fuori dell'ambito territoriale dell'ufficio di conciliazione cui egli è addetto, in quanto a norma dell'art. 175 dell'allegato al R.D. 28 dicembre 1924, n. 2771 i messi di conciliazione esercitano le loro funzioni per gli affari di competenza del conciliatore nel territorio della rispettiva giurisdizione, mentre per il disposto dell'art. 34 D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, ove manchino o siano impediti l'ufficiale giudiziario e l'aiutante dell'ufficiale giudiziario e ricorrano motivi di urgenza, il capo dell'ufficio può autorizzare a procedere alle notificazioni soltanto il messo di conciliazione del luogo in cui l'atto deve essere notificato. La nullità si verifica anche se detta notifica è effettuata dal messo di conciliazione a mezzo del servizio postale, essendo applicabile soltanto nei confronti degli ufficiali giudiziari la disposizione dell'art. 107 D.P.R. n. 1229/59 che prevede la possibilità di eseguire per posta, senza limitazioni territoriali, la notificazione di atti relativi ad affari di competenza dell'autorità giudiziaria della sede alla quale essi sono addetti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5000 del 21 maggio 1994)
Cass. civ. n. 2956/1994
Nella notificazione a mezzo posta l'ufficiale postale, nel caso in cui non abbia potuto consegnare l'atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece (artt. 8 e 9, L. 20 novembre 1982, n. 890), dopo aver accertato che il destinatario non ha cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che mancano persone abilitate a ricevere il piego in sua vece, deve rilasciare avviso al destinatario del deposito del piego nell'ufficio postale e provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell'avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite e del deposito e relativa data, nonché dei motivi che li hanno determinati, deve essere restituito con il piego al mittente compiuti inutilmente dieci giorni dal deposito. Ne consegue che l'avviso di ricevimento che non contenga alcuna menzione delle operazioni descritte, comporta la giuridica inesistenza della notificazione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2956 del 26 marzo 1994)
Cass. civ. n. 2348/1994
Nel caso di notifica a mezzo del servizio postale a «persona di famiglia che convive, anche temporaneamente» con il destinatario (art. 7, L. 20 novembre 1982, n. 890), la convivenza, almeno temporanea, può presumersi nel fatto che il familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario dell'atto da notificare ed abbia preso in consegna tale atto, onde non è sufficiente la mancata indicazione di «convivente» sull'avviso di ricevimento per desumere la nullità della notifica. Tale presunzione può essere superata nel caso concreto, ove si accerti che non sussisteva la convivenza, neanche temporanea, tra familiare consegnatario della copia e destinatario della notifica, con la conseguenza della nullità della notifica a norma dell'art. 160 c.p.c., per non essere state osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia dell'atto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2348 del 10 marzo 1994)
Cass. civ. n. 1487/1990
Il principio dell'inesistenza della notificazione a mezzo posta, in caso di mancata produzione dell'avviso di ricevimento, comporta, ove si tratti di notificazione della sentenza impugnata, l'inidoneità della medesima a segnare il decorso del termine breve d'impugnazione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1487 del 27 febbraio 1990)
Cass. civ. n. 3262/1984
Nel caso di notificazione a mezzo posta, l'omessa indicazione nell'avviso di ricevimento del rapporto esistente tra destinatario e consegnatario della copia dell'atto non importa senz'altro la nullità della notificazione, ma impone di accertare (alla stregua degli elementi forniti dal notificante ed anche di presunzioni semplici) la ricorrenza in concreto tra i due soggetti di uno dei rapporti voluti dalla legge.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3262 del 28 maggio 1984)
Cass. civ. n. 7308/1983
Nella notificazione per mezzo del servizio postale, al fine della determinazione della competenza dell'ufficiale giudiziario (o del messo di conciliazione) occorre avere riguardo non solo al luogo di spedizione dell'atto, ma anche al luogo ove tale atto è consegnato al destinatario, attesto il rapporto di strumentalità che esiste fra la consegna del plico all'ufficio postale per la spedizione e l'atto finale di consegna del plico.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7308 del 10 dicembre 1983)
Cass. civ. n. 4569/1982
La notificazione a mezzo del servizio postale, fuori della propria circoscrizione, può essere eseguita esclusivamente dall'ufficiale giudiziario addetto all'autorità giudiziaria competente a conoscere la causa cui attiene la notificazione stessa (artt. 106 e 107 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229), e, pertanto, è affetta da nullità ove eseguita da ufficiale giudiziario diverso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4569 del 12 agosto 1982)
relative all'articolo 149 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 149 Codice proc. civile - Notificazione a mezzo del servizio postale | Quesito Q201820530
giovedì 15/02/2018 - Lazio
“A seguito di accatastamento del fabbricato, la società di cui sono amministratore, ha ricevuto un accertamento imu per l'anno 2012.
L'avviso è stato spedito con posta raccomandata, ed è stato messo in cassetta il 27/12/2017 e ritirato da me il 03/01/2018.
Il tributo può considerarsi prescritto? (non decaduto) poiché è venuto a mia conoscenza superati i 5 anni(2013-2017), è giusto considerare il termine del 03/01/2018 come effettiva data in cui sono venuto a conoscenza
Eventualmente posso fare ricorso in autotutela?
Preliminarmente va osservato che la norma cui fare riferimento nel caso specifico è quella di cui all'art. 1, co. 161 della L. 296/06, la quale ha previsto una disciplina uniforme per tutti i tributi locali in relazione a liquidazione, accertamento, riscossione e rimborsi.
Tale articolo recita: "gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all'accertamento d'ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati."
Pertanto, l'ente locale era tenuto a notificare l'accertamento relativo all'anno d'imposta 2012 entro e non oltre il 31 dicembre 2017 al fine di impedire la decadenza del proprio diritto alla riscossione dell'obbligazione tributaria in oggetto.
La norma inoltre parla chiaramente di decadenza e non di prescrizione, istituti profondamente diversi.
La prescrizione inizia a decorrere solamente dal momento in cui il diritto risulta esercitabile e, nel caso di specie, solamente dalla definitività dell'accertamento e non prima.
Una volta precisato tale aspetto, va dato atto che l'art. 149 c.p.c., stabilisce che, per quanto riguarda il soggetto notificante (l'ente locale), la notifica si perfeziona al momento in cui consegna il plico all'ufficiale giudiziario, a nulla rilevando quindi l'effettiva ricezione o conoscenza dell'atto da parte del destinatario. La versione precedente di tale articolo prevedeva il contario, ossia che la notifica si perfezionasse nel momento in cui il destinatario ricevesse l'atto, ma venne dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Cost. con sentenza n. 477/2002. L'effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario ha altre finalità, quali ad esempio il calcolo del tempo entro il quale proporre impugnazione.
In questa caso dunque si può senza dubbio sostenere che la notifica si è perfezionata in data antecedente al 31 dicembre 2017 e che quindi non opera alcuna decadenza.
Per quanto riguarda infine l'autotutela, essa consiste nella possibilità dell'amministrazione finanziaria di risolvere autonomamente i conflitti attuali o potenziali, senza la necessità di ricorrere al giudice. In estrema sintesi, l'ente impositore può decidere di annullare o revocare un proprio atto (d'ufficio o su richiesta del privato) quando esso appaia illegittimo o infondato, per evidenti finalità di deflazione del contenzioso tributario, per economicità e, più in generale, per questioni di giustizia sostanziale.
In ambito tributario, le fattispecie in cui si può procedere l'ente impositore può agire in aututela sono le seguenti:
e) mancata considerazione di pagamenti d'imposta regolarmente eseguiti;
f) mancanza di documentazione successivamente sanata;
g) sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regime agevolativi precedentemente negati;
h) errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'Amministrazione;
La fattispecie in oggetto non solo non rientra in una delle ipotesi su elencate, ma nemmeno risulta che vi sia stata qualche irregolarità della notifica, la quale infatti è da ritenersi perfezionata con la consegna del plico all'ufficiale giudiziario prima del 31 dicembre 2017.
Dunque, nonostante al condotta non propriamente irreprensibile dell'ente impositore, il quale ha atteso sino all'ultimo momento per notificare l'avviso di accertamento, esso non è incorso in alcuna decadenza e non può esservi alcun interesse sostanziale all'impugnazione dell'atto o alla presentazione di un'istanza di autotutela.