Source: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=3286&lang=en
Timestamp: 2019-05-22 12:41:16+00:00
Document Index: 169157944

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 58', 'art. 62', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 112']

San Giacomo Roncole, Mirandola, 30.09.1944
Località San Giacomo Roncole, Mirandola, Modena, Emilia-Romagna
Descrizione: Negli ultimi giorni di settembre del 1944 le organizzazioni della Resistenza preparano l’insurrezione generale per la Liberazione delle città emiliane. I tedeschi e i fascisti non si limitano a difendere le posizioni, ma effettuano diverse operazioni anti-partigiane: queste misure di polizia militare innescano tensioni e inducono i reparti armati ad assestare alcuni colpi alle forze di occupazione che operano nella “Bassa”. Negli ultimi giorni di settembre del 1944 due soldati tedeschi vengono fermati dai “ribelli” nei pressi di San Giacomo Roncole, una frazione di Mirandola: appena inizia il tentativo di disarmo, i militari oppongono resistenza e i partigiani si trovano costretti ad aprire il fuoco contro di loro per evitare un pericoloso combattimento a breve distanza dai luoghi abitati. Quando le forze di occupazione ricevono la notizia della morte dei due soldati, gli ufficiali pretendono una rappresaglia: la Brigata Nera di Mirandola riceve l’incarico di trovare sei ostaggi da impiccare e preleva i partigiani che l’ex-staffetta Walter Tassi – uno dei responsabili dei collegamenti con la montagna, che non ha retto alla tortura ed è passato tra le file di Salò – ha indicato come attivi nell’organizzazione della Resistenza. Dopo la conferma del Comando Tedesco, mandante della rappresaglia, Adriano Barbieri, Nives Barbieri, Giuseppe Campana, Luciano Minelli, Alfeo Martini ed Enea Zanoli vengono condotti di fronte alla chiesa di San Giacomo Roncole e al “Casinone” di Don Zeno Saltini: questo sacerdote ha fondato l’Opera dei Piccoli Apostoli, si è sempre impegnato a favore dei deboli e non ha mai nascosto la sua ostilità nei confronti del regime, ma dopo l’armistizio è stato costretto a trasferirsi nell’Italia liberata per evitare che la collera dei “repubblichini” si abbattesse sulla parrocchia. I sei giovani ostaggi, molti dei quali sono cresciuti con lui e appartengono al movimento democratico-cristiano, vengono impiccati nel luogo-simbolo della formazione civile e politica dei cattolici antifascisti; i corpi sono lasciati appesi ai patiboli di via Statale 12 fino al 2 ottobre.
Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La strage di San Giacomo Roncole è uno dei principali punti di riferimento della memoria della Resistenza cattolica nella provincia di Modena. L’importanza di Don Zeno Saltini e dell’Opera Piccoli Apostoli – che aveva sede nel “Casinone” – per lo sviluppo dell’antifascismo democratico-cristiano ha convinto gli uomini della Brigata Nera a effettuare la rappresaglia proprio di fronte al “serbatoio” degli ideali cattolici di rifiuto del regime e dell’occupazione tedesca. Questa posizione, unita alla potenza evocativa di uomini come Minelli e Zanoli, ha consentito alle forze cattoliche di costruire una memoria forte e orgogliosa del “sacrificio antifascista”: anche se le necessità del blocco moderato hanno portato a una progressiva attenuazione dei toni retorici e a una graduale scomparsa della Resistenza dagli orizzonti valoriali della DC modenese, l’episodio di San Giacomo Roncole non è mai stato rimosso dall’immaginario e dal bagaglio culturale dei cattolici della “Bassa”.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-12-17 22:54:52
1. Adriano Barbieri: nato a Medolla (MO) il 15 agosto 1925, figlio di Alfredo e Amelia Ganzerli, residente a Medolla, meccanico, partigiano. Il 15 agosto 1944 entra nella Brigata “Remo” e s’impegna nella Resistenza della pianura modenese. Alla fine di settembre la delazione sotto tortura di Walter Tassi – un’ex-staffetta di collegamento fra la montagna e la pianura – lo fa cadere nelle mani dei fascisti. Il 30 settembre 1944 i militi della Brigata Nera di Mirandola lo impiccano a San Giacomo Roncole insieme ad altri cinque partigiani.
2. Nives Barbieri: nato a Finale Emilia (MO) il 20 maggio 1926, figlio di Ercole, residente a Massa Finalese, barbiere, partigiano. Il 15 settembre 1943 prende contatto con gli antifascisti cattolici della rete di Don Zeno Saltini per opporsi all’occupazione tedesca: viene scelto come addetto ai servizi di collegamento e propaganda della Brigata “Italia Pianura” e partecipa alla Lotta di Liberazione. Alla fine di settembre del 1944 la delazione sotto tortura di Walter Tassi – un’ex-staffetta di collegamento fra la montagna e la pianura – lo fa cadere nelle mani dei fascisti. Il 30 settembre 1944 i militi della Brigata Nera di Mirandola lo impiccano a San Giacomo Roncole insieme ad altri cinque partigiani.
3. Giuseppe Campana: nato a Correggio (RE) il 19 marzo 1928, figlio di Clinio e Clorinda Galeotti, residente a Correggio, commerciante, partigiano. Cresciuto in una famiglia antifascista, si avvicina al movimento di liberazione anche se i bandi di reclutamento della RSI non lo minacciano: il 1 maggio 1944 entra nella Brigata “Scarpone” anche se ha poco più di sedici anni e sceglie il nome di battaglia “Cesare”. Diventato gappista, s’impegna in diverse azioni offensive, ma intorno alla metà di settembre del 1944 cade in un’imboscata e viene catturato dai nemici. Dopo dodici giorni di detenzione e violenze, la Brigata Nera di Mirandola lo impicca a San Giacomo Roncole il 30 settembre 1944. Ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
4. Alfeo Martini: nato a Concordia (MO) il 12 marzo 1907, figlio di Egidio e Ines Montanari, residente a Moglia di Mantova, maestro elementare, partigiano, coniugato con Ines Montanari, due figli. Subito dopo il 25 luglio 1943 s’impegna nella propaganda antifascista del mantovano, ma dopo l’armistizio l’occupazione tedesca consente ai più intransigenti sostenitori della RSI di controllare in maniera capillare i “sovversivi” e gli oppositori del vecchio regime. Martini trova riparo a Modena e il 3 ottobre 1943 entra in contatto con i cattolici che si preparano a dare vita alla Brigata “Italia”, ma il 10 febbraio 1944 viene ferito ed è piantonato all’Ospedale Militare di San Geminiano. L’aiuto di Don Elio Monari gli consente di fuggire e di riprendere la lotta al fianco dei partigiani democratico-cristiani con il nome di battaglia “Luigi Zanasi”. Alla fine di settembre del 1944 la delazione sotto tortura di Walter Tassi – un’ex-staffetta di collegamento fra la montagna e la pianura – lo fa cadere nelle mani dei fascisti. Il 30 settembre 1944 i militi della Brigata Nera di Mirandola lo impiccano a San Giacomo Roncole insieme ad altri cinque partigiani. Ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
5. Luciano Minelli: nato a Modena il 16 giugno 1925, figlio di Emilio e Anna Beretta, residente a Modena, studente universitario, partigiano. Studente di ingegneria, appartiene alla “leva mare” e non viene reclutato dalla Repubblica Sociale, ma il 15 marzo 1944 entra nelle formazioni partigiane cattoliche della pianura per seguire l’esempio di Don Zeno Saltini. Alla fine di settembre del 1944 la delazione sotto tortura di Walter Tassi – un’ex-staffetta di collegamento fra la montagna e la pianura – lo fa cadere nelle mani dei fascisti. Il 30 settembre 1944 i militi della Brigata Nera di Mirandola lo impiccano a San Giacomo Roncole insieme ad altri cinque partigiani. Ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
6. Enea Zanoli: nato a Modena il 7 dicembre 1919, figlio di Ettore e Aurelia Gilioli, impiegato, partigiano. Studente del Liceo Classico, nella primavera del 1941 vive la tormentata esperienza del fronte balcanico nel Reggimento Cavalleria Piemonte Reale. Dopo l’8 settembre 1943 rientra a Modena, organizza la Resistenza insieme ai cattolici e diventa uno dei principali punti di riferimento della pianura. Il 20 gennaio 1944 comincia ad agire nella Brigata “Remo” con il nome di battaglia “Spartaco” e nella primavera del 1944 è scelto come comandante: gestisce oltre 200 uomini. Alla fine di settembre del 1944 la delazione sotto tortura di Walter Tassi – un’ex-staffetta di collegamento fra la montagna e la pianura – lo fa cadere nelle mani dei fascisti. Il 30 settembre 1944 i militi della Brigata Nera di Mirandola lo impiccano a San Giacomo Roncole insieme ad altri cinque partigiani. Ha ricevuto una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria.
Adriano Barbieri,
Nives Barbieri,
Giuseppe Campana,
Alfeo Martini,
Luciano Minelli,
Enea Zanoli
Kommando Mirandola
Cognome Nespoli
Note responsabile Antonio Nespoli: nato a Ostellato (FE) il 19 gennaio 1909, figlio di Emilio e Luigia Bertocchi, contumace. Comanda il nucleo dell’UPI che rivolge le proprie attenzioni verso l’interno, soprintendendo alla determinazione dei reparti e alla detenzione degli ostaggi. ---------------- Verbale del Processo della Corte d’Assise sezione Speciale di Modena contro Gino Galli, Antonio Nespoli, Bruno Piva, Renato Sacchetti, Giulio Sacchetti, Amanzio Ragni e Calogero Geraci, in ASMO CAS (1946) – Nespoli, Piva, Galli, Sacchetti e altri – CAS MO. [Antonio Nespoli è accusato] di avere il 18-9-1944 seviziato, quale dirigente di un nucleo dell\'UPI, Campana Giuseppe di Clinio e di averlo poi consegnato ai tedeschi per l\'uccisione a San Giacomo Roncole. ---------------- Processo della CAS contro Alberto Paltrinieri, in ASMO CAS (1946) – Nespoli, Piva, Galli, Sacchetti e altri – CAS MO. “[Il Podestà Alberto Paltrinieri] protestò ma non poté impedire la impiccagione di cinque patrioti a S. Giacomo Roncole, avvenuta il 30 settembre 1944 ad opera delle brigate nere, con cui teneva a non urtarsi”.
Note procedimento Processo della Corte d’Assise sezione Speciale di Modena contro Gino Galli, Antonio Nespoli, Bruno Piva, Renato Sacchetti, Giulio Sacchetti, Amanzio Ragni e Calogero Geraci. 1. Primo Grado: “[La corte] dichiara Galli Gino, Nespoli Antonio, Piva Bruno, Sacchetti Renato colpevoli del reato di collaborazionismo a loro ascritto nonché del delitto di omicidio aggravato continuato, il Galli inoltre, di quello di rapina aggravata continuata, e concessa l’attenuante dell’art. 62 bis C.P., condanna ciascuno di essi alla pena dell’ergastolo, con accessori di legge, il Galli in più della multa di £5000, tutti alla confisca dei beni, al pagamento in solido delle spese processuali; il Piva anche al risarcimento dei danni a favore di Luppi Silvio costituito parte civile, liquidati, secondo la richiesta in lire una, nonché alle spese di assistenza e costituzione in £10.096. Dichiara Ragni Amanzio colpevole di collaborazionismo punibile ai sensi dell’art. 58 CP MG nonché di furto aggravato continuato, e concesse le attenuanti dell’art. 62 bis C.P. per ambedue dell’art. 114 C.P. per il primo reato, lo condanna alla pena di anni sei di reclusione £2000 di multa, inoltre alla confisca nella misura di un terzo dei beni, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici ed al pagamento delle spese in solido con gli altri. Dichiara condonate in anni trenta di reclusione la pena dell’ergastolo, nella misura di anni cinque quella detentiva inflitta al Ragni ed interamente le pene pecuniarie. Dichiara non doversi procedere nei confronti di Sacchetti Guido, Geraci Calogero per essere estinto il reato causa amnistia, e ne ordina la scarcerazione se non detenuti per altro motivo. Modena, 27 marzo 1947.” 2. Sentenza 1/3/1949 CASSAZIONE: sostituisce alla pena dell’ergastolo inflitta a Sacchetti, quella di 30 anni di reclusione. Annulla la sentenza a) nei riguardi di Nespoli per difetto di motivazione in ordine alla ritenuta aggravante di cui all’art. 112 CP per l’omicidio e per errore nella determinazione della pena. b) nei confronti di Galli Gino e Piva Bruno per difetto di motivazione sulla ritenuta aggravante della crudeltà e per errore nella determinazione della pena. Rigetta nel resto e rinvia la causa alla Corte di Assise di Perugia per il nuovo giudizio sui punti oggetto di annullamento nei riguardi del Nespoli, Galli e Piva. Modena, 9/5/1949 f. Ferrari. 3. Sentenza 26/4/1950 CORTE DI ASSISE IN PERUGIA: determina la pena per l’omicidio aggravato pel numero delle persone ed in concorso delle attenuanti generiche, e continuato, in anni 24 di reclusione ed aperto il cumulo con la pena di anni 30 di reclusione inflitta al Nespoli, al Galli ed al Piva per collaborazionismo militare determina in anni 30 di reclusione la pena complessiva da espiarsi da ciascuno dei 3 imputati assorbita in detta pena anche quella della reclusione inflitta al Galli per la rapina. Condanna gli imputati stessi in solido, al pagamento delle spese processuali, escluse quelle del giudizio di Cassazione. Dichiara condonati anni 21 di reclusione e le multe irrogate [sic] per la rapina a favore del detenuto Galli Gino. Modena, 27/8/1951, f. Pirolo. DECLARATORIA 14/11/1952: dichiara condizionalmente condonata la residua pena di anni 1 di reclusione inflitta al Ragni Amanzio. Modena, 25/11/1952, f. Pirolo.
monumento a “Casinone” di Don Zeno Saltini
Ubicazione: “Casinone” di Don Zeno Saltini
Descrizione: Nel recinto del “Casinone” di Don Zeno Saltini si trova il monumento che ricorda le impiccagioni del 30 settembre 1944. Ciascun partigiano è commemorato da una lapide collocata nel punto dove è stato realizzato il suo patibolo.
onorificenza alla persona a Giuseppe Campana
Ubicazione: Giuseppe Campana
Descrizione: Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria a Giuseppe Campana.
onorificenza alla persona a Alfeo Martini
Ubicazione: Alfeo Martini
Descrizione: Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria a Alfeo Martini.
onorificenza alla persona a Luciano Minelli
Ubicazione: Luciano Minelli
Descrizione: Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria a Giuseppe Campana, Alfeo Martini, Luciano Minelli ed Enea Zanoli.
onorificenza alla persona a Enea Zanoli
Ubicazione: Enea Zanoli
Descrizione: Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria a Enea Zanoli.
commemorazione a San Giacocomo Roncole, Mirandola
Ubicazione: San Giacocomo Roncole, Mirandola
Descrizione: Ogni anno una commemorazione pubblica celebra il ricordo dei sei impiccati di San Giacomo Roncole.
Maria Pia Balboni, Bisognava farlo: il salvataggio degli ebrei internati a Finale Emilia, Firenze, Giuntina, 2012, pag. 109.
Franco Canova, Lotta di liberazione nella bassa modenese, Modena, ANPI, 1975, pag. 208.
http://www.anpimirandola.it/home/pagine-di-storia/cippi-partigiani/cippi-partigiani/san-giacomo-roncole-statale-sud/cippo-s-giacomo-zanoli-enea-97
http://www.indicatoreweb.it/70-anni-fa-la-strage-di-san-giacomo/
http://emilia-romagna.anpi.it/modena/calendario/1944_09.html
http://www.pietredellamemoria.it/pietre/cippo-a-ricordo-di-sei-giovani-partigiani-san-giacomo-roncole/
http://www.sulpanaro.net/2014/09/san-giacomo-roncole-si-ricordano-giovani-partigiani-impiccati/
http://www.ultimelettere.it/?p=324
http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=116
http://catalogo.archividelnovecento.it/scripts/GeaCGI.exe?REQSRV=REQPROFILE&ID=27823
http://247.libero.it/rfocus/21374281/9/san-giacomo-roncole-ricorda-sei-giovani-partigiani-impiccati/
http://www.donzeno.it/files/vita.pdf
https://books.google.it/books?id=zZ-N8VC4W5QC&pg=PA109&lpg=PA109&dq=san+giacomo+roncole+30+settembre+1944&source=bl&ots=jw-By9f2kN&sig=rs22nF2mvaYpEC4VU-pBpuVwu30&hl=it&sa=X&ei=owecVdmYBKaxygPz0LvICg&ved=0CEAQ6AEwBjgK#v=onepage&q=san%20giacomo%20roncole%2030%20settembre%201944&f=false
Don Berté, Cronaca della parrocchia di San Giacomo Roncole.
Processo della Corte d’Assise sezione Speciale di Modena contro Alberto Paltrinieri, in ASMO CAS (1946) – Nespoli, Piva, Galli, Sacchetti e altri – CAS MO.
Ufficio Anagrafe del Comune di Mirandola: Certificati di morte di Barbieri Adriano, Martini Alfeo, Barbieri Nivis, Campana Giuseppe, Minelli Luciano e Zanoli Enea.