Source: http://www.urbanisticaitaliana.it/HTML/9541.html
Timestamp: 2017-06-29 00:10:35+00:00
Document Index: 72056554

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 34', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 73', 'art. 41', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 73', 'art. 34', 'art. 73', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 34', '§ 26', 'sentenza ']

T.A.R. Umbria, Sezione I, 2 luglio 2013 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Umbria, Sezione I, 2 luglio 2013[A] Nell''impugnazione di un''ordinanza di ripristino non sono configurabili controinteressati nei confronti dei quali sia necessario instaurare un contraddittorio. [B] La valutazione circa la possibilità di dar corso alla misura ripristinatoria e la conseguente scelta tra demolizione d’ufficio o irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001 costituisce un’eventualità della fase esecutivaSENTENZA N. 359
1. Secondo il condivisibile orientamento della giurisprudenza, nell'impugnazione di un'ordinanza di ripristino non sono configurabili controinteressati nei confronti dei quali sia necessario instaurare un contraddittorio, anche nel caso in cui sia palese la posizione di vantaggio che scaturirebbe per il terzo dall'esecuzione della misura repressiva ed anche quando il terzo avesse provveduto a segnalare all'Amministrazione l'illecito edilizio da altri commesso (cfr. Consiglio di Stato, IV, 6.6. 2011, n. 3380). Ne consegue che il titolare di un interesse di mero fatto volto a contrastare il ricorso principale, se non assume la veste di controinteressato in senso formale e sostanziale, può rivestire quella succedanea che legittima l'intervento ad opponendum , come è avvenuto nel caso di specie (cfr. Consiglio di Stato, IV, 6.6. 2011, n. 3380:Cons. giust. amm. Sicilia, 7.92012, n. 750).
2. Secondo l’orientamento della giurisprudenza, condiviso dal Collegio, la valutazione circa la possibilità di dar corso alla misura ripristinatoria e la conseguente scelta tra demolizione d’ufficio o irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001 costituisce un’eventualità della fase esecutiva, successiva alla disposta ingiunzione di riduzione in pristino (cfr. Tar Campania, Napoli, III, 10.5.2010, n. 3418).
1. La società ricorrente, proprietaria di un suolo sito in Marsciano, alla via Orvietana n. 24/B, catastalmente identificato al foglio 149, particelle 504, 512, 513, 517 e 518, ha ottenuto dal Comune resistente il permesso di costruire n. 2800 del 25.5.2005 per realizzare un fabbricato plurifamiliare, composto da quattro appartamenti.
2. Il fabbricato è stato realizzato in forza del predetto titolo edilizio e della variante di cui alla D.I.A. n. 6909/2008 prot. n. 9585 del 29.3.2008 e la società ricorrente ha, altresì, ottenuto il rilascio del certificato di agibilità con provvedimento prot. n. 7-65-2008 del 24.9.2008.
3. A seguito di esposti presentati dal sig. Vinicio Zoppetti, promissario acquirente di uno degli appartamenti, aventi ad oggetto la difformità e l’incompletezza delle opere eseguite rispetto a quelle progettate e autorizzate, il Comune di Marsciano con l’ordinanza n. 98 del 23.3.2009 ha ordinato alla società ricorrente, al direttore dei lavori e alle ditte esecutrici di sospendere i lavori e con la successiva ordinanza n. 182 dell’1.6.2009 ha ingiunto il ripristino delle opere realizzate in difformità rispetto ai titoli abilitativi, nonché ha chiesto di fornire chiarimenti in merito ad ulteriori parti dell’edificio.
4. Entrambi i predetti provvedimenti sono stati impugnati sia dalla società Eurolegno a r.l. che da Carlo Bizzarri, in qualità di progettista e direttore dei lavori, con ricorsi recanti i numeri R.G. n. 379/2009 e 380/2009, trattenuti in decisione all’odierna udienza del 10.4.2013.
5. La società ricorrente, all’epoca ancora proprietaria di due appartamenti, nonché i proprietari degli ulteriori due appartamenti, ha, inoltre, presentato la D.I.A. in sanatoria n. 8689/2009 prot. n. 42295 del 2.12.2009, avente ad oggetto le opere contestate come difformi. 6. A seguito di ulteriore sopralluogo eseguito il 30.7.2010, conseguente all’esposto presentato dal legale dei sigg.ri Zoppetti, con l’ordinanza n. 592 del 6.8.2010 il Comune resistente ha disposto la sospensione dei lavori sulla base dell’accertamento di ulteriori difformità rispetto ai titoli abilitativi.
6.1. Quindi, nonostante le osservazioni presentate dalla società ricorrente, dal direttore dei lavori e dal progettista degli impianti e responsabile tecnico dell’impresa installatrice, il Comune di Marsciano ha emesso l’ordinanza n. 703 del 15.10.2010 di ripristino dello stato dei luoghi, ingiungendo l’esecuzione di una serie di opere per rendere il fabbricato conforme alle normative vigenti e chiedendo di produrre una dettagliata relazione sulla coibentazione dell’edificio, nonché la documentazione relativa alle modalità di esecuzione di alcuni lavori.
7. La società ricorrente deduce l’illegittimità dei provvedimenti impugnati: 1) per violazione e falsa applicazione degli artt. 27 e 34 del D.P.R. n. 380/2001, degli artt. 3 e 8 della L.R. n. 21/2004, degli artt. 2, 3 e 8 della legge n. 241/1990, nonché per eccesso di potere sotto molteplici profili poiché il Comune di Marsciano con l’ordinanza n. 703/2010 non solo ha irrogato delle sanzioni per parte delle opere asseritamente realizzate in difformità dai titoli abilitativi rilasciati, ma ha anche chiesto chiarimenti che avrebbero dovuto essere oggetto della fase istruttoria, in tal modo violando i principi di tipicità degli atti amministrativi e di conclusione del procedimento mediante un atto che definitivamente manifesti la volontà della P.A.. Peraltro, la richiesta di chiarimenti denota di per sé l’ulteriore profilo di illegittimità dell’ordinanza connesso al difetto di istruttoria, comprovato anche dal fatto che la motivazione dell’ordinanza n. 703/2010 si limita a trascrivere quella dell’ordinanza di sospensione dei lavori n. 592/2010, basata a sua volta sul rapporto dell’ufficio tecnico e della polizia municipale n. 27309 del 4.8.2010, senza addurre alcun ulteriore elemento. Infine, l’ordine di ripristino è illegittimo anche perché impartito ad un soggetto differente dal proprietario del bene, essendo ormai avvenuta la cessione di tutti e quattro gli appartamenti, come del resto riconosciuto dalla stessa PA; 2) per violazione dell’art. 27 del D.P.R. n. 380/2001, dell’art. 3 della L.R. n. 21/2004, degli artt. 1, 2, 7 e 8 della legge n. 241/1990 e per eccesso di potere sotto molteplici profili in quanto nell’ordinanza n. 592/2010 di sospensione dei lavori non è indicato il termine di conclusione del procedimento con conseguente lesione del diritto di partecipazione procedimentale della società ricorrente e l’ordinanza n. 703/2010 è stata adottata e notificata oltre il prescritto termine di 45 giorni. Peraltro, la società ricorrente non è stata messa in grado di partecipare al procedimento essendo stato dato il preavviso del sopralluogo troppo tardi e non avendo la stessa potuto prendervi parte;
3) per violazione della L.R. n. 21/2004, degli artt. 34 e 131 del D.P.R. n. 380/2001, dell’art. 21 della L.R. n. 1/2004, dell’art. 73 del Regolamento Edilizio del Comune di Marsciano, degli artt. 1 e ss. della legge n. 13/1989, del D.M. n. 236/1989, nonché per eccesso di potere sotto molteplici profili, essendo basati quasi tutti i punti dell’ordinanza n. 703/2010 su presupposti falsi o erronei. 8. Il Comune di Marsciano e il controinteressato Luigi Zoppetti, benché ritualmente citati, non si sono costituiti in giudizio.
9. Enrico e Annamaria Zoppetti, costituiti in giudizio, hanno eccepito, in via preliminare di rito, l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica nei loro confronti, nonostante l’ordinanza impugnata riguardi specificamente opere da eseguire nel loro appartamento e tragga origine da un esposto dagli stessi presentato, concludendo nel merito per la reiezione del gravame.
10. Con l’ordinanza n. 18 del 12.1.2011 il Collegio ha accolto la domanda di misure cautelari stante l’opportunità di attendere la decisione di merito.
11. Con autonomo ricorso rubricato al numero R.G. 582/2010 Carlo Bizzarri, quale progettista e direttore dei lavori, ha impugnato l’ordinanza n. 703 del 15.10.2010 e l’ordinanza n. 592 del 6.8.2010, deducendone l’illegittimità e chiedendone l’annullamento per le medesime ragioni dedotte nel ricorso recante il numero R.G. 572/2010, proposto dalla Eurolegno s.r.l.. 12. Il Comune di Marsciano e il controinteressato Luigi Zoppetti, benché ritualmente citati, non si sono costituiti in giudizio.
13. Enrico e Annamaria Zoppetti, costituiti in giudizio, hanno eccepito, in via preliminare di rito, l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica nei loro confronti per le medesime ragioni già esposte in relazione al ricorso R.G. 572/2010, concludendo nel merito hanno concluso per la reiezione del gravame.
14. Con l’ordinanza n. 17 del 12.1.2011 il Collegio ha accolto la domanda di misure cautelari.
15. Alla pubblica udienza del 10.4.2013 entrambe le cause sono state trattenute in decisione.
16. In via preliminare il Collegio dispone la riunione dei ricorsi, stante la loro evidente connessione oggettiva e parzialmente soggettiva.
17. Deve preliminarmente essere esaminata l'eccezione d'inammissibilità del ricorso sollevata dai sigg.ri Enrico e Annamaria Zoppetti per omessa notifica del gravame nei loro confronti.
17.1. Assumono in sintesi i sigg.ri Zoppetti che, nonostante gli stessi fossero stati nominativamente indicati nell’ordinanza impugnata e nonostante fosse noto alla società Eurolegno e a Carlo Bizzarri l’interesse di questi ultimi alla conservazione del provvedimento di ripristino in quanto finalizzato a eliminare le gravi irregolarità accertate, su loro denuncia, nel fabbricato costruito in via Orvietana, parte ricorrente ha omesso di notificargli il gravame in tal modo impedendogli di esercitare il proprio diritto di difesa anche mediante la proposizione di un ricorso incidentale. Né, infine, la loro spontanea costituzione è idonea a sanare l’omessa notifica del ricorso principale, non potendo, per costante giurisprudenza, l’intervento in giudizio porre nel nulla gli effetti della decadenza dall’impugnazione.
18. L’eccezione è infondata e va disattesa.
18.1. Secondo il condivisibile orientamento della giurisprudenza, nell'impugnazione di un'ordinanza di ripristino non sono configurabili controinteressati nei confronti dei quali sia necessario instaurare un contraddittorio, anche nel caso in cui sia palese la posizione di vantaggio che scaturirebbe per il terzo dall'esecuzione della misura repressiva ed anche quando il terzo avesse provveduto a segnalare all'Amministrazione l'illecito edilizio da altri commesso (cfr. Consiglio di Stato, IV, 6.6. 2011, n. 3380). Ne consegue che il titolare di un interesse di mero fatto volto a contrastare il ricorso principale, se non assume la veste di controinteressato in senso formale e sostanziale, può rivestire quella succedanea che legittima l'intervento ad opponendum , come è avvenuto nel caso di specie (cfr. Consiglio di Stato, IV, 6.6. 2011, n. 3380:Cons. giust. amm. Sicilia, 7.92012, n. 750).
18.2. Al riguardo giova evidenziare che la stessa amministrazione comunale ha ritenuto “opportuno” notiziare dell’ordinanza gli attuali proprietari degli appartamenti, mentre se si fosse trattato di veri e propri controinteressati, la P.A. avrebbe avuto l’obbligo di effettuare la notifica del provvedimento sanzionatorio anche a questi ultimi.
18.3. Occorre, infine, evidenziare che sia il ricorso proposto dalla società Eurolegno che quello proposto da Carlo Bizzarri sono stati notificati a Luigi Zoppetti, attuale proprietario di uno degli appartamenti del fabbricato sito in Marsciano, via Orvietana n. 24 B, nominativamente indicato nelle ordinanze impugnate unitamente agli odierni intervenienti e agli altri proprietari.
18.4. Ciò posto, anche a voler accedere alla prospettazione degli intervenienti circa la loro qualificazione come controinteressati, nel caso di specie il ricorso risulta, comunque, ammissibile, in quanto notificato ad almeno uno dei controinteressati ex art. 41 c.p.a..
19. Passando ora all’esame del merito i ricorsi devono essere dichiarati in parte improcedibili per carenza di interesse e per il resto devono essere rigettati.
20. I ricorsi devono essere dichiarati improcedibili nella parte in cui la società Eurolegno e il sig. Bizzarri hanno impugnato l’ordinanza n. 592 del 6.8.2010 con la quale il Comune di Marsciano ha ordinato ai ricorrenti la sospensione dei lavori, ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. n. 380/2001, poiché secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, condiviso dal Collegio e come evidenziato dagli intervenienti, il potere di sospendere i lavori in corso, attribuito all'autorità comunale, è di tipo cautelare, in quanto destinato ad evitare che la prosecuzione dei lavori determini un aggravarsi del danno urbanistico, e alla descritta natura interinale consegue che il provvedimento emanato nel suo esercizio ha la caratteristica della provvisorietà, fino all'adozione dei provvedimenti definitivi. 20.1. Ne discende, quindi, che ove l'amministrazione abbia emanato, come è avvenuto nel caso di specie, un provvedimento sanzionatorio è in virtù di quest'ultimo che viene a determinarsi la lesione della sfera giuridica del destinatario con conseguente "assorbimento" dell' ordine di sospensione dei lavori (cfr. tra le tante T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 21 luglio 2005, n. 5810) .
20.2. Alla luce delle predette considerazioni, deve, pertanto, essere dichiarata l’improcedibilità dei gravami per carenza d’interesse in relazione all’ordine di sospensione dei lavori.
21. Passando all’esame dei motivi di entrambi i ricorsi, in quanto identici, sono infondati sia il primo che il secondo mezzo, che vanno esaminati congiuntamente: il primo recante la denuncia di violazione dell'art. 27 del D.P.R. n. 380/2001, per non essere stato concluso il procedimento con un provvedimento sanzionatorio definitivo, a causa della richiesta di ulteriori chiarimenti e di documentazione in merito ad alcune delle difformità, con conseguente violazione del principio di tipicità degli atti amministrativi; il secondo per non essere stato rispettato il termine dei 45 giorni previsto dalla rammentata disposizione per far luogo all'emanazione del provvedimento definitivo dopo la sospensione dei lavori, nonché per violazione del diritto di partecipazione al procedimento amministrativo.
21.1. Con l’ordinanza n. 703 del 15.10.2010 il Comune resistente ha ordinato ai destinatari, ai sensi del D.P.R. n. 380/2001 e della L.R. n. 21/2004, di “provvedere all’eliminazione di tutte le difformità riscontrate nell’edificio indicato in oggetto rispetto al permesso di costruire n. 2800/04 del 25.5.2005, alla D.I.A. n. 6909/08 del 23.9.2008 e alla D.I.A. n. 8689 del 2.12.2009”, disponendo che provvedessero a quanto indicato specificamente nei successivi 11 punti.
21.2. Orbene alcuni dei predetti punti prevedono che i destinatari dell’ordinanza forniscano documentazione e depositino relazioni in merito alle modalità di esecuzione delle opere.
21.3. Tanto premesso, il primo motivo è infondato poiché l’atto amministrativo ben può contenere una molteplicità di statuizioni e la P.A. può legittimamente emettere, come ha fatto nel caso in esame, un provvedimento sanzionatorio di ripristino delle difformità già accertate all’esito dell’istruttoria compiuta, chiedendo, invece, documentazione e relazioni rispetto a quelle situazioni per le quali non considera raggiunta la prova della violazione contestata e che potrebbero meritare ulteriori approfondimenti, laddove la detta documentazione non risultasse satisfattiva. Peraltro, in ordine alla parte con la quale si chiede la produzione di documentazione non sussiste l’interesse a ricorrere in quanto inidonea ledere la sfera giuridica dei destinatari.
22. Anche il secondo motivo di ricorso deve essere disatteso poiché secondo la consolidata giurisprudenza, condivisa dal Collegio, non sussiste alcun dubbio sulla natura solo ordinatoria del termine di 45 giorni previsto dall'art. 27, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001 e sul dato che "il suo superamento non impedisce l'emissione del provvedimento di demolizione, costituente atto vincolato e necessitato" (cfr. T.a.r. Lazio, Roma, I, 18.10.2012, n. 8644) che, per l'appunto in quanto vincolato e necessitato, anche ove assunto senza esser stato preceduto dall'ordine di sospensione dei lavori, che contiene di per sé ed in sé anche l'avviso di avvio del procedimento sanzionatorio, peraltro qui espressamente dato, non richiede avvisi di sorta (cfr. Consiglio di Stato, V, 7.4.2011, n. 2159; Consiglio di Stato, IV, 5.3.2010, n. 1277; T.a.r. Campania, Napoli, VI, 23.10.2012, n. 4207). 23. Merita, infine, di essere evidenziato che i ricorrenti hanno ricevuto la regolare notifica dell’ordinanza n. 592 del 6.8.2010 di sospensione dei lavori, hanno conseguentemente presentato dettagliate osservazioni alla P.A. procedente e, quindi, a differenza di quanto da loro affermato, risulta per tabulas che sono stati posti in grado di partecipare al procedimento amministrativo, conclusosi con l’adozione dell’ordinanza n. 703 del 15.10.2010, anche in considerazione del fatto che erano già stati emessi altri ordini di ripristino interenti il predetto fabbricato, tempestivamente impugnati dai medesimi ricorrenti.
24. Con il terzo motivo i ricorrenti hanno contestato 10 degli 11 nei quali si articola l’ordinanza impugnata e con i quali l’Amministrazione ha ingiunto ai destinatari, a pena della adozione delle sanzioni previste dalla L.R. n. 21/2004, della legge n. 46/1990 e del D.lgs. n. 192/2005 e la revoca della licenza di agibilità: 1) di completare tutte le opere di cui alla DIA in sanatoria n. 8689 del 2.12.2009;
2)di portare la larghezza utile netta dei gradini di accesso ai piani superiori dell’edificio a cm. 120;
3) di ampliare gli spazi di manovra davanti all’ascensore portandoli alle dimensioni previste dal D.M. 236/1989 oppure di fornire adeguata documentazione tecnica che dimostri l’adattabilità futura dell’edificio ai sensi del D.M. citato;
4) di fornire il collaudo dell’ascensore e dimostrazione della possibilità di realizzare il collegamento con la rete Telecom;
5) di ancorare correttamente la balaustra posta lungo l’intera scala spostando quella posta a ridosso della parete e portandola alla distanza dal muro prevista dal D.M. 236/1989;
6)di fornire l’atto con il quale i sigg.ri Tassi Romolo e Casalino Gaetana si sono impegnati a consentire l’accesso al tetto a tutti condomini passando per il proprio appartamento;
7)di modificare l’impianto di riscaldamento presente all’interno dell’appartamento di proprietà di Enrico e Annamaria Zoppetti, eliminando tutte le difformità e carenze, riscontrate nel corso del sopralluogo, rispetto al progetto depositato in Comune; di modificare l’impianto di riscaldamento presente all’interno dell’appartamento dei sigg.ri Marcello Magrini e Mirella Mariotti eliminando tutte le difformità e carenze rispetto al progetto depositato in Comune; fornire adeguata perizia giurata circa la conformità degli impianti realizzati all’interno degli altri appartamenti rispetto al progetto depositato in Comune;
8) di fornire dettagliata relazione circa le modalità di realizzazione delle coibentazioni dell’edificio evidenziando le soluzioni adottate per l’eliminazione dei ponti termici;
9) di ripristinare l’altezza utile netta dell’intero appartamento di proprietà dei sigg.ri Zoppetti Enrico e Anna Maria portandola a quella minima utile netta di ml. 2,70, come previsto dal vigente Regolamento edilizio comunale;
10) di fornire adeguata documentazione fotografica in corso d’opera e relazione tecnica circa le modalità di realizzazione dei vespai contro terra previsti in progetto al fine di contenere l’umidità di risalita del terreno;
11) di realizzare il parcheggio motocicli.
25. La censura è infondata e va disattesa.
25.1. Occorre precisare che solo in relazione al punto 11), concernente l’ordine di realizzare i previsti parcheggi per motocicli, non è stata sollevata alcuna censura né dalla società Eurolegno, né dal sig. Bizzarri e, pertanto, non risulta in alcun modo contestato. 25.2. L’art. 27 del D.P.R. n. 380/2001 riconosce all’amministrazione comunale un generale potere di vigilanza e controllo su tutte le attività urbanistico edilizie del territorio e impone l’obbligo di adottare immediatamente i provvedimenti volti al ripristino della legalità violata (cfr. Tar Campania, Napoli, IV, 15.2.2011, n. 972). Ne discende che, a differenza di quanto affermato dai ricorrenti, l’amministrazione può esercitare tale potere anche mediante l’acquisizione di documentazione ovvero di certificazioni, giacché il ripristino della legalità violata non implica necessariamente la demolizione o rimozione di opere con conseguente infondatezza delle censure relative ai punti 8) e 10) dell’ordinanza impugnata. 25.3. Con riguardo al punto 1) dell’ordinanza concernente la mancata esecuzione dei lavori di cui alla D.I.A. in sanatoria del 2.12.2009 parte ricorrente lamenta che in forza dell’art. 2 della L.R. n.1/2004 la stessa avrebbe un termine di 4 anni per l’esecuzione dei lavori indicati e che, dunque, l’amministrazione comunale non avrebbe potuto ridurre tale termine assegnando 90 giorni per la loro esecuzione.
25.3.1. La censura va disattesa poiché nel caso di specie la stessa società ricorrente ha presentato la D.I.A. in sanatoria per una serie di difformità precedentemente accertate dall’amministrazione comunale e oggetto di provvedimenti sanzionatori, ammettendone in tal modo la sussistenza e, pertanto, una volta ottenuto il titolo edilizio è obbligata ad eseguire le opere per la riduzione in pristino delle difformità, non potendo trovare applicazione il rammentato art. 21 della L.R. n. 1/2004 che riguarda l’efficacia temporale della D.I.A. in relazione ad opere non ancora eseguite.
25.3.2. Né, infine, vale ad inficiare la legittimità dell’ordinanza la circostanza che nelle more del giudizio la società ricorrente non sia più proprietaria di alcuno degli appartamenti del fabbricato avendoli venduti, in quanto la stessa permane responsabile degli abusi sanati con la D.I.A. presentata il 2.12.2009 e come tale legittima destinataria dell’ordine di ripristino. 26. Con riguardo al punto 2) i ricorrenti assumono l’erronea rilevazione dell’ampiezza della scala, computata dal muro alla balaustra, mentre in base all’art. 73 del Regolamento l’amministrazione avrebbe dovuto fare riferimento alla larghezza minima del gradino: ne discende che, essendo la difformità rilevata di pochi centimetri (cm. 116,30 anziché 120), tale erroneità del calcolo diventa rilevante, così come la mancata valutazione del fatto che l’allargamento dell’intera scala condominiale pregiudicherebbe l’intero edificio con conseguente applicabilità dell’art. 34 del DPR n. 380/2001.
26.1. Anche tale censura è infondata giacché risulta per tabulas che, pur senza considerare lo spessore del battiscopa, la larghezza minima delle scale è inferiore a cm. 1,20 prevista dall’art. 73 del Regolamento edilizio, sebbene tale differenza si riduca a pochi cm.. Va, peraltro, evidenziato che secondo l’orientamento della giurisprudenza, condiviso dal Collegio, la valutazione circa la possibilità di dar corso ala misura ripristinatoria e la conseguente scelta tra demolizione d’ufficio o irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001 costituisce un’eventualità della fase esecutiva, successiva alla disposta ingiunzione di riduzione in pristino (cfr. Tar Campania, Napoli, III, 10.5.2010, n. 3418) .
26.2. Sulla scorta di analoghe considerazioni deve essere disattesa anche la doglianza relativa al punto 5) dell’ordinanza, concernente l’ancoraggio della balaustra delle scale.
27. Vanno disattese anche le doglianze relative ai punti 3) e 4) dell’ordinanza impugnata concernenti la mancata messa in funzione dell’ascensore e l’ampiezza degli antistanti pianerottoli.
27.1. Ad avviso dei ricorrenti sarebbe illegittimo l’ordine di produrre la documentazione di collaudo dell’ascensore giacché irrilevante ai fini urbanistici e, inoltre, l’amministrazione non avrebbe tenuto conto del fatto che a seguito della D.I.A. in variante n. 6909/2008 prot. n. 9585 del 29.3.2008 i locali al secondo piano sono stati annessi a uno dei due appartamenti posti al primo piano, in tal modo facendo venire meno l’obbligatorietà dell’installazione dei meccanismi di accesso ai piani superiori e, quindi, dello stesso ascensore, ai sensi della legge n. 13/1989 e dell’art. 3.2. del D.M. 236/1989. Dalle suesposte considerazioni emergerebbe anche l’illegittimità dell’ordine di ampliare gli spazi di manovra davanti all’ascensore ai fini del rispetto delle norme di cui al D.M. 236/1989 poiché in assenza dell’obbligo di installare l’ascensore non sarebbero applicabili le norme invocate dal Comune resistente. 27.2. Il Collegio rileva che se è vero che per l’immobile oggetto di controversia, a seguito delle modifiche apportate con la D.I.A. in variante 6909/2008, non deve essere garantita l’accessibilità ai sensi della rammentata legge n. 13/1989, è altrettanto vero che una volta che sia stato previsto nel progetto ed installato un ascensore lo stesso deve necessariamente rispondere alle prescrizioni di cui alla rammentata legge n. 13/1989 e al D.M. n. 236/1989, quanto a spazi di manovra, o quanto meno, posta la non operatività dell’ascensore, deve essere dimostrata la adattabilità futura del fabbricato a quanto prescritto dalla normativa in materia. Né vale a escludere tale obbligo il fatto che la larghezza di mt. 1,30 del pianerottolo del primo piano e di mt. 1,10 del pianerottolo del secondo piano fosse stata prevista nella D.I.A. in variante n.8689/2008 con conseguente affidamento della società ricorrente circa la legittimità della stessa, poiché si tratta di parametri normativamente fissati sui quali, se indicati in modo difforme dalle disposizioni di legge, non può crearsi alcun affidamento.
28. Con riguardo al punto 6) dell’ordinanza concernente l’accesso al tetto dal vano scale, le doglianze dei ricorrenti risultano inammissibili per carenza di interesse avendo gli stessi provveduto a depositare il regolamento condominiale regolarmente trascritto e avendo, pertanto, adempiuto a quanto ingiunto dall’amministrazione comunale.
29. Con riguardo al punto 7) dell’ordinanza, concernente la difformità dell’impianto di riscaldamento, il Collegio rileva che l’ordinanza n. 703/2010 risulta effettivamente superata dalla successiva ordinanza n. 1 del 4.1.2013 con la quale è stato ingiunto ai destinatari di provvedere all’“eliminazione di tutte le difformità rispetto alle normative vigenti riscontrate nell’isolamento termico e nell’impiantistica dell’edificio in oggetto, come evidenziate nella relazione della ditta S.T.I.G.” e, segnatamente: a) quanto agli impianti meccanici di isolare collettore e tubazioni, installare cronotermostati ambiente, dotare i corpi riscaldanti di valvole termostatiche, proteggere le caldaie esterne con armadi metallici coibentati, nonché corredare tutti gli impianti delle certificazioni di conformità ai sensi del D.M. 37/2008; b) quanto all’involucro edilizio di applicare un cappotto di isolamento esterno con rilascio di una nuova certificazione energetica sulle caratteristiche dell’edificio non avendo il Comune tenuto conto delle osservazioni presentate dal tecnico e avendo impartito l’ordine di riduzione in pristino a carico della società ricorrente non più proprietaria dell’appartamento. Tale ordinanza risulta, peraltro, essere stata impugnata con ricorso R.G. 120/20113 pendente dinnanzi a questo Tribunale. Ne discende, quindi, l’inammissibilità della censura in considerazione della sopravvenuta carenza di interesse. 30. Infine in ordine al punto 9) dell’ordinanza impugnata, avente ad oggetto l’altezza dei locali e l’umidità degli ambienti, i ricorrenti si dolgono del fatto che ai sensi dell’art. 20 del Regolamento regionale n. 9/2008 il Comune resistente avendo riscontrato con più misurazioni altezze variabili da 2,67 cm. a 2,70 cm. avrebbe dovuto considerare i punti difformi come mere irregolarità, nonché avrebbe dovuto valutare l’impossibilità di procedere alla riduzione in pristino.
30.1. Anche tale doglianza deve essere disattesa giacché i ricorrenti si limitano a contestare genericamente l’erroneità delle misurazioni eseguite dall’amministrazione comunale, senza addurre alcun elemento atto a inficiare l’attività istruttoria della P.A. e a invocare la tolleranza di cantiere, senza quindi assolvere all’onere probatorio sugli stessi gravante. Merita, inoltre, di essere richiamato quanto già affermato in merito all’art. 34 del D.P.R. n. 380/2001 sub § 26.
31. Per tutte le suesposte motivazioni i ricorsi devono, pertanto, essere respinti.
32. Sussistono giustificati motivi, in ragione della complessità e della peculiarità della controversia esaminata che si inserisce in una querelle ben più ampia esistente tra i ricorrenti e i controinteressati, per compensare integralmente tra le parti costituite le spese di lite; nulla va disposto in relazione all’Amministrazione comunale in considerazione della sua mancata costituzione in giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, li dichiara improcedibili in relazione all’ordinanza n. 592 del 6.8.2010 per carenza di interesse; li rigetta per il resto.
Spese compensate tra le parti costituite. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 10 aprile 2013 con l'intervento dei magistrati: