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Timestamp: 2020-08-11 22:40:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 436', 'art. 436']

Sentenza Cassazione Civile n. 24037 del 12/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24037 del 12/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 12/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.12/10/2017), n. 24037
sul ricorso 19369-2014 proposto da:
D.B.V.M., B.V., L.L.,
N.G., elettivamente domiciliati in ROMA, Via GERMANICO n. 172,
presso lo studio dell’avvocato SERGIO GALLEANO, che li rappresenta e
BO.EL.SE., C.C., CO.LU.;
avverso la sentenza n. 33/2014 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
– con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Brescia ha confermato tre pronunce del Tribunale di Bergamo che avevano riconosciuto il diritto di D.B.V.M., B.V., L.L., N.G., Bo.El.Se., C.C., Co.Lu., docenti ed appartenenti al personale ATA, assunti con ripetuti contratti a tempo determinato, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata, nei limiti della prescrizione quinquennale e, decidendo sugli appelli incidentali di D.B.V.M., B.V., L.L., N.G., ha confermato, altresì, le pronunce di rigetto delle domande proposte dai lavoratori connesse alla illegittimità dei termini apposti ai contratti, alla mancata percezione degli scatti biennali della L. n. 312 del 1980, ex art. 53, alla rideterminazione fino al 31 agosto dei contratti, con pagamento delle mensilità di luglio e agosto;
– per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un motivo; D.B.V.M., B.V., L.L., N.G. hanno resistito con controricorso e formulato, altresì, ricorso incidentale affidato a tre motivi;
– Bo.El.Se., C.C., Co.Lu. sono rimasti intimati;
– con il primo dei tre motivi del ricorso incidentale D.B.V.M., B.V., L.L., N.G. deducono l’erroneità del capo della sentenza di secondo grado con il quale è stato dichiarato inammissibile il loro appello incidentale in quanto ritenuto tardivo per essere stato considerato non autonomo il capo oggetto di tale impugnazione. Sottolineano sostanzialmente l’irrilevanza, ai fini dell’ammissibilità dell’appello incidentale, del carattere autonomo o meno dei capi investiti dalle rispettive impugnazioni, come chiaramente si evince dall’art. 436 c.p.c., e rileva che il rapporto di dipendenza tra i diversi capi della sentenza, diversamente da quanto opinato dalla Corte di appello, non rappresenta una condizione di ammissibilità dell’appello incidentale;
– nelle materie di lavoro e previdenziale l’art. 436 c.p.c., comma 3, senza alcuna distinzione tra appello autonomo o dipendente, prescrive che l’appello incidentale deve essere proposto, a pena di decadenza, nella memoria di costituzione, da notificarsi alla controparte almeno dieci giorni prima della udienza di discussione.
Nella specie non è in discussione che tale disposto sia stato rispettato dagli odierni controricorrenti. Quella che viene in rilievo è la tesi della Corte di appello secondo la quale un appello incidentale autonomo doveva essere proposto nel termine di legge al deposito della sentenza;