Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=972
Timestamp: 2018-12-14 14:38:04+00:00
Document Index: 91012837

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 11']

Corte di Cassazione, Sezione V Penale, Sentenza 10 gennaio 2011 (dep. 24 febbraio 2011), n. 7155
Siti Internet: applicabile il sequestro preventivo malgrado il dettato dell'art. 21 Cost.?
1) B.G.B. N. IL (OMISSIS);
1. Il Tribunale di Milano in funzione di Giudice del Riesame, con ordinanza del 25 giugno 2010, ha confermato il decreto del 13 maggio 2010 del GIP del Tribunale di Milano con il quale, nell'ambito del procedimento penale a carico di B.G.B., era stata applicata la misura cautelare reale del sequestro preventivo dell'art. pubblicato sul sito "(OMISSIS)" intitolato "(OMISSIS)" limitatamente ad alcune espressioni ritenute lesive dell'onore e del decoro di R.L..
Oggetto del contendere è, da un lato (primo motivo del ricorso), la pretesa illogicità dell'impugnato provvedimento sul punto della ritenuta equiparazione alle pubblicazioni su supporto cartaceo delle pubblicazioni a mezzo rete internet ma senza la consequenziale equiparazione anche delle garanzie giurisdizionali.
Inoltre, si contesta (secondo motivo del ricorso) la presunta ma non definitivamente accertata diffamatorietà delle frasi oggetto del provvedimento cautelare e, quindi, l'inesistenza delle condizioni di legge per operare, in via generale, il sequestro (R.D.Lgs. 31 maggio 1946, n. 561, art. 1, L. 8 febbraio 1948, n. 47, artt. 1 e 2 e art. 21 Cost., comma 1).
3. Quanto a tale ultimo motivo può evidenziarsi, per affermarsene immediatamente l'infondatezza, un duplice ordine di considerazioni:
il primo, dato dalla mancata contestazione in sede d'impugnazione, circa la ritenuta esistenza, da parte del primo Giudice, del fumus boni iuris.
Il secondo, che la "definitivamente accertata diffamatorietà" delle frasi contenute nell'art. pubblicato su internet non è un requisito previsto dalla normativa in tema di sequestro preventivo ma soltanto dal citato R.D.Lgs. n. 561 del 1946, art. 1, applicabile al solo sequestro probatorio.
Invero, il R.D.Lgs. n. 561 del 1946, all'art. 1, comma 1, nel sancire che non si può procedere a sequestro dei giornali o di qualsiasi altra pubblicazione o stampato se non in virtù di una sentenza irrevocabile dell'autorità giudiziaria, si ricollega all'art. 21 Cost. che tutela la libertà di stampa e con riferimento al sequestro pone una garanzia negativa, rafforzata da riserva di legge specifica (recitando: "si può procedere a sequestro soltanto con atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa lo autorizzi ovvero nel caso di stampa clandestina").
Il successivo secondo comma del suddetto art. 1 costituisce, a sua volta, una deroga all'enunciato divieto e di conseguenza deve essere interpretato rigorosamente: in tale ottica questa Corte ha già avuto modo di segnalare che il sequestro ivi previsto non può che essere quello probatorio, sia per ragioni storiche (essendo stata la figura del sequestro preventivo introdotta solo con il codice di rito del 1988) sia, soprattutto, perchè sarebbe contraria alla logica ed alle finalità tipiche dell'istituto, volto ad impedire l'aggravamento o il protrarsi delle conseguenze della ipotizzata condotta criminosa, la previsione di un sequestro preventivo limitato a tre sole copie (v. le sentenze 24 gennaio 2006 n. 15961, 7 dicembre 2007 n. 7319 e 12 giugno 2008 n. 30611 di questa stessa Sezione).
4. Quanto al primo motivo, occorre ancora prendere le mosse dall'art. 21 della Norma Fondamentale (ma anche in ambito sovranazionale dall'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nonchè dall'art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea) che tutela l'esercizio dell'attività d'informazione, le notizie di cronaca, le manifestazioni di critica, le denunce civili con qualsiasi mezzo diffuse in quanto espressione di un chiaro diritto di libertà: quello della manifestazione del proprio pensiero.
Occorre, quindi, che la sua imposizione sia giustificata da effettiva necessità e da adeguate ragioni, il che si traduce, in concreto, in una valutazione della possibile riconducibilità del fatto all'area del penalmente rilevante e delle esigenze impeditive tanto serie quanto è vasta l'area della tolleranza costituzionalmente imposta per la libertà di parola.