Source: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/2016/05/
Timestamp: 2017-10-17 06:02:17+00:00
Document Index: 148977527

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1316', 'art. 1316', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 2712', 'sentenza ']

Il Privacy Shield non passa l’esame del Garante Privacy Europeo
posted by admin on maggio 30, 2016
Il Garante Europeo per la Protezione dei Dati ha pubblicato una valutazione sulla bozza del Privacy Shield, lo scudo UE-USA per la privacy in cui sottolinea alcuni punti di criticità.
In qualità di supervisore indipendente delle istituzioni dell’Unione Europea, il Garante Europeo per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli ha dichiarato: “Apprezzo gli sforzi fatti per sviluppare una soluzione per sostituire il Safe Harbour ma il Privacy Shield così com’è non è abbastanza solido per far fronte a future analisi legali davanti alla Corte. Nel caso in cui la Commissione Europea desideri adottare una “adequacy-decision” saranno necessari miglioramenti significanti per rispettare i principi chiave della protezione dei dati con particolare riguardo alla necessità, proporzionalità, ragionevolezza. Inoltre è tempo di sviluppare una soluzione a più lungo termine nel dialogo transatlantico”.
Il Garante europeo aveva già collaborato all’Opinione presentata lo scorso aprile dall’Article 29 Working Party in cui veniva analizzata la bozza di “adequacy-decision” della Commissione Europea per determinare il livello di protezione garantito dal Privacy Shield. Il documento presentava numerose richieste di chiarimento.
Prima di diventare effettivo il Privacy Shield dovrà prevedere un adeguato livello di protezione contro la sorveglianza indiscriminata e una serie di obblighi sulla supervisione, la trasparenza la correttezza e il diritto alla protezione dei dati. A questo proposito il Garante ha sottolineato che il Regolamento Generale per la Protezione dei dati di recente emanazione sarà applicabile a tutti i trasferimenti di dati compresi quelli oltreoceano. Pertanto le società internazionali che vendono beni o servizi in Europa devono essere assolutamente chiare riguardo alla loro legislazione di riferimento.
Il documento con l’analisi del Garante è disponibile QUI.
posted by admin on maggio 25, 2016
Il 25 Maggio è entrato in vigore ufficialmente il Regolamento (Ue) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 sulla privacy relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione dei dati personali nell’Unione, che abroga la direttiva 95/46/CE.
Il testo è disponibile QUI. Per una rassegna delle principali novità del Regolamento si rimanda a QUESTA PAGINA.
Data breach: gli adempimenti previsti – l’infografica del Garante privacy
posted by admin on maggio 24, 2016
Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un’infografica volta a fare il punto sui provvedimenti che introducono per amministrazioni pubbliche e aziende l’obbligo di comunicare i casi in cui – a seguito di attacchi informatici, accessi abusivi, incidenti, incendi e altre calamità – si dovesse verificare la perdita, la distruzione o la diffusione indebita di dati personali conservati, trasmessi o comunque trattati.
Si tratta di situazioni che possono comportare pericoli significativi per la privacy degli interessati cui si riferiscono i dati. Per questa ragione, anche sulla base della normativa europea, il Garante privacy ha adottato negli anni una serie di provvedimenti che introducono in determinati settori l’obbligo di comunicare eventuali violazioni di dati personali (data breach) all’Autorità stessa e, in alcuni casi, anche ai soggetti interessati. Il mancato o ritardato adempimento della comunicazione espone alla possibilità di sanzioni amministrative.
I casi e gli adempimenti previsti dai provvedimenti del Garante riguardano le aree della Biometria, delle Società telefoniche, delle Pubbliche Amministrazioni e del Dossier Sanitario Elettronico. Sono riassunti in una infografica che, con mere finalità divulgative, riassume i casi finora esaminati.
La Cassazione francese conferma le regole di validità della firma elettronica
posted by Giusella Finocchiaro on maggio 23, 2016
Il 6 aprile 2016, la Corte di Cassazione francese ha per la prima volta emesso una decisione avente ad oggetto la validità di una firma elettronica.
Nel caso in esame (si tratta della sentenza n. 15-10.732), il ricorrente negava di aver firmato il contratto di assicurazione online sulla base del quale era stato condannato dal Tribunale di Montpellier al pagamento di una somma di denaro in favore della compagnia assicuratrice.
La Cassazione francese ha respinto tuttavia il ricorso, ritenendo che il giudice di merito avesse correttamente giustificato la propria decisione stabilendo la validità della firma elettronica. La Suprema Corte francese ha dunque chiarito quali siano le condizioni che il giudice di merito è tenuto a verificare per affermare la validità della firma elettronica, ossia quelle stabilite agli artt. 1316-1 e 1316-4, 2° comma, 1° periodo del Codice civile francese. Secondo l’art. 1316-4, 2° comma, 1° periodo del Codice civile francese, la firma (cosiddetta “semplice”) è idonea a manifestare il consenso delle parti alle obbligazioni che derivano dall’atto firmato quando consiste nell’utilizzo di una procedura di identificazione affidabile, che garantisca il collegamento tra la firma e l’atto a cui questa è collegata. Quanto all’ammissibilità in giudizio e al valore giuridico di un atto firmato con firma elettronica, l’art. 1316-1 del Codice civile francese prevede l’equivalenza al documento cartaceo se può essere identificata la persona che ha formato il documento elettronico e se questo è stato creato e conservato in condizioni che ne garantiscano l’integrità.
Nel caso di specie, il Tribunale ha riscontrato tutte le citate condizioni. Infatti, era stata utilizzata una procedura affidabile per firmare, che assicurava il collegamento tra la firma e l’atto a cui questa si riferiva. La domanda di adesione, prodotta come prova in giudizio, conteneva l’indicazione dell’avvenuta consegna del documento, permettendo l’identificazione precisa dei firmatari. Infine, il Tribunale aveva verificato che la domanda di adesione al contratto fosse stata conservata in modo da garantire la sua integrità. La Corte di Cassazione francese ha dunque affermato che il Tribunale di merito ha correttamente giustificato la sua decisione circa la validità della firma elettronica e, ritenendola imputabile al ricorrente, ha respinto il ricorso.
Il testo completo della decisione è disponibile QUI.
Cassazione: valido il consenso orale alla ricezione di SMS pubblicitari
posted by admin on maggio 16, 2016
La Cassazione civile ha affermato che il consenso al trattamento dei dati personali comuni è valido anche se rilasciato in forma orale, fermo restando l’onere probatorio dell’avvenuto consenso in capo al titolare del trattamento dei dati.
Intervenendo su un contenzioso che vedeva contrapposti un utente di telefonia mobile e una nota società telefonica, con sentenza 16 maggio 2016, n. 9882 la I Sezione civile della Cassazione non solo ha confermato la validità del consenso prestato oralmente dal cliente per il trattamento dei suoi dati personali a fini promozionali, ma si è spinta oltre, affermando che tale consenso possa essere provato dal titolare del trattamento anche attraverso registrazioni e riproduzioni informatiche.
Come chiarisce la Suprema Corte, “la regola introdotta dal d.lgs. n. 196 del 2003, art. 23, comma 3, secondo cui il consenso al trattamento è validamente prestato se è documentato per iscritto, attiene non alla forma di manifestazione del consenso in questione, ma al contenuto dell’onere probatorio gravante sul titolare dei dati personali”. Ciò significa che nell’assolvimento del proprio onere probatorio al titolare dei dati personali è consentito avvalersi non solo di documenti direttamente rappresentativi dei fatti dedotti in causa, ma anche di “qualsiasi oggetto idoneo e destinato a fissare in qualsiasi forma, anche non grafica, la percezione di un fatto storico al fine di rappresentarlo in avvenire”.
Secondo la Cassazione, dunque, il titolare del trattamento potrà far ben ricorso all’art. 2712 c.c., avvalendosi di registrazioni e riproduzioni anche informatiche da lui stesso attivate, salva l’eventuale successiva verifica dell’idoneità, adeguatezza e sufficienza del contenuto dell’acquisita annotazione.
La Corte ha ricordato però come tale disposizione non sia valida in caso di dati personali sensibili.
La sentenza in formato pdf è disponibile QUI.
Sharing economy: una proposta di legge per regolare AirBnB et similia
posted by admin on maggio 9, 2016
Il 2 maggio 2016 è stata presentata alla Camera una proposta di legge che punta a «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi» e a «promuovere l’economia della condivisione». Lo scopo è regolare la cosiddetta sharing economy con un approccio trasversale ai diversi settori professionali.
L’Italia sarebbe il primo paese a regolarizzare questo settore economico in forte espansione, che conta fra i suoi servizi gli ormai famigerati Uber (ora vietato nel nostro Paese) e AirBnB.
Il testo è frutto di un lavoro di un anno e mezzo svolto da un gruppo di parlamentari dell’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione Tecnologica. L’articolo 1 detta le finalità della legge mentre l’articolo 2 della proposta definisce cosa sia la sharing economy stabilendoche non rientrano in questa tipologia i servizi per i quali il gestore stabilisce una tariffa fissa. L’articolo 3 prevede che le piattaforme della condivisione debbano iscriversi a un Registro elettronico nazionale tenuto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Con l’istituzione di un registro elettronico, le piattaforme dovranno ottenere il benestare dall’Autorità che valuterà incongruenze ed eventuali violazioni normative (o concorrenza sleale nei confronti dei settori tradizionali).
Ma è principalmente l’aspetto fiscale, quello che la proposta di legge cerca di regolamentare. La nuova legge prevederebbe una tassazione del 10 per cento sugli introiti generati dalle piattaforme, fino a un massimo di 10mila euro annui (anche sommabili da diversi servizi). L’onere del versamento delle imposte spetterebbe alle piattaforme, che sarebbero tenute a trattenere la cifra, agendo per sostituto d’imposta, dagli incassi degli iscritti. Al superamento della soglia dei 10mila euro, gli introiti saranno considerati redditi veri e propri, da sommare agli altri percepiti. Nuove norme anche per i pagamenti: dovranno essere unicamente digitali.
I firmatari della proposta di legge prevedono che questa operazione possa portare il gettito fiscale da 150 milioni a 3 miliardi di euro entro il 2025.
La proposta di legge ha iniziato il suo iter alle commissioni riunite Trasporti e Attività produttive della Camera.La proposta di legge (consultabile QUI) rimarrà “aperta” e online fino al prossimo 16 maggio.
Il Regolamento europeo sulla Privacy pubblicato in Gazzetta
posted by admin on maggio 4, 2016
Il 4 Maggio 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il testo del Regolamento (Ue) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 sulla privacy relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione dei dati personali nell’Unione, che abroga la direttiva 95/46/CE.
Il regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e sarà pertanto applicato a decorrere dal 25 maggio 2018.
Garante privacy: ammessi sistemi di videosorveglianza dotati di software “intelligent video” nelle forme e nei limiti stabiliti