Source: http://lrv.regione.liguria.it/liguriass_prod/articolo?urndoc=urn:nir:regione.liguria:legge:1994-07-01;29&pr=idx,0;artic,1;articparziale,0
Timestamp: 2020-01-28 03:16:16+00:00
Document Index: 127527777

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 114', 'art. 88', 'art. 1', 'art. 89', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 138', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 139', 'art. 94', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 142', 'art. 6', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 144', 'art. 7', 'art. 41']

1. La Regione, nell'ambito delle funzioni che ad essa competono a norma della vigente legislazione e delle direttive comunitarie recepite dallo Stato italiano, disciplina la tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio secondo metodi di razionale programmazione delle forme di utilizzazione del territorio e di fruizione delle risorse naturali. La Regione mantiene o adegua le popolazioni di tutte le specie di mammiferi ed uccelli viventi allo stato selvatico nel suo territorio ad un livello corrispondente alle esigenze ecologiche del territorio ligure e sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili. Assicura inoltre la protezione, la gestione e la regolazione, con le misure necessarie, dei mammiferi e degli uccelli, delle uova, dei nidi e dei loro ambienti naturali. A tal fine la Regione tiene conto delle peculiari caratteristiche del territorio, delle esigenze produttive, economiche e ricreative e delle consuetudini locali.(85)
2. La Giunta regionale trasmette annualmente ai Ministeri competenti una relazione sulle misure adottate ai sensi del comma 1 e sui loro effetti.
1. La Regione esercita le funzioni amministrative di programmazione e di pianificazione, svolge compiti di orientamento, di controllo, anche sostitutivo, nei casi previsti dalla presente legge e dallo Statuto .(86)
2. Avvalendosi preferibilmente di enti ed istituti pubblici liguri, promuove ed attua studi e indagini sull'ambiente e sulla fauna selvatica e adotta le opportune iniziative atte a sviluppare le conoscenze ecologiche ed etologiche relative al settore.
3. La Regione promuove iniziative di carattere didattico-divulgativo per una maggiore conoscenza del patrimonio faunistico e dell'ambiente naturale, della corretta fruizione delle risorse naturali rinnovabili tramite l'attività venatoria, nonché della relativa normativa in vigore, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni venatorie nazionali e delle associazioni ambientaliste riconosciute.
3bis. La Regione può, altresì, promuovere, anche avvalendosi del supporto degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, iniziative volte alla formazione continua ed alla riqualificazione dei cacciatori. (78)
Comma inserito dall'art. 1 della L.R. 28 maggio 2014, n. 11.
4. La Regione esercita le funzioni amministrative in materia di caccia, protezione e controllo della fauna selvatica nel rispetto di quanto previsto dalla presente legge. (87)
5. La Regione, in attuazione delle direttive 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, istituisce lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, segnalate dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), con speciale riguardo a quella acquatica, zone di protezione finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione in conformità alle esigenze ecologiche degli "habitat" interni a tali zone o ad esse limitrofi. (88)
(Destinazione differenziata del territorio agro-silvo- pastorale).
1. Il territorio agro-silvo-pastorale, soggetto alla pianificazione faunistico-venatoria, comprende i terreni agricoli, con esclusione di quelli situati nelle zone urbane, i terreni incolti, le foreste demaniali e regionali, le zone umide, le spiagge, i corsi d'acqua, i laghi naturali e artificiali ed ogni altra zona verde, attualmente o potenzialmente idonea all'attività di coltivazione dei fondi, di allevamento di specie animali e di silvicoltura.
2. Il territorio agro-silvo-pastorale della Regione è destinato per una quota dal 20 al 30 per cento a protezione e produzione della fauna selvatica, comprendendo nella quota tutte le aree ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni.
3. Il territorio di cui al comma 2 comprende anche le oasi di protezione, le zone di ripopolamento e cattura e i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ai fini della ricostituzione delle popolazioni autoctone.
4. Nei territori di protezione, sono vietati l'abbattimento e la cattura a fini venatori e sono previsti interventi atti ad agevolare la sosta della fauna selvatica, la riproduzione e i periodi di dipendenza dei nuovi nati.
5. Il territorio agro-silvo-pastorale regionale può essere destinato nella percentuale massima del 15 per cento a centri privati di riproduzione di fauna selvatica, allo stato naturale, ed a caccia riservata a gestione privata.
6. Il rimanente territorio agro-silvo-pastorale è suddiviso in ambiti territoriali di caccia di cui agli articoli 19 e seguenti.
7. La determinazione delle quote del territorio agro-silvo-pastorale è stabilita nell'ambito del piano faunistico venatorio di cui all'articolo 6.(89)
(Zona faunistica delle Alpi).
1. Il territorio agro-silvo-pastorale delle Alpi, caratterizzato dalla consistente presenza della tipica flora e fauna alpina, costituisce una zona faunistica a se stante ed è destinato a protezione e produzione della fauna selvatica per una quota dal 10 al 20 per cento da determinare nell'ambito del piano faunistico venatorio di cui all'articolo 6.(90)
2. Il territorio agro-silvo-pastorale regionale può essere destinato nella percentuale massima del 15 per cento a centri privati di riproduzione di fauna selvatica, ad allevamento, a zone di addestramento, allenamento e gare di cani.
3. Il rimanente territorio agro-silvo-pastorale delle Alpi è suddiviso in comprensori alpini di caccia di cui agli articoli 19 e seguenti.
(Indirizzi regionali per la pianificazione faunistico- venatoria).(91)
(Piano faunistico-venatorio). (1)
1. La Regione predispone il piano faunistico-venatorio articolato per comprensori omogenei con specifico riferimento alle caratteristiche orografiche e faunistico-vegetazionali, anche tenuto conto del documento orientativo dell'ISPRA.(93)
2. L’approvazione del piano faunistico-venatorio di cui al comma 1 è subordinata al preventivo espletamento delle procedure di cui alla Parte II del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del d.lgs 3 aprile 2006, n. 152 , recante norme in materia ambientale) e successive modificazioni ed integrazioni. (94)
3. Il piano faunistico-venatorio di cui al comma 1 è approvato dalla Regione, sentita la Commissione faunistico-venatoria regionale di cui all’articolo 51. Il piano faunistico-venatorio deve prevedere, oltre a quanto disposto dall’articolo 10, comma 8, lettere a), b), c), d), e), f), g) e h) della l. 157/1992 :
a) la individuazione del territorio agro-silvo-pastorale in cui è ammessa la caccia;
b) la delimitazione della zona delle Alpi;
c) il numero massimo autorizzabile di appostamenti fissi con o senza l'uso dei richiami vivi;
d) l'individuazione delle zone di cui all'articolo 2, comma 5. (95)
4. Il piano faunistico-venatorio, nel periodo di validità, può essere aggiornato con le procedure previste per l'approvazione.(96)
5. (Omissis) (97)
6. Il piano faunistico-venatorio ha durata quinquennale e resta comunque in vigore fino all'approvazione del nuovo piano faunistico-venatorio. (98)
(Perimetrazione e tabellazione).
1. Il piano faunistico-venatorio di cui all’articolo 6 contiene la perimetrazione delle zone in esso indicate, degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini.
La Regione, per la notifica della deliberazione che determina i perimetri delle zone di cui all'articolo 10, comma 8, lettere a), b) e c) della l. 157/1992 , ai proprietari o ai conduttori dei fondi ricadenti in tali zone, segue le procedure di cui all'articolo 10, commi 13, 14, 15 e 16, della l. 157/1992 . In alternativa alla notifica prevista dall' articolo 10, comma 13, della l. 157/1992 la Regione può dare notizia della deliberazione di perimetrazione ai proprietari o conduttori dei fondi perimetrali mediante affissione all'albo pretorio dei comuni territorialmente interessati, nonché comunicazione alle organizzazioni professionali agricole regionali maggiormente rappresentative a livello nazionale. (99)
2. Nelle zone non vincolate per la opposizione dei proprietari o conduttori di fondi interessati è precluso l'esercizio dell'attività venatoria. La Regione può destinare le suddette aree ad altro uso nell'ambito della pianificazione faunistico-venatoria.(100)
3. La Regione, in via eccezionale ed in vista di particolari necessità faunistiche-ambientali, può disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura anche temporanee.(101)
4. L'esercizio venatorio negli ambiti territoriali della caccia è consentito soltanto dopo la perimetrazione delle zone di cui al comma 1.
5. La tabellazione di cui all' articolo 10 comma 9 della legge n. 157/1992 è effettuata:
a) per quanto riguarda i siti di cui all'articolo 10, comma 8, lettere a), b), c), della legge n. 157/1992 a cura della Regione; (102)
b) per quanto riguarda i siti restanti, a cura del soggetto preposto alla gestione della singola zona.
6. Le tabelle di segnalazione di divieti o di regimi particolari di caccia sono esenti da tasse regionali e devono essere visibili frontalmente da almeno 30 metri; da ognuna di esse devono potersi scorgere le due adiacenti. Esse devono essere mantenute in buono stato di conservazione e di leggibilità.
7. La Regione, dopo la definitiva perimetrazione, pubblica e cura la diffusione della cartografia del piano faunistico-venatorio.(103)
(Utilizzazione dei terreni agricoli ai fini della gestione programmata della caccia. Fondi chiusi).
1. Il proprietario o conduttore di un fondo che, per i motivi previsti dall' articolo 15 della legge n. 157/1992 , intenda vietare sullo stesso l'esercizio dell'attività venatoria deve inoltrare al Presidente della Giunta regionale entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio una richiesta motivata che deve essere esaminata entro sessanta giorni. A tal fine il piano è pubblicato per un periodo di quindici giorni all'albo pretorio dei Comuni della Regione entro quindici giorni dalla data di esecutività.(104)
2. L'esercizio venatorio è comunque vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione i terreni con coltivazioni erbacee dal la semina fino alla data del raccolto, i prati artificiali e naturali nei periodi di falciatura, i frutteti e le coltivazioni floricole ed orticole specializzate, i vigneti e gli oliveti specializzati fino alla data del raccolto.
3. L'esercizio venatorio è inoltre vietato nei fondi ove si pratica l'allevamento e il pascolo del bestiame allo stato brado e semibrado, purché delimitati da muretti, recinzioni intere o da steccati, recinzioni elettrificate, fili metallici o plastificati, siepi e purché vi sia effettiva presenza di capi di bestiame con il carico per ettaro non inferiore a quintali 20, evidenziati dagli allevatori con apposita tabella esente da tasse, previa comunicazione alla Regione. (105)
4. Ai fondi chiusi si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui all' articolo 15 della legge n. 157/1992 .
(Piani di miglioramento ambientale e di immissione di fauna selvatica).
1. La Regione, su parere dell'ISPRA, può adottare piani di miglioramento ambientale tesi a favorire il ripristino degli habitat, la sosta dell'avifauna selvatica migratoria, la riproduzione naturale di fauna selvatica autoctona nonché piani di immissione di fauna selvatica. Il ripopolamento può essere effettuato anche tramite immissione di capi provenienti da catture eventualmente effettuate nelle aree protette regionali a seguito di interventi di riequilibrio faunistico, attuati nei modi e con le procedure previste dalla legge regionale di adeguamento alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro sulle aree protette).(106)
2. Le attività di cattura e di ripopolamento sono coordinate dalla Regione e tendono alla immissione equilibrata sul territorio delle specie di fauna selvatica autoctona fino al raggiungimento delle densità faunistiche ottimali nel rispetto delle potenzialità agricole del territorio. Il ripopolamento è altresì consentito previa autorizzazione dalla Regione sentito l'ISPRA mediante l'acquisto o la produzione di selvaggina appositamente allevata, dalle associazioni venatorie nazionali riconosciute. L'immissione è effettuata con la vigilanza della Regione.(107)
2 bis. (Omissis) (2)
3. Le catture sono effettuate dagli agenti venatori con la collaborazione delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti nel Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale di cui all' articolo 8 della legge n. 157/1992 .(234)
(Tutela dei nidi).
1. E' vietato effettuare fotografie o riprese cinematografiche agli uccelli selvatici inclusi nell'allegato II della Convenzione di Berna durante le fasi di cova e della dipendenza dei giovani dai genitori, se non dietro autorizzazione rilasciata dalla Regione per motivi particolari di professione o di ricerca scientifica, a persone nominalmente individuate. L'autorizzazione, di durata non superiore ad un anno, deve specificare il sito dove effettuare le fotografie o le riprese, le specie, la distanza minima di avvicinamento al nido, le precauzioni da adottare per minimizzare il disturbo.
(Tutela delle pareti rocciose).
1. La Regione, avvalendosi della collaborazione delle associazioni ambientaliste, nonché degli organismi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini e del Club Alpino Italiano, individua le pareti di roccia che risultano sede di nidificazione degli uccelli inclusi nell'allegato II della Convenzione di Berna. (108)
2. La Giunta regionale con apposita deliberazione provvede ad individuare i periodi in cui risulta necessario vietare l’attività di arrampicata ai fini della nidificazione, provvedendo altresì, con medesimo atto, ad individuare le modalità di informazione e di segnalazione più opportune, nonché le modalità di verifica periodica circa la sussistenza effettiva delle sedi di nidificazione. (109)
(Piano faunistico venatorio regionale). (3)
Articolo modificato dall'art. 15 della L.R. 13 agosto 2002, n. 31, sostituito dall' art. 2 della L.R. 6 agosto 2009, n. 31 e abrogato dall'art. 114 della L.R. 10 aprile 2015, n. 15 .
ZONE A DESTINAZIONE PARTICOLARE
(Oasi di protezione).
1. Le oasi di protezione di cui all' articolo 10 comma 8 lettera a) della legge n. 157/1992 sono destinate alla conservazione della fauna selvatica, anche con interventi di ripristino e miglioramento degli habitat, favorendo l'insediamento e l'irradiamento naturale delle specie stanziali e la sosta delle specie migratorie al fine di preservare il flusso delle correnti migratorie. Nelle oasi di protezione è vietata ogni forma di esercizio venatorio.
2. La gestione delle oasi di protezione è esercitata dalla Regione che può avvalersi delle associazioni agricole, di protezione ambientale o venatorie, nonché degli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia o dei comprensori alpini, stipulando con essi apposite convenzioni.(110)
3. La Regione, su richiesta dell'ISPRA, può autorizzare nelle oasi di protezione catture a scopo di studio o di ricerca scientifica e, ferme restando le competenze in materia igienico-sanitaria, l'abbattimento per sopravvenute esigenze sanitarie; può altresì autorizzare, sentito il predetto Istituto, le guardie venatorie provinciali alla cattura di determinate specie di fauna selvatica presenti in soprannumero a scopo di ripopolamento di reintroduzione, secondo i criteri dettati dalia pianificazione faunistica.(111)
4. La Regione previo parere e con le prescrizioni dell'ISPRA, può intervenire direttamente o indirettamente, anche su richiesta motivata dalle organizzazioni professionali e agricole, per ripristinare i giusti equilibri nella popolazione faunistica e sul territorio.(112)
(Zone di ripopolamento e cattura).
1. Le zone di ripopolamento e cattura di cui all' articolo 10 comma 8 lettera b) della legge n. 157/1992 sono destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, al suo irradiamento nelle zone circostanti ed alla cattura della medesima per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento, fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale. Esse devono essere costituite in terreni idonei e non destinati a coltivazioni specializzate o suscettibili di particolare danneggiamento per la rilevante presenza di fauna selvatica ed hanno la stessa durata di validità del piano faunistico venatorio, salvo rinnovo. (113)
2. Nelle zone di ripopolamento e cattura è vietata ogni forma di caccia.
3. La gestione delle zone di ripopolamento e cattura è esercitata dalla Regione, che può avvalersi di commissioni costituite in misura paritetica da rappresentanti dei proprietari o conduttori di fondi inclusi nella zona e da rappresentanti dei cacciatori designati dalle associazioni venatorie nazionali riconosciute presenti in forma organizzata sul territorio. La gestione può inoltre essere affidata agli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia o dei comprensori alpini.(114)
4. Ciascuna zona di ripopolamento e cattura deve avere una superficie commisurata alle esigenze biologiche delle specie selvatiche interessate.
5. Le catture devono essere compiute in modo da garantire la continuità della riproduzione della fauna selvatica.
6. La Regione può ammettere lo svolgimento di prove cinofile con divieto assoluto di sparo e di abbattimento della fauna selvatica e di allevamento e sempre che non si arrechi danno alle colture agricole, nonché alla riproduzione e sviluppo delle specie selvatiche, oggetto di incremento, comunque con esclusione del periodo dal 15 aprile al 15 luglio.(115)
(Centri pubblici e privati di riproduzione di fauna selvatica).
1. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, di cui all' articolo 10 comma 8 lettera c) della legge n. 157/1992 sono istituiti, di preferenza, su terreni di proprietà pubblica giudicati idonei dalla Regione. I centri pubblici sono gestiti dalla Regione e hanno per scopo la riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, ai fini della ricostituzione del patrimonio faunistico autoctono, da utilizzare esclusivamente per il ripopolamento del territorio.(116)
2. Le aree dei centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica sono recintate in modo da impedire la fuoriuscita della fauna selvatica.
3. I centri privati di riproduzione di fauna selvatica di cui all' articolo 10 comma 8 lettera d) della legge n. 157/1992 organizzati in forma di azienda agricola singola o associata sono autorizzati dalla Regione, con esclusione di qualsiasi utilizzazione venatoria salva la possibilità di prelievo degli animali allevati appartenenti alle specie cacciabili da parte del titolare dell'impresa agricola e dei dipendenti della stessa ai sensi di legge. (117)
4. L'autorizzazione alla costituzione dei centri privati di cui al comma 3 è subordinata alla sottoscrizione di apposito disciplinare, redatto dalla Regione, contenente le prescrizioni per l'esercizio delle attività di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.(118)
5. La Regione svolge attività di vigilanza e di controllo sui centri di cui al comma 3.(119)
(Zone per l'allenamento, l'addestramento dei cani e per le gare cinofile. Regolamentazione dell'attività).
1. La Regione, acquisito il parere della Commissione faunistico-venatoria regionale, disciplina la gestione delle zone di cui all' articolo 10 comma 8 lettera e) della legge n. 157/1992 destinate all'addestramento, all'allenamento dei cani da caccia ed allo svolgimento delle gare cinofile da esercitarsi in forma singola o associata da associazioni venatorie o cinofile, imprenditori o conduttori agricoli.(120)
2. Le zone di cui al comma 1 possono essere a carattere transitorio o permanente. Nelle zone a carattere transitorio sono consentite gare cinofile e prove di lavoro con divieto di abbattimento dei selvatici e di allevamento. Nelle zone a carattere permanente può essere consentito l'abbattimento di selvaggina di allevamento appartenente alla fauna cacciabile ai sensi dell' articolo 10, comma 8, della legge n. 157/1992 e su conformi direttive emanate dalla Giunta regionale.
3. Le prove cinofile su selvaggina naturale sono autorizzate dalla Regione d'intesa con l'Ente nazionale della cinofilia italiana e possono essere consentite nelle oasi di protezione e nelle zone di ripopolamento e cattura, nonché nei parchi regionali e nelle riserve demaniali previe intese con gli enti gestori, fermo restando il divieto di sparo e l'uso temporaneo dei relativi territori.(121)
4. L'addestramento e l'allenamento dei falconiformi in periodo di caccia chiusa possono avvenire con analoghe modalità e nelle zone previste per l'addestramento e l'allenamento dei cani da caccia ove è consentito l'abbattimento della selvaggina di cui ai commi 1 e 2 (4)
5. Le zone a carattere transitorio possono essere autorizzate dalla Regione anche se non previste dal piano faunistico-venatorio e non possono avere durata superiore a trenta giorni. (122)
6. La Regione, sentita la Commissione faunistico-venatoria regionale regolamenta l'uso e la gestione dei recinti per l'addestramento dei cani da seguito al cinghiale, nel rispetto delle vigenti norme a tutela degli animali.(123)
7. Nelle aziende faunistico-venatorie la Regione può consentire prove per cani da caccia senza abbattimento del selvatico. Nelle aziende agri-turistico-venatorie la Regione può altresì consentire prove per cani da caccia con abbattimento delle specie cacciabili.(124)
8. Nel mese di marzo la Regione può autorizzare e definire le modalità di allenamento cani su beccaccia e su cinghiale, purché ciò avvenga esclusivamente nelle specifiche zone individuate dalla Regione stessa (5)
8 bis. (Omissis).(218)
Comma aggiunto dall'art. 88 della L.R. 30 dicembre 2015, n. 29 , articolo successivamente abrogato dall'art. 1 della L.R. 30 novembre 2016, n. 31.
ORGANIZZAZIONE DEL PRELIEVO VENATORIO
(Esercizio della caccia in forma esclusiva).
1. L'attività venatoria può essere praticata nel territorio regionale in via esclusiva in una delle seguenti forme:
a) in forma vagante in zona Alpi;
c) nell'insieme delle altre forme consentite dalla presente legge negli ambiti territoriali di caccia programmata.
1 bis. (Omissis). (219)
Comma inserito dal comma 1 dell'art. 89 della L.R. 30 dicembre 2015, n. 29, e abrogato dall'art. 2 della L.R. 30 novembre 2016, n. 31. La Corte Costituzionale con sentenza 14 giugno 2017, n. 139 pubblicata nella G.U. Serie Speciale - Corte Costituzionale 21 giugno 2017, n. 25 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 89, comma 1, della l.r. 29/2015 che inseriva il presente comma.
2. La scelta delle forme di caccia esclusive avviene rispettivamente con:
a) l'iscrizione in un comprensorio alpino;
b) l'autorizzazione regionale per la caccia da appostamento fisso;(125)
c) l'iscrizione in un ambito territoriale di caccia.
3. La forma di caccia prescelta in via esclusiva, di cui all' articolo 12, comma 5, della l. 157/1992 e successive modificazioni e integrazioni, è riportata nel tesserino venatorio. (126)
(Ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini). (6)
1. Gli ambiti territoriali di caccia che devono avere dimensioni subprovinciali ed essere possibilmente omogenei, nonché i comprensori alpini di cui all'articolo 7, vengono delimitati con riferimento:
a) a confini naturali o manufatti rilevanti;
b) a comprensori di gestione faunistica possibilmente omogenei;
c) alle esigenze specifiche di conservazione delle specie di mammiferi e di uccelli selvatici indicate dalla Regione con il piano faunistico- venatorio;(127)
d) alla pianificazione dei parchi.
2. La Regione provvede alla delimitazione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini contestualmente all’approvazione del Piano faunistico-venatorio. 128)
3. Nella delimitazione si tiene conto dell'esigenza di conservare l'unità delle realtà ambientali.(129)
4. La delimitazione può essere modificata per iniziativa della Regione ovvero su richiesta motivata degli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia o dei comprensori alpini. (130)
(Gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini).
1. Gli ambiti territoriali di caccia ed i comprensori alpini sono gestiti da strutture associative di natura privata che perseguono i fini previsti dalla legge 11 febbraio 1992 n. 157 (norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e danno attuazione, per quanto di loro competenza, al piano faunistico venatorio regionale 7)
2. Sono organi delle strutture associative di cui al comma 1:
c bis) l'Assemblea degli iscritti (8)
3. Il Comitato di gestione è composto da:
a) tre rappresentanti dei cacciatori, designati congiuntamente dalle Associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale e presenti a livello provinciale. Trascorsi trenta giorni dalla richiesta della designazione congiunta, il presidente dell'ambito territoriale di caccia o del comprensorio alpino nei successivi quindici giorni, qualora non si sia prodotto accordo tra le associazioni interessate, comportante almeno una maggioranza dell'85 per cento dei cacciatori iscritti, provvede a nominare i tre rappresentanti, scegliendoli secondo principi di rappresentanza rigorosamente proporzionale in base ai soci a livello provinciale, tra le indicazioni nominative, che le singole associazioni hanno provveduto ad inviare (9)
b) tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole;
c) due rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale;
d) due rappresentanti designati dalla Regione sentiti i Comuni territorialmente interessati, scelti tra gli esperti qualificati in materia.(131)
4. I membri di cui alle lettere b) e c) del comma 3 devono essere designati congiuntamente dalle associazioni maggiormente rappresentative a livello regionale. Sono considerati rinunciatari gli enti e le associazioni che dopo trenta giorni dalla richiesta non abbiano ottemperato alla designazione dei propri rappresentanti (10)
5. Il Comitato di gestione dura in carica non più di cinque anni e continua a svolgere le sue funzioni fino all'insediamento del nuovo Comitato.
6. Il Comitato elegge nel proprio seno il presidente fra i rappresentanti di cui alla lettera a) e il vicepresidente fra i rappresentanti di cui alla lettera b).
7. Il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri di cui due eletti dal Comitato di gestione e uno designato dalla Regione con funzioni di Presidente.(132)
7 bis. Qualora siano accorpati gli ambiti territoriali di caccia o i comprensori alpini, il Comitato di gestione è insediato dal Presidente della Giunta regionale secondo le procedure di cui ai commi 3 e 4 (11)
7 ter. La Regione, nell'ambito della composizione del Comitato di Gestione di cui al comma 3, può stabilire di variarne il numero dei componenti sino al raddoppio degli stessi, nel rispetto dei criteri di proporzionalità stabiliti dall' articolo 14, comma 10 della l. 157/1992 (12)
(Compiti degli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini).
1. Gli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini:
a) promuovono e organizzano le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica;
b) programmano gli interventi annuali per il miglioramento degli "habitat";
c) svolgono compiti di gestione faunistica e di ripopolamento;
d) organizzano l'esercizio venatorio;
e) svolgono le attività e assumono le iniziative necessarie a dare attuazione ai compiti che possono essere delegati dalla Giunta regionale;(133)
f) organizzano il recupero degli animali selvatici feriti nel corso dell'esercizio dell'attività venatoria.(220)
f bis) si occupano delle attività operative connesse all’applicazione dell’articolo 30, comma 5. (134)
2. Le attività di gestione faunistica degli ambiti territoriali di caccia vengono programmate per il periodo 1° febbraio - 31 gennaio. Il programma annuale degli interventi è trasmesso alla Regione entro e non oltre il 30 settembre dell'anno precedente a quello di riferimento.(135)
2. Il rendiconto tecnico sull'andamento della gestione faunistico- venatoria dell'annata precedente, deve essere presentato entro il 30 aprile di ogni anno.
3. Gli organi di gestione provvedono altresì all'attribuzione degli incentivi economici ai proprietari e ai conduttori dei fondi rustici per:
b) le coltivazioni per l'alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli ai sensi del regolamento n. 1094 del Consiglio della CEE del 25 aprile 1988, e successive modificazioni;
e) la coltivazione di siepi, cespugli e alberi adatti alla riproduzione della fauna selvatica;
g) la collaborazione operativa ai fini della tabellazione, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica. (136)
4. Per esigenze faunistiche e per particolari situazioni ambientali gli organi di gestione, entro quindici giorni dall'emanazione del calendario venatorio regionale, adottano le eventuali modifiche nel territorio di competenza relativamente alla limitazione delle specie di mammiferi e di uccelli stanziali cacciabili, del numero delle giornate, degli orari, del carniere giornaliero e stagionale per specie. Gli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, possono prevedere forme specialistiche di caccia, eventualmente escludentesi a vicenda e a costo differenziato, previa indicazione sul tesserino. Delle modifiche gli organi di gestione danno immediata comunicazione alla Regione. Le modifiche e le forme di caccia specialistica divengono operanti se la Regione nei quindici giorni successivi non ne contesta la opportunità tecnica. La decisione della Regione è definitiva e viene immediatamente comunicata ai Comitati di gestione e ai Comuni territorialmente interessati.(137)
5. Gli organi di gestione possono individuare e delimitare, per periodi determinati, aree di rispetto nelle quali l'esercizio della caccia è vietato. La Regione può autorizzare in dette aree, a scopo di ripopolamento degli ambiti territoriali di caccia relativi, catture di selvaggina stanziale delle specie cacciabili.(139)
6. Qualora agli organismi di gestione dell'ambito territoriale di caccia o del comprensorio alpino sia affidata la gestione di zone di ripopolamento e cattura o di centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, alle riunioni del Comitato di gestione deve essere invitato un tecnico indicato dalla Regione.(138)
7. La Regione esercita la vigilanza sull'attività faunistica e venatoria dei comitati di gestione, nonché il coordinamento tecnico degli interventi che hanno diretta incidenza sulla fauna selvatica.(140)
8. Gli organi di gestione per l'espletamento delle proprie funzioni si dotano di una organizzazione e di un coordinamento tecnico corrispondenti alle esigenze dell'ambito territoriale di caccia.
(Vigilanza sugli organi di gestione).(142)
1. La Regione in caso di gravi inadempienze o irregolarità della gestione degli ambiti territoriali di caccia o comprensori alpini può sciogliere gli organi di gestione nominando un Commissario per lo svolgimento della ordinaria amministrazione e per la nomina dei nuovi organi.(143)
(Accesso dei cacciatori agli Ambiti territoriali di caccia ed ai Comprensori alpini). (16)
1. Allo scopo di omogeneizzare nel territorio regionale la pressione venatoria, la Giunta regionale, tenuto conto degli indici di densità venatorie minime stabiliti ogni cinque anni dal Ministero competente e sulla base della superficie agro-silvo-pastorale regionale e del numero dei cacciatori residenti sul territorio della regione, stabilisce gli indici ai quali fare riferimento per la propria programmazione. (144)
2. La Regione comunica annualmente agli organismi di gestione il numero di cacciatori che possono essere ammessi in ogni Ambito territoriale di caccia tenuto conto degli indici di cui al comma 1.(145)
3. Gli organismi di gestione soddisfano le richieste di accesso dei cacciatori fino al limite di disponibilità di cui al comma 2 e nel rispetto dell' articolo 14 comma 5 della l. 157/1992 .
4. Il cacciatore ha diritto di accesso all'Ambito territoriale di caccia o al Comprensorio alpino dove ha la residenza anagrafica o dove ha domicilio per motivi di pubblico servizio.
5. Per gli Ambiti territoriali o Comprensori alpini in cui il numero dei cacciatori residenti è superiore al numero dei cacciatori ammissibili, la Regione provvede a destinare i cacciatori in esubero in altri Ambiti territoriali o Comprensori alpini. La nuova destinazione è effettuata prioritariamente sulla base delle richieste e secondo il relativo ordine cronologico. A tal fine la Regione fissa il termine entro cui le richieste devono essere presentate. Qualora permanga la situazione di esubero la Regione destina autoritativamente ad altro Ambito territoriale o Comprensorio alpino i cacciatori di minore età. (146)
6. I posti disponibili dopo le iscrizioni compiute con i criteri di cui ai commi 2 e 3 sono assegnati dagli organismi di gestione degli Ambiti territoriali di caccia o dei Comprensori alpini ai cacciatori richiedenti secondo il seguente ordine di priorità:
a) proprietari o conduttori di terreni compresi nell'Ambito territoriale interessato;
b) soggetti iscritti da almeno un biennio;
c) soggetti residenti nella provincia;
d) soggetti residenti nella regione;
e) soggetti non residenti che svolgono l'attività lavorativa principale nella regione;
f) soggetti residenti in altre regioni.
7. A parità di punteggio vale l'ordine di presentazione della domanda.
8. Il cacciatore che sia titolare dell'autorizzazione alla costituzione di un appostamento fisso di caccia con o senza l'uso di richiami vivi, ha diritto ad essere iscritto all'Ambito o Comprensorio in cui è compreso l'appostamento.
9. Limitatamente alla caccia alla selvaggina migratoria ed al cinghiale gli Ambiti territoriali di caccia e/o i Comprensori alpini possono consentire l'accesso sui territori di competenza e per un numero di giornate prestabilite ad altri cacciatori residenti in altri A.T.C. o C.A. della stessa provincia o di altre province pur ricadenti in altre regioni, anche oltre il limite di densità venatoria.
10. A ciascun cacciatore residente in Liguria è consentito l'esercizio venatorio in mobilità alla selvaggina migratoria negli altri Ambiti territoriali di caccia o Comprensori alpini, oltre a quello di residenza di cui al comma 4, inclusi nel territorio regionale, per un numero massimo di venti giorni, previo il pagamento di una quota aggiuntiva non superiore ad un quarto del costo dell'A.T.C. di interesse.
Tale opportunità è da svolgersi nella forma di appostamento fisso o temporaneo a partire dal 1° ottobre e sino al termine della stagione venatoria.
11. Il numero dei posti disponibili per tale forma di caccia in mobilità è dato, per ogni A.T.C. o C.A., dalla differenza tra il numero complessivo dei cacciatori ammissibili fissato dalla Regione e il numero dei cacciatori iscritti, sommata alle ammissioni provvisorie autorizzabili di cui al comma 9.(147)
12. Entro il 30 giugno la Regione indica agli organismi di gestione degli A.T.C. e dei C.A. oltre a quanto previsto al comma 2, il numero massimo entro cui devono essere contenute le ammissioni provvisorie.(226)
Comma così modificato dall'art. 1 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
13. Ai cacciatori iscritti in altri A.T.C. o C.A. dello stesso territorio provinciale in cui ricade l'Ambito territoriale di interesse venatorio, è riservato il 65 per cento del numero dei posti disponibili; il 30 per cento è riservato ai cacciatori iscritti in altri A.T.C. o C.A. della Liguria, mentre, per assolvere al principio di reciprocità tra Regioni, il 5 per cento è riservato ai cacciatori extra regionali non iscritti in A.T.C. o C.A. della Regione Liguria. Eventuali posti non occupati all'interno delle percentuali citate, vengono utilizzati dal Comitato di gestione per l'assegnazione, non più distinta come sopra, ai cacciatori che pur avendo fatto richiesta, non hanno potuto essere inclusi nelle fasce di competenza.(148)
14. L'ammissione per la caccia alla selvaggina migratoria in mobilità è consentita previa acquisizione di autorizzazione rilasciata dall'A.T.C. o C.A. di interesse, che ne regolamenta l'accesso secondo le priorità previste al comma 6 lettere a), b) ed e).
15. Le procedure autorizzative sono indicate all'articolo 27 bis.
16. Le domande di iscrizione devono essere prodotte agli organismi di gestione degli A.T.C. o C.A. di interesse venatorio, nel periodo compreso tra il 1° e il 31 luglio.
17. La graduatoria delle iscrizioni dei cacciatori in mobilità per l'attività venatoria alla selvaggina migratoria segue periodi e criteri di cui ai commi 5 e 6 dell'articolo 26.
18. (Omissis) (17)
19. (Omissis) (18)
20. (Omissis) (19)
(Interscambi di cacciatori).
1. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori della zona delle Alpi possono riconoscere ai cacciatori iscritti la facoltà di utilizzare giornate di competenza per ospitare, sotto forma di interscambio e senza finalità di lucro, altri cacciatori anche se residenti in altra Regione.(151)
3. La Regione promuove scambi interregionali per realizzare una equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio. A tal fine la Regione può stipulare convenzioni con altre Regioni. In caso di violazione di norme da parte del cacciatore ospite il cacciatore iscritto risponde in solido.(152)
(Procedure autorizzative). (23)
1. Le ammissioni provvisorie, a seguito degli accordi di reciprocità intrapresi con Enti territoriali anche di altre Regioni, si instaurano tramite una procedura autorizzativa, anche a mezzo fax, curata dagli A.T.C. o C.A. territorialmente competenti.
2. Tale documento, corredato dal versamento richiesto, è da considerarsi elemento probatorio all'ammissione, da allegare al tesserino venatorio che il cacciatore non residente è tenuto ad esibire su richiesta degli agenti di vigilanza.
(Doveri del cacciatore).
1. Negli ambiti territoriali di caccia e nei comprensori alpini il cacciatore iscritto ha il dovere di:
a) collaborare alla gestione faunistica partecipando alle attività programmate;
b) corrispondere la quota di partecipazione nei tempi stabiliti. La quota può essere mutuata da prestazione d'opera economicamente equivalente;
c) rispettare le eventuali limitazioni dell'esercizio venatorio indicate nel programma venatorio annuale predisposto dall'organismo di gestione.
(Detenzione e uso dei richiami vivi per la caccia da appostamento).
1. Sono vietati l'uso e la detenzione di richiami vivi che non siano identificati mediante anello inamovibile numerato rilasciato o riconosciuto dalla Regione. Le caratteristiche di inamovibilità sono tali quando l'anello è privo di punti di frattura, tanto da renderne impossibile il riutilizzo una volta tolto. I richiami vivi privi di anello sono immediatamente liberati dal personale di vigilanza (28)
2. La Regione, su parere dell'ISPRA, ai sensi dell' articolo 5 della legge n. 157/1992 , entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, emana un regolamento per disciplinare l'allevamento, la vendita e la detenzione di uccelli allevati appartenenti alle specie cacciabili, nonché il loro uso in funzione di richiami vivi per la caccia da appostamento.(156)
2 bis. Sono utilizzabili uccelli di cattura appartenenti alle specie riportate al comma 4, dell'articolo 4 della l. 157/1992 (29)
3. Ad ogni cacciatore che eserciti l'attività venatoria da appostamento fisso in via esclusiva sono consentiti la detenzione e l'uso di richiami di cattura in un numero massimo di dieci unità per ogni specie, fino ad un massimo complessivo di quaranta unità.
Ad ogni cacciatore che eserciti l'attività venatoria da appostamento temporaneo con i richiami vivi di cattura è consentita la detenzione e l'uso di un numero massimo complessivo di dieci unità.
3 bis. I limiti di cui ai commi 2 bis e 3 non si applicano ai richiami nati in cattività (30)
4. E' vietata la vendita di uccelli di cattura utilizzabili come richiami vivi per l'attività venatoria da appostamento. E' consentita invece la cessione dei richiami vivi catturati negli impianti di cui sia titolare la Regione.(157)
5. La sostituzione di un richiamo di cattura può avvenire dietro consegna alla Regione del richiamo morto da sostituire ovvero previa presentazione di certificato del servizio veterinario della USL competente e del relativo anellino ovvero per altri comprovati motivi.(158)
6. Le specie decedute o altrimenti perdute non possono essere sostituite se il numero complessivo superi le quantità massime detenibili.
7. Il cacciatore cessando l'attività, può cedere i richiami vivi ad altro cacciatore, previa comunicazione alla Regione.(159)
(Autorizzazione alla detenzione e all'uso di falchi per l'esercizio venatorio).
1. Presso la Regione è istituito il registro delle persone autorizzate alla detenzione dei falconiformi utilizzati per l'esercizio venatorio. I falconiformi consentiti impiegati per l'esercizio venatorio devono essere inanellati a norma dell'articolo 36 comma 5 del Regolamento CE n. 1808/2001 del 30/08/2001 e successive modificazioni (31)
2. Chi intende esercitare la caccia con i falconiformi deve inoltrare domanda di autorizzazione alla Regione. (32)
3. La domanda deve essere corredata dalla certificazione circa la legittima provenienza dei falchi, ai sensi della legge 19 dicembre 1975, n. 874 e successive modificazioni e integrazioni.
Il richiedente, ai sensi del presente articolo deve allegare:
a) la copia autenticata della certificazione di nascita dei falconiformi, conforme a quanto enunciato nel Regolamento CE n. 1808/2001 (33)
b) copia autenticata della denuncia presentata al Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell' articolo 2 della legge 7 febbraio 1992, n. 150 .
4. La Regione, accertata la regolarità della certificazione, rilascia l'autorizzazione.(160)
5. La caccia con i falconiformi è consentita esclusivamente per le località, le specie, i modi ed i giorni nei quali è consentito l'impiego dei cani da ferma (34)
(Aziende faunistico-venatorie ed aziende agri-turistico- venatorie).
1. La Giunta regionale, su richiesta degli interessati, sentito l'ISPRA, entro i limiti fissati dall'articolo 3, comma 5, del territorio agro-silvo-pastorale può:(161)
a) autorizzare l'istituzione di aziende faunistico-venatorie, senza fini di lucro, soggette a tassa di concessione regionale, con particolare riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea e a quella acquatica; dette concessioni devono essere corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l'obiettivo naturalistico. In tali aziende la caccia è consentita nelle giornate indicate nel calendario venatorio secondo i piani di assestamento e di abbattimento. In ogni caso nelle aziende faunistico-venatorie non è consentito immettere o liberare fauna selvatica posteriormente alla data del 31 agosto;
b) autorizzare l'istituzione di aziende agri-turistico-venatorie, soggette a tassa di concessione regionale nelle quali sono consentiti l'immissione e l'abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica da allevamento.
2. Le aziende agri-turistico-venatorie devono preferibilmente:
b) coincidere con il territorio di una o più aziende agricole ricadenti in aree ad agricoltura svantaggiata ovvero dismesse da interventi agricoli ai sensi del regolamento n. 1094/88/CEE e successive modificazioni.
3. La domanda di concessione per la istituzione di aziende agri- turistico-venatorie è presentata dai proprietari o conduttori dei fondi rustici interessati dalla costituzione.
4. La Regione, sentito l'ISPRA, disciplina con proprio regolamento il rilascio, la sospensione e la revoca dell'autorizzazione nonché le prescrizioni per la gestione delle aziende di cui al presente articolo (35)
5. L'autorizzazione delle aziende faunistico-venatorie e agri- turistico-venatorie ha la duratadi cinque anni. Alla scadenza può essere rinnovata.
6. Salvo quanto previsto nel regolamento di cui al comma 4, l'esercizio dell'attività venatoria nelle aziende di cui al comma 1 è consentito nel rispetto delle norme della presente legge, con la esclusione dell'opzione per la forma di caccia in via esclusiva di cui all'articolo 18, comma 1.
7. Le giornate di caccia esercitate nelle aziende faunistiche- venatorie e in quelle agri-turistico-venatorie rientrano nel computo di quelle settimanali ed annuali.
(Allevamenti).
1. La Regione, previo parere dell’ISPRA, emana specifico regolamento per disciplinare l'allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale. (36)
2. Nel caso in cui l'allevamento di cui al comma 1 sia esercitato dal titolare di un'impresa agricola, questi è tenuto a dare semplice comunicazione alla Regione dello svolgimento dell'attività con la segnalazione delle specie di fauna selvatica allevate in conformità all'apposito regolamento regionale. (164)
3. La Regione ai fini dell'esercizio dell'allevamento a scopo di ripopolamento esercitato anche per il recupero di potenzialità produttive in aree montane o svantaggiate, può consentire al titolare e ad altre persone dal medesimo autorizzate, nel rispetto delle norme della presente legge, il prelievo di mammiferi e di uccelli in stato di cattività con i mezzi di cui all'articolo 39. (165)
4. Gli animali allevati sono marcati o marchiati o inanellati con anello inamovibile a cura dell'allevatore.
5. Le caratteristiche di inamovibilità sono tali quando l'anello è privo di punti di frattura, tanto da renderne impossibile il riutilizzo una volta tolto.
SPECIE CACCIABILI E CALENDARIO VENATORIO
(Prelievo venatorio del cinghiale e degli altri ungulati).(221)
9. Per il recupero dei capi feriti è consentito l'uso dei cani da traccia, purché abilitati da prove di lavoro organizzate dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI). I conduttori di cani da traccia devono essere in possesso di abilitazione rilasciata dalla Regione o dalle province previo corso di istruzione e superamento di una prova di esame. A tale scopo essi possono fare uso delle armi di cui all'articolo 13 della legge statale. Le operazioni, da svolgersi con l'uso di un solo cane, possono essere effettuate anche fuori degli orari previsti per la caccia e nelle giornate di silenzio venatorio su tutto il territorio previa comunicazione agli ambiti territoriali di caccia o comprensori alpini di competenza. Negli ambiti protetti e nelle aziende venatorie la ricerca del capo ferito viene compiuta con l’autorizzazione della Regione o del titolare dell’azienda venatoria. Le spoglie dell'animale recuperato sono di proprietà del cacciatore che lo ha ferito.
CONDIZIONI PER L'ESERCIZIO DELLA CACCIA
(Esercizio dell'attività venatoria).
1. L'attività venatoria è esercitata secondo le norme di cui all' articolo 12 della legge n. 157/1992 .
2. Ai fini dell'esercizio dell'attività venatoria il tesserino regionale di cui all' articolo 12 comma 12 della legge n. 157/1992 è rilasciato annualmente dalla Regione di residenza e distribuito dalle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale. Nello stesso sono indicate le specifiche norme inerenti il calendario regionale nonché la forma di caccia prescelta in via esclusiva e le zone ove è consentita l'attività venatoria. (187)
3. Nel tesserino deve essere, altresì, indicato l'ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino dove il cacciatore è autorizzato ad esercitare l'attività venatoria e le eventuali sospensioni o revoche della licenza di porto di fucile uso caccia nonché della sospensione del tesserino regionale.
4. A decorrere dall'annata venatoria 2000/2001 è adottato il modello di tesserino venatorio a lettura ottica, predisposto dalla Regione Liguria (58)
5. Il rilascio del tesserino è subordinato alla riconsegna di quello usato dal richiedente nella precedente stagione venatoria.Il tesserino venatorio deve comunque essere riconsegnato entro e non oltre la data del 15 ottobre dell’anno di chiusura della relativa stagione venatoria.(59)
6. Ad ogni cacciatore può essere rilasciato un solo duplicato del tesserino di cui al comma 1 (60)
7. All'inizio della giornata di caccia il cacciatore deve indicare a penna ad inchiostro indelebile di colore blu scuro o nero, negli appositi riquadri rossi del tesserino venatorio, le seguenti informazioni:
a) il tipo di caccia (da appostamento, vagante, di selezione agli ungulati);
b) il giorno;
c) il mese;
d) la sigla dell'A.T.C. o C.A. prescelto (se fuori Regione indicare la sigla dell'A.T.C. negli appositi spazi in bianco). (61)
Comma aggiunto dall' art. 11 della L.R. 2 ottobre 2000, n. 38 e così modificato dall'art. 4 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
8. Il cacciatore deve inoltre indicare, negli appositi spazi relativi alla fauna stanziale e migratoria, la sigla del capo abbattuto subito dopo l’abbattimento accertato (62)
9. Omissis (63)
Comma aggiunto dall' art. 11 della L.R. 2 ottobre 2000, n. 38, modificato dall'art. 4 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21 e abrogato dall'art. 4 della L.R. 11 maggio 2017, n. 10 .
9 bis. Omissis(229)
10. Per i cacciatori provenienti da altre Regioni, autorizzati ad esercitare l'attività venatoria negli A.T.C. o C.A. della Liguria ed in possesso di tesserini non compatibili con le modalità di compilazione vigenti nel territorio ligure, la Regione, su richiesta degli interessati, rilascia il tesserino venatorio della Regione Liguria con la dicitura "non residente". Ai fini della rilevazione statistica, il tesserino dovrà essere restituito entro il 31 marzo alla Regione che lo ha rilasciato. I cacciatori di cui al presente comma devono altresì compilare i propri tesserini regionali per quanto riguarda giornate e abbattimenti (64)
(Mezzi per l'esercizio dell'attività venatoria).
1. L'attività venatoria è consentita con l'uso dei mezzi disciplinati dall' articolo 13 della legge n. 157/1992 .
1 bis. Nelle zone umide, quali habitat delle specie acquatiche e palustri, come definite dalla convenzione internazionale di Ramsar, l’attività venatoria è consentita esclusivamente con l’uso di munizioni non contenenti piombo. In tutto il restante territorio regionale, per ogni tipologia di caccia, è consentito sia l’uso di munizionamento contenente piombo, sia di munizionamento privo di piombo. 84)
(Abilitazione all'esercizio venatorio).
1. L'abilitazione venatoria è necessaria per il rilascio della prima licenza di porto d'armi per uso di caccia e per il rinnovo della stessa in caso di revoca.
2. La Regione nomina le Commissioni per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio a seguito di esami pubblici. Le Commissioni durano in carica cinque anni. (188)
Comma già sostituito dall'art. 138 della L.R. 10 aprile 2015, n. 15 .e così ulteriormente sostituito dall'art. 5 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
3. Le commissioni sono composte: (230)
Alinea così modificato dall'art. 5 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
a) da un funzionario regionale che la presiede;(189)
b) da cinque membri effettivi e da cinque supplenti, esperti nelle materie di cui al comma 4, di cui almeno un laureato in scienze biologiche o in scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi, designati dalla Regione; (231)
Lettera così modificata dall'art. 5 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
c) da un dipendente della Regione con funzioni di segretario. (190)
Le Commissioni operano a titolo gratuito. (1
4. La Giunta regionale stabilisce le modalità per lo svolgimento degli esami, che devono in particolare riguardare le seguenti materie:
5. L'abilitazione è concessa se il giudizio è favorevole in tutte le materie con un giudizio di idoneità; in caso di idoneità il presidente della commissione rilascia il relativo attestato.
6. Coloro i quali siano stati giudicati inidonei non possono sostenere la prova d'esame prima che siano trascorsi tre mesi.
7. Alla domanda per sostenere la prova d'esame, da presentarsi alla Regione, debbono essere allegati:(192)
a) il certificato di residenza;
b) il certificato medico di idoneità psico-fisica all'esercizio venatorio rilasciato in conformità alle vigenti disposizioni di legge.
8. La Regione organizza corsi di preparazione per il conseguimento dell'abilitazione venatoria e per l'aggiornamento sui contenuti innovativi della presente legge, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni venatorie riconosciute. A tale scopo la Regione coordina la predisposizione di testi di studio uniformi (65)
9. Nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza di porto d'armi, il cacciatore può praticare l'esercizio venatorio solo se accompagnato da cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni che non abbia commesso violazioni alle norme vigenti in materia comportanti la sospensione o la revoca della licenza ai sensi dell' articolo 32 della legge n. 157/1992 .
10. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche per l'esercizio della caccia mediante l'uso dell'arco e del falco.
11. La Regione tiene il registro degli abilitati all'esercizio venatorio contenente i dati anagrafici, gli estremi del rilascio di abilitazione e del tesserino nonché quelli delle sanzioni, anche accessorie, applicate.(193)
(Tasse di concessione regionale).
1. La Regione, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente legge e dalla legge n. 157/1992 istituisce una tassa di concessione regionale per il rilascio dell'abilitazione all'esercizio venatorio nella misura prevista dalla tariffa delle tasse sulle concessioni regionali ai sensi dell' articolo 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281 (provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario) e dell' articolo 23 comma 2 della legge n. 157/1992 .
2. Sono inoltre soggetti a tasse annuali di concessione regionale gli appostamenti fissi, i centri privati di produzione della selvaggina allo stato naturale, le aziende faunistico-venatorie e le aziende agri- turistico-venatorie nella misura prevista dalla tariffa delle tasse sulle concessioni regionali.
3. Con decorrenza 1° gennaio 1994 le voci ai numeri d'ordine 15, 16 e 17 della tariffa delle tasse sulle concessioni regionali di cui alla legge regionale 15 giugno 1981, n. 21 così come modificata dalla legge regionale 13 gennaio 1993, n. 1 , sono quelle riportate nell'allegato A che forma parte integrante della presente legge.
4. La tassa per l'abilitazione venatoria non è dovuta qualora durante l'anno il cacciatore eserciti l'attività venatoria esclusivamente all'estero.
4 bis. Sono, altresì, esentati dal pagamento della tassa di concessione regionale per l’abilitazione venatoria i cittadini in possesso di licenza di porto di fucile ad uso caccia, esclusivamente per il primo anno di esercizio della caccia successivo al rilascio dell’abilitazione conseguita a seguito di esami pubblici ai sensi dell’articolo 40. (243)
5. Nel caso di diniego della licenza di porto di fucile per uso di caccia la tassa regionale deve essere rimborsata. La tassa di concessione regionale viene rimborsata anche al cacciatore che rinuncia prima dell'inizio della stagione venatoria all'assegnazione dell'ambito territoriale di caccia o del comprensorio alpino. La tassa di rinnovo non è dovuta qualora non si eserciti la caccia durante l'anno.
(Utilizzazione dei proventi delle tasse regionali)(82)
Articolo così sostituito dall'art. 4 della L.R. 28 maggio 2014, n. 11.
1. I proventi disponibili delle tasse di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 41 sono così ripartiti: (223)
a) Il 5 per cento alle associazioni venatorie liguri riconosciute a livello nazionale e presenti da almeno cinque anni nel Comitato tecnico faunistico venatorio regionale secondo le seguenti modalità: il 25 per cento da ripartirsi in parti uguali tra le associazioni; il 75 per cento in base al numero dei soci di ogni singola associazione certificato al 31 dicembre dell’anno precedente a quello delle assegnazioni. Le associazioni venatorie dovranno far pervenire alla Regione, entro il 28 febbraio di ogni anno, la certificazione dei soci. L’erogazione delle risorse assegnate è subordinata alla presentazione da parte delle associazioni beneficiarie di una dettagliata relazione sull’impiego delle risorse ricevute l’anno precedente, nonché alla trasmissione della certificazione sopra richiamata; (224)
b) il 15 per cento alla Regione per i compiti di istituto, di ricerca, di indagine di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge;
c) l’80 per cento alla Regione per l’esercizio delle funzioni amministrative di cui alla l. 157/1992 e successive modificazioni ed integrazioni e alla presente legge. (194)
2. La Regione rimette agli ambiti territoriali di caccia e ai comprensori alpini una quota non inferiore al 25 per cento della somma assegnata ai sensi del comma 1, lettera c), ai fini dell’esercizio delle funzioni amministrative di cui all’articolo 22 ed un ulteriore 10 per cento per la gestione delle zone di divieto di caccia e delle oasi di protezione della fauna selvatica, in base alle modalità e ai criteri stabiliti dalla Giunta regionale. Per gli anni 2019 e 2020 tale percentuale si riduce dal 10 al 5 per cento. (195)
Comma già modificato dall'art. 139 della L.R. 10 aprile 2015, n. 15, successivamente modificato dall'art. 94 della L.R. 30 dicembre 2015, n. 29 e così ulteriormente modificato dall'art. 2 della L.R. 7 agosto 2018, n. 12 .
3. La Regione destina, inoltre, una quota non inferiore al 25 per cento della somma assegnata ai sensi del comma 1, lettera c), alla prevenzione ed al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole ed il 10 per cento ad attività volte al soccorso e al recupero della fauna selvatica in difficoltà, anche tramite la stipulazione di apposite convenzioni con ambiti territoriali di caccia e comprensori alpini, associazioni di protezione ambientale, agricole o venatorie. (196)
4. La Regione impiega la restante quota della somma assegnata ai sensi del comma 1, lettera c), per le funzioni amministrative di competenza. (197)
5. I criteri di riparto di cui ai commi 2, 3 e 4 sono applicati anche dai soggetti che subentrino alle province nell’esercizio delle funzioni in materia di gestione faunistico-venatoria.
(Risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica e nell'esercizio dell'attività venatoria).
1. La Regione destina la somma di cui all’articolo 42, comma 3, alla costituzione di un fondo per la prevenzione e il risarcimento dei danni non altrimenti risarcibili arrecati alle produzioni agricole, zootecniche e alle altre opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e nell'esercizio dell'attività venatoria e cinofila (66)
.(198)
2. La Regione provvede a disciplinare con proprio regolamento il funzionamento del fondo di cui al comma 1, alla cui gestione è proposto un apposito Comitato.(199)
3. Gli eventuali stanziamenti di cui al comma 1 non utilizzati sono impiegati dalla Regione per l'esercizio delle funzioni amministrative di cui alla legge n. 157/1992 e alla presente legge.(200)
DIVIETI, VIGILANZA, SANZIONI
(Divieto di uccellagione e di cattura di mammiferi).
1. Ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati sono vietati a norma dell' articolo 3 della legge n. 157/1992 .
(Cattura temporanea e inanellamento).
1. La Regione, su parere dell'ISPRA, può autorizzare esclusivamente gli istituti scientifici dell'Università, il Consiglio nazionale delle ricerche e i musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di studio e ricerca scientifica, la cattura temporanea e l'utilizzazione di mammiferi ed uccelli nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.(201)
2. L'attività di cattura temporanea per l'inanellamento degli uccelli a scopo scientifico è autorizzata dalla Regione ed è organizzata dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica. L'attività di inanellamento può essere svolta esclusivamente dai titolari di specifica autorizzazione, rilasciata dalla Giunta regionale su parere favorevole dell'ISPRA; il parere favorevole è comunque subordinato alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame finale.(202)
3. La Regione, sentito il parere dell'ISPRA, autorizza l'attività di cattura per l'inanellamento e per la cessione dei richiami vivi consentiti per le forme di caccia espressamente previste dalla presente legge. La gestione degli impianti di cattura autorizzati può essere affidata anche tramite convenzioni, a personale qualificato che abbia superato gli esami di cui al comma 2. L'Istituto nazionale per la fauna selvatica svolge compiti di controllo e di certificazione dell'attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività.(203)
4. La cattura per la cessione a fini di richiamo è consentita solo per esemplari appartenenti alle seguenti specie: cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, storno, merlo, colombaccio, pavoncella, allodola, passero, passera mattugia. Gli esemplari appartenenti ad altre specie eventualmente catturati devono essere immediatamente liberati.
5. Chiunque rinviene uccelli inanellati deve darne notizia all'ISPRA, alla Regione o al Comune nel cui territorio è avvenuto il rinvenimento che provvedono ad informare il predetto Istituto.(204)
6. La Regione può stipulare accordi con altre Regioni ai fini dell'approvvigionamento di limitate quantità di richiami vivi per la cessione.(205)
7. La Regione, su parere dell'ISPRA, disciplina con apposito regolamento l'inanellamento con anelli numerati inamovibili, l'uso e la sostituzione dei richiami vivi, compresi quelli già legalmente detenuti all'entrata in vigore della presente legge ai sensi delle normative vigenti.(206)
(Soccorso, detenzione temporanea e liberazione della fauna selvatica) (225)
2. La Regione può concedere un contributo finanziario ai soggetti indicati al comma 1, attingendo ai fondi di cui all’articolo 42; la concessione del contributo regionale di cui sopra è volta a sostenere in via prioritaria gli interventi a favore di esemplari appartenenti alle specie particolarmente protette ed è subordinata alla presentazione di un piano delle attività, nel quale siano specificate le risorse umane e strumentali che il soggetto beneficiario intende destinare alle previste attività di soccorso e recupero e alla successiva rendicontazione degli interventi svolti e delle risorse complessivamente impiegate.
(Tassidermia).
1. L'attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei sono disciplinate dalla legge regionale 25 gennaio 1984, n. 7 , integrata dalie sanzioni previste dalla legge n. 157/1992 .
(Altri divieti).
1. Oltre quanto previsto dall' articolo 21 comma 1 della legge n. 157/1992 è vietato:
a) cacciare la fauna selvatica ad una distanza minore di 1000 metri dai valichi montani interessati dalle rotte di migrazione individuate dalla Regione sulla base di specifici studi a livello regionale situati sullo spartiacque alpino e appenninico, tirrenico-padano, indipendentemente dalla loro quota. Nei valichi ricadenti nei Comprensori Alpini il divieto è riferito alla sola fauna migratoria (67)
b) disturbare la fauna selvatica negli ambiti protetti, nelle aziende faunistico-venatorie con metodi e mezzi non giustificati o comunque tali da allontanarla o impedirne la sosta o la riproduzione;
c) esercitare la caccia in un ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino diverso da quello assegnato;
d) esercitare la caccia senza avere effettuato le prescritte annotazioni sul tesserino regionale;
e) addestrare i cani nei fondi chiusi e nei terreni in attualità di coltivazione e comunque al di fuori delle modalità e dei termini indicati nel calendario venatorio regionale;
f) immettere cinghiali sia a fini di ripopolamento sia ad ogni altro fine.
3. L'utilizzo di apparati di radiocomunicazione durante l'attività venatoria è consentito esclusivamente per motivi di sicurezza e limitato all'utilizzo di apparati di debole potenza denominati CB e ai telefoni cellulari (69)
4. E’ vietato cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve, salvo che nella zona faunistica delle Alpi e nello svolgimento della caccia di selezione agli ungulati. Per terreni coperti nella maggior parte dalla neve si intendono i terreni circostanti il punto di osservazione, coperti da un manto di neve per oltre la metà della propria estensione, a vista d’occhio, con esclusione della cosiddetta spruzzata. (70)
Comma inserito dall' art. 10 della L.R. 3 settembre 2001, n. 28, sostituito dall'art. 2 della L.R. 18 settembre 2014, n. 24 e così modificato dall'art. 142 della L.R. 10 aprile 2015, n. 15 .
5. (Omissis) (207)
6. Non sono mai consentite né la posta né la caccia da appostamento, sia temporaneo che fisso, sotto qualsiasi forma alla beccaccia e al beccaccino. L'attività venatoria alla beccaccia si intende praticabile esclusivamente dal sorgere del sole al tramonto, in forma vagante (72)
7. E' vietato il trasporto all'interno dei centri abitati, nelle zone ove è vietata l'attività venatoria, ed anche a bordo di veicoli di qualunque genere di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia. E' consentito il trasferimento del fucile non in custodia purché visibilmente scarico, nell'attraversamento delle aie e delle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali, dal luogo di deposito e/o custodia abituale alla zona venatoria prescelta e viceversa, nonché nell'attraversamento di strade e di vie di comunicazione durante la battuta di caccia (73)
7 bis. Ai fini della corretta applicazione dell’articolo 21, lettera e), della l. 157/1992, si intendono “carrozzabili” le strade anche non asfaltate, percorribili normalmente da qualsiasi veicolo per l’intera tratta. (232)
Comma aggiunto dall'art. 6 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
7 ter. E’ vietato commerciare fauna selvatica morta, fatta eccezione per quella proveniente da allevamenti o da abbattimenti venatori o di controllo autorizzati nel rispetto delle modalità previste dalla normativa sanitaria vigente, per sagre e manifestazioni a carattere gastronomico. (241)
Comma aggiunto dall'art. 35 della L.R. 28 dicembre 2017, n. 29 . La Corte Costituzionale, con sentenza n. 44 del 6 febbraio – 13 marzo 2019, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 20 marzo 2019, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma limitatamente alle parole “o da abbattimenti venatori o di controllo autorizzati nel rispetto delle modalità previste dalla normativa sanitaria vigente”.
(Vigilanza venatoria).
1. La vigilanza sull'applicazione della presente legge è esercitata dalla Regione e viene svolta dai soggetti indicati dagli articoli 27 e 29 con i poteri di cui all' articolo 28 della legge n. 157/1992 .(235)
2. Il riconoscimento della qualifica di guardia venatoria volontaria da parte della Regione di cui all' articolo 27 comma 1 lettera b) della legge n. 157/1992 è subordinata alla frequenza di corsi di qualificazione organizzati dalla Regione medesima ed al conseguimento di un attestato di idoneità previo esame della commissione a tal fine istituita, nel rispetto dell' articolo 27 comma 4 della legge n. 157/1992 .(208)
3. Le guardie venatorie volontarie ai fini della presente legge sono agenti di polizia amministrativa e titolari dei poteri di cui all' articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (modifiche al sistema penale).
4. Gli agenti e le guardie volontarie operano nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza.(236)
5. A tutti i soggetti cui è affidata la vigilanza venatoria ai sensi del presente articolo è vietata la caccia durante l'esercizio delle loro funzioni.
6. Agli agenti di vigilanza di cui all'articolo 27 comma 1 lettera a) e comma 2 della legge n. 157/1992 è altresì vietato l'esercizio venatorio nell'ambito del territorio in cui esercitano la funzione. A tal fine per eventuali richiedenti in ogni ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino è riservato un congruo numero di posti per gli agenti di vigilanza che prestino servizio negli ambiti o comprensori adiacenti.
7. I corsi di preparazione e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza sull'esercizio venatorio, sulla tutela dell'ambiente e della fauna selvatica e sulla salvaguardia delle produzioni agricole possono essere organizzati anche dalle associazioni di cui all' articolo 27 comma 1 lettera b) della legge n. 157/1992 con l'autorizzazione e la vigilanza della Regione.(209)
8. La vigilanza sull'applicazione delle leggi per la protezione della fauna selvatica, per la tutela dell'ambiente e la salvaguardia delle produzioni agricole è altresì affidata ai soggetti indicati all' articolo 27 della legge n. 157/1992 .
9. Ai soggetti in possesso della qualifica di guardia venatoria alla data di entrata in vigore della presente legge non è richiesto l'attestato di idoneità di cui al comma 2.
10. La Regione coordina l'attività di vigilanza delle guardie volontarie delle associazioni agricole, venatorie e di protezione ambientale. Le guardie volontarie prestano il servizio disarmate.(210)
10 bis. Al fine di assicurare una più efficiente e integrata organizzazione delle attività di vigilanza e controllo sull’intero territorio regionale, la Regione definisce, tramite apposito provvedimento, sentiti i soggetti interessati, parametri, priorità e modalità operative omogenee per l’esercizio coordinato delle funzioni di cui al comma 10, avuto riguardo, altresì, alle particolari caratteristiche del patrimonio faunistico e ambientale oggetto di tutela. (242)
11. Il Consiglio regionale, con apposito regolamento proposto dalla Giunta, da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, detta norma per uniformare i criteri di selezione, formazione e aggiornamento professionale degli agenti di vigilanza venatoria. Tale regolamento stabilisce altresì le disposizioni volte ad uniformare i criteri di svolgimento dei servizi di controllo espletati sul territorio da detto personale. (237)
12. La Regione comunica alle Procure della Repubblica territorialmente interessate i nominativi dei dipendenti inquadrati nell'area di vigilanza, quale il personale di livello superiore al V e i capi-pattuglia, cui viene riconosciuta la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria ai sensi dell' articolo 57 del codice di procedura penale .(238)
1. Salvo che il fatto non costituisca un reato previsto dall' articolo 30 comma 1 della legge n. 157/1992 o non sia altrimenti sanzionato dall'articolo 31 comma 1 della stessa legge, si applica la sanzione amministrativa da lire 100.000 a lire 600.000 per ogni violazione delle disposizioni della presente legge, delle conseguenti norme regolamentari applicative e della legge n. 157/1992 . La stessa sanzione si applica a chi abusa o usa impropriamente la tabellazione dei terreni. L'immissione abusiva di cinghiali sul territorio è sanzionata mediante il pagamento della somma da lire 300.000 a lire 1.200.000 a capo. La ritardata riconsegna dei tesserini venatori di cui all'articolo 38, comma 5 della presente legge, è sanzionata mediante il pagamento della somma da lire 20.000 a lire 120.000. Per il ferimento o l'abbattimento senza autorizzazione di esemplari di camoscio, capriolo o daino si applica la sanzione amministrativa da euro 2000,00 a euro 12.000,00 e, anche nel caso di pagamento in misura ridotta, la sospensione del tesserino regionale per un periodo minimo di novanta giorni (74)
Comma già modificato dall' art. 3 della L.R. 8 settembre 1999, n. 29, successivamente modificato dall' art. 2 della L.R. 6 agosto 2009, n. 31 e così ulteriormente modificato dall'art. 6 della L.R. 11 maggio 2017, n. 10 .
1 bis. Si applica la sanzione amministrativa da euro 100,00 a euro 400,00 per chi intenzionalmente cagiona l’interruzione o turba il regolare svolgimento dell’attività venatoria.(233)
Comma inserito dall'art. 7 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
2. All’accertamento e alla contestazione delle violazioni, ivi compresa la notifica delle violazioni, procedono i soggetti indicati nell’articolo 6 della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (Norme per l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della regione o di enti da essa individuati, delegati o subdelegati) e successive modificazioni e integrazioni. (211)
Comma già modificato dall'art. 144 della L.R. 10 aprile 2015, n. 15 e così sostituito dall'art. 7 della L.R. 14 settembre 2016, n. 21.
3. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e ne introita i proventi. Sono altresì introitati dalla Regione i proventi derivanti dalla vendita della fauna morta sequestrata ai sensi dell’ articolo 28, comma 3, della l. 157/1992 . (212)
4. Ai sensi dell' articolo 31 comma 3 della legge n. 157/1992 , per le violazioni alle disposizioni previste dalla Regione con propria normativa o con l'approvazione del calendario venatorio e concernenti l'abbattimento di fauna selvatica non soggetta già a sospensione della licenza di caccia ai sensi della legge medesima, si sospende il rilascio del tesserino regionale per tre mesi. In caso di recidiva la sospensione del rilascio ha durata per anni uno.
5. Si applica altresì la sospensione del tesserino regionale per un periodo minimo di novanta giorni per le violazioni alle disposizioni regionali inerenti la caccia agli ungulati. In caso di recidiva è sospeso il rilascio del tesserino per un anno elevabile a due anni per l'abbattimento senza autorizzazione di esemplari di camoscio, capriolo o daino (75)
(Rapporti sull'attività di vigilanza).
1. La Regione entro il mese di maggio di ciascun anno trasmette al Ministro competente un rapporto informativo nel quale è riportato lo stato dei servizi preposti alla vigilanza, il numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate secondo quanto disposto dall' articolo 33 comma 1 della legge n. 157/1992 . (239)
(Commissione faunistico-venatoria regionale).
1. Per assolvere le proprie funzioni la Regione, oltre che dei pareri dell'ISPRA nei casi previsti dalla legge n. 157/1992 , può avvalersi della consulenza tecnico-scientifica della commissione faunistico-venatoria regionale nominata dalla Giunta regionale e composta da:(213)
a) l'Assessore regionale alla caccia o, in caso di assenza o impedimento, un suo delegato con funzioni di Presidente;
b) (Omissis) (214)
c) il responsabile della struttura regionale competente in materia di caccia ed il responsabile della struttura competente in materia veterinaria o loro delegati; (215)
d) tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale designati dalle rispettive associazioni;
e) un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ed organizzata a livello regionale, designato dalle rispettive associazioni;
f) un rappresentante per ognuna delle associazioni di protezione ambientale presenti nel consiglio nazionale per l'ambiente riconosciute dal Ministro dell'Ambiente ed organizzate a livello regionale, designato dalle rispettive associazioni e un rappresentante dell'Ente Nazionale Protezione Animali (E.N.P.A.);
g) tre docenti o esperti faunistici indicati dall'Università di Genova, Istituto di zoologia;
h) un rappresentante dell'Ente Nazionale Cinofilia Italiana, delegazione della Liguria;
i) un rappresentante del Corpo Forestale dello Stato.
Svolge le funzioni di segretario un dipendente regionale appositamente nominato.
2. Alla nomina della Commissione si procede quando con le designazioni pervenute si raggiunga almeno la metà più uno dei componenti.
3. La Commissione faunistico venatoria opera a titolo gratuito (76)
4. La commissione ha sede presso la Regione e dura in carica cinque anni.
5. La commissione si riunisce su convocazione del Presidente o su richiesta di almeno un terzo dei componenti ed è validamente costituita con la partecipazione di almeno la metà più uno dei suoi rappresentanti.
(Comitato faunistico-venatorio provinciale).(216)
- ALLEGATO A (art. 41 c. 3)