Source: https://medisoc.it/invalidita-p-a-inpdap/
Timestamp: 2020-02-29 09:23:31+00:00
Document Index: 59655016

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'sentenza ', 'art. 11', 'art.11', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'arta\t24', 'art.3']

INVALIDITA' P.A. (INPDAP) - Medicina e Società
SOTTOSEZIONE DEDICATA A PROBLEMATICHE DI INVALIDITA’ E CAUSA DI SERVIZIO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
INPDAP: Pensioni per inabilità
Cos’è la causa di servizio
Tabelle valutazione infermità per causa di servizio
Sentenze e giurisprudenza su invalidità in P.A. e causa di servizio
Circolari e messaggi INPS gestione ex-INPDAP
Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica, a norma dell’articolo 55-octies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
DECRETO MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – 12 febbraio 2004
Criteri organizzativi per l’assegnazione delle domande agli organismi di accertamento sanitario di cui all’art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461, ed approvazione dei modelli di verbale
utilizzabili, anche per le trasmissioni in via telematica, con le specificazioni sulle tipologie di accertamenti sanitari eseguiti e sulle modalita’ di svolgimento dei lavori.
D.P.R. 29.10.2001, n. 461
Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria e dell’equo indennizzo, nonché per il funzionamento e la composizione del comitato per le pensioni privilegiate ordinarie.
Corte Costituzionale – sentenza 1 agosto 2008, n. 323
In materia di prescrizione dei danni lungolatenti, con specifico riferimento alla pensione privilegiata, il dies a quo va individuato dal giorno della manifestazione della malattia e non dal giorno della sua causazione.
Corte Costituzionale – Ordinanza n 242, 30 giugno – 15 luglio 2003
SULOM	22 Marzo 2017
Buonasera afferiscono al CCNL sanità pubblica, volevo sapere se in caso di sla in esordio posso richiedere l’invalidità e la 104 o cos’altro. Devo iniziare a breve una cura sperimentale e volevo sapere se posso richiedere alla mia azienda ospedaliera lo stato di patologia grave per usufruire dell’art. 11 comma 6 del CCNL. Ho il timore chiedendo l’invalidità di risultare inabile al lavoro e perderlo. Vi ringrazio cordiali saluti.
Dott. Salvatore Nicolosi	23 Marzo 2017
Non è mai accaduto, nella mia esperienza, che un soggetto con SLA in stadio iniziale sia dichiarato inabile.
Quando viene fatto un accertamento d’invalidità civile il verbale di tale accertamento viene inviato dall’INPS solo all’interessato che può usarlo secondo i diritti connessi alla percentuale riconosciuta e “se lo vuole”.
I benefici cioè non sono automatici; nel caso specifico il datore di lavoro, cioè l’amministrazione, non può venirne a conoscenza se lei non lo presenta.
SULOM	23 Marzo 2017
La ringrazio per la risposta, crede che la cura sperimentale rientri nell’art.11 del CCNL per godere dello scorporo della malattia?
Dott. Salvatore Nicolosi	24 Marzo 2017
Improbabile, ma chiedere questo riconoscimento, eventualmente, non può danneggiarla.
Roberto	14 Febbraio 2017
Buonasera sono un dipendente pubblico con 23 anni di servizio con un invalidità riconosciuta 20 anni fa al 100 % e con il riconoscimento dello stato di handicap in stato di gravità, sempre 20 anni fa.
Ho le seguenti patologie :
– nefroctomia sinistra nel 1995;
– dal 1995 al 2002 in trattamento dialitico trisettimanale;
– nel 2002 sottoposto a trapianto renale;
– dal 2003 soffro di linfedema arto inferiore sinistro;
– nel 2004 sottoposto a interventi chirurgici per legatura vena cefalea arterrializzata e per resezione aneurismi trombalizzati in pregressa fav diretta prossimale;
– dal 2006 in cura per ipercolesterolemia;
– dal 2006 con ginecomastia della ghiandola mammaria;
– dal 2010 in cura per cardiopatia ipertensiva,
– dal 2016 in cura per cefalee frequenti.
Posso chiedervi cortesemente se tali patologie sono sufficienti per essere riconosciuto inabile assoluto a ogni tipo di attività lavorativa prevista dalla normativa e avere diritto alla pensione ?
Si precisa che sono un impiegato sottoposto a stress continuo ma sinceramente non ce la faccio più.
Dott. Salvatore Nicolosi	19 Febbraio 2017
In questo momento le patologie più importanti, da quello che mi riferisce, mi sembrano il linfedema all’arto inferiore e gli esiti del trapianto renale.
Quindi, ad esempio, occorrerebbe verificare la presenza di segni di rigetto, eventuale insufficienza renale, la gravità di questo linfedema e la sua oincidenza sulla deambulazione.
A distanza ciò non è possibile e quindi mi pare indispensabile richiedere il parere di un medico specialista o esperto in medicina legale della sua città
In alcune amministrazioni mi risulta che l’istanza di riconoscimento di inabilità prevede, in automatico, la dimissione dal servizio.
Ciò comporta che in caso di diniego si troverebbe senza lavoro e senza assegno pensionistico, una tragedia a dir poco.
Quindi le consiglio:
1) controlli se anche per per la sua amministrazione è prevista la dimissione consensualmente alla domanda di riconoscimento di inabilità,
2) chieda, in ogni caso, un consulto con un medico “prossimo” a lei che possa con maggiore affidabilità. rispetto a me che opero a distanza, darle un parere.
Maurizio	10 Febbraio 2017
Gent.le Dr. Nicolosi
Mio fratello è un impiegato amministrativo in un comune profilo istruttore amministrativo C5. Ha 54 anni ed un’anzianità di servizio di 27 anni.
E’ stato riconosciuto retroattivamente sin dal 2012 con sentenza Tribunale Lavoro del 2014 invalido civile 100% + accompagnamento entrambi non soggetti a revisione.
L’inps, inoltre, gli ha riconosciuto nel 2015 la legge 104 art. 3 comma 3 non soggetta a revisione (invece dal 2007 al 2014 era soggetta a revisione).
1)	Depressione maggiore cronica di grado grave in soggetto con declino cognitivo secondario ad osas di grado severo
2)	Cardiomiopatia in terza classe NYHA
3)	Sindrome delel apnee ostruttive del sonno di grado severo con insufficienza respiratoria notturna
4)	Deficit statico dinamico in esito a grave gonartrosi bilaterale post-traumatica e post-operatoria
Inoltre è obeso ( altezza 1,84 peso 130 kg), soffre di esofagite da reflusso ( gastroscopia: incontinenza cardiale), rinite vasomotoria aspecifica ipertrofica ed ototubarite catarrale mista con ipoacusia bilaterale mista ( per cui è costretto ad effettuare due cicli annui di inalazioni e insufflazioni ) e di recente (a causa di fenomeni quali febbricola altalenante, scariche diarroiche, dolori fianco sinistro, meteorismo…) con un clisma opaco gli è stata diagnosticata “marcato ipertono parietale più evidente nel discendente distale e nel sigma… nel discendente distale e nel sigma prossimale sono visibili isolati deverticoli intra ed extra murali senza segni radiologici di peridiverticolite”; inoltre soffre di colesterolo, trigliceridi e transaminasi alte, e di stetosi epatica e da 1 anno glicemia a digiuno (in media 1,40) e emoglobina glicosilata (6,80)
Di recente a causa del peggioramento del suo stato di salute l’ho accompagnato presso il Patronato di fiducia per avere notizie circa l’ammontare della pensione a seguito di un suo prepensionamento per anzianità. L’operatore, invece, ci ha suggerito, vista la percentuale di invalidità, l’accompagnamento e la 104 art. 3 comma 3, di avanzare domanda per pensionamento per inabilità assoluta ex legge 335/95 per avere il riconoscimento di una pensione parametrata non ai suoi anni di effettivo servizio ma all’anzianità massima.
Secondo lei gli spetta la pensione di inabilità? Quella totale o parziale?
Ma nell’ipotesi che a seguito della visita medica l’Inps non accetti tale domanda che cosa succede?
La sua amministrazione comunale lo può licenziare?
Il Patronato non ha saputo dirmi se la domanda non accettata semplicemente decade ovvero la commissione lo può considerare inabile “a proficuo lavoro” e mandarlo in pensione con i suoi attuali anni di servizio oppure cambiargli solo le mansioni; ipotesi che ci sono state anche citate dal patronato.
E poi se lo considerassero inabile ma soggetto a revisione che succederebbe?
Lo mettono in pensione, ma se alle visite successive lo considerano abile non è già licenziato come può tornare a lavorare?
Dott. Salvatore Nicolosi	10 Febbraio 2017
Sgombriamo la parte finale.
A mia conoscenza l’inabilità di un lavoratore pubblico non è soggetta a revisione, quindi se viene ottenuta “è per sempre”.
L’inabilità anche a me sembra una strada percorribile e mi sembrerebbe veramente strano che non venisse concessa, considerata le patologie e il precedente riconoscimento d’invalidità civile per patologie assolutamente croniche.
Il consiglio che mi sembra più opportuno, visto che comunque a mia conoscenza la domanda di inabilità presuppone le dimissione automatiche, è far valutare il suo caso da un medico specialista o esperto in medicina legale della sua città.
Maurizio	11 Febbraio 2017
valter	12 Settembre 2016
Buongiorno, ho 55 anni e 35 di contributi presso Ente Pubblico (Comune). Recentemente dopo un po’ di analisi mi è stata diagnosticata una Sla. Al momento riesco ancora a guidare ed andare in ufficio con qualche difficolta nel guidare e nell’uso del computer in quanto con una mano non riesco più a digitare. Il problema e che la malattia secondo quello che ho capito è degenerativa e potrebbe essere anche molto veloce in tal senso. La domanda è: se dovesse mai succedere nel momento in cui non riuscirò più a guidare, ad alzare le braccia (cosa che già succede), posso chiedere la pensione anticipata. Grazie
Salvatore Nicolosi	14 Settembre 2016
Se la sua condizione fisica dovesse essere tale da impedirle di svolgere le sue mansioni o addirittura ogni possibile mansione compatibile con il suo ruolo, verrebe messo in quiescenza con una delle tipologie elencate in QUESTA pagina.
Salvatore Nicolosi	12 Luglio 2016
PPROBABILMENTE, da quello che mi riferisce, è stato riconosciuto che si trova nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa per infermità non dipendenti da causa di servizio, e quindi è stato riconosciuto il diritto a percepire la pensione diretta di inabilità ai sensi dell’art. 2 comma 12 della legge 335/95.
Marta	24 Maggio 2016
Sono una dipendente statale con 40 anni di servizio attivo e con invalidità civ. 100% per tumore polmonare stadio IIIA. Per questa patologia ho subito lobectomia sx e, a distanza i pochi mesi dall’intervento, diversi cicli di chemio per contrastare la ripresa della malattia nell’altro polmone. Sono attualmente in cura con un nuovo farmaco che , a differenza della chemio, ha dato prima una risposta parziale poi R completa della malattia. So molto bene che la mia malattia può ripresentarsi già dalla prossima tac ma per ora va bene così, anche perché le mie condizioni fisiche sono sempre state discrete, nonostante i numerosi effetti collaterali che il farmaco mi provoca.
Stante questa situazione, ritiene che possa ottenere il riconoscimento della pensione di inabilità per permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa ai sensi 335/1995? Che documentazione dovrei presentare?
Come sempre, a distanza dare un parere affidabile è difficilissimo.
Solo indicativamente, considerando l’esperienza maturata nella mia zona, direi che, viste le condizioni fisiche da lei stesso definisce discrete, mi pare difficile che possa essere riconosciuta la permanente inabilità.
Ricordi che l’istanza per il riconoscimento di inabilità, se effettuata da lei, prevede la contestuale dimissione dal servizio e quindi, se non dovesse essere accolta, lei si troverebbe senza pensione e senza lavoro; per tale motivo suggerisco grande prudenza.
Se invece fosse la sua stessa amministrazione a richiedere l’accertamento per eventuale riconoscimento di pensione di inabilità, allora lei non sarebbe costretto a dimettersi e in questo caso potrebbe comunque affrontare questo percorso con maggiore serenità.
Circa la documentazione da presentare in questi casi, oltre al relazioni oncologiche che documentano l’iter della patologia, quindi diagnosi, trattamento e programma di follow-up previsto, è utile presentare documentazione specialistica che sia utile a dimostrare che non può svolgere alcun lavoro, ad esempio perchè è presente un’insufficienza respiratoria e/o una cardiopatia e/o una patologia provocata dalla chemioterapia … e via dicendo.
Ma comunque ribadisco il consiglio di non affrontare questo tipo di istanza in modo temerario.
E’ stato chiarissimo. La ringrazio di cuore. Cordiali saluti
NICOLA	7 Aprile 2016
ho una disabilità art.3 comma 1 con invalidità civile riconosciuta al 50% con la seguente diagnosi: ipoacusia bilaterale, ipertensione arteriosa, malattia allergica, stato depressivo endoreattivo. con queste minorazioni rientro nel beneficio della sede di lavoro? poichè sono dipendente pubblico. in attesa ringrazio e saluto distintamente Nicola
Art. 21 della legge 104/92:
Quindi per ciò di cui necessita, lei ha solo 1 dei requisiti, cioè il riconoscimento dello stato di soggetto con handicap.
Le manca il riconoscimento di una percentuale d’invalidità uguale o superiore a 67%.
La rispsta quindi è negativa.
vincenzo	22 Novembre 2013
Salve,vorrei qualche suggerimento a riguardo.Inquadrato come ex 3 livello nella scuola pubblica con mansioni di collaboratore scolastico ,dopo ripetuti episodi di pressione psicologic arivolta ad andarmene ,desistetti ,ma nel frangente ebbi numerose ripercussioni sul mio stato di salute ,dolori alla bocca dello stomaco insonnia,impellenza ad urinare svariate volte durante il giorno e la sera .Questo episodio durò dal inizio duemila a inizio 2006 .all’inizio del 2006 ,fui mandato a visita dmedica collegiale ,dopo quasi 845 giorni di protratta malattia .fui dichiarato incapace al lavoro per un anno .poi al successivo anno nell’inizio 2007 ,fui invitato ad trasferirmi ,fu detto che non dovevo lavorare in quella scuola e di non aver contatti con l’utenza.Poi, afar fede da gennaio 2007 e fino ad aprile 2007 ,fui invitato a voce a stare i malattia d’ufficio senza riscontro medico ,fu detto fa fede quanto ha scritto l’ASL,deve essere allontanato dall’utenza ,appuro invece nel seguito che vi era scritto si consiglia di allontanarlo ,poi già quanto dichiarato all’ASL che non mi sentivo di rientrare per insorto rifiuto psicologico ,tre mesi dopo fui licenziato .Nonostante vi fu conciliazione in ispettorato lavoro ,non mi senti ugualmente a rientrare per insorto rifuito psicologico .Chiedo ,non era utile ancor prima del licenziamento reinviarmi a visita al fin edi capire se vi era insorto un rifiuto inconscio ,e come detto dalla medicina del lavoro adire come da articolo 5 della leggge 335/95 .invece adesso mi ritrovo con un acusa dall’appello lavoro che non so come va a finire ,vorrei chiedere se ci sono dei presupposti per chiedere in denuncia inail ,a verifica dell’isorto rifiuto inconscio di tipo psicologico .Grazie,attendo vs risposta sulla mia e mail ,Vincenzo .
Salvatore Nicolosi	23 Novembre 2013
Mi scusi, ma la sua esposizione è un poco confusa.
In ogni caso, riprendendo la parte finale del suo commento, l’INAIL è una istituto che tutela i lavoratori indennizzandoli per malattie o infortuni provocati dall’attività lavorativa.
Naturalmente sto semplificando, perchè il suo ruolo non è solo questo.
Nel suo caso specifico non è semplice.
Esistono in effetti delle forme depressive classificate anche come disturbi dell’adattamento, provocati da mobbing o da “costrittività lavorativa” per il quale l’INAIL riconosce degli indennizzi, ma per la verità esistono dei termini entro il quale deve essere presentata la domanda; a seconda dei casi, sempre per patologie di questo tipo, in genere sono 3 anni dalla cessazione del rischio oppure da quando la patologia ha raggiunto un grado tale da poter essere indennizzabile.
In realtà il suo è un caso complesso e merita una valutazione da parte di un medico legale in carne ed ossa. Una corretta valutazione non può essere fatta senza aver visionata tutta la documentazione, sia amministrativa che medica. Si rivolga serenamente ad un patronato che metterà a disposizione gratuitamente un professionista.
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