Source: http://www.diritto-civile.it/I-Contratti/indennita-maternita-professioniste.html
Timestamp: 2020-01-21 14:07:53+00:00
Document Index: 155466684

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 3']

indennità maternità professioniste
Dal 12/06/09 13336527
L'indennità di maternità per le libere professioniste, la questione del possibile concorso con l'indennità di maternità a carico INPS - per un'interpretazione costituzionalmente orientata del combinato disposto degli artt. 70 e 71 del D.Lgs. n. 151 del 2001
Una questione inerente l'indennità di maternità per le libere professioniste che può sovente presentarsi nella pratica è quella che concerne il concorso con l'indennità a carico dell'INPS in relazione ad eventuali contestuali attività lavorative diverse svolte dalla professionista richiedente.
In tali casi, l'ente previdenziale di categoria nega il diritto alla prestazione di maternità sul rilievo dell'implicita incompatibilità tra le due prestazioni e della prevalenza della prestazione che i desumerebbe dal dettato normativo di cui all'art. 71 del D.Lgs. n. 151 del 2001 a mente del quale: "La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI".
In sostanza, si argomenta, posto che, tra la documentazione a corredo dell'istanza, deve essere prodotta autodichiarazione di non percepire indennità a carico INPS, ove tale prestazione sia, invece, dovuta, è da escludersi la concorrente erogazione della prestazione a carico dell'ente libero professionale.
L'esclusione del concorso delle due indennità risponderebbe, peraltro, anche alla logica che ispira la prestazione di maternità che sarebbe quella fornire assistenza durante la gravidanza, non essendovi alcun obbligo di corrispettività tra la contribuzione versata e la prestazione conseguita per effetto del versamento contributivo.
Tale prassi applicativa presta il fianco a motivi di critica, specie allorchè, e si tratta di ipotesi tutt'altro che infrequente specie in ipotesi di attività lavorative in part time, risulti che la prestazione a carico dell'INPS sia inferiore a quella eventualmente conseguibile dall'ente di previdenza di categoria.
Invero, l'art. 70, che stabilisce i requisiti per il diritto all'indennità di maternità nei confronti dell'ente previdenziale di categoria, prevede che: "Alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, è corrisposta un'indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa.'indennità di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all'80 per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo, dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell'evento."
La disposizione che individua i requisiti costitutivi del diritto all'indennità di maternità a carico dell'ente previdenziale di categoria non prevede, dunque, espressamente alcun regime di incompatibilità con eventuali concorrenti indennità a carico dell'AGO.
L'incompatibilità tra le due prestazioni è, invero e come già sottolineato, desunta da una norma, presente nell'art. 71 della legge, che non è dedicata ai requisiti costitutivi del diritto ma ai termini ed alle modalità della domanda.
L'art. 71 citato, come già sottolineato, prevede che, a corredo della domanda, debba essere presentata attestazione dell'inesistenza del diritto ad altra indennità di maternità.
Alla luce del combinato disposto dell'art. 70 e dell'art. 71 della L. n. 151 del 2001, appare ragionevole ipotizzare che il Legislatore, pur non brillando in termini di chiarezza, abbia inteso escludere il concorso integrale tra le due prestazioni.
Non pare, invece, in una prospettiva di interpretazione costituzionalmente orientata della norma, che essa possa legittimare l'esclusione integrale dell'indennità di maternità a carico dell'ente di previdenza di categoria, laddove questa risutli di importo maggiore rispetto all'indennità a carico dell'INPS.
Ciò determinerebbe una, sin troppo evidente, disparità di trattamento, con conseguente violazione del precetto dell'art. 3 cost., rispetto ad una professionista che, priva di altra copertura previdenziale pubblica, presentasse pari requisiti reddituali.
Due professioniste che svolgessero analoga attività professionale e che percepissero analoghi redditi professionali (in quanto, ad esempio, compartecipi in quote paritarie della stessa associazione professionale) percepirebbero indennità di maternità di importo anche considerevolmente diverso, senza alcuna plausibile logica.
In sostanza, si determinerebbe una discriminazione al rovescio in quanto la professionista che più ha complessivamente contribuito per la copertura del "rischio" della maternità (presso l'ente categoriale e presso l'INPS) si troverebbe a percepire l'indennità di minore importo.
Ora, posto che l'esclusione del concorso delle due indennità, viene solo implicitamente desunta dalla previsione dell'obbligo di corredare l'istanza con un documento che attesti l'inesistenza del diritto all'indennità a carico dell'INPS, appare in linea con l'intento del legislatore e doverosa, in una prospettiva costituzionalmente orientata, una diversa interpretazione del complesso delle due norme sopra richiamate.
La professionista che abbia il diritto all'indennità di maternità a carico dell'ente di categoria dovrà attestare l'esistenza del diritto ad indennità da parte dell'INPS ma manterrà il diritto a percepire l'indennità a carico dell'ente categoriale quanto meno per la quota necessaria a coprire la differenza tra la prestazione erogata dall'INPS e quella cui avrebbe avuto titolo laddove avesse svolto solo l'attività professionale.
Dott G Cervelli