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Timestamp: 2018-02-19 22:08:51+00:00
Document Index: 65191940

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Corte di Appello Milano (Rti/Yahoo) versus Corte di Giustizia (Papasavvas/Fileleftheros). Sulla effettiva portata delle deroghe all’ordinario regime di responsabilità del provider
Nicola Lofranco, 18 febbraio 2015
La sentenza porterà sicuramente stascichi con sè essendosi allontanata molto da quel delicato assetto di equilibrio e di bilanciamento che si stava dilenenado in dottrina ed in giurisprudenza, e che in verità in toto aveva recepito il giudice di prime cure (Tribunale Milano, 09 settembre 2011, n.10893 in Riv. dir. ind., fasc.6, 2011, pag. 375),.
In questa breve annotazione si vuole mettere a confronto detta sentenza della Corte di Appello con un recente orientamento della Corte di Giustizia, che sembra riassumere lo stato dell’arte della giurisprudenza comunitaria in merito: ci si riferisce alla sentenza C-291/13 dell’11 settembre 2014 (Papasavvas c. Fileleftheros), nella quale il sig. Papasavvas aveva chiesto il risarcimento del preteso danno causatogli da alcuni articoli pubblicati dal quotidiano a diffusione nazionale Fileleftheros ed on line su due siti Internet. Secondo l’autorità nazionale (Eparchiako Dikastirio Lefkosias) la soluzione della controversia dinanzi ad essa pendente dipende, in parte, dall’interpretazione della direttiva 2000/31.
La Corte UE ha confermato che (i) il considerando 42 deve ritenersi riferibile anche ai servizi di “hosting” e che (ii) in presenza di attività non “neutra” del detto prestatore esso non potrà beneficiare dei limiti di responsabilità previsti dall’art. 14 della Direttiva 2000/31/CE (punti 39 – 45). Ed infatti:
– “Come risulta dal titolo della sezione 4 di detta direttiva, il comportamento del prestatore di cui a tali articoli deve limitarsi a quello di un «prestatore intermediario”; – “Dal considerando 42 della direttiva 2000/31 risulta peraltro che le deroghe alla responsabilità previste da tale direttiva riguardano esclusivamente i casi in cui l’attività di prestatore di servizi della società dell’informazione sia di ordine meramente tecnico, automatico e passivo, e che, conseguentemente, il prestatore medesimo non conosca né controlli le informazioni trasmesse o memorizzate (v. sentenza Google France e Google, da C‑236/08 a C‑238/08, EU:C:2010:159, punto 113)”;
– “La Corte ne ha dedotto che, al fine di verificare se la responsabilità del prestatore del servizio potesse essere limitata ai sensi dell’articolo 14 della direttiva 2000/31, occorreva esaminare se il ruolo svolto da detto prestatore fosse neutro, in quanto il suo comportamento fosse meramente tecnico, automatico e passivo, con conseguente mancanza di conoscenza o di controllo dei dati dal medesimo memorizzati (v., in tal senso, sentenze Google France e Google, EU:C:2010:159, punto 114, nonché L’Oréal e a., C‑324/09, EU:C:2011:474, punto 113)”; – “ove il prestatore abbia prestato un’assistenza consistente, segnatamente, nell’ottimizzare la presentazione delle offerte in vendita di cui trattasi e nel promuovere tali offerte, si deve ritenere che non abbia occupato una posizione neutra […] ma che abbia svolto un ruolo attivo atto a conferirgli una conoscenza o un controllo dei dati relativi a dette offerte (sentenza L’Oréal e a., EU:C:2011:474, punto 116)”;
– “Conseguentemente, ove una casa editrice che pubblichi sul proprio sito Internet la versione elettronica di un giornale abbia, in linea di principio, conoscenza delle informazioni pubblicate ed eserciti un controllo sulle stesse, non può essere considerata quale «prestatore intermediario», ai sensi degli articoli da 12 a 14 della direttiva 2000/31, indipendente dal fatto che l’accesso a detto sito sia gratuito o a pagamento”. Nessun dubbio può quindi sussistere in ordine al fatto che la giurisprudenza della Corte UE è costante nel riconoscere i principi da ultimo riaffermati con la sentenza in parola: (i) le “deroghe” alla responsabilità ordinaria dei “prestatori intermediari” hanno natura eccezionale; (ii) il prestatore di servizi di hosting ne potrà beneficiare solo se sono soddisfatte le circostanze indicate dal considerando 42 della Direttiva 2000/31/CE.
(i) “La presente direttiva dovrebbe costituire la base adeguata per elaborare sistemi rapidi e affidabili idonei a rimuovere le informazioni illecite e disabilitare l’accesso alle medesime”;
(iv) “Le deroghe alla responsabilità stabilita nella presente direttiva riguardano esclusivamente il caso in cui l’attività di prestatore di servizi della società dell’informazione […] è di ordine meramente tecnico, automatico e passivo, il che implica che il prestatore di servizi della società dell’informazione non conosce né controlla le informazioni trasmesse o memorizzate”.
Invece, nel campo della responsabilità dei prestatori di servizi che agiscono come intermediari – quindi solo i prestatori intermediari e non tutti i fornitori di “servizi della società dell’informazione”- si pone l’esigenza di introdurre delle limitazioni di carattere eccezionale proprio in considerazione delle specifiche caratteristiche dei detti servizi: proprio perché –e fintantoché- è esclusa ab initio ogni forma di interazione del prestatore con le informazioni trasmesse o memorizzate.