Source: http://www.onvos.it/cass-pen-sez-iv-sent-07-11-2017-n-8591-rv-272485/
Timestamp: 2020-07-07 00:21:21+00:00
Document Index: 176020349

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 146', 'art. 591', 'art. 178', 'sentenza ']

Cass. pen. Sez. IV Sent., 07-11-2017, n. 8591 (rv. 272485) — Onvos
Circolazione stradale, in genere
CIRCOLAZIONE STRADALE – Norme di comportamento – Precedenza – Retromarcia – Obbligo di controllo – Sussistenza
In tema di colpa nella circolazione stradale, la manovra di retromarcia va eseguita con estrema cautela, lentamente e con il completo controllo dello spazio retrostante; ne consegue che il conducente, qualora si renda conto di avere alle spalle una strada che non rende percepibile l’eventuale presenza di un pedone, se non può fare a meno di effettuare la manovra, ha l’obbligo di controllare la strada, eventualmente ricorrendo alla collaborazione di terzi per consentirgli di fare retromarcia senza alcun pericolo per gli altri utenti della strada. (Rigetta, App. Napoli, 03/07/2015)
Dott. MICCICHE’ Loredana – rel. Consigliere –
Dott. BRUNO Maria Rosaria – Consigliere –
avverso la sentenza del 03/07/2015 della CORTE APPELLO di NAPOLI;
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dr. BALDI FULVIO che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Udito il difensore avvocato MOSCA GIUSEPPE del foro di NOLA in difesa di C.M. si riporta ai motivi e ne chiede l’accoglimento.
Con sentenza del 3 luglio 2015 la Corte di Appello di Napoli confermava la condanna di C.M. ad anni uno e mesi otto di reclusione per il delitto di omicidio colposo in danno di P.I.. All’imputato era stato addebitato che, in violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, alla guida dell’autocarro IVECO Daily, avente massa di sei tonnellate (OMISSIS), immettendosi in (OMISSIS) in violazione del divieto di transito dei veicoli di massa di 3,5 tonnellate, procedendo in retromarcia senza la dovuta cautela atta ad evitare pericolo ad altri utenti della strada, nonostante non avesse il controllo completo dello spazio retrostante, investiva il pedone P.I., che percorreva la predetta via, procurandole lesioni gravissime da cui derivava la morte.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato per il tramite del difensore di fiducia. Con il primo motivo lamenta violazione di legge in relazione all’art. 146 C.d.S..
Quanto alla eccezione processuale, da esaminarsi preliminarmente per motivi di priorità logica, va richiamato il costante orientamento di legittimità, secondo cui l’omessa notifica alle parti dell’impugnazione del pubblico ministero non produce l’inammissibilità dell’impugnazione, non essendo prevista tra i casi di cui all’art. 591 c.p.p., nè la nullità del processo del grado successivo, non rientrando tra le nullità di cui all’art. 178 c.p.p..
Venendo alle censure riguardanti l’affermazione di responsabilità, che possono trattarsi congiuntamente, va osservato che l’eventuale svolgimento di un pubblico servizio (nella specie, la raccolta dei rifiuti) non riveste rilevo determinante in ordine alla affermazione della colpa, che riguarda essenzialmente la correttezza della esecuzione della manovra di retromarcia, avuto riguardo alla conformazione dello stato dei luoghi nel caso concreto. La necessità di espletare il servizio pubblico è aspetto che può attenere, al più, il profilo valutativo del grado della colpa, influente sulla dosimetria della pena, aspetto che il ricorrente non ha censurato.
Ciò posto, i giudici di merito hanno correttamente applicato detti principi in ragione dei fatti accertati nel processo.
Parimenti infondato è il motivo riguardante la durata della sanzione accessoria. E’ invero consolidato il principio per cui il giudice che applichi con la sentenza di patteggiamento la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida deve fornire una motivazione sul punto se la misura si allontani dal minimo edittale, e non già quando la misura della pena inflitta sia pari al minimo, si discosti di poco o sia molto più vicina al minimo che al massimo edittale, casi questi ultimi in cui è sufficiente la motivazione implicita (Sez. 4, n. 21194 del 27/03/2012, Rv. 252738; Sez. 4, n. 21574 del 29/01/2014, Rv. 259211). Nel caso di specie, la durata della sospensione è stata disposta in misura assai inferiore alla media edittale sì che non era necessaria una particolare motivazione.
Si impone dunque il rigetto del ricorso. Segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.