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Timestamp: 2019-06-25 05:23:10+00:00
Document Index: 156832844

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 48', 'art. 13']

Per rinnovare il permesso di soggiorno serve un reddito minimo? - Lavoro Libero
Per rinnovare il permesso di soggiorno serve un reddito minimo?
31 Gennaio 2017 20 Luglio 2017 Sergio Bontempelli 0 Commenti Consiglio di Stato, Questura, TAR
Negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica, sono stati numerosi i casi di permessi di soggiorno non rinnovati dalle Questure per la mancanza del requisito del reddito, considerato di livello insufficiente. Per affrontare il mancato rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di reddito occorre tenere conto dei seguenti aspetti: la necessità da parte del lavoratore non-UE di dimostrare un reddito per rinnovare il permesso di soggiorno; l’entità del reddito richiesto ai fini del rinnovo; il periodo di riferimento del reddito; le fonti di reddito che possono essere computate.
Il reddito: requisito generalmente necessario
Quasi tutti i permessi di soggiorno in Italia sono legati alla dimostrazione di un reddito o, più precisamente, di un “reddito sufficiente” al proprio sostentamento da parte del cittadino non-UE. Il requisito del reddito è considerato essenziale dalle Questure per rinnovare i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, sia autonomo che dipendente. Si tratta di una “condizione soggettiva non eludibile […] perché attiene alla sostenibilità dell’ingresso dello straniero nella comunità nazionale, in quanto garantisce che egli contribuisca al progresso anche materiale della società e non si dedichi ad attività illecite” (TAR Torino, sez. I, n. 1434/2015). Il requisito del reddito invece non è richiesto per i permessi di soggiorno di tipo umanitario.
L’obbligo di un certo reddito per poter rinnovare il permesso di soggiorno è fondato sulla regola generale per cui “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato” (art. 5, comma 5, Testo Unico Immigrazione). Ora, tra le condizioni per l’ingresso rientra il fatto che lo straniero dimostri “la disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno” (art. 4 comma 3 TUI). Dunque, in sede di rinnovo del permesso, l’autorità di pubblica sicurezza può richiedere agli stranieri informazioni e atti comprovanti la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte legittima, “sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi nel territorio dello Stato” (art. 6 comma 5 TUI).
L’entità del reddito: elemento variabile e non automaticamente ostativo
Per quanto riguarda l’entità del reddito richiesto per rinnovare il permesso di soggiorno, molte Questure hanno assunto come parametro generale quello indicato dal Testo Unico Immigrazione per i ricongiungimenti familiari. In base a questo parametro, lo straniero deve disporre di “un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della metà dell’importo dell’assegno sociale per ogni familiare da ricongiungere” (art. 29, comma 3, lettera b, TUI).
L’ammontare dell’assegno sociale viene stabilito annualmente dall’INPS. Per il 2016, l’importo è stato fissato a 5.825 euro, ossia 448,07 euro mensili per 13 mensilità. Per calcolare il reddito minimo necessario per un nucleo familiare andrebbe, dunque, considerato l’importo dell’assegno sociale per il membro che lavora o ha un reddito, dunque 5.825 euro. A questo bisogna aggiungere la metà dell’assegno sociale (5.825/2=2.912,5) per ogni familiare. Dunque: 5.825 euro (membro familiare con reddito) + 2912,5 (membro familiare senza reddito) + 2.912,5 (figlio) = 11.650 euro l’anno.
In realtà, nel Testo Unico dell’Immigrazione l’assegno sociale non costituisce il parametro del reddito richiesto per tutti i permessi di soggiorno. Esso vale per rilasciare il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (art. 9 TUI), oltre che per i permessi per motivi familiari. Vale anche per il rinnovo, dopo un primo anno, di un permesso di soggiorno per attesa occupazione (art. 22, comma 11, TUI). Non vale invece per il permesso per lavoro autonomo, per il quale è richiesto che “lo straniero dimostri la disponibilità di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria” (art. 26, commi 2 e 3, TUI). In particolare, nessuna norma non quantifica il reddito minimo richiesto per rinnovare il permesso di soggiorno per lavoro subordinato.
Diverse sentenze, seguite a ricorsi presentati da lavoratori dipendenti non-UE cui era stato rifiutato il rinnovo del permesso a causa di un reddito insufficiente, hanno affermato che l’assegno sociale vale espressamente come parametro reddituale soltanto per il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Per rinnovare un permesso di soggiorno per lavoro dipendente l’assegno sociale non costituisce, invece, un parametro cogente (TAR Emilia Romagna, sez. I, n. 1218/2014) . Le questure dovrebbero dunque valutare caso per caso le risorse ritenute “sufficienti” per il mantenimento della persona e della sua famiglia, e decidere di conseguenza sul permesso di soggiorno (TAR Marche, sez. I, n. 789/2013).
Numerose sentenze hanno poi affermato che il livello di reddito non può essere considerato automaticamente ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, né può costituire l’unico requisito valutato (TAR Toscana, sez. II, n. 2132/2014). L’insufficienza di mezzi economici va bilanciata con altri elementi: prospettive lavorative, durata della permanenza in Italia e grado di inserimento sociale, documentato, ad esempio, dal percorso lavorativo pregresso, dall’esistenza di vincoli familiari (TAR Emilia Romagna, sez. I, n. 222/2008), dalla attuale e concreta pericolosità sociale della persona (T.A.R. Emilia Romagna, sez. I, n. 406/2015).
Inoltre, una temporanea mancanza di reddito dovuta a infortunio non è sufficiente a giustificare il diniego del rinnovo del permesso, a maggior ragione se l’interessato ha fruito comunque, nel periodo di interruzione del lavoro, di mezzi economici leciti (ad esempio risparmi) ed ha ripreso, sia pure, in tempi recenti rispetto alla presentazione dell’istanza, l’attività lavorativa (Consiglio di Stato, n. 3239/2008).
Il periodo di riferimento del reddito: una valutazione attuale e rivolta al futuro
Spesso le Questure valutano il requisito del reddito rispetto all’anno precedente la richiesta di rinnovo. Questa interpretazione non è corretta: il senso del requisito reddituale è quello di valutare la capacità dello straniero di provvedere qui e ora, e per il futuro, al suo sostentamento.
Su questo punto si è espressa con chiarezza la Corte di Cassazione (sentenza n. 2417/2006, sez. civile I): “dal complesso delle disposizioni [del Testo Unico dell’Immigrazione] risulta evidente che la disponibilità di mezzi di sussistenza va riferita al momento in cui viene chiesto il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Il legislatore ha tuttavia previsto che si debba tener conto dei nuovi elementi che consentano il rilascio o il rinnovo del permesso (art. 5, comma 5, TUI). Di conseguenza la valutazione finale del possesso da parte dello straniero di adeguati mezzi di sussistenza va svolta non tanto al momento in cui viene presentata la domanda di rinnovo del permesso, ma al momento in cui l’Autorità amministrativa è chiamata a pronunciarsi. In altri termini occorre fare riferimento non alla situazione pregressa dello straniero, ma alle sue condizioni attuali“. La possibilità di comprovare fonti di reddito, anche in corrispondenza a sopravvenuta attività lavorativa, sussiste dunque fino al momento in cui l’Amministrazione si pronuncia.
Inoltre, non è necessaria la dimostrazione di un certo livello di reddito “in modo assoluto ed ininterrotto” (Consiglio di Stato, n. 2699/2015). Questo vuol dire, ad esempio, che “se si è verificata un’insufficienza negli anni precedenti a quelli di valutazione della richiesta, ma esiste una prospettiva valida per il futuro è quella che va considerata ai fini delle determinazioni in merito alla concessione di un permesso di soggiorno” (TAR Emilia Romagna, n. 1091/2015). In concreto, la stipula di un nuovo contratto di lavoro subordinato può rappresentare una idonea garanzia della capacità, da parte dello straniero, di mantenersi con propri mezzi sul territorio nazionale.
Quali mezzi economici possono essere computati: non solo il reddito da lavoro
Nel valutare la sussistenza di un reddito di norma le Questure fanno riferimento al reddito da lavoro, dimostrabile attraverso le buste paga o la dichiarazione dei redditi. Questa interpretazione è restrittiva e non è quella corretta. La legge italiana non definisce in modo univoco il concetto di “reddito”, che dunque può essere interpretato in molti modi diversi.
Nella determinazione del reddito utile ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno può essere presa in conto anche la disponibilità di varie fonti di reddito: indennità di mobilità o di disoccupazione, mobilità in deroga, Trattamento di Fine Rapporto, eventuali risparmi e arretrati, anche la presenza di eventuali cause intentate nei confronti del precedente datore di lavoro, che potrebbero sfociare in sentenze di riammissione, di accertamento di crediti retributivi o di risarcimenti del danno. La legge stabilisce, inoltre, che i compensi percepiti per prestazioni di lavoro accessorio pagate attraverso voucher sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno (Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, art. 48, comma 5).
Varie sentenze hanno affrontato e chiarito questi punti. È illegittimo il diniego di rinnovo per il solo fatto che lo straniero non ha esercitato attività lavorativa per un periodo prolungato, se nel periodo indicato ha percepito sussidi di disoccupazione o indennità di mobilità (TAR Veneto, n.606/2006). Per uno straniero che abbia fatto ingresso per ricongiungimento, rileva positivamente anche il reddito del nucleo familiare nel quale sia ancora, di fatto, inserito (TAR Veneto, sez. III, n. 3239/2008). Il sostegno assicurato da terzi rileva invece solo quando questi siano obbligati a fornirlo, non quando sia prestato, sia pure da familiari, per mera solidarietà (Consiglio di Stato, n. 6296/2009).
Per quanto riguarda l’obbligo di produrre le buste paga o la dichiarazione dei redditi, occorre poi ricordare quanto stabilisce il Regolamento attuativo del Testo Unico Immigrazione: “Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, fermo restando quanto previsto dall’articolo 22, comma 11, del testo unico, la documentazione attestante la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi a carico può essere accertata d’ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall’interessato con la richiesta di rinnovo” (DPR 31 agosto 1999, n. 394, art. 13, comma 2).
Che fare se la Questura rifiuta il permesso di soggiorno per “reddito insufficiente”?
Se una Questura rifiuta il permesso di soggiorno sulla base di un reddito ritenuto insufficiente, occorre innanzitutto verificare quanto la decisione tenga o meno conto degli aspetti discussi qui sopra. Nel caso in cui non ne tenga conto, si può inviare alla stessa Questura una memoria contenente osservazioni per una corretta applicazione della normativa, ai sensi della legge 241/90 (“Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”) e successive modifiche ed integrazioni.
Scarica il FAC-SIMILE della memoria.
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