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Timestamp: 2018-10-18 07:35:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 115', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 106', 'sentenza ', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 115', 'sentenza ']

L’obbligatorietà della revisione dei prezzi: il Consiglio di Stato si pronuncia sui servizi di cui all’Allegato II B del nuovo Codice Appalti di Stefano Maria Sisto
L’obbligatorietà della revisione dei prezzi: il Consiglio di Stato si pronuncia sui servizi di cui all’Allegato II B del nuovo Codice Appalti
Consiglio di Stato, 19 giugno 2018, n. 3768
20 Lug 2018 di Stefano Maria Sisto
L’inapplicabilità della clausola di revisione dei prezzi è stata espressamente prevista dal legislatore esclusivamente per gli appalti dei settori speciali, nei quali non rientrano i servizi di cui all’Allegato II B che devono essere pertanto ricondotti nell’alveo dei settori ordinari con conseguente applicazione di quanto previsto dall’art. 115. Tuttavia, anche se tali servizi non sono riconducibili ai settori speciali, al tempo stesso hanno caratteristiche che li differenziano anche dagli appalti dei settori ordinari in quanto vi è la presenza di una disciplina specifica e quindi in presenza di un regime specifico si applicano le sole norme speciali previste dal legislatore.
Il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso presentato da un operatore economico contro l’U.T.G. - Prefettura di Bari, Ministero dell’Interno per la riforma della sentenza T.A.R. Puglia che riguardava la revisione dei prezzi per il servizio di gestione e conduzione del centro accoglienza per richiedenti asilo.
Nel capitolato speciale era espressamente previsto il mancato riconoscimento della revisione dei prezzi.
La società ricorrente, tuttavia, a febbraio 2010 chiedeva la revisione ai sensi dell’art. 115 d.lgs. 163/06 ritenendo che tale disposizione fosse norma imperativa, richiesta che veniva respinta. Nonostante ciò veniva ripresentata a dicembre del 2011 e nuovamente respinta dall’U.T.G.-Prefettura di Bari la quale sosteneva che il servizio in questione rientrava tra quelli di cui all’Allegato II B del d.lgs. 163/06 per i quali non era applicabile la disciplina sulla revisione dei prezzi ex art. 20 dello stesso decreto legislativo.
Tale decisione veniva impugnata dalla società ricorrente dinanzi al T.A.R. Puglia il quale respingeva il ricorso con sentenza n. 1184/2014 la quale veniva appellata dinanzi al Consiglio di Stato. Tra i vari motivi di doglianza si sosteneva principalmente che le disposizioni di cui all’art. 115 costituivano principio generale di ordine pubblico e di natura cogente, motivo per cui non si poteva derogare se non nei casi espressamente indicati dalla legge e che la tipologia di appalto in questione rientrava nella categoria degli appalti ordinari ai quali si applica l’art. 115.
Il Consiglio di Stato, rifacendosi a quanto già detto con la pronuncia n. 25, Sez. III, del 9 gennaio 2017, si pronuncia sulla controversia facendo innanzitutto delle considerazioni preliminari delle quali le principali meritano di essere citate e così riassunte:
Tutti i contratti ad esecuzione periodica o continuativa devono recare una clausola di revisione periodica dei prezzi originariamente concordati;
Questa disposizione è stata recepita nell’art. 115, d.lgs. 163/2006 e costituisce norma imperativa che non può essere soggetta a deroghe per volontà delle parti. In caso contrario vi sarà l’inserimento automatico della clausola di revisione periodica dei prezzi (Cons. di Stato, Sez. V, 16/06/2003, n. 3373);
Nel nuovo Codice degli appalti la revisione dei prezzi non è obbligatoria per legge e opera solo se prevista dal bando di gara. Ciò comporta l’inapplicabilità della giurisprudenza formatasi negli anni precedenti;
Differente rispetto al precedente Codice degli appalti è l’applicabilità della revisione dei prezzi anche ai settori speciali prevista all’art. 106, d.lgs. 50/2016.
Sempre preliminarmente il Consiglio di Stato richiama la sentenza della Corte di Giustizia Europea, 19 aprile 2018, C 152/17, la quale è intervenuta sulla questione pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato e presente nei motivi di doglianza della ricorrente. A tal proposito i giudici amministrativi evidenziano come la Corte di Giustizia Europea abbia affermato che dalla direttiva 2004/17/CE non deriva alcun obbligo per gli Stati membri di prevedere nel diritto nazionale disposizioni che comportino la revisione dei prezzi dopo l’aggiudicazione.
Fatte tali premesse il Consiglio di Stato entra nel merito della questione oggetto di giudizio. In primis accoglie la ricostruzione dell’appellante affermando che corretto è ritenere imperativo e di carattere generale l’art. 115 d.lgs. 163/2006 con conseguente necessità di copertura normativa in caso di inapplicabilità di tale articolo ad alcuni contratti. Non è ammessa, pertanto, una valutazione discrezionale di opportunità legata alla particolare tipologia del servizio.
Inoltre, l’inapplicabilità della clausola di revisione dei prezzi è stata espressamente prevista dal legislatore esclusivamente per gli appalti dei settori speciali, nei quali non rientrano i servizi di cui all’Allegato II B che devono essere pertanto ricondotti nell’alveo dei settori ordinari con conseguente applicazione di quanto previsto dall’art. 115.
Tuttavia, il Consiglio di Stato evidenzia che, sebbene tali servizi non siano riconducibili ai settori speciali, al tempo stesso hanno caratteristiche che li differenziano anche dagli appalti dei settori ordinari in quanto vi è la presenza di una disciplina specifica e quindi «in presenza di un regime “specifico”, a tali servizi si applicano le sole norme speciali previste dal legislatore, sicché il termine “tutti i contratti” contenuto nell’art. 115 del codice va inteso come riferito a “tutti i contratti che non presentano un regime speciale” all’interno del codice».
Tanto affermato, i giudici amministrativi procedono ad un’analisi del contesto normativo del d.lgs. 163/06 per verificare la sussistenza nell’insieme di norme da applicare alla revisione dei prezzi per i servizi di cui all’Allegato II B.
Il Consiglio di stato ha ritenuto che l’art. 27 d.lgs. 163/06 «introduce implicitamente il principio cardine dell’inapplicabilità a queste tipologie di contratti delle norme del codice, tranne che nel caso in cui vengano espressamente dichiarate applicabili». Si afferma quindi che a queste tipologie si applicano solamente le norme che espressamente sono dichiarate applicabili.
Per questo motivo «non può valere per tali contratti la regola dell’applicazione “automatica” delle disposizioni codicistiche in assenza di una specifica deroga, (…), ma occorre – al contrario – che, data la presunzione di inapplicabilità del codice derivante dall’art. 27 cit., vi sia una specifica norma derogatoria che ne consenta l’applicazione». Così la norma di deroga è quella che consente l’applicazione della norma del Codice.
Da ciò deriva l’inapplicabilità ai servizi di cui all’Allegato II B della disciplina del codice degli appalti in quanto trattasi di servizi con regime speciale e non essendovi nessuna disposizione che preveda l’applicabilità, né essendoci nel d.lgs. 163/06 una disposizione che preveda l’applicazione a tali servizi dell’art. 115, in maniera legittima la Pubblica Amministrazione ha escluso per tali appalti la revisione dei prezzi.
Il Consiglio di Stato ha respinto, così, il ricorso avverso la sentenza del T.A.R. Puglia.