Source: http://www.geologicampania.it/leggi/regione-campania-piano-stralcio-per-lassetto-idrogeologico/
Timestamp: 2018-02-22 22:23:47+00:00
Document Index: 81697271

Matched Legal Cases: ['art. 48', 'art. 48', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 27']

REGIONE CAMPANIA – PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO | Ordine dei Geologi della Campania
Protocollo delle indagini geologiche e geognostiche da eseguire per gli studi di compatibilità idrogeologica e per la riperimetrazione delle aree a rischio di frana
(art. 48 e 54 Norme di attuazione)
REGIONE CAMPANIA – AUTORITA’ DI BACINO DEL SARNO
(L.R. 7.2.1994, N.8)
PROTOCOLLO DELLE INDAGINI GEOLOGICHE E GEOGNOSTICHE DA ESEGUIRE PER GLI STUDI DI COMPATIBILITA’ IDROGEOLOGICA E PER LA RIPERIMETRAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI FRANA
Prof.ssa Geol. Micla PENNETTA
Dipartimento di Scienze della Terra- Università Federico II – NAPOLI
Dr. Ing. Leonardo PACE
Dr. Geol. Federico BAISTROCCHI
Autorità di Bacino Regionale del Sarno – NAPOLI.
Gli art. 48 e 54 delle Norme di Attuazione prevedono la possibilità di apportare integrazioni e varianti al Piano Stralcio per effetto di una serie di condizioni supportate da documentazione e rappresentazione cartografica idonea.
Il presente documento intende fornire una guida per le indagini geologiche che soggetti pubblici o privati possono intraprendere per proporre:
progetti nelle aree a rischio molto elevato ed elevato nonché nelle aree di pericolo molto elevato ed elevato da dissesti di versante;
modifiche alla perimetrazione della carta della pericolosità da frana.
Il seguente protocollo disciplina, distinte anche per tipologia di fenomeno, le attività essenziali che i soggetti proponenti ed i tecnici da questi incaricati dovranno svolgere relativamente alle indagini geognostiche, al fine sia di presentare una documentazione coerente con gli aspetti evidenziati dal Piano Stralcio che di pervenire ad un dettagliato riscontro dei processi in atto.
1. QUALIFICAZIONE DELLE INDAGINI
Le indagini geognostiche in sito ed in laboratorio da eseguirsi nelle aree a rischio devono essere redatte, ai fini della qualità, come previsto dalla circolare Ministero LLPP del 16/12/1999 n. 349/STC ed ai sensi delle norme tecniche di cui al D.M. 11.3.88 e s.m.i. In ogni caso, le indagini, dovranno essere corredate da rilievi fotografici con indicazione certa della data e luogo di esecuzione. I rilievi stratigrafici, geotecnici, sismici, piezometrici, inclinometrici e quanto altro riguardante le indagini eseguite, devono contenere indicazioni relative all’impresa esecutrice ed essere sottoscritti da un geologo, responsabile tecnico di cantiere.
La qualità e la quantità delle indagini devono ispirarsi a finalità tali da ricondurre con certezza alle ricostruzioni stratigrafiche, geotecniche e sismiche dell’intera area indagata ed alla definizione dei rapporti con le aree al contorno. In ogni caso le indagini geognostiche a corredo dello studio devono essere eseguite in occasione dell’incarico specifico.
Il programma delle indagini deve tener conto dei caratteri intrinseci del processo morfoevolutivo (superfice interessata, volumi mobilizzati o mobilizzabili, velocità, ecc.) e delle specificità del sito (frane storiche, caratteri pluviometrici ed idrologici, incendi boschivi, interventi antropici significativi per le condizioni di stabilità del versante, etc.).
Questa fase, finalizzata alla programmazione delle attività di cui alle fasi successive ed alla ricostruzione storica dei processi morfoevolutivi verificatisi nell’area, richiede il reperimento e lo studio di dati bibliografici a carattere regionale e/o di relazioni eseguite per altri scopi quando correlabili con l’area oggetto di intervento.
3. FASE CONOSCITIVA DI BASE
Questa fase dovrà comprendere rilievi, specificamente eseguiti per l’intervento, di tipo geologico, geomorfologico, idrogeologico e strutturale (cfr.legenda G.N.G.F.G., 1993, SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA, 1996), preceduti da una indagine fotointerpretativa, i cui contenuti vengono di seguito esplicitati:
3.1. Indagine fotointerpretativa
I rilievi di campagna possono essere preceduti da indagini fotointerpretative, utili per riconoscere forme e contrasti non individuabili direttamente sul terreno. Il confronto di aerofotografie eseguite in tempi diversi e con tecniche diverse (diversa orientazione delle strisciate stereoscopiche, differente posizione del punto di ripresa dei singoli fotogrammi, scala differente) consente sia di osservare e confrontare elementi e forme da punti di osservazione differenti sia di verificare l’evoluzione dei fenomeni franosi o di altri processi morfogenetici. Le foto aeree studiate vanno allegate alla relazione; sulle stesse andrà ubicata l’area in studio.
3.2. Indagini geologiche L.S.
natura dei terreni, evidenziando sia le descrizioni inerenti la tessitura, stratificazione e rapporti giaciturali che gli aspetti tecnicamente utili sotto il profilo applicativo;
spessore delle coperture, ove possibile;
elementi strutturali significativi quali: discontinuità stratigrafiche, sistemi di faglie e fratture, ecc.
stato fisico dell’ammasso roccioso con descrizione: dello stato di alterazione dei complessi litologici affioranti, dello stato di fratturazione con orientazione dei principali sistemi di discontinuità, del grado di apertura delle discontinuità, della natura del riempimento delle stesse;
idrografia superficiale, precisando il tipo di erosione;
regime delle acque superficiali e sotterranee;
ubicazione di sorgenti, pozzi, ristagni d’acqua;
tipologia del movimento franoso ed eventuali elementi indicativi della sua storia;
avvallamenti, trincee o fessure, fratture di trazione, ondulazioni ovvero rigonfiamenti del terreno, fenomeni di erosione concentrata o accelerata, contropendenze significative ecc.;
rilievo delle forme e dei processi distinti per tipologia e stato di attività (cfr.G.N.G.F.G., 1987); perciò:
processi attivi (se legati a processi in atto al momento del rilevamento o non in atto, ma ricorrenti);
processi quiescenti (forme non attive al momento del rilevamento ma con oggettiva possibilità di riattivazione in quanto ancora in evoluzione nel sistema morfoclimatico in cui ricadono);
processi inattivi, precisando gli eventuali interventi e stabilizzazioni naturali o antropici (gradonature, piantumazioni, muri di sostegno, muri a secco, gabbionate, opere di ingegneria naturalistica, ecc.);
eventuali cavità sotterranee (forme di genesi antropica; forme carsiche);
uso del suolo, con le informazioni inerenti i principali usi del suolo (cfr. SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA, 1996 ).
La rappresentazione topografica del territorio dovrà essere eseguita sulla base di rilievi aerofotogrammetrici e rilievi a terra. La cartografia tematica dovrà essere redatta in funzione della superficie indagata alla scala 1:1.000 (o inferiore) o al massimo 1:2.000. La scala di rappresentazione prescelta dovrà evidenziare in maniera chiara ed inequivocabile gli elementi rilevati.
Tutta la cartografia di base, e quella tematica, dovrà essere estesa a superfici utili per la comprensione del fenomeno franoso, incluse le aree di alimentazione e di possibile invasione. Dovranno essere superfici sufficientemente ampie, tali da rappresentare sia il processo di frana nella sua interezza sulla base di criteri morfologici, genetici ed evolutivi e sia i rapporti tra processo franoso ed aree al contorno.
Tutte le attività comprese in questa fase dovranno essere originali e non dovranno fare riferimento a dati bibliografici e/o relazioni eseguite per altri scopi anche se correlabili con quelli oggetto di studio, utili invece per la sola fase preliminare.
4. FASE DEGLI ACCERTAMENTI DI DETTAGLIO
In questa fase vengono definite le tipologie di indagine nonché i requisiti di affidabilità, di qualità e di univoca individuazione delle indagini stesse; non sono pertanto ammessi riferimenti bibliografici e/o riferimenti a studi e indagini eseguiti per altri scopi.
4.1. Colate rapide di fango e detriti
A) Indagini e rilievi di campagna
Questo scenario di franosità comprende colate di fango e detriti sia canalizzati (debris-mud flow incanali) che di versante a morfologia planare (debris-mud flow areali); le indagini da svolgere dovranno comprendere:
rilevamento geologico di affioramenti naturali e/o di pozzetti esplorativi fino al raggiungimento del substrato roccioso per la definizione degli spessori e per la caratterizzazione stratigrafica di tutti gli accumuli di materiale detritico e residuale potenzialmente coinvolgibili in processi di innesco e trasporto di flussi detritico-fangosi;
sondaggi geognostici a carotaggio continuo spinti fino al substrato roccioso, nel caso di coperture di notevole spessore;
prospezioni geofisiche in foro di tipo down-hole e/o prospezioni geofisiche di superficie per la definizione dei parametri dinamici e per la individuazione dei diversi orizzonti sismostratigrafici presenti; tali indagini devono essere eseguite nelle aree ove sono previste opere di sistemazione e consolidamento sia profonde che superficiali;
rilevamento di opere quali briglie, salti, attraversamenti, opere idrauliche e relativi accumuli sedimentari, ostruzioni d’alveo, strade, sentieri, piste ed altri interventi antropici che possono dar luogo a situazioni critiche sotto il profilo idraulico e della stabilità delle sponde e dei versanti.
L’accertamento della successione stratigrafica non potrà essere in nessun modo eseguito con tecniche che non siano i carotaggi continui, i pozzetti esplorativi (per spessori modesti della coltre di copertura) o le osservazioni (documentate) dei tagli di pendio e dei fronti di scavo ove è possibile mettere a nudo il substrato roccioso; le successioni stratigrafiche in tal modo accertate dovranno essere descritte e documentate nel dettaglio.
Gli elaborati cartografici dovranno comprendere:
Carta geolitologica e strutturale, in cui andranno rappresentati i terreni del substrato oltre che la dettagliata morfologia dello stesso, illustrata anche da sezioni geologiche significative; le litologie del substrato andranno accorpate ove dovessero presentare caratteristiche geomeccaniche simili rispetto alla stabilità del versante prescindendo da età ed origine.
Carta delle coperture, in cui andranno rappresentati i depositi di copertura detritici e residuali (terreno vegetale, suoli sepolti, piroclastiti, substrato alterato) distinti sulla base della loro genesi, tessitura e spessore (tarato con le indagini in situ); su tale carta vanno riportate le precedenti sezioni geologiche significative complete delle coperture, utili per la definizione di modelli evolutivi del versante.
Carta delle pendenze, ripartita in intervalli di pendenza; gli intervalli da prendere in considerazione dovranno essere scelti in funzione sia dei parametri morfometrici e idrologici locali, riconosciuti anche con prove in situ, sia dei dati pluviometrici per la determinazione dei valori di soglia (elementi influenzanti la resistenza al taglio dei terreni);
Carta geomorfologica di dettaglio, finalizzata alla valutazione della pericolosità a franare, che dovrà contenere, su base topografica aggiornata e georeferenziata a curve di livello leggibili, le forme denudazionali (erosionali e/o gravitative) e deposizionali connesse all’evoluzione recente dell’area in studio. Andranno poi cartografate le tendenze evolutive in relazione ai processi in atto, siano essi quiescenti o inattivi, definendo anche l’influenza della morfofologia sull’idrologia superficiale e sotterranea in occasione di eventi meteorici sia normali che intensi ed eccezionali.
Andranno altresì cartografati i punti significativi e/o le opere (limite alveo-conoide, salti, attraversamenti, opere idrauliche, ostruzioni d’alveo, etc.).
In particolare va esplicitata la presenza o l’assenza dei seguenti elementi indicativi di processi morfoevolutivi:
spianate sommitali coperte da depositi incoerenti; depositi eventualmente al limite
aree con depositi potenti nelle zone di testata degli impluvi;
forme deposizionali legate a movimenti di massa pregressi;
processi di creep;
deformazione dei terrazzi antropici;
anomalie morfologiche (es. cumuli di frana non stabilizzati,..) e/o interventi antropici in grado di procurare instabilità anche nei versanti a bassa pendenza;
venute di acqua.
Carta del grado di pericolosità, che sarà elaborata dalla sovrapposizione delle precedenti carte tematiche;
Carta della proposta di riperimetrazione della pericolosità da frana.
Relazione sulle attività svolte e descritte ai punti 3 e 4, comprensiva delle analisi e delle valutazioni poste a base della proposta di riperimetrazione. La relazione dovrà contenere in particolare una tabella con la stima quantitativa dei volumi di materiale mobilizzabile per ogni affioramento significativo.
Nel caso che la proposta di riperimetrazione scaturisca dalla realizzazione di opere di bonifica e sistemazione idrogeologica, andrà predisposto anche un progetto preliminare degli interventi per la mitigazione dei fattori di pericolosità, comprendente almeno gli elaborati richiamati all’art. 18, comma 1, lettere a-b-c-d-e del DPR 554/1999 oltre al piano di manutenzione degli interventi, tenendo conto che un progetto di sistemazione idrogelogica o di bonifica andrà supportato dalla conoscenza dei processi e dei fattori che hanno innescato o che possono innescare il dissesto. Va inoltre confrontato il coefficiente di sicurezza prima e dopo l’intervento per valutare l’effettivo miglioramento delle condizioni di stabilità raggiunta.
4.2. Crolli e ribaltamenti
Sono fenomeni tipici dei versanti ripidi e/o falesie caratterizzate da rocce lapidee e/o da depositi e successioni stratigrafiche più o meno addensate e/o coesive.
Le indagini da svolgere dovranno comprendere:
rilievi strutturali in parete volti alla individuazione delle principali situazioni di instabilità e dei sistemi di discontinuità del versante o della falesia. I rilievi dovranno prevedere inoltre l’individuazione dei sistemi di discontinuità, la collazione statistica, misurandone l’orientazione, la spaziatura, la rugosità, l’apertura e la persistenza definendo inoltre la natura dei sedimenti di riempimento dei sistemi individuati. Tali misure dovranno essere eseguite sui fronti;
rilievo topografico del versante o della falesia alla scala 1:500 con metodi celerimetrici o con fotogrammetria terrestre; sullo stesso saranno riportate le discontinuità opportunamente georeferenziate;
rilievi fotografici e relativa ubicazione su cartografia adeguata;
rilievo morfologico del versante o della falesia volto alla determinazione del possibile percorso seguito dai blocchi rocciosi;
installazione, ove considerata necessaria, di strumenti per il monitoraggio dei movimenti lungo le discontinuità.
Gli elaborati grafici dovranno comprendere:
Carta geolitologico-strutturale con rappresentazione delle principali discontinuità;
Carta geomorfologica; nella stessa dovranno essere altresì individuati la fascia di scendimento ed i limiti di massima espansione e dovranno essere indicati i possibili percorsi seguiti dai blocchi rocciosi;
La relazione finale dovrà indicare in particolare:
la determinazione dei parametri per la caratterizzazione meccanica dei sistemi di discontinuità (tipologia, spaziatura, orientazione, lunghezza della traccia, rugosità, eventuale riempimento) e per la classificazione degli ammassi lapidei (metodi di Romana, Beniawsky, Hoek & Brown);
le verifiche di stabilità lungo le superfici di discontinuità rilevate, da eseguire preferibilmente con il metodo dell’ equilibrio limite con riferimento specifico alla sagoma dei blocchi ed al meccanismo di rottura;
la stima dei volumi di roccia potenzialmente soggetti a crollo.
Nel caso che la proposta di riperimetrazione scaturisca dalla realizzazione di opere di bonifica e sistemazione idrogeologica, andrà predisposto anche un progetto preliminare degli interventi per la mitigazione dei fattori di pericolosità, comprendente gli elaborati richiamati all’ art. 18, comma 1, lettere a-b-c-d-e del DPR 554/1999 oltre al piano di manutenzione degli interventi, tenendo conto che un progetto di sistemazione idrogelogica o di bonifica andrà supportato dalla conoscenza dei processi e dei fattori che hanno innescato o che possono innescare il dissesto. Va inoltre confrontato il coefficiente di sicurezza prima e dopo l’intervento per valutare l’effettivo miglioramento delle condizioni di stabilità raggiunta.
4.3. Scorrimenti in terreni argillosi
Sondaggi stratigrafici a carotaggio continuo, utili per l’accertamento della successione stratigrafica nel suo complesso ed, in particolare, per il rilievo degli spessori delle coperture argillose destrutturate. Vanno eseguiti in quantità opportune, proporzionate all’area da indagare, e comunque mai meno di tre per aree di ridotte dimensioni (utili per la ricostruzione tridimensionale della successione stratigrafica riconosciuta). La profondità dei sondaggi dovrà essere programmata per un valore pari a 1,5 volte lo spessore del presunto corpo di frana, spingendo poi il sondaggio per 5-10 m all’interno della formazione stabile. L’uso di acqua di perforazione andrà limitato al fine di consentire il riconoscimento della presenza o dell’assenza (certificata in entrambi i casi) di elementi indicativi di depositi rimossi e rielaborati, quali paleosuoli, zone ossidate, fessurazione e superfici di taglio, frammenti lapidei, strati ammorbiditi, successioni destrutturate, colore (differente dalla formazione di base). I sondaggi andranno eseguiti su allineamenti disposti lungo le linee di massima pendenza. In aggiunta potrà risultare utile ricorrere ad indagini geofisiche per la individuazione della rigidezza dei terreni attraversati e/o a prove penetrometriche statiche (CPT). Va sottolineata la necessità di monitorare alcuni sondaggi mediante inclinometri e piezometri.
L’accertamento della successione stratigrafica non potrà essere in alcun modo eseguito con tecniche che non siano i carotaggi continui.
Prelievo di campioni indisturbati di terreno da sottoporre a prove di laboratorio, e tali da caratterizzare geotecnicamente tutti i differenti strati. Il campionamento dovrà essere di qualità e con campionatore con diametro (> 85 mm) sufficiente a carotare eventuali inclusi lapidei, frequenti nelle coltri rielaborate.
Prove di laboratorio finalizzate alla definizione di un modello del sottosuolo da utilizzare per il calcolo della stabilità del versante e la progettazione degli interventi di consolidamento. Il modello dovrà comprendere anche il regime delle acque sotterranee e i sistemi di discontinuità. Andranno perciò determinate le principali proprietà fisiche e meccaniche dei terreni (granulometria, peso specifico, peso di volume, contenuto d’acqua, limiti di Atterberg, coesione, attrito interno, resistenza al taglio, anche residuo nel caso di frane attive o riattivate).
Installazione di piezometri (a seconda dei casi, a tubo aperto o Casagrande) per il controllo del regime delle acque sotterranee, in numero idoneo alla definizione dell’andamento della falda e comunque disposti lungo la stessa verticale; la scelta dei piezometri è connessa alla natura dei terreni e ai valori attesi delle altezze piezometriche; il monitoraggio dovrà durare un intero anno.
Installazione di capisaldi topografici interni ed esterni alla zona instabile e di inclinometri per la misura, rispettivamente, degli spostamenti superficiali e profondi; il monitoraggio dovrà essere esteso ad un intero anno.
Carta geolitologica corredata da sezioni stratigrafiche significative per la
ricostruzione della superficie di scorrimento;
Carta geomorfologica con perimetrazione delle aree in frana e loro classificazione
in base allo stato di attività. Andranno cartografate:
le eventuali fratture nel terreno per trazione nella fascia topograficamente alta e/o di avvallamenti;
le eventuali fratture per compressione nella fascia topograficamente più bassa e/o la presenza di rigonfiamenti;
la presenza di fratture per taglio lungo i bordi;
la presenza di aree con ristagno di acqua;
le venute di acqua;
l’inclinazione di alberi e/o di manufatti;
le lesioni nelle strutture.
la deformazione di terrazzamenti, di muri di contenimento, di sedi stradali.
L’assenza di tali effetti in risposta a processi evolutivi va dichiarata esplicitamente.
Relazione descrittiva delle attività svolte, comprensiva delle analisi e delle valutazioni
poste a base della proposta di riperimetrazione. La relazione dovrà contenere anche
le schede con i parametri morfometrici di eventuali frane rilevate.
Le valutazioni finali dovranno tener conto in particolare:
dei dati delle letture inclinometriche e/o piezometriche, relative ad un periodo di almeno un anno, effettuando almeno una lettura in un giorno successivo ad intensi eventi piovosi;
delle verifiche di stabilità su ipotetiche superfici di neoformazione, e nei casi di frane già avvenute su superfici note con il metodo dell’analisi a ritroso, tenendo conto della sismicità dell’area.
Nel caso che dalla proposta di riperimetrazione scaturisca la realizzazione di opere di bonifica e sistemazione idrogeologica, andrà predisposto anche un progetto preliminare degli interventi per la mitigazione del rischio, comprendente almeno gli elaborati richiamati all’art. 18, comma 1, lettere a-b-c-d-e del DPR 554/1999 oltre al piano di manutenzione degli interventi, tenendo conto che un progetto di sistemazione idrogelogica o di bonifica andrà supportato dalla conoscenza dei processi e dei fattori che hanno innescato o che possono innescare il dissesto. Va inoltre confrontato il coefficiente di sicurezza prima e dopo l’intervento per valutare l’effettivo miglioramento delle condizioni di stabilità raggiunta.
4.4. Pericolosità non riconducibile a dissesti di tipologia definita
Nei casi di aree per le quali il grado di pericolosità non derivi da fenomeni riconducibili ad una zona di innesco ben individuata, ma piuttosto dall’analisi incrociata tra diversi parametri correlati alle condizioni di stabilità dei versanti (litologia, spessore delle coperture, assetto strutturale del substrato, acclività, geomorfologia, idrogeologia, uso del suolo), le indagini per la riperimetrazione dovranno essere eseguite in conformità alle indagini delle fasi preliminare e conoscitiva e a quelle richieste per gli scenari degli scorrimenti in terreni argillosi.
I risultati delle indagini geologiche acquisite nelle tre fasi come sopra descritte, dovranno essere riportati in una relazione finale; a questa sarà allegata una documentazione fotografica che illustri tutte le fasi di indagine. La relazione, oltre ad essere comprensiva degli elementi come innanzi richiesto, dovrà essere redatta conformemente a quanto disposto dall’art. 27 del DPR 554/1999 (Regolamento di attuazione della legge quadro sui LL.PP. n. 109/1994 e s.m.i.), che di seguito si trascrive:
“La relazione geologica comprende, sulla base di specifiche indagini geologiche, la identificazione delle formazioni presenti nel sito, lo studio dei tipi litologici, della struttura e dei caratteri fisici del sottosuolo, definisce il modello geologico-tecnico del sottosuolo, illustra e caratterizza gli aspetti stratigrafici, strutturali, idrogeologici, geomorfologici, litotecnici e fisici nonché il conseguente livello di pericolosità geologica e il comportamento in assenza ed in presenza delle opere.”
Sulla cartografia andranno indicate le ubicazioni dei siti fotografati opportunamente numerati e facilmente individuabili nell’allegato fotografico. Vanno altresì allegati i risultati dei rilievi e delle misurazioni, da riportare su carta e sotto forma di diagrammi. Nel caso di sopralluoghi effettuati in tempi successivi, dovrà essere approntato un accurato confronto dei dati raccolti per consentire una ricostruzione precisa e puntuale della evoluzione del versante.
Per quanto attiene i sondaggi a carotaggio continuo, le cui stratigrafie andranno allegate alla relazione conclusiva, si ricorda che le carote di terreno prelevate andranno alloggiate in cassette catalogatrici e poi fotografate entro 24 ore, previo loro scotico. Le informazioni riportate sulle cassette circa il cantiere, la data di perforazione, il numero di sondaggio e di cassetta, l’intervallo di profondità carotato, ecc., dovranno essere leggibili ed incluse nelle foto; il fascicolo con le foto originali andrà allegato alla relazione. Similmente andrà fatto per le foto degli affioramenti naturali e/o della successione stratigrafica presente nei pozzetti esplorativi.
ASSOCIAZIONE GEOTECNICA ITALIANA (1994): Raccomandazioni sulle prove geotecniche di laboratorio. A.G.I. Via Bormida, 2 – Roma.
GRUPPO NAZIONALE GEOGRAFIA FISICA E GEOMORFOLOGIA (1993): Proposta di legenda geomorfologica ad indirizzo applicativo. A cura di PELLEGRINI G.B., CARTON A., CASTALDINI D., CAVALLIN A., D’ALESSANDRO L., DRAMIS F., GENTILI B., LAURETI L., PRESTININZI A., RODOLFI G., SAURO U., SORRISO VALVO M. & SPAGNA V.; Geogr. Fis. Dinam. Quat., 16,129-152.
GRUPPO NAZIONALE GEOGRAFIA FISICA E GEOMORFOLOGIA (1987): Cartografia della pericolosità connessa ai fenomeni di instabilità dei versanti. Nota a cura di: CARRARA A., CARTON A., DRAMIS F., PANIZZA M. & PRESTININZI A.. Boll. Soc. Geol. It., 100,199-221.
SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA (1996): Guida al censimento dei fenomeni franosi ed alla loro archiviazione. In collaborazione con CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE, GRUPPO NAZIONALE PER LA DIFESA DALLE CATASROFI IDROGEOLOGICHE LINEA 2. A cura di AMANTI M., CASAGLI N., CATANI F., D’OREFICE M., MOTTERAN G. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma.