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Timestamp: 2018-08-17 14:53:29+00:00
Document Index: 7926765

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Art. 1672 codice civile: Impossibilità di esecuzione dell'opera
Codice civile Art. 1672 codice civile: Impossibilità di esecuzione dell’opera
Se il contratto si scioglie perché l’esecuzione dell’opera è divenuta impossibile in conseguenza di una causa non imputabile ad alcuna delle parti, il committente deve pagare la parte dell’opera già compiuta, nei limiti in cui è per lui utile (1), in proporzione del prezzo pattuito per l’opera intera.
(1) L’utilità deve essere valutata in riferimento alla persona del committente e all’opera così come determinata nel contratto. L’opera eseguita sarà utile qualora, sia pure in grado minore, possa essere impiegata nei modi e nel senso previsti dal contratto.
Lo scioglimento del contratto di appalto in conseguenza del fallimento dell'appaltatore, a norma dell'art. 81 legge fall., costituisce un effetto legale "ex nunc" della sentenza dichiarativa e non é, quindi, causa di responsabilità della procedura nei confronti del committente, il quale, pertanto, è tenuto, a norma dell'art. 1672 cod. civ., al pagamento in proporzione, nei limiti in cui è per lui utile, del prezzo pattuito per l'intera opera, da determinare, specie nel caso in cui il corrispettivo sia stato pattuito a corpo anche con il ricorso a criteri equitativi, che il giudice può sempre utilizzare, anche d'ufficio, ove dia conto dei dati obiettivi utilizzati e del processo logico seguito. Rigetta, App. L'Aquila, 09/08/2011
Cassazione civile sez. VI 18 settembre 2013 n. 21411
Lo scioglimento del contratto di appalto ai sensi dell'art. 81 l. fall. non determina gli effetti di cui all'art. 1672 c.c. (impossibilità di esecuzione dell'opera), che presuppone un'impossibilità assoluta ed oggettiva, concernente la prestazione in sé e non eventi di natura personale, quale il fallimento dell'appaltatore. (Conferma App. Torino, sez. III, 12 dicembre 2005 n. 1993).
Cassazione civile sez. III 21 ottobre 2010 n. 21599
La cessione del credito dell'appaltatore anteriore al fallimento non rende di per sé attuale il diritto, riconosciuto dall'art. 1672 c.c., al pagamento della parte dell'opera già compiuta, nei limiti dell'utilità per il committente e in proporzione del prezzo pattuito per l'opera intera, dal momento che ai sensi dell'art. 1665, comma ult., c.c., l'obbligazione del committente di pagare il corrispettivo sorge solo con l'accettazione dell'opera (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il credito non fosse divenuto attuale al momento della cessione, ma solo in conseguenza della tacita accettazione dell'opera derivante dalla transazione conclusa tra il committente ed il fallimento dell'appaltatore cedente). (Conferma App. Torino, sez. III, 12 dicembre 2005 n. 1993).
In tema di appalto, il diritto dell'appaltatore al corrispettivo sorge con l'accettazione dell'opera da parte del committente (art. 1665, ultimo comma, c.c.) e non già al momento stesso della stipulazione del contratto. Ne consegue che, ove l'appaltatore abbia ceduto il proprio credito (futuro) e successivamente fallisca nel corso dell'esecuzione dell'opera, il cessionario non ha diritto al credito per il corrispettivo maturato per l'opera già compiuta, nei limiti dell'utilità della stessa ed in proporzione all'intero prezzo pattuito, ove l'appaltante ceduto non l'abbia in precedenza accettata nei confronti dell'imprenditore "in bonis", non potendo neppure invocarsi gli effetti dello scioglimento del contratto di cui all'art. 1672 c.c., operando essi in base ad un'impossibilità assoluta ed oggettiva della prestazione in sé, mentre nello scioglimento a seguito di fallimento dell'appaltatore (art. 81 l. fall.) rileva un evento di natura personale.
Il contratto di appalto si scioglie per effetto del fallimento ex art. 81 l. ; tuttavia ciò non significa: a) né che "l'esecuzione dell'opera è divenuta impossibile per una causa non imputabile ad alcuna delle parti" e che, dunque, "il committente deve pagare la parte dell'opera già compiuta, nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione del prezzo pattuito per l'opera intera", secondo quanto è previsto dall’art. 1672 c.c., che ha invece riguardo ad un'impossibilità assoluta ed oggettiva, concernente la prestazione in sé e non eventi di natura personale, quale il fallimento dell’appaltatore; b) né che, per la parte dell'opera eseguita, il diritto dell'appaltatore sorga con effetto retroattivo, tanto che esso sarebbe stato attuale al momento in cui il credito era stato ceduto prima del fallimento, benché l’art. 1665, comma ultimo, c.c., stabilisca che "salva diversa pattuizione o uso contrario", l’appaltatore "ha diritto al pagamento quando l’opera è accettata dal committente".
Poiché la funzione dell'azione di indebito arricchimento è l'eliminazione di uno squilibrio determinatosi senza giusta causa, a seguito del conseguimento di una utilità economica da parte di un soggetto con relativa diminuzione patrimoniale di un altro soggetto, l'esercizio della stessa non trova impedimento - bensì giustificazione - nell'accertamento della non proponibilità dell'azione contrattuale derivante dalla nullità del titolo che ne costituisce il fondamento; ne consegue che tale azione può essere proposta dall'appaltatore che non abbia ricevuto, in tutto o in parte, il corrispettivo pattuito a causa della nullità del contratto di appalto avente ad oggetto la realizzazione di un'opera senza la prescritta concessione edilizia, non potendosi escludere la locupletazione del committente in ragione della precarietà del suo diritto dominicale sull'immobile abusivamente costruito, cioè della possibilità di provvedimenti autoritativi di demolizione dello stesso, dovendosi comunque tener conto dell'impiego che egli ne abbia eventualmente fatto nonostante quella precarietà e delle utilità economiche che ne abbia ricavato.
Cassazione civile sez. II 02 aprile 2009 n. 8040
L'agenzia di viaggi turistica è un'impresa avente funzioni economiche che possono consistere nella sola organizzazione od anche nell'esecuzione, in nome e per conto proprio, di viaggi turistici attraverso mezzi presi a noleggio o mediante l'opera di uno o più subvettori. Nel qual caso essa stipula con i viaggiatori un vero e proprio contratto di trasporto, assumendo la veste di vettore e, ove faccia eseguire il trasporto da subvettori, conclude con costoro un ulteriore contratto che si pone, rispetto all'altro, su un piano distinto ma parallelo. Qualora, poi l'agenzia non assuma direttamente l'obbligo di trasporto nei confronti dei propri clienti, si configurerà un mandato senza rappresentanza se fra i compiti dell'agenzia acquisti essenzialità quello della conclusione dei contratti di trasporto per conto dei turisti, restando gli altri compiti in posizione accessoria, ovvero di appalto di servizi, se è preminente l'insieme delle operazioni svolte nel predisporre i mezzi necessari per il compimento del viaggio organizzato, restando tuttavia il trasporto affidato ad altro soggetto che, obbligandosi a trasferire i viaggiatori da un luogo ad un altro in forza di contratti stipulati con l'agenzia, quale mandataria (senza rappresentanza) dei turisti, assume nei confronti della stessa la veste di vettore, accollandosi il rischio relativo al trasporto.
Cassazione civile sez. III 06 gennaio 1982 n. 7