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Timestamp: 2020-08-15 20:12:10+00:00
Document Index: 64009768

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Sentenza Cassazione Civile n. 6794 del 24/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6794 del 24/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 24/03/2011, (ud. 26/01/2011, dep. 24/03/2011), n.6794
CIRCOLO BOCCIOFILO FENALC CARTIERE MILIANI (OMISSIS), in persona
ROMA, VIA S. TOMMASO D’AQUINO 75, presso lo studio dell’avvocato
D’OVIDIO FRANCESCO, rappresentato e difeso dall’avvocato GIROLAMETTI
GIOVANNI, giusta delega in calce al controricorso;
avverso la decisione n. 3411/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
CENTRALE di ROMA dell’11/04/08, depositata il 14/04/2008;
udito l’Avvocato Girolametti Giovanni, difensore del controricorrente
che si riporta agli scritti; è presente il P.G. in persona del Dott.
FEDERICO SORRENTINO che nulla osserva.
1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti del Circolo Bocciofilo Fenalc Cartiere Miliani (che resiste con controricorso successivamente illustrato da memoria) e avverso la sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione di avviso di accertamento per Irpeg e Ilor relativo all’anno di imposta 19 81, la C.T.C. confermava la sentenza di secondo grado, a sua volta confermativa della sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso del contribuente.
2. Per quanto concerne la deduzione in memoria della sussistenza di altri procedimenti “analoghi” con riguardo ai quali sarebbe stata redatta una relazione ex art. 380 bis c.p.c. concludente per l’inammissibilità del ricorso, è sufficiente rilevare (prescindendo dall’irrilevanza di una simile deduzione) che all’udienza del 13.10.2010 i relativi procedimenti sono stati trattati in camera di consiglio e decisi con l’accoglimento dei rispettivi ricorsi.
Il primo motivo (col quale, deducendo violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 598 del 1973, artt. 2, 19 e 20, nonchè D.P.R. n. 597 del 1973, art. 51 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 1, la ricorrente censura la sentenza impugnata per avere i giudici della C.T.C., erroneamente ritenuto non assoggettabile ad imposta l’attività di somministrazione, dietro corrispettivo, di bevande, caffè, gelati e altro da parte del bar del circolo bocciofilo) è manifestamente fondato alla luce della giurisprudenza di questo giudice di legittimità (alla quale il collegio intende dare continuità in assenza di valide ragioni per discostarsene), secondo la quale, nel sistema vigente anteriormente all’entrata in vigore della L. 23 dicembre 2000, n. 383, art. 4 – che ha consentito ai circoli di finanziarsi con attività commerciali consistenti nella cessione di beni e servizi ai soci ed ai terzi – l’attività di bar con somministrazione di bevande verso pagamento di corrispettivi specifici svolta da un circolo sportivo, culturale o ricreativo, anche se effettuata ai propri associati, non rientra in alcun modo tra le finalità istituzionali del circolo stesso, e deve quindi ritenersi, ai fini del trattamento tributario, attività di natura commerciale, non trovando applicazione in tal caso il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 598, art. 20, nella parte in cui esclude che la cessione di beni e le prestazioni di servizi agli associati, verso pagamento di corrispettivi specifici, costituiscano esercizio di attività commerciali se effettuate in conformità alle finalità istituzionali da associazioni culturali e sportive (v. tra le altre cass. n. 15191 del 2006 e n. 3850 del 2000).
Il secondo motivo (col quale, deducendo violazione dell’art. 112 c.p.c. nonchè del D.P.R. n. 636 del 1972, artt. 15 e 19 bis, oltre che del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 75, il ricorrente censura la sentenza impugnata per avere i giudici della C.T.C., affermato che l’avviso opposto non era motivato, benchè tale vizio non fosse stato dedotto nel ricorso introduttivo, che peraltro neppure risultava in tal senso integrato ai sensi del D.P.R. n. 636 del 1972, art. 19 bis) è inammissibile innanzitutto per difetto di interesse. Nella sentenza impugnata i giudici d’appello affermano infatti che il ricorso dell’amministrazione è infondato in quanto l’avviso “non è motivato”, non avendo l’Ufficio, sul quale gravava il relativo onere, indicato gli elementi di fatto concludenti per dimostrare che l’attività di caffetteria svolta dal circolo era diretta a favorire non solo gli associati ma anche estranei, e proseguono poi nell’esame del merito della pretesa fiscale. E’ perciò evidente, atteso il collegamento diretto posto in sentenza tra l’asserito difetto di motivazione e l’onere gravante sull’Ufficio, la mancanza di una pronuncia di nullità dell’avviso per difetto di motivazione nonchè l’esame del merito della pretesa fiscale, che l’affermazione secondo la quale l’avviso “non è motivato” (peraltro limitata alla mancata indicazione di elementi di fatto concludenti per dimostrare che l’attività di caffetteria svolta dal circolo era diretta a favorire non solo gli associati ma anche estranei) deve intendersi in senso atecnico, come un difetto di indicazione di elementi di prova a sostegno della pretesa avanzata con l’avviso.
Il primo motivo di ricorso deve essere pertanto accolto e il secondo deve essere dichiarato inammissibile. La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto con rinvio ad altro giudice che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
Accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese a diversa sezione della C.T.R. Lazio.