Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_la_disciplina_del_pareggio_di_bilancio_per_regioni_ed_enti_locali_d.html
Timestamp: 2019-02-19 05:10:55+00:00
Document Index: 109737906

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42']

tema 19 febbraio 2018
Studi Camera - Bilancio Autonomie territoriali e finanza locale La disciplina del pareggio di bilancio per regioni ed enti locali
La nuova regola contabile dell'equilibrio di bilancio per regioni ed enti locali è stata introdotta dalla legge n. 243 del 2012 che agli articoli da 9 a 12 ha dettato le disposizioni per assicurare l'equilibrio dei bilanci delle regioni e degli enti locali e il concorso dei medesimi enti alla sostenibilità del debito pubblico, dando così attuazione, con riferimento agli enti territoriali, a quanto previsto dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, che ha introdotto nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio.
La regola del pareggio, dopo essere stata anticipata per le sole regioni a decorrere dal rendiconto 2015 ad opera dell'articolo 1, comma 463, della legge n.190 del 2014, viene introdotta nel 2016 dai commi 707-734 della legge n. 208/2015 (legge di stabilità 2016) sia per le regioni stesse (con contestuale cessazione di quanto dettato dalla legge n.190 del 2014 medesima) che per gli enti locali. La regola viene declinata in termini di equilibrio di bilancio, definendola in termini di saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali. Il 2016 costituisce quindi l'anno nel quale si registra il superamento del patto di stabilità interno: nell'introdurre la nuova regola si dispone infatti contestualmente la disapplicazione di tutte le norme che interessano il patto, salvo alcuni adempimenti riferiti al monitoraggio ed alla certificazione del patto 2015, inclusa l'applicazione delle eventuali sanzioni.
Va peraltro precisato come il nuovo saldo 2016 – consistente come detto in un unico saldo non negativo di competenza tra spese ed entrate finali - risulti semplificato rispetto a quello che al momento risultava previsto dall'articolo 9 della legge n. 243/2012, nel quale i saldi di riferimento erano quattro, vale a dire un saldo non negativo in termini sia di competenza che di cassa tra entrate finali e spese finali, ed un saldo non negativo in termini di competenza e cassa tra entrate correnti e spese correnti, incluse le quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti.
Tale differenziazione tra legge di stabilità 2016 e legge "rinforzata" n. 243/2012, viene però meno nel corso del 2016, quando con la legge 12 agosto 2016, n.164 l'articolo 9 della legge 243 medesima viene modificato, sostituendosi i quattro saldi di equilibrio ivi previsti con l'unico saldo di competenza tra entrate e spese finali già introdotto nella legislazione ordinaria dalla legge di stabilità 2016 (vedi "Le modifiche alla legge di attuazione del principio del pareggio di bilancio" e il dossier).
La sostituzione del patto di stabilità interno con la disciplina del pareggio di bilancio, quale nuova regola contabile per gli enti territoriali e quale modalità del concorso degli stessi alla sostenibilità delle finanze pubbliche, si realizza pertanto mediante un percorso che: a) è stato avviato con la legge di stabilità 2015, anticipando l'applicazione della normativa sul pareggio alle regioni a statuto ordinario ed alla Sardegna; - b) è poi proseguito con la legge di stabilità 2016 attraverso il definitivo superamento del patto anche per gli enti locali e la individuazione di un unico saldo di equilibrio per il 2016; – c) è continuato con il consolidamento ad opera della legge n.164/2016 del nuovo saldo di equilibrio nel testo della legge 243/2012 ( nonché con altre modifiche attinenti ai rapporti finanziari tra Stato ed enti territoriali); - d) si è infine concluso con la messa regime da parte della legge di bilancio 2017 (legge n.232 del 2016) delle regole sul pareggio introdotte dalla precedente legge di stabilità come di seguito si illustra. In presenza della nuova regola rimangono ovviamente in corso, fino alla cessazione ove prevista, i contributi posti a carico delle regioni e degli enti locali dalle precedenti manovre di finanza pubblica.
L'intervento della Corte costituzionale su alcuni strumenti contabili del pareggio
Su alcuni degli istituti previsti dalle nuove regole, ed in particolare su quelli costituiti dall' avanzo di amministrazione e dal fondo pluriennale vincolato, è recentemente intervenuta la Corte costituzionale, con decisioni che sembrano orientate a ridurre la vincolatività degli stessi sulla gestione di bilancio degli enti territoriali. In tal senso sembra indirizzata la sentenza n. 247 del 2017 sull'avanzo di amministrazione. Questo, si rammenta, costituisce il saldo della gestione annuale di bilancio dell'ente, il cui utilizzo – in caso di saldo positivo (avanzo) – ovvero il ripiano – in caso di saldo negativo (disavanzo) – è disciplinato dalle regole contabili contenute nel D.Lgs. n.118 dl 2011, in modo da disciplinare la natura del risultato in questione come elemento di collegamento intertemporale tra i bilanci degli esercizi successivi.
In particolare la sentenza fa riferimento alla circostanza che la regola del pareggio (art.9 della L.n. 243/2012), per come formulata, esclude l'avanzo di amministrazione dalle entrate computabili ai fini del conseguimento dell'equilibrio di bilancio, atteso che tale risultato deriva da risorse non imputabili alla competenza economica dell'esercizio: ciò non consente quindi agli enti di utilizzare nell'esercizio corrente la quota di avanzo conseguita nell'anno precedente. Sul punto la Consulta ha dichiarato la legittimità delle norme sopradette, fornendone però nel contempo una interpretazione "costituzionalmente orientata". Nel riconoscere che l'esclusione dell'avanzo in questione dal saldo soggetto al pareggio costituirebbe, ove fosse permanente, una immotivata penalizzazione finanziaria degli enti virtuosi, la Corte afferma infatti che tale esclusione risulta giustificabile unicamente in via transitoria, vale a dire con riferimento al bilancio di previsione. Una volta invece che l'avanzo risulti consolidato, vale a dire accertato in sede di rendiconto, lo stesso può essere iscritto in bilancio tra le entrate del nuovo esercizio in corso, in quanto, precisa la sentenza – una cui approfondita analisi, estesa anche ai profili finanziari, è stata effettuata dall'Ufficio parlamentare di bilancio – il risultato di amministrazione è parte integrante del concetto di equilibrio di bilancio.
Con successiva sentenza n.101 del 2018 la Corte è giunta invece – applicando i principi desumibili dalla sentenza ora illustrata ad altra (ma analoga) norma sul pareggio - ad un declaratoria di incostituzionalità, relativa all'articolo 1, comma 466, della legge di bilancio 2017 (L.n.232/2016), nella parte in cui questo stabilisce, con riferimento al fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, che (a partire dal 2020) ai fini del conseguimento dell'equilibrio di bilancio le spese vincolate provenienti dai precedenti esercizi debbano trovare finanziamento nelle sole entrate di competenza. La norma in questione stabilisce infatti che decorrere dal suddetto anno, tra le entrate e le spese finali è incluso tale fondo, "finanziato dalle entrate finali": precisazione quest'ultima che secondo la Corte comporta che le somme vincolate nei precedenti esercizi, siano esse provenienti dall'avanzo di amministrazione o dagli altri cespiti soggetti a utilizzazione pluriennale (come nel caso di quelli iscritti nel fondo in esame) "debbano trovare finanziamento nelle sole entrate di competenza"
Precisa ancora la sentenza che ove alcune norme della legge 243/2012 precludessero l'utilizzazione negli esercizi successivi dell'avanzo di amministrazione ovvero (come il comma 466 in questione) dei fondi destinati a spese pluriennali,quali il fondo in esame, il pareggio verrebbe a configurarsi come "attivo strutturale inertizzato" cioè inutilizzabile per destinazioni già programmate e, come tale, costituzionalmente non conforme agli articoli 81 e 97 della Costituzione. La sentenza in esame appare pertanto confermare ed estendere ad una nuova fattispecie quanto già affermato, pur senza pervenire a declaratoria di illegittimità, con la precedente pronuncia del 2017, ribadendo come il vincolo dell'equilibrio di bilancio di competenza non può rendere inutilizzabile le risorse destinate a finanziare investimenti pluriennali la cui copertura è ascrivibile a precedenti esercizi. Circostanza questa ravvisabile sia nell'avanzo di amministrazione, entro prefissate condizioni, sia nel fondo pluriennale vincolato, strumento finanziario di gestione degli investimenti che arrivano a pagamento in annualità successive all'anno di attivazione.
La disciplina del pareggio di bilancio ha trovato applicazione per prima nei confronti della Regione Sardegna, a decorrere dall'anno 2015, secondo quanto stabilito prima dal decreto-legge n. 133/2014, art. 42, commi 9-13, e dal comma 478-bis della legge di stabilità 2015 poi, come successivamente confermato dalla legge di stabilità 2016 (comma 734 L. n. 208/2015). E' seguita indi la Regione Sicilia a decorrere dall'anno 2016, in attuazione dell'accordo sottoscritto con lo Stato il 20 giugno 2016 e recepito - con alcune indicazioni quanto all'obiettivo di saldo per il medesimo anno - dall'articolo 11 del decreto-legge 113/2016; a decorrere dall'anno 2017 la nuova regola è stata poi estesa alla Regione Valle d'Aosta , secondo quanto stabilito dal comma 484 della legge n.232/2016 (legge di bilancio 2017) con il quale, stabilendosi espressamente che alla Valle d'Aosta non si applichino più le regole dettate dal previgente patto di staibità interno, ha comportato da tale anno l'applicazione alla Regione medesima delle norme sul pareggio di bilancio.