Source: http://www.impresaoggi.com/it2/181-definizione_di_impresa/
Timestamp: 2020-06-01 23:01:27+00:00
Document Index: 153490501

Matched Legal Cases: ['art. 230', 'art 2094', 'art. 5', 'art. 2513', 'art. 2545', 'art. 2528']

Definizione di impresa - Definizioni - Impresa Oggi
Impresa (da imprendere), sotto il profilo giuridico, è un'attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi. Ciò è quanto si desume dalla definizione di "imprenditore" di cui agli articoli 2082 e 2083 del Codice civile.
Art. 2082 - E' imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata (articoli 2555, 2565) al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (articoli 2135, 2195).
Inoltre l'impresa può essere definita come un sistema sociale tecnico aperto: un sistema è un complesso di interdipendenze di parti rispetto ad un obiettivo comune e quando si tratta di un sistema sociale tecnico le parti sono costituite da beni e persone (attrezzature, risorse umane, conoscenze e rapporti sociali). Un sistema aperto, inoltre, scambia con l'esterno conoscenza e produzione. Pertanto, l'impresa è un complesso di interdipendenze tra beni e persone che operano scambiando con l'esterno conoscenza e produzione e perseguendo un comune obiettivo consistente nella produzione di valore.
Le imprese si articolano in:
Imprese che producono beni materiali
Imprese agricole (producono beni sfruttando processi naturali legati alla terra)
Imprese industriali (compiono trasformazioni tecniche dei beni)
Per approfondimenti sui modelli di gestione di un'impresa si rimanda, al Glossario sull'impresa.
L'impresa può essere esercitata sia da una persona fisica (1) che da una persona giuridica (2).
Si parla di impresa individuale quando il soggetto giuridico è una persona fisica che risponde coi proprio beni delle eventuali mancanze dell'impresa: in tal caso non c'è un'autonomia patrimoniale dell'impresa e se questa viene dichiarata fallita, anche l'imprenditore fallisce. Sono concettualmente simili all'impresa individuale quella familiare (formata al 51% dal capofamiglia e al 49% dai suoi familiari, con una parentela non superiore al 2° grado) e quella coniugale (formata solo da marito e moglie). Vedi sotto un approfondimento di impresa familiare, argomento che interessa molti dei frequentatori del Portale Impresa Oggi..
Se l'impresa è esercitata da una persona giuridica assume invece una veste societaria, che può essere di varia natura.
La società di persone è caratterizzata da un'autonomia patrimoniale imperfetta, in cui cioè il patrimonio della società non è perfettamente distinto da quello dei soci, per cui i creditori possono rivalersi anche sui beni dei soci (se il patrimonio societario è insufficiente). Si può avere una società semplice, S. s., (3) nel caso in cui non sia necessario svolgere una attività commerciale, ma si abbia la necessità di gestire un’attività (agricola o professionale, come ad esempio uno studio associato); una società in nome collettivo, S.n.c., (4) in cui tutti i soci sono responsabili in ugual parte e con tutto il loro patrimonio delle obbligazioni della società; o una società in accomandita semplice, S.a.s. (5), in cui i soci accomandatari rispondono come nella S.n.c. e i soci accomandanti rispondono limitatamente al capitale conferito.
Le società di capitali (6) sono soggetti giuridici che godono di autonomia patrimoniale perfetta (il loro patrimonio è distinto da quello dei soci). Le forme riconosciute sono: società a responsabilità limitata, S.r.l. (7), società per azioni, S.p.A. (8) e società in accomandita per azioni, S.a.p.A. (9).
Le società cooperative (10) rappresentano una particolare forma societaria, le cui peculiarità sono connesse allo scopo mutualistico che perseguono.
Le ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) costituiscono una categoria tributaria che gli articoli 10 e seguenti del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, prevedono possa essere assunta da associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative e altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente una serie di requisiti. Tale qualifica attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali (11).
L'impresa familiare è un istituto giuridico di recente creazione nell'ordinamento italiano, disciplinato dall'art. 230 bis del codice civile. Esso regola i rapporti che nascono in seno ad una impresa ogni qualvolta un familiare dell'imprenditore presti la sua opera in maniera continuativa nella famiglia o nella stessa impresa. L'impresa familiare riceve per la prima volta tutela nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia. L'esigenza sottesa alla creazione di tale istituto era di tutela nei confronti di quei familiari che pur lavorando all'interno di una impresa familiare non erano protetti nei confronti dell'imprenditore. Situazione iniqua che trovava larga applicazione nel mondo della piccola impresa italiana, in cui spesso il padre assumeva la qualifica di imprenditore, e la moglie ed i figli non ricevevano nulla in cambio del proprio lavoro.
È vivacemente discussa in seno alla dottrina italiana il problema della natura giuridica dell'impresa familiare. Le tesi maggiormente sostenute sono quelle che, rispettivamente, vedono nell'impresa familiare un'ipotesi di impresa collettiva o di un'impresa individuale. I sostenitori della prima teoria ritengono che tutti i componenti familiari che prestano la loro opera all'interno dell'impresa assumano la responsabilità collettiva nei confronti dei terzi, e acquistano la qualità di co-imprenditori. All'opposto, i sostenitori della teoria dell'impresa individuale ritengono che nell'impresa familiare sia imprenditore solo colui al quale spetta per legge tale qualifica. Solo quest'ultimo sarà responsabile con il proprio patrimonio dell'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa, e solo questi sarà soggetto a fallimento in caso di insolvenza.
L'impresa familiare è costituita dall'imprenditore che di regola è il fondatore e al quale spettano tutti gli atti di ordinaria gestione, dal coniuge(pel quale si trattera' di una prestazione e non di una cogestione unitamente all'altro coniuge imprenditore), dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo grado. Dell'impresa inoltre possono far parte i figli adottivi e naturali. Il rapporto familiare deve persistere durante tutto l'arco della vicenda cosicché il divorzio e le invalidità matrimoniali sono motivo di scioglimento ma non la separazione legale che in quanto tale non fa venir meno il vincolo familiare. Dal punto di vista del lavoro la prestazione deve essere non saltuaria ma non necessariamente a tempo pieno, salvo diverso accordo (es. subordinato ex art 2094 cc o societario). Le mansioni possono essere le più varie. I familiari hanno diritto al mantenimento in rapporto alle condizioni economiche della famiglia, alla partecipazione agli utili (non alle perdite in quanto non c'è l'alea), ai beni acquistati con gli utili, e agli incrementi dell'azienda. I creditori personali dei familiari non possono pignorare i beni dell'impresa né espropriare la loro quota. Il pignoramento potrà avvenire esclusivamente sugli utili corrisposti. I familiari deliberando a maggioranza (con voto per teste e non per quote) decidono sull'impiego degli utili e degli incrementi nonché degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, gli indirizzi produttivi e la cessazione dell'impresa. Sono cause di perdita della quota di partecipazione la morte, il recesso (se manca la giusta causa obbliga la parte a risarcire il danno), la cessazione del rapporto familiare, impossibilità sopravvenuta a prestare il proprio lavoro, l'esclusione deliberata dalla maggioranza dei membri. Il familiare non può cedere la sua partecipazione ad estranei, può cederla ad un altro familiare purché vi sia consenso della maggioranza dei membri. Alla cessazione dell'attività lavorativa per qualsiasi motivo (tranne la cessione a un familiare), e in caso di alienazione dell'azienda senza che il familiare eserciti la prelazione, ha diritto ad esser liquidato in denaro e il pagamento può avvenire in più annualità. n caso di divisione ereditaria o di trasferimento d'azienda i partecipi hanno diritto di prelazione sull'azienda.
Il trattamento fiscale è argomentato dall'art. 5 comma 4 del TUIR, nel quale è stabilito che il reddito imponibile dell'impresa familiare sia dichiarato unicamente dal titolare dell'impresa stessa, che a propria volta non può imputare ai collaboratori familiari una quota di reddito complessivamente maggiore del 49%. Questa quota non ha quindi la natura di un costo del lavoro da portare in deduzione dal reddito, ma di un utile da ripartire. Sempre ai fini delle imposte dirette, anche le eventuali plusvalenze derivanti dalla cessione dell'impresa familiare devono essere ripartite tra il titolare e i familiari. Nel caso di recesso di un collaboratore familiare dall'impresa, la somma liquidatagli, corrispondente a plusvalenze ed incremento del valore di avviamento tra l'inizio e la fine della sua collaborazione, non è tassabile in capo allo stesso, ma contestualmente non può essere dedotta dal reddito imponibile dell'impresa.
Noi riteniamo di poter chiamare Impresa ogni organizzazione che richiede, sia la gestione di rapporti interpersonali, sia la corretta amministrazione delle entrate, delle uscite e dei patrimoni e in questa categoria rientrano organizzazioni come la famiglia, la parrocchia, il gruppo sportivo autogestito, l'organizzazione a fini umanitari, il sindacato, soggetti che, proprio come l’impresa prevista dagli articoli del C.C., hanno bisogno di sostegno e di informazioni per migliorare le proprie performance e che, dalla navigazione nel sito di Impresa Oggi potranno trovare risposte a molte domande. Giova notare che alcuni chiamano azienda questo concetto più esteso di impresa; io resto legato alla dizione impresa nell'accezione di intraprendre qualcosa.
L'atto costitutivo deve comprendere dati correttamente estesi affinché l'ordinamento possa acquisire precisamente le necessarie informazioni su: denominazione della persona giuridica, tipo di persona ed eventuali specificazioni, scopo, durata, tipo, natura degli organi e persone fisiche di riferimento.
La persona giuridica si scioglie per: raggiungimento dello scopo sociale o sopravvenuta impossibilità di raggiungerlo, raggiungimento del termine di durata prevista, mancanza di soci (per le associazioni), fallimento (per le società commerciali). Allo scioglimento segue la liquidazione del patrimonio.
la società in nome collettivo regolare che si ha allorquando la società sia iscritta nel registro delle imprese. In tal caso l'atto costitutivo della società deve essere stipulato per atto pubblico o scrittura privata autenticata
(5) La società in accomandita semplice (S.a.s.) è una società di persone che può esercitare sia attività commerciale sia attività non commerciale e che si caratterizza per la presenza di due categorie di soci:
i soci accomandatari: che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali. Solamente ad essi è attribuita l'amministrazione della società.
Essa è disciplinata dagli articoli 2313-2324 del codice civile, sul modello della società in nome collettivo con gli adattamenti resi necessari dalla presenza delle due categorie di soci. Un eventuale creditore potrà rivalersi sul capitale della società (come per le S.r.l.) e, in parte, sul patrimonio personale degli accomandatari (come per le S.n.c.). Sono soggette ad avere una partita IVA, un’iscrizione alla camera di commercio per le attività soggette e un registro societario. La S.a.s. si distingue dalla Società in accomandita per azioni dal fatto che la prima fa parte della categoria delle società di persone, dunque si applicherà la disciplina della Società in nome collettivo con i normali adattamenti previsti per la presenza di soci a responsabilità limitata, alla seconda, invece, viene applicata la disciplina della Società per Azioni, infatti fa parte della categoria delle Società di Capitali. Il Capitale sociale della Società in Accomandita semplice è divisa in quote, in modo tale che ogni socio ha una quota di grandezza diversa proporzionale ai conferimenti apportati
cooperative non a mutualità prevalente, dette "cooperative altre".
Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci: Di conseguenza, il costo del lavoro dei soci deve essere superiore al 50% del costo complessivo di lavoro a carico della società cooperativa. In formula: (costo del lavoro dei soci / costo totale del lavoro) x 100 > 50.
Il codice civile prevede criteri oggettivi per il calcolo della prevalenza e fissa i vincoli statutari da adottare per le cooperative a mutualità prevalente (art. 2513 e 2514). Le cooperative sociali sono considerate di diritto a mutualità prevalente. Le disposizioni fiscali di carattere agevolativo previste dalle leggi speciali si applicano soltanto alle cooperative a mutualità prevalente; inoltre queste ultime non possono trasformarsi in società a scopo di lucro, mentre l'eventuale passaggio da cooperativa a mutualità prevalente a cooperativa a mutualità non prevalente è disciplinato dall'art. 2545 octies. Le cooperative sono caratterizzate dal voto capitario dei soci, ovvero dal fatto che ogni socio ha diritto a un voto in Assemblea, indipendentemente dal valore della propria quota di capitale sociale: viceversa, nelle società per azioni i voti sono attribuiti in proporzione al numero di azioni (con diritto di voto) possedute da ogni socio. Caratteristica propria della cooperativa è pure il principio di parità tra i soci (democrazia economica), che implica, tra l'altro, oltre al voto capitario, la necessità di un giudizio motivato sui motivi di ammissione o sul diniego di ammissione nei confronti di nuovi soci (art. 2528, quarto comma).
una Cooperativa di consumo: l'obiettivo è di acquistare e rivendere beni di qualità a prezzi vantaggiosi ai propri soci-consumatori;
una Cooperativa di produzione e lavoro: lo scopo consiste nel procurare lavoro alle migliori condizioni possibili per i propri soci-lavoratori;
una Cooperativa edilizia: finalizzata alla costruzione di alloggi per i propri soci in un rapporto corretto tra qualità e prezzo;
una Cooperativa agricola o della pesca: si tratta di cooperative per coltivazione, trasformazione, conservazione, distribuzione di prodotti agricoli o zootecnici, oppure finalizzate all'esercizio in comune della pesca o di attività a essa inerenti.
Rispetto alle società di capitali aventi fine di lucro, le Cooperative, ivi comprese quelle Sociali, godono di particolari agevolazioni fiscali quali.
Al fine di acquisire la qualifica tributaria di Onlus è necessario che gli enti richiedenti abbiano una serie di requisiti.
Le Organizzazioni di Volontariato, in quanto Onlus di diritto, godono di tutte le agevolazioni previste per tali enti, fermo restando l’applicazione delle disposizioni di maggiore favore previste dalla specifica normativa, quali:
Le Organizzazioni non governative (Ong), in quanto Onlus di diritto, godono di tutte le agevolazioni previste per tali enti, fermo restando l’applicazione delle disposizioni di maggiore favore previste dalla specifica normativa, quali:
Come già anticipato, lo strumento tecnico utilizzato per dare luogo a tale forma di associazione è quello del mandato con rappresentanza, anche processuale, ad una società capogruppo che rappresenta l’aggregazione in tutti i rapporti necessari per lo svolgimento dell’attività, fino all’estinzione di ogni rapporto. Il mandato è conferito con atto pubblico o scrittura privata autenticata. L’A.T.I. operante nel settore pubblico può essere costituita da imprese, anche individuali e artigiane, oppure da società commerciali e cooperative, anche in forma di consorzio. Per quanto riguarda il soggetto giuridico, l’aggregazione non costituisce autonomo centro di imputazione di situazioni giuridiche soggettive, sicchè ogni impresa conserva la propria autonomia ai fini della gestione degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali. In altre parole, non vi è una organizzazione o associazione fra le imprese riunite, ognuna delle quali conserva la propria autonomia ai fini della gestione degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali. I concorrenti associati, con la presentazione dell’offerta, assumono la responsabilità solidale nei confronti dell’Amministrazione, nonché nei confronti delle imprese subappaltanti e dei fornitori; peraltro gli assuntori di lavori scorporabili sono responsabili nei limiti dell’esecuzione dei lavori di loro rispettiva competenza, ferma restando la responsabilità solidale della capogruppo. La legge Merloni, come modificata dalla legge 18 novembre 1998, n. 415 (c.d. legge Merloni ter), ha dettato una nuova ed organica disciplina della materia, ma rinvia a numerosi regolamenti ancora da emanare per quanto concerne la piena attuazione delle sue disposizioni.