Source: http://www.dirittounioneeuropea.eu/index.php?option=com_content&view=category&id=97&Itemid=140&lang=en
Timestamp: 2019-05-25 11:12:09+00:00
Document Index: 8478547

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 50', 'art. 5', 'art. 210', 'art. 7', 'art.2', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 136', 'art. 281', 'art. 256', 'art. 260', 'art. 14', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 218', 'art. 50', 'art. 218', 'art. 50', 'art. 291', 'art. 29', 'art. 218', 'art. 305', 'art. 218', 'art. 329', 'art. 81', 'art. 29', 'art. 88', 'art. 78', 'art. 15', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 224', 'art. 223', 'art. 254', 'art. 224', 'art. 105']

In vista dell’entrata in vigore il 1° maggio 2019 del Regolamento (UE, Euratom) 2019/629 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 recante modifica del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea, quest’ultimaha deciso il 30 aprile taluni requisiti formali e aspetti procedurali con riguardo all’ammissione delle impugnazioni in cause che hanno già beneficiato di un duplice esame di fronte a una commissione di ricorso indipendente e poi da parte del Tribunale.
Nella GUUE L 111, p. 1 ss. del 25 aprile 2019 è stato pubblicato il Regolamento (UE, Euratom) 2019/629 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 recante modifica del protocollo n. 3 sullo statuto della Corte di giustizia dell'Unione europea. Esso fa seguito a una proposta di quest’ultima del 28 marzo 2018, recepita solo in parte nel presente regolamento.
Dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (GUUE L 791 del 21 marzo 2019, p. 1 ss.) il 10 aprile è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2019/452 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2019, che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'Unione. Tra le altre cose, il nuovo quadro creerà un meccanismo di cooperazione grazie al quale gli Stati membri e la Commissione potranno scambiarsi informazioni relative a investimenti specifici e consentirà alla seconda di esprimere pareri nel caso in cui un investimento minacci la sicurezza o l'ordine pubblico di più di uno Stato membro o nel caso in cui un investimento possa compromettere un progetto o un programma di interesse collettivo per l'Unione.
Regolamento (UE) 2019/452
Nella riunione del 10 aprile 2019 il Consiglio europeo (formato art. 50 TUE) ha adottato le sue conclusioni in risposta alla nuova richiesta di proroga della data di recesso del Regno Unito dall’Unione, inoltrata il 5 aprile dalla Premier britannica, Theresa May, e la conseguente decisione formulata ai sensi del par. 3 dell’art. 50 TUE.
Il Consiglio ha adottato il 19 novembre 2018 una ulteriore decisione (decisione (PESC) 2018/1797) in materia di cooperazione strutturata permanente in materia di difesa comune europea (PESCO), che modifica e aggiorna la decisione (PESC) 2018/340 sempre del Consiglio, del 6 marzo scorso, che fissa l'elenco dei progetti da sviluppare nell'ambito della PESCO.
In data 14 novembre 2018 è stato adottato il regolamento (UE) 2018/1727 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, che istituisce l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust). Esso sostituisce e abroga la decisione 2002/187/GAI che istituiva l’Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità e mira a determinare le modalità dell’associazione parlamentare, a modernizzare la struttura di Eurojust e a semplificarne l’attuale quadro giuridico, mantenendo quegli elementi che sono risultati efficaci per il funzionamento di Eurojust.
Il 12 novembre 2018 è stata pubblicata in GUUE la direttiva 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale.L’obiettivo che ne ha animato l’adozione è quello di affrontare i problemi del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata ad esso legati e integrare e rafforzare l’applicazione della direttiva (UE) 2015/849. A tal fine, la nuova direttiva mira a consentire una cooperazione transfrontaliera fra le autorità competenti più efficiente e più rapida.
Il 25 settembre 2018 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione (L 240, p. 72) la decisione del Tribunale dell’11 luglio scorso relativa al deposito e alla notifica di atti di procedura mediante l’applicazione e-Curia.
Pubblicate alcune modifiche del Regolamento di procedura del Tribunale
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione del 25 settembre 2018 (L 240, p. 67), sono state pubblicate alcune modifiche apportate il 31 luglio scorso dal Tribunale dell'Unione al proprio Regolamento di procedura.
Aiuti di Stato: concluso il procedimento della Commissione relativamente alle attività svolte dall’autorità portuale di Napoli
Il 20 settembre 2018, con due decisioni distinte, la Commissione ha concluso l’indagine approfondita in materia di aiuti di Stato aperta relativamente ad alcune misure riguardanti l’attività del Porto di Napoli. Nella specie si trattava di sovvenzioni statali erogate a favore dell’autorità portuale di Napoli per ripristinare i bacini di carenaggio affittati a Cantieri del Mediterraneo (CAMED) e delle modalità di riscossione dei canoni di concessione richiesti dalla medesima autorità ad alcune imprese ivi operanti.
A seguito di tale procedimento, con la decisione di accertamento negativo SA.37389 (2016/FC), la Commissione ha stabilito che la riscossione tardiva dei canoni di concessione da parte del Porto di Napoli non costituisce aiuto di Stato a favore delle imprese concessionarie, avendo verificato che nelle modalità di riscossione dei canoni l’Autorità portuale ha agito alla stregua di un qualsiasi creditore di mercato diligente. Diversa conclusione è stata raggiunta nella decisione SA.36112 (2016/C), in cui la Commissione ha stabilito che le sovvenzioni concesse dallo Stato italiano a favore della predetta autorità e della CAMED costituiscono, invece, aiuti di Stato incompatibili e non esentabili. La Commissione, infatti, non ha ravvisato, nel caso di specie, la sussistenza dei criteri relativi alle condizioni di esentabilità previste per l’assolvimento degli obblighi di servizio pubblico.
Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione del 19 settembre 2018 (C 334, p. 188) è stata pubblicata la decisione del Parlamento europeo del 5 luglio 2017 di interpretazione autentica dell'art. 5, par. 5, e dell'art. 210 bis del Regolamento interno in materia di consultazione delle informazioni confidenziali.
Nella seduta del 12 settembre 2018, il Parlamento ha approvato con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astensioni una sua proposta ex art. 7, par. 1, TUE, con la quale invita il Consiglio a constatare, ai sensi dello stesso articolo, l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione, sanciti dall’art.2 TUE.
Un’Iniziativa dei cittadini europei su una “Cittadinanza permanente dell'Unione europea”
Il 18 luglio 2018 la Commissione ha adottato una decisione con cui ha proceduto alla registrazione di un'Iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Cittadinanza permanente dell'Unione europea”. L'obiettivo principale dell'Iniziativa proposta consiste nel garantire che la cittadinanza europea e i relativi diritti non possano essere persi una volta che essi siano stati conseguiti. Gli organizzatori dell'Iniziativa citano in particolare il contesto della Brexit e la futura perdita della cittadinanza dell'Unione e dei diritti correlati da parte dei cittadini del Regno Unito.
La decisione della Commissione di registrare l'Iniziativa riguarda solo l'ammissibilità giuridica della proposta, visto che in questa prima fase la Commissione non analizza il merito. La registrazione dell’Iniziativa avrà effetto dal 23 luglio 2018, data dalla quale decorrerà il periodo di un anno per la raccolta da parte degli organizzatori del milione di firme richiesto dall’art. 11, par. 4, TUE.
Facendo seguito all’iniziativa del Parlamento europeo del 7 febbraio 2018 e alla sua successiva previa approvazione, come previsto dall’art. 14, par. 2, TUE, il Consiglio europeo ha adottato il 28 giugno 2018 una decisione con cui ha stabilito la composizione del Parlamento per le prossime elezioni del maggio 2019. La decisione tiene conto anche dei seggi che si renderanno vacanti a seguito del recesso del Regno Unito, parte solo dei quali verranno ripartiti tra gli altri Stati membri. In ogni caso la stessa decisione prevede che nell’eventualità in cui il Regno Unito sia ancora uno Stato membro dell'Unione all'inizio della legislatura 2019-2024, il numero dei rappresentanti al Parlamento europeo eletti per ciascuno Stato membro che si insedieranno rimarrà quello previsto dall'art. 3 della decisione 2013/312/UE del Consiglio europeo, fino a quando il recesso del Regno Unito dall'Unione non sarà divenuto giuridicamente efficace.
Si delinea il quadro giuridico di attuazione della cooperazione strutturata permanente in materia di difesa
A seguito dell’accordo raggiunto nel giugno 2017 dal Consiglio europeo sulla necessità di avviare, come previsto dagli artt. 42, par. 6, e 46 TUE, una cooperazione strutturata permanente (PESCO) in materia di difesa tra gli Stati membri disponibili al fine di rafforzare la sicurezza e la difesa dell’Europa, e della notifica al riguardo fatta i successivi 13 novembre e 7 dicembre da 25 Stati membri, il Consiglio ha adottato l’11 dicembre la decisione (PESC) 2017/2315, che istituisce la cooperazione strutturata permanente (PESCO) e fissa l’elenco degli Stati membri partecipanti.
In attuazione dell’art. 4, par. 2, lett. f), di questa il Consiglio ha ora stabilito, con la decisione (PESC) 2018/909 del 25 giugno 2018, un insieme di regole di governanza per i progetti PESCO. Approvato in linea con la raccomandazione dello stesso Consiglio del 6 marzo, che fissava una tabella di marcia per l’attuazione della PESCO, e la contestuale decisione (PESC) 2018/340, che ha formalizzato l’elenco dei progetti da sviluppare nel suo ambito, questo insieme di regole dovrebbe fornire un quadro che garantirà un’attuazione coerente e compatibile dei progetti della PESCO e includere modalità per informare periodicamente il Consiglio sullo sviluppo di singoli progetti, conformemente all’art. 5, par. 2, della decisione 2017/2315, nonché consentire la sorveglianza necessaria da parte del Consiglio.
Decisione 2017/2315
Raccomandazione 6 marzo
Decisione 2018/340
Decisione 2018/909
Approvata la raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro
Il 14 maggio 2018 il Consiglio ha formalmente adottato, come previsto dall’art. 136 TFUE, in combinato disposto con l’articolo 121, par. 2 dello stesso Trattato, la sua Raccomandazione sulla politica economica della zona euro.
Il 23 aprile 2018 la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio (COM(2018) 218) riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione. Si tratta di una proposta legislativa orizzontale volta a garantire un livello di protezione elevato per gli informatori nell’UE, nel settore sia pubblico che privato, nonché presso le istituzioni europee e nazionali. Secondo la Commissione, infatti, la mancanza di una protezione efficace degli informatori può incidere negativamente anche sull’applicazione del diritto dell’UE; mentre, insieme ad altri strumenti utili per la raccolta di elementi di prova, la segnalazione di eventuali irregolarità (whistleblowing) è un mezzo per fornire ai sistemi di contrasto nazionali e dell’Unione informazioni in grado di portare all’indagine, all’accertamento e al perseguimento dei casi di violazione delle norme dell’Unione.
A questo fine la proposta, che si basa su tutta una serie di articoli del TFUE, mira a introdurre nuove disposizioni in materia di protezione degli informatori al fine di rafforzare il buon funzionamento del mercato unico, la corretta attuazione delle politiche dell’Unione riguardanti la sicurezza dei prodotti, la sicurezza dei trasporti, la tutela dell’ambiente, la sicurezza nucleare, la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, la salute e il benessere degli animali, la salute pubblica, la tutela dei consumatori, la tutela della vita privata e dei dati personali e la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, la concorrenza e gli interessi finanziari dell’Unione; e punta a garantire livelli elevati e coerenti in materia di protezione degli informatori all’interno di strumenti settoriali dell’Unione in cui esistono già norme pertinenti.
La Corte di giustizia propone di passare al Tribunale i ricorsi per inadempimento contro gli Stati membri
La Corte di giustizia ha presentato il 28 marzo 2018 una proposta di modifica di alcune norme del suo Statuto (Protocollo n. 3 allegato ai Trattati), affinché la stessa sia approvata, come previsto dall’art. 281, secondo comma, TFUE, dal Parlamento europeo e dal Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione della Commissione.
La proposta mira in particolare a trasferire al Tribunale, ai sensi dell’art. 256, par. 1, dello stesso Trattato, la competenza a conoscere in primo grado dei ricorsi per inadempimento ex artt. 258 e 259, con l’eccezione di quelli “diretti a far accertare l’inadempimento di uno Stato membro agli obblighi ad esso incombenti in forza del trattato sull’Unione europea, del titolo V della terza parte del trattato sul funzionamento dell’Unione europea o di un atto adottato sul fondamento di tale titolo”. Rimarrebbero comunque di competenza della Corte i ricorsi introdotti ai sensi dell’art. 260, parr. 2 e 3, che possono comportare la comminazione di sanzioni pecuniarie a carico dello Stato inadempiente.
Nuovi orientamenti del Consiglio europeo sul negoziato post-Brexit con il Regno Unito
Dopo quelli del 29 aprile e del 15 dicembre 2017, il 23 marzo 2018 il Consiglio europeo (Art. 50) ha adottato orientamenti aggiuntivi sul quadro delle relazioni con il Regno Unito dopo la Brexit.
Web tax: la proposta della Commissione per garantire che tutte le imprese paghino la loro giusta quota di tasse nell'UE
In data 21 marzo 2018 la Commissione europea ha proposto nuove norme per garantire che le attività delle imprese digitali siano tassate in modo equo e favorevole alla crescita dell’Unione europea, in quanto le attuali normative fiscali non sono state elaborate per queste imprese globali, virtuali o caratterizzate da una presenza fisica minima o inesistente.
Due le proposte presentate: la prima, a lungo termine, mira a riformare le norme in materia di imposta sulle società, in modo che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un’interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali. La seconda, di carattere temporaneo, intende fornire una risposta alle richieste di numerosi Stati membri di istituire un’imposta temporanea da prelevare sulle principali attività digitali, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione nell'UE.
Sulla composizione del Parlamento europeo in vista della legislatura 2019-2024
Il 7 febbraio 2018 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione contenente una proposta ai sensi dell’art. 14, par. 2, TUE sulla sua composizione nella prossima legislatura 2019-2024. La risoluzione prospetta in particolare una parziale revisione del numero dei parlamentari spettanti ad alcuni Stati membri, ottenuta riutilizzando parte dei seggi che saranno lasciati dal Regno Unito dopo la Brexit.
Il Consiglio europeo ribadisce i suoi orientamenti per il negoziato sulla Brexit
In occasione della sua riunione del 15 dicembre 2017 il Consiglio europeo è ritornato sugli orientamenti adottati il 29 aprile precedente ai sensi dell’art. 50, par. 2, TUE, per il negoziato sulla Brexit, confermandone la validità e integrandoli rispetto al prosieguo del negoziato.
Pubblicata la decisione della Commissione sugli aiuti di Stato irlandesi ad Apple
Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 19 luglio 2017 (L 187, p. 1 ss.) è stata pubblicata la decisione del 30 agosto dell’anno scorso con cui la Commissione ha deciso che il regime fiscale garantito dal Governo irlandese alla società Apple costituisce un aiuto di Stato incompatibile e ne ha ordinato il recupero.
Brexit. Il Consiglio europeo stabilisce le modalità di scelta della futura sede delle agenzie europee situate nel Regno Unito
A margine del Consiglio europeo (Articolo 50) tenutosi il 22 giugno 2017, i capi di Stato o di governo dei 27 Stati membri hanno approvato, sulla base di una proposta congiunta del presidente del Consiglio europeo e del presidente della Commissione europea, la procedura che dovrà essere seguita dallo stesso Consiglio europeo per adottare a dicembre prossimo, in vista della Brexit, la decisione su quali dovranno essere le nuove sedi dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dell'Autorità bancaria europea (EBA), attualmente collocate a Londra.
Cooperazione dell'UE in materia di difesa: il Consiglio istituisce una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC)
Dando seguito alle sue Conclusioni in materia del 6 marzo 2017, l'8 giugno il Consiglio ha adottato la decisione (UE) 2017/971 relativa all'istituzione di una Capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) in seno allo Stato maggiore dell'Unione europea (EUMS). È stato modificato e approvato anche il mandato dell'EUMS, che fa parte del SEAE.
L'MPCC, struttura di comando e controllo a livello strategico militare situata fuori dalla zona delle operazioni, assumerà il comando delle missioni militari senza compiti esecutivi, che attualmente sono: missione di formazione dell'UE in Somalia (EUTM Somalia), EUTM République Centrale Africaine (RCA) e EUTM Mali.
L'MPCC, che migliora le strutture di gestione delle crisi dell'Unione, agirà sotto il controllo politico e la direzione strategica del Comitato politico e di sicurezza (CPS) e sarà composto all'inizio da un massimo di 25 effettivi. Il direttore generale dello Stato maggiore dell'Unione sarà anche il direttore dell'MPCC ed eserciterà il comando e il controllo delle tre missioni di formazione attuali e delle altre eventuali future missioni militari senza compiti esecutivi. Avrà inoltre le responsabilità connesse allo spiegamento e al ripristino delle missioni nonché a tutte le attività di bilancio, audit e comunicazione.
L'MPCC collaborerà strettamente con la sua attuale controparte civile, la Capacità civile di pianificazione e condotta (CPCC), grazie a una cellula comune di coordinamento del sostegno. Tale cellula potrà condividere esperienze, conoscenze e migliori prassi sulle questioni pertinenti per le missioni sia militari che civili, nonché capacità in caso di schieramento simultaneo nella stessa zona di missioni civili e militari, compreso un supporto medico o misure protettive.
Il Consiglio ha adottato la decisione di avvio del negoziato sull’accordo Brexit
Il Consiglio Affari Generali a 27 del 22 maggio 2017 ha adottato la decisione di autorizzazione all’avvio dei negoziati con il Regno Unito per la conclusione dell’accordo di recesso dall’Unione europea, previsto dall’art. 50 TUE. La decisione designa la Commissione come negoziatore dell’Unione ai sensi dell’art. 218, par. 3, TFUE.
Il Consiglio ha contestualmente approvato le direttive di negoziato relative alla prima fase di questo e ha istituito un apposito gruppo di lavoro del Consiglio che preparerà le discussioni sul negoziato Brexit del Consiglio e del Coreper. Il gruppo di lavoro si riunirà, ovviamente, a 27 e sarà presieduto da un rappresentante del Segretariato del Consiglio.
Nella stessa data sono state rese pubbliche le linee guida relative alla trasparenza da assicurare durante il negoziato, fatte proprie dal Coreper il 17 maggio.
Decisione di autorizzazione
Direttive di negoziato
Gruppo di lavoro Brexit
Brexit. La Commissione presenta al Consiglio la raccomandazione per il negoziato dell’accordo di recesso del Regno Unito
Il 3 maggio 2017, facendo seguito agli orientamenti politici adottati il 29 aprile dal Consiglio europeo, la Commissione ha trasmesso al Consiglio, come previsto dal combinato disposto dell’art. 50, par. 2, TUE e dell’art. 218, par. 3, TFUE, la sua raccomandazione relativa all'avvio dei negoziati con il Regno Unito per la definizione dell’accordo di recesso dall’Unione europea. La raccomandazione comprende un progetto di direttive di negoziato, che integrano gli orientamenti del Consiglio europeo.
Esse si incentrano principalmente su quattro ambiti: la salvaguardia dello status e dei diritti dei cittadini dell'Unione europea e dei relativi familiari nel Regno Unito e dei cittadini britannici e dei relativi familiari nell'Unione; il raggiungimento di un accordo sugli aspetti finanziari del recesso; una soluzione per la questione della frontiera fisica nell'isola d'Irlanda; la disciplina degli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all'amministrazione dell'accordo di recesso.
Brexit. Approvati gli Orientamenti del Consiglio europeo
Come richiesto dall’art. 50, par. 2, TUE, il Consiglio europeo ha approvato all’unanimità oggi, 29 aprile 2017, gli Orientamenti sulla base dei quali l’Unione europea dovrà negoziare e concludere con il Regno Unito l’accordo che definirà le modalità con cui esso recederà dall’Unione.
Art. 50 Guidelines
Verso una modifica del regolamento sulla comitologia
Il 14 febbraio 2017 la Commissione ha presentato una proposta di modifica del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio che il 16 febbraio 2011 ha stabilito, in applicazione dell’art. 291 TFUE, le regole e i principi generali relativi alla c.d. comitologia, le modalità di controllo cioè, da parte degli Stati membri, dell’esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione
L’Accordo UE/USA sullo scambio dei dati personali è entrato in vigore
Dopo lo scambio delle notificazioni di avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne, il 1° febbraio 2017 è entrato in vigore, conformemente a quanto previsto dal suo art. 29, par. 1, l'Accordo tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea sulla protezione delle informazioni personali a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati, firmato ad Amsterdam il 2 giugno 2016.
Decisione di conclusione
EPrivacy: la Commissione presenta una proposta di regolamento sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche
Il 10 gennaio 2017 la Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche, con l’obiettivo di completare le regole già esistenti in materia di protezione dei dati (v., in particolare, il Regolamento UE 2016/679) con nuove regole specifiche per le comunicazioni elettroniche.
Pubblicata la decisione della Commissione sugli aiuti di Stato alla Apple in Irlanda
Il 19 dicembre 2016 la Commissione europea ha reso pubblica la sua decisione del 30 agosto con cui ha ritenuto aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno il regime fiscale di vantaggio concesso dall’Irlanda per 13 miliardi di euro, sotto forma di tax ruling, alla società Apple.
Il Parlamento europeo modifica il suo Regolamento
Il 13 dicembre 2016 il Parlamento europeo ha approvato con decisione una consistente serie di emendamenti al suo Regolamento interno, i quali, con tre limitate eccezioni (vedile al punto 7 del preambolo della decisione), entreranno in vigore il primo giorno della tornata successiva alla loro approvazione, e cioè il 16 gennaio 2017.
Approvato il bilancio dell’Unione europea per il 2017
Dopo l’approvazione del Consiglio dell’accordo del 28 novembre in conciliazione con il Parlamento europeo sul bilancio 2017, nella seduta della mini-sessione di Bruxelles del 1° dicembre, i deputati europei hanno approvato in via definitiva il bilancio dell’Unione per il 2017 con 438 voti in favore, 194 voti contrari e 7 astensioni. Il Presidente Schulz ha successivamente firmato il bilancio (sua ultima firma, probabilmente), rendendolo esecutivo.
Il Parlamento rivendica di aver ottenuto un maggiore sostegno per ulteriori 500 milioni di euro a favore di progetti per i giovani disoccupati (iniziativa YEI) e ulteriori fondi per incrementare le iniziative più importanti in favore delle PMI (COSME), i progetti per le infrastrutture di trasporto (CEF), la ricerca (Orizzonte 2000) e la mobilità degli studenti (Erasmus+).
Sono stati inoltre aumentati i fondi per le iniziative sui migranti (28 milioni di euro in più per il sostegno a UNRWA per i rifugiati palestinesi, e 3 milioni in più per sostenere i colloqui di pace a Cipro).
Gli importi totali degli stanziamenti d’impegno nel bilancio 2017 ammontano a 157,86 miliardi di euro e 134,49 miliardi in stanziamenti di pagamento.
Proseguono intanto le discussioni sul pacchetto di revisione del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, dove si registra la dichiarazione della Presidenza di turno del Consiglio (Slovenia), che ha promesso “di mobilitare oltre 6 miliardi di euro da destinare alle priorità più importanti” e di puntare a rendere il bilancio più flessibile.
La Commissione presenta la proposta per l’istituzione dell’ETIAS, futuro documento di viaggio per entrare nell’area Schengen
La Commissione ha presentato oggi, 16 novembre 2016, una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio volta a introdurre, a partire dal 2020, un Sistema europeo di autorizzazione e informazione di viaggio per l’ingresso nell’area Schengen.
Si tratterà dell’ETIAS, acronimo inglese di Sistema europeo di informazioni e autorizzazione di viaggio (European Travel Information and Authorisation System), un documento analogo all’ESTA americano di cui si dovranno dotare, prima di attraversare la frontiera esterna, i cittadini di paesi per i quali non è richiesto il visto per l’accesso all’area Schengen. Esso potrà essere richiesto su internet, costerà 5 euro per i soli viaggiatori che abbiano raggiunto la maggiore età, e avrà una durata di 5 anni.
La proposta, annunciata dal Presidente Junker in settembre nel discorso per il 2016 sullo stato dell’Unione, faceva parte delle priorità d'azione individuate nella Tabella di marcia di Bratislava in vista di un rafforzamento della sicurezza interna ed esterna dell’Unione (vedi in questa Rubrica). L’ETIAS mira a consentire infatti, grazie anche al collegamento a una serie di database europei e internazionali, uno screening dei passeggeri in arrivo, per verificare, nel rispetto dei diritti fondamentali e della protezione dei dati personali, il profilo di rischio legato all’ingresso di una persona in area Schengen.
Pubblicata la direttiva sull’ammissione al patrocinio nei procedimenti penali e nel quadro delle procedure di mandato d’arresto europeo
Nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 4 novembre 2016 è stata pubblicata la direttiva (UE) 2016/1919 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2016 sull'ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell'ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell'ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d'arresto europeo.
La direttiva non è diretta ad armonizzare il regime del gratuito patrocinio all'interno degli Stati membri, ma fornisce uno strumento per garantire la tutela urgente dell'assistenza gratuita da parte di un avvocato quantomeno nei confronti delle persone in stato di detenzione o sottoposte a una procedura di mandato di arresto europeo, rinviando sostanzialmente per il resto, in particolare quanto ai requisiti di ammissibilità, ai vigenti regimi nazionali.
Direttiva 2016/1919
Dopo l’adozione delle relative decisioni da parte del Consiglio, il CETA è stato firmato, insieme a uno Strategic Partnership Agreement, da Unione, Canada e Stati membri
A seguito della diversa posizione assunta dal Parlamento della Wallonie, che ha consentito al Governo belga di pronunciarsi a favore (v. in questo Sito), il Consiglio dell’Unione ha adottato il 28 ottobre 2016 con procedura scritta le decisioni di firma e di applicazione provvisoria dell’Accordo di libero scambio tra l'Unione europea e il Canada, noto come CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), nonché una serie di dichiarazioni ad esso attinenti da iscrivere al processo verbale.
Come risulta dalle sue Conclusioni adottate nella stessa data, il Consiglio ha approvato, con la stessa procedura, anche la trasmissione al Parlamento europeo per la necessaria approvazione ai sensi dell’art. 218, par. 6, lett. a), punto v), TFUE, la decisione di conclusione dell’Accordo. In occasione poi del Summit UE-Canada del successivo 30 ottobre, nel corso del quale si è proceduto alla firma del CETA, l’Unione, gli Stati membri e il Canada hanno adottato un c.d. Strumento interpretativo comune che, come specificato in una Dichiarazione congiunta del Summit, esplicita “in a clear and unambiguous manner what certain provisions in CETA mean. This interpretative instrument has legal status and will serve as an authentic interpretation of CETA in the sense of Article 31 of the Vienna Convention on the Law of Treaties”.
Congiuntamente a quelle riguardanti il CETA, il Consiglio ha adottato, sempre il 28 ottobre, una decisione relativa alla firma e all’applicazione provvisoria di un connesso Accordo di partenariato strategico (Strategic partnership agreement), che mira ad approfondire il dialogo politico e la cooperazione tra Unione e Canada e a rafforzare le loro relazioni in settori quali i diritti umani, la pace e la sicurezza internazionale, lo sviluppo sostenibile, la giustizia, e la libertà e la sicurezza.
Il CETA è stato firmato, come proposto (seppur con riserva: vedi questa Rubrica) dalla Commissione il 5 luglio scorso, anche dagli Stati membri in quanto accordo misto.
In attesa della ratifica da parte di tutti gli Stati membri, l’Accordo sarà applicato in via provvisoria dalla sola Unione, e per le sole disposizioni di competenza esclusiva di questa, una volta che il Parlamento europeo avrà dato la sua approvazione alla decisione di conclusione del Consiglio.
Decisione di firma
Decisione di applicazione provvisoria
Dichiarazioni a processo verbale
Dichiarazioni a processo verbale corrigendum
Decisione su Strategic Partnership Agreement
Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. La ratifica da parte dell’Unione apre la strada all’entrata in vigore
Il 5 ottobre 2016 il Consiglio dell’Unione ha adottato formalmente la decisione di conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'Accordo di Parigi adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (decisione (UE) 2016/1841), decisione che è stata pubblicata nella GUUE L 282, del 19 ottobre. Il testo dell’Accordo, che punta a rafforzare la risposta mondiale ai cambiamenti climatici, è stato adottato nel corso della 21a Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015, anche nota come Cop21.
L’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi era fissata nel trentesimo giorno successivo alla data in cui almeno 55 parti dell'UNFCCC (tra i quali ci sono tanto l'Unione, che i suoi Stati membri), che rappresentino un totale stimato di almeno il 55% delle emissioni totali di gas a effetto serra, avessero depositato i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione. Questa soglia è stata superata, grazie alla ratifica dell’Unione e di sette suoi Stati membri, lo stesso 5 ottobre e l’Accordo entrerà in vigore 4 novembre 2016.
Lobbying in sede europea. La Commissione presenta una proposta di accordo interistituzionale al Parlamento e al Consiglio per assicurarne la trasparenza
Il 28 settembre 2016 la Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di accordo interistituzionale, volta a creare un sistema di trasparenza delle attività di lobbismo, sulla base dell’attuale registro per la trasparenza volontario del Parlamento e della Commissione. Ai sensi della proposta, che assoggetterebbe per la prima volta tutte e tre le istituzioni alle stesse norme minime in materia, gli incontri con i responsabili politici delle tre istituzioni sarebbero subordinati alla previa iscrizione nel registro per la trasparenza. Da quando la Commissione ha introdotto questa regola per le sue interazioni con i rappresentanti di interessi nel novembre 2014, le nuove iscrizioni nel registro già esistente sono state circa 4.000.
Proposta di accordo interistituzionale
Guardia di frontiera europea. Pubblicati i regolamenti istituivi
Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 16 settembre 2016, n. L 251, sono stati pubblicati i tre regolamenti approvati il 14 settembre dal Parlamento europeo e dal Consiglio per la creazione del Guardia di frontiera europea. Si tratta del regolamento n. 2016/1624 relativo alla guardia di frontiera e costiera europea, e dei regolamenti n. 2016/1625 e n. 2016/1626, che allineano ai compiti attribuiti alla guardia di frontiera europea i mandati rispettivamente dell’Agenzia e dell’Agenzia, modificandone i relativi regolamenti istitutivi.
Regolamento 2016/1624
Regolamento 2016/1625
Regolamento 2016/1626
Nomina di un membro e di due supplenti italiani del Comitato delle regioni
Il 12 settembre 2016 il Consiglio ha nominato con decisione, adottata su proposta del governo italiano conformemente all’art. 305 TFUE, un membro e due supplenti italiani del Comitato delle regioni, nelle persone di Piero Fassino, membro, e di Andrea Ballarè e Guido Milana, supplenti. Nel caso dei primi due si è trattato, in realtà, di un cambio di mandato, essendo per gli stessi scaduto il mandato di sindaco delle rispettive città (Torino e Novara), sulla base del quale ambedue facevano già parte del Comitato delle regioni.
Decisione 2016/1670
La Commissione presenta le sue proposte formali per la conclusione dell’accordo di libero scambio con il Canada (CETA)
Il 5 luglio 2016 la Commissione europea ha formalmente presentato al Consiglio dell'UE tre proposte di decisione di quest’ultimo relative, rispettivamente, alla firma, all’applicazione provvisoria e alla conclusione dell'accordo di libero scambio tra l'UE e il Canada, noto come CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement).
Al fine di superare le resistenze di molti Stati membri, che rischiavano di ritardarne la procedura di firma e l'applicazione provvisoria, la Commissione ha deciso di proporre il CETA come accordo "misto", nonostante la sua diversa interpretazione giuridica riguardo alla titolarità delle competenze coinvolte dall’Accordo. Ma proprio per questo essa ha tenuto a precisare, in un comunicato stampa che accompagna le tre proposte, che questo suo passo non pregiudica la sua posizione al riguardo, quale espressa nel quadro di una richiesta di parere consultivo (parere 2/15) attualmente all'esame della Corte di giustizia in riferimento alla competenza a concludere un accordo commerciale tra l'Unione europea e Singapore.
Se e quando il Consiglio approverà le prime due proposte di decisione, sarà possibile firmare e applicare in via provvisoria il CETA per le parti di competenza dell’Unione. L’entrata in vigore sarà invece subordinata alla conclusione dell'accordo da parte tanto dell'Unione - attraverso, come previsto dall’art. 218, par. 6, lett. a), punto v), TFUE, l’adozione, previa approvazione del Parlamento europeo, della terza proposta di decisione del Consiglio – che di tutti gli Stati membri in conformità alle rispettive disposizioni nazionali in materia di ratifica di accordi internazionali.
Proposta di firma
Proposta di applicazione provvisoria
Proposta di conclusione
Testo CETA
Pubblicata la decisione di autorizzazione alla cooperazione rafforzata sui regimi patrimoniali delle coppie internazionali
La decisione (UE) 2016/954 del Consiglio, del 9 giugno 2016, che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali delle coppie internazionali (sulla quale si veda questa Rubrica) è stata pubblicata nella GUUE L159 del 16 giugno. Ai precedenti 17 Stati membri richiedenti, si è aggiunto, il 18 marzo scorso, Cipro.
Decisione 2016/954
Verso l’entrata in vigore di un regolamento sulla “libera circolazione” dei certificati pubblici nell’Unione. Il Parlamento approva la posizione in prima lettura del Consiglio
Con l’adozione della relativa risoluzione legislativa, il 9 giugno 2016 il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo a un regolamento che promuove la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell'Unione europea. La decisione segue un accordo informale in trilogo, che ha portato all’approvazione il 10 marzo scorso da parte del Consiglio di una sua posizione in prima lettura, già concordata con il Parlamento, sulla proposta a suo tempo presentata dalla Commissione (COM(2013) 228).
Le nuove norme (sulle quali si veda anche l’allegata sintesi del Servizio Ricerca del Parlamento) metteranno fine alle formalità amministrative, come ad esempio la "legalizzazione" o la certificazione "apostille", necessarie per il riconoscimento in un altro Stato membro dei documenti pubblici, quali ad esempio quelli che attestano lo stato civile, la paternità, la nazionalità e l'assenza di precedenti penali. Per evitare la necessità di ricorrere a traduzioni certificate, ai documenti saranno allegati nuovi moduli UE multilingue.
Per far sì che i cittadini siano completamente consapevoli di queste procedure semplificate e dei nuovi moduli multilingue a disposizione, è previsto che la Commissione e gli Stati membri provvederanno a informare i cittadini delle nuove norme attraverso i propri siti web e il Portale E-Justice.
Una volta pubblicato nella GUUE il regolamento entrerà gradualmente in vigore, per essere applicato interamente nel 2019.
Risoluzione legislativa
Posizione Consiglio
Resa pubblica la decisione della Commissione che dichiara aiuto di Stato incompatibile il tax ruling concesso alla Fiat dal Lussemburgo
Il 9 giugno 2016 la Commissione ha reso pubblica la versione non confidenziale della decisione da essa presa il 21 ottobre dello scorso anno che ha dichiarato i vantaggi fiscali selettivi concessi dal Lussemburgo alla Fiat (Fiat Finance and Trade Ltd) attraverso il meccanismo del c.d. tax ruling, aiuti di Stato illegali e incompatibili e ne ha ordinato il recupero.
In dirittura d’arrivo la cooperazione rafforzata a 17 sui regimi patrimoniali delle coppie internazionali
Con l’approvazione da parte del Parlamento europeo, il 7 giugno 2016, della proposta della Commissione dello scorso 2 marzo (COM(2016) 108) è in dirittura di arrivo, mancandone solo la (scontata) adozione formale da parte del Consiglio ai sensi dell’art. 329, par. 1, TFUE, la decisione di autorizzazione della cooperazione rafforzata nel settore della competenza, della legge applicabile, del riconoscimento e dell'esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali delle coppie internazionali, richiesta tra dicembre 2015 e lo scorso febbraio da 17 Stati membri (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica ceca, Slovenia, Spagna e Svezia). Questa richiesta ha fatto seguito alla constatazione da parte del Consiglio dell’Unione del 3 dicembre 2015 dell’impossibilità di trovare l’unanimità richiesta dall’art. 81, par, 3, TFUE per l’adozione delle due proposte di regolamento del Consiglio presentate dalla Commissione il 16 marzo 2011 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali tra coniugi (COM(2011) 126) e in materia di effetti patrimoniali delle unioni registrate (COM(2011) 127).
Nella stessa data della proposta di decisione di autorizzazione della cooperazione rafforzata, la Commissione ha adottato anche le conseguenti proposte di regolamento (COM(2016) 106 e 107) che, in sostituzione di quelle del 2011 appena citate, disciplineranno la materia per i 17 Stati che hanno richiesto la cooperazione rafforzata. Si ricorda, peraltro, che questi Stati rappresentano il 67% della popolazione dell'Unione e la maggioranza delle coppie internazionali che vivono nell'Unione europea, che sono attualmente circa 16 milioni. Così come si ricorda che nel 2007, su 2,4 milioni di nuovi matrimoni il 13% (310.000) presentava un elemento internazionale. Analogamente, nello stesso anno, su 211.000 unioni registrate nell'Unione 41.000 riguardavano coppie internazionali. A fronte di ciò, i costi indotti da procedimenti giudiziari paralleli in paesi diversi, dalla complessità delle cause e dalle conseguenti spese giudiziali sono stimati a 1,1 miliardi di euro l'anno.
Decisione autorizzazione
Proposta coniugi
Proposta unioni registrate
Raccomandazione del Consiglio sulla prosecuzione dei controlli temporanei a talune frontiere interne
Il 12 maggio 2016 il Consiglio ha adottato, sulla base dell’art. 29 del Codice frontiere Schengen, una decisione di esecuzione recante una raccomandazione che consente la prosecuzione di un controllo temporaneo alla frontiera interna in circostanze eccezionali. La raccomandazione autorizza il mantenimento dei controlli di frontiera temporanei proporzionati per un periodo massimo di sei mesi alle frontiere interne tra Austria e Ungheria, tra Germania e Austria, tra Danimarca e Germania, in Svezia nei porti della regione meridionale e occidentale e al ponte di Öresund, in Norvegia nei porti da cui partono traghetti diretti alla Danimarca, alla Germania e alla Svezia. Non sono stati per contro autorizzati controlli alla frontiera del Brennero tra Austria e Italia (secondo fonti di stampa Vienna, sostenuta dalla Germania, avrebbe chiesto che nel testo della proroga venisse inserita una formula che permettesse l'applicazione di nuovi controlli, se necessario, anche ad altre frontiere, in particolare quella con l’Italia senza dover seguire tutta la procedura preventiva prevista da Schengen).
Grecia e Slovenia hanno votato contro facendo iscrivere a verbale due dichiarazioni, mentre la Bulgaria si è astenuta.
Dichiarazioni Grecia e Slovenia
Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol): adottato il nuovo regolamento istitutivo
L’11 maggio 2016 è stato emesso il regolamento (UE) 2016/794 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol), abrogando le precedenti decisioni in materia.
Com'è noto, Europol era stata in realtà già istituita dalla decisione 2009/371/GAI del Consiglio come entità dell'Unione diretta a sostenere e potenziare l'azione delle autorità competenti degli Stati membri e la loro cooperazione reciproca per prevenire e combattere la criminalità organizzata, il terrorismo e altre forme gravi di criminalità che interessano due o più Stati membri. L'attuale regolamento fa seguito invece alle previsioni del Trattato di Lisbona e del nuovo TFUE, il cui art. 88 TFUE costituisce la nuova base giuridica in materia, disponendo che la disciplina applicabile a Europol debba essere stabilita mediante regolamento adottato secondo la procedura legislativa ordinaria.
regolamento 2016/794
Condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio: emanata la direttiva (UE) 2016/801
L’11 maggio 2016 è stata emanata la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi, e collocamento alla pari.
La direttiva mira a offrire un quadro giuridico coerente per le diverse categorie di cittadini di paesi terzi che giungono nell'Unione, nonché a favorire i contatti interpersonali e la mobilità, in quanto elementi essenziali della politica esterna dell'Unione, specialmente nei confronti dei paesi cui si applica la politica europea di vicinato e dei partner strategici dell'Unione. Essa stabilisce dunque le condizioni di ingresso e soggiorno nel territorio degli Stati membri per un periodo superiore a 90 giorni e i diritti di cittadini di paesi terzi nonché, eventualmente, dei loro familiari, per i motivi sopra indicati nonché le condizioni di ingresso e soggiorno e i diritti dei ricercatori e degli studenti in Stati membri diversi dallo Stato membro che per primo rilascia al cittadino di un paese terzo un'autorizzazione sulla base della presente direttiva.
Direttiva 2016/801
Trattamento dei dati personali: il regolamento 2016/679 e la direttiva (UE) 2016/680 del 27 aprile 2016
In data 27 aprile 2016 sono stati emanati due atti legislativi, un regolamento e una direttiva, in materia di trattamento dei dati personali.
Il primo è volto ad assicurare un’applicazione coerente e omogenea delle norme sulla protezione e alla libera circolazione dei dati personali in tutta l'Unione, e che abroga la direttiva 95/46/CE. Gli Stati membri hanno due anni di tempo per conformare la legislazione nazionale alle disposizioni del regolamento, che attribuisce inoltre alla Commissione europea il potere di adottare atti delegati e di esecuzione al fine di rendere operativa la disciplina e lascia al legislatore nazionale la possibilità di introdurre, in determinate circostanze, norme nazionali ad hoc.
Strettamente correlato ad esso è la direttiva (UE) 2016/680, che mira a disciplinare il trattamento da parte della autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, che a sua volta abroga la decisione quadro 2008/977/GAI.
Uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi: la direttiva (UE) 2016/681
In data 27 aprile 2016 è stata pubblicata la direttiva (UE) 2016/681 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi, che disciplina il trasferimento dei dati PNR dei passeggeri di voli internazionali dalle compagnie aeree agli Stati membri, nonché il trattamento di tali dati da parte delle autorità competenti. A tal riguardo, la direttiva stabilisce che i dati PNR raccolti possono essere trattati soltanto a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi.
I vettori aerei saranno dunque obbligati a fornire alle autorità degli Stati membri i dati PNR per i voli in arrivo o in partenza dall'UE, mentre gli Stati membri potranno raccogliere i dati PNR in relazione a voli intra UE selezionati. Occorre a tal riguardo rilevare che gli Stati membri hanno dichiarato che entro la data di recepimento della direttiva si avvarranno pienamente della possibilità di cui all'articolo 2 di comprendere anche i voli intra UE selezionati (si veda la dichiarazione del Consiglio allegata). Ogni Stato membro sarà inoltre tenuto a istituire una cosiddetta “unità d'informazione sui passeggeri”, che riceverà i dati PNR dai vettori aerei.
La nuova disciplina regola inoltre le finalità per cui i dati PNR possono essere trattati nel contesto delle attività di contrasto, lo scambio di tali dati fra gli Stati membri e fra Stati membri e paesi terzi, la conservazione, i protocolli e formati dei dati comuni per il trasferimento dei dati PNR dai vettori aerei alle unità d'informazione sui passeggeri, nonché le salvaguardie forti per quanto concerne la protezione della vita privata e dei dati personali, compreso il ruolo delle autorità nazionali di vigilanza e la nomina obbligatoria di un responsabile della protezione dei dati in ogni unità d'informazione sui passeggeri.
direttiva 2016/681
dichiarazione Consiglio
Verso la riforma del Sistema comune europeo d’asilo. Le proposte della Commissione
Dando seguito alle richieste del Consiglio europeo del 18-19 febbraio 2016 e alla risoluzione del Parlamento europeo del 12 aprile 2016 (2015/2095(INI)), la Commissione ha pubblicato il 4 maggio 2016 il primo pacchetto di provvedimenti di riforma del Sistema comune europeo d’asilo (CEAS). Si tratta di tre proposte di regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio riguardanti rispettivamente la nuova Agenzia europea per il sostegno all’asilo, la riforma del sistema di Dublino e quella del sistema EURODAC, che puntano a realizzare progressivamente un sistema comune d’asilo basato sui principi dei responsabilità e di solidarietà (Comunicazione della Commissione su Riformare il Sistema comune europeo d’asilo e potenziare le vie d’accesso legali all’Europa (COM(2016) 197 final).
La prima proposta (COM(2016) 270 final), basata sull’art. 78, par. 2, TFUE, prospetta la rifusione del regolamento 604/2013, c.d. Dublino III, allo scopo di una più efficace gestione di situazioni di afflusso massiccio di profughi sulla base di una maggiore solidarietà e di un’equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri. A questo fine è previsto un nuovo sistema di ripartizione delle domande di asilo per mezzo di un meccanismo correttivo basato su una chiave di distribuzione.
La proposta di rifusione del regolamento EURODAC (COM(2016) 272 final) è invece rivolta ad adeguare il sistema ai cambiamenti del meccanismo Dublino. È inoltre previsto l’ampliamento del campo di azione di EURODAC ai fini dell’identificazione di cittadini di paesi terzi in situazione irregolare nell’UE allo scopo sia di controllare efficacemente gli ingressi irregolari alle frontiere esterne e i movimenti successivi sia di utilizzare queste informazioni per favorire il rimpatrio dei migranti in posizione irregolare.
La terza proposta (COM(2016) 271 final) riguarda infine la creazione di un’Agenzia europea per l’asilo destinata a sostituire l’attuale Ufficio europeo per l’asilo (EASO). Il futuro regolamento conferirà all’Agenzia un mandato più forte e un ruolo operativo rafforzato. Essa sarà tra l’altro responsabile, in stretta cooperazione con la Commissione, di uno specifico meccanismo di valutazione per monitorare l’osservanza da parte degli Stati membri delle norme in materia di asilo.
Allegato Proposta 3
L’Unione europea e la lotta contro il terrorismo. Il Consiglio GAI adotta un orientamento comune sulla proposta di direttiva della Commissione, in vista del negoziato con il Parlamento europeo
L'11 marzo 2016 il Consiglio “Giustizia e Affari interni” ha approvato un “orientamento generale” circa la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI sulla lotta contro il terrorismo, proposta adottata dalla Commissione il 2 dicembre 2015 (COM(2015) 625 final, che si allega) nel contesto della rinnovata strategia di sicurezza interna dell'Unione in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.
Con il suo ’“orientamento generale” il Consiglio ha concordato un testo modificato della proposta, che costituirà la base per il negoziato con il Parlamento europeo, nel quadro della prima lettura della procedura legislativa ordinaria la sua posizione negoziale riguardo alla proposta di direttiva sulla lotta contro il terrorismo.
Con la sua proposta la Commissione ha mirato a rafforzare il quadro giuridico dell'Unione europea per la prevenzione degli attentati terroristici. A questo fine la proposta qualifica come reato:
i viaggi a fini terroristici, per contrastare il fenomeno dei combattenti terroristi stranieri (i c.d. foreign fighters);
il finanziamento, l'organizzazione e la facilitazione di tali viaggi, anche mediante sostegno logistico e materiale, fornitura di armi da fuoco ed esplosivi, alloggio, mezzi di trasporto, servizi, capitali e beni;
la partecipazione ad un addestramento a fini terroristici, anche prevedendo la possibilità di indagare e perseguire le attività di addestramento che possono portare a commettere reati terroristici;
la fornitura di fondi da utilizzare per commettere reati di terrorismo e reati riconducibili a gruppi terroristici o ad attività terroristiche.
Una volta adottata, inoltre, la direttiva integrerà la normativa vigente in materia di diritti delle vittime del terrorismo.
Orientamento comune
Presunzione d’innocenza e partecipazione al processo penale. L’Unione europea adotta una direttiva legislativa in materia
Nel quadro del rafforzamento del principio della presunzione d’innocenza e del diritto a un equo processo nei procedimenti penali, sanciti negli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea il 9 marzo 2016 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la direttiva legislativa (UE) 2016/343 sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali.
Tribunale dell’Unione europea. 7 nuovi giudici entrano in funzione, nel quadro della riforma del Tribunale
Il 13 aprile 2016, sette nuovi giudici del Tribunale dell’Unione europea hanno prestato giuramento nel corso di un’udienza solenne della Corte di giustizia, e hanno quindi assunto le loro funzioni.
L’entrata in funzione di questi sette nuovi giudici segna la prima fase dell’attuazione della riforma dell’architettura giurisdizionale della Corte di giustizia dell’Unione europea, decisa con regolamento (UE, Euratom) n. 2015/2422 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2015, recante modifica del Protocollo n. 3 sullo Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea (v. già in questa rubrica). La riforma prevede un raddoppio del numero dei giudici del Tribunale da realizzare in tre tappe, la seconda delle quali consisterà nello scioglimento del Tribunale della funzione pubblica dell’Unione europea (il quale, peraltro, nel corso dell’udienza del 13 aprile ha visto tre suoi giudici, di cui due di nuova nomina, prestare ugualmente giuramento), con il contestuale trasferimento al Tribunale dell’Unione dei sette posti di giudice di cui è composto e della competenza a decidere in primo grado sulle controversie in materia di funzione pubblica europea. La terza tappa si avrà, con il completamento del raddoppio del numero dei giudici del Tribunale, il 1° settembre 2019.
I sette nuovi giudici del Tribunale erano stati nominati il precedente 23 marzo (decisione (UE, Euratom) 2016/484 dei rappresentanti dei governi degli Stati membri), contestualmente alla nomina, nel quadro dell’ordinario rinnovo periodico, di altri otto giudici (decisione (UE, Euratom) 2016/485 dei rappresentanti dei governi degli Stati membri). Il giorno precedente si era invece avuta la decisione di nomina dei tre giudici di cui sopra del Tribunale della funzione pubblica (decisione (UE, Euratom) 2016/454 del Consiglio del 22 marzo 2016).
Decisione 2016/484
Decisione 2016/485
Decisione 2016/454
Brexit. I capi di Stato o di governo riuniti in sede di Consiglio europeo approvano il pacchetto Tusk
Il 19 febbraio 2016 i capi di Stato o di governo dei Paesi membri, riuniti in sede di Consiglio hanno approvato, con alcune modifiche, il pacchetto di proposte per la definizione di una nuova posizione del Regno Unito nell’Unione europea, presentato il 2 febbraio dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk (vedine il testo originario in questa Rubrica).
Decisione capi di Stato o di governo
Schengen ed emergenza migranti. Raccomandazione del Consiglio alla Grecia sulle misure da prendere per porre rimedio alle carenze riscontrate nel controllo delle frontiere esterne
A seguito della relazione di valutazione Schengen sulla Grecia approvata dalla Commissione il 27 gennaio 2016 e della conseguente proposta da essa presentata ai sensi dell’art. 15 del regolamento (UE) n. 1053/2013 del Consiglio, del 7 ottobre 2013, che istituisce un meccanismo di valutazione e di controllo per verificare l’applicazione dell’acquis di Schengen, il Consiglio ha adottato, il 12 febbraio, una raccomandazione che individua gravi carenze nello svolgimento del controllo alle frontiere esterne dell’Unione da parte della Grecia e indica i provvedimenti correttivi che essa dovrebbe adottare per colmare tali carenze.
Si ricorda che se dopo tre mesi le carenze gravi persistono, la Commissione può attivare l’applicazione della procedura di cui all’articolo 26 del Codice frontiere Schengen. Ai sensi di questo il Consiglio può, a maggioranza qualificata e su proposta della Commissione, raccomandare a uno o più Stati membri, come extrema ratio e come misura volta a proteggere gli interessi comuni nello spazio Schengen, di ripristinare i controlli di frontiera in tutte le rispettive frontiere interne o in parti specifiche delle stesse. I controlli possono essere ripristinati per un periodo massimo di sei mesi. Tale periodo può essere prorogato per altri sei mesi, fino a una durata massima di due anni.
Raccomandazione Consiglio
Nuova ripartizione del traffico aereo negli aeroporti milanesi. La Commissione boccia provvedimento italiano
Con una decisione di esecuzione (2015/2415/UE del 17 dicembre 2015) presa sulla base dell’art. 19, par. 3, del regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità, la Commissione ha negato l’approvazione delle modifiche apportate dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti con un decreto del 1° ottobre 2014, n. 395, al piano di ripartizione del traffico aereo sul sistema aeroportuale milanese, per non avere, le autorità italiane, consultato tutte le parti interessate prima di emendare le norme vigenti di distribuzione di tale traffico, come richiesto dall’art. 19, par. 2, del regolamento sopra citato.
Decisione d'esecuzione 2015/2415
Verso il raddoppio dei membri del Tribunale dell’Unione europea. Adottate le necessarie modifiche dello Statuto della Corte di giustizia
Dando attuazione all’accordo politico raggiunto sotto presidenza italiana (vedilo in questa rubrica) in merito al raddoppio del numero dei giudici del Tribunale dell’Unione europea (anche) mediante l’integrazione dei sette membri dell’attuale Tribunale della funzione pubblica, che viene così soppresso, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un regolamento (2015/2422/UE del 16 dicembre 2015), che modifica le norme pertinenti del Protocollo n. 3, allegato ai Trattati, sullo Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea. Contestualmente, il Parlamento e il Consiglio hanno concordato su una Dichiarazione congiunta che esorta gli Stati membri a rispettare per quanto possibile, nella nomina dei due futuri giudici del Tribunale spettanti a ciascuno di loro, la parità di genere.
Dichiarazione gender
Ancora in materia di cooperazione amministrativa europea nel settore fiscale. Una direttiva della Commissione interviene nuovamente sullo scambio di informazioni tra Stati membri
Per garantire il corretto funzionamento del nuovo quadro giuridico creato dalla direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale (poi modificata dalla direttiva 2014/107/UE del 9 dicembre 2014 e dalla direttiva 2015/2376/UE dell'8 dicembre 2015, sopra in questa rubrica), che prevede determinate norme sui formulari e formati elettronici tipo, nonché modalità pratiche sullo scambio di informazioni tra Stati membri da definire mediante atti di esecuzione, la Commissione ha adottato, il 15 dicembre 2015, il regolamento di esecuzione (UE) 2015/2378, recante talune modalità di applicazione della direttiva 2011/16/UE del Consiglio relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga il regolamento di esecuzione (UE) n.1156/2012.
regolamento d'esecuzione 1156/2012
Appalti pubblici. La Commissione adotta tre regolamenti sulle soglie di applicazione
Il 15 dicembre 2015 la Commissione ha adottato tre regolamenti volti ad allineare le soglie di applicazione in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti previste dalle direttive rilevanti. I tre regolamenti riguardano rispettivamente gli appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza (regolamento 2015/2340/UE), gli appalti degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali (regolamento 2015/2341/UE), e degli appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori diversi dalla difesa e dalla sicurezza (regolamento 2015/2342/UE).
regolamento 2015/2340
regolamento 2015/2341
regolamento 2015/2342
Guardia di frontiera europea. Il Consiglio approva il mandato per il negoziato in prima lettura con il Parlamento europeo
Il 6 aprile 2016 il Coreper ha approvato, a nome del Consiglio, la sua posizione di negoziato sulla proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio relativo alla guardia di frontiera europea, presentata dalla Commissione il 15 dicembre 2015 (COM(2015) 671 final). Sulla base di tale mandato, la presidenza di turno del Consiglio avvierà negoziati con il Parlamento europeo non appena quest'ultimo avrà adottato la sua posizione.
La proposta ha per oggetto la creazione di un corpo europeo di guardie di frontiera, ivi inclusa una guardia costiera dell’Unione.
Esso consterà di un'agenzia europea della guardia di frontiera (l'attuale agenzia Frontex con compiti ampliati) e di autorità nazionali competenti per la gestione delle frontiere. La nuova agenzia concentrerebbe le proprie attività sull'elaborazione di una strategia operativa per la gestione europea integrata delle frontiere e sull'assistenza, nell'attuazione della medesima, di tutti gli Stati membri interessati.
Al fine di migliorare le funzioni della guardia costiera europea, si prevede una maggiore cooperazione tra le agenzie competenti sui diversi aspetti della materia. Per tale motivo i mandati dell'Agenzia europea di controllo della pesca e dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima saranno allineati alla nuova guardia di frontiera europea. Pertanto il Coreper ha approvato anche le sue posizioni di negoziato sulle due relative proposte di modifica dei regolamenti istitutivi delle due agenzie.
La presidenza di turno del Consiglio ha intenzione di raggiungere un accordo politico prima della scadenza del suo mandato, come richiesto dal Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio 2016.
Agenzia europea della pesca
Accordo interistituzionale “Legiferare meglio”. Il Parlamento europeo dà l’approvazione definitiva al nuovo Accordo
Dopo il via libera del 15 dicembre 2015 di Consiglio e Commissione (vedilo in questa Rubrica), il 9 marzo 2016 anche il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Accordo interistituzionale "Legiferare meglio", che è entrato così definitivamente in vigore il 13 aprile. In questa stessa data, Parlamento europeo e Commissione hanno formulato una Dichiarazione congiunta in merito a tale Accordo.
Dichiarazione PE Commissione
Verso un nuovo Accordo interistituzionale “Legiferare meglio”. Consiglio e Commissione danno il via libera.
Il 15 dicembre 2015 il Consiglio e la Commissione hanno dato il rispettivo via libera all’Accordo interistituzionale "Legiferare meglio", che, una volta messo a punto dai giuristi-linguisti e approvato anche dal Parlamento europeo, dovrà essere adottato formalmente dalle tre istituzioni conformemente alle rispettive procedure interne, per essere poi firmato dai presidenti delle tre istituzioni ed entrare contestualmente in vigore.
L'Accordo interistituzionale mira a garantire che la legislazione dell'Unione si concentri sui settori in cui apporta il massimo valore aggiunto ai cittadini europei, e che gli atti legislativi siano semplici e chiari. L'obiettivo principale è perciò di evitare l'inflazione normativa e di ridurre gli oneri amministrativi per i cittadini e le imprese, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI).
A questi fini l'Accordo prevede innanzitutto una cooperazione più stretta tra le istituzioni, in particolare nell'ambito della programmazione legislativa. In particolare, la Commissione consulterà sia il Consiglio che il Parlamento prima di adottare il proprio programma di lavoro annuale e terrà conto del loro parere. Dopodiché, sulla scorta di tale programma di lavoro annuale, le tre istituzioni identificheranno priorità legislative comuni per l'anno successivo. Inoltre, al fine di agevolare la pianificazione a lungo termine, l'accordo prevede che alla nomina di una nuova Commissione tutte e tre le istituzioni procedano a uno scambio di opinioni sui loro obiettivi strategici principali per il nuovo mandato.
Nell'ambito invece del processo teso al miglioramento della qualità degli atti legislativi dell'Unione saranno rafforzate le valutazioni d'impatto delle nuove iniziative, garantendo nel contempo una maggiore trasparenza e consultazione pubblica nel corso dell'iter legislativo. Le valutazioni d’impatto della Commissione terranno maggiormente conto dell'impatto che i nuovi atti legislativi hanno sulla competitività, in particolare per quanto concerne le PMI, nonché dell’eventuale costo dell'inazione a livello dell'Unione. Mentre, quanto a loro, il Consiglio e il Parlamento hanno convenuto di effettuare valutazioni d'impatto delle modifiche sostanziali alle proposte della Commissione se lo ritengono opportuno e necessario per l'iter legislativo.
L'Accordo prevede infine più consultazioni di esperti da parte della Commissione prima dell'adozione di atti delegati, inclusa una consultazione sistematica degli esperti designati dagli Stati membri.
Agenzia europea della difesa. Rifusione dello statuto.
Con la decisione 2015/1835/PESC del 12 ottobre 2015, il Consiglio ha proceduto alla rifusione delle regole che disciplinano lo statuto, la sede e le modalità di funzionamento dell’Agenzia europea della difesa, prevista dagli artt. 42, par. 3, e 45 TUE e istituita a suo tempo dall’azione comune 2004/551/PESC dello stesso Consiglio.
Decisione Agenzia europea difesa
Controlli sulle esportazioni di armi da parte di paesi terzi. Una decisione del Consiglio del 10 dicembre 2015
Il 10 dicembre 2015 il Consiglio ha adottato la decisione (PESC) 2015/2309 relativa alla promozione dell'efficacia dei controlli sulle esportazioni di armi da parte di paesi non appartenenti all'UE. Quale agenzia esecutiva delle attività dell’Unione ai sensi di tale decisione è stata incaricato l’Ufficio federale tedesco per l’economia e il controllo delle esportazioni (BAFA), il quale opera già, ai sensi della decisione 2013/768/PESC, come agenzia esecutiva dei progetti a sostegno dell’effettiva attuazione da parte dell’Unione del trattato sul commercio delle armi nell’ambito della Strategia europea in materia di sicurezza (GU L 341 del 18 dicembre 2013, p. 56), ed è responsabile dell’esecuzione tecnica delle decisioni 2009/1012/PESC del 22 dicembre 2009 (relativa al sostegno delle attività dell’Unione europea volte a promuovere il controllo delle esportazioni di armi e i principi e i criteri della posizione comune 2008/944/PESC tra i paesi terzi) e 2012/711/PESC del 19 novembre 2012 (relativa al sostegno alle attività dell'Unione volte a promuovere tra i paesi terzi il controllo delle esportazioni di armi e i principi e i criteri della posizione comune 2008/944/PESC), adottate dal Consiglio nel quadro dell’azione comune 2008/230/PESC del 17 marzo 2008, relativa al sostegno delle attività dell’Unione europea volte a promuovere il controllo delle esportazioni di armi e i principi e i criteri del codice di condotta dell’Unione per le esportazioni di armi tra i paesi terzi.
Decisione controlli esportazioni armi
Aggiornamento dei dati relativi alla popolazione dell’Unione e degli Stati membri ai fini della maggioranza qualificata. Il Consiglio adatta il suo Regolamento interno
Secondo quanto previsto dall’art. 11, par. 6 del suo Regolamento interno, il Consiglio ha proceduto l’8 dicembre 2015, con la decisione (UE, Euratom) 2015/2393, al periodico aggiornamento delle cifre, contenute nell’Allegato III dello stesso Regolamento, della popolazione dell’Unione e della popolazione di ciascuno Stato membro da usare per il calcolo della maggioranza qualificata in seno al Consiglio.
Aggiornamento popolazione Stati membri
Cooperazione amministrativa europea nel settore fiscale. Una direttiva del Consiglio interviene sui ruling fiscali transfrontalieri
Nel quadro di una serie di iniziative volte a prevenire l'elusione dell'imposta sulle società, l'8 dicembre 2015 il Consiglio ha adottato una direttiva volta a migliorare la trasparenza dei ruling fiscali che gli Stati membri forniscono in casi specifici alle imprese in merito alle modalità con cui sarà trattata la tassazione (direttiva 2015/2376/UE, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale). In particolare, la direttiva impone agli Stati membri lo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali preventivi transfrontalieri, nonché sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento. Gli Stati membri che ricevono tali informazioni potranno richiedere informazioni aggiuntive, se del caso. Dal canto suo, la Commissione sarà in grado di sviluppare un repertorio centrale sicuro in cui archiviare le informazioni scambiate. Il repertorio sarà accessibile a tutti gli Stati membri e alla Commissione, nella misura in cui ciò sia necessario per monitorare la corretta attuazione della direttiva.
Direttiva ruling fiscali
Archivi storici dell’Unione europea. La Corte di giustizia deposita i propri presso l’Istituto universitario europeo
Il 7 dicembre 2015 è stata pubblicata in GUUE (C 406, p. 2) una decisione del 10 giugno 2014 con cui la Corte di giustizia ha disposto il trasferimento per deposito dei propri archivi storici presso l’Istituto universitario europeo di Firenze. La decisione precisa che la responsabilità e le condizioni finanziarie che regolano il deposito, la digitalizzazione, le spese di trasporto e di versamento degli archivi sono contenuti in un accordo stipulato tra la stessa Corte e l’Istituto.
Archivi storici Corte
Uso della lingua irlandese da parte delle istituzioni dell’Unione. Un nuovo prolungamento della deroga
Con il regolamento (UE, Euratom) 2015/2264 del 3 dicembre 2015 il Consiglio ha prorogato per ulteriori cinque anni, a decorrere dal 1° gennaio 2017, la deroga all’obbligo di tradurre tutti gli atti dell’Unione europea nella lingua irlandese, decisa contestualmente al conferimento a tale lingua, con il regolamento (CE) n. 920/2005, dello status di lingua ufficiale e di lingua di lavoro delle istituzioni dell’Unione.
Partiti politici europei. La Commissione ne disciplina il Registro ufficiale
Con un regolamento delegato (2015/2401/UE, del 2 ottobre 2015) adottato in attuazione del regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014 del 22 ottobre 2014, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, la Commissione ha definito il contenuto e il funzionamento del registro dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, istituito dal regolamento di base. Il Registro, che sarà gestito da un’Autorità omonima, fungerà da repertorio dei dati, delle informazioni e dei documenti presentati contestualmente alle domande di registrazione quale partito politico europeo o fondazione politica europea, così come di ogni dato, informazione e documento successivo presentato da un partito politico europeo e da una fondazione politica europea ai sensi del regolamento delegato.
Registro partiti politici europei
Una nuova codificazione delle procedure di notifica delle regole tecniche
Con la direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015 (GUUE L 241 del 17 settembre 2015), l’Unione ha proceduto per la seconda volta ( si veda in precedenza la direttiva 98/34/CE) alla codificazione ufficiale delle regole, originariamente poste con la “capostipite” direttiva 83/189/CEE, che governano le procedure d’informazione della Commissione (e attraverso essa gli altri Stati membri) cui sono soggette le norme, le regolamentazioni tecniche e le regole dei servizi della società dell'informazione al fine di eliminare o ridurre gli ostacoli alla libera circolazione delle merci che possono risultare dall'adozione di regolamentazioni nazionali tecniche diverse, favorendo la trasparenza delle iniziative nazionali nei confronti della Commissione europea, degli organismi di normazione e degli altri Stati membri.
Direttiva 2015/1535
Tribunale dell’Unione europea. Nuove norme pratiche di esecuzione del Regolamento di procedura
Come previsto dall’art. 224 del suo nuovo Regolamento di procedura, il Tribunale dell’Unione europea ha proceduto all’adozione di una serie di nuove norme pratiche di esecuzione, che tengono conto delle novità sopravvenute rispetto al precedente Regolamento di procedura.
Ammissione a gratuito patrocinio
Riforma dell’Atto elettorale europeo. Proposta del Parlamento europeo al Consiglio
Sulla base di un progetto di relazione affidato a Danuta Hübner e a Jo Leinen, il Parlamento europeo ha approvato il 1° novembre 2015 una risoluzione sulla riforma della legge elettorale dell'Unione europea (2015/2035(INL)), accompagnata dalla proposta di decisione del Consiglio che lo stesso Parlamento è competente a presentare al Consiglio a questo fine ai sensi dell’art. 223, par. 1 TFUE.
Le modifiche dell’Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom, che il Parlamento propone, riguardano vari aspetti, tra i quali merita di segnalare quelli riguardanti l’incompatibilità della carica di deputato europeo con quella di membro di un parlamento regionale o di un'assemblea regionale dotata di competenze legislative; il riconoscimento dell’elettorato attivo ai cittadini dell'Unione che vivono o lavorano in un paese terzo; la fissazione di un termine comune per la designazione dei capilista da parte dei partiti politici europei, corrispondente a 12 settimane prima delle elezioni europee, in modo da consentire la presentazione dei rispettivi programmi elettorali, l'organizzazione di dibattiti politici tra i candidati e il lancio di campagne elettorali a livello dell'Unione; e l’introduzione di una soglia obbligatoria, compresa tra il 3% e il 5%, per l'attribuzione dei seggi negli Stati membri a circoscrizione unica e nelle circoscrizioni in cui è utilizzato il sistema di lista e che comprendono più di 26 seggi. Oltre a queste modifiche formali dell’Atto del 1976, la risoluzione raccomanda inoltre agli Stati membri alcune iniziative comuni, quali la promozione dell’equilibrio di genere nelle liste elettorali; l’autorizzazione del voto per corrispondenza, elettronico e via internet al fine di aumentare la partecipazione di tutti i cittadini e l’estensione dell’elettorato attivo in tutta l’Unione ai sedicenni.
Proposta PE legge elettorale europea
Tutela brevettuale unitaria. L’Italia aderisce alla cooperazione rafforzata
A seguito della richiesta formale di adesione pervenuta dal governo italiano, la Commissione ha confermato, con decisione 2015/1753 del 30 settembre 2015, la partecipazione dell’Italia alla cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria. Il nostro Paese diventa così il ventiseiesimo Stato membro parte della cooperazione rafforzata, diventando destinatario del regolamento n. 1257/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2012, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria (GU L 361 del 31 dicembre 2012, p. 1) e del regolamento n. 1260/2012/UE del Consiglio, del 17 dicembre 2012, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria con riferimento al regime di traduzione applicabile (GU L 361 del 31 dicembre 2012, p. 89). I due regolamenti avranno applicazione dalla data di entrata in vigore dell’Accordo su un tribunale unificato dei brevetti, che richiede 13 ratifiche (per aggiornamenti sullo stato delle ratifiche si veda il sito del Consiglio a ciò dedicato). Intanto il 1° ottobre 2015 è stato aperto alla firma il Protocollo sull’applicazione provvisoria dell’Accordo.
Decisione 2015/1753
Nomina di otto giudici e tre avvocati generali della Corte di giustizia (1° aprile 2015)
Il 1º aprile scorso i rappresentanti dei governi degli Stati membri hanno nominato, con la decisione allegata, otto giudici e tre avvocati generali della Corte di giustizia dell'Unione europea. In particolare, sono stati rinnovati nella loro carica per un ulteriore periodo di sei anni (7 ottobre 2015 - 6 ottobre 2021) i giudici Marek Safjan (Polonia), François Biltgen (Lussemburgo), Siniša Rodin (Croazia), Allan Rosas (Finlandia), Küllike Jürimäe (Estonia), Daniel Šváby (Slovacchia), Endre Juhász (Ungheria), Lars Bay Larsen (Danimarca) e gli avvocati generali Eleanor Sharpston (Regno Unito) e Juliane Kokott (Germania). I rappresentanti dei governi degli Stati membri hanno inoltre nominato Henrik Saugmandsgaard Øe (Danimarca) avvocato generale per lo stesso periodo di sei anni. Si ricorda che la Corte di giustizia è attualmente composta da 28 giudici e nove avvocati generali. Il numero degli avvocati generali sarà portato a 11 entro il 7 ottobre 2015. Ogni tre anni ha luogo un rinnovo parziale dei giudici e degli avvocati generali. Il mandato di 14 giudici e quattro avvocati generali scade il 6 ottobre 2015. Il mandato di due giudici (Belgio e Spagna) è già stato rinnovato il 24 settembre 2014 in vista del rinnovo parziale da attuare nel 2015. Ciò implica che quattro giudici e tre avvocati generali devono ancora essere nominati entro il 7 ottobre 2015.
Decisione (UE, Euratom) 2015/578
Tribunale dell’Unione europea. Regolamento di procedura. Adozione del nuovo Regolamento il 4 marzo 2015
Dopo che il 10 febbraio 2015, sulla base del lavoro fatto sotto presidenza italiana, il Consiglio aveva dato la sua approvazione, ai sensi dell’art. 254, co. 5, TFUE, al progetto presentato il 14 marzo 2014 dal Tribunale dell’Unione di concerto con la Corte di giustizia, in data 4 marzo 2015 è stato adottato il nuovo Regolamento di procedura del Tribunale (GUUE L 105 del 23 aprile 2015, p. 1 ss.) che entra in vigore a partire dal 1°luglio. Esso sostituisce integralmente il precedente Regolamento del 1991, adottato poco dopo la creazione del Tribunale e più volte modificato nel corso degli anni. Il nuovo Regolamento entrerà in vigore il prossimo 1° luglio (ovvero il primo giorno del terzo mese successivo a quello della sua pubblicazione in GUUE), per consentire, come previsto dal suo art. 224, l’adozione da parte dello stesso Tribunale, con atto separato, di una serie di norme pratiche di esecuzione, quali delle nuove istruzioni al Cancelliere e delle nuove istruzioni pratiche alle parti, che tengano conto delle novità sopravvenute rispetto al precedente Regolamento di procedura. Inoltre, l’art. 105, concernente il trattamento di informazioni o atti che interessano la sicurezza dell’Unione o quella di uno o più dei suoi Stati membri o le loro relazioni internazionali, avrà effettiva applicazione solo dopo che il Tribunale avrà determinato, con apposita decisione, le norme di sicurezza ai fini della tutela delle informazioni o degli atti di cui sopra.