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Timestamp: 2018-10-16 17:18:11+00:00
Document Index: 151959118

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Docente condannato ad 1 mese di reclusione per una manata data ad un alunno. – Noi Radiomobile™
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(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 25 gennaio 2017, n. 3801)
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato quella emessa dal Tribunale di Palmi il 02/12/2013 con la quale F. T. è stato condannato alla pena di un mese di reclusione, oltre alle statuizioni in favore della parte civile costituita, perché ritenuto responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione e di disciplina (art. 571 cod. pen.) in danno di allievi a lui affidati, frequentatori di un istituto di pubblica istruzione sito in Palmi (Re).
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, che con i primi due motivi di ricorso, ripercorrendo le cadenze argomentative dell’atto di appello, si duole che la sentenza impugnata abbia considerato in via esclusiva uno degli episodi contestati a titolo di abuso (la ‘manata’ inferta all’allievo A. F.), trascurando gli altri e omettendo in tal modo di confrontarsi con i fatti specifici in addebito nonché con il problema della sussistenza degli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 571 cod. pen. e in particolare del presupposto del ‘pericolo di malattia’.
1. Il ricorso si rivela complessivamente generico oltre che manifestamente infondato nel merito e come tale deve essere dichiarato inammissibile.
2. L’atto di appello si appuntava, infatti, quasi esclusivamente (pagg. 2-5 sulle sette in totale) sull’episodio della ‘manata’ inferta al minore A. F., così che, soffermandosi su di esso, la Corte territoriale ha assolto all’obbligo di affrontare gli specifici punti della decisione oggetto del gravame (art. 597, comma 1 cod. proc. pen.), del che ora il ricorrente non può affatto dolersi.
Ed inoltre ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 571 cod. pen. “il pericolo di una malattia fisica o psichica non deve essere accertato necessariamente attraverso una perizia medico – legale, ma può essere desunto anche dalla natura stessa dell’abuso, secondo le regole della comune esperienza; e può ritenersi, senza bisogno di alcuna indagine eseguita sulla base di particolari cognizioni tecniche, allorquando la condotta dell’agente presenti connotati tali da risultare suscettibile in astratto di produrre siffatta conseguenza.
Né occorre, trattandosi di tipico reato di pericolo, che questa si sia realmente verificata, atteso che l’esistenza di una lesione personale è presa in considerazione come elemento costitutivo della ipotesi diversa e più grave prevista dal secondo comma dell’art. 571” (Sez. 6, sent. n. 6001 del 01/04/1998, D. C. M, Rv. 210535)
3. Quanto alla commisurazione della pena, si è al cospetto di una misura talmente modesta da apparirne del tutto giustificata la determinazione onnicomprensiva operata dal giudice d’appello in relazione alla pluralità delle condotte in concreto ascritte al ricorrente.
4. Alla dichiarazione d’inammissibilità dell’impugnazione segue, come per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende, che stimasi equo quantificare in Euro 1.500,00 (millecinquecento).
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