Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=77&ordinamento=desc
Timestamp: 2019-06-17 18:50:10+00:00
Document Index: 163809734

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 104', 'art. 107', 'art.112', 'art. 109', 'sentenza ']

Di Loredana Morandi (del 12/03/2011 @ 18:15:14, in Magistratura, linkato 1477 volte)
di Gian Carlo Caselli,
Le leggi “ad personam” hanno imbarbarito il sistema violando i principi fondamentali dell'ordinamento ma non sono servite a granché. L’ossessione del premier per i suoi processi non si è calmata, e poco sollievo gli è venuto dall’incessante azione di illustri avvocati che intrecciano la difesa privata con responsabilità istituzionali. Meglio lasciare da parte l’accetta che trancia di netto i delitti più “rischiosi”. Persino un’opinione pubblica assuefatta e ipnotizzata potrebbe a un certo punto svegliarsi. Invece delle brutali leggi “ad personam” si possono imboccare strade più elusive ma non meno efficaci. Per esempio qualche modifica della Costituzione che consenta al governo di condizionare la magistratura o addirittura di impartirle direttive.
Esattamente questa è la situazione che si avrà con la sedicente riforma della Giustizia (sobriamente denominata epocale...) che il Consiglio dei ministri ha messo in cantiere. Direttore dei lavori è un cavaliere/presidente che nello stesso tempo è imputato in vari processi. Un ossimoro? Forse, ma soprattutto un modo per regolare i conti con questa magistratura golpista ed eversiva che continua a coltivare un’assurda pretesa: chiedere conto anche al premier di azioni od omissioni che si presentino in contrasto con la legge penale. Ma anche a prescindere (e non si può) dalle vicende giudiziarie del premier e dalle sue ansie, è evidente innanzitutto che non si tratta di una riforma della Giustizia (l’inefficienza del sistema resterà tal quale), ma del tentativo di liberare il potere politico dal fastidio di aver a che fare con magistrati indipendenti. È poi impossibile ignorare un dato di fatto: il nostro – purtroppo – è tuttora un paese caratterizzato da un fortissimo tasso di illegalità che comprende una spaventosa corruzione, collusioni e complicità con la mafia assai diffuse, gravi fatti di mala amministrazione e fenomeni assortiti di malaffare.
Quasi sempre ci sono pezzi consistenti di politica coinvolti in tali vicende, per cui consentire loro (come avverrà con la pseudo-riforma della Giustizia) di pilotare la magistratura nel modo che ad essi più conviene sarebbe micidiale: per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e per la stessa credibilità della nostra democrazia. In altre parole, grazie alla pseudo-riforma potrà dare ordini alla magistratura, stabilendo come e chi indagare, proprio quel potere politico che di solito – è storia – respinge i controlli di legalità relativi ai suoi esponenti, preferendo autoassoluzioni perpetue. Ad esempio minimizzando il gravissimo cancro della corruzione sistemica riducendolo (la tradizione al riguardo si è consolidata negli anni) ad isolate performance di “mariuoli” o “sfigati” di poco conto. E non è un caso che il presidente del Consiglio, presentando baldanzosamente la “sua” riforma, abbia dichiarato con candore che così Mani Pulite non ci sarebbe stata. Che se invece avessimo a che fare anche noi con politici capaci di dimettersi sol perché scoperti a copiare una tesi di laurea, allora potremmo pure discutere sull’opportunità o meno dell’opzione legata alla separazione delle carriere.
Per contro, la concreta realtà del nostro paese (ancora fuori degli standard delle democrazie occidentali per ciò che qui interessa) non ci consente assolutamente un simile lusso. Posto infatti che sempre – ovunque vi siano forme di separazione – il governo in un modo o nell’altro ha poteri direttivi sui pm, in Italia (nella situazione ancora attualmente data) il sistema sarebbe suicida, perlomeno finché certe decisive componenti della classe politica resteranno esclusivamente preoccupate della propria impunità. Sarebbe come affidare alle volpi la custodia del pollaio! Se poi la separazione delle carriere si combina (come previsto nella pseudo-riforma del governo) con altre misure mirate all’impunità dei potenti, ecco che il cerchio si chiude ed i giochi sono fatti.
Così, l’indebolimento dell’obbligatorietà dell’azione penale mediante liste, stabilite dalla politica, che distinguono quali reati perseguire e quali no; - il controllo delle attività investigative della polizia giudiziaria esercitato dal governo e non più dal pm; - la mortificazione del Csm a ruoli meramente burocratici; - la previsione di un Csm separato per i pm, così sottratti all’utile “koinè” con la magistratura giudicante; - il conferimento al Guardasigilli di un potere di ispezione e relazione sulle indagini destinato a funzionare come ponte verso la costruzione di un rapporto gerarchico con l’ufficio del pm; - una nuova disciplina della responsabilità dei magistrati che rischi di esporli a bufere scatenate strumentalmente, incompatibili con la serenità e l’autonomia della giurisdizione.
Son tutti interventi che univocamente convergono verso l’obiettivo di riservare al potere politico l’apertura o chiusura del “rubinetto” delle indagini, prevedendo per giunta forme indirette ma efficaci di dissuasione verso i pm che tardino a capire che conviene “baciare le mani” a chi può e conta, piuttosto che servire gli interessi generali. La posta in gioco è la qualità della democrazia. E forse è bene cominciare a rileggere quel passo di Calamadrei in cui sta scritto che “la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi di non sentire mai”.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-riforma-al-giorno-toglie-il-giudice-di-torno/
Magistratura Democratica sulla riforma costituzionale della Giustizia
Di Loredana Morandi (del 11/03/2011 @ 18:31:45, in Magistratura, linkato 1687 volte)
sul progetto di riforma costituzionale
Il progetto di riforma costituzionale presentato ieri costituisce, al di là delle dichiarazioni pubblicitarie, lo strumento per limitare il controllo di legalità che la Costituzione del 1948 ha assegnato alla magistratura.
L’obiettivo vero di questi interventi non è la garanzia dei diritti di ogni cittadino, che in Italia hanno assai poco da temere ad opera di una magistratura indipendente, ma la tutela di coloro che si trovano in posizione di forza e che vedono negli organi di controllo l’ultimo ostacolo al pieno dispiegarsi dei loro privilegi e della possibilità di agire con mani totalmente libere.
La riforma non darà niente in più al singolo cittadino onesto, che ha bisogno di tempi rapidi e di risposte efficaci, e nello stesso tempo contribuirà ad aumentare progressivamente tra le persone le differenze di classe sociale, di potere economico, di spregiudicatezza, di possibilità di trovare riequilibrio alle ingiustizie.
Il progetto di riforma è il punto di arrivo di un programma preparato e coltivato con anni di attenta comunicazione, fatta di discredito verso tutti i magistrati, di attacchi personali ad alcuni di loro, di diffusione esasperata di paure, di luoghi comuni, di informazione disinformata. Problemi reali vengono messi in campo strumentalmente, mentre energie e tempo vengono sprecati per rincorrere esigenze di pochi a danno di una innovazione che dovrebbe servire a tutti.
La politica non prevede alcun investimento per migliorare la giustizia di ogni giorno e non dà spazio a leggi in grado ridurre i tempi del processo, che giacciono ignorate in Parlamento, così come restano nei cassetti le proposte che da anni i magistrati hanno messo a disposizione di tutti per un miglioramento della giustizia per il cittadino.
Nello stesso tempo grandi risorse sono messe in campo per punire i magistrati, colpevoli di avere colpito la corruzione dilagante, cosa che non si vuole avvenga di nuovo, e di non accettare che la Costituzione diventi preda di una maggioranza contingente.
Sono sicuro che le persone, le associazioni e i soggetti pubblici comprenderanno presto che di questo ancora una volta si tratta.
Riforma epocale o soluzione finale? - di Domenico Gallo per Micromega/Articolo 21
Di Loredana Morandi (del 11/03/2011 @ 18:28:35, in Magistratura, linkato 1419 volte)
Riforma epocale o soluzione finale?
Alla fine dopo un bombardamento di annunzi, il Consiglio dei Ministri ha partorito la tanto attesa riforma epocale della giustizia. I commentatori si sono affrettati a segnalare che dal testo della riforma sono stati espunti i passaggi più innovativi per non irritare l'inquilino del Quirinale, come la nomina da parte del Parlamento del Procuratore Generale della Cassazione, ma, con tutto ciò, di innovazioni ce ne sono a sufficienza per stravolgere l'intero impianto costituzionale.
E il peggio deve ancora arrivare perchè i disegni di legge di iniziativa del Governo hanno bisogno dell'autorizzazione al deposito da parte del Presidente della Repubblica e quindi devono essere ripuliti dalle norme più maleodoranti, che poi emergeranno nel corso del procedimento legislativo affidati alla manina di qualche deputato compiacente. Inoltre è risaputo che il diavolo è nei particolari ch,e in questo caso sono le 11 leggi di attuazione annunziate, le cui bozze – ovviamente – non sono disponibili.
E tuttavia già da questo inizio emerge un disegno riformatore che incide in profondità, non tanto sulla giustizia, quanto sulla democrazia, sfigurando profondamente il modello di democrazia concepito dai costituenti, imperniato su una insuperabile divisione dei poteri.
Il principio ordinatore della democrazia costituzionale, che prevede la distribuzione e diffusione del potere fra una pluralità di soggetti distinti che interagiscono in un sistema di pesi e contrappesi reciproci, fa venire l'orticaria a Berlusconi che ha definito la Costituzione un inferno. Come potrebbe tollerare, allora, lo scandalo del potere diviso così incompatibile con la Costituzione di Arcore, dove tutti i poteri convergono nella mani del Capo politico?
La prima pietra dello scandalo è costituita dall'indipendenza del potere giudiziario che la Costituzione ha voluto garantita al massimo livello per assicurare ai cittadini - per quanto è possibile - un giudice sereno, imparziale e non condizionabile attraverso l'esercizio dei poteri politici e di governo, poiché, come recita l'art. 101 "i giudici sono soggetti soltanto alla legge".
Per ottenere questo risultato, la Costituzione ha presidiato l'indipendenza del corpo dei giudici e dei pubblici ministeri, sottraendo la gestione delle assunzioni, delle carriere e dei trasferimenti e delle sanzioni disciplinari al potere esecutivo, attraverso l'istituzione (art. 104) del Consiglio Superiore della Magistratura, i cui componenti per due terzi sono eletti da tutti i magistrati ordinari e per un terzo dal Parlamento. Essa pretende anche che il potere giudiziario nel suo esercizio non sia condizionato neppure da gerarchie interne (art. 107: "..i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni") e sia inscindibilmente vincolato al canone dell'eguaglianza, attraverso l'obbligatorietà dell'azione penale (art.112).
La riforma “epocale” di Berlusconi aggredisce tutti (proprio tutti) i meccanismi posti a presidio dell'indipendenza del giudiziario, non rinnegandoli apertamente ma depotenziandoli e scavandoli dal di dentro fino a trasformarli in gusci vuoti.
Se la Costituzione, a presidio dell'indipendenza, ha fissato il principio dell'autogoverno della magistratura prevedendo che i due terzi dei componenti del Consiglio superiore debbano essere eletti dai magistrati, la “riforma epocale” neutralizza l'autogoverno attraverso due meccanismi convergenti: la riduzione al 50% della componente eletta dai magistrati ed il divieto per i magistrati di scegliersi i propri rappresentanti, prevedendo il sorteggio degli eleggibili. In questo modo sotto la facciata dell'autogoverno si realizzerà in effetti un governo della magistratura fortemente condizionato dalla politica. E la politica metterà i piedi nel piatto anche nelle procedure disciplinari con l'introduzione di una Corte di disciplina, i cui componenti anch'essi sono eletti per la metà dal Parlamento e per la metà dai magistrati, mentre anche il principio dell'inamovibilità dei magistrati viene ridimensionato secondo quanto stabilito con legge ordinaria
Se la Costituzione ha legato inscindibilmente il destino del Pubblico Ministero a quello dei giudici, per evitare che la funzione inquirente sia attratta nell'orbita del potere politico, la “riforma epocale” taglia questo legame e crea le condizioni per neutralizzare l'indipendenza del Pubblico Ministero attraverso due meccanismi convergenti: ridimensiona la regola secondo cui l'autorità giudiziaria dispone direttamente della Polizia giudiziaria (art. 109), precisando che ciò avverrà secondo le modalità stabilite dalla legg,e e ridimensiona la regola dell'obbligatorietà dell'azione penale, prevedendo che il P.M. ha l'obbligo di esercitarla “seondo i criteri stabiliti dalla legge”.
Infine, per completare l'attrazione del P.M. nell'orbita politica, è previsto che il Ministro della Giustizia debba riferire al Parlamento ogni anno sull'esercizio dell'azione penale. In altri termin,i il Ministro della Giustizia si deve ingerire nell'esercizio dell'azione penale e ciò del resto è conseguenza del fatto che l'azione penale non è più obbligatoria, tout court, ma deve essere orientata da criteri stabiliti dalla politica.
Per completare il quadro viene ripescata la legge Pecorella, che la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale, prevedendo che le sentenza di proscioglimento possono essere appellate soltanto nei casi previsti dalla legge.
Nella conferenza stampa di presentazione della riforma epocale, Berlusconi ha detto che se fosse stato in vigore questo nuovo ordinamento della giustizia non ci sarebbe stata: “l'esondazione, l'invasione della magistratura nella politica e quelle situazioni che hanno portato nel corso della storia degli ultimi venti anni a cambiamenti di governo, a un annullamento della classe dirigente nel '93."
Una volta tanto siamo d'accordo con lui. E' vero!
Se si demolisce l'edificio dell'indipendenza del giudiziario non è possibile l'esercizio del controllo di legalità nei confronti degli arbìtri commessi da coloro che esercitano poteri pubblici e privati e nello stesso tempo diminuiscono le garanzie di libertà di ciascuno di noi perchè i condizionamenti politici sull'operato dei giudici possono essere rivolti tanto ad ottenere l'impunità del ceto dirigente quanto ad ottenere ingiustificate persecuzioni nei confronti degli oppositori.
Ma non è così che si costruisce un regime?
Di Loredana Morandi (del 11/03/2011 @ 17:07:08, in Estero, linkato 1271 volte)
Di Loredana Morandi (del 11/03/2011 @ 09:00:20, in Magistratura, linkato 1615 volte)
Se il dott. Mancinetti, presidente della giunta romana della ANM, chiude il Tribunale di Roma per 24 ore per protesta, mi offro volontaria per volantinare.. L.M.
L'abc della riforma costituzionale
della giustizia in 15 voci
Diciotto articoli per riformare la giustizia italiana: dal "doppio" Csm, alla separazione tra giudici e pm, all'appellabilità delle sentenze di assoluzione «soltanto nei casi previsti dalla legge». In più, le nuove norme intervengo pure sul trasferimento dei magistrati, sui rapporti con la polizia giudiziaria e sulle regole disciplinari. Viene introdotta anche una nuova sezione, la II-bis, alla Costituzione per disciplinare la responsabilità civile dei magistrati.
Ecco comunque in 15 voci tutto quello che prevede il ddl costituzionale approvato oggi 10 marzo dal consiglio dei ministri.
Appellabilità delle sentenze (articolo 14). SI prevede che contro le sentenze di condanna sia sempre ammesso appello, salvo che la legge non disponga diversamente in relazione alla natura del reato, delle pene e della decisione. Le sentenze di proscioglimento sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge.
Csm, si cambia (articoli 1 e da 6 a 8). Arrivano due Csm: uno, per la magistratura giudicante, l'altro per la requirente che non possono adottare atti di indirizzo politico nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione. Viene introdotto poi l'articolo 104 bis della Costituzione che prevede che il Consiglio Superiore della magistratura giudicante è presieduto dal presidente della Repubblica. «Ne fa parte di diritto il primo presidente della cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio». Il consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal parlamento. I membri elettivi del consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Non possono, finchè sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, nè far parte del parlamento o di un consiglio regionale, provinciale o comunale. Per quanto riguarda la magistratura requirente, viene introdotto l'articolo 104 ter della Costituzione che prevede che il consiglio superiore è presieduto dal presidente della Repubblica. Ne fa parte di diritto il procuratore generale della Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il consiglio elegge un vicepresidente tra i componenti designati dal parlamentio e specularmente per quanto avviene per magistrura giudicante i membri elettivi durano in carica quattro anni, non sono rieleggibili nè possono essere iscritti mentre sono in carica «in albi professionali o far parte del parlamento o di un consiglio regionale provinciale o comunale». Quanto ai compiti dei due Csm, si stabilisce, con la sostituzione dell'articolo 105 della Costituzione, che «spettano al Consiglio superiore della magistratura giudicante e al Consiglilo superiore della magistratura requitrente, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti e le promozioni nei riguardi dei giudici ordinari e dei pubblici ministeri». Specifica importante: i consigli superiori non possono adattare atti «di indirizzo politico nè esercitare funzioni diverse da quelle previste nella Costituzione».
Esercizio dell'azione penale (articolo 15). SI modifica l'articolo 112 della Costituzione, specificando che il pm «ha l'obbligo di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge».
Funzione ispettiva (articolo 13). Che resta in capo al ministro della Giustizia. Così come le funzioni organizzative e sul funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il guardasigilli dovrà riferire annualmente alle Camere sullo stato della giustizia e pure «sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi d'indagine». La presente norma riscrive l'articolo 110 della Costituzione.
Giudici (articolo 3). Si modifica il secondo comma dell'articolo 101 della Costituzione, che viene interamente sostituito dal seguente: «I giudici costituiscono un ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge». Il vecchio testo recita: «I giudici sono soggetti soltanto alla legge».
Giurisdizione (articolo 4). Viene sostituito il primo comma dell'articolo 102 della Costituzione, e viene specificato che «la giurisdizione è esercitata da giudici ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario». Il veccio testo recita: «La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario».
Nomina magistrati (articolo 10). Resta ferma la norma, articolo 106 primo comma, che prevede che la nomina dei magistrati avvenga per concorso. Si modifica invece il secondo comma che riguarda la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari, cancellando l'inciso «per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli».
Nuovo ordinamento giurisdizionale (articolo 2). La norma dispone modifiche formali alla Costituzione. Cambia nome la rubrica del Titolo IV della Carta costituzionale: da «La Magistratura» a «La Giustizia». Nuovo nome anche per la rubrica della Sezione I, da «Ordinamento giurisdizionale» a «Gli organi». Si modifica anche l'intestazione della Sezione II, da «Norme sulla giurisdizione» a «La giurisdizione».
Provvedimenti disciplinari (articolo 9). Viene introdotto l'articolo 105-bis della Costituzione, che prevede che i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati spettano alla corte di disciplina della magistratura giudicante e requirente. La corte disciplinare si compone di una sezione per i giudici e di una sezione per i pm. I componenti sono eletti per metà dal parlamento in seduta comune e per l'altra metà rispettivamente da tutti i giudici e i pm. I componenti eletti dalle Camere sono scelti tra docenti universitari in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. Finchè sono in carica i membri della corte non possono essere iscritti agli albi professionali, né ricoprire uffici pubblici. Contro i provvedimenti della corte di disciplina è ammesso ricorso in cassazione per motivi di legittimità.
Separazione carriere (articolo 5). Cambia radicalmente l'articolo 104 della Costituzione, e viene specificato che i magistrati si distinguono in giudici e pm. La legge assicura la separazione di entrambe le carriere. Si prevede anche che l'ufficio del pm «è organizzato secondo le norme dell'ordinamento giudiziario che ne assicurano l'autonomia e l'indipendenza».
Trasferimento magistrati (articolo 11). Si prevede, modificando l'articolo 107 della Costituzione, che «in caso di eccezionali esigenze, individuate dalla legge, attinenti all'organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, i consigli superiori possano destinare i magistrati ad altre sedi».
Via alla Riforma della Giustizia
Di Loredana Morandi (del 11/03/2011 @ 08:50:36, in Magistratura, linkato 1488 volte)
Via alla riforma della giustizia.
- L'abc del ddl - Il punto di Folli
Un'operazione di «immagine e propaganda» oppure una «riforma storica»? Un'«alterazione dell'equilibrio tra poteri per addomesticare la magistratura», oppure una legge che «dà ai cittadini la garanzia della parità tra accusa e difesa» e quindi di un «giusto processo»? Ai posteri l'ardua sentenza. Certo è che i 18 articoli varati ieri dal governo non sono un semplice maquillage della Costituzione, ma introducono grosse novità. Soprattutto sull'assetto dei pubblici ministeri.
La scelta di separarne la carriera dai giudici non poteva essere indolore perché implicava un'altra scelta, ancora meno indolore: se farne una casta intoccabile o un ufficio dell'accusa alle dipendenze dell'Esecutivo. Due opzioni pericolose, ma inevitabilmente legate alla separazione delle carriere. E il governo - pur con le attenuazioni dell'ultima ora - ha optato per la seconda. Non in modo esplicito ma pur sempre evidente.
Il pm viene qualificato dall'articolo 5 del ddl come «Ufficio» e la sua «organizzazione» è demandata alle norme dell'ordinamento giudiziario che «ne assicurano autonomia e indipendenza». Bisognerà quindi attendere una delle 11 leggi di attuazione annunciate ieri, per capire come sarà in concreto «organizzato» questo Ufficio e, soprattutto, se l'indipendenza sarà riferita - e garantita - all'Ufficio o ai pm che lo compongono. Non è irrilevante visto il contesto in cui si inserisce questa prima modifica. L'Ufficio del pm, infatti, pur mantenendo sulla carta l'obbligo di esercitare l'azione penale, dovrà attenersi ai «criteri stabiliti dalla legge», ovvero alle priorità individuate dal Parlamento «in base all'allarme sociale», ha spiegato il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Anche qui sarà una legge di attuazione a stabilire come verranno «scelte» le priorità. Alla Camera, però, già c'è un ddl di Luigi Vitali (Pdl) che affida al ministro della Giustizia il compito di sottoporre al Parlamento la scelta fatta sulla base di «proposte» del Procuratore generale della Cassazione e dei ministri dell'Interno e dell'Economia. In ogni caso, sarà la maggioranza politica di turno a decidere su quali reati l'Ufficio del pm dovrà indagare con precedenza sugli altri. E l'operato dell'Ufficio del pm sarà controllato annualmente in sede politica: la riforma stabilisce infatti che il ministro della Giustizia riferisca alle Camere sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagini.
Ma anche un altro punto della riforma rivela l'attrazione del pm nell'alveo dell'Esecutivo. Riguarda i rapporti con la polizia giudiziaria. Oggi pm e giudice ne dispongono «direttamente», avverbio cancellato dal governo, che rimanda alla legge per «le modalità» con cui i magistrati dovranno usare la pg. E in Parlamento già ci sono alcuni ddl della maggioranza (al Senato quello del governo sul processo penale n. 1440, alla Camera quello di Vitali n. 2048) da cui si capisce che il pm potrà indagare solo sulla base di notizie di reato mandategli dalla polizia (che, va detto per inciso, dipende dal ministero dell'Interno).
Il controllo dell'Esecutivo sul pm sarebbe stato eclatante con le modifiche previste inizialmente sul Csm – prevalenza dei componenti laici sui togati e presidenza affidata al Pg della Cassazione eletto dal Parlamento - ma poi abbandonate anche per evitare un dissenso esplicito del Quirinale. La stesura finale del ddl prevede due Csm, per giudici e pm, presieduti dal Capo dello Stato e composti per metà da togati (sorteggiati tra gli eleggibili) e per metà dal Parlamento. La vicepresidenza, in entrambi i casi, spetta a uno dei laici. L'"autogoverno" - com'era stato inteso dai padri costituenti - ne esce ridimensionato, anche perché i poteri disciplinari (oggi affidati allo stesso Csm, unico per tutti) vengono trasferiti alla «Corte di disciplina della magistratura» divisa in due sezioni (una per i pm, l'altra per i giudici) composta anch'essa per metà da laici e da togati ma presieduta da un laico eletto dal Parlamento affiancato da un vice laico. Un riassetto «per evitare l'attuale giustizia domestica», ha spiegato Alfano.
Ai due Csm, peraltro, viene tolto il potere di adottare «atti di indirizzo politico» e di esercitare funzioni diverse da quelle, amministrative, previste dalla Costituzione. In casi eccezionali, potranno invece destinare magistrati nelle sedi scoperte, in deroga al principio di inamovibilità. Ma se i poteri del Csm si riducono, si espandono quelli del ministro della giustizia, poiché viene costituzionalizzata la sua funzione ispettiva.
Altre tre novità rilevanti. Come un qualsiasi impiegato dello Stato, le toghe pagheranno di tasca propria gli errori commessi, in particolare nei casi di ingiusta detenzione o di indebita limitazione della libertà. Inoltre, le sentenze di proscioglimento (come quelle per prescrizione) non saranno più appellabili (salvo eccezioni previste dalla legge). Infine, si consente la nomina elettiva anche dei magistrati onorari.
La nuova legge entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta, ma non si applicherà ai processi in corso: norma transitoria inserita all'ultimo momento per evitare disastri. Ma ci vorrà una legge per regolare nel dettaglio da quale fase dei processi in corso scatteranno le nuove regole. Una legge per ora non prevista, che dovrà aggiungersi a quelle «già pronte», assicura Silvio Berlusconi, per far camminare subito la «riforma epocale».
In piazza con Marta Crotti, contro la Pedofilia e la P.A.S.
Di Loredana Morandi (del 10/03/2011 @ 12:15:58, in Osservatorio Famiglia, linkato 1533 volte)
Roma, 10 mar - Marta Crotti, ospite nella giornata internazionale della Donna a "casa di Paola Perego" su Rai Uno per narrare il suo vissuto in uno dei casi più gravi di pedofilia in Italia, che hanno interessato attivamente il pubblico della trasmissione "Chi l'ha visto?" e il Nucleo Operativo dei Carabinieri di Monza per l'arresto di un pedofilo fuggito a Londra, sarà oggi alle 16.00 presso il Senato in occasione della presentazione della proposta di Legge di Letizia Marcantonio per una "certezza della pena", nei casi di violenza contro le donne e in famiglia.
Marta è una persona di grande coraggio divenuta attivista telematica. Con il suo impegno ha fondato alcune numerose comunità sul socialnetwork Facebook, attraverso le quali svolge una attività socio politica di sollecitazione e informazione sui temi dell'antipedofilia e sulla P.A.S., una ipotesi psicoanalitica che viene dagli Stati Uniti ove è totalmente negletta alla comunità scientifica, ma che egualmente sta approdando in Italia per essere iscritta nel nostro ordinamento giudiziario civile con il ddl 957.
Marta, intervistata dichiara: "Sono molto grata a Paola Perego, che ha voluto invitarmi e che ha dato la sua disponibilità a trattare ancora con me i casi di pedofilia." "I miei principali obiettivi, condivisi dal nutrito gruppo di persone da me radunate e da tanti operatori impegnati nel contrasto reale della pedofilia, della pedopornografia ed a sostegno delle vittime, sono quelli condivisi anche dalla comunità internazionale. Per il nostro paese chiediamo un inasprimento delle pene e la certezza della loro esecuzione senza sconti, mentre per la comunità europea chiediamo un Registro Pubblico dei condannati per i reati sessuali, specialmente quelli ai danni dei bambini. Incontrare l'on. Mussolini e la deputata del PD da Paola Perego è stato importante. Ancora lo sarà l'incontro con il senatore Pedica di IdV.
Intervista e comunicato a cura di Loredana Morandi www.giustiziaquotidiana.it
Di Loredana Morandi (del 10/03/2011 @ 11:43:53, in Sindacati Giustizia, linkato 2277 volte)
Yara, la Procura di Bergamo replica alla Santachè
Di Loredana Morandi (del 08/03/2011 @ 17:53:10, in Magistratura, linkato 1793 volte)
Una giusta presa di posizione quella della Procura di Bergamo, che rammento è una delle procure italiane con il miglior standard qualitativo. Però avete notato? I nostri politici ormai proferiscono le proprie esternazioni quasi sopra pensiero, distrattamente, quasi stessero parlando tra se e se. I problemi politici della Santachè sono altri e li aveva appena nominati. Questa è la fine dell'epopea berlusconiana, non c'è dubbio. So di poterlo affermare perché oggi, festa della donna, nel mio quartiere nero diviso tra AN e Forza Nuova, non c'era donna che non si lamentasse del potere rubato dagli uomini alla democrazia. Giuro: anche le donne anziane. L.M.
Yara, la Procura replica alla Santanché
"Ha perso una buona occasione per tacere"
8.3.2011 - 12:28 - Dura replica della Procura di Bergamo alle accuse di Daniela Santanché sul caso Yara. Il sottosegretario aveva detto che i magistrati dovrebbero dimettersi perché, "se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse spese per le ragazze dell'Olgettina, forse Yara sarebbe ancora viva". C'è stato un prodigarsi di forze sul caso Yara, risponde la Procura nel suo comunicato, che chiude dicendo: "Ha perso un'occasione per tacere".
I magistrati dunque ribattono con forza alle affermazioni rilasciate al "Giornale" dal sottosegretario all'Attuazione del Programma e rompono il silenzio che aveva caratterizzato questi tre mesi d'indagine sull'omicidio della piccola Yara Gambirasio.
"L'assurdità e il livore che connotano tale dichiarazione - si legge in una nota dei giudici - sono tali che la stessa non meriterebbe alcun commento da parte della Procura di Bergamo, tuttavia sento il dovere di intervenire per evidenziare come, contrariamente a quanto sostenuto dall'autorevole esponente del governo, con il coordinamento del sostituto delegato per le indagini, le forze dell'ordine, la protezione civile, le polizie locali e migliaia di volontari, con un'abnegazione veramente fuori dal comune, si sono prodigati per mesi nella ricerca di Yara Gambirasio e contemporaneamente nell'individuazione dei responsabili di eventuali reati, utilizzando tutti gli strumenti anche tecnologici conosciuti".
"Ovviamente - continua il comunicato - la Procura di Bergamo ignora, in quanto utilizzate da altro ufficio di procura, quali siano state le 'risorse e le tecnologie' spese per indagare 'sulle ragazze dell' Olgettina' ma, qualora l'onorevole Santanché, che evidentemente ne è a conoscenza, vorrà comunicarcelo, anche se oramai con ritardo, le assicuriamo che siamo pronti a fare altrettanto. Credo che l'onorevole Santanché, di fronte a questo tragico evento, abbia perso una buona occasione per restare in silenzio, come ha fatto questo ufficio dal 26 novembre 2010".
12:28 - Dura replica della Procura di Bergamo alle accuse di Daniela Santanché sul caso Yara. Il sottosegretario aveva detto che i magistrati dovrebbero dimettersi perché, "se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse spese per le ragazze ...
Caso Yara, Santanché: pm dimettetevi Il Pd: il governo prenda le ...
ROMA - «Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi» perchè «se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva». ...
«Si vuole la testa di chiunque sbagli Mai quella dei pm»
il Giornale - ‎06/mar/2011‎
«L'ho detto e lo ripeto: dopo la vicenda della piccola Yara, i magistrati dovrebbero dimettersi». Lei strumentalizza un fatto di cronaca nera per sferrare un attacco alla magistratura a pochi giorni dalla riforma annunciata da Berlusconi. ...
YARA GAMBIRASIO: PM A SANTANCHE' "ERA MEGLIO CHE STAVA ZITTA""
We-News - ‎1 ora fa‎
La risposta dei PM sulle affermazione dell'onorevole Daniela Santanché, non si è fatta attendere, "certe persone parlano per sentito dire e per partito preso era molto meglio che stava zitta, con la sue affermazioni ha perso una buona occasione di fare ...
E la Procura fredda la Santanché: su Yara meglio tacere
Non ce l'hanno fatta i giudici della Procura di Bergamo ad incassare in silenzio il colpo basso assestato ieri da Daniela Santanché. Il vulcanico sottosegretario all'Attuazione del programma ha consegnato alle colonne de Il Giornale una dichiarazione ...
Yara/ Procura Bergamo contro la Santanche': poteva stare zitta
Botta e risposta tra la Daniela Santanchè e la procura di Bergamo: in una nota piuttosto 'piccata' diffusa nella mattinata di oggi è la Procura a replicare al sottosegretario di Stato secondo la quale, se gli inquirenti avessero utilizzato per Yara le ...
Omicidio Yara: potrebbe essere stata una donna
Informazione libera net1news - ‎3 ore fa‎
Sull'omicidio di Yara Gambirasio, spunta una pesante indiscrezione. Proprio oggi, giorno della festa della donna, si parla di un possibile omicida di sesso femminile, esce fuori infatti dalle indagini, che vista la scrasa forza con la quale sono state ...
Yara, la Procura della Repubblica alla Santanchè: "Ha perso ...
In una nota piuttosto piccata diffusa nella mattinata di oggi (8 marzo) la Procura della Repubblica di Bergamo ha replicato all'onorevole Daniela Santanchè, sottosegretario di Stato. Secondo l'onorevole se gli inquirenti avessero utilizzato per Yara le ...
Yara, la Procura bergamasca contro la Santanchè
Radio Lombardia - ‎5 ore fa‎
La Procura di Bergamo sbotta contro il sottosegretario Daniela Santanché, che ieri aveva affermato che "dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi" perché "se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie ...
Daniela Santanché, Yara Gambirasio come il bunga bunga?
DireDonna - ‎5 ore fa‎
Il delitto di Yara Gambirasio diventa di giorno in giorno più intricato, con nuovi dettagli che sembrano allontanare la risoluzione del caso. Oggi un altro tassello si aggiunge a questa storia di triste violenza: un uomo ha infatti rinvenuto un ...
“La Santanchè ha perso un'occasione per tacere”
La Procura della Repubblica di Bergamo non ci sta alle affermazioni di Daniela Santanche', sottosegretario all'Attuazione del Programma, che ieri aveva detto al Giornale che 'Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi' ...
Nuova Società - ‎18 ore fa‎
In questi mesi di indagini e colpi di scena sulle tragiche vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio se ne sono sentite davvero tante. Ma non si era ancora arrivati al punto di strumentalizzare la morte delle due ragazzine per fini politici. ...
Yara Gambirasio Ultime Notizie : Daniela Santanchè Contro I Magistrati
iGossip - ‎22 ore fa‎
Il caso di Yara Gambirasio, la piccola di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta il 26 febbraio fra le sterpaglie dei campi di Chignolo d'Isola, suscita malcontento anche nel mondo politico italiano, attualmente sempre più ...
Santanché: Forse Yara sarebbe viva se per ricerche fosse stata ...
DailyBlog.it (Blog) - ‎07/mar/2011‎
Nel Paese delle dimissioni nessuno chiede mai un passo indietro ai Pm. Lo dice Daniela Santanché, sottosegretario all'Attuazione del programma, al Giornale. “Siamo o non siamo il Paese delle dimissioni”, dove “tutti chiedono le dimissioni di tutti” e ...
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Italiaglobale.it - ‎07/mar/2011‎
Dopo le parole di Daniela Santanchè, la polemica sulle ricerche di Yara Gambirasio si fanno ancora più roventi. Il clima, mentre è ancora in corso tutta una serie di valutazioni sul caso della ragazzina scomparsa e trovata morta a Brembate Sopra, ...
YARA GAMBIRASIO: SANTANCHE' FURIOSA CON I PM
We-News - ‎07/mar/2011‎
Daniela Santanchè choc, dichiarazione al veleno contro i PM che stanno seguendo il caso di Yara Gambirasio: " dopo quanto è successo i PM dovrebbero dimettersi", "Se avessero impiegato per le ricerche di Yara le stesse risorse tecnologiche usate per" ...
Quotidiano.net - ‎07/mar/2011‎
Vertice in procura a Bergamo per fare il punto delle indagini. Trovato un coltello, ma non avrebbe attinenza col delitto. Ancora incerta la data dei funerali. Striscioni allo stadio in memoria della ragazzina Roma, 7 marzo 2011 - Nel Paese delle ...
Yara. Ferranti e Picierno del PD sulle dichiarazioni della Santaché
Di Loredana Morandi (del 08/03/2011 @ 17:47:33, in Politica, linkato 1363 volte)
Yara, Pd: Governo prenda distanze
da gravissime parole Santanchè
Ferranti: sottosegretario vergognoso, fomenta odio
“Il governo prenda le distanze dalle dichiarazioni del sottosegretario per l’attuazione del programma, Daniela Santanchè che oggi è arrivata a dire che Yara sarebbe ancora viva se la magistratura avesse speso per il suo caso le stesse risorse impiegate per indagare sulle ragazze dell’Olgettina. Sono dichiarazioni gravissime, sia moralmente che dal punto di vista istituzionale, perché sono una chiara istigazione all’odio che strumentalizza i sentimenti di commozione su un caso che dovrebbe restare al di fuori dalla competizione politica. Le parole della Santanchè sono vergognose e senza giustificazioni e il governo dovrebbe prenderne le distanze”. Così la capogruppo democratica nella commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le parole del sottosegretario all'attuazione del Programma, Daniela Santanchè che in un’intervista a Il Giornale ha detto ‘dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi perché se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell' Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva’. Roma, 7 marzo 2011
Yara, Pd: Governo richiami Santanchè,
da lei dichiarazioni vergognose
Ferranti: grave silenzio Maroni e Alfano
“Il governo dovrebbe richiamare il sottosegretario di Stato Santanchè che ieri ha fatto dichiarazioni gravissime e vergognose contro la procura di Bergamo. Il silenzio dell’esecutivo, specie quello dei ministri Maroni e Alfano, è ancora più grave perché non è tollerabile che un sottosegretario istighi l’odio strumentalizzando i sentimenti di commozione degli italiani su un caso che dovrebbe restare al di fuori dalla competizione politica. Quello della Santanchè è un comportamento istituzionale a dir poco imbarazzante”. Così la capogruppo democratica nella commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta la nota con cui la Procura della Repubblica di Bergamo ha risposto alle affermazioni di Daniela Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del Programma, che ieri aveva affermato al Giornale che ''Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi'' perchè ''se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva”. Roma, 8 marzo 2011
Yara: Picierno (Pd): parole Santanché inaudite,
Governo dica se è questo lo spirito della riforma della giustizia
“Le affermazioni di Daniela Santanché nell’intervista a Il Giornale, in cui viene creato un indebito collegamento tra le indagini per la ricerca di Yara e quelle riguardo alle ragazze dell’Olgettina, non sono il primo episodio in cui esponenti del Governo e della maggioranza speculano su terribili tragedie per giustificare le proprie posizioni sulla giustizia. A questo punto il Ministro Alfano dovrebbe chiarire se è con questo spirito, di rivalsa e accusa, che il Governo si appresta a presentare questa famosa riforma epocale della giustizia. E’ evidente che in questo clima ci pare davvero molto difficile che la riforma venga fatta nell’interesse dei cittadini e non soltanto come estrema difesa di un premier sotto processo e con intenti punitivi nei confronti della magistratura”. Lo dichiara la deputata democratica, Pina Picierno. Roma, 8 marzo 2011
17/06/2019 @ 20.50.08