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Timestamp: 2017-01-22 19:11:41+00:00
Document Index: 113137320

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 37', 'art. 23', 'art. 267', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 73', 'art. 62', 'art. 62']

⭐7. Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie
7. Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie
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1 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 193 Senato Camera delladei Repubblica Deputati 7. Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie Il 2013 è stato il primo anno in cui si è avuta piena attuazione della nuova disciplina sulla tutela amministrativa contro le clausole vessatorie di cui all articolo 37 bis del Codice del Consumo. L attività posta in essere dall Autorità è stata molteplice e improntata a un approccio settoriale, in modo da analizzare la modulistica contrattuale standard impiegata, per la vendita o la fornitura di un determinato bene o servizio ai clienti consumatori, dai principali professionisti attivi nel mercato di volta in volta preso in considerazione. Seguendo tale approccio, nell anno 2013, l Autorità ha portato a termine 14 istruttorie nei settori della fornitura di contenuti digitali online, del noleggio di autoveicoli a breve termine, delle morosità pregresse nella fornitura di servizi idrici e nell ambito della vendita e manutenzione degli impianti di ascensore che hanno condotto al l accertamento della vessatorietà di clausole contrattuali. Nel medesimo arco temporale sono state valutate 5 istanze di interpello preventivo (volte a ottenere un parere dell Autorità su specifiche clausole contrattuali ai sensi dell articolo 37 bis, comma 3 del Codice del Consumo), relative ai seguenti comparti: assicurazione RC auto, corsi di formazione e professioni legali. Per uno di questi interpelli è stata disposta, ai sensi dell art. 21, comma 6 del Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di tutela del consumatore, la consultazione - di carattere facoltativo - tramite la pubblicazione delle clausole nell apposita sezione del sito internet istituzionale dell Autorità99. Infine, sono stati conclusi con esito positivo 3 interventi di moral suasion volti a informare per iscritto i vari professionisti di volta in volta interessati ai sensi dell articolo 21, comma 4 del citato Regolamento di procedura, della probabile vessatorietà di specifiche clausole relative a contratti aventi a oggetto servizi per la manutenzione di ascensori e nelle richieste di voltura di utenze idriche. L'esperienza applicativa maturata dall'autorità nel 2013 ha dimostrato che la disciplina sulla tutela amministrativa contro le clausole vessatorie è pienamente complementare con quella sulle pratiche commerciali scorrette. Procedimenti Istruttori d) Fornitura di contenuti digitali online Nel mese di marzo 2013 sono state concluse due istruttorie per l accertamento della vessatorietà, rispettivamente, nei confronti di LaFeltrinelli.com e Mediaworld, società attive nella commercializzazione online di contenuti digitali, quali giochi, musica, video e e- books100. In particolare, oggetto di valutazione sono state talune clausole contenute nelle 99 Procedimento CV Procedimenti CV28 e CV29.2 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 194 Senato Camera delladei Repubblica Deputati condizioni generali di contratto consultabili sui siti internet di LaFeltrinelli.com e Mediaworld nella parte in cui escludevano o limitavano gli obblighi e la responsabilità dei professionisti nell erogazione del servizio commercializzato. Nel corso dei due procedimenti è stata svolta la consultazione prevista dall articolo 37 bis, comma 1, del Codice del Consumo tramite la pubblicazione di un comunicato nell apposita sezione del sito internet istituzionale dell Autorità. A conclusione dei procedimenti, l Autorità ha accertato la vessatorietà delle predette clausole analizzando anche le iniziative intraprese dai professionisti volte a far venir meno i profili di vessatorietà rilevati. Le imprese, infatti, già nel corso dell istruttoria, hanno provveduto a modificare i contratti eliminando le clausole che presentavano profili di vessatorietà. Inoltre, in esito al l accertamento della vessatorietà, le imprese hanno ottemperato all ordine di pubblicazione dell estratto del provvedimento adottato dal l Autorità, ciascuna sul proprio sito internet. a) Autonoleggio a breve termine Nel mese di giugno 2013 sono state concluse tre istruttorie nel settore dell autonoleggio a breve termine volte a esaminare talune clausole impiegate da parte di Maggiore, Europcar e Sicily by car che presentavano profili di vessatorietà707. In particolare, si trattava di clausole: a) di esonero di responsabilità del professionista; b) che determinavano un impegno definitivo del consumatore ovvero che consentivano al professionista di modificare unilateralmente le caratteristiche del prodotto e del servizio da fornire, senza un giustificato motivo; c) che individuavano un foro competente diverso da quello di residenza o di domicilio del consumatore; d) in tema di responsabilità del cliente per furto, incendio, danni al veicolo o a terzi derivanti da circolazione con previsione di franchigia, che ponevano a carico del cliente la responsabilità per tali eventi. Nel corso dei procedimenti è stata svolta la consultazione prevista dall articolo 37 bis, comma 1, del Codice del Consumo tramite la pubblicazione di un comunicato nell apposita sezione del sito internet istituzionale dell Autorità. Per quanto attiene alle ipotesi di limitazione della responsabilità del professionista, nei predetti procedimenti, l Autorità ha rilevato che le clausole esaminate, nel prevedere diverse ipotesi di esonero da responsabilità (quali pregiudizio economico alle persone o ai beni a causa di guasti sopravvenuti al veicolo, mancata o ritardata consegna, consegna del veicolo di categoria diversa da quella prenotata, limitazione rispetto a quantum prestabiliti del danno risarcibile), disegnavano una disciplina contrattuale della responsabilità che contrastava con la maggior tutela del consumatore apprestata dalla normativa in tema di clausole vessatorie. Il Codice del Consumo, infatti, qualifica come vessatoria una clausola che abbia per oggetto o per effetto quello di limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento. 101 Procedimenti CV27, CV33, CV34.3 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 195 Senato Camera delladei Repubblica Deputati Inoltre, in considerazione dell ampiezza delle ipotesi di esclusione di responsabilità, le disposizioni contrattuali esaminate dall Autorità avevano per oggetto o per effetto quello di escludere o limitare la responsabilità anche nelle ipotesi di danno alla persona del consumatore. Con riferimento alla limitazione della responsabilità relativa alla mancata o ritardata consegna del veicolo e di malfunzionamenti sopravvenuti, l Autorità ha ritenuto che le clausole oggetto di intervento determinavano un impegno definitivo del consumatore, che ha già proceduto alla prenotazione e al pagamento del veicolo, mentre l esecuzione della prestazione del professionista è subordinata unicamente dalla volontà di quest ultimo. Inoltre, esse consentivano al professionista di modificare unilateralmente le caratteristiche del prodotto e del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso. Per quanto concerne le clausole che stabiliscono per le controversie un foro competente diverso da quello del consumatore, l Autorità ha osservato che sul punto il Codice del Consumo prevede una presunzione di vessatorietà come da costante giurisprudenza. Rispetto alle clausole che prevedono limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, all'adduzione di prove nonché inversioni o modificazioni dell'onere della prova nei confronti del professionista, l Autorità ha ritenuto che si ponevano in contrasto con le disposizioni del codice civile in tema di obblighi del conduttore (articoli c.c.) e per questa ragione, nella misura in cui limitavano la facoltà del consumatore di opporre eccezioni e di addurre prove nei confronti del professionista, assumevano un contenuto. Già nel corso del procedimento, le imprese coinvolte hanno adottato iniziative tese a rimuovere i profili di criticità rilevati che sono state valutate in sede di provvedimento finale. Inoltre, in esito all accertamento della vessatorietà, le imprese hanno ottemperato all ordine di pubblicazione dell estratto del provvedimento adottato dall Autorità, ciascuna sul proprio sito internet. b) Morosità pregresse nella fornitura di servizi idrici Nel mese di giugno 2013 è stata portata a termine l istruttoria nei confronti di REGES, società a cui il Comune di Reggio Calabria ha affidato i servizi di accertamento, liquidazione e riscossione delle entrate di natura tributaria e patrimoniale anche in relazione al servizio idrico integrato102. Il procedimento era stato preceduto da un attività di moral suasion non andata a buon fine. Oggetto di valutazione è stata la clausola che subordinava in maniera generalizzata la richiesta di voltura di un utenza idrica già attiva al previo pagamento, da parte del consumatore richiedente la voltura, delle morosità pregresse e non ancora prescritte relative a consumi idrici del precedente contraente e, dunque, al pagamento di corrispettivi che potevano non essere correlati ad alcuna controprestazione nei confronti del predetto consumatore. Nel corso del procedimento è stata svolta la consultazione prevista dall articolo 102 Procedimento CV32.4 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 196 Senato Camera delladei Repubblica Deputati 37 bis, comma 1, del Codice del Consumo tramite la pubblicazione di un comunicato nell apposita sezione del sito internet istituzionale deh Autorità. Il procedimento si è concluso con la declaratoria di vessatorietà della clausola esaminata. Inoltre, in esito al l accertamento della vessatorietà, REGES ha ottemperato all ordine di pubblicazione dell estratto del provvedimento adottato dall Autorità sul proprio sito internet e ha modificato la predetta clausola. a) Fornitura e manutenzione di ascensori Nel mese di ottobre 2013 sono stati conclusi otto procedimenti nei confronti di società quali Monti Servizi Ascensori S.r.l., Schindler S.p.A., M.I.A. S.p.A., Kone S.p.A., CEAM S.p.A., ThyssenKrupp Elevator Italia S.p.A., OTIS Servizi S.p.A. e Capozza S.r.l., attive nel settore della vendita, installazione e ammodernamento degli impianti di elevazione (ascensori, montascale e prodotti similari) nonché in quello dei servizi di manutenzione di tali impianti103. Sono state oggetto di valutazione alcune clausole inserite nei contratti di vendita e installazione di nuovi impianti di ascensore nonché clausole inserite nei contratti per l erogazione dei servizi di manutenzione di tali impianti nei confronti di consumatori o condominii di consumatori. In particolare, le istruttorie hanno riguardato le clausole aventi per oggetto o per effetto quello di: a) limitare i diritti e le azioni del consumatore nei confronti del professionista in caso di ritardo nella consegna del bene imputabile al venditore, al passaggio dei rischi e alla disciplina in tema di garanzia legale; b) stabilire una penale in caso di recesso anticipato del consumatore; c) stabilire una penale in caso di inadempimento del consumatore (o cessazione dell efficacia del contratto per fatto non imputabile all impresa manutentrice); d) stabilire un termine eccessivamente lungo per la disdetta; e) stabilire un foro competente diverso da quello di residenza o di domicilio del consumatore. Nel corso dei procedimenti è stata svolta la consultazione prevista dall articolo 37 bis, comma 1, del Codice del Consumo tramite la pubblicazione di un comunicato nell apposita sezione del sito internet istituzionale dell Autorità. Nei provvedimenti di chiusura, l Autorità ha accertato la vessatorietà delle clausole in esame ritenendole idonee a determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Con riferimento ai contratti aventi a oggetto il servizio di manutenzione degli impianti di ascensore, l Autorità, avuto riguardo ai contenuti del servizio, alle sue caratteristiche e alle altre previsioni contrattuali che prevedevano il rinnovo tacito e il pagamento di una penale per la durata residua del contratto in caso di recesso anticipato del cliente, ha ritenuto vessatorie le clausole che fissavano un termine per la disdetta uguale o superiore ai 60 giorni, prima della scadenza, per i contratti annuali; mentre si è espressa per la non vessatorietà di un termine di 103 Procedimenti CV44, CV45, CV46, CV47, CV49, CV50, CV6.5 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 197 Senato Camera delladei Repubblica Deputati 60 giorni o superiore, prima della scadenza, per i contratti di manutenzione di durata pluriennale. Si segnala che, nei casi in esame, l Autorità ha anche analizzato le iniziative tese a rimuovere i profili di vessatorietà rilevati. Molte imprese, infatti, nel corso dell istruttoria hanno provveduto a modificare i contratti eliminando le clausole che presentavano profili di vessatorietà e a sospendere l applicazione di quest ultime, laddove inserite in contratti conclusi prima dell avvio dell istruttoria e ancora in corso di esecuzione. In esito all accertamento della vessatorietà le imprese hanno ottemperato all ordine di pubblicazione dell estratto del provvedimento adottato dall Autorità, ciascuna sul proprio sito internet; in un caso, non avendo l impresa un sito online, l ordine di pubblicazione è stato assolto tramite la pubblicazione dell estratto su un quotidiano a tiratura provinciale. Preme, infine, evidenziare che nei confronti di un ulteriore operatore del settore, e relativamente a profili di vessatorietà più contenuti presenti in clausole di contratti di manutenzione di ascensori, l Autorità ha svolto un intervento di moral suasion, andato a buon fine con la modifica delle predette clausole104. Il relativo esito è stato oggetto di un comunicato ai consumatori sul sito delpautorità. Istanze di interpello c)assicurazione della responsabilità civile da circolazione di veicoli Nel settore dei contratti di assicurazione obbligatoria dei danni derivanti dalla circolazione di autoveicoli (RC auto) sono pervenute due istanze di interpello ai sensi dell art. 37 bis del Codice del Consumo, da parte della compagnia assicurativa Vittoria Assicurazioni S.p.A. 105 e di altra società attiva nel medesimo settore In entrambi i casi, la clausola sottoposta alla valutazione dell Autorità trovava applicazione nelle sole ipotesi di c.d. risarcimento diretto - erogato cioè dalla Compagnia dell assicurato che ha subito il sinistro - ed era volta a limitare la cessione del credito derivante da sinistro stradale, di cui è titolare il danneggiato nei confronti dell assicurazione, a soggetti terzi (autoriparatori/carrozzieri non convenzionati con la Compagnia di assicurazioni). Nel caso di Vittoria Assicurazioni, la disposizione contrattuale sottoposta a interpello prevedeva essenzialmente una limitazione alla facoltà dell assicurato danneggiato di cedere il credito relativo al risarcimento del danno subito a carrozzerie non convenzionate con Vittoria Assicurazioni, senza il preventivo consenso della stessa. Detta limitazione non operava se la carrozzeria era convenzionata con Vittoria ovvero se la cessione del credito veniva da essa autorizzata anche mediante un meccanismo di silenzio-assenso. La clausola faceva inoltre salva la facoltà del consumatore di rivolgersi al proprio carrozziere di fiducia (non convenzionato con Vittoria Assicurazioni), senza anticipare il costo della riparazione, 104 Procedimento CV Procedimento CV13.6 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 198 Senato Camera delladei Repubblica Deputati avvalendosi dello strumento della delega di pagamento, e prevedeva tempi rapidi per l attivazione del perito ai fini della quantificazione del danno. Rispetto a tale caso l Autorità ha aperto una consultazione, tramite la pubblicazione delle clausole nell apposita sezione del proprio sito internet, e ha chiesto un parere all IVASS su questioni di natura settoriale. L Autorità ha conclusivamente ritenuto che la clausola oggetto di interpello, pur limitando la libertà contrattuale dell assicurato di cedere il proprio credito risarcitorio a un riparatore non convenzionato, non integrava un ipotesi di vessatorietà. La clausola, infatti, valutata nella sua unitarietà, bilanciava interessi diversi meritevoli di tutela quali: dal lato dell impresa, l esigenza di prevenire comportamenti fraudolenti cui è collegato anche l aumentano dei costi che, a valle, incidono sull ammontare dei premi delle polizze; dal lato del consumatore/assicurato, la libertà di scegliere il carrozziere di fiducia senza anticipare il costo della riparazione avvalendosi della delega di pagamento, con tempi rapidi di attivazione del perito e l introduzione di un meccanismo di silenzio-assenso alla cessione del credito verso riparatori non convenzionati.7 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 199 Senato Camera delladei Repubblica Deputati 8. Sviluppi giurisprudenziali Profili Sostanziali Rapporti tra Codice del Consumo e discipline speciali Nel corso del 2013 il Tar ha continuato a seguire, nel settore delle comunicazioni elettroniche, l orientamento affermato dal Consiglio di Stato nelle Adunanze Plenarie del 2012, ritenendo - in base al principio di specialità - applicabile in luogo del Codice del Consumo, le disposizioni della disciplina settoriale, costituita in primis dal Codice delle Comunicazioni sul cui rispetto vigila, con poteri sanzionatori, l Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Il giudice ha confermato tale orientamento anche dopo l intervento normativo di cui all art. 23 comma 12- quinquiesdecies del d.i. 6 luglio 2012, convertito dalla legge 7 agosto (Tar Lazio, 30 ottobre 2013 n Okwit - Tekka\ in senso conforme: Tar Lazio, 18 luglio 2013 n. 7273, buongiorno - promozione via internet e via sms; Tar Lazio, 22 luglio 2013 n. 7442, David2 - servìzio in abbonamento; Tar Lazio, 22 luglio 2013 n. 7464, David2 - servizio in abbonamento). Anche nel settore assicurativo, sebbene in un unica occasione, il Tar ha ritenuto applicabile per la tutela del consumatore la normativa settoriale costituita dal Codice delle Assicurazioni private che attribuisce all Autorità di regolazione - ISVAP una generica competenza nella materia delle assicurazioni private con poteri interdittivi, sanzionatori e prescrittivi. È stata pertanto esclusa, in materia di tutela del consumatore, l applicazione delle norme generali del Codice del Consumo e affermata la competenza delltsvap. (Tar Lazio, 17 gennaio 2013 n. 535, Zurich). Nozione di professionista Il giudice ha ribadito che la qualifica di professionista in un accezione ampia che garantisca l effetto utile della disciplina sulle pratiche commerciali scorrette deve essere riconosciuta a chiunque partecipi alla realizzazione di una pratica traendone uno specifico e diretto vantaggio economico o commerciale. Ad avviso del giudice tale interpretazione si pone in un rapporto di continuità rispetto alla giurisprudenza e alla prassi applicativa sviluppatasi nell ambito della previgente disciplina della pubblicità ingannevole, che riconosceva nel vantaggio diretto proveniente da un iniziativa promozionale un elemento idoneo alla qualificazione di operatore pubblicitario (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 106, Poste shop). Diligenza professionale Si consolida ulteriormente l orientamento dal Consiglio di Stato (C.d.S., 17 febbraio 2012 n. 853, Telecom) secondo cui la violazione delle regole di diligenza e correttezza deve essere valutato in relazione alla fattispecie concreta e sulla base del normale grado di attenzione e competenza connesso alla specifica attività svolta. Il Giudice in particolare ha affermato che sussiste in capo al professionista un obbligo di corretta, esaustiva ed8 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 200 Senato Camera delladei Repubblica Deputati inequivoca informazione in merito alle proprietà, ai vanti prestazionali e alle indicazioni d uso circa i prodotti oggetto di pubblicità. Peraltro, nel caso di specie, l adozione da parte del professionista dei correttivi suggeriti dallo I.A.P., stante il permanere dei profili di illiceità dei messaggi pubblicitari come individuati ai sensi delle norme in materia di pratiche commerciali scorrette, non offriva comunque elementi a favore di una valutazione positiva d ell operato della ricorrente in termini di diligenza. Il professionista, infatti, avrebbe comunque dovuto porre in essere tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare che, nella percezione dei consumatori, l efficacia e le possibilità di impiego dei prodotti fossero equivocate o so v ra stim a te(tar Lazio, 8 marzo 2013 n. 2481, Alpecin) Pratiche commerciali sco rrette Nozione di pratica commerciale In linea con l orientamento del Consiglio di Stato (Cfr. Cons. Stato, sez. VI, 7 settembre 2012, n. 4753) il giudice di primo grado ha affermato che per integrare una pratica è sufficiente che si tratti di una prassi e che questa sia rivolta in incertam personam, sicché l elemento materiale della pratica commerciale scorretta può estrinsecarsi anche in condotte che siano nei fatti soggettivamente identificabili, senza necessità che la stessa debba essere rivolta a una pluralità di consumatori, o clienti, dell'impresa, ovvero concretarsi in condotte reiterate nel tempo, potendo tale dato tutt'al più rilevare quale criterio di valutazione della gravità oggettiva della condotta e del grado di colpevolezza in sede di determinazione dell'entità della sanzione (Tar Lazio, 5 agosto 2013 n. 7837, Banca Mediolanum). Nozione di pregiudizio economico II Tar ha ribadito quanto già affermato da consolidata giurisprudenza amministrativa (C.d.S., sez. VI, 24 marzo 2011, n. 1813) circa la natura di illecito di mero pericolo deh illecito consumeristico, posto che l illiceità della condotta, al fine di assumere rilevanza ai sensi delle disposizioni del Codice del Consumo, non deve dimostrare una concreta attuazione pregiudizievole per le ragioni dei consumatori, quanto, piuttosto, una potenzialità lesiva per le scelte che questi ultimi devono poter porre in essere fuori da condizionamenti o orientamenti decettivi. Non sussiste pertanto la necessità di analisi dei concreti effetti pregiudizievoli prodotti dalla pratica commerciale, essendo invece sufficiente che, sulla base di un giudizio prognostico, la stessa sia ritenuta idonea a incidere potenzialmente sulle scelte dei consumatori. Ne consegue che la mancanza di effetti dannosi per i consumatori derivanti dalla pratica commerciale sanzionata, come desumibile dalla presenza di un solo consumatore che ha sollevato lamentele, non costituisce elemento idoneo a elidere il carattere di scorrettezza della pratica. Pertanto gli effetti della condotta, che si pongono in definitiva al di fuori della struttura dell illecito, possono, semmai, assumere significatività quale elemento aggravante (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 106, Poste Shop-, Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n 104, Postemobile e Tar Lazio, 4 febbraio 2013 n. 1177, Casafìrì).9 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 201 Senato Camera delladei Repubblica Deputati Valutazione dell 'ingannevolezza Claim nutrizionali Nel settore alimentare il Tar ha confermato il principio secondo cui l onere di chiarezza e di completezza delle informazioni non può non riguardare, in primis, la presentazione di un elemento cruciale nella scelta di acquisto dei consumatori, quale la composizione nutrizionale di un prodotto alimentare chiarendo, ad esempio, che l affermazione circa l assenza di zucchero in un prodotto è ingannevole allorché detto prodotto si caratterizzi per la mancata aggiunta di zucchero e non per la sua assenza (Tar Lazio, 4 luglio 2013 n. 6596, Zuegg - Preparazione a base di frutta senza zuccheri aggiunti). Con particolare riferimento alle indicazioni nutrizionali comparative volte a enfatizzare il minore contenuto di grassi nel prodotto pubblicizzato, il Tar ha ribadito la corretta applicazione da parte dell Autorità del Regolamento CE n. 1924/2006 (c.d. Regolamento claims). Più nello specifico, e avuto riguardo alle indicazioni comparative, il giudice condivide le valutazioni di scorrettezza della pratica in relazione all assenza di una chiara indicazione dei prodotti oggetto di comparazione, in quanto Non v è dubbio [...] che la rilevata genericità o assenza di alcun termine di paragone rispetto al claim nutrizionale utilizzato, così come la assenza di pari risalto grafico delle indicazioni comparative costituisca comportamento negligente dell impresa e, conseguentemente, rientri nel campo di applicazione delle disposizioni richiamate. Nella medesima sentenza, il Tar ha rilevato che non sussistono elementi giustificativi "per procedere al richiesto rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia ai sensi dell'art. 267 del TFUE in merito alla interpretazione di cui all art. 9 del Regolamento CE n. 1924/ se, cioè, l art. 9 debba essere interpretato nel senso di imporre all operatore che adotti un claim nutrizionale di inserire nel medesimo spazio del supporto media utilizzato con chiarezza e nella medesima enfasi grafica, cromatica e dimensionale il termine di paragone rinviando, eventualmente, al sito internet del professionista per il dettaglio delle stesse informazioni - poiché si tratta di un caso in cui la corretta applicazione del diritto comunitario si impone con chiarezza, univocità ed evidenza tali da non dare adito a nessun ragionevole dubbio interpretativo sulla soluzione da dare alla questione sollevata (Cons. Stato, VI, 9 febbraio 2011, n. 896) (Tar Lazio, 17 settembre 2013 n. 8313, Colussi basso contenuto di grassi/meno grassi). Il giudice di primo grado con riferimento a un prodotto a base di frutta, richiamata la pronuncia del Consiglio di Stato su un caso analogo (sentenza n del 4 luglio 2012, Plasmon), ha confermato le valutazioni di scorrettezza dell Autorità circa l impossibilità di qualificare il succo di frutta concentrato come mera frutta senza acqua. Nella sentenza si afferma che la corretta informazione al consumo deve tenere presente il parametro medio di conoscenze esistente tra il pubblico dei consumatori1, pertanto, pure al di là dell opinabilità delle tesi sul rapporto tra lo zucchero e il succo di frutta concentrato, risulta effettivamente ingannevole nascondere comunque al consumatore l esistenza di quest ultimo ingrediente, e anzi utilizzare claims quali "senza zuccheri aggiunti, che fanno intendere altre composizioni (Tar Lazio, 4 luglio 2013 n. 6596, Zuegg - Preparazione a base di frutta senza zuccheri aggiunti).10 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 202 Senato Camera delladei Repubblica Deputati Garanzia legale dei prodotti di consumo Il Consiglio di Stato, con riferimento alla garanzia legale di conformità dei prodotti di consumo, ha riaffermato importanti principi in ordine agli oneri del venditore. Il giudice, richiamando le previsioni normative - articoli del Codice del Consumo - concernenti la garanzia di legale di conformità del bene di consumo venduto, obbligatoria per legge in capo al venditore, e la garanzia convenzionale ulteriore, aggiuntiva alla precedente e assunta autonomamente dal venditore, ha ribadito la necessità che nelpofferta della garanzia convenzionale - proposta dal venditore - debba essere precisato che z7 consumatore è titolare dei diritti previsti dal presente paragrafo e che la garanzia medesima lascia impregiudicati tali diritti (art. 133, comma 2, lett. a), affinché egli non sia indotto a ritenere che la garanzia convenzionale escluda quella legale" (C.d.S., 5 agosto 2013 n. 4085, Concessionarie Bettini). Omissioni rilevanti Ad avviso del giudice, l assenza di indicazioni sul TAEG costituisce un omissione di informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno per prendere una decisione consapevole di natura commerciale (Tar Lazio, 4 febbraio 2013 n. 1177, Casafiri). In una pronuncia relativa all offerta promozionale di un automobile il Tar ha confermato la decisione di ingannevolezza del messaggio pubblicitario consistente nella diffusione di un claim principale recante la dicitura tasso zero, poi contraddetto nella nota legale figurante nei diversi spot pubblicitari ove si individuano TAN e TAEG superiori allo zero. A parere del giudice è evidente che il consumatore non può desumere solo dalla lettura dei claim principali l offerta promozionale relativa all acquisto dell autovettura con pagamento rateale, poiché tale offerta prevede numerose variabili, che vanno dai tassi di finanziamento, al massimo importo finanziabile, le quali peraltro differiscono da autovettura ad autovettura. Nel caso di specie, tuttavia, tutte le condizioni limitative dell offerta commerciale apparivano alla fine degli spot, e in ragione dello spazio a esse dedicato - in termini di durata e di dimensione dei caratteri utilizzati - risultavano di fatto incomprensibili anche a uno spettatore molto attento. Il giudice ha pertanto valutato come la piena intellegibilità di tale indicazione [...] risulta necessaria in considerazione del fatto che le informazioni riportate nel legai sono idonee a modificare la percezione del potenziale acquirente in merito all esatto contenuto ed alla convenienza dell offerta pubblicizzata mitigando fortemente il tenore della stessa risultante dal combinato disposto del claim principale (Tar Lazio, 18 gennaio 2013 n. 561, Volkswagen Group Italia Spa). Pubblicità Occulta Si confermano alcuni importanti principi valutativi in materia di pubblicità redazionale laddove il Tar afferma che in presenza di un acciarato rapporto di committenza tra l inserzionista e il proprietario del mezzo di diffusione, le modalità grafiche della rubrica dovrebbero essere tali da consentire un evidente percezione del messaggio quale pubblicità distinguendolo dalle altre forme di comunicazione al pubblico.11 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 203 Senato Camera delladei Repubblica Deputati La percepibilità della natura promozionale dell inserzione viene meno in assenza di una dicitura in grado di esplicitare puntualmente la finalità promozionale perseguita dall'inserzionista e in mancanza di indicatori alternativi in merito alla natura pubblicitaria della rubrica oggetto di sanzione. La sentenza sottolinea come la semplice presenza di un riquadro che riporta la mera specificazione che la rubrica è curata da esperti di una compagnia telefonica accompagnata dal marchio - peraltro non presente in tutte le pubblicazioni - non appare tale da rendere evidente la finalità pubblicitaria anche in considerazione del fatto che, // coinvolgimento di esperti di un ben identificato operatore telefonico potrebbe essere inteso come una mera attività di consulenza senza che ad essa si accompagni la finalità di enfatizzare e promuovere il marchio di appartenenza ' (Tar Lazio, 28 marzo 2013 n. 3210, Rcs Periodici Spd). Modalità di Presentazione dell offerta Il Tar ha confermato l orientamento per cui Pingannevolezza di un messaggio può essere ravvisata in relazione a qualsiasi contesto informativo e può discendere anche dalle sole modalità dì presentazione dell offerta laddove le stesse si pongano in contrasto con la ratio e l ampia portata della disciplina di tutela dei consumatori. Ciò vale, in particolare, qualora il messaggio contenga vanti di efficacia suscettibili di rendere la reale portata dell offerta di non chiara e immediata percezione da parte del consumatore in virtù dell omissione o della più difficile comprensione di elementi essenziali dell offerta che ne limitano la portata. Nell esame della fattispecie viene in rilievo il principio secondo cui se, quindi, appare lecito fornire dati comprovanti le affermazioni inerenti le caratteristiche del prodotto al fine di evitare di incorrere in deficit informativi, non risulta allo stesso modo legittimo l utilizzo di dati statistici e scientifici allo scopo di esaltare inesistenti qualità terapeutiche del prodotto stesso. (Tar Lazio, 8 marzo 2013 n. 2481, Alpecin). Completezza informativa del messaggio fin dal primo contatto Sul piano della valutazione dell ingannevolezza della presentazione del prodotto o del servizio il Tar ha confermato l orientamento secondo il quale grava sul professionista l onere di rendere disponibili tutte le informazioni rilevanti ai fini dell adozione di una scelta consapevole. Tali informazioni devono essere disponibili sin dal primo contatto pubblicitario, essendo la verifica di correttezza rivolta al messaggio in sé e alla sua intrinseca idoneità a condizionare le scelte dei consumatori, indipendentemente dalle informazioni rese note in un diverso contesto, e quindi, a effetto promozionale ormai prodotto, sulla base del principio della c.d. autosufficienza informativa (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 106, Poste Shop e Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n 104, Postemobile). In altra decisione attinente il settore finanziario trova conferma presso il giudice di primo grado il principio secondo cui la completezza e la veridicità di un messaggio pubblicitario va verificata nell ambito dello stesso contesto di comunicazione commerciale e non già sulla base di ulteriori informazioni che l operatore pubblicitario renda disponibili solo a contatto12 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 204 Senato Camera delladei Repubblica Deputati e, quindi, a effetto promozionale già avvenuto. In tal senso il giudice ha rilevato come l assenza di puntuali indicazioni in ordine al TAEG, non consentendo al consumatore di effettuare un adeguata valutazione dell effettiva convenienza dell offerta, è senz altro idonea a determinare un effetto di aggancio dei consumatori e, quindi, il contatto dei medesimi, sicché la pratica è potenzialmente idonea a pregiudicare il comportamento economico degli stessi (Tar Lazio, 4 febbraio 2013 n. 1177, Casafìrì). Asimmetria informativa Nel settore della telefonia, il Tar ha confermato che sussiste una significativa asimmetria informativa tra professionista e consumatore, che impone un rafforzamento dell onere di chiarezza e completezza informativa in capo al primo (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 106, Poste Shop). Si consolida anche nel settore finanziario il principio secondo cui l obbligo più stringente di completezza e di chiarezza delle informazioni veicolate consegue alla rilevante asimmetria informativa riscontrabile nell ambito della commercializzazione dei servizi finanziari (Tar Lazio, 4 febbraio 2013 n. 1177, Casafm). Servizi Opzionali Nel settore del trasporto marittimo, il Consiglio di Stato - pur avendo confermato la sentenza di primo grado (Tar Lazio, n. 5695/2009) secondo la quale non è da considerarsi scorretto porre in capo al consumatore l onere di deselezionare l opzione di acquisto della polizza assicurativa per fattispecie verificatesi prima dell entrata in vigore del Regolamento CE 1008/ ha fornito chiare indicazioni per le pratiche poste in essere nella vigenza di tale atto. In particolare, si è espresso per la necessaria prestazione esplicita del consenso mediante opt in e non tacita con opt out, affermando per il futuro la regola della scorrettezza in sé di siffatte pratica commerciale (C.d.S., 4 marzo 2013 n.1259, Moby-torni gratis). Pratiche commerciali aggressive Nel settore bancario il giudice di primo grado ha ritenuto configurabile come pratica aggressiva la condotta ostruzionistica tenuta da Mediolanum S.p.a. nell ambito delle operazioni di estinzione dei conti correnti, in quanto espletate con tempistiche lunghe e non prevedibili dai consumatori ai quali vengono addebitati i costi connessi alla tenuta del conto corrente sino alla data di estinzione contabile del rapporto. Si conferma un consolidato orientamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. VI, 26 settembre 2011, n. 5368) secondo il quale anche comportamenti successivi alla vendita del prodotto (nel caso di specie, relativi alla estinzione dei conti correnti) possano costituire pratiche commerciali scorrette; in altri termini, la legge impone al professionista l'obbligo di correttezza anche nelle fasi successive alla stipula del contratto e, quindi, anche nell ambito delle vicende estintive. Nello specifico la condotta con la quale si impedisce al correntista di interrompere il proprio rapporto contrattuale con la Banca, dilazionando in modo13 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 205 Senato Camera delladei Repubblica Deputati ingiustificato i tempi di chiusura del conto, agisce sul piano della libera determinazione da parte del consumatore di dirigere la propria scelta contrattuale nei confronti di un altro professionista e, dunque, sul piano della decisione commerciale. Osserva il giudice che se è vero, dunque, che non qualsiasi inadempimento a obbligazioni negoziali possa o debba sempre e comunque costituire una pratica commerciale scorretta, appare evidente che allorquando si sia in presenza di un preordinato e seriale venir meno agli obblighi negoziali contratti - ovvero anche in fase antecedente alla conclusione del contratto si prometta una prestazione che si sa essere impossibile da fornire - si è ben lungi dal trovarsi al cospetto di un singolo inadempimento, od inesatto adempimento reprimibile in via (esclusivamente) negoziale ai sensi degli arti. 1176, 1453 del codice civile, ma, ove sussista il pericolo - come nella fattispecie in oggetto - di uno sviamento della scelta commerciale del consumatore la fattispecie integra pienamente (anche) quella della pratica commerciale scorretta (Cfr. Cons. Stato, sez. VI, 24 agosto 2011, n. 4800) (Tar Lazio, 5 agosto 2013 n. 7837, Banca Mediolanum). In altra sentenza concernente la promozione a domicilio di opere editoriali cartacee (e/o tecnologiche), il giudice di prime cure ha affermato come le tecniche di vendita impiegate da alcuni agenti Motta fossero riprovevoli, spesso prossime a veri e propri raggiri in quanto facevano credere che il bene ceduto - opere editoriali in più volumi, integrate o meno da supporti multimediali, informatici e di rete - avrebbe potuto essere rivenduto, dopo qualche tempo, con profitto alla Motta ovvero a terzi: in sostanza presentando come un sicuro investimento quello che costituisce invece l acquisto di un bene godibile, ma improduttivo. Prosegue il Tar che, comunque, se anche non giunti alla frode espressa, i venditori, incuranti tanto delle vigenti norme di tutela dei consumatori, quanto delle più elementari regole di correttezza - civile, prima che commerciale - hanno adottato condotte aggressive ed invasive per ottenere, anche profittando di consumatori deboli, per età avanzata o altro, la stipula del contratto e le proprie provvigioni (Tar Lazio, 15 ottobre 2013 n. 8838, Federico Motta Editore). Profili Sanzionatori Proporzionalità della sanzione Il Tar in linea con un orientamento ormai consolidato (sentenza C.d.S n del 20 luglio 2011 Mediamarket) ha ribadito come il principio di proporzionalità della sanzione costituisce corollario di quello di ragionevolezza e di parità di trattamento, aventi rango costituzionale fondamentale. Tale principio si articola, ad avviso del giudice, nei distinti profili inerenti l idoneità, ovvero il rapporto tra il mezzo adoperato e l obiettivo perseguito, risultando in virtù di tale parametro legittimo l esercizio del potere se la soluzione adottata consenta di raggiungere l obiettivo; la necessarietà, ovvero l assenza di qualsiasi altro mezzo idoneo ma tale da incidere in misura minore sulla sfera del singolo, dovendo in virtù di tale parametro la scelta tra tutti i mezzi astrattamente idonei cadere su quella che comporti il minor14 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 206 Senato Camera delladei Repubblica Deputati sacrifìcio; l adeguatezza, ovvero la tollerabilità della restrizione per il privato, risultando, in virtù di tale parametro, legittimo l esercizio del potere, pur idoneo e necessario, solo se rispecchia una ponderazione armonizzata e bilanciata degli interessi. (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 104, Poste Shop). Disparità di trattamento Il Tar ribadisce l ormai consolidato orientamento (tra le altre C.d.S., 9 giugno 2011 n. 3511, Prezzi bloccati elettricità) secondo il quale la eventuale sussistenza del vizio di disparità di trattamento rispetto ad un diverso professionista nell ambito di un differente procedimento per fattispecie analoga, postula in ogni caso l'identità (o almeno la totale assimilabilità) delle situazioni di base poste a raffronto (Tar Lazio, I, 19 maggio 2010, n ) e la completa sovrapponibilità di tutti gli elementi di rilievo delle fattispecie sanzionate (Tar Lazio, 1, 13 dicembre 2010, n ; 13 dicembre 2010, n ; 22 novembre 2010, n ; 9 agosto 2010, n ), mentre l autonomia di ogni singolo accertamento dell'autorità circa l'esistenza di profili di scorrettezza di pratiche commerciali e la contestualizzazione" della valutazione delle stesse a fini di determinazione delle pertinenti conseguenze sanzionatone, determinano una preclusione alla suggerita indagine comparativa, la quale richiederebbe una oggettiva verifica della completa sovrapponibilità delle fattispecie sanzionate, concretamente non percorribile (Tar Lazio, 17 settembre 2013 n. 8309, Expedia) Rilevanza dell'elemento soggettivo Nella valutazione della imputabilità della condotta il giudice, ha ritenuto dirimente lo stato soggettivo di buona fede in cui il professionista versava non avendo partecipato alla predisposizione del messaggio pubblicitario, ma solo alla sua diffusione, dopo che il produttore aveva in precedenza ampiamente pubblicizzato il prodotto a livello intemazionale senza che ne derivassero reazioni istituzionali. Il giudice ha pertanto ritenuto comprensibile e ragionevole l affidamento fatto dalla ricorrente sulla legittimità e non ingannevolezza della pubblicità che solo in questa circostanza e nei suoi confronti veniva contestata e, di conseguenza, ha ritenuto applicabili i principi generali del diritto sanzionatorio amministrativo, e in particolare dell art. 3 della L. n. 681/1989, giusta il quale nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l'agente non è responsabile quando l'errore non è determinato da sua colpa (Tar Lazio, 23 gennaio 2013 n. 748, Rivolta Spa). In altra sentenza il Tar ha valutato che l eventuale addebitabilità a terzi di un eventuale refuso nella pubblicazione della parte fotografica del messaggio non possa determinare la elisione della responsabilità in capo al professionista beneficiario del messaggio sussistendo pur sempre, in capo allo stesso, il dovere di diligenza professionale che impone la verifica della veridicità delle informazioni contenute nella comunicazione promozionale. (Tar Lazio 8 marzo 2013 n. 2481, Alpecin)15 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 207 Senato Camera delladei Repubblica Deputati Cumulo materiale delle sanzioni Il Consiglio di Stato ha confermato che, in presenza di una pluralità di condotte dotate di autonomia strutturale e funzionale trova applicazione il criterio del cumulo materiale di sanzioni, rilevando contestualmente l infondatezza della questione di legittimità costituzionale, essendo quest ultima già stata affrontata e dichiarata manifestamente infondata dalla Corte Costituzionale con ordinanza n. 280/1999 (C.d.S., 4 marzo 2013 n. 1259, Moby-torni gratis). Gravità della pratica Il Consiglio di Stato, ha ritenuto che nel settore del turismo l informazione sulla gratuità del viaggio di ritorno contenuta nell offerta Vai in Sardegna o Corsica e TORNI GRATIS sia idonea di per sé a generare nel consumatore una specifica percezione di convenienza dell offerta. Nella stessa sentenza il giudice afferma come, il richiamo del connesso pagamento di solo tasse diritti e supplementi in ragione della minore evidenza grafica, non sia tale da equilibrare la forza attrattiva del preminente messaggio della gratuità, cosicché al consumatore è indirizzato un messaggio nell ambito del quale le componenti per l individuazione delle condizioni complete dell offerta e del suo prezzo complessivo devono essere ricostruite. Ad avviso del giudice, è possibile chiedere a un consumatore ragionevolmente avveduto di procedere a tale ricostruzione, purché le dette componenti siano acquisibili in un unico contesto, nell ambito del quale non può comparire l indicazione fuorviante del termine Gratis, se l offerta è soggetta a obblighi tariffari e a limitazioni ulteriori. La non immediata e completa percepibilità degli elementi dell offerta rendono non chiaro il prezzo della promozione e dunque ingannevole il messaggio con una valutazione non esentabile dalla connotazione della gra viti (C.d.S, 4 marzo 2013 n. 1259, Moby-torni gratis). Dimensione economica del professionista Il Consiglio di Stato ha ribadito che con il riferimento delpart. 11 della legge n. 689 del 1981 alle condizioni economiche dell agente viene affermato un principio generale di proporzionalità e che le condizioni economiche di un soggetto societario devono riferirsi anzitutto alla sua dimensione economica. Su tale presupposto il Collegio conferma che la dimensione economica del professionista, e perciò il suo fatturato, è l elemento prioritariamente rilevante da assumere per la determinazione della sanzione pecuniaria rilevando altresì come esso non costituisce sempre l elemento necessariamente di per sé sufficiente, rientrando nel complesso delle condizioni economiche 1anche la ponderazione del risultato di utile o di perdita di esercizio nel cui quadro la sanzione viene comminata (C.d.S., 5 agosto 2013 n Concessionarie Bettini). Sui criteri di quantificazione della sanzione il giudice ha riaffermato che la dimensione economica dell impresa non debba riferirsi esclusivamente al fatturato afferente le linee di produzione oggetto di promozione, bensì alla complessiva dimensione e potenzialità economica dell impresa (Tar Lazio, 4 luglio 2013 n. 6596, Zuegg - Preparazione a base di frutta senza zuccheri aggiunti).16 Camera Atti Parlamentari dei Deputati 208 Senato Camera delladei Repubblica Deputati Si consolida l orientamento presso il giudice di primo grado secondo il quale la valutazione della dimensione economica e dell'importanza del professionista risponde a due diverse finalità in quanto volta, da un lato, a garantire l'effettiva efficacia deterrente della sanzione pecuniaria secondo criteri di proporzionalità e adeguatezza e, dall'altro, concorre a delineare la gravità della condotta nella considerazione che la dimensione economica del professionista, la sua notorietà - e conseguente credibilità - e la sua posizione nel mercato rendono più efficace la comunicazione pubblicitaria aggravandone la valenza lesiva (Tar Lazio, 17 settembre 2013 n. 8313, Colussi basso contenuto di grassi/meno grassi). Pertanto, la coerente e corretta applicazione dei parametri di proporzionalità e ragionevolezza della sanzione non può prescindere dalla valutazione della dimensione economica del professionista al fine di garantire l'adeguatezza e proporzionalità della sanzione, la quale, conseguentemente, non può che essere parametrata al fatturato o all'incidenza del prodotto cui la condotta si riferisce (Tar Lazio, 17 settembre 2013 n. 8313, Colussi basso contenuto di grassi/meno grassi). Appartenenza al gruppo Il Tar ha ritenuto coerente con l applicazione dei criteri dettati dall art. 11 della legge n. 689 del 1981 parametrare il giudizio di gravità della condotta, oltre che alla dimensione economica del professionista, anche all importanza del gruppo societario di appartenenza (Tar Lazio, 8 gennaio 2013 n. 104, Poste Shop). Il principio ha trovato conferma in molte altre pronunce nelle quali lo stesso giudice ha valutato sulla base di orientamenti consolidati (Cons. Stato, 12 luglio 2011, n. 4202) come l importanza e la dimensione economica di una società parte di un gruppo, pur se a essa è riferibile un proprio autonomo bilancio, è di certo maggiore di quella di una società avente un identico bilancio ma non appartenente ad alcun gruppo (Tar Lazio, 8 marzo 2013 n Alpecin; Tar Lazio, 4 luglio 2013 n. 6596, Zuegg Preparazione a base di frutta senza zuccheri aggiunti). Capacità di penetrazione della pratica Si consolida l orientamento secondo cui la veicolazione della pubblicità attraverso messaggi a stampa sui principali quotidiani e riviste a tiratura nazionale, nonché sul sito internet, sia una modalità atta a raggiungere una platea sterminata di utenti e tale da determinare una vasta diffusione del messaggio con conseguente aggravamento della condotta oggetto di sanzione (cfr. anche Cons. Stato, Sez. VI, 4 aprile 2011, n. 2099). (Tar Lazio, 8 marzo 2013 n Alpecin). Il Giudice di primo grado si è espresso ritenendo proporzionata la sanzione che ha tenuto conto dell ampiezza della campagna promozionale (spot e internet). Diversamente, ha valutato come ininfluente, ai fini della quantificazione dell ammenda, l incidenza dei prodotti reclamizzati nell ambito della complessiva attività della società ricorrente (Tar Lazio 17 settejnbre 2013 n. 8313, Colussi basso contenuto di grassi/menp grassi). Vedere altro
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