Source: https://sviluppofelice.wordpress.com/2017/03/20/le-multinazionali-e-il-diritto/
Timestamp: 2017-10-22 12:06:23+00:00
Document Index: 182112723

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 90', 'art. 46', 'art.41']

Le multinazionali e il diritto | Sviluppo Felice
Iniziando dagli Stati Uniti si vede che una tappa miliare nella legislazione anti-trust è lo Sherman Act del 1890 che si prefigge lo scopo ben preciso di conciliare il personalismo economico e il benessere collettivo. Era stato un pensatore francese, A. de Tocqueville, a descrivere nel 1835-40 l’intreccio tutto americano tra libertà d’azione individuale e fondamento della democrazia politica e a denunciare il pericolo di avere individui capaci di realizzare un sistema economico efficiente ma anche interessati solo al profitto personale e incuranti del benessere collettivo. Lo Sherman Act intende proprio normare questa situazione. E’ impresa difficile sia teoricamente che praticamente.
Nel campo degli studi infatti la teoria di A. Smith del 1776 e quella di A. Marshall del 1890 danno fondamento scientifico al mercato di concorrenza perfetta appena attenuato per Smith dalla “mano invisibile” e, per Marshall, dal difficilissimo raggiungimento dell’equilibrio. Ma anche nella pratica l’iter dello Sherman Act è irto di ostacoli perché va a demolire il potere enorme dei cinque oligopolisti dell’American Tobacco e soprattutto il dominio di J. D. Rockfeller e dei pochi suoi soci della Standard Oil Company. L’opposizione è così forte che solo nel 1911 la Corte Suprema degli Stati Uniti riesce a smantellare l’ oligopolio del petrolio spezzettando la Standard Oil Company in 34 Compagnie tra cui Amoco, Shevron, Mobil tutt’oggi esistenti. La ricchezza personale di Rockfeller non ne risente, tanto che il “battista” Rockfeller ne destina una grossa parte al filantropismo come la fondazione della Scuola di Chicago, tuttora prestigiosissima sede del liberismo economico.
Lo Sherman Act benché innovativo e coraggioso presenta però delle lacune che vengono colmate dal Clayton Act del 1914, dal Robinson-Patman Act del 1936, dal Celler-Kaufer Act del 1950 e dall’ Hart-Scott-Rodino Act del 1976.
Lo scenario economico e politico dell’Europa è molto diverso da quello americano. Gli Stati europei hanno tutti, chi più chi meno, un’impostazione sociale: alla fine dell’Ottocento nascono in Inghilterra il sindacalismo operaio, in Germania il riformismo assicurativo “bismarkiano”, in Italia il solidarismo cattolico che ha nell’Enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum, il suo apice. In Italia e in Germania poi i regimi totalitari appoggiano l’ intervento dello Stato nell’economia e in particolare in Italia i colossi dell’IMI del 1931 e dell’IRI del 1933, insieme alla politica agraria (“battaglia del grano”, 1925) e bancaria (“quota novanta” della lira, 1926) testimoniamo la scelta interventista. Questa perdura in Europa anche dopo la seconda guerra mondiale, tanto che in Francia dal 1945 vige la politica centralista di J. Monet e della pianificazione “morbida”, in Inghilterra con il “Piano Beveridge” del 1942 si instaura il “welfare state”, in Germania si delinea quel “modello renano” di economia sociale di mercato teorizzato da Roepke ma ereditato dall’ Ordoliberalismo di W. Eucken.
Su questo sfondo una politica anti-trust non poteva che venir istituita dall’instaurarsi dell’Unione Europea con il Trattato di Roma del 1957, la cui finalità è l’integrazione delle politiche dei vari stati in una cornice di libertà concorrenziale. Gli articoli del Trattato che disciplinano specificatamente questa impostazione sono l’art. 3 (che mira a difendere la concorrenza), l’art. 85 ( che vieta gli accordi tra imprese), l’art. 86 (che proibisce la posizione dominante di una o più imprese) infine l’art. 90 (che impone agli stati nazionali di non proteggere le proprie imprese). L’emanazione della legge cosiddetta delle “quattro libertà” (art. 46 dell’Atto Unico Europeo del 1993) ha sancito definitivamente il superamento del vecchio protezionismo degli stati europei.
Ma non quello dell’Italia, che solo nel 1990 si adegua alla normativa europea, benché la disciplina di mercato sia prevista dall’art.41 della Costituzione. La tradizione italiana di “monopoli legali”, ovvero di concessioni a operatori monopolistici nel campo soprattutto dei servizi di interesse pubblico finalizzati a promuovere l’interesse dei consumatori, è dura a morire. Comunque l’ Autorità Garante della concorrenza e del mercato istituita con la legge 287/90 e le politiche di privatizzazioni e liberalizzazioni in atto in Italia perseguono l’obiettivo di smantellare i grandi monopoli pubblici del passato.
AMATO, G., Il potere e l’antitrust, Il Mulino, 1998
PERA, A., Concorrenza e antitrust,Il Mulino, 1998
← Un popolo di cavallette
Migranti e Sviluppo – n.7 [03/2017] →