Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_competitivit_del_sistema_agroalimentare_d.html
Timestamp: 2018-11-19 11:43:25+00:00
Document Index: 82546196

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 6']

tema 6 settembre 2018
Studi Camera - Agricoltura Agricoltura e biodiversità Tutela della qualità dei prodotti agroalimentari
La tutela della qualità delle produzioni agroalimentari è, in sede europea, un complemento alla politica di sviluppo rurale e alle politiche di sostegno dei mercati e dei redditi nell'ambito della politica agricola comune e rappresenta in particolare per l'Italia uno dei principali obiettivi della politica agroalimentare, considerato che il nostro è il Paese che vanta in Europa il maggior numero di prodotti a marchio registrato, oggetto di numerosi e sofisticati tentativi di contraffazione. La disciplina sull'etichettatura dei prodotti e sulle conseguenti informazioni ai consumatori costituisce anch'essa un aspetto della tutela della qualità del prodotto. L'Italia ha quindi implementato la legislazione europea, con norme interne finalizzate alla tutela delle produzioni agroalimentari di qualità, come quelle che prevedono l'indicazione obbligatoria dell'origine della materia prima in etichetta per taluni prodotti agricoli.
In merito all'indicazione in etichetta dell'origine del prodotto, l'impostazione ancora prevalente in sede europea tende a ritenere - in generale - incompatibile con il mercato unico la presunzione che vi sia una particolare qualità legata alla localizzazione nel territorio nazionale di un prodotto alimentare, perché discriminatorio nei confronti degli altri Stati membri.
Per gli altri prodotti, vige il principio che l'indicazione del luogo d'origine o di provenienza è obbligatoria solo se la relativa omissione può indurre in errore il consumatore circa l'origine o la provenienza effettiva del prodotto alimentare.
Tale principio è stato confermato da ultimo dal Regolamento n. 1169/2011 (UE), il quale si applica a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, inclusi i prodotti destinati al consumo immediato presso ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione (non ricompresi dalla precedente direttiva 2000/13/UE).
Per alcune tipologie di carni, quelle fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili è stato, invece, introdotto dallo stesso regolamento 1169 l'obbligo dell'indicazione del luogo di origine, indipendenetemente dalla possibilità o meno che la mancata indicazione possa indurre in errore il consumatore. Tale indicazione è stata resa operativa attraverso l'approvazione del regolamento di esecuzione (UE) n.1337/2013 della Commissione.
E' previsto che la Commissione presenti al Parlamento europeo e al Consiglio relazioni sull'indicazione obbligatoria del paese d'origine o del luogo di provenienza per alcuni alimenti.
Appare, poi, opportuno ricordare che per taluni alimenti, oltre alle tipologie di carne indicate, è già obbligatoria in via generale l'indicazione dell'origine, in forza di norme europee diverse e specifiche rispetto a quelle del Regolamento 1169/2011 .
miele (Direttiva 2001/110/UE, modificata dalla Direttiva 2014/63/UE, e si veda ora il criterio direttivo di delega al Governo per il recepimento di quest'ultima direttiva contenuto nell'articolo 17 della legge n. 114/2015, secondo il quale è necessario prevedere norme di salvaguardia sulla completezza delle informazioni relative alla provenienza del miele e dei prodotti apistici destinati al consumo umano a vantaggio del consumatore.
bevande spiritose (Regolamento n. 110/2008 (CE)).
Si segnala che, recentemente, è stato emanato il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione, recante modalità di applicazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del suddetto regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, per quanto riguarda le norme sull'indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza dell'ingrediente primario di un alimento (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 29 maggio 2018).
Tale regolamento (che non si applica alle indicazioni geografiche protette a norma della regolamentazione dell'Unione europea e ai marchi di impresa registrati) prevede, in particolare (art. 2), che debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza di un ingrediente primario, quando non sia lo stesso di quello indicato per l'alimento per il quale risulta obbligatoria l'indicazione di origine in relazione alla possibilità di inganno del consumatore.
Il provvedimento specifica i riferimenti utilizzabili in relazione alle zone geografiche.
ad una regione o qualsiasi altra zona geografica all'interno di diversi Stati membri o di paesi terzi, se definita tale in forza del diritto internazionale pubblico o ben chiara per il consumatore medio normalmente informato;
a una regione o qualsiasi altra zona geografica all'interno di uno Stato membro o di un paese terzo, ben chiara per il consumatore medio normalmente informato;
al paese d'origine o al luogo di provenienza, conformemente alle specifiche disposizioni dell'Unione applicabili agli ingredienti primari in quanto tali;
Il predetto regolamento di esecuzione indica, inoltre, come debba essere la presentazione di tali informazioni (art. 3).
Esso, pur entrando in vigore il terzo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea (avvenuta il 29 maggio 2018), si applica, come anticipato, a decorrere dal 1° aprile 2020. Si precisa, infine, che gli alimenti immessi sul mercato o etichettati prima della data di applicazione dello stesso possono essere commercializzati sino ad esaurimento delle scorte (art. 4).
Il legislatore nazionale, anche attraverso una continua attività di sensibilizzazione svolta in tal senso dalle Commissioni agricoltura di Camera e Senato, ha tradizionalmente attribuito grande rilievo alla possibilità di definire una legislazione che consentisse di indicare per tutti i prodotti agroalimentari obbligatoriamente l'origine nazionale della produzione agroalimentare, ai fini della tutela della qualità e della relativa autenticità del prodotto stesso.
La produzione nazionale alimentare è considerata una delle eccellenze, e, pertanto, il suo legame territoriale è stato ritenuto costantemente elemento di pregio – quindi degno di segnalazione al consumatore - anche per le produzioni non "a denominazione protetta".
La legge n. 4/2011 in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari, adottata nella XVI legislatura, con il fine di assicurare una completa informazione ai consumatori, ha dispoto l'obbligo (artt. 4 e 5), per i prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, di riportare nell'etichetta anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza.
Nel corso della XVII Legislatura sono stati emanati:
- il decreto 16 novembre 2017 per l'indicazione di origine del pomodoro;
Poichè il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 è intervenuto nel frattempo ed ha ad oggetto lo stesso ambito di applicazione, è stato necessario emanare il decreto ministeriale 7 maggio 2018 al fine di specificare che le disposizioni nazionali possono continuare ad applicarsi fino al 1° aprile 2020.
Il decreto 9 dicembre 2016 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 gennaio 2017), è composto da 7 articoli ed è applicabile a tutti i tipi di latte e ai prodotti lattiero-caseari indicati nell'Allegato 1, preimballati e destinati al consumo umano, ad eccezione dei prodotti a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP), ai prodotti biologici e al latte fresco, per i quali continuano ad applicarsi le relative specifiche disposizioni.
il decreto è destinato a perdere efficacia nel caso in cui la Commissione europea adotti atti esecutivi in merito all'obbligatorietà dell'indicazione di origine dell'ingrediente primario prima del 31 marzo 2019 (al riguardo, si ricorda che, nelle more, è stato adottato il provvedimento previsto - il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione - applicabile a decorrere dal 1° aprile 2020);
Sulla falsariga di quanto disposto dal decreto relativo all'indicazione dell'origine del latte, sono stati emanati, nel luglio 2017, due ulteriori decreti del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, concernenti, rispettivamente, l'indicazione dell'origine in etichetta del riso (decreto 26 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 agosto 2017), e l'indicazione dell'origine, in etichetta, del grano duro per paste di semola di grano duro (decreto 26 luglio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 agosto 2017).
Sono poi riprodotte disposizioni di tenore analogo a quanto previsto per il latte in ordine alle sanzioni, alla clausola di mutuo riconoscimento, all'efficacia delle disposizioni, valide fino sino al 31 dicembre 2020, salvo che intervenga medio tempore una regolamentazione in materia da parte della Commissione europea (al riguardo, si ricorda che, nelle more, è stato adottato il provvedimento previsto - il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione - applicabile a decorrere dal 1° aprile 2020). I decreti entrano, comunque, in vigore trascorsi 180 giorni dalla loro pubblicazione (articolo 7).
derivati del pomodoro, descritti dall'art. 24 del cosiddetto collegato agricolo (legge n. 154 del 2016);
Le norme si applicano, in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2020. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dello sviluppo economico sono chiamati a trasmettere alla Commissione europea, entro il 30 settembre 2020, un rapporto sulla loro applicazione. Nel caso in cui la Commissione europea adotti atti esecutivi in merito all'obbligatorietà dell'indicazione di origine dell'ingrediente primario, prima della scadenza del 31 dicembre 2020, il decreto in esame perde efficacia (al riguardo, si ricorda che, nelle more, è stato adottato il provvedimento previsto - il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione - applicabile a decorrere dal 1° aprile 2020). Si prevede, inoltre, che i prodotti che non soddisfano i requisiti di questo decreto interministeriale, immessi sul mercato o etichettati prima dell'entrata in vigore dello stesso, possano essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta. L'entrata in vigore del decreto avviene 180 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (avvenuta - come anticipato - il 26 febbraio 2018).
Con l'articolo 5, comma 1, della legge di delegazione europea 2015 (legge n. 170 del 2016) il Governo è stato delegato ad emanare decreti legislativi per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni stabilite dalla normativa europea in materia di etichettatura e informazione sugli alimenti ai consumatori, prevedendo come principi e criteri specifici:
la revisione della disciplina delle sanzioni, accentrandone la competenza nel Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela delle qualità e della repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
In attuazione della suddetta delega, il Governo ha emanato il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 145 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre 2017) sull'indicazione obbligatoria nell'etichetta della sede e dell'indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.
Il suddetto decreto introduce l'obbligo di indicare in etichetta la sede dello stabilimento o di confezionamento, obbligo che è stato vigente nell'ordinamento italiano fino al 31 dicembre 2014, data nella quale è entrato in vigore il regolamento (UE) n.1169/2011/CE, che ha abrogato, tra le altre, la direttiva 2000/13/UE. Essa aveva concesso agli Stati membri la facoltà di mantenere tale obbligo per garantire la tracciabilità degli alimenti preimballati. L'indicazione aveva riguardo ai soli prodotti preimballati, confezionati e commercializzati in Italia, con le sole esclusioni dei prodotti a base di carne e di quelli lattiero caseari.
L'entrata in vigore del regolamento n.1169/2011/CE ha determinato, quindi, l'inefficacia delle disposizioni richiamate.
In seguito a numerosi atti di sindacato ispettivo volti alla reintroduzione di tale obbligo, è stata inserita nella legge di delegazione europea per il 2015 una delega (art. 5) alla quale è stata data attuazione con il provvedimento in esame.
Si prevede che l a località e l'indirizzo dello stabilimento identificano la sede dello stabilimento di produzione, o se diverso, di confezionamento.
Il Governo ha, poi, adottato il decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 231 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 febbraio 2018), recante la "disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, e adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011 e della direttiva 2011/91/UE"
L'entità delle sanzioni è fissata in una somma compresa tra 500 e 40.000 euro, conformemente alla norma di delega (art. 32, L. 234/2012) che ha previsto limiti edittali minimi e massimi di 150 e 150.000 euro. Nell'ambito di tale forbice edittale e in ragione della gravità della violazione, sono stati individuati cinque scaglioni sanzionatori di importo diverso:
La disciplina relativa alle denominazioni di qualità dei prodotti agricoli ed alimentari è contenuta in primo luogo nel regolamento n. 1151/2012 (UE).
alle bevande spiritose, per le quali trova applicazione la disciplina sulla protezione delle indicazioni geografiche contenuta nel Regolamento n. 110/2008 (CE), relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all'etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose.
Si segnala che, con la legge di bilancio 2018 (articolo 1, comma 499 della legge n. 205 del 2017), sono stati istituiti i distretti del cibo (inclusi i biodistretti), ai quali sono state chiamate a partecipare le imprese agricole, agroalimentari e sociali al fine di promuovere, attraverso le attività agricole, lo sviluppo territoriale, la coesione e l'inclusione sociale, l'integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, la sicurezza alimentare, nonché di ridurre l'impatto ambientale delle produzioni e lo spreco alimentare, salvaguardando il territorio e il paesaggio rurale. Per tale finalità, è stata autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per il 2018 e 10 milioni di euro dall'anno 2019.
La medesima legge di bilancio 2018 (art. 1, comma 908) ha prorogato al 30 giugno 2018 il termine per la presentazione o per l'esame - da parte dei competenti uffici ministeriali - dei documenti di spesa relativi ai finanziamenti disposti, e non definiti formalmente alla data del 30 giugno 2017, a favore delle associazioni di piccole e medie imprese attive nel settore della produzione di prodotti agricoli di qualità e assegnati ad organismi associativi di produttori. I predetti finanziamenti sono stati disposti sulla base della gestione commissariale ex Agensud, attualmente cessata, e le cui funzioni sono state trasferite al MIPAAF, in base all'art. 6, comma 1 del decreto-legge n. 51 del 2015 (legge n. 91 del 2015).
b) il rinvio ad un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la definizione dei i modelli di notifica dell'attività di produzione con metodo biologico, i programmi annuali di produzione, le relazioni di ispezione dell'attività di produzione e i registri aziendali, nonchè la modulistica relativa al controllo delle produzioni zootecniche di cui all'allegato III del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 4 agosto 2000, (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2000);
Le proposte di legge in materia di sviluppo della produzione agroalimentare con metodo biologico all'esame della Camera
Presso la XIII Commissione agricoltura della Camera, il 7 agosto 2018, è iniziato l'esame - in sede referente - di due proposte di legge di identico contenuto in materia di sviluppo della produzione agroalimentare con metodo biologico. Ci si riferisce alle proposte di legge abbinate AC 290 e AC 410: per l'esame del loro contenuto si rinvia al relativo dossier del Servizio studi della Camera dei deputati.
A tale proposito, si ricorda, infine, che, il 25 settembre 2013, la Camera dei deputati ha nuovamente istituito, nell'intento di proseguire il lavoro istruttorio svolto nel corso della XVI Legislatura, una Commissione monocamerale d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo (Doc. XXII, nn. 5-6-7-11-A), la quale si è insediata il 14 maggio 2014 . L'ultima seduta della Commissione si è tenuta il 17 gennaio 2018, nella quale si è deliberato sulla pubblicità degli atti e dei documenti formati o acquisiti dalla Commissione stessa, dopo aver approvato, nella seduta del 19 dicembre 2017, la relazione conclusiva sull'attività della Commissione.