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Timestamp: 2018-10-18 19:21:09+00:00
Document Index: 30031485

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.119', 'art.644', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 702']

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SENTENZA POSITIVA TRIBUNALE DI ANCONA – BANCA CONDANNATA A 59.860,00 EURO
By Redazione SDL Centrostudi | Leggi e Sentenze, Sentenze | No Comments
Siamo enormemente lieti di rappresentarvi la sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Ancona dagli Avv.ti Biagio Riccio e Chiara Cardarelli.
La sentenza in allegato merita di essere segnalata, perché in modo compiuto e con argomentazioni puntuali, il giudice spiega:
1- quale sia la funzione del contratto di derivati;
2-perché, nel rispetto del T.U.F,deve essere sottoscritto nei locali della banca( si legga in proposito l’articolata prova testimoniale);
3-perché sia nullo il contratto dei derivati, atteso lo squilibrio della prestazioni tra le parti( tutto a favore della Banca);
4-perché la stipulazione sia intrisa di una causa illecita e contra legem;
5- si pone in evidenza che la banca è stata sonoramente condannata alla restituzione della somma di euro 59.860,00 oltre agli interessi legali alla data della domanda.
La chiarezza del decisum, con riferimenti giurisprudenziali pertinenti e calzanti,non abbisogna di note di commento.
A Tempio Pausania il primo round contro Bnl (tratto da Plus24 del 12.12.2015)
By Redazione SDL Centrostudi | Rassegna Stampa | No Comments
IL TRIBUNALE DI ROMA OBBLIGA AL RISARCIMENTO (280MILA EURO) LA BANCA CHE RITIENE LA SENTENZA INGIUSTA ED ERRONEA
La banca che stipula con un comune uno swap in cui essa è sia controparte sia consulente deve risarcire i danni e i costi occulti applicati all’ente non sono legittimi in quanto determinati dalla banca sulla base di usi vietati.
Questi i principi salienti in base ai quali la seconda Sezione civile del Tribunale di Roma ha condannato Bnl a risarcire al comune di Tempio Pausania la somma di 280mila euro.
Si allega l’articolo pubblicato
A Lecco ipotesi di truffa e usura (Tratto da Plus24 del 05/12/2015)
RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DI CINQUE FUNZIONARI DI INTESA, GIà ASSOLTA IN SEDE CIVILE ANCHE IN CORTE D’APPELLO
Accusati di truffa e usura aggravata per aver venduto derivati a due società brianzole, cinque funzionari di Intesa SanPaolo dovranno presentarsi a breve davanti al Gup del Tribunale di Lecco che dovrà decidere se processarli o meno.
Questo l’esito della richiesta di rinvio a giudizio (coatta) depositata dal Pm di Lecco lo scorso 20 Novembre.
Per un approfondimento si invita a prendere visione dell’articolo allegato
A Messina rispunta l’usura in procura (Tratto da “Plus24″ del 28/11/2015)
DOPO L’ARCHIVIAZIONE DEL 2011 NUOVA PERIZIA RICHIAMA IN CAMPO BNL
Nonostante la Cassazione abbia chiuso quattro fa la vicenda dei derivati stipulati tra il comune di Messina e Bnl, la Procura di Messina riapre l’indagine ipotizzando i reati di truffa aggravata e usura ed iscrivendo nel registro degli indagati l’ex sindaco ed alcuni dipendenti della Banca.
La perizia del Comune – oltre a richiamare gli errori interpretativi e tecnici che sarebbero contenuti nella sentenza della Cassazione – ha evidenziato il fatto che il contratto era stato modificato.
Infatti, la perizia quantificherebbe i costi occulti in 3 milioni e 650mila euro.
Per un approfondimento vedasi l’articolo allegato
Swap, al Comune di Ortona va anche il secondo round (Tratto da “Plus24″ – 28/11/2015)
LA CORTE D’APPELLO DI MILANO CONFERMA LA NULLITA’ DEI TRE CONTRATTI STIPULATI CON UNICREDIT, CHE NON CONDIVIDE
Per i contratti derivati Otc (ossia , quelle fattispecie oggetto di scambio fuori dai mercati regolamentati) nulla vieta alle banche di remunerarsi ma i costi devono essere ben noti all’ente locale, il quale deve essere peraltro consigliato “al meglio” dall’istituto di credito stesso.
Inoltre, al momento della stipula vanno comunicate al cliente le probabilità che ha di perdere o guadagnare sottoscrivendo quel contratto.
Sono questi i tre punti salienti oggetto della sentenza n. 4303 dell’11 Novembre 2015 emessa dalla I° sez. civile del Tribunale di Milano, la quale conferma la nullità di tre contratti swap sottoscritti nel Gennaio 2006 tra il comune di Ortona (Chieti) e Unicredit.
Per un approfondimento si invita alla lettura dell’articolo allegato
Tribunale di Parma – Ammissione CTU su Conti Correnti, Mutui e Derivati
By Redazione SDL Centrostudi | Leggi e Sentenze, Ordinanze in materia bancaria | No Comments
Si pubblica significativa ordinanza ottenuta dagli avv.ti Massimo Meloni e Nicola Simeone presso il Tribunale di Parma e concernente rapporti di conto corrente, mutui e derivati.
In particolare, il giudice ha provveduto a nominare CTU rilasciando i connessi quesiti.
Di rilevanza sono:
• Rigetto della nullità della citazione;
• Ammissibilità dell’istanza ex art.119 TUB in corso di rapporto ed ordine di esibizione;
• Ammissibilità CTU su conti e mutui ai sensi dell’art.644 c.p.c (pag. 4 lett. D) tenendo in considerazione tutte le spese ecc.;
• Considerazione degli interessi moratori ex Cass. 350/2013
Unicredit sotto accusa a Bari: ecco come si rovina una azienda sana
Bancarotta fraudolenta: è questa l’accusa per cui la procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 dirigenti e manager di Unicredit, tra cui l’AD Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, ora presidente di Mps. Lo conferma
L’udienza preliminare non è ancora stata fissata dal gup che dovrà decidere sulle richieste del pubblico ministero.
Il crac di cui parliamo è quello di una società, la barese Divania,. La Procura di Bari ha condotto una delicata indagine, adottando tecniche da antimafia, sulle cause del fallimento dell’industria Divania, che prima del crac dava lavoro a 430 operai. I vertici della banca hanno ingannato il proprietario di Divania, Francesco Parisi, inducendolo a sottoscrivere oltre 200 contratti derivati che, in pochi anni, hanno portato la società al dissesto e al successivo fallimento. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. L’accusa-base è dunque di bancarotta a causa di derivati-trappola, «falsamente presentati come contratti a costo zero» che in realtà hanno esposto l’azienda a «rischi illimitati».
I vertici di Unicredit – secondo l’accusa – hanno indotto Parisi a “compiere operazioni dolose a seguito delle quali la società veniva esposta a rischi di perdite potenzialmente illimitate (per 15 milioni di euro, ndr) e dal compimento delle quali derivava il dissesto della società che successivamente (nel 2011, ndr) falliva”
Oggi l’iniziale ipotesi di corruzione in atti giudiziari, a carico dei professionisti, si allarga allo stesso gruppo bancario che, nel 2011, ha erogato 235 mila euro ciascuno ai due periti. E lo ha fatto, per l’accusa, proprio quando la causa stava per essere definita in favore di Unicredit grazie ai risultati di quella perizia sui derivati. Ma invece di decidere, il tribunale ha annullato la perizia e ha trasmesso gli atti alla Procura, segnalando le anomalie di quella parcella, mai autorizzata dai giudici e molto superiore alle tariffe previste dalla legge.
Intanto, il gruppo di Piazza Gae Aulenti «conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura ». E precisa che «la prima a fornire l’assenso alla quantificazione dei compensi dei consulenti della Procura, proposta il 5 dicembre 2008 dai due consulenti per un importo che poteva variare da un minimo di 142 mila a un massimo di 213 mila euro cadauno — si legge in una nota di Unicredit — fu proprio Divania in data 24 febbraio 2009; salvo poi non provvedere al pagamento. Un mese dopo aderì anche UniCredit». Il gruppo ricorda che «la perizia in questione è stata redatta da due diversi consulenti tecnici ed è perfettamente in linea con l’esito di altre due perizie (Ctu) redatte nell’ambito della stessa vicenda».
Oggi, mentre si attende la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio dei responsabili di Unicredit in un’altra vicenda che coinvolge Divania, con le accuse di truffa, falso e concorso in bancarotta, riparte da zero la maxicausa civile, con l’affidamento dell’incarico a un nuovo perito.
La banca deve comunicare i rischi (tratto da “Plus24″ – 01/08/2015)
CORTE D’APPELLO MILANO – I GIUDICI CONFERMANO LA CONDANNA A BPCI A RESTITUIRE 509MILA EURO
Come deciso dalla Prima sezione civile della Corte d’Appello di Milano con ordinanza del 24 Aprile u.s., se l’intermediario non informa il cliente dei rischi insiti nello swap (cd. mark to market), questo va risolto e la banca va condannata a restituire tutte le somme ricevute in quanto inadempiente.
Di seguito, la banca ha fatto appello che però è stato dichiarato inammissibile.
In particolare, secondo la Corte la mancata informazione sui rischi costituisce inadempimento grave agli obblighi gravanti sulla banca, tale da giustificare il risarcimento del danno pari alle perdite subite dal cliente.
Anche gli esiti della CTU sono stati ritenuti corretti, in particolare in ordine agli alti margini di rischio accollati al cliente che hanno determinato una sostanziale asimmetria dei rischi, garantendogli margini limitati di guadagno a fronte di perdite certe e illimitate.
Si allega articolo integrale
Sugli swap degli enti locali “perdite” sempre in aumento (tratto da “Plus24″ – 01/08/2015)
L’AMMANCO POTENZIALE SUI CONTRATTI OTC DI 147 AMMINISTRAZIONI SALE A 10,2 MILIARDI, + 13,4% IN UN TRIMESTRE
Continuano ad avanzare le perdite potenziali sui derivati stipulati da amministrazioni pubbliche e società finanziarie con le banche italiane.
pertanto, si rafforzano le preoccupazioni secondo cui tali perdite potenziali siano in realtà da considerare perdite in gran parte acquisite e, quindi, da ascrivere ad un maggior costo di ricorso al credito.
l’elemento che più preoccupa è un altro: i valori di perdite potenziali si confrontano con uno scenario dei tassi d’interesse particolarmente contenuti.
Tale circostanza porta alla ribalta il ruolo degli intermediari finanziari quali “crestori di valore” per il sistema economico o come “rentiers” di posizione”.
Ciò detto, non resta che attendere di vedere quale potrà essere l’impatto sul fenomeno di tassi a breve termine o a lungo termine in ripresa.
Senza coerenza il contratto non è di copertura ma speculativo (tratto da Plus24 – Il Sole24 Ore del 20.06.2015)
PER I GIUDICI MENEGHINI CI VUOLE CORRELAZIONE ANCHE PER DURATA E TASSI
Il Tribunale di Milano con sentenza n. 6175 del 18 Maggio 2015 – condannando una banca ad un maxi risarcimento – impone che un derivato può definirsi “di copertura” solo quando presenta tutte le caratteristiche finanziarie coerenti con quelle dell’ndebitamento del cliente, altrimenti è speculativo.
Infatti, non è sufficiente che il nozionale dell’indebitamento e del derivato siano coerenti, bensì si richiede che tale coerenza sussista anche sulla durata e sui tassi.
Nel caso illustrato e oggetto della pronuncia del giudice, l’indebitamento del cliente era a breve termine mentre il derivato aveva durata settennale.
Per un approfondimento si pubblica il relativo articolo
http://www.sdlcentrostudi.it/wp-content/uploads/2015/06/Plus24-20GIU-due.pdf
Negli swap va indicato l’Mtm (Tratto da Plus24 – Il Sole24 Ore del 20.06.2015)
TRIBUNALE DI MILANO: NEL CONTRATTO DEVE ESSERE RIPORTATA ANCHE LA FORMULA PER CALCOLARE IL MARK TO MARKET
Nell’articolo riportato interessante disamina sui cd. derivati, prendendo come spunto la motivazione di una sentenza emessa dal Tribunale di Milano (Sentenza n. 7398 del 16 Giugno 2015), ove questi sono assimilabili a scommesse legalmente autorizzate che devono necessariamente riportare l’indicazione del modello matematico utilizzato dalla banca per determinare il loro valore di mercato o Mark to Market.
Come riporta la sentenza, qualora il contratto sia carente di tale indicazione, allora il medesimo è da considerarsi nullo.
La sentenza – che illustra ampiamente la vicenda – si aggiunge ad altre pronunce emesse dal tribunale meneghino, ove è emerge chiaramente la necessità che l’oggetto di tali contratti sia determinato e determinabile.
Pertanto, l’eventuale mancata indicazione della formula matematica sottesa non integra tanto un difetto di causa ma semmai un problema di cd. indeterminabilità dell’oggetto contrattuale.
Ciò detto, il consolidando orientamento giurisprudenziale potrebbe mettere in discussione la validità di tutti i derivati, poichè in nessuno è indicata con chiarezza la formula matematica suindicata.
Per un approfondimento si pubblica l’articolo di riferimento
http://www.sdlcentrostudi.it/wp-content/uploads/2015/06/Plus24-20GIU-uno.pdf
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Tribunale di Teramo – Ordinanza ex art. 702 bis cpc ottobre 18, 2018
Provvedimento favorevole – Debito tributario pari a Euro 14.413,91 completamente abbattuto ottobre 18, 2018
Sentenza favorevole – Debito tributario pari a Euro 12.766,50 completamente abbattuto ottobre 17, 2018
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