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Timestamp: 2019-03-23 12:21:55+00:00
Document Index: 90097841

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.5', 'art.5', 'art. 3', 'sentenza ', 'art.281', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ']

L?art.3 della legge n.197 del 5 luglio 1991 (normativa ?antiriciclaggio?) pone in capo al responsabile della dipendenza, dell'ufficio o di altro punto operativo di uno dei soggetti di cui all'articolo 4 l'obbligo di segnalare senza ritardo al titolare dell'attività o al legale rappresentante o a un suo delegato ogni operazione che per caratteristiche, entità, natura, o per qualsivoglia altra circostanza conosciuta a ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, induca a ritenere, in base agli elementi a sua disposizione, che il danaro, i beni o le utilità oggetto delle operazioni medesime possano provenire dai delitti previsti dagli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale.
L?inosservanza del predetto obbligo di segnalazione è punita, ai sensi dell?art.5, comma 5, con una sanzione pecuniaria fino alla metà del valore dell?operazione, salvo che il fatto costituisca reato. Il comma 7 dell?art.5 prevede che all'irrogazione delle sanzioni provvede, con proprio decreto, il Ministro del tesoro, udito il parere della commissione prevista dall'articolo 32 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, approvato con D.P.R. 31 marzo 1988, n. 148. A tale uopo è prescritto che si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, ad esclusione di quelle contenute nell'articolo 16. Per quanto concerne il termine entro il quale la violazione dev?essere contestata, l?articolo 14 della richiamata legge n.689/1981, al comma 2 così dispone: "se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall'accertamento".
La pronuncia pubblicata (che si pone nella scia della nota pronuncia delle Sezioni Unite n.5395/2007) estende al tema delle violazioni di cui all?art. 3 della normativa antiriciclaggio un principio che può dirsi di portata generale in materia di sanzioni amministrative (se non altro perché sancito in applicazione delle disposizioni di cui alla legge 689 del 1981): il Ministero, una volta acquisiti tutti gli elementi idonei all?accertamento della violazione, deve procedere alla contestazione tempestiva (cioè entro il termine decandeziale), a nulla rilevando ?i ritardi che eventualmente derivino dalla distinzione tra gli organi di indagine e di valutazione, per disfunzioni burocratiche o per artificiosa protrazione nello svolgimento dei compiti rispettivamente loro affidati".
Corte d?Appello di Roma, I, 2 ottobre 2013, sentenza n. 517
LA CORTE D?APPELLO DI ROMA
nella causa civile di secondo grado iscritta al n.1326 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell?anno 2013, trattenuta in decisione all?udienza collegiale del 2.10.2013 ai sensi dell?art.281 sexies cpc e vertente
MINISTERO DELL?ECONOMIA E DELLE FINANZE;
2. Il Ministero appellante censura con unico motivo di gravarne la sentenza appellata in ragione della errata individuazione del dies a quo del termine di gg. 90 in esame, che andava individuato, sulla base degli atti di causa (richiama in particolare la nota 43249 del 183.2010 della GdiF) nell'agosto 2004, posto che nel periodo aprile ?agosto 2004 la G.di F dava atto (nella suddetta nota appunto) che erano stati svolti accertamenti per approfondire l'analisi della documentazione bancaria prodotta dai diversi istituti di credito e su cui si fondava la contestazione; non poteva, pertanto, reputarsi che alla data della comunicazione da parte dell'istituto di credito dei nominativi dei direttori di filiale succedutisi nel periodo di riferimento delle operazioni sospette (aprile 2004) si fosse esaurito l'accertamento della violazione.
Come hanno avuto modo di precisare le Sezioni Unite della Suprema Corte (Cass. Sez. Un. 9.3.2007 n. 5395 ) la pura "constatazione" dell'atti nella loro materialità non coincide necessariamente con l?"accertamento? (dies a quo del termine entro cui deve far seguito la contestazione) poiché vi sono ambiti, come appunto quello della intermediazione finanziaria che richiedono valutazioni complesse non effettuabili nella immediatezza della percezione. Ciò tuttavia non esclude che a tali valutazioni si deve procedere in tempo "ragionevole" e che in sede di opposizione il giudice, ove l'interessato abbia fatto valere il ritardo come ragione di illegittimità del provvedimento sanzionatorio, sia abilitato a individuare il momento iniziale del termine per la contestazione non nel giorno in cui la valutazione è stata compiuta, ma in quello in cui avrebbe potuto- e quindi dovuto - esserlo.
La Corte d?Appello di Roma, definitivamente pronunziando sull?appello proposto dal Ministero dell?Economia e delle Finanze avverso la sentenza n.19294/12 depositata in data 16.10.2012 dal Tribunale di Roma:
- rigetta l?appello;