Source: http://urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=59&stat=
Timestamp: 2019-01-20 03:43:59+00:00
Document Index: 180051192

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 39', 'art. 97', 'art. 38', 'art. 21', 'art. 13', 'art. 21']

L'ANNULLAMENTO STRAORDINARIO DI TITOLI EDILIZI RICHIEDE IL RISPETTO DEI PRINCIPI DELL'AUTOTUTELA AMMINISTRATIVA
Seppure la norma del TU edilizia che attribuisce alla Regioni il potere di annullamento straordinario dei titoli edilizi illegittimi non presenta il grado di puntualità, con riferimento ai presupposti che debbono sussistere per l'esercizio corretto del relativo potere, che si riscontra nella lettura della disposizione dell'art. 21-nonies l. 241/1990, che contiene i principi generali in materia di atti amministrativi di ritiro di precedenti provvedimenti, appare inevitabile affermare che, comunque, tali prescrizioni debbono essere osservate anche in caso di esercizio del potere di annullamento straordinario dei titoli edilizi, ex art. 39 DPR 380/2001, per effetto di una doverosa lettura costituzionalmente orientata della relativa disposizione e quindi rispettosa del principio generale di cui all'art. 97 Cost. E' dunque illegittimo l'annullamento straordinario (regionale o provinciale) dei titoli edilizi nel quale nessun elemento specifico e concreto, in termini di interesse pubblico ulteriore rispetto alla mera diversa interpretazione del dato normativo edilizio, risulta accompagnare l'esercizio del delicato ed eccezionale potere esercitato, né risulta in alcun modo concretamente preso in considerazione, conformemente ai principi fondamentali in tema di autotutela, la situazione del privato titolare del permesso di costruire (nonché gli aventi causa) ed il relativo affidamento, concretizzatosi nella specie addirittura con l'ultimazione dell'intervento molti anni prima dell'adozione dell'annullamento.
LA PA NON PUÒ FONDARE IL RITIRO DI UN TITOLO EDILIZIO SUL MERO INTENTO DI RIPRISTINARE LA LEGALITÀ VIOLATA
Il contenuto dell'impegno motivazionale di supporto alla determinazione di ritiro di un certo titolo edilizio richiede l'integrale applicazione dei presupposti generali di cui all'articolo 21-nonies della l. 241 del 1990, secondo cui l'amministrazione non può fondare l'adozione dell'atto di ritiro sul mero intento di ripristinare la legalità violata in quanto oltre alla verifica del presupposto legalmente determinato, essa è tenuta a dar conto anche della sussistenza di altri due elementi costitutivi della complessa fattispecie, connotati da maggiore elasticità e indeterminatezza: la ragionevolezza del termine di esercizio del potere di ritiro e l'interesse pubblico alla rimozione, unitamente alla considerazione dell'interesse dei destinatari.
LE RAGIONI DI INTERESSE PUBBLICO SOTTESE ALL’ANNULLAMENTO IN AUTOTUTELA DI UN TITOLO EDILIZIO SONO ASSOLTE SE IL DESTINATARIO DELL’ATTO NON È IN BUONA FEDE
Per l'esercizio del potere di autotutela di un titolo edilizio, occorre la specificazione delle concrete ragioni di interesse pubblico all'annullamento dell'atto; tuttavia, tale interesse viene già significativamente in rilievo qualora il destinatario dell'atto non sia in buona fede.
LA MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO DI ANNULLAMENTO D'UFFICIO DI UN TITOLO EDILIZIO IN SANATORIA DEVE TENER CONTO DEGLI INTERESSI DEI DESTINATARI DEL PROVVEDIMENTO SFAVOREVOLE
La motivazione del provvedimento di annullamento d'ufficio di un titolo edilizio in sanatoria in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all'adozione dell'atto di ritiro deve anche tener conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole.
L'autotutela in materia edilizia, in mancanza di una disciplina speciale (prevista ad esempio per disciplinare le conseguenze dell'annullamento del titolo edilizio dall'art. 38 del DPR 380/2001), è, a tutti gli effetti, attività di amministrazione attiva in senso proprio, implicante l'esercizio di un potere di valutazione comparativa degli interessi, con la conseguenza che di regola - e salva l'ipotesi di mala fede del privato - grava sull'amministrazione l'onere di motivare puntualmente in ordine alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale alla rimozione dell'atto.
L'ANNULLAMENTO D'UFFICIO DI UN TITOLO EDILIZIO IN SANATORIA AD UNA DISTANZA TEMPORALE CONSIDEREVOLE DAL PROVVEDIMENTO ANNULLATO DEVE ESSERE MOTIVATO
Nella vigenza dell'art. 21-nonies l. n. 241 del 1990 — per come introdotto dalla l. n. 15 del 2005 — l'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all'adozione dell'atto di ritiro, anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole.
L'autotutela in materia edilizia costituisce esercizio di potere discrezionale, rispetto al quale non può riconoscersi alcun obbligo di provvedere.
IL RILASCIO DI UN TITOLO ILLEGITTIMO PER VIOLAZIONE DELLA DISCIPLINA DELLE DISTANZE NON LEGITTIMA IL RILASCIO DI ULTERIORI TITOLI MA IMPONE L’AUTOTUTELA
Il rilascio di un titolo illegittimo per violazione della disciplina in materia di distanze tra edifici frontistanti non legittima il perpetrarsi di analoghe illegittimità mediante il rilascio di ulteriori permessi di costruire affetti da identica illegittimità ma impone piuttosto al Comune di agire in autotutela.
L’ISTRUTTORIA DELL’AUTOTUTELA NON SI PUO’ ESAURIRE IN UN ATTO DEI CARABINIERI COMPIUTO AD ALTRI FINI
E' illegittimo l'annullamento in autotutela del titolo edilizio in sanatoria laddove la p.a. si è limitata ad acquisire e richiamare un atto svolto dai Carabinieri ad altri fini, rispetto al peculiare esercizio del potere di autotutela.
L'atto di secondo grado è frutto della riedizione del potere esercitato in prima battuta ed è pertanto attratto alla relativa disciplina: pertanto, laddove l'atto ritirato non sia soggetto alla previa comunicazione di avvio del procedimento (nella specie perché atto di pianificazione) non si palesa la necessità di attivare la previa misura partecipativa neanche in sede di ritiro. La medesimezza del potere esercitato in sede di autotutela conduce inevitabilmente a ritenere la norma derogatoria di cui all'art. 13 l. 241/1990 comprensiva (oltre che dell'emanazione) anche della rimozione degli atti contemplati dalla stessa.
Non è configurabile una posizione di legittimo affidamento ex art. 21-nonies l. 241/1990 laddove i provvedimenti illegittimi siano stati rilasciati in base ad erronee prospettazioni circa l'effettivo progetto da realizzare e circa il possesso dei requisiti igienico sanitari e il Comune persegua l'interesse pubblico, da considerarsi prevalente su quello privato, della salvaguardia dall'inquinamento.
Il fatto di aver asserito erroneamente che la fattispecie fosse regolata soltanto dagli artt. 905 e 907 c.c.costituisce una non corretta rappresentazione dei presupposti che rende, in linea di principio, l'interesse privato non meritevole di particolare tutela a fronte dell'intervento in autotutela.
Il mancato avvio dei lavori impedisce di ritenere insorto un legittimo affidamento in capo all'ìomteressato, tale da ostacolare l'esercizio dell'autotutela per il ripristino della legalità.
IL POTERE DI ANNULLAMENTO D’UFFICIO DELLE AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE SI PUÒ ESERCITARE PER QUALSIASI VIZIO DI LEGITTIMITÀ
Il potere di annullamento d'ufficio delle autorizzazioni paesaggistiche si può esercitare per qualsiasi vizio di legittimità, specie per l'eccesso di potere e per il difetto di motivazione che vi si ricollega. Deriva dalla comune logica che il provvedimento di annullamento che si fondi su un vizio del provvedimento annullato debba a sua volta essere sorretto da idonea motivazione, risultando altrimenti incongruo sostituire a un provvedimento in ipotesi illegittimo un provvedimento di autotutela a sua volta non conforme al diritto.
DICHIARAZIONI FALSE: IL TERMINE RAGIONEVOLE PER L’AUTOTUTELA DECORRE DALLA SCOPERTA
In caso di titoli abilitativi rilasciati sulla base di dichiarazioni oggettivamente non veritiere (e a prescindere dagli eventuali risvolti di ordine penale), laddove la fallace prospettazione abbia sortito un effetto rilevante ai fini del rilascio del titolo, è congruo che il termine ‘ragionevole' decorra solo dal momento in cui l'amministrazione ha appreso della richiamata non veridicità.
Laddove venga in rilievo la tutela di preminenti valori pubblici di carattere - per così dire - ‘autoevidente' (nella specie l'inedificabilità assoluta delle zone vulcaniche), l'onere motivazionale gravante sull'amministrazione in sede di autotutela può dirsi soddisfatto attraverso il richiamo alle pertinenti circostanze in fatto e il rinvio alle disposizioni di tutela che risultano in concreto violate, le quali normalmente possano integrare le ragioni di interesse pubblico che depongono nel senso dell'esercizio del ius poenitendi.
IL RILASCIO DI UN CDU ERRATO NON FA INSORGERE NEL PRIVATO ALCUN AFFIDAMENTO
L'ANNULLAMENTO IN AUTOTUTELA DEL PERMESSO DI COSTRUIRE PER LOCALI IN CUI SI SVOLGE UN’ATTIVITÀ COMMERCIALE NON IMPLICA DI PER SÉ LA CESSAZIONE DI ESSA
La circostanza per la quale il titolo abilitativo edilizio sia stato (non denegato fin dall'inizio, ma) soltanto annullato in sede di autotutela non può di per sé giustificare la cessazione dell'attività commerciale da tempo in essere nei medesimi locali, almeno fino al momento in cui l'amministrazione non avrà adottato le determinazioni conseguenziali all'annullamento del permesso di costruire.
La follia è molto rara negli individui, ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola. (François de La Rochefoucauld)