Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1619-codice-civile-diritto-di-controllo
Timestamp: 2019-02-18 07:20:14+00:00
Document Index: 74100604

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1615', 'art. 5', 'art. 1619', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4']

Art. 1619 codice civile: Diritto di controllo | La Legge per tutti
Art. 1619 codice civile: Diritto di controllo
Il diritto di controllo, e quindi l’ingerenza del locatore-affittuante, non può risolversi in poteri di direzione e di comando dell’attività produttiva.
Miniere, cave, torbiere
Il disposto dell'art. 10 della legge n. 11 del 1971 seppure amplia i poteri dell'affittuario di fondo rustico, assegnandogli una vasta area di discrezionalità nell'organizzazione e gestione dell'impresa agricola e consentendogli, quindi, di scegliere liberamente il metodo produttivo reputato più idoneo e di adattare l'ordinamento colturale alle esigenze dell'organizzazione aziendale, non esime tuttavia l'affittuario medesimo dall'obbligo di coltivare il fondo razionalmente e secondo le regole della buona tecnica agraria, nonché di non mutare la destinazione economica data al fondo stesso dal proprietario, non essendo state abrogate le norme di cui agli art. 1615, 1618 e 1620 c.c.
Cassazione civile sez. III 24 febbraio 1986 n. 1134
Ai sensi dell'art. 5, comma 2 legge n. 200 del 1982, in riferimento all'art. 1619 c.c., costituisce grave inadempimento, che dà luogo a risoluzione del contratto, il rifiuto opposto dall'affittuario al concedente che chiede di accedere al fabbricato insistente sul fondo, per accertare lo stato di conservazione.
Cassazione civile sez. III 13 giugno 1985 n. 3554
La facoltà dell'affittuario, prevista dal comma 3 dell'art. 5 della legge n. 203 del 1982, di sanare l'inadempienza, con effetti preclusivi per la risoluzione del contratto, attiene al rapporto sostanziale e non è inscindibilmente connessa alla condizione di proponibilità della domanda, configurata dalla stessa norma. Tale facoltà presuppone, come si evince dalla testuale previsione di un termine, che l'inadempienza stessa sia sanabile, con la conseguente sua inapplicabilità allorché, in un giudizio in corso, risulti impossibile una sanatoria, concretandosi l'inadempimento accertato in una violazione della natura stessa del contratto di affitto.
In tema di inadempimento dell'affittuario di fondo rustico, che per la sua gravità comporti la risoluzione del relativo contratto, il riferimento effettuato dall'art. 5 della legge n. 203 del 1982 oltre che alla conservazione e manutenzione del fondo, al pagamento del canone ed alla normale coltivazione del fondo quali specifiche espressioni di inadempienza, non esclude la rilevanza di altri comportamenti dell'affittuario, pur inerenti al rapporto di affitto, ancorché detta norma non abbia più menzionato espressamente quello inerente alla fedeltà nella esecuzione del contratto, indicata nella precedente normativa in materia (art. 4 del d.l.lgt. n. 157 del 1945). (Alla luce del principio che precede, la S.C. ha valutato immune da vizi logici od errori di diritto il convincimento del giudice del merito che aveva ravvisato la gravità dell'inadempienza dell'affittuario nell'impedire al concedente di entrare nella cascina, non consentendogli così il controllo sul fondo e sulle sue pertinenze).
A norma dell'art. 4 del d.l.lt. 5 aprile 1945 n. 157 (proroga dei contratti agrari), che prevede la decadenza dalla proroga legale del coltivatore che si sia reso colpevole di grave inadempimento, anche un solo episodio, purché di particolare gravità può comportare la decadenza dalla proroga. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice del merito che aveva ravvisato grave inadempimento nel rifiuto espresso con modalità villane ed offensive dal coltivatore di consentire l'accesso del proprietario o di suoi incaricati sul fondo per accertare la necessità di eseguire alcune opere nella casa rurale, peraltro prospettate dallo stesso coltivatore).
Cassazione civile sez. lav. 05 febbraio 1980 n. 820
Connotato essenziale della clausola penale è la sua connessione con l'inadempimento colpevole di una delle parti e pertanto essa non è configurabile allorché sia collegata all'avverarsi di un fatto fortuito o, comunque, non imputabile alla parte obbligata. Una siffatta pattuizione costituisce una condizione o clausola atipica che può essere introdotta dall'autonomia contrattuale delle parti, ma resta inidonea a produrre gli effetti specifici stabiliti dal legislatore per la clausola penale. (Nella specie, sulla scorta del principio enunciato, la S.C. ha reputato non costituire clausola penale la pattuizione, inserita in un contratto di appalto, in forza della quale la ditta appaltatrice avrebbe potuto riscuotere immediatamente - anziché quarantacinque giorni dopo la consegna dell'opera (come stabilito in contratto) - il prezzo concernente la parte dei lavori eseguiti ed il costo dei materiali a pie' d'opera, qualora i lavori stessi avessero subito un ritardo superiore a trenta giorni per causa non imputabile all'appaltatrice o per causa di forza maggiore).
Cassazione civile sez. II 02 agosto 1984 n. 4603