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Timestamp: 2020-08-06 07:58:27+00:00
Document Index: 4364293

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 8872 del 06/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8872 del 06/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 22/02/2017, dep.06/04/2017), n. 8872
sul ricorso 2724-2016 proposto da:
(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore in
proprio e quale procuratore speciale della Società di
cartolarizzazione dei crediti INPS (S.C.C.I.) S.p.A., elettivamente
unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO
MARITATO, ANTONINO SGROI ed EMANUELE DE ROSE;
avverso la sentenza n. 997/2014 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositatà
il 22/10/2014;
partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. GHINOY PAOLA.
1. F.G. proponeva opposizione dinanzi al Tribunale di Firenze avverso l’avviso di addebito avente ad oggetto il pagamento di contribuzione alla gestione commercianti dell’Inps per il periodo dal luglio 2008 al dicembre 2012.
2. Il Tribunale di Firenze con la sentenza n. 997 del 2014 dichiarava insussistente l’obbligazione contributiva, sul presupposto che non risultavano i presupposti per l’iscrizione alla gestione commercianti in quanto la società Faini Firenze &amp; c s.n.c., di cui il ricorrente era socio illimitatamente responsabile, non gestiva più l’azienda di produzione e commercializzazione di pane e prodotti da forno di sua proprietà, avendola locata a terzi e, di fatto, si limitava a riscuoterne l’affitto.
3. La Corte d’Appello di Firenze, con ordinanza ex art. 348 bis c.p.c., dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Inps avverso la suddetta sentenza, perchè l’appello non aveva ragionevoli probabilità di essere accolto, essendo del tutto condivisibile la valutazione del Tribunale.
4. L’Inps ha proposto ricorso ex art. 348 ter c.p.c., a sostegno del quale contesta la soluzione adottata dal primo Giudice deducendo la violazione o falsa applicazione della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 27 novembre 1960, n. 1397, art. 1, così come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e seguenti, della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2, e degli artt. 2313, 2318 e 2697 c.c..
5. F.G. è rimasto intimato.
6. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.
1. il ricorso è manifestamente infondato, alla luce dei principi affermati da questa Corte in fattispecie analoghe (cfr. Cass. 6.9.2016 n. 17643, 25.8.2016 n. 17328).
2. Si è ribadito nei richiamati arresti che presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti, in forza della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato la L. n. 160 del 1975, art. 29, e della L. n. 45 del 1986, art. 3 è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale.
3. Si è poi aggiunto che la società di persone che svolga un’ attività destinata alla locazione di immobili di sua proprietà ed a percepire i relativi canoni di locazione non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che detta attività non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare (Cass. n. 3145 del 2013, Cass. n. 17643 del 2016, Cass. ord. n. 25017 del 2016). Dovendosi considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale, non rileva di per sè il contenuto dell’oggetto sociale (Cass. ord. n. 25017 del 2016).
4. Si è poi ulteriormente chiarito che è necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, e che anche tale prova è a carico dell’istituto assicuratore, non essendo sufficiente la qualità di socio (neppure se illimitatamente responsabile) a far sorgere l’obbligo di iscrizione (Cass. n. 3835 del 26/2/2016).
5. L’accertamento della sussistenza (o meno) dei requisiti necessari per l’iscrizione è stato compiuto dal giudice di merito che, in coerenza con i suesposti principi regolatori della materia, ha argomentato il proprio convincimento con motivazione adeguata ed immune da vizi, nei termini sopra riferiti. In concreto, secondo il suo ragionamento, si trattava di un’attività che non era finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi, nè ad atti di compravendita o di costruzione, per cui la stessa non esorbitava da quello che era il semplice godimento dell’immobile.
6. Non vi è luogo a condanna alle spese della parte soccombente, in assenza di attività difensiva dell’intimato.
7. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.