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Timestamp: 2020-05-29 13:44:12+00:00
Document Index: 64382840

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 91']

Sentenza Cassazione Civile n. 1414 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1414 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. III, 20/01/2017, (ud. 27/06/2016, dep.20/01/2017), n. 1414
sul ricorso 3001-2013 proposto da:
E.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO BRESCHI
UNIPOL ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore dott. LOVAII
GIACOMO MARIA SAVERIO, legale rappresentante, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO 440, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO TASSONI, che la rappresenta e difende giusta
avverso la sentenza n. 133/2012 del TRIBUNALE SEDE DISTACCATA DI
EMPOLI, depositata il 23/04/2012;
udito l’Avvocato CESARE CARELLO per delega;
udito l’Avvocato FRANCESCO TASSONI;
E.M. convenne dinanzi al Giudice di pace di Empoli S.G., insieme con la Unipol Assicurazioni, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti dall’autovettura da lei condotta a seguito di un incidente la cui responsabilità andava a suo dire ascritta alla convenuta.
Il giudice di primo grado, sulla base della disposta CTU – che aveva radicalmente escluso la compatibilità dei danni lamentati dall’attrice con la dinamica dell’incidente – respinse la domanda.
Il Tribunale di Firenze, investito dell’impugnazione proposta dalla E., la rigettò.
Avverso la sentenza del giudice fiorentino l’appellante ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 4 motivi di censura.
Resiste la Unipol con controricorso.
Con il primo motivo, si denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: valore probatorio della confessione resa dalla parte in giudizio.
Con il secondo motivo, si denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: omessa valutazione delle prove assunte in giudizio.
Con il terzo motivo, si denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: insufficiente e contraddittoria motivazione sul mancato rinnovo della CTU.
I motivi possono essere congiuntamente esaminati, attesane la intrinseca connessione.
Essi sono, nel loro complesso, manifestamente infondati.
La Corte territoriale, nel pieno rispetto del principio di diritto processuale che impone, della motivazione, l’applicazione di criteri logici di valutazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre una chiara e puntuale giustificazione, congruamente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita ad alcuni degli elementi (in particolare, le in equivoche risultanze della CTU) acquisiti al processo, ritenendo un’ipotesi di fatto, così come formulata in motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, quali quelle ipotizzate dal ricorrente.
Tutte le censure sono, pertanto, irrimediabilmente destinate ad infrangersi sul corretto impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello, dacchè essi, nel loro complesso, pur formalmente abbigliate in veste di denuncia di un (asseritamente) decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.
Il ricorrente, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie concreta, si volge piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.
E’ poi principio di diritto ormai consolidato quello per cui l’art. 360 c.p.c., n. 5 non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).
Con il quarto motivo, si denuncia errata applicazione di norme di diritto (art. 91 c.p.c.): errata imputazione delle spese.
La doglianza è assorbita nel rigetto dei motivi che precedono.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, che si liquidano in complessivi Euro 2000, di cui 200 per spese.