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Timestamp: 2019-05-26 17:44:07+00:00
Document Index: 180579539

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 2697', 'art. 1264', 'art. 2719', 'art. 215', 'art. 2719', 'art. 2709', 'art. 214', 'art. 13', 'art. 13']

Corte di Cassazione civile Ordinanza n. 6975 del 20-03-2018 testo del provvedimento
Corte di Cassazione civile, sez. I, Ordinanza n. 6975 del 20/03/2018,
la società A. (cedente del credito), poi fallita, ha ceduto un proprio credito nei confronti della società B. Impianti Spa (ceduta), alla società F. Factoring Spa (cessionaria). Il credito è portato da un'unica fattura, n. 9 del 2006, di circa 96.000,00 Euro.
La F. Factoring ha conseguito dal Tribunale di Bergamo, in data 6.11.2006, decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo nei confronti della B. Impianti Spa. Il provvedimento monitorio è stato ottenuto (anche) sulla base di una prospettata prova scritta della cessione, consistente nella accettazione incondizionata della stessa, operata dalla società debitrice a mezzo fax (documento indicato in atti come: doc. n. 4).
La B. Impianti ha proposto opposizione al provvedimento monitorio, ed il Tribunale di Bergamo l'ha accolta. Il documento attestante l'accettazione della cessione, invero, è stato disconosciuto dalla opponente, e l'opposta non ne ha domandato la verificazione. Tanto premesso la fattura, secondo l'opponente, era relativa ad opere in parte compiute ed in parte ancora da compiere. La Ansfalt (cedente), in relazione a determinate opere compiute per suo conto dalla B. Impianti ha emesso, in tempi successivi alla cessione per cui è causa, regolari fatture, che sono state pagate. Ha osservato in proposito già il giudice di prime cure, che quali fossero le opere a cui si riferisce la fattura recante il credito oggetto di cessione, anche per escludere duplicazioni, avrebbe dovuto provarlo la F. Factoring, che si afferma creditore.
La Corte d'Appello, adita dalla cessionaria del credito, ha confermato il rigetto della domanda. La Corte territoriale ha osservato che il modulo di accettazione "incondizionata" della cessione (doc. n. 4), trasmesso a mezzo fax da parte della B. Impianti, è stato tempestivamente contestato perchè prodotto in forma incompleta rispetto all'originale - in cui si specificava che solo alcune prestazioni erano già state eseguite, era espunta la frase relativa alla rinunzia a sollevare eccezioni, etc. - e la cessionaria del credito non ne ha domandato la verificazione. Ha ribadito in proposito la Corte d'Appello che: "a fronte della contestazione sollevata in modo articolato dal debitore ceduto e quindi della eccezione di inesistenza del credito, era onere di F. dimostrare i fatti costitutivi del diritto azionato" (cfr. sent. C.d.A., p. 25).
La Corte d'Appello ha pure rigettato la domanda di risarcimento del danno introdotta dalla F. Factoring perchè nuova ed inammissibile, in quanto proposta dall'opposta nell'ambito di procedura di opposizione a decreto ingiuntivo.
La cessionaria F. Factoring Spa propone il proprio ricorso per cassazione, avverso la decisione della Corte d'Appello di Brescia, affidandosi a tre motivi. Resiste con controricorso la B. Spa (già B. Impianti Spa).
1.1. - Con il proprio motivo d'impugnazione, introdotto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente contesta il vizio di violazione o falsa applicazione dell'art. 2697 c.c.. Secondo la F. Factoring, non competeva ad essa provare il credito, la cui esistenza era stata ammessa da controparte, in applicazione del principio di non contestazione. Diversamente la Corte d'Appello ha affermato che "era onere di F. dimostrare i fatti costituitivi del diritto azionato", e dare prova dell'esistenza di "un credito ancora da saldare e l'entità del medesimo". L'errore commesso dalla Corte territoriale, sostiene l'odierna ricorrente, dipende dall'aver richiesto alla F. Factoring di provare che "la A. avrebbe effettuato lavori ulteriori rispetto a quelli indicati nella fattura di acconto azionata in via monitoria", e dimostrare "che esista ancora un credito residuo da soddisfare", mentre la " B. stessa nei suoi scritti difensivi ha riconosciuto che i lavori in questione sono stati eseguiti" (cfr. ricorso, p. 10 s.).
1.2. - Con il secondo motivo d'impugnazione, la F. Factoring critica la Corte lombarda per essere incorsa nella violazione o falsa applicazione del disposto di cui all'art. 1264 c.c., avendo ritenuto opponibili alla F. Spa (cessionaria) i pagamenti effettuati dalla B. Impianti (debitore ceduto) alla Ansfalt (creditore cedente) in relazione a fatture "doppione", peraltro formate dopo la cessione del credito.
1.3. - Con il terzo motivo d'impugnazione, l'odierna ricorrente critica la Corte territoriale per essere incorsa nella violazione o falsa applicazione del disposto di cui agli artt. 2712 e 2719 c.c., nonchè degli artt. 214 e 215 c.p.c., avendo la Corte di merito ritenuto l'inutilizzabilità del doc. n. 4, recante l'accettazione incondizionata della cessione da parte della B. Impianti trasmessa a mezzo fax, che aveva consentito l'emissione del decreto ingiuntivo esecutivo in favore della F. Factoring, senza averne verificato l'attendibilità, a seguito del disconoscimento del documento operato da controparte e della mancata proposizione di istanza di verificazione ad opera della odierna ricorrente.
2.1. - La ricorrente censura la Corte milanese, mediante il primo motivo d'impugnazione, per averle indebitamente richiesto la prova del credito, mentre lo stesso doveva intendersi definitivamente accertato in conseguenza della non contestazione di controparte. La Corte d'Appello ha chiarito che: "a fronte della contestazione sollevata in modo articolato dal debitore ceduto e quindi della eccezione di inesistenza del credito, era onere di F. dimostrare i fatti costitutivi del diritto azionato", e questa affermazione non merita alcuna censura, avendo avuto cura, la Corte territoriale, di indicare pure che l'opponente aveva dedotto "l'inesistenza del credito" già nell'atto di opposizione, pertanto in primo grado, ed il rilievo non è stato neppure fatto oggetto di critica specifica da parte dell'odierna ricorrente (cfr. sent. C.d.A., p. 13). Lo stesso Giudice di primo grado, del resto, aveva osservato che manca ogni prova, desumibile dalla fattura o in altro modo, in ordine: "a quali opere si riferiva la fattura n. 9, non avendo indicato la quantità delle opere, la data di esecuzione ed il corrispettivo convenuto tra le parti" (cfr. sent. C.d.A., p. 18). In ossequio al principio di specificità proprio del ricorso per cassazione, l'odierna ricorrente avrebbe dovuto impegnarsi a dimostrare l'erroneità dell'affermazione della Corte territoriale secondo cui la controparte aveva eccepito l'inesistenza del credito, il contrario della non contestazione dello stesso. Avrebbe dovuto quindi dimostrare in relazione a quali lavori la fattura fosse stata emessa, ma il ricorrente neppure provvede a specificarli nel dettaglio, come sarebbe stato suo onere. Tanto la domanda originaria, quanto il motivo di ricorso in esame, risultano generici sul punto, occorrendo anche osservare che la non contestazione può operare soltanto in relazione ad allegazioni analitiche e dettagliate.
Il motivo di ricorso, in definitiva, è infondato e deve perciò essere rigettato.
2.2 - Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente censura la decisione della Corte d'Appello per aver ritenuto "opponibili" alla impugnante il pagamento di fatture, emesse dalla cedente del credito successivamente alla cessione, e relative alle medesime prestazioni recate nella fattura oggetto di cessione.
In realtà, la Corte di merito non afferma che il debito della B. Impianti Spa si sia estinto per aver pagato le (medesime) prestazioni alla Ansfalt (creditore originario e cedente), anzichè alla F. Factoring (creditore cessionario), pur essendo intervenuta la cessione del credito. Afferma la Corte territoriale che la F. Factoring non ha provato di essere creditrice di alcunchè, tantomeno del pagamento delle medesime prestazioni oggetto di pagamento da parte della B. Impianti in favore della Ansfalt. Questa chiara, specifica e decisiva, ratio decidendi non è stata colta dalla ricorrente, che non l'ha sottoposta a specifica censura.
Il motivo di ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.
2.3 - La ricorrente critica la Corte territoriale, con il terzo motivo di impugnazione, per non aver proceduto alla valutazione di attendibilità del documento recante l'accettazione della cessione del credito, sebbene non ne avesse proposto istanza di verificazione. La impugnante fonda le sue riflessioni sulla giurisprudenza della Suprema Corte, in particolare liddove ha affermato che "Il disconoscimento della conformità di una copia fotografica o fotostatica all'originale di una scrittura, ai sensi dell'art. 2719 c.c., non ha gli stessi effetti del disconoscimento della scrittura privata previsto dall'art. 215 c.p.c., comma 1, n. 2), , giacchè mentre quest'ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude l'utilizzabilità della scrittura, la contestazione di cui all'art. 2719 c.c. non impedisce al giudice di accertare la conformità all'originale anche mediante altri mezzi di prova, comprese le presunzioni. Ne consegue che l'avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica di un documento, se impegna la parte contro la quale il documento è prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all'originale, tuttavia, non vincola il giudice all'avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l'efficacia rappresentativa", Cass. sez. 3, sent. 21.4.2010, n. 9439. La ricorrente trascura, in proposito, che la massima trascritta riguarda ambito limitato, attenendo alla valutazione della corrispondenza dell'originale con la copia. Invero la Suprema Corte ha pure di recente precisato, proponendo un orientamento giurisprudenziale condivisibile ed al quale si ritiene pertanto di assicurare continuità, che "prodotto in giudizio un documento in copia fotografica o fotostatica, qualora la parte contro cui è avvenuta la produzione disconosca espressamente ed in modo formale sia la conformità della copia all'originale, sia il contenuto e la autenticità della sottoscrizione, il giudice, mentre non resta vincolato alla contestazione della conformità all'originale, potendo ricorrere ad altri elementi di prova, anche presuntivi, per accertare la rispondenza della copia all'originale ai fini della idoneità come mezzo di prova ex art. 2709 c.c., nel caso di disconoscimento del contenuto o della sottoscrizione è vincolato, anche solo a tale fine, all'esito della procedura prevista dagli artt. 216 c.p.c. e ss., della cui instaurazione è onerato colui che intenda far valere in giudizio il documento", Cass. sez. 3, sent. 20.8.2015, n. 16988.
Tanto premesso, nel caso di specie, l'odierna ricorrente aveva ottenuto la concessione di decreto ingiuntivo esecutivo producendo una copia del documento recante l'accettazione della cessione del credito. Nel costituirsi in giudizio l'opponente debitore ceduto, B. Impianti, ha contestato la produzione documentale operata da controparte, ed ha prodotto un diverso documento avente lo stesso oggetto, che consiste "nel modulo di accettazione restituito in originale per raccomandata" (cfr. sent. C.d.A., p. 23) in cui risulta espressamente specificato, tra l'altro, che la fattura è relativa a prestazioni in parte eseguite ed in parte da eseguire. Nel documento, inoltre, sono state depennate le voci relative alla rinunzia a proporre eccezioni in ordine alla esigibilità e liquidità del credito, ed all'avvenuta esecuzione delle opere (cfr. sent. C.d.A., p. 14; cfr. ancora, pure p. 23); questi contenuti non sono presenti nel documento prodotto dall'opposta. In sede di giudizio di opposizione, l'opponente ha disconosciuto la scrittura "ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 214 c.p.c.", contestando anche, come evidenziato, la difformità del contenuto del documento allegato da controparte rispetto all'originale perchè, quantomeno, incompleto, ed in conseguenza "va escluso che vi sia stata l'accettazione incondizionata della cessione del credito da parte della B. Impianti" (cfr. sent. C.d.A., p. 23), ha correttamente evidenziato la Corte di merito. L'opposta non ha ritenuto di proporre istanza di verificazione, e sostiene che la Corte d'Appello dovesse valutare nel merito la veridicità della scrittura. Ebbene la Corte d'Appello, pur ritenendo correttamente che occorresse l'istanza di verificazione, in ossequio alla giurisprudenza innanzi ampiamente citata, non ha trascurato di rilevare, come opportunamente evidenziato in controricorso (p. 10), che il fax prodotto dalla F. Factoring non appariva riconducibile al legale rappresentante della B. Impianti, e quindi non avrebbe potuto in nessun caso impegnare la società debitrice. Si tratta di una argomentazione ferma e decisiva, che non è stata specificamente contestata dalla ricorrente.
Anche questo motivo di ricorso deve, pertanto, essere respinto.
Il ricorso introdotto dalla F. Factoring, in definitiva, deve essere rigettato.
La Corte rigetta il ricorso proposto dalla Spa F. Factoring, in persona del legale rappresentante pro tempore.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore della costituita resistente, e le liquida in complessivi Euro 7.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.
Depositato in cancelleria 20 MAR 2018