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Timestamp: 2013-05-20 20:20:46+00:00
Document Index: 81079409

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 2']

Le comunicazioni di cancelleria tramite PEC nel D.L. 179/2012
Autore: Giorgio Rognetta (24 ottobre 2012)
L’art. 16 del decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012 (“Crescita 2.0”) contiene disposizioni in materia di comunicazioni e notifiche telematiche di cancelleria che, per la verità, non brillano per semplicità espositiva; proviamo, quindi, ad esaminarne i passi principali.
Comma 4: “Nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all’indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni, secondo la normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.”
La norma è perentoria: le cancellerie devono usare “esclusivamente” la PEC per comunicazioni e notifiche. Ma quali PEC devono essere utilizzate? L’art. 16 individua le PEC destinatarie delle comunicazioni telematiche non attraverso un riferimento specifico al registro generale degli indirizzi elettronici del processo telematico (c.d. REGINDE), ma mediante un riferimento più generico a “pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni”, secondo la normativa generale sul documento informatico. Pertanto, in base a tale ultimo riferimento, sono già individuabili i seguenti pubblici elenchi: PEC iscritte nel registro delle imprese; PEC che i professionisti comunicano ai propri ordini; PEC di pubbliche amministrazioni iscritte nell’IPA; CEC-PAC di cittadini (occorre peraltro considerare anche le novità introdotte proprio dal decreto Crescita 2.0 e, in particolare, gli istituendi elenchi di cui agli articoli 4 e 5).
Nonostante il REGINDE non sia espressamente citato, per i soggetti abilitati esterni del processo telematico (come gli avvocati) vi sarà comunque una coincidenza tra le PEC comunicate all’ordine e le PEC iscritte nel REGINDE.
Comma 6: “Le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.”
La norma si può riferire non solo agli avvocati, ma anche ai CTU che, essendo iscritti in albi, hanno l’obbligo di dotarsi di PEC e comunicarla al proprio ordine professionale (peraltro i CTU potrebbero anche iscriversi autonomamente al REGINDE, qualora il loro ordine non abbia trasmesso l’albo informatico). La norma, tuttavia, avrebbe dovuto sanzionare con il deposito in cancelleria i soggetti che non hanno istituito “e” comunicato la propria PEC, non i soggetti che non hanno istituito “o” comunicato la PEC, perché è ovvio (ed è previsto dalla legge) che non è sufficiente “istituire” la PEC, ma bisogna anche comunicarla.
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Autore: Giorgio Rognetta (12 ottobre 2012)
L’art. 18 delle regole tecniche sul processo civile telematico (PCT), contenute nel D.M. 21.2.2011 n. 44, consente agli avvocati, autorizzati ai sensi della legge 21.1.1994 n. 53, di eseguire le notifiche tramite PEC; il predetto art. 18 non richiede ulteriori specifiche tecniche e, pertanto, appare immediatamente attuabile. Occorre peraltro precisare che, dopo il D.M. n. 44/2011, è intervenuta la legge 12.11.2011 n. 183, che ha modificato la legge n. 53/1994 introducendo espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati. Analizziamo questo quadro normativo partendo dall’art. 18 delle regole tecniche e, di seguito, le novità derivanti dalla legge n. 183/2011.
L’art. 18 si riferisce solo ai soggetti abilitati esterni e, in particolare, ai difensori delle parti private o pubbliche, secondo quanto precisato nell’art. 1, lettera m) delle regole tecniche. Di questi soggetti occorre utilizzare esclusivamente le PEC risultanti nel registro generale degli indirizzi elettronici (REGINDE), perché solo queste garantiscono la certificazione dello status di difensore nel PCT; quindi l’avvocato che intenda procedere ad una notifica ai sensi dell’art. 18 dovrà consultare previamente il REGINDE per individuare la PEC del difensore destinatario; inoltre anche la PEC dell’avvocato mittente dovrà essere iscritta nel REGINDE. b) la copia informatica dell’atto da notificare
L’art. 18 precisa che la notifica si effettua “anche previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo”; a tal fine l’avvocato “trasmette copia informatica dell’atto sottoscritta con firma digitale”. Occorre, quindi, precisare in cosa consista la suddetta “copia informatica”: distinguiamo a tal fine due ipotesi.
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Le nuove regole tecniche del processo telematico: inutilizzabile la PEC degli avvocati
Autore: Giorgio Rognetta (8 luglio 2010).
Dopo una prima lettura del testo, che circola comunque in questi giorni tra gli addetti ai lavori, la nostra più immediata impressione riguarda la sostituzione della PEC dedicata del processo telematico (la CPECPT) con la PEC “ordinaria” (come del resto poteva desumersi dal tenore delle novità introdotte dal D.L. 193).
Infatti l’art. 2, contenente le definizioni, definisce la PEC come “sistema di posta elettronica in cui è fornita al mittente documentazione elettronica attestante l’invio e la consegna di documenti informatici, di cui al DPR 11.2.2005, n. 68”, eliminando la definizione di CPECPT contenuta nelle attuali regole tecniche; inoltre il punto di accesso, nella definizione di cui al nuovo art. 2, non rilascia più caselle di CPECPT: scompare quindi, già a livello di definizioni, ogni riferimento alla CPECPT.
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