Source: http://www.riforme.info/l-elettorale/noschede2008/202-senato-violazione87
Timestamp: 2018-11-19 05:09:39+00:00
Document Index: 41548708

Matched Legal Cases: ['art. 87', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 87', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 87', 'art. 66']

Violazione art. 87 TU Leggi elettorali da parte del Senato della Repubblica
Lettere, Quesiti e risposte
Categoria: Rifiuto schede elezioni 2008
Pubblicato Venerdì, 24 Aprile 2009 13:14
Dall'elettore Franco Ragusa, residente a Roma in..., tessera elettorale N. ..., iscritto nella lista elettorale della sezione N. ... in Via ... - Roma
Al Presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani (Racc. N° 12454617613-7)
Al Presidente della Giunta delle elezioni Sen. Marco Follini (Racc. N° 12454617614-8)
presso: SENATO DELLA REPUBBLICA - Piazza Madama 00186 - Roma
Roma 24 aprile 2009
Oggetto: Violazione da parte del Senato della Repubblica dell'art. 87, comma 1, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche per quanto applicabile.
con la presente per denunciare l’ormai certa violazione, da parte del Senato della Repubblica, dell'art. 87, comma 1, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche, per quanto applicabile al Senato stesso: "Alla Camera dei deputati è riservata la convalida della elezione dei propri componenti. Essa pronuncia giudizio definitivo sulle contestazioni, le proteste e, in generale, su tutti i reclami presentati agli Uffici delle singole sezioni elettorali o all'Ufficio centrale durante la loro attività o posteriormente."
Nonostante, infatti, l'obbligo di legge qui ricordato, la Giunta delle elezioni non ha ancora avviato l'esame delle contestazioni presentate da alcuni elettori ai Presidenti di seggio all’atto del voto e regolarmente verbalizzate dai segretari di sezione.
Al riguardo, lo scrivente segnala di aver già presentato, nel 2001, proteste presso il seggio elettorale e di aver così avuto modo d'investire di una specifica questione la Camera dei Deputati che, pur dichiarandone la non fondatezza, si è pronunziata nel merito ai sensi dell'art. 87 del DPR 30 marzo 1957, N. 361 e successive modifiche. (Camera dei Deputati, PARTENZA 28 febbraio 2002 Prot. 2002/0005839/GEN/PI).
In occasione delle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008, numerosi elettori, tra cui anche il sottoscritto, in sede di seggio elettorale sono stati costretti al rifiuto o alla restituzione delle schede per l’elezione della "Camera dei Deputati" e del "Senato della Repubblica", con allegata verbalizzazione delle motivazioni e/o dell'avvenuto rifiuto o della restituzione, in quanto venuti a mancare i presupposti minimi per poter esercitare il diritto di voto in condizioni di accertata e verificata legalità costituzionale.
Con la sentenza N. 15 del 2008 di ammissibilità del referendum abrogativo in materia di legge elettorale, infatti, la Corte Costituzionale, pur premettendo di non poter esprimere in quella sede giudizio di legittimità costituzione in riferimento alla legge di risulta e alla legge elettorale vigente, non ha potuto esimersi dal segnalare al Legislatore aspetti problematici in riferimento ad "una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi".
In seguito a questa esplicita forma di censura della legge elettorale vigente, logica e correttezza costituzionale avrebbero dovuto imporre, come prioritario, l'esame approfondito della questione segnalata dalla Corte Costituzionale.
I limiti presenti nell'attuale sistema di accesso al controllo di costituzionalità delle leggi, però, si sono rivelati tali da impedire al singolo elettore l'uso della normale via giudiziaria per poter sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge elettorale, come per altro confermato dalla sentenza del TAR del Lazio N.1855/2008.
Circa tali questioni, inoltre, s'invita il Senato della Repubblica a riflettere tenendo conto del repentino calo dei voti validi registrato alle ultime elezioni.
Calo dal quale risulta sin troppo evidente come un ampio numero di elettori si sia rifiutato di partecipare ad una tornata elettorale drogata in partenza in conseguenza delle falle legislative sopra denunziate che hanno consentito ai due maggiori partiti d'imporre una competizione elettorale sostanzialmente bipartitica.
A fronte, infine, della diminuita rappresentanza dell'intero Parlamento, non si può non sottolineare come il premio di maggioranza sia stato assegnato ad una coalizione che rappresenta, in termini reali, il 36% degli aventi diritto.
Siamo cioè di fronte ad un'ampia maggioranza parlamentare che può governare, può modificare la Costituzione, può nominare le più alte cariche dello Stato e tanto altro ancora, pur rappresentando soltanto il 36% del corpo elettorale. Un risultato che appare ancor più sconcertante se esaminato in termini numerici. Il centro-destra, infatti, che nel 2006 ottenne soltanto 277 seggi alla Camera, nel 2008 ne conquista ben 340 pur passando dai 18.977.843 elettori del 2006 ai 17.063.874 del 2008. Quasi 2 milioni di voti in meno e ben 63 Deputati in più!
Per le contestazioni segnalate, regolarmente verbalizzate dai segretari degli uffici di sezione elettorale, ad oggi non risulta alcun pronunciamento da parte della Giunta delle elezioni.
Sono quindi costretto a ricordare, nuovamente, a Lei e al Presidente della Giunta delle elezioni, che, pur fatta salva l'insindacabilità delle decisioni del Senato della Repubblica in ordine all'ammissibilità dei propri componenti (art. 66 Cost.), a norma dell'art. 87 comma 1 su citato, le Camere hanno l'obbligo di pronunziarsi sulle contestazioni in oggetto; altresì, a scanso di equivoci e sotterfugi procedurali, ricordo pure che non vi è necessità, al fine di attivare l'esame delle contestazioni presentate presso i seggi elettorali, di specifico ricorso, da parte degli elettori, presso la Segreteria del Senato.
Con la presente si vuole quindi qui ribadire un banale principio di convivenza democrazia: gli strumenti di garanzia a tutela del Parlamento non possono essere utilizzati per evitare il confronto, in termini di responsabilità politica, con gli elettori. Si decida ciò che si vuole, ma si decida.
L'ulteriore rifiuto ad affrontare la questione, oltre che configurare la palese violazione della legge, costituirebbe una grave manifestazione di arroganza nei confronti di tutti i cittadini.
- viste le legittime contestazioni degli elettori verbalizzate presso i seggi elettorali
- e in assenza di forme di accesso alla Corte Costituzionale in grado di garantire al singolo elettore di poter attivare il controllo di costituzionalità,
- e visto, in ogni caso, il mancato pronunciamento della Consulta sulla legge elettorale vigente che, soltanto, avrebbe potuto assicurare l'assoluta legittimità delle elezioni per il rinnovo del Parlamento,
- e alla luce del risultato elettorale che ha consentito al centrodestra di ottenere un'ampia maggioranza parlamentare pur rappresentando soltanto il 36% del corpo elettorale,
- al Senato della Repubblica di pronunciarsi circa le motivazioni sollevate in sede di seggio elettorale da più elettori (vedi allegati).
Altresì, fatta salva l’insindacabilità delle decisioni del Senato in ordine all'ammissibilità dei propri componenti (art. 66 Cost.), si chiede che sia il Senato stesso ad adottare un comportamento costituzionalmente corretto, sollevando, presso la Corte Costituzionale, la questione di legittimità costituzionale delle legge elettorale vigente.
Certo dell'attenzione che i Vostri Uffici presteranno alle questioni sollevate, rimango in attesa di Vostro riscontro.