Source: http://studiospallino.it/interventi/viviani_ptcp.htm
Timestamp: 2017-04-28 00:39:27+00:00
Document Index: 23305383

Matched Legal Cases: ['art.15', 'art.15', 'sentenza ', 'art. 103', 'art. 12', 'art. 12']

Autore: Mario Viviani
» PGT: mancata approvazione al 31.12.2012
La Provincia, con il PTCP, "definisce ... gli obiettivi generali relativi all'assetto e alla tutela del proprio territorio connessi ad interessi di rango provinciale o sovracomunale o costituenti attuazione della pianificazione regionale ...” (art.15, primo comma, L.R. n.12/2005 della Lombardia). Il PTCP, in particolare (art.15, secondo comma):
a) definisce ... il quadro conoscitivo del proprio territorio come risultante dalle trasformazioni avvenute; b) indica gli obiettivi di sviluppo economico-sociale a scala provinciale ...; c) indica elementi qualitativi a scala provinciale o sovracomunale, sia orientativi che prevalenti ..., per la pianificazione comunale e dispone i contenuti minimi sui temi di interesse sovracomunale che devono essere previsti nel documento di piano, nel piano delle regole e nel piano dei servizi; d) definisce criteri per l'organizzazione, il dimensionamento, la realizzazione e l'inserimento ambientale e paesaggistico, con le adeguate opere di rinverdimento e piantagione, delle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilità ed il relativo coordinamento tra tali criteri e le previsioni della pianificazione comunale; e) stabilisce ... il programma generale delle maggiori infrastrutture riguardanti il sistema della mobilità e le principali linee di comunicazione, di cui definisce la relativa localizzazione sul territorio, avente valore indicativo, fatti salvi i casi di prevalenza di cui all'articolo 18; f) individua i corridoi tecnologici ove realizzare le infrastrutture di rete di interesse sovracomunale, definendone i criteri per l'inserimento ambientale e paesaggistico, in particolare delle opere di riqualificazione del sistema verde locale; g) prevede indicazioni puntuali per la realizzazione di insediamenti di portata sovracomunale, se definiti come tali dai PGT dei comuni; h) indica modalità per favorire il coordinamento tra le pianificazioni dei comuni, prevedendo anche forme compensative o finanziarie, eventualmente finalizzate all'incentivazione dell'associazionismo tra i comuni.
L’istituto della salvaguardia obbligatoria è stato elaborato ed introdotto, da oltre mezzo secolo, nell’ordinamento giuridico italiano in relazione alle caratteristiche peculiari del procedimento di approvazione degli strumenti urbanistici con riferimento all’evidente possibilità di vanificare l’azione pianificatoria nella fase -particolarmente debole- in cui la p.a. ha, con l’adozione, esplicitato la disciplina urbanistica che intende porre in essere, senza però averla ancora potuta affidare ad uno strumento efficace e vincolante com’è appunto quello definitivamente approvato. All’adozione è attribuita una mera funzione cautelativa, quella cioè non di consentire l’attuazione di specifiche previsioni, bensì di assicurare la permanenza della situazione esistente e di evitare ogni compromissione che renda non più attuabili le previsioni contenute nello strumento adottato. Si tratta di un principio senza il quale l’attività pianificatoria pubblica potrebbe agevolmente essere vanificata, cadendo in una spirale nella quale il doveroso annuncio di misure e di azioni contenute nello strumento adottato finirebbe addirittura per (poter) provocare interventi volti a rendere inattuabili le suddette misure ed azioni. La salvaguardia obbligatoria costituisce, insomma, uno strumento essenziale per assicurare efficacia ed effettività alle scelte pianificatorie nella peculiare fase elaborativa costruita su due momenti, quello dell’adozione e quello dell’approvazione, definiti dall’ordinamento per consentire la partecipazione di quanti, sebbene interessati, non avrebbero un ruolo attivo nella formazione del piano.
In questo senso, si è peraltro espressa la sentenza n.1568/2011 della Sezione staccata di Brescia (Sezione I) del TAR per la Lombardia che ha usato in proposito argomenti chiari e convincenti: dev’essere riconosciuto
all’adozione di qualunque strumento di piano, nella parte in cui esso ha portata precettiva e non programmatoria, un effetto di salvaguardia in attesa dell’approvazione finale. Sul punto non è rilevante che la l.r. 12/05 non preveda espressamente che con l’adozione del P.T.C.P. scattino le misure di salvaguardia, perché l’effetto soprassessorio caratteristico delle misure di salvaguardia è proprio di ogni strumento di piano con efficacia non meramente programmatoria, ma precettiva. ... Nel caso in esame il potere soprassessorio conseguente all’applicazione della misura di salvaguardia si fonda sull’applicazione di un principio generale del diritto urbanistico, secondo cui l’autorità amministrativa non può rilasciare titoli edilizi in contrasto con una previsione di piano avente effetti prescrittivi sul regime dei suoli già adottata -ma non ancora approvata definitivamente- in quanto il rilascio del titolo modificherebbe l’assetto del territorio rispetto a quello fotografato in occasione della delibera di adozione e renderebbe necessario rielaborare il progetto di piano dall’inizio per adeguarlo alle edificazioni medio tempore intervenute su aree che nella delibera di adozione devono rimanere libere (o devono essere edificate con carichi minori o comunque diversi). ... Se non esistesse la norma attributiva del potere soprassessorio, si innescherebbe un circolo vizioso destinato a non concludersi mai ... . Pertanto, come ha detto altro Tribunale, esistono dei ‘principi generali ispiratori della legislazione statale, diretta in generale a salvaguardare le scelte di pianificazione paesaggistica o urbanistica prima della loro definitiva approvazione’ (Tar Sardegna 1997/08). Da questo punto di vista, la circostanza che l’art. 103, co. 1, lett. a), l.r. 12/05 abbia ritenuto di includere l’art. 12 d.p.r. 380/01 (che al co. 3 disciplina anche le misure di salvaguardia) tra le disposizioni che cessano di avere applicazione nel territorio regionale dopo l’approvazione della l.r. 12 stessa è del tutto inutile ... in quanto in un contesto di potestà legislativa concorrente il compito di dettare i principi spetta alla norma dello Stato, e non alla norma regionale che non può legiferare sul punto. E che l’art. 12, co. 3, d.p.r. 380/01 sia una disposizione di principio, che opera in materia riservata alla legislazione dello Stato, e che quindi non può essere dichiarata cedevole dalla legge regionale, lo ha detto in modo chiaro l’Adunanza plenaria 2/2008.