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Timestamp: 2020-08-14 00:28:04+00:00
Document Index: 56427102

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Sentenza Cassazione Civile n. 14876 del 20/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14876 del 20/07/2016
Cassazione civile sez. trib., 20/07/2016, (ud. 29/01/2016, dep. 20/07/2016), n.14876
GU.MAR s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, via Paolo Emilio n. 34, presso
l’avv. Santina D’Eramo, rappresentata e difesa dall’avv. Daniele
Porru, giusta delega in atti;
n. 69/6/08, depositata il 29 maggio 2008.
1. La GU.MAR s.r.l. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stata confermata la legittimità della cartella di pagamento emessa nei confronti della contribuente, del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, a titolo di imposta sul patrimonio netto delle società per l’anno 1995.
Il giudice d’appello ha ritenuto tempestiva la cartella impugnata, in quanto, da un lato, il ruolo era stato reso esecutivo in data 28/12/2000, quindi nel rispetto dell’art. 36 bis sopra citato, e, dall’altro, la notificazione della cartella era stata preceduta dall’invio di avviso bonario che indicava nel 31 luglio 2001 la data di scadenza per effettuare il versamento con sanzione ridotta e pertanto era ovvio che la notifica dovesse avvenire successivamente a detta data.
2. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso, mentre non ha svolto attività difensiva l’Equitalia Gerit s.p.a..
1. Va esaminato per primo, in quanto potenzialmente assorbente ogni altra censura, il secondo motivo di ricorso, con il quale, denunciando la violazione del D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 bis (convertito con modificazioni dalla L. n. 156 del 2005), la ricorrente insiste nell’eccezione di tardività della notificazione della cartella e, quindi, di decadenza dell’Ufficio dal potere di riscossione.
Il motivo, dotato di idoneo quesito, è fondato.
Secondo, infatti, il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, in tema di liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazioni, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, la legittimità della pretesa erariale è subordinata, alla luce dell’intervento legislativo realizzato con del D.L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, commi 5 bis e 5 ter, convertito dalla L. 31 luglio 2005, n. 156, alla notificazione della cartella di pagamento al contribuente entro un termine di decadenza, dovendo l’ordinamento garantire l’interesse del medesimo contribuente alla conoscenza, in termini certi, della pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni; la norma, di chiaro ed inequivoco valore transitorio, trova applicazione, come tale, non solo alle situazioni tributarie anteriori alla sua entrata in vigore, ma anche a quelle ancora non definite con sentenza passata in giudicato (salvo che si tratti di dichiarazioni per la cui liquidazione i moli siano stati formati e resi esecutivi entro il 30 settembre 1999) (ex plurimis, tra le più recenti, Cass. nn. 9316, 15786 e 16990 del 2012, 8406 del 2013, 15329 del 2014).
In definitiva, nella ipotesi di ruolo formato e reso esecutivo dopo il 30 settembre 1999 (come nel caso in esame), quel che conta, ai fini del rispetto del termine di decadenza del potere dell’Amministrazione, è la data di notificazione della cartella, restando privo di rilevanza il procedimento, “interno”, ed i relativi termini, che precede la notificazione.
Poichè, pertanto, per le dichiarazioni presentate, come quella de qua, entro il 31 dicembre 2001, il termine per la notifica della cartella ex art. 36 bis cit. è, ai sensi del D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 ter (introdotto dalla Legge di Conversione n. 156 del 2005), quello del 31 dicembre del quinto anno successivo a detta presentazione, nella specie avvenuta nel 1997, la notifica della cartella, effettuata il nel dicembre 2003, è tardiva (essendo il termine scaduto il 31 dicembre 2002).
2. Pertanto, va accolto il secondo motivo, assorbiti i restanti, la sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo della contribuente.
3. Sussistono giusti motivi, in ragione dell’epoca di formazione della citata giurisprudenza, per la compensazione delle spese dell’intero processo.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo della contribuente.