Source: https://www.dirittieuropa.it/blog/16100/news/bondavalli-c-italia/
Timestamp: 2019-02-23 21:47:32+00:00
Document Index: 112657631

Matched Legal Cases: ['§ 80', '§ 81', '§ 91', '§ 83', 'sentenza ', '§ 89', 'sentenza ', 'art. 46', '§ 89', 'art. 41', '§ 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8']

Diritto violato a vedere suo figlio: la CEDU dà ragione al padreDiritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Notizie, Vita privata e familiare 20 gennaio 2016
Bondavalli c. Italia – Il diritto di visita del padre è limitato per sette anni sulla base delle relazioni negative stese dagli ex colleghi della madre, psichiatra. La Corte europea dichiara la violazione e ordina il riesame del diritto alla visita.
Sui minori non si scherza. Esiste un diritto, fondamentale e indiscutibile, per i genitori di vedere i figli e viceversa. Quando lo Stato lo dimentica e si fa autore o complice di gravissimi danni psicologici e relazionali per il minore, sta mancando ad uno dei suoi obblighi internazionali: proteggere la vita familiare delle persone assicurando, come suo obbligo positivo, di preservare i rapporti tra genitori e figli. Così è accaduto nel caso Bondavalli. Tuttavia, dove hanno fallito i Giudici italiani, lì è intervenuta la Corte europea dei diritti dell’uomo che, col suo intervento, consentirà un riesame del diritto di visita del ricorrente verso il figlio.
FATTO – La vicenda riguarda due genitori, separati, e il loro figlio minorenne, affidato alla madre. La separazione è fra loro turbolenta ed entrambi i genitori mostrano un alto livello di conflittualità: il padre, il Sig. Bondavalli, denunciò più volte la madre per i segni di violenza che vedeva sul figlio nei loro incontri: graffi sul viso, che gli sarebbero stati procurati la madre all’atto di sgridarlo. Mentre le denunce del padre furono archiviate, sia i Servizi sociali che una relazione psichiatrica convinsero il Tribunale di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, a prendere provvedimenti restrittivi del diritto di visita del padre: se prima poteva vedere il figlio due pomeriggi a settimana e in altre occasioni, dal settembre 2009 il Sig. Bondavalli potè incontrarlo due ore alla settimana tramite incontri “protetti”.
Decisivi per convincere il Giudice di Scandiano furono le relazioni dei Servizi Sociali di Scandiano e la perizia psichiatrica sul Sig. Bondavalli che, in doppia conforme, lo ritenevano un pericolo per il benessere del figlio. Peccato che gli operatori dei Servizi sociali di Scandiano erano ex colleghi della madre, la quale aveva lavorato per anni in quell’ufficio, mentre la psichiatra che si era occupata di esaminare il Sig. Bondavalli aveva svolto una stage di fine studi sempre con la moglie. Insomma, vi era più di un elemento per dubitare che i rapporti fossero imparziali, visto l’ampia rete di rapporti professionali (e personali?) stesi dalla moglie. A ciò si aggiunga che negli anni il Sig. Bondavalli produsse ben due consulenze psichiatriche che ne attestavano l’equilibrio mentale.
DIRITTO – La Corte europea dei diritti dell’uomo, investita del caso, si è pronunciata lo scorso 17 novembre 2015 per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’Italia è stata giudicata responsabile di aver compromesso il diritto di visita del Sig. Bondavalli, fortemente limitato per anni, perché i Giudici nazionali hanno negligentemente fondato le proprie decisioni su relazioni stese da ex colleghi della controparte del ricorrente, invece di disporne di nuove. Pertanto l’Italia dovrà corrispondere al ricorrente 10.000 euro per danni morali e 15.000 euro per le spese legali da lui sostenute, a livello nazionale ed internazionale.
Di questa sentenza, proprio oggi è stata pubblicata la traduzione in italiano a cura del Ministero della Giustizia (link).
L’esame di Strasburgo non si è addentrato nel merito delle modalità con le quali il Sig. Bondavalli dovrebbe vedere il figlio, che avrebbe comportato una indebita surrogazione del Giudice europeo al Giudice nazionale, come fosse un giudice di quarta istanza. Piuttosto, il suo esame ha riguardato le decisioni giurisdizionali intervenute e la loro coerenza e solidità rispetto ai fatti esaminati e alla garanzia di necessarie misure a protezione della vita familiare del ricorrente.
Così, il Giudice europeo ha evidenziato che “l’esistenza di un legame tra la madre del bambino, i servizi sociali e la psichiatra incaricata di redigere la perizia sulla famiglia era evidente dato che intrattenevano dei rapporti professionali” (§ 80), e ne ha dedotto che “le giurisdizioni interne avrebbero dovuto rispondere favorevolmente alle richieste del ricorrente, incaricando un altro consulente – indipendente e imparziale – di redigere una nuova consulenza, e affidando il monitoraggio del minore ai servizi sociali di un altro Comune.” (§ 81).
MISURA INDIVIDUALE – La Corte di Strasburgo ha invece respinto la richiesta del ricorrente (§ 91) di disporre essa stessa l’incontro tra padre e figlio con modalità più estese tramite l’adozione di una c.d. misura individuale. Essa piuttosto ha demandato di intervenire al Comitato dei Ministri – organo che sovrintende l’esecuzione delle sentenze del Giudice europeo con un’attività più diplomatica che giuridica – ma, nel farlo, ha introdotto un contenuto peculiare e molto originale:
tenuto conto delle conseguenze irrimediabili che il trascorrere del tempo può avere sui rapporti tra il bambino e il ricorrente, la Corte ritiene che a questo riguardo spetta alle autorità interne riesaminare, nel più breve termine, il diritto di visita del ricorrente tenendo conto della situazione attuale del minore e del suo interesse superiore. (§ 83)
La Corte di Strasburgo, pur non disponendo immediatamente come debba intervenire lo Stato italiano, ha indicato i contenuti minimi che dovranno sovrintendere l’esecuzione della sua sentenza e quindi essere realizzati: le Autorità italiane dovranno certamente eseguire un nuovo riesame del diritto di visita del padre e ciò con un intervento particolarmente sollecito.
Non sorprende che la Corte europea non si sia spinta a introdurre una misura individuale perché ciò è accaduto, invero, soltanto i rarissimi precedenti giurisprudenziali e con disposti fortemente opinabili.
Così, nel caso M.D. e altri c. Malta la Corte europea aveva sanzionato con la violazione dell’articolo 8 CEDU la privazione dei diritti parentali della madre perché intervenuta in maniera automatica, perpetua e senza un riesame periodico a seguito dei sospetti di maltrattamenti, crudeltà e abbandono per i quali la madre ed il compagno furono poi condannati in sede penale; allora, il Giudice europeo richiamò l’articolo 46 CEDU – che dispone l’obbligo degli Stati di conformarsi alla sue pronunce – e si espresse nei seguenti termini:
La Corte ritiene che, al fine di rimuovere gli effetti della violazione dei diritti della prima ricorrente, le autorità dovrebbero introdurre una procedura che consenta la possibilità di chiedere ad un giudice indipendente e imparziale di valutare se la perdita della potestà genitoriale sia giustificata. (§ 89)
Mentre nel caso Gluhaković c. Croazia, il Giudice europeo accertò la violazione dell’articolo 8 CEDU perché i giudici croati non avevano tenuto in considerazione gli orari lavorativi del padre ricorrente nel predisporre gli incontri presso le strutture pubbliche, spesso chiuse, con la figlia, impegnata negli impegni scolastici. In tale sentenza venne statuito sempre sub art. 46 CEDU:
lo Stato convenuto deve garantire un contatto effettivo tra il ricorrente e sua figlia in un momento che sia compatibile con programma di lavoro del ricorrente e in locali idonei. (§ 89)
Infine, anche nel caso Görgülü c. Germania, la Corte europea aveva disposto una misura individuale a favore del ricorrente. Allora era stata riscontrata una violazione dell’articolo 8 CEDU in ragione dell’illegittimo diniego di affidamento e di permesso di visita del figlio da parte del Giudice d’appello tedesco. A riparazione di tale violazione, questa volta richiamandosi all’art. 41 CEDU – che sancisce l’obbligo degli Stati di assicurare un’equa riparazione economica alle vittime – la Corte dispose che:
Nel caso in esame ciò significa rendere possibile per il ricorrente almeno di incontrare il figlio. (§ 64 )
In conclusione, l’unica speranza è che, in questo caso, il richiamo della Corte europea sia accolto ed il Comitato dei Ministri, e prima ancora il Giudice italiano competente, intervenga speditamente a ricostruire il legame, eroso negli anni, tra padre e figlio; mentre nei futuri casi, che la Corte si spinga, proprio per la delicatezza della materia e ripercorrendo i suoi precedenti, a disporre una misura individuale immediatamente eseguibile dalle Autorità nazionali, per una tutela più efficace e spedita delle vittime delle violazioni internazionali.
Il caso è consultabile in lingua italiana al seguente link: Bondavalli c. Italia, sentenza del 17 novembre 2015; la versione ufficiale della sentenza, in lingua francese, è consultabile a questo link.
La sentenza Bondavalli c. Italia diverrà definitiva entro tre mesi dalla sua pronuncia, se non ne verrà richiesto (e disposto) il riesame da parte della Grande Camera.
NEL CASO BONDAVALLI C. ITALIA LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO ACCERTA LA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 8 DELLA CONVENZIONE E ORA LE GIURISDIZIONI INTERNE SONO CHIAMATE A FAR RISPETTARE IL DIRITTO DI VISITA DEL PADRE NON AFFIDATARIO da https://antonellamascia.wordpress.com
Perizie non imparziali e diniego del diritto di visita al minore: l’Italia ha violato l’art. 8 CEDU da http://matteodelongis.it/
La Corte Europea dei Diritti Umani sulla vicenda Bondavalli: si rivedano le misure adottate da http://www.adiantum.it/
CEDU: il padre deve vedere il figlio. Italia condannata per le carenze dei servizi sociali da http://www.studiocataldi.it/
Fonte: CEDU: il padre deve vedere il figlio. Italia condannata per le carenze dei servizi sociali
Antonella Mascia Bondavalli c. Italia Gluhaković c. Croazia Görgülü c. Germania Italia M.D. e altri c. Malta Misure individuali	2016-01-20
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