Source: https://news.avvocatoandreani.it/doc/cassazione-civile-sez-ordinanza-13325-del-2018-104474.html
Timestamp: 2019-06-25 23:49:33+00:00
Document Index: 30429897

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Cassazione civile Sez. VI - 1 Ordinanza n. 13325 del 28/05/2018
Dott. GENOVESE Francesco Antonio - rel. Presidente -
sul ricorso 5591-2017 proposto da:
R.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CASILINA 1665, presso lo studio dell'avvocato FULVIO ROMANELLI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PIERO LUCA';
MINISTERO DELL'INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
avverso la sentenza n. 1175/2016 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 04/07/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 10/04/2018 dal Presidente Relatore Dott. FRANCESCO ANTONIO GENOVESE.
La Corte d'appello di Catanzaro, con la sentenza n. 1175 del 2016 (pubblicata il 4 luglio 2016), ha accolto l'appello proposto dal Ministero dell'Interno - CT di Crotone, notificato al difensore del sig. R.F., cittadino pachistano, presso la cancelleria del Tribunale a quo (di Catanzaro), anzichè a mezzo PEC, benchè dopo l'entrata in vigore della L. n. 114 del 2014 che obbligava a tale forma di esecuzione dell'attività senza più distinguere tra difensori che avessero o meno eletto domicilio presso la sede del Capoluogo del circondario, riformando il provvedimento che gli aveva riconosciuto la protezione sussidiaria, considerato sanato il vizio della notifica per il raggiungimento dello scopo dell'atto.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il predetto signor sig. R.F., con atto notificato il 3 febbraio 2017, sulla base di un unico motivo, con il quale lamenta l'erroneità della decisione perchè avrebbe considerato nulla, anzichè inesistente, la notificazione dell'appello proposto dal Ministero.
Il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia notificata alla parte costituita nel presente procedimento, alla quale non state mosse osservazioni critiche. Il ricorso è manifestamente infondato alla luce del principio di diritto, enunciato da questa Corte (Sez. 1, Sentenza n. 13667 del 2007), secondo cui "La notifica del ricorso per cassazione eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario, determina la nullità della notifica, che pertanto, è sanata con effetto "ex tunc" per raggiungimento dello scopo mediante rinnovazione o costituzione in giudizio dell'intimato, anche se effettuata al solo fine di eccepire la nullità (nella specie è stata ritenuta affetta da nullità la notifica effettuata presso il difensore di primo grado invece che presso quello del giudizio d'appello).".
Infatti, come motivato dalla Corte territoriale, la notificazione presso la cancelleria del giudice che ha pronunciato sulla controversia (in mancanza di elezione di domicilio nel circondario del Tribunale), è nulla, non inesistente (per l'individuabilità di un collegamento tra il luogo della notificazione e quello della difesa ivi esercitata (e ben a conoscenza da parte dei funzionari della cancelleria)), che perciò è rimasta sanata dalla tempestiva costituzione (nel giudizio di appello) dell'appellato, senza che vi sia stata alcuna menomazione del proprio di diritto di difesa (peraltro neppure allegato).
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, in uno con il riconoscimento dell'esistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida, in favore del Ministero resistente, nella misura di 1.200,00, oltre spese prenotate a debito e forfettarie nella misura del 15% nonchè accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6-1 Sezione Civile, il 10 aprile 2018.
Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2018