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Timestamp: 2020-08-10 09:16:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2043', 'art. 462', 'art. 32', 'art. 29', 'art. 30']

Sentenza Cassazione Civile n. 9700 del 03/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9700 del 03/05/2011
Cassazione civile sez. III, 03/05/2011, (ud. 05/04/2011, dep. 03/05/2011), n.9700
M.R. (OMISSIS), quale genitore della minore
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 5,
presso lo studio dell’avvocato TORSELLI GIAMPAOLO, rappresentato e
difesa dall’avvocato MARTINO LUCREZIA giusta delega a margine del
UBI ASSICURAZIONI SpA (già BPU ASSICURAZIONI SPA) (OMISSIS), in
persona del suo procuratore Dott. P.A.F.,
presso lo studio dell’avvocato FONTANELLI ALDO, che lo rappresenta e
difende unitamente all’avvocato GIULIO FUSTINONI giusta mandato a
M.R. (OMISSIS), G.S., C.
M., C.G., B.F.;
avverso la sentenza n. 1065/2009 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
Sezione Seconda Civile, emessa il 25/11/2009, depositata il
02/12/2009; R.G.N. 341/2009;
udito l’Avvocato TORSELLI GIAMPAOLO (per delega dell’Avvocato MARTINO
LUCREZIA); udito l’Avvocato FONTANELLI ALDO;
GOLIA Aurelio, che ha concluso per l’accoglimento.
1.- Il (OMISSIS) Ca.Ma. morì per lo scontro della motocicletta sulla quale viaggiava con l’autovettura condotta dal proprietario B.F..
Escluse invece che potesse riconoscersi il risarcimento (indicato nella misura di Euro 159.164,17) alla figlia del defunto C. E., in quanto nata il (OMISSIS), dopo la morte del padre.
Ritenne che “ella non potesse essere titolare di alcun diritto al risarcimento in caso di lesione” in quanto priva della capacità giuridica alla data dell’evento dannoso.
2.- La sentenza è stata confermata sul punto dalla corte d’appello di Brescia che, decidendo anche sul gravame di M.R. quale esercente la potestà sulla figlia minore, lo ha respinto sul sostanziale rilievo che “al riconoscimento di un autonomo diritto al risarcimento per la morte di un genitore, avvenuta nel periodo intercorrente tra il concepimento e la nascita, è di ostacolo insormontabile la duplice circostanza dell’inesistenza al momento del sinistro del soggetto danneggiato e della mancanza di una norma specifica che gli attribuisca siffatto diritto, pur subordinato nel suo concreto esercizio all’evento della nascita”.
3.- Avverso la sentenza ricorre per cassazione M.R. nella indicata qualità, affidandosi ad un unico motivo illustrato anche da memoria.
La sentenza è in particolare criticata per essersi allineata al principio enunciato dalla risalente Cass. n. 3467 del 1973 (espressasi nel senso che hanno carattere eccezionale e sono dunque di stretta interpretazione le disposizioni di legge che, in deroga al principio generale dettato dall’art. 1 c.c., comma 1, prevedono la tutela dei diritti del nascituro), esplicitamente ritenendo inapplicabile alla fattispecie in esame il più recente indirizzo giurisprudenziale (di cui a Cass. n 10741 del 2009, emessa sulla scia di Cass. nn. 14488 del 2004 e 11503 del 2003, tutte della 3^ sezione civile) “secondo il quale il concepito, pur non avendo una piena capacità giuridica, è comunque un soggetto di diritto, perchè titolare di molteplici interessi personali riconosciuti dall’ordinamento sia nazionale che sopranazionale, quali il diritto alla vita, alla salute, all’onore, all’identità personale, a nascere sano; diritti questi rispetto ai quali l’avverarsi della condicio iuris della nascita è condizione imprescindibile per la loro azionabilità in giudizio ai fini risarcitori”.
2.- Il motivo, anche se per ragioni non in tutto coincidenti con quelle prospettate dalla ricorrente, è fondato in relazione all’addotta violazione dell’art. 2043 cod. civ. (non anche dell’art. 462 c.c., che attiene alla capacità a succedere ed è dunque del tutto estraneo al caso, concernente una domanda di risarcimento formulata iure proprio dalla figlia nata dopo la morte del padre).
Non è revocato in dubbio il nesso di causalità fra illecito e danno, inteso come insieme di conseguenze pregiudizievoli derivate dall’evento (morte del padre), sicchè non può disconoscersi il diritto al risarcimento della figlia. La relazione col proprio padre naturale integra, invero, un rapporto affettivo ed educativo che la legge protegge perchè è di norma fattore di più equilibrata formazione della personalità. Il figlio cui sia impedito di svilupparsi in questo rapporto ne può riportare un pregiudizio che costituisce un danno ingiusto indipendentemente dalla circostanza che egli fosse già nato al momento della morte del padre o che, essendo solo concepito, sia nato successivamente.
3.- Diversi sono certamente gli interessi incisi, ma tutti risultano presidiati dalla Costituzione, rispettivamente con l’art. 32, commi 1 (salute) e 2 (autodeterminazione), art. 29, comma 1 (famiglia) e art. 30, comma 1 (rapporto genitori-figli).