Source: http://iusletter.com/archivio/autoriciclaggio-delitto-semiesclusivo/
Timestamp: 2019-01-22 08:13:18+00:00
Document Index: 53556304

Matched Legal Cases: ['art. 648', 'art 416', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art 648', 'art. 648', 'art 648']

Autoriciclaggio: delitto proprio semiesclusivo - Iusletter
La Corte di Cassazione ritorna sulla definizione di autoriciclaggio quale delitto proprio di tipo semiesclusivo la cui qualifica non determina di per sé il disvalore del fatto, dato che, in assenza di detta qualifica, il fatto sarebbe comunque penalmente rilevante come reato comune
Il Tribunale del riesame territoriale emetteva ordinanza che confermava il provvedimento del Gip di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del ricorrente, (anche) per il delitto di autoriciclaggio, consistito nel tentativo di reimmettere nel circuito economico lecito somme di denaro di provenienza illecita mediante l’emissione di fatture false da parte di una società di comodo, dopo aver consegnato alla persona offesa, a sua volta titolare di società di capitali, la provvista necessaria a pagare le false fatture al netto dell’IVA, il cui importo sarebbe stato corrisposto dalla persona offesa a titolo estorsivo.
Con specifico motivo di gravame alla Suprema Corte, l’indagato si lamentava della violazione di legge in relazione all’art. 648 ter.1 c.p. e del vizio di motivazione illogica in relazione alla ritenuta sussistenza del delitto di autoriciclaggio addebitato all’indagato.
La motivazione, infatti, non avrebbe tenuto conto che il denaro oggetto della ripulitura era in proprietà esclusiva di soggetto terzo e che l’indagato non aveva partecipato ad alcun reato presupposto.
Ha sostenuto il ricorrente che mancherebbe lo stesso elemento oggettivo del reato di autoriciclaggio, che presuppone un concorso dell’agente nei reati da cui deriva la provvista illecita, che viene ripulita o reinvestita, e che la norma incriminatrice punisce solo le attività di impiego, sostituzione o trasferimento di beni da questi commesse, idonee ad ostacolare concretamente l’accertamento della provenienza delittuosa dei beni suddetti. Pertanto il ritenuto concorso nell’emissione di fatture fittizie con il denaro di provenienza illecita non comporterebbe automaticamente l’integrazione del delitto di autoriciclaggio ma, se verificata l’ipotesi accusatoria, quello di concorso in riciclaggio. In proposito il ricorrente ha citato una recente pronunzia della seconda sezione della Corte di Cassazione, n. 17235 del 2018.
Il ricorrente ha posto il problema del suo concorso quale coindagato nel delitto di autoriciclaggio, non essendo mai stato condannato per il delitto presupposto, ritenuto quello ex art 416 bis c.p.. In proposito ha provveduto a citare la recente decisione della seconda sezione della Corte Suprema soprammenzionata per la quale il soggetto che, non avendo concorso nel delitto-presupposto non colposo, ponga in essere la condotta tipica di autoriciclaggio o contribuisca alla realizzazione da parte dell’autore del reato presupposto delle condotte indicate dall’art. 648-ter.1 c.p., risponde di riciclaggio e non di concorso nel delitto di autoriciclaggio, essendo questo configurabile solo nei confronti dell’intraneus.
Il Supremo Collegio ha ritenuto di dover condividere questa interpretazione, fondata su un approfondito studio dei lavori parlamentari, della giurisprudenza precedente in tema di art. 648 bis e 648 ter c.p. e della varie tesi dottrinarie che ne hanno tentato una prima collocazione sistematica ma che, soprattutto, ha dato peso agli obblighi internazionali, in ossequio dei quali la normativa in esame è stata introdotta nel nostro ordinamento.
In motivazione la suindicata pronunzia della seconda sezione ha, infatti, sottolineato che, “la premessa dalla quale l’interprete deve ineludibilmente muovere, onde districarsi nel ginepraio delle possibili configurazioni del concorso di persone nel nuovo delitto di autoriciclaggio, è che la nuova incriminazione è stata concepita, in ossequio agli obblighi internazionali gravanti pattiziamente sull’Italia, essenzialmente, se non unicamente, al fine di colmare la lacuna riguardante l’irrilevanza penale delle condotte di c.d. “auto riciclaggio”, poste in essere dal soggetto autore di (o concorrente in) determinati reati presupposto, che il legislatore ha ritenuto di individuare nei soli delitti non colposi (art. 648- ter.1, comma 1, c.p.), come previsto anche in tema di riciclaggio.”.
La suddetta pronunzia risulta coerente con la visione secondo la quale la nuova fattispecie che considera punibile chiunque ponga in essere le molteplici condotte indicate, “avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo”, configura, secondo le prime interpretazioni, un reato proprio i cui soggetti attivi sono individuati nell’autore del fatto illecito- base ed anche nei suoi concorrenti. In particolare, è stato osservato come l’illecito in esame sia annoverabile tra quelli c.d. propri semiesclusivi, ossia quelle fattispecie penali la cui qualifica non determina di per sé il disvalore del fatto, dato che, in assenza di detta qualifica, il fatto sarebbe comunque penalmente rilevante come reato comune.
La condotta attribuita al ricorrente e ritenuta dai Giudici del merito cautelare rientra in pieno nella fattispecie astratta ex art 648 bis c.p., emergendo con chiarezza che l’intera operazione di emissione di false fatture da parte di società riferibile alla persona offesa rientri nella previsione normativa di cui all’art. 648 bis c.p., emergendo nitidamente dal provvedimento impugnato, e perfino dal testo del ricorso, che le operazioni di emissione di false fatture cui l’indagato, in concorso con altri indagati, aveva costretto la persona offesa, erano dirette ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro.
L’argomentazione difensiva, pertanto, coglie nel segno ma occorre rilevare che il ricorrente non ha interesse alla riqualificazione giuridica del fatto nel diverso delitto di riciclaggio, in quanto quest’ultima fattispecie prevede una pena più elevata rispetto a quella ex art 648 ter 1 c.p. e l’accoglimento del ricorso non comporterebbe alcun effetto processualmente utile per lui.
La Corte di Cassazione dichiarava, pertanto, il motivo inammissibile per la mancanza di interesse del ricorrente.
Cass., V Sezione Penale, 26 Settembre 2018, n. 570