Source: http://www.tuttononprofit.com/2014/01/compensi-ai-collaboratori-sportivi-applicazione-7500-euro.html
Timestamp: 2016-08-30 17:01:08+00:00
Document Index: 85768920

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 35', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 35', 'art. 67', 'art. 90']

Tutto sul Non Profit: Compensi ai collaboratori sportivi: i giudici spiegano i limiti di applicazione dei 7500 euro Blog dedicato a tutto il non profit, alle Associazioni (siano esse sportive dilettantistiche, culturali e ricreative, di volontariato, di promozione sociale, ONLUS, …) e SRL sportive, con l’obiettivo dichiarato di fornire risposte certe e circostanziate ai quesiti più significativi e comuni. Gli interventi sono curati da un qualificato team di professionisti accreditati e abilitati che da anni operano nel settore, con il coordinamento e la supervisione di Movida s.a.s.
La tua email: lunedì 13 gennaio 2014
Compensi ai collaboratori sportivi: i giudici spiegano i limiti di applicazione dei 7500 euro Cari
lettori, non molti mesi orsono abbiamo avuto modo di approfondire il
delicatissimo tema dei compensi agli istruttori sportivi dilettanti con questo articolo in relazione al quale abbiamo prodotto una specifica guida intitolata "L'istruttore sportivo ed il personal trainer. Guida alla corretta gestione degli aspetti fiscali, contributivi e tutela delle responsabilità" (scaricata ad oggi da più di 1000 tra ASD, SSD, personal trainers ed istruttori). Da quella
data ad oggi NULLA sotto il profilo normativo risultato mutato, con l’eccezione
che sono state pubblicate e depositate due rilevantissime sentenze sul tema che
hanno contribuito a definire i limiti di applicazione dei celeberrimi rimborsi
sportivi esenti fino a 7.500 euro/anno (ex Lege 342/2000). Non temete però: se avete
scrupolosamente seguito le indicazioni che da anni ormai andiamo fornendo (era
il lontano 2008), leggendo il testo delle sentenze in calce troverete ulteriori
conferme in relazione a tutti gli aspetti che in più occasioni e sempre più
diffusamente abbiamo affrontato e, speriamo, chiarito.
bene che la lunghezza dei testi sotto riportati molto probabilmente poco vi
invoglierà ad una loro attenta lettura, ma capire le motivazioni in base alle
quali due differenti Enti sportivi (Società Sportiva Dilettantistica la prima,
Associazione Sportiva Dilettantistica la seconda) abbiano ricevuto una sanzione
rispettivamente da 425.524,61 euro una e da 54.146,85 euro l’altra, immaginiamo
possa essere per Voi altamente formativo.
lettura dunque, e mai come questa volta ci auguriamo commenti e considerazioni
che possano, una volta per tutte, definire la questione.
N. 671/2013 pubblicata il 06/06/2013 RG. N. 8/2011
TRIBUNALE ORDINARIO DI FIRENZE, SEZIONE LAVORO
L’art. 67 comma 1 lett. m
individua quali redditi diversi per i quali non è previsto il versamento di
contributi”se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono
conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da
società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla
qualità di lavoratore dipendente”…
m) le indennità di
trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai
direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non
professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono
finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto di attività
sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali,
dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti
persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.
Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e
continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale
resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.
La suddetta norma è stata
poi oggetto di interpretazione autentica da parte dell’art. 35 comma 5 DL
207/08 nel senso che “nelle parole esercizio diretto di attività sportive
dilettantistiche contenute nell’art. 67 comma 1 lett. m) TUIR sono ricomprese
la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività
sportiva dilettantistica”.
Enpals … nega il
carattere sportivo dilettantistico delle prestazioni dei lavoratori della
pretesa azionata, assumendone al contrario la natura professionale.
contestazione spettava a parte ricorrente, la quale invoca una esenzione
dall’obbligo, provare la sussistenza dei presupposti per l’esenzione (…) e
dunque il carattere occasionale e marginale dell’attività svolta dai singoli
lavoratori oggetto dell’accertamento, essendo evidente che la natura
professionale dell’attività esclude in radice la possibilità di far rientrare i
proventi nell’ambito di applicazione dell’art. 67 TUIR.
Tale prova non solo non
risulta fornita (né avrebbe potuto esserlo attraverso la generica prova
testimoniale richiesta, peraltro vertente su circostanze pacifiche o irrilevanti),
ma al contrario in atti vi sono elementi per ritenere provata la natura
professionale dell’attività svolta dalla più parte dei lavoratori.
E’ noto che la
giurisprudenza ha elaborato alcuni criteri generali per individuare in concreto
il carattere professionale dell’attività lavorativa (…).
Tali criteri possono
- Utilizzo, nello svolgimento
dell’attività stessa, di particolari conoscenze tecniche;
- Abitualità dell’attività
che, sebbene non necessariamente esclusiva o prevalente, sia svolta con
caratteri di continuità e ripetitività;
- Connessione ed accessorietà
rispetto ad altra attività lavorativa ordinariamente e professionalmente
- Carattere non irrisorio o
comunque marginale rispetto al reddito medio, delle somme percepite.
Nel caso di specie tutti i
55 collaboratori oggetto della residua pretesa contributiva appaiono aver
svolto la loro attività con carattere di continuità e ripetitività (risultano
aver lavorato per almeno tre annualità con cadenza periodica) percependo
compensi di natura sicuramente non marginale rispetto al reddito medio
(escludendo il caso limite del Direttore ___ che percepisce un reddito annuo di
circa 39.000 euro, il reddito complessivo medio annuo degli ulteriori
collaboratori si aggira tra i 5.000 e i 6.000 euro).
Tanto basta per escludere
l’applicabilità dell’invocata esenzione.
In parziale accoglimento del
ricorso annulla la cartella impugnata e condanna parte ricorrente al pagamento
della somma di 425.524,61 euro, oltre interessi e somme aggiuntive da
calcolarsi a far data dal …
“L’art. 67 TUIR,
nell’elencare i “redditi diversi”, come tali non soggetti a contribuzione
stabilisce alla lettera m) che rientrano tra l’altro in tale categoria “le
indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi
erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di
natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che
perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto
di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive
nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE),
dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque
denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia
riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non
professionale resi in favore di società e associazioni sportive
dilettantistiche”. L’art. 35, comma 5, DL 207/2008 ha fornito
un’interpretazione autentica della frase “nell’esercizio diretto di attività
sportive dilettantistiche”, chiarendo che in tale concetto “sono ricomprese la
formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva
dilettantistica”.
Dalla lettura della norma si
ricava che, ai fini dell’inclusione tra i “redditi diversi” dei compensi
erogati nell’ambito delle associazioni dilettantistiche, devono ricorrere due
condizioni: le prestazioni remunerate devono avere carattere non professionale
e devono essere rese nell’esercizio diretto di attività sportive
Alla luce della citata norma
di interpretazione autentica, la seconda condizione può dirsi soddisfatta anche
quando la prestazione è resa al di fuori di competizioni dilettantistiche o non
è ad esse funzionale. Lo ha riconosciuto lo stesso Enpals con la circolare n.
18 del 2 novembre 2009, adottata in epoca successiva all’accertamento ispettivo
per cui è causa. Non può dirsi pertanto rilevante il fatto che nella specie i
tre istruttori non siano stati remunerati per aver preso parte a gare o per le
attività svolte in vista di esse.
La norma di interpretazione
autentica non ha tuttavia inciso sulla prima condizione richiesta dal testo
originario dell’art. 67, lett. m). Indipendentemente dalla forma della
collaborazione, subordinata o autonoma, la prestazione remunerata non deve
avere carattere professionale.
stabilire quando un’attività resa nell’ambito delle associazioni sportive
dilettantistiche abbia carattere professionale.
Affinché i compensi erogati
in favore di istruttori, tecnici, collaboratori dell’associazione possano
andare esenti da contribuzione, è necessario che l’attività da loro svolta non
sia abituale e non abbia alle spalle un bagaglio di competenze tecniche spese
nell’esecuzione della prestazione.
professionalità della collaborazione resa dai tre istruttori è dimostrata da
plurimi e convergenti elementi.
Tutti e tre gli istruttori
tenevano dei corsi stabiliti presso l’associazione, almeno tre volte alla
settimana, di tre o quattro ore per ogni giornata. Lo hanno loro stessi
dichiarato agli ispettori Enpals (…) e lo riconosce l’opponente, allorché
dichiara in ricorso che essi gestivano tali corsi in piena autonomia, sia sotto
il profilo organizzativo che nella scelta delle giornate in cui effettuare le
proprie prestazioni: … Ciò non soltanto dimostra che essi rendevano una
prestazione stabile in favore dell’Associazione, ma anche che erano in possesso
di un’adeguata competenza tecnica, se rendevano tale prestazione in piena
In tale contesto, il fatto
che l’opponente dichiari che almeno due degli istruttori preparavano gli
allievi per manifestazioni o gare sportive, talvolta per conto di un’altra
associazione (…), lungi dallo smentire la tesi della natura professionale della
loro attività, la avvalora. Pur costituendo esercizio diretto dell’attività
dilettantistica, la prestazione resa dai tre istruttori aveva carattere
professionale, in quanto essi erano dotati di tali competenze tecniche (dunque,
professionali) da poter preparare gli allievi (pur dilettanti) a gare,
spettacoli e manifestazioni.
In terzo luogo, il compenso
erogato in favore degli istruttori non era occasionale, ma fisso, ed era tale
da poter costituire per loro una fonte autonoma di sostentamento o comunque un
contributo significativo, se proporzionato all’impegno richiesto (l’istruttore
___ ha dichiarato di aver percepito circa 1.700 euro al mese in base alle ore,
la ____ 1.500 euro al mese, il ___ 9,00 euro netti all’ora).
Tutti questi convergenti
elementi portano a ritenere che in capo all’opponente sussistesse,
indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto lavorativo
intercorso con i tre istruttori e del tipo di contratto con loro concluso (ex
art. 90, l. 289/2002), l’obbligo contributivo rivendicato dall’Enpals e oggi
L’opposizione va pertanto
Così definitivamente
pronunciando sulla domanda proposta dalla ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA
___ nei confronti dell’Inps …:
- Rigetta l’opposizione,
confermando l’avviso opposto … © riproduzione riservata
Anonimo6 maggio 2014 20:19ma...scriverlo in italiano?intendo, comprensibile, esempi e fatti...dopotutto si tratta di un aspetto pratico!RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele7 maggio 2014 08:38Buongiorno.Nel primo periodo dell'articolo sono indicati altri link per approfondire la questione, trattata con linguaggio dozzinale. Come ha potuto leggere, la seconda parte è l'estratto delle sentenze.I migliori saluti,Gabriele AprileEliminaRispondiAnonimo7 maggio 2014 10:13In pratica in Italia non è possibile avere una asd senza poter stare tranquilli di aver fatto tutto in modo perfetto...RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele7 maggio 2014 11:56Tenga sempre conto che sta "coordinando" uno strumento che, fino a prova contraria, ha una serie di agevolazioni che nessun altro strumento in Italia ha!E' giusto (come avviene anche per gli Enti commerciali) che vengano fatti dei controlli. Non è giusto che sovente vengano utilizzati metodi poco opportuni per verificare.I migliori saluti,Gabriele AprileEliminaRispondiAnonimo23 novembre 2014 00:39Quindi se ho capito bene, affinchè non si verifichi per l'istruttore la condizione di vedersi riconosciuto come "professionista", dovrebbe essere un cialtrone senza alcuna competenza e non gestire in maniera continuativa alcun corso?! E un genitore dovrebbe portare poi i propri figli ad un corso che non viene svolto in maniera continuativa e che comunque, quando il corso si svolge a tenerlo c'è una persona con competenze così basse che sicuramente non può essere una persona preparata? E meno male che tutti si riempono la bocca con il fatto che lo sport fa bene e riduce l'incidenza di malattie ecc.Quindi la domanda è la seguente: quale deve essere il profilo dell'istruttore o allenatore che dir si voglia affinchè possa usufruire del beneficio fiscale? Se non erro come professionista dovrebbe poi possedere una laurea in scienze motorie... come la mettiamo? chiudiamo tutte le associazioni?!RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele24 novembre 2014 14:32Buongiorno, premesso che la Legge non l'abbiamo scritta noi, i rimborsi sportivi non sono redditi di lavoro, ma redditi diversi, pertanto chi fa l'istruttore sportivo nella vita (laureato o meno in scienze motorie) deve aprirsi una partita iva o essere assunto. Non comprendo quindi la Vostra considerazione relativamente a "professionisti" e "cialtroni". I migliori saluti, Gabriele AprileEliminaRispondiAnonimo13 febbraio 2015 17:51Quindi, traslando tutto questo in un coro dove l'istruttore è il DA, se quest'ultimo premesse per diventare socio (e svolge la sua attività a livello professionale anche fuori dal coro) non potrebbe più percepire il compenso che prende ora sotto contratto ma un semplice rimborso giusto? E comunque il fatto che la sua attività non sarebbe "dilettantistica" ( alias amatoriale) sarebbe un ulteriore problema, no? Meglio quindi che le cose rimangano come sono per evitare controlli o problemi ?RispondiEliminaRisposteAprile Gabriele16 febbraio 2015 10:39Buongiorno.Chi è professionista deve solo emettere fattura.I migliori saluti,Gabriele AprileEliminaAlberto Cortopassi2 maggio 2016 16:19la penso cosi chi si sente un professionuista deve avere partita iva e fatturare al limirte alla societa per cui collabora . altrimenti diventa una furbata , falso lavoro autonomo e falsi rimborsi , purtyroppo in questa zona succede da tutte le parti EliminaStefano Bertoletti2 maggio 2016 16:46Buongiorno. Ferme le previsioni legislative cui obbligatoriamente bisogna adeguarsi, ovviamente se un soggetto è un porfessionista del settore occorre che si qualifichi come tale anche fiscalmente. Cordialità, Stefano BertolettiEliminaRispondiAnonimo16 marzo 2016 09:24Gent.le Studio Movida vorrei sapere se aprendo una Asd equestre ed essendo figlia del presidente ma non figurando nel consiglio direttivo, posso ricervere compensi come tecnico di equitazione dilettantistica ludica non professionistica.Grazie.RispondiEliminaRisposteStefano Bertoletti16 marzo 2016 11:28Buongiorno. Fermo il divieto di distribuzione di utili (http://www.tuttononprofit.com/2013/07/cosa-significa-divieto-di-distribuzione.html), è possibile che Lei percepisca i compensi sportivi ex lege 342/2000 se l'Ente è in possesso dei requisiti oggetivi per poterli erogare (ente sportivo non profit iscritto al CONI) e Lei di quelli soggettivi per poterli percepire (titolare di altro reddito di lavoro in altro settore da cui trae il proprio sostentamento). Cordialità, Stefano BertolettiEliminaRispondiAggiungi commentoCarica altro...