Source: http://www.napoli.fiom.cgil.it/Giuri/02_AvvObb.html
Timestamp: 2015-01-30 00:22:31+00:00
Document Index: 138692500

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 12', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 2043', 'art. 20', 'art. 1223', 'art. 2932', 'art.2932', 'art. 2103', 'art. 20', 'art. 18', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 10']

Giurisprudenza - AVVIAMENTO OBBLIGATORIO
A. In genere B. Rifiuto di assumere l'avviato obbligatorio C. Assegnazione di mansioni D. Licenziamento in prova E. Pubblico impiego
Il requisito del numero minimo dei dipendenti (superiore a 35) stabilito dall'art. 11 L. 482/68 per i datori di lavoro destinatari dell'avviamento obbligatorio ha un ambito di riferimento esteso all'intera azienda o attivit� esercitata (Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589)
Gli invalidi al lavoro di et� superiore ai 55 anni, a norma dell'art. 1, L. n. 482/1968, non possono essere iscritti nelle speciali liste di collocamento obbligatorio previste dall'art. 19 legge cit., n� tale divieto pu� ritenersi venuto meno a seguito dell'entrata in vigore della L. n. 127/1997 (che ha abolito il limite di et� per la partecipazione ai concorsi indetti dalle pubbliche amministrazioni), atteso che tale legge non ha espressamente abrogato il limite di et� per l'iscrizione al collocamento degli invalidi previsto dalla norma sopra citata n� pu� ritenersi intervenuta un'abrogazione tacita di tale norma, in quanto le due leggi hanno campi di applicazione, realt� di riferimento e finalit� non perfettamente coincidenti, onde non � dato cogliere tra le medesime quell'incompatibilit� tra la norma successiva e la precedente idonea a configurare un'ipotesi di abrogazione tacita; ne consegue che, pur dopo l'entrata in vigore della citata L. n. 127/1997, ai fini del conseguimento dell'assegno di invalidit� o della pensione di inabilit�, per l'invalido ultracinquantacinquenne il requisito della cosiddetta "incollocazione" al lavoro si configura come stato di disoccupazione o non occupazione, la cui prova pu� essere fornita anche per presunzioni. (Cass. 16/9/2002, n. 13521, Pres. Ciciretti, Rel. De Iasi, in Lav. nella giur. 2003, 76)
In materia di avviamento obbligatorio, la persistenza del requisito dell�et� inferiore a cinquantacinque anni, che a norma della legge fonda il diritto all�assunzione del personale avviato, va valutata con riguardo al momento della comunicazione dell�atto di avviamento all�impresa destinataria dello stesso (Pret. Milano 9/4/98, est. Marasco, in D&L 1998, 669)
Non rientra tra le ipotesi tassativamente indicate dall'art. 9 del DL 17/83 (convertito, con modificazioni, nella L. 79/83) di sospensione dell'obbligo dei datori di lavoro di procedere all'assunzione delle categorie protette ex L. 482/68 il caso in cui l'impresa abbia fatto ricorso al contratto di solidariet� con riguardo all'unit� produttiva presso la quale viene operato l'avviamento obbligatorio (Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589)
� infondata la questione di legittimit� costituzionale dell�art. 16 D. Lgs. 19/9/94 n.626 � attuativo delle direttive comunitarie in materia di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro � sollevata in riferimento agli artt. 35 e 38 Cost., nella parte in cui prevede che il medico di fabbrica debba svolgere accertamenti preventivi anche sui lavoratori invalidi avviati obbligatoriamente. Infatti l�eventuale contrasto con l�accertamento promosso ex art. 20 L. 2/4/68 n. 482 deve essere risolto a favore di quest�ultimo al fine di non vanificare l�atto di avviamento obbligatorio (Corte Costituzionale 13/11/97 n. 354, pres. Granata, rel. Santosuosso, in D&L 1998, 307, n. PAGANUZZI, Il rapporto tra l�accertamento ex art. 16 D. Lgs. 626/94 e quello ex art. 20 L. 482/68 in materia di collocamento obbligatorio)
Non � manifestamente infondata la questione di legittimit� costituzionale degli artt. 1 e sgg. della L. 30/12/86 n. 943 in riferimento agli artt. 2, 3, 4 e 10, 1� comma, Cost., laddove non consente al lavoratore extracomunitario, che sia regolarmente residente in Italia per motivi di lavoro e che ne possieda i requisiti, la possibilit� di iscriversi nelle liste del collocamento obbligatorio disciplinato dalla L. 2/4/68 n. 482 (Pret. Bologna 8/9/97, est. Governatori, in D&L 1998, 387)
� infondata la questione di legittimit� costituzionale dell�art. 12, ultimo comma, L. 2/4/68 n. 482, sollevata con riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost., nella parte in cui impone alle pubbliche amministrazioni che nei concorsi pubblici per l�assunzione di personale nelle carriere direttive e di concetto, gli appartenenti a categorie protette dichiarati idonei siano inclusi nell�ordine di graduatoria dei vincitori fino a concorrenza del 15% dei posti in organico; tale norma infatti persegue la finalit� di promuovere l�accesso al lavoro di soggetti svantaggiati che ne sarebbero altrimenti esclusi, in attuazione del principio costituzionale di solidariet� (Corte Costituzionale 1/4//98 n. 88, pres. Granata, rel. Contri, in D&L 1998, 617, n. GUARISO, La riserva di posti per l�invalido tra giudizio di costituzionalit� e riforma del collocamento obbligatorio)
In materia di collocamento obbligatorio, con riferimento ad invalido affetto da minorazione fisica (minorazione che, diversamente da quella dei soggetti affetti da minorazione psichica - presi in considerazione da Corte Cost. n. 50/90 e dall'art. 19, l. n. 104/92 - comporta solo una riduzione oggettiva della capacit� di lavoro, con la conseguenza che, in linea di principio, il soggetto � in grado di assicurare un risultato sicuro e prevedibile, anche se quantitativamente diverso da quello di un lavoratore medio), il datore di lavoro, destinatario del provvedimento di avviamento, non pu� promuovere un accertamento sanitario diretto a verificare la idoneit� dell'invalido a svolgere specifiche mansioni, precisate (allo scopo, per esempio, di ottenere - come nella specie - la revoca del provvedimento di avviamento); infatti, la competenza del Collegio medico, quando sia adito dal datore di lavoro, � tassativamente limitata, nel quadro della disciplina di cui alla l. n. 482/68 ed in particolare dell'art. 20, ad accertare che la menomazione della capacit� lavorativa non presenti (o non abbia raggiunto) caratteristiche tali da poter riuscire di pregiudizio alla salute o all'incolumit� dei compagni di lavoro ovvero alla sicurezza degli impianti. (Cass. 15/9/00, n. 12213, pres. Trezza, est. Coletti, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 334; in Lavoro e prev. oggi 2000, pag. 2104)
L�invalido civile extracomunitario legalmente soggiornante in Italia, avendo diritto ad accedere al lavoro subordinato in condizioni di parit� con i cittadini italiani, ha altres� diritto a iscriversi negli elenchi degli aspiranti al collocamento obbligatorio previsti dalla L. 2/4/68 n. 482; conseguentemente non � fondata la questione di legittimit� costituzionale sollevata sull�erroneo presupposto che la vigente legislazione non riconosca tale diritto (Corte Cost. 30/1298 n. 454, pres. Granata, rel. Onida, in D&L 1999, 277, nota GUARISO, Sul principio di parit� di trattamento tra lavoratori italiani ed extracomunitari)
Nel caso in cui l'ufficio provinciale del lavoro revochi illegittimamente l'atto con cui un invalido sia stato avviato presso una determinata azienda ai sensi della l. n. 482/68, � configurabile, in applicazione del principio dell'operativit� dell'art. 2043 c.c. anche in caso di illegittimo esercizio di una funzione pubblica (nel concorso degli elementi costitutivi della responsabilit� extracontrattuale), il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da parte della pubblica amministrazione, sussistendo, in particolare, l'illegittima lesione di un interesse tutelato dall'ordinamento (quello alla costituzione di un rapporto di lavoro in base alle norme sul collocamento obbligatorio); n� il lavoratore pu� ritenersi onerato della prova della sussistenza, nell'azienda destinataria dell'avviamento, di mansioni compatibili, dovendo semmai l'amministrazione convenuta fornire la prova liberatoria circa l'inutilit� dell'atto di avviamento per l'invalido, in considerazione della sua non concreta collocabilit� all'interno di una realt� aziendale strutturata in mansioni in nessun modo adatte alle sue condizioni di diminuita capacit� lavorativa. (Nella specie la revoca dell'atto di avviamento era stata disposta a seguito di referto della commissione medica di cui all'art. 20, illegittimo in quanto esteso ad un accertamento estraneo alle sue competenze). (Cass. 15/9/00, n. 12213, pres. Trezza, est. Coletti, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 334)
Il lavoratore avente diritto all'assunzione obbligatoria, ai sensi della legge 2 aprile 1968 n. 482, che sia stato erroneamente avviato al lavoro dai competenti uffici ministeriali e non sia stato immediatamente ed automaticamente reiscritto nelle relative liste a seguito del precedente erroneo avviamento, ha diritto al risarcimento del danno a lui derivato dalla mancata reiscrizione e dalla e dalla conseguente perdita di chances, posto che il concetto di perdita di guadagno, di cui all'art. 1223 c.c., si riferisce a qualsiasi utilit� economicamente valutabile ed anche ad una situazione cui � collegato un reddito probabile. (Cass. 12/6/2003 n. 9472, Pres. Senese Rel. Cataldi, in Dir. e prat. lav. 2003, 3054)
L'invalido � da ritenersi "incollocato al lavoro" non per effetto del mero stato di disoccupazione o non occupazione ma solo quando, essendo iscritto (o avendo presentato domanda d'iscrizione) nelle speciali liste degli aventi diritto al collocamento obbligatorio, non abbia conseguito un'occupazione in mansioni compatibili. (Cass. 29/1/01, n. 1195, pres. Sciarelli, est. D'Agostino, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 426)
B. Rifiuto di assumere l'avviato obbligatorio
In caso di mancata assunzione di un invalido avviato obbligatoriamente � applicabile la disciplina di cui all'art. 2932 c.c., relativa alla costituzione coattiva del rapporto di lavoro (Pret. Milano 18/7/95, est. Chiavassa, in D&L 1996, 131. In senso conforme, v. Pret. Milano 13/3/98, est. Atanasio, in D&L 1998, 672; Pret. Milano 14/1/95, est. Atanasio, in D&L 1995, 589; Pret. Milano 16/3/94, est. Santosuosso, in D&L 1995, 128; Pret. Milano 21/1/99, est. Porcelli, in D&L 1999, 340)
� illegittimo il rifiuto di assunzione di un sordomuto avviato obbligatoriamente, motivato con la pretesa integrale copertura dell�organico aziendale; conseguentemente, � possibile procedere alla costituzione coattiva del rapporto di lavoro ai sensi dell�art.2932 c.c. (Pret. Milano 30/9/97, est. Vitali, in D&L 1998, 407)
Deve essere disattesa la valutazione dell'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione (Uplmo) che, ai fini dell'avviamento obbligatorio ai sensi della l. n. 482/68, abbia rilasciato un attestato di iscrizione quale impiegato ordinario ad un soggetto che abbia ricoperto in precedenza quasi esclusivamente qualifiche di operaio. Pertanto, ove il datore di lavoro assegnatario dell'avviato obbligatoriamente abbia fatto richiesta di posizioni lavorative corrispondenti alla qualifica impegnatizia, non � tenuto ad assumere l'avviato se, al di l� di quanto risulta dal certificato di iscrizione all'Uplmo, il lavoratore non dimostri di avere acquisito una qualifica corrispondente a quella richiesta e disponibile. (Corte Appello Milano 12/4/01, pres. e est. Mannaccio, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 253)
C. Assegnazione di mansioni
Dalla disciplina in tema di assunzione obbligatoria di lavoratori invalidi discende un obbligo legale a contrarre in capo al datore di lavoro presso il quale l'invalido sia stato avviato, semprech� esistano per� nell'azienda posizioni compatibili con il grado ed il tipo di menomazioni da cui � affetto il soggetto protetto; ne discende che, se il datore di lavoro � tenuto ad attribuire all'invalido mansioni idonee e compatibili con il suo stato di invalidit�, non potendo validamente opporre una generica incollocabilit� di questi, non � per� tenuto a modificare o adeguare, sostenendo costi aggiuntivi, la sua organizzazione aziendale alle condizioni di salute del lavoratore protetto, n� in particolare, a creare per lui un nuovo posto di lavoro concentrando in una sola unit� mansioni non difficoltose gi� facenti parte, con altre pi� complesse, dei compiti degli altri lavoratori. (Cass. 26/9/2002, n. 13960, Pres. Dell'Anno, Rel. Foglia, in Lav. nella giur. 2003, 173)
Nell'ipotesi di avviamento obbligatorio di invalido al lavoro, ai sensi della L. 2/4/68 n. 482, grava sul datore di lavoro l'onere di individuare nell'ambito organizzativo aziendale le mansioni da affidare al prestatore di lavoro invalido, comunque compatibili con la condizione fisica del medesimo, nonch� l'onere di attuare, ove necessario al predetto fine, una ridistribuzione delle mansioni gi� affidate ai lavoratori presenti in azienda, pur senza apportare sostanziali modifiche all'organizzazione produttiva. (Corte d'Appello Firenze 8/9/2001, Pres. Drago Est. Pieri, in D&L 2002, 349, con nota di Gianni Tognazzi, "Il patto di prova con gli invalidi alla luce dei principi di buona fede e solidariet�")
L�adempimento dell�obbligo posto al datore di lavoro dalla L.2/4/68 n. 482, di assegnare al lavoratore avviato obbligatoriamente mansioni compatibili con il suo stato di invalidit�, pu� imporre all�imprenditore di procedere a una riorganizzazione e ridistribuzione del lavoro, la quale tenga conto del nuovo dipendente che prima non faceva parte dell�organico aziendale (nel caso di specie il Pretore ha ritenuto atto dovuto il mutamento, nel rispetto della norma di cui all�art. 2103 c.c., delle mansioni svolte da personale gi� dipendente per far posto all�invalido avviato obbligatoriamente) (Pret. Milano 13/7/98, est. Muntoni, in D&L 1998, 953)
L'esistenza, presso l'azienda del destinatario di un atto di avviamento obbligatorio, di mansioni compatibili con lo stato di invalidit� del lavoratore avviato va accertata con riferimento al tempo dell'avviamento, a nulla rilevando che successivamente la relativa posizione lavorativa sia stata temporaneamente sospesa (Pret. Milano 11/9/95, est. Frattin, in D&L 1996, 126)
La mancata assegnazione di mansioni a lavoratore invalido, assunto obbligatoriamente, che sia lasciato per alcuni mesi sostanzialmente inattivo, � illegittima, e obbliga il datore di lavoro al risarcimento del danno professionale subito dall�invalido, che va liquidato, in via equitativa, nella misura di una met� della retribuzione, per ogni mensilit� di mancata assegnazione delle mansioni (Pret. Milano 23/4/99, est. Salmeri, in D&L 1999, 645)
L�accertamento dell�incompatibilit� delle mansioni affidate a un lavoratore invalido assunto obbligatoriamente, operato dal collegio medico investito dell�istanza ex art. 20 della L. 2/4/68 n. 482, ha natura di perizia stragiudiziale qualificata ed � liberamente utilizzabile dal giudice, che pu� formare su di esso il proprio convincimento senza necessit� di disporre Ctu, e ci� in particolare in un caso in cui tale perizia stragiudiziale trovi riscontro in un precedente analogo parere di altro qualificato organismo pubblico, condiviso dallo stesso datore di lavoro (Trib. Milano 15/3/97, pres. Gargiulo, est. de Angelis, in D&L 1997, 787)
L�inesistenza all�interno dell�azienda di mansioni diverse, non rende ammissibile l�affidamento a un invalido assunto obbligatoriamente di mansioni incompatibili col suo stato di salute (Trib. Milano 15/3/97, pres. Gargiulo, est. de Angelis, in D&L 1997, 787)
Deve ritenersi del tutto ingiustificata, e quindi illegittima, la sanzione disciplinare comminata all�invalido avviato obbligatoriamente al lavoro che si sia rifiutato di svolgere mansioni comportanti impiego fisico eccessivo, stante la piena legittimit� del rifiuto opposto dal lavoratore allo svolgimento di mansioni incompatibili con le sue condizioni di salute (Pret. Milano 23/4/99, est. Salmeri, in D&L 1999, 645)
L'aggravamento delle condizioni di salute del lavoratore avviato obbligatoriamente al lavoro perch� invalido non implica il dovere dell'imprenditore di assegnare lo stesso a mansioni diverse, compatibili con le sue aggravate condizioni di salute, quando le stesse non siano rinvenibili all'interno dell'organizzazione aziendale esistente; ne consegue che � onere del lavoratore dimostrare la possibilit� di essere adibito a diverse mansioni all'interno dell'azienda, che comportino il rispetto della sua qualifica. (Cass. 27/3/2003, n. 4672, Pres. Prestipino, Rel. De Renzis, in Dir. e prat. lav. 2003, 1928)
D. Licenziamento in prova
Il sistema di protezione dei lavoratori avviati in regime di collocamento obbligatorio non postula l'esistenza di una norma diretta a stabilire un requisito formale della manifestazione di volont� di recesso dal rapporto di lavoro in prova, attinente alla contestuale indicazione dei motivi del recesso stesso; l'assenza di una motivazione contestuale, come pure il difetto della forma scritta, all'atto del licenziamento del lavoratore avviato nel detto regime, non pu� di per s� incidere sulla validit� ed efficacia del medesimo. (Cass. 18/3/2002, n. 3920, Pres. Trezza, Est. Sepe, in Riv. it. dir. lav. 2003, 83, con nota di Carlo Corsinovi, Ancora sui requisiti formali del recesso dal rapporto di lavoro in prova con soggetto avviato in regime di collocamento obbligatorio).
Nell'ipotesi di assunzione con patto di prova di invalido avviato obbligatoriamente, ai sensi della L. 2/4/68 n. 482, � illegittimo il recesso intimato dal datore di lavoro durante il periodo di prova, quando l'effettiva breve durata dell'esperimento, in relazione alla complessa od elevata specializzazione delle mansioni affidate, non abbia consentito la verifica della professionalit� e delle capacit� del lavoratore in riferimento alla sua invalidit�. In tale caso le conseguenze giuridiche del recesso sono equiparabili a quelle di un licenziamento ingiustificato, con conseguente applicazione dell'art. 18 SL alla quale pu� peraltro parzialmente derogarsi in caso di successivi avviamenti al lavoro i quali interrompono il perdurante stato di disoccupazione addebitabile alla condotta illegittima del datore di lavoro. (Corte d'Appello Firenze 8/9/2001, Pres. Drago Est. Pieri, in D&L 2002, 349, con nota di Gianni Tognazzi, "Il patto di prova con gli invalidi alla luce dei principi di buona fede e solidariet�")
Il licenziamento del lavoratore avviato obbligatoriamente, per mancato superamento della prova, � soggetto al sindacato giudiziale e pertanto deve essere adeguatamente motivato, ci� al fine di consentire al giudice di controllare che l'esperimento abbia riguardato mansioni compatibili con lo stato di invalidit� del lavoratore (Pret. Parma 14/8/95, est. Ferra�, in D&L 1996, 434)
Il recesso del datore di lavoro nel periodo di prova con soggetto avviato obbligatoriamente deve essere congruamente e adeguatamente motivato. Deve perci� ritenersi del tutto insufficiente a tale fine il riferimento al "mancato superamento del periodo di prova", in quanto espressione apodittica e tautologica. La ratio di maggiore tutela degli invalidi impone la specificazione delle ragioni del recesso, che deve essere effettuata al momento del recesso medesimo e non pu� essere sostituita da indagini di merito nella fase giudiziale (Trib. Pordenone 20/6/96, pres. Appierto, est. Rossi, in D&L 1997, 394)
Il recesso del datore di lavoro dal rapporto di lavoro in prova con un invalido assunto obbligatoriamente deve essere contestualmente e adeguatamente motivato; in mancanza, il patto di prova pu� ritenersi apposto in frode alla L. 482/68, con la conseguente illegittimit� del recesso (Pret. Milano 18/7/95, est. Atanasio, in D&L 1996, 125. In senso conforme, v. Trib. Pordenone 27/9/94, pres. Fontana, est. Missera, in D&L 1995, 341)
Nell'ipotesi di patto di prova stipulato con invalido assunto in base alle legge 2 aprile 1968, n. 482, il recesso dell'imprenditore � sottratto alla disciplina limitativa del licenziamento individuale contenuta nella l. 15 luglio 1966, n. 604, onde non richiede una formale comunicazione del motivo del recesso; questo pu� essere direttamente contestato dal lavoratore in sede giudiziale, allegando fatti (fra i quali l'elusione della legge protettiva degli invalidi) dimostranti l'illiceit� del motivo e perci� l'invalidit� dell'atto negoziale unilaterale. (Cass. 2/8/2002, n. 1163, Pres. Carbone, Est. Roselli, in Lav. nella giur. 2003, 73)
In tema di collocamento obbligatorio, mentre in una prima fase relativa agli accertamenti della pubblica amministrazione in ordine alla invalidit�, volti a verificare la sussistenza delle condizioni richieste dalla legge, il lavoratore � titolare esclusivamente di interessi legittimi, nelle seconda fase, consequenziale al positivo esito della prima con l'accertamento dello status d'invalido, diviene titolare delle posizioni di diritto soggettivo che si fondano sull'art. 38 Cost. In ipotesi di azione per mancata o ritardata assunzione dipesa da fatto della pubblica amministrazione, la causa petendi dell'azione � quindi costituita dalla violazione di un diritto soggettivo, il diritto all'assunzione, il quale deve essere osservato dalla Pubblica Amministrazione attraverso un'attivit� vincolata. Dal che ne deriva il diritto del lavoratore al risarcimento in caso di danno conseguente al comportamento lesivo della P.A. (Trib. Roma 22/5/2002, Est. Casari, in Lav. nella giur. 2003, 488)
Le disposizioni della legge 2 aprile 1968 n. 482, sulle assunzioni obbligatorie presso le Pubbliche amministrazioni ed aziende private di invalidi, ciechi o sordomuti, ovvero di altri soggetti appartenenti alle categorie elencate nell'art. 1 della legge medesima, non ostano a che, nel rapporto di lavoro subordinato in concreto instaurato con l'assunzione fatta in ottemperanza dell'obbligo di legge, sia ammissibile il patto di prova, in forza di previsione dei contratti collettivi o del contratto individuale, ma operano, in relazione alle finalit� perseguite ed al principio inderogabile di parit� di trattamento di detto soggetti con gli altri lavoratori, (art. 10), nel senso di imporre che la prova venga condotta con mansioni compatibili con lo stato dell'invalido o menomato, e che la valutazione del suo esito prescinda da ogni considerazione sullo stato medesimo, con la conseguente nullit�, accertabile anche d'ufficio dal giudice, del recesso del datore di lavoro, in esito alla prova, che risulti determinato, o comunque influenzato dalle condizioni e dagli "handicap" cui l'indicata legge ricollega l'obbligo di assunzione. (Cass. 9/4/2003, n. 5541, Pres. Senese, Rel. Picone, in Dir.e prat. lav. 2003, 2106)