Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-78-codice-penale-limiti-degli-aumenti-delle-pene-principali
Timestamp: 2018-04-23 15:41:11+00:00
Document Index: 6745579

Matched Legal Cases: ['art. 78', 'art. 78', 'sentenza ', 'art. 78', 'art. 78', 'sentenza ', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 78']

Art. 78 codice penale: Limiti degli aumenti delle pene principali
Codice penale Art. 78 codice penale: Limiti degli aumenti delle pene principali
Nel caso di concorso di reati preveduto dall’articolo 73 (1) (2), la pena da applicare a norma dello stesso articolo non può essere superiore al quintuplo della più grave (3) fra le pene concorrenti, nè comunque eccedere (4): 1) trenta anni per la reclusione; 2) sei anni per l’arresto; 3) lire trenta milioni per la multa e sei milioni per l’ammenda; ovvero lire centoventicinque milioni per la multa e venticinque milioni per l’ammenda, se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell’articolo 133 bis (5).
Nel caso di concorso di reato preveduto dall’articolo 74, la durata delle pene da applicare a norma dell’articolo stesso non può superare gli anni trenta. La parte della pena eccedente tale limite, è detratta in ogni caso dall’arresto (6).
(2) La disposizione del primo comma si riferisce esclusivamente al concorso di pene della stessa specie [v. 76]: ad esempio reclusione e reclusione, multa e multa, arresto ed arresto.
Il concorso di pene di specie diversa è disciplinato dal secondo comma.
(3) Per pena più grave deve intendersi quella concretamente irrogata e non quella astrattamente prevista per il reato in questione. Nel caso di concorso di un reato continuato [v. 81] con altri reati, per identificare quale sia la pena più grave adottata, all’interno del reato continuato va individuata la pena base sulla quale poi è stato calcolato l’aumento.
(4) La previsione di limiti massimi di pena irrogabili evidenzia come il nostro ordinamento, in caso di concorso di reati, adotta il criterio del cumulo materiale temperato, onde evitare eccessivi inasprimenti del sistema sanzionatorio.
(5) In giurisprudenza si afferma che il limite massimo di trenta anni di reclusione, previsto per il caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee, non si applica nella ipotesi in cui concorrano più delitti per ciascuno dei quali deve infliggersi la pena della reclusione non inferiore a ventiquattro anni, valendo nella specie la regola dell’applicazione dell’ergastolo (Cass.22-2-2011, n. 6560).
Si ritiene, inoltre, che, in tema di cumulo materiale, il limite massimo previsto dall’articolo in esame sia inapplicabile alle sanzioni previste dalle leggi speciali (Cass. 16-1-2013, n. 2302).
(6) Il secondo comma prende in considerazione il concorso di pene detentive temporanee di specie diversa [v. 74] e cioè la reclusione e l’arresto. Anche in tale caso la pena complessiva non può superare i trent’anni. In caso di esubero, l’arresto deve intendersi assorbito nella reclusione per la parte eccedente gli anni trenta.
L’art. 78 è uno dei più rilevanti in materia di concorso di reati in quanto, attraverso la previsione di limiti alla cumulabilità delle pene, manifesta l’adesione del nostro sistema penale al principio del cumulo materiale temperato [v. Libro I, Titolo III, Capo III], in considerazione del fatto che un eccessivo inasprimento del sistema sanzionatorio vanificherebbe la finalità di emenda della pena (v. Cost. 27, c. 3).
È da evidenziare, inoltre, che i limiti di cui all’art. 78 trovano applicazione allorché la pluralità di pene deve essere comminata con un’unica sentenza o decreto [v. 71].
Vedremo poi come tale sistema, ed a quali condizioni, possa trovare applicazione anche all’ipotesi di concorso di pene inflitte con sentenze o decreti diversi [v. 80].
Limiti agli aumenti di pena.
La previsione dell'art. 78, comma 1 n. 1, c.p., secondo la quale la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di trent'anni di reclusione, funge da criterio moderatore, nel caso di reiterazione di reati, con riguardo alla somma tra il residuo della pena da espiare all'atto della commissione (in stato di libertà o in detenzione) di ogni nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta, ma non impedisce che, nel corso della vita, un soggetto possa essere detenuto per un tempo complessivamente eccedente tale limite. (Fattispecie, nella quale è stata disposta l'esecuzione di una condanna alla pena di anni 18 di reclusione nei confronti di persona, che aveva già espiato una precedente pena di anni 26 e mesi uno di reclusione). (Dichiara inammissibile, Ass. Santa Maria Capua Vetere, 03/12/2013)
Cassazione penale sez. I 02 luglio 2014 n. 37635
Il disposto di cui all'art. 78, comma 1, c.p., secondo cui la pena da applicare nel caso di concorso di reati che importano pene detentive temporanee non può superare il limite massimo di anni trenta di reclusione, non deve essere inteso nel senso che il condannato non possa essere detenuto per un periodo complessivamente eccedente i trenta anni nel corso della vita, ma nel senso che, nella esecuzione di una pluralità di condanne a pena detentiva, il criterio moderatore in questione opera con riguardo alla somma tra il residuo delle pene ancora da espiare all'atto della commissione di un nuovo reato e la pena per quest'ultimo inflitta. (Dichiara inammissibile, Gip Trib. La Spezia, 08/10/2013 )
Cassazione penale sez. I 18 giugno 2014 n. 37630
In tema di durata della custodia cautelare, ai fini della individuazione del termine di fase allorché vi sia stata sentenza di condanna, in primo o in secondo grado, occorre aver riguardo alla pena complessivamente inflitta per tutti i reati per i quali è in corso la misura della custodia cautelare e quindi alla pena unitariamente quantificata a seguito dell'applicazione del cumulo materiale o giuridico per effetto del riconoscimento del vincolo della continuazione. (In motivazione la Corte ha altresì affermato che nell'individuazione della pena in concreto irrogata, cui parametrare il calcolo del termine di fase, non incide l'eventuale operatività del limite massimo di aumento della pena fissato dall'art. 78 c.p.). Annulla senza rinvio, Trib. Napoli, 25/07/2013
Cassazione penale sez. II 09 gennaio 2014 n. 6613
La violazione del principio di legalità della pena è rilevabile d'ufficio anche nel giudizio di cassazione a condizione che il ricorso non sia inammissibile e l'esame della questione rappresentata non comporti accertamenti in fatto o valutazioni di merito incompatibili con il giudizio di legittimità. (Fattispecie in cui la Corte ha rilevato l'illegittimità della pena, per essere stata la riduzione del giudizio abbreviato applicata senza effettuare il previo temperamento previsto dall'art. 78 cod. pen.). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 06/12/2011
Cassazione penale sez. I 21 maggio 2013 n. 40280
In tema di cumulo materiale, il limite massimo previsto dall'art. 78 c.p. è inapplicabile alle sanzioni previste dalle leggi speciali (nella specie, le contravvenzioni relative alla sicurezza dei cantieri introdotte dal d.lg. n. 494 del 1996, dal d.lg. n. 626 del 1994, dal d.P.R. 164 del 1956 e dal d.P.R. 547 del 1955). Dichiara inammissibile, Trib. Pisa, 21/12/2011
Cassazione penale sez. III 06 dicembre 2012 n. 2302
Allorchè si sia in presenza di reati commessi in tempi diversi e di periodi di carcerazione parimenti sofferti in tempi diversi, non è possibile includere tutte le pene in un cumulo unitario e globale, soggetto alle limitazioni dell'art. 78 c.p. ed alla successiva unitaria e globale detrazione del presofferto, dovendosi invece unificare il residuo di ciascun cumulo precedente con la pena inflitta per il nuovo reato, dalla cui data di commissione (o dalla data del successivo arresto, se il reato non è stato commesso in corso di detenzione) ha inizio l'espiazione della pena così unificata, mentre l'art. 78 predetto esplica la sua efficacia nell'ambito e nei limiti di ciascuna delle singole operazioni di cumulo. Pertanto, in tali casi è necessario procedere alla formazione di cumuli parziali ordinando cronologicamente i reati da un lato, sottraendo i periodi di carcerazione e gli eventuali condoni dall'altro, applicando per ciascuno di essi il criterio moderatore di cui all'art. 78 c.p. nei termini e nei limiti dallo stesso indicati.
Cassazione penale sez. I 03 maggio 2012 n. 17553