Source: https://www.miolegale.it/norme/regolamento-dematerializzazione-assegni/
Timestamp: 2020-07-13 00:52:48+00:00
Document Index: 158505945

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 62', 'art. 17', 'art. 4']

Home » Norme » Regolamento Banca D’Italia dematerializzazione assegni
Regolamento Della Banca D’Italia 22 marzo 2016 n. 98975
(Gazz. Uff., 30 aprile 2016, n. 100)
Regolamento ex art. 8, comma 7, lett. e), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio 2011, n. 106.
1. Generazione dell’immagine dell’assegno.
2. Firma digitale.
3. Conservazione ai sensi dell’art. 4 del Regolamento.
4. Registrazione ai sensi dell’art. 5 del Regolamento.
5. Scambio dei dati di cui alla Sezione III del Regolamento.
6. Scambio dei dati di cui alla Sezione IV del Regolamento.
7. Esternalizzazione.
ai sensi dell’art. 8, comma 7, lettera e) del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, il seguente Regolamento:
L’immagine dell’assegno è prodotta mediante processi e strumenti che assicurano che il documento informatico generato abbia forma e contenuto identici a quelli del documento cartaceo da cui è tratto;
ciò previo raffronto dei documenti, ovvero attraverso certificazione di processo nei casi in cui siano adottate tecniche in grado di garantire la corrispondenza della forma e del contenuto dell’originale e della copia.
L’immagine dell’assegno è generata in conformità a quanto previsto dall’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 novembre 2014 e nel rispetto di quanto precede con riferimento al recto e al verso del titolo; essa è memorizzata in un unico file in formato PDF/A, identificabile in modo univoco rispetto all’originale cartaceo. Con riferimento ai metadati minimi di cui all’art. 3, comma 9 del succitato decreto:
– l’identificativo univoco e persistente deve essere valorizzato con una stringa composta dalla sequenza codice ABI, carattere«_», codice CAB, carattere«_», numero dell’assegno;
– il riferimento temporale è la data e l’ora di generazione del documento con riferimento al Tempo Universale Coordinato (UTC) in conformità a quanto previsto nell’Allegato 1 del decreto stesso;
– l’oggetto è valorizzato con la stringa «Copia per immagine dell’assegno»;
– il «nome» del soggetto che ha formato il documento è costituito dalla ragione sociale del negoziatore ovvero della terza parte a cui il negoziatore ha esternalizzato l’attività materiale di generazione dell’immagine dell’assegno; il «cognome» è la sequenza codice ABI, carattere«_», codice CAB del negoziatore, il «codice fiscale» è la partita I.V.A. del negoziatore ovvero della terza parte delegata;
– il destinatario è lasciato vuoto.
A tale proposito, di seguito si riportano le caratteristiche cui riferirsi:
– risoluzione minima = 200 DPI
– modalità di acquisizione = 256 toni di grigio o colore [1]
– compressione = jpeg
– formato di uscita = PDF/A
L’immagine acquisita deve garantire la leggibilità di tutte le informazioni contenute nell’assegno cartaceo.
Il processo di generazione dell’immagine dell’assegno deve assicurare che il titolo cartaceo venga utilizzato una sola volta per generare una sola immagine avente valore ai fini del Regolamento. In caso di errori materiali avvenuti in fase di acquisizione dell’immagine, il negoziatore procede alla generazione di una nuova immagine, non rilevando in alcun modo, ai fini del Regolamento, l’immagine precedentemente generata ed erroneamente acquisita.
Il documento informatico generato deve essere sottoscritto con firma digitale, ai sensi del capitolo 2 del presente Allegato e conservato ai sensi del successivo capitolo 3.
Al fine di assicurare l’immodificabilità e l’integrità dell’immagine dell’assegno in origine generata e certificata devono essere attuate tutte le misure di natura organizzativa e tecnologica volte a garantire che il documento sottoposto alla sottoscrizione con firma digitale corrisponda esattamente al titolo cartaceo originale da cui è tratto.
Il processo di generazione dell’immagine dell’assegno prevede, ove possibile, controlli atti a rilevare in via automatica eventuali anomalie del titolo cartaceo e degli elementi di sicurezza in esso inseriti.
I formati di firma digitale per la sottoscrizione da parte degli intermediari dei documenti informatici previsti nel Regolamento, inclusi quelli utilizzati per assicurarne la conformità all’originale cartaceo, sono gli stessi previsti dall’art. 21, comma 1 (formato di busta crittografica «CAdES») e comma 15 (formato di busta crittografica «PAdES») della deliberazione n. 45 del 21 maggio 2009, emanata dal Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA, oggi AgID) e successive modifiche e integrazioni.
In fase di apposizione della firma digitale deve essere utilizzato l’algoritmo di hashing prescritto dalle norme di legge. [2]
Il processo di verifica della firma deve essere svolto secondo le modalità previste dalla normativa in materia. Il valore della firma digitale nel tempo è assicurato dalla conservazione sostitutiva (cfr. capitolo 3) [3]
Per la sottoscrizione mediante apposizione di firma digitale [4]
e per la verifica della firma digitale, occorre utilizzare applicativi conformi alla normativa vigente (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 febbraio 2013 e successive modifiche e integrazioni).
In coerenza con quanto previsto dalla menzionata deliberazione n. 45 del 21 maggio 2009, il certificato utilizzato dall’intermediario per gli scopi di cui al presente Regolamento deve contenere:
– nei campi givenName e surname rispettivamente il nome e il cognome del titolare del certificato e cioè il soggetto persona fisica in favore del quale l’intermediario chiede o autorizza il rilascio del certificato;
– nel campo organizationName, se applicabili, la ragione sociale o la denominazione e il codice identificativo dell’intermediario che ha richiesto o autorizzato il rilascio del certificato del titolare.
In particolare, nei casi di apposizione della firma digitale, al fine di attestare la conformità dell’immagine dell’assegno all’originale cartaceo, tale firma deve essere imputabile al negoziatore e deve essere apposta da un soggetto che per tale attività può impegnare il negoziatore stesso.
Nei casi di esternalizzazione, ai sensi dell’art. 17 del Regolamento, di attività per cui è richiesta l’apposizione della firma digitale, il certificato del titolare delegato deve contenere:
– nel campo givenName e surname i riferimenti della persona fisica cui viene delegata tale attività e quindi la titolarità del certificato;
– nel campo organizationName i riferimenti del delegante;
– nel campo title l’indicazione circa i poteri di rappresentanza del delegante in capo al titolare;
– nel campo UserNotice la formula «digitalizzazione assegni», al fine di definire il perimetro d’azione ed eventuali limitazioni d’uso del delegato.
Considerato che la fase di rilascio del certificato di firma così come quella della sospensione e della revoca della firma stessa dipendono non solo da situazioni e circostanze relative al titolare ma anche dalle vicende dei suoi poteri, gli intermediari devono, altresì, attuare procedure tecniche ed organizzative affinché le indicazioni dei poteri risultino con certezza all’atto dell’apposizione e della verifica della firma.
Ogni documento informatico sottoscritto con firma digitale deve, inoltre, essere privo di elementi attivi cioè di «macroistruzioni o codici eseguibili o altri elementi tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati» [5] .
Nel caso di documento informatico sottoscritto con firma digitale contenente allegati anch’essi firmati digitalmente, la validità della firma digitale e i poteri del soggetto firmatario devono essere assicurati per il documento informatico e per ogni allegato.
Il sistema di conservazione del negoziatore deve gestire le seguenti tipologie di documenti informatici: «Immagine assegno», «Protesto/constatazione equivalente», «Documento di non protestabilità».
Il sistema di conservazione deve essere gestito almeno sulla base dei dati identificativi dell’assegno (codice ABI, CAB e numero assegno) e della tipologia del documento.
Le procedure di conservazione devono essere attivate tempestivamente quando:
– è stata attestata la conformità dell’immagine dell’assegno all’originale cartaceo mediante apposizione della firma digitale (Tipologia «Immagine assegno»);
– è stato ricevuto un protesto/constatazione equivalente (Tipologia «Protesto/constatazione equivalente»);
– è stato ricevuto un documento attestante la non protestabilità del titolo (Tipologia «Documento di non protestabilità») [6].
Gli intermediari realizzano il sistema di conservazione con l’obiettivo di assicurare nel tempo i requisiti di integrità, autenticità, accessibilità, leggibilità, riproducibilità e disponibilità dei documenti informatici nonché delle informazioni conservate, anche in caso di eventi societari (quali ad es. fusioni, scissioni, ristrutturazioni) che interessino il negoziatore. La disponibilità dei documenti informatici e delle informazioni conservate va riferita agli aventi diritto e alle Autorità per obblighi rivenienti da disposizioni di legge o regolamentari.
Ai fini del processo di conservazione si deve ottemperare a quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) del 3 dicembre 2013 e successive modifiche e integrazioni e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) del 13 novembre 2014 e successive modifiche e integrazioni.
Deve essere garantita, per il periodo di tempo stabilito dall’art. 4, comma 1 del Regolamento, la rintracciabilità e la leggibilità dei documenti informatici; in particolare, devono essere garantite le funzioni di ricerca e di estrazione delle informazioni almeno in relazione a codice ABI, CAB, numero assegno e tipologia di documento.
Gli intermediari, ciascuno in relazione al proprio ruolo, devono registrare tempestivamente su supporto informatico, con modalità idonee a garantire la completezza, la correttezza, la non modificabilità, i dati e i documenti prodotti e/o utilizzati durante l’intero ciclo di vita dell’assegno. Deve essere altresì assicurata la registrazione delle operazioni di accesso, inserimento e modifica delle informazioni di cui sopra con misure adeguate ad attestarne l’immodificabilità.
Deve essere garantita la rintracciabilità e la leggibilità delle informazioni associate agli eventi caratterizzanti il ciclo di vita dell’assegno anche in caso di eventi societari (quali ad es.
fusioni, scissioni, ristrutturazioni); in particolare, devono essere garantite le funzioni di ricerca e di estrazione delle informazioni almeno in relazione a codice ABI, CAB e numero assegno.
La Figura 1 descrive gli eventi caratterizzanti il ciclo di vita dell’assegno in forma elettronica attraverso il diagramma di stato.
<td “>Assegno Non Protestabile
Digitalizzato Assegno scansionato e sottoscritto con firma digitale per copia conforme all’originale cartaceo
Presentato al Pagamento Invio/Ricezione dell’assegno in formato elettronico dal negoziatore al trattario/emittente
Pagato Avvenuto regolamento
Impagato Invio/Ricezione del messaggio di notifica dell’impossibilita’ di pagare l’assegno da parte del trattario/emittente
Assegno Protestato Ricezione dal pubblico ufficiale del documento attestante il protesto/constatazione equivalente e invio dello stesso
Ricezione dal pubblico ufficiale del documento attestante la non protestabilita’ del titolo e invio dello stesso
Consegnato Consegna di documentazione al portatore del titolo ai sensi dell’art. 15 comma 1 del Regolamento
5.1. Procedure per il trattamento in forma elettronica dell’assegno.
Le procedure utilizzate per il trattamento in forma elettronica dell’assegno devono consentire:
la presentazione al pagamento in forma elettronica dell’assegno al trattario/emittente attraverso l’invio di un flusso elettronico unico contenente:
a) i soli dati dell’assegno [7], per gli assegni bancari e postali di importo sino a € 8.000 e per gli assegni circolari, i vaglia postali e i titoli speciali della Banca d’Italia, senza limiti di importo;
b) i dati [8] e l’immagine dell’assegno firmata digitalmente per gli assegni bancari e postali di importo superiore a € 8.000;
l’eventuale richiesta del trattario/emittente al negoziatore della trasmissione dell’immagine dell’assegno sottoscritta con firma digitale e la relativa risposta9 ;
la comunicazione dell’eventuale esito dell’impossibilità di pagare il titolo.
Le suddette procedure devono inoltre consentire la comunicazione dell’esito di protesto/constatazione equivalente o dichiarazione di non protestabilità (1).
5.2. Caratteristiche delle reti trasmissive.
Le reti trasmissive utilizzate per lo scambio di flussi/messaggi connessi con la presentazione al pagamento in forma elettronica dell’assegno devono essere caratterizzate da presidi tecnici e funzionali tali da garantire livelli operativi, di servizio e di sicurezza, almeno pari a quelli stabiliti dalla Convenzione Interbancaria per i Problemi dell’Automazione (CIPA) per il «Sistema per la trasmissione telematica di dati» [10], nonché la piena interoperabilità per il colloquio tra intermediari collegati a reti diverse.
6.1 Informazioni minime scambiate tra le parti.
La documentazione trasmessa ai fini del protesto/constatazione equivalente deve contenere almeno la data di presentazione della richiesta di protesto/constatazione equivalente, i dati dell’assegno [11] , i dati identificativi del negoziatore, la causale di rifiuto di pagamento [12] , i dati identificativi dei soggetti da protestare, nonché ogni altra informazione prevista dalla normativa vigente.
Il protesto o la constatazione equivalente, ovvero il documento attestante la non protestabilità del titolo, sono documenti redatti su supporto digitale in un formato conforme alla normativa vigente (cfr. i citati decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2013 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 novembre 2014), sottoscritti con firma digitale dal pubblico ufficiale incaricato della levata del protesto o del rilascio della constatazione equivalente (cfr. la citata deliberazione n. 45 del 21 maggio 2009).
Con riferimento ai metadati minimi di cui all’art. 3, comma 9 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 novembre 2014 [13] , l’identificativo univoco e persistente del documento informatico attestante il rilascio del protesto/constatazione equivalente ovvero attestante la non protestabilità del titolo deve essere valorizzato con una stringa composta almeno dalla sequenza codice ABI, carattere«_», codice CAB, carattere«_», numero dell’assegno, carattere«_» e la data e ora di generazione nel formato aaaaMMgg_hh24mm [14] .
I suddetti documenti informatici devono essere tali da preservare nel tempo l’apparenza visiva, indipendentemente dagli strumenti e sistemi usati per la creazione, memorizzazione e visualizzazione. In particolare tali documenti devono essere privi di elementi attivi cioè di «macroistruzioni o codici eseguibili o altri elementi, tali da attivare funzionalità che possano modificare gli atti, i fatti o i dati nello stesso rappresentati» [15].
Il documento informatico attestante la levata del protesto o della constatazione equivalente ovvero il documento informatico attestante la non protestabilità del titolo deve essere acquisito dal trattario/emittente, che ha l’obbligo di inviarlo al negoziatore non oltre il quarto giorno lavorativo successivo all’acquisizione.
6.2 Caratteristiche della trasmissione.
Ai fini del protesto o della constatazione equivalente, le comunicazioni tra trattario/emittente e pubblico ufficiale devono utilizzare protocolli sicuri in grado di garantire:
– la riservatezza delle informazioni scambiate in modo che ne sia consentita la leggibilità solo al destinatario;
– l’autenticazione del mittente e del destinatario in modo che ciascuno abbia certezza dell’identità dell’interlocutore;
– l’integrità del messaggio in modo che questo non sia manomesso durante la trasmissione.
Le reti trasmissive devono assicurare, oltre alla sicurezza del servizio offerto, adeguati livelli di affidabilità.
Gli intermediari valutano i profili di efficienza e i rischi connessi con il ricorso all’esternalizzazione delle attività di cui all’art. 17, comma 1 del Regolamento.
Qualora decidano di esternalizzare una o più attività a uno o più soggetti, gli intermediari devono precisare, per ciascuna delle attività esternalizzate, i servizi che saranno forniti da ciascuno di essi, assicurandosi che, per ciascuna attività, sussistano procedure tecniche e organizzative tali da garantire adeguati livelli di affidabilità, efficienza e sicurezza nonché, ove necessario, la sussistenza dei poteri di firma (cfr. capitolo 2).
Gli intermediari individuano i soggetti cui esternalizzare le predette attività in base a competenza, capacità e presenza delle eventuali autorizzazioni richieste dalla legge; essi verificano inoltre che tali requisiti sussistano nel tempo.
Il contratto di esternalizzazione deve prevedere almeno: i diritti, gli obblighi, le responsabilità dei contraenti; la disciplina dei livelli di servizio, gli strumenti per il monitoraggio delle attività esternalizzate e le clausole penali per il caso di mancato rispetto; la definizione di politiche, procedure e controlli formali per proteggere lo scambio d’informazioni (in formato elettronico o cartaceo) tra i contraenti, qualunque sia il mezzo di comunicazione utilizzato, garantendo sempre la riservatezza, l’integrità, l’autenticità e la tracciabilità delle informazioni scambiate; le modalità di trattamento delle informazioni cui accede il personale del soggetto al quale sono esternalizzate le attività nonché delle informazioni memorizzate e processate dai suoi sistemi informativi.
[1] Le immagini dovranno rispettare i livelli cromatici degli originali da cui sono derivate; la profondità di bit dovrà essere tale da garantire la corrispondenza al colore dell’originale.
[2] Determinazione Commissariale n. 69/2010 (funzione di hash SHA-256) e successive modifiche e integrazioni.
[3] Il soggetto deputato alla conservazione dei documenti informatici nel tempo dovrà attenersi a quanto previsto dall’art. 62 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 22 febbraio 2013 e dovrà quindi associare un riferimento temporale opponibile a terzi che collochi la generazione delle firme digitali in un momento precedente alla scadenza, revoca o sospensione del relativo certificato qualificato. In particolare, per «riferimento temporale opponibile a terzi» si intende una marca temporale generata in conformità a quanto previsto all’art. 17 della deliberazione del CNIPA n. 45 del 21 maggio 2009.
[4] In conformità con la normativa vigente, la sottoscrizione dei documenti informatici previsti nel Regolamento può avvenire anche mediante apposizione di firma automatica digitale.
[5] Cfr. art. 4, comma 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 22 febbraio 2013.
[6] Devono essere trasferiti nel sistema di conservazione tutti i documenti attestanti la non protestabilità del titolo.
[7] Cfr. articolo 8 del Regolamento.
[8] Cfr. articolo 8 del Regolamento.
[9] Il processo, che si attiva con la richiesta del trattario/emittente cui deve far seguito il negoziatore con l’invio dell’immagine, deve completarsi entro e non oltre il giorno lavorativo successivo a quello di presentazione.
[10] Cfr. documento «Sistema per la trasmissione telematica di dati – Requisiti tecnici, funzionali e di sicurezza e standard di colloquio» redatto dalla CIPA (Convenzione Interbancaria per i Problemi dell’Automazione).
[11] Numero dell’assegno, conto corrente trassato, luogo e data di emissione, importo, trattario/emittente, piazza di pagamento.
[12] L’eventuale documentazione accessoria deve essere allegata alla richiesta di protesto/constatazione equivalente in un formato conforme alla normativa vigente (cfr. i citati decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2013 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 novembre 2014).
[13] Indipendentemente dal formato prescelto, i metadati devono essere integrati nel documento.
[14] Con riferimento al Tempo Universale Coordinato (UTC).
[15] Cfr. articolo 4, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 22 febbraio 2013.
Tags: AssegnoBanca d’ItaliaDematerializzazione