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Timestamp: 2019-03-23 20:32:30+00:00
Document Index: 39322781

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 39', 'art. 13', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 21', 'art. 11', 'art.36', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 54', 'art. 24', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 32']

UNICOBAS Scuola - Archivio: Circolare INPS 17 gennaio 2003, n. 8
INPS - CIRCOLARE N. 8 del 17.01.2003
OGGETTO: Prestazioni economiche di maternità di cui al D. Lgs. n. 151 del 26/03/2001 (T. U. sulla maternità). Chiarimenti.
SOMMARIO: 1. La situazione di "genitore solo" è riscontrabile anche nel caso di non riconoscimento del figlio da parte dell'altro genitore. 2. Il padre non ha diritto ai riposi giornalieri (c.d. per allattamento) se la madre non è lavoratrice. 3. Distinzione tra "affidamento" e "inserimento" dei minori ai fini delle prestazioni economiche di maternità e di paternità. 4. La domanda di flessibilità è accoglibile anche se presentata oltre il 7° mese di gravidanza, purché le previste attestazioni del medico specialista siano state acquisite dalla lavoratrice nel corso del 7° mese di gravidanza. 5. La malattia insorta durante il congedo parentale o dopo la fine dello stesso è indennizzabile secondo le regole ordinarie. La malattia insorta durante il congedo di maternità non è indennizzabile. I periodi di malattia che si verifichino durante il congedo parentale vanno considerati neutri ai fini del complessivo periodo di congedo parentale spettante. 6. Carattere ordinatorio del termine di 30 giorni previsto per la presentazione del certificato di nascita o dichiarazione sostitutiva. 7. L'indennità per congedo parentale è erogabile, in caso di adozione e affidamento, entro 3 anni dall'ingresso in famiglia del minore. 8. La norma secondo cui, in caso di parto gemellare o plurigemellare, ciascun genitore ha diritto a fruire del congedo parentale, per ogni nato, è applicabile anche in caso di adozioni/affidamenti plurimi. 9. Non è richiesta la verifica della convalida delle dimissioni volontarie, ai fini della corresponsione dell' indennità di maternità/paternità. 10. Il congedo di paternità con indennità all'80 % spetta anche quando la madre, nelle ipotesi di cui all'art. 28 del T.U., non sia (o non sia stata) una lavoratrice. 11. Retribuzione di riferimento ai fini della determinazione dell'indennità per congedi parentali. 12. Il licenziamento per giusta causa intervenuto durante il congedo per maternità non esclude l'indennizzabilità del congedo stesso. 13. Requisito dei 26 contributi settimanali in mancanza di assicurazione contro la disoccupazione.
Con la circ. n. 109 del 6.6.2000 sono state date disposizioni attuative della legge n. 53 del 8 marzo 2000 in materia di maternità, con particolare riguardo alla astensione facoltativa, ai riposi orari, e alla astensione obbligatoria (flessibilità, parto prematuro, astensione del padre con indennità all'80%). Com'è noto, successivamente alla legge 53/2000, al fine di conferire omogeneità e sistematicità alle norme in materia di sostegno della maternità e della paternità, come previsto dall'art. 15 della stessa legge, è stato emanato il D. Lgs. 26.3.2001, n. 151 ("Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità"….), entrato in vigore il 27.4.2001.
Con la presente si forniscono ulteriori precisazioni sull'argomento (per quanto riguarda le lavoratrici autonome si rinvia alla circ. n. 136 del 26.7.2002).
La situazione di "genitore solo" è riscontrabile, oltre che nei casi di morte dell'altro genitore o di abbandono del figlio o di affidamento esclusivo del figlio ad un solo genitore (casi già indicati nella circ. 109 citata), anche nel caso di non riconoscimento del figlio da parte di un genitore.
Nell'ipotesi di non riconoscimento del figlio da parte del padre, la madre richiedente il maggior periodo di congedo parentale, dovrà rilasciarne apposita dichiarazione di responsabilità; e ciò, anche qualora dalla certificazione anagrafica risulti che il cognome del bambino è quello della madre. Una analoga dichiarazione dovrà essere fornita dal padre richiedente in caso di non riconoscimento del figlio da parte della madre.
A chiarimento di quanto disposto nella circ. 109/2000, si conferma che la madre ha diritto ai riposi giornalieri di cui all'art. 10 della legge 1204/71 (ora art. 39 del T.U.) durante il congedo parentale del padre.
Non è, invece, possibile che il padre utilizzi i riposi di cui all'art. 13 della legge 53/2000 (ora art. 40 del T.U.) durante il congedo di maternità e/o parentale della madre, come pure nei casi in cui la madre non si avvale dei riposi in quanto assente dal lavoro per cause che determinano una sospensione del rapporto di lavoro (es.: aspettative o permessi non retribuiti, pause lavorative previste nei contratti a part-time verticale di tipo settimanale, mensile, annuale).
Un diritto "autonomo" del padre ai riposi giornalieri è previsto solo nelle ipotesi di cui alle lettere a), c), d) dell'art. 40 del T.U..
La distinzione tra "affidamento" e "inserimento" dei minori, rilevabile dall'art. 2, comma 2, della legge 149 del 28.3.2001, è da tenere presente non solo ai fini delle provvidenze previste in favore dei genitori di disabili gravi (v. circ. 138 del 10.7.2001, par. 1, 11° e 12° cpv.), ma anche ai fini delle prestazioni economiche di maternità e di paternità.
Pertanto, l'inserimento del minore in "comunità di tipo familiare" non è equiparabile all' affidamento.
L'assenza dal lavoro per cause (come il congedo parentale) legate non ad una "sospensione" del rapporto di lavoro ma ad una semplice inesigibilità della relativa prestazione lavorativa non configura, agli effetti erogativi della indennità di malattia, una sospensione del rapporto di lavoro.
Tanto comporta che il periodo di protezione assicurativa (60 gg. o 2 mesi), previsto per le prestazioni di malattia dall'art. 30 del C.C.N. 3.1.1939, decorre dal giorno immediatamente successivo al termine finale del periodo di assenza dal lavoro correlato ad una delle cause di cui trattasi.
Anche il congedo di maternità – analogamente a quello parentale (v. lett. a)- è da considerare periodo "neutro" ai fini del computo della c.d. "protezione assicurativa", in caso di malattia insorta successivamente.
L'art. 21 del T.U. stabilisce che la lavoratrice è tenuta a presentare, entro trenta giorni, il certificato di nascita del figlio o dichiarazione sostitutiva (ex lege 445/2000).
Tale articolo assorbe la disposizione già contenuta nell'art. 11 della legge 53/2000 relativa alla presentazione, entro 30 giorni, del certificato attestante la data del parto in caso di parto prematuro, nel senso che il termine di trenta giorni per la presentazione della suddetta documentazione è ora previsto in tutti i casi di parto (anche non prematuro).
L'art.36, comma 2, del T.U. stabilisce che il limite di età del bambino (3 anni) previsto dall'art. 34, comma 1, per la corresponsione dell'indennità al 30%, indipendentemente dalle condizioni di reddito e per un periodo di congedo parentale massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, sia elevato a 6 anni di età in caso di adozione o di affidamento. Stabilisce anche che, in ogni caso, il congedo parentale può essere fruito nei primi tre anni dall'ingresso del minore in famiglia.
dall'art. 36 del T.U..
Come già precisato nel messaggio n. 569 del 27/06/2001, che ad ogni buon conto si allega, in caso di parto gemellare o plurigemellare, ciascun genitore ha diritto a fruire, per ogni nato, del numero di mesi di congedo parentale previsti dall'art. 32 del T.U..
Con l'occasione si fa presente che detta verifica non è richiesta neppure ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione che, com'è noto, spetta anche in caso di dimissioni volontarie intervenute durante il periodo previsto per il divieto di licenziamento o entro un anno dall'ingresso del minore nella famiglia adottante o affidataria (v. circ. 128 del 5.7.2000 e circ. 143 del 16.7.2001), indennità di disoccupazione che frequentemente costituisce il presupposto per la erogabilità dell'indennità per congedo di maternità.
Tuttavia, la "ratio" dell'astensione obbligatoria post- partum vuole garantire al neonato, proprio nei primi tre mesi di vita, l'assistenza materiale ed affettiva di un genitore (vedi sent. Corte Costituzionale n.1 del 19.1.1987).
11) Calcolo dell'indennità per congedi parentali.
Si rende noto che, con la sentenza n. 405 del 3-14 dicembre 2001, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 17, 1° comma, della legge 1204/71 nella parte in cui esclude la corresponsione della indennità di maternità nell'ipotesi prevista dall'art. 2, lett. a) della medesima legge (vigente all'epoca del procedimento instaurato davanti alla Corte).
Ha altresì dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 24, comma 1, del D. Lgs. 151/2001, nella parte in cui esclude la corresponsione dell'indennità di maternità nell'ipotesi prevista dall'art. 54, comma 3, lett. a) del medesimo decreto legislativo.
Il comma 5 dell'art. 24 del T.U. recita testualmente: "La lavoratrice, che si trova nelle condizioni indicate nel comma 4, ma che non è in godimento della indennità di disoccupazione perché nell'ultimo biennio ha effettuato lavorazioni alle dipendenze di terzi non soggette all'obbligo dell'assicurazione contro la disoccupazione, ha diritto all'indennità giornaliera di maternità, purché al momento dell'inizio del congedo di maternità non siano trascorsi più di centottanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e, nell'ultimo biennio che precede il suddetto periodo, risultino a suo favore, nell'assicurazione obbligatoria per le indennità di maternità, ventisei contributi settimanali. ".
Ciò, a differenza dell'art. 17 comma 4 della legge 1204/1971 (non più in vigore) che prevedeva per la lavoratrice nelle medesime condizioni di cui al suddetto comma 5 dell'art. 24 ora vigente, il possesso di 26 contributi settimanali nell'assicurazione di malattia.
Com'è noto, infatti, la norma della legge 1204 era già divenuta non più attuale, essendo venuto meno, dal 1/1/1998, l'obbligo di versamento all'INPS (Ente subentrato agli Enti assicuratori di malattia) dei contributi di malattia per il S.S.N..
Congedo parentale già fruito come "genitore solo" Congedo parentale fruibile dall'altro genitore che successivamente ha riconosciuto il figlio:
(2) Si riportano a titolo esemplificativo alcuni casi, in cui l'inizio dell'obbligo di astenersi dal lavoro sia fissato al 1° 11. 2002. Negli esempi si ipotizza che il periodo di flessibilità richiesto sia pari al massimo (e cioè corrispondente al mese di novembre 2002) e che non si verifichino eventuali prolungamenti del periodo di astensione post partum dovuti a "parto prematuro":
Il D. Lgs. n. 151 del 26.3.2001 contenente il T.U. delle disposizioni legislative in materia di tutela della maternità e della paternità (inviato a codeste Sedi, per una immediata conoscenza con il Msg. n. 485 del 1.6.2001), stabilisce, all'art. 32, che ciascun genitore ha diritto al congedo parentale per ogni bambino, nei suoi primi otto anni di vita.
Il genitore che intenda avvalersi di ulteriori periodi di congedo parentale per la presenza di due o più figli gemelli dovrà presentare separate domande sul nuovo Mod. AST. FAC. (v. circ. n. 103 del 11.5.2001), predisposto per l'acquisizione delle informazioni necessarie al completo esame delle domande.