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Timestamp: 2017-09-24 19:16:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 32', 'art. 74', 'art. 36', 'art. 74', 'art. 36', 'art. 6', 'art. 32']

Il nuovo regime dell’Iva per cassa: limiti alla liquidazione Iva | REVIS Società di revisione
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Dal 1° dicembre 2012 è entrato in vigore la nuova IVA per cassa, che prevede che le operazioni attive e passive effettuate da tale data possono beneficiare del regime della esigibilità differita dell’imposta. Il campo di applicazione rimane circoscritto ai soli rapporti business to business.
La circolare n. 44/E del 26 novembre 2012 dettata dall’Agenzia delle Entrate chiarisce che anche gli enti non commerciali possono avvalersi del nuovo regime dell’IVA per cassa se hanno tutti i requisiti richiesti dalla norma.
Le esclusioni dall’IVA per cassa riguardano le operazioni effettuate nell’ambito di regimi speciali, nei confronti di chi non agisce nell’esercizio di impresa, arte o professione, nei confronti di chi assolve l’imposta con il regime del reverse charge e nei confronti della PA (art. 6, comma 5 del DPR 633/1972).
Limitazioni alla liquidazione dell’IVA per cassa
Il comma 1 dell’art. 32-bis esclude dall’applicazione del regime IVA per cassa i soggetti IVA che già si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell’imposta. In particolare, si tratta di operazioni soggette ai seguenti regimi speciali:
- Regime “monofase” (art. 74, primo comma, del D.P.R. 633/72)
- Regime del margine per beni usati (art. 36 del D.L: n. 41/1995);
- Regime delle agenzie di viaggi e turismo (art. 74-ter, del D.P.R. 633/1972).
Ai soggetti che adottano un regime IVA speciale, però, non è precluso quello per cassa, limitatamente alle eventuali operazioni che seguono le regole ordinarie dell’IVA e previa separazione dell’attività, ai sensi dell’art. 36, DPR 633/1972.
Il nuovo regime dell’IVA per cassa non potrà essere applicato alle operazioni che verranno effettuate nei confronti di cessionari o di committenti che assolvono l’imposta mediante l’applicazione dell’inversione contabile (reverse charge).
In questi casi si deroga alla disciplina generale dell’IVA che individua nel soggetto che effettua l’operazione attiva il debitore dell’imposta. Con il reverse charge il cedente o il prestatore non può oggettivamente applicare il differimento dell’esigibilità dell’imposta, in quanto l’IVA a debito deve essere versata da chi ha ricevuto il bene o il servizio.
Per lo stesso motivo il differimento dell’esigibilità non è possibile:
- Nelle cessioni intracomunitarie;
- Nelle cessioni all’esportazione;
- Nelle operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione; nei servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, dove il cedente o il prestatore nazionale non indica l’IVA in fattura e non ne è debitore.
Limitazioni oggettive
Il regime dell’IVA per cassa può essere adottato solo nei rapporti business to business, cioè per le cessioni di beni e prestazioni di servizio effettuate nei confronti di cessionari o di committenti, che agiscono nell’esercizio di impresa.
Tale regime non si applica nei confronti di soggetti IVA persone fisiche che acquisiscono i beni o i servizi non nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, artistica o professionale, ma per uso privato.
Sono escluse dal regime dell’IVA per cassa le operazioni effettuate nei confronti dello Stato e degli enti pubblici. Tale esclusione si spiega anche perché gli organi della Pubblica Amministrazione onorano i propri debiti con tempi mediamente molto lunghi e in tal senso il limite temporale di un anno oltre il quale l’esigibilità si manifesta anche in assenza di incasso del corrispettivo, previsto dal nuovo regime di IVA per cassa, ma assente nella disciplina dell’art. 6 del decreto IVA, mal si concilia con l’esigenza di tutelare i fornitori della Pubblica Amministrazione.
Chi opta per il nuovo regime dell’IVA per cassa dovrà tenere presente il momento di pagamento del corrispettivo per individuare il mese o il trimestre con riferimento al quale operare la liquidazione periodica dell’IVA.
Al fine di evitare possibili frodi, la norma dispone, al comma 1, che l’IVA diviene comunque esigibile dopo il decorso di un anno dal momento di effettuazione dell’operazione.
Il termine iniziale del periodo annuale decorre dal momento dell’effettuazione dell’operazione.
Il limite dell’anno non opera (art. 32-bis) nel caso in cui prima del decorso del termine annuale il cessionario o il committente sia stato assoggettato a procedure concorsuali.