Source: http://www.avvocatoabologna.it/diritto-impresa/agente-di-commercio-provvigioni.html
Timestamp: 2017-10-20 14:14:44+00:00
Document Index: 86797579

Matched Legal Cases: ['art. 1751', 'art. 1751', 'art. 2751', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 74', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2751', 'art. 3', 'art. 2751', 'art. 3', 'art. 2751', 'art. 2', 'art. 2778', 'art. 2751', 'art. 2751', 'art. 35', 'art. 2751', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

AGENTE DI COMMERCIO INDENNITA' FINE (indennità di fine rapporto; indennità preavviso, nuova indennità clientela meritocratica, indennità F.I.R.R., indennità maneggio denaro, nuova indennità per il patto di non concorrenza, indennità suppletiva di clientela e le provvigioni a qualsiasi titolo ancora dovute
AGENTE DI COMMERCIO INDENNITA’ FINE (indennità di fine rapporto; indennità preavviso, nuova indennità clientela meritocratica, indennità F.I.R.R., indennità maneggio denaro, nuova indennità per il patto di non concorrenza, indennità suppletiva di clientela e le provvigioni a qualsiasi titolo ancora dovute
AGENTE DI COMMERCIO INDENNITA’ FINE RAPPORTO, RISARCIMENTO DANNI
c.c., con la conseguenza che la compagnia assicuratrice non avrebbe potuto trattenere unilateralmente in sede stragiudiziale la somma pretesa a titolo risarcitorio ed avrebbe dovuto far valere la compensazione secondo le regole stabilite dagli articoli 1242 e ss. c.c..
AGENTE DI COMMERCIO AVVOCATO ESPERTO CONTRATTI
DOMANDA :COSA PREVEDE L’ART 1372 CC PER LA FORMA DEL CONTRATTO AGENZIA?
Art. 1372 c.c. e forma scritta
“se le parti hanno convenuto per iscritto di adottare una determinata forma per la futura conclusione di un contratto, si presume che la forma sia stata voluta per la validità di questo”.
DOMANDA COSA E’ IL CONTRATTO DI AGENZIA ?
Il contratto di agenzia costituisce un contratto tipizzato e regolamentato dagli artt. 1742 e seguenti del codice civile. La citata normativa dispone che “col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata”; cercando di dare una migliore specificazione di detto rapporto è possibile ritenere l’attività che caratterizza l’agente, consistente nella promozione e conclusione di contratti in una determinata zona, come l’espressione dell’impiego di energie lavorative in un rapporto di collaborazione duraturo con il preponente.
DOMANDA DEVE ESSERE RICONOSCIUTO ALL’AGENTE UN INDENIZZO ALLA FINE DEL RAPPORTO?
ai sensi dell’art. 1751 c.c. (come modif.
dal D.Lgs. n. 303 del 1991, e n. 65/99), vigente dal 1 gennaio 1993, va riconosciuto il diritto all’indennità di cessazione del rapporto di agenzia in ragione della durata del contratto stesso, anche nel caso di cessazione di un contratto a tempo determinato. L’art. 1751, nella nuova formulazione, prevede, infatti, la corresponsione di detta indennità “all’atto della cessazione del rapporto…”, senza alcuna ulteriore specificazione e distinzione tra la cessazione del rapporto a tempo determinato e quella a tempo indeterminato, in attuazione della direttiva 86/653/CEE del 18 dicembre 1986.
DOMANDA hanno previlegio le provvigioni dell’agente?
La questione che esso pone, sulla quale si è determinato il contrasto di giurisprudenza rilevato con la menzionata ordinanza di rimessione a queste Sezioni Unite (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 4.), consiste nello stabilire se il privilegio dei crediti, di cui all’art. 2751-bis, numero 3), cod. civ., inserito dall’art. 2 della legge 29 luglio 1975, n. 426 (Modificazioni al codice civile e alla legge 30 aprile 1969, n. 153, in materia di privilegi) – che dispone: “Hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti: […] 3) le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo” -, assista o no i crediti per provvigioni spettanti alle società di capitali che esercitino l’attività di agente.
4.1.1. – Il quadro normativo di riferimento, in base al quale tale questione – decisa in senso difforme dalle sezioni semplici (cfr., infra, n. 4.2.) – deve essere esaminata e risolta, è costituito dal combinato disposto degli artt. 2751-bis, n. 3), e 2777 (che reca la rubrica: “Preferenza delle spese di giustizia e di altri crediti”), secondo comma, lettera b), cod. civ. – secondo cui: “Immediatamente dopo le spese di giustizia sono collocati i crediti aventi privilegio generale mobiliare di cui all’articolo 2751-bis nell’ordine seguente: […] b) i crediti di cui all’articolo 2751-bis, numeri 2 e 3; […]” -, dall’art. 6 della legge 3 maggio 1985, n. 204 (Disciplina dell’attività di agente e rappresentante di commercio), dall’art. 74 del d.lgs. 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), e dall’art. 12 del d.lgs. 6 agosto 2012, n. 147 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, recante attuazione della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno), che disciplinano anche l’attività di agente esercitata in forma di impresa.
Tale quadro normativo di riferimento, inoltre, non può assolutamente prescindere dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 7 gennaio 2000, con la quale la Corte, investita dal Tribunale ordinario di Vicenza – chiamato a decidere, come nella specie, sulla collocazione privilegiata o chirografaria di un credito vantato da una società a responsabilità limitata a titolo di provvigioni derivanti da un rapporto di agenzia – della questione di legittimità costituzionale, “in riferimento all’art. 3 della Costituzione, […] dell’art. 2751-bis, numero 3, del codice civile (e, per quanto occorra, dell’art. […] 2777, secondo comma, lettera b, cod. civ.), nella parte in cui dette norme attribuiscono natura privilegiata ai crediti per provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia e alle indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo, indipendentemente dalla qualità rivestita dal soggetto creditore” (cfr. n. 1. del Considerato in diritto), ha dichiarato “non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2751-bis, numero 3, e 2777, secondo comma, lettera b), del codice civile, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione”.
il privilegio previsto dalla norma denunciata assisterebbe i crediti per provvigioni e indennità, comunque derivanti dal rapporto di agenzia, senza dover distinguere, sotto il profilo soggettivo, se l’agente sia una persona fisica o una società. Tale tesi si fonda essenzialmente sul tenore letterale della norma che – diversamente dalle altre contenute nel medesimo art. 2751 -bis – riconosce il privilegio di cui si tratta con riferimento non già ai soggetti titolari dei crediti, ma al tipo di credito (le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia… e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo), con esclusione di qualsiasi considerazione di natura soggettiva. 2.2. – L’interpretazione accolta dal rimettente non è, tuttavia, la sola consentita dal testo e dalla ratio della disposizione impugnata, che può essere infatti intesa, in conformità alla giurisprudenza di merito e alla dottrina prevalenti, in un senso del tutto diverso, tale da superare il denunciato contrasto con l’art. 3 della Costituzione. 2.3. – Va ricordato, al fine di una esatta ricostruzione del significato della disposizione, come l’art. 2751-bis sia stato introdotto nel codice civile dall’art. 2 della legge 29 luglio 1975, n. 426 (Modificazioni al codice civile e alla legge 30 aprile 1969, n. 153, in materia di privilegi), allo scopo, reso palese dai lavori preparatori, di attribuire ai crediti dei lavoratori autonomi una tutela di grado pari a quello già riconosciuto dalla legge n. 153 del 1969 ai crediti dei lavoratori subordinati, assegnando loro il primo posto nell’ordine di prelazione di cui all’art. 2778 del codice civile. Nella relazione alla prima delle proposte di legge successivamente unificate (la n. 146 presentata il 30 maggio 1972) si afferma espressamente, a sostegno della necessità di una tale parificazione, che la ratio legis dei numeri 4, 5 e 6 dell’art. 2751 [corrispondenti ora ai numeri 1, 2 e 3 dell’art. 2751-bis] era infatti la medesima: quella cioè di tutelare i crediti per prestazione di attività lavorativa in forma sia subordinata che autonoma, secondo il dettato dell’art. 35 Cost. La medesima esigenza di tutela del lavoro risulta altresì posta espressamente a base dell’emendamento – successivamente approvato con ulteriori modificazioni – diretto ad attribuire analogo privilegio generale sui mobili del debitore anche ai crediti dei coltivatori diretti e delle imprese artigiane (divenuti i numeri 4 e 5 dell’art. 2751 bis). Sembra perciò difficile contestare che la ratio dell’intero articolo 2751-bis cod. civ. sia quella di riconoscere una collocazione privilegiata a determinati crediti in quanto derivanti dalla prestazione di attività lavorativa svolta in forma subordinata o autonoma e, perciò, destinati a soddisfare le esigenze di sostentamento del lavoratore. Ratio che, del resto, inequivocamente, afferma lo stesso giudice di legittimità in riferimento alle altre ipotesi di privilegio previste dallo stesso articolo, pervenendo, in tal modo, a negare il riconoscimento della prelazione a favore dei creditori diversi dalle persone fisiche (o dai soggetti espressamente considerati nei numeri 5 e 5-bis). 2.4. – L’assimilazione, quanto ai privilegi, delle società di capitali alle persone fisiche comporterebbe, dunque, una ingiustificata equiparazione di situazioni diverse. Pertanto, alla stregua del canone ermeneutico rappresentato dalla ratio legis e di quello, più volte enunciato da questa Corte, secondo cui tra più significati possibili occorre preferire quello conforme a Costituzione, le disposizioni denunciate devono essere interpretate nel senso di escludere dal loro ambito applicativo i crediti delle società di capitali, per la diversità causale di tali crediti rispetto a quelli che il legislatore ha inteso tutelare. Con conseguente dichiarazione di infondatezza della censura di violazione dell’art. 3 della Costituzione sollevata dal rimettente in base ad una diversa lettura della norma denunciata” (nn. da 2. a 2.4. del Considerato in diritto).
Col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata.2. Il contratto deve essere provato per iscritto. Ciascuna parte ha diritto di ottenere dall’altra un documento dalla stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contratto e delle clausole aggiuntive. Tale diritto è irrinunciabile.
Le dichiarazioni che riguardano l’esecuzione del contratto concluso per il tramite dell’agente e i reclami relativi alle inadempienze contrattuali sono validamente fatti all’agente.2. L’agente può chiedere i provvedimenti cautelari nell’interesse del preponente e presentare i reclami che sono necessari per la conservazione dei diritti spettanti a quest’ultimo.
Nell’esecuzione dell’incarico l’agente deve tutelare gli interessi del preponente ed agire con lealtà e buona fede. In particolare deve adempiere l’incarico affidatogli in conformità delle istruzioni ricevute e fornire al preponente le informazioni riguardanti le condizioni del mercato nella zona assegnatagli, e ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari. E’ nullo ogni patto contrario.2. Egli deve altresì osservare gli obblighi che incombono al commissionario ad eccezione di quelli di cui all’articolo 1736, in quanto non siano esclusi dalla natura del contratto di agenzia.3. E’ vietato il patto che ponga a carico dell’agente una responsabilità, anche solo parziale, per l’inadempimento del terzo. E però consentito alle parti di concordare di volta in volta la concessione di una apposita garanzia da parte dell’agente, purché ciò avvenga con riferimento a singoli affari, individualmente determinati; l’obbligo di garanzia assunto dall’agente non sia di ammontare più elevato della provvigione che per quell’affare l’agente medesimo avrebbe diritto a percepire; sia previsto per l’agente un apposito corrispettivo.
Per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento.2. La provvigione è dovuta anche per gli affari conclusi dal preponente con terzi che l’agente aveva in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla categoria o gruppo di clienti riservati all’agente, salvo che sia diversamente pattuito.3. L’agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del contratto se la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente o gli affari sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività da lui svolta; in tali casi la provvigione è dovuta solo all’agente precedente, salvo che da specifiche circostanze risulti equo ripartire la provvigione tra gli agenti intervenuti.4. Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al contratto concluso con il terzo. La provvigione spetta all’agente, al più tardi, inderogabilmente, dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico.5. Se il preponente e il terzo si accordano per non dare, in tutto o in parte, esecuzione al contratto, l’agente ha diritto, per la parte ineseguita, ad una provvigione ridotta nella misura determinata dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità.6. L’agente è tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nelle ipotesi e nella misura in cui sia certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà esecuzione per cause non imputabili al preponente. E’ nullo ogni patto più sfavorevole all’agente.7. L’agente non ha diritto al rimborso delle spese di agenzia .
Il preponente, nei rapporti con l’agente, deve agire con lealtà e buona fede. Egli deve mettere a disposizione dell’agente la documentazione necessaria relativa ai beni o servizi trattati e fornire all’agente le informazioni necessarie all’esecuzione del contratto; in particolare avvertire l’agente, entro un termine ragionevole, non appena preveda che il volume delle operazioni commerciali sarà notevolmente inferiore a quello che l’agente avrebbe potuto normalmente attendersi. Il preponente deve inoltre informare l’agente, entro un termine ragionevole, dell’accettazione o del rifiuto o della mancata esecuzione di un affare procuratogli.2. Il preponente consegna all’agente un estratto conto delle provvigioni dovute al più tardi l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre nel corso del quale esse sono maturate. L’estratto conto indica gli elementi essenziali in base ai quali è stato effettuato il calcolo delle provvigioni. Entro il medesimo termine le provvigioni liquidate devono essere effettivamente pagate all’agente.3. L’agente ha diritto di esigere che gli siano fornite tutte le informazioni necessarie per verificare l’importo delle provvigioni liquidate ed in particolare un estratto dei libri contabili.4. E’ nullo ogni patto contrario alle disposizioni del presente articolo.
Il contratto di agenzia a tempo determinato che continui ad essere eseguito dalle parti successivamente alla scadenza del termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato.2. Se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto stesso dandone preavviso all’altra entro un termine stabilito.3. Il termine di preavviso non può comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli anni successivi.4. Le parti possono concordare termini di preavviso di maggiore durata, ma il preponente non può osservare un termine inferiore a quello posto a carico dell’agente.5. Salvo diverso accordo tra le parti, la scadenza del termine di preavviso deve coincidere con l’ultimo giorno del mese di calendario.
(OMISSIS), quale ex agente della (OMISSIS), ha chiesto la condanna della predetta compagnia assicuratrice al pagamento della somma di euro 175.598,35, comma che era stata trattenuta dalla societa’ sulle sue competenze di fine rapporto a titolo di risarcimento del danno subito dalla stessa societa’ per la mancata vigilanza del (OMISSIS) sull’operato di un sub-agente che aveva emesso una polizza di assicurazione con efficacia retroattiva – benche’ il premio fosse stato corrisposto successivamente alla verificazione del sinistro – non consentendo cosi’ alla compagnia di assicurazione di opporre valide ragioni alla richiesta di pagamento dell’indennizzo da parte del danneggiato.
Il Tribunale di Reggio Calabria ha rigettato la domanda con sentenza che e’ stata riformata dalla Corte d’appello della stessa citta’, che l’ha invece accorta rilevando anzitutto che il credito della societa’ era stato contestato dal (OMISSIS) e che nella specie, trattandosi di crediti (quello dell’agente, relativo alla corresponsione dell’indennita’ di fine rapporto, e quello della societa’, di carattere risarcitorio) aventi ciascuno una propria autonomia, dovevano ritenersi applicabili le regole stabilite in materia di compensazione propria, ex articolo 1241 c.c., con la conseguenza che la compagnia assicuratrice non avrebbe potuto trattenere unilateralmente in sede stragiudiziale la somma pretesa a titolo risarcitorio ed avrebbe dovuto far valere la compensazione secondo le regole stabilite dagli articoli 1242 e ss. c.c..
avverso la sentenza n. 94/2007 della CORTE D’APPELLO di REGGIO CALABRIA, depositata il 14/02/2007 R.G.N. 638/2005;
Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’articolo378 c.p.c..
1.- Con l’unico motivo si denuncia violazione degli articoli 1241, 1242, 1246, 1753 e 1751 c.c., chiedendo a questa Corte di stabilire se “nell’ambito della gestione di un rapporto di agenzia di assicurazione e indennita’ di fine rapporto dovute dalla compagnia all’agente costituiscano una partita contabile scaturente dal rapporto di agenzia, regolabile contabilmente con l’addebito all’agente, da parte della compagnia di assicurazione, di un indennizzo relativo ad una polizza indebitamente emessa dall’agente, tramite un proprio subagente; e se, conseguentemente, l’ammissibilita’ di tale regolazione contabile – definita quale compensazione impropria – si colloca al di fuori delle previsioni dell’articolo 1241, 1242 e 1246 c.c., per cui e’ lo stesso giudice che, anche 1.- Con l’unico motivo si denuncia violazione degli articoli 1241, 1242, 1246, 1753 e 1751 c.c. una specifica domanda riconvenzionale, debba – d’ufficio – regolare contabilmente le indennita’ riconosciute all’agente (partita attiva dell’agente) e l’addebito dell’indennizzo (partita attiva per la compagnia di assicurazioni) definendo cosi’ il saldo relativo alla gestione del rapporto di agenzia in questione”.
La sentenza impugnata ha deciso la controversia facendo applicazione del principio affermato dalle sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 775 del 1999 – e recentemente ribadito, fra le altre, da Cass. n. 10629/2006 – secondo cui ai fini della configurabilita’ in senso tecnico di cui all’articolo 1241 c.c., non rileva la pluralita’ o unicita’ dei rapporti posti a base delle reciproche obbligazioni, essendo invece necessario solo che le suddette obbligazioni, quale che sia il rapporto da cui prendono origine, siano “autonome”, ovvero “non legate da nesso di sinallagmaticita’”, posto che, in ogni altro caso, non vi sarebbe motivo per escludere l’applicabilita’ della disciplina prevista dall’articolo 1246 c.c., che tiene conto anche delle caratteristiche dei crediti (specialmente in relazione alla – totale o parziale – impignorabilita’ dei medesimi) proprio per evitare, tra l’altro, che l’operativita’ della compensazione si risolva in una perdita di tutela per i creditori. In ogni caso, secondo il suddetto orientamento, escludere che, in alcune ipotesi, possa operare l’istituto della compensazione disciplinato dal codice, non puo’ essere un modo indiretto per poi ammettere una sorta di “compensazione di fatto”, oltre i limiti previsti dalla disciplina codicistica e in fattispecie in cui tale disciplina non ammetterebbe la compensazione. Le c.d. “compensazioni atecniche”, pertanto, in mancanza di espressa previsione testuale, non possono essere estese oltre le ipotesi in cui una compensazione non sia logicamente configurabile, dovendo, in ogni altro caso, ritenersi applicabile l’istituto della compensazione previsto dal codice, con i limiti e le garanzie della relativa disciplina.
3.- Tale indirizzo non e’ stato costantemente seguito da questa Corte, che, in alcune occasioni, ha affermato il diverso principio secondo cui e’ configurabile la c.d. compensazione atecnica allorche’ i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto – la cui identita’ non e’ pertanto esclusa dal fatto che uno dei crediti abbia natura risarcitoria derivando da inadempimento -, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese comporta un accertamento che ha la funzione di individuare il reciproco dare ed avere senza che sia necessaria la proposizione di un’apposita domanda riconvenzionale o di un’apposita eccezione di compensazione (cosi’, fra le altre, Cass, n. 28855/2008, cha ha confermato la decisione con cui i giudici di merito avevano ritenuto la compensabilita’ tra i crediti vantati da una banca e nascenti dal comportamento illecito di un suo dipendente, e le somme cui la banca stessa era tenuta a titolo di t.f.r. a favore di quest’ultimo, nonche’, da ultimo, Cass. n. 7624/2010, Cass. n. 8971/2011).
4.- Con la citata sentenza n. 28855 del 2008 questa Corte ha precisato, fra l’altro, che nell’ambito dell’unico rapporto “l’accertamento del dare ed avere va compiuto possibilmente in un unico contesto giudiziario, perche’ si tratta di operazione funzionale alla verifica di quanta parte della pretesa vantata possa essere realmente riconosciuta” e ha ribadito che, proprio per questo motivo, quando si discute in giudizio della sussistenza di crediti derivanti da un unico rapporto, la controversia tra le parti sulla misura di tali crediti “comporta l’accertamento del dare e dell’avere nell’ambito di quel rapporto, senza che sia necessaria la proposizione di un’apposita domanda riconvenzionale o di un’apposita eccezione di compensazione, che postulano, invece, l’autonomia dei rapporti ai quali i crediti si riferiscono”.
5.- Nella specie, peraltro, come evidenziato anche dalla sentenza impugnata, la domanda proposta da parte attrice, tendente ad ottenere il pagamento dell’indennita’ di fine rapporto nella misura intera, e non nella misura ridotta calcolata dalla R.A.S. portando in detrazione l’importo del proprio contocredito, presupponeva espressamente l’accertamento della illegittimita’ della trattenuta cosi’ operata dalla compagnia di assicurazione sulle indennita’ spettanti all’agente per la cessazione del rapporto di lavoro, sicche’ la questione della legittimita’ di tale trattenuta e dell’esistenza del credito vantato dalla societa’ (anch’essa espressamente contestata dal (OMISSIS)) era stata gia’ introdotta dall’azione promossa da parte attrice ed era cosi’ entrata a far parte, comunque, del thema decidendum, senza che, gia’ per questa sola ragione, dovesse ritenersi necessaria la proposizione di una apposita domanda riconvenzionale o di una apposita eccezione di compensazione. E tutto cio’ a prescindere dalla pur assorbente considerazione che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr. ex plurimis Cass. n. 2289/2000), la proposizione dell’eccezione di compensazione non necessita’ di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento difensivo della parte risulti univocamente la volonta’ di opporre il contocredito (Cass. n. 7257/2006, Cass. n. 391/2006), e, pertanto, la stessa deve ritualmente e tempestivamente proposta nell’ipotesi in cui il convenuto, nell’effettuare i conteggi delle somme spettanti all’attore, abbia portato in detrazione l’importo del proprio contrapposto credito; come avvenuto appunto nella fattispecie in esame, nella quale la controversia e’ iniziata sul presupposto che la societa’ convenuta avesse gia’ operato, con la contestata trattenuta, la compensazione dei rispettivi crediti e la societa’, costituendosi in giudizio, ha ribadito la legittimita’ del proprio operato ed il suo diritto a trattenere le somme addebitate all’agente.
6.- Il ricorso deve essere pertanto accolto per quanto di ragione, con conseguente cassazione con rinvio della sentenza impugnata per l’applicazione alla controversia dei principi di diritto enunciati sub 5).
Il giudice del rinvio, che si designa nella Corte di appello di Catania, provvedera’ anche a regolare le spese del giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa anche per le spese alla Corte d’appello di Catania.
By andrea| 2017-09-09T11:45:43+00:00	marzo 25th, 2015|avvocati Bologna consulenza, Diritto impresa|0 Comments