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Timestamp: 2017-08-22 22:38:02+00:00
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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 9 giugno 2017, n. 28954 – Avvocato Renato D'Isa
Nell’ipotesi di sentenza predibattimentale d’appello, pronunciata in violazione del contraddittorio, con la quale, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, e’ stata dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione, la causa estintiva del reato prevale sulla nullita’ assoluta ed insanabile della sentenza, sempreche’ non risulti evidente la prova dell’innocenza dell’imputato, dovendo la Corte di cassazione adottare in tal caso la formula di merito di cui all’articolo 129 c.p.p., comma 2
1. Il Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza in data 1 aprile 2011, affermava la responsabilita’ di (OMISSIS) (in concorso con altri) in ordine al reato di cui agli articoli 110, 81 cpv. c.p., articolo 544 ter c.p., commi 1 e 2, (per avere sottoposto numerosi cavalli a maltrattamenti, concorrendo, quale medico veterinario, alla somministrazione di sostanze dannose per la loro salute al fine di migliorarne le prestazioni agonistiche).
3. La Corte di appello di Reggio Calabria, con sentenza del 2 dicembre 2015, in riforma della sentenza impugnata – decidendo all’esito di una camera di consiglio fissata senza avviso alle parti e senza la loro partecipazione dichiarava non doversi procedere nei confronti dello (OMISSIS) per essere il reato estinto per prescrizione, non sussistendo i presupposti per un proscioglimento nel merito a norma dell’articolo 129 c.p.p., dato che “le ampie e motivate argomentazioni del primo giudice” conducevano a escludere elementi per ritenere, in termini di incontestabilita’, la insussistenza del fatto o la estraneita’ ad esso dell’imputato o la non rilevanza penale di quanto accertato.
5. La Terza Sezione penale, con ordinanza in data 17-24 febbraio 2017, ha rimesso il ricorso alle Sezioni Unite, rilevando un contrasto nella giurisprudenza di legittimita’ sulla questione di diritto riassunta nei seguenti termini: “se la Corte di cassazione debba dichiarare la nullita’ della sentenza predibattimentale pronunciata in violazione del contraddittorio con cui si dichiara l’estinzione del reato per prescrizione o debba dare prevalenza alla causa estintiva del reato”.
7. L’Avvocato generale ha depositato memoria, esprimendo l’avviso che al quesito sottoposto all’esame delle Sezioni Unite sia da dare risposta nel senso che “la Corte di cassazione debba dichiarare la nullita’ della sentenza predibattimentale pronunciata in violazione del contraddittorio con cui si dichiara l’estinzione del reato per prescrizione e non dare, invece, in tal caso, prevalenza alla causa estintiva del reato”. All’odierna udienza l’Avvocato generale ha diversamente articolato le proprie conclusioni chiedendo l’inammissibilita’ del ricorso.
1. Occorre preliminarmente precisare che, pur avendo l’ordinanza di rimessione formalmente riassunto la questione di diritto oggetto di un contrasto giurisprudenziale con riferimento alla generica ipotesi di una sentenza predibattimentale pronunciata in violazione del contradditorio, il caso sottoposto al giudizio della Corte riguarda piu’ specificamente una sentenza emessa de plano dal giudice di appello, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, senza che si sia proceduto al dibattimento.
2. Va ribadito innanzitutto il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui nel giudizio d’appello non e’ consentita la pronuncia di sentenza predibattimentale di proscioglimento ai sensi dell’articolo 469 ovvero dell’articolo 129 cod. proc. pen. (cfr., da ultimo, Sez. 2, n. 33741 del 04/05/2016, Ventrella, Rv. 267498; Sez. 6, n. 50013 del 24/11/2015, Capodicasa, Rv. 265700; Sez. 6, n. 28478 del 27/06/2013, Corsaro, Rv. 255862).
3. Non v’e’ dubbio, pertanto, che la sentenza predibattimentale di appello, di proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione, emessa de plano, sia viziata da nullita’ assoluta ed insanabile, ai sensi dell’articolo 178 c.p.p., comma 1, lettera b) e c), e articolo 179 c.p.p., comma 1, (cfr. Sez. U, n. 3027 del 2002, Angelucci, cit.; Sez. 6, n. 50013 del 24/11/2015, Capodicasa, Rv. 265700-01; Sez. 6, n. 10960 del 25/02/2015, Tavecchio, Rv. 262833; Sez. 6, n. 28478 del 27/06/2013, Corsaro, Rv. 255862; Sez. 2, n. 42411 del 04/20/2012, Napoli, Rv. 254351; Sez. 6, n. 24062 del 10/05/2011, Palau Giovannetti, Rv. 250499).
4. Per risolvere la questione occorre prendere le mosse dall’approfondita disamina in materia effettuata dalla sentenza Conti delle Sezioni Unite (n. 17179 del 2002, Rv. 221403, cit., che richiama il conforme arresto di Sez. U, n. 1021 del 28/11/2001, dep. 2002, Cremonese, Rv. 220511), secondo cui: “il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilita’ sancito dall’articolo 129 c.p.p., impone nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullita’ processuale assoluta e insanabile, di dare prevalenza alla prima, salvo che l’operativita’ della causa estintiva non presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullita’, in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio”. In sostanza, osserva la Corte, solo in casi particolari le questioni di nullita’ processuali assolute ed insanabili possono assumere carattere pregiudiziale rispetto alla causa estintiva: cio’ puo’ verificarsi quando l’operativita’ della causa estintiva non sia “pacifica”, non emergendo ictu ocull dalla mera ricognizione allo stato degli atti, ma presupponga un accertamento di fatto rientrante nelle prerogative esclusive del giudice di merito.
5. Un altro approdo importante a cui sono pervenute le Sezioni Unite e’ rappresentato dalla sentenza Tettamanti (n. 35490 del 28/05/2009, Rv. 244275), che ha esaminato il problema dell’ambito del sindacato di legittimita’ sui vizi della motivazione in presenza di cause di estinzione del reato.
6. Inoltre, in base al dato testuale contenuto nell’articolo 129 c.p.p., l’immediata declaratoria di determinate cause di non punibilita’ opera “in ogni stato e grado del processo”, per cui non vi e’ dubbio sulla applicabilita’ di tale istituto anche nel corso del giudizio davanti alla Corte di cassazione.
8. Venendo al caso di specie, il ricorso per cassazione proposto nell’interesse dell’imputato dev’essere dichiarato inammissibile per carenza d’interesse. Infatti, se e’ indubbiamente fondato il rilievo della nullita’ assoluta ed insanabile della sentenza predibattimentale impugnata, siccome emessa de plano, in violazione del contraddittorio, tuttavia cio’ non comporta la regressione del procedimento alla fase del merito, in quanto il giudice del rinvio non potrebbe far altro che confermare il medesimo esito terminativo del processo. Cio’ perche’ dal complesso delle questioni e degli argomenti sollevati con il secondo motivo di ricorso non emergono, e neppure sono stati dedotti, elementi che rendano evidente ictu oculi la prova dell’innocenza dell’imputato. Sicche’ il giudice del rinvio dovrebbe svolgere accertamenti istruttori ulteriori ai fini di una complessa rivalutazione degli elementi di prova, incompatibili con l’obbligo dell’immediata declaratoria di estinzione del reato prescritto.
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