Source: http://www.news4market.it/tag/offerta-economicamente-piu-vantaggiosa/
Timestamp: 2020-04-03 01:27:14+00:00
Document Index: 2797094

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 97', 'art. 95', 'art. 53', 'art. 98', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

offerta economicamente più vantaggiosa Archivi - NEWS4MARKET
Breve vademecum per l’elaborazione dell’offerta tecnica
A partire dallo scorso cinque maggio, con l’entrata in vigore del c.d. “correttivo appalti” (d.lgs. 56/2017) l’offerta tecnica riveste un rilievo maggiore rispetto al passato per l’aggiudicazione degli appalti secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Diversamente dal passato quando le stazioni appaltanti potevano variamente ponderare i pesi da attribuire al progetto e all’offerta economica, il citato “correttivo” introduce un tetto massimo per l’offerta economica pari a 30 punti, e dunque il peso dell’offerta tecnica deve essere di almeno 70 punti.
Lato stazione appaltante, giova ricordare che l’Anac già il 21 settembre 2016 – e quindi prima del “correttivo” – aveva varato le Linee guida n. 2 per fornire indicazioni operative per il calcolo dell’OEPV. Linee guida che oggi, alla luce della valorizzazione della parte tecnica dell’offerta siccome introdotta dal “correttivo”, assumono una rilevanza particolare, poiché occorre determinare i criteri di valutazione dell’offerta tecnica nella direzione di garantire la “qualità di ciò che viene acquistato”; ed a tal fine viene rimarcato il dovere delle amministrazioni di “individuare criteri di valutazione concretamente idonei a evidenziare le caratteristiche migliorative delle offerte presentate dai concorrenti e a differenziare le stesse in ragione della rispondenza alle esigenze della stazione appaltante” (cit. Linee Guida, § II).
Lato operatore economico, non meno gravoso è l’onere a carico delle imprese che sono oggi chiamate a compiere un considerevole sforzo progettuale, sicuramente maggiore rispetto al passato, per cercare di conseguire gli almeno 70 punti messi in gara. In altri termini, per risultare vincitrici è bene che le imprese si conformino ad un minimo di parametri – taluni normativi, altri dettati dalla prassi – necessari o semplicemente opportuni per conseguire una migliore valutazione.
In particolare, rileva innanzitutto il rispetto da parte dell’impresa della normativa del settore oggetto di gara, a partire dai criteri di sostenibilità energetica ed ambientale, c.d. “CAM” (art. 34 d.lgs. 50/2016), per gli appalti che hanno riflessi in detti settori. A tal riguardo è opportuno richiamare l’attenzione sulla necessità di monitorarne l’adozione dal parte del Ministero dell’Ambiente poiché essi, non costituendo un “numero chiuso”, sono in via di aggiornamento.
Del pari rilevante è il rapporto offerta tecnica/offerta economica, ovvero assicurare la coerenza tra le soluzioni tecniche proposte e il prezzo offerto, e cio’ nella direzione di presentare un progetto economicamente sostenibile, cioè giustificabile in caso di valutazione dell’anomalia dell’offerta (art. 97 d.lgs. 50/2016).
Nella redazione del progetto le imprese possono introdurre varianti che incidono sulla struttura, funzione o tipologia del progetto a base di gara, ma solo se esse siano state previste nel bando di gara; a differenza delle migliorie che riguardano aspetti lasciati alla libera valutazione dell’offerente e che possono essere sempre introdotte dai concorrenti, ovviamente a condizione di non snaturare il progetto posto a base di gara (Consiglio di Stato sez. VI 19/6/2017, n. 2969).
Nella valutazione del progetto le stazioni appaltanti possono prevedere criteri premiali in ragione del possesso del rating di legalità (art. 95 co. 13 d.lgs. 50/2016) che è rilasciato dall’Antitrust agli operatori iscritti da almeno due anni nel registro delle imprese e con un fatturato minimo di almeno due milioni di euro.
Sotto il profilo formale, vale chiarire una circostanza che desta talvolta apprensione in seno alle imprese, ovvero l’indicazione del numero massimo di pagine di cui deve comporsi il progetto; tale limite non può essere inteso a pena di esclusione del concorrente che lo abbia superato (TAR Napoli sez. III 25/10/2017, n. 5014), anche se è opportuno, per scongiurare contestazioni, attenersi ad esso per convenire con gli intenti della stazione appaltante, soprattutto nel caso in cui il disciplinare preveda espressamente che detto limite sia posto a pena di esclusione.
Non meno importante al fine di consentire un’agevole valutazione del progetto da parte del Seggio di gara è la sua articolazione capitoli/paragrafi che tengano conto dei criteri/sub-criteri di valutazione previsti nella lex specialis, in modo da assicurare una esatta corrispondenza tra l’elaborato ed i criteri previsti dal disciplinare di gara.
Per scongiurare contestazioni in ordine alla paternità del progetto, corre rammentare di datare e sottoscrivere per esteso l’ultima pagina del progetto da parte del legale rappresentante del concorrente (allegando copia di un suo documento valido di indentità), opportunamente siglando le altre pagine del progetto.
Ove l’impresa ritenga che il proprio elaborato sia meritevole di riservatezza per ragioni-tecnico commerciali ai sensi dell’art. 53 del d.lgs. 50/2016, è fatto onere non solo di indicare le specifiche parti dell’offerta da non ostentare in caso di richiesta di accesso agli atti formulata da altri concorrenti, ma anche di motivare puntualmente le ragioni della segretazione (ad esempio, informazioni tecnico-industriali ex art. 98 del d.lgs. 30/2005, c.d. “codice della proprietà industriale”).
È appena il caso di rilevare, infine, che deporrebbe non positivamente agli occhi del Seggio di gara un’offerta confezionata in modo illogico o disordinato (per la possibile equazione “non ordine di sede di partecipazione”=”non ordine in sede di esecuzione del contratto”) o, peggio ancora, scritta in lingua italiana non grammaticalmente corretta.
Quando la stazione appaltante non rispetta il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa
Il TAR Lombardia – Brescia, sez. II, con la sentenza n. 912 del 14 luglio 2017, è entrato nel merito di una gara formalmente aggiudicata secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma senza che nella realtà dei fatti venisse valutata l’offerta tecnica, prendendo invece in considerazione solo quella economica.
Il bando prevedeva espressamente che la gara sarebbe stata aggiudicata “in base all’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo i criteri descritti nel disciplinare” e, quindi, prendendo in considerazione anche aspetti attinenti all’offerta tecnica, secondo quanto indicato nella medesima legge di gara.
Peraltro, lo stesso Allegato 9 al bando, recante i criteri utilizzati nella scelta del soggetto gestore, specificava che “in caso di parità di punteggio tra più ditte si applicheranno i seguenti criteri: 1. Priorità della Ditta che ha riportato il punteggio più alto per qualità dei prodotti; 2. Priorità della Ditta che ha riportato il punteggio più alto per il prezzo; 3. In caso i ulteriore parità si procederà al sorteggio”. Appare, dunque, indubbio che la legge di gara contemplasse anche la valutazione (discrezionale) della qualità dei prodotti offerti dalle ditte partecipanti. (…)
Al contrario, dalla realtà dei fatti e dalla documentazione agli atti di causa emerge che il servizio (…) è stato affidato senza minimamente valutare l’aspetto qualitativo dei prodotti offerti, come, peraltro risulta dall’esame del prospetto comparativo ai fini dell’attribuzione del punteggio, il quale contempla una colonna dedicata alla qualità dei prodotti che però non è stata compilata, in violazione, dunque, della stessa disciplina a cui la stazione appaltante aveva deciso di vincolarsi.
Ha quindi torto la stazione appaltante, secondo la quale i prodotti sarebbero stati valutati anche sotto il profilo qualitativo ma tale valutazione non avrebbe dato luogo a differenze di punteggio, atteso che dagli atti di gara non risulta che la Commissione abbia effettivamente effettuato una valutazione in ordine alla qualità dei prodotti offerti dai concorrenti, ritenendoli del tutto assimilabili. Al contrario, dai verbali della procedura, emerge proprio che la gara è stata aggiudicata senza che fosse compiuta alcuna valutazione in ordine all’aspetto qualitativo dei prodotti proposti. La Commissione avrebbe inoltre aperto, nella stessa seduta, sia la busta con la documentazione tecnica sia quella con l’offerta economica.
Tale modalità di operare contrasta con i principi di trasparenza, imparzialità e parità di trattamento, rischiando di condizionare la discrezionalità che strutturalmente caratterizza il giudizio sull’offerta tecnica in favore dell’offerta più vantaggiosa sotto il profilo economico, così snaturando il senso della scelta del criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa (esprimo tali principi, ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 22 febbraio 2016, n. 706, id.,25 maggio 2009, n. 3217).
Documenti correlati: TAR Lombardia – Brescia, Sez. II, sentenza n. 912 del 14 luglio 2017
Il Consiglio di Stato interviene sull’equilibrio qualità-prezzo nell’offerta economicamente più vantaggiosa
Il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 2542 del 29 maggio 2017, si è pronunciato sulla valutazione dell’equilibrio qualità-prezzo nell’ambito di una gara secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Si evidenzia nella sentenza: Il riferimento all’importo, nell’ambito di una gara da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, seppur fatto con formule vaghe e sibilline, non può che avere il senso di individuare il costo massimo della fornitura, calcolato al lordo dei risparmi derivanti dai ribassi offerti, ossia il prezzo a base d’asta, essendo in via generale preclusa, dall’ordinamento, la possibilità di formulare offerte in aumento.
A questo si aggiunge il fatto che il punto di equilibrio tra qualità prezzo, fulcro del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, così come disciplinata dal vecchio codice, necessita sempre, coerentemente alla ratio della pubblica gara, che l’amministrazione predeterminazioni il livello massimo di prezzo ed il livello minimo di qualità.
Documenti correlati: Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 2542 del 29 maggio 2017
La pronuncia del Tar Piemonte sulla valutazione in forma numerica delle offerte
Il TAR Piemonte, Sez. I, con la sentenza n. 414 del 27 marzo 2017, interviene sulla legittimità della valutazione in forma numerica delle offerte.
Nel testo della sentenza si precisa che il punteggio numerico assegnato agli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa integra una sufficiente motivazione allorché siano prefissati con chiarezza e adeguato grado di dettaglio i criteri di valutazione, prevedenti un minimo ed un massimo; in questo caso, infatti, sussiste comunque la possibilità di ripercorrere il percorso valutativo e quindi di controllare la logicità e la congruità del giudizio tecnico (cfr., T.A.R. Umbria, sez. I, 11 settembre 2015, n. 365; T.A.R. Salerno, sez. II, 12 marzo 2014, n. 567; T.A.R. Piemonte, sez. II, 15 novembre 2013, n. 1207; Cons. Stato, sez. V, 17 gennaio 2011 n. 222; sez. V, 16 giugno 2010 n. 3806; 11 maggio 2007 n. 2355; 9 aprile 2010 n. 1999).
Nel caso di specie, ribadisce il Tar, la Commissione di gara non ha provveduto, mediante l’esplicitazione delle ragioni del giudizio, ad emendare l’intrinseca insufficienza motivazionale del punteggio numerico attribuito alle offerte tecniche delle imprese partecipanti alla gara, determinata dalla genericità dei parametri di valutazione prefissati dal capitolato e dal disciplinare di gara, e aggravata dalla loro mancata articolazione in criteri e sub-criteri.
Documenti correlati: Tar Piemonte, sez. I, 27 marzo 2017, n. 414