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Timestamp: 2016-12-11 00:25:32+00:00
Document Index: 130023332

Matched Legal Cases: ['art.\n73', 'art. 73', 'art. 17', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 35']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 347 del 06.11.2002
Istanza di Interpello n. 954-290/2002. Art. 73 DPR n.
633 del 1972. Liquidazione IVA di gruppo
Con istanza di interpello riguardante la corretta applicazione dell'art.
73 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633
La società XY, con sede sociale in Olanda, controlla alcune
società di capitali italiane, operanti nel settore immobiliare di costruzione,
gestione e vendita di complessi aziendali ed industriali. Il gruppo sta progettando una serie di interventi edilizi nel territorio dello Stato con
le seguenti conseguenze:
1. erogazione di finanziamenti fruttiferi da parte della
società controllante comunitaria a favore delle società controllate residenti, con conseguente pagamento di interessi da parte di quest'ultime a favore della capogruppo;
2. maturazione, in capo ad alcune
società controllate residenti, di crediti IVA, a cui presumibilmente si contrapporranno opposte situazioni di debiti IVA per altre
Quanto precede rende quindi opportuno valutare la
possibilità di ricorrere alla procedura prevista per l'attuazione di compensazioni
infragruppo e la richiesta di crediti di imposta.
La società istante ritiene applicabile la disciplina dell'IVA di
gruppo, di cui all'art. 73 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633. Gli
adempimenti connessi alla procedura di liquidazione e versamento dell'IVA di gruppo saranno attuati tramite la nomina di un rappresentante fiscale, ai
sensi dell'art. 17, secondo comma, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633. Detto
rappresentante, inoltre, emetterà le fatture, per conto della società controllante, relative agli interessi pagati dalle
società controllate e riceverà eventuali fatture per acquisti di beni e servizi dalla stessa
effettuati nel territorio dello Stato. RISPOSTA DELL'AMMINISTRAZIONE
La tesi del contribuente non può essere accolta. In attuazione
dell'art. 73, terzo comma, del D.P.R. n. 633/1972 il D.M. 13 dicembre 1979
n. 11065, reca "norme in materia di imposta sul valore aggiunto relative ai versamenti e alle dichiarazioni delle
società controllate". La disciplina dell'IVA di gruppo in tali norme contenuta prende le mosse dall'art. 4, par.
4, della VI Direttiva che attribuisce facoltà agli Stati membri di considerare quale unico soggetto passivo "le persone residenti all'interno
del paese che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolate fra loro da rapporti finanziari, economici e organizzativi".
Ciò premesso, si sottolinea che per l'individuazione del profilo soggettivo di
applicazione di tali disposizioni assume particolare rilevanza l'art. 2 del citato D.M. 13 dicembre 1979, rubricato
"società controllate". L'articolo, infatti, circoscrive la nozione di
società controllata a un elenco tassativo di tipi societari previsti dal diritto interno italiano,
comprendente le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le
società a responsabilità limitata. Inoltre, per rientrare in tale definizione occorre che le azioni o quote delle predette
società aventi diritto di voto siano possedute dalla società controllante o da altra
società da quest'ultima controllata per una quota superiore al 50% del loro capitale fin dall'inizio dell'anno solare precedente.
In proposito, la circolare del 28 febbraio 1986 n. 16, commentando
l'art. 2, secondo comma, del D.M. 13 dicembre 1979, ha sottolineato come tale articolo preveda che le
società controllate (società di capitali) possano assumere la veste di controllanti di altre
società, lasciando chiaramente intendere che sia le une, sia le altre, debbono essere
società di capitali appartenenti ai tipi previsti.
E' pertanto evidente dall'esame della normativa richiamata che nella
predetta definizione non possa rientrare un soggetto non residente, sia pure costituito sotto forma societaria, anche se questo abbia nominato un proprio
rappresentante fiscale nel territorio dello Stato.
Ne consegue che l'impossibilità di fare parte di un "gruppo" nel
senso indicato dall'art. 73 del D.P.R. n. 633 del 1972, per il soggetto non
residente, anche se costituito in forma societaria, non è legata tanto a
difficoltà di ordine pratico relative all'espletamento materiale degli obblighi tributari,
bensì alla mancanza di un presupposto giuridico soggettivo previsto dalla fattispecie normativa.
La predetta interpretazione risulta in linea con la legislazione
comunitaria in materia di IVA contenuta nell'art. 4, par. 4, della VI Direttiva sopra richiamato. Infatti,
benché la disciplina relativa all'IVA di gruppo di cui al citato art. 73 del D.P.R. n. 633 del 1972 non dia luogo
ad una vera e propria unificazione soggettiva delle società facenti parte del gruppo stesso, tuttavia attua comunque una deroga, sia pure parziale, ai
principi di soggettività, prevedendo una procedura unificata di compensazione e versamento del tributo. In tal senso si
è già espressa l'Amministrazione finanziaria con circolare n. 16 del 28 febbraio 1986 ove
si legge testualmente che la disciplina dell'IVA di gruppo, di cui all'art. 73 del D.P.R. n. 633 del 1972 e al relativo decreto di attuazione "prende le
mosse dall'art. 4, punto 4, secondo comma, della VI Direttiva comunitaria, senza tuttavia accogliere il principio fondamentale in esso contenuto,
consistente nel riconoscimento giuridico e fiscale della unitarietà del soggetto passivo in presenza di soggetti giuridicamente indipendenti, ma
vincolati tra loro da rapporti economici ed organizzativi. Il principio contenuto nella citata norma comunitaria
è stato recepito, invero, in termini molto ristretti e con contenuto di carattere procedurale,
cioè mantenendo sempre l'autonomia giuridica e fiscale delle società
interessate, sufficiente a perseguire il fine prefissato che era quello di offrire a dette
società un mezzo semplificato di recupero delle eccedenze di credito mediante la compensazione tra debiti e crediti di imposta
emergenti dalle liquidazioni e dichiarazioni di società facenti parte di un gruppo".
La conclusione sopra raggiunta circa la carenza del presupposto
soggettivo per l'applicazione della disciplina dell'IVA di gruppo nella
società non residente operante nel territorio dello Stato con un rappresentante fiscale, non
è in contraddizione con quanto precedentemente affermato nella risoluzione del 3 dicembre 1991,
prot. n. 475921. In tale ultima pronuncia, infatti, si è chiarito che la semplice presenza nella
catena di controllo di un gruppo di una società estera non operante nel territorio dello Stato
è irrilevante ai fini dell'assolvimento degli obblighi di dichiarazione e liquidazione. E infatti precisa la risoluzione
citata che "se nella fattispecie in esame, che si caratterizza per la presenza nella catena di controllo di
società estere, i soggetti che partecipano alla compensazione IVA di gruppo possiedono tutti i requisiti
previsti, appare irrilevante, ai fini della procedura di consolidamento, che alcune delle
società costituenti anelli della catena siano ubicate all'estero". Al contrario, nel caso oggetto del presente interpello la
società non residente sarebbe la capogruppo, responsabile quindi dell'adempimento
degli obblighi dichiarativi e di versamento e inoltre partecipe, in relazione alle operazioni poste in essere nel territorio dello Stato tramite
il proprio rappresentante fiscale, alla procedura di compensazione; in altri termini, il ruolo di tale
società estera non sarebbe affatto irrilevante.
In conseguenza delle suesposte considerazioni, la
possibilità di avvalersi della disciplina di cui all'art. 73 del D.P.R. n. 633 del 1972 è inoltre esclusa anche nell'ipotesi in cui una
società non residente (che evidentemente abbia effettuato acquisti ovvero operazioni attive in Italia),
con stabile organizzazione ovvero rappresentante fiscale nel territorio dello Stato ovvero identificatasi direttamente ai sensi dell'art. 35ter del D.P.R. n. 633 del 1972, faccia parte della catena di controllo senza
rivestire il ruolo di capogruppo.