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Timestamp: 2018-08-22 03:46:00+00:00
Document Index: 140939681

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 320', 'art. 343', 'art. 30', 'art. 343', 'art. 389', 'art. 348', 'art. 147', 'art. 357', 'art. 358', 'art. 371']

La parola tutela è molto ricca di significati, e ha una storia molto lunga che affonda le sue radici nel - PDF
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1 Il Tutore volontario... quasi un Microgarante Tutela e protezione La parola tutela è molto ricca di significati, e ha una storia molto lunga che affonda le sue radici nel diritto romano. In generale, nella lingua italiana, tutela equivale a protezione, difesa e rimanda ad un idea di sicurezza. Il termine, a seguito dei mutamenti nelle strutture e nei comportamenti sociali e familiari degli ultimi decenni, ha subito una evoluzione. Nel linguaggio corrente può trattarsi di protezione di qualunque tipo: privata, pubblica, sociale, della salute, dell ordine pubblico, dell ambiente, e così via. In questo senso, la parola tutela non ha un significato giuridico preciso ed univoco. Ma può trattarsi anche di protezione più direttamente giuridica, e allora la parola tutela diventa un termine tecnico, che designa una precisa figura giuridica: quella del tutore. E di questa tutela e di questo tutore che ci occupiamo in questo numero della newsletter. A scanso di equivoci, la tutela può essere anche civile o legale, ma la legge usa soltanto il sostantivo senza aggettivi. Per capire di cosa si tratta occorre ricordare che i minori di età non possono autonomamente prendere decisioni o fare scelte che abbiano conseguenze giuridiche. Possono essere proprietari di un appartamento ricevuto in eredità, ma non possono da soli decidere di affittarlo o di venderlo; possono aver subito delle lesioni in un incidente stradale, ma non possono da soli fare causa per chiedere il risarcimento a chi li ha investiti; possono aver diritto a dei sussidi o a delle terapie gratuite, ma non possono chiederli direttamente in proprio nome 1. Fino a che non abbiano compiuto diciotto anni sono incapaci di agire, e hanno bisogno di un rappresentante legale : vale a dire di una persona o di un organismo che parli e agisca in nome e per conto loro. Sono infatti persone titolari diritti, come ci ricorda la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del fanciullo, ma non sono in grado di farli valere. Occorre qui anticipare che le norme sulla tutela risalgono al 1940, quando si riteneva che i diritti del minore meritevoli di protezione fossero quelli patrimoniali, quando si avvertiva cioè il bisogno di proteggere l eventuale patrimonio del minore dalla cattiva amministrazione o dalle malversazioni fatte dai genitori a suo danno. Non era maturata a quell epoca l idea che i minori fossero soggetti anche di diritti civili e sociali come il diritto all educazione e all istruzione, il diritto ad esprimere un opinione, il diritto a crescere in una famiglia, e così via. Anche per questo il significato e i contenuti della tutela sono andati cambiando nel tempo. La rappresentanza legale Il compito di rappresentare legalmente il minore spetta, in primissimo luogo, al genitore o ai genitori. A questi spetta infatti che hanno il dovere/diritto di mantenere, educare e istruire il figlio, e perché possano adempiere a tale funzione la legge attribuisce loro la potestà genitoriale (art. 316 cod. civ.) e la rappresentanza dei figli (art. 320 cod. civ.). In base a tali doveri e poteri il genitore o i genitori provvedono al 1 Ci sono però delle eccezioni, ad es. la richiesta di interruzione della gravidanza, che si può fare a 14 anni al giudice tutelare
2 mantenimento, all istruzione e all educazione dei figli, li rappresentano in tutti gli atti civili, e sotto il controllo del giudice ne amministrano i beni. Può accadere però che i genitori non ci siano: o perché sono morti, o perché non hanno riconosciuto il minore alla nascita, o perché sono irreperibili, o perché ci sono ma sono stati privati della potestà genitoriale a causa del loro disinteresse e della loro incapacità a prendersi cura del figlio (art. 343 cod. civ. in relazione all art. 30 Costituzione). In tutti questi casi deve essere nominato un altro rappresentante, perché il soggetto minore di età è un soggetto debole e dalla nascita fino ai diciotto anni deve sempre avere qualcuno (persona od ente) che lo rappresenti giuridicamente e lo difenda, facendo valere in suo nome e per suo conto quei diritti patrimoniali e non patrimoniali che il minorenne non saprebbe o non potrebbe esigere. Quest altro rappresentante, che in qualche modo potremmo definire un supplente dei genitori, si chiama tutore ed esercita la tutela del minore. Il giudice tutelare e il tutore. Quando i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potestà, deve essere avvertito il giudice tutelare e da allora si apre la tutela: e qui il termine tutela è usato in senso strettamente tecnicogiuridico, disciplinato dal Capo I del Titolo X del Codice civile con quarantasei articoli (dall art. 343 all art. 389), e dunque in maniera molto dettagliata. Il giudice tutelare è un magistrato appartenente al tribunale civile ordinario, specificamente incaricato di questa funzione. Nei tribunali di maggiori dimensioni vengono designati più magistrati a questo scopo. Il giudice tutelare può chiedere l assistenza degli organi della pubblica amministrazione e di tutti gli enti i cui scopi corrispondono alle sue funzioni. Ha quindi il potere di chiedere l intervento della forza pubblica e dei servizi socio-assistenziali di protezione dei minori. La prima decisione che il giudice tutelare deve prendere è la nomina del tutore. Normalmente, il giudice tutelare decide di nominare una persona della famiglia: un nonno, una zia, un fratello maggiore o altro parente affettivamente legato al minore. Ma può accadere che la famiglia non ci sia o che la nomina di un familiare sia gravemente inopportuna. In tal caso il giudice tutelare è libero di scegliere il tutore anche al di fuori della parentela. Dovrà tuttavia sempre trattarsi di persona idonea all ufficio, di ineccepibile condotta, che dia affidamento di educare e istruire il minore tenendo conto delle sue capacità, dell inclinazione naturale e delle sue aspirazioni (art. 348 cod. civ. in relazione all art. 147). La persona prescelta non può rifiutare la nomina se non per gravi ragioni indicate dalla legge. Dopo la nomina, per gravi ragioni sopraggiunte, il giudice tutelare può esonerare il tutore dall ufficio. Fare il tutore è dunque un dovere civico di solidarietà ed è completamente gratuito. Non è prevista alcuna ricompensa per il tutore, fatta eccezione per il caso in cui il minore tutelato abbia un grande patrimonio che presenti difficoltà di amministrazione. In tal caso, il tutore può chiedere un equa indennità. Prima di assumere l incarico il tutore deve giurare davanti al giudice di esercitarlo con fedeltà e diligenza, e subito dopo deve fare l inventario dei beni del minore.
3 Funzioni del tutore, controlli del giudice tutelare Il tutore ha la cura della persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili, e ne amministra i beni (art. 357 cod. civ.). L espressione avere cura di una persona è densa di significato. Non vuol dire che il tutore debba prendere in casa sua il tutelato, e neppure vuol dire che debba mantenerlo. Vuol dire però che il tutore deve interessarsi attivamente di lui/lei e dei suoi problemi, della sua salute, della sua crescita, del suo andamento scolastico e della sua formazione professionale. Nel fare ciò deve tener conto delle capacità del minore, dell inclinazione naturale e delle sue aspirazioni, così come deve fare un buon genitore. Deve insomma sentirsi responsabile di una persona di minore età, aiutarla a crescere e a rendersi autonoma. Reciprocamente, come precisa l art. 358, il minore deve rispetto e obbedienza al tutore. Secondo il codice civile, il minore ultra sedicenne deve essere sentito prima che si proceda alla nomina del suo tutore. Ma ormai, dopo l entrata in vigore della Convenzione delle N.U sui diritti del Fanciullo, sempre ed in ogni caso il minore ha diritto di essere ascoltato. La dimensione dell ascolto diventa così uno dei momenti essenziali della tutela. Le decisioni di fondo relative all educazione e al luogo dove il minore deve vivere sono deliberate dal giudice tutelare su proposta del tutore, sentito il minore che abbia compiuto dieci anni (art. 371 cod. civ.). Il giudice tutelare può convocare in qualunque momento il tutore, allo scopo di chiedere informazioni, chiarimenti e notizie sulla gestione della tutela e di dare istruzioni inerenti agli interessi morali e patrimoniali del minore. Va sottolineato che l esercizio della tutela non comporta solo diritti e doveri, ma anche e soprattutto una relazione umana che non si limita alla sfera educativa ma tocca necessariamente quella affettiva. Il tutore non è un estraneo e arcigno controllore. Deve essere un punto di riferimento anche affettivo, un punto di appoggio di aiuto e di guida, e deve egli stesso sentirsi tale. Esiste quindi una forte dimensione personalistica nella tutela, messa forse in ombra dall attenzione che il codice riserva agli aspetti patrimoniali. Questi tuttavia rappresentano statisticamente l eccezione e non la regola, pochi essendo i minori in tutela con grandi patrimoni. La tutela agli enti di assistenza All opposto, moltissimi erano un tempo i minori abbandonati o senza famiglia, e di loro si prendeva cura la pubblica assistenza col ricovero in istituto. Non sarà male ricordare a questo proposito che all inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, prima che fosse approvata la legge sull adozione dei minori in abbandono, circa bambini, bambine e adolescenti erano ricoverati negli istituti assistenziali. In questi casi la legge stabilisce che sin dal momento del ricovero o della presa in carico l istituto di pubblica assistenza assume gli obblighi e i poteri del tutore, fatta salva però la facoltà del giudice tutelare di nominare tutore una persona singola (ad es., un parente) o di deferire la tutela allo stesso ente assistenziale se meritevole di fiducia. Quella disposizione, contenuta negli artt. 354 e 402 del codice civile, è sopravvissuta a tutti i mutamenti normativi e di costume ed è ancora in vigore. Essa però viene interpretata in senso ampio, intendendosi per istituto di pubblica assistenza l ente locale erogatore dei servizi socio-assistenziali, e
4 quindi il Comune o il servizio sociale territoriale che a quello fa capo. Questa forma di tutela viene utilizzata molto di frequente nei procedimenti civili dei tribunali per i minorenni quando in via provvisoria affidano il minore al servizio sociale e deferiscono la tutela al sindaco del comune in cui il minore è domiciliato. A sua volta il sindaco può delegare un operatore anche amministrativo - o nei comuni maggiori un apposito ufficio - a esercitare le funzioni di tutela. In tal modo, com è facile immaginare, tutta la dimensione interpersonale della tutela si perde, e può diventare prevalente l aspetto amministrativo e burocratico. Tutela e volontariato Come si è detto, allo scopo di conservare la dimensione interpersonale della tutela anche là dove non è possibile scegliere un familiare o un parente, la legge consente al giudice tutelare di nominare una persona estranea che sia però idonea all ufficio di tutore, sia di condotta ineccepibile, e dia affidamento di educare e istruire il minore. Su questa base giuridica si fonda la figura del tutore volontario, già positivamente sperimentata da diversi anni in molte realtà locali. Il tutore volontario è una persona che si mette gratuitamente a disposizione del giudice tutelare per la nomina a tutore, ferma restando la facoltà dello stesso giudice di non utilizzare quella disponibilità e di preferirne altre considerate più adeguate in relazione al caso concreto. Il collegamento del tutore con i servizi socio-assistenziali è indispensabile tenuto conto dei compiti di protezione che spettano a questi ultimi, ai quali non di rado il minore viene affidato dal giudice. La legge non è precisa a questo riguardo, e permette interpretazioni e prassi differenti: il che aumenta la necessità di collegamenti e di buone interazioni tutore-servizi. Per di più, i procedimenti civili di protezione (decadenza della potestà, adottabilità, adozione) sono di competenza del tribunale per i minorenni e sono piuttosto complessi dal punto di vista processuale, anche perché richiedono la presenza necessaria dei difensori legali. Vi sono inoltre questioni di competenza fra tribunale minorile e tribunale ordinario, non risolte chiaramente dalla legge. Tutore volontario, formazione, comunità La buona volontà non basta per svolgere l ufficio di tutore. Tenuto conto dei compiti e delle responsabilità che egli si assume, è opportuna la conoscenza delle disposizioni che regolano la materia. Ciò si rivela particolarmente utile nei casi di minori stranieri non accompagnati, considerata la complessità della normativa sull immigrazione. Ma anche nei casi di tutela di minorenni italiani occorre conoscere almeno i fondamenti della legislazione minorile, per potersi muovere tra i vari organi amministrativi e giudiziari, e sapersi orientare fra le varie procedure di protezione previste dalla legge. Non si tratta però soltanto di preparazione tecnica o giuridica. Occorrono anche delle doti personali. Occorrono capacità di ascolto, capacità di mettersi in relazione con un bambino o un adolescente, capacità
5 di svolgere un ruolo educativo, e anche talvolta capacità di essere autorevoli. E occorre sapere che la tutela dura fino alla maggiore età, ma che non per questo, appena compiuto il diciottesimo anno, il ragazzo o la ragazza sono autosufficienti. Anzi, è proprio allora che sono più deboli, perché cessa la protezione della legge che li presume ormai pienamente capaci. Ecco allora l esigenza di offrire una sede formativa che prepari a quel compito, che è un vero e proprio servizio civile diretto a promuovere e a realizzare i diritti di quei soggetti di minore età rimasti momentaneamente privi per qualsiasi causa della protezione e della rappresentanza dei genitori. Il tutore volontario diventa dunque una figura che garantisce anch essa l adempimento dei diritti del minore: si potrebbe dire che, quasi in parallelo col garante regionale, diventa il micro-garante di quei diritti nel caso specifico. Non è un compito da affrontare impreparati né un compito che si possa svolgere da soli, quello del tutore volontario. E proprio per questo il volontariato organizzato può essere non solo un sostegno e un riferimento, ma anche il terreno più adatto a sviluppare a far crescere la disponibilità a proporsi per un simile servizio civile.