Source: http://democraziacristianaperlitalia.blogspot.it/2010/
Timestamp: 2018-02-19 19:21:30+00:00
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DEMOCRAZIA CRISTIANA PER L'ITALIA: 2010
Era nell’aria. Ma adesso è arrivata la conferma. Ci pensa La Repubblica del 31 dicembre 2010 a diffondere i dettagli, titolando come usano gli avvoltoi: “La Cassazione ha vietato l’uso del Simbolo (Lo Scudo Crociato) e del nome (La Dc) al Partito della Democrazia Cristiana rappresentato da Giuseppe Pizza.”.
La notizia però è tutto tranne che una notizia. Non solo perché inesatta. Ma anche e soprattutto perché la sentenza della Corte di Cassazione, proprio perchè rigetta le domande di tutti i contendenti, non viene a mutare il quadro nel quale si sono svolte le relazioni tra questi, dal marzo 2009 ad oggi, in conseguenza della sentenza della Corte di appello di Roma n. 1359/09.
Vale la pena ricordare il passaggio chiave della decisione della Corte di appello, a pag. 31: “omissis… dalla conclusione ora adottata non discende, in via automatica, la legittimazione all’utilizzo del nome e del simbolo da parte del soggetto giuridico attualmente in giudizio come partito politico della Democrazia Cristiana facente capo a Giuseppe Pizza. Né, per le ragioni che saranno esposte poco oltre, per la legittimazione all’utilizzazione del simbolo da parte del Cdu.” Con particolare riferimento all’azione proposta dall’UDC, la richiamata sentenza è ancora più chiara, a pag. 37:- “omissis…non potendo ritenersi che in forza degli accordi del 24 giugno 1995, e del 14 luglio 1995, sia legittimamente derivata al Cdu l’utilizzazione del simbolo dello Scudo Crociato con la scritta Libertas per le ragioni esposte ai punti che precedono non può accogliersi la domanda dell’Udc che ha richiesto la condanna al risarcimento dei danni della controparte per illegittimo uso del proprio simbolo che afferma di aver adottato perché destinato a rappresentare una formazione politica nascente dall’accordo di tre associazioni e in cui lo Scudo Crociato è stato riportato in forza della partecipazione del Cdu agli accordi del 24 giugno 1995 e del 14 luglio 1995.”
La notizia invero sta nel passaggio in giudicato della dichiarazione della Corte di appello circa la inesistenza di alcuna continuità tra la D.C. di Pizza e quella abbandonata da Martinazzoli, Bianco e gli altri. Dichiarazione che ha conseguenze giuridiche ben precise. E’ opportuno in proposito ricordare quanto si legge a pag. 33, cioè che “Peraltro lo stesso Partito politico della Democrazia Cristiana di Pizza ha…prospettato, in realtà, una continuità ideale certamente non coincidente con una continuità associativa giuridicamente rilevante….deve quindi dedursi l’insussistenza di una dimostrata continuità tra la «storica» Democrazia Cristiana, attiva con questa denominazione e con il noto simbolo dello scudo crociato con la scritta «Libertas» fino alla decisione di mutamento della denominazione del 18.01.1994 (non adottata secondo le previsioni statutarie), e il Partito della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza. Conseguentemente non può ritenersi che l’uso del nome «Democrazia cristiana» e del simbolo con lo scudo crociato derivino da un’affermata continuità che, invece, sulla base degli esposti elementi, non risulta accertata”. La conseguenza sul piano giuridico è abbastanza chiara: se il Partito di Pizza non è la D.C. di Martinazzoli, oggi non può considerarsi nemmeno un Partito, perché non è nemmeno costituito come tale, avendo fatto fin oggi affidamento sull’atto costitutivo di un altro Partito. Conseguenza ampiamente anticipata sul piano organizzativo e politico dalla disastrosa gestione Pizza, che adesso attendiamo alla prova delle dimissioni, mentre un’altra D.C. prende sicura forma giuridica e politica con la regionalizzazione in corso.
Pubblicato da DEMOCRAZIA CRISTIANA PER L'ITALIA a 05:31 3 commenti: Link a questo post
Diffusa una lettera del dott. Pino Pizza, sottosegretario alla pubblica istruzione e segretario politico nazionale, all'on. Alberto Alessi, suo vicario nel partito. Adesso è dibattito.
In attesa di una replica dell'interessato, interviene nel dibattito l'avv. Carmelo Cinnirella, componente dell'Ufficio Politico Nazionale.
Non condivido nulla della Tua lettera “aperta” ad Alberto Alessi. Ti scrivo qui per quali ragioni.
1. Non mi è parso che sia un desiderio dell’on. Alessi sembrare autorevole e credibile, perché normalmente si desidera quel che non si ha. Sto seguendo Alessi passo per passo negli ultimi mesi nelle sue iniziative politiche. Mi è sembrato che il suo unico desiderio sia quello di trovare uno sbocco all’impegno politico di una nuova generazione di politici che voglia ripartire dai principi sturziani e dalla grande testimonianza di virtù e capacità politica che ci ha lasciato Peppino Alessi.
2. Non ho mai assistito ad alcuna sua sclerotica azione di boicottaggio e ad alcuno volo pindarico. Mentre, al congresso regionale siciliano che lo ha eletto segretario, ho visto e sentito personalmente un segretario nazionale che ha tacciato come “quattro cani” Alessi, la mia persona e le oltre 100 persone provenienti da tutta la Sicilia per accoglierlo, danneggiando oggettivamente l’immagine di un partito che ha le sue radici nell’isola e macchiando lo stile e la coerenza della sua persona.
3. Non mi è parso che, nella presa di posizione di Alessi all’ultimo Consiglio nazionale, ci sia un invito a mutare alleanza politica, perché le alleanze si fanno primariamente in Parlamento, ove Ti ricordo non abbiamo alcuna rappresentanza e dunque non abbiamo alleanze, mentre il quadro delle alleanze locali è variopinto. Dalla proposta di Alessi di dare vita ad una delegazione che inizi una consultazione a 360 gradi con tutti i partiti vecchi e nuovi, chiunque avrebbe tratto lo spunto per costruire una prospettiva utile ad evitare le trappole che già, in sede regionale e provinciale, hanno umiliato la speranza di molti iscritti di avere una rappresentanza politica.
4. Non mi risulta che assumere una posizione diversa da quella del segretario nazionale valga a “screditare l’azione della Segreteria Nazionale e il ruolo del partito”; che debba comportare le dimissioni da una carica e debba per forza essere seguita dalla costituzione di una minoranza impegnata correttamente a costruire le condizioni per diventare maggioranza. Queste cose lasciale dire a Berlusconi: gli riescono meglio!
Mi chiedo e Ti chiedo alcune risposte, infine, caro segretario.
Possibile che non Ti rendi conto che esternazioni come la lettera aperta ad Alessi ridicolizzano il rapporto, ben più importante di quello con il cavaliere, dei dirigenti democristiani con i cittadini?.
Fino a quando potrai abusare dell’atteggiamento mite e dialogante che molti democristiani, in particolare quelli siciliani, Ti hanno riservato finora?
Pubblicato da DEMOCRAZIA CRISTIANA PER L'ITALIA a 09:31 Nessun commento: Link a questo post
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Democrazia Cristiana se ci sei batti un colpo.
Continua la stucchevole propaganda nel sito della Democrazia Cristiana sulla assoluta e indefessa fedeltà del popolo democristiano verso il Presidente Berlusconi: radiocronista: Nicola Di Monaco.Non vi è mai un limite alle debolezze della carne, in assenza della forza dello spirito. A rafforzamento di tale sodale fedeltà, il sito democristiano afferma che sarebbe stato l’intero Consiglio Nazionale, tempi or sono a consacrare tale assunto: nulla di più falso.Il Consiglio Nazionale deliberò la sua attenta e prudente alleanza con il Polo della libertà e non con Berlusconi o Fini o latro leader della Pdl.Ora il Polo delle Libertà è tramontato ed al suo posto vi è una nuova composizione: Lega, Forza Italia e “resti di ogni specie e genere”.Vi è da sottolineare per la verità dei fatti che il rapporto con la Pdl nacque ed ebbe come protagonisti: Alessi, Di Vuolo, Grippo e Moretti. Il Segretario Nazionale Pizza si era imboscato ed era tatticamente contrario a qualsiasi accordo con la Pdl; lo stesso allora tentava di flirtare con il sordo Casini. Il Segretario Nazionale Pizza solennemente e continuamente declamava :” non venderò mai lo scudocrociato a Berlusconi”. Ma nominato misteriosamente Sottosegretario nel governo Berlusconi il Sottosegretario Pizza cambia immantinente parere, direzione e religione ed acriticamente e solertemente si trasforma nel più ossequioso scudiero di Berlusconi. Io penso che tutto ciò politicamente sia molto penoso perché Berlusconi tratta da servitori quelli che con lo stesso si comportano come tali, e da interlocutori a chi si comporta da interlocutore e a chi ha rispetto di se stesso. Vi è da sottolineare che solo una nuova risoluzione del Consiglio Nazionale potrebbe sancire un’alleanza specificatamente con il Presidente Berlusconi che sino ad oggi, però palesemente ha mostrato una fastidiosa allergia e compunto disinteresse per la DC, infatti non si è curato di spedire neanche un biglietto di auguri per i congressisti democristiani riuniti nei lavori del congresso nazionale svolto molti mesi or sono a Roma. I democristiani, se hanno ancora un minimo di decoro e dignità, devono ridiventare quelli che erano un tempo: “liberi e forti” e devono cercare alleanze con altre forze politiche non per vile interesse personale, non chiedendo l’elemosina, ma soprattutto perché sono ritenuti validi interlocutori per le loro idee e programmi e dopo per il loro consenso elettorale, piccolo o grande che sia; altrimenti se si continua così povera Democrazia Cristiana: in che mani sei caduta. Alberto Alessi
Pubblicato da DEMOCRAZIA CRISTIANA PER L'ITALIA a 14:55 Nessun commento: Link a questo post
Etichette: Alleanze
Giorni or sono sono stati posti i sigilli nella sede storica della Democrazia Cristiana di Piazza del Gesù, n° 46, interno 1 ed è stata cambiata la serratura della porta di ingresso dell’appartamento, poiché da anni non è stato pagato il dovuto affitto alla Fondazione Cenci Bolognetti e malgrado tutte le assicurazioni date pubblicamente dall’ex Segretario Amministrativo Armando Lizzi, anche al Presidente del Consiglio Nazionale, Avv. Nasti, oltre che a tutti i componenti della Direzione e del Consiglio Nazionale, che “tutto era a posto”: evidentemente tutto era a posto e niente era in ordine. Lo stesso Segretario Nazionale Pizza ieraticamente aveva proclamato davanti a tutta la Direzione del Partito che “ tutto si poteva perdere, anche l’onore, ma la sede di Piazza del Gesù mai!”, tra gli applausi fragorosi dei Componenti la Direzione Nazionale del Partito, che gli avevano creduto: io ed altri autorevoli storici esponenti di meno. Ma c’è ancor di più: nella ultima assemblea della Direzione Nazionale, dopo che lo scrivente aveva denunziato che nelle casse del partito presso il conto corrente della BNL intestato alla Democrazia Cristiana, vi fosse appena un attivo di 39 euro, il Segretario Nazionale Pizza rispose che tutto ciò era vero perché era stato compilato un assegno di € 168.000,00 intestato alla Fondazione Cenci Bolognetti. Non è dato ancora oggi di sapere in quali mani quest’assegno sia conservato, poiché il nuovo Segretario Amministrativo Bordi dichiara esplicitamente di non aver avuto consegne alcune dall’ex Segretario Amministrativo Lizzi. I vertici apicali della Fondazione Cenci Bolognetti ed il loro legale da mesi hanno sempre confermato di non essere più disponibili a rinnovare il contratto di affitto per la Democrazia Cristiana, poiché ritenevano l’atteggiamento assunto dall’allora Segretario Amministrativo Armando Lizzi e dallo stesso Segretario Nazionale Pizza censurabile e non più affidabile. La DC ha perduto non solo la sede di grandissima valenza simbolica, ma anche l’onore. Leggo degli articoli su La Repubblica e sul Corriere della Sera e su Libero del 23 novembre 2010 riguardanti le polemiche dei partiti sui simboli.Per quanto riguarda la nota vicenda del simbolo Futuro e Libertà, simbolo utilizzato dai finiani e su quanto è stato fatto da “due sconosciuti operatori politici aderenti alla DC del Sottosegretario Pizza, che avevano depositato all’ufficio brevetti lo stemma prematuro di Futuro e Libertà” articolo del giornalista Filippo Ceccarelli, al sottoscritto preme sottolineare quanto segue. Il Segretario Nazionale Pizza, non ha alcun potere di sospendere sia pure in via provvisoria o cautelare, iscritti alla Democrazia Cristiana, perché tale compito spetta esclusivamente al verdetto dei Provi Viri. Ebbene i Probi Viri all’interno della DC non esistono perché non sono stati mai eletti e malgrado questa elezione è un atto statutario prioritario dopo la celebrazione dei congressi. Per quanto riguarda poi le dichiarazioni del Segretario Nazionale rilasciate alla giornalista Monica Guerzoni, per il Corriere della Sera, lo scrivente annota quanto segue: lo stesso sostiene che il simbolo appartiene a coloro che hanno fondato il Partito con atto notarile. Per quanto riguarda il simbolo della DC poiché è stato il giovane avvocato Giuseppe Alessi a disegnare il simbolo e a scrivere lo statuto della DC, nel lontano 1943, nel suo studio a Caltanissetta, via Cavour 19, se ne dovrebbe dedurre che il simbolo dovrebbe appartenere alla famiglia Alessi, poiché mio padre con atto notarile nel 1943 legittimò il simbolo e il nome. La verità di oggi è che il Procuratore Generale delle Sezioni riunite della Cassazione, presso cui pendeva il ricorso della Democrazia Cristiana, avverso la sentenza della corte di Appello di Roma, ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale presentato dalla Democrazia cristiana, sia quello incidentale presentato dal partito di cui Casini è il Presidente. A conti fatti e per essere realistici altro che essere prudenti e fiduciosi, come afferma il Segretario Nazionale Pizza, c’è da essere profondamente amareggiati, sconfortati e delusi: la causa è persa ed il simbolo sarà dunque contestato se la DC cercherà di utilizzarlo, anche perché la sentenza della Corte di Appello di Roma della primavera 2009 lo assegna di fatto all’UDC. A tutt’oggi la DC è senza simbolo e senza la sede storica di Piazza del Gesù e senza una linea politica e programmatica. E’ una DC silente e praticamente è ritornata per interessi poco chiari ad essere nuovamente congelata viva.
Pubblicato da DEMOCRAZIA CRISTIANA PER L'ITALIA a 06:08 Nessun commento: Link a questo post
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