Source: https://www.dirittodautore.it/giurisprudenza/tar-lazio-sentenza-n-4101-del-30-marzo-2017/
Timestamp: 2020-07-12 00:12:18+00:00
Document Index: 33543651

Matched Legal Cases: ['art 23', 'art 182', 'art. 1', 'art 32', 'art 13', 'art 2', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 21', 'art 24', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 182', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 9']

Tar Lazio, Sez. 1, Sentenza n. 4101 del 30 marzo 2017 - Dirittodautore.it
Home»Giurisprudenza»T.A.R.»Tar Lazio, Sez. 1, Sentenza n. 4101 del 30 marzo 2017
N. 01985/2014 REG.RIC.
Altroconsumo, Assoprovider – Associazione Provider Indipendenti, Confcommercio, Movimento Difesa del Cittadino, Assintel – Confcommercio, Associazione nazionale imprese ICT, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall’avvocato Salvatore Fulvio Sarzana Di Sant’Ippolito, con domicilio eletto presso lo studio Fulvio Sarzana Di S. Ippolito in Roma, via Velletri, 10;
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Rai – Radiotelevisione Italiana Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Emanuela Rotolo, con domicilio eletto presso la Direzione Affari Legali Soc. Rai Spa in Roma, viale Mazzini, 14;
Società Italiana Autori ed Editori – Siae -, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Stefano Astorri, Aristide Police, Alessandra Amendola, Massimo Luciani, Maurizio Mandel, con domicilio eletto presso lo studio Maurizio Mandel in Roma, v.le della Letteratura, 30;
Confindustria Cultura Italia – Federazione Italiana Industria Culturale, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandro Botto, Gilberto Nava, Filippo Pacciani, Francesca Salerno, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Associato Legance in Roma, via di San Nicola Da Tolentino, 67;
– della delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013, pubblicata sul sito dell’Autorità in data 18 dicembre 2013, recante Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70;
– nonché dell’Allegato A alla Delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013 – Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70;
– di ogni altro atto, anche non cognito, connesso, conseguente, coordinato, precedente o successivo all’atto impugnato in via principale.
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e della Rai – Radiotelevisione Italiana s.p.a.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2017 la dott.ssa Lucia Maria Brancatelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con il gravame in epigrafe, Altroconsumo e le altre Associazioni ricorrenti hanno impugnato la delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (in avanti, anche “l’Autorità” o “Agcom”) n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013, pubblicata sul sito dell’Autorità in data 18 dicembre 2013, recante l’approvazione del «Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70» (in poi, anche “il Regolamento”), nonché l’Allegato A alla medesima delibera, contenente il testo del regolamento approvato.
1. Violazione del principio di legalità e di riserva di legge nell’approvazione della Delibera 680/2013;
3. Inesistenza e/o nullità dell’atto per usurpazione del potere e/o incompetenza assoluta dell’Agcom per difetto di attribuzioni; Violazione dell’art 23 della Costituzione. Violazione degli artt. 2, 21, 41, della Costituzione.
5. Violazione e falsa applicazione dell’art 182 bis L.d.A. Falsa applicazione dell’art. 1, comma 6, lett. b), punto 4 bis, Legge 31 luglio 1997, n. 249;
6. Violazione e falsa applicazione dell’art 32 bis D.lgs 177/2005, in riferimento alle legge 633/1941 ed al Codice delle Comunicazioni elettroniche;
7. Eccesso di potere per totale difformità del provvedimento finale 680/2013 da quanto emerso in sede di indagine conoscitiva sul diritto d’autore dalla stessa Agcom. Perplessità, violazione del principio di ragionevolezza tecnica. Sotto altro profilo, eccesso di potere per contraddittorietà manifesta di quanto stabilito da Agcom con la delibera 398/2011;
8. Eccesso di potere per violazione del principio di imparzialità e di pubblicità dell’attività della pubblica amministrazione. Difetto di istruttoria. Violazione del principio di partecipazione procedimentale;
9. Carenza di motivazione e di istruttoria per assenza di analisi di impatto, violazione e/o falsa applicazione dell’art 13, commi 8 e 9, del Codice delle Comunicazioni Elettroniche;
10. Eccesso di potere dell’Agcom e difetto di proporzionalità: violazione del principio di imparzialità nel porre a carico solo degli operatori di comunicazione elettronica l’onere economico degli Ordini di Agcom. Mancata comparazione degli interessi coinvolti, sviamento. Ingiustizia manifesta;
13. Violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa e dei principi di effettività della tutela giurisdizionale e di certezza del diritto. Violazione dei principi di cui all’art 2 e 24, 2° comma, della Costituzione. Eccesso di potere per mancanza di idonei parametri di riferimento che consentano di assicurare ad ogni cittadino eguale trattamento;
16. Violazione di legge per contrasto delle disposizioni regolamentari Agcom con le norme primarie. Applicazione di sanzioni amministrative inesistenti nel panorama del diritto d’autore;
17. Violazione dei principi Comunitari di adeguatezza e proporzionalità nell’irrogazione delle misure. Contrarietà degli ordini di rimozione selettiva e inibizione con la giurisprudenza comunitaria e con i principi stabiliti dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo nel caso EDU Yldirim v. Turkey;
18. Violazione dei principi di adeguatezza, di proporzionalità e ragionevolezza del regolamento sub specie art. 9 dell’allegato A. Illogicità e contraddittorietà, mancata comparazione degli interessi coinvolti, sviamento, violazione degli artt. 3, 4 e 27 Cost;
19. Contrarietà dell’art. 9 del Regolamento con l’art. 21 della Costituzione, violazione dell’art 24, 2° comma, della Costituzione: violazione del principio di legalità sub specie: determinatezza e tassatività dell’illecito amministrativo. Violazione dell’art. 1 legge 689/81 e art. 25, 2° comma Costituzione;
4. Si è altresì costituita in giudizio la Rai – Radiotelevisione Italiana Spa, senza formulare difese scritte.
5. Si sono, inoltre, costituiti in giudizio ad opponendum, per contestare la ammissibilità e fondatezza del ricorso, la Società Italiana Autori ed Editori (“Siae”) e Confindustria Cultura Italia-Federazione Italiana dell’Industria Culturale.
Con il primo motivo, si contesta l’assenza di una norma attributiva in grado di conferire all’Agcom il potere di adottare il regolamento impugnato e la conseguente violazione del principio di legalità.
Con il secondo motivo, i ricorrenti deducono l’assenza di un potere regolamentare sul diritto d’autore on line in capo ad Agcom, poiché il presupposto base richiamato dall’Autorità (il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, recante “Attuazione della direttiva 2000/311CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno”) non si riferisce al diritto d’autore e contiene solo previsioni “positive” sullo sviluppo del commercio attraverso internet, tra le quali il principio di irresponsabilità dei provider per gli illeciti commessi dagli utenti attraverso i loro servizi.
Il quarto, quinto e sesto motivo mirano a dimostrare che un simile potere non può essere ricavato dalle fonti normative esistenti, quali la legge n.249/97 (n.3 dell’art. 1, comma 6, lettera b), istitutiva di Agcom, l’art. 182 bis L. 633/1941 (cd. L. sul diritto d’autore), la legge n.481/95 e l’art. 32 bis del d.lgs. n. 177/2005.
Occorre muovere dall’art. 1 della Legge 21 luglio 1997, n. 249 che, nell’istituire l’Autorità per le garanzia nelle comunicazioni, le attribuisce competenze regolamentari “nel rispetto delle norme dell’Unione europea, per la disciplina delle relazioni tra gestori di reti fisse e mobili e operatori che svolgono attività di rivendita di servizi di telecomunicazioni” (comma 6, lett. b, n. 3) ovvero per garantire “l’applicazione delle norme legislative sull’accesso ai mezzi e alle infrastrutture di comunicazione” (comma 6, lett. c, n. 2).
In tale ambito, di particolare rilevanza è l’art. 1, comma 6, lett. b), n. 4-bis della Legge n. 249 del 1997, che affida all’Autorità “i compiti attribuiti dall’articolo 182-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni”, sul diritto di autore.
La norma attribuisce ad Agcom e Siae “nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla legge”, e al fine di prevenire ed accertare le violazioni della legge sul diritto di autore, precipui compiti di vigilanza.
Tuttavia, al fine di garantire tutela efficace del diritto d’autore, il prestatore è tenuto a collaborare con l’autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza nel caso in cui venga a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un destinatario dei suoi servizi. In particolare, il predetto soggetto “è comunque tenuto a informarne immediatamente l’autorità giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza”, rispondendo del fatto che, ove richiesto dall’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non abbia agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto” (cfr. art. 17); in questo ambito, gli può anche venire richiesto di intervenire per rimuovere dal sito le informazioni illecite o disabilitarne l’accesso (artt. 14, 15 e 16, ult. co.).
10. Con il terzo motivo di gravame le ricorrenti contestano la legittimità dei provvedimenti dell’Autorità che impongono obblighi di facere in capo agli operatori di comunicazione elettronica, lamentando la violazione dell’articolo 23 della Costituzione.
11. Con il quarto motivo di ricorso le ricorrenti denunciano l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto emanato in violazione della direttiva 2004/48/CE, attuata con decreto legislativo n. 140/2006, che conferirebbe il potere di emanare provvedimenti inibitori alla sola autorità giudiziaria, nonché della direttiva 2001/29/CE, attuata con decreto legislativo n. 68/2003, che non stabilisce regole per gli intermediari.
Le censure sono infondate, in quanto le richiamate direttive non riguardano la disciplina giuridica del commercio elettronico (direttiva 2000/31/CE), che radica la vigilanza dell’Agcom sugli intermediari (anche) a tutela del diritto d’autore online.
12. Venendo invece alle doglianze di ordine procedurale, con il settimo motivo di ricorso le ricorrenti lamentano la “totale difformità” del provvedimento impugnato dalle risultanze dell’indagine conoscitiva condotta a partire dal 2010 e dallo Schema di Regolamento di cui alla delibera n. 398/ 11/CONS.
La censura è infondata, in quanto la lunga ed articolata consultazione avviata dall’Agcom resta un’attività di sostegno, ausiliaria rispetto alla competenza amministrativa svolta, diretta ad analizzare un dato settore al fine di individuarne le criticità ed i possibili strumenti di intervento, e non può né confermare né negare le competenze di legge (e le responsabilità) dell’amministrazione. A propria volta, lo schema di delibera elaborato in tale ambito non può essere considerato una sorta di provvedimento anticipato sul quale gli operatori possano maturare un legittimo affidamento e sufficiente a generare di per sé l’illegittimità delle eventuali difformità del provvedimento finale.
13. Con l’ottavo motivo di ricorso le ricorrenti lamentano un “irrimediabile vizio procedimentale” per non aver l’Agcom inserito i pareri dei giuristi nel Fascicolo della Consultazione pubblica. Trattasi di doglianze, ancorché solo formali, prive di fondamento, non essendovi un obbligo di acquisizione al procedimento delle riflessioni di carattere scientifico rilasciate a titolo personale, che al contrario ben possono essere valutate dall’interprete della legge, al pari di ogni altra circostanza, al fine di valutare l’opportunità e la stessa legittimità del procedimento impugnato.
14. Con il nono motivo di ricorso i ricorrenti lamentano la presunta assenza di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) rispetto all’adozione del regolamento, ma nel vigente ordinamento, osserva il Collegio, l’AIR non è soggetta a formule sacramentali la cui violazione possa incidere sulla legittimità della decisione finale.
15. Con il decimo motivo di ricorso le Ricorrenti lamentano che i costi delle rimozioni sono integralmente a carico degli internet service provider, mentre i titolari del diritto d’autore, che non incontrano limiti nel numero di segnalazioni che possono avanzare, non contribuiscono in alcun modo al bilancio dell’Autorità. Anche la doglianza in esame, come evidenziato dalle resistenti, non appare peraltro decisiva, in quanto nell’esercizio dei poteri di vigilanza e di tutela dell’amministrazione non può farsi discendere dall’assenza del contributo un diniego di tutela, non trattandosi di prestazioni corrispettive, mentre secondo la vigente normativa comunitaria e nazionale gli ISP possono ben essere destinatari di provvedimenti dell’Autorità di vigilanza diretti a limitare le “esternalità negative” della loro attività economica, come già accade, ad esempio, in relazione ai giochi illegali online.
16. Con l’undicesimo motivo di ricorso le ricorrenti lamentano anche la difformità tra le definizioni contenute nella legge sul diritto d’autore e quelle di cui al Regolamento impugnato, con particolare riguardo alla definizione di «opera digitale».
La censura non risulta, peraltro, particolarmente pregnante, in quanto il principale disallineamento, ovvero la limitazione all’opera “diffusa su reti di comunicazione elettronica”, è semplicemente dovuta all’esigenza di delimitare i confini dell’ambito d’intervento dell’Autorità, allineandoli al suo ambito di vigilanza.
17. Con il dodicesimo motivo di ricorso le ricorrenti contestano la sussistenza di un fondamento al potere dell’Autorità in tema di promozione di codici di condotta e di promozione del mercato legale; potere che spetterebbe, per legge, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Peraltro la questione, osserva il Collegio, non appare utile ai fini della decisione del ricorso, che concerne invece l’adozione di provvedimenti coercitivi ed interdittivi, rispetto ai quali resta estranea ogni pretesa finalità pedagogica o promozionale.
18. Con il tredicesimo e quattordicesimo motivo di ricorso le ricorrenti lamentano la violazione del principio nazionale e comunitario del “contraddittorio”, sotto il duplice profilo del “salto” dei soggetti (uploader o gestore della pagina web) “irrintracciabili” e della eccessiva brevità dei termini concessi ai soggetti “rintracciati” e chiamati a partecipare al procedimento. Sollevano pertanto anche una questione pregiudiziale comunitaria.
Anche le censure e la richiesta in esame vanno peraltro rigettate, essendo quanto meno improprio lamentare la violazione del principio del contraddittorio, che contraddistingue il processo o al più un procedimento amministrativo di natura contenziosa, mentre qui opera un procedimento di natura meramente amministrativa, caratterizzato dal meno pregnante principio della partecipazione procedimentale, che va ponderata con le eventuali ragioni d’urgenza. A tale riguardo, precisano le resistenti che la previsione di termini brevi risponde all’esigenza di assicurare efficacia e certezza alle situazioni giuridiche tutelate, in un contesto digitale che impone la necessaria tempestività degli interventi amministrativi a tutela del diritto d’autore per garantirne l’efficacia.
19. Con il diciassettesimo e diciottesimo motivo le ricorrenti censurano la pretesa ampiezza ed eccessiva genericità dei poteri attribuiti dal regolamento all’Agcom, in violazione di canoni di adeguatezza, di specificità e proporzionalità delle misure.
20. Con il diciannovesimo motivo di ricorso le ricorrenti contestano la legittimità della procedura abbreviata così come declinata all’art. 9 del Regolamento impugnato. E ciò sia in virtù della rilevata difformità dei presupposti legittimanti il ricorso a detta procedura rispetto ai requisiti richiesti in sede civile e penale per la concessione di un’inibitoria; sia in ragione di una presunta disparità di trattamento tra categorie di soggetti, potendo chiedere la procedura abbreviata solo i titolari dei diritti che si assumo violati.
Nemmeno tale censura può trovare accoglimento, in quanto il procedimento abbreviato previsto dall’articolo 9 del Regolamento risponde all’esigenza di rapidità dell’azione a tutela del diritto d’autore online, considerato anche che, in accoglimento delle osservazioni della Commissione europea, oltre che sulla spinta delle istanze presentate nel corso della consultazione pubblica, tutti i termini previsti nell’iniziale schema di regolamento approvato il 25 luglio 2013 sono stati estesi nella versione finale.
21. Con il ventesimo e ultimo motivo di ricorso le ricorrenti affermano che le osservazioni della Commissione europea sono state completamente disattese dall’Autorità nella redazione del Regolamento impugnato. Anche tale ultima censura è peraltro destituita di fondamento, in quanto con la delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013 l’Autorità ha dato avvio alla Consultazione pubblica sullo schema di regolamento ed ha comunicato quel testo alla Commissione europea il 2 settembre 2013, conformemente a quanto previsto dalla direttiva 98/34/CE (cd. direttiva trasparenza), astenendosi dall’adottare il regolamento in modo definitivo per il periodo previsto (cd. periodo di stand still); ma, fermo restando il rispetto degli eventuali atti della Commissione, ciò non determina un obbligo giuridico di pedissequo adeguamento o di motivazione aggravata rispetto ai singoli punti delle osservazioni eventualmente rese dalla stessa Commissione.
In particolare, la Commissione europea il 3 dicembre ha comunicato le proprie osservazioni sullo Schema di regolamento ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della direttiva n. 98134/CE, ed a seguito dell’invio del testo finale riformulato con nota del 28 gennaio ha informato l’Agcom di non avere ulteriori commenti o osservazioni.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017 con l’intervento dei magistrati:
Prossimo Corte di Giustizia Europea, Sez. II, Sentenza C-615-15 del 14 giugno 2017