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Timestamp: 2020-02-18 01:42:11+00:00
Document Index: 119462097

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ']

Il datore di lavoro che ti “spia“ è fuori legge! Anche se lo fa “a fin di bene“!
Il datore di lavoro che ti "spia" è fuori legge! Anche se lo fa "a fin di bene"!
Controllo a distanza dei lavoratori: quali garanzie procedurali e tutela della privacy
Tanto per cominciare l'associazione Avvocati al Tuo Fianco vi fornisce una versione integrale dell'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori che viene posto a fondamento dell'articolo e delle sentenze in esso citate.
"ART. 4 - STATUTO DEI LAVORATORI
Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l'Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, dettando all'occorrenza le prescrizioni per l'adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti. Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale."
Stante quanto dichiarato e stabilito dall'articolo appena citato, il controllo a distanza del lavoratore posto in essere dal datore di lavoro e definito controllo "difensivo" in quanto avente finalità di monitoraggio dell'account di posta aziendale del dipendente e della sua navigazione internet per tutela delle attività aziendali, viola il diritto alla riservatezza del lavoratore e deve ritenersi illegittimo.
E' ugualmente fuori legge il controllo della navigazione internet e dell'uso del telefono aziendale. Strumenti di controllo delle attività in oggetto sono ammessi dal diritto solo se attivati dal titolare dell'azienda avendo osservato la procedura di garanzia prevista dall'art. 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori. Tale procedura impone il preventivo accordo sindacale (o l'autorizzazione amministrativa dell'Ispettorato del lavoro), nonché il consenso individuale del lavoratore e il rilascio delle informative previste dal Codice della Privacy. [Nella specie la pronuncia riguarda la versione dell'articolo 4 ante riforma ex D.lgs. n. 151/2015, che ha sottratto gli “strumenti di lavoro” alle procedure di autorizzazione, ma in larga misura è valida anche alla nuova versione della norma]. Si veda anche la sentenza della Corte cassazione, sezione I, 19 settembre 2016 n. 18302.
Sempre in materia di lavoro subordinato anche l'impiego del badge elettronico per attuare un controllo a distanza del lavoratore risulterebbe lesivo, secondo la legge, della libertà e dignità del lavoratore. Il badge elettronico infatti, pur essendo riconosciuto quale mezzo idoneo a rilevare l'ingresso e l'uscita del dipendente, ove sia utilizzato anche per controllare il rispetto dell'orario di lavoro e della correttezza dell'esecuzione della prestazione lavorativa, rilevando pause, sospensioni e permessi e consentendo di comparare immediatamente i dati di tutti i dipendenti, realizzando in tal modo un controllo continuo, permanente e globale, si configura come strumento di accertamento sul quantum dell'adempimento contrattuale e come tale illegittimo ai sensi dell'articolo 4, comma 2, dello Statuto dei lavoratori se non
rispettate le garanzie procedurali dallo stesso previste. Si veda anche la sentenza della Corte cassazione, sezione Lavoro, 13 maggio 2016 n. 9904.
Cosa accade invece, nel caso in cui il datore di lavoro installi impianti audiovisivi o altre apparecchiature di sorveglianza a distanza? Rispetto all'art. 4 anche questi artifici risultano violazioni dei diritti del lavoratore alla sua privacy quando siano diretti unicamente a verificare l'esatto adempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto di lavoro. Il divieto si riferisce quindi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, mentre non è precluso a quest'ultimo, al fine di dimostrare l'illecito posto in essere da un proprio dipendente, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall'azienda da soggetti terzi, del tutto estranei all'azienda e ai lavoratori dipendenti della stessa, con la conseguenza che tali risultanze possono essere legittimamente utilizzate nel processo dal datore di lavoro. SI veda anche la sentenza della Corte cassazione, sezione Lavoro, 17 febbraio 2015 n. 3122.
Anche chi opera in un call center è egualmente tutelato per quanto attiene la sua privacy dall'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. Infatti non è consentito al datore di lavoro effettuare la registrazione delle telefonate degli operatori di call center, senza aver adottato idonei sistemi di filtraggio delle telefonate per non consentire di risalire all'identità del lavoratore, e dunque allo scopo di valutarne la produttività. I dati raccolti attraverso le registrazioni non possono dunque essere utilizzati per provare l'inadempimento contrattuale del dipendente in caso di licenziamento. Devono invece essere osservate tutte le garanzie procedurali previste dallo Statuto dei lavoratori a tutela della libertà e della dignità dei lavoratori. Si veda anche la sentenza Corte cassazione, sezione Lavoro, 1° ottobre 2012 n. 16622.
Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco vi invita, nel caso in cui stiate vivendo una situazione di controllo oppressivo delle vostre attività quotidiane da parte del datore di lavoro, a contattarci ed esporci la vostra situazione. Potreste avere diritto ad agire nei suoi confronti e ad ottenere un giusto risarcimento. Siete stati licenziati a seguito di comportamenti lesivi della vostra privacy da parte del datore di lavoro? Rivolgetevi all'Associazione Avvocati al Tuo Fianco perchè, a maggior ragione, potreste avere diritto ad agire in vostra tutela e in senso favorevole ad un risarcimento.