Source: http://www.paoloalfano.it/2010/04/01/guida-in-stato-di-alterazione-psico-fisica-lammissione-di-previa-assunzione-di-stupefacenti-non-integra-il-reato-ex-187-c-d-s/
Timestamp: 2019-07-17 09:33:09+00:00
Document Index: 73160135

Matched Legal Cases: ['art. 187', 'art. 186', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 187', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 186', 'art. 187', 'sentenza ']

Guida in stato di alterazione psico-fisica: l'ammissione di previa assunzione di stupefacenti non integra il reato ex 187 c.d.s. | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
Guida in stato di alterazione psico-fisica: l’ammissione di previa assunzione di stupefacenti non integra il reato ex 187 c.d.s.
La condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 Cod. della Strada non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida in stato d’alterazione psico-fisica determinato da tale assunzione. Perché possa dunque affermarsi la responsabilità dell’agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato d’alterazione causato da tale assunzione.
Mentre per affermare la sussistenza della guida in stato di ebbrezza alcolica è sufficiente, che vi sia una prova sintomatica dell’ebbrezza o che il conducente del veicolo abbia superato uno dei tassi alcolemici indicati nel comma 2° dell’art. 186 C.d.S.; per affermare la sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 187 C.d.S. è necessario sia un accertamento tecnico-biologico, attraverso cui provare la situazione di alterazione psico-fisica.
Cassazione, Sez. IV, 23 febbraio 2010, n. 7270
(Pres. Morgigni – Rel. Izzo)
1. Con sentenza del 11/6/2007 il Tribunale di Padova, condannava Omissis per il reato di cui all’art. 187 C.d.S. per avere guidato un’auto in stato di alterazione dovuto all’uso di stupefacenti (fatto acc. in Padova il 24/7/2005).
Osservava la Corte che la responsabilità dell’imputato, pur non emergendo da analisi biologiche, a cui l’imputato si era rifiutato di sottoporsi, emergeva dalla dichiarazioni dei verbalizzanti, i quali avevano visto l’auto circolare a zig-zag; inoltre, durante un controllo effettuato circa 15 minuti prima all’interno di un garage, avevano visto l’imputato gettare in terra una siringa ed un fazzoletto sporco di sangue ed avevano notato un’ecchimosi sul braccio; lo stesso Omissis aveva ammesso in tale occasione agli agenti di essersi poco prima iniettato dello stupefacente.
2.1. la violazione della legge processuale, per avere il giudice, per formare il proprio convincimento, fatto uso di prove inutilizzabili, in quanto vietate dalla legge. Ciò con riferimento alla dichiarazione resa dal Omissis ai verbalizzanti di avere fatto da poco uso di droga e su cui la P.G. non poteva deporre e che in ogni caso erano inutilizzabili ai sensi dell’art. 63 c.p.
Invero le dichiarazioni rese dal Omissis alla Polizia, in garage, non possono considerarsi “indizianti” (art. 63 c.p.p.), in quanto fatte in un momento in cui il predetto ancora doveva mettersi alla guida dell’auto e pertanto non era accusato della contravvenzione di cui al cit. art. 186; inoltre, l’uso personale di stupefacenti non integra alcuna fattispecie delittuosa.
3.2. Quanto alla configurabilità del reato, va osservato che questa Corte di legittimità ha in più occasioni affermato che la condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 Cod. della Strada non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida in stato d’alterazione psico-fisica determinato da tale assunzione. Perché possa dunque affermarsi la responsabilità dell’agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato d’alterazione causato da tale assunzione (Cass. IV, 33312/08, Gagliano).
Nel caso di specie il giudice di merito ha certamente motivato adeguatamente sulla pregressa assunzione di droga da parte del Omissis, ma tale accertamento non è stato supportato da analisi biologiche, sicché non è dato di sapere quale sia stata l’entità dell’assunzione e se la stessa ha indotto uno stato di “alterazione”, ben essendo possibile che la sostanza assunta avesse modesta efficacia drogante.
La Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio, perché il fatto non sussiste.
Questo articolo è stato pubblicato in Codice della strada, Giurisprudenza penale e taggato come Codice della Strada, giurisprudenza penale il 1 Aprile 2010 da Paolo Alfano
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