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Timestamp: 2017-06-24 21:41:53+00:00
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1 FRANCESCO SALVESTRINI Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica. A stampa in Statuti della Repubblica fiorentina editi a cura di Romolo Caggese - Nuova edizione, a cura di G. Pinto, F. Salvestrini, A. Zorzi, Firenze, 1999, I, pp. IX-LII Distribuito in formato digitale da «Storia di Firenze. Il portale per la storia della città» <http://www.storiadifirenze.org>2 Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica *. Quando nel 1910 Romolo Caggese dette alle stampe il più antico Statuto fiorentino del Capitano del Popolo conservato in esemplare non frammentario l opera di edizione dei codici normativi elaborati nella città in epoca comunale, se rapportata all entità delle fonti disponibili, poteva essere definita pressoché inesistente. E ben vero che i cosiddetti Ordinamenti di Giustizia (1293), per la loro peculiarità e la loro importanza in relazione alla storia politica della Repubblica, erano stati impressi fin dal secolo XVIII, ed avevano suscitato un forte interesse storiografico, sia in ambito italiano che presso studiosi stranieri 1. Molto diversa, però, ancora nel tardo Ottocento, si presentava la situazione degli Statuti del Comune. L ampia e importantissima normazione trecentesca era infatti rimasta quasi soltanto manoscritta 2. * ABBREVIAZIONI: ASF = Archivio di Stato di Firenze; ASI = Archivio Storico Italiano ; lib. = libro; rub. = rubrica; cc. = carte. 1 Cfr. l edizione dei testi in F. BONAINI, Gli Ordinamenti di Giustizia del Comune e Popolo di Firenze compilati nel 1293, e nuovamente pubblicati da F. B., soprintendente al R. Archivio di Stato, sopra l abbozzo che si conserva nel medesimo Archivio, ASI, n. s., I, 1855, disp. 1, pp. 1-93; G. SALVEMINI, Magnati e Popolani in Firenze dal 1280 al 1295, Firenze, Carnesecchi 1899 (rist. senza appendice documentaria a cura di E. Sestan, Milano, Feltrinelli 1966), Appendice XII, pp ; edizioni proposte in ristampa anastatica nel volume Florentia Mater, Ordinamenti di Giustizia, , a cura di F. Cardini e P. Pastori, Firenze, SP 44 Editore La più antica versione tipografica del dettato si trova comunque in I. DI SAN LUIGI, Istoria fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani, in Delizie degli eruditi toscani, t. IX, v. III, In Firenze, per Gaetano Cambiagi 1777, pp ; seguita da quella in V. FINESCHI, Memorie istoriche che possono servire alle vite degli uomini illustri del Convento di Santa Maria Novella dall anno 1221 al 1320, in Firenze, per Gaetano Cambiagi 1790, I, pp ; e da quella di P. EMILIANI- GIUDICI, Storia politica dei Municipj italiani, Firenze, Le Monnier 1851, III-IV, pp (ediz. degli Ordinamenti di giustizia in volgare, ). Si vedano quindi gli studi di K. VON HEGEL, Die Ordnungen der Gerechtigkeit in der Florentinische Republik, Erlangen 1867; P. FANFANI, Gli Ordinamenti di giustizia della Repubblica fiorentina e Dino Compagni, estr. da Il Buonarroti, serie II, X, 1875, pp. 3-19; I. DEL LUNGO, Dino Compagni e la sua Cronica, Firenze, Le Monnier 1879, I, parte I, pp ; G. SALVEMINI, Gli Ordini della giustizia del 6 luglio 1295, ASI, serie V, X, 1892, pp (cfr. ID., Magnati e Popolani, pp ); P. VILLARI, I primi due secoli della storia di Firenze. Ricerche, Firenze, Sansoni , 2 voll. (rist. in vol. unico Firenze 1905; Firenze [1945]), in partic. il cap. VIII, pp dell ediz. 1905; oltre, naturalmente, a SALVEMINI, Magnati e Popolani; e N. OTTOKAR, Il Comune di Firenze alla fine del Dugento, Firenze, Vallecchi 1926, rist. Torino, Einaudi 1974 (su questi testi E. SESTAN, Salvemini storico del Medioevo, in Atti del Convegno su Gaetano Salvemini, Firenze, 8-10 novembre 1975, Milano, Il Saggiatore 1977, pp : p. 51). Recentemente è tornata su un aspetto particolare del tema CH. KLAPISCH-ZUBER, Vrais et faux magnats. L application des ordonnances de Justice au XIVe siècle, in Magnati e popolani nell Italia comunale, Atti del Convegno di Pistoia, maggio 1995, Pistoia, Centro Italiano di Studi di Storia e d Arte 1997, pp Per un bilancio della storiografia cfr. i contributi de Ordinamenti di giustizia fiorentini, Studi in occasione del VII centenario, a cura di V. Arrighi, Firenze, Edifir 1995 (Archivio di Stato di Firenze, Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, 4). 2 Pochissime, infatti, le parziali edizioni di testi statutari del secolo XIV, fra cui possiamo ricordare la Legge suntuaria fatta dal Comune di Firenze nel 1355 e volgarizzata nel 1356 da ser Andrea Lancia, stampata ora per la prima volta da Pietro Fanfani con note e dichiarazioni, L Etruria. Studi di filologia di letteratura e di pubblica istruzione e di belle arti, I, 1851, pp Per altri riferimenti bibliografici cfr. Catalogo della raccolta di Statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei Comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal Medioevo alla fine del secolo XVIII, a cura di C. Chelazzi, III, Roma, Biblioteca del Senato della Repubblica 1955, pp , in partic. pp ; ed anche oltre nel presente testo.3 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 2 Risaliva agli anni la pubblicazione degli ultimi codici dispositivi del governo repubblicano, ossia di quelli composti nel La loro versione tipografica si era ad un tempo configurata come ambiziosa operazione squisitamente erudita, volta a far conoscere le leggi del passato, e quale risposta all esigenza di rendere disponibili le parti ancora in vigore della silloge normativa. Il libro secondo degli Statuti, detto Forense, contenente le cause di diritto civile, aveva infatti mantenuto la sua antica vigenza; destinata a rimanere fino all introduzione del Codice portato in Toscana dalle armi napoleoniche 4. L assenza di una stampa in epoca precedente faceva seguito alla mancanza di interventi editoriali fra secolo XV e tardo Cinquecento, allorché quasi tutte le città della regione avevano inteso procedere, per ragioni di prestigio, a una resa tipografica dei loro ordinati maggiori 5. Nel 1882 Giuseppe Rondoni compiva una prima indagine sui più antichi frammenti degli Statuti fiorentini composti fra XIII e XIV secolo, esaminando soprattutto le numerosissime carte comprese nel fondo Diplomatico dell Archivio di Stato. Egli raccoglieva e pubblicava trentotto copie di rubriche, quasi tutte anteriori ai primi codici conservati, relative al periodo Nel commento ai testi il curatore evidenziava l eccezionalità della situazione fiorentina, diversa da quella riscontrabile in altri centri della Toscana. La città, infatti, mancava di testi statutari tràditi organicamente dalla prima età comunale; mentre ad esempio per Pistoia oppure per Pisa si conservavano brevia, ordinamenta e Costituti risalenti, in alcuni casi, al secolo XII 6. 3 Statuta Populi et Communis Florentiae, publica auctoritate collecta, castigata et praeposita, anno Salutis MCCCCXV, Friburgi [ma Firenze], Apud Michaelem Kluch, tomi III (il primo manca della data cronica, il secondo è datato 1778, il terzo 1781). Su questa edizione, il cui inizio in piena età leopoldina coincide con la prima stampa degli Ordinamenti di giustizia e col primo studio condotto dal Salvetti sulla normativa statutaria fiorentina (1777; cfr. anche la nota seguente), si vedano F. FORTI, Libri due delle istituzioni civili accomodate all uso del foro, Firenze, presso G. P. Viesseux , I, pp ; M. A. MORELLI TIMPANARO, Per una storia di Andrea Bonducci (Firenze, ). Lo stampatore, gli amici, le loro esperienze culturali e massoniche, Roma, Istituto Storico Italiano per l età moderna e contemporanea 1996, pp , in partic. nota Sullo Statuto, N. SALVETTI, Antiquitates Florentinae iurisprudentiam Etruriae illustrantes iuxta Statuti ordinem digestae, [Florentiae] 1777; F. SCLOPIS, Storia della legislazione italiana, Torino, Unione tip. Editrice , II, parte I, pp ; Catalogo della raccolta di Statuti, pp ; R. FUBINI, La vicenda degli statuti fiorentini del 1415, in Statuti e fonti normative cittadine tra Medioevo e prima età moderna, III Convegno del Comitato Nazionale per l Intercomunicazione sugli Statuti e sulle edizioni delle fonti normative, Cagliari, settembre 1996, di prossima pubblicazione. Circa la cultura giuridica che ne fu alla base, M. ASCHERI, I giuristi a Firenze, mater omnis eloquentiae : qualche spunto dal Tre al Quattrocento, in ID., Diritto medievale e moderno. Problemi del processo, della cultura e delle fonti giuridiche, Rimini, Maggioli 1991, pp Per i problemi di vigenza e di interpretazione G. GUIDI, Il governo della città-repubblica di Firenze del primo Quattrocento, Firenze, Olschki 1981, I, Politica e diritto pubblico, pp ; G. GORLA, I tribunali supremi degli Stati italiani, fra i secc. XVI e XIX, quali fattori della unificazione del diritto nello Stato e della sua uniformazione fra Stati (Disegno storico-comparativo), in La formazione storica del diritto moderno in Europa, Atti del III Congresso internazionale della Società Italiana di Storia del Diritto, Firenze, aprile 1973, Firenze, Olschki 1977, I, pp In proposito mi si consenta il rinvio a F. SALVESTRINI, Su editoria e normativa statutaria in Toscana nel secolo XVI, Quaderni medievali, XLVI, 1998, pp In generale cfr. G. CHITTOLINI, A proposito di statuti e copiaticci, jus proprium e autonomia. Qualche nota sulle statuizioni delle comunità non urbane nel tardo medioevo lombardo, in Dal dedalo statutario, Atti dell incontro di studio dedicato agli Statuti, Centro seminariale Monte Verità, Ascona, novembre 1993, Archivio storico ticinese, XXXII, 1995, pp : pp ; Gli Statuti e la stampa, V incontro annuale del Comitato Nazionale per gli Studi e le Edizioni delle Fonti Normative, a cura di S. Neri e R. Dondarini, Bologna, gennaio 1998, in corso di stampa. 6 G. RONDONI, I più antichi frammenti del Costituto fiorentino, Firenze, R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, Le Monnier Uno Statuto del Podestà del 1284 che compare in quest opera (XI, pp ) era stato in parte pubblicato anche da A. F. OZANAM, Documents inédits pour servir à l histoire littéraire de l Italie depuis le VIIIe siècle jusqu au XIIIe avec des recherches sur le Moyen Age italien, Paris, J. Lecoffre 1850 (rist. anast. Leipzig-Paris, H. Welter 1897), pp Sui testi pistoiesi e pisani cfr. ora Statuti pistoiesi del secolo XII, Breve dei Consoli [ ], Statuto del Podestà [ ], a cura di N. Rauty, Pistoia, Società Pistoiese di4 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 3 Nel 1886 Giuseppe Papaleoni, a seguito di una ulteriore ricognizione sulle carte di svariati enti cittadini, pubblicava altri frammenti di norme antecedenti ai codici del secolo XIV 7. Durante lo stesso periodo Ludovico Zdekauer, conducendo una ricerca sull antico morgincap, nonché, più in generale, sul diritto matrimoniale, procedeva a una rilettura delle testimonianze documentarie, che lo portavano a datare al 1221 l esistenza di redazioni statutarie del Comune 8. Dieci anni dopo Gaetano Salvemini, in un suo contributo apparso sulle pagine dell Archivio Storico Italiano, analizzava per la prima volta i grandi Statuti trecenteschi, compresi quelli destinati, nel giro di pochi anni, ad essere oggetto di edizione da parte del Caggese 9. Nel medesimo arco di tempo veniva condotta la pubblicazione dei più antichi documenti in senso lato legislativi emanati a più riprese dal Comune fiorentino, attività promossa, per fare alcuni nomi, soprattutto da Santini, Guasti, Paoli e Gherardi 10. L opera del Caggese, sollecitata e sostenuta dal suo maestro Villari e supportata finanziariamente dal Comune di Firenze, si prefiggeva dunque, in maniera esplicita, di colmare un vuoto ormai non più tollerabile. Il curatore voleva fornire alla comunità degli studiosi, allora come mai interessata alla materia, l edizione del più antico Statuto del Capitano, nella prospettiva di far seguire in tempi forse più brevi di quelli che poi effettivamente gli furono necessari, anche la stampa dello Statuto nomine Potestatis. L intento di favorire un immediata fruizione del testo normativo nella sua presunta interezza e in forma quanto più possibile agevole alla lettura, condizionò, come vedremo, il risultato e la fortuna dell operazione editoriale compiuta da Caggese, destinata a differenziarsi in misura notevole da altre imprese analoghe, anteriori e coeve. Prima, però, di avanzare un commento circostanziato al lavoro del Caggese editore di Statuti, occorre procedere all analisi dei codici manoscritti, sia in rapporto ai due di cui lo storico si servì per rendere la legge del Capitano e del Podestà, sia per fare riferimento agli altri volumi originali che contengono, in varia misura, la stessa materia giuridica, ma dei quali il curatore, per ragioni che vedremo, non poté o non intese programmaticamente servirsi. Storia Patria 1996; C. STORTI STORCHI, Intorno ai Costituti pisani della legge e dell uso (secolo XII), Napoli, GISEM Liguori G. PAPALEONI, Nuovi Frammenti dell antico Costituto Fiorentino, in Miscellanea Fiorentina di erudizione e storia, Pubblicata da I. Del Badia, I, 1886, n. 5, pp (rist. in 2 voll., Firenze 1902; rist. anast. dei 2 voll., Roma, Multigrafica 1978). 8 L. ZDEKAUER, Il dono del mattino e lo statuto più antico di Firenze, ivi, n. 3, pp G. SALVEMINI, Gli Statuti fiorentini del Capitano e del Podestà degli anni , ASI, serie V, XVIII, 1896, pp (rist. in ID., La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze e altri scritti, a cura di E. Sestan, Milano, Feltrinelli 1972, pp ). Su questo contributo, E. ARTIFONI, Salvemini e il Medioevo. Storici italiani fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori 1990, p. 23, nota 26, e p. 71, nota Cfr. Documenti dell antica costituzione del Comune di Firenze, pubblicati per cura di P. Santini, Firenze, Presso G. P. Viesseux 1895 (Documenti di Storia Italiana, X); Documenti dell antica costituzione del Comune di Firenze, pubblicati per cura di P. Santini, Appendice, Firenze, Olschki 1952 (Documenti di Storia Italiana, XV); I Capitoli del Comune di Firenze. Inventario e regesto, a cura di C. Guasti, Firenze, Cellini , voll. 2; Le consulte della Repubblica fiorentina dall anno MCCLXXX al MCCXCVIII, a cura di A. Gherardi, Firenze, Sansoni , voll. 2; Il Libro di Montaperti (an. MCCLX), Firenze, Cellini L attenzione della storiografia italiana e straniera fra i due secoli verso le testimonianze dell antica legislazione fiorentina emerge, sempre per fare alcuni esempi, da P. SANTINI, Studi sull antica costituzione del Comune di Firenze, La città e le classi sociali in Firenze nel periodo che precede il Primo Popolo, ASI, serie V, XVI, 1895, pp. 3-59; serie V, XXXI, disp. 2, 1903, pp ; XXXII, disp. 3, 1903, pp (rist. anast. Roma, Multigrafica 1972, pp ); D. MARZI, La cancelleria della repubblica Fiorentina, Rocca S. Casciano, Cappelli 1910 (rist. anast. a cura di G. Cherubini, Firenze, Le Lettere 1987), in partic. pp ; B. BARBADORO, Le fonti della più antica legislazione fiorentina, Bologna, Zanichelli 1934; ed anche da C. FREY, Die Loggia dei Lanzi zu Florenz. Eine quellenkritische Untersuchung, Berlin, Verlag von W. Hertz 1885, pp Per un bilancio storiografico, ARTIFONI, Salvemini, pp ; A. ZORZI, L amministrazione della giustizia penale nella Repubblica fiorentina, aspetti e problemi, Firenze, Olschki 1988 (1 ed. 1987), pp. 1-2, in partic. nota 2; nonché il contributo di quest ultimo nel presente volume.5 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 4 Lo Statuto del Podestà del è conservato in tre principali testimoni: ASF, Statuti del Comune di Firenze, 7 (6 nell antica segnatura ancora valida all epoca del Caggese, che infatti indicò il pezzo con questo numero nella sua introduzione; esemplare utilizzato per la versione a stampa; d ora in poi Statuti, 7); ASF, Statuti del Comune di Firenze, 8 (7 nella vecchia segnatura, d ora in poi Statuti, 8); ASF, Statuti del Comune di Firenze, 6 (codice acquisito dall Archivio fiorentino dopo l edizione di Caggese, e quindi sconosciuto al curatore. La sua inserzione ha determinato l alterazione dei numeri progressivi indicanti i pezzi. D ora in poi Statuti, 6) 11. Lo Statuto del Capitano del Popolo compare, invece, in due soli esemplari, di cui uno composito, denominati: ASF, Statuti del Comune di Firenze, 4 (Statuti, 4; codice usato da Caggese); e ASF, Statuti del Comune di Firenze, 5 (Statuti, 5). Importanti frammenti di correzioni e integrazioni alla materia giuridica si trovano poi in ASF, Statuti del Comune di Firenze, 9 (Podestà) e 21 (Podestà e Capitano) (Statuti, 9 e 21). Data l estrema sintesi delle descrizioni codicologiche fornite dal curatore nell Avvertenza ai due volumi; considerato che queste sono talora imprecise e non fanno riferimento, salvo brevissimi accenni, ai testimoni trascurati nella versione a stampa, daremo dei singoli pezzi una più articolata illustrazione. Occorre però tenere presente che tali manoscritti sono stati oggetto di un esame accurato in alcuni importanti contributi di cui faremo menzione, rinviando ad essi il necessario approfondimento di determinate problematiche non affrontate in questa sede 12. Del resto, una nuova riflessione circa la data di composizione dei codici e la loro derivazione da antigrafi comuni, nonché sulla complessa stratificazione testuale connessa al susseguirsi delle numerose revisioni, sarà il tema fondante della necessaria premessa a una nuova edizione critica degli Statuti in questione, e non può trovare spazio nelle pagine introduttive di una ristampa condotta con altri intendimenti. All esame dei manoscritti faranno seguito alcune note sul trattamento delle fonti da parte del curatore e sul contesto culturale nel quale egli operò. Passeremo quindi a ricordare quelle che furono, all epoca, le non benevole reazioni della comunità scientifica al primo dei due volumi fatto uscire da Caggese; nel difficile rapporto fra tradizione erudita e istanze di rinnovamento proposte dallo studioso. Lo Statuto del Comune di Firenze nomine Potestatis, datato da Caggese 14 marzo 1325 (1324 stile fiorentino), oggetto della sua trascrizione, è contenuto in un codice pergamenaceo, latino, di cc. 205 modernamente numerate a penna, misuranti mediamente 11 Esamineremo i testimoni partendo dal volume trascritto dal curatore (Statuti, 7), passando poi a quello che gli servì per alcune integrazioni (Statuti, 8) e infine al codice che gli era sconosciuto (Statuti, 6). Tale ordine non riflette, ovviamente, né la successione dei pezzi all interno dell ordinamento archivistico né la presumibile data di composizione dei testi. 12 Cfr. SALVEMINI, Gli Statuti; P. SANTINI, Le più antiche riforme superstiti dei costituti fiorentini del Comune e del Popolo, ASI, LXXIX, 1921, disp. 3-4, pp ; R. PALMAROCCHI, Contributi allo studio delle fonti statutarie fiorentine. Il Costituto del podestà del , ASI, serie VII, LXXXVIII, 1930, pp Si rimanda in toto a questi saggi per il problema connesso alla periodicità, regolarità e durata delle revisioni statutarie, con particolare riferimento alle concezioni del Santini e alle correzioni che gli furono apportate dal Palmarocchi (cfr. specialmente pp del suo intervento). Una scheda sintentica su alcuni di tali codici compare in Catalogo della raccolta di Statuti, pp Cfr. anche G. GUIDI, I sistemi elettorali agli uffici del Comune di Firenze nel primo Trecento. Il sorgere della elezione per squittino ( ), ASI, CXXX, 1972, disp. III-IV, pp : p. 385, nota 67; ID., Il governo, I, pp Sulla tradizione archivistica dei manoscritti, le revisioni arbitrali e giurisperitali dei medesimi, le biografie di notai e giuristi che parteciparono alle riforme statutarie, le provvisioni e gli altri provvedimenti normativi all origine di queste, con un inventario descrittivo dei pezzi ed ulteriori indicazioni circa la loro composizione e datazione, è in preparazione un lavoro di G. Biscione dal titolo Il fondo Statuti del Comune di Firenze nell Archivio di Stato: tradizione archivistica e ordinamenti. Saggio archivistico e inventario.6 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 5 mm I fogli sono in larga misura rifilati, ma su molti restano i fori della rigatura a secco. Il volume, di struttura non complessa, è formato da 28 fascicoli: 4 quaderni, 1 bifolio, 4 quaderni, 1 duerno, 1 bifolio, 4 quaderni, 1 quinterno, 1 quaderno meno una carta, 4 quaderni, 1 ternione, 1 bifolio, 4 quaderni, 1 ternione con le ultime 2 cc. in forma di brachetta. Il quaderno, unità fondamentale della fascicolazione, risulta molto probabilmente dall inserzione di 4 bifolii. Le cc. contenenti i rubricari, testi accessori rispetto al corpo principale dei libri, formano fascicoli costruiti distintamente dal supporto, in diretta dipendenza dalla loro variabile lunghezza. Non vi è condivisione del fascicolo al momento del passaggio da un libro all altro, forse per marcare l individualità delle singole distinzioni e perché ognuna di esse fu redatta da una mano diversa, oppure dalla stessa mano nel corso di fasi successive, in un lavoro di stesura strutturato per moduli e pianificato in relazione al succedersi dei libri stessi. Il manoscritto si apre con il lato carne, e sempre il lato carne mostra il recto della prima carta di ciascun fascicolo. La disposizione dei bifolii all interno dei fascicoli e la serie di questi nell ambito del codice evidenzia il rispetto della regola di Gregory 14. La qualità del supporto scrittorio appare elevata, essendo questo privo di malformazioni originarie o di tracce lasciate dagli utensili della scarnificazione. I segni dei follicoli e i punti sul lato pelo delle cc. non sono, in generale, particolarmente evidenti. Il codice presenta una legatura moderna in assi lignei misuranti mm , con un labbro di mm 8 e un unghiatura di mm 9. Il dorso, lungo mm 65, è coperto in pelle, la quale occupa per circa 130 mm la superficie dei piatti. La distanza tra la cuffia e il capitello è grosso modo di 15 mm. Compaiono su ogni piatto quattro borchie metalliche. Le controguardie cartacee, aggiunte col restauro, non sono solidali coi fogli di guardia, anch essi cartacei, posti all inizio ed in fine. Sulla coperta d asse, forse tagliato da una precedente legatura, compare un cartiglio con scrittura d età moderna: Codex membranaceus Statutorum Populi Florentini nomine Potestatis ex publica recensione anni.mcccxxiv.. Sulla costola, sezionata in tre nervi, nei due compartimenti inferiori, talloncini cartacei recano la segnatura antica e quella introdotta successivamente all acquisizione del volume Il codice è stato restaurato tra il 1996 e il 97. Lo stato di conservazione è buono, anche se in alcune cc. l inchiostro risulta parzialmente evanito. A prescindere dalle rare integrazioni a margine, il testo dello Statuto è disposto su un unica colonna con specchio di scrittura variabile, misurante mediamente mm e formato, in genere, da 31 righi per facciata, alla distanza di 7 mm l uno dall altro. La scrittura sta al di sotto della prima linea rettrice. Fra i titoli e le rubriche e fra un articolo e l altro è lasciato, di norma, lo spazio di una linea. Le rubriche seguono in parte una numerazione originaria, in altri casi una serie aggiunta a penna in cifre arabe. Il testo appare vergato da tre mani, secondo quanto evidenziato anche da Caggese 16, in una lictera textualis di modulo medio e di forma elegante. Essa risulta normalmente abbreviata; con differenze formali fra una mano e l altra, poiché il copista che tracciò i libri II e IV presenta effettivamente la grafia più accurata. I testi delle rubriche sono in inchiostro bruno. I loro numeri (quando figurano), i 13 Tale cartulazione, segnata sul recto delle cc. in alto a destra, presenta una lacuna, in quanto la c. 145 non fu originariamente numerata, per cui la 145 bis è in realtà la 146. In basso a destra è stata quindi introdotta una numerazione correttiva, che riparte dalla 145 e giunge alla 205. Questa seconda foliazione, a lapis, figura sul recto in alto a destra di c. 145, e poi sul recto delle cc. in basso a destra dalla 146 (segnata anche 145 bis) alla Per i problemi connessi alla non corretta impaginazione di alcune cc. si rinvia all Avvertenza apposta da Caggese (Statuto del Podestà, Avvertenza, p. V). 15 Le segnature sono: Classe II, Distinzione I., Num. 4, Stanza II, Armad. I. ; Statuti del Comune di Firenze, 7. Esse compaiono in frammenti cartacei anche sul risguardo anteriore. 16 Statuto del Podestà, Avvertenza, p. VI.7 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 6 titoli e i rubricari sono in minio, così come alcune licterae notabiliores, alternate però con l azzurro di altre. Negli articoli di quasi tutti i libri compaiono lettres d attente dello scrittore in alfabeto minuscolo, tracciate con penna a punta aguzza e con inchiostro chiaro a sinistra del margine di scrittura. Ricchi grafemi a penna decorati in azzurro e rosso ornano le capitali delle prime rubriche di ogni libro. Sono bianche le cc. 69v, 72v, 122v, 147v, 167v, 203v, 205. All interno della serie dei quaderni e per ogni quaderno isolato l ordine dei fascicoli è disciplinato dal richiamo 17. Il testo giuridico risulta diviso in cinque libri, tutti preceduti, eccetto il primo, dal relativo rubricario. In più sono presenti quelle che Caggese definisce le costituzioni clementine e quelle fridericiane contro gli eretici 18, nonché la pace del Cardinale Latino 19, poste in appendice al libro IV, ossia nella loro giusta e canonica posizione. Questo codice è quello utilizzato da Caggese come base per l edizione. Egli non conobbe l attuale Statuti, 6; e rifiutò Statuti, 8, perché lo ritenne posteriore e pieno di notazioni non pertinenti alla legge del 22-25; rinviando, però, le spiegazioni della sua scelta al testo dell introduzione che poi non vide la luce 20. Tale manoscritto non è il solo contenente lo Statuto podestarile del 1325 in forma ufficiale. Esso, come vedremo, è di sicuro posteriore a Statuti, 6. Molto probabilmente entrambi derivavano da un exemplar comune, che forse costituiva la copia autentica dalla quale si traevano le versioni integrali oppure quelle parziali ad uso degli uffici. Stando all ipotesi del Palmarocchi, tale archetipo venne distrutto in concomitanza con la revisione del Statuti, 7 presenta nel corpo in libraria gran parte delle integrazioni di Statuti, 6. Tuttavia non si hanno prove che il primo sia stato esemplato sulla base del secondo. In linea di massima il codice in questione contiene il testo normativo del 1322 con parte delle correzioni e degli emendamenti apposti nel A margine vi compaiono chiose e aggiunte degli anni Il codice, mutilo, non è datato. Manca anche la sottoscrizione notarile che, infatti, Caggese recuperò da Statuti, Secondo Salvemini questo testimone fu redatto nel 1353, in previsione della nuova stesura di due anni successiva 23. Nell opinione del Santini andava invece anticipato agli anni Palmarocchi riteneva che non vi fossero elementi sufficienti per procedere ad una datazione precisa, che a suo parere risultava compresa fra il 1325 e il Discutibile, da parte di Caggese, il fatto di non aver riportato nell edizione le costituzioni clementine e quelle federiciane contro gli eretici e la sentenza del Cardinale Latino, per 17 Questo è tracciato sul verso dell ultima carta del fascicolo nella medesima scrittura e con modulo identico al testo. Esso non figura nei quaderni di cc. 25r-32v, 73r-80v, 81r-88v, 89r-96v, 194r-201v. Inseriti entro cornici imprecisamente quadrilatere, nella maggior parte dei casi molto decorate, i richiami occupano una posizione centrale sul margine inferiore delle cc., a una distanza attuale dall orlo delle medesime che oscilla tra i 50 e i 150 mm. 18 Statuti, 7, Constitutiones populares contra hereticam pravitatem, cc. 148r-153r; Leges imperiales contra hereticos, cc. 153r-158v. 19 Statuti, 7, cc. 159r-167r. 20 Cfr. Statuto del Podestà, Avvertenza, p. VI. 21 Cfr. PALMAROCCHI, Contributi, pp Cfr. Statuto del Podestà, Avvertenza, p. VI; e p. 398, nota 134 del volume. 23 Cfr. SALVEMINI, Gli Statuti, pp SANTINI, Le più antiche, pp Egli rilevava anche in quale senso dovesse essere inteso il termine archetipo in rapporto ai codici degli Statuti che riportavano tale dicitura. Esso infatti era valido per quanto afferiva al contenuto giuridico, poiché dai codici si potevano trarre quasi integralmente le riforme legalizzate del 1322 e I volumi in questione non potevano però definirsi archetipi per la loro forma esteriore, dato che si trattava di testimoni apocrifi esemplati integralmente su modelli precedenti (cfr. anche p. 218). 25 PALMAROCCHI, Contributi, pp8 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 7 essere estranee allo Statuto del Podestà 26. Tali testi, infatti, benché di provenienza esterna, venivano ritenuti dagli statutari parti integranti della normativa. Il secondo volume contenente lo Statuto del Podestà, ossia Statuti, 8, è un codice pergamenaceo, latino, di cc. 211 modernamente numerate a penna - più una non cartulata in apertura 27 -, il quale presenta numerose analogie formali e strutturali con Statuti, 7. Le cc. misurano, di media, mm Il codice è rilegato in assi lignei con costola e mezzo piatto coperto in cuoio, le cui dimensioni sono mm , con labbro di mm 10 e unghiatura di mm 20. Il dorso misura circa mm 80. La pelle copre i piatti per mm 140. Compaiono quattro borchie metalliche su ciascun piatto e controguardie cartacee. La legatura è stata restaurata nel Foglio di guardia cartaceo moderno e pergamenaceo antico si trovano all inizio ed in fine del volume. I risguardi non sono solidali con le cc. di guardia. Sul fronte un cartiglio analogo a quello del codice precedente reca: Codex membranaceus archetypus Statutorum Populi Florentini nomine Potestatis, ex publica recensione Anni.MCCCXXIV. ; e, di mano successiva, (1325). Sulla costola, divisa da quattro nervature, alcuni talloncini cartacei riportano l odierna e la precedente segnatura ( 962. ) 28. Il volume è formato da 34 fascicoli: 2 cc. singole, 4 quaderni, 1 bifolio, 4 quaderni, 1 ternione, 1 bifolio, 5 quaderni, 1 bifolio con 1 c. cucita al centro, 1 bifolio, 3 quaderni, 1 26 Statuto del Podestà, Avvertenza, p. VI. In ogni caso il Caggese poteva rifarsi ad un illustre precedente, dato che il Bonaini aveva omesso per programma la trascrizione degli statuta apostolica dalla sua edizione del Breve del Comune pisano relativo al 1287 (cfr. Statuti inediti della città di Pisa dal XII al XIV secolo, Firenze, Presso G. P. Viesseux 1854, 1857, 1870, I, p. XXVI. In proposito cfr. anche I brevi del Comune e del Popolo di Pisa dell anno 1287, a cura di A. Ghignoli, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Fonti per la Storia dell Italia medievale, Antiquitates, 11, 1998, Introduzione, p. CII, in partic. nota 245). Gli Statuta apostolica contra hereticos compaiono nei volumi fiorentini divisi in articoli e corredati di titoli per ciascuno di essi. A tali testi si affiancano (cc. 156v-158v) le costituzioni clementine fratribus ordinis minorum inquisitoribus heretice pravitatis in administratione Tuscie deputatis, datati Perusii,.X. novembris pontificatus n<ost>ri anno primo. Gli statuta apostolica nella forma delle litterae del 1265 novembre 3 e del 1265 ottobre 31, date entrambe da Perugia, contenenti inserte le litterae di Innocenzo IV e le leges di Federico II sulla stessa materia, compaiono a stampa in Laertii Cherubini bullarium sive nova collectio plurimarum constitutionum apostolicarum diversorum Romanorum pontificum a beato Leone primo usque ad S. D. N. Paulum quintum, Romae 1617, I, pp e 113 (Bullarium romanum editio novissima, Lugduni 1673, I, p. 165); cfr. anche A. POTTHAST, Regesta Pontificum Romanorum inde ab a. post Christum natum MCXCVIII ad a. MCCCIV, Berolini, R. De Decker (rist. anast. Graz, Akademische Druck - u. Verlagsanstalt 1957), II, Clemens IV , e Gli edicta federiciani figurano quindi in Constitutiones et acta publica imperatorum et regum. Tomus II. inde ab a. MCXCVIII. usque ad a. MCCLXXII, ed. L. Weiland, Monumenta Germaniae Historica, Legum sectio IV, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Hahniani 1896, pp Per l edizione dei testi esemplati nel breve del Comune pisano del 1287, Ghignoli, I brevi, pp Ricerche in corso sulla circolazione e sulla tradizione di questa normativa antiereticale negli statuti cittadini sono annunciate in H. KELLER, R. SCHNEIDER, Rechtsgewohnheit, Satzungsrecht und Kodifikation in der Kommune Mailand vor der Errichtung der Signorie, in Statutencodices des 13. Jahrhunderts als Zeugen pragmatischer Schriftlichkeit. Die Beispiele aus Como, Lodi, Novara, Pavia und Voghera, hrsg. v. H. Keller u. J. W. Busch, München 1991 (Münstersche Mittelalter-Schriften, 64), pp : p. 182, nota 118. In rapporto ad una realtà specifica, A. PADOVANI, Disposizioni antiereticali negli statuti cittadini e del contado di Imola nel secolo XIV, Studi Romagnoli, XXVI, 1975, pp La cosiddetta Pace del Cardinale Latino è edita in SALVEMINI, Magnati e Popolani, Appendice III, pp ; parzialmente in RONDONI, I più antichi, IX, pp (cfr. in proposito anche R. DAVIDSOHN, Der Friede des Kardinals Latino (1280), in ID., Forschungen zur Geschichte von Florenz, Vierter Teil: 13. und 14. Jahrhundert, Berlin, Mittler und Sohn 1908, pp ). 27 Le cifre sono tracciate in alto sul margine destro delle cc. Figura anche un altra foliazione a penna, anteriore ma non originale, successivamente depennata e sostituita dalla numerazione correttiva suddetta. La doppia serie inizia a c. 15, che nella numerazione invalidata diventava c. 23. La cartulazione correttiva, talora evanita, in alcune cc. è affiancata da una analoga foliazione a lapis. 28 Sulla controguardia anteriore sono collocati due cartigli a stampa con la dicitura: Classe II. Distinzione I. Num. 5. Stanza II. Armad. I..9 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 8 bifolio, 6 quaderni, 1 bifolio, 1 quaderno, 2 duerni (di cui l ultimo con caduta di 1 c.). Richiami a fine quaderno ricorrono in alcuni fascicoli 29. La qualità del supporto varia da un fascicolo all altro. La scrittura è una libraria cancelleresca analoga a quella di Statuti, 7, elegante e tracciata con ductus pacato. Numerose le mani che a più riprese stilarono le rubriche e le riforme a margine, generalmente in corsiva. Un copista ha redatto il corpo in textualis delle distinzioni I, II, IV; un altro quello della III e della V 30. L iniziale d opera è un ricco grafema decorato in azzurro e minio. Analoga decorazione presenta anche la lettera d apertura dei libri III e V; mentre al II e al IV è stato lasciato lo spazio ma non si è tracciata la capitale. Cifre in inchiostro bruno sul recto delle cc. al centro del margine superiore indicano il numero del libro corrente. Sono bianche, o comunque con tracce di testo non identificabile o non pertinente agli statuti, le cc.: 1 (non num.), 93v, 120v, 144v, 178v, 211. Le rubriche seguono quasi sempre una numerazione originaria. Sulla carta d apertura compare la data Come il precedente, anche Statuti, 8 contiene il testo normativo del 1322, ma con vacationes e additamenta del autenticate alla fine del codice, e molte altre note correttive, per lo più in forma di stringa, fatte apporre dai revisori fino agli anni 50. La presenza dei numerosi fogli annessi alla rinfusa in coda al volume, secondo Salvemini si spiegava come conseguenza della raccolta operata per la stesura del Sebbene molte annotazioni siano d epoca successiva rispetto al testo del , oggetto di interesse da parte dell editore, tuttavia il manoscritto avrebbe dovuto essere tenuto presente per le varianti del corpo in libraria rispetto a Statuti, 7. In origine i due codici, per quanto non sincroni, furono infatti composti a breve distanza di tempo l uno dall altro e certamente sulla base di un modello comune 32. Pertanto, anche a prescindere dalle correzioni a margine, limitando l analisi alla stesura in textualis, sarebbe stato necessario da parte del curatore rilevare che il libro I di Statuti, 8 (così come di Statuti, 6) presenta una rubrica in più rispetto al manoscritto adottato per l edizione 33 ; mentre nel libro II la rub. Quod consanguinei et consortes habentes controversiam teneantur ipsam committere in arbitros, è in più al n. XXVI (cc. 46r-47r); per cui tutte le rubriche seguenti presentano in Statuti, 8 un numero d ordine progressivo maggiore di una unità 34. Si può inoltre rilevare che Statuti, 7 contiene una rub. LXXXXVI ( De constituendo sindicum nomine Comunis Florentie pro fratribus minoribus, c. 68r), assente nel testo in libraria di Statuti, 8 e aggiunta a margine di c. 178r, al termine del libro V di tale codice. Nel libro III, le addictiones finali presenti in Statuti, 7 (cc. 117r-122v) mancano nell altro volume; il quale però contiene una serie di riforme pertinenti a questo libro aggiunte in fondo al codice (cfr. infra), non 29 Cc. 36r-43v, 60r-67v, 84r-91v, 92r-99v, 100r-107v, 108r-115v, 129r-136v, 147r-154v, 155r-162v, 163r-170v, 197r-204v. 30 Il testo in libraria è disposto su un unica colonna con specchio di scrittura variabile, misurante mediamente mm SALVEMINI, Gli Statuti, p. 82. Cfr. anche SANTINI, Le più antiche, pp , ; G. BISCIONE, I codici superstiti degli Ordinamenti di giustizia fiorentini, in Ordinamenti di giustizia fiorentini, pp : p Secondo il Santini, Statuti, 8 era la versione più antica, databile intorno agli inizi degli anni 30 (SANTINI, Le più antiche, pp. 189, , ). Per PALMAROCCHI, Contributi, p. 106, andava invece ricondotto al periodo Rub. XXVIII, De electione castellanorum et numero peditum et eorum salario (cc. 31r-31v). Di conseguenza la rub. XXVIII del 7 diventa XXVIIII di 8 e tutte le altre scalano di una unità. Si rilevano solo le principali differenze fra Statuti, 8 e il volume trascritto da Caggese, soprattutto per evidenziare quali discrepanze sussistano fra i testimoni ancora inediti e quello pubblicato, e, pertanto, quale materia legislativa non sia reperibile nel testo a stampa. Per le ulteriori discordanze tra forma e contenuto delle rubb. comuni ai 2 codici cfr. SALVEMINI, Gli Statuti, pp ; e SANTINI, Le più antiche, pp , , In Statuti, 7 tale rubrica compare in fondo al libro come n. [LXXXXVII] (cc. 68v-69v).10 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 9 contemplate in 7. Nel lib. IV la rub. XV bis di Statuti, 7 è la XVI di Statuti, 8, e la numerazione delle rubb. successive risulta diversa di una unità fino alla fine del libro. La rub. LXII di Statuti, 7 ( Quod pecunia que percipitur ex officio inquisitionis heretice pravitatis convertatur in opere Sancte Crucis et Sancte Marie Novelle ) non compare nel testo base di 8, dove è aggiunta in seguito, a margine inferiore di c. 140r, con la dicitura: correctio antiqua ; essa pertanto non figura nella numerazione progressiva delle rubriche. L articolo LXIII di Statuti, 8 ( De muro incepto super pontem Rubacontis complendo, cc. 140r-140v) non si trova in Statuti, 7. Nel lib. V la rub. XXX bis di 7 è la XXXI di 8, quindi anche qui le rubb. scalano di una unità fino alla LXVIIII di 7 ( De domibus magnatum destructis per offensam factam in popularem non reficiendis ), che non compare in 8; per cui la numerazione delle rubb. torna a coincidere nei due codici. L articolo LXXVIIII di Statuti, 7 ( De non laborando corium non concium et de non tenendo in calce corium estivo tempore ), in 8 figura col titolo della rub. successiva, poi abraso. La rub. LXXXXVII di Statuti, 7 De armis in 8 manca del titolo e del numero progressivo, per cui torna la differenza di una unità nella numerazione, da qui in poi a vantaggio di 7. Dalla rub. 112 bis alla 118 gli articoli trascritti da Caggese sono quelli di Statuti, 8, dato che essi non si trovano nell ambito dell altro codice (il curatore però non ha edito il 112, c. 176r, assente in 7). Coerentemente all impostazione del suo lavoro, nel trarre queste rubriche da Statuti, 8, egli ha scartato tutte le modifiche e le integrazioni al testo in libraria. Non si capisce, tuttavia, perché abbia ritenuto di dover trascrivere la rub. De constructione pontis super flumine Sevis prope burgum Sancti Laurentii, che è aggiunta in corsiva a c. 177v da mano successiva e non è compresa nella numerazione del testo base. Infatti essa figura insieme ad altri tre articoli analoghi tra cc. 177v e 178r che l editore non ha preso in considerazione; recuperando invece l autentica del 1325 (c. 178r) 35. Occorre infine rilevare, come già a suo tempo aveva fatto Salvemini, che anche i corpi in textualis di alcune rubriche comuni ai due testimoni presentano fra loro significative discrepanze, per cui certi brani presenti in un codice possono essere omessi, del tutto o in parte, nell altro 36. Tali varianti attestano come i due esemplari manoscritti derivassero in forma diversa da un medesimo antigrafo. Salvemini perveniva comunque alla conclusione che Statuti, 7 conteneva una versione più corretta rispetto all altro esemplare, in quanto ricca di maggiori integrazioni riferibili al , e lo indicava implicitamente quale copia da preferire come base per un eventuale edizione critica del testo. Tuttavia riteneva necessaria la collazione dei due codici, e quella di essi con Statuti, 9 e 21, onde ottenere una lezione quanto più vicina possibile alla stesura del 1322 con le modifiche del Il codice 8 presenta poi, alle cc. 179r-186v, la pace del Cardinale Latino, redatta dalla mano che ha composto i libb. III e V 38. Alle cc. 187r-194v si trovano le riforme numerate CXXXIII-CXLIV (le ultime due non num.), che vanno datate al 1331, 1338, 1340, e poste in aggiunta al libro III (il quale si chiude infatti con rub. CXXXII sia in Statuti, 7 che in Statuti, 6). Ciò risulta dal confronto con Statuti, 9 (1339), e con Statuti, 21, terzo fascicolo (anch esso datato a margine 1339, rubb. CXXXIII-CXLIV, con le ultime due non num.; 35 A quest ultima fu apposta a margine, forse in occasione di una ulteriore revisione, anche una datazione in numeri arabi, SANTINI, Le più antiche, p. 234, si serviva di questa indicazione per confermare una probabile stesura del manoscritto, per la parte in libraria, durante quell anno. PALMAROCCHI, Contributi, p. 104 non dava ad essa alcun rilievo in rapporto alla corretta datazione del codice. Cfr.anche Statuto del Podestà, p Cfr. gli esempi offerti da SALVEMINI, Gli Statuti, p SALVEMINI, Gli Statuti, p Sul margine superiore recto delle cc. compare il numero IIII, ad indicare il libro al quale la pace doveva essere allegata.11 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 10 cfr. infra), i quali contengono il libro III con l aggiunta di queste rubriche 39. Come di prassi tali articoli, pur annessi al suddetto libro, vennero stilati dove c era pazio disponibile, ossia al termine del volume, dopo la fine del libro V. Note a margine spiegano che la materia giuridica di queste integrazioni fu in seguito ritenuta superflua e ricompresa all interno di rubriche già esistenti 40. Come dicevamo, Statuti, 9 (codice contenente il libro III dello Statuto del Podestà secondo la redazione del 1339, sebbene sulla coperta sia identificato come Statuto del Capitano) presenta tutte le citate rubb. (cc. 53r-61v) con la relativa data di approvazione, che è la stessa segnata in Statuti, Tali aggiunte al lib. III, per quanto siano norme tardive, avrebbero potuto essere valutate da Caggese e magari integrate in un appendice della sua versione a stampa Le rubb. sono: CXXXIII ( Quod non fiat vindicta in persona alterius, cc. 187r-189v), CXXXIIII ( Additio facta reformationi de non faciendo vindictam, c. 189v-191r), CXXXV ( De legiptimatione personarum, procuratoris, actoris et rei, c. 191r), CXXXVI ( De condempnationibus expensarum, c. 191r), CXXXVII ( De captis pro debito, cc. 191r-192r), CXXXVIII ( De petitione consilii sapientis, c. 192r), CXXXVIIII ( Infra que tempora questiones criminales debeant terminari, c. 192v), CXL ( De condempnatione expensarum in causa criminali facienda, cc. 192v-193r), <C>XLI ( De officio duorum iudicum collegii domini Potestatis, cc. 193r-193v), CXLII ( De officio sex iudicum Potestatis, cc. 193v- 194v), <CXLIII> ( Quod nullus impediat aliquem ducentem malefactorem in fortiam Comunis Florentie, c. 194v), <CXLIIII> ( De puniendo qui post solutionem sibi factam a Comuni compensaverit alicui vel petierit iterum, c. 194v). 40 Ad es. la rub. CXXXVII, De captis pro debito (cc. 191r-192r) risulta cassata e, per la materia, si rinvia alla rub. VIII del II libro, De precepto guarentigie faciendo. 41 Per gli ultimi due articoli, che in entrambi i codici non sono numerati, Statuti, 9 rileva (cc. 5r e 61v) come essi si trovassero: In libro vetero, capitulo.xxxi. e.xxxii. Tali numeri infatti si conservano in Statuti, 8, lib. IV, cc. 133r-133v; mentre in Statuti, 7 sono XXX e XXXI sempre del lib. IV (c. 137r). 42 Statuti, 9 è un codice pergamenaceo di cc. 61 numerate a penna sul recto in alto a destra, misuranti di media mm , analoghe a quelle degli altri codici trattati. Esso risulta composto da 8 fascicoli: 1 binione più una c., contenente il rubricario alle cc. 3r-5r, e 7 quaderni, tutti con richiamo, eccetto l ultimo, tracciato al centro del margine inferiore sul verso delle cc. a circa 30 mm dal bordo in modulo analogo a quello del testo. Legatura moderna in assi e mezzo cuoio misurante mm , con quattro borchie per ciascun piatto e una forma simile a quella dei precedenti volumi. Controguardie in pergamena non solidali coi fogli di guardia cartacei. Il testimone reca il titolo di mano moderna (c. 1r): Liber tertius constitutionum Domini Potestatis et Comunis Florentiae de maleficiis commissis et dapnis datis et de violentiis non inferendis, scriptus et factus tempore potes(ta)rie M. et P. militis domini Maffei domini Florini de Pontecarali anno.mcccxxxviiii. Sul piatto anteriore un cartiglio riporta: Liber III. Statutorum Populi florentini nomine Capitanei ex publica recensione anni MCCCXXXIX, e un altro l antica segnatura ( Classe II. Distinzione I. Num. 7. Stanza II. Armad. I. ). A c. 2r, in un riquadro al centro pagina di mm , su sfondo azzurro e cornice policroma, stemma della Repubblica (giglio rosso in campo argento con fregi in oro). Sul margine destro il giglio è ripetuto a penna. Prove di penna nel margine inferiore e sul verso della c., nonché figure, sempre a penna, sui bordi esterni delle cc. del rubricario e, più rararamente, ai margini del libro. Ricca iniziale d opera decorata in minio e azzurro (c. 6r). La scrittura è una libraria cancelleresca tracciata da una sola mano su unica colonna, come d uso in questi codici, con specchio di scrittura pari a mm Correzioni in corsiva su stringhe. Numeri, titoli e iniziali degli articoli sono in rosso. Lettres d attente nel corpo delle iniziali di ogni articolo, talora coperte dall inchiostro rosso. Sono bianche le cc. 1v e 2v. Sul pezzo cfr. SALVEMINI, Gli Statuti, pp ; SANTINI, Le più antiche, pp Secondo il primo autore solo questo testo era in grado di rendere, sia pure unicamente per il lib. III e sulla base del confronto con Statuti, 7 e 8, la versione dello Statuto corredata degli emendamenti risalenti al Secondo il Santini le dodici rubb. aggiunte nel e poste sia in Statuti, 9 che in 8, erano il frutto di una riforma del costituto attuata in quegli anni. Il fatto che alcune di esse fossero tratte da provvisioni e deliberazioni nuove mentre altre fossero semplici trasferimenti al libro III di articoli contenuti in diversi libri dello Statuto derivava dal fatto che questa stesura intendeva, da un lato raccogliere i nuovi dettati legislativi e collocare nel giusto libro rubriche in precedenza poste in distinzioni non pertinenti, dall altro riunire materia giudiziaria e di diritto criminale presente in tutti i libri. Scrive infatti il Santini che, essendo il lib. III destinato alla pratica del foro (e ciò sembrerebbe confermato dai numerosi richiami a margine, sia scritti che figurati), doveva essere copiato in più esemplari e destinato alle curie penali della città e del distretto, curie che necessitavano di questa parte e non di tutto il costituto. Si ritenne dunque12 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 11 Agli articoli suddetti fanno seguito, sempre nel codice 8, alcune riforme ( Provisio ) del 1349 sugli ufficiali forestieri relative al libro I (cc. 195r-196v), cassate per lo stesso motivo e nello stesso modo delle precedenti. Compaiono poi riforme non datate, scritte di sicuro in momenti diversi e successivamente invalidate con va cat 43. Di seguito figurano (cc. 205r- 208v) copie delle rubb. II (frammento), III, IIII, V e VI (frammento) del lib. II dello Statuto del Capitano, nella versione priva di molte delle aggiunte del 1325 indicate in corsivo nell edizione di Caggese, e quindi da ritenersi parte di una stesura originale risalente al Alle cc. 209r-209v prosegue la serie delle rubb. precedenti 45. Tutti gli articoli delle cc e 209, secondo Salvemini molto illogicamente numerate, erano per lui da riferirsi alle riforme del 1324 e 25; essendo, del resto, queste ultime le sole datazioni esplicitate 46. Chiude il volume una provvisione non datata, stando a Salvemini posteriore al 1325, forse del 1328 (cc. 210r-210v) 47. opportuno redigere più copie di tale libro, integrandole con le rubriche concernenti giudici, notai e altri ufficiali giudiziari presenti in altre distinzioni, il cui dettato era necessario ai destinatari del lib. III. Da ciò la struttura composita di questo codice (cfr. SANTINI, Le più antiche, pp ). Per la descrizione delle rubb. aggiunte al lib. III in Statuti, 8 e 9, SANTINI, Le più antiche, pp e Per il PALMAROCCHI, Contributi, pp , Statuti, 9 non era un testo ufficiale privo di approvazione e di autentica, ma solo un codice composto per ragioni di servizio e su ordine del Podestà, raccogliente anche disposizioni non statutarie, nonché, e soprattutto, dettami legislativi non ancora o forse mai destinati a divenire rubriche vere e proprie. Non si capisce però, accogliendo quest ultima ipotesi, come mai gli articoli integrati, pur non essendo propriamente norme statutarie, figurassero in ben tre esemplari degli Statuti stessi. Inoltre, il fatto che essi conservassero le formule preliminari tipiche delle deliberazioni (c. 53r), brani destinati ad essere eliminati allorché questi divenivano rubriche, non significa che non avessero un valore di articoli normativi e non potessero essere considerate, sia pure in forma ancora non definitiva, parti integranti dello Statuto. Una considerazione analoga vale per quanto sostiene l autore (alle stesse pp.) circa le rubb. di Statuti, 8 posti alle cc. 197r-204 e Cc. 197r-204v, 209. Nell ordine: frammento finale di rub. (c. 197r); XXIII ( De via mittenda per locum qui dicitur dall Ortora, cc. 197r-197v); XXIIII ( De officio iudicis super distributione facienda inter familias civitatis pro solvendo pecuniam Comuni Florentie singulis septimanis, cc. 197v-198v); XXV non titolata, riforma della rubrica De exbannitis rebanniendis (cc. 198v-200v); XXVI non titolata, disposizione relativa al 1344 (c. 200v); XXVII non titolata (cc. 201r-202v); XXVIII ( De cognitione Executoris contra magnates occupantes iura ecclesiarum vel patronatuum popularium, cc. 202v-203r, confluita in Statuti, 5, codice del Capitano, cc. 107r-107v); XXVIIII ( De suspensione represaliarum concessarum contra pistorienses et pratenses, c. 203r); XXX ( De servandis sententiis latis per florentinum episcopum super infrascriptis, cc. 203r-203v); XXXI ( De deputatione gabelle bestiarum pro mattonatione platee palatii Populi, c. 203v); XXXII ( De solutione pretii palatii et domus in quibus moram trahit executor ordinamentorum iustitie, cc. 203v-204r); XXXIII ( De reparatione pontium super flumen Umbronis, cc. 204r-204v); XXXIIII ( Qualiter examinentur dationes bonorum in solutum cessantium et fugitivorum, c. 204v); XXXV ( De restitutione mutui facti Comuni Florentie occasione frumenti, c. 204v); XXXVI ( De servandis fidantiis et securitatibus datis et dandis debitoribus cessantibus et fugitivis, c. 204v la prima parte; l articolo termina a c. 209r; esso è confluito in Statuti, 5, cc. 106v-107r). 44 Ciò si evince anche dal ductus del copista. SANTINI, Le più antiche, pp e 219, accomunava questi frammenti ad alcune carte di Statuti, 5 (cc. 78r-79v), attribuendo tali scritti ad un medesimo codice originario e datandoli al 1322 con aggiunte marginali del (cfr. anche nota 84 del presente testo). 45 Ossia: XXXVII ( De promovendo ad honorem militie unum officialem forensem, c. 209r), XXXVIII ( De divisione civitatis per quarteria, c. 209r), XXXVIIIbis ( Quod magnates qui satisdederunt a quattuor annis proxime preteritis citra intelligantur satisdedisse ab ipso tempore retro, cc. 209r-209v), XXXVIIII ( Quod reformatio loquens de exemptione comitatinorum a factionibus Comunis Florentie habeat locum etiam in nobilibus, c. 209v), XL ( Qualiter Priores et Vexillifer iustitie et Duodecim boni viri qui fecerunt electionem de Prioribus et Vexillifero iustitie ac eorum scribis, gonfaloneriis sotietatum, officialibus conducte ac etiam aliis officialibus, sint absoluti a pena quam incurrisse dicerentur occasione huiusmodi electionis, c. 209v frammentaria). 46 SANTINI, Le più antiche, pp e , datava le rubb. alle cc. 197r-204v e 209 al e le collegava alle riforme istituzionali avvenute in concomitanza con la signoria del Duca d Atene. 47 SALVEMINI, Gli Statuti, p. 81.13 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 12 Quanto a Statuti, 6, datato 1321, questo è un altro codice pergamenaceo, latino, di cc. 169 misuranti mediamente mm , modernamente numerate a lapis. Il volume risulta formato da 24 fascicoli: 3 quaderni, 1 bifolio, 7 quaderni, 1 bifolio, 5 quaderni, 1 duerno, 4 quaderni, 1 bifolio con 1 c. cucita al centro, 1 ternione; tutti di struttura analoga a quella dei codici precedenti. Richiami compaiono alla fine di quasi ogni quaderno 48. Il codice presenta una legatura moderna in piatti lignei misuranti mm ; labbro di mm 5, unghiatura di 15, dorso in pelle di circa 50. La pelle copre i piatti per quasi 100 mm. Le controguardie cartacee, aggiunte col restauro, risultano solidali alle cc. di guardia. Tre fogli di guardia cartacei sono inseriti all inizio ed in fine, più, al termine, foglio di guardia moderno anteriore al restauro. Sulla costola, sezionata da cinque nervi, prima del restauro compariva nell ultimo compartimento inferiore un cartiglio con la segnatura e la scritta: Nova Statuta Domini Po[te]statis Florentiae anni 132[4] ; frammento che è stato in seguito incollato sul risguardo anteriore 49, insieme ad altri talloncini con precedenti segnature 50. Sulla prima c. di guardia un foglio dattiloscritto descrive in tedesco il manoscritto e ne dà un indice sommario. A tale scheda è stata aggiunta a lapis una notazione relativa alle modalità con cui il codice fu tardivamente riscoperto 51. Il volume, escluso dagli inventari quattrocenteschi dell archivio della Repubblica, forse portato via dalla città per opera di uno dei suoi podestà, negli anni venti del secolo XX era pervenuto in possesso di una libreria antiquaria di Lipsia. Esso fu acquistato e poi donato all Archivio di Stato fiorentino, insieme ad altri manoscritti, da Giuseppe Martini nel Dopo pochi anni fu oggetto di studio da parte del Palmarocchi, che se ne servì per dare una nuova interpretazione della vicenda statutaria del Comune fiorentino. La legatura del codice è stata restaurata tra il 1996 e il Il testo giuridico risulta vergato da più mani in scrittura libraria di tipo cancelleresco. Un copista ha tracciato i libri I-II, un altro il III e il IV fino a c. 92v, un altro ancora il IV da c. 93r a c. 124v (compresa la pace del Cardinale Latino e gli statuta apostolica contra hereticos ), e il V. Un unica mano sembra aver redatto in corsiva le riforme del , e sempre una sola quelle del Sono bianche le cc. 24v, 82v, 84v, 105v-108v, 127v-128v, 160v, 168v-169v. A prescindere dalle integrazioni in corsiva, il testo è disposto su un unica 48 Eccettuati 17r-24v, 51r-58v, 75r-82v, 101r-108v, 109r-116v, 117r-124v, 153r-160v. 49 Dicitura riportata anche da PALMAROCCHI, Contributi, p Fra cui quella provvisoria 5 bis. 51 Questi statuti furono offerti in vendita dal libraio Karl W. Hierseman di Lipsia nel giugno del 1915 al prezzo di marchi 2000 (allora pari a. it ): Vedi il Cat no. 295). PALMAROCCHI, Contributi, p. 64 rilevava come il codice non figurasse negli inventari settecenteschi dell Archivio fiorentino e come certamente fosse stato asportato dai fondi del Comune in epoca relativamente remota, passato in mano di privati fin dall età comunale, probabilmente portato seco da qualche podestà, allo scadere del suo ufficio. Sempre il Palmarocchi forniva un ampia descrizione codicologica del testimone alle pp Sui più antichi inventari dell Archivio delle Riformagioni cfr. C. ROTONDI, L Archivio delle Riformagioni fiorentine, Roma, Il Centro di Ricerca Ed. 1972, pp ; BISCIONE, I codici, pp , nota 15, e Cfr. in proposito la notizia di tale donazione data da U. DORINI, in ASI, serie VII, IX, 1928, pp : pp ; e la prima descrizione del manoscritto offerta da B. BARBADORO, L archetipo degli Statuti fiorentini del Podestà, Il Marzocco, XXIX, 12 ottobre 1924, n. 41, p. 1. Entrambi rilevavano come il codice contenesse la redazione del 1322 con gli emendamenti del I numeri delle rubriche, i titoli delle medesime e i rubricari sono in minio, così come alcune lettere capitali, alternate però con l azzurro di altre, secondo il modello illustrato per i precedenti manoscritti. Il libro corrente, per le distinzioni I e II, è indicato sul margine superiore delle cc. nella forma: Liber sul verso, Primus e Secundus sul recto speculare; in inchiostro bruno e a numeri romani sul recto delle cc. nei libri III-V. Lettres d attente figurano entro il corpo delle iniziali in azzurro e in minio.14 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 13 colonna con specchio di scrittura variabile, mediamente misurante mm Le rubriche seguono una numerazione originaria. Il volume risulta acefalo. Non compaiono infatti il rubricario del primo libro e le rubriche del medesimo fino alla V, di cui è presente solo l ultima c. e mezza. Mancano inoltre il rubricario e i primi 80 articoli del libro III, e l 81 è presente solo per l ultima parte. Manicule ed altri segni a margine denotano, secondo Palmarocchi, l uso del codice negli uffici 54. La parte principale del testo si riferisce alla redazione statutaria del 1322 (1321 stile fiorentino), ma riprende il testo di una normativa precedente, come evidenziano alcune riforme datate in quell anno ( Additum est in millesimo trecentesimo vigesimo primo, indictione quinta, die.xvia. mensis martii ; anno, mese e giorno della prima approvazione, apocrifa, dello Statuto, segnata a c. 159r) 55. Occorre però osservare che la datazione del giorno 16 marzo, sextodecimo, a c. 159r, è stata segnata su altra data abrasa, quindi appare probabile che vi sia stato lo scarto di qualche giorno rispetto all approvazione dello Statuto del Capitano, scarto che poi si intese cancellare per uniformare le date dei due codici normativi. Il manoscritto sembra anteriore, almeno nel suo corpo-base in libraria, a prescindere cioè dalle riforme in corsiva, sia a Statuti, 7 che a Statuti, 8. Questi, infatti, accolgono nell ambito di numerose rubriche le annotazioni a margine presenti in tale stesura. Secondo Palmarocchi, che datò l esemplare tramite una serie di indizi ricavati dall esame della grafia, il volume fu composto fra il 1326 e il 1328; mentre gli emendamenti forse risalivano ad un periodo immediatamente successivo 56. Non è da escludere che 7 ed 8 siano stati esemplati sulla base di questo testo. In ogni caso Statuti, 6 contiene correzioni, rubriche ed altre parti di testo assenti in 7 ma comprese in 8 e viceversa; così come in 7 e in 8 figurano articoli o riforme non contemplate in 6. L unica certezza è la comune dipendenza di Statuti, 6, 7 ed 8 da un comune antigrafo oggi non più conservato. La quasi totalità delle riforme redatte a margine e in appendice al corpo di Statuti, 6 fu approvata nel 1325 (stando almeno alla sottoscrizione di c. 160r e ad altre riforme datate) 57, e risale, appunto, al periodo Tuttavia alcune di tali aggiunte appaiono stilate dallo stesso copista che ha tracciato la prima parte del libro IV 58, per cui si può attribuire alla mano di tale scriba almeno anche questa sezione del testo principale. Ritroviamo l estensore di tali emendamenti di Statuti, 6 anche in alcune pagine di Statuti, 7 ed Sono presenti nel codice altre brevissime notazioni a latere, segni di cancellatura, richiami vacat e manicule generalmente non databili. Come dicevamo, parte delle note in corsiva introdotte dai revisori nell esemplare in questione risulta essere stata accolta in 7 e in 8. Ad esempio la rub. V del libro I presenta gli ultimi 4 righi depennati e sostituiti da un periodo correttivo segnato a margine destro e inferiore di c. 1v. In 7 i quattro righi depennati non compaiono e l integrazione è interamente recepita nel corpo della rubrica. Stessa cosa in 8, dove però si trovano 54 PALMAROCCHI, Contributi, p Notazione aggiunta al lib. I, rub. VII, c. 5v, in seguito espunta con gli estremi va-cat e non riportata né in Statuti, 7 né in Statuti, 8. Cfr. anche lib. I, rubb. XVIII, cc. 16r-16v; XXVII, cc. 21r-21v; lib. III, rub. LXXXXIIII, cc. 63v-64r. 56 PALMAROCCHI, Contributi, pp Ad es. c. 72v, chiosa a margine sinistro di rub. CXV, lib. III. 58 Cfr. rub. XV, c. 92v, Additum est in.mo.ccco.xxiiiio., indictione octava, die.xiiiio. mensis martii, aggiunta inserita nel corpo del testo e accolta anche in 7 e in Cfr. PALMAROCCHI, Contributi, p. 69.15 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 14 integrazioni ulteriori che mostrano come l articolo, presente con un certo testo in 6, sia stata accolto con modifiche in 7 e ulteriormente aggiornato in Quanto, però, alle differenze fra Statuti, 6 e le altre due versioni, vediamo, ad esempio, che la rub. XX del primo libro ha in 6 un titolo più esteso ( De ambaxatoribus mictendis per comune Florentie rubrica, c. 16v); mentre in 7 è solo De ambaxiatoribus, così come nel testo base di 8. Nel lib. II la rub. LXVIIII (LXVIII in 7) è titolata De revendendis domibus rubrica (cc. 48r-48v), con rubrica depennato e corretto in vel possessionibus, correzione non recepita in 7, che ha De vendendis domibus, ma accolta nel testo base di 8, che ha De revendendis domibus vel possessionibus. In generale le differenze fra 6 e 7 quanto ai testi in libraria, prescindendo cioè dalle integrazioni e correzioni a margine, apparentano in larga misura 6 ad Per esempio compare in 6 la rub. XXVIII del libro I assente in 7 ma presente in 8, solo che qui ha un titolo diverso 62. Come in 8, nel lib. II la rub. Quod consanguinei et consortes habentes controversiam cogantur ipsam commictere in arbitros rubrica - che in 7 è aggiunta al termine del libro -, si trova in più al n. XXVI (cc. 35v-36v), e con un titolo leggermente diverso da 7 ma uguale ad 8. Per il resto, il lib. II si chiude, in 6, con la rub. LXXXXVI (LXXXXV in 7) De brachio dando contra debitores Partis guelfe (c. 58v). Nel lib. III la serie completa delle rubb. inizia con la LXXXII De piscibus non tossicandis (c. 59r). Al termine della distinzione compare la riforma del 1324 accolta anche da 7. In questa parte (cc. 77r-82r) il testo di 6 è interamente ripreso da 7 63, poiché 8 non accoglie tale riforma e ne introduce altre assenti nei due codici. Nel lib. IV, invece, 6 torna a riflettere sostanzialmente la situazione di 8. Infatti, come quest ultimo codice, non contiene nel testo base la rub. LXII di 7 ( Quod pecunia que percipitur ex officio inquisitionis heretice pravitatis convertatur in opere Sancte Crucis et Sancte Marie Novelle ), la quale è aggiunta, sempre come in 8, a margine destro di c. 102r. La rub. LXIII di 8, De muro incepto super pontem Rubacontis complendo, che non figura in 7, compare in 6 ma con un titolo in parte diverso, nonché aggiunto in inchiostro bruno da altra mano 64. Nel libro V la rub. LXVIIII di 7 De domibus magnatum destructis per offensam factam in popularem non reficiendis, che non troviamo in 8, non figura neppure in 6. Sempre nel lib. V, la rub. LXXVIIII De non laborando corium non concium et de non tenendo in calce corium estivo tempore era presente in 6 (c. 145v) in forma analoga a 7. Tuttavia essa è stata quasi completamente abrasa e sopra ad essa la mano che redasse le riforme del 1324 ha tracciato in palinsesto un articolo De non laborando corium non concium et de concio ulterius non mittendo in concio, il quale differisce in larga misura dall articolo precedente, mostrando come 7 abbia accolto tale rubrica nella forma anteriore alle revisioni del La rub. LXXXXVII di 7 60 Tale situazione si ritrova anche per molte altre integrazioni a margine, come ad es. nella rub. IX dello stesso libro, che contiene un ampia aggiunta in stringa (c. 7v) interamente accolta in 7 e in 8; anche se in 8 gran parte della rubrica risulta poi cassata. Analogamente la rub. XXIII del primo libro (c. 19r) in 6 è titolata De offitialibus pro leprosis expellendis, con leprosis depennato e corretto in interlinea con infectis, ossia nella forma in cui compare in 7; mentre in 8, che qui dipendeva direttamente da 6, è avvenuta la stessa operazione che era avvenuta in quest ultimo, cioè infectis corretto su leprosis. 61 Ma cfr. in proposito anche PALMAROCCHI, Contributi, pp De electione castellanorum et custodia castrorum rubrica (cc. 21v-22v). 63 Cfr. pp dell edizione. 64 Quod compleatur murus Comunis inceptus supra pontem Rubacontis de pecunia que pervenerit ad manus inquisitoris heretice pravitatis occasione dicti officii (c. 102r). 65 In 8 questo articolo non era presente ed è stato aggiunto a margine, molto probabilmente nel 1324, nella stessa versione corretta con cui compare in 6.16 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 15 De armis figura in 6 come in 8 senza titolo e senza numero progressivo. La rub. di 7 CI ( De ponte ad Montembuoni construendo super flumine Grevis ), esemplata in 8, in 6 manca. Il libro V contiene parte delle rubriche finali (112 bis-118) assenti in 7 e contenute in 8, nonché edite da Caggese sulla base di quest ultimo codice. Rispetto ad 8, però, il testo base di 6 non presenta le rubb. CXII e CXII bis dallo stesso titolo ( Quod sindici Partis guelfe possint arma deferre, c. 176r); solo la seconda di esse figura in 6 come aggiunta del 1324 a c. 159r. Inoltre la rub. CXI di 6, De cursu fluminis Arni faciendo per districtum et curiam Fighini (cc. 156v-157r), in 8 è aggiunta a margine di c. 176r e quindi non trascritta da Caggese. Le rubb. CXV De suspensione represalium concessarum contra illos de rengno Aragonum et Maiolice (cc. 157v-158r); CXVII Quod non procedatur contra eos qui dicuntur fuisse in Campo Imperatoris (c. 158r); CXVIIII De arte Ficechii et ponte de Ficechio et ponte super Elsa faciendo (c. 158v) non sono state esemplate in 8 e quindi non risultano integrate da Caggese nell edizione. Sempre il testo base di 6 presenta la rub. CXVIII De providendo quod solutiones fiant per mercatores absque sconto et cambio (cc. 158r-158v), riscontrabile anche nel testo base di 8 (c. 177v) e accolta da Caggese; nonché la rub. CXVI De constructione pontis super flumine Sevis prope burgum Sancti Laurentii (c. 158r), che in 8 fu aggiunta a margine (c. 177v) ma che, come dicevamo più sopra, venne pubblicata anch essa da Caggese 66. La pace del Cardinale Latino si trova anche qui in appendice al libro IV (cc. 109r-116v). Gli statuta apostolica contra hereticos sono alle cc. 117r-122r, 122r-124v 67. Le cc. 161r-168r contengono alcune provvisioni datate dicembre 1339 concernenti il contado. Abbiamo già rilevato come la struttura del testo giuridico faccia pensare che Statuti, 6, 7 ed 8 dipendano da un medesimo antigrafo, e che 6 sia servito da probabile riferimento sia per 7 che per 8. In linea generale, tuttavia, è possibile identificare una normativa del Podestà relativa agli anni , ma non uno o più manoscritti ascrivibili interamente alla legge di quegli anni. Palmarocchi, confrontando Statuti, 6 con gli altri esemplari conservati, perveniva alla conclusione che tutte le riforme segnate nei quaderni di Statuti, 21 figuravano in esso, e che gran parte delle aggiunte e delle correzioni datate o databili col sussidio di Statuti, 7, 8 e 9 erano registrate nel corpo oppure nelle integrazioni di quell ultimo codice tornato alla luce dopo secoli. Statuti, 6 era dunque per lui, non solo la stesura più antica dello Statuto del Podestà, ma anche quella più fedele all antigrafo del 22 e alle relative riforme del 24-25; l esemplare che una nuova edizione critica del testo avrebbe dovuto considerare come il testimone principale 68. Passando ad esaminare i codici relativi allo Statuto del Capitano del 16 marzo 1322 (1321 stile fiorentino), possiamo aggiungere a quanto già scritto da Caggese che Statuti, 4 è un volume pergamenaceo, latino, di cc. 129 misuranti mediamente mm , 66 Entrambi i codici 6 ed 8 contengono, aggiunte nel 1324, le rubb. De non sculpendis vel ponendis in ferramentis, signis vel licteris sub nomine alterius magistri (c. 159v di 6 e 177v-178r di 8); e De constituendo sindicum nomine Comunis Florentie pro fratribus minoribus (cc. 159v-160r in 6; e c. 178r in 8), la prima non inserita da Caggese, la seconda presente nel testo base di 7 come rub. LXXXXVI del lib. II. La rub. Qualiter procedatur pro dotibus viduarum contra filios et alios tenentes bona olim virorum suorum, in 6 è aggiunta alle cc. 159r-159v, ma in 8 fa parte del testo base (rub. CXIII, cc. 176r-176v). Nel dettato in libraria di 6 figura una rub. CXX (cc. 158v-159r) De approbatione statuti domini Potestatis datata 1321, che non rinveniamo in 8. Entrambi i codici 6 ed 8 mostrano l approvazione, sempre apocrifa, del 1324 (cc. 160r di 6 e c. 178r di 8), inserita da Caggese al termine dell edizione. Per ulteriori confronti fra le integrazioni a margine di 6 e il testo e gli emendamenti di 8 cfr. PALMAROCCHI, Contributi, pp Mancano le costituzioni fratribus ordinis minorum inquisitoribus heretice pravitatis in administratione Tuscie deputatis, datate Perusii,.X. novembris pontificatus n<ost>ri anno primo presenti in Statuti, PALMAROCCHI, Contributi, pp17 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 16 modernamente numerate a penna 69. Il codice risulta formato da 24 fascicoli: 2 cc. singole, 3 quaderni, 1 bifolio, 3 quaderni di cui l ultimo con 2 cc. in forma di brachetta, 1 carta singola, 1 quaderno, 2 cc. singole, 2 quaderni di cui l ultimo con 2 cc. in forma di brachetta, 1 ternione con 3 cc. in forma di brachetta, 6 quaderni, 1 c. singola, 1 bifolio. Richiami sono presenti alla fine di quasi ogni quaderno 70. Il manoscritto presenta una legatura moderna in piatti lignei misuranti mm , con dorso in pelle coprente i piatti per mm 100 (anteriore) e 120 posteriore, un labbro di mm 5, un unghiatura di circa mm 15, quattro borchie metalliche per ogni piatto e controguardie cartacee. Due fogli pergamenacei bianchi fanno da cc. di guardia anteriore e posteriore. Sulla coperta d asse cartiglio recante: Codex Membranaceus archetypus [con y corretta su i] Statutorum Populi Florentini nomine Capitanei ex publica recensione anni MCCCXXI, con la data depennata successivamente a lapis e corretta in cifre arabe: Tale datazione compare aggiunta a margine anche a penna. Sulla costola, sezionata da quattro nervature, nei due compartimenti inferiori, cartigli recanti l antica e la nuova segnatura 71. Il testo appare vergato da più mani, secondo quanto evidenziato dal curatore, in scrittura analoga a quella degli altri codici, con differenze formali fra una mano e l altra. Un copista ha redatto il lib. I, un altro il lib. II, eccetto l ultima rub., un terzo il lib. III e il IV e forse l ultima rub. del lib. II, un altro il V 72. Sono bianche le cc. 1, 26v, 28v, 51v, 60v, 78v, 108v, 129. A prescindere dalle rare integrazioni a margine, il testo è disposto su unica colonna con specchio di scrittura variabile, mediamente misurante mm , formato in genere da 31 righi alla distanza di 7 mm l uno dall altro. Le rubriche seguono una numerazione originaria. Il libro corrente non è indicato nelle distinzioni I e III, essendo stato asportato da una successiva rifilatura 73. Il testo giuridico risulta diviso in cinque libri, tutti preceduti dal relativo rubricario. Le parti racchiuse da Caggese con asterischi appaiono invalidate nel manoscritto con la formula cassum est. Una di esse è la sottoscrizione notarile, che data il codice al 16 marzo 1322 (cc. 128r-128v). Come già rilevava l esame condotto da Salvemini, il manoscritto presenta, oltre al testo approvato in tale occasione, anche svariate riforme, non tutte datate, gran parte delle quali riconducibili alle revisioni del 6 aprile 1324 e del 14 marzo 1325 (1324 stile fiorentino), sebbene l autentica sia certamente apocrifa 74. Dato che anche in questo caso, così come per i codici del Podestà, non deve essere presa in alcuna considerazione la dicitura Codex archetypus, il volume va ritenuto interamente apografo. Tuttavia si può affermare che non deve essere stato composto in un periodo troppo distante dall epoca dell approvazione, dato che gran parte delle riforme del non è inserita nel testo. L assenza di quegli emendamenti che invece, come vedremo, infarciscono altri esemplari, per Santini era ulteriore indice della sua relativa precocità; mentre secondo 69 Cfr. anche SALVEMINI, Gli Statuti, p. 68, nota Essi risultano tracciati a circa mm di distanza dal bordo inferiore delle cc. in modulo analogo a quello del testo, racchiusi in cornici quadrilatere provviste di decorazione. Manca il richiamo nei quaderni 19r-26v, 45r-50v (mutilo), 70r-75v (mutilo). 71 Classe II, Distinzione I., Num. 3, Stanza II, Armad. I. ; Statuti del Comune di Firenze, 4. La prima segnatura ricompare in un analogo talloncino cartaceo anche sul risguardo anteriore. 72 I numeri delle rubriche, i titoli delle medesime e i rubricari sono in minio, così come alcune lettere capitali, alternate però con l azzurro, sempre secondo lo schema degli altri codici. Toccature in minio sulle iniziali di ogni capoverso nel lib. V. 73 Esso non compare neanche nel IV lib. Nel II figura nella forma secundus, tracciata in rosso sul recto e sul verso delle cc. Nel V si trova, sempre in minio, come liber (sul verso) quintus (sul recto). 74 Cfr. SALVEMINI, Gli Statuti, pp ; SANTINI, Le più antiche, p. 181.18 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 17 Salvemini rivelava la sua destinanzione ad un ufficio della Repubblica, e quindi non all uso forense. Quest ultimo studioso datava il manoscritto al periodo ; Santini fra il 1325 e il Da parte di tali autori si riconosceva l importanza dell esemplare per una resa a stampa dello Statuto composto nel 1322, ma se ne evidenziavano gli enormi limiti per conoscere le riforme del , presenti in misura di gran lunga maggiore nelle versioni, pur frammentarie, dell altra copia conservata. Quest ultimo volume (Statuti, 5) è un codice pergamenaceo, composito organizzato, latino, di cc. 108 modernamente numerate a penna 76, e di dimensioni variabili, misuranti, di media, mm Il volume è legato con piatti moderni in cartone e pergamena di mm , con binioni cartacei di guardia all inizio ed in fine e controguardie solidali coi medesimi. Restaurato nel Sulla costola e sulla controguardia anteriore compaiono talloncini cartacei recanti l odierna segnatura. Il volume è formato da 16 fascicoli: 1 quaderno, 1 quaderno, 1 quaderno, 1 quaderno, 1 quaderno, 1 sesterno, 1 binione, 1 binione, 1 quaderno, 1 quaderno, 1 bifolio, 1 bifolio, 1 quaderno, 1 binione, 1 quaderno, 1 quaderno. La successione dei quaderni è discplinata dal richiamo 77. Numerose le mani che a più riprese stilarono le rubriche e le note a margine contenenti riforme e integrazioni 78. Sono bianche le cc bis e 55. Il testo è disposto su unica colonna con specchio di scrittura variabile, mediamente misurante mm Le rubriche seguono talora una numerazione originaria, spesso una numerazione aggiunta successivamente. Il libro corrente è segnato in inchiostro bruno sul recto delle cc. Sulla prima c. figura, di mano successiva, la data Il codice contiene copia frammentaria degli statuti del Capitano del Popolo. Come rilevava Caggese nella sua Avvertenza, vi compare gran parte del primo, del secondo e del quinto libro, accanto a normazioni successive databili fino al Non mancano significative varianti formali rispetto al codice 4. Gli articoli, infatti, presentano titoli e testi spesso più sintetici; mentre l aspetto della scrittura è in genere meno curato, con rubriche prive di titolo o col titolo aggiunto in seguito da altra mano. Gran parte delle rubriche risulta cassata con successive barre, oppure completata e integrata da chiose, annotazioni e nuove disposizioni normative fatte aggiungere a margine per disposizione dei revisori; quasi che questa stesura fosse una copia di lavoro raccolta in modo eclettico e sostanzialmente empirico 79. Sebbene il codice presenti numerose lacune, vi si trovano alcuni articoli non presenti in Statuti, 4, soprattutto perché aggiunti in momenti successivi. Il manoscritto non è necessariamente più tardo rispetto all altro esemplare, solo che vi sono state apposte numerose correzioni fino, almeno, alla nuova stesura del In particolare, rispetto al codice 4, mancano le seguenti parti di testo: libro I (cc. 1r-24v), rub. V 80. Libro II (cc. 25r-40v), rubb. VII-XXXVIII 81. Libro III (cc. 41r-41v), rubb. I-XVI (quest ultima presente solo negli ultimi 4 righi), XVIII (mancante 75 SALVEMINI, Gli Statuti, p. 69 e pp ; SANTINI, Le più antiche, pp La c. 51 bis manca della foliazione. 77 Questo è stato abraso a c. 24v; manca alle cc. 32v, 40v, 67v, 75v. 78 Il libro V, scritto in forma più elegante, ha lettere iniziali degli articoli in rosso e in azzurro a colori alterni. La c. 56r, la prima del libro, presenta una elegante lettera capitale C tracciata a penna in azzurro e minio, riccamente decorata e analoga alla lettera P di c. 78r, la prima del libro II esemplato al fondo del codice. 79 Cfr. SALVEMINI, Gli Statuti, pp Di conseguenza tutte le rubb. successive alla IV e fino alla XLIIII sono indietro di una unità nella numerazione rispetto a 4. Dato che la rub. XLIIII non compare in 4, da questa in poi i numeri tornano a coincidere in 4 e 5. Figura infatti in questo libro trascritta per errore, poiché fa parte del lib. V come indica una nota posteriore a margine, la rub. XLIIII di 5 ( De electione consilii centum virorum et consilii specialis19 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 18 dell ultima parte), XIX-XXI. Libro IV (cc. 42r-50v), rubb. I-XIII (quest ultima presente solo per l ultima c.), XXXIIII 82. Libro V (cc. 52r-77v), rubb. IIII (presente solo col titolo e col primo rigo)-vii (questa contenuta per l ultima parte), XII (unicamente il titolo e i primi due righi)-xv (presente solo nell ultima parte), XX (solo la prima parte)-xxvi (solo l ultima parte), LXXX (in forma parziale, mancante dell ultima parte)-lxxxxvii, CII (solo parzialmente)-cxxxviii (fine del libro). A c. 57 v è stata esemplata a margine da altra mano la rub. De plantis pro defuntis 83. Da c. 78r a c. 79v compare copia delle rubb. I, II (parziale), VI (parziale), VII (parziale) del secondo libro. L ultimo di questi articoli è mancante nelle cc. precedenti del codice 84. Da c. 80r a 90v troviamo copia delle rubb. LXI-LXXXI (quest ultima priva dell ultima parte) del V libro (qui LX-LXXX; parte della rubr. LXVIIII è qui indicata come LXX; come rubr. LXXIII figurano due articoli). A cc. 81r-81v è stata aggiunta la rub. De non declinando iurisdictionem Comunis Florentie. Da c. 91r a c. 107v figurano, sempre del libro V, le rubb. LXXXIV (solo l ultima c.)-cxxviiii (qui LXXXIV-CXXXV); con in più una serie di articoli, quasi tutti completamente o parzialmente invalidati 85. Secondo Salvemini e et generalis Populi, cc. 12r-12v). Sono aggiunte in fondo alla distinzione le rubb: De electione et officio.viii. offitialium super iuribus Comunis Florentie recuperandis, quod officium de la Torre vulgariter appellatur, inserita successivamente ma non datata (cc. 23r-23v); e De offitio et bailìa regulatorum introituum et expensarum Comunis Florentie rubrica, frammentaria (cc. 24r-24v), datata a margine sinistro di c. 24v, A c. 12v, fuori dalla numerazione, è posta, nel margine inferiore, la rub. De nominibus campanarum Populi et Comunis Florentie et qualiter et quando pulsentur rubrica ; a c. 14v la rub. De solv<e>ndis discordiis que inter artes orirentur rubrica. 81 Ricompare la serie delle rubbr. dalla XXXVIIII, che in 5 è la XXXVIII, per cui questi articoli appaiono scalati di una unità nel confronto tra i due codici fino alla LXII-LXIII (fine del libro). Figurano, aggiunte al termine del libro, con data 1353, le rubb. Quod factiones alicuius societatis nisi certo modo pro ipsarum debitis non graventur rubrica, De dirictura solvenda per gravatos per syndicos cessantium rubrica, entrambe a c. 40v. Alle cc. 26v-27v è tracciata a margine la rub. Qualiter civitas florentina per quart(os) sit divisa rubrica ; a c. 29v la rub. De modo tenendo per dominos priores quando popularis popularem offenderet rubrica ; alle cc. 30r-30v De electione, offitio et salario octo domicellorum dominorum priorum rubrica ; alla 31v [De] adventis gubernatorum gabellarum et aliorum officialium civium eligendis rubrica ; e Quod hii qui fuerunt ad officium prioratus aut scribatus eorum aut vexilifferatus societatum et non satisdederint ut magnates sint populares ; a c. 32v De observatione statutorum et ordinamentorum loquentium de syndicatu et deveto Potestatis et Capitanei rubrica ; a c. 37r De observandis fidantiis et securitatibus datis et dandis debitoribus cessantibus et fugitivis rubrica. 82 Compare in più la rub. Quod venditiones facte per Comune Florentie sint firme et rate (c. 47r), che in 5 occupa il numero XXXIIII, presente in doppia copia, poiché si tratta della rub. CXV del lib. V (c. 95r) copiata anche qui per errore. Questa rub. sostituisce la XXXIIII di 4 ( De electione et offitio sex offitialium super revidendis rationibus offitialium et recuperandis iuribus Comunis Florentie rubrica ). A c. 43v è aggiunta a margine la rub. De redditu monete auree rubrica. 83 SANTINI, Le più antiche, pp , 219, indica come appartenenti ad un unico codice ovviamente frammentario e datato intorno al 1328 le rubb. del libro V raccolte alle cc. 52r-77v, nelle quali gli emendamenti del si trovano ancora nei margini. Ritiene provenienti da un altro manoscritto databile agli anni 30 del secolo, anche se con integrazioni e correttivi fino agli anni 50 - gli ultimi dei quali in virtù della riforma complessiva del , le rubb. degli altri libri comprese fra le cc. 1r e 51v, e quelle del libro V alle cc. 80r-107v. Un cfr. tra le stesure del libro V presenti in 4 e in 5, nonché fra Statuti, 4 e le altre parti di Statuti, 5 è offerto dal medesimo autore alle pp Egli sottolinea le non poche, minute differenze testuali fra le rubb. comuni ai vari testimoni, rilevando come gran parte dei frammenti di 5 sia posteriore a 4, dato che il maggior numero di emendamenti interlineari presenti in 4 e nei fascicoli più antichi di 5 (ossia cc. 52r-77v) risulta accolto nei fascicoli posteriori di 5 che egli attribuisce, come redazione, al Queste cc. vengono accomunate da SANTINI, Le più antiche, pp a Statuti, 8, cc. 205r-208v, e ritenute fra le più antiche attestazioni dello Statuto del Capitano. 85 CXII De salario unius iudicis collegii ass(essorum) et iudicum gabelle cum duobus notariis, cc. 94r-94v; CXVI Quod non fiat exactio ad distributionem vigentem et quod de novo fiat distributio, cc. 95r-95v; CXXIII De auxilio dando pro reparatione logie Orti20 Francesco Salvestrini - Per un commento alle edizioni di Romolo Caggese. I codici statutari, il trattamento dei testi, la critica 19 Santini gran parte di queste rubriche, anche se aggiunta nel 1355 e con ulteriori modifiche in previsione della successiva redazione statutaria, riportava, magari in forma indistinta, le riforme degli anni Gli unici rubricari che si trovano in questo esemplare sono quelli dei libb. IV (cc. 42r-42v), e V (cc. 52r-54v). Statuti, 21, l ultimo esemplare che prendiamo in esame, è una filza composta da sette fascicoli. I primi due, cartacei, sono costituiti rispettivamente da 25 e 24 cc. non rilegate e modernamente numerate 86. Il primo di essi (cc. 1-25) contiene alle cc. 1-6 le correzioni fatte da una commissione di arbitri ai libri II-V di uno Statuto del Podestà, a c. 7 correzioni a un testo degli Ordinamenti di giustizia, da c. 8 a 10 correzioni a una copia degli Ordinamenti canonizzati, da c. 13 a 25 riforme a uno Statuto del Capitano in 5 libri. L altro fascicolo (cc ) presenta alle cc. 26r-35v correzioni a uno Statuto del Capitano (libb. I-V), e alle cc. 36r-38v alcune modifiche a un codice del Podestà (libb. I-III). Il giovane Salvemini, che per primo mise in rilievo l importanza di questi testimoni (all epoca segnati come Statuti, 30) per lo Statuto del Capitano, pur riconoscendone la frammentarietà, indicava come i due fascicoli contenessero rispettivamente le riforme agli Statuti del Capitano del 1324 e del 1325 nettamente distinte. Per quanto lui stesso ponesse in evidenza le discrepanze tra gli emendamenti presenti in Statuti, 4 e quelli registrati nei due quaderni, riteneva che questi Sancti Micchaelis ; CXXIIII De perficienda via a Porta Sancti Niccolay ad Sanctum Miniatem ; CXXV De faciendo derivare aquam de Stincis in fongniam extra muros veteros civitatis, tutte a c. 96v. Quindi CXXVII De pecunia danda proposito fratrum Humiliatorum Omnium Sanctorum pro laborerio faciendo, cc. 96v-97r; CXXVIII Quod domini Priores et Vexillifer iustitie cum gonfaloneriis sotietatum provideant super debitorum solutionibus faciendis, c. 97r; CXXXVI De approbatione statutorum domini Capitanei, c. 99v; CXXXVII De non tenendis vel expendendis vetitis monetis, cc. 99v- 101r; CXXXVIII De electione et offitio.vi. officialium super revidendis rationibus officialium et recuperandis iuribus Comunis Florentie, cc. 101r-102r; CXXXVIIII De ornamentis et vestis non ferendis vel habendis rubrica, cc. 102r-106v; CXL Quod magnates qui satisde<de>rint a.iiii. annis proxime preteritis citra intelligantur satisdedisse a dicto tempore retro rubrica, c. 106v; CXLI De servandis fidantiis et securitatibus datis et dandis debitoribus cessantibus fugitivis, cc. 106v-107r; CXLII De cognitione executoris contra magnates occupantes iura ecclesiarum vel patronatum popularium rubrica, cc. 107r-107v; CXLIII Quod syndici comunium et populorum comitatus cogantur ad reddendam rationem rubrica, c. 107v; CXLIIII Quod locus de Somavilla de Petraficta et habitatores in eo sint et remaneant allibrati in populo Sancti Iacobi de Petraficta, c. 107v; CXLV De immunitate medicorum ossium rubrica, c. 107v; A c. 97v è aggiunta da mano successiva a margine la rub. Quod in civitate Florentie perpetuo esse debeat in omnibus scientiis studium generale rubrica. 86 I due fascicoli, formati da cc. sciolte, presentano rispettivamente: 12 bifolii più 1 c., tutti di cc. separate; e 12 bifolii. Le cc. misurano mediamente mm nel primo fascicolo e nel secondo, e versano in un mediocre stato di conservazione. Esistono 4 diverse cartulazioni. Una interessa entrambi i fascicoli e va da 249 a 368, tracciata a penna sul recto delle cc. in alto a destra. Manca però la foliazione delle cc. 257 e Tale numerazione è stata in larga misura scompaginata da quelle successive. Sempre in questa posizione compare una seconda numerazione che interessa sempre entrambi i fascicoli e che è stata poi interamente scompaginata, essa si compone delle cc. 1-3, 8-15, 5-6, 16-17, 7, 24, 18-23, 25, 4, Il secondo fascicolo ha una sua terza numerazione a lapis nella stessa posizione Una successiva cartulazione a lapis in basso a destra (quella valida per la citazione delle cc.) ricomprende i due fascicoli e tutte le cc. da 1 a 49. Sono bianche le cc. 1v, 3v, 6v, 10v-12, 17v, 22-24, 27v, La scrittura è una corsiva cancelleresca tipica della prima metà del sec. XIV. Note a lapis segnate a margine sinistro in epoca recente, forse dagli stessi Santini o Palmarocchi, riportano il numero dei libb. e delle rubb. cui le riforme fanno riferimento. Vedere altro
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