Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-10513-del-28-04-2017
Timestamp: 2020-06-02 22:12:52+00:00
Document Index: 78770886

Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2050', 'art. 2043', 'art. 2050', 'art. 2043', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 10513 del 28/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10513 del 28/04/2017
sul ricorso 9316/2015 proposto da:
B.G., B.M., BA.GI., elettivamente
T.G.L., R.T., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA VALSAVARANCHE, 46 SC. D, presso lo studio dell’avvocato
MARCO CORRADI, rappresentati e difesi dall’avvocato LUCA PAVANETTO
FATA ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore Dott.
B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE, 38,
PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento del motivo n. 7,
2. Il Tribunale adito rigettò le domande. Premise in fatto il Tribunale che il B., il quale più volte si era portato dietro al veicolo per raccogliere le barbabietole che erano sfuggite alla raccolta e più volte era stato allontanato (dopo essere stato aiutato dagli stessi conducenti a raccogliere a mano i vegetali rimasti sparsi), apparentemente allontanatosi si era di nuovo inopinatamente contro ogni attesa avvicinato al mezzo condotto dal T., il quale, nel fare retromarcia per portarsi da un filare all’altro del corso della raccolta, lo aveva travolto. Osservò quindi il Tribunale che, non trovando applicazione con riferimento ad un campo agricolo l’art. 2054 c.c., si applicava l’art. 2043 c.c., con conseguente onere della prova a carico di parte attrice, e che, in assenza di testimoni, non si vedevano ragioni per non prestare fede alle dichiarazioni rese dai convenuti (in alternativa non si avrebbe avuta a disposizione alcuna dichiarazione utile), ed in particolare il T. che ebbe a dichiarare di avere controllato dove andava con la retromarcia girando la testa a destra e controllando lo specchietto per il lato sinistro, ma la visuale restava in parte coperta dalla presenza del rimorchio ed il rumore del mezzo non aveva consentito di sentire il colpo dell’investimento. Aggiunse che parte attrice non era riuscita ad invocare la violazione di alcuna norma di sicurezza specifica e che era improprio pretendere dal conducente di un trattore agricolo di farsi ad esempio aiutare da un terzo in caso di retromarcia a visuale limitata o di addebitargli alcunchè per una guida in condizioni di rumore, trattandosi dell’inevitabile rumore del mezzo. Osservò inoltre il Tribunale che la vittima, sfidando qualsiasi regola di minima prudenza, ripetutamente aveva invaso il campo d’azione dei due trattori ponendosi più volte dietro il mezzo che caricava, pur se questo alla fine di ogni filare faceva retromarcia per tornare indietro e allinearsi al filare successivo, avvicinandosi in particolare il B. al mezzo nei momenti in cui la marcia era più pericolosa in quanto ripercorreva il tratto già fatto dal mezzo per raccogliere le barbabietole rimaste dopo il suo passaggio e che l’alternativa per i due lavoranti sarebbe stata quella di abbandonare il lavoro, nonostante potessero legittimamente ritenere che l’anziano, dopo essere stato aiutato nella raccolta a mano delle barbabietole rimaste sparse ed essere stato allontanato, si sarebbe placato. Conclude il Tribunale come segue: “il fatto in definitiva va verosimilmente ascritto alla condotta del defunto, tale da travalicare le misure prese dai due convenuti; in ogni caso manca prova di una loro colpa”.
1.2. Per sciogliere il nodo interpretativo vanno chiariti quali siano i limiti oggettivi del giudicato avente ad oggetto la fattispecie del fatto illecito. La fattispecie di cui all’art. 2043 e quella di cui all’art. 2050 generano una situazione sostanziale unica in quanto presuppongono un unico fatto costitutivo. Esse hanno una parte in comune, che è rappresentata dal cagionare il danno, ma ciascuna di esse prevede un elemento ulteriore, la cui sussistenza è incompatibile con quella della circostanza caratterizzante l’altra. L’elemento reciprocamente specializzante è dato dal criterio di imputazione della responsabilità per il danno cagionato, che per l’una è dato dalla colpa, per l’altra dallo svolgimento dell’attività pericolosa. La relazione fra fattispecie legali è quindi di esclusione, nel senso che l’applicazione dell’una esclude l’applicabilità dell’altra. Stante l’unicità del fatto costitutivo, unico è il diritto soggettivo al risarcimento del danno ed unica è l’azione a favore del danneggiato, nel senso che il giudicato formatosi sulla fattispecie di cui all’art. 2043, esclude la riproponibilità dell’azione per la diversa fattispecie dell’art. 2050. La parziale diversità dei presupposti di fatto delle fattispecie legale non esclude, anzi comporta, stante il nesso di reciproca esclusione, l’unicità dell’oggetto del processo, sicchè pronunciare in ordine all’applicabilità dell’ipotesi di cui all’art. 2043, implica pronunciare sulle altre fattispecie di responsabilità per fatto illecito rette da un diverso criterio di imputazione della responsabilità per il danno.
5.1 Il motivo è inammissibile. La colpa dell’illecito aquiliano, sotto il profilo del mancato rispetto delle comuni regole di diligenza e prudenza, può essere integrata dalle violazioni della disciplina sulla sicurezza sul lavoro, laddove comporti un danno per soggetti terzi rispetto ai soggetti del rapporto di lavoro subordinato. Non vi è tuttavia nella specie un accertamento del giudice di merito in ordine alla ricorrenza dei presupposti di fatto delle denunciate violazioni, sicchè lo scrutinio del motivo, in mancanza della deduzione di uno specifico vizio motivazionale, si traduce in un’indagine di merito preclusa nella presente sede di legittimità.
6.1. Il motivo è inammissibile. La censura non coglie la ratio decidendi sotto un duplice aspetto. In primo luogo riconoscendo di prestare fede alla dichiarazione della parte il giudice non ha inteso attribuire la valenza di prova in senso tecnico alla dichiarazione, nè tanto meno conferirle un valore di prova legale, ma l’ha fatta ricadere nell’orbita dell’art. 116 c.p.c., comma 2, sottoponendola al libero apprezzamento (non vi è dunque deroga al principio di libera valutazione della prova in mancanza di una forza legale della dichiarazione – cfr. Cass. 10 giugno 2016, n. 11892).
8. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento, in favore di sia di R.T. e T.G.L. che di Fata Assicurazione Danni s.p.a.., delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.700,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.