Source: http://www.vasroma.it/quanto-sara-difficoltosa-la-rimozione-dei-5-000-impianti-pubblicitari-senza-scheda/
Timestamp: 2019-06-25 17:58:51+00:00
Document Index: 160687375

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 31', 'art. 38', 'art. 23', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31']

Quanto sarà difficoltosa la rimozione dei 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda” ? – V.A.S. Circolo Territoriale di Roma
Quanto sarà difficoltosa la rimozione dei 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda” ?
Come dovrebbe essere ormai noto a tutti, con la Deliberazione della Giunta Capitolina n. 425 del 13 dicembre 2013 è stato deciso <<di stabilire che gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati di tipo c.d. “senza scheda”, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo” dovranno essere rimossi, previa diffida, a cura e spese dei proprietari entro (90) novanta giorni dalla pubblicazione del presente provvedimento, pena l’applicazione delle sanzioni previste negli articoli 31 e seguenti del vigente Regolamento di Pubblicità (deliberazione Consiglio Comunale n. 37/2009)>>.
La “previa diffida” di cui parla la delibera è espressamente citata nel comma 13-bis dell’art. 23 del D. Lgs. n. 285/1992, con cui è stato emanato il Codice della Strada, il quale prescrive testualmente che <<l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato, nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto>>.
La suddetta prescrizione è stata recepita anche e soprattutto nel 5° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 37/2009 ai sensi del quale con la lettera-diffida <<il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione>>.
Ciò nonostante il dott. Francesco Paciello solo agli inizi del mese di febbraio 2014 si è deciso ad inoltrare le lettere-diffida alle ditte titolari dei 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda”: ma oltre ai due mesi di ritardo con cui ha trasmesso le lettere-diffida il dott. Francesco Paciello ha invitato a rimuovere i 5.000 impianti “senza scheda” non entro 10 giorni, bensì entro il 19 marzo 2014, data di scadenza dei 90 giorni dalla pubblicazione della deliberazione n. 425/2013, come dichiarato nella Nota del dott. Francesco Paciello prot. QH 15018 del 6 marzo 2014, che è stata trasmessa <<A tutte le società inserite nella Nuova Banca Dati>>.
Con la suddetta nota il Dott. Francesco Paciello ha voluto far sapere che <<il 19 marzo 2014 costituisce la data entro cui gli impianti qualificati nella Nuova Banca Dati del tipo “senza scheda”, ivi compresi quelli del “circuito cultura e spettacolo“, dovranno essere rimossi a cura e spese dei proprietari in applicazione della deliberazione G.C. n. 425/2013>>, precisando che <<Dopo quella data l’impianto sarà qualificato con lo stato “cessato dal 20/3/2013 ex Deliberazione G.C. 425/2013”>>.
A causa di questa distorta quanto illecita “interpretazione” del dispositivo della delibera n. 425/2013 entro il 19 marzo 2014 sono stati dunque rimossi soltanto gli impianti pubblicitari “senza scheda” delle ditte che hanno voluto ottemperare spontaneamente alla lettera-diffida e che non è dato di sapere quante siano: a giudicare dagli impianti “senza scheda” rimasti in piedi sul territorio, si potrebbe dire quasi nessuna, anche e soprattutto perché tutte la rimanenti ditte non solo non hanno ottemperato alla lettera-diffida, ma l’hanno impugnata presso il TAR del Lazio.
Questa circostanza ha comportato un ulteriore slittamento delle operazioni di rimozioni forzate d’ufficio che andavano eseguite dopo la data del 19 marzo 2014.
I ricorsi presentati dalle ditte “Screen City” e “Message”, che avevano portato il Presidente della Seconda del TAR del Lazio, Luigi Tosti, ad emanare in un primo momento il Decreto cautelare n. 1156 dell’11 marzo 2014 ed il Decreto cautelare n. 1193 del 13 marzo 2014 inaudita altera parte, senza cioè aver sentito l’altra parte (vale a dire il Comune di Roma) (vedi http://www.vasroma.it/accolta-dal-tar-la-richiesta–di-sospensiva-della-deliberazione-della-giunta-capitolina-che-ha-prescritto-la-rimozione-dei-5-000-impianti-pubblicitari-senza-scheda/), sono stati respinti con Ordinanza n. 1504 del 3 aprile 2014 e con Ordinanza n. 1513 del 3 aprile 2014 (vedi http://www.vasroma.it/il-tar-rigetta-le-due-istanze-di-sospensiva-della-delibera-della-giunta-capitolina-che-prescrive-la-rimozione-di-5-000-impianti-senza-scheda/).
Ma le rimozioni forzate d’ufficio non risultano essere state iniziate dopo il 3 aprile, perché nel frattempo si è dovuto aspettare l’esito di ben altri 6 ricorsi al TAR del Lazio presentati dall’avv. Giuseppe Scavuzzo a nome e per contro delle ditte GRUPPO ODP PUBBLICITÀ, STUDIO IMMAGINE DI VINCENZO ANGELETTI, DND PROJECT & SERVICE S.r.l., F.A.R.G.PUBBLICITA’ DI TONATTI MARIA E C. S.A.S., D.D.N. S.r.l. e BATTAGE S.r.l.: le 6 richieste di sospensiva sono state tutte rigettate con altrettante Ordinanze pubblicate il 17 aprile 2014 (vedi http://www.vasroma.it/il-tar-del-lazio-respinge-anche-le-ulteriori-6-richieste-di-sospensiva-della-delibera-della-giunta-capitolina-che-prescrive-la-rimozione-di-5-000-impianti-senza-scheda/).
Ma dal 18 aprile ad oggi andando in giro per Roma non c’è traccia di rimozioni forzate d’ufficio: non è dato nemmeno di sapere se gli impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi siano stati dichiarati in Banca Dati “cessati dal 20/3/2013 ex Deliberazione G.C. 425/2013″ .
Le presumibili ragioni sono state spiegate dal nuovo Comandante del Gruppo Sicurezza Sociale Urbana (G.S.S.U.), Renato Marra, in occasione della audizione che ha avuto il 13 febbraio 2014 con la Commissione Commercio, a cui ho dedicato un apposito articolo che è stato pubblicato su questo stesso sito il 14 febbraio 2014 (http://www.vasroma.it/audizione-della-commissione-commercio-con-il-comandante-del-gruppo-sicurezza-sociale-urbana-g-s-s-u-di-roma-capitale/).
Come risulta dall’articolo con riguardo al dettato della deliberazione n. 425/2013 <<L’interpretazione che è stata data al suddetto dettato è che se entro 90 giorni (cioè entro il 19 marzo prossimo) le ditte non avranno ottemperato alle lettere-diffida già trasmesse ad esse di rimuovere spontaneamente gli impianti a proprie cure e spese, allora dal 20 marzo in poi si procederà a dare inizio alle rimozioni forzate, per giunta sulla base di una calendarizzazione degli interventi che il Comandante Renato Marra ha fatto sapere di stare predisponendo assieme al dott. Francesco Paciello e che comporterà in questo modo la sopravvivenza sul territorio di chissà quanti impianti e chissà per quanto tempo ancora.
…. Il Comandante Renato Marra ha anche affiancato al problema della calendarizzazione degli interventi di rimozione forzata il contestuale problema del reperimento dei costi da anticipare con cui effettuarle ed ha lasciato chiaramente capire che si sta cercando di reperire le risorse economiche dal bilancio delle spese correnti del Comune, vale a dire dei soldi di tutti i contribuenti romani: dopo che ho visto d’accordo su questa modo di procedere anche il Presidente Orlando Corsetti, ho fatto presente di avere denunciato alla Corte dei Conti la precedente Giunta di Alemanno per distrazione di fondi pubblici, perché per rimuovere forzatamente gli impianti era arrivata a promuovere vere e proprie “campagne” con lo stanziamento addirittura di più di un milione di euro.
Ho ricordato questa mia denuncia all’Assessore Leonori nel corso della trasmissione di Uno Mattina ed ho contestato a suo tempo quest’utilizzo illecito di fondi allo stesso Vice Comandante Antonio Di Maggio, richiamando ogni volta l’applicazione della normativa vigente in materia, anche qui sia nazionale che comunale, che obbliga a sanzionare non solo la ditta pubblicitaria ma anche l’inserzionista in via solidale, per giunta anche con la possibilità di applicare la multa più alta stabilita dalla legge n. 111/2011, per cui basta aprire una partita di giro in cui versare le sanzioni incassate con cui anticipare i costi delle rimozioni da effettuare forzatamente, che sarebbero sufficienti anche e soprattutto per coprire i costi dei manifesti con cui oscurare preventivamente i cartelloni abusivi per tutto il tempo burocratico che occorre per la loro materiale rimozione forzata, impedendo così l’illecito sfruttamento di una pubblicitàirregolare.
Come se le mie parole gli fossero entrate da un orecchio e uscite dall’altro, per tutta risposta il Presidente Orlando Corsetti ha ribadito la necessità di reperire i fondi sufficienti per effettuare le rimozioni forzate ed ha parlato della necessità di concordare con l’Assessore Leonori un programma di finanziamento per la rimozione dei 5.000 impianti “senza scheda”: non c’è evidentemente peggior sordo di chi non vuol sentire e quindi applicare gli obblighi di legge.>>
La “tesi” della partita di giro in cui versare le sanzioni incassate con cui anticipare i costi delle rimozioni da effettuare forzatamente è stata inserita nel 1° comma dell’art. 38 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRIP proposte unitariamente da VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori parlando di “rimozione forzata d’ufficio con la somma ricavata dalle sanzioni”, che nel corso della audizione della Commissione Commercio del 26 marzo 2014 è stata contestata addirittura a posteriori dallo stesso dott. Francesco Paciello,perché a suo giudizio nella applicazione concreta non si procede in questo modo (vedi http://www.vasroma.it/prip-il-presidente-corsetti-si-approva-pubblicamente-da-solo-emendamenti-presentati-fuori-tempo-massimo-da-associazioni-di-categoria-e-ditte-pubblicitarie-da-loro-rappresentate-mentre-boccia-o-riman/).
L’Assessore Leonori per conto suo si è dimostrata allineata sulle posizioni del dott. Francesco Paciello, sostenendo per di più in occasione dell’incontro che ha concesso a VAS e Basta Cartelloni il 21 ottobre del 2013 che non ci sono soldi nelle casse del Comune che quindi non è in grado di sostenere nemmeno i costi che debbono essere anticipati per poter procedere alla rimozione forzata d’ufficio degli impianti pubblicitari accertati come abusivi.
Malgrado l’ampia documentazione dell’esatto contrario che ho trasmesso sia a lei che al suo assistente Leslie Francesco Capone, in occasione del 2° ed ultimo incontro che ha concesso sempre a VAS e Basta Cartelloni-Francesco Fiori il 18 marzo 2014 ha ribadito la stessa “tesi” della mancanza di fondi che è servita al dott. Francesco Paciello” per ottenere l’archiviazione della denuncia che gli aveva fatto a dicembre del 2011 il Vice Comandante Antonio Di Maggio a conclusione dell’inchiesta di cui era stato incaricato dallo stesso Sindaco Gianni Alemanno.
Metto in grande evidenza al riguardo che sulla cronaca di Roma del quotidiano “Il Messaggero” del 24 marzo 2012 è stato pubblicato un articolo dal titolo <<Cartelloni abusivi, archiviata l’inchiesta “Mancavano i soldi per le rimozioni”>> che riportava la notizia della archiviazione della inchiesta penale affidata al P.M. Alberto Pioletti.
Si riporta il seguente significativo passo dell’articolo: <<Tuttavia è bastato che il pubblico ministero Alberto Pioletti desse un’occhiata alle casse dell’ufficio affissioni per farsi un’ida. Il funzionario aveva a disposizioni un budget di circa 800 euro. Una miseria rispetto ai costi previsti per le rimozioni che ammontavano a due milioni di euro. Questo era la spesa che il dirigente avrebbe dovuto affrontare per appaltare il servizio ad una società specializzata. Gli inquirenti hanno pertanto ottenuto l’archiviazione della posizione dell’indagato di fatto impotente rispetto al fenomeno>>.
Riguardo alla presunta “impotenza” del dott. Francesco Paciello metto in risalto che su questo stesso sito il 14 ottobre 2013 ho pubblicato un articolo dal titolo <<Rimozioni forzate d’ufficio degli impianti pubblicitari abusivi: con quali soldi ?>>, di cui riporto il seguente passo:<<Nel merito di questa presunta “impotenza” del Comune di Roma c’è da mettere in evidenza che, come già riportato nella precedente news dell’11 ottobre 2013, nei confronti di ogni impianto pubblicitario accertato come abusivo il Comune di Roma è tenuto ad applicare la sanzione amministrativa da 419 € a 1.682 € prevista dal comma 11 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 285/1992 e/o quella da 1.376,55 € a 13.765,50 € in via solidale con il soggetto pubblicizzato, prevista dal successivo comma 12 così come sostituito dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011.
La novità maggiore della norma suddetta é la possibilità di riuscire ad ottenere sempre e comunque il pagamento della sanzione amministrativa, pretendendola ad ogni modo in via solidale anche dal soggetto pubblicizzato, come peraltro prevede dal 30 marzo del 2009 anche il 1° comma dell’art. 31 del vigente “Regolamento”, per cui il Comune di Roma non può più accampare scuse per motivare l’enorme ritardo che si registra nelle rimozioni degli impianti pubblicitari accertati come abusivi.>> (http://www.vasroma.it/rimozioni-forzate-dufficio-degli-impianti-pubblicitari-abusivi-con-quali-soldi/#more-2602)
In considerazione di tutta la normativa vigente sopra richiamata c’è anzitutto da chiedersi se veramente il Comune provvede prioritariamente ad incassare tramite il G.S.S.U. quanto meno la sanzione minima di 419 € ad impianto, che copre comunque abbondantemente gli eventuali costi da anticipare in caso di rimozione forzata dei cartelloni pubblicitari accertati come abusivi: c’è in secondo luogo da chiedersi soprattutto dove vengono incamerati i soldi delle sanzioni che vengono effettivamente incassate e che utilizzo reale se ne faccia, se non è di fatto quello di destinarli alla rimozioni forzate.
È di tutta evidenza, almeno per me, che senza l’incasso preventivo delle sanzioni non si possono né si debbono effettuare rimozioni forzate anticipandone i costi con i fondi pubblici delle entrate correnti del bilancio comunale.
Ma per il caso in esame, che riguarda esclusivamente impianti pubblicitari “senza scheda” che la precedente amministrazione capitolina ha permesso che venissero autodenunciati e registrati come tali nella nuova Banca Dati, pagando soltanto una indennità pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) ma presumibilmente non anche la sanzione amministrativa, come invece prescrive espressamente il 1° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento, sorge l’oggettivo interrogativo per tutti gli impianti pubblicitari non rimossi spontaneamente entro il 19 marzo 2014 dalle ditte pubblicitarie che se ne sono rese responsabili e non hanno ottemperato alla lettera-diffida loro trasmessa dal dott. Francesco Paciello: possono essere sanzionati ora a posteriori?
È di tutta evidenza che qualora il Comune provvedesse a sanzionare tali impianti nell’ambito della procedura innescata malamente in termini giuridici proprio dalla deliberazione n. 425/2013 si assisterà sicuramente ad una serie di nuovi contenziosi, di cui stavolta non sarebbe per giunta nemmeno scontato l’esito a favore del Comune.
Come ho avuto modo di dire all’Assessore Leonori ed al suo assistente Leslie Francesco Capone in occasione dell’ultimo incontro avuto il 18 marzo 2014, quando ho dato per primo notizia dei due decreti cautelari di sospensiva del TAR dell’11 e 13 marzo 2014, per evitare il rischio di ulteriori quanto strumentali ricorsi al TAR, occorre effettuare una “istruttoria” individuale al di fuori dell’ambito della delibera n. 425/2013 per ognuno dei 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi spontaneamente entro il 19 marzo scorso per accertarne rapidamente la natura del tutto abusiva in quanto privi di qualunque titolo autorizzativo e sanzionarli in proporzione al grado maggiore o minore di recidività anche con la sanzione amministrativa massima prevista, in modo da coprire preventivamente in futuro gli eventuali costi di rimozione forzata anche di altri impianti.
In attesa di arrivare ad incassare le sanzioni per coprire i costi da anticipare delle rimozioni forzate, l’attuale amministrazione capitolina dovrebbe “oscurare” tutti gli impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi spontaneamente entro il 19 marzo scorso, per impedire alla ditte che ne sono titolari di continuare a trarre guadagni illeciti dalla loro pubblicità irregolare, così come prevede il 6° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento.
A tal ultimo riguardo, nel corso della trasmissione televisiva di Uno Mattina che c’è stata l’11 febbraio 2014 l’Assessore Marta Leonori da me sollecitata ha dichiarato testualmente che <<Sicuramente lavoreremo sull’oscurare>>.
A distanza ormai di quasi 3 mesi non c’è traccia di impianti oscurati, per cui se ne deve dedurre che l’Assessore ed il suo assistente Leslie Francesco Capone hanno sicuramente lavorato per oscurare la legalità almeno fino ad oggi.
In risposta all’interrogativo che dà il titolo a questo articolo, dopo tutte le suddette considerazioni, si arriva alla amara conclusione che tutto resterà presumibilmente come è rimasto fino ad ora, perché da un lato il Comune non applicherà agli impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi spontaneamente entro il 19 marzo scorso quelle sanzioni amministrative che sono dovute per tutti i cartelloni privi di autorizzazione, mentre dall’altro lato non provvederà nemmeno alle rimozioni forzate con i fondi del bilancio comunale perché non ci sono soldi a sufficienza per questo tipo di operazioni.
Con la scusa che non ci sono i soldi a sufficienza il Comune non provvederà nemmeno ad oscurare gli impianti “senza scheda” che non sono stati rimossi entro il 19 marzo scorso.
Metto in grande evidenza che in occasione dell’ultimo incontro avuto il 18 marzo scorso ho fatto presente all’Assessore Leonori quanto aveva tenuto a precisarmi lo stesso Dott. Francesco Paciello a proposito della copertura della pubblicità irregolare, che non può decidere di effettuare di sua spontanea volontà rischiando di incorrere in un eccesso di potere, dal momento che il 6° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento parla di “possibilità” e non di “obbligo” per il Comune di <<provvedere altresì alla copertura immediata della pubblicità irregolare>>: ho quindi messo in rilevo all’Assessore Leonori che spetta a lei dare un preciso indirizzo politico al riguardo, ordinando al dott. Francesco Paciello di oscurare gli impianti “senza scheda” non rimossi spontaneamente entro il 19 marco scorso, fornendogli anche le risorse economiche necessarie per pagare i manifesti con cui oscurare tutti questi cartelloni.
Quel giorno ho detto provocatoriamente all’Assessore Leonori che sia VAS che Basta Cartelloni-Francesco Fiori sono disposti a finanziare i costi della stampa di circa 5.000 manifesti, che si impegnano ad attaccare da soli.
Da quel 18 marzo ad oggi non è successo nulla e non c’è stato l’indirizzo politico sperato a dimostrazione di una vera e propria inversione di tendenza.
Se ad ogni modo l’unico indirizzo politico del Comune fosse alla fine solo quello di trovare in qualche modo dei fondi pubblici per abbattere forzatamente tutti gli impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi spontaneamente entro il 19 marzo 2014, o quanto meno per stampare i manifesti con cui oscurare i medesimi impianti, non avrò alcuna remora a denunciare nuovamente l’amministrazione capitolina per “distrazione” di fondi pubblici, come ho già fatto con la Nota VAS prot. n. 3 del 21 febbraio 2012.
In ogni caso non accetterò più di stare a guardare passivamente il protrarsi della inerzia da parte anche dell’attuale amministrazione capitolina, che proprio così facendo appare in perfetta continuità almeno fino ad oggi con la “politica” di Bordoni e di Alemanno, perché non c’è stata ancora nei fatti concreti quella inversione di tendenza rispetto al passato tanto sperata.
Utilizzerò tutti i mezzi che ci mette ancora a disposizione questo nostro Stato di diritto per pretendere il rispetto della legalità soprattutto da parte di tutte quelle pubbliche amministrazioni che per prime sono chiamate a farla rispettare.
Nello stesso giorno in cui è stato pubblicato questo articolo il Sindaco Marino e l’Assessore Leonori hanno tenuto una Conferenza Stampa di presentazione delle linee guida del PRIP, nel corso della quale l’Assessore Leonori ha parlato della delibera n. 425/2013 ed ha fatto sapere che riguardo ai 5.000 impianti pubblicitari “senza scheda” non rimossi entro la data del 19 marzo scorso si sta provvedendo a sanzionare anche il pubblicizzato.
E’ presumibile ipotizzare che i soggetti pubblicizzati sanzionati faranno una rivalsa di risarcimento danni nei confronti delle ditte titolari degli impianti senza autorizzazione, le quali a loro volta faranno ricorso al TAR.