Source: https://www.diritto.it/riconosciuto-il-risarcimento-per-equivalente-del-danno-emergente-da-mancata-aggiudicazione-dell-appalto-al-rti/
Timestamp: 2018-07-21 23:27:21+00:00
Document Index: 154903093

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 345', 'art. 37', 'art. 95', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 83', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 95', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 95', 'art. 37', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 13', 'art. 19', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 23', '§ 17', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 37', 'art. 95', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 95']

Riconosciuto il risarcimento per equivalente del danno emergente da mancata aggiudicazione dell’appalto al RTI
Va riconosciuto il risarcimento per equivalente del danno emergente da mancata aggiudicazione dell’appalto al RTI CONTROINTERESSATA, nella misura del 5% calcolata sull’intero importo a base d’asta ( 54.750.249,56 ) decurtato della percentuale di ribasso offerta dal RTI CONTROINTERESSATA ( 4, 179%), dovendosi evidentemente quella percentuale calcolarsi sui ricavi effettivi e non sulle indicazioni preliminari del bando.
Deve essere escluso dal monte di calcolo del 5% sopra indicato l’importo finale dei lavori concretamente e definitivamente eseguiti, compresi, cioè, anche quelli aggiuntivi e/o in variante rispetto all’importo posto a base di gara, che avrebbero fatto lievitare i ricavi per l’aggiudicataria ( e la correlata spesa per la P. A. ) sino a 72.861.787,00 euro ( con un incremento,cioè, di circa il 40% rispetto alle previsioni iniziali ) decurtato del ribasso offerto dallo stesso RTI CONTROINTERESSATA.
25 Alle determinazioni indicate nel paragrafo precedente, che sono sostanzialmente confermative dei criteri di calcolo adottati dal TAR, si giunge attraverso il seguente percorso motivazionale desunto dalla giurisprudenza di questo Consiglio: per tutti si veda la recente sentenza di questa Sezione 7 settembre 2010 , n. 6485, alle cui ulteriori argomentazioni si rimanda.
25.1 – La quota del 10 % sull’importo a base d’asta decurtato della quota di ribasso offerta dal danneggiato si basa su un criterio presuntivo del danno emergente e del lucro cessante per mancata aggiudicazione dell’appalto ormai diffusamente utilizzato dalla giurisprudenza amministrativa, ai sensi già dell’ art. 345, della legge 20 marzo 1865 n. 2248, All. F ( abrogato dall’articolo 256 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 ) e, poi, dell’articolo 34, co. 2, lett. d) del Regolamento suiu LL. PP. emanato con il DPR n. 554 del 1999, nonché dall’articolo 158, co. 1, lett. c) del Codice, disciplinante il caso della risoluzione del contratto.
Per questa parte, dunque, l’appello incidentale e le relative pretese risarcitorie ( pag. 21 ) va respinto.
25.3 Il risarcimento a titolo di lucro cessante, nella ricordata misura del 10% dell’importo dell’offerta economica presentata dalla parte vittoriosa in giudizio deve essere abbassato al 5%, tenendo conto del c.d. aliunde perceptum dell’impresa: aliunde perceptum che quest’ultima deve esaustivamente provare, dovendosi altrimenti applicare un criterio di riduzione in via equitativa ricorrentemente applicato nella giurisprudenza di questo Consiglio (sez. VI, 9 marzo 2007 , n. 1114; sez. VI, 9 novembre 2006 n. 6607 ; Sezione VI, 25 luglio 2006, n. 4634 ; sez. V 24 ottobre 2002 n. 5860 ). Anche per tale aspetto l’appello incidentale va respinto.
A – Con ricorso al TAR Lazio, sede di Roma, nrg. 8863/2008, l’impresa PA.CO. Pacifico Costruzioni S.p.A. ed altre società componenti la costituenda ATI avente quale capogruppo designata la stessa PA.CO. hanno impugnato il provvedimento di aggiudicazione definitiva, in favore dell’ATI con capogruppo RICORRENTE 2 s.r.l., dell’appalto avente ad oggetto la “progettazione ed esecuzione dei lavori di restauro, ristrutturazione architettonica ed impiantistica per incrementare la produttività del Teatro San Carlo di Napoli”, di cui al bando pubblicato sulla GUCE del 6 giugno 2008 e di tutti gli atti presupposti e consequenziali ( verbali di gara, contratto di appalto, provvedimento di indizione della gara, bando del 6 giugno 2008 e normativa concorsuale ad esso allegata, D.P.C.M. del 24 luglio 2007, l D.P.C.M. 23 novembre 2007, O.P.C.M. 23 novembre 2007 n. 3632 (recante disposizioni per lo svolgimento del grande evento relativo al 150° anniversario dell’Unità d’Italia), D.P.C.M. 22 gennaio 2008 , O.P.C.M. 19 marzo 2008 n. 3663 , inerenti l’organizzazione per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
D – Quanto al merito della decisione del TAR, si censura il percorso argomentativo svolto dallo stesso sulla base di un’errata interpretazione delle ncontrointeressata 2 regolatrici del procedimento di aggiudicazione.
In particolare, il ragionamento del TAR non troverebbe alcun appiglio letterale o sistematico nelle ncontrointeressata 2 primarie, in quanto il terzo comma dell’art. 37 del Codice dei contratti pubblici, nel dettare una regola specifica degli appalti di lavori ( quale appunto è quello in esame), stabilisce che, ai fini dell’ammissione di un raggruppamento temporaneo, è necessario che i singoli imprenditori che vi partecipano posseggano i requisiti economico – finanziari e tecnico — organizzativi di cui all’art. 95 del regolamento di attuazione della L. n. 109 del 1994, cioè il DPR n. 554 del 1999.
Tale statuizione sarebbe, in primo luogo, viziata dalla carenza di giurisdizione del giudice amministrativo, come stabilito con sent. n. 9/2008 dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, in adesione all’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione ( sentenza n. 10443/2008).
Dopo un’ampia ricostruzione del quadro delle ncontrointeressata 2 primarie e secondarie disciplinanti i raggruppamenti di tipo verticale, orizzontale e misto ( quale è quello aggiudicatario ) ed i relativi regimi di partecipazione, di qualificazione e di assunzione delle quote lavori nelle gare d’appalto, l’appellante raggruppamento lamenta che sarebbe del tutto erroneo in diritto il principio enunciato dal TAR Lazio nel punto n. 2 della sentenza impugnata, poiché non si rinviene nell’ordinamento una regola in forza della quale, in ambito di RTI orizzontali, i requisiti di qualificazione devono essere posseduti in proporzione alla quota di lavori assunti e dichiarati da ciascuna impresa; a ciò si aggiunge che la verifica demandata alle commissioni giudicatrici in ordine al possesso del requisiti di qualificazione sarebbe incentrata sulla percentuale di requisiti apportate da ciascuna impresa riunita e sul conseguente raggiungimento del totale richiesto all’impresa singola, senza nulla aver a che fare con la suddivisione interna del lavori.
H – Si lamenta, altresì, la violazione, sotto ulteriore profilo, degli artt. 74 e 95 del D.P.R. n. 554 del 1999 e dell’art. 37 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 263 ( rectius: 163 ) , in relazione al punto 3 della motivazione della decisione di primo grado.
Conseguentemente, ( terzo motivo d’appello ), del pari errata sarebbe l’altra affermazione del Tar secondo la quale “ dall’esame dell’offerta Ricorrente 2 risulterebbe che nessuna delle categorie oggetto dell’appalto (OG2, OG11 e OS2) raggiungerebbe il 100% ‘di realizzazione ad opera delle imprese che hanno dichiarato di concorrere, sia pure in forma orizzontale, all’esecuzione di esse”; e che il Consorzio ITL, uno dei mandanti del Raggruppamento Ricorrente 2, non risulterebbe adeguatamente qualificato in relazione alla categoria OG11.
Sempre sul piano procedimentale, si lamenta, ancora ( quarto motivo d’appello ), che, al di là della fondatezza giuridica del ragionamento seguito dal TAR, quest’ultimo avrebbe tratto la regola della necessaria corrispondenza tra quota di partecipazione al RTI e requisiti di qualificazione non già dall’ordinamento, o dalla lex specialis di gara, ma da un convincimento espresso da una parte soltanto della giurisprudenza, ciò che avrebbe comportato l’attribuzione indebita di forza ‘eterointegratrice non ad una norma, ma ad un principio, definito, appunto, “implicito “ dallo stesso Giudice di primo grado.
L’appellato, , infatti, si troverebbe a dover completare l’opera sulla base di elaborati progettuali redatti dalla Ricorrente 2, frutto di scelte tecniche ed operative caratterizzate da aspetti di assoluta originalità, grazie alle quali la Stazione appaltante ne ha decretato l’aggiudicazione, ma rispetto alle quali l’ATI Pa.Co. è del tutto estranea; pertanto, con riguardo alla progettazione dei numerosi impianti necessari al corretto funzionamento dell’opera, sarebbero ben prevedibili i gravi disagi cui si andrebbe incontro sostituendo l’autore degli elaborati progettuali con un soggetto che non vi ha partecipato.
Il danno emergente subìto dall’A.T.I. Pacifico sarebbe pari a complessivi euro 949.036,98, così composte : a) euro 12.288,02 per spese vive affrontate per la partecipazione alla gara, b ) euro 331.959,92 per spese generali ex art. 34, comma 2, lett. c) D.P.R.2 1.12.1999, n.554, sostenute per la predisposizione dell’offerta e dei relativi elaborati; c) euro 310.826,00 per costi del personale riservato per la predisposizione dell’offerta e per la installazione del cantiere; d) euro 284.744,00 per attività di consulenza alla progettazione confluita nelle proposte migliorative del progetto posto a base di gara; e) euro 9.219,04, per costi delle attrezzature e dei mezzi di cantiere messi a disposizione in vista dell’apertura del cantiere prevista immediatamente dopo l’aggiudicazione dell’appa1to.
1 – I due appelli, in quanto proposti contro la stessa sentenza del Tar Lazio indicata in epigrafe, vanno riuniti: art. 96, co. 1, c.p.a.
1.1 – Con D.P.C.M. del 24 aprile 2007 – confermato e legittimato dall’articolo 36 del D.L. 1-10-2007, n. 159, convertito in legge n. 222/2007 ( Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale ), contemplante uno speciale programma di interventi connessi alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità nazionale – con un’autorizzazione di spesa di 140 milioni di euro per l’anno 2007 – è stato istituito uno speciale Comitato interministeriale, al quale sono state affidate, in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate, le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi e delle iniziative connesse alle celebrazioni del predetto centocinquantenario .
2 – Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri , del 15 giugno 2007, è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo una apposita “Struttura di missione “ per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con il compito di fornire supporto al Comitato interministeriale nello svolgimento delle sue attribuzioni e di assicurare gli adempimenti necessari per la realizzazione del programma degli interventi connessi alle stesse celebrazioni, definito dal medesimo Comitato.
3 – In relazione alla necessità di dare avvio al programma di interventi, il Comitato dei Ministri, nella seduta del 29 febbraio 2008, inseriva tra le varie iniziative celebrative, anche quella inerente il restauro, ristrutturazione architettonica ed impiantistica del Teatro San Carlo di Napoli
Con OPCM n. 3.700 del 5-9-2008 veniva nominato l’ing. Raniero Fabrizi commissario delegato a porre in essere gli interventi relativi alla predetta struttura, con il limite massimo di copertura finanziaria di euro 30 Mln., incrementati di ulteriori 35 milioni di euro dall’articolo 7 della successiva OPCM ( ordinanza omnibus ) n. 3764 del 6-5-2009.
4 Con bando pubblicato sulla G.U.C.E. del 6.6.2008, la Struttura di Missione indiceva una procedura di gara aperta per l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione delle opere di innovazione tecnologica e di individuazione di spazi per incrementare la produttività del teatro San Carlo di Napoli
5 Il disciplinare allegato al bando stabiliva, per quel che interessa nella presente controversia, che i lavori da appaltare erano ripartiti secondo le seguenti i categorie: – Categoria prevalente OG2, classifica VIII (euro 27.190.027,02); – Categorie scorporate, “a qualificazione obbligatoria “: OG11, classifica VIII (euro 21.016.100,00) e OS2, classifica V (euro 4.000.000,00).
6 Quanto al procedimento, si prevedeva che l’appalto sarebbe stato aggiudicato ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs. n. 163/06, cioè al concorrente che avesse formulato l’offerta economicamente più vantaggiosa in termini di valore tecnico, tempo di esecuzione e prezzo.
Si stabiliva, inoltre ( pag. 17, punto 12 ), che le imprese partecipanti alla gara in forma di ATI avrebbero dovuto attestare, con apposita dichiarazione ed a pena di esclusione, “il tipo di raggruppamento che vorrà essere utilizzato (orizzontale, verticale o misto ), nonché le relative quote di partecipazione, con l’ulteriore avvertenza che in caso di associazione si sarebbe applicato l’art. 3, comma 2, del D.P.R. n. 34/2000.
7 Alla gara partecipava l’A.T. I. composta da Ricorrente 2., RICORRENTE 4 S.p.A., Consorzio RICORRENTE 7., Eredi Ricorrente 5 Impianti S.r.1., S.r.l. Ricorrente 3 & C., Impresa individuale Di Ricorrente 6 Francesco . Partecipava altresì il raggruppamento composto da PA.CO. Pacifico Costruzioni S.p.a, OR.M.E. Organizzazione Manutenzione Engineering S.p.A., I.C.G. 2 Ingegneria e Costruzioni Generali S.p,A., CO.R.I.S. S.r.l. Impianti Tecnologici, AR S.r.l. e Guerrato S.p.A..
8 . Con ricorso al TAR Lazio, integrato da motivi aggiunti, l’A.T.I. Pacifico Costruzioni e le imprese mandanti ad essa associate hanno chiesto l’annullamento del provvedimento di aggiudicazione dell’appalto al raggruppamento RICORRENTE 2 e il risarcimento dei danni.
A sostegno del rimedio impugnatorio le imprese ricorrenti articolavano una serie di censure inerenti l’illegittimità della mancata esclusione dell’operatore collettivo aggiudicatario, tra cui, in particolare, la circostanza che invece di indicare le quote di partecipazione alle singole categorie di lavori da eseguirsi a cura di ciascuna impresa costituente il raggruppamento, queste avevano indicato soltanto le quote percentuali di partecipazione all’intero raggruppamento e, quindi, in funzione dell’importo complessivo dei lavori, come ricavato dalla somma di tutte le categorie di opere previste nel disciplinare d’appalto ( OG2, OG11 e OS2 ).
9 Il Tribunale Amministrativo ha ritenuto fondata la riportata censura, dichiarando assorbite le altre.
Basterà ricordare, sul punto, che la più recente giurisprudenza della Suprema Corte ( ex multis: Cass. , sez. un., 16 giugno 2010 , n. 14503 ; n. 2906 del 2010 ), andando in contrario avviso ai propri orientamenti, aveva avuto già modo di stabilire che il giudice amministrativo adito per l’annullamento dell’affidamento di un appalto, può conoscere pure della domanda di privazione degli effetti del contratto conseguentemente stipulato con il concorrente prescelto in modo illegittimo in “tutte le controversie in cui la procedura di affidamento sia intervenuta dopo il dicembre 2007, data dell’entrata in vigore della (direttiva CE n, 66/2007) e, comunque, quando la tutela delle due posizioni soggettive sia consentita dall’attribuzione della cognizione di esse al giudice amministrativo nelle materie di giurisdizione esclusiva e possa essere effettiva solo attraverso la perdita di efficacia dei contratti conclusi dall’aggiudicante con l’aggiudicatario prima o dopo l’annullamento degli atti di gara, fermo restando il potere del giudice amministrativo di preferire, motivatamente ed in relazione agli interessi generali e pubblici oggetto di controversia, un’eventuale reintegrazione per equivalente, se richiesta dal ricorrente in via subordinata”.
9 bis – Venendo al merito della controversia, per stabilire la fondatezza dell’appello occorre precisare che il percorso argomentativo svolto dal TAR con l’appellata sentenza può riassumersi nei seguenti passaggi:
– All’esito di una interpretazione letterale e sistematica delle ncontrointeressata 2 contenute nel Codice dei contratti pubblici ( art. 37 ) e nel regolamento n. 554 del 1999 ( art. 95 ), risulta che le imprese partecipanti alle gare d’appalto in forma associata hanno l’obbligo di indicare già nell’offerta di gara le quote di partecipazione non soltanto al raggruppamento, costituendo o costituito, ma anche dei lavori, atteso che una dichiarazione ex post in sede di esecuzione non potrebbe assolvere allo stesso modo alle esigenze di trasparenza ed affidabilità che caratterizzano la gara.
– Se la previsione di cui al comma 13 dell’art. 37 del Codice dei contratti pubblici ha stabilito l’esigenza di un parallelismo tra quote di partecipazione vantate da ciascuna associata nell’ambito del raggruppamento e quote di esecuzione dei lavori che ciascuna di esse è tenuta obbligatoriamente ad eseguire, deve ritenersi “ implicito “ ( su tale aggettivo si appuntano insistentemente molte delle censure sollevate con gli atti d’appello ) il principio secondo cui soltanto se l’impresa ha già indicato nell’offerta quale sia la quota di partecipazione ai lavori la stazione appaltante potrà verificare poi che tale indicazione venga concretamente rispettata nella fase di attuazione del programma contrattuale.
10 Il TAR facendo applicazione dei sopra sintetizzati passaggi ermeneutici, si è occupato specificamente della posizione del Consorzio RICORRENTE 7., avente la qualità di associata mandante per le categorie OG2 e OG11.
11 Le conclusioni cui è pervenuta l’appellata sentenza sono sostanzialmente esatte e condivisibili, seppur necessitanti di alcune precisazioni.
Vale ricordare che l’art. 37 del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture emanato con il D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, nel disciplinare le modalità partecipative alle gare per l’aggiudicazione dei contratti dei raggruppamenti temporanei e consorzi ordinari di concorrenti, stabilisce che ( comma 3 ) “ Nel caso di lavori, i raggruppamenti temporanei e i consorzi ordinari di concorrenti sono ammessi se gli imprenditori partecipanti al raggruppamento ovvero gli imprenditori consorziati abbiano i requisiti indicati nel regolamento “.
12 Dal canto suo, la norma regolamentare contenuta nell’art. 95 del D.P.R. 21-12-1999 n. 554 ( operante per effetto del richiamo contenuto nel citato art. 37 sino all’emanazione del nuovo regolamento sui contratti pubblici ), nel disciplinare i requisiti dell’impresa singola e di quelle riunite, stabilisce, al comma 2, che “ Per le associazioni temporanee di imprese e per i consorzi ….. ………..di tipo orizzontale, i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi richiesti nel bando di gara per le imprese singole devono essere posseduti dalla mandataria o da una impresa consorziata nelle misure minime del 40%; la restante percentuale è posseduta cumulativamente dalle mandanti o dalle altre imprese consorziate ciascuna nella misura minima del 10% di quanto richiesto all’intero raggruppamento. L’impresa mandataria in ogni caso possiede i requisiti in misura ricorrente 5oritaria. “.
13 Dalle riportate disposizioni emerge, dunque, un principio già affermato da questo Consiglio, secondo il quale, poiché il sopra citato art. 37, comma 13, stabilisce che i concorrenti riuniti in raggruppamento temporaneo devono eseguire le prestazioni nella percentuale corrispondente alla quota di partecipazione al raggruppamento, è evidente che deve sussistere una perfetta corrispondenza tra quota di lavori e quota di effettiva partecipazione al raggruppamento e che vi è la necessità che anche la quota di partecipazione ai lavori debba essere stabilita e manifestata dai componenti del raggruppamento all’atto della partecipazione alla gara.
L’indicazione delle quote di partecipazione – e., conseguentemente dei lavori – si rivela dunque requisito di ammissione alla gara e deve quindi provvedersi a tale incombente nella domanda di partecipazione alla gara e non in sede di esecuzione del contratto ( Cons. St., sez. V, 28 settembre 2009 , n. 5817 ; Sez. V, 7.5.2008, n. 2079; T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 27 febbraio 2010 , n. 3118; TAR Calabria, Reggio C., 28 marzo 2008, n. 127 ).
14 Più in dettaglio, con la citata sentenza n. 2079/2008 questo Consiglio ha osservato che – a differenza di quanto prospettato con gli atti d’appello – in base al citato art. 37, comma 13, con statuizione peraltro ricognitiva dei principi già desumibili dall’art. 13 della legge Merloni, n. 109/1994 e dall’art. 19, commi 3 e 4, della legge n. 55 del 1990, il legislatore ha ritenuto sussistere una perfetta simmetria tra quota di lavori e quota di effettiva partecipazione al raggruppamento e, ancor prima, che la quota di “ partecipazione “ deve essere stabilita e manifestata dai componenti del raggruppamento nel momento, appunto, della partecipazione alla gara e non in quello, successivo, dell’esecuzione del contratto aggiudicato.
La definizione delle quote di partecipazione ad un’a.t.i. non riguarda, infatti, la fase esecutiva del rapporto contrattuale ( come insistentemente affermato negli atti d’appello, soprattutto quello dell’appellante RTI RICORRENTE 2 ), ma la sua fase prodromica; cosicché è nella proposta contrattuale della partecipante al procedimento di gara, che deve risultare esplicitata l’identità del soggetto contraente ossia, nel caso appunto di partecipazione in associazione temporanea, le quote attribuite a ciascun componente.
L’intento antielusivo di una partecipazione con finalità esclusivamente antilucrative e parassitarie, che potrebbe condurre a fenomeni di assenza totale di concreta esecuzione di quote dei lavori trova d’altronde riscontro in altre disposizioni del codice, come quella di cui al medesimo articolo 37, comma 9, del Codice, il quale vieta in modo assoluto l’associazione in partecipazione, la quale costituisce il tipo negoziale attraverso il quale si può realizzare un meccanismo partecipativo assenteista e irresponsabile, essendo riconosciuto alle parti del contratto la facoltà di determinare la partecipazione alle perdite in misura diversa da quella della partecipazione agli utili ovvero di escludere del tutto la partecipazione alle perdite, realizzandosi, così, una sorta di “ cointeressenza impropria “ ( cfr., sul punto, Cass. , sez. I, 1 ottobre 2008 , n. 24376; v. anche Cass. n. 503/1996, n. 4473/1993, n. 5759/1985, n. 197/1982, n. 6750/1981).
15 In sintesi e per concludere sul punto, dal combinato disposto dei commi 2 e 13 dell’articolo 37 del Codice consegue che prima, in sede di domanda di partecipazione, deve essere formulata almeno l’indicazione delle quote partecipative al raggruppamento, dalle quali desumere la quota parte dei lavori da eseguire da ciascun associato, dovendo sussistere una perfetta corrispondenza tra quota di lavori e quota di effettiva partecipazione al raggruppamento, l’indicazione delle quote di partecipazione rivelandosi dunque requisito di ammissione alla gara e non contenuto di obbligazione da far valere in sede di esecuzione del contratto ( Cons. St., sez. V, n. 5817/2009 ). Sulla base delle predette indicazioni preventive e formali, avverrà la verifica della sussistenza della qualificazione SOA.
16 Alla stregua delle esposte considerazioni, ciò che determinava l’esclusione del RTI appellante non è tanto la circostanza, pur addotta dal TAR, che le imprese componenti del raggruppamento RICORRENTE 2 aggiudicatario “ hanno ricusato di esplicitare le quote da ciascuna di esse assunte quanto all’esecuzione dei lavori “ ( a tal fine bastando, come sopra detto, l’indicazione delle quote di partecipazione da ciascuna di esse vantate nell’ambito del raggruppamento stesso, dalla quale ricavare anche la quota di assunzione dei lavori ); quanto, piuttosto, la circostanza, anch’essa rilevata dal TAR, che la qualificazione per la categoria OG11, classifica III, posseduta dal Consorzio ITL (€ 1.032.913, aumentata di un quinto ai sensi del comma 2 dell’art. 3 del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34, per un riveniente importo pari ad € 1.239,495) aveva indotto l’organismo valutatore, in sede d’esame della documentazione allegata alla domanda ed all’offerta, a considerare ITL non già quale mandante, ma quale “impresa cooptata”, al fine di superare l’indubbia mancanza del requisito di qualificazione.
16.1 A tale proposito, l’appello RICORRENTE 2 censura ( pagg. 38-39 ) la riportata affermazione del Giudice di primo grado, la quale, a detta dell’appellante, risulterebbe smentita dai
In primo luogo e principalmente, perché la presa d’atto di una precisa indicazione della parte ( nella specie: l’amministrazione resistente in primo grado ) di fatti a lei sfavorevoli – ed utilizzabile nel presente giudizio d’appello per la decisione di ricorsi riuniti anche con riferimento alla posizione di parti distinte nei giudizi di primo grado – non costituisce un “ acritico “ recepimento, trattandosi di indicazione proveniente dalla controinteressata e non dalla parte interessata a far valere una circostanza a lei favorevole; indicazione, perciò, dotata della forza probatoria tipica delle ammissioni, per le quali la giurisprudenza ( cfr. Cass. n. 6687 del 1998) ha più volte affermato che le dichiarazioni ammissive di fatti sfavorevoli rese dalla parte, ancorché non equiparabili alla confessione vera e propria, possono essere tuttavia valutate quali indizi di prova, potendo il giudice, secondo il suo prudente apprezzamento, ritenerle intrinsecamente attendibili e porle, con eventuali concomitanti elementi indiziari, alla base del proprio convincimento ( Cass. civ., 31 luglio 2009 , n. 17889 ).
In secondo luogo perché la parte appellante privata non ha indicato la fonte della prova contraria a quanto ritenuto dal TAR, essendosi limitata ad invocare, del tutto genericamente e sbrigativamente, i “ verbali di gara “, senza specificare quale ( o quali ) di essi evidenziasse la realtà contraria a quella apprezzata dal Tribunale e così scaricando sul Giudice un obbligo di ricerca d’ufficio tra la mole degli atti di gara che non gli compete, in base al principio dispositivo della prova.
16.3 L’esattezza delle conclusioni cui è pervenuto il TAR, nonostante la non piena esattezza delle premesse iniziali ( mancata indicazione della quota dei lavori, che invece era desumibile dall’indicazione della quota di partecipazione al RTI ) sta nella circostanza – pur non adeguatamente sviluppata nel corpo della motivazione della sentenza appellata – che la cd. “associazione per cooptazione” in cui sarebbe stata coinvolta ITL, già contemplata dall’art. 23 del d.lgs. n. 406/1991 ( di attuazione della direttiva 89/440/CEE in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici ), si caratterizza per la possibilità, da parte delle imprese che intendano riunirsi in associazione temporanea e con i requisiti di partecipazione, di associare altre imprese iscritte all’ ( ex ) albo nazionale dei costruttori, anche per categorie ed importi diversi da quelli richiesti nel bando, a condizione che i lavori eseguiti da queste ultime non superino il venti per cento dell’importo complessivo dei lavori oggetto dell’appalto e che l’ammontare complessivo delle iscrizioni possedute da ciascuna di tali imprese fosse almeno pari all’importo dei lavori che sarebbero stati ad essa affidati.
§ 17 Le esposte conclusioni in tema di preventiva indicazione della quota dei lavori da eseguirsi dalle partecipanti al raggruppamento orizzontale ( ed oltretutto, ripetesi, qui ci si trova di fronte ad un raggruppamento misto ) non sembrano poter essere intaccate dalle altre fonti normative invocate nei motivi d’appello a parametro della legittimità dell’operato della P. A. e della conseguente erroneità della sentenza del TAR: l’art. 13 del Codfice e gli artt. 95 e 74 del Regolamento n. 554/1994.
18 Con una seconda serie di censure, la parte privata appellante, facendo leva sul disposto dell’art. 37, commi 1 e 2, del Codice, che distinguono fra RTI di tipo verticale ed orizzontale ) ed art. 95 del DPR n. 554/1999, il quale contiene la disciplina sui requisiti di partecipazione distinguendo , appunto, i requisiti prescritti ai raggruppamenti orizzontali da quelli richiesti ai raggruppamenti verticali, assume che solo ai raggruppamenti verticali sarebbe richiesto di possedere i requisiti di qualificazione in relazione alle categorie (prevalente/scorporate) di lavori assunti, rispettivamente, dalla mandataria e dalle mandanti.
Le prestazioni che ciascuna impresa riunita in senso verticale si impegna a realizzare, quindi, costituirebbero – secondo la ricostruzione dell’appellante – l‘elemento in base al quale commisurare i requisiti di qualificazione, tenuto anche conto che tale regola si giustificherebbe in considerazione del fatto che le mandanti di un RTI verticale rispondono nei confronti della Stazione appaltante unicamente per le opere realizzate, senza vincolo di solidarietà con le altre mandanti, a differenza del regime di solidarietà previsto per i raggruppamenti orizzontali ( art. 37, co. 5, primo periodo, del Codice ).
Infatti, se l’art. 37, commi 1 ( per i lavori ) e 2 ( per servizi e forniture ) , del Codice impone alle imprese riunite in senso verticale di assumere esclusivamente determinate categorie di lavori (alla mandataria la categoria prevalente, alle mandanti quelle scorporate); se la quota di partecipazione all’ATI costituisce un valore matematico derivante in maniera diretta da ciò che l’impresa ha
Diverso – sempre secondo la tesi dell’appellante – sarebbe il discorso con riguardo ai raggruppamenti orizzontali o misti ( come quello in esame), per i quali i requisiti di qualificazione non vengono richiesti in base a ciò che verrà concretamente eseguito da ciascuna singola impresa, ma in misura percentuale rispetto a ciò che è richiesto all’intero raggruppamento.
Sarebbe del tutto irrilevante, in altri termini, la specifica suddivisione delle prestazioni all’interno del raggruppamento orizzontale: in primo luogo, perché non v’è alcuna disposizione che impone alle imprese di realizzare lavori in misura proporzionale alla quantità di requisiti spesi nell’ambito del raggruppamento ai fini del raggiungimento del totale richiesto per la partecipazione alla gara; in secondo luogo, perché tutte le imprese partecipanti al raggruppa,mento orizzontale sono solidalmente responsabili nei confronti della stazione appaltante, la quale è adeguatamente garantita una volta che, attraverso il cumulo dei requisiti posseduti da ciascuna impresa (e nel rispetto delle proporzioni richieste dall’art. 95, comma 2, del Regolamento n. 554 ), sia raggiunto il totale richiesto all’impresa singola.
19 Le articolate e talvolta non pienamente perspicue argomentazioni dell’appellante non sono condivisibili.
In secondo luogo, è vero che i commi 2 e 3 del DPR n. 554 del 1999 distinguono, rispettivamente, fra RTI di tipo orizzontale e verticale, ma solo al fine di determinare – attraverso il riferimento ai “ requisiti “ di qualificazione – la quota o natura dei lavori che debbono essere eseguiti dalla mandataria e dalle mandanti e non anche per introdurre un regime differenziato ( rispetto ai raggruppamenti verticali ) di preventiva indicazione della quota parte dei lavori che saranno eseguiti dalle varie partecipanti al raggruppamento.
Da alcuna disposizione dell’articolo 95 citato emerge dunque un criterio distintivo – ai fini dell’onere della preventiva indicazione dei lavori che saranno assunti dalle varie partecipanti al gruppo – che faccia leva sulle due tipologie di raggruppamenti, essendo semmai vero il contrario di quanto assunto dall’appellante: cioè che proprio per i RTI di tipo orizzontale, essendo il criterio di riparto fra mandataria e mandanti di tipo quantitativo e non qualitativo ( come invece per i RTI di tipo verticale ) l’onere di preventiva specificazione della quota parte delle lavorazioni che saranno eseguite dalle varie partecipanti al raggruppamento appare tanto più necessario.
20 A tale ultimo proposito, questo Consiglio ha avuto modo di precisare, con sintetica ma significativa argomentazione, che, proprio sulla base del “ principio di corrispondenza sostanziale già in fase di offerta tra quote di qualificazione, quote di partecipazione all’a.t.i. e quote di esecuzione “, la percentuale “ricorrente 5oritaria” prevista dall’articolo 95 del Regolamento debba essere individuata in rapporto alla misura in cui le imprese “spendono” in concreto la rispettiva classifica all’interno del raggruppamento. Ciò anche perché in caso diverso, come rilevato dal consiglio dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nella determinazione 18 luglio 2001 n. 15/2001, “si creerebbe un vincolo restrittivo al mercato, in contrasto con il principio della libertà di determinazione delle imprese in sede associativa, in quanto sarebbero privilegiate comunque le imprese di ricorrente 5ori dimensioni”.
Con la stessa pronuncia si è ultericontrointeressata 2nte evidenziato come una diffcontrointeressata 2 interpretazione della norma regolamentare condurrebbe a rafforzare sempre più le grandi imprese, impedendo alle altre di assumere il ruolo di mandatarie, se non associandosi con imprese minori e con minori requisiti ( Cons. St., , sez. V, 11 dicembre 2007, n. 6363 ).
21 Alla luce delle esposte considerazioni si manifesta infondato anche l’altro motivo d’appello di RICORRENTE 2, secondo il quale il TAR, da un lato, avrebbe travisato i fatti ritenendo che le percentuali di partecipazione ai raggruppamento dovessero essere corrispondenti alle quote di lavori assunti da ciascuna impresa in relazione alle singole categorie di opere, e, dall’altro lato, avrebbe “ perseverato nell’errore “, traendo dal primo “ l’assurda conclusione “ secondo cui le imprese riunite nel RTI Ricorrente 2 non avrebbero assunto l’obbligo dl eseguire il 100% di ciascuna delle categorie dl opere rientranti nell’oggetto dell’appalto.
22 In conclusione, gli appelli principali sul punto dell’esclusione del RTI RICORRENTE 2 vanno respinti.
23 Restano da esaminare gli appelli principali ed incidentale sul punto del risarcimento dei danni.
La stessa appellata-appellante incidentale chiede che le voci di danno da lei richieste ed in parte riconosciute dal TAR vadano estese alle fasi di lavorazione successive a quelle già realizzate al momento di proposizione dell’appello ( cfr. memoria difensiva della PA. CO. depositata per l’udienza di discussione ( pag. 75 ).
24 Ciò precisato, va riconosciuto il risarcimento per equivalente del danno emergente da mancata aggiudicazione dell’appalto al RTI CONTROINTERESSATA, nella misura del 5% calcolata sull’intero importo a base d’asta ( 54.750.249,56 ) decurtato della percentuale di ribasso offerta dal RTI CONTROINTERESSATA ( 4, 179%), dovendosi evidentemente quella percentuale calcolarsi sui ricavi effettivi e non sulle indicazioni preliminari del bando.
26 Quanto alla perdita di chances, è preliminarmente da ricordare, con la giurisprudenza di questo Consiglio, che tale aspetto della responsabilità precontrattuale della P. A. – diversamente dal danno futuro, che riguarda un pregiudizio non attuale, ma soggetto a ristoro purché certo e altamente probabile, nonché ascrivibile ad una causa efficiente già in atto – costituisce un danno attuale, che non si identifica con la perdita di un risultato utile, ma con quella della concreta possibilità ovvero probabilità ( traduzione italiana appunto della parola francese chance ) di conseguirlo, e necessita, a tal fine, della sussistenza di una situazione presupposta, concreta ed idonea a consentire la realizzazione del vantaggio sperato, da valutarsi sulla base di un giudizio prognostico e statistico, fondato sugli elementi di fatto allegati dal danneggiato (Cons. St., sez. VI, 7 febbraio 2002, n. 686).
Al fine di ottenere il risarcimento per perdita di chance, occorre, quindi, che il danneggiato dimostri, anche in via presuntiva, ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegate, la sussistenza di un valido nesso causale tra la condotta lesiva (nella specie: mancata aggiudicazione illegittima) e la ragionevole, concreta e verisimile possibilità del conseguimento dell’aggiudicazione di altri appalti e provi, conseguentemente, la sussistenza, in concreto, dei presupposti e delle condizioni del raggiungimento del risultato sperato ed impedito dalla condotta illegittima della P. A., della quale il danno risarcibile costituisce conseguenza immediata e diretta ( cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 28 ricorrente 5o 2010 , n. 3393 ).
Allegazioni di tale tipo, infatti, si rivelerebbero del tutto insufficienti a provare, con l’efficacia connessa all’esigenza di evitare fenomeni di indebita locupletazione legati al cattivo esercizio della funzione selettiva dei contraenti con la P. A., la perdita di occasioni alternative favorevoli, difettando, in essa, la dimostrazione della concretezza – costituita dalla effettiva partecipazione ad altre procedure e dal ritiro da esse per l’impegno in questione – delle opportunità contrattuali asseritamente perdute, non bastando allegazioni generiche ed equivoche (Cons. Stato, sez. V, 28 ricorrente 5o 2010 , n. 3393; C.d.S sez. IV, 6 giugno 2008, n. 2680 ed ivi ulteriori riferimenti ).
26.3 La stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione precisa, ancora, che il danno patrimoniale da perdita di “chance” consiste non nella perdita di un vantaggio economico, ma nella perdita della mera possibilità di conseguirlo, secondo una valutazione “ex ante” da ricondursi, diacronicamente, al momento in cui il comportamento illecito ha inciso su tale possibilità in termini di conseguenza dannosa potenziale ( Cass. , sez. III, 7 ottobre 2010 , n. 20808 ).
Di questa entità il danneggiato ha l’onere di provare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile dev’essere conseguenza immediata e diretta” (Cass., sez. un., 26 gennaio 2009 , n. 1850 ; Cass., 20 giugno 2008, n. 16877, 28 gennaio 2005, n. 1752, ).
27 In base agli esposti principi di diritto, l’appello incidentale relativo al mancato riconoscimento della perdita di chance per mancata partecipazione ad altre gare si rivela infondato, non avendo l’appellante incidentale fornito prova rigorosa della concreta partecipazione ad altre procedure di aggiudicazione, senza la quale, come detto, la predetta perdita determinerebbe un’estensione smisurata ed incontrollata dell’area delle posizioni soggettive risarcibili, che sarebbero potenzialmente pari a tutte le procedure di gara cui il danneggiato avrebbe potuto ipoteticamente partecipare.
Si tratta di affermazioni non solo apodittiche, in quanto non supportate da alcuna concreta e specifica allegazione ( ad es., per la gara indetta dalla Rep. di Romania è depositato un bando in lingua rumena senza traduzione e senza indicazione specifica delle relative clausole lesive della prospettata chance ) , ma, ancor più, infondate e contraddittorie.
27.1 D’altra parte, la teoria della contestualità di più gare quale fattore impeditivo alla partecipazione ad esse è smentita dallo stesso appello incidentale, ove si riconosce un dato di comune esperienza: quello, cioè, costituito dalla “ prassi comune delle imprese operanti nel settore degli appalti di lavori pubblici, che, come è noto, sono portate — per la specificità di tale settore, che impone di far fronte a continue ed ingenti spese per manodopera ed attrezzature — a rendere quanto più flessibile la propria organizzazione aziendale, anche allo scopo di aggiudicarsi ed eseguire contestualmente più commesse. “ ( pag. 12 appello incidentale ).
28 Può passarsi, conclusivamente, alla parte dell’appello incidentale che contesta il mancato riconoscimento del danno c.d curricolare, il quale viene quantificato nella stessa perizia sopra ricordata secondo il criterio del 3% rapportato al valore finale dei lavori, comprensivo dei quasi 20 milioni di euro imputabili a lavori aggiuntivi per varianti in corso d’opera.
In linea di massima, allora, deve ammettersi che l’impresa ingiustamente privata dell’esecuzione di un appalto possa rivendicare, a titolo di lucro cessante, anche la perdita della specifica possibilità concreta di incrementare il proprio avviamento per la parte relativa al curriculum professionale, da intendersi anche come immagine e prestigio professionale, al di là dell’incremento degli specifici requisiti di qualificazione e di partecipazione alle singole gare ( Cons, Stato, sez. VI, 11 gennaio 2010 , n. 20 ; sez. VI, 21 ricorrente 5o 2009 , n. 3144; sez. VI, 9 giugno 2008, n. 2751 ; sez. IV, 6 giugno 2008 , n. 2680 ; sez. V, 23 luglio 2009 , n. 4594 ; sez. V, 12 febbraio 2008, n. 491; sez. IV, 29 luglio 2008 , n. 3723 ; Cass., 4 giugno 2007, n. 12929 ).
29 Il danno curricolare – da riconoscere, come detto, in via di principio – si compone quindi di due elementi: a ) la perdita di un livello di qualificazione già posseduta ovvero la mancata acquisizione di un livello superiore ( ai sensi e per gli effetti di cui al D.P.R. 25-1-2000 n. 34 ) , quale conseguenze immediate e dirette della mancata aggiudicazione ; b) la mancata acquisizione di un elemento costitutivo della specifica idoneità tecnica richiesta dal bando oltre la qualificazione SOA.
Ora, mentre la componente di cui alla lettera b) non necessita di prova rigorosa, consistendo il danno nella stessa mancata aggiudicazione e conseguente mancato incremento delle qualità imprenditoriali connesse alla capacità tecnica, altrettanto non è a dirsi per la voce sub a), per la quale occorre dimostrare rigorosamente e diligentemente gli elementi diminutivi o accrescitivi sopra evidenziati ed il relativo nesso di causalità con la mancata aggiudicazione ( cfr. Cons. Stato, sez. VI, 11 gennaio 2010 , n. 20 ).
Non è chi non veda la genericità e sbrigatività della richiesta risarcitoria per tale voce di danno, così come è evidente una pari frettolosità e negligenza nella relazione tecnica di parte datata 19.3.2009 ed espressamente richiamata dalla successiva relazione di parte datata 27.9.2010, in cui il danno curricolare viene trattato in meno di mezza pagina e collegato ad un’affermazione del tutto apodittica, del seguente testuale tenore : “ è evidente che la mancata esecuzione dell’appalto in questione ha comportato l’impossibilità di incrementare….alla ( rectius: la ) proprio qualificazione SOA. La mancanza di qualsiasi “ evidenza “ in materia e l’assoluta mancanza di prova comporta quindi il rigetto della richiesta risarcitoria per tale specifica componente del danno curricolare, mentre per l’altra componente il diritto al risarcimento va riconosciuto nella misura, necessariamente equitativa ( artt. 2056 e 1226 cod. civ. ), pari alla percentuale dell’1,50 % sul prezzo globale offerto dall’appellante incidentale, il quale rappresenta il montante su cui procedere al calcolo percentuale in via equitativa, analogamente a quanto avviene per la liquidazione del danno per lesione dell’interesse positivo.
29.2 Sulle somme così spettanti, trattandosi di debito di valore, andranno calcolate altresì la svalutazione monetaria e gli interessi compensativi, da calcolarsi nella misura del tasso degli interessi legali via via vigente, dalla data di notificazione del ricorso giurisdizionale al TAR alla data di effettivo pagamento e calcolando gli interessi anno per anno sulla somma via via rivalutata anch’essa anno per anno secondo i tassi rilevati dall’ISTAT ( Cons. Stato, sez. VI, 11 gennaio 2010 , n. 20 ; Cass. civ,, 27 ricorrente 5o 2010 , n. 12971; id., 9 marzo 2010 , n. 5671 ;id., 6 marzo 2009 , n. 5567 ).
30 In conclusione: