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Timestamp: 2017-01-21 04:20:29+00:00
Document Index: 14100696

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.\n5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art.\n37', 'art. 5', 'art.\n8', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 5']

Circolare INPS n. 171 del 07.09.2001
Legge 23.7.1991, n. 223, art. 3, co. 3 e art.
5, co. 5. Contributo di ingresso alla mobilità e precisazioni in merito alle
possibili fattispecie di esonero
SOMMARIO: L�'esonero dal versamento del
contributo d�'ingresso alla mobilità previsto dall�'art. 5, co. 4, della
legge n. 223/1991 non spetta in caso di avvio della procedura di mobilità nella
fase anteriore all�'omologazione del concordato preventivo. Non costituisce
inoltre offerta di lavoro ai fini della operatività della fattispecie di
esonero prevista dall�'art. 5, co. 5, della legge n. 223/1991 il semplice
passaggio dei lavoratori a seguito di operazione societaria, richiedendosi
a tal fine che non ci sia alcuna forma di collegamento tra il complesso
aziendale al quale passa il lavoratore e quello di provenienza
Si riportano chiarimenti
in relazione alle possibili fattispecie di esonero dal versamento del contributo
previsto dall�'art. 5, co. 5, della legge n. 223/1991.
In base a questa norma, i datori di lavoro che
rientrano nella disciplina degli interventi straordinari CIG (con esclusione di
quelli edili) sono tenuti a versare in trenta rate mensili alla gestione degli
interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali di cui all�'art.
37 della legge 9.3.1989, n. 88, per ciascun lavoratore posto in mobilità, una
somma pari a sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al
lavoratore. Tale somma è ridotta alla metà qualora la dichiarazione di
eccedenza del personale abbia formato oggetto di accordo sindacale (art. 5,
co.4, legge n. 223/1991).
Il D.L. 10.3.1993, n. 57 (gli effetti del quale sono
stati salvaguardati dalla legge 19.7.1993, n. 236) ha inoltre stabilito all�'art.
8, co. 1 che nei casi di licenziamenti collettivi per riduzione di personale, a
far data dal 13.2.1993 il contributo a carico dell'impresa per ogni lavoratore
collocato in mobilità è rapportato a nove mensilità, invece che alle sei
previste dall'art. 5, co. 4, della legge n. 223/1991, qualora la procedura di
declaratoria di esubero sia conclusa senza accordo sindacale. Nulla ha invece
modificato per le procedure di mobilità di cui all'art. 4, co. 1 della stessa
Il contributo d�'ingresso alla mobilità riveste
carattere di generalità, e può venir meno, come noto, solo alla presenza di
apposite previsioni normative.
In particolare sono espressamente previste due
possibili fattispecie di esonero dal contributo in esame (cfr. circolare n. 238
del 1 agosto 1994, n. 81 del 24 marzo 1995, n. 101 del 11 aprile 1995):
a) Esonero totale per
gli organi delle procedure concorsuali che dichiarino l�'eccedenza di personale
ai sensi dell�'art. 4, in altre parole dell�'art. 24 della legge n. 223/1991.
Dispone l�'art. 3, co. 3, della legge n. 223/1991 che
quando non sia possibile la continuazione dell�'attività, anche tramite
cessione dell�'azienda o di sue parti, o quando i livelli occupazionali possano
essere salvaguardati solo parzialmente, il curatore, il liquidatore o il
commissario hanno facoltà di collocare in mobilità, ai sensi dell�'art. 4 o
dell�'art. 24, i lavoratori eccedenti e che in tali casi il contributo a carico
dell�'impresa previsto dall�'art. 5, co. 4, non é dovuto.
A proposito di tale esclusione è stato precisato nel
manuale L�'istituto della mobilità (par. 9.5, pag. 41, cfr. circ. n.
141/1996) che possono essere esonerati solo gli organi delle procedure
concorsuali, che attivano le procedure di mobilità, qualora la continuazione
dell'attività non sia stata disposta o sia cessata, e che in nessun caso è
possibile consentire l'esonero qualora sia l'imprenditore ad attivare tali
In merito a questa fattispecie di esonero si è
sviluppato un contenzioso, basato sull�'interpretazione secondo la quale l�'esonero
spetterebbe anche in caso di avvio della procedura di mobilità nella fase
anteriore all�'omologazione del concordato preventivo, oltre che in quella
successiva alla sentenza di omologazione. Ciò in quanto la modifica apportata
al co. 1 dell�'art. 3 della legge n. 223/1991 dall�'art. 7, co. 8, del D.L. n.
148 del 29.5.1993, convertito in legge 19.7.1993, n. 236 (secondo la quale la
domanda di ammissione alla CIG può essere presentata in seguito alla
presentazione del ricorso per il concordato preventivo, non occorrendo più
attendere la nomina del liquidatore a seguito della sentenza di omologa),
consentirebbe di ritenere, per analogia, possibile estendere la fattispecie di
esonero anche a tale situazione.
La Corte di Cassazione ha invece ritenuto recentemente
che il richiamo alle disposizioni relative al trattamento di integrazione
salariale non è pertinente alle fattispecie in cui si discute della messa in
mobilità del personale eccedente, affermando l�'irrilevanza della modifica
predetta, in quanto limitata appunto ad estendere anche all�'ipotesi della
semplice ammissione al concordato preventivo l�'integrazione salariale. La
lettera della legge, ha osservato la Corte, è  chiara nel riferire l�'esonero
dal contributo per la mobilità solo alle ipotesi in cui la procedura di
mobilità venga iniziata in costanza di fallimento (curatore), di concordato
preventivo con cessione dei beni (liquidatore), di liquidazione coatta
amministrativa o di amministrazione straordinaria (commissario). (sent. n.
5034/2001e n. 8874/2001) e, oltre al tenore letterale della legge, che individua
chiaramente le figure istituzionalmente abilitate a porre in mobilità i
lavoratori eccedenti con fruizione del beneficio contributivo, anche la sua ratio
induce a tale conclusione, in quanto consiste nel voler escludere che il credito
dell�'Istituto a tale titolo possa sorgere nella fase della liquidazione dei
beni e gravare sulla stessa.
Prosegue inoltre la Corte osservando che l�'obbligazione
per il titolo contributivo in questione matura all�'atto della richiesta di
ammissione alla procedura di mobilità, e che solo con la sentenza di omologa
viene nominato il liquidatore e si trasferisce agli organi concordatari la
legittimazione a disporre dei beni, con conseguente spossessamento dell�'imprenditore.
Pertanto, fino all�'adozione di tale sentenza, deve escludersi il diritto all�'esonero
perché la procedura è stata avviata e conclusa dall�'imprenditore insolvente.
Sulla base di tali considerazioni, la Corte ha inoltre escluso che l�'esonero
possa spettare per le rate successive alla nomina del commissario giudiziale e
b) Esonero parziale
dal versamento delle rate residue per l�'azienda che abbia procurato ai
lavoratori che ha posto in mobilità offerte di lavoro a tempo indeterminato che
abbiano specifiche caratteristiche.
L�'art. 5, co. 5 della legge n. 223/1991 prevede tale
fattispecie di esonero qualora l�'azienda procuri, secondo le procedure
determinate dalla Commissione Regionale per l�'Impiego competente, offerte di
lavoro a tempo indeterminato aventi le caratteristiche di cui all�'art. 9,
co.1, della stessa legge.
Anche tale fattispecie, come quella precedente, si
caratterizza per l�'avvenuta cessazione definitiva dell�'attività del
complesso aziendale interessato, che ha perduto la sua identità unitaria ed è
in fase di dismissione. Conseguentemente, le offerte di lavoro che l�'impresa
deve procurare non possono che essere presso complessi aziendali diversi da
quello di provenienza dei lavoratori, come evidenzia anche la previsione di
apposite procedure che devono essere adottate a tal fine.
E�' proprio il fatto che per l�'azienda che cessa non
sussistono prospettive di ripresa (per esempio attraverso una cessione del
complesso aziendale), e che il datore di lavoro che effettua i licenziamenti si
attiva al fine di procurare nuove offerte di lavoro, che si giustifica l�'esonero.
Pertanto l�'esonero di cui all�'art. 5, co.5, della
legge n. 223/1991 non può essere concesso in caso di operazioni societarie
(quali, ad esempio, cessione o affitto d�'azienda) le quali, secondo un profilo
di continuità, determinano il passaggio dei lavoratori presso complessi
aziendali che abbiano qualche forma di collegamento con quello in dismissione,
in quanto in questa ipotesi non si può parlare di procacciamento di offerta di
lavoro nel senso sopraindicato. Queste operazioni, infatti, integrano
altrettante modalità di salvaguardia dei rapporti di lavoro. Costituisce
conferma di tale impostazione la previsione, tra le condizioni previste per la
concessione delle agevolazioni connesse al reimpiego dei lavoratori, di quella
che il datore di lavoro subentrante è tenuto a garantire la continuità
aziendale per almeno ulteriori 12 mesi oltre la data di assunzione dei
lavoratori dalle liste di mobilità (cfr. circolare n. 122 del 1999).