Source: https://lucatleco.wordpress.com/category/italiani-belli/i-giullari/corrado-guzzanti/
Timestamp: 2020-01-26 00:02:22+00:00
Document Index: 25465642

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 33', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 51']

corrado guzzanti | l u c a t l e c o
Lettera aperta a Corrado Guzzanti (da huffingtonpost.it)
Pubblicato da lucatleco in 12 gennaio 2013
Pubblicato in: corrado guzzanti, humour, italianity, vatikano.	Lascia un commento
di Dario Morelli, esperto di diritto ecclesiastico e dei media
Ho letto che l’Associazione Spettatori Onlus (AIART) vuole denunciare Corrado Guzzanti alla Procura di Roma perché nel suo “Recital” di quattro anni fa, andato in onda l’altra sera su La7, ha portato in scena il personaggio di Padre Pizzarro, un immaginario prelato vaticano che ragiona come uno squalo della politica e della finanza. Per l’AIART ciò avrebbe offeso “i sentimenti religiosi dei cattolici e, più in generale, di quanti liberamente professano una confessione religiosa”.
Caro Corrado, secondo me non hai nulla da temere, giuridicamente parlando. E ti dico il perché.
Innanzi tutto bisogna ricordare che la satira, in generale, è molto ben tutelata dalla nostra splendida Costituzione. Come manifestazione del pensiero è garantita dall’art. 21 e come espressione artistica è difesa dall’art. 33.
La satira su materie religiose però ha qualcosa di diverso, perché entra in relazione – secondo alcuni anche in modo problematico – con la libertà religiosa riconosciuta dall’art. 19 della Costituzione.
Tuttavia, la libertà religiosa non è un limite della satira a tema religioso. È il suo fondamento!
L’ha scritto molto bene, tra gli altri, anche Colaianni in un suo recente articolo sul tema:
“Se, pertanto, la satira in generale trova fondamento nell’art. 21 cost., quando ha oggetto religioso essa lo trova nondimeno, e anzi specificamente, nell’art. 19, con la conseguenza che questo non può più funzionare da limite esterno alla libertà di satira, tutelata dallo stesso principio. L’eventuale conflitto tra agente e persona offesa si svolge, cioè, tutto all’interno della tutela offerta dall’art. 19 alle libertà di religione e, quindi, anche il bilanciamento va operato tutto all’interno dell’art. 19 tra la libertà della vittima (religiosa, irreligiosa o areligiosa che sia) e quella dell’agente (analogamente: religioso, irreligioso o areligioso che sia).“
Dal momento che l’art. 19 della Costituzione tutela il diritto di credere in qualunque religione, ma anche il diritto di non credere, di non compiere alcuna scelta, di essere miscredenti, atarattici, areligiosi, antireligiosi, atei, agnostici, indifferenti e, in generale, di coltivare e comunicare al pubblico qualsiasi possibile risposta alla domanda delle domande (cioè “esiste un dio?“), anche il diritto di far satira sull’argomento va ricondotto sotto questo articolo.
La partita non è quindi “libertà d’espressione (di Guzzanti) contro libertà religiosa (dei cattolici dell’AIART)“, ma “libertà religiosa contro libertà religiosa“. Praticamente è un derby.
Se quindi la satira religiosa è a sua volta espressione di libertà religiosa, come si può arrivare al paradosso di censurare l’espressione della libertà religiosa… per difendere la libertà religiosa?
Il confine è il vilipendio da codice penale.
Infatti finché si tratta di satira legittima, per quanto aspra e corrosiva sia, nessuno può lamentare di esserne stato danneggiato, giuridicamente palrando. Se invece si sconfina nel vilipendio, sì.
Ovviamente l’unico modo per ritenerti colpevole del reato di vilipendio dei fedeli della religione cattolica è dire che tu, nei panni di Padre Pizzarro, non fai satira. Bisognerebbe dimostrare che il tuo show, caro Corrado, è solo un insulto scomposto e privo di messaggi, avente come unico scopo quello di umiliare e offendere il prossimo.
Ora, a parte il fatto che la più autorevole dottrina giuridica ti cita spesso, caro Corrado, come autore di satira “corrosiva e aspra” per antonomasia e utilizza a volte la tua opera per ricavare il concetto stesso di satira da applicare in altri casi, la domanda qui è: come si fa a qualificare la comicità meditata, arguta, ricca di messaggi sociali, religiosi e politici di Corrado Guzzanti come un insulto “da caserma”, fine a sé stesso e privo di qualunque atteggiamento spirituale costruttivo?
La realtà è tutta il contrario.
Qualunque giudice, guardando gli sketch di Padre Pizzarro e magari anche non condividendone il messaggio, sarebbe costretto a riconoscere che essi sono purissime espressioni del diritto costituzionale di manifestazione del pensiero in tema religioso nella forma della satira (artt. 19 e 21 Cost.) e che dunque, in virtù dell’art. 51 del codice penale, non possono costituire alcuna fattispecie di reato.
Ecco perché Padre Pizzarro può dormire sogni tranquilli.
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