Source: https://www.studiolegalelisi.it/news/item/cad-versione-6-cosa-e-cambiato
Timestamp: 2017-11-24 22:08:00+00:00
Document Index: 20335432

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 61', 'art. 60', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 29']

Studio Legale Lisi – Digital & Law Department - CAD versione 6, cosa è cambiato?
di Luigi Foglia - direttivo ANORC, consulente senior Digital & Law Department
L’ambito di applicazione delle norme del CAD, se lo schema verrà approvato così com’è, si estenderà anche ai gestori di pubblici servizi (in relazione ai soli servizi di pubblico interesse) dopo che già il D.lgs. 179/2016 lo aveva esteso alle società a controllo pubblico (con l’esclusione di quelle quotate in borsa). Purtroppo, però, resta ancora incerto se tali soggetti privati debbano adeguarsi alle sole norme che fanno espresso riferimento alla loro applicabilità ai soggetti di cui all’art. 2 comma 2 del CAD o se invece debbano adeguarsi anche a tutte le altre norme (concretamente applicabili) che invece si limitano a introdurre obblighi per le sole amministrazioni pubbliche (senza quindi un chiaro riferimento all’ambito di applicazione delineato dall’art. 2 comma 2 richiamato).
Altra interessante novità è l’estensione dell’ambito di applicazione delle disposizioni del CAD anche agli atti e agli avvisi di accertamento, di rettifica e liquidazione e di irrogazione delle sanzioni emessi dall’Agenzia delle entrate.
Troviamo, poi, un’ulteriore modifica dell’art. 20 del CAD che, in tema di firma elettroniche, discostandosi di fatto dal quadro di riferimento europeo, introduce una nuova forma di sottoscrizione elettronica che sarà basata su sistemi di identificazione certa (con tutta probabilità strizzando l’occhio a SPID). Probabilmente, in maniera simile a quanto già avviene con l’art. 61 del DPCM 22 febbraio 2013, sarebbe stato più corretto far rientrare tale forma di sottoscrizione nella più “europea” firma elettronica avanzata, ponendo anche le basi per uno snellimento di tali processi ad oggi molto più onerosi di quanto previsto dal Regolamento eIDAS e dalle legislazioni nazionali degli altri paesi membri (basti solo pensare al controverso limite di cui all’art. 60 del DPCM 22 febbraio 2013).
Si deve notare, inoltre, un’inversione di tendenza rispetto alla capacità attribuita al documento sottoscritto con firma elettronica di soddisfare il requisito della forma scritta: se il D.Lgs. 179/2016 aveva previsto all’art. 21 che tale requisito potesse essere soddisfatto adoperando qualsiasi tipo di firma elettronica, la nuova modifica prevede invece almeno l’adozione della firma elettronica avanzata. Restano tuttavia invariate le disposizioni per i documenti sottoscritti con firma elettronica semplice, la cui capacità di soddisfare il requisito della forma scritta sarà (come già accadeva prima della riforma del 2016) liberamente valutabile in giudizio dal giudice tenuto conto delle caratteristiche di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità. È curioso notare come con la riforma del 2016 si è proceduto ad abrogare parte dell’art. 20 del CAD modificando l’art. 21 mentre con la nuova proposta si vuole abrogare parte dell’art. 21 (i commi 1 e 2 modificati nel 2016) reinserendo, con qualche modifica, la prima parte dell’art. 20: probabilmente occorrerebbe riscrivere entrambi gli articoli, cercando di perseguire quella chiarezza e sistematicità che dovrebbe contraddistinguere qualsiasi norma di rango superiore.
Il nuovo decreto torna ad incidere fortemente sulle modalità di accreditamento e vigilanza dei servizi fiduciari, all’indomani delle significative novità introdotte dal precedente decreto. Salta subito agli occhi la scomparsa dell’obbligo di allegare alla domanda di qualificazione o accreditamento, la relazione di valutazione della conformità al Regolamento eIDAS e, nel caso dei conservatori, ad un’apposita lista di riscontro prodotta da AgID.
L’obbligo, introdotto dal D.Lgs. 179/2016 (ed entrato in vigore tra l’altro il giorno immediatamente successivo alla sua pubblicazione) aveva cagionato per quasi un anno il blocco dei processi di accreditamento (non essendo stato possibile, fino allo scorso maggio, ottenere riscontro in merito), scompare ora candidamente per -forse- riapparire nelle future “regole per la qualificazione e l’accreditamento” che AgID, ai sensi del nuovo art. 29, dovrebbe emanare.
Permangono tuttavia le perplessità relative ai processi di qualificazione dei gestori di servizi fiduciari (come quelli di identificazione elettronica, di rilascio di certificati qualificati di firma elettronica o di marca temporale, ad esempio) e all’accreditamento di conservatori che, al momento, mancando oltretutto norme europee in merito, offrono, sulla base di precise regole tecniche, un servizio di conservazione di documenti informatici molto lontano dal servizio fiduciario di conservazione di firme e sigilli elettronici a cui sta pensando l’Europa.
Alla luce di quanto considerato, la perplessità diventa quasi incredulità nell’approccio alla lettura del quadro sanzionatorio generale previsto: l’importo passerebbe dagli attuali 4.000 - 40.000 euro a 40.000 – 400.000 euro, per violazioni delle disposizioni del CAD da parte dei soggetti qualificati o accreditati! Sanzioni giustificabili laddove l’Italia dovesse essere chiamata a rispondere direttamente di eventuali danni causati dai gestori di servizi qualificati ai cittadini degli altri stati membri, ma sicuramente eccessive per quelli che, come abbiamo detto, sono servizi che non rientrano e probabilmente non rientreranno mai nel quadro europeo dei servizi qualificati (come nel caso della conservazione).
Come se non bastasse, si è provveduto ad eliminare la possibilità, su segnalazione di AgID, di porre rimedio alla violazione (ove ovviamente ciò fosse possibile) così da evitare la sanzione. A differenza di quanto precedentemente previsto, AgID dovrà intervenire senza alcuna possibilità di “ravvedimento” da parte del gestore qualificato/accreditato.
In estrema sintesi nulla che sia realmente rivoluzionario, come afferma in una più critica analisi l’Avv. Andrea Lisi che sulle pagine di Agenda Digitale. Per la lettura integrale del commento dell’Avv. Lisi vi rimandiamo al seguente link.