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Timestamp: 2020-07-09 23:05:10+00:00
Document Index: 44472324

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'arte 1', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 2909', 'art. 2059', 'art. 2697', 'art. 2043', 'art. 2697']

Sentenza Cassazione Civile n. 25215 del 29/11/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25215 del 29/11/2011
Cassazione civile sez. III, 29/11/2011, (ud. 14/10/2011, dep. 29/11/2011), n.25215
F.D.R.A. (OMISSIS), D.R.A.
(OMISSIS), F.F. (OMISSIS),
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA F DENZA 20, presso lo studio
dell’avvocato DEL FEDERICO LORENZO, che li rappresenta e difende
unitamente agli avvocati ROSA LAURA, GALLO PIETRO giusto mandato in
MINISTERO INTERNO in persona del Ministro pro tempore, elettivamente
AVVOCATURA DISTRETTUALE STATO ANCONA (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 274/2009 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 08/05/2009 R.G.N. 1140/2003;
udito l’Avvocato PIETRO GALLO;
Con sentenza del 2 aprile 8 maggio 2009 la Corte di appello di Ancona accoglieva in parte 1 appello del Ministero Interno riducendo l’importo del risarcimento del danno biologico iure hereditatis riconosciuto dal primo giudice ai genitori ed al fratello del giovane morto nell’incidente del (OMISSIS) all’interno della caserma della polizia stradale di (OMISSIS) (portandolo da 516.457,00 a 25.000,00 in considerazione del fatto che il giovane, assistente capo della polizia di Stato, era stato raggiunto da un colpo di pistola esploso da un collega di lavoro, era deceduto il giorno dopo il ferimento).
Avverso tale decisione il fratello ed i genitori di Fr.De.
R.A. hanno proposto ricorso per cassazione, sorretto da nove motivi, illustrati da memoria. Vi è controricorso del Ministero Interno.
Con il primo motivo si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c. con esso si chiede se il danno non patrimoniale da perdita della vita sia danno risarcibile e trasmissibile agli eredi, ovvero se sia legittima la qualificazione di mero danno alla salute (danno biologico) ritenuto insussistente nel caso di specie dal Ministero e dalla Corte di appello.
Il secondo motivo riguarda la violazione o falsa applicazione dell’art. 2059 c.c. e dell’art. 185 c.p. ad avviso dei tre ricorrenti sarebbe del tutto incomprensibile il criterio di liquidazione adottato.
La violazione dell’art. 2909 c.c. forma oggetto del quinto motivo, nel quale si sostiene che la decisione del Tribunale su danno morale non era stata impugnata in appello, con la conseguenza che la stessa dovrebbe considerarsi passata in giudicato la condanna al pagamento della somma di Euro 77.469,00 per tale titolo. Erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto che tale voce di danno coincidesse con la provvisionale liquidata in sede penale di L. centocinquantamilioni.
Con il sesto motivo si denuncia la omessa pronuncia su inammissibilità appello per 342 c.p.c..
Il settimo motivo investe la questione dell’omesso riconoscimento del danno non patrimoniale derivato a genitori e fratello convivente a seguito della morte del figlio/fratello. Con esso si deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 2059 c.c. e degli artt. 112, 115, 116 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c.; i parenti avevano chiesto di provare esistenza rapporto parentale, la convivenza con il congiunto e il dolore anche psichico subito in conseguenza della perdita del loro congiunto. I giudici di appello avevano negato ingresso alle relative istanze istruttorie. Con l’ottavo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c. la Corte territoriale non aveva tenuto conto delle articolate difese degli attori originari, respingendo l’appello incidentale relativo al mancato riconoscimento del danno patrimoniale, per difetto di specificità del relativo motivo. Il giovane Fr. era in servizio di leva con autorizzazione alla prolunga della ferma. Egli era in possesso di diploma da orafo e dunque in caso di mancata ammissione in ruolo nella Polizia di Stato ben avrebbe potuto lavorare in uno dei due negozi di oreficeria di famiglia. Le richieste di prova testimoniale su questo punto erano state immotivatamente respinte dalla Corte territoriale, la quale ha escluso che gli originari attori avessero dato la dimostrazione di un contributo economico e lavorativo prestato da Fr.Al.
alla famiglia fino all’evento morte.
I motivi dal primo al quarto possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi tra di loro. Deve innanzi tutto rilevarsi che i giudici di appello si sono limitati ad osservare che la decisione del primo giudice – che aveva liquidato in 77.469,00 Euro il risarcimento del danno morale spettante ai congiunti della vittima – non era stata sottoposta a specifico gravame del Ministero dell’interno.
Sicchè la relativa statuizione doveva ritenersi passata in giudicato.