Source: https://forum.grnet.it/deturpamento-e-imbrattamento-di-cose-altrui-25884?view-post=184130&amp
Timestamp: 2019-06-19 08:14:45+00:00
Document Index: 98041373

Matched Legal Cases: ['art. 639', 'art. 625', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 635', 'art. 639', 'art. 2', 'art. 331', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Deturpamento e imbrattamento di cose altrui - GrNet.it
Messaggio da panorama » gio mag 17, 2018 5:10 pm
deturpamento o l’imbrattamento di beni immobili o di mezzi di trasporto pubblici o privati, art. 639 c.p.
--	Giancarlo	CORAGGIO	”
1.1.– Il giudice a quo riferisce di essere investito del processo penale nei confronti di una persona imputata:
a) del delitto di deturpamento e imbrattamento continuato di cose altrui (artt. 81 e 639, secondo comma, cod. pen.), per aver apposto, con vernice non biodegradabile, una scritta su nove immobili siti in varie zone della città di Milano;
b) del delitto di danneggiamento aggravato continuato (artt. 81 e 635, commi primo e secondo, numero 3, in relazione all’art. 625, numero 7, cod. pen.), per aver deteriorato tre vetture ferroviarie apponendovi una scritta parimente indelebile, con l’aggravante di aver commesso il fatto su beni esposti per necessità e consuetudine alla pubblica fede e destinati, comunque sia, a pubblico servizio o a pubblica utilità.
Fuori da tali ipotesi, le condotte di danneggiamento resterebbero soggette a una semplice sanzione pecuniaria civile. Infatti, l’art. 3 del d.lgs. n. 7 del 2016 stabilisce che « fatti previsti dall’articolo seguente, se dolosi, obbligano, oltre che alle restituzioni e al risarcimento del danno secondo le leggi civili, anche al pagamento della sanzione pecuniaria civile ivi stabilita». A propria volta, l’art. 4, comma 1, lettera c), del medesimo decreto legislativo sottopone alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila «chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, al di fuori dei casi di cui agli articoli 635, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale».
Per effetto della riforma operata dal d.lgs. n. 7 del 2016, si sarebbe quindi prodotto un risultato palesemente irragionevole, quanto ai fatti commessi senza violenza alla persona o minaccia, fuori da manifestazioni pubbliche e senza determinare un’interruzione di servizio pubblico o di pubblica necessità.
Chi realizza la forma di offesa più intensa dell’interesse protetto – il danneggiamento – soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila; chi realizza quella meno intensa – il deturpamento o l’imbrattamento – è invece punito con la reclusione da uno a sei mesi o con la multa da euro trecento a euro mille, e dunque in modo più severo.
2.1.¬– Il giudice a quo riferisce di essere investito, quale giudice di appello, del processo penale nei confronti di due persone, imputate dei reati di ingiuria e di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, per avere, in concorso tra loro, imbrattato una autovettura e offeso l’onore e il decoro del suo proprietario, con atti a carattere dispregiativo. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli imputati avrebbero sputato ripetutamente sul parabrezza dell’autovettura della persona offesa, lasciando evidenti segni di saliva lungo il vetro, appeso al tergicristallo del lunotto posteriore un assorbente igienico usato e imbrattato di sostanza rossa – presumibilmente sangue – le maniglie delle portiere anteriori e il vetro della portiera anteriore destra. Fatti, questi, commessi il 27 settembre 2009.
Alla luce della clausola di riserva presente nella norma censurata e delle indicazioni della giurisprudenza di legittimità, il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui si connota, infatti, come sussidiario rispetto a quello di danneggiamento, punendo aggressioni di minore intensità al medesimo bene giuridico.
Sarebbe, perciò, manifestamente irragionevole che le condotte di deturpamento e imbrattamento continuino a costituire reato, quando invece quelle di danneggiamento – che recano un’offesa più grave al patrimonio – integrano un semplice illecito civile, punito con sanzioni di carattere pecuniario e, dunque, in modo più lieve.
Le due fattispecie poste a raffronto dal giudice a quo non sarebbero, in effetti, «perfettamente omogenee», essendo connotate – come osserva lo stesso rimettente – da una «progressiva offensività».
L’art. 635 cod. pen., quale disposizione principale, reprime infatti «condotte violente o plateali» che incidono sulla cosa altrui, diminuendone il valore in modo apprezzabile o impedendone l’uso; mentre l’art. 639 cod. pen., quale disposizione sussidiaria, preserva il bene giuridico da offese di minore intensità, come l’alterazione temporanea o superficiale della cosa.
Ciò posto, la scelta del legislatore di prevedere un trattamento sanzionatorio più severo per i fatti di deturpamento e imbrattamento di cose mobili sarebbe ragionevole, trattandosi di condotte «caratterizzate da iattanza e spregio [...], che suscitano un giudizio di grave riprovazione ed un corrispondente allarme sociale». La disposizione censurata costituirebbe, quindi, frutto di una legittima opzione di politica criminale, volta a inasprire la risposta repressiva nei confronti di fenomeni di illegalità diffusa e di atti di vandalismo motivati da mero capriccio.
Il giudice a quo muove, a tal riguardo, dall’assunto che l’art. 2, comma 1, lettera l), del d.lgs. n. 7 del 2016, riscrivendo la norma incriminatrice ora citata, avrebbe limitato la rilevanza penale del danneggiamento di cose mobili o immobili altrui ai soli casi in cui il fatto sia commesso con violenza alla persona o con minaccia, ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, o del delitto previsto dall’art. 331 cod. pen. In assenza di tali condizioni, le condotte di danneggiamento resterebbero soggette – secondo il rimettente – a una semplice sanzione pecuniaria civile.
Ciò, in virtù di quanto disposto dall’art. 4, comma 1, lettera c), del medesimo decreto legislativo, secondo il quale soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila chi – con dolo (art. 3, comma 1, del d.lgs. n. 7 del 2016) – «distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui, al di fuori dei casi di cui agli articoli 635, 635-bis, 635-ter, 635-quater e 635-quinquies del codice penale».
Il richiamato numero 7) dell’art. 625 cod. pen. prevede, a sua volta, una circostanza aggravante speciale del delitto di furto ove il fatto sia commesso (oltre che «su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento») su cose «esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza».
Secondo l’orientamento giurisprudenziale predominante, tale disposizione deve ritenersi riferibile – anche per quanto attiene al genus delle cose «esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede» – non soltanto ai beni mobili, ma anche ai beni immobili. Ai fini dell’applicazione della norma, infatti, deve aversi riguardo alla qualità, alla destinazione e alla condizione delle cose, e non anche alla natura (mobiliare od immobiliare) delle stesse, che rileva unicamente al fine della realizzazione del delitto di furto (ovviamente ipotizzabile soltanto per i beni mobili), ma non anche in rapporto al danneggiamento (per tutte, tra le molte, Corte di cassazione, sezione seconda penale, sentenza 17 novembre-1° dicembre 2016, n. 51294; sezione seconda penale, sentenza 12 maggio-5 giugno 2009, n. 23550; sezione seconda penale, sentenza 20 novembre 2003-27 gennaio 2004, n. 2889).