Source: https://newsgiustizia.blogspot.com/2012/09/
Timestamp: 2017-07-20 14:39:42+00:00
Document Index: 91867027

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 594', 'art. 595', 'art. 599', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1226', 'sentenza ', 'art. 1226', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1226']

settembre 2012 - Cronaca Giudiziaria 4.0
E' illegittimo il licenziamento senza preavviso del dipendente che aiuta temporaneamente la moglie al bar durante il periodo di malattia a causa di infortunio sul lavoro, se l'attività prestata durante l'assenza è assimilabile a quella svolta, normalmente e ripetutamente, a casa Il
caso che esaminiamo con questo articolo riguarda un povero lavoratore che,
infortunatosi sul posto di lavoro, nel periodo di assenza ha aiutato la moglie,
per un paio di giorni, presso il bar di proprietà di quest’ultima. I
fatti: Tizio – dipendente di Telecom
Italia con qualifica di tecnico giuntista – deve assentarsi dal lavoro per
un periodo di tempo a causa di un infortunio sul lavoro, a causa del quale ha
riportato un trauma distorsivo alla caviglia destra. Un
giorno viene sorpreso mentre si trova al bar – chiosco di proprietà della
moglie, intento a servire i clienti, riordinare i tavoli, ecc. Pertanto,
la società datrice di lavoro intima a Tizio licenziamento senza preavviso. Tizio
impugna il licenziamento, ritenendolo illegittimo. In
primo grado, il Tribunale di Larino accoglie il ricorso, condannando Telecom
Italia alla reintegra del lavoratore nel posto di lavoro, oltre al risarcimento danni. La
decisione viene confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello di
Campobasso, la quale osserva “che la non compatibilità con l’attività
lavorativa (di tipo tecnico su condutture e apparecchiature pure esterne)
dell’infermità riportata dal lavoratore a seguito dell’infortunio sul lavoro risultava accertata dalle certificazioni
mediche le quali apparivano congrue e senza possibilità per il S. di
disattenderle; che, comunque, la prescrizione di astensione dal lavoro e di
riposo data al ricorrente non determinava l’inibizione di qualsiasi attività
personale; che i comportamenti del S. non rivelavano senz’altro una
compatibilità dell’infermità con l’attività di giuntista poiché quest’ultima si
prolungava per molte ore e per la maggior parte dei giorni della settimana,
comportava il salire e scendere da scale per l’operatività sulle linee
telefoniche aeree o in trincea ovvero accovacciamenti; che, invece,
l’attività svolta dal S. presso il chiosco della moglie lo aveva impegnato per
un periodo orario ben inferiore e per un paio di giorni con un impegno per la
caviglia meno gravoso, risolvendosi in condotte parificabili a quelle tenute di
norma e ripetutamente nella propria casa ed, inoltre, utili a scongiurare i
problemi derivanti da una lunga immobilità. La Corte ha rilevato, altresì, che i comportamenti tenuti dallo stesso non
gravosi, accertati dagli investigatori una settimana dopo l’infortunio, non
apparivano aver creato alcun nocumento al ristabilimento della caviglia come
riscontrato dall’accertamento medico del 16 novembre 2004 e dal rientro al
lavoro allo scadere del periodo di riposo, anteriore alla contestazione disciplinare. Infine, la Corte ha ritenuto infondata l’argomentazione della Telecom secondo
la quale era ravvisabile un licenziamento
per giustificato motivo oggettivo in quanto, secondo la Corte, non sussisteva
alcun grave inadempimento idoneo a giustificare il recesso del datore di lavoro”. Telecom Italia propone ricorso presso la Corte di
Cassazione. I
Giudici di legittimità osservano che la sentenza della Corte d’Appello
impugnata è adeguatamente motivata, laddove afferma che, nel caso di specie,
non è ravvisabile una grave adempienza disciplinare tale da giustificare il
recesso per giusta causa da parte del datore di lavoro. Nel
corso del giudizio di merito, infatti, sono emerse alcune circostanze
incontroverse: Lo
stato di malattia del lavoratore, determinato dalla distorsione alla caviglia
causata dall’infortunio sul lavoro; La
durata del periodo di malattia conseguente all’infortunio sul lavoro (dai certificati medici depositati si desume
che vi era incompatibilità tra le lesioni subìte da Tizio e l’attività
lavorativa svolta presso la società datrice di lavoro – certificato di Pronto
Soccorso e conferma del sanitario INAIL).
Suprema Corte aggiunge che, come dalla medesima più volte affermato, “Lo svolgimento di altra attività lavorativa
da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro, in
relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede
e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza
e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in
cui tale attività esterna sia per sè sufficiente a far presumere l’inesistenza
della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione, anche nel
caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante in relazione
alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o
ritardare la guarigione e il rientro in servizio” (vedi, ex multis, Cass. n. 14046 del 2005). Entrando
più nello specifico, “in tema di licenziamento per giusta causa, la
condotta del lavoratore, che, in ottemperanza delle prescrizioni del medico
curante, si sia allontanato dalla propria abitazione e abbia ripreso a compiere
attività della vita privata - la cui gravosità non è comparabile a quella di
una attività lavorativa piena - senza svolgere una ulteriore attività
lavorativa, non è idonea a configurare un inadempimento
ai danni dell’interesse del datore di lavoro, dovendosi escludere che il
lavoratore sia onerato a provare, a ulteriore conferma della certificazione
medica, la perdurante inabilità temporanea rispetto all’attività lavorativa,
laddove è a carico del datore di lavoro la dimostrazione che, in relazione
alla natura degli impegni lavorativi attribuiti al dipendente, il suddetto
comportamento contrasti con gli obblighi
di buona fede e correttezza
nell’esecuzione del rapporto di lavoro”
(Cass. n. 6375/2011). Sulla
scorta di queste motivazioni, la Corte
di Cassazione – Sez. Lavoro – con la sentenza n. 15476 depositata in data
14.09.2012 ha rigettato il ricorso di Telecom
Italia, condannando quest’ultima al pagamento delle spese di giudizio. Roma, 18 settembre 2012 Avv. Daniela Conte
Dott.ssa Stefania Errigo Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners
RIPRODUZIONE RISERVATA Lite tra condomini : se c'è provocazione, no alla punibilità per il reato di ingiuria
Se un condomino manda "a quel paese" il vicino in un momento d'ira perchè provocato dal comportamento di quest'ultimo, va valutato se nel caso specifico la provocazione può costituire un'esimente per il reato di ingiuria Entriamo in un campo notoriamente "minato" - ovvero quello delle liti tra condomini - per parlare di un caso concreto oggetto della recentissima sentenza della Corte di Cassazione - Sez. V Penale - n. 35239 del 13 settembre 2012. Un condomino (Tizio) tiene accesa per parecchio tempo la macchina in prossimità della veranda del vicino (Caio), che si lamenta. Non ottenendo il risultato sperato, quest'ultimo manda "a quel paese" Tizio, minacciandolo. La vicenda finisce davanti all'Autorità Giudiziaria, che in primo e secondo grado condanna Caio per i reati di ingiuria e minaccia, pur riconoscendo l'attenuante della provocazione. Caio impugna la decisione di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione. Gli ermellini osservano che il Giudice di secondo grado è incorso in evidente contraddittorietà, laddove ha riconosciuto che - nel caso di specie - ricorre l'attenuante della provocazione, ma ha escluso l'operatività di qualsiasi esimente. Caio, in sostanza, ha reagito nei confronti di Tizio con epiteti e minacce in uno scatto d'ira conseguente al comportamento di quest'ultimo - ha tenuto la macchina con il motore diesel accesa per molto tempo vicino alla veranda di Caio -. Orbene, limitatamente ai reati di ingiuria (art. 594 del codice penale ) e diffamazione (art. 595 del codice penale), l'art. 599 c.p. prevede che la provocazione costituisca una vera e propria esimente - la norma codicistica appena citata stabilisce infatti, al comma 2^, che " Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli
594 e 595 nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso " -. Sulla base di queste motivazioni, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando al Tribunale di Agrigento per un nuovo esame della questione limitatamente al reato di ingiuria. Roma, 16 settembre 2012 Avv. Daniela Conte Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners
RIPRODUZIONE RISERVATA Colpa medica. Il medico ha un ottimo curriculum e nessun precedente : no a sanzioni disciplinari prima della condanna definitiva
Nel corso del procedimento penale per l'accertamento del reato di omicidio colposo a carico di un medico, non può essere applicata - se non adeguatamente motivata - la sanzione disciplinare della sospensione dal pubblico ufficio e del divieto di esercizio della professione, in presenza di un ottimo curriculum e in caso di assenza di precedenti episodi di negligenza connotati da colpa Parliamo di una fattispecie giuridica molto attuale e oggetto di esame da parte del Parlamento : la responsabilità per colpa del medico. Nel caso oggetto della sentenza in commento, Tizio - medico ginecologo - è indagato per il reato di omicidio colposo - previsto dall'art. 589 del codice penale -, poichè gravemente indiziato di avere posto in essere una serie di condotte gravemente negligenti che hanno provocato a Caia molteplici gravi lesioni e, infine, la morte. Nel corso del procedimento penale, al ginecologo vengono irrogate le sanzioni disciplinari della sospensione dal pubblico ufficio e del divieto di esercizio della professione per due mesi.
Quest'ultimo, pertanto, ricorre in giudizio avverso le sanzioni irrogate. Giunti al terzo grado di giudizio, la Corte di Cassazione - con sentenza n. 42588 del 2011 - cassa con rinvio la sentenza impugnata, precisando che "devono essere esaminate ed apprezzate compiutamente le concrete modalità di commissione del fatto-reato, nonché i parametri indicati dall’art. 133 c.p. idonei ad evidenziare la personalità del soggetto. Al riguardo, appare sicuramente rilevante considerare il grado della colpa, inteso questo concetto nel senso di valutazione del grado di difformità della condotta dell’autore rispetto alle regole cautelari violate, al livello di evitabilità dell’evento ed al quantum di esigibilità dell’osservanza della condotta doverosa pretermessa". Tuttavia, la situazione non cambia, e Tizio ricorre nuovamente in Cassazione. I Giudici di legittimità osservano che il Tribunale non ha compiuto " una valutazione del percorso e del pregresso professionale del ricorrente, che non può ricevere notazioni negative in relazione ad accertamenti ancora in corso o da procedimenti archiviati in relazione a
fatti diversi. Tale vizio deve porsi in relazione al secondo principio fissato con la sentenza di annullamento (la ricostruzione della personalità dell’indagato) e impone una nuova decisione di annullamento affinché il profilo citato venga esaminato da parte dei giudici di merito e fatto oggetto di specifica valutazione ". Per questi motivi, la Corte di Cassazione, 3^ Sez. Penale - sentenza n. 35472 del 14.09.2012 - ha nuovamente annullato con rinvio la decisione del Tribunale dell'Aquila, rinviando a quest'ultimo per un nuovo esame della questione sulla base dei principi indicati dalla Corte. Vedremo come andrà a finire.... Roma, 15 settembre 2012 Avv. Daniela Conte
Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners RIPRODUZIONE RISERVATA Tutela dei consumatori: per la determinazione della competenza non è necessario che il contratto sia stato concluso a distanza
L'art. 15 del Regolamento n. 44/2001 ("Bruxelles I") - in materia di competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale - si applica anche se il contratto tra consumatore e imprenditore non è stato concluso a distanza Tizia,
residente in Austria, vuole acquistare un’automobile di marca tedesca;
pertanto, fa una ricerca su internet
connettendosi ad una piattaforma di ricerca tedesca nella quale seleziona
l’autovettura che corrisponde alle sue esigenze e contatta l’azienda venditrice
– il cui recapito è inserito sul sito internet – per chiedere ulteriori
informazioni sul veicolo.
L’azienda comunica
a Tizia, a mezzo email, che il veicolo
da lei scelto non è disponibile; tuttavia, le propone un altro modello, le cui caratteristiche vengono descritte
sempre attraverso messaggi di posta elettronica - nei quali viene precisato che
“la sua cittadinanza austriaca non
avrebbe costituito un ostacolo all’acquisto di un veicolo dai convenuti” -.
interessata all’acquisto del veicolo proposto, si reca in Germania e firma il contratto di compravendita.
una volta tornata in Austria, scopre dei
vizi sull’autoveicolo; pertanto, chiede all’azienda venditrice di provvedere alla riparazione,
ricevendo un diniego
costretta, pertanto, a proporre azione giudiziaria nei confronti dell’azienda
venditrice dell’autoveicolo dinanzi al giudice austriaco, chiedendo la
risoluzione del contratto di vendita e deducendo di averlo concluso in qualità
di “consumatrice con un’impresa che aveva
diretto la sua attività commerciale o professionale verso l’Austria,
fattispecie, questa, ricompresa nell’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del
regolamento Bruxelles I” - il quale
stabilisce che “salve le disposizioni
dell’art. 4 e dell’art. 5.5, la competenza in materia di contratti conclusi da
una persona, il consumatore, per un uso che possa essere considerato estraneo
alla sua attività professionale, è regolata dalla presente sezione (…)…c)(…)
qualora il contratto sia stato concluso con una persona le cui attività
commerciali o professionali si svolgono nello stato membro in cui è domiciliato
il consumatore o sono dirette, con qualsiasi mezzo, verso tale stato membro o
verso una pluralità di stati, che comprende tale stato membro, purchè il
contratto rientri nell’ambito di detta attività” -. L’azienda
convenuta si costituisce in giudizio,
contestando: lo
status di consumatore di Tizia;
competenza giurisdizionale del giudice austriaco, affermando che la
giurisdizione sarebbe dovuta essere in capo ai giudici tedeschi, dato che la ricorrente ha concluso e
sottoscritto il contratto in Germania.
di primo grado respinge il ricorso, dichiarandosi incompetente e precisando che “la possibilità di consultare il sito
Internet dei convenuti in Austria non fosse sufficiente a fondare la competenza
dei giudici austriaci, che il contatto telefonico dell’attrice fosse
all’origine della conclusione del contratto e che dalla lettera successivamente
inviata non risultasse che i convenuti avevano diretto la loro attività verso
l’Austria”. Riconosce, tuttavia, lo status di consumatore della ricorrente. Contro questa decisione Tizia propone appello;
tuttavia, viene confermata la decisione del giudice di primo grado – anche il giudice d’appello non contesta lo
status di consumatore dell’appellante -. Tizia propone ricorso per Cassazione; con
sentenza del 9 novembre del 2010, la Corte sospende il procedimento in attesa
della pronuncia della Corte di Giustizia Europea relativamente a due casi simili – che potrebbero fornire una migliore definizione alla nozione di “attività diretta verso lo Stato in cui è
domiciliato il consumatore” – e sottopone alla Corte la seguente questione
pregiudiziale: · se l’applicazione dell’ articolo 15,
paragrafo 1, lettera c), del regolamento Bruxelles I presupponga che il contratto tra consumatore e
imprenditore sia stato concluso a distanza.
Giustizia Europea osserva che dall’analisi della disposizione regolamentare
sopra indicata e delle sentenze riguardanti i casi simili sottoposti al suo
esame, si desume che il disposto di cui sopra si applica quando sono
soddisfatte le seguenti condizioni: “il commerciante eserciti la propria
attività commerciale o professionale nello Stato membro di residenza del
consumatore ovvero che, con qualsiasi mezzo, egli diriga dette attività verso
tale Stato membro o verso una pluralità di Stati che comprende il medesimo
Stato membro” ;
“il contratto controverso rientri
nell’ambito di detta attività”.
Alla luce di quanto sopra esposto, la Corte di Giustizia Europea – Sez. IV, sentenza n. C-190/11 del 06.09.2012 - ha stabilito che “L’articolo 15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 44/2001
del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale,
il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e
commerciale dev’essere interpretato nel senso che non richiede che il contratto
tra il consumatore ed il professionista sia stato concluso a distanza”.
Roma, 14 settembre 2012 Avv. Daniela Conte Dott.ssa Stefania Errigo Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners RIPRODUZIONE RISERVATA Non selezionato a causa dell'età: si al danno da perdita di chance settembre 14, 2012
In difetto di prova di scelta motivata da parte del datore di lavoro, il lavoratore che ritiene di essere stato illegitiimamente escluso da una selezione concorsuale ha diritto, in linea di principio, al risarcimento danni da perdita di chance, da valutarsi in via equitativa ex art. 1226 c.c.
Tizio, dipendente delle Poste Italiane S.p.a. - Ufficio di
Salerno - presenta domanda di partecipazione al concorso nazionale per n.24
posti di consigliere telecomunicazioni bandito dalla società. Viene dichiarato idoneo
a partecipare, ma – successivamente alla trasformazione dell’ente – non riceve
alcuna comunicazione relativa all’istanza di partecipazione al concorso
(nonostante abbia inviato una lettera di diffida con richiesta di notizie). Propone, pertanto, domanda di
accertamento dell’illegittimità delle procedure di selezione adottate da Poste
Italiane S.p.a. per la violazione dei principi di correttezza e buona fede, del
diritto alla verifica della regolarità delle procedure concorsuali, nonché del
diritto a partecipare alla selezione per conseguire il superiore inquadramento,
con conseguente dichiarazione del diritto di partecipare alla selezione e
condanna della società al risarcimento danni da perdita di chance -
corrispondente alle differenze retributive tra il trattamento economico
percepito e quello relativo all'area quadri di II livello -.
La società si costituisce in
giudizio, eccependo che per la preselezione sono stati adottati – a causa
dell’elevato numero di partecipanti - determinati criteri obiettivi, tra i
quali quello anagrafico, e che il
dipendente è stato escluso per i
seguenti motivi: · è
nato prima del 01.01.1955 – criterio anagrafico adottato dalla società;
voto di laurea conseguito lo ha collocato al quarto posto in graduatoria – i
posti in concorso in Campania per i laureati in matematica e fisica erano
soltanto 3 -.
In primo grado la
domanda viene rigettata. Tizio propone appello
avverso la sentenza, e in secondo grado la Corte d’Appello accoglie
parzialmente il gravame, riconoscendo il danno da perdita di chance e
condannando Poste Italiane al pagamento della somma di € 5.000,00. Secondo i Giudici di merito,
infatti, nel bando manca qualsiasi previsione che
giustificare la decisione della società di circoscrivere il numero dei
valutandi ricorrendo al discrimine dell'età anagrafica; pertanto, il criterio
selettivo adottato è da ritenersi illegittimo per violazione degli artt. 1175 e
1375 c.c. La società convenuta
propone ricorso in Cassazione; Tizio propone ricorso incidentale. I giudici di legittimità richiamano la sentenza Cass. n. 3415 del 2012, secondo cui “in caso d'illegittima esclusione di dipendente,
da parte del datore di lavoro, nella selezione per il conferimento di qualifiche
superiori o altri benefici, il conseguente danno da perdita di chance
dev'essere liquidato con valutazione equitativa ai sensi dell'art. 1226 cod.
civ., tenendo presente, ai fini del giudizio probabilistico e comparativo
necessario, ogni elemento di prova ritualmente introdotto nel processo”. Alla
luce di quanto sopra, la Corte di Cassazione - con la sentenza n. 14464 del 13.08.2012 - ha accolto il ricorso incidentale
e cassato la sentenza impugnata, rinviando ad altro Giudice per un nuovo esame,
tenuto conto del seguente principio di diritto: “Nel caso in cui il datore di lavoro sia tenuto a effettuare nel
rispetto di determinati criteri, non escludenti apprezzamenti discrezionali,
una selezione tra i lavoratori ai fini di una promozione o del conferimento di
un altro beneficio, egli, al fine di dimostrare il rispetto dei criteri
previsti per la selezione e dei principi di correttezza e buonafede, deve
operare in maniera trasparente e in particolare motivare adeguatamente la scelta
effettuata. In difetto di una scelta motivata, il lavoratore ha in linea di principio
diritto al risarcimento del danno per perdita di chance, non condizionato alla
prova da parte sua che la scelta, ove correttamente eseguita, si sarebbe
risolta in suo favore. Il giudice deve procedere alla liquidazione del danno
con una valutazione equitativa a norma dell'art. 1226 c.c., tenendo presente,
ai fini di tale giudizio probabilistico e comparativo, ogni elemento di
valutazione e di prova ritualmente introdotto nel processo da entrambe le
parti. In particolare: dovrà rigettare la domanda risarcitoria quando gli
elementi di prova acquisiti consentano di escludere con adeguata sicurezza che
il lavoratore in causa potesse avere concrete possibilità di un esito della
selezione per lui positivo; in mancanza di specifiche risultanze circa il
possibile esito della selezione se correttamente eseguita, il giudice potrà
ricorrere al criterio residuale del rapporto tra il numero dei soggetti da
selezionare e il numero di quelli che concretamente dovevano formare oggetto
della selezione, ma, se del caso, potrà trarre argomenti di convincimento circa
il grado di probabilità favorevoli al lavoratore anche dal comportamento processuale
delle parti e, in particolare, dalle loro carenze nell'allegazione e prova degli
elementi di fatto rilevanti ai fini della selezione rientranti nell'ambito delle loro rispettive
conoscenze e possibilità di prova”. Roma, 14 settembre 2012 Avv. Daniela Conte Dott.ssa Stefania Errigo
Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners RIPRODUZIONE RISERVATA Iscriviti a: