Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-secondo/titolo-i/capo-v/sezione-ii/art486.html
Timestamp: 2020-01-24 11:13:52+00:00
Document Index: 53386619

Matched Legal Cases: ['art. 486', 'art. 476', 'art. 485', 'art. 486', 'art. 485', 'art. 460', 'art. 476', 'art. 485', 'art. 528', 'art. 529', 'art. 486', 'art. 486', 'sentenza ']

Art. 486 codice civile - Poteri - Brocardi.it
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Articolo 486 Codice civile
Dispositivo dell'art. 486 Codice civile
Durante i termini stabiliti dall'articolo precedente per fare l'inventario e per deliberare, il chiamato (1), oltre che esercitare i poteri indicati nell'articolo 460 (2), può stare in giudizio come convenuto per rappresentare l'eredità (3).
Se non compare, l'autorità giudiziaria nomina un curatore all'eredità affinché la rappresenti in giudizio [529 c.c.; 78 ss., 780 c.p.c.].
(1) La norma si applica al solo chiamato che è nel possesso dei beni ereditari, stante il richiamo all'articolo precedente.
(2) Si tratta dei poteri di conservazione, di vigilanza e di amministrazione temporanea dei beni ereditari e di tutela possessoria degli stessi.
(3) Di norma, il chiamato che rappresenta in giudizio l'eredità acquista l'eredità ai sensi dell'art. 476 del c.c.. Qui si prevede un'eccezione alla regola generale.
Si vuole garantire che, pendenti i termini di cui all'art. 485 del c.c, il chiamato possa compiere determinati atti a tutela dell'eredità, senza che tale comportamento assuma il significato di accettazione tacita della stessa.
Spiegazione dell'art. 486 Codice civile
La norma tutela la conservazione del patrimonio ereditario prevedendo, in pendenza del termine di tre mesi di cui all'art. 485 del codice civile:
- il perdurare in capo al chiamato possessore dei beni ereditari della sua qualità e della sua conseguente legittimazione all'esercizio dei poteri di amministrazione e vigilanza di cui all'art. 460 del codice civile;
- la sua legittimazione a stare in giudizio quale convenuto in rappresentanza dell'eredità senza che ciò determini l'accettazione tacita dell'eredità stessa in deroga al generale principio sancito dall'art. 476 del codice civile.
Secondo la dottrina prevalente la norma si applicherebbe esclusivamente al chiamato possessore dei beni ereditari stante l'esplicito richiamo all'art. 485 del codice civile. È stato inoltre rilevato come nel caso di chiamati non nel possesso di beni ereditari sia possibile nominare un curatore dell'eredità giacente ai sensi dell'art. 528 del codice civile cui compete la rappresentanza in giudizio dell'eredità ai sensi dell'art. 529 del codice civile.
Il curatore cui si riferisce il secondo comma della norma in esame si distingue dalla figura del curatore dell'eredità giacente per il limitato ambito di competenza allo stesso riservato, circoscritto alla sola rappresentanza in giudizio.
Massime relative all'art. 486 Codice civile
Cass. civ. n. 18534/2007
In tema di debiti ereditari, il soggetto chiamato all'eredità e che non l'abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari (art. 486 c.c.), può stare in giudizio per rappresentare l'eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all'ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario. Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l'onere di resistere sostenendo l'insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un'altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all'esecuzione, anche ai fini dell'allegazione della sopravvenuta rinuncia all'eredità (fattispecie in cui il chiamato all'eredità, nei cui confronti era stato emesso decreto ingiuntivo per il pagamento di quota di un debito ereditario, non aveva proposto opposizione e solo dopo la scadenza del termine dell'opposizione stessa, aveva rinunziato all'eredità proponendo opposizione a precetto).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18534 del 3 settembre 2007)