Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20390-del-25-08-2017
Timestamp: 2020-08-14 04:56:03+00:00
Document Index: 170791025

Matched Legal Cases: ['art. 2751', 'art. 2697', 'art. 2751', 'art. 2751', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 92']

Sentenza Cassazione Civile n. 20390 del 25/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20390 del 25/08/2017
Cassazione civile, sez. I, 25/08/2017, (ud. 18/05/2017, dep.25/08/2017), n. 20390
Dott. CENNICOLA Aldo – Consigliere –
Cassa Edile del Molise, in persona del Presidente pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, Via Agri n.1, presso l’avvocato
Nappi Massimo, rappresentata e difesa dall’avvocato Mancini Nicola,
S.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via Pietro della Valle n.
2, presso l’avvocato Antonelli Marco, che lo rappresenta e difende,
avverso il decreto n. 327/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il
03/04/2015;
18/05/2017 dal cons. DI VIRGILIO ROSA MARIA.
Il Tribunale ha rilevato che il maggior credito vantato non trovava alcun riscontro nè nei titoli giudiziali nè altrimenti provato; che era corretta l’ammissione in chirografo del credito per il mancato pagamento dei contributi; che per il mancato versamento degli accantonamenti, le somme relative sono dovute ai lavoratori a titolo retributivo non incidendo a riguardo il fatto che alla riscossione i lavoratori provvedano per il tramite di un apposito organismo, nella specie la Cassa Edile, da cui in astratto la spettanza del privilegio ex art. 2751 bis c.c., n. 1, non riconoscibile peraltro nel caso, atteso che la Cassa Edile nei ricorsi per monitorio non aveva diviso le somme dovute per gli accantonamenti da quelle per contributi nè tale distinzione era ritraibile dal prospetto in atti, a cui in ogni caso non poteva riconoscersi alcuna efficacia probatoria, dato che si trattava di documento ricavato dalla stampa di un file digitale predisposto unilateralmente e avente scopo meramente riepilogativo.
Col secondo, sostiene la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e art. 2697 c.c. e vizio di nullità per la mancata pronuncia su parte delle richieste; deduce di avere prodotto f non solo i due decreti ingiuntivi, ma anche i prospetti riepilogativi a firma del Direttore della Cassa, la domanda di iscrizione alla cassa della società (OMISSIS), l’attestato del Direttore della debenza delle somme da parte della società per importi e causali indicati, conteggi analitici e riassuntivi; sostiene che deve riconoscersi efficacia probatoria alle attestazioni sub nn. 3, 5 e 12 e che con una semplice operazione matematica è ricavabile la somma dovuta per gli accantonamenti; si duole che il Tribunale non ha esaminato il credito di Euro 7311,44, per il mancato pagamento del conguaglio contributivo (interessi) e di Euro 2831,40 per le spese del monitorio. Col terzo, sotto il profilo della violazione di legge si duole della ritenuta mancata distinzione tra contributi ed accantonamenti.
E’ infondata la tesi della spettanza del privilegio ex art. 2751 bis c.c., n. 1 per le somme dovute dal datore di lavoro alla Cassa Edile a titolo di contributi.
E sulla specifica questione che qui interessa, la pronuncia 26324/2006 ha affermato che gli accantonamenti, costituiti da importi corrispondenti a voci retributive (come ratei di ferie, gratifica natalizia e festività), sono poi erogati dalla Cassa ai lavoratori a scadenze prestabilite nella contrattazione collettiva, e che nell’erogare dette somme la Cassa assume il ruolo di soggetto intermediario nella erogazione di prestazioni, che altrimenti sarebbero dovute direttamente dal datore di lavoro in conseguenza e quale corrispettivo della prestazione lavorativa; che gli accantonamenti, quindi, hanno natura prettamente retributiva, dal che consegue l’applicabilità ad essi del privilegio previsto dall’art. 2751 bis c.c., n.1; che diverso discorso deve farsi per ciò che concerne i contributi, dato che questi attengono a versamenti, in parte dovuti dai lavoratori, mediante trattenute operate dai datori di lavoro, ed in parte da questi ultimi, diretti a dotare le Casse delle disponibilità economiche necessarie per il conseguimento dei loro fini istituzionali;
che l’entità e le modalità di erogazione sono stabilite dalla contrattazione collettiva; che il credito delle Casse per i contributi a loro spettanti, pur consistendo in una somma di danaro che si identifica in una quota della retribuzione, ha natura diversa da questa, perchè spetta a titolo di contributo e non di remunerazione dell’attività lavorativa, non costituendo la retribuzione oggetto della prestazione, ma soltanto la sua base di calcolo;
Quanto alla pretesa intesa ad ottenere il maggiore importo richiesto rispetto a quanto riconosciuto dal G.D. e quanto alla deduzione della indicazione e della prova dell’importo richiesto a titolo di accantonamento, va rilevato che nella sostanza, la parte intende dolersi della valutazione della prova da parte della Corte d’appello, che sconta i ristretti limiti della denuncia del vizio di motivazione, essendo nella specie applicabile il disposto di cui all’art. 360 c.c., n. 5, come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134, atteso che, come ritenuto nella pronuncia delle Sez. U. del 2/4/2014, n. 8053, è oggi denunciabile soltanto l’omesso esame di un fatto decisivo, che sia stato oggetto di discussione tra le parti, nei limiti in cui l’anomalia motivazionale si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente alla esistenza in sè della motivazione, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto delle altre risultanze processuali (nelle ipotesi quindi di “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, “motivazione apparente”, “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e” motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” di motivazione).
E sempre le Sez. U. nella pronuncia cit. hanno rilevato che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.
E’ infine infondato il vizio di omessa pronuncia sulla richiesta del privilegio sulla somma già ammessa a titolo di spese legali, atteso che deve ritenersi che il Tribunale abbia, sia pure implicitamente, pronunciato sul punto, ritenendo corretta la collocazione al chirografo dell’intera somma ammessa al passivo.
E’ inammissibile il quarto motivo, non potendo la parte dolersi della mancata compensazione, che rientra nei poteri discrezionali del Giudice, nella ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 92 cod. proc. civ., nella formulazione ratione temporis applicabile.