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Timestamp: 2019-07-19 00:05:33+00:00
Document Index: 63843755

Matched Legal Cases: ['art. 64', 'art. 208', 'art. 513', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 197', 'art. 197', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 12', 'art. 371', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 12', 'art. 371', 'sentenza ', 'art. 197', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 197', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 12', 'art. 371', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 64', 'art. 64', 'sentenza ']

Art. 64 codice di procedura penale - Regole generali per l'interrogatorio - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 64 Codice di procedura penale
1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di custodia cautelare[284, 285, 286 c.p.p.] o se detenuta per altra causa, interviene libera all'interrogatorio (1) [294, 375, 388, 391 c.p.p.], salve le cautele necessarie per prevenire il pericolo di fuga o di violenze [188, 474 c.p.p., att. 22].
2. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interrogata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti (2).
c) se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l'ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall'articolo 197 e le garanzie di cui all'articolo 197bis (3) (4).
3-bis. L'inosservanza delle disposizioni di cui al comma 3, lettere a) e b), rende inutilizzabili le dichiarazioni rese dalla persona interrogata. In mancanza dell'avvertimento di cui al comma 3, lettera c), le dichiarazioni eventualmente rese dalla persona interrogata su fatti che concernono la responsabilità di altri non sono utilizzabili nei loro confronti e la persona interrogata non potrà assumere, in ordine a detti fatti, l'ufficio di testimone (3).
(1) L'interrogatorio è uno strumento a cui ricorre generalmente nella fase delle indagini preliminari il pubblico ministero, personalmente o tramite delega alla p.g.; talvolta vi ricorre anche il giudice per le indagini preliminari in fase di convalida dell'arresto o infine, il giudice dell'udienza preliminare. L'interrogatorio tutela l'imputato/persona sottoposta ad indagini preliminari poichè può anche decidere di non rispondere. Dell'interrogatorio deve esserne dato avviso al difensore e, ove l'imputato ne fosse sprovvisto, si dovrà provvedere a nominarne uno iscritto nelle apposite liste dei difensori d'ufficio. Essendo un atto richiesto dal pubblico ministero, entra a far parte del fascicolo delle indagini preliminari. In taluni casi però può esservene data lettura durante il giudizio ovvero in caso di imputato contumace, assente o che si sia rifiutato di sottoporsi all'esame delle parti di cui all'art. 208 c.p.p.. A seguito della legge sul c.d. giusto processo n. 63/2001, le dichiarazioni lette possono essere utilizzate entro determinati limiti: possono essere utilizzate solo nei confronti l'imputato che le ha rese; non possono essere utilizzate contro altri senza il loro consenso; o possono essere utilizzate contro altri, anche senza che questi vi acconsentano se risulta che l'imputato è stato sottoposto a violenza, minaccia od offerta di denaro, perchè non deponga. Circa le dichiarazioni rese inerenti l'imputato in un procedimento connesso, si veda l'art. 513 c.p.p.
(2) Quanto previsto dal II comma, esprime il principio della libertà morale e di autodeterminazione: non si può ricorrere all'ipnosi o alla narcoanalisi anche prescindendo dal consenso dell'imputato. Lo scopo è quello di evitare di ricorrere a modalità incompatibili con l'interrogatorio quale mezzo di difesa.
(3) L'originario comma 3, ex art. 2, l. 1 marzo 2001, n. 63 sul giusto processo è stato sostituito dal III e dal III comma bis. Il testo previgente recitava: «3. Prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona deve essere avvertita che, salvo quanto disposto dall'articolo 66 comma 1, ha facoltà di non rispondere e che, se anche non risponde, il procedimento seguirà il suo corso.». Si veda l'art. 26, l. 63/2001 cit.
(4) La lettera c) del III comma di tale articolo ha lo scopo di avvertire l'imputato di cosa accadrà in caso dovesse rendere dichiarazioni che comportano la responsabilità di terzi. Il novellato comma ha quindi lo scopo di porre il soggetto di effettuare una scelta perchè qualora, dalle sue dichiarazioni dovesse emergere la responsabilità penale di terzi, circa tali fatti assumerà la veste di testimone. Peraltro, il legislatore ha voluto specificare che tale qualifica varrà non solo per procedimenti già esistenti, ma anche futuri: non a caso ha utilizzato i verbi al futuro ("renderà,..., assumerà"); inoltre, dette dichiarazioni assumono rilievo non solo in fase dibattimentale ma anche il fase di indagini. Si tratta poi di individuare l'ampiezza del concetto di dichiarazioni rese erga alios: vi rientrano non solo quelle di pertinenza diretta ma anche quelle di pertinenza indiretta ove la responsabilità della condotta altrui circa un determinato fatto il fatto è anche solamente deducibile.
Il legislatore ha comunque voluto inserire delle limitazioni all'ufficio di testimone riconoscendo le incompatibilità di cui all'art. 197 c.p.p. e le garanzie di cui all'art. 197 bisc.p.p.
Scopo principale della norma è quello di porre l'imputato nella piena consapevolezza degli effetti dell'interrogatorio: questo viene inquadrato dal legislatore come mezzo di difesa poichè volto ad assicurare la libertà morale e il diritto al silenzio, nonchè l'integrità della personalità del soggetto sottoposto ad interrogatorio.
La legge sul c.d. giusto processo n. 63 del 1 marzo 2001 ha sostituito il III comma e inserito il III comma bis: le modifiche attengono al regime degli avvisi effettuati all'indagato/imputato prima dell'inizio dell'interrogatorio che può essere effettuato dal pubblico ministero personalmente o delegando alla p.g. o altresì dall'autorità giudiziaria in particolare dal g.i.p o dal g.u.p.
Massime relative all'art. 64 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 21315/2018
In tema di prova testimoniale, le dichiarazioni rese dall'imputato a carico di altro imputato nel medesimo procedimento non devono essere precedute dall'avviso ex art. 64, comma 3, lett. c) cod. proc. pen., quando i reati per cui si procede nei confronti del primo non sono connessi ai sensi dell'art. 12, comma 1, lett. c) cod. proc. pen., o probatoriamente collegati a norma dell'art. 371, comma 2, lett. b) cod. proc. pen. con i reati per cui si procede a carico del secondo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21315 del 14 maggio 2018)
L'imputato concorrente nel medesimo reato ascritto al soggetto cui si riferiscono le sue dichiarazioni accusatorie non deve ricevere l'avvertimento previsto dall'art. 64, comma terzo, lett. c), c.p.p., non potendo assumere, prima della definizione del procedimento pendente nei suoi confronti, la veste di testimone assistito. E ciò in quanto la proposizione "fatti concernenti la responsabilità altrui" contenuta nella lettera dell'art. 64, comma terzo, lett. c), c.p.p., deve essere interpretata nel senso di fatto che è soltanto altrui" in quanto afferente a reato connesso ai sensi dell'art. 12, comma primo, lett. c) o collegato ai sensi dell'art. 371, comma secondo, lett. b) c.p.p..
Cass. pen. n. 41118/2013
Le dichiarazioni rese da persona indagata sono validamente assunte senza il rispetto delle garanzie difensive quando riguardano fatti di reato attinenti a terzi, in relazione ai quali non sussiste alcuna connessione o collegamento probatorio con quelli ad essa addebitati, assumendo la medesima, con riguardo a dette vicende, la veste di testimone e, prima del giudizio, di persona informata dei fatti. (Fattispecie in cui il dichiarante, detenuto in custodia cautelare per reati contro il patrimonio, era stato escusso, come persona informata sui fatti, sull'identificazione dei soggetti i cui numeri erano stati scoperti nella memoria del suo cellulare e aveva indicato uno di essi come la persona da cui acquistava stupefacenti per uso personale)
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 41118 del 4 ottobre 2013)
Cass. pen. n. 12976/2012
In caso di esame dbattimentale in qualità di testimone assistito ex art. 197 bis, comma secondo cod. proc. pen., di imputato di reato connesso o interprobatoriamente collegato allo stesso non deve essere dato l'avviso di cui all'art. 64, comma terzo, lett. c) cod. proc. pen. (In motivazione la Corte ha precisato che l'omissione dell'avviso non determinerebbe l'inutilizzabilità delle dichiarazioni assunte nemmeno qualora si ritenesse invece necessario l'avviso in questione, atteso che tale sanzione è prevista dal comma terzo bis del citato art. 64 non richiamato nell'art. 197 bis).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12976 del 5 aprile 2012)
Cass. pen. n. 2653/2012
La negazione o il mancato chiarimento, da parte dell'imputato, di circostanze valutabili a suo carico nonchè la menzogna o il semplice silenzio su queste ultime possono fornire al giudice argomenti di prova solo con carattere residuale e complementare ed in presenza di univoci elementi probatori di accusa, non potendo determinare alcun sovvertimento dell'onere probatorio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2653 del 23 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 16556/2010
È legittima la rinnovazione dell'esame del collaboratore di giustizia ai sensi dell'art. 26, comma secondo, della legge 1 marzo 2001 n. 63, preceduta dagli avvertimenti di cui all'art. 64, comma secondo, c.p.p. e svolta attraverso la conferma "per relationem" delle precedenti dichiarazioni, di cui il collaboratore sia consapevole per esserne stato edotto.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16556 del 29 aprile 2010)
Cass. pen. n. 21602/2009
Le dichiarazioni eteroaccusatorie rese dal coimputato nell'interrogatorio svoltosi prima dell'entrata in vigore della L. 1 marzo 2001, n. 63, e, quindi, non precedute dall'avvertimento previsto dalla nuova formulazione dell'art. 64 comma terzo lett. c) c.p.p., sono pienamente utilizzabili anche nel giudizio abbreviato, senza rinnovazione ex art. 26 della stessa legge, in quanto il concorrente nel medesimo reato non può mai assumere la veste di testimone.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 21602 del 25 maggio 2009)
Cass. pen. n. 10099/2009
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10099 del 6 marzo 2009)
Cass. pen. n. 36685/2008
L'imputato concorrente nel medesimo reato ascritto al soggetto cui si riferiscono le sue dichiarazioni accusatorie non deve ricevere, l'avvertimento previsto dall'art. 64, comma terzo, lett. c ), c.p.p., non potendo assumere, prima della definizione del procedimento pendente nei suoi confronti, la veste di testimone «assistito » (In motivazione, la S.C. ha precisato che la proposizione «fatti concernenti la responsabilità altrui » contenuta nella lettera dell'art. 64, comma terzo, lett. c ), c.p.p. deve essere interpretata nel senso di fatto che è soltanto «altrui » in quanto afferente a reato connesso ai sensi dell'art. 12, comma primo, lett. c ) o collegato ai sensi dell'art. 371, comma secondo, lett. b ) c.p.p. ).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 36685 del 24 settembre 2008)
Cass. pen. n. 34843/2008
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 34843 del 8 settembre 2008)
Cass. pen. n. 34171/2008
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34171 del 26 agosto 2008)
Cass. pen. n. 34560/2007
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 34560 del 12 settembre 2007)
Cass. pen. n. 1603/2005
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1603 del 20 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 14501/2004
In tema di prova dichiarativa, l'art. 26, comma secondo, della legge 1 marzo 2001, n. 63 obbliga il pubblico ministero a rinnovare, secondo le forme previste dagli artt. 64 e 197 bis c.p.p., l'esame dei soggetti che hanno reso dichiarazioni eteroaccusatorie ai fini della loro utilizzazione anche con riferimento alla materia delle misure cautelari personali (sempre che il procedimento penda ancora nella fase delle indagini preliminari), sicché, ai fini della valutazione della gravità del quadro indiziario, le dichiarazioni di quei soggetti conservano validità solo se la loro assunzione sia stata effettuata con l'osservanza delle formalità previste a pena di inammissibilità dalla normativa sopravvenuta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 14501 del 24 marzo 2004)
In tema di giusto processo, la rinnovazione da parte del P.M., a norma dell'art. 26 comma 2 legge 1 marzo 2001, n. 63, dell'esame dei soggetti indicati negli artt. 64 e 197 bis c.p.p., - il primo modificativo ed il secondo introdotto dalla stessa legge n. 63 del 2001 - è possibile fino a che il procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari e la sua effettuazione non deve necessariamente precedere l'adozione dell'ordinanza applicativa di misura cautelare basata sulle dichiarazioni dei soggetti anzidetti, le quali conservano la loro validità per tutta la durata della medesima fase.
Cass. pen. n. 2318/2003
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2318 del 17 gennaio 2003)
L'art. 64 c.p.p., nel prevedere, a pena di inutilizzabilità, che l'interrogatorio venga preceduto dalle avvertenze indicate nel comma 3, non prescrive, per tali avvertenze, alcuna formula sacramentale, per cui nulla esclude che esse possano essere date anche in forma sintetica, purché sufficientemente chiara.
Le avvertenze che l'art. 64, comma 3, c.p.p. prescrive siano eseguite prima dell'inizio dell'interrogatorio nei confronti della persona che deve renderlo possono essere validamente date in qualunque forma, anche sintetica, purché sufficientemente chiara, non essendo prescritta dalla legge alcuna formula sacramentale. (Nella specie, in cui risultavano difformità tra il testo del verbale stenotipico e quello del verbale riassuntivo redatto manualmente, la Corte, pur escludendo una attendibilità prevalente del primo sul secondo, ha ritenuto soddisfatta la prescrizione della norma citata con la preventiva assicurazione fornita dal P.M. all'interrogato che egli avrebbe avuto le «garanzie» e che sarebbero valse nei suoi confronti le incompatibilità degli artt. 197 e 197 bis c.p.p.).
Cass. pen. n. 4242/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4242 del 18 luglio 1997)