Source: https://www.guidaconsulenzalegale.com/0059_ministero-risarcisce-dopo-36-anni-ancora-unimportante-vittoria-per-gli-emotrasfusi/
Timestamp: 2019-04-20 16:19:23+00:00
Document Index: 108940011

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Risarcimento per le epatiti da trasfusione infetta
Home > Diritto sanitario e responsabilità medica > Indennizzo ex Legge 210/92 > Novità per il cittadino > Ministero indennizza dopo 36 anni: vittoria per gli emotrasfusi
Avv. Mary Corsi Diritto sanitario e responsabilità medica, Indennizzo ex Legge 210/92, Novità per il cittadino
A causare la morte della donna sono state proprio le complicanze derivate dall’epatite C.
Nel 2005 aveva inoltrato alla ASL domanda di indennizzo ex legge 210/92, che le veniva rigettata per tardività rispetto all’epoca del contagio. Nel 2007 proponeva ricorso gerarchico avverso il rigetto che le è stato accolto, con decreto ministeriale il 11.09.2008.
La novità e l’importanza di questo provvedimento del ministro (dichiara l’Associazione malati emotrasfusi e vaccinati) consiste “nell’ammissione della possibilità di indennizzo, anche postumo, per i casi di contagio da trasfusione avvenuto fin negli Anni ’70“.
Già le Sezioni Unite della Cassazione, lo scorso gennaio 2008, avevano chiarito come la responsabilità del Ministero fosse imputabile fin dalla scoperta dell’epatite B (anni ’70, appunto), ma che era rimessa al Giudice la valutazione dell’effettiva conoscenza scientifica del virus in questione.
La decisione del Ministero conferma una sua responsabilità anche prima che venissero approntati i relativi tests di identificazione, con la importante conseguenza che, chiunque abbia contratto il virus dell’epatite C in quegli anni a seguito di emotrasfusioni o vaccinazioni infette, ha ancora possibilità di vedersi riconosciuto l’indennizzo ed il relativo risarcimento danni, nel termine di 5 anni (per il danneggiato e 10 per gli eredi) dalla scoperta della malattia nella sua irreversibilità ed incurabilità.
Vorrei aggiungere un’importante novità in tema di prescrizione del diritto all’indennizzo. A fine 2008 lIl Tribunale di Milano ha dichiarato l’imprescrittibilità del diritto all’indennizzo ex lege 210/92 sul presupposto che trattasi di principi solidaristici garantiti dalla Costituzione e, come tali, non possono essere dichiarati prescritti. Al massimo, si può decadere dai ratei maturati precedentemente alla domanda, con pieno diritto a riscuotere i successivi. Ecco la sentenza:
Tribunale Milano 1281/08
La Corte d’Appello, con sentenza 148/2009, ribadisce la non decadenza dal diritto all’indennizzo:
Corte Appello Milano 148/2009
Cassazione: risarciti i vicini anche quando il cane disturba in campagna
che vuol dire in mano alla magistratura? Ha fatto ricorso avverso il verbale della CMO? Ha fatto causa presso il Tribunale del lavoro?
Deve procedere prima possibile a depositare istanza ai sensi della legge 210/92 presso la ASL della Sua città, corredandola dei documenti richiesti. Sarebbe il caso di inviare una lettera interruttiva della prescrizione al Ministero con cui chiede il risarcimento ed agire entro 5 anni dalla domanda di indennizzo. Per qualsiasi chiarimento può contattarmi al 0862.441180
Innanzitutto direi di procedere prima possibile a depositare la domanda di indennizzo alla asl (ha tempo 3 anni dalla scoperta della malattia), corredando la domanda di tutto quel che ha. Sarà la Commissione Medica Ospedaliera a stabilire se vi sia probabile nesso causale.
Egregio. avvocato solo un informazione,siccome che nel lontano 1976 sono stato trasfusionato con 2 sacche di sangue ma venuto alla luce nel 2012 eseguendo degli esami che non avevo mai fatto con la scoperta di epatite C mi recai dal mio Avvocato chiedendogli cosa fare in primi s mi disse di chiedere la cartella clinica cosi feci ma la cartella clinica e introvabile come tuttora però mi hanno ricostruito la cartella dandomi, il numero delle 2 sacche di sangue, il numero della cartella clinica il numero del faldone contenente la cartella, l’attestato del centro trasfusionale che mi attesti che le due sacche di sangue furono erogati per il sottoscritto, ma mai tornati indietro cioè mi sono state somministrate; la domanda e la seguente, per sentito dire e vero che senza cartella non si può chiedere l’ internizzo? ma solo il danno biologico? e vero ci debbo credere? di quando per sentito dire avendo commentato con altri Avvocati come lei, non ho ancora perlato con il mio Avvocato voglio essere certo di quando sentito dire la ringrazio del vostro impegno.
anno 1974 x una trasfusione di sangue sono stato infettato dalla epatite c. mi sono accorto di averla circa tre anni fa cosa devo o posso fare. alfredo ciao (virus di 3..900.000)
Egr.Avvocato anch’io come tanti che le hanno scritto, sono un contagiato da epatite C e dopo decenni trascorsi nel 2012 sono venuto a conoscenza del contagio tramite il mio legale ho fatto richiesta di cartella clinica che non e stata mai trovata,però nell’archivio del centro trasfusionale,nei registri e uscito il mio nome, il numero delle 2 sacche di sangue il numero della cartella clinica ora di quanto mi sono state erogato le 2 sacche di sangue però non e uscita la cartella clinica la commissione di Roma mi rigettò la domanda dicendo al mio legale che erogato non significa trasfusionale ora e in mano tutto alla magistratura, ora sono passati 3 mesi alla consegna del mio fascicolo al magistrato; mi domando: possibile che la magistratura, fa passare tanto tempo per mettere il fascicolo in visione?
Certamente è stato esteso anche agli operatori la possibilità di chiedere indennizzo ai sensi della legge 210/92 ed eventuale risarcimento danni. RivolgeteVi ad un legale esperto.
Salve, mia moglie è un infermiera a seguito di un prelievo accidentalmne si è punta e si positivizzata all HCV…adesso è in infortunio e ed è in terapia con l interferone….secondo voi ha diritto di risarcimento???grazie
Verifichi prima dove si è trasferito l’archivio cartelle cliniche e poi inoltri alla direzione una diffida ai sensi della legge 241/90
Vorrei alcuni consigli,
Mio padre soffre di cuore a causa di alcune cose accadute circa 30 anni fa sotto il servizio militare a trieste, ora sono diversi anni che cerchiamo di chiedere un risarcimento tramite avvocati ma il problema principale e’ che non si riesce a trovare la cartella clinica di mio padre che in teoria dovrebbe avere l’ospedale militare di trieste, tra l altro ora quest ospedale non c e’ piu ed e’ stato trasferito non so in quale altra citta’.
In caso di decesso a causa delle patologie collegate al diritto all’indennizzo, gli aventi diritto possono optare fra l’assegno reversibile per 15 anni e l’assegno una tantum di lire 150 milioni (euro 77’468,53). Tale domanda deve essere presentata entro il termine di prescrizione di dieci anni dalla data del decesso della persona danneggiata. Gli aventi diritto sono i seguenti soggetti a carico nell’ordine indicato dalla legge:
– i fratelli minorenni
– i fratelli maggiorenni inabili al lavoro.
buongiorno un informazione?
mio suocero è mprto per una trasfusione epatite c… mia suocera contagiata ha preso il suo indennizzo….. per quanto riguarda il suocero defunto spetta esclusivamente alla vedova o anche ai figli in quanto eredi????
buonasera, mio suocero è morto nel 2001 per epatite c contagiata per trasfusione. mia suocera è stata contagiata a suavolta. il ministero ha pagato unatantum per mia suocera .. per mio suocero deceduto ha pagato un altra unatantum. la mia domanda è: indennizzo spettante a mio suocero spetta solo alla moglie o anche ai figli in quanto eredi?
Qualora sia provato il nesso causale tra patologia e morte derivante da trasfusione, gli eredi hanno 10 anni per agire in giudizio dal decesso.
NEL 1974 mia madre a fatto una trasfusione, ed e stata infetta con epatite C,la mamma e deceduta il 18/12/2010,possono i figli chiedere i danni,la ringrazio anticipamente per la sua eventuale risposta.
La legge 210/92 prevede che la domanda di indennizzo debba essere chiesta alla ASL entro 3 anni dalla scoperta della malattia. Non ho i dati e non posso rispondere. A ogni modo tentar non nuoce. Provateci
1. I tempi dipendono dagli uffici competenti. Di solito non sono lunghissimi (al massimo 1 anno).
2. Sì poteva, (assegno di reversibilità per 15 anni o assegno unico) evidentemente non l’ha fatto.
3. sì la cifra è quella. No, non rientra nella rivalutazione.
Egregio Avvocato, ho già presentato domanda all’ASL della mia città ed ho ricevuto in Luglio 2013 la lettera del ministero della Salute, nel quale dicono che esiste nesso causale tra la trasfusione ed il decesso di mia madre (avvenuto nel Marzo 2009).
Pertanto mi hanno chiesto di comunicare il mio IBAN per l’erogazione dell’assegno Una tantum, essendo unico erede.
Volevo chiedere delle cose :
1 – Sono ancora in attesa dell’erogazione dell’assegno; Volevo conoscere i tempi tra la lettera e la reale erogazione.
2 – Essendo erede, non potevo scegliere di aver risarcito il danno con cadenza bimestrale, invece che dell’assegno unico?
3 – Ho letto che il risarcimento una tantum dovrebbe ammontare a circa € 77,000. Ho letto anche che per quanto riguarda la cifra, dovrebbe subire una rivalutazione in funzione degli anni in cui viviamo. Vale anche per l’assegno?
Salve,da pochi mesi abbiamo saputo che mia zia e affetta da epatite, le hanno effettuato una trasfusione nel 1972/73, fa ancora in tempo per chiedere la domanda di indennizzo??cosa deve fare? Grazie
Avverso il diniego della commissione medica ospedaliera, entro 30 giorni si deve proporre ricorso al Ministero della Salute. Pur non avendolo fatto, però, entro un anno di deve agire in giudizio. Nella sua mail non mi riferisce le date, pertanto non so se siete ancora in tempo.
Salve, in rif.to alla suddetta notizia vorrei presentarle il caso di mia madre. Mia madre fu ricoverata nell’81 in un ospedale ed ebbe ben due trasfusioni, anni più tardi si accorse in un controllo di aver contratto l’epatite c, fece domanda di risarcimento e fu ascoltata in un ospedale militare, le risposero che sulle cartelle cliniche dell’epoca c’erano si le trasfusioni ma non la prova del contagio ( esame che confermasse l’assenza del virus prima del ricovero e esami con la presenza del virus dopo le trasfusioni ), le dissero che magari l’epatite c l’aveva potuta contrarre magari dal dentistao tipo dalla pedicurista o altro, dopo questa risposta mia madre si arrese….ma io ho tanta rabbia dentro e anche mia madre, per fortuna sta bene, oggi mia madre ha 76 anni. Possiamo ancora fare qualcosa per un indennizzo?
Avv. Maria Antonietta Labianca
Anch’io, in qualità di difensore di mia madre, nel 2008 ho ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale di Bari – Sez. Lavoro, con la quale il Ministero è stato condannato al pagamento dell’indennizzo ex legge 210/92 per una trasfusione subita da mia madre nel 1975, indennizzo che il Ministero ha regolarmente corrisposto dopo alcuni mesi per quanto riguarda le somme dovute dalla data della trasfusione alla data della sentenza; attualmente mia madre percepisce l’indennizzo ogni due mesi, avendo scelto tale modalità di pagamento. Oggi, in virtù di tale sentenza, siamo in attesa di ricevere il risarcimento del danno, circostanza molto più delicata e laboriosa, ma non disperiamo!
Avv. Labianca
bisognerebbe valutare il nesso tra trasfusione e decesso, quindi la documentazione medica.
In ogni caso proverei a far istanza di indennizzo una tantum per gli eredi. Si rechi alla ASL della Sua città e depositi i moduli per l’indennizzo. Se desidera può contattarmi privatamente per una disamina della situazione.
SABRINA AMORELLI
buongiorno mia madre nel gennaio 2011 e’ stata operata esame fatto prima intervento hcv,negativo durante intervento le sono state fatte 3 unita’ di sangue . A luglio dello stesso anno ricoverata nuovamente esame hcv positivo .Purtroppo la mia mamma e’ morta per insufficienza respiratoria Secondo lei posso chiedere il risarcimento’.Ho in mio possesso solo le cartelle cliniche dove si evince tutto
purtroppo all’ignoranza non c’è limite, soprattutto se viene da medici e vari, posto che dovrebbero sapere che la trasmissisone per via sessuale è molto rara, e ancor più per l’atteggiamento offensivo ed irriguardoso nei Suoi confronti.
Ora, venendo alla concretezza, la legge 210/92 prevede un indennizzo a chi è stato contagiato a seguito di trasfusioni o vaccinazioni obbligatorie. Il problema è la decadenza, poiché la legge prevede che la domanda debba essere presentata enro 3 anni dalla diagnosi di HCV. Ma la giurisprudenza dice anche che dall’indennizzo, essendo costituzionalmente garantito, non si decade mai. Pertanto La invito a recarsi alla ASL della Sua città, chiedere i moduli per la domanda, a cui dovrà allgare le cartelle cliniche delle trasfusioni che La invito a richiedere subito.
Una volta inolrata la domanda Lei sarà tenuta a visita da una Commissione Medica Ospedaliera che valuterà la sussistenza del nesso causale (trasfusione-contagio), la tempestività della domanda (3 anni) e l’ascrivibilità tabellare.
Una volta avuto il verbale di accertamento, qualora fosse negativo, si rivolga ad un lehale o mi contatti. Valuteremo se sia il caso di fare ricorso al Ministero (il tutto non ha costi). In bocca al lupo.
Salve, aprofitto anche io della sua cortesia per sottoporle il mio caso: Sono nata il 28 dicembre 1980, a 6 mesi e 3 settimane. Mi sono state fatte delle trasfusioni (e sono anche riconoscente ai medici perchè per l’epoca sono stata una specie di miracolata).
Nel 1995 per una ghiandola gonfia sono stata ricoverata in ospedale e mi è stata riscontrata positività al virus dell’epatite C. I medici hanno detto ai miei genitori che o mi drogavo o era stato per via sessuale. A mio padre dissero esplicitamente che avrebbe dovuto tenermi più controllata. Io non mi sono mai drogata e all’epoca non avevo ancora iniziato la mia vita sessuale, ma per i miei genitori l’umiliazione fu così grande che preferirono non indagare oltre e a casa mia non se ne è mai parlato, come se fosse un imbarazzante segreto. A una ecografia di controllo l’addetta mi disse ” complimenti, hai iniziato presto!” e la vergogna x qualcosa che non capivo fu tanta che anche io avevo una specie di rigetto per la cosa. Diventata grande mi informo per il mio partner, e mi dicono che se l’epatite non è attiva (nel frattempo sono guarita da sola, senza cure ma mi hanno detto che è possibile una riattivazione del tutto) non è contagiosa. Ho avuto due bimbe, sanissime. Talvolta quando chiedevo di rimborsi e simili mi chiedevo:” ma come fanno da adulti a dimostrare che non sono stati contagiati sessualmente?”. Un paio di giorni fa mi capita sotto gli occhi una sentenza a favore di una persona deceduta (forse era la stessa di questo articolo, non saprei), decido di indagare e scopro che da qualche tempo a questa parte hanno dichiarato che nn è trasmissa dalla saliva (da ragazzina ero convinta fosse stato perchè avevo baciato un ragazzo!), nè dallo sperma, ma solo tramite il contatto con sangue infetto . I miei genitori però non hanno copia delle mie cartelle di quando sono nata e sono passati più di 10 anni da quando ho scoperto di averla contratta, ma solo ora, dopo aver avuto finalmente il coraggio di parlarne con loro (con anche una certa rabbia per la poca fiducia che ebbero in me all’epoca) ho scoperto che effettivamente ho avuto trasfusioni al momento della nascita. E’ possibile in qualche modo recuperare cartelle così vecchie? Ne viene conservata una copia? Ed è possibile rivalersi sull’ospedale o sui medici che all’epoca non indagarono in tal senso ma diedero per scontato che io fossi una novella Maddalena ? Se nn fosse possibile ala momento, se dovessi avere problemi di salute derivanti da questo i tempi della prescrizione verrebbero annullati? Ho tanta rabbia e vorrei, anche se nn è fine, far pagare chi mi ha fatto subire tante umiliazioni pur essendo in realtà responsabile della malattia!
Grazie per la sua pazienza e per la sua cortesia,
so che molti non ne erano a conoscenza, ma esistono termini di decadenza entro i quali presentare la domanda di indennizzo.
Ora, posto che molti Tribunali hanno dichiarato che dall’indennizzo non si decade mai, poiché è un sostegno da parte dello Stato costituzionalmente garantiro, La invito ugualmente a fare domanda di indennizzo ai sensi della legge 210/92, recandosi presso la ASL della Sua città per richiedere i moduli. Non ha alcun costo e, male che vada, la domanda potrebbe essere rigettata. A quel punto si potrà fare ricorso amministrativo e, in ultima analisi, agire in giudizio dinanzi il Tribunale del Lavoro (con costi bassissimi).
gentilissimo avv. mio marito nel’84 in seguito a un viaggio per i paesi esteri per lavoro a dovuto fare le vaccinazioni obbligatorie da quel momento mio marito non e stato piu bene sia a livello fisico che morale nel 90 in seguito a un malore e stato ricoverato scoprendo in contagio di epatite b cronica da quel momento e incominciato il nostro calvario ma posso ancora richiedere a distanza di tanti anni possiamo ancora richiedere l’indennizzo
premesso che la questione è complessa da poter essere esaustivamente spiegata qui, putrtoppo, come da Lei evidenziato, la legge non ammette ignoranza.
Per il termine di decadenza dei tre anni al fine di presentare domanda, Lei dovrebbe dimostrare che ha avuto la certificazione di cronicizzazione della malattia nel 2009 e non nel 2000. Infatti, non è sufficiente la sola positività per far decorrere i termini, ma è necessario che la diagnosi sia di epatite cronica.
Questo un primo aspetto. Il secondo è che dal diritto all’indennizzo non si decade mai, come evidenziato da molti Tribunali, tutt’al più potrà decadere dai ratei maturati fino alla domanda, ma non da quelli successivi. Pertanto Le consiglio di fare ricorso amministrativo e, se del caso, agire in giudizio per il riconoscimento dell’indennizzo.
Quanto al risarcimento, direi che i presupposti potrebbero mancare in relazione alla data di infezione, poiché il Ministero viene ritenuto responsabile fin dai primi anni 70 (la normativa è del 72), ma non tutti i giudici la pensano così. Milano lo ritiene responsabile fin dalla fine degli anni 60, altri Tribunali dal 1978 in poi. E’ una questione che deve valutare attentamente con il supporto di un legale specializzato.
Voglio sottoporre alla Sua attenzione il mio caso: nel 1971 dopo un’operazione
con trasfusione sono stato contagiato da epatite C.
Nel 2000 dopo operazione chirurgica sono risultato positivo all’epatite C, non
conoscendo i termini medici non ho mai saputo di essere positivo a tale
malattia, anche perchè nessun medico dell’ospedale e tantomeno il mio medico di
“fiducia” mi hanno mai messo al corrente di ciò.
Solo nel 2009 dopo altri esami ho scoperto di essere infetto e ho fatto
richiesta di indennizzo nello stesso anno. Nel 2011 non avendo più avuto
risposte ho contattato l’ASL di competenza e hanno scoperto che la mia
richiesta era stata accantonata nel trasloco di ufficio, molto celermente hanno
inoltrato la richiesta e nel novembre del 2011 mi hanno chiamato a visita
all’ospedale militare di Milano, nella stessa sede dopo aver consultato i vari
esami mi hanno comunicato che avevo diritto all’indennizzo e mi avrebbero dato
conferma tramite lettera. (sempre nella stessa sede avendo portate gli esami
che mi avevano richiesto mi comunicavano che avevo anche un tumore al fegato di
2,5 cm). il 28/12/2011 ricevo la raccomandata con il seguente giudizio: Esiste
nesso causale tra la trasfusione e l’infermità ascrivibile alla 2a categoria
della tabella A, pertanto non competono i benefici previsti dalla L. 210/92
perchè la domanda non è stata presentata nei termini di legge, mi allegano
anche il modulo per fare ricorso, entro 30gg.
Ora io mi chiedo: se nessuno mi ha mai detto che ero positivo e io l’ho
scoperto solo nel 2009 e subito ho fatto richiesta, come posso far valere i
miei diritti? E’ vero che la legge non ammette ignoranza, ma io sono un
semplice operaio e come me sfido parecchie persone a sapere i termini medici.
per ANNA RITA:
in effetti, non è escluso che dopo tanti anni si sia perduta la cartella. Mi corre l’obbligo di avvisarLa, però, che un’eventuale richiesta di risarcimento dei danni sarebbe rigettata, poichè il Ministero è responsabile per i contagi avvenuti nei primi anni 70, e non prima, mancando la normativa e la possibilità di controllo sul sangue all’epoca.
Ad ogni modo, dovrebbe provare a fare domanda di indennizzo ai sensi della legge 210/92. Il rischio è la decadenza, poiché la legge prevede che la domanda deve essere effettuata entro 3 anni dalla scoperta della malattia. Ma molte sentenze dichiarano che dall’indennizzo non si decade mai, poiché è costituzionalmente garantito. Le consiglierei, pertanto, di fare istanza presso la ASL della Sua città. La Commissione Medica Ospedaliera che La terrà a visita dovrà effettuare un giudizio probabilistico sul nesso trasfusione-malattia, anche in assenza di cartella clinica (che potrà provvedere a richiedere la CMO direttamente), a mezzo di valutaizone diagnostica medico-legale.
E’ l’unica soluzione che ho da darLe. Sentiti auguri.
sono della provincia di Lecce, ho bisogno di un suo consiglio; anch’io sono affetta da epatite C. Nel gennaio del 1968 mi hanno praticato una trasfusione presumibilmente di sangue infetto nell’ospedale di Galatina, Nel 2004 scopro casualmente di avere l’epatite C, mi consigliano di rivolgermi a un legale per un eventuale risarcimento, ma, quando vado a richiedere la cartella clinica mi dicono che nell’archivio storico non c’é più traccia perché sono passati molti anni. ho lasciato perdere sperando solo di poter stare bene poi ci ripenso ogni tanto e mi domando se é giusto che io mi debba arrendere e subire oltre il danno la beffa, mi scusi avvocato come mi esprimo ma sono molto arrabiata.
ho bisono del suo consiglio
io ho avuto una trasfusione di sangue presumibilmente infetto nel lontano gennaio 1968; casualmente nel novembre 2004 scopro di essere affetta da epatite c; mi sono curata con esito positivo. Il medico dell’ospedale mi aveva detto che potevo chiedere il risarcimento danno alla mia salute, pero’ pur avendo richiersto la cartella clinica,all’archivio storico non la trovano perché é passato molto tempo, ed io non avendo questa cartella non si poteva procedere. dal 2004 fino ad adesso sono passati sette anni, sono tanti, credete che possa fare in tempo a chiedere l’indennizzo alla ASL o intentare causa al ministero?
E ancora se la cartella clinica non si trova come posso dimostrare che in quell’ospedale Santa Caterina Novella di Galatina nel 68 con quella trasfusione mi hanno rovinato la vita?
La ringrazio se mai mi dovesse davvero rispondere. Buon Anno
premesso che la questione è complessa, in generale il termine di tre anni per fare domanda di indennizzo decorre dalla diagnosi di cronicizzazione della malattia; quindi direi che siete in tempo. Dal deposito dell’istanza 210/92 decorrono 5 anni per agire giudizialmente per il risarcimento dei danni.
mia madre ha contratto l’ epatite c e b con una trasfusione nell’ 82, è stata curata e durante questi anni non ha avuto problemi, un paio di mesi fa facendo delle analisi ha scoperto invece che l’ epatite c era diventata cronica, e che ci sono tracce di cirrosi, siamo venuti a conoscenza dell’ ex legge 210/92 solo adesso, secondo lei siamo ancora in tempo a chiedere l’ indennizzo alla asl o intentare una causa al il ministero? grazie e buona giornata
la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma anti-rivalutazione. Sulla home page l’articolo.
per MALCANGI:
per saperlo innanzitutto bisognerebbe far domanda di indennizzo. Il termine è di 3 anni dalla scoperta della malattia. Rischia la declaratoria di decadenza, ma tentar non nuoce. Si rechi alla ASL della Sua città e faccia domanda di indennizzo.
Malcangi Franco
ritengo che a causa di un intervento chirurgico senza trasfusione(non provato)dopo qualche anno ho riscontrato di avere la malattia dell’epatite C.
Mi sono curato e fortunatamente sono riuscito ad arginare la malattia.
Essendo passati diversi anni e’ possibile chiedere il risarcimento danni? anche se non ho prove certe che possa essere stato l’intervento la cuasa?
assolutamente sì. Ho sempre sostenuto che, anche in caso di virus silente, vi è comunque un danno, quanto meno morale. Tra l’altro non si potrà escudere che il virus non vada in replicazione, con ciò obbligando il soggetto a continui controlli e stati di ansia che DEVONO essere risarciti. Senza parlare della terapia invasiva dell’interferone. Si munisca di un valido legale e verifichi l’opportunità di avanzare richiesta di risarcimento danni.
Volevo solo chiederle se si ha diritto al risarcimento anche nel caso in cui il virus contratto da trasfusione esista nell’organismo ma non abbia “originato” la malattia. E’ comunque un danno subito perché pèer poterlo debellare ho bisogno di ricorrere ad una terapia di almeno un anno con iniezioni di interferone.
La documentazione sarà inviata alla Commissione Medica Ospedaliera competente che La chiamerà a visita. Questo passaggio di invio all’ente ospedaliero è bene che sia controllato. Dipende dalla domanda che ha fatto, ovvero se ha richiesto Lei l’invio di documentazione che non aveva. In tal caso contatti l’ospedale e verifichi se debba essere lei stesso a portare la cartella clinica in sede di visita preso la CMO.
Ho presentato all’ASL la domanda per l’indennizzo ex legge 210/92 lo scorso Luglio, il mese scorso mi arriva una raccomandata a casa della stessa ASL in cui mi dicono che hanno inviato tutta la documentazione (Cartelle Cliniche) all’ospedale dove all’epoca fu fatto il ricovero con lo scopo di verificare la provenienza di queste trasfusioni. La mia domanda è: L’iter che l’asl sta seguendo è giusto? Tutta la documentazione non doveva essere mandata alla CMO?
l’indennizzo è certamente dovuto. Quanto al risarcimento, sussiste il diritto solo ove si possa provare la responsabilità dell’Ente ospedaliero per mancanza, ad esempio, di adeguati controlli sulla strumentazione.
Detto in parole povere, se il contagio è avvenuto per pura fatalità e per fatto non imputabile alla struttura (a esempio per contatto di sangue con un paziente, pur avendo adottato tutte le precauzioni) il risarcimento non è dovuto. Lo stesso, infatti, non può non prescindere da profili di colpevoleza.
Gentile avvocato, da circa un mese,mi è stato riconosciuto dal Ministero della Salute l’equo indennizzo da causa di servizio(sono medico di una ASP), per aver contratto l’epatite c. Ho letto da qualche parte che è possibile richiedere anche il risarcimento del danno. E’ vero? Se la risposta fosse positiva a quale ente richiederla? La ringrazio anticipatamente per la sua risposta.
Ancora grazie per i chiarimenti. E’ un vero sollievo poter interloquire così facilmente con un esperto preparato e disposto tanto prontamente a rispondere ai nostri dubbi.
per ANNA SILVIA:
benchè in alcune sentenze di merito si parli di conoscenza dei rischi delle trasfusioni a far data dagli anni 60, la Cassazione ha finalmente chiarito i limiti temporali, e non possiamo andare indietro ai primi anni 70. Provare sarebbe un rischio che non mi sentirei di far correre ai miei assistiti.
Quanto ai tempi di erogazione… chi può dirlo. Dipende dalla Pubblica Amminsitrazione.
La ringrazio per la sollecita e chiara risposta. Sì, si tratta di causa per indennizzo HCV, vinta in secondo grado. Il mio avvocato ha notificato la sentenza, a dicembre. Domani chiederò un appuntamento.
Per quanto riguarda il risarcimento mi sembrava ci fossero alcune sedi in cui si considera il ministero responsabile dei contagi a partire dal 1966.
Inoltre sapevo che per richiedere risarcimento occorreva prima avere avuto riconosciuto l’indennizzo. Inoltre all’epoca della mia domanda per l’indennizzo (2002) l’avvocato mi aveva subito detto di non considerare affatto l’idea di richiedere risarcimento, accettai perchè mi sembrava già un’impresa quella che stavo per affrontare.
Non la tedio oltre, mi confermi solo cortesemente i tempi di attesa per l’eventuale indennizzo (6 mesi-1 anno) e come avviene la consegna degli arretrati, avrei un progetto di vita in mente.
Buona serata e mille grazie ancora!
mi scusi, ma dovrebbe essere più precisa. Ha fatto causa per indennizzo?
Mi pare abbia vinto in secondo grado. Se la sentenza non è stata notificata, da parte del Suo legale, alla controparte, il termine per ricorrere in Cassazione è di 6 mesi dalla pubblicazione della sentenza. Se invece è stata notificata, il termine si riduce a 60 gg.
Solo quando questa diverrà definitiva, se la PA non ottempera spontaneamente al pagamento, si dovrà agire esecutivamente.
Il Suo avvocato ha il DOVERE di informarLa. Prenda appuntamento presso il suo studio e gli rivolga le Sue domande.
Quanto al risarcimento, temo non ci siano possibilità per due ordini di ragioni.
Il primo è la prescrizione, poiché bisogna agire entro 5 anni da quando si è inoltrata domanda di indennizzo (secondo l’interpretazione più restrittiva) o al massimo da quando la CMO notifica il verbale attestante il nesso causale.
Ad ogni modo, essendo stata trasfusa nel 1968, non verrà riconosciuta la responsabilità del Ministero il quale, secondo la Cassazione, risponde solo dei contagi avvenuti dalla data di conoscenza dell’epatite B, ovvero dai primi anni 70.
sono stata politrasfusa nel 1968, in data 6/12/2011 il mio avvocato mi ha comunicato che la corte d’appello aveva respinto l’appello del ministero della salute in punto legittimazione passiva, giungendo quindi forse alla fine di questo lungo percorso iniziato nell’agosto 2002, attraverso numerose fasi. A tuttoggi non ho saputo più nulla,ho difficoltà a interloquire con l’avvocato un pò eludente, sebbene un bravo professionista ma molto impegnato. Secondo Lei si può ritenere che la mia domanda non sia stata impugnata? Mi sembra che occorrono 60 giorni di tempo perchè sia comunicata l’eventuale impugnazione della domanda e sono trascorsi ormai 6 mesi. Eppure una comunicazione positiva a mio favore non è arrivata.
A questo punto quanto dovrò aspettare l’indennizzo e gli arretrati? Dovrò fare una domanda per la loro rivalutazione? Posso provare a chiedere anche un risarcimento?
Perdoni il linguaggio poco tecnico e le probabili solite domande!
Parenti aventi diritto (nell’ordine: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni), dietro specifica domanda, qualora a causa delle vaccinazioni o delle infermità previste dalla L. 210/92 sia derivata la morte del danneggiato, possono optare fra un assegno reversibile per 15 anni o un assegno una tantum.
volevo sapere se l indennizzo legge 210/92
spetta solo al coniuge o anche ai figli visto che la moglie e deceduta.
facciamo chiarezza. 15 mesi per un procedimento di risarcimento sono nulla. Una causa civile richiede almeno 3 anni. Il Tribunale di Palermo, poi, è ovviamente carico di cause ed i tempi dipendono da molti fattori.
Ma credo che Lei si stia riferendo all’indennizzo (che NULLA ha a che vedere con il risarcimento). Quindi, forse, Lei ha inoltrato domanda ai sensi della legge 210/92.
Ache qui i tempi dipendono dagli uffici amministrativi. La visita alla CMO può essere diposta subito come dopo anni.
Premetto che la domanda alla ASL potete farla da soli, poichè v’è da riempire un modulo e depositare documenti medici, non vi è necessità di assistenza tecnica (avvocato).
Ma se ha deciso di farsi rappresentare da un legale, anche per star più tranquillo, è normale che debba versare gli onorari e non può lamentarsene. Tutt’al più può revocare il mandato.
Per avere notizie della Sua pratica può recarsi alla ASL di competenza e chiedere se la domanda è stata trasmessa al Ministero o sollecitare il legale affinché provveda.
Sono Marco, nel ’95 sono stato operato alla parotidea presso l’ospedale civico di Palermo,essendo un donatore di sangue dopo circa un anno ho scoperto di essere stato contaggiato da epatite c.Nel febbraio 2010 mi sono rivolto ad un avvocato per richiedere il risarcimento di danno biologoco allo stato,ad oggi cioè dopo circa 15 mesi non ho ancora avuto notizie di questa domanda nonostante ho uscito una somma di denaro non indiffernte come onorario per l’avvocato,aggiungo che lui mi aveva detto che nell’arco di quaranta giorni dalla presentazione della domanda avrei dovuto passare le prime visite all’ospedale militare, ma mai fatte.Le chiedo cortesemente se mi può informare sui tempi e modalità sia per l’indennizzo che per la pensione.
In attesa di una sua le porgo i miei
diciamo che Lei è fuori da ogni termine. Ad ogni buon conto tentare di chiedere l’indennizzo ex legge 210/92 glielo consiglio, almeno avrà contezza dell’eventuale nesso causale. In caso di diniego per ecadenza dai termini (3 anni dalla scoperta della malatia), si potrà sempre provare a far ricorso sulla base della tutela costituzionale di tale emolumento.
Sono Corrado, nel marzo del ’75 sono stato ricoverato nell’Ospedale di Avola per essere operato e a causa di complicanze ho subito una trasfusione di sangue. Ritengo di aver ricevuto sangue infetto all’epoca perchè a distanza di parecchio tempo, nel ’96 ho ricevuto la conferma della diagnosi di epatite HCV correlata cronica. Da allora è iniziato il mio calvario, con cicli di interferone. L’ultimo in ordine cronologico effettuato da ottobre a marzo 2011, senza alcun risultato. Non ho mai presentato alcuna istanza di indennizzo o risarcimento.
Crede che posso ancora fare qualcosa?
la legge 210/92 prevede un indennizzo mensile per i contagiati da vaccini obbligatori e trasfusioni. Si rechi alla ASL della Sua città e faccia domanda.
Sarà la CMO a reperire, per quanto possibile e con il Suo aiuto, la documentazione atta a stabilire un nesso causale o meno, anche sulla scorta di accertamenti probabilistici.
E’ l’unica strada che può intraprendere, per ora.
Per il risarcimento, ci vorrebbe l’accertamento del nesso causale e comunque bisognerebbe valutare il termine di prescrizione, in base al momento in cui ha scoperto la Sua malattia.
Gent.le Avv.to,
Ho 40 anni ed ho contratto l’epatite B a 18 mesi di eta’ , tramite un vaccino;
La malattia e’ degenerata nel corso di pochi anni fino a richiedere il ricovero presso l’ospedale Gaslini ,per riuscire a guarire completamente dopo alcuni anni ,pur essendo ancora ,ahime’ portatore sano (avendo appunto ,l’antigene australia presente nel sangue).
Pur sostenendo ,questo riferitomi dai miei genitori (:sani!!)e cioe’ ,che mi e’ stata contagiata presso qualche ospedale (che nel periodo usavano siringhe di vetro sterilizzabili e non quelle usa e getta),non sono state ritrovate delle prove reali dell’avvenuto contagio e conseguentemente “ci saremmo” accontentati “solo” della mia guarigione……cosa che ,ripensandoci bene oggi,a me invece non sarebbe per niente sufficiente , questo per tutta una serie di imbarazzanti questioni come il Non poter donare il sangue e tante altre,che mi fanno sentire un po’ diverso da tutti gli altri ,per il danno subito per la sofferenza subita non a causa mia ,per aver rischiato ,forse anche di poter morire.
La domanda e’ appunto se secondo lei ,e’ ipotizzabile oggi, riuscire ad ottenere un indennizzo a mio favore,pur avendo in mano solo la documentazione della degenza ospedaliera di quel periodo ,senza conoscere il colpevole del contagio ?
Grazie e scusi per essere stato poco sintetico.
purtroppo senza documentazione la vedo molto dura. Cerchi di sollecitare, anche a mezzo di un legale, il rilascio di tale documentazione sanitaria, minacciando denunzia per omissione di atti d’ufficio.
gentle avv corsi, dopo aver richiesto all’ asl di pavia dove risiedo, i moduli per la richiesta d’indennizzo per aver contratto l’epatite negli anni 70,l’ ospedale di giarre -catania, presso il quale richiedevo la cartella clinica necessaria, rispondeva che la mia cartella non è reperibile ( forse persa )e che non risulta nemmeno il mio ricovero in quel periodo e nemmeno le trasfusioni che che mi vennero effettuate. come posso proseguire la mia corsa alla verità? grazie per la cortese risposta
per MICHELANGELO:
abbia pazienza ma non posso andare a rileggere tutti i commenti.
La pregherei di riformularmi in maniera compiuta la domanda.
La ringrazio per la risposta al mio commento però non ho capito bene quanto sono i tempi e cosa si deve fare per il ricorso all’indennizzo
La prima è quella di richiedere l’indennizzo ai sensi della legge 210/92 che prevede un sostegno economico per tutte le persone contagiate a seguito di vaccinazioni obbligatorie e trasfusioni. Purtroppo la legge prevede che il termine per presentare la domanda è di 3 anni dalla scoperta della malattia.
Ma tentar non nuoce. Si rechi alla ASL della Sua città e richieda il modulo per fare domanda.
Molte sono le sentenze che dichiarano il diritto a percepire l’indennizzo imprescrittibile.
Poi potrebbe chiedere il risarcimento del danno, entro 5 anni da quando ha scoperto la malattia e la causa. In tal caso sarebbe opportuno inviare quanto prima una raccomandata al Ministero per interrompere i termini di prescrizione ed attendere la decisione della Commissione Medica Ospedaliera nell’ambito della richiesta di indennizzo, che attesti il nesso causale.
Può contattarmi privatamente per approfondimenti.
signor avvocato sono luciana ed ho l’epatite c, l’ho preso nell’88 duranre una trasfusione per taglio cesareo. l’ho scoperta nel 2003 per un’altro intervento. e ho scoperto solo adesso che posso richiedere i danni pur non avendo cartelle dell’anno 88. preciso che nel 2007 sono stata ricoverata per la biopsia al fegato sono anche iscritta dal 2006 come categoria protetta naturalmente con una percentuale bassa. vorrei sapere se c’è un modo per richiedere i danni la prego di rispondere presto . la ringrazio distinti saluti
bisogna valutare il grado di invalidità che Le produce l’epatite. Sono necessari certificati medici che attestino il Suo stato di salute. Il Suo medico saprà dirLe cosa fare per avanzare domanda alla ASL.
signor avvocato bun giorno sono massimo l epatite b e c lo presa alla silo quando avevo 4 anni ma in qul tempo era rara come mallatia mi ricordo che sono stato tanto chiuso nella camera non poteva entrare nessuno 2 settimane fa ho fatto la visita a inps e anche asl ho consegnato tutte le carte e gli ezami fari per epatite non mi anno detto niente non lo so ma e vero che epatite b e c non e presente nelle tabelle cioe non e riconusciuta come invalido neanche i punti per avere diritto a un lavoro adeguato mi da un aiuto avvocato perche non ci capisco piu niente se e tutto tempo sprecato oche cosa avro delle possibilita a ottenere qualcosa sono sincero non mi inteeressa isoldi ma almeno un posto in una fabrica speriamo ma sono preucccpato ho paura di illudermimi aiuti avvocato ne saro grado del suo suggerimentola ringrazio distinti saluti
Se attraverso vaccinazioni o trasfusioni occasionali, può avanzare domanda di indennizzo ai sensi della legge 210/92 (ed eventualmente anche il risarcimento dei danni).
Basta recarsi alla ASL e chiedere la modulistica.
Nessun datore di lavoro può permettersi di liquidarla in questo modo, in ogni caso La invito a farsi riconoscere l’invalidità in percentuale dalla ASL, inserirsi nelle apposite liste speciali per invalidi, cui le imprese devono attingere per rispettare i l requisito di impiego al lavoro di invalidi.
Può rivolgersi al centro per l’impiego, servizio politiche del lavoro, della Sua città.
signor avvocato mi chiamo massimo ho 40 anni ho preso il virus hbv e hcv positivo cronica con inizio di cerosi epatica con 2 volte interverone di durata 1 anno senza risultato a marzo mi sono aggravato con valori di transaminasi molto alte con in attesa di cura con interverone poi mi anno operato di colleciste per insufficensa epatica posso avere una invaliita per questa malattia sono malato dal 1974 sono 36 anni che ho epatite b e c cronica visto che ho perso il lavoro per colpa malattia mi anno risposto se sei malato stai a casa a curarti mi puo aiutare per vafore grazie avvocato distinti saluti
non esageriamo. Diciamo che i tempi non sono strettissimi, ma non credo ci vogliano anni. Il Ministero è un soggetto debitore come tutti gli altri, quindi ben si possono pignorare i beni ad esso appartenenti, benché recentemente le ultime finanziarie li abbiano dichiarato impignorabili.
La questione non è semplice da trattare, soprattutto in questa sede. Questo è onere degli avvocati, non Suo. Perciò si affidi senza indigio al Suo legale che curerà per Lei il recupero di quanto dovuto.
Avvocato la ringrazio per il tempo dedicatomi, perciò a quanto sostiene ci potrebbero volere anche anni per vedere realizzata la sentenza, le preciso che si tratta di una causa iniziata nel 2005 dopo la morte di mia madre deceduta per emotrasfusione. Mi scuso per l’ignoranza ma come si può recuperare la somma tramite pignoramento al Ministero della sanità? Le sarò grato del tempo che vorrà dedicarmi.
mi spiace, ma non posso risponderLe. Il problema è che spesso non ci sono fondi destinati a tali tipi di risarcimenti, o meglio, ogni anno il Ministero decreta un fondo che però, se esaurito, La espone ad attendere la successiva emanazione. Di contro, a mezzo del Suo avvocato, potrà tentare di recuperare la somma con esecuzione (precetto e pignoramento).
Buon giorno avvocato ho appena ricevuto la sentenza del tribunale che ha accolto la mia richiesta di risarcimento danni intentata contro il ministero della sanità condannando lo stesso a pagare inoltre tutte le spese di giudizio. Quello che volevo sapere è quanto tempo passerà prima che il Ministero marerialmente effettuerà il pagamento?
se percepisce giò l’indennizzo, contro cosa vuole fare ricorso? Scusi ma non mi è chiaro, La pregherei di essere più esaustivo.
buongiorno avv. sono affetto da epatite c. cronica persistente.percepisco gia un indennizzo di circa1100 euro a bimestre volevo sapere se posso fare un eventuale ricorso.e poi volevo sapere se posso fare domanda per invalidita civile.visto che io facevo il cameriere e adesso non posso piu farlo.graziie e a risentirci
per ANTIMIO MAISTO:
la procedura è ancora in corso. Può certamente chiedere al Suo legale di contattare il ministero per avere notizie. A me è proprio impossibile fare pronostici…
Antimo Maisto
Gen.mi avv.,
attualmente pende un ricorso alla Corte di ppello di Napoli,ma conoscete i tempi della giustizia ordinaria,nel frattempo con il rispetto dei requisiti richiesti e ‘ stata presentata,nei giusti tempi,la disponibilita’ alla transazione con il Ministero.
Quando avra’ luogo ?
può chiedere sia la causa di servizio che l’indennizzo ai sensi della legge 210/92, previsto anche per gli operatori sanitari. Se verrà rienuto sussistere il nesso causale, potrà agire anche per il risarcimento danni. Le consiglio di provvedere immediatamente ad inviare una lettera racc. di richiesta risarcimento (valutando chi è il legittimato passivo a mezzo di un legale) per interrompere la prescrizione e, contestualmente, inoltrare domanda di indennizzo.
salve mi chiamo luca e lavoro come infermiere in ospedale al pronto soccorso. poco fa mi ha contattato la sorveglianza sanitaria dove mi e’ stato riferito che ho contratto il virus dell’epatite b. i miei esami di 4 anni prima era tutto negativo. ogni anno nn sono mai andato a nessun tipo di controllo sanitario da parte dell’azienda. Io mi chiedo dato che sicuramente mi saro’ infettato in ospedale con sangue infetto, nn potrei chiedere una causa di servizio? con risarcimento? grazie mille
ringrazio avv. Mary Corsi io ci provo spero bene
per MARIO FANTINO:
la Cassazione ha chiarito incontrovertibilmente che la responsabilità del Ministero parte dagli anni 70, quando già si conosceva il metodo di rilevazione dell’epatite B.
Pertanto, nessun pregio ha l’affermazione che il Ministero sia responbaile solo dal 1989.
Il problema che si pone è la data da cui far partire la detta responsabilità, posto che la Cassazione parla genericamente di anni 70.
Per molti giudici è da riferirsi al 1978 (data di rilevazione virus epatite B), per altri (Milano) dal 1970/71.
Ad ogni buon conto, direi che è il caso di provare a fare appello.
avv. buona sera sono un ortatore hcv trasfusione il 07/07/1971 ricosciuto il diritto della 210 inoltrato nel 2000 richiesta di risarcimento danni gen.2010 sentenza a mio favore per il nesso di causalita’ con la compensazione delle spese processuali ma senza diritto di risarcimento perchè x l’epatite c lo stato e risponsabile dal 1989 prima di tale data non avevano mezzi x evitare la trasmissione di queste benedette infezione . mi chiedo ma è vero che non potevano esaminare il sangue prima della trasfusione e se qualcuno è a conoscenza di notizie in merito alle responsabilita’ dello stato x evitare questa epidemia fin dagli anni 1970 publicateli su tutti i giornali immodo che tutti gli sventurati vengano a conoscenza ringrazio anticipatamente il mio tel 3481226960 fax e tel 0961919027 devo fare appello entro il 20/07/2010
a prescindere dal fatto che avrei visionato la documentazione solo per esprimere un parere, non remunerato, ad ogni buon conto Le ribadisco che qualsiasi mia risposta sarebbe errata, non avendo sufficienti elementi. Mi spiace, non posso indirizzarLa da nessuno. Di Colleghi a Bologna ce ne sono tanti che potranno certamente aiutarLa al meglio. Auguri.
carissimo avvocato, la ringrazio per la sua disponibilita’ a valutare la mia posizione tramite le mie cartelle cliniche, io forse mi sono espresso male ma desideravo solo sapere se con tutte le mie patologie, i miei 30 anni di contributi ed avendo quasi 61 anni l’INPS non mi riconosce nessuna invalidita’ anche in minima percentuale per non darmi la pensione che mi spetterebbe di diritto, se lei mi potrebbe indirizzare un suo collega a bologna dove io risiedo gli sarei grato oppure un suo consiglio anche se negativo l’accetterei volentieri vuol dire che dobbiamo soffrire in silenzio come la maggior parte degli italiani, la ringrazio ancora mi faccia sapere cosa debbo fare, arrisentirci grazie
da qui mi è un pò difficile esprimere un parere. Se ha contratto l’infezione attraverso quell’intervento, ci sono i presupposti per chedere il risarcimento, ma bisogna valutare che non sia in prescrizione. Se può mi invii copia di tuta la documentazione al seguente indirizzo:
avv. Mary Corsi, via Adige 2 – 65129 Pescarami lasci anche i Suoi recapiti. Vediamo cosa si può fare.
caro avvocato, o ricevuto la sua risposta e la ringrazio,le volevo dire che non o mai fatto trasfusioni di sangue,quando lo scoperta la mia hcv, me lanno detto all’avis perche’ volevo essere un donatore cosi’ non lo potuto fare, io o subito un intervent nel 1984 cioe’ 6 anni prima della scoperta dell’hcv,per questo non so chi dovevo citare in danno.Pero’ faccio presente che quando o passato la visita all’INPS per la domanda d’invalidita’ o portato le mie cartelle cliniche oltre che sono diabetico da circa 7 anni, soffro di pressione alta da circa 7 anni, ed o la tiroide sballata sempre da 7 anni, tutto documentato con un certificato medico dal mio medico di base ( naturalmente pagato ) ed con tutte queste patologie l’INPS mi a detto che non cerano i presupposti per aver un’invalidita’ per questo motivo le o chiesto se poteva aiutarmi a farmi ottenere l’invalidita’ che mi spetterebbe solo tramite avvocato, perche’ penso che i medici non gli importa niente,tutta questa documentazione e la domanda di pensione oppure di invalidita’ lo fatto tramite sindacato, mi creda non so piu’ cosa fare. la ringrazio per averla disturbata nuovamente ma per me una risposta positiva e non vaga e’ la vita grazie ancora
caro sig. Angelo, ha fatto domanda per ottenere l’indennizzo? E’ previsto un indennizzo ai sensi della legge 210/92 per i contagiati da epatite C a seguito di emostrasfusione o vaccinazioni obbligatorie. Se ha riportato l’invalidità per questi motivi si rechi alla ASl e chieda di inoltrare domanda di indennizzo. Le diranno loro cosa fare. Quanto all’invalidità civile, mi pare strano che non gliel’abbiano accettata. Se ha delle patologie, provveda a certificare il tutto a mezzo di un medico e riproporre domanda. Se ha bisogno di me, mi contatti pure alla sezione “conosci gli autori”.
caro avvocato, sono un signore di quasi 61 anni avendo riscontrato lepatite c da 20 anni la mia vita e quasi un disastro, o fatto x diverse volte la cura di interferone e facendo una dieta molto accurata,io forse perche’ ormai mi sento vecchio e stanco o fatto domanda x la mia pensione d’anzianita avendo perso il lavoro il 31 agosto 2008 x riduzione di personale l’inps non me lanno accettata perche’ o solo 30 anni di contributi, fatto domanda di invalidita’ non lanno accettata perche’ dicono che lepatite c non danno invalidita’ , il mio problema e’ che sono 2 anni che non lavoro sono finiti i miei risparmi non o un reddito di entrata e non so cosa fare perche’ lo stato non aiuta gli anziani con questi tipi di problema le comunico che sono sposato da 38 anni e dopo una vita di lavoro mi ritrovo tutte le porte chiuse anche perche’ mi stanco molto facilmente appena faccio qualsiasi cosa di piccoli sforzi se lei e cosi’ gentile da indicarmi un avvocato ma darei la parcella solo se tutto va a buon fine perche’ non saprei come pagare, io sono siciliano ma abito a bologna la ringrazio per qualsiasi suo consiglio, arrivederla e grazie
per MIMMA:
tentar non nuoce. Ritengo che il Ministero non accetterà, ma avete sempre la possibilità di adire il Tribunale in funzione di Giudice del lavoro.
di recente abbiamo scoperto che mia madre per delle trasfusioni fatte in Germania nel 1977 ha contratto il virus HCV. Ci sono due sentenze rispettivamente la n. 2409 del 12/07/2002 del Tribunale di Genova, confermata in appello, e una del 24/03/2004 del Tribunale di Ravenna le quali affermano che: “al cittadino italiano che abbia subito un danno irreversibile da epatite post trasfusionale per effetto di cure praticate all’estero spetta l’indennizzo previsto dall’art. 1, comma 3, della legge n. 210 del 1992”. Volevo chiederle, pertanto, se possiamo validamente chiedere l’indennizzo al ministero della salute italiana considerato che mia madre è cittadina italiana e risiede in Italia, ovvero se dobbiamo rivolgerci alle autorità tedesche competenti.
In attesa di sua risposta, le porgo cordiali saluti.
Solo ora sono venuta a conoscenza della possibilità di chiedere risarcimento danni se contratto EPATITE B, Io l’ho contratta nel 1974 a seguito trasfusione 1973 e pochi mesi prima vaccini con Trillergan per l’allergia. E’ ancora possibile fare richiesta? Grazie
assolutamente sì. Quali eredi potete chiedere il risarcimento dei danni patiti per la morte del vs. caro, entro 10 anni dalla sua morte. Quanto al danno iure hereditario (oovero quelloc he sarebbe steppato a Vs. madre) bisogna vedere bene il momento in cu parte la prescrizione. Sono a disposizione per un vaglio della documentazione, senza alcun impegno.
le volevo chiedere informazioni riguardanti il risarcimento per contagio di epatite c.
Mia madre hascoperto nel 91di avere un’epatite NON A NON B,scoperta poi comeepatite c,presa probabilmente con una trasfusione di sangue nel 90,abbiamo fatto domanda per l’indennizzo e dopo un primo rifiuto e un nostri ricorso ci e’ stato riconosciuto il nesso di causa dalla C.O.M. di milano,e abbiamo avuto l’indennizzo mensile che le aspettava,purtroppo nel 2009 mia madre e’ deceduta proprio per l’evolversi della malattia in un tumore al fegato e ci e’ stato detto che si poteva avere anche un indennizzo per la morte,abbiamo infatti fatto domanda e ci e’ stato riconosciuto il diritto all’assegno una tantum sempre dalla C:O:M: di milano,ora le volevo chiedere se e’ vero che si puo’ anche fare domanda di risarcmento al tribunale civile e se abbiamo diritto ad un qualsiasi risarcimento per danni biologici e morali,se cosi fosse la ringrazierei molto per le notizie che mi potra’ dare.
Cordiali saluti e resto in attesa di una risposta grazie
per ROSANNA PALERMO:
posso tentare di vederci chiaro. Se volete, potete inviarmi la documentazione (cartella clinica e esami da cui si evince l’epatite). Se ricorrono i presupposti, si può inoltrare domanda di indennizzo e causa per risarcimento danni.
Altrimenti si rivolga ad un avvocato di fiducia.
SCOPRIAMO O MEGLIO ALLA NASCITA DELLA 2 FIGLIA ORMAI 7 ANNI CHE MIA MOGLIE E’A AFFETTA DA EPATITE C LO SCOPRIAMO DIETRO RIPROVERI DA DOTTORI I QUALI PENSAVANO CHE ABBIAMO NASCOSTO LA MALATTIA IL FATTO VERO E CHE NON NE SAPEVAMO NULLA E PER ESSERE SINCERI ABBIAMO PENSATO CHE ERANO MATTI MA LA COSA CI HA FATTO RIFLETTERE UN PO’ QUINDI TUTTA LA FAMIGLIA FACCIAMO DEI CONTROLLI APPROFONTITI CONTROLLANDO ADDIRITTURA ANCHE AIDS TUTTI NEGATIVI TRANNE MIA MOGLIE AFFETTA DA EPATITE C .
PREMETTO CHE MIA MOGLIE NON E MAI ANDATA DAL DENTISTA MAI OPERATA NIENTE DI NIENTE QUINDI SI CASCA DALLE NUVOLE RIPETIAMO GLI ESAMI POSITIVI PARLIAMO CON MIA SUOCERA E CI DICE CHE ALLA NASCITA E’ STATA RICOVERATA MA NON SA E NON RICORDA SE SONO STATE FATTE TRASFUSIONI O ALTRO RICHIEDIAMO CARTELLE CLINICA DEL 1971 ANNO IN CUI ERA NATA E SCOPRIMA CHE SONO STATE FATTE 2 SACCHE DI TRASFUSIONI DI SANGUE E 3 SACCHE DI PLASMA COSA DOBBIAMO FARE
A CHI MI DEVO RIVOLGERE IO PENSO CHI AIUTEREBBE MIA MOGLIE SE HA BISOGNO DI TRAPIANTI CHI PAGA TUTTO QUESTO IO NON POSSO ECONOMICAMENTE DOVREI FORSE RAPINARE ???? LO STATO E’ ASSENTE SE CHIEDI RISARCIMENTO TI FARA’ ASPETTARE ANNI FIN QUANDO ALLA FINE NON C’E NE BISOGNNO NON SO A CHI RIVOLGERMI AVVOCATI O ASL COSA PER PRIMA
GRAZIE PER L’ATTENZIONE RIVOLTAMI
Gentile Mary Corsi gradirei sapere se Vi è stata qualche sentenza dove sono stati riconosciuti risarcimenti agli eredi di persone decedute per emotrasfusione anche se al momento della denuncia al Ministero della >Sanità erano trascorsi già 10 anni dalla presentazione dalla domanda per la legge 210/92 effettuata nell’agosto del 1995 Se si me li potrebbe indicare. Con l’occassione la ringrazio per il tempo che dedica alle persone come me.
io direi proprio di sì. E’ quello che sostengo continuamente. A meno che il Ministero non dimostri che il soggetto aveva piena consapevolezza della rapportabilità causale (ovvero di var contratto il virus attraverso trasfusione), e deve averla attraverso una rigorosa analisi della documentazione, il dies a quo della prescrizione dovrebbe riferirsi alla notifica della CMO che attesta il nesso causale. Non ci sono ancora state sentenze in tal senso, dopo la cassazione. Inoltre il Ministero deve eccepire la prescrizione nei termini di legge (20 giorni prima della prima udienza), altrimenti l’eccezione si ha come non proposta e non può essere sollevata d’ufficio (ovvero dal giudice). Tra l’altro il Ministero ha l’onere di provare in quale altro momento il soggetto avrebbe avuto cognizione di tale causalità. Infine, se avete inviato una lettera di messa in mora al Ministero entro i 10 anni, la prescrizione viene sospesa. Ma, ovviamente, senza vedere i documenti posso solo essere indicativa. Comunque, resta il fatto che la prescrizione, a mio parere, deve necessariamente partire dalla notifica della CMO. Solo in alcuni casi il soggetto aveva il dovere e la possibilità di accedere a dette informazioni, senza attendere che la CMO svolgesse l’istruttoria, ma generalmente è davvero impossibile effettuare la tracciabilità dei donatori. Con una buona difesa non dovreste aver problemi.
gentile Mary Corsi le sarei grato se potese fornirmi alcune delucidazioni; Io e le mi sorelle abbiamo intentato causa di risarcimento danno nei confronti del ministero della sanità nel dicembre del 2005, la causa in questione è in conseguenza al decesso di mia madre avvenuto nel dicembre del 2000, in merito alle ultime direttive la prescrizione per gli eredi degli emotrasfusi deceduti è di dieci anni secondo questo io e le mie sorelle saremo fuori dai tempi previsti per poco più di quatto mesi in quanto mia madre presentò domanda per la legge 210/92 nell’agosto del 1995.quello che mi chiedevo non è possibile far decorrere la prescrizione dal momento in cui abbiamo avuto la risposta della commissione della C.M.O arrivata solo circa due anni dopo? Vi è stata vqualche sentenza in questo senso? Se si me li potrebbe indicare. Con l’occassione la ringrazio per il tempo che dedica alle persone come me.
Io direi assolutamente di sì. Tralasciando per ora i termini per la 210/92 (tre anni dalla scoperta della malattia, ma la prescrizione del diritto è stata recentemente dichiarata anticostituzionale), il termine di 5 anni per la richiesta di risarcimento danni decorre dal momento della conoscenza del proprio stato morboso, nella sua forma irreversibile, rapportato alla conoscenza del fatto illecito di terzo. Si potrebbe ipotizzare che la detta conoscenza (che giustifichi l’azione di risarcimento) sia avvenuta nel 2005, nel momento in cui si è trasformata in cirrosi epatica (è esattamente identico ad un caso che seguo), sul presupposto di uno spostamento del dies a quo in relazione all’insorgenza di altra patologia.
Io proverei senz’altro (fermo restando che senza documentazione non posso certamente essere precisa).
un mio carissimo amica vive una situazione simile a quella in commento.
Nel 1983, in seguito ad una trasfusione di sangue, scopre di essere stata contagiata dall’epatite C.
Per oltre un ventennio si sottopone alle cure relative, ma non avanza mai alcuna richiesta di indennizzo e/o di risarcimento.
Nel 2005, purtroppo, lo stato di salute si aggrava con la diagnosi di cirrosi epatica HCV correlata.
Nel 2007 viene avanzata all’AUSL di Palermo per la prima volta richiesta di indenizzo, di cui ancora non ha avuto alcuna risposta.
E’ possibile oggi, a distanza di oltre 20 anni, iniziare una causa per risarcimento danni per l’aggravamento subito per la comparsa successiva di cirrosi epatica? O sono prescritti tutti i termini?.
Certo di un riscontro, La saluto cordialmente. Palermo, lì 29/04/09
non ho avuto modo di accedere al d.m. di accoglimento del ricorso, ma in linea generale il termine triennale non parte dal momento del contagio, bensì dalla manifetsazione della malattia nella sua forma irreversibile (vale a dire dal momento di diagnosi di cronicizzazione).
Ciò dipende esclusivamente da attestazioni mediche. Evidentemente la sig.ra dimostrò di avere avuto la consapevolezza della malattia entro i termini della domanda.
Buongiorno, mi incuriosisce come il ricorso gerarchico avverso la reiezione della richiesta ex 210/1992 abbia potuto superare il termine triennale introdotto nel 1996 anche per le epatiti post-trasfusionali. Corretto il superamento del termine a partire dall’epoca del contagio visto che la diagnosi di epatite, mi pare di capire dalla sentenza, risalga al 2000. Ma la tardività della domanda rispetto al termine dei 3 anni a partire dal 2000 come è stato superato dal D.M. del 11.09.2008? Grata per l’attenzione confido in una Vostra risposta e porgo cordiali saluti. Giada
raffaele muratgia
Pienamente d’accordo … Vorrei che altri aderissero con le loro esperienze, suggerimenti ecc. a questo “forum”, perchè purtroppo se non siamo noi a sensibilizzare quanti più soggetti possibili, non sarà certo lo Stato a difenderci … Io so che siamo in tanti, allora forza!
mi riferivo a Matteo al quale rivolgo l’invito, come a tutti quelli che abbiano avuto esperienze personali o documentazione utile, a partecipare attivamente a questo blog. La mia esperienza in tal ambito è pur sempre limitata, per cui sono ben contenta che ci sia una partecipazione attiva. Ciò detto, sono pienamente d’accordo con Lei su tutto quanto esposto. La responsabilità Ministeriale è stata riconosciuta proprio in ordine al ritardo normativo sul cd. piano sangue (che è costata al ns. stato una sanzione a livello europeo), con contenuti inadeguati, per non aver vigilato sulla puntuale esecuzione degli stessi e, soprattutto, per non aver effettuato controlli effettivi sulla sicurezza del plasma importato dall’estero ovvero del sangue raccolto senza controllo sulla qualità dei donatori, sui canali di approvvigionamento e distribuzione (per il tramite delle case farmaceutiche , degli ospedali ecc.), sulle modalità e le cautele concretamente seguite nella preparazione dei prodotti. In questo contesto viene in rilievo, appunto, la tardiva attuazione del piano sangue che, previsto già dalla legge n. 592 del 1967 ed attuato solo nel 1994, avrebbe potuto contribuire a realizzare l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale del sangue intero e dei plasmaderivati di cui era nota l’importanza al fine di prevenire o ridurre i rischi causati da incontrollate importazioni dall’estero.
Per carità, non avevo nessuna intenzione di apportare alcuna correzione … è che chiaramente (e non perchè ci sia finito io malauguratamente) parte della magistratura si ostina a rifiutare il concetto che il Ministero aveva comunque l’obbligo di “vigilare” in materia di emotrasfusioni onde evitare tutti i rischi delle infezioni virali: il fatto di “attaccarsi” al fattore specifico di identificazione di un virus non cambia la natura dell’omissione e la gravità del comportamento e del Ministero in tema di controlli sulle sacche di plasma e quella dei sanitari che pressocchè mai si attenevano alla normativa (ad es. sui donatori) già in vigore negli anni 1970… Poco rileva sapere se l’omissione riguardava un virus di tipo “B” o “non A e non B” come si definiva a suo tempo la “C”, non Le pare? La realtà è che in molti ospedali italiani i donatori non venivano assolutamente “testati” e che anzi simili soggetti, con la complicità dei sanitari del posto, affollavano le astanterie degli ospedali per “cedere” il loro sangue (anche in più giorni della sttimana) dietro pagamento di somme anche sostanziose elargite dai familiari disperati, in ansiosa ricerca di sangue per gli interventi cui dovevano essere urgentemente sottoposti i loro familiari, sangue che sstranamente risultava sempre mancante negli ospedali stessi. E poi, mi consenta l’amara riflessione, se anche ci fosse stato, forse non sarebbe cambiato nulla sotto l’aspetto rischio, visto che sulle sacche di plasma importate dall’estero, soprattutto dai Paesi dell’Est Europeo e dall’Africa, i Responsabili (sic!) del Ministero sostenevano fosse sufficiente l’autocertificazione dei Paesi di provenienza … Inoltre, risulta ormai accertato che anche a quell’epoca il Ministero non ha voluto sostenere i costi di una ricerca scientifica accurata per una questione puramente economica; infine, anche la normativa nazionale è intervenuta sul tema con enorme ritardo …Nonostante tutto questo, è ancora più triste dover verificare che con sentenze poco illuminate e sbrigative parte della magistratura colpisca una seconda volta le vittime di quella che, per molte associazioni di categoria, può definirsi una “strage” di Stato.
La ringrazio vivamente per la “correzione” da Lei apportata. In realtà, il riferimento di cui parlavo (1978) riguardava il paletto temporale stabilito dalla Cassazione, in ordine alla data di identificazione e relativi tests diagnostici italiani, da cui far partire la responsabilità ministeriale.
Nel merito sono d’accordo con Lei. Partendo dal presupposto che, a far data dalla scoperta dell’epatite B (il cui virus fu isolato, come noto, da Blumbeg nel 1965), era ben conosciuta e studiata la pericolosità delle trasfusioni di sangue quali mezzi di trasmissioni di agenti patogeni virali, sussistendo già numerose ed efficaci precauzioni e cautele, suggerite dalla scienza medica, da effettuarsi sui donatori del sangue destinato alle trasfusioni che avrebbero potuto scongiurare il diffondersi del contagio virale (sia di virus noti che non ancora conosciuti). Argomento di non poco peso nei giudizi di merito, supportati dalle consulenze tecniche, proprio sul presupposto del ritardo normativo del Ministero in ordine alle scoperte nei virus.
Per favore, Matteo, potresti specificare quali sono i documenti che dimostrano che la scoperta dell’HBV risale non al 1978, come sostiene la Cassazione, ma al 1967? Cos’è che provoca simile confusione in Italia?
A correzione di quanto riportato nei precedenti messaggi, segnalo che la data di scoperta di HBV risale al 1967 e non al 1978.
Si tratta di un dato incontrovertibile, confermato da centinaia di articoli scientifici pubblicati da quegli anni fino ai giorni nostri.
Anzi, per essere piu’ precisi, la scoperta dell’epatite B risale addirittura agli anni ’40 del 1900, mentre e’ nel 1967 che viene individuato il virus.
Il brevetto per il vaccino contro l’epatite B e’ stato depositato all’ufficio brevetti USA dal Prof. Baruch Blumberg (scopritore del virus) nel 1969.
Grazie per le Sue parole di incoraggiamento, se mi permette La terrò aggiornata.
Codialmente, Raffaele Muratgia
fossi in Lei non dispererei. Le decisioni dei Giudici sono sempre soggette a “revisione” da parte della Suprema Corte, che, ci si augura, possa chiarire alcuni aspetti che, in effetti, sono rimasti di incerta interpretazione. Ora, indennizzo e risarcimento riposano su principi collegati, per quanto concerne il nesso causale, ma certamente diversi in ordine alla responsabilità. Il risarcimento del danno non può non prescindere da una condotta illecita, che, nel caso de quo, parrebbe non potersi addebitare al comportamento omissivo del Ministero, in ordine al periodo dell’evento. Poichè l’evento si è verificato nel 1973, evidentemente il giudice di secondo grado ha ritenuto di “fermare” la responsabilità all’anno 1978 (data di scoperta del virus dell’epatite b), benchè le Sezioni Unite abbiano, in alcune parti delle sentenze, dichiarato che la responsabilità del ministero debba farsi risalire alla data di scoperta dell’HBV (1978, per l’appunto), ed in altre parti parlato genericamente di responsabilità “sin dagli anni 70”. Ora, non poche sentenze di merito, prima della decisione delle SU, avevano rapportato la responsabilità ministeriale sin dagli anni 60. Le allego, in calce all’articolo, la Sentenza del Tribunale di Milano n. 4092/2008 (dal pregevole sito http://www.studiolegalelrs.it) emessa dopo la Cassazione che, oltre a riconoscere il risarcimento, dichiara che la responsabilità deve farsi derivare sin dal 1969, data in cui era stata individuata, seppur in modo indiretto, un’epatite NON-A, NON-B.
Grazie, avevo compreso che il caso segnalato dalla cronaca era relativo all’accoglimento di un ricorso ex lege 210/92. Ma a questo punto mi domando: se il Ministero riconosce l’indennizzo per il contagio da virus verificatosi negli anni 70, non è tenuto, per lo stesso nesso di causalità (trasfusione = infezione virale conosciuta o non conosciuta) a riconoscere anche il danno integrale?
Vero è che l’indennizzo in senso tecnico poggia su una sorta di forma assistenziale, ma mi sembra logico desumere che solo sulla base di un principio di colpevolezza in questo specifico settore lo Stato si prende carico di una decisione a lui sfavorevole.
Se non fosse “colpevole”, insomma, mai e poi mai si sognerebbe di pagare qualcosa a qualcuno, no?
Il problema di quella sentenza N.581 delle S.U.è che l’aver lasciato ai giudici di merito la valutazione di fatto sulla conoscibilità del mondo scientifico del virus HCV (non A e non B) mal si concilia con una possibile eventuale riforma della sentenza di II. grado nella mia vicenda da pèarte della Cassazione, che è Giudice “d’ordine”… Grazie comunque della Sua attenzione sulla mia vicenda; chiaramente, se fosse in grado di fornirmi anche in seguito qualche altro argomento utile sul punto(o sentenza fav. agli emotrasfusi dopo quella delle S.U.) Le sarò ulteriormente riconoscente …(Spero che il mio avvocato riesca con le sole sue forze a ribaltare la decisione della C.di Appello di Roma a me sfavorevole, ma qualche aiuto in più non gli guasterebbe …).
bisogna fare molta attenzione. Il limite temporale stabilito dalla Cassazione è rimesso alla discrezionalità del Giudice che, di caso in caso, deve valutare una serie di circostanze per la risarcibilità del danno.
Il caso a cui, invece, Lei fa riferimento riguarda l’INDENNIZZO ex lege 210/92 che ha natura diversa dal primo, basandosi sul principio, costituzionalmente garantito, di solidarietà sociale, che prescinde da profili di responsabilità del Ministero.
Nel Suo caso mi pare di capire che Lei abbia fatto domanda di risarcimento, accolta in primo grado e rigettata in secondo. Questo documento, che riporta essenzialmente notizie di cronaca solo sull’ammissione all’indennizzo, non credo possa esserLe utile in Cassazione, ove il Suo avvocato saprà certamente argomentare ai fini della riforma della sentenza di secondo grado. Se lo ritiene opportuno, può contattarmi per un pronto esame della documentazione in Suo possesso, al fine di poter essere più precisa sulla responsabilità ministeriale nel caso specifico.
Tarquinia, 10.1.2009
Ho letto con vivo interesse la notizia che, purtroppo ad evento nefasto verificatosi, il Ministero avrebbe accolto il ricorso ex lege 210/92 di quella povera donna, contagiata nel 1972 per trasfusione infetta a distanza di ben 36 anni dal contagio stesso. Io verso in una situazione analoga: ho contratto l’HCV nel 1973 e, dopo una sentenza in I. grado a me favorevole (Dr.Lamorgese, del T. di Roma) sul danno biologico etc., il Ministero della Salute si è visto accogliere il ricorso dalla Corte di Appello con sentenza del 12.2008, cioè nonostante la nota sentenza N. 581 a S.U. della Cassazione che invece sembrava eliminasse i famosi “paletti temporali” indicati con la precedente sentenza della Cassazione N. 11609.2005 indipendentemente dall’anno di individuazione del ceppo virale in esame (1978). La Corte di Appello invece, nel mio caso, ha ricondotto nuovamente al 1978 la responsabilità del Ministero per l’avvenuto mio contagio.
Sto valutando di proporre, ahimè, con aggravio di spese (sono un pensionato per inabilità, proprio a causa delle complicanze successivamente sopraggiunte all’HCV), ricorso per Cassazione. E’ evidente che un decreto ministeriale, come quello che si adombra nell’articolo del “Blog”,di “ammissione della possibilità di indennizzo, anche postumo, per i casi di contagio da trasfusione avvenuto fin negli Anni ‘70”. Potrei attingere a questo documento? Grazie anticipatamente e cordiali saluti.
per poter essere precisa dovrebbe fornirmi qualche dato in più. Si è rivolto ad un legale? In che modo ha chiesto il risarcimento? Con lettera di messa in mora o con citazione davanti al Tribunale? Sua moglie è stata ammessa all’indennizzo 210/92?
In linea generale, la causa di risarcimento si può intentare qualora si abbia documentalmente la prova dell’infezione a seguito di trasfusione. I termini sono di 5 anni dalla conoscenza della malattia e del responsabile. Se lo ritiene opportuno, può contattarmi telefonicamente per un esame più approfondito.
0862/61082 – 340.0664466
avv. Corsi
NEL LONTANO 1989 MIA MOGLIE A CAUSA DI UNA TRASFUSIONE VENIVA INFETTA DA SANGUE NON CONTROLLATO .ORA IO CHIEDO LA COLPA DI CHI E.HO CHIESTO IL RISARCIMENTO MA SINO A OGGI NESSUNO RISULTATO SE QUALCNO LEGGE QUESTO MESSAGGIO M SAQPPIA DARE DELLE INDICAZIONI GRAZIE
nella cartella clinica, se vi sono state trasfusioni, sono necessariamente riportate. Condizione affinchè venga accettata la domanda di indennizzo è che l’infezione provenga da vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni. Ma non posso escludere che l’infezione sia derivata anche da altri fattori, quali ad esempio, uso di strumentazione contaminata. Il problema è trovare il nesso causale tra l’insorgenza della malattia e la degenza ospedaliera. Le consiglio prima di tutto di consultare un epatologo, al fine di valutare il periodo di riferimento dell’insorgenza della malattia. Può sempre esperire ricorso avverso il rigetto della ASL e, alla luce delle ultime sentenze, il termine per la presentazione della domanda è di 3 anni, non solo dalla scoperta della malattia, ma anche della sua rapportabilità causale, ovvero quando ha elementi idonei per risalire al “colpevole”.
Può rivolgersi ad associazioni di categoria (Epac onlus), oppure contattarmi per approfondimenti.
in rif.to alla suddetta notizia vorrei presentarle il caso di mio padre Giuseppe Traino al quale nel 2003 per controlli medici causa diabete gli è stato diagnosticata l’epatite C,mio padre aveva più vlte eseguito esami del sangue etc.prima del 2003,ma non lo hanno mai messo al corrente della malattia.Allora abbiamo presentato domanda all’ASL di Chiavari fornendo cartella clinica dell’unico intervento antecedente al 2003 a Genova Pontedecimo come ernia strozzata,ma nella cartella clinica non è stata menzionata nessuna trasfusione..ora la ASL ovviamente ha rifiutato la domanda e il ricorso.mio padre vedovo da 2 anni hla paura di contrarre a qualcun’altro la sua malattia..si sente psicologicamente e fisicamente distrutto!Io non capisco perchè devono prima far morire il paziente e non dargli la possibilità di dire in vita”..finalmente vi siete resi conto dell’errore che avete commesso”..il risarcimento non può ripagare anni di sofferenze e disagi..lo reputo una tortura se non peggio a cittadini di un italia che sta anche lei morendo!Ritornando alla situazione mi chiedo se mio padre ha diritto di ripresentare domanda alla Asl e se avete modo di fornire avvocato o associazione competenti in materia con cui poter relazionarci.Grazie