Source: http://www.assicurativo.it/mobile/visual.php?num=77995
Timestamp: 2013-12-12 01:03:08+00:00
Document Index: 54239158

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cassazione e danni per intese anticoncorrenziali: l'assicurazione deve provare il fatto contrario Cassazione II civile del 10.05.2011 n. 10211 "Il Provvedimento dell'AGCM offre tutti i dati probabilistici e presuntivi che, ai sensi della pronuncia n. 2305/2007 di questa Corte, valgono a dimostrare che il premio applicato in polizza all'assicurato, nel periodo in cui la compagnia � stata ritenuta partecipe del comportamento collusivo, � ingiustificatamente elevato, nella misura indicata.Era onere della compagnia assicuratrice (sanzionata in quella sede) fornire la prova contraria; cio� dedurre e dimostrare i fatti che avrebbero giustificato l'inoperativit� della presunzione nei suoi confronti."
La Sezione III Civile ha emesso la seguente sentenza Svolgimento del processo Con sentenza 7-20 ottobre 2008 n. 917 la Corte di appello di Salerno ha condannato la s.p.a. Allianz Assicurazioni a pagare a Tizio la somma di Euro 63,62, oltre rivalutazione monetaria e interessi, accogliendo la domanda di risarcimento dei danni proposta da quest'ultimo ai sensi dell'art. 33 legge n. 287 del 1990, per violazione da parte della compagnia assicuratrice delle norme a tutela della concorrenza, come accertato con provvedimento sanzionatorio 28.7.2000 n. 8546 dell'AGCM.
Motivi della decisione 1.- La Corte di appello di Salerno ha desunto la sussistenza dell'illecito anticoncorrenziale dal citato provvedimento dell'AGCM n. 8546/2000, il quale ha inflitto sanzione ad un largo numero di società assicuratrici, fra cui l'odierno ricorrente, per avere posto in essere un'intesa orizzontale, nella forma di una pratica concordata, consistente nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili tra imprese concorrenti, con riferimento alle polizze di RCA.
2.- Con il primo e il secondo motivo, denunciando violazione dell'art. 112 cod. proc. civ. e nullità della sentenza ai sensi dell'art. 360 n. 4 stesso codice, nonché vizi di motivazione, la ricorrente lamenta che la Corte di appello abbia omesso di prendere in esame le sue deduzioni-, e la relativa documentazione, circa il fatto che il premio praticato al ricorrente non è frutto del comportamento anticoncorrenziale, ma dipende da una serie di cause esterne, che hanno comportato un notevole incremento dei costi per le compagnie assicuratrici : fra cui le truffe in loro danno; l'incremento della litigiosità; il lievitare dei risarcimenti a causa dei nuovi criteri di quantificazione del danno biologico; l'incidenza delle imposte, l'adeguamento delle riserve sinistri imposto in sede comunitaria; il livello di inflazione in vigore in Italia e le forti passività che connotavano la situazione economica delle compagnie assicuratrici alla vigilia della ' privatizzazione del 1994.Specifica di avere prodotto a dimostrazione di tali circostanze:a) un parere redatto dall'ISVAP, su richiesta dell'AGCM, nel corso della procedura di accertamento dell'illecito, che ha posto in particolare evidenza la lievitazione del costo dei sinistri, a causa dei nuovi criteri di risarcimento dei danni alla persona, e la crescita delle riserve sinistri, che in termini reali è risultata essere del 77%;b) il Provvedimento 17 aprile 2003 n. 11891, con cui l'AGCM ha disposto la chiusura di un'indagine conoscitiva sul settore, avviata nel 1996, avendo accertato che la struttura del mercato assicurativo in Italia presenta aspetti che di per sé spiegano l'incremento delle tariffe, fra cui la massiccia presenza di relazioni verticali di esclusiva nel settore della distribuzione (reti di agenti monomandatari), che incrementa i costi di ricerca da parte del consumatore delle polizze più vantaggiose e ostacola l'ingresso sul mercato di nuovi operatori; e la mancanza (all'epoca) di modalità di indennizzo diretto, idonee a limitare i costi di liquidazione dei sinistri;c) la relazione del Parlamento italiano alla legge 12 dicembre 2002 n. 273, che ha parimenti individuato fra i fattori di costo delle polizze assicurative le truffe ai danni delle assicurazioni; la difficoltà di garantire un'adeguata informazione dei consumatori, anche tramite la pubblicità via internet, ed altre circostanze diverse dal comportamento illecito contestato dall'AGCM.
5.1.- La sentenza di questa Corte n. 2305/2007 - di cui la ricorrente invoca l'autorità di precedente idoneo a giustificare la fondatezza delle sue ragioni - ha posto una serie di punti fermi, quanto alle controversie del genere di quella in oggetto, che è opportuno richiamare:a) l'azione risarcitoria proposta dall'assicurato tende alla tutela dell'interesse giuridicamente protetto (dalla normativa comunitaria, dalla Costituzione e dalla legislazione nazionale) a godere dei benefici della libera competizione commerciale, nonché alla riparazione del danno ingiusto, consistente nell'aver pagato un premio di polizza superiore a quello che sarebbe stato pagato in condizioni di libero mercato;b) per ottenere il risarcimento dei danni l'assicurato ha l'onere di allegare la polizza assicurativa contratta (quale manifestazione della condotta finale del preteso danneggiante) e l'accertamento in sede amministrativa della partecipazione dell'assicuratore all'intesa anticoncorrenziale (quale condotta preparatoria);c) a fronte di tali adempimenti, il giudice può ravvisare l'esistenza del nesso causale tra l'illecito e il danno anche in base a criteri di alta probabilità logica, o per il tramite di presunzioni probabilistiche, fondate sul rapporto di sequenza costante tra un dato antecedente e l'effetto che vi si ricollega;d) deve essere garantita all'assicuratore la possibilità di fornire la prova contraria, indicando le circostanze idonee a dimostrare l'interruzione del nesso causale.
Ciò ha consentito alle imprese partecipanti di "coordinarsi rapidamente.....su di un equilibrio di mercato collusivo, anche in assenza di accordi espliciti sui prezzi" e di "adeguare le proprie strategie alla realizzazione di equilibri di prezzo a cui sia associato il massimo profitto congiunto per l'industria nel suo complesso, con grave danno per il corretto funzionamento del mercato e per i consumatori" (p.251; p.254 ss.).Ha soggiunto l'Autorità garante che lo scambio di informazioni ha anche permesso di incrementare la frequenza degli aumenti di tariffa, passati dall'unica variazione annuale, nel primo anno di liberalizzazione, alle oltre quattro variazioni del 1999. Ogni impresa era infatti in grado di verificare che i concorrenti si conformassero alle proprie iniziative incrementative, il che consentiva, dopo un periodo di riallineamento, di assumere un'ulteriore, analoga iniziativa (p. 71, 244, 258).
5.3.- Ciò premesso, va ribadito il principio enunciato da questa Corte e richiamato dalla ricorrente, per cui la compagnia assicuratrice convenuta in risarcimento dei danni deve essere sempre ammessa a fornire la prova contraria alla suddetta presunzione di responsabilità (Cass. civ. 2305/2007), per quanto concerne sia la sussistenza del nesso causale fra l'illecito concorrenziale e il danno, sia l'entità del danno medesimo.Ma, si ribadisce, la prova contraria non può avere ad oggetto circostanze attinenti alla situazione generale del mercato assicurativo - quanto ai costi gravanti su tutte le imprese a causa delle truffe, degli adeguamenti imposti dalle Direttive comunitarie, ecc. - ed in particolare le medesime circostanze che l'AGCM ha tenuto presenti nel formulare il suo giudizio, e che ha ritenuto irrilevanti al fine di escludere il collegamento fra i comportamenti collusivi e la lievitazione dei premi.
L'AGCM ha tenuto conto dei dati di costo esposti dalle imprese, ma ha rilevato che il comportamento collusivo ha impedito che esse fossero motivate ad operare in modo da ridurre i loro costi per poter ridurre i prezzi, ciò che rientra fra i benefici effetti di un mercato concorrenziale (cfr. pp. 77, 78, 240, 259 ss., 263).Il Consiglio di Stato, nel confermare per questa parte il Provvedimento n. 8546/2000, ha ribadito che la circostanza che il settore assicurativo della RCA operasse in perdita non esclude l'illiceità dello scambio di informazioni sui dati sensibili: non solo perché profitti e perdite imprenditoriali vengono calcolati con riferimento non al singolo settore merceologico, ma all'attività globale dell'impresa, e nella specie il settore RCA - a causa dell'obbligatorietà dell'assicurazione - è fonte cospicua di clientela, sulla quale produce un vantaggioso "effetto traino" verso le altre offerte assicurative; ma anche e soprattutto perché il comportamento collusivo, eliminando ogni incertezza sul comportamento dei concorrenti, disincentiva "ogni diversa politica commerciale, potenzialmente idonea anche a mutare le condizioni di perdita del mercato" (cfr. Cons. Stato, sentenza n. 2199/2002, p. 7.2.5).
È ben possibile, quindi, che il comportamento delle compagnie assicuratrici negli anni 1994-2000 sia stato incentivato dalla necessità di recuperare il passivo accumulato nel precedente periodo di tariffe amministrate.Ma la circostanza che il settore operi in perdita non giustifica i comportamenti collusivi, poiché questi trasferiscono sui consumatori, in misura maggiore rispetto a quella che il corretto comportamento commerciale consentirebbe, perdite che il settore imprenditoriale bene o male recupera, o che ritiene comunque vantaggioso affrontare.
6.- Il ricorso deve essere rigettato. 7.- Non essendosi costituito l'intimato non vi è luogo a pronuncia sulle spese.
2011-05-30 Segnalato da: Cassazione - Fonte: Cassazione Approfondimenti: antitrust > consumerismo > agcm > intese > danni > onere della prova > procedura civile > civile.it > Ancora su antitrustTar Lazio 535 del 2013: Isvap/Ivass competente sulla tutela dei consumatori