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Timestamp: 2018-07-19 01:58:02+00:00
Document Index: 97995919

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1']

RELAZIONE ISTITUZIONE SEDE PERIFERICA UFFICI GIUDIZIARI DI BENEVENTO NEL SOPPRESSO TRIBUNALE DI ARIANO IRPINO – Avv. Fulvio PIRONTI – Avvocato civilista
RELAZIONE ISTITUZIONE SEDE PERIFERICA UFFICI GIUDIZIARI DI BENEVENTO NEL SOPPRESSO TRIBUNALE DI ARIANO IRPINO
Pubblicato il 2 maggio 2015 2 maggio 2015 da Avv. Fulvio Pironti
Con legge n. 148/2001, art. 1, e decreti legislativi nn. 155/2012 e 156/2012 è stata ridisegnata la geografia giudiziaria italiana. In particolare, con il d. lgs. n. 155/2012 sono stati soppressi 30 tribunali e 220 sezioni distaccate; detta riforma è stata attuata eccettuando i quattro tribunali sub-provinciali abruzzesi per i quali è stato assegnato un regime di proroga a causa del sisma del 2009. Con il d. lgs. n. 156/2012, invece, è stata disposta la soppressione di 667 Uffici del Giudice di Pace, mentre con il decreto firmato l’11 marzo 2014 il Ministro della Giustizia ha accolto le istanze provenienti dagli enti locali per il mantenimento di 285 uffici le cui spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia, in applicazione dell’art. 3 del d. lgs. n. 156/2012, sono state trasferite ai medesimi enti i quali provvederanno altresì al fabbisogno del personale amministrativo (*).
Proseguendo nella linea intrapresa dall’art. 3 del d. lgs. n. 156/2012 volta al coinvolgimento dei Comuni nell’organizzazione dell’articolazione periferica degli uffici giudiziari minori (nel caso di specie, Uffici del Giudice di Pace), è stato emanato il comma 4 bis del d. lgs. n. 155/2012 riconoscendo un importantissimo ruolo alle Regioni nella compartecipazione alle scelte operative di gestione delle sedi giudiziarie. Appare necessario coniugare le esigenze dei territori affinché non vengano depauperati della significativa presenza dei presidi giudiziari con le notevoli difficoltà dello Stato nel mantenimento delle piante organiche e dei crescenti costi di mantenimento delle strutture.
Le Regioni sono gli enti che, allo stato, sono in grado di conoscere le esigenze delle relative popolazioni anche riguardo al servizio giustizia in considerazione delle specificità territoriali, infrastrutturali, sociali ed economiche. Il coinvolgimento degli enti autarchici territoriali implica anche la necessità che lo Stato riveda e rettifichi le scelte attuate con la legge delega n. 148/2011 e con il d. lgs. n. 155/2012 laddove sono stati soppressi 30 tribunali e 220 sezioni distaccate disegnando un modello che (fatti salvi i tribunali aventi sede nei capoluoghi di provincia i cui costi rimangono totalmente a carico dello Stato) per i tribunali sub-provinciali dovranno essere le Regioni, previa valutazione del rapporto costi-benefici, a decidere insieme al Ministro della Giustizia i tribunali da mantenere e/o reistituire (in toto o parzialmente) contribuendo in tal caso alle spese di gestione dell’immobile e del personale amministrativo [1].
Ciò con l’obiettivo di ottenere il più ampio e condiviso consenso sulla nuova articolazione degli uffici giudiziari sui propri territori e, successivamente, da presentare per la stipula del previsto schema di convenzione. Alla luce di quanto precede, questo Comune, primo per importanza, estensione e popolazione dopo il capoluogo di provincia, intende ripristinare, sia pure in via sperimentale e per un lasso temporale determinato in ossequio ai dettami normativi, quantomeno una parte dei pregressi servizi giudiziari che facevano capo al soppresso tribunale.
Tali servizi giurisdizionali si individuano sin d’ora nel 1] settore civile monocratico (inclusi i procedimenti espropriativi mobiliari e presso terzi), 2] settore penale monocratico, 3] sezione lavoro e previdenza; a ciò andranno aggiunti i servizi di cancelleria afferenti alla volontaria giurisdizione [2] ed uno sportello UNEP. Inoltre, andranno computati i costi necessari per la realizzazione del sistema telematico previsto per le ricezioni degli atti giudiziari.
A tal riguardo, la Giunta del Comune di Ariano Irpino ha designato, mediante deliberazione n. 88 del 23 settembre 2014, una Commissione tecnica composta di quattordici avvocati nelle persone di Lucia De Gregorio, Giancarlo Di Gregorio, Giuseppe Finamore, Pasquale Giardino, Laura Giovannelli, Mario Iuorio, Marcello Luparella, Irene Masciola, Enea Mascolini, Carmine Monaco, Alberto Silano, Domenico Simone, Fulvio Pironti nonché Manlio Purcaro al fine di avviare un dialogo con la Regione Campania e il Ministro della Giustizia per l’ottenimento di servizi giudiziari periferici – oggi accorpati presso il tribunale di Benevento a séguito di revisione della geografia giudiziaria – nella sede del soppresso tribunale di Ariano Irpino.
Tanto beneficiando dell’attuazione prevista dal d. lgs n. 155\2012, art. 8, comma 4 bis, a mente del quale «in via sperimentale, il Ministro della Giustizia può disporre, nell’ambito di apposite convenzioni stipulate con le Regioni e le Province autonome, che vengano utilizzati, per il tempo necessario, gli immobili adibiti a servizio degli uffici giudiziari periferici e delle sezioni distaccate soppressi per l’esercizio di funzioni giudiziarie nelle relative sedi. Le spese di gestione e manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale di servizio oggetto delle convenzioni sono interamente a carico del bilancio della Regione». I più volte mentovati provvedimenti di riforma delle circoscrizioni e di riordino degli uffici giudiziari (legge delega 14 settembre 2011, n. 148, e decreti legislativi nn. 155 e 156 del 7 settembre 2012) hanno comportato la definitiva chiusura dello storico tribunale arianese in uno alla annessa procura della Repubblica.
La legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 397 (legge di stabilità 2014), ha integrato l’articolo 8 del d. lgs. n. 155/2012, aggiungendovi il richiamato comma 4 bis in forza del quale viene consentita in via sperimentale la possibilità di stipulare convenzioni per utilizzare gli immobili adibiti a servizio degli uffici giudiziari periferici e delle sezioni distaccate soppresse disponendo altresì che le spese gestionali e manutentive dell’immobile oltre quelle di retribuzione del personale di servizio siano poste integralmente a carico del bilancio regionale. La soppressione del tribunale arianese, nel cui circondario rientravano ben 26 comuni, ha determinato non solo la scomparsa di un indispensabile presidio di legalità su una vasta area interna, ma anche disservizi e disagi a carico dei tanti cittadini e utenti costretti ad estenuanti e ripetitivi spostamenti per raggiungere la nuova sede giudiziaria accorpante di Benevento. Le radici di tale presidio di legalità affondano le gloriose radici nel tempo [3].
L’innovativa portata della norma introdotta dal legislatore mediante il comma 397 dell’art. 1 della legge di stabilità consente alla Regione Campania di ripristinare, nel pieno della originaria funzionalità, gli uffici giudiziari soppressi eliminando così i disagi e i disservizi sopportati dalle popolazioni interessate. A tal fine è necessario ed urgente che la Regione Campania e il Ministero della Giustizia stipulino apposito schema di convenzione (previsto dal comma 4 bis dell’art. 8 del d. lgs. n. 155/2012) per il ripristino dell’esercizio di funzioni giudiziarie nella sede del soppresso tribunale arianese (la cui proprietà è in capo all’ente comunale) maggiormente strategico per il contrasto alla criminalità organizzata e comune, per la salvaguardia e il potenziamento dei princìpi di legalità e, non ultimo, per la immediatezza e prossimità del ricorso alla giustizia da parte dei cittadini.
Giova soffermarsi su alcuni aspetti interessanti la morfologia del territorio e le ricadute socio-economiche. Il pregresso circondario di Ariano Irpino si dipana su un territorio interamente montano i cui comuni hanno una vasta estensione e una popolazione diffusa. Ariano Irpino ha un territorio di 185 kmq e solo la metà dei suoi 23,500 abitanti vive nel centro mentre l’altra metà è distribuita nella campagna. Il profilo altimetrico la connota come un’area montana. Detto comune nei suoi 185 kmq di estensione ha un’altitudine che varia dai 179 mt agli 817 mt s.l.m. e si presenta geomorfologicamente formato da una successione di colline e ampie vallate. Da sempre presenta una dotazione di rilevanti servizi pubblici e privati fra cui scuole, trasporti urbani, agenzia delle entrate, genio civile, nosocomio, istituti di credito, penitenziario, strutture culturali, sportive e ricreative, etc. L’estinto Circondario di Ariano Irpino si connota per la estesa territorialità, scarsa inurbazione, dispersione della popolazione e accentuato invecchiamento della stessa. Siffatto circondario e i territori limitrofi appaiono contrassegnati da una considerevole marginalizzazione esasperata da evidenti carenze infrastrutturali e difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
Trattasi di aree con popolazione insediata in modestissimi centri interessati da un gravissimo processo desertificativo e senilizzativo. Il che denota un territorio segnato dal declino demografico e dall’esodo delle nuove generazioni. E’ chiaro che tale situazione impedisce l’evolversi di un dignitoso e roseo futuro poiché insidia e inficia qualsiasi idea in movimento. Nessuna consapevolezza vi è sulle negative ricadute e sulle responsabilità che tale deviante processo involutivo incide sulle collettività locali. Il ridimensionamento e la chiusura di due importanti stabilimenti sul territorio (Irisbus a Flumeri e Fma a Pratola Serra) sono i segnali più marcati della dilagante crisi sul territorio circondariale di Ariano Irpino. Tale crisi inasprisce le endemiche criticità economiche diffuse sull’area.
E’ chiaro come il futuro di Ariano Irpino si evidenzia in tutta la sua particolare complessità. Tanti territori interessati dal taglio dei tribunalini sono paradossalmente quelli che maggiormente avrebbero avuto bisogno di sostegno per le società economiche locali. Tuttavia, non può sottacersi che i progetti di sviluppo infrastrutturale dell’area lascino intuire che la stessa possa candidarsi ad un efficace cambiamento. Nel caso di Ariano Irpino, il ripristino di un presidio di legalità, sia pure nelle vesti di una sorta di sezione distaccata, non solo sarà in grado di contrapporsi al disagio, alla diseconomia e alla disoccupazione, ma contribuirà ad impedire che il territorio diventi facile preda di criminalità organizzate.
(*) Stralcio della relazione redatta dalla Prima Sottocommissione Tecnica nelle persone degli avvocati Fulvio Pironti, Alberto Silano, Irene Masciola, Giuseppe Finamore, Pasquale Giardino, Mario Iuorio nonché Giancarlo De Gregorio.
[1] Sebbene il comma 397 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1 (cosiddetta Legge di stabilità 2014) non lo precisi, resta pacifico ed assodato che le regioni siano gravate dei soli emolumenti riguardanti il personale di cancelleria, mentre quelli afferenti ai magistrati (togati e onorari) continueranno ad essere erogati dallo Stato.
[2] Atti amministrativi del cancelliere tra cui, a mero titolo esemplificativo, atti notori, rinunzie alle eredità, autenticazioni di documenti, firme, fotografie, etc.
[3] Una breve sintesi degli eventi riguardanti il presidio giudiziario arianese è tracciata nella relazione accompagnatoria al disegno di legge n. 705, di iniziativa del Sen. Luigi Franza, comunicato il 16 ottobre 1992, ed avente ad oggetto «Nuova competenza territoriale del tribunale di Ariano Irpino». In esso si legge: «… è doveroso richiamare i motivi storici che sono alla base del disegno di legge. Re Ruggiero II, volendo dare sistema alle cose del Regno, prescelse Ariano per tenervi il primo generale Parlamento e così nel 1140 pubblicò le nuove leggi note come Assise di Ariano.. Successivamente in Ariano furono istituite corti e tribunali e nelle tabelle annesse al regio decreto del 20 novembre 1860, col quale furono determinati il numero e le circoscrizioni territoriali delle autorità giurisdizionali delle province napoletane, fu fissato il circondario di Ariano. Il 2 ottobre 1862 fu definitivamente istituito il tribunale civile e correzionale. Il 1° settembre 1884 venne istituito il circolo di Corte di assise ed infine, nel 1882, il carcere giudiziario. Nel 1923, per un malinteso accentramento, il tribunale fu soppresso e si dovette attendere l’atto di giustizia del 1934 per ripristinarlo…».
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