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Timestamp: 2017-02-25 13:52:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['in fine', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 6', 'sentenza ', 'arte 9']

Sped. Abb. Post. 45% Art. 2 Comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Cosenza. I dati: 1347 embrioni prodotti, 39 bambini nati. di P. - PDF
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1 ANNO XVII - N 5 Maggio 2005 Oggi Famiglia Sped. Abb. Post. 45% Art. 2 Comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Cosenza ORGANO DEL CENTRO SOCIO CULTURALE V. BACHELET COSENZA - AL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA IN CALABRIA Polemizzando a distanza col Prof. Veronesi per dire NO ai 4 referendum del 12 giugno La scienza post-moderna di fronte agli spinosi problemi della PMA è conservatrice, faustiana e poco scientifica Nella coppia il corpo può essere sterile, ma l amore, se c è, non è mai sterile di Vincenzo Filice IL DISAGIO È TUTTO MIO Sull Espresso del 7 aprile, il Prof Veronesi ci spiega, da pag. 30 a pag. 34 perché vota Sì al prossimo referendum sulla Procreazione medicalmente assistita. Perché lo fa? Immagino perché è convinto, o perchè è considerato una persona autorevole, uno scienziato attendibile, un grande testimone stimato e apprezzato dall opinione pubblica, tutto votato alla lotta contro il cancro, etc. etc.. Dunque, un buon soggetto da sfruttare per la propaganda contro la legge 40 e contro un integralismo ottuso e umiliante che, in genere, i promotori dei referendum identificano con la posizione cattolica difesa dal movimento Scienza e vita. Scrive Veronesi: Confesso un disagio: quando penso alle legge 40 del 2004 che introduce tanti divieti per le coppie infertili che vorrebbero avere un figlio, mi vengono in mente i roghi che dal Quattrordicesimo al Diciottesimo secolo uccisero donne di cui si diceva che fossero streghe. Ovviamente, la ragione ci ricorda che nessuna di esse lo era. Perché le streghe non esistono, ed esistono, invece, i pregiudizi e le violenze. A leggere queste bordate polemiche un po ottocentesche, il disagio è tutto mio, professore, e di quanti, affatto abbagliati dal suo sapere, non sono disposti a bere le sue affermazioni come una bibita rinfrescante. Le streghe non esistono, d accordo. Il Prof. Umberto Veronesi FECONDAZIONE EXTRACORPOREA I dati: 1347 embrioni prodotti, 39 bambini nati di P. Giorgio Carbone Negli interventi di fecondazione extracorporea un importante rischio per l embrione è costituito da anomalie cromosomiche gravi, incompatibili con la prosecuzione della vita. Embrione umano su una punta di spillo BUSINESS IS BUSINESS di Tommaso Gomez Ma sì, per chi lo ha voluto questo referendum è soprattutto una questione economica e ideologica. Gli indizi? Stavolta ne forniamo alcuni belli grossi. A cominciare dall intervento di Robert L. Paarlberg sul Corriere della sera di sabato: Perché l Europa perderà la corsa delle staminali. CONTINUA A PAGINA 2-3 CONTINUA A PAGINA 4 CONTINUA A PAGINA 52 Oggi Famiglia 2 * Continua da pagina 1 La scienza post-moderna di fronte agli spinosi problemi La stupidità umana è piena di sorprese (oltre che di tante Vanna Marchi ) e può annidarsi dovunque, se abbassiamo la guardia. Ma, mi consenta, gli apprendisti stregoni (i dottor Faust e i Mefistofile!) esistono ancora e danno l assalto al corpo femminile con troppa faciloneria e impunità professionale. Essi, questa volta, non si nascondono tra le file dei bigotti religiosi che elaborano dottrine moralistiche, ottuse e umilianti, ma proprio nel mondo scientifico post-moderno. SI FA PRESTO A DIRE SCIENZA Infatti, professore, c è scienza e scienza. Bisogna distinguere la scienza pura da quella applicata, non già per separarle, o contrapporle, ma per non confonderle. Entrambe, infatti possono essere considerate uno sforzo, inscindibilmente congiunto, per raggiungere la conoscenza e il superamento dei determinismi della natura. Tuttavia, la scienza pura ha come scopo primario la conoscenza della verità (non quella astratta, ma quella che cerca di capire come effettivamente stiano le cose), mentre nella scienza applicata (specie quella Biomedica) lo scopo è la realizzazione di qualche risultato pratico, vantaggioso e utile, come per esempio dare un figlio a chi non può averne. Pertanto, se è moralmente lecito conoscere qualcosa, e non esistono verità proibite, non è lecito fare qualunque cosa perché, infatti, esistono azioni moralmente eccepibili. La scienza, perciò, in quanto attività umana non può essere neutrale. Il premio nobel, Manfred Eigen, lo ha scritto: Il Sapere non è indifferente ai valori. Proprio per questo, a me sembra che la fiducia illimitata, l ottimismo incrollabile, l approvazione incondizionata nei confronti delle realizzazioni (o conquiste) della scienza e della tecnologia, vadano attenuati, e, più realisticamente, ridimensionati. La razionalità scientifica, nella post-modernità, si è allontanata dall asse antropologico per sfuggire alla cattura metafisica e avere le mani libere rispetto ad una natura concepita sacra, immutabile e inviolabile. Questa fuga, però, se ci libera dai determinismi naturali, quando si tratta della procreazione umana, non può pretendere, in termini sostitutivi e BIOETICA Maggio 2005 manipolativi, di garantire che non sia soltanto il caso a governare l intero processo procreativo (Rodotà), né può considerare un difetto, o un fastidio da evitare, o un limite da superare (per le coppie omosessuali!) la natura causale e cieca dell accoppiamento (Pera). A me sembra che la scienza post-moderna, difenda più i bisogni di autogratificazione dell uomo, in cerca di appagamento, che l uomo stesso. L appagamento dei bisogni dell uomo (es. droga, successo ad ogni costo, libertinaggio sessuale, arricchimento, libertarismo assoluto, figlio ad ogni costo, etc.) non sempre coincide con la sua umanizzazione. Nella cultura contemporanea, dall 800 in poi, la scienza è divenuta il paradigma del sapere. Per cui, volendo riferirci al Medioevo come ha fatto Lei, siamo ricaduti in una mono-cultura imperialistica cambiata di segno. Nel Medioevo dominava la cultura teologica e teocratica, oggi domina la biocrazia e la cultura scientifica nella versione positivistica incline al nichilismo metafisico. La qualità della scientificità, infatti, viene attribuita ad ogni ambito di ricerca (anche in campo biomedico e teologico!) non più in base ai suoi contenuti, ma in base al modo, cioè al metodo, con cui questi contenuti vengono studiati. Questa separazione del concetto di scienza, dai contenuti, ha reso possibile la sua applicabilità al sapere in quanto tale. Nasce lo scientismo che ha portato la scienza ad essere prodotto sociale, dunque, non più disinteressata e libera. La scienza, per così dire, ha perso la sua purezza. E diventata strumentale e, perciò, si è asservita ai bisogni perdendo imparzialità, obiettività, affidabilità e diventando minacciosa per i processi di umanizzazione. Oggi la scienza, liberatasi della cattura metafisica, è scivolata verso la permissività metafisica (H. Jonas, Tecnica, medicina ed etica, Eiunaudi 1997, 27) il cui approdo sembra essere l idea di rimaneggiare la costituzione dell uomo di progettare la nostra discendenza. Un tempo era incontaminata da pressioni esterne e dalle ideologie, trasformandosi in prodotto sociale subisce le pressioni esterne e comincia a perdere la sua immagine ottimistica e diventa serva del potere più o meno consciamente, onde K. Popper parlò di razionalismo critico per riportare alla sua purezza razionale la ricerca scientifica. L AVVENTURA DELLA SCIENZA FAUSTIANA La scienza, di conseguenza, soprattutto nelle sue forme applicative, è asservita all avere e al potere del capitalismo industriale e farmaceutico, ma, anche delle lobies biomediche di cliniche ed ospedali affaristici. Essa, nella società odierna, ossessionata dalla ricerca di gratificazione istantanea, coltiva i bisogni dell individuo preoccupata della ricerca di una più grande qualità della vita ma dimentica il fatto che la qualità si costruisce sul fronte della dignità più che su quello della quantità e della profanazione. Goethe già agli inizi dell Ottocento, avvertiva: Si sta formando un uomo non più generato da una coppia di amanti, ma in laboratorio. Fa dire a Wagner: Il modo antico di procreare è una sciocchezza L animale ci trova ancora gusto, ma l uomo con le sue capacità grandiose avrà più alta, molto più alta origine (Faust, II, II, ). Ci siamo! Nasce l uomo in provetta, l uomo self-made prototipo di un nuovo genere umano capace di giustificare eticamente il superamento di ogni limite attraverso una selezione non più naturale, ma artificiale. Sergio Quinzio, a proposito della erronenità della modernità non esita a scrivere: La sua erroneità, la sua malignità, non sta in nulla di etico, ma nel suo essere scimmia di Dio, nel tentare l imitazione della potenza salvifica di Dio con strumenti soltanto umani. L uomo tecnomorfo, sarebbe saggezza riconoscerlo, è rimasto prigioniero di quello che K. Lorenz chiama una sorta di meccanismo nevrotico coatto e che egli fa consistere nel fatto che la semplice possibilità tecnica di realizzare un determinato progetto viene scambiata con il dovere di porlo effettivamente in atto. Si tratta di un vero e proprio comandamento della religione tecnocratica: tutto ciò che è, in qualche modo, realizzabile, deve essere realizzato (Il declino dell uomo, Mondadori 1989, p.16). Le prospettive di questo principio, ispiratore di tanti scienziati, di tantissimi docenti e giornalisti, e di tanta gente comune, illudono e deludono ma, anche, suscitano perplessità angoscianti specie per la sua applicabilità nel campo della manipolazione genetica e della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Dice bene Lei, a proposito dell isterectomia che priva la donna non solo dell utero ma del suo schema psicologico di femminilità, che La donna vuole che cessi l assalto cruento al suo corpo da parte di una scienza professionale al maschile che solo in tempi recenti ha cominciato a interrogarsi sulla liceità di certi comportamenti. Non ci vorrebbe una legge per mettere ordine e sottoporre a giusto controllo questi stregoni della ginecologia? I medici faciloni pronti a levare tutto, spesso, come dice Lei, senza pazienza e competenza appartengono a quel genere di medicina diversa per la quale Lei non ha voluto studiare. Bravo! E, tuttavia, Lei sembra avere studiato per la medicina che non priva la donna dell utero, ma la sottopone al calvario dell accanimento terapeutico anti-sterilità. Perchè di calvario si tratta, come Lei stesso medico illuminato descrive l iter verso la PMA. Basta vedere quali prove fisiche e psicologiche devono affrontare le coppie infertili (esami umilianti, stimolazione ovariche dannose all organismo della donna, disillusioni a catena, spese eccessive, spostamenti gravosi, a volte perdita del lavoro per Lei) per capire quanto sia sbagliata una legge che impone, per esempio, la produzione di soli tre embrioni per ciclo, e l impianto di tutti e tre Non è umano, né scientifico, né3 Oggi Famiglia 3 etico perciò dico che bisogna dire un sì senza esitazioni all abrogazione della legge. Dunque, mi pare di capire che Lei, pure giustamente indignato nei confronti di certi suoi colleghi maschilisti, ricusi la legge 40 che fa uscire l Italia dal Far West biomedico ignorando (o rimuovendo!) la stregoneria maschilista di certa ricerca biomedica tendente a cosificare l essere umano già nella sua fase iniziale. La sua razionalità scientifica, mi permetta, è quella della scienza post-moderna, non quella della scienza moderna Galileiana e Newtoniana. Esprime una logica asservita ai bisogni autogratificanti delle donne più che all umanizzazione delle donne e della procreazione. L imperialismo scientista, di cui anche Lei mi pare vittima, si ostina a fare credere alle donne che la fecondità sia un passaggio obbligato per raggiungere la felicità per cui se la loro vita di coppia non arriva ad avere un figlio è condannata all infelicità. Certo, la sterilità è una prova terribile e, oggi, vincibile in molti casi e per altre vie. Ma non ad ogni costo. La coppia può realizzarsi lo stesso, e in pienezza, anche senza la procreazione. Ci sono infiniti modi di essere padri e madri. La fecondità della coppia non è, solo, quella biologica. La coppia resta feconda, comunque, per sé e per la società, se vive intensamente la propria vita per rivelare, custodire e difendere l amore gratuito e perdonante. Una vera coppia rifiuta un autorealizzazione narcistica propriettata nel figlio ad ogni costo. Essa sa che non bisogna confondere il diritto a procreare col diritto ad avere un figlio. Il figlio non è qualcosa di dovuto, è un dono e un frutto dell amore coniugale più che un prodotto della tecnologia biomedica. Nella coppia, il corpo può essere sterile, ma, l amore di coppia, quando c è, non è mai sterile, ma creativo fuori di sé e attorno a sè. Spesso, con grande rispetto dei casi autentici, accade, invece, che la coppia ricorra all accanimento terapeutico antisterilità, o anti-infertilità, per riempire il vuoto di un amore di coppia sterile perché spento, o ammalato di narcisismo. In questo vale la schietta dichiarazione di Vescovi (Cfr. La cura che viene da dentro, Mondatori): Anche l infertilità soffre della stessa tendenza crescente della moderna medicina alle scorciatoie. Ora perché la gente gradisce soluzioni più rapide, anche se spesso illusorie, ora perché le scorciatoie rendono più soldi a chi le propone, troppo spesso si usa la procreazione medicalmente assistita quando, invece, si potrebbero fare delle semplici cure per l infertilità, meno dannose per la donna e più efficaci nel dare figli. Prof. Veronesi, perché Lei, assieme a tanti altri oppositori della legge 40, tace sulla questione del business mastodontico che si nasconde dietro la PMA e a tutto il blà-bà-blà affatto scientifico, sulle staminali e sulle fantasie della lotta all Alzheimer, al diabete etc., ingigantite e diffuse, dalle loby interessate per volgare questione di cassetta? A proposito, immagino che Lei, da scienziato BIOETICA Maggio 2005 puro, presti la sua immagine come testimonial sui rotocalchi, disinteressatamente e gratuitamente da buon missionario in difesa delle coppie sterili. ACCANIMENTO TERAPEUTICO ED ETICA Lei, professore, non aiuta le coppie sterili, le obbliga all accanimento terapeutico ostinato e arrogante, frutto di una fede ingenua nella scienza, senza guardare al resto: né al rispetto dovuto agli embrioni, né alla donna, né alla natura umana, e neppure alle anomalie cromosomiche gravi dovute alle micromanipolazioni dei gameti, o alle alterazioni genetiche che si osservano fin dalla fase del prelievo degli oociti (cioè delle cellule uovo femminili) risolvibili, frettolosamente, con la selezione eugenetica, o con l eufemismo linguistico: effetti collaterali. Leggo nelle sue parole il delirio di onnipotenza quando scrive: Il desiderio di un figlio non teme ostacoli e la scienza medica deve aiutare a realizzarlo contro ogni divieto moralistico e pregiudiziale basato su principi astratti. Sono d accordo con Lei che il moralismo è una patologia dello spirito umano. Ma la morale no. La morale non è un insieme di paletti posti a limitare la libertà umana ( di avere, o di produrre, un figlio!). La morale è il luogo abitativo (Ethos!) dei valori che rendono umano l uomo. Essa, è vero, è fatta di regole e di principi, ma, questi, non sono i limiti tabuistici della libertà, ma sono i binari sui quali bisogna far correre la libertà individuale perché il treno della civiltà umana non deragli autodistruttivamente. Lei, geloso com è della libertà, rifiuta i paletti, ma rifiuta, anche, i binari alla stregua di Pannella e dei professionisti libertari. Questo non mi sta bene. La libertà di ricerca scientifica non è libertà assoluta di fare ciò che si vuole e che si ha la possibilità di fare senza altro referente che l utilità del risultato. Personalmente non mi sento un conservatore perché, più che i paletti, difendo i binari della legge 40. Un conservatore doc, mi consenta, mi pare proprio Lei quando scrive: Nei periodi di conservatorismo (e noi siamo in uno di questi) la medicina torna indietro e si apre a ideologie rigide e disumane, basate su principi astratti. La sua scienza, infatti, è rimasta quella ottocentesca, una scienza infrangi tabù che si è costruita come unica fonte di verità oggettiva, attendibile e affidabile, bollando di astrattismo le acquisizioni delle scienze umanistiche compreso l imperativo categorico Kantiano di trattare l uomo sempre come fine e mai come mezzo. Lei, infatti, si defila, poco scientificamente, sulle questioni di fondo: Personalmente mi rifiuto di entrare in questo genere di discussioni. Quali? Sul quando l embrione sia persona Discutere di embrioni è medioevale. In gioco ci sono i diritti delle coppie. Alla sua scienza importa dare un figlio a chi lo chiede senza altre considerazioni. A Lei, infatti, non interessa la fine che faranno gli embrioni congelati (tanto non sono persone!!), né le interessa uscire dalla sofisticheria di chi pretende di spaccare il capello in quattro e distingue, forzatamente, tra pre-embrione ed embrione. A Lei, inoltre, non interessano le conseguenze psicologiche, giuridiche, di chi si scopre prodotto, tecnicamente, con l eterologa e sente il bisogno legittimo di cercare e trovare la propria genitorialità biologica. Per Lei, purtroppo, modellato sul paradigma positivistico, l embrione è vita, ma non vita umana, dimenticando che dal quel magico incontro dei due gameti (maschile e femminile), se non si oppongono ostacoli, deterministicamente, nascerà una persona intelligente e libera e non una pecora matta. Lei lo sa, ma lo tace, che un ovulo femminile fecondato dal seme maschile è un entità vitale autonoma che, come dicono gli anglosassoni, è committed, orientata, cioè, per sua stessa natura biologica a diventare un individuo umano e non altro. LA LEGGE 40 CHE REGOLA LA PMA VA SALVATA Professore, vorrei che tanti italiani Le scrivessero come la pensano, francamente e senza peli sulla lingua e senza quella ubbidienza stupida agli ordini di scuderia partitica e ideologica, preconcetta e disinformata. Io, per quanto mi riguarda, ho cercato di farlo. Mi permetto di dirle, in fine, che non andrò a votare anche per non subire la sua risibile bugia che, spero, sia solo strategica, e che dichiara: La legge è contro la libertà riproduttiva inalienabile la speranza di un figlio viene negata per legge. Prof Veronesi, come mai è così categorico e assertivo senza l ombra di un dubbio che, invece, suscita giuste perplessità in uno studioso della sua stazza come il prof Angelo Vescovi dell Accademia dei Lincei? Vescovi, infatti, dichiara: Nella mia scala di valori di laico e agnostico, il diritto alla vita dell embrione precede, inequivocabilmente, il diritto alla procreazione. A dispetto suo, so che la legge 40 è una discreta legge, necessaria, opportuna, che difende l embrione, la donna e la scienza dalla deriva utilitaristica e nichilistica. I ritocchi, come sempre accade per ogni nuova legge, si possono fare in itinere. Intanto, cari lettori, facciamo che il treno della nostra civiltà umanistico-scientifica, cammini sui binari della legge 40. La Chiesa, in questa faccenda, non difende se stessa, ma difende l uomo e la sua natura specifica sottraendola alla cattura faustiana della provetta e del laboratorio.4 Oggi Famiglia 4 BIOETICA * Continua da pagina 1 FECONDAZIONE EXTRACORPOREA malformazioni dovute alle micromanipolazioni dei gameti, ma di alterazioni genetiche che si osservano fin dalla fase del prelievo degli oociti (cioè delle cellule uovo femminili). Infatti già il 40-50% degli oociti ottenuti con processi di iper-ovulazione si presenta alterato; circa il 37% degli zigoti e il 21% degli embrioni pre-impianto hanno delle gravi anomalie cromosomiche. Per ottenere risultati migliori si sta diffondendo la prassi della diagnosi genetica pre-impianto (Pgd). Questa consiste nel prelevare dall embrione, prima dell impianto nell utero materno, uno o due blastomeri (le prime cellule che si formano dopo la divisione iniziale) e nel sottoporre questi a biopsia per osservare se presentano alterazioni di cromosomi o geni. Nel caso in cui si constati qualche anomalia, l embrione viene scartato. Si tratta perciò di una vera e propria selezione eugenetica. Vale la pena riportare i dati di alcune ricerche su embrioni sottoposti a questo tipo di biopsia. Su un campione di 1347 embrioni prodotti e sottoposti a biopsia, il numero degli embrioni risultati anormali è di 761 (56,5%); il numero degli embrioni trasferiti in utero, 583 (43,3%); e il numero dei nati, 39 (2,9% rispetto al totale; 6,7% rispetto ai trasferiti ritenuti sani). È chiara l intenzione: elevata produzione di soggetti umani allo stato embrionale (1347), con seri rischi anche per la donna, nella speranza di trovarne alcuni apparentemente almeno buoni o non gravemente alterati da selezionare e trasferire in utero per il proseguimento dello sviluppo; ed eliminazione di quanti fossero risultati anormali (761). Ammettendo anche che la diagnosi genetica pre-impianto abbia una possibilità di errore del 10% circa, non si può rimanere che esterrefatti di fronte all altissima percentuale degli embrioni umani anormali prodotti in vitro il 56% e alla bassissima percentuale di coloro che arrivano alla tanto attesa nascita: il 2,9%. Inoltre, bisogna ricordare i rischi materno-fetali, come le gravidanze extrauterine (la cui percentuale oscilla tra il 4,4 e il 5,8% delle gravidanze da fecondazione in vitro, o Fivet), oppure le gravidanze multiple (il 46% delle gravidanze ottenute sono parti gemellari e l 8% sono parti plurigemellari). Il fenomeno delle gravidanze multiple è dovuto al fatto che vengono trasferiti in utero più embrioni, e più di uno inizia l annidamento. Di fronte alla gravidanza multipla l équipe medica domanda se si vuole procedere alla riduzione delle camere o alla riduzione embrionale. Di che cosa si tratta? Della soppressione volontaria degli embrioni indesiderati che si sono annidati. Spesso questa viene praticata introducendo con un ago del cloruro di sodio negli embrioni indesiderati: l iniezione di questa soluzione salina ne provoca la morte. Si registra poi un alta percentuale di Una fase della fecondazione in provetta prematuri, pari al 29,3% dei parti da Fivet. Il 17% dei bambini nati in seguito a una gravidanza singola da Fivet e il 65,4% dei bambini nati in seguito a una gravidanza plurima da Fivet presentano un basso peso alla nascita e perciò hanno bisogno di cure intensive. L aumento della frequenza di un basso peso alla nascita e dei parti pre-termine è stato constatato anche quando la gravidanza procurata artificialmente è singola e non gemellare. Secondo uno studio dell Università svedese di Uppsala, condotto su 5680 bambini nati in seguito alla Fivet e su bambini nati naturalmente, i primi sono esposti a un aumentato rischio di paralisi cerebrale (3,7 volte superiore ai secondi) e a rischio di ritardo nello sviluppo mentale (4 volte superiore ai secondi). Il rischio di handicap neurologico, sensoriale e mentale è sempre più alto nei nati da Fivet, anche quando si escludono dall analisi le gravidanze gemellari. Un altro studio condotto in Svezia, su 9056 bambini nati con la Fivet e bambini nati con gravidanza normale tra il 1984 e il 1997, ha constatato che i bambini nati con Fivet hanno una necessità di ricovero ospedaliero neonatale tre volte superiore ai bambini nati senza Fivet. Il rischio di paralisi cerebrale era maggiore di 1,7 volte rispetto ai nati senza Fivet, il rischio di epilessia superiore di 1,5 volte, quello di malformazioni congenite di 1,8 volte e quello di tumore di 1,6 volte. Infine, mentre i bambini nati senza Fivet trascorrevano in media 3,6 giorni in ospedale, quelli nati da Fivet ne trascorrevano in media 9,5. Dati simili sono stati riscontrati da un indagine compiuta da un gruppo di ricercatori universitari finlandesi su due gruppi di bambini nati in Finlandia tra il 1990 e Maggio 2005 il 1995, 304 bambini nati da Fivet e 569 bambini nati senza Fivet. Dal confronto tra i due gruppi di nati risulta che nel gruppo dei bambini nati con Fivet l incidenza della nascita pretermine è 5,6 volte maggiore rispetto a quella del gruppo di bambini nati senza Fivet, il rischio di nascere con un peso molto basso è 6,2 volte maggiore e con basso peso 9,8 volte superiore, l incidenza delle malattie neonatali è 2,4 volte maggiore e di ospedalizzazione 3,2 volte maggiore. Inoltre, nei bambini nati da Fivet si constata una frequenza di malformazioni cardiache 4 volte superiore a quella della popolazione generata normalmente. Avvertivano che questa frequenza di malformazioni cardiache non era soltanto imputabile all alto tasso di gravidanze plurime, ma anche ad altre cause e, per ridurre tutte queste conseguenze neonatali si auspicava che il numero di embrioni trasferiti venisse ridotto al minimo. Più recentemente si è osservata un associazione tra la Fivet e l aumento del rischio di retinoblastoma, un cancro della retina. Nella popolazione normale questo cancro colpisce un bambino su , mentre nella popolazione nata da Fivet colpisce un bambino su 100. Un équipe del Dipartimento di pediatria dell Università di St. Louis negli Stati Uniti ha notato che le tecniche di riproduzione assistita inducono un aumento della comparsa della sindrome di Beckwith-Wiedeman, una rara malattia che provoca malformazioni fisiche e forme tumorali. Il tasso di incidenza di questa sindrome nella popolazione normale è dello 0,8%, mentre sale al 4,6% nella popolazione dei nati dalle tecniche di fecondazione artificiale, e quindi aumenta di sei volte. Altri studi evidenziano come le tecniche di riproduzione artificiale siano associate a un altra sindrome, cosiddetta di Angelman. La mortalità perinatale è pari a 44,2 su 1000 nascite e quindi è quattro volte superiore al tasso di mortalità perinatale al termine di gravidanze normali. La mortalità neonatale è del 12,6 su 1000 nascite, cioè il doppio di quella che si osserva al termine di gravidanze normali. I dibattiti troppo accesi cui abbiamo assistito in questi mesi hanno taciuto sugli esiti fallimentari della Fivet. Eppure i dati statistici ricordati sopra sono noti da tempo, come anche le cause della bassa percentuale di successo della Fivet, che possono essere ricondotte a due: la ridotta vitalità dell embrione e la scarsa recettività dell utero. Questi due handicap sono causati dalle stesse tecniche utilizzate le quali interferiscono con i meccanismi altamente delicati che si succedono rapidamente nei primi giorni dello sviluppo. Il capitolo che pubblichiamo dal titolo Gli effetti collaterali della fecondazione assistita in cifre è tratto dal libro di padre Giorgio Carbone La fecondazione extracorporea: tecniche, valutazione e disciplina giuridica, Ed. Studio Domenicano.5 Oggi Famiglia 5 BIOETICA BUONO A SAPERSI Strano silenzio sugli effetti collaterali di Alessandro Pertosa La percentuale di coppie affette da sterilità in Europa è oggi stimata intorno al 20% ed i pazienti che si rivolgono allo specialista sono in rapido aumento. Questo fenomeno è condizionato in parte dall aumento delle potenziali cause di sterilità e in parte dalla convinzione che le terapie a disposizione siano sempre più efficienti ed accessibili. Nel 1995 sono stati riportati ufficialmente nel mondo più di 50 mila cicli di stimolazione ovarica nell ambito di tecniche di fecondazione assistita ( Art ). Chi si sottopone alla pratica della fecondazione artificiale spesso non sa che di lì a * Continua da pagina 1 BUSINESS IS BUSINESS pe le restrizioni nel Vecchio Continente, solo il modello inglese sa coniugare gli incentivi alla sperimentazione con un sistema di controllo. E gli Usa ne approfittano: agli investimenti federali limitati si affianca la totale libertà nella ricerca finanziata dai privati.... Libertà, finanza, competizione... Poi c è l ideologia. Che quelli del sì proiettano su quelli del no. Ecco come Corrado Augias, nella sua rubrica su Repubblica, conclude una risposta: Come nel caso del divorzio sarà in gioco il rispetto degli individui e della vita, contro le crudeli astrazioni di un ideologia. Avete letto bene: Augias parla di rispetto della persona e della vita e di ideologia, quando l unica vera ideologia scatenata è l ideologia del mercato, della scienza e della tecnologia. Anche Fassino: I nostri sì sono per la vita La Stampa. E gli altri, quelli del no e dell astensione? Si cerca di farli apparire incerti e divisi. A fermarsi ai titoli, non si capisce bene che cosa stia combinando An: La fecondazione agita An. Crescono gli astensionisti (Corriere). Fecondazione, An si divide (la Repubblica). La stessa Repubblica si affanna a dimo- poco verrà trasformato in una produttrice di gameti. Purtroppo oggi succede spesso che non si tenti di risolvere un problema di natura fisica (la sterilità), e invece si ricorra subito, anche quando non sarebbe necessario, alle tecniche artificiali. Come farmacista devo constatare che questo comporta gravi rischi, anche per la madre, sottoposta alla cosiddetta iperstimolazione ovarica. Come riconosce lo stesso Carlo Flamigni, specialista in fecondazione artificiale e convinto sostenitore dei sì ai referendum, la popolazione femminile che ha normalmente l ovulazione e si sottopone al bombardamento ormonale, può andare incontro a una abnorme risposta dovuta alla stimolazio- strare che l Università Cattolica non segua Ruini e il Mulino sia deluso. Economia e Ideologia. Il Giornale di sabato dà voce a un favorevole, Renato Brunetta, e a un contrario, Vittorio Mathieu: Ciò che indispone, in molte campagne ideologiche della sinistra, è la tendenza a cambiare le carte in tavola. Si parla della fecondazione in vitro e la si chiama pudicamente assistita, mentre è del tutto artificiale. Si discute degli embrioni in soprannumero e si accampa la salute della donna. Caro Mathieu, sono le leggi della pubblicità. Chi non ci sta, è un milite nell armata di Ruini. Lucetta Scaraffia, sul Corriere di domenica, riporta le parole durissime di Romano Guardini ( ): L affermazione che il figlio nel grembo della madre sia semplicemente una parte del corpo di lei, equivale a quella che l uomo sia nello Stato una semplice parte del tutto (cosicché) lo Stato ha diritto di disporre degli uomini che ne fanno parte. Guardini scriveva in una Germania appena riemersa dal lucido delirio del nazismo. Guardini nell esercito di Ruini? Sorrida, eminenza. Maggio 2005 ne ovarica; tutto ciò si caratterizza per un incremento eccessivo delle dimensioni delle ovaie con conseguente squilibrio fisiologico dei liquidi (La procreazione assistita, Il Mulino, 2002). Ciò determina il realizzarsi di alcuni segni clinici quali l ascite (cioè l accumulo di liquidi all interno dell addome), il versamento pleurico e pericardico, l ingrandimento ovarico. La perdita di liquido intravascolare comporta una insufficienza del circolo, con compromissione della funzionalità renale. La concentrazione del sangue e il rischio di trombosi sono le conseguenze più temibili di questo stato patologico. L eccesso di viscosità sanguigna che ne consegue può portare a conseguenze nefaste sulla vena giugulare interna, l arteria carotide, l arteria cerebrale e la vena epatica, con conseguenti disfunzioni degli organi interessati, e nei casi più gravi può indurre anche la morte della paziente. Sono state inoltre riscontrate disfunzioni epatiche, insufficienza renale e polmonare, con possibile insufficienza respiratoria e ipossia, fino all arresto cardiopolmonare. Sembra che tutte queste manifestazioni cliniche siano determinate da un aumento della permeabilità capillare, con all origine un eccessiva produzione di ormoni steroidi (Di Pietro-Sgreccia, Procreazione assistita e fecondazione aritificiale, La Scuola, 1999). È importante rilevare che la forma più lieve di iperstimolazione ovarica si riscontra in quasi tutti i cicli di fecondazione assistita nei quali è stata indotta una crescita multifollicolare. Si calcola che l incidenza clinicamente rilevabile dell iperstimolazione si attesti oggi intorno al 10% dei cicli di fecondazione assistita. Il rischio di morte è compreso tra lo 0.5% ed il 2%. C è di più. Secondo alcuni studi, il bombardamento ormonale, oltre all iperstimolazione ovarica, aumenterebbe l incidenza di tumori della mammella e dell ovaio (Le Scienze, settembre 2004). E curioso che queste notizie siano rinvenibili a una lettura attenta di quanto scrivono gli stessi luminari della fecondazione. Carlo Flamigni in (ma anche nel citato La procreazione assistita), afferma che la complicazione più temuta è certamente l iperstimolazione ovarica, un inconveniente già noto ai ginecologi fin dai tempi dell induzione semplice dell ovulazione. L iperstimolazione è determinata dall uso delle gonadotropine ipofisarie e in particolare dell Fsh, l ormone follicolo stimolante. Somministrato in eccesso, questo ormone determina la maturazione contemporanea di un eccessivo numero di follicoli. L ovaio cresce in modo anomalo. Successivamente, e soprattutto se l iperstimolazione è grave, si forma un ascite e compaiono raccolte di liquido nelle cavità pleuriche e, a causa di grossolane anomalie della coagulazione, si possono determinare trombosi e tromboflebiti, talché esiste addirittura un rischio di vita nei casi più sfortunati. Detto da lui...6 Oggi Famiglia 6 BIOETICA Maggio 2005 Intervista al medico Orazio Piccinni Medico chirurgo, specialista in ostetricia e ginecologia, esperto di Fecondazione in vitro e trasferimento dell embrione (Fivet) il dottor Orazio Piccinni ha fondato, nel 1989, un centro di fecondazione a Bari Rischiatutto sulla salute delle donne di Simonetta Florio La legge 40 stabilisce che il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità, e precisa che le tecniche vanno applicate con gradualità, al fine di evitare il ricorso a interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività. È possibile sostenere che queste direttive siano contro la salute delle donne, come sostengono i referendari? Quale potrebbe essere l obiezione al principio che, prima di farsi imbottire di ormoni e aspirare gli ovociti dall addome, sia meglio curarsi nel modo meno invasivo possibile? È contro o a favore della salute stabilire che la terapia proceda per gradi, e che si cerchi di risolvere il problema della sterilità nel modo più naturale possibile, ovvero per prima cosa attraverso un accurata diagnosi? È contro o a favore della salute della donna che non succeda più quel che accadeva prima della legge 40, quando una coppia non faceva in tempo a varcare la soglia di un centro per la fecondazione assistita e si trovava subito proiettata dentro il programma per avere un figlio senza neppure sapere cosa l aspettava? Eppure c è chi dice (da Stefania Prestigiacomo, ministro delle Pari opportunità, a Barbara Pollastrini, onorevole diessina, da Margherita Boniver, sottosegretario agli affari esteri, a Emma Bonino, deputata al Parlamento europeo) che la legge 40 è crudele e pericolosa nei confronti della salute delle donne. Il modo migliore, per rispondere ma soprattutto per difendere davvero la salute, è far conoscere cosa la legge 40 dice e far sapere cosa si faceva in un laboratorio di fecondazione assistita prima della sua entrata in vigore. Forse così si capirà anche cosa si tornerebbe a fare se le proposte referendarie avessero la meglio. Ad aiutarci è il professor Orazio Piccinni, ginecologo, che la patente di fecondatore in vitro con trasferimento di embrioni ha iniziato a usarla nel 1989, fondando un centro specializzato a Bari. Poi però, stufo di scartare embrioni, ha deciso di farla finita con la provetta. Professore, come si induce la produzione di ovociti per un ciclo di fecondazione assistita? Innanzitutto le pazienti vanno azzerate. Noi medici dobbiamo bloccarne la produzione ovarica, dobbiamo comandare il ciclo. E per farlo usiamo una fiala di soppressione perché la paziente deve essere gestita dal centro (attraverso il farmaco). Se dovessimo adeguarci a ogni paziente ci sarebbe una dispersione di energia enorme. Così, invece, comandiamo noi. Possiamo raggruppare le pazienti fino a 70 e mediante un iniezione blocchiamo l Fsh (l ormone follicolo-stimolante). Se un iniezione non basta se ne fanno due. Nell ovaio non ci devono essere follicoli maturi o in via di maturazione. Fatto questo, è possibile partire con la stimolazione, per tutte. Prima si blocca l ovulazione, poi la si stimola. Bisogna produrre diversi ovuli per avere qualche speranza di creare embrioni che poi, reimpiantati, possano arrivare alla nascita. Che costi ha la stimolazione sulla salute della donna? Per ottenere molti ovociti la donna va stimolata. Quella più giovane in maniera blanda, quella più avanti con l età molto di più (4/5, fino a 8 fiale al giorno di gonadotropine). Quando inizia a essere trattata con l Fsh, viene monitorata controllando gli estrogeni nel sangue. Dalla quantità di estrogeni deriva la produzione dei follicoli. Questo tipo di stimolazione può sfuggire al controllo perché la natura, comunque, reagisce a modo suo. È vero che, nonostante tutti gli esami che i medici possono fare, sia le pazienti più giovani sia quelle più mature possono rispondere alla stimolazione in modo imprevedibile? Se la paziente non risponde (cioè produce pochi estrogeni e pochi follicoli), si forza la produzione di estrogeni perché lo scopo del medico che si occupa di fecondazione in vitro è ottenere un figlio a tutti i costi. La paziente spesso è ignara del fatto che viene stimolata molto e che può, da un momento all altro, finire in iperstimolazione: in altre parole, il suo ovaio può impazzire. Questa sindrome è tanto più frequente quanti più ovociti si cerca di ottenere Più ovociti, più pericolo. Pericolo di cosa? L iperstimolazione, spesso, provoca trombosi profonda e blocco renale, con possibile pericolo di vita. Una stimolazione blanda quella per riuscire ad avere gli ovociti che servono per impiantare tre embrioni genera dai 10 ai 15 follicoli per ovaio, una iperstimolazione arriva fino a 100 follicoli. I referendari obiettano: se la legge permettesse di congelare gli embrioni, le donne verrebbero stimolate una volta sola, si farebbe un unica superproduzione di ovociti che verrebbero fecondati. Gli embrioni così ottenuti potrebbero essere congelati e impiantati secondo necessità, senza bisogno di stimolare ancora le ovaie delle donne Per ottenere più embrioni in un solo ciclo la paziente viene stressata, sottoposta a un trattamento 10 volte maggiore rispetto a quello messo in atto oggi con la legge 40. Se io fossi una donna e mi fosse chiesto di scegliere non avrei dubbi: non rischio la mia salute, produco tre embrioni. È scientificamente innegabile: due stimolazioni blande per ricavare tre embrioni più altri tre sono assolutamente meno rischiose di una sola per ottenerne sei. In questo caso i pericoli di iperstimolazione, e quindi di trombosi e insufficienza renale, sono infinitamente più elevati. Due mie pazienti furono colpite da trombosi profonda femorale, e addirittura da trombosi della vena giugulare. Tutto questo accade per effetto dell accanimento con il quale si vogliono ottenere più embrioni da trasferire. Oggi su 50 donne stimolate in un mese con superstimolazione blanda per ottenere tre embrioni, 6-7 pazienti finiscono in iperstimolazione. Figuriamoci cosa accadeva prima che la legge 40 introducesse delle garanzie. Possiamo fare un paragone con la pillola anticoncezionale, di cui le donne diffidano proprio per i rischi sulla loro salute? Con l iperstimolazione abbiamo un bombardamento che equivale a un uso esasperato di pillola contraccettiva. Basti sapere che usando il contraccettivo si incorre in un rischio di trombosi da due a sei volte superiore rispetto a chi non usa la pillola. L anticoncezionale, infatti, va prescritto dallo specialista proprio perché non tutte le donne possono usarlo. Non è un caso se sono state introdotte le pillole a basso dosaggio di estrogeni. C è un altra fase molto interessante che riguarda sempre la superstimolazione e che val la pena chiarire quando si parla della salute delle donne. È vero che più si stimola l ovaio più le sue dimensioni aumentano, e che questo, quando bisogna andare a prelevare gli ovociti, è un rischio in più per la donna? Il prelievo si svolge tramite un ago guidato attraverso una sonda ecografica. Si punge il follicolo, si aspira il liquido che contiene l ovocita, si mette in vetrino... Se l ovaio è piccolo (contrariamente a quanto si possa pensare) si riesce a evidenziare meglio, se è molto dilatato per la iperstimolazione si confonde, e finisce col coprire l intestino. Col risultato che al posto di pungere l ovaio si perfora l intestino. Le conseguenze sono infezioni, ascessi, interventi chirurgici successivi. Un ovaio iperstimolato può raggiungere le dimensioni di un melone, 30 centimetri per 30. Se restano gravide, le donne sopportano perfino questo. Ma se la fecondazione fallisce, passano alle denunce. Nel caso la paziente resti gravida, l iperstimolazione peggiora? Se la donna iperstimolata resta incinta c è un periodo iniziale di esacerbazione. La gravidanza stessa è infatti fonte di ulteriore produzione ormonale. Così si entra in un periodo di crisi di unodue mesi in cui si rischia addirittura di veder morire la paziente. È come se a una donna che ha la flebite si desse la pillola. La gravidanza in una donna iperstimolata è davvero rischiosa. Noi medici spesso ci siamo trovati a sperare, con tutte le nostre forze, che certe gravidanze si interrompessero. Per la salute della donna.7 Oggi Famiglia 7 BIOETICA Maggio 2005 Bisogna votare NO ai 4 quesiti del Referendum Per non far abolire i divieti previsti dalla legge 1. PRIMO QUESITO (scheda celeste) Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni (abrogazione parziale) I temi in discussione nella scheda sono il congelamento, la ricerca sugli embrioni e la cosiddetta clonazione terapeutica, vietati dal testo approvato dal Parlamento. 2. SECONDO QUESITO (scheda arancione) Norme sui limiti all accesso (abrogazione parziale) Il quesito riguarda l accesso alla procreazione medicalmente assistita, previsto dalla legge soltanto per le coppie sterili, e propone di abrogare il divieto di impiantare più di tre embrioni nell utero materno (voluto dalla legge 40 per evitare il congelamento degli stessi). 3. TERZO QUESITO (scheda grigia) Norme sulla finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all accesso (abrogazione parziale) La legge 40 assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito, mentre chi ha voluto il referendum chiede di cancellare questo punto. Il terzo quesito, inoltre, ripropone l abrogazione dei limiti all accesso alla procreazione medicalmente assistita: si chiede l estensione della pratica a tutte le coppie, non solo quelle sterili. 4. QUARTO QUESITO (scheda rosa) Divieto di fecondazione eterologa Si vuole togliere il divieto di fecondazione eterologa, realizzata cioè con gli spermatozoi e l ovulo di un uomo o di una donna esterni alla coppia. NON VOTARE: una scelta consapevole contro un referendum sbagliato NO AL METODO Il Comitato Scienza & vita dice No all uso stesso dei referendum su materie che sono decisive per il futuro dell uomo. Non andremo a votare, perché: Il non voto è espressamente previsto dal legislatore. Perché un referendum sia valido, si richiede la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto. Si vuole infatti evitare di peggiorare la legge, che è già espressione della sovranità popolare. Ai promotori del referendum spetta l onere della prova : dimostrare che nel Paese esiste una maggioranza di cittadini contrari alla legge. Il non voto, come è già accaduto in passato, è una modalità consapevole per manifestare la propria contrarietà ai quesiti proposti. Inoltre, far mancare il numero legale è prassi normale anche in Parlamento. La legge 40/2004, pur imperfetta, è condivisibile nei suoi principi; è frutto di un lungo e approfondito lavoro parlamentare. Lo strumento del referendum è inadeguato per intervenire su questioni complesse e finisce per banalizzarle. I quesiti referendari, per i quali sono state raccolte le firme, sono ingannevoli: fanno intravedere, tra l altro, la possibilità di terapie per le quali non esistono neppure le premesse o si dichiarano a favore della salute della donna, mentre produrrebbero l effetto contrario. NON È VERO CHE LA LEGGE: è contro la ricerca scientifica, e contro la donna e la sua salute. NO AI CONTENUTI Ciascun referendum propone uno stravolgimento radicale in quanto vuole eliminare alcuni punti decisivi dell attuale legge. A questo tentativo il Comitato Scienza & vita dice NO. Si pone l obiettivo di divulgare e rendere fruibili tutte le informazioni inerenti al referendum e ai suoi quesiti. Dà sostegno a quanti, nel rispetto della vita, intendono difenderla. Centro Socio-Culturale Vittorio Bachelet Il Centro Socio Culturale V. Bachelet, costituito nel 1981, ha modificato il proprio statuto con atto Notarile per il Dott. Nicola Micciulli, Notaio in Cosenza il 23/09/1998 al n 4092, la sua sede sociale è in Cosenza alla Via Gaetano Salvemini n 17, cap 87100, telefax 0984/ Partita I.V.A. n Codice e Natura Giuridica n Ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato ai sensi dell art. 12 dei CC. e dell art. 14 del D.P.R n 616., con deliberazione del D.D.G. n. 375 del e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria N. 105 dell 8/11/2000. Risulta iscritto al N. 160 del Registro Regionale del Volontariato con Deliberazione della G.R. n del Con D.D. N del della Regione Calabria, il Centro Culturale V. Bachelet ai sensi della legge 16/85 art. 6 3 comma è iscritto nel Registro Regionale delle Associazioni, Fondazioni ed Istituti Culturali della Provincia di Cosenza. Oggi Famiglia mensile del centro socio culturale VITTORIO BACHELET DIRETTORE: Vincenzo Filice VICE DIRETTORE: Domenico Ferraro DIRETTORE RESPONSABILE: Franco Bartucci COORDINATORE E AMMINISTRATORE: Antonio Farina SEGRETARIA DI REDAZIONE: Liberata Massenzo IN REDAZIONE: Vincenzo Altomare, Rosa Capalbo, Giovanni Cimino, Mario De Bonis, Carmensita Furlano, Francesco Gagliardi, Giacomo Guglielmelli, Vincenzo Napolillo, Antonino Oliva, Oreste Parise, Lina Pecoraro, Davide Vespier SPEDIZIONE: Egidio Altomare, Rachele Mazzei STAMPA: Grafica Cosentina - Via Bottego, 7 - Cosenza IMPAGINAZIONE: T.&P. Editoriale - Via Adua, 16 - Cosenza Articoli e Corrispondenze da spedire a C.P. 500 COSENZA o Redazione - Via Salvemini, 17 - Tel COSENZA - Aut. Trib. Cosenza n 520 del 9 maggio 19928 Oggi Famiglia 8 FAMIGLIA Maggio 2005 Famiglia luogo di preghiera di Giacomo Guglielmelli Quando abitavamo a Dipignano, una stanza della nostra casa in affitto era stata trasformata in un luogo di preghiera. Un grande tappeto, piccoli cuscini su cui inginocchiarsi, alcune icone, la piccola luce soffusa di un cero. Davvero strano come una piccola stanza semivuota potesse evocare il desiderio del contatto col divino. Immersi nella meditazione, gli unici suoni esterni che penetravano quel silenzio era il fruscio del vento tra i rami degli alberi del bosco di fronte, i passi della padrona di casa al piano superiore e l abbaiare dei cani. Non avevamo orari precisi per la preghiera ed ogni volta che saliva in noi il desiderio della presenza di Dio, ci recavamo nella stanzetta, accendevamo il cero, leggevamo un salmo o un passo del Vangelo; poi rimanevamo in silenzio finché si creava una corrente d amore in cui le parole diventavano inutili e si entrava nel mistero. Si aveva l impressione che il tempo si fermasse, tant è che più di una volta rimanevamo in quello stato fino a sera tardi. Le cose cambiarono quando venne il primo figlio, anzi figlia. Mariacristiana era una bimba dolcissima, calma e ci consentì di continuare a frequentare la nostra stanza della preghiera facendo i turni fra biberon e pappette. A quel tempo avevamo tanti amici che venivano a trovarci per stare e per pregare insieme. Ci sentivamo molto comunità e quella corrente d amore che avevamo ricevuto in dono sembrava contagiare tutte le persone che avevamo intorno. Poi venne il momento di trasferirci in città e le cose cambiarono. Pareva che, improvvisamente, lo spazio di Dio si fosse ristretto. Non avevamo più una stanza per la preghiera e tutto l ambiente circostante non facilitava il raccoglimento e la meditazione. Sapevamo che non poteva essere soltanto una questione di spazio fisico. Di fatto ci eravamo fatti prendere da altre cose: il lavoro, i parenti e le altre cose effimere che allontanano dal vero bene che è Dio. Venne il secondo figlio, Emanuele, che non era affatto un bambino calmo e tranquillo: anzi, pretese tutte le nostre attenzioni e in quel periodo la preghiera diventò solo un optional o qualcosa che si poteva fare solo la domenica e nelle feste comandate. Anche i nostri rapporti con la comunità religiosa che avevamo frequentato tanto assiduamente negli anni precedenti si affievolirono. Capimmo che la nostra fede si stava raffreddando, anche se il bisogno di preghiera rimaneva in noi, seppure momentaneamente relegato in un angolo. Cercammo di imporci un momento di preghiera insieme almeno a fine giornata, rientrati dal lavoro e dalle altre faccende. La lettura del vangelo del giorno ci fece riprendere un contatto che si stava interrompendo. Altra tappa importante fu l impegno della preghiera di ringraziamento a tavola: alcune volte su un testo, altre volte spontanea. I ragazzi si abituarono talmente a questo momento di preghiera che, se ci capitava di scordarcelo, loro subito intervenivano: E la preghiera non la diciamo?. Erano diventati i nostri maestri. Fu il periodo che riprendemmo con i vecchi amici gli incontri del sabato sera incentrati sul commento delle letture domenicali, su come la parola di Dio parlava a noi uomini e donne, genitori, famiglie di Francesco Cundari Alla base delle separazioni ci sono i conflitti tra i patner che nascono dalle disuguaglianze di autoafferrnazione. Queste crisi esplodono anche a volte per motivi futili apparentemente, ma sicuramente a monte di questo scoppio c è sempre una motivazione che non appare subito. Una. delle cause principali che disorienta la coppia è la nascita del primo figlio, specialmente se il figlio non é stato cercato, oppure trattasi di una coppia giovane, magari senza lavoro, come spiega il presidente del Simef Canavelli, in un suo articolo apparsa di recente. Da una statistica c è un dato che colpisce: si parla di genitorialità responsabile. In questa statistica appaiono subito le motivazioni che causano la rottura, riguardano soprattutto il lavoro, la carriera, l indipendenza, l autorealizzazione. L altro dato e che sono le donne a lasciare di più, i maschi invece trovano rifugio in scappatoie con i tradimenti. Il sesso trova lo spazio per aggiudicarsi una percentuale anche nelle separazioni. Le percentuali dei separati o divorziati è concentrata nel Nord-Ovest dell Italia con i135%, seguono il Nord-Est con il 19%, il centro con il 23% il Sud con il 15% e le isole inseriti in una società dove i valori di riferimento erano ormai solo il lavoro, la casa, l accaparramento di beni di lusso, i nuovi bisogni indotti dal consumismo dilagante. E noi lì a cercare il modo di mettere Dio nella nostra vita, di vivere nel mondo senza essere del mondo, salvo scoprirci deboli, indecisi, noi stessi indifferenti verso i bisogni degli altri, incapaci di trovare soluzione ai problemi di ogni giorno. Qualche anno è passato, con alti e bassi nella nostra vita, mentre i rapporti in famiglia si sono adattati alle varie età e circostanze. I ragazzi sono cresciuti. Ma in tutti noi è rimasta chiara la coscienza che senza Dio non possiamo far nulla, che dobbiamo rispondere alla sua chiamata, che non dobbiamo dare per scontata la nostra fede, che non possiamo ignorare quello che ci circonda, che il nostro rapporto con Dio è essenziale per la nostra crescita e maturazione spirituale, che la preghiera, specie quella in famiglia, è un ottimo strumento, una occasione unica per la vera vita in Dio. Coppia in crisi o crisi di coppia? Sono sempre più spesso le coppie che si sfaldano perché è lei a voler più potere nella famiglia? con circa Numeri che devono far riflettere, segnale che in tutti questi casi manca la mediazione familiare anche tra i parenti, ma soprattutto tra i coniugi- Tanto che la mediazione familiare la fanno gli avvocati e gli psicoterapeuti, a cui queste famiglie in crisi si rivolgono. Oggi sono circa i 30% le separazioni come pure i divorzi che arrivano sui tavoli dei giudici e che vengono affidati agli esperti della famiglia, i quali si occupano di allentare i conflitti per raggiungere ad un accordo. Questi mediatori con le loro sedute cercano di abbassare i toni del conflitto per poter gestire meglio la situazione ed arrivare ad una conclusione creando meno danni possibili specialmente in casi che ci siano figli piccoli. A volte occorrono degli anni, in tutto questo arco di tempo a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli.9 Oggi Famiglia 9 ARTE Maggio 2005 GIUSEPPE PACCHIONI, un artista che ha realizzato: i ritratti dei Fratelli Bandiera, la Colonna votiva del Vallone di Rovito e la Statua della Libertà di Michele Chiodo* Giuseppe Pacchioni ha realizzato a Cosenza tre opere di enorme importanza storico-artistica, parliamone brevemente. La storia della realizzazione dei ritratti dei Fratelli Bandiera e dei loro compagni di spedizione è particolarmente interessante perché quei ritratti, oltre a far parte integrante dei ben noti fatti storici, scandiscono fedelmente la vicenda umana degli ultimi giorni di vita degli eroi, arrestati il 19 giugno 1844 presso San Giovanni in Fiore e rinchiusi nel Carcere Centrale di Cosenza, situato nei pressi dello storico Palazzo Arnoni, attuale sede della Galleria Nazionale di Cosenza. Gli ambienti che li ospitarono, privi di ogni arredamento, erano attrezzati con una sorta di tavolato per il riposo dei prigionieri. Ma, Emilio Bandiera, Nardi e Moro, alquanto sofferenti per le ferite riportate durante la lotta che portò alla cattura degli eroi, non potevano utilizzarli per dormire. Per cui, per avere un giaciglio più accogliente si rivolsero a un prete che si recava nelle loro stanze e questi, dietro pagamento di una piastra al giorno di compenso, fornì loro due lettini, su cui, a turno, i reclusi cercavano di riposare. Lettini che, però, lo stesso prete si affrettò a ritirare non appena i Bandiera rimasero privi di denaro. Intervenne, allora, in loro soccorso Luigi Spadafora, capo custode delle carceri che, non solo suggerì ai Fratelli Bandiera di chiedere il soccorso di Gioacchino Gaudio, ma recapitò a quest ultimo la lettera di richiesta di aiuto prontamente indirizzatagli da Attilio. Gaudio, gentiluomo nativo di Mendicino, a quell epoca fornitore di viveri e di approvvigionamenti delle carceri di Cosenza, oltre ad essere stato un audacissimo lottatore e cospiratore, aveva sofferto persecuzioni ed era stato latitante e ramingo, per sfuggire alla fucilazione, dopo il tentativo di rivolta del Egli subito si interessò alle disagiate condizioni dei reclusi e si adoperò con ogni mezzo per lenirne le sofferenze, fornendo un letto per ognuno di loro, ottimo vitto giornaliero e tanto affetto, tanto da mettere a disposizione degli stessi un domestico fidatissimo, un certo Gaetano Rotondo, un albanese di Calabria, per mezzo del quale i prigionieri comunicavano con Gaudio. I Bandiera apprezzarono assai il comportamento fraterno di Gioacchino Gaudio, che insieme al sacerdote Beniamino De Rose, si dimostrò amico raro e prezioso nell ora della sventura, e, riconoscenti, desiderando ricambiare le attenzioni concrete ricevute, decisero di far dono a Gaudio dei loro singoli ritratti. L idea potè concretizzarsi perché tra i 17 patrioti rinchiusi nel carcere cosentino c era Giuseppe Pacchioni, un abile artista bolognese che, durante le ore interminabili della prigionia, si preoccupò di disegnare a matita e a sfumino i ritratti dei compagni. Però l artista dovette accelerare la realizzazione dell opera, perché a metà della terza decade di quel fatidico mese di luglio del 1844 stava per sopraggiungere il giorno in cui doveva essere eseguita la sentenza di morte. In realtà poi, Giuseppe Pacchioni, insieme a Carlo Osmani di Ancona e Giovanni Manessi di Venezia, nell immediatezza dell esecuzione, ebbe salva la vita perché la pena di morte venne tramutata in ergastolo a vita per una scelta meramente burocratica: il Ministro Parisio, con nota datata 18 luglio 1844, aveva scritto al responsabile della Commissione militare di Cosenza questa comunicazione: Signore, nel caso la Commissione Militare condannerà alla pena di morte più di nove degli arrestati Esteri, essa limiterà la esecuzione soltanto a nove Così, prima del giorno fatale, Emilio Bandiera riuscì a donare a Gioacchino Gaudio i sette ritratti, dopo che ogni patriota ebbe vergato sul foglio recante la propria figura non solo il proprio nome ma anche un personale e toccante pensiero autografo. Per mettere nella giusta luce la figura umana e di artista di Pacchioni (al quale poi venne condonata anche la pena del carcere a vita), è utile aggiungere altre cose importanti sul suo operato: egli ritornò più volte a Cosenza e per motivi diversi. Nella primavera del 1848, quando, ancora una volta, continuando l opera iniziata con i Bandiera, si unì a un manipolo di patrioti che volevano costituire un Comitato di salute pubblica, per opporsi ai Borboni, questi ultimi rappresentati a Cosenza dai feroci generali Busacca e Lanza, che, tra l altro, tentarono, inutilmente, di buttare le spoglie dei martiri nel Crati. A distanza di poco più di un ventennio, nel 1874, Giuseppe Pacchioni, superstite di quella memorabile spedizione, ritornava ancora una volta a Cosenza e nel Vallone di Rovito (presso Casali), famigerato luogo scelto nel secolo XIX per giustiziarvi briganti e patrioti, realizzò la colonna votiva a venerazione dei suoi compagni giustiziati. In tale occasione, Pacchioni potè rivedere, dopo ben sei lustri il Gaudio, il quale gli permetteva di ricopiare i sette ritratti dei suoi compagni di spedizione serbati fino a questi giorni come sante reliquie a Mendicino. Quindi, l artista-patriota acconsentì che G. Wenk potesse riprodurli mediante la tecnica litografica. Un operazione che permise di diffonderli tra gli amatori di autografi. Proprio grazie a questo suo ricco bagaglio artistico-culturale e al suo grande impegno civile, Pacchioni, nel secondo quinquennio degli anni Settanta del XIX Secolo, fu invitato ancora una volta a recarsi a Cosenza: le istituzioni locali gli conferirono l incarico di realizzare un monumento che inneggiasse alla patria liberata. Così, nel 1878 l opera in marmo bianco concepita e scolpita dall artista, e conosciuta dai Cosentini come La Statua della Libertà, venne collocata in Piazza XV Marzo (ex Piazza Prefettura), davanti alla Villa comunale; che si può ammirare in una bella e rara litografia sciolta dei tempi andati sempre conservata nella Biblioteca Civica, e qui riprodotta). Nei marmi del basamento Pacchioni incise sia i nomi del drappello dei Fratelli Bandiera che quelli dei rivoltosi cosentini del 15 marzo 1844, con i quali i Bandiera erano stati solidali. * Bibliotecario, Responsabile dei Servizi al pubblico della Biblioteca Civica di Cosenza10 Oggi Famiglia 10 EDUCAZIONE di Vincenzo Altomare La miglior scuola nella quale un giovane possa apprendere che l universo è dotato di senso è la pratica diretta con la natura. Non riesco a immaginare come un bambino normalmente dotato, al quale sia stata data l opportunità di venire a contatto e di familiarizzare con degli esseri viventi, cioè con le grandi armonie della natura, possa sentire che il mondo è privo di significato. (tratto da Konrad Lorenz, II declino dell uomo) Fin da bambino amavo stare a contatto con la natura. In semplicità, esplorando boschi e colline, percorrendo sentieri, osservando gli animali che incontravo di volta in volta. Una delle cose di cui sono grato alla vita è che quell amore per la natura che sperímentai fin da piccolo è ancora molto intenso e profondo. Ancora oggi, infatti, la natura mi appassiona. Avverto forte il bisogno di percorrere i sentieri della Sila, di godere della vista e della presenza degli scoìattoli, di assaporare le sue acque, di odorarne le fragranze tipiche dei boschi di conifere. O di stare li, in spìaggia a contemplare il mare in tempesta o di vederlo dalle alture di qualche pendìo. Tutto questo fa parte di me, proprio perché sento di appartenere alla natura, di esserne un frammento, cosciente quanto si vuole, ma sempre parte di essa. La mia fede ebraico-cristiana mi fa chiamare la natura `creazione, per ricordarmi che alberi, fiumi, laghi, mari, pesci e scoiattoli sono opera di un Dio pieno di amore e particolarmente creativo, di un Dio che ci ha fatti parte di una famiglia grande e meravigliosa E di fronte agli scenari della natura (o della creazione) comprendo il significato autentico delle parole di Konrad Lorenz: ogni persona che si rallegra alla vista della creazione vivente e della sua bellezza è vaccinata contro il dubbio che tutto ciò possa essere privo di senso. La domanda sul significato della creazione organica le sembrerebbe incomprensibile, come la domanda sul significato della Nona sinfonia di Beethoven rivolta a una persona che ama la musica. Già la Bibbia ci insegna che l uomo è un impasto di terra e spirito (Gen. 1-2): impossibile separare l una dall altro. Impossibile anche quando la nostra cultura ha amplificato lo `spirituale dimenticando il `naturale, come se all uomo fosse possibile un autentíca vita spirituale prescindendo dalla sua terrestrità, dalla sua animalità, dunque dalla sua naturalità. La natura non è ciò che ci sta di fronte, ma ciò a cui noi, nel più profondo del nostro essere, apparteniamo. Ma l amore per la natura si manifesta in me anche quando vedo come l uomo la minacci con i `prodigi della tecnologia. Eppure ci definiamo una specie `intelligente. Mi chiedo: in che senso? Abbiamo sottratto alla bìosfera molto più di quanto ci fosse necessario e dì quanto essa potesse darci; abbiamo ferito l equilibrio dell ecosistema Tema; abbìamo causato l estinzione di molte specie animali; abbiamo deforestato interi territori e sottratto ad animali e piante il loro habitat; con i nostri prodotti commerciali e tecnologici inquiniamo laghi, mari, fiumi. E, dunque, in cosa mostriamo intelligenza? Favorita dall evoluzione da più di 2 milioni di anni, proprio l intelligenza è stata trasformata dall uomo in uno strumento di involuzione! Le guerre accese di qua e di là e la crisi ecofogíca ne sono prova. La Bibbia ci consegna il compito di custodire responsabilmente la natura. Ma quella evoluzione culturale di cui ci vantiamo per via dei notevoli progressi tecnologici e scientifici, ci ha anche condotti a diventare, proprio nell ambito della natura, gli unici viventi capaci di distruttività. Mi impressionano ancora le pagine scritte da Erich Fromm nel suo saggio Anatomia della distruttività umana (1973) allorquando ci fece notare che l uomo si differenzia dal resto dei viventi perché è... un assassino, l unico animale capace di trasformare 1 aggressività in violenza! Con la sua evoluzione culturale, l uomo ha introdotto nell ambito della natura i cruenti espedienti della tortura, lo sfruttamento di piante, minerali, animali diventando, così, il più pericoloso fra i predatori. La mia speranza, tuttavia, ha fondamento: essa è riposta nelle capacità umane di conversione. L uomo può cambiare rotta, può tornare alla natura. I segni di questo cambiamento ci sono, i movimen- I figli ai genitori: non litigate, è bello vivere in una famiglia unita di Francesco Cundari L indagine di uno studio Eures sui figli tra i 14 e i 19 anni, più della metà ha come modello papà e mamma, che risulta però essere più presente. Sono le madri le più attive e le più presenti nelle decisioni pratiche, aiutando i figli nello studio, mentre i padri recuperano terreni soprattutto nel gioco e nello svago. Ai figli piacciono le famiglie affettuose dove l educazione passa attraverso la parola e non le sberle, che come mezzo di correzione sembrano quasi tramontate, la parola di oggi è il DIALOGO, solo il 6.6% dei casi si ricorre alle punizioni fisiche. Piacciono così tanto da rappresentare un modello ideale per oltre la metà dei ragazzi; 8 su 10 promuove a pieni voti i propri genitori. La relazione tra genitori è positiva quando vivono in una famiglia unita, con una percentuale dell 84%. Sono critici i ragazzi del nord che definiscono mediocre con una percentuale di Maggio 2005 Riscopriamo l amore per la natura ti ambientalisti sono lì a testimoniarlo. Ma non basta, lo sappiamo bene tutti. Se con Jonas parliamo dì `diritti della natura, nondimeno questa coscienza naturalistica non può più essere appannaggio di pochi eletti, movimenti o individui che siano. Ogni coscienza, ogni smgola intelligenza deve riappropriarsi di un autentico amore per la natura, praticando i boschi, i suoi sentieri, i laghi, le spiagge. Non come semplici consumatori intenti ad arrostire carne o a prendere la tintarella, ma come individui partecipi di una meraviglia, con stupore e amore. Riecheggiano ancora una volta le parole di Thoreau, parole che ci richiamano ad una vita semplice, intensa ed essenziale: andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per vedere se non fossi capaci di imparare quanto essa aveva da insegnarmi (...) Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa. La natura insegna... Tuttavia, questo amore per essa non si può improvvisare. Se è innato in noi, è parimenti soffocato dalla società mercantile e tecnolatra del nostro tempo. Va suscitato, dunque. Torna in causa l educazione e, con essa, la famiglia e la scuola. Ma sono entrambe formate per conseguire questo scopo? La risposta, ancora una volta, spetta alla nostra vecchia, saggia e celebrata... intelligenza! Consigli di lettura K. Lorenz, Il declino dell uomo, Mondadori, Milano 1984; K. Lorenz, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, Adelphi, Milano 1973; H.D. Thoreau, Ràlden ovvero vita nei boschi, BUR, Milano 2001 circa (19%) o addirittura pessima al (17.5%). Mentre circa (l 80%) immagina un matrimonio nel proprio futuro, mentre meno affascinati di questa scelta sono i figli di genitori separati circa il (65.5%). L idea di formare una famiglia tra i giovani è del (64.5%). I ragazzi più delle ragazze esprimono il desiderio di mettere al mondo un figlio, (32%) contro (30.2%), mentre il timore di restare soli affligge più i ragazzi che le ragazze, il (9.2%) contro il (6.7%). Quanto una famiglia è in crisi tanto più i figli percepiscono il momento difficile, non è vero che non si accorgano di nulla! Basta pensare che i ragazzi nei momenti critici tendono ad omologarsi ai genitori nella propria vita sia di gruppo che scolastica. I ragazzi oggi vogliono tutto e subito e se un genitore dice no scappano via, sbattono la porta, rompono oggetti ed anche a volte insultano. Nei momenti critici vogliono destabilizzare il proprio genitore. Però se gli si chiede cosa c è che non va hanno difficoltà ad esprimere una posizione critica nei confronti della famiglia. Adolescenti ribelli solo all apparenza perché siamo noi genitori a provocare qualche volta il conflitto anche se ci meravigliamo che abbiamo a che fare con dei figli ribelli.11 Oggi Famiglia 11 SCUOLA Maggio 2005 TRA I BANCHI DI SCUOLA Ricordi e suggestioni di un tempo che fu di Francesco Gagliardi La scuola di una volta, quella che io ho frequentato per la prima volta sul finire degli anni trenta, aveva questo gravissimo compito: insegnare agli scolari a scrivere, a leggere e a far di conto. Si acquisivano, anche se alla buona, i primi rudimentali strumenti del sapere e le prime competenze strumentali indispensabili per la vita di allora. Bisogna rendere omaggio a quella scuola perché da essa sono uscite diverse generazioni di alunni che poi hanno fatto grande l Italia. La scuola elementare era considerata scuola dell obbligo per i ragazzi dai sei agli undici anni. L obbligatorietà di frequentare la scuola media risale soltanto all anno Non tutti i comuni d Italia possedevano edifici scolastici e locali idonei per le scuole. Spesso erano locali improvvisati, privi di servizi igienici, di luce naturale e di luce artificiale. Nelle campagne, poi, la scuola era ubicata in sperduti casolari diroccati, lontani ed inospitali. Il più delle volte erano stalle con assoluta povertà di sussidi didattici e di suppellettili: un tavolo sgangherato, una lavagna, quattro banchi di legno e una carta geografica rattoppata. Anche l armamentario degli scolari era povero: un libro di lettura, un sillabario, una matita, una gomma, un astuccio col pennino, un quaderno a righe ed un altro a quadretti, un calamaio. Il tutto racchiuso in una cartella di stoffa o di legno per i più poveri, una cartella di carta pesta di colore giallo per i più ricchi. Ah, il calamaio! L inchiostro sempre fuoriusciva ed avevamo sempre le mani impiastricciate di nero e la camicia ed i pantaloni imbrattati. Costringevamo le nostre mamme a lavori straordinari, anche perché col bucato di una volta l inchiostro difficilmente andava via dai vestiti. Nostalgia, rimpianto di quei tempi lontani? Tantissimo. Non mi vergogno davvero nel confermarlo. Non credo che qualcuno voglia farmi sentire in colpa se ricordo ancora con tanto affetto la mia aula scolastica, la mia maestra di prima elementare che con tanta pazienza e bontà guidava la manina ancora incerta alla conquista gioiosa delle lettere dell alfabeto. Ricordo con affetto e nostalgia i cari, i vecchi compagni di classe. Impossibile non pensare a loro. Se chiudo gli occhi li rivedo uno per uno. E poi lei, la buona, la cara, la dotta, l impareggiabile maestra Adele Politano, seduta dietro il tavolo, sotto un piccolo crocifisso appeso al muro tra i ritratti del Re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini, il nostro Duce. Ricordo il suo sguardo materno, il suo dolce sorriso. Sul tavolo c era l immancabile registro di classe dove la maestra registrava le assenze, le note e le osservazioni sistematiche, una guida didattica che Illustrazione del Prof. Eugenio Cenisio consultava spesso, una penna, un calamaio, un foglio di carta assorbente ed infine una bacchetta di legno ben levigata larga circa tre dita e lunga mezzo metro. Ahi, ahi, la bacchetta di infelice memoria! Adesso la bacchetta non si usa più nelle nostre scuole, i tempi sono cambiati ed i metodi di correzione sono completamente diversi da quelli di una volta. Non avevi imparato a memoria i verbi? Cinque bacchettate. Non avevi imparato la tavola pitagorica? Dieci bacchettate. E se nella deprecabile ipotesi rispondevi alla domanda del maestro che il poliedro era un asinello allora le bacchettate erano parecchie. E che male facevano, specialmente d inverno, quando le mani erano completamente gelate dal freddo. Non ti potevi neppure lamentare, altrimenti la pena veniva raddoppiata. E se poi ti lamentavi a casa col babbo e con la mamma ti rispondevano: - Ha fatto benissimo. Se incontrerò la maestra la ringrazierò e le dirò di fare peggio -. E giù quattro scappellotti. Oggi, come minimo, il maestro andrebbe diritto in tribunale, processato ed allontanato dalla scuola. La bacchetta aveva il suo posto d onore sul tavolo della maestra, a destra del registro e guai a chi osava toccarla. Veniva guardata con disprezzo. Scompariva, immancabilmente, quando in classe arrivava qualche supplente giovane. Come d incanto ricompariva quando ritornava la vecchia maestra. Certe volte erano gli alunni più bravi, i secchioni, quelli che sedevano ai primi banchi, che si incaricavano di portarne una nuova. Se la facevano preparare dal falegname del luogo, il quale non osava minimamente dire di no alla richiesta del mastro e scola. Il maestro, una volta, era rispettato, amato e preso in grande considerazione, specialmente nei piccoli paesi. Il parroco, il medico, il farmacista, il maestro di scuola erano gli unici che sapevano leggere e scrivere e quindi erano i soli capaci di leggere e scrivere le lettere dei congiunti emigrati in terre lontane. Altri tempi, altra scuola, altri ragazzi, altri metodi! Ora la bacchetta a scuola non si usa più. E se qualche volta capita a qualcuno di visitare una scuola e trovare una bacchetta sulla cattedra, non si deve allarmare. Quella bacchetta serve tutt al più agli alunni per individuare sulla carta geografica le regioni italiane, i fiumi, i laghi, i monti ed i mari della nostra penisola. E se a qualche viandante distratto e occasionale, passando sotto le finestre di una scuola, capita di sentire tra le voci dei ragazzi un bel colpo sulla cattedra, non si deve minimamente preoccupare. Non è scoppiata nessuna rivoluzione in classe. E stata la bacchetta. Ah, la bacchetta! Che fine ingloriosa ha fatto! Povera, infelice, odiata bacchetta! Così scrisse il compianto Ispettore Scolastico Dott. Mario Valentini in un suo articolo tanti anni fa nel ricordare la bacchetta: - Da simbolo dell autorità magistrale e strumento di pedagogica correzione a mazza di tamburo -. L Ispettore Scolastico Mario Valentini12 Oggi Famiglia 12 POLITICA Maggio 2005 Lo strano salto culturale proposto da Occhetto Preferibile il pacifismo operoso di Fassino, D Alema e Rutelli di G.B. Giudiceandrea Nel numero scorso di questa rivista abbiamo riferito le proposte di Kofi Annan per la riforma dell ONU, l intervista di Fassino alla Stampa sull uso della forza che può risultare utile per affermare pace e democrazia e il commento positivo fatto su di essa da Umberto Ranieri, V. Presidente DS della Commissione Esteri della Camera; segnalavamo queste posizioni come primi fermenti nuovi della sinistra italiana, invitando a sottolinearli e difenderli, affinché non siano travolti dall estremismo antiamericano di una sinistra radicale. sua sorpresa culturale e politica ed anche il disagio per le posizioni di D Alema, Fassino, Rutelli ed altri che non avrebbero compiuto il salto culturale che egli considera necessario alla sinistra italiana per capire che qualsiasi popolo ha il diritto di conquistarsi autonomamente la democrazia, anche a costo di armarsi e combattarere, come avvenne in Italia con la lotta partigiana. che affluiscono all alba verso i loro posti di lavoro, di giovani che fanno la fila per arruolarsi nell esercito del rinascente Iraq. Lo stesso Occhetto, d altra parte, si rende conto che l indifferenza verso i crimini consumati contro i popoli non può essere sostenuta ed afferma: Io ritengo che sia giunto il momento di pensare seriamente all uso, diffuso, di una sorta di polizia internazionale. Massimo D Alema Oggi possiamo notare con sollievo che quei fermenti non si sono interrotti: Massimo D Alema, prendendo la parola al convegno dell Adriano di Roma, promosso dalla Fondazione Italianieuropei (da lui fondata assieme a Giuliano Amato), ha ripreso il discorso con l intento di fornire indicazioni programmatiche al centrosinistra. D Alema ha ribadito, davanti allo stato maggiore dell Ulivo che la sicurezza mondiale dipende dalla espansione della democrazia a cui bisogna tendere, senza escludere l uso della forza. E Francesco Rutelli gli ha fatto eco invitando a fare attenzione a scansare ogni tentazione di multilateralismo alla Chirac in funzione antiamericana. Non potevano mancare le reazioni delle forze più radicali presenti nella sinistra che si affianca all Ulivo e Franco Giordano di Rifondazione è accorso alla stessa tribuna per dichiararsi in totale disaccordo con D Alema. Non c è da scandalizzarsi che venga finalmente alla luce la dialettica presente nella sinistra: semmai sarebbe scandaloso (e pericoloso) il contrario. L On. Occhetto, con un intervista al Corriere della Sera è subito intervenuto su questo tema per manifestare la Piero Fassino Si tratta, in effetti, di un salto culturale un po ostico da capire, sia perché le lotte partigiane, italiana ed europea, sono state rese possibili dalle dure sconfitte inflitte al nazifascismo dalle armate angloamericane e sovietiche, sia perché la sinistra non si è mai chiusa, né può chiudersi oggi, nell egoistico isolamento di chi considera fatto che non lo riguarda la sofferenza di un altro popolo oppresso dalla dittatura o barbaramente decimato da una spietata pulizia etnica o ferocemente aggredito da bande di criminali esaltati che in nome di una pretesa liberazione uccidono, depredano, stuprano le popolazioni di inermi villaggi africani. Si potrebbe osservare che il salto culturale che propone Occhetto è il ritorno al pacifismo molto diffuso in Europa nel 1939 quando in molti raccomandavano di non morire per Danzica, cioè non ostacolare la politica aggressiva di Hitler; Occhetto propone, insomma, l abbandono di ogni forma di internazionalismo che raccomandava di farsi carico di ogni problema di qualsiasi cittadino del mondo: ricordate L I care che fu motto di un congresso DS? Io sono tra i tantissimi che considerano una fortuna che Fassino, D Alema, Rutelli (e i milioni di elettori dell Ulivo) non abbiano compiuto il salto verso la cultura egoista ed imbelle di chi vuole lasciare che un terrorismo esaltato dalle eccitazioni alla guerra santa contro l Occidente (la Jiad) continui a spargere il sangue di bambini nelle scuole, di donne nei supermercati, di uomini e donne Francesco Rutelli E giusto che l uso della forza per fermare i crimini e ristabilire la democrazia in ogni angolo del mondo sia demandato ad una forza sovranazionale super partes, quale dovrebbe essere l ONU, ed è sacrosanto che nessuno pretenda sostituirsi a questa forza: è ben per questo che abbiamo salutato nel numero scorso le proposte di riforma formulate da Kofi Annan, attuale Segretario dell Onu, tra cui la definizione di un codice per regolare l uso della forza e della guerra per garantire in ogni angolo del pianeta il rispetto dei diritti umani, nonché la chiara definizione, finalmente, del terrorismo come crimine contro l umanità, anche per evitare che nelle piazze qualcuno, credendo di gridare qualcosa di sinistra, inneggi alla resistenza irakena e qualche altro corra a Belgrado ad abbracciare Milosevic, quasi a confortarlo perché i soldati italiani stavano ponendo fine allo sterminio che in nome della pulizia etnica egli stava realizzando in Kosovo. Non so come la pensi l On. Occhetto su queste proposte di Annan, ma è bene che su di esse si faccia la massima chiarezza, affinché nessuno assuma posizioni che, in nome di un frainteso pacifismo, invochi il salto culturale che porti la sinistra ad operare affinché abbiano man salva i tiranni sanguinari o il terrorismo criminale.13 Oggi Famiglia 13 Striscia di Gaza, addio! di Manuela Fragale È iniziato e prosegue inesorabilmente l esodo volontario dalla Striscia di Gaza, la soluzione sconcertante e dolorosa al conflittuale rapporto arabo-israeliano. Il secolo inquieto Tutto cominciò nel 1917, quando il segretario di stato inglese agli affari esteri, lord Balfour, pubblicò l omonima dichiarazione con la quale annunciò che l Inghilterra avrebbe favorito, dopo la guerra, l insediamento in Palestina di un Centro nazionale per il popolo ebreo a condizione che non venissero lesi i diritti del popolo arabo. Ciò creò un malinteso fra il governo inglese e i sionisti: i Britannici, infatti, non intendevano favorire la nascita di uno Stato ebraico! L ascesa al potere di Hitler provocò nel 1933 un ondata di immigrazione ebraica di ampia portata che fu quasi completamente arrestata nel Di conseguenza, gli Ebrei organizzarono sia immigrazione clandestina (Haapala) sia azione terroristica contro gli Inglesi. Nell autunno 1945, a causa del rifiuto londinese alla richiesta di immigrazione illimitata, gli Ebrei si trovaro- Il viaggio di Adele Costabile del Sordo Il richiamo è troppo forte per non udire. Improvviso campo magnetico nel cuore del regno che fa della croce il suo scettro. Calamitati nel viaggio percorrono la speranza su arse lunghezze d asfalto. E poi l approdo, l atterraggio, la sosta, il niente. Un lungo buco nero a ritroso nel tempo ritrova la luce nel grembo, che si estende all accoglienza. Nel nulla sciogliersi per divenire, nella bramosia del ricordo, POLITICA Maggio 2005 no in guerra con l Inghilterra. Due anni più tardi, l ONU decise un Piano di spartizione della Palestina che avrebbe dovuto dare vita ad uno stato ebraico e ad uno stato palestinese in Cisgiordania, mentre la città di Gerusalemme sarebbe diventata zona internazionale. Il 14 maggio 1948, Ben Gurion proclamò l indipendenza dello Stato d Israele, lo Stato fondato sulla Legge del Ritorno secondo la quale ogni Ebreo ha il diritto di immigrare in Israele, dato che la nazionalità israeliana è determinata dall appartenenza alla religione ebraica. La tensione con la Lega Araba sulle frontiere sfociò in conflitti culminati, nel 1967, in una guerralampo tramite la quale Israele riuscì a occupare tutta la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai. Dopo altre guerre e qualche accordo siglato, la situazione non cambiò, tant è che rimase inapplicato persino il secondo punto degli Accordi di Camp David (1978): l autonomia dei Palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Il mutamento La tormentata vicenda araboisraeliana, esaminata secondo un freddo approccio razionale, è giunta ad una conclusione sconcertante sospendersi e nel dolore scoprire la vita. C è vita in questo dolore ch è l urlo del mondo che si fa vedere nel cuore della città grande, ferma e silente, nel commiato. Silenzio, che non è d aria, ma di sostanza di corpi che nel contatto rinnovano la forza. Vigore e calore a lunghe linee solcano tragitti d esistenza e ti lasci penetrare e ti abbandoni nel ricordo. E poi il tuo viso, carne che riempie l anima aperta al tuo passaggio, alla speranza all idea di un sogno. che prevede un piano di evacuazione così strutturato: - il 31 luglio terminerà l esodo volontario, in corso da qualche mese, nel rispetto degli accordi sulle compensazioni finanziarie; - il 14 agosto l esercito dichiarerà zona militare chiusa i ventuno insediamenti compresi nella Striscia di Gaza e le quattro enclavi in Cisgiordania; - dall 1 al 15 settembre l esercito costringerà ad andar via i residenti israeliani che abbiano rifiutato di lasciare le proprie abitazioni; - entro il 30 settembre l esercito completerà il ritiro militare, rimanendo nel corridoio del confine tra la Striscia di Gaza e l Egitto. Complessivamente, saranno circa ottomila gli israeliani che diranno Striscia di Gaza, addio. In concomitanza con l esodo volontario, era stato previsto che l esercito distruggesse case, fabbriche, scuole e sinagoghe; Ariel Sharon ha fatto giusto in tempo a ripensarci e ad affidare al viceministro Shimon Peres l incarico di salvare un ingente patrimonio. Inoltre, in collaborazione con il Ministero delle Finanze israeliano, ha avviato una raccoltafondi mondiale che assicuri un sussidio ai disoccupati palestinesi. Quale futuro? Intanto, si valutano le potenzialità economiche di un territorio suscettibile di speculazioni. Il governo risarcirà i coloni fino al 60% del valore delle loro coltivazioni in serra e, a fronte della perdita del 40%, consentirà di portare con sé macchinari, computer e attrezzature. Così facendo, però, si renderanno ingestibili le enormi coltivazioni di verdure pregiate. La soluzione migliore, per la quale Peres si è messo al lavoro, è trovare fondi privati che risarciscano ai coloni anche il 40%. Soltanto a queste condizioni le serre potrebbero essere utili all economia locale: nei km 2 coltivati a ortaggi e insalata, potrebbero essere impiegati fino a 60mila manovali palestinesi che oggi sono costretti alla disoccupazione. Oltre che all agricoltura, si pensa al comparto edilizio. Shimon Peres è stato contattato da una società immobiliare che si è offerta di comprare in blocco tutti gli edifici abbandonati per trasformarli in palazzi da destinare alla popolazione palestinese; in progetto c è anche la realizzazione di un centro medico all avanguardia. Soprattutto, però, verranno rese produttive le spiagge di ineguagliabile bellezza che contano 43 km di sabbia e palmeti; perché non trasformare qualche insediamento in fulgido villaggio turistico? Detto fatto. Il viceministro ha già contattato alcune importanti compagnie turistiche.14 Oggi Famiglia 14 LETTERA APERTA di Rosa Capalbo Non posso che provare amarezza per quelle persone che camminano solo fisicamente, ma sono completamente paralizzati nel cervello e nel cuore. Ogni giorno, ogni istante, noi disabili ci scontriamo contro un mondo che tende a relegarci in un angolo solo perché, più sfortunati, siamo stati colpiti dalla malattia, nel mio caso, dalla polio, che mi ha costretta alla carrozzina a rotelle, rotelle che, spesso, spingo a forza di braccia. Credo che dovrebbe essere chiaro a tutti il disagio fisico della condizione di un disabile, ma stranamente accade, troppo spesso, che si incontrino persone che si fanno scudo della loro arroganza di sani, per umiliarci più di quanto non abbia fatto la vita. L 11 aprile scorso, al Teatro Rendano, si è tenuto uno spettacolo per sensibilizzare sulla condizione dei disabili. Presente la polizia di Stato che nella Persona del Questore di Cosenza, ha detto a noi uditori L entusiasmo con il quale la Polizia di Stato di Cosenza ha accolto l invito dell Associazione Oasi Federico a concorrere alla realizzazione di questa importante iniziativa s ispira ad una evidente affinità, che mi sembra opportuno sottolineare, tra i principi ispiratori dell azione quotidiana di uomini e donne della Polizia di Stato e le finalità perseguite dall Associazione medesima: la tutela dei fratelli più sfortunati e, dunque, più vulnerabili, da promuovere con tutte le risorse disponibili, senza se e senza ma. Le difficoltà che quotidianamente i disabili sono costretti ad affrontare sembrano, talvolta, amplificate non solo da ricorrenti disagi strutturali ed architettonici, ma soprattutto da inutili, inquietanti ed, ahimé, frequenti esercizi di retorica o da evidenti dimostrazioni di insensibilità riflettiamo sul significato di iniziative come questa, rinunciando ad un facile e sterile pietismo, ma semplicemente con la consapevolezza che i fratelli disabili costituiscano una risorsa insostituibile ed irrinunciabile nel nostro mondo. Il mio sogno di bambina e poi, di donna, è stato quello di vivere in modo normale. Ho lottato e continuo a lottare per questo, ma ogni volta mi scontro con la realtà, dove a vincere o ha farla da padrone è sempre il più forte o quello che si ritiene tale. Nell iniziare a pubblicare articoli mi sono ripromessa di mettere in evidenza le ingiustizie, dire sempre la verità, non scendere mai a compromessi e oggi sono fiera di non averlo fatto. Non riesco a credere che esistono esseri che discriminano una persona disabile solo perché meno fortunata, quindi più soggetta a sentirsi in colpa per la sua condizione, più debole, mi OPINIONE Maggio 2005 tocca, continuamente, ribadire con forza i diritti di noi disabili. Qualche esempio: il Teatro Rendano che solo adesso, dopo l ennesimo restauro, è stato munito di ascensore (ho passato anni a chiedere qualcosa che la legge sanciva già da molto tempo). Per anni il teatro Rendano, non essendo dotato di ascensore, mi ha ostacolato, tantissimo, nell andare a vedere le commedie che vi si tenevano. Devo riconoscere che l ex Direttore, Aldo Dolce, ha fatto onore al suo nome, è sempre stato gentilissimo, mi ha solo chiesto di arrivare la prima per permettere che, persone preposte, potessero salirmi con la carrozzina, persone dotate d estrema sensibilità nell aiutarmi, ma ciò non ha escluso che sia stata una grave pecca non aver previsto un ascensore nel momento del precedente restauro. Il caso del Duomo della Serra che solo adesso, grazie al progetto dell Architetto Neri, e degli Ardorini, che l hanno promosso e attuato, dopo le mie richieste, è stato munito di un altro ingresso accessibile alla sedia a rotelle Il caso del costruttore che a Fuscaldo (dove abbiamo un appartamento al mare), ha costruito senza tenere conto dello scivolo per l accesso al mare (da me richiesto più volte). Le sollecitazioni sono state continue, devo riconoscere, però, che i miei La perdita dell etica minaccia l agire dell uomo di Franco Pulitano Ciò che colpisce nella cultura e nella società di oggi è quella incapacità di riconoscere i valori che sono punti fermi della nostra coscienza. Si nota una mancanza di rispetto per le cose, per le regole, per gli altri. Le teorie della giustizia e della morale hanno, oggi, preso una strada diversa dalla strada dell etica, almeno nella misura in cui si intenda classicamente per etica la dottrina della vita giusta. Atteggiamenti violenti e prepotenti, continue violazioni della legge, (anche a livelli banali) mancanza di riguardo verso i diritti altrui, disprezzo per chi non è forte e prepotente, mettono in evidenza la condizione dell uomo d oggi che spazia come un nomade nel mondo senza una rotta sicura e, quindi, esposto al rischio del naufragio. Rendersi attenti, dare importanza all eticità dei mezzi non è solamente la base per recuperare il senso religioso della vita, ma è anche la pedagogia necessaria per imparare il rispetto. Necessita, pertanto, un movimento che risvegli un nuovo tipo di esistenza personale, un nuovo divenire. Soltanto così potrà crescere una nuova forma di comunità duratura, la cui vita spirituale e morale, nella comunione di amore per le idee, porti con sé l orizzonte di un futuro migliore. interlocutori, sono diventati sensibili ai problemi sottoposti e li hanno adattati. Continuamente si parla di handicap, e la sensibilità, previa opportuna sollecitazione mi sembra aumentata leggermente aumentata. La Legge quadro per i diritti degli handicappati, per essere attuata ha bisogno di una voce che continuamente ricordi, a chi è distratto, che essa esiste anche se è spesso disattesa: marciapiedi troppo alti; porte dei bar troppo strette; ascensori impossibili. Medici, Notai, Dentisti, Tribunali, Sedi Regionali, quasi tutti sprovvisti d ascensori. Io metto la voce, la penna, per far sentire ha chi è sordo che non devono esserci discriminazioni nei confronti degli handicappati, caso mai solidarietà! Denuncio quegli esseri umani (come fanno a considerarsi tali?), che hanno cemento e denaro al posto del cuore, che di fronte ad una persona più debole fisicamente chiudono anche la porta dell intelligenza. Bisognerebbe ricordare, sempre, che il destino di ognuno é dietro l angolo: che succederebbe se queste persone si trovassero nelle condizioni di un disabile? Mi auguro che chi mi legge comprenda ed operi affinché nessuno sia umiliato per la sua condizione. Tutto dipende dalla scoperta di nuove idee, ossia dalla facoltà dell uomo di riferirsi al bene, realizzandosi in una retta via. Oggi, in molti contesti sociali, (famiglia, quartiere, ecc.) si stanno perdendo quei valori che assicuravano il sostegno, l orientamento, il supporto alle giovani generazioni. L agnosticismo diffuso, il relativismo morale e culturale, una vita di egoismi e senza slanci affettivi ci portano lontano dalle radici cristiane della nostra storia. Appare evidente in che senso e in che misura si imponga la necessità di un recupero di quei valori caduti in oblio. E che questo possa avvenire non mi sembra impossibile. Al centro di quell orientamento morale della vita che noi chiamiamo cristiano c è il grande comandamento: - Ama il prossimo tuo come te stesso - Pertanto, deve esserci un tentativo di fornire ai giovani un riferimento certo a cui affidare il compito di recuperare le perdite di alcuni valori, necessari al viver civile. E necessario guidare i soggetti, nella fase particolare dell età evolutiva, a passare dalla loro condizione individuale, ad un loro stato sociale e ciò può avvenire, soprattutto, attraverso l istruzione e la formazione, che costituiscono gli strumenti culturali ed operativi per inserirsi in un determinato contesto sociale e assumervi il ruolo di cittadini responsabili. Ciò non dovrebbe essere difficile in considerazione del fatto che l essenza dell uomo coincide con la sua psiche, ossia con la sua intelligenza di intendere e di volere.15 Oggi Famiglia 15 OPINIONE Maggio 2005 L opinione Giù le mani dalla Costituzione di Rosa Capalbo Dopo una guerra sanguinosa che aveva portato lutti e rovine, il popolo italiano fu chiamato a decidere per il referendum, (per le prima volta votarono le donne): Monarchia o Repubblica. Fu scelta la Repubblica e, come Bandiera, il Tricolore: verde come la speranza che aveva animato quanti avevano combattuto per la liberazione e come le nostre foreste; bianco, come le vette delle Alpi ricoperte di neve e come la pagina vergine dove ancora si doveva scrivere la nostra storia; rossa, come la passione che aveva animato gli ideali degli uomini migliori e come il sangue versato per vincere la lotta contro lo straniero. L Italia uscita dal conflitto mondiale era una Patria che doveva ricostruire le proprie fondamenta. All indomani del giorno in cui il popolo italiano si pronunciò per la Repubblica fu eletta l Assemblea Costituente con il compito di redigere la Costituzione Italiana. Il testo, studiato da una commissione di 75 membri, fu approvato il 22 dicembre La Costituzione fu firmata dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola, controfirmata dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi ed entrò in vigore il I gennaio De Gasperi, al Trattato di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947, di fronte alla potenze vincitrici disse: nulla se non la vostra personale cortesia mi permette di essere qui oggi ed affermare che il popolo italiano vuole essere costruttore di pace ed aggiunse che nessuno doveva pagare per le scelte scellerate di qualcuno di cui poi si era liberata. La Costituzione è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni: principi fondamentali (artt. 1-12); parte prima, dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini (13-54); parte seconda, concernente l ordinamento della Repubblica (55-139); 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi. I principi fondamentali e la prima parte della Costituzione contengono un ampio riconoscimento dei diritti civili e politici essenziali, che sono immodificabili: l uguaglianza davanti alla legge e l inviolabilità dei diritti dell uomo (libertà personale, diritto alla difesa, presunzione di innocenza, inviolabilità del domicilio, segreto epistolare, libertà di circolazione e soggiorno, di espatrio, di riunione, di associazione, di religione, di opinione e stampa). Sono espressamente tutelate le minoranze linguistiche. Sono, poi, riconosciuti esplicitamente i diritti della famiglia, dei minori, il diritto alla salute, la libertà delle arti e delle scienze, il diritto all istruzione. Nella Costituzione italiana, all articolo 3, comma secondo è specificato: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del paese. In questo senso vanno interpretati il riconoscimento del diritto al lavoro e la subordinazione della proprietà e dell iniziativa privata agli interessi collettivi. I diritti del cittadino sono inoltre riconosciuti e tutelati non solo con riferimento a ciascun individuo, ma anche nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua attività (famiglia, comunità locale, partiti, sindacati, associazioni ecc.). Un richiamo preciso sottolinea i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tra i doveri, nella Costituzione italiana, ci sono: la fedeltà alla Repubblica, il pagamento delle imposte, il dovere dei genitori di curarsi dei figli, il dovere di votare e di difendere la patria, la libertà di culto. Una parte importante definisce le strutture dell ordinamento statale: il Parlamento, nucleo centrale del sistema politico; il Presidente della Repubblica, con un ruolo di garante dell unità nazionale; il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Governo, detentori del potere esecutivo e dell indirizzo politico; la magistratura, di cui è solennemente riconosciuta l autonomia. Tale riconoscimento è duplice in quanto, da un lato, la magistratura è dichiarata ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere e, dall altro, il giudice è detto soggetto soltanto alla legge, il che significa che non ha alcun superiore gerarchico. Il controllo di legittimità costituzionale delle leggi dello stato e delle regioni è affidato alla Corte Costituzionale. Una norma giudicata dalla Corte in contrasto con la Costituzione cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La Costituzione italiana non può essere modificata con leggi ordinarie, ciò per sottrarre la legge fondamentale dello stato alle trasformazioni che appaiano più convenienti a maggioranze parlamentari, ma non significa che essa sia immodificabile. Si prevedono, prudentemente, due deliberazioni a maggioranza assoluta da parte di ciascuna Camera a distanza di tre mesi l una dall altra, per modificarla, questo per impedire che si giunga a modificare la Costituzione sull onda di un emozione passeggera. Solo la forma repubblicana e i diritti che la prima parte della Costituzione sono inviolabili. La Lega Nord parla di Federalismo, parla di referendum, di revisione della Costituzione ed avrei voglia di urlare: giù le mani dalla Costituzione! Revisionare la Costituzione è rinnegare tutti i principi che l hanno animata, vanificare il sangue versato per ottenere l Unità d Italia. I Padri della nostra Repubblica si rivolterebbero nella tomba: De Gasperi, Einaudi, Togliatti, Nenni e tutti gli altri, che avevano varato quella Costituzione che oggi è alla base della nostra democrazia. Sarò una sentimentale, ma ogni volta che sento suonare l Inno d Italia, provo un groppo in gola, un grande amore per quest Inno da molti definito brutto, ma che io trovo bellissimo perché fa parte della storia di ognuno di noi. La Costituzione deve ancora essere completamente attuata, ma guai ad attentare ad essa, è come distruggere la parte migliore di noi. Viva l Italia! Abbasso La Lega Nord che parla di federalismo, quindi di divisione dell Italia!16 Oggi Famiglia 16 UNIVERSITÀ Maggio 2005 La crescita nei paesi in via di sviluppo Il Centro di Eccellenza per il Calcolo ad Alte Prestazioni dell Università della Calabria offre un opportunità a scienziati del terzo mondo di acquisire nuove conoscenze e interagire con la Comunità scientifica internazionale di Franco Bartucci Recenti studi eseguiti da prestigiose istituzioni internazionali hanno mostrato che la crescita e lo sviluppo della società in paesi in via di sviluppo, così come nel mondo industrializzato, dipendono dalla loro capacità di affrontare e risolvere problemi complessi molti dei quali possono essere affrontati solamente applicando nuovi modelli e tecniche che richiedono sistemi di calcolo molto grandi per calcolo ad alte prestazioni (HPC). Per dare una incidenza reale a tali problematiche, attraverso programmi specifici, il Centro Internazionale per la Tecnologia e l Innovazione Alarico, che ha sede in Contrada San Antonello di Montalto Uffugo, diretto dall arch. Maurizio Bonifati e sostenuto finanziariamente dalla Mining Italiana, ha promosso in collaborazione con il Centro di Eccellenza per il Calcolo ad Alte Prestazioni dell Università della Calabria un Workshop offrendo fra l altro un opportunità a scienziati del terzo mondo di acquisire nuove conoscenze in un settore innovativo e di interagire con membri della comunità scientifica internazionale. All interno del Workshop, della durata di tre settimane, sono stati inseriti dei momenti di studio molto interessanti, che si sono svolti presso il Centro di Eccellenza per il Calcolo ad Alte Prestazioni, sulla turbolenza nei plasmi in astrofisica e in laboratorio, la chimica teorica e computazionale, modelli paralleli per simulazione di fenomeni complessi acentrici, sulla ottimizzazione numerica per sistemi a grande scala. Hanno partecipato al workshop circa trenta laureati in ingegneria, matematica, fisica, scienze della terra provenienti da paesi ( Marocco, India, Filippine, Cameroon, Brasile, Sudan, Uganda, Mexico, Pakistan, Vietnam, Grecia, Spagna, Ukraina, Ethiopia, Romania e Italia) in via di sviluppo e da paesi con economie di transizione, nonché candidati provenienti dal mondo industrializzato. Il Centro Internazionale per la Tecnologia e l Innovazione Alarico è stato fondato nel mese di febbraio del 2003 con l obiettivo di promuovere tecnologie innovative, economiche ed efficienti nei settori minerario, della scienza dei materiali, delle fonti di energia e dell ambiente senza o con poco impatto sull ambiente. Queste tecnologie terranno conto, in particolare, delle necessità dei paesi in via di sviluppo. Le attività del Centro Alarico, diretto dall arch. Maurizio Bonifati, si svolgono sia in Calabria (Montalto Uffugo e Lamezia Terme) che nel Lazio in provincia di Viterbo, prevedono corsi di alto livello, workshop e conferenze, nonché attività di ricerca nei settori delle citate tecnologie, che verranno svolte in collaborazione con l Università della Calabria e sostenute finanziariamente dalla MINING Italiana. Da rilevare come evento importantissimo la definizione delle procedure per il riconoscimento internazionale del Centro nell ambito di una organizzazione delle Nazioni Unite. Si tratta dell U- NIDO, l organizzazione che si occupa dello sviluppo industriale nei paesi in via di sviluppo. Il Centro di Eccellenza per il Calcolo ad Alte Prestazioni dell Università della Calabria, diretto dal prof. Lucio Grandinetti, è stato fondato nel 2002 e conta approssimativamente cinquanta ricercatori e sei linee di ricerca: Grid computing e sistemi di HPC per applicazioni scientifiche ed industriali turbolenza nei plasmi in astrofisica e in laboratorio; chimica teorica e computazionale; modelli paralleli per simulazione di fenomeni complessi acentrici; HPC in fluidodinamica computazionali; ottimizzazione numerica per sistemi a grande scala. Ad aprire i lavori è stato il prof. Lucio Grandinetti, coordinatore del workshop e Pro-Rettore dell Università della Calabria, che ha rimarcato l importanza dell incontro in quanto occasione di collegamento tra il mondo universitario calabrese e i paesi in via di sviluppo, che trovano nei paesi dell area del Mediterraneo le migliori occasioni per una conoscenza dei canali dello sviluppo, partendo dalla ricerca e dalla valorizzazione delle alte tecnologie. Per tutto ciò l Università della Calabria si propone già da tempo per svolgere un ruolo di propulsione e di processi formativi, oltre che di ricerca innovativa, come in questa circostanza del Workshop promosso dal Centro Alarico. Il Workshop ha offerto l opportunità ai corsisti di acquisire nuove conoscenze in un settore innovativo e di interagire con membri della comunità scientifica internazionale utilizzando le competenze del Centro di Eccellenza per il Calcolo ad Alte Prestazioni e i laboratori dei dipartimenti di matematica, fisica, chimica, informatica e scienze della terra. Da sottolineare il profilo di assoluta eccellenza dell iniziativa, in quanto ha consentito l approfondimento di tematiche altamente innovative, alla frontiera della tecnologia. L applicazione del calcolo ad alte prestazioni e, soprattutto, del nuovo paradigma del grid computing, che ottiene sempre maggiore riconoscimento, non solo a livello accademico scientifico, ma anche come settore di forte impatto nella risoluzione di problemi legati alla vita di tutti i giorni (studio dei fenomeni ambientali, previsioni meteorologiche, gestione di sistemi complessi, ecc.). La scuola ha visto la presenza, in qualità di docenti, di autorevoli figure, il cui apporto scientifico nel settore è riconosciuto a livello nazionale ed internazionale (Jack Dongarra dell Università di Tennessee - USA, Agostino Mathis, ex dirigente ENEA, Giovanni Erbacci del CINECA, Nico Sanna del CASPUR, Domenico Talia dell Unical, ecc.), oltre che di importanti riferimenti nei settori applicativi trattati diffusa- Una veduta dell Università della Calabria17 Oggi Famiglia 17 mente durante la scuola, quali l astrofisica, la chimica computazionale, l ambiente e l ottimizzazione di sistemi complessi (Gilbert Laporte dell Università di Montreal - Canada, Jeff Linderoth dell Università di Bethlehem - USA, André Mangeney dell Osservatorio di Meudon - Parigi, Alain Noullez dell Osservatorio di Nizza - Francia, Francesco Califano dell Università di Pisa, e i docenti Unical Toti Di Gregorio, Gino Crisci, Nino Russo, Pierluigi Veltri, Roberto Musmanno, ecc.). La scuola si è avvalsa, inoltre, della collaborazione organizzativa di Janusz Kowalik, già dirigente della società Boeing. Particolarmente emozionante è stata la manifestazione di chiusura della scuola per la consegna degli attestati da parte del presidente onorario del Centro Alarico, dott. Aldo Bonifati, e del direttore, prof. Lucio Grandinetti, i quali hanno espresso giudizi più che positivi sull esperienza maturata che potrà portare a un rafforzamento del ruolo dell Università della Calabria nei rapporti di collaborazione e sviluppo soprattutto con i paesi maggiormente toccati da condizioni di povertà. Che sia la Calabria, con la sua Università più anziana, ad avere attuato un tale importante Centro di alta ricerca e formazione, può essere considerato come valore aggiunto per quelle politiche di crescita e sviluppo del proprio territorio. La dichiarazione di un corsista La Calabria è una regione mediterranea e in quanto tale - ha dichiarato il ricercatore Mohammed Saber Abdelmajid Ainane, dell Università di Monlay Ismoul (Marocco) - la popolazione ha delle caratteristiche tipiche come l ospitalità, la generosità, l affabilità, l apertura agli altri. Fa parte della cultura italiana il comprendere la difficoltà degli altri e cercare di aiutarli, per quanto possibile. In particolare, gli scienziati, e l ambiente universitario dell Università della Calabria e altre società e persone hanno compreso questa necessità creando il Centro Internazionale Alarico, dove si effettuano scambi culturali in un clima pacifico e di rispetto reciproco. Il secondo workshop sulla grid computing ha costituito un soggetto interessante e necessario perché al giorno d oggi non si può vivere senza comunicazioni e una conoscenza concreta della cultura informatica. Hanno preso parte al workshop scienziati di diversi continenti e paesi in via di sviluppo che trasmetteranno le conoscenze acquisite direttamente alle persone nei loro paesi. Vorremmo ringraziare, anche a nome di tutti i partecipanti, il centro Alarico e tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita di questa manifestazione. Sarebbe auspicabile che questa attività continui nel futuro anche sviluppandosi in ambiti diversi al fine di aiutare i paesi in via di sviluppo e permettere una collaborazione internazionale basata su delle relazioni pacifiche, amichevoli e cordiali. POLITICA Maggio 2005 IL RINNOVAMENTO DELLA CLASSE DIRIGENTE di Oreste Parise La Margherita è finita per diventare il delta dove confluiscono gran parte dei fiumi del malcontento e rischia di trasformarsi in un mare magnum di interessi personali, di ambizioni guelfe e ghibelline, un recinto dove razzolano polli e pollastre di ogni razza. Era sorta non come un nuovo partito, ma un partito nuovo, diverso, moderno, dinamico e dalla forte spinta etica e morale, con l obiettivo di attrarre forze nuove e giovani, di coinvolgere le intelligenze più vive in un progetto di rifondazione della polis, di ridare nobiltà all impegno ed alla volontà di partecipazione dei giovani, degli operai e degli intellettuali. Si ritrova oggi a fungere da centro di raccolta degli scontenti, delle ambizioni non soddisfatte dei potenti d antan, deludendo ansie di rinnovamento ed aspettative di modernizzazione, con uno scarso entusiasmo per la scelta di una nuova classe dirigente al di fuori ed al di sopra di criteri clientelari e nepotistici, premiando capacità realizzative e competenze. Un po tutti i partiti sono alla ricerca di candidati che assicurino visibilità o un pacchetto di voti, senza alcuna valutazione dell identità culturale, dell omogeneità ideologica, in una assurda rincorsa del qualunquismo e dell approssimazione elaborativo. Non c è da meravigliarsi se questo genera un certo disgusto per la politica e la convinzione che rischia di diventare generilazzata di una sostanziale identità di qualsiasi politica, dell indifferenza dell appartenenza ad una formazione partitica o culturale, e si cerca una risposta nell astensione, che vuol disattenzione ed indifferenza, e nella personalizzazione. La politica è la scelta del candidato e il candidato fa la politica. Il rimescolamento delle carte, l intorbidamento dei valori e dei principi allontano dalla politica, trasformano, nella migliore delle ipotesi, i timidi avvicinamenti in astensionismo, in un rifiuto totale della politica, fanno aumentare il qualunquismo di tutti coloro che ritengono gli schieramenti equivalenti nei compromessi, nella gestione clientelare, nella voglia spartitoria, nell esasperazione nepotistica. La presenza dei convitati di pietra immobili al centro, pronti a sedere su qualsiasi tavola, non fa che aumentare il disorientamento e la disillusione di chi vorrebbe credere che esiste un alternativa, che si può credere in un futuro diverso e migliore, ma viene sempre disilluso dai comportamenti gattopardeschi, dalle giravolte repentine, dai numerosi discepoli politici che non hanno bisogno di essere folgorati sulla via di Damasco per convertirsi. Il caso Calabria, dove le primarie hanno dato un esito più scontato, ma che hanno un valore simbolico molto più grande per essere un inizio della ri-democratizzazione del processo politico, di parziale ma significativo ridimensionamento della burocrazia centralizzata. Il ricorso alla figura anch essa inedita dei grandi elettori ha consentito una maggiore presa dell apparato sul meccanismo di voto, un maggior controllo verticistico, ma anche un maggior peso della militanza partitica, inevitabilmente più consonante con le decisioni del vertice. Tutto ciò non ne sminuisce il significato, non rende inutile l esperimento. All interno di questo sistema è uno dei possibili modi per immaginare delle primarie, maggiormente premiante per i più impegnati, disposti a dedicare parte del loro tempo all elaborazione politica. Quel cammino non si deve interrompere, non è consentito a nessuno di tradirne lo spirito che pervadeva l assemblea. Pure nella ricerca del necessario consenso per poter vincere la battaglia, non bisogna tradire le attese e le aspettative. Non abbiamo bisogno di un amministrazione ordinaria nel governo della regione, ma di un governo lungimirante, in grado di invertire la tendenza inesorabile al declino che ci ha colpito come un maledizione. La più grande scommessa è il ritorno alla normalità legale, al consenso democratico, al rispetto totale delle regole, contro l approssimazione, la precarizzazione dei rapporti, l inefficienza degli apparati pubblici. Dieci anni di un governo provvisorio, approssimativo di Nisticò prima e Chiaravalloti poi, hanno ridotto la Calabria allo stremo. Governi dove hanno avuto larga rappresentazione inefficienza e clientelismo, senza che ci sia stata una opposizione ferma e decisa, che si sia opposto alla degenerazioni ed al malcostume di concorsoni e monogruppi, consulenze milionarie e dispersioni delle risorse. Si sente forte il bisogno di un deciso rinnovamento della classe dirigente, di una ventata di sperimentalismo, una fucina di idee e di proposte che sia in grado di fare uscire la Calabria dalla palude della rassegnazione. Soprattutto le classi più deboli, i senza lavoro, i precari di ieri e di oggi, hanno diritto ad un sogno di rinascita, di avere risposte chiare e forti, scelte decise. Bisogna indicare loro un traguardo ed un futuro alla regione ed al Paese con programmi seri ed impegni che devono essere rispettati. Con la caduta del muro di Berlino è caduto un modello e qualsiasi riferimento. Spetta alla Politica trovare una risposta all ansia di rinnovamento che pervade la parte più viva della società.18 Oggi Famiglia 18 INCONTRI DECISIVI I libri non sono solo un mezzo per la diffusione della cultura, ma, anche, uno strumento con il quale le persone s incontrano di Michele Filipponio L uomo è essere socievole. Non può vivere isolato, lontano dai suoi simili, indifferente ai fermenti della società, ai moti creativi, al progresso, alle innovazioni. Tutto ciò in primo luogo perché ogni individuo riflette le esperienze passate e presenti: diversamente non si spiegherebbero i suoi comportamenti, le sue scelte, le sue aspirazioni. Infatti l uomo viene istruito perché raggiunga un livello di formazione, sia in grado di confrontarsi, di misurare le proprie capacità; in poche parole si inserisca scientemente e coscientemente nel contesto sociale. L alunno, in ambito scolastico, acquisendo i procedimenti metologici delle varie discipline di studio, deve raggiungere la capacità di conoscere e analizzare il mondo che lo circonda sotto diversi profili, di comunicare, di decodificare, di rivivere la genesi di ogni fenomeno, di offrire alla società contributi personali. Così noi assistiamo, nell iter formativo di ogni essere umano (bambino e ragazzo) a quel percorso triadico che i pedagogisti definiscono passaggio dall anomia alla eteronomia e, infine, all autonomia. CULTURA Maggio 2005 Ma in ogni caso, in tutto 1o svolgersi della vita umana, i rapporti interpersonali sono fondamentali per dare significato ai nostri pensieri, alle nostre azioni, alle nostre decisioni. Nella vita sappiamo bene che vi sono momenti di sconforto, vi sono sconfitte, situazioni negative che offuscano le nostre speranze, che infrangono i nostri sogni, la nostra fiducia nel futuro. Dobbiamo, però, saper superare queste situazioni di disagio: in ciò possiamo riuscire attraverso l incontro con gli altri, attraverso la lettura e lo studio, attraverso la preghiera. Come l incontro fisico, ma ancora di più la lettura, lo studia e la preghiera sono incontri e quindi occasioni di conforto, luci spirituali che riempiono la nostra vita, ci arricchiscono e risolvono ogni difficoltà. Così sempre, nella vita degli uomini vi sono stati e vi sono incontri che si rivelano decisivi. Basti pensare, in ambito filosofico, a Platone, che, quando conobbe Socrate, capì che la sua strada era la filosofia. E per ritornare agli incontri non proprio con persone fisiche, ma con prodotti dello spirito, cito un altro esempio. Penso a Zenone di Cizio, il quale, allorché entrò in una libreria di Atene e s imbatté nel libraio che leggeva il secondo libro dei Memorabili di Senofonte, decise di cambiare totalmente vita: rinunciò alla sua redditizia attività di commerciante per dedicarsi alla ricerca della saggezza. I libri, così, non sono soltanto un mezzo formidabile per la diffusione della cultura, ma strumenti con i quali le persone possono entrare in contatto fra loro, anche senza essersi mai viste. Ecco, quante volte sentiamo persone lamentarsi perché sono sole, depresse, vuote, senza stimoli. Ma l uomo come humanitas, come creatività, come fonte di ispirazione esiste sempre. Possiamo sempre ammirare intorno a noi sculture, quadri, opere di architettura. Possiamo intavolare un colloquio ideale con l autore di una poesia, di un racconto, di un libro. Le immagini dei Santi, dei Papi, di Giovanni Paolo II ci comunicano tanto, colmano di pensieri e di sentimenti la nostra solitudine. La Chiesa è sempre pronta ad accoglierci. La Santa Messa è momento di raccoglimento e di introspezione; rafforza la nostra fede. Ma la ricerca interiore, l avvicinamento spirituale o ideale, la riflessione profonda cui ci stimolano le opere dello spirito promuovono quell atteggiamento di simpatia e quella spinta a socializzare con gli altri, con quanti ci sono fisicamente vicini, ciò che darà un senso alla nostra vita, con incontri decisivi. LORENZO BARTOLINI lo scultore de: La fiducia in Dio di Giovanni Cimino Lorenzo Bartolini (Savignano di Prato Firenze 1850), di tendenza purista, fu lo scultore italiano più importante della prima metà dell Ottocento; dopo aver studiato all Accademia di Firenze a venti anni di età andò a Parigi a frequentare la scuola di Jacques- Louis David, dove ebbe come condiscepolo Jean-Auguste-Dominique Ingres, condividendo con lui l interesse per l arte italiana del Quattrocento. Ingres nel 1820 eseguì un ritratto pittorico raffigurante Bartolini. A Parigi lavorò per i Bonaparte (busto di Napoleone; rilievo sulla Battaglia di Austerlitz, per la colonna Vendome). Nel l 808 ritornò in Italia, a Carrara, incaricato da Napoleone di fondare e dirigere la Scuola di Scultura annessa alle cave. Successivamente, dopo la morte di Napoleone e con la Restaurazione, si trasferì a Firenze dove dal 1839 insegnò all Accademia. Nel realizzare le sue opere, nel corso degli anni, operò in una posizione tra Neoclassicismo e Romanticismo; tenne presente le opere di illustri scultori toscani del Quattrocento: Jacopo della Quercia, Donatello, Verrocchio e Desiderio da Settignano; le pitture di Raffaello; le opere del Canova, il maggior scultore neoclassico; inoltre egli guardò la natura (nella varietà dei suoi aspetti anche quelli deformi e sgraziati) ed adoperò un modellato di grande resa. Sue opere eseguite dal 1818 al 1824 compreso sono: l Ammostatore o anche detto: il Vendemmiatore (marmo, , Brescia, Pinacoteca Tosio-Martinengo; bozzetto presso la Gipsoteca Bartoliniana a Firenze); la Contessa Potocka (1820, Bakewell, Biblioteca di Chatsworth); la Carità educatrice (marmo, , Firenze, Galleria Palatina di Palazzzo Pitti); il monumento funebre a Demidoff (1824, Firenze, sul Lungarno Serristori; il modello per il monumento in marmo si trova a Prato nel Palazzo Pretorio). Nell Ammostatore vi è un recupero evidente della tradizione toscana rinascimentale; il nudo giovanile é trattato con bei passaggi chiaroscurali e per la sua particolare postura sembra in movimento, a differenza delle opere puriste che generalmente sono bloccate perché soltanto imitative. Per realizzare l Ammostatore il Bartolini si ispirò ad un affresco di Benozzo Gòzzoli che si trova nel Camposanto di Pisa. La Carità educatrice é un esempio di fusione di purismo (in cui si ricalcano modelli rinascimentali soprattutto raffaelleschi) e neoclassicismo (in cui si risente stringente l influsso del Canova), ma con una postura consueta nella realtà quotidiana; bello é il panneggio. Le opere più celebri della sua maturità artistica sono: La fiducia in Dio (1836, Milano, Museo Poldi - Pezzoli; il modello in gesso per la scultura in marmo si trova nel Museo Poldi-Pezzoli di Milano); Monumento funebre alla contessa Sofia Zamojska (marmo, , Firenze, Basilica di Santa Croce); Astianatte (gesso, , Milano, Museo Poldi - Pezzoli); Pirro (1841, Milano, Museo Poldi - Pezzoli). Il monumento funebre alla contessa Zamojska é un altro bell esempio di purismo in cui vi é il recupero della forma pura rinascimentale, ma raffigurata con crudo realismo. La compostezza del viso, chiaramente di una morta la quale ha raggiunto la pace eterna, contrasta efficacemente con il panneggio ossessivo e tormentato della coperta, volendo alludere al dolore che precede la morte terrena: l agonia. Il programma artistico del Bartolini l esaltava il vero a tal punto che proibì ai suoi allievi, dell Accademia di Firenze, lo studio delle statue in gesso di opere classiche in favore dell imitazione della natura; si servì di un gobbo come modello per un ritratto di Esopo che i suoi allievi dovevano eseguire; egli in questo modo ricorse al deforme e, quindi, al brutto per sostenere la necessità dello studio della natura nella sua varietà. Il Bartolini disse di guardare e scolpire l uomo esistente in natura e creato da Dio poiché reale, piuttosto che un uomo della teoria del bello reso perfetto da forme ideali; al bello ideale degli antichi e dei quattrocentisti voleva sostituire il bello naturale, ma nell atto pratico della realizzazione delle sue opere attuò poco il suo programma veristico, pur tuttavia gli si deve il merito di aver portato cambiamenti alla scultura neoclassica, come é evidente in una delle sue opere più celebre, probabilmente il suo capolavoro: La fiducia in Dio, infatti, é una figura classicheggiante, caratterizzata dalla levigatezza e lucidezza proprie delle opere marmoree neoclassiche del Canova, ma innovata dalla linea più moderna appartenente ad Ingres. Inoltre questo nudo per la sua religiosità si allontana da quello profano neoclassico. Il Giusti dedicò a quest opera un sonetto dal titolo: Quasi obliando la corporea salma. La figura femminile presenta morbidezza delle carni e volumi proporzionati e aggraziati resi in modo naturalistico; inoltre ha una dolcezza espressiva, un armonia compositiva e sembra muoversi con un leggero e dolce movimento. Le membra sono rilassate e un gioco di morbido chiaroscuro modella il corpo. Lo sguardo é rivolto verso l alto in modo fiducioso che sembra una preghiera, i capelli sono raccolti; le mani sono unite e poggiano sulle cosce; la postura é molto composta, inginocchiata e raccolta; un abbandono fiducioso verso Dio invisibile ma presente.19 Oggi Famiglia 19 RELIGIONE Maggio 2005 La pace fra popoli e religioni affidata a Benedetto XVI di Vincenzo Napolillo Benedetto XVI il giorno della sua elezione (19 aprile ore 17,50) Il 19 aprile 2005, alle ore 17.50, fumata bianca dal comignolo sopra la cappella Sistina, dopo 24 ore di conclave. Già alla terza votazione si sono sentiti, tra la folla di Piazza San Pietro, gli applausi, ma è stata un impressione momentanea. Tuttavia alla quarta votazione i 117 cardinali elettori, al di sotto degli 80 anni, hanno confermato le previsioni ed eletto papa Joseph Ratzinger, che prende il nome di Benedetto XVI, sia perché è nato nel giorno di San Benedetto, sia perché Benedetto XV definì la guerra inutile strage e aggiunse che con la pace nulla è perduto, con la guerra tutto può esserlo. Il neo pontefice è nato 78 anni fa, il 16 aprile1927, in Germania, confinante con la Polonia di Wojtyla, a Marktl am Inn, in diocesi di Passau, nella Baviera, da una famiglia di agricoltori, poco facoltosa, ma devota. Joseph Ratzinger ha trascorso la sua giovinezza a Traunstein. Ha studiato filosofia e teologia nell università di Monaco e a 24 anni è stato ordinato sacerdote. Ottenuto l incarico di Dogmatica e Teologia, ha insegnato a Bonn, a Munster e a Tubinga. A 35 anni ha acquistato notorietà internazionale al Concilio Vaticano II come consulente teologico del cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia. Il 24 marzo 1977 Paolo VI lo ha nominato arcivescovo di Munchen und Freising. Il 28 maggio dello stesso anno, ha ricevuto la consacrazione episcopale. Nel concistoro del 27 giugno 1977, a soli 50 anni, è stato creato e pubblicato cardinale da Paolo VI. Il 25 novembre 1981 Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli però mette in chiaro il suo ruolo nell ex istituto del Sant Uffizio: Non sono il Grande Inquisitore, quando esamino i fattori negativi presenti nella chiesa parto sempre da questa speranza: è il Signore ad avere in mano la chiesa. Nel 1992 è fra gli autori del nuovo Catechismo. Il 30 novembre 2002 viene eletto decano del collegio cardinalizio. Joseph Ratzinger, contrario alle devianze e alle mode, proclama che la liturgia vive di ripetizioni solenni e che occorre una fede matura: Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni! La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde. Duro il suo no alla dittatura del relativismo, che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie. Cristo è, invece, la misericordia inviata da Dio agli uomini; è la misura del vero umanesimo. Il suo compito è nel segno della continuità col pontificato di Wojtyla, che a voce di popolo è stato non solo apostolo di Cristo al servizio dell uomo, ma anche un santo. Bisogna sapere aspettare. Le prime parole pronunciate da Benedetto XVI sono state le seguenti: Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore della vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sappia lavorare e agire anche con strumenti insufficienti, e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiducioso nel Suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà, Maria sua santissima Madre sta dalla nostra parte. Il nuovo pontefice intende fare risplendere nel mondo la luce di Cristo ; è viva in lui la preoccupazione dell unità di tutti i fedeli, che gli permetterà di rivolgersi anche a coloro che seguono altre religioni o cercano risposte a domande fondamentali. Kofi Annan, segretario generale dell Onu, dandogli il benvenuto, s è detto convinto che col papa Benedetto XVI si potranno condividere l impegno per la pace, la giustizia sociale, la dignità umana, la libertà religiosa e il comune rispetto per le religioni del mondo. Mercoledì 27 aprile 2005, nella prima udienza generale, papa Benedetto XVI ha spiegato ai 15 mila fedeli e pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, di avere scelto un nome di pace. Infatti, Benedetto XVI, riallacciandosi idealmente a Benedetto XV, eletto papa il 3 settembre 1914, al secolo Giacomo della Chiesa, di nobile famiglia genovese, ha dichiarato: Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò, con strenuo coraggio, dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Benedetto XVI ha voluto rafforzare il nome di Benedetto, richiamandosi alla straordinaria figura di San Benedetto da Norcia, patriarca del monachesimo occidentale e forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della cultura e della civiltà d Europa, di cui San Benedetto è patrono, affiancato dai santi orientali Cirillo e Metodio. Sulle loro orme il pontificato di Benedetto XVI Ratzinger si pone, perciò, al servizio della riconciliazione e dell armonia fra gli uomini e i popoli.20 Oggi Famiglia 20 BIBLIOTECA Maggio 2005 REGALATE UN LIBRO AL CENTRO DI LETTURA DEL CENTRO SOCIO-CULTURALE V. BACHELET Le tradizioni e il dialetto calabrese nelle opere degli Accattatis Siamo grati all Amministrazione comunale di Bianchi (CS) per aver patrocinato il convegno su Luigi e Elvio Luigi Accattatis. La pubblicazione, poi, degli Atti qualifica, per la loro importanza storica, la strategia culturale, di cui i1 Sindaco Ing. Aurelio Rocca, prima, e successivamente dopo, il Sindaco Prof. Francesco Villella si sono resi diretti protagonisti. Il merito, poi, diventa ancora più importante se si pensa alle difficoltà amministrative ed economiche in cui navigano i piccoli Comuni del Meridione. Comunque, hanno saputo rendere un servizio incommensurabile alla loro comunità e alla cultura di tutta Italia. Luigi e Elvio Luigi Accattatis rappresentano, nel panorama intellettuale meridionale, gli aspetti più qualificanti e peculiari della specificità culturale calabrese. L aver essi soffermato la loro attenzione di studiosi sulle figure eminenti della Calabria e sulle caratterizzazioni del dialetto costituisce un merito insostituibile, senza il quale altri intellettuali non avrebbero potuto approfondire le loro ricerche sui costumi e sul linguaggio. Dunque, il Convegno, per la sua importanza storica, non interessa solo il Comune di Bianchi, ma, anche, il costume culturale di tutte le popolazioni calabresi. Si ha, cosi, una visione antropologica ed etnica delle comunità. Il volume è costituito da due ricerche. La prima è quella di Alba Carbone che si sofferma a delineare la figura di Luigi Elvio Accattatis. Ne mette in evidenza l importanza che assume nell ambito della cultura locale. Ne indica le opere e ne traccia la storia delle origini della famiglia. Ne descrive l impegno culturale e la validità intellettuale espressa in tutta la sua esperienza esistenziale. In un certo senso, poiché è tracciata in solo quattro pagine, si potrebbe considerare una illuminante introduzione alla complessa ricerca di Michele Chiodo. La seconda, che occupa l intero volume, tratta della storia di Bianchi, intrecciata con l opera culturale di Luigi Accattatis e con la personalità di altri Accattatis, che in vario modo, hanno illustrato, nei diversi campi dello scibile, la ricerca intellettuale. E un opera rigorosamente scientifica, condotta sulla paziente ricerca di documenti e sull analisi critica delle opere prodotte da Luigi Accattatis. L esperienza, poi, di Michele Chiodo, come bibliotecario nel campo della ricerca storica, costituisce il substrato culturale di tutte le riflessioni, che arricchiscono la pubblicazione. L esigenza di una diffusa socialità di Luigi Accattatis si potrebbe definire il filo conduttore della sua produzione culturale, la specificità della sua intellettualità e lo strato su cui ha saputo costruire e sostanziare la sua molteplice praticità operativa in vari campi dell impegno sociale. Infatti, non solo ha saputo teorizzare e concettualizzare la sua esperienza intellettuale, ma ciò che ancora è più prezioso, ha saputo dedurre dalla sua esperienza concreta, vissuta nella sua cultura antropologica originaria, l importanza delle sue creazioni ideali. Dallo studio minuzioso delle tradizioni, dall osservazione dell esperienza concreta, dalla riflessione del suo vissuto, da studi sulla lingua e sul linguaggio è sgorgata la realizzazione sulla teoria linguistica, che ha idealizzato il linguaggio dialettale. Dunque, una forte e calda socialità costituisce l origine della ricerca etnica e antropologica, che è sfociata nello studio paziente ed originale del dialetto calabrese, il cui risultato è stata la realizzazione del vocabolario. Ad esso, successivamente, molti studiosi, e non solo italiani, hanno dovuto far riferimento obbligatorio nelle loro ricerche sul linguaggio e sul dialetto. Michele Chiodo, incentrando la ricostruzione dell esperienza intellettuale di Luigi Accattatis sulla socialità comunitaria, riesce a ricostruire la storia culturale della Calabria e attraverso questa dimensione inserisce la produzione intellettuale e le opere che l Accattatis è riuscito a realizzare. Ne consegue uno studio complesso e ricco di contenuti originali, di riflessioni intellettuali, ma, anche, di proposte pratiche, di efficienza operativa e d impegno sociale, di creazione teorica, ma anche di applicazione concreta delle intuizioni formulate. Si ha, cosi, una rivisitazione storica dei protagonisti e degli intellettuali della Calabria. Viene anche evidenziata la loro operosità intellettuale e la loro creatività in una comunità sociale, che viveva la sua originalità antropologica ed etnica senza interferenze contaminative. Da ciò, forse, consegue la genuinità e la generosità creativa di una cultura che ancora perdura nel linguaggio, ma, anche, nella materializzazione concettuale delle idee e in tutte le opere che interpretano e ricordano il passato calabrese. Michele Chiodo ha saputo, nella sua complessa e articolata ricerca, conservare la creatività di personaggi, che si sono avvalsi della intensità del loro vissuto sociale comunitario per esprimere le loro riflessioni intellettuali e creare le loro opere culturali. Tutto ciò ritorna ad onore della Comunità di Bianchi, che ha saputo, anche con sacrifici, ricordare i suoi figli più cari e più importanti. 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