Source: http://www.camacoes.it/2019/02/11/nicolini-commercialisti-associati/?lang=it
Timestamp: 2019-04-26 09:39:40+00:00
Document Index: 139335690

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

CAMACOES2019-02-11T17:24:00+00:00
WEB TAX 2019 IN ITALIA
Tra le novità della Legge di Bilancio 2019 ( L.145/2018) c’è l’imposta sui servizi digitali; essa va a sostituire la “vecchia” web tax introdotta dalla L. 205/2017, peraltro mai entrata in vigore. L’imposta sui servizi digitali (nuova Web Tax) è applicata quindi nella misura del 3% sull’ammontare dei ricavi tassabili delle grandi imprese del web. L’imposta entrerà in vigore a partire dal 60° giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DM attuativo della disciplina (art. 1 co. 47 della L. 145/2018).
L’imposta sui servizi digitali si applica nei confronti delle imprese che, da sole o a livello di gruppo, realizzano nel corso di un anno solare, congiuntamente:
un ammontare complessivo di ricavi, ovunque realizzati, almeno pari a 750 milioni di euro;
un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia almeno pari a 5,5 milioni di euro.
Tali requisiti sono stati mutuati nella sostanza dalla proposta di Direttiva COM(2018)148final sulla Digital Service Tax comunitaria, la quale si applicherebbe alle imprese con ricavi a livello mondiale superiori a 750 milioni di euro e ricavi prodotti nell’Unione europea superiori a 50 milioni di euro.
Disciplina particolare riguarda le società non residenti volta a combattere i fenomeni di elusione fiscale: infatti secondo l’art. 1 co. 43 della L. 145/2018 – Legge di Bilancio 2019-, i soggetti non residenti senza una stabile organizzazione in Italia e senza una partita IVA italiana che nel corso di un anno solare integrano i requisiti dimensionali di cui sopra, devono richiedere all’Agenzia delle Entrate un numero identificativo ai soli fini dell’imposta sui servizi digitali.
I soggetti residenti in Italia che fanno parte dello stesso gruppo di tali soggetti non residenti sono solidalmente responsabili con questi ultimi per gli obblighi legati all’imposta sui servizi digitali.
La territorialità dell’imposta sui servizi digitali è quindi legata alla “localizzazione” in Italia degli utenti finali dei servizi assoggettati all’imposta. Pertanto:
la web tax è dovuta se i fruitori dei servizi digitali (“privati”, imprese o di qualunque natura) si considerano localizzati in Italia;
l’imposta non è, invece, dovuta se gli utenti si considerano localizzati all’estero.
L’imposta è dovuta indipendentemente dalla residenza del fornitore dei servizi, che può essere italiana o estera. Da ciò ne deriva quindi che la territorialità dell’imposta è, quindi, stabilita in funzione della localizzazione dell’utente e non di quella del fornitore dei servizi web. Ove l’utente finale non si consideri localizzato in Italia secondo i parametri normativi, l’imposta non è dovuta. La norma inoltre esclude dall’imposta i ricavi derivanti da servizi digitali resi nei confronti delle società appartenenti ad uno stesso gruppo.
L’imposta è dovuta nella misura del 3% dei ricavi tassabili realizzati dal soggetto passivo in ciascun trimestre solare (art. 1 co. 41 della L. 145/2018).
I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’IVA e di altre imposte indirette (art. 1 co. 39 della L. 145/2018).
Il periodo d’imposta della tassazione sui servizi digitali è l’anno solare (art. 1 co. 40 della L. 145/2018). I soggetti passivi sono tenuti alla presentazione di un’apposita dichiarazione annuale dei servizi tassabili entro quattro mesi dalla chiusura del periodo d’imposta (ovvero, entro il 30 aprile di ciascun anno, con riferimento all’anno precedente).
L’imposta è versata dai soggetti passivi entro il mese successivo a ciascun trimestre solare (art. 1 co. 42 della L. 145/2018).
Le modalità applicative del nuovo tributo saranno comunque stabilite da un apposito DM attuativo, da emanare entro il 30.4.2019.