Source: http://www.damianianddamiani.com/it/blocco-ricalcolo-pensioni-ricorso-corte-europea/
Timestamp: 2018-06-18 21:22:33+00:00
Document Index: 97583862

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Blocco ricalcolo pensioni. Come fare ricorso alla Corte Europea
Blocco rivalutazione pensioni. Aderisci alla class action ricorso alla CEDU
By Roberto Conigliaro | Diritto amministrativo, In evidenza | 12 Febbraio, 2018
Lo scorso Dicembre, con la sentenza n. 250/2017, la Corte Costituzionale si è espressa sul cosiddetto Decreto Pensioni, che nel 2015 ha reintrodotto il blocco della perequazione sulle pensioni superiori a 1.088,00 euro, per gli anni 2012 e 2013. Dal momento che ogni strumento giuridico interno di riconoscimento del diritto alla rivalutazione della pensione è stato esaurito, non resta che ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, (CEDU) per il ricorso per la rivalutazione delle pensioni.
Ricorso rivalutazione delle pensioni. Lo studio Legale Damiani&Damiani prepara il ricorso al blocco della rivalutazione della pensione alla Corte europea dei diritti dell’uomo – CEDU. Il risarcimento del danno può ammontare, a seconda dei casi, da 8.000 fino a 25.000 euro.
Informativa ricorso rimborso rivalutazione pensione
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Conferimento incarico e dichiarazione di scienza
Soggetti interessati. Chi può partecipare al ricorso e perché
Lettera di diffida al datore di lavoro
Lettera di diffida all’INPS
Lettera conferimento incarico e dichiarazione di scienza
Modulo CEDU nomina avvocato firmata;
Informativa e dichiarazione di scienza firmata; pdf
Cedolino della pensione del 2017, sia INPS che dell’eventuale Fondo integrativo (il cedolino può essere scaricato dal sito dell’INPS, ed in ogni caso è possibile inviare il CUD 2017 relativo al reddito 2016)
Copia della raccomandata interruttiva inviata all’ INPS (per coloro i quali ne sono in possesso), allegando l’avviso di spedizione e di ricevimento (è possibile esperire il ricorso anche senza aver messo in mora l’INPS, per i soli mesi del 2013 non ancora prescritti)
Copia del proprio documento di identità
Copia del proprio codice fiscale
Ufficio di Palermo: tel (+39) 091347868
Ufficio di Roma: tel (+39) 0662289034
Ufficio di Torino: tel (+39) 0112766836
La vicenda del blocco della perequazione delle pensioni dal 2011 e il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani
La perequazione delle pensioni era stata negata nel 2011 dal decreto SalvaItalia, per gli anni 2012 e 2013. In seguito all’emissione di quel decreto erano stati presentati numerosi ricorsi per il ricalcolo delle pensioni e nel 2015, con la sentenza n. 70/2015, la Corte Costituzionale aveva dato ragione ai ricorrenti. Pochi giorni dopo, il Governo Renzi, con il suo Ministro del Lavoro Poletti, ha reintrodotto il blocco delle rivalutazione delle pensioni seppure – a suo dire – mitigato dal principio di ragionevolezza, come richiesto dalla Corte Costituzionale nel 2015, e dell’eguaglianza sostanziale. Anche a quel decreto furono opposti numerosi ricorsi, ed i giudici investiti hanno rimesso la questione nuovamente alla Corte Costituzionale. Poco più di un mese fa, tuttavia, la Corte Costituzionale ha bocciato le questioni di legittimità contro il decreto Pensioni del Ministro Poletti, perché ha ritenuto che il decreto legge n.65 del 2015 realizza comunque un “bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”.
Con la conferma del blocco rivalutazione delle pensioni, la Corte Costituzionale ha violato il diritto al giusto processo
Con la nuova sentenza, la Corte Costituzionale ha violato diversi principi del diritto ed è intervenuta su una materia che era già stata oggetto di sentenza della stessa Corte nel 2015: la Corte aveva riconosciuto come incostituzionale il blocco delle perequazione delle pensioni, perché non rispettava il principio di ragionevolezza e, seppure considerata una misura consentita in via eccezionale, era diventata una misura strutturale in quanto lo Stato italiano ha utilizzato il blocco perequazione anche negli anni 1993-1998-2000-2008-2009-2010. Praticamente, la rivalutazione delle pensioni è stata sistematicamente negata. L’ultima rivalutazione negata in ordine di tempo è quella della legge di stabilità del 2016, che blocca la rivalutazione delle pensioni fino al 2018
La nuova sentenza al ricorso contro il blocco delle rivalutazione delle pensioni della Corte Costituzionale del dicembre 2017
Con la nuova sentenza del 2017 sul decreto Pensioni, la Corte Costituzionale riporta indietro l’orologio del diritto e torna a negare il diritto alla rivalutazione monetaria della pensione per gli anni 2012/2013. Per questo motivo, esaurita ogni possibilità interna di far valere il diritto alla rivalutazione delle pensioni, lo Studio Legale Damiani&Damiani ha deciso di proporre ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
Ricalcolo della pensione dopo la sentenza della consulta I soggetti aventi diritto che possono aderire al ricorso contro il blocco delle perequazioni proposto dello Studio Damiani&Damiani.
I soggetti che possono aderire al ricorso alla Corte CEDU sono tutti coloro che sono andati in pensione prima del 31.12.2011 e prima del 31.12.2012 e hanno percepito un importo della pensione per il 2012 superiore a €1.405,05 lordi (pari a circa €.1.088,00 netti) e per il 2013 superiore a €.1.443,00 lordi (pari a circa €.1.117,00 netti)
Blocco rivalutazione pensioni. Come chiedere il rimborso. L’istanza per il ricorso e il rimborso della rivalutazione della pensione
Tuttavia, a causa dell’istituto della prescrizione, occorre fare una distinzione dei diritti che possono ancora essere fatti valere in sede di ricorso, a seconda che sia stata o meno inoltrata la raccomandata di messa in mora all’INPS, entro dicembre 2016:
Per il titolare della pensione che ha inoltrato la diffida e messa in mora all’INPS entro dicembre 2016 è possibile chiedere il risarcimento del danno per la perequazione negata per gli interi anni 2012 e 2013
Per il titolare di pensione che non ha inoltrato diffida e messa in mora all’INPS entro dicembre 2016 è possibile chiedere il risarcimento del danno per la perequazione negata per i soli ratei del 2013 non ancora prescritti. Nella specie, l’ultimo rateo 2013 (dicembre) scadrà a dicembre 2018.
L’istituto della prescrizione del diritto alla rivendicazione della perequazione della pensione
I termini prescrizionali di un diritto di questo genere sono di 5 anni. Coloro i quali hanno presentato la messa in mora entro dicembre 2016, sono al riparo della prescrizione. Tuttavia, coloro che non la presentarono a suo tempo, possono ancora richiedere il risarcimento del danno per non avere percepito la rivalutazione della pensione per i ratei del 2013 ancora non scaduti.
Aderisci immediatamente al ricorso dello Studio Legale Internazionale Damiani&Damiani per interrompere la prescrizione dei ratei della pensione del 2013 compilando il form al link qui
Le diverse valutazioni sull’istituto della prescrizione sulla vicenda delle perequazioni delle pensioni in Italia
Sul fronte della prescrizione per il diritto al rimborso della perequazione delle pensioni del 2012/2013 le valutazioni sono diverse. L’Inps ritiene che il termine di decorrenza per la prescrizione sia l’anno 2011 quando, con il decreto SalvaItalia, è stata abolita la perequazione. Ma in realtà, per legge la prescrizione comincia a decorrere da quando si può fare valere il diritto, in questo caso da quando matura il rateo della pensione dovuto, ovvero da gennaio a dicembre 2012 per i ratei 2012 e dal gennaio a dicembre 2013, per il 2013. Quindi i termini per recuperare la rivalutazione delle pensioni scadono dopo 5 anni che detti ratei – una volta maturati – non vengono reclamati dall’avente diritto. Dunque, per i ratei 2013, l’ultimo anno per far valere il proprio diritto è il 2018.
Il principio del giusto processo negato dall’Italia e riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU
La Corte CEDU si è già espressa positivamente sulla materia e nella valutazione del comportamento dello Stato Italiano per la violazione dell’articolo 6 CEDU sul giusto processo. La CEDU considera lo Stato Italiano come una delle parti in causa che ha troncato il diritto dell’altra parte di far valere le proprie ragioni e non ha rispettato il principio del giusto processo. I soggetti ricorrenti hanno fatto ricorso contro lo Stato, ed hanno ottenuto la massima sentenza della Corte Costituzionale, sull’illegittimità del blocco alle perequazioni.
Come è noto, le sentenza della Corte Costituzionali hanno valore “erga omnes” e quindi, di tale sentenza beneficiano non solo i ricorrenti ma tutti i pensionati la cui posizione giuridico soggettiva è interessata dalla sentenza.
Cionondimeno, il diritto all’esecuzione della sentenza della Corte Costituzionale del 2015 è stato negato, così come conseguentemente è stato negato il diritto a far valere il proprio diritto alla perequazione, riconosciuto dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2015 a favore. A negare detto diritto è stato lo Stato Italiano, parte del processo, che nemmeno 21 giorni dopo è reintervenuto sulla manovra dichiarata incostituzionale, esercitando il suo potere legislativo per modificare retroattivamente la norma illegittima, ciò a scapito del diritto riconosciuto “erga omnes” dalla sentenza ed in completa ingerenza del potere giurisdizionale.
Di fronte ai casi di negazione del diritto al giusto processo (di cui fa parte anche il diritto di porre in esecuzione la sentenza favorevole, sent. Cocchiarella c. Italia, CEDU) i pensionati devono ora ricorrere all’ultimo mezzo rimasto, il ricorso alla Corte EDU. La CEDU è chiamata a riconoscere il danno arrecato dal comportamento dello Stato, quale parte in mala fede.
Tariffe differenziate per ricorso
250 euro per coloro che hanno fatto la messa in mora all’INPS entro il 2016;
150 euro per coloro che non hanno fatto la messa in mora all’INPS, e aderiscono per il risarcimento per i ratei 2013
Rimangono solo 4 mesi per proporre il ricorso, fino a fine Aprile, e siamo già numerosissimi. Unisciti alla class action CEDU contro l’ennesimo blocco alla perequazione. <—— scrivi a Damiani&Damiani – Studio Legale
Ricorso CEDU contro il blocco alle pensioni
Studio legale Damiani&Damiani,Palermo, Telephone No.(+39) 091347868
Come fare Ricorso CEDU contro il blocco del ricalcolo delle pensioni
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