Source: https://matteodelongis.it/2015/11/03/revisione-del-sistema-sanzionatorio-penale-tributario-la-relazione-a-cura-del-massimario-della-cassazione/
Timestamp: 2018-08-22 05:47:06+00:00
Document Index: 179792163

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 322', 'art. 12', 'art. 200']

Revisione del sistema sanzionatorio penale tributario: la relazione a cura del Massimario della Cassazione – Matteo De Longis
Revisione del sistema sanzionatorio penale tributario: la relazione a cura del Massimario della Cassazione
Il decreto legislativo n. 158 del 24 settembre 2015, pubblicato in Gazzetta il 07.10.2015 ed entrato in vigore il 22.10.2015, ha sostanzialmente inciso la disciplina relativa al sistema sanzionatorio tributario, penale ed amministrativo, in attuazione dei principi di tassatività e di proporzionalità delle sanzioni rispetto all’effettiva gravità delle condotte.
L’Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione ha pubblicato – come sovente accade in presenza di una significativa riforma in materia penale -, una propria relazione sul tema, nell’ambito della quale, analizzando il testo di legge articolo per articolo, ne saggia la portata innovativa, le implicazioni sistematiche alla luce delle prime osservazioni offerte in dottrina e la tenuta rispetto ai principi giurisprudenziali affermati sotto la vigenza della precedente normativa.
Il testo, pregevole per l’ampiezza del respiro che lo connota, si sofferma su tutti i punti rilevanti della riforma, partendo dalle interpolazioni definitorie operate dal decreto delegato sino ad arrivare al vaglio delle nuove soglie di punibilità ivi previste.
Particolarmente interessante, specie in considerazione delle possibili ricadute pratiche, è l’analisi che i magistrati del Massimario compiono a proposito dell’art. 10 del d.lgs. 158/2015 che, introducendo l’art. 12-bis, riconduce nell’ambito del d.lgs. 74/2000 la disposizione originariamente introdotta a mezzo della legge finanziaria 2008.
Detta norma, contenuta per l’appunto all’art. 1 comma 143 della l. 244/2000, estese la confisca – anche per equivalente – prevista dall’art. 322-ter c.p. ai reati tributari di cui agli artt. 2, 3, 4, 5, 8, 10-bis, 10-quater e 11 del d.lgs. 74/2000.
Così recita oggi, invece, il neo-introdotto art. 12-bis d.lgs. 74/2000:
Art. 12-bis (Confisca). – 1. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dal presente decreto, e’ sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non e’ possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilita’, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.
2. La confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’erario anche in presenza di sequestro. Nel caso di mancato versamento la confisca e’ sempre disposta.
Alla luce delle affermazioni rese dalle Sezioni Unite della Cassazione Penale a tal proposito- in particolare, SS.UU., 30 gennaio 2014, n. 10651, Gubert e SS.UU., 24 maggio 2004, n. 29951, Focarelli, – l’Ufficio del Massimario arriva ad affermare che sembrerebbe, allo stato, configurarsi un terzo genere di confisca:
Il primo sarebbe costituito dalla classica forma di confisca diretta, avente natura di misura di sicurezza patrimoniale, sottratta allo statuto di garanzia di cui al principio di legalità, e che, attenendo alla res, richiederebbe sempre la prova del nesso di derivazione della cosa dall’illecito.
Il secondo sarebbe costituito dalla confisca c.d. di valore, avente, secondo l’orientamento maggioritario, natura punitiva, riconducibile, quanto alla natura giuridica, nel genus delle sanzioni “penali” e quindi al principio di legalità penale in tutte le sue espressioni di garanzia, come il divieto di interpretazione analogica o il principio di irretrottività. Tale forma di confisca prescinde dalla prova della pertinenzialità della res dall’illecito, essendo sufficiente che il reo abbia la disponibilità della cosa.
Una terza forma di confisca, quella avente ad oggetto somme di denaro, che sembra cumulare le caratteristiche delle prime due, nel senso che manterrebbe la natura giuridica di misura di sicurezza patrimoniale, con gli importanti corollari di essere soggetta all’art. 200 cod. pen. e non al principio di legalità penale in tutte le sue manifestazioni, ma, al tempo stesso, non richiederebbe la prova del nesso di derivazione del bene dall’illecito.
Naturalmente, i corollari discendenti da tale classificazione non arrestano la propria portata su un piano meramente definitorio.
Ricondurre la confisca di somme di danaro disponibili su un conto corrente bancario nell’alveo delle misure di sicurezza patrimoniali implica, da un lato, la possibilità di aggredire il patrimonio di un ente nel quale sia rimasto il profitto del reato fiscale commesso dal legale rappresentante dello stesso e, dall’altro, la legittimità della confisca disposta pur a fronte dell’intervenuta estinzione del reato per prescrizione.
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