Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16375
Timestamp: 2019-07-16 12:50:19+00:00
Document Index: 168271768

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 336', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 336']

| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 16 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 14:51
In tema di adozione, l’art. 15 della l. n. 184 del 1983, come modificato dalla l. n. 149 del 2001, per il quale il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito in vista della dichiarazione di adottabilità, conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare sulle ragioni dell’omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato una specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti ed i temi di approfondimento, ex art. 336-bis, comma 2, c.c., su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.
Il Tribunale per i minorenni di Brescia, con sentenza dell’8.4.2016, ha dichiarato lo stato di adottabilità di tre fratelli minorenni tra cui (oltre alla terzogenita non coinvolta in questo giudizio) B.R.N. nato il (omissis) e B.S.A. nato il (omissis), figli di G.R. . Di quest’ultimi ha disposto il collocamento presso una coppia in lista di attesa, nel contempo sospendendo la potestà genitoriale della madre e imponendo la graduale interruzione dei rapporti con la nonna materna, V.M.P. .
In particolare, il Tribunale ha osservato che: la madre e i due minori - il cui padre è deceduto - erano già seguiti a causa delle fragilità genitoriali della prima, consumatrice di stupefacenti anche durante l’ultima gravidanza (la terzogenita è stata concepita con straniero privo di permesso di soggiorno e destinatario di provvedimento d’espulsione); da varie relazioni era emersa la scarsa cura della G. verso i figli i quali manifestavano regressione e vari disagi, nonché criticità nell’apprendimento; la nonna materna - la quale era seguita dal servizio sociale per difficoltà genitoriali nella cura dell’altra figlia minorenne e viveva con soggetto in stato di detenzione domiciliare - aveva supportato la figlia ed aveva soddisfatto i bisogni primari dei due minori, ma residuavano dubbi sulla sua capacità di rispondere ai bisogni affettivi ed evolutivi degli stessi.
Avverso tale sentenza hanno proposto appello, con separati atti, V.R.P. e G.R. , nonché G.C. e B.S. chiedendo tutti la revoca della dichiarazione di adottabilità nei confronti dei due menzionati minori. Si sono costituiti la curatrice speciale, avv. Licia P. , e la tutrice dei minori, avv. M.S. .
Hanno resistito gli avv.ti P. , quale curatrice speciale, e l’avv. M. , quale tutrice dei minori, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza degli avversi ricorsi.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE - SENTENZA 14 dicembre 2018, n.32520 - Presidente Giancola – Relatore Caiazzo
Con il primo motivo del ricorso principale è stata denunziata la violazione degli artt. 115 e 116, c.p.c. nonché degli artt. 6 e 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, avendo i ricorrenti lamentato che la Corte d’appello avesse desunto l’elemento sintomatico della condizione di abbandono morale e materiale dei minori dal disagio manifestato all’ingresso in comunità nell’ottobre 2015, non ponendolo a raffronto per rapporto causale con le condizioni di vita degli stessi minori al tempo in cui avevano vissuto con la nonna V.R. .
Con il secondo motivo è stata dedotta la nullità ex art. 360, n.3, c.p.c., per omessa e falsa applicazione degli artt. 1, 4, 8 e 12 della l. n. 184/83 e della l. n. 173/15, nonché dell’art. 8 della suddetta Convenzione, avendo la Corte territoriale erroneamente ritenuto la V. inidonea all’affido vicariante dei minori per le ragioni a sostegno del primo motivo, risultando violato il diritto alla continuità affettiva dei bambini in affido familiare, costituendo il ricorso all’adozione un estremo rimedio in caso di comprovata impossibilità di crescere il minore nella propria famiglia.
Con il terzo motivo è stata denunziata nullità, ex art. 360, n.3, c.p.c., per omessa e falsa applicazione dei predetti artt. 1, 4, 8 e 12 della l. n. 184/83, per aver la Corte d’appello erroneamente ritenuto gli zii dei minori, Br.Cr. e B.S. , persone incapaci di assumerne l’affido e di offrire un idoneo sostegno parentale ai minori.
Con il primo motivo del ricorso incidentale i ricorrenti - nella qualità di zii materni dei due minori - hanno denunziato violazione e falsa applicazione degli artt. 1,8 e 10 della l. n. 184/83, avendo la Corte d’appello escluso che potessero farsi carico dei minori, tenendo conto delle relazioni di aggiornamento sulla situazione degli stessi, in contrasto con quanto disposto con l’ordinanza del 7.10.16 (in cui fu ritenuto che non ricorressero ragioni per sospendere i loro rapporti con i minori).
Con il terzo motivo è stata denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 7 della l. n. 184/83 non avendo la Corte d’appello ascoltato i minori, emergendo dalla ctu che era stato ritenuto di non incontrarli vista la condizione critica dei minori a livello psichico ed emotivo e il corposo lavoro di osservazione e valutazione compiuto dagli operatori della comunità in cui i bambini alloggiavano.
Il primo motivo del ricorso è tuttavia inammissibile perché tendente al riesame dei fatti. Invero, i ricorrenti hanno criticato le ragioni della sentenza impugnata in ordine all’inadeguatezza di G.R. a svolgere le competenze genitoriali; la Corte territoriale ha effettuato una dettagliata ricostruzione dell’iter della complessa vicenda, esaminando il complesso delle emerse risultanze, i vari fatti e le relazioni dei Servizi sociali e del ctu da cui ha attendibilmente tratto il convincimento per cui è causa. Pertanto, la critica è diretta a conseguire una valutazione favorevole del merito della causa attraverso una diversa ricostruzione ed interpretazione dei vari elementi probatori acquisiti nei primi due gradi del giudizio e, come tale, è inammissibile.
Il secondo motivo è strettamente connesso al primo, nel senso che i ricorrenti si dolgono del mancato affido vicariante alla nonna, V.M.P. , lamentando la violazione delle norme richiamate (sul diritto alla continuità della vita in famiglia dei minori e dell’affido a soggetti esterni alla famiglia d’origine quale extrema ratio). Il motivo è parimenti inammissibile essendo diretto al riesame dei fatti di causa e ad una diversa valutazione degli elementi valorizzati dalla Corte d’appello, in base ai quali è stata espressamente e plausibilmente esclusa la possibilità di affidare i minori alla stessa V. , pure ipotizzando il sostegno di suo figlio C. con la moglie, genitori di una bambina nata nel 2015.
Il terzo motivo è connesso al secondo e riguarda la posizione degli zii dei minori, ricorrenti in via autonoma; appare del pari inammissibile perché diretto al riesame dei fatti e a prospettare una diversa interpretazione degli elementi vagliati anche dal giudice d’appello che hanno evidenziato l’inidoneità degli stessi ricorrenti in ordine al richiesto affido.
Il primo motivo - che è connesso al terzo del ricorso principale esprimendo in sostanza la medesima critica - tende al riesame dei fatti in quanto la Corte d’appello ha motivatamente escluso, come detto, l’affidamento dei minori ai ricorrenti data l’inadeguatezza degli stessi, alla luce delle relazioni di aggiornamento che avevano evidenziato che le uscite con gli zii procuravano ai bambini un’ulteriore sofferenza emotiva e psicologica, rilevando altresì che da quando erano stati sospesi i rientri dai parenti pure le crisi di encopresi di uno dei due minori erano diminuite.
Il secondo motivo è inammissibile perché la censura è stata formulata genericamente (in ordine alla violazione del preminente interesse dei minori) e comunque, la doglianza è infondata avendo la Corte territoriale ampiamente e esaustivamente argomentato sulla necessità di escludere ogni affidamento dei minori all’interno della famiglia proprio al fine di garantirne il preminente interesse.
Occorre richiamare il condiviso orientamento di questa Corte secondo cui, in tema di adozione, l’art. 15 della l. n. 184 del 1983, come modificato dalla l. n. 149 del 2001, per il quale il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito in vista della dichiarazione di adottabilità, conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare sulle ragioni dell’omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato una specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti ed i temi di approfondimento, ex art. 336-bis, comma 2, c.c., su cui ritenga necessario l’ascolto del minore (Cass., n. 5676/17).
Nel caso concreto, i minori sono stati sentiti dagli operatori sociali e non risulta che le parti abbiano richiesto di sentire gli stessi su specifici argomenti, sicché l’omesso ascolto da parte del giudice non ha comportato alcuna violazione di legge.