Source: https://www.obiettivoippocrate.it/2017/03/
Timestamp: 2019-10-21 07:18:45+00:00
Document Index: 97108477

Matched Legal Cases: ['art. 589', 'art. 43', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 7', 'art 9', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 12']

Marzo 2017 - Obiettivo Ippocrate Obiettivo Ippocrate - Medici on the Way
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Responsabilità professionale. Consigli per l’interpretazione della legge
Dispone che gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengano, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate ai sensi del comma 3 ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e disciplinato con decreto del Ministro della salute da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge e da aggiornare con cadenza biennale.
In mancanza delle suddette raccomandazioni gli esercenti le professioni sanitarie si attengono alle buone pratiche clinico – assistenziali.
Il criterio principale per valutare la condotta del sanitario (criterio richiamato anche in relazione alla responsabilità penale e civile di cui ai successivi articoli 6 e 7) è pertanto ora normativamente individuato nelle linee guida (ed in particolare, quando verrà istituito, da quelle contenute nel SNLG) e, in mancanza di esse, dalle buone pratiche clinico – assistenziali.
Solo se l’evento si sia verificato a causa di imperizia la punibilità è esclusa, purché risultino rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico – assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.
Rispetto alla vigente disciplina della legge Balduzzi, le novità introdotte dall’art. 589-sexies c.p. per la responsabilità penale del medico riguardano, in particolare:
– la limitazione ai soli reati di cui agli articoli 589 e 590 c.p.;
– la mancata distinzione tra gradi della colpa, con la soppressione del riferimento alla colpa lieve (con restrizione della responsabilità penale del sanitario);
– l’esclusione dell’illecito penale nel solo caso di imperizia (sempre ove siano rispettate le citate linee guida o le buone pratiche), con conseguente punibilità dell’omicidio colposo e delle lesioni colpose causate dal sanitario per negligenza o imprudenza (gli ulteriori elementi del reato colposo previsti dall’art. 43 c.p.), indipendentemente dalla gravità della condotta, quindi anche per negligenza o imprudenza lieve (con ampliamento normativo della responsabilità penale del sanitario).
Si rileva come, specificamente alla responsabilità penale, le linee guida assumano ora la natura di esimente, escludendo l’illecito penale per il sanitario che provi di aver agito con imperizia ma nel rispetto delle medesime. Ai fini dell’esimente le buone pratiche clinico – assistenziali vengono invece assunte quale criterio suppletivo, qualora manchino le linee guida.
– responsabilità contrattuale per la struttura anche per le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria, ovvero nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica, in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina con onere della prova a carico della struttura stessa e termine di prescrizione di dieci anni;
– responsabilità extra-contrattuale per l’esercente la professione sanitaria (qualora direttamente chiamato in causa) a qualunque titolo operante in una struttura sanitaria e sociosanitaria pubblica o privata – salvo il caso di obbligazione contrattuale assunta con il paziente – con onere della prova a carico del soggetto che si ritiene leso e termine di prescrizione di cinque anni.
L’art. 7 dispone inoltre che nella determinazione del risarcimento del danno il giudice tenga conto della condotta dell’esercente la professione sanitaria ai sensi dell’articolo 5 – e quindi del rispetto delle buone pratiche clinico – assistenziali e delle raccomandazioni previste dalle linee guida – e dell’articolo 590-sexies c.p. introdotto dall’articolo 6 del medesimo provvedimento.
Disciplina il procedimento di consulenza tecnica preventiva (obbligatorio) prevedendo che la mancata partecipazione delle parti obbliga il giudice a condannarle, con il provvedimento che definisce il giudizio, al pagamento delle spese di consulenza e di lite, a prescindere dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.
Il comma 2prevede l’obbligo di assicurazione a carico del professionista sanitario che svolga l’attività al di fuori di una delle strutture di cui al comma 1 o che presti la sua opera all’interno della stessa in regime libero-professionale ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente, per i rischi derivanti dall’esercizio della medesima attività.
Prevede in particolare, che la garanzia assicurativa abbia un’operatività temporale anche per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo, purché denunciati all’impresa di assicurazione durante la vigenza temporale della polizza. Inoltre, in caso di cessazione definitiva dell’attività professionale per qualsiasi causa, deve essere previsto un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi e riferite a fatti generatori della responsabilità verificatisi nel periodo di efficacia della polizza, periodo nel quale è incluso quello suddetto di retroattività della copertura.
Introduce una nuova modalità di azione per il danneggiato ovvero l’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazione della struttura sanitaria e del libero professionista. L’assicurazione avrà quindi diritto di rivalsa verso l’assicurato nel rispetto dei requisiti minimi delle polizze assicurative, non derogabili contrattualmente, previsti dal citato decreto del Ministro dello sviluppo economico.
Prevede che le strutture sanitarie e sociosanitarie e le compagnie di assicurazione comunichino all’esercente la professione sanitaria l’instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti dal danneggiato, entro dieci giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo, mediante posta elettronica certificata o lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente copia dell’atto introduttivo del giudizio. L’obbligo è esteso anche all’avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato (comunicazione che deve recare l’invito a prendervi parte): l’omissione, la tardività o l’incompletezza delle comunicazioni preclude l’ammissibilità delle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa di cui all’articolo 9.
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06 MARZO 2017 –
Mi sarebbe piaciuto essere invitato alla XII Conferenza Nazionale Fondazione Gimbe. “La sanità pubblica affonda?” Non perché “mi si deve invitare” per forza (non esiste nessun obbligo per carità e io sono come il due di coppe quando comanda denari) ma perché se si cercasse davvero il confronto sulle proprie legittime idee, come si dice di voler fare, si dovrebbero invitare coloro che prima di tutto, rispetto a quelle idee, fanno la differenza. Altrimenti prevarrebbe la logica del “Cicero pro domo sua”
· In terzo luogo l’altra affermazione non esiste “un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni”. E’ falso, esiste una proposta organica che si chiama “Quarta riforma” (fino ad ora scaricata da quasi 10000 lettori di QuotidianoSanita.it) come esistono tante proposte che puntano a cambiare il sistema senza per questo snaturarlo. Insomma non giustificatevi supponendo l’imbecillità sociale. Non funziona.
(fonte: quotidianosanita.it, clicca qui per vedere l’articolo)
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06 MARZO 2017 – Gentile Direttore,
nella legge sulla Responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie, recentemente licenziata dal nostro Parlamento, sono tre gli attori protagonisti negli anni a venire: i pazienti/cittadini, e quindi ognuno di noi, i lavoratori della sanità e le compagnie assicurative. Delle prime due categorie molto si è scritto e si è detto, poco invece si è focalizzata l’attenzione sulle implicazioni per il mondo assicurativo di questa riforma.
Mi permetto quindi di proporre una lettura della nuova legge, limitandomi ad alcuni aspetti che inevitabilmente indirizzeranno il mercato e quindi le nostre professioni e la tutela delle cure ai pazienti.
L’art. 10 dispone obblighi di copertura assicurativa per le strutture sanitarie e per gli esercenti le professioni sanitarie, ma in nessun passaggio è posto a carico delle compagnie assicurative il corrispettivo obbligo di assicurare (come avviene per esempio per l’RC auto).
In particolare, l’art. 10 comma 3, unitamente all’art. 9, e all’art. 12 comma 3, pongono a carico degli esercenti la professione sanitaria un doppio obbligo assicurativo: il primo a garanzia delle azioni di rivalsa e di regresso per colpa grave; il secondo a garanzia dell’azione di “rivalsa” che la compagnia di assicurazione potrà ora esperire nei loro confronti dopo aver risarcito il danno al paziente, in caso di azione diretta del medesimo.
L’art. 7 comma 4, prevede che il risarcimento del danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o socio sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria, venga effettuato sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private; norma che per il futuro garantirà una maggiore uniformità di giudizi e pronosticabilità dell’ammontare del risarcimento del danno, nonché una probabile e significativa diminuzione dell’importo dei risarcimenti rispetto al passato.
L’art 9, commi 5 e 6, nella formulazione da ultimo approvata – la quale fa riferimento alla retribuzione lorda o al corrispettivo convenzionale moltiplicati per il triplo (e non per 3 come recitava prima del passaggio al Senato) – sostanzialmente non prevede alcun tetto massimo, se non nell’ordine di miliardi di euro, all’importo della condanna posta carico dell’esercente la professione sanitaria che abbia agito con colpa grave nell’azione di rivalsa da parte dell’azienda (o di regresso da parte dell’assicurazione dell’azienda stessa che abbia risarcito il danno). Questo nonostante il Governo abbia accolto un ordine del giorno alla Camera da noi sollecitato proprio il giorno della conversione in legge del Ddl Gelli.
Analogamente, nessun limite è posto dall’art. 12 all’azione di “rivalsa” che la compagnia di assicurazione potrà ora esercitare nei confronti del singolo assicurato.
Quindi, riassumendo: le compagnie assicurative non hanno alcun obbligo di assicurare, saranno chiamate a risarcire il danno sulla base delle tabelle del codice delle assicurazioni private, con conseguente diminuzione degli importi versati ai pazienti, mentre potranno agire in regresso ai sensi dell’art. 9 ovvero in “rivalsa” ai sensi dell’art. 12 sui professionisti della sanità senza alcun limite.
Allora mi e vi chiedo: dei tre attori di questa legge chi è il vero attore protagonista e chi ha veramente motivo di festeggiare?
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