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Timestamp: 2020-07-06 09:24:51+00:00
Document Index: 15964344

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 825', 'art. 824', 'art. 825', 'art. 826']

Avv. Giovanni Maglio » Privacy
Garante Privacy: le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica”.
12 Gennaio 2011,
Con provvedimento del 02.12.1010, il Garante per la protezione dei dati personali ha deliberato le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica”.
Tale delibera è stata pubblicata anche sulla Gazzetta Ufficiale n. 2/2011, del 04.01.2011.
Vediamo sinteticamente cosa dice detto provvedimento.
Scopo dichiarato delle linee guida “è di fornire orientamenti utili a uffici giudiziari, editori di riviste giuridiche specializzate e ogni altro soggetto, pubblico e privato, che svolge attività di riproduzione di sentenze e altri provvedimenti giurisdizionali, su supporti cartacei e informatici, nonché mediante reti di comunicazione elettronica, per finalità di informazione giuridica, al fine di garantire il rispetto dei princìpi in materia di protezione dei dati personali ai sensi del d. lg. 30 giugno 2003, n. 196” nonchè di “fornire agli interessati che hanno rivolto al Garante numerose segnalazioni, indicazioni in ordine ai diritti loro attribuiti e ai limiti e condizioni per il loro esercizio, come previsti in particolare dagli artt. 51 e 52 del Codice“.
Grande importanza rivestono le Linee guida del Garante, le quali concorrono a dare una definizione “ufficiale” di informatica giuridica che viene “intesa come attività di riproduzione e diffusione di sentenze o altri provvedimenti giurisdizionali in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica, ovvero di documentazione, studio e ricerca in campo giuridico, su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, compresi i sistemi informativi e i siti istituzionali dell’Autorità giudiziaria (artt. 51 e 52 del Codice)“.
In tal modo, secondo il Garante, rimagono esclusi dall’ambito di applicazione delle linee guida i trattamenti effettuati presso gli uffici giudiziari di ogni ordine e grado, il Consiglio superiore della magistratura, gli altri organi di autogoverno e il Ministero della giustizia, “per ragioni di giustizia”, intendendosi per tali i trattamenti di dati personali direttamente correlati alla trattazione giudiziaria di affari e di controversie (art. 47, comma 2, del Codice).
Inoltre, le suddette linee guida “non incidono sulle norme processuali che l’autorità giudiziaria deve rispettare e applicare nello svolgimento delle attività e nell’adempimento degli obblighi derivanti dall’esplicazione delle funzioni giurisdizionali, come previsti dalle pertinenti disposizioni codicistiche” nè “riguardano, in particolare, l’attività di redazione degli originali delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali e il loro contenuto (art. 52, comma 1, del Codice), né la loro pubblicazione mediante il deposito nelle cancellerie e segreterie giudiziarie, secondo le disposizioni che disciplinano tali attività (artt. 133 e ss. c.p.c.; artt. 125 e ss. c.p.p.)”; come pure “estano ferme anche le disposizioni processuali concernenti la visione e il rilascio di estratti e di copie di atti e documenti (art. 51, comma 1, del Codice)“.
Sono esclusi, infine, dall’ambito di applicazione delle linee guida i trattamenti effettuati nell’esercizio dell’attività giornalistica.
Altra importante affermazione del Garante è quella secondo la quale “la diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale“, anche perchè “il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale“.
Conseguenza fondamentale di ciò è che “la conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati“.
Tale affermazione dovrebbe essere colta da tutte le Autorità Giudiziarie affinchè introducano o implementino il proprio servizio di diffusione della giurisprudenza relativa alla loro Curia.
Il paragrafo 3 della delibera disciplina la procedura di anonimizzazione dei provvedimenti giurisdizionali.
Lo si riporta pedissequamente, poichè molto chiaro e lineare oltre che completo ed esaustivo.
“L’art. 52 pone alcune cautele alla libera diffusione dei provvedimenti giurisdizionali.
Come già rilevato, ove con il decreto la richiesta dell’interessato venga accolta, spetta alla cancelleria o alla segreteria giudiziaria darvi esecuzione, apponendo sull’originale del provvedimento, all’atto del deposito da parte del magistrato, anche con un timbro, un’annotazione che riporti l’indicazione dell’art. 52 del Codice e la dizione: “In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi di …”. L’indicazione dell’art. 52 ha lo scopo di escludere che il divieto possa essere esteso a ipotesi di diffusione diverse rispetto a quella della riproduzione del provvedimento per finalità di informazione giuridica
Ne consegue che anche in caso di riproduzione delle sole massime deve essere posta la dovuta attenzione, attraverso l’esame della copia dell’originale del provvedimento, che le stesse risultino prive delle generalità e di altre informazioni idonee a identificare gli interessati che abbiano ottenuto dall’Autorità giudiziaria di vedere omessi i dati che li riguardano“.
Al paragrafo 4, il Garante si sofferma sul divieto ex lege di diffusione (art. 52, comma 5), definendone le caratteristiche specifiche (divieto di diffusione dei dati dei minori e delle parti nei procedimenti giudiziari in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone).
In dette ipotesi non basta omettere solo le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti tutelati, ma anche gli “altri dati anche relativi a terzi dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità” di tali soggetti.
Essa opera “in ogni caso”, cioè anche se la sentenza o l’altro provvedimento giudiziale oggetto di diffusione non riporti l’annotazione di cui al comma 2 dell’art. 52, trattandosi, peraltro, di un divieto assoluto: neppure il consenso dei soggetti interessati può determinare l’inapplicabilità dell’obbligo in esame.
Infine, il paragrafo 5 precisa che il comma 6 dell’art. 52 estende le altre disposizioni dell’articolo “anche in caso di deposito del lodo ai sensi dell’art. 825 del codice di procedura civile“.
Secondo quanto affermato dal Garante “si applica, quindi, anche a tale particolare pronuncia la procedura di anonimizzazione dei provvedimenti, con le regole poste riguardo alla presentazione della richiesta dall’interessato (comma 1), alla decisione degli arbitri, anche d’ufficio (comma 2), all’apposizione dell’annotazione (comma 3), e al divieto di diffusione (comma 4), oltre che, ovviamente, il divieto ex lege di cui al comma 5. Poiché il lodo può essere redatto “in uno o più originali” (art. 824 c.p.c.), l’annotazione, ove disposta, va ovviamente riportata su tutti gli originali“.
Al riguardo si osserva come si dovrebbero distinguere due ipotesi:
– una in cui la parte formula agli arbitri la richiesta del comma 1 prima della pronuncia del lodo e gli arbitri appongono sul lodo l’annotazione di cui al comma 3, anche ai sensi del comma 2;
– l’altra in cui il lodo venga depositato per la declaratoria di esecutorietà presso il competente Tribunale (art. 825 cpc), senza che vi sia stata la richiesta della parte o gli arbitri non abbiano provveduto.
Ebbene, nella seconda ipotesi suddetta, si ritiene che il Tribunale adito e che ha emesso il decreto di esecutorietà, possa provvedere sull’istanza.
Tale argomento trarrebbe sostegno dalla disciplina in tema di correzione del lodo una volta depositato (art. 826 u.c.): in tale ipotesi, infatti, la correzione è richiesta al Tribunale del luogo in cui il lodo è stato depositato.
Solo una considerazione finale, in modo da cercare di richiamare l’attenzione dei soggetti che provvedono all’anonimizzazione dei dati personali contenuti nei provvedimenti giurisdizionali, affinchè sappiano trovare la giusta tecnica che consenta la comprensione del testo, altrimenti gravemente compromessa da una semplice, quanto comoda e rapida, sbianchettatura dei nominativi delle parti.
In tal modo, infatti, si rischia seriamente di rendere difficoltosa la ricostruzione della vicenda oggetto del provvedimento.
Si suggerisce, pertanto, di impiegare opportunamente pseudonimi tradizionali (Tizio, Caio, Sempronio ecc.) piuttosto che lettere o altri segni distintivi (A, B, C ecc.).
Come pure, spesso capita di leggere sentenze in cui l’anonimizzazione è parziale, nel senso che vengono oscurati dati dell’intestazione, ma lasciati altri dati che consentono, in altre parti del testo, l’identificazione dei soggetti coinvolti.
Al seguente link, il testo integrale dal sito del Garante.
Tag:anonimizzazione sentenze, dati giudiziari, informatica giuridica, linee guida garante, Privacy
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Garante Privacy: “Social network: attenzione agli effetti collaterali”.
“Social network: attenzione agli effetti collaterali”
Al seguente link è reperibile l’opuscolo realizzato dal Garante Privacy sugli effetti collaterali dei Social Network e consigli per l’uso degli stessi.
In particolare, il Garante individua alcune tipologie di utenti (tra cui genitori, ragazzi, professionisti ecc.) e fornisce prezioni consigli per un uso consapevole dei Social Network che ormai rappresentano uno strumento di uso pressochè quotidiano ma che nascondono spesso insidie e pericoli alle quali gli utenti non sono abituati e non sono messi in grado conoscere preventivamente. Da ciò, scaturisce un invito alla prudenza ed al buon senso nell’uso che si fa, in applicazione di un generale principio di prevenzione e di cautela piuttosto che di rimedi successivi, spesso del tutto inadeguati.
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Conti correnti: è gratuito l’accesso ai dati personali dei familiari defunti.
Dalla newsletter settimanale 06 ottobre 2008 del sito del Garante Privacy:
L’accesso ai dati personali contenuti nella documentazione bancaria riguardante una persona defunta deve essere garantito gratuitamente ai familiari. Il principio è stato ribadito dall’Autorità per la protezione dei dati personali (relatore Mauro Paissan), che ha accolto il ricorso presentato da un cittadino che aveva chiesto ad una banca la comunicazione di tutti i dati personali relativi al padre scomparso riguardanti i rapporti che questi aveva intrattenuto con l’istituto di credito. Avendo ricevuto una risposta parziale e incompleta, accompagnata da una richiesta di versamento in favore della banca a fronte delle spese da sostenere per fornire l’ulteriore documentazione esistente, l’uomo si era rivolto al Garante chiedendo che ordinasse alla banca di estrapolare e comunicare i dati personali relativi al defunto. La banca aveva affermato di aver seguito le norme del Testo unico bancario, che pone a carico del cliente o di colui che gli succede a qualunque titolo i costi per la copia della documentazione. Il provvedimento del Garante ha dato ragione alle richieste avanzate dall’interessato, il cui diritto all’accesso ai dati personali del familiare defunto, tutelato dal Codice privacy, risulta essere ben distinto dall’accesso alla documentazione bancaria regolamentato dal Testo unico bancario, che consente al cliente di ottenere copia di atti interi e documenti bancari contenenti o meno dati personali. Il diritto d’accesso ai dati previsto dalla normativa sulla privacy non implica di per sé l’obbligo di fornire copia dei documenti che li contengono al loro interno, ma prevede che i dati personali dell’interessato debbano essere estrapolati dagli archivi e dai documenti che li contengono, e comunicati in dettaglio all’interessato. Nei casi in cui l’estrapolazione risulti particolarmente difficoltosa, la richiesta può essere soddisfatta anche attraverso la consegna di copie dei documenti contenenti i dati personali dell’interessato, con l’oscuramento di quelli relativi a terzi. Il Garante ha così ribadito come il diritto di accesso ai dati personali debba essere garantito gratuitamente, ordinando alla banca di accogliere le richieste del ricorrente e di pagare i costi del procedimento.
Tag:conto corrente, Privacy
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