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Timestamp: 2020-03-29 03:21:41+00:00
Document Index: 180311075

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Sentenza Cassazione Civile n. 19397 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19397 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. III, 30/09/2016, (ud. 20/04/2016, dep. 30/09/2016), n.19397
sul ricorso 25668/2012 proposto da:
I.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
CONTALDI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
GIACOMO TRAVERSO giusta procura in calce al ricorso;
A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO 20,
presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA DELFINI, rappresentata e
difesa dagli avvocati PAOLA ROSSI, MARIA CARMELA CARBONARO giusta
CATTOLICA DI ASSICURAZIONE SCARL, in persona del procuratore Dott.
MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato PIERFILIPPO COLETTI, che
T.R., S.G., M.R., D.R.;
S.G., T.R., M.R., elettivamente
dell’avvocato ANTONIO D’ALESSIO, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato GIUSEPPE PRINCIPATO giusta procura a margine
I.L. (OMISSIS), A.R., CATTOLICA DI ASSICURAZIONE
SCARL, D.R.;
avverso la sentenza n. 478/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
udito l’Avvocato STEFANIA CONTALDI, per delega non scritta;
udito l’Avvocato PAOLA ROSSI;
1. T.R. e S.G. convennero in giudizio A.R. per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti al loro appartamento a seguito di infiltrazioni di acqua provenienti dall’appartamento della convenuta sovrastante il loro. Analoga e autonoma domanda era rivolta da M.R.. L’ A. si costituì negando la propria responsabilità e chiamando in causa I.L., imprenditore che aveva svolto i lavori nel suo appartamento il quale chiamò in causa, oltre il proprio assicuratore la Cattolica, l’idraulico D.R., che aveva eseguito materialmente il lavoro, attribuendogli la responsabilità delle infiltrazioni per il cattivo collegamento di un tubo. Lo I., in via riconvenzionale, chiese alla A. il saldo delle fatture per il contratto di appalto eseguito.
La Cattolica costituitasi eccepì il difetto di operatività della polizza assicurativa per essere l’evento ascrivibile a colpa esclusiva dell’idraulico, il cui operato era estraneo all’assicurazione.
D.R. rimase contumace.
Il Tribunale di Genova, riuniti i processi, accolse le domande di T.R. e S.G., nonchè di M.R. condannando in solido I.L. e A.R. al risarcimento dei danni. Condannò l’assicurazione Cattolica a tenere indenne lo I. per quanto doveva agli attori e, infine, condannò A.R. a pagare allo I. quanto ancora dovuto per il contratto di appalto. Il giudice del merito attribuì la responsabilità dell’evento alla A. ex art. 2051 c.c., qualificò l’idraulico quale mero esecutore delle direttive ricevute da I.L. attribuendo a quest’ultimo la responsabilità dell’evento ex art. 2049 c.c.. Ritenne poi operante la garanzia assicurativa e condannò la Cattolica alla manleva nei confronti dell’assicurato. Infine considerò fondata la domanda riconvenzionale dell’imprenditore nei confronti della committente che aveva accettato la consegna dei lavori senza sollevare eccezione e senza mai contestare l’ammontare del corrispettivo.
2. La decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Appello di Genova, con sentenza n. 478 del 27 aprile 2012. La Corte ha ritenuto, a differenza del giudice di prime cure, di non attribuire la responsabilità alla A. in quanto non esercitava il controllo sulla cosa, ma all’appaltatore per “maldestra esecuzione dell’appalto” ed in particolare per abbandono di un tubo dal quale fuoriusciva l’acqua. Comportamento materiale da attribuirsi all’idraulico che aveva realizzato il lavoro. Ma in considerazione del fatto che lo I. non ha censurato il ragionamento della sentenza del primo giudice sul punto che attribuiva la causazione materiale del fatto esclusivamente all’idraulico ma riconoscendogli la mancanza di autonomia nei confronti dello I., ha ritenuto essersi formato il giudicato sul punto ed ha confermato la responsabilità dell’appaltatore ex artt. 1228 e 2049 c.c.. Ha poi accolto l’appello incidentale della Cattolica perchè la responsabilità del subappaltatore D. era esclusa dalla polizza.
3. Avverso tale decisione, I.L. propone ricorso in Cassazione sulla base di 6 motivi.
3.1. Resistono con controricorso e ricorso incidentale T.R., S.G. e M.R. e con controricorso autonomi la Cattolica Assicurazioni e A.R..
4.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la “violazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., sub. 3”.
Lamenta lo I. che la sentenza impugnata è errata nella parte in cui ha ritenuto cosa giudicata la declaratoria della sua responsabilità per l’operato del D. perchè trascura il fatto che il ricorrente ha riproposto in appello domanda assolutoria verso tutte le parti in causa e chiedendo espressamente la riforma della sentenza (…). Il che di per sè costituisce, al di là del nomen iuris, appello incidentale che ha investito la sentenza di primo grado per qualsiasi statuizione sfavorevole a I..
4.2. Con il secondo motivo, denuncia “l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (natura del rapporto I. – D.) in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 – Omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudi7io, in relazione all’art. 111 Cost., comma 6”.
Il ricorrente sostiene che la Corte d’Appello ha errato perchè ha qualificato il rapporto tra I. e D. come contratto di subappalto e da ciò desume la non operatività della copertura assicurativa. Mentre avrebbe dovuto qualificarlo sulla base della documentazione prodotta quale contratto d’opera.
4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta “l’omesso esame circa altro fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (copertura R.C. Cattolica), in relazione all’art. 360 c.p.c., sub 5. Omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 111 Cost., comma 6”.
Si duole I. che la sentenza impugnata non ha indicato quale clausola delle condizioni generali di polizza escluderebbe la copertura assicurativa per danni a cose di terzi provocati d’attività dell’assicurato e da lui svolta tramite collaboratori o ausiliari diversi dai dipendenti.
4.4. Con il quarto motivo, il ricorrente deduce la “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (artt. 1228 e 2049 c.c. – in relazione all’art. 360 c.p.c., sub. 3”.
Si duole che la sentenza impugnata dapprima ha riconosciuto l’estensione degli artt. 1228 2049 e successivamente ha negato tale estensione ritenendo che esistano solo due ipotesi di collaborazione generatrici di responsabilità dell’obbligato verso i terzi ossia quella del subappaltatore e quella del mero esecutore equiparabile al dipendente. Inoltre la sentenza non ha preso in considerazione gli artt. 41 e 42 delle condizioni generali di polizza comprendenti la collaborazione, a titolo occasionale e di lavoro autonomo senza essere nè dipendenti, nè meri esecutori.
4.5. Con il quinto motivo, il ricorrente deduce la “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto (art. 1900 c.c., comma 2, art. 1905 c.c., comma 1, artt. 1917, 1362, 1363, 1366 e 1370 c.c.), in relazione all’art. 360 c.p.c., sub. 3. Omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 111 Cost., comma 6”.
Si lamenta che la decisione impugnata ha omesso qualsiasi riferimento alle clausole o condizioni di polizza che escluderebbero la copertura assicurativa. Conseguentemente qualsiasi motivazione sul punto finisce per neutralizzare la funzione stessa e l’oggetto del contratto di assicurazione di cui trattasi, con violazione delle norme indicate in rubrica.
Affinchè un capo di sentenza possa ritenersi validamente impugnato, non è sufficiente che nell’atto di appello sia manifestata una volontà in tal senso, ma è necessario che vi sia una parte argomentativa che, contrapponendosi alla motivazione della sentenza impugnata, con censura chiara e motivata, miri ad incrinarne il fondamento logico-giuridico, sicchè deve ritenersi passato in giudicato il capo della sentenza di primo grado in merito al quale l’atto di appello si limiti a manifestare generiche perplessità, senza svolgere alcuna argomentazione idonea a confutarne il fondamento (Cass. n. 18704/2015). Inoltre, neppure è indicato come era stata contestata l’operatività dell’art. 2049 c.c., affermata dal Tribunale.
5.1. Occorre esaminare il terzo quarto e quinto motivo di ricorso, tutti strettamente connessi e fondati.
Ha effettivamente errato il giudice del merito che ha qualificato l’idraulico come sub-appaltatore nella esecuzione delle opere, lui affidate da I. e non come contratto d’opera caratterizzato dalla direzione e controllo vincolante del committente. Il contratto d’appalto, nel caso di specie era unico ed era quello affidato dalla A. allo I..
E’ noto che il contratto d’appalto ed il contratto d’opera si differenziano per il fatto che nel primo l’esecuzione dell’opera commissionata avviene mediante una organizzazione di media o grande impresa cui l’obbligato è preposto, mentre nel secondo con il prevalente lavoro di quest’ultimo (Cass. n. 12519/2010). Ora è incontestato e pacifico nella fattispecie in esame che l’ A. aveva stipulato un solo contratto di appalto, quello con lo I. e che, conseguentemente, questo è l’unico rilevante nel presente giudizio.
Inoltre essendo emerso, e non contestato dalle parti, nel corso del giudizio che la polizza copriva anche i fatti dei “collaboratori” il giudice del merito dovrà tenere conto di tale previsione contrattuale.
5.2. Il secondo motivo è assorbito dall’accoglimento del terzo quarto e quinto motivo.
6. Con l’unico motivo di ricorso incidentale T.R., S.G. e M.R. si dolgono della “falsa applicazione di norme di diritto art. 2043 c.c., in relazione ad un fatto decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., sub. 3 (responsabilità della signora A.).
Sostengono che la committente A. sia responsabile in quanto ha affidato una parte dell’opera, esecuzione di lavori di idraulica, a chi difettava delle necessarie capacità e dei mezzi tecnici indispensabili per eseguire la prestazione. E’, infatti, pacifico che l’appaltatore abbia dichiarato alla committente che non aveva nè la tecnologia, nè la capacità, nè la necessaria preparazione per l’esecuzione dei lavori di idraulica.
Il motivo va rigettato per difetto di autosufficienza e per genericità. Inoltre il motivo è volto a prospettare un profilo nuovo e cioè la culpa in eligendo dell’ A. nella scelta dello I..
E’ principio di questa Corte che nel ricorso per cassazione quando è denunziata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina; diversamente il motivo è inammissibile, in quanto non consente alla Corte di Cassazione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione. (Cass. n. 828/2007).
7. La Corte rigetta il primo motivo, accoglie il terzo, quarto e quinto motivo, assorbito il secondo del ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale, cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Genova, anche per le spese del presente giudizio, in diversa composizione.
La Corte rigetta il primo motivo, accoglie il terzo, quarto e quinto motivo, assorbito il secondo del ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale, cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Genova, anche per le spese del presente giudizio, in diversa composizione.