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Timestamp: 2020-04-07 09:13:05+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 1378 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1378 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 10/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1378
sul ricorso 14922/2015 proposto da:
G.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
ANDREA DE CESARIS, giusta procura speciale in calce al ricorso;
B.E., quale titolare della omonima ditta ” B.E. –
Elettropompe Motori irrigazione”, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DI VAL GARDENA 3, presso lo studio dell’Avvocato LUCIO DE
ANGELIS, che lo rappresenta e difende unitamente all’Avvocato
GIUSEPPE FACCENDI, giusta procura speciale a margine del
avverso la sentenza n. 239/2015 del TRIBUNALE di GROSSETO, depositata
il 13/03/2015;
10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO;
udito l’Avvocato Giuseppe Faccendi, per il controricorrente, che si
E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione: ” G.D. proponeva domanda di risarcimento del danno non patrimoniale derivatogli dall’incendio sviluppatosi nella corte interna ad un edificio in (OMISSIS), in uso alla ditta individuale Elettropompe Motori Irrigazione di B.E..
La domanda risarcitoria veniva accolta dal Giudice di Pace di Grosseto mentre il tribunale, in accoglimento dell’appello del B., riformava la pronuncia di primo grado accogliendo l’eccezione preliminare di carenza di legittimazione attiva proposta già in primo grado dall’appellante, affermando che l’attore non avesse fornito indicazioni idonee a far comprendere il suo personale coinvolgimento nell’incendio.
Il Terni propone un motivo di ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 239/2015 del Tribunale di Grosseto, notificata il 1 aprile 2015, cui resiste il B. con controricorso.
Il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato inammissibile.
Il ricorrente denuncia genericamente, nella rubrica del motivo, la “violazione e falsa applicazione di norme di diritto”, senza ricondurre la propria censura ad una delle ipotesi di vizio della sentenza censurabile per cassazione previste dall’art. 360 c.p.c..
Dal corpo del motivo, si evince che contesta l’accoglimento della eccezione di carenza di legittimazione attiva da parte del tribunale, affermando che non possa neppure astrattamente ipotizzarsi una carenza di legittimazione processuale all’interno di una domanda volta al risarcimento del danno extracontrattuale, essendo tale categoria utilizzabile in relazione ai soli diritti relativi, esercitabili solo dal loro titolare, e non anche laddove sia prospettata la violazione di un diritto assoluto. Solo per i diritti relativi sarebbe possibile compiere un vaglio preliminare in merito alla titolarità della situazione giuridica soggettiva azionata, al fine del riconoscimento della legittimazione ad agire quale presupposto necessario dell’istanza stessa di tutela giudiziale.
Il motivo, al di là della sua genetica formulazione, è infondato: anche in relazione all’azione di risarcimento della responsabilità civile può porsi la questione della legittimazione ad agire dell’attore, volta ad identificare se chi agisce sia astrattamente titolare di una situazione idonea ad essere lesa dall’altrui condotta lesiva (questione che si è posta, negli ultimi anni, a proposito della legittimazione degli enti esponenziali quali i consigli dell’ordine professionali o talune associazioni ad agire a tutela dell’onore degli appartenenti alla categoria: v., a proposito della legittimazione ad agire del Consiglio dell’Ordine dei Geometri, Cass. n. 10125 del 2011).
Inoltre, e più radicalmente, il ricorrente non coglie che il giudice d’appello ha riformato la sentenza di condanna risarcitoria in suo favore rilevando come l’attore non avesse in alcun modo precisato la sua legittimazione, ne sotto il profilo processuale nè sotto quello sostanziale, ovvero non avesse minimamente precisato in virtù di quale rapporto con la situazione dannosa (incendio sviluppatosi nel cortile interno di un palazzo) lo stesso avesse potuto riportarne un danno non patrimoniale.
Sotto il profilo della carenza di una qualsiasi legittimazione sostanziale – che il ricorrente non ha mai chiarito e non enuncia neppure in questa sede, lasciando imprecisata l’individuazione della situazione, transeunte o duratura (quale il semplice passaggio all’interno dell’immobile al momento dell’incendio, o la stabile abitazione all’interno di uno degli appartamenti sovrastanti), che l’avrebbe esposto ai fumi, alle esalazioni, agli odori dell’incendio provocandogli un non meglio precisato danno non patrimoniale – la sentenza di appello non è stata impugnata.
Il ricorso, in difetto di impugnazione di tale autonoma ratio decidendi, di per sè idonea a sostenere il decisum, appare complessivamente inammissibile.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il Collegio ha ritenuto di condividere pienamente le conclusioni in fatto e in diritto cui è prevenuta la relazione.
Liquida le spese legali in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.