Source: https://www.studiocerbone.com/interpello-n-33-del-22-dicembre-2015-ministero-del-lavoro-regime-contributivo-previdenziale-ed-assistenziale-del-contributo-solidarieta/
Timestamp: 2017-10-18 09:02:22+00:00
Document Index: 145912544

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 24']

﻿ Interpello n. 33 del 22 dicembre 2015 - Ministero del Lavoro - regime contributivo previdenziale ed assistenziale del contributo di solidarietà - Studio Cerbone
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LAVORO – OCCUPAZIONE – AZIENDE NON RIENTRANTI NEL CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA CASSA INTEGRAZIONE SALARIALE – CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ – REGIME CONTRIBUTIVO PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE – CHIARIMENTI
Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – art. 5, comma 5, L. n. 236/1993 regime contributivo previdenziale ed assistenziale del contributo di solidarietà.
La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa ha presentato istanza di interpello al fine di conoscere il parere di questa Direzione generale in ordine al regime contributivo previdenziale ed assistenziale da applicare al contributo di solidarietà contemplato dall’art. 5, comma 5, L. n. 236/1993, per le aziende non rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione salariale. In particolare, l’istante chiede a quale forma di contribuzione sia assoggettabile il contributo spettante all’azienda, laddove quest’ultima decida di erogarlo in favore del lavoratore che in tal modo verrebbe a percepire l’intero trattamento di solidarietà pari al 50% del monte retributivo perso (25% spettante all’azienda + 25% spettante al lavoratore).
Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale degli Ammortizzatori sociali e I.O., della Direzione generale per le Politiche Previdenziali e Assicurative e dell’Ufficio Legislativo, si rappresenta quanto segue.
Al fine di fornire la soluzione al quesito sollevato, occorre muovere dalla lettura del disposto normativo di cui all’art. 5, comma 5 sopra citato, ai sensi del quale “alle imprese non rientranti nel campo di applicazione dell’art. 1 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla L. 19 dicembre 1984, n. 863, che, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di cui all’art. 24 della L. 23 luglio 1991, n. 223, o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo stipulano contratti di solidarietà, viene corrisposto, per un periodo massimo di due anni, un contributo pari alla metà del monte retributivo da esse non dovuto a seguito della riduzione di orario. Il predetto contributo viene erogato in rate trimestrali e ripartito in parti uguali tra l’impresa e i lavoratori interessati. Per questi ultimi il contributo non ha natura di retribuzione ai fini degli istituti contrattuali e di legge, ivi compresi gli obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali”. La norma, infine, specifica che “ai soli fini pensionistici si terrà conto, per il periodo della riduzione, dell’intera retribuzione di riferimento (…)”.
E’ altresì possibile che nell’accordo intervenuto tra azienda e rappresentanze sindacali aziendali o unitarie, le parti prevedano che la quota di contributo spettante al datore di lavoro sia devoluto da questi ai lavoratori.
Alla luce della indicazione di chiusura della norma (“ai fini pensionistici si terrà conto, per il periodo della riduzione, dell’intera retribuzione di riferimento”) finalizzata, in coerenza con quanto previsto in materia di ammortizzatori sociali, a salvaguardare integralmente la posizione previdenziale dei lavoratori interessati, si deve ritenere che il regime di contribuzione figurativa vada riferito all’ammontare della retribuzione persa dal lavoratore per effetto della stipula dei contratti di solidarietà, a prescindere dalla devoluzione della quota di contributo già assegnata dal datore di lavoro ai lavoratori.