Source: http://giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=20081101&pagina=5&ordinamento=desc
Timestamp: 2019-08-20 07:56:46+00:00
Document Index: 121477032

Matched Legal Cases: ['art. 269', 'art. 38', 'art. 183', 'art. 38', 'art. 183', 'art. 38', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 54', 'art. 83', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 184', 'art. 153', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 111', 'art. 327', 'art. 345', 'art. 111', 'art. 24', 'art. 616', 'sentenza ', 'art. 618', 'art. 624', 'art. 28', 'art. 38', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 819', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 183', 'art. 92', 'art. 96', 'art. 101', 'art. 183', 'art. 384', 'art. 101', 'art. 115', 'art. 88', 'art. 292', 'sentenza\n', 'art. 120', 'art. 118', 'art. 132', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 191', 'art. 195', 'art. 2909', 'art. 163', 'art. 183', 'art. 281', 'art. 5']

Telegramma Notizia Criminis - Minacce di Morte a Loredana Morandi
Di Admin (del 19/11/2008 @ 08:12:21, in Indagini, linkato 2030 volte)
Telegram N°: 002/7A - 23/10/2008 - 7.38
To Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Tivoli - Roma
Giuristi Telematici dott. Luca Ramacci
News Crime I mistrust: Your PROMOTUX Gallus Giovanni Battista From Died Threats, Pornographic Defamation, Instigation To Commit a Crime, Probative Pollution My Website, Crime Embezzlement University of Naples. I Asks Warnings Reads.
Today: I am very frightened, above all after the publication of my house address and the photo of my sons.
Telegramma N°: 002/7A - 23/10/2008 - 7.38
Notizia Criminis. Diffido Vostro PROMOTUX Gallus Giovanni Battista da Minacce di Morte, Diffamazione Pornografica, Istigazione Delinquere, Inquinamento Probatorio Miei Website Reato di Peculato Università di Napoli.
Oggi: Sono molto spaventata, soprattutto dopo la pubblicazione del mio indirizzo di casa e delle foto dei miei figli.
Originale Telegramma - Original Telegram
Immediately you look at:
Photo of sons
Pornographic defamation only for me
the name of my mother
It is ashamed Italian criminals !
Rinvio DDL "Messa in prova"
Di Admin (del 19/11/2008 @ 07:30:23, in Politica, linkato 1722 volte)
Dopo le polemiche tra gli alleati del Pdl e 'altolà della Lega
Rinvio per ddl 'messa in prova', La Russa: ''Proposta tutta da esaminare''
Slittata l'approvazione del provvediento che cancella i reati fino a 4 anni in 'cambio' di un lavoro socialmente utile. Il ministro della Difesa: ''Bisogna riflettere molto''
Roma, 19 nov. (Adnkronos/Ign) - Dopo le polemiche tra gli alleati del Pdl e l'altolà della Lega, è slittata in Consiglio dei ministri l'approvazione del controverso ddl Alfano che prevede la 'messa in prova' per gli incensurati: un meccanismo che, per condanne fino a quattro anni, può cancellare il processo e estinguere il reato in 'cambio' di un lavoro socialmente utile svolto bene dall’imputato.
"E' ancora una proposta tutta da esaminare", ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa (nella foto), lasciando Palazzo Chigi. "Tra l'altro -insiste il reggente di An- ho visto che oggi è stata anche letta male. Ne parlavo con Alfano: prima di formularla bisogna riflettere molto. Nessuno ha sottolineato che la novità di questo disegno di legge è quella che riguarda la condizionale. Oggi chi ottiene la condizionale la incassa senza obblighi, mentre con il nuovo provvedimento dovrà fare lavori socialmente utili per un periodo di tempo che arriverà ad essere pari anche alla durata della pena. Questa è la vera novità''.
Eppure, ribadisce l'esponente di An, "i riflettori della stampa" sono stati tutti puntati sull'altra parte, cioè sulla cosiddetta 'messa in prova per gli imputati'. "Io esprimo solidarietà ad Alfano che ha studiato questo aspetto con molta attenzione. In Italia, infatti, è difficile fare delle cose senza che siano prima formulate. Appena fai qualcosa già c'è qualcuno che crocifigge le intenzioni".
La Russa difende il suo collega Roberto Maroni: "Se fosse come è scritto sui giornali, io sono sulle stesse posizioni di Maroni. Maroni, riguardo alla versione di alcuni quotidiani ha detto: 'Ma quand'è così ci mettiamo ad inseguire loro?'. Io sono d'accordo con lui. Comunque, bisogna approfondire meglio il testo e poi leggerlo anche con attenzione", insiste il reggente di An punzecchiando di nuovo la stampa. Il varo del ddl Alfano, dunque, viene rinviato: "Bisogna riflettere molto non solo sul testo ma anche sul suo impatto. Abbiamo tempo".
Si veda anche la dichiarazione del Sen. F. Casson.
Minori e Bullismo - rassegna stampa da Google
Di Admin (del 19/11/2008 @ 07:22:23, in Osservatorio Famiglia, linkato 1863 volte)
Un bimbo su quattro vittima del bullismo
I ragazzi contro i ragazzi. La paura di essere picchiati, a volte addirittura rapiti. Rischiando di rinchiudersi dietro la virtuale compagnia di un ...
Minori sempre più tecnologici, tra bullismo e vecchie paure
Adnkronos/IGN - 18 nov 2008
Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro: il 73,4% dei bambini ha un computer, il 60,6% ha, in casa, una console portatile/videogioco mentre il 58,6% dispone di ...
I bimbi italiani tra bullismo e nuove paure
La Stampa - 18 nov 2008
Per il 59,9% dei bambini il bullismo è una prepotenza contro un compagno più debole che si ripete spesso; per il 17,7% si tratta di un’azione che va contro ...
UN BAMBINO SU QUATTRO VITTIMA DEL BULLISMO
Roma - Cosa e' il bullismo? Per il 59,9% dei bambini, stando al rapporto Eurispes-Telefono azzurro, il bullismo e' una prepotenza contro un compagno piu' ...
MINORI: RAPPORTO EURISPES-TELEFONO AZZURRO - MINORI TECNOLOGICI ...
Clandestinoweb - 22 ore fa
18 nov. - I piccoli italiani sono sempre piu' 'tecnologici': il 73,4% dei bambini ha un computer, il 60,6% ha, in casa, una console portatile/videogioco, ...
Forza Nuova invia una bambola insanguinata all'AdnKronos per riaprire il dibattito sulla 194
Di Admin (del 19/11/2008 @ 07:04:37, in Politica, linkato 1785 volte)
Sopralluogo della Digos
Palermo, bambola insanguinata recapitata a redazione Adnkronos
Il pacco giunto con una raccomandata spedita ieri era all'interno di una scatola di scarpe dentro un involucro trasparente pieno di sangue. Il mittente è 'Forza nuova' che poi spiega: ''Un messaggio choc per riaprire il dibattito sulla 194, le polemiche erano previste''. Fiore: ''Rivendico l'iniziativa, non c'è nessuna intimidazione''. La Procura aprirà un'inchiesta.
Palermo, 19 nov.- (Adnkronos/Ign) - Una bambola senza gambe e insaguinata è stata recapitata questa mattina alla redazione palermitana dell'Adnkronos.
Il mittente scritto sul pacco è 'Forza nuova' di Palermo. La bambola era all'interno di una scatola di scarpe dentro un involucro trasparente pieno di sangue.
Il pacco è giunto in redazione con una raccomandata spedita lunedì pomeriggio. In una busta trasparente, di tipo alimentare, è racchiuso un bambolotto sporco di sangue a cui sono state staccate gambe e braccia. Sotto c'è una lettera in cui si parla dell'abrogazione della 194 che reca la firma di Giuseppe Provenzale coordinatore regionale siciliano di Forza Nuova, dove si legge: ''Siamo di fronte ad un genocidio legalizzato''.
La Digos della Questura di Palermo ha fatto un sopralluogo presso la redazione, in via Principe di Villafranca, per effettuare gli accertamenti sulla scatola contenente la bambola.
E la Procura di Palermo aprirà un'inchiesta . A darne conferma è il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. "Stiamo in attesa degli altti che ci porteranno le forze dell'ordine - ha spiegato il numero uno del pool antimafia - e poi avvieremo formalmente l'inchiesta, che è un atto dovuto".
A spiegare poi con maggiore chiarezza all'Adnkronos il senso del pacco recapitato stamane è stato lo stesso Provenzale: "Un messaggio choc per riaprire il dibattito sulla 194. E' in corso un genocidio, sono cinque milioni i bambini non nati in Italia - aggiunge Provenzale - Se fa orrore un bambolotto con frattaglie di pollo in una scatola, bisognerebbe pensare cosa si può provare davanti ad un bambino massacrato e abortito".
"Non penso si possa parlare di reato - prosegue il coordinatore regionale di Fn -. Il mittente era chiaramente espresso e le polemiche che ne scaturiranno erano in preventivo. Si tratta di piccolo sacrificio per evitare che la questione continui a passare ancora sotto silenzio. Di abrogazione della legge 194 non parla più nessuno e questo è un modo per farne nuovamente parlare".
Già in passato Forza Nuova aveva organizzato delle iniziative per riaprire il dibattito sulla 194 con volantinaggi negli ospedali e con una manifestazione il primo novembre a Catania.
E a rivendicare ''in pieno la responsabilità dell'azione" è il leader nazionale d el movimento, Roberto Fiore, che non solo non nega l'invio del pacco alla redazione palermitana dell'Adnkronos ma ne assume la paternità politica a sostegno di un'iniziativa, spiega, del gruppo femminile 'Evita Peron' di Forza Nuova Palermo.
"Non c'è nessuna intimidazione - afferma Fiore - sono le donne di Forza Nuova che hanno voluto sollevare la questione della legge 194 chiedendo cosi' la riapertura del dibattito sull'aborto". Fiore aggiunge che l'iniziativa "non era diretta al responsabile della redazione, uomo o donna che sia, ma agli organi di informazione". Il leader aggiunge di trovare "singolare che qualcuno si impressioni per una bambolina sporca di sangue animale quando ci si dovrebbe indignare per i bambini che ogni giorno vengono macellati negli ospedali italiani".
Fini, invece, non perde mai l'occasione per tacere.
Invito Convegno: Bulli e Vittime - Analisi ed Intervento nelle Condotte Aggressive nella Scuola
Di Admin (del 19/11/2008 @ 06:26:48, in Giuristi, linkato 1970 volte)
ISTITUTO COMPRENSIVO W.A. MOZART"
V.LE CASTELPORZIANO 516 - 00124 ROMA
STUDIO MEDICO - "PIANETA INDACO"
V. LEOPOLDO MUGNONE 13 A - 00124 ROMA
BULLI E VITTIME:
ANALISI ED INTERVENTO
SULLE CONDOTTE AGGRESSIVE
Dirigente scolastico I.C. W.A. MOZART
P.ssa Giuseppina Palazzo
D.ssa Stefania Pagliani
Consulente tecnico Tribunale Civile di Roma
D.ssa Tatiana De Santis
Psicologa Clinica Spec. in Sessuologia
magistrato e drammaturgo
SALA TEATRO DELL'I.C. W.A. MOZART
V.LE CASTEL PORZIANO 516 - 00124 ROMA
Per informazioni telefonare a D'Angelo Rita al 392-136351 oppure allo 06-50931860
Per altre informazioni locandina etc.
http://www.pianetaindaco.com/
DDL Sicurezza: Approvata Task Force Infanzia - dichiarazioni Carfagna, Turco e Procacci
Di Admin (del 19/11/2008 @ 06:16:13, in Politica, linkato 1875 volte)
Infanzia: si' Cdm a ddl garante
Carfagna, spero si approvi in sede legislativa
(ANSA) - ROMA, 19 NOV - Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per l'istituzione del garante nazionale dell'Infanzia e per l'adolescenza. 'Ora il testo passa all'esame del Parlamento', ha detto il ministro per le Pari opportunita' Mara Carfagna. Il ministro chiede 'alle opposizioni di approvare in sede legislativa il provvedimento in modo che diventi al piu' presto legge'. Carfagna rappresentera' l'Italia al congresso mondiale sullo sfruttamento dei minori che si terra' la prossima settimana. 2008-11-19 11:57
Infanzia. Livia Turco, disponibili ad approvazione garante
“Riservandomi di verificare il merito del provvedimento, posso dire che da parte nostra non c’è nessuna difficoltà ad approvare celermente il disegno di legge che istituisce il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza”. Lo ha detto l’on. Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali.
“Per quanto se ne può sapere adesso, è un provvedimento che va nella direzione giusta. Già 10 anni fa come ministro degli Affari sociali ho presentato un disegno di legge che prevedeva una figura di garanzia per i bambini e da allora abbiamo sempre portato avanti questa proposta. Se adesso è possibile approvarla è una buona notizia per tutti” conclude Turco.
DDL SICUREZZA: PROCACCI (PD), "TASK FORCE FORMATIVA CONTRO DEVIANZA MINORILE".
"L'impiego di una task force di docenti, adeguatamente preparata, che intervenga nella formazione dei giovani, nelle zone a rischio sicurezza del nostro Paese individuate congiuntamente dal Ministero dell'istruzione e dal Ministero, come già sperimentato in Francia". E' la proposta per arginare il fenomeno della devianza minorile che il senatore Pd Giovanni Procacci ha fatto questa mattina durante il dibattito sul decreto sicurezza nell'Aula di Palazzo Madama.
"Il grave problema della devianza minorile - afferma il parlamentare del Pd - non può essere più ignorato. Questo governo e questa maggioranza hanno dimostrato, prima con il decreto Gelmini poi con la discussione sul decreto sicurezza, di avere una scarsissima attenzione per la prevenzione e la soluzione di questo drammatico fenomeno sociale che affligge una parte dei nostri giovani".
"Non c'è un rigo - prosegue il senatore - né nel primo decreto né nel disegno di legge, su questo problema, sulla prevenzione e sulla possibilità e la capacità dello Stato di prevenire, soprattutto curando la formazione dei giovani".
"L' esperienza francese - sottolinea Procacci - può fare da esempio. Essa infatti prevede le cosiddette teste di cuoio della formazione: nelle zone a rischio possono insegnare, nelle classi particolari o nelle zone dove il fenomeno della devianza minorile è fortemente radicato, solo docenti che hanno svolto egregiamente un corso di eccellenza di uno o due anni e quindi sono nelle condizioni di affrontare e formare i giovani difficili".
"Può sembrare una proposta qualunque - sottolinea il senatore - ma è invece centrale perché non abbiamo altro strumento per combattere la devianza minorile. Non si tratta soltanto di aiutare i giovani, di fornire loro un'opportunità, ma si tratta di aiutare la società intera. Pertanto, chiedo che su questo tema sia posta un'attenzione particolare e che si possa, quando ci si sarà liberati da questo ingorgo di decreti-legge che sta rendendo la vita del Senato e della Camera poco ordinaria, si trovi il modo di affrontare concretamente questo tema. Quando si è tentato di farlo attraverso il decreto-legge Gelmini ci si è trovati di fronte soltanto ad un'imbarazzante e devastante silenzio".
"E' importante, invece - conclude il senatore Procacci - cercare, con il contributo di tutti, di mettere a fuoco un'idea che serve al Paese e che dovremmo concretizzare nell'interesse della nostra Italia".
ANM Roma: Convegno - Le Riforme che servono
Di Admin (del 19/11/2008 @ 05:03:35, in Magistratura, linkato 1757 volte)
Franco Coppi, Professore Ordinario di Diritto Penale presso l’Università “La Sapienza” di Roma,
Nello Rossi, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Roma
Il convegno si svolgerà giovedì 20 Novembre 2008, dalle ore 15,00,
presso l’Aula magna della corte d’Appello di Roma via Romeo Romei .
Un resoconto dell'evento e gli interventi possono essere ascoltati su
ANM: Osservazioni DDL S-1082 inviate al Ministro della Giustizia
Di Admin (del 19/11/2008 @ 04:58:30, in Magistratura, linkato 2632 volte)
un terzo, a tal fine provocando lo spostamento dell´udienza, analogamente a quanto previsto dall´art. 269 c.p.c. per il processo ordinario.
Non appare, poi, chiaro se il giudice possa rilevare d`ufficio ogni profilo d´incompetenza, anche quello per territorio semplice, che ai sensi dell´art. 38 c.p.c., non è rilevabile d´ufficio nel processo ordinario, per cui appare opportuna una ulteriore precisazione in merito.
Inoltre, atteso che, se non viene pronunciata la detta ordinanza d´incompetenza, è possibile che il giudice trasformi il procedimento sommario in processo ordinario fissando l´udienza di cui all´art. 183 c.p.c., resta il dubbio che, ai sensi dell´art. 38 c.p.c., il giudice possa in questa udienza rilevare ancora profili d´incompetenza per materia, valore o territorio inderogabile che prima non aveva rilevato. Insomma, se nel prosieguo il procedimento resta sommario, sembra che i profili d´incompetenza debbano essere rilevati subito dal giudice, al massimo nell´udienza di comparizione delle parti. Se, invece, il processo si trasforma, allora potrebbe essere possibile che il giudice, nell´udienza di cui all´art. 183 c.p.c., rilevi quei profili d´incompetenza che ai sensi del citato art. 38 egli può rilevare.
Si ravvisa necessaria un chiarimento dell´art. 702-quater, ove non viene effettuata alcuna precisazione per l´ipotesi in cui non vi sia la notificazione o comunicazione, ossia se debba qui valere il termine lungo per l´appello delle sentenze ovvero se il provvedimento non passi mai in giudicato.
Per quanto concerne le modalità di impugnazione del provvedimento conclusivo, la previsione dello strumento del reclamo in luogo dell´appello potrebbe servire a rendere l´istituto più coerente con lo scopo di farne una modalità alternativa, più duttile e flessibile, del rito ordinario di cognizione.
Infine, va osservato in relazione alla dettata disciplina dell´istruzione probatoria, secondo la quale sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile, che l´utilizzo del termine "rilevanti", invece di quello "indispensabili" non appare congruo in quanto, se l´intenzione era quella di introdurre una norma analoga a quella di cui all´art. 345, terzo comma, c.p.c., appare improprio l´uso del termine, per cui dovrebbe operarsi la relativa correzione, ed analoghe conclusioni deve pervenirsi se si intendeva consentire maggiori garanzie difensive, in quanto, non possono ammettersi mezzi di prova se non siano rilevanti, ossia se non riguardino fatti che rilevano al fine di decidere sulla domanda proposta.
dei riti processuali che erano state indicate quale assoluta priorità di intervento.
Non si è provveduto, infatti, all´abrogazione del rito societario, la cui inefficienza è ormai condivisa da tutti gli operatori del settore.
Dovrebbero essere, altresì, valorizzati gli strumenti conciliativi idonei a favorire la composizione dei conflitti, mediante la tempestiva adozione dei decreti legislativi in materia di mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale.
L´esame, poi, delle singole disposizioni del disegno di legge induce a ritenere che alcune appaiono condivisibili ed evidentemente adottate nell´ottica di snellimento delle controversie, quali in particolare:
Art. 54) Ordinanza sulla ricusazione
Può condividersi, al fine di migliorare gli istituti che devono attuare il valore costituzionale dell´imparzialità del giudice, la modifica dell´art. 54 c.p.c. che, rendendo meno rischiosa la proponibilità del ricorso rivolto ad ottenere la ricusazione del giudice, ha previsto che, in caso di dichiarazione d`inammissibilità o di rigetto dell´istanza di ricusazione, il giudice non debba necessariamente, ma possa condannare la parte che l´ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a 250 euro (prima 10 euro). Al più potrebbe inserirsi una clausola automatica di indicizzazione all´andamento dell´inflazione programmata, con delega al governo di provvedere con decreto ogni quinquennio.
Art. 83) Procura alle liti
Pienamente condivisibile è la modifica relativa alla costituzione del rapporto col difensore apportata, quanto al rilascio della procura speciale, al terzo comma dell´art. 83 c.p.c..
Opportuna sarebbe la contestuale modifica dell´art. 77 c.p.c. con l´aggiunta di un terzo comma del seguente tenore: "salvo quanto diversamente previsto da specifiche norme di legge, la rappresentanza processuale può essere conferita anche a chi non sia investito del potere di rappresentanza sostanziale", in modo da superare la regola, priva di giustificazione funzionale, e di origine esclusivamente giurisprudenziale, secondo cui la rappresentanza processuale di cui all´art. 77 c.p.c. può essere conferita solo a chi sia investito di un potere rappresentativo di natura sostanziale in ordine al rapporto dedotto in giudizio.
L´intervento sulla disciplina della rimessione in termini
Apprezzabile è l´intervento sulla disciplina della rimessione in termini, realizzato attraverso l´abrogazione del previgente art. 184 bis c.p.c. e con la contestuale novella dell´art. 153 c.p.c., al quale viene aggiunto un comma, la cui nuova collocazione, peraltro, rende ancora più evidente la circostanza che ci si trovi di fronte ad un istituto di carattere generale.
Art. 183) Prima comparizione delle parti e trattazione della causa
Va condivisa la modifica apportata all´art. 183, comma sesto, del codice di procedura civile.
Pur valutando le riserve espresse dall´avvocatura, deve rilevarsi che ogni forma di automatismo nel processo non ne consente l´adeguamento al singolo caso concreto ed impedisce non solo una trattazione più rapida del procedimento, ma anche una migliore efficacia dello strumento processuale.
In definitiva, appare rilevante l´intento di rafforzare il principio della potenziale completezza degli atti introduttivi attraverso l´eliminazione dell´automatismo nella concessione delle memorie ex art. 183 comma sesto nonchè di prevedere un meccanismo di garanzia per la difesa che consenta alle parti di modificare o precisare le domande ed integrare le istanze istruttorie tutte le volte che tale eventualità sia giustificata da gravi motivi.
Invero, la sostituzione, ad opera della Camera dei Deputati, del termine "giusti motivi" con "gravi motivi" risponde all´esigenza di evitare che la concreta applicazione della norma venga elusa mediante l´utilizzo, nella prassi, di formule di stile che consentano di ripristinare, di fatto, l´odierno meccanismo automatico.
La gravità dei motivi richiesti per la concessione delle memorie implica, infatti, inevitabilmente che queste ultime devono considerarsi eccezionali e consentite nell´esclusiva ipotesi di richiesta adeguatamente motivata.
Le modifiche previste per il giudizio di appello
Può valutarsi in modo sostanzialmente positivo, soprattutto alla luce del principio della ragionevole durata del processo espresso dall´art. 111, secondo comma, Cost., la modifica, dettata in generale per tutti i mezzi di impugnazione ordinari, dell´art. 327 c.p.c. che ha ridotto il termine lungo per le impugnazioni ordinarie da un anno a sei mesi.
Peraltro, la parziale riscrittura del terzo comma dell´art. 345 c.p.c., con la precisazione che "non possono essere prodotti nuovi documenti", sancisce opportunamente in maniera definitiva un principio affermato dalla Sezioni Unite della S.C. nelle note sent. nn. 8202 ed 8203 del 2005.
Ulteriori norme appaiono, invece, non condivisibili, quali:
Art. 257 bis) Testimonianza scritta
Si è già evidenziato nel documento dell´ANM dell´1 ottobre 2008 che la disposizione appare in contrasto con l´art. 111, comma due, Cost., la quale prevede lo svolgimento del processo innanzi ad un giudice terzo ed imparziale.
Invero, nel nostro sistema processuale i poteri discrezionali del giudice coesistono con quelli delle parti di rivolgere istanze o di essere genericamente sentiti, ma anche di concorrere alla formazione della prova, in attuazione della suindicata norma costituzionale e dell´art. 24 della stessa Carta Fondamentale, cui si ricollega il diritto di poter fornire la dimostrazione delle proprie deduzioni.
Inoltre, la norma ha una portata deflattiva solo apparente e, al più, limitata ad alcuni casi marginali, e, cioè, alle ipotesi incompatibili con la frequente esigenza di consentire chiarimenti e precisazioni in ordine ai capitoli di prova nel corso dell´assunzione.
Occorre, poi, evidenziare con fermezza che la disciplina prevista per l´assunzione risulta assai complessa e tale da creare pericoli di completa inattendibilità e mancanza di veridicità o, quanto meno, di scarsa intelligibilità delle risposte.
In definitiva, il sistema del "modello di testimonianza", sebbene posto a garanzia di uniformità e autenticità, appare farraginoso e poco chiaro e tale, quindi, da non assicurare una maggiore celerità del processo, soprattutto laddove foriero di eccezioni e controeccezioni ad opera delle parti e nella misura in cui, in assenza del consenso delle stesse, si sottrae la formazione della prova al contraddittorio.
Art. 360 bis) Ammissibilità del ricorso in Cassazione
L´introduzione di un "filtro" di ammissibilità per i ricorsi risponde indubbiamente all´esigenza, ampiamente condivisa, di ridurre il gravoso carico di lavoro della Suprema Corte, attraverso un rigoroso meccanismo di selezione dei ricorsi al fine di valorizzare la funzione nomofilattica della Cassazione.
In tale ottica si ravvisa corretta l´opzione di prevedere che ai ricorsi aventi ad oggetto censure manifestamente fondate o infondate sia riservata una decisione caratterizzata dalla sommarietà delle forme e di stabilire per legge che la manifesta fondatezza o infondatezza della censura proposta sia valutata con riferimenti ai precedenti della Corte nonché la volontà di ridurre la richiesta di sindacato del giudice di legittimità sull´accertamento del fatto e sulla sua motivazione.
Tuttavia, nella nuova normativa il filtro appare concepito quale limite all´accesso al processo di legittimità a fattispecie che dovrebbero essere, invece, inquadrate nella categoria della manifesta fondatezza o infondatezza.
Peraltro, dalla formulazione della disposizione sembrerebbe essere prefigurato un carattere vincolante dei precedenti della S.C. rimesso alla valutazione della medesima e le ulteriori ipotesi di ammissibilità appaiono eccessivamente generiche ed indeterminate, tale da sembrare una inutile duplicazione dell´attuale procedimento previsto dagli artt. 375 e 380 bis c.p.c.
Art. 616) L´intervento sul processo di esecuzione
Va evidenziato che l´abrogazione dell'ultimo periodo dell´art. 616 c.p.c., ove è previsto che le opposizioni all'esecuzione vengano decise con sentenza non impugnabile, induce la riemersione della distinzione tra opposizioni alle esecuzione ed opposizioni agli atti esecutivi, per le quali ultime permane invece l´esclusione dell'impugnabilità ai sensi dell´art. 618 c.p.c., con il conseguente aumento del contenzioso insito nella difficoltà di individuare, nei casi concreti, i confini tra le due forme di opposizione.
Né può sfuggire come, in contrasto con le esigenze di semplificazione ed efficienza del processo esecutivo, l'abolizione degli ultimi due commi dell'art. 624 c.p.c., porterebbe a vanificare anche la prospettiva, perseguita con le modifiche della disciplina processuale introdotte solo qualche anno fa, di consentire l'estinzione del pignoramento e la liberazione dal vincolo dei beni assoggettati ad esecuzione, evitando che la situazione restasse cristallizzata in pendenza dell´intero giudizio di opposizione, tutte le volte che il provvedimento di sospensione disposto dal giudice dell'esecuzione non fosse stato reclamato ovvero avesse ricevuto conferma in sede di reclamo.
Altre disposizioni suscitano perplessità e richiederebbero correzioni e miglioramenti.
Al riguardo vanno evidenziate le seguenti:
Art. 7) Competenza del giudice di pace
L´aumento della competenza, seppur in termini inferiori rispetto all´originaria proposta governativa che assegnava a tali giudici le cause relative a beni mobili di valore non superiore a EUR 7.500,00, quando non attribuite per legge alla competenza di altro giudice, e quelle di risarcimento del danno prodotte dalla circolazione dei veicoli e di natanti fino ad EUR 25.000,00, è stata effettuata in assenza della previsione di incidenza della riforma, in termini di efficacia e funzionalità, sui vari uffici, nonchè di interventi volti a garantire una adeguata professionalità ed il potenziamento della relativa valutazione e dei criteri di organizzazione degli uffici medesimi.
Art. 38, 39, 40, 42 e ss.) Incompetenza, litispendenza e continenza di cause, connessione e disciplina del regolamento di competenza
Appare condivisibile l´equiparazione del rilievo dell´eccezione di incompetenza, con la previsione che la stessa, sia che afferisca alla materia, al valore che al territorio, debba essere sempre proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di costituzione e risposta, tempestivamente depositata, in quanto palesemente ispirata all´esigenza di accelerare le relative decisioni.
Tuttavia, la legge contiene un´incongruenza nel momento in cui stabilisce che il convenuto che rilevi l´incompetenza per territorio abbia sempre l´onere, se non vuole che l´eccezione si abbia per non proposta, d´indicare quale sia il giudice da lui ritenuto competente, senza distinguere a seconda che si tratti di competenza per territorio derogabile o di competenza per territorio inderogabile.
Invero, l´indicazione, da parte del convenuto, del giudice ritenuto munito di competenza è imposta solo al fine di favorire la formazione di un accordo endoprocessuale sulla competenza, come previsto dall´ultima parte della disposizione, che non è, invece, ipotizzabile nei casi previsti dall´art. 28 c.p.c.
E´ auspicabile, peraltro, nell´ottica di velocizzazione della procedura, che nel corso dell´ulteriore discussione del disegno di legge in esame, venga ridimensionato anche il rilievo ufficioso della incompetenza, nelle ipotesi, materia, valore e territorio inderogabile, in cui ciò è tuttora possibile, di cui al terzo comma del ridisegnato art. 38 c.p.c., mantenendolo soltanto per quella per materia, ed al più per territorio inderogabile.
Espressione del medesimo intento in precedenza evidenziato sono, poi, le condivise previsioni in base alle quali da un lato, tutte le decisioni in materia di competenza, litispendenza, continenza e connessione, siano adottate con ordinanza, anziché con sentenza, e quindi motivate in forma più sintetica, dall´altro, che la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente, in assenza di apposito termine all´uopo fissato dal giudice nella suddetta ordinanza, avvenga nel termine di tre mesi dalla comunicazione di detto provvedimento.
Restano, in argomento, due situazioni dubbie che meriterebbero di essere risolte.
La prima riguarda il trattamento della questione di competenza innanzi al Giudice di pace.
La sopravvivenza dell´art. 46 c.p.c., da molti messa in precedenza in discussione, ma confermata dalla giurisprudenza, sembra ancora oggi avvalorata dal fatto che nessuna disposizione abrogativa lo sopprime, per cui sarebbe opportuna una specifica precisazione normativa volta a chiarire se continuare a ritenere, o meno, che il giudice di pace debba pronunciarsi sulla questione di competenza in ogni caso con sentenza impugnabile secondo gli ordinari mezzi d´impugnazione.
La seconda concerne i rapporti tra giudice statale e giudice privato.
Invero, la legge in commento non richiama in questo ambito anche l´art. 819-ter c.p.c., che disciplina l´eccezione d´incompetenza del giudice statale in ragione dell´esistenza di una convenzione di arbitrato, per cui andrebbe normativamente precisato se su detta eccezione il giudice statale dovrà continuare a decidere con sentenza o con ordinanza.
Del tutto immotivata, infine, appare l´eliminazione delle norme che avevano abrogato il regolamento di competenza, effettuata dalla Camera dei Deputati all´originaria proposta governativa che aveva previsto l´abolizione del regolamento di competenza sostituendolo con il più snello meccanismo del reclamo disciplinato dal formulato nuovo testo dell´art. 44 c.p.c.
Risulta, allora, più che opportuna la reintroduzione della descritta originaria previsione governativa sul punto, in quanto idonea non soltanto a velocizzare i processi ma anche ad alleggerire il carico della Corte di Cassazione.
Artt. 91, 92 e 96) Gli interventi sulla disciplina delle spese processuali
L´ articolo 91, primo comma, c.p.c. prevede, quale novità, la condanna al pagamento delle spese del processo della parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta conciliativa tempestivamente formulata nell´ipotesi in cui la domanda venga accolta in misura non superiore alla proposta medesima, facendo salvo quanto disposto dal secondo comma dell´art. 92.
L´operato rinvio al secondo comma dell´art. 92 c.p.c. è conseguente alla nuova formulazione della norma che stabilisce la compensazione parziale o per intero delle spese processuali, oltre che nel caso di soccombenza reciproca, anche nell´ipotesi in cui "concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione".
La finalità della norma di indurre le parti a concludere una conciliazione, con la minaccia di dover pagare le spese per colui che, dopo aver rifiutato una proposta conciliativa, vinca la causa nei termini della stessa proposta conciliativa, salvo che quel rifiuto non fosse sorretto da un giustificato motivo appare del tutto condivisibile.
Tuttavia il nuovo articolo 91, primo comma, è eccessivamente generico nella parte in cui utilizza l´avverbio tempestivamente.
Pertanto, al fine di evitare che la norma, dettata da evidenti finalità deflattive, si trasformi, invece, in uno strumento che aumenti i contrasti tra le parti, è opportuno che si individui il momento fino al quale una siffatta proposta possa essere considerata tempestiva, sia pure ai soli fini della condanna alle spese della parte che la rifiuti senza giustificato motivo in ipotesi di una sua successiva soccombenza entro i termini di detta proposta, salva, cioè, rimanendo, in ogni caso, la possibilità di addivenire anche successivamente a tale momento ad una conciliazione, ma con regolamentazione delle spese rimesse questa volta alla valutazione del giudice.
Il limite potrebbe essere individuato nell´udienza ex art. 183 cod. proc. civile.
Occorrerebbe, poi, un´ulteriore riformulazione della norma con la precisazione che l´accollo delle spese a carico della parte che abbia rifiutato una proposta conciliativa, qualora la domanda venga accolta in misura non superiore a tale proposta, non possa che riguardare le sole spese maturate dopo la formulazione della proposta medesima.
Con riferimento, invece, alla nuova dicitura dell´art. 92 c.p.c. secondo cui il giudice può compensare parzialmente o per intero le spese, oltre che nel caso di soccombenza reciproca, quando "concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione", non può non rilevarsi che il riportato nuovo dato testuale rischia di compromettere, in concreto, le possibilità di una pronuncia di compensazione delle spese processuali anche in peculiari ipotesi in cui il soccombente non necessariamente abbia proposto una domanda, oppure abbia resistito in giudizio, in modo prima facie ingiustificato: si ritiene, quindi, preferibile che venga ripristinato il testo attualmente vigente della norma in esame nella parte in cui, consentendo la compensazione delle spese processuali anche in presenza di "altri giusti motivi esplicitamente indicati nella motivazione", permetterebbe al Giudice un esercizio di un siffatto potere più agevolmente rapportabile alle singole fattispecie.
Infine, sull´ulteriore comma aggiunto all´art. 96 c.p.c. si condivide, espressamente invocandosene il mantenimento, la possibilità di una siffatta condanna anche d´ufficio, senza l´istanza di parte.
Art. 101) Principio del contraddittorio
L´aggiunta di un comma all´art. 101, nel testo licenziato dalla Camera dei Deputati, del seguente tenore "Se si ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d´ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti giorni e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione", tende evidentemente ad incrementare il principio del contraddittorio che impone la parità di posizione, non solo tra le parti, ma anche tra le parti ed il giudice, in particolare laddove sancisce che quest´ultimo non può porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d´ufficio se prima non ha dato alle parti la possibilità d´interloquire su di essa.
Allo stesso fine sono già dettati il quarto comma dell´art. 183 c.p.c., ai sensi del quale alla prima udienza il giudice deve indicare alle parti le questioni rilevabili d´ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione, ed il terzo comma dell´art. 384 c.p.c., che enuncia lo stesso principio nell´ambito del giudizio di cassazione.
Ne consegue che dovrebbe essere chiaramente specificato che il nuovo comma aggiunto all´art. 101 c.p.c. vada riferito soltanto all´ipotesi in cui la questione sia rilevata d´ufficio in fase di decisione, in quanto solo in tale momento il giudice deve concedere un termine per memorie sospendendo la decisione sulla questione.
Art. 115) Disponibilità delle prove
Nel ddl S1082, al secondo comma dell´art. 115 c.p.c., è previsto che il giudice possa porre a fondamento della decisione i fatti ammessi o non contestati. Si tratta di innovazione che recepisce l´orientamento della giurisprudenza di legittimità, mentre ben più incisiva era la modifica proposta dal Governo, che consentiva di porre a fondamento della decisione anche i fatti contestati in modo generico.
Appare, pertanto, opportuno reintrodurre la precedente previsione, in quanto consentirebbe di non dare rilievo alle formule di stile solitamente inserite dai difensori in chiusura degli atti e che hanno come unico effetto di ingigantire l´istruttoria senza alcuna reale utilità.
La necessità di contestazione specifica, invece, costringe il difensore a prendere posizione su ogni fatto e rende più facile il controllo sul leale comportamento delle parti nel corso del processo.
In tale ottica andrebbe anche reintrodotto il terzo comma dell´art. 88, stralciato alla Camera ("Le parti costituite debbono chiarire le circostanze di fatto in modo leale e veritiero").
Occorrerebbe, altresì, regolare la non contestazione anche nel processo contumaciale, magari mediante l'espressa previsione, in siffatta ipotesi, dell'obbligo del giudice di disporre l´interrogatorio formale del contumace e della equivalenza automatica ad ammissione dei fatti in caso di mancato rendimento da parte di quest´ultimo del menzionato mezzo istruttorio (l´ordinanza andrebbe notificata ex art. 292 c.p.c., con facoltà del giudice di ordinarne la rinnovazione anche qualora appaia probabile che il contumace non ne abbia avuto conoscenza (es. notifica in corso di periodo feriale).
L´eventuale appello andrebbe infine limitato ai soli casi di errores in procedendo.
Artt. 120 e 132) Pubblicità e contenuto della sentenza
Accanto ad una modifica inerente alla pubblicità della sentenza, ve ne sono altre miranti a semplificarne la stesura.
Per quanto riguarda la pubblicità della sentenza, appare ampiamente condivisibile il nuovo primo comma dell´art. 120 c.p.c., mentre appaiono poco soddisfacenti gli interventi miranti alla semplificazione della motivazione della sentenza.
Invero, l´eliminazione dello svolgimento processuale non è sufficiente a realizzare un concreto e consistente alleggerimento della decisione.
Inoltre, la motivazione succinta, con riferimento a precedenti conformi di una giurisdizione superiore, che era prevista inizialmente nel primo comma dell´art. 118, è stata poi spostata al quarto comma e limitata alle sole domande manifestamente fondate o infondate.
L´appello a decisioni più snelle è ormai generalizzato, ma dovrebbe essere affermato con chiarezza anche dal legislatore. A tal fine potrebbe essere utile riformulare l´art. 132 n. 4 c.p.c. analogamente a quanto previsto, nell´ambito del cd. rito societario, dall´art. 16, comma quinto, del d.lgs. n. 5/2003, laddove si afferma che la sentenza può essere sempre motivata in forma abbreviata, mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e la concisa esposizione delle ragioni di diritto, anche in riferimento a precedenti conformi, riformulandosi, per conseguenza, anche il testo dell´art. 118 delle disposizioni di attuazione.
Artt. 191 e 195) Nomina del consulente tecnico, processo verbale e relazione
L´art. 191 introduce una norma senza dubbio condivisibile, che riproduce una prassi abbastanza consolidata presso i tribunali.
In reazione all´art. 195 si ravvisa, invece, necessario anticipare il momento del contraddittorio dei ctp, che deve naturalmente collocarsi all´interno delle operazioni peritali, per quanto concerne gli aspetti tecnici. Allora, sembra maggiormente rispondente ad un´ottica semplificatoria ed acceleratoria, prevedere che le osservazioni alla ctu debbano essere fatte necessariamente prima del deposito definitivo della relazione. Il ctu, cioè, al termine delle operazioni in contraddittorio con i ctp dovrà predisporre una relazione provvisoria da inviare (possibilmente per posta elettronica) ai ctp, concedendo termine (7-15 gg.) per il deposito di memorie di osservazioni. Scaduto il termine, il CTU redigerà la relazione finale e definitiva, in cui risponderà anche alle osservazioni delle parti.
Art. 702 bis e ss.) Il nuovo procedimento sommario di cognizione
Nella scheda di proposta sul processo civile consegnata al Ministro, l´A.N.M. ha auspicato l´introduzione di un rito sommario non cautelare di cognizione in un quadro di semplificazione e riduzioni dei riti.
Per come in concreto strutturato il nuovo procedimento, può agevolmente affermarsi che si tratti una domanda rivolta ad ottenere la tutela piena del diritto in via sommaria che consente pervenire all´accertamento del diritto con efficacia di cosa giudicata ai sensi dell´art. 2909 cod. civile, che consentirà di snellire la trattazione dei procedimenti meno complessi e la relativa motivazione.
Inoltre, l´ambito applicativo concerne le cause nelle quali il Tribunale giudica in composizione monocratica, laddove l´originaria previsione governativa, di cui viene in questa sede chiesto il ripristino, lo limitava alle domande di condanna al pagamento di somme di danaro, anche se non liquide, ovvero alla consegna o rilascio di cose.
Nel merito si ravvisa una sostanziale disparità di trattamento per il convenuto che soggiace alle scelte ed alle determinazioni altrui, e che in concreto potrebbe non avere la possibilità di pretendere un processo a cognizione piena, atteso che è rimesso al giudice decidere, a seguito dell´impulso del ricorrente, se proseguire nella cognizione sommaria o disporre la trasformazione del processo come instaurato in ordinario.
Inoltre, in caso di conversione del rito, il convenuto ha a disposizione il termine di trenta giorni per approntare le sue difese, ben più breve rispetto a quello di novanta giorni previsto dall´art. 163 bis c.p.c., per cui al riguardo si imporrebbe una espressa precisazione.
Peraltro, per come strutturato, anche in relazione alle modalità di introduzione, non appare realmente differente dal rito ordinario, anche quale risultante dalle modifiche introdotte dal disegno di legge, che rendono eccezionale la concessione dei termini di cui all´art. 183 c.p.c. e considerata la possibilità di fare ricorso all´art. 281 sexies c.p.c.
Addirittura il convenuto può complicarlo oggettivamente, proponendo domanda riconvenzionale, e/o soggettivamente chiamando in garanzia
Leggi per la tutela di tutti i cittadini di Franco Ortolani
Di Admin (del 18/11/2008 @ 11:04:20, in Giuristi, linkato 1068 volte)
Leggi per la tutela di tutti i cittadini
Su “Il Mattino” del 16 novembre 2008 il Dott. Raffaele Cantone, validissimo ed arguto magistrato di Napoli, ha pubblicato una nota chiarissima su come uno Stato al servizio di tutti i cittadini deve agire per eliminare la malavita organizzata che in Campania ha causato anche un grave e pericolosissimo inquinamento ambientale garantendo un lucroso smaltimento, troppo spesso impunito e tuttora in attività, di rifiuti pericolosi e tossici. Credo sia opportuno riproporre l’articolo, che allego alla presente nota, non tanto perché il suo contenuto rappresenti una novità per chi vive in Campania come cittadino ”indipendente, curioso e non fesso” ma perché è evidente che la nota è stata pubblicata affinché i lettori la leggessero ma soprattuto affinché chi deve capire “capisca”. Ma chi è che deve capire? Naturalmente i rappresentanti delle istituzioni civili e militari che, pro tempore, “governano” l’Italia e la regione Campania. Gli interessati più “qualificati” sono certamente i parlamentari e gli uomini di governo che continuano a fare roboanti dichiarazioni del tipo “spezzeremo le reni alla malavita organizzata che infesta la Campania”, sempre meno credibili e sempre più degne di spettacoli di cabaret di infimo ordine piuttosto che di Ministri in carica e di ministri (autoproclamatisi tali) ombra degli italiani (che quando sono stati ministri veri non hanno avuto la capacità di avviare azioni efficaci some quelle ricordate dal Dott. Cantone). Il magistrato elenca efficacemente le azioni legislative da avviare rapidamente. Probabilmente si potrebbe aggiungere qualche altra azione legislativa efficace circa il controllo del territorio mediante le moderne tecnologie mettendo in grado le varie “istituzioni militari” (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri, Forestale, Esercito Italiano) di “marcare” il possesso del Territorio stesso. Immagino che il Dr. Cantone sia stato subito chiamato dai Ministri competenti e che da lunedì 17 novembre sia già a Roma impegnato a dare spiegazioni su come elaborare i necessari provvedimenti legislativi. A pensarci bene, però, le efficaci proposte del Dr. Cantone non sono in linea con molti D.L., Leggi e Ordinanze recentemente elaborate ed approvate, ad esempio, in relazione all’emergenza rifiuti campana, da governi espressione di maggioranze politiche differenti (di centro sinistra e di centro destra).
Le proposte del Dr. Cantone, uomo di legge e rappresentante di uno Stato al servizio di tutti i cittadini, vanno nella precisa direzione di rendere efficaci le leggi per stroncare gli affari illeciti con conseguenti positive ricadute su tutti gli italiani. Analizzando varie ordinanze e leggi relative allo scandalo rifiuti campano si ha la netta impressione che diversi provvedimenti di legge siano stati elaborati non da uomini di legge al servizio di tutti i cittadini ma da avvocati, abituati a difendere le lobbies parassitarie da varie incriminazioni, che hanno individuato i punti deboli delle leggi esistenti non per migliorale ma per usarli come “cavilli” per creare una copertura giuridica alle attività portate avanti da vari Commissari di Governo negli ultimi 14 anni. E’ chiaro che l’intento del Dr. Cantone è anticriminogeno; in base a quanto accaduto nei 14 anni di emergenza rifiuti si evince che ordinanze, D.L. e Leggi emanate non solo non hanno risolto il problema ma hanno avuto anche un effetto criminogeno. E’ singolare il modo con il quale nel 1994 si è dato avvio all’operazione emergenza rifiuti mediante l’istituzione dello stato di emergenza e la nomina del primo Commissario di Governo da parte del Presidente del Consiglio dell’epoca. L’ispirazione iniziale per avviare l’operazione in modo che fosse “protetta” giuridicamente, è stata fornita dalla legge 225 del 24 febbraio 1992 (Istituzione del servizio nazionale della protezione civile) che ha consentito di ritenere “normale” la persistenza dello “Stato di emergenza” per ben 14 anni; è bastato farlo apparire irrisolvibile in quanto causato dalla ingovernabilità dei campani condizionati dalla malavita organizzata dal momento che la legge non indica la durata massima dello stato di emergenza. Da un endemico problema al quale i cittadini campani erano ormai abituati passando ciclicamente da fasi di normale raccolta e smaltimento dei rifiuti a periodi di crisi caratterizzate dalla difficoltà di eliminare l’immondizia dalle strade, grazie all’intervento governativo si è trasformata la situazione campana in un “affare di Stato” investendo notevoli somme di denaro pubblico con l’intento dichiarato di risolvere adeguatamente e definitivamente l’annosa problematica attrezzando la regione di impianti idonei e a norma. Tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all’emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase “Visto l’art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225” che ha come fine la tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri può deliberare lo stato di emergenza. Il punto “debole” della Legge 225, immancabilmente “pescato” dagli avvocati inventori dell’emergenza rifiuti in Campania, è rappresentato dal fatto che la legge non impone tassativamente quale possa essere la durata massima dello “Stato di emergenza”. Dal 1994 ad oggi in Parlamento si sono succeduti esimi giuristi ed avvocati espressione di vari partiti: nessuno ha fatto modificare la legge 225 aggiungendo poche parole: ”il Commissario di Governo con poteri speciali può essere incaricato al massimo per 10-12 mesi”. Distrazione? I cittadini indipendenti e non fessi ringraziano il Dr. Cantone e i tanti suoi colleghi che lavorano alacremente ed efficacemente, con i mezzi materiali e giuridici disponibili, per tutelare i cittadini dagli ecocrimini e dalle varie illegalità e si augurano che le proposte siano subito recepite e che le “distrazioni” siano immediatamente cancellate.
Articolo del Dr. Cantone pubblicato su “Il Mattino” del 16 novembre 2008
“L’invio di un corposo contingente di militari in provincia di Caserta, dopo i gravissimi omicidi di camorra, ha riaperto il dibattito sulle strategie da utilizzare nella lotta alla criminalità organizzata. La domanda che molti si sono posti è se la scelta governativa sia utile o sia soltanto una manifestazione muscolare senza efficacia. In realtà il quesito sembra mal posto. È fuori dubbio, infatti, che l’invio dell’esercito sia un fatto molto positivo perché rafforza, dal punto di vista dell’immagine, la presenza dello Stato e contribuisce a recuperare il controllo di un territorio da troppo tempo abbandonato a ogni sorta di illegalità. La domanda, invece, da porsi è se l’invio dei militari possa considerarsi risolutivo: qui la risposta non può che essere negativa, perché un approccio al problema con metodiche utilizzate per la risoluzione di questioni di ordine pubblico appare, da solo, poco proficuo. L’opzione, infatti, non tiene conto di quale sia il vero rapporto fra la camorra e il territorio; essa non genera soltanto intimidazione nella popolazione ma anche consenso, visibile in quegli atteggiamenti di manifesta ripulsa verso le forze militari. Il consenso appare la conseguenza di un circolo vizioso: la camorra gestisce direttamente o indirettamente attività imprenditoriali, da un lato riciclando il danaro proveniente dalle attività illecite, dall’altro utilizzando metodi che minano la concorrenza leale. In tale veste offre opportunità di lavoro sia a persone estranee ai circuiti criminali sia ad altri imprenditori dell’indotto. Questo consenso si traduce poi in voti, utili per eleggere soprattutto rappresentanti locali e quindi orientare in tutto o in parte le scelte delle amministrazioni anche in tema di appalti di opere pubbliche e di servizi.
Questi ultimi, ottenuti o comunque gestiti da imprese di riferimento, rappresentano un’ulteriore occasione di guadagno per il clan e soprattutto di ampliamento dell’area del consenso. E su quest’ambito che si deve intervenire. Se si incide sulla sola ala militare del clan, permanendo il circuito economico-imprenditoriale-politico, si ricreano immediatamente le condizioni per imbarcare nuove leve. E allora l’intervento statuale deve essere molto più articolato: ciò che va colpita, anche con interventi normativi, è la ricchezza illecita sia nel suo aspetto statico che in quello dinamico. Sotto il primo profilo è indispensabile rafforzare il sistema delle misure di prevenzione. È necessaria un’organica riscrittura del testo legislativo che renda più spedite le confische; va poi sottratta la gestione dei beni faticosamente acquisiti agli enti locali che molto spesso hanno difficoltà a liberarli dai precedenti possessori, rafforzando l’immagine di prepotenza dei boss. In quest’ottica l’istituzione di un’agenzia appare opportuna sia perché accentra gli appalti per le sistemazioni dei beni in funzione sociale (evitando il paradosso delle infiltrazioni mafiose) sia perché permette di alienare beni non strategici, evitando che le confische diventino un costo aggiuntivo per lo Stato. Nella medesima prospettiva, per evitare che le imprese sequestrate o confiscate, come di solito accade, falliscano quasi subito, sarebbe utile prevedere facilitazioni fiscali sia pure limitate nel tempo, per consentire di superare i gap collegati alla precedente gestione con metodi di tipo illecito. Per impedire poi il riciclaggio dei proventi illeciti attraverso la gestione degli appalti pubblici, si potrebbe pensare alla creazione di una stazione unica appaltante sul piano provinciale per quelle commesse che superino una certa cifra: la fase dell’aggiudicazione, lasciata a un organismo provinciale sedente presso le prefetture con personale della Guardia di finanza, eviterebbe sia le eventuali corruttele locali e renderebbe, con una visione di insieme, più difficili gli accordi spartitori fra imprese camorristiche. La disciplina degli appalti pubblici va poi assolutamente modificata; la previsione di un’autorizzazione per i subappalti (e la conseguente necessità della certificazione antimafia) viene aggirata sistematicamente attraverso i meccanismi dei noli a freddo o a caldo di macchinari o attraverso le forniture di materiali, passaggi dietro i quali si celano i rapporti incestuosi delle imprese con la criminalità organizzata. Va, infine, anche riformata la legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose, da un lato prevedendo la possibilità di incidere sugli uffici burocratici, dall’altro aggiungendo ipotesi ampie incandidabilità per gli amministratori e i consiglieri colpiti dai sospetti di infiltrazione. Questo mix di interventi, accompagnati da altri di tipo sociale ed educativo, possono far venir meno il consenso nella popolazione e permettere al bisturi dell’azione militare di intervenire in profondità, recidendo, forse definitivamente, il cancro mafioso.”
I due articoli sono pubblicati per gentile concessione del Prof Franco Ortolani, ordinario di Geologia (materia interessantissima per me, che seguo i maggiori istituti di sismologia) presso l'Università Federico II di Napoli, che ringrazio vivamente!
Di Admin (del 17/11/2008 @ 08:34:25, in Politica, linkato 1299 volte)
20/08/2019 @ 9.56.44