Source: https://renatodisa.com/2017/03/28/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-14-marzo-2017-n-1166/
Timestamp: 2017-08-22 14:45:59+00:00
Document Index: 31947407

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Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 14 marzo 2017, n. 1166 – Avvocato Renato D'Isa
By Avv. Renato D'Isa on 28 marzo 2017 • ( Lascia un commento )
Ai sensi dell’art. 38 lett. f), d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 non assume rilievo, ai fini della perdita della capacità di partecipare a pubbliche gare, ogni errore commesso nell’attività di impresa, ma solo quelli caratterizzati da gravità. Seguendo quella impostazione, eventuali pregresse risoluzioni contrattuali possono essere rilevanti a prescindere dal fatto che la stazione appaltante sia la stessa presso la quale si svolge il procedimento di scelta del contraente od altra, giacché tale dichiarazione attiene ai principi di lealtà e affidabilità contrattuale e professionale che presiedono ai rapporti dei partecipanti con la stazione appaltante
sentenza 14 marzo 2017, n. 1166
sul ricorso numero di registro generale 1675 del 2016, proposto da:
Mo. Co. 85 so. co., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ca. Ca., con domicilio eletto presso lo studio An. De An. in Roma, via (…);
An. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gi. Ma. La., An. In., Ce. Sa., Fr. As., con domicilio eletto presso lo studio Fr. As. in Roma, via (…);
Comune di (omissis), in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ma. El. Ma., con domicilio eletto presso lo studio Ca. Ce. in Roma, viale (…);
Consorzio Co. St. Vi. s.c.a.r.l., non costituito in giudizio;
della sentenza breve del T.A.R. SARDEGNA, SEZIONE I, n. 1235/2015, resa tra le parti, concernente una procedura di affidamento in appalto dei lavori del centro intermodale di (omissis)
Visti gli atti di costituzione in giudizio di An. s.r.l. e del Comune di (omissis);
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 febbraio 2017 il Cons. Valerio Perotti e uditi per le parti gli avvocati Ca. Ca., Fr. As. e Ma. El. Ma.;
L’odierna appellante Mo. Co. 85 so. co. partecipava a una procedura di gara indetta dal Comune di (omissis) per l’aggiudicazione dei lavori di realizzazione del Centro Intermodale del Comune.
A seguito di accesso agli atti, la concorrente An. s.r.l. rilevava che ben 60 imprese tra le 77 che avevano preso parte alla gara avevano presentato l’offerta economica senza indicare i costi per la sicurezza.
Proponeva quindi ricorso al Tribunale amministrativo della Sardegna avverso: 1) la determinazione n. 2236 del 18 settembre 2015, emessa dal Comune di (omissis) e recante l’approvazione del verbale di gara del 17 settembre 2015, con la quale era stata disposta l’aggiudicazione definitiva, a favore della controinteressata Mo. Co. 85 so., dell’appalto dei lavori di realizzazione del centro intermodale di (omissis); 2) la determinazione n. 1508 del 22 giugno 2015 di aggiudicazione provvisoria; 3) la determinazione n. 2036 del 20 agosto 2015 di conferma dell’aggiudicazione provvisoria; .
Si costituiva altresì la controinteressata Mo. Co. 85 so. co., proponendo a sua volta ricorso incidentale con il quale si contestava la legittimità dell’ammissione alla gara della ditta ricorrente, deducendo che la stessa avrebbe commesso gravi errori nell’esercizio dell’attività professionale.
a) lavori di ristrutturazione dello Stadio di Is Ar.;
b) lavori di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo del Palazzo Ar. di Ca..
Avverso tale decisione la Mo. Co. 85 so. proponeva appello, articolato nei seguenti motivi: 1) Violazione dell’art. 38, comma 1, lett. “F” (seconda parte) e dell’art. 38, comma 2 del d.lgs 163/ del 2006, nonché violazione dell’art. 75 d.lgs 445 del 2000; 2) Violazione degli artt. 87, comma 4 ed 86, comma 3-bis, d.lgs. n. 163 del 2006, nonché dell’art. 26, comma 6, d.lgs. n. 81 del 2008, in combinato disposto con l’art. 46, comma 1-bis, d.lgs. n. 163 del 2006.
La sentenza impugnata del Tribunale amministrativo della Sardegna ha accolto il ricorso principale della An. s.r.l. sul presupposto che “la questione è stata oggetto di recente esame da parte della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che ha espresso un orientamento chiaro al quale questo Collegio si uniforma. Pertanto, a seguito della decisione dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 3 del 20 marzo 2015 deve essere disposta l’esclusione dalla procedura di affidamento di lavori, senza possibilità di soccorso istruttorio, del partecipante che non abbia indicato nell’offerta economica i costi interni per la sicurezza del lavoro e/o gli oneri di sicurezza aziendale, pure se l’indicazione non era prevista dal bando di gara”.
Per quanto concerne il primo motivo di gravame, corrispondente al ricorso incidentale a suo tempo proposto dalla Moderna Costruzioni 85 soc.coop. innanzi al primo giudice, quest’ultimo aveva così motivato la decisione di rigetto: “va precisato che ai sensi dell’art. 38 lett. f), d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 non assume rilievo, ai fini della perdita della capacità di partecipare a pubbliche gare, ogni errore commesso nell’attività di impresa, ma solo quelli caratterizzati da gravità…. E’ vero quindi, sempre seguendo quella impostazione (ex multis Consiglio di Stato, Sez. V 19 agosto 2015 n. 3950), che eventuali pregresse risoluzioni contrattuali possono essere rilevanti a prescindere dal fatto che la stazione appaltante sia la stessa presso la quale si svolge il procedimento di scelta del contraente od altra, giacché tale dichiarazione attiene ai principi di lealtà e affidabilità contrattuale e professionale che presiedono ai rapporti dei partecipanti con la stazione appaltante. E’ altrettanto vero che nel caso qui esaminato alcuna dichiarazione doveva essere effettuata per la circostanza, molto semplicemente rilevabile, che non se ne sussistevano i presupposti in fatto”.
Alla luce delle premesse, effettivamente non viene chiarita la ragione per cui difetterebbero i presupposti in fatto dell’obbligo di segnalare, da parte dell’allora ricorrente An. s.r.l. (così come di ogni altro partecipante alla gara), l’eventuale presenza di liti ancora in corso o già definite per supposte inadempienze contrattuali.
Certo non per totale mancanza di tali precedenti, com’è vero che la stessa An. s.r.l. riconosce l’esistenza di almeno due episodi di tale natura, seppur negando che gli stressi siano in qualche modo attribuibili alla sua responsabilità.
Emerge infatti che l’A. s.r.l. avrebbe sin dall’inizio prodotto, tra i documenti di gara, anche una copia dell’annotazione operata sul casellario informatico a seguito di una segnalazione della Curia arcivescovile di Cagliari, per presunte inadempienze. Non viene però dimostrato che quanto prodotto dall’A., nel caso di specie, fosse obiettivamente inidoneo a consentire alla stazione appaltante una piena consapevolezza dei fatti, almeno nei tratti essenziali, se del caso anche ricorrendo a un’integrazione istruttoria.
Relativamente al secondo episodio contestato, infine, non è neppure chiarito chi, tra la stazione appaltante e l’aggiudicataria An., abbia realmente agito in risoluzione.
(Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto,lo accoglie e, per l’effetto, in riforma dell’appellata sentenza, rigetta il ricorso a suo tempo proposto da An. s.r.l.; condanna l’appellata An. s.r.l. al pagamento delle spese di lite del presente grado di giudizio in favore dell’appellante, che liquida in € 2.000,00 (duemila/00).
Compensa interamente le spese tra le parti ed il Comune di (omissis).
Con tag:affidamento appalti,art. 38 c. 1 lett. f) del D.Lgs. 163/06,art. 38 del d.lgs. n. 163/06,Contratti della PA,D.Lgs. n. 163 del 2006
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 febbraio 2017, n. 4661