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Timestamp: 2018-12-14 16:03:38+00:00
Document Index: 172327930

Matched Legal Cases: ['art.  4', 'art.  19', 'art. 1', 'sentenza ', 'art.  377', 'art. 16', 'in fine', 'art.  483', 'art.  99', 'art. 212', 'art. 212', 'art. 188', 'art.\n3', 'art. 4', 'art.\n183']

DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011, n. 121 - Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonche' della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163) - (GU n. 177 del 1-8-2011 | Periti.info
<MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 27 giugno 2011
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI – PROVVEDIMENTO 24 giugno 2011>
DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011, n. 121 – Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonche’ della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163) – (GU n. 177 del 1-8-2011
DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011, n. 121 - Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonche' della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163) - (GU n. 177 del 1-8-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 16/08/2011
DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011 , n. 121
Attuazione   della   direttiva   2008/99/CE   sulla   tutela   penale
dell’ambiente, nonche’ della direttiva 2009/123/CE  che  modifica  la
direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e
all’introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163)
Vista  la  direttiva  2008/99/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell’ambiente;
Vista  la  direttiva  2009/123/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica la direttiva  2005/35/CE
relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione  di
sanzioni per violazioni;
Visto il decreto legislativo  6  novembre  2007,  n.  202,  recante
attuazione  della  direttiva  2005/35/CE  relativa   all’inquinamento
provocato dalle navi e conseguenti sanzioni;
l’articolo 19;
adottata nella riunione del 7 aprile 2011;
deputati e tenuto conto che  le  competenti  Commissioni  del  Senato
della Repubblica non hanno espresso i pareri nei termini previsti;
Ministro della giustizia, di concerto con il  Ministri  degli  affari
esteri, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari
e forestali, delle infrastrutture e dei trasporti e  dell’economia  e
(Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione  di  esemplari
di specie animali o vegetali selvatiche protette)
Salvo che il fatto costituisca piu’ grave  reato,  chiunque,  fuori
dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti
ad una specie animale selvatica protetta e’ punito con  l’arresto  da
uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4. 000 euro, salvo  i  casi  in
cui l’azione riguardi una quantita’ trascurabile di tali esemplari  e
abbia un impatto trascurabile  sullo  stato  di  conservazione  della
Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva  o  detiene
esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica  protetta  e’
punito con l’ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l’azione
riguardi una quantita’ trascurabile di  tali  esemplari  e  abbia  un
impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.»;
(Distruzione o deterioramento  di  habitat  all’interno  di  un  sito
protetto)
Chiunque,  fuori  dai  casi  consentiti,   distrugge   un   habitat
all’interno  di  un   sito   protetto   o   comunque   lo   deteriora
compromettendone lo stato di conservazione, e’ punito  con  l’arresto
fino a diciotto mesi e con l’ammenda non inferiore a 3. 000 euro.».
2. Ai  fini  dell’applicazione  dell’articolo  727-bis  del  codice
penale,  per  specie  animali  o  vegetali  selvatiche  protette   si
intendono quelle indicate nell’allegato IV della direttiva 92/43/CE e
nell’allegato I della direttiva 2009/147/CE.
3. Ai  fini  dell’applicazione  dell’articolo  733-bis  del  codice
penale per ‘habitat all’interno  di  un  sito  protetto’  si  intende
qualsiasi habitat di specie per le quali una  zona  sia  classificata
come zona a tutela speciale a norma dell’articolo 4, paragrafi 1 o 2,
della direttiva  2009/147/CE,  o  qualsiasi  habitat  naturale  o  un
habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di
conservazione a norma  dell’art.  4,  paragrafo  4,  della  direttiva
92/43/CE.
– La direttiva 2008/99/CE e’ pubblicata nella  G.U.U.E.
6 dicembre 2008, n. L 328.
– La direttiva 2009/123/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
27 ottobre 2009, n. L 280.
– Il decreto legislativo 6  novembre  2007,  n.202,  e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  9  novembre  2007,  n.
261, S.O
–  L’art.  19  della  legge   4   giugno   2010,   n.96
Legge  comunitaria   2009),   pubblicata   nella   Gazzetta
«Art. 19.(Delega al Governo per  il  recepimento  della
direttiva  2008/99/CE  del   Parlamento   europeo   e   del
Consiglio,  del  19  novembre  2008,  sulla  tutela  penale
dell’ambiente, e della direttiva 2009/123/CE del Parlamento
la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato
dalle navi e all’introduzione di sanzioni per  violazioni).
– 1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro  il  termine
di nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge, uno o piu’ decreti legislativi al fine  di  recepire
le disposizioni della direttiva 2008/99/CE  del  Parlamento
europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela
penale dell’ambiente, e  della  direttiva  2009/123/CE  del
che   modifica    la    direttiva    2005/35/CE    relativa
all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di
sanzioni per violazioni.
2.I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati
su proposta del Ministro dell’ambiente e della  tutela  del
territorio e  del  mare,  del  Ministro  per  le  politiche
europee e del Ministro della giustizia, di concerto con  il
Ministro  degli  affari  esteri,  con  il  Ministro   dello
sviluppo  economico,  con  il  Ministro   delle   politiche
agricole alimentari e  forestali,  con  il  Ministro  delle
infrastrutture  e  dei  trasporti   e   con   il   Ministro
dell’economia e delle finanze, nel rispetto delle modalita’
e delle procedure di cui all’art. 1, secondo i  principi  e
criteri direttivi generali di cui all’ articolo 2,  nonche’
secondo i seguenti principi e criteri direttivi  specifici,
realizzando  il  necessario  coordinamento  con  le   altre
disposizioni vigenti:
a) introdurre tra i reati di cui alla sezione III del
capo I del decreto legislativo 8 giugno  2001,  n.  231,  e
successive modificazioni, le fattispecie criminose indicate
nelle direttive di cui al comma 1;
b) prevedere, nei confronti degli enti nell’interesse
o a vantaggio dei quali e’ stato commesso uno dei reati  di
cui alla lettera  a),  adeguate  e  proporzionate  sanzioni
amministrative pecuniarie, di  confisca,  di  pubblicazione
della  sentenza  ed   eventualmente   anche   interdittive,
nell’osservanza dei principi di omogeneita’ ed  equivalenza
rispetto  alle  sanzioni  gia’  previste  per   fattispecie
simili,  e  comunque  nei  limiti  massimi  previsti  dagli
articoli 12 e 13 del decreto legislativo 8 giugno 2001,  n.
231, e successive modificazioni.».
1. L’articolo 4 della legge 3 agosto 2009, n.  116,  e’  sostituito
«Art.  4.  Introduzione  dell’articolo  25-decies   del   decreto
legislativo 2001, n. 231:
1. Dopo l’articolo 25-nonies del decreto legislativo 8 giugno 2001,
n. 231, e’ inserito il seguente:
“Art. 25-decies  (Induzione  a  non  rendere  dichiarazioni  o  a
rendere  dichiarazioni  mendaci  all’autorita’  giudiziaria).  !.  In
relazione alla commissione del delitto di cui  all’art.  377-bis  del
codice civile, si applica all’ente  la  sanzione  pecuniaria  fino  a
cinquecento quote.”».
2. Dopo l’articolo 25-decies del decreto legislativo 8 giugno 2001,
1. In relazione alla commissione  dei  reati  previsti  dal  codice
penale, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
a) per la violazione dell’articolo 727-bis la sanzione pecuniaria
fino a duecentocinquanta quote;
b) per la violazione dell’articolo 733-bis la sanzione pecuniaria
da centocinquanta a duecentocinquanta quote.
2. In relazione alla commissione dei  reati  previsti  dal  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicano all’ente le  seguenti
1) per la violazione dei commi 3, 5, primo periodo,  e  13,  la
sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
2) per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11,  la
sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.
1) per la violazione dei  commi  1,  lettera  a),  e  6,  primo
periodo, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
2) per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo,
e 5, la sanzione pecuniaria  da  centocinquanta  a  duecentocinquanta
3) per la violazione del comma 3, secondo periodo, la  sanzione
pecuniaria da duecento a trecento quote;
1) per la violazione del comma 1, la sanzione pecuniaria fino a
duecentocinquanta quote;
2) per la violazione del comma 2,  la  sanzione  pecuniaria  da
d) per la violazione dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo,
la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
e) per la violazione dell’articolo  259,  comma  1,  la  sanzione
pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;
f) per il delitto di cui all’articolo 260, la sanzione pecuniaria
da trecento a cinquecento quote, nel caso previsto dal comma 1  e  da
quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2;
g)  per  la  violazione  dell’articolo   260-bis,   la   sanzione
pecuniaria da  centocinquanta  a  duecentocinquanta  quote  nel  caso
previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo,
e la sanzione pecuniaria  da  duecento  a  trecento  quote  nel  caso
previsto dal comma 8, secondo periodo;
h) per la violazione dell’articolo  279,  comma  5,  la  sanzione
pecuniaria fino a duecentocinquanta quote.
3. In relazione alla commissione dei reati previsti dalla  legge  7
febbraio 1992, n. 150, si applicano  all’ente  le  seguenti  sanzioni
pecuniarie:
a) per la violazione degli articoli 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, e
6, comma 4, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
b) per la  violazione  dell’articolo  1,  comma  2,  la  sanzione
c) per i reati del codice penale richiamati dall’articolo  3-bis,
comma 1, della medesima legge n. 150 del 1992, rispettivamente:
1) la sanzione pecuniaria fino a  duecentocinquanta  quote,  in
caso di commissione  di  reati  per  cui  e’  prevista  la  pena  non
superiore nel massimo ad un anno di reclusione;
2) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta
quote, in caso di commissione di reati per cui e’  prevista  la  pena
non superiore nel massimo a due anni di reclusione;
3) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote, in caso
di commissione di reati per cui e’ prevista la pena non superiore nel
massimo a tre anni di reclusione;
4) la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento  quote,  in
caso di commissione di reati per cui e’ prevista  la  pena  superiore
nel massimo a tre anni di reclusione.
4. In relazione alla commissione dei reati  previsti  dall’articolo
3, comma 6, della legge 28 dicembre 1993, n. 549, si applica all’ente
la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.
5. In relazione alla commissione dei  reati  previsti  dal  decreto
legislativo 6  novembre  2007,  n.  202,  si  applicano  all’ente  le
seguenti sanzioni pecuniarie:
a) per il reato di cui  all’articolo  9,  comma  1,  la  sanzione
pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;
b) per i reati di cui agli articoli 8, comma 1, e 9, comma 2,  la
c) per il reato di cui  all’articolo  8,  comma  2,  la  sanzione
pecuniaria da duecento a trecento quote.
6. Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della
meta’ nel caso di commissione del reato previsto  dall’articolo  256,
comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
7. Nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 2,  lettere
a), n. 2), b), n. 3), e f), e  al  comma  5,  lettere  b)  e  c),  si
applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2,
del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231,  per  una  durata  non
superiore a sei mesi.
8. Se l’ente o una sua  unita’  organizzativa  vengono  stabilmente
utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la
commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, e all’articolo 8  del  decreto  legislativo  6
novembre 2007, n.  202,  si  applica  la  sanzione  dell’interdizione
definitiva dall’esercizio dell’attivita’ ai sensi dell’art. 16, comma
3, del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231.».
1. Al comma 17 dell’articolo 6 del  decreto  legislativo  3  aprile
2006, n. 152, dopo il secondo periodo e’ inserito il  seguente:  «Per
la baia storica del Golfo  di  Taranto  di  cui  all’articolo  1  del
decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977,  n.  816,  il
divieto relativo agli  idrocarburi  liquidi  e’  stabilito  entro  le
cinque miglia dalla linea di costa.».
2. All’articolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.
152, dopo il comma 9 sono aggiunti, in fine, i seguenti:
«9-bis. Chi con un’azione od omissione viola diverse disposizioni
di cui al presente articolo ovvero  commette  piu’  violazioni  della
stessa disposizione soggiace alla  sanzione  amministrativa  prevista
per la violazione piu’ grave, aumentata sino  al  doppio.  La  stessa
sanzione si applica a chi con piu’ azioni od omissioni, esecutive  di
un medesimo disegno, commette anche in tempi diversi piu’  violazioni
della stessa o di diverse disposizioni di cui al presente articolo.
9-ter. Non risponde delle violazioni  amministrative  di  cui  al
presente articolo chi, entro  trenta  giorni  dalla  commissione  del
fatto, adempie agli obblighi previsti  dalla  normativa  relativa  al
sistema informatico di controllo di cui al comma 1.  Nel  termine  di
sessanta giorni dalla contestazione immediata o  dalla  notificazione
della violazione, il  trasgressore  puo’  definire  la  controversia,
previo adempimento degli obblighi di cui sopra, con il  pagamento  di
un quarto della sanzione prevista. La definizione agevolata impedisce
l’irrogazione delle sanzioni accessorie.».
3. Al comma 1  dell’articolo  260-ter  del  decreto  legislativo  3
aprile  2006,  n.  152,  dopo  le  parole:  «All’accertamento   delle
violazioni di cui ai commi» le parole: «8 e 9» sono sostituite  dalle
seguenti: «7 e 8».
– Il testo dell’articolo 6 del  decreto  legislativo  3
aprile  2006,  n  152,  (Norme  in   materia   ambientale),
come modificato dal presente decreto cosi’ recita:
«Art.  6.  (Oggetto  della   disciplina).   –   1.   La
valutazione ambientale strategica  riguarda  i  piani  e  i
programmi   che   possono   avere   impatti   significativi
sull’ambiente e sul patrimonio culturale.
2. Fatto  salvo  quanto  disposto  al  comma  3,  viene
effettuata una valutazione per tutti i piani e i programmi:
a) che sono elaborati per la valutazione  e  gestione
della qualita’ dell’aria ambiente, per i settori  agricolo,
forestale,  della  pesca,  energetico,   industriale,   dei
trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque,  delle
telecomunicazioni,    turistico,    della    pianificazione
territoriale  o  della  destinazione  dei  suoli,   e   che
definiscono il quadro di  riferimento  per  l’approvazione,
l’autorizzazione, l’area di localizzazione  o  comunque  la
realizzazione dei progetti elencati negli allegati II,  III
e IV del presente decreto;
b) per  i  quali,  in  considerazione  dei  possibili
impatti sulle finalita’ di conservazione dei siti designati
come zone di protezione speciale per la conservazione degli
uccelli  selvatici  e  quelli  classificati  come  siti  di
importanza comunitaria  per  la  protezione  degli  habitat
naturali e della flora e della fauna selvatica, si  ritiene
necessaria   una   valutazione   d’incidenza    ai    sensi
3. Per i piani e i programmi di  cui  al  comma  2  che
determinano l’uso di piccole aree a livello locale e per le
modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al  comma
2,  la  valutazione  ambientale   e’   necessaria   qualora
l’autorita’  competente  valuti   che   producano   impatti
significativi sull’ambiente, secondo le disposizioni di cui
all’articolo 12 e  tenuto  conto  del  diverso  livello  di
sensibilita’ ambientale  dell’area  oggetto  di  intervento
3-bis.  L’autorita’  competente  valuta,   secondo   le
disposizioni di  cui  all’articolo  12,  se  i  piani  e  i
programmi, diversi  da  quelli  di  cui  al  comma  2,  che
definiscono il quadro di riferimento  per  l’autorizzazione
dei    progetti,    producano     impatti     significativi
3-ter.  Per  progetti  di   opere   e   interventi   da
realizzarsi nell’ambito del Piano regolatore portuale, gia’
sottoposti ad una valutazione ambientale strategica, e  che
rientrano tra le categorie per  le  quali  e’  prevista  la
Valutazione  di  impatto  ambientale,  costituiscono   dati
acquisiti tutti gli elementi valutati  in  sede  di  VAS  o
comunque desumibili dal Piano regolatore portuale.  Qualora
il Piano regolatore Portuale ovvero le rispettive  varianti
abbiano contenuti tali da essere sottoposti  a  valutazione
di impatto ambientale nella loro interezza secondo le norme
comunitarie, tale  valutazione  e’  effettuata  secondo  le
modalita’ e le competenze previste dalla Parte Seconda  del
presente  decreto  ed  e’   integrata   dalla   valutazione
ambientale  strategica  per  gli  eventuali  contenuti   di
pianificazione  del  Piano  e  si  conclude  con  un  unico
4. Sono comunque esclusi dal campo di applicazione  del
a) i piani e i programmi destinati  esclusivamente  a
scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o
ricadenti nella  disciplina  di  cui  all’articolo  17  del
decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163,  e  successive
c) i piani di protezione civile in caso  di  pericolo
per l’incolumita’ pubblica;
c-bis) i piani  di  gestione  forestale  o  strumenti
equivalenti,   riferiti   ad   un   ambito   aziendale    o
sovraziendale di livello locale, redatti secondo i  criteri
della gestione  forestale  sostenibile  e  approvati  dalle
regioni o dagli organismi dalle stesse individuati .
5. La  valutazione  d’impatto  ambientale,  riguarda  i
progetti che possono avere impatti significativi e negativi
6. Fatto  salvo  quanto  disposto  al  comma  7,  viene
effettuata altresi’ una valutazione per:
a) i progetti di  cui  agli  allegati  II  e  III  al
b) i progetti di  cui  all’allegato  IV  al  presente
decreto,  relativi  ad  opere   o   interventi   di   nuova
realizzazione,   che    ricadono,    anche    parzialmente,
all’interno di aree naturali protette come  definite  dalla
legge 6 dicembre 1991, n. 394.
7. La valutazione e’ inoltre  necessaria,  qualora,  in
base alle disposizioni di cui al successivo articolo 20, si
ritenga  che  possano  produrre  impatti  significativi   e
negativi sull’ambiente, per:
a) i progetti elencati nell’allegato II  che  servono
esclusivamente o  essenzialmente  per  lo  sviluppo  ed  il
collaudo di nuovi metodi o prodotti e non  sono  utilizzati
per piu’ di due anni;
b) le modifiche o estensioni  dei  progetti  elencati
nell’allegato II che possono avere impatti significativi  e
negativi sull’ambiente;
c) i progetti elencati nell’allegato IV.
8. Per i progetti  di  cui  agli  allegati  III  e  IV,
ricadenti all’interno di aree naturali protette, le  soglie
dimensionali, ove previste, sono ridotte del cinquanta  per
9. Le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di
Bolzano  possono  definire,   per   determinate   tipologie
progettuali  o  aree  predeterminate,  sulla   base   degli
elementi indicati  nell’allegato  V,  un  incremento  nella
misura massima del trenta  per  cento  o  decremento  delle
soglie di cui all’allegato IV. Con riferimento ai  progetti
di cui  all’allegato  IV,  qualora  non  ricadenti  neppure
parzialmente in aree naturali protette,  le  regioni  e  le
province  autonome  di  Trento   e   di   Bolzano   possono
determinare, per  specifiche  categorie  progettuali  o  in
particolari situazioni  ambientali  e  territoriali,  sulla
base degli  elementi  di  cui  all’allegato  V,  criteri  o
condizioni    di    esclusione    dalla     verifica     di
assoggettabilita’.
10. L’autorita’ competente in sede statale valuta  caso
per  caso  i  progetti  relativi  ad  opere  ed  interventi
destinati esclusivamente a scopo di  difesa  nazionale  non
aventi i requisiti di  cui  al  comma  4,  lettera  a).  La
esclusione di tali progetti dal campo di  applicazione  del
decreto, se cio’ possa pregiudicare gli scopi della  difesa
nazionale, e’ determinata con decreto interministeriale del
Ministro della difesa e del Ministro dell’ambiente e  della
tutela del territorio e del mare .
11. Sono  esclusi  in  tutto  in  parte  dal  campo  di
applicazione del presente decreto, quando non sia possibile
in  alcun  modo  svolgere   la   valutazione   di   impatto
ambientale, singoli interventi disposti in  via  d’urgenza,
ai sensi dell’articolo 5,  commi  2  e  5  della  legge  24
febbraio 1992, n.  225,  al  solo  scopo  di  salvaguardare
l’incolumita’ delle persone e di mettere in  sicurezza  gli
immobili da un pericolo imminente o a seguito di calamita’.
In tale  caso  l’autorita’  competente,  sulla  base  della
documentazione immediatamente trasmessa dalle autorita’ che
dispongono tali interventi:
a)  esamina  se  sia  opportuna  un’altra  forma   di
b) mette a disposizione  del  pubblico  coinvolto  le
informazioni raccolte con le altre forme di valutazione  di
cui  alla  lettera  a),  le  informazioni   relative   alla
decisione di esenzione  e  le  ragioni  per  cui  e’  stata
concessa;
c)  informa  la  Commissione  europea,   tramite   il
mare nel caso di interventi di competenza regionale,  prima
di  consentire  il  rilascio   dell’autorizzazione,   delle
motivazioni  dell’esclusione  accludendo  le   informazioni
messe a disposizione del pubblico.
12.  Per  le  modifiche  dei  piani  e  dei   programmi
elaborati  per  la  pianificazione  territoriale  o   della
destinazione  dei  suoli  conseguenti  a  provvedimenti  di
autorizzazione  di  opere  singole  che  hanno  per   legge
l’effetto di variante ai suddetti piani e programmi,  ferma
restando l’applicazione della disciplina in materia di VIA,
la valutazione ambientale strategica non e’ necessaria  per
la localizzazione delle singole opere.
13. L’autorizzazione integrata ambientale e’ necessaria
a) i progetti di cui all’allegato VIII  del  presente
b) le modifiche sostanziali  degli  impianti  di  cui
alla lettera a) del presente comma.
14. Per gli impianti ove e’ svolta una attivita’ di cui
all’allegato VIII del presente decreto, nonche’ per le loro
modifiche sostanziali l’autorizzazione integrata ambientale
e’ rilasciata nel rispetto di quanto previsto dall’articolo
208, commi 6 e 7, del presente decreto.
15. Per gli impianti di cui alla lettera a)  del  comma
12 del presente articolo, nonche’  per  le  loro  modifiche
sostanziali,  l’autorizzazione  integrata   ambientale   e’
rilasciata nel rispetto della disciplina di cui al presente
decreto e dei termini di cui all’articolo 29-quater,  comma
16.  L’autorita’   competente,   nel   determinare   le
condizioni per l’autorizzazione integrata ambientale, fermo
restando il rispetto delle norme  di  qualita’  ambientale,
tiene conto dei seguenti principi generali:
a)  devono  essere  prese  le  opportune  misure   di
prevenzione dell’inquinamento, applicando in particolare le
migliori tecniche disponibili;9
b) non si devono verificare fenomeni di  inquinamento
significativi;
c) deve essere evitata la produzione  di  rifiuti,  a
norma della quarta parte  del  presente  decreto;  in  caso
contrario  i  rifiuti  sono  recuperati  o,  ove  cio’  sia
tecnicamente ed economicamente impossibile, sono  eliminati
evitandone e riducendone l’impatto  sull’ambiente,  secondo
le disposizioni della medesima quarta  parte  del  presente
d) l’energia deve essere utilizzata in modo  efficace
ed efficiente;
e) devono  essere  prese  le  misure  necessarie  per
f)  deve  essere   evitato   qualsiasi   rischio   di
inquinamento al momento della cessazione  definitiva  delle
attivita’ e il sito  stesso  deve  essere  ripristinato  ai
sensi della normativa vigente in  materia  di  bonifiche  e
ripristino ambientale.
17. Ai fini di tutela dell’ambiente e  dell’ecosistema,
all’interno del perimetro delle aree marine  e  costiere  a
qualsiasi titolo protette per scopi di  tutela  ambientale,
in virtu’ di leggi nazionali, regionali o in attuazione  di
atti e convenzioni internazionali sono vietate le attivita’
di ricerca,  di  prospezione  nonche’  di  coltivazione  di
idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli
4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9.  Il  divieto  e’
altresi’ stabilito nelle zone di mare  poste  entro  dodici
miglia marine dal perimetro  esterno  delle  suddette  aree
marine  e  costiere  protette,  oltre  che   per   i   soli
idrocarburi liquidi  nella  fascia  marina  compresa  entro
cinque miglia dalle linee di base delle acque  territoriali
lungo l’intero perimetro costiero nazionale.  Per  la  baia
storica del Golfo di Taranto  di  cui  all’articolo  1  del
decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977,  n.
816,  il  divieto  relativo  agli  idrocarburi  liquidi  e’
stabilito entro le cinque miglia dalla linea di  costa.  Al
di fuori delle medesime aree, le  predette  attivita’  sono
autorizzate  previa  sottoposizione   alla   procedura   di
valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e
seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti
locali posti in un  raggio  di  dodici  miglia  dalle  aree
marine e costiere interessate dalle  attivita’  di  cui  al
primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma  si
applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla  data
di entrata  in  vigore  del  presente  comma.  Resta  ferma
l’efficacia dei titoli  abilitativi  gia’  rilasciati  alla
stessa data. Dall’entrata in vigore delle  disposizioni  di
cui al presente comma e’ abrogato il comma 81 dell’articolo
1 della legge 23 agosto 2004, n. 239.».
Il  testo  dell’articolo  260-bis  del  citato  decreto
legislativo n 152 del 2006, come  modificato  dal  presente
decreto cosi’ recita:
«260-bis.  Sistema  informatico  di   controllo   della
tracciabilita’ dei rifiuti
1. I soggetti obbligati che  omettono  l’iscrizione  al
sistema  di  controllo  della  tracciabilita’  dei  rifiuti
(SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma  2,  lett.  a),
nei  termini  previsti,  sono  puniti  con   una   sanzione
amministrativa  pecuniaria  da   duemilaseicento   euro   a
quindicimilacinquecento   euro.   In   caso   di    rifiuti
pericolosi,  si   applica   una   sanzione   amministrativa
2. I  soggetti  obbligati  che  omettono,  nei  termini
previsti, il pagamento del contributo per  l’iscrizione  al
sono puniti con una sanzione amministrativa  pecuniaria  da
duemilaseicento euro  a  quindicimilacinquecento  euro.  In
caso  di  rifiuti  pericolosi,  si  applica  una   sanzione
amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a
novantatremila euro.  All’accertamento  dell’omissione  del
pagamento  consegue   obbligatoriamente,   la   sospensione
immediata dal servizio  fornito  dal  predetto  sistema  di
controllo   della   tracciabilita’   nei   confronti    del
trasgressore. In sede di  rideterminazione  del  contributo
annuale di iscrizione al predetto sistema di tracciabilita’
occorre  tenere  conto  dei  casi  di   mancato   pagamento
disciplinati dal presente comma.
3. Chiunque omette di compilare il registro cronologico
o la scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE, secondo i  tempi,
le  procedure  e  le  modalita’   stabilite   dal   sistema
informatico di controllo di cui al comma 1, ovvero fornisce
al suddetto sistema informazioni  incomplete,  o  inesatte,
altera  fraudolentemente  uno  qualunque  dei   dispositivi
tecnologici accessori al predetto  sistema  informatico  di
controllo, o comunque ne impedisce  in  qualsiasi  modo  il
corretto  funzionamento,  e’   punito   con   la   sanzione
quindicimilacinquecento  euro.  Nel  caso  di  imprese  che
occupino  un  numero  di  unita’  lavorative  inferiore   a
quindici dipendenti, si applica la sanzione  amministrativa
pecuniaria da  millequaranta  euro  a  seimiladuecento.  Il
numero di unita’ lavorative e’ calcolato con riferimento al
numero di dipendenti  occupati  mediamente  a  tempo  pieno
durante un anno, mentre i lavoratori  a  tempo  parziale  e
quelli  stagionali   rappresentano   frazioni   di   unita’
lavorative annue; ai predetti fini l’anno  da  prendere  in
considerazione e’ quello  dell’ultimo  esercizio  contabile
approvato,   precedente   il   momento   di    accertamento
dell’infrazione. Se le indicazioni riportate pur incomplete
o inesatte non pregiudicano la tracciabilita’ dei  rifiuti,
si applica la sanzione amministrativa  pecuniaria  da  euro
duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.
4.  Qualora  le  condotte  di  cui  al  comma  3  siano
riferibili a rifiuti  pericolosi  si  applica  la  sanzione
amministrativa pecuniaria da  euro  quindicimilacinquecento
ad euro novantatremila, nonche’ la sanzione  amministrativa
accessoria della sospensione da un mese  a  un  anno  dalla
carica  rivestita  dal   soggetto   cui   l’infrazione   e’
imputabile ivi compresa  la  sospensione  dalla  carica  di
amministratore. Nel caso di imprese che occupino un  numero
di unita’ lavorative inferiore a  quindici  dipendenti,  le
misure minime e massime di cui al periodo  precedente  sono
ridotte   rispettivamente   da   duemilasettanta   euro   a
dodicimilaquattrocento euro per i  rifiuti  pericolosi.  Le
modalita’ di calcolo dei numeri di dipendenti avviene nelle
modalita’ di cui al comma 3. Se  le  indicazioni  riportate
pur   incomplete   o   inesatte   non    pregiudicano    la
tracciabilita’  dei  rifiuti,  si   applica   la   sanzione
amministrativa pecuniaria da euro cinquecentoventi ad  euro
tremilacento.
5. Al di fuori di quanto previsto nei commi da 1 a 4, i
soggetti  che  si  rendono  inadempienti   agli   ulteriori
obblighi su  di  loro  incombenti  ai  sensi  del  predetto
(SISTRI)  sono  puniti,   per   ciascuna   delle   suddette
violazioni, con la sanzione  amministrativa  pecuniaria  da
euro duemilaseicento ad  euro  quindicimilacinquecento.  In
caso  di  rifiuti  pericolosi  si   applica   la   sanzione
ad euro novantatremila.
6. Si applica la pena di cui all’articolo  483  c.p.  a
colui che,  nella  predisposizione  di  un  certificato  di
analisi di rifiuti, utilizzato nell’ambito del  sistema  di
controllo della tracciabilita’ dei rifiuti  fornisce  false
indicazioni  sulla  natura,  sulla  composizione  e   sulle
caratteristiche  chimico-fisiche  dei  rifiuti  e   a   chi
inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai  fini
della tracciabilita’ dei rifiuti.
7. Il  trasportatore  che  omette  di  accompagnare  il
trasporto dei rifiuti con la copia  cartacea  della  scheda
SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario  sulla  base
della normativa  vigente,  con  la  copia  del  certificato
analitico che identifica le caratteristiche dei rifiuti  e’
punito con la sanzione amministrativa pecuniaria  da  1.600
euro a 9.300 euro. Si applica la pena di cui  all’art.  483
del  codice  penale  in  caso  di  trasporto   di   rifiuti
pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui  che,
durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di
rifiuti contenente false indicazioni  sulla  natura,  sulla
composizione e sulle  caratteristiche  chimico-fisiche  dei
rifiuti trasportati.
8. Il trasportatore  che  accompagna  il  trasporto  di
rifiuti con una copia cartacea della scheda SISTRI  –  AREA
Movimentazione fraudolentemente alterata e’ punito  con  la
pena prevista dal combinato disposto degli articoli  477  e
482 del codice penale. La pena  e’  aumentata  fino  ad  un
terzo nel caso di rifiuti pericolosi.
9. Se le condotte di cui al comma 7 non pregiudicano la
amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta ad  euro
millecinquecentocinquanta
«9-bis. Chi con un’azione od  omissione  viola  diverse
disposizioni di cui al presente  articolo  ovvero  commette
piu’ violazioni della  stessa  disposizione  soggiace  alla
sanzione amministrativa prevista  per  la  violazione  piu’
grave, aumentata sino al  doppio.  La  stessa  sanzione  si
applica a chi con piu’ azioni od omissioni, esecutive di un
medesimo disegno, commette  anche  in  tempi  diversi  piu’
violazioni della stessa o di diverse disposizioni di cui al
9-ter. Non risponde delle violazioni amministrative  di
cui al presente articolo chi,  entro  trenta  giorni  dalla
commissione del fatto, adempie agli obblighi previsti dalla
normativa relativa al sistema informatico di  controllo  di
cui al comma  1.  Nel  termine  di  sessanta  giorni  dalla
contestazione  immediata  o   dalla   notificazione   della
violazione, il trasgressore puo’ definire la  controversia,
previo adempimento degli obblighi  di  cui  sopra,  con  il
pagamento  di  un  quarto  della  sanzione   prevista.   La
definizione   agevolata   impedisce   l’irrogazione   delle
sanzioni accessorie.».
Il testo dell’articolo 260-ter del decreto  legislativo
3 aprile 2006, n 152, citato nelle note  all’articolo  3  ,
cosi’ come modificato dal presente decreto cosi’ recita:
«Art.  260-ter.(Sanzioni   amministrative   accessorie.
Confisca). – 1. All’accertamento delle violazioni di cui ai
commi   7   e    8    dell’articolo    260-bis,    consegue
obbligatoriamente  la   sanzione   accessoria   del   fermo
amministrativo del veicolo utilizzato  per  l’attivita’  di
trasporto dei rifiuti di  mesi  12,  nel  caso  in  cui  il
responsabile si trovi nelle situazioni di cui  all’art.  99
c.p. o all’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981,  n.
689, o abbia commesso in precedenza illeciti amministrativi
con violazioni della stessa indole o comunque abbia violato
norme in materia di rifiuti.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
di cui agli articoli  213,  214,  214  bis  e  224-ter  del
decreto legislativo 30 aprile  1992,  n.  285,  e  relative
3. All’accertamento delle violazioni di cui al comma  1
dell’articolo 260-bis, consegue la sanzione accessoria  del
fermo amministrativo di mesi 12 del veicolo utilizzato  dal
trasportatore.  In  ogni  caso  restituzione  del   veicolo
sottoposto al fermo amministrativo non puo’ essere disposta
in mancanza dell’iscrizione e  del  correlativo  versamento
4. In caso di  trasporto  non  autorizzato  di  rifiuti
pericolosi, e’ sempre disposta la confisca del veicolo e di
qualunque altro  mezzo  utilizzato  per  il  trasporto  del
rifiuto, ai sensi dell’articolo  240,  secondo  comma,  del
codice penale, salvo che gli stessi che  appartengano,  non
fittiziamente a persona estranea al reato.
5. Il fermo di cui al comma 1 e la confisca di  cui  al
comma 4 conseguono obbligatoriamente anche all’accertamento
delle violazioni di cui al comma 1 dell’articolo 256 .».
1. All’articolo 190 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152,
come modificato dall’articolo16, comma 1,  lettera  d),  del  decreto
legislativo 3 dicembre 2010,  n.  205,  sono  apportate  le  seguenti
a) al comma 1 prima delle parole: «I soggetti di cui all’articolo
188-ter» sono anteposte le seguenti: «Fatto salvo quanto stabilito al
b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. Sono  esclusi
dall’obbligo di tenuta  di  un  registro  di  carico  e  scarico  gli
imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile  che
raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi  di
cui all’art. 212, comma 8, nonche’ le imprese  e  gli  enti  che,  ai
sensi dell’art. 212, comma  8,  raccolgono  e  trasportano  i  propri
rifiuti speciali non pericolosi di cui  all’articolo  184,  comma  3,
lettera b).».
2. All’articolo 39 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205,
«2. Al fine di graduare la responsabilita’ nel primo periodo di
applicazione  del  sistema  di  controllo  della  tracciabilita’  dei
rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma  2,  lettera  a),
del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  205,  e   successive
modificazioni,  i  soggetti  obbligati  all’iscrizione  al   predetto
sistema che  omettono  l’iscrizione  o  il  relativo  versamento  nei
termini   previsti,   fermo   restando   l’obbligo    di    adempiere
all’iscrizione  al  predetto  sistema  con  pagamento  del   relativo
contributo, sono puniti, per ciascun  mese  o  frazione  di  mese  di
a) con una sanzione pari al  cinque  per  cento  dell’importo
annuale dovuto per l’iscrizione se l’inadempimento  si  verifica  nei
primi  otto  mesi  successivi  alla  decorrenza  degli  obblighi   di
operativita’ per ciascuna categoria di  operatori,  enti  o  imprese,
come individuata dall’articolo 12, comma 2, del decreto del  Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del  mare  in  data  17
dicembre 2009, e successive modificazioni, pubblicato nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010;
b) con una sanzione pari al cinquanta per cento  dell’importo
annuale dovuto per l’iscrizione  se  l’inadempimento  si  verifica  o
comunque  si  protrae  per  i  quattro  mesi  successivi  al  periodo
individuato alla lettera a) del presente comma.»;
«2-bis. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma  1,  i
soggetti di cui all’articolo 188-ter, commi 1, 2, 4 e 5, del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e  successive  modificazioni,  che
fino alla decorrenza degli obblighi di operativita’  del  sistema  di
controllo  della  tracciabilita’  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui
all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), del decreto legislativo  3
aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, non  adempiono  alle
prescrizioni di  cui  all’articolo  28,  comma  2,  del  decreto  del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  18
febbraio 2011, n. 52, sono soggetti alle relative  sanzioni  previste
dall’articolo 258 del decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,
nella formulazione precedente  all’entrata  in  vigore  del  presente
2-ter. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma  1,  le
sanzioni previste dall’articolo 258 del decreto legislativo 3  aprile
2006, n. 152, nella  formulazione  previgente  a  quella  di  cui  al
decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, per la presentazione del
modello unico di dichiarazione ambientale si  applicano  ai  soggetti
tenuti alla comunicazione di cui all’articolo 28, comma 1, del citato
decreto  ministeriale  18  febbraio  2011,  n.   52,   e   successive
modificazioni, secondo i termini e le modalita’ ivi indicati.
2-quater.  Le  sanzioni  amministrative  di  cui   all’articolo
260-bis, commi 3, 4, 5, 7 e 9, del decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni, sono ridotte,  ad  eccezione  dei
casi di comportamenti fraudolenti di cui al predetto comma  3,  a  un
decimo per le violazioni compiute negli  otto  mesi  successivi  alla
decorrenza degli obblighi di operativita’ per ciascuna  categoria  di
operatori, enti o  imprese,  come  individuata  dall’articolo  1  del
decreto ministeriale 26 maggio 2011, e successive modificazioni, e  a
un quinto per le violazioni compiute dalla scadenza dell’ottavo  mese
e per i successivi quattro mesi.».
–  Il  testo  dell’articolo  190  del  citato   decreto
legislativo n 152 del 2006, come modificato dall’  articolo
16, comma 1 lettera d) del decreto legislativo  3  dicembre
2010, n. 205 (Disposizioni di  attuazione  della  direttiva
2008/98/CE del Parlamento europeo e del  Consiglio  del  19
novembre 2008 relativa  ai  rifiuti  e  che  abroga  alcune
direttive), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 dicembre
2010, n.  288,  S.O.,  come  ulteriormente  modificato  dal
presente decreto cosi’ recita:
«Art. 190. (Registri di carico e scarico). –  1.  Fatto
salvo quanto stabilito al comma 1-bis, i  soggetti  di  cui
all’articolo 188-ter, comma 2, lett. a) e b), che non hanno
aderito su base volontaria al sistema di tracciabilita’ dei
rifiuti (SISTRI) di  cui  all’articolo  188-bis,  comma  2,
lett. a), hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e
scarico  su  cui  devono  annotare  le  informazioni  sulle
caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti.  Le
annotazioni devono essere  effettuate  almeno  entro  dieci
giorni lavorativi dalla  produzione  del  rifiuto  e  dallo
scarico del medesimo.
1-bis.  Sono  esclusi  dall’obbligo  di  tenuta  di  un
registro di carico e scarico gli imprenditori  agricoli  di
cui all’articolo 2135 del codice civile  che  raccolgono  e
trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi di cui
all’articolo 212, comma 8, nonche’ le imprese  e  gli  enti
che, ai sensi dell’articolo  212,  comma  8,  raccolgono  e
all’articolo 184, comma 3, lettera b).
2. I registri di carico e scarico  sono  tenuti  presso
ogni impianto di produzione o, nel caso in cui cio’ risulti
eccessivamente oneroso, nel sito di produzione, e integrati
con i formulari di identificazione di cui all’articolo 193,
comma 1, relativi al trasporto dei rifiuti, o con la  copia
della scheda del sistema di controllo della  tracciabilita’
dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma  2,
lett.  a),  trasmessa  dall’impianto  di  destinazione  dei
rifiuti stessi, sono conservati per cinque anni dalla  data
dell’ultima registrazione.
3. I soggetti di cui al  comma  1,  la  cui  produzione
annua di rifiuti non eccede le dieci tonnellate di  rifiuti
non pericolosi, possono adempiere all’obbligo della  tenuta
dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche  tramite
le associazioni imprenditoriali interessate o  societa’  di
servizi di diretta emanazione delle stesse, che  provvedono
ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo
presso la sede dell’impresa copia dei dati trasmessi.
4. Le informazioni contenute nel registro di  carico  e
scarico  sono  rese  disponibili   in   qualunque   momento
all’autorita’ di controllo qualora ne faccia richiesta.
5. I  registri  di  carico  e  scarico  sono  numerati,
vidimati e gestiti con le procedure e le modalita’  fissate
dalla normativa sui registri  IVA.  Gli  obblighi  connessi
alla tenuta dei registri di carico e scarico  si  intendono
correttamente adempiuti anche qualora sia utilizzata  carta
formato A4, regolarmente numerata. I registri sono numerati
e  vidimati  dalle  Camere  di  commercio  territorialmente
6. La disciplina di  carattere  nazionale  relativa  ai
registri di carico e scarico e’ quella di  cui  al  decreto
del Ministro dell’ambiente 1° aprile  1998,  n.  148,  come
modificato dal comma 7.
7. Nell’Allegato  C1,  sezione  III,  lettera  c),  del
decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n.  148,
dopo  le  parole:  «in  litri»  la  congiunzione:  «e»   e’
sostituita dalla disgiunzione: «o».
8. I produttori di  rifiuti  pericolosi  che  non  sono
inquadrati in un’organizzazione di  ente  o  impresa,  sono
soggetti all’obbligo della tenuta del registro di carico  e
scarico e vi  adempiono  attraverso  la  conservazione,  in
ordine cronologico, delle copie delle schede del sistema di
controllo della tracciabilita’ dei rifiuti (SISTRI) di  cui
all’articolo  188-bis,  comma  2,  lett.  a),  relative  ai
rifiuti prodotti, rilasciate dal trasportatore dei  rifiuti
9. Le operazioni di gestione dei centri di raccolta  di
cui all’articolo 183, comma 1, lettera  mm),  sono  escluse
dagli  obblighi  del  presente  articolo  limitatamente  ai
rifiuti  non  pericolosi.  Per  i  rifiuti  pericolosi   la
registrazione  del  carico  e  dello  scarico  puo’  essere
effettuata  contestualmente  al  momento  dell’uscita   dei
rifiuti  stessi  dal  centro  di  raccolta  e  in   maniera
cumulativa per ciascun codice dell’elenco dei rifiuti.».
Il  testo   dell’articolo   39   del   citato   decreto
legislativo n. 205 del 2010, come modificato  dal  presente
«Art. 39. (Disposizioni transitorie e finali). – 1.  Le
sanzioni  del  presente  decreto  relative  al  sistema  di
all’art. 188-bis, comma 2, lett. a), si applicano a partire
dal giorno successivo alla scadenza del termine di cui all’
articolo  12,   comma   2,   del   decreto   del   Ministro
data 17 dicembre 2009 e successive modificazioni.
2. Al fine di graduare  la  responsabilita’  nel  primo
periodo di applicazione  del  sistema  di  controllo  della
tracciabilita’ dei rifiuti  (SISTRI)  di  cui  all’articolo
188-bis, comma 2, lettera a),  del  decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 205, e successive modificazioni, i soggetti
obbligati all’iscrizione al predetto sistema  che  omettono
l’iscrizione o il relativo versamento nei termini previsti,
fermo restando l’obbligo  di  adempiere  all’iscrizione  al
predetto sistema con  pagamento  del  relativo  contributo,
sono puniti,  per  ciascun  mese  o  frazione  di  mese  di
a)  con  una  sanzione  pari  al  cinque  per   cento
dell’importo   annuale   dovuto   per    l’iscrizione    se
l’inadempimento si verifica nei primi otto mesi  successivi
alla decorrenza degli obblighi di operativita’ per ciascuna
categoria di operatori, enti o  imprese,  come  individuata
dall’articolo  12,  comma  2,  del  decreto  del   Ministro
data  17  dicembre  2009,   e   successive   modificazioni,
pubblicato  nel   supplemento   ordinario   alla   Gazzetta
Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010;
b) con una  sanzione  pari  al  cinquanta  per  cento
l’inadempimento si verifica o comunque  si  protrae  per  i
quattro mesi successivi al periodo individuato alla lettera
a) del presente comma.;
2-bis. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma
1, i soggetti di cui all’articolo 188-ter, commi 1, 2, 4  e
5, del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e
successive modificazioni, che fino  alla  decorrenza  degli
obblighi di operativita’ del  sistema  di  controllo  della
aprile  2006,  n.  152,  e  successive  modificazioni,  non
adempiono alle prescrizioni di cui all’articolo  28,  comma
2, del decreto del Ministro dell’ambiente  e  della  tutela
del territorio e del mare 18 febbraio  2011,  n.  52,  sono
soggetti alle relative sanzioni previste dall’articolo  258
del decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  nella
formulazione precedente all’entrata in vigore del  presente
2-ter. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma
1, le  sanzioni  previste  dall’articolo  258  del  decreto
legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,  nella  formulazione
previgente  a  quella  di  cui  al  decreto  legislativo  3
dicembre 2010, n. 205, per  la  presentazione  del  modello
unico di dichiarazione ambientale si applicano ai  soggetti
tenuti alla comunicazione di cui all’articolo 28, comma  1,
del citato decreto ministeriale 18 febbraio 2011, n. 52,  e
successive modificazioni, secondo i termini e le  modalita’
ivi indicati.
2-quater.   Le   sanzioni   amministrative    di    cui
all’articolo 260-bis, commi 3, 4, 5, 7  e  9,  del  decreto
modificazioni, sono  ridotte,  ad  eccezione  dei  casi  di
comportamenti fraudolenti di cui al predetto comma 3, a  un
decimo  per  le  violazioni  compiute   negli   otto   mesi
successivi alla decorrenza degli obblighi  di  operativita’
per ciascuna categoria di operatori, enti o  imprese,  come
individuata dall’articolo 1  del  decreto  ministeriale  26
maggio 2011, e successive modificazioni, e a un quinto  per
le violazioni compiute dalla scadenza  dell’ottavo  mese  e
per i successivi quattro mesi.
3. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati gli articoli 181-bis, 210 e 229  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonche’  l’  articolo  3
del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173.
4.  Dalla  data  di  entrata  in  vigore  del   decreto
ministeriale di  cui  all’articolo  184-bis,  comma  2,  e’
abrogato l’articolo 186.
5. Gli allegati B, C, D ed I alla Parte IV del  decreto
legislativo 3 aprile  2006,  n.  152  sono  sostituiti  dai
corrispondenti allegati al presente decreto.
6. Gli allegati A, G ed H alla  Parte  IV  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 sono abrogati.
7.  Dopo  l’allegato  I  alla  parte  IV  del   decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e’ aggiunto l’allegato L
riportato in allegato al presente decreto.
8.  Rimangono  in  vigore  fino  alla   loro   scadenza
naturale, tutte le autorizzazioni in  essere  all’esercizio
degli impianti di  trattamento  rifiuti  che  prevedono  la
produzione o l’utilizzo di CDR e  CDR-Q,  cosi’  come  gia’
definiti dall’ articolo 183, comma 1, lett. r)  e  s),  del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  precedentemente
alle modifiche apportate dal presente decreto  legislativo,
ivi incluse le comunicazioni per il  recupero  semplificato
del CDR di cui alle procedure del DM 5 febbraio  1998  art.
3, Allegato 1, Suballegato 1, voce 14 e art. 4, Allegato 2,
Suballegato 1, voce  1,  salvo  modifiche  sostanziali  che
richiedano una revisione delle stesse.
9. Fino al 31 dicembre 2011 sono  esclusi  dall’obbligo
di iscrizione al sistema di controllo della  tracciabilita’
dei rifiuti (SISTRI), di cui all’articolo 188-bis, comma 2,
lett.  a),  gli  imprenditori  agricoli  che  producono   e
trasportano ad  una  piattaforma  di  conferimento,  oppure
conferiscono ad un  circuito  organizzato  di  raccolta,  i
propri rifiuti pericolosi in modo occasionale e  saltuario.
Sono considerati occasionali e saltuari:
a)  i  trasporti  di  rifiuti   pericolosi   ad   una
piattaforma di  conferimento,  effettuati  complessivamente
per non piu’ di quattro volte l’anno per  quantitativi  non
eccedenti i trenta chilogrammi o trenta litri al giorno  e,
comunque, i cento chilogrammi o cento litri l’anno;
b) i conferimenti, anche in  un’unica  soluzione,  di
rifiuti  ad  un  circuito  organizzato  di   raccolta   per
quantitativi non eccedenti  i  cento  chilogrammi  o  cento
litri all’anno.
10.  Gli  imprenditori  agricoli  di  cui  al  comma  9
conservano in  azienda  per  cinque  anni  la  copia  della
convenzione o del contratto di servizio  stipulati  con  il
gestore della piattaforma di conferimento  o  del  circuito
organizzato di raccolta come anche le schede SISTRI –  Area
Movimentazione, sottoscritte e trasmesse dal gestore  della
piattaforma di conferimento o dal circuito  organizzato  di
11. Fatta salva la disciplina in materia di  protezione
dell’ambiente  marino  e  le  disposizioni   in   tema   di
sottoprodotto,  laddove  sussistano  univoci  elementi  che
facciano  ritenere  la   loro   presenza   sulla   battigia
direttamente  dipendente  da  mareggiate  o   altre   cause
comunque naturali, e’  consentito  l’interramento  in  sito
della posidonia e delle  meduse  spiaggiate,  purche’  cio’
avvenga senza trasporto ne’ trattamento.
12. La raccolta degli elenchi telefonici e dei  beni  e
prodotti che, dati in comodato d’uso e  presentando  rischi
inferiori per l’ambiente, siano restituiti dal  consumatore
o utente, dopo l’utilizzo, al comodante, non rientra tra le
operazioni di raccolta di rifiuti come  definita  dall’art.
183, comma 1, lett. o).
13. Le norme di cui all’articolo 184-bis  si  applicano
anche al materiale che viene rimosso, per esclusive ragioni
di sicurezza idraulica,  dagli  alvei  di  fiumi,  laghi  e
14. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente
decreto, con decreto del Ministero  dell’ambiente  e  della
tutela del territorio e del mare, adottato ai  sensi  dell’
articolo 184-bis, comma 2, del decreto legislativo  n.  152
del  2006  come  introdotto  dal  presente  decreto,   sono
definite le condizioni alle quali sia da qualificarsi  come
sottoprodotto il materiale  derivante  dalle  attivita’  di
estrazione e lavorazione di marmi e lapidei.
15. Con decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e  della
tutela  del  territorio   e   del   mare   possono   essere
individuate, in base al criterio  della  rappresentativita’
sul piano nazionale, organizzazioni alle quali e’ possibile
delegare i compiti previsti dalla disciplina del Sistri  ai
sensi dell’ articolo 7, comma 1, del decreto del  Ministero
data 17 dicembre 2009, come modificato  dall’  articolo  9,
comma 1, del decreto del Ministero  dell’ambiente  e  della
tutela del territorio e del mare in  data  9  luglio  2010,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 161  del  13  luglio
16.  I  decreti  ministeriali   di   attuazione   delle
disposizioni del presente decreto sono adottati, salvo  che
non sia diversamente ed espressamente previsto,  entro  due
anni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  delle  relative
DECRETO LEGISLATIVO 7 luglio 2011, n. 121 – Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonche’ della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni. (11G0163) – (GU n. 177 del 1-8-2011 redazione redazione 2015-05-05T22:12:58+00:00