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Timestamp: 2020-06-01 16:07:39+00:00
Document Index: 183927846

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Sentenza Cassazione Civile n. 25043 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25043 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. un., 07/12/2016, (ud. 27/09/2016, dep. 07/12/2016), n.25043
sul ricorso 20737-2013 proposto da:
avvocati AUGUSTO CARENI ed ALBERTO LORENZI, per delega in calce al
avverso la sentenza n. 558/2012 del TRIBUNALE di PESCARA depositata
il 21/02/2012 (confermata dall’ordinanza n. 23/2013 della Corte
uditi gli avvocati Marina RUSSO per l’Avvocatura Generale dello
Stato, Alberto LORENZI;
Il Tribunale di Pescara con sentenza n. 558/12 dichiarava il diritto di Antonella Falcone, dipendente della Regione Abruzzo, alla perequazione della retribuzione individuale di anzianità a quella dei pari ruolo, in base alla L.R. Abruzzo n. 16 del 2011, art. 1 e condannava l’ente al pagamento delle differenze maturate.
Con ordinanza n. 23/13 resa ai sensi degli artt. 348-bis e 348-ter c.p.c. e depositata il 4.7.2013, la Corte d’appello dell’Aquila dichiarava inammissibile l’appello proposto dalla Regione, per difetto d’una ragionevole probabilità d’accoglimento.
Pertanto, contro la decisione di primo grado la Regione propone ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, cui allega copia dell’uno e dell’altro provvedimento (cioè della sentenza del Tribunale e dell’ordinanza d’inammissibilità della Corte d’appello). 1 motivi denunciano: 1) la violazione o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 3, e art. 24, L.R. Abruzzo n. 118 del 1998, art. 1 e L.R. Abruzzo n. 6 del 2005, art. 43 come modificato dalla L.R. Abruzzo n. 16 del 2008, art. 1, comma 2, proponendo in subordine eccezione di legittimità costituzionale delle norme predette in relazione agli artt. 36 e 117 Cost.; 2) la violazione o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L.R. Abruzzo n. 118 del 1998, art. 1 per come modificato dalla L.R. Abruzzo n. 6 del 2005, art. 43 e dalla L.R. Abruzzo n. 16 del 2008, art. 1, comma 2; 3) la violazione o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L.R. Abruzzo n. 16 del 2008, art. 1, comma 2, (di modifica della L.R. Abruzzo n. 6 del 2005, art. 43) in combinato disposto con il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 2.
Nel resistere con controricorso F.A. eccepisce sia l’inammissibilità del ricorso, perchè in esso non è stata indicata la data di comunicazione dell’ordinanza ex art. 348-ter c.p.c., da cui decorre il termine di 60 gg. per impugnare la sentenza di primo grado; sia la sua improcedibilità, in base all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, non avendo il ricorrente depositato unitamente al ricorso la comunicazione della predetta ordinanza d’inammissibilità.
F.A. ha depositato memoria.
Ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, quando è pronunciata l’inammissibilità dell’appello per non avere l’impugnazione una ragionevole probabilità di essere accolta, contro il provvedimento di primo grado può essere proposto ricorso per cassazione nel termine di cui all’art. 325 c.p.c. decorrente dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza d’inammissibilità. Si applica, in quanto compatibile, l’art. 327 c.p.c.
Tale norma è stata interpretata dalla giurisprudenza di questa Corte nel senso che il termine c.d. breve entro cui proporre il ricorso decorre dalla comunicazione o notificazione dell’ordinanza d’inammissibilità, secondo quale avvenga per prima, salvo, in difetto, l’applicazione del termine c.d. lungo ex art. 327 c.p.c., in tal senso dovendosi intendere la clausola di compatibilità che accompagna il richiamo a quest’ultima norma (cfr. nn. 25115/15, 15235/15, 15239/15 e 10723/14, cui adde S.U. n. 25208/15).
Inoltre, è stato pure rilevato che se detta ordinanza sia stata pronunciata in udienza, il termine per proporre il ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, da identificare in quello c.d. breve di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2, decorre dall’udienza stessa per le parti presenti, o che avrebbero dovuto esserlo, secondo la previsione di cui all’art. 176 c.p.c. (v. l’ordinanza n. 25119/15).
1.1. – Nella specie, l’ordinanza è stata pronunciata e letta all’udienza del 4.7.2013 e depositata lo stesso giorno, sicchè non ne occorreva alcuna comunicazione. Di conseguenza il ricorso, avviato per la notificazione il 16.9.2013, risulta essere tardivo, non applicandosi la sospensione feriale dei termini ex lege n. 742 del 1969 alle controversie di lavoro.
2. – S’impone, pertanto, la declaratoria d’inammissibilità del ricorso, assorbita ogni questione posta dall’ordinanza interlocutoria.
4. – Ricorrono le condizioni per il raddoppio del contributo unificato.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese, che liquida in 5.200,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.