Source: http://www.sindacatofsi.it/2014/11/26/sede-aziendale-trasferimento-riorganizzazione-societaria-rifiuto-licenziamento/
Timestamp: 2017-12-11 00:25:47+00:00
Document Index: 64607349

Matched Legal Cases: ['art. 700', 'art. 33', 'art. 410', 'art. 4', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 2697', 'art. 33', 'art. 47']

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Sede aziendale, trasferimento, riorganizzazione societaria, rifiuto, licenziamento
Sentenza 2 ottobre – 14 novembre 2013, n. 25615
Con ricorso ex art. 700 cpc, con successiva trasformazione, su richiesta della ricorrente, del giudizio da cautelare ad ordinario, M.F., premesso di avere lavorato alle dipendenze della Società Farmaceutici Gellini SpA, trasformatasi nelle Nuova ICC srl, con il diritto a fruire dei permessi di cui all’art. 33 legge 1992 n. 104 per l’assistenza al padre portatore di handicap, chiese l’annullamento del trasferimento a Peschiera Borromeo, disposto dalla Nuova ICC srl con lettera del 1.8.2001, e del licenziamento per giustificato motivo oggettivo del 27.9.2001, adottato dalla stessa Nuova ICC Srl; dedusse la ricorrente che si trattava di provvedimenti discriminatori – come era desumibile da analoghe iniziative adottate nei confronti di altre lavoratrici – posti in essere in violazione dei diritti riconosciuti dalla legge n. 104/92.
Radicatosi il contraddittorio, venne disposta la sua integrazione nei confronti della Gellini International srl e della Intervet Italia srl; il giudizio venne quindi sospeso per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione ex art. 410 cpc nei confronti delle società nei confronti delle quali era stato integrato il contraddittorio; nel successo ricorso in riassunzione, la ricorrente, riproposte le deduzioni già formulare in sede cautelare, chiese di adottare, anche in base alle presunzioni processuali di cui all’art. 4 legge n. 125/91, le misure previste dall’art. 15 n. 903/77; di dichiarare la nullità del trasferimento; di “dichiarare nullo e comunque annullare il licenziamento impugnato, con ogni pronuncia in ordine alla reintegrazione in un posto di lavoro, presso la società formale datrice di lavoro, ovvero preso altra consociata convenuta nel presente giudizio, in Aprilia, tenuta nella dovuta considerazione la situazione conclamata di tutela ex legge n. 194 del 1992, a beneficio del Sig. A..M. , padre della ricorrente, già interveniente ad adiuvandum nella fase di prime cure; in via subordinata, disporre la prosecuzione della posizione di distacco presso la sede di(…) della consociata Gellini International srl o di altre consociate del Gruppo, fino all’esito del giudizio di merito, giusta comunicazione Nuova Icc srl del 1.8.2001“, la Gellini International srl e la Intervet Italia srl, costituitesi, dedussero il proprio difetto di legittimazione passiva.
– come rilevato nella sentenza di prime cure, erano stati costituiti, al fine di riorganizzare le attività facenti capo al gruppo Intervet, tre poli societari: la Nuova ICC srl, per la commercializzazione con l’Italia dei prodotti feed additives, che aveva trasferito la propria sede legale a Peschiera Borromeo; la Farmaceutici Gellini srl, per la commercializzazione dei prodotti farmaceutici destinati al mercato italiano, con sede in (OMISSIS); la Gellini International srl, con sede in (…), concentrata essenzialmente sulla produzione e sulla sola commercializzazione dei prodotti destinati all’estero.
– il processo di riorganizzazione (oggetto di informativa e consultazione in sede sindacale, come da verbale di accordo del luglio 2001 ex art. 47 legge n. 428/90), così come l’inerenza della attività lavorativa svolta dall’appellante al settore confluito nella Nuova ICC srl, non avevano trovato alcuna contestazione nell’originario ricorso, ove il licenziamento risultava impugnato nei confronti della Nuova ICC srl, avverso la quale erano state proposte le domande giudiziali, senza che fosse stata messa in discussione la effettiva titolarità del rapporto di lavoro;
– dovevano quindi ritenersi estranee al giudizio ed inammissibili le questione formulate dall’appellante in ordine alla inerenza o meno delle sue mansioni al ramo ceduto alla Nuova ICC srl, i rilievi in ordine alla violazione dell’accordo sindacale ex art. 47 legge n. 428/90, le argomentazioni dirette a dimostrare il diritto della appellante a svolgere la propria attività alle dipendenze della Gellini International srl;
– per ciò che riguardava la Nuova ICC srl, era risultato che il personale addetto era stato trasferito presso la nuova sede di (omissis) e che, come confermato dalle testimonianze, la società non aveva mantenuto alcuna sede o ufficio in (…) o nel (…);
– in particolare, per quanto riguarda la posizione della M., le mansioni svolte consistevano nella gestione della rete degli agenti feed additives (contabilizzazione vendite, provvigioni) e tale attività risultava essere stata trasferita (come da richiamate testimonianze), da un punto di vista commerciale, alla Nuova ICC srl; l’appellante collaborava direttamente con i responsabili commerciali, entrambi trasferiti a (omissis), e tra le Nuova ICC srl e la Gellini International srl esistevano rapporti commerciali di compravendita di prodotti;
– doveva quindi ritenersi l’effettività delle ragioni del trasferimento, atteso che, come provato in atti, l’unica società del gruppo Intervet con sede in Aprilia, dove l’appellante aveva chiesto di prestare la propria attività lavorativa, era la Gellini Production srl (divenuta Gellini International srl e poi Intervet Production srl), estranea al rapporto di lavoro in esame;
– non era ravvisabile un obbligo d’impiego nell’ambito della Gellini International srl, poiché il gruppo di società non costituisce un fenomeno rilevante sotto il profilo giuridico, ma solo sotto quello economico, salvo che si accerti l’esistenza, non dedotta nell’ipotesi in esame, di un unico rapporto di lavoro con le diverse società, qualora le relazioni all’interno di detto “gruppo” siano tali da avere dato vita ad un unico centro di imputazione dei rapporti giuridici, in ragione dell’esistenza di un’unica struttura organizzativa e produttiva, dell’integrazione tra le attività esercitate dalle diverse imprese, del coordinamento tecnico, amministrativo e finanziario e dello svolgimento della prestazione di lavoro in modo indifferenziato in favore delle differenti imprese del gruppo;
La Virbac srl (già Nuova ICC srl) e la Intervet Productions srl hanno resistito con unico controricorso, illustrato con memoria.
L’intimata Intervet Itali srl non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo motivo, denunciando violazione dell’art. 3 legge n. 604/66, la ricorrente deduce che la riorganizzazione aziendale si era imperniata su esigenze produttive finalizzate non a far fronte a situazioni di congiuntura economica negativa, bensì ad ottenere un maggiore guadagno mediante la concentrazione di quasi tutta l’attività a (omissis).
Con il quarto motivo, denunciando violazione dell’art. 33 legge n. 104/92 in combinato disposto con l’art. 2697 cc, la ricorrente deduce che la parte datoriale non aveva dimostrato, come sarebbe stato suo onere, la sussistenza di fatti o circostanze impeditivi dell’esercizio del diritto riconosciuto al lavoratore dalla normativa indicata, dovendo per contro ritenersi, sulla base del compendio istruttorio acquisito, che essa ricorrente avrebbe potuto essere collocata in altra società del gruppo (la Intervet Productions srl) avente sede in Aprilia e presso la quale vi era disponibilità di posti di lavoro compatibili con la sua qualifica.
Con il quinto motivo, denunciando vizio di motivazione, la ricorrente si duole che la Corte territoriale non abbia tenuto conto della permanenza in Aprilia di altra società del gruppo presso cui essa ricorrente, già postavi in posizione di distacco temporaneo, avrebbe potuto essere adibita.
a) la diversità di formulazione delle lettere datoriali del 27.9.2001 e del 28.2.2002, posto che nella prima era stato fatto riferimento all’impossibilità di un suo utile reimpiego “su (…)” e nella seconda all’inesistenza di alcuna utile posizione lavorativa “ad (…)”; avrebbe quindi dovuto essere rilevata la palese inconferenza del luogo indicato nell’atto di recesso (Latina, ove nessuna delle società convenute aveva mai avuto alcuna unità produttiva), alla luce delle specifiche doglianze svolte al riguardo nelle note autorizzate di prime cure e nel ricorso d’appello;
b) in relazione all’accordo sindacale del 14.3.2001, la sua corretta interpretazione avrebbe dovuto condurre a ritenere che la formula (“…fermo restando la tipologia e la modalità del rapporto di lavoro dei dipendenti lo stesso… continuerà ad ogni e qualsiasi effetto con la nuova società“) stava a significare la permanenza in capo ad essa ricorrente della piena fruibilità della tutela di cui all’art. 33 legge n. 104/92 e che l’altra formula (“…l’operazione in parola non ha sui lavoratori riflessi negativi di natura economica“) non avrebbe potuto essere interpretata come una sorta di “via libera” alla “smobilitazione” dei lavoratori tutelati dalla legge n. 104/92 pur nella formale intangibilità del trattamento economico.
2. Come esposto nello storico di lite, il ricorso introduttivo del giudizio venne proposto nei confronti della sola datrice di lavoro Nuova ICC srl e solo nel ricorso per riassunzione a seguito della sospensione del giudizio per l’esperimento del tentativo di conciliazione nei confronti delle società con le quali era stata ordinata l’integrazione del contraddittorio venne svolta la domanda di reintegra presso altra delle società convenute. Correttamente la Corte territoriale ha quindi ritenuto (con affermazione neppure oggetto di specifico motivo di doglianza e di natura evidentemente assorbente rispetto alle ulteriori considerazioni svolte al riguardo) estranee al giudizio ed inammissibili (fra le altre) le argomentazioni dirette a dimostrare il diritto della lavoratrice ad espletare la propria attività alle dipendenze della Gellini International srl.
4. Come già esposto nello storico di lite, la Corte territoriale ha precisato che il processo di riorganizzazione (oggetto di informativa e consultazione in sede sindacale come da verbale di accordo del luglio 2001 ex art. 47 legge n. 428/90), così come l’inerenza della attività lavorativa svolta dall’appellante al settore confluito nella Nuova ICC srl, non avevano trovato alcuna contestazione nell’originario ricorso; la Corte territoriale ha inoltre condiviso quanto già ritenuto dal primo Giudice circa l’impossibilità di poter impiegare l’appellante in mansioni equivalenti con riferimento all’unica sede aziendale, dove la stessa appellante aveva rifiutato di trasferirsi (e, del resto, la ricorrente, seppure inammissibilmente, per le ragioni processuali già esposte, in fatto deduce la possibilità di un suo utile reimpiego non presso la nuova sede della datrice di lavoro, bensì presso altra società del gruppo); ha infine irretrattabilmente accertato in fatto che le circostanze che avevano caratterizzato il nuovo assetto produttivo e societario ed avevano determinato la diversa e definitiva localizzazione delle attività facenti capo alla nuova società datrice di lavoro dell’appellante, avevano trovato riscontro nelle risultanze testimoniale e documentali.
5. La questione sollevata con il settimo motivo risulta implicitamente confutata dai rilievi della Corte territoriale relativi all’effettività del trasferimento societario e del personale a (omissis), nonché all’appartenenza alla Nuova ICC srl dell’attività a cui era adibita la lavoratrice, discendendo inequivocabilmente da ciò l’insussistenza di un intento discriminatorio ai suoi danni.
Per completezza di motivazione deve peraltro osservarsi che i rilievi svolti al riguardo sono altresì inconducenti, avendo la Corte territoriale accertato l’insussistenza del mantenimento da parte della società datrice di lavoro di alcuna sede o ufficio “in (…) o nei (…)”.
Non è invece luogo a provvedere al riguardo per l’intimata Intervet Italia srl, che non ha svolto attività difensiva.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese a favore delle controricorrenti, che liquida in Euro 3.050,00 (tremilacinquanta), di cui Euro 3.000,00 (tremila) per compenso, oltre accessori come per legge; nulla sulle spese quanto all’intimata Intervet Italia srl