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Timestamp: 2018-12-10 23:09:46+00:00
Document Index: 62530748

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 242', 'art. 242', 'art. 124', 'art. 242', 'art. 143', 'art. 242', 'art. 268', 'art. 268', 'art. 109', 'art. 237', 'art. 124', 'art. 143', 'art. 309', 'art. 242']

Art. 242 cod. proc. penale: Traduzione di documenti. Trascrizione di nastri magnetofonici
Art. 242 cod. proc. penale: Traduzione di documenti. Trascrizione di nastri magnetofonici.
1. Quando è acquisito un documento redatto in lingua diversa da quella italiana, il giudice ne dispone la traduzione a norma dell’articolo 143 se ciò è necessario alla sua comprensione.
2. Quando è acquisito un nastro magnetofonico, il giudice ne dispone, se necessario, la trascrizione a norma dell’articolo 268 comma 7.
L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento, non agli atti già formati da acquisire al processo, per i quali la necessità della traduzione si pone solo qualora lo scritto in lingua straniera assuma concreto rilievo rispetto ai fatti da provare, essendo onere della parte interessata indicare ed illustrare le ragioni che rendono plausibilmente utile la traduzione dell'atto nonché il pregiudizio concretamente derivante dalla mancata effettuazione della stessa. (Nel caso di specie si trattava di copiosa documentazione in lingua inglese e tedesca acquisita nel corso delle indagini preliminari). (Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Torino, 28/02/2013)
Cassazione penale sez. un. 24 aprile 2014 n. 38343
L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento davanti all'autorità giudiziaria che procede, mentre per quelli già formati, che vengono acquisiti al processo, si applica la disciplina dettata dagli artt. 143, comma secondo, e 242, comma primo, cod. proc. pen., con la conseguenza che la loro traduzione è obbligatoria solo se l'utilizzazione di essi possa pregiudicare i diritti di difesa dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata commutazione linguistica. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la mancata traduzione in lingua italiana di atti e documenti, tra i quali un interrogatorio, acquisiti nella fase delle indagini a seguito di rogatoria internazionale oggetto di generica indicazione da parte della difesa, e comunque non utilizzati nel corso del processo, costituisce motivo di nullità dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari). (Rigetta in parte, App. Bologna, 23/04/2012 )
Cassazione penale sez. V 07 marzo 2014 n. 32352
L'obbligo di usare la lingua italiana nel corso del processo penale si riferisce agli atti da compiere nel procedimento e non ai documenti, già formati, che vengano acquisiti, a meno che la loro utilizzazione possa pregiudicare i diritti dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata traduzione (nella specie, si trattava di alcuni documenti in lingua inglese allegati alla relazione redatta dal consulente tecnico del pubblico ministero in lingua italiana, nella quale il tenore dei medesimi documenti era stato ampiamente esplicitato, con modalità giudicate idonee a consentire all'imputato di esercitare compiutamente i propri diritti di difesa). Annulla App. Milano 8 maggio 2013
Cassazione penale sez. fer. 01 agosto 2013 n. 35729
L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento e non ai documenti, già formati, che vengano acquisiti, a meno che la loro utilizzazione possa pregiudicare i diritti dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata traduzione. (Fattispecie in cui è stata rigettata l'eccezione di nullità della sentenza per l'omessa traduzione in lingua italiana di documenti utilizzati ai fini della decisione e provenienti dall'autorità amministrativa francese). Rigetta in parte, App. Torino, 5 Giugno 2007
Cassazione penale sez. VI 29 ottobre 2008 n. 44418
L'assolvimento dell'onere, da parte del richiedente, di specificare quali siano gli atti o i documenti di cui viene chiesta la traduzione, non obbliga incondizionatamente il giudice a disporne la traduzione qualora la documentazione non abbia alcuna rilevanza specifica sui capi di imputazione e sulle posizioni degli imputati e, a maggior ragione, qualora si tratti di documenti firmati dagli stessi imputati e, per ciò solo, necessariamente da questi conosciuti sino a prova contraria; di conseguenza, il mancato accoglimento della richiesta di traduzione non comporta alcuna violazione dei diritti della difesa.
Ufficio Indagini preliminari Milano 20 dicembre 2007
L'art. 242 c.p.p., nel disciplinare la traduzione di un documento in lingua straniera che sia stato prodotto nel procedimento, precisa che la traduzione va disposta non indiscriminatamente, ma solo "se ciò è necessario alla sua comprensione" giacché l'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce esclusivamente agli atti da compiere nel procedimento, non agli atti, già formati, da acquisire al processo, per i quali la necessità della traduzione si pone solo qualora l'utilizzazione, ai fini della decisione, di uno scritto in lingua straniera possa, in concreto, pregiudicare i diritti di difesa dell'imputato o di altra parte del procedimento.
Ufficio Indagini preliminari Milano 30 novembre 2007
Nel caso di richiesta di traduzione di atti e documenti in lingua straniera, sussiste l'onere da parte del soggetto richiedente di specificare quali siano gli atti o i documenti di cui viene chiesta la traduzione, onere che non è assolto da una richiesta del tutto generica, né da una indicazione esemplificativa; esiste inoltre in capo al richiedente l'ulteriore onere consistente nell'allegazione del pregiudizio subito dalla mancata traduzione, che non può ritenersi assolto con la mera richiesta di traduzione; infine, la disciplina codicistica non prevede un obbligo incondizionato ed automatico del giudice di disporre la traduzione dei documenti in lingua diversa da quella italiana acquisiti al procedimento, essendo la stessa obbligatoria solo se necessaria per la comprensione del documento.
Tribunale Milano 25 giugno 2005
In tema di impedimento a comparire, il giudice è tenuto a valutare la documentazione di parte dalla quale dovrebbe desumersi l'assoluta impossibilità di comparizione dell'imputato (per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento) anche quando consista in atti redatti in lingua straniera, atteso che: l'art. 242 comma 1 c.p.p. prescrive la traduzione di ogni documento acquisito quando sia necessaria per la sua comprensione; l'art. 124 c.p.p. impone l'osservanza anche delle norme non corredate da sanzione di nullità; comunque l'omessa considerazione di elementi rilevanti per la dichiarazione di contumacia inficia la motivazione del relativo provvedimento.
Cassazione penale sez. V 24 ottobre 2002 n. 38774
Con riferimento al combinato disposto dall'art. 242 comma 1 c.p.p. e dell'art. 143 comma 2 c.p.p., nell'ipotesi di produzione in giudizio di documenti in lingua straniera, il giudice ha senz'altro l'obbligo di farli tradurre e non può rifiutarne l'acquisizione ed ometterne la valutazione per il solo fatto che gli stessi non sono redatti in lingua italiana. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta illegittima l'ordinanza dichiarativa della contumacia disposta dai giudici di merito che, a fronte di un certificato medico redatto in lingua francese, omettevano di valutarne il contenuto solo perché scritto in lingua straniera).
Cassazione penale sez. I 15 ottobre 1999 n. 875
In tema di misure cautelari, legittimamente il giudice trae elementi indiziari dalle risultanze del verbale redatto in forma riassuntiva quando l'esame sia stato registrato mediante apparecchiatura audiomagnetica e non sia stata ancora disposta la trascrizione nelle forme previste dal codice di rito (art. 242 comma 2, con riferimento all'art. 268 comma 7 c.p.p.). In tale ipotesi, la fonte di prova è costituita e rappresentata dal processo verbale. Tuttavia, ove sia stata effettuata una trascrizione informale e questa sia stata posta a disposizione della difesa, nessun vizio può essere ravvisato, essendo sempre possibile estrarre copia della registrazione audiomagnetica e procedere, nell'emergenza della verifica sulla misura cautelare, alla trascrizione di quanto memorizzato. (La Corte ha anche osservato che il verbale redatto in forma riassuntiva, in ipotesi di esame del comparente, con l'uso di apparecchiature di registrazione audiomagnetiche, va assimilato al verbale di cui all'art. 268 comma 1 c.p.p. in materia di intercettazioni telefoniche, alla trascrizione delle quali non è necessario procedere quando l'applicazione della misura cautelare trovi fondamento in tale mezzo di ricerca di prova, essendo sufficiente il riferimento al predetto verbale).
Cassazione penale sez. I 10 agosto 1995 n. 4343
L'obbligo di usare la lingua italiana (art. 109 comma 1 c.p.p.) si riferisce agli atti da compiere nel procedimento, non agli atti già formati da acquisire al procedimento medesimo. Ciò deriva, oltre che dal tenore letterale della citata norma e dal principio chiaramente desumibile dall'eccezione stabilita nel comma 2 del predetto articolo, anche dalle espresse e specifiche disposizioni dettate dagli art. 237, 242 e 143 c.p.p. Secondo il combinato disposto delle predette norme, alla cui osservanza il giudice è tenuto ex art. 124 c.p.p. anche senza richiesta o sollecitazione della difesa, mentre l'acquisizione di qualsiasi documento proveniente dall'imputato può essere disposta anche di ufficio, il giudice "dispone" (cioè deve disporre) la traduzione, a norma dell'art. 143, dei documenti redatti in lingua diversa dall'italiano, se ciò è necessario alla loro comprensione. (Nella fattispecie, il tribunale del riesame aveva rifiutato l'ammissione, perché "incomprensibile, in quanto prodotta in lingua tedesca", di documentazione di cui la difesa aveva chiesto l'ammissione per provare circostanze relative all'alibi, ed aveva rigettato l'istanza di riesame ritenendo l'alibi mancante di prova. La Corte di cassazione, in applicazione del principio di diritto di cui in massima, ha annullato con rinvio l'impugnata ordinanza, specificando che la mancata ammissione della documentazione prodotta dall'indagato e la sua mancata traduzione, anche in udienza ad opera di un interprete di facile e pronta reperibilità, in relazione alla lingua comunitaria adoperata (tedesca) e ai cinque giorni di tempo a disposizione dei giudici, ai fini del termine di cui all'art. 309 comma 10 c.p.p., si riflettono negativamente sulla logica e sulla coerenza della decisione adottata riguardo alla valenza probatoria di detta documentazione).
Cassazione penale sez. VI 27 febbraio 1995 n. 758
A norma dell'art. 242 lett. a) del d.l. 28 luglio 1989 n. 271, perché i procedimenti in corso al momento dell'entrata in vigore del nuovo codice di rito proseguano con l'applicazione delle norme anteriormente vigenti non è sufficiente che sia stato compiuto un atto del quale è previsto il deposito, ma occorre anche che il fatto sia stato contestato all'imputato; condizione, quest'ultima, che non può ritenersi soddisfatta dall'interrogatorio cui l'imputato sia stato sottoposto dalla P.G.
Cassazione penale sez. V 19 febbraio 1992