Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-secondo/titolo-iii/capo-v/sezione-v/art686.html
Timestamp: 2018-12-15 04:08:08+00:00
Document Index: 3596003

Matched Legal Cases: ['art. 686', 'art. 651', 'art. 686', 'sentenza ', 'art. 680', 'art. 687', 'art. 686', 'art. 686', 'art. 588']

Art. 686 codice civile - Alienazione e trasformazione della cosa legata - Brocardi.it
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Articolo 686 Codice civile
Dispositivo dell'art. 686 Codice civile
L'alienazione che il testatore faccia della cosa legata [651 c.c.] o di parte di essa (1), anche mediante vendita con patto di riscatto [1500 ss. c.c.], revoca il legato riguardo a ciò che è stato alienato, anche quando l'alienazione è annullabile per cause diverse dai vizi del consenso [1427 c.c.] (2), ovvero la cosa ritorna in proprietà del testatore [637, 651 c. 2 c.c.].
Lo stesso avviene se il testatore ha trasformato la cosa legata in un'altra (3), in guisa che quella abbia perduto la precedente forma e la primitiva denominazione [667, 940 c.c.].
È ammessa la prova di una diversa volontà del testatore (4).
(1) La norma si applica a qualsiasi atto di trasferimento (es. vendita, donazione, etc...) purché volontario e solo alle disposizioni a titolo particolare di beni certi e determinati.
(2) Ove vi sia stato un vizio del consenso si ritiene difetti anche la volontà di revocare il legato.
(3) La trasformazione deve essere posteriore alla redazione del testamento. Deve essere volontaria ed effettuata direttamente dal testatore o per mezzo di terzi.
(4) L'onere della prova incombe su chi intende beneficiare del legato.
La prova può essere data con ogni mezzo, anche attraverso presunzioni semplici.
Dimostrata tale circostanza, si applica la disciplina del legato di cosa altrui (v. art. 651 del c.c.).
327 L'altro rilievo, concernente la norma sulla revoca del legato per trasformazione della cosa legata, non è stato accolto, poiché l'emendamento proposto, in apparenza di carattere formale, avrebbe potuto in effetti modificare la sostanza della disposizione. Si sarebbe, infatti, voluto sopprimere, siccome inutile, la precisazione contenuta nel secondo comma dell'art. 686 del c.c., e cioè che il legato si considera revocato per trasformazione della cosa legata solo quando la cosa in conseguenza della trasformazione abbia perduto la precedente forma e la primitiva denominazione. Mi è sembrato invece necessario questo elemento, poiché non una qualsiasi trasformazione, ma soltanto la trasformazione sostanziale della cosa può essere prova di radicale mutamento della volontà del testatore e quindi avere per effetto la revoca del legato.
Piuttosto ho ritenuto opportuno, a proposito di questa disposizione, chiarire esplicitamente che contro la presunzione di revoca derivante dall'alienazione o trasformazione della cosa legata è ammissibile la prova contraria. La soluzione opposta, già accolta nel progetto preliminare, mi è sembrata eccessivamente rigorosa, e si sarebbe potuta rivelare in certi casi profondamente iniqua e contraria alla volontà del testatore e alle legittime aspettative del legatario.
relative all'articolo 686 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 686 Codice civile - Alienazione e trasformazione della cosa legata | Quesito Q201821885
giovedì 23/08/2018 - Campania
RP = R. Pasqualina madre di
DF = D. Federico e
DA = D. Antonio
Il 1° numero tra parentesi rappresenta l’ordine e il 2° l’anno, es. (05-97) = documento n. 05 dell’anno 1997.
Si riassumono cronologicamente i seguenti atti con riserva di inviarli in copia.
Testamento olografo del 1997 (O5-97) col quale RP attribuisce parte del terreno p. 135 a DA e parte a DF, successiva permuta (con riservato dominio) dell’intero terreno p. 135 (74-04) alla ditta Maglione, successiva morte di RP 1/01/2006, pubblicazione ed accettazione del testamento in data 17/07/06, nel 2008 citazione degli eredi DF e DA c/ la ditta Maglione per la risoluzione della permuta e relativa sentenza di scioglimento della permuta del 2014 (10-14).
Nel 2010 DA ha operato con false dichiarazioni il frazionamento della p 5140 (ex 135) nelle p 5198 e 5199 (98-10).
Nel 2017 DA ha trascritto a suo favore la parte del terreno a Lui attribuita nel testamento (p. 5198) e tutti i sub del fabbricato rustico A ivi insistente (100-17).
A seguito della interruzione dei lavori della permuta, la ditta costruì al rustico uno solo dei due fabbricati promessi e cioè quello ricadente sulla parte di terreno della p. 135 attribuita a DA nel testamento e che Lui reclama ora come di sua esclusiva proprietà.
Successivamente DA ha effettuato irregolari operazioni catastali ed ipotecarie per cui risulta attualmente unico proprietario del fabbricato.
Desidero conoscere il Vs parere se è da ritenersi ancora valido il testamento olografo oppure esso è stato di fatto annullato dalla permuta e dalla volontà di RP per cui l’intera p. 135 col fabbricato sarebbe di proprietà di entrambi gli eredi.
Si fa presente che RP, dopo la permuta, ha firmato le richieste del PdC al comune e la denuncia dei lavori al Genio Civile e, se non fosse deceduta, sarebbero a Lei ritornati i fabbricati potendone disporre a sua volontà in ciò vanificando di fatto il testamento.
Avendo inoltre Ella dato incarico ai tecnici per la progettazione, DL ecc, questi hanno emesso nel 2011 Decreto ingiuntivo contro gli eredi DF e DA per il pagamento delle spettanze tecniche (causa in corso).
Anche un creditore della ditta Maglione ha citato DF e DA (10-14) per riavere una consistente somma (causa in corso).
Sembra profondamente ingiusto che mentre DF è chiamato in causa dai tecnici e dal creditore, viene escluso dal fratello dalla comproprietà del fabbricato.
In attesa di cortese riscontro, porge distinti ossequi.
Nel caso in esame occorre stabilire se il testamento olografo della de cuius, redatto nel 1997 e pubblicato nel 2006, debba considerarsi revocato per effetto della stipulazione, avvenuta nell’anno 2004, del contratto di permuta (artt. 1552 ss. c.c.), pur dopo la risoluzione per inadempimento di quest’ultimo pronunciata nel 2014 con sentenza.
Secondo il codice civile, le disposizioni testamentarie sono revocabili, e la revocazione può essere sia espressa (se fatta con un nuovo testamento, o con un atto ricevuto da notaio in presenza di due testimoni, in cui il testatore personalmente dichiara di revocare, in tutto o in parte, la disposizione anteriore, come previsto dall’art. 680 del c.c.), sia tacita (il che, ricorrendo determinati presupposti, specificati dagli artt. 682 ss. c.c., può verificarsi in caso di testamento posteriore, distruzione di testamento olografo, ritiro del testamento segreto…). Inoltre è prevista una revocazione per sopravvenienza di figli (art. 687 del c.c.).
Nel nostro caso la norma da esaminare è data dall’art. 686 del c.c., che disciplina gli effetti sulle disposizioni testamentarie in caso di alienazione e trasformazione della cosa legata.
Salta subito agli occhi come tale norma sia applicabile, appunto, solo alle disposizioni testamentarie qualificabili come legato e non a quelle costituenti istituzione di erede.
Ora, secondo l’art. 686 c.c. l’alienazione, fatta dal testatore, della cosa legata o di parte di essa, anche mediante vendita con patto di riscatto, revoca il legato riguardo a ciò che è stato alienato, anche quando l'alienazione è annullabile per cause diverse dai vizi del consenso, ovvero la cosa ritorna in proprietà del testatore. Lo stesso avviene se il testatore ha trasformato la cosa legata in un'altra. È fatta salva in ogni caso la prova di una diversa volontà del testatore.
Diventa essenziale, a questo punto, stabilire se le disposizioni contenute nel testamento olografo datato 1997 e che attribuiscono ai figli la proprietà dei beni in contestazione siano qualificabili come istituzione di erede o come legato (distinzione nella pratica non sempre agevole e su cui spesso si giocano le sorti delle cause civili in materia successoria).
Sul punto occorre far riferimento all’art. 588 del c.c., rubricato “Disposizioni a titolo universale e a titolo particolare”, il quale stabilisce che le disposizioni testamentarie, qualunque sia l'espressione o la denominazione usata dal testatore, sono a titolo universale e attribuiscono la qualità di erede, se comprendono l'universalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualità di legatario.
Nel caso che ci occupa appare evidente, per il tenore delle espressioni usate e per il contesto complessivo, che la de cuius abbia inteso attribuire i beni compresi nel testamento quale quota del proprio patrimonio.
Siamo quindi di fronte ad una istituzione di erede, con la conseguenza che dette disposizioni testamentarie non possono ritenersi revocate per effetto della successiva stipulazione della permuta ed il testamento stesso deve considerarsi tuttora valido ed efficace.