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Timestamp: 2017-11-23 20:23:06+00:00
Document Index: 21269798

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 360', 'art. 17', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 17', 'art.6', 'sentenza ', 'art. 230', 'art. 89', 'art. 53']

La moglie paga il conto... del marito
La moglie paga il conto… del marito
Con sentenza n. 7266 del 26 marzo 2009 (ud. del 19 febbraio 2009) <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Corte di cassazione ha esaminato, ancora una volta, le responsabilità della moglie per le attività imprenditoriali del marito.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Come anticipato, la sentenza n. 7266 del 26 marzo 2009 (ud. del 19 febbraio 2009) ha esaminato le responsabilità della moglie per le imprese del marito, confermando la decisione dei giudici regionali.
La ricorrente, infatti, aveva denunziato la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 17 della legge n. 114 del 1977, degli artt. 1 e 4 del D.P.R. n. 917 del 1986, nonché l’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, con riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 in quanto la CTR non avrebbe considerato che la responsabilità solidale della moglie nell’obbligazione tributaria può basarsi soltanto sulla dichiarazione congiunta del reddito, ma non anche sulla rettifica svolta nei riguardi del marito, atteso che anche in tale ipotesi si configura una certa autonomia della posizione di ciascun coniuge, senza che eventuali altre diverse attività del marito possano incidere sulla posizione tributaria della moglie stessa.
Per la Corte di Cassazione tale censura non ha pregio.
Infatti, ai sensi dell’art. 17 della legge 13 aprile 1977, n. 114 – il quale prevede che, ove i coniugi abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi, gli accertamenti in rettifica sono effettuati a nome di entrambi i coniugi e notificati nei confronti del marito, e che i coniugi medesimi “sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito“ -, la “ responsabilità solidale della moglie si estende alle obbligazioni derivanti dal successivo accertamento di un maggior reddito a carico del marito”.
Tale disciplina non si pone in contrasto con i principi di eguaglianza e di capacità contributiva, atteso che l’accertamento riguarda un reddito omesso, o infedelmente indicato, nella dichiarazione congiunta, frutto di libera scelta del contribuente (V. pure Sentenze n. 5169 del 11/04/2002, n.2168 del 2001).
Inoltre va rilevato che in tema di dichiarazione dei redditi congiunta, l’avviso di mora, notificato alla moglie (e per essa all’erede) per debiti del marito, è legittimo, essendo i coniugi responsabili in solido, L. n. 114 del 1977, ex art. 17, per il pagamento della imposta, delle soprattasse, pene pecuniarie e degli interessi iscritti a ruolo a nome del marito, senza che tale disciplina possa ritenersi in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. (Cfr. anche Cass. Sentenza n. 8334 del 20/06/2000).
Occhio ai mariti.
In pratica la moglie è responsabile delle attività del marito, in presenza di dichiarazione congiunta e ne paga il conto…anche se salato..
E sul punto la Cassazione ha ormai una posizione consolidata.
Si confronti, la sentenza n. 5169 dell’11 aprile 2002 (ud. dell’8 febbraio 2002), con la quale proprio in forza del citato art. 17, comma 4, della L. n. 114/1977, la Cassazione ha affermato che non può essere esclusa la solidarietà derivante dalla dichiarazione congiunta dei coniugi nel caso di accertamento di un maggior reddito a carico del marito, titolare di impresa familiare, in cui la moglie è solo collaboratrice.
Il tenore letterale della norma in questione, considerata nel suo complesso e nelle singole disposizioni, non corrisponde alla tesi interpretativa sostenuta dalla ricorrente.
Infatti, la legge stabilisce che “gli accertamenti in rettifica” – quindi tutti gli accertamenti, riferibili ad uno qualsiasi dei codichiaranti – “sono effettuati a nome di entrambi i coniugi“, non del solo coniuge cui l’accertamento eventualmente si riferisca. Tali accertamenti, inoltre, sono notificati “a norma del comma precedente“, cioè nei confronti del solo marito.
Infine, l’ultimo comma (“i coniugi sono responsabili in solido per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito“) non autorizza alcuna distinzione, ai fini della responsabilità solidale, fra quanto congiuntamente dichiarato e quanto eventualmente accertato dall’ufficio, giacché la solidarietà stessa permane riguardo a qualunque pagamento iscritto a ruolo “a nome del marito“, compreso quello delle maggiori imposte accertate, dato che queste sono pure iscritte a ruolo a nome del marito (comma 4). Pertanto, non è possibile desumere, dall’analisi testuale, l’esclusione di responsabilità invocata dalla ricorrente.
Inoltre, la norma non risulta in contrasto col principio di autonomia del singolo contribuente, né sotto il profilo della fondamentale distinzione delle due posizioni contributive (a seguito, infatti, delle modifiche introdotte al comma 2 della norma in esame dall’art.6, del D.L. 5 marzo 1986, n. 57, convertito nella L. 18 aprile 1986, n. 121, anche nel caso della dichiarazione congiunta si tratta ora di “imposte nette determinate separatamente per ciascuno dei coniugi“) nè sotto il profilo dell’impossibilità o somma difficoltà del collaboratore d’impresa familiare – in una ipotesi del genere – di conoscere l’esatto reddito del coniuge titolare dell’impresa giacché, secondo l’indirizzo accolto da questo Supremo Collegio (sentenza n. 6056/1997), l’art. 230-bis del codice civile, inserito con la legge di riforma del diritto di famiglia (art. 89, della L. 19 maggio 1975, n. 151), attribuisce al collaboratore poteri d’indirizzo e di controllo sulla gestione dell’impresa familiare, tali da consentirgli di verificare gli utili effettivamente conseguiti; il che esclude sia la dedotta disparità di trattamento tra titolare e collaboratore dell’impresa familiare sia la possibilità, per quest’ultimo, di allegare l’ignoranza scusabile in ordine al reale ammontare dei redditi del coniuge.
Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla pretesa violazione del principio di capacità contributiva (art. 53 della Costituzione), giacché, pur essendo l’accertamento necessariamente posteriore alla dichiarazione congiunta, il reddito cui esso si riferisce fu omesso o infedelmente indicato in occasione di tale dichiarazione, con cui entrambi i coniugi assunsero liberamente e consapevolmente, di fronte al fisco, la responsabilità solidale.
Anche la loro specifica capacità contributiva va quindi valutata con riferimento all’epoca della dichiarazione, senza possibilità di attribuire giuridica influenza ad avvenimenti – come, ad esempio, la cessazione dell’impresa familiare o la separazione dei coniugi – posteriori ed estranei a quella libera scelta.
In virtù delle argomentazioni precedenti, non hanno consistenza le ragioni invocate dalla ricorrente per derogare al principio legale di solidarietà nell’ipotesi di accertamento successivo.
Mentre acquista importanza la libera scelta del coniuge di fare la dichiarazione congiunta, giacché, in presenza di infedele dichiarazione del marito, conoscibile in virtù dei suddetti poteri d’ingerenza, uno dei modi per evitare la responsabilità derivante dal vincolo solidale, per obbligazioni presenti ed eventualmente future, consiste nella possibilità di optare per la dichiarazione separata (cfr. Cass. n.5169/2002).