Source: http://docplayer.it/11427294-I-trusts-novita-alla-luce-dei-piu-recenti-orientamenti-della-giurisprudenza-e-della-prassi-nel-diritto-italiano-e-nel-diritto-internazionale-privato.html
Timestamp: 2018-12-19 04:17:47+00:00
Document Index: 11253637

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 89', 'art. 149', 'art. 58', 'art. 73', 'art. 23', 'art. 44', 'art. 73', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 23', 'art. 85', 'art. 85', 'art. 9', 'art. 58', 'art. 88', 'art. 13']

1 CONVEGNO di Avezzano, 19 novembre 2011 I TRUSTS: NOVITÀ ALLA LUCE DEI PIÙ RECENTI ORIENTAMENTI DELLA GIURISPRUDENZA E DELLA PRASSI NEL DIRITTO ITALIANO E NEL DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO Intervento avv. Ambra Fabri: IL TRUST E LE IMPOSTE DIRETTE Sommario Introduzione... 1 Ente commerciale o non commerciale... 3 La residenza del trust... 4 I beneficiari come soggetti passivi d imposta... 6 I beni in trust e le imposte dirette... 8 Adempimenti fiscali del trust... 9 Introduzione La Legge Finanziaria del 2007 (L. 296/2006, art. 1, comma 74), ha aggiunto ai soggetti passivi IRES, individuati dall art. 73 Tuir, i trusts. A questo riguardo, occorre fin da subito fare una precisazione. Infatti, il legislatore italiano non ha incluso i trusts tra i soggetti già indicati alle lettere b) e c) dell art. 73, comma 1 Tuir, ma ha introdotto una nuova figura soggettiva che si affianca a quella degli enti pubblici e privati. La soggettività passiva dei trust è prevista, però, solo nel caso in cui possano essere considerati opachi, ovvero nel caso in cui non siano individuati i beneficiari dei beni vincolati nel trust fund. Infatti, nel caso di trust trasparenti, ai sensi del comma 2 dell art. 73 Tuir, i redditi conseguiti sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero in mancanza in parti uguali. Possiamo dire, pertanto, che sono stati previsti due regimi nettamente differenziati, a seconda che il trust individui o meno i beneficiari. La Risoluzione n. 81/E del 7 marzo 2008, ha individuato anche una terza ipotesi, i cd trust misti, qualora nell atto istitutivo siano comprese sia le caratteristiche del trust opaco che di quello trasparente; ciò avviene, ad esempio, quando l'atto 1
2 istitutivo prevede che parte del reddito del trust sia accantonato a capitale (rectius sia destinato ad incremento del relativo fondo di dotazione) e parte sia, invece, attribuito ai beneficiari. In quest'ultima ipotesi, il reddito accantonato sarà tassato direttamente in capo al trust, mentre il reddito attribuito ai beneficiari concorrerà alla formazione dell'imponibile di questi ultimi. Tuttavia, il trust per essere un soggetto passivo di imposta passivo di imposta deve essere autonomo, ovvero non devono ricorrere elementi che possano far ritenere che si tratti di un mero soggetto interposto, perché in tal caso i redditi sarebbero attribuiti ai reali beneficiari. Dalle Risoluzioni dell Agenzia delle Entrate, (n. 425/2008 e n. 8/ 2003) è possibile desumere alcuni elementi utili per stabilire l autonomia del trust: 1. il trustee deve avere la piena amministrazione e gestione dei beni, nonché il potere di decidere l attribuzione del reddito. Infatti, se il trustee ha il potere di decidere l'attribuzione del reddito, vuol dire che egli ha un potere su quel reddito, potere che gli deriva dal possesso del reddito stesso. Conseguentemente quel reddito è imputato al trust e non al beneficiario. La discrezionalità del trustee può essere limitata dal settlor, ma non può essere completamente assente; 2. il disponente, infatti, non può essere anche trustee, in quanto non si verificherebbe un reale spossessamento dei beni questo punto lo riprenderò in seguito, quando analizzerò i beneficiari del trust. Pertanto, i cd. trust auto-dichiarati, nei quali la figura del trustee coincide con quella del settlor, non possono essere considerati autonomi, ai fini delle imposte sui redditi. 3. Di recente è intervenuta, anche, la Circolare n. 61 del 27 dicembre 2010, la quale ha precisato che il trust viene a configurarsi come struttura meramente interposta rispetto al disponente, al quale devono continuare ad essere attribuiti i redditi solo formalmente prodotti dal trust, quando il trustee non possiede l effettivo potere di amministrare e disporre i beni a lui effettivamente affidati. L Agenzia vuole certamente evitare un abuso del diritto attraverso l istituto del trust, tanto da prevedere l inesistenza del trust ai fini dell imposizione diretta, se si verifica una ipotesi di interposizione fittizia. L inclusione dei trust, però, tra i soggetti passivi IRES, genera problemi applicativi di notevole complessità, in quanto risulta difficile riferire ai trust le regole che, nel sistema delle imposte sui redditi, attribuiscono ai soggetti passivi, determinate qualificazioni indispensabili per la fissazione di criteri e modi di applicazione dell imposta. Due questioni devono, pertanto, essere affrontate, ossia in base a quali criteri i trust: 1) vanno ricompresi tra gli enti commerciali o tra quelli non commerciali e, 2) soprattutto se possono essere utilizzate le comuni regole per stabilire la residenza del trust. 2
3 Ente commerciale o non commerciale Nel nostro ordinamento, infatti, per la determinazione della base imponibile occorre qualificare gli enti come commerciali o non commerciali e per stabilire la commercialità di un ente, in generale, vengono considerati l oggetto e lo scopo perseguiti dall ente e desumibili dallo Statuto. Non è facile, però, applicare questi concetti al trust, in quanto non esiste uno statuto in senso stretto e l atto istitutivo può consistere in una pluralità di atti: gli atti con i quali il settlor dispone il trasferimento dei beni a favore del trust precedentemente o contestualmente istituito e anche la cd. letter of wishes. Pur volendo sostenere una analogia tra questi atti e lo statuto, il problema resta comunque l individuazione dell oggetto e dello scopo del trust. V è da dire, che i trust in linea generale non perseguono uno scopo giuridicamente rilevante, bensì si prefiggono la segregazione del patrimonio, oltre al raggiungimento di un fine privato. Infatti, l essenza dell istituto è rappresentata dalla destinazione del risultato ai beneficiari, secondo i modi e i termini dettati dal settlor. Inoltre, non è neanche possibile definire, in linea generale, l oggetto principale perseguito dai trust, essendo molteplici le attività che di solito possono svolgere. Queste considerazioni portano ad affermare che il trust deve essere equiparato ad un ente non commerciale, a meno che l attività commerciale non assuma carattere prevalente, come riconosciuto anche nella Circolare n. 48/E del La Risoluzione n. 425/E del 2008 specifica, inoltre, che il trust è equiparato ad un ente commerciale qualora svolga in via esclusiva o prevalente attività di tipo commerciale. In questo caso troveranno, quindi, applicazione gli artt. 81 e ss. Tuir per la determinazione del reddito complessivo, e quindi il trust dichiarerà reddito d impresa. Mentre nel caso in cui sia considerato ente non commerciale la determinazione del reddito complessivo avverrà in base al disposto degli artt. 143 e ss. Tuir. Il trust, pertanto, sarà equiparato, nella determinazione del reddito, ad una persona fisica, tassabile sulle singole categorie di reddito, con applicazione, però, dell aliquota IRES del 27,5%. Vi sono alcune differenze rispetto ad un soggetto persona fisica, che è bene analizzare brevemente: 1. il DLgs 344/2003, ha modificato il regime degli utili da partecipazione in società ed enti, percepiti da soggetti IRES. Ai trust, essendo ricompresi tra i soggetti passivi IRES, pertanto sarà applicabile l art. 89 Tuir. La tassazione di tali dividendi avviene, quindi, in capo al trust con riferimento al 5% del loro ammontare e senza distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate 2. per quanto attiene alle plusvalenze realizzate su partecipazioni qualificate sono imponibili, sia per le persone, sia per i trust, per il 49,72% del loro 3
4 ammontare, ma si deve tenere presente che per i trust l aliquota di tassazione è proporzionale. Infine, nell ipotesi in cui il trust svolga contemporaneamente attività commerciale e non, si dovranno considerare i parametri previsti dall art. 149 Tuir a proposito della perdita della qualifica di ente non commerciale. La Circolare n. 38 del 1 agosto 2011 ha previsto per i trust la possibilità di iscriversi nel registro delle ONLUS. In realtà, tale possibilità è riconosciuta esclusivamente ai trusts opachi, perché il regime fiscale agevolato previsto per le Onlus non può essere applicato anche alle persone fisiche, fattispecie che si verificherebbe nell ipotesi di trust trasparente. La residenza del trust Altro concetto fondamentale ai fini delle imposte sui redditi, è sicuramente quello della residenza. La disciplina tributaria, considera un soggetto residente nel territorio dello Stato, qualora ricorra, nella gran parte del periodo di imposta, almeno una delle seguenti condizioni: 1. sede legale nel territorio dello Stato italiano; 2. sede dell amministrazione nel territorio dello Stato; 3. oggetto principale dell attività svolta nel territorio dello Stato. Come per la qualificazione di ente commerciale, anche per la definizione di trust residente, si pongono molte problematiche dovute alla mancanza di coincidenza tra le qualificazioni usate nel nostro ordinamento e i tratti peculiari del trust. È la stessa Circolare n. 48/E del 2007, a fornire una conferma di tale difficoltà, là dove afferma considerando le caratteristiche del trust, di norma i criteri di collegamento al territorio dello Stato sono la sede dell amministrazione e l oggetto principale. Esclude, quindi, fin da subito il criterio della sede legale, a causa delle caratteristiche proprie del trust. Per gli altri criteri di collegamento territoriale, invece, la Circolare tenta di adattarli, per quanto possibile, alla struttura del trust. 1. Primo criterio proposto, è quello della sede dell amministrazione, ossia il luogo da cui provengono gli impulsi volitivi dell ente. Questa regola, però, trova applicazione solo nelle ipotesi in cui il trust presenti un organizzazione (dipendenti, locali, ecc.), ovviamente si fa riferimento ai trust in sé e non ad un eventuale struttura organizzativa del trustee. Tuttavia, tale tipologia di trust sono davvero l eccezione, essendo in generale presente una struttura organizzativa solo in quelli di scopo. 2. La circolare stabilisce che in mancanza (della struttura organizzativa), la sede dell amministrazione coinciderà con il domicilio fiscale del trustee. Tale soluzione, adottata per ovviare al problema dell organizzazione, solleva però molti dubbi. Infatti, la definizione di domicilio fiscale dettata dall art. 58 DPR 600/73, è diretta ad individuare il Comune di riferimento al fine di radicare la competenza degli uffici dell Agenzia delle Entrate, non ha quindi 4
5 come obiettivo quello di individuare la residenza del soggetto, ma si pone in una fase successiva 3. L altro criterio utilizzato è l oggetto principale, ma anche in questo caso l Agenzia delle Entrate sottolinea l applicazione limitata di tale criterio, in quanto è strettamente legato alla tipologia del trust. La Circolare, proprio per tentare di superare tali problemi applicativi, suggerisce di determinare il luogo di svolgimento dell attività del trust, in base al luogo in cui si trovano gli immobili, se il trust fund è costituito da soli immobili, mentre nel caso di patrimoni mobiliari o misti il luogo dovrà essere identificato con l effettiva e concreta attività esercitata. Chiarisce ancora, che se gli immobili si trovano interamente in Italia non sussistono problemi per stabilire la residenza, mentre se sono dislocati in Stati diversi occorrerà fare riferimento al criterio della prevalenza. Purtroppo, però, la circolare non offre alcun metodo specifico per i trust, per determinare la prevalenza e di conseguenza si presenteranno le medesime problematiche applicative. 4. Un altro elemento offerto, per stabilire la residenza di un trust, consiste nel far riferimento alle Convenzioni stipulate al fine di evitare le doppie imposizioni, qualora il trust realizzi il presupposto impositivo in più Stati. La legge Finanziaria del 2007, inoltre, ha introdotto nel comma 3 dell art. 73 Tuir, due ipotesi attrattive della residenza, stabilendo che i trust e gli istituti aventi analogo contenuto, istituiti in Paesi diversi da quelli indicati nella cd. white list, si considerano residenti quando: 1. almeno uno dei disponenti e almeno uno dei beneficiari sono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato; 2. sono istituiti in un Paese diverso da quelli indicati nella white list, e successivamente alla loro costituzione un soggetto residente nel territorio dello Stato effettua, in loro favore, una attribuzione che importi il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi. La ratio normativa della seconda presunzione di residenza, è ovviamente quella di contrastare la creazione solo formale del trust, in quei paesi che non consentono lo scambio di informazioni. Anche in questa circostanza, però, si pone un problema interpretativo, circa il concetto di istituzione del trust. La Circolare n. 48/E del 2007 fa riferimento al luogo in cui il trust ha eletto la propria residenza. Tale interpretazione non trova alcun riscontro sul piano pratico, in quanto nella stragrande maggioranza dei casi l elezione di domicilio, negli atti istitutivi dei trust, non avviene e soprattutto non è richiesta da nessuna norma. Inoltre, non sortirebbe gli effetti sperati, neanche nell ipotesi in cui l istituzione si consideri avvenuta nel luogo in cui si è perfezionato l atto istitutivo, perché l atto potrebbe essere concluso in un Paese ricompreso nella white list e poi il trust operare in Stati in cui non è previsto lo scambio di informazioni. Il legislatore ha, comunque, previsto la possibilità di offrire prova contraria avverso le due ipotesi di presunzione. Si può sostenere, in conclusione, che stabilire la residenza di un trust 5
6 non è agevole, in quanto occorrerà tenere in considerazione una serie di disposizioni, ma soprattutto occorrerà analizzare la fattispecie caso per caso, essendo davvero rilevante la tipologia scelta, di trust. Per quanto attiene, invece, ai trust non residenti in Italia, saranno imponibili solo i redditi prodotti nel territorio dello Stato, ai sensi dell art. 23 Tuir. I beneficiari come soggetti passivi d imposta La seconda ipotesi introdotta dalla Legge Finanziaria del 2007, riguarda i trust con beneficiari individuati (trust trasparente). Questa previsione ha portato anche alla modifica dell art. 44, lett. g-sexies) Tuir, ricomprendendo nella categoria dei redditi di capitale, i redditi imputati al beneficiario di trust. La prima questione da affrontare, per poi passare all analisi del regime di tassazione, attiene sicuramente all individuazione del beneficiario. Come precisa anche la Circolare n. 48/E del 2007, il beneficiario può essere beneficiario di reddito e godere delle utilità dei beni in trust (ad esempio percepire periodicamente delle somme), oppure beneficiario finale dei beni che gli verranno devoluti al termine del trust. Inoltre, il beneficiario può essere individuato sia nell atto istitutivo, sia in un momento successivo. Dalle risoluzioni dell Agenzia delle Entrate è possibile, anche in questo caso, tentare di estrapolare una serie di criteri, utili per definire quando il beneficiario si possa considerare individuato : 1. Va subito fatta una precisazione, in quanto la Circolare n. 48/E del 2007, ha chiarito che, essendo, il presupposto di applicazione dell'imposta il possesso di redditi, per "beneficiario individuato" è da intendersi il soggetto che esprime, rispetto a quel reddito, una capacità contributiva attuale. E' necessario, quindi, che il beneficiario non solo sia puntualmente individuato, ma che risulti titolare del diritto di pretendere dal trustee l'assegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza. Infatti, nel caso in cui sia previsto un termine, prima del quale i beni non possono essere attribuiti al beneficiario, è irrilevante la sua individuazione, perché i beni si considerano produttivi di reddito in capo al trust. Tuttavia, la Circolare n. 61/E del 27 dicembre 2010, ha precisato che se nell atto costitutivo è fatta espressa menzione nominativa dei beneficiari dei trust, quest ultimo assume ai fini delle imposte sui redditi la qualifica di soggetto trasparente per natura. Tale previsione deve, però, essere letta tenendo in considerazione il richiamo effettuato dall Agenzia alla propria precedente circolare, ossia la n. 48/E del Sicché, i beneficiari nominativamente individuati devono, comunque, possedere una capacità contributiva attuale e il diritto di pretendere dal trustee l assegnazione di quella parte di reddito. 2. Nel caso affrontato con la Risoluzione n. 4/E del 4 gennaio 2008, l Agenzia ha ritenuto che nonostante nell'atto istitutivo del Trust vengano indicati quali "beneficiari immediati la massa dei creditori del Concordato, tali soggetti non 6
7 corrispondono ai beneficiari individuati di cui all'art. 73, comma 2 del Tuir, in quanto non possono pretendere dal trustee alcunché, fino a quando il concordato preventivo non sia concluso. 3. La Risoluzione n. 278/E del 4 ottobre 2007 ha analizzato un caso particolare in cui erano presenti sia un beneficiario di reddito, sia dei beneficiari finali. Il trust, per cui veniva chiesto l interpello, aveva lo scopo di assicurare un assistenza vita natural durante ad un ragazzo disabile, pertanto il richiedente individuava il disabile come beneficiario del trust. Nell atto istitutivo, però, si prevedeva che alla morte del ragazzo i beni fossero tornati al disponente se ancora in vita o distribuiti al di lui coniuge e ai suoi parenti. L Agenzia delle Entrate, pertanto, ha affermato che i reali beneficiari sono questi ultimi e non risultano individuati per il principio espresso sopra (non sussiste una capacità contributiva attuale), mentre il ragazzo disabile non è un beneficiario in senso stretto, ma rappresenta il fine per cui il trust è stato creato. Sicché, nell ipotesi illustrata si avrà un trust opaco. Occorre, quindi, fare attenzione nell individuare i beneficiari, in quanto soprattutto nel caso di trust di scopo, possono essere confusi con il fine perseguito dal trust. 4. Un altro aspetto interessante, ai fini dell individuazione del beneficiario, consiste nei poteri che il disponente riconosce in capo al trustee e quale ruolo decide di mantenere per sé stesso all interno del trust. Nella Risoluzione n. 81/E del 2008, viene affrontato il caso in cui il disponente istituisce il trust per assistere economicamente sé stesso e alla sua morte gli eredi, prevedendo comunque che il trust non possa erogare più del 75% del reddito prodotto. Tale ultima previsione, permette di riconoscere una certa autonomia in capo al trust che verrà tassato per la parte di reddito non distribuita, mentre il restante sarà attribuito al beneficiario-disponente per trasparenza e alla sua morte agli eredi. Nella Risoluzione n. 8/E del 2003, invece, proprio per l assenza in capo al trustee di poteri di gestione e di amministrazione (non poteva né accettare da terzi, né sostituire i beni in trust; non aveva il potere di modificare la gestione e il rischio ecc.) non fu riconosciuta, dall Agenzia delle Entrate, l istituzione di un trust ai sensi dell art. 2 Convenzione dell Aja, ma al negozio fu data rilevanza ai fini fiscali solo come un mero mandato di rappresentanza. Al beneficiario individuato, vanno imputati per trasparenza i redditi prodotti dal trust, ai sensi dell art. 44, Tuir. Tuttavia, come precisato dalla Circolare 48/E del 2007, gli stessi sono tassati per competenza e non per cassa, come previsto invece per i redditi di capitale. La norma, infatti, stabilisce che i redditi sono imputati al beneficiario individuato in ogni caso, di conseguenza a prescindere dall effettiva percezione, secondo un criterio di competenza. Per questi motivi, occorrerà che il beneficiario possa pretendere dal trustee l assegnazione del reddito, per essere considerato individuato. Qualora i redditi siano soggetti a tassazione sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, né il Trust né i beneficiari scontano un ulteriore tassazione, in ossequio al principio del divieto della doppia imposizione. In forza di tale 7
8 previsione, i redditi conseguiti e tassati in capo al Trust opaco, prima della individuazione dei beneficiari, non possono essere tassati nuovamente in capo agli stessi a seguito della distribuzione. L art. 44, comma 1, lett. g-sexies) Tuir, prevede espressamente che il trust imputa i propri redditi ai beneficiari, anche se non residenti. In questa ipotesi, pertanto, il reddito attribuito al beneficiario non residente viene tassato in Italia ai sensi dell art. 23, comma 1 lettera b) Tuir, trattandosi di reddito di capitale corrisposto da soggetto residente. Nel caso in cui il trust non sia soggetto residente, è considerato soggetto passivo IRES per i soli redditi prodotti in Italia e imputa tali redditi per trasparenza, ai soli beneficiari residenti. I beni in trust e le imposte dirette Le imposte dirette non interessano il trust, solo nell ipotesi in cui produca reddito o distribuisca i redditi ai beneficiari, bensì anche in una fase antecedente, ossia quando il disponente attribuisce i beni al trust. Per chiarezza, riepilogo le tre fasi in cui le imposte dirette, interessano il trust: - quando il disponente attribuisce i beni al trust, - quando il trust produce redditi; - quando il trust eroga i redditi ai beneficiari. Il trasferimento dei beni dal disponente al trust, assume un trattamento differenziato, a seconda della qualifica rivestita dal settlor, ovvero a seconda che si tratti di un soggetto privato o di un impresa. Nel caso di un privato, il trasferimento dei beni al trust non determina nessuna forma di reddito, in quanto il disponente trasferisce i beni senza alcun corrispettivo in cambio. Nella seconda ipotesi, invece, se i beni trasferiti possono essere classificati come beni d impresa (beni merce, beni strumentali, beni patrimoniali), produrranno un componente positivo di reddito, da assoggettare a tassazione. I beni trasferiti dall imprenditore possono, però, avere varia natura e di conseguenza generare fiscalmente tassazioni differenti: 1. se si tratta di beni dell impresa, si potrà avere un ricavo, qualora si tratti dei beni elencati nell art. 85 Tuir, ovvero una plusvalenza. Nella prima ipotesi, i beni saranno tassati come ricavi d esercizio, ai sensi dell art. 85, comma 2 Tuir, il quale ricomprende tra i ricavi il valore normale dei beni di cui al comma 1 assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all esercizio di impresa. Il valore normale verrà, pertanto, determinato ai sensi dell art. 9, comma 3 Tuir. Per i beni diversi dai precedenti si avrà una plusvalenza, ai sensi degli artt. 58, 86 e 87 Tuir e anche in questa ipotesi, il valore da prendere a riferimento per il calcolo, è il valore normale; 2. se i beni trasferiti consistono in titoli partecipativi, il trustee acquisisce l ultimo costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione; 3. se l imprenditore cede l intera azienda, fiscalmente non si avrà il realizzo di una plusvalenza, in quanto l art. 58 Tuir prevede che in caso di 8
9 trasferimento di azienda per causa di morte o per atto gratuito, il trasferimento, non costituisce realizzo di plusvalenze dell azienda stessa; l azienda è assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti nei confronti del dante causa. Di talché, nel caso di trasferimento dell azienda in trust, si conserva la neutralità fiscale a condizione che il trustee assuma l azienda agli stessi valori fiscalmente riconosciuti in capo al disponente; 4. se i beni trasferiti sono diversi da quelli relativi all impresa, anche se il disponente è imprenditore, non si avrà materia imponibile. Infatti, tali beni non possono essere ricompresi tra le sopravvenienze attive ex art. 88, comma 3 lett. b) Tuir, in quanto i beni trasferiti in trust non si confondono con il patrimonio dell imprenditore. Qualora, le cessioni dei beni in trust avvengano durante la vita del trust, non si presentano particolari problematiche, dal punto di vista delle imposte dirette, essendo applicabile la disciplina fiscale prevista per le diverse ipotesi. Adempimenti fiscali del trust La Legge Finanziaria del 2007, nel riconoscere i trust quali soggetti passivi di imposta, ha esteso ad essi tutti gli specifici obblighi previsti per i soggetti IRES. La Circolare n. 48/E del 2007, ha tenuto a sottolineare che gli adempimenti tributari sono assolti dal trustee il quale deve: 1. presentare annualmente la dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui il trust sia trasparente. Per quanto attiene al periodo di imposta, nel caso in cui non coincida con l anno solare, per i trust trasparenti, il reddito da questi conseguito è imputato ai beneficiari individuati, alla data di chiusura del periodo di gestione del trust stesso; 2. dotare il trust di un codice fiscale e qualora eserciti un attività commerciale, aprire una partita Iva; 3. tenere le scritture contabili del trust, in quanto la Legge Finanziaria del 2007, ha modificato l art. 13 DPR 600/73, includendo anche i trust tra i soggetti obbligati a tenere le scritture contabili. Ovviamente, a seconda che siano considerati enti commerciali o non, troveranno applicazione gli artt. 14 e 20 DPR 600/73. Avv. Ambra Fabri Avvocato in Teramo e Cultore di Diritto tributario presso l Università di Teramo 9
Conoscere il Trust. Aspetti civilistici, tributari e di diritto comparato. Autori Vari 8L34V4HX
Autori Vari Conoscere il Trust Aspetti civilistici, tributari e di diritto comparato LIVING BOOK è una banca dati specialistica on-line che comprende il testo del libro integrato dalla documentazione di