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Timestamp: 2019-12-05 22:51:45+00:00
Document Index: 114662485

Matched Legal Cases: ['art. 159', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 103', 'art. 159', 'art. 215', 'art. 56', 'art 7', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 103']

Art. 103 codice della strada: Obblighi conseguenti alla cessazione della circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi | La Legge per tutti
Art. 103 codice della strada: Obblighi conseguenti alla cessazione della circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi
1. La parte interessata, intestataria di un autoveicolo, motoveicolo o rimorchio, o l’avente titolo deve comunicare al competente ufficio del P.R.A., entro sessanta giorni, la definitiva esportazione all’estero del veicolo stesso per reimmatricolazione, comprovata dall’esibizione della copia della documentazione doganale di esportazione, ovvero, nel caso di cessione intracomunitaria, dalla documentazione comprovante la radiazione dal PRA, restituendo il certificato di proprietà e la carta di circolazione. L’ufficio del P.R.A. ne dà immediata comunicazione all’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri provvedendo altresì alla restituzione al medesimo ufficio della carta di circolazione. Con il regolamento di esecuzione sono stabilite le modalità per lo scambio delle informazioni tra il P.R.A. e il Dipartimento per i trasporti terrestri.
2. Le targhe ed i documenti di circolazione vengono, altresì, ritirati d’ufficio tramite gli organi di polizia, che ne curano la consegna agli uffici del P.R.A., nel caso che trascorsi centottanta giorni dalla rimozione del veicolo dalla circolazione, ai sensi dell’art. 159, non sia stata denunciata la sua sottrazione ovvero il veicolo stesso non sia stato reclamato dall’intestatario dei documenti anzidetti o dall’avente titolo o venga demolito o alienato ai sensi dello stesso articolo. L’ufficio competente del P.R.A. è tenuto agli adempimenti previsti dal comma 1 (2).
5. Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674. [La sanzione è da euro 389 a euro 1.559 se la violazione è commessa ai sensi dei commi 3 e 4. (4)]
(1) Così modificato dall’art. 46, comma 6-quinquies, decreto legisl. 5 febbraio 1997, n. 22, come aggiunto dall’art. 6, decreto legisl. 8 novembre 1997, n. 389, nonché dall’art. 15 decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 149.
(1 bis) Comma come modificato dall’art. 11, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 149 (GU del 12 aprile 2006 n. 86)
(2) La materia è ora regolata dall’art. 46 del decreto legisl. 5 febbraio 1997, n. 22, modificato dall’art. 6 del decreto legisl. 8 novembre 1997, n. 389, il quale dispone:
(Veicoli a motore)
1. Il proprietario di un veicolo a motore che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli articoli 27 e 28. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore.
2. Il proprietario di un veicolo a motore destinato alla demolizione può altresì consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1 qualora intenda cedere il predetto veicolo per acquistarne un altro.
3. I veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927-929 e 923 del codice civile, sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro.
4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali rilasciano al proprietario del veicolo consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell’autorizzazione del centro, le generalità del proprietario e gli estremi di identificazione del veicolo nonché l’assunzione da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare della succursale dell’impegno a provvedere direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro Automobilistico (PRA).
5. Dal 30 giugno 1998 la cancellazione dal Pubblico registro automobilistico (PRA) dei veicoli e dei rimorchi avviati a demolizione avviene esclusivamente a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del veicolo o del rimorchio. A tal fine, entro sessanta giorni dalla consegna del veicolo e del rimorchio da parte del proprietario, il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice deve comunicare l’avvenuta consegna per la demolizione del veicolo e consegnare il certificato di proprietà, la carta di circolazione e le targhe al competente ufficio del PRA che provvede ai sensi e per gli effetti dell’art. 103, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
6-ter. Gli estremi della ricevuta dell’avvenuta denuncia e consegna delle targhe e dei documenti agli uffici competenti devono essere annotati sull’apposito registro di entrata e di uscita dei veicoli da tenersi secondo le norme del regolamento di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
6-quater. Agli stessi obblighi di cui al comma 6-bis e 6-ter sono soggetti i responsabili dei centri di raccolta o altri luoghi di custodia di veicoli rimossi ai sensi dell’art. 159 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, nel caso di demolizione del veicolo ai sensi dell’art. 215, comma 4, del predetto decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
7. E’ consentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei veicoli a motore ad esclusione di quelle che abbiano attinenza con la sicurezza dei veicoli.
8. Le parti di ricambio attinenti la sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli iscritti alle imprese esercenti attività di autoriparazione, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e sono utilizzate se sottoposte alle operazioni di revisione singola previste dall’articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
9. L’utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 7 e 8 da parte delle imprese esercenti attività di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente.
10. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e dei trasporti e della navigazione emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e all’individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 8.
(3) Commi abrogati dall’art. 56, lettera f-bis, decreto legisl. 5 febbraio 1997, n. 22, aggiunta dall’art 7 del decreto legisl. 8 novembre , n.389
(4) Periodo abrogato dalla stessa disposizione di cui alla nota (2).
Supponiamo che tu intenda trasferirti all'estero per accettare un'importante offerta di lavoro. Insieme al resto dei tuoi effetti personali, stai pensando di portare con te anche la macchina che hai acquistato da poco e ti stai chiedendo quali sono gli adempimenti burocratici che dovrai affrontare per esportare definitivamente la macchina all'estero, visto che non la utilizzerai più per circolare in Italia.
Supponiamo, ancora, che tu abbia parcheggiato la tua macchina nonostante il segnale di divieto di sosta e il cartello che ti avvisava della rimozione forzata del veicolo. In effetti, gli organi di polizia stradale, dopo aver accertato l'infrazione, hanno provveduto a chiamare il carro attrezzi per procedere alla rimozione del veicolo e al suo trasporto verso il luogo individuato come deposito. A questo punto, però, piuttosto che richiedere la restituzione della macchina, hai lasciato che scorressero i centottanta giorni previsti dalla legge senza fare niente. Ma ti sei chiesto quali sono le conseguenze di un simile comportamento?
Ebbene, l'art. 103 del codice della strada si occupa proprio di stabilire quali sono gli adempimenti che bisogna espletare per esportare definitivamente un veicolo all'estero e quali sono le conseguenze che derivano, invece, dall'eventualità che il veicolo sia stato rimosso e non reclamato. L'art. 103 del codice della strada, dunque, indica quali sono gli obblighi conseguenti alla cessazione della circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi nei casi indicati dalla stessa norma.
Che cosa bisogna fare per esportare definitivamente un veicolo all'estero?
Quando si procede ad esportare definitivamente un veicolo all'estero, significa che il veicolo non circolerà più stabilmente in Italia ma in un altro Stato. E, riprendendo l'esempio che abbiamo fatto all'inizio, se ti trasferisci all'estero, la macchina che avevi precedentemente acquistato e immatricolato in Italia dovrà essere immatricolata con targa straniera.
In questo caso, dunque, l'art. 103 del codice della strada prevede l'obbligo di provvedere alla radiazione del veicolo dall'archivio nazionale e dal Pubblico Registro Automobilistico. La richiesta di cessazione dalla circolazione per esportazione dovrà essere presentata all'ufficio competente del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e del personale. Nello specifico, è possibile rivolgersi allo Sportello Telematico dell'Automobilista presso una qualsiasi Delegazione ACI o altra agenzia di disbrigo pratiche auto; se, invece, ti trovi già all'estero, potrai presentare la richiesta direttamente al Consolato d'Italia del Paese in cui hai esportato definitivamente il veicolo.
Alla richiesta occorre allegare una serie di documenti. In particolare, se effettui la richiesta prima di immatricolare il veicolo all'estero, dovrai allegare il certificato di proprietà del veicolo (o il foglio complementare) e la carta di circolazione. Inoltre, dovrai materialmente restituire le targhe. Se, invece, effettui la richiesta dopo aver immatricolato il veicolo all'estero, dovrai presentare l'eventuale dichiarazione dell'autorita straniera che ha provveduto ad immatricolare il veicolo che attesta di aver già ritirato le targhe e gli altri documenti per la circolazione rilasciati in Italia.
Ricorda che la richiesta di radiazione del veicolo per esportazione è necessaria per evitare di dover continuare a pagare le tasse automobilistiche in Italia, dovute proprio per la circolazione. E' importantissimo, dunque, cancellare il veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico.
Che cosa succede se non si reclama un veicolo dopo la sua rimozione?
Se, entro centottanta giorni dalla rimozione di un veicolo, questo non viene reclamato dal suo proprietario (come nell'esempio che abbiamo fatto sopra), gli organi di polizia provvedono al ritiro d'ufficio delle targhe e degli altri documenti di circolazione e alla loro consegna al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e del personale.
L'ufficio del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e del personale si occuperà di cancellare il veicolo dall'archivio nazionale e di darne comunicazione all'ufficio del Pubblico Registro Automobilistico affinché provveda nello stesso modo.
Quali sono le sanzioni previste dall'art. 103 del codice della strada?
L'art. 103 del codice della strada si occupa di sanzionare l'eventualità che l'intestatario del veicolo non provveda a richiederne la cancellazione dall'archivio nazionale e dal Pubblico Registro Automobilistico, nel caso in cui il veicolo venga definitivamente esportato all'estero.
La sanzione prevista consiste nel pagamento di una somma di denaro di importo compreso tra 173 e 695 euro.
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di comunicare la cessazione dalla circolazione per esportazione ricorre anche se il veicolo viene esportato in uno Stato dell'Unione Europea. Quest'obbligo, in particolare, non viola il principio della libera circolazione all'interno del territorio dell'UE perché è diretto solo a comunicare alle autorità italiane che il veicolo non circolerà più in Italia, essendo del tutto indifferente che lo Stato in cui il veicolo sarà nuovamente immatricolato appartenga o meno all'Unione Europea.
Cass. sent. n. 89097/2011