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Timestamp: 2016-02-08 18:32:01+00:00
Document Index: 151408891

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 42', 'art. 80', 'art. 42', 'art.80', 'art. 445', 'art. 80', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 37', 'art. 42', 'art. 20', 'art. 445', 'art.1', 'art.9', 'sentenza ']

art. 80 comma terzo l. 388/2000- revisione non fatta - FORUM STUDIO LEGALE BUONOMO
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art. 80 comma terzo l. 388/2000- revisione non fatta
art. 80 comma terzo l. 388/2000- revisione non fattaLast Update: 4/11/2012 10:06 PM Author Vote | Print | Email Notification « Previous Thread | List | Next Thread »
cesare.l
4/10/2012 3:54 PM Email User Profile Modify Delete Quote 00#1certificazione di invalidità con scadenza ed espansione degli effetti Dipendente pubblico, (ancora in servizio), dichiarato invalido al 100% per neoplasia, dalla commissione medica periferica del Tesoro nell'anno 1994, con clausola " revisione fra tre anni,ad oggi (2012) la verifica non è stata effettuata perché mai convocato e né chiesta dal dipendente ( non è stato mai percettore di alcuna indennità). Se dovesse essere riconosciuta la maggiorazione ex art. 80 comma terzo L. 388/ 2000 , dal 1994 al 2011 lo scrivente avrebbe 40 anni di contributi. Quando l'art. 42 L. 326/ 2003 dice che " il provvedimento di revoca opera con decorrenza dalla data della verifica", il legislatore non voleva dire che in mancanza di verifica (non convocato) si concretizza una presunzione di sussistenza nel tempo del requisito sanitario fino a quando non è sostituito da altra cetificazione medica? Il dipendente già ha chiesto( il15.10.2011) al datore di lavoro ed Inpdap la conferma del dirittto alla maggiorazione di cui all'art. 80 L. 388/2000 con le dimissioni e diritto alla pensione, certo del riconoscimento del contributo figurativo. In data 15.12.2012 ha ritirato le dimissioni in attesa che l'INPAP rispondesse positivamente. Non ha avuto risposta dal datore di lavoro e L'INPDAP ha risposto negativamente, in quanto riconosce il diritto solo per i tre anni , in quanto ritiene che il diritto scade dopo i tre anni se non c'è una continuità certificata della commissione medica di persistenza dei requisiti sanitari.Vi è un termine di decadenza per opporsi al mancato riconoscimento?( sei mesi di cui all'art. 42 comma terzo L. 326/ 2003 ?) Bisogna opporsi al silenzio del datore di lavoro che vale come silenzio rifiuto?o come silenzio inadempimento?. Quali termini valgono in questo caso? In pratica lo scrivente potrebbe essere licenziato per le dimissioni date e senza pensione. Le circolari inpdap n. 75/2001 e n. 36 /2003 non derimono il problema. La circolare -nota n. 8.7.2003 n. 36 dicendo che oggetto del riconoscimento può essere solo quello relativo all'arco temporale "lavorativo in concomitanza del quale l'iscritto ha avuto l'effettivo riconoscimento di invalidità superiore al 74%" non risolve il problema, in quando è necessario stabilire con certezza se l'iscritto ha avuto l'effettivo riconoscimento di invalidità in mancaza della verifica( non chiesta da nessuno).Lo scrivente si trovava, nel periodo non coperto da verifica , in effetttivo riconoscimento di invalidità superiore al 74%? Viene meno lo status di invalido alla scadenza dei tre anni dopo dei quali bisognava fare la verifica sanitaria? Il ricorso al giudice del lavoro, con la richiesta che venga riconosciuto il diritto di cui all'art.80 terzo comma l. 23.12. 2000 n. 388 , ( dal 1994 al 2011) solo, sulla base della certificazione con cui viene dichiarato invalido civile il ricorrente nell'anno 1994 e senza revisione fatta( ritenendo che era compito dell' ente pubblico preposto a chiamare a visita), rientra nell'ambito dell'applicazione del novellato art. 445 bis c.p,.c, ( obbligo dell'ATP), quando l'art. 80 citato si riferisce non agli invalidi civili ma agli " invalidi per qualsiasi causa" ? Esiste una sorta di presunzione legale della persistenza del requisito sanitario ( certificazione sanitaria del 1994 non modificata)? L'eventuale verifica ( oggi 2012) che non dovesse rinoscere alcuna invalidità e/o comunque un invalidità inferiore al 74%, dovrebbe valere per il futuro o valere anche per il periodo antecedente ( dal 1997 al 2011)?Il meccanismo della verifica ha effetti per il futuro per l'art. 9 comma 5 l. 12.6.1984 n. 222-- l'art. 1 comma 6 DM 5.8.1991 n. 387- l'art. 5 comma 5 DPR n. 698/94-l'art. 4 comma ter l. 8.8.1998 n. 425.l'art. 37 comma8 l. 23.12.1998 n. 448.l'art. 42 comma 4 l. 323/2003 l'art. 20 comma 2 l. 102/2009 .In questo caso non si applica la normativa citata? Quali consigli può darmi al caso concreto? Grazie. carminebuonomoOFFLINEPost: 4,257 Post: 3,602Registered in: 3/16/2008Location: FRATTAMAGGIOREAge: 38Gender: MaleJob/occupation: Avvocato previdenzialista
4/11/2012 6:56 AM Email User Profile Modify Delete Quote 00#2La revisione viene effettuata su richiesta di parte e non d'ufficio; quindi se non ha fatto domanda di rivedibilità si presume per legge che le Sue condizioni di salute siano migliorate.
La maggiorazione contributiva, di conseguenza, puó essere calcolata solo fino alla scadenza del verbale originario.
Un eventuale richiesta di verifica ovviamente non copre i periodi passati.
Le consiglio di non intraprendere alcuna azione legale in quanto persa in partenza.
Solo per completezza di informazioni specifico che in tal caso si deposita la richiesta di giudizio ordinario e non di atp ex art. 445 bis cpc.
Carmine Buonomo[Edited by carminebuonomo 4/11/2012 6:58 AM]
4/11/2012 10:06 PM Email User Profile Modify Delete Quote 00#3presunzione legale a danno di colui che non chiede la revisione alla scadenzaGrazie della risposta,ma non riesco a trovare la norma che prevede la presunzione legale da cui far discendere della conseguenze negative in capo all'interessato passivo,quando l'art.1 comma 6 del DM 5.8.1991 n. 387 recita " Qualora il minorato dichiarato rivedibile regolarmente convocato a cura del presidente della commissione medica U.S.L. entro il termine di revidibilità- non si presenta a nuova visita...".L'art.9 l. 122.6.1984 n 222 prevede al terzo comma che " la revisione può essere richiesta anche dall'interessato in caso di mutamento delle condizioni..."( ipotesi di percettore di prestazioni economiche).La presunzione del miglioramento delle condizioni di salute è un fatto troppo generico da cui far discendere conseguenze negative pregiudizievoli; il miglioramento può essere minimo e far rientrare il soggetto all'interno della percentuale del 75% oppure all'80%.Lo scrivente non è stato mai percettore di alcuna indennità, e quando il legislatore pone a carico dell'invalido delle attività e/oneri si riferisce ai percettori di prestazioni economiche.
Vorrei capire, con precisione, le ragioni ed il riferimento normativo, che pongono a carico di colui che si trova in situazioni particolari delle attività /oneri non previsti espressamente.
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