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Timestamp: 2020-08-12 21:54:58+00:00
Document Index: 41475116

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2041', 'sentenza ', 'art. 1398', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 1398', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2203', 'art. 2204', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8976 del 19/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8976 del 19/04/2011
Cassazione civile sez. III, 19/04/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 19/04/2011), n.8976
sul ricorso 22872-2006 proposto da:
SERVICE PROMOTION S.A.S. (OMISSIS) in persona del legale
rappresentante pro tempore Sig. C.L., elettivamente
FIORETTI ENRICO, rappresentata e difesa dall’avvocato CICCONI
GIAMPAOLO giusta delega a margine del ricorso;
BANCA ROMA S.P.A. GRUPPO CAPITALIA (OMISSIS) già denominata
MINGHETTI FINANZIARIA S.P.A. conferitaria del ramo d’azienda bancaria
della BANCA DI ROMA ora CAPITALIA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA CAMOZZI 1, presso lo studio dell’avvocato GIUFFRE’ ADRIANO, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MACERATINI RUGGERO
M.A.A.;
avverso la sentenza n. 123/2006 del TRIBUNALE di CAMERINO, emessa il
17/5/2006, depositata il 17/05/2006, R.G.N. 432/2005;
02/03/2011 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;
udito l’Avvocato MASSEI MARCO per delega dell’Avvocato GIAMPAOLO
CICCONI;
VELARDI Maurizio che ha concluso per l’accoglimento del 1^ motivo:
assorbimento degli altri.
Con sentenza del 24.5.2005, il giudice di pace di San Severino M. condannava la Banca di Roma al pagamento della somma di Euro 2.417,02 in favore della Service Promotion sas per l’inadempimento del contratto, concluso verbalmente nel febbraio 2001, fra la stessa società e la Banca di Roma, a tal fine rappresentata da M. A.A., all’epoca direttore della filiale di (OMISSIS) dell’Istituto di credito convenuto.
Non si pronunciava, quindi, sulla domanda di ingiustificato arricchimento, ai sensi dell’art. 2041 c.c. proposta dalla società in via sussidiaria.
A diversa conclusione perveniva il tribunale di Camerino che, con sentenza del 17.5.2006, in accoglimento dell’appello proposto della Banca di Roma, rigettava la domanda proposta dalla Service Promotion sas.
Quest’ultima ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.
Resiste con controricorso, illustrato da memoria, la Banca di Roma spa.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione della norma di diritto di cui all’art. 1398 c.c. (violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3) – in ogni caso, violazione dell’art. 2697 c.c. denunciata sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 citato.
Con il terzo motivo denuncia la nullità della sentenza e/o del procedimento di appello ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione da parte del giudice del gravame del principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. 112 c.p.c.. Error in procedendo.
Il primo e terzo motivo, per l’intima connessione delle censure con gli stessi avanzate – entrambe in ordine alla ricorrenza della fattispecie della rappresentanza senza poteri, ai sensi dell’art. 1398 c.c., e dei suoi effetti – possono essere trattati congiuntamente.
Va, in primo luogo, ribadito che, nell’esercizio del potere di qualificazione in diritto dei fatti, la Corte di Cassazione può dare al rapporto una qualificazione giuridica diversa da quella accolta dal giudice di merito.
Il solo limite è che tale individuazione deve avvenire sulla base dei fatti come accertati nelle fasi di merito, ed esposti nel ricorso per cassazione e nella stessa sentenza impugnata; senza, cioè, che sia necessario l’esperimento di ulteriori indagini di fatto.
Inoltre, l’esercizio del potere di qualificazione non deve confliggere con il principio del monopolio della parte nell’esercizio della domanda e delle eccezioni in senso stretto (Cass. 17.4.2007 n. 9143).
Nella specie, il giudice del merito ha ritenuto che ricorresse un’ipotesi di rappresentanza senza poteri.
La qualificazione giuridica proposta dal giudice del merito è errata.
E’ indirizzo costante di questa Corte quello per il quale l’attività posta in essere dalle filiali o succursali di una banca, le quali sono prive di personalità giuridica, debba, pur sempre, essere imputata alla persona giuridica di cui quelle filiali o succursali costituiscono un’emanazione periferica (v. per tutte Cass. 8.6.2006 n. 13350).
Posto che la mancanza di personalità giuridica di tali filiali o succursali – risultante anche dall’espressa indicazione dell’art. 1 della direttiva CEE n. 780 del 12 dicembre 1911, ed ora esplicitamente ribadita, nell’ordinamento nazionale, dal D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 1, comma 2, lett. e, – è incontestata, nulla consente di sottrarre gli stabilimenti in questione al regime generale da cui è retta l’attività delle sedi secondarie delle imprese operanti in forma societaria.
Nè, in senso contrario, vale far riferimento a specifiche disposizioni di legge dettate per disciplinare aspetti negoziali di singoli contratti conclusi presso la sede di una di tali filiali o succursali (quali, ad es., quelle contenute negli artt. 1834 e 1843 c.c.), poichè si tratta, appunto, di disposizioni specifiche, destinate a riflettersi sulla regolamentazione dei particolari profili contrattuali in esse contemplati, ma dalle quali sarebbe impossibile desumere un organico disegno normativo volto a derogare, in questo settore, al già accennato regime generale delle sedi secondarie di società.
Ciò premesso, occorre, però, aggiungere che – come anche la giurisprudenza richiamata non ha mancato di precisare – ai dirigenti preposti alle filiali o succursali bancarie deve essere, di regola, riconosciuta la qualità di institore, ai sensi dell’art. 2203 c.c., comma 2; con la conseguenza che essi possono agire o resistere in giudizio, in nome della banca preponente, per qualsiasi rapporto derivante da atti compiuti nella filiale o succursale cui sono preposti, come espressamente prevede il secondo comma del successivo art. 2204 c.c. (v. per tutte Cass. 25.7.2008 n. 20425; Cass. 8.6.2006 n. 13350).
Corollario di quanto affermato è che le attività svolte da coloro che rivestono la qualità di institore – e come tale, quindi dal direttore della filiale – è direttamente imputabile all’Istituto di credito.
Ne deriva che il contratto concluso dall’attuale ricorrente con il direttore della filiale di (OMISSIS) della Banca di Roma è correttamente imputabile allo stesso istituto di credito.
Nè rileva, a tal fine, che – come sostenuto – il M., direttore appunto della filiale, non avesse alcuna procura a contrarre in nome e per conto della banca, posto che questo profilo involge i rapporti fra banca e direttore, ma non è opponibile, per il principio dell’apparenza giuridica ai terzi che in buona fede – in mancanza di pubblicità al riguardo – abbiano fatto affidamento sulla qualità istituzionalmente rivestita dallo stesso.
Questi sono i principii ai quali il giudice del rinvio dovrà – nell’esame del caso concreto – attenersi.
Con il secondo motivo denuncia la violazione ex art. 360 c.p.c., n. 3 e/o falsa applicazione della norma di diritto di cui agli artt. 2041 e 2042 cod. civ. – in ogni caso violazione di norme di diritto sostanziale e/o vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Con il quarto motivo denuncia la violazione ex art. 360 c.p.c., n. 3 e/o falsa applicazione di norma di diritto -violazione di norme di diritto sostanziale e processuale e vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5.
Tali motivi restano assorbiti dalle conclusioni in precedenza raggiunte.
Conclusivamente, sono accolti il primo e terzo motivo; sono dichiarati assorbiti gli altri.
La sentenza è cassata in relazione ai motivi accolti, e la causa è rimessa al tribunale di Camerino in persona di diverso magistrato.
La Corte accoglie il primo e terzo motivo. Dichiara assorbiti gli altri. Cassa in relazione e rinvia, anche per le spese, al tribunale di Camerino in persona di diverso magistrato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione, il 2 marzo 2011.