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Timestamp: 2018-08-14 09:37:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.2043', 'art.2043', 'art.2043', 'art.143', 'art.143', 'art.143', 'art.2043', 'art.143', 'art.2043', 'art.143', 'art.2043', 'art.143', 'art.2043', 'art.2043', 'art.2043', 'art.570', 'art.572', 'sentenza ']

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1 LA TUTELA RISARCITORIA NELLE RELAZIONI FAMILIARI A cura di Laura Galli Da anni dottrina e giurisprudenza affrontano il problema della tutela risarcitoria dell illecito qualora la vittima sia uno dei congiunti. I primi approcci degli orientamenti giuridici nei confronti di tale argomento sono realizzati attraverso il riconoscimento di una tutela nelle ipotesi di decesso o lesioni personali del congiunto. In particolare, la svolta decisiva viene offerta dalla sentenza rivoluzionaria della Corte Costituzionale sul danno biologico n. 184 del 14/07/1986, e sulla stessa scia la Cassazione mostra di estendere l applicabilità dell art.2043 anche nell ambito della vita familiare, intesa quale formazione sociale in cui ciascuno dei coniugi è libero di esprimere la propria personalità che si estrinseca in diritti inviolabili riconosciuti e garantiti dall ordinamento. In tale ottica, i rapporti familiari trovano piena protezione e tutela avverso i fatti illeciti commessi da terzi e diventano oggetto del sistema risarcitorio. La responsabilità aquiliana non si presta solamente ad una sua applicazione nelle ipotesi di illecito derivante da terzi ma può altresì riguardare i rapporti interni tra i diversi componenti del nucleo familiare. Un primo caso è stato affrontato dalla giurisprudenza di legittimità in ordine alla richiesta di risarcimento del danno ex art.2043 avanzata da un figlio naturale nei confronti del padre il quale era venuto meno agli obblighi di mantenimento, aprendo, in tal modo, la strada al riconoscimento del danno esistenziale (Cass. Civ. 07/06/00 n.7713). L ipotesi che, invece, è ancora controversa in dottrina e giurisprudenza riguarda l applicazione della norma di cui all art.2043 nell ambito dei rapporti tra coniugi per violazione dei doveri coniugali sanciti dall art.143 c.c. L ultima norma citata costituisce, infatti, il punto di riferimento attorno al quale ruota il problema della responsabilità aquiliana nei rapporti coniugali. Essa stabilisce che dal matrimonio deriva l obbligo reciproco alla fedeltà, all assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell interesse della famiglia e alla coabitazione. I contenuti dei singoli obblighi non sono disciplinati dall art.143 ma sono il risultato dell elaborazione dottrinale e giurisprudenziale in materia, suscettibile di continua evoluzione grazie ad una 1
2 coscienza sociale sempre più sensibile ed attenta alle questioni del diritto di famiglia. La giurisprudenza di legittimità e di merito è costante nel ritenere che non si tratta di doveri con connotati esclusivamente moralistici ma essi costituiscono delle vere e proprie regole di condotta, imperativi di comportamento. La violazione dei suddetti doveri, pertanto, non agirebbe quale sola causa scatenante dell intollerabilità della convivenza, elemento indispensabile per ottenere una pronuncia di separazione o divorzio, ma rileverebbe anche come requisito determinante di una pronuncia risarcitoria ex art Tale norma, infatti, esprime il principio del risarcimento del danno da fatto illecito, il quale ultimo non trova limitazioni o applicazioni circoscritte, essendo la norma a carattere generale ed indeterminato. Il riconoscimento dell illeicità del fatto deve, comunque, basarsi sulla natura aquiliana della responsabilità che si invoca, non sorgendo alcuna colpevolezza per la mera violazione dell art.143 c.c. Pertanto, la violazione dei doveri contenuti in quest ultima norma deve possedere i connotati dell ingiustizia richiesti dall art.2043 c.c. Sostanzialmente, si può affermare che l ingresso della responsabilità aquiliana dalla porta delle relazioni coniugali è condivisa dagli ultimi orientamenti giurisprudenziali che si sono espressi favorevolmente motivando il loro atteggiamento positivo con la considerazione che i doveri di cui all art.143 c.c. esprimono situazioni senz altro meritevoli di tutela apprestata anche attraverso il risarcimento del danno aquiliano. Infatti, è noto che la miglior risposta sanzionatoria alla violazione di tali doveri consiste nella pronuncia di addebito della separazione in capo al coniuge resosi responsabile di tale violazione. Sennonché, la misura dell addebito non esaurisce e non può esaurire la risposta sanzionatoria sul piano civilistico, in quanto le uniche conseguenze che ne potrebbero derivare si sostanziano nella perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori, nonché l obbligo del pagamento delle spese processuali. Non si tratta, quindi, di una risposta esauriente e capiente dal punto di vista sanzionatorio alla condotta violativa del coniuge, e, pertanto, non sarebbe incompatibile con l applicazione dell art.2043 c.c. Si tratta più espressamente di distinguere tra doveri elencati nell art.143 c.c. agevolmente derogabili dalle parti, quali i doveri di fedeltà e coabitazione e 2
3 doveri che, invece, esprimono valori assoluti ed inderogabili quali la collaborazione e l assistenza materiale e morale, che mirano a tutelare ed a valorizzare non già lo status di coniuge ma i diritti fondamentali della persona. Per converso, parte della dottrina e della giurisprudenza tendono ancora ad escludere l applicabilità dell art.2043 alla tematica dell illecito nei rapporti coniugali. Le motivazioni addotte sono di duplice considerazione: da un lato, la non imperatività delle regole contenute nell art.143 c.c. e, conseguentemente, la loro derogabilità; dall altro l incompatibilità nell esercizio di due azioni, quella derivante dalla separazione o divorzio e quella per il risarcimento del danno, Secondo questa impostazione teorica, l addebito costituirebbe misura da sola sufficiente a sanzionare il comportamento del coniuge violativo dei doveri nascenti dal matrimonio. Sebbene le voci della giurisprudenza di legittimità siano tuttora discordanti e non univoche, il contributo maggiore e più significativo che sicuramente aprirà la strada a numerose richieste risarcitorie è fornito dalla giurisprudenza di merito ed in particolare dalle due pronunce più incisive sino ad oggi del Tribunale di Milano 10/02/1999 e del Tribunale di Firenze 13/06/2000. Le sentenze citate costituiscono il primo orientamento di favore verso l ingresso della responsabilità aquiliana nei rapporti tra coniugi. Nella prima pronuncia, il tribunale ambrosiano esamina il caso di due coniugi non più giovani, in cui la moglie, nel corso del giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, avanza domanda riconvenzionale di risarcimento del danno per la carenza di mascolinità del marito sin dagli inizi del matrimonio che le aveva causato una danno biologico ed alla vita di relazione per mancata maternità. Respingendo la richiesta del risarcimento del danno in quanto secondo il Tribunale esiste la consapevolezza in capo alla moglie sin dall inizio del matrimonio di questa patologia di cui il marito è affetto e, conseguentemente, il mantenimento del consortium familiare per anni si è tradotto in una libera scelta della moglie stessa, il giudice milanese accoglie, tuttavia, il fondamento della responsabilità civile. Egli sostiene, anzitutto, la piena compatibilità della regola generale di cui all art.2043 c.c. con quelle contenute nel diritto di famiglia e secondariamente fa leva sulla natura giuridica e non soltanto morale dei doveri nascenti dal matrimonio, giungendo ad affermare che essi rappresentano una vera e propria posizione giuridica di 3
4 diritto soggettivo del coniuge ed in quanto tale meritevole di protezione da parte dell ordinamento giuridico. Il Giudice fiorentino accoglie, invece, entrambe le richieste di fondamento della responsabilità civile e di risarcimento danno. Nell esaminare la questione sottoposta alla propria attenzione, il tribunale condanna il marito al risarcimento del danno nei confronti della moglie, per l abbandono materiale e morale di cui si è reso responsabile a seguito di una malattia psichica di cui la moglie stessa ne è sofferente. Sebbene, pertanto, le conclusioni a cui approdano i due Giudici siano leggermente diverse in quanto solo il Giudice fiorentino riconosce il fondamento anche della domanda di risarcimento del danno, si può correttamente affermare che l iter logico seguito sia unidirezionale: ciascun coniuge è titolare all interno del rapporto di coppia di diritti inviolabili, quali il diritto alla salute, alla personalità, all immagine, all onore ecc., diritti che non possono essere compromessi dalla celebrazione di un matrimonio e diritti che distinguono il coniuge in quanto persona. Per quanto riguarda le categorie di danni risarcibili, si tratta di distinguere tra danno biologico, dimostrabile attraverso i normali criteri di causa effetto della patologia alla condotta illecita; danno psichico consistente nel nesso tra violazione dei doveri matrimoniali e sfacelo dell unità familiare; danno morale che consiste in perturbamenti dell animo e patemi psichici non sfocianti in una degenerazione patologica psichica. Infine, la categoria del danno esistenziale recentemente riconosciuta dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. In conclusione, l orientamento giurisprudenziale più recente ha aperto la strada al riconoscimento della responsabilità civile del coniuge ex art.2043 sebbene sia necessario apporre dei limiti operativi all applicabilità della norma citata. Occorre, infatti, sottolineare come separazione o divorzio non siano sinonimi di danno risarcibile; il fatto che la disgregazione dell unità familiare sia addebitata ad uno dei coniugi non presume necessariamente responsabilità civile. Si deve sempre accertare che il danno sia collegato da un nesso eziologico alla violazione dei doveri coniugali; in sostanza, che siano presenti tutti gli elementi costitutivi richiamati dall art.2043 c.c. Non sembra, inoltre, sussistere problema, laddove l illecito rientri nella fattispecie di reato di cui all art.570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza familiare) o art.572 c.p. (delitto di 4
5 maltrattamento in famiglia). In tali casi, la risposta sanzionatoria all illecito penale è fornita anche attraverso un nuovo strumento coniato dal legislatore con la L.04/04/2001 n.154 di tutela contro i soprusi nell ambito della famiglia. Con l ingresso della responsabilità aquiliana nei rapporti familiari si rafforza, dunque, la protezione approntata dall ordinamento ai diritti violati del coniuge. 5
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