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Timestamp: 2018-06-20 07:15:36+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 156', 'art. 21', 'sentenza ']

Novità fiscali del 15 aprile 2010: accise: nuovo regime e telematizzazione delle procedure; è nulla la cartella di pagamento se non viene preceduta da avviso | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 15 aprile 2010: accise: nuovo regime e telematizzazione delle procedure; è nulla la cartella di pagamento se non viene preceduta da avviso
1) Accise: nuovo regime e telematizzazione delle procedure
2) Assonime risponde alla consultazione Consob sulle procedure per l’adozione degli atti di regolazione
3) Società pubbliche: Modalità di utilizzo dei fondi della Tesoreria dello Stato
4) E’ nulla la cartella di pagamento se non viene preceduta da avviso
5) Incentivi fiscali per il cinema italiano: I Decreti in Gazzetta
Accise: nuovo regime generale e telematizzazione delle procedure relative alla circolazione dei prodotti sottoposti ad imposta.
Assonime, con una nota del 09 aprile 2010 ha fornito in proposito i seguenti chiarimenti.
Dal 1° aprile 2010 è in vigore il D.Lgs. 29 marzo 2010, n. 48, che recepisce nel nostro ordinamento la direttiva 2008/118/CE, del 16 dicembre 2008, relativa al regime generale delle accise.
La direttiva ha operato la rifusione del testo della direttiva 92/12/CEE, del 25 febbraio 1992, relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa.
La direttiva del 2008, peraltro, non si è limitata ad attuare una mera revisione formale del testo della direttiva del 1992, aggiornandone il linguaggio e migliorandone la struttura, ma ha compiuto un intervento più ampio di razionalizzazione, semplificazione e modernizzazione degli istituti e delle procedure relativi all’accisa, allo scopo di garantire il corretto funzionamento del mercato interno e l’effettiva armonizzazione dei sistemi impositivi nazionali.
In considerazione della natura e della portata delle modifiche introdotte, la direttiva 2008/118/CE ha espressamente disposto l’abrogazione della direttiva 92/12/CEE, con effetto dal 1° aprile 2010.
Al fine di recepire le novità della direttiva del 2008, il D.Lgs. n. 48/2010 ha apportato ampie modifiche al testo unico delle accise (TUA, emanato con D.Lgs. n. 504/1995), che hanno interessato principalmente le disposizioni generali che regolano la materia (Capo I del TUA).
Viene, inoltre, segnalato l’inserimento organico della disciplina sui tabacchi lavorati (precedentemente regolamentata dal D.L. n. 331/1993) e l’introduzione dei nuovi articoli 62-bis e 62-ter, contenenti le disposizioni in vigore in materia di imposta di fabbricazione sui fiammiferi.
Le disposizioni di maggior rilievo del D.Lgs. n. 48/2010 sono state sinteticamente illustrate dall’Agenzia delle dogane con comunicato del 1° aprile 2010.
Con la nota n. 49125 del 9 aprile 2010, l’Agenzia delle Dogane ha, inoltre, fornito alcune precisazioni in merito alle novità introdotte dal D.Lgs. n. 48/2010 in tema di soggetti obbligati.
Tra le principali novità introdotte dal D.Lgs. n. 48/2010, risalta l’adozione del documento amministrativo elettronico (cosiddetto e-AD, electronic Administrative Document), destinato a sostituire i documenti cartacei di accompagnamento per la circolazione dei prodotti in sospensione d’imposta (DAA) e dei prodotti ad imposta assolta (DAS).
Questa innovazione rientra nell’ambito del progetto di informatizzazione del monitoraggio dei movimenti e dei controlli dei prodotti sottoposti ad accisa (Excise Movement and Control System, EMCS).
Obiettivo del progetto EMCS è rendere più trasparenti e sicure le transazioni commerciali effettuate nel mercato interno, semplificare la circolazione intracomunitaria dei prodotti sottoposti ad accisa e consentire agli Stati membri di effettuare in tempo reale controlli più rapidi ed efficaci.
Il progetto EMCS prevede che dal 1° aprile 2010 gli operatori economici dei Paesi comunitari collegati al sistema informatizzato – ad eccezione della Grecia, nonché di Polonia e Danimarca (che aderiranno al sistema, rispettivamente, dal 1° giugno 2010 e dal 1° gennaio 2011) – devono essere in grado di ricevere il documento amministrativo in formato elettronico e di trasmettere la relativa nota di ricevimento in via telematica.
L’Agenzia delle Dogane ha precisato che, tuttavia, in considerazione delle difficoltà rappresentate dalle associazioni nazionali di settore ad impiegare il sistema EMCS dal 1° aprile 2010, l’Italia ha informato <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Commissione europea che i propri operatori non saranno in grado di assicurare la chiusura dei documenti amministrativi elettronici prima del 1° giugno 2010, provvedendo comunque alla chiusura dei DAA cartacei con le modalità previste dalla citata direttiva 92/12/CEE.
Con la determinazione direttoriale n.38869 del 1° aprile 2010 sono stati, quindi, rimodulati i termini di decorrenza degli obblighi di presentazione in forma esclusivamente telematica dei documenti di accompagnamento, originariamente stabiliti dalla determinazione n. 46083 del 1° aprile 2009 (in nostra comunicazione del 31 luglio 2009), anche al fine di consentire il prolungamento della fase di sperimentazione a beneficio degli operatori.
L’art. 1 della determinazione n. 38869/2010 prevede, in particolare, che l’adozione del documento amministrativo, in forma elettronica, per la circolazione dei prodotti soggetti ad accisa ed alle altre imposizioni indirette è obbligatoria a decorrere dal 1° gennaio 2011; inoltre, la ricezione del documento amministrativo e la trasmissione della relativa nota di ricevimento devono essere effettuate in forma esclusivamente elettronica a decorrere dal 1° giugno 2010; infine, per i documenti di accompagnamento previsti per la circolazione dei prodotti assoggettati ad accisa e ad altre imposizioni indirette, l’obbligo di presentazione in forma esclusivamente telematica decorre dal dodicesimo mese successivo alla predetta data del 1° gennaio 2011.
Assonime ha risposto alla consultazione della Consob su un progetto di regolamento volto a disciplinare il procedimento di adozione da parte della Commissione di provvedimenti che hanno natura regolamentare o di contenuto generale.
Il progetto è stato predisposto in attuazione dell’art. 23 della legge per la tutela del risparmio (legge n. 262/2005), che impone alla Consob, alla Banca d’Italia, all’Isvap e alla Covip di disciplinare il procedimento di adozione dei provvedimenti aventi natura regolamentare o di contenuto generale secondo i principi di trasparenza, proporzionalità e partecipazione.
Assonime aveva già partecipato alla consultazione pubblica condotta dalla Consob su un precedente progetto di regolamento, presentando una serie di suggerimenti che risultano in ampia parte accolti nell’attuale versione del progetto.
Riguardo alla nuova versione, Assonime ha condiviso la scelta di includere nella disciplina attuativa della legge per la tutela del risparmio disposizioni in materia di analisi d’impatto della regolazione.
Infatti l’analisi d’impatto va utilizzata in modo integrato con la consultazione pubblica al fine di assicurare l’efficacia e la proporzionalità dell’attività di regolazione.
Assonime ha, quindi, espresso apprezzamento per l’impegno da parte della Consob a pubblicare annualmente il proprio piano di attività in tema di regolazione, in modo da consentire a tutti gli interessati di inviare osservazioni in merito all’agenda dell’istituzione.
Le modalità con cui la Consob svolgerà le consultazioni pubbliche sui progetti di provvedimenti di regolazione appaiono ispirate alle best practices comunitarie. Secondo Assonime, la consultazione pubblica dovrebbe essere utilizzata anche per l’adozione di quegli atti a contenuto generale di natura non strettamente prescrittiva che sono suscettibili di avere un impatto significativo sul mercato. Un esempio, al riguardo, è fornito dalle consultazioni pubbliche sulle comunicazioni della Commissione europea in materia di concorrenza.
(Assonime, nota del 12 aprile 2010)
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Decreto del 25/02/2010 (pubblicato in G.U. n. 76 del 01/04/2010) ha definito i criteri, le modalità e la tempistica per l’utilizzo delle disponibilità esistenti sui conti di Tesoreria dello Stato.
Il provvedimento è stato adottato in attuazione dell’art. 18 del D.L. 01/07/2009, n. 78 convertito dalla legge 03/08/2009, n. 102.
Il D.M. delinea, nell’art. 1, l’ambito soggettivo di applicazione, precisando che esso comprende:
– le società non quotate totalmente possedute dallo Stato, direttamente o indirettamente, in cui i diritti dell’azionista sono esercitati da Amministrazioni centrali dello Stato;
– gli enti pubblici nazionali inclusi nel conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche adottato dall’Istat, con esclusione degli enti previdenziali di diritto privato, delle regioni, delle province autonome, degli enti, di rispettiva competenza, del Servizio sanitario nazionale, degli enti locali del settore camerale, della Presidenza del Consiglio dei ministri, e delle Autorità indipendenti nonché degli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale.
La disciplina non si applica agli enti e agli organismi pubblici assoggettati al sistema di tesoreria unica ai sensi della legge n. 720/1984.
I soggetti indicati nel decreto che sono titolari di conti presso la tesoreria dello Stato, per i pagamenti che non possono essere effettuati direttamente attraverso la Tesoreria dello Stato possono prelevare i fondi a propria disposizione sui conti della Tesoreria soltanto in assenza di disponibilità sui propri conti bancari e postali e per effettive esigenze di spesa.
I fondi prelevati possono giacere sui conti bancari o postali solo il tempo strettamente necessario alle tipologie di attività gestorie da effettuare.
I soggetti destinatari del provvedimento, per ogni mese solare, sono tenuti a trasmettere al Ministero dell’Economia e delle Finanze alcune informazioni inerenti ciascun conto bancario o postale e relative al ricorso a qualsiasi forma di indebitamento.
L’obbligo inizia a partire dal quarto mese successivo alla messa a disposizione, da parte del Dipartimento del Tesoro, di un’apposita procedura informatica.
Nel caso di società cha appartengono a gruppi, le informazioni possono essere trasmesse dalla società capogruppo o dalle singole società.
I dati sono trasmessi in forma aggregata e distintamente per ciascuna società; per le società controllate, i dati sono trasmessi se esse rispondono al requisito di totale possesso da parte dello Stato.
In ogni caso la capogruppo deve informare se essa svolge la gestione integrata di Tesoreria.
Le informazioni raccolte, integrate con quelle presenti nel sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (SIOPE), saranno utilizzate per ottimizzare i flussi di cassa, in entrata e in uscita, e consentire una riduzione dei costi associati alla gestione.
(Assonime, nota del 14 aprile 2010)
La cartella di pagamento è affetta da nullità se non viene prima notificato l’avviso di accertamento.
A nulla influisce la successiva notifica della cartella contro di cui il contribuente ha presentato ricorso.
Tale evento (ricorso del contribuente contro la notifica della cartella esattoriale) non sana, quindi, la nullità della mancata notifica dell’avviso di accertamento.
Infatti, nel caso di specie, solo con la notifica della cartella di pagamento, non preceduta dalla notifica dell’avviso di accertamento, il contribuente è venuto a conoscenza della circostanza che l’Amministrazione finanziaria abbia accertato nei suoi confronti un maggior credito d’imposta di cui ha chiesto il pagamento, non ponendolo nelle condizioni di ricorrere contro tale accertamento, anche se ne costituisca un antecedente.
L’atto amministrativo non notificato al domicilio risultante dalla dichiarazione annuale relativa all’anno d’imposta di pertinenza va ritenuto giuridicamente inesistente con conseguente prescrizione del credito d’imposta e decadenza dal diritto a richiederne il pagamento al contribuente da parte dell’amministrazione finanziaria, in caso di scadenza dei termini di legge.
La proposizione del ricorso avverso tale atto non sana il vizio per raggiungimento dello scopo, in quanto la sanatoria prevista dall’art. 156 e seguenti c.p.c. vale solo per gli atti processuali e non per quelli sostanziali come gli atti impugnabili nel processo tributario, tra i quali rientra la cartella di pagamento.
(Commissione Tributaria Regionale Abruzzo, sentenza, n. 3/2010)
Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 85 del 13/04/2010 i due Decreti relativi al credito d’imposta per la digitalizzazione delle sale e per imprese non appartenenti al settore cineaudiovisivo.
Con tali decreti, del 21 gennaio 2010, il Ministero dei Beni e delle Attività culturali ha attuato il bonus per investimenti per la proiezione digitale e su quello riservato alle attività di produzione e distribuzione di opere cinematografiche, anche da parte di imprese esterne al settore cineaudiovisivo.
Con la pubblicazione dei due decreti, si è, quindi, completato il quadro attuativo delle agevolazioni fiscali in favore del cinema introdotte dalla Finanziaria 2008 (legge 244/2007, articolo 1, commi da 325 a 340).
Credito d’imposta per la digitalizzazione delle sale
In virtù del primo decreto, possono fruire dell’agevolazione le imprese di esercizio cinematografico residenti e non, soggette a tassazione in Italia, compresi gli enti non commerciali in relazione all’attività commerciale svolta.
Il credito d’imposta è pari al 30% degli investimenti effettuati per l’acquisto, anche in leasing, di apparecchiature per la proiezione e riproduzione digitale e per la ricezione del segnale digitale terrestre e satellitare, delle spese per la relativa formazione del personale e per l’eventuale ristrutturazione dei locali destinati alla proiezione.
L’importo massimo annuale per ogni schermo è di 50mila euro.
Il credito d’imposta spetta a patto che l’impresa esercente si impegni a offrire una programmazione, dal semestre successivo a quello di entrata in vigore del decreto o di quello successivo all’ultimazione dei lavori, che comprenda opere cinematografiche di nazionalità italiana, di interesse culturale, film “difficili” o realizzati con risorse finanziarie modeste, lungometraggi stranieri che rispondono a determinati requisiti di eleggibilità culturale.
Via libera al bonus, senza particolari condizioni, invece, alle monosale e alle multisale fino a quattro schermi ovunque situate e alle multisale fino a dieci schermi ubicate in Comuni con meno di 50mila abitanti.
Il bonus spetta per le spese sostenute dal 1° giugno 2008 fino al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009.
Le imprese che intendono fruire dell’incentivo devono presentare, in via preventiva, al Ministero una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con cui dichiarano di rientrare tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato aiuti definiti illegali o incompatibili dalla Commissione europea, e un apposito modello di comunicazione – che verrà approvato entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto – contenente il piano preventivo dei costi.
Entro 90 giorni dal termine dei lavori, gli esercenti dovranno presentare, a pena di decadenza, un’apposita istanza (su modello che sarà approvato dal Ministero) specificando, per ciascuno schermo, l’importo complessivo delle spese effettivamente sostenute e l’avvenuta presentazione, in via preventiva, della dichiarazione e della comunicazione.
Nei successivi 60 giorni, il Ministero comunicherà agli interessati l’importo del credito spettante, mentre, entro il 30 aprile dell’anno successivo, trasmetterà telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei beneficiari e i relativi importi spettanti.
Il credito d’imposta non concorre a formare il reddito ai fini delle imposte sui redditi e ai fini Irap, è utilizzabile esclusivamente in compensazione e va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di riconoscimento o in quello in cui è stato utilizzato.
Ministero e Agenzia delle Entrate, inoltre, si informeranno a vicenda, in via telematica, sull’eventuale indebita fruizione (parziale o totale) del credito d’imposta, accertata nell’ambito della propria attività di controllo.
Un provvedimento congiunto dei due enti, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, definirà termini, modalità e contenuto dello scambio di informazioni.
In attesa dell’autorizzazione della Commissione europea, la fruizione del bonus segue le regole del regolamento Ue n. 1998/2006 sugli aiuti de minimis per le spese effettuate dal 1° giugno al 17 dicembre 2008. Per i costi sostenuti successivamente, invece, valgono le norme nazionali e comunitarie sugli aiuti di importo limitato.
Crediti d’imposta finalizzati allo sviluppo delle attività di produzione cinematografica
Il secodno Decreto del Ministero dei Beni e delle Attività culturali concerne invece i crediti d’imposta finalizzati allo sviluppo delle attività di produzione cinematografica, in attuazione dei commi 325 e 327 della Finanziaria 2008.
Alle società che non appartengono al settore del cinema ma che contribuiscono alla produzione cinematografica in esecuzione di contratti di associazione con il produttore vero e proprio, spetta un credito d’imposta pari al 40% dell’apporto eseguito a decorrere dal 1° giugno 2009 e fino al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009, entro comunque l’importo massimo di 1 milione di euro per ciascun periodo d’imposta.
Viene previsto, inoltre, un credito di imposta a favore delle imprese di distribuzione cinematografica (pari al 20% dell’apporto in denaro eseguito nello stesso intervallo temporale ed entro lo stesso tetto), in esecuzione dei contratti stipulati con il produttore cinematografico, per la produzione di opere di nazionalità italiana alle quali sia riconosciuto un interesse culturale (per avere questo riconoscimento è necessario che regista, attori, sceneggiatore, fotografia, montaggio, musica, ecc. siano italiani).
Per fruire delle agevolazioni fiscali è necessario che gli obblighi di comunicazione delle imprese di produzione cinematografica beneficiarie, siano integrati dalla dichiarazione, da parte dei soggetti che eseguono gli apporti, dell’avvenuta stipula e registrazione del contratto, dalle generalità degli stessi (compreso il codice fiscale), dall’ammontare degli apporti concordati e del credito d’imposta spettante.
Credito d’imposta per le spese sostenute dalle imprese di distribuzione cinematografica
Lo stesso decreto, inoltre, prevede un credito d’imposta per le seguenti spese: – 15% per la distribuzione nazionale di opere cinematografiche di interesse culturale nel limite di 1,5 milioni di euro per ciascun periodo d’imposta;
– 10% per la distribuzione nazionale di opere cinematografiche espressione di lingua originale italiana, nel limite di 2 milioni di euro per ciascun periodo d’imposta.
Per fruire dei benefici, le società interessate devono presentare, a pena di decadenza, per ciascuna opera:
All’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, in attuazione del Dpcm 23 maggio 2007, concernente determinati aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione europea; al ministero per i Beni e le Attività culturali, la comunicazione, su modello predisposto dallo stesso ministero entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente, contenente, tra l’altro, il preventivo dei costi di distribuzione.
Anche in questo caso, i crediti d’imposta non concorrono alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e sono utilizzabili esclusivamente in compensazione.
– Iva degli operatori esteri: Rimborso in termini non perentori
Il termine per la presentazione della domanda di rimborso dell’Iva pagata in Italia da operatori esteri non è perentorio.
E’, quindi, possibile presentare l’istanza anche dopo, entro il termine di decadenza biennale fissato in via residuale dall’art. 21 del D.Lgs. n. 546/92.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 8690 depositata il 12 aprile 2010)
– Dichiarazioni Intrastat: Spese di trasporto accessorie
Il trasporto, quale prestazione accessoria di una cessione, anche se addebitato separatamente in fattura, in caso di cessione intracomunitaria di beni, deve essere riportato nel modello Intrastat come cessione (e non come servizi) poiché tende ad aumentare l’imponibile della cessione, per la circostanza che ne costituisce prestazione accessoria.
E’ questa la soluzione che deve essere adottata nelle dichiarazioni intracomunitarie per le quali il 20 e il 26 aprile 2010 scade il termine trimestrale di presentazione del primo periodo e sono state allargate anche alle prestazioni di servizi tra soggetti comunitari.
Infatti, le operazioni accessorie seguono la disciplina prevista per l’operazione principale e se la cessione o prestazione principale è soggetta all’imposta, sia pure in regime di non imponibilità come previsto per le cessioni intracomunitarie di beni, i corrispettivi delle prestazioni accessorie, concorrono a formarne la base imponibile dell’operazione principale.
– Controlli fiscali: Ipoteche necessarie in caso di pericolo reale per la riscossione
Devono aumentare le richieste di ipoteche e sequestri conservativi nei casi di evasione totale, reati tributari e meccanismi fraudolenti insidiosi; il pericolo per la riscossione è il requisito necessario per applicare la misura cautelare e deve essere reale. Sono queste alcune delle indicazioni fornite alla Gdf il 7 aprile scorso in una circolare. Interessante è la parte dedicata ai presupposti necessari per la richiesta delle misure. Devono essere indicati sia il cosiddetto fumus boni iuris (attendibilità e sostenibilità della pretesta tributaria), sia il cosiddetto periculum in mora (il fondato timore da parte del fisco di perdere la garanzia del credito erariale).
– Affitto di azienda, non cambia la destinazione del TFR Se gli accordi collettivi lo consentono
In caso di affitto di ramo di azienda restano valide le scelte già compiute circa la destinazione del trattamento di fine rapporto; la condizione necessaria è costituita però dal fatto che gli accordi collettivi sottoscritti consentano di mantenere l’adesione e la contribuzione al vecchio fondo pensione.
L’affitto di un ramo d’azienda non annulla la scelta sul Tfr. Se l’accordo collettivo sul trasferimento contiene l’impegno del datore di lavoro subentrante a continuare la contribuzione al fondo pensione, i lavoratori non sono tenuti a formulare una nuova opzione sul trattamento di fine rapporto lavoro né possono chiedere riscatto.
Lo ha precisato la Covip in risposta a un quesito in cui, in particolare, si è chiesto di sapere se, per i lavoratori, il caso di affitto d’azienda sia equiparabile all’ipotesi di nuovo rapporto di lavoro.
Viene, quindi, ritenuta superflua la compilazione da parte dei lavoratori interessati dall’operazione di affitto di ramo d’azienda del questionario sulla previdenza integrativa, poiché la società cessionaria può acquisire direttamente dalla società cedente, con cui ha sottoscritto un contratto di affitto, le informazioni necessarie a conoscere l’opzione a suo tempo esercitata dai lavoratori per i profili inerenti la previdenza complementare
(Risposta COVIP – Quesito aprile 2010)
– Crediti d’imposta concessi alle imprese cinematografiche
Disposizioni applicative dei crediti d’imposta concessi alle imprese di esercizio cinematografico per l’introduzione e acquisizione di impianti e apparecchiature destinate alla proiezione digitale.
Peri particolari si veda sopra (“incentivi fiscali per il cinema italiano”).
(Ministero per i beni e le attività culturali, Decreto 21 gennaio 2010 in Gazzetta Ufficiale n. 85 del 13/04/2010)
– Crediti d’imposta concessi alle imprese non appartenenti al settore cineaudiovisivo
Disposizioni applicative dei crediti d’imposta concessi alle imprese non appartenenti al settore cineaudiovisivo e alle imprese di distribuzione ed esercizio cinematografico per attività di produzione e distribuzione di opere cinematografiche.
(Ministero per i beni e le attività culturali, Decreto 21 gennaio 2010 in Gazzetta Ufficiale n. 85 del 13/04(2010)
– La Procura di Nizza darà ai pm di Torino la lista dei correntisti italiani Hsbc
<<Diecimila conti correnti svizzeri nel mirino della magistratura italiana per sospetta evasione fiscale. Sono contenuti nella lista di dati sottratti al colosso bancario Hsbc dall’ex dipendente Hervè Falciani e in possesso del procuratore di Nizza Eric de Montgolfieri, lo stesso procuratore ha annunciato all’ADNKRONOS di voler soddisfare la rogatoria avanzata dalla Procura di Torino, interessata ad andare a fondo per verificare eventuali profili di reato.
E, secondo le previsioni, entro 20 giorni la lista sarà a Torino.
“’Ho appreso questa mattina che il Tribunale di Torino ha avanzato una richiesta di rogatoria”’ e la richiesta “sarà soddisfatta”, spiega il magistrato francese.
“Ci sono più di 180 paesi interessati e circa 127.000 conti correnti. Effettivamente ci sono italiani, alcune migliaia di correntisti italiani”, conferma il procuratore di Nizza.
Per quanto riguarda la tempistica dell’indagine in corso, de Montgolfier non si sbilancia: “Per quanto riguarda la parte francese siamo a buon punto.
Per quanto riguarda quella italiana, non saprei, anche perché credo che le autorità italiane non sono interessate alle stesse cose e che il tribunale di Torino sia interessato ad eventuali profili di evasione fiscale. E questo richiede un pò più di tempo”>>.
(Adnkronos, nota del 13 aprile 2010)