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Timestamp: 2018-05-27 21:50:23+00:00
Document Index: 79250776

Matched Legal Cases: ['art. 518', 'art. 12', 'art. 517', 'art. 521', 'art. 499', 'art. 498', 'art. 398', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 500', 'sentenza ', 'art. 500', 'sentenza ', 'art. 512', 'art. 6', 'art. 159', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ']

corte di cassazione - sezioni semplici - dibattimento
Cass., Sez. VI, 10-06-2014, n. 24377
Dibattimento - fatto nuovo - mancata contestazione suppletiva - trasmissione atti al p.m. - abnormità
Il "fatto diverso" è un accadimento storico che presenta connotazioni materiali difformi da quelli descritti nell'imputazione originaria, rendendo necessaria una modifica della contestazione degli elementi essenziali del reato (Sez. 5^, 25-8- 1998, n. 10310, Cass. pen. 1999, 3159). Non si tratta dunque di un fatto ulteriore rispetto a quello contestato ab origine ma del medesimo episodio storico che tuttavia risulta essersi svolto in un tempo, in un luogo o con modalità difformi da quanto descritto nell'imputazione. L'emergere di ulteriori fatti di rilevanza penale, accanto a quelli originariamente contestati, si inscrive invece nel paradigma del fatto nuovo o del reato concorrente.
Per "fatto nuovo", nell'ottica delineata dall'art. 518 c.p.p., si intende un accadimento ulteriore ed autonomo rispetto a quello contestato e del tutto distinto da quest'ultimo, ossia un episodio storico che non si sostituisce ma si aggiunge a quello oggetto dell'imputazione originaria, affiancandolo quale autonomo thema decidendum (Sez. 6^ 19-10 10 n. 6987/11, Cass. pen. 2012, 1071). Ne deriva che il fatto nuovo può coesistere con quello per cui si procede, laddove il fatto diverso risulta incompatibile con la ricostruzione iniziale. Qualora il fatto storico emerso nel corso dell'istruzione dibattimentale sia legato a quello originariamente contestato da vincolo di connessione ex art. 12 c.p.p., lett. b), configurando un'ipotesi di continuazione o di concorso formale di reati, ricorre la fattispecie di reato concorrente, contemplata dall'art. 517 c.p.p., comma 1.
Orbene, tanto nell'ipotesi di reato concorrente quanto in quella di fatto nuovo, ove il p.m. non proceda a contestazione suppletiva, il dibattimento seguirà il suo corso e il giudice si pronuncerà esclusivamente in merito all'imputazione originaria, fermo rimanendo il potere-dovere della pubblica accusa di procedere in separata sede in merito ai fatti ulteriori emersi nel corso del dibattimento. Dunque la mancata contestazione suppletiva, sia essa ascrivibile all'assenza delle condizioni previste dagli artt. 517 e 518 c.p.p., o semplicemente all'inerzia del pubblico ministero di udienza, non abilita il giudice a disporre la restituzione degli atti al requirente, provocando così un indebito regresso dell'azione penale.
L'unico effetto della mancanza di contestazione suppletiva è che il thema decidendum rimarrà circoscritto all'ambito originario dell'imputazione e il requirente dovrà promuovere una distinta azione penale in relazione al fatto nuovo o al reato concorrente. Ed infatti l'art. 521 c.p.p., limita il potere del giudice di restituire gli atti al p.m. all'ipotesi di fatto diverso, escludendo quella di fatto nuovo o di reato concorrente.
Cass., sez. III 24 febbraio 2012, n, 7373, Pres. De Maio, Rel. Lombardi
Dibattimento – esame testimoniale – domande suggestive – divieto assoluto – sussistenza Dibattimento – regole di acquisizione della prova – violazione – conseguenze
Il divieto di formulare domande suggestive deve applicarsi a tutti i soggetti che intervengono nell'esame testimoniale, operando ai sensi dell'art. 499 c.p.p., comma 2, per tutti il divieto di porre domande che possono nuocere alla sincerità della risposta e dovendo anche dal giudice o dal suo ausiliare essere assicurata in ogni caso la genuinità delle risposte ai sensi del medesimo articolo, comma 6. A maggior ragione tali divieti e precauzioni devono essere osservati allorchè il giudice procede all'esame diretto di un testimone che sia minore, ai sensi dell'art. 498 c.p.p., comma 4, in sede dibattimentale, ovvero in sede di incidente probatorio ai sensi dell'art. 398 c.p.p., comma 5 bis, c.p.p. L'inosservanza delle regole stabilite dal codice di rito per assicurare la sincerità e genuinità delle risposte del teste e, trattandosi di minori, anche delle linee guida dettate dalla Carta di Noto, rende la prova non genuina e poco attendibile.In tal caso, perciò, il giudice di merito, di fronte a puntuali contestazioni riguardanti la violazione delle regole dettate dal codice di rito per assicurare la sincerità e genuinità delle risposte e delle raccomandazioni degli esperti relative all'esame dei minori, nel valutare la prova già assunta da altri, non può trincerarsi dietro la generica affermazione della validità del mezzo istruttorio, ma deve tener particolarmente conto degli elementi che possono averne inficiato la genuinità da qualsiasi causa tale risultato sia stato determinato.
Sezione II, sentenza 31 gennaio 2011, n. 3317, Pres. Sirena, Rel. Diotallevi
Il testimone può essere autorizzato a consultare in aiuto alla memoria documenti anche da lui non formalmente redatti, purchè egli abbia partecipato alle operazioni, agli scambi o ai rapporti cui gli stessi si riferiscono, contribuendo così alla configurazione di quanto in essi riprodotto e manifestando allo stesso modo la volontà di farlo proprio. (Fattispecie nell’ambito della quale i documenti erano stati redatti dall’imputato e consegnati alla persona offesa, che li aveva accettati e fatti propri, tanto più che erano stati siglati da quest’ultima al momento della consegna alle forze dell’ordine a supporto della denuncia).
Cass., sez. II, sentenza 10 ottobre 2011, n. 36478, Pres. Cosentino, Rel. Rago
La mera “sudditanza psicologica” del teste nei confronti dell’imputato, ovvero il timore sorto spontaneamente nel teste che l’imputato possa provocargli un danno, non integra gli estremi dell’inquinamento probatorio tale da giustificare la piena utilizzabilità delle dichiarazioni rese dal medesimo nella fase delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 500, comma 4, c.p.p. (Stante quanto detto, la sentenza impugnata è stata cassata laddove si sono ritenute utilizzabili le dichiarazioni rese dal teste nelle indagini preliminari sull’erroneo presupposto che la mera “sudditanza psicologica” potesse ricondursi all’ipotesi prevista dall’art. 500, comma 4, c.p.p.).
Sez. VI, sentenza 15 giugno 2011, n. 24039, Pres. G. De Roberto, Rel. C. Citterio
In assenza di un’esplicita disciplina codicistica dei contenuti e dei “limiti” delle ricerche del teste, sia l’intrinseca natura derogatoria dell’art. 512 c.p.p. ai “normali” principi sistematici endoprocessuali, sia la previsione costituzionale del diritto al contraddittorio nella formazione della prova e dell’eccezionalità delle deroghe, sia i principi posti dall’art. 6 Cedu concorrono a concludere che l’irreperibilità del teste può essere dichiarata solo quando risultino espletate infruttuosamente, oltre alle ricerche previste per l’imputato dall’art. 159 c.p.p., tutti gli accertamenti congrui alla peculiare situazione personale quale risultante dagli atti. Il giudice deve dare conto con motivazione non apparente e non manifestamente illogica o contraddittoria della ragionevole impossibilità di svolgere ulteriori efficaci ricerche.
Sezione II, sentenza 23 marzo 2011, n. 11542, Pres. Sirena, Rel. Rago
In caso di mutamento del giudice, le dichiarazioni dei testi assunti dal precedente giudice non sono utilizzabili ove una delle parti si opponga alla lettura. In tal caso, l’onere della citazione dei suddetti testi spetta alla parte che ne aveva originariamente chiesto l’ammissione.
Sezione VI, sentenza 10 marzo 2011, n. 9665; Pres. de Roberto; Rel. Lanza
In tema di letture dibattimentali, la sopravvenuta impossibilità di ripetizione dell’atto, nel caso di irreperibilità del teste, ricorre esclusivamente se tale situazione, non solo sia “imprevedibile”, con riferimento al momento dell’assunzione della prima dichiarazione, ma sia pure “oggettiva” nel senso che non vi siano elementi da cui desumere che il soggetto si sia volontariamente sottratto all’esame. In tale ultima evenienza infatti non si configura l’ipotesi di impossibilità di formazione della prova in contraddittorio cui si riferisce l’art. 111 comma 5 Cost.
Sezione VI, sentenza 4 febbraio 2011, 4415, Pres.De Roberto, Rel.Agrò