Source: http://www.sindacatofsi.it/2014/11/28/licenziamento-applicabilita-termine-contestazione-scritta-data-invio/
Timestamp: 2018-07-17 04:08:22+00:00
Document Index: 171460368

Matched Legal Cases: ['art. 2700', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 112']

Licenziamento, applicabilità, termine, contestazione scritta, data invio | Sindacato FSI
Home » Circolari e Sentenze » Licenziamento, applicabilità, termine, contestazione scritta, data invio
← Appalto, offerte, anomalie, verifica, procedimento trifasico
Lavoratore, infortunio, concorso colposo, eccezione in senso stretto →
Licenziamento, applicabilità, termine, contestazione scritta, data invio
Sentenza 1° ottobre – 19 novembre 2013, n. 25917
(Presidente Lamorgese – Relatore Venuti)
1. Con il primo motivo la società ricorrente, denunziando violazione e falsa applicazione degli artt. 116, primo comma, cod. proc. civ. e 2700 cod. civ., deduce che la lettera raccomandata di contestazione degli addebiti è stata ricevuta dal lavoratore il 18 ottobre 2006, come risulta dall’avviso di ricevimento sottoscritto dal medesimo. La Corte d’Appello “invece si è soffermata sulla attestazione delle Poste….che in realtà non era affatto una attestazione…..bensì una c.d. volanda sul quale vi era apposto un orario di consegna H. 06,55 assolutamente inattendibile ed a ciò si aggiungeva che non vi era la firma o sottoscrizione del ricorrente“.
2. Con il secondo motivo è denunziata violazione e/o falsa applicazione degli artt. 116, primo comma, cod. proc. civ. e 2702 cod. civ. Si deduce che l’avviso di ricevimento rientra negli atti pubblici ex art. 2700 cod. civ. e che comunque, anche a voler ritenere che costituisca una scrittura privata, esso fa piena prova contro chi l’ha sottoscritto, onde non può essere da questi contestato.
Rileva che, diversamente da quanto affermato nella sentenza impugnata, l’attestazione rilasciata dall’ufficio postale non costituiva prova idonea, trattandosi di una “volanda” priva di sottoscrizione del destinatario, sulla quale vi era un orario di consegna del tutto inattendibile (ore 06,55); che “la c.d. postilla a mano vergata sulla busta contenente la lettera” era di incerta provenienza, così come la “volanda”; che in data 18 ottobre 2006, prima della lettera del licenziamento, “il lavoratore formulò le proprie difese facendo pervenire al datore di lavoro il certificato medico e consegnandolo di persona fornendo le proprie giustificazioni al riguardo“; che il giudice di primo grado ha violato i principi in materia di onere della prova e di produzione documentale, disponendo l’acquisizione di documenti (certificazioni dell’ufficio postale) e consentendo al lavoratore la loro produzione nel corso del giudizio.
5. Con il nono motivo, denunziando violazione e/o falsa applicazione dell’art. 7 della legge n. 300/70, la ricorrente deduce che, ove si ritenga che il lavoratore non abbia mai fatto pervenire le proprie giustificazioni, non può “trovare applicazione la tutela prevista dall’art. 7 della Legge n. 300/1970. Diversamente argomentando, si svuoterebbe tale importante tutela di ogni significato e si ridurrebbe la stessa ad uno svilimento che non le è proprio“.
La Corte di merito, dopo aver affermato che l’avviso di ricevimento della lettera raccomandata con cui era stato intimato al lavoratore il licenziamento non era “agevolmente leggibile”, in quanto prodotto in fotocopia, e che la odierna ricorrente era stata più volte inutilmente invitata a produrre detto originale, ha aggiunto che la difesa del lavoratore si è fatto carico di ottenere dall’ufficio postale apposita certificazione al riguardo, dalla quale risultava che la lettera in questione venne effettivamente consegnata a S.A. il 19 ottobre 2006. E poiché, ha rilevato, il licenziamento è stato adottato con lettera del 24 ottobre 2006, prima della scadenza dei cinque giorni liberi previsti dall’art. 7, comma 5, St. lav. (“In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano decorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa“), esso era illegittimo.
8. Il nono motivo è inammissibile. Esso infatti non contiene alcuna censura alla sentenza impugnata, limitandosi la ricorrente ad affermare – incomprensibilmente, dal momento che non viene fornita alcuna spiegazione al riguardo – che, ove si ritenga che il lavoratore non abbia mai fornito alcuna giustificazione, “non possa trovare applicazione la tutela prevista dall’art. 7 della Legge n. 300/1970. Diversamente argomentando, si svuoterebbe tale importante tutela di ogni significato e si ridurrebbe la stessa ad uno svilimento che non le è proprio“.
9. Infondato è infine il decimo motivo, secondo cui sarebbe stata emessa, con riguardo alla reintegrazione nel posto di lavoro, una pronuncia in violazione dell’art. 112 cod. proc. civ.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge, con distrazione a favore del difensore del resistente, Avv. Giancarlo Penzavalli