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Timestamp: 2020-03-29 21:47:30+00:00
Document Index: 158232712

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 31', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 11', 'art. 19', 'art. 22']

LA SCIA ASSISTE LE RISTRUTTURAZIONI LEGGERE COMPRESE LE DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONI CHE NON RISPETTINO LA SAGOMA DELL'EDIFICIO PREESISTENTE
La SCIA assiste gli interventi di ristrutturazione c.d. leggera, compresi gli interventi di demolizione e ricostruzione che non rispettino la sagoma dell'edificio preesistente
Non è manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 19, comma 6-ter della L. n. 241 del 1990, per violazione degli artt. 3, 24, 103 e 113 della Costituzione, nella parte in cui consente ai terzi lesi da una SCIA edilizia illegittima di esperire "esclusivamente" l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e, ciò, soltanto dopo aver sollecitato l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione. Per una tutela piena ed effettiva della loro posizione giuridica, infatti, i terzi interessati dovrebbero avere la possibilità di azionare gli ordinari rimedi giurisdizionali azionabili avverso le iniziative edilizie illecite altrui, qualunque sia la modalità di acquisizione del titolo legittimante, senza essere costretti a dovere richiedere, prima di agire, l'intermediazione dell'autorità pubblica, e senza essere soggetti, dopo avere agito in giudizio - per il mero decorso del tempo concesso all'amministrazione per attivare il potere inibitorio - ai forti limiti di tutela giurisdizionale derivanti dall'intermediazione aleatoria dell'esercizio del potere discrezionale di autotutela.
DIA: POSSIBILE SOLO PER OPERE NON INCIDENTI SU PARAMETRI URBANISTICI E VOLUMETRIE E CHE NON CAMBINO DESTINAZIONE D’USO E CATEGORIA EDILIZIA
Lo strumento della DIA è destinato, ai sensi di legge, solo alle opere che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d'uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma e non violino le eventuali prescrizioni contenute nella concessione edilizia.
AGLI INTERVENTI SOGGETTI A SUPER-DIA NON SI APPLICA LA SCIA
La SCIA si applica solo agli interventi prima soggetti a DIA e non a quelli soggetti a permesso di costruire o, in alternativa, a "super DIA".
QUANDO LA DIA O LA SCIA RIGUARDANO UN FABBRICATO REALIZZATO ABUSIVAMENTE PERDONO LA LORO TIPICA EFFICACIA LEGITTIMANTE
Quando la DIA o la SCIA riguardano un fabbricato realizzato abusivamente, non sono di per sé idonee a rendere tale immobile conforme alla normativa urbanistico - edilizia, ma al contrario, proprio perché si innestano su una situazione edificatoria di per sé illecita, ne ereditano i connotati e perdono la loro tipica efficacia legittimante; ne discende che anche gli interventi assentiti con tali moduli procedimentali diventano sostanzialmente illegittimi e sono sottoposti allo stesso trattamento sanzionatorio riservato al fabbricato abusivo cui si riferiscono.
Una volta decorso il termine di 30 giorni per l'esercizio del potere inibitorio/repressivo riconosciuto all'amministrazione comunale, la DIA può essere considerata un titolo abilitativo valido ed efficace; con possibilità di rimozione solo attraverso l'esercizio del potere propriamente di autotutela (nel rispetto dei requisiti tipici di azione). Dunque solo in caso di effettiva sussistenza di un atto di DIA, consolidato, è illegittima l'adozione, oltre il predetto termine perentorio di 30 giorni, da parte della medesima amministrazione, di un provvedimento repressivo-inibitorio della DIA, senza le garanzie e i presupposti previsti dall'ordinamento per l'esercizio del potere di annullamento d'ufficio.
IL TERMINE DI 30 GIORNI PER INIBIRE LA D.I.A. È PERENTORIO: UNA VOLTA SCADUTO LA P.A. PUÒ EMANARE SOLO PROVVEDIMENTI D’AUTOTUTELA
Il termine di 30 giorni previsto dall'art. 23, comma 6, D.P.R. n. 380 del 2001, entro il quale la p.a. può esercitare il proprio potere inibitorio avverso l'intervento presentato con DIA, deve considerarsi di carattere perentorio, con la conseguenza che, una volta scaduto detto termine, potranno pertanto essere emanati solo provvedimenti d'autotutela.
Il comma 5 dell'art. 23 del d.P.R. n. 380 del 2001, nel disporre che la "sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia, l'elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l'attestazione del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente necessari", conferma l'assunto secondo cui, pur attribuendo alla d.i.a. natura ‘privata', essa configura comunque un titolo abilitativo, che può considerarsi formato alla scadenza del termine previsto per l'inizio dei lavori, ma solo in presenza di tutti i presupposti di completezza e veridicità delle autocertificazioni, nonché degli altri documenti prescritti.
In conseguenza della ricostruzione dell'istituto offerta dall'art. 19 l. n. 241/1990, ogni questione relativa alla titolarità del bene oggetto di intervento attiene direttamente ai rapporti tra privati, non essendo configurabile alcun coinvolgimento (neanche "mediato", cioè nei limiti di verifica dei presupposti ad essere destinatario di un provvedimento amministrativo) della Pubblica Amministrazione. Il privato non può richiedere all'amministrazione di verificare - in capo al soggetto che agisce sulla base di una Scia - la sussistenza delle condizioni perché questi possa essere destinatario di un titolo edilizio ex art. 11 DPR n. 380/2001, perchè il medesimo articolo esclude che la Scia possa essere ricondotta ad un provvedimento amministrativo.
LA TETTOIA CHIUSA SOLTANTO DAL LATO DEL FABBRICATO PRINCIPALE RICHIEDE LA DIA/SCIA E NON IL PERMESSO DI COSTRUIRE
La tettoia chiusa solo per la parte del fabbricato sul quale essa interamente appoggia richiede, quale titolo abilitativo necessario per la lecita realizzazione, la D.I.A. (denuncia di inizio di attività) e non anche il permesso di costruire.
La denuncia di inizio attività non è impugnabile in quanto tale, poiché non è un provvedimento amministrativo a formazione tacita e non dà luogo in ogni caso ad un titolo costitutivo, ma costituisce un atto privato volto a comunicare l'intenzione di intraprendere un'attività direttamente ammessa dalla legge.
PRESUPPOSTO IMPRESCINDIBILE PER LA REALIZZAZIONE DI UN INTERVENTO MEDIANTE DIA E’ LA CONFORMITA’ ALLA DISCIPLINA URBANISTICO-EDILIZIA VIGENTE
La realizzazione di un intervento mediante denuncia di inizio attività non modifica la disciplina sostanziale dell'attività interessata, bensì il titolo di legittimazione, sostituendo il tradizionale provvedimento di autorizzazione da emettersi a seguito della domanda del privato con un procedimento di verifica ad iniziativa pubblica necessaria: si inverte pertanto il meccanismo, dovendo l'autorità amministrativa esercitare un controllo ex post sulla denuncia "abilitante" presentata dal soggetto interessato.
Deve escludersi che una c.d. integrazione della scia mediante la modificazione del suo oggetto, da deposito a box, con conseguente applicazione di un regime giuridico completamente diverso, anche ai fini delle distanze, possa costituire idonea integrazione documentale ai sensi dell'art. 19 della L. 241/90.
L’ASSENZA DI SCIA NON PUO’ INCORRERE IN SANZIONE DEMOLITORIA
L'esecuzione di lavori edili in assenza di SCIA non può essere sanzionata con la demolizione anziché con la sanzione pecuniaria, che costituisce, invero, nell'attuale quadro normativo, la sanzione tipicamente prevista per gli interventi riconducibili all'art. 22 del D.p.r. n. 380/01, eseguiti in assenza e/o difformità di SCIA.
E' illegittimo il provvedimento repressivo di una DIA edilizia emesso dopo i 30 giorni di legge senza fare alcuna valutazione in ordine all'esistenza di un interesse pubblico all'intervento in autotutela, né alcuna comparazione con l'interesse del privato al mantenimento del titolo abilitativo in questione.
IL TERMINE DI 30 GIORNI DALLA PRESENTAZIONE DELLA D.I.A. NON LEGITTIMA L’INTERVENTO EDILIZIO SE LA DICHIARAZIONE RISULTA INESATTA O INCOMPLETA
I presupposti indefettibili perché una d.i.a. possa essere produttiva di effetti sono la completezza e la veridicità delle dichiarazioni contenute nell'autocertificazione, per cui il decorso del termine di trenta giorni non legittima l'intervento edilizio se la dichiarazione non corrisponde al modello legale prescritto dalla legge, o comunque risulti inesatta o incompleta, sicché l'Amministrazione, in tale ipotesi, non decade dal potere di inibire l'attività o di sospendere i lavori.
LA REALIZZAZIONE DI INTERVENTI DIFFORMI DALLA DIA FA SCATTARE LA SANZIONE PECUNIARIA ANCHE SE DIPENDE DA UN CROLLO
E' legittima l'applicazione di sanzione pecuniaria laddove l'interessato, a fronte del titolo che poteva vantare in esito alla presentazione di una d.i.a. edilizia, abbia poi realizzato opere difformi da quelle assentite, anche laddove questo abbia la propria scaturigine in eventi estranei alla volontà della parte (nella specie, un crollo): in esito a tale situazione, l'interessato deve provvedere a dotarsi di un nuovo titolo che legittimi l'intervento, presentando altra d.i.a. o variante a quella già ottenuta o istanza di permesso di costruire; non è invece legittimato a realizzare opere diverse, senza previa costituzione di un titolo, e semplicemente richiamando la riconducibilità delle stesse al titolo a suo tempo conseguito e che dovrebbe coprire anche le nuove realizzazioni.
Al signor K. chiesero cosa stesse facendo. "Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore." (Eugen Berthold Friedrich Brecht)