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Timestamp: 2018-08-17 10:14:38+00:00
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News luglio-dicembre_2016
NEWS LUGLIO-DICEMBRE 2016
Corte di Giustizia: gli Stati membri non possono imporre un obbligo generale di conservazione dei dati ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica
La Corte di Giustizia, con la sentenza del 21 dicembre 2016 relativa alle cause riunite C-203/15 e C-698/15, ha dichiarato in contrasto con il diritto comunitario una normativa nazionale che imponeva ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica l’obbligo di conservare in maniera generalizzata e indifferenziata i dati relativi al traffico e all’ubicazione dei propri utenti.
Tuttavia, secondo la Corte di Giustizia, gli Stati membri possono prevedere una conservazione mirata di tali dati allo scopo di contrastare gravi fenomeni di criminalità, purché sia limitata allo stretto necessario e offra garanzie sufficienti per la tutela dei diritti degli interessati.
(Corte di Giustizia, sentenza del 21 dicembre 2016, cause riunite C-203/15 e C-698/15)
Privacy: pubblicate le prime Linee Guida interpretative del Regolamento generale sulla protezione dei dati
Il Gruppo di Lavoro articolo 29 sulla protezione dei dati personali ha pubblicato, il 13 dicembre 2016, le prime Linee Guida per l’interpretazione del Regolamento 679/2016/UE relativo al trattamento dei dati personali che entrerà in vigore nel maggio 2018.
Le Linee Guida individuano i requisiti soggettivi ed oggettivi e le competenze professionali della nuova figura del Data Protection Officer e approfondiscono, inoltre, il tema del diritto alla portabilità dei dati, chiarendo alcuni aspetti tecnici legati ai requisiti di interoperabilità fra i sistemi informatici. Infine, vengono specificati i criteri per individuare correttamente l’Autorità di controllo indipendente a cui rivolgersi in caso di controversie transfrontaliere (c.d. Autorità capofila).
(Guidelines on Data Protection Officers (“DPOs”))
(Guidelines on the right to data portability)
(Guidelines for identifying a controller or processor’s lead supervisory authority)
Corte di Giustizia: il «prestito» può avere ad oggetto la copia di un libro digitale.
La Corte di giustizia, con la sentenza del 10 novembre 2016 relativa alla causa C-174/15, ha stabilito che la nozione di «prestito» comprende anche la messa a disposizione temporanea della copia di un libro in formato digitale, a condizione che durante il periodo di prestito possa essere scaricata una sola copia e che, alla scadenza di tale periodo, la copia scaricata dall’utente non possa più essere utilizzata dal medesimo.
(Corte di giustizia, sentenza del 10 novembre 2016, causa C-174/15)
Corte di Giustizia: la copia di riserva di un software può essere ceduta dal legittimo acquirente solo se autorizzato dal titolare dei diritti.
La Corte di Giustizia, con la sentenza del 12 ottobre 2016 relativa alla causa C-166/15, ha ricordato come il legittimo acquirente iniziale della copia originale di software, accompagnata da una licenza d’uso illimitata, non può essere privato contrattualmente del diritto di vendere tale copia e la relativa licenza a un sub-acquirente.
Per contro, la Corte ha stabilito che, anche nel caso in cui il supporto originale necessario all’utilizzo del software risulti deteriorato, distrutto o smarrito, l’acquirente non può cedere al sub-acquirente la copia di riserva legittimamente effettuata, in assenza della specifica autorizzazione del titolare dei diritti.
(Corte di Giustizia, sentenza del 12 ottobre 2016, causa C-166/15)
Privacy: due recenti decisioni in tema di strumenti per il controllo a distanza dei lavoratori.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18302 depositata il 19 settembre 2016, ha ritenuto illegittima la condotta del datore di lavoro che utilizza software di controllo per monitorare la navigazione Internet, l’utilizzo della posta elettronica aziendale o l’uso del telefono aziendale da parte dei lavoratori. Ciò qualora il datore appronti detti strumenti senza il previo accordo sindacale o l’autorizzazione previsti dallo Statuto dei Lavoratori o trascurando di fornire la prescritta informativa e di raccogliere il consenso del lavoratore così come richiesto dal Codice della Privacy.
Poche settimane prima, il Garante per la protezione di dati personali, con il provvedimento n. 303 del 13 luglio 2016, aveva invece statuito come la verifica costante e indiscriminata da parte del datore di lavoro degli accessi dei dipendenti alla rete e alla posta elettronica, con la memorizzazione dei dati relativi al MAC Address, non risulti strettamente necessaria per la generica finalità di protezione e sicurezza informativa o di possibili indagini giudiziarie e, così predisposta, vìoli i principi di necessità, pertinenza e non eccedenza. Al contrario, afferma il Garante, devono essere privilegiate misure graduali che rendano assolutamente residuali i controlli più invasivi, legittimati solo in caso di individuazione di specifiche anomalie.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 18302 del 19 settembre 2016)
(Garante per la protezione di dati personali, provvedimento n. 303 del 13 luglio 2016)
Laboratorio Formentini per l’editoria – Ciclo di incontri "Impresa e Information Technology Law".
Il 14 settembre, in occasione del discorso del Presidente Juncker sullo stato dell’Unione del 2016, la Commissione UE ha presentato una serie di proposte per una profonda riforma del diritto d’autore, per adeguarlo alle tecnologie digitali che «stanno cambiando il modo in cui la musica, i film, la televisione, la radio, i libri e la stampa vengono prodotti e distribuiti e in cui divengono accessibili».
Le proposte si articolano in due direttive (sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e in materia di eccezioni a beneficio dei disabili visivi) e due regolamenti (sulle trasmissioni online e sullo scambio transfrontaliero di copie in formato accessibile).
Tante le novità sul tavolo: dal riconoscimento del diritto connesso dell’editore allo sfruttamento online dei suoi contenuti, agli obblighi per gli ISPs (Internet Service Providers) a utilizzare strumenti efficaci a garantire il notice and stay down, alla portabilità transfrontaliera dei contenuti online. Sono inoltre regolate una serie di eccezioni applicabili alle opere fuori commercio, al riuso dei materiali con finalità illustrative per uso didattico, alle operazioni di text and data mining, oltre all’attuazione del Trattato di Marrakech per le persone con disabilità.
LA RIFORMA EUROPEA DEL DIRITTO D'AUTORE
Una prima lettura degli effetti in ambito editoriale
Giovedì 27 ottobre 2016 ore 14.30-18.30
Aprendo il confronto con Piero Attanasio (Associazione Italiana Editori), Beatrice Cunegatti (InfoTech Law Firm) traccia una prima lettura degli effetti della proposta di riforma europea.
Ingresso libero con prenotazione: rsvp@laboratorioformentini.it
Di questo incontro se ne parla nelGiornale della Libreriadell'Associazione Italiana Editori (A.I.E.).
Corte di Giustizia: la normativa italiana in materia di equo compenso per copia privata è parzialmente incompatibile con le norme dell'Unione Europea.
La Corte di Giustizia, con la sentenza del 22 settembre 2016 relativa alla causa C-110/15, ha dichiarato la disciplina italiana in materia di equo compenso per copia privata parzialmente in contrasto con le norme dell'Unione Europea.
In particolare, la Corte di giustizia ha rilevato l'incompatibilità nella parte in cui la stipula di accordi per l'esenzione dal versamento del compenso – prevista per produttori e importatori di apparecchi destinati ad un uso professionale – è rimessa alla contrattazione privata tra SIAE e soggetti obbligati, circostanza che potrebbe generare disparità di trattamento.
Inoltre, la disciplina italiana è contraria alle norme dell'Unione anche nella parte in cui stabilisce che il rimborso dell'equo compenso indebitamente versato può essere richiesto solo dall’utente finale, e non anche dai produttori e dagli importatori di tali apparecchi.
(Corte di Giustizia, sentenza del 22 settembre 2016, Causa C-110/15)
Corte di Giustizia: la vendita di un computer provvisto di software preinstallati non costituisce di per sé una pratica commerciale sleale
La Corte di Giustizia, con la sentenza del 7 settembre 2016 relativa alla Causa C-310/15, ha stabilito che la vendita di un computer provvisto necessariamente di programmi informatici preinstallati non costituisce una pratica commerciale sleale, purché non sia contraria alle norme di diligenza professionale e non falsi il comportamento economico dei consumatori. Qualora il produttore non lasci altra scelta al consumatore se non quella di accettare detti programmi informatici o di ottenere il recesso dalla vendita, spetta al giudice nazionale valutare, eventualmente, se il consumatore è stato debitamente informato di tale circostanza prima di procedere all’acquisto e lasciato libero di scegliere un altro modello di computer.
Inoltre, il prezzo di ciascuno dei software non costituisce un'informazione rilevante e la loro mancata indicazione non può essere considerata una pratica commerciale ingannevole.
(Corte di Giustizia, sentenza del 7 settembre 2016, Causa C-310/15)
Pubblicate in Gazzetta Ufficiale le modifiche al CAD.
È stato pubblicato ieri, 13 settembre 2016, nella Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo del 26 agosto 2016, n. 179, contenente le modifiche e le integrazioni al Codice dell'Amministrazione Digitale, necessarie in seguito all'entrata in vigore del Regolamento Europeo 2014/910/UE (c.d. Regolamento eIDAS).
Le modifiche al CAD sono in vigore già oggi, 14 settembre 2016.
(Decreto Legislativo 26 agosto 2016, n. 179, Modifiche ed integrazioni al Codice dell'amministrazione digitale)
Corte di Giustizia UE: linkare opere abusive pubblicate su altro sito può costituire, a determinate condizioni, una violazione del diritto d'autore.
La Corte di Giustizia, con la sentenza dell'8 settembre 2016 relativa alla Causa C-160/15, ha stabilito che la pubblicazione su un sito Internet di collegamenti ipertestuali (c.d. link), che rimandano a opere protette pubblicate abusivamente su altro sito, può costituire atto di comunicazione al pubblico qualora sia accertato che l'autore del link era a conoscenza, o era ragionevolmente tenuto ad esserlo, della circostanza che detto link forniva accesso a un'opera protetta abusivamente pubblicata. La Corte ha specificato che è legittimo presumere tale conoscenza nell'ipotesi in cui i link siano forniti nel contesto di un’attività svolta a fini di lucro.
(Corte di Giustizia, sentenza dell'8 settembre 2016, Causa C-160/15)
Privacy: la Commissione europea ha giudicato adeguato il livello di protezione offerto dal Privacy Shield.
Il 12 luglio 2016 la Commissione europea ha pubblicato la decisione con cui ha giudicato adeguato il livello di protezione offerto dal regime del c.d. Privacy Shield nel contesto degli scambi di dati personali a fini commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti d'America. Il Privacy Shield contiene una serie di principi e misure a cui le organizzazioni statunitensi devono conformarsi qualora trattino dati personali provenienti dall'Unione Europea.
Il Privacy Shield sostituisce il vecchio regime (c.d. Safe Harbor) invalidato dalla Corte di giustizia dell'Unione europea con la sentenza del 6 ottobre 2015.
(Decisione del 12 luglio 2016 ai sensi della direttiva 95/46 / CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'adeguatezza della protezione offerta dal Privacy Shield tra UE e USA)