Source: https://danielemajori.com/2016/02/29/lo-sbancamento-del-terreno-finalizzato-ad-usi-diversi-da-quelli-agricoli-non-puo-ritenersi-opera-di-ordinaria-manutenzione-e-pertanto-necessita-sempre-di-un-previo-permesso-di-costruire/
Timestamp: 2020-02-19 23:36:24+00:00
Document Index: 96470962

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 37', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 283']

In materia edilizia, lo sbancamento del terreno, finalizzato ad usi diversi da quelli agricoli, non può ritenersi opera di ordinaria manutenzione e, pertanto, necessita sempre di un previo permesso di costruire: infatti, le attività di scavo di terreno costituiscono attività libere ex art. 6 d.P.R. n. 380/2001 solo ove strettamente connesse all’esercizio dell’attività agricola. | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in art. 6 d.p.r. n. 380/2001, attività di scavo di terreno, attività libere, permesso di costruire, sbancamento del terreno, solo ove strettamente connesse all’esercizio dell’attività agricola, Testo Unico edilizia
(Tar Campania, Napoli, sez. III, 10 febbraio 2016, n. 752)
«In parte fondato è […] il primo motivo di ricorso, con il quale la ricorrente, rubricando violazione e falsa applicazione degli art. 3,10, 22, 37 del D.P.R. n. 380/2001 ed eccesso di potere in varie figure sintomatiche, si duole che per gli interventi posti in essere occorresse premunirsi non del permesso di costruire, come ritenuto dal Comune, bensì della semplice D.I.A. conseguendone l’illegittimità dell’irrogazione della sanzione demolitoria in luogo di quella pecuniaria contemplata dall’art. 37, stesso decreto.
Al riguardo, essendo stato accertato dal Giudice penale, con gli ampi e pertinenti poteri istruttori a tale organo riservati, che il muro per cui è causa era preesistente ed era stato oggetto solo di meri interventi di manutenzione, gli stessi erano da ritenere assoggettati, al più – non essendone allo stato precisabile la natura se di manutenzione ordinaria ovvero straordinaria – a D.I.A. (come in realtà si afferma nella perizia di parte del 18.12.2008, Doc. 4).
2.2. La doglianza è invece infondata relativamente all’eseguito scavo di mt. 13 X 6 e dell’altezza di mt. 1.60 circa., attesa l’idoneità di tale intervento a comportare trasformazione urbanistico – edilizia permanente del territorio e stabile alterazione dei luoghi e la sua non inerenza all’esercizio dell’attività agricola che lo attrarrebbe, invece, nell’alveo dell’attività edilizia libera ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 380/2001.
Al riguardo osserva il Collegio come la giurisprudenza, anche di legittimità, reputa le attività di scavo e sbancamento di terreno di non trascurabile consistenza come quello in disamina, assoggettate al regime del permesso di costruire in virtù della trasformazione permanente dello stato dei luoghi che determinano.
Si è infatti di recente sancito che “In materia edilizia, lo sbancamento del terreno, finalizzato ad usi diversi da quelli agricoli, non può ritenersi opera di ordinaria manutenzione e, pertanto, necessita sempre di un previo permesso di costruire” (Tribunale Napoli sez. I, 6 febbraio 2015 n. 1597).
Si è espressa in tal senso anche la giurisprudenza di legittimità, avendo chiarito che “anche le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio del permesso di costruire” “ (Corte di cassazione, Sezione III, Pen., 18 settembre 2013, n. 38334;Sezione III, Pen., 23 agosto 2011, n. 32812).
In termini più chiari il S.C. ha puntualizzato che le attività di scavo di terreno costituiscono attività libere ex art. 6, D.P.R. .n .380/2001 solo ove strettamente connesse all’esercizio dell’attività agricola, altrimenti richiedendo il permesso di costruire: “Le attività di sbancamento del terreno finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli in quanto incidano sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio; infatti, anche in seguito alle modifiche apportate dal d.l. 25 marzo 2010 n. 40, conv. con modificazioni dalla l. 22 maggio 2010 n. 73, l’art. 6 comma 1 lett. d), t. u. n. 380 del 2001 prevede che nessun titolo abilitativo è richiesto per i movimenti di terra soltanto se “strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo pastorali” il permesso di costruire è invece necessario nei casi non connessi all’esercizio dell’agricoltura in cui la morfologia del territorio venga alterata in conseguenza delle opere di sbancamento realizzate in concreto” (Cassazione penale, Sez. III, 24 novembre 2011 n. 48479 ).
Più di recente la Corte di Cassazione ha ribadito il rassegnato convincimento affermando che “Le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidenti sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio. (Cassazione penale sez. III 29 gennaio 2014 n. 19845)
Anche la giurisprudenza amministrativa ha espresso il medesimo avviso, affermando il principio secondo cui ai fini della necessità o meno del permesso di costruire relativamente a lavori di sbancamento del terreno, occorre distinguere tra gli scavi finalizzati ad utilizzo edilizio e le consimili attività non connesse all’edificazione: soltanto nella prima ipotesi essi sono da ritenersi compresi nell’intervento complessivo e non richiedono uno specifico titolo autorizzativo, mentre i lavori di sbancamento in assenza di opere in muratura, in quanto modificano autonomamente l’ambiente, necessitano di detto permesso (T.A.R. Lazio – Roma, Sez. II, 5/4/2007, n. 2986 T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 14 dicembre 2005 , n. 4057).
Si è in tal senso di recente precisato che “Non può ravvisarsi un abuso “minore” nelle opere di sbancamento del terreno finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, atteso che esse incidono sullo stesso tessuto urbanistico del territorio e ne alterano la morfologia” (T.A.R. Campania – Salerno Sez. I , 9 gennaio 2015 n. 59)
Orbene, nel caso di specie non risulta che lo sbancamento sia stato effettuato funzionalmente alla realizzazione di una opera edilizia per la quale comunque non sarebbe stato richiesto il necessario titolo abilitativo.
2.3. Rileva inoltre il Collegio come l’assoggettamento ad autorizzazione sia ancor più da sostenere in ragione della natura di zona sismica che caratterizza l’area in cui è stato effettuato l’intervento de quo agitur, la quale emerge dal verbale di sequestro suindicato, nel quale “ si dà atto che i lavori su descritti (art. 20 legge 74/64 – 1086/71) sono stati eseguiti in zona sismica” per cui uno scavo di rilevanti dimensioni, quale quello eseguito dalla deducente, doveva essere preventivamente vagliato dalla p.a. onde acclararne la mancanza di pericolosità dal punto di vista sismico.
Consta in merito un precedente della Cassazione che si è pronunciata nel senso della necessità del previo titolo autorizzatorio puntualizzando che “Rientrano fra le opere per cui è necessaria la preventiva autorizzazione ai sensi dell’art. 2 l. 2 febbraio 1974 n. 64 (provvedimento per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche), anche i lavori di sbancamento, riporto e livellamento del terreno di rilevante vastità. (Cassazione Penale, sez. III, 1/04/1976).
Per concludere sul punto va anche evidenziato come la necessità del titolo edilizio va predicata in ragione dei vincoli paesistico – ambientali gravanti sull’area, malgrado nel provvedimento sia stato operato un richiamo solo generico al d.lgs. n. 42/2004, richiamo che però è da ritenersi aliunde integrato dall’ammissione contenuta nella perizia di parte prodotta dalla ricorrente, che a pag. 1 chiarisce sul punto che le opere de quibus “ricadono in zona agricola del P.R.G. e in zona R.U.A. del P.T.P.” ovverosia in zona soggetta a recupero urbanistico ambientale. […]».
« Si ha raggruppamento misto sia quando, se possibile, si crea un raggruppamento temporaneo di tipo orizzontale per eseguire i lavori della categoria prevalente, sia quando le parti danno vita ad un raggruppamento di tipo orizzontale per eseguire i lavori scorporabili.
E’ illegittima la procedura di gara in cui il presidente della commissione giudicatrice – in violazione dell’art. 283, co. 3, d.P.R. n. 207/2010 – non abbia dato lettura in seduta pubblica dei punteggi attribuiti alle offerte tecniche, prima dell’apertura delle offerte economiche, limitandosi a comunicare ai presenti il fatto dell’avvenuta valutazione delle offerte tecniche e l’attribuzione dei relativi punteggi, il tutto verbalizzato in un prospetto separato e allegato al verbale in busta chiusa sigillata (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione di primo grado anche nella parte in cui il Tar aveva accolto la censura di illegittimità del disciplinare, il quale disponeva che le buste contenenti i campioni fossero aperte in seduta riservata e non in seduta pubblica, censura ritenuta tempestiva poiché l’interesse a sollevarla veniva a sorgere solo dopo l’esito sfavorevole della gara per la ricorrente). »