Source: http://www.michelepaolella.it/diritto-internazionale-e-della-globalizzazione/
Timestamp: 2017-11-23 11:15:01+00:00
Document Index: 118311054

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 64', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 40', 'art. 42', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 53', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 33', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 33', 'art. 37', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 52', 'art. 249']

Diritto Internazionale e della Globalizzazione - michelepaolella.it
Le fonti previste da accordi. Il fenomeno delle org int. Le Nazioni Unite
I trattati possono contenere regole materiali e regole formali, strumentali, cioè regole che istituiscono ulteriori procedimenti o fonti di produzione di norme.
La presenza di queste fonti implica un’acquiescenza da parte degli Stati che hanno dato vita all’org int. Questa acquiescenza non è scontata, perché a un maggior potere decisionale dell’org int corrisponde solitamente una minore sovranità degli Stati, che non vogliono mai limitare i propri poteri.
La predisposizione di progetti di convenzioni (che poi necessitano delle ratifiche da parte degli Stati)
L’emanazione di raccomandazioni (atti con valore di esortazione, non vincolante).
In ogni caso, non mancano le eccezioni, e il fenomeno è comunque importante, perché i governi sono costretti a negoziare apertamente e a raggiungere un accordo, una cooperazione.
Fu fondata nel 1945 dalle potenze che, durante la IIGM, avevano combattuto e vinto le Potenze dell’Asse. Prese il posto della Società delle Nazioni.
Il 26 giugno 1945 ebbe luogo a San Francisco la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite. Il 24 ottobre seguente venne firmato lo Statuto.
La prima Assemblea Generale si riunì il 10 gennaio 1946 a Londra.
Sono rappresentati tutti gli Stati membri, con pari diritto di voto. Ha una vasta competenza ratione materiae, ma quasi nessun potere vincolante; eccezioni:
• Ripartizione delle spese, approvata con i 2/3. La sanzione consiste nel fatto che il membro in arretrato di 2 annualità di contributi non ha diritto di voto.
• Modalità e tempi per la concessione dell’indipendenza ai territori coloniali, una competenza che non trova fondamenti nella Carta, ma in una norma consuetudinaria.
Sono rappresentati 15 Stati membri, di cui 5 permanenti (USA, Russia, Cina, GB, Francia) con diritto di veto: essi hanno la facoltà di impedire una deliberazione da parte della maggioranza, eccetto le delibere di carattere procedurale. Gli altri 10 membri sono eletti dall’Ag per 2 anni.
La competenza del CdS consiste nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
È l’organo di maggior rilievo per le importanti competenze e per i suoi poteri decisionali vincolanti.
Secondo gli artt. 39 ss. della Carta, il CdS può intraprendere
• Misure non vincolanti= Raccomandazioni (art. 41)
• Misure vincolanti
a. Non implicanti l’uso della forza
Sanzioni = interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio e altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche.
b. Implicanti l’uso della forza
Risoluzioni = se il CdS ritiene che le sanzioni siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi o altre operazioni.
Iter: il CdS accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione, e può invitare le parti interessate a ottemperare a quelle misure provvisorie che esso consideri necessarie o desiderabili. Tali misure provvisorie non devono pregiudicare i diritti, le pretese o la posizione delle parti interessate. Il CdS prende in debito conto il mancato ottemperamento a tali misure provvisorie. Può poi fare raccomandazione o decidere quali misure debbano essere prese per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.
Prassi:durante la guerra fredda l’azione del CdS è stata bloccata dalla prassi dei veti incrociati. Oggi può intervenire più frequentemente, soprattutto all’interno degli Stati (per tutelare la popolazione civile, contro gruppi terroristici o partiti politici armati…).
Comprende il Segretario Generale e il personale che l’Org possa richiedere. Il SG è nominato dall’Ag su proposta del CdS. È il più alto funzionario amministrativo dell’Org.
Può richiamare l’attenzione del CdS su qualunque questione che a suo avviso possa minacciare il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Rappresenta 54 membri eletti dall’Ag (ogni anno vengono eletti 18 membri per 3 anni). I suoi ambiti d’azione sono le questioni economiche, sociali, culturali, educative, sanitarie.
Può fare raccomandazioni, preparare progetti di convenzioni, convocare conferenze internazionali.
È subordinato all’Ag.
È il principale organo giurisdizionale delle NU. Tutti gli Stati membri delle NU sono ipso facto aderenti allo Statuto della CIG.
È formata da 15 giudici.
È stato uno degli organi principali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che si occupava della gestione delle nazioni non indipendenti dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1994 tutti i Territori in questione avevano ottenuto l’autonomia o l’indipendenza, o costituendosi come Stati autonomi, o unendosi ad uno Stato sovrano loro confinante. L’ultimo a seguire questa strada è stato il Territorio sotto Amministrazione Fiduciaria delle Isole del Pacifico (Palau), amministrate dagli Stati Uniti, che sono diventate il 185° Stato Membro dell’ONU. Concluso il suo compito, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria è attualmente composto soltanto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Esso ha modificato le proprie norme procedurali, per consentire di riunirsi dove e quando ve ne sia occasione, ma ha sospeso formalmente la sua attività.
Lo stesso art. 7 prevede la possibilità di istituire organi sussidiari, ove si rivelino necessari. Si tratta di organi permanenti, con funzioni di rilievo anche se non hanno poteri vincolanti. Oggi sono numerosi, e arrivano a coprire tutti i campi d’azione delle Nazioni Unite (tutela dei diritti umani, codificazione del diritto internazionale, collaborazione economica, sviluppo dei paesi arretrati…). Esempi:
UNCTAD = Conferenza delle NU sul commercio e lo sviluppo
UNDP = Programma delle NU per lo sviluppo
UNICEF = Fondo delle NU per l’infanzia
UNHCR = Alto Commissariato per i rifugiati
UNITAR = Istituto delle NU per l’insegnamento e la ricerca
UNEP = Programma delle NU per l’ambiente
Questi organi svolgono sia funzioni di tipo normativo (progetti di accordo, raccomandazioni), sia funzioni di tipo operativo (deliberazione ed esecuzione di programmi di assistenza tecnica, di aiuto…).
L’art. 1 della Carta elenca gli scopi dell’Org, ampi e indeterminati. Le sue competenze si suddividono in tre grandi settori:
Sviluppo delle relazioni amichevoli tra gli Stati fondati sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli
Collaborazione in campo economico, sociale, culturale e umanitario.
I primi anni di vita dell’ONU furono occupati dal primo settore; tra il 1950 e il 1960 i risultati maggiori si ebbero in tema di decolonizzazione, tra gli anni ’60 e gli anni ’90 fu dato più spazio al terzo settore, mentre dagli anni ’90 a oggi si testimonia una tendenza all’impegno nel mantenimento della pace.
Gli istituti specializzati delle NU. Altre org int a carattere universale. Le decisioni tecniche di “organismi” internazionale
In campo economico e sociale operano numerose org int sia a carattere universale sia a carattere regionale. Gli Istituti Specializzati delle NU sono org universali collegate con le NU, da cui subiscono un certo potere di coordinamento e di controllo. Sono comunque org autonome, nate da trattati del tutto distinti dalla Carta delle NU, e i cui membri solo in linea di massima coincidono con i membri delle NU.
Come avviene il collegamento tra IS e NU?
Art. 57: l’IS e l’ONU sottoscrivono un accordo, che segue un tipico schema. Questo fu predisposto per la prima volta nel 1946, per la FAO, l’ILO e l’UNESCO. Prevede lo scambio di rappresentanti, osservatori, documenti, il ricorso a consultazioni in caso di necessità, il coordinamento dei rispettivi servizi tecnici, l’impegno dell’IS di prendere almeno in esame le raccomandazioni NU, ecc. Questo accordo è importante soprattutto perché sottopone gli IS al potere di coordinamento e controllo dell’ONU.
Ad es. gli artt. 58 e 60 abilitano l’Ag e l’ECOSOC a emanare raccomandazioni al fine di coordinare i programmi e le attività degli IS; l’art. 64 attribuisce all’ECOSOC la facoltà di richiedere agli IS rapporti regolari, mentre l’art. 17 afferma che l’Ag esamina i bilanci amministrativi degli IS al fine di fare ad essi delle raccomandazioni.
Art. 63: dalla parte delle NU negozia l’ECOSOC.
I rapporti tra NU e IS si sono intensificati soprattutto riguardo alla cooperazione per lo sviluppo dei paesi arretrati.
Questi accordi di collegamento sono veri e propri accordi internazionali?
Secondo Conforti NO: sono un complesso di norme che, per volontà della Carta e dei trattati istitutivi degli IS, vanno a formare parte integrante dell’una e degli altri e precisamente si inseriscono tra le norme che disciplinano le funzioni dei rispettivi organi. La loro violazione, quindi, non è configurabile come l’inadempienza di obblighi contrattuali, ma ha rilievo come causa di illegittimità delle risoluzioni di uno di questi organi.
Gli IS svolgono:
Emanano raccomandazioni e predispongono progetti di convenzione. Se emanano a maggioranza decisioni vincolanti per gli Stati membri, queste decisioni diventano vincolanti se gli Stati non manifestano entro un certo periodo di tempo la volontà di ripudiarle. Queste decisioni sono da inquadrare tra le fonti previste da accordo, e solitamente si occupano di materie tecniche.
Deliberazioni ed esecuzione di programmi di assistenza tecnica, di aiuti, di prestiti. In questo caso i collegamenti con le NU avvengono su base paritaria, attraverso convenzioni, che non portano a rapporti di dipendenza.
Quali sono gli IS esistenti più importanti?
FAO – Food and Agricoltural Organization
1945, Roma, 183 membri
Ha assorbito le attività e i beni del vecchio Istituto Internazionale di Agricoltura, esistente dal 1905, in conformità a un accordo stipulato tra i paesi membri di quest’ultimo. Organi:
Funzioni: ricerca e informazione, promozione ed esecuzione di programmi di assistenza tecnica e aiuti nel campo dell’agricoltura e dell’alimentazione.
1919, Ginevra, 178 membri
Fu costituita con i Trattati di pace alla fine della IGM. Organi:
Conferenza Generale (ogni Stato ha 4 delegati: 2 per il governo, 1 per i datori di lavoro, 1 per i lavoratori)
Funzioni: emanazione di raccomandazioni e predisposizione di progetti di convenzione multilaterale in materia di lavoro. Questi progetti possono poi non essere ratificati dagli Stati membri, che però devono sottoporli entro un certo termine agli organi competenti per la ratifica.
Ha contribuito allo sviluppo della tutela dei lavoratori. Una delle convenzioni più importanti è la Dichiarazione dei principi e diritti fondamentali del lavoro, 1998.
1945, Parigi, 192 membri
I progetti di convenzione predisposti dall’UNESCO devono essere sottoposti entro un certo periodo di tempo dallo Stato membro agli organi competenti per la ratifica, anche se questa può essere effettuata o meno.
Funzioni: diffondere la cultura, promuovere lo sviluppo dei mezzi di educazione all’interno degli Stati membri e l’accesso all’istruzione senza distinzione di razza, sesso, condizione economica o sociale, assicurare la conservazione del patrimonio artistico e scientifico…
1947, Montréal, 189 membri
Organi :
Funzioni : emanare tutta una serie di disposizioni (standards internazionali, pratiche raccomandate) relative al traffico aereo. Gli allegati, adottati a maggioranza di 2/3, entrano in vigore per tutti gli Stati membri dopo 3 mesi dalla loro adozione se nel frattempo la maggioranza degli stati membri non abbia notificato la propria disapprovazione.
Siamo di fronte a una vera e propria fonte di norme internazionali, norme a carattere tecnico. Questi atti vincolano tutti gli Stati membri, anche quelli dissenzienti.
1948, Ginevra, 193 membri
Assemblea (può emanare regolamenti in tema di procedure per prevenire la diffusione delle epidemie, di nomenclatura delle malattie epidemiche e mortali, di caratteristiche dei prodotti farmaceutici… questi regolamenti entrano in vigore per tutti i paesi membri, tranne quelli che, entro un certo periodo di tempo, comunicano il loro dissenso)
Funzioni: conseguimento da parte di tutti i popoli del livello più alto possibile di salute. Svolge anche un’intensa opera di assistenza tecnica.
1958 (IMCO, diventata IMO nel 1982), Londra, 169 membri
Funzioni: emana raccomandazioni e predispone progetti di convenzione sulla sicurezza e l’efficienza dei traffici marittimi. In merito a queste raccomandazioni e progetti non è previsto neanche l’obbligo della sottoposizione agli organi competenti per la ratifica.
ITU – International Telecommunication Unit, WMO – Worl Meteorological Organization, UPU – Universal Postal Union
Esistono da circa un secolo; predispongono testi di convenzioni o di regolamenti. I regolamenti della WMO e dell’UPU non vincolano lo Stato dissenziente, mentre i regolamenti amministrativi dell’ITU vincolano tutti gli Stati membri che non hanno manifestato la loro opposizione al momento dell’adozione o dopo un certo termine.
IMF – International Monetary Fund; IBRD – Internation Bank for Reconstruction and Development; IFC – International Finance Corporation; IDA – International Development Association
L’IMF e l’IBRD sono stati create nel 1944 con gli accordi di Bretton Woods.
IMF: organi = consiglio dei governatori, comitato esecutivo, direttore generale.
Funzioni: promuovere la collaborazione monetaria internazionale, la stabilità dei cambi, l’equilibrio delle varie bilance dei pagamenti.
A questo scopo dispone di un capitale sottoscritto pro quota dagli Stati membri. Questi possono ricorrere alle riserve del Fondo entro certi limiti rapportati alla quota sottoscritta e a determinate condizioni. Queste ultime formano l’oggetto di una lettera di intenti sottoscritta.
Questa org è stata contestata dai Pvs.
IBRD: ha un cospicuo capitale sottoscritto dagli Stati membri, e struttura e sistemi di votazione simili a quelli del IMF. Suo scopo principale è la concessione di mutui agli Stati membri (o a privati, sotto garanzia di uno Stato membro) per investimenti produttivi a un tasso di interesse variabile anche a seconda del grado di sviluppo dello Stato interessato.
IFAD – International Fund for Agricoltural Development
È un ente finanziaro internazionale che contribuisce, sotto forma di contributi e prestiti, allo sviluppo dell’agricoltura dei Paesi poveri e con deficit alimentari notevoli. La sua struttura ricalca quella del IMF e della IBRD, ma a differenza di questi l’IFAD è sotto il controllo dei Pvs, comprensivi dei paesi dell’OPEC. Tuttavia, l’ente deve comunque attingere ai contributi degli Stati membri più ricchi.
Si occupa dei problemi della proprietà intellettuale nel mondo, assicurando la cooperazione amministrativa tra le Unioni già esistenti nel settore, partecipando ad accordi, favorendo assistenza tecnica legale ecc.
Era organo sussidiario dell’Ag dell’ONU, ed è stata trasformata in IS nel 1979.
Compiti: operativi, cioè assistenza tecnica, consulenza in tema di innovazioni tecnologiche…
Promuove lo sviluppo e la diffusione delle applicazioni pacifiche dell’energia atomica. Non ha la qualifica di IS, ma ha legami sia con l’Ag sia con il CdS. Il suo accordo di collegamento con le NU è stato concluso nel 1957 e la pone in una condizione simile a quella degli IS.
1994, Ginevra, 136 membri
È del tutto indipendente dalle NU: il suo Statuto non contiene neppure un accenno al rispetto dei principi della Carta delle NU!
Funzioni: fornire un forum per lo svolgimento dei negoziati relativi alle relazioni commerciali multilaterali e tendenti alla massima liberalizzazione del commercio mondiale: sono i negoziati che prima si svolgevano in seno al GATT; fuori da un quadro istituzionale (1973-1979: Tokyo Round, 1986-1994: Uruguay Round). Veglia sull’esecuzione degli accordi conseguenti a questi negoziati.
Alcuni dei negoziati più importanti sono stati inseriti come annessi allo Statuto, come sue parti integranti, e sono:
GATT = Accordo generale sulle tariffe e il commercio, 1947, Ginevra, 23 membri, volto a liberalizzare il commercio internazionale (principio della clausola della nazione più favorita, dazi doganali, parità di trattamento fiscale interno tra prodotti nazionali e importati…)
GATS = Accordo generale sugli scambi dei servizi
TRIPs = Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale
Il WTO è fonte di norme internazionali: le decisioni vincolanti, che possono essere prese a maggioranza di ¾ dei membri. Possono sia fornire un’interpretazione delle norme dello Statuto e degli annessi, sia dispensare uno Stato membro (in circostanze eccezionali e per periodi di tempo determinati) dall’osservanza degli obblighi derivanti dalle norme stesse.
Esiste poi il Dispute Settlement Body, Organo per la soluzione delle controversie, che è formato da tutti i membri e può autorizzare contromisure in caso di inadempienza da parte di uno Stato membro.
Organismi tecnici internazionali
Ambiti: tutela dell’ambiente e conservazione delle risorse.
Questi organismi non sono vere e proprie organizzazioni internazionali perché il loro trattato istitutivo non prevede la nascita di un insieme permanente di organi, ma demandano un certo potere normativo degli Stati contraenti.
Questi ultimi infatti possono adottare emendamenti al trattato istitutivo; questi atti hanno bisogno della ratifica dei singoli Stati. Ma questi organismi possono anche adottare a maggioranza decisioni vincolanti per tutti gli stati contraenti, di solito sotto forma di annessi o allegati al trattato istitutivo: sono norme internazionali di terzo grado. Elenco:
Convenzione di Londra sulla prevenzione dell’inquinamento marino (1972),
Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo di estinzione della fauna e flora selvatica (1973),
Convenzione di Bonn sulla conservazione delle specie migratorie di animali selvatici (1979),
Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono la fascia di ozono (1987)
Convenzione di Basilea sul controllo del movimento transfrontaliero di rifiuti pericolosi e della loro eliminazione (1989)
Le raccomandazioni degli organi internazionali
La raccomandazione è l’atto tipico degli organi delle NU, ma anche di tutte le org int in generale. Essa non è vincolante, quindi non è propriamente da annoverare tra le fonti previste da accordi.
Ma questo significa che essa è del tutto priva di effetti giuridici?
Secondo Conforti, la raccomandazione produce un effetto di liceità: non commette illecito lo Stato il quale, per eseguire una raccomandazione di un organo internazionale, tenga un contegno contrario a impegni precedentemente assunti o a obblighi derivanti dal diritto internazionale consuetudinario. L’effetto di liceità è da ammettere solo nei rapporti tra gli Stati membri e solo in ordine alle raccomandazioni legittime, cioè quelle che non fuoriescono dalle competenze proprie degli organi e da ogni altro limite posto dal Trattato istitutivo all’azione degli organi stessi.
L’effetto di liceità può essere dedotto dall’obbligo di cooperare con l’org, che è implicito in ogni trattato istitutivo di org int e dal potere di perseguire fini generali o comunque trascendenti l’interesse degli Stati membri singolarmente considerati.
La possibilità per gli organi di un’org int di indicare agli Stati membri quali contegni siano necessari nell’interesse comune non avrebbe senso se non comportasse la rinuncia del singolo stato a denunciare l’eventuale illiceità dei contegni raccomandati.
Art. 103: in caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai membri delle NU con il presente statuto e gli obblighi da esso assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal presente Statuto.
Questo non significa forse che anche le raccomandazioni possono prevalere sugli obblighi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale?
Secondo Conforti NO: lo Statuto deve garantire il rispetto a tutti i costi degli obblighi statutari, mentre nel caso della raccomandazione lo stato membro resta libero di non tenere il contegno raccomandato.
L’effetto di liceità non riguarda il problema se lo Stato debba o meno eseguire la raccomandazione, ma il problema se lo Stato che l’abbia eseguita sia o meno da tutelare.
L’effetto di liceità assume tutta la sua rilevanza nel caso delle raccomandazioni del CdS che abbiano per oggetto misure implicanti o non implicanti l’uso della forza.
Caso: risoluzione 9.4.1966 del CdS, ribadiva l’interdizione della vendita di petrolio alla Rodesia del Sud, invitando la GB a impedire con qualsiasi mezzo l’arrivo nel porto di Beira, Mozambico, di petrolio destinato a proseguire via terra per la Rodesia. Le autorità britanniche avevano operato in alto mare, al largo di Beira, la visita di una nave greca, ma il governo greco si era opposto, invocando la norma internazionale consuetudinaria sulla navigazione marittima. Dopo la risoluzione del CdS, venne intercettata e visitata una seconda nave greca, stavolta senza alcuna protesta da parte del governo greco.
Come si può capire se una raccomandazione è legittima o meno? Nelle org int non esiste un organo che giudichi la legittimità delle raccomandazioni, e di certo non si può dire che tale giudizio spetti allo stesso organo che emana l’atto.
Si può allora affermare che l’effetto di liceità potrà verificarsi solo tra quegli stati membri che abbiano votato a favore della raccomandazione, o che comunque l’abbiano approvata senza alcuna riserva.
Nei confronti degli Stati che abbiano votato contro o si siano astenuti, invece, l’effetto di liceità dovrà essere escluso.
Anche nel caso di Stati che abbiano votato a favore, un loro organo che sia chiamato ad applicare l’effetto di liceità dovrà chiedersi se, alla luce delle norme statutarie, la raccomandazione sia legittima o meno.
Alcuni ritengono che sia illecito il comportamento dello Stato che rifiuti di osservare una serie di raccomandazioni. Ma questo significa che le raccomandazioni, reiterate nel tempo, diventano obbligatorie, ed è una tesi insostenibile!
La caratteristica fondamentale dell’atto della raccomandazione è proprio la sua non vincolatività.
Il sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta NU
La Carta NU sancisce all’art. 2, par.4, il divieto dell’uso della forza nei rapporti internazionali. Al cap. VII, poi, accentra nel CdS la competenza a compiere le azioni necessarie per il mantenimento dell’ordine e della pace tra gli Stati, in particolare l’uso della forza a fini di polizia internazionale.
Il sistema di sicurezza accentrato nel CdS ha funzionato poco e male fino alla caduta del muro di Berlino. A partire dalla guerra del Golfo del 1991 ha avuto una seconda vita, diventando l’attività principale delle NU. Anche se il veto è ancora praticato, il numero di interventi del Consiglio è molto alto. In particolare il CdS interviene nelle crisi interne agli Stati: guerre civili, violazioni gravi e ripetute dei diritti umani, situazioni post-conflittuali…
Nella prassi anche l’Ag ha intrapreso azioni a tutela della pace: una competenza che non era prevista dalla Carta. Essa ha contribuito all’istituzione di una Peacebuilding Commission, che si occupa delle situazioni post-conflittuali, del ristabilimento di condizioni normali e di sviluppo e del coordinamento di tutte le attività in materia.
Qual è l’iter del CdS?
Accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione
Può invitare le parti interessate a prendere misure provvisorie necessarie per non aggravare la situazione
Stabilisce quali misure sanzionatorie non implicanti l’uso della forza debbano essere prese
Se queste sono considerate o risultate inadeguate, può procedere a misure implicanti l’uso della forza.
Cosa si intende esattamente per “minaccia alla pace”? È un’espressione molto vaga, e in questo il CdS ha un larghissimo potere discrezionale. In sede di redazione della Carta NU molte parti chiesero una definizione di aggressione, o almeno un elenco di casi: era palese la preoccupazione di un possibile abuso del CdS nei confronti degli Stati medi e piccoli.
Ma fu obiettato che la questione era troppo lunga e avrebbe arenato i lavori, così come era successo per la SdN.
Nel 1974 l’Ag ha adottato una Dichiarazione sulla definizione di aggressione in cui vengono elencate ipotesi di aggressione: invasione o occupazione militare, bombardamento da parte di forze aeree, terrestri o navali, blocco dei porti e delle coste, invio di bande di mercenari o messa a disposizione del proprio territorio per attacchi contro il territorio altrui.
Ma la stessa Dichiarazione riconosce che il CdS può sempre stabilire che una di queste ipotesi non giustifica il suo intervento, o che può considerare come atto di aggressione un caso non elencato: questa definizione, insomma, non pregiudica le funzioni degli organi NU così come previste dalla Carta.
Il sistema di sicurezza NU ha caratteristiche sui generis:
Il suo funzionamento non assicura in ogni caso una sanzione contro violazioni gravi del diritto internazionale da parte degli Stati
Il CdS può considerare come minaccia alla pace anche un comportamento che non leda un interesse fondamentale della comunità internazionale
Consiste non tanto di principi materiali, quanto di regole procedurali, norme sulla competenza dell’organizzazione.
TRE FASI DEL CONSIGLIO:
Art. 40. Lo scopo è il prevenire un aggravarsi della situazione. Esempio di misura provvisoria: cessate-il-fuoco.
Il CdS ha usato spesso queste misure, e altrettanto spesso non è riuscito, per il disaccordo dei membri, a passare alle misure successive.
Le misure provvisorie formano solo l’oggetto di un invito, quindi di una raccomandazione: non sono vincolanti, anche se l’art. 40 afferma che il “Consiglio prende in debito conto il mancato ottemperamento a tali misure provvisorie”.
Misure non implicanti l’uso della forza
Art. 41. Il CdS può vincolare gli Stati membri a prendere queste misure contro uno Stato che minacci o abbia violato la pace, oppure, nelle crisi interne, contro gruppi armati, o anche contro gruppi terroristici.
Artt. 42 ss. Il CdS può fare ricorso alla forza contro uno Stato o all’interno di uno Stato. Il ricorso a misure violente da parte del CdS è concepito come un’azione di polizia internazionale. La risoluzione con cui l’organo decide di agire, quindi, appartiene al genere delle risoluzioni operative.
Questa azione consiste nell’uso di contingenti armati nazionali sotto un comando internazionale facente capo al CdS. L’accentramento della direzione delle operazioni militar nel CdS fa capo alla necessità di garantire l’obiettività e l’imparzialità dell’azione, di controllare che questa sia contenuta entro i limiti indispensabili al mantenimento della pace, e di togliere qualsiasi iniziativa di carattere militare al singolo Stato. (eccetto i casi di legittima difesa individuale e collettiva)
Gli artt. 43, 44 e 45 prevedono l’obbligo per gli stati membri di stipulare con il CdS accordi intesi a decidere in merito alle forze armate utilizzabili poi dall’organo. L’uso dei vari contingenti nazionali deve far capo a un Comitato di Stato maggiore composto dai capi di stato maggiore dei 5 membri permanenti e posto sotto l’autorità del CdS.
Ma questi articoli non hanno mai ricevuto applicazione.
Tuttavia, vista la rivitalizzazione del CdS dopo la fine della guerra fredda, non è da escludere una “reviviscenza” di detti articoli.
Prassi: il CdS è intervenuto per ora con due modalità:
a. Creando delle Forze delle NU (i caschi blu) incaricate di operare per il mantenimento della pace (peacekeeping operations)
ONUC, Congo anni ‘60
UNEF II, Egitto-Israele 1973
UNFICYP, Cipro, 1964
UNPROFOR, ex Jugoslavia 1992
UNOSOM, Somalia 1992
UNOMSIL, Sierra Leone, 1988
Il CdS delega al SG in ordine sia al reperimento, attraverso accordi con gli stati membri,sia al comando delle forze internazionali. Le Forze non sempre operano con il consenso dello stato o degli stati nel cui territorio sono dislocati: spesso non esiste più un vero e proprio sovrano locale!
Le Forze per il mantenimento della pace comunque non sono destinate a usare la forza: sono forze cuscinetto, che devono dividere i contendenti e aiutarli nel ristabilire e nel mantenere condizioni di pace e di sicurezza senza poter adoperare le armi, che possono usare solo per legittima difesa. Inoltre, spesso le forze militari agiscono in combinazione con personale civile delle NU preposto all’assistenza del governo locale per ristabilire normali condizioni di vita politica e istituzionale dopo una guerra civile.
Tutto questo non significa però che non sia mai stata usata la forza: alcune di queste forze sono state trasformate in forze di peace enforcement (Congo, ex Jugoslavia, Somalia). Quindi, secondo Conforti, anche se i loro compiti sono limitati e anche se è il SG che caso per caso decide in merito al loro reperimento e comando, le Forze per il mantenimento della pace realizzano l’azione di polizia internazionale prevista dall’art. 42. Il fatto che i caschi blu non possano sparare o che l’azione sia condotta dal SG non è, per Conforti, motivo di confutazione di questa tesi.
Tuttavia la maggioranza della dottrina non è d’accordo con lui: questa o tenta di riportare le peace-keeping operations sotto altre norme della Carta estranee al cap. VII, oppure parla di formazione di regole non scritte ormai consolidatesi con il consenso di tutti gli Stati membri.
Per Conforti, la prima tendenza è assurda, ma la seconda è abbastanza convincente.
Le forze dell’ONU comunque spesso hanno avuto insuccessi, e altrettanto spesso hanno agito in modo poco lodevole (vd. Attacco dei caschi blu in Somalia).
b. Autorizzando l’uso della forza da parte degli Stati membri, sia singolarmente sia nell’ambito di org regionali.
L’impiego delle forze NU si è spesso rivelato impraticabile per motivi politici, militari, logistici e finanziari. Per questo il CdS si è sempre più diretto verso l’uso di contingenti militari da parte degli stati membri, individualmente o tramite organizzazioni regionali.
In due casi il CdS ha autorizzato o raccomandato agli stati singolarmente considerati di usare la forza in vere e proprie guerre internazionali, per respingere aggressioni esterne:
In altri casi, gli stati membri sono stati autorizzati a usare la forza in crisi interne (Timor Est 1999, Iraq 2003).
È legittima la delega dell’uso della forza dal CdS agli stati?
Non sembra inquadrabile sotto gli artt. 42 ss. dato che i fondatori delle NU hanno voluto accentrare nelle mani del CdS il potere di polizia internazionale come garanzia di obiettività e imparzialità di ogni azione a carattere militare. Il sistema di sicurezza collettiva, però, si è dimostrato inefficiente, per questo si è fatta strada la prassi della delega agli stati. Di conseguenza, questa può considerarsi come prevista da una norma consuetudinaria ad hoc.
c. Atti di governo di territorio
In territorio oggetto di contrastanti rivendicazioni di sovranità o nei quali si è verificata un’aspra guerra civile, il CdS organizza un governo, per mantenere la pace e la sicurezza.
Es.: territorio libero di Trieste, istituito dal Trattato di pace del 1947 tra Italia e Potenze Alleate. Doveva essere un piccolo Stato governato da un Governatore, la cui nomina era affidata al CdS. Ma il Territorio non fu mai costituito. esempi più recenti:
UNIMIK – Kossovo (1992 – fino a oggi)
UNTAET – Timor est (1999 – 2002)
UNTAC – Cambogia (1992 – 1993) = assistere l’amministrazione civile, promuovere libere elezioni politiche, proteggere i diritti umani.
Una misura relativa al governo di territori può essere considerata l’istituzione di tribunali internazionali per la punizione di crimini commessi da individui:
ICTY (ex Jugoslavia, 1993), Aja
ICTR (Ruanda, 1994), Arusha: Tanzania
Corte Speciale per la Sierra Leone (2002)
Queste misure non trovano un fondamento espresso nella Carta. Ci sono due ipotesi per riportarle alla categoria delle misure coercitive:
Facendo leva sull’art. 41: ciò che agli stati si può chiedere di fare (in questo caso la punizione di criminali internazionali) lo stesso può fare il CdS. Ma questa tesi non convince: la giurisdizione dei tribunali penali si esercita su individui, mentre le misure coercitive previste dall’art. 41 sono chiaramente misure dirette contro uno Stato, al massimo contro gruppi armati all’interno di uno Stato. Le misure ex art. 41, inoltre, sono destinate a cessare quando la pace e la sicurezza non sono più in pericolo.
Le misure che non rientrano in alcun articolo della Carta possono trovare fondamento nell’art. 24, part. 1, che attribuisce al CdS la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, e quindi avvalla ogni misura purché necessaria alla messa in atto di questa responsabilità. Il CdS godrebbe così di un potere residuale generale. Ma questa tesi viene contraddetta, secondo Conforti, dallo stesso art. 24, par. 2, in cui vengono elencati tassativamente gli specifici poteri attribuiti al CdS.
La tesi di Conforti è che la prassi del CdS ha deviato largamente dalla lettera e dallo spirito delle norme contenute nel cap. VII; questa prassi, insieme alla mancanza di qualsiasi opposizione da parte degli stati, sembra aver portato alla nascita di una norma consuetudinaria ad hoc. Questa tesi è conforme ad altre, nell’affermare che il CdS agisce, come negli altri casi di interventi non ortodossi, come organo materiale della comunità internazionale.
Del sistema di sicurezza collettiva fanno parte anche le organizzazioni regionali, create per sviluppare la cooperazione tra gli stati membri e provvedere alla soluzione delle loro controversie, sia per promuovere una difesa comune verso l’esterno.
Il cap. VIII della Carta, in particolare l’art. 53, stabilisce che “il CdS usa gli accordi e le org regionali per azioni coercitive sotto la sua direzione … nessuna azione coercitiva potrà essere intrapresa in base ad accordi regionali senza l’autorizzazione del CdS”. Le org regionali appaiono quasi come organi decentrati delle NU.
L’art. 51 poi ammette la legittima difesa sia individuale che collettiva; quest’ultima riguarda la possibilità che la reazione a un attacco armato provenga non solo dallo stato attaccato, ma anche da stati terzi. Questa possibilità fu inserita in relazione all’eventualità che si creassero alleanze difensive su scala regionale.
Di conseguenza, le org regionali possono agire coercitivamente contro uno Stato con l’autorizzazione del CdS in ogni caso, senza di essa nel caso di risposta a un attacco armato già sferrato.
Quali sono le org regionali più importanti?
Lega degli Stati arabi, 1945
Organizzazione degli Stati Americani, 1948 (OSA), Carta di Bogotà
Unione Europea Occidentale (UEO), 1948, patto di Bruxelles
Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), 1949
Organizzazione per l’Unità Africana (OUA), 1963
Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS)
Comunità di Stati indipendenti (CIS), 1991
Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), 1975
Lo statuto di organizzazioni costituite in vista dell’autodifesa collettiva tra i membri non è in contrasto con la Carta NU: la NATO, ad es., ha operato nella crisi della ex Jugoslavia (1994-1995) in attuazione di risoluzioni del CdS.
La funzione giurisdizionale internazionale come accertamento vincolante del diritto ha ancora natura arbitrale: un giudice internazionale non può giudicare se la sua giurisdizione non è stata preventivamente accettata da tutti gli Stati parti di una controversia.
Nella sentenza del 1929, per l’affare Mavrommatis, la CIG ha dato una definizione di controversia: “un disaccordo su un punto di diritto o di fatto, un contrasto, un’opposizione di tesi giuridiche o di interessi tra due soggetti”.
La distinzione tra controversie giuridiche e controversie politiche (entrambe le parti o almeno una pretende di mutare il diritto internazionale a loro favore), tanto cara alla dottrina tra le due guerre mondiali, ha ormai scarso significato.
Il processo internazionale quindi ha carattere arbitrale. Se infatti manca la volontà di tutti gli Stati parte alla controversia, non è possibile costringere uno stato a sottoporsi a giudizio.
L’istituto dell’arbitrato internazionale si è evoluto notevolmente a partire dalla seconda metà dell’ ‘800:
1) Arbitrato isolato
XIX sec: sorta una controversia tra due o più Stati, si stipulava un accordo, il compromesso arbitrale, con cui si nominava un arbitro (ad es. un capo di stato) o un collegio arbitrale, eventualmente si stabiliva anche qualche regola procedurale, e ci si obbligava a rispettare la sentenza emessa. Era la forma più rudimentale e approssimativa di accertamento giudiziale del diritto, sia per la sommaria procedura, sia perché l’impegno arbitrale poteva coprire solo questioni minoris generis.
2) Clausola compromissoria incompleta e trattato generale di arbitrato incompleto
È la prima fase di istituzionalizzazione del collegio arbitrale giudicante: tra la fine del XIX sec e l’inizio del XX sono nati due meccanismi per facilitare l’accordo degli stati. La clausola compromissoria incompleta accede a una qualsiasi convenzione e crea l’obbligo per gli stati di ricorrere all’arbitrato per tutte le controversie che sorgano in futuro in ordine all’applicazione e all’interpretazione della convenzione stessa.
Il trattato generale di arbitrato incompleto crea un obbligo generico di ricorrere ad arbitrato per tutte le controversie che possono sorgere in futuro tra le parti contraenti, eccettuate alcune (vd. Clausola eccettuativa dei trattati di arbitrato), solitamente indicate come toccanti l’onore e l’indipendenza delle parti, o aventi natura politica (vd. Domestic jurisdiction).
Questi due meccanismi però creano solo un obbligo de contraendo, cioè l’obbligo di stipulare il compromesso arbitrale; se questo però non interviene, non si può arrivare all’emanazione di una sentenza.
3) Creazione di organi arbitrali permanenti
Nello stesso periodo si è avuta la tendenza a istituzionalizzare i tribunali internazionali, creando organi arbitrali permanenti e predisponendo regole di procedura. Il primo tribunale del genere è stata la Corte Permanente di Arbitrato, tuttora esistente, creata con le Convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907 sulla guerra terrestre. Questa Corte non è altro che un elenco di giudici, periodicamente aggiornato, tra cui gli stati possono scegliere per la composizione del collegio arbitrale. Anche le regole di procedura non sono molte, e cedono di fronte a quelle eventualmente stabilite dalle parti: il grado di istituzionalizzazione è ancora molto basso.
4) Corte permanente di giustizia internazionale
Una seconda fase di istituzionalizzazione ha avuto inizio con la fine della IGM, con la creazione della Corte Permanente di Giustizia Internazionale e poi, nel 1945, della Corte Internazionale di Giustizia.
• Questa è organo delle NU, ha sostituito la CPGI, ha sede all’Aja e funziona in base allo statuto annesso alla Carta dell’ONU.
• Art. 1: La Corte è un corpo di giudici indipendenti, eletti senza riguardo alla loro nazionalità, tra persone di alta levatura morale, che posseggano i requisiti richiesti nei loro rispettivi paesi per la nomina alle più alte cariche giudiziarie, o siano giureconsulti di riconosciuta competenza nel campo del diritto internazionale.
• Presenta un forte grado di istituzionalizzazione: è un corpo permanente di giudici, eletti dall’Ag e dal CdS, che giudica in base a regole di procedura precise e complesse, inderogabili dalle parti.
• Giudica ancora, però, sul presupposto di un accordo tra tutte le parti di una controversia.
• Può decidere non solo secondo diritto, ma anche secondo equità: ex aequo et bono, se le parti lo chiedono.
• Svolge anche una funzione consultiva: dà pareri su qualsiasi questione giuridica su richiesta dell’Ag o del CdS o di altri organi, con autorizzazione dell’Ag. I suoi pareri non sono vincolanti, e spesso non sono stati seguiti; tuttavia, danno un fondamentale apporto alla ricostruzione di norme internazionali generali e all’interpretazione della Carta dell’ONU. I suoi pareri possono però diventare vincolanti se, con una convenzione o altro atto vincolante, ci si impegna a rispettarli: in questo caso ci troviamo di fronte a veri e propri impegni arbitrali.
• Non può essere adita da tutti i soggetti di diritto internazionale, ma solo dagli Stati.
• Perché la CIG sia adita unilateralmente non è necessario che l’accordo alla base della sua competenza preveda espressamente il potere di azione unilaterale: è sufficiente che l’accordo stabilisca generalmente che le controversie relative all’interpretazione o all’applicazione di un certo trattato “devono essere portate” innanzi alla Corte.
• Art. 36, par. 2: gli stati che, con una dichiarazione ad hoc, accettino come obbligatoria la giurisdizione della Corte, possono essere citati davanti alla Corte stessa da un qualsiasi altro stato che abbia emesso la stessa dichiarazione.
Lo stesso articolo afferma che gli stati aderenti allo statuto della CIG possono in ogni momento dichiarare di riconoscere come obbligatoria ipso facto e senza speciale convenzione, nei rapporti con qualsiasi altro Stato che accetti la stessa obbligazione, la giurisdizione della Corte.
5) Compaiono infine la clausola compromissoria completa e il trattato generale di arbitrato completo. Non si limitano più a creare l’obbligo di stipulare il compromesso, ma prevedono l’obbligo di sottoporsi al giudizio di un tribunale internazionale (di solito la CIG). Permettono a uno stato contraente di citare unilateralmente un altro stato contraente di fronte al tribunale internazionale così investito dalla controversia. Il fondamento del giudizio resta sempre volontario, ma si è al limite rispetto alla giurisdizione esercitata negli ordinamenti interni.
Prassi: Questi diversi meccanismi in realtà coesistono ancora oggi, e non sono esclusivi, ma esistono dei tipi intermedi. Qual è la propensione degli stati dell’attuale comunità internazionale verso il regolamento giudiziario delle controversie?
Dagli anni ’60 all’inizio degli anni ’80 l’arbitrato ha attraversato una consistente fase di declino, sia per lo scarso numero di ricorsi, sia per il rifiuto degli stati di eseguire le sentenze una volta emesse. Dal primo punto di vista emersero gli stati emersi dalla decolonizzazione, ancora diffidenti verso la corte; dal secondo punto di vista si distinsero vari stati, tra cui le grandi potenze, in particolare gli USA.
A partire dagli anni ’80, invece, si può parlare di “giurisdizionalizzazione del diritto internazionale”: il ruolo della CIG è aumentato notevolmente rispetto al passato, e nell’attuale comunità internazionale si fa sempre più necessario l’accertamento indipendente e imparziale del diritto.
Quali mezzi assicurano l’esecuzione in via coattiva delle sentenze internazionali? In linea generale, il problema è lo stesso della norma internazionale: sono scarsi i mezzi coercitivi a livello interstatale, e bisogna ancora affidarsi al diritto interno degli stati che devono osservare la sentenza, assicurata dalle stesse norme che provvedono all’adattamento alle regole internazionali di cui la sentenza abbia accertato il contenuto.
Sono sempre più numerosi gli organi giurisdizionali internazionali che hanno competenze settoriali, che possono essere aditi unilateralmente, e che sono aperti anche agli individui, o addirittura che sono creati per giudicare individui. Si tratta di organi settoriali quasi giurisdizionali: provvedono a un accertamento di norme internazionali in tutto e per tutto simile a quello svolto da un tribunale, ma non hanno il potere di emanare sentenze o decisioni vincolanti, limitandosi ad adottare raccomandazioni o atti equivalenti.
Questi tribunali internazionali hanno carattere regionale o universale.
I tribunali regionali, molti dei quali appartengono al continente africano, riguardano di solito il settore dei diritti umani e della cooperazione, o integrazione, economica:
Ha sede a Lussemburgo, e ha competenze sui generis, tali da far sorgere il dubbio che alla Corte possa attribuirsi la qualifica di tribunale internazionale. con gli altri tribunali internazionali ha in comune solo l’origine pattizia, essendo sorta dai Trattati comunitari. La maggior parte delle sue competenze sono accostabili a quelle dei tribunali interne, e il loro esercizio non dipende dalla volontà degli stessi soggetti destinati a subirle (≠ arbitrato internazionale). le principali competenze sono:
a. Ricorsi per violazione del Trattato da parte di uno stato membro
Sono proponibili dalla Commissione o da ciascun Stato previa consultazione della Commissione. Lo stato accusato non può sottrarsi al giudizio della Corte, e se questo lo dichiara inadempiente è tenuto a prendere tutti i provvedimenti (abolire le misure interne che hanno portato alla violazione del diritto comunitario).
b. Controllo di legittimità sugli atti degli organi comunitari
Ricalca il sistema del contenzioso amministrativo francese; è limitato agli atti vincolanti (regolamenti, direttive, decisioni) del Consiglio e della Commissione. I vizi degli atti che comportano l’annullamento ex tunc degli stessi sono: incompetenza dell’organo, violazione di forme sostanziali, violazione del trattato o di altra regola di diritto relativa alla sua applicazione, sviamento di potere. Sono denunciabili, entro certi termini, da ciascuno stato membro, dal Consiglio, dalla Commissione e da qualsiasi persona fisica o giuridica interessata.
c. Questioni pregiudiziali
Quando, di fronte a un giudice di uno stato membro, è sollevata una questione relativa all’interpretazione del trattato CE o alla validità o interpretazione di atti comunitari, tale giudice ha il potere o, se di ultima istanza, il dovere, di sospendere il processo e di chiedere una pronuncia della Corte al riguardo. Questa ha effetto immediato nel giudizio nazionale a quo, ma l’interpretazione sarà usata in tutti gli stati membri. Lo scopo di questa competenza è dunque assicurare l’interpretazione uniforme del diritto comunitario negli stati membri. Oltre alle questioni sugli atti comunitari, questa competenza si estende anche agli atti propri dell’UE adottati nel settore della polizia e della giustizia penale.
Dal 1988 affianca la Corte; la sua competenza principale ha per oggetto i ricorsi promossi dalle persone fisiche e giuridiche; altre competenze possono essere aggiunte dal Consiglio, su richiesta della Corte e previa consultazione del PE e della Commissione. Le sentenze emesse dal Tribunale sono impugnabili davanti alla corte per motivi di diritto.
Le sentenze della Corte e del Tribunale di prima istanza che comportano, a carico di persone diverse dagli Stati, un obbligo pecuniario, costituiscono titolo esecutivo negli stati membri.
Il suo Statuto è contenuto nell’Annesso VI alla Convenzione di Montego Bay. Ha sede ad Amburgo, ed è composto da 21 giudici indipendenti, eletti tra persone che, oltre ad avere la più alta reputazione di imparzialità e integrità, abbiano una competenza notoria nel campo del diritto del mare. Nel suo seno è costituita una Camera per le controversie sui fondi marini.
Dalla sua nascita, nel 1996, il Tribunale ha prodotto una decina di sentenze. Per le controversie tra Stati è simile ai tribunali arbitrali istituzionalizzati, dato che si basa sulla volontà delle parti. La Camera per le controversie sui fondi marini ha competenze più varie, anche perché può essere adita anche dagli individui. Ma finora non ha funzionato, non essendo iniziata l’attività di sfruttamento dei fondi marini.
È l’organo della WTO per la soluzione delle controversie; sono rappresentati tutti gli stati membri, e si articola in due gradi di giudizio: il primo costituito da panels di esperti volta a volta nominati dall’Organo, il secondo consistente in un corpo permanente di appello in cui siedono 7 giudici. I panels hanno in più una funzione conciliativa. Il sistema ha un carattere tendenzialmente giurisdizionale, dato che è caratterizzato anche da una limitata possibilità di interventi dell’Organo, che è un organo politico. Questo può decidere, all’unanimità, di non costituire un panel, o di non approvare le decisioni emesse. Il sistema può essere paralizzato da una decisione interpretativa adottata, su richiesta di una delle parti alla controversia, dalla Conferenza ministeriale o dal Consiglio generale della WTO.
Ha sede a Strasburgo ed è l’organo che controlla il rispetto della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. È nata nel 1988 dalla fusione con la Commissione Europea dei diritti dell’uomo, ed è formata da un numero di giudici pari a quello degli stati contraenti (oggi 45) e scelti tra giureconsulti di notoria competenza, o persone che posseggano i requisiti richiesti per l’esercizio delle più alte funzioni giudiziarie. Gli artt. 19 e ss. della Convenzione disciplinano la composizione e le funzioni della Corte. Questa giudica attraverso:
a. Comitati (3 giudici)
b. Camere (7 giudici)
c. Grande Camera (17 giudici), può essere chiamata eccezionalmente a pronunciarsi su richiesta di una Camera se il caso da decidere comporta una grave questione di interpretazione della Convenzione o un cambiamento di giurisprudenza.
Il ricorso alla Corte può essere proposto:
a. Da un altro Stato contraente nell’interesse obiettivo (ricorso interstatale)
b. Da qualsiasi persona fisica o giuridica o org o gruppo di individui (ricorso individuale): in questo caso il ricorrente si deve pretendere vittima di una violazione della Convenzione. Questo secondo tipo di ricorso è stato considerato una vera e propria rivoluzione, perché venne stabilito nel 1950 e perché ha segnato il vero successo della Corte, provocandone una giurisprudenza estremamente ricca. Ciò ha anche un risvolto negativo, però: la Corte è spesso oberata da migliaia di ricorsi individuali.
Commissione e Corte interamericana dei diritti dell’uomo
Deriva dalla Convenzione interamericana dei diritti dell’uomo, firmata a San Josè de Costa Rica nel 1969 ed entrata in vigore nel 1978. Ne sono contraenti la maggior parte degli Stati americani, tranne gli USA. Alla Convenzione è stato aggiunto nel 1988 il Protocollo di San Salvador sui diritti economici, sociali e culturali. Il controllo sul rispetto dei diritti riconosciuti dalla Convenzione è affidato a una Commissione e a una Corte di giustizia.
Commissione africana dei diritti dell’uomo
Deriva dalla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, entrata in vigore nel 1986. L’unico organo istituito dalla Carta è la Commissione, quasi giurisdizionale: può ricevere comunicazioni relative alla violazione della Carta, sia da Stati che da entità non governative, compresi gli individui, ma ha un potere decisionale assai limitato: trasmettere rapporti confidenziali all’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’OUA.
Corte africana dei diritti dell’uomo
Non è ancora in funzione, ma è prevista dall’OUA.
Comitato per i diritti dell’uomo del Patto delle NU sui diritti civili e politici
È composto da 18 membri, eletti a titolo individuale dagli stati contraenti per un periodo di 4 anni. Funziona dal 1977 e può prendere in esame reclami presentati contro uno stato contraente da altri stati o da individui, se lo stato accusato ha, per i reclami statali, dichiarato di accettare la competenza del comitato in materia, o, per i reclami individuali, ratificato un protocollo opzionale ad hoc. In entrambi i casi, la procedura non sfocia mai in atti vincolanti, ma in rapporti e in tentativi di amichevole composizione. Il Comitato è anche competente a ricevere rapporti dagli Stati circa l’applicazione de Patto nei rispettivi territori, a studiarli, e a trasmettere agli stati contraenti e all’ECOSOC le osservazioni generali che ritenga opportune.
Anche se i suoi atti non sono vincolanti, il Comitato sta dando un fondamentale contributo alla ricostruzione di principi e regole relativi ai reclami individuali innanzi a organi internazionali.
Il Patto sui diritti economici, sociali e culturali non prevede l’istituzione di organi ad hoc, stabilendo solo che gli stati contraenti devono sottoporre rapporti periodici all’ECOSOC. Nel 1985 quest’ultimo ha creato il Comitato dei diritti economici, sociali e culturali perché lo assista. È ancora in fase di studio la possibilità di dar vita a un Protocollo opzionale per i reclami individuali.
Corti penali internazionali:
Si tratta ancora solo di una tendenza, che incontra notevoli difficoltà a tradursi in realizzazioni concrete.
La prima esperienza, creata nel 1945 con l’Accordo di Londra, concluso tra le Potenze che occupavano la Germania, per la punizione dei criminali nazisti. Esprimeva un’esigenza sentita da tutta la comunità internazionale, e trovò la sua giustificazione giuridica nell’occupazione della Germania.
Dopo la IIGM giudicò i criminali di guerra giapponesi, e fu costituita con una decisione dei soli USA.
1991; composta da due camere di prima istanza, di 3 giudici ciascuna, e una Camera di appello di 5 giudici. Lo statuto elenca anche i crimini di guerra, contro la pace e contro l’umanità, e prevede la priorità di questo tribunale rispetto alle Corti nazionali: su richiesta del tribunale stesso gli stati che detengono il presunto criminale devono consegnarlo al tribunale, che ha sede all’Aja.
1994; Questi due tribunali stanno dando un notevole contributo alla ricostruzione e all’interpretazione delle norme sui crimini di guerra e contro l’umanità. L’effettivo contributo alla punizione dei criminali è un fenomeno assai limitato nel tempo e nello spazio: i tribunali infatti devono contare sulla collaborazione degli stati in cui i presunti criminali si trovano.
Il suo statuto è stato adottato a Roma nel 1998 da un’apposita Conferenza delle NU. È entrato in vigore nel 2002 ed è osteggiato da alcuni stati, tra cui gli USA. La giurisdizione della Corte, relativamente ai crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità, ma con l’esclusione dell’aggressione, è complementare rispetto a quella degli stati, cioè può essere esercitata solo quando lo stato che ha giurisdizione sul crimine non vuole o non ha la capacità di perseguirlo.
Tribunali penali interni a composizione internazionale
Sono stati istituiti in pvs e in situazioni post-conflittuali. Es. Tribunale Speciale della Sierra Leone, che giudica persone accusate di crimini di guerra commessi durante la guerra civile, e composto da giudici locali e giudici nominati dal SG ONU. Altri organi giurisdizionali sono stati istituiti dalle Amministrazioni delle NU in Kosovo e in Timor Est.
Tribunali amministrativi delle org int
Hanno competenze limitate alle controversie di lavoro con i funzionari delle org int. Es.: Tribunale Amministrativo delle NU, Tribunale Amministrativo dell’ILO.
Questi mezzi tendono a facilitare l’accordo delle parti: non hanno carattere vincolante.
Sono il mezzo più semplice di soluzione diplomatica delle controversie: servono a raggiungere un accordo su qualsiasi oggetto e a prescindere dall’esistenza di una qualsiasi controversia.
Si verifica l’intervento di uno Stato terzo, o di un organo supremo di uno Stato o di un’org int a titolo personale. La differenza tra i due mezzi è più teorica: con i buoni uffici ci si limita a indurre le parti della controversia a negoziare, mentre nella mediazione c’è una partecipazione più attiva del terzo alle trattative.
È la forma diplomatica più evoluta di soluzione delle controversie, che più si avvicina all’arbitrato. Le Commissioni di conciliazione sono istituite talvolta su base permanente, talvolta su base occasionale e sono di solito composte da individui e non da Stati. Hanno il compito di esaminare la controversia in tutti i suoi aspetti, accertando i fatti e formulando una proposta di soluzione, che le parti sono poi libere di accettare o meno.
Le Commissioni di Inchiesta devono accertare i fatti, in modo non vincolante.
Si ha quando il ricorso alla conciliazione è previsto come obbligatorio, con la possibilità, per uno degli stati contraenti, di dare unilateralmente l’avvio alla procedura conciliativa. Es: artt. 65-68 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, che disciplinano una complessa procedura di conciliazione, cui le parti sono obbligate a sottostare se non scelgono un altro mezzo di soluzione della controversia. Anche la Convenzione di Montego Bay prevede una procedura conciliativa dettagliata.
Talvolta si verifica una confusione tra mezzi diplomatici e non vincolanti e l’arbitrato.
Accanto ai mezzi diplomatici si devono ricordare le procedure di soluzione delle controversie a carattere non vincolante, che si svolgono in seno alle org int.
Le org int infatti hanno una funzione conciliativa, che comprende le procedure prima elencate, ma si svolgono in un quadro istituzionale. Di conseguenza, le procedure devono conformarsi alle regole statutarie dell’org int e sfociare in atti produttivi di effetti peculiari. Questi atti solitamente sono raccomandazioni, che non sono vincolanti, ma producono un effetto di liceità.
L’art. 2 della Carta ONU stabilisce che gli stati membri hanno l’obbligo di risolvere le loro controversie con mezzi pacifici; l’art. 33 poi ribadisce l’obbligo delle parti di una controversia, la cui continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, di perseguirne una soluzione mediante mezzi pacifici. L’art. 33 ha un alto valore politico e morale, e viene spesso richiamato nella prassi, ad es. nelle clausole dei trattati internazionali relative alla risoluzione delle controversie, e nella stessa giurisprudenza della CIG. Il suo significato giuridico, in ogni caso, consiste nel ribadire il divieto dell’uso della forza già previsto dall’art. 2. Esso ha anche implicazioni procedurali nel quadro della funzione conciliativa esplicata dal CdS: quest’ultimo non deve, non dovrebbe, entrare nel merito di una controversia se non quando sia risultato impossibile per le parti risolvere quest’ultima con uno dei mezzi previsti dall’art. 33.
Il CdS stesso ha una funzione conciliativa, che si esplica in 3 poteri:
Potere di inchiesta
In base all’art. 34 il CdS può esercitare questo potere direttamente o creando un organo ad hoc, ad es. una Commissione di inchiesta.
Indicazione dei mezzi di regolamento
Gli artt. 33 e 36 danno la facoltà al CdS di sollecitare le parti di una controversia a far ricorso aia mezzi, procedimenti o metodi elencati; l’art. 33 dà un invito generico, mentre l’art. 36 prevede che il CdS indichi quale specifico procedimento sia appropriato.
Indicazione di termini di regolamento
Il CdS ha il potere di suggerire alle parti come risolvere la loro controversia; questo potere è previsto dall’art. 37, e dovrebbe essere esercitato solo in presenza di alcuni presupposti:
– Che la controversia sia stata portata all’esame del CdS dalle parti o almeno da una di esse
– Accertata impossibilità di raggiungere un’intesa attraverso i mezzi elencati dall’art. 33, par. 1
In realtà nella prassi il CdS si è orientato verso un’ampia discrezionalità e libertà. Si può dire, però, che per consuetudine la competenza a indicare termini di regolamento ai sensi dell’art. 37 sussista entro gli stessi ampi limiti in cui è accordata, dagli artt. 33 e 36 la competenza a sollecitare e indicare procedimenti o metodi di soluzione.
Sempre in ambito ONU una funzione conciliativa è svolta anche dall’Ag: l’art. 14 della Carta prevede che essa può raccomandare misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione che essa ritenga suscettibile di pregiudicare il benessere generale o le relazioni amichevoli tra le Nazioni. Si tratta di una formula molto generica, che permette di far rientrare nella funzione conciliativa dell’Ag tutte le misure adottabili dal CdS. Diversamente da quest’ultimo, però, l’Ag non è vincolata da norme procedurali dettagliate; l’unico limite è dato dall’art. 12, che afferma che essa deve astenersi dall’intervenire su questioni di cui si stia occupando il CdS.
Anche il SG ONU può prestare un’attività mediatrice a stati coinvolti in crisi internazionali. La Carta non prevede però una simile attività, tranne l’ipotesi in cui il SG agisca su autorizzazione del CdS o dell’Ag: si tratta quindi di iniziative autonome, che si collocano al di fuori del quadro istituzionale delle NU.
Infine, anche le org regionali, secondo l’art. 52 delle NU devono fare ogni sforzo per giungere a una soluzione pacifica delle controversie di carattere locale prima di sottoporle all’esame al CdS. Questa norma trova corrispondenza negli statuti delle org regionali.
L’Unione Europea e il Diritto Comunitario
Cronologia dell’allargamento dell’Unione Europea
1951 (CECA) – 1958 (CEE): Belgio, Germania ovest, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
1973: Regno Unito, Irlanda e Danimarca (inclusa la Groenlandia ma non le Isole Fær Øer).
1985: Il 1 febbraio si ritira la Groenlandia in seguito all’esito di un referendum del 1982.
1990: Riunificazione tedesca; l’unione della Repubblica Federale Tedesca con la Repubblica Democratica Tedesca in un nuovo stato unificato, costituisce un allargamento dell’Unione europea senza che aumenti il numero degli stati membri.
1995: Austria, Svezia e Finlandia.
2004: Allargamento ad Est; con delibera del 13 dicembre 2002, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia,Repubblica Ceca e Ungheria (trattato d’adesione firmato il 16 aprile 2003).
2007: Allargamento ad Est; con delibera del 16 dicembre 2004 Bulgaria e Romania (trattato d’adesione firmato il 25 aprile 2005)
Possibile allargamento futuro: Croazia, Macedonia, Montenegro, Albania, Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Turchia, Islanda.
Tappe dell’integrazione europea:
1951, Trattato di Parigi. Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi lo firmano per gestire in comune le rispettive industrie carbosiderurgiche. In tal modo nessuno Stato avrebbe potuto fabbricare armi proprie da rivolgere contro gli altri, come avvenuto in passato. Viene creata la CECA, ossia la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Ha carattere settoriale, e il suo scopo era l’istituzione di un mercato comune. È scaduta nel 2002.
1957, Trattato di Roma
Visto il successo del trattato sul carbone e l’acciaio, i sei paesi decidono di estendere la cooperazione ad altri settori economici. Viene così istituita la Comunità economica europea (CEE), o “mercato comune”, avente per obiettivo la libera circolazione di persone, beni e servizi al di là dei confini nazionali. Questa dal 2002 ha avocato a sé anche il settore carbo-siderurgico. Viene creata anche l’EURATOM, o CEEA, la Comunità Europea dell’energia atomica. Inizia la legislazione comunitaria.
Lo scopo diventa l’integrazione politica.
1965, Trattato di fusione
Firmato a Bruxelles, ha compattato la struttura organizzativa delle tre Comunità Europee esistenti (CEE, CECA, CEEA) istituendo una Commissione unica e un Consiglio delle Comunità Europee unico. Le tre Comunità da questo momento condividono lo stesso bilancio. Il termine “Comunità Europee” entrò nell’uso proprio a partire da questo avvenimento. È stato abrogato dal Trattato di Amsterdam del 1997, che ne comprende le disposizioni.
1987, Atto Unico Europeo
Ha emendato i Trattati di Roma del 1957 con cui è stata istituita la Comunità economica europea. È stato poi modificato dal Trattato di Maastricht. L’Atto fu elaborato per andare incontro a due necessità improrogabili:
• Completare la costruzione del mercato interno, ormai al palo dopo le crisi economiche degli anni Settanta.
• Avviare un primo embrione di Unione politica.
Si ha inoltre un ampliamento delle competenze comunitarie.
1993, Trattato di Maastricht
• Ha cambiato la denominazione della Comunità economica europea in “Comunità europea”. Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli Stati membri, ad esempio nel settore della difesa e in quello della “giustizia e affari interni”. Aggiungendo questa cooperazione intergovernativa al sistema già esistente della “Comunità”, il trattato di Maastricht ha creato una nuova struttura a tre “pilastri”, che è sia politica che economica: si tratta dell’Unione europea (UE).
• Nasce l’Unione Europea, fondata sulle 3 comunità europee
• Viene rafforzato il Parlamento Europeo
• Si modificano le materie di cittadinanza europea e di euro (tramite Unione economica e monetaria e BCE)
1999, Trattato di Amsterdam
• Ha modificato e introdotto una nuova numerazione dei trattati UE e CE e reca in allegato le versioni consolidate dei trattati stessi. Il trattato di Amsterdam ha modificato la designazione degli articoli del trattato sull’Unione europea, che erano indicati dalle lettere maiuscole da A a S, sostituendola con una numerazione progressiva.
• Cooperazione rafforzata (Europa a più velocità)
• Ampliamento del “Primo Pilastro”:
o Affari interni (rilascio visti, immigrazione…)
o Accordi di Schengen (1985)
o Accordo Sociale
2003, Trattato di Nizza
• Si è occupato fondamentalmente delle riforme istituzionali necessarie per garantire il buon funzionamento delle istituzioni una volta effettuato l’allargamento a 25 Stati membri nel 2004 e a 27 nel 2007. Il trattato di Nizza, il precedente trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea sono stati unificati in una versione consolidata.
• Modifica del sistema di votazione
• Modifica della composizione della Commissione europea
• Più flessibilità alla cooperazione rafforzata
2009, Trattato di Lisbona
Prima dell’entrata in vigore, che si auspica prima delle prossime elezioni al Parlamento europeo nel giugno del 2009, dovrà essere ratificato da tutti i 27 Stati membri. I suoi obiettivi principali consistono nel rendere l’UE più democratica al fine di soddisfare le aspettative dei cittadini europei in termini di alti livelli di affidabilità, apertura, trasparenza e partecipazione, nonché al fine di rendere l’UE più efficiente e in grado di far fronte alle sfide globali odierne quali il cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.
L’accordo sul Trattato di Lisbona fa seguito alla discussione su una costituzione. Un “Trattato istitutivo di una costituzione per l’Europa” è stato adottato dai capi di Stato e di Governo in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles (17 e 18 giugno 2004) e firmato a Roma il 29 ottobre 2004, ma non è mai stato ratificato.
La CECA aveva carattere settoriale: il suo scopo era l’attuazione di un mercato comune (abbattimento delle barriere doganali, unificazione dei prezzi…) limitatamente al settore carbo-siderurgico.
L’EURATOM ha tuttora carattere settoriale: tende al mercato comune dei materiali e delle attrezzature relative alla produzione dell’energia atomica a scopi pacifici.
La CE investe tutta la vita economico-sociale degli Stati membri: il suo trattato istitutivo prevede 4 libertà fondamentali:
a. Libera circolazione delle merci (unione doganale)
b. Libera circolazione delle persone (lavoratori e stabilimento)
c. Libera circolazione dei servizi (attività professionali, industriali, commerciali)
d. Libera circolazione dei capitali
Oltre a tendere alla costituzione di un unico mercato interno, il Trattato CE prevede anche interventi degli organi comunitari diretti a garantire:
• Libera concorrenza
• Una politica agricola comune
• Una politica comune dei trasporti
• Una politica commerciale comune
• Disciplinare il regime degli aiuti e degli incentivi alle imprese
• Regolare la materia della sicurezza sociale, della politica economica e monetaria e dello sviluppo tecnologico e dell’ambiente
• Assicurare la parità tra uomo e donna
• Ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri
Unione doganale ≠ Zone di libero scambio
Con le unioni doganali si ha l’abbattimento delle barriere doganali tra i membri, e l’istituzione di tariffe doganali comuni verso i paesi terzi. Le zone di libero scambio sono caratterizzate dal solo abbattimento delle barriere doganali tra i membri.
Es. di zone di libero scambio: EFTA (1960, oggi solo tra Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), NAFTA (1994, Canada, Messico, USA).
Le norme del Trattato CE sono elastiche, generiche e programmatiche: gli organi comunitari devono metterle in pratica attraverso i loro atti. L’azione degli organi dipende da:
Volontà politica degli stati membri di proseguire nel campo dell’integrazione economica e sociale
L’azione degli organi deve mantenersi entro i limiti necessari per il raggiungimento degli obiettivi del Trattato
Principio della sussidiarietà
Nelle materie che non sono di esclusiva competenza comunitaria, gli organi comunitari possono intervenire solo se l’azione degli stati membri non è sufficiente a realizzare detti obiettivi.
Qual è la natura giuridica delle Comunità europee? Sono vere e proprie org int? O sono embrioni, frammenti di stato federale?
Secondo Conforti, le comunità europee presentano elementi che non si riscontrano in alcuna altra org int (ampi poteri decisionali attribuiti ai loro organi, sostituzione agli stati membri nella disciplina di molti rapporti puramente interni a questi ultimi, esistenza di una Corte di giustizia destinata a controllare la conformità ai loro trattati istitutivi dei comportamenti degli organi e degli stati membri..).
Alcuni principi tipici della prassi comunitaria sono propri del vincolo federale: ad es. il principio della prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno.
Tuttavia, le comunità europee nel loro complesso restano delle org int, anche se altamente sofisticate, dato che non si può affermare che la sovranità degli stati membri sia degradata ad autonomia. Il centro de potere decisionale comunitario, inoltre, è ancora costituito dagli Esecutivi nazionali.
Struttura dell’Unione Europea
1) Parlamento Europeo
Creato nel 1979, è formato da rappresentanti dei popoli degli stati membri (736), eletti a suffragio universale e diretto ogni 5 anni.
Il PE non è l’organo legislativo della Comunità, ma l’Atto Unico europeo e il Trattato di Maastricht gli hanno riconosciuto una certa partecipazione alla funzione legislativa comunitaria: esso approva la legislazione europea sulla base delle proposte presentate dalla Commissione; condivide tale responsabilità con il Consiglio dell’UE. Il Parlamento e il Consiglio condividono anche il potere di approvare il bilancio annuale dell’UE, che ammonta a 130 miliardi di euro.
La partecipazione alla funzione legislativa avviene tramite due procedure fondamentali:
Introdotta dal trattato di Maastricht, è stata ampliata e adeguata dal trattato di Amsterdam, per rafforzarne l’efficacia. È poi divenuta la procedura legislativa ordinaria: essa conferisce lo stesso peso al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione in numerosi ambiti (ad esempio, trasporti, ambiente, protezione dei consumatori, ecc.). I due terzi delle leggi comunitarie sono adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
I. La Commissione trasmette la sua proposta al Parlamento e al Consiglio.
II. Essi la esaminano e ne discutono due volte di seguito.
III. Se dopo la seconda lettura non riescono a trovare un accordo, la proposta viene deferita a un comitato di conciliazione, composto da un egual numero di rappresentanti del Consiglio e del Parlamento.
IV. Anche i rappresentanti della Commissione assistono alle riunioni del suddetto comitato, contribuendo alla discussione.
V. Una volta che il comitato giunge a un accordo, il testo approvato è trasmesso al Parlamento e al Consiglio per essere sottoposto a una terza lettura, affinché possano adottarlo come testo legislativo.
VI. Affinché il testo possa essere adottato, è indispensabile l’accordo finale di entrambe le istituzioni.
VII. Anche se un testo comune è approvato dal comitato di conciliazione, il Parlamento europeo può comunque respingere l’atto proposto se si pronuncia in tal senso la maggioranza assoluta dei suoi membri.
Se il Consiglio è unanime esso può adottare l’atto comunitario, anche contro il parere del Parlamento. Ma ciò può avvenire solo in seconda lettura, dopo che il Parlamento si sia espresso e dopo che siano stati esaminati eventuali emendamenti da esso proposti.
Il PE ha principalmente una funzione di controllo politico sulle altre istituzioni comunitarie, che si esplica attraverso l’esame dei rapporti che gli altri organi sono tenuti a sottoporgli (a eccezione della Corte di giustizia), l’istituzione di commissioni di inchiesta, l’eventuale mozione di censura nei confronti della Commissione, l’esame di petizioni individuali.
Un altro potere del Parlamento è il potere di veto in ordine a una serie di atti che possono appunto essere adottati solo in seguito al suo “parere conforme”. Tra questi atti rientrano quelli formativi degli accordi di associazione e degli accordi di adesione di stati terzi all’UE.
I membri del Parlamento europeo non siedono in blocchi nazionali, ma si suddividono in otto gruppi politici europei. Questi corrispondono a partiti come, ad esempio, il partito popolare europeo, il partito socialista, i liberali, i verdi. I parlamentari europei rappresentano tutte le posizioni sull’integrazione europea, dai federalisti convinti agli euroscettici.
Il Parlamento elegge il Mediatore europeo, che indaga sulle denunce dei cittadini relative a casi di cattiva amministrazione delle istituzioni UE.
La partecipazione del PE alla formazione della legislazione comunitaria è quindi ancora frammentaria. Le procedure di cooperazione e codecisione non sono altro che una macchinosa opera di ingegneria diplomatica, che assegna al PE un ruolo ancora abbastanza mortificante. Dalle due procedure, inoltre, restano escluse materie di grande importanza (politica agricola, politica commerciale). Tuttavia, i suoi poteri sono stati ritenuti sufficienti dalla Corte europea dei diritti umani perché esso possa considerarsi come un “corpo legislativo”.
2) Commissione Europea
La commissione è un organo composto da individui (27), e non da Stati: le persone che la compongono siedono quindi a titolo personale, e non ricevono istruzioni da alcun Governo, anzi hanno l’obbligo di non riceverle. Si tratta di un ulteriore elemento che differenzia le Comunità dalle altre org int: questo perché esse sono enti sopranazionali, oltre che internazionali.
Essa prepara le proposte per la nuova normativa europea, che presenta quindi al Parlamento europeo e al Consiglio; gestisce il lavoro quotidiano per l’attuazione delle politiche UE e l’assegnazione dei fondi; vigila sul rispetto della legislazione e dei trattati europei e può procedere contro coloro che ne violano le norme, deferendoli, se necessario, alla Corte di giustizia. Il Presidente della Commissione è scelto dai governi dell’Unione e confermato dal Parlamento europeo. Gli altri commissari sono nominati dai rispettivi governi nazionali in consultazione con il presidente designato e devono essere confermati dal Parlamento. Non rappresentano i governi dei paesi di provenienza e ciascuno di essi è responsabile di uno specifico settore politico.
Il presidente e i membri della Commissione sono nominati per un periodo di cinque anni, che coincide con la legislatura del Parlamento europeo.
3) Consiglio dell’UE
Vengono rappresentati qui i 27 stati membri ed è presieduto a turno da ciascun membro per la durata di 6 mesi. Ne fanno parte solitamente i ministri competenti per le questioni all’ordine del giorno. noto in precedenza come Consiglio dei ministri, è il principale organo decisionale comunitario. Esso condivide con il Parlamento il compito di adottare le norme legislative dell’UE. Inoltre è responsabile per la politica estera, di sicurezza e di difesa dell’UE, nonché per le decisioni chiave in materia di giustizia e libertà.
Ogni paese dispone in Consiglio di un numero di voti che riflette approssimativamente l’entità della sua popolazione, ponderata però a favore dei paesi più piccoli. La maggior parte delle decisioni viene presa a maggioranza, anche se per questioni sensibili in settori quali la tassazione, la politica di asilo e di immigrazione o la politica estera è necessaria l’unanimità.
I presidenti e/o primi ministri degli Stati membri si incontrano nell’ambito del Consiglio europeo diverse volte all’anno. È nel corso di questi “vertici” che vengono fissate le linee generali della politica UE.
4) Corte di Giustizia
Il compito della Corte di giustizia è assicurare che il diritto comunitario venga interpretato e applicato nello stesso modo in tutti i paesi dell’UE, vale a dire che la legge sia uguale per tutti. Essa garantisce, ad esempio, che i tribunali nazionali non si pronuncino in modo diverso sulla medesima questione e che gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione facciano quello che, in base alle norme, sono tenuti a fare. La Corte ha sede a Lussemburgo ed è composta da un giudice per ogni Stato membro.
Può essere adita anche dagli individui; nel 1988 le è stato affiancato un Tribunale di prima istanza, e nel 2004 è stato istituito un Tribunale della funzione pubblica, per le controversie di lavoro con i funzionari.
5) Corte dei Conti
La Corte dei conti verifica che i fondi comunitari, che provengono dai contribuenti, siano spesi in modo regolare ed economicamente vantaggioso, e siano destinati allo scopo previsto. La Corte ha sede a Lussemburgo e ha il diritto di rivedere i conti di qualsiasi organizzazione, organismo o società che utilizzi fondi comunitari. È composta da 15 persone indipendenti, nominate dal Consiglio e aventi una competenza specifica nel settore.
6) Comitato economico e sociale europeo
7) Comitato delle regioni
8) Banca centrale europea
9) Banca europea per gli investimenti
L’art. 249 del Trattato CE prevede i seguenti tipi di atti vincolanti, quindi fonti di norme internazionali:
È l’atto comunitario più importante e completo; attraverso di esso la legislazione comunitaria, nell’esercizio delle competenze e nei limiti previsti dai trattati comunitari, si sostituisce o si sovrappone alla legislazione interna dei singoli stati membri. Esso ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri. Esso contiene in altre parole norme generali e astratte, che devono essere osservate dagli stati e da chiunque operi all’interno degli stati membri e quindi all’interno dell’area comunitaria.
I regolamenti entrano in vigore a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, trascorsa una vacatio legis di 20 giorni o entro il limite volta a volta stabilito.
Diversamente dal regolamento, ha una portata concreta; può indirizzarsi a uno stato membro, a un individuo o a un’impresa operante nell’area comunitaria. Nella pratica può essere difficile distinguere un regolamento da una decisione: occorre non guardare al nomen, ma alla sostanza.
Le decisioni acquistano efficacia in seguito alla notifica ai loro destinatari.
Vincolano lo stato membro cui sono rivolte per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. Dopo il trattato di Maastricht, le direttive che si indirizzano a tutti gli stati membri, nonché quelle approvate con la procedura di codecisione, entrano in vigore per effetto della sola pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Le direttive indirizzate a singoli stati sono invece solo notificate ai destinatari.
La direttiva dovrebbe quindi limitarsi all’enunciazione di principi e criteri generali, di regole finali, ma nella prassi essa è spesso dettagliata. La discrezionalità dello stato si riduce allora solo alla scelta della forma giuridica interna da dare alla norma già fissata sul piano comunitario. Direttive dettagliate si hanno in particolare nel settore agricolo, nel campo de trasporti e in quello del ravvicinamento delle legislazioni.
Gli atti non vincolanti sono invece
Si hanno poi
Atti comunitari atipici
Tra cui i regolamenti interni degli organi, le comunicazioni della Commissione e i programmi generali del Consiglio.
Riguardano la cooperazione in politica estera e di sicurezza, nonché la cooperazione nel settore della polizia e della giustizia penale (II e III pilastro).
Per la politica estera si hanno le azioni comuni, che affrontano specifiche situazioni per le quali è necessario un intervento operativo dell’UE, e che vincolano gli stati membri, e le posizioni comuni, che invece riguardano questioni di natura geografica o tematica, e hanno una forza vincolante più attenuata, dato che gli stati provvedono a conformare a esse le loro politiche nazionali.
Per il terzo pilastro gli atti più importanti sono le decisioni-quadro, che si propongono fini di ravvicinamento delle legislazioni, e vincolano gli stati quanto al risultato da aggiungere, lasciandoli liberi quanto alle forme e ai mezzi, e le decisioni, che possono perseguire qualsiasi altro scopo coerente con gli obiettivi della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.
Atti configurabili come accordi in forma semplificata
Atti presi all’unanimità che intendono avere forza vincolante. Quando non si riducono a intese di carattere politico, ma rivelano una chiara volontà di obbligarsi, possono essere considerati come accordi in forma semplificata.
Le relazioni esterne della CE
Le Comunità europee hanno la capacità di concludere accordi internazionali, prevista da varie norme del trattato istitutivo. Sono la Commissione e il Consiglio gli organi competenti; la Corte di Giustizia delle Comunità può però essere chiamata a dare in via preventiva un parere circa la compatibilità dell’accordo con le disposizioni del Trattato. Gli accordi così conclusi sono vincolanti per le istituzioni della Comunità e per gli stati membri. È questa un’eccezione al principio generale valevole per le org int, secondo cui gli accordi stipulati da un’org restano estranei alla sfera giuridica degli stati membri. Questi accordi inoltre si situano nell’ordinamento comunitario a metà strada tra il Trattato CE e gli atti delle istituzioni.
Gli accordi possono essere:
Istituiscono un’associazione caratterizzata da diritti e obblighi reciproci, da azioni in comune e da procedure particolari.
Es.: Accordo di Cotonou, del 2000, che ha sostituito l’ultima convenzione di Lomé e regola i rapporti con i Paesi ACP, cioè Africani, dei Caraibi e del Pacifico. Le convenzioni di Lomé avevano istituito un regime preferenziale per i prodotti di provenienza ACP. Ma l’accordo di Cotonou ha cambiato il quadro della situazione, anche in seguito alla dichiarazione di incompatibilità del regime preferenziale con gli obblighi GATT nel quadro della WTO. L’accordo prevede ora singoli accordi commerciali, WTO-compatibili, e programmi e strumenti per l’aiuto allo sviluppo. Esso inoltre impegna gli stati ACP al rispetto dei diritti umani e al buon governo, pena la sospensione degli aiuti.
Rientrano nel quadro della politica commerciale comune; comprendono gli accordi tariffari e commerciali, e quelli che riguardano le misure di liberalizzazione, politica di esportazione e difesa commerciale, politica monetaria, ricerca e sviluppo tecnologico, politica ambientale, cooperazione allo sviluppo.
La CE ha competenza esclusiva a concludere accordi internazionali nei casi contemplati dal Trattato. Gli stati membri, cioè, sono obbligati a non concludere per loro conto accordi nelle stesse materie. Questa esclusività può però avere un effetto paralizzante e nocivo per gli stessi interessi comunitari ogni volta che uno stato terzo non intenda contrarre con la comunità o ogni volta che nell’ambito comunitario non si raggiunga l’intesa necessaria per un’azione esterna comune. Ecco da dove nasce la pratica delle autorizzazioni accordate dal Consiglio ai singoli stati membri per la conclusione di accordi con stati terzi, una pratica tipica del settore della politica commerciale.
Alla conclusione degli accordi misti partecipano sia la comunità che tutti gli stati membri.
La comunità può stipulare in altre materie regolate dal trattato? Si direbbe di no, invece la Corte ha sostenuto il contrario nella sua giurisprudenza.
Parallelismo tra competenze interne e competenze esterne comunitarie: in tutte le materie in cui la Comunità ha, in base al trattato, competenza a emanare atti di legislazione comunitaria, essa ha anche implicitamente la competenza a concludere accordi con stati terzi. Inoltre, una volta che la competenza all’interno della Comunità sia stata esercitata in una determinata materia, la competenza esterna diventa esclusiva rispetto a quella degli stati membri. Ciò avviene anche quando la competenza interna non può essere utilmente esercitata se non contemporaneamente a quella esterna.
Risale agli accordi di Helsinki del 1975, che crearono l’OECE = Organizzazione europea per la cooperazione economica. Nel 1960 fu trasformata in Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, e fu estesa a vari paesi occidentali non europei. Ha rappresentato l’Occidente industrializzato contrapposto ai Pvs.
È un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato. L’organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultativa che consente un’occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l’identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi membri.
L’OCSE conta 30 paesi membri ed ha sede presso il Château de la Muette, a Parigi.
Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale il cui scopo è conseguire una più stretta unione tra i suoi membri e salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che costituiscono il loro comune patrimonio e di favorire il loro progresso economico e sociale. Il Consiglio d’Europa fu fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra e conta oggi 47 stati membri.
La sede istituzionale è a Strasburgo in Francia. Lo strumento principale d’azione consiste nel predisporre e favorire la stipulazione di accordi o convenzioni internazionali tra gli Stati membri e, spesso, anche fra Stati terzi. Le iniziative del Consiglio d’Europa non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri.
Ogni membro del CdE deve accettare come principi:
Preminenza del diritto
Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
Ha i maggiori poteri; è composto dai Ministri degli esteri di tutti gli stati membri.
Esprime voti e raccomandazioni al Comitato dei Ministri. È composta da rappresentanti dei Parlamenti nazionali.
Ha a capo un Segretario Generale. La sua funzione fondamentale è predisporre convenzioni, soprattutto in materie giuridiche e dei diritti umani (economici, sociali, politici e civili).
A questi ultimi è dedicata la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).
• Ne fanno parte tutti i membri del Consiglio d’Europa
• Fu firmata a Roma nel 1950
• Sono stati aggiunti protocolli
• Ha un sistema di controllo che costituisce un esperimento di grande interesse.
• Ha istituito la Corte Europea dei diritti dell’uomo
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