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Timestamp: 2018-12-17 10:21:08+00:00
Document Index: 126932197

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 703', 'art. 1168', 'art. 132', 'art. 1168']

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 6 giugno 2012, n.9123. La tempestività dell’azione di spoglio costituisce un presupposto necessario all'esercizio dell'azione che, se posto in discussione dal convenuto con l'eccezione di decadenza, deve essere provato dall'attore - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 6 giugno 2012, n.9123. La tempestività dell’azione di spoglio costituisce un presupposto necessario all’esercizio dell’azione che, se posto in discussione dal convenuto con l’eccezione di decadenza, deve essere provato dall’attore
1. L’esperibilità dell’azione di spoglio è soggetta al termine di un anno (decorrente dalla data del sofferto spoglio o, se questo è clandestino, dalla scoperta dello spoglio), che, essendo perentorio, deve essere osservato a pena di decadenza.
2. La tempestività dell’azione di spoglio costituisce un presupposto necessario all’esercizio dell’azione che, se posto in discussione dal convenuto con l’eccezione di decadenza, deve essere provato dall’attore
SENTENZA 6 giugno 2012, n.9123
Con ricorso depositato il 1.4.1998 ex art. 703 c.p.c. S.G. , M..P. , A..G. e SC.Be.Di. , adivano l’allora Pretore di Sondrio, sezione distaccata di Morbegno chiedendo la reintegrazione o manutenzione nel possesso di una servitù di uso pubblico di passaggio pedonale e con veicoli, esercitato dalla collettività dei cittadini su una strada sterrata in territorio del comune di (OMISSIS) , che partendo dalla stradale n. XX, dopo avere costeggiato una cava di proprietà del convenuto Pe.Ro. , conduceva alle sponde del lago demaniale di (OMISSIS) . Precisavano i ricorrenti che tale strada era da loro – come da altri – utilizzata da tempo immemorabile, per raggiungere tale lago dove esercitavano la pesca, essendo in possesso di regolare licenza e di aver notato intorno alla metà del mese di aprile del precedente anno, la presenza di un enorme macigno, posto di traverso alla strada, che impediva l’acceso carrabile e ostacolava quello pedonale. Secondo i ricorrenti tale masso proveniva dalla vicina cava di Ro..Pe. , il quale peraltro non aveva negato di essere l’autore del fatto, sostenendo di essere proprietario della strada. Quest’ultimo, costituendosi in giudizio, pur negando l’esistenza di qualsiasi servitù di uso pubblico sulla strada in questione, eccepiva innanzitutto l’inammissibilità o improcedibilità dell’azione promossa di ricorrenti, in quanto non esercitata entro l’anno dal preteso sofferto spoglio, come richiesto dall’art. 1168 c.c., atteso che il masso era stato collocato sulla strada nel (OMISSIS) .
Con l’unico motivo i ricorrenti denunziano la violazione dell’art. 132 co. 1 n. 4 c.p.c. ‘per omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia riguardante l’esame e la valutazione delle prove testimoniali’. La censura si riferisce alla ritenuta incapacità di testimoniare dei testi in quanto appartenenti alla comunità di persone astrattamente titolari del diritto di uso civico vantato dai ricorrenti, nonché alla negativa valutazione delle dichiarazione dei due testi escussi (V. e Sa. ), ai fini della prova delle tempestività della proposizione del ricorso ex art. 1168 c.c..
Non è neppure ravvisabile il denunziato vizio motivazionale, attraverso il quale in realtà si tenta inammisibilmente di far passare in sede di legittimità una lettura delle risultanze processuali diversa da quella effettuata dal giudice di merito. Al riguardo la motivazione della decisione impugnata appare congrua ed immune da vizi logici e giuridici e può ben essere condivisa.