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Timestamp: 2017-08-19 20:44:26+00:00
Document Index: 107151178

Matched Legal Cases: ['art. 132', 'art. 6', 'art. 34', 'art. 6', 'art. 132', 'art. 391', 'art. 17', 'art. 407', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 95', 'art 29', 'art 29', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 407', 'art. 167', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 29']

Data retention e intercettazioni telefoniche - ovvero la proroga della proroga alla conservazione dei dati
Data retention e intercettazioni telefoniche – ovvero la proroga della proroga alla conservazione dei dati
Modesti Giovanni, 14 febbraio 2008
SOMMARIO: Premessa; 1. Lettura critica dell’art. 132 del D.lgs. n. 196/2003; 2. La Direttiva del Parlamento e del Consiglio 2006/24/ce. 2.1 (segue) Rilievi critici; 3. La posizione dei Garanti europei per il trattamento dei dati personali; Conclusione
L’Autore, funzionario AUSL, è Docente Incaricato di: Diritto Privato al Corso di Laurea Specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, e di: Elementi di Diritto Pubblico al Corso di Laurea in Tecnico di Laboratorio Biomedico; presso la Università “G.D’Annunzio” – Facoltà di Medicina e Chirurgia di Chieti-Pescara; a.a. 2007/2008.
La Legge n. 15 del 2005, c.d. ‘pacchetto sicurezza’ Pisanu o “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale[1]”attraverso l’art. 6 disciplina i settori della telefonia e di Internet stabilendo che i dati relativi al traffico telefonico e telematico siano conservati per dodici mesi[2].
Tale previsione comprende anche le informazioni fino ad ora cancellabili, perché non legate alla fatturazione. La nuova disciplina[3] sulla conservazione dei dati (c.d. data retention[4]) scadeva il 31.12.2007;[5]
I dati del traffico comprendono le chiamate, gli accessi e la tracciabilità delle navigazioni in rete e, qualora siano conservati oltre tale data, possono “essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente D.l., salvo l’esercizio dell’azione penale per i reati comunque perseguibili.”
In tema[6] di intercettazioni telefoniche[7] il Governo[8] ha adottato il D.l. n. 259/2006 con il quale ha stabilito che in presenza di documenti anonimi e di atti relativi ad intercettazioni illegali “l’autorità giudiziaria debba disporre l’immediata distruzione dei documenti…illegalmente formati o acquisiti…”[9]; così come, è stata introdotta una nuova fattispecie di reato che si concreta nel caso di detenzione di atti o documenti anonimi o illegittimamente raccolti[10].
Notevole preoccupazione ha destato la approvazione del decreto "milleproroghe[11]", che ha ulteriormente prolungato i termini di conservazione portandoli al 31 dicembre 2008.
Nella Sezione XII, all’art. 34 “Proroghe in materia di contrasto al terrorismo internazionale” è stabilito al comma 1°, lett. a) la modifica del comma 1 dell’art. 6 del D.l. 144/2005, per la parte riguardante la conservazione “dei dati del traffico telefonico o telematico” con la sostituzione della scadenza non più al 31 dicembre 2007 ma al 31 dicembre 2008.
Su tale aspetto il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto necessario dovere intervenire, con lettera[12] inviata al Presidente della Camera ed al Ministro delle Politiche Comunitarie, in merito al periodo di conservazione dei dati veicolati tramite telefono e/o Internet.
Tale autorevole intervento ha riportato quindi all’attenzione la, ormai, annosa problematica legata alla cd data retention.
L’avere previsto una dilatazione dei tempi di conservazione di tali dati, che “possono arrivare a 8 anni per i dati di traffico telefonico e a 3 per quelli telematici “. porta ad esprimere una serie di riflessioni sull’accaduto partendo dalla lettura della normativa di settore per giungere alle pronunce del Garante.
Restiamo dell’avviso che una piena consapevolezza dell’attuale scenario non possa prescindere da una conoscenza del quadro normativo italiano e comunitario in una materia particolarmente delicata in quanto risente di spinte emotive che non sono state sempre – mai? – bilanciate da ragionamenti efficaci che tenessero conto dell’impatto che tali norme hanno finito per avere nella vita quotidiana e, in definitiva, nel tessuto sociale e politico di un Paese come il nostro.
Ecco che, quindi, si rende necessario un rapido excursus al termine del quale ci prefiggiamo di avere fornito al lettore gli strumenti – sic! – per potere valutare meglio una tematica che coinvolge una serie di diritti di rango costituzionale, che vanno dal diritto alla libertà[13] ed alla riservatezza[14] a quello di tutelare l’ordine pubblico[15], ecc., oltre a problematiche tecniche relative alla sua implementazione.
1. UNA LETTURA CRITICA DELL’ART. 132 DEL D.LGS. N. 196/2003
Si ritiene opportuno partire dal D.lgs. n. 196/03, “Codice in materia di protezione dei dati personali”, attraverso il quale il nostro Parlamento ha recepito la Direttiva comunitaria 2002/58/CE, in materia di comunicazioni elettroniche[16].
Il Codice ha recepito i contenuti della Direttiva n. 2002/58/CE: partendo dalla constatazione della crescente convergenza fra i settori delle telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie dell’informazione. Il Legislatore comunitario ha voluto assoggettare tutte le reti di trasmissione e i servizi correlati a un unico quadro normativo, prescindendo dal fatto che i dati personali siano utilizzati sulle reti telefoniche o sul web[17].
Che il Codice della privacy dovesse porre ordine e disciplina anche nel trattamento dei dati personali connesso alla fornitura di servizi di c.d. comunicazione elettronica era ovvio, così come ovvia era l’attesa di regole capaci di coniugare la tutela costituzionale della libertà e segretezza delle comunicazioni con le esigenze del procedimento penale, dove l’impiego di quei dati, a fini di indagine e prova, si è fatta progressivamente più utile e necessaria.
Il quadro regolamentare delineato dalle recenti modifiche apportate dal D.l. 354/03, convertito con modificazioni dalla Legge 45/2004, è stato recepito dall’art. 132 del Codice[18] che però, a nostro avviso, non si è rivelato particolarmente felice dal punto di vista investigativo sia per quanto riguarda la durata della conservazione dei dati che per le modalità attuative.
a) la conservazione prolungata dei dati da parte del gestore dei servizi di telefonia ai fini del procedimento penale, rectius per “finalità di accertamento e repressione dei reati” è stabilita con riguardo al solo traffico telefonico, con esclusione, quindi, in particolare dei dati internet; tale obbligo vige anche per “le chiamate senza risposta”;
b) per i tempi di conservazione del periodo base e del periodo “ulteriore” è presupposto legittimante la sussistenza di sufficienti indizi di colpevolezza di uno dei delitti, riportati in nota[19];
c) analogo obbligo verte in capo al fornitore di servizi telematici, id est: Internet, il quale deve conservare tali dati per un periodo pari a 6 mesi, “esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni”;
d) anche per tali dati il Legislatore ha previsto una proroga di 6 mesi, purchè si sia in presenza di una delle fattispecie delittuose richieste per consentire la conservazione dei dati telefonici;
e) i commi 3 e 4 contengono le modalità per esercitare l’accesso presso il fornitore dei dati da parte del p.m. E’ necessario in ogni caso un decreto motivato del giudice (su richiesta del P.M. o di un difensore); mentre per il periodo “ulteriore” è presupposto legittimante la sussistenza di sufficienti indizi di colpevolezza di uno dei citati gravi delitti;
f) il difensore può richiedere direttamente la documentazione al fornitore del servizio, ai sensi dell’art. 391-quater del c.p.p.., dei soli dati relativi alle utenze del proprio assistito, ivi compresi, quelli relativi al traffico in entrata, quando dall’omissione può derivare effettivo e concreto pregiudizio per lo svolgimento delle investigazioni difensive;
g) il comma 4- bis prevede l’ipotesi in cui il p.m. disponga “la acquisizione dei dati relativi al traffico telefonico con decreto motivato…” purchè sussista un “caso di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini”;
h) il trattamento dei dati è effettuato con il rispetto delle misure previste dal codice, art. 17[20], per i trattamenti che presentano “rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali” e stabiliti dal Garante nell’ambito di una verifica all’inizio del trattamento.
L’obbligo di conservazione dei dati è soggetto a un regime differenziato a seconda che si tratti di dati inerenti il solo traffico telefonico oppure il traffico di tutti gli altri mezzi di comunicazione elettronica.
Riguardo ai dati telefonici, la legge 45/04 ha ristretto sia l’ambito di conservazione dei dati al solo traffico telefonico, sia la durata di conservazione, stabilita in 24 mesi per finalità di accertamento e repressione dei reati. L’acquisizione dei dati presso il fornitore avviene ora anche entro i primi 24 mesi esclusivamente dietro decreto motivato del giudice su istanza del pubblico ministero. Scaduto il primo termine di 24 mesi il giudice autorizza l’acquisizione dei dati, con decreto motivato, per ulteriori 24 mesi[21] se ritiene sussistano sufficienti indizi dei delitti di cui all’art. 407, comma 2, lett. a) del c.p.p
In merito ai dati in rete, la disciplina inerente la conservazione e acquisizione dei dati di traffico di tutti gli altri mezzi di comunicazione elettronica, Internet e posta elettronica inclusi, prevede un obbligo di conservazione ordinario dei dati relativi al solo traffico di soli 6 mesi.
Attesa la peculiarità dei dati trattati dai gestori di servizi telefonici e telematici e, ancor più, la loro potenziale lesività del diritto alla riservatezza, il comma 5 richiama l’art. 17[22] e dispone, anche, la applicazione di una serie di misure[23] e di accorgimenti che vanno: dalla previsione di “specifici sistemi di autenticazione informatica[24] e di autorizzazione degli incaricati del trattamento” dei dati personali, alla “conservazione separata dei dati” una volta decorsi i termini di 24 o 6 mesi, ex comma 1°; alla indicazione delle “modalità tecniche per la periodica distinzione dei dati”.
2. LA DIRETTIVA DEL PARLAMENTO E DEL CONSIGLIO 2006/24/CE.
In ambito comunitario la materia in oggetto è stata disciplinata attraverso la Direttiva[25] del Parlamento e del Consiglio 2006/24/CE[26], adottata in data 15 marzo 2006.
L’art. 1 individua l’oggetto e il campo di applicazione stabilendo che il fine è quello “di armonizzare le disposizioni degli Stati membri relative agli obblighi, per i fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di una rete pubblica di comunicazione, relativi alla conservazione di determinati dati da essi generati o trattati, allo scopo di garantirne la disponibilità a fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi, quali definiti da ciascuno Stato membro nella propria legislazione nazionale”.
Mentre la applicazione è circoscritta “ai dati relativi al traffico e ai dati relativi all’ubicazione delle persone sia fisiche che giuridiche, e ai dati connessi necessari per identificare l’abbonato o l’utente registrato.” Resta escluso il “contenuto delle comunicazioni elettroniche, ivi incluse le informazioni consultate utilizzando una rete di comunicazioni elettroniche.”
La Direttiva consente la conservazione dei dati delle comunicazioni[27] per un periodo che va da un minimo di 6 ad un massimo di 24 mesi[28]. I dati devono essere disponibili per le autorità nazionali competenti, in casi specifici, "ai fini di ricerca, accertamento e perseguimento di reati gravi, come definiti da ciascuno Stato membro nella propria legislazione nazionale». (Mar. 15, 2006)
E’, inoltre, previsto che decorso tale periodo di conservazione, i dati vengano distrutti a meno che gli stessi non siano stati già scrutinati dalle forze dell’ordine che hanno deciso di conservarli per finalità investigative[29].
E’, comunque, vietata la conservazione dei contenuti delle comunicazioniparticolari"[31].[30], anche se viene lasciata una scappatoia ai singoli Stati membri i quali possono continuare la conservazione in presenza di "circostanze
In questo caso, per avvalersi della scappatoia lo Stato membro deve notificare e motivare l’allungamento dei termini alla Unione europea.
Spetta alla Commissione Europea verificare la congruità della eccezione che ha portato lo Stato membro a chiedere una proroga nella conservazione dei dati; tale attività dovrà espletarsi entro sei mesi dalla notificazione.
La approvazione presuppone l’accertamento che la richiesta avanzata dallo Stato membro non miri a creare “un mezzo di discriminazione arbitraria o di restrizione occulta degli scambi fra gli Stati membri e se rappresentino o meno un ostacolo al funzionamento del mercato interno".
Currently, 66 organizations and companies have signed in support of the petition. La Direttiva in questione trova il suo fondamento giuridico nell’art. 95 CE che dispone la adozione di “misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno”.
Poiché la Direttiva va ad impattare sui diritti fondamentali degli individui, ci riferiamo alla libertà e alla segretezza delle comunicazioni che a loro volta fanno parte del più ampio diritto alla riservatezza, si spiega il motivo che ha condotto il Parlamento e la Commissione a legiferare assieme.
C’è chi[32]vità giudiziarie in materia penale. acutamente ha fatto notare come sia stato preferito operare con riferimento al I° Pilastro[33] dell’U.E. anziché ricorrere al cd III° Pilastro che conferisce al Consiglio il potere di legiferare attraverso decisioni quadro “per il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri”, su materie attinenti la cooperazione di polizia e le atti
Il riferimento al I° Pilastro anziché al III° finisce, quindi, per avere risvolti di natura politica e giuridica: il primo perché va a enfatizzare i rispettivi ruoli assunti dal Parlamento e dalla Commissione in materia; il secondo perché tale scelta può diventare fonte di contenzioso legale.
2.1 (segue) Rilievi critici
Numerosi organismi[34] non governativi[35] hanno rilevato che il testo di legge finisce per l’adottare delle maglie piuttosto larghe in quanto non limita l’applicazione della normativa alla sussistenza dei reati di terrorismo ma la estende ad altre esigenze investigative non sufficientemente definite.
Da una lettura attenta della Direttiva emergono una serie di aspetti critici.
Un primo aspetto riguarda la implementazione della normativa che presuppone la adozione di una serie di accorgimenti tecnologici che faranno aumentare i costi di gestione a carico degli operatori telefonici e del Web e, in definitiva, saranno spalmati sulle bollette degli utenti[36]!
Un secondo aspetto, a nostro avviso ancora più importante, riguarda le finalità per le quali sarà possibile consultare i dati conservati: inizialmente pensata per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata, la direttiva è stata invece estesa a tutti i tipi di reati che si possono commettere.
Un terzo aspetto, legato al secondo, riguarda i potenziali rischi futuri collegati a tale norma che formalizza il principio secondo il quale sia possibile detenere dati personali degli utenti dei servizi di telefonia e telematici. In un periodo caratterizzato – a livello comunitario, ma il ragionamento può essere condotto anche avendo a riferimento l’intero Pianeta – da una forte deriva antilibertaria causata dalla spinta emotiva a combattere il terrorismo internazionale è facile ipotizzare una estensione della conservazione, ergo controllo, dei dati anche per perseguire altre fattispecie criminose.
Resta poi una considerazione da fare in proposito, siamo veramente sicuri che attraverso una riduzione dei diritti fondamentali dei cittadini, peraltro sanciti dalle costituzioni di tutti i Paesi civili, si ottenga un innalzamento del livello di sicurezza pubblica?
3. LA POSIZIONE DEI GARANTI EUROPEI PER IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
Tale Direttiva è stata oggetto di esame da parte del Gruppo ex art 29[37] il quale ha prodotto, in merito, una serie di osservazioni[38] che ci limitiamo, brevemente, a riportare.
Proprio l’aspetto della tutela della privacy costituisce il nodo più spinoso della direttiva: i Garanti alla privacy europei hanno più volte richiamato la Commissione su questo tema delicato.
Anche a metà novembre del 2005, poco prima dell’uscita della normativa UE, le Autorità per la tutela dei dati personali avevano severamente ammonito l’Europarlamento dall’approvare una legge che interferisse con il diritto fondamentale alla riservatezza delle comunicazioni. Dichiarandosi ben consapevoli dei pericoli rappresentati dal terrorismo e della necessità di farvi fronte in modo efficace, i Garanti ribadirono che ciò doveva avvenire senza minacciare i diritti fondamentali che sono alla base delle società democratiche, nel cui novero il diritto alla riservatezza riveste una posizione fondamentale.
La data retention, secondo i Garanti, andava equiparata all’intercettazione vera e propria, e quindi adottata solo in misure eccezionali; la loro proposta era di specificare chiaramente le finalità della conservazione dei dati (terrorismo e criminalità organizzata), indicare in quale misura le autorità competenti potrebbero accedere ai database e utilizzarli, limitare al massimo il periodo di conservazione, prevedere un riesame periodico della motivazione di base che rende necessaria la data retention e l’esclusione dei dati relativi ai contenuti delle comunicazioni.
Attraverso il citato Parere i Garanti europei hanno convenuto che:
le disposizioni della direttiva avranno conseguenze di ampia portata per tutti i cittadini europei e per la loro privacy;
la decisione di conservare i dati nell’intento di combattere i reati gravi è senza precedenti ed ha dimensione storica;
essa invade la vita quotidiana di ogni cittadino e può porre a repentaglio i valori e le libertà fondamentali di cui godono e che rispettano tutti i cittadini europei.
Viene, inoltre, ribadita la necessità di “prevedere salvaguardie adeguate e specifiche per tutelare gli interessi vitali degli individui, quali sono menzionati nella direttiva 2002/58/CE, in particolare il diritto alla riservatezza quando si utilizzano servizi pubblici di comunicazione elettronica. Inoltre, il gruppo di lavoro ritiene d’importanza cruciale che le disposizioni della direttiva siano interpretate e attuate secondo modalità armonizzate, così da assicurare ai cittadini il medesimo grado di tutela in tutta l’Unione europea.”
Nella ottica di favorire una implementazione omogenea della normativa da parte degli Stati membri il Gruppo ex art 29 ha individuato, quindi, una serie di spunti a cui fare costante riferimento:
1) Indicazione precisa dello scopo: i dati vanno conservati soltanto per scopi specifici. Di conseguenza, si deve definire e determinare con chiarezza il concetto di "reati gravi". Ogni altro trattamento dei dati va escluso, oppure va limitato rigorosamente in base a salvaguardie specifiche.
2) Limitazione dell’accesso: i dati devono essere disponibili soltanto ad autorità garanti della legge, determinate specificamente, quando tale accesso sia necessario ai fini delle indagini, dell’accertamento e del perseguimento dei reati menzionati nella direttiva. L’elenco di tali autorità deve essere reso pubblico. Ogni volta che vengono attinti dati, l’operazione deve essere registrata. Le registrazioni devono essere trasmesse alla o alle autorità di vigilanza, per assicurare un efficace controllo.
3) Conservazione di un minimo di dati: i dati da conservare vanno limitati al minimo. Ogni aggiunta alla loro lista va testata per accertarne l’assoluta necessità.
4) Dati da non recuperare: le indagini, gli accertamenti e il perseguimento di reati gravi non devono comportare il recupero generalizzato, da parte delle autorità garanti della legge, dei dati, tra quelli conservati, riguardanti le abitudini in fatto di spostamenti e di comunicazioni di persone non sospette.
5) Esame giudiziale / indipendente dell’accesso autorizzato: in linea di principio, l’accesso ai dati va autorizzato caso per caso dalle autorità giudiziarie, ad eccezione di quegli Stati in cui una specifica possibilità di accesso è prevista dalla legge ed è soggetta a supervisione indipendente. Se possibile, nelle autorizzazioni si devono precisare quali particolari dati sono necessari per il caso specifico in questione.
6) Scopi dei prestatori di servizi: ai sensi della direttiva riguardante la conservazione dei dati, i prestatori di servizi pubblici di comunicazione o gestori di reti telematiche non sono autorizzati ad elaborare per altri fini, in particolare per fini loro propri, i dati conservati unicamente a scopi di ordine pubblico.
7) Separazione dei sistemi: in particolare, i sistemi di memorizzazione dei dati per scopi di ordine pubblico devono essere logisticamente separati dai sistemi utilizzati per fini commerciali.
8) Misure di sicurezza: si devono definire norme minime riguardanti le misure di sicurezza di natura tecnica ed organizzativa che i suddetti prestatori di servizi devono adottare, specificando nei particolari le disposizioni generali della direttiva riguardante la conservazione dei dati.
La proroga alla conservazione dei dati telefonici e telematici disposta con il Decreto Milleproroghe suscita giustificati allarmi riguardo il livello di riservatezza che viene garantito ai cittadini.
La creazione di enormi data base, tra loro collegati!, contenenti la registrazione obbligatoria e la conservazione delle telefonate dei cittadini europei da parte dei gestori telefonici e dei comportamenti online da parte dei provider internet rappresentano un precedente per attuare politiche di sorveglianze di massa.
Si fa sempre più reale, quindi, il rischio di schedature che di fatto finiranno per limitare fortemente quei diritti della personalità sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri. D’altro canto siamo portati a ritenere che la limitazione dei diritti e delle libertà, sanciti dal legislatore nostrano, non siano state giustificate da un effettivo aumento della sicurezza individuale e collettiva ma, che al contrario abbiano prodotto un impoverimento del tessuto sociale e dei principi di rango costituzionale che lo tenevano unito.
Una tale condotta finirà, probabilmente, per incidere in maniera lesiva sul tessuto sociale dei singoli Paesi senza, in realtà, offrire garanzie di maggiore successo nella lotta al terrorismo ed alla finalità organizzata.
Per il futuro è auspicabile che l’operato dei nostri legislatori si focalizzi sull’aspetto repressivo, senza comprimere più del necessario i diritti e le libertà dei singoli e delle associazioni, mentre quello della nostra classe politica dovrà tenere a mente le implicazioni di natura sociale ed economica che creano e/o favoriscono la nascita dei fenomeni terroristici e partire da esse per favorire un loro superamento.
[1] Gjergji I., Prime note sul D..l 27 luglio 2005, n. 144, recante: “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”, in www.Costituzionalismo.it ; Bugio A., De-regolare e reprimere. Cenni sul “liberismo giuridico” del secondo governo Berlusconi, in DeriveApprodi, 2003. Per una lettura critica del decreto in esame e in particolare per quanto attiene ai profili di incostituzionalità, si rimanda a Oddi A., Brevi osservazioni a “prima lettura” sul d.l. 22 settembre 2006, n. 259, su www.costituzionalismo.it; Marcoccio G., Data retention, la “Pisanu” dovrà fare i conti con l’Europa, www.Interlex.com
[2] Da rilevare che già esisteva una analoga disposizione in materia, ci si riferisce alla Delibera n. 467/00/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che prevedeva l’obbligo per ‘i soggetti che offrono servizi di telecomunicazione…di consentire l’identificazione certa degli utenti che fanno uso di detti terminali per l’invio di posta elettronica”. Si rimanda in proposito a Sarzana di S.Ippolito, Emergenza terrorismo e Internet, su www.lidis.it; per una completa trattazione dell’argomento.
[3]Briganti G., Le comunicazioni elettroniche nel codice della privacy: sicurezza, riservatezza e spamming, ; La direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche (Direttiva 2002/58/CE); www.iusreporter.it
[4]Lisi A., La tutela della privacy: tra data retention e diritto all’anonimato, www.studiodl.it
[5] Art. 6 “Nuove norme sui dati del traffico telefonico e telematico”
[6] Sull’argomento sia consentito rimandare a Modesti Giovanni: Come l’Italia ha risposto al terrorismo internazionale: la legislazione e la giurisprudenza tra istanze di sicurezza e tutela dei dati personali, in Quaderni di Overlex n. 3 gennaio 2007, www.overlex.com
[7] Buraschi F., Intercettazioni telefoniche e informatiche, www.megaLab.it; Cammarata M., Intercettazioni e dossier illegali: qui custodiet custodes?; Intercettazioni e pubblicazioni: i veri problemi; www.mcreporter.it: Monti A., Otto anni di abusi e il garante emette un comunicato; www.interlex.it; Privilegio informativo e Privacy; http://interlex.it; Fois B., Pronto, chi sparla? Vicende telefoniche, fra privatizzazioni e intercettazioni, www.democrazialegalità.it; D’Avanzo G., Dall’Inter a Telecom, i 100 mila file degli spioni, Repubblica, 23 maggio 2006; Stefanelli F., Brevi considerazioni dul D.L. 22 settembre 2006, n. 259, www.penale.it
[8] D.lgs. n. 259 del 22 settembre 2006, recante “Disposizioni urgenti per il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche” nel preambolo afferma: “la straordinaria necessità ed urgenza di adottare misure volte a rafforzare le misure di contrasto alla detenzione illegale di contenuti e dati relativi ad intercettazioni effettuate illecitamente, nonché ad informazioni illegalmente raccolte”.
[9]Il Decreto è stato convertito in Legge n. 281 del 20 novembre 2006.
[10] Per una lettura critica del decreto in esame, in particolare per quanto attiene ai profili di incostituzionalità, si rimanda a Oddi A., Brevi osservazioni a “prima lettura” sul d.l. 22 settembre 2006, n. 259, su www.costituzionalismo.it .
[11] D.l. 31 dicembre 2007, n. 248 – “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”, pubblicato sulla G.U. del 31 dicembre 2007, n. 302.
[12] Dal sito del Garante, riportiamo integralmente il seguente comunicato stampa: “Con una lettera inviata al Presidente della Camera ed una al Ministro delle politiche comunitarie, il Garante per la privacy ha ribadito le proprie preoccupazioni sul periodo di conservazione dei dati di traffico telefonico ed Internet detenuti per finalità di giustizia. Attualmente, dopo il recente decreto "milleproroghe", che ha prolungato i termini fino al 31 dicembre 2008, i tempi di conservazione possono arrivare a 8 anni per i dati di traffico telefonico e a 3 per quelli telematici. L’Autorità ha posto l’esigenza che il bilanciamento degli interessi coinvolti sia conforme alle prescrizioni della direttiva comunitaria in materia (la cosiddetta "direttiva Frattini"), e che la direttiva stessa, la quale prevede tempi di conservazione dei dati di traffico sia telefonico che telematico compresi tra un minimo di sei mesi ed un massimo di due anni, sia tempestivamente recepita. Al presidente Bertinotti, l’Autorità ha sottoposto inoltre la necessità che, in sede di conversione del decreto "milleproroghe", vengano introdotte alcune modifiche correttive alla norma, specificando che il periodo di conservazione dei dati è prorogato fino all’ entrata in vigore del decreto di recepimento della direttiva e comunque non oltre il 31 dicembre 2008. Al Ministro Bonino, il Garante ha espresso l’auspicio che il D.lgs. di recepimento della direttiva Frattini, già in fase di predisposizione, sia adottato nel più breve tempo possibile in modo tale da mettere fine all’attuale situazione di anomalia. Roma, 15 gennaio 2008”
[13] Gjergji I., Prime note sul decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”, www.Costituzionalismo.it “ la ‘guerra al terrorismo internazionale’ diviene fronte di un ulteriore attacco alle libertà, senza, peraltro, offrire alcun sostanziale contributo alla tutela della sicurezza pubblica, intesa come pacifica convivenza tra cittadini, popoli e Stati. La prospettiva securitaria che informa il decreto, determina la lesione dei diritti inviolabili della persona umana, sulla base del convincimento, irrazionale ed inaccettabile, che le garanzie individuali, sostanziali e processuali, costituiscono un impedimento allo svolgimento delle attività investigative, un ostacolo all’accertamento della verità”.
14. Sull’argomento sia consentito rimandare a Modesti Giovanni: Commento breve al D.Lgs.vo n. 196/2003. Codice in materia di protezione dei dati personali, su www.dirittosuweb.com; ottobre 2005 e su www.diritto.it/artt./dir_privacy/diritto_privacy.html; (2005); Introduzione al D.lgs. n. 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) con particolare riferimento alle misure di sicurezza, su www.filodiritto.com/diritto/privato/informaticagiuridica/introduzioneprivacymisuresicurezzamodesti.htm; (2005)
[15] Sull’argomento sia consentito rimandare a Modesti Giovanni: La sentenza della Corte di Giustizia della comunità europea del 30 maggio 2006 avente ad oggetto le cause c-317/04 e c-318/04 e la vexata quaestio del trasferimento dei dati personali dei passeggeri degli aerei diretti negli Stati Uniti (ovvero un argine all’affermazione della regola “tutti sospetti, nessun sospetto”); su www.diritto.it; www.dirittosuweb.com; www.nyberg.it; (settembre 2006); pubblicata sulla Rivista di Diritto, Economia e Gestione delle Nuove Tecnologie (RDEGNT) n. 03-06- Luglio Settembre 2006; Terrorismo e privacy: le risposte del nuovo e del vecchio continente a cinque anni dagli attentati di New York e di Washington, su www.diritto.it (Dicembre 2006); Il regime delle intercettazioni telefoniche alla luce della Legge n. 281 del 20.11.2006, su www.overlex.com; /Gennaio 2007);
[16] La legge 3 febbraio 2003, n. 14, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle comunità europee. Legge comunitaria 2002” delega al Governo – tra le altre cose – l’attuazione della direttiva comunitaria 2002/58/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa al trattamento dei dati personali, entro 18 mesi, cioè entro il 30 giugno 2003. La direttiva, sopra richiamata, disciplina le comunicazioni elettroniche e lo fa assoggettando ad un unico quadro normativo i settori delle telecomunicazioni, dei media e delle tecnologie dell’informazione; prescindendo dal fatto che i dati personali siano utilizzati sulle reti telefoniche o sul web.
[17] In quest’ottica è stata emanata una “direttiva quadro” (2002/21/Ce) che ha istituito la cornice normativa comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica, e quattro “direttive particolari”. Alla direttiva n. 58, si aggiungono quella relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (2002/20/CE); quella sull’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate nonché all’interconnessione delle stesse (2002/19/CE); e quella sul servizio universale e sui diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica (2002/22/CE).
[18] L’art. 132, “Conservazione di dati di traffico per altre finalità” e fa parte del Titolo x – Comunicazioni elettroniche – Capo I – Servizi di comunicazione elettronica.
[19]Delitti di cui all’art. 407, comma 2, lett. a): strage, terrorismo, associazione per delinquere, omicidio, sfruttamento della pornografia minorile, ecc., del c.p.p., nonché dei delitti in danno di sistemi informatici o telematici.
[20] Art. 17, d.lgs 196/03 “ 1. Il trattamento dei dati diversi da quelli sensibili e giudiziari che presenta rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità dell’interessato, in relazione alla natura dei dati o alle modalità del trattamento o agli effetti che può determinare, è ammesso nel rispetto di misure ed accorgimenti a garanzia dell’interessato, ove prescritti. 2. Le misure e gli accorgimenti di cui al comma 1 sono prescritti dal garante in applicazione dei principi sanciti dal presente codice, nell’ambito di una verifica preliminare all’inizio del trattamento, effettuata anche in relazione a determinate categorie di titolari o di trattamenti, anche a seguito di un interpello del titolare”.
[21] Resta da stabilire se i dati del traffico telefonico, il cui accesso resta precluso dopo la scadenza dei termini sopra indicati, possano ugualmente essere utilizzati come prova se acquisiti prima dell’entrata in vigore dell’attuale legge e se possano essere acquisiti anche successivamente, con strumenti alternativi, attraverso le scritture contabili e di fatturazione che le società sono tenute a conservare per tempi molto più lunghi per dimostrare l’osservanza delle normative fiscali.
[22] Tale art. del Codice in materia di protezione dei dati personali è, a nostro avviso, in assoluto la norma più indeterminata nel contenuto e oscura nelle sue determinazioni! Trattasi di una fattispecie introdotta in Italia dal D.Lgs.vo n. 467/2001. Si tratta di tipologie di dati[22] non sensibili né giudiziari, che si differenziano dai dati comuni a causa della loro potenzialità lesiva per i diritti, le libertà fondamentali o la dignità dei titolari. Questa categoria non è identificata in concreto: è il Garante che ad ogni inizio di trattamento che gli sia notificato dovrà valutare se questo, per la natura dei dati elaborati, le conseguenze che può provocare o le modalità con cui si svolgerà, presenti la suddetta pericolosità. Le disposizioni in materia di dati particolari si applicano sia ai soggetti privati che alle P.A. La mancata adozione delle misure previste dal Garante costituisce un reato punito allo stesso modo della violazione delle norme sul trattamento dei dati sensibili. (art. 167, comma 2).
[23] Rodilosso P., Le misure di sicurezza a tutela della privacy nelle intercettazioni telefoniche, in www.AmministrazioneinCammino.it; Cerchi A. Il Garante: nuove regole su dati telefonici e web, IlSole24Ore del 26.11.07
[24]Per la illustrazione di tali concetti sia consentito rimandare a testi dell’Autore indicati nella nota 14 del presente contributo.
[25]Marcoccio G., Data retention: che cosa prevede la direttiva europea, www.interlex.com
[26] DIRETTIVA 2006/24/CE DEL Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006 riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/CE (Pubblicata sulla GUCE n. L105 del 13 aprile 2006)
[27] Per "dati" si intendono "quelli necessari per rintracciare ed identificare la fonte di una comunicazione, per rintracciare e identificare la destinazione di una comunicazione, per determinare la data, l’ora e la durata di una comunicazione, per determinare il tipo di comunicazione, per determinare le attrezzature di comunicazione degli utenti, per determinare l’ubicazione delle apparecchiature di comunicazione mobile. Ciò si applica alle comunicazioni effettuate con telefoni fissi e mobili ma anche a quelle via Internet (accesso, posta elettronica e telefonate), compresi i tentativi di comunicazione non riusciti".
[28] Art. 6 Periodi di conservazione “Gli Stati membri provvedono affinché le categorie di dati di cui all’art. 5 siano conservate per periodi non inferiori a sei mesi e non superiori a due anni dalla data della comunicazione.”
[29] Art. 7, Protezione e sicurezza dei dati, lett. d) “i dati vengono distrutti alla fine del periodi di conservazione, fatta eccezione per quelli consultati e conservati”
[30]Art. 7, Protezione e sicurezza dei dati, comma 2: 2. “A norma della presente direttiva, non può essere conservato alcun dato relativo al contenuto della comunicazione.”
[31] Art. 12 Future misure “1. Uno Stato membro che si trovi ad affrontare circostanze particolari che giustificano una proroga, per un periodo limitato, del periodo massimo di conservazione di cui all’art. 6, può adottare le necessarie misure. Lo Stato membro notifica immediatamente alla Commissione e informa gli altri Stati membri delle misure adottate in virtù del presente art., motivandone l’introduzione. 2. Entro sei mesi dalla notifica di cui al paragrafo 1, la Commissione approva o respinge le misure nazionali in questione, dopo aver accertato se costituiscano un mezzo di discriminazione arbitraria o di restrizione occulta degli scambi fra gli Stati membri e se rappresentino un ostacolo al funzionamento del mercato interno. In assenza di decisione da parte della Commissione entro tale periodo, le misure nazionali si considerano approvate. 3. Quando le misure nazionali di uno Stato membro in deroga alle disposizioni “
[32] Carta A. e Fratini A., I vacillanti pilastri della “data retention”; 2006
[33] Con l’espressione ‘Terzo Pilastro’ si vogliono richiamare le norme del Titolo VI del Trattato per la costituzione della Unione europea che reca la seguente intestazione “ Disposizioni relative alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale “. Il Secondo Pilastro è rappresentato, invece, dalle norme del Titolo V del T.U.E. recante “ Disposizioni concernenti una politica estera e di sicurezza comune “. Il Primo Pilastro fa riferimento ai diritti in senso stretto della Comunità europea.
[34] ALCEI (Electronic Frontiers Italy), Italia; Digital Rights, Danimarca; EDRI (European Digital Civil Rights), Europa; Electronic Frontier Finland, Finlandia; Electronic Frontier Foundation, Stati Uniti; FITUG (Förderverein Informationstechnik und Gesellschaft e.V.), Germania; Foundation for a Free Information Infrastructure, Europa Internet Society, Bulgaria; IRIS (Imaginons un Réseau Internet Solidaire), Francia; Liga voor de Mensenrechten (League for Human Rights), Belgio; luridicum Remedium, Repubblica Ceca; Netzwerk Neue Medien, Germania; Open Rights Group, Gran Bretagna; Privacy International, Gran Bretagna;Quintessenz, Austria; VIBE!AT (Austrian Association for Internet Users), Austria
[35] La petizione EDRI Paesi Bassi (dove la campagna è stata lanciata), e oltre 5000 da Germania e Finlandia. . e XS4ALL contro la conservazione dei dati ha attratto quasi 42000 firme, di cui oltre 16000 raccolte nei
[36] In merito a tale aspetto si tenga presente che il testo di legge non prevede alcun genere di rimborso per le spese sostenute per la data retention.
[37]L’art. 29 della Direttiva 9+5/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, ha istituito un gruppo per la tutela delle persone con riguardo al trattamento dei dati personali. Il Gruppo è composto dal rappresentante dell’autorità di controllo designato da ciascuno Stato membro.
[38]Parere WP 113 del 21 ottobre 2005