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Timestamp: 2020-08-10 03:28:25+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 12251 del 14/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12251 del 14/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 14/06/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 14/06/2016), n.12251
sul ricorso 1974/2015 proposto da:
T.G., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO
TRIESTE N. 10, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO VISCA,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO GRASSO giusta delega a
D.M.A.;
avverso la sentenza n. 3407/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 20/06/2014;
14/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito l’Avvocato Antonio Grasso difensore della ricorrente che si
riporta agli scritti e chiede l’accoglimento del ricorso.
“1. D.M.A. convenne in giudizio T.G. davanti al Tribunale di Latina e, sulla premessa di aver locato alla convenuta un immobile ad uso bar pizzeria, chiese la risoluzione del contratto di locazione in quanto la conduttrice aveva maturato una morosità di tredici mesi nel pagamento del canone.
Si costituì la convenuta, contestando la domanda e proponendo domanda riconvenzionale per il rimborso di pretesi miglioramenti da lei eseguiti sull’immobile.
Il Tribunale accolse la domanda principale, rigettò quella riconvenzionale, dichiarò la risoluzione del contratto per inadempimento della conduttrice e condannò quest’ultima al rilascio dell’immobile ed al pagamento delle spese di giudizio.
2. La sentenza è stata appellata dalla T. e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 20 giugno 2014, ha respinto il gravame, nulla disponendo sulle spese attesa la contumacia della D. M..
3. Contro la sentenza d’appello ricorre Giuseppina T. con atto affidato ad un solo motivo.
D.M.A. non ha svolto attività difensiva in questa sede.
5. Con il primo ed unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione delle norme relative all’interpretazione dei contratti, in particolare gli artt. 1362 e 1371 c.c., soprattutto in relazione alla postilla n. 1 allegata al contratto di locazione.
La Corte d’appello ha interpretato il contratto in questione e, in relazione alla domanda della T. volta ad ottenere un’indennità per i pretesi miglioramenti, ha stabilito che l’art. 9 del contratto e la postilla 1 dello stesso consentivano sì alla T. l’esecuzione di lavori volti all’attrezzatura del giardino finalizzata all’espletamento della propria attività commerciale, purchè però fosse mantenuta la destinazione dell’area a giardino.
Nella specie, al contrario, la conduttrice aveva realizzato due nuovi corpi di fabbrica di notevoli dimensioni, costituenti un ampliamento edilizio certamente non consentito alla luce della invocata postilla.
A fronte di siffatta motivazione, la ricorrente invoca genericamente la lesione dei criteri di interpretazione dei contratti, nella sostanza sollecitando questa Corte ad una nuova e diversa interpretazione del contratto intercorso fra le parti, attività viceversa spettante al giudice di merito e certamente preclusa in sede di legittimità.
Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata.
Sussistono tuttavia le condizioni di cui del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.