Source: http://www.unitel.it/index.php?option=com_content&view=article&id=996&catid=162:rifiuti&Itemid=159
Timestamp: 2018-02-24 18:09:26+00:00
Document Index: 19415635

Matched Legal Cases: ['art. 265', 'art. 264', 'art. 264', 'art. 265', 'art. 195', 'art. 227', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 193', 'art. 6', 'art. 195', 'art. 1', 'art. 183', 'art. 212', 'art. 2']

Provvedimenti attuativi del testo unico ambientale: semplificazioni amministrative per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)
Home Articoli RIFIUTI Provvedimenti attuativi del testo unico ambientale: semplificazioni amministrative per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)
P. Costantino (Approfondimento 5/12/2008) - Documento senza titolo
Con un recentissimo decreto ministeriale, il Governo ha provveduto a dare ulteriore attuazione al D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico ambientale). Nello specifico, il D.M. Ambiente 22 ottobre 2008 (in G.U. del 12/11/2008 n. 265) ha recato la “semplificazione degli adempimenti amministrativi di cui all’articolo 195, comma 2, lettera s-bis)” del predetto TU, in tema di gestione di particolari tipologie di rifiuti, così accrescendo il numero dei provvedimenti regolamentari attuativi della nuova e fondamentale normativa ambientale.
Mette conto, al riguardo, segnalare come il TU era nato in modo assai particolare: infatti, per espressa previsione normativa contenuta in una sua stessa disposizione – l’art. 265, comma 1 – tutte “le vigenti [all’epoca dell’entrata in vigore della Parte IV sui rifiuti, cioè il 29 aprile 2006] norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all’adozione delle corrispondenti specifiche norme adottate in attuazione della Parte IV del presente decreto”.
Questa norma, dal carattere spiccatamente transitorio (come si evince, del resto, dalla sua stessa rubrica), intendeva offrire continuità normativa a tutti quei provvedimenti che erano stati emanati in vigenza della precedente normativa di riferimento per il settore dei rifiuti, vale a dire il D.Lgs. 22/97 (decreto Ronchi) e che avrebbero rischiato di perdere efficacia a seguito dell’abrogazione di tale decreto operata da altra disposizione del TU ambientale, l’art. 264, comma 1, lett. i). Tuttavia, a rafforzare ulteriormente l’intendimento “transitorio” del legislatore su questo punto, anche la norma dell’art. 264 da ultimo citata, nel disporre, da un lato, l’abrogazione totale ed immediata del decreto Ronchi, espressamente disponeva, dall’altro lato, l’ultrattività dei provvedimenti attuativi di quello, che avrebbero mantenuto la loro efficacia “sino alla data di entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dalla Parte IV del presente decreto”.
Questo intendimento, espresso con esposizione letterale addirittura identica a quella ex art. 265, è stato giustificato, dalla norma stessa, “al fine di assicurare che non vi sia alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla preesistente normativa a quella prevista dalla Parte IV del presente decreto”.
Attraverso una simile clausola di salvezza, si è potuto dar inizio a nuove procedure amministrative in tema di gestione dei rifiuti che, ratione temporis, dovevano soggiacere, in via di inquadramento generale, alle nuove disposizioni del TU ma che, al tempo stesso, sarebbero restate paralizzate per l’assenza della specifica e necessaria normativa tecnico/regolamentare.
In questo contesto, il caso forse più emblematico è rappresentato dalla disciplina delle bonifiche dei siti inquinati, la quale si compone delle (nuove) norme di cui al Titolo V, Parte IV, D.Lgs. 152/2006 (artt. 239 – 253) e dalle (vecchie) disposizioni tecniche fornite dal D.M. 471/99, emanato (ed esplicitamente relativo, con tutte le conseguenze, anche assai critiche, del caso) sotto la vigenza del decreto Ronchi.
Tornando al tema che ci occupa, il decreto ministeriale in esame si inserisce in un contesto sensibilmente mutato rispetto alla versione originaria del TU, a causa di interventi normativi che, direttamente e indirettamente, hanno inciso su di esso e sull’applicazione della sua disciplina.
Quanto alle modifiche dello stesso D.Lgs. 152/06, rileva preliminarmente quella introdotta dal secondo decreto correttivo al TU, vale a dire il D.Lgs. 16 gennaio 2008 n. 4 (in vigore dal 13 febbraio successivo). Tale ultima normativa ha modificato ed integrato l’art. 195 sulle competenze dello Stato in tema di gestione di rifiuti, proprio introducendo la lettera s-bis) riportata in rubrica del DM 22 ottobre, la quale demanda all’ente centrale “l’individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni della parte quarta del presente decreto, di semplificazioni con decreto del Ministro dell`ambiente e della tutela del territorio e del mare da adottarsi entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente disciplina in materia di adempimenti amministrativi per la raccolta e il trasporto di specifiche tipologie di rifiuti destinati al recupero e conferiti direttamente dagli utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai produttori, ai distributori, a coloro che svolgono attività di istallazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei beni stessi o ad impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell`Allegato C alla parte quarta del presente decreto.”.
Una simile disposizione, ad avviso di chi scrive, trova il suo fondamento logico in un’altra disposizione – questa volta esterna al TU – che ne ha determinato, con ogni evidenza, la venuta ad esistenza. Ci si riferisce al D.Lgs. 151/2005 (Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell`uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti, in G.U. n. 175 del 29-7-2005 - S.O. n. 135),il cd. “decreto RAEE”.
Il D.Lgs. 151/05, specificamente dedicato alla (gestione della) particolare tipologia di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (anche indicate con l’acronimo “AEE”), ha introdotto per essi un’apposita disciplina, la quale è stata esplicitamente riconosciuta e fatta salva, in via principale, dal TU ambientale (si veda l’art. 227), le cui norme si possono applicare al caso dei RAEE solo in via residuale, a completarne, cioè, le regole di gestione, negli spazi lasciati vuoti dal D.Lgs. 151/2005 (come successivamente modificato e integrato).
Ed è così che l’art. 6 di detto ultimo decreto, dedicato alla “raccolta separata” dei RAEE provenienti dai nuclei domestici, delinea una speciale regolamentazione, con il dichiarato fine di realizzare “un sistema organico di gestione dei RAEE che riduca al minimo il loro smaltimento insieme al rifiuto urbano misto”.
In tale prospettiva, per un verso “i comuni assicurano la funzionalità, l`accessibilità e l`adeguatezza dei sistemi di raccolta differenziata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici istituiti ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di raccolta separata dei rifiuti urbani, in modo da permettere ai detentori finali ed ai distributori di conferire gratuitamente al centro di raccolta i rifiuti prodotti nel loro territorio; il conferimento di rifiuti prodotti in altri comuni è consentito solo previa sottoscrizione di apposita convenzione con il comune di destinazione” (art. 6, co. 1, lett. a); per altro verso, “i distributori assicurano al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, della apparecchiatura usata, a condizione che la stessa sia di tipo equivalente e abbia svolto le stesse funzioni della nuova apparecchiatura fornita: provvedono, altresì, ai sensi dell`articolo 1, comma 1, lettere a) e b), alla verifica del possibile reimpiego delle apparecchiature ritirate ed al trasporto presso i centri istituiti ai sensi delle lettere a) e c) di quelle valutate non suscettibili di reimpiego (art. 6, co. 1, lett. b).
Orbene, il fatto che i distributori – cioè i fornitori di AEE nell’ambito di un’attività commerciale (cfr. art. 3, co. 1, lett. n) - fossero gravati dall’obbligo di assicurare, in sede di vendita al dettaglio di un apparecchiatura nuova, il ritiro gratuito dell’usato portatogli dall’acquirente, ha comportato da subito un problema in ordine alla gestione dell’usato, inequivocabilmente inquadrabile come rifiuto.
La norma surriportata, così com’è, assegna praticamente d’imperio ad un soggetto (il distributore/venditore) la qualifica automatica di detentore di RAEE al momento del ritiro (obbligatorio quando si vende un apparecchio di tipo equivalente e che abbia svolto le stesse funzioni di quello che si ritira) dell’apparecchio consegnatagli dal consumatore; per effetto di ciò, il distributore/detentore si trova coinvolto nella gestione dei rifiuti e deve rispettarne il dettato e le imposizioni normative. Tra queste, la stessa norma specifica che le apparecchiature non suscettibili di reimpiego devono essere trasportate presso i centri istituiti ai sensi delle lettere a) e c) della norma stessa, che sono le cd. “ecopiazzole” comunali o altri centri di raccolta organizzati dai produttori o dai terzi che agiscono in loro nome, ricordando che per la normativa in questione il “produttore” è, in via generale, chiunque fabbrica, vende o rivende AEE col proprio marchio, ovvero li importa o li immette per primo sul mercato (cfr. art. 3, co. 1, lett. m, D.Lgs. 151/2005).
Ebbene, una volta gravati i distributori di AEE dell’obbligo di ritiro e, soprattutto, trasporto verso i punti di raccolta (1), era sembrato eccessivo, ad una prima lettura, assoggettare questa nuova attività alle ordinarie norme sulla raccolta e il trasporto di rifiuti, con tutti connessi obblighi documentali e finanziari (FIR, registri C/S, iscrizione all’Albo Gestori, etc.), senza, peraltro, deroghe di sorta, ove si consideri che il TU ambientale, allorquando introduce una deroga a tali obblighi, lo fa, in buona sostanza, ad esclusivo vantaggio dei “produttori di rifiuti” e non dei detentori: si pensi all’art. 193, co. 4, che esonera dall’obbligo del FIR chiunque trasporti propri rifiuti non pericolosi, in modo occasionale e saltuario, in quantità non superiori ai 30 kg o 30 l.
Pertanto, si è reso necessario intervenire per semplificare la realizzazione di tali azioni attraverso forme di semplificazione amministrativa ed in un modo che non risultasse troppo oneroso per i venditori/distributori, a pena di vanificare le intenzioni positive della normativa fondamentale sui RAEE.
Un primo intervento si è avuto con il D.L.31 dicembre 2007, n. 248 (recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria”, convertito il L. 31/2008), che ha aggiunto al citato art. 6 D.Lgs. 151/05 il comma 1-bis, che demanda ad un decreto ministeriale dell’Ambiente l’individuazione di “specifiche modalità semplificate per la raccolta e il trasporto” dei RAEE presso gli appositi centri di raccolta, “anche in deroga” alle disposizioni della parte quarta del D.Lgs. 152/2006; successivamente, come anticipato, si è avuta la modifica dell’art. 195 del TU con l’introduzione della lettera s-bis), che, in buona sostanza, ne ricalca i contenuti.
Oggi, con riferimento al DM 22 ottobre 2008, si dispone che la raccolta e il trasporto “della tipologia di rifiuti individuati come cartucce di toner per stampanti laser, cartucce di stampanti inkjet e cartucce di nastri per stampanti ad aghi” (individuati con codice CER 08 03 18) possono avvenire diversamente da quanto previsto, in via ordinaria, nel TU, a condizione che detti rifiuti siano destinati al recupero (di cui alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell’All. C alla Parte IV del TU) e conferiti direttamente dagli utenti finali dei beni che originano i rifiuti ad impianti autorizzati (art. 1).
In modo particolare, il FIR – formulario di identificazione rifiuti, l’ordinario documento per il loro trasporto – “è validamente sostituito” dal documento ex DPR 472/96, cioè il documento di trasporto (d.d.t.) che accompagna le comuni merci, purché la consegna venga effettivamente fatta presso i centri di recupero e non vi siano “depositi temporanei intermedi” (che rappresenta una ipotesi “dinamica” e assai peculiare di deposito temporaneo, con la particolarità di potersi avere anche lontano dal luogo di produzione, diversamente dalla specifica previsione dell’art. 183, co. 1, lett. m).
Inoltre, vengono indicate le modalità di tenuta (imballi tipo “eco-box” non pallettizzato muniti di coperchio e sigillo, idonei ad impedire la fuoriuscita di liquidi e polveri) e le dimensioni massime di ciascun collo trasportabile (30 kg tra imballo e rifiuto), e si stabilisce che, nel caso in cui ci si avvalga di soggetti terzi che non siano professionalmente trasportatori di rifiuti, per essi (e soltanto per loro) è richiesta l’iscrizione agevolata all’Albo Gestori ex art. 212, co. 8.
Stesso discorso se si trasportano rifiuti con codice CER 08 03 17 (toner per stampa esauriti contenenti sostanze pericolose), nel qual caso, però, è previsto il quantitativo di 30 kg è previsto come massimo giornaliero (art. 2).
1. Sul punto, si veda il Decreto 8 aprile 2008 Ministero dell`Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, recante “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall`articolo 183, comma 1, lettera cc) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche” (in GU n. 99 del 28-4-2008), che rappresenta un altro decreto attuativo del TU ambientale.