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Timestamp: 2020-07-15 00:46:11+00:00
Document Index: 121407763

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 53']

Castagna del Monte Amiata IGP - TOP FOOD ITALY®
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Zona di produzione (Articolo 3): La zona di produzione della «Castagna del Monte Amiata» di cui al presente disciplinare comprende i comuni di Arcidosso, Casteldelpiano, Santa Fiora e Seggiano di Cinigiano e Roccalbegna in provincia di Grosseto e i comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia S. Salvatore e Piancastagnaio in provincia di Siena;
Il territorio della zona di produzione della “Castagna del Monte Amiata” viene così delimitato:
iniziando sulla tavoletta della nuova serie al 25.000 dell’Istituto geografico militare italiano del foglio n. 320, sez. IV “Montenero”, in senso orario partendo dalla confluenza del torrente Ribusieri nel fiume Orcia, si segue il fiume Orcia risalendolo (si entra nel foglio n. 320, sez. I “Seggiano”) fino alla confluenza del fosso Ansitonia (siamo sul confine, in ordine di successione, tra i comuni di Montalcino e di Castiglione D’Orcia in Provincia di Siena, e il comune di Casteldelpiano in provincia di Grosseto), si segue, risalendolo, il fosso fino al ponte con la strada statale 323 in località Osteria Ansitonia (da qui si entra in territorio del comune di Castiglione D’Orcia). Si segue la strada statale per circa 370 metri e, deviando al bivio, si segue la strada provinciale che porta a Castiglione D’Orcia passando per la frazione di “PoggioRosa”. Al bivio successivo si prende la strada provinciale che porta a Campiglia D’Orcia, che si segue in direzione Campiglia D’Orcia passando per la località Campo le Capanne. Si devia sulla strada interpoderale che porta al podere Spicchio e successivamente si segue il Fosso dei Grottoni fino alla località Le Rogheta dove si prende con direzione Est la strada per Campotondo (si entra nel foglio vecchia serie n. 129 IV-NE “Campiglia D’Orcia”) e successivamente per Bacci. Si seguono le carrarecce che passano per “Poderuccio” e “Mecarelli” fino ad incontrare il fosso “Fossatone” che si risale fino ad incontrare la carrareccia per “Poderino”; si segue questa strada, attraversando tale località, fino al villaggio “Callie” e si continua per “Bagni San Filippo” fino alla strada provinciale dell’Amiata, che si risale, in direzione Abbadia S.S. (si entra nel territorio di questo comune), fino al torrente “Pagliola”, subito dopo il “Pod. Zaccaria”. Quindi si discende tale torrente per un buon tratto fino ad incontrare, sulla destra, la carrareccia per il “Pod. Pietre Grosse” e si risale quest’ultima fino alla strada provinciale dei “Combattenti”. Si segue detta strada fino all’innesto con la strada comunale di “Santo Spirito” seguendola fino all’omonimo “Pod. Di Santo Spirito”. Qui si scende verso il fosso del “Minestrone”, lo si segue per una breve distanza e si devia (entrando nel comune di Piancastagnaio) per il “Pod. Querciole”: seguendo le varie strade comunali, si risale verso Piancastagnaio attraversando le località “Bellavista”, “Il Fatino”, “Pod. Colle”, “Casa Frà dei Santi”. Continuando verso il “Pod. Ceppeta” si raggiunge, in località “Casa di Paolo”, il torrente “Senna”, che si risale verso la frazione “Saragiolo” per proseguire verso Castell’Azzara sempre su strada provinciale, passando sotto il Poggio La Roccaccia e fino al quadrivio delle strade per Selva, Selvena e Castell’Azzara (poco prima nel passaggio sotto P.ggio Paiccione si è entrati in territorio comunale di Castell’Azzara provincia di Grosseto e nel foglio n. 332 sez. I “Semproniano”, che si segue passando per la miniera del Siele ed innestandosi sulla provinciale per Castell’Azzara nelle vicinanze della località “Rigo”. Si prosegue sulla provinciale aggirando Castell’Azzara ad Ovest e innestandosi sulla vicinale per Selvena che si lascia dopo il P.ggio Concianese prendendo un’altra vicinale che attraversando la località “Le Valli” si innesta sulla vicinale per Selvena passando nelle vicinanze del “poggio Pelato”. Si prosegue passando per “La Casina” e “C. Cappelletti” e incrociando la strada che da Selvena porta all’ex miniera Morona si prosegue fino ad incontrare il fosso Carminata. Qui si scende nel ramo destro del fosso Carminata seguendolo fino alla confluenza con il fiume Firra. Si risale il fiume Fiora fino alla confluenza del “Fesso del Bove” che si risale fino ad incontrare la strada provinciale Petricci/Triana che si segue in direzione Triana (si entra in territorio comunale di Roccalbegna). In questa frazione si entra nella strada statale n. 323 che si segue passando per Roccalbegna (poco oltre il capoluogo comunale si entra nel foglio n. 332 Sez. IV “Cana”), Santa Caterina, Pod.e Cancellone, fino a Case Belardi. Qui si segue la strada comunale che porta verso i poderi di Castellina fino al ponte sul fosso Colombo. Si scende il fosso Colombo che confluisce nel fosso il Rigo, il quale a sua volta confluisce nel torrente Trasubbino. Si scende il torrente per un centinaio di metri, e sul versante opposto si prende la strada interpoderale che porta al pod.e Pescinone e al pod.e Caprarecce, e proseguendo fino al torrente Trasubbie. Si risale il t. Tra subbie (entrando nel foglio n. 320 sez. III “Cinigiano”) fino poco oltre il podere la Dogana all’incrocio con la strada interpoderale che porta alla strada comunale Stribugliano/poggio Miliotto si seguono in successione queste due strade e si prosegue sull’interpoderale per il pod.e Castagnolo. Da qui con una carrareccia si scende nel fosso delle Melacciole ramo di sinistra che si segue fino alla confluenza con il torrente Melacce. Si risale il Melacce fino alla confluenza con il torrente Rancida. Si risale quest’ultimo e, successivamente, si risale il fosso del Diavolo fino al ponte sulla strada provinciale per Stribugliano. Qui si segue tale strada in direzione di Castiglioncello Bandini (si entra in territorio comunale di Cinigiano) e si prosegue fino al bivio con la provinciale Cinigianese n. 7 seguendo quest’ultima verso Monticello Amiata e fino al ponte sul fosso del Termine. Si segue il corso d’acqua che più a nord si unisce con il torrente Ribusieri (poco oltre questa confluenza si entra nel foglio n. 320 sez. IV “Montenero”). Si segue il Ribusieri fino alla sua confluenza nel fiume Orcia che è il punto di partenza di questa perimetrazione.
Categorie: Prodotti ortofrutticoli e lavorati, Toscana Tag: Castagna del Monte Amiata IGP, Castagna del Monte Amiata IGP Toscana, IGP Toscana, Prodotti ortofrutticoli e lavorati, Prodotti ortofrutticoli e lavorati Toscana
Articolo 1: L’indicazione geografica protetta (I.G.P.) “Castagna del Monte Amiata” è riservata alle castagne ottenute da fustaie di castagno da frutto (Castanea Sativa Mill.) delle varietà descritte al successivo art. 2, le cui caratteristiche sono da attribuirsi esclusivamente a fattori naturali e all’opera dell’uomo, conformemente agli elementi e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Articolo 2: L’indicazione geografica protetta designa le castagne prodotte nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, e riferibili alle varietà correntemente conosciute come: marrone, bastarda rossa, cecio.
Articolo 4: Le condizioni ambientali delle fustaie di castagno destinate alla produzione della “Castagna del Monte Amiata” devono essere quelle tradizionali della zona.
Sono pertanto da considerarsi idonee le fustaie di castagne da frutto site nella zona fitoclimatica del “Castanetum” del Monte Amiata, e comunque ubicate nella fascia compresa tra i 350 e i 1000 m.s.l.m., coltivate in terreni derivanti in massima parte da rocce vulcaniche e arenacee e comunque a prevalente o abbondante componente silicea, atti così a conferire al prodotto in questione la sua caratterizzazione organolettica.
I sesti di impianto, le forme di allevamento, i sistemi di potatura periodica e pluriennale, devono essere quelli in uso tradizionale e generalizzato nella zona amiatina o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche di tipicità dei frutti. La densità di piante ad ettaro sarà compresa tra un minimo di 60 ed un massimo di 150 piante.
È vietata ogni somministrazione di fertilizzanti di sintesi ed il ricorso a fitofarmaci nella fase produttiva.
La raccolta potrà essere effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei tali da salvaguardare l’integrità del prodotto.
La pezzatura minima ammessa per ognuna delle tre varietà descritte è pari a ottanta acheni per chilogrammo netto allo stato fresco. Per le annate con andamento climatico particolarmente favorevole è ammessa una tolleranza del 10 %.
La produzione con l’indicazione geografica protetta “Castagna del Monte Amiata”, non potrà superare la produzione massima di kg 12 per pianta e di kg 1800 per ettaro.
Le operazioni di cernita, di calibratura, di trattamento e conservazione dei frutti, debbono essere effettuate nell’ambito del territorio di produzione così come delimitato all’art. 3.
La conservazione del prodotto dovrà essere fatta mediante cura in acqua fredda per non più di sette giorni senza aggiunta di alcun additivo, o mediante sterilizzazione con bagno in acqua calda e successivo bagno in acqua fredda senza aggiunta di nessun additivo e secondo la corretta tecnica locale. È ammessa la conservazione tramite surgelazione secondo le modalità previste per i prodotti surgelati.
Articolo 5: La sussistenza delle condizioni di idoneità di cui all’articolo precedente è accertata in particolare mediante iscrizione delle fustaie di castagno da frutto di cui all’art. 4, in apposito albo tenuto ed aggiornato dalla regione Toscana o da un organismo privato che risponda ai requisiti della norma EN 45011, o da altro soggetto da questi delegato.
L’iscrizione delle fustaie all’albo dovrà specificare la ditta proprietaria del castagneto, la superficie della fustaia con i rispettivi dati catastali, ed il numero di piante esistenti per ogni singola varietà, e dovrà essere effettuata entro il 30 aprile dell’anno a decorrere dal quale il produttore intende contrassegnare il prodotto con l’indicazione geografica protetta; entro la stessa data devono essere presentate le domande intese ad apportare eventuali modifiche all’iscrizione stessa.
La raccolta dei frutti deve avvenire tra il 15 settembre ed il 15 novembre di ogni anno. In caso di andamento stagionale avverso o fuori norma, l’organismo che gestisce l’albo può protrarre la raccolta fino ad un massimo di altri quindici giorni, ed in tal caso rende pubblica la proroga del termine di raccolta con la pubblicazione sui quotidiani locali e l’affissione agli albi comunali dei comuni nel cui territorio rientra la zona di produzione dell’indicazione geografica protetta.
Articolo 6: Per l’immissione al consumo gli acheni devono appartenere esclusivamente ad una sola varietà fra quelle indicate all’art. 2, con divieto assoluto di mescolare tra loro le partite di varietà diverse e devono essere commercializzate in contenitori per alimenti a retina, con maglie non superiori a quattro millimetri di lato di un quadrato. Il confezionamento del prodotto deve avvenire nell’ambito della zona di cui all’art. 4.
dimensioni: grandi;
forma: obovata od ovale con apice poco pronunciato;
colore: rossastro con striature più scure;
ilo: colore nocciola e a contorni regolari;
episperma: facilmente asportabile di colore fulvo chiaro;
seme: colore crema chiaro;
Articolo 7: La “Castagna del Monte Amiata” con indicazione geografica protetta deve essere confezionata nei contenitori di cui al precedente articolo nei pesi definiti e con quantità nominali conformi al bollo di garanzia di: 500, 1000, 2000, 5000, 10000, 30000 grammi. Detti contenitori devono essere chiusi e sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del sigillo. Il sigillo, oltre al bollo di garanzia dell’organismo di controllo, è costituito da una etichetta inamovibile che deve riportare le seguenti indicazioni:
a) “Castagna del Monte Amiata”, seguita immediatamente al di sotto dalla dicitura “indicazione geografica protetta”, conformemente al logo descritto nell’allegato A e facente parte integrante del presente disciplinare;
b) con caratteri ridotti del 50% rispetto alla scritta “Castagna del Monte Amiata”, è obbligatorio inserire nella etichettatura il nome della varietà delle castagne contenute nella confezione (marrone, bastarda rossa, cecio);
c) nome cognome o ragione sociale del produttore, nonché la ditta e la sede di chi ha effettuato il condizionamento del prodotto (sia esso il produttore o terzi);
Articolo 8: La vigilanza sull’indicazione geografica protetta “Castagna del Monte Amiata” è svolta dal Ministero per le politiche agricole, il quale potrà avvalersi di un unico consorzio volontario fra i produttori della “Castagna del Monte Amiata”.
Il controllo sulle disposizioni contenute nel presente disciplinare è svolto da una autorità pubblica designata o da un organismo privato autorizzato dal Ministero per le politiche agricole ai sensi di quanto disposto dall’art. 53 della legge n. 128/1998.
Il logo della “Castagna del Monte Amiata” è composto dal disegno di due castagne di colore marrone chiaro che va sfumando all’interno, con contorni molto marcati e di colore marrone scuro.
L’ilo delle castagne è colore giallo chiaro. Sullo sfondo immediatamente dietro le due castagne sono rappresentate due foglie stilizzate di castagno colore verde chiaro sfumante verso il bianco. Anche il contorno delle foglie è colore marrone scuro come le castagne. Il complesso castagne – foglie proietta alla base un’ombra di colore marrone scuro.
Subito sotto il sopradescritto disegno vi è la scritta in corsivo minuscolo con andamento ricurvo e di colore marrone scuro “castagna” seguita immediatamente sotto con caratteri stampatello, andamento rettilineo di colore verde uguale alle foglie, dalla scritta “del Monte Amiata” e, ancora sotto in caratteri stampatello tutto maiuscolo, colore marrone più chiaro, con dimensioni ridotte del sessanta per cento e su tre righe, la scritta “indicazione geografica protetta”.
Le dimensioni massime del logo sopradescritto da usarsi sulle etichette, dovranno essere di cm 7,5 per l’altezza e cm 7 per la larghezza. Le dimensioni minime potranno essere ridotte fino ad un quarto di quelle massime.