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Timestamp: 2020-01-17 13:11:59+00:00
Document Index: 156673970

Matched Legal Cases: ['art. 348', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 325', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ']

PCT - giurisprudenza | 29 Giugno 2018
La Corte di Cassazione fa il punto sulle notifiche telematiche…e non solo
Qualora l’appello sia stato dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348-bis codice di rito il termine per proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 348-ter, comma 3, c.p.c., è quello di sessanta giorni previsto dall’art. 325, comma 2, codice di rito a decorrere dalla comunicazione – o dalla notificazione se precedente – dell’ordinanza che ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello. Solo nel caso in cui questa non sia stata comunicata né notificata, si applica il termine di decadenza di cui all’art. 327 c.p.c., con decorrenza dalla data di pubblicazione dell’ordinanza del Giudice d’Appello.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 17020/18; depositata il 28 giugno)
Costituisce onere di chi eserciti l'attività d'impresa, normativamente obbligato a munirsi di un indirizzo PEC, assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata, se del caso delegando tale controllo, manutenzione o assistenza a persone esperte del ramo. Pertanto, neppure eventuali errori o omissioni informative del professionista delegato per l'incombente esimerebbero l'imprenditore dall'onere di vigilanza e controllo, e non potrebbero essere invocati dal destinatario della notifica a mezzo PEC quale causa di mancata conoscenza della notifica ad esso non imputabile.
Pronunciandosi sull’impugnazione della sentenza con cui veniva rigettato il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento del ricorrente, gli Ermellini ribadiscono l’onere di colui che esercita attività d’impresa di munirsi di un indirizzo PEC ed assicurarsi del corretto funzionamento della casella di posta certificata.
PCT - giurisprudenza | 13 Giugno 2018
Richiesta la dichiarazione di nullità dell’atto di citazione da parte dell’odierno ricorrente che lamenta in Cassazione la violazione delle regole del processo telematico nella notificazione dell’atto, ma, nel caso di specie, si tratta realmente di notificazione telematica?
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 15200/18; depositata il 12 giugno)
PCT - giurisprudenza | 12 Giugno 2018
Nell’esaminare un ricorso avverso una pronuncia in tema di scioglimento della comunione ereditaria, la Suprema Corte ha l’occasione di tornare sul principio, ormai consolidato, secondo cui è improcedibile il ricorso di legittimità laddove non sia corredato dall’attestazione di conformità della copia analogica della sentenza impugnata all’originale notificata via PEC.
(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza n. 15139/18; depositata l’11 giugno)
La Corte di Cassazione torna a ribadire che il destinatario delle comunicazioni a mezzo PEC è responsabile della gestione della propria utenza e deve dunque dotarsi degli strumenti necessari per decodificare e leggere i messaggi ricevuta.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza n. 14675/18; depositata il 6 giugno)
L’art. 19-ter, comma 1, delle specifiche tecniche del PCT del 16 aprile 2014 prevede che l’attestazione di conformità di una copia informatica debba contenere anche il nome del relativo file. La mancanza di tale elemento costituisce una mera irregolarità.
(Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza n. 14369/18; depositata il 5 giugno)
Il ricorso per cassazione contro la sentenza che definisce il procedimento di reclamo, ai sensi della l. n. 92/2012 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), deve essere proposto entro 60 giorni dalla comunicazione della sentenza. Sul punto la Cassazione, con l’odierna decisione, chiarisce la rilevanza e i limiti per la decorrenza del termine della comunicazione inviata mezzo PEC dalla cancelleria della Corte d’Appello.
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 13475/18; depositata il 29 maggio)
PCT - giurisprudenza | 28 Maggio 2018
Rimessione in termini per il ritardo “anomalo” nella generazione dell’attestazione di ricevuta del ricorso
La Corte di legittimità risolve la questione relativa all’omesso esame dell’istanza di rimessione in termine motivata dal ricorrente in ragione all’anomalo ritardo nell’invio della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica del Ministero della Giustizia.
(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza n. 13220/18; depositata il 25 maggio)