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Timestamp: 2020-06-01 17:11:29+00:00
Document Index: 78945694

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 360', 'art. 91', 'art. 360', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 375', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 1879 del 25/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1879 del 25/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.25/01/2017), n. 1879
sul ricorso 20380-2015 proposto da:
S.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE ACACIE 13
CORETTI, VINCENZO TRIOLO, VINCENZO STUMPO, giusta procura in calce
avverso la sentenza n. 151/2015 della CORTI D’APPELLO di SALERNO del
04/02/2015, depositata il 16/02/2015;
La Corte di appello di Salerno, con sentenza del 16.2.2015, dichiarava l’inammissibilità dell’appello dell’INPS avverso la sentenza di primo grado che aveva accertato il diritto di S.M. ad ottenere la reiscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli per l’anno 2005 e per n.102 giornate, condannando l’istituto a porre in essere i conseguenti adempimenti.
Per la cassazione della detta decisione ricorre la S., affidando l’impugnazione ad unico motivo, diversamente articolato, cui resiste, con controricorso, l’INPS.
Si denuncia la nullità della sentenza per mancata motivazione, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, e, comunque, per violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. del D.M. n. 55 del 2014 e dei parametri di cui alle tabelle allegate al detto decreto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, rilevandosi in primo luogo che non è indicato il percorso effettuato per raggiungere la quantificazione effettuata in relazione ai compensi professionali. Si deduce poi che il valore della controversia era da ritenersi “indeterminabile”, atteso che con una delle domande era stato richiesto il riconoscimento della sussistenza e validità di un contestato rapporto di lavoro agricolo subordinato, e che lo scaglione di riferimento era quello da Euro 26.000,01 ad Euro 52.000,00; che, in base alla tabella 12 allegata al D.M., avuto riguardo ai valori medi di liquidazione per il giudizio di appello, diminuiti del 50%, indicato quale percentuale massima di riduzione degli stessi valori, doveva ritenersi effettuata in violazione degli indicati parametri la determinazione dei compensi nella misura stabilita dalla Corte di Salerno, che aveva disatteso i minimi inderogabili previsti.
La prima delle censure deve essere disattesa, posto che un obbligo di motivazione relativamente alla determinazione dei compensi professionali deve ritenersi sussistere solo in presenza di una nota spese, prodotta dalla parte vittoriosa, in presenza della quale il giudice non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato in misura inferiore a quelli esposti ma ha l’onere di dare adeguata motivazione dell’eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all’inderogabilità dei relativi minimi, a norma della L. n. 794 del 1942, art. 24 (cfr. Cass. 14.10.2005 n. 20604, sia pure in relazione alla disciplina vigente catione temporis).
Va premesso che nella specie si discute del diritto alla iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli e non del diritto ad una prestazione. In tale ipotesi, come si desume anche da Cass. 26 febbraio 2014, n. 4590, il valore della causa è indeterminabile. Lo stesso, infatti, non è suscettibile di concreta quantificazione sulla base di elementi precostituiti e disponibili fin dall’introduzione del giudizio (cfr. Cass. 24 marzo 2004, n. 5901; Cass. 12 luglio 2005, n. 14586).
Ed allora è di tutta evidenza che la liquidazione per intero delle spese di lite del giudizio di secondo grado come operata dalla Corte territoriale, tenuto conto delle voci indicate dalla ricorrente, nel rispetto del principio di autosufficienza, con riferimento al valore della causa, abbia violato gli inderogabili minimi tariffari applicabili a termini del D.M. n. 55 del 2014 (cfr. Cass. 29 ottobre 2014, n. 22983).
L’art. 4, comma 1 dell’indicato D.M., prevede che “Ai fini della liquidazione del compenso si tiene conto delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della difficoltà e del valore dell’affare, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate. In ordine alla difficoltà dell’affare si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali, e della quantità e del contenuto della corrispondenza che risulta essere stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti. 11 giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate, che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50 per cento. Per la fase istruttoria l’aumento è di regola fino al 100 per cento e la diminuzione di regola fino al 70 per cento”.
Pur non risultando essere stata espletata in grado di appello attività istruttoria (sicchè le voci corrispondenti sono erroneamente computate ai fini della dimostrazione della violazione dei valori tariffari minimi applicabili), deve ritenersi che i parametri indicati dal ricorrente come valori minimi di liquidazione ai sensi dell’indicato D. M. siano stati violati, posto che la riduzione dei valori medi del giudizio di appello poteva avvenire nei limiti del 50%, non potendo essere operate ulteriori riduzioni anche espressamente motivando.
Si propone pertanto, in sede di decisione camerale, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, accoglimento del ricorso, la cassazione della decisione impugnata in parte qua ed il rinvio della causa alla Corte di appello in diversa composizione per nuove esame alla luce dei principi affermati.
Valuterà il collegio se possa ritenersi esclusa la necessità di ulteriori accertamenti di fatto ai fini della eventuale decisione nel merito della causa ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, seconda parte.”.