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Timestamp: 2018-11-19 18:08:15+00:00
Document Index: 114787411

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 640', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 640', 'art. 615', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 320', 'art. 319', 'art. 322', 'art. 317', 'art. 322', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 74', 'art. 291', 'art. 12', 'art. 377', 'art. 378', 'art. 24', 'art. 12', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 74', 'art. 407', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 453', 'art. 454', 'art. 455', 'art. 457', 'art. 459', 'art. 460', 'art. 461', 'art. 464', 'art. 25', 'art. 473', 'art. 474', 'art. 25', 'art. 513', 'art. 515', 'art. 516', 'art. 517', 'art. 517', 'art. 517', 'art. 513', 'art. 514', 'art. 1', 'art. 25', 'art.25', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 2625', 'art. 25', 'art. 37', 'art.27', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 270', 'art. 280', 'art. 306', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 600', 'art. 601', 'art. 602', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 25', 'art. 583', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 184', 'art. 185', 'art. 180', 'art. 184', 'art. 185', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 180', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 377', 'art. 25', 'art. 25', 'art.25', 'art. 14', 'art. 25', 'art. 377', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 36', 'art. 154', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25']

IREN S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N PDF
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1 Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001 IREN S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 Revisione Approvazione Natura delle modifiche Rev. 0 Consiglio di Amministrazione del 14/11/2007 Adozione Rev. 1 Consiglio di Amministrazione del 3/4/2012 Aggiornamento Rev. 2 Consiglio di Amministrazione del 27/03/2014 Aggiornamento 1
2 Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001 INDICE PARTE GENERALE DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO IL REGIME DI RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA PREVISTO A CARICO DELLE PERSONE GIURIDICHE FATTISPECIE DI REATO APPARATO SANZIONATORIO MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO CODICI DI COMPORTAMENTO PREDISPOSTI DALLE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE DI CATEGORIA DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO GENERALE DELLA SOCIETÀ ATTIVITÀ DELLA SOCIETÀ DESCRIZIONE SINTETICA DELLA STRUTTURA SOCIETARIA GLI STRUMENTI DI GOVERNANCE DI IREN IL CODICE ETICO IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI IREN S.p.A DESTINATARI STRUTTURA DEL MODELLO FINALITÀ IL PROCESSO CHE HA PORTATO ALLA DEFINIZIONE DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI IREN LE ATTIVITÀ AZIENDALI SENSIBILI DI IREN SPA MODELLO DELLE SOCIETÀ CONTROLLATE L ORGANISMO DI VIGILANZA L ORGANISMO DI VIGILANZA DI IREN SPA PRINCIPI GENERALI IN TEMA DI ISTITUZIONE, NOMINA E SOSTITUZIONE DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FUNZIONI E POTERI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FLUSSI INFORMATIVI RACCOLTA E CONSERVAZIONE DELLE INFORMAZIONI REPORTING DELL ORGANISMO DI VIGILANZA VERSO GLI ORGANI SOCIETARI SISTEMA DISCIPLINARE E SANZIONATORIO FUNZIONE DEL SISTEMA DISCIPLINARE MISURE NEI CONFRONTI DI LAVORATORI SUBORDINATI NON DIRIGENTI MISURE NEI CONFRONTI DEI DIRIGENTI MISURE NEI CONFRONTI DEGLI AMMINISTRATORI MISURE NEI CONFRONTI DEI SINDACI
3 Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/ MISURE NEI CONFRONTI DI PARTNER COMMERCIALI, CONSULENTI E COLLABORATORI ESTERNI PIANO DI FORMAZIONE E COMUNICAZIONE PREMESSA DIPENDENTI PARTNER COMMERCIALI, CONSULENTI E COLLABORATORI ESTERNI AGGIORNAMENTO E ADEGUAMENTO DEL MODELLO PARTE SPECIALE A Finalità I reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione richiamati dagli articoli 24 e 25 del d.lgs. 231/ Nozione di istituzione pubblica, pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo ATTIVITÀ DI PARTECIPAZIONE A GARE PER LA VENDITA / AFFIDAMENTO DI SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ, NONCHÉ PER L'ACQUISIZIONE DI QUOTE DI PARTECIPAZIONE IN SOCIETÀ DEL MEDESIMO BUSINESS DI PROPRIETÀ PUBBLICA GESTIONE DELLE RICHIESTE DI EROGAZIONI, CONTRIBUTI E SOVVENZIONI PUBBLICHE GESTIONE DEI RAPPORTI E DEGLI ADEMPIMENTI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE GESTIONE DELLE VISITE ISPETTIVE DA PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE / AUTORITÀ DI VIGILANZA GESTIONE DEI CONTENZIOSI GIUDIZIALI O STRAGIUDIZIALI GESTIONE DEI FLUSSI FINANZIARI E MONETARI, ANCHE IN RELAZIONE ALLE OPERAZIONI DI FINANZIAMENTO E DI TESORERIA ACCENTRATA SELEZIONE, ASSUNZIONE E GESTIONE DEL PERSONALE ACQUISTO DI BENI, SERVIZI E LAVORI E RELATIVO BENESTARE AL PAGAMENTO GESTIONE DI RIMBORSI SPESE, ANTICIPI E SPESE DI RAPPRESENTANZA GESTIONE DI SPONSORIZZAZIONI, EVENTI, OMAGGI E LIBERALITÀ GESTIONE DEI BENI STRUMENTALI/UTILITÀ AZIENDALI (AD ES. AUTOVETTURE, CELLULARI, COMPUTER, CARTE DI CREDITO, ECC.) ACCORDI, JOINT VENTURE E PARTNERSHIP CON TERZE PARTI GESTIONE DEI RAPPORTI INTERCOMPANY PARTE SPECIALE B Finalità Le fattispecie dei reati societari richiamate dall articolo 25-ter del d.lgs. 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo TENUTA DELLA CONTABILITÀ E FORMAZIONE DEL BILANCIO E DELLE RELAZIONI INFRANNUALI (CONSOLIDATO E SEPARATO) GESTIONE DEI RAPPORTI CON SOCI, COLLEGIO SINDACALE E SOCIETÀ DI REVISIONE GESTIONE DEGLI ADEMPIMENTI RELATIVI AL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI SOCIALI GESTIONE DELLE OPERAZIONI SOCIETARIE ORDINARIE E STRAORDINARIE GESTIONE DEGLI ADEMPIMENTI E DELLE COMUNICAZIONI NEI CONFRONTI DELLE AUTORITÀ DI VIGILANZA ACQUISTO DI BENI, SERVIZI E LAVORI E RELATIVO BENESTARE AL PAGAMENTO
4 Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/ SELEZIONE, ASSUNZIONE E GESTIONE DEL PERSONALE GESTIONE DEI FLUSSI FINANZIARI E MONETARI, ANCHE IN RELAZIONE ALLE OPERAZIONI DI FINANZIAMENTO E DI TESORERIA ACCENTRATA GESTIONE DI RIMBORSI SPESE, ANTICIPI E SPESE DI RAPPRESENTANZA GESTIONE DEI BENI STRUMENTALI/UTILITÀ AZIENDALI (AD ES. AUTOVETTURE, CELLULARI, COMPUTER, CARTE DI CREDITO, ECC.) GESTIONE DI SPONSORIZZAZIONI, EVENTI, OMAGGI E LIBERALITÀ ACCORDI, JOINT VENTURE E PARTNERSHIP CON TERZE PARTI GESTIONE DEI RAPPORTI INTERCOMPANY PARTE SPECIALE C Finalità I reati e gli illeciti amministrativi di market abuse richiamati dall articolo 25-sexies del d.lgs. 231/01 e dal d.lgs. 58/98 (TUF) 96 3 Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo TENUTA DELLA CONTABILITÀ E FORMAZIONE DEL BILANCIO E DELLE RELAZIONI INFRANNUALI (CONSOLIDATO E SEPARATO) GESTIONE DEGLI ADEMPIMENTI E DELLE COMUNICAZIONI NEI CONFRONTI DELLE AUTORITÀ DI VIGILANZA GESTIONE INTERNA E COMUNICAZIONE ALL ESTERNO DI INFORMAZIONI PRIVILEGIATE E INFORMAZIONI RISERVATE PARTE SPECIALE D Finalità I reati collegati alla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro richiamate dall art. 25-septies del d.lgs. 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo GESTIONE DEL SISTEMA SICUREZZA SUL LAVORO PARTE SPECIALE E Finalità Le fattispecie di reato di riciclaggio, ricettazione e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita richiamate dall art. 25-octies del d.lgs. 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo ACQUISTO DI BENI, SERVIZI E LAVORI E RELATIVO BENESTARE AL PAGAMENTO GESTIONE DEI FLUSSI FINANZIARI E MONETARI, ANCHE IN RELAZIONE ALLE OPERAZIONI DI FINANZIAMENTO E DI TESORERIA ACCENTRATA ACCORDI, JOINT VENTURE E PARTNERSHIP CON TERZE PARTI GESTIONE DEI RAPPORTI INTERCOMPANY PARTE SPECIALE F Finalità I reati richiamati dall articolo 24-bis del d.lgs. 231/01 (delitti informatici e trattamento illecito dei dati) Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo GESTIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI
5 Modello di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001 PARTE SPECIALE G Finalità I reati richiamati dall articolo 25-novies del d.lgs. 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo GESTIONE DELLE ATTIVITÀ DI PROMOZIONE E PUBBLICITÀ DELL'IMMAGINE DI GRUPPO GESTIONE DELL HOUSE ORGAN E DEL SITO INTERNET DEL GRUPPO GESTIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI PARTE SPECIALE H Finalità I reati richiamati dall articolo 25-duodecies del d.lgs 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ Divieti Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo SELEZIONE, ASSUNZIONE E GESTIONE DEL PERSONALE ACQUISTI DI SERVIZI E LAVORI GESTIONE DEI RAPPORTI INTERCOMPANY PARTE SPECIALE I Finalità I reati richiamati dagli articoli 24-ter, 25-bis.1 e 25-decies del d.lgs. 231/ Le attività sensibili ai fini del d.lgs. 231/ ATTIVITÀ SENSIBILI PER LA COMMISSIONE DEL REATO DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE (EX ART. 24-TER) ATTIVITÀ SENSIBILI PER LA COMMISSIONE DEI REATI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO (EX ART. 25-BIS.1) ATTIVITÀ SENSIBILI PER LA COMMISSIONE DEL REATO DI INTRALCIO ALLA GIUSTIZIA (EX ART. 25-DECIES) Divieti e principi etico-comportamentali ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE REATI CONTRO L INDUSTRIA ED IL COMMERCIO INTRALCIO ALLA GIUSTIZIA Principi generali di controllo Protocolli specifici di comportamento e di controllo
6 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 PARTE GENERALE 6
7 1 DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO 1.1 Il regime di responsabilità amministrativa previsto a carico delle persone giuridiche Con il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (di seguito, il d.lgs. 231/01 o Decreto ), emanato in attuazione della delega conferita al Governo con l art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n è stata dettata la disciplina della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Tale disciplina si applica agli enti dotati di personalità giuridica (es. S.p.A., S.r.l.), nonché alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Nel seguito del presente documento, si userà alternativamente l espressione ente o società per indicare genericamente il soggetto giuridico destinatario delle norme di cui al Decreto. Il d.lgs. 231/01 trova la sua genesi in alcune convenzioni internazionali e comunitarie ratificate dall Italia che impongono di prevedere forme di responsabilità degli enti collettivi per talune fattispecie di reato. Secondo la disciplina introdotta dal d.lgs. 231/01 la società può essere ritenuta responsabile per alcuni reati commessi o tentati, nell interesse o a vantaggio della società stessa, da 2 : - esponenti dei vertici aziendali (i c.d. soggetti in posizione apicale o semplicemente apicali ); - coloro che sono sottoposti alla direzione o vigilanza di questi ultimi (art. 5, comma 1, del d.lgs. 231/01). Per quanto attiene alla nozione di interesse, esso si concretizza ogniqualvolta la condotta illecita sia posta in essere con l esclusivo intento di conseguire un beneficio alla Società, indipendentemente dalla circostanza che tale obiettivo sia stato conseguito. Del pari la responsabilità incombe sulla Società ogniqualvolta l autore dell illecito, pur non avendo agito al fine di beneficiare l Ente, abbia comunque fatto conseguire un vantaggio alla persona giuridica, di tipo economico o meno. La responsabilità amministrativa delle società è autonoma rispetto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato e si affianca a quest ultima. Il d.lgs. 231/01 innova l ordinamento giuridico italiano in quanto alle società sono ora applicabili, in via diretta ed autonoma, sanzioni di natura sia pecuniaria che interdittiva in relazione a reati ascritti a soggetti funzionalmente legati alla società ai sensi dell art. 5 del decreto. La responsabilità amministrativa della società è, tuttavia, esclusa (c.d. condizione esimente) se: 1 Il d.lgs. 231/01 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140, la Legge 300/2000 sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2000, n Art. 5, comma 1, del d.lgs. 231/01: Responsabilità dell ente L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). 7
8 - l organo dirigente della Società ha adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione, gestione e controllo ( modelli organizzativi ) idonei a prevenire i reati oggetto del Decreto; - il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento è stato affidato ad un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; - le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli organizzativi; - il reato è stato commesso senza che vi fosse omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo. La responsabilità amministrativa della società è in ogni caso esclusa, per espressa previsione legislativa (art. 5, comma 2, del d.lgs. 231/01), se i soggetti apicali e/o i loro sottoposti hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi Fattispecie di reato Il Decreto, al momento dell entrata in vigore, disciplinava la responsabilità amministrativa degli enti in relazione ai soli reati contro la Pubblica Amministrazione previsti agli artt. 24 e Successivi interventi legislativi hanno progressivamente ampliato il catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa dell ente. Le fattispecie di reato oggi suscettibili di configurare la responsabilità amministrativa della società, se commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai soggetti sopra menzionati, sono espressamente richiamate dagli artt. 24, 24-bis, 24-ter, 25, 25-bis, 25-bis.1, 25-ter, 25-quater, 25-quater.1, 25- quinquies, 25-sexies e 25-septies, 25-octies, 25-novies, 25-decies 25-undecies e 25-duodecies del d.lgs. 231/01, nonché dalla L. 146/2006 e dal D.lgs. 58/1998 (TUF). Tali fattispecie di reato possono essere comprese, per comodità espositiva, nelle seguenti categorie: - delitti nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (quali ad esempio corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità 5, concussione, malversazione ai danni dello Stato, truffa ai danni dello Stato e frode informatica 6 ai danni dello Stato, richiamati dagli artt. 24 e 25 del d.lgs. 231/01) 7 ; 3 Art. 5, comma 2, del d.lgs. 231/01: Responsabilità dell ente L ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi. 4 L articolo 23 del D. Lgs. 231/01 prevede inoltre la punibilità dell ente qualora, nello svolgimento dell attività dello stesso ente a cui è stata applicata una sanzione o una misura cautelare interdittiva, siano trasgrediti gli obblighi o i divieti inerenti a tali sanzioni e misure. 5 Rubrica così modificata dal n. 1) della lettera a) del comma 77 dell art. 1, L. 6/11/2012, n La Legge di conversione del 15 ottobre 2013 n. 119 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonche' in tema di protezione civile e di commissariamento delle province (GU Serie Generale n.242 del ) ha introdotto l art. 640-ter comma 3 c.p disciplinante la fattispecie di frode informatica con furto o indebito utilizzo dell identità digitale, la quale riguarda la frode informatica, cioè l alterazione del funzionamento di un sistema informatico o telematico o l intervento su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico mediante il furto o l indebito utilizzo dell identità digitale in danno di uno o più soggetti. L identità 8
9 - delitti informatici e trattamento illecito di dati (richiamati dall art. 24-bis d.lgs. 231/01) 8 ; - delitti di criminalità organizzata, sia su scala transnazionale (richiamati dalla Legge 16 marzo n. 146), che nazionale (richiamati dall art. 24-ter d.lgs. 231/01) ; digitale è comunemente intesa come l insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un particolare utilizzatore sotto un processo di identificazione che consiste, per come definito dall art. 1, lett. u-ter del DLgs. n. 82/2005, nella validazione, effettuata attraverso opportune tecnologie, che ne consentano l individuazione nei sistemi informativi. Scopo dell intervento normativo è quello di implementare la tutela dell identità digitale, al fine di aumentare la fiducia dei cittadini nell utilizzazione dei servizi online e porre così un argine al fenomeno delle frodi realizzate mediante il furto di identità, che proprio la giurisprudenza di legittimità (Cass. n dell 11 marzo 2011) ha affermato integrare il reato previsto dall art. 640-ter e non quello di cui all art. 615-ter c.p. ( accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico ). 7 Si tratta dei seguenti reati: malversazione a danno dello Stato o dell Unione europea (art. 316-bis c.p.), indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), truffa aggravata a danno dello Stato (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.), corruzione per un atto d ufficio o contrario ai doveri d ufficio (artt. 318, 319 e 319-bis c.p.), corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320 c.p.), corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.), istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.), concussione (art. 317 c.p.), corruzione, istigazione alla corruzione e concussione di membri delle Comunità europee, funzionari delle Comunità europee, degli Stati esteri e delle organizzazioni pubbliche internazionali (art. 322-bis c.p.). 8 La Legge 48/08 di ratifica della Convenzione del Consiglio d Europa sulla Criminalità Informatica di Budapest (23 novembre 2001) ha previsto l introduzione dell art. 24-bis nel D.Lgs. 231/01, estendendo la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche ai c.d. reati di "criminalità informatica": falsità in un documento informatico pubblico o privato (491-bis c.p), accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (615-ter c.p), detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (615-quater c.p.), diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (615-quinquies c.p), intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (617- quater c.p.), installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (617- quinquies c.p.), danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (635-bis c.p.), danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (635-ter c.p.), danneggiamento di sistemi informatici o telematici (635-quater c.p.), danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (635-quinquies c.p.), frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (640-quinquies c.p.). 9 La Legge 16 marzo 2006 n. 146 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale", in vigore dal 12 aprile 2006, ha introdotto la responsabilità amministrativa dell ente per determinati delitti, ove sussista il carattere di transnazionalità della condotta criminosa. L art. 3 della Legge 146/2006 definisce il reato transnazionale come quello punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato e: (a) sia commesso in più Stati; (b) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato; (c) ovvero sia commesso in uno Stato ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; (d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato. I reati rilevanti se commessi in forma transnazionale sono: l associazione per delinquere, di natura semplice e di tipo mafioso, (rispettivamente artt. 416 e 416 bis c.p.), l associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 Testo Unico di cui al DPR 9 ottobre 1990, n. 309), l associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri o al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 291-quater Testo Unico di cui al DPR 23 gennaio 1973, n. 43), l associazione per delinquere finalizzata al traffico di migranti (art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5, del Testo Unico di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286), reati concernenti intralcio alla giustizia, quali l induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.) e il favoreggiamento personale (art. 378 c.p.). Successivamente, la Legge 94/2009, entrata in vigore l 8 agosto 2009, ha previsto, tra l altro, l introduzione dell art. 24-ter nel D.Lgs. 231/01, che estende la previsione delle responsabilità in capo agli enti rispetto alla commissione di delitti di criminalità organizzata, anche se non connotati dal requisito della transnazionalità. I reati di tipo associativo oggi rilevanti ai sensi del Decreto - anche se commessi sul solo territorio italiano - sono quindi i seguenti: l associazione per delinquere, di natura semplice e di tipo mafioso, (rispettivamente artt. 416 (escluso sesto comma) e 416 bis c.p.), delitti di associazione a delinquere finalizzata alla riduzione o al mantenimento in schiavitù, alla tratta di persone, all acquisto e alienazione di schiavi ed ai reati concernenti le violazioni delle disposizioni sull immigrazione clandestina di cui all art. 12 D.Lgs 286/1998 (art. 416, sesto comma c.p.), scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art
10 - delitti contro la fede pubblica (falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo, e in strumenti o segni di riconoscimento), richiamati dall art. 25-bis d.lgs. 231/01) 10 ; - reati di turbata libertà dell industria e del commercio (richiamati dall art. 25-bis.1 del d.lgs /01) ; - reati societari (quali ad esempio false comunicazioni sociali, corruzione tra privati 12 richiamati dall art. 25-ter d.lgs. 231/01 ) 13 ; c.p.), associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 DPR 309/90), delitti concernenti la fabbricazione ed il traffico di armi da guerra, esplosivi ed armi clandestine (art. 407 comma 2 lettera a) c.p.p). 10 L art. 25-bis è stato introdotto nel d.lgs. 231/01 dall art. 6 del D.L. 350/2001, convertito in legge, con modificazioni, dall art. 1 della L. 409/2001. Si tratta dei reati di falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.), alterazione di monete (art. 454 c.p.), spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.), spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.), falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.), contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.), fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.), uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.). La Legge 99/2009, entrata in vigore il 15 agosto 2009, ha comportato la nuova formulazione dell art. 25-bis ( falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento ) che prevede l introduzione di fattispecie di reato non contemplate nella vecchia dicitura. Le modifiche nel corpo dell articolo prevedono l introduzione della lettera f-bis) e la responsabilità amministrativa degli enti per i reati di: contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali (art. 473 c.p.), introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). 11 La medesima legge 99/2009 ha comportato, inoltre, l introduzione dell art. 25-bis.1 nel D.Lgs. 231/01, ossia la previsione delle responsabilità in capo agli enti rispetto alla commissione di reati contro l industria ed il commercio. In particolare, Tra i reati rilevanti ai sensi del presente articolo vi sono: turbata libertà dell'industria o del commercio (art. 513 c.p.), frode nell'esercizio del commercio (art. 515 c.p.), vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.), vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.), fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.), contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.), illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis. c.p.), frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.). 12 Tale fattispecie di reato è stata introdotta nel D.Lgs. 231/2001 dalla lettera b) del comma 77 dell art. 1, L. 6/11/2012, n. 190, che ha modificato l art. 25 ter prevedendo che 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. 5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi. La nuova lettera s-bis dell art.25-ter prevede, in sostanza, che ai sensi del D. Lgs. 231/01 può essere sanzionata la società cui appartiene il soggetto corruttore, in quanto solo questa società può essere avvantaggiata dalla condotta corruttiva. Al contrario, la società alla quale appartiene il soggetto corrotto, per definizione normativa, subisce un danno in seguito alla violazione dei doveri d ufficio o di fedeltà. 13 L art. 25-ter è stato introdotto nel d.lgs. 231/01 dall art. 3 del d.lgs. 61/2002. Si tratta dei reati di false comunicazioni sociali e false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori (artt e 2622 c.c.), impedito controllo (art. 2625, 2 comma, c.c.), formazione fittizia del capitale (art c.c.), indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.), illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.), illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.), operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.), omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.), indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.), illecita influenza sull assemblea (art c.c.), aggiotaggio (art c.c.), ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.). Il reato di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione, disciplinato dall art c.c. e richiamato dall art. 25-ter del D.Lgs 231/01, è stato abrogato dall art. 37, comma 34 del D. Lgs. 39/2010. La nuova formulazione introdotta dal predetto articolato normativo è ora prevista all art.27 dello stesso D. Lgs. 39/2010, non 10
11 - delitti con finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico (richiamati dall art. 25- quater del d.lgs. 231/01) 14 ; - delitti contro la persona (quali ad esempio la tratta di persone, la riduzione e mantenimento in 15 schiavitù, richiamati dall art. 25-quater.1 e dall art. 25-quinquies d.lgs. 231/01) ; - reati ed illeciti amministrativi di market abuse (abuso di informazioni privilegiate e 16 manipolazione del mercato, richiamati dall art. 25-sexies d.lgs. 231/01 e dal D.lgs. 58/1998) ; - reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (omicidio colposo e lesioni personali 17 gravi colpose richiamati dall art. 25-septies d.lgs. 231/01) ; - reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (richiamati 18 dall art. 25-octies d.lgs. 231/01) ; - delitti in materia di violazione dei diritti d autore (richiamati dall art. 25-novies d.lgs. 231/01) 19 ; richiamato dal D. Lgs. 231/2001. Pertanto, il reato di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione non è più considerato rilevante ai fini della Responsabilità amministrativa ex D. Lgs. 231/ la legge 14 gennaio 2003 n. 7 ha ratificato la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo del 9 dicembre New York L art. 3 della Legge, introducendo l art. 25-quater, estende la responsabilità degli enti ai delitti con finalità di terrorismo e di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali nonché a tutti i delitti, non specificamente indicati, che si pongano in violazione di quanto previsto dall art. 2 della Convenzione, di cui è data esecuzione. Le principali fattispecie richiamate dal D.Lgs. 231/01 all art. 25-quater sono le seguenti: associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell ordinamento democratico (art. 270-bis c.p.), attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.), cospirazione politica mediante accordo e cospirazione politica mediante associazione (artt. 304 e 305 c.p.), banda armata (art. 306 c.p.). 15 L art. 25-quinquies è stato introdotto nel d.lgs. 231/01 dall art. 5 della legge 11 agosto 2003, n Si tratta dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), tratta di persone (art. 601 c.p.), acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.), reati connessi alla prostituzione minorile e allo sfruttamento della stessa (art. 600-bis c.p.), alla pornografia minorile e allo sfruttamento della stessa (art. 600-ter c.p.), detenzione di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori (art quater c.p.), iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinquies c.p.). L art. 25-quater.1 è stato introdotto dalla legge 9 gennaio 2006 n. 7 e si riferisce al delitto di mutilazione di organi genitali femminili (art. 583 bis c.p.). 16 L art. 25-sexies è stato introdotto nel d.lgs. 231/01 dall art. 9, comma 3, della legge 62/2005. Si tratta dei reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 d.lgs. 58/1998) e manipolazione del mercato (art. 185 d.lgs. 58/1998). La disciplina (anche penale) degli abusi di mercato è stata poi estesa con il d.lgs 101/2009 (che ha modificato il d.lgs 58/98 Testo Unico Finanza) anche agli strumenti finanziari "ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano" (art. 180 co. 1 lett. a) n. 2). In particolare, per le omologhe condotte relative ai predetti strumenti sono state introdotte fattispecie di reato di natura contravvenzionale: abuso di informazioni privilegiate (art. 184 co. 3 bis d.lgs. 58/98) e manipolazione di mercato (art. 185 co. 2 bis d.lgs. 58/98). In forza di quanto previsto dall art. 187-quinquies d.lgs. 58/98, sul versante amministrativo sono altresì da considerare illecitipresupposto della responsabilità dell ente: abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis d.lgs. 58/98) e manipolazione del mercato (art. 187-ter d.lgs. 58/98). Anche per tali illeciti amministrativi è prevista l estensione di applicabilità ai fatti concernenti gli strumenti finanziari di cui art. 180 co. 1 lett. a) n L art. 25-septies d.lgs. 231/01 è stato introdotto dalla legge 123/07. Si tratta dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi con la violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro (artt. 589 e 590, co. 3, c.p.). 18 Il D.Lgs. 231/07 di recepimento della Direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo in materia di antiriciclaggio ha previsto, tra l altro, l introduzione dell art. 25-octies nel D.Lgs. 231/01 ossia la previsione delle responsabilità in capo agli enti rispetto ai reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. I reati di riciclaggio ed impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, già rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/01 purché connotati dal requisito della transnazionalità, sono stati quindi rubricati diversamente in forza della nuova previsione normativa, essendo ora rilevanti per la responsabilità dell ente anche se commessi sul solo territorio italiano. 11
12 - delitto di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p., richiamato dall art. 25-decies d.lgs. 231/01) 20 ; - reati ambientali (richiamati dall art. 25-undecies del d.lgs. 231/01) - Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (art.25-duodecies) 21 ; 22. Si rinvia all Allegato 1 (Reati e illeciti amministrativi presupposto della responsabilità degli enti) per una descrizione di dettaglio dei reati elencati nel Decreto e successive modificazioni e integrazioni. 1.3 Apparato sanzionatorio Sono previste sanzioni a carico della società qualora se ne ravveda la responsabilità ai sensi del Decreto, in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati: - sanzione pecuniaria, calcolata tramite un sistema basato su quote, che vengono determinate dal giudice nel numero e nell ammontare, entro limiti definiti per legge. La sanzione può quindi variare da un minimo di ,84 a un massimo ,70 (aumentabile fino a 10 volte nel caso di abusi di mercato); - sanzioni interdittive (applicabili anche in via cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell art. 14, comma 1, d.lgs. 231/01, Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente ) che, a loro volta, possono consistere in: interdizione dall esercizio dell attività; sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; 19 Con la legge 99/2009 è stato introdotto nel D.Lgs. 231/01 anche l art. 25-novies, che prevede le responsabilità in capo agli enti rispetto alla commissione di reati previsti dalla L. 633/1941 a protezione del diritto d autore (e, in particolare, degli artt. 171, 171-bis, 171-ter, 171-septies e 171-octies). 20 Con la successiva legge 116/ anch essa entrata in vigore il 15 agosto 2009 e successivamente modificata nel D.Lgs. 121/2011, è stata introdotta la responsabilità in capo agli enti (articolo 25-decies del Decreto) per la commissione del reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.), estendendo quindi la responsabilità dell ente anche se il reato è commesso sul solo territorio italiano (in precedenza, infatti, il reato era già rilevante ai sensi del D.Lgs. 231/01 purché connotato dal requisito della transnazionalità ). 21 L art. 25-undecies d.lgs. 231/01 è stato introdotto dal D.Lgs. 121/2011, in attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE. La responsabilità degli Enti è quindi estesa per i reati commessi ai sensi degli artt. 727-bis e 733-bis del C.P., nonché per alcuni reati di cui al D.Lgs. 152/06 (Testo Unico Ambientale, artt. 137, 256,, 257, 258, 259, 260, 260-bis, 279), nonché ancora per i reati previsti dalla legge 7 febbraio 1992, n. 150 (artt.1 e 3-bis), dall'art. 3, c. 6, della legge 28 dicembre 1993 n. 549, e dal D. Lgs. 22/07 (artt. 8 e 9). 22 Tali fattispecie di reato sono state introdotte nel D.Lgs. 231/2001 dall art. 2 comma 1 del D.Lgs. 16/07/2012, n
13 esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi; - confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare); - pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva). 1.4 Modelli di organizzazione, gestione e controllo Aspetto caratteristico del d.lgs. 231/01 è l attribuzione di un valore esimente ai modelli di organizzazione, gestione e controllo della società. La società dovrà, dunque, dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati al soggetto apicale provando la sussistenza dei sopra elencati requisiti tra loro concorrenti e, di riflesso, la circostanza che la commissione del reato non deriva da una propria colpa organizzativa. Nel caso, invece, di un reato commesso da soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza, la società risponde se la commissione del reato è stata resa possibile dalla violazione degli obblighi di direzione o vigilanza alla cui osservanza la società è tenuta 23. In ogni caso, la violazione degli obblighi di direzione o vigilanza è esclusa se la società, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi. L art. 7, comma 4, del d.lgs. 231/01 definisce, inoltre, i requisiti dell efficace attuazione dei modelli organizzativi: - la verifica periodica e l eventuale modifica del modello quando siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell organizzazione e nell attività; - un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Il d.lgs. 231/01 delinea il contenuto dei modelli di organizzazione e di gestione prevedendo che gli stessi, in relazione all estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, debbano 24 : - individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; - prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni della società in relazione ai reati da prevenire; 23 Art. 7, comma 1, d.lgs. 231/01: Soggetti sottoposti all altrui direzione e modelli di organizzazione dell'ente Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza. 24 Si veda l art. 6, comma 2, del d.lgs. 231/01. 13
14 - individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati; - prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; - introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. 1.5 Codici di comportamento predisposti dalle associazioni rappresentative di categoria L art. 6, comma 3, del d.lgs. 231/01 prevede I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati. Il presente Modello è stato redatto tenendo conto delle indicazioni espresse dalle linee guida elaborate da Confindustria e Confservizi, entrambe approvate dal Ministero della Giustizia. 2 DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO GENERALE DELLA SOCIETÀ 2.1 Attività della Società IREN S.p.A. (di seguito anche IREN o Società ) è una holding industriale - quotata al Mercato Telematico Azionario gestito da Borsa Italiana - nata dalla fusione per incorporazione di ENÌA S.p.A. (multiutility presente nei territori di Parma, Piacenza e Reggio Emilia) in IRIDE S.p.A. IREN è oggi alla guida di un primario gruppo multiutility del panorama italiano, operante nei settori dell energia elettrica (produzione, distribuzione e vendita), dell energia termica per teleriscaldamento (produzione e vendita), del gas (distribuzione e vendita), della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali (raccolta e smaltimento dei rifiuti) e dei servizi per le pubbliche amministrazioni. Alla Società competono le attività strategiche, di sviluppo, coordinamento e controllo, nonché alcune attività di staff centralizzate. A IREN fanno capo cinque società operative di primo livello, controllate al 100%, che garantiscono il coordinamento e lo sviluppo delle linee di business: - IREN Acqua Gas nel ciclo idrico integrato; 14
15 - IREN Energia nel settore della produzione di energia elettrica e termica, nonché dei servizi tecnologici 25 ; - IREN Mercato nella vendita di energia elettrica, gas e teleriscaldamento; - IREN Emilia nel settore gas, nella raccolta dei rifiuti, nell igiene ambientale e nella gestione dei servizi locali; - IREN Ambiente nella progettazione e gestione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti oltre che nella gestione degli impianti di produzione calore per il teleriscaldamento in territorio emiliano. 2.2 Descrizione sintetica della struttura societaria IREN adotta un sistema di governance tradizionale che si caratterizza per la presenza: - dell'assemblea dei Soci a cui spettano le decisioni sui supremi atti di governo della società, secondo quanto previsto dalla legge e dallo Statuto; - del Consiglio di Amministrazione incaricato di gestire l impresa sociale con i più ampi poteri per l amministrazione ordinaria e straordinaria, esclusi quelli riservati dalla legge o dallo statuto all assemblea dei soci; - del Collegio Sindacale, chiamato a vigilare: ai sensi del Codice Civile, sull osservanza della legge e dello Statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento; ai sensi del D. Lgs. 39/2010, sull'efficacia dei sistemi di controllo interno, di revisione interna e di gestione del rischio, sulla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati, sull'indipendenza della società di revisione legale, in particolare per quanto concerne la prestazione di servizi diversi dalla revisione. - della Società di Revisione iscritta nell albo speciale tenuto dalla Consob a cui è affidata l attività di revisione legale dei conti ed il giudizio sul bilancio, ai sensi di legge e di Statuto. Consiglio di Amministrazione Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione di IREN, con la sola esclusione di quanto espressamente riservato dalla legge o dallo Statuto all'assemblea. Sono riservate alla competenza esclusiva del Consiglio di Amministrazione, che pertanto non può delegare i relativi 25 Le attività nei settori dei servizi tecnologici per le pubbliche amministrazioni e della gestione delle infrastrutture per telecomunicazioni sono realizzate dalla Società interamente controllata IRIDE Servizi. 15
16 poteri ad alcun amministratore o comitato, le materie stabilite dalla legge e altre operazioni di particolare importanza espressamente previste dello Statuto. Le deliberazioni del Consiglio di Amministrazione sono adottate ai sensi di quanto previsto dallo Statuto. Il Consiglio di Amministrazione delega proprie competenze ad uno o più dei suoi componenti nel rispetto dei limiti di cui all art del codice civile e può inoltre attribuire al Presidente, al Vice Presidente e all Amministratore Delegato deleghe purché non confliggenti le une con le altre. Lo Statuto prevede altresì che rientri nei poteri del Presidente, del Vice Presidente e dell Amministratore Delegato, nei limiti delle competenze ad essi attribuite, conferire deleghe e poteri di rappresentanza della società per singoli atti o categorie di atti a dipendenti della società ed anche a terzi. Il Consiglio può altresì nominare, per singoli atti o categorie di atti ed anche in via continuativa, procuratori, determinandone i poteri e le attribuzioni, ivi incluso l uso della firma sociale. In linea con le previsioni del Codice di Autodisciplina di Borsa Italiana per le Società quotate, il Consiglio di Amministrazione ha assunto le seguenti iniziative: - ha istituito il Comitato Controllo e Rischi, composto con funzioni propositive e di supporto del Consiglio, ed ha nominato i componenti scegliendoli fra gli amministratori aventi la qualifica di indipendente ; - ha nominato l amministratore esecutivo incaricato di sovrintendere alla funzionalità del Sistema di Controllo Interno. Presidente Fermi restando tutti i poteri attribuiti dalla legge e dallo Statuto, ivi inclusa la legale rappresentanza della Società, al Presidente sono attribuiti poteri,deleghe e responsabilità in materia di: - Rapporti Istituzionali; - Relazioni Esterne; - Comunicazione ed Immagine; - Rapporti con Regioni ed Enti locali; - Rapporti con i Regolatori; - Operazioni di acquisizione e fusione (merger & acquisition). Al Presidente sono state conferite specifiche deleghe e poteri ricavabili dalle visure camerali. Vice Presidente Fermi restando tutti i poteri attribuiti dalla legge e dallo Statuto, ivi inclusa la legale rappresentanza della Società, al Vice Presidente sono attribuiti poteri, deleghe e responsabilità in materia di: - Affari Societari; 16
17 - Corporate Compliance; - Corporate Social Responsibility; - Comitati (comitati interni Codice Autodisciplina di Borsa e comitati per il territorio); - Risk Management; - Internal auditing. Al Vice Presidente sono state conferite specifiche deleghe e poteri ricavabili dalle visure camerali. Amministratore Delegato Fermi restando tutti i poteri attribuiti dalla legge e dallo Statuto, ivi inclusa la legale rappresentanza della Società, al Vice Presidente sono attribuiti poteri, deleghe e responsabilità in materia di: - Pianificazione strategica; - Finanza; - Amministrazione; - Controllo di gestione; - Personale; - Organizzazione; - Servizi di Gruppo; - Information (servizi informativi) and comunication technology; - Acquisti ed appalti; - Logistica; - Gestione partecipate; - Legale; - Investor Relations e comunicazione finanziaria; - Progetti Speciali - nonché ampie deleghe e poteri di rappresntanza. All Amministratore Delegato è stata conferita la delega per la gestione ed amministrazione della Società sino a revoca o dimissioni, con l esclusione di quanto riservato per legge e/o per Statuto all Assemblea degli azionisti e/o al Consiglio di Amministrazione. All Amministratore Delegato sono state inoltre conferite specifiche deleghe e poteri ricavabili dalle visure camerali. 17
18 2.3 Gli strumenti di governance di IREN I principali strumenti di governance di cui la Società si è dotata, possono essere così riassunti. Lo Statuto che, in conformità con le disposizioni di legge vigenti, contempla diverse previsioni relative al governo societario volte ad assicurare il corretto svolgimento dell attività di gestione. Un organigramma e ordini di servizio che consentono di comprendere la struttura societaria, la ripartizione delle responsabilità e l individuazione dei soggetti cui dette responsabilità sono affidate. I contratti di servizio intercompany, che regolano formalmente le prestazioni di servizi fra le società del Gruppo, assicurando trasparenza agli oggetti delle prestazioni erogate ed ai relativi corrispettivi. Un sistema di procedure volte a regolamentare in modo chiaro ed efficace i processi rilevanti della Società. Il corpo procedurale di IREN è composto, tra le altre, delle procedure amministrative e contabili, predisposte sotto la responsabilità del Dirigente Proposto alla redazione dei documenti contabili societari nominato ai sensi dell art. 36 dello Statuto sociale e in attuazione delle disposizioni dell art. 154 bis del TUF. Le modalità di gestione e monitoraggio delle procedure amministrative e contabili sono definite nel Regolamento per il governo delle procedure amministrative e contabili. IREN definisce inoltre delle Linee Guida di Gruppo, con la finalità di indirizzare e rendere il più possibile omogenee le modalità di gestione di specifici processi all interno del Gruppo. L insieme degli strumenti di governance adottati da IREN (qui sopra richiamati in estrema sintesi) e delle previsioni del presente Modello consente di individuare, rispetto a tutte le attività, come vengano formate e attuate le decisioni dell'ente (cfr. art. 6, comma 2 lett. b, d.lgs. 231/01). 2.4 Il Codice Etico I principi e le regole espressi nel presente Modello sono coerenti con quelli previsti dal Codice Etico di IREN. Il Codice Etico, approvato dal Consiglio di Amministrazione e reso noto a tutto il personale, esprime i principi etici e di deontologia che IREN riconosce come propri e sui quali richiama l osservanza da parte di tutti coloro che operano per il conseguimento degli obiettivi della Società. Il Codice Etico esprime, fra l altro, linee e principi di comportamento volti a prevenire i reati di cui al d.lgs. 231/01 e richiama espressamente il Modello come strumento utile per operare nel rispetto delle normative. Il Codice Etico deve quindi essere considerato come parte integrante del presente Modello e strumento fondamentale per il conseguimento degli obiettivi del Modello stesso. 18
19 3 IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI IREN S.p.A. 3.1 Destinatari Le regole e le disposizioni contenute nel Modello si applicano e devono essere rispettate da coloro che svolgono, anche di fatto, funzioni di gestione, amministrazione, direzione o controllo della Società, dai dipendenti, nonché da coloro i quali, pur non appartenendo alla Società, operano su mandato della medesima. Sono quindi Destinatari del presente Modello: - i titolari di qualifiche formali riconducibili alla definizione di soggetti apicali (amministratori, direttore generale, dirigenti, ecc); - i soggetti che esercitano tali funzioni (di direzione, gestione e controllo della società) anche solo di fatto; - i lavoratori subordinati, in forza di qualsiasi tipo di rapporto contrattuale (stagisti; collaboratori legati da contratti a termine; collaboratori a progetto), ancorché distaccati all estero; - chiunque agisca in nome e per conto della società sotto la sua direzione e vigilanza (es. agenti con rappresentanza) a prescindere dal vincolo di subordinazione. Nella Parte Speciale D del Modello sono specificati, in particolare, i destinatari nell ambito delle attività connesse con la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ai collaboratori, consulenti, fornitori, partner commerciali e altre controparti contrattuali in genere, pur non riconducibili alla definizione di Destinatari del Modello (pertanto non assoggettabili alle sanzioni disciplinari in caso di violazioni al Modello), IREN richiede il rispetto delle prescrizioni dettate dal Decreto e dei principi etici adottati dalla Società, tramite la sottoscrizione di specifiche clausole contrattuali che assicurino l impegno al rispetto delle norme di cui al d.lgs. 231/01, dei principi etici e delle Linee di Condotta adottati dalla Società. 3.2 Struttura del Modello Il presente Modello si compone di: 1 Parte Generale, volta ad illustrare i contenuti del D.Lgs. 231/2001 nonché gli elementi fondanti del modello di organizzazione, gestione e controllo adottato dalla Società: la sua definizione e adozione, le caratteristiche, il funzionamento e le funzioni dell Organismo di Vigilanza, i flussi informativi da e verso l Organismo, il sistema disciplinare, l attività di formazione e informazione e i criteri per l aggiornamento del Modello stesso. 2 Parti Speciali, predisposte a seguito dell identificazione dei processi sensibili, laddove siano stati individuati potenziali profili di rischio associabili alle classi di reato richiamate dal Decreto. Attualmente le Parti Speciali sono: 19
20 - Parte Speciale A: Reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, trova applicazione per le tipologie specifiche di reati previste ai sensi degli artt. 24 e 25 del D.Lgs. 231/2001; - Parte Speciale B: Reati Societari, trova applicazione per le tipologie specifiche di reati previste ai sensi dell art. 25-ter del D.Lgs. 231/2001; - Parte Speciale C: Reati di Market Abuse, trova applicazione per le tipologie specifiche di reati previste ai sensi dell art. 25- sexies del D.Lgs. 231/2001; - Parte Speciale D: Reati commessi in violazione degli adempimenti in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, trova applicazione per le tipologie specifiche di delitti previste ai sensi dell art. 25-septies del D.lgs 231/2001; - Parte Speciale E: Reati di ricettazione, riciclaggio ed impiego di utilità illecite, trova applicazione per le tipologie specifiche di delitti previste ai sensi dell art. 25-octies del D.lgs 231/ Parte Speciale F: Delitti informatici e trattamento illecito di dati, trova applicazione per le tipologie specifiche di delitti previste ai sensi dell art. 24-bis del D.lgs 231/ Parte Speciale G: Violazione dei diritti d autore, trova applicazione per le tipologie specifiche di reato previste dalla L. 633/1941 a tutela del diritto d autore ai sensi dell art. 25- novies del D.lgs 231/ Parte Speciale H: Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare trova applicazione per le tipologie specifiche di delitti previste ai sensi dell art. 25-duodecies del D.lgs 231/ Parte Speciale I: Altri reati, trova applicazione per le tipologie specifiche di delitti previste ai sensi degli artt. 24-ter, 25-bis.1 e 25-decies del D.lgs 231/2001. Il Modello si completa quindi con i seguenti ulteriori documenti che ne costituiscono parte integrante: - catalogo dei reati (Allegato 1); - Codice Etico; - sistema di procure e deleghe vigente; - procedure e regolamentazione interna in genere, richiamate dai protocolli specifici di controllo contenuti nelle Parti Speciali. 3.3 Finalità L adozione di un modello di organizzazione e gestione ex d.lgs. 231/01, oltre a rappresentare un motivo di esenzione dalla responsabilità della Società con riferimento alla commissione di alcune tipologie di reato, è un atto di responsabilità sociale nei confronti dei propri soci, dipendenti, clienti, fornitori oltre che della collettività. L introduzione di un ulteriore sistema di controllo dell agire imprenditoriale, unitamente alla fissazione e divulgazione di principi etici, consente di regolare i comportamenti e le decisioni di 20