Source: https://www.romanambiente.it/servizi/bonifica-amianto-eternit/normativa-sicurezza-lavoro/
Timestamp: 2020-02-28 05:03:42+00:00
Document Index: 74686034

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 30', 'art. 29', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 18', 'art. 41', 'art. 26', 'art. 50', 'art. 35', 'art. 19', 'art. 37', 'art. 20', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 34', 'art. 49', 'art. 50', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 35', 'art. 18', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 40']

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Decreto 21 febbraio 2017 del Ministero dell’Interno. Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività di autorimessa. Regole tecniche verticali.
Decreto Legislativo n.159 del 1 agosto 2016. Attuazione della direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) e che abroga la direttiva 2004/40/CE.
Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.
Regolamento (UE) 2016/425 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016, sui dispositivi di protezione individuale e che abroga la direttiva 89/686/CEE del Consiglio. Modifica delle direttive 92/58/CEE, 92/85/CEE, 94/33/CE, 98/24/CE del Consiglio e della direttiva 2004/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.
Decreto Legislativo n. 39 del 15 febbraio 2016. Attuazione della direttiva europea 2014/27/UE sulla classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele.
Decreto Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015. Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.
Decreto Interministeriale del 9 settembre 2014. Modelli semplificati in tema di cantieri temporanei e mobili (in attuazione dell’art. 104-bis del D.lgs 81/2008 e dell’articolo 131, comma 2-bis del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture – D.lgs 163/2006).
Decreto Ministero del Lavoro del 13 febbraio 2014. Procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese di cui all’art. 30, comma 5-bis, del Testo unico di Sicurezza (D.lgs. 81/2008).
Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 30 novembre 2012. Procedure standardizzate per effettuare la valutazione dei rischi, prevista dal Testo Unico salute e sicurezza sul lavoro (articolo 6, comma 8, lettera f) e art. 29, comma 5 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.).
Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 6 agosto 2012. Recepimento della direttiva 2009/161/UE della Commissione del 17 dicembre 2009 che definisce il Terzo elenco di valori indicativi di esposizione professionale in attuazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio e che modifica la direttiva 2009/39/CE della Commissione.
Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 sulle attrezzature da lavoro.
Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 sui corsi di formazione per lo svolgimento diretto, da parte del datore di lavoro, dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi.
Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 per la formazione dei lavoratori, ai sensi dell’articolo 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008. Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE.
Decreto ministeriale n. 388 del 15 luglio 2003. Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale, in attuazione dell’articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni.
Linee guida per un Sistema di Gestione della Salute e sicurezza sul Lavoro (SGSL), edizioni UNI, settembre 2001.
Decreto ministeriale del 10 marzo 1998. Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro.
Il datore di lavoro è definito come «il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore, o comunque, il soggetto che secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione, nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita poteri decisionali e di spesa». Il datore di lavoro è il principale garante della sicurezza e della salute dei lavoratori.
L’art. 17 del d.lgs. 81/2008 sancisce per il datore di lavoro gli obblighi non delegabili, ossia non trasferibili ad altro soggetto, di:
valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori presenti nell’azienda o unità produttiva di cui egli ha la responsabilità ed elaborare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ai sensi dell’art. 28
designare il RSPP
Il dirigente è definito come la «persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti dei poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa».
Al dirigente, il datore di lavoro può delegare diversi obblighi, elencati nell’art. 18 del d.lgs. 81/2008:
nominare il medico competente, per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla normativa
nell’affidare i compiti ai lavoratori, deve tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza
fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente
prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono a un rischio grave e specifico
richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione
inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico g-bis) nei casi di sorveglianza sanitaria di cui all’art. 41, comunicare tempestivamente al medico competente la cessazione del rapporto di lavoro
informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione
adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli artt. 36 e 37 m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato
consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute
consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del DVR, anche su supporto informatico. Il documento è consultato esclusivamente in azienda
elaborare, se del caso, il documento di cui all’art. 26, comma 3 (DUVRI), anche su supporto informatico, e, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, consegnarne tempestivamente copia ai RLS. Il documento è consultato esclusivamente in azienda
prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio
comunicare in via telematica all’Inail nonché per suo tramite, al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini statistici e informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che comportino l’assenza dal lavoro di almeno 1 giorno, escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, quelli relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza al lavoro superiore a 3 giorni
consultare il RLS nelle ipotesi di cui all’art. 50
nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro
nelle unità produttive con più di 15 lavoratori, convocare la riunione periodica di cui all’art. 35
aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione
comunicare in via telematica all’Inail, nonché per suo tramite, al SINP, in caso di nuova elezione o designazione, i nominativi dei RLS
vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità
Il preposto è definito come la «persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa».
A differenza del dirigente, il preposto non ha un ruolo organizzativo, bensì di controllo.
L’art. 19 del d.lgs. 81/2008 stabilisce che al preposto, secondo le sue attribuzioni e competenze, spetta:
sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza dell’inosservanza, informare i loro superiori diretti
verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico
richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa
astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato
segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta
frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’art. 37
Il lavoratore è definito come la «persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari».
I lavoratori hanno diritto a essere tutelati dal datore di lavoro, per quel che concerne la loro sicurezza e la loro salute; nel contempo, però, devono rispettare precisi doveri, stabiliti dall’art. 20 del d.lgs. 81/2008:
contribuire, insieme al datore di lavoro, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro
utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e le miscele pericolose, i mezzi di trasporto, i dispositivi di sicurezza e i Dispositivi di protezione individuale (DPI) messi loro a disposizione
segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze di attrezzature di lavoro, mezzi di trasporto, dispositivi di sicurezza e DPI
segnalare immediatamente qualsiasi eventuale condizione di pericolo, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dando notizia al RLS
non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza/di segnalazione/di controllo
non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possano compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori
sottoporsi ai controlli sanitari previsti, o comunque disposti dal medico competente
I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le proprie generalità e l’indicazione del datore di lavoro. L’obbligo di esporre la tessera grava anche in capo a lavoratori autonomi.
Il RSPP è definito come «persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi».
Si definisce, a sua volta, il Servizio di prevenzione e protezione (SPP) «l’insieme di persone, sistemi e mezzi interni o esterni all’azienda, finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori».
Il RSPP può essere un dipendente interno di un’azienda o di un’unità produttiva o una persona esterna. In assenza del personale interno in possesso di attitudini, capacità e requisiti adeguati, è obbligatorio ricorrere a un RSPP esterno.
I requisiti e le capacità professionali del RSPP e degli eventuali addetti al SPP (ASPP) devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorativa.
Secondo l’art. 32 del d.lgs. 81/2008, il RSPP e gli ASPP devono:
possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e un attestato di frequenza, con verifica finale, di corsi di formazione specifici in materia di prevenzione e protezione dai rischi. Per quanto riguarda il RSPP, i suddetti corsi devono comprendere anche: rischi di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato, tecniche di comunicazione e relazioni sindacali
dimostrare, se non in possesso del titolo di studio di cui al punto precedente, di aver svolto la funzione di RSPP o ASPP da almeno sei mesi, previo svolgimento dei corsi di formazione appositi
frequentare, oltre ai corsi di formazione base, anche corsi di aggiornamento
Ai sensi dell’art. 33, il SPP provvede:
all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale
a elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di controllo di tali misure
a elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali
a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’art. 35
a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’art. 36 Il RSPP, così come gli altri componenti del SPP, è tenuto al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui venga a conoscenza nell’esercizio delle sue funzioni.
II datore di lavoro stesso (art. 34) può esercitare il ruolo di RSPP, previa frequentazione di specifici corsi di formazione, nei casi previsti dall’Allegato II.
Il RLS è definito come la «persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro».
Il d.lgs. 81/2008 contempla anche:
il RLS territoriale (RLST)
il RLS di sito produttivo (istituito per la prima volta)
In ogni azienda o unità produttiva deve esserci un numero minimo di RLS:
1 RLS in aziende/unità produttive fino a 200 lavoratori
3 RLS in aziende/unità produttive fino a 201 lavoratori
6 RLS in aziende/unità produttive con oltre 1000 lavoratori
Nelle aziende/unità produttive con meno di 15 lavoratori, il RLS è eletto direttamente dai lavoratori al loro interno, mentre in quelle con più di 15 lavoratori è eletto o designato nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda. In assenza di tali rappresentanze, il RLS è eletto dai lavoratori al loro interno.
L’elezione del RLS avviene di norma, salvo diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva, in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, individuata, nell’ambito della settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro.
Le modalità di elezione del RLS, stabilite in sede di contrattazione collettiva, prevedono che:
il RLS può essere eletto tra i dipendenti con un contratto a tempo indeterminato
l’elezione si svolge a suffragio universale e a scrutinio segreto
il numero di preferenze che un lavoratore può esprimere è pari a 1/3 dei candidati
prima della votazione, i lavoratori eleggono un segretario di seggio, il quale provvederà alla redazione del verbale di elezione, che costituisce lettera di nomina dell’eletto
il RLS dura in carica 3 anni, salvo dimissioni anticipate: in tal caso viene sostituito dal primo dei non eletti
In assenza di elezione o designazione del RLS, si ricorre al RLST, che svolge le stesse funzioni e ha lo stesso ruolo del RLS, ma invece di essere eletto dai lavoratori, è designato dalle organizzazioni sindacali in assemblee territoriali dei lavoratori.
Il RLS di sito produttivo è individuato tra i RLS di tutte le aziende che operano in un medesimo sito produttivo, in specifici contesti (art. 49):
porti, specifiche aree portuali o sedi di autorità portuale o marittima
centri internodali di trasporto di cui alla Direttiva del Ministero dei trasporti del 18/10/2006 n. 3858
cantieri con almeno 3.000 uomini/giorno
contesti produttivi complessi, caratterizzati da interferenza tra lavorazioni e un numero complessivo di addetti mediamente operanti nell’area superiore a 500
In base all’art. 50, fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il RLS:
è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell’azienda o unità produttiva
è consultato sulla designazione del Responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla nomina del medico competente e alla designazione degli addetti all’attività di prevenzione incendi, al primo soccorso e all’evacuazione dei luoghi di lavoro
è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’art. 37
riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze e alle miscele pericolose, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni e alle malattie professionali
riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza (es. ASL)
riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall’art. 37
promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori
partecipa alla riunione periodica di cui all’art. 35
avverte il responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività
Il RLS deve disporre del tempo necessario allo svolgimento dell’incarico, senza perdita di retribuzione, dei mezzi e degli spazi necessari per l’esercizio delle sue funzioni. Deve poter accedere ai dati di cui all’art. 18 comma 1 lettera r) e deve ricevere, su richiesta, copia del DVR aziendale. Il RLS non può subire alcun pregiudizio a causa dell’attività svolta e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali. È tenuto al rispetto delle disposizioni di cui al d.lgs. 196/2003 (tutela della privacy), al segreto industriale relativamente al DVR e al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui viene a conoscenza nello svolgimento delle sue funzioni. La funzione di RLS è incompatibile con quella di RSPP o di ASPP.
Il medico competente può essere un dipendente di una struttura pubblica o privata o del datore di lavoro, oppure un libero professionista. Per svolgere la funzione di medico competente è necessario possedere uno dei titoli o requisiti stabiliti dall’art. 38 del d.lgs. 81/2008, cioè:
docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro
specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale d-bis) con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle Forze Armate, compresa l’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, svolgimento di attività di medico del lavoro per almeno 4 anni I medici in possesso dei titoli o requisiti idonei sono iscritti nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della salute.
collabora con il datore di lavoro e con il SPP alla valutazione dei rischi anche ai fini, ove necessario, della programmazione della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di informazione e formazione dei lavoratori, per la parte di competenza, e all’organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Collabora inoltre all’attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute, secondo i principi di responsabilità sociale
istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria. La cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria e della trascrizione dei risultati, presso il luogo di
custodia concordato al momento della nomina
consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso nel rispetto delle disposizioni di cui al d.lgs. 196/2003 e con salvaguardia del segreto professionale
consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce informazioni necessarie, relative alla conservazione della medesima. L’originale della cartella va conservata, sempre nel rispetto del d.lgs. 196/2003, dal datore di lavoro per almeno 10 anni, salvo il termine diverso previsto da disposizioni contenute nel d.lgs.
fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti anche dopo la cessazione dell’attività che comporta esposizione a tali agenti. Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai RLS
informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria
comunica per iscritto, in occasione delle riunioni di cui all’art. 35, al datore di lavoro, al RSPP, ai RLS, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati, al fine dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psicofisica dei lavoratori
visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l’anno o a cadenza diversa, che stabilisce in base alla valutazione dei rischi; l’indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere comunicata al datore di lavoro, ai fini della sua annotazione nel DVR
partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria
comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e dei requisiti di cui all’art. 38 al Ministero della salute
Il medico competente è anche tenuto a rapportarsi con il Servizio sanitario nazionale (SSN); secondo l’art. 40, egli deve trasmettere, entro il primo trimestre dell’anno successivo a quello di riferimento, esclusivamente per via telematica, ai servizi competenti per territorio (ASL) le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, relative ai dati aggregati sanitari e di
rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria, utilizzando il modello predisposto nell’Allegato 3B.
(fonte: “Sicurezza al Passo coi Tempi” – INAIL 2017)