Source: http://www.avvocatoticozzi.it/2013/10/anatocismo-bancario-prescrizione.html
Timestamp: 2017-04-27 12:43:53+00:00
Document Index: 135370816

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2033', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ']

controverse nelle cause riguardanti i contratti di conto corrente, quantomeno
fino alla sentenza a Sezioni Unite Cass.
2.12.2010 n. 24418, attiene al rapporto tra anatocismo bancario e prescrizione. Come noto, in presenza di
anatocismo bancario illegittimo, effettuato il relativo calcolo dell'anatocismo, il cliente ha diritto alla ripetizione
dell’indebito costituito dagli interessi anatocistici capitalizzati
trimestralmente. Ma, se
è vero che l’azione per l’accertamento della nullità di una clausola
contrattuale non è soggetta a prescrizione, non è così per l’azione di ripetizione
dell’indebito che spetterebbe al cliente ex art. 2033 c.c. in caso di
accertamento di tale nullità: infatti, l’esercizio dell’azione di ripetizione dell’indebito è soggetto al termine di prescrizione di dieci anni.
più problematico e controverso in merito al rapporto tra anatocismo bancario e prescrizione attiene al momento di decorrenza
della prescrizione stessa: mentre un certo orientamento spingeva perché la
decorrenza del termine di prescrizione decorresse dal singolo versamento in conto, che
rappresenterebbe un pagamento, una differente opinione indicava che il termine
di prescrizione relativo alla ripetizione delle somme illegittimamente
addebitate in conto come conseguenza dell'anatocismo bancario non potesse decorrere prima della chiusura del rapporto di
conto corrente, stante la natura unitaria di tale rapporto in cui dare/avere si
determinava solo al momento della chiusura.
e prescrizione: il termine decorre dai singoli addebiti in conto?
anticipato, per un primo orientamento il termine
di prescrizione dell’azione di ripetizione d’indebito derivante dall’anatocismo bancario, avrebbe decorrenza dal
momento dell’addebito delle singole somme non dovute in conto.
In questo senso, ad esempio, sempre in tema di decorrenza della prescrizione, la sentenza Trib.
Mantova, 2 febbraio 2009 aveva evidenziato come non vi sarebbe ragione “per non far decorrere dalla singola
operazione di addebito illegittimo il termine prescrizionale per l’esercizio
del diritto alla ripetizione, a nulla rilevando l’ignoranza del relativo diritto,
così come il mutamento di precedenti giurisprudenziali, o dubbi di
interpretazione di norme, trattandosi questi di impedimenti fattuali e non
legali all’esercizio del diritto (cfr. Cass. 7.05.1996 n. 4235)”. Anche la sentenza Trib. Milano 31.8.10, n. 10350
esclude l’esistenza di una causa di sospensione della prescrizione in relazione all'anatocismo bancario, che per di
più “non è introducibile surrettiziamente
sulla base della configurazione unitaria del contratto di conto corrente”.
Bancario e Prescrizione: necessità di distinguere tra rimesse solutorie e
ripristinatorie.
A dirimere il conflitto tra le
diverse opinioni sopra ricordate in tema di anatocismo bancario e prescrizione è stata la sentenza a Sezioni Unite Cass.
2.12.2010 n. 24418.
Tale decisione, anzitutto, dal
profilo generale ha confermato il diverso orientamento che si fonda sulla
natura unitaria del conto corrente: per cui la regola generale è che la decorrenza della prescrizione dell’azione di ripetizione
d’indebito che deriva dall’anatocismo bancario è solo dal momento di chiusura del conto corrente. Infatti “i rilievi che precedono sono sufficienti a
convincere di come difficilmente possa essere condiviso il punto di vista della
ricorrente, che, in casi del genere di quello in esame, vorrebbe individuare il
dies a quo del decorso della prescrizione nella data di annotazione in conto di
ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati dalla banca al
correntista. L'annotazione
in conto di una siffatta posta comporta un incremento del debito del
correntista, o una riduzione dei credito di cui egli ancora dispone, ma in
nessun modo si risolve in un pagamento, nei termini sopra indicati: perone non
vi corrisponde alcuna attività solutoria del correntista medesimo in favore
della banca”. Con la conseguenza che “il termine di prescrizione decennale cui
tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti
dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione
ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di
chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati” (Cass.
Sez. Un. 2.12.2010 n. 24418).
L’aspetto rilevante e spesso
trascurato di tale decisione, però, attiene proprio alla distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie: nel senso che la prescrizione dell'azione di ripetizione di indebito derivante dall'anatocismo bancario, come
si indica, ha decorrenza dalla chiusura del rapporto ma solo in relazione alle
rimesse ripristinatorie, che non possono essere qualificate come un pagamento.
La distinzione tra le due
tipologie di rimesse è fondata sul fatto che il versamento, nell’ipotesi di rimessa ripristinatoria, avviene quando
il conto è in attivo o in passivo ma all’interno dell’affidamento concesso
avendo dunque la funzione di riespandere la disponibilità del correntista. Mentre,
nell’ipotesi di rimessa solutoria, il versamento avviene quando il conto è in
passivo ed è privo di affidamento oppure, se affidato, ha un passivo superiore
all’affidamento stesso, avendo dunque la funzione di estinguere il debito
costituito dallo sconfinamento.
E la differenza rileva proprio dal profilo della prescrizione perché il versamento solutorio, per la parte che
si può considerare tale, è un vero e proprio pagamento di un debito, non
potendo essere considerato una di quelle movimentazioni riguardanti il conto
corrente considerato come rapporto unitario. Infatti, i versamenti in conto "potranno essere considerati alla stregua di pagamenti, tali da poter formare
oggetto di ripetizione (ove risultino indebiti), in quanto abbiano avuto lo
scopo e l'effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della banca. Questo
accadrà qualora si tratti di versamenti eseguiti su un conto in passivo (o,
come in simili situazioni si preferisce dire "scoperto") cui non
accede alcuna apertura di credito a favore del correntista, o quando i
versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti
dell'accreditamento” (Cass. Sez. Un. 2.12.2010 n. 24418).
In relazione ai versamenti
solutori, quindi, il termine decennale di prescrizione dell'azione di ripetizione di indebito derivante dall'anatocismo bancario ha decorrenza dunque dal
versamento stesso, costituendo appunto un pagamento.
avvocato a Treviso e Venezia
Usura SopravvenutaAnatocismo Bancario
, conto corrente