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Timestamp: 2020-08-15 13:59:16+00:00
Document Index: 163031160

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 10']

Sentenza Cassazione Civile n. 24176 del 13/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24176 del 13/10/2017
Cassazione civile, sez. I, 13/10/2017, (ud. 06/07/2017, dep.13/10/2017), n. 24176
sul ricorso 5265/2013 proposto da:
tempore, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n.12, presso
B.L., P.M.G., P.S.;
P.S., in proprio, B.L., P.M.G.
tutti e tre nella qualità di eredi di P.F.,
elettivamente domiciliati in Roma, Viale Carso n.63, presso lo
studio dell’avvocato Burigana Francesco, che li rappresenta e
avverso la sentenza n. 211/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
06/07/2017 dal cons. SAMBITO MARIA GIOVANNA C..
P.S. nonchè P.M.G. e B.L., quali eredi di Faustino P., convennero in giudizio innanzi al Tribunale di Roma il Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiedendo la determinazione dell’indennizzo ex lege n. 16 del 1980, e successive modificazioni, in relazione ad alcuni beni perduti in Etiopia. Il Tribunale di Roma determinò l’indennizzo, in conformità della disposta CTU, con gli interessi legali dalla domanda.
Adita dai P. B., la Corte d’Appello di Roma con sentenza conformità della disposta CTU, con gli interessi legali dalla domanda. Adita dai P. B., la Corte d’Appello di Roma con sentenza del 14.1.2013, in parziale riforma di quella impugnata, e per quanto d’interesse: a) determinò l’indennizzo in riferimento ai primi mesi del 1977, data in cui era avvenuto lo spossessamento, b) calcolò l’avviamento un relazione a parte del compendio confiscato; c) condannò il Ministero al pagamento della maggior sorte, con gli interessi legali dal 20.11.2000, data di costituzione in mora. Per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze con quattro motivi, a quali gli intimati hanno replicato con controricorso, con cui hanno proposto un motivo di ricorso incidentale, a sua volta resistito dal Ministero. I ricorrenti incidentali hanno depositato memoria.
1. Con i primi due motivi il ricorrente censura la statuizione sub a) della narrativa per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e per violazione e falsa applicazione della L. n. 16 del 1980, art. 5, commi 4 e 5. Il ricorrente afferma che, quando, come nella specie mercè i vessatori proclami nel gennaio 1975, siano esistenti provvedimenti limitiativi della proprietà, sia la stima dei beni perduti che il tasso di cambio da applicare vanno rapportati alla data di detti provvedimenti e non già a quella dell’effettivo spossessamento, che ha carattere residuale.
2. Col proposto ricorso incidentale, i P. B. deducono la violazione e falsa applicazione della L. n. 16 del 1980, art. 5, commi 4 e 5 in riferimento alla medesima statuizione, evidenziando che la conversione in lire italiane dei beni perduti andava eseguita al tasso di cambio vigente alla data dell’effettiva perdita, che si è avuta al maggio 1982, epoca della confisca.
3. I motivi da valutarsi congiuntamente, perchè attinenti alla medesima questione, vanno rigettati. La L. n. 16 del 1980, art. 5 nel testo modificato dalla L. n. 135 del 1985, art. 4 dispone, al comma 4, che: “Per le perdite avvenute posteriormente al 1 gennaio 1950, le valutazioni saranno fatte sulla base dei prezzi di comune commercio, correnti sul mercato ove le perdite si sono verificate e nel momento in cui furono adottati dalle autorità straniere i primi provvedimenti limitativi o impeditivi della proprietà o comunque nel momento in cui si è di fatto verificato lo spossessamento, moltiplicati per un coefficiente di rivalutazione 1,90” aggiunge, al comma 5, che: “Per gli aventi diritto di cui al precedente art. 3, la conversione in lire italiane dell’ammontare delle valutazioni sarà effettuata secondo un tasso di cambio, stabilito con decreto del Ministro del tesoro, in misura pari a quello corrente alla data in cui si è verificato l’evento che ha causato il danno da indennizzare”.
4. Premesso che tale danno, com’è chiarito dall’art. 1, comma 1, medesima legge, e del resto è intuitivo costituendo la ratio delle provvidenze in esame, va identificato nella perdita, da parte di cittadini, enti o società italiani, di beni, diritti e interessi “a seguito di confische o di provvedimenti limitativi od impeditivi della proprietà comunque adottati dalle autorità straniere esercenti la sovranità su quei territori”, va rilevato che, dalla piana lettura dei riportati commi dell’art. 5, può, senz’altro, affermarsi che il momento in cui la perdita da indennizzare può dirsi consumata va individuato in quello in cui sono stati emessi gli atti d’autorità che la hanno determinata, mentre, ove la perdita stessa derivi da condotte poste in essere dalle autorità straniere, a prescindere dall’emissione di provvedimenti formali, in quello dell’effettivo spossessamento, che, dunque, in tal caso, vale ex se a fondare il diritto all’indennizzo, rendendo irrilevante l’emanazione di successivi provvedimenti, i quali, in tal caso, rivestono carattere ricognitivo.
5. A tale stregua, la tesi del ricorrente, che individua, in via generalizzata, nei proclami del gennaio del 1975 i primi atti limitativi o impeditivi della proprietà e dunque fissa in riferimento ad essi la data cui avere riguardo per la determinazione dell’indennizzo (in sostanza valida per tutta l’Etiopia) non può essere condivisa, dovendo l’indagine esser riferita al singolo bene in relazione al quale si chiede l’indennizzo, indagine che è stata puntualmente svolta della Corte territoriale, che ha accertato che, mentre nel 1975 i ricorrenti incidentali avevano perduto altri beni, costoro avevano continuato a gestire l’azienda (avendo redatto il bilancio nell’anno 1976) fino al maggio giugno 1977, quando, costretti a lasciare l’Etiopia, la avevano affidata ad un procuratore non di loro fiducia senza che emergesse alcun successivo atto di gestione da parte loro. Non può, poi, darsi credito alla tesi dei P. – B., che invocano (peraltro ai soli fini dell’applicazione del più favorevole tasso di cambio) il provvedimento di confisca, del 1982, in quanto in precedenza costoro, alla stregua degli esposti accertamenti dei giudici a quo erano stati definitivamente privati del loro bene.
6. Insussistente ed in parte inammissibile è il dedotto omesso esame di un fatto decisivo: la questione relativa al momento in cui è sorto il diritto all’indennizzo è stata risolta mediante l’esposto accertamento dalla Corte, in riferimento all’epoca dello spossessamento, attenendo a profili di diritto, sopra esaminati, le ulteriori considerazioni svolte dal ricorrente principale.
4. Il terzo motivo, rivolto a censurare la statuizione sub b) per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, è infondato. La questione della spettanza dell’indennizzo per la perdita dell’avviamento della Società Plasterit è stata risolta implicitamente dalla Corte territoriale in senso sfavorevole alla tesi del Ministero ricorrente: la circostanza che la legittimazione a pretenderlo sarebbe spettata a terzi si fonda sulla tesi secondo cui la perdita del bene sarebbe avvenuta nel 1982, che è stata sconfessata nell’impugnata sentenza; laddove il fatto che l’Azienda presentasse il bilancio del 1976 in perdita risulta espressamente esaminato nella determinazione dell’indennizzo.
5. Col quarto motivo, il Ministero deduce la violazione e falsa applicazione della L. n. 16 del 1980, art. 5 e degli artt. 1282,1219 e 1224 c.c., in riferimento alla statuizione sub c) della narrativa. Il motivo è infondato. Premesso che la sentenza ha riconosciuto la spettanza degli interessi moratori (e non già di quelli corrispettivi, in effetti collegati al presupposto formale dell’emissione del titolo di spesa), sicchè la censura presenta in parte qua profili d’inammissibilità, va rilevato che la decisione impugnata si è attenuta alla giurisprudenza consolidata di questa Corte (cfr. da ultimo, Cass. n. 18/05/2016 n. 10169; 19/10/2016 n. 21191), secondo cui, in tema di indennizzo per la perdita di beni situati all’estero, il riconoscimento dell’eventuale responsabilità dell’Amministrazione per il ritardo nel pagamento è configurabile anche prima dell’emanazione dei decreti ministeriali con i quali si conclude il procedimento di determinazione dell’indennizzo e ciò in quanto l’obbligazione trova la sua fonte direttamente nella legge, ma il riconoscimento di tale responsabilità è, appunto, subordinato alla costituzione in mora dell’Amministrazione (non essendo idonea a tal fine la domanda amministrativa di concessione dell’indennizzo, alla quale può attribuirsi solo la valenza di impulso del procedimento amministrativo), costituzione in mora che è stata ravvisata nella lettera ricevuta il 20.11.2000 e non deve essere necessariamente coincidente con la proposizione della domanda giudiziale (Cass. n. 19167 del 2015; n. 23895 del 2013; n. 5212 del 2011, n. 12281 del 2008).
6. In ragione della reciproca soccombenza, le spese del giudizio vanno compensate tra le parti. Non può trovare applicazione la disposizione di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, trattandosi di processo esente L. n. 16 del 1980, ex art. 9, comma 1 e D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 1.