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Timestamp: 2020-07-11 22:03:13+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 19845 del 05/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19845 del 05/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 16/06/2016, dep. 05/10/2016), n.19845
sul ricorso 8182-2010 proposto da:
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA NICOTERA 29, presso
lo studio dell’avvocato GIORGIO ALLOCCA, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 30/2009 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
SANLORENZO RITA che ha concluso per l’accoglimento ricorso Agenzia
L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Lombardia” n. 30/63/09 dep. 29 gennaio 2009, che in controversia sulla impugnazione del silenzio diniego opposto dall’Ufficio avverso l’istanza prodotta dalla Calzoleria Abelli s.n.c. per il rimborso delle maggiori somme versate (Non per gli anni (OMISSIS); Iva per gli anni (OMISSIS)), a seguito di precedente vicenda processuale e contemporanea dichiarazione integrativa (D.L. n. 69 del 1989, ex art. 14, comma 1), in riforma della sentenza di primo grado (che aveva rigettato il ricorso della società, in base agli effetti preclusivi del condono), ha dichiarato dovuto il rimborso delle maggiori somme versate, oltre interessi anatocistici con decorrenza dalla domanda giudiziale, trattandosi di procedimento avviato prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 223 del 2006, art. 37, comma 50.
In particolare la CTR ha statuito che, in relazione alla finalità del D.L. n. 69 del 1989 – che è quella di consentire integrazioni alle originarie dichiarazioni – non si determina alcuna definizione automatica dei periodi d’imposta integrati, per cui “non decade il diritto del contribuente di richiedere il rimborso delle somme versate in eccesso”.
1. Col primo motivo del ricorso principale l’Agenzia delle entrate deduce violazione di legge (D.L. n. 69 del 1989, art. 14, conv. in L. n. 154m del 1989), per avere la CTR erroneamente disposto il rimborso di somme versate a seguito di definizione automatica, in contrasto con la norma che prevede espressamente la non rimborsabilità dei versamenti già eseguiti.
Il D.L. 2 marzo 1989, n. 69, art. 14, comma 1, (nella versione modificata a seguito di conversione in L. 27 aprile 1989, n. 154) ha statuito che “per i contribuenti che si sono avvalsi di regimi di contabilità semplificata ai fini delle imposte sui redditi, i termini previsti per gli adempimenti agli effetti delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto per i periodi chiusi anteriormente al 1 gennaio 1988 e per i quali non sia intervenuto accertamento definitivo a tale data sono differiti al 30 settembre 1989 fermi restando in ogni caso i versamenti di imposta già eseguiti. Per le dichiarazioni annuali presentate entro tale termine non si fa luogo a controlli per sorteggio o in base a criteri selettivi qualora gli imponibili dichiarati non risultino inferiori a quelli determinati, per il corrispondente anno, in base ai coefficienti stabiliti agli effetti della imposizione sui redditi e della imposta sul valore aggiunto nell’art. 11; in tal caso, nel limiti del dati risultanti dalle anzidette dichiarazioni, le operazioni si intendono regolarizzate ad ogni effetto, è dovuta per ogni anno una somma corrispondente a quella indicata all’art. 21, comma 5, ridotta alla metà”.
3. L’accoglimento del primo motivo del ricorso determina l’assorbimento del secondo motivo, col quale si denunzia violazione di legge (L. n. 29 del 1961, artt. 1 e 5, artt. 1283 e 1224 c.c. e del D.L. n. 233 del 2006, art. 37, comma 50, (conv. in L. n. 248 del 2006), per avere la CTR riconosciuto gli interessi anatocistici sul rimborso richiesto nel (OMISSIS) per gli anni (OMISSIS), dovendosi applicare la disciplina speciale (L. n. 29 del 1961) che fissa il tasso di interesse per il caso de quo.
4. Con l’unico motivo del ricorso incidentale si denuncia omessa e insufficiente motivazione (ex art. 360 c.p.c., n. 5), avendo la CTR indicato il termine iniziale per il computo degli interessi legali nella data di presentazione della domanda e non dalla data di versamento degli importi non dovuti (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, comma 1).
5. Il motivo è inammissibile, per mancanza del momento di sintesi, necessario ex art. 366 bis c.p.c., applicabile in relazione alla suindicata data di deposito della sentenza impugnata. La formulazione della censura l’art. 360 c.p.c., ex n. 5, per le cause ancora ad esso soggette, deve contenere infatti un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, con la precisazione delle ragioni che rendono la motivazione inidonea a giustificare la decisione mediante lo specifico riferimento ai fatti rilevanti, alla documentazione prodotta, alla sua provenienza e all’incidenza rispetto alla decisione, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (ex multis: Cass. n. 8897, n. 2652 del 2008; S.U. n. 11652/08; S.U. n. 16528/08; Cass. n. 30640 del 2011; n. 984 e n. 956 del 2015).
6. In conclusione, in accoglimento del ricorso principale e rigettato il ricorso incidentale, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito (ex art. 384 c.p.c., comma 2), con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.
7. In ragione della peculiarità della fattispecie, vengono compensate le spese dell’intero giudizio.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale; dichiara assorbito il secondo; rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.