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Timestamp: 2018-02-23 04:50:40+00:00
Document Index: 31583412

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 1453', 'art. 1176', 'art. 146', 'art. 128', 'art. 1519', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 1519', 'art. 129', 'art. 130', 'art. 1519', 'art. 132', 'art. 1519']

Vendita dei beni di consumo: dal codice civile al d. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo): parte prima
Vanacore Giorgio, 9 marzo 2006
1.- Esame delle disposizioni generali del codice civile.
La responsabilità del venditore dei beni di consumo nei confronti del consumatore – acquirente, si fonda su talune disposizioni del codice civile e, a partire dall’entrata in vigore del d. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (cd. Codice del consumo), proprio sulla normativa da esso dettata.
In particolare, muovendo dalle disposizioni codicistiche, illuminante è il generale disposto dell’art. 1218 c.c., che, vera grundnorm del diritto delle obbligazioni, così dispone:
Analogamente, in altra sede, l’art. 1453 c.c. così recita:
“Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può . . . chiedere l’adempimento . . . salvo il risarcimento del danno”.
A quanto detto si aggiunga che la tutela per il consumatore – acquirente di cui alle citate disposizioni ha subito un significativo rafforzamento a decorrere dall’indirizzo inaugurato da quasi un lustro dalla S.C. in materia di onere probatorio in capo al creditore che deduca l’inadempimento di obbligazioni ex contractu, di cui è espressione la seguente massima: “ . . . il creditore, sia che agisca per l’adempimento, per la risoluzione o per il risarcimento del danno, deve dare la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto e, se previsto, del termine di scadenza, mentre può limitarsi ad allegare l’inadempimento della controparte . . .” (Cass., sez. un., 30 ottobre 2001, n. 13533).
In ogni caso, con riguardo al codice civile, l’acquirente leso nei suoi diritti ne potrà invocare l’art. 1176, comma 2, norma che, nello stabilire che “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”, disegna in capo al debitore – professionista un grado di diligenza nell’adempiere da valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.
2. – Esame delle disposizioni del Codice del consumo.
La base normativa della responsabilità del produttore di cui si sta discutendo va altresì ravvisata, in particolare, nelle disposizioni sulla vendita dei beni di consumo, che prima dell’entrata in vigore del d. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo), si trovavano agli artt. 1519 – bis e ss. del codice civile, introdotti dal d. lgs. 2 febbraio 2002 n. 24, attuativo della direttiva 1999/44/CE).
Gli artt. 1519 – bis e ss. del c.c. sono recentemente stati abrogati dall’art. 146, comma 1, lett. s) del Codice del consumo ed il contenuto degli stessi è stato trasfuso agli artt. 128 e ss. del medesimo.
Procedendo con ordine, così dispone l’art. 128, comma 1, del Codice del consumo:
Orbene, sulle prime non può dubitarsi dell’ampio conto in cui la detta normativa – e già l’art. 1519 – bis, comma 1, c.c. – ha tenuto il consumatore, se è vero, come è vero, che la disciplina in parola è estensibile, come si evince dalla equiparazione tra la vendita e gli altri contratti di cui all’ultimo periodo del primo comma dell’art. 128 del Codice, a figure contrattuali anche diverse, nomine iuris, dalla vendita medesima.
Da rammentare, comunque, che l’ultimo comma del citato art. 128 estende la normativa in parola alle alienazioni dei beni difettosi anche se usati, tenuto conto, però, del tempo del pregresso utilizzo, e limitatamente ai difetti non derivanti dall’uso normale della cosa.
Vero motivo ispiratore, prima dell’art. 1519 – ter, comma 1, c.c., poi dell’art. 129 del Codice del consumo è il concetto di “conformità al contratto” del bene oggetto di alienazione.
Rilevantissime sono, per quel che qui conta, le ipotesi di presunzione di relativa di difformità di cui al citato comma 2 e la disposizione del comma 3, che esclude la difformità se il consumatore, con il suo stato soggettivo, vi ha, in un certo senso, dato causa. Il che non avviene – con conseguente affermazione di responsabilità del venditore – nel caso in cui il consumatore, lungi dall’ignorare il vizio, si attendeva un perfetto funzionamento del bene.
Quanto alle conseguenze derivanti dall’inadempimento degli obblighi prescritti dal Codice in capo al venditore, viene in rilievo l’art. 130 del Codice (già art. 1519 – quater del c.c.), rubricato “diritti del consumatore”, il cui contenuto si riporta per comodità espositiva:
“1. Il venditore e’ responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.
10. Un difetto di conformità di lieve entità per il quale non e’ stato possibile o e’ eccessivamente oneroso esperire i rimedi della riparazione o della sostituzione, non dà diritto alla risoluzione del contratto”
Particolare significatività ha il comma 2 appena citato, che disciplina analiticamente il difetto di conformità, evenienza nella quale il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene, mediante riparazione o sostituzione, il tutto a scelta dell’acquirente e senza spese in un caso o nell’altro, salva l’oggettiva impossibilità o l’eccessiva onerosità dell’intervento ripristinatorio, che, dispone il comma 5, deve avvenire in tempi ragionevoli, tenuto altresì conto della destinazione che al bene ha impresso il compratore.
Da segnalare, inoltre, il contenuto del comma 6, che conferisce rilevanza alle spese se indispensabili per assicurare la conformità del bene al contratto che, come detto, costituisce il motivo ispiratore dell’intera disciplina della vendita in parola.
Quanto ai termini di esercizio della tutela giudiziaria, soccorre l’art. 132 del Codice (già art. 1519 – sexies del c.c.), che statuisce:
Vantaggiosa, in conclusione, per l’acquirente è pure la presunzione relativa di difformità originaria del comma 3, che fissa una retrodatazione dei difetti al momento della consegna del bene, se essi si manifestino entro sei mesi dalla detta consegna.