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Timestamp: 2020-08-08 14:13:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.14', 'art.14', 'art.14', 'art.14', 'art.9', 'art. 349', 'art.10', 'art.20', 'art.12', 'art.14', 'art.13', 'art.14', 'art.14', 'art.14', 'art.14', 'art.14']

Centri di prima accoglienza: differenze tra le versioni - wikiafrica
Centri di prima accoglienza: differenze tra le versioni
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Ale e Nando (Discussione | contributi)
Versione delle 11:31, 16 ott 2008 (visualizza wikitesto)
* allungamento dei tempi di trattenimento da 30 a 60 giorni. Sempre su questo punto, mentre prima della modifica la proroga del trattenimento era possibile solo quando “era imminente l’eliminazione della causa della mancata espulsione”, ora tale proroga può essere concessa sulla base di gravi difficoltà per il reperimento dei titoli di viaggio o nelle pratiche di identificazione” (art.14 comma 5). E’ evidente che in questo modo si rende prassi ciò che dovrebbe essere l’eccezione.
* inversione, rispetto ai meccanismi di cui alla previdente legge, dei metodi di espulsione: ora l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro 5 giorni viene prevista solo per coloro che non hanno rinnovato il permesso (art.14 comma 5bis), per tutti gli altri è previsto l’accompagnamento coatto alla [[frontiera]] e conseguentemente per moltissimi casi il trattenimento nei CPT. Tale scelta evidenzia l’intento di fare dei CPT la colonna portante del metodo di rimpatrio degli stranieri privi di permesso di soggiorno.
L’art.14 comma 5quinquies prevede alcune norme processuali: in particolare l’obbligo di arresto e l’applicazione del rito direttissimo. L’arresto obbligatorio è previsto dal codice di procedura penale solo per gravi reati e mai per le contravvenzioni comunque limiti di pena previsti. In questo senso sono già state sollevate delle questioni di legittimità costituzionale. In secondo luogo la possibilità di applicare il rito direttissimo ha dato luogo ad una prassi illegittima da parte di alcuni pubblici ministeri i quali, avvisati dalla polizia giudiziaria dell’arresto hanno provveduto a far portare in udienza l’indagato per il rito direttissimo mediante il trattenimento in arresto dello straniero.La relazione di accompagnamento al ddl Bossi-Fini a proposito dei CPT richiedeva 62 milioni di Euro di finanziamento per la costruzione di 10 nuovi CPT (compresi [[Bologna]] e [[Modena]] attivi) e per l’ampliamento di [[Roma]] prevedendo un incremento annuo di 36.000 stranieri da espellere. La spesa dichiarata è di 66,11 euro a testa per ogni giorno di detenzione, quella complessiva è di 91,41 milioni di euro all’anno.
L’art.14 comma 5 prevede alcune norme processuali: in particolare l’obbligo di arresto e l’applicazione del rito direttissimo. L’arresto obbligatorio è previsto dal codice di procedura penale solo per gravi reati e mai per le contravvenzioni comunque limiti di pena previsti. In questo senso sono già state sollevate delle questioni di legittimità costituzionale. In secondo luogo la possibilità di applicare il rito direttissimo ha dato luogo ad una prassi illegittima da parte di alcuni pubblici ministeri i quali, avvisati dalla polizia giudiziaria dell’arresto hanno provveduto a far portare in udienza l’indagato per il rito direttissimo mediante il trattenimento in arresto dello straniero.La relazione di accompagnamento al ddl Bossi-Fini a proposito dei CPT richiedeva 62 milioni di Euro di finanziamento per la costruzione di 10 nuovi CPT (compresi [[Bologna]] e [[Modena]] attivi) e per l’ampliamento di [[Roma]] prevedendo un incremento annuo di 36.000 stranieri da espellere. La spesa dichiarata è di 66,11 euro a testa per ogni giorno di detenzione, quella complessiva è di 91,41 milioni di euro all’anno.
Non bisogna dimenticare che è allo studio del Governo la delega alla revisione del regolamento di attuazione del Testo unico in tema di immigrazione per ora fermo alla legislazione precedente.
Il decreto che attua la legge Bossi-Fini, entrata in vigore nell'aprile 2005, introduce nuove procedure per chi fa domanda d'asilo. Per tutti coloro che non possiedono documenti d'identità ritenuti accettabili dalla Questura competente, come per tutti coloro che richiedono asilo e per le cui domande sono necessarie delle ricerche, diventa obbligatorio il trattenimento in un "centro di identificazione" per un massimo di 20 giorni. Questi centri, in teoria ben distinti dai CPT, sono localizzati spesso negli stessi luoghi e da essi è vietato uscire in assenza di previa autorizzazione del Prefetto.
Se la domanda d'asilo non viene accolta, il richiedente è espulso nel proprio paese d'origine ed il ricorso non sospende l'espulsione, con tutti i gravi rischi che ciò comporta, visto che l'UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) afferma che in molti paesi dell'[[UE]] tra il 30 ed il 60% delle domande d'asilo accolte vengono accettate dopo il ricorso.
L’istituto del CPT non è una peculiarità italiana. Il dibattito attorno a questo “monstrum” giuridico in [[Europa]] è però caratterizzato da particolare freddezza. Ne sono testimoni le Conclusioni del vertice di Siviglia dove è ormai evidente che il tema non è assolutamente la legittimità del CPT, ma la stipula dei cosiddetti accordi di riammissione. Sono accordi tra Stati aventi ad oggetto la deportazione dei migranti. Vi è un rapporto diretto tra efficienza e sviluppo dei CPT e stipula di questi accordi. E’ noto che Albania e Tunisia hanno in essere contratti con l’Italia (probabilmente in cambio di laute ricompense) ed è ormai noto che la Nigeria si è resa talmente disponibile da generare in molti il dubbi che accolga anche migranti provenienti da altri paesi africani. Anche la [[Cina]], con l’entrata nel WTO, è diventata molto più malleabile. Ogni contratto stipulato vuol dire il via a piani di espulsione e quindi CPT in funzione. La Commissione Europea in un importante testo sui metodi di espulsione (Libro Verde della Commissione presentato il 10 aprile 2002) addirittura suggerisce l’utilizzo del carcere in mancanza di adeguati centri di permanenza temporanea, ricevendo già severe critiche da parte dell’istituto europeo per i richiedenti asilo (ECRE 2 agosto 2002). Lo stesso Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e dei Trattamenti disumani e degradanti nel suo rapporto del 2001 ha sostanzialmente affermato la compatibilità dei centri visitati con la Convenzione. Neppure la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è occupata a fondo del tema, ad eccezione marginalmente di un caso in [[Grecia]]. Difficile non immaginare una certa dose di pressione da parte degli organismi politici europei per giustificare un silenzio così spesso.
Versione delle 11:31, 16 ott 2008
1 I centri di prima accoglienza (CPA)
2 CPA:strutture e compiti
3 Il CPA nell'iter processuale del minore
4 CPA attivi in Italia
5 I centri di accoglienza (CDA)
6 Centro di Permanenza Temporanea (CPT)
I centri di prima accoglienza (CPA)
I centri di prima accoglienza (CPA) sono strutture adibite ad ospitare minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento, fino all’udienza di convalida che deve concretizzarsi entro 96 ore dal fermo. In base all’ art.9 del DPR del 22 settembre 1988, tali centri devono garantire la custodia dei minorenni senza configurarsi come strutture penitenziarie.
CPA:strutture e compiti
Il CPA è una struttura che dipende dal Centro di Giustizia Minorile dove i corpi di polizia,su disposizione della Procura della Repubblica Minorile,accompagnano i minori che verranno ospitati fino all’udienza davanti al Gip. Scopi principali dei Centri di Prima Accoglienza sono:
fornire i primi elementi di conoscenza dei minori all’autorità giudiziaria procedente;
svolgere attività di sostegno e chiarificazione nel confronto dei minori;
collaborare con gli altri servizi minorili;
instaurare contatti immediati con le famiglie.
Scopi principali dei Centri di Prima Accoglienza nei confronti dei minori sono:
indurre il minore alla riflessione sul reato commesso;
spingere il minore a relazionarsi in maniera adeguata con gli altri;
sollecitare il minore ad assumersi responsabilità rispetto alle proprie azioni;
assistenza in sede di convalida e giudizio.
Il lavoro dei CPA mira ad una mediazione giudiziaria con le varie autorità al fine di fornire i primi elementi di conoscenza del minore relativamente alle sue situazioni personale,familiare e sociale.
Nel caso in cui ci si trovi davanti a casi in cui siano coinvolti minori stranieri, dei quali spesso è difficile l’identificazione,in base all’art. 349 del CPP, la polizia giudiziaria provvede all’identificazione attraverso rilievi antropometrici (ad esempio, una radiografia del polso per accertare l’età) e rilievi segnaletici di carattere descrittivo, fotografico e dattiloscopico. Tutti questi dati contribuiscono all’elaborazione di un modulo denominato “cartellino segnaletico”, unico documento relativo alla personalità del minore straniero.
Il CPA nell'iter processuale del minore
Il minore macchiatosi di reato ha il suo primo contatto nell'ambito del sistema giudiziario coi servizi non specializzati della Polizia giudiziaria,amministrativa o di sicurezza tra i quali il servizio "radio mobile" dei Carabinieri e l' "Ufficio Prevenzione Generale" della Polizia.Il primo impatto del minore con la giustizia è stato oggetto di attenzione già nel 1975 da parte dell'ONU prevedendo all'art.10 comma 3 che i contatti tra le Forze dell'Ordine e il minore colpevole di reato devono avvenire nel rispetto del suo stato giuridico,evitando di nuocergli e tenendo sempre conto delle circostanze del caso.Infatti il contatto iniziale è fondamentale perchè influenza l'atteggiamento del minore verso la società e lo Stato.Il successo di ogni intervento dipende molto da questi primi approcci,per cui si raccomanda benevolenza e fermezza.Oggi l'art.20 D.Lgs. 272/1989 prevede che l'operatore di polizia deve:
evitare l'uso di strumenti di coercizione fisica salvo in caso di necessità per ragioni di sicurezza;
trattenere i minorenni in locali separati da quelli che ospitano i maggiorenni già arrestati o fermati;
adottare cautele al fine di proteggere il minore dalla curiosità del pubblico limitandone disagi,sofferenze materiali e psicologiche.
CPA attivi in Italia
Ancona : via Giacomo Matteotti, 35
Bari : via Petroni, 90
Bologna : via del Fratello, 34
Cagliari : località Supezzu Mannu
Caltanissetta : via Turati, 47
Catania : via Fianchetti, 62
Catanzaro : via Paglia, 47
Firenze : via degli Orti Oricellari, 20
Genova : via Frugoni, 1
L’Aquila : via Acquasanta, 1
Lecce : via Monteroni, 43
Messina : viale Europa,47
Milano : via Spagliardi
Napoli : viale Colli Aminei, 44
Palermo : via Principe di Palagonia, 145
Potenza : via Appia, 175/bis
Reggio Calabria : via Marsala, 13
Roma : via Agnelli, 15
Salerno : largo San Tommaso d’Aquino
Sassari : via Predda Niedda, 6/C
Taranto : vico Sant'Agostino,1
Torino : corso Unione Sovietica,325
Trento : via Madruzzo, 13
Treviso : via S.Bona Nova, 5/C
Trieste : via Besenghi, 27 (istituto femminile)
Trieste: località Opicina, via di Conconello, 16 (istituto maschile)
I centri di accoglienza (CDA)
(L.563/95)
Sono strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l'identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento I centri attualmente operativi sono:
Agrigento : Lampedusa – 804 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)
Bari : Palese, area areoportuale – 744 posti
Brindisi : Restinco– 180 posti
Cagliari : Elmas – 200 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)
Caltanissetta: Contrada Pian del Lago – 360 posti
Crotone : località Sant’Anna – 1202 posti
Foggia : Borgo Mezzanone – 342 posti
Gorizia : Gradisca d’Isonzo – 112 posti
Siracusa : Cassibile – 200 posti
Trapani : Pantelleria – 25 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)
Centro di Permanenza Temporanea (CPT)
Consapevole dell’impossibilità di operare tutte le espulsioni che ordina, la legge ovvia introducendo figure di reato per condotte di semplice disobbedienza, già oggetto di fondati dubbi costituzionali".[1] L’istituzione dei Centri di Permanenza Temporanea si deve all’art.12 della legge 40 del 1998 (divenuto poi art.14 del testo unico), la cosiddetta legge Turco-Napolitano. Un’analisi complessiva della normativa previgente evidenziava il carattere assolutamente residuale di questo istituto in quanto era previsto il trattenimento presso i CPT solamente degli stranieri che rappresentavano un pericolo sociale. L’assoluta indeterminatezza della categoria del pericolo sociale generava comunque un conflitto con l’art.13 della Costituzione in materia di applicazione di una limitazione alla libertà personale senza i presupposti previsti dalla legge. Le ragioni per le quali è previsto il trattenimento sono (art.14 comma 1):
impossibile l’identificazione dello straniero
mancanza del vettore
mancanza dei documenti di viaggio
La legge Turco-Napolitano ha istituito questo luogo di detenzione amministrativa. Sono apparse evidenti le ragioni di incostituzionalità nei confronti di limitazioni della libertà personale per soli cittadini stranieri senza neanche un reato e per ragioni a loro non imputabili (mancanza dei documenti di viaggio e/o del vettore). Non si può nascondere che la Corte Costituzionale investita di molte questioni ,espressamente preoccupata dall’ipotesi di un aperto conflitto con il legislatore, dichiarò che non poteva intervenire sull’esistenza stessa dei CPT, ma non poté esimersi dal sottolineare che si trattava di veri e propri carceri. La legge Bossi-Fini di modifica della legge 40 del 1998 interviene direttamente sull’art.14 e sulla disciplina del trattenimento presso il centro in questo senso:
allungamento dei tempi di trattenimento da 30 a 60 giorni. Sempre su questo punto, mentre prima della modifica la proroga del trattenimento era possibile solo quando “era imminente l’eliminazione della causa della mancata espulsione”, ora tale proroga può essere concessa sulla base di gravi difficoltà per il reperimento dei titoli di viaggio o nelle pratiche di identificazione” (art.14 comma 5). E’ evidente che in questo modo si rende prassi ciò che dovrebbe essere l’eccezione.
inversione, rispetto ai meccanismi di cui alla previdente legge, dei metodi di espulsione: ora l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro 5 giorni viene prevista solo per coloro che non hanno rinnovato il permesso (art.14 comma 5bis), per tutti gli altri è previsto l’accompagnamento coatto alla frontiera e conseguentemente per moltissimi casi il trattenimento nei CPT. Tale scelta evidenzia l’intento di fare dei CPT la colonna portante del metodo di rimpatrio degli stranieri privi di permesso di soggiorno.
L’art.14 comma 5 prevede alcune norme processuali: in particolare l’obbligo di arresto e l’applicazione del rito direttissimo. L’arresto obbligatorio è previsto dal codice di procedura penale solo per gravi reati e mai per le contravvenzioni comunque limiti di pena previsti. In questo senso sono già state sollevate delle questioni di legittimità costituzionale. In secondo luogo la possibilità di applicare il rito direttissimo ha dato luogo ad una prassi illegittima da parte di alcuni pubblici ministeri i quali, avvisati dalla polizia giudiziaria dell’arresto hanno provveduto a far portare in udienza l’indagato per il rito direttissimo mediante il trattenimento in arresto dello straniero.La relazione di accompagnamento al ddl Bossi-Fini a proposito dei CPT richiedeva 62 milioni di Euro di finanziamento per la costruzione di 10 nuovi CPT (compresi Bologna e Modena attivi) e per l’ampliamento di Roma prevedendo un incremento annuo di 36.000 stranieri da espellere. La spesa dichiarata è di 66,11 euro a testa per ogni giorno di detenzione, quella complessiva è di 91,41 milioni di euro all’anno. Non bisogna dimenticare che è allo studio del Governo la delega alla revisione del regolamento di attuazione del Testo unico in tema di immigrazione per ora fermo alla legislazione precedente. Il decreto che attua la legge Bossi-Fini, entrata in vigore nell'aprile 2005, introduce nuove procedure per chi fa domanda d'asilo. Per tutti coloro che non possiedono documenti d'identità ritenuti accettabili dalla Questura competente, come per tutti coloro che richiedono asilo e per le cui domande sono necessarie delle ricerche, diventa obbligatorio il trattenimento in un "centro di identificazione" per un massimo di 20 giorni. Questi centri, in teoria ben distinti dai CPT, sono localizzati spesso negli stessi luoghi e da essi è vietato uscire in assenza di previa autorizzazione del Prefetto. I richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza potranno uscire solo dalle 8 alle 20 e previa autorizzazione del gestore del centro. Per allontanarsi per qualche giorno servirà l'autorizzazione del Prefetto e si potrà farlo solo per "gravi e comprovati" motivi personali o familiari. Coloro che presentano domanda d'asilo dopo aver ricevuto un provvedimento di espulsione vengono rinchiusi in un CPT. Se la domanda d'asilo non viene accolta, il richiedente è espulso nel proprio paese d'origine ed il ricorso non sospende l'espulsione, con tutti i gravi rischi che ciò comporta, visto che l'UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) afferma che in molti paesi dell'UE tra il 30 ed il 60% delle domande d'asilo accolte vengono accettate dopo il ricorso.
L’istituto del CPT non è una peculiarità italiana. Il dibattito attorno a questo “monstrum” giuridico in Europa è però caratterizzato da particolare freddezza. Ne sono testimoni le Conclusioni del vertice di Siviglia dove è ormai evidente che il tema non è assolutamente la legittimità del CPT, ma la stipula dei cosiddetti accordi di riammissione. Sono accordi tra Stati aventi ad oggetto la deportazione dei migranti. Vi è un rapporto diretto tra efficienza e sviluppo dei CPT e stipula di questi accordi. E’ noto che Albania e Tunisia hanno in essere contratti con l’Italia (probabilmente in cambio di laute ricompense) ed è ormai noto che la Nigeria si è resa talmente disponibile da generare in molti il dubbi che accolga anche migranti provenienti da altri paesi africani. Anche la Cina, con l’entrata nel WTO, è diventata molto più malleabile. Ogni contratto stipulato vuol dire il via a piani di espulsione e quindi CPT in funzione. La Commissione Europea in un importante testo sui metodi di espulsione (Libro Verde della Commissione presentato il 10 aprile 2002) addirittura suggerisce l’utilizzo del carcere in mancanza di adeguati centri di permanenza temporanea, ricevendo già severe critiche da parte dell’istituto europeo per i richiedenti asilo (ECRE 2 agosto 2002). Lo stesso Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e dei Trattamenti disumani e degradanti nel suo rapporto del 2001 ha sostanzialmente affermato la compatibilità dei centri visitati con la Convenzione. Neppure la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è occupata a fondo del tema, ad eccezione marginalmente di un caso in Grecia. Difficile non immaginare una certa dose di pressione da parte degli organismi politici europei per giustificare un silenzio così spesso.
↑ a cura dell’Avv. Simone Sabatini,dal Bologna Social Forum
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