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Timestamp: 2020-05-27 09:49:45+00:00
Document Index: 155076312

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2043']

Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.8512/2006 - testo integrale Sentenza
Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.8512/2006
Separazione · addebito · crisi di coppia · relazione extraconiugale · non addebito
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Cassazione, Sezione Prima Civile, sentenza n.8512/2006 (Presidente: M. G. Luccioli; Relatore: P. Giuliani)
Con il secondo motivo di gravame, del cui esame congiunto con il precedente si palesa l’opportunità involgendo entrambi la trattazione di questioni strettamente connesse, lamenta il ricorrente incidentale omessa o insufficiente motivazione, nonché violazione dell’art. 116, comma I, c.p.c. sul punto decisivo della controversia relativo all’accertamento (anche in via comparativa) della causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza posta a fondamento della richiesta di addebito della separazione giudiziale, in riferimento all’art. 360, n. 5, c.p.c., deducendo: che, con riguardo alla condotta del F., preme sottolineare l’assoluta irrilevanza dell’asserita (ma non direttamente provata, ne esattamente collocata nel tempo dal giudice di merito) conoscenza di una ragazza cecoslovacca da parte dello stesso F., sia perché la conoscenza di una ragazza non può rappresentare violazione dei doveri coniugali tale da giustificare una separazione, sia, soprattutto, perché non risulta dimostrato che siffatta circostanza abbia costituito un antecedente causale della crisi coniugale; che la deposizione del teste A.F., figlio delle parti ed, all’epoca, in lite giudiziaria con il padre per avere avanzato nei suoi confronti domanda di mantenimento, andava e va giudicata come inattendibile; che del tutto contraddittoria è la motivazione quanto ala collegamento operato dai giudici di appello tra la conoscenza della ragazza cecoslovacca, il ritrovamento di un bigliettino e la discussione tra il F. e la S., in conseguenza della quale quest’ultima avrebbe subito una lesione all’occhio, atteso che l’episodio delle lesioni è del 1988, mentre la conoscenza cecoslovacca risale, secondo la testimonianza di A.F., ad un anno prima della separazione (cioè 1991); che la Corte territoriale neppure ha fatto prudente apprezzamento della sentenza penale richiamata nella decisione impugnata, la dove il Pretore, al solo fine di negare la sussistenza del reato imputato al F., ha accennato a fatti sintomatici di un pesante clima familiare; che del tutto insufficiente, se non omessa, è la motivazione di appello la quale non ha considerato, ai fini della decisione, la circostanza dell’allontanamento della S. dalla casa coniugale, ne ha comparato l’episodio imputato al F. nel biennio antecedente all’inizio della causa di separazione con la relazione extraconiugale della S.
Così argomentando, detto giudice ha fatto corretta applicazione dei principi secondo i quali: il giudice di merito, ai fini dell’esame della domanda di addebito della separazione, deve procedere ad una valutazione globale comparativa del contegno di ciascuno dei coniugi, nel senso che dett9o giudice è tenuto ad indagare la sussistenza del nesso di causalità tra i comportamenti in violazione dei doveri coniugali accertati a carico di uno o di entrambi i coniugi e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, la quale, pure, deve essere verificata dal giudice sulla base dell’anzidetta valutazione globale e comparativa del contegno di entrambi i coniugi, non potendo la condotta riprovevole dell’uno essere giudicata senza un raffronto con quella dell’altro e consentendo solo tale apprezzamento di riscontrare se e quale incidenza esse abbiano avuto, nel loro reciproco interferire, quanto al verificarsi della crisi matrimoniale, allo scopo di individuare se il contegno censurato non sia solo l’effetto di una frattura coniugale già verificatasi così da risultare relativamente giustificato, essendo la prova di determinati comportamenti di un coniuge in grado di influire sulla valutazione dell’efficacia causale dei comportamenti dell’altro (Cass. 18 mar. 1999, n. 2444; Cass. 12 gen. 2000, n. 279; Cass. 14 nov. 2001, n. 14162; Cass. 6 dic. 2004, n. 22786; Cass. 10 giu. 2005, n. 12373); l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, onde la riferita infedeltà può essere causa (anche esclusiva) dell’addebito della separazione solo quando risulti accertato che ad essa sia, in fatto, riconducibile la crisi dell’unione, mentre oil relativo comportamento (infedele), se successivo al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza, non è, di per se solo, rilevante e non può, conseguentemente, giustificare una pronuncia (di addebito) del genere di quella sopraindicata (Cass. 28 ott. 1998, n. 10742; Cass. 7 sett. 1999, n. 9472; Cass. 9 giu. 2000, n. 7859; Cass. 18 sett. 2003, n. 13747).
Con il quinto motivo di gravame, lamenta il ricorrente incidentale violazione dell’art. 2043 c.c., in relazione agli artt. 143, comma II, 2697 c.c., nonché omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, deducendo che, poiché il comportamento tenuto dalla S. in violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale costituisce un illecito del quale doveva essere data prova in giudizio, l’esborso sostenuto dal F. per il compenso all’investigatore privata rappresenta un danno da risarcire, la cui dimostrazione è offerta dai documenti prodotti, che la Corte territoriale non ha presso in considerazione al pari della testimonianza del sig. C. in data 19//1998.
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