Source: https://dirittiregionali.org/2012/11/09/corte-cost-n-2452012-la-violazione-del-giudicato-da-parte-del-legislatore-pugliese-in-materia-di-personale-regionale-e-la-preoccupazione-della-corte-costituzionale/
Timestamp: 2018-01-18 13:28:12+00:00
Document Index: 10812772

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[Corte cost. n. 245/2012] La violazione del giudicato da parte del legislatore pugliese in materia di personale regionale e la “preoccupazione” della Corte costituzionale | Diritti regionali
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[Corte cost. n. 245/2012] La violazione del giudicato da parte del legislatore pugliese in materia di personale regionale e la “preoccupazione” della Corte costituzionale
“La Corte rileva con preoccupazione che la Regione Puglia continua ad approvare disposizioni legislative contrastanti con gli artt. 3 e 97 Cost., senza ottemperare a ben due giudicati costituzionali. Come sottolineato da lungo tempo dalla giurisprudenza di questa Corte, sull’art. 136 Cost. ‘poggia il contenuto pratico di tutto il sistema delle garanzie costituzionali’ (sentenza n. 73 del 1963). Questo comporta per il legislatore, statale e regionale, l’obbligo ‘di ‘accettare la immediata cessazione dell’efficacia giuridica della norma illegittima’, anziché ‘prolungarne la vita” (sentenza n. 223 del 1983)”.
È il caso di riportare testualmente la parte finale della sent. n. 245/2012, nella quale la Corte richiama l’organo legislativo pugliese al rispetto delle più elementari regole che sono alla base di un ordinato sistema democratico.
Evidentemente, neppure è bastata la previsione normativa dell’art. 16, c. 8, del d. l. n. 98/2011 (conv. dalla l. n. 111/2011) a mente del quale “I provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posti in essere in base a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l’illegittimità costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente a far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte Costituzionale. Ferma l’eventuale applicazione dell’articolo 2126 del codice civile in relazione alle prestazioni eseguite, il dirigente competente procede obbligatoriamente e senza indugio a comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza sul relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento economico e al ritiro degli atti nulli”.
Ripercorrendo brevemente il ritenuto in fatto, nel 1998 e nel 1999, la Regione Puglia aveva bandito due concorsi da coprire esclusivamente tramite “concorso interno” e riservato ai soli impiegati regionali inquadrati nella qualifica immediatamente inferiore; con la sentenza n. 373 del 2002, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle predette disposizioni regionali, nella parte in cui esse riservavano “la copertura del 100% dei posti messi a concorso al personale interno“, per violazione dell’art. 97 Cost. (sulla base di tale pronuncia il T.A.R. Puglia nel 2004 annullava le procedure concorsuali indette sulla base delle norme dichiarate illegittime: sentt. nn. 2610, 2826, 2842 e 5227).
Con la legge n. 14/2004 (Assestamento e prima variazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2004) la Regione Puglia faceva salvi gli esiti delle procedure di progressione di carriera, ovverossia, le procedure indette sulla base delle norme dichiarate illegittime con la sent. n. 373/2002; sempre sulla base di tale legge regionale, veniva indetto un bando di concorso esterno per la copertura di 60 posti, impugnato davanti al T.A.R. da una funzionaria che aveva contestato l’esiguità del numero dei posti messi a concorso rispetto alle pronunce di annullamento disposte dal T.A.R. (la ricorrente ha fatto appello al Consiglio di Stato, dopo che il T.A.R. aveva dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di legittimazione ad agire). Il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 59, comma 3, della legge regionale n. 14 del 2004 e con la sentenza n. 354 del 2010 la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale disposizione regionale per violazione non solo degli artt. 3 e 97 Cost., ma anche degli artt. 24 e 113 Cost. (poiché “la norma censurata, in quanto legge provvedimento che incide sugli effetti di un giudicato, interferisce con l’esercizio della funzione giurisdizionale”).
A seguito di tale pronuncia, per l’articolo 1 della legge regionale 2 novembre 2011, n. 28 (Misure urgenti per assicurare la funzionalità dell’amministrazione regionale), “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 9 (Contenimento delle spese in materia di impiego pubblico) del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in via eccezionale e all’esclusivo fine di garantire la continuità dell’attività amministrativa e la funzionalità degli uffici regionali, nelle more dell’esperimento delle procedure concorsuali per la copertura dei posti resisi vacanti per effetto della sentenza della Corte costituzionale 15 dicembre 2010, n. 354, i dipendenti della Regione Puglia interessati dagli effetti di tale sentenza sono adibiti alle mansioni proprie della categoria in cui erano inquadrati alla data di pubblicazione della stessa sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana”.
Da qui la pronuncia n. 245 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo sopra menzionato, per violazione degli artt. 136, 3 e 97 Cost. Ed infatti “il giudicato costituzionale è violato non solo quando il legislatore emana una norma che costituisce una mera riproduzione di quella già ritenuta lesiva della Costituzione, ma anche laddove la nuova disciplina miri a ‘perseguire e raggiungere, ‘anche se indirettamente’, esiti corrispondenti’ (sentenze n. 223 del 1983, n. 88 del 1966 e n. 73 del 1963)“. L’articolo 1 della legge della Regione Puglia n. 28 del 2011, prevedendo che i dipendenti regionali continuino ad esercitare le mansioni superiori, prolunga nel tempo gli effetti delle disposizioni già dichiarate incostituzionali con le sentenze n. 354 del 2010 e n. 373 del 2002, con conseguente lesione dell’art. 136 Cost.
Né è rilevante la circostanza che la disposizione impugnata avrebbe dovuto avere applicazione “in via eccezionale” e “nelle more dell’esperimento delle procedure concorsuali per la copertura dei posti resisi vacanti“, non essendo previsto alcun termine per lo svolgimento di dette procedure (sentenza n. 223 del 1983), per cui la norma censurata assume solo nominalmente carattere provvisorio.
Ed inoltre, l’art. 1 della legge della Regione Puglia n. 28 del 2011 nel consentire ai dipendenti regionali di esercitare le mansioni proprie delle qualifiche cui hanno avuto accesso a séguito di procedure interamente riservate a personale interno in forza di disposizioni contrastanti con l’art. 97 Cost., violerebbe “ancora una volta” gli artt. 3 e 97 Cost., dato che i funzionari regionali continuano “in concreto” ad essere adibiti alle mansioni superiori “ottenute senza pubblico concorso“.
Da qui le preoccupazioni della Corte costituzionale: ma sarebbe interessante verificare, sebbene con qualche “forzatura”, se residuino margini di responsabilità per danni scaturenti da “persistente” violazione del giudicato costituzionale da parte di un organo legislativo. Fantascienza?
Nel frattempo, non resta che condividere tali giuste preoccupazioni e sperare nella emanazione di leggi regionali più rispettose della Costituzione.
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2 risposte a [Corte cost. n. 245/2012] La violazione del giudicato da parte del legislatore pugliese in materia di personale regionale e la “preoccupazione” della Corte costituzionale
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