Source: http://www.tsrm.it/professione/
Timestamp: 2018-12-09 20:13:31+00:00
Document Index: 33390139

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 54', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4']

Professione | TSRM Brescia
La professione di TSRM
Il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (abbreviato in TSRM) è il professionista dell’area tecnico-sanitaria in possesso di una laurea triennale in Tecniche di Radiologia Medica per immagini e Radioterapia Medica che esegue autonomamente o in collaborazione con il Medico Radiologo ed altri operatori sanitari specialisti, le prescrizioni mediche che richiedono l’uso delle radiazioni ionizzanti sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica. Interviene anche nella protezionistica fisica e dosimetrica, partecipa alla ricerca scientifica ed espleta la propria attività nelle strutture sanitarie pubbliche e private.
Può esercitare solo dopo l’iscrizione al rispettivo collegio provinciale di residenza. I collegi provinciali sono riuniti nella Federazione Nazionale che si articola in 67 Collegi provinciali e interprovinciali.
Ha come norme di riferimento la legge 1103/65, la legge 25/83, il DM 746/94 ed il proprio HYPERLINK “http://www.tsrmroma.org/images/stories/servizio/il_codice_deontologico.pdf” codice deontologico
La radiologia sfrutta l’interazione del corpo umano con fasci di particolari onde elettromagnetiche, dette raggi x, la cui lunghezza d’onda è assai più corta di quella delle onde radio e della luce e appartiene alla banda compresa fra 0,001 e 1 nm. Di conseguenza, vista la proporzionalità inversa tra lunghezza d’onda e frequenza, possiamo anche definire i raggi x come onde elettromagnetiche ad alta frequenza.
I raggi x vengono prodotti in appositi tubi radiologici che sono delle ampolle di vetro sotto vuoto spinto nelle quali si applica una elevata differenza di potenziale elettrico (decine di migliaia di volt). Questa ha l’effetto di accelerare fortemente un fascio di elettroni emessi da una spiralina incandescente: gli elettroni vanno così a colpire ad alta energia un bersaglio formato da un metallo pesante, in genere tungsteno, il quale, per un fenomeno fisico assai complesso, emette radiazioni che appartengono appunto alla banda dei raggi x.
La generazione dei raggi x negli apparecchi radiologici è quindi un fenomeno strettamente governato dall’uomo, nei suoi parametri fisici, nella sua intensità e nella sua durata: i raggi x si formano nel tubo ed escono solo nel momento in cui, schiacciando un pulsante, si determina la formazione dell’alta tensione e il flusso di elettroni. Il tubo e l’apparecchio radiologico spenti o inattivi non sono radioattivi e non emettono raggi.
Ricordiamo una importante legge fisica che esprime la relazione che lega la frequenza (n) e l’ energia (E) dell’ onda:
L’ energia rilasciata dai raggi x all’ interno del corpo viene espressa dalla dose: questa si misura in Gray (1 Gy = 1 J/kg). Le dosi impartite dalla maggior parte degli esami radiologici di uso comune (ossa, torace, mammografia, apparato digerente, etc.) sono comprese fra 1 e 10 mGy. Esami di grande impegno come la TC di distretti estesi (torace, addome) o l’ arteriografia impartiscono dosi alcune volte maggiori. Giova ricordare che le dosi radianti minime per le quali sia stato dimostrato un effetto lesivo sulle cellule sono superiori di molte diecine di volte rispetto a quelle impiegate in radiodiagnostica.
La presenza di importanti effetti fisici e biologici determinati dai raggi x e dalle radiazioni ionizzanti giustifica le limitazioni e i meccanismi di controllo che regolano il loro impiego. In campo sanitario, l’esercizio professionale della radiologia e della radioterapia è riservato ai medici in possesso dei relativi diplomi di specializzazione. I medici e gli odontoiatri possono comunque utilizzare apparecchi radiologici per l’esame dei propri pazienti in via collaterale alla propria attività clinica e nel rispetto di precise normative. L’esecuzione materiale delle radiografie e dei trattamenti radioterapici è affidata esclusivamente a personale specializzato (Tecnici Sanitari di Radiologia Medica) che giunge a questo titolo dopo un corso triennale di Diploma Universitario.
Abbiamo visto che l’effetto ultimo dei raggi x sulla materia è la ionizzazione degli atomi con formazione di radicali liberi. In pratica, questa interazione avviene secondo due fenomeni differenti:
a basse energie del fotone x, questo viene arrestato completamente dall’atomo colpito, che si ionizza (effetto fotoelettrico)
a energie maggiori, il fotone x interagisce con l’atomo bersaglio determinandone la ionizzazione e perdendo parte della sua energia, ma prosegue comunque il suo cammino con energia ridotta e con direzione casuale (effetto Compton).
In entrambi i casi, il risultato finale di questi fenomeni è la ionizzazione della materia. Tuttavia, nell’interazione per effetto Compton la formazione di un fotone x secondario (“radiazione diffusa”) dà origine a gravi problemi per la creazione delle immagini e per la radioprotezione.
Nelle immagini radiografiche la radiazione diffusa causa infatti un effetto di disturbo perchè impressiona la pellicola in modo casuale e uniforme determinandone velatura e perdita di contrasto. Per ridurre questa conseguenza è necessario impiegare particolari accorgimenti tecnici (griglie fisse e mobili) che comunque non possono mai eliminarla completamente.
La presenza della radiazione diffusa complica anche molto seriamente la radioprotezione, poiché non è sufficiente proteggersi dal fascio di raggi x che esce dal tubo radiologico (“fascio primario”) ma è necessario schermarsi anche dalle radiazioni emesse da tutti i corpi colpiti dai raggi x, radiazioni che vengono emesse in ogni direzione dello spazio.
Le immagini vengono ottenute utilizzando delle strutture, chiamate rivelatori, capaci di convertire il segnale dei fotoni x, non visibili, in una immagine visibile. Di ogni rivelatore importa valutare l’efficienza e il potere di risoluzione. La prima esprime la capacità del sistema di fornire una immagine sufficientemente luminosa perchè l’occhio umano possa valutarla ai fini diagnostici. Aumentando l’efficienza del rivelatore si riduce la dose di radiazioni da impartire al paziente per ottenere una immagine diagnosticamente valida. Il potere di risoluzione esprime invece la fedeltà di trasferimento dell’informazione spaziale (dettaglio) da parte di un sistema di rivelazione. Aumentando il potere di risoluzione aumenta la finezza dell’immagine e quindi, in molti casi, aumenta la precisione diagnostica.
immagini cinetiche o dinamiche, che rappresentano in tempo reale l’esame eseguito e il movimento degli organi
immagini statiche, che forniscono un documento stabile del quadro interno del corpo umano: queste possono essere acquisite anche durante una indagine dinamica.
Le immagini di tipo cinetico o dinamico richiedono l’utilizzo di un sistema per radioscopia, basato sull’impiego un rivelatore che fornisce luce in corrispondenza dei punti in cui riceve raggi x. In passato si usavano lastre ricoperte da sostanze fotoemittenti poste direttamente di fronte al paziente lungo il cammino dei raggi e osservate al buio. Oggi questi sistemi, poco efficienti e fortemente irradianti, sono stati completamente abbandonati e sostituiti dall’abbinamento della lamina fotoemittente con un tubo elettronico fotomoltiplicatore (“amplificatore di brillanza”) il cui segnale luminoso di uscita viene spesso raccolto da una videocamera e trasmesso via cavo. Si ottiene così, con la “radioscopia televisiva” la protezione totale dell’operatore e una notevole riduzione della dose radiante al paziente, che viene quasi sempre esaminato in una sala adiacente schermata utilizzando apparecchi telecomandati.
Le immagini statiche vengono ottenute impiegando, nella maggior parte dei casi, delle pellicole radiografiche: queste non sono altro che pellicole fotografiche in bianco e nero emulsionate su entrambe le facce. Poiché le pellicole sono assai più sensibili alla luce che alle radiazioni x, questa propietà viene utilizzata esponendole ai raggi insieme a due lamine fotoemittenti (“schermi di rinforzo”) contenute in una scatola protettiva a tenuta di luce detta “cassetta radiografica”. Buona parte dell’esposizione e dell’annerimento della pellicola sono determinati in questo modo non dall’azione diretta dei raggi x ma dalla luce emessa dagli schermi di rinforzo quando sono colpiti dai raggi. E’ stato così possibile, impiegando in particolar modo schermi di rinforzo ad alta sensibilità ed efficienza (schermi alle “terre rare”) ridurre fortemente la dose di radiazioni somministrata al paziente.
Negli ultimi anni sono stati introdotti e vengono impiegati in maniera crescente dei sistemi di rivelazione delle immagini basati sull’uso del computer e di sensori ad esso collegati (“radiologia digitale”).
Un sistema digitale molto noto e utilizzato da tempo è costituito dalla Tomografia Computerizzata (TC), indagine nella quale un tubo radiogeno ruota intorno al corpo del paziente emettendo un sottile fascio di raggi x. Dall’altra parte del corpo una corona di sensori radiosensibili collegati al computer misura l’intensità dei raggi che hanno attraversato il paziente punto per punto. Questo insieme di dati viene raccolto e rielaborato dal computer che, grazie a un complesso sistema di calcolo matematico, è in grado di ricostruire la distribuzione delle densità radiografiche all’interno della sezione del corpo attraversata dai raggi e quindi ne crea l’immagine virtuale su un monitor.
In altri sistemi digitali più recenti, l’intensità della radiazione che ha attraversato il paziente viene registrata su lamine sensibili (“fosfori a memoria”) che restituiscono successivamente questa informazione dopo lettura eseguita tramite un raggio laser. Un altro sistema utilizza lamine sensibili ad accoppiamento di carica elettrica (sensori a CCD) collegate al computer e in grado di fornire in tempo quasi reale delle immagini digitali di piccoli distretti, utili soprattutto in campo odontoiatrico (radiovideografia digitale).
In ogni caso, le immagini digitali sono dei veri e propri file informatici che vengono archiviati nel computer dell’apparecchio e possono venire aperti, copiati e trasferiti come ogni supporto informatico. I vantaggi più importanti delle immagini digitali sono:
possibilità di modificare “a posteriori” le caratteristiche iconografiche delle immagini, principalmente la densità e il contrasto, senza dover ripetere l’esame
possibilità di teletrasmissione via cavo o Internet in maniera molto semplice, realizzando consultazioni e discussioni di casi da parte di esperti a distanza (“teleradiologia”).
Nelle applicazioni più avanzate i sistemi digitali consentono, partendo da sezioni TC contigue di un distretto del corpo, di ottenerne la ricostruzione secondo piani differenti o la creazione di modelli tridimensionali. Inoltre, partendo da pacchetti di sezioni TC di organi cavi, è possibile ottenerne la ricostruzione virtuale del lume e delle sue pareti interne, grazie a sofisticati programmi di modellazione e di rendering (“endoscopia virtuale”).
In ambito diagnostico il TSRM conduce le procedure per la formazione dell’immagine nella radiologia tradizionale ( HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Radiografia” o “Radiografia” radiografia, HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Fluoroscopia” o “Fluoroscopia” fluoroscopia, HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Mammografia” o “Mammografia” mammografia, ecc.), nella HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Tomografia_computerizzata” o “Tomografia computerizzata” tomografia computerizzata (TC o CT), nell’ HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Imaging_a_risonanza_magnetica” o “Imaging a risonanza magnetica” imaging a risonanza magnetica (MRI o RMN), in HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Angiografia” o “Angiografia” angiografia e nella HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Medicina_nucleare” o “Medicina nucleare” medicina nucleare. Prepara il paziente per lo svolgimento dell’esame spiegandogli, (quando possibile), la procedura e posizionandolo adeguatamente per lo studio del distretto anatomico interessato, applicando inoltre, nel caso di pazienti in età fertile o donne in stato di gravidanza, le opportune e necessarie protezioni piombate.
In medicina nucleare il TSRM prepara, per ogni paziente, anche la dose di radiofarmaco da iniettare per lo svolgimento della HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Scintigrafia” o “Scintigrafia” scintigrafia o della HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Tomografia_ad_emissione_di_positroni” o “Tomografia ad emissione di positroni” tomografia ad emissione di positroni (PET), occupandosi delle attività correlate al laboratorio chimico chiamato “camera calda”.
Nell’ambito terapeutico, il TSRM conduce le procedure per la terapia radiante, preparando il paziente per lo svolgimento della stessa, spiegandogli la procedura e posizionandolo adeguatamente. Prepara, inoltre, per ogni paziente, dispositivi personalizzati necessari per un corretto trattamento (schermi, maschere, ecc.).
Il TSRM si occupa nella HYPERLINK “https://it.wikipedia.org/wiki/Radiologia_interventistica” o “Radiologia interventistica” radiologia interventistica, in questo caso in stretta collaborazione con il medico radiologo , di tutte le procedure invasive o mini-invasive diagnostiche o terapeutiche effettuate mediante la guida ed il controllo delle metodiche radiologiche, quali fluoroscopia, TAC, ecc.
Inoltre ha un ruolo essenziale durante gli interventi chirurgici, specialmente di tipo ortopedico, vascolare e neurochirurgico, fornendo al chirurgo immagini fluoro scopiche o radiografiche.
Il TSRM in fisica sanitaria, collabora con i responsabili dei servizi per la risoluzione di alcuni problemi nell’impiego di sorgenti di radiazione per la diagnostica, la terapia e la ricerca e per la protezione del paziente dalle radiazioni ionizzanti che possono nuocere alla salute, se assorbite con intensità superiore al dovuto o senza le necessarie precauzioni.
INDENNITA’ PROFESSIONALE
La normativa contrattuale vigente in materia di rischio radiologico per il personale del comparto sanità è regolamentata HYPERLINK “http://www.soluzioneavvocati.it/95-diritto_sanitario/dettaglio_normative/171-C.C.N.L.%20COMPARTO%20SANITA’%20II%20BIENNIO%20ECONOMICO%202000%20–%202001%20%20%20%20Articolo%205%20.html” dall’art. 5 del CCNL 2° biennio economico 2000-2001 del 20.09.2001, che ha disapplicato l’art. 54 del DPR 384/1990 e l’art. 4 del CCNL 2° biennio economico 1996-97 del 27.6.1996.
HYPERLINK “http://www.soluzioneavvocati.it/34-diritto_sanitario/142-indennita_di_rischio_da_radiazioni-personale_del_comparto_sanita_-.html” ART. 5 – Indennità di rischio da radiazioni
1. L’indennità di rischio radiologico spettante ai tecnici sanitari di radiologia medica – ai sensi dell’art. 54 del D.P.R. 384 del 1990 (sulla base della Legge 28.03.1968, n. 416, come modificata dalla Legge 27.10.1988 n. 460) e confermata dall’art. 4 del CCNL II biennio parte economica 1996 – 1997 del 27 giugno 1996 – a decorrere dall’entrata in vigore del presente contratto è denominata indennità professionale specifica ed è corrisposta al medesimo personale, per 12 mensilità, nella stessa misura di L. 200.000 mensili lorde.
Art. 1. I diplomi e gli attestati conseguiti in base alla normativa precedente a quella attuativa dell’art. 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, che sono indicati nella sezione B della tabella sotto riportata, sono equipollenti, ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 26 febbraio 1999,n. 42, al diploma universitario di tecnico sanitario di radiologia medica di cui al decreto del Ministro della sanità 14 settembre 1994, n. 746, indicato nella sezione A della stessa tabella, ai fini dell’ esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base.
Tecnico sanitario di radiologia medica – Legge 4 agosto 1965, n. 1103, legge 31 gennaio 1983, n. 25
Tecnico di radiologia medica – Decreto del Presidente della Repubblica n. 162, del 10 marzo 1982