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Timestamp: 2016-12-11 08:13:59+00:00
Document Index: 88204501

Matched Legal Cases: ['art. 820', 'sentenza ', 'art. 806', 'art. 808', 'art. 806', 'art. 806', 'art. 409', 'art. 807', 'art 807', 'art. 808', 'art. 808', 'art. 808', 'art. 829', 'art. 808', 'art. 808', 'art. 808', 'art. 809', 'art. 824', 'sentenza ', 'art. 825', 'art. 128', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 816', 'art. 4', 'art. 84', 'art. 134', 'art. 134']

⭐LA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA ALLA LUCE DEL D.LGS 28/2010
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1 LA MEDIAZIONE OBBLIGATORIA ALLA LUCE DEL D.LGS 28/2010 CLAUDIA TROISI SOMMARIO: 1. Nascita delle Alternative Dispute Resolution Modelli fondamentali di ADR Varie forme di ADR: la Negoziazione L Arbitrato Arbitrato amministrato e ad hoc L Arbitrato Bancario Finanziario La Conciliazione La Mediazione Mediazione e transazione Altre tipologie di ADR Il Mediatore europeo Le On-Line Dispute Resolution (ODR) Il d.lgs. 28/2010. Nuove prospettive Ambito applicativo della mediazione alla luce del d.lgs. 28/ La mediazione sanitaria La mediazione nel settore immobiliare Figura del mediatore: aspetti deontologici Mediazione e class action. 1. La nascita del movimento a favore della diffusione dei metodi alternativi di risoluzione dei conflitti viene fatta coincidere convenzionalmente con un evento culturale considerato un determinante punto di svolta nell analisi dei problemi relativi alla giustizia civile nord americana. Tale evento è rappresentato dalla Conferenza del svoltasi a Chicago, sul tema della crisi conclamata dell accesso alla giustizia, per celebrare i 70 anni dal discorso tenuto da Roscoe Pound 2, uno dei padri fondatori del diritto americano, dinanzi all American Bar Association nel 1906 sul tema The Causes of Popular Dissatisfaction with the Administration of Justice 3. Quella di Pound fu una delle prime e più importanti voci che all epoca si levarono contro le distorsioni e gli eccessi del sistema adversary americano con il suo attacco alla cosiddetta sporting theory of justice. La sua tesi era che il formalismo giuridico incoraggiava un uso strumentale del diritto, poiché era incapace di favorire l accordo basato su un consenso intorno ai valori realmente in gioco nel conflitto. Negli Stati Uniti, infatti, nella metà degli anni Settanta, un movimento di giuristi, riprendendo una felice intuizione di Pound, ha invocato una giustizia con una pluralità di percorsi (Multi-Door Court House, secondo la significativa definizione di Frank Sander 4 ), aprendo la strada ad una varietà di forme alternative al giudizio ordinario per risolvere le controversie (ADR-Alternative Dispute Resolution), tra le quali l istituto principe è la mediazione (Mediation). Pound allude alle molteplici porte (multi-door) del palazzo di giustizia (courthouse) che simboleggiano le varie opzioni di trattamento delle controversie verso cui le parti che entrano in tribunale possono essere 1 Gli atti della conferenza sono riprodotti in 70 Federal Rules Decisions (F.R.D.), 1976; A.L. LEVIN, R.R. WHEELER, The Pound Conference: Perspectives on Justice in the Future, St.Paul, Minn., Sul pensiero di Pound cfr. per tutti: K.L. HALL, The magic mirror. Law in american history, New York- Oxford, R. POUND, The Causes of Popular Dissatisfaction with the Administration of Justice, in American Bar Association Reports, n. 29, F. SANDER, Varieties of Dispute Processing, 70 F.R.D. 111,2 indirizzate, dando vita ad un sistema istituzionalizzato di ADR, promosso e gestito dagli stessi organi giudiziari. Il fulcro della Conferenza era l esigenza di diversificare le procedure in funzione della materia del contendere, al fine di ridurre il sovraccarico delle Corti e di consentire che le scarse risorse fossero impiegate per quei casi rispetto ai quali il processo non costituisse la soluzione più antieconomica tra quelle ipotizzabili in astratto. Se ufficialmente l esigenza di creare modalità alternative al processo era mossa dalla necessità di assicurare alla collettività un adeguata forma di tutela che la giustizia formale non riusciva a garantire, visti i tempi lunghi, i costi elevati ed un linguaggio tecnicistico ed elitario, vi erano anche altre, inconfessate esigenze. Uno degli obiettivi era liberare le Corti dai disagi creati dall eccessivo carico giudiziario specialmente in riferimento a quelle cause di esiguo valore 5, e perciò poco utili ai fini del progresso della scienza giuridica; l altro era quello di frenare l attivismo di alcuni giudici progressisti, specialmente in relazione a temi di particolare risonanza sociale e politica (es. diritti civili, tutela dell ambiente, del consumatore, ecc) Le tecniche ADR pur nella loro eterogeneità possono ricondursi a due modelli fondamentali 7, che corrispondono a una distinzione sistematica tra evaluative o adjudicative ADR (cioè i mezzi c.d. decisionali, tra i quali l archetipo è l arbitrato, appartenenti al modello valutativo, che definiscono la controversia attraverso una decisione pronunciata da un soggetto terzo che non sia un giudice), e facilitative o non adjudicative ADR (c.d. mezzi non decisionali, tra i quali la mediazione, appartenenti al modello conciliativo, caratterizzate dal consenso delle parti sia nella fase procedimentale di dialogo e confronto che in quella finale di accordo riguardo ai rispettivi interessi). E possibile effettuare un altra distinzione fondamentale tra strumenti alternativi che nascono spontaneamente nella società civile, per iniziativa di enti e associazioni o organismi appartenenti al mondo delle imprese e del mercato, e strumenti alternativi predisposti a livello istituzionale con specifici provvedimenti legislativi (es. difensore civico, autorità indipendenti di recente istituzione, competenze conciliative alle Camere di Commercio) 8. 5 Anche dette small claims o garbage cases. 6 S. LEESON, B.M. JOHNSTON, Ending It: Dispute Resolution in America : Descriptions, Examples, Cases, and Questions, Cincinnati, 1988; C.A. MCEWEN, Differing visions of Alternative Dispute Resolution and Formal Law, in 12 Just.Sys.J., E. SILVESTRI, Osservazione in tema di strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1999, 1, 321; P. BERNARDINI, La conciliazione. Modelli ed esperienze di composizione non conflittuale delle controversie, Milano, S. CHIARLONI, Giudici onorari e meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie, in Questione Giustizia, 1998, 2. 23 Solitamente viene data una definizione in negativo delle tecniche ADR in considerazione dell elemento comune consistente nella loro estraneità al sistema giurisdizionale, ma soprattutto per la difficoltà di racchiudere in un unica definizione una pluralità di strumenti, spesso molto differenti tra loro. A tale riguardo, si può operare una distinzione sia per quanto riguarda la tecnica di risoluzione del conflitto, a seconda che questa sia gestita da un terzo (mediazione, conciliazione, arbitrato) oppure affidata direttamente alle parti (negoziazione diretta); sia per quanto riguarda la funzione, a seconda che sia quella di decidere della controversia, facilitare un accordo o prevenire future liti; sia per quanto riguarda la tipologia di conflitto, esistendo determinate tecniche ADR più utilizzate per certi tipi di controversie rispetto ad altre. 3. A titolo esemplificativo, si può tentare di fornire un panorama, certamente non esaustivo, delle varie figure di ADR che si sono sviluppate nella prassi dei paesi di common law e poi in quelli di civil law, partendo da forme non aggiudicative di procedure fino a quelle più propriamente valutative come l arbitrato. A caratterizzare il sistema di regolamentazione dei conflitti all interno di una società coesistono almeno due modalità di risoluzione opposte: la modalità coercitiva e la modalità negoziale. Nel primo caso, le parti hanno un controllo limitato sulla procedura e sul suo esito. Le regole procedurali sono, in varia misura, poste dall esterno e in generale non sono disponibili. La procedura è, inoltre, essenzialmente formale, nel senso che ha riguardo non tanto agli interessi delle parti, quanto soprattutto alla correttezza formale degli atti. Nell ordine negoziato, invece, le parti mantengono dall inizio alla fine il controllo sulla procedura e sul suo eventuale risultato. La procedura è governata dall autonomia delle parti, seguendo progressivamente tutte le regole che le stesse abbiano stabilito, e informale, non seguendo prescrizioni o modelli. Il negoziato 9 è uno dei metodi di gestione dei conflitti più diffuso nella pratica, caratterizzato da rapidità ed economicità, e spesso attivato naturalmente in base a un normale istinto o predisposizione al compromesso, senza che venga studiato e sistematizzato in quanto tecnica specifica. Nella vita degli affari, i protagonisti del mondo professionale investono molto tempo ed energie in trattative senza che nei loro percorsi formativi sia previsto l apprendimento di teorie e tecniche negoziali, al contrario di quello che avviene in altri Paesi, quali gli Stati Uniti o altri paesi europei. Spesso accade che lo strumento negoziale non venga proprio esplorato al tavolo delle trattative, prevalendo nella prassi una modalità di tipo antagonistico. Saper scegliere le 9 Il primo testo sulla negoziazione fu scritto da un diplomatico francese, FRANÇOIS DE CALLIÈRES, De la manière de négocier avec les souverains, nel Per un approfondimento sulle teorie negoziali cfr.: M. WHEELER, An introduction to Negotiation, Harvard Press, 2003; H.RAIFFA, Negotiation Analysis, Belknap Harvard, 2002; R. FISHER, W. URY, Gettino to Yes, Penguin, 1991; J. SALACUSE, the Global Negotiator, Palgrave,4 tecniche e le strategie negoziali appropriate nella specifica circostanza richiede, infatti, una apposita formazione. Come si sa, essendo il termine negozio etimologicamente collegato alla negazione dell ozio (nec otium), esso allude a un lavorio continuo e costante finalizzato alla ricerca di un modo per risolvere consensualmente una questione complessa. Secondo una definizione, «si assiste ad un processo negoziale in tutte quelle situazioni in cui due o più parti riconoscono l esistenza di differenze di interessi o di valori tra di loro ma intendono o sono costretti a raggiungere un accordo» 10. E un «processo in cui due o più controparti, nessuna delle quali sia in grado di prevalere sull altra, tentano di raggiungere un accordo che rappresenti una soluzione soddisfacente per tutti, e che risolva le differenze di preferenza riguardo ad un problema specifico di comune interesse. E un processo, cioè una situazione che si svolge dinamicamente lungo un certo periodo di tempo, al centro del quale sta un problema che aggrega e accomuna le parti altrimenti lontane tra loro. L idea di fondo è di trovare una soluzione che deve essere tale da soddisfare le esigenze di tutti» 11. La negoziazione abbandona la logica contenziosa in favore del c.d. approccio collaborativo in cui i configgenti si siedono allo stesso tavolo e cercano, attraverso un flusso corretto di comunicazione, di massimizzare il guadagno reciproco ovvero di minimizzare i costi. Anche nella negoziazione può individuarsi un certo condizionamento da parte dei principi giuridici, pur se non sempre in modo consapevole 12. In caso di conflitto la regola decisiva non va ricercata nel valore giuridico delle norme ma piuttosto nella percezione di determinate norme come espressione di principi socialmente accettati e interiorizzati dalla collettività. L effetto paradossale della negoziazione - e delle tecniche ADR in generale- è da un lato l indebolimento del valore decisionale dell ordinamento giuridico, dall altro il raggiungimento di una tutela più avanzata nei confronti di situazioni non codificate seppure socialmente riconosciute (es. obbligazioni naturali, famiglia di fatto). Inoltre, in caso di conflitti tra soggetti legati da relazioni continuative (di lavoro, commerciali, interpersonali) è più frequente il ricorso, nella predisposizione dell accordo negoziale, a principi e norme di carattere giuridico. Si possono distinguere due tipologie di negoziazione, una diretta e un altra indiretta, in base alla presenza o meno di un terzo soggetto che si interpone tra le parti allo scopo di facilitare la comunicazione. La negoziazione diretta avviene direttamente attraverso l incontro delle parti in conflitto, senza interferenze esterne, sulla base dei soli rapporti di forza esistenti tra le parti. I configgenti si incontrano face to face, volontariamente, allo scopo di informarsi reciprocamente sui rispettivi bisogni e gli interessi relativi all oggetto della contesa per cercare una soluzione possibile. Non 10 H. RAIFFA, The Art and Science of Negotiation, Harvard University Press, S. CASTELLI, La mediazione, Milano, T. MASSA, ADR: dentro o fuori dal processo, in Questione giustizia, nn. 2-3, 1994,5 sempre l incontro diretto è possibile o opportuno in considerazione dei rapporti tra le parti, del livello di escalation del conflitto o della capacità di gestione autonoma della negoziazione posseduta dalle parti. Allora, si può fare ricorso ad un altro schema di negoziazione che viene definita negoziazione indiretta, che a sua volta può avvenire attraverso due modalità diverse: attraverso un portavoce/negoziatore comune ad entrambe le parti che funge da messaggero, in modo tale che le parti non si incontrano mai; o, più frequentemente, attraverso la nomina, per ciascuna parte, di un rappresentante (es. avvocato), nel caso in cui le parti diffidino della neutralità del negoziatore unico, con lo svantaggio, però, di una catena di interferenze che rischia di deformare le reciproche informazioni, nonché l impossibilità di imparare a parlare direttamente del proprio conflitto e raggiungere una piena autonomia. A prescindere dal modello negoziale, un buon negoziatore deve studiare in modo attento la situazione al fine di scegliere l atteggiamento e le strategie più adatte al caso concreto e che garantiscano il miglior risultato. La negoziazione non può essere improvvisata; è necessaria la predisposizione accurata di un progetto strategico di lavoro, compresa l individuazione dei punti di rottura 13, cioè i limiti di là dai quali l accordo non risulta più conveniente,delle posizioni, degli interessi e dei punti di vista dei confliggenti. I metodi di trattativa possono essere diversi a seconda delle situazioni: una delle possibilità è quella di instaurare una negoziazione c.d. posizionale, cioè una trattativa in cui ciascuna delle parti prende una posizione, la difende e fa concessioni per raggiungere un compromesso. Le parti in causa tendono ad attestarsi su posizioni e rivendicazioni rigide e non si avventurano a esplorare gli interessi che stanno a monte. Questo è un tipo di negoziazione molto diffuso, utilizzato generalmente per permettere di comunicare con facilità i propri obiettivi e per offrire un àncora a cui aggrapparsi in situazioni di incertezza e di pressione. Più si va avanti con un approccio posizionale e più diventa difficile cambiarlo poiché le parti concentrando la propria attenzione a chiarire le proprie ragioni e a difenderle dagli attacchi, si arroccano sempre più sulla posizione iniziale. La negoziazione posizionale può essere efficace, ma solo nelle situazioni relativamente semplici, in cui la posta in gioco è una, ben definita, e la contrattazione consiste nel tentativo di avvicinare la posta alla propria posizione. Quando invece la situazione è complessa, questo tipo di approccio può presentare forti limiti: più a lungo dura e più spinge le parti ad irrigidirsi, a minacciare l abbandono, a rafforzare le proprie posizioni, lasciando sullo sfondo le preoccupazioni e gli interessi, più generali, sottostanti. Gli accordi che ne derivano tendono ad essere vie di mezzo tra le due posizioni oppure conducono al prevalere del negoziatore più forte su quello più debole. Tradizionalmente, si distingue tra due tipi di negoziazione: distributiva e cooperativa. La prima consiste in un processo attraverso il quale le parti si dividono e 13 S. CASTELLI, Op.cit. 56 si assegnano il bene per cui negoziano attraverso pressioni e concessioni reciproche (rientra in tale schema anche la transazione). Si sviluppa quando i negoziatori sono impegnati nella distribuzione di una risorsa limitata rispetto alla quale possiedono interessi contrapposti. In questo caso il gioco che si instaura è a somma zero. La zona negoziale è definita dai punti di resistenza dei negoziatori che coincidono con il minimo di utilità che le parti ricaverebbero comunque, anche in assenza di un accordo. La negoziazione distributiva, da una parte, deve cercare di stimare dove si colloca il punto di resistenza della controparte, per ottenere il massimo senza rischiare rotture; dall altra, deve manipolare la percezione della situazione della controparte per indurla a fare la concessione più grande. La negoziazione cooperativa (o integrativa), invece, presuppone la possibilità che i negoziatori possano soddisfare i loro reciproci interessi attraverso la creazione di alternative e la promozione dello sforzo congiunto delle parti per risolvere il conflitto (spirito conciliativo). Per negoziare in forma cooperativa, pertanto, è necessario scindere le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni e generare opzioni soddisfacenti per tutte le parti. La negoziazione integrativa si sviluppa quando i negoziatori sono impegnati nella ricerca di un valore aggiunto per entrambi. In questo caso, il gioco che si instaura è a somma variabile. Mentre nei negoziati distributivi l unica strategia possibile degli attori è quella rivendicativa, nei negoziati integrativi essi hanno due possibilità: creare valore e rivendicare valore. Nei negoziati di natura integrativa che durano nel tempo, gli attori possono imparare a rinunciare alla massimizzazione dei loro interessi di breve termine in virtù di quelli di lungo periodo. Il metodo di negoziazione cooperativa è stato per la prima volta sviluppato dall Harvard Negotiation Project 14, un unità dell Harvard Law School, costituita nel 1979 come parte del Program on negotiation Consortium, per migliorare sia l insegnamento teorico che la pratica della negoziazione e risoluzione dei conflitti, ed è strutturato su due livelli, il primo, esplicito/oggettivo, relativo ad interessi legati al bene oggetto della controversia; il secondo, implicito/soggettivo, relativo ad interessi meno evidenti che fanno capo alla parte in quanto persona. Principi di fondo sono che la negoziazione deve produrre accordi sensati ed efficienti e curare la preservazione dei rapporti attraverso la valorizzazione delle percezioni, delle emozioni, della comunicazione, e nello stabilire una relazione di lavoro. E importante secondo il modello di Harvard non fermarsi sulle proprie posizioni, identificare e dare priorità agli interessi, prendere le decisioni in conformità a criteri oggettivi, generare opzioni ed identificare quale sia la miglior alternativa all accordo negoziato. Nell ambito di quel contesto di ricerca, Roger Fisher, direttore del dipartimento, e William Ury, docente di antropologia, hanno elaborato, a partire dallo studio di casi 14 R. FISHER, W. URY, L arte del negoziato, Milano, 1995; K.L. HALL, Negotiation: Strategies for Mutual Gain, Sage, 1993.; B.C MCRAE, Negotiating and Influencing Skills, 1997; A. ROBERTI, Negoziare secondo Harvard. Principi e tecniche per preparare e condurre la negoziazione strategicamente, Rimini,7 negoziali di successo, un approccio innovativo di gestione creativa dei conflitti: l Alternative Dispute Resolution. Il testo Getting to Yes. Negotiating agreement without giving in, scritto dai due autori e pubblicato negli Stati Uniti nel 1981, diventa rapidamente il testo fondativo e divulgativo della negoziazione creativa come campo di studi a sé. L approccio proposto dai due studiosi si basa su quattro principi fondamentali. Il primo è scindere le persone dal problema, nel senso che in un negoziato le persone hanno a che fare con le proprie emozioni e con le emozioni degli altri. Occorre assumere la consapevolezza che i negoziatori sono innanzitutto persone e che le discussioni sulla sostanza sono condizionate dal rapporto personale tra le parti; le persone si sentono minacciate, traggono da considerazioni sui fatti deduzioni infondate che creano malintesi. È importante allora scindere le persone dal problema, non confondere le difficoltà della comunicazione con la fondatezza delle ragioni e con la sostanza delle questioni. Questo richiede capacità di ascolto attivo. Ciascuno deve cercare il più possibile di accettare che la controparte esprima il suo malcontento, il suo disagio, le sue ragioni anche in modo emotivo, al massimo facilitandola in questo, in modo che sia ancora più facile capire, attraverso le sue emozioni ma anche al di là di esse, qual è il problema dal suo punto di vista. Il secondo è concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, poiché ogni parte esprime una posizione che è quella che ha scelto come capace di soddisfare i propri interessi. Ma è una delle tante posizioni, generalmente è anche quella più ovvia. Inoltre, dietro opposti schieramenti esistono, di solito, molti più interessi di quelli in conflitto, che possono essere inespressi, impalpabili, incoerenti, oppure possono esserci interessi alla conciliazione che occorre fare emergere. È importante, per questo, da un lato, riflettere sui propri interessi e, dall altro cercare gli interessi reali dietro la posizione dichiarata dalla controparte, chiedersi il perché, cercando di capire quali conseguenze potrebbero avere le varie soluzioni sui rispettivi interessi. Più che mediare tra le posizioni, occorre cercare di conciliare gli interessi. Può essere quindi utile rendere espliciti i propri, affinché anche la controparte possa prenderli in considerazione. Il terzo principio è inventare soluzioni vantaggiose per ambo le parti (negoziazione creativa). Spesso in un negoziato si parte dalle posizioni e si cerca il più possibile di ridurre la loro distanza. In una situazione complessa è, invece, importante allargare la gamma delle opzioni possibili, produrre un numero elevato di soluzioni creative, anche attraverso la tecnica del brainstorming, senza giudicarle, separando il momento dell invenzione da quello della decisione. La discussione delle opzioni emerse consentirà di sviluppare lo spazio entro il quale negoziare, trovando possibilità in grado di dare guadagni comuni. Il quarto principio è insistere su criteri oggettivi poiché la negoziazione deve avvenire su basi indipendenti dalla volontà di ciascuna delle parti, in base a criteri assumibili dalle varie parti come principi. L esito di un negoziato deve essere espresso, a seconda della situazione, utilizzando criteri che potrebbero coincidere con il valore di mercato, con gli standard professionali, con quello che un tribunale deciderebbe, con i precedenti noti, ecc. Negoziare sul merito significa allora: 78 1) inquadrare ogni problema come una ricerca comune di criteri oggettivi; 2) ragionare (ed essere disponibili al ragionamento) su quali unità di misura siano più appropriate e su come dovrebbero essere applicate; 3) non cedere alle pressioni, ma concentrarsi sui criteri oggettivi individuati. Il negoziato di principi consente di tener duro senza essere scorretti. Tipico esempio di negoziazione tratto alla Scuola di Harvard, e successivamente più volte riadattato, è quello delle due sorelle che litigavano per un arancia. Una di loro riteneva di averne più diritto in quanto l aveva presa per prima; l altra, invece, argomentava che il diritto spettava a lei essendo la primogenita. La loro madre, nel tentare una soluzione imparziale, offrì di tagliare il frutto a metà: le bambine rifiutarono fermamente la soluzione proposta e continuarono a litigare. La nonna, che osservava attenta la scena, decise di chiedere ad ognuna delle bambine perché volevano l arancia. La più piccola rispose che aveva sete, l altra che voleva la buccia per preparare una torta perché aveva fame. Così la nonna grattugiò la buccia dell intera arancia e la offrì alla nipote per la sua torta, e spremette la polpa dell intera arancia e la offrì all altra. Scoperti i bisogni e gli interessi delle parti la soluzione che ottimizzava i risultati per entrambe apparve evidente, al contrario di quando le parti si erano arroccate sulle loro posizioni. Nel caso specifico, la posizione era rappresentata dal volere l arancia ciascuna per sé, l interesse era rappresentato dalla buccia per una parte e dal succo per l altra, interessi perfettamente compatibili, la cui realizzabilità contemporanea non appariva evidente, rimanendo solo sul piano delle posizioni. Ciò dimostra che non sempre le posizioni corrispondono esattamente agli interessi che ciascuna parte intende soddisfare, anzi spesso capita di verificare che gli interessi di entrambe le parti possono risultare compatibili o addirittura complementari. Obiettivo delle tecniche negoziali è proprio riuscire a scoprire i veri interessi e bisogni delle parti dietro le iniziali prese di posizione. L arroccamento dietro le posizioni rende molto difficile fare movimenti di avvicinamento e trovare una qualsiasi forma di compromesso, poiché ogni concessione verrà interpretata come ridimensionamento delle proprie legittime pretese. 4. L arbitrato 15 rientra nelle tecniche ADR ma è lo strumento ideologicamente più vicino ai sistemi tradizionali in virtù del suo spirito contenzioso, 15 Non è questa la sede per approfondire le dibattute tematiche relativa all arbitrato; la bibliografia in materia arbitrale è vastissima. Si segnalano, di seguito, le più significative opere a carattere generale successive alla riforma dell arbitrato del 1994: M. RUBINO SAMMARTANO, Il diritto dell arbitrato, Padova, 1994; S. LA CHINA, L arbitrato: il sistema e l esperienza, Milano, 1994; A. BRIGUGLIO, E. FAZZALARI, R. MARENGO, La nuova disciplina dell arbitrato, Milano, 1994; P. BERNARDINI, G. DE NOVA, R. NOBILI, C. PUNZI, La riforma dell arbitrato: legge 5 gennaio 1994 n. 25, Milano, 1994; E. FAZZALARI, Istituzioni di diritto processuale, Padova, 1994; L. MONTESANO, La tutela giurisdizionale dei diritti, Torino, 1994; A. ORICCHIO, L arbitrato, Napoli, 1994; N. PICARDI, Commentario al codice di procedura civile, Milano, 1994; C. MANDRIOLI, Corso di diritto processuale civile, III, Torino, 1995; C. PUNZI, Arbitrato rituale e irrituale, in Enciclopedia giuridica, II, Roma, 1995; G. TARZIA, R. LUZZATTO, E.F. RICCI, Legge 5 gennaio 1994 n. 25, in Le Nuove Leggi Civili Commentate, Padova, 1995; E. FAZZALARI, L arbitrato, Torino, 1997; G. MIRABELLI, D. GIACOBBE, Diritto 89 finalizzato a individuare le responsabilità scaturenti da una controversia attraverso una decisione presa dall alto e imposta ai confliggenti attraverso la logica della ricostruzione del fatto e della ricerca delle norme applicabili. Questo istituto ha da tempo trovato largo impiego anche quale alternativa alla giustizia ordinaria, specie in questioni di particolare delicatezza. Si tratta di un processo volontario in cui le parti in conflitto domandano (o demandano) a una terza persona imparziale, estranea all apparato giurisdizionale dello Stato, di loro comune fiducia, di prendere una decisione al loro posto. Le ragioni della preferenza per una decisione privata della lite dipendono da esigenze di rapidità nelle decisioni 16, competenza specifica dell arbitro in determinate materie e riservatezza del procedimento. L autorevolezza degli arbitri, però, identificata spesso con ruoli giuridici di rilievo, comporta una inevitabile lievitazione dei costi. L arbitrato ha origini piuttosto remote, si riscontra la sua presenza già nel diritto romano o nelle comunità arcaiche attraverso la pratica dell affidamento della decisione di una controversia all amicus communis 17. Nel nostro ordinamento sono state forti le resistenze al pieno riconoscimento dell istituto, visto per molto tempo come fenomeno subalterno alla giurisdizione ordinaria. L ottavo titolo del quarto libro del codice di procedura civile è dedicato all arbitrato ed è frutto di una serie di progressive innovazioni legislative che hanno riformato la disciplina dell istituto contribuendo a renderlo definitivamente figura autonoma dal processo ordinario. In particolare la legge 9 febbraio 1983 n. 28 (Modificazioni alla disciplina dell arbitrato) ha adeguato la normativa italiana agli standard internazionali, e la legge 5 gennaio 1994 n. 25 (Nuove disposizioni in materia di arbitrato e disciplina dell arbitrato internazionale) 18 ha reso definitivamente l arbitrato figura di natura privatistica, autonoma e indipendente dalla giurisdizione statale 19. dell arbitrato, Napoli, 1997; F. BARTOLINI, R.C. DELCONTE, Codice dell arbitrato, Piacenza, 1997; P. BERNARDINI, Arbitrato commerciale internazionale, in Enciclopedia del diritto, I Agg., Milano, 1997; G. GAJA, L arbitrato in materia internazionale tra la legge n. 25 e la riforma del diritto internazionale privato. La riforma del diritto internazionale privato, Napoli, 1997; AA.VV., Dizionario dell arbitrato, Torino, 1997; P. BERNARDINI, Il diritto dell arbitrato, Bari, 1998; P. BERNARDINI, A. GIARDINA, Il codice dell arbitrato, Milano, 2000; C. PUNZI, Disegno sistematico dell arbitrato, Padova, 2000; G. VERDE, Diritto dell arbitrato rituale, Torino, In tema di arbitrato societario si veda: A. TARTAGLIA POLCINI, I modelli arbitrali nel nuovo diritto societario, in P. PERLINGIERI, F. CASUCCI (a cura di), La riforma del diritto societario, Napoli, Ex art. 820 c.p.c. il procedimento si conclude con il deposito del lodo arbitrale entro 240 giorni dalla prima udienza, come prevede la riforma avvenuta con il D.lgs. 2 febbraio 2006, n C. PUNZI, Op.cit., Sul punto si veda C. MANDRIOLI, Corso di diritto processuale civile - III, Torino, Cfr. Sul punto Cass. SS.UU. sent. n. 527/2000. Contra Corte Cost. Sent. n. 376/2001. Il dibattito sulla natura dell arbitrato vede fronteggiarsi due teorie: la teoria privatistica, in base alla quale l arbitro in quanto soggetto privato, non può prendere una decisione di carattere giurisdizionale; la teoria giurisdizionalistica, per la quale l arbitrato è atto equiparabile anche negli effetti a una sentenza del giudice ordinario. 910 La recente riforma della disciplina dell arbitrato è avvenuta ad opera del D.lgs. 2 febbraio 2006, n , prima del quale il Capo I del Titolo VII del libro quarto del codice di rito era intitolato «Del compromesso e della clausola arbitrale», mentre ora, più correttamente, la riforma ha inteso modificare la rubrica di tale Capo, oggi intitolato «Della convenzione d arbitrato». E bene distinguere le convenzioni arbitrali dal cd. «contratto di arbitrato», mentre le convenzioni arbitrali (compromesso e clausola compromissoria) sono il presupposto in virtù del quale può sorgere un arbitrato, il «contratto di arbitrato» regola i rapporti esistenti tra le parte ed il collegio arbitrale. Presupposto dell arbitrato è il patto con il quale le parti conferiscono agli arbitri l incarico di risolvere la controversia. Tale patto può assumere la forma di compromesso 21 o di clausola compromissoria 22 : il primo è uno specifico negozio giuridico stipulato ad hoc, antecedente o successivo al sorgere della lite; la seconda è una clausola apposta ad un contratto esistente tra le parti nella quale i contraenti stabiliscono di demandare ad un arbitro le eventuali future liti scaturenti dal contratto. Il nuovo art. 806 c.p.c. ricalca l impostazione della precedente versione, la quale, tuttavia, esprimeva una norma riferita esclusivamente al compromesso e richiamata dal successivo art. 808 c.p.c. con riferimento alla clausola compromissoria. L intento di riordino sistematico chiarisce che il compromesso e la clausola compromissoria sono entrambe convenzioni d arbitrato, per cui si vuole offrire una disposizione di apertura della disciplina applicabile ad ogni convenzione. Mentre prima della recente riforma era fatto divieto espresso di far decidere ad arbitri le controversie «che non possono formare oggetto di transazione», la nuova formulazione dell art. 806 c.p.c. (Il compromesso) dispone che «le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge». La modifica (non solo terminologica) sostituisce quale limite all arbitrabilità (che nelle precedente disciplina era quello dei diritti che non sono transigibili) quello dell indisponibilità dei diritti, che porterà inevitabilmente a nuovi dubbi interpretativi. Il secondo comma dell art. 806 si riferisce alle controversie di lavoro indicate dall art. 409 c.p.c., chiarendo che queste ultime «possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro». Il primo comma dell art. 807 c.p.c., ricalcando la precedente formulazione, prevede ad substantiam non solo la forma scritta del compromesso, ma ne impone anche la determinazione dell oggetto. Infatti, «il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l oggetto della controversia». 20 Dal titolo Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 maggio 2005, n Artt c.c. 22 Art. 808 c.c. 1011 La riforma intende, poi, adeguare la previsione in ordine alla forma scritta ai progressi della tecnologia, inserendo nuove tecniche di scrittura nella formulazione del secondo comma. Ex art 807 c.p.c., secondo comma, infatti, «la forma scritta s intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo, telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi». Ulteriore modifica è consistita nell eliminazione del terzo comma della norma previgente, che sottoponeva il compromesso alle disposizioni che regolano la validità dei contratti eccedenti l ordinaria amministrazione, evidenziando così il nuovo spirito del legislatore: la scelta dell arbitrato non è più considerata atto eccedente l ordinaria amministrazione ed è quindi esonerata dalle relative formalità. L art. 808 c.p.c. (La clausola compromissoria) è dedicato alla clausola compromissoria e dispone che «le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d arbitrato». Con riferimento alla forma, «la clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall articolo 807». Inoltre, si precisa che «la validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria». La riforma ha introdotto un nuovo articolo, 808 bis (Convenzione di arbitrato in materia non contrattuale), prevede che «le parti possono stabilire, con apposita convenzione, che siano decise da arbitri le controversie future relative a uno o più rapporti non contrattuali determinati». Anche per i rapporti extracontrattuali, dunque, viene espressamente prevista la possibilità di ricorrere all arbitrato non solo per mezzo del compromesso, quando la controversia è già insorta, ma anche a mezzo di apposita convenzione arbitrale preventiva, analogamente a quanto avviene con la clausola compromissoria nei rapporti contrattuali. Secondo alcuni la disposizione deve essere interpretata nel senso di riconoscere alle parti la possibilità di concludere compromessi che deferiscano ad arbitri eventuali controversie future attinenti a rapporti non contrattuali, che comunque debbano essere già identificati («determinati») al tempo della conclusione della convenzione arbitrale 23. La convenzione suddetta deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall articolo 807 c.p.c. Il nuovo art. 808 ter (Arbitrato irrituale) prevede che «le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall articolo 23 A. SIROTTI GAUDENZI, Guida al Diritto dell Arbitrato, Milano,12 824 bis c.p.c., la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale» 24. Tale articolo contiene la novità più significativa introdotta dalla riforma. Per decenni si sono susseguiti orientamenti giurisprudenziali contraddittori che ricavavano la natura rituale o irrituale dell arbitrato da elementi molteplici ed incerti quali le parole contenute nella clausola compromissoria, con la conseguenza che spesso le parti di un contratto dovevano attendere la pronuncia della Corte di Cassazione per sapere quale tipo di arbitrato, e quindi di lodo, avrebbe regolato i loro rapporti. Il legislatore stabilisce, quindi, il principio per cui l arbitrato è sempre rituale a meno che le parti non abbiano stabilito espressamente e per iscritto che la controversia sia definita mediante determinazione contrattuale. Il lodo contemplato dall art. 808 ter presenta una sua disciplina non essendo affatto soggetto alle regole generali delle impugnative negoziali del codice civile, bensì ad una autonoma azione di impugnativa i cui motivi appaiono tagliati sulla falsariga dell impugnazione per nullità del lodo. Una decisione «annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro primo» (cioè in primo grado davanti al tribunale competente), ma non più per la tipologia dei motivi sottostanti alle azioni contrattuali (nullità, annullabilità), bensì per motivi propri, riproducenti nella sostanza l armatura dell impugnazione per nullità dell art. 829 c.p.c. 25. Il nuovo art. 808 quater (Interpretazione della convenzione d arbitrato) offre la metodologia di interpretazione della convenzione d arbitrato con riferimento all estensione dell oggetto dell arbitrato. È stabilito che «nel dubbio, la convenzione d arbitrato si interpreta nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce». Con tale norma il legislatore intende, evidentemente, favorire una gestione unitaria della controversia, evitando il ricorso all autorità giudiziaria per la soluzione di eventuali questioni connesse o interpretative. Il nuovo art. 808 quinquies (Efficacia della convenzione d arbitrato) intende assicurare il rispetto della volontà delle parti di devolvere ad arbitri la decisione della controversia, 24 M. MARINELLI, Arbitrato irrituale, in Codice degli arbitrati, Torino 2006; V. AMENDOLAGINE, Riforma dell arbitrato e sistema giurisdizionale a confronto nella risoluzione delle controversie civili, in NGCC, 2007, II, 65 ss.; F.P. LUISO, B. SASSANI, La riforma del processo civile, Milano, 2006, Ex art. 808 ter il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I: 1) se la convenzione dell arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale; 2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale; 3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell articolo 812; 4) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo; 5) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l articolo13 evitando la caducazione degli effetti della convenzione d arbitrato nel caso in cui il procedimento arbitrale si concluda senza pervenire ad una pronuncia nel merito. Ai sensi dell art. 809 c.p.c. «Gli arbitri possono essere uno o più purché in numero dispari». Se la soluzione della controversia è devoluta ad un collegio arbitrale, ciascuna parte nomina il proprio arbitro e i due designano congiuntamente il terzo avente funzioni di presidente o in assenza di tale indicazione l ulteriore arbitro è nominato dal presidente del tribunale; se l arbitro è unico, la nomina è fatta congiuntamente dalle parti. Le parti hanno la facoltà di stabilire le norme che gli arbitri devono seguire nello svolgimento dell arbitrato e la lingua dell arbitrato, in mancanza saranno gli arbitri stessi a regolare il procedimento come ritengono più opportuno, con l obbligo di attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa 26 nel rispetto dei principi costituzionali del contraddittorio e del diritto di difesa 27. L art. 824 bis (Efficacia del lodo) introduce una delle novità più significative della riforma stabilendo che il lodo ha dalla data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della sentenza pronunciata dall autorità giudiziaria. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto (art. 825 c.p.c.) L arbitrato può essere amministrato o istituzionale oppure ad hoc. Nell arbitrato ad hoc sono le parti a provvedere direttamente alla nomina degli arbitri ed alla definizione di tutte le questioni riguardanti il concreto svolgersi del procedimento arbitrale. L arbitrato amministrato 28 si ha quando viene offerto come servizio da particolari istituzioni, pubbliche o private, provviste di adeguate strutture e che offrono garanzie di specifica competenza, riservatezza, celerità, imparzialità nella decisione delle liti, predeterminazione dei costi. Lo sviluppo dell arbitrato ha potuto giovarsi, infatti, del continuo appoggio, soprattutto a livello organizzativo, delle Camere di Commercio, in Italia ed all estero. Il ricorso a questi ed altri organismi simili, che si stanno sviluppando un po in tutta Italia, ha garantito e garantisce l attribuzione delle controversie ad arbitri di sicura indipendenza, dotati di competenze specifiche in relazione ai temi in discussione, secondo procedure note a priori ed estremamente collaudate, a costi che potrebbero essere definiti controllati. La caratteristica principale, che li differenzia dalla disciplina ordinaria degli arbitrati ad hoc, è la 26 Art. 816 bis c.c. (Svolgimento del procedimento); durante il giudizio le parti potranno fare valere le proprie ragioni, valendosi anche dell assistenza legale, sottoponendo, in contraddittorio, al giudizio degli arbitri prove e deduzioni. 27 Art. 24 Cost. 28 Cfr. la recente riforma del processo civile attuata con la legge 28 dicembre 2005, n14 precostituzione dell organo arbitrale, nel senso che le parti non possono scegliere gli arbitri-persone fisiche, con un conseguente limite dell autonomia privata L Arbitro Bancario Finanziario 29 (ABF) è un sistema di risoluzione delle liti tra i clienti e le banche e gli altri intermediari che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari previsto dalla delibera del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio del 29 luglio È considerato un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie perché offre un alternativa più semplice, rapida ed economica rispetto al ricorso al giudice, che spesso invece comporta procedure spesso lunghe e complesse. L ABF è stato attivato presso la Banca d Italia e istituito in esecuzione della previsione dell art. 128 bis del Testo Unico Bancario. Questa norma, introdotta dalla Legge 262/2005, demanda la propria attuazione ad una delibera del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio) il quale vi ha provveduto con atto n. 275 del 29 luglio In seguito la Banca d Italia ha, a sua volta, emanato le disposizioni applicative con il Provvedimento 18 giugno 2009 intitolato Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari. Le disposizioni prevedono che l Organo decidente dell Arbitro Bancario Finanziario si articolerà in tre collegi con sede a Milano, Roma e Napoli. L organismo è, pertanto, articolato sul territorio nazionale in 3 collegi indipendenti, che si occuperanno di controversie nelle quali il ricorso del cliente bancario viene istruito da una segreteria tecnica composta da personale qualificato della Banca d Italia. Milano decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Emilia- Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d Aosta, Veneto. Roma decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Abruzzo, Lazio, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, oppure in uno Stato estero. Napoli decide i ricorsi dei clienti che hanno il domicilio in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia. Ciascuno dei collegi sarà composto da cinque membri: due espressione delle parti (intermediari e clienti) e tre, compreso il Presidente, scelti dalla Banca d Italia. La sezione III delle citate disposizioni contiene i requisiti e le modalità di nomina dei membri dei collegi. L arbitro si occuperà di tutte le controversie attivate dai clienti di banche e finanziarie sulle materie vigilate dalla Banca d Italia in cui la richiesta di ristoro da parte del cliente non supera i 100mila euro se il cliente chiede una somma di denaro e senza limiti di importo se si chiede l accertamento di diritti, obblighi e facoltà (per esempio mancata consegna della documentazione sulla trasparenza o mancata cancellazione di un ipoteca dopo l estinzione di un mutuo). Sono escluse le controversie attinenti ai 29 N. SOLDATI, L arbitrato bancario finanziario della Banca d Italia (ABF), in Contratti, n. 8, 2009, p15 servizi e alle attività di investimento e alle altre fattispecie non assoggettate al titolo VI del T.U. ai sensi dell articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Sono escluse dalla cognizione dell organo decidente le richieste di risarcimento dei danni che non siano conseguenza immediata e diretta dell inadempimento o della violazione dell intermediario; sono parimenti escluse le questioni relative a beni materiali o a servizi diversi da quelli bancari e finanziari oggetto del contratto tra il cliente e l intermediario ovvero di contratti ad esso collegati (ad esempio, quelle riguardanti eventuali vizi del bene concesso in leasing o fornito mediante operazioni di credito al consumo; quelle relative alle forniture connesse a crediti commerciali ceduti nell ambito di operazioni di factoring). Non possono essere sottoposte all ABF controversie relative a operazioni o comportamenti anteriori al 1 gennaio Non possono essere inoltre proposti ricorsi inerenti a controversie già sottoposte all autorità giudiziaria, rimesse a decisione arbitrale ovvero per le quali sia pendente un tentativo di conciliazione ai sensi di norme di legge (ad esempio, articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5; articolo 141 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, d ora in avanti Codice del Consumo ) (5). Il ricorso all ABF è tuttavia possibile in caso di fallimento di una procedura conciliativa già intrapresa; in questo caso il ricorso può essere proposto entro 6 mesi dal fallimento del tentativo di conciliazione, anche qualora sia decorso il termine di 12 mesi di cui alla sezione VI, paragrafo 2. Il ricorso all arbitro può avvenire via web, con posta elettronica certificata oppure per posta tradizionale, via fax o addirittura a mano. L iter, dalla presentazione del ricorso fino all adempimento da parte dell intermediario dura al massimo 165 giorni. La banca che soccombe nel giudizio davanti all ABF e non rispetta la decisione del collegio vedrà il suo nome pubblicato sul sito dell Arbitro con conseguente danno alla reputazione. Per presentare il ricorso il cliente deve versare un contributo spese di 20 euro, che viene rimborsato dall intermediario se il ricorso viene accolto. Tutte le istruzioni sono comunque raccolte in una guida pratica messa a punto dalla Banca d Italia. Sono soggetti alla decisione dell Arbitro le banche, gli intermediari iscritti negli elenchi previsti dal Testo unico bancario, gli istituti di moneta elettronica che operano in Italia, Poste italiane per le attività di Bancoposta e le banche e gli intermediari esteri che operano in Italia. Prima di rivolgersi all ABF occorre che il cliente abbia tentato di risolvere la controversia direttamente, cercando un dialogo con la banca attraverso la presentazione di un reclamo. Interpellare l arbitro non pregiudica comunque la possibilità, decisamente più dispendiosa, di ricorrere alle vie legali. 5. La conciliazione e, più in generale, i mezzi alternativi di risoluzione delle controversie non devono essere considerati un ripiego a fronte di una situazione critica della giurisdizione statale: altrimenti si potrebbe argomentare a contrario che se 1516 quest ultima funzionasse bene, dei mezzi alternativi si potrebbe tranquillamente fare a meno. E non devono essere considerati neppure esclusivamente uno strumento deflattivo del carico di lavoro giurisdizionale, a cui l apparato pubblico non riesce a far fronte (anche se, di fatto, ogni conciliazione significa una controversia giurisdizionale in meno). Va, invece, sottolineato come conciliazione e tecniche ADR siano essenziali anche quando la giurisdizione statale offre un servizio efficiente, come accade in molti paesi europei. Il termine conciliazione corrisponde alla traduzione del termine mediation americano, visto che inizialmente serviva a distinguerlo dalla mediazione quale contratto ex art c.c., ma spesso mediazione e conciliazione sono usati come sinonimi. Nel d.lgs. 4 marzo 2010 n. 28 in materia di conciliazione delle controversie civili e commerciali è chiaramente precisata (art. 1), per la prima volta nella normativa nazionale, la definizione degli istituti protagonisti dello stesso: si intende per mediazione l attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa; per conciliazione si intende la composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione. Secondo l impostazione della nuova disciplina, dunque, la differenza sostanziale consiste nel fatto che la mediazione rappresenta l intero iter del procedimento, mentre la conciliazione costituisce più propriamente il momento finale della mediazione, il risultato (ma può non esserlo se non si raggiunge un accordo). In certi ambiti, invero, si discorre più propriamente di mediazione (per es. mediazione familiare, ambientale, internazionale) ed in altri si utilizza invece il termine conciliazione (per es. tentativo di conciliazione nell ambito delle controversie di lavoro). Secondo alcuni, la conciliazione si fonda sulla convinzione che il conflitto in sé sia dannoso, e che vada eliminato sulla base degli elementi comuni delle parti. Ciò che persegue il conciliatore è necessariamente la pace, attraverso il riferimento a discorsi di ordine morale e valoriale. Alcuni la differenziano dalla mediazione per il ruolo più attivo, propositivo attribuito al conciliatore. Rispetto alla mediazione, la conciliazione è, cioè, più orientata al risultato, all effetto; invece, la mediazione più al mezzo, al procedimento comunicativo 30. Secondo un altro orientamento, sia la mediazione sia la conciliazione appartengono all area della cultura della mediazione (condivisione di principi e realizzazione della giustizia di prossimità), ma hanno due ruoli diversi, poiché la conciliazione è un intervento previsto nel nostro ordinamento ed è compito del giudice (che aiuterebbe la diffusione della cultura della mediazione), la mediazione implica una 30 E. RESTA, Il diritto fraterno, Roma-Bari, 2002; S. CASTELLI, La mediazione: alcune precisazioni terminologiche e concettuali, in M. BOUCHARD, G. MIEROLO (a cura di), Prospettive di mediazione, Torino,17 specifica formazione e professionalità. E stato evidenziato 31 come anche all interno della recente proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale si tende a stabilire una disciplina generale e uniforme della conciliazione e della mediazione, ed una sostanziale identità tra i due istituti, infatti lo stesso termine mediazione viene riferito a qualunque procedimento, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti della controversia siano assistite da un terzo allo scopo di raggiungere un accordo sulla risoluzione della controversia 32. La pratica della conciliazione presuppone un apprendimento della gestione positiva dei conflitti che contiene una cultura del dialogo e dell etica. Ciò si trova in stretto rapporto con l educazione per la cultura della pace, poiché quando risolviamo un conflitto acquistiamo la capacità di gestire altri futuri contrasti 33. Si tratta di procedure che, attraverso tecniche ormai collaudate, aiutano le parti a trovare un punto d incontro dei loro effettivi interessi, evitando ogni decisione autoritaria (giudiziale o arbitrale). La conciliazione è una forma di risoluzione delle controversie che si realizza attraverso la manifestazione della volontà delle parti. Già S.Satta, verso la fine degli anni 30, scriveva: «le liti si estinguono veramente solo con la libera volontà delle parti, con la conciliazione, come la parola stessa ci dice» 34. «L intervento del terzo, conciliatore, si ha nel momento in cui, valutate le posizioni delle parti ed individuate le possibili soluzioni di composizione delle controversie, indica alle parti il proprio consilium e cerca di realizzare il concilium ovvero l aggregazione e l incontro delle volontà che, pur se guidate dal consilium del terzo, si manifestano solo postea e cioè dopo il suo intervento» 35, ed è «idonea a ristabilire la pace sociale e consentire la prosecuzione dei rapporti tra le parti» 36. Non si tratta di appiattimento delle divergenze, ma, usando determinati metodi e tecniche suggeriti dal conciliatore, si realizza uno stato di convergenza di mezzi e di scopi in cui entrambe le parti vincono, anzi arrivano a trovarsi, dopo la controversia, in una situazione economica e psicologica migliore di prima 37. La conciliazione stragiudiziale è una «procedura pacifica, volontaria e cooperativa di risoluzione dei conflitti per cui una terza persona imparziale, il conciliatore, assiste le parti in conflitto facilitandone la comunicazione, guidando la loro 31 E. SILVESTRI, La tutela dei diritti nella prospettiva della conciliazione e della mediazione, in Democrazia e diritto, 2005, Com (2004) 718, art. 2/a. 33 A. UZQUEDA, P. FREDIANI, La conciliazione: guida per la soluzione negoziale delle controversie, Milano, S. SATTA, Dalla conciliazione alla giurisdizione, in Riv. Dir. Proc. Civ., 1939, I, C. PUNZI, Enciclopedia del diritto, Agg. 2000, IV, p C. PUNZI, Conciliazione ed arbitrato, in Riv. Dir. proc., P.S. NICOSIA, A. RUGGIERO, Manuale del Conciliatore. Tecniche di risoluzione extragiudiziale delle controversie, Milano,18 negoziazione, facendone affiorare gli interessi ed orientandole verso la ricerca di accordi reciprocamente soddisfacenti» 38. Dalla definizione si possono dedurre alcune caratteristiche utili al fine di un preciso inquadramento della procedura conciliativa: si tratta di una procedura pacifica, visto che le parti di un conflitto il più delle volte si arroccano su posizioni rigide, come solitamente accade nelle controversie giuridiche, in cui si intraprende una vera e propria battaglia per sconfiggere l avversario; in tali situazioni è indubbiamente difficile poter giungere a un accordo, che risulta possibile solo quando si saranno interrotte le ostilità. E volontaria nel senso che le parti possono decidere di parteciparvi o no, possono decidere di concludere la procedura soltanto se lo riterranno conveniente o utile per i loro interessi; non sono costrette a raggiungere un accordo e, in caso di accordo, ne delineano in modo autonomo i contenuti; infine, non sono costrette a rinunciare ad altri metodi per risolvere il loro conflitto. E cooperativa, poiché il conciliatore guida le parti verso una negoziazione che le stimola a guardare oltre, anche cioè verso il futuro dei loro rapporti. E imparziale, poiché il conciliatore è un terzo equidistante che non ha interessi in comune con le parti; è un professionista esperto in tecniche di negoziazione che aiutano ad ascoltare, valutare e creare alternative. E veloce, visto che la durata normale della procedura varia da una a due sessioni di circa due ore ciascuna, a seconda della natura e della complessità della materia oggetto del contendere. E creativa, poiché ogni accordo è modellato sugli interessi e sui bisogni delle parti. E riservata, poiché tutto quello che emerge negli incontri di conciliazione è strettamente riservato e non può essere divulgato né dai conciliatori, né dalle parti fuori da tale ambito. E, infine, una procedura autonoma, nel senso che non è ostativa alla proposizione di una causa di fronte alla giustizia ordinaria. Nel caso che la conciliazione si concluda con il raggiungimento di un accordo totale o parziale, questo avrà valore di contratto e le parti si impegneranno a darne esecuzione nei termini da loro stabiliti; nel caso di mancato accordo, invece, le parti sono libere di portare il caso di fronte al Tribunale 39. La conciliazione con la sua flessibilità, dovuta al principio del consenso e della informalità, costituisce un efficace strumento per far emergere i veri interessi delle parti in conflitto. Proprio il fatto di non essere costretta da regole o categorie legali, riesce a ridefinire il contenzioso nei termini di un problema comune. Può conseguire risultati creativi che si spingono al di là del semplice riconoscimento dei diritti formali, trovando soluzioni che soddisfano le reali necessità delle parti in quella specifica situazione conflittuale, offrendo una reale possibilità di organizzare gli individui intorno a interessi comuni e a costruire vincoli e legami sociali più stabili. Il carattere privato e non giudiziale di tale strumento offre alle parti un opportunità di contatto e comunicazione, così la procedura di conciliazione diventa 38 A. UZQUEDA, P. FREDIANI, Op.cit. 39 A. UZQUEDA, P. FREDIANI, Op.cit. 1819 uno strumento per aiutare gli individui a rafforzare le proprie capacità di relazionarsi di fronte ai conflitti. Gli effetti in termini di rafforzamento e di riconoscimento interindividuale possono avere significative influenze nel ridefinire gli assetti delle relazioni sociali, passando dall indifferenza o ostilità alla costruzione di una relazione di cooperazione o alleanza. Mentre il processo civile ha carattere prevalentemente documentale, la procedura di conciliazione è caratterizzata dalla comunicazione, che è l obiettivo prioritario del conciliatore. Ai fini di una efficace comunicazione, è necessario prestare attenzione non soltanto alle parole, ma anche al tono della voce, ai modi e ai gesti. La comunicazione è spesso condizionata dal proprio background e dalle diverse percezioni di ciascuna persona; il conciliatore svolge, quindi, un ruolo fondamentale nel guidare e facilitare la comunicazione, attraverso l utilizzo di strumenti e tecniche quali l eliminazione di distrazioni, lo stabilire un contatto visivo, la parafrasi, le sessioni private e tutto ciò che possa aiutare un ascolto attivo e partecipato. 6. La mediazione costituisce una delle possibili tecniche alternative di gestione dei conflitti, anche essa non sostitutiva dello strumento giuridico. La mediazione definisce la propria fisionomia non tanto a supporto del modo di regolazione tipico del conflitto costituito dall atto giurisdizionale, ma interviene come modo del tutto autonomo di regolazione del conflitto stesso. Lo scopo pratico che vuole raggiungere la mediazione è la restituzione, ai soggetti protagonisti del conflitto, del potere e della responsabilità di assumere la decisione in ordine al conflitto stesso. In altri termini, essa si propone di ristabilire una relazione interrotta tra più parti e non, a differenza dell atto giurisdizionale, di stabilire un vincente e un perdente, una ragione e un torto. In un originale lavoro 40 Jean Pierre Bonafé-Schmitt ha definito la mediazione come «un processo, il più delle volte formale, con il quale un terzo neutrale tenta, mediante scambi tra le parti, di permettere a queste ultime di confrontare i loro punti di vista e di cercare con il suo aiuto una soluzione al conflitto che le oppone». In Italia sono state proposte diverse definizioni del concetto di mediazione. Una delle più articolate e puntuali è quella secondo cui: «La mediazione è un processo attraverso il quale due o più parti si rivolgono liberamente a un terzo neutrale, il mediatore, per ridurre gli effetti indesiderati di un conflitto. Il mediatore, privo di ogni potere che non sia quello derivato dall autorevolezza che le parti gli attribuiscono,mira a ristabilire il dialogo per poter raggiungere un obiettivo concreto: la realizzazione di un progetto di riorganizzazione delle relazioni che risulti il più possibile soddisfacente per tutti. L obiettivo finale della mediazione si realizza una volta che le parti si siano creativamente riappropriate, nell interesse proprio e di tutti i soggetti coinvolti,della propria attiva e responsabile capacità decisionale» J.P. BONAFE-SCHMITT, La mediation: une justice douce, Syros Alternatives, Paris, S. CASTELLI, Op.cit. 1920 La mediazione, come gli altri strumenti alternativi di gestione dei conflitti, non ha lo scopo di sostituirsi al diritto, anzi, lo completano, purché si sviluppi nel rispetto della legge. Esistono, infatti, dei principi nel nostro ordinamento giuridico che non sono derogabili, nemmeno dal principio della libertà negoziale. «La mediazione nelle controversie civili non è destinata a prevenire formalmente una lite giudiziaria ma a restituire ai confliggenti la capacità di governare il conflitto. La mediazione non si pone l obiettivo di formalizzare un titolo negoziale che pregiudichi o ritardi il ricorso all Autorità Giudiziaria. Ciò significa che in nessun momento del processo di mediazione viene leso il diritto costituzionale all azione giudiziaria (art. 24 Cost.)» 42. Dunque, la mediazione è solo una strategia diversa da quelle previste dal diritto per gestire i conflitti e non può e non deve scavalcare gli obblighi da esso previsti, a cui, anzi, in certi casi è opportuno ricorrere. La mediazione è quindi una filosofia, una modalità di approccio alla realtà, finalizzata a far sentire le persone parti attive nel prevenire e nell affrontare i conflitti, in quanto demanda a loro la gestione della situazione che ha creato il disagio, in un ottica propositiva e di dialogo. Nel pensiero di Hegel la mediazione, che lui chiama Vermittlung, ha una funzione dinamizzatrice poiché rappresenta una fase del rapporto dialettico tra tesi e antitesi, dalla quale si sviluppa la sintesi. La mediazione è intesa quale strumento per riattivare una comunicazione interrotta, fermo restando che l eventuale ripristino del contatto assunto con l aiuto del mediatore, terzo imparziale, è frutto esclusivamente della volontà delle parti stesse. La parola mediazione discende dal latino mediare, cioè aprire nel mezzo, dividere, adatto a definire quel processo mirato a far evolvere il conflitto, aprendo i canali di una comunicazione interrotta 43. Con la mediazione si sposta l accento dall idea di elusione e risoluzione del conflitto, all idea di una gestione del conflitto. Idea quest ultima che recupera la validità positiva e pedagogica del conflitto, che vede nel conflitto, non un male in sé, ma nient altro che una situazione, un evento della vita umana, la cui negatività e positività non dipendono da sue caratteristiche intrinseche e date a priori. L obiettivo è fare del conflitto una risorsa trasformandolo in una fonte di confronto e dialogo, un occasione per favorire la delineazione delle identità individuali e di gruppo; il conflitto non va affrontato in una prospettiva di patologia e di relativa cura, ma è più efficace la prospettiva del prendersi cura del conflitto senza volerlo curare 44. La mediazione si allontana dall idea di conflitto come una guerra, in cui ci siano vincitori e vinti, torti e ragioni: essa si basa sul presupposto che ci sono giochi in cui possono essere entrambi i giocatori a vincere. Affinché ciò accada occorre, però, che i 42 M. BOUCHARD, Giudici in una terra di mezzo, in Narcomafie, E. RESTA, Op.cit., M. DEUTSCH, Educating for a peaceful world, in American Psychologist, San Francisco, 1993, Vedere altro
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