Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1697-codice-civile-accertamento-della-perdita-e-dellavaria
Timestamp: 2019-01-22 01:07:51+00:00
Document Index: 120965983

Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 1591', 'art. 24', 'art. 2059', 'art. 32', 'art. 115']

Art. 1697 codice civile: Accertamento della perdita e dell'avaria | La Legge per tutti
Il destinatario ha diritto di fare accertare (1) a sue spese, prima della riconsegna, l’identità e lo stato delle cose trasportate.
Accertamento: ha carattere cautelare, rappresenta un diritto e non un onere per il destinatario, dimodoché il suo mancato espletamento non impedisce di provare altrimenti la perdita o l’avaria.
(1) Nel caso in cui il vettore si rifiuti di consentire l’accertamento non si potrà configurare mora del destinatario [v. 1219] che rifiuti la consegna della merce ed anzi si determina una responsabilità del vettore per gli eventuali danni che ne derivino.
In tema di prelazione e di riscatto agrario il giudice del merito è tenuto "ex officio", alla verifica della sussistenza in concreto di tutte le molteplici condizioni volute dalla legge per l'accoglimento della domanda e, ove a tanto non abbia provveduto il giudice di primo grado, bene può intervenire quello d'appello. Anche in tema di prelazione o riscatto, comunque, opera il principio secondo cui l'art. 167 c.p.c., imponendo al convenuto l'onere di prendere posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso da controparte, considera la non contestazione un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice che dovrà astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e dovrà, perciò ritenerlo sussistente in quanto l'atteggiamento difensivo delle parti espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti. (Cassa App. Milano 17 febbraio 2010 n. 433).
Cassazione civile sez. III 09 marzo 2012 n. 3727
Nel caso di immobile concesso in locazione dalla p.a., é inesigibile la dimostrazione da parte di questa dell'esistenza di concrete proposte provenienti da aspiranti locatari ai fini dell'accertamento del maggior danno da ritardata restituzione dell'immobile locato di cui all'art. 1591 c.c., posto che l'esperimento della procedura pubblica per la locazione presuppone la libertà dell'immobile, mentre è sufficiente e necessaria, a tale scopo, la prova altrimenti data dell'ammontare del canone concretamente conseguibile sul mercato per immobili aventi le stesse caratteristiche.
Cassazione civile sez. III 08 luglio 2010 n. 16143
In tema di infortunio sul lavoro, quando il sinistro sia stato causato anche da colpa del lavoratore, il danno cosiddetto differenziale, ossia non risarcibile dall'Inail, non deve essere sopportato dall'imprenditore nel suo intero ammontare. È però onere di quest'ultimo di provare l'imputabilità, anche parziale, al lavoratore e in conseguenza di chiedere che il concorso di colpa incida sull'ammontare del risarcimento.
Cassazione civile sez. lav. 04 agosto 2008 n. 21112
Nel caso in cui il lavoratore agisca in giudizio per rivendicare il diritto al premio di produttività aziendale, l'onere della prova deve essere ripartito, oltre che secondo la descrizione legislativa della fattispecie sostanziale controversa, con l'indicazione dei fatti costitutivi e di quelli estintivi o impeditivi del diritto, anche secondo il principio della riferibilità o vicinanza o disponibilità del mezzo (principio riconducibile all'art. 24 cost., che connette al diritto di azione in giudizio il divieto di interpretare la legge rendendone impossibile o troppo difficile l'esercizio); poiché si deve presumere che i risultati economici legati all'andamento dell'impresa possano essere noti all'imprenditore, ma non al lavoratore, il primo dev'essere onerato della prova negativa.
Cassazione civile sez. lav. 25 luglio 2008 n. 20484
Il risarcimento del danno morale in favore del soggetto danneggiato per lesione del valore della persona umana prescinde dall'accertamento di un reato in suo danno, sicché in base a tale lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c. il risarcimento del danno morale subiettivo conseguente alla lesione del bene salute - tutelato dall'art. 32 cost. - non è limitato ai soli casi in cui sussista un'ipotesi di reato. Limitazione che, in ogni caso, non opera nel giudizio di equità avanti al giudice di pace, nel quale viene in rilievo un'equità cosiddetta formativa o sostitutiva della norma di diritto sostanziale, con la conseguenza che tale giudice può disporre il risarcimento del danno non patrimoniale anche fuori dei casi determinati dalla legge e di quelli attinenti alla lesione dei valori della persona umana costituzionalmente protetti, sempre che il danneggiato abbia allegato e provato - sia pure attraverso presunzioni - il pregiudizio subito, essendo da escludere che il danno non patrimoniale rappresenti una conseguenza automatica dell'illecito.
Cassazione civile sez. III 27 luglio 2006 n. 17144
In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva - non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale - non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all'esistenza di una lesione dell'integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale - da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno - va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all'interno ed all'esterno del luogo di lavoro dell'operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l'avvenuta lesione dell'interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto) - il cui artificioso isolamento si risolverebbe in una lacuna del procedimento logico - si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all'esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell'art. 115 c.p.c., a quelle nozioni generali derivanti dall'esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove.
Cassazione civile sez. un. 24 marzo 2006 n. 6572