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Timestamp: 2017-11-18 02:49:48+00:00
Document Index: 98026890

Matched Legal Cases: ['art.21', 'art.42', 'art.42', 'art.42', 'art.11', 'art.42', 'art.42', 'art.4', 'art.42', 'art.42', 'art.42', 'art.43', 'art.42', 'art.5']

Orizzonte48: LA GRANDE PAURA. L'ART.42, PAR.7, DEL TRATTATO E IL "CONTO" DA PAGARE. SOLIDARISTICO (?)
LA GRANDE PAURA. L'ART.42, PAR.7, DEL TRATTATO E IL "CONTO" DA PAGARE. SOLIDARISTICO (?)
Attentati Parigi, chi in Europa aiuterà la Francia per i raid in Siria?
Londra è l’unica che valuta di unirsi a Hollande nella lotta a Isis «sul campo». Da Paesi come l’Italia soccorso su altri fronti. Ma al governo francese va bene così
1. Cominciamo dalla fondamentale notizia-domanda sopra "titolata", che si riallaccia direttamente al tema trattato nel post "Il terrorismo. La durezza del vivere e il pareggio di bilancio: nulla può scuoterli".
Con riferimento ai sanguinosi eventi terroristici di Parigi avevamo analizzato come si trattasse, nella sostanza giuridico-istituzionale, di un problema di sicurezza interna della Repubblica francese.
Come vedremo, anche considerati in tali termini (che sono quelli che contano sulla vita della gente comune in Francia e in tutta €uropa), si configura una rilevanza di tali eventi riconducibile a diverse previsioni dei trattati europei: esiste infatti, al livello delle più importanti diposizioni europee, un intero Titolo V del Trattato sull'Unione Europea (versione consolidata), che va dall'art.21 al 46.
2. Se qualcuno si volesse cimentare nel leggerli per intero, nonostante la grande lunghezza e la consueta intenzionale "illeggibilità" (denunziata da Giuliano Amato, come evidenziato molte volte), farebbe opera meritoria...per se stesso.
L'importante, peraltro, sarebbe che se li fossero letti i rappresentanti governativi dei vari Stati-membri coinvolti e che, magari, li avessero pure compresi, cioè interpretati correttamente, nei limiti, appunto, della intenzionale estrema difficoltà nel permettere ciò.
La "illeggibilità" include naturalmente anche la totale asistematicità di norme pletoriche e ridondanti, tali cioè da ripetere ambiguamente, e spesso in modi non logicamente compatibili tra loro, concetti privi di univoco senso logico coordinato, oltre che di quel minimo di verifica della superfluità concettuale delle stesse ripetizioni, che indebolisce la struttura precettiva e la possibilità applicativa delle disposizioni stesse.
E' ovvio che solo dalla lettura complessiva delle disposizioni in questione, per venire ad un esempio molto attuale, può scaturire un'interpretazione letterale, logica e sistematica "attendibile" (e non raffazzonata su basi emotive e contingenti) dell'art.42 TUE, invocato da Hollande per richiedere la cooperazione degli altri Stati-membri nell'azione esterna, cioè fuori dai confini della stessa UE, che la Francia ha deciso di intraprendere contro l'ISIL, indicato come responsabile, anzi reo-confesso e "rivendicatore", della strage di Parigi.
3. Ma anche solo leggendo per intero l'art.42 si ricavano conclusioni che divergono radicalmente dall'idea dell'automatico obbligo, a carico dei singoli Stati-membri nel loro complesso, di assecondare l'azione militare "esterna" pretesa da Hollande.
Qualcuno avrà pure gridato alla "ignavia" italiana, nel consueto esercizio di autorazzismo, dando per scontata non solo l'automaticità del supporto militare alla Francia in un'azione da essa unilateralmente decisa e, per la verità, già in corso autonomamente dall'episodio attuale (il che ci porta ad interrogarci su quali base e per quali fini tale azione fosse già in corso e se fosse legittima nel a quadro UE, Nato, e della stessa Carta delle NU), ma anche la stessa applicazione dell'art.42, par.7, del TUE nei termini prospettati da Hollande.
Ma la strategia del presidente francese, oggettivamente ben conscia della inesistenza dell'automatismo abbracciato con entusiasmo da settori dell'opinione mediatico-politica italiani, - incuranti del fatto che tale automatismo altro non è che una pesantissima ed aggiuntiva privazione della sovranità italiana nel campo fondamentale della politica militare, soggetta più di ogni altra ai molto espliciti limiti di cui all'art.11 Cost-, è facilmente ricostruibile.
4. Infatti vediamo cosa ne dice l'articolo del Corsera citato in apertura:
"Parigi avrebbe potuto invocare l’articolo 5 del Trattato fondativo della Nato che impone «a ciascun Stato membro» di correre in soccorso di un alleato aggredito. Oppure avrebbe potuto attivare l’articolo 222 del testo complementare, il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Quest’ultima norma sembra la più calzante, poiché prevede un’azione di sostegno collettivo al Paese vittima di un attacco terroristico.
Si può discutere a lungo sugli aspetti giuridici (una passione mai sopita a Bruxelles), ma la sostanza è molto chiara. Se Hollande si fosse rivolto alla Nato avrebbe dovuto concordare ogni iniziativa militare con gli altri 27 alleati, dagli Stati Uniti alla Turchia. Per lo stesso motivo, a Parigi, si è scartata l’ipotesi della «solidarietà antiterrorismo». In questo caso il coordinamento delle operazioni si sarebbe spostato sempre a Bruxelles, ma nelle sedi delle istituzioni Ue.
Ora, invece, sarà Hollande e solo Hollande a decidere che cosa, dove e quando dovranno colpire i caccia Rafale, senza dover mediare con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan o dover trascinare la riluttante cancelliera Angela Merkel. E sarà Hollande e solo Hollande a stabilire di che cosa ha davvero bisogno la Francia. Il presidente e i suoi ministri avvieranno nei prossimi giorni i bilaterali con i principali partner. Al momento, dunque, si può ragionare solo sulla base di indiscrezioni.
L’Armée francese può contare su circa 300 mila militari. I generali sono in grado di inviare all’estero 30 mila soldati nel giro di 48 ore. Il problema è che l’attivismo in politica estera ha già portato al dislocamento di oltre 13 mila unità nel mondo. Tremila divise nel Mali; 2 mila nella Repubblica Centrafricana; 2 mila a Gibuti, nel Corno d’Africa. Poi ci sono le forze impegnate con la Nato (Kosovo), quelle in ambito Onu (Libano) e così via.
Per prima cosa, dunque, Hollande chiederà ai Paesi più grandi dell’Ue di alleggerire l’impegno francese sugli altri scacchieri. La Germania potrebbe inviare truppe supplementari nella Repubblica Centrafricana, per esempio. L’Irlanda ha fatto sapere ieri che è pronta a spedire un contingente in Mali. Alla Spagna potrebbe essere chiesto di fare altrettanto. Il ministro della Difesa italiana Roberta Pinotti ha gia aperto a un rafforzamento della missione in Iraq, dove sono presenti 600 militari impegnati nell’addestramento dei poliziotti iracheni e dei combattenti Peshmerga. Il governo di Parigi potrebbe sollecitare l’Italia a rafforzare il contingente in Libano, avvicendando i reparti francesi.
Gli altri partner, in particolare Belgio, Olanda e, ancora Germania e Italia, saranno chiamati a una più stretta condivisione delle attività di intelligence. Anche se il vero ostacolo da superare è il dualismo tra servizi segreti e polizia tipico proprio della Francia."
5. A chiarimento ulteriore del come Hollande cerchi abilmente di avvantaggiarsi della situazione, sfruttando l'emergenza terroristica per rafforzare politiche militari, fuori dal territorio francese, precedenti e avulse dai singoli episodi di terrorismo (che, come deve poi ammettere, invocando un lungo periodo di "emergenza", sono essenzialmete un problema di sicurezza interna, tanto più se i fatti criminali sono commessi col decisivo concorso di cittadini francesi), sarà opportuno riportare le parti dell'art.42 che ne definiscono il senso effettivo (sempre con le avvertenze di intenzionale illeggibilità di fondo...).
Prima di far ciò, vi anticipo alcune ovvie conclusioni che sono state già anticipate in questa sede e le integro per l'occasione:
"...è pacifico che il "preesistente" quadro di trattati internazionali coinvolgente le stesse parti del trattato UE (o la maggioranza di esse), un quadro già strutturato e operativo da decenni, NON possa essere ignorato, quand'anche non fosse stato esplicitamente richiamato dal TUE-TFUE.
Il fatto è che, poi, tale quadro è anche richiamato, come attesta il par.2., capoverso, dello stesso art.42 TUE.
Vale a dire, la competenza UE in tema di difesa nasce apertamente soggetta al principio di facoltatività (operativa) e di compatibilità con gli obblighi Nato: tanto più che, a conferma di ciò, l'art.4 TFUE neppure menziona la difesa comune tra le competenze concorrenti tra Stati e istituzioni UE. Questo significa che la politica di "difesa", compresa la creazione di un esercito comune, non rientra nelle previsioni programmatiche caraterizzanti dei trattati, fin dall'origine, e risulta in un semplice auspicio che i trattati medesimi lasciano alla futura volontà concorde ed unanime degli Stati-membri, senza che il mancato raggiungimento di tale unanimità implichi alcun "arresto" dei principali obiettivi qualificanti la stessa esistenza e istituzione dell'Unione europea.
Ma poi, soprattutto, nella sostanza, non si comprende quale inadeguatezza e carattere "fallimentare", o insufficiente, si imputi alla Nato."
6. Cominciamo a vedere cosa dicano, (col consueto stile ripetitivo di quanto già previsto in precedenti articoli), il primo e il secondo paragrafo dell'art.42, che immediatamente confermano quanto detto finora. Aggiungiamo in neretto l'enfasi sulle parti decisive per comprendere il neo-linguaggio normativo del trattato:
"1. La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. L'Unione può avvalersi di tali mezzi in missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite. L'esecuzione di tali compiti si basa sulle capacità fornite dagli Stati membri.
La politica dell'Unione a norma della presente sezione non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico (NATO), nell'ambito del trattato dell'Atlantico del Nord, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto."
7. Come vedete, il carattere eventuale, futuro, e strumentale della politica di difesa rispetto alla politica di "sicurezza comune" è immediatamente percepibile: la materia "difesa" è un'articolazione posta all'interno della questione della sicurezza e trova giustificazione nella competenza (concorrente) dell'Unione in tale campo.
Ma, ancora più importante, è che tale strumento di concorso alla sicurezza nasce nel trattato, in base al capoverso del paragrafo 2, - di portata chiarificatrice decisiva- in forma tale da non pregiudicare "il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri".
E, come abbiamo visto, la Francia primeggia in questa specificità, in base a fatti concludenti piuttosto eclatanti; inoltre, tale politica di difesa europea "rispetta" gli obblighi gravanti sui singoli paesi aderenti alla Nato, ponendo una clausola generale di "compatibilità" con "la politica di difesa e di sicurezza comune adottata in tale contesto", appunto Nato. Ciò implica una prevalenza di quest'ultima e una genetica subordinazione ad essa di ogni iniziativa europea comune nel campo della difesa.
8. Solo avendo chiara questa premessa si può capire il senso - limitato e volutamente dotato di scarsa operatività applicativa- del seguente paragrafo 3 dell'art.42, che assume così il tradizionale carattere enfatico delle previsioni del Trattato allorché, in assunto, non corrispondono ai suoi fini fondamentali:
"3. Gli Stati membri mettono a disposizione dell'Unione, per l'attuazione della politica di sicurezza
e di difesa comune, capacità civili e militari per contribuire al conseguimento degli obiettivi definiti dal Consiglio. Gli Stati membri che costituiscono tra loro forze multinazionali possono mettere anche tali forze a disposizione della politica di sicurezza e di difesa comune.
Gli Stati membri s'impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari. L'Agenzia nel settore dello sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell'acquisizione e degli armamenti (in appresso denominata «Agenzia europea per la difesa») individua le esigenze operative, promuove misure per rispondere a queste, contribuisce a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa, partecipa alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti, e assiste il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari."
L'ulteriore conferma di ciò si ha nel successivo paragrafo 4, che definisce il modus deliberandi dell'UE nella materia, lasciando ad una ipotetica e futura unanimità ogni applicabilità concreta della precedente previsione:
"4. Le decisioni relative alla politica di sicurezza e di difesa comune, comprese quelle inerenti
all'avvio di una missione di cui al presente articolo, sono adottate dal Consiglio che delibera all'unanimità su proposta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza o su iniziativa di uno Stato membro. L'alto rappresentante può proporre il ricorso sia ai mezzi nazionali sia agli strumenti dell'Unione, se del caso congiuntamente alla Commissione."
9. Potremmo saltare i successivi parr. 5 e 6, che rinviano ad altre norme del TUE (gli artt.43 e 46) che, interpretate in coordinamento sistematico, confermano ulteriormente l'interpretazione qui illustrata. A leggerseli, infatti, si scoprono anche ulteriori aspetti problematici: basti dire che gli artt. 43 e 46, in relazione alla previsione del paragrafo 6 dell'art.42, quindi anche con riguardo alla "lotta contro il terrorismo" (art.43, par.1, seconda parte), si pongono in termini di pacifica "facoltatività" dell'adesione a iniziative militari e "missioni" varie, pur distinguendo tra Stati-membri dotati delle capacità militari più elevate.
"Problemino", quest'ultimo, che non può prescindere dalle politice austere e di pareggio di bilancio oggi considerate super-prioritarie, dato che, come tutti sanno, mantenere un esercito adeguatamente operativo costa molto e, quand'anche OGGI si decidesse di eccettuare la spesa militare dai limiti di indebitamento fiscale, - cosa tra l'altro ancora adesso contestata- un grande esercito, efficiente e dotato di operatività esterna, non si improvvisa nè in pochi mesi, nè in pochi anni.
10. Ma veniamo al paragrafo 7 dell'art.42, quello che ha tanto "emozionato" l'indignazione autocolpevolizzatrice italiana.
La prima cosa da dire è che quest'ultimo va letto nel suo intero, essendo composto da due capoversi.
Letti i quali, appunto per intero, la pretesa di Hollande diviene perfettamente spiegabile nei termini sopra illustrati dal Corriere della Sera: cioè una mossa tattica per scaricare una parte delle spese e degli oneri derivanti dal forte "carattere specifico" delle politiche di intervento militare esterno seguite dalla Francia, sugli altri partners europei, invocando per di più, la prosecuzione della precedente e sistematica violazione di ogni obbligo di rispetto, più che del tetto del 3% del deficit, degli stessi obblighi del fiscal compact attualmente operanti solo per l'Italia.
Insomma, col pretesto di risolvere un problema oggettivo di sicurezza interna, come indubbiamente lo percepisono i cittadini francesi (e lo stesso stato di emergenza proclamamato da Hollande), si tirano dentro i partners €uropei nel sostegno finanziario indiretto delle autonome politiche di intervento militare francese.
Ecco l'integrale paragrafo 7:
11. Anzitutto, l'aiuto e l'assistenza appaiono legati allo localizzazione dell'aggressione armata nel territorio (dello Stato attaccato), e dunque alla connesse esigenze di azione coordinata: ma non ci pare che Hollande voglia soldati e politiziotti italiani e tedeschi sul suolo francese.
Inoltre, il carattere specifico delle azioni militari di taluni Stati, e tra questi la Francia risalta, non ne viene pregiudicato, cioè rimane perfettamente autonomo e compatibile con l'adesione all'UE: cioè, in questa ottica, è la Francia che, secondo il paragrafo 7, può invocare di non voler prestare aiuto agli altri Stati-membri, ove fossero oggetto di attacco sul proprio territorio, in ragione delle priorità - militari e anche, ovviamente, finanziarie, che la stessa Francia- si sia già autoprefissa.
Grande la solidarietà europea, no?
Sempre caratterizzata dalla programmatica tutela dei paesi più forti (perchè non sono certo quelli deboli, economicamente e politicamente, a potersi permettere di mandare truppe e mezzi costosissimi per il mondo a tutelare i propri interessi politico-commerciali).
Nella parte finale, poi, al capoverso, il paragrafo 7 ribadisce, a scanso di ogni possibile equivoco, la subordinazione, ai prevalenti impegni in sede Nato, dell'azione di difesa europea: dunque la intangibilità del "fondamento", atlantista, della rispettiva azione di difesa COLLETTIVA (essenzialmente difensiva, ai sensi del ben noto art.5).
11.1. Con il che si spiega, al di là degli isterismi collettivi, perchè oggi si ponga, molto pragmaticamente, la questione in questi termini (così, Marco Conti su Il Messaggero a pag.8):
"L'ammorbidimento dei parametri europei chiesto dai francesi è stato confermato da Juncker che ha spiegato che "le spese sostenute dalla Francia per aumentare la sicurezza, verranno considerate straordinarie, nel rispetto del patto di stabilità" (massima ambiguità cerchiobottista, ndr.)
Aggiunge nella stessa sede l'ex Ministro Moavero, "Non ci stiamo rimangiando le regole...si tratta di interpretare la flessibilità alla luce degli eventi" Per la Francia, già alle prese con una procedura per deficit eccessivo e un rapporto deficit-Pil ben oltre il 3%, si tratta di una boccata d'ossigeno"
Ma sentite gli europeisti come solidarizzano:"Nel computo rientreranno le spese per la sicurezza; non credo possano essere considerate quelle militari", sostiene il sottosegretatio Gozi."
E l'articolo di Conti conclude:
"Far prevalere le esigenze di sicurezza su quelle di stabilità è un'altra sfida alla visione europea della Germania, soprattuto se si tratta di finanziare l'esercito francese e non quell'esercito europeo che Berlino invoca da decenni".
11.2. Ecco: questa è la cornice del sogno di pace e fratellanza tra popoli europei a cui dovrebbe corrispondere il trattato UE.
Che come abbiamo visto rende perfettamente legittime tutte queste differenti posizioni e non contiene alcuno strumento per contemperarle; nè sul piano politico, nè, tantomeno, sul piano finanziario e fiscale, specie se si considerano le ben note priorità della moneta unica.
Per capire la "verità" del "sogno" bisogna leggerseli i trattati: la verità è comunque "sempre nel rispetto del patto di stabilità".
E siamo sempre alla teologia del neo-liberismo che porta invariabilmente, magari senza fretta, ma in modo implacabile, il proprio conto ai popoli che si trovano coinvolti in questo mirabile costrutto di pace e cooperazione.
Non invidio i francesi: magari oggi sforano ancora di più, e si fanno sostanziose politiche pubbbliche di sicurezza e difesa ("specifiche", ovviamente, come salvaguardate dal trattato). Ma i tedeschi stanno lì che aspettano pazientemente di presentargli il conto, forti della vera "regola aurea" del trattato a cui nessuno vuol rinunciare, essendo anzi il suo presupposto, l'euro, IRRINUNCIABILE.
Come un accertamento esecutivo di Equitalia.
Qualcosa mi dice che o i francesi si renderanno conto e si ribelleranno a questa colossale cambiale esecutiva in futura scadenza: oppure una grande paura li colpirà ben più duramente di quella del terrorismo.
Una paura quotidiana, ora per ora, minuto per minuto, per sè e per i propri figli: la disoccupazione e la precarizzazione delle loro vite.
Matteo 19 novembre 2015 15:09
“.....e provocando stati di fatto rivoluzionari, avvenuti i quali non sia più possibile tornare indietro”.
E d'altronde Lincoln non preferiva, anche lui, il Principio di Superiorità dell'Unione?
Quarantotto 19 novembre 2015 15:25
Ma perchè non raccogli la ricostruzione psico-culturale di Ventotene in unico scritto (con fonti varie e linguaggio più "neutro" sul piano valutativo :-) e ne fai un post unitario?
Matteo 19 novembre 2015 18:34
Per il momento, come ho detto nei precedenti interventi, non riesco ad inquadrare a fuoco la figura di Colorni, che è poi l'unica figura che mi interessa veramente, e che mi oscilla come collocazione assolutamente. Per gli altri non so trovare parole amichevoli, ma per Colorni sono a dover comporre una contraddizione senza pari. La frase virgolettata sopra e riportata nel manifesto di Ventotene si trova anche nella prefazione al manifesto che, si dice, fu lo stesso Colorni a far pubblicare nel gennaio 44, e dunque a lui si ascrive la paternità di quella.
Ora, quella frase, stranamente identica a quella nel manifesto, è impossibile che potesse essere pronunciata da un Colorni nelle sue piene facoltà di intendere e volere, essendo la concretizzazione dell'antitesi della sua anima, la quale aveva come primo principio l'assoluto rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia dell'altro, e figurarsi se poteva quindi concepire la violenza dell'irreversibilità di alcunché, imposto, per giunta, a interi popoli.
Sono appena sceso alla mia amata biblioteca provinciale e ho ora nelle mani tutti gli scritti di Colorni, editi nel 1975 da Bobbio, con una prefazione dello stesso Bobbio. Mi tocca ricostruire pazientemente tutto prima di poter presentare qualcosa e non solamente una ipotesi.
Per il momento, ma solo intuitivamente, l'ipotesi l'ho già formulata: un regresso all'infantilismo da parte di tutti gli attori sulla scena di Ventotene, in misura diversa, naturalmente, secondo le predisposizioni naturali, generata dal grave e prolungato stato di asservimento e abbrutimento. Per poterla far diventare una tesi, semmai fosse confermata, occorre però dare un giudizio obiettivo sull'unico a cui si dovrebbe realmente dare conto se fosse vivo e qui davanti a noi, senza rischiare di suscitarne il riso. Per tutti gli altri bastino le pernacchie, anche se fossero tutti qui ora, e davanti a noi.
Quarantotto 19 novembre 2015 18:47
Suggerivo l'unificazione delle riflessioni in un discorso complessivo. Certo, con indicazione delle fonti esaminate e argomentazioni illustrateive per passaggi appena più espansi e critico-fattuali. Ma intendo le fonti già utilizzate e senza massacrarsi, salva la soddisfazione psicanalistica di trovare nei fatti i "sintomi" :-)
Bazaar 19 novembre 2015 19:33
Mi piace: Matteo in "Manifesto di menti elementari"
Da Rossi e Spinelli a Pannella e Bonino: regressione infantile e pensiero semplice nei deliri onirici cosmopoliti e mondialisti.
L'universalismo come psicosi collettiva, il pensiero magico totalizzante e... lo strano caso dei finanziamenti di apparati e fondazioni filantropiche a casi gravi affetti da titanico Dunning-Kruger.
Suggerimenti per paper psicopolitico o tema per l'esame di maturità dei nostri nipotini.
AP 19 novembre 2015 15:51
Oltre a Quarantotto chi altro si è avventurato a dire a Olanda che trattasi di questione interna francese (che tempi quando gli Usa consideravano qualunque bacino petrolifero come propria questione interna...,)?
winston smith 19 novembre 2015 17:38
Ahinoi, si può dire che per chi "amministrava" il potere in un certo qual modo lo era: http://articles.latimes.com/2004/feb/08/opinion/op-phillips8.
AP 19 novembre 2015 21:54
Bail-in warning
Oggi ho avuto occasione di esortare un direttore di agenzia di un intermediario italiano salvato due volte dallo stato italiano negli ultimi tre anni a seguire l'esortazione del governatore in palazzo Koch . Costui ha consigliato alle banche di informare i loro clienti possessori di obbligazioni che potrebbero venire utilizzati per ripianare dissesti.
Il direttore, da me esortato ad effettuare una telefonata chiarificatrice di precedenti comunicazioni tranquillizzante, ha detto le cose come stanno una volta e di stare tranquilli dieci o quindici volte. Dopo i saluti ha di nuovo chiamato per dire di stare tranquilli.
Durante la conversazione ho dovuto sopportare stoicamente di tutto (liberismo pop, doppi messaggi, doppie verità *, e fiananco che se tutti facessero così le banche non potrebbero fare più prestiti, erogare mutui e l'economia si fermerebbe...)
ps OT?
Quarantotto 19 novembre 2015 22:24
Se tutti facessero così, come, esattamente?
Non proprio OT
AP 22 novembre 2015 19:53
Ci sono quattro banche fallite. Il governo decide che vanno salvate. Fa un consiglio dei ministri straordinario proprio oggi, domenica.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-11-22/via-piano-salvabanche-35-4-miliardi-081118.shtml?uuid=ACI7bCfB
Domanda : perché mai confezionare un decreto ad hoc E completamente difforme dalla legge che entrerà in vigore il primo gennaio prossimo?
AP 19 novembre 2015 23:06
Dopo il salvataggio con monti bond per circa 4G€ (su cui non sono stati pagati interessi grazie a una graziosa scritta in piccolo) ci sono stati due aumenti di capitale in un anno solo. Se, dopo l'attuazione italiana della direttiva UE sulle crisi bancarie (dal 1-1-2016), tutti i detentori di bond di quella banca ritenessero che il livello di rischio è drasticamente innalzato e li portassero ad un impiego più adeguato alla remunerazione del rischio (cioè via dai bond)
Non è il primo direttore di banca che ho beccato impreparato sulla moneta (nascita, morte, miracoli)
mauro gosmin 20 novembre 2015 08:31
Ciao Quarantotto, purtroppo la natura è stata matrigna e mi ha fornito di una mente elementare, ma almeno non sono affetto dalla sindrome Dunning-Kruger e non ho la pretesa di scrivere manifesti che coinvolgono la Storia e la Vita di centinaia di milioni di persone.
Premesso questo volevo farti una domanda: Seguendo la logica mainstream uno Stato in linea del tutto teorica, potrebbe fabbricarsi un attentato sul proprio territorio, uccidere successivamente gli esecutori materiali del fatto, poi esibire i documenti ( naturalmente falsi) che comprovino che i presunti terroristi, che a quel punto non possono più difendersi in quanto silenziati preventivamente, sono stati addestrati da uno Stato straniero. La nazione in questione sarebbe autorizzata a dichiarare guerra al presunto Stato coinvolto, e in caso di trattati con altri paesi richiedere la loro assistenza. Questa è la logica attuale post guerra fredda?
Scarmentado 20 novembre 2015 10:54
"Non invidio i francesi: magari oggi sforano ancora di più, e si fanno sostanziose politiche pubbbliche di sicurezza e difesa ("specifiche", ovviamente, come salvaguardate dal trattato). Ma i tedeschi stanno lì che aspettano pazientemente di presentargli il conto, forti della vera "regola aurea" del trattato a cui nessuno vuol rinunciare, essendo anzi il suo presupposto, l'euro, IRRINUNCIABILE."
Ma i francesi mica sforano per le politiche di sicurezza. Lo dicono perché hanno colto la palla al balzo per non essere costretti a rientrare nei parametri. Il loro scopo è poter mettere in atto delle politiche espansive che poi denomineranno "spesa per la sicurezza". Un vantaggio quindi che gli farà migliorare il deb/pil.
I tedeschi inoltre sono messi sotto pressione in maniera molto intensa, vedi il caso Volkswagen, proprio perché si pretende che la facciano finita con le politiche di austerità. Lo stesso Draghi nell'intervista al Sole24Ore ha detto nemmeno tanto fra le righe (come ha fatto notare Baldassarri) che bisogna rivedere il trattato di Maastricht.
La questione è molto meno semplice di come la pone qualcuno: i tedeschi insistono con l'austerità per stabilire la loro egemonia sulla UE non solo in qualità di gauleiter degli americani (per i quali l'UE è essenziale) ma anzi per poter costruire una Europa realmente "indipendente" a guida germanica ossia ago della bilancia dei rapporti USA Russia (secondo la loro antica vocazione: l'aquila imperiale tedesca ha due teste una che guarda a ovest e una a est).
Non mi dilungo oltre ma il succo del discorso è che in queste condizioni le lotte sovraniste incontreranno enormi difficoltà (oltre al noto problema che la gente non è minimamente interessata ad approfondire e se solo dovesse iniziare un durevole rally di borsa dopo le prossime dichiarazioni di Draghi metà del dissenso svanirebbe come nebbia al sole).
Quarantotto 20 novembre 2015 11:13
a) il post non implicava in NESSUN MODO che il prolungato e acuto sforamento del deficit fosse imputabile alle spese della sicurezza e difesa (anche se su quest'ultimo aspetto invito a guardare il tradizionale peso in bilancio de "la force de frappe");
b) si limitava a constatare, senza indicarne i presupposti e fini strategici tedeschi, qui più volte analizzati, che la Germania ha comunque un potere di condizionalità crescente sui francesi, ALL'INTERNO DELL'UEM.
Che questa condizionalità sia poi usata in conformità alla direzione impressa dagli USA, culminante nel TTIP, ovvero per tradizionali geopolitiche (divergenti) della Germania, sarebbe stato decisamente O.T. RI-AFFRONTARLO in questa specifica sede.
Si consiglia di leggere e seguire il blog prima di fare i saputelli (ex multis, ma multis):
http://orizzonte48.blogspot.it/2014/04/la-burletta-o-vaudeville-del-fiscal.html
Sulla strategia tedesca e sulla efficacia, ormai, di OGNI possibile dichiarazione di Draghi, QUINDI, invito altrettanto a cercare sul blog le molteplici analisi che approfondiscono tali aspetti: circondati da facili luoghi comuni, di ingannevole espertologia.
Capisco, poi, che spendere non è facile di questi tempi, ma, almeno sul piano bibliografico, ci sono due libri, illustrati qui accanto, che affrontano piuttosto "funditus" tali questioni.