Source: https://it.scribd.com/document/71303972/Newsletter-T-P-N-52
Timestamp: 2019-10-15 18:10:10+00:00
Document Index: 183621648

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 1676', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 182', 'art. 217', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 123', 'art. 123', 'art. 3', 'art. 114', 'art. 123']

Newsletter Trifirò & Partners Avvocati N°52 Ottobre 2011
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N 52 Ottobre 2011
Trifir & Partners Avvocati
La newsletter di ottobre particolarmente ricca di novit e di contenuti e per lasciarvi subito alla sua lettura, riduciamo al minimo lEditoriale. Cominciamo con lAttualit di Diritto del Lavoro. Lo scorso 10 ottobre s t a t o p u b b l i c a t o s u l l a G a z z e t t a U f c i a l e i l Te s t o U n i c o dellApprendistato, un tema di particolare importanza. La nuova disciplina, approvata lo scorso 28 luglio, viene esaminata nella sua costruzione e nelle sue novit. Una lettura da non perdere. Sempre nellAttualit vi forniamo il link della circolare n. 24 del 12 settembre 2011 del Ministero del Lavoro in materia di tirocini formativi con riferimento al D. L. N. 138/2011. Seguono le Nostre sentenze con una importante pronuncia, nella Sentenza del mese, relativa al tema della procedura di licenziamento collettivo. La Corte dAppello di Milano riforma una sentenza del Tribunale, revocando un decreto di antisindacalit (ex art. 28 L. n. 300/1970), riconoscendo insussistente la dedotta condotta antisindacale della societ con riferimento ad un caso complesso e rilevante. Nelle Altre sentenze vi proponiamo pronunce ottenute dal nostro Studio in tema di appalto, di ingiusticatezza del licenziamento intimato al dirigente, del patto di non concorrenza e, inne, di contestazione dei conteggi del TFR. Nella sezione di Diritto Civile si affronta un tema di grande attualit: la ristrutturazione dellesposizione debitoria delle imprese. Nellarticolo, che fa parte di un dossier curato dal nostro Studio, di cui vi diamo notizia nelle Pubblicazioni, si affrontano i vari aspetti dellattuale disciplina relativa alla crisi di impresa e ai rimedi dalla stessa previsti. Seguono le Assicurazioni, nellambito delle quali vi segnaliamo una nostra sentenza relativa al rapporto di agenzia e al recesso della Compagnia dal contratto di assicurazione, nonch alla pretesa dellagente in merito alle provvigioni per lintera durata del contratto: unimportante sentenza del Tribunale di Milano che merita di essere attentamente esaminata. Il Punto su.. concerne le proposte regolamentari della Consob in tema di remunerazione di amministratori e top managers nelle societ quotate. Chiudono la Newsletter, come di consueto, la Rassegna stampa e gli Eventi. Buona lettura e arrivederci alla prossima. Stefano Beretta e il Comitato di Redazione composto da: Stefano Trir, Marina Tona, Francesco Autelitano, Luca DArco, Teresa Cofano, Claudio Ponari, Tommaso Targa e Diego Meucci
Diritto del Lavoro Attualit 2 Le Nostre Sentenze 4 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Attualit 8 Assicurazioni 11 Il punto su 13
Rassegna Stampa 18 Contatti 19
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Il Testo Unico sullapprendistato
A cura di Luca DArco
www.triro.it
Il Testo Unico dellapprendistato (D.lgs. 14 settembre 2011, n. 167) pubblicato in Gazzetta Ufciale n. 236 del 10 ottobre 2011. Lintervento legislativo si reso necessario per semplicare e liberalizzare listituto da una serie di vincoli burocratici e normativi che sino ad oggi ne limitavano fortemente lutilizzo. Il nuovo impianto normativo mantiene la divisione nelle preesistenti tipologie: per la qualica professionale; professionalizzante e di alta formazione e ricerca. La novit principale riguarda lattribuzione in via esclusiva alla contrattazione collettiva della regolamentazione dellapprendistato, seppur nel rispetto dei principi stabiliti dal testo Unico (quali ad esempio la forma scritta, il divieto di retribuzione a cottimo, la possibilit di inquadrare il lavoratore sino a 2 livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, ovvero in alternativa di stabilire la retribuzione in misura graduale rispetto allanzianit di servizio; alla presenza di un tutore/referente aziendale, il divieto di recedere dal contratto durante il periodo di formazione in assenza di giusta causa o giusticato motivo; la trasformazione a tempo indeterminato ove al termine del periodo di formazione non venga esercitato la facolt di recesso (con preavviso). Il numero degli apprendisti non potr superare il 100% delle maestranze specializzate e qualicate in servizio presso il datore. Ove il datore non abbia alle dipendenze personale specializzato o ne abbia in numero inferiore a 3, potr assumere sino ad un massimo di 3 apprendisti. Viene confermata lesclusione degli apprendisti dal computo dei limiti numerici per lapplicazione di particolari normative o istituti, salvo che i contratti collettivi non prevederanno diversamente. Per gli apprendisti viene applicata laliquota contributiva ridotta del 10% che potr essere applicata anche per lanno successivo al termine del periodo di apprendistato ove il rapporto venga trasformato a tempo indeterminato. Venendo alle singole tipologie si pu cos riassumere:
per la qualica ed il diploma professionale
possibile ricorrere a tale tipologia in tutti i settori di attivit per il conseguimento di una qualica o di un diploma professionale da parte di soggetti che abbiano unet compresa tra 15 e 25 anni. La durata di tale apprendistato determinata in considerazione della qualica o del diploma da conseguire e comunque non pu eccedere i 3 anni (4 nel caso di diploma regionale quadriennale). La regolamentazione dei proli formativi per la qualica ed il diploma rimessa alle Regioni.
possibile ricorrere a tale tipologia per tutti i settori di attivit pubblici o privati per il conseguimento di una qualica professionale a ni contrattuali con soggetti di et compresa tra i 18 (17 per chi gi in possesso di una qualica professionale) e 29 anni. Importante novit lesclusione di qualsivoglia limite di et nel caso di assunzione in apprendistato di lavoratori in mobilit.
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Gli accordi interconfederali e gli accordi collettivi stabiliscono sulla base dellet e del tipo di qualicazione contrattuale da conseguire la durata dellapprendistato che comunque non potr essere superiore a 3 anni (5 per lartigianato). di alta formazione e ricerca
possibile ricorrere a tale tipologia in tutti i settori per attivit di ricerca o per il conseguimento di un diploma di istruzione di una scuola secondaria superiore o di titoli di studio universitari, di alta formazione o dottorati, ovvero per il praticantato per laccesso a professioni ordinistiche (avvocati, commercialisti, notai, etc.) con soggetti di et compresa tra i 18 (17 se gi in possesso di qualica professionale) e 29 anni. La regolamentazione e la durata dellapprendistato rimessa alle Regioni in accordo con gli enti organizzatori e le associazioni sindacali. In assenza di regolamentazioni regionali lattivazione dellapprendistato rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro con le universit, gli istituti professionali e le istituzioni formative. Viene poi introdotta una disciplina transitoria volta a limitare i problemi attuativi sorti in passato. In particolare, per le Regioni e i settori ove la disciplina di cui al Testo Unico non immediatamente operativa potranno continuare ad applicare le regolazioni vigenti per un periodo transitorio e massimo di 6 mesi, al termine del quale la disciplina introdotta dal provvedimento in commento sar direttamente applicabile. Il Testo Unico prevede inne che nel caso di inadempimento da parte del datore di lavoro degli obblighi formativi questo sar tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quanto dovuto con riferimento al livello di inquadramento al termine del periodo di apprendistato maggiorata del 100%. Sono invece previste delle sanzioni amministrative nel caso in cui il datore di lavoro violi le disposizioni della contrattazione collettiva attuative dei principi di cui al Testo Unico. La Direzione Generale per le politiche dei servizi per il lavoro e la Direzione Generale per l'attivit ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la circolare n. 24 del 12 settembre 2011, fornisce importanti chiarimenti in merito allarticolo 11 del Decreto Legge n. 138 del 13 agosto 2011, dedicato ailivelli essenziali di tutela in materia di tirocini formativi cos da ricondurli alla loro funzione di formazione e orientamento dei giovani. Nella circolare si precisa, in particolare, che la norma non retroattiva: le disposizioni introdotte dal decreto legge non riguardano i tirocini avviati o approvati prima del 13 agosto, che proseguiranno seguendo la normativa precedente e no alla loro scadenza. La Circolare chiarisce, inoltre, che per prevenire gli abusi e un utilizzo distorto di questo strumento formativo,il personale ispettivo responsabile dovr vericare leffettiva tipologia del tirocinio e la sua legittimit alla luce della normativa. Qualora il tirocinio gi in corso non risultasse conforme alla nuova disciplina, il personale ispettivo potr riqualicare il rapporto come di natura subordinata, con relativa applicazione delle sanzioni amministrative e con il recupero dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi sinora omessi.
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PROCEDURA DI LICENZIAMENTO COLLETTIVO EX L. 23 LUGLIO 1991 N. 223. SE IL CRITERIO DI CUI DELLART. 4 COMMA 9 COSTITUITO DALLA PENSIONABILIT NON PU CONFIGURARSI LIPOTESI DI MANCATA COMUNICAZIONE DELLE MODALIT DI APPLICAZIONE DEL CRITERIO DI SCELTA UTILIZZATO BENS LA (SOLA) VIOLAZIONE DELLO STESSO (Corte dAppello di Milano, 20 settembre 2011) Con la sentenza in epigrafe la Corte dAppello ha riformato la sentenza del Tribunale e conseguentemente revocato il decreto ex art. 28 L. 20 maggio 1970 n. 300 con il quale era stata dichiarata antisindacale la condotta della Societ per violazione, nellambito di una procedura di licenziamento collettivo, dellart. 4 comma 9 della L. 223/1991 (Raggiunto l'accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l'impresa ha facolt di collocare in mobilit gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Contestualmente, l'elenco dei lavoratori collocati in mobilit, con l'indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualica, del livello di inquadramento, dell'et, del carico di famiglia, nonch con puntuale indicazione delle modalit con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all'articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all'Ufcio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l'impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2). In particolare, nella procedura oggetto di impugnazione per condotta antisindacale, la Societ e le Organizzazioni Sindacali sottoscrivevano un verbale di accordo con il quale, al ne di individuare i lavoratori da collocare in mobilit, si concordava l'applicazione del criterio del possesso dei requisiti di pensionamento al momento della comunicazione della risoluzione del rapporto di lavoro nonch la possibilit di raggiungere i suddetti requisiti nell'arco del periodo massimo di fruizione dell'indennit di mobilit. Successivamente, altra Organizzazione Sindacale (non rmataria del predetto verbale di accordo) impugnava la procedura e chiedeva, quale statuizione nalizzata a rimuovere gli effetti della pretesa condotta antisindacale, la reintegrazione in servizio di due dei lavoratori licenziati (gli altri, aderenti ad altre sigle sindacali, avevano frattanto accettato il licenziamento), sul presupposto che a suo dire la comunicazione ex art. 4 comma 9 L. 223/1991 sarebbe stata carente sotto il prolo della mancata indicazione delle modalit di applicazione dei criteri di scelta. Quanto sopra in un contesto in cui i lavoratori licenziati e per i quali veniva chiesta la reintegrazione in servizio erano pacicamente in possesso dei requisiti di cui al predetto verbale di accordo. Il Tribunale, sia in sede di decreto sia nella successiva opposizione ex art. 28 L. 300/1970, accoglieva il ricorso, condannava la Societ per condotta antisindacale e, conseguentemente, disponeva la reintegrazione in servizio dei lavoratori licenziati, annullando i licenziamenti. Pi precisamente, in accoglimento della tesi del Sindacato ricorrente, il Tribunale censurava la comunicazione inviata dalla Societ ai sensi e per gli effetti dellart. 4 comma 9 L. 223/1991, affermando che la stessa doveva ritenersi carente sotto il prolo della indicazione delle modalit di applicazione dei criteri di scelta;
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che bench il criterio (accesso alla pensione) fosse concordato una specicazione delle modalit applicative in concreto era pur sempre possibile e avrebbe consentito di vericare la correttezza dellapplicazione del criterio medesimo; che la societ avrebbe potuto e dovuto comunicare i dati di tutti i dipendenti esaminati e non solo quelli licenziati, specicando lanzianit contributiva. La Corte dAppello ha revocato il decreto. In via preliminare, la Corte ha ricordato che non ogni violazione della procedura stabilita dal legislatore in tema di licenziamenti collettivi pu rivestire proli di antisindacalit. Ci premesso, e con specico riferimento allart. 4 comma 9 L. 223/1991, i Giudici dAppello hanno osservato che il criterio della pensionabilit o della maggiore prossimit del diritto alla pensione, non consentendo alcun margine di discrezionalit da parte del datore di lavoro, comporta la formazione di una graduatoria obiettiva con la conseguenza che non sarebbe ipotizzabile una mancata comunicazione delle modalit di applicazione dellunico criterio di scelta utilizzato, bens la violazione dello stesso criterio, essendo i dati cognitivi di ciascun lavoratore funzionali alla sola applicazione del criterio di scelta medesimo. I Giudici dAppello hanno applicato in modo corretto e non meramente formalistico la legge. Vericando, in concreto, se il diritto dellOrganizzazione Sindacale tutelato dallart. 4 comma 9 L. 223/1991, ossia quello alle informazioni sulle modalit con le quali i lavoratori sono stati licenziati, fosse o meno stato violato, non ha potuto che concludere, per le ragioni di cui sopra, che tale ipotesi non ricorreva. Il principio affermato nella sentenza in commento non appare in alcun modo messo in discussione dalla quasi coeva pronuncia della Suprema Corte che, sul tema, ha recentemente cos statuito in tema di procedura di mobilit, la previsione, di cui all'art. 4, comma 9, della legge n. 223 del 1991, secondo cui il datore di lavoro deve dare una "puntuale indicazione" dei criteri di scelta e delle modalit applicative, comporta che, anche quando il criterio prescelto sia unico, il datore di lavoro deve provvedere a specicare le sue modalit applicative, in modo che essa raggiunga quel livello di adeguatezza sufciente a porre in grado il lavoratore di percepire perch lui - e non altri dipendenti - sia stato destinatario del collocamento in mobilit o del licenziamento collettivo e, quindi, di poter eventualmente contestare la legittimit della misura espulsiva (Cass. 21 settembre 2011, n. 19233). (Causa curata da Giacinto Favalli e Damiana Lesce)
INAMMISSIBILE IL RICORSO PRESENTATO DAI MEDESIMI RICORRENTI, DINANZI AL MEDESIMO GIUDICE E NEI CONFRONTI DELLE MEDESIME PARTI, QUALORA, A FRONTE DI UN UNICO RAPPORTO OBBLIGATORIO, SIANO STATE PROMOSSE SUCCESSIVE E DISTINTE AZIONI GIUDIZIARIE AVENTI AD OGGETTO QUESTIONI CHE AVREBBERO POTUTO ESSERE PROMOSSE IN UN UNICO GIUDIZIO (Tribunale di Milano, 26 luglio 2011) Alcuni lavoratori convenivano in giudizio la societ datrice di lavoro e la societ committente dellappalto, presso cui avevano prestato la propria attivit, domandando la condanna di queste, in via solidale, al pagamento ex art. 1676 c.c. dellimporto corrispondente al valore della prestazione inerente al trasporto, lavaggio, asciugatura e stiratura delle divise di lavoro, il tutto a titolo di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale dellobbligo datoriale di provvedere alla manutenzione degli indumenti di lavoro aziendali. Si costituiva in giudizio solo la societ appaltatrice, eccependo, in via preliminare, che i ricorrenti avevano gi in precedenza promosso azione giudiziaria nei confronti delle medesime convenute, per ottenere il pagamento di differenze retributive e TFR, e che, pertanto, agendo nuovamente in giudizio nei confronti dei medesimi soggetti e davanti al medesimo giudice, per far valere crediti fondati sul medesimo rapporto di lavoro, e gi esistenti al momento della precedente iniziativa giudiziale, i ricorrenti avevano realizzato uningiusticata parcellizzazione della domanda giudiziale. Il Tribunale ha ritenuto privo di qualsiasi giusticazione il frazionamento di tali domande in ricorsi, depositati fra laltro in periodi tra loro contigui, ponendosi tale modus operandi dei ricorrenti in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Suprema Corte, secondo la quale non consentito al creditore di una determinata somma, dovuta in relazione ad un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, per essere ci in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede tra le parti, che con il principio del giusto processo; il Giudice, in applicazione di tali principi, considerata lunicit del rapporto obbligatorio (il rapporto di lavoro) sotteso a tutti i crediti azionati dei ricorrenti, ha dichiarato linammissibilit del ricorso. (Causa curata da Giorgio Molteni e Claudio Ponari) LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA DEL DIRIGENTE INSUSSISTENZA DELLA GIUSTA CAUSA E RICONOSCIMENTO DELL'INDENNIT DI MANCATO PREAVVISO E DELL'INDENNIT SUPPLEMENTARE NELLA MISURA MASSIMA DANNO DA MOBBING (Tribunale di Bergamo, 7 luglio 2011) Con una articolata sentenza il Giudice del Lavoro di Bergamo ha accertato lillegittimit e lingiusticatezza del licenziamento comminato a un dirigente di una societ multinazionale che, dopo avere ricevuto una prima sanzione disciplinare conservativa, aveva subito una seconda contestazione che aveva portato al licenziamento per giusta causa. In particolare il Tribunale ha accertato la assoluta pretestuosit e infondatezza delle contestazioni mosse al dirigente, ritenendo che il licenziamento costituisse solo la vicenda nale di un tentativo iniziato tempo prima di isolare ed esautorare il ricorrente, scomodo per svariate ragioni, forse anche per lostinatezza che ne caratterizzava il carattere. Tanto pi che lazienda aveva comminato al dirigente una prima sanzione conservativa che, oltre ad essere infondata, era comunque illegittima in quanto non prevista dal CCNL Dirigenti Aziende Industriali applicabile al rapporto di lavoro.
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Per tale ragione il Tribunale non si limitato a condannare lazienda al pagamento dellindennit di mancato preavviso, ma ha altres ritenuto ingiustificato il licenziamento, riconoscendo il diritto del dirigente al pagamento dellindennit supplementare nella misura massima. Inoltre il Tribunale ha accertato lesistenza di un comportamento mobbizzante dimostrato da numerosi episodi emersi nel corso dellistruttoria - tra cui, in particolare, tre diverse contestazioni disciplinari in un mese dopo 30 anni di servizio senza contestazioni, la palese infondatezze delle stesse contestazioni, la mancanza di collaborazione da parte di molti impiegati che avrebbero dovuto supportare il dirigente, la creazione di un clima di tensione intorno al dirigente, la privazione di poteri e di responsabilit, il diniego a tutte le richieste avanzate dal dirigente per ladozione di modifiche organizzative - condannando la societ al risarcimento del danno alla personalit morale e del danno biologico patiti dal dirigente. (Causa curata da Angelo Di Gioia e Giacinto Favalli) PATTO DI NON CONCORRENZA - REQUISITI - RIDUZIONE DELLA PENALE (Tribunale di Bergamo, 30 settembre 2011) Una societ datrice di lavoro ha chiesto che lex dipendente venisse, previo accertamento della violazione del patto di non concorrenza, condannato alla restituzione del corrispettivo percepito ed al pagamento della penale. Allatto dellassunzione la Societ, operante nel settore chimico, aveva stipulato con il dipendente un patto di non concorrenza della durata di cinque anni prevedendo, in caso di violazione, il pagamento di una penale di lire 100 milioni (pari a euro 42.962,42). Interrotto il rapporto di lavoro, lAzienda aveva accertato che lex dipendente era stato immediatamente assunto presso due societ concorrenti ed impiegato, come responsabile commerciale, nei medesimi settori (tessile e cosmetica) in cui aveva in precedenza lavorato. Il Giudice, esaminata preliminarmente la questione inerente la validit del patto, ha ritenuto che - indipendentemente dallestensione territoriale e della durata originariamente prevista - il fatto che linteressato avesse trovato impiego dopo poco tempo dalla cessazione del rapporto presso due aziende chimiche del medesimo settore ed ubicate nella stessa provincia della ex datrice di lavoro, rendesse operante comunque il patto di non concorrenza (per il quale era stato pagato per oltre 4 anni un corrispettivo congruo). Una CTU aveva inoltre accertato che le due nuove datrici di lavoro avevano commercializzato prodotti analoghi a quelli dellazienda titolare del patto, peraltro negli stessi settori in cui aveva operato il dipendente. A fronte di ci il Tribunale ha riconosciuto la violazione del patto, e - di conseguenza - ha disposto la condanna del dipendente alla restituzione del corrispettivo pattuito; oltre che il pagamento della penale, anche se ridotta in via equitativa. Sul punto, il Giudice ha giusticato tale riduzione ritenendo che la restituzione del corrispettivo fosse gi un pagamento oneroso gravante sul dipendente e che, nel caso di specie, bench vi fosse stato un inadempimento, lo stesso avrebbe determinato ridotti danni nella sfera della ex datrice di lavoro. (Causa curata da Vittorio Provera e Marta Filadoro) TFR - SE SI CONTESTA OCCORRE UNO SPECIFICO CONTEGGIO (Tribunale di Cassino, 19 settembre 2011) Se il lavoratore rivendica la riliquidazione del TFR e il pagamento di differenze retributive a tale titolo, il medesimo deve specicare le ragioni di fatto e di diritto per cui i conteggi dellazienda sarebbero errati, anche con riferimento alle previsioni del CCNL applicato. Il lavoratore non pu, invece, limitarsi a produrre un conteggio sintetico delle pretese differenze retributive, e/o a chiedere che sia disposta una CTU contabile esplorativa con cui supplire alle proprie carenze probatorie. In mancanza degli elementi di cui sopra, il ricorso deve essere rigettato allo stato degli atti in quanto radicalmente nullo. (Causa curata da Tommaso Targa)
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LA RISTRUTTURAZIONE DELLESPOSIZIONE DEBITORIA DELLE IMPRESE
A cura di Francesco Autelitano
Lattuale disciplina della crisi dimpresa, mutando la pi risalente prospettiva di stampo fallimentare, caratterizzata dalla nalit di favorire il riequilibrio nanziario dellimpresa temporaneamente in difcolt, la continuazione dellattivit e la permanenza sul mercato. La soluzione della crisi dimpresa pu oggi disporre dei seguenti strumenti:
piano attestato di risanamento (art. 67, c. 3, d, L.F.); di ristrutturazione dei debiti (art. 182 bis L.F.); il concordato preventivo (artt. 160 ss. L.F.); gli accordi stragiudiziali con singoli creditori.
1. Il piano di risanamento attestato
in un atto predisposto dallimprenditore (nellambito delle societ, da parte dellorgano amministrativo), con lausilio dei propri consulenti, che descrive la situazione nanziaria complessiva aziendale e determina gli interventi idonei a consentire il risanamento dellesposizione debitoria ed il riequilibrio della situazione nanziaria. Il piano devessere attestato da un esperto revisore contabile (in possesso dei requisiti di legge e designato dalla stessa impresa), il quale conferma, sulla base dei dati contabili esposti e vericati, la ragionevolezza del piano stesso in funzione degli obiettivi ivi previsti. assoggettato n a preventivo controllo giudiziale, n a pubblicit presso il registro delle imprese; pu essere reso noto solo ad alcuni creditori, interessati dalle richieste di nuova nanza o da specici accordi contemplati nel piano stesso. Il piano attestato perci dotato di una riservatezza che, in taluni casi, pu risultare opportuna e, inoltre, non impone costi di giustizia. caso di successivo fallimento dellimpresa, gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore in esecuzione del piano sono esentati da revocatoria. La disposizione nalizzata ad incentivare i creditori a sostenere il piano, accordando loro il suddetto benecio. in caso di successivo fallimento, prevista lesenzione dai reati di bancarotta (art. 217 bis L.F.). Inoltre la banca che intervenga a favore del piano tendenzialmente meno esposta ad una pretesa risarcitoria per concessione abusiva di credito.
I Lattestazione
suddetti beneci potrebbero tuttavia venire meno qualora, dopo il fallimento, il giudice valuti che il piano non ragionevole (rischio tanto pi contenuto quanto pi il piano solido, credibile ed autorevolmente attestato). del piano non blocca le azioni cautelari ed esecutive promosse dai creditori, n fa sorgere diritti di prededuzione per i nanziatori, n produce agevolazioni sul debito tributario e previdenziale.
In conclusione si tratta di istituto agile, riservato e con costi contenuti, ma con limitati beneci, che si presta, in particolare, a piccole/medie imprese in assenza di conclamati stati di crisi. 2. Laccordo di ristrutturazione dei debiti
in un accordo tra limpresa ed i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, avente ad oggetto il risanamento dellesposizione debitoria mediante ogni strumento utile (es. riscadenziamento debiti, moratoria interessi, stralcio, remissione) concordato con ciascun creditore, in attuazione di un piano attestato da un esperto revisore contabile che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei allaccordo. pubblicato nel registro delle imprese ed necessaria lomologazione del Tribunale, che decide anche in merito alle eventuali opposizioni dei creditori. deposito dellaccordo nel registro delle imprese ha quale effetto il blocco per 60 giorni delle azioni cautelari ed esecutive. Tale blocco pu essere anticipato dal Tribunale, a seguito di apposita istanza, alla fase precedente la stipulazione dellaccordo (art. 182 quater L.F.). possibile proporre la transazione scale (182 ter L.F.), avente ad oggetto il pagamento parziale o dilazionato dei debiti tributari e previdenziali. caso di successivo fallimento, i crediti derivanti dai nanziamenti bancari disposti in esecuzione dellaccordo sono prededucibili. A determinate condizioni possono essere prededucibili anche i c.d. prestiti ponte, ossia i nanziamenti effettuati in funzione della domanda di omologazione dellaccordo. deroga alle norme civilistiche sono prededucibili no all80% del loro ammontare anche i nanziamenti soci disposti in esecuzione dellaccordo. in caso di fallimento prevista lesenzione dai reati di bancarotta e vi una copertura anche rispetto alladdebito di concessione abusiva del credito.
In sintesi gli accordi di ristrutturazione si caratterizzano, rispetto ai piani attestati, per una struttura pi rigida ed articolata e per il necessario intervento del Tribunale. Per contro gli effetti protettivi per limpresa e per i suoi creditori sono decisamente maggiori di quelli conseguenti ai piani attestati. 3. Il concordato preventivo
in una procedura concorsuale, avviata con domanda di ammissione presentata al Tribunale, cui si presenta un piano di ristrutturazione dei debiti attestato da esperto revisore contabile, che prevede gli interventi necessari sulle posizioni creditorie; queste vengono distinte per classi secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei. Il Tribunale, ove ammetta la procedura, nomina il Giudice Delegato ed il commissario giudiziale e dispone la convocazione dei creditori chiamati a votare sulla proposta di concordato.
Questa approvata dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto (di regola i creditori chirografari) e dalla maggioranza delle classi previste; lapprovazione del concordato vincola anche i creditori dissenzienti. Se il concordato approvato il Tribunale compie il giudizio di omologazione, decidendo anche sulle eventuali opposizioni dei creditori. deposito del ricorso per lammissione alla procedura previsto il divieto di azioni esecutive ed precluso lacquisto di prelazioni. decreto di ammissione alla procedura pubblicato nel registro delle imprese.
medesimo provvedimento dispone il versamento di una somma pari al 50% delle spese che si presumono necessarie per la procedura. pendenza della procedura, la gestione dellimpresa sottoposta alla vigilanza del commissario giudiziale e non possono essere compiuti atti eccedenti lordinaria amministrazione senza lautorizzazione del giudice delegato. possibile proporre la transazione scale (182 ter L.F.), analogamente a quanto previsto nellaccordo di ristrutturazione. beneci in tema di prededuzione, esenzione dalla revocatoria ed esenzione da reati fallimentari sono analoghi a quelli previsti per laccordo di ristrutturazione dei debiti.
Tra gli strumenti indicati, il concordato preventivo lopzione con una procedura pi complessa, costosa e limitativa per la gestione dellimpresa. Rispetto agli accordi di ristrutturazione vi il vantaggio che i creditori dissenzienti non vanno pagati integralmente e vi una maggiore copertura da azioni esecutive individuali. 4. Gli accordi stragiudiziali Non da escludere, peraltro, che la situazione concreta induca a preferire una gestione del debito che prescinda dai predetti istituti e che si fondi, in sostanza, su trattative individuali. Ci in dipendenza di circostanze quali limiti derivanti da impegni contrattuali con terzi, lesistenza di trattative per importanti operazioni negoziali od altri fattori che sconsigliano la pubblicit e le limitazioni operative derivanti dallutilizzo degli strumenti previsti dalla legge fallimentare. La valutazione di tali presupposti va attentamente considerata, anche alla luce della conseguente perdita dei beneci connessi agli strumenti tipici; ed comunque opportuno predisporre una situazione complessiva che consenta di vericare la coerenza dei singoli interventi con lobiettivo di riequilibrio aziendale.
Nel giudizio instaurato dallassicurato nei confronti dellimpresa assicuratrice per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da intese restrittive della libert di concorrenza, sebbene le conclusioni assunte dallAutorit Garante per la Concorrenza ed il Mercato, nonch le decisioni del Giudice amministrativo che abbiano eventualmente riformato quelle decisioni, costituiscano prova privilegiata, in relazione alla sussistenza del comportamento accertato o della posizione rivestita sul mercato e del suo eventuale abuso, ci non esclude che sia possibile per le parti offrire prove a sostegno di tale accertamento, o ad esso contrarie. Ci posto, la Compagnia non pu, tuttavia, limitarsi a produrre un elemento meramente indiziario - rappresentato dal parere dellISVAP, reso su richiesta dellAGCM, nel quale si enunci il dato statistico che, mediamente, nellesercizio del ramo RCA le compagnie registrano forti perdite - ben potendo essa fornire la prova relativa allesistenza in concreto di tali perdite mediante la produzione dei propri bilanci. (Cassazione, 22 settembre 2011, n. 19262)
ASSICURAZIONE POTERE DI RAPPRESENTANZA RECESSO COMPENSAZIONE TRA DEBITI E CREDITI
Dopo la revoca del mandato agenziale, lagente non pu essere considerato depositario della Compagnia, dovendosi conseguentemente ritenere ammissibile la compensazione tra debiti e crediti tra le parti, secondo i principi generali. (Tar Bari - Puglia, 31 agosto 2011, n. 1282)
DELLAVVOCATO CLAUSOLE CLAIMS MADE
In una polizza di responsabilit civile professionale, vessatoria, e deve essere specicamente sottoscritta, a pena di inefcacia, soltanto la clausola claims made spuria, e cio la clausola in virt della quale la garanzia assicurativa prestata per tutti i fatti e i comportamenti colposi del professionista compiuti durante la vigenza del contratto e per i quali la richiesta risarcitoria sia pervenuta durante il periodo di assicurazione.
La clausola claims made pura, invece, garantendo la copertura assicurativa per le condotte compiute anche prima della conclusione del contratto, per le quali le richieste risarcitorie siano avanzate durante il periodo dellassicurazione, non deroga alla durata legale di copertura contrattuale, ma rappresenta una estensione convenzionale del periodo di copertura. (Tribunale di Rovigo, sez. Adria, sentenza del 17 agosto 2011) Tizio, ex agente della Compagnia Alfa, conveniva in giudizio questultima afnch fosse condannata al pagamento, in suo favore, delle provvigioni relative agli anni 2002, 2003, 2004 a suo dire dovutegli su una polizza di RC, risolta a febbraio 2002 dalla Compagnia a seguito di sinistro. Il ricorrente, pur precisando di aver concordato con la Compagnia il pagamento di provvigioni ricorrenti (cio liquidate di anno in anno), e non precontate (liquidate in ununica soluzione, al momento della stipula del contratto e per tutti gli anni di validit della polizza), sosteneva, infatti, di avere diritto alle provvigioni che sarebbero maturate in suo favore in base alla Tra le nostre naturale durata del contratto, nonch al conseguente ricalcolo delle indennit di ne rapporto. sentenze: La Compagnia si costituiva in giudizio contestando la pretesa dellex agente, RAPPORTO DI AGENZIA - evidenziando che limpresa di assicurazione libera di valutare la RECESSO DELLA convenienza della prosecuzione di un contratto assicurativo; il recesso per sinistrosit insindacabile e lagente non pu pretendere di essere risarcito COMPAGNIA DAL per le provvigioni non incassate a seguito della risoluzione anticipata dal CONTRATTO DI contratto. ASSICURAZIONE PER Peraltro, nel caso di provvigioni premontate, lo stesso Accordo Nazionale SINISTROSIT - PRETESA Agenti del 2003, allart. 9, a prevedere, in caso di scioglimento anticipato del DELLAGENTE IN contratto di assicurazione a seguito di sinistro, il diritto della Compagnia a RELAZIONE ALLE vedersi rifondere le provvigioni dacquisto. chiaro, infatti, che cessato per PROVVIGIONI PER sinistrosit il contratto di assicurazione a fronte del quale allagente LINTERA DURATA DEL competevano le provvigioni, queste non gli sono pi dovute perch la Compagnia, in relazione a quel contratto, non riceve pi alcuna utilit per la CONTRATTO quale lagente debba essere remunerato. INFONDATEZZA Il Tribunale di Milano, accogliendo le eccezioni della Compagnia convenuta, ha respinto le domande dellagente, affermando: 1) che il diritto dellimpresa di assicurazione di recedere anticipatamente da un contratto ritenuto non pi conveniente lespressione di una scelta insindacabile; 2) che il diritto dellagente alle provvigioni per lintera durata del contratto sottoposto alla condizione risolutiva, appunto, dellesercizio di quel diritto da parte dellimpresa. (Tribunale di Milano, sez. lav., sent. n. 1865, 20 settembre 2011; causa curata da Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano)
A cura di Vittorio Provera e Francesco Cristiano
LE PROPOSTE REGOLAMENTARI DELLA CONSOB PER LATTUAZIONE DELLART. 123TER DEL TUF IN MATERIA DI TRASPARENZA DELLE REMUNERAZIONI DI AMMINISTRATORI E TOP MANAGERS NELLE SOCIET QUOTATE
Come segnalato nella nostra newsletter n. 47 dello scorso maggio, con il D.lgs. 30 dicembre 2010, n. 259 (in G.U. n. 30 del 7 febbraio 2011), il Governo ha recepito le raccomandazioni 2004/913/CE e 2009/385/CE - in materia di remunerazione degli organi di amministrazione e controllo, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilit strategiche delle societ quotate - prevedendo che, almeno 21 giorni prima dellassemblea convocata per lapprovazione del bilancio, le societ quotate mettano a disposizione degli azionisti e del pubblico una Relazione sulla remunerazione, disciplinata dal nuovo art. 123-ter del D.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (T.U.F.). La Consob, sentite Banca dItalia ed Isvap, stata delegata ad emanare disposizioni regolamentari di attuazione degli obblighi di disclosure da inserire nella Relazione sulla remunerazione, con specificazione, in particolare, del livello di dettaglio con cui le informazioni dovranno essere fornite. In data 10 ottobre 2011, la Consob ha pubblicato sul proprio sito internet un documento di consultazione, contenente proposte di modifica del Regolamento Emittenti. In particolare, con lintervento del 10 ottobre 2011, la Consob ha delineato i contenuti delle due sezioni in cui dovr essere articolata la Relazione sulla remunerazione, ai sensi dellart. 123-ter del TUF. La prima sezione dovr illustrare le politiche di remunerazione dei componenti dellorgano di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilit strategiche. Essa dovr contenere almeno le seguenti informazioni:
gli organi o i soggetti coinvolti nella predisposizione ed approvazione della politica delle remunerazioni, con
specificazione dei rispettivi ruoli, nonch gli organi od i soggetti responsabili della corretta attuazione di tale politica;
leventuale intervento di un comitato per la remunerazione o di altro comitato competente in materia, con
descrizione della composizione, delle competenze e delle modalit di funzionamento;
leventuale intervento di esperti indipendenti, con precisazione del nominativo, della procedura seguita per la
loro scelta e delle valutazioni effettuate in fase di selezione;
le finalit perseguite con la politica delle remunerazioni, i principi che ne sono alla base ed i cambiamenti
significativi della politica delle remunerazioni rispetto allesercizio finanziario precedente;
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la la i
descrizione delle politiche in materia di componenti sse e variabili della remunerazione, con particolare riguardo allindicazione del relativo peso nellambito della retribuzione complessiva; politica seguita con riguardo ai beneci non monetari;
criteri utilizzati per la valutazione dei risultati alla base dellassegnazione di azioni, opzioni, altri strumenti nanziari o altre componenti variabili della remunerazione; riferimento alle componenti variabili, una descrizione dei parametri in base ai quali vengono assegnate ed informazioni sul legame tra la variazione dei risultati e la variazione della remunerazione; volte ad evidenziare la coerenza della politica delle remunerazioni con il perseguimento degli interessi a lungo termine della societ e con la politica di gestione del rischio, ove formalizzata; termini di maturazione dei diritti (c.d. vesting period), gli eventuali sistemi di pagamento differito, con indicazione dei periodi di differimento e dei criteri utilizzati per la determinazione di tali periodi e, se previsti, i meccanismi di correzione ex post; sulla eventuale previsione di clausole per il mantenimento in portafoglio degli strumenti nanziari dopo la loro acquisizione, con indicazione dei periodi di mantenimento e dei criteri utilizzati per la determinazione di tali periodi; politica relativa ai trattamenti previsti in caso di cessazione dalla carica o di risoluzione del rapporto di lavoro; sulla presenza di eventuali coperture assicurative, ovvero previdenziali o pensionistiche, diverse da quelle obbligatorie; politica retributiva eventualmente seguita con riferimento agli amministratori indipendenti, allattivit di partecipazione a comitati, allo svolgimento di particolari incarichi (presidente, vicepresidente, etc.); specicazione se la politica retributiva stata denita utilizzando le politiche retributive di altre societ come riferimento e, in caso positivo, i criteri utilizzati per la scelta di tali societ.
informazioni la la
Le informazioni richieste dovranno essere fornite anche in negativo, qualora esse non siano disponibili in quanto relative ad aspetti non previsti dalla politica in materia di remunerazioni. La seconda sezione dovr essere strutturata, a sua volta, in due parti ed illustrare nominativamente i compensi degli organi di amministrazione e di controllo, dei direttori generali e degli altri dirigenti con responsabilit strategiche. Con riferimento a questi ultimi, le societ che non risultino di minori dimensioni, ai sensi dellart. 3 comma 1 lett. f) del Regolamento n. 17221 del 12 marzo 2010 (sono considerate di minori dimensioni le societ per le quali n l'attivo dello stato patrimoniale n i ricavi, come risultanti dallultimo bilancio consolidato approvato, superino i 500 milioni di euro. Le societ di minori dimensioni non possono pi qualicarsi tali nel caso in cui per due esercizi consecutivi non soddisno congiuntamente i predetti requisiti), dovranno fornire le informazioni sui compensi nominativamente: a) per i tre dirigenti con responsabilit strategiche che hanno percepito nel corso dellesercizio i compensi monetari pi elevati e
b) per i tre dirigenti con responsabilit strategiche che hanno percepito nel corso dellesercizio i compensi basati su strumenti nanziari pi elevati. Per i dirigenti con responsabilit strategiche diversi dai precedenti le informazioni dovranno essere fornite a livello aggregato. Le societ di minori dimensioni potranno fornire informazioni sui compensi corrisposti ai dirigenti con responsabilit strategiche in forma aggregata, indicando in nota il numero di soggetti cui si riferiscono le informazioni. Nella prima parte della seconda sezione dovr essere fornita unadeguata rappresentazione di ciascuna delle voci che compongono la remunerazione, compresi i trattamenti previsti in caso di cessazione dalla carica o di risoluzione del rapporto, evidenziandone la coerenza con la politica in materia di remunerazione di riferimento. Con riguardo ai piani di incentivazione basati su strumenti nanziari, le informazioni di dettaglio potranno essere fornite anche mediante rinvio alle informazioni contenute nei piani di compensi previsti dallart. 114-bis del TUF e da allegare alla Relazione, ai sensi dellart. 123-ter comma 5 del TUF. Con particolare riferimento agli accordi che prevedono indennit in caso di scioglimento anticipato del rapporto, le societ dovranno indicare:
esistenza di tali accordi, fornendo linformazione in negativo qualora questi non siano presenti e precisando, in tale ultimo caso, come si intenda regolare leventuale conclusione anticipata del rapporto; criteri di determinazione dellindennit spettante ad ogni singolo amministratore, consigliere di gestione, di sorveglianza o direttore generale. Nel caso lindennit sia espressa in funzione dellannualit, indicare in modo dettagliato le componenti di tale annualit; eventuali effetti della cessazione del rapporto sui diritti assegnati nellambito di piani di incentivazione basati su strumenti nanziari o da erogare per cassa; casi in cui matura il diritto allindennit;
esistenza di accordi che prevedono lassegnazione o il mantenimento di beneci non monetari a favore dei soggetti che hanno cessato il loro incarico ovvero la stipula di contratti di consulenza per un periodo successivo alla cessazione del rapporto; esistenza di accordi che prevedono compensi per impegni di non concorrenza;
leventuale con
riferimento agli amministratori che hanno cessato il loro incarico nel corso dellesercizio, eventuali scostamenti nella determinazione dellindennit rispetto alle previsioni dellaccordo di riferimento; caso in cui non siano previsti specici accordi, esplicitare i criteri con i quali sono state determinate le indennit di ne rapporto maturate.
Nella seconda parte della seconda sezione dovranno essere riportati analiticamente i compensi corrisposti nellesercizio di riferimento a qualsiasi titolo ed in qualsiasi forma dalla societ o da societ controllate e collegate, utilizzando tabelle alluopo predisposte.
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Dovranno essere riportati separatamente, in particolare:
i le i i
compensi, distinguendo: i compensi ssi, quelli per la partecipazione a comitati, bonus ed altri incentivi, le partecipazione agli utili, i beneci non monetari, le indennit di ne carica, le retribuzioni da lavoro dipendente, gli altri compensi; stock-option assegnate;
piani di incentivazione basati su strumenti nanziari diversi dalle stock-option; piani di incentivazione monetari.
A questo punto si dovranno vericare i riscontri al documento Consob cos sintetizzato, che, certamente, impone obblighi assai precisi alle Societ quotate in materia di pubblicazione delle informazioni sulle remunerazioni.
DEL LAVORO Pocket 2011 A cura di Giacinto Favalli, Andrea Stanchi, Luca DArco In libreria ledizione 2011 del Codice del Lavoro Pocket aggiornata con il Testo unico dellApprendistato (D.L.vo 14 settembre 2011, n. 167) LOpera aggiornata con:
ilD.L.vo 14 settembre 2011, n. 167, Testo unico dellapprendistato; laL.
14 settembre 2011, n. 148(Legge di stabilizzazione finanziaria 2011) che ha fra laltro introdotto sia nuove norme in materia di contrattazione collettiva, sia nuove disposizioni su intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Indice Sommario
Trir & Partners Avvocati: Dalla crisi al rilancio dellimpresa A cura di Francesco Autelitano, Giacinto Favalli, Giorgio Molteni, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Carlo Uccella
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Chiossetto, Via Chiossetto 20 24 Novembre 2011, ore 15.30 Tavola Rotonda T&P: Dirigenti e Amministratori Relatori: Avv. Giacinto Favalli, Avv. Vittorio Provera, Avv. Giorgio Molteni, Dott. Leonardo Mottolese, Avv. Francesco Autelitano, Avv. Claudio Ponari Programma
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DirittoBancario.it: 26/10/ 11 twitter @DirittoBancario Segnalazione degli sconnamenti (past due). Le regole in vigore dal 1 gennaio 2012 di Francesco Autelitano Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 13/10/11 twitter @Diritto24 Il Caso Fiat di Pomigliano. I nuovi accordi sindacali di primo e secondo livello di Giacinto Favalli HR On Line - AIDP: N17 Ottobre 2011 Licenziamento per superamento del periodo di comporto periodo di aspettativa di Vittorio Provera e Marta Filadoro Corriere della Sera: 05/10/11 Modello Pomigliano per tutti i contratti nelle fabbriche del Lingotto Intervista a Salvatore Trir Il Sole 24 Ore: 04/10/11 Scelta che complica le intese.Il parere dei Giuristi del Lavoro Intervista a Giacinto Favalli Il Mondo: 23/09/11 Articolo 8, strada stretta tra eccezioni e dubbi Intervista a Stefano Trir Newsletter - AIDP: N18 Settembre 2011 Il distacco del lavoratore straniero in Italia di Giacinto Favalli Il Sole 24 Ore: 06/09/11 unapertura, non va data una valenza ideologica Intervista a Giacinto Favalli Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 06/09/11 twitter @Diritto24 Lavori usuranti: laccesso anticipato al pensionamento di Vittorio Provera
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