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Timestamp: 2019-07-20 19:54:21+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art 6', '§ 1', 'art.27', 'art.27', 'sentenza ', 'sentenza ']

STRASBURGO 14 Gennaio 2016, una sentenza storica
I diritti fondamentali, qual è il diritto alla salute dei cittadini, delle persone non sono negoziabili anche in presenza di contingenze o necessità economiche.
Questo è il principio imposto dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, che ha finalmente affrontato il dramma di centinaia di persone e delle loro famiglie ingiustamente vittime delle conseguenze dovute alle trasfusioni di sangue infetto ricevute nel ventennio 1970-1990.
La sentenza emessa qualche giorno fa dalla CEDU rappresenta, sotto l'aspetto della tutela del diritto alla vita (art. 2 Conv.) e del diritto ad un equo processo (art 6§ 1), pure tenendo conto del rimedio legislativo introdotto dallo Stato con l'art.27 bis D.L.90/2014, convertito nella L.114/2014 (equa riparazione) e dal gran numero di cittadini Italiani coinvolti, una delle decisioni più importanti, rese dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo nei confronti dell'Italia, in considerazione del fatto che gli importi liquidati, dalla Corte EDU, per i 350 r icorrenti a titolo di danno non patrimoniale ammontano a circa 10 milioni di Euro e che gli importi che lo Stato Italiano dovrà versare a circa 7000 contagiati, inseriti nell'elenco RIDAB, grazie all'art.27 bis della L.114/2014 ammontano ad oltre 700.000.000,00 (settecento milioni) di euro. Non solo, lo stato Italiano per decenni non ha affrontato, irresponsabilmente, la questione del mancato adeguamento dell'indennizzo della L.210/92 e lasciato all'iniziativa dei singoli i rimedi per l'accertamento delle responsabilità e per il risarcimento.
Grazie alla tenacia di alcuni sopravvissuti, ed alle capacità di alcuni avvocati, tra i quali Michele Scolamiero e Sergio Guadagni di Napoli, promotori di molti ricorsi dinanzi alla Corte EDU (ad es : M.C. e altri, c/Italia e Vassallo e altri c/Italia 726713/2010), con la sentenza emessa nel settembre del 2013 l'Italia veniva sanzionata per non aver riconosciuto l'adeguamento dell'indennizzo previsto dalla L. 210/92 secondo gli indici al tasso di inflazione programmato.
Nel breve volgere di un lustro, un tempo breve considerando le lungaggini della giustizia italiana, la CEDU mette la parola fine a questa incresciosa vicenda, e palese ingiustizia, che lo Stato ha perpetrato nei confronti di molti cittadini.
La sentenza emessa qualche giorno fa, e quella ottenuta nel 2013 che sanciva l'obbligo dell'adeguamento dell'indennizzo, interviene a riportare un po' di giustizia ai malati, ed alle loro famiglie, che avevano visto la loro vita distrutta solo perché avevano avuto bisogno nella loro esistenza di una trasfusione.
Il Presidente A. Loris Brunetta
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