Source: http://www.anpiesquilino.org/2013/07/
Timestamp: 2019-03-20 06:00:23+00:00
Document Index: 75486004

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 1']

A.N.P.I. Sezione Esquilino-Monti-Celio "don Pietro Pappagallo": luglio 2013
A difesa della Costituzione. Nota del Presidente dell'ANPI, Carlo Smuraglia
"Come ho scritto più volte, la questione delle riforme costituzionali, su cui stanno lavorando Governo e Parlamento, è di grande importanza e merita piena attenzione.
Ripeto, per l’ennesima volta, che l’art. 138 è una garanzia per tutti; dunque non va toccato, e invece lo stanno strapazzando, a grande velocità, come se nessuno avesse fatto obiezioni e si trattasse di una cosa pacifica.
Aggiungo che la velocità impressa a questo disegno di legge costituzionale, in un momento in cui il Parlamento è invasato di provvedimenti di grande rilievo ed urgenza, che incidono direttamente su singoli interessi più immediati dei cittadini, è di per sé anomala e ingiustificata.
Ciò che mi preoccupa, peraltro, è l’attenzione, ancora piuttosto scarsa, che molti nostri organismi periferici stanno dedicando alla delicatissima tematica istituzionale.
Conosco iniziative importanti e di rilievo solo dell’ANPI provinciale di Torino e dell’ANPI provinciale di Modena; segue, con un pochino di distanza, Grosseto, e poi non molti altri. Allora, bisogna intendersi: questa è una priorità, alla quale tutti i nostri organismi devono dedicare la massima attenzione, assumendo iniziative di ogni tipo, per informare, per discutere, per avviare confronti. Ci possiamo concedere, adesso, una pausa di riposo meritato, ma alla ripresa – fin dai primi di settembre – bisognerà muoversi, mobilitarsi e darsi da fare. Non solo alcuni, ma tutti."
Presidente dell'ANPI Nazionale
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 08:59
Salvatore Settis: Non hanno il diritto di cambiare la Costituzione
“Ho firmato l’appello del Fatto Quotidiano con grande convinzione perché ritengo che la Costituzione sia davvero in pericolo”. Salvatore Settis, studioso di fama internazionale e importante voce critica del nostro tempo, ha parole chiare e dure sulla vicenda.
Professore, che sta succedendo con il disegno di legge di modifica dell’articolo 138?
Sta avvenendo una forzatura. Questo è un governo di necessità e di scopo che doveva fare un certo piccolo numero di cose fra cui al primo posto c’era sempre stata la riforma di quell’orrenda legge elettorale che ci ritroviamo. Ora invece scopriamo che la prima cosa che deve fare è cambiare la Costituzione – e non è cosa secondaria, parliamo della forma dello Stato e di governo – mentre la riforma del porcellum , così chiamato non per caso, viene demandata alla stessa commissione come se fosse un pezzo della Costituzione. Non mi convince per nulla che questa modifica diventi una necessità immediata, addirittura da fare prima della legge elettorale. E l’intervista che ha dato la Gelmini (ieri su Repubblica, ndr) ci dice che siamo sotto scacco di un ricatto: il fatto che riforma costituzionale e quella elettorale stiano insieme dimostra che c’è tutta una manovra della destra per incidere profondamente sulla Costituzione, che Berlusconi definiva sovietica. Spero vivamente che il Pd rinsavisca in tempo.
I Padri costituenti, lungimiranti, pensarono al 138 in maniera articolata: in un suo intervento molto duro su Repubblica lei lo chiama frutto di “calibratissima ingegneria istituzionale”…
La Costituente vera, l’unica che abbiamo avuto nel 1946 e 1947, è tutt’altro rispetto alla Costituente finta, quella che si vuol fare adesso. Le due differenze principali sono che quella vera fu eletta per scrivere la Costituzione, aveva perciò uno scopo. Invece il Parlamento di oggi non è legittimato per esprimere una Costituzione, anche per il modo con cui non è stato eletto ma nominato col Porcellum. Al lavoro della Costituente vera poi si affiancò una grande opera di alfabetizzazione costituzionale (c’era un ministero apposito, retto da Nenni sia col governo Parri che con quello De Gaspari): c’erano trasmissioni quotidiane alla radio in cui si educava e si informava. Si trattava di coinvolgere nel progetto di scrittura della Costituzione più gente possibile. Ora si tratta invece di tenerlo il più nascosto e lontano possibile dall’opinione pubblica, magari promettendo improbabili sondaggi via web che sono tutt’altra cosa.
Qual era nel dopoguerra il livello di quella discussione?
Leggendo gli atti della Costituente – un testo meraviglioso che bisognerebbe antologizzare – si impara una cosa che oggi sembra quasi una favola: i deputati della Costituente studiavano! Andavano a fondo. Su proposta di Giorgio La Pira furono tradotte in italiano tutte le costituzioni del mondo. C’è un libretto prezioso che fu distribuito a tutti i costitutenti: quando affrontavano qualsiasi argomento, che fossero temi culturali o le modifiche costituzionali, avevano uno sguardo mondiale. In questo contesto si discusse se si poteva cambiare o meno la Costituzione.
Ed eccoci all’articolo 138.
Che è la procedura con il quale cambiarla. La Costituzione fu interpretata come rigida, che non è il contrario di flessibile, bensì di segmentata. Vuol dire che tutte le sue parti si tengono insieme. Un articolo non si può cambiare senza cambiare l’architettura dell’insieme. Appunto per questo c’è il 138, proprio per evitare che una maggioranza improvvisata o temporanea potesse modificare un articolo a sua immagine e somiglianza sfigurando l’intera architettura della Costituzione. La Carta può esser cambiata, ma con grande prudenza e largo consenso. Come ha detto il giurista Alessandro Pace, “è modificabile ma non derogabile”.
Nel dibattito di allora il democristiano Benvenuti disse che le modifiche non dovevano esser affrettate perché altrimenti potevano “recare la complicità del presidente della Repubblica”. Cosa voleva dire?
La preoccupazione era che un presidente fosse messo con le spalle al muro, costretto a firmare una modifica. Era una sorta di garanzia della figura suprema del presidente.
Vede analogie con oggi?
Esprimo la speranza che ci siano a Roma i custodi della Costituzione. Compreso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: spero che da una riflessione accurata su quello che sta accadendo possa ricavare la coscienza che la sua persuasione morale (se vogliamo dirlo in italiano e non col pessimo anglismo moral suasion) debba esser esercitata nella direzione di un rigorosissimo rispetto dell’articolo 138.
di Marco Filoni - da “Il Fatto” del 30 luglio 2013
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 12:30
Eccolo l'attacco finale alla nostra Costituzione democratica nata dalla Guerra di Liberazione. Ecco, come ci ricorda Salvatore Settis in questo mirabile articolo, che con la redazione del DDL n. 813 i firmatari Letta-Quagliariello-Franceschini ci informano che la Costituzione dev’essere adeguata al «mutato scenario politico, sociale ed economico». Noi, che difendiamo da sempre la Costituzione della Repubblica, secondo il succitato trio pecchiamo di «conservatorismo costituzionale», perchè la forma dello Stato e del governo come furono immaginate dalla Costituente «nella temperie della guerra fredda» sono superate e inadatte ai nostri tempi. Eccolo l''attardato thatcherismo di ambienti finanziari e imprenditoriali neoliberisti, dove J.P. Morgan detta le regole e ci dice che la crisi economica è stata causata dalle troppe concessioni alle classi meno abbienti, dai diritti civili e dai diritti dei lavoratori e dall'antifascismo. Non passeranno. Inizia, da oggi, la nostra nuova Resistenza.
Marco Foroni, Segretario Sezione ANPI don Pappagallo
Si può cambiare la Costituzione, e come? Per tutto il 1947 la Costituente discusse appassionatamente questo punto cruciale. Tutti erano d’accordo che la Carta è «nelle sue grandi mura definitiva, e deve aver vita di secoli » (Meuccio Ruini), e che va intesa come “rigida”, un insieme organico di cui non si può cambiare un articolo senza incidere sull’insieme. Secondo il democristiano Lodovico Benvenuti (più tardi Segretario generale del Consiglio d’Europa), i principi della Carta «non possono esser rimessi all’arbitrio di qualsiasi maggioranza parlamentare», anche per evitare che affrettate modifiche richiedano «la complicità del presidente della Repubblica». Costantino Mortati (Dc) osservò che «la Costituente fu eletta ad hoce nel periodo della sua formazione i partiti hanno presentato i loro programmi sulla nuova Costituzione», mentre «una Camera avvenire, eletta per un compito normale di legislazione», non sarà mai altrettanto legittimata a cambiarne il testo.
Secondo Alessandro Pace (audizione al Senato, 21 giugno), un vizio di fondo inficia questo ddl. «Il Parlamento può modificare l’art. 138, ma finché quella procedura è in vigore deve rispettarla: l’art. 138 è bensì modificabile, ma non derogabile», il ddl 813 costituisce perciò «una modifica surrettizia con effetti permanenti». Ma le anomalie non si fermano qui: perché il governo ha nominato una commissione di “saggi” «incaricata di fornire i suoi input nel merito delle modifiche da apportare alla Costituzione »? Come mai gli emendamenti alle proposte di revisione co-stituzionale possono essere presentati dal governo e dai capigruppo, ma non da un singolo deputato come nella Costituente? Che vuol dire l’art. 4, secondo cui «qualora entro il termine non si pervenga all’approvazione di un progetto di legge costituzionale, il Comitato trasmette comunque un progetto di legge»? Quale progetto di legge, se nessuno è stato approvato? Perché infine (lo hanno incisivamente notato Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro) al Comitato è rimesso anche l’esame delle leggi elettorali, come se il Porcellum fosse diventato un pezzo di Costituzione?
Perché tanta fretta, perché tante anomalie? Perché, ci informa la relazione del ddl 813, la Costituzione dev’essere adeguata al «mutato scenario politico, sociale ed economico ». Chi difende la Costituzione com’è pecca di «conservatorismo costituzionale », spiegano Letta-Quagliariello-Franceschini, poiché la forma dello Stato e del governo furono immaginate dalla Costituente «nella temperie della guerra fredda». Questo affondo storiografico è un’impronta digitale, rivela da dove vengono le certezze di chi ci governa: dalla partyline, diffusa nell’attardato thatcherismo di ambienti finanziari e imprenditoriali, secondo cui la crisi economica nasce dalle troppe concessioni alle classi meno abbienti. Come ha ricordato Barbara Spinelli in queste pagine, chi ha divulgato questa linea in Italia è Berlusconi, secondo cui la nostra Costituzione «fu scritta sotto l’influsso della fine di una dittatura da forze ideologizzate », è una “Costituzione sovietica”. Ancor più chiaro è il rapporto sull’area euro della società finanziaria J.P. Morgan (28 maggio), secondo cui «all’inizio della crisi, si pensava che i problemi nazionali fossero di natura economica, ma si è poi capito che ci sono anche problemi di natura politica. Le Costituzioni e i sistemi politici dei Paesi della periferia meridionale, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica, (…) e sono ancora determinati dalla reazione alla caduta delle dittature. Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche ».
Salvatore Settis (La Repubblica, 28 luglio 2013)
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 15:53
L'ANPI Roma. No a festeggiamenti per i 100 anni del criminale nazista Priebke
“Un criminale di guerra non può essere festeggiato, alla memoria delle vittime del nazifascismo non si può mai derogare”. E’ quanto afferma il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma nell’apprendere che il 29 luglio saranno festeggiati i 100 anni di Erich Priebke, il capitano delle SS che sta scontando l’ergastolo ai domiciliari per l’eccidio delle Fosse Ardeatine.
“La migliore risposta a chi vuole festeggiare il carnefice delle Fosse Ardeatine è l’adesione alla petizione on line ‘Vogliamo giustizia e verità sulle stragi nazifasciste’ tramite il sito www.anpi.it.
Ci auguriamo che non si ripetano i festeggiamenti pubblici che Priebke ebbe per i suoi 90 anni. Le ragioni della giustizia e della verità storica non posso essere oscurate, dando la possibilità a personaggi noti di strumentalizzare politicamente il compleanno con l’intento di assolvere la barbarie nazifascista e screditare il ruolo e il significato che i partigiani ebbero nella Resistenza e nella nascita della Repubblica e della democrazia. Priebke rappresenta la responsabilità di tutte le stragi compiute in Italia, che hanno causato la morte di circa 15.000 persone. Nel 70° anniversario dell’inizio della Resistenza l’ANPI di Roma ricorda tutte le vittime del nazifascismo, ed esprime solidarietà alle famiglie dei Martiri, molte delle quali non hanno avuto giustizia. “
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 14:31
I 100 anni del criminale nazista. Noi non festeggiamo. Una nota dell'ANED
Erich Priebke compie 100 anni. C'è poco da festeggiare
L'Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi nazisti esprime il proprio sdegno e quello dei suoi associati per gli imminenti annunciati festeggiamenti che l'avvocato Paolo Giachini intende organizzare per i 100 anni del suo assistito Erich Priebke.
Priebke è un criminale di guerra nazista; non possiamo dimenticare che per sua diretta responsabilità tanti ragazzi italiani, colpevoli soltanto di aver combattuto per la libertà e la democrazia, non hanno potuto conoscere neppure la maturità, hanno visto distrutti i propri sogni e i propri progetti.
Erich Priebke, che non ha mai pronunciato parole di pentimento, gode già nel nostro paese di un regime di semilibertà, concessogli da una giustizia certamente più umana e rispettosa di quella da lui propugnata da sempre. Non sfidi ora i sentimenti più profondi degli italiani e la memoria dei familiari dei Martiri con festeggiamenti assolutamente fuori luogo
Chiediamo che venga impedita qualsiasi forma di festeggiamento pubblico e che non venga dato nessun risalto a questo evento privato per rispetto dei Martiri, delle loro famiglie e ai milioni di persone che hanno perso la vita e hanno sofferto per mano nazista.
L'Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 23:08
Etichette: Fosse Ardeatine, Nazismo
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 22:14
Caro Pippo Baudo, via Rasella non fu un attentato terroristico
RAI: ANPI A PIPPO BAUDO, VIA RASELLA NON FU ATTENTATO TERRORISTICO
(AGENPARL) - Roma, 10 lug -
Lunedì 8 luglio è andato in onda su Rai Tre in prima serata il programma ‘Il viaggio’, con Pippo Baudo. Al suo interno è stato dedicato un servizio al Sacrario delle Fosse Ardeatine nel quale il presentatore Baudo ha intervistato il maggiore dell’Esercito Italiano Francesco Sardone. Purtroppo ancora una volta, parlando di via Rasella, si sono rappresentati i fatti come se si fosse trattato di un attentato terroristico, e non di una "legittima azione di guerra partigiana", come è stato riconosciuto più volte dalla Corte di Cassazione italiana e da numerosi tribunali. Dispiace che uno dei più noti volti della TV italiana abbia scelto, ponendo le domande, di porre l’accento su presunti fatti poco chiari ancora oggi, quando la verità storica dovrebbe essere oramai riconosciuta e sedimentata. Ma le imprecisioni e i commenti equivoci non finiscono qui. Baudo, parlando di Don Pietro Pappagallo, dice che lui non c’entrava nulla! E’ vero, come innocenti però furono tutte le 335 vittime: non ci furono innocenti più di altri. Inoltre dobbiamo correggere il maggiore Sardone, che ha raccontato che dopo l’8 settembre del ’43 i Gruppi Armati Proletari cominciarono a compiere attentati contro i tedeschi, evidentemente confondendo i G.A.P. , Gruppi di Azione Patriottica responsabili dell’azione di via Rasella, con i Gruppi Armati Proletari, gruppo terroristico degli anni di piombo. Parlando della rappresaglia, le domande di Baudo sembrano legittimare le presunte leggi di guerra, solo in parte spiegate dal maggiore dell’Esercito, continuando a diffondere l’dea sbagliata che si potessero uccidere 10 persone per ogni militare morto. Baudo afferma: ”Dobbiamo dire la verità, sui fatti ancora si discute… gli autori non si sono mai presentati, anzi, sono stati insigniti di medaglia d’oro ed alcuni hanno fatto i deputati”. In realtà l'eccidio fu compiuto dai tedeschi in gran segreto e in tempi rapidissimi (21 ore dopo l'azione), in combutta con la polizia fascista, che consegnò alle SS di Kappler una parte delle vittime. Non fu rivolto alcun appello a consegnarsi agli autori dell'azione di via Rasella nè vi fu alcun preavviso della rappresaglia. Proprio per celare il posto dell'eccidio, i tedeschi fecero esplodere delle bombe all'ingresso delle cave Ardeatine. Ricordiamo quindi a Baudo, nel '70 anniversario della Resistenza, e a tutti i cittadini italiani che lo hanno ascoltato, che la verità è un’altra ed è stata definitivamente stabilita dai tribunali.
Lo rende noto l' ANPI Roma.
Su via Rasella, la Suprema Corte di Cassazione: < Definire "massacratori" i partigiani è diffamazione. Fu una legittima azione di guerra contro il nemico occupante >
ROMA (22 luglio 2009) - Commette diffamazione chi definisce «massacratori» i partigiani che, il 23 marzo 1944 condussero l'attacco di via Rasella contro i soldati nazisti occupanti. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta di risarcimento danni morali avanzata nei confronti del quotidiano Il Tempo da Elena Bentivegna, figlia della gappista Carla Capponi e di Rosario Bentivegna, due dei partecipanti all'azione di via Rasella, alla quale seguì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. I partigiani, secondo la Suprema Corte, non furono dei «massacratori di civili», ma compirono una «legittima azione di guerra» contro il nemico occupante.
La Cassazione - con la sentenza 16916 - ha contestato la decisione con la quale la Corte d'appello di Roma, nel 2004, aveva respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da Elena Capponi nei confronti del quotidiano Il Tempo. Il giornale aveva definito «massacratori di civili» i partigiani del commando di via Rasella, ritenendo legittimo l'uso di un simile termine in quanto quell'azione era «un gesto certamente violento, per sua natura finalizzato a cagionare orribile morte a una molteplicità di persone: si trattava di un inutile massacro». Ma i giudici di Piazza Cavour hanno ordinato alla Corte d'appello di rivedere il suo giudizio in quanto si tratta di un'affermazione «lesiva della dignità e dell'onore dei destinatari» mossa dall'intento di «accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi» (le oltre 300 vittime della strage delle Fosse Ardeatine).
«Su via Rasella, finalmente, si ristabilisce la verità: chi punta a fare becero revisionismo - interviene Alessandro Pignatiello del PdCI -, a diffamare e a riscrivere la storia d'Italia e della lotta di Liberazione, non potrà prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte che rende giustizia a chi lottò per la democrazia e la libertà».
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=66818&sez=HOME_INITALIA#IDX
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 13:19
Etichette: Rosario Bentivegna
“Non sarebbe cosa sicura affidare la funzione legislativa alla discrezione dei pochi”. Marsilio (1433-1499)
«Il Decreto Legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio». Con queste prime motivazioni, ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il ricorso al Decreto Legge sulla riforma dell’assetto delle Province, utilizzato in modo improprio, contro le prerogative del Parlamento, dal Governo "tecnico" di Monti sostenuto da PD-PDL-UDC.
In base alla nostra Costituzione, l'esercizio delle funzioni legislative da parte del Governo, che rappresenta eccezione alla competenza del Parlamento, è previsto come un fatto assolutamente eccezionale, in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77), oppure come potere esercitabile per regolare un preciso “oggetto” indicato dalla legge delegante (e quello soltanto), secondo i “principi e criteri” da essa stabiliti, ed entro limiti temporali precisi e determinati che non possono essere superati (art. 76).
Ma nelle ultime legislature la sistematica violazione o elusione dei principi e dei limiti all’uso di queste fonti, ha rappresentato un fatto grave, rilevante anche per le proporzioni che ha assunto. Ovvero abbiamo assistito al massiccio e inaccettabile, trasferimento della funzione legislativa dal Parlamento, sola ed unica sede della legislazione in un ordinamento fondato sulla “sovranità popolare” (art. 1), al Governo. L’esercizio del potere legislativo nel chiuso del Palazzo, nel possibile privilegio del vantaggio personale privato o, forse più spesso, nel guardare agli interessi di chi, questi “pochi”, li sostiene.
Marco Foroni (Segretario Sezione ANPI don Pappagallo)
Pubblicato da A.N.P.I. Sezione Esqulino-Monti-Celio a 20:00