Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23587-del-23-09-2019
Timestamp: 2020-05-29 11:53:21+00:00
Document Index: 38506347

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 110', 'art. 182', 'art. 24', 'art. 360', 'art. 33', 'art. 182', 'art. 182', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23587 del 23/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23587 del 23/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 23/09/2019, (ud. 12/06/2019, dep. 23/09/2019), n.23587
sul ricorso 17649-2018 proposto da:
C.G., nella qualità di unica erede del sig.
C.P. e in persona della sua procuratrice generale Dott.ssa
Ch.Gi., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA G. MAZZINI N. 8,
rappresentata e difesa dall’avvocato MARIO A. INZILLO;
COMUNE DI MONTALTO UFFUGO, in persona del Sindaco pro tempore,
studio dell’avvocato ROBERTO BILOTTA, rappresentato e difeso
dall’avvocato GIUSEPPE LEPERA;
avverso la sentenza n. 1107/1/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CALABRIA, depositata il 02/05/2017;
Con sentenza n. 1107/1/2017, depositata il 2.5.2017 la CTR della Calabria dichiarava inammissibile l’appello proposto da C.G. nei confronti del Comune di Montalto Uffugo su controversia avente ad oggetto avviso di accertamento per Ici 2005 notificato a C.P., deceduto nel corso del giudizio, sul presupposto che la contribuente non avesse provato la qualità di erede.
Avverso la sentenza della CTR C.G. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un motivo.
Parte intimata resiste con controricorso, illustrato con memoria.
1. Con il motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, comma 1; violazione dell’art. 110 c.p.c. e dell’art. 182 c.p.c., comma 2, violazione dell’art. 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, censurando la laconica motivazione in relazione a tre rationes decidendi.
La CTR si è limitata ad affermare: “L’appello è inammissibile posto che ad impugnare è un soggetto diverso da quello soccombente in primo grado e, nonostante la formale eccezione del Comune resistente, non sono state fornite le ragioni di ciò, con idonea documentazione, da presentare entro il termine di venti giorni liberi prima della data di trattazione, fissati dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 33”.
Ha errato la CTR a ritenere tardiva la produzione della documentazione volta a provare la qualità di erede (contestata da parte appellata).
Questa Corte ha osservato che è finalizzata al controllo della regolare costituzione delle parti, la disposizione dell’art. 182 c.p.c., per la sua collocazione nel libro primo del codice di rito e per la sua portata di regola generale che non deroga ad alcun diverso principio, non ha natura eccezionale (contrariamente a quanto ipotizzato da una voce di dottrina), e dunque se ne deve ammettere l’interpretazione estensiva come l’applicazione analogica.
Sebbene costituisca una condizione dell’azione, la legittimazione ad agire si colloca lungo una linea di diretta consequenzialità rispetto alla costituzione in giudizio, perchè riguarda la regolare costituzione del contraddittorio; e al pari di questa, anche la legittimazione deve essere verificata d’ufficio dal giudice, al quale spetta di accertare la coincidenza del soggetto che esercita o contrasta l’azione con quello cui la legge riconosce il potere di agire o resistere in ordine al rapporto giuridico dedotto in giudizio (su quest’ultimo punto la giurisprudenza di questa Corte è costante: cfr. per tutte, Cass. n. 6132/08). Nel contesto, dunque, delle attività che in limine litis il giudice è chiamato a porre in essere affinchè il processo possa svolgersi correttamente e incanalarsi verso una decisione di merito idonea a produrre gli effetti di giudicato domandati, l’art. 182 c.p.c., cpv., deve ritenersi applicabile per via analogica all’ipotesi in cui la parte, nel costituirsi, abbia mancato di fornire la prova della legitimatio ad causam, prospettata in maniera coerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio (Cass. 13711/2014).
Nella specie la CTR avrebbe dovuto, a fronte della contestazione, chiedere alla parte di documentare la sua legittimazione processuale, assegnandole termine, sicchè la produzione documentale offerta dalla parte con le memorie depositate entro dieci giorni prima dell’udienza di discussione non poteva ritenersi tardiva.
La CTR non ha esaminato la documentazione prodotta, non valutando così, nè permettendo di comprendere, se fosse idonea o meno a provare la qualità di erede. A tanto provvederà il giudice di rinvio.
Il ricorso deve essere, conseguentemente, accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla CTR della Calabria in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Calabria in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.