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Timestamp: 2017-03-28 04:19:58+00:00
Document Index: 156486991

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 56', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 56', 'sentenza ']

Studio Legale Tidona - La nullità del contratto di investimento in strumenti finanziari sottoscritto fuori dalla sede della banca senza la previsione del diritto di recesso
La nullità del contratto di investimento in strumenti finanziari sottoscritto fuori dalla sede della banca senza la previsione del diritto di recesso
Di Maura Castiglioni, Avvocato 29 gennaio 2015
L’art. 30 d. lgs. 58/98 (Testo Unico Finanziario) al comma 6 stabilisce che l'efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede è sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell'investitore. Entro detto termine l'investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato. Inoltre tale facoltà deve essere indicata nei moduli o formulari consegnati all'investitore.
Il successivo settimo comma dell’art. 30 TUF commina la sanzione della nullità nell’ipotesi di inosservanza delle disposizioni stabilite e prevede che tale nullità sia deducibile da parte del solo cliente. Si tratta quindi di una nullità relativa.
La dottrina e la giurisprudenza si sono sempre divise sull’interpretazione da attribuire alla menzionata norma e cioè se attribuire il diritto di ripensamento al cliente anche in ipotesi differenti dai soli contratti di collocamento o di gestione di portafoglio, quali ad esempio quelli di negoziazione o di esecuzione di ordini enunciati all’art. 1, comma 5, lett. a) e b), o se invece limitarsi ad una interpretazione meramente letterale dell’art. 30 comma 6 TUF. La giurisprudenza di legittimità che aveva in passato optato per una interpretazione restrittiva della norma relativa allo ius poenitendi (Cass. civ. sent. n. 2065/2012 e Cass. civ. sent. n. 4564/2012) aveva sostenuto che il diritto di recesso previsto a favore dell'investitore per i contratti conclusi fuori sede e la connessa sanzione della nullità in caso di mancata comunicazione all'investitore del suindicato diritto di recesso sono circoscritti ai soli contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali, trattandosi di una disciplina peculiare che, come tale, non potrebbe essere applicata alla diversa ipotesi di contratti concernenti la prestazione del servizio di negoziazione di strumenti finanziari oppure di raccolta e trasmissione di ordini.
Non sono mancate pronunce giurisprudenziali di contrario avviso, secondo cui Il diritto di recesso previsto dall'art. 30, comma 6 TUF riguarda ogni forma di collocamento fuori sede di qualsivoglia servizio finanziario e di vendita di titoli mobiliari, senza distinzione tra "collocamento" e "negoziazione" ovvero "ricezione di ordini" (Tribunale di Modena, sez. I, sent. n. 1190 15-07-2011). Secondo tale orientamento giurisprudenziale dunque, il termine “collocamento” doveva essere inteso in un’accezione più ampia e non strettamente coincidente con la nozione di “servizio di collocamento”, che si caratterizza per essere prestato dall’intermediario in favore del soggetto che emette strumenti finanziari, con assunzione dell’incarico di promuovere l’acquisto da parte dei terzi investitori degli strumenti finanziari offerti in vendita.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13905 del 03/06/2013 hanno posto fine ad ogni diatriba giurisprudenziale e dottrinaria circa l’interpretazione, restrittiva o meno, da attribuire all’art. 30, comma 6 TUF. Hanno difatti stabilito che il diritto di recesso accordato all'investitore dal comma 6 dell'art. 30 TUF e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo comma 7, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela.
La Corte Suprema ha ritenuto fondamentale fare riferimento alla ratio legis della norma.
Lo jus poenitendi trova la propria ragione nella circostanza che l’operazione d'investimento si sia perfezionata al di fuori dalle sede dell'intermediario: tale fattispecie rende necessaria una speciale tutela per l'investitore, perchè ciò significa che, di regola, l'iniziativa non proviene da lui. E' logico cioè presumere che, in simili casi, l'investimento non sia conseguenza di una premeditata decisione dello stesso investitore, il quale a tale scopo si sia recato presso la sede dell'intermediario, ma costituisca invece il frutto di una sollecitazione, proveniente da promotori della cui opera l'intermediario si avvale; sollecitazione che, perciò stesso, potrebbe aver colto l'investitore impreparato ed averlo indotto ad una scelta negoziale non sufficientemente meditata.
Nella citata sentenza le Sezioni Unite della Corte di Cassazione proseguono precisando che se è l'esigenza di tutela l’obiettivo per cui il legislatore ha introdotto la disciplina del recesso nei contratti di collocamento di strumenti finanziari stipulati fuori sede dall'intermediario, è arduo negare che la medesima esigenza si ponga non soltanto per le operazioni compiute nell'ambito della prestazione di un servizio di collocamento in senso proprio, ma anche per qualsiasi altra ipotesi in cui l'intermediario venda fuori sede strumenti finanziari ad investitori al dettaglio, sia pure nell'espletamento di un servizio d'investimento diverso.
A favore dell'interpretazione estensiva del comma 6 dell’art. 30 TUF, che sia in grado di meglio assicurare la tutela del consumatore, milita altresì l’art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che, nel garantire "un livello elevato di protezione dei consumatori", impone d'interpretare le norme ambigue nel senso più favorevole a questi ultimi.
La sentenza n. 13905/2013 così da ultimo conclude: “L'orientamento in precedenza espresso da questa corte sulla questione in esame non può essere dunque ulteriormente seguito ed occorre invece enunciare il principio secondo cui il diritto di recesso accordato all'investitore dal D. Lgs. n. 58 del 1998, art. 30, comma 6, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo comma 7, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela”.
La questione sull’interpretazione da attribuire al comma 6 dell’art. 30 TUF è però ancora aperta. A tale comma della norma è stato aggiunto dall'articolo 56-quater, comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, il seguente inciso: “Ferma restando l'applicazione della disciplina di cui al primo e al secondo periodo ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettere c), c-bis) e d), per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 la medesima disciplina si applica anche ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettera a)”. La norma ora prevede che per i contratti sottoscritti dal 1° settembre 2013 lo jus poenitendi debba essere applicato anche alle ipotesi di cui all’art. 1, comma 5, lettera a) TUF e riferite alle negoziazioni per conto proprio.
L’art. 56-quater comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 parrebbe quindi contrastare con l’interpretazione estensiva attribuita all’art. 30 TUF dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13905/2013, limitando l’applicabilità del comma 6 dell’art. 30 TUF ai contratti relativi ai servizi di investimento sottoscritti però dal 1° settembre 2013.
Il Tribunale di Rimini, con la recente sentenza del 9 gennaio 2015, si è pronunciato su tale apparente contrasto tra giurisprudenza e normativa. In particolare ha accolto l’interpretazione estensiva dell’art. 30 TUF, precisando che la questione di diritto sull’ambito applicativo dei commi 6 e 7 dell’art. 30 TUF è stata definitivamente risolta sulla base dell’orientamento di legittimità che si è andato consolidandosi con la sentenza n. 13905/2013 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Con riferimento poi all’art. 56-quater comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, il Tribunale di Rimini ha statuito che non rileva la modifica apportata da tale norma e ciò in quanto la valenza retroattiva ed interpretativa della norma è stata già esclusa dalla stessa Corte di Cassazione con la sentenza n. 7776/2014. Pertanto la nullità per omessa previsione del diritto di recesso per i contratti conclusi fuori sede è applicabile ai contratti relativi a tutti i servizi di investimento, anche se sottoscritti antecedentemente al 1° settembre 2013.
Art. 30 (Offerta fuori sede)
Decreto legislativo - 24/02/1998, n.58 (Testo Unico Finanziario)
b) di servizi e attività di investimento in luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze di chi presta, promuove o colloca il servizio o l'attività.
2. Non costituisce offerta fuori sede:
a) l'offerta effettuata nei confronti di clienti professionali, come individuati ai sensi dell'articolo 6, commi 2-quinquies e 2-sexies;
b) l'offerta di propri strumenti finanziari rivolta ai componenti del consiglio di amministrazione ovvero del consiglio di gestione, ai dipendenti, nonché ai collaboratori non subordinati dell'emittente, della controllante ovvero delle sue controllate, effettuata presso le rispettive sedi o dipendenze.
a) dai soggetti autorizzati allo svolgimento dei servizi previsti dall'articolo 1, comma 5, lettere c) e c-bis);
b) dalle Sgr, dalle società di gestione UE, dalle Sicav, dalle Sicaf, dai GEFIA UE e non UE, limitatamente alle quote o azioni di Oicr.
4. Le imprese di investimento, le banche, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del testo unico bancario, le Sgr e le società di gestione UE e i GEFIA UE e non UE possono effettuare l'offerta fuori sede dei propri servizi e attività di investimento. Ove l'offerta abbia per oggetto servizi e attività prestati da altri intermediari, le imprese di investimento e le banche devono essere autorizzate allo svolgimento dei servizi previsti dall'articolo 1, comma 5, lettere c) o c-bis).
5. Le imprese di investimento possono procedere all'offerta fuori sede di prodotti diversi dagli strumenti finanziari e dai servizi e attività d'investimento, le cui caratteristiche sono stabilite con regolamento dalla CONSOB, sentita la Banca d'Italia.
6. L'efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede è sospesa per la durata di sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell'investitore. Entro detto termine l'investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al promotore finanziario o al soggetto abilitato; tale facoltà è indicata nei moduli o formulari consegnati all'investitore. Ferma restando l'applicazione della disciplina di cui al primo e al secondo periodo ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettere c), c-bis) e d), per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 la medesima disciplina si applica anche ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettera a). La medesima disciplina si applica alle proposte contrattuali effettuate fuori sede.
8. Il comma 6 non si applica alle offerte pubbliche di vendita o di sottoscrizione di azioni con diritto di voto o di altri strumenti finanziari che permettano di acquisire o sottoscrivere tali azioni, purché le azioni o gli strumenti finanziari siano negoziati in mercati regolamentati italiani o di paesi dell'Unione europea.
9. Il presente articolo si applica anche ai prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari e, limitatamente ai soggetti abilitati, ai prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione.