Source: https://www.laleggepertutti.it/130242_la-colpa-2
Timestamp: 2018-04-24 16:39:12+00:00
Document Index: 158776591

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 59', 'art. 47', 'art. 43', 'art. 2236', 'art. 43', 'art. 2236', 'art. 133', 'art. 61', 'art. 3', 'art. 133']

Professionisti La colpa
Cos’è la colpa: presupposti e natura della colpa, elementi costitutivi, colpa generica e specifica, propria e impropria, cosciente e incosciente, la colpa professionale.
La colpa è una forma meno grave di volontà colpevole in quanto manca nel soggetto la volontà di cagionare l’evento.
Essa ricorre in tutti i casi in cui il soggetto, pur potendo prevedere che la sua azione era tale da produrre conseguenze dannose o pericolose, ha agito con scarsa attenzione o con leggerezza, senza cioè adottare quelle misure e quelle precauzioni che avrebbero impedito il verificarsi dell’evento.
Esempio: l’automobilista che investe un pedone, cagionandone la morte, è responsabile del delitto di omicidio colposo se l’investimento è stato la conseguenza del suo imprudente comportamento di guida.
1 Natura giuridica della colpa
3 I tipi di colpa
4 La colpa professionale
5 Graduabilità della colpa
Natura giuridica della colpa
Sulla base di tale definizione, di natura normativa, si scontrano le opposte teorie inerenti l’individuazione dell’essenza della colpa. Infatti, secondo le teorie soggettivistiche (della prevedibilità, evitabilità ed errore), la colpa consiste o nella mancata previsione di un evento prevedibile o nel non aver evitato l’evitabile o in un errore di valutazione o esecuzione; di contro, per le teorie oggettivistiche l’essenza va ravvisata nella violazione di un dovere di attenzione o nell’inosservazione di regole doverose di condotta.
Più esauriente è la teoria mista (MANTOVANI) secondo cui l’essenza deve ravvisarsi nel «rimprovero al soggetto per aver realizzato involontariamente, ma pur sempre attraverso la violazione di regole doverose di condotta, un fatto di reato che egli poteva evitare mediante l’osservanza esigibile di tali regole».
Elementi costitutivi della colpa sono:
– elemento negativo dato dalla mancanza di volontà del fatto;
– elemento oggettivo dato dall’inosservanza delle regole di condotta;
– elemento soggettivo dato dall’attribuibilità dell’inosservanza al volere dell’agente
(occorre, cioè, che sia all’agente rimproverabile non essendo sufficiente l’oggettiva
inosservanza delle regole precauzionali).
a) colpa generica, ovvero derivante da:
– imprudenza, consistente nell’aver agito senza adottare le opportune cautele; essa si sostanzia nell’avventatezza e presuppone scarsa considerazione degli altrui interessi (es.: il titolare di un’attività industriale di preparazione di gas tossici non adotta le misure tecniche per evitare perdite o fuoriuscite di gas);
– negligenza, consistente nell’aver agito senza l’accortezza e l’attenzione che sarebbero state necessarie; essa si sostanzia nella mancanza di attenzione o sollecitudine (es.: il chirurgo dimentica un tampone emostatico nel corpo del paziente operato);
– imperizia, consistente nella inettitudine o nella scarsa preparazione professionale, di cui il soggetto è perfettamente cosciente; di regola si risolve in una imprudenza o
negligenza qualificata (es.: un soggetto miope si pone alla guida di una autovettura senza occhiali pur sapendo di non essere in grado di fronteggiare ogni situazione che gli si potrebbe presentare);
b) colpa specifica: deriva dalla inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, cioè dalla violazione di norme che, imponendo determinate cautele, mirano a prevenire proprio eventi del tipo cagionato dal soggetto;
c) colpa propria: è la forma normale di colpa e ricorre in tutti i casi in cui l’evento non è voluto dall’agente;
d) colpa impropria: si ha quando l’evento è voluto dall’agente (e si dovrebbe quindi rispondere a titolo di dolo) ma la legge stabilisce, in via eccezionale, che l’agente risponde a titolo di colpa. I casi di colpa impropria sono i seguenti: eccesso colposo
nelle cause di giustificazione (art. 55), supposizione erronea dell’esistenza di una causa di giustificazione inesistente (art. 59, comma 3), errore di fatto determinato da colpa (art. 47, comma 1);
e) colpa cosciente: ricorre quando l’agente ha previsto l’evento senza averlo voluto.
Si distingue dal dolo eventuale perché qui il reo agisce con la certezza che l’evento previsto come possibile non si avvererà (e non anche a costo della sua verificazione);
f) colpa incosciente: quando l’evento non è voluto e nemmeno previsto dall’agente.
Si ricordi che la responsabilità per colpa è eccezionale, quindi per la sua punibilità è sempre necessaria la previsione espressa della legge, mentre per la punibilità dei delitti dolosi non occorre un espresso riferimento al dolo.
Si è posto il problema di stabilire se il reato colposo cagionato da un soggetto nell’esercizio della sua professione (cd. colpa professionale) debba essere valutato secondo le regole generali dettate dall’art. 43 c.p. in tema di colpa (e cioè nel senso che egli deve essere chiamato a rispondere di qualsiasi negligenza, imprudenza, imperizia o per colpa specifica), oppure se anche in campo penale debba trovare applicazione il dettato dell’art. 2236 cod. civ. (per il quale il professionista deve essere chiamato a rispondere solo per colpa grave, con esclusione, quindi, di ogni responsabilità per fatti commessi con colpa media o lieve).
Riguardo, in particolare, alla c.d. colpa medica, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che l’accertamento della colpa professionale del sanitario, che deve essere valutata con larghezza e comprensione, per la peculiarità dell’esercizio dell’arte medica e per le difficoltà dei casi particolari, ma pur sempre nell’ambito dei criteri dettati, per l’individuazione della colpa medesima, dalla norma dell’art. 43 cod. pen., non può essere effettuato in base agli elementi dettati dall’art. 2236 cod. civ. Il grado della colpa è, infatti, previsto solo come criterio per la determinazione della pena (art. 133 cod. pen.) o come circostanza aggravante (art. 61 n. 3 cod. pen.), ma in nessun caso per determinare la stessa sussistenza dell’elemento psicologico del reato, sicché il minor grado di colpa non può avere giammai efficacia scriminante. Sul tema è, peraltro, intervenuto il legislatore. In particolare, ai sensi dell’art. 3 del D.L.13-9-2012, n. 158, conv. in L. 8-11-2012, n. 189, si è disposto che l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve.
Graduabilità della colpa
Ai sensi dell’art. 133 c.p. fra i vari indici di commisurazione della pena figura anche il grado della colpa.
Criteri soggettivi di graduazione:
– consapevolezza o meno di tenere una condotta pericolosa;
– quantum di esigibilità dell’osservanza delle regole cautelari;
– motivi che hanno spinto il soggetto ad agire.
– quantum di evitabilità;
– quantum di divergenza tra la condotta doverosa e quella tenuta.
Nel caso di concorso di più indici, il giudice deve procedere ad un giudizio di cumulo o di equivalenza o di prevalenza della stessa.