Source: http://federsupporter.it/index.php/749-tor-di-valle-uno-scempio-annunciato
Timestamp: 2017-09-25 09:43:47+00:00
Document Index: 45346144

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 2', 'art.8', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

TOR di VALLE : UNO "SCEMPIO" ANNUNCIATO
Oggi, con ogni probabilità, si compirà mediante una Deliberazione dell’Assemblea Capitolina, lo “ scempio” annunciato di Tor di Valle.
Contro tale “ scempio” Federsupporter, insieme con altre Associazioni e Comitati, si è sempre battuta e continuerà a battersi.
A questo scopo, il 13 giugno scorso ha trasmesso a tutti i Capi gruppo delle Forze politiche presenti nell’Assemblea di Roma Capitale un ampio e articolato Documento dell’Avv. Massimo Rossetti, accompagnato da una lettera agli stessi Capigruppo ( leggi di seguito).
In particolare, con riferimento alla vicenda , riportata dalla stampa, che ha interessato la Consigliera Grancio , nella lettera, si sottolinea che il Regolamento del Comune di Roma vieta il vincolo di mandato imperativo nei confronti dei Consiglieri, così come l’art. 67 della Costituzione lo vieta nei confronti dei Parlamentari.
Pertanto, qualsivoglia sanzione, di tipo economico e/o non economico, per violazione del divieto di mandato imperativo deve ritenersi nulla perché contra legem e tale da poter configurare ipotesi di reato.
Oggetto: Proposta relativa allo Stadio per la Roma a Tor di Valle approvata il 6 giugno 2017 dalla Giunta all’Assemblea Capitolina.
Federsupporter ha partecipato alla Conferenza di servizi decisoria relativa allo Stadio in oggetto conclusasi il 5 aprile scorso.
Federsupporter è una Associazione costituita in Roma, il 25 gennaio 2010, per atto pubblico, avente come fine statutario quello della rappresentanza e tutela dei diritti e degli interessi collettivi dei sostenitori sportivi: quali consumatori di spettacoli sportivi e piccoli azionisti di società sportive.
Essa, pertanto,è un tipico Ente esponenziale di diritti ed interessi superindividuali di una specifica ed omogenea categoria, quale, nella specie, quella dei predetti sostenitori, come tale titolare dei diritti di cui all’art. 2 del Codice del Consumo e come tale riconosciuta dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, nonché da plurime Autorità giudiziarie ( TAR del Lazio, Consiglio di Stato, Tribunali Civili e Penali).
Federsupporter, in particolare, ha dato un significativo ed apprezzato contributo di idee e di proposte in seno al gruppo di lavoro sul tema dello “ Sviluppo dei rapporti strutturati con i tifosi”, nell’ambito della Task force costituita dal Ministero dell’Interno che ha prodotto nell’aprile 2014 il pacchetto di misure intitolato “ Nuove misure per la sicurezza e la partecipazione alle manifestazioni sportive”.
L’Associazione, inoltre, è membro di Football Supporter Europe (FSE), Organizzazione europea dei sostenitori, riconosciuta come tale stabile interlocutrice dell’UEFA, nonché della Commissione e del Parlamento europei.
Federsupporter, tra i suoi scopi, persegue, oltre a quelli di rappresentanza e tutela come sopra specificati, anche quelli di interlocuzione con tutte le Istituzioni, sportive ed extrasportive, onde contribuire, con spirito collaborativo e costruttivo, mediante proprie idee e proposte, al rinnovamento ed al miglioramento del mondo dello sport.
L’Associazione recepisce nel proprio Statuto quanto previsto dall’art.8, comma 4, della Legge 4 aprile 2007, n. 41, enucleando espressamente, tra le proprie finalità, la promozione e la divulgazione dei valori e dei principi della cultura sportiva, della non violenza e della pacifica convivenza, come sanciti dalla Carta Olimpica.
Ciò premesso, si unisce alla presente il Documento redatto dall’Avv. Massimo Rossetti, Consigliere Responsabile dell’Area Giuridico-Legale, contenente una serie di approfondite ed articolate valutazioni su alcune criticità del Progetto di cui alla Proposta della Giunta Comunale.
Con l’occasione, si ricorda che, ai sensi del’art. 3, comma 3, del Regolamento del Consiglio Comunale, i componenti di quest’ultimo ed i Consiglieri aggiunti esercitano le loro funzioni liberamente e senza vincolo di mandato.
Si fa, altresì, presente che qualsivoglia tipo di sanzione, economica e non economica, prevista nei confronti dei suddetti Consiglieri, qualora non si attenessero nelle votazioni a vincoli di mandato, deve ritenersi radicalmente nulla perché contra legem e suscettibile anche di configurare ipotesi di reato. Nel ringraziare per l’attenzione, si porgono cordiali saluti.
Stadio per la Roma a Tor di Valle: Proposta del 6 giugno 2017 della Giunta all’Assemblea Capitolina. Da un “pasticcio” ad un altro ?
Sulla realizzazione dello Stadio in oggetto la Giunta di Roma Capitale ha approvato il 6 giugno scorso una Proposta di deliberazione da sottoporre all’esame ed all’approvazione dell’Assemblea Capitolina.
Ciò premesso, alcuni contenuti di tale Proposta configurano aspetti tali da far ritenere che dal “pasticcio”, di cui alla Deliberazione n.132 in data 22 dicembre 2014 della precedente Assemblea Capitolina, si corra ora il rischio di passare ad un nuovo” pasticcio”.
Ecco, di seguito, gli aspetti che suscitano maggiori perplessità e preoccupazioni.
Lo Stadio continua a non essere di proprietà della AS Roma spa
Ripetutamente, in passato, Federsupporter ha evidenziato come il nuovo Stadio non sarà di proprietà della AS Roma spa.
Cosa che è stata contestata dai piccoli azionisti della predetta Società nel corso dell’Assemblea della stessa tenutasi l’11 aprile scorso (in proposito, cfr. le Note del 29 maggio scorso su www.federsupporter .it).
Lo Stadio, infatti, sarà di proprietà di una Società, la NEEP Roma Stadio TDV, così detta “STADCO”, attualmente interamente controllata da NEEP Roma Holding spa, ma che sarà, poi, partecipata da EURNOVA spa, Società proponente del Progetto relativo allo Stadio.
La NEEP Roma Holding spa è la Società italiana controllante la AS Roma spa ed è, a propria volta, controllata dalla AS Roma SPV LLC, Società dello Stato americano del Delaware.
Vale a dire uno Stato che consente la massima ed assoluta segretezza ai soci delle società ivi costituite e residenti, nonché la possibilità di occultare fiscalmente gli introiti di tali società e, quel che più conta, dei reali proprietari e gestori degli affari delle stesse società.
Ne consegue che il nuovo Stadio e, soprattutto, i complessi edilizi che sorgeranno intorno al medesimo saranno, in ultima analisi, di proprietà della sunnominata Società del Delaware, aventi le peculiari e non certo trasparenti caratteristiche di cui sopra.
Non solo, ma la mancata proprietà dello Stadio da parte della AS Roma spa contrasta con uno dei principi fondamentali del fair play finanziario voluto dall’UEFA, secondo cui non vengono contabilizzati, ai fini dell’indebitamento delle società di calcio, i costi sostenuti da queste ultime per l’ammodernamento o la costruzione di nuovi stadi.
Quanto sopra, al precipuo scopo di patrimonializzare società che non lo sono affatto o lo sono scarsamente.
Nel caso della AS Roma spa, quindi, la realizzazione del nuovo Stadio non comporterà per essa alcun incremento del suo patrimonio, restando la Società, come lo è oggi per lo Stadio Olimpico, una mera utilizzatrice del nuovo impianto.
Neppure, peraltro, viene previsto che la AS Roma spa, mediante un contratto di leasing con la “STADCO”, possa, almeno in futuro, diventare proprietaria dello Stadio.
La dimensione del così detto “Business Park” continua ad essere nettamente prevalente rispetto a quella dello Stadio.
Una delle maggiori critiche rivolte al Progetto scaturito dalla Deliberazione n. 132 era quella per la quale la Superficie Utile Lorda (SUL) e le cubature del così detto “Business Park” costituivano magna pars dell’intero Progetto ( circa l’80% del totale).
Ora, secondo la Proposta approvata il 6 giugno scorso dalla Giunta, la SUL del predetto “ Business Park” risulterebbe ridotta di circa il 50% .
Tuttavia, essa continua ad essere nettamente prevalente rispetto alla SUL dello Stadio e delle strutture prettamente pertinenti e funzionali ad esso.
La SUL totale del Comparto A1, comprendente lo Stadio, la struttura destinata a Centro di allenamento, al “ Roma Village”, costituito dalla presenza di piccoli esercizi commerciali, di strutture ricettive, da una così detta “Hall of Fame”, comprendente strutture collettive per lo sport, lo spettacolo, la cultura, aree congressuali, pubblici esercizi, servizi alle persone, sportelli tributari, bancari, finanziari, nonché altre strutture turistiche, alberghiere, commerciali, è di complessivi 52.550 mq.
Il Comparto B1 costituito dal “Business Park”, comprendente edifici direzionali privati, pubblici esercizi , servizi alle persone, sportelli tributari, bancari e finanziari, esercizi commerciali e strutture di vendita, è di complessivi 139.500 mq, cui vanno aggiunti ulteriori 20.000 mq destinati a grandi strutture di vendita.
Pertanto, è di solare evidenza che la realizzazione di tutto ciò che non è strettamente pertinente e funzionale all’impianto sportivo ed alla sua fruizione, sia pure in un’ottica di un moderno impianto polifunzionale, risulta ancora nettamente prevalente , per cui è lo Stadio ad essere accessorio a tutto il resto e non viceversa.
Permane, anzi si aggrava, la mancanza di pubblico interesse del Progetto.
Già in base a quanto detto sub 2 , salta agli occhi come nel Progetto, sia pure rivisto e corretto secondo la Proposta del 6 giugno scorso, continui a mancare, anzi si aggravi, la mancanza del pubblico interesse.
Nel Progetto scaturito dalla Deliberazione n. 132 il pubblico interesse veniva fatto risiedere principalmente nella realizzazione di numerose ed importanti opere pubbliche compensative del “ Business Park” allora previsto.
Ora, venendo ridimensionato il predetto “Business Park”,al fine di rendere compatibile il Progetto con la sua sostenibilità economico-finaziaria da parte del privato, ci si è visti costretti a ridurre in maniera significativa la realizzazione di tali opere.
E’ sparito, infatti, il prolungamento della metro B e un ponte sul Tevere.
L’eliminazione di quest’ultimo, in particolare, viene giustificata con la stipula avvenuta il 7 marzo 2016 tra il Comune e il Ministero delle Infrastruttre e Trasporti di una Convenzione per la realizzazione, finanziata dallo stesso Ministero, del “ Ponte dei Congressi”, insistente nello stesso quadrante territoriale del Progetto.
Si dimentica, però, che la possibilità di realizzazione del “Ponte dei Congressi” era stata già presa in considerazione allorchè fu assunta la Deliberazione n. 132, ancorchè, a quella data, non fosse stata ancora stipulata apposita Convenzione con il suddetto Ministero.
Eppure, sebbene tale realizzazione fosse stata considerata, il ponte sul Tevere, in aggiunta al “Ponte dei Congressi”, era stata, comunque, ritenuta necessaria per assicurare la migliore raggiungibilità dello Stadio e la sua migliore esodabilità.
Senza, poi, voler tenere conto del fatto che i tempi previsti di realizzazione del “Ponte dei Congressi” sono ben più lunghi di quelli previsti per la realizzazione del Ponte contemplato dalla Deliberazione n. 132.
Il che, essendo espressamente stabilito nella Proposta del 6 giugno scorso che il nuovo Stadio potrà essere utilizzato solo una volta completate tutte le opere pubbliche, comporterà che lo Stadio stesso non sarà agibile e fruibile se non ben dopo il 2020: anno in cui l’attuale Presidente della AS Roma spa, in sue recenti dichiarazioni pubbliche, ha definito essere l’anno limite in cui il nuovo Stadio dovrà essere agibile e fruibile.
Quanto al potenziamento del trasporto pubblico verso e dallo Stadio, la Proposta in oggetto prevede, quale unico, reale, significativo potenziamento, solo il rafforzamento della linea Roma-Lido.
Più precisamente, si prevede che, per effetto di tale rafforzamento, dovrà essere garantita una frequenza di 16 treni l’ora con 20.000 passeggeri trasportati.
Quando ho riferito in incontri od occasioni pubbliche il suddetto requisito sono stato accolto da ironiche manifestazioni di incredulità e da commenti non dissimili dal parere espresso dal Rag. Ugo Fantozzi sul film “ La corazzata Potemkin”.
Nel già dissestato e disastrato sistema di trasporto pubblico cittadino, infatti, la linea Roma-Lido è unanimamente considerata il top dell’inefficienza e della disorganizzazione.
Non solo, ma aggiungasi che il rafforzamento della suddetta linea è rimesso dalla Proposta della Giunta, non prevalentemente all’acquisto di nuovi treni, bensì, in alternativa a tale acquisto, al “ revamping” di vetuste e scassate vetture.
Ciò che, a prescindere dall’uso di termini anglosassoni che, il più delle volte, tendono a mascherare cose che, se dette in italiano, apparirebbero poco positive, rende, se possibile, vieppiù inverosimile che , per davvero, si possano assicurare 16 treni l’ora con 20.000 passeggeri l’ora.
Né finisce qui.
Il “povero” tifoso della Roma, infatti, una volta raggiunta, ove pure ci riesca, la Stazione della Roma – Lido per recarsi allo Stadio, dovrà percorrere chilometri a piedi o inforcare una bicicletta, così come dovrà fare al ritorno.
A questo fine, la Proposta in esame prevede la realizzazione di due ponti ciclopedonali che colleghino, rispettivamente, la Stazione Tor di Valle della Roma-Lido e la Stazione ferroviaria “Magliana” della FL 1 con l’area dello Stadio.
Onde fruire delle biciclette, si prevede la realizzazione di “ bike park” e di aree per il “ bike sharing”.
A questo proposito, nelle mie Note del 12 maggio scorso ( cfr. www.federsupporter.it), ho immaginato ironicamente la trasformazione dei tifosi della Roma nei baldi “ bersaglieri ciclisti” di buona memoria o nelle “bellezze in bicicletta” di un vecchio film.
Ho immaginato, in specie, bambini, anziani, disabili, magari in partite in notturna e in inverno, con il freddo e sotto la pioggia, percorrere i ponti ciclopedonali ed anche alla fine che farebbero – faranno – le biciclette dei “ bike park e bike sharing”, tenuto presente quello che è successo relativamente ad analoghe soluzioni, addirittura, nel Centro di Roma.
Laddove sia le biciclette sia le rastrelliere e le paline di sostegno in cui erano posizionate sono state prontamente fatte ” sparire”.
Né va dimenticato che Roma Capitale, nel parere sfavorevole dato al Progetto esaminato nel corso della Conferenza di servizi decisoria, conclusasi il 5 aprile scorso, in merito al trasporto pubblico, così si è espressa: “ Inadeguatezza dimensionale delle aree per il capolinea del Trasporto Pubblico Locale (TPL)di Piazzale Tarantelli ( Stazione ferroviaria Tor di Valle della Roma-Ostia Lido) in relazione all’aumentata domanda da/verso le aree dell’intervento…sottostima dei flussi di traffico nello Studio Trasportistico ( es.riunificazione via Ostiense-via del Mare) anche in relazione a diversi scenari possibili di ripartizione modale del trasporto pubblico e privato”.
Inadeguatezza e sottostima che, nella Proposta della Giunta, non solo non vengono superate, ma, addirittura, risultano aggravate.
Esistenza di vincoli idrogeologico e architettonico
Nella proposta della Giunta si dà atto dell’esistenza sia di vincolo idrogeologico sia di vincolo architettonico sull’area in cui dovrebbe sorgere il nuovo Stadio e tutto ciò che intorno ad esso ruota.
Nonostante ciò, si dà per scontato che sia l’Autorità di Bacino sia la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma decideranno per il superamento di detti vincoli.
Come a dire che si vorrebbe dare il via al Progetto sulla base di semplici ipotesi, allo stato , del tutto aleatorie.
Validità ed efficacia dei titoli di acquisto da parte di Eurnova spa delle aree interessate dall’intervento
Allo stesso modo, cioè “ al buio”, in cui si vorrebbe procedere relativamente ai vincoli di cui sub 4, si vorrebbe procedere quanto alla validità ed efficacia dei titoli di acquisto in oggetto.
Come, infatti, si può anche desumere dalle mie Note del 20 febbraio scorso ( cfr. www.federsupporter.it), secondo le conclusioni dell’accusa, nell’ambito di un processo iniziatosi il 16 gennaio scorso dinanzi al Tribunale di Roma per bancarotta fraudolenta, nei confronti di alcuni amministratori della Società Ippodromo Tor di Valle srl, fallita nel giugno 2013, nonché nei confronti dei soci della SAIS spa, Società subentrata nella proprietà dell’area e poi anch’essa fallita, la Società Ippodromo Tor di Valle sarebbe stata fatta artatamente fallire.
Ciò per favorire la vendita dell’area a Eurnova spa a condizioni particolarmente favorevoli .
Il fallimento in questione sarebbe stato propedeutico a sottrarre l’area medesima al concorso dei creditori sia della Ippopdromo Tor di Valle sia della SAIS spa.
Ne consegue che, ove dovesse essere accertato che la cessione dell’area intervenuta tra Ippodromo Tor di Valle e SAIS spa fosse stata preordinata a frodare i creditori e che Eurnova avesse acquistato dalla SAIS consapevole, al momento dell’acquisto, che la Ippodromo Tor di Valle era in stato di insolvenza quando, a propria volta, aveva venduto alla SAIS, ricorrerebbero i presupposti giuridici per i creditori della SAIS di chiedere ed ottenere la revocatoria della compravendita tra la stessa SAIS ed Eurnova.
Anche perché, al momento dell’accordo intervenuto tra la curatela fallimentare della SAIS ed Eurnova che ha evitato la revocatoria, non erano ancora noti i fatti emersi nel processo de quo.
Aggiungasi che, da parte di alcuni dei proprietari delle aree rientranti nel “Business Park” non di proprietà di Eurnova, è stato da tempo contestata l’espropriabilità delle aree stesse, poiché il presupposto di tale espropri abilità, costituito dal pubblico interesse, non può riguardare le aree destinate allo stesso “Business Park”.
Assenza di motivazione della impossibilità di intervenire prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o costruzione di nuovi localizzati in aree già edificate
L’art. 1, comma 305, della Legge n. 147/2013 in tema di impiantistica sportiva prevede l’obbligo di intervenire prioritariamente, ove possibile, mediante recupero di impianti esistenti o costruzione di nuovi localizzati in aree già edificate, con l’obbligo di motivare l’eventuale impossibilità di rispettare il suddetto obbligo.
Mancanza di motivazione da cui è affetta sia la Deliberazione n. 132 sia la Proposta della Giunta.
Questo vizio, del resto, era stato già rilevato nella Determinazione del 9 febbraio scorso della Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Mobilità concernente la VAS.
Nel Rapporto ambientale, infatti, tra gli approfondimenti e le integrazioni ritenuti necessari, figuravano quelli relativi alle alternative da svilupparsi “ Anche alla luce delle indicazioni e previsioni dell’Autorità Comunale in merito al sistema complessivo dei grandi impianti per lo sport sia in progetto sia esistenti : Stadio Olimpico e Stadio Flaminio”.
Nel parere motivato di dissenso sul Progetto, la Regione, ai fini del superamento di tale dissenso, ha stabilito che “ devono essere particolarmente approfondite e superate tutte le criticità emerse nelle osservazioni degli SCA ( Soggetti Competenti in materia Ambientale) e riportate dall’Autorità competente ( Roma Capitale), come specificate nella Tabella Valutazione complessiva delle richieste di approfondimento riportate nel documento di scoping”.
Tabella che, dal riscontro effettuato delle integrazioni riferite da Roma Capitale, così recita : “ Manca infine l’indicazione sulle previsioni dell’Autorità Comunale in merito al sistema dei grandi impianti per lo sport sia in progetto sia esistenti – leggi Stadio Olimpico e Flaminio” .
Ebbene, la suddetta indicazione, assente nella Determinazione n. 132, continua ad esserlo nel Progetto della Giunta.
Pertanto, ove tale mancanza persistesse, eventualmente anche nell’approvazione del Progetto da parte dell’Assemblea Capitolina, la Regione, nell’ambito della Conferenza di servizi chiamata a pronunciarsi sul Progetto stesso, non potrebbe che ribadire il proprio dissenso.
Variante al Piano Regolatore Generale ex art. 62 del D.L. n. 50/2017
Nella Proposta in oggetto, relativamente alla variante al Piano Regolatore Generale richiesta dal nuovo Progetto, viene espressamente richiamata l’applicazione di quanto previsto dall’art. 62 del Decreto Legge n. 50 /2017 che, nel momento in cui si scrive, non è stato ancora definitivamente convertito in legge.
Sul Decreto mi sono già espresso in precedenza, avendone rilevato molteplici e gravi profili di incostituzionalità sia nel suo complesso sia, specificamente, circa l’art. 62.
In particolare, ho espresso tutte le mie perplessità sul fatto che una variante ad un Piano Regolatore Generale possa essere legittimamente decisa da un verbale conclusivo di una Conferenza di servizi decisoria, con l’assenso della Regione espresso in sede di tale Conferenza e sottoposto alla successiva approvazione del Consiglio Comunale.
Possibilità manifestamente contraria alle vigenti norme urbanistiche in tema di varianti a Piani Regolatori, poiché, in questo modo, verrebbe sostanzialmente sottratta al Consiglio Comunale ogni reale ed effettiva potestà discrezionale di approvare o disapprovare la variante, configurandosi l’approvazione in sede di Conferenza di servizi come una ratifica vincolata, oltretutto proveniente da un organismo, quale la Conferenza di servizi, che si configura come una frazione sub procedimentale dell’intero ed articolato procedimento amministrativo.
Al riguardo, nelle mie Note del 28 aprile scorso ( cfr. www.federsupporter.it),ho riportato le autorevolissime osservazioni del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, secondo il quale “ Sembrerebbe che quella del Consiglio Comunale diventi una approvazione di ratifica in qualche modo vincolata e comunque politicamente meno forte… La domanda che mi faccio è la seguente : è adeguatamente giustificata questa procedura solo perché riguarda una associazione sportiva quando l’effettivo ruolo di questa associazione possa essere marginale ? “.
Con ogni evidenza, l’interrogativo è retorico, non potendo che essere la risposta negativa, come nel caso di specie, scontata.
Le opere pubbliche devono essere realizzate mediante esperimento di gara pubblica
Come da Deliberazione n. 763 del 16 luglio 2016 dell’ANAC ( Autorità Nazionale AntiCorruzione), rifacentesi a decisioni del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea, la realizzazione di opere pubbliche da parte del privato è ammissibile solo qualora tale realizzazione si configuri come un atto di mera liberalità e gratuità.
Requisiti insussistenti, dovendosi, quindi, ritenere l’atto a titolo oneroso, quando vi sia il riconoscimento al privato del diritto di sfruttamento dell’opera, la concessione in godimento di beni o , più in generale, di diritti suscettibili di valutazione economica.
Ed è questo, per l’appunto, il caso di Tor di Valle, poiché le opere pubbliche sono realizzate per il raggiungimento da parte del privato di un proprio interesse patrimoniale che è la causa del negozio giuridico in base al quale lo stesso privato assume su di sé l’obbligo di realizzare le opere pubbliche.
Perciò tali opere sono riconducibili alla categoria dell’appalto pubblico di lavori comportanti il rispetto delle procedure ad evidenza pubblica mediante esecuzione dell’opera per gara pubblica e non mediante esecuzione diretta ad opera del privato.
L’iter procedimentale del nuovo Progetto
Si ipotizza che il nuovo Progetto sia direttamente esaminato ed approvato da una nuova Conferenza di servizi decisoria con i poteri ad essa conferiti dall’art. 62 del Decreto Legge n. 50/2017 .
Premetto che tale articolo non modifica l’art. 1, comma 304, lettera a, della Legge n. 147/2013
laddove quest’ultimo prevede che lo studio di fattibilità, a valere quale Progetto preliminare, deve essere sottoposto, ai fini della sussistenza del pubblico interesse, ad una previa Conferenza di servizi preliminare.
Quindi, almeno a mio parere, essendo sostanzialmente il Progetto di cui alla Proposta della Giunta un Progetto nuovo o, comunque, significativamente diverso da quello scaturito dalla Determinazione n. 132, esso deve ripercorrere tutto l’iter procedimentale ex art. 1, comma 304, lettera a, della Legge n. 147/2013.
Ciò in conformità ad una costante e consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato ( vedasi,ex plurimis, la sentenza, Sezione VI, n. 1036 del 5 marzo 2014), in tema di così detto” contrarius actus”, secondo cui bisogna “ Porre in essere un procedimento omologo, anche per quel che concerne le formalità pubblicitarie, di quello a suo tempo seguito per l’adozione dell’atto modificato, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, modalità dello svolgimento procedimentale “.
Per questo motivo va ripetuta, non solo la Conferenza di servizi decisoria, bensì anche quella preliminare.
Né il principio e la regola sanciti dal Consiglio di Stato possono essere derogabili e derogati sul presupposto della economicità procedurale e del non aggravamento del procedimento amministrativo ex art. 1 della Legge n. 241 /1990 sul procedimento amministrativo.
L’economicità procedurale e il non aggravamento del procedimento costituiscono, infatti, una regola generale, mentre la regola del “ contrarius actus” ha natura e carattere di specialità.