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Installazione di un cancello sul fondo gravato da servitù di passaggio
Non ogni modifica apportata da un terzo alla situazione oggettiva in cui si sostanzia il possesso costituisce, spoglio o turbativa, essendo sempre necessario che tale modifica comprometta in modo giuridicamente apprezzabile l’esercizio del possesso. Ed invero, deve considerarsi che l’installazione di un cancello sul fondo gravato da una servitu’ di passaggio non costituisce spoglio di questo diritto se, salvo un trascurabile disagio, non impedisce l’ingresso e il transito del proprietario del fondo dominante, ovvero non diminuisce apprezzabilmente l’”utilitas” della servitu’, perche’ rientra nelle facolta’ del proprietario del fondo servente quella di chiuderlo
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile – Sentenza 30 maggio 2014, n. 12258
Servitù di passaggio – Azione di reintegra – Installazione di un cancello sul fondo gravato da servitù di passaggio – Spoglio del diritto – Esclusione – Ingresso e transito non impediti – Non diminuzione dell’utilitas
avverso la sentenza n. 240/2008 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA, depositata il 02/04/2008;
udito l’Avvocato (OMISSIS), con delega depositata in udienza dell’Avvocato (OMISSIS), difensore del resistente che ha chiesto l’accoglimento delle difese depositate;
1.- Con ricorso depositalo il 3 dicembre 1998 (OMISSIS), proprietario di un immobile sito al n. 3 di via (OMISSIS), confinante con l’edificio denominato “CONDOMINIO (OMISSIS) di via (OMISSIS)”, esponeva che:
tra gli immobili sopra indicati insisteva un’area, di proprieta’ del predetto Condominio, sulla quale esso istante parcheggiava la propria autovettura e alla quale accedeva liberamente;
fino a poco tempo prima tra la proprieta’ di esso (OMISSIS) e la detta area erano sistemati dei vasi che, siccome non continui, permettevano il transito pedonale, ma di recente il Condominio predetto aveva sistemato dei paletti con catena, e tanto impediva il transito pedonale. Pertanto, chiedeva di essere reintegrato nel possesso della servitu’ di passaggio di cui lamentava lo spoglio.
Si costituiva in giudizio il Condominio (OMISSIS), deducendo che: il (OMISSIS), unitamente a tale (OMISSIS), aveva gia’ promosso giudizio possessorio nei confronti di esso resistente, giudizio ancora pendente, nel quale aveva asserito di essere stato spogliato della servitu’ di passaggio e parcheggio esercitata sulla medesima area, e gia’ all’epoca del deposito in cancelleria di quel ricorso possessorio, il 12.3.98, sussisteva la situazione di fatto denunciata con la domanda che qui occupa;
in ogni caso il ricorso del (OMISSIS) era infondato, posto che l’accesso pedonale gli era comunque garantito attraverso due spazi liberi ai lati della barra automatica sistemata a regolazione del transito dei veicoli, e la stessa delimitazione dell’area in oggetto era stata realizzata in maniera tale da consentire il passaggio semplicemente sfilando il gancio con il quale la catena era unita ad uno dei paletti.
Con sentenza dep. il 2 aprile 2008 la Corte di appello di L’Aquila, in riforma della decisione impugnata dall’attore, ne accoglieva il ricorso.
Dopo avere premesso che impropriamente il primo Giudice aveva fatto riferimento nella presente sede possessoria alla previsione di cui all’articolo 841 cod. civ., i Giudici ritenevano che, in considerazione dell’apprezzabile limitazione della pratica di possesso conseguente alla sostituzione con i paletti delle basse fioriere, che lasciavano spazi per il passaggio, dovevano ritenersi provati lo spoglio parziale o quanto meno una turbativa non insignificante del possesso compiuti con l’intento di rendere piu’ difficoltoso l’esercizio del diritto da parte del (OMISSIS).
2.- Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il Condominio (OMISSIS) (gia’ (OMISSIS)) sulla base di cinque motivi illustrati da memoria. Resiste con controricorso l’intimato.
1.- Il primo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 1168 e 1170 c.c., e articolo 112 c.p.c., censura la decisione gravata che, pronunciando ultra petita, aveva accolto sia l’azione di spoglio che quella di manutenzione, mentre avrebbe dovuto procedere innanzitutto alla esatta qualificazione della domanda proposta, inquadrandola nell’ambito dell’una o dell’altra previsione normativa; in considerazione della differenza fra le due azioni, e’ inammissibile la loro cumulativa proposizione ne’ e’ possibile l’accertamento cumulativo o alternativo.
D’altra parte, i Giudici non avevano chiarito, in relazione all’elemento soggettivo che rispettivamente contraddistingue le due azioni, se ricorresse l’animus spoliandi o turbandi. Dopo avere osservato che nella specie non poteva ravvisarsi lo spoglio ne’ la molestia, osserva che non era configurabile l’elemento soggettivo nei
confronti del Condominio, che e’ ente di gestore, tenuto conto che solo i condomini hanno un rapporto con la res e possono essere possessori o spogliatori.
2.- Il secondo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 1168 e 1170 c.c., nonche’ insufficiente e contraddittoria motivazione, deduce che non ogni modifica alla situazione oggettiva integra spoglio o turbativa, ma solo quei comportamenti che compromettono o limitano apprezzabilmente l’esercizio del potere del possessore, rendendolo impossibile o gravoso o notevolmente difficoltoso.
Il che era da escludersi nella specie in cui il passaggio, esercitato peraltro per un accesso secondario all’abitazione del (OMISSIS) era possibile sollevando e riponendo il gancio metallico apposto sui paletti i quali avevano la funzione migliorativa di protezione dall’ingresso di estranei.
La sentenza non aveva compiuto alcuna indagine in merito al percorso, alla lunghezza e alla larghezza della servitu’ di passaggio de qua.
3.- Il terzo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione dell’articolo 841 c.c., censura la sentenza laddove aveva ritenuto che non fosse applicabile all’azione possessoria l’articolo 841 c.c., quando la norma ha la finalita’ di consentire il contemperamento delle esigenze del proprietario del fondo con quelle del possessore della servitu’ di passaggio : non ricorrono gli estremi dello spoglio quando l’esercizio del diritto di chiudere il fondo si attui in maniera tale da consentire ai possessori di continuare di fatto l’esercizio della corrispondente servitu’ di passaggio.
La Corte aveva altresi’ omesso di compiere la necessaria valutazione comparativa fra le modalita’ di esercizio delle servitu’ attuali e precedenti senza compiere alcuna verifica sul contemperamento delle opposte esigenze.
4. – Il primo, il secondo e il terzo motivo – che, per la stretta connessione, possono essere esaminati congiuntamente – sono fondati nei limiti di cui si dira’.
La sentenza, dopo avere erroneamente ritenuto che non trovasse applicazione alla specie l’articolo 841 c.c., ha ritenuto che l’apposizione dei paletti, con i quali il Condominio aveva chiuso il fondo, aveva pregiudicato in modo significativo l’uso del passaggio in precedenza esercitato dal (OMISSIS), cosi’ riformando la decisione di primo grado laddove era stata accertato che la sostituzione delle preesistenti fioriere con i paletti in ferro sovrastati da catena, facilmente amovibile, non costituiva ostacolo al passaggio pedonale.
Nel fare riferimento allo spoglio parziale o quanto meno alla turbativa, la sentenza impugnata non ha chiarito quale sia stata in effetti la lesione del possesso subita dal (OMISSIS), dovendo ricordarsi che mentre integrano spoglio gli atti che privano il possessore o il detentore della disponibilita’ o del godimento dell’intera cosa o di parte di essa, sono da qualificarsi come molestia quei comportamenti che non incidono sulla consistenza materiale della cosa, ma impediscono l’esercizio del potere di fatto su di essa o lo rendono piu’ difficoltoso.
In particolare, i Giudici non hanno spiegato perche’ la modificazione di fatto avrebbe comportato una apprezzabile limitazione della pratica di possesso, essendosi sostanzialmente limitati a fare riferimento alla documentazione fotografica in atti. Evidentemente, sarebbe stato necessario verificare e chiarire, attraverso una puntuale descrizione del luoghi, le modalita’ del passaggio attualmente esercitato rispetto a quello in precedenza goduto, cosi’ da consentire di stabilire la effettiva incidenza della modifica dei luoghi sul possesso della servitu’ di passaggio. Al riguardo, va considerato che non ogni modifica apportata da un terzo alla situazione oggettiva in cui si sostanzia il possesso costituisce, spoglio o turbativa, essendo sempre necessario che tale modifica comprometta in modo giuridicamente apprezzabile l’esercizio del possesso. Ed invero, deve considerarsi che l’installazione di un cancello sul fondo gravato da una servitu’ di passaggio non costituisce spoglio di questo diritto se, salvo un trascurabile disagio, non impedisce l’ingresso e il transito del proprietario del fondo dominante, ovvero non diminuisce apprezzabilmente l’”utilitas” della servitu’, perche’ rientra nelle facolta’ del proprietario del fondo servente quella di chiuderlo (12949/2000).
5.1.- Il quarto motivo, lamentando violazione e falsa applicazione dell’articolo 39 c.p.c., dei principi relativi alla litispendenza e del divieto del ne bis in idem nonche’ omessa pronuncia, censura la sentenza impugnata per non avere applicato la disciplina sulla litispendenza – disponendo la cancellazione della causa dal ruolo del presente giudizio (successivamente proposto) – tenuto conto che il medesimo giudizio possessorio era stato proposto e si era poi concluso con la sentenza n. 173 del 2001 che aveva dichiarata cessata la materia del contendere che si era in realta’ verificata gia’ nel corso di quel giudizio.
a) In primo luogo, la a litispendenza tra due cause fra le stesse parti – da valutarsi con riguardo alla situazione processuale esistente al momento della decisione – non puo’ essere dichiarata quando le due cause pendono in due gradi diversi, ricorrendo in tal caso l’ipotesi di sospensione del processo ex articolo 295 c.p.c.. Peraltro, nella specie, la definizione del precedente giudizio possessorio con la invocata sentenza n. 173 del 2001 escludeva, al momento della decisione del giudizio di gravame, l’attuale pendenza del giudizio preventivamente introdotto, che e’ evidentemente presupposto dall’articolo 39 citato.
b) La sentenza n. 173 del 2001 non poteva spiegare alcun effetto nel presente giudizio, tenuto conto che la cessazione della materia del contendere costituisce, nel rito contenzioso civile, una fattispecie di estinzione del processo, creata dalla prassi giurisprudenziale e contenuta in una sentenza dichiarativa della impossibilita’ di procedere alla definizione del giudizio per il venir meno dell’interesse delle parti alla naturale conclusione del giudizio stesso. La natura meramente processuale di tale decisione comporta l’assoluta inidoneita’ di detta pronuncia ad acquistare efficacia di giudicato sostanziale sulla pretesa fatta valere. Ne’, d’ altra parte, risulta il venir meno dell’interesse dell’attore alla prosecuzione del presente processo – come le stesse argomentazioni formulate dal ricorrente per sostenere la legittimita’ della intervenuta immutazione dei luoghi confermano – non essendo stato ripristinato il possesso della servitu’ di passaggio pedonale.
6.1.- Il quinto motivo denuncia omessa motivazione su un punto decisivo della controversia; mancato esame sulla eccezione di tardivita’ della azione proposta e omessa pronuncia rilevando che la Corte di appello, pur avendo in riforma della sentenza di primo grado, accolto la domanda – invece rigettata dal tribunale – non aveva esaminato l’eccezione di tardivita’ del ricorso possessorio, in quanto proposto oltre l’anno: tale eccezione era stata tempestivamente formulata da esso convenuto con la memoria di costituzione nel giudizio di primo grado.
6.2.- Il motivo e’ infondato.
La parte risultata pienamente vittoriosa nel giudizio di primo grado e’ soltanto tenuta a riproporre espressamente nel giudizio di appello le eccezioni non accolte o non esaminate perche’ assorbite o anche quelle esplicitamente respinte qualora l’eccezione mirava a paralizzare una domanda comunque respinta per altre ragioni, in modo tale da manifestare la sua volonta’ di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinuncia derivante da un comportamento omissivo, ai sensi dell’articolo 346 c.p.c..
Nella specie, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare di avere in sede di costituzione nel giudizio di gravame riproposto espressamente l’eccezione di decadenza ex articolo 1168 cod. proc. civ. che non rientra fra quelle rilevabili di ufficio: tale onere non e’ stato ottemperato dal ricorrente il quale ha piuttosto sostenuto di avere sollevato l’eccezione nel giudizio di primo grado e che la Corte di appello avrebbe dovuto tenerne conto.
Pertanto, in accoglimento dei primi tre motivi del ricorso, la sentenza va cassata con rinvio, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di L’Aquila.
Accoglie il primo, il secondo e il terzo motivo del ricorso per quanto in motivazione rigetta gli altri cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di L’Aquila.
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