Source: http://www.studiograziotto.com/gp/ShowNews.aspx?id=98
Timestamp: 2018-10-17 02:51:32+00:00
Document Index: 53190032

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Cassazione (sentenza 26060/2015), esaminando una contestazione dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società per una condotta che l'Ufficio aveva ritenuto abusiva, sintetizza la giurisprudenza comunitaria e di legittimità circa il perimetro dell'abuso del diritto, ricordando che affinché si possa parlare di pratica abusiva, occorre che si verifichino due condizioni:
La decisione. Per i Giudici di appello non era da escludersi una potenziale utilizzazione del complesso schema operativo al fine esclusivo di realizzare un indebito vantaggio fiscale, ma nel caso concreto l'Ufficio finanziario non aveva fornito la necessaria prova.
Pertanto, i Giudici territoriali respingevano l'appello principale ritenendo che la tesi dell'Ufficio, secondo cui l'operazione di leasing finanziario intercorsa tra la società italiana, concedente, e la società germanica dello stesso gruppo, utilizzatrice, ed avente ad oggetto l'aeromobile poi da quest'ultima concesso in godimento all'altra società italiana, era funzionale ad evitare l'applicazione dell'IVA che la contribuente avrebbe dovuto versare all'Erario qualora il leasing finanziario fosse stato stipulato direttamente con la società italiana, non aveva fondamento giuridico, in quanto, all'Ufficio non era consentito qualificare diversamente i contratti stipulati dalle parti prescindendo dalla effettiva volontà dei contraenti. In aggiunta, la anteriorità della stipula del contratto di locazione tra la società italiana e quella tedesca rispetto a quella del contratto di leasing "infragruppo" non faceva venire meno la differente causa (finanziaria, in un caso; di godimento, nell'altro) di detti schemi negoziali ben potendo le parti subordinare la efficacia del primo contratto alla stipula del secondo.
La Agenzia fiscale impugna la sentenza di appello deducendo il vizio di insufficiente (primo motivo) e di omessa (secondo motivo) motivazione ex art. 360co l n. 5 c.p.c..
Sostiene la parte ricorrente che il riferimento contenuto in sentenza ad una illegittima "riqualificazione giuridica" dei negozi intercorsi tra le parti, ad opera dell'Ufficio, era del tutto errato in quanto nei gradi di merito l'Amministrazione finanziaria aveva inteso denunciare la condotta della contribuente che veniva a rivestire i connotati dell' "abuso del diritto" Ma l'Agenzia fiscale non individua affatto quali puntuali statuizioni della CTR verrebbero ad essere inficiate dal vizio di insufficienza logica, ed in particolare non individua - quanto al vizio di omessa motivazione- la assoluta discrasia tra gli elementi probatori prescelti e valutati dal Giudice come rilevanti e quelli invece che sarebbero stati tralasciati nel giudizio di selezione e ponderazione delle prove. Il Giudice tributario ha avuto ben presente la questione sottoposta dall'Ufficio finanziario, in quanto nello "svolgimento del processo" della sentenza di appello ha riferito che l'Ufficio appellante, al fine di sostenere "la fittizia triangolazione del contratto di locazione dell'aeromobile., aveva depositato in giudizio un precedente della medesima CTR del Lazio in cui veniva affermato che l'unico ruolo svolto dalla società tedesca "era quello di fornire un utile schermo al fine di evitare scientemente l'imposta dovuta in Italia".
Osserva la Cassazione che spetta, in via esclusiva, al giudice di merito, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l'attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, pertanto non è sindacabile per vizio di motivazione la sentenza di merito che abbia adeguatamente e logicamente valorizzato le circostanze ritenute decisive e gli elementi necessari per chiarire e sorreggere la "ratio decidendi" Ne consegue che risulta del tutto estranea all'ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l'autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa ) e che le censure concernenti vizi di motivazione devono indicare quali siano i vizi logici del ragionamento decisorio e non possono risolversi nel sollecitare una lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito.
Secondo la giurisprudenza comunitaria (la cui elaborazione della figura dell' "abuso del diritto tributario" in ambito di tributi armonizzati è stata recepita dalla giurisprudenza di legittimità ed estesa anche ai tributi non armonizzati), perché si possa parlare di pratica abusiva, occorre che si verifichino due condizioni.
Da un lato, le operazioni controverse devono, nonostante l'applicazione formale delle condizioni previste dalle pertinenti disposizioni della direttiva IVA e della legislazione nazionale che la traspone, procurare un "vantaggio fiscale" la cui attribuzione sia contraria all'obiettivo perseguito da queste disposizioni. Dall'altro, deve risultare da un insieme di elementi oggettivi che lo "scopo essenziale" dell'operazione controversa è l'ottenimento di detto vantaggio fiscale (v., in tal senso, Corte Giustizia sentenza 21.2.2006, causa C-255/02, Halifax pie, punti 74 e 75; id. sentenza in data 21.2.2008, causa C-425/06, Part Service sx.1., punto 58; id. sentenza in data 27.10.2011, causa C-504/10, Tanoarch s.r.o., punto 52; id. sentenza in data 22.3.2012, causa C-153111, Klub 00D; id. sentenza in data 20.6.2013, causa C-653/11, Newey, punto 46).
Devono infatti ritenersi escluse dalla nozione di abuso del diritto in materia tributaria -secondo la costante giurisprudenza comunitaria e di questa Corte- le ipotesi di condotte illecite fraudolente od anche soltanto simulatorie, in quanto il fenomeno abusivo deve iscriversi nell'ambito delle sole condotte lecite (idest: non violative di prescrizioni normative) e non occulte (essendo realmente diretta la volontà dei contraenti "abusivi" alla produzione degli effetti giuridici previsti dalla legge) che consentono di perseguire legalmente il risultato finale previsto, ad esempio attraverso l'uso indiretto del negozio od il collegamento negoziale od anche eventuali deroghe negoziali allo schema tipico dei contratti o commistioni tra discipline negoziali differenti (che collocano il rapporto nella sfera dei negozi atipici o misti rimessi all'esercizio della autonomia privata) od ancora il frazionamento, in autonomi contratti, di prestazioni unitariamente riconducibili ad un medesimo schema negoziale tipico, dovendo inoltre ravvisarsi il connotato della abusività della condotta, nel risultato finale - da valutarsi secondo un criterio oggettivo elusivo della imposizione fiscale, ottenuto all'esito dell'operazione negoziale, risultato che viene raggiunto dalle parti "costruendo" la operazione economica in modo da "destrutturare" il fatto giuridicamente rilevante altrimenti integrante il presupposto d'imposta previsto dalla norma impositiva.
L'ufficio puo` tuttavia procedere alla rettifica indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità del contribuente qualora l'esistenza di operazioni imponibili per ammontare superiore a quello indicato nella dichiarazione, o l'inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno diritto alla detrazione, risulti in modo certo e diretto, e non in via presuntiva, da verbali, questionari e fatture di cui ai numeri 2), 3) e 4) del secondo comma dell'articolo 51, dagli elenchi allegati alle dichiarazioni di altri contribuenti o da verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti, nonché da altri atti e documenti in suo possesso.
Senza pregiudizio dell'ulteriore azione accertatrice nei termini stabiliti dall'articolo 57, i competenti uffici dell'Agenzia delle entrate, qualora dalle attivita` istruttorie di cui all'articolo 51, secondo comma, numeri da 1) a 4), nonchè dalle segnalazioni effettuati dalla Direzione centrale accertamento, da una Direzione regionale ovvero da un ufficio della medesima Agenzia ovvero di altre Agenzie fiscali, dalla Guardia di finanza o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell'anagrafe tributaria, risultino elementi che consentono di stabilire l'esistenza di corrispettivi o di imposta in tutto o in parte non dichiarati o di detrazioni in tutto o in parte non spettanti, può limitarsi ad accertare, in base agli elementi predetti, l'imposta o la maggiore imposta dovuta o il minor credito spettante , nonchè l'imposta o la maggiore imposta non versata, escluse le ipotesi di cui all'articolo 54-bis, anche avvalendosi delle procedure previste dal decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218.