Source: https://scuoladay.wordpress.com/2010/11/28/la-contrattazione-decentrata-nella-scuola-4/
Timestamp: 2018-03-17 04:04:18+00:00
Document Index: 8262885

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 45', 'art. 9', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 47', 'art. 63', 'art. 50', 'art. 86']

La contrattazione decentrata nella scuola | scuoladay
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La RSU, espressione del personale della scuola, è un soggetto che unitamente al Dirigente scolastico sostiene e promuove gli interessi dei lavoratori con la consapevolezza che l’obbiettivo è il buon funzionamento della scuola di cui è garante il dirigente scolastico.
La RSU e il dirigente scolastico, mediante la contrattazione decentrata nella scuola, determinano le regole per l’organizzazione del lavoro e la distribuzione delle risorse per le attività del personale da retribuire.
Pertanto il ruolo della RSU nell’istituzione scolastica è fondamentale:
Per un reale equilibrio dei poteri (poteri dati al Capo di Istituto con l’istituzione della Dirigenza);
Per realizzare una organizzazione del lavoro condivisa e trasparente in modo che i lavoratori possano partecipare fattivamente alla realizzazione di un efficiente servizio formativo e così realizzare un espressione di democrazia concreta sui luoghi di lavoro.
A livello di istituzione scolastica le delegazioni trattanti sono costituite come segue:
le RSU, che rappresentano il personale della scuola;
i rappresentanti territoriali delle Organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL come previsto dall’Accordo quadro 07.08.1998 , questi partecipano alla trattativa con identici poteri e con la stessa dignità delle RSU.
E bene ricorda che:
La presenza dei sindacati firmatari del CCNL (che possono partecipare alla trattativa anche se nella RSU sono già presenti componenti eletti nella propria lista) serve a garantire che il contratto di istituto rispetti la normativa generale del CCNL.
La RSU infatti può essere stata eletta in liste di organizzazioni che non hanno sottoscritto o contestano apertamente il CCNL, che però deve essere comunque rispettato, in quanto da esso discendono la contrattazione di istituto e le relative risorse. Inoltre nella RSU possono mancare la figura del docente o del personale ATA. E’ vero che la RSU docente rappresenta anche il personale ATA e viceversa, ma l’eventuale assenza di un diretto rappresentante delle due aree può portare (anche per motivi di scarsa competenza nelle tematiche specifiche) a trascurare alcuni aspetti a vantaggio di altri. I rappresentanti delle OO.SS. quindi, più che occuparsi delle questioni strettamente legate alle esigenze della scuola (per cui ci sono le RSU) dovrebbero fornire un contributo di competenza sul CCNL e di equilibrio tra le due aree del personale.
Chi decide di dimettersi, deve dichiararlo per iscritto alla RSU, che ovviamente dovrà decidere se accettare o meno le dimissioni. È opportuno che la procedura sia inserita nel regolamento della RSU, prevedendo tra l’altro che si discutano i motivi delle dimissioni,considerando che questi hanno effetto sulla sopravvivenza della stessa RSU. Il dimissionario è sostituito dal primo dei non eletti della sua lista. Se non c’è, il posto rimane scoperto, non potendo subentrare il candidato di un’altra lista. La RSU comunica dimissioni e sostituzione al dirigente scolastico e, attraverso l’albo, ai lavoratori della scuola (Accordo del 7/08/1998, art. 7) Se si dimettono più della metà dei componenti la RSU, questa decade e si devono indire nuove elezioni. La RSU può continuare ad operare se si dimette un solo componente se la RSU è di tre, fino a tre se è di sei (art. 7, comma 3, Accordo 7/08/1998 ). Non è consentita più di una surroga: se si dimette più di un ulteriore componente la RSU decade anche se fosse ancora presente nella lista un candidato eleggibile.
Il dirigente può essere sostituito solo da una figura di pari livello, per cui deve condurre direttamente la trattativa, alla quale non può delegare un suo rappresentante.
Il CCNL 2002/2005 ha introdotto tre importanti norme tendenti a ridurre i tempi della trattativa:
la prima stabilisce che il dirigente formalizza la propria proposta contrattuale entro termini congrui con l’inizio dell’anno scolastico e, in ogni caso, entro i successivi 10 giorni lavorativi decorrenti dall’inizio delle trattative;
la seconda stabilisce che le procedure previste dall’ art. 6 devono concludersi nei termini stabiliti dal direttore regionale e, comunque nei tempi congrui per assicurare il tempestivo ed efficace inizio delle lezioni;
la terza consiste nell’istituzione -a livello regionale- di procedure sperimentali di raffreddamento dell’eventuale conflittualità contrattuale generatesi a livello di singola scuola.
La RSU è titolare, insieme ai rappresentanti provinciali dei sindacati firmatari del CCNL, delle relazioni sindacali a livello di istituto e contratta ogni anno, con il dirigente, le più importanti materie che si riferiscono ai diritti e all’utilizzazione del personale art. 6, com. 2, lett.: h, i, j, k, l, m, del CCNL 29.11.2007 e precisamente:
h) modalità di utilizzazione del personale in rapporto al piano dell’offerta formativa;
i) criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente, educativo ed ATA alle sezioni staccate e ai plessi; ricadute sull’organizzazione del lavoro e del servizio derivanti dalle prestazioni legate alla definizione dell’unità didattica; ritorni pomeridiani;
j) criteri e modalità di applicazione dei diritti sindacali, nonché determinazione dei contingenti di personale previsti dall’accordo sull’attuazione della legge 146/1990, così come modificata e integrata dalla legge 83/2000;
l) criteri generali per la ripartizione delle risorse del fondo di istituto e per l’attribuzione dei compensi accessori, ai sensi dell’art. 45, c.1 del D. L.vo 165/2001 al personale docente, educativo ed ATA;
Il CCNL indica inoltre ulteriori specifiche materie che sono oggetto di contrattazione di istituto, e precisamente:
i compensi spettanti al personale delle scuole che ottengono il finanziamento relativo alle aree a rischio o a forte processo immigratorio (art. 9, comma 4);
i compensi per le funzioni-obiettivo (art. 33, comma 2);
i compensi per i docenti (non più di 2) di cui il dirigente si avvale nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative ed amministrative (art. 34)
la definizione delle modalità, dei criteri e dei compensi per l’attribuzione, al personale ATA, di incarichi e compiti che comportano particolare responsabilità, rischio o disagio (art. 47);
criteri e modalità di rimborso delle spese effettuate dai docenti per l’autoaggiornamento, nel caso in cui la scuola decida di utilizzare a tale scopo una parte delle relative risorse (art. 63, comma 1);
modalità e misura dei compensi per le prestazioni autorizzate eccedenti l’orario di servizio del personale ATA (art. 50);
il compenso al personale docente che attua la flessibilità organizzativa e didattica (art. 86, comma 2, lettera “a”).