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Timestamp: 2020-04-06 13:23:11+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 3953 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3953 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.14/02/2017), n. 3953
sul ricorso 10747-2016 proposto da:
Z.G., elettivamente domiciliato presso il suo studio in
ROMA, VIA GIOACCHINO GESMUNDO 4 rappresentato e difeso da sè
avverso la sentenza n. 5690/14/2015 del 22/09/2015 della Commissione
Tributaria Regionale del LAZIO, depositata il 29/10/2015;
udito l’Avvocato Z.G., difensore di se stesso, che si
riporta chiedendo la decisione nel merito.
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di Z.G., avvocato, di cartella portante IRAP relativa all’anno di imposta 2007, la C.T.R. del Lazio, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, riformava la decisione di primo grado di accoglimento del ricorso.
In particolare, il Giudice di appello, sulla base delle risultanze del quadro RE del modello UNICO 2008, riteneva sussistessero sufficienti elementi per radicare il convincimento dell’autonoma organizzazione.
Avverso la sentenza il contribuente propone ricorso affidato a tre motivi. L’Agenzia delle Entrate ha depositato atto di costituzione al fine di partecipare all’udienza.
Con il primo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. per avere la C.T.R. omesso di pronunciarsi sulla domanda di annullamento della cartella perchè emessa in carenza di motivazione e senza previa comunicazione.
La censura è fondata. Tale domanda – introdotta già in sede di ricorso, assorbita dal primo Giudice (il quale ha deciso, nel merito, in senso integralmente favorevole al contribuente) è stata ritualmente riproposta dal contribuente nel giudizio di appello incoato dall’Agenzia delle Entrate. Dal tenore della sentenza impugnata appare inequivocabile che il Giudice di appello abbia omesso ogni pronuncia (anche implicita) su detta domanda.
Sono fondati anche i restanti motivi con i quali si deduce violazione di legge ed omesso esame di un fatto decisivo.
Il ricorrente, invero, lamenta che il Giudice di appello abbia ritenuto esistente l’autonoma organizzazione, senza esaminare taluni fatti che gli erano stati rassegnati ed emergevano dagli atti processuali (quali la circostanza che lo studio presso cui si svolgeva l’attività aveva superficie di mq. 70, che i compensi ai terzi, come emergente dalle fatture prodotte, erano stati corrisposti a professionisti incaricati della difesa personale del contribuente, cosi come non erano stati esaminati la qualità ed il valore dei beni strumentali).
La Commissione regionale limitandosi, a fondare la decisione su una generica argomentazione basata su dati meramente quantitativi, ha del tutto omesso di esaminare i fatti sopra illustrati e che appaiono decisivi nell’accezione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 discostandosi, altresì, dall’interpretazione della normativa di riferimento come enunciata di recente dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. SSUU n.9541/16).
Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata ed il necessario rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, affinchè proceda all’esame del motivo pretermesso ed all’accertamento in fatto alla stessa demandato, oltre che al regolamento delle spese di questo giudizio.
La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in versa composizione.