Source: https://canestrinilex.com/risorse/bruciare-la-bandiera-italiana-e-reato-cass-5185918/
Timestamp: 2020-03-28 20:42:28+00:00
Document Index: 148612094

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 21', 'art.292', 'art. 9', 'art. 21', 'art.292']

Bruciare la bandiera italiana è reato (Cass. 51859/18)
Il prestigio dello Stato, dei suoi emblemi e delle sue istituzioni rientra tra i beni costituzionalmente garantiti, per cui si pone come limite ad altri diritti costituzionalmente protetti e la sua tutela non è in contrasto con gli art. 9 e 10 della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo, in quanto esplicativi degli art. 21 e 25 Cost.
L'elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel dolo generico, e quindi nella coscienza e volontà di esprimere offensivi e aggressivi giudizi nei confronti delle istituzioni tutelate, con l'intenzione di produrre l'evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle stesse, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possano aver indotto l'agente a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato.
La bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art.292 cod. pen. non come oggetto in sé, ma unicamente per il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da parte di altri soggetti.
Ed invero ha evidenziato che i due ricorrenti, appartenenti al centro sociale "Spazio anomalia", nel corso di un corteo di protesta (lo striscione in testa recava la scritta "contro Equitalia caro benzina rivolta popolare") avevano cosparso di liquido infiammabile la bandiera italiana che recavano con loro e le avevano dato fuoco; ha, quindi, affermato sussistenti i profili di consapevolezza e intenzionalità della direzione dell'aggressione contro uno dei simboli dello Stato, resa palese dalla condotta tenuta dai ricorrenti e ne ha stigmatizzato il carattere gratuito di dileggio e svilimento, correttamente annotando che la libertà di manifestazione del pensiero trova, del resto, limiti impliciti derivanti da altri valori costituzionalmente protetti. Bastando qui solo aggiungere che la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato da tempo che il prestigio dello Stato, dei suoi emblemi e delle sue istituzioni rientra tra i beni costituzionalmente garantiti, per cui si pone come limite ad altri diritti costituzionalmente protetti e la sua tutela non è in contrasto con gli art. 9 e 10 della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo, in quanto esplicativi degli art. 21 e 25 Cost. (Sez. 1, n. 6822 del 14/06/1988, dep. 1989, Paris, Rv. 181275); che l'elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel dolo generico, e quindi nella coscienza e volontà di esprimere offensivi e aggressivi giudizi nei confronti delle istituzioni tutelate, con l'intenzione di produrre l'evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle stesse, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possano aver indotto l'agente a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato (tra le altre, Sez. 1, n. 28730 del 21/03/2013, Di Maggio, Rv. 256781); che la bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art.292 cod. pen. non come oggetto in sé, ma unicamente per il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da parte di altri soggetti (Sez. 1, n. 48902 del 29/10/2003, Galli, Rv. 226460).