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Timestamp: 2020-04-04 12:23:45+00:00
Document Index: 33293016

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Sentenza Cassazione Civile n. 2590 del 03/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2590 del 03/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 03/02/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 03/02/2011), n.2590
SO.EL.DA s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, via Girolamo Boccardo n. 26,
presso l’avv. Gennaro Fredella, rappresentata e difesa dall’avv.
Masellis Gaetano giusta delega in atti;
avverso la sentenza della Corte di cassazione n. 26538/08 depositata
il 5 novembre 2008.
“1. La SO.EL.DA s.r.l, propone ricorso per revocazione avverso la sentenza della Corte di cassazione n. 26538/08, depositata il 5 novembre 2008, con la quale è stato rigettato il ricorso della contribuente contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che aveva negato alla stessa il diritto alle agevolazioni fiscali previste dalla L. n. 64 del 1986, art. 14, per le iniziative produttive nei territori del Mezzogiorno.
2. Nel ricorso si denuncia che la sentenza è affetta da errore di fatto, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, nella parte in cui il Collegio, rigettando il relativo motivo di ricorso, ha ritenuto che non fosse riscontrabile nella specie il requisito della novità dell’iniziativa produttiva, in virtù del rilievo che il giudice d’appello aveva ribadito che “l’attività svolta dalla società (…) era priva dell’indispensabile requisito di autonomia gestionale, nel senso che la stessa non si distingueva affatto da quella svolta, nello stesso stabile, personalmente dal L., dottore commercialista nonchè legale rappresentante della società medesima”.
Ad avviso della ricorrente, “tanto i giudici della Suprema Corte, quanto prima i giudici della Commissione tributaria regionale, sono caduti nell’errore di ritenere che la sede della SO.EL.DA e la sede dello studio del doti, commercialista L. si trovassero nello stesso immobile”.
3. Il ricorso appare inammissibile.
E’ assorbente rilevare, infatti, che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, l’errore di fatto che può legittimare la revocazione della sentenza della Cassazione deve riguardare gli atti interni, cioè quelli che la Corte esamina direttamente nell’ambito dei motivi di ricorso e delle questioni rilevabili d’ufficio, e avere quindi carattere autonomo, nel senso di incidere direttamente ed esclusivamente sulla sentenza medesima; se, invece, l’errore di fatto, sulla cui base si chiede detta revocazione, è stato causa determinante della sentenza pronunciata in grado di appello o in unico grado, in relazione ad atti o documenti che sono stati o avrebbero dovuto essere esaminati dal giudice del merito, la parte danneggiata è tenuta a proporre impugnazione ex art. 395, n. 4, e art. 398 cod. proc. civ. contro la predetta decisione, non essendole di contro consentito addurre tale errore in un momento successivo (nella specie, la S.C., in applicazione dell’enunciato principio, ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione avverso una propria sentenza, con il quale si pretendeva di ravvisare un errore revocatorio nella erronea percezione, da parte della stessa Corte, di elementi di fatto che sarebbero stati parimenti fraintesi dal giudice d’appello) (Cass. n. 7334 del 2002 e già, ex plurimis, Cass. n. 8803 del 2000).
Che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, riaffermato il principio di diritto sopra richiamato, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;
che non v’è luogo a provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, stante l’inammissibilità del controricorso per tardività ex art. 370 c.p.c., essendo stato notificato in data 28 gennaio 2010 a fronte della notifica del ricorso avvenuta il 16 dicembre 2009.