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Timestamp: 2020-02-19 14:19:45+00:00
Document Index: 86283864

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 10']

Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto seduta n. 222 del 09/02/2005
Resoconto seduta n. 222 del 09/02/2005
Indice delle sedute VII legislatura
Resoconto formato PDF
La seduta inizia alle 11,25
Approvazione verbale
PRESIDENTE. Ove non vi siano obiezioni do per letto ed approvato, ai sensi dell’art. 29 del regolamento interno, il processo verbale della seduta n. 221 del 2 febbraio 2005.
(E’ approvato
(Annuncio e assegnazione)
PRESIDENTE. Sono state presentate, in data 8 febbraio 2005, le seguenti proposte di legge regionale, ad iniziativa della Giunta regionale:
—	n. 292: «Disciplina del Consiglio delle Autonomie locali», assegnata alla I Commissione;
—	n. 293,: «Modifiche alla l.r. 20 giugno 1988, n. 23 in materia di indennità di residenza e contributo per le farmacie rurali”, assegnata alla V Commissione;
—	n. 294: «Modifica di leggi regionali in materia sanitaria – 17 luglio 1996, n. 26, 19 novembre 1996, n. 47, 16 marzo 2000, n. 20”, assegnata alla V Commissione.
Proposte di atto amministrativo
PRESIDENTE. Sono state presentate, le seguenti proposte di atto amministrativo, ad iniziativa della Giunta regionale:
—	n. 164, in data 2 febbraio 2005: «Piano florovivaistico regionale», assegnata alla III Commissione;
—	n. 165, in data 2 febbraio 2005: «Criteri di ripartizione dei progetti speciali di competenza regionale anni 2004 e 2005 – fondo sanitario nazionale – parte corrente», assegnata alla V Commissione in sede referente ed alla II per il parere obbligatorio;
—	n. 166, in data 8 febbraio 200: «Modifica alla deliberazione amministrativa del Consiglio regionale n. 97 del 30 giugno 2003 concernente: “Piano sanitario regionale 2003/2006», assegnata alla V Commissione.
(Annuncio di presentazione)
PRESIDENTE. Sono state presentate le seguenti mozioni:
—	n. 395 dei consiglieri Procaccini e Martoni: «Grave provocazione razzista ed antisemita perpetrata ai danni della Sinagoga di Ancona”;
—	n. 396 del consigliere Massi: «Malattie rare non rientranti nel decreto ministeriale n. 279/01: proposta di esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie”;
—	n. 397 dei consiglieri Mollaroli e Amat: «Rapimento in Iraq della giornalista Giuliana Sgrena”.
Leggi regionali promulgate
PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le seguenti leggi regionali:
—	n. 2 in data 25 gennaio 2005, concernente: “Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro”.
—	n. 3 in data 1 febbraio 2005, concernente: «Norme in materia di attività e servizi necroscopici funebri e cimiteriali»;
—	n. 4, concernente: «Celebrazione del V centenario dell’Università di Urbino»;
—	n. 5 in data 1 febbraio 2005, concernente: «Norme relative alle elezioni regionali dell’anno 2005 modifica della legge regionale 16 dicembre 2004, n. 27 «Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale”».
PRESIDENTE. Il Presidente della Giunta regionale ha adottato il decreto n. 55 dell’8 febbraio 2005, concernente: «Convocazione dei comizi per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale delle Marche. Determinazione dei seggi del Consiglio regionale. Assegnazione dei seggi alle circoscrizioni elettorali».
Impugnazione di legge regionale
avanti la Corte costituzionale
PRESIDENTE. Il presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato avanti la Corte costituzionale la legge regionale n. 27 del 16 dicembre 2004, concernente: «Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale».
PRESIDENTE. E’ scomparso Remo De Minicis, sindaco di Falerone per quasi trent’anni, presidente del Tennacola, consigliere provinciale, consigliere regionale della seconda legislatura, dal 1975 al 1980. Militando nelle fila del Pci prima e dei Ds poi è stato amministratore e figura di grande generosità e passione politica. Ha dedicato la sua vita alla comunità e alle istituzioni democratiche, impegnandosi nelle battaglie del movimento contadino e dei lavoratori del Fermano e di tutte le Marche. Una responsabilità, la sua, che ha contribuito alla crescita del nostro territorio ed al progresso della pubblica amministrazione. Alla famiglia il più sentito cordoglio del Consiglio regionale.
Invito l’aula ad osservare un minuto di raccoglimento.
(Il Consiglio osserva un minuto di silenzio)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull’ordine dei lavori, il consigliere Brini. Ne ha facoltà.
Ottavio BRINI. Nella Conferenza dei presidenti di gruppo tenuta in occasione dell’ultimo Consiglio regionale, era stato preso impegno a che nei primi punti all’ordine del giorno venisse inserita la legge relativa alle norme di indirizzo per il settore del commercio. C’era un impegno assunto, la Commissione penso abbia già dato il suo parere in tal senso. Non riesco a capire come mai — lo posso immaginare — questa legge non viene affrontata e discussa. Non vorrei che ci fossero pressioni esterne a questo Consiglio regionale per far sì che non si legiferi su un argomento tanto importante che volutamente non viene affrontato e discusso.
Assistiamo a delle aperture selvagge, la domenica, di alcune grosse strutture rispetto alle quali le amministrazioni pubbliche non possono che fare delle multe a danno dei piccoli commercianti, però assistiamo anche ad un accanimento, a una “guerriglia”, a volte, nei confronti dei “vu cumpra’” che abusivamente vendono i loro articoli, in modo non regolare, con chiamata di forze dell’ordine per farli sgomberare, addirittura per sequestrare i loro stessi articoli. Due misure diverse. Mi auguro che questa legge porti veramente ordine nei confronti di chi, volutamente, non vuol fare approvare questa legge.
Per il momento mi limito a chiedere che questo punto venga anticipato, in modo tale che possiamo individuare chi in quest’aula collabora con queste forze esterne affinché non venga ripristinata la legalità nel territorio marchigiano.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Avenali.
Ferdinando AVENALI. Sono d’accordo con la proposta del consigliere Brini di chiedere l’anticipazione di questo punto, anche perché è una legge da troppo tempo all’ordine del giorno del Consiglio. La Commissione ha discusso in più occasioni, da ultimo mercoledì scorso abbiamo tenuto un’altra riunione e all’unanimità abbiamo approvato degli emendamenti. Credo che ci sono le condizioni perché questa legge venga approvata, per le ragioni che adesso si dicevano, cioè che se non l’approviamo, rimangono una serie di interrogativi che potrebbero dare luogo a una situazione difficile di gestione della legge stessa nella nostra regione, in particolare in determinati territori come aree parco, aree protette ecc. Quindi con la legge cerchiamo di mettere a punto alcune questioni che erano state interpretate in un certo modo e che potrebbero dare adito a delle disparità.
Pertanto concordo nel chiedere l’anticipazione di questo punto all’ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha la parola il Presidente D’Ambrosio.
Vito D'AMBROSIO, Presidente della Giunta. Per la Giunta la priorità è relativa al piano di risanamento dell’area Ancona-Falconara, dopodiché non abbiamo nulla in contrario.
PRESIDENTE. Se siete d’accordo, propongo di procedere con le comunicazioni del Presidente, quindi la proposta di atto amministrativo n. 163, la proposta di atto amministrativo n. 160, la proposta di legge regionale n. 191 e a seguire.
Pongo in votazione questa proposta.
Comunicazioni del Presidente della Giunta regionale in ordine alle iniziative svolte in attuazione della legge regionale 24 luglio 2002, n. 11, art. 2, concernente: «Sistema integrato per le politiche di sicurezza e di educazione alla legalità»
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni del Presidente della Giunta in ordine alle iniziative svolte in attuazione della legge regionale 24 luglio 2002, n. 11.
Ha la parola il Presidente D'Ambrosio.
Vito D'AMBROSIO, Presidente della Giunta. Innanzitutto ribadisco quello che il Consiglio ha già appreso dagli organi di informazione, che ieri ho firmato il decreto che indice le elezioni e che determina e assegna i seggi alle circoscrizioni elettorali.
La relazione che svolgo adesso, avviene ai sensi dell’art. 2, secondo comma, della nostra legge regionale relativa al sistema integrato per le politiche di sicurezza e di educazione alla legalità.
La Regione Marche è ormai da alcuni anni concretamente impegnata nel contribuire, assieme al sistema regionale delle autonomie locali, al consolidamento delle migliori condizioni di sicurezza, di legalità e di civile convivenza nella nostra regione. Questo impegno muove dalla convinzione che sul terreno della sicurezza sia necessario coinvolgere molteplici attori e attivare molteplici azioni. A partire, ovviamente da quelle (di prevenzione, di contrasto, di riparazione dei fenomeni della criminalità) proprie degli apparati dello stato centrale e delle sue articolazioni periferiche. Ma agendo anche sulle politiche regionali e locali volte a combattere e superare i fenomeni di inciviltà e disordine urbano diffuso; e a consolidare, agendo sul “sistema delle sicurezze”, il tessuto sociale coeso della nostra regione. In questo modo si delinea una politica di prevenzione integrata, di attenzione al miglioramento delle condizioni di sicurezza del territorio, che vede impegnati (non in concorrenza ma in costante ricerca delle sinergie e del coordinamento che salvaguardino competenze e funzioni di ciascuno) forze dell’ordine, polizie locali, amministrazioni pubbliche, categorie, associazioni, singoli cittadini.
La 2^ Conferenza regionale sulla Sicurezza, svoltasi ad Ancona nello scorso mese di marzo con una qualificata partecipazione istituzionale, professionale e sociale, ha costituito da questo punto di vista un importante momento di approfondimento e di condivisione delle strategie sopra descritte. La Conferenza ha in tal modo consentito di fare il punto sui principali filoni di lavoro sui quali la Regione Marche ha lavorato sino ad oggi, attivando e dando prime attuazioni ad alcuni istituti e strumenti previsti dalla L.R. n. 11/2002 e dal Protocollo d’Intesa sottoscritto con il Ministro dell’Interno, nell’ottobre 2003, in materia di sicurezza locale e di politiche integrate per la sicurezza.
Questa relazione al Consiglio, coincidendo di fatto con la scadenza di fine legislatura, vuole quindi offrire, in modo schematico ed essenziale, un rendiconto dell’attività sin qui svolta, consentendo anche la prospettazione coerente di programmi e progetti che potranno essere assunti sin dall’inizio della prossima legislatura.
Rimando, per l’analisi di dettaglio, alla documentazione allegata alla presente relazione. Essa si basa su dati, aggiornati all’anno 2003 ma ancora parziali e incompleti, che ci sono pervenuti alcuni giorni or sono dal Ministero dell’Interno. Purtroppo, come più diffusamente accennerò più avanti, non siamo ancora in grado di disporre di quell’efficace sistema di rilevazione che è previsto dall’art. 3 del Protocollo firmato nell’ottobre 2003 e relativo al Sistema Informativo Comune da costruire presso la Prefettura di Ancona: efficace non solo per la tempestività maggiore con la quale potranno confluire i dati, ma anche e soprattutto per l’affinamento qualitativo (territoriale, tecnico, di analisi) che potrà consentire.
Dai dati a disposizione, che trovano conforto anche dalla Relazione svolta dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello presso la Procura di Ancona in occasione della apertura dell’anno giudiziario nelle Marche, possono tuttavia essere evidenziati alcuni aspetti:
—	il consistente aumento dei delitti denunciati nell’anno 2003 rispetto all’anno precedente (oltre il 20%) è pressoché totalmente ascrivibile all’impressionante aumento delle truffe denunciate. Il fenomeno, diffuso su tutto il territorio regionale e presente nelle stesse dimensioni anche a livello nazionale, risente del moltiplicarsi delle truffe “informatiche”. E’ un fenomeno che impone una riflessione e che suggerisce una indicazione di lavoro anche da parte della Regione, in collaborazione con le autorità preposte alla repressione del reato, per individuare le migliori strategie di prevenzione, di informazione e di sensibilizzazione nei confronti delle potenziali vittime;
—	il rilevante aumento delle rapine nelle Marche (si passa dalle 269 nel 2002 alle 315 nel 2003) preoccupa soprattutto per il peso di quelle a danno di abitazioni e negozi (circa 2/3), a dimostrazione di una crescente aggressività delle bande criminali autrici di tale reato;
—	va segnalato anche il dato relativo all’incremento degli incendi dolosi, molti dei quali avvenuti a danno di strutture produttive: il che fa ragionevolmente supporre un collegamento degli stessi con fatti estorsivi;
—	merita grande attenzione il fenomeno, denunciato con grande forza dal Procuratore Dragotto nella nostra 2^ Conferenza Regionale e ripreso nella citata sua Relazione dello scorso gennaio, relativo al lavoro nero con sfruttamento di manodopera spesso clandestina, al quale va aggiunta la grande preoccupazione per la dolorosa problematica degli incidenti sul lavoro, sulla quale peraltro la Regione Marche è da alcuni anni impegnata ad intervenire con l’azione delle sue strutture in raccordo con l’INAIL, istituto con il quale è stato recentemente stipulato un Protocollo teso a migliorare i rapporti di collaborazione e di intervento coordinato.
—	resta alto l’allarme per i traffici criminali collegati al Porto di Ancona, che può essere considerata la vera e propria criticità, in termini di sicurezza, della nostra Regione, nei confronti della quale è necessaria la più grande attenzione in termini di investimenti strutturali e tecnologici con un potenziamento delle risorse umane.
A questo ultimo proposito, ma più in generale, va sottolineato come a fronte di un aumento costante di reati nella nostra regione (si passa, su 100.000 ab., dai 2.542 reati del 1998 ai 3427 reati del 2003) il numero degli addetti delle forze di polizia non sia incrementato. Ciò fa sì che il rapporto tra il numero dei delitti e gli addetti delle forze di polizia sia sempre più penalizzante in termini di carico di lavoro degli stessi.
Emergono da questo insieme di informazioni, sinteticamente descritto, elementi di preoccupazione che, senza farci perdere di vista un quadro complessivamente sano della nostra regione, inducono a dovere moltiplicare gli sforzi su alcune direttive principali: monitoraggio; coordinamento delle politiche locali; promozione e sostegno alla integrazione delle stesse con quelle degli apparati statali.
A tal fine la Regione Marche ha individuato due principali strumenti, fortemente connessi e coerenti fra loro: la L.R. n. 11/2002 e il Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Interno.
Va innanzitutto sottolineata la positiva conclusione della vicenda relativa alla impugnativa da parte del Governo. Come è noto il Governo, nel settembre 2002 aveva promosso un ricorso innanzi la Corte Costituzionale con l’obbiettivo di contestare radicalmente le finalità e gli strumenti della normativa regionale, caratterizzata dalle “politiche integrate per la sicurezza”.
Il dibattimento ha fatto cadere tutte le pregiudiziali avanzate dal Governo -che, peraltro, nella sua articolazione più qualificata in materia, il Ministero dell’Interno, andava nel contempo stipulando con noi una intesa proprio su queste politiche!-; sicchè l’Alta Corte, nella sua sentenza n. 134 del 7 maggio 2004, salvaguardando l’impianto generale della legge ne ha dichiarato l’incostituzionalità limitatamente a quella parte dell’art. 3 che prevedeva la formale partecipazione dei rappresentanti periferici degli organi e degli uffici dello Stato al Comitato d’Indirizzo dell’Osservatorio Regionale sulla Sicurezza, pur auspicando lo sviluppo di “forme di collaborazione tra apparati statali, regionali e degli enti locali volti a migliorare le condizioni di sicurezza dei cittadini e del territorio”. A tale proposito è doveroso sottolineare come la collaborazione sia ormai divenuta prassi nei rapporti tra la nostra Regione e le Prefetture, le Questure, i Comandi regionali e provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, nonché con la Magistratura, ogni volta che abbiamo inteso promuovere iniziative attinenti ai temi della sicurezza. Come non va dimenticato che –nelle more del pronunciamento della Corte Costituzionale- costante, qualificata, impegnata è stata la partecipazione dei rappresentanti periferici dello Stato ai lavori dell’Osservatorio regionale sulla Sicurezza.
Tra le politiche e gli interventi più qualificanti previsti dalla legge vanno ricordati quelli relativi alle attività di documentazione, informazione e comunicazione. In questo ambito vanno menzionati:
—	la pubblicazione del compendio statistico relativo alla delittuosità nella regione per gli anni 1998/2002, presentato in occasione della 2^ Conferenza regionale del marzo 2004, cui seguirà nei prossimi mesi l’aggiornamento a tutto il 2003;
—	il sito web “marchesicure”, attivo dallo scorso mese di novembre. Il sito, che ha già lusinghieri indici di accesso, contiene informazioni su programmi, attività, finanziamenti della Regione e ogni utile richiamo a quanto, in Italia e in Europa, viene fatto in tema di politiche integrate di sicurezza. Sono in corso di definizione, proprio in queste settimane, intese con gli enti locali e con le strutture preposte alla sicurezza pubblica per formalizzare collaborazioni di tipo continuativo con il nostro sito, che potrà divenire in tal modo uno strumento sempre più rappresentativo della realtà regionale;
—	è stato avviato, in via sperimentale negli ultimi due mesi dell’anno (ma potrà avere una sua continuità a partire dai prossimi mesi) il monitoraggio della stampa locale sui temi della sicurezza, quale utile strumento per cogliere la percezione della sicurezza da parte dei cittadini attraverso la rappresentazione della carta stampata. A tale monitoraggio si affiancherà, grazie ad una intesa con il CORECOM, il rilevamento dei dati relativi alle principali testate televisive regionali;
—	è stata decisa, anche sulla base delle indicazioni emerse in una Sessione di lavoro della 2^ Conferenza, la costituzione di un Forum regionale sulla comunicazione e informazione, che potrà offrire una sede di confronto tra le esperienze degli operatori che a vario titolo si occupano di sicurezza: dalle forze di polizia, agli amministratori pubblici, alle polizie locali, ai giornalisti: per migliorare la rappresentazione della sicurezza contemperando, nel confronto, esigenze diverse e talora divaricanti.
Gran parte delle azioni previste dalla legge regionale trovano il loro riferimento nell’attuazione del protocollo d’intesa in materia di sicurezza locale e di politiche integrate per la sicurezza.
Come già ricordato il Protocollo è stato sottoscritto nell’ottobre 2003 tra il Ministero dell’Interno e la Regione Marche, e ha iniziato a dispiegare i suoi programmi nello scorso anno. In particolare meritano segnalazione i seguenti aspetti:
1	Realizzazione di un sistema informativo comune (S.I.C.). La Regione ha già provveduto ad attrezzare presso la Prefettura di Ancona le attrezzature hardware e software di base. Si resta in attesa della disponibilità da parte del Dipartimento di Pubblica Sicurezza dei dati trattabili, provenienti dal nuovo sistema di rilevazione elettronico SDI, relativi ai fenomeni criminali che si verificano nella Regione Marche. La stessa Regione si è impegnata -con un progetto che verrà avviato nel corso dell’anno e che vedrà la collaborazione di alcuni Comuni “pilota”- a fornire al S.I.C. dati relativi alle situazioni di disagio e di degrado urbano e territoriale esistente. La integrazione dei dati che confluiranno nel sistema e la loro sovrapposizione su cartografie digitalizzate potrà consentire, non solo a fini statistici ma anche per valutazioni di tipo operativo, una mappatura e una conoscenza del territorio in maniera assai più approfondita di quanto sinora consentito dalle rilevazioni statistiche;
2	Collaborazione tra le Sale Operative delle Forze di Polizia e dei Corpi di Polizia Locale. Sono in corso di definizione gli accordi per l’avvio sperimentale della collaborazione con il Comune di Ancona (con la possibile estensione del progetto al Comune di Falconara M. per comprendervi un’area vasta, tra le più sensibili in materia di sicurezza della Regione: Porto, Aeroporto, snodi stradali e autostradali, aree ad elevato rischio ambientale). Vi sono tuttora difficoltà ad estendere la sperimentazione, come previsto, anche agli altri comuni capoluogo di Provincia, per problemi relativi alla installazione delle opportune tecnologie presso i presidi di pubblica sicurezza di quei comuni. Le difficoltà potrebbero essere superate entro l’anno solo per il Comune di Macerata.
3	Aggiornamento professionale congiunto del Personale. Il programma è stato avviato in modo consistente nel 2004. In particolare, si sono svolti quattro Seminari, uno per Provincia, che hanno visto complessivamente la partecipazione di oltre 300 operatori, tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Polizie Comunali e Provinciali, con un indice di gradimento, rilevato tra gli stessi partecipanti di oltre il 90%. Nel corso dei Seminari sono state inoltre raccolte circa 200 schede contenenti indicazioni (utilissime per la progettazione del programma formativo 2005) relative sia alle modalità di organizzazione dei corsi, sia ai temi di maggiore interesse.
Altri istituti del Protocollo verranno posti in fase attuativa nel corso di questo anno.
In particolare, l’art. 6, 2° comma, prevede una iniziativa congiunta, rivolta agli Enti Locali e alle categorie economiche e produttive, al fine di promuovere e coordinare le progettualità per l’installazione di sistemi di videosorveglianza: esigenza assai avvertita non solo per il proliferare di iniziative delle pubbliche amministrazioni sul territorio, ma anche alla luce delle più recenti disposizioni in materia emanate dal Garante della Privacy.
La Regione, per favorire quanto previsto dal Protocollo, proporrà, entro la primavera, ai Comuni marchigiani una indagine, tramite questionario, per cogliere ogni utile informazione relativa a tipologie, tecnologie, modalità di acquisto, uso e manutenzione degli impianti di videosorveglianza attualmente funzionanti. L’attività ricognitiva sopra descritta potrà essere funzionale anche alla predisposizione di bandi per il finanziamento dei sistemi di videosorveglianza, in quanto ammissibili tra le attività contemplate dall’art. 2, 1° comma lett. d), della L.R. n. 11/2002.
Va inoltre ricordato quanto previsto dall’art. 10 (Monitoraggio dei Protocolli e dei Contratti per la Sicurezza). Al riguardo l’avvio dell’azione di monitoraggio nella nostra regione sarà conseguente ad una analoga iniziativa nazionale promossa d’intesa tra il Dipartimento di Pubblica Sicurezza e il FISU (Forum Italiano per la Sicurezza Urbana), già partita alla fine dell’anno 2004 e i cui risultati potranno costituire l’essenziale riferimento per il lavoro da effettuare a livello regionale.
Ulteriori notizie, oltre alle informazioni già date, possono essere fornite con riferimento ad alcune iniziative promosse nell’ambito della L.R. n. 11/2002.
Finanziamenti a favore delle piccole e medie imprese commerciali per l’installazione di sistemi di sicurezza. A valere sui fondi assegnati dalla Finanziaria 2002 (resi disponibili solo nel corso del 2004) il Servizio Commercio della Regione ha emanato un bando (alla cui istruttoria hanno concorso le Prefetture e le Camere di Commercio) che ha messo a disposizione oltre 250.000 _. Un primo monitoraggio ci dice che gli stessi sono stati totalmente utilizzati, con una domanda di circa 300 richiedenti (soprattutto tabaccherie, gioiellerie, farmacie, impianti di carburanti) che ha, sia pure di poco, superato l’offerta delle somme a disposizione. Per il corrente anno, a valere sugli stanziamenti di uguale ammontare della Finanziaria 2003, è previsto un nuovo bando per soddisfare le domande ancora inevase e quelle che sicuramente si aggiungeranno nel corso dell’anno.
Progetti europei. Sono attualmente in corso i seguenti progetti:
a)	studio e sperimentazione di tecnologie avanzate per il contrasto del traffico delle droghe sintetiche e dei precursori chimici. Il progetto (finanziato nell’ambito del programma AGIS dell’UE per circa 180.000 _, con il partenariato del Porto di Patrasso e della Prefettura di Valona) è attualmente in corso di realizzazione, con la ditta aggiudicataria che dovrà presentare entro il mese di marzo il prototipo da applicare ai porti di Ancona, Patrasso e Valona;
b)	progetto relativo alla individuazione delle metodiche per la migliore determinazione dell’età in soggetti adolescenti privi di documenti, con particolare riferimento alla popolazione extracomunitaria. Anche questo progetto rientra nel programma AGIS dell’UE, ed è in attesa di conferma del finanziamento di circa 280.000 _. Il progetto (condotto in partenariato con l’Università degli Studi di Macerata –Istituto di Medicina Legale- e con l’Università di Madrid) si avvale della collaborazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Ancona ed è diretto ad affrontare un tema assai delicato e sentito sia dagli operatori di polizia e della giustizia, sia da quelli delle amministrazioni locali.
c)	Progetto D.A.M.AC. per la difesa ambientale del mare Adriatico. Il progetto è inserito, per la sua finanziabilità, nell’ambito del PIC INTERREG IIIA transfrontaliero adriatico, e si avvale, nella sua realizzazione, della collaborazione delle Università marchigiane e del partenariato croato della Contea di Zara e dell’Università di Rijeka.
Sicurezza Stradale. Il problema è di grande rilevanza in una regione che paga ogni anno un tributo altissimo di vittime, spesso giovanissime. L’azione intrapresa dal Servizio Mobilità, Trasporti e Infrastrutture, d’intesa con i Servizi Sanità Pubblica e Politiche Sociali, mira in particolare all’attuazione nella nostra regione del Secondo Programma Annuale di Attuazione 2003 del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale. I nostri progetti, che sono stati recentemente presentati a Rimini in occasione del 2° Salone Internazionale sulla Sicurezza Stradale, riguardano in particolare la costituzione di un Centro Regionale di Monitoraggio idoneo a evidenziare le carenze strutturali della rete viaria, iniziative di educazione, interventi coordinati con i servizi di prevenzione delle nostre strutture sanitarie; oltre che, ovviamente, interventi di tipo infrastrutturale. Va tuttavia denunciato, a fronte di questo articolato programma già condiviso dal Ministero delle Infrastrutture, il blocco dei finanziamenti previsti (per le Marche circa 2.000.000,00 di euro) per superare il quale è intenzione delle Regioni sollecitare un intervento in sede di Conferenza Stato-Regioni.
Il quadro di interventi sin qui delineato è certamente non esaustivo se si pensa, ad esempio, ai finanziamenti ordinari previsti per l’anno 2005 nel settore delle Politiche Sociali su temi quali il disagio e la devianza giovanili, la prostituzione, le tossicodipendenze, le politiche di integrazione dei cittadini extracomunitari.
Tuttavia, esso già consente di delineare un primo bilancio positivo per una Regione che solo da alcuni anni si sta cimentando su un terreno (quello delle politiche integrate per la sicurezza) innovativo e per molti aspetti sperimentale.
Solo da poco tempo in Italia e nelle Marche va maturando l’esperienza di Comuni, Province e Regioni all’interno del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana (90 enti, in Italia, di diverse aree geografiche e di diversa connotazione politica), del quale la Regione Marche è membro del Comitato Esecutivo. Il Forum si sta proponendo come qualificato interlocutore politico della realtà associativa della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, dell’UPI e dell’ANCI, da un lato; e del Ministero dell’Interno, dall’altro.
L’obbiettivo è quello di marcare e di affermare la sicurezza come valore: non solo come salvaguardia della tutela personale, patrimoniale, professionale del cittadino, ma come conquista e difesa degli spazi di libertà, di civile convivenza, di tolleranza, che trovano nelle città, e nelle realtà locali più in generale, i momenti di criticità, di contrasto, di conflitto, ma anche il terreno migliore per porre le condizioni per il loro superamento.
Una nuova visione della sicurezza, quindi, che si va consolidando e che trova significativi accenni di condivisione nella relazione al Parlamento dell’agosto 2004 del Ministro dell’Interno. Si tratta, tuttavia di passare sempre più concretamente dalle enunciazioni ai fatti, dalle proposte alle realizzazioni, a partire innanzitutto da un quadro normativo nazionale di riferimento che recepisca non solo i mutamenti di sensibilità, ma che faccia propri gli strumenti innovativi che occorre introdurre.
In questo contesto si inserisce, promossa dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana e presentata formalmente dalle Associazioni Nazionali delle Autonomie e delle Regioni, la proposta di legge nazionale presentata al Parlamento ( fatta propria dalla Regione Marche con proprio atto deliberativo del marzo scorso). Essa rappresenta uno stimolo fondamentale che può consentire entro la conclusione della legislatura parlamentare del 2006, l’approvazione di un provvedimento normativo che detta disposizioni per il “coordinamento in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale e per la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza”.
Mi auguro pertanto che, a conclusione del dibattito sulle mie comunicazioni, il Consiglio Regionale voglia approvare la mozione, proposta dalla Giunta Regionale, che sollecita il Parlamento all’esame di questo fondamentale atto legislativo che consentirà al Governo nazionale e alle Regioni e alle Amministrazioni Locali di operare, ferme restando le specifiche competenze costituzionali e di legge, con il massimo coordinamento possibile e con la più grande efficacia.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Giannotti.
Roberto GIANNOTTI. Le comunicazioni del presidente consentono di fare una prima valutazione. A volte la presunzione e l’ideologismo non servono, come in questo caso. Credo che la dimostrazione di questo sta nella inadeguatezza delle politiche regionali per la sicurezza, nel fallimento del tentativo, di cui, peraltro, va dato atto al Presidente, credo unico all’interno dell’Esecutivo, di avere cercato di mettere in piedi una risposta ad un problema, che però è stato da troppi sottovalutato. C’è stato un dibattito in quest’aula rispetto a diverse ipotesi di intervento su questa materia. Da parte della sinistra e da parte della Giunta era stata sottolineata l’opportunità di richiamare con preoccupazione lo Stato sui problemi della sicurezza nelle Marche. Da parte del gruppo di Forza Italia e delle opposizioni era stata invece sollecitata un’azione più energica. Il risultato, come tutti ricorderanno, è stata una proposta di legge formale, priva di efficacia, una proposta di legge che ha prodotto l’adesione ad un forum internazionale e poc’altro. Questo è il giudizio che noi diamo rispetto al percorso che abbiamo fatto, quindi un giudizio di inadeguatezza per quello che riguarda l’azione del governo regionale. Dico il forum, ma potrei citare la Commissione speciale messa in piedi, che non so se abbia funzionato o no, ma credo poco, anche perché la scelta degli interlocutori sul piano della competenza, se poteva avere un senso per qualcuno di questi, rientrava in una logica di lottizzazione per altri. Non voglio fare riferimenti personali, perché è brutto: c’è stata una interrogazione con la quale abbiamo contestato il metodo e i criteri usati nella scelta, quindi rimando a quella interrogazione.
Lei, oggi, Presidente, è venuto in quest’aula sostanzialmente ad ammettere che avevamo ragione che le Marche non sono un’isola felice nel campo della sicurezza. Il dato di fondo di cui tutti dobbiamo oggi prendere atto è questo. Certo, le Marche sono investite più da un’azione di micro criminalità rispetto ai grandi problemi. Salvo l’incidenza limitatissima che può essere rappresentata da questo aspetto ambientale tutto anconetano, non si ha da fare i conti con il fenomeno terroristico, non vi sono grandi episodi di criminalità, però anche le Marche hanno un deficit sul piano della sicurezza.
Aveva detto Forza Italia che c’è il problema dell’usura, largamente diffuso sul territorio regionale, c’è il problema dei furti che è un’altra delle piaghe. Non so se qui abbiamo la possibilità di consultare statistiche, ma se andassimo a vedere ci renderemmo conto che le Marche non sono, percentualmente, ultime a nessun’altra regione, anche perché la nostra è una regione sostanzialmente ricca. Per questo, la Giunta ha pensato bene a tassare i cittadini marchigiani in maniera ingiusta.
C’è un problema di micro criminalità di cui sono particolarmente preoccupato, che riguarda il disagio giovanile. Se oggi leggiamo le cronache locali vediamo che, per esempio, ieri sera a Pesaro è stata sgominata una banda di ragazzini che andavano a rubare e che stanno imperversando nella città di Pesaro da qualche mese a questa parte, preoccupando l’opinione pubblica.
Che la situazione non sia del tutto soddisfacente o comunque positiva, l’ha detto anche il procuratore della Corte dei conti nell’ultima relazione. Le Marche non sono immuni nemmeno dal problema della corruzione politica. Leggo infatti, che aldilà dei toni trionfalistici usati per richiamare la partenza dell’Asur, si dice che esiste un problema di conferimento degli incarichi di direzione sanitaria, che per me ha solamente una declinazione — cioè la lottizzazione dei direttori del sistema sanitario regionale — e l’onerosità di alcuni contratti di acquisto di beni e di forniture e servizi. Tutta la partita degli appalti nel settore sanitario, rispetto alla quale Forza Italia ha fatto una battaglia storica che i dati confermano non essere ancora stata vinta.
Questo per dire che, secondo noi, le politiche regionali in questo campo non sono state effettive ed efficaci, si è trattato solamente di una partita giocata sul livello delle immagini, per sottovalutazione e per prevenzione ideologica. Tutti ci ricordiamo i dibattiti in quest’aula, il richiamo preoccupato di non correre il rischio di altre Regioni. Per esempio, la Regione Lombardia che ha fatto altre scelte, è dieci anni luce più avanti della Regione Marche rispetto ad alcune cose che si possono fare. Ma il fatto che vi sia un coordinamento fra le forze dell’ordine, una banca dati unitaria, che si metta in piedi un percorso che porti all’unificazione della chiamata d’urgenza, il fatto che ci sia una sinergia fra polizie municipali e organi dello Stato, sono tutte questioni rispetto alle quali non si è data una risposta. Se ci sentiamo soddisfatti del fatto che siamo membri del Forum europeo sulla sicurezza, se ci sentiamo soddisfatti di avere organizzato, fra l’altro, una conferenza regionale di pessimo gusto — perché le conferenze regionali su questa materia vanno preparate con tutti gli attori e non basta un atto di cortigianeria invitando un sottosegretario del Governo Berlusconi, per poter avere la legittimità politica — allora vuol dire che ci accontentiamo di poco. Il gruppo di Forza Italia ha disertato quel convegno, perché era mal preparato, inutile, privo di ogni efficacia.
Chiediamo invece il rispetto della legge, che prevede che questo consesso, il Consiglio regionale discuta di queste questioni. La grande anomalia è che in una legislatura non si è mai discusso delle politiche della sicurezza, probabilmente perché c’era poco da discutere, ma rimane il fatto che la forma andava almeno salvata e ai 40 consiglieri andava offerta la possibilità di formulare proposte per mettere in piedi un’azione che consentisse in qualche modo di meglio tutelare le esigenze di sicurezza dei cittadini marchigiani che non sono state tutelate in questi cinque anni di legislatura.
PRESIDENTE. C’è una proposta di risoluzione presentata dal Presidente D'Ambrosio. La pongo in votazione.
Proposta di atto amministrativo (Votazione): «Conto consuntivo del Consiglio Regionale per l'esercizio finanziario 2004» Ufficio di presidenza (163)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 163, ad iniziativa dell’Ufficio di presidenza.
Dato che c’è una relazione abbastanza esauriente, se non vi sono interventi pongo in votazione la proposta di atto amministrativo.
Proposta di atto amministrativo (Discussione generale): «L.r. n. 6/2004 e risoluzione del Consiglio regionale adottata nella seduta del 15 settembre 2004. Approvazione del Piano di risanamento dell’area di Ancona, Falconara e Bassa Valle dell’Esino dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale con la deliberazione del Consiglio regionale n. 305/2000» Giunta (160)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di atto amministrativo n. 160, ad iniziativa della Giunta.
Ha la parola il relatore di maggioranza, consigliere Benatti.
Stefania BENATTI. La delibera del Consiglio regionale dell’1.3.2000, n. 305, ha dichiarato l’area di Ancona, Falconara e Bassa Valle dell’Esino, ad elevato rischio di crisi ambientale. Sono allora stati avviati le procedure, gli studi, le analisi finalizzati all’approvazione del piano di risanamento previsto dal D. Lgs. 112 del 1998 e dalla nostra legge regionale n. 6 del 6 aprile 2004. Quindi arriviamo oggi all’approvazione di questo atto che è importante non solo per quel territorio ma per tutta la regione.
Il piano è costituito da un sistema coerente di azioni in un’area ben delimitata e dalla realizzazione di queste azioni potrà, a regime, venire anche un’attività permanente di gestione integrata del territorio, basata sul principio fondamentale della concertazione istituzionale. Il piano rappresenta anche una sintesi di tutta la strumentazione urbanistica che insiste in quell’area. Ha numerosi allegati che comprendono una parte di studio, di pianificazione, di programmazione e di attività di gestione.
La pianificazione è rivolta non soltanto a eliminare i singoli rischi, ma soprattutto a ridurre il fattore di moltiplicazione del rischio ambientale. Infatti è uno dei principi fondamentali della dichiarazione di area ad alto rischio ambientale, il fatto che la coesistenza di più elementi di rischio accresce il rischio ambientale rispetto alla semplice sommatoria dei singoli elementi.
Il piano è basato su un sistema informativo costituito da un data base che contiene la lista degli obiettivi e le singole linee di azioni e di interventi. Questo sistema è stato approfondito e messo in rete ed è a disposizione di tutti i soggetti e di tutti gli addetti ai lavori. Attraverso questo sistema informativo vi è un dialogo continuo tra la Regione e tutti i soggetti interessati. Praticamente questo database è parte integrante del piano di risanamento, è stato messo anche a disposizione dei consiglieri, attraverso l’accesso con una password e sarà lo strumento fondamentale di gestione del piano stesso. Accanto a questo sistema informativo, alla organizzazione della rete, che è una delle novità all’avanguardia per la gestione di territori come questi, è stato elaborato un sistema di supporto alle decisioni. E’ uno strumento che abbiamo già visto anche la settimana scorsa con il piano delle coste, nella tipologia, e consiste nell’elaborazione di griglie di valutazione dalle quali possono emergere le priorità e in qualche modo una guida alla elaborazione delle linee di intervento, valutando la loro efficacia.
Sono strumenti che, accanto al piano stesso, rappresentano un modo per colloquiare anche tra pubbliche amministrazioni e per rendere più efficace e più rispondente alle esigenze di intervento immediato, anche, se necessario, in emergenza, la gestione di un territorio.
Parliamo di un’area che va da Ancona a Montemarciano, lungo la costa e all’interno segue la direttrice della media e bassa valle dell’Esino fino a Iesi est. Sono interessati nove comuni: Ancona, Falconara, Montemarciano, Chiaravalle, Camerata Picena, Jesi, Agugliano, Monsano e Monte San Vito per un territorio complessivo di 85 chilometri quadrati, all’interno dei quali 30 chilometri di costa per una profondità di tre chilometri verso il mare. Questi nove comuni interessati hanno una popolazione di oltre 105.000 abitanti. Le persone che risiedono nelle porzioni di territorio interessate dall’area, dato che non tutti i comuni sono interessati nella loro globalità, sono 100.000. E’ un territorio che ben conosciamo, perché concentra al suo interno una serie complessa di attività e di fattori di rischio ambientale. La prima caratteristica è che in questa zona si concentrano tutte le principali modalità di trasporto e le relative infrastrutture: il porto, con tutte le infrastrutture insistenti nella sua area, una serie di attività economico-produttive di rilievo nazionale. Noi individuiamo quella come “area dell’Api,” ma in realtà insistono lì altre imprese industriali che hanno anch’esse delle connotazioni di rischio. Poi, la ferrovia e anche un traffico consistente di mezzi pesanti su gomma che dal porto, dalla ferrovia trasportano, al servizio di queste imprese, merci pericolose. A questo va aggiunta anche una fragilità ambientale della zona, in particolare quella che scorre attorno al Fiume Esino con rischio di esondazioni e inondazioni. E’ un’area, anche questa, di alta densità di popolazione.
Nel piano i colleghi possono trovare tutte le analisi che sono state fatte da un punto di vista demografico, dell’economia, dell’occupazione, ambientale. Credo che il piano sia uno strumento conoscitivo fondamentale molto utile. Lo abbiamo anche all’interno del sito dell’autorità ambientale che io ringrazio per l’attività svolta e anche per il supporto che ha dato al lavoro della nostra Commissione consiliare.
Lo scenario è quello che ho delineato. La novità di questo piano è che, dopo la prima definizione della delibera 305, approviamo oggi una nuova perimetrazione che è stata consegnata ai colleghi consiglieri. Questo documento è anche oggetto di un emendamento tecnico, perché noi approviamo la perimetrazione nella scala 1:100.000 che ci viene proposta, per evitare di dover utilizzare una scala molto più grande, soprattutto avendo inserito tutte le aree a mare, però i colleghi, attraverso la visione di questa perimetrazione, possono rendersi conto della nuova perimetrazione che approviamo con questo piano di risanamento.
La riperimetrazione è stata oggetto di studi puntuali e pertinenti e soprattutto è stata oggetto di un’ampia concertazione con tutti i Comuni e i soggetti interessati e ha una sua coerenza. Viene infatti confermata la scelta, in questa perimetrazione, di escludere con un limite tassativo e una scelta pregiudiziale l’indicazione dei confini comunali. Non sono quindi i limiti comunali che determinano l’individuazione dell’area interessata. Sono state individuate tre grandi aree: l’area A cosiddetta costiera, che va da Ancona a Falconara a Camerata Picena, poi una zona B che interessa invece il fiume Esino. Le zone C, C1 e C2 sono le aree marine e per ognuna di queste aree c’è una normativa di riferimento ben definita, azioni ben definite per il risanamento.
La perimetrazione è puntuale in tutti i punti, ad eccezione delle aree costiere per cui è stata richiesta una perimetrazione più compiuta all’Istituto idrografico della Marina, quindi in quella sede potremo poi ridefinire anche nel dettaglio le aree marine.
Tornando invece alla riperimetrazione su terra, essa ha ridisegnato a nord il confine, comprendendo l’abitato di Montemarciano fino al confine con il comune di Senigallia. Nella parte che guarda verso Iesi si è tenuto conto delle criticità ambientali individuate dal Pai, quindi la nuova perimetrazione che troviamo in rosso nella cartina comprende tutte le aree a rischio di esondazione ed inondazione, fino al tratto terminale del fiume Esino.
Sono stati inseriti i siti inquinanti che in un primo momento non erano stati messi nel piano, come quello della SEA a Camerata Picena e come le aree marine prospicienti l’arenile nord di Falconara per tre chilometri di profondità. E’ stato inserito integralmente ed esclusivamente il porto di Ancona, l’area portuale con tutti gli annessi e connessi ed è stata invece lasciata fuori la città. Per quanto riguarda Ancona il confine è stato ampliato, fino a includere integralmente la “grande frana” e la falesia.
A Iesi il perimetro giunge fino all’area industriale di Iesi est.
Per una definizione maggiore sono stati utilizzati non solo gli strumenti urbanistici ma anche l’aerofotocarta che ha aiutato nel dettaglio la definizione dei confini.
Il piano all’interno del database contiene una serie di strumenti. Diciamo anche qui quello che abbiamo detto per il piano coste: questo è uno strumento che in qualche modo permette di lavorare in progress. Abbiamo un piano che oggi delinea gli interventi, le azioni, lo stato della progettazione, viene assemblato tutto lo studio urbanistico, i progetti urbanistici. La verifica fatta dà garanzie al Consiglio che il piano di risanamento sia conforme al Ptc della Provincia di Ancona e mano a mano che le azioni verranno realizzate — sono previsti i finanziamenti che i singoli interventi hanno già ricevuto — verrà aggiornato il database, verrà aggiornata la rete informativa.
Credo che con l’approvazione di questo atto noi assolviamo a un obbligo che avevamo di approvare questo strumento entro la legislatura, entro il termine di aprile di quest’anno. Dotiamo il territorio di uno strumento che potrà permettere di avviare e continuare l’azione di risanamento. Si continua un metodo nuovo di dialogo fra enti, riuscendo a mettere in rete non soltanto le informazioni, ma a dare compiutezza a tutte le risorse umane, professionali, urbanistiche, istituzionali che lavorano in questo settore.
Il piano permette anche di poter lavorare a scenari di prospettiva come quelli sui quali ci siamo più volte misurati in questo Consiglio regionale, andando oltre la pianificazione urbanistica attuale, per individuare anche forme alternative che potrebbero essere oggetto di diverse scelte urbanistiche.
Credo che il Consiglio regionale con questo atto possa anche dare un elemento di sufficiente tranquillità alle popolazioni che abitano in quel territorio e possa in qualche modo mettere tutti gli enti nella possibilità di passare dalla fase dei desiderata, del lavoro di ogni singola istituzione ad un rapporto istituzionale più stringente. E’ un lavoro che ci dovrà portare tutti insieme a risanare, monitorare e gestire in maniera integrata il territorio interessato.
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza, consigliere Ciccioli.
Carlo CICCIOLI. Torniamo, a distanza di quasi cinque anni, su una decisione che era stata presa alla vigilia dello scioglimento del precedente Consiglio regionale. Ricordo che allora era assessore a queste politiche il collega Mentrasti e ci fu un grosso scontro sulla necessità o meno di dichiarare la Bassa Valle dell’Esino area ad alto rischio ambientale. Ricordo che per approvare quella delibera ci fu un tipo di maggioranza che non era squisitamente sovrapponibile alla maggioranza e alla minoranza di questo Consiglio. Con altri consiglieri regionali votammo a favore di quella delibera che a mio parere era coraggiosa, era la presa d’atto di un problema che esisteva oggettivamente. Altri consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza votarono in maniera difforme.
Oggi, a distanza di cinque anni — ricordo che la delibera era del febbraio-marzo 2000 — c’è bisogno di una revisione, di una sistemazione soprattutto nella direzione del piano di risanamento di quell’area, che rea ed è a tutt’oggi un’area ad alto rischio ambientale. E’ un dato positivo.
Sui contenuti del piano c’è da discutere, nel senso che già da alcune verifiche si è visto che il perimetro che era stato precedentemente individuato doveva essere rivisto. Oggi c’è un nuovo perimetro, la perimetrazione definitiva appare più comprensiva di una serie di problematiche che non erano state prese in considerazione dalla precedente deliberazione del 2000. Il dato di fondo è che in quest’area insistono tutte le intermodalità possibili: il porto di Ancona con il valore economico, i suoi traffici, ma anche i suoi disagi di tipo ambientale. Insistono l’autostrada e la superstrada con gli svincoli, insiste l’aeroporto. Insieme a questi insistono aree di insediamenti industriali diversi, alcuni dismessi. Ne cito alcuni: l’ex Enichem di Falconara-Marina di Montemarciano; l’ex “area del gas” di Ancona che è stata bonificata e in cui si sta costruendo, ed è in fase avanzata di realizzazione, un parcheggio multipiano. Aree che contengono forte criticità. Poi, insiste la raffineria Api che è l’area critica per eccellenza, con tutto ciò che c’è di inquinamento nel sottosuolo, dei 40-50 anni precedenti, quando la cultura ambientale non prevedeva particolare rigore nelle misure di sicurezza.
Quindi, a mio parere quella delibera del 2000 fu lungimirante e oggi è lungimirante il piano di risanamento, anche se dobbiamo tener presente che c’è un dato di fondo: lo sviluppo e l’industrializzazione non sono un dato negativo, perché danno occupazione, quindi benessere. D’altra parte però, l’uso non corretto dello sviluppo industriale e delle attività industriali può comportare un forte deterioramento del territorio.
Si tratta quindi di incrociare questi due dati: salvaguardia con sviluppo, industria con ambiente, pertanto prevenire le forme di inquinamento, intervenire dove l’inquinamento è stato già prodotto e soprattutto vedere quali sono le aree da riservare a sviluppo abitativo e quindi residenziale, buona qualità della vita, e quali aree dedicare allo sviluppo delle imprese, tenendo presente che questo triangolo Falconara-Jesi-Monsano-Monte San Vito-Chiaravalle rappresenta uno dei noccioli duri dell’occupazione nella nostra provincia e quindi la crisi industriale o la perdita di occupazione in quest’area significa impoverimento di tutta la zona, compresa la città di Ancona. Nella città di Ancona c’è un’occupazione di 53.000 persone le quali in parte risiedono ad Ancona, ma in parte notevole risiedono in tutti i comuni satellite, spesso piccoli paesi-dormitorio, oppure grandi quartieri di città come Falconara, ad esempio.
Complessivamente questa proposta la ritengo positiva. Esistono dei problemi. E’ estremamente articolata, estremamente raffinata. Mi sono letto tutte le linee di azione e gli interventi che dovrebbero prevedere investimenti fortissimi, che non ci sono, non sono presenti né nelle leggi dello Stato né nella possibilità di finanza della Regione. Trattandosi di un piano articolato deve prevedere anche forti investimenti privati delle attività che si svolgono, tanto è vero che nelle linee di azione, nelle misure si segnala la necessità di far intervenire anche enti pubblici, che non sono direttamente lo Stato, leggi le Ferrovie dello Stato, un ente di natura pubblica, il cui pacchetto azionario è controllato dal Ministero del tesoro, che non sono direttamente delegabili dallo Stato in quanto hanno una loro autonomia. Ovviamente i binari ferroviari lungo la costa realizzano in questa zona un forte impatto.
Esistono poi altre aziende come l’Enel che ha centrali elettriche, attività private — la più importante la raffineria Api — ma anche altre che hanno un impatto forte su questo territorio.
Noi diciamo che questo documento rappresenta un ulteriore passo in avanti. Io sono relatore di minoranza, ma sulle cose in positivo non mi sento di essere di ostacolo. Qualche giorno fa ho detto che il piano della costa andava abbastanza bene ma l’aspetto finanziario era quello più carente. Quello era un piano, questo è invece un risanamento e come tutti i risanamenti prevede una serie di step, di fasi. Quindi il fatto che si cominci a individuare un piano ci permette poi di avere una serie di dati precisi, di paletti sui quali ancorarci.
Non ho altre grandi cose da dire se non che nelle aree critiche della Regione, questa è una delle più critiche. Le circostanze, la casualità, ma anche la localizzazione geografica sono strategiche per una serie di attività, quindi automaticamente diventa un’area ad altissima concentrazione di rischio, pertanto bene si fece a dichiararla, all’epoca, area ad alto rischio ambientale e oggi cominciare ad andare verso una risoluzione.
Nel recente passato la delibera del 2000, che non era sicuramente perfetta, comportò ricorsi al Tar e a organi giurisdizionali, che sono stati respinti ma che hanno messo la Regione nella necessità di vedersi all’interno e rispondere ad alcuni dei problemi che c’erano. Quindi, da un atteggiamento di critica e reciproca ostilità tra le parti — l’impresa che cerca di utilizzare con la minima spesa e con il massimo di vantaggio il territorio e l’ente pubblico che deve tutelare gli interessi della collettività — si è arrivati a un dialogo che ha permesso di contemperare alcune cose.
Non siamo ancora d’accordo su alcune vicende. Per esempio, sento di dover rilevare ancora una volta l’errore che è stato fatto quando è stata fatta con la raffineria Api quel tipo di convenzione. Non era solo un fatto politico o propagandistico, noi eravamo critici su quel tipo di convenzione e rimaniamo critici. Riteniamo importante che si adotti un piano, verificheremo poi sulla reale esecutività del piano stesso, cioè quanto è possibile e come è possibile utilizzare il piano nel migliore dei modi e farlo diventare non solo un documento per l’Assemblea e per memoria storica, ma un piano vivo, che venga realizzato nel corso degli anni a venire e soprattutto siano realizzati i risanamenti. Cito in particolare l’ex Enichem ma non solo, anche la raffineria Api, il sottosuolo della raffineria e — anche se non è compresa in questo piano — l’area Sacelit di Senigallia, ad altissimo inquinamento di amianto, sulla quale ci soffermeremo nelle vicende strutturali che vengono in questi giorni portate avanti dalle amministrazioni locali.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Brini.
Ottavio BRINI. Questo argomento è molto importante e delicato. Come abbiamo detto in Commissione e come ripetiamo qui in aula, merita una attenta riflessione. Non bisogna creare false aspettative alla comunità interessata. Quello che preme a noi evidenziare ancora una volta — e ancora una volta non abbiamo avuto risposta: speriamo di averla oggi in aula, dall’assessore — è che effettivamente un passo avanti viene fatto perché si parla di risanamento, a differenza del passato quando si parlava di piano. Quindi si approva il piano di risanamento dell’area di Ancona, Falconara e Bassa Valle dell’Esino. Però vedendo anche la cartina illustrativa che ci è stata consegnata questa mattina, speravamo che la collega Benatti dicesse quanto viene a costare questo piano di risanamento con la sua tempistica, con la sua realtà nella concretizzazione. Ci troviamo, assessore Amagliani, di fronte a una situazione analoga a quella che ha riguardato il suo collega Cataldo Modesti la settimana scorsa. Sul piano della buona volontà dobbiamo darle dieci, come abbiamo fatto con Cataldo Modesti per quanto riguarda il piano della costa. In questa circostanza abbiamo un piano, parliamo di risanamento, ma quando andiamo dalla teoria alla pratica troviamo grossa difficoltà nel vedere il problema risolto.
Sappiamo che ci sono grossissimi problemi, anche occupazionali in quest’aula e stranamente nessuno ne ha fatto cenno, quindi gradiremmo anche conoscere come la Giunta regionale, con le proprie risorse o con le risorse governative o della Ue, intende affrontare tutte queste problematiche che vanno dalla tutela dell’ambiente all’occupazione.
Quindi ci aspettavamo che nella relazione della collega Benatti e nella relazione del collega Ciccioli queste cose venissero evidenziate. Non possiamo licenziare questo atto su una volontà d’intenti, ma dobbiamo licenziarlo sulla concretezza, perché è facile dire, domani, con un comunicato stampa, che il Consiglio regionale ha approvato il piano di risanamento dell’area di Ancona, Falconara e Bassa Valle dell’Esino, però non si dice poi ai residenti di queste zone come, quando e dove si recepiranno le risorse, quando verrà smantellata qualche industria, come sarà riconvertita.
Bisogna dare atto all’assessore Amagliani di avere portato in aula questa problematica abbastanza delicata e soprattutto a fine legislatura. Però noi non vogliamo che questo sia un atto che si lascia come testimonianza a chi verrà dopo di noi. Ci auguriamo che questo atto, se ci si crede — la invitiamo ancora una volta a darci dei numeri e i tempi — venga realizzato.
Ci riserviamo quindi, come gruppo di Forza Italia di intervenire nella dichiarazione di voto. Abbiamo posto alcuni quesiti che avevamo posto anche in Commissione rispetto ai quali non ci è stata data risposta nemmeno oggi. Capisco che si voglia legiferare a tutti i costi, perché siamo a fine legislatura e penso che è motivo anche importante per una maggioranza che legifera su questa problematiche rispetto alle quali c’è tanta sensibilità, tanto ascolto, però bisogna anche dare delle risposte concrete a chi sta dall’altra parte, il cittadino. Non bisogna illuderlo con un piano di risanamento che magari può rimanere solo sulla carta, non avendo risorse, tempi e modalità di attuazione.
E’ quindi un discorso complesso. Noi non pensavamo che con un semplice dibattito si potesse avere una risposta in modo semplice, perché si parla di migliaia e migliaia di famiglie, si parla di occupazione e si parla anche della tutela dell’ambiente e del territorio che sono cose fondamentali e importantissime.
Quindi come gruppo di Forza Italia ci riserviamo, in base a quello che l’assessore dirà nel suo intervento, di esprimere il nostro voto. Comunque, se vi sarà un voto di dissenso, dipenderà soltanto dalla poca chiarezza con cui sarà stato esposto il problema sotto l’aspetto socio-economico.
Condividiamo quindi il documento sotto l’aspetto ambientale e facciamo contento anche l’amico D’Angelo che è abbastanza sensibile a queste problematiche, però lui non si preoccupa mai di come vengono poi realizzati questi progetti, dove si prendono le risorse: per lui è importante che si faccia la legge, è contento, va a casa e dice “ho portato a casa una legge”, però, magari, questa legge rimane sulla carta per 10-20 anni senza che il problema sia stato risolto. E’ meglio fare delle piccole programmazioni, contenute, portare a casa qualche risultato serio e concreto senza fare discorsi faraonici, perché riconvertire i posti di lavoro in quella zona penso sia un problema che non si risolve da qui a domani. Pensiamo pertanto a fare un discorso a breve, media e lunga scadenza, ma soprattutto ci dovete dire se ci sono le risorse, dove le prendete e come saranno reinvestite nel territorio. In base a questo faremo la nostra dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere D’Angelo.
Pietro D'ANGELO. Non pensavo che ci fossero così pochi iscritti a parlare su un atto di così estrema importanza, non solo per la sua natura ambientale, ma per la sicurezza dei cittadini.
Questa proposta di atto amministrativo riguarda l’approvazione del piano di risanamento dell’area di Ancona, Falconara e Bassa Valle dell’Esino dichiarata area ad alto rischio ambientale con deliberazione amministrativa del Consiglio regionale n. 305, delibera che i verdi sollecitarono. I verdi da sempre affermano che la zona della Bassa Vallesina è ad alto rischio ambientale per l’elevato numero e l’elevata concentrazione di insediamenti a rischio. Abbiamo, sulla costa l’Api che sappiamo da sempre quanto sia pericolosa da un punto di vista di inquinamento ambientale e di sicurezza dei cittadini, sapevamo di altri insediamenti nei dintorni, in parte smantellati, di depositi di gas e quant’altro, sappiamo che la Bassa Valle dell’Esino ha un notevole numero di insediamenti — interporto, aeroporto di Falconara, altri insediamenti ai margini del comune di Iesi — e infatti la perimetrazione di quest’area riguarda una piccola parte del comune di Ancona, poi si estende lungo la costa, toccando la zona pericolosa investita dalla frana e via via entra all’interno, inglobando tutta la Bassa Valle dell’Esino, dalla costa alle porte di Iesi, per ridiscendere poi nel lato nord e richiudersi a nord di Falconara, sul mare.
Era quindi indispensabile questo piano, un piano che i verdi hanno voluto per una maggiore sicurezza dei cittadini, però occorre che a questo piano, che è una sommatoria di tutti quegli interventi finanziati per dare sicurezza ai cittadini, seguano progressivamente azioni attuative.
Voglio rassicurare il collega Brini che al sottoscritto non basta un atto, ma penso che l’atto sia il primo passo che deve essere fatto e a tutti gli atti, non solamente a questo, devono seguire dei fatti.
In questa zona abbiamo dei drammatici problemi di inquinamento e di sicurezza. Forse il più macroscopico è quello legato alla raffineria Api, ma non è il solo. C’è un problema di viabilità, c’è un problema di inquinamento delle acque marine nei dintorni della raffineria Api e non solo, che i verdi hanno più volte sollevato. E’ vero che in questo piano c’è un riferimento all’obiettivo di decontaminare quella zona, è vero che c’è un riferimento alla normale funzionalità dei corsi d’acqua, soprattutto nella Bassa Valle dell’Esino e nell’Esino. In Commissione ho sollevato il problema che l’Api ha fatto cambiare il corso del fiume Esino, perché ha inglobato una parte dell’alveo. Quindi, quale sicurezza ai cittadini contro ipotesi di esondazione, se contestualmente non vengono rimosse certe storture? E’ sotto gli occhi di tutti che l’Api si è appropriata di una parte dell’alveo dell’Esino ed è indispensabile che all’Esino sia ridato il suo territorio di pertinenza per un normale deflusso delle acque e per la sicurezza dei cittadini.
Io che vengo da una zona colpita dall’esondazione del 10 aprile 1992, San Benedetto del Tronto, che la maggioranza riferiva a calamità naturali, io ho addebitato a saccheggio del territorio, cioè insediamenti produttivi in alveo, con strozzature dell’alveo stesso e conseguente esondazione.
Noi, con chiarezza diciamo che il territorio di pertinenza dei fiumi deve essere dei fiumi, come ho già detto relativamente alla difesa della costa. I corsi d’acqua devono essere tutelati per la loro duplice funzione: di apporto di inerti sulla costa come ripascimento naturale (e il piano di difesa della costa approvato nell’ultima seduta, purtroppo si limita solamente a interventi sulla costa) e interventi sui fiumi per togliere sbarramenti e quant’altro che impediscono il ripascimento naturale della costa. Noi diciamo che questo è indispensabile per non sottrarre il territorio di pertinenza dei fiumi, per permettere ai fiumi di svolgere quell’azione di depurazione naturale che hanno. Andiamo insediando mega depuratori, che spesso non funzionano, puzzolentissimi, e non riusciamo a ridare quella grossa capacità di depurazione naturale ai fiumi, non permettendo il loro normale decorso e le normali zone golenali che consentono una non accelerazione delle acque, che permettono una depurazione naturale.
E’ indispensabile che l’ultimo tratto dell’Esino — l’abbiamo detto per il Tronto, lo diciamo per tutti i fiumi — sia territorio di pertinenza del fiume. Questo sempre nell’ambito della sicurezza dei cittadini, già minata dalla presenza dell’insediamento della raffineria Api ad elevatissimo rischio sia ambientale che di sicurezza.
Forse questa è l’ultima opportunità che mi si dà come consigliere regionale di ribadire un concetto che sicuramente a nessuno importerà, però mi auguro che nel leggere gli atti qualcuno possa dire e constatare quanto ribadisco per l’ennesima volta. Io ritengo che un insediamento pericoloso come la raffineria Api non possa essere attraversato da una ferrovia. Una raffineria non può essere attraversata da una ferrovia quale la Bologna-Bari, con un altissimo traffico di passeggeri. Questo è un insulto alla ragione. Prima risolviamo questo problema e meglio è per tutti. E’ un insulto alla ragione. Se uno degli ultimi incidenti che ci sono stati, per casualità, per una fatale casualità — mi riferisco all’incendio — fosse capitato mentre passava un treno carico di passeggeri, non so se oggi saremmo stati così tranquilli. Quindi ritengo che questo sia un insulto alla ragione e più volte ho detto che questo insulto alla ragione va eliminato. Ho detto che un insediamento di questo genere non può stare a ridosso di centri residenziali perché è altro insulto alla ragione, gli incidenti che ci sono stati l’hanno dimostrato. Ho detto più volte che la statale 16 non può stare a ridosso di un insediamento di questo genere, perché è altro insulto alla ragione. Ho detto che un aeroporto come quello di Falconara, che sta diventando di importanza non solo nazionale ma internazionale, non può trovarsi nelle adiacenze di un insediamento come questo, sul cono di decollo e di atterraggio dei veicoli. Questo è un ulteriore insulto alla ragione, lo voglio denunciare, lo denuncio con forza. Se un aereo va a finire in quella raffineria potete immaginare cosa può succedere. Io, come consigliere regionale denuncio questi pericoli, resterà agli atti.
E’ sempre più urgente mettere mano con fermezza, anche se non improvvisamente, ma con un programma di interventi, a questi problemi, rimuovendoli uno per uno. (Interruzione). Tu sai cos’è una raffineria, Giannotti? Evidentemente no. Io, ogni volta che prendo l’aereo a Falconara ho i miei timori, per me e per gli altri. Tu no, evidentemente. Non voglio che li abbia anche tu, questi timori, visto che grosse sensibilità di questo genere non le hai. Non voglio condizionare nessuno, ma è un’ulteriore denuncia che faccio in una sede pubblica. Sarò un marziano? Ebbene, il “marziano D’Angelo” dice che bisogna intervenire al più presto, per dare sicurezza a tutta la gente di questa immensa area della Bassa Valle dell’Esino. Questo è il primo passo, ma non è sufficiente.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Trenta.
Umberto TRENTA. Debbo fare una riflessione su quello che il consigliere D’Angelo in questa ultima occasione, da consigliere regionale, come dice lui, ci ha posto in maniera tragica.
Nulla da obiettare sul piano di risanamento di Ancona-Falconara e Bassa Valle dell’Esino, argomentazioni valide, giuste, riportate, forse fin troppo concordate con chi ha interessi oggettivi su questo particolare argomento. Riguardo l’autostrada, le ferrovie, l’aeroporto, la strada statale, il porto di Ancona, questa che D’Angelo ha definito una quasi potenziale bomba atomica, dai risultati devastanti qualora ci fosse questo dramma che D’Angelo, sempre sensibile, “portatore sano” di queste documentazioni denuncia, mi auguro che le cose restino sempre come sono, perché di fronte ai drammi esistono poi risoluzioni sempre impossibili, perché si parla della vita. A D’Angelo però faccio un’osservazione: come mai in questo momento di grossa crisi idrogeologia della sua provincia di appartenenza — Ascoli Piceno, provincia residua, o nord dell’Abruzzo — il distratto Presidente D'Ambrosio e questa Giunta capitanata dal nostro assessore Agostini che ti ha rintuzzato, non aguzzano la vista, la sensibilità e l’attenzione? Sulle incombenti frane in atto in quella località, dove c’è una protezione civile che ha risorse a dir poco risibili, lei, D’Angelo, che è un verde, un ambientalista, un uomo attento e sensibile a queste problematiche ancora non si è espresso? Certo, verba volant, può solo parlare, aria fritta, in tanti casi, ma lei che è il mancato assessore all’ambiente ed è stato sempre pungolo — tant’è che ha stima vera, corrisposta dal Presidente D'Ambrosio il quale la definisce persona attenta, competente, che non dice mai cose che non sono veramente serie — in questa vicenda, insieme al Presidente facente funzioni Donati, non porta il reclamo e la giusta attenzione per piani di risanamento che prevedano anche l’attenzione sull’Elettrocarbonium che sta sopra il fiume Tronto dove c’è un’autorità di bacino di cui lei ambiva essere presidente? Le fu offerta in aula dall’assessore Agostini, la presidenza.
Pietro D'ANGELO. Non potevo assumerla, perché solamente l’assessore lo può fare.
Umberto TRENTA. Era una teoria...
Ecco perché le ho fatto il pregresso. Perché io, da buon pescatore aspetto che la trota abbocchi e non strappo mai, la lascio camminare. Le ho fatto una premessa: mancato assessore, mancato presidente dell’autorità di bacino. Quindi mancato anche in questo impegno, che le sto chiedendo di sostenere. Abbiamo in atto una gravissima crisi idrogeologica e ambientale era, che circonda tutto quel capoluogo che resta di provincia di Ascoli Piceno con frane in atto. Quindi ci rifuggiamo, come Giunta regionale sempre dietro i provvedimenti dello Stato, questo Stato vituperato perché rappresentato da un Governo di centro-destra. Grazie, D’Angelo, per quello che vorrà fare.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Novelli.
Sergio NOVELLI. Brevemente, anche perché, come ricordava prima un collega, questa vicenda dell’area ad area ad alto rischio ambientale della foce dell’Esino, sembra vagamente iettatoria, perché arriva sempre in articulo mortis della legislatura, ma non sarà una coincidenza, ci sarà una volontà, e anche perché questo lavoro esattamente quinquennale, che dall’ultima seduta della sesta legislatura ci porta alla penultima della settima non ha, a parere di chi parla, dato risultati meritevoli di tanto tempo e tanto impegno. Questo perché l’approccio verso questa delibera di piano di risanamento è errato.
L’idea di risolvere i problemi della compatibilità dello sviluppo con i sistemi dei vincoli, è ovviamente parziale e riduttiva, perché non basta dire “questo non si può fare qui, si farà da qualche altra parte”, non credo sia neanche scientificamente e tecnicamente vero affermare che è la compresenza di lavorazioni a determinare il rischio ambientale, il che porta a eventi assurdi come quello che vedremo nel Pear, in cui si fanno gli impianti elettrici di autogenerazione e poi si consuma la corrente elettrica nei bacini industriali, con tutte le conseguenze di trasmissione di energia via cavo o etere o quello che sarà, comportando così dispersioni, inquinamento elettromagnetico, una ricaduta gravissima anche sulla salute, per cui ritengo che la politica dei bacini industriali sia cosa più sensata che non la testa di reti dirottata demagogicamente agli umori dell’opinione pubblica.
Risanare un’area non vuol dire vietare alcune attività in un posto, delocalizzarle in un altro, ma vuol dire pensare delle soluzioni diverse di sviluppo. In questa discussione si è parlato di tutto. Si è parlato, nell’ambito dell’area ad alto rischio ambientale della foce dell’Esino, di vicende disparate quali la tutela delle montagne o il bacino idrogeologico del Tronto. Ovviamente, se si parla genericamente di ambiente, potremmo anche parlare delle allarmate relazioni sul buco dell’ozono. Ma se parliamo di quell’area, il primo segnale da dare è che in un’area così intensamente antropizzata vanno ovviamente concentrate lavorazioni di terziario piuttosto che secondario e va ridotto il più possibile il carico sull’ambiente del sistema dei trasporti, perché su particolato che insiste non solo su Falconara ma su quell’area, aldilà di quello che è l’impatto che i dati ci riferiscono in contrazione, dello zuccherificio, della raffineria ecc., c’è sicuramente un dato non in contrazione di emissioni di gas di scarico di autovetture avverso le quali va fatto uno sforzo serio per istituire già nella stessa raffineria, un sistema di distribuzione di idrogeno per autotrazione. Le macchine ad idrogeno sono già in commercio ma non ci sono distributori. Ciò consentirebbe ai cittadini interessati di munirsi di vetture non inquinanti nei centri. Sarebbe serio creare un sistema di trasporto come la metropolitana di superficie. Ma aldilà e oltre la questione, sacrosanta, dello spostamento della ferrovia, se fra Ancona e Falconara funzionasse la metropolitana di superficie di cui tante volte si è parlato, non ci sarebbe quella coda interminabile di auto, pericolosa ed esiziale per il funzionamento in sicurezza di quel pronto soccorso dell’ospedale regionale che ormai è l’unico pronto soccorso che serve un bacino di 100.000 utenti del capoluogo e oltre 80.000 utenti di Falconara. Basterebbe far funzionare quel trenino per avere decine di migliaia di movimenti auto in meno al giorno e, conseguentemente, minore impatto della qualità dell’aria ecc.
Lo spostamento della ferrovia e del raccordo autostradale di qualche chilometro all’interno, avrebbe una serie di conseguenze giovevoli sotto il profilo della sicurezza. Qualcuno ha detto “non ha senso far passare una ferrovia dentro una raffineria” ed ha ragione. Va anche detto che l’incendio, avendo avuto luogo in serbatoi tombati, a distanza di quasi 100 metri dal binario, tutto sommato, anche se fosse passato un treno, no n avrebbe avuto conseguenze dirette. Ma il problema che dovremmo porci è quanto una ferrovia può alleggerire il problema dei trasporti, rivalutare la zona anche sotto il profilo residenziale e turistico, perché sembra a chi parla francamente puerile e velleitario inventarsi che nell’area in cui fino ad oggi c’è stata una concentrazione di opifici e stabilimenti industriali impattanti sull’ambiente, si possa domani andare a fare un investimento per riconvertire l’economia della zona nel settore turistico. Se penso che nell’area ex Montedison — ero bambino quando c’era la Moplen a Montemarciano — venti ani dopo la cessazione delle reazioni chimiche il suolo è ancora inquinato, chiedo a me stesso e a voi: ma in questo piano di risanamento, si pensa veramente che quando ci sarà una riconversione delle attività industriali in quell’area, qualcuno vada lì a fare il bagno? Si può seriamente prospettare che la soluzione socio-economica per quei comuni è reinventarsi balneari, con quello che è successo? E’ una cosa ipocrita. Non sto neanche a dire che non ci sono le condizioni. State approvando un piano-manifesto, unicamente finalizzato a fare una “pezza a colore”, ad apporre una foglia di fico sulle vergogne del non operato in materia di unificazione industriale e produttiva in quella zona, con una mozione di affetti, un cahier dé doleances, che ovviamente non può avere il voto di chi si sforza di dare una risposta coerente e ragionata a questi problemi.
Il ripensamento dell’impegno in quell’area non può non partire da un ripensamento del sistema dei trasporti, perché anche immaginando che si voglia passare da un sistema fortemente imperniato su lavorazioni secondarie e industriali a un terziario serio, che non è il balneare-turistico, un sistema che riconvertisse la ex caserma, le strutture di grande volume di quella zona in centri congressi, commerciali ecc., richiedendo un forte movimento di utenti e persone, richiederebbe anche una forte funzionalità della rete ferroviaria e stradale, che non può essere quella oggi fortemente congestionata della comunicazione Ancona-Torrette, che non può essere quella di una ferrovia come la Bologna-Bari, la più trafficata d’Italia. Quello è anche il tratto della Bologna-Bari in cui il treno procede a più bassa velocità per effetto del decorso post-franoso della costa. Per cui, o si interviene seriamente su queste problematiche, oppure mi sembra che un piano, nei termini in cui questa Giunta lo propone, è veramente una difesa d’ufficio fatta nelle ultime ore di lavoro di questa legislatura solo per dire “non siamo stati cinque anni senza fare niente”. Mi permetto di correggere: sono stati cinque anni senza fare niente, ma il dato di fatto è che su questa questione si arriva a intervenire in maniera puramente demagogica, negli ultimi attimi della presente legislatura, soltanto per scrivere sul programma “qualcosina si è fatto”. L’unica soluzione sarebbe stata un intervento serio sul sistema dei trasporti, non la si vuole fare, si dice che i soldi non ci sono, mi dolgo assai, perché a chiacchiere i soldi ci sono per tutto — ad Ancona ci sono i soldi per l’uscita ad ovest e così via — mentre qui, dove forse esisteva un’esigenza, non solo territoriale ma nazionale, a ripensare questo sistema di comunicazioni, lo sforzo non si è fatto. Sarà impossibile, ahinoi, ma non unite al danno le beffe. Riteniamo che questa mozione affettiva che la Giunta chiede al Consiglio di approvare, sia appunto la beffa che si aggiunge al danno, per cui non potrà avere il nostro sostegno, la nostra collaborazione, la nostra adesione.
PRESIDENTE. Ha la parola il consigliere Tontini.
Roberto TONTINI. Poche parole per dichiarare la soddisfazione del gruppo Ds e il voto favorevole a questo piano di risanamento dell’area ad alto rischio di Falconara e dintorni. La soddisfazione piena per un piano che trova il consenso di tutte le autorità amministrative, di tutti gli enti locali ricompresi all’interno dell’area e di tutti i soggetti che in quell’area hanno una diretta ricaduta da questo tipo di piano.
Credo che sia fondamentale questo aspetto e vada sottolineato con più tratti, perché non è una cosa scontata. Non sempre questo avviene e quando avviene credo che vada sottolineato, ne vada dato merito a chi in questa direzione ha lavorato.
D’altra parte sarebbe stato molto più difficile, se non si fosse reso possibile, perché ne sarebbe derivato un piano di difficile applicazione e di difficile credibilità. Al contrario, il consenso di tutti gli attori, sta a significare una concreta possibilità che questo piano si trasformi in azioni efficaci per andare nella direzione del risanamento di quell’area.
E’ un piano che, grazie a questo lungo percorso di programmazione, ha permesso alla Commissione stessa di accelerare i tempi della valutazione, senza peraltro sottovalutarne gli aspetti, o meglio ha permesso alla Commissione di guardare questo piano con occhio più attento e più predisposto e ci ha permesso di arrivare ad un esame celere che oggi ci porta ad una decisione importante in questo Consiglio. Sarebbe stato difficile non portarla, anche se a fine legislatura, visto il consenso ampio che questo piano reca con sé.
Voglio sottolineare un dato che la relatrice di maggioranza ha spiegato nei dettagli in modo chiaro e preciso: questo è un piano integrato che ricomprende al proprio interno tutte le azioni che a vario titolo i vari attori intraprenderanno all’interno di questa perimetrazione dell’area ad alto rischio ambientale, tutte azioni che vanno nella direzione del risanamento di quest’area. Quindi sottolineo, anche qui, una visione corretta e importante: vista la considerazione di alto rischio che questa area assume, costringe tutti a valutare le azioni che debbono essere intraprese, proprio nell’ottica del risanamento di quest’area. Mi riferisco non soltanto alle azioni dirette di risanamento ma anche alle azioni di crescita e di sviluppo che in quell’area si vanno a determinare, che debbono essere considerate tenuto conto del fatto che agiamo in un’area che è già sovraccarica di rischi e che quindi debbono essere approcciati e considerati in quei termini. Questo riguarda i piani regolatori questo riguarda tutte le azioni, anche di crescita, che in quell’area ci sono.
Per queste ragioni che sinteticamente ho voluto riassumere, che il gruppo Ds esprimerà un parere favorevole, convinti di approvare un piano che sarà utile per quella zona ma, visto le caratteristiche, utile per la regione.
PRESIDENTE. Ha la parola l’assessore Amagliani.
Marco AMAGLIANI. Vorrei esordire dicendo “ce l’abbiamo fatta”, perché non era scontato, quando due anni fa il Presidente D'Ambrosio mi affidò questa delega, che riuscissimo a concretizzare questo percorso. Se l’abbiamo fatto, è stato possibile perché abbiamo potuto usufruire di un ufficio, di una dirigenza che ci hanno creduto aldilà del loro lavoro, che ci hanno creduto davvero e che si sono messi al lavoro tenendo conto dei documenti di cui già disponevamo. Avevamo documenti e studi dell’Arpa, dell’Enea, della Svim che già ci davano la possibilità di capire quali erano le criticità dell’area e quali fossero le possibilità di intervenire in quest’area. Rispetto a questo c’è chi per giorni e giorni, per mesi, in questi due anni ha lavorato alacremente perché ciò si concretizzasse. Non era nemmeno certo che noi riuscissimo a costruire quella legge urbanistica che abbiamo costruito, la legge 6 del 2004. Quindi, a fine 2004 noi ci siamo dati uno strumento essenziale che riempisse quella che rischiava di divenire una scolta vuota, perché la legge 305 dell’1.3.2000 rischiava, se non riempita di contenuti quali quelli di cui sto parlando, di essere una scatola vuota ma non solo: di andare a scadenza, una scadenza naturale, dopo cinque anni. Quella scadenza naturale che oggi riempiamo con questo piano di risanamento.
Ho sentito in quest’aula resocontare le criticità. Lo so bene, figuriamoci se non conosco, di quell’area e del cuore di quell’area, quali sono i problemi. Però mi sia consentito di dire che l’elenco dei problemi non serve a risolvere gli stessi, ciò che serve è lavorare per far sì che questi problemi vedano una risoluzione. Lavorare razionalmente e, consentitemi, anche con grande intelligenza, sapendo quello che si può fare e dove si può arrivare. Quello che si poteva fare, e che si è fatto, era creare gli strumenti adeguati. Prima di tutti la legge urbanistica, la legge 6 la quale, per la prima volta, fissa un concetto di fondo: il concetto di rischio di crisi ambientale. Sembra l’uovo di Colombo, ma finché non lo si è fatto, nessuno aveva avuto l’ardire di addivenire a uno strumento normativo di questo tipo. Stessa cosa il porre al centro della nostra azione una procedura di valutazione ambientale strategica, per cui in ogni momento in cui ci si muove all’interno dell’area ad alto rischio ambientale, capire quali sono i punti di criticità, come si possono risolvere, come si può intervenire, sapendo che ci deve essere una naturale attenzione alle tematiche ambientali, così come ci deve essere attenzione ad un’area che ha una valenza socio-economica molto elevata, per cui le due cose debbono stare insieme.
Non è stato semplice mettere d’accordo nove Amministrazioni comunali, da Ancona sino a Camerata Picena. Non è stato semplice fare quella concertazione grande che è stata fatta, perché attorno a questo strumento noi abbiamo ragionato con l’autorità portuale, con la società Aerdorica, con l’Interporto, con il consorzio Zipa, con l’Anas, con l’Enel, tutti i soggetti che all’interno di quest’area operano, che all’interno di quest’area operano in modo tale da poter anche portare quello sviluppo che sempre più noi vogliamo sia compatibile con l’area stessa, quindi compatibile essenzialmente dal punto di vista ambientale.
Questo non è un lavoro finito ma un lavoro in progress, in divenire. Noi fissiamo le coordinate generali e diciamo alle Amministrazioni locali in modo particolare, di adeguare i loro piani, ma senza che si abbia la volontà di stravolgere le loro indicazioni. I loro Prg, il Ptc della Provincia di Ancona in questo caso, devono tenere conto e adeguarsi a questo strumento essenziale qual è il piano di risanamento. Questo è il secondo passo. La legge urbanistica quindi, il piano di risanamento che poggia su quella legge urbanistica.
L’altro passo qual è? Ho sentito anche oggi parlare in quest’aula delle questioni legate alla raffineria Api, alla sua pericolosità, a quanto di negativo la presenza di questa grande azienda porta in questa zona. Ma non è declamando o ricordandoci insieme i fattori negativi, che noi andiamo a risolverli. E’ di circa un mese fa la conferenza di servizi al Ministero dell’ambiente che ha approvato quel piano di caratterizzazione attraverso il quale noi, oggi riusciamo a descrivere una serie di prescrizioni alle quali quell’azienda si dovrà adeguare. Attraverso quel piano di caratterizzazione, noi oggi riusciamo ad eliminare uno dei problemi più grandi dal punto di vista ambientale, perché io ho sempre pensato e continuo a pensare che il problema più grande sia quello dell’inquinamento di quel sottosuolo, quindi qualsiasi altra azione, qualsiasi altro tipi sviluppo diverso noi vogliamo costruire, non può prescindere dalla necessità assoluta di bonificare quell’area e bonificare quell’area significa bonificare l’area retrostante, l’area antistante e l’area ai lati, in modo particolare l’alveo del fiume Esino. Sono tutte azioni che stanno all’interno della nostra azione generale, che stanno all’interno di questo piano di risanamento, che si collegheranno a quelle che stiamo facendo.
Come volete che non sia possibile leggere in questo modo la messa in opera, quella consulenza dei dieci professionisti di chiara fama che, insieme, debbono studiare una possibilità alternativa, uno sviluppo socio-economico alternativo a quello che stiamo conoscendo per l’area di Falconara Marittima in modo particolare, che complessivamente avrà ricadute socio-economico e occupazionali su tutta l’area circostante? C’è un lavoro d’insieme che si lega.
Non è passato un secolo. Da quando abbiamo iniziato questo lavoro — e ringrazio ancora chi mi ha aiutato a farlo, chi ha dato l’ossatura e le gambe a questo tipo di lavoro — sono passati soltanto due anni. In questi due anni abbiamo messo in piedi la possibilità reale e concreta che una serie di azioni coordinate e continuative, senza soluzione di continuità, diano la risposta che attendiamo. In tutti questi anni, in tanti anni — lo dico io, cittadino falconarese — ho sentito soltanto parole, parole e parole, che non hanno dato un solo elemento di possibile cambiamento. Oggi noi abbiamo la possibilità di dire che queste nebbie iniziano a diradarsi, che da queste nebbie traspare un raggio di sole che può dare uno scenario diverso a tutta quest’area.
Si parlava di finanziamenti. Ci sono due sole zone in questo nostro paese che potranno usufruire dei finanziamenti. Ci sono già 4 milioni di euro pronti al Ministero dell’ambiente per queste zone. Una zona è la Sicilia, l’altra la zona a cui ci stiamo riferendo. Noi abbiamo già corrisposto, sulla base di questo progetto, ai bandi di progetto che sono usciti, quindi potremo attingere a questi finanziamenti prima di qualsiasi altro, perché questo piano di risanamento, mi sia concesso di dirlo con grande orgoglio, è l’unico piano di risanamento che esiste in questo paese, non ve ne sono altri. E’ un lavoro compiuto, finale, già determinato, confezionato? Ovviamente no. E’ un lavoro che dà le gambe ad un processo che deve essere percorso fino in fondo ma, ripeto ancora, è la prima volta che noi ci misuriamo con un lavoro di questo tipo, con tutto ciò che questo significa, perché mi rendo perfettamente conto che il lavoro che sono chiamati a fare i dieci consulenti che abbiamo incaricato non è semplice, deve tener conto della pericolosità di un’azienda ad altissimo rischio. Anche questa mattina abbiamo nuovamente sentito i riferimenti agli avvenimenti tragici che, mi sia consentito di dire, per me sono stati più tragici che per qualsiasi altro sieda in quest’aula. Più tragici perché li conosco, perché mi interesso di essi da tantissimo tempo e anche perché — potrei dirlo a mia discolpa, ma non serve a nulla — molto probabilmente, se tanti anni fa altri enti, altri momenti istituzionali avessero tenuto il mio stesso atteggiamento, probabilmente non avremmo dovuto discutere di questa questione. Ma invece ne discutiamo e dobbiamo correre ai ripari, dobbiamo sapere, quindi, che questa regione è fortemente deficitaria in termini di energia elettrica, tant’è che mi auguro che nei prossimi giorni in questa stessa aula si possa licenziare quel piano energetico ambientale regionale tanto utile, che è un ulteriore tassello in questo percorso. Ma sappiamo proprio da quello strumento che questa regione è deficitaria, oggi, nonostante il 25-30% di produzione di energia elettrica...
Roberto GIANNOTTI. Lo porti l’ultimo giorno della legislatura...
Marco AMAGLIANI. Caro Giannotti, questo è vero. Io rispondo del mio operato, ognuno risponda del proprio. Io ho fatto il possibile e l’impossibile perché tutti gli impegni che mi ero posto potessero essere portati a termine. Credo che da questo punto di vista il bilancio non possa che essere positivo.
In quel piano è scritto chiaramente che, pur considerando la produzione di quella centrale, siamo deficitari del 50%. E’ una questione della quale dobbiamo tener conto. Sappiamo perfettamente che 1.500-2.000 famiglie vivono la loro economia familiare e personale attraverso la collaborazione, in qualunque modo espressa, con tutto l’indotto della raffineria Api di Falconara Marittima, come sappiamo che i traffici del porto di Ancona sono fortemente interessati. Quindi c’è tutta un’economia che ruota attorno e su questo dobbiamo discutere senza fughe in avanti, sapendo — lo dico a voce alta — che comunque l’era dei combustibili fossili sta volgendo al termine e comunque dovremo pensare ad altro, dovremo pensare ad una economia altra, diversa da quella che abbiamo conosciuto. Quindi, con grande intelligenza, con grande razionalità dobbiamo sviluppare uno studio che ci consenta un percorso certo, che risponda a queste domande.
Ci sono stati momenti difficili nella mia azione amministrativa. E’ del tutto evidente che il percorso fatto per il rinnovo della concessione alla raffineria Api di Falconara Marittima è stato un momento difficile della mia azione amministrativa, ma svolto con grande razionalità, sapendo ciò che si poteva fare e ciò che non si poteva fare. Credo che questa Amministrazione regionale tutta, a partire dal Presidente fino all’ultimo che, se volete, è il sottoscritto, ha ragionato attorno alle cose possibili ma si è data poi uno schema di lavoro razionale, conseguente, che sta andando avanti.
Credo che probabilmente riusciremo ad adottare questo atto, il piano energetico ambientale regionale per la fine di questa legislatura. Tutto il resto, ovviamente, è rimandato a dopo, ma questo “tutto il resto” può poggiare non dico sulla spalle di giganti, ma sul lavoro veramente buono, oserei dire eccezionale, che è stato fatto in tempi rapidi, da personale che ci ha creduto fortemente, così come ci ho creduto io, come ci ha creduto questa Amministrazione regionale. Oggi siamo nella cronaca. Non vorrei scomodare la storia, ma credo che domani qualcuno riconoscerà questo lavoro, perché se potremo vedere uno scenario diverso per quell’area, per quella zona, per quelle aziende in particolare, lo dovremo a questo tipo di lavoro.
PRESIDENTE. Sono conclusi gli interventi. Decidiamo cosa fare, perché sono le 13,32. Questo è un atto con un solo emendamento, quindi potremmo senz’altro votarlo, dopodiché potremmo decidere di sospendere e di riprendere alle 16, oppure di continuare.
Ha la parola il consigliere D’Angelo.
Pietro D'ANGELO. Chiedo che si chiuda la seduta come da convocazione alle 13,30, perché gli atti che dovremo affrontare nel pomeriggio sono atti delicati, che meritano anche una riflessione. Quindi, oltre che per il rispetto della convocazione, una necessità di approfondimento per evitare problemi in aula e per snellire i lavori.
Roberto GIANNOTTI. Aldilà delle intemperanze di Castelli, che farebbe meglio a togliersi il cappotto... (Interruzione). Ho capito, Castelli, ma siamo qui da questa mattina, tu arrivi adesso... C’è stata una seduta antimeridiana del Consiglio regionale, non conosci gli sviluppi...
Abbiamo chiesto questa mattina di discutere oggi del piano del commercio, questa proposta è stata valutata, dopodiché gli atti sono finiti, salvo che tu non voglia andare in seduta notturna per fare il piano agricolo. Quindi la mia proposta è di andare avanti facendo il piano del commercio, vista l’ora e per evitare che venga a mancare il numero legale. Chiediamo quindi che si prosegua ad oltranza, discutendo il piano del commercio, dopodiché il Consiglio si può sospendere, c’è Commissione d’indagine sul caso Agroter e chiudiamo. Non credo che nella giornata di oggi siamo in grado di fare altri atti, avendo recepito tutte le urgenze.
Sono quindi d’accordo a procedere.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta di continuare la seduta.
Il Consiglio non approva
La seduta è sospesa. Riprenderà alle 16.
La seduta termina alle 13,35