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Timestamp: 2019-05-20 17:35:34+00:00
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Come misurare la distanza tra edifici? Lo ha chiarito la Cassazione | BibLus-net
9 maggio 2019 /4 Commenti/in Opere edili /da Francesca Ressa
La Cassazione conferma il metodo lineare e non radiale per misurare la distanza tra edifici, solo così si impedisce la formazione di intercapedini nocive
Si torna sulla questione distanza tra edifici, da misurare con metodo lineare o radiale.
Con la recente sentenza n. 10580/2019 la Corte di Cassazione ribadisce che la distanza tra edifici va calcolata in modo lineare e non radiale come avviene per le distanze rispetto alle vedute; il limite è imposto dall’art. 873 c.c. allo scopo di impedire la formazione di intercapedini nocive.
Il proprietario di un immobile citava in giudizio la società X in quanto, nell’ultimare un fabbricato nel terreno confinante con il proprio, aveva violato le norme stabilite dal piano regolatore generale del Comune, in riferimento alla distanza tra edifici e alla distanza dal confine.
In particolare, il proprietario chiedeva riduzione a distanza legale mediante abbattimento del fabbricato e la condanna della società al risarcimento dei danni subiti.
Il Tribunale accoglieva la domanda e condannava la società a demolire parte del fabbricato di sua proprietà, rigettando la domanda di risarcimento dei danni.
Conseguentemente, la società impugnava la sentenza, in particolare censurando la modalità di calcolo della distanza adottata: radiale anziché lineare. La Corte d’Appello respingeva il ricorso.
Avverso la sentenza d’appello, la società ricorre in Cassazione.
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso in base ai seguenti motivi:
si tratta di edifici contrapposti solo di spigolo e non antagonisti
secondo la costante interpretazione della Corte di Cassazione, le distanze tra edifici non si misurano in modo radiale, come avviene per le distanze rispetto alle vedute, ma in modo lineare
il giudice d’appello, dopo aver affermato la legittimità del criterio di misurazione delle distanze tra fabbricati a raggio, ha erroneamente affermato che la distanza di 10 metri non sarebbe stata rispettata anche se calcolata in modo ortogonale.
Nel dettaglio, a detta della Corte di Cassazione:
le distanze tra edifici non si misurano in modo radiale come avviene per le distanze rispetto alle vedute, ma in modo lineare; anzitutto lo scopo del limite imposto dall’art. 873 c.c. è quello di impedire la formazione di intercapedini nocive, sicché la norma cennata non trova giustificazione se non nel caso che i due fabbricati, sorgenti da bande opposte rispetto alla linea di confine, si fronteggino, anche in minima parte, nel senso che, supponendo di farle avanzare verso il confine in linea retta, si incontrino almeno in un punto” (così Cass. 2548/1972, più di recente cfr. Cass. 9649/2016).
Ai sensi dell’art. 873 c.p.c., ai Comuni è consentito stabilire negli strumenti urbanistici distanze maggiori, ma non alterare il metodo di calcolo lineare.
Art. 873 Codice civile e dm 1444/68
L’art. 873 del Codice civile stabilisce che la distanza minima tra una costruzione e l’altra deve essere di 3 metri; per quanto riguarda, invece, le distanze tra edifici antistanti aventi almeno una parete finestrata, l’art. 9 del dm. 1444/1968 prescrive una distanza minima assoluta di 10 metri.
Art. 873 – Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute (1) a distanza non minore di tre metri (2). Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore [878].
Nota 1 – La disposizione in oggetto definisce quale deve essere la distanza minima fra costruzioni, ed usa il parametro della prevenzione temporale, secondo il quale chi, nella qualità di proprietario, costruisce per primo sceglie la distanza che il suo vicino dovrà rispettare. Se egli costruisce, infatti, sul confine, l’altro soggetto potrà costruire in aderenza, oppure alla minima distanza legale; se costruisce, invece, ad una distanza dal confine pari o superiore alla metà di quella imposta dal codice, al vicino sarà consentito costruire ad un metro e mezzo dal confine, o ad una distanza inferiore che permetta di rispettare il criterio dei tre metri; se, ancora. il proprietario che costruisce primo mantiene una distanza dal confine inferiore alla metà di quella stabilita dal codice, all’altro soggetto sarà permesso spostare la sua costruzione sino a quella del vicino, con la conseguente possibilità di applicare l’art. 875.
Nota 2 – Salva l’ipotesi che la costruzione non abbia sporgenze, il criterio da adottare per calcolare la distanza è quello di misurarla dal suolo.
Il dm 1444/68, definisce le distanze tra edifici all’art. 9:
3) Zone C): è altresì prescritta, tra pareti finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari all’altezza del fabbricato più alto; la norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli edifici si fronteggino per uno sviluppo superiore a m 12.
m 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a m 7;
m 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra ml. 7 e m 15;
Di seguito riportiamo brevemente le metodologie per il calcolo della distanza radiale e lineare. Per maggiori approfondimenti rimandiamo all’articolo di approfondimento di BibLus-net: “Come si calcola la distanza tra fabbricati? Radialmente o linearmente?“.
Distanza tra 2 edifici con metodo lineare
Consideriamo la figura ed ipotizziamo di dover calcolare la distanza dell’edificio 1 dall’edificio 2 con metodo lineare. Ipotizziamo le pareti AB e CD finestrate; occorrerà calcolare la reciproca distanza e considerare la minore tra le 2; questa deve essere superiore a 10 m, come previsto dal dm 1444/68.
Distanza tra 2 edifici con metodo radiale
In tale esempio la distanza radiale tra edificio 1 e 2 è data dalla lunghezza del segmento BC, che è certamente inferiore del segmento BQ (e anche del segmento CP).
Clicca qui per scaricare la sentenza 16 aprile 2019, n. 10580
Tags: Cassazione, distanze tra edifici, Edificius, Newsletter 613
10 maggio 2019 en 9:34
Se gli edifici hanno forme in pianta arrotondate?
10 maggio 2019 en 11:45
nel caso di misurazione radiale, il discorso è assolutamente analogo.
Nel caso di misurazione lineare, secondo la mia opinione, la direzione lungo far avanzare gli edifici è dettata in maniera evidente dal segmento che congiunge i due edifici (ad esempio, se fossero entrambi tondi, prenderei in considerazione il segmento che unisce i centri).
Comunque la direzione viene dettata dalla geometria dei fabbricati.
10 maggio 2019 en 17:04
Nel Regolamento Edilizio Tipo in Gazzetta Ufficiale del 16/11/2016, all’Allegato A – Quadro delle definizioni uniformi, al punto 30, la Distanza è definita “Lunghezza del segmento minimo con il confine di riferimento (di proprietà, stradale, tra edifici o costruzioni, tra i fronti, di zona o ambito urbanistico, ecc.) in modo che ogni punto della sagoma rispetti la distanza prescritta”. Se i comuni hanno adeguato i regolamenti edilizi al Regolamento Edilizio Tipo, ad oggi, il modo univoco di misura della distanza è quella del segmento minimo.
Probabilmente la Sentenza della Cassazione si riferisce a fatti specifici avvenuti nel 2013.
13 maggio 2019 en 11:18
la sentenza di Cassazione in esame pubblicata il 16/04/2019, in riferimento al ricorso avanzato avverso la sentenza n. 2268/2013 della Corte d’Appello depositata il 31/05/2013, dispone che:
“le distanze tra edifici non si misurano in modo radiale come avviene per le distanze rispetto alle vedute, ma in modo lineare; anzitutto lo scopo del limite imposto dall’art. 873 c.c. è quello di impedire la formazione di intercapedini nocive, sicché la norma cennata non trova giustificazione se non nel caso che i due fabbricati, sorgenti da bande opposte rispetto alla linea di confine, si fronteggino, anche in minima parte, nel senso che, supponendo di farle avanzare verso il confine in linea retta, si incontrino almeno in un punto” (così Cass. 2548/1972, più di recente cfr. Cass. 9649/2016). Ai Comuni, pertanto, è sì consentito, ai sensi dell’art. 873 c.p.c., stabilire negli strumenti urbanistici distanze maggiori, ma non alterare il metodo di calcolo lineare”.
Pertanto, quanto scritto nell’articolo si riferisce alla sentenza e al metodo di calcolo lineare e radiale citati nella stessa.
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