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Timestamp: 2019-05-23 14:43:42+00:00
Document Index: 159659614

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 77', 'art. 13', 'art. 78', 'art. 78', 'art. 1']

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IT AS-LT
(1940-1974; 810 bb e schedari)
La Serie Danni di guerra consta di 810 buste e copre un arco cronologico dall'aprile del 1940 all'aprile del 1984.
La documentazione riguarda le pratiche relative alla richiesta di contributo dello Stato da parte dei privati per danni subiti alle abitazioni in seguito agli eventi bellici della Seconda guerra mondiale.
Presumibilmente a partire dal 1956, fu istituita all’interno dell’Ente una sezione, la V, che si occupava specificatamente della gestione dei danni di guerra.
Prima di tale data tuttavia, il Ministero dei lavori pubblici, secondo l’art. 3 del D.Lgs. 261/1947, poteva istituire, nei diversi comuni della provincia, delle Sezioni staccate del Genio civile con il compito precipuo della gestione e del disbrigo delle domande di danni di guerra avanzate dai privati. Dall’analisi della documentazione non è emerso nessun atto ufficiale attestane il momento e le modalità del passaggio delle pratiche dalle Sezioni staccate all’Ufficio di Latina. Tuttavia, tra le pratiche di Terracina si ritrova la comunicazione di un privato che, nel richiedere notizie circa lo stato della propria pratica, scriveva: «La perizia redatta in data 28 settembre 1946 risulta presa in carico della sezione staccata del Genio civile di Terracina dal 7 novembre 1946 con n. 69B di protocollo. La pratica è rimasta giacente al Genio Civile di Terracina senza alcun esito, fino al 22 ottobre 1948, giorno in cui, per l’istituzione del nuovo ufficio per il disbrigo delle pratiche, fu proposta a Latina e consegnata insieme a moltissime altre pratiche al reparto competente, perché fosse fatto il sopralluogo e approvato».
Nel 1948 molte pratiche fino ad allora in carico alle Sezioni staccate con sede in diversi comuni della provincia, passarono all’Ufficio di Latina sebbene non fosse ancora stata istituita la V Sezione come risulta dai Registri di protocollo generali dell’Ente e dall’analisi della documentazione ove, infatti, non viene mai menzionata prima del 1956. Verosimilmente, nel periodo intermedio tra la fine del 1948 e il 1956 probabilmente le pratiche erano gestite dalla 1° Sezione bis o dal 2° Reparto.
Sono presenti quindi, a partire dal marzo del 1956 i registri di protocollo della V Sezione.
La serie presenta una divisione delle pratiche per comune di appartenenza dell’ubicazione del fabbricato per il quale si avanzava domanda di contributo. Questa divisione si può riconoscere con certezza come criterio di ordinamento delle pratiche seguito dall’Ente. Per tale ragione, quindi, il comune è stato assunto come sottoserie, almeno per una parte della documentazione.
All’interno di ciascun comune e in modo analogo per ognuno di essi, la sottoserie si articola in pratiche riguardanti richieste per lavori di: riparazione, ricostruzione, indennizzo. Tale l’articolazione più evidente e comune alla maggior parte della documentazione.
Anche sulla base delle segnature archivistiche presenti sul dorso delle buste, si sono individuate le diverse sotto-sottoserie riconducibili ad un medesimo criterio di ordinamento da parte dell’Ufficio e nello specifico rappresentate da: Domande di Riparazione e Domande di Ricostruzione (sulle buste si trova quasi sempre un cerchio rosso), Riparazione pratiche evase e Ricostruzione pratiche evase (sulle buste si trova quasi sempre la dicitura: liquidate, pagate, respinte, ecc.), Indennizzo, Pratiche sotto inchiesta, Pratiche diverse, Domande di contributo.
Per la comprensione del criterio adottato dall’Ente nella gestione delle pratiche, è stato fondamentale il rinvenimento di registri nei quali sono state registrate le domande pervenute, assegnando a ciascuna di esse un numero progressivo a partire da uno, indipendentemente dalla tipologia di intervento - riparazione o ricostruzione - e dal comune di appartenenza.
Tale numero si ritrova sulla camicia del fascicolo della pratica, identificato come “posizione ex”. È verosimile pensare che le pratiche poi siano state smistate per comune di pertinenza assegnando un nuovo numero di posizione, anch’esso riportato sulla camicia del fascicolo. Questo secondo numero ricomincia, a differenza dell’altro, da uno per ciascun comune. L’insieme delle pratiche andavano a formare le sotto-sottoserie individuate e denominate come “Domande di Riparazione” e “Domande di Ricostruzione”. Man mano che le pratiche erano evase, venivano spostate in nuovi faldoni confluiti nelle sotto-sottoserie “Riparazione pratiche evase” e “Ricostruzione pratiche evase”. A conferma di tale ipotesi si evidenzia che una pratica presente nella sotto-sottoserie delle domande non è presente in quella con dicitura evase e viceversa.
Si segnala che per il Comune di Cori non è stata rinvenuta la busta contenente le pratiche da n. 1 a n. 45 della sotto-sottoseerie “Domande di ricostruzione” e per il comune di Formia quella contenente le pratiche da n. 20 al n. 44 della sotto-sottoserie “Ricostruzione pratiche evase”.
Vi sono poi buste che riportano l’indicazione delle lettere alfabetiche dalla A alla Z nelle quali sono conservate pratiche ordinate alfabeticamente secondo il nome della ditta. Inoltre, sono presenti buste che contengono, raggruppate insieme, pratiche di riparazione e/o ricostruzione originariamente intestate a una ditta e poi passate ad un’altra. Il nome della nuova ditta intestataria è di solito riportato, con l’elenco delle pratiche, sul dorso della busta.
Nei casi in cui le pratiche erano numericamente esigue, sono state rinvenute, già così disposte dall’Ente, in un’unica unità di conservazione e mantenute separate per comune al suo interno.
La struttura descritta appare ricorrente e strutturata tanto da ipotizzare con margine di certezza che rispecchi un criterio di ordinamento e conservazione attuato dall’Ente medesimo sebbene il nome delle diverse sotto-sottoserie sia stato assegnato nel corso del lavoro di ordinamento e inventariazione del fondo.
Per diverse esigenze si è scelto con l’accordo dell’Archivio di Stato di Latina, un criterio di schedatura in cui fossero riportati solo i dati presenti sulla camicia del fascicolo. Non si è pertanto scesi nella descrizione del contenuto dello stesso, né è stato possibile riportare gli estremi cronologici di ogni singolo fascicolo. Sulla camicia del fascicolo, comunque, vi sono una serie di dati atti a qualificare in modo essenziale la pratica. In particolare si hanno due tipologie di camicie: 1. camicie bianche, sulle quali sono indicati le seguenti informazioni o parte di esse (Comune; numero della pratica; data e numero di protocollo di arrivo della pratica presso l’Ufficio del G.C.; nome della ditta; indicazione dell’ubicazione del fabbricato (non sempre, spesso si deve desumere dalle carte); indicazione “comitato” e/o “intendenza”, altro come ad es. “materiali UNRRA CASAS”; S.A.: con certezza sta per Stato d’avanzamento lavori); 2. Camicie prestampate, sulle quali vi sono i seguenti dati strutturati sebbene tutti siano sempre indicati/compilati, (A contributo diretto in capitale; A contributo costante trentennale; A mutuo con concorso statale; numero del protocollo generale e data; posizione del fascicolo nuova ed “ex”; nome della ditta (indicazione del proprietario dell’edificio da ricostruire); beneficio di legge; ubicazione del fabbricato; eventuali rimandi ad altre pratiche; timbro Intendenza ).
Si rileva, inoltre, che viene quasi sempre indicato il numero di protocollo e la data di arrivo/registrazione della pratica o domanda presso l’Ufficio. Si sottolinea che più pratiche possono avere lo stesso numero di protocollo e data oppure si può avere, per ciascuna pratica, medesima data di arrivo ma differente numero di protocollo.
La domanda di ricostruzione doveva essere corredata dei seguenti atti: atto notorio; Perizia, disegni e progetto nuova ricostruzione; determinazione della somma ammessa a contributo; relazione, disegni del vecchi fabbricato; certificato penale; certificato di residenza; certificato delle imposte; certificato dell’Ufficio tecnico erariale.
In numerosi casi all’interno di un fascicolo si trovano altre pratiche, tra le ragioni più evidenti, poteva accadere che una ditta avesse avanzato più domande e pertanto venissero raggruppate insieme oppure, una domanda di riparazione poteva, in seguito agli accertamenti, essere determinata come ricostruzione e pertanto la prima essere annullata e conservata quindi nel nuovo fascicolo.
Inoltre, qualora si verificava un passaggio di proprietà del bene anche le pratiche acquisivano tale passaggio e il nuovo proprietario che subentrava poteva richiedere un contributo diverso da quello richiesto dal proprietario precedente. Tale situazione è piuttosto frequente, non ultimo perché le pratiche avevano un corso molto lungo durante il quale potevano verificarsi appunto, anche diversi passaggi di proprietà.
Verosimilmente l’iter della domanda prevedeva che l’Ente scrivesse al privato che, esaminata la perizia presentata dalla ditta ed eseguiti gli accertamenti, riconosceva che i lavori potevano essere ammessi ai benefici ai sensi del D.Lgs. 261/1947. Pertanto una copia della perizia veniva restituita revisionata dal personale dell’Ente con specifica dell’importo. Le perizie presentano segnate in rosso le revisioni apportate. Inoltre si comunicava che la percentuale del contributo statale, sull’importo dei lavori eseguiti, cui la Ditta aveva diritto, veniva determinata in seguito all’esame da parte dell’Ufficio della documentazione necessaria e accuratamente prodotta dal privato. Veniva quindi fissato un tempo utile entro il quale i lavori dovevano essere compiuti. Determinante era quindi la comunicazione da parte del privato dell’avvenuta ultimazione dei lavori e l’esibizione del consuntivo necessario per dar seguito alla liquidazione della pratica con l’erogazione del contributo. Nel presentare la domanda si faceva richiesta di un sopralluogo per l’accertamento del danno e l’approvazione della perizia presentata per un eventuale risarcimento dei danni di guerra. Era infatti necessario un sopraluogo del funzionario dell’Ente per stabilire che i lavori da eseguirsi corrispondessero alle reali condizioni di fatto così come descritti nella perizia.
Il Dlgs 10 aprile 1947, n. 261, all’art. 77, comma A parla di un premio si acceleramento accordato ai proprietari che ricostruivano il fabbricato entro un termine fissato, nella misura del decimo della spesa sostenuta per la detta ricostruzione.
Lo stesso decreto legislativo sopra menzionato, all’art. 13, stabiliva che, nei comuni dove fossero numericamente rilevanti i fabbricati danneggiati dagli eventi bellici, poteva essere istituito un Comitato per le riparazioni edilizie composto dal sindaco o da un suo delegato che lo presiedeva e da due membri scelti dal Consiglio Comunale. Il Comitato aveva il compito di svolgere opera di propulsione, di assistenza dei privati e di cooperazione con gli organi governativi. In molti casi, pertanto, la domanda di danni di guerra perveniva all’Ente attraverso il Comitato, il quale comunque aveva competenza solo per danni che comportassero una spesa inferiore a L. 200.000 (prima era di lire 100.000). La domanda era trasmessa corredata dei seguenti allegati: 1. domanda; 2. delibera del comitato; 3. certificato di appartenenza; 4. certificato penale; 5. certificato di residenza; 6. profitti di regime; 7. imposte dirette; 8. Planimetria; 9. relazione tecnica; 10. preventivo in quadruplice copia.
L’intendenza di finanza trasmetteva le domande di contributo agli Uffici del Genio civile, e monitorava lo stato di concessione del contributo. Su alcune camicie è presente il timbro “Intendenza”, in questi casi si trova una carteggio tra l’Ufficio del Genio civile e l’Intendenza di finanza di Latina. Per disposizione di legge, la domanda di danni di guerra poteva essere avanzata all’Intendenza e, in alcuni casi la pratica veniva poi passata al Genio civile al quale erano trasmessi la denuncia e gli allegati per la concessione del contributo.
Si trovano inoltre comunicazioni dell’Ufficio all’Istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro (Inail) per avvisare che tra la documentazione presentata dalla ditta non era presente la polizza d’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro degli operai adibiti ai lavori di ricostruzione e riparazione.
Secondo l’art. 78 del Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, reso esecutivo con D.L. 28 novembre 1947, n. 1430, i cittadini delle Nazioni Unite potevano richiedere l’indennizzo per danni subiti a beni immobili in conseguenza degli eventi bellici. L’intendentizia ossia la domanda di reclamo danni presentata da cittadini americani presso l’Intendenza di finanza, veniva inoltrata al Genio civile per le competenze di ufficio e per l’accertamento dello stato del contributo ossia dell’eventuale già avvenuta concessione dei contributi e finanziamenti di cui il privato poteva aver fatto richiesta avvalendosi di altra normativa. L’Intendenza richiedeva pertanto la sospensione dell’erogazione di altro contributo dello Stato, una volta accertato che il privato si avvaleva del contributo ai sensi dell’art. 78 del citato Trattato di pace. La Ragioneria generale dello Stato comunicava che veniva corrisposto direttamente dal Ministero del Tesoro l’indennizzo presso la locale Tesoreria provinciale, con richiesta di sospendere i pagamenti dei contributi da parte dell’Ente. Tali pratiche sono raccolte insieme e mantenute distinte dalle atre, in buste denominate “Beni alleati”.
Sulla camicia di alcuni fascicoli si trova l’indicazione Unrra Casas: con decreto del presidente del consiglio dei ministri del 19 dicembre 1947 infatti, era stato istituito un apposito Comitato chiamato Unrra Casas (Comitato amministrativo soccorso ai senza tetto) per l’esecuzione del programma di assistenza e di riabilitazione a favore dei più poveri fra i senzatetto delle zone di Italia maggiormente bisognose.
Trattandosi di domande di riparazione e ricostruzione degli immobili a seguito di danni di guerra, la consistenza delle pratiche per ciascun comune è variabile in dipendenza dell’entità del danno subito dal territorio. In particolare, risulta che i comuni della provincia di Latina nei quali si era verificata in conseguenza degli eventi bellici una distruzione dei vani di abitazione superiore alla percentuale del 75% prevista dallo art. 1 della legge 25 giugno 1949, n. 409, erano i seguenti: Aprilia per il capoluogo e la frazione di Campoleone, Castelforte per il capoluogo, Cisterna di latina, Fondi, Formia per il capoluogo e la frazione di Castellonorato, Gaeta, Latina per la frazione di Borgo Piave, Minturno per la frazione di Santa Maria Infante e Pulcherini, Santi Cosma e Damiano, Spigno Saturnia per il capoluogo.
In generale, i fabbricati potevano essere ricostruiti anche in zone diverse da quella dei distrutti per ragioni dovute al piano di ricostruzione.
Inoltre, il Genio civile non si occupava delle domande di ricostruzione e riparazione dei fabbricati rurali. Tali domande venivano infatti respinte proprio con tale motivazione.
Oltre la divisione delle tipologie di pratiche per comune di appartenenza, sono state individuate le altre seguenti sottoserie: Pratiche relative a comuni diversi, Corrispondenza, Recupero crediti, Nuova costruzione, Beni alleati, Rateale, Statistica, Unrra, Vecchia gestione.
Si sottolinea che, all’atto dell’ordinamento, le buste facenti parte della sottoserie Corrispondenza non state volutamente disposte in ordine cronologico perché si è cercato di accorpare le buste che mostravano i medesimi elementi estrinseci sul dorso.
Per i mezzi di corredo si rimanda alla serie dei “Registri”. In particolare si segnalano: 16 registri di protocollo della Sezione V, da marzo 1956 a gennaio 1973 e già numerati dall’Ente 1-17 di cui risulta mancare il n. 3. Ed inoltre, 8 Registri dove venivano registrate le pratiche di ricostruzione e riparazione in ordine progressivo ma non cronologico e indipendentemente dal comune. Nelle finche sono presenti i seguenti dati: n. d’ordine progressivo della pratica (che corrisponde al “numero posizione ex”), indicazione del comune, indicazione dell’ubicazione del fabbricato, nome della ditta, indicazioni del preventivo con gli estremi di arrivo (data e numero di protocollo), dell’importo e della data e numero della lettera di approvazione (generalmente è indicata la dicitura “vistato” oppure “respinta”), indicazione dello stato di avanzamento con gli estremi di arrivo (data, numero di protocollo), dell’importo e della data di approvazione, indicazione del consuntivo con estremi di arrivo (data, numero di protocollo), dell’importo e della data di approvazione, indicazione della data di trasmissione alla Ragioneria ed infine, le annotazioni (ricorrono le seguenti indicazioni “comitato”; riparazione; respinta; evasa).
Sono inoltre presenti 3 schedari metallici e 32 cassettini in legno porta schede per i comuni di Castelforte (n. 2); Cisterna di Latina (n. 2); Cori (n. 2); Fondi (n. 2); Formia; Gaeta (n. 2); Itri; Latina; Lenola; Minturno (n. 3); Monte San Biagio e Maenza; Pontinia; Priverno; Prossedi; Roccagorga; Roccamassima; San Felice Circeo; Santi Cosma e Damiano; Sermoneta; Sezze; Sperlonga; Spigno Saturnia; Terracina (n. 2).
Di seguito si riportano alcuni riferimenti normativi:
Decreto legislativo luogotenenziale 9 giugno 1945, n. 305. - Testo unico delle disposizioni per il ricovero dei rimasti senza tetto in seguito ad eventi bellici.
Dlgs 10 aprile 1947, n. 261. - Disposizioni per l’alloggio dei rimasti senza tetto in seguito ad eventi bellici e per l’attuazione dei piani di ricostruzione.
Decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato 8 maggio 1947, n. 399. - Provvidenze dirette ad agevolare la ripresa delle costruzioni edilizie.
Legge 25 giugno 1949, n. 409. - Norme per agevolare la ricostruzione delle abitazioni distrutte dagli eventi bellici e per l’attuazione dei piani di ricostruzione.
Legge 3 febbraio 1951, n. 164. - Ratifica, con modificazione, dei decreti legislativi 27 giugno 1946, n. 37 e 25 luglio 1947, n. 937, concernenti norme sulla costituzione ed il funzionamento dei Provveditorati regionali alle opere pubbliche.
Legge 27 dicembre 1953, n. 968. - Concessione di indennizzi e contributi per danni di guerra.
Legge 31 luglio 1954, n. 607.
Legge 11 febbraio 1958, n. 83. - Disposizioni per agevolare la ricostruzione dei fabbricati danneggiati dalla guerra.
Legge 13 luglio 1966, n. 610. - Modificazioni ed integrazioni alle vigenti disposizioni recanti provvidenze per la ricostruzione dei fabbricati danneggiati dalla guerra.
Legge 28 ottobre 1981, n. 611. - Ulteriori disposizioni per il ripristino dei beni privati distrutti dalla guerra.