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Timestamp: 2020-06-03 00:11:23+00:00
Document Index: 125590067

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 2120', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 15']

Il Commercialista in Rete: Lavoro all'estero
Retribuzioni convenzionali 2014 per i lavoratori all'estero.
Emanato il decreto ministeriale del 23 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 3 gennaio 2014 concernente la Determinazione delle retribuzioni convenzionali 2014 per i lavoratori all'estero.
A decorrere dal periodo di paga in corso dal 1° gennaio 2014 e fino a tutto il periodo di paga in corso al 31 dicembre 2014, le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie dei lavoratori italiani operanti all'estero ai sensi del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, nonche' per il calcolo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente, ai sensi dell'art. 51, comma 8-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR del 22 dicembre 1986, n. 917, sono stabilite nella misura risultante, per ciascun settore, dalle Tabelle allegate al presente decreto.
Emanato il decreto ministeriale del 23 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 3 gennaio 2014 concernente la Determinazi...
Etichette: Lavoro all'estero, Retribuzioni
ho ricevuto un contratto (tipologia: lavoro autonomo) per la durata di poco più di due mesi da un'azienda tedesca. Io vivo in Italia e lavorerò in Italia.
Come viene tassato il mio stipendio lordo? A quanto ammontano le trattenute fiscali?
Devo presentare al mio datore di lavoro documentazione circa la regolamentazione fiscale ittaliana?
ho ricevuto un contratto (tipologia: lavoro autonomo) per la durata di poco più di due mesi da un'azienda tedesca. Io vivo in Italia e ...
alle venerdì, gennaio 25, 2013
Ho concluso un dottorato di ricerca con borsa
di studio in Italia, dunque non soggetta a dichiarazione dei
redditi. Risulto attualmente inoccupata. Tuttavia, ho appena firmato un contratto di lavoro a
tempo determinato (due anni) in Francia, dove pagherò le tasse corrispondenti.
Come devo comportarmi nei confronti dello Stato e del Fisco italiani, sotto il
profilo del mio stato occupazionale e delle imposte da
versare? Inoltre, dovendo aprire un conto corrente in Francia per l'accredito degli stipendi, come devo comportarmi e quali devono essere i miei movimenti?
Ho concluso un dottorato di ricerca con borsa di studio in Italia, dunque non soggetta a dichiarazione dei redditi. Risulto attualmente i...
alle mercoledì, gennaio 16, 2013
vorrei gentilmente un aiuto per la mia situazione , sto cercando , non
senza difficoltà, di capire come risolvere la mia questione , che vi
elenco ora: sono attualmente dipendente di una ditta italiana di
automazioni industriali che vende e fornisce assistenza in tutto il
mondo, il punto è che io ho intenzione di trasferirmi in Guatemala e
continuare a lavorare ,però come lavoratore autonomo , per la stessa
ditta , mantenendo la residenza in Italia.
E' necessario a questo punto aprire una partita IVA , ed è questo
possibile ,senza avere la residenza in Guatemala?
Ho letto che esiste la possibilità del "lavoratore occasionale" ,che
non implica l'apertura di una partita IVA, scusate la mia ignoranza
,ma ciò sta a dire che sarebbe sufficiente aprire un conto corrente in
Guatemala e farsi versare lo stipendio lì , e poi dichiarare i redditi
in Italia sotto la forma di "reddito prodotto all'estero?"
vorrei gentilmente un aiuto per la mia situazione , sto cercando , non senza difficoltà, di capire come risolvere la mia questione , che v...
Corso di design all'estero.
Posso detrarre le spese di frequenza e di alloggio all'estero di un corso di design che mio figlio sta per frequentare?
Perché le spese siano detraibili il corso frequentato deve essere qualificabile come corso di istruzione secondaria ovvero come corso universitario o post-universitario, tenuto presso istituti o università italiane o straniere, pubbliche o private, ma in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali italiani (articolo 15, comma 1, lettera e, del Tuir). Per le università private o per le università straniere, al fine di stabilire l’importo detraibile, va effettuato il confronto con le università statali che presentano identità o affinità di indirizzo di studi (circolare ministeriale 23 maggio 1987, n. 11/8/772).
Per quanto concerne le spese di locazione per gli studenti iscritti a un corso di laurea presso un’università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell’Unione europea o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, è possibile avere la detrazione del 19% per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità, ovvero da atti di assegnazione in godimento stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l’immobile è situato. La detrazione spetta allo studente fuori sede se possiede un suo reddito ovvero ai genitori al 50%, oppure al genitore che lo ha fiscalmente a carico.
Posso detrarre le spese di frequenza e di alloggio all'estero di un corso di design che mio figlio sta per frequentare? Perché le spe...
I redditi di fonte istituzionale Ue esulano dal computo nazionale.
Le parti ricorrenti, in qualità di ex funzionari dell’Unione, domiciliati nel territorio francese, hanno presentato le loro dichiarazioni dei redditi senza includere le indennità percepite, per cessazione definitiva del servizio, o pensione di anzianità. Nel presentare una dichiarazione di rettifica si sono visti respingere tale richiesta prima dall’Amministrazione finanziaria e successivamente dal Tribunale di primo grado. Successivamente la richiesta veniva nuovamente respinta da altro Tribunale di primo grado. Ma, di diverso esito è stato il ricorso presentato alla Corte di appello, la quale ha annullato la precedente sentenza nella parte in respingeva la domanda dei coniugi ex funzionari.
La posizione del Fisco francese e il ricorso
A seguito di tale pronuncia l’Amministrazione tributaria francese proponeva ricorso alla Corte di cassazione che a sua volta respingeva l’impugnazione proposta. Nonostante ciò, l’Amministrazione notificava degli avvisi di riscossione per la maggiore imposta dovuta a seguito della inclusione dei redditi in questione nella base imponibile dell’imposta patrimoniale. Inoltre, sottolinea il fisco francese, non è possibile che, in virtù della paventata esenzione fiscale, i redditi controversi non debbano essere assoggettati a imposta. In tali circostanze, e considerato che il giudice del rinvio ritiene che ai fini dei calcoli per la riduzione del massimale dell’imposta patrimoniale di solidarietà debbano essere ricompresi tutte le tipologie di reddito, il giudice del Tribunale di primo grado nel chiarire la portata dell’art. 13 ha deciso di sospendere il procedimento e porre la questione sul tavolo dei giudici della Corte di giustizia europea.
La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda la considerazione, ai fini dell’imposizione nazionale del singolo Stato membro, delle somme corrisposte, dall’Unione europea, a titolo di reddito da lavoro. Si tratta dei redditi percepiti da contribuenti che hanno svolto la loro attività lavorativa come funzionari nell’ambito delle istituzioni comunitarie. La diatriba vede le parti ricorrenti contestare il meccanismo di calcolo dell’imposta francese sul patrimonio che assoggetta a prelievo anche i redditi da lavoro percepiti fuori dal territorio nazionale.
Il chiarimento chiesto dal giudice nazionale riguarda sostanzialmente l’applicazione della norma contenuta nell’articolo 13 del protocollo. In altri termini, occorre stabilire se nel meccanismo di calcolo dell’imposta nazionale di solidarietà sul patrimonio rientrino anche le somme percepite a titolo di pensione o di reddito da funzionari, anche a riposo, delle istituzioni comunitarie.
L'analisi interpretativa della Corte Ue
Il riferimento della Corte, in merito alla linea di principio da seguire, è costituito dalla pronuncia contenuta in una sentenza del 1960. Nella stessa si legge, infatti, come l’esenzione dalle imposte nazionali delle remunerazioni erogate dall’Unione consente alle istituzioni comunitarie di determinare, in maniera svincolata dagli Stati membri, l’importo della retribuzione dei propri funzionari. La normativa comunitaria, al riguardo, fa una netta distinzione tra redditi nazionali, soggetti alla normativa tributaria nazionale, e redditi corrisposti dall’Unione che in quanto tali sono assoggettati al solo diritto dell’Unione. Dal dispositivo della sentenza del 1960 emerge come venga fatto divieto agli Stati membri di tassare, anche solo indirettamente, i redditi erogati dall’Unione. Nella fattispecie di cui alla causa principale, inoltre, la normativa nazionale in questione che prevede addirittura di prendere in considerazione solo l’85% dei redditi dall’Unione ai fini della riduzione del massimale dell’imposta, finisce nel risolversi in un aggravio di imposte per i funzionari dell’Unione. Il meccanismo di calcolo dell’imposta nazionale, di solidarietà patrimoniale, così come formulato, ricomprendendo i redditi corrisposti dall’Unione ha l’effetto di una tassazione indiretta su questi ultimi. Infine, sottolineano i giudici della terza sezione della Corte, è necessario porre al riparo dalla tassazione nazionale, fatta direttamente o indirettamente, dei redditi corrisposti dall’Unione, proprio per garantire il rispetto di un altro fondamentale principio dell’ordinamento comunitario. Vale a dire il principio della certezza del diritto. In tale ottica deve essere vista la normativa che consente ai percettori di reddito dall’Unione che esonera dal dichiarare tali somme alle autorità del proprio Stato membro.
Secondo gli eurogiudici, nel calcolo di un’imposta quale quella di solidarietà sul patrimonio, non possono essere considerati i redditi, sia da pensione che da indennità per cessazione definitiva dal servizio, corrisposti dall’Unione europea ai propri funzionari.
Le parti ricorrenti, in qualità di ex funzionari dell’Unione, domiciliati nel territorio francese, hanno presentato le loro dichiarazioni d...
alle giovedì, luglio 12, 2012
Immobili e attività all’estero. Vademecum per versare l’imposta.
Prima applicazione dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e di quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, istituite a decorrere dal periodo d’imposta 2011 dal decreto “salva Italia” (Dl n. 201/2011, articolo 19, commi 13 e 18). Il versamento va effettuato, senza obbligo di acconti, entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi derivanti dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riferimento, con possibilità di avvalersi della rateizzazione degli importi dovuti.
Il tributo è dovuto dalle persone fisiche residenti in Italia per gli immobili (terreni e fabbricati) detenuti - a titolo di proprietà o di altro diritto reale - all’estero, anche quelli che sono stati oggetto di operazioni di emersione mediante la procedura della regolarizzazione o quella del rimpatrio giuridico.
E’ dovuta nella misura dello 0,76% del valore dell’immobile, ma non va versata se, prima di applicare le eventuali detrazioni, non supera complessivamente 200 euro.
Il valore è rappresentato dal costo che dall’atto di acquisto o dai contratti; in mancanza, si fa riferimento al valore di mercato rilevabile a fine anno ovvero, se il possesso termina prima, a quello rilevato al termine del periodo di detenzione. Per gli immobili acquisiti per successione o donazione, si tiene conto del valore indicato nella dichiarazione di successione o nell’atto di donazione; in assenza, si guarda il costo di acquisto sostenuto dal de cuius o dal donante o, ancora, il valore di mercato.
Diverso il principio per gli immobili situati in Paesi della Ue o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni: l’imponibile è dato dal valore catastale utilizzato nel Paese in cui si trova l’immobile per calcolare le imposte reddituali o patrimoniali. Ciò anche per gli immobili ereditati o ricevuti in donazione. Solo se tale valore manca, si applica la regola generale.
L’aliquota è ridotta allo 0,4% per l’abitazione principale (e le relative pertinenze) di chi lavora all’estero per lo Stato italiano o per un suo ente locale o presso organizzazioni internazionali, la cui residenza fiscale in Italia è determinata, in deroga alle disposizioni del Tuir, in base ad accordi internazionali (il diritto all’aliquota agevolata cessa al rientro in Italia del lavoratore). Inoltre, per l’abitazione principale (e relative pertinenze) spetta una detrazione di 200 euro maggiorata, per gli anni 2012 e 2013, di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, se dimora abitualmente e risiede anagraficamente in quell’appartamento (l’importo massimo della maggiorazione non può superare 400 euro).
Dall’importo dovuto è possibile detrarre un credito d’imposta pari all’eventuale imposta patrimoniale versata nell'anno di riferimento nello Stato in cui si trova l'immobile.
Il versamento, nel caso sia stato stipulato un contratto di amministrazione con una società fiduciaria, andrà effettuato da quest’ultima, a seguito di fornitura della provvista da parte del contribuente. In caso di inadempienza da parte del contribuente, la società fiduciaria dovrà darne notizia all’Amministrazione finanziaria nel modello 770 ordinario.
Il tributo, che va rapportato ai giorni di detenzione e alla percentuale di possesso in caso di attività cointestate, è dovuto nella misura dell’1 per mille per il 2011 e il 2012 e dell’1,5 per mille per gli anni successivi.
Si applica anche alle attività finanziarie che sono state oggetto di operazioni di emersione mediante la procedura della regolarizzazione; non si considerano, invece, detenute all’estero le attività finanziarie rimpatriate.
L’imponibile è rappresentato dal valore di mercato rilevato a fine anno solare ovvero nel momento in cui cessa la detenzione.
Dall’importo dovuto è detraibile un credito d’imposta pari all’eventuale imposta patrimoniale versata per lo stesso periodo d’imposta nello Stato estero in cui sono detenute le attività finanziarie.
Prima applicazione dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero e di quella sul valore delle attività finanziarie detenute all...
alle giovedì, giugno 07, 2012
Rientro dei lavoratori in Italia: come fruire degli incentivi fiscali.
La mancata iscrizione all’Aire non costituisce ostacolo al riconoscimento dei benefici fiscali previsti per il rientro dei lavoratori in Italia. Ciò che rileva, infatti, è che il soggetto interessato abbia effettivamente svolto attività di lavoro o di studio all’estero e sia in grado di dimostrare tale circostanza.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 14/E del 4 maggio, che ha fornito chiarimenti interpretativi in ordine alla applicabilità delle agevolazioni fiscali di cui alla legge n. 238/2010.
Al fine di valorizzare le esperienze umane, culturali e professionali maturate dai cittadini dell’Unione europea che decidono di ritornare in Italia, l’Agenzia, in linea con le intenzioni del legislatore – intervenuto con il Dl 216/2011 sulla originaria formulazione della legge 238/2010 – ha privilegiato un approccio sostanzialistico tale da consentire un accesso al beneficio (riconosciuto sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa avviate in Italia) a una più vasta platea di fruitori.
Nella versione iniziale, infatti, la citata legge – attuata, per l’individuazione dei soggetti beneficiari, dal decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 3 giugno 2011 – ammetteva all’incentivo fiscale i cittadini dell’Unione europea nati dopo il 1° gennaio 1969, che fossero assunti o avviassero in Italia un’attività d’impresa o di lavoro autonomo, trasferendovi il domicilio e la residenza entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività se, “alla data del 20 gennaio 2009”, ricorressero ulteriori condizioni, ferma restando la decorrenza dei benefici dal 28 gennaio 2011.
Nell’attuale formulazione – a seguito delle modifiche apportate dal Dl 216/2011 – la legge 238/2010 (e, di riflesso, anche il menzionato Dm) richiede che i requisiti per l’accesso al beneficio siano posseduti “a partire dalla data del 20 gennaio 2009”. La previsione di un termine mobile, che si sostituisce a un termine fisso, inevitabilmente comporta un allargamento della rosa dei possibili beneficiari.
In sostanza, possono accedere al beneficio i cittadini dell’Unione europea nati dopo il 1° gennaio 1969 in possesso dei requisiti al 20 gennaio 2009 e, altresì, i cittadini che li maturano successivamente a tale data e comunque prima di essere assunti o di avviare l’attività in Italia, fermo restando che il beneficio decorre dal 28 gennaio 2011 e compete, per effetto delle citate modifiche che ne hanno anche ampliato il periodo di godimento, sino al 31 dicembre 2015.
Inoltre, in considerazione della finalità perseguita dal legislatore (valorizzare le esperienze maturate dai cittadini che hanno studiato o lavorato all’estero) e della circostanza che né la legge 238 né il decreto attuativo specificano la data a decorrere dalla quale rileva l’assunzione o l’avvio dell’attività in Italia, la circolare ammette al beneficio fiscale i soggetti che – in possesso degli ulteriori requisiti – siano stati assunti o abbiano avviato un’attività d’impresa o di lavoro autonomo a decorrere dal 20 gennaio 2009 (data di presentazione del disegno di legge).
Per quanto non espressamente contemplato dalla legge 238/2010, rientrano nell’ambito di applicazione degli incentivi fiscali anche i redditi derivanti dalle attività di lavoro che, ai fini fiscali, producono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Questi ultimi, infatti, sono soggetti alle medesime regole di determinazione previste per i redditi di lavoro dipendente, in forza del rinvio contenuto nell’articolo 52, comma 1, del Tuir.
L’agevolazione è quindi applicabile, per esempio, ai redditi di collaborazione coordinata e continuativa o di collaborazione a progetto di cui alla lettera c-bis) dell’articolo 50 del Tuir e a quelli consistenti in somme corrisposte a titolo di borsa di studio di cui alla successiva lettera c).
Per la determinazione dell’imposta si applicano le ordinarie disposizioni del Tuir, scomputando dal reddito complessivo e nei limiti dello stesso gli oneri deducibili di cui all’articolo 10 del Testo unico.
Conseguentemente, anche le detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12 del Tuir) e per tipologia di reddito (articolo 13), nonché le imposte addizionali all’Irpef, devono essere determinate tenendo conto del reddito complessivo ridotto per effetto del beneficio fiscale in questione.
Come fruire degli incentivi fiscali
Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 luglio 2011, sono state definite le modalità di richiesta dei benefici fiscali da parte dei lavoratori dipendenti rientrati in Italia nonché gli adempimenti conseguenti a cura del datore di lavoro.
In particolare, è stato precisato che, al fine di consentire al sostituto di imposta di applicare i benefici fiscali e di darne evidenza nel modello 770 e nel Cud, la richiesta deve essere presentata entro tre mesi dall’assunzione, salvo per il periodo di imposta 2011, in cui il termine decorre, per i lavoratori già assunti, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo. I benefici sono riconosciuti dal datore di lavoro dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione.
Tali precisazioni, tuttavia, risultano in parte superate in considerazione delle modifiche normative intervenute nel 2012 e dei relativi effetti sul periodo di imposta 2011. Al riguardo, infatti, la circolare, in deroga a quanto innanzi precisato, ha chiarito che i sostituti di imposta procedono entro il 31 maggio 2012 al rilascio di un nuovo Cud per l’anno di imposta 2011 ai lavoratori interessati che, avendone i requisiti, presentino richiesta di applicazione dei benefici per il periodo di imposta 2011.
Per i soggetti che presentano la dichiarazione dei redditi, i dati esposti nel nuovo Cud rilasciato dal sostituto d’imposta potranno essere riportati nel modello 730/2012, da presentare al proprio sostituto entro il 16 maggio 2012, oppure a un Caf o a un professionista abilitato entro il 20 giugno 2012, come stabilito dal Dpcm del 26 aprile scorso. Tali dati potranno, ovviamente, essere indicati anche nel modello Unico Persone fisiche 2012, secondo le ordinarie modalità di compilazione.
I soggetti che avviano in Italia un’attività di lavoro autonomo o di impresa possono fruire dell’agevolazione in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, barrando l’apposita casella, posta a margine del rispettivo quadro da compilare, denominata “Rientro lavoratrici/lavoratori” (cfr istruzioni Modello Unico 2012).
La mancata iscrizione all’Aire non costituisce ostacolo al riconoscimento dei benefici fiscali previsti per il rientro dei lavoratori in It...
alle lunedì, maggio 07, 2012
Progettazione di immobile situato fuori Italia: la prestazione è esente Iva?
Uno studio di architettura italiano (ITA 1) riceve un incarico da un committente italiano (ITA 2) per lavori di progettazione su un immobile situato a Nizza, di proprietà di persona fisica francese. Tutto il lavoro dello studio di architettura verrà svolto in Italia. ITA 1 fattura ad ITA 2 con Iva 21% in quanto la progettazione è svolta in Italia, oppure emette fattura fuori campo iva ai sensi dell'art. 7 quater D.P.R.n. 633/72 perchè l'operazione non è territorialmente rilevante in Italia visto che l'immobile è ubicato all'estero?
Le prestazioni di servizi relative ai beni immobili ex art. 7-quater, co. 1, lett. a), del Decreto IVA si reputano effettuate in Italia se l’immobile si trova nel territorio dello Stato, altrimenti l’operazione non rileva in Italia.
Pertanto, a nostro parere, nel caso indicato, la fattura va emessa fuori campo IVA ai sensi dell’art. 7-quater, comma 1, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972.
Domanda Uno studio di architettura italiano (ITA 1) riceve un incarico da un committente italiano (ITA 2) per lavori di progettazione su un ...
sto cercando di capire come muovermi fiscalemte nella situazione che vi descrivo:
Faccio il pilota di linea, mi è stato offerto un lavoro da comandante in una compagnia aerea Finlandese
con base operativa ad Helsinki. Però non è la compagnia che assume direttamente. I piloti sono in realtà
dipendenti di una agenzia di "crew leasing" statunitense. In pratica, sarei assunto da una ditta americana
per lavorare in una compagnia finlandese ma mantenendo la residenza in Italia dove ho casa di proprietà
La società americana dice che loro compilano i modelli previsti per gli stati uniti trattenendo alla fonte quanto
da loro dovuto e specificando quanto dovuto dal dipendente.
Cercando informazioni sul fisco Finlandese, mi sembra però di aver capito che chiunque lavori lì per più di 183
giorni, qualunque sia la sua nazionalità e/o la nazionalità del datore di lavoro è considerato fiscalmnte residente.
Il fatto che vista la tipologia di lavoro, la reale permanenza sul suolo finlandese sia di molto inferiore sembra che non
importi molto in quanto la compagnia ha sede stabile in finlandia.
In tutto questo caos non ho idea di come si inserisce il fisco italiano.
Vi chiedo aiuto perchè non ci sto capendo davvero un bel niente!
sto cercando di capire come muovermi fiscalemte nella situazione che vi descrivo: Faccio il pilota di linea, mi è stato offerto un lavoro da...
alle giovedì, gennaio 19, 2012
Quesito: residenza fiscale per lavoro all'estero.
ia figlia di 26 anni lavora a Berlino con contratto a termine, (28 agosto 2011 al 31 gennaio 2012), come assistente segretaria per una società energetica; parallelamente effettua lavori di traduzione occasionali per una società italiana e per questo ha aperto una partita iva sempre in germania, per poter fatturare tali prestazioni.
La domanda è: quale ruolo ha la residenza in tale contesto? è necessario avere la residenza legata alla partita iva o al lavoro a termine? e inoltre come e dove va fatta la dichiarazione dei redditi?
ia figlia di 26 anni lavora a Berlino con contratto a termine, (28 agosto 2011 al 31 gennaio 2012), come assistente segretaria per una socie...
Etichette: Lavoro all'estero, Residenza fiscale
alle martedì, gennaio 03, 2012
Quesito: info redditi dipendente estero.
nel 2010 sono stato residente abitando e lavorando in germania
come dipendente da azienda tedesca, ma l'iscrizione all'aire e' stata
fatta solo a dicembre 2010. credo che dovro' fare dichiarazione in
italia per tale anno, pur facendola anche in germania.
nel procedere per la dichiarazione dei redditi in italia vorrei
sapere se posso scomputare le ritenute effettuate dal datore di lavoro
le ritenute hanno diverse voci che riporto brevemente tradotte :
3. Salario lordo, incluse remunerazioni in natura € 18392,16
4. Trattenute sul reddito da lavoro dipendente € 4744,09
5. Trattenute da tassa di solidarietà € 260,76
20. Supplementi vitto esenti da imposta per trasferte € 54,52
23. Quota del dipendente relativa al fondo assicurativo
e l'istituto di previdenza professionale € 1830,01
25. Quota contribuita dal dipendente per la assicurazione medica
obbligatoria €
in particolare la voce 25 si riferisce a contrubuti per
l'assicurazione medica obbligatoria (statale) per la copertura
Quali voci posso scomputare nella dichiarazione in Italia ?
nel 2010 sono stato residente abitando e lavorando in germania come dipendente da azienda tedesca, ma l'iscrizione all'aire e'...
Etichette: Dichiarazione dei redditi, Lavoro all'estero, Quesiti
Prestazioni di lavoro eseguite all’estero.
Il principio ha interessante rilievo per il caso, piuttosto frequente, in cui il dipendente di multinazionale italiana, dopo una carriera trascorsa all’estero, rientri in Italia a ridosso della conclusione del rapporto di lavoro. In questo caso, non rileva il fatto che al momento della liquidazione del TFR il dipendente sia residente in Italia, perché magari in procinto di accedere alla pensione; anche in questo caso, il potere impositivo è unicamente dello Stato in cui sono state, tempo per tempo, tassate le retribuzioni che hanno costituito base imponibile per l’accantonamento del trattamento di fine rapporto.
Nella vicenda in commento, il contribuente proponeva appello avverso la decisione della Commissione provinciale che aveva confermato una cartella esattoriale relativa alla riliquidazione delle imposte dovute sul trattamento di fine rapporto.
Fra le altre censure, l’appellante lamentava che le imposte oggetto di riliquidazione erano relative a quote di trattamento di fine rapporto maturate in periodi in cui egli era residente e lavorava all’estero, in Canada, e per le quali, conseguentemente, l’Italia non aveva potere impositivo.
La Commissione Regionale di Milano, con la sentenza in epigrafe, ha annullato la cartella con motivazione condivisibile.
È noto che, in via generale, il reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro è esente dall’IRPEF.
Secondo la disciplina introdotta dalla legge n. 297/1982, il trattamento di fine rapporto costituisce un diritto di credito a pagamento differito (e cioé al momento della cessazione del rapporto, o a quello in cui si verificano i presupposti per ottenere un’anticipazione), il quale matura anno per anno in relazione al lavoro prestato e all’ammontare della retribuzione e degli accessori aventi natura retributiva.
Tale diritto, secondo una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, si concretizza quantitativamente anno per anno in modo progressivo, secondo il meccanismo di determinazione previsto dall’art. 2120 c.c., così come modificato dall’art. 1 della legge n. 297/1982; presenta i caratteri della certezza e liquidità ed ha natura sostanzialmente retributiva (c.d. retribuzione differita), in quanto trova causa diretta nel rapporto di lavoro (SS.UU. 23 novembre 1987, n. 8625, e successiva, costante giurisprudenza della Sezione Lavoro).
È significativo ricordare che tale natura, secondo la giurisprudenza della Corte (sentenza 1° febbraio 1985, n. 664), non viene meno per il fatto che l’indennità sia esclusa dalla base imponibile previdenziale, ai sensi dell’art. 12, n. 3), legge 30 aprile 1969, n. 153.
Consegue che, poiché ad ogni anno di prestazione di lavoro - e relativa retribuzione - corrisponde il diritto a percepire la corrispondente quota di indennità di fine rapporto o anticipazione sulla stessa, l’esenzione (o non soggezione ad IRPEF) dell’indennità di fine rapporto o dell’anticipazione corrisposta riguarda le quote relative alle annualità di retribuzione corrisposte per il lavoro prestato all’estero.
In definitiva, può affermarsi che, in tema di imposte sui redditi, il trattamento di fine rapporto relativo ad annualità di retribuzione corrisposte per lavoro prestato all’estero deve beneficiare dello stesso regime fiscale di non assoggettamento ad IRPEF previsto per i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero (fra le altre, Cassazione, sentenza 14 agosto 2002, n. 12201).
Si aggiunga che la sopra riportata interpretazione è stata confermata dalla risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 341/E/2008 secondo cui, essendo il TFR assimilabile al reddito di lavoro dipendente, si può ricorrere all’applicazione dell’art. 15 della Convenzione OCSE per evitare le doppie imposizioni; in base a tale articolo, il reddito di lavoro dipendente è tassato nel paese in cui viene prestato il lavoro a prescindere dalla residenza del lavoratore e da quella del datore di lavoro.
Per la stessa ragione l’Italia non può tassare i ratei di TFR relativi a periodi di lavoro prestato continuativamente all’estero.
Sulla base dei sopra esposti principi, la Commissione tributaria regionale ha accolto l’appello del contribuente osservando che, nel periodo in lite, il contribuente aveva prestato lavoro all’estero, alle dipendenze di società estera seppur in virtù di distacco ordinato da datore di lavoro italiano; e le retribuzioni erano state pagate in valuta straniera e assoggettate a tassazione unicamente nel Paese di destinazione.
Nessuna remunerazione era stata prodotta e tassata in Italia. Per cui, in conclusione - osserva la Corte - “la liquidazione maturata sui redditi prestati all’estero e pagati da soggetto estero subisce lo stesso trattamento fiscale di esenzione dalla tassazione come per i redditi di lavoro da cui sorge”.
Il principio, ad avviso di chi scrive, ha interessante rilievo per il caso - piuttosto frequente - in cui il dipendente di multinazionale italiana, dopo una carriera trascorsa all’estero, rientri in Italia a ridosso della conclusione del rapporto di lavoro. In questo caso, non rileva il fatto che, al momento della liquidazione del TFR il dipendente sia residente in Italia, perché magari in procinto di accedere alla pensione.
Anche in questo caso, il potere impositivo è unicamente dello Stato in cui sono state, tempo per tempo, tassate le retribuzioni che hanno costituito base imponibile per l’accantonamento del trattamento di fine rapporto.
(Sentenza Commissione tributaria regionale MILANO 30/12/2010, n. 219)
Il principio ha interessante rilievo per il caso, piuttosto frequente, in cui il dipendente di multinazionale italiana, dopo una carriera tr...
alle mercoledì, febbraio 02, 2011
Incentivi per il rientro dei lavoratori in Italia.
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 30 dicembre 2010 n. 238 , che introduce agevolazioni fiscali per laureati al di sotto dei 40 anni che hanno avuto esperienze di lavoro o studio in altri Stati e si trasferiscono in Italia per lavorare.
legge n. 238/ 2010
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 30 dicembre 2010 n. 238 , che introduce agevolazioni fiscali per laureati al di sotto ...
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alle martedì, gennaio 18, 2011
Quesito: info prima casa con lavoro in Paese estero.
ho trovato online un articolo sul vostro sito analogo al mio caso, non essendo però molto pratico vorrei chiedervi delle delucidazioni a riguardo.
Sono proprietario di un immobile a Milano acquistato poco meno di 5 anni fa che è registrato come "prima casa". Recentemente mi si è presentata un'opportunità di lavoro all'estero ma ho il timore che che spostando la residenza nel nuovo paese (registrandomi all'AIRE) perda le agevolazioni fiscali di cui sto beneficiando.
ho trovato online un articolo sul vostro sito analogo al mio caso, non essendo però molto pratico vorrei chiedervi delle delucidazioni a rig...
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