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Timestamp: 2018-06-21 19:29:04+00:00
Document Index: 139040968

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Dagli integrativi illegittimi responsabilità anche per i revisori dei conti
di Vito Tatò
La Corte dei conti ha affermato l'importante principio in virtù del quale la sanatoria dei contratti decentrati non salva dalla responsabilità erariale (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 6 luglio). La sentenza 98/2015 della sezione giurisdizionale regionale per il Veneto, se da un lato rileva come non sia possibile procedere ai recuperi nei confronti dei percettori delle somme indebitamente corrisposte a seguito dell'entrata in vigore della sanatoria, dall'altro spiega che «la nullità di un atto foriero di danno erariale non è di certo condizione di procedibilità del giudizio amministrativo – contabile, così come non necessariamente risulta determinante ai fini dell'esito del giudizio. Infatti, così come non tutti gli atti nulli determinano un danno erariale, anche atti perfettamente validi ed efficaci possono determinare un danno all'amministrazione».
Il quadro delle interpretazioni
Questa interpretazione, che appare sicuramente corretta stante la mancanza di una previsione normativa che prevede l'improcedibilità dell'azione per danno erariale, ha come effetto quello di salvare i percettori delle somme e di lasciare esposti alle proprie responsabilità coloro che hanno contribuito alla loro erogazione. Mentre prima della sanatoria, infatti, il recupero degli indebiti avrebbe azzerato il danno, attualmente ciò non è più possibile. Stando ai precedenti pronunciamenti della magistratura contabile (si veda Corte dei conti, Sezione terza giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 853/2010, Corte dei conti Lombardia, sentenza n. 457/2008e Corte dei conti Sicilia, sentenza n. 2171/2009), quindi, per le indebite erogazioni saranno chiamati a rispondere i componenti della delegazione trattante di parte pubblica, il collegio dei revisori e la giunta che ha autorizzato la sottoscrizione dell'accordo. Da questo quadro interpretativo non si discosta la nuova sentenza della Corte del Veneto, la quale specifica che «con riguardo alla retribuzione dei dirigenti e del segretario generale, il sindaco e la giunta sono titolari di competenze gestorie proprie e, pertanto, non è applicabile la cosiddetta "esimente politica", prevista dall'articolo 1, comma 1-ter, della legge 20/1994» secondo cui «nel caso di deliberazioni di organi collegiali la responsabilità si imputa esclusivamente a coloro che hanno espresso voto favorevole. Nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l'esecuzione» (sezione Basilicata, sentenza 30/2015)».
«Percettore» al riparo
Appare anche interessante la specificazione che non può essere imputato al mero percettore delle somme un eventuale danno erariale, in quanto «il pagamento di retribuzioni non dovute si configura quale indebito oggettivo, che, ai sensi dell'articolo 2033 del Codice civile, attribuisce a chi ha eseguito il pagamento il diritto di ripetere ciò che ha pagato, con le forme e nei modi previsti dalla legge, e non nell'ambito di un giudizio di responsabilità amministrativa». In pratica, nei confronti del mero percettore non si potrà né procedere al recupero, se non si verifica uno dei casi di esclusione dall'applicazione della sanatoria, né sottoporlo a giudizio erariale, a meno che non abbia contribuito fattivamente all'indebita erogazione.