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Timestamp: 2019-06-15 21:42:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 7', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 20']

STUDIO ASSOCIATO PANNISCO
Consulenza del lavoro – Amministrazione del personale
QUESTIONI DEL LAVORO
Autonomia funzionale del ramo ceduto e “legante organizzativo”
Pubblicato il 6 maggio 2015 da Teleconsul Editore S.p.A.
Il trasferimento parziale del vertice gerarchico alla cessionaria rende illegittima la cessione del ramo d’azienda. Il gruppo ceduto, privato del «legante organizzativo» che rende le attività dei dipendenti appartenenti al gruppo ceduto interagenti tra loro, non può più proseguire la sua attività (Cassazione 9 aprile 2015, n. 7144).
La Corte di Appello di Roma ha ritenuto che nella fattispecie in esame non fosse ravvisabile una cessione di ramo di cui all’articolo 2112 c.c. per mancanza del requisito dell’autonomia funzionale del ramo ceduto: l’entità ceduta (che svolgeva servizio di informazione medico) non aveva conservato la propria identità dopo il trasferimento e non risultava connotata dal requisito dell’organizzazione intesa come legame funzionale che rende le attività dei dipendenti appartenenti al gruppo ceduto interagenti tra loro e capaci di consentire la prosecuzione dell’attività. Infatti circa il 20% degli informatori della linea in questione non erano stati trasferiti con la cessione, così come non era stato trasferito il vertice della linea e metà dei quadri intermedi. L’entità dei mezzi materiali trasferiti peraltro era modesta e comunque necessitava di un centro direttivo ed organizzativo, che, invece, era venuto meno.
Contro la suddetta pronuncia, l’azienda cedente è ricorsa in Cassazione, la dipendente ha, invece, resistito con controricorso corredato da memoria illustrativa.
La Cassazione ha, in particolare, sottolineato che l’articolo 2112 c.c. – sia nel testo sostituito dal Decreto Legislativo n. 18 del 2001, articolo 1 vigente a decorrere dal 1 luglio 2001, sia nel testo modificato dal Decreto Legislativo n. 276 del 2003, articolo 32, applicabile alla presente controversia – ha mantenuto immutata la definizione di “trasferimento di parte dell’azienda” nella parte in cui essa è “intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata“. Tale nucleo della disposizione è rimasto intatto, non essendo stato toccato dalle modifiche normative.
Questa nozione di trasferimento di ramo d’azienda nella parte di testo non modificata appare coerente con la disciplina in materia dell’Unione Europea (direttiva 12 marzo 2001, 2001/23/CE) secondo cui il citato trasferimento si verifica quando trattasi di una entità economica che conserva la propria identità, intesa come un insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere un’attività economica, sia essa essenziale o accessoria.
Il criterio selettivo dell’autonomia funzionale del ramo d’azienda ceduto, letto conformemente alla disciplina dell’Unione, consente di scongiurare ipotesi in cui le operazioni di trasferimento si traducano in forme incontrollate di espulsione di personale. Pertanto nessuna censura può essere addebitata alla sentenza impugnata laddove assume il canone della “articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata” quale pre-requisito indispensabile per configurare una efficace cessione del contratto di lavoro senza il consenso del lavoratore; prima ed oltre la questione della preesistenza del ramo ceduto.
Rispetto dei trattamenti economici minimi per le società cooperative
Pubblicato il 5 maggio 2015 da Teleconsul Editore S.p.A.
E’ costituzionalmente legittimo prevedere per legge minimi di trattamento economico per i soci di cooperativa non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.
La Corte costituzionale (Sentenza n. 51/2015) ha respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Lucca per violazione dell’articolo 39 della Costituzione, riguardante, nello specifico, l’art. 7, c. 4, del D.L., n. 248/2007, il quale stabilisce che “Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell’art. 3, co. 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria“.
La sentenza stabilisce un principio molto importante per quanto riguarda la misura della retribuzione dei soci di cooperative, secondo il quale è legittimo prevedere per legge che i minimi di trattamento economico non siano inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria in cui le stesse cooperative svolgono la propria attività di impresa.
Nello specifico, la fattispecie analizzata riguarda la condanna di una società al pagamento delle differenze retributive correlate all’applicazione del CCNL unico della logistica, trasporto, merci e spedizione, sottoscritto in data 9 novembre 2006, da CONFETRA, CONFTRASPORTO, ANITA, ANCST LEGACOOP, CONFARTIGIANATO ed altri (parte datoriale) e da FILT CGIL, FIT–CISL e UILTRASPORTI (parte dei lavoratori), anziché del diverso e meno rappresentativo CCNL applicato (CCNL multi servizi, stipulato da UNCI–FESICA-CONFSAL).
La Corte Costituzionale ha escluso la lesione della libertà sindacale in base all’interpretazione corretta della norma censurata, la quale non impone di applicare a tutti gli appartenenti alla categoria un determinato contratto collettivo nella sua interezza, ma si limita ad estendere loro la garanzia di minimi retributivi individuati da una fonte (il C.C.N.L. stipulato dalle OO.SS. maggiormente rappresentative) generalmente ritenuta quella maggiormente idonea ad assicurare la proporzionalità e sufficienza della retribuzione garantite dall’art. 36 Cost..
Ciò in quanto, l’art. 7, nell’effettuare un rinvio alla fonte collettiva che, meglio di altre, recepisce l’andamento delle dinamiche retributive nei settori in cui operano le società cooperative, si propone di contrastare forme di competizione salariale al ribasso, in linea con l’indirizzo giurisprudenziale che, da tempo, ritiene conforme ai requisiti della proporzionalità e della sufficienza (art. 36 Cost.) la retribuzione concordata nei contratti collettivi di lavoro firmati da associazioni comparativamente più.
In conclusione, la sentenza in esame appare rilevante alla luce della complessiva attività svolta per contrastare il dumping contrattuale nel settore cooperativo in caso di applicazione da parte della cooperativa di un diverso CCNL rispetto a quello stipulato fra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale della categoria, con la conseguente possibilità da parte del personale ispettivo di procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l’adozione della diffida accertativa.
La sentenza non impone l’applicazione a tutti i lavoratori del CCNL di settore o di categoria, ma stabilisce che, per definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico del socio-lavoratore ai sensi dell’art. 36 della Costituzione, devono essere utilizzati come “parametro esterno” i trattamenti complessivi minimi previsti dai contratti collettivi stipulati da Cgil, Cisl e Uil e controparti datoriali (Agci, Lega Coop, Confcooperative) e non quelli, come nel caso esaminato, di Unci-Fesica-Confsal.
Previdenza complementare: periodicità dei versamenti 2015/2016 a Fondapi
FONDAPI, con propria Circolare interna, ha riassunto la periodicità dei versamenti 2015/2016 delle aliquote contributive mensili per tutti i dipendenti iscritti al fondo, stabilite dai Contratti Collettivi nazionali dei singoli settori di appartenenza.
Si ricorda che il versamento da effettuare si compone:
– della quota di TFR: “tacito” per i lavoratori che hanno aderito per silenzio/assenso; “esplicito” per coloro che hanno aderito sottoscrivendo volontariamente il modulo di adesione;
– quota a carico del lavoratore (se il lavoratore ha scelto di versare anche l’aliquota a proprio carico);
– quota a carico dell’azienda (se il lavoratore ha scelto di versare anche l’aliquota a proprio carico).
Per ciascun nuovo dipendente iscritto è dovuta la quota di iscrizione una tantum al Fondo, che viene ripartita fra azienda e lavoratore a seconda del settore di appartenenza come riportato nella tabella seguente. Il versamento della quota di iscrizione deve avvenire alla prima scadenza contributiva utile e la comunicazione al Fondo va effettuata inserendo la quota in distinta di contribuzione, secondo le modalità indicate (vedi Distinta di contribuzione). Nel caso di adesione con solo TFR (silente) la parte di quota di iscrizione a carico del lavoratore andrà versata sottraendola dall’importo di TFR che si sta versando, la parte di quota di iscrizione a carico dell’azienda andrà aggiunta dall’azienda stessa.
CCNL del settore
A carico Azienda (*)
A carico Lavoratore(*)
TOTALE(*)
Cartario-cartotecnico; grafico-editoriale
Chimico, concia e settori accorpati, plastica-gomma
Abrasivi, ceramica, vetro
Tessile – abbigliamento, calzature, pelli, cuoio e succedanei, occhiali, giocattoli, penne e spazzole
Servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi
Edile ed affini
Laterizi e manufatti cemento
Cemento, calce, gesso
Informatico – servizi innovativi
(*) Euro
SCHEMA RIASSUNTIVO DELLA PERIODICITÀ DEGLI ADEMPIMENTI 2015/2016
Codice Bimestre
Scadenza Versamento (*)
Scadenza Distinta
(*) La data limite prevista è il 21 del mese ma, considerata la necessità di FONDAPI di ricevere le somme per investirle effettivamente (disponibilità e valuta) si consiglia di effettuare l’operazione tre/quattro giorni antecedenti tale data.
Per gli anni successivi, salvo diverse modifiche che dovessero intervenire e che sarà cura del Fondo comunicare tempestivamente, andranno mantenute le stesse scadenze ovviamente cambiando solo le ultime due cifre del Codice Bimestre che riguardano l’anno di riferimento.
Inail, la misura della riduzione dei premi per l’anno 2015
Pubblicato il 4 maggio 2015 da Teleconsul Editore S.p.A.
La percentuale di riduzione generalizzata dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per l’anno 2015 e le modalità applicative e di calcolo della predetta misura
Come noto, con effetto dal 1° gennaio 2014, tenendo conto dell’andamento infortunistico aziendale, è stabilita una riduzione percentuale dell’importo dei premi e contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, da applicarsi nel limite complessivo di risorse predestinate. Tale riduzione è applicata nelle more dell’aggiornamento delle tariffe dei premi e contributi.
Orbene, per l’anno 2015, la misura della riduzione è fissata nella misura del 15,38% e si applica a tutte le tipologie di premi e contributi, ad esclusione di:
– lavoro in ambito domestico;
– lavoro accessorio;
– apprendistato;
– lavoro subordinato domestico.
La riduzione opera sul premio finale dovuto, al netto di tutti gli sconti ed agevolazioni di cui il soggetto già beneficia, e si cumula alle altre riduzioni e/o agevolazioni già previste per specifici settori. Sull’importo del premio o contributo così determinato, operano, quindi, le eventuali addizionali.
In particolare, i datori di lavoro con lavorazioni iniziate da oltre un biennio, ovvero da una data precedente al 3 gennaio 2013 per la riduzione di competenza dell’anno 2015, che calcolano i premi assicurativi applicando i tassi previsti per le voci di tariffa alle retribuzioni effettivamente corrisposte o a quelle convenzionali, inquadrati nelle gestioni “industria”, “artigianato”, “terziario” ed “altre attività”, beneficiano della riduzione per quelle lavorazioni per cui, nell’anno di riferimento, l’Inail comunichi tassi applicabili (TA) inferiori o almeno pari ai tassi medi (TM) delle tariffe vigenti.
Per quanto concerne, invece, i soggetti che assolvono all’obbligo assicurativo tramite il versamento di premi speciali unitari, le imprese del settore della navigazione, gli assicurati nella gestione agricoltura, gli assicurati nella gestione medici radiologi e soggetti esposti alle sostanze radioattive, con lavorazioni iniziate da oltre un biennio, essi fruiscono della riduzione se, per l’attività svolta, l’Indice di Gravità Aziendale (IGA), calcolato annualmente dall’Inail e reso disponibile agli interessati, risulti inferiore o uguale all’Indice di Gravità Medio (IGM) per la categoria, gestione assicurativa, polizza speciale/classe di rischio di riferimento.
La riduzione però si applica anche a favore dei soggetti tenuti all’obbligo assicurativo per le lavorazioni iniziate da non oltre un biennio, ovvero dal 3 gennaio 2013 per la riduzione di competenza dell’anno 2015, i quali dimostrino l’osservanza delle norme in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A tal fine, va presentata telematicamente un’apposita istanza, tuttavia per i soggetti che hanno già presentato ed è stata accettata nel corso del biennio di riferimento, l’istanza ex art. 20 delle M.A.T., la riduzione è automaticamente applicata per l’anno 2015 nella misura del 15,38%, senza presentazione di una nuova istanza.
I flussi d’ingresso per lavoro stagionale per l’anno 2015
Di prossima pubblicazione in Gazzetta il decreto concernente la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2015
In data 24 aprile 2015 è stato registrato dalla Corte dei Conti, ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2015. Il decreto stabilisce una quota di ingressi di 13.000 unità per cittadini stranieri di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Egitto, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Ucraina, Tunisia.
Nell’ambito di tale quota, circa 1.500 ingressi vengono riservati ai lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi suindicati, che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.
La quota complessiva sarà comunque ripartita tra Regioni e Province autonome sulla base del fabbisogno scaturito dalle consultazioni effettuate a livello locale tra Ministero del lavoro, Regioni, parti sociali e organizzazioni sindacali.
Le domande di nulla osta possono essere presentate, come già avvenuto negli anni precedenti, esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando il modello “C-stag”. Al riguardo, a partire dalle ore 9.00 del 5 maggio p.v. sarà disponibile l’applicativo per la compilazione dei moduli di domanda da trasmettere nei tempi indicati.
L’invio delle domande sarà poi possibile dalle ore 8.00 del giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta e sino alle ore 24.00 del 31 dicembre 2015.
Infine, riguardo l’istruttoria relativa alle domande di lavoro stagionale, restano ferme le istruzioni già diramate ed in particolare la conferma della procedura del silenzio-assenso per le richieste di nulla-osta al lavoro stagionale e stagionale pluriennale a favore degli stranieri già autorizzati l’anno precedente a prestare lavoro stagionale presso lo stesso datore di lavoro, nonché l’adempimento dell’obbligo della comunicazione obbligatoria contestuale alla sottoscrizione del contratto di soggiorno.
Variato il contributo APE della Cassa Edile di Grosseto
Cassa Edile Lucchese: Nuove Aliquote dall’1/6/2019
Comunicazione dei redditi da attività giornalistica “libero professionale”
Le comunicazioni di compliance per gli esercenti tramite distributori automatici
FISCALITA’ INTERNAZIONALE: ACCORDO CNDCEC – CFE
Sconti fiscali per assicurazioni sulla casa dal rischio di eventi calamitosi
Omesso versamento ritenute previdenziali, la “particolare tenuità del fatto” può escludere la punibilità
Rendita vitalizia per i contributi omessi e prescritti: focus sui profili istruttori dell’istanza
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