Source: http://www.ingegneri.info/normativa/decreto-legislativo-23-febbraio-2010-n-49-attuazione-della-direttiva-200760ce-relativa-alla-valutazione-e-alla-gestione-dei-rischi-di-alluvioni-10g0071-gu-n-77-del-2-4-2010/
Timestamp: 2018-02-17 23:42:53+00:00
Document Index: 2555591

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 170', 'art. 63', 'art.  170', 'art. 74', 'art.  74', 'art.   11', 'art. 3', 'art. 3', 'art.  54', 'art. 63', 'art.  64', 'art. 57', 'art. 65', 'art. 62', 'art. 67', 'art.\n65', 'art.  66', 'art.  65', 'art. 65', 'art. 57', 'art.  57', 'art. 5', 'art.  5', 'art. 86', 'art. 63', 'art. 3', 'art. 63', 'art. 3', 'art.  11', 'art.\n3', 'art.   1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art.  4', 'art.  1', 'art.\n2', 'art.  3', 'art. 20', 'art.   2', 'art.  3', 'art. 3', 'art.  77', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 117', 'art. 65', 'art.  66', 'art.  63', 'art.  63', 'art. 63', 'art. 34', 'art. 63', 'art. 69', 'art. 11', 'art. 57', 'art. 57']

DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010, n. 49 - Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. (10G0071) (GU n. 77 del 2-4-2010 | Ingegneri.info
<MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 12 marzo 2010
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – DECRETO 23 marzo 2010>
DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010, n. 49 – Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. (10G0071) (GU n. 77 del 2-4-2010
DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010, n. 49 - Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. (10G0071) (GU n. 77 del 2-4-2010 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 17/04/2010
DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010 , n. 49
Attuazione della direttiva 2007/60/CE  relativa  alla  valutazione  e
alla gestione dei rischi di alluvioni. (10G0071)
alle Comunita’ europee – Legge comunitaria  2008,  e  in  particolare
Vista  la  direttiva  2007/60/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa  alla  valutazione  ed  alla
gestione dei rischi di alluvioni;
modificazioni, ed in particolare la parte terza;
Visto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n.  208,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n.  13,  recante  misure
straordinarie  in  materia  di  risorse  idriche  e   di   protezione
dell’ambiente, ed in particolare l’articolo 1;
Vista la legge 24 febbraio 1992, n. 225,  recante  istituzione  del
Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n.  343,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  9  novembre  2001,  n.   401,   recante
disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo  delle
strutture  preposte  alle  attivita’  di  protezione  civile  e   per
migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa civile;
modificazioni,   recante   conferimento   di   funzioni   e   compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali;
Vista la direttiva del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  in
data 27 febbraio 2004, recante indirizzi operativi  per  la  gestione
organizzativa e funzionale del  sistema  di  allertamento  nazionale,
statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini
Vista la preliminare, deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 19 novembre 2009;
Considerato che la Conferenza permanente  per  i  rapporti  fra  lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano  non
ha reso il parere di competenza nel previsto termine;
Acquisito i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
Considerato  che  le  competenti  Commissioni  del   Senato   della
Repubblica non hanno espresso il parere entro il termine prescritto;
con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia  e
delle finanze, delle infrastrutture e  dei  trasporti,  dell’interno,
per i beni e le attivita’ culturali e per i rapporti con le regioni;
Ambito di applicazione e finalita’
1. Il presente decreto disciplina le attivita’ di valutazione e  di
gestione dei rischi di alluvioni al fine di  ridurre  le  conseguenze
negative per la salute umana, per il  territorio,  per  i  beni,  per
l’ambiente, per il patrimonio culturale e per le attivita’ economiche
e sociali derivanti dalle stesse alluvioni.
2. Restano ferme le disposizioni  della  parte  terza  del  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n.  152,  e  successive  modificazioni  di
seguito denominato: «decreto legislativo n. 152 del 2006», nonche’ la
pertinente normativa di protezione civile  anche  in  relazione  alla
materia del sistema di’ allertamento nazionale.
– Il testo dell’art. 1 della legge 7 luglio 2009, n. 88
(Disposizioni  per  l’adempimento  di  obblighi   derivanti
legge  comunitaria   2008.)   Pubblicata   nella   Gazzetta
Ufficiale 14 luglio 2009, n. 161, S.O. cosi’ recita:
– La direttiva 2007/60/CE e’ pubblicata nella  G.U.U.E.
6 novembre 2007, n. L 288.
– Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  (Norme
in  materia  ambientale)  e  successive  modificazioni   e’
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge  30
dicembre 2008 n. 208 (Misure straordinarie  in  materia  di
risorse idriche e di protezione dell’ambiente),  convertito
con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13:
«Art. 1 (Autorita’ di bacino di rilievo  nazionale).  –
1. Il comma 2-bis dell’art. 170 del decreto  legislativo  3
aprile 2006, n. 152, e’ sostituito  dal  seguente:  «2-bis.
Nelle more della costituzione dei distretti idrografici  di
cui al Titolo II della Parte terza del presente  decreto  e
della  eventuale  revisione   della   relativa   disciplina
legislativa, le Autorita’ di bacino di cui  alla  legge  18
maggio 1989, n. 183, sono prorogate, senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, fino  alla  data  di
entrata in vigore del decreto del Presidente del  Consiglio
dei Ministri di cui al comma 2, dell’art. 63  del  presente
2. Fino alla data di entrata in vigore del decreto  del
Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’art.  170,
comma 2-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
come sostituito dal comma 1,  sono  fatti  salvi  gli  atti
posti in  essere  dalle  Autorita’  di  bacino  di  cui  al
presente articolo dal 30 aprile 2006.
3. Fino alla data di cui al comma 2,  le  Autorita’  di
bacino    di    rilievo    nazionale    restano     escluse
dall’applicazione dell’art. 74 del decreto-legge 25  giugno
agosto 2008, n. 133, fermi restando gli  obiettivi  fissati
ai sensi del  medesimo  art.  74  da  considerare  ai  fini
dell’adozione del decreto del Presidente del Consiglio  dei
Ministri di cui al comma 2.
3-bis.  L’adozione  dei  piani  di  gestione   di   cui
all’articolo 13 della direttiva 2000/60/CE  del  Parlamento
europeo  e  del  Consiglio,  del  23   ottobre   2000,   e’
effettuata, sulla base degli atti e dei pareri disponibili,
entro e  non  oltre  il  28  febbraio  2010,  dai  comitati
istituzionali  delle  autorita’  di   bacino   di   rilievo
nazionale, integrati da componenti designati dalle  regioni
il cui territorio ricade nel distretto idrografico al quale
si riferisce il piano di gestione  non  gia’  rappresentate
nei medesimi comitati istituzionali. Ai fini  del  rispetto
del termine di cui al primo periodo, le autorita’ di bacino
di rilievo nazionale provvedono, entro il 30 giugno 2009, a
coordinare i contenuti e gli obiettivi dei piani di cui  al
presente comma all’interno  del  distretto  idrografico  di
appartenenza, con particolare riferimento al  programma  di
misure  di  cui  all’art.   11   della   citata   direttiva
2000/60/CE. Per i distretti idrografici nei  quali  non  e’
presente alcuna autorita’ di bacino di  rilievo  nazionale,
provvedono le regioni.
3-ter. Affinche’ l’adozione e l’attuazione dei piani di
gestione abbia luogo garantendo uniformita’ ed equita’  sul
territorio  nazionale,  con  particolare  riferimento  alle
risorse  finanziarie  necessarie  al  conseguimento   degli
obiettivi ambientali e ai costi sopportati dagli utenti, il
mare, con proprio decreto,  emana,  entro  sessanta  giorni
del presente decreto, linee guida  che  sono  trasmesse  ai
comitati istituzionali di cui al comma 3-bis.
3-quater. Dalla data di entrata in vigore  della  legge
di conversione del presente decreto e fino alla data di cui
al comma  2,  non  si  applicano  le  disposizioni  di  cui
all’art. 3 del decreto del Presidente della  Repubblica  27
luglio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del
3 dicembre 1999, recante ripartizione dei fondi finalizzati
al finanziamento degli interventi in materia di difesa  del
suolo per il quadriennio 1998-2001, e all’art. 3, comma  2,
del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio  2001,
n. 331,  recante  ripartizione  dei  fondi  finalizzati  al
finanziamento degli interventi in  materia  di  difesa  del
suolo per il quadriennio 2000-2003.».
– La legge 24 febbraio 1992, n.  225  (Istituzione  del
Servizio nazionale della protezione civile)  e’  pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 1992, n. 64, S.O.
–  Il  decreto  legislativo  31  marzo  1998,  n.   112
(conferimento di funzioni e  compiti  amministrativi  dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in  attuazione  del
capo I della legge 15 marzo  1997,  n.  59)  e’  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 21 aprile 1998, n. 92, S.O.
– Per i riferimenti del decreto  legislativo  3  aprile
2006, n. 152, si veda nelle note alle premesse.
1. Ai fini del presente decreto, oltre alle definizioni  di  fiume,
di bacino idrografico, di sottobacino e di distretto  idrografico  di
cui all’articolo 54, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006
a)  alluvione:  l’allagamento  temporaneo,  anche  con  trasporto
ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densita’, di aree che
abitualmente non sono coperte d’acqua. Cio’  include  le  inondazioni
causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente  reti  di  drenaggio
artificiale, ogni altro corpo  idrico  superficiale  anche  a  regime
temporaneo, naturale o artificiale, le inondazioni marine delle  zone
costiere ed esclude gli allagamenti non  direttamente  imputabili  ad
eventi meteorologici;
b) pericolosita’ da alluvione: la probabilita’ di accadimento  di
un evento alluvionale in un intervallo temporale prefissato e in  una
certa area;
c) rischio di alluvioni: la combinazione  della  probabilita’  di
accadimento di un evento alluvionale e delle  potenziali  conseguenze
negative per la salute umana, il territorio, i beni,  l’ambiente,  il
patrimonio culturale e le attivita’ economiche e sociali derivanti da
–  Il  testo  dell’art.  54,  comma  1,   del   decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosi’ recita:
«Art. 54 (Definizioni). – 1.  Ai  fini  della  presente
idrografico».
1. Ferme restando le competenze del Ministero dell’ambiente e della
tutela del territorio e  del  mare,  agli  adempimenti  di  cui  agli
articoli 4, 5, 6 e 7, comma 3, lettera a), provvedono, secondo quanto
stabilito agli stessi articoli, le autorita’ di  bacino  distrettuali
di cui all’articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006,  alle
quali, ai  sensi  dell’articolo  67  dello  stesso  decreto,  compete
l’adozione  dei   piani   stralcio   di   distretto   per   l’assetto
2. Le regioni, in coordinamento tra  loro  e  con  il  Dipartimento
nazionale  della  protezione  civile,  provvedono,  ai  sensi   della
direttiva del Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  in  data  27
febbraio 2004, e successive modificazioni, pubblicata nel supplemento
ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’11 marzo  2004,  per  il
distretto  idrografico  di  riferimento,  alla   predisposizione   ed
all’attuazione del  sistema  di  allertamento  nazionale,  statale  e
regionale, per il rischio idraulico ai  fini  di  protezione  civile,
secondo quanto stabilito all’articolo 7, comma 3, lettera b).
– L’art. 63 del decreto legislativo n.  152/2006  cosi’
«Art. 63 (Autorita’ di bacino distrettuale).  –  1.  In
ciascun  distretto  idrografico  di  cui  all’art.  64   e’
istituita l’Autorita’ di bacino  distrettuale,  di  seguito
Autorita’ di bacino, ente pubblico non economico che  opera
in conformita’ agli obiettivi  della  presente  sezione  ed
uniforma la propria  attivita’  a  criteri  di  efficienza,
efficacia, economicita’ e pubblicita’.
2. Sono organi dell’Autorita’ di bacino: la  Conferenza
istituzionale  permanente,  il  Segretario   generale,   la
Segreteria tecnico-operativa e la Conferenza  operativa  di
servizi. Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
Ministri, su proposta del Ministro  dell’ambiente  e  della
tutela  del  territorio  di  concerto   con   il   Ministro
funzione  pubblica,  da  emanarsi  sentita  la   Conferenza
permanente Stato-regioni entro trenta giorni dalla data  di
entrata in vigore della parte terza del  presente  decreto,
sono definiti i criteri e le modalita’ per l’attribuzione o
il trasferimento del personale e delle risorse patrimoniali
e  finanziarie,  salvaguardando  i  livelli  occupazionali,
definiti  alla  data  del  31  dicembre  2005,   e   previa
consultazione dei sindacati.
3. Le autorita’  di  bacino  previste  dalla  legge  18
maggio 1989, n. 183, sono  soppresse  a  far  data  dal  30
aprile 2006 e le relative funzioni  sono  esercitate  dalle
Autorita’ di bacino distrettuale di cui  alla  parte  terza
del  presente  decreto.  Il  decreto  di  cui  al  comma  2
disciplina il trasferimento di funzioni  e  regolamenta  il
4.   Gli   atti   di   indirizzo,    coordinamento    e
pianificazione delle Autorita’ di bacino  vengono  adottati
in sede di Conferenza istituzionale permanente presieduta e
convocata,  anche   su   proposta   delle   amministrazioni
partecipanti, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio su richiesta del  Segretario  generale,  che  vi
partecipa  senza   diritto   di   voto.   Alla   Conferenza
istituzionale    permanente    partecipano    i    Ministri
infrastrutture e dei trasporti, delle attivita’ produttive,
delle politiche  agricole  e  forestali,  per  la  funzione
pubblica,  per  i  beni  e  le  attivita’  culturali  o   i
Sottosegretari dai medesimi delegati, nonche’ i  Presidenti
delle regioni e delle province autonome il  cui  territorio
e’ interessato dal distretto idrografico  o  gli  Assessori
dai medesimi delegati, oltre al delegato  del  Dipartimento
della  protezione  civile.  Alle  conferenze  istituzionali
permanenti del distretto idrografico della Sardegna  e  del
distretto idrografico della Sicilia partecipano,  oltre  ai
Presidenti   delle   rispettive    regioni,    altri    due
rappresentanti  per  ciascuna   delle   predette   regioni,
nominati   dai   Presidenti   regionali.   La    conferenza
istituzionale permanente delibera a maggioranza.  Gli  atti
di pianificazione tengono conto delle  risorse  finanziarie
5. La conferenza istituzionale  permanente  di  cui  al
a) adotta criteri e metodi per  la  elaborazione  del
Piano di bacino in conformita’ agli indirizzi ed ai criteri
di cui all’art. 57;
b) individua tempi e  modalita’  per  l’adozione  del
Piano di bacino, che potra’  eventualmente  articolarsi  in
piani riferiti a sub-bacini;
c) determina quali componenti del piano costituiscono
interesse  esclusivo  delle   singole   regioni   e   quali
costituiscono interessi comuni a piu’ regioni;
d) adotta i  provvedimenti  necessari  per  garantire
comunque l’elaborazione del Piano di bacino;
e) adotta il Piano di bacino;
f) controlla l’attuazione degli schemi previsionali e
programmatici del Piano di bacino e dei programmi triennali
e, in caso di grave ritardo nell’esecuzione  di  interventi
non di competenza statale rispetto  ai  tempi  fissati  nel
programma, diffida l’amministrazione inadempiente, fissando
il  termine  massimo  per  l’inizio  dei  lavori.   Decorso
infruttuosamente tale termine,  all’adozione  delle  misure
necessarie ad assicurare l’avvio dei  lavori  provvede,  in
via  sostitutiva,  il  Presidente  della  Giunta  regionale
interessata che, a tal fine, puo’  avvalersi  degli  organi
decentrati e periferici del Ministero delle  infrastrutture
g) nomina il Segretario generale.
6. La Conferenza operativa di servizi e’  composta  dai
rappresentanti dei Ministeri  di  cui  al  comma  4,  delle
regioni e delle province autonome interessate,  nonche’  da
e’ convocata dal Segretario Generale, che  la  presiede,  e
provvede all’attuazione ed esecuzione di quanto disposto ai
sensi  del  comma  5,  nonche’  al  compimento  degli  atti
gestionali. La conferenza operativa di servizi  delibera  a
7. Le Autorita’  di  bacino  provvedono,  tenuto  conto
delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente:
a) all’elaborazione del Piano di bacino  distrettuale
di cui all’art. 65;
b)  ad  esprimere  parere  sulla  coerenza  con   gli
obiettivi  del  Piano  di  bacino  dei  piani  e  programmi
comunitari, nazionali, regionali  e  locali  relativi  alla
difesa del suolo, alla lotta  alla  desertificazione,  alla
tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche;
c) all’elaborazione, secondo le  specifiche  tecniche
che figurano negli allegati alla parte terza  del  presente
decreto, di un’analisi delle caratteristiche del distretto,
di un esame sull’impatto delle attivita’ umane sullo  stato
delle acque superficiali e sulle acque sotterranee, nonche’
di un’analisi economica dell’utilizzo idrico.
8. Fatte salve le discipline adottate dalle regioni  ai
sensi dell’art. 62, le Autorita’  di  bacino  coordinano  e
sovrintendono le attivita’ e le funzioni di titolarita’ dei
consorzi di bonifica integrale di cui al regio  decreto  13
febbraio 1933, n. 215, nonche’ del consorzio del  Ticino  –
Ente autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio
dell’opera regolatrice del  lago  Maggiore,  del  consorzio
dell’Oglio – Ente autonomo per la costruzione, manutenzione
ed esercizio dell’opera regolatrice del lago d’Iseo  e  del
consorzio dell’Adda – Ente  autonomo  per  la  costruzione,
manutenzione ed esercizio dell’opera regolatrice  del  lago
di   Como,   con   particolare   riguardo   all’esecuzione,
manutenzione ed  esercizio  delle  opere  idrauliche  e  di
bonifica, alla  realizzazione  di  azioni  di  salvaguardia
ambientale e di risanamento  delle  acque,  anche  al  fine
della loro utilizzazione irrigua,  alla  rinaturalizzazione
dei corsi d’acqua ed alla fitodepurazione».
– L’art. 67 del decreto legislativo n. 152/2006,  cosi’
«Art. 67 (I piani stralcio per la  tutela  dal  rischio
idrogeologico e le misure di  prevenzione  per  le  aree  a
rischio). – 1. Nelle more dell’approvazione  dei  piani  di
bacino, le Autorita’ di bacino adottano, ai sensi dell’art.
65, comma 8, piani  stralcio  di  distretto  per  l’assetto
idrogeologico  (PAI),   che   contengano   in   particolare
l’individuazione delle aree  a  rischio  idrogeologico,  la
perimetrazione  delle  aree  da  sottoporre  a  misure   di
salvaguardia e la determinazione delle misure medesime.
2.  Le  Autorita’  di  bacino,  anche  in  deroga  alle
procedure di cui  all’art.  66,  approvano  altresi’  piani
straordinari diretti  a  rimuovere  le  situazioni  a  piu’
elevato rischio idrogeologico,  redatti  anche  sulla  base
delle proposte delle regioni e degli enti locali.  I  piani
straordinari devono ricomprendere prioritariamente le  aree
a rischio idrogeologico per le quali e’ stato dichiarato lo
stato di emergenza, ai sensi dell’articolo 5della legge  24
febbraio 1992, n. 225. I piani straordinari  contengono  in
particolare l’individuazione e la perimetrazione delle aree
a rischio idrogeologico  molto  elevato  per  l’incolumita’
delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del
patrimonio ambientale  e  culturale.  Per  tali  aree  sono
adottate le misure di salvaguardia ai sensi  dell’art.  65,
comma 7, anche con riferimento ai contenuti di cui al comma
3, lettera d), del medesimo art. 65. In caso di inerzia  da
parte  delle  Autorita’  di  bacino,  il   Presidente   del
Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del  Comitato  dei
Ministri, di cui all’art. 57,  comma  2,  adotta  gli  atti
relativi all’individuazione,  alla  perimetrazione  e  alla
salvaguardia delle predette  aree.  Qualora  le  misure  di
salvaguardia siano adottate in assenza dei  piani  stralcio
di  cui  al  comma  1,  esse  rimangono  in   vigore   sino
all’approvazione  di  detti  piani.  I  piani  straordinari
approvati possono essere  integrati  e  modificati  con  le
stesse modalita’ di cui al presente comma,  in  particolare
con riferimento agli interventi realizzati  ai  fini  della
messa in sicurezza delle aree interessate.
3. Il Comitato dei Ministri di cui all’art.  57,  comma
2, tenendo conto dei programmi gia’ adottati da parte delle
Autorita’ di bacino e dei  piani  straordinari  di  cui  al
comma 2 del presente articolo, definisce, d’intesa  con  la
Conferenza Stato-regioni, programmi di interventi  urgenti,
anche  attraverso  azioni  di  manutenzione  dei  distretti
idrografici, per la  riduzione  del  rischio  idrogeologico
nelle zone in cui la maggiore vulnerabilita’ del territorio
e’ connessa con piu’ elevati pericoli per  le  persone,  le
cose ed il patrimonio ambientale, con priorita’ per le aree
ove e’ stato dichiarato lo stato  di  emergenza,  ai  sensi
dell’art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n.  225.  Per  la
realizzazione degli interventi possono essere adottate,  su
proposta del Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio  e  del  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei
trasporti,  e  d’intesa  con  le  regioni  interessate,  le
ordinanze di cui  all’art.  5,  comma  2,  della  legge  24
4.   Per   l’attivita’   istruttoria   relativa    agli
adempimenti di cui ai commi 1, 2 e 3, i Ministri competenti
si avvalgono, senza nuovi o maggiori oneri per  la  finanza
pubblica, del Dipartimento della protezione civile, nonche’
della collaborazione del Corpo forestale dello Stato, delle
regioni, delle Autorita’ di bacino,  del  Gruppo  nazionale
per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche del Consiglio
nazionale delle ricerche e, per gli aspetti ambientali, del
Servizio geologico d’Italia – Dipartimento difesa del suolo
servizi  tecnici   (APAT),   per   quanto   di   rispettiva
5. Entro sei mesi dall’adozione  dei  provvedimenti  di
cui ai commi 1, 2, 3 e 4, gli organi di  protezione  civile
provvedono  a  predisporre,   per   le   aree   a   rischio
idrogeologico, con priorita’ assegnata a quelle in  cui  la
maggiore vulnerabilita’ del territorio e’ connessa con piu’
elevati pericoli per le persone, le cose  e  il  patrimonio
ambientale, piani urgenti di emergenza contenenti le misure
per  la  salvaguardia  dell’incolumita’  delle  popolazioni
interessate, compreso il preallertamento,  l’allarme  e  la
messa in salvo preventiva.
6.  Nei  piani  stralcio  di  cui  al  comma   1   sono
individuati le infrastrutture e i manufatti che determinano
il   rischio   idrogeologico.   Sulla    base    di    tali
individuazioni,  le  regioni  stabiliscono  le  misure   di
incentivazione  a  cui  i  soggetti   proprietari   possono
accedere  al  fine  di  adeguare  le  infrastrutture  e  di
rilocalizzare  fuori  dall’area  a  rischio  le   attivita’
produttive e le abitazioni private. A tale fine le regioni,
acquisito  il  parere  degli   enti   locali   interessati,
predispongono, con criteri di priorita’ connessi al livello
di   rischio,   un   piano    per    l’adeguamento    delle
infrastrutture, determinandone altresi’ un congruo termine,
e  per  la  concessione  di  incentivi  finanziari  per  la
rilocalizzazione  delle  attivita’   produttive   e   delle
abitazioni private realizzate in conformita’ alla normativa
urbanistica  edilizia  o  condonate.  Gli  incentivi   sono
attivati nei limiti della quota  dei  fondi  introitati  ai
sensi dell’art. 86, comma 2,  del  decreto  legislativo  31
marzo 1998, n. 112, e riguardano anche  gli  oneri  per  la
demolizione dei manufatti;  il  terreno  di  risulta  viene
acquisito   al   patrimonio   indisponibile   dei   comuni.
All’abbattimento dei manufatti si provvede con le modalita’
previste  dalla   normativa   vigente.   Ove   i   soggetti
interessati non si avvalgano della  facolta’  di  usufruire
delle predette incentivazioni, essi decadono  da  eventuali
benefici connessi ai danni derivanti agli  insediamenti  di
loro proprieta’ in conseguenza del verificarsi di calamita’
7. Gli atti di cui ai commi  1,  2  e  3  del  presente
articolo devono contenere l’indicazione dei  mezzi  per  la
loro   realizzazione    e    della    relativa    copertura
finanziaria.».
Valutazione preliminare del rischio di alluvioni
1. Le autorita’ di bacino distrettuali di cui all’articolo  63  del
decreto legislativo n.  152  del  2006  effettuano,  nell’ambito  del
distretto idrografico di riferimento, entro il 22 settembre 2011,  la
valutazione preliminare del rischio di alluvione, facendo  salvi  gli
strumenti gia’ predisposti nell’ambito della pianificazione di bacino
in attuazione di norme previgenti, nonche’ delle  disposizioni  della
parte terza, sezione I, del decreto legislativo n. 152 del 2006.
2. La valutazione preliminare del rischio di alluvioni fornisce una
valutazione dei rischi potenziali, principalmente sulla base dei dati
registrati, di analisi speditive e degli studi sugli sviluppi a lungo
termine, tra cui, in  particolare,  le  conseguenze  dei  cambiamenti
climatici sul verificarsi  delle  alluvioni  e  tenendo  conto  della
pericolosita’ da alluvione.  Detta  valutazione  comprende  almeno  i
a) cartografie  tematiche  del  distretto  idrografico  in  scala
appropriata comprendenti  i  limiti  amministrativi,  i  confini  dei
bacini idrografici, dei sottobacini  e  delle  zone  costiere,  dalle
quali risulti la topografia e l’uso del territorio;
b) descrizione delle alluvioni  avvenute  in  passato  che  hanno
avuto  notevoli  conseguenze  negative  per  la  salute   umana,   il
territorio,  i  beni,  l’ambiente,  il  patrimonio  culturale  e   le
attivita’ economiche e  sociali  e  che,  con  elevata  probabilita’,
possono ancora verificarsi in  futuro  in  maniera  simile,  compresa
l’estensione dell’area  inondabile  e,  ove  noti,  le  modalita’  di
deflusso delle acque, gli effetti al suolo e  una  valutazione  delle
conseguenze negative che hanno avuto;
c) descrizione delle alluvioni significative avvenute in  passato
che pur non avendo avuto notevoli conseguenze negative ne  potrebbero
avere in futuro;
d) valutazione delle potenziali conseguenze  negative  di  future
alluvioni per la salute umana, il territorio, i beni, l’ambiente,  il
patrimonio culturale e le attivita’  economiche  e  sociali,  tenendo
conto di elementi quali la topografia, la  localizzazione  dei  corpi
idrici  superficiali  e  le  loro   caratteristiche   idrologiche   e
geomorfologiche generali, le aree di espansione naturale delle piene,
l’efficacia delle infrastrutture artificiali esistenti per la  difesa
dalle alluvioni, la localizzazione delle aree popolate, di quelle ove
esistono attivita’  economiche  e  sociali  e  gli  scenari  a  lungo
termine, quali quelli socio-economici e ambientali, determinati anche
dagli effetti dei cambiamenti climatici.
3. Nel caso dei distretti idrografici internazionali condivisi  con
altri Stati membri dell’Unione europea, il Ministero dell’ambiente  e
della tutela del territorio e del  mare  e  le  autorita’  di  bacino
distrettuali interessate garantiscono  lo  scambio  delle  pertinenti
4. La valutazione preliminare  del  rischio  di  alluvioni  non  e’
effettuata, qualora vengano adottate le  misure  transitorie  di  cui
all’articolo 11, comma 1.
– Per il testo dell’art. 63 del d.lgs. n. 152 del 2006,
si veda nelle note all’art. 3.
Individuazione delle zone a rischio
potenziale di alluvioni
1.  In  base  alla  valutazione  preliminare  del  rischio  di  cui
all’articolo  4,  fatti  salvi   gli   strumenti   gia’   predisposti
nell’ambito della pianificazione di bacino  in  attuazione  di  norme
previgenti, nonche’ del decreto  legislativo  n.  152  del  2006,  le
autorita’ di bacino distrettuali di cui all’articolo 63  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006 individuano, per il distretto idrografico
o per la parte di distretto idrografico  internazionale  situati  nel
loro territorio, le zone ove possa sussistere un  rischio  potenziale
significativo di alluvioni o si ritenga che questo si possa  generare
2. Nel caso di distretto idrografico internazionale,  il  Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa  con
le autorita’ di bacino interessate, si coordina con gli  altri  Stati
membri, al fine di individuare le zone condivise a rischio potenziale
di alluvione.
Mappe della pericolosita’ e del rischio di alluvioni
decreto legislativo n. 152  del  2006  predispongono,  a  livello  di
distretto idrografico di cui all’articolo  64  dello  stesso  decreto
legislativo n. 152 del 2006, entro il 22  giugno  2013,  mappe  della
pericolosita’ da alluvione e mappe del rischio di  alluvioni  per  le
zone  individuate  ai  sensi  dell’articolo  5,  comma  1,  in  scala
preferibilmente non inferiore  a  1:10.000  ed,  in  ogni  caso,  non
inferiore a 1:25.000, fatti  salvi  gli  strumenti  gia’  predisposti
nell’ambito della pianificazione di bacino in attuazione delle  norme
previgenti, nonche’ del decreto legislativo n. 152 del 2006.
2.  Le  mappe  della   pericolosita’   da   alluvione   contengono,
evidenziando le aree in cui possono verificarsi fenomeni  alluvionali
con elevato volume di sedimenti trasportati e colate  detritiche,  la
perimetrazione  delle  aree   geografiche   che   potrebbero   essere
interessate da alluvioni secondo i seguenti scenari:
a) alluvioni rare di estrema intensita’: tempo di ritorno fino  a
500 anni dall’evento (bassa probabilita’);
b) alluvioni poco frequenti: tempo di ritorno fra 100 e 200  anni
(media probabilita’);
c) alluvioni frequenti:  tempo  di  ritorno  fra  20  e  50  anni
(elevata probabilita’).
3. Per ogni scenario di cui al comma  2  vanno  indicati  almeno  i
a) estensione dell’inondazione;
b) altezza idrica o livello;
c) caratteristiche del deflusso (velocita’ e portata).
4. Per le zone costiere  in  cui  esiste  un  adeguato  livello  di
protezione e per le zone in cui le  inondazioni  sono  causate  dalle
acque  sotterranee,  le  mappe  di  cui  al  comma  2  possono   fare
riferimento solo agli scenari di cui al comma 2, lettera a).
5. Le  mappe  del  rischio  di  alluvioni  indicano  le  potenziali
conseguenze negative derivanti  dalle  alluvioni,  nell’ambito  degli
scenari di cui al comma 2 e prevedono le 4 classi di rischio  di  cui
al decreto del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  in  data  29
settembre 1998, pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  3  del  5
gennaio 1993, espresse in termini di:
a) numero indicativo degli abitanti potenzialmente interessati;
b) infrastrutture e strutture strategiche (autostrade,  ferrovie,
ospedali, scuole, etc);
c) beni ambientali, storici e culturali  di  rilevante  interesse
presenti nell’area potenzialmente interessata;
d)  distribuzione  e   tipologia   delle   attivita’   economiche
insistenti sull’area potenzialmente interessata;
e) impianti di cui  all’allegato I  del  decreto  legislativo  18
febbraio  2005,  n.  59,  che   potrebbero   provocare   inquinamento
accidentale in caso  di  alluvione  e  aree  protette  potenzialmente
interessate, individuate all’allegato 9 alla parte terza del  decreto
legislativo n. 152 del 2006;
f) altre informazioni considerate utili dalle autorita’ di bacino
distrettuali, come le aree soggette ad alluvioni con  elevato  volume
di trasporto solido e  colate  detritiche  o  informazioni  su  fonti
rilevanti di inquinamento.
6. L’elaborazione delle mappe di cui al comma 1 per le zone di  cui
all’articolo 5, comma 1,  condivise  con  altri  Stati  membri  della
Comunita’  europea  e’  effettuata  previo  scambio  preliminare   di
informazioni tra le autorita’ competenti interessate.
7. Le mappe della  pericolosita’  da  alluvione,  e  le  mappe  del
rischio di alluvioni di cui al comma 1 non sono  predisposte  qualora
vengano adottate le misure transitorie di cui all’articolo 11,  comma
– Per il testo dell’art. 63 del decreto legislativo  n.
152 del 2006, si veda nelle note all’art. 3.
– Il testo dell’allegato I del decreto  legislativo  18
gennaio 2005, n. 59, cosi’ recita:
CATEGORIE DI ATTIVITA’ INDUSTRIALI DI CUI ALL’ART. 1
1. Gli impianti o le parti di impianti  utilizzati  per
la ricerca, lo  sviluppo  e  la  sperimentazione  di  nuovi
prodotti e processi non rientrano nel presente decreto.
2. I valori limite riportati di seguito si  riferiscono
in genere alle capacita’ di produzione o alla resa. Qualora
uno stesso gestore ponga in essere varie attivita’ elencate
alla medesima voce in uno stesso impianto o in  una  stessa
localita’, si sommano le capacita’ di tali attivita’.
1. Attivita’ energetiche.
1.1 Impianti di  combustione  con  potenza  termica  di
combustione di oltre 50 MW.
1.4. Impianti  di  gassificazione  e  liquefazione  del
2.1  Impianti  di  arrostimento  o  sinterizzazione  di
minerali metallici compresi i minerali solforati.
2.2. Impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione
primaria  o  secondaria),  compresa  la   relativa   colata
continua di capacita’ superiore a 2,5 tonnellate all’ora.
2.3. Impianti destinati alla trasformazione di  metalli
ferrosi mediante:
a) laminazione a caldo con una capacita’ superiore  a
20 tonnellate di acciaio grezzo all’ora;
b) forgiatura con magli la  cui  energia  di  impatto
supera 50 kJ per maglio e allorche’ la  potenza  calorifica
e’ superiore a 20 MW;
c) applicazione di strati protettivi di metallo  fuso
con una capacita’ di trattamento superiore a  2  tonnellate
di acciaio grezzo all’ora.
2.4. Fonderie di metalli ferrosi con una  capacita’  di
produzione superiore a 20 tonnellate al giorno.
a) destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da
minerali, nonche’ concentrati o  materie  prime  secondarie
attraverso    procedimenti    metallurgici,    chimici    o
elettrolitici;
b) di fusione e lega di metalli non ferrosi, compresi
i  prodotti  di   recupero   (affinazione,   formatura   in
fonderia), con una  capacita’  di  fusione  superiore  a  4
tonnellate al giorno per il piombo  e  il  cadmio  o  a  20
tonnellate al giorno per tutti gli altri metalli.
2.6. Impianti  per  il  trattamento  di  superficie  di
metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici
o  chimici  qualora  le  vasche  destinate  al  trattamento
utilizzate abbiano un volume superiore a 30 m³.
3.1. Impianti  destinati  alla  produzione  di  clinker
(cemento) in forni rotativi la cui capacita’ di  produzione
supera 500 tonnellate al giorno oppure  di  calce  viva  in
forni rotativi la cui capacita’  di  produzione  supera  50
tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni  aventi  una
capacita’ di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno.
3.2. Impianti destinati alla produzione  di  amianto  e
alla fabbricazione di prodotti dell’amianto.
3.3. Impianti per la fabbricazione del  vetro  compresi
quelli destinati alla produzione di  fibre  di  vetro,  con
capacita’ di fusione di oltre 20 tonnellate al giorno.
3.4. Impianti  per  la  fusione  di  sostanze  minerali
compresi  quelli  destinati  alla   produzione   di   fibre
minerali,  con  una  capacita’  di  fusione  di  oltre   20
3.5. Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici
mediante cottura, in particolare tegole,  mattoni,  mattoni
refrattari, piastrelle, gres, porcellane, con una capacita’
di produzione di oltre 75 tonnellate al giorno e/o con  una
capacita’ di forno superiore a 4 m³ e con una  densita’  di
colata per forno superiore a 300 kg/m³.
Nell’ambito delle categorie di attivita’ della  sezione
4  si  intende  per  produzione  la  produzione  su   scala
industriale mediante trasformazione chimica delle  sostanze
o dei gruppi di sostanze di cui ai punti da 4.1 a 4.6.
4.1 Impianti chimici per la fabbricazione  di  prodotti
chimici organici di base come:
a) idrocarburi semplici (lineari o anulari, saturi  o
insaturi, alifatici o aromatici);
b)  idrocarburi  ossigenati,   segnatamente   alcoli,
aldeidi,  chetoni,  acidi  carbossilici,  esteri,  acetati,
eteri, perossidi, resine, epossidi;
d) idrocarburi azotati, segnatamente  ammine,  amidi,
composti nitrosi,  nitrati  o  nitrici,  nitrili,  cianati,
isocianati;
h)  materie  plastiche  di  base   (polimeri,   fibre
sintetiche, fibre a base di cellulosa);
4.2. Impianti chimici per la fabbricazione di  prodotti
chimici inorganici di base, quali:
a) gas, quali ammoniaca; cloro o cloruro di idrogeno,
fluoro o fluoruro di idrogeno, ossidi di carbonio, composti
di zolfo, ossidi di azoto,  idrogeno,  biossido  di  zolfo,
bicloruro di carbonile;
b) acidi, quali  acido  cromico,  acido  fluoridrico,
acido fosforico, acido  nitrico,  acido  cloridrico,  acido
solforico, oleum e acidi solforati;
c) basi,  quali  idrossido  d’ammonio,  idrossido  di
potassio, idrossido di sodio;
d)  sali,  quali  cloruro   d’ammonio,   clorato   di
potassio,  carbonato  di  potassio,  carbonato  di   sodio,
perborato, nitrato d’argento;
e) metalloidi,  ossidi  metallici  o  altri  composti
inorganici, quali carburo di calcio,  silicio,  carburo  di
4.3.  Impianti  chimici   per   la   fabbricazione   di
fertilizzanti  a  base  di  fosforo,   azoto   o   potassio
(fertilizzanti semplici o composti).
4.4 Impianti chimici per la fabbricazione  di  prodotti
di base fitosanitari e di biocidi.
4.5 Impianti che utilizzano un procedimento  chimico  o
biologico per la fabbricazione di prodotti farmaceutici  di
4.6.  Impianti  chimici   per   la   fabbricazione   di
Salvi  l’art.  11della  direttiva  75/442/CEE e  l’art.
3 della direttiva 91/689/CEE,  del  12  dicembre  1991  del
Consiglio, relativa ai rifiuti pericolosi.
5.1. Impianti  per  l’eliminazione  o  il  ricupero  di
rifiuti  pericolosi,  della  lista  di  cui   all’art.   1,
paragrafo  4,  della  direttiva  91/689/CEE quali  definiti
negli allegati II A e II B (operazioni R 1, R 5, R 6, R 8 e
R  9)  della   direttiva   75/442/CEE e   nella   direttiva
75/439/CEE del 16 giugno  1975 del  Consiglio,  concernente
l’eliminazione degli oli usati, con capacita’ di  oltre  10
5.2. Impianti di incenerimento dei rifiuti urbani quali
definiti nella direttiva 89/369/CEE dell’8 giugno  1989 del
Consiglio,  concernente  la  prevenzione  dell’inquinamento
atmosferico provocato dai nuovi impianti  di  incenerimento
dei rifiuti urbani, e nella  direttiva  89/429/CEE  del  21
giugno  1989 del  Consiglio,   concernente   la   riduzione
dell’inquinamento atmosferico provocato dagli  impianti  di
incenerimento  dei  rifiuti  urbani,  con   una   capacita’
superiore a 3 tonnellate all’ora.
5.3.  Impianti  per  l’eliminazione  dei  rifiuti   non
pericolosi  quali  definiti  nell’allegato   11   A   della
direttiva 75/442/CEE ai  punti  D  8,  D  9  con  capacita’
superiore a 50 tonnellate al giorno.
5.4. Discariche che ricevono piu’ di 10  tonnellate  al
giorno  o  con  una  capacita’  totale  di   oltre   25.000
tonnellate, ad esclusione delle discariche  per  i  rifiuti
6. Altre attivita’.
a) di pasta per carta a partire dal legno o da  altre
materie fibrose;
b) di carta e cartoni  con  capacita’  di  produzione
superiore a 20 tonnellate al giorno;
6.2. Impianti  per  il  pretrattamento  (operazioni  di
lavaggio, imbianchimento, mercerizzazione) o la tintura  di
fibre o di tessili la cui capacita’ di  trattamento  supera
le 10 tonnellate al giorno.
6.3. Impianti per la  concia  delle  pelli  qualora  la
capacita’ di trattamento superi le 12 tonnellate al  giorno
di prodotto finito.
a) Macelli aventi  una  capacita’  di  produzione  di
carcasse di oltre 50 tonnellate al giorno;
b)  Trattamento  e  trasformazione   destinati   alla
fabbricazione di prodotti alimentari a partire da:  materie
prime animali (diverse dal  latte)  con  una  capacita’  di
produzione di prodotti finiti di  oltre  75  tonnellate  al
giorno ovvero materie prime vegetali con una  capacita’  di
produzione di prodotti finiti di oltre  300  tonnellate  al
giorno (valore medio su base trimestrale);
c) Trattamento e trasformazione  del  latte,  con  un
quantitativo di latte ricevuto di oltre 200  tonnellate  al
giorno (valore medio su base annua).
6.5. Impianti  per  l’eliminazione  o  il  recupero  di
carcasse e di residui  di  animali  con  una  capacita’  di
trattamento di oltre 10 tonnellate al giorno.
6.6. Impianti per l’allevamento intensivo di pollame  o
di suini con piu’ di:
b) 2.000 posti suini da produzione (di oltre 30  kg),
6.7. Impianti  per  il  trattamento  di  superficie  di
materie, oggetti o prodotti utilizzando solventi  organici,
in  particolare   per   apprettare,   stampare,   spalmare,
sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire
o impregnare, con una  capacita’  di  consumo  di  solvente
superiore a 150 kg all’ora o a 200 tonnellate all’anno.
6.8. Impianti per la fabbricazione di carbonio (carbone
duro) o grafite per uso elettrico  mediante  combustione  o
grafitizzazione.».
L’allegato   9   alla   parte   terza    del    decreto
legislativo n. 152/2006, cosi’ recita:
«Allegato 9
1. Il registro delle aree protette comprende i seguenti
tipi di aree protette:
i) aree designate per l’estrazione di acque destinate
al consumo umano
ii)  aree  designate  per  la  protezione  di  specie
acquatiche significative dal punto di vista economico;
iii) corpi idrici intesi a scopo ricreativo, comprese
le aree designate come acque di balneazione a  norma  della
direttiva 76/160/CEE;
iv) aree sensibili rispetto  ai  nutrienti,  comprese
quelle  designate  come  zone  vulnerabili  a  norma  della
direttiva  91/676/CEE e  le  zone   designate   come   aree
sensibili a norma della direttiva 91/271/CEE;
v) aree designate per la protezione degli  habitat  e
delle specie, nelle quali mantenere o migliorare  lo  stato
delle acque e’ importante per la loro protezione,  compresi
i siti pertinenti della rete Natura 2000 istituiti a  norma
della   direttiva    79/409/CEE e    92/43/CEE,    recepite
rispettivamente con la legge dell’11 febbraio 1992, n.  157
e con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, come modificato  dal
D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.
2. Le regioni  inseriscono  nel  Piano  di  Tutela  una
sintesi del registro delle aree protette ricadenti nel loro
territorio di competenza. Tale sintesi contiene  mappe  che
indicano l’ubicazione di ciascuna area protetta, oltre  che
la descrizione della  normativa  comunitaria,  nazionale  o
locale che le ha istituite».
1. I piani di gestione del rischio di alluvioni, di  seguito  piani
di gestione, riguardano tutti gli aspetti della gestione del  rischio
di alluvioni, in particolare  la  prevenzione,  la  protezione  e  la
preparazione, comprese le previsioni di’ alluvione e  il  sistema  di
allertamento nazionale e  tengono  conto  delle  caratteristiche  del
bacino idrografico o del sottobacino interessato. I piani di gestione
possono anche comprendere la promozione di  pratiche  sostenibili  di
uso del suolo, il miglioramento  delle  azioni  di  ritenzione  delle
acque, nonche’ l’inondazione controllata di certe  aree  in  caso  di
fenomeno alluvionale.
2. Nei piani di gestione di cui  al  comma  1,  sono  definiti  gli
obiettivi della gestione del rischio di alluvioni per 1e zone di  cui
all’articolo 5, comma  1,  e  per  quelle  di  cui  all’articolo  11,
evidenziando,  in  particolare,   la   riduzione   delle   potenziali
conseguenze negative per la salute  umana,  il  territorio,  i  beni,
l’ambiente, il patrimonio  culturale  e  le  attivita’  economiche  e
sociali,  attraverso  l’attuazione  prioritaria  di  interventi   non
strutturali e di azioni per la riduzione della pericolosita’.
3. Sulla base delle mappe di cui all’articolo 6:
a) le autorita’ di bacino distrettuali di cui all’articolo 63 del
decreto  legislativo  n.  152  del  2006  predispongono,  secondo  le
modalita’ e gli obiettivi definiti ai commi 2 e 4, piani di gestione,
coordinati a livello di distretto idrografico, per  le  zone  di  cui
all’articolo 5, comma 1, e le zone considerate ai sensi dell’articolo
11, comma 1. Detti piani sono predisposti nell’ambito delle attivita’
di pianificazione di bacino di cui agli articoli 65, 66, 67,  68  del
decreto legislativo n. 152 del 2006, facendo salvi gli  strumenti  di
pianificazione gia’ predisposti nell’ambito della  pianificazione  di
bacino in attuazione della normativa previgente;
b)  le  regioni,  in  coordinamento  tra  loro,  nonche’  con  il
Dipartimento nazionale della  protezione  civile,  predispongono,  ai
sensi della normativa vigente e secondo quanto stabilito al comma  5,
la parte dei piani  di  gestione  per  il  distretto  idrografico  di
riferimento relativa al sistema di allertamento, nazionale, statale e
regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile,  di
cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in  data
27 febbraio 2004, con particolare riferimento al governo delle piene.
4. I piani di gestione del rischio di alluvioni comprendono  misure
per raggiungere gli obiettivi definiti a norma del comma  2,  nonche’
gli elementi indicati all’allegato I, parte A. I  piani  di  gestione
tengono conto di aspetti quali:
a) la portata della piena e l’estensione dell’inondazione;
b) le vie di deflusso delle acque e  le  zone  con  capacita’  di
espansione naturale delle piene;
c) gli obiettivi ambientali di cui alla parte terza,  titolo  II,
del decreto legislativo n. 152 del 2006;
d) la gestione del suolo e delle acque;
e) la pianificazione e le previsioni di sviluppo del territorio;
f) l’uso del territorio;
g) la conservazione della natura;
h) la navigazione e le infrastrutture portuali;
i) i costi e i benefici;
l) le condizioni morfologiche e meteomarine alla foce.
5. Per la parte di cui al comma 3, lettera b), i piani di  gestione
contengono una sintesi dei contenuti dei piani urgenti  di  emergenza
predisposti  ai  sensi  dell’articolo  67,  comma  5,   del   decreto
legislativo n. 152 del 2006, nonche’  della  normativa  previgente  e
tengono conto degli aspetti relativi alle attivita’ di:
a) previsione, monitoraggio, sorveglianza ed  allertamento  posti
in essere attraverso la rete dei centri funzionali;
b) presidio territoriale idraulico  posto  in  essere  attraverso
adeguate strutture e soggetti regionali e provinciali;
c) regolazione dei deflussi posta in essere  anche  attraverso  i
piani di laminazione;
d)  supporto  all’attivazione  dei  piani  urgenti  di  emergenza
predisposti dagli organi di protezione civile ai sensi  dell’articolo
67, comma 5,  del  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  e  della
normativa previgente.
6.  Gli  enti  territorialmente  interessati  si  conformano   alle
disposizioni dei piani di gestione di cui al presente articolo:
a) rispettandone le  prescrizioni  nel  settore  urbanistico,  ai
sensi dei commi 4 e 6 dell’articolo 65 del decreto legislativo n. 152
del 2006;
b) predisponendo o adeguando,  nella  loro  veste  di  organi  di
protezione civile, per quanto  di  competenza,  i  piani  urgenti  di
emergenza di cui all’articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n.
152 del 2006,  facendo  salvi  i  piani  urgenti  di  emergenza  gia’
predisposti ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del  decreto-legge  11
giugno 1998, n. 180, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  3
agosto 1998, n. 267.
7. I piani di gestione di cui al presente  articolo  non  includono
misure  che,  per  la  loro  portata  e  il  loro  impatto,   possano
incrementare il rischio di alluvione a monte o a valle di altri paesi
afferenti lo stesso bacino idrografico o sottobacino, a meno che tali
misure non siano coordinate e non sia  stata  trovata  una  soluzione
concordata tra gli Stati interessati ai sensi dell’articolo 8.
8. I piani di gestione di cui al presente articolo, sono ultimati e
pubblicati entro il 22 giugno 2015.
9. I piani di  gestione  di  cui  al  presente  articolo  non  sono
predisposti qualora vengano adottate le  misure  transitorie  di  cui
all’articolo 11, comma 3.
– L’art. 1, comma 4, del decreto-legge 11 giugno  1998,
n. 180 (Misure  urgenti  per  la  prevenzione  del  rischio
idrogeologico ed a favore delle zone  colpite  da  disastri
franosi   nella   regione   Campania)   pubblicato    nella
Gazzetta Ufficiale 11 giugno 1998, n. 134, e convertito  in
legge, con modificazioni, dall’art. 1, legge 3 agosto 1998,
n. 267, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 7 agosto  1998,
n. 183, cosi’ recita:
«Art.   4   (Piani   di   insediamenti   produttivi   e
rilocalizzazione delle attivita’ produttive). – 1. I comuni
di cui all’art. 3, comma 1, entro trenta giorni dalla  data
di entrata in vigore  del  presente  decreto,  individuano,
sentita l’unita’ operativa  del  Gruppo  nazionale  per  la
difesa  dalle  catastrofi  idrogeologiche   del   Consiglio
nazionale delle ricerche,  di  cui  all’art.  4,  comma  2,
dell’ordinanza n. 2787 del 21 maggio 1998, che si pronuncia
entro dieci giorni dalla richiesta, le aree  in  condizioni
di  sicurezza  destinate  agli  insediamenti  produttivi  e
sanitari, ai fini della rilocalizzazione in  queste  ultime
aree delle attivita’ produttive e di quelle che operano nel
settore sanitario ubicate  nelle  zone  a  rischio  di  cui
all’art.  1,  comma   2,   della   stessa   ordinanza.   La
deliberazione e’ pubblicata nel Foglio annunci  legali,  in
due quotidiani a tiratura nazionale,  nonche’  a  mezzo  di
manifesti di avviso alla popolazione, ed e’ approvata dalle
province, ove gia’ delegate, con delibera consiliare, entro
trenta giorni dalla  ricezione;  decorso  tale  termine  la
deliberazione   si   intende   approvata;    l’approvazione
costituisce variante agli strumenti urbanistici a tutti gli
effetti di legge. Scaduto il termine  di  cui  al  presente
comma per  l’adozione  della  deliberazione  da  parte  del
comune, le province provvedono in via sostitutiva.
2.  Gli   interventi   per   la   realizzazione   delle
infrastrutture e delle opere di urbanizzazione per le  aree
di cui al comma 1 sono ricompresi nel piano di cui all’art.
2 dell’ordinanza indicata al comma 1 e sono realizzati, nei
limiti  delle  risorse  finanziarie  ivi  previste,  previa
delibera del  Comitato  di  cui  all’art.  3  della  stessa
ordinanza. Per l’accesso alle aree di cui al  comma  1,  si
applicano le seguenti priorita’:
a)  attivita’  produttive  distrutte   o   gravemente
danneggiate dagli eventi calamitosi del 5 e 6 maggio 1998 o
i cui manufatti costituiscono ostacolo al regolare deflusso
delle acque;
b) altre attivita’ produttive ubicate  nelle  aree  a
c) nuovi insediamenti produttivi;
c-bis) insediamenti sanitari.
3.    Alle    imprese     industriali,     artigianali,
agro-industriali,  commerciali,   turistico-alberghiere   e
agri-turistiche, che in conseguenza degli eventi calamitosi
del 5 e 6 maggio 1998 sono state distrutte o  hanno  subito
danni agli  immobili,  impianti,  macchinari  e  scorte  in
misura superiore al 50 per  cento  del  loro  valore,  sono
concessi finanziamenti agevolati, a  condizione  che  dette
imprese rilocalizzino le proprie attivita’ in condizione di
sicurezza, al di fuori delle zone a rischio di cui al comma
1, nell’ambito dello stesso comune o di  comuni  limitrofi.
Detti finanziamenti sono  concessi  in  aggiunta  a  quanto
previsto dall’art. 20 dell’ordinanza indicata al comma 1  e
sono rapportati al danno subito da beni immobili, impianti,
macchinari e scorte e agli oneri per  la  rilocalizzazione,
relativi   all’acquisizione   di    aree    idonee,    alla
realizzazione degli  insediamenti  e  al  trasferimento  di
attrezzature, impianti produttivi e  abitazioni  funzionali
all’impresa  stessa,  nel  limite  della   pari   capacita’
produttiva, nonche’ per  la  demolizione  e  il  ripristino
delle aree dismesse. Le aree di risulta sono  acquisite  al
patrimonio indisponibile del comune.  Resta  a  carico  del
beneficiario un onere non inferiore al 2  per  cento  della
rata di  ammortamento.  I  benefici  sono  complessivamente
concessi fino al  95  per  cento  per  spesa  prevista  non
superiore a lire 2 miliardi, fino al 75 per cento per spesa
prevista non superiore a lire 10 miliardi e fino al 50  per
cento per spesa prevista superiore a lire  10  miliardi.  I
finanziamenti  sono  concessi  anche   alle   imprese   che
contestualmente ampliano la propria capacita’ produttiva  o
attuano  interventi  di  innovazione   tecnologica,   fermi
restando i relativi oneri a carico dell’impresa medesima.
4.  Il  commissario  delegato,  di   cui   all’art.   2
dell’ordinanza indicata al  comma  1,  sentiti  la  regione
Campania e il comitato  di  cui  all’art.  3  della  stessa
ordinanza, stabilisce, entro trenta giorni  dalla  data  di
entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  procedure   e
modalita’ per l’erogazione dei benefici di cui al comma  3.
Con le stesse modalita’ si determinano criteri e  procedure
per la concessione di finanziamenti agevolati alle  imprese
che documentino di aver subito, in conseguenza  dell’evento
franoso, una riduzione delle proprie attivita’  produttive.
All’erogazione dei  finanziamenti  provvede  il  presidente
della  regione  Campania,  avvalendosi  anche  di  enti   e
societa’ a partecipazione regionale. Al fine  di  agevolare
l’accesso al credito,  la  regione  Campania  puo’  erogare
appositi contributi alle strutture di  garanzia  fidi  gia’
esistenti ed operanti nel territorio regionale.
5.  A  fronte  di  un  fabbisogno  stimato,   per   gli
interventi  di  cui  al  presente  articolo,  in  lire   30
miliardi,  il  Dipartimento  della  protezione  civile   e’
autorizzato a concorrere con contributi pluriennali di lire
4 miliardi annui, a decorrere dal 1998 e fino al 2007,  per
la copertura degli oneri di ammortamento dei mutui  che  la
regione Campania  e’  autorizzata  a  contrarre,  anche  in
deroga al limite di indebitamento stabilito dalla normativa
vigente. Al relativo onere si provvede con  utilizzo  delle
proiezioni di  cui  all’autorizzazione  di  spesa  disposta
dalla tabella C della  legge  27  dicembre  1997,  n.  450,
riguardante il finanziamento del fondo  per  la  protezione
civile,  che  viene  corrispondentemente  ridotto  di  pari
importo. Eventuali risorse residue,  una  volta  completati
gli  interventi  di  cui  al  presente  articolo,   vengono
utilizzate per gli interventi di cui alla citata  ordinanza
del Ministro dell’interno, delegato  per  il  coordinamento
della protezione civile, n. 2787 del 21 maggio 1998.».
Coordinamento territoriale dei piani di gestione
del rischio di alluvioni
1. Per i distretti idrografici di cui all’articolo 64  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006, che ricadono interamente nel  territorio
nazionale le amministrazioni di cui all’articolo 3, ciascuna  per  la
parte di propria  competenza,  predispongono  o  un  unico  piano  di
gestione ovvero una serie di piani di gestione coordinati  a  livello
di distretto idrografico.
2. Per distretti idrografici di cui  all’articolo  64  del  decreto
legislativo n. 152 del  2006  ricadenti  interamente  nel  territorio
comunitario le amministrazioni di cui all’articolo 3, ciascuna per la
parte  di  propria  competenza,  predispongono  o  un   unico   piano
internazionale di gestione ovvero una  serie  di  piani  di  gestione
coordinati a livello di distretto idrografico  internazionale,  anche
avvalendosi di  accordi  internazionali  esistenti,  fatte  salve  le
prescrizioni del presente decreto. In mancanza  dei  predetti  piani,
sono predisposti piani di gestione comprendenti almeno le  parti  del
distretto  idrografico  internazionale  ricadenti   all’interno   del
territorio nazionale, per quanto possibile, coordinati a  livello  di
distretto idrografico  internazionale  con  gli  altri  Stati  membri
3. Per i distretti idrografici di cui all’articolo 64  del  decreto
legislativo n.  152  del  2006  che  si  estendono  oltre  i  confini
comunitari le amministrazioni di cui all’articolo 3, ciascuna per  la
parte  di’  propria  competenza,  predispongono  o  un  unico   piano
coordinati a livello  di  distretto  idrografico  internazionale.  In
mancanza dei predetti piani, per le parti del  distretto  idrografico
internazionale, che ricadono nel territorio nazionale,  si  applicano
le disposizioni di cui al comma 2.
4. I piani di gestione di  cui  ai  commi  2  e  3  possono  essere
integrati  da  piani  di  gestione  piu’  dettagliati  a  livello  di
sottobacino, coordinati a livello di sottobacino internazionale.
5.  Nel  caso  in  cui  le  amministrazioni   competenti   di   cui
all’articolo 3 individuano, nell’ambito  del  proprio  distretto,  un
problema nella gestione dei rischi di alluvione delle  proprie  acque
che  non   riescono   a   risolvere   autonomamente,   ne   informano
tempestivamente  il  Ministero  dell’ambiente  e  della  tutela   del
territorio e del mare o il Dipartimento della protezione civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, ciascuno per  gli  aspetti  di
propria competenza che provvedono  a  sottoporre  la  questione  alla
Commissione  europea  o  ad  ogni  altro  Stato  membro  interessato,
avanzando raccomandazioni per trovare una soluzione.
Coordinamento con le disposizioni della parte terza, sezioni I e  II,
del decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e  successive
decreto legislativo n. 152  del  2006  attuano  le  disposizioni  del
presente decreto coerentemente con quanto stabilito alla parte terza,
sezioni I e II, del decreto legislativo n. 152 del 2006, al  fine  di
migliorare l’efficacia  e  lo  scambio  delle  informazioni,  tenendo
conto, in particolare degli obiettivi ambientali di cui  allo  stesso
2. Ai  fini  dell’applicazione  dell’articolo  77,  comma  10,  del
decreto legislativo  n.  152  del  2006,  per  alluvioni  estreme  si
intendono le alluvioni di cui all’articolo 6, comma  2,  lettera  a),
nonche’ le alluvioni  eccezionali,  non  prevedibili  ma  di  impatto
equivalente alle precedenti.
3. Le misure di’ cui al comma 1 garantiscono, in particolare, che:
a) le prime mappe della pericolosita’ e del rischio di  alluvioni
di cui all’articolo 6 ed i successivi riesami di cui all’articolo  12
siano predisposti in modo che le informazioni in essi contenute siano
coerenti con le informazioni, comunque correlate, presentate a  norma
dell’articolo 63, comma 7, lettera c), del decreto legislativo n. 152
del 2006. Essi sono coordinati e possono essere integrati nei riesami
dei piani di gestione di cui all’articolo 117  dello  stesso  decreto
b) l’elaborazione  dei  primi  piani  di  gestione  di  cui  agli
articoli 7 e 8 ed i successivi riesami di cui all’articolo  12  siano
effettuati in coordinamento con i riesami dei piani di  gestione  dei
bacini idrografici di cui all’articolo 117 del decreto legislativo n.
152 del 2006 e possano essere integrati nei medesimi;
c) la partecipazione attiva di tutti soggetti interessati di  cui
all’articolo  10,  sia   coordinata,   quando   opportuno,   con   la
partecipazione  attiva  di  tutti   soggetti   interessati   prevista
all’articolo 66, comma 7, del decreto legislativo n, 152 del 2006.
152/2006 si veda nelle note all’art. 3.
– Il  testo  dell’art.  77,  comma  10,   del   decreto
«10. Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo
idrico dovuto a circostanze naturali o  di  forza  maggiore
eccezionali e ragionevolmente imprevedibili, come alluvioni
violente e siccita’ prolungate, o conseguente  a  incidenti
ragionevolmente  imprevedibili,  non  da’   luogo   a   una
violazione  delle  prescrizioni  della  parte   terza   del
presente  decreto,  purche’  ricorrano  tutte  le  seguenti
a) che  siano  adottate  tutte  le  misure  volte  ad
impedire l’ulteriore deterioramento dello stato di qualita’
dei corpi idrici e  la  compromissione  del  raggiungimento
degli obiettivi di cui all’art. 76 ed al presente  articolo
in altri corpi idrici non interessati alla circostanza;
b) che il Piano di tutela  preveda  espressamente  le
situazioni in cui detti eventi  possono  essere  dichiarati
ragionevolmente   imprevedibili   o   eccezionali,    anche
adottando gli indicatori appropriati;
c) che siano previste ed adottate misure idonee a non
compromettere il ripristino della qualita’ del corpo idrico
una volta conclusisi gli eventi in questione;
d)  che  gli  effetti  degli  eventi  eccezionali   o
imprevedibili siano sottoposti a un riesame annuale e,  con
riserva dei motivi di cui all’art. 76, comma 4, lettera a),
venga fatto tutto il possibile per ripristinare  nel  corpo
idrico, non appena cio’ sia ragionevolmente  fattibile,  lo
stato precedente tali eventi;
e) che una sintesi degli effetti degli eventi e delle
misure adottate o da adottare sia inserita  nel  successivo
aggiornamento del Piano di tutela».
– Il testo dell’art. 117  del  decreto  legislativo  n.
152/2006, cosi’ recita:
«Art. 117 (Piani di  gestione  e  registro  delle  aree
protette).  –  1.  Per  ciascun  distretto  idrografico  e’
adottato   un   Piano   di   gestione,   che    rappresenta
articolazione interna del Piano di bacino  distrettuale  di
cui all’art. 65. Il Piano di gestione costituisce  pertanto
piano stralcio del Piano  di  bacino  e  viene  adottato  e
approvato secondo le procedure stabilite  per  quest’ultimo
dall’art.  66.  Le  Autorita’  di  bacino,  ai  fini  della
predisposizione dei Piani di gestione, devono garantire  la
partecipazione di tutti i soggetti istituzionali competenti
nello specifico settore.
2. Il Piano di  gestione  e’  composto  dagli  elementi
indicati nella parte A dell’Allegato 4 alla parte terza del
3. L’Autorita’ di bacino, sentite le Autorita’ d’ambito
del servizio idrico integrato, istituisce  entro  sei  mesi
dall’entrata in vigore della  presente  norma,  sulla  base
delle informazioni trasmesse  dalle  regioni,  un  registro
delle aree protette di cui all’Allegato 9 alla parte  terza
del presente decreto, designate dalle autorita’  competenti
ai sensi della normativa vigente».
decreto legislativo n. 152 del 2006 e le regioni afferenti il  bacino
idrografico in coordinamento tra loro e con il Dipartimento nazionale
della protezione civile, ciascuna per le proprie competenze,  mettono
a disposizione del pubblico la valutazione preliminare del rischio di
alluvioni, le mappe della pericolosita’ e del rischio di alluvioni ed
i piani di gestione del rischio di alluvioni di cui agli articoli  4,
2.  Le  stesse  autorita’  di  cui   al   comma 1   promuovono   la
partecipazione  attiva  di  tutti   soggetti   interessati   di   cui
all’articolo 9, comma 3, lettera c), all’elaborazione, al  riesame  e
all’aggiornamento dei piani di gestione di cui agli articoli 7 e 8.
decreto legislativo n. 152  del  2006  non  svolgono  la  valutazione
preliminare del rischio di alluvioni di cui all’articolo 4, se  hanno
stabilito, prima del 22  dicembre  2010,  di  elaborare  mappe  della
pericolosita’ e mappe del rischio di alluvioni e di predisporre piani
di gestione del rischio di alluvioni, conformemente alle disposizioni
di cui agli articoli 5, 6 e 7.
2. Le autorita’ di cui al comma  1  si  avvalgono  di  mappe  della
pericolosita’ e di mappe del rischio di  alluvioni  completate  prima
del 22  dicembre  2010,  se  tali  mappe  forniscono  un  livello  di
informazioni adeguato ai requisiti di cui all’articolo 6.
3. Le autorita’ di cui al comma 1 si avvalgono di piani di gestione
del rischio di alluvioni completati prima del  22  dicembre  2010,  a
condizione che il contenuto di tali piani sia adeguato  ai  requisiti
di cui all’articolo 7.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2  e  3  si  applicano  fatti
salvi i riesami di cui all’articolo 12. In ogni caso le  disposizioni
di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7 si applicano alle scadenze  indicate
rispettivamente ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 12.
R i e s a m i
1. La valutazione preliminare  del  rischio  di  alluvioni  di  cui
all’articolo 4 e la valutazione e le decisioni  di  cui  all’articolo
11, comma 1, sono riesaminate e, se del caso, aggiornate entro il  22
settembre 2018 e, successivamente, ogni sei anni.
2. Le mappe della pericolosita’  da  alluvione  e  del  rischio  di
alluvioni di cui all’articolo 6 sono  riesaminate  e,  se  del  caso,
aggiornate, entro il 22 settembre 2019 e, successivamente,  ogni  sei
3. I piani di gestione del rischio di alluvioni di cui all’articolo
7 sono riesaminati e, se del caso, aggiornati compresi  gli  elementi
di cui alla parte B dell’allegato I, entro il 22  settembre  2021  e,
successivamente, ogni sei anni.
4. I riesami di cui ai commi 1 e 3 tengono conto degli effetti  dei
cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni.
Relazioni ed informazioni alla Commissione europea
decreto legislativo n.  152  del  2006  mettono  a  disposizione  sul
Portale cartografico nazionale del Ministero  dell’ambiente  e  della
tutela del territorio e  del  mare  la  valutazione  preliminare  del
rischio di alluvioni, le mappe della pericolosita’ e del  rischio  di
alluvioni ed i piani di gestione del rischio di alluvioni di cui agli
articoli 4, 6 e 7, comma 3, lettera a), nonche’  i  loro  riesami  ed
eventualmente gli aggiornamenti, entro tre mesi dalle  date  indicate
rispettivamente all’articolo 4, comma 1,  all’articolo  6,  comma  1,
all’articolo 7, comma 8, e all’articolo 12.
2. Le regioni mettono a disposizione sul portale  del  Dipartimento
della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri i
bollettini e gli avvisi di cui  alla  direttiva  del  Presidente  del
Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004.
3. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio  e  del
mare informa la Commissione europea delle decisioni  prese  ai  sensi
dell’articolo 11, commi 1, 2 e 3, e mette a disposizione sul  Portale
cartografico  nazionale  le  relative  informazioni,  rispettivamente
entro il 22 dicembre 2011, il 22 dicembre 2013 e il 22 dicembre 2015.
4. Le autorita’ di cui al comma 1 trasmettono  le  informazioni  di
cui allo stesso comma 1 all’Istituto superiore per la protezione e la
ricerca ambientale (ISPRA), entro le scadenze indicate ai commi 1 e 3
per ciascun insieme di informazioni, e secondo modalita’ e specifiche
dati  individuate   dallo   stesso   ISPRA,   tenendo   conto   della
compatibilita’ con i sistemi di gestione dell’informazione adottati a
livello comunitario.
Modifiche dell’allegato 1
1. Con decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare, d’intesa con il Dipartimento della  protezione
civile per gli aspetti competenza, si provvede  alla  modifica  delle
parti A e B dell’allegato 1 al fine di recepire modifiche  di  ordine
tecnico introdotte da direttive emanate dall’Unione europea.
1. Con decreti  del  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare, sentiti i Ministeri delle infrastrutture e dei
trasporti, dell’interno e per i beni e  le  attivita’  culturali,  il
Dipartimento della protezione civile e la Conferenza permanente per i
rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e
di Bolzano, si provvede alla  eventuale  integrazione,  relativamente
agli  aspetti  individuati  alla  parte  C  dell’allegato  1,   degli
indirizzi,  dei  criteri  e  dei  metodi  per  la  redazione  e   per
l’aggiornamento dei piani di gestione del rischio  di  alluvioni,  di
cui all’articolo 7, comma 3, lettera a).
1. Le amministrazioni e gli enti  pubblici  interessati  provvedono
all’attuazione delle disposizioni del  presente  decreto  nell’ambito
delle proprie attivita’ istituzionali ed utilizzando a tale  fine  le
2. All’attuazione dei piani di  gestione  di  cui  all’articolo  7,
comma  3,  lettera  a),  le  amministrazioni  e  gli  enti   pubblici
provvedono ai sensi degli articoli  69,  70,  71  e  72  del  decreto
legistativo 3 aprile 2006, n. 152;  all’attuazione  dell’articolo  7,
comma 3, lettera b), fatta eccezione per  le  attivita’  di  soccorso
tecnico urgente, si provvede ai sensi della legge 24  febbraio  1992,
n. 225, e della direttiva del Presidente del Consiglio  dei  Ministri
27  febbraio  2004,  nonche’  con  le  risorse   regionali   all’uopo
stanziate, utilizzando allo scopo le risorse finanziarie  disponibili
– Si riporta il testo degli articoli 69, 70,  71  e  72
del decreto legislativo n. 152 del 2006:
«Art. 69 (Programmi di intervento). –  1.  I  piani  di
bacino  sono  attuati  attraverso  programmi  triennali  di
intervento che sono redatti tenendo conto degli indirizzi e
delle   finalita’   dei   piani   medesimi   e   contengono
l’indicazione dei mezzi per farvi fronte e  della  relativa
2. I programmi triennali debbono  destinare  una  quota
non inferiore al  quindici  per  cento  degli  stanziamenti
complessivamente a:
a) interventi di manutenzione ordinaria delle  opere,
degli impianti e dei beni, compresi mezzi,  attrezzature  e
materiali dei cantieri-officina e dei magazzini idraulici;
b) svolgimento del servizio di polizia idraulica,  di
navigazione  interna,  di  piena  e  di  pronto  intervento
c) compilazione ed aggiornamento dei piani di bacino,
svolgimento di studi, rilevazioni  o  altro  nelle  materie
riguardanti la difesa del  suolo,  redazione  dei  progetti
generali, degli studi  di  fattibilita’,  dei  progetti  di
opere e degli studi di valutazione dell’impatto  ambientale
delle opere principali.
3. Le regioni, conseguito il  parere  favorevole  della
Conferenza istituzionale permanente  di  cui  all’art.  63,
comma 4, possono provvedere con  propri  stanziamenti  alla
realizzazione di opere e di interventi previsti  dai  piani
di bacino, sotto il controllo della predetta conferenza.
4. Le province, i comuni, le comunita’  montane  e  gli
altri enti pubblici, previa autorizzazione della Conferenza
istituzionale permanente  di  cui  all’art.  63,  comma  4,
possono   concorrere   con   propri    stanziamenti    alla
realizzazione di opere e interventi previsti dai  piani  di
bacino.».
«Art. 70 (Adozione dei programmi). – 1. I programmi  di
intervento sono  adottati  dalla  Conferenza  istituzionale
permanente di cui all’art. 63, comma 4; tali programmi sono
inviati ai componenti della conferenza stessa almeno  venti
giorni prima della data fissata per la conferenza; in  caso
di decisione a maggioranza, la delibera  di  adozione  deve
fornire una adeguata ed analitica motivazione rispetto alle
opinioni dissenzienti espresse in seno alla conferenza.
2. La scadenza di ogni programma triennale e’ stabilita
al 31 dicembre dell’ultimo anno del  triennio  e  le  somme
autorizzate per l’attuazione del  programma  per  la  parte
eventualmente non ancora impegnata alla predetta data  sono
destinate ad incrementare il fondo del programma  triennale
successivo per l’attuazione degli interventi  previsti  dal
programma triennale in corso o dalla sua revisione.
3.  Entro  il  31  dicembre  del  penultimo  anno   del
programma  triennale  in  corso,  i  nuovi   programmi   di
intervento  relativi  al  triennio   successivo,   adottati
secondo le modalita’ di cui al comma 1, sono  trasmessi  al
Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela  del  territorio,
affinche’, entro il successivo 3 giugno, sulla  base  delle
previsioni contenute nei programmi e sentita la  Conferenza
Stato-regioni, trasmetta al Ministro dell’economia e  delle
finanze l’indicazione del  fabbisogno  finanziario  per  il
successivo triennio,  ai  fini  della  predisposizione  del
disegno di legge finanziaria.
4. Gli interventi previsti dai programmi triennali sono
di norma  attuati  in  forma  integrata  e  coordinata  dai
soggetti competenti, in base ad  accordi  di  programma  ai
sensi dell’art. 34 del decreto legislativo 18 agosto  2000,
n. 267.».
«Art.  71  (Attuazione  degli  interventi).  –  1.   Le
funzioni    di    studio    e    di     progettazione     e
tecnico-organizzative attribuite alle Autorita’  di  bacino
possono essere esercitate  anche  mediante  affidamento  di
incarichi    ad    istituzioni    universitarie,     liberi
professionisti   o   organizzazioni   tecnico-professionali
specializzate,  in  conformita’   ad   apposite   direttive
impartite dalla Conferenza istituzionale permanente di  cui
all’art. 63, comma 4.
2. L’esecuzione di  opere  di  pronto  intervento  puo’
avere carattere definitivo quando  l’urgenza  del  caso  lo
3. Tutti gli atti di concessione  per  l’attuazione  di
interventi ai sensi della presente sezione sono soggetti  a
registrazione a tassa fissa.».
«Art.  72  (Finanziamento).  –  1.  Ferme  restando  le
entrate  connesse  alle  attivita’   di   manutenzione   ed
esercizio  delle  opere  idrauliche,  di  bonifica   e   di
miglioria fondiaria, gli interventi previsti dalla presente
sezione sono a totale  carico  dello  Stato  e  si  attuano
mediante i programmi triennali di cui all’art. 69.
2. Per le finalita’ di cui al comma 1, si  provvede  ai
sensi dell’art. 11, comma 3,  lettera  d),  della  legge  5
agosto 1978, n. 468. I predetti stanziamenti sono  iscritti
nello stato di previsione  del  Ministero  dell’economia  e
delle finanze  fino  all’espletamento  della  procedura  di
ripartizione di cui ai commi 3 e 4  del  presente  articolo
sulla cui base il Ministro dell’economia  e  delle  finanze
apporta, con proprio decreto, le occorrenti  variazioni  di
3. Il Comitato dei Ministri di cui all’art. 57, sentita
la  Conferenza  Stato-regioni,  predispone  lo  schema   di
programma nazionale di intervento  per  il  triennio  e  la
ripartizione  degli  stanziamenti  tra  le  Amministrazioni
dello Stato e le regioni,  tenendo  conto  delle  priorita’
indicate  nei  singoli  programmi   ed   assicurando,   ove
necessario, il coordinamento  degli  interventi.  A  valere
sullo  stanziamento  complessivo  autorizzato,  lo   stesso
Comitato dei Ministri propone l’ammontare di una  quota  di
riserva da destinare al  finanziamento  dei  programmi  per
l’adeguamento ed il  potenziamento  funzionale,  tecnico  e
scientifico dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente  e
per i servizi tecnici (APAT).
4.  Il  programma  nazionale   di   intervento   e   la
ripartizione degli stanziamenti, ivi inclusa  la  quota  di
riserva   a   favore   dell’Agenzia   per   la   protezione
dell’ambiente  e  per  i  servizi  tecnici   (APAT),   sono
approvati dal Presidente del  Consiglio  dei  Ministri,  ai
sensi dell’art. 57.
5.  Il  Ministro  dell’ambiente  e  della  tutela   del
territorio,  entro  trenta  giorni  dall’approvazione   del
programma triennale nazionale, su proposta della Conferenza
Stato-regioni, individua con proprio decreto  le  opere  di
competenza  regionale,  che  rivestono   grande   rilevanza
tecnico-idraulica per la modifica del reticolo  idrografico
principale e del demanio  idrico,  i  cui  progetti  devono
essere sottoposti al parere  del  Consiglio  superiore  dei
lavori pubblici, da esprimere entro  novanta  giorni  dalla
1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome  provvedono
alle  finalita’  di  cui  al  presente  decreto   nell’ambito   delle
competenze ad esse spettanti ai sensi dello statuto speciale e  delle
relative norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi
Dato a Roma, addi’ 23 febbraio 2010
Bondi,  Ministro  per  i  beni  e  le
(di cui all’articolo 7, comma 4)
Parte A – Piani di gestione del rischio di alluvioni.
I – Elementi che devono figurare nel primo piano  di  gestione  del
rischio di alluvioni:
1. Conclusioni  della  valutazione  preliminare  del  rischio  di
alluvioni prevista dall’articolo  4  sotto  forma  di  una  mappa  di
sintesi del distretto idrografico di cui all’articolo 3, che delimiti
le zone di cui all’articolo 5 oggetto del primo piano di gestione del
rischio di alluvioni;
2.  mappe  della  pericolosita’  e  del  rischio   di   alluvioni
predisposte ai sensi  dell’articolo  6  o  gia’  esistenti  ai  sensi
dell’articolo 12 e conclusioni ricavate dalla loro lettura;
3. descrizione degli obiettivi  della  gestione  del  rischio  di
alluvioni, definiti a norma dell’articolo 7, comma 2;
4. sintesi delle misure e relativo ordine  di  priorita’  per  il
raggiungimento  degli  obiettivi  della  gestione  del   rischio   di
alluvioni, comprese quelle adottate a norma dell’articolo 7  e  delle
misure in materia di alluvioni adottate  nell’ambito  di  altri  atti
comunitari  comprese  le  direttive  del  Consiglio  85/337/CEE   del
Consiglio,  del  27   giugno   1985,   concernente   la   valutazione
dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e
96/82/CE del Consiglio,  del  9  dicembre  1996,  sul  controllo  dei
pericoli di incidenti rilevanti  connessi  con  determinate  sostanze
pericolose, la direttiva 2001/42/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio, del 27  giugno  2001,  concernente  la  valutazione  degli
effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, la  direttiva
2000/60/CE del Parlamento europeo e del  Consiglio,  del  23  ottobre
2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di
acque, fatte salve  le  misure  gia’  predisposte  nell’ambito  della
pianificazione di bacino in attuazione del  decreto-legge  11  giugno
1998, n. 180, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152;
5. qualora disponibile, per i bacini  idrografici  o  sottobacini
condivisi, descrizione della  metodologia  di  analisi  dei  costi  e
benefici,  utilizzata  per  valutare   le   misure   aventi   effetti
transnazionali.
II – Descrizione dell’attuazione del piano:
1. descrizione dell’ordine di  priorita’  e  delle  modalita’  di
monitoraggio dello stato di attuazione del piano;
2.  sintesi  delle  misure  ovvero  delle  azioni  adottate   per
informare e consultare il pubblico;
3. elenco delle autorita’ competenti e, se del caso,  descrizione
del processo  di  coordinamento  messo  in  atto  all’interno  di  un
distretto idrografico internazionale e del processo di  coordinamento
con la direttiva 2000/60/CE.
Parte B – Elementi che devono figurare nei  successivi  aggiornamenti
dei piani di gestione del rischio di alluvioni:
1.  eventuali  modifiche  o   aggiornamenti   apportati   dopo   la
pubblicazione della versione precedente del piano  di  gestione,  del
rischio di alluvioni, compresa una sintesi dei riesami svolti a norma
dell’articolo 13;
2.  valutazione  dei  progressi  realizzati  per   conseguire   gli
obiettivi di cui all’articolo 7, comma 2;
3. descrizione  motivata  delle  eventuali  misure  previste  nella
versione precedente del piano di gestione del rischio  di  alluvioni,
che erano state programmate e non sono state poste in essere;
4. descrizione di eventuali misure supplementari adottate  dopo  la
pubblicazione della versione precedente del  piano  di  gestione  del
rischio di alluvioni.
Parte C  –  Contenuti  degli  indirizzi,  criteri  e  metodi  per  la
redazione e l’aggiornamento dei piani  di  gestione  del  rischio  di
alluvioni:
1.  indirizzi  per  la  valutazione  preliminare  del  rischio   di
alluvione relativamente agli aspetti riguardanti la prevenzione e  la
protezione dal rischio di alluvione e, in particolare, la valutazione
delle conseguenze del cambiamento  climatico  sul  verificarsi  delle
alluvioni, la valutazione delle conseguenze negative  per  la  salute
umana, i beni, le attivita’ economiche, l’ambiente  e  il  patrimonio
culturale, la valutazione del ruolo delle pianure  alluvionali,  come
aree naturali di  ritenzione  delle  acque,  e  dell’efficacia  delle
infrastrutture artificiali per la protezione dalle alluvioni;
2. criteri per la individuazione delle aree  a  pericolosita’  e  a
rischio di  alluvione,  nonche’  per  la  definizione  del  grado  di
pericolosita’ e del grado di rischio, con riferimento in particolare,
alla portata della piena e all’estensione dell’inondazione, alle  vie
di deflusso delle  acque  e  alle  zone  con  capacita’  d’espansione
naturale delle piene, alle condizioni morfologiche e meteomarine alla
foce per quanto concerne  la  valutazione  delle  inondazioni  marine
delle zone costiere, agli obiettivi  ambientali  di  cui  alla  parte
terza, titolo II, del decreto  legislativo  n.  152  del  2006,  alla
gestione  del  suolo  e  delle  acque,  alla  pianificazione  e  alle
previsioni di sviluppo del territorio, all’uso del  territorio,  alla
conservazione della natura, alla navigazione  e  alle  infrastrutture
portuali,  ai  costi  e  ai   benefici,   al   numero   di   abitanti
potenzialmente interessati,  alle  attivita’  economiche  e  ai  beni
ambientali, storici e culturali  di  rilevante  interesse  insistenti
sull’area potenzialmente interessata;
3. metodologie  standard  e  codificate  per  l’utilizzo  dei  dati
ambientali del Ministero dell’ambiente, e della tutela del territorio
e del mare, derivanti  dal  Piano  di  telerilevamento  ambientale  e
fruibili attraverso il Sistema cartografico cooperante, ai fini della
delimitazione e aggiornamento delle aree a pericolosita’ idraulica  e
delle aree a rischio idraulico, nonche’ ai fini  delle  attivita’  di
protezione dal rischio di alluvione.
DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010, n. 49 – Attuazione della direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni. (10G0071) (GU n. 77 del 2-4-2010 redazione redazione 2015-05-05T19:00:40+00:00