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Timestamp: 2020-02-28 22:45:32+00:00
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Violenza domestica: quando c'è allontanamento?
Violenza domestica: quando c’è allontanamento?
16 Dicembre 2018 | Autore: Mariano Acquaviva
Cosa sono i maltrattamenti in famiglia? È possibile disporre l’allontanamento dalla casa familiare? Anche una lesione lievissima giustifica l’allontanamento?
Se sei stato vittima di un reato, probabilmente saprai che la giustizia italiana non è molto veloce: una volta denunciato il crimine, ci vorrà un po’ di tempo perché le indagini comincino, e molto altro ce ne vorrà prima che cominci il processo e, soprattutto, prima che si arrivi ad una sentenza definitiva. Durante tutto questo tempo, la vittima si trova praticamente priva di protezione, esposta alla possibilità che l’autore del reato reiteri la propria condotta impunemente. Per evitare ciò, cioè per impedire a chi delinque di poter tormentare ulteriormente la persona offesa oppure semplicemente di continuare a trasgredire la legge, l’ordinamento giuridico ha previsto le misure cautelari. Cosa sono? Semplice: si tratta di provvedimenti che limitano la libertà della persona accusata o solamente sospettata di aver commesso un reato, impedendole così di ripetere il suo crimine. Ad esempio, se sei vittima di stalking, provvederai a denunciare il tuo persecutore; il problema è che, mentre si giungerà ad una sentenza di condanna, trascorreranno anni, tempo durante il quale il criminale potrà continuare ad agire indisturbato. Proprio per evitare ciò il giudice può disporre, ai danni dello stalker, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: così facendo, verrà fatto divieto al persecutore di accostarsi alla vittima e ai posti che abitualmente frequenta (palestra, locali, luogo di lavoro, ecc.). Le misure cautelari, in pratica, servono ad impedire che la sentenza finale risulti inutile, priva di senso. Come il divieto di avvicinamento, anche l’allontanamento dalla casa familiare è una misura cautelare, destinata però ai casi di violenza domestica: in pratica, se sei maltrattato dal convivente o da altro parente, puoi non solo denunciare l’accaduto, ma anche chiedere che, nelle more del procedimento, il tuo aggressore venga allontanato dall’abitazione, così da non poterti più fare del male. Il ventaglio delle ipotesi delittuose ricomprese in questa misura cautelare è stato sempre più esteso, tanto da ricomprendere oggi, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, anche il caso di lesioni lievissime, cioè di lesioni di poco conto, che lasciano tracce appena percettibili. Se quanto detto sinora ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò quando c’è allontanamento per violenza domestica.
1 Violenza domestica: cosa sono i maltrattamenti in famiglia?
2 Quando è violenza domestica?
3 Allontanamento nel caso di violenza domestica: è possibile?
4 Allontanamento: è possibile anche nel caso di lesioni minime?
Violenza domestica: cosa sono i maltrattamenti in famiglia?
Prima di vedere quando c’è allontanamento per violenza domestica, ti spiegherò brevemente cosa intende il codice penale per violenza domestica. In realtà, un reato che porta questo nome non esiste: quello che si avvicina più di tutti è sicuramente il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. Secondo la legge, commette reato chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni [1].
Il reato di maltrattamenti è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [2]. Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.
Quando è violenza domestica?
Abbiamo appena visto che la violenza domestica coincide quasi del tutto con il reato di maltrattamenti in famiglia, potendo essere ricompresa in questa fattispecie delittuosa non soltanto le ipotesi di percosse o lesioni fisiche tra conviventi o familiari, ma anche quelle di abuso psicologico e di maltrattamenti morali. Ma non è tutto.
Nella violenza domestica, soprattutto se considerata ai fini dell’applicazione dell’allontanamento dalla casa familiare (di cui ti parlerò di qui ad un istante), possono essere fatti rientrare anche i casi di violazione degli obblighi di assistenza familiare (tipica di chi, ad esempio, dilapida tutti gli averi della famiglia) [3], di abuso dei mezzi di correzione e di disciplina (che compie colui che ad esempio, per educare i figli, ricorre alle percosse) [4], nonché quelli di minaccia, stalking, violenza sessuale, prostituzione e pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico e lesioni personali. In pratica, tutto ciò che può attentare all’integrità fisica e morale dei propri familiari può rientrare nella nozione ampia di violenza domestica.
Allontanamento nel caso di violenza domestica: è possibile?
Quanto detto sinora è fondamentale per comprendere ciò che ti dirò ora: è possibile chiedere l’allontanamento nel caso di violenza domestica? Assolutamente sì: la legge dice che, in tutte le ipotesi di violenza domestica (non solo maltrattamenti, quindi, ma anche lesioni, minacce, ecc.), se il giudice ne ravvisa la necessità, è possibile emettere un’ordinanza con la quale si impone all’indagato/imputato di allontanarsi dall’abitazione familiare e di non farvi rientro fino a nuovo ordine [5]. Ma v’è altro.
Con lo stesso provvedimento con cui si dispone, su richiesta del magistrato del pubblico ministero, l’allontanamento per violenza domestica, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. Sempre con la medesima ordinanza, inoltre, il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari. In pratica, la misura serve ad evitare che il membro della famiglia allontanato per il suo comportamento delittuoso possa liberarsi dell’obbligo di sostenere economicamente la sua famiglia. Pertanto, sempre che ne ricorrano le condizioni, il giudice può vietargli di fare rientro a casa ma, allo stesso tempo, obbligarlo a continuare a mantenere la famiglia. Una tutela a tutto tondo, insomma.
Allontanamento: è possibile anche nel caso di lesioni minime?
La misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare è stata estesa anche alla violenza domestica consistente nell’infliggere lesioni lievissime. Di cosa si tratta? In pratica, la legge fa rientrare nel concetto di violenza domestica tutte le ipotesi di reato che abbiamo sopra elencato: dai maltrattamento all’abuso dei mezzi di correzione, dalle minacce allo stalking, passando per i reati di pornografia minorile e le lesioni. Nell’ambito di quest’ultima fattispecie ci sono anche le lesioni minime, quelle che vengono normalmente definite “lievissime”: si tratta delle lesioni che cagionano una malattia guaribile entro venti giorni.
Questo significa che anche uno schiaffo particolarmente forte, una spinta che provochi un urto o, comunque, qualsiasi conseguenza che sia anatomicamente valutabile in ospedale come lesione e per la quale sia possibile dare una prognosi anche solo di pochi giorni, potrà legittimare il familiare leso a denunciare il fatto e a chiedere protezione dalla violenza domestica mediante l’allontanamento dalla casa familiare.
È stata proprio la Corte Costituzionale, con una recente sentenza [6] che ha corretto un errore del legislatore (che, inspiegabilmente, escludeva dalla tutela cautelare le lesioni lievissime inflitte ai figli naturali, ma non quelle fatte patire ai figli adottivi), a stabilire in via definitiva che anche le lesioni lievissime nei confronti dei figli, del coniuge, del partner, degli ascendenti e, più in generale, dei conviventi, devono rientrare nella nozione di violenza domestica e, pertanto, debbono essere protette dalla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.
[2] Cass., sent. n. 8396 del 12.09.1996.
[5] Art. 282-bis cod. proc. pen.
[6] Corte Cost., sent. n. 236/2018.
5.1.– Il censurato art. 4, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 274 del 2000 dispone, nella parte che qui rileva, che il giudice di pace è competente: «a) per i delitti consumati o tentati previsti dagli articoli 581, 582, limitatamente alle fattispecie di cui al secondo comma perseguibili a querela di parte, ad esclusione dei fatti commessi contro uno dei soggetti elencati dall’articolo 577, secondo comma, ovvero contro il convivente […]».
Per la prima disposizione (art. 582, secondo comma) il richiamo vale a identificare una fattispecie di lesioni aggravate, anche lievissime (e perseguibili comunque a querela), che sono tali se ricorrono i presupposti sia del numero 1) del primo comma, sia del secondo comma dell’art. 577: ovvero se i fatti di lesione sono commessi in danno di qualsivoglia soggetto previsto dall’art. 577 e quindi, in particolare, tanto in danno del figlio naturale che del figlio adottivo, dovendo intendersi per tale quello che abbia acquisito siffatto stato in virtù, in particolare, di adozione legittimante. Infatti, la giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 26 settembre 2017 – 1° marzo 2018, n. 9427), con riguardo al reato di omicidio volontario, che vede come rilevante la distinzione tra «discendente» e «figlio adottivo», ha ritenuto che nella nozione di «discendente» di cui al numero 1) del primo comma dell’art. 577 cod. pen. rilevi la filiazione biologica, sicché la nozione di «figlio adottivo» di cui al secondo comma dell’art. 577, pur essendo la disposizione rimasta nella formulazione originaria del 1930, è da intendersi riferita anche all’adozione quale regolamentata dalla disciplina successiva al codice civile del 1942 e quindi, in particolare, a quella legittimante, di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia).
Nicola Tumiatti ha detto:
19/01/2019 alle 23:41
Non ce violenza domestica ma per CORRUZIONE e TENTATO OMICIDIO PREINTENZIONALE sono stato colpito dalle ASSOCIAZIONI MAFIOSE CORROTTE COMUNISTE del TRIBUNALE DI PADOVA VENEZIA e VICENZA che hanno creato i 5 CAPI DI IMPUTAZIONE FALSI il TSO FALSO e con le TANGENTI hanno ripagato i complici che hanno chiesto la distruzione del mio MATRIMONIO l’allontanamento dal posto di LAVORO e l’OMICIDIO perché i miei GENITORI con I COMPLICI hanno pagato le TANGENTI ai tribunale di PADOVA il magistrato BENEDETTO MANLIO ROBERTI ha girato tutti i DOCUMENTI originali convinto che io sia malato psichiatrico per EPILESSIA CRIPTOGENETICA FARMACORESISTENTE TEMPORALE DX quando il FASCICOLO DI MEDICINA scritto dai POLICLINICI che hanno eseguito LE RINSONANZE MAGNETICHE per studiare la MALATTIA NEUROLOGICA e curarla FARMACOLOGICAMENTE E NEUROCHIRURGICAMENTE. Il FASCICOLO DI MEDICINA è stato nascosto e gli errori sono stati GENERALI ED ENORMI tanto che sono stato
AGGREDITO e non UCCISO ma danneggiato al rientro da POLICLINICO FRANCESE DE LA TIMONE DOVE L’intervento è costato 800.000 Euro 3 i DANNI hanno bloccato l’intervento che non è più operabile.
Per CORRUZIONE i danni oggi sono saluti a 15.000.000 di Euro
Salomoni ha detto:
09/06/2019 alle 22:42
In quanti giorni il giudice esegue l’allontanamento del coniuge violento?
11/06/2019 alle 00:38
La legge consente di allontanare un marito violento anche quando il comportamento di per sé non integra ancora un reato. Si tratta cioè di una tutela preventiva volta ad evitare che si verifichino danni ben più seri. Perché aspettare che sia troppo tardi? Ecco allora una semplice guida sulla tutela che le nostre leggi riconoscono alle donne in difficoltà, perché possano allontanare da casa un marito violento prima che sia troppo tardi; clicca qui per leggere il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/207037_come-allontanare-un-marito-violento-da-casa
Per ulteriori approfondimenti leggi Marito violento: cosa fare? https://www.laleggepertutti.it/273421_marito-violento-cosa-fare Dall’abbandono della casa coniugale per giusta causa all’ammonimento del questore; dalla denuncia per violenze familiari alla separazione. Tutte le difese della donna vittima di soprusi.
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