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Timestamp: 2013-05-19 21:43:25+00:00
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Legge pinto: si al giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento delle somme dell’equa riparazione | Iusletter
Legge pinto: si al giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento delle somme dell’equa riparazione
Diritto del processo e dell'esecuzione - tutela dei diritti / Diritto Processuale Civile Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 29 dicembre 2010, n. 9541
Sentenza: “I ricorrenti in ottemperanza agiscono con distinti ricorsi per la esecuzione di un provvedimento giurisdizionale emesso dalla Corte di appello di Palermo (in realtà si tratta di un unico giudizio, r.g.n.44 del 2008, definito con unico decreto, cron, n.6456), che, in accoglimento in loro favore di ricorsi proposti ai sensi dell’art. 3 L.89 del 2001, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di somme come indicato in parentesi (euro 4.500 a favore di ognuno dei ricorrenti, e cioè C.A., D.G., R.A., P.F., C.R., M.G., S.E., G.C., F.G., S.G., C.E., A.S., F.A.).”
La costante pratica da parte dello Stato di non eseguire automaticamente le decisioni delle Corti d’Appello in materia di equa riparazione per la violazione del termine di ragionevole durata dei processi, impone al cittadino di intraprendere una lunga ed estenuante fase esecutiva volta al recupero delle somme concesse a titolo di risarcimento, di certo ostacolata dal legislatore che progressivamente ha bloccato le varie procedure esecutive presso la Banca D’Italia o le Poste Italiane o presso le Agenzie di riscossione tributi, rendendo tali somme impignorabili.
Di recente, tuttavia la giurisprudenza del Consiglio di Stato e quella dei tribunali amministrativi regionali è orientata ad ammettere l’esperibilità del giudizio di ottemperanza nei confronti del Ministero della Giustizia, laddove questi rimanga inerte e non provveda nei termini, ad evadere l’esplicita richiesta di pagamento delle somme dovute a titolo di risarcimento, liquidate giudizialmente a seguito di azione di equa riparazione.
Secondo la sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, del 29 dicembre 2010, n. 9541, qui di seguito riportata integralmente, il decreto di condanna a carico dello Stato fondato sulla cosiddetta “legge Pinto” contro le lungaggini della Giustizia, costituisce un provvedimento che ha natura decisoria in materia di diritti soggettivi e, dunque, assume efficacia di giudicato. Ne consegue che questo è titolo valido nel giudizio di ottemperanza contro l’Amministrazione per ottenere l’esecuzione della condanna al pagamento della somma di denaro disposta dal giudice.
Il Consiglio di Stato precisa, inoltre, che il giudizio di ottemperanza è un rimedio che risulta esperibile in modo non soltanto alternativo ma anche congiunto al processo di esecuzione davanti al giudice civile, fermo restando che è impossibile ottenere due volte il pagamento della stessa somma.
Presidente Trotta – Relatore De Felice
I ricorrenti in ottemperanza agiscono con distinti ricorsi per la esecuzione di un provvedimento giurisdizionale emesso dalla Corte di appello di Palermo (in realtà si tratta di un unico giudizio, r.g.n.44 del 2008, definito con unico decreto, cron, n.6456), che, in accoglimento in loro favore di ricorsi proposti ai sensi dell’art. 3 L.89 del 2001, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di somme come indicato in parentesi (euro 4.500 a favore di ognuno dei ricorrenti, e cioè C.A., D.G., R.A., P.F., C.R., M.G., S.E., G.C., F.G., S.G., C.E., A.S., F.A.).
Tali giudizi di ottemperanza sono stati già riuniti da questa sezione con ordinanza n.339 del 2010, attesa la connessione oggettiva e soggettiva e la considerazione che trattasi di medesima questione di diritto.
Questa sezione, con la medesima ordinanza, ha altresì chiesto al Dipartimento Amministrazione Generale del personale e dei servizi- Direzione centrale dei servizi del tesoro – rilevato che solo nei giudizi r.g.n. 3083, 304 e 3085 del 2010 (Parello, Chibbaro, Mattaliano) era iniziato il procedimento di liquidazione con la autorizzazione di pagamento, finalizzata alla estinzione del debito in favore dei creditori, mentre nulla risultava per il resto – chiarimenti in ordine allo stato dei pagamenti e alla eventuale sussistenza di motivi giustificativi di tipo ostativo.
Le cause sono state rinviate alla camera di consiglio del 7 dicembre 2010.
La sezione ha già chiarito che il decreto di condanna emesso ai sensi dell’art. 3 della legge n.89 del 2001 ha natura decisoria in materia di diritti soggettivi ed è quindi idoneo ad assumere valore e efficacia di giudicato, ai fini della ammissibilità del giudizio di ottemperanza (ex plurimis, Consiglio di Stato, IV, 10 dicembre 2007, n.6318); tale rimedio è esperibile per la esecuzione di una condanna al pagamento di somme di danaro, alternativamente o congiuntamente rispetto al rimedio del processo di esecuzione dinanzi al giudice civile, con il solo limite della impossibilità di conseguire due volte la medesima somma.
Con riguardo poi alla eccezione sollevata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri circa la effettiva legittimazione passiva nella suddetta materia, che spetterebbe al Ministero delle Finanze, il Collegio rileva che il titolo (successivo alla invocata legge finanziaria per il 2007) è stato emesso nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri; inoltre, nel giudizio non è stata sollevata la eccezione ai sensi dell’art. 1 L.260 del 1958 e quindi vale il principio della unità della persona giuridica statale, fermo restando il principio secondo cui non può escludersi la dovutezza del Ministero dell’Economia, proprio alla luce della invocata normativa.
(Diana Rampon – d.rampon@lascalaw.com)
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