Source: https://filp.eu/it/
Timestamp: 2019-07-24 04:37:36+00:00
Document Index: 90382628

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 34', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

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Tornano nel Lazio le agevolazioni per chi si muove con il trasporto pubblico: bus, treni e metro. Un sostegno per i pendolari e per le famiglie che hanno più bisogno di aiuto. Ecco i principali sconti 30% di sconto per tutti i cittadini di Roma e del Lazio che hanno un reddito ISEE inferiore ai 25mila euro 50% di sconto per tutti i cittadini di Roma e del Lazio che hanno un reddito ISEE inferiore ai 15mila euro +10% di sconto per l’acquisto del secondo abbonamento nello stesso nucleo familiare, +20% di sconto per il terzo e +30% di sconto dal quarto poi! Sito ufficiale
Cos'è+ L’assegno di natalità (anche detto "Bonus Bebè") è un assegno mensile destinato alle famiglie per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018 con un ISEE non superiore a 25.000 euro. L’assegno è annuale e viene corrisposto ogni mese fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito di adozione o affidamento preadottivo. Il beneficio è stato istituito dall’articolo 1, commi 125-129, legge 23 dicembre 2014, n. 190, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (legge di stabilità per l’anno 2015), mentre con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2015 sono state adottate le relative disposizioni attuative. L’articolo 1, commi 248 e 249, legge 27 dicembre 2017, n. 205 “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (legge di bilancio 2018) ha riconosciuto il beneficio anche per i nati e adottati nel 2018 fino al compimento del primo anno di età o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione. A chi è rivolto+ Possono beneficiare del bonus i nuclei familiari con un ISEE minorenni in corso di validità non superiore a 25.000 euro. Come funziona+ DECORRENZA E DURATA L’assegno spetta a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia del figlio adottato o affidato. La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare, a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo. Se l’assegno non può più essere concesso al genitore richiedente (perché, ad esempio, decaduto dalla potestà genitoriale o perché il figlio è stato affidato in via esclusiva all’altro genitore), l’altro genitore può subentrare nel diritto all’assegno presentando una nuova domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice, che dispone la decadenza dalla potestà o l’affidamento esclusivo all’altro genitore. In questo caso l’assegno spetta al nuovo genitore richiedente dal mese successivo a quello di emanazione del provvedimento giudiziario. Per l’affidamento temporaneo di minore nato o adottato nel 2018, l’assegno spetta a decorrere dal mese di emanazione del provvedimento del giudice o del provvedimento dei servizi sociali reso esecutivo dal giudice tutelare. In caso di decesso del genitore richiedente, l’erogazione dell’assegno prosegue a favore dell’altro genitore convivente col figlio. Quest’ultimo deve fornire all’INPS gli elementi informativi necessari per la prosecuzione dell’assegno entro 90 giorni dalla data del decesso. In ogni caso, se la domanda è presentata oltre i 90 giorni, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda. L’assegno è corrisposto mensilmente per i nati, adottati o in affido preadottivo nel 2018 per un massimo di 12 mensilità, a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia. QUANTO SPETTA La misura dell’assegno dipende dall' ISEE minorenni del minore per il quale si richiede l’assegno. Con ISEE minorenni inferiore ai 7.000 euro la misura è di 1.920 euro. Con ISEE minorenni compreso tra 7.000 euro e 25.000 euro annui la misura è di 960 euro. Il pagamento mensile dell’assegno è effettuato dall’INPS direttamente al richiedente tramite bonifico domiciliato, accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN intestati al richiedente. In sede di invio della domanda è necessario allegare il modello SR/163, in mancanza la domanda rimane sospesa. Se la domanda è stata presentata dal legale rappresentante in nome e per conto del genitore minorenne o incapace di agire, il mezzo di pagamento prescelto deve essere intestato al genitore. Se il figlio nato o adottato è collocato temporaneamente presso un’altra famiglia secondo l’art. 2 della legge 184 del 1983, l’assegno è corrisposto all’affidatario che ne fa richiesta e solo per la durata dell’affidamento. Il pagamento dell’assegno è effettuato a partire dal mese successivoa quello di presentazione della domanda. Se la domanda è stata presentata nei termini di legge (entro i 90 giorni), il primo pagamento comprende anche l’importo delle mensilità maturate fino a quel momento. DECADENZA L’erogazione dell’assegno a favore del richiedente termina quando: il figlio compie un anno o si raggiunge un anno dall’ingresso in famiglia per i nati-adottati in affido preadottivo nel 2018. L’anno si calcola a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia (questo mese incluso); il figlio raggiunge i 18 anni di età; il richiedente perde uno dei requisiti previsti dalla legge (ad esempio in caso di trasferimento della residenza all’estero, perdita del requisito della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, revoca dell’affidamento, ISEEminorenni superiore a 25.000 euro annui). Altre cause di decadenza sono: il decesso del figlio; la revoca dell’adozione; la decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale; l’affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda; l’affidamento del minore a terzi; provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell'affidamento preadottivo. Il richiedente deve comunicare all’INPS la perdita di uno dei requisiti entro 30 giorni. Se il richiedente perde uno dei requisiti previsti dalla legge o se si verifica una causa di decadenza, la domanda di assegno può essere presentata per lo stesso figlio dall’altro genitore o, in caso di affidamento temporaneo, dall’affidatario. Domanda+ REQUISITI La domanda può essere presentata dal genitore che abbia: cittadinanza italiana, di uno Stato dell’Unione europea o permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (articolo 9, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modifiche) o carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea (italiano o comunitario) non avente la cittadinanza di uno Stato membro, di cui all’articolo 10, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 o carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro di cui all’articolo 17, decreto legislativo n. 30/2007. Ai fini del beneficio ai cittadini italiani sono equiparati i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o lo status di protezione sussidiaria (art. 27 decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251); residenza in Italia; convivenza con il figlio (figlio e genitore richiedente devono essere coabitanti e avere dimora abituale nello stesso comune); ISEE del nucleo familiare del richiedente (o del minore se fa nucleo a sé perché affidato), non superiore a 25.000 euro al momento di presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio. Rileva l’ ISEE minorenni del minore per il quale si richiede l’assegno visualizzabile nella specifica tabella dell’attestazione, denominata "prestazioni agevolate rivolte a minorenni o a famiglie con minorenni". Nel caso in cui il figlio venga affidato temporaneamente a terzi, la domanda di assegno può essere presentata dall’affidatario. In questo caso il requisito dell’ ISEE è calcolato con riferimento al nucleo familiare del quale fa parte il minore affidato: precisamente, i minori in affidamento temporaneo sono considerati nuclei familiari a sé, ma l’affidatario ha facoltà di considerarli parte del proprio nucleo. In caso di nascita o adozione di due o più minori, ad esempio parto gemellare o di ingresso in famiglia gemellare, occorre presentare una domanda per ciascun minore. Se il genitore che ha i requisiti per avere l’assegno è minorenne o incapace di agire per altri motivi, la domanda è presentata a suo nome dal suo legale rappresentante. Per poter richiedere l’assegno è necessario presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica ( DSU) ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159/2013. Nel nucleo familiare indicato nella DSU deve essere presente il figlio nato, adottato o in affido preadottivo per il quale si richiede l’assegno. Visto che la DSUscade il 15 gennaio dell’anno successivo a quello della sua presentazione, ogni anno ne va presentata una nuova. In caso contrario, il pagamento dell’assegno viene sospeso finché non si presenta una nuova DSU per il rinnovo dell’ ISEE. Se la DSU non viene presentata entro il 31 dicembre di ciascun anno la domanda decade con conseguente perdita della relativa annualità. È possibile presentare domanda di assegno in presenza di un ISEEcorrente entro il bimestre di validità dello stesso, se tale indicatore non è superiore a 25.000 euro annui. In tal caso, l’importo dell’assegno si determina in base al valore dell’ ISEE corrente fino alla presentazione di una nuova DSU. L’ ISEE corrente, scaduti i due mesi di validità, può essere rinnovato previa presentazione di un'altra DSU modulo sostitutivo. Altrimenti, scaduto l’ ISEE corrente, se non viene presentata una nuova DSUmodulo sostitutivo, verrà presa a riferimento l’ultima DSU presentata e l’ ISEE ordinario rilasciato per effetto della stessa. Solo la DSU va presentata ogni anno e non c’è bisogno di fare una nuova domanda. QUANDO FARE DOMANDA La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dalla nascita o dalla data di ingresso del minore affidato o adottato nel nucleo familiare.In caso di affido temporaneo, la domanda può essere presentata dall’affidatario entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del provvedimento dei servizi sociali reso esecutivo dal giudice tutelare. COME FARE DOMANDA La domanda di assegno si presenta online all’INPS, di regola, una sola volta per ogni figlio attraverso il servizio dedicato, che permette di visualizzarne anche l'esito. Al termine dell’istruttoria, il richiedente riceve un sms che lo avverte sulla definizione della domanda. Da quel momento può visualizzare l’esito della domanda (accolta o respinta) accedendo nuovamente al servizio e selezionando nel menu interno la voce "Consultazione domande". Se nel compilare la domanda online l’utente inserisce anche il suo indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC), può ricevere direttamente nella sua casella PEC il provvedimento di accoglimento o rigetto della domanda. Sito ufficiale INPS - bonus bebè
Cos'è+ Il premio alla nascita di 800 euro (bonus mamma domani) viene corrisposto dall’INPS per la nascita o l’adozione di un minore, a partire dal 1° gennaio 2017, su domanda della futura madre al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo mese di gravidanza) o alla nascita, adozione o affido. Il premio non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui all'articolo 8 del Testo Unico delle imposte sui redditi. A chi è rivolto+ La prestazione, altrimenti detta bonus mamma domani, è rivolta alle donne in gravidanza o alle madri per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017: compimento del settimo mese di gravidanza; parto, anche se antecedente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza; adozione nazionale o internazionale del minore, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184; affidamento preadottivo nazionale disposto con ordinanza ai sensi dell’art. 22, c. 6, l. 184/1983 o affidamento preadottivo internazionale ai sensi dell’art. 34, l. 184/1983. Il beneficio è concesso in un’unica soluzione per ogni evento (gravidanza, parto, adozione o affidamento) e in relazione a ogni figlio nato, adottato o affidato. Come funziona+ QUANTO SPETTA L’importo dell’assegno è di 800 euro. Le modalità di pagamento previste sono: bonifico domiciliato presso ufficio postale; accredito su conto corrente bancario; accredito su conto corrente postale; libretto postale; carta prepagata con IBAN. Per tutti i pagamenti, eccetto bonifico domiciliato presso ufficio postale, è richiesto il codice IBAN. In caso di richiesta di accreditamento su coordinate IBAN è necessario inviare il modello SR163 online all’INPS attraverso il servizio dedicato. Domanda+ REQUISITI Le interessate devono possedere la residenza in Italia e/o la cittadinanza italiana o comunitaria . Le cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria sono equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’articolo 27, decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251. Le cittadine non comunitarie, invece, devono essere in possesso del permesso di soggiorno UE per lunghi periodi, di cui all’articolo 9, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE previste dagli artt. 10 e 17, decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, come da indicazioni ministeriali relative all’estensione della disciplina prevista in materia di assegno di natalità alla misura in argomento ( circolare INPS 6 dicembre 2016, n. 214 ). QUANDO FARE DOMANDA La domanda deve essere presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza e comunque, improrogabilmente entro un anno dal verificarsi dell’evento (nascita, adozione o affidamento). Per i soli eventi verificatisi dal 1° gennaio 2017 al 4 maggio 2017, data di rilascio della procedura telematizzata di acquisizione, il termine di un anno per la presentazione della domanda online decorre dal 4 maggio. COME FARE DOMANDA La domanda può essere presentata online all'INPS con il PIN attraverso il servizio dedicato. In alternativa, si può fare la domanda tramite: Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile; enti di patronato e intermediari dell'Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi. Se si sceglie di inviare la domanda online attraverso il servizio dedicato è possibile scaricare dal menu il manuale utente che descrive le funzionalità disponibili e la guida l’utente nella compilazione della domanda. L’applicativo consente oltre all’inserimento e invio della domanda sia la consultazione delle domande già trasmesse che l’accesso ad altri servizi per la famiglia presenti nello Sportello virtuale per le prestazioni a sostegno del reddito (assegno di natalità-bonus bebè, bonus infanzia e assegni al nucleo familiare). La domanda va presentata dopo il compimento del settimo mese di gravidanza corredata della certificazione sanitaria rilasciata dal medico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attestante la data presunta del parto. Se è stata già presentata la domanda in relazione al compimento del settimo mese di gravidanza non si dovrà presentare ulteriore domanda alla nascita. Analogamente, il beneficio richiesto per l’affidamento preadottivo non può essere richiesto in occasione della successiva adozione dello stesso minore. Nel caso si tratti di parto plurimo, la domanda se già presentata al compimento del settimo mese di gravidanza andrà presentata anche alla nascita con l’inserimento delle informazioni di tutti i minori necessarie per l’integrazione del premio già richiesto, rispetto al numero dei nati. La domanda può essere presentata anche nell’ipotesi in cui la richiedente, pur avendo maturato i sette mesi di gravidanza alla data del 1 gennaio 2017, non abbia portato a termine la gravidanza a causa di un’interruzione della stessa. In questo caso, la domanda dovrà essere corredata della documentazione comprovante l’evento. Nel caso in cui la domanda debba essere presentata da un legale rappresentante, questi dovrà essere in possesso del PIN della richiedente per effettuare l’accesso al sistema con i dati identificativi dell’interessata. DOCUMENTAZIONE Certificazione dello stato di gravidanza La richiedente dovrà indicare alternativamente una delle seguenti opzioni: presentazione del certificato in originale o, nei casi consentiti dalla legge, in copia autentica direttamente allo sportello oppure spedita a mezzo di raccomandata (art. 49, decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445). Tale certificazione, a tutela della riservatezza dei dati sensibili in essa contenuti, sarà presentata in busta chiusa sulla quale sarà riportato il numero di protocollo e la seguente dicitura: “Documentazione domanda di Premio alla nascita – certificazione medico sanitaria”; numero di protocollo telematico del certificato rilasciato dal medico SSN o medico convenzionato ASL. Si precisa che l’applicazione che consentirà ai medici di inviare online i certificati di gravidanza è di imminente rilascio, ma non ancora disponibile alla data di pubblicazione della circolare INPS 28 aprile 2017, n. 78 ; indicazione che il certificato sia già stato trasmesso all’INPS per domanda relativa ad altra prestazione connessa alla medesima gravidanza; per le sole madri non lavoratrici è possibile indicare il numero identificativo a 15 cifre e la data di rilascio di una prescrizione medica emessa da un medico del SSN o con esso convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso. La veridicità di tale autocertificazione sarà verificata dall’INPS presso le competenti amministrazioni. Si precisa che nella domanda vengono autocertificati gli altri requisiti che danno titolo alla concessione del premio salvo che la beneficiaria non sia tenuta a comprovare i requisiti sulla base di specifica documentazione: permesso di soggiorno . I cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno considerato valido ai fini dell’assegno di natalità ( circolare INPS del 27 febbraio 2017, n. 39 e 16 marzo 2017, n. 61 ) autocertificano il possesso di tale titolo inserendone gli estremi nella domanda online (numero identificativo attestazione; autorità che lo ha rilasciata; data di rilascio; termine di validità); parto già avvenuto . La madre dovrà autocertificare nella domanda la data del parto e le generalità del bambino (codice fiscale), ovvero le informazioni che si rendano necessarie per accedere al beneficio. In caso di parto plurimo è richiesta l’indicazione di più minori in quanto la prestazione è riconosciuta per ogni minore/evento; adozione/affidamento nazionale. Per attestare la data di adozione o affidamento/ingresso in famiglia è necessario indicare gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nel provvedimento di adozione o affidamento emesso dell'autorità competente (tipologia, numero, data del provvedimento e autorità che lo ha emesso tipologia del provvedimento; numero del provvedimento; data del provvedimento; autorità che ha emesso il provvedimento). Oppure è possibile allegare copia digitalizzata del provvedimento stesso al fine di consentire l'individuazione dei citati elementi; adozione/affidamento internazionale . Per attestare la data di ingresso in Italia è necessario indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nell'autorizzazione all'ingresso del minore in Italia rilasciata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali - CAI (numero dell'autorizzazione; data dell'autorizzazione) ovvero il numero e la data dell’autorizzazione. In alternativa si ha facoltà di allegare copia digitalizzata dell'autorizzazione stessa o la dichiarazione sostitutiva, al fine di consentire l'individuazione dei citati elementi. E’ possibile allegare dichiarazione sostitutiva dell'autorizzazione; data di ingresso in famiglia. Per attestare la data di ingresso in famiglia si chiede di allegare copia digitalizzata del certificato dell'ente autorizzato a curare la procedura di adozione da cui risulti la data di effettivo ingresso in famiglia; adozione pronunciata nello stato estero . Bisogna indicare, al momento della domanda, gli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati presenti nel provvedimento di trascrizione nei registri dello stato civile del provvedimento di adozione emesso dallo stato estero (tipologia, numero, data del provvedimento e autorità che lo ha emesso) oppure ha facoltà di allegare copia digitalizzata del provvedimento stesso al fine di consentire l'individuazione dei citati elementi. Rimane ferma la possibilità di autocertificare la data di trascrizione del provvedimento e il comune nei cui registri di stato civile il provvedimento stesso è stato trascritto. Sito ufficiale INPS - premio nascità
Cos'è Dal 12 marzo 2016 il lavoratore deve comunicare le proprie dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto lavorativo attraverso una nuova procedura online, introdotta dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’iniziativa ha l'obiettivo di contrastare il fenomeno delle "dimissioni in bianco" che penalizza in particolare alcune categorie di lavoratrici e lavoratori. A chi è rivolto Il servizio è rivolto a tutti i lavoratori e le lavoratrici che intendano comunicare le proprie dimissioni. Come funziona È possibile comunicare le proprie dimissioni compilando autonomamente il form online per la trasmissione della comunicazione disponibile accedendo al servizio online dedicato. Se si esegue l’accesso dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si viene comunque reindirizzati sul sistema di controllo accessi dell’INPS per l’autenticazione con il proprio PIN dispositivo. In alternativa, è possibile rivolgersi a un soggetto abilitato(patronato, organizzazione sindacale, ente bilaterale, commissioni di certificazione, consulenti del lavoro, sedi territoriali dell'Ispettorato nazionale del lavoro) che avrà il compito di compilare i dati e inviarli al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per conto del lavoratore. Inizialmente saranno richieste le informazioni necessarie per individuare il rapporto di lavoro. Se il rapporto è stato instaurato precedentemente al 2008, è necessario indicare alcune informazioni relative al datore di lavoro (ad esempio codice fiscale o denominazione azienda) e al rapporto di lavoro (ad esempio la data di inizio del rapporto di lavoro e la tipologia contrattuale). Se il rapporto di lavoro è iniziato successivamente al 2008, invece, alcuni dati sono precompilati.In entrambi i casi è importante fornire negli appositi campi l’indirizzo di posta elettronica o PEC dell’azienda. Infine deve essere indicata la data decorrenza delle dimissioni, cioè il giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro. Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo, le dimissioni possono essere revocate con le medesime modalità. Sito ufficiale INPS - dimissioni
Cos'è La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego ( NASpI) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall'art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI e MiniASpI in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La NASpI è erogata su domanda dell'interessato. A chi è rivolto+ La NASpI spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l'occupazione, compresi: apprendisti; soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. Non possono accedere alla prestazione: dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni; operai agricoli a tempo determinato e indeterminato; lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali resta confermata la specifica normativa; lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato; lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASpI. Chi intende avviare un'attività lavorativa autonoma o d'impresa individuale o vuole sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa, nella quale il rapporto mutualistico ha a oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, può richiedere la liquidazione anticipata e in un'unica soluzione della NASpI. Come funziona DECORRENZA E DURATA L'indennità di disoccupazione NASpI spetta a partire: dall'ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo l'ottavo giorno successivo al licenziamento ma entro i termini di legge; dall'ottavo giorno successivo al termine del periodo di maternità, malattia, infortunio sul lavoro/malattia professionale o preavviso, se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se viene presentata dopo l'ottavo giorno ma entro i termini di legge; dal trentottesimo giorno successivo al licenziamento per giusta causa, se la domanda è presentata entro detto trentottesimo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se viene presentata oltre il trentottesimo giorno successivo al licenziamento, ma entro i termini di legge. L'eventuale rioccupazione nel corso degli otto giorni che seguono la cessazione non dà luogo alla sospensione della prestazione (articolo 9, decreto legislativo n. 22/2015). La NASpI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo a erogazione di prestazioni di disoccupazione. Analogamente non è computata la contribuzione che ha prodotto prestazioni fruite in unica soluzione in forma anticipata. Non avendo prodotto alcuna prestazione, i periodi di contribuzione relativi al rapporto o ai rapporti di lavoro successivi all'ultima prestazione di disoccupazione sono sempre utili per la determinazione della durata di una nuova NASpI. Se la durata della NASpI è inferiore a sei mesi, per i lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali e in relazione ai soli eventi di disoccupazione verificatisi tra il 1° maggio 2015 e il 31 dicembre 2015, si considerano utili anche i periodi contributivi che hanno già prodotto prestazioni di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e Mini-ASpI 2012. La durata della NASpI, così calcolata, non può in ogni caso superare i sei mesi (articolo 43, comma 4, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148). Se la durata della NASpI è inferiore a quattro mesi, per i lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali e in relazione ai soli eventi di disoccupazione verificatisi tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2016, si considerano utili anche i periodi contributivi che hanno già prodotto prestazioni di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e ASpI e Mini-ASpI 2012. La durata della NASpI così calcolata, se supera di dodici settimane quella calcolata senza l'inclusione di detti periodi, è prolungata fino ad un massimo di quattro mesi (articolo 43, comma 4 bis, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 come innovato dal d. lgs. n. 145 del 2016). I periodi di fruizione della NASpI sono coperti da contribuzione figurativa, calcolata sulla base delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni (le stesse prese in considerazione per stabilire l'importo dell'indennità). I contributi figurativi sono utili per il diritto e la misura dei trattamenti pensionistici, tranne quando la normativa richiede il computo della sola contribuzione effettivamente versata. QUANTO SPETTA La misura della prestazione è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, se la retribuzione è inferiore a un importo stabilito annualmente dalla legge (1.195 euro per il 2015 e per il 2016), rivalutata ogni anno sulla base della variazione dell'indice ISTAT. Se la retribuzione media è superiore al predetto importo di 1.195 euro, la misura della prestazione è invece pari al 75% dell'importo stabilito dalla legge (1.195 euro per il 2015 e per il 2016) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo stabilito dalla legge. In ogni caso l'importo dell'indennità non può superare un limite massimo individuato annualmente con legge (pari per il 2015 e per il 2016 a 1.300 euro). A partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione, all'indennità si applica una riduzione del 3% per ciascun mese. L'indennità è commisurata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni (comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive), divisa per il totale delle settimane di contribuzione (indipendentemente dalla verifica del minimale) e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33. Dal 1° maggio 2015, per i soci lavoratori delle cooperative (decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602) e per il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato la misura dellaNASpI è allineata a quella della generalità dei lavoratori. L'importo dell'indennità si riduce nei seguenti casi: attività svolta in forma autonoma che genera un reddito corrispondente a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) – decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 – e cioè pari a 4.800 euro. L'indennità viene ridotta dell'80% dei redditi presunti, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell'attività e la data di fine dell'indennità, o la fine dell'anno, se antecedente. Il soggetto beneficiario deve informare l'INPS – utilizzando il moduloNASpI-com – entro un mese dall'inizio dell'attività o dall'invio della domanda di NASpI, se l'attività preesisteva, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne. Ove l'attività sussista, la mancata comunicazione del reddito presunto – anche se pari a zero – entro il predetto termine comporta decadenza dallaNASpI; nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato che genera un reddito corrispondente a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'art. 13 del TUIR e cioè pari a 8.000 euro. L'indennità viene ridotta dell'80% dei redditi previsti, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell'attività e la data di fine dell'indennità o la fine dell'anno, se antecedente, a condizione che il percettore comunichi all'INPS il reddito annuo presunto entro un mese dall'inizio dell'attività o dall'invio della domanda di NASpI, se antecedente, e che il datore di lavoro o l'utilizzatore (nel caso di contratto di somministrazione) siano diversi dal datore di lavoro o dall'utilizzatore per i quali il soggetto ha prestato la propria attività lavorativa e che non presentino rispetto a essi rapporti di collegamento/controllo ovvero assetti proprietari coincidenti; se il titolare di due o più rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale cessa da uno dei rapporti con diritto alla indennità di disoccupazione e se il reddito percepito corrisponde a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'art. 13 del TUIR e cioè pari a 8.000 euro. In questo caso la NASpI è ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell'attività e la data di fine dell'indennità o la fine dell'anno, se antecedente, a condizione che il percettore comunichi all'INPS entro un mese il reddito annuo presunto che prevede di trarre dal o dai rapporti rimasti in essere, anche se pari a zero; se il soggetto percettore dell'indennità svolge attività di lavoro accessorio con reddito annuo previsto tra 3.000 e 7.000 euro. L'indennità viene ridotta dell'80% dei redditi previsti, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell'attività e la data di fine dell'indennità, o la fine dell'anno se antecedente. Per evitare la decadenza dalla prestazione, si deve comunicare all'INPS il reddito annuo presunto derivante dall'attività entro un mese dal momento in cui si prevede il superamento di 3.000 euro di reddito annuo derivanti dal lavoro accessorio o, se l'attività preesisteva, dalla data di presentazione della domanda di NASpI; rioccupazione con contratto di lavoro intermittente, con o senza obbligo di risposta alla chiamata, se il reddito prodotto permette il mantenimento dello stato di disoccupazione a condizione che il percettore comunichi all'INPS il reddito annuo presunto entro un mese dall'inizio dell'attività o dall'invio della domanda, se antecedente. In questo caso l'importo della NASpI è ridotto in misura pari all'80% del reddito. L'indennità può essere riscossa tramite accredito su conto corrente bancario o postale o su libretto postale o tramite bonifico presso ufficio postale nel CAP di residenza o domicilio del richiedente. Secondo le vigenti disposizioni di legge, le Pubbliche amministrazioni non possono effettuare pagamenti in contanti per prestazioni il cui importo netto superi la soglia stabilita dalla legge (attualmente 1.000 euro). SOSPENSIONE E DECADENZA La prestazione è sospesa in caso di: rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi. L'indennità è sospesa d'ufficio per la durata del rapporto di lavoro sulla base delle comunicazioni obbligatorie. Per calcolare il periodo di sospensione si considera la durata del rapporto di lavoro e non le giornate effettivamente lavorate. Dopo un periodo di sospensione di massimo sei mesi, l'indennità riprende per il periodo residuo (circolare 12 maggio 2015 n. 94); nuova occupazione con contratto di massimo sei mesi in paesi dell'UE o con cui l'Italia ha stipulato convenzioni bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione, o in paesi extracomunitari; mancata comunicazione all'INPS del reddito annuo presunto, entro un mese dall'inizio della nuova attività di lavoro subordinato non superiore a sei mesi. La prestazione decade se il lavoratore: perde lo stato di disoccupazione; inizia un'attività di lavoro subordinato, senza comunicare all'INPS il reddito presunto che ne deriva, entro un mese dal suo inizio; non comunica, entro un mese dalla domanda della NASpI, il reddito che deriva da un altro o da altri rapporti di lavoro part time quando cessa almeno uno tra vari rapporti di lavoro a tempo parziale che ha dato diritto alla NASpI; inizia un'attività lavorativa autonoma senza comunicare il reddito presunto, entro un mese dal suo inizio; raggiunge i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato; acquisisce il diritto all'assegno ordinario di invalidità e non opta per l'indennità NASpI; nei casi previsti dall'art. 21, comma 7, del decreto legislativo n. 150 del 2015 non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento predisposte dai Centri per l'Impiego. L'articolo 21 del decreto legislativo 14 settembre 2015 n. 150 rafforza i meccanismi di condizionalità per la fruizione delle prestazioni di disoccupazione, integrando e specificando le disposizioni dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 22 del 2015, sugli obblighi di partecipazione alle misure di politica attiva del disoccupato. Secondo l'articolo 21, l'inosservanza degli obblighi comporta sanzioni proporzionali, che vanno dalla decurtazione di una frazione o di un'intera mensilità della prestazione, fino alla decadenza della NASpI e dello stato di disoccupazione. In caso di lavoro all'estero: la NASpI può continuare a essere percepita per un massimo di tre mesi se chi riceve l'indennità va in cerca di occupazione in un paese che applica la normativa comunitaria esportando la prestazione. Il soggetto deve iscriversi come persona in cerca di lavoro nello stato ospitante e, una volta occupato, decade dal diritto alla NASpI (articoli 7, 63 e 64 del regolamento UE 883/2004); la NASpI può essere esportata se il percettore si reca in cerca di occupazione in uno stato non comunitario convenzionato con l'Italia in materia di disoccupazione con previsione dell'esportabilità della prestazione. Il soggetto deve iscriversi come persona in cerca di lavoro nello stato ospitante e, una volta occupato, decade dal diritto alla NASpI; la NASpI viene sospesa fino a un massimo di sei mesi, se il percettore lascia l'Italia avendo già stipulato un contratto di lavoro subordinato in un paese estero che applica la normativa comunitaria. Terminato il contratto, l'indennità sospesa verrà ripristinata, a meno che il soggetto non abbia già richiesto una prestazione analoga al paese ospitante in quanto iscritto all'ufficio del lavoro dello stato estero; la NASpI viene sospesa per un massimo di sei mesi, se il percettore va in un paese non comunitario e convenzionato con l'Italia in materia di disoccupazione con un contratto di lavoro già stipulato in quel paese; la NASpI è sospesa fino a un massimo di sei mesi nel caso in cui il percettore si rechi in uno stato non comunitario e non convenzionato con l'Italia in materia di disoccupazione avendo già stipulato un contratto di lavoro nel predetto stato ospitante; se il titolare della NASpI stipula in Italia un contratto di lavoro subordinato da eseguire in un paese che applica la normativa comunitaria, la sospensione, la riduzione e la decadenza sono disciplinate dalle norme di cui all'art. 9 del decreto legislativo n. 22 del 2015 in materia di sospensione, riduzione e decadenza dalla NASpI in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato. Domanda+ REQUISITI La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che presentino congiuntamente i requisiti di seguito indicati. Stato di disoccupazione involontario Si considerano disoccupati i lavoratori privi di impiego che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che dichiarino in forma telematica al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l'impiego. La presentazione della domanda di NASpI equivale a rilascio della predetta dichiarazione (DID). Nei 15 giorni successivi alla presentazione della domanda, il richiedente deve recarsi presso il Centro per l'Impiego per la stipula del patto di servizio personalizzato. Lo stato di disoccupazione deve essere involontario. Tuttavia l'accesso alla NASpI, sussistendo gli altri requisiti, è consentito anche nei seguenti casi: dimissioni per giusta causa, qualora le dimissioni non siano riconducibili alla libera scelta del lavoratore ma siano indotte da comportamenti altrui che integrano la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro (circolare INPS 20 ottobre 2003, n. 163); dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, ossia a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino; risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, purché sia intervenuta nell'ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro secondo le modalità di cui all'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 come sostituito dall'art. 1, comma 40, della legge n. 92 del 2012; risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso la sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici; licenziamento con accettazione dell'offerta di conciliazione di cui all'art. 6 del decreto legislativo n. 23 del 2015; licenziamento disciplinare. Requisito contributivo Sono necessarie almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione. Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta, ma non versata, e sono valide tutte le settimane retribuite, purché risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (legge n. 638/1983 e legge n. 389/1989). La disposizione relativa alle retribuzioni di riferimento non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli e agli apprendisti, per i quali continuano a permanere le regole vigenti. Per il perfezionamento del requisito contributivo, si considerano utili: i contributi previdenziali comprensivi di quota contro la disoccupazione versati durante il rapporto di lavoro subordinato; i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria, se all'inizio dell'astensione risulta già versata o dovuta contribuzione) e per i periodi di congedo parentale, se indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro; i periodi di lavoro all'estero in paesi comunitari o convenzionati dov'è prevista la possibilità di totalizzazione ( non sono utili i periodi di lavoro all'estero in stati con i quali l'Italia non ha stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale); i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni, per massimo cinque giorni lavorativi nell'anno solare. Se il lavoratore ha periodi di lavoro nel settore agricolo e altri in settori non agricoli, questi possono essere cumulati per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola o l'indennità di disoccupazione NASpI, sulla base del criterio della prevalenza nell'ambito del periodo di osservazione. In presenza di contribuzione mista, nel quadriennio di osservazione, sarà necessario, prima di tutto, verificare la prevalenza in agricoltura o in industria. Dopo l'osservazione del quadriennio che eventualmente evidenzi prevalenza di contribuzione agricola, è possibile procedere - per determinare la prevalenza – all'osservazione dei soli ultimi dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Se in quest'ultimo periodo vi è prevalenza di contribuzione extra agricola, la domanda di NASpI, in presenza di tutti gli altri requisiti, è accoglibile. Non sono invece considerati utili, anche se coperti da contribuzione figurativa, i periodi di: malattia e infortunio sul lavoro, se non c'è integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro, nel rispetto del minimale retributivo; cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell'attività a zero ore; contratti di solidarietà, risalenti nel tempo e utilizzati in concreto a zero ore; assenza per permessi e congedi fruiti dal lavoratore, che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità; aspettativa non retribuita per funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali, ai sensi dell'articolo 31 della legge 300/1970; lavoro all'estero presso stati con i quali l'Italia non ha stipulato accordi bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione. Per la determinazione del quadriennio di verifica del requisito contributivo, i periodi non utili devono essere neutralizzati con conseguente ampliamento del quadriennio di riferimento. Per quanto riguarda i lavoratori in somministrazione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato con indennità di disponibilità (articolo 34 del decreto legislativo n. 81 del 2015) e quelli inseriti nelle procedure di riqualificazione professionale (articolo 25 del CCNL per le Agenzie di somministrazione del lavoro), i periodi di disponibilità e quelli durante i quali il lavoratore è inserito nelle procedure di riqualificazione professionale non possono essere neutralizzati ai fini della ricerca del requisito contributivo. Requisito lavorativo Sono necessarie almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione. Le giornate di effettivo lavoro sono quelle di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla loro durata oraria. Per i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, per i quali non si conosce il numero di giornate effettivamente lavorate, la presenza al lavoro per almeno trenta giornate negli ultimi 12 mesi si determina con lo stesso sistema usato per l'accredito della contribuzione e per il pagamento delle prestazioni dei lavoratori domestici: la presenza di cinque settimane di contribuzione, considerate convenzionalmente di sei giorni l'una, equivale a trenta giornate di lavoro. Tenuto conto che per l'accredito delle settimane si fa riferimento al trimestre solare e che per la copertura di una settimana sono necessarie 24 ore, le settimane accreditate nel trimestre si calcolano sommando tutte le ore di lavoro presenti nel trimestre e dividendole per 24: ad esempio, 80 ore lavorate nel trimestre/24 = 3,33 settimane di contribuzione, arrotondate a 4. Il requisito è soddisfatto quando, nei dodici mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione, il numero di settimane risultante dalla somma dei contributi settimanali riconosciuti per ciascun trimestre e versati dal datore di lavoro o dai datori di lavoro – se il lavoratore aveva in essere più rapporti – è pari almeno a cinque. Per le altre categorie di lavoratori, per i quali non è possibile risalire al numero di giornate lavorate (lavoratori a domicilio e lavoratori con dati contributivi derivanti da formulari esteri), il requisito è soddisfatto in presenza di cinque settimane di contribuzione utile nei dodici mesi precedenti l'evento di cessazione. Nel caso dei lavoratori agricoli, quando il numero delle giornate lavorate non risulta dagli archivi telematici o se questi non risultano ancora aggiornati, per la verifica delle trenta giornate di lavoro effettivo negli ultimi dodici mesi si farà ricorso alle buste paga del lavoratore. Alcuni eventi, se si verificano o sono in corso nei dodici mesi che precedono la disoccupazione, determinano l'ampliamento del periodo di dodici mesi all'interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate. Tali eventi sono: malattia e infortunio sul lavoro; cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell'attività a zero ore; periodi interessati da contratti di solidarietà, risalenti nel tempo e utilizzati in concreto a zero ore; assenze per congedi e permessi fruiti dal lavoratore, che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità; periodi di assenza dal lavoro per congedo obbligatorio di maternità, purché, all'inizio dell'astensione, risulti già versata o dovuta contribuzione; periodi di assenza per congedo parentale, purché regolarmente indennizzati ed intervenuti in costanza di rapporto di lavoro; periodi di percezione dell'indennità di disponibilità e quelli durante i quali il lavoratore, in somministrazione con contratto di lavoro a tempo indeterminato, è inserito nelle procedure di riqualificazione; periodi di fruizione di aspettativa non retribuita per motivi politici e sindacali, prevista dall'articolo 31 della legge n. 300 del 1970; periodi di lavoro all'estero presso stati con i quali l'Italia non ha stipulato accordi bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione. QUANDO FARE DOMANDA La domanda deve essere presentata all'INPS esclusivamente in via telematica e a pena di decadenza entro 68 giorni, che decorrono: dalla data di cessazione dell'ultimo rapporto di lavoro. Il termine è sospeso per tutta la durata della maternità qualora si verifichi entro i 68 giorni dal licenziamento e riprende a decorrere per la parte residua al termine del periodo di maternità. Il termine è sospeso per tutta la durata di una malattia comune indennizzabile o di un infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile dall'INAIL qualora si verifichi entro i 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro; dalla fine del periodo di maternità indennizzato qualora la maternità sia insorta nel corso del rapporto di lavoro poi cessato; dalla fine del periodo di malattia indennizzato o di infortunio/malattia professionale, qualora siano insorti nel corso del rapporto di lavoro poi cessato; dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria; dalla fine del periodo corrispondente all'indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate; dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa. Sito ufficiale INPS - NASPI
Il Reddito di Inclusione (REI) è una misura nazionale di contrasto alla povertà. Il REI si compone di due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. Soddisfatto il requisito per il beneficio economico, il progetto viene predisposto con il supporto dei servizi sociali del comune che operano in rete con gli altri servizi territoriali (ad esempio Centri per l'Impiego, ASL, scuole, ecc.), nonché con soggetti privati attivi nell'ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit. Il progetto coinvolge tutti i componenti del nucleo familiare e prevede l'identificazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei sostegni di cui il nucleo necessita, degli impegni da parte dei componenti il nucleo a svolgere specifiche attività (ad esempio attivazione lavorativa, frequenza scolastica, tutela della salute, ecc.). Il progetto è definito sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni da parte dei servizi, insieme al nucleo. La circolare INPS 22 novembre, n. 172 fornisce le prime istruzioni amministrative, illustra il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto alla povertà, in particolare del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) e dell’ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione) e la conseguente rideterminazione del fondo povertà a decorrere dal 2018. Il beneficio è rivolto a tutti i nuclei familiari in possesso di determinati requisiti di residenza, familiari, economici e di compatibilità. DECORRENZA E DURATA Il beneficio è concesso a decorrere dal 1° gennaio 2018, per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali non può essere rinnovato se non sono trascorsi almeno sei mesi. Si precisa che dalla predetta durata massima del REI devono essere, comunque, sottratte le mensilità di Sostegno per l'Inclusione Attiva (SIA) eventualmente già erogate al nucleo familiare. Il versamento del beneficio è disposto dall’INPS successivamente alla comunicazione dell’avvenuta sottoscrizione del progetto personalizzato e decorre dal mese successivo alla richiesta del beneficio. QUANTO SPETTA L'ammontare del beneficio economico viene determinato integrando fino a una data soglia, le risorse a disposizione delle famiglie. In sede di prima applicazione, la soglia con cui confrontare le risorse economiche del nucleo familiare è pari per un singolo a 2.250 euro e cresce in ragione della numerosità familiare (viene infatti riparametrata per mezzo della scala di equivalenza dell' ISEE), come indicato nella tabella seguente. Per determinarne l'ammontare, bisogna sottrarre dalla soglia i trattamenti assistenziali fruiti dai componenti del nucleo (sono esclusi comunque quelli non sottoposti a una valutazione della condizione economica, come ad esempio l'indennità di accompagnamento) e l’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR) al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nel medesimo indicatore, in caso di percezione di redditi da parte di uno o più componenti del nucleo familiare. L’importo è soggetto a un tetto massimo di erogazione, in quanto non può essere superiore all’ammontare annuo dell’assegno sociale, di cui all’art. 3, co. 6, legge 8 agosto 1995, n. 335 (pari, per il 2018, a 5.889 euro annui). Numero Componenti Soglia di riferimento in sede di prima applicazione Beneficio massimo mensile 1 2.250 € 187,5 € 2 3.532,5 € 294,38 € 3 4.590 € 382,5 € 4 5.535 € 461,25 € 5 o più 5. 889,0 € 490,75 € Il beneficio viene riconosciuto nella misura massima ai soli nuclei familiari privi di trattamenti assistenziali e con ISR nullo, mentre per i restanti nuclei integra le risorse economiche del nucleo familiare fino alla soglia, come sopra specificato. DECADENZA In caso di sanzioni legate alla violazione del progetto personalizzato e alla presentazione di DSU contenenti dichiarazioni discordanti tra le componenti reddituali e patrimoniali dichiarate in DSU e rispetto a quanto effettivamente posseduto, sono previste ipotesi di revoca e decadenza e tempi minimi prima della possibilità di presentare una nuova domanda. REQUISITI Dal 1° gennaio 2018, il REI sarà erogato ai nuclei familiari in possesso di determinati requisiti di residenza, familiari, economici e incompatibilità. Per quanto riguarda i requisiti familiari, il nucleo deve soddisfare almeno una delle seguenti condizioni: un componente di minore età; una persona con disabilità e almeno un suo genitore o tutore; una donna in stato di gravidanza; un componente che abbia compiuto 55 anni con specifici requisiti di disoccupazione. Per quanto riguarda i requisiti economici, il nucleo familiare deve essere in possesso congiuntamente di: un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6.000 euro; un valore ISRE ai fini REI (l'indicatore reddituale ISR dell' ISEEdiviso la scala di equivalenza, al netto delle maggiorazioni) non superiore a 3.000 euro; un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro; un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti, ecc.) non superiore a 10.000 euro (ridotto a 8.000 euro per due persone e a 6.000 euro per la persona sola). Per accedere al REI è, inoltre, necessario che ciascun componente del nucleo: non percepisca prestazioni di assicurazione sociale per l'impiego ( NASpI) o altri ammortizzatori sociali di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria; non possieda autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità); non possieda imbarcazioni da diporto. Si precisa che il REI è incompatibile con la fruizione di ammortizzatori sociali anche durante la percezione della prestazione. QUANDO FARE DOMANDA La domanda di accesso alla prestazione può essere presentata dal 1° dicembre 2017, presso i comuni o altri punti di accesso identificati dagli stessi.Per fruire del beneficio economico occorre essere sempre in possesso di un’attestazione ISEE in corso di validità. Si precisa che coloro che presentano la domanda di REI dal 1° gennaio 2018 (in erogazione a decorrere da febbraio) devono essere in possesso, all'atto della presentazione della domanda, dell'attestazione ISEE 2018. Coloro che hanno presentato la domanda di REI a dicembre 2017 devono aggiornare la DSU per l’ ISEE 2018 entro marzo 2018, al fine di evitare la sospensione del beneficio. COME FARE DOMANDA In caso di dichiarazione ISEE con omissioni o difformità, l'Istituto si avvale della facoltà di richiedere i documenti giustificativi delle predette omissioni o difformità, da presentare entro 30 giorni dalla richiesta, pena reiezione della domanda o revoca del beneficio. Coloro che sono percettori di SIA e non ne hanno goduto per l'intera durata (12 mesi) possono presentare domanda di REI. Tale domanda vale come richiesta di trasformazione del SIA in REI (è fatto salvo il beneficio economico maggiore). Per accedere al beneficio è necessario compilare e consegnare il modulo MV56 presso i comuni o gli altri punti di accesso individuatidai comuni o dagli ambiti. Tali punti sono comunicati all’Istituto e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro 90 giorni a decorrere dal 14 ottobre 2017, data di entrata in vigore del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147. In attesa della comunicazione dei punti di accesso, la domanda di REI viene presentata al comune singolo o associato in ambito territoriale.Il comune o l’ambito, entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, deve effettuare le verifiche di propria competenza e trasmettere le domande all’Istituto, tramite il servizio online dedicato (compilazione manuale o upload) oppure tramite cooperazione applicativa (messaggio 30 novembre 2017, n. 4811). Attraverso il servizio online l’interessato, accedendo con le proprie credenziali, può consultare lo stato della propria domanda inviata dal comune all’INPS. In caso di esito positivo delle verifiche di competenza dei comuni e degli ambiti territoriali e dell’INPS, il beneficio economico è erogato tramite la Carta acquisti, ridenominata Carta REI. La Carta REI consente la possibilità di prelievi di contante entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile ed è inoltre utilizzabile per l’acquisto dei generi già previsti per la Carta acquisti. La Carta REI viene emessa da Poste Italiane SpA-Servizio Banco Posta. L’Istituto, al termine della verifica positiva dei requisiti, emanerà contestualmente al provvedimento di accoglimento del REI la disposizione di emissione della Carta REI al concessionario. Quest’ultimo invierà al beneficiario comunicazione, tramite lettera, di avvenuta emissione. Nel caso in cui, invece, venisse meno uno dei requisiti di accesso al REI, l’Istituto invierà all’interessato comunicazione, tramite lettera, di reiezione. Successivamente, l’interessato dovrà recarsi presso uno degli uffici postali abilitati a rilasciare la Carta REI, presentando il proprio documento di identità. Si precisa che il ritiro potrà avvenire anche senza la presentazione della comunicazione di emissione della carta, previa esibizione di un documento di riconoscimento in corso di validità. I beneficiari già percettori del SIA dal 1° dicembre 2017 possono richiedere la trasformazione del SIA in REI fatta salva la fruizione del beneficio maggiore. La durata del REI è, quindi, corrispondentemente ridotta del numero di mesi per i quali il nucleo ha goduto. Nei casi in cui non sia stata richiesta la trasformazione del SIA in REI nel corso di fruizione del beneficio, il REI può essere, comunque, richiesto senza soluzione di continuità nell’erogazione. L’intero periodo di fruizione del SIA è dedotto dalla durata del REI. A coloro che hanno esaurito la fruizione del SIA al 1° dicembre 2017, che presentino domanda di REI e siano in possesso dei relativi requisiti, ai sensi dell’art. 3, co. 1, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, l’INPS dispone il versamento di un bimestre aggiuntivo, al fine di permettere ai medesimi soggetti la richiesta del REI senza soluzione di continuità nelle erogazioni. L’intero periodo di fruizione del SIA è dedotto dalla durata del REI. Il REI è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo familiare, nel rispetto dei parametri economici relativi alla condizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione, di cui all’art. 3, co. 1, lettera b), decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147. Le comunicazioni di svolgimento dell’attività lavorativa sono effettuate all’atto della richiesta del beneficio, mediante la compilazione della sezione ReI-Com del modulo MV56, quando i componenti il nucleo familiare stiano svolgendo attività lavorativa e siano in possesso di redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualità dell’attestazione ISEE, in corso di validità e utilizzata ai fini dell’accesso alla prestazione (ad esempio attività lavorativa avviata l'anno precedente a quello in cui si fa richiesta del REI).In caso di variazione della situazione lavorativa nel corso dell’erogazione del REI, riguardante uno o più componenti del nucleo familiare, dovrà essere compilato il modello ReI-Com (modulo MV57), entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, pena decadenza dal beneficio. Prima di poter utilizzare la Carta REI, il titolare dovrà attendere la ricezione del PIN. In ottemperanza della normativa che regola il settore bancario, il PIN verrà inviato in busta chiusa, presso l’indirizzo di domicilio indicato in domanda. Ulteriori informazioni relative all’utilizzo della carta sono disponibili sul sito di Poste Italiane. Il beneficiario del REI, per continuare a usufruire della misura, deve, oltre che rispettare quanto previsto dal progetto personalizzato: presentare una nuova DSU per ISEE ordinario alla scadenza di quella valida al momento della presentazione della domanda; comunicare all’INPS, per il tramite del Comune e mediante il modello ReI-Com, le variazioni della situazione lavorativa nel corso dell’erogazione del REI, riguardanti uno o più componenti del nucleo familiare, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, pena decadenza dal beneficio; presentare una dichiarazione ISEE aggiornata, in caso di variazioni nella composizione del nucleo familiare, rispetto a quanto dichiarato a fini ISEE, entro due mesi dall’evento. Si precisa che laddove la variazione sia diversa da una nascita o da un decesso, occorrerà presentare una nuova domanda. Sito ufficiale INPS - Reddito di Inclusione (REI)
ISEE ​​​L'ISEE è l'indicatore che serve per valutare e confrontare la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L'accesso a queste prestazioni, infatti, come ai servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate (telefono fisso, luce, gas, ecc.) è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia. Dall'1 gennaio 2015 l'ISEE è stato profondamente rinnovato sia dal punto di vista delle regole di calcolo sia nelle procedure. Il nuovo ISEE, per essere ancora più equo nel distribuire il costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie tra i cittadini italiani, introduce migliori criteri di valutazione del reddito e del patrimonio, insieme a controlli più attenti. Per ottenere la propria certificazione ISEE è necessario compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare. La dichiarazione va presentata all'Ente che fornisce la prestazione sociale agevolata, o anche al Comune o ad un centro di assistenza fiscale (CAF) o alla sede INPS competente per territorio. La Dichiarazione può essere anche presentata direttamente dal richiedente per via telematica sul sito dell'INPS utilizzando il PIN dispositivo. Le principali novità del nuovo modello di Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU): Il modello MINI, una dichiarazione semplificata che riguarda la maggior parte delle situazioni ordinarie. Una dichiarazione a moduli, specifica per una determinata prestazione o per una particolare condizione del beneficiario. In questo tipo di dichiarazione rientra, ad esempio, la richiesta di prestazioni socio-sanitarie per persone con disabilità che possono far riferimento ad un nucleo familiare ristretto. Oppure le prestazioni universitarie per studenti che non fanno parte del nucleo familiare di origine. L'ISEE corrente, per chi perde il lavoro o subisce una diminuzione del reddito del 25%. È una formula particolare che consente di aggiornare il proprio ISEE in qualsiasi momento dell'anno, senza dover aspettare la presentazione della dichiarazione fiscale. La semplificazione delle procedure: informazioni come il reddito complessivo o altri dati già registrati dall'INPS o dall'Agenzia delle entrate, vengono direttamente recuperate dagli archivi. Così non c'è più bisogno che se ne occupi il cittadino in sede di dichiarazione. Normativa Decreto Interministeriale del 12 aprile 2017 di approvazione delle modifiche in sede di aggiornamento al modello tipo della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), nonché delle relative istruzioni per la compilazione, dopo il secondo anno di operatività, ferme restando le modalità di rilascio dell'attestazione Legge 26 maggio 2016 di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto legge 29 marzo 2016, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca (articolo 2-sexies "ISEE dei nuclei familiari con componenti con disabilità) DPCM 5 dicembre 2013, n. 159 - Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). ISEE - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
23/07/2019 19:03
"Dopo 20 anni di attesa, intervento storico per la città"
Il capitano: "Milinkovic importante, spero restino tutti"
E' il massimo livello di rischio in una scala da 0 a 3
Oggi in aula mozione per istituirlo, con Regione e Governo
Rilevante riduzione debito sanitario.Netto miglioramento bilanci
Vittima è un 63enne. L'incidente ad Affile