Source: https://www.bgt-grantthornton.it/notizie-flash/2018/nf-settembre-2018/ricerca-su-investimenti-finanziari/
Timestamp: 2019-11-15 20:32:21+00:00
Document Index: 115416217

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 36', 'art. 11', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ']

Ricerca su investimenti finanziari | Bernoni Grant Thornton
NF 9/2018 - VAT
Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate in merito al trattamento IVA del servizio di ricerca in materia di investimenti reso dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli (risoluzione 8 agosto 2018, n. 61/E).
L’Amministrazione Finanziaria è pervenuta alla conclusione che a detto servizio può risultare applicabile il regime di esenzione, qualora esso concorra, anche se esternalizzato, alla formazione del più generale servizio di gestione dei fondi (art. 10, co. 1, n.1 del DPR n. 633/1972).
L’art. 36 del Reg. UE 2017/565, integrativo della direttiva MIFID II (direttiva 2014/65/UE) stabilisce che “per ricerca in materia di investimenti si intendono ricerche o altre informazioni che raccomandino o suggeriscano, esplicitamente o implicitamente, una strategia di investimento, riguardante uno o diversi strumenti finanziari o gli emittenti di strumenti finanziari, compresi i pareri sul valore o il prezzo attuale o futuro di tali strumenti”.
Detto servizio (cfr. art. 11, direttiva 2017/593/UE) non è considerato “incentivo” a condizione che sia remunerato o direttamente dal gestore mediante risorse proprie, oppure attraverso l’imputazione del suo costo ad un conto di pagamento ad hoc, finanziato mediante uno specifico onere per la ricerca a carico del cliente.
In verità, a seguito dell’aggiornamento delle definizioni, contenute nelle disposizioni comunitarie citate, il servizio in parola acquisisce un nuovo assetto che ne evidenzia la sua autonomia rispetto a quanto accadeva in precedenza, allorché era considerato rientrante nel “servizio di esecuzione di ordini fornito dai negoziatori ai gestori individuali di portafogli”, la cui remunerazione risultava compresa nell’unica commissione di negoziazione pagata al negoziatore.
L’autonomia della ricerca in materia di investimenti farebbe venir meno anche la caratteristica di servizio di intermediazione a cui si applicherebbe il regime di esenzione IVA, come qualificato (“prestazioni di mediazione, intermediazione e mandato”) dai numeri 4) e 9) del comma 1 dell’art. 10, del DPR n. 633/1972.
Tuttavia, la Corte di Giustizia UE, in diverse sentenze (C-235/00 e C-453/05) ha sottolineato che il concetto di intermediazione deve essere riferito ad operazioni “finalizzate” alla conclusione di operazioni di carattere finanziario, per ciò che qui interessa.
Pertanto, il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, “autonomamente remunerato”, non fruisce del regime di esenzione quale intermediazione, a meno che il servizio fornito in outsourcing da un soggetto terzo non formi un “insieme distinto, valutato globalmente che abbia l’effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali del servizio” esente, quale la gestione del fondo, secondo quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza C-169/04 del 4 maggio 2006, caso Abbey National, punto 70.
… la Corte di Cassazione, con ordinanza del 29 agosto 2018 n. 21300, ha ribadito quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE con la sentenza Equoland del 17 luglio 2014, in causa C-272/13, in merito alla inammissibilità della richiesta di pagamento dell’IVA all’importazione, nel caso in cui il contribuente abbia assolto l’imposta tramite il meccanismo di inversione contabile, relativamente a beni non immessi o irregolarmente immessi in un deposito IVA?
La suprema Corte, pur ribadendo il principio che solo l’introduzione fisica nel deposito IVA di beni di provenienza da Paesi terzi giustifica il mancato pagamento dell’IVA all’importazione, ha dato atto che, in caso di mancata introduzione nel deposito, l’assolvimento dell’IVA mediante autofatturazione (reverse charge) è idoneo ad elidere la pretesa fiscale relativa all’IVA all’importazione, con la conseguenza che l’Amministrazione Finanziaria non può chiedere nuovamente il pagamento di tale tributo.