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Timestamp: 2017-12-18 18:16:30+00:00
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La depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art. 324 cp) avvenne ad opera del VI governo Andreotti-Martelli. Ha qualcosa a che fare con le privatizzazioni del '92? :: Altravocedelsannio
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La depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art. 324 cp) avvenne ad opera del VI governo Andreotti-Martelli. Ha qualcosa a che fare con le privatizzazioni del '92?
Nelle ultime inchieste giudiziarie di Milano e Roma mancano i classici reati di corruzione e di concussione che caratterizzarono la tangentopoli degli anni novanta. Oggi il fenomeno corruttivo ha trovato forme più sofisticate. E spesso coperte da leggi e provvedimenti amministrativi . A dominare la scena sono l’insider trading e l’aggiotaggio. Il primo consiste nel fatto di chi abusa di informazioni privilegiate di cui è in possesso quale azionista di una società o quale controllore per compiere operazioni speculative di acquisto o vendita. Il secondo consiste nel comunicare notizie false, esagerate o tendenziose o simulate per determinare una alterazione del prezzo di azioni o obbligazioni. Vittime di questo mercato illecito sono gli ignari azionisti che vedono dissipati i loro sudati risparmi nello spazio di un mattino. In questi due fenomeni delittuosi si inserisce quasi sempre la mancanza di controlli da parte degli organismi che tale funzione dovrebbero svolgere. E nei quali operano personaggi che dovrebbero essere arbitri imparziali ed invece si trovano in una posizione di conflitto di interessi .
Ed è proprio questo l’anello debole della nuova tangentopoli degli anni 2000: la mancata disciplina del conflitto come delitto autonomo, dopo la grave depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art 324 cp) avvenuta improvvisamente nel 1990 .
La quale ha consentito il prosperare di vecchie e nuove forme di criminalità che vanno sotto il nome di “colletti bianchi” .
Ed è proprio da questo che bisogna partire per capire ciò che di molto complesso sta accadendo.
Esso viola anzitutto l’articolo 97 della Costituzione che impone alla PA di rispettare i principi del buon andamento e dell’imparzialità.
Viola codici deontologici. Ma - ANOMALIA ITALIANA - non viola il codice penale! Ed oggi è divenuto il principale strumento di corruzione. Un cancro che affligge la politica, parte della magistratura e le istituzioni pubbliche e private da decenni. E che non si riesce a debellare. Proprio perché chi dovrebbe debellarlo – in primis il governo – versa in clamorosi conflitti di interessi e non ha interesse a risolvere il problema. Anzi la legislazione varata va nella direzione opposta, che è quella di favorire operazioni societarie sottocopertura, che nascondono spesso il riciclaggio di capitali sporchi di provenienza delittuosa. Quasi sotto silenzio è passata una notizia del Corriere del 31 dicembre 2005, sul probabile riciclaggio di capitali mafiosi nelle varie scalate bancarie di questi anni.
La Guardia di Finanza avrebbe scoperto nel 2005 che uno degli immobiliaristi che controlla una ragnatela di società in tutto il mondo, coinvolto come “concertista” nell’operazione Antonveneta e come titolare di azioni della BNL poi cedute ad Unipol in vista della scalata alla Banca romana avrebbe utilizzato come consulente uno dei personaggi responsabili di riciclaggio del denaro illecito proveniente dal clan Piromalli. A questi l’immobiliarista avrebbe lasciato il compito di gestire il contatto con gli istituti di credito per le scalate. Un altro “consulente” dell’immobiliarista - parola magica che nasconde spesso fenomeni di riciclaggio e di corruzione - , stando alle notizie sul Corriere e sul Sole 24 ore, avrebbe compiuto un’altra operazione “in concerto” con un prestanome del cassiere della Banda della Magliana. Che altro non è che Cosa Nostra.
Il caso più clamoroso riguarda certamente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che ha approvato leggi che favoriscono i suoi interessi patrimoniali – vedi leggi sul falso in bilancio, sulla esportazione di capitali e sul condono agli evasori; gli interessi giudiziari propri e di amici, come la legge ex Cirielli , una forma di indulto ad personas; ma anche gli interessi politici, come le leggi che alterano la par condicio nell’uso dei mezzi di informazione, condizione indispensabile per una corretta competizione democratica, senza che intervenga alcuna sanzione.
A ricordarci questa anomalia non sono state le toghe rosse, ma la stampa europea di ogni colore. Dal Times, simbolo dei conservatori inglesi. Gli stessi toni critici ispirano Le Monde, l’Herald Tribune, El Pais, Der Spiegel non sospettabili di filocomunismo.
Il Financial Times parlava delle grandi infrastrutture. A tutto questo occorre aggiungere un dato inquietante.
Riguarda il record che detiene l’Italia nelle violazioni di direttive europee in materia di appalti per le grandi opere pubbliche. Violazioni che chiamano in causa principalmente l’ex-Ministro Pietro Lunardi, responsabile delle grandi infrastrutture. Esistono, infatti, -lo ha ricordato l'ex Ministro Buttiglione- ben 266 procedure europee contro l’Italia, delle quali 46 riguardano le norme in materia di grandi opere pubbliche.
Un bilancio anormalmente alto a causa di una certa “renitenza da parte dell’Italia a svolgere appalti europei”. In realtà l’ex Ministro Lunardi decise di disapplicare le leggi europee per favorire a proprio arbitrio le imprese di parenti, amici e consociati. Senza andare incontro a sanzioni !
Uno dei casi più clamorosi di conflitto di interessi riguarda il conflitto di interessi dell’ex Ministro Lunardi nell’Alta velocità nella Lione-Torino. Nominato Ministro nel 2001 Lunardi annunciò la vendita della sua società, la Rocksoil, poiché molti contratti ricadevano sotto la sua competenza di Ministro. Poi disse che avrebbe concentrato il lavoro della Rocksoil all’estero per evitare conflitti di interessi. In realtà l’unico cambiamento si verificò nel 2005 quando la moglie, amministratrice della Rocksoil, cedette le sue quote ai figli.
L’ex Ministro ottenne una commessa francese per la progettazione di un tunnel sulla linea ad Alta Velocità Lione Torino. Ed oggi dice che l’Alta Velocità è indispensabile. Ma quale credibilità aveva un Ministro parte in causa nelle opere infrastrutturali? Lo stesso Ministro ha preso l’appalto per la linea ferroviaria Milano Malpensa, il corridoio Torino Brennero, il passante di Mestre, l’autostrada Aosta Monte Bianco, l’autostrada Valtrompia Brescia Lumezzane, l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, il terzo traforo del Gran Sasso. Molti di questi lavori si pongono in contrasto con i principi di deontologia professionale del decreto del Ministro Frattini.
Che però non ha sanzioni!
Il ministro del secondo governo Prodi, Antonio Di Pietro ha tempestivamente eliminato molti degli appalti inquinati dal conflitto d’interesse.
Un altro fenomeno grave ha riguardato per anni i conflitti di interesse della Banca di Italia. La mancata soluzione dei problemi emersi in materia di risparmio ( i casi dei bond Argentini, Parmalat, Cirio e l’Antonveneta), derivò da situazioni confliggenti della Banca d’Italia.
Che da un lato svolgeva compiti di vigilanza e di controllo sugli istituti di credito; dall’altro era di proprietà degli istituti di credito che avrebbe dovuto controllare (ex banche pubbliche divenute private); e dall’altro ancora era organo di tutela dei risparmiatori cui la Costituzione assegna una speciale protezione.
A questo si aggiunge un altro paradosso: la confusione tra controllori e controllati.
Che il CICR (il comitato per il credito e il risparmio), organo che doveva controllare la regolarità della condotta del Governatore della Banca d’Italia, era composto non solo dallo stesso Governatore che dovrebbe essere controllato dal CICR, ma anche dai rappresentanti delle banche controllate, comproprietarie della Banca d’Italia, e di Ministri che avevano interesse a favorire finanziamenti localistici, aperture di sportelli, prestiti a gruppi di clientes, e roba del genere. Un guazzabuglio reso possibile da leggi non leggi e carenze di leggi.
Parmalat giunse dopo altre due truffe colossali dei risparmiatori, i bond Cirio e i titoli argentini, con 23 miliardi di euro bruciati. Con l’amara sensazione per gli investitori di non potersi difendere. La SEC (Security and Exchange Commission) descrisse il caso Parmalat come “una delle più grandi e spudorate frodi finanziarie della storia”. L’organo che tutela i risparmiatori americani vittime della truffa parla con la voce dell’esperienza, avendo gestito gli effetti degli scandali Enron e Tycon. E’ stata necessaria l’inchiesta della magistratura milanese per costringere il Governo a varare una legge sul risparmio che elimina in parte questi conflitti.
Le operazioni truffaldine sono state compiute con l’avallo formidabile di una politica criminogena fondata sulla depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio, sulla legittimazione dei fondi neri, sui condoni con il rientro dei capitali illeciti, sulle evasioni fiscali. Ma le operazioni sono state anche il risultato di controlli pressoché inesistenti di Banca d’Italia, in primis. Ma anche dell’autorità della borsa CONSOB, borsa, sindaci, revisori dei conti e agenzie di rating che non hanno funzionato e non hanno garantito, come dovevano, un reticolo di trasparenza e affidabilità.
Gli organi di controllo sono stati un costosissimo apparato di supporto per una miriade di delitti (aggiotaggio, insider trading, truffa, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta, riciclaggio) al confronto dei quali i reati del crimine organizzato appaiono ben poca cosa.
La gravità dell’imbroglio è nel fatto che esso è stato reso possibile dalla complicità o dalla connivenza di soggetti istituzionali e di banche. Ancora una volta, prima della politica, sono arrivati i magistrati che hanno fatto il loro dovere, senza guardare in faccia nessuno.
Vi è stato l’intervento rapido, esemplare e competente della magistratura inquirente. Quella stessa magistratura che, sottoposta da anni agli attacchi forsennati del Governo Berlusconi, è oggi l’unica funzione pubblica italiana che, in questo momento, tiene alto il prestigio del Paese.
Allo stato attuale delle indagini il dubbio se le banche abbiano dato prova “solo” di incompetenza e di negligenza, o se vi siano state anche malafede, disonestà e complicità si sta lentamente sciogliendo. Emerge sempre più netta la responsabilità di alcune banche nel grande imbroglio.
I nostri banchieri per i rapporti con Parmalat avevano tutti i mezzi e gli elementi per scoprire la frode in danno ai risparmiatori. Sennonché anche quando cominciavano ad addensarsi nubi di sospetto su Parmalat, una grande banca italiana ha comprato i bond Parmalat e li ha offerti agli ignari risparmiatori.
La Procura di Milano chiese il rinvio a giudizio di 32 persone con l’accusa di aggiotaggio e ostacolo alla Consob avviando il procedimento contro Calisto Tanzi, suo figlio Stefano, suo fratello Giovanni, la nipote Paola Visconti, i direttori finanziari Fausto Tonna, Luciano Del Soldato e Alberto Ferrarsi, 22 tra amministratori, revisori e sindaci, più le persone giuridiche – ed è questa la novità- delle società di revisione Italaudit ex-grant Thornton e Deloitte & Touche e di Bank of America.
Su quest’ultima i PM hanno precisato l’accusa che richiama la comunicazione al mercato del 18 dicembre 1999, concordata tra Tonna e Sala (Parmalat e Boaf). Nella quale si affermava falsamente che i nuovi asseriti azionisti della brasiliana Parmalat fossero investitori nordamericani coordinati dalla Boaf e si occultava che erano due società anonime delle isole Cayman”.
Una menzogna che da un lato ha sostenuto il titolo Parmalat in borsa a Milano, dall’altro ha causato agli investitori e alla Boaf un danno di 400 milioni di dollari, proprio mentre tre manager della Boaf e l’ex direttore della Banca cantonale dei grigioni (svizzeri) guadagnavano in nero 21 milioni di dollari erogati da Parmalat a titolo di commissione per la chiusura dell’operazione. La magistratura dimostra ancora una volta di andare avanti senza strumentalizzazioni e senza guardare in faccia a nessuno. L’uscita dei verbali è senz’altro da attribuire a persone che non fanno parte della magistratura inquirente. Di pari passo con Milano procedono spedite anche le due inchieste a Parma e a Berna sul fallimento della multinazionale di Collegno. Ancora una volta a muovere la macchina della corruzione è stato un ceto politico arrembante, con l’appoggio di potentissimi banchieri.
Al confronto dei quali i vari Michele Sindona e Roberto Calvi, finanziatori dei politici ed antesignani del sistema di corruzione degli anni settanta, appaiono degli innocenti agnellini.
E come in passato, i finanziatori rischiano di essere i soli capri espiatori, mentre i politici resteranno indenni.
Questa volta anche i banchieri sono fuori dallo scandalo. Il loro potere di ricatto sui politici è enorme. A dovere rispondere ai giudici delle accuse di aggiotaggio, truffa e falso sono per il momento funzionari e dirigenti bancari. Viene fuori che molti politici ottennero da Calisto Tanzi degli aerei non solo per i loro pubblici impegni ma anche per i loro comodi e le loro vacanze.
I finanziamenti sono avvenuti con diversi sistemi: attraverso intermediari di fiducia dei destinatari finali, le consulenze fittizie a società amiche esperte nel nulla, l’acquisto di imprese decotte con l’appoggio di banchieri amici, l’appoggio politico a banche per fusioni e salvataggi.
E poi vi è stato il classico sistema del pagamento dei partiti e dei politici. Il Wall street Journal afferma, citando l’avvocato di Tanzi, che Parmalat ha versato mediamente 1,9 milioni di euro l’anno per una spesa finale di 200 milioni di dollari. Una cifra enorme pari a 250 miliardi delle vecchie lire.
Fausto Tonna e Tanzi hanno parlato di finanziamenti a partiti e a singoli politici non per il classico scambio di tangentopoli, ma per un rapporto più complesso. I soldi servivano ad ottenere l’intervento dei politici sulle banche per ottenerne i finanziamenti e per operazioni di compravendita di società dissestate. Tanzi e Tonna hanno detto che Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, avrebbe fatto pesanti pressioni su Tanzi per costringerlo ad acquistare la dissestata Eurolat dalla Cirio di Cagnotti. Ma questa operazione sarebbe avvenuta per interessamento di uomini politici. Chi sono questi uomini politici ? Mistero.
Altre operazioni sospette riguardano il Ministero dell’agricoltura. Ad incassare soldi sarebbero stati due ministri . Uno della maggioranza e l’altro dell’opposizione. Ma tutti e due erano ministri in carica al momento dell’esazione. Proprio in relazione ad uno dei due finanziamenti, la Parmalat ebbe un aiuto di 68 miliardi di vecchie lire a fondo perduto, anche se- come dice Paolo De Castro, ex ministro dell’agricoltura- il finanziamento era stato “pensato e deciso per le piccole e medie imprese”. De Castro ammette:”è vero, commettemmo un errore”. Domanda: ma fu un errore? O fu la contropartita data a Parmalat per finanziamenti che Tanzi aveva fatto in precedenza?
Si dice che nei finanziamenti dei politici così come sono avvenuti non si ravvisano responsabilità penali. Ed è così, anche perché il finanziamento illecito dei partiti è stato depenalizzato. Così come fu improvvisamente abrogato il delitto di interesse privato in atti di ufficio, che era stato un baluardo nella lotta ai conflitti di interesse. E il falso in bilancio è divenuto un reato contravvenzionale.
Ma la mancanza di reati non è una ragione per tacere. La questione morale e politica si pone in modo anche più rilevante che in passato. Qui sono stati truffati centinaia di migliaia di risparmiatori sia per i finanziamenti ai politici ed ai partiti sia per le operazioni sbagliate imposte a Calisto Tanzi da politici e banchieri senza scrupoli.
La vicenda dell’arresto di Danilo Coppola – a parte la coraggiosa inchiesta dell’Espresso -, è stata relegata dai maggiori quotidiani italiani nelle notizie di cronaca.
E’ un segnale allarmante rispetto ad un fenomeno molto grave che riguarda corruzione e criminalità organizzata.
Il governo Prodi avrebbe dovuto risolvere il problema dei conflitti d’interesse che sono la maggiore minaccia per la nostra democrazia mediante, soprattutto il ripristino del reato penale dell’interesse privato negli atti d’ufficio ed eliminazione della confusione tra controllori e controllati in tutti i campi: banche, politica, pubblica amministrazione, industria, commercio, authority, ecc.
Ci chiediamo allora: la depenalizzazione dell’interesse privato in atti di ufficio (ex art. 324 cp) che avvenne ad opera del VI governo Andreotti-Martelli ha qualcosa a che fare con le privatizzazioni del '92?
Il giudice Ferdinando Imposimato, magistrato ed ex senatore della commissione antimafia, ci parla del suo libro "Corruzione ad alta velocità" e delle implicazioni del TAV con politici, grandi imprese, giornalisti e criminalità organizzata.
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