Source: http://ilfallimentarista.it/rubriche/giurisprudenza-commentata?page=37
Timestamp: 2020-02-18 06:07:10+00:00
Document Index: 37492318

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 160', 'art. 182', 'art. 161', 'art. 163', 'art. 9', 'art. 169']

Fattibilità del piano con cessione dei beni e modalità di liquidazione
19 Giugno 2014 | di Manuel Del Linz
Il controllo del Tribunale nella fase di omologazione del concordato preventivo è circoscritto alla verifica della fattibilità giuridica del piano e alla valutazione dell’effettiva idoneità del piano ad assicurare il soddisfacimento della causa concreta della procedura: il Tribunale deve verificare che non vi sia un’assoluta e manifesta non attitudine del piano presentato dal debitore a raggiungere gli obiettivi prefissati. In caso di concordato con cessione dei beni, l’eventuale divergenza tra la valutazione dell’attivo dell’esperto nominato dalla parte e quella dagli organi della procedura, nonostante ponga in discussione la stessa possibilità di pagare integralmente i creditori privilegiati, e salvo che sia provocata da circostanze obiettive, non determina una fattispecie di assoluta impossibilità di realizzazione del piano rilevabile in qualunque momento della procedura da parte del tribunale, ma riguarda esclusivamente il profilo di fattibilità economica della proposta, rimessa esclusivamente al giudizio dei creditori. Qualora tra i beni ceduti ai creditori afferisca anche un’azienda in esercizio, l’attività di gestione ordinaria dell’impresa e quella finalizzata alla cessione dell’azienda restano distinte: gli organi di gestione della società conservano l’ordinaria amministrazione, mentre le attività finalizzate alla selezione dell’acquirente e di disposizione dell’azienda sono attribuite al liquidatore.
L’ente pubblico, che abbia un debito nei confronti di società appaltatrice fallita per opere da questa realizzate (anche per mezzo dei subappaltatori), deve adempiere le sue obbligazioni e pagare quanto dovuto alla procedura fallimentare, la quale poi provvederà a ripartire l’attivo fra i creditori nel rispetto della graduazione determinata dalla norme fallimentari e civilistiche. (massima)In base a una lettura coordinata dell’art. 111 l. fall. e dell’art. 118, commi 3 e 3 bis, Codice degli appalti (come modificato dal c.d. decreto Destinazione Italia, d.l. n. 145/2013, conv. in l. n. 9/2014) non può essere riconosciuta la prededuzione al credito del subappaltatore, mancando il requisito della funzionalità o dell’occasionalità con le procedure concorsuali: il meccanismo di cui all’art. 118 cod. app.,presupponendo l’esistenza di un contratto ancora in corso di esecuzione che deve essere portato a termine, ha ragione d’essere solo in caso di continuità nei rapporti tra stazione appaltante ed affidatario, mentre in caso di fallimento di quest’ultimo, il contratto con la stazione appaltante si scioglie ipso iure.
Estensione del fallimento di un imprenditore collettivo: incostituzionalità?
11 Giugno 2014 | di Luca Jeantet
L’art. 147, comma 5, l. fall. deve ritenersi incostituzionale, per contrasto con gli artt. 3, comma 1, e 24, comma 1, Cost., nella parte in cui non consente di estendere la dichiarazione di fallimento di una società di capitali alla società di fatto esistente tra l’ente collettivo originariamente fallito ed altri soci di fatto, siano essi persone giuridiche oppure persone fisiche. L’art. 147, comma 5, l. fall. può essere applicato, secondo una lettura costituzionalmente orientata, a tutte le ipotesi in cui, fallito un imprenditore individuale o collettivo, emerga che l'attività imprenditoriale svolta in concreto sia riferibile ad una società di fatto partecipata anche da altri soggetti fisici o giuridici, essendo dunque irrilevante che la prima dichiarazione di fallimento interessi una società e non un imprenditore individuale
06 Giugno 2014 | di Salvo Leuzzi
È inammissibile il concordato preventivo di natura "mista", in parte in continuità aziendale, in parte liquidatorio, incentrato su un piano che non contempli, né assicuri una pur minima soddisfazione dei crediti entro termini ragionevolmente contenuti.
04 Giugno 2014 | di Filippo Lamanna
Sono ammissibili la proposta ed il piano di concordato preventivo che prevedano il pagamento con dilazione dei creditori muniti di prelazione, anche se la dilazione sia superiore a quella imposta, in caso di concordato liquidatorio, dai tempi tecnici della liquidazione. Siccome il pagamento con dilazione equivale alla soddisfazione non integrale dei creditori muniti di prelazione prevista dall’art. 160, comma 2, l. fall., essi hanno anche in tal caso diritto di voto – potendo parimenti assimilarsi ai creditori chirografari - in una misura (corrispondente alla perdita economica derivante dal ritardato pagamento) che compete al giudice di merito determinare in concreto anche alla luce della relazione giurata di cui all’articolo 160, comma 2, l. fall., degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati dal privilegio nell’ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 l. fall.
Non sono prededucibili i crediti sorti nel corso di un concordato preventivo poi revocato
29 Maggio 2014 | di Andrea Cerutti
Non può essere invocata nel successivo concordato, a sostegno della prededucibilità di un credito sorto nel corso di un anteriore concordato preventivo poi revocato, una qualsivoglia continuità o consecutio fra la prima e la seconda procedura. A seguito dell’abrogazione della previsione di cui all’art. 182-quater, comma 4, l. fall. non è consentito riconoscere, nell’ambito del concordato preventivo, natura prededucibile al credito maturato dal professionista incaricato di predisporre la relazione di cui all’art. 161, comma 3, l. fall.
Pagamenti non autorizzati, sanabilità (a posteriori)
26 Maggio 2014 | di Marco Angelo Russo
I pagamenti di acconti in favore dei professionisti effettuati dopo il deposito del ricorso “in bianco”, seppur funzionali al deposito della proposta e del piano, in difetto di qualsiasi autorizzazione da parte del tribunale, sono atti illegittimi. L’irregolarità tuttavia può essere sanata a posteriori con il decreto di ammissione della società alla procedura di concordato ex art. 163 l. fall.
Ancora sul concordato di gruppo: competenza territoriale e dichiarazione di insolvenza
L’esistenza di un rapporto di gruppo in senso stretto fra diverse società non determina il venir meno dell’autonoma personalità giuridica e dell’autonoma qualità di imprenditore di ciascuna società, che solo con il proprio patrimonio risponde esclusivamente dei propri debiti, con la conseguenza che l’accertamento dello stato di insolvenza non può che riferirsi alla sola situazione economica della società nei confronti della quale lo stesso è sollecitato, nonostante il controllo cui la stessa è assoggettata. Ai sensi dell’art. 9, primo comma, l. fall., la competenza per la dichiarazione di fallimento di una società appartiene al tribunale del luogo ove, secondo le iscrizioni eseguite nel registro delle imprese, si trova la sede (c.d. “sede legale”) della società medesima al momento del deposito del ricorso, dovendosi presumere che nello stesso luogo si trovi anche la sede effettiva (la “sede principale dell’impresa”, menzionata nella citata disposizione di legge), salva la prova del contrario, di cui è onerata la parte che afferma la competenza di un tribunale diverso da quello adito sulla base delle iscrizioni in questione. La competenza ad accertare lo stato d’insolvenza di una grande impresa commerciale appartiene al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la sede principale, senza che a tale criterio possa derogarsi per ragioni di connessione con altre procedure relative a società diverse dello stesso gruppo.
Scioglimento dei contratti bancari pendenti: linee guida, tipologie negoziali e autorizzazione
20 Maggio 2014 | di Leonarda Martino
Nell’ambito di una procedura di concordato preventivo, in caso di richiesta di scioglimento ai sensi dell’articolo 169-bis l. fall. di contratti bancari di anticipazione di fatture la cui convenzione preveda espressamente un patto di compensazione, l’accertamento del Tribunale si risolve nella verifica della funzionalità della richiesta rispetto alla realizzazione del piano concordatario e della previsione di un indennizzo in favore del contraente in bonis ai sensi dell’art. 169-bis, comma 2, l. fall. Secondo il criterio guida dell’attività autorizzativa riservata al Tribunale in ambito concordatario, lo scioglimento è da ritenersi funzionale rispetto al piano concordatario, ossia rispetto alla migliore soddisfazione dei creditori, se nello stesso piano la riduzione dell’attivo per la parte relativa alle fatture oggetto di anticipazione, pur accompagnata da contestuale riduzione del passivo concorsuale, risulti più penalizzante – in termini di percentuale di soddisfacimento dei creditori chirografari – rispetto all’ipotesi d’iscrizione di tali crediti, con corrispondente appostazione dell’intero debito (comprensivo dell’equo indennizzo), al passivo.