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Timestamp: 2018-03-22 08:48:19+00:00
Document Index: 114496558

Matched Legal Cases: ['art. 223', 'art. 2409', 'art. 2443', 'art. 2506', 'art. 2505', 'art. 2501', 'art. 223', 'art. 223', 'art. 2328', 'art. 2409', 'art. 2429', 'art. 2409', 'art. 223', 'art. 2327', 'art. 223', 'art. 2445', 'art. 2445', 'art. 2441', 'art. 2443', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 158', 'art. 2441', 'art. 158', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art. 134', 'art. 2441', 'art. 2465', 'art. 2464', 'art. 2345', 'art. 2370', 'art. 2364', 'art. 2478', 'art. 2500', 'art. 2343', 'art. 2465', 'art. 2506', 'art. 2501', 'art. 2506', 'art. 2506', 'art. 2505', 'art. 2505', 'art. 2505', 'art. 2505', 'art. 2506', 'art. 2501']

Massime del Consiglio Notarile di Milano - Novità legislative - ROMOLOROMANI.IT
a firma di Alberto, March 27, 2004 in Novità legislative
Pubblicato il giorno March 27, 2004
ORIENTAMENTI DEL NOTARIATO MILANESE SULLA RIFORMA DELLE SOCIETA’ DI CAPITALI – MILANO 26 MARZO 2004
30 MASSIME della COMMISSIONE SOCIETA’ DEL CONSIGLIO NOTARILE DI MILANO
Notaio Luigi Augusto Miserocchi
Prof. Notaio Giancarlo Laurini
Prof. Notaio Gennaro Mariconda
1.	Ambito di applicazione del divieto previsto dall'art. 223 bis quinto comma [ora sesto comma]
2.	Adeguamento dello statuto: limiti
3.	Adeguamento della clausola compromissoria
4.	Entrata in vigore delle norme sul controllo contabile (art. 2409 bis e ss. c.c.)
5.	Adeguamenti statutari e disciplina transitoria
CAPITALE - AZIONI - PARTECIPAZIONI
6.	Il capitale minimo di s.p.a.
7.	Sottoscrizione e versamento dell'aumento di capitale prima dell'iscrizione al Registro delle Imprese della relativa delibera
8.	Delega agli amministratori ex art. 2443 c.c. di aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione
9.	Conferimenti d'opera nella s.r.l.
10.	Legittimazione dell'acquirente di partecipazioni in s.r.l.
11.	Modalità di convocazione dell'assemblea nelle s.p.a.
12.	Assemblea totalitaria
13.	Clausola statutaria illecita, introdotta con delibera non più impugnabile, e successive decisioni a tale clausola conformi
14.	Uso di mezzi telematici e del voto per corrispondenza nella s.r.l.
15.	Termini per l'approvazione del bilancio
16.	Particolari ipotesi di chiusura dell'esercizio sociale
17.	Varianti organizzative e modifiche dei sistemi di governo societario
18.	Attribuzione statutaria del controllo contabile
19.	Efficacia dell'iscrizione al Registro delle Imprese delle modificazioni statutarie
TRASFORMAZIONE - FUSIONE - SCISSIONE
20.	Trasformazione eterogenea
21.	Maggioranze richieste per le delibere di fusione o scissione
22.	Non necessità della relazione degli esperti nella scissione (art. 2506 ter, terzo comma c.c.)
23.	Presupposti della procedura semplificata della fusione (art. 2505 c.c.)
24.	Applicabilità degli artt. 2505 secondo comma e 2505 bis secondo comma c.c. anche nel caso in cui il possesso del capitale della incorporanda, previsto in dette norme, intervenga nel corso del procedimento
25.	Esonero dall'obbligo di far redigere la relazione degli esperti nella scissione
26.	Esonero dall'obbligo di far redigere la relazione degli esperti nella fusione
27.	Presupposti per l'applicazione dell'art. 2501 sexies ultimo comma c.c.
28.	Fusione: scelta dell'esperto comune
29.	Rinunziabilità al termine intercorrente tra l'iscrizione del progetto di scissione e la decisione sulla scissione
30.	Scissione non proporzionale con facoltà di scelta di assegnazione proporzionale
Il divieto previsto dall’art. 223 bis comma quinto [N.d.R. ora comma sesto] disp.att.c.c. - che non consente, dal 1° gennaio 2004, l'iscrizione nel registro delle imprese di società per azioni, a responsabilità limitata e in accomandita per azioni regolate da atto costitutivo e statuto non conformi al D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, anche se l'atto costitutivo è stato ricevuto anteriormente alla suddetta data - non riguarda:
L'obbligo di uniformare l'atto costitutivo e lo statuto alle nuove disposizioni inderogabili entro il 30 settembre 2004, disposto per le società di capitali dal primo comma dell'art. 223 bis disp.att.c.c. non ha ad oggetto le disposizioni “contingenti” dell’atto costitutivo (ovverosia quelle contenute nei n. 1, 6 e 12 del previgente art. 2328 c.c., oltre al nome dei primi amministratori e sindaci), bensì unicamente le clausole “durature”, normalmente contenute nello statuto allegato all’atto costitutivo.
Entrata in vigore delle norme sul controllo contabile (artt. 2409-bis e ss. c.c.)
In mancanza di una clausola statutaria dalla quale si possa desumere – espressamente o implicitamente – che il controllo contabile spetta al collegio sindacale, diviene applicabile, a decorrere dal 1° gennaio 2004, la norma che prevede la nomina del revisore o della società di revisione (art. 2409-bis c.c.).
Pertanto, sia in presenza di siffatta clausola statutaria, sia in caso di prorogatio delle funzioni, appare pienamente legittima – anche al fine di contestuali o successive deliberazioni sul capitale sociale ovvero di deliberazioni che presuppongono una situazione patrimoniale di riferimento (ad es. al fine di valutare la capienza del limite quantitativo di emissione di obbligazioni) – l’approvazione del bilancio d’esercizio (o, in quanto compatibile, di un bilancio infrannuale) corredato della sola relazione del collegio sindacale ai sensi dell’art. 2429 c.c., comprensiva del giudizio di cui all’art. 2409-ter c.c..
L’art. 223-bis, comma 3, disp. att. c.c., quale risultante dal D.Lgs. 6 febbraio 2004 n. 37, in vigore dal 29 febbraio 2004, permette di modificare l’atto costitutivo/statuto di società di capitali con deliberazione sorretta dalla maggioranza semplice dei legittimati al voto intervenuti in assemblea, in deroga alle più qualificate maggioranze previste dalla legge o dall’atto costitutivo/statuto per le modifiche dello stesso, nei seguenti casi:
In relazione al nuovo ammontare minimo del capitale sociale di s.p.a., fissato dall’art. 2327 c.c. in euro 120.000, si deve ritenere che, stante la norma transitoria contenuta nell’art. 223-ter disp. att. c.c.:
- non possono ridurre il capitale sociale, ai sensi dell’art. 2445 c.c., al di sotto dell’ammontare di euro 120.000;
- non possono ridurre il capitale sociale, ai sensi dell’art. 2445 c.c., al di sotto dell’ammontare del loro capitale sociale alla data del 1° gennaio 2004, né al di sotto del minimo legale di euro 120.000 qualora successivamente al 1° gennaio 2004 si siano adeguate a tale nuovo ammontare;
Nell’ipotesi in cui lo statuto o una sua successiva modificazione attribuiscano all’organo amministrativo la facoltà di aumentare il capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione ai sensi dell’art. 2441, commi 4 e 5, la determinazione dei “criteri cui gli amministratori devono attenersi”, a norma dell’art. 2443, comma 1, c.c., concerne essenzialmente le ragioni e le cause dell'esclusione del diritto di opzione. Di conseguenza lo statuto, o la deliberazione assembleare di delega modificativa dello stesso, devono determinare i beni o la tipologia di beni da conferire (nel caso del comma 4) ovvero i destinatari o le tipologie o le categorie di persone o enti destinatari delle azioni o i criteri per l’individuazione dei soggetti cui riservare le azioni (nel caso del comma 5).
La delega può – ma non necessariamente deve – dettare i criteri per la determinazione del prezzo di emissione delle azioni, fermo restando che il rispetto del sovrapprezzo minimo previsto dall'art. 2441, comma 6, c.c., deve essere verificato in sede di deliberazione consiliare di aumento del capitale sociale, in occasione della quale viene fissato il prezzo di emissione oppure i criteri per la sua determinazione.
In ogni caso, l'applicabilità dell'art. 2441, comma 6, c.c., “in quanto compatibile”, impone che:
a) in sede di deliberazione assembleare di delega l'organo amministrativo illustri la proposta di delega, mediante apposita relazione dalla quale devono risultare le ragioni dei criteri della possibile esclusione o limitazione dell’opzione o del possibile conferimento in natura (fatta salva la possibilità che tutti i soci vi rinunzino all’unanimità);
b) almeno 15 giorni prima di ciascuna deliberazione consiliare di aumento delegato, l’organo amministrativo comunichi – al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza (o alla società di revisione ai sensi dell’art. 158 T.U.F., nei casi ivi previsti) e al soggetto incaricato del controllo contabile – la relazione illustrativa, concernente le ragioni della specifica esclusione o dello specifico conferimento in natura, dalla quale risulti altresì il prezzo di emissione e i criteri adottati per determinazione in conformità all’art. 2441, comma 6, c.c. (fatta salva la possibilità che i rispettivi destinatari rinunzino al termine di 15 giorni);
c) al momento di ciascuna deliberazione consiliare di aumento delegato vengano prodotti il parere di congruità del prezzo di emissione del collegio sindacale o del consiglio di sorveglianza (o della società di revisione ai sensi dell’art. 158 T.U.F., nei casi ivi previsti) e la relazione giurata dell’esperto designato dal tribunale nell’ipotesi prevista dall’art. 2441, comma 4, c.c..
La deliberazione assembleare di delega deve essere approvata con la maggioranza prevista dall’art. 2441, comma 5, c.c. (voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale), sia nel caso di attribuzione della facoltà di escludere il diritto di opzione quando l’interesse della società lo esige (previsto dal medesimo art. 2441, comma 5, c.c.), sia nel caso di attribuzione della facoltà di deliberare auemtni di capitale da liberare mediante conferimenti in natura, privi del diritto di opzione (previsto dall’art. 2441, comma 4, c.c.)
Pur in mancanza di espressa disposizione normativa, si deve ritenere tuttora ammissibile – conformemente del resto all’opinione dominante già prima del d.lgs. 6/2003 – la deliberazione assembleare di delega all’organo amministrativo della facoltà di aumentare il capitale sociale con esclusione o limitazione del diritto di opzione con offerta ai dipendenti della società o di società che la controllano o che sono da essa controllate, ai sensi dell'art. 2441, comma 8, c.c., la quale deve essere approvata con le maggioranze previste dallo stesso art. 2441, comma 8, c.c. e dall’art. 134, comma 2, T.U.F. (come modificato dal d.lgs. 37/2004). In tal caso, le disposizioni di cui all’art. 2441, comma 6, c.c., non trovano applicazione né nei confronti della deliberazione assembleare di delega, né nei confronti della deliberazione consiliare di aumento di capitale a favore dei dipendenti.
Conferimenti d’opera nella s.r.l.
In caso di conferimenti d’opera nella s.r.l., così come per ogni altro conferimento diverso dal denaro, è necessaria la relazione giurata di stima ai sensi dell’art. 2465 c.c..
L'attestazione della relazione di stima deve in tal caso riferirsi all'intero valore della prestazione d’opera o di servizi dovuta dal socio conferente, la quale pertanto deve essere o circoscritta per sua natura (ad es. l'appalto d'opera per la costruzione di un determinato bene) o limitata ad un periodo temporale determinato o quanto meno determinabile, non essendo altrimenti possibile capitalizzare il valore di prestazioni di ampiezza o durata indeterminabile.
La polizza di assicurazione o la fideiussione bancaria prestate ai sensi dell'art. 2464, comma 6, c.c., devono garantire l’adempimento dell’obbligo di eseguire le prestazioni d’opera o di servizi, potendo pertanto essere escusse dalla società conferitaria in caso di inadempimento parziale o totale dell’obbligo medesimo o in caso di sua impossibilità parziale o totale.
La mancanza di un espresso rinvio alla disciplina delle prestazioni accessorie nella s.p.a. (art. 2345 c.c.) non fa venir meno la possibilità che l’atto costitutivo di s.r.l. stabilisca l’obbligo dei soci di eseguire prestazioni accessorie, determinandone contenuto, durata, modalità e compenso.
Legittimazione dell’acquirente di partecipazioni in s.r.l.
Non si ritiene legittima, in quanto contraria a norme imperative a tutela di interessi pubblici, la clausola statutaria di s.r.l. che attribuisca all’acquirente di una partecipazione in s.r.l. la legittimazione all’esercizio dei diritti sociali o parte di essi in virtù del solo atto pubblico o autentico di trasferimento della partecipazione, in mancanza di annotazione nel libro dei soci, né la clausola statutaria che attribuisca agli amministratori la facoltà di eseguire tale annotazione prima dell’avvenuto deposito nel registro delle imprese.
Si ritengono invece legittime le clausole statutarie di s.r.l. che subordinano la legittimazione all’esercizio dei diritti sociali ad elementi ulteriori rispetto all’iscrizione a libro soci ex art. 2370 c.c., come ad esempio il decorso di un determinato termine da tale momento, purché ciò non si traduca in una sostanziale privazione dei diritti sociali in capo all’acquirente (la qual cosa avverrebbe ad esempio allorché il termine non fosse contenuto entro limiti ragionevoli).
Lo statuto di s.p.a. non può contemplare in via esclusiva modalità di convoca-zione rivolte indistintamente alla generalità dei soci diverse dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale o dalla pubblicazione in almeno un quotidiano indicato nello statu-to stesso.
E’ invece rimessa all’autonomia negoziale l’individuazione delle modalità di convocazione “ad personam”, purché si tratti di “mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento” e purché la comunicazione avvenga almeno otto giorni prima dell’assemblea.
In tale ambito sono da ritenersi legittime sia le clausole che individuano spe-cifiche modalità di convocazione, sia le clausole che prevedono genericamente che l’avviso di convocazione possa essere inviato, con "mezzi che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento", al recapito comunicato dal socio alla società, dovendosi in tale ultimo caso intendere in senso ampio il concetto di recapito (e pertanto compren-dente, oltre al domicilio, il numero telefax, l’indirizzo di posta elettronica, etc.).
E’ altresì legittima la previsione di una pluralità di modalità di convocazione tra loro alternative, sia rivolte indistintamente alla generalità dei soci sia “ad perso-nam” (entrambe nei limiti di cui sopra), rimettendo all'organo competente la scelta del mezzo da utilizzare; lo stesso dicasi allorché sia contemplata una pluralità di mo-dalità “concorrenti” (ossia tutte da utilizzare necessariamente), oppure ancora una pluralità di modalità in parte alternative ed in parte concorrenti.
Sono invalide, in quanto non conformi alla legge, le deliberazioni assembleari e le decisioni dei soci adottate sulla base di un procedimento conforme a clausola statutaria illecita, introdotta con precedente deliberazione assembleare nulla per illiceità dell’oggetto, benché non più impugnabile per decorrenza del termine triennale previsto dalla legge.
La clausola statutaria che consente la convocazione dell’assemblea per l'approvazione (per la s.r.l.: la presentazione) del bilancio nel maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale, previsto dall'art. 2364 e, per rinvio, dall'art. 2478-bis non deve necessariamente contenere l'indicazione analitica e specifica delle fattispecie che consentono il prolungamento del termine stesso.
1. modifica la data di chiusura dell'esercizio sociale, fissandola (con anticipo o posticipo rispetto alla precedente scadenza) per data anteriore a quella in cui l'as-semblea si tiene (ad esempio: (i) delibera, assunta in febbraio 2004, che sposta al 30 novembre 2003 la data di chiusura dell'esercizio, originariamente fissata al 31 dicembre 2003; (ii) delibera assunta in febbraio 2004, che sposta al 31 dicembre 2003 la data di chiusura dell'esercizio, originariamente fissata al 30 giugno 2004; (iii) delibera assunta in febbraio 2004, che sposta al 31 gennaio 2004 la data di chiusura dell'esercizio, originariamente fissata al 31 dicembre 2003);
2. interviene in epoca successiva alla data in cui il bilancio doveva chiudersi, posticipando detta chiusura e fissandola in data successiva alla deliberazione as-sembleare, (ad esempio, delibera assunta in febbraio 2004 che sposta al 29 febbraio 2004 la data di chiusura dell'esercizio, originariamente fissata al 31 dicembre 2003)
Si reputa non conforme alla legge la previsione, nello statuto di una s.p.a., di più sistemi di amministrazione e controllo (tradizionale, dualistico, monistico) con scelta rimessa all’assemblea ordinaria: il cambiamento di sistema richiede, in ogni caso, una deliberazione modificativa dello statuto con i quorum minimi, il controllo di legalità e la pubblicità a tal fine richiesti dalla legge.
Si reputa conforme alla legge la previsione, nei patti sociali di una s.r.l., di diverse modalità operative dell’organo di amministrazione (amministrazione collegiale, disgiuntiva, congiuntiva), con scelta rimessa a decisione, anche extra-assembleare, dei soci, in quanto ciò non costituisce modifica dell’atto costitutivo.
Massima n. 19
Massima n. 20
Alla trasformazione eterogenea, nel caso di un ente diverso da società di capitali che si trasforma in società di capitali, si applica il secondo comma dell'art. 2500 ter c.c. con conseguente necessità di una relazione di stima redatta ai sensi dell'art. 2343 c.c. (nel caso in cui venga assunta la forma della s.p.a. o della s.a.p.a.) ovvero dell'art. 2465 c.c. (nel caso in cui venga assunta la forma della s.r.l.).
Massima n. 21
Massima n. 22
Non necessità della relazione degli esperti nella scissione (art. 2506-ter, comma 3, c.c.)
Nella scissione la c.d. procedura semplificata (disapplicazione dell’art. 2501-sexies c.c. relativo alla relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio) è espressamente prevista nel solo caso di scissione proporzionale a favore di società di nuova costituzione (art. 2506-ter, comma 3, c.c.).
Tuttavia, in analogia con quanto disposto dallo stesso art. 2506-ter, comma 3, c.c. (e dall’art. 2505, comma 1, c.c., in tema di fusione di società interamente possedute), la relazione degli esperti deve altresì ritenersi superflua allorché la scissione non possa in alcun modo comportare una variazione del valore delle partecipazioni possedute dai soci delle società partecipanti all’operazione; il che si verifica almeno nelle seguenti situazioni:
a) scissione parziale a favore di beneficiaria preesistente, la quale possiede l’intero capitale della scissa oppure è interamente posseduta dalla scissa;
c) scissione totale a favore di due società preesistenti, le quali possiedono l’intero capitale della scissa, allorché le beneficiarie siano interamente possedute da un medesimo soggetto o da più soggetti, secondo le medesime percentuali ed i medesimi diritti;
Massima n. 23
Presupposti della procedura semplificata della fusione (art. 2505 c.c.)
Il presupposto affinché operi la c.d. procedura semplificata della fusione ex art. 2505 c.c. – ossia la disapplicazione degli artt. 2501-ter, comma 1, numeri 3, 4 e 5, c.c. (indicazioni circa il rapporto di cambio delle azioni o quote, le modalità di assegnazione delle azioni o quote, nonché la data di godimento delle azioni o quote assegnate), 2501-quinquies c.c. (relazione illustrativa degli amministratori) e 2501-sexies c.c. (relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio) – consiste nel possesso di tutte le azioni o quote dell’incorporata da parte dell’incorporante e deve necessariamente sussistere al momento del perfezionamento dell’atto di fusione.
E’ pertanto legittima l’assunzione di una decisione di fusione, secondo tale procedura semplificata, anche qualora il presupposto del possesso totalitario non sussista al momento dell’approvazione del progetto di fusione, né al momento della decisione di fusione; l’attuazione della fusione è in tal caso subordinata ad un evento futuro (acquisizione del possesso totalitario) l’avveramento del quale deve essere accertato in sede di stipulazione dell’atto di fusione.
In analogia a quanto disposto dall’art. 2505, comma 1, c.c. (e dall’art. 2506-ter, comma 3, c.c.) non deve ritenersi applicabile l’art. 2501-sexies c.c. – e non è pertanto richiesta la relazione di stima degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio – allorché la fusione, pur potendo dar luogo ad un cambio di azioni, non possa comunque dar luogo ad alcuna variazione di valore della partecipazione dei soci; il che si verifica almeno nelle seguenti situazioni:
b) fusione di due (o più) società, una delle quali interamente posseduta da una terza, e l’altra posseduta in parte da quest’ultima e per la restante parte dalla prima;
c) fusione di tre (o più) società interamente possedute “a cascata” (A possiede il 100% di B, la quale possiede il 100% di C);
e) fusione per incorporazione (c.d. “inversa”) della società controllante nella controllata interamente posseduta.
Applicabilità degli artt. 2505 secondo comma e 2505 bis secondo comma c.c.
anche nel caso in cui il possesso del capitale della incorporanda, previsto in dette norme, intervenga nel corso del procedimento
La possibilità che l'atto costitutivo o lo statuto prevedano che la fusione sia deliberata anziché dall'assemblea dall'organo amministrativo, prevista dagli artt. 2505 secondo comma c.c. e 2505 bis secondo comma c. c. trovano applicazione anche nel caso in cui il possesso dell'intero capitale o del 90% del capitale della incorporata non preesista alla approvazione del progetto, ma intervenga nel corso del procedimento comunque prima della stipulazione dell'atto di fusione.
Massima n. 25
Massima n. 26
Massima n. 27
Massima n. 28
Massima n. 29
Rinunziabilità al termine intercorrente tra l'iscrizione del progetto di scissione
e la decisione sulla scissione
Massima n. 30