Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-664-del-15-01-2020
Timestamp: 2020-08-12 13:31:33+00:00
Document Index: 155983071

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 360', 'Cass. Sez. ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 664 del 15/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 664 del 15/01/2020
Cassazione civile sez. I, 15/01/2020, (ud. 16/10/2019, dep. 15/01/2020), n.664
sul ricorso 22501/2018 proposto da:
K.A., elettivamente domiciliato in Roma al Largo Somalia n. 53,
presso lo studio dell’avvocato Pinto Guglielmo che lo rappresenta e
difende, unitamente all’avvocato Tarchini Maria Cristina, giusta
procura rilasciata con separato atto allegato al ricorso;
1. Con ricorso al Tribunale di Brescia, K.A., cittadino del Bangladesh, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con decreto n. 2386/2018, depositato il 20 giugno 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.
2. Il giudice adito escludeva la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento allo straniero dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria, reputando, ai fini della concessione dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b) non attendibili le dichiarazioni del richiedente circa le ragioni che l’avevano indotto ad abbandonare il suo Paese, nonchè insussistente, nel Paese di origine, uno stato di pericolo diffuso, e rilevando che non erano state allegate specifiche ragioni di vulnerabilità, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.
3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso K.A. nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a tre motivi. l’intimato non ha svolto attività difensiva.
2. Con il secondo motivo di ricorso, K.A. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
2.1. L’istante lamenta che il Tribunale abbia ritenuto – ai fini della concessione dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) – non attendibile la narrazione dei fatti che lo avrebbe determinata a lasciare il Paese di origine, consistiti nel timore di essere esposto a violenze da parte dei sostenitori del partito antagonista ((OMISSIS)) di quello ((OMISSIS)) del quale il richiedente era attivista e segretario locale.
2.2.1. Nel caso di specie, il giudice adito ha, invero, ampiamente ed adeguatamente motivato circa le ragioni per le quali ha ritenuto non attendibili, e comunque non idonee a fondare la domanda di protezione internazionale, le dichiarazioni del richiedente, non essendo stato il medesimo in grado sebbene si fosse dichiarato un personaggio talmente importante nel suo partito, da avere indotto gli avversari politici a cercare di farlo entrare nel loro gruppo, sì da indurre altri soggetti a seguirlo – di illustrare, neppure in minima parte, gli obiettivi del suo schieramento politico, al di là di un generico riferimento allo scopo di dare “maggiore democrazia al Paese”. La narrazione è apparsa, poi, del tutto inverosimile anche in riferimento alla pretese minacce di morte, che sarebbero state limitate a due soli episodi di “attacchi” alla sua abitazione, durati pochi minuti, non seguiti da nessuna altra iniziativa e, per di più, effettuati ((OMISSIS)) a distanza di un anno e mezzo l’uno dall’altro, periodo nel corso del quale l’istante non avrebbe ricevuto più alcuna molestia. A fronte di tali motivate argomentazioni, le censure in esame si traducono, in concreto, in una richiesta – peraltro del tutto generica – di rivisitazione del merito della vicenda, improponibile in questa sede (Cass., 04/04/2017, n. 8758). E neppure risulta che l’istante abbia allegato e dimostrato, nel giudizio di merito, di essersi rivolto alle autorità di polizia e di non avere ricevuto protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, comma 1, lett. c).
Va, pertanto, esclusa in radice – attesa la non credibilità dello straniero – la concessione al medesimo dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b).
2.2.2. Quanto alla protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c) decreto succitato, va osservato che la proposizione del ricorso al tribunale nella materia della protezione internazionale dello straniero non si sottrae all’applicazione del principio di allegazione dei fatti posti a sostegno della domanda, sicchè il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass., 28/09/2015, n. 19197). Pertanto, soltanto quando il cittadino straniero che richieda il riconoscimento della protezione internazionale, abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel Paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 14, lett. c) (Cass., 28/06/2018, n. 17069; Cass., 31/01/2019, n. 3016).
Nel caso concreto, il Tribunale ha accertato che i fatti allegati nel giudizio di merito non attengono a situazioni di violenze indiscriminate, derivanti da un conflitto armato interno o internazionale, trattandosi di circostanze relative ad una vicenda personale del richiedente, in relazione alla quale il medesimo è stato, peraltro, ritenuto inattendibile.
3. Con il terzo motivo di ricorso, K.A. denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
3.1. Il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale non abbia inteso concedere al medesimo neppure la protezione umanitaria, sebbene sussistessero, nella specie, evidenti ragioni di vulnerabilità del richiedente.
2.2.1. Il giudice territoriale ha, invero, motivato il diniego di tale forma di protezione in considerazione del fatto che la narrazione delle vicende che avrebbero determinato l’abbandono del Paese di origine da parte del richiedente non evidenzia situazione alcuna di vulnerabilità personale. Del resto l’accertata non attendibilità della narrazione dei fatti operata dal medesimo e la mancato allegazione di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza, correttamente hanno indotto il Tribunale a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455), operando una valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza (Cass. Sez. U., 13/11/2019, nn. 29459, 29460, 29461). Nè il ricorrente – al di là di un riferimento del tutto generico all’inserimento nel tessuto sociale italiano ed alla riproposizione di temi di indagine già sottoposti al giudice a quo – ha dedotto di avere allegato, nel giudizio di merito, ulteriori, specifiche, situazioni di vulnerabilità.
Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto che non sussistono – allo stato – i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis sempre che l’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato non risulti revocata dal giudice competente.