Source: http://asiloineuropa.blogspot.it/2016/
Timestamp: 2017-08-19 11:09:20+00:00
Document Index: 156338949

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'arte 3', 'arte 3']

Asilo in Europa: 2016
La detenzione dei richiedenti asilo appartenenti a categorie vulnerabili - Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella causa O.M. contro Ungheria (ricorso n. 9912/15)
Oggi pubblichiamo la nostra analisi di un’interessante sentenza emessa il 5 luglio 2016 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo relativa ad un caso di detenzione in Ungheria di un richiedente asilo iraniano: O.M. contro Ungheria. La Corte ha sostenuto che la detenzione del ricorrente, il quale aveva presentato domanda di asilo in Ungheria sulla base del proprio orientamento sessuale, fosse in violazione dell’art. 5 CEDU sul diritto alla libertà e sicurezza. Vedremo come nell’ambito dell’accertamento del carattere arbitrario della misura detentiva adottata dall’Ungheria, la Corte EDU dà particolare rilievo alla condizione di vulnerabilità del ricorrente, in quanto appartenente ad una minoranza sessuale in Iran.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 20:21
Asylum Scholar - Diritto d’asilo e accoglienza, tra devianza, integrazione e controllo sociale
Nuova tesi per la nostra rubrica Asylum Scholar, di cui abbiamo da poco rinnovato la pagina sul sito per rendere più agevole la consultazione. Le tesi, considerato il numero ormai rilevante, sono ora divise per argomento.
Oggi è la volta di un elaborato di Jessica Raimondi, dal titolo "Diritto d’asilo e accoglienza, tra devianza, integrazione e controllo sociale".
Sotto troverete come sempre alcune righe di introduzione, scritte dalla stessa autrice. In fondo, invece, il link per leggere e scaricare la tesi completa.
Diritto d’asilo e accoglienza, tra devianza, integrazione e controllo sociale
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 08:15
Germania: verso un sistema di asilo più restrittivo? Intervista con Nora Brezger del Consiglio per i rifugiati di Berlino.
Il sistema di asilo tedesco sta vivendo un periodo di profondo cambiamento che noi di Asilo in Europa seguiamo con attenzione. La nostra impressione è che le modifiche attualmente adottate o proposte portino ad una restrizione dei diritti garantiti finora in Germania ai richiedenti asilo e ai beneficiari di protezione internazionale.
Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo incontrato Nora Brezger, impegnata dal 2009 con il Consiglio per il Rifugiati (Flüchtlingsrat Berlin), ONG di Berlino che si occupa della tutela dei diritti dei rifugiati.
Già lo scorso maggio abbiamo avuto il piacere di ascoltare Nora, nell’ambito del Convegno "L'Agenda UE sulle migrazioni: un anno in rotta” organizzato a Bologna da Asilo in Europa insieme alla Regione Emilia-Romagna. Ricordiamo che a questo link è possibile visualizzare i video e i materiali degli interventi, tra cui quello di Nora su “Accoglienza, welfare, razzismo e nuove leggi sull’asilo in Germania dopo i grandi arrivi del 2015”.
Consigliamo, inoltre, la lettura del nostro articolo sull’accoglienza dei richiedenti asilo in Germania, in cui sono spiegati nel dettaglio i principali elementi del sistema di accoglienza tedesco: perché si parla di “crisi dei rifugiati del 2015”, come sono ripartite le competenze in materia di asilo tra i Land, qual è la distinzione tra centri di prima e seconda accoglienza, e centri di accoglienza speciali? Molti di questi aspetti sono ripresi da Nora in questa nostra intervista.
Ci è piaciuta particolarmente l’interpretazione politica e la visione d’insieme proposta da Nora relativamente alla riforma del sistema di asilo tedesco. Speriamo che anche voi troviate interessante questa intervista. Buona lettura!
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 10:32
Etichette: Asilo negli Stati europei, Germania, la crisi dell'asilo in europa
Il trattenimento dei richiedenti asilo alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell'UE - Sentenza della Corte di Giustizia UE nel caso J.N. (601/15)
Torniamo oggi ad occuparci della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, analizzando un'importante sentenza del febbraio 2016. Stiamo parlando del caso J.N. (601/15), in cui la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità, alla luce della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, dell'art. 8 della Direttiva Accoglienza in materia di trattenimento dei richiedenti asilo per motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico.
Come al solito, pubblichiamo nelle prossime righe una breve introduzione, rimandando al nostro sito per la lettura dell'analisi integrale di questa e di tutte le altre sentenze della Corte.
J.N. contro Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie (601/15)
La Corte di Giustizia è chiamata con questa causa a valutare la conformità dell'articolo 8, par. 3, lett. e) della Direttiva Accoglienza alla luce dell'articolo 6 e dell'articolo 52, par. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 09:50
Il tuo 5 per mille ad Asilo in Europa!
Anche per il 2016 è possibile destinare il 5 per mille dell’imposta sul reddito (IRPEF) al sostegno al volontariato e alle Associazioni di Promozione Sociale.
Perché destinare il 5 per mille ad Asilo in Europa?
Asilo in Europa è un'Associazione di Promozione Sociale nata nel 2013 e formata da persone che lavorano nel settore del diritto di asilo in diversi Paesi europei. Il nostro obiettivo è quello di svolgere attività di studio e ricerca sul tema dell'asilo, a partire dalla dimensione europea ma naturalmente con un occhio attento all'Italia. In questi primi tre anni di vita abbiamo creato e pubblicato materiale utile a operatori del settore, studenti o semplici interessati al tema. Altrettanto è quello che abbiamo contribuito a diffondere grazie al nostro profilo Twitter e alla nostra pagina Facebook. Abbiamo tenuto corsi di formazione, organizzato iniziative pubbliche, partecipato a incontri e scritto articoli.
Il tuo contributo può essere un aiuto fondamentale per portare avanti e migliorare queste iniziative.
Nulla. Il cinque per mille è una forma di finanziamento che non comporta oneri aggiuntivi. Si tratta semplicemente di destinare una quota della propria IRPEF che, viceversa, rimarrebbe allo Stato.
Per destinare il tuo cinque per mille ad Asilo in Europa, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi ti basta firmare il riquadro "Associazioni di volontariato e altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale e associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all'articolo 10, comma 1, lettera a) , del decreto legislativo n. 460 del 1997" e indicare
91355190371
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 10:46
Svezia: che succede? Intervista con Sanna Vestin, presidente di FARR, sul sistema di asilo svedese.
Nell’ambito delle attività che abbiamo realizzato (si veda qui e qui) e stiamo realizzando per riflettere sulle ripercussioni della “crisi dell’asilo in Europa”, abbiamo pensato di rivolgere la nostra attenzione ad uno dei paesi dell’Unione Europea più ambiti da parte di richiedenti asilo e rifugiati: la Svezia. In particolare, abbiamo intervistato Sanna Vestin, esperta in materia di asilo e presidente di FARR (Flyktinggruppernas Riksråd), un network indipendente di organizzazioni e gruppi che si battono per il diritto di asilo. Sanna Vestin è una figura centrale nel movimento per il diritto di asilo svedese, come dimostrato dal seguito ricevuto dal suo sito (http://www.sanna-ord.se) e dalla sua pagina twitter (https://twitter.com/Sanna_Vestin), e ci ha raccontato un po’ cosa è successo e sta succedendo nel Paese scandinavo negli ultimi tempi.
La Svezia ha registrato un imponente aumento di richieste di asilo nell’ultimo biennio (54.270 nel 2013, 81.180 nel 2014, 162.877 nel 2015) e tale aumento ha rappresentato una sfida importante per il sistema di accoglienza svedese, che è considerato uno dei migliori dell’Unione Europea. Ci può raccontare brevemente cosa è successo nel suo paese negli ultimi mesi?
L'Agenda UE sulle migrazioni: un anno in rotta - Convegno, 4 maggio 2016, Bologna
Con grandissimo piacere invitiamo tutte e tutti a questo nuovo incontro pubblico che abbiamo organizzato assieme alla Regione Emilia Romagna e che si pone l'obiettivo di ragionare sulla difficilissima situazione attuale e di ipotizzare quali potrebbero essere gli sviluppi futuri.
L'incontro, che prevede la partecipazione di importanti relatori dall'Italia e dall'estero, si concentrerà sia sulle risposte dell'Unione Europea sia, nella seconda parte, sulla situazione sulla "rotta balcanica" e in vari Paesi, quali Grecia, Germania, Svezia.
Per partecipare è necessario iscriversi al link indicato sotto.
L'AGENDA UE SULLE MIGRAZIONI:
UN ANNO IN ROTTA
Migranti e rifugiati tra guerre, frontiere, hotspots e relocations.
Situazione attuale e sviluppi futuri.
Mercoledì 4 maggio 2016 – ore 10.00-17.00
Terza torre Regione Emilia-Romagna, sala “20 maggio 2012”, Viale della Fiera, 8 – Bologna
10.15 Introduzione e saluti – Regione Emilia-Romagna
10.30-12.30 Strategie e risposte di UE e Italia ai flussi di persone in fuga da guerre e crisi umanitarie
2015-2016: Agenda europea e ricollocazione, quali risultati?
Federica Toso – Associazione Asilo in Europa
L'attuazione in Italia dell'Agenda europea, dagli hotspot, ai respingimenti, ai trattenimenti
Nazzarena Zorzella – ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione)
I movimenti migratori nel Mediterraneo e la capacità di gestione del sistema di asilo in Italia
Riccardo Clerici – UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati)
La gestione degli arrivi via mare dopo Mare Nostrum: Triton, Eunavformed e l'hotspot di Lampedusa
Martina Tazzioli – Università di Aix-Marseille (FR)
Nuova strategia globale UE e migrazioni
Bernardo Venturi – IAI (Istituto Affari Internazionali)
12.45-13.30 Interventi dal pubblico e discussione
14.30-17.00 Stati di passaggio, realtà di arrivo e mete immaginarie: Grecia, Balcani, Germania, Svezia
La Grecia tra Turchia e “rotta balcanica”: accoglienza europea o grande campo profughi?
Katerina Tsapopoulou – Rete per i diritti politici e sociali
“Rotta balcanica”: dai primi transiti del 2015 alla crisi umanitaria senza precedenti di oggi
Andrea Rossini – Osservatorio Balcani e Caucaso
Accoglienza, welfare e nuove leggi sull'asilo in Germania dopo i grandi arrivi del 2015
Nora Brezger – Flüchtlingsrat Berlin (Consiglio dei Rifugiati)
La Svezia chiude? Cambiamenti politico-legislativi nell'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati
Lorenzo Vianelli – Università di Warwick (UK)
Arrivare e vivere nella “superpotenza umanitaria”: com’era e cosa succede oggi?
Suzana Abrahamsson – Università di Bologna e Linköping (SE)
Per partecipare è necessario iscriversi entro il 30 aprile 2016 su https://applicazioni.regione.emilia-romagna.it/IscrizioneConvegni/Iscrizione.aspx?6z%2BN8MruZcSQdKb2rINk0A%3D%3D&Lang=IT
Per informazioni scrivere a ricerche[at]asiloineuropa.it
Informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo - La nuova newsletter e le attività di Asilo in Europa
Come già annunciato nei post precedenti, continua la nostra attività di ricerca di informazioni sui paesi di origine dei richiedenti asilo, anche note con l’acronimo “COI” (Country of Origin Information).
Da oggi è online la newsletter di Febbraio curata in collaborazione con il Servizio Politiche per l’Accoglienza e l’Integrazione sociale della Regione Emilia-Romagna, contenente informazioni dettagliate (e i link relativi alle fonti dai quali sono tratte) sui seguenti paesi: Afghanistan, Gambia, Mali, Nigeria, Pakistan, Ucraina. Segnaliamo anche la pubblicazione dell’ultimo rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo.
Ricordiamo inoltre che da quest’anno l’associazione si propone di supportare il lavoro di istituzioni, realtà del terzo settore, avvocati e giornalisti anche attraverso servizi più specifici e dettagliati come la risposta a quesiti su situazioni particolari relativamente a determinate aree geografiche o a paesi di origine dei richiedenti asilo.
Scopo di questa attività è di prevedere degli strumenti e delle risposte ad hoc in base alle esigenze di chi commissiona la ricerca.
Per avere maggiori informazioni o per conoscere le modalità di attivazione della collaborazione, scriveteci a:
ricerche[at]asiloineuropa.it
asiloineuropa[at]gmail.com
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 08:40
Etichette: Asilo in Europa, COI
L'accordo con la Turchia e le mosse "audaci" dell'UE. La nostra analisi.
Al termine di un lungo negoziato, nella notte fra il 7 e l’8 marzo i capi di Stato o di governo dell’Unione europea hanno raggiunto un parziale accordo con le autorità turche per affrontare la crisi umanitaria che ha portato centinaia di migliaia di persone a rischiare la vita, attraversando il mare dalle coste turche alle isole greche e poi risalendo la c.d. “rotta balcanica”. A seguito di quel primo accordo è stata pubblicata una dichiarazione dei capi di Stato o di Governo dell’UE. Il 16 marzo la Commissione europea ha poi pubblicato una Comunicazione contenente un piano operativo per mettere in atto l’accordo, che deve essere ancora perfezionato e chiuso, ma del quale intanto circolano già versioni non ufficiali. Di seguito presentiamo la nostra analisi.
La Dichiarazione dei Capi di Stato o di Governo dei Paesi UE e la successiva Comunicazione della Commissione del 16 marzo
L'incontro con le autorità turche era stato preceduto da numerose dichiarazioni da parte di importanti esponenti politici nazionali e di rappresentanti delle istituzioni UE, volte a sottolineare la necessità di mosse audaci (“bold moves”). Il Commissario UE alla migrazione e agli affari interni, Avramopoulos, aveva detto che c'erano una decina di giorni di tempo prima che il sistema crollasse; la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione, in capo ai Paesi Bassi, si era spinta a dire che la dimensione degli arrivi non era più sostenibile ed il tempo stava per finire.
La scelta austriaca di ammettere solo numeri limitati di persone alla frontiera, la chiusura dei confini da parte degli Stati dei Balcani occidentali e l’incessante flusso diretto in Germania, facevano presagire che la situazione fosse ad un punto di svolta. Probabilmente però non in molti avevano pensato che le mosse audaci si sarebbero tradotte in una sostanziale dichiarazione di chiusura indiscriminata delle frontiere dell’Unione.
Da quanto emerge dalla dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo, l’accordo tra UE e Turchia prevederebbe di affrontare la drammatica situazione attuale (milioni di siriani, e non solo, in fuga dalle loro case, spesso a causa di guerre e persecuzioni) respingendo sommariamente in Turchia tutti coloro i quali tenteranno di entrare irregolarmente tramite le isole greche (“to return all new irregular migrants crossing from Turkey into the Greek islands with the costs covered by the EU”). Ciò garantirebbe alla Turchia l’accelerazione delle pratiche per la liberalizzazione dei visti per l’Area Schengen, oltre che la riapertura delle discussioni per l’accesso della Turchia all’UE. Da parte sua, poi, quest’ultima si impegnerebbe a versare rapidamente 3 miliardi di euro in progetti per sostenere i rifugiati siriani in Turchia e a reinsediare in Europa dalla Turchia un rifugiato siriano per ogni rifugiato siriano riammesso in Turchia dalle isole greche. La dichiarazione ricorda, inoltre, l'impegno dell'UE di reinsediare su base volontaria 20,000 rifugiati siriani in due anni e di continuare a lavorare per un credibile programma di ingressi umanitari dalla Turchia.
La successiva Comunicazione della Commissione del 16 marzo cerca di “aggiustare il tiro”, sottolineando – pur con alcune contraddizioni qua e là – che le espulsioni verso la Turchia non sarebbero sommarie né collettive ma dovrebbero avvenire nel rispetto della normativa UE ed internazionale. Quindi, solo a seguito di una valutazione caso per caso e con una serie di garanzie per i richiedenti asilo, incluso il diritto a un'intervista individuale e ad un ricorso effettivo (e solo qualora la Turchia potesse essere considerata, per ogni singolo richiedente asilo, un “Paese di primo asilo” o un “Paese terzo sicuro”; si veda la nostra scheda sulla Direttiva Procedure, in particolare gli artt. 35 e 38).
Secondo l’UNHCR, quasi ottomila persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo dal 2014 ad oggi, mentre quasi un milione e mezzo di persone nello stesso arco di tempo sono riuscite ad arrivare vive sulle coste dell'Italia e della Grecia, per poi riprendere in molti casi la loro marcia verso la propria destinazione finale. I movimenti della stragrande maggioranza di queste persone sono forzati da conflitti, guerre e persecuzioni.
Asilo in Europa, già alcuni mesi fa, in occasione del lancio dell’Agenda europea sulle migrazioni (che pure era stata accolta con grande favore dai più), aveva segnalato le fortissime criticità di un approccio miope, incapace di tenere minimamente conto delle esigenze e delle aspirazioni reali dei rifugiati. Avevamo voluto sottolineare come l’approccio Hotspot, seppur addolcito da qualche migliaio di posti di ricollocazione e reinsediamento, fosse una medicina assolutamente inadeguata per fronteggiare una situazione estremamente complessa. Ciò che maggiormente ci colpiva allora e continua a colpirci oggi è lo stridente contrasto fra la disperazione e l'ostinazione di chi ha dovuto lasciare la propria casa, ha visto morire i propri cari, è sopravvissuto ad un viaggio disgraziato e pericoloso, e si trova ora di fronte, nella migliore delle ipotesi, la burocrazia europea nelle forme della ricollocazione verso un altro Paese, magari diverso e lontano da quello auspicato. Peraltro, già allora, i flussi stavano cambiando, ridirezionandosi sulla Grecia e la rotta balcanica e mettendo in ginocchio il neonato approccio Hotspot, tutto calibrato su altri numeri, altri flussi e altre rotte. Pensare adesso che l’Italia abbia quasi gli stessi posti per la ricollocazione offerti alla Grecia, che ha avuto circa sei volte gli sbarchi dell’Italia nel 2015, aiuta a comprendere la poca lungimiranza e la lentezza delle risposte dell’UE.
La cecità e le responsabilità
Nuovo anno, stessa emergenza, resa sempre più acuta da mesi di assenza di risposte. E ora, questa dichiarazione, diretta a dimostrare la capacità di fare bold moves. Spiace dirlo, ma quella che prima era poca lungimiranza ora si sta trasformando in cecità. Pensare – come emerge dalla Dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo – di affrontare la crisi dei rifugiati, dei quasi tre milioni di siriani attualmente in Turchia, con i respingimenti sommari e collettivi verso la Turchia non solo ci appare immorale ed in violazione della normativa UE e internazionale, ma risulta a nostra opinione una misura assolutamente inadeguata ed effimera. Anche la versione proposta dalla Commissione nella sua Comunicazione del 16 marzo – in cui pure è evidente lo sforzo di far rientrare ogni ipotesi di espulsione all'interno della legalità – ci pare per lo meno discutibile in quanto basata su una valutazione della Turchia come “Paese di primo asilo” o “Paese terzo sicuro”. Il che è naturalmente tutto da dimostrare e rischia di rendere allo stesso modo inadeguato ed inefficace l'accordo, oltre a comportare il rischio di allungare i tempi e creare situazioni sempre più critiche e ingestibili sulle isole greche.
I milioni di siriani, iracheni, afghani, che si trovano in transito verso l’Europa non verranno fermati dai respingimenti sommari, come in passato non sono stati fermati dai muri, dal filo spinato e da altri respingimenti. Quelle persone, quei rifugiati, sceglieranno semplicemente altre strade, magari più pericolose, magari più costose, magari più lunghe, ma di certo non si fermeranno, per la semplice ragione che non possono tornare nei Paesi da cui sono fuggiti. Rispetto al fatto che molti possano vivere e restare in altri Paesi, quali la Turchia, ci sembra giusto ricordare che la stragrande maggioranza dei rifugiati nel mondo si trova proprio nei Paesi limitrofi alle zone di guerra.
I conflitti attuali, che stanno devastando Paesi interi e privando di speranze milioni di persone, buttandole di fatto fra le braccia dei fondamentalismi, affondano le loro radici anche in responsabilità storiche (a volte molto recenti, basti pensare alla Libia o all'Iraq) da cui i Paesi più industrializzati non possono certo dirsi esenti. L’Europa, e con lei tutto il “nord del mondo”, deve fare la propria parte. In tutti i campi, a partire dall'impegno ai più alti livelli per frenare i conflitti e ristabilire condizioni di vita dignitose nei Paesi più in difficoltà. Questa è l'unica strada credibile per combattere la crisi attuale. Una strada già ora difficilissima e che lo diventa sempre di più man mano che il tempo passa. Da oltre cinque anni il conflitto siriano ha fatto fuggire le persone a milioni. La stragrande maggioranza è rimasta nei Paesi adiacenti, sperando di poter fare rientro nelle proprie abitazioni. È inevitabile che un certo numero di persone arrivi anche in Europa e che questo sia via via più alto man mano che il numero di rifugiati cresce, soprattutto ora che la speranza che il conflitto finisca va scemando e il desiderio di ricominciare una nuova vita, non in un campo profughi, cresce.
Un siriano per un siriano
In questo contesto deve anche essere analizzato l’impegno dell’UE a reinsediare un rifugiato siriano per ogni rifugiato riammesso dalla Turchia. Asilo in Europa ritiene inaccettabile e immorale qualsiasi tipo di baratto avente ad oggetto i diritti dei rifugiati e in particolare di quelli che mettono a repentaglio la loro vita in mare perché obbligati, non bisogna mai dimenticarlo, dall'assenza di vie di ingresso regolari in Europa. Davvero stiamo pensando di respingere naufraghi e fare entrare un numero equivalente in sicurezza? Di decidere il numero delle persone da mettere in salvo sulla base di quante saranno disposte a mettere a rischio la propria vita?
Oltre che inaccettabile e immorale, riteniamo che questa misura sia altresì illegittima (in caso di eventuali respingimenti sommari o collettivi) e inadeguata a fronteggiare il flusso di migranti e rifugiati “in marcia” verso l’Europa. Un tale flusso potrà diminuire solo se e quando si affronteranno alla radice i problemi dei Paesi d’origine. Non c’è nulla di audace nel respingere alle frontiere migliaia di persone. Non sarà dunque l'accordo UE-Turchia a lasciare una traccia nelle pagine di storia del nostro continente, ma le scene di queste settimane, di uomini, donne e famiglie con bambini e anziani, lasciati a vivere, nascere e morire nel fango.
Volendo chiudere questo breve commento in termini propositivi, riteniamo più urgente che mai che l’UE fornisca tutto l'aiuto possibile alla Grecia e ai Paesi interessati dalla “rotta balcanica” per fronteggiare la terribile crisi umanitaria, lanci un ambizioso piano di reinsediamento dalla Turchia e da altri Paesi terzi, e faccia pressione sugli Stati membri affinché rilascino visti per ragioni umanitarie e favoriscano i ricongiungimenti familiari. Sono queste le misure che nell'immediato, combinate a una seria e non più rinviabile azione di medio-lungo periodo sulle cause all'origine delle migrazioni forzate, potrebbero rappresentare delle vere mosse audaci per contrastare il traffico di esseri umani, favorire un’accoglienza ragionata e pianificata e, cosa più importante di tutte, fermare la strage di esseri umani che sta avvenendo a due passi da casa nostra.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 08:49
Etichette: la crisi dell'asilo in europa
Asylum statistics in Italy
The Italian Ministry for Home Affairs recently released some interesting statistics on the situation of asylum in the country. This post is largely based on these data, available here and here.
At the end of January 2016, 104.750 migrants were hosted in reception centres throughout the country against 67.128 in February 2015.
The migrants are distributed among Italian regions according to the size of their population: Lombardia and Sicilia host the most (13% and 12% respectively), followed by Lazio, Piemonte, Campania and Veneto with 8% each. The reception centres can be extremely diverse.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 07:51
Sulla stessa terra - Iniziativa pubblica, Bologna 18 marzo 2016
Un anno di "crisi dell'asilo in Europa”
Lo scorso marzo, con l'iniziativa “Sulla stessa barca”, mettevamo a confronto i sistemi di accoglienza di Francia, Belgio e Svezia, interrogandoci su similitudini e differenze con l'Italia.
Da allora, molto è cambiato.
Il 2015 sarà ricordato come un anno decisivo. Doveva rappresentare un punto di arrivo nella costruzione del sistema europeo comune di asilo, grazie al recepimento delle ultime direttive europee in materia. Invece, il forte incremento degli arrivi e l'allarme terrorismo hanno mandato in crisi sistemi di accoglienza e ogni ipotesi di solidarietà fra gli Stati, fino alla stessa messa in discussione dello spazio Schengen.
Cosa è successo in questi mesi di “crisi dell'asilo in Europa”? Quanto sono cambiate e quanto ancora cambieranno le politiche di accoglienza negli altri Stati membri? Quali possibili strade da percorrere?
Ne parleremo con chi conosce i sistemi di asilo di altri Stati dall'interno. Un'occasione unica per confrontarsi direttamente con chi lavora in altri sistemi di accoglienza.
Per informazioni sulla sede dell'incontro: www.reteloyola.it
Per ogni altra informazione: asiloineuropa[at]gmail.com
Donne richiedenti asilo e persecuzioni basate sul genere - Nuova tesi per la nostra rubrica Asylum Scholar
Nuova tesi per la nostra rubrica "Asylum Scholar" che raccoglie elaborati in materia di asilo e protezione internazionale. Oggi è la volta di Martina Vanelli, con una tesi dal titolo "Women transgressing discriminatory social norms: gender-related persecution in the context of the 1951 Convention relating to the status of refugees".
Come sempre, nelle righe che seguono potrete trovare una breve introduzione scritta dalla stessa autrice e il link alla tesi completa.
Buona lettura e continuate a inviarci i vostri elaborati!
Women transgressing discriminatory social norms: gender-related persecution in the context of the 1951 Convention relating to the status of refugees
Martina Vanelli
L.L.M Public International Law
Sentenza Tall (C-239/14): domanda reiterata ed effetto non sospensivo del ricorso - Tutte le sentenze della Corte di Giustizia UE analizzate da Asilo in Europa
Torniamo oggi ad occuparci di giurisprudenza europea, all'interno della rubrica in cui analizziamo tutte le sentenze della Corte di Giustizia UE rilevanti in materia di protezione internazionale.
Sotto la nostra lente di ingrandimento è questa volta la sentenza Tall (C-239/14), pubblicata il 17 dicembre 2015. Si tratta di una sentenza interessante, emessa dai giudici di Lussemburgo in risposta a una domanda pregiudiziale di un giudice belga che chiedeva supporto nell'interpretazione dell'art. 39 della Direttiva Procedure in materia di ricorso effettivo.
Come al solito, proponiamo nelle righe che seguono una breve introduzione e il link per leggere e scaricare liberamente il testo completo della nostra analisi.
Vi ricordiamo poi che qui potete trovare (e scaricare) tutte le nostre analisi delle sentenze della Corte di Giustizia UE.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 09:04
Asylum Scholar - La nozione di beneficiario della protezione internazionale
Torniamo oggi ad occuparci della nostra rubrica "Asylum Scholar" che abbiamo lasciato un po' da parte in queste settimane per dare spazio alle importanti novità che hanno riguardato la nostra associazione in questo inizio 2016. Stiamo parlando ovviamente dell'avvio del nostro impegno sulle COI-Informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo e della pubblicazione della nostra ricerca sulle decisioni del Tribunale di Bologna sui ricorsi in materia di protezione internazionale.
La tesi che pubblichiamo oggi è di Adriana Di Conca e si intitola "La nozione di beneficiario della protezione internazionale nell'ordinamento italiano alla luce delle norme internazionali". Come sempre, nelle righe che seguono potrete trovare una breve introduzione scritta dalla stessa autrice e il link alla tesi completa. Buona lettura!
Tale rapporto, frutto dell’analisi di 233 fascicoli del Tribunale di Bologna, rappresenta un primo passo nel tentativo di colmare una lacuna evidente nella ricerca italiana in materia di protezione internazionale. Infatti, nonostante l'importanza e la delicatezza del tema, allo stato attuale lo studio delle motivazioni per cui i ricorsi contro le decisioni delle Commissioni territoriali vengono accettati o respinti e le modalità attraverso le quali i giudici arrivano a una decisione di accoglimento o di rigetto è a dir poco carente.
Oltre a presentare una serie di dati quantitativi, il rapporto si pone l'obiettivo di cercare informazioni più “dense”, che consentano – seppur parzialmente – di dare senso alle pratiche che sottendono le decisioni esaminate e di fare, per così dire, “parlare” i meri dati numerici.
La crisi dell'asilo in Europa - parte 3. Proposta di modifica del Regolamento di Dublino per inserire un meccanismo permanente di ricollocazione
Dopo aver parlato, all'interno del nostro spazio chiamato "La crisi dell'asilo in Europa", delle decisioni in materia di ricollocazione “a beneficio di Italia e Grecia” e della proposta di introduzione di una lista comune europea di Paesi di origine sicuri, ci occupiamo oggi della proposta della Commissione del 9 Settembre 2015 finalizzata a istituire un meccanismo permanente di ricollocazione in fase di crisi.
Come di consueto, presentiamo un'analisi della proposta, seguita da alcune nostre brevi conclusioni.
Si tratta di una proposta di Regolamento che dovrà essere negoziata e approvata dal legislatore europeo secondo la procedura ordinaria. La proposta si compone di due articoli, di cui solo il primo riveste un'importanza sostanziale, in quanto andrebbe a modificare gli artt. 2, 4, 18 del Regolamento Dublino 3 oltre al capo VI dello stesso regolamento, con l'introduzione di una sezione VII intitolata “Meccanismo di ricollocazione di crisi”, che consta di quattro articoli: articolo 33 bis, 33 ter, 33 quater e 33 quinquies.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 07:57
Etichette: Commissione europea, la crisi dell'asilo in europa, ricollocazione
Asilo in Europa e le COI (Informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo)
Siamo molto contenti di poter finalmente annunciare una novità molto importante che riguarda la nostra associazione. Dalla fine del 2015 infatti abbiamo avviato un'attività di ricerca di informazioni sui Paesi di origine dei richiedenti asilo, anche note con l'acronimo “COI” (Country of Origin Information).
Non è superfluo ricordare l'importanza che rivestono le COI nella pratica di chi lavora nel settore del diritto di asilo.
Da un lato infatti, questo tipo di informazioni costituisce, ai sensi della normativa vigente, una prova ai fini del riconoscimento (o della revoca) di una forma di protezione: l'accesso rapido a informazioni aggiornate e attendibili sui principali Paesi di origine è dunque fondamentale sia per chi è chiamato ad assumere decisioni sulle domande di asilo sia per chi supporta i richiedenti nel preparare l'esame della loro domanda (sia esso davanti a una Commissione territoriale o in sede giurisdizionale).
Dall'altro, come è ovvio, la conoscenza, sempre aggiornata, dei principali fatti che riguardano i Paesi da cui provengono i richiedenti asilo è altresì alla base di un lavoro di qualità nel campo dell'accoglienza, in quanto riveste un'importanza decisiva per una corretta impostazione del delicato processo di “presa in carico” dei migranti forzati e l'acquisizione di una reciproca fiducia fra operatore e richiedente.
Non si può inoltre tacere l'imprescindibilità per chi lavora nella comunicazione di avere a disposizione informazioni sempre aggiornate e attendibili sui principali avvenimenti che sono alla base di un fenomeno così attuale come quello delle migrazioni forzate, di cui sempre più serve offrire letture che non si limitino al momento dello "sbarco" in Italia ma che al contrario considerino soprattutto ciò che avviene nei luoghi di partenza.
Ecco perché è così importante occuparsi di COI.
Asilo in Europa si propone dunque di supportare il lavoro di istituzioni, realtà del terzo settore, avvocati, giornalisti, etc.. attraverso due diversi servizi, a seconda delle necessità:
newsletter periodiche, contenenti brevi informazioni aggiornatissime (in italiano) e i link alle fonti da cui tali informazioni sono tratte. Tali newsletter, a cadenza da concordare, possono concentrarsi sulla situazione di uno o più Paesi (a seconda delle necessità). Si veda, a titolo di esempio, la newsletter che già stiamo curando in collaborazione con il Servizio Politiche per l'Accoglienza e l'Integrazione Sociale della Regione Emilia-Romagna;
la risposta a quesiti specifici, come ad es.: “Si sono registrati nel corso del 2013 casi di persecuzione o violenze nei confronti dei membri del [partito "x"] in Costa d’Avorio?”; “Si richiede un approfondimento su due gruppi operanti nella zona […] della Nigeria, in particolare eventuali casi di violenze commessi dagli stessi gruppi verso civili nel corso del 2014″; “Qual è il livello di protezione offerto dalle autorità a persone oggetto di minacce a sfondo religioso nella regione [...] del Pakistan?”, etc... Questa modalità consente naturalmente un approfondimento di livello diverso, in quanto è possibile “ritagliare” la ricerca sulle esigenze del caso specifico ed entrare nel dettaglio di fatti anche risalenti nel tempo.
Come richiedere questi servizi?
Asilo in Europa sta già collaborando con istituzioni e realtà del terzo settore impegnate nell'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale per fornire loro questo servizio di supporto, fondamentale per garantire qualità del lavoro.
Pubblicato da Associazione Asilo in Europa a 15:30
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