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Timestamp: 2018-01-18 20:03:11+00:00
Document Index: 142940114

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 198', 'art. 198', 'art. 5', 'art. 533', 'sentenza ']

La Corte di Cassazione Penale in tema di infortunio sul lavoro. La Sentenza n. 34706 del 10.08.2015 della IV Sezione Penale. – a.r.p.a. srl
La decisione della Corte di Cassazione penale in relazione ad un infortunio sul lavoro a seguito del quale il titolare di un supermercato è stato condannato per la violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro nonché al risarcimento del danno causato alla dipendente.
Il Tribunale di I., con sentenza del (…), condannava D’A.A. – titolare di un supermercato al quale era stata contestata sia la colpa generica che quella specifica – per violazione della normativa antinfortunistica, alla pena sospesa di due mesi di reclusione, nonché al risarcimento del danno in favore della parte civile, per il reato di lesioni personali colpose gravi ai danni di L.V.M.. Quest’ultima, infatti, mentre si accingeva ad utilizzare il montacarichi aziendale in qualità di lavoratrice dipendente, precipitava nella “tromba” dello stesso, procurandosi gravi lesioni che avevano dato luogo a postumi permanenti severi.
La Corte d’Appello di C., con sentenza del (…), giudicando a seguito dell’impugnazione dell’imputato, confermava la decisione di primo grado.
Il titolare del supermercato ricorreva quindi in Cassazione, lamentando, in particolare, la violazione di legge sotto un duplice profilo.
Da un lato, il ricorrente assumeva che l’addebito di colpa specifica (aver violato gli artt. 198 e 398, lett. b) del D.P.R. n. 547 del 27/4/1955) non era più previsto dalla legge come reato, al momento del fatto, in quanto le richiamate norme erano state abrogate dal D. Lgs. n. 81 dell’8/4/2008; né sussisteva continuità normativa tra le discipline, in quanto non poteva ragionevolmente affermarsi che le disposizioni di cui agli artt. 69-71 del D. Lgs. del 2008 avessero preso il posto di quelle abrogate.
Dall’altro lato, il ricorrente escludeva che quanto emerso nel corso dell’istruttoria avesse fornito piena prova della commissione colpevole del fatto, in particolare in relazione al principio del ragionevole dubbio. L’unico addebito mosso al D’A.A. dal principale teste d’accusa (l’ispettore dell’ASF) era costituito – secondo il ricorrente – dall’ipotizzata violazione dell’art. 198, sopra indicato, da tempo abrogato. Per contro, il ricorrente rilevava che l’ascensore era munito di tutte le autorizzazioni del caso e aveva superato tutti i controlli previsti dalla legge, l’ultimo dei quali risaliva al (…); inoltre i dipendenti escussi avevano confermato che le porte non si aprivano se l’ascensore non era al piano.
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso formulato dal titolare del supermercato, rilevando come nessuno dei motivi proposti colga nel segno.
In particolare, la Corte, quanto al primo motivo, rileva che: “ (…) A non volere considerare, per ragioni di comodità argomentativa, la contestata e ben sussistente colpa generica, deve ribadirsi che l’affermata soluzione di continuità tra la regolamentazione entrata in vigore con il T.U. approvato con d. lgs n. 81 del 9/4/2008 e la normativa regolante la materia della prevenzione degli infortuni sul lavoro non sussiste, siccome correttamente evidenziato nei due gradi di merito. Appare, infatti, chiaro, sulla base di una disamina contenutistica del corpo normativo approvato nel 2008 che le situazioni di rischio, derivanti dall’uso delle attrezzature di lavoro risultano essere state individuate omnicomprensivamente, privilegiando il profilo funzionale e individuando, appunto, la generale categoria di rischio intesa prevenire, resa, tuttavia, concretamente specifica dalla puntuale correlazione funzionale, mediante l’uso dei necessari presidi e l’approntamento delle cautele del caso, alle quali il garante è tenuto (artt. 69-71). Pertanto, non par dubbio, che la norma, ora abrogata, posta a tutela del rischio da uso di ascensori e montacarichi nei luoghi di lavoro (art. 198 del d.P.R. n. 547/1955), sia stata sostituita (in quanto la fattispecie rientra fra quelle ridefinite, in relazione alla categoria del rischio), senza soluzione di continuità, dalla disciplina di cui al cit. T.U. del 2008 (…)”
Anche la seconda censura svolta dal ricorrente viene esclusa dalla Corte.
“Anche la seconda critica, che valorizzando il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, assume l’ingiustizia della decisione non merita miglior fortuna. Con la formula, introdotta con l’art. 5 della l. n. 46 del 2006, ad integrazione dell’art. 533, cod. proc. pen., dopo essersi chiarito che così non si era varato un diverso e più rigoroso criterio di valutazione della prova, quanto piuttosto proceduto a dare valore normativo alla consolidata affermazione giurisprudenziale secondo la quale la condanna è possibile solo in presenza di certezza processuale della penale responsabilità dell’imputato (…), si è con maggiore puntualità, precisato che il dato probatorio acquisito deve essere tale da lasciar fuori soltanto eventualità remote, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, ma la cui effettiva realizzazione, nella fattispecie concreta, risulti priva del ben che minimo riscontro nelle emergenze processuali, ponendosi al di fuori dell’ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana (…). Sicché, in caso di prospettazione di un’alternativa ricostruzione dei fatti, occorre che siano individuati gli elementi di conferma dell’ipotesi ricostruttiva accolta, in modo da far risultare la non razionalità del dubbio derivante dalla stessa ipotesi alternativa, non potendo detto dubbio fondarsi su un’ipotesi del tutto congetturale, seppure plausibile (…). Con la conseguenza dell’apparire del tutto conseguente l’ulteriore approdo di legittimità (…) che ha sintetizzato il principio nella cogenza di un metodo dialettico di verifica dell’ipotesi accusatoria secondo il criterio del “dubbio”, con la conseguenza che il giudicante deve effettuare detta verifica in maniera da scongiurare la sussistenza di dubbi interni (l’autocontraddittorietà o l’incapacità esplicativa) o esterni (l’esistenza di una ipotesi alternativa dotata di razionalità e plausibilità pratica)”.
Sulla base di tali premesse la Corte di Cassazione rileva, quindi, come l’impugnata decisione della Corte d’Appello sia immune dai vizi lamentati dal ricorrente e rigetta il ricorso assumendo che: “Nel caso al vaglio, invero, la Corte di merito, peraltro, conformante all’evidenza fattuale, ha chiarito come, escluso con certezza che fosse stata la vittima a forzare le porte del montacarichi, lo stesso, a motivo di assenza di meccanismo di blocco, di malfunzionamento dello stesso o, eventualmente, di esistenza di un meccanismo di protezione non a norma, ebbe a presentare le porte aperte sebbene non fosse presente al piano; la certificazione di conformità era risalente nel tempo e l’inadeguatezza del sistema risulta, confermata dalla decisone dell’imputato, il quale dopo l’infortunio, ha provveduto a sostituire l’intero impianto.
Tenuto conto che il lavoratore deve fidarsi della sicurezza degli strumenti ed impianti di lavoro, ad assicurare la quale il datore di lavoro è chiamato a garanzia, è del tutto evidente che il D’A., ove avesse tenuto la condotta che gli era imposta dal ruolo (assidua e costante verifica del puntuale funzionamento dei presidi di sicurezza in specifica relazione all’impianto del montacarichi), il grave infortunio non si sarebbe registrato (…)”.
La decisione della Corte ci consente di tornare su un tema già trattato.
Anche se, in questa occasione, visto da una angolatura differente.
La sentenza in oggetto riguarda, infatti, il caso del titolare di un supermercato chiamato a rispondere, e condannato penalmente, per la violazione della disciplina antinfortunistica, e condannato altresì civilmente al risarcimento dei danni per la conseguente lesione alla salute della dipendente del supermercato.
I due aspetti, e i relativi profili assicurativi che interessano nel nostro ambito, sono interconnessi.
Ovviamente – e in primo luogo – v’è l’aspetto che riguarda l’adeguatezza dei sistemi di controllo e di sicurezza in materia antinfortunistica.
Ma, in via immediatamente conseguente, v’è l’aspetto che concerne la verifica dell’adeguatezza delle garanzie assicurative in tema di responsabilità civile (nella specie, come rilevato, il titolare del supermercato è stato condannato anche al risarcimento dei danni patiti dalla lavoratrice).
E in questo abito, v’è anche la verifica dell’eventuale esistenza ed adeguatezza di una garanzia assicurativa in relazione agli oneri derivanti dall’assistenza legale (nella specie: tre gradi di giudizio).
In merito abbiamo già avuto modo di sottolineare come, in generale, la Distribuzione Moderna Organizzata abbia operato, nel corso degli anni, investimenti in controllo e sicurezza.
Tuttavia, il caso in esame dimostra quanto, in ogni struttura distributiva, non solo esistono punti sensibili di potenziale rischio – sui quali è necessario intervenire -, bensì quanto occorra una assidua e costante verifica del puntuale funzionamento dei presidi di sicurezza, ovverosia – come abbiamo rilevato in altra occasione – l’apprestamento di tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa di riferimento o comunque esigibili secondo la tecnologia del momento .
Nel caso in esame, l’impianto inidoneo sotto il profilo antinfortunistico è stato sostituito allorché l’evento dannoso era ormai avvenuto; il che, peraltro, ne ha confermato, secondo la Corte, l’inadeguatezza.
La Corte, a conclusione della motivazione, ha ribadito, infatti, che: “ (…) il lavoratore deve fidarsi della sicurezza degli strumenti ed impianti di lavoro, ad assicurare la quale il datore di lavoro è chiamato a garanzia (…)” ; aggiungendo come risultasse evidente che qualora il titolare del supermercato avesse tenuto la condotta che gli era imposta dal ruolo – per l’appunto l’assidua e costante verifica del puntuale funzionamento dei presidi di sicurezza in specifica relazione all’impianto del montacarichi – il grave infortunio non si sarebbe verificato.
In conclusione, va rammentato che la valutazione dei rischi – in particolare in materia antinfortunistica – necessita di una attenzione specifica e va sempre contestualizzata ed attualizzata attraverso un costante controllo.
Ma va altresì rammentato che un’attenzione altrettanto specifica occorre rivolgere alle garanzie assicurative, che devono essere – anch’esse – sottoposte a costante verifica.
Infortunio, R.C.O., Responsabilità Civile verso i Prestatori di Lavoro