Source: https://www.roars.it/online/la-corte-costituzionale-sul-pensionamento-dei-professori-e-dei-ricercatori-universitari/
Timestamp: 2019-08-26 01:01:03+00:00
Document Index: 126124742

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 72', 'art. 16']

A volte ritornano: la Corte Costituzionale sul pensionamento dei professori e dei ricercatori universitari | ROARS
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Segnaliamo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità costituzionale dell’art. 25 della l.240/2010.
L’art. 25 recitava:
L’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, non si applica a professori e ricercatori universitari. I provvedimenti adottati dalle universita’ ai sensi della predetta norma decadono alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che hanno gia’ iniziato a produrre i loro effetti.
L’art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 è il seguente:
1. E’ in facolta’ dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di eta’ per il collocamento a riposo per essi previsti. In tal caso e’ data facolta’ all’amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi . La domanda di trattenimento va presentata all’amministrazione di appartenenza dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il compimento del limite di eta’ per il collocamento a riposo previsto dal proprio ordinamento. I dipendenti in aspettativa non retribuita che ricoprono cariche elettive presentano la domanda almeno novanta giorni prima del compimento del limite di eta’ per il collocamento a riposo.
1-bis. Per le categorie di personale di cui all’articolo 1 della legge 19 febbraio 1981, n. 27, la facolta’ di cui al comma 1 e’ estesa sino al compimento del settantacinquesimo anno di eta’.
Antonio Banfi 10 Maggio 2013 at 12:22
Come ha acutamente osservato Giuseppe De Nicolao, allo stato il collocamento a riposo “frutta” all’amministrazione il 20% in punti organico. A tendere tale quota si riporterà al 100%, per cui potrebbe essere interesse delle amministrazioni posporre di un biennio il collocamento a riposo per drenare maggiore capacità assunzionale.
Antonio Banfi 12 Maggio 2013 at 13:24
mi correggo. Purtroppo si deve tenere in conto anche la L. 122/2012: «al fine di agevolare il processo di riduzione degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, fermo il rispetto delle condizioni e delle procedure previste dai commi da 7 a 10 dell’art. 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i trattenimenti in servizio previsti dalle predette disposizioni possono essere disposti esclusivamente nell’ambito delle facoltà assunzionali consentite dalla legislazione vigente in base alle cessazioni del personale e con il rispetto delle relative procedure autorizzatone; le risorse destinabili a nuove assunzioni in base alle predette cessazioni sono ridotte in misura pari all’importo del trattamento retributivo derivante dai trattenimenti in servizio. Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio aventi decorrenza anteriore al 1° gennaio 2011, disposti prima dell’entrata in vigore del presente decreto. I trattenimenti in servizio aventi decorrenza successiva al 1 ° gennaio 2011, disposti prima dell’entrata in vigore del presente decreto, sono privi di effetti. Il presente comma non si applica ai trattenimenti in servizio previsti dall’art. 16, comma I-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e, in via transitoria limitatamente agli anni 2011 e 2012, ai capi di rappresentanza diplomatica nominati anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto»
Nicola Ferrara 10 Maggio 2013 at 16:04
L’incostituzionalità della norma era chiara anche ad una persona digiuna di diritto come posso essere io che di mestiere faccio tutt’altro. Solo i nostri legislatori (ed in particolare il Ministro Gelmini) potevano ritenere costituzionale una norma chiaramente discriminatoria sia per gli individui sia per l’Autonomia delle Università. Vorrei ricordare che le forze politiche (tutte in una sintesi di larghe intese “ante litteram”) si erano accordate, durante il dibattito parlamentare, perché i professori universitari andassero in pensione a 65 anni, quasi prima di coloro che svolgono attualmente lavoro usurante. Quale era la ratio? I professori universitari sono troppi (chi lo ha detto? il mio barbiere). E’ necessario il ricambio generazionale per punire “i baroni” che ricattano i giovani (naturalmente nella stessa legge veniva inserita la perpetuazione “ad libitum” del precariato).
Ragioniamo su quanto invece è successo nella realtà. In primis una vera moria di docenti (bastava osservare il trend demografico della docenza per capirlo). Nel giro di pochi anni il numero degli ordinari si è drasticamente ridotto, e il desiderio di favorire il ricambio generazionale si è concretizzato in un blocco del turnover o in una sua drastica riduzione (vedi decreto legislativo 49 e “spending review” montiana). Le abilitazione scientifiche nazionali ad oltre due anni dalla pubblicazioni della legge navigano ancora a vista. Molte commissioni non hanno ancora pubblicato i criteri per l’abilitazione, mentre molti docenti (in particolare gli stranieri) rinunciano a partecipare alle commissioni, vista la follia del sistema.
Nei prossimi anni assisteremo ad un ulteriori picco dei pensionamenti con riduzione ulteriore del corpo docenti. Finalmente avremo il ricambio generazionale auspicato? Non credo, sarà più facile vedere una riduzione sensibile dell’offerta formativa con chiusura di corsi di laurea, di sedi universitarie e persino di Atenei con riduzione dei laureati e degli immatricolati. Qualcuno canterà vittoria. Incredibile….. è come se negli anni 60-70, dopo la sconfitta dell’analfabetismo, ci fossero politici o commentatori autorevoli contenti di un incremento del numero degli analfabeti. Povera Italia…..