Source: http://iusletter.com/111923-2/
Timestamp: 2018-07-18 21:48:59+00:00
Document Index: 13451183

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Colpevole l'extraneus anche se non è a conoscenza del dissesto della società - Iusletter
Per sostenere il concorso dell’extraneus nel reato proprio dell’amministratore della società, è sufficiente la consapevolezza che la propria condotta cagiona un depauperamento del patrimonio della società senza che sia necessaria la specifica conoscenza del dissesto della società.
La Corte d’Appello pur riformando parzialmente la sentenza di primo grado e assolvendo in tal senso l’imputato da taluni atti distrattivi ha ritenuto, pur all’esito delle deduzioni defensionali, che l’imputato avesse operato la spoliazione della società fallita attraverso plurime condotte distrattive, consistite in operazioni negoziali antieconomiche e prive di controvalore, appropriazione di beni acquisiti in leasing e mai recuperati dalla curatela, erogazioni di finanziamenti privi di idonea causale e di prospettive di rientro, ingenti prelievi di cassa e spese per scopi extrasociali.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso l’imputato il quale articolava, quale specifica censura della sentenza d’appello, il vizio della motivazione in riferimento alla ritenuta qualifica di amministratore di fatto della fallita, per avere la Corte territoriale acriticamente ripercorso la sentenza impugnata, omettendo di considerare come l’imputato avesse svolto solo funzioni di direzione commerciale e di valutare l’elemento dirimente della dimostrazione di attività di amministrazione, non avendo egli partecipato a scelte imprenditoriali, né esercitato alcun ruolo sintomatico di un suo effettivo inserimento all’interno della compagine societaria.
La Suprema Corte riteneva di dover dichiarare inammissibile il ricorso per la genericità delle doglianze
La sentenza impugnata, ad avviso del Supremo Collegio, ha valutato analiticamente e coerentemente giustificato gli indicatori di partecipazione ravvisati a carico del ricorrente nella co-amministrazione della fallita, individuando le condotte ascrivibili al medesimo in concorso con l’amministratore di diritto, escludendone alcune e ricostruendo specifici atti di disposizione del patrimonio aziendale riferibili all’iniziativa dell’imputato. Il percorso argomentativo della sentenza impugnata appare, dunque, conforme ai consolidati principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di concorso nel delitto di bancarotta, nel senso che “in tema di reati fallimentari, è configurabile il concorso nel reato di bancarotta fraudolenta da parte di persona estranea al fallimento qualora la condotta realizzata in concorso col fallito sia stata efficiente per la produzione dell’evento e il terzo concorrente abbia operato con la consapevolezza e la volontà di aiutare l’imprenditore in dissesto a frustrare gli adempimenti predisposti dalla legge a tutela dei creditori dell’impresa.”. In riferimento al versante soggettivo della responsabilità concorsuale, inoltre, “in tema di concorso nel delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione, il dolo del concorrente extraneus nel reato proprio dell’amministratore consiste nella volontarietà della propria condotta di apporto a quella dell’intraneus, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del patrimonio sociale ai danni dei creditori, non essendo, invece, richiesta la specifica conoscenza del dissesto della società”, la quale può rilevare sul piano probatorio, quale indice significativo della rappresentazione della pericolosità della condotta per gli interessi dei creditori. Conseguentemente “in tema di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, il dolo dell’extraneus è configurabile ogniqualvolta egli apporta un contributo causale volontario al depauperamento del patrimonio sociale, non essendo richiesta la consapevolezza dello stato di dissesto della società.”.
Appare immune da censure la decisione della Corte territoriale sul punto con conseguente declaratoria di inammissibilità del ricorso e condanna del ricorrente della somma di 2.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
Cass., Sez. V Penale, 4 Maggio 2018, n. 27697