Source: http://www.edscuola.eu/wordpress/?m=201402
Timestamp: 2020-07-02 10:18:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 7']

Stabilizzazione precari: cresce l’attesa per la sentenza del 27 marzo della Corte di Giustizia Europea, ma è importante ricorrere adesso al giudice nazionale
Per godere dei benefici derivanti in caso di pronunciamento favorevole. ANIEF mette a disposizione l’istanza di accesso agli atti per avviare la procedura e verificare la natura vacante e disponibile dei posti occupati con contratto a tempo determinato per almeno 36 mesi. Chiedi le istruzioni operative entro il 27 marzo a r.ruolo@anief.net.
Manca un mese a quello che potrebbe diventare il D-Day del precariato scolastico in Italia: il prossimo 27 marzo, infatti, la Corte di Giustizia Europea è chiamata ad esprimersi sull’abuso di precariato che si attua in Italia nei confronti dei lavoratori che hanno svolto un impiego a tempo determinato, anche non continuativo, per almeno 36 mesi su posti privi di titolare.
La sentenza, che segnerà il culmine dell’iniziativa lanciata dall’ANIEF nel 2010, potrebbe assumere davvero una portata storica, aprendo definitivamente le porte per la stabilizzazione del personale docente e Ata precario che, in questi anni, ha garantito il funzionamento delle nostre scuole.
È bene tuttavia chiarire che per godere dei benefici di quanto dovesse essere disposto dal giudice europeo occorre aderire al contenzioso prima delle sentenza definitiva di fine marzo. Per questo, ANIEF mette a disposizione l’istanza di accesso agli atti, che consente di verificare la natura vacante e disponibile dei posti occupati negli anni precedenti (sono necessari almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi) e che rappresenta il primo passo per l’avvio del contenzioso.
Contestualmente, gli interessati (docenti abilitati inseriti in GaE o Ata inseriti in graduatoria permanente) devono inviare, entro il prossimo 27 marzo e comunque fino alla pubblicazione della sentenza, una mail a r.ruolo@anief.net per ricevere le istruzioni operative per l’attivazione del ricorso.
Autismo: diagnosi più semplici con la scoperta di Neuropsichiatria
Il Cittadino Online del 28-02-2014
SIENA. Nuova scoperta sull’autismo grazie a uno studio realizzato da un team multidisciplinare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e dell’Università di Siena. “Attraverso l’osservazione al microscopio elettronico a scansione – spiega il dottor Joussef Hayek, direttore UOC Neuropsichiatria Infantile – abbiamo scoperto che i globuli rossi dei bambini autistici hanno una forma ellissocita, somigliante cioè a una foglia di olivo invece dell’aspetto normale di disco biconcavo. Inoltre una proteina estremamente importante per la forma di tutte le cellule, la beta-actina, risulta carente o quasi assente nelle membrane dei globuli rossi dei pazienti autistici, in parte in conseguenza a stress ossidativo. Questi risultati aprono nuovi orizzonti di speranza nella diagnosi precoce dell’autismo e nella comprensione dei meccanismi della malattia, dato che, fino a oggi, la diagnosi di autismo è stata basata solo sull’osservazione clinica, ossia su disturbo della comunicazione verbale e non verbale, difetto di relazione e difetto d’immaginazione e imitazione”. Nello studio, appena pubblicato nella rivista Mediators of Inflammation, sono stati esaminati 15 bambini autistici, 15 bambini sani come gruppo di controllo e 15 bambini con differenti malattie neuropsichiatriche non autistiche. La ricerca è stata realizzata principalmente da professionisti dell’AOU Senese e dell’Università degli Studi di Siena: Joussef Hayek, Lucia Ciccoli, Claudio De Felice, Eugenio Paccagnini, Silvia Leoncini, Alessandra Pecorelli, Cinzia Signorini, Giuseppe Belmonte, Roberto Guerranti, Alessio Cortelazzo, Mariangela Gentile, Gloria Zollo, Thierry Durand, Giuseppe Valacchi e Marcello Rossi.
CONTESTIAMO FONDO PULIZIE E CONFLITTO INTERESSI POLETTI
ROMA, 28 feb – “La decisione del Consiglio dei Ministri di prorogare fino al 31 marzo il contratto di lavoro per gli addetti alle pulizie, che sarebbe scaduto oggi è, oltre che giusta, anche necessaria, dal momento che non era pensabile mettere dall’oggi al domani in mezzo a una strada 11 mila persone. Il MoVimento 5 Stelle è però contrario al fatto che le risorse utilizzate a copertura di tale proroga, vengono prese dallo stesso comparto istruzione, sottraendole al fondo per il diritto allo studio. Questo è un segnale molto negativo, che chiarisce come sul comparto dell’istruzione questo Governo non sia assolutamente in discontinuità rispetto a quelli che l’hanno preceduto”.
La nostra proposta di legge, che promuove l’internalizzazione dei servizi ,consentirebbe agli 11 mila lavoratori del personale ATA accantonati di tornare nell’organico di diritto. Agli operatori che hanno lavorato per anni al servizio delle ditte esterne, invece, dovrebbe essere riconosciuto il servizio in modo da essere inseriti nelle graduatorie ATA. Tutto questo è realizzabile senza l’investimento di ulteriori risorse.
Infine, il fatto che per dare una risposta strutturale al problema il ministro Giannini intenda aprire un tavolo interministeriale con il ministro del Lavoro Poletti è cosa che ci mette in guardia. Infatti, Poletti è stato per oltre un decennio presidente della Legacoop al cui interno ci sono realtà, come la Manutencoop, che, appunto, sui occupano di pulizie nelle scuole, . Il dubbio che il ministro del Lavoro, in questo caso, non possa esprimere una figura super partes, esiste. Vigileremo sull’andamento dei lavori ministeriali”.
Bene propositi ministro Giannini, ma riforma sia concreta
“Bene propositi ministro Giannini, ma riforma sia concreta”
Noi che….abbiamo imparato a leggere e a scrivere col maestro Manzi
Siamo nati alla fine degli anni ’50. Quando eravamo bambini la TV trasmetteva per poche ore al giorno.
Ogni pomeriggio nella prima, enorme, classe virtuale d’Italia, insieme a tanti contadini che per la prima volta
avevano la possibilit‡ di uscire dalla condizione di analfebeti, c’eravamo noi, piccoli telespettatori
affascinati da quei disegni che si formavano su quei grandi fogli di carta bianca e nera.
Piano piano, senza rendercene conto, abbiamo imparato a leggere e a scrivere prima ancora di andare a
scuola, fra lo stupore e l’orgoglio di genitori, nonni e zii.
Il merito perÚ non era nostro, ma suo, di quel maestro a cui i superiori mettevano i bastoni fra le ruote per le
sue idee contro corrente. Ma questo non lo potevamo sapere….
Proviamo a riconoscerci? Chi lo desidera, puÚ inserire qui sotto il suo nome e, magari, un ricordo, per
ringraziarlo dopo tanti anni…
http://www.pvmscuola.it/blog/53-noi-che-abbiamo-imparato-a-leggere-e-a-scrivere-col-maestro-manzi
La Cgil: l’allarme resta in tutte le regioni. Dal 2011 a oggi i fondi sono stati dimezzati
Giannini promette 20 milioni, ma solo per «tamponare» l’emergenza. I nuovi fondi dovrebbero bastare per un altro mese
«Tamponare la situazione»: dice così il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini quando annuncia la proroga di un mese dei fondi per le pulizie nelle scuole, in modo da garantirle anche a marzo. Sul piatto il ministro mette subito venti milioni, che saranno resi disponibili attraverso una decisione in commissione Bilancio al Senato: il provvedimento dovrebbe entrare in vigore sabato, ma potrebbe essere già troppo tardi. È per questo che il verbo utilizzato, «tamponare», risulta quanto mai calzante. Domani scade infatti la prima dilazione, concessa due mesi fa dal governo, per garantire le pulizie nelle scuole di tutto il Paese, alle prese con un problematico cambio di gestione che mette in ginocchio gli studenti, costretti a far fronte ad aule sporche e i lavoratori delle ditte, che dalle 35 ore di lavoro medio a settimana si sono visti ridurre l’impegno del 50, 60, 70%. In Veneto si viaggia sulle 17 ore medie a testa, ma ci sono casi, come l’Abruzzo e le Marche, dove i dipendenti delle cooperative lavoreranno solo sei ore a settimana. Per capirci, significa partire da stipendi base di 1.000 euro e arrivare a percepire 600, 400 o anche solo 200 euro al mese.
La mappa degli appalti delle pulizie
Cifre che mettono tristezza, la stessa dipinta sul volto del palloncino blu regalato al ministro Giannini da una delegazione di genitori e amministratori, per ricordarle il diritto ad una scuola pulita. «Presto tornerò a farlo sorridere», promette il ministro annunciando la ripartenza del tavolo col ministero del Lavoro. «Se è una proroga per mascherare il disastro, non serve – commenta scettica Carmela Bonvino, del sindacato Usb -. Se invece aiuta la politica a riflettere sulla gestione, allora è una boccata d’ossigeno». Cauta anche la Cgil, che ieri ha organizzato manifestazioni e incontri sul tema in tutta Italia: «Se non vedo non credo – dice la coordinatrice Filcams Elisa Camellini – Ma il segnale è importantissimo: siamo ancora in allarme in tutte le regioni, anche dove gli appalti sono avviati».
Perché non è solo un problema di gare, nuovi appalti e spending review . È vero che nel 2011 si spendevano 600 milioni per le pulizie assegnate all’esterno, mentre nel 2013 se ne sono spesi solo 400, e quelli a disposizione nel 2014 sono 290. Ed è anche vero che nel passaggio dalle vecchie cooperative sociali, foraggiate dagli enti locali, ai consorzi vincitori delle gare d’appalto Consip (la piattaforma digitale della pubblica amministrazione), qualche ingranaggio si è inceppato. Al punto che su tredici lotti ce ne sono ancora due non assegnati (Napoli-Salerno e Sicilia) per ricorsi al Tar e uno non attivato (Basilicata-Calabria): se in queste aree la proroga non arriverà per tempo, c’è il rischio che le pulizie si fermino del tutto, perché i lavoratori non sono stati assunti ancora dalle nuove ditte ma non hanno più il contratto con le vecchie. E anche nelle regioni dove sta avvenendo il cambio di gestione, quelle del Centro Italia e la Sardegna, i sindacati sono ai ferri corti con i nuovi gestori. Ma il nodo sta altrove: e cioè nel meccanismo che assegna i fondi alle scuole non in base ai metri quadrati da pulire, ma sui «posti accantonati», ovvero gli stipendi degli 11.851 collaboratori non assunti in organico. Quando un dirigente scolastico fa «acquisti» di pulizie, quindi, ha risorse non studiate sulle reali esigenze e può far lavorare i «pulitori» solo un certo numero di ore. Fino al paradosso: in Piemonte i tagli di ore e personale sono del 27%, ma a Torino superano il 40%. Ecco perché le dipendenti di una delle cooperative si sono incatenate in Comune per protesta. «Se la distribuzione fosse stata più equa, le cose si sarebbero gestite meglio», spiega Brenno Peterlini, presidente del Consorzio nazionale servizi, che ha l’appalto in Piemonte. Estendendo la stima sul territorio nazionale, è come se su 24 mila lavoratori delle ditte di pulizie se ne tagliassero 9.000. Ma poiché non vengono licenziati, continuano a lavorare tutti, ma molto meno. Così si perdono soldi, e si acquista sporcizia. ©
La neo titolare del Miur: “Non ho nulla in contrario, il modello con un anno di studi in meno viene adottato anche da altri paesi”. E dice sì al bonus maturità
Ridurre la durata del liceo a 4 anni, come proposto dall’ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, è un tema che ’’richiede un approfondimento doveroso’’ sul quale ’’non ho nulla di pregiudizialmente in contrario’’. La neo titolare del Miur, Stefania Giannini, intervenendo alla trasmissione di Radio1 ’’Prima di tutto’’, lascia aperta la porta a una possibile riduzione degli anni di liceo. «E’ una sperimentazione sulla quale devo personalmente approfondire», ha detto il ministro della questione lasciatele in eredità. «Il modello dei quattro anni viene adottato anche in altri paesi e non ho nulla di pregiudizialmente in contrario», ha affermato.
Giannini ha poi parlato del bonus di maturità. Dopo lo stop voluto dal predecessore il neo ministro si dice favorevole a ripristinarlo. «Ma è un tema delicato, che va visto nei pro e contro», «è un capitolo da ripensare con attenzione», ha precisato il ministro dell’Istruzione. «La carriera scolastica di uno studente – ha spiegato il ministro – che lascia una parte importante di apprendimento, cioè la scuola, per entrare all’università, va considerata. È il suo portafoglio,la sua carta di identità e di apprendimento». «Il bonus – ha spiegato Giannini – ha il vantaggio della sintesi: è un numero e, se è il frutto di un calcolo preciso, funziona. Ma è anche vero che nel nostro paese lo stesso numero non è equiparabile in tutte le sue parti». «Non trovai una scelta saggia – ha concluso – cambiare le regole del gioco in corsa. Ma sono consapevole che i miei predecessori si sono ritrovati questioni già complicate in partenza da affrontare e io avrò lo stesso difficile compito».
Per quanto riguarda l’eliminazione di alcune materia il ministro ha le idee chiare. «Sono assolutamente d’accordo» a non eliminare lo studio della Storia dell’arte. «Uno dei bimbi della scuola media Coletti di Treviso rispondendo ieri al presidente del consiglio, ha detto: voglio studiare la Storia dell’Arte». «Le idee sono chiare – ha aggiunto – vedremo in che modo». Infine Giannini ha ribadito l’importanza della parità nella scuola. Scuola «statale e non statale devono avere uguali diritti» e «trattamenti che corrispondano al loro diverso insegnamento». «La libertà di scelta educativa – ha puntualizzato il ministro – è un principio europeo ed è un principio di grande civiltà. Quello del pubblico è un servizio fondamentale», ha ribadito, ma scuole statali e paritarie «devono avere uguali diritti».
Giannini: “Prof malpagati e poco motivati”. E rilancia l’uguaglianza tra scuole private e pubbliche
Il neo ministro indica l’obiettivo di alzare gli stipendi e premiare il merito. “Uguali diritti per le paritarie” che in cinque anni hanno perso uno studente su cinque
Il contratto degli insegnanti è “mortificante” e da rivedere. Equiparare gli stipendi italiani alla media europea sarebbe un bel passo”. A parlare è il neo ministro Giannini che, insieme, rilancia l’idea dell’uguaglianza tra scuole pubbliche e scuole paritarie.
I docenti. Per il ministro la sfida vera “è praticare con i fatti che gli insegnanti siano figura fondamentale nella società, non solo all’interno della scuola: questo significa revisione di un contratto che è mortificante. Non solo perché pagato poco ma anche perché non ha meccanismi premiali”. Non è un contratto che, vista la delicatezza e l’importanza del compito, “premia il merito” e “valorizza la fascia di insegnanti che si impegnano, che si aggiornano o che sopperiscono a carenze”. Occorre “più autonomia e responsabilità agli istituti per premiare i molti che fanno un lavoro straordinario che è rimasto in ombra”.
Scuole paritarie. In arrivo soldi e forse qualcos’altro. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sembra proprio intenzionata a rilanciare le scuole paritarie e, quasi in contemporanea, oggi vengono sbloccati i 223 milioni di euro stanziati per le scuole non statali. Probabilmente, le due cose non sono in stretta correlazione, ma per le scuole paritarie potrebbe essere il segnale di una nuova primavera che arresti la crisi in cui si trovano da diversi anni. “Statale e non statale devono avere uguali diritti”, ha detto questa mattina in neoministro nel corso di una trasmissione radiofonica su Radio1.
“La libertà di scelta educativa – ha puntualizzato il ministro – è un principio europeo ed è un principio di grande civiltà. Quello del pubblico è un servizio fondamentale”, ma scuole statali e paritarie “devono avere uguali diritti”. Col governo Renzi sembra quindi tornare alla ribalta il binomio pubblico-privato. E, sempre questa mattina, la Compagnia delle opere ha comunicato che sono stati finalmente accreditati alle regioni i 223 milioni di euro stanziati per l’anno scolastico 2013/2013, in aggiunta ai 260 già previsti per lo stesso anno. In tutto, 483 milioni che tengono in piedi un settore in estrema difficoltà. A testimoniarlo sono i numeri.
In appena 5 anni, le scuole non statali hanno perso quasi uno studente su cinque. Mentre le scuole statali, anche a causa della riforma Gelmini, hanno dovuto fare in conti con le classi-pollaio facendo registrare una popolazione scolastica stabile, le paritarie e le non paritarie hanno dovuto fronteggiare una vera e propria emorragia di alunni: meno 19 per cento. Il grosso si è registrato tra i piccoli delle scuole dell’infanzia che hanno perso oltre 200mila alunni pari a un terzo del totale. Anche le scuole superiori non statali hanno subito una mezza mazzata: meno 8 per cento di studenti in appena un quinquennio.
In più di una occasione, i vescovi hanno battuto cassa nei confronti dello Stato affinché rendesse “effettiva la liberta di scelta educativa dei genitori”. Mentre le organizzazioni delle scuole non statali – laiche e cattoliche – hanno sempre sostenuto che un maggiore finanziamento per le paritarie si trasforma, oltre che in una più ampia libertà di scelta per mamme e papà, anche in un risparmio. Ecco il ragionamento. Per ogni alunno delle paritarie, lo Stato spende circa 500 euro: 483 milioni di euro di finanziamento statale per poco più di un milione di alunni. Contro i 6mila euro per alunno spesi dalle statali.
Un argomentazione ineccepibile, se non fosse che la scuola di stato garantisce anche una “imparzialità” e una uguale offerta formativa a chiunque la frequenti. Aspetti che non sempre le paritarie offrono. Ma si tratta di una tesi che, stando alle dichiarazioni di questa mattina dalla ministra Giannini, potrebbe essere sfruttata attraverso un maggiore contributo alle scuole non statali o, in alternativa, contributi – diretti o indiretti – alle famiglie che iscrivessero i figli nelle scuole non statali. Intanto, la Compagnia delle opere chiede al ministro neoeletto di avviare immediatamente le procedure di assegnazione dei contributi relativi all’anno scolastico 2013/14, “con l’auspicio che situazioni di questo tipo ( i ritardi nell’assegnazione delle risorse, ndr) non abbiano più a verificarsi”.
Dal bonus maturità al rinnovo del contratto, tutti i nodi irrisolti della scuola che il ministro dovrà affrontare. Il caso Ata e lavoratori pulizie
D ifficile salire su un treno in corsa, lanciato per di più verso alcuni ostacoli. Ma questo dovrà fare il neo ministro a Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini, che ieri è tornata su alcuni dei temi da mettere in agenda: bonus maturità – con alcune precisazioni rispetto al sì convinto iniziale -, contratto dei professori, merito, scuole paritarie. Da qui a fine marzo però sindacati e mondo della scuola vedono come urgentissime altre questioni. Ci sono scadenze da gestire: il 24 marzo decade il testo del decreto sugli scatti di stipendio, ricorda la Gilda degli insegnanti, con il rischio di «perdere i 120 milioni di euro già stanziati». Giannini però ha già bocciato «gli aumenti automatici frutto di mancanza di coraggio politico» e la Gilda non può che lanciare l’allarme: «Ci auguriamo che il neo ministro non condizioni l’iter legislativo». Ci sono emergenze in corso, vedi «l’igiene delle aule e i posti a rischio» per la riduzione dei fondi per le pulizie, partita su cui ieri ha richiamato l’attenzione del governo il presidente Anci Piero Fassino. E questioni di fondo da affrontare, come quella dei precari storici, il cui futuro potrebbe essere rivoluzionato da una sentenza Ue il prossimo 27 marzo. Già oggi poi l’Anief chiama a manifestare sotto il Miur (dalle 11 alle 17) le migliaia di docenti, risultati idonei dopo il concorsone 2012 ma rimasti esclusi dalle liste dei nominativi a scorrimento, da cui il ministero attinge per le immissioni in ruolo. L’elenco dei nodi da sciogliere è insomma più che corposo, e se il «ripartire dalla scuola» e dalla sicurezza dell’edilizia scolastica dettato da Renzi e ritwittato da Giannini ha trovato solo consensi, molto più difficile sarà individuare – e condividere – i passi successivi. I numeri su cui «cambiare verso», per citare un leit motiv del presidente del Consiglio, sarebbero davvero tanti: dall’alto tasso di dispersione scolastica ai dati sconfortanti (vedi l’ultima indagine Ocse-Pisa) sulle capacità di comprensione dei testi degli studenti nostrani. Individuare gli obiettivi, dunque, ma anche attraverso quali strade raggiungerli. E qui le ricette del mondo della scuola e di viale Trastevere sembrano già divergere.
IL BONUS? PRO E CONTRO Giannini ieri mattina a Rai Radio 1 rilancia gli input tratteggiati all’indomani della nomina. Le superiori in 4 anni, previste per 5 tipi di liceo dall’ex ministro Carrozza? «Ho bisogno di approfondire. È un modello sperimentato in altri paesi, non ho nulla pregiudizialmente contro, se i ragazzi escono prima e ben preparati. Però bisogna vedere se quella è la strada», meglio forse rivisitare la tappa delle medie. Più cautela poi sul ritorno del bonus maturità, contro cui sul web corre una mezza sollevazione. «C’è stato un fraintendimento – detta dunque Giannini – il tema va rivisitato con attenzione, ci sono pro e contro». Perché se risulta comodo tradurre la carriera scolastica di uno studente in un numero oggettivo «è anche vero – aggiunge ora il ministro – che lo stesso numero non è equiparabile in tutte le zone del Paese». Altri due segnali arrivano sull’insegnamento della storia dell’arte («totalmente d’accordo a mantenerlo»), e sugli «uguali diritti» delle paritarie, perchè «la libertà di scelta educativa è un principio europeo».
LE RISORSE SOLLECITATE Insomma per arrivare a stipendi decenti ci si dovrebbe affidare più alla valutazione degli insegnanti che all’anzianità, approccio subito bocciato da diverse sigle sindacali. «Non si dica che siamo contro la meritocrazia – avverte Pantaleo -, non siamo ideologici anzi guardiamo all’Europa, in tutti i paesi l’anzianità è uno dei criteri considerati nella busta paga dei decenti. Il primo passo sia casomai lo sblocco dei contratti del pubblico impiego, fermo dal 2006». Una partita che da sola varrebbe «6 miliardi». Non solo edilizia scolastica, dunque, le risorse sollecitate sono ben di più, «dovremmo aumentare la quota di Pil destinato a istruzione università e ricerca dell’1%, per arrivare almeno alla media europea del 5,4%». In sindacati premono poi perché il Miur riesamini tutta una serie di proveddimenti. In primis il “pasticcio” sugli Ata, a cui il ministero ha chiesto indietro una parte della retribuzione per un lavoro già svolto a partire da settembre 2013, cancellando allo stesso tempo posizioni economiche pure maturate dopo corsi di formazione. C’è poi il dossier sui dirigenti scolastici, con un contratto bloccato e conseguente taglio di fatto sullo stipendio. E ancora, grande è la confusione sui metodi di reclutamento: l’accenno di Giannini a quello diretto da parte delle scuole è accolto gelidamente, «sarebbe un ritorno alle clientele – attacca la Flc – mentre ci trova d’accordo Davide Faraone (responsabile scuola Pd, ndr), è necessario superare l’attuale caos di tirocini e percorsi abilitanti».
Contratto mobilità: “Spartacus si è liberato dalle catene”
Sparisce il vincolo di permanenza per 5 anni, cancellato dalla recente legge 128/2013. Si ritorna al vincolo triennale.
Finalmente con il contratto sulla mobilità 2014/2015, che recepisce quanto disposto dall’art. 15 comma 10/bis della legge n. 128 del 8 novembre 2013, possiamo esclamare: “Spartacus si è liberato dalle catene!” A quali catene metaforiche ci stiamo riferendo? Ci riferiamo nello specifico al vincolo di permanenza per 5 anni nella provincia di immissione in ruolo, disposto per insistenza politica della Lega Nord, dall’art. 9 della legge n. 106/2011. In base a tale norma, i docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato a decorrere dall’anno scolastico 2011/2012 avrebbero potuto chiedere il trasferimento, l’utilizzazione e l’assegnazione provvisoria in un’altra provincia soltanto dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità. Si trattava di un provvedimento restrittivo della libertà sulla mobilità, che nel passato poneva come vincolo un solo triennio. Lotte sindacali e politiche avverse a questo assurdo provvedimento hanno spezzato le catene di questo vincolo, disponendo il ritorno ad un vincolo triennale e non più quinquennale. Questo intervento sindacale che ha eliminato dalla mobilità il vincolo quinquennale, ci piace assimilarlo alla figura del gladiatore Spartaco di Tracia, noto per aver spezzato le catene della schiavitù. Infatti nel comma 2 dell’art. 2 del CCNI sulla mobilità 2014-2015, firmato appena ieri, in osservanza a quanto stabilito dall’art. 15 comma 10 bis del D.L. n. 104/2013 convertito in legge 8/112013 n. 128, il personale docente, non può partecipare ai trasferimenti per altra provincia per un triennio a far data dalla decorrenza giuridica della nomina in ruolo. Pertanto può produrre domanda di trasferimento per l’a.s. 2014/2015 in ambito interprovinciale il personale docente assunto con decorrenza giuridica 1/9/2011 o precedente. Il vincolo triennale è quindi applicato ai docenti entrati in ruolo successivamente all’1/9/2011 con esclusione dall’applicazione della suddetta norma per il personale docente ed educativo, che godono delle precedenze di cui all’art. 7, comma 1, punti I), III) e V) del presente contratto, ivi compreso il figlio che assiste il genitore con grave disabilità, pur non usufruendo, ai sensi dell’ art. 7 punto V) del presente contratto, della precedenza nelle operazioni di mobilità interprovinciale. Si ricorda che a questo contratto di mobilità seguirà a breve l’ordinanza ministeriale che prevede la presentazione delle domande per i docenti dal 28 febbraio al 29 marzo, mentre per gli Ata dall’11 marzo al 9 aprile.
Adempimenti successivi alla chiusura delle iscrizioni on line
Il Miur pubblica una nota illustrativa delle attività che impegneranno le scuole di provenienza e destinazione a partire dal 1° marzo 2014
Manca un giorno alla chiusura delle funzioni on-line per le famiglie per le iscrizioni all’a.s. 2014/2015. Dopo tale momento, quindi dal 1° marzo, si apriranno per le scuole le funzioni Sidi per la gestione delle domande pervenute. I vari adempimenti sono illustrati con la nota prot. n. 595 del 26 febbraio 2014 e il relativo allegato.
L’apertura interessa sia le scuole di destinazione, sia quelle di provenienza. Infatti, dal 1° al 15 marzo saranno aperte sul SIDI le funzioni per la gestione delle domande pervenute (scuole di destinazione) e per la comunicazione delle scelte dei percorsi degli alunni frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, che non hanno effettuato l’iscrizione nel sistema scolastico (scuole di provenienza). Saranno aperte in particolare per le scuole di destinazione le funzioni per l’accettazione delle domande o lo smistamento verso altra scuola; inoltre, per le domande rimaste con lo stato “IN LAVORAZIONE” o “RESTITUITA ALLA FAMIGLIA” la scuola ha la possibilità di effettuare, dopo aver sentito la famiglia interessata, l’acquisizione d’ufficio attraverso l’inoltro a se stessa.
Tempi più stretti per un’altra operazione riservata alle scuole di destinazione che dal 1° all’8 marzo (termine improrogabile perché legato alla definizione degli organici) potranno ultimare l’inserimento delle domande di iscrizione ricevute e rimaste in sospeso, accedendo ad “IscrizioniOnLine”.
Dal 17 marzo al 22 marzo il Ministero si occuperà dell’accettazione di tutte le domande di iscrizione inoltrate alle scuole, ma che non sono state accettate o smistate dalle scuole stesse. Durante questo periodo le funzioni sono quindi chiuse per le scuole, che non potranno operare attraverso la funzione Gestione iscrizioni.
Infine, dal 24 marzo le funzioni SIDI per la gestione delle iscrizioni vengono nuovamente messe a disposizione delle segreterie scolastiche, sia per le scuole di provenienza che possono operare sull’anno scolastico corrente e quindi sulla rete scolastica di riferimento nell’anno 2013/2014, sia per le scuole di destinazione statali che, con riferimento alle iscrizioni, operano nell’anno scolastico 2014/2015, sulla nuova rete scolastica, dove possono gestire il processo attraverso alcune funzioni specifiche: “Iscrizione diretta”, Trasferimento di iscrizioni” e “Spostamento di iscrizioni”.
Più autonomia e più valutazione per far vincere il meritoGiannini: servono meccanismi premiali
Intervenendo in diretta a “Prima di tutto”, su Radio 1, Stefania Giannini, neo ministro della Pubblica Istruzione, ha affrontato con una certa ampiezza la questione della condizione economica e professionale degli insegnanti.