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Timestamp: 2020-08-05 20:17:03+00:00
Document Index: 98464690

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 31938 del 11/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31938 del 11/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 11/12/2018, (ud. 08/11/2018, dep. 11/12/2018), n.31938
Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –
Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –
sul ricorso 26683-2017 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro
P.S., D.P.C., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
ENNIO QUIRINO VISCONTI, 99, presso lo studio dell’avvocato BERARDINO
IACOBUCCI, rappresentati e difesi dall’avvocato UGO GRIPPA;
P.L.;
avverso la sentenza n. 1387/28/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di BARI SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata
l’11/04/2017;
partecipata dell’08/11/2018 dal Consigliere Relatore Dott. DELLI
PRISCOLI LORENZO.
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce accoglieva il ricorso dei contribuenti avverso l’avviso di riclassamento di un immobile, recante modifica delle classi e conseguente aumento della rendita catastale, adottato dall’allora Agenzia del territorio su richiesta del comune di Lecce della L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335;
che la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce annullava il suddetto avviso per difetto di motivazione in ordine ai miglioramenti realizzati nella microzona ove erano siti gli immobili rispetto al contesto esistente al momento del classamento originario;
che la Commissione Tributaria Regionale respingeva l’appello dell’Agenzia delle entrate affermando che il provvedimento di riclassamento de quo contiene un generico riferimento ai rapporti tra microzone, al relativo scostamento e ai provvedimenti amministrativi posti a fondamento del riclassamento – tra i quali la richiesta del Comune di Lecce di attivare il processo di revisione parziale del classamento catastale – mancando del tutto in essi l’indicazione di fatti e circostanze che avevano determinato il diverso classamento;
che l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso affidato a due motivi mentre D.P.C. e P.S. si costituivano con controricorso.
Considerato che con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, laddove intende l’avviso carente di motivazione pur se lo stesso richiama nella parte motiva il contenuto generale, il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonchè le ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato;
considerato che con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in quanto non sarebbe necessario indicare nell’atto di classamento specifiche caratteristiche dell’immobile;
ritenuto che il primo motivo non è fondato in quanto, come già affermato da questa Corte con riferimento alla procedura di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, in relazione alla L. n. 212 del 2000, art. 7, “la revisione della classificazione di un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate” (Cass. nn. 25766 del 2018; 23789 del 2018; 11477 del 2018);
ritenuto che il secondo motivo non è fondato in quanto questa Corte ha affermato che in tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, allorchè da questi ultimi non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l’immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l’unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento” e ciò al duplice fine di consentire, da un lato, al contribuente di individuare agevolmente il presupposto dell’operata riclassificazione ed approntare le consequenziali difese, e, dall’altro, per delimitare, in riferimento a dette ragioni, l’oggetto dell’eventuale successivo contenzioso, essendo precluso all’Ufficio di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate nell’atto (Cass. 25766 del 2018; 23789 del 2018; 17413 del 2018; 17412 del 2018; 8741 del 2018); nè può ritenersi sufficiente a tal fine il riferimento a non meglio precisati “interventi pubblici effettuati per la riqualificazione della viabilità interna e dell’arredo urbano” nonchè ad “interventi da parte dei privati per la ristrutturazione degli edifici”. E ciò anche considerando che l’attribuzione di una determinata classe è correlata sia alla qualità urbana del contesto in cui l’immobile è inserito (infrastrutture, servizi, eccetera), sia alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l’unità stessa è situata, sia infine alle caratteristiche edilizie dell’unità stessa e del fabbricato che la comprende (l’esposizione, il grado di rifinitura, eccetera). Di talchè le espressioni surriportate non sono tali da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni a base della pretesa impositiva, così da consentirgli sia di valutare l’opportunità di esperire l’impugnazione giudiziale, sia, in caso positivo, di contestare efficacemente l’an ed il quantum debeatur (Cass. nn. 25766 del 2018; 23789 del 2018; 22900 del 2017; Cass. 3156 del 2015);
considerato inoltre che, secondo le sezioni unite, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unità immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (Cass. SU n. 7665 del 2016; in senso analogo 25766 del 2018; 23789 del 2018);
considerato infine che la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che “la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 (L. n. 311 del 2004, art. 1) non presenta profili di irragionevolezza (in quanto) la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene”, evidenziando però che “la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento”;
ritenuto che, pertanto, il ricorso va respinto e le spese compensate in ragione dell’assenza, al momento della proposizione del ricorso, di precedenti specifici riguardanti il caso di specie.
rigetta il ricorso; spese compensate.
Così deciso in Roma, il 8 novembre 2018.
Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2018