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Timestamp: 2019-05-20 01:02:18+00:00
Document Index: 85187762

Matched Legal Cases: ['art. 1071', 'art. 1111', 'art. 1071', '§ 1026', 'art. 1071', 'art. 1071', 'art. 1071', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1062', 'sentenza ', 'art. 1071', 'sentenza ', 'art. 1071', 'sentenza ', 'art. 1021', 'art. 1027', 'art. 1072', 'art. 1065', 'art. 1071', 'art. 1067']

Art. 1071 codice civile - Divisione del fondo dominante o del fondo servente - Brocardi.it
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Articolo 1071 Codice civile
Divisione del fondo dominante o del fondo servente
Dispositivo dell'art. 1071 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO TERZO - Della proprietà → Titolo VI - Delle servitù prediali → Capo V - Dell'esercizio delle servitù
Se il fondo dominante viene diviso, la servitù è dovuta a ciascuna porzione (1), senza che però si renda più gravosa la condizione del fondo servente.
(1) Si reputa che, a causa della divisione del fondo dominante, la servitù si fraziona in diversi ed autonomi diritti della stessa natura quante sono le parti in cui è stato diviso il fondo dominante; è necessario tener presente, in ogni caso, che la circostanza appena descritta non deve in alcun modo danneggiare il fondo stesso .
La disposizione non si riferisce solamente divisione in senso tecnico (art. 1111 del c.c.), ma anche ad ogni fatto dal quale derivi il frazionamento del fondo in parti attribuite a persone diverse dall'originario titolare.
“ Per partes servitus retinetur, licei ab initio per partes acquiri non poterat ”
Una servitù divisibile in parti si conserva, anche se all'inizio non si poteva acquisirla frazionata
“ Servitutes dividi non possunt ”
Le servitù non possono essere divise
Spiegazione dell'art. 1071 Codice civile
Divisione della servitù con la divisione del fondo dominante e rispetto ad uso
La ragione di una disposizione come quella del primo comma è da ricercare nel fatto, o piuttosto nel principio, consacrato da una tradizione ininterrotta dal diritto romano ad oggi, e che costituisce una caratteristica tipica del diritto di servitù, per cui la servitù grava un fondo per il vantaggio di un altro fondo. La funzione economico-sociale della servitù e l'utilità del fondo dominante, non il vantaggio personale del proprietario, e ciò aveva fin dato origine ad una distinzione molto sfuocata, poi superata dalla dottrina comune e oggi anche dal testo nuovo della legge, fra servitù personali e servitù prediali. Il termine di « servitù » nella legge di oggi non comprende più che le c. d. servitù prediali, cui appunto appartiene la caratteristica predetta.
Orbene, se lo scopo della servitù è l'utilità del fondo dominante, ne consegue che qualunque sia o divenga l'appartenenza giuridica di esso, la servitù è dovuta per intero in ragione della sua configurazione fisica. Le persone a cui il fondo appartiene non interessano che sotto il profilo dei legittimati ad esercitare la servitù, non sotto quello del quantum di utilità che il fondo servente deve fornire al dominante. Perciò, continui questo fondo ad appartenere al proprietario originario o passi ad un altro o venga ripartito fra più proprietari in comunione pro indiviso o venga invece diviso, tutte queste sono vicende giuridiche, le quali non incidono su ciò che potrebbe chiamarsi il quantum di spettanza del fondo dominante, nella sua configurazione originaria, dal fondo servente. E cosi ogni proprietario di una porzione del fondo dominante può esercitare sul servente l'intero contenuto del diritto di servitù.
Ma, poiché appunto le vicende giuridiche del fondo dominante sono irrilevanti sul contenuto pratico della servitù, tale irrilevanza riguarda cosi la posizione del fondo dominante come quella del fondo servente; e come la prima non può scapitarne, altrettanto non deve scapitarne la seconda col subire un onere maggiore. Pertanto, vi ha, per es., una servitù di passaggio e il fondo dominante viene diviso fra più proprietari? Ciascuno può esercitare l'intero contenuto della servitù sul fondo servente, ma avvalendosi tutti di quello stesso passaggio che originariamente serviva all'esercizio della servitù, nessuno potrà pretendere l'apertura di un nuovo passo e la formazione di una nuova via, anche se la parte a lui toccata nella divisione del fondo dominante, lo metta in condizione più scomoda dei proprietari di altre porzioni, rispetto all'esercizio della servitù.
Divisione della servitù in dipendenza della divisione dal fondo servente
Il capoverso contiene una disposizione nuova, in quanto nel codice abrogato nulla era disposto circa l'estensione della servitù in caso di divisione del fondo servente. Il principio fondamentale resta fermo ed è che il fondo servente, qualunque siano le sue giuridiche vicende, soggiace per intero alla servitù con tutte le risorse che ne costituiscono da questo profilo il contenuto.
Ma temperando il principio in quelle conseguenze che sarebbero state un inutile ingombro per la condizione giuridica dei beni senza sufficiente costrutto, il secondo comma riproduce la regola già propria del diritto romano (D. 8, 6. 6. I) è seguita anche dal § 1026 del codice civile tedesco, per la quale, se la servitù ricade sopra una parte determinata del fondo servente, in caso che questo venga diviso resta soggetta a servitù solamente questa parte, restando le altre liberate. Cosi, pertanto, se una servitù di passaggio grava il fondo servente, in una zona determinata, venendo questo diviso resta soggetta alla servitù solamente quella parte (o quelle parti), per le quali il passaggio poteva essere esercitato. A che pro e con quale costrutto considerare giuridicamente servente tutta l'ampiezza originaria del fondo indiviso, e cosi anche altre parti, quando su di esse la servitù non potrà essere praticamente esercitata?
Indennizzo fra condividenti del fondo servente
La liberazione delle parti del fondo non materialmente gravate, può richiedere, secondo la natura della divisione, una equa ripartizione fra i condividenti dell'onere sopportato dal solo proprietario della parte che rimane gravata. Il progetto preliminare prevedeva un indennizzo per l'assegnatario della porzione che dovrà sopportare l'intero onere della servitù. Il testo definitivo, come risulta dalla Relazione al Re (n. 163), ha ritenuto superflua una riserva espressa di tale indennizzo, confermando e conservando perciò, nella sua sostanza, la regola accennata.
Massime relative all'art. 1071 Codice civile
Cass. civ. n. 11330/2013
In tema di servitù prediali, quando, a seguito di plurime vendite parziali, il fondo a cui vantaggio sussiste una servitù di passaggio venga frazionato in porzioni separate, in modo che una sola di esse rimanga contigua al fondo servente, non si costituisce, per effetto di tale frazionamento, un autonomo diritto di servitù a favore della porzione non contigua e a carico di quella contigua al fondo servente, in quanto il principio dell'indivisibilità della servitù, di cui all'art. 1071 cod. civ., riguarda il fondo servente e non quello dominante. Ne consegue che il proprietario della porzione non contigua al fondo servente non ha titolo per accedere a questo attraverso la porzione interposta tra quella di sua proprietà e il fondo servente medesimo.
(Cassazione civile, Sez. VI-2, ordinanza n. 11330 del 13 maggio 2013)
Cass. civ. n. 2168/2006
In tema di servitù prediali, il principio della cosiddetta indivisibilità di cui all'art. 1071 c.c. comporta, nel caso di frazionamento del fondo dominante, la permanenza del diritto su ogni porzione del medesimo, salve le ipotesi di aggravamento della condizione del fondo servente; poiché tale effetto si determina ex lege al riguardo non occorre alcuna espressa menzione negli atti traslativi attraverso i quali si determina la divisione del fondo dominante, sicché nel silenzio delle parti — in mancanza di specifiche clausole dirette ad escludere o limitare il diritto - la servitù continua a gravare sul fondo servente, nella medesima precedente consistenza, a favore di ciascuna di quelle già componenti l'originario unico fondo dominante, ancora considerato alla stregua di un unicum al fini dell'esercizio della servitù, ancorché le singole parti appartengano a diversi proprietari, a nulla rilevando se alcune di queste, per effetto del frazionamento, vengano a trovarsi in posizione di non immediata contiguità con il fondo servente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2168 del 31 gennaio 2006)
Cass. civ. n. 26973/2005
In tema di acquisto della servitù, tra gli istituti della destinazione del padre di famiglia e della divisione del fondo dominante, rispettivamente disciplinati dagli artt. 1062 e 1071 c.c., non è configurabile in linea astratta alcuna incompatibilità. (Nella specie, indiscusso che, dopo la divisione del fondo dominante, la servitù spettava anche alla porzione di esso non contigua con quello servente, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., ha accertato la costituzione in concreto, nei termini di cui all'art. 1062, di una relazione di fatto tra le due porzioni risultanti dalla divisione, volta alla costituzione di una servitù di passaggio a favore di quella risultata interclusa).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 26973 del 7 dicembre 2005)
Cass. civ. n. 4399/1982
A norma dell'art. 1071 c.c., la servitù consistente in un non facere (nella specie: divieto di costruire oltre determinati limiti), che, salvo diversa espressa previsione del titolo, non ricade su una parte determinata del fondo servente, viene a gravare, in ipotesi di frazionamento di tale fondo, sulle singole porzioni nelle quali esso è stato diviso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4399 del 15 agosto 1982)
Cass. civ. n. 2264/1982
Quando a seguito di plurime vendite parziali il fondo a cui vantaggio sussiste una servitù di passaggio venga frazionato in porzioni separate in modo che una sola di esse sia contigua al fondo servente, non si costituisce, per effetto di tale frazionamento, un autonomo diritto di servita a favore della porzione non contigua e a carico di quella contigua al fondo servente, in quanto il principio dell'indivisibilità della servitù sancito dall'art. 1071 c.c., riguarda il fondo servente e non quello dominante. Ne consegue che il proprietario della porzione non contigua al fondo servente non ha titolo per accedere a questo attraverso la porzione interposta tra quella di sua proprietà e il fondo servente medesimo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2264 del 15 aprile 1982)
relative all'articolo 1071 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1071 Codice civile - Divisione del fondo dominante o del fondo servente | Quesito Q201923078
Valerio L. chiede
domenica 31/03/2019 - Lombardia
volevo porre un quesito sulla servitu. Mio nonno vendeva a mio padre un pezzo di terra davanti alla alla portafinestra del nonno.
Il nonno vendeva con atto del 1966 e sriveva che si riservava un "servitu di calpestio a favore della sua confinante proprietà" praticamante tutto i lpalazzo di tre piani.Indicava che il tetto dell'erigenda costruzione doveva essere di tipo terrazzo (non a falda) perchè lui lo voleva utilizzare come all'epoca cioè usciva dalla sua portafinestra ed aveva un giardino e voleva che una volta venduto avere una terrazza in modo da utilizzarla come prima che vi era un giardino in terra.
Dal 1966 la palazzina è stata venduta a parti e tutti vogliono utilizzare questa servitù del terrazzo per fare feste intrattenersi etc proprio davanti alla mia portafinestra ( che prima era del nonno ..poi mio padre..poi mio figlio).
Io dico che la servitù non esiste in quanto manca di utilità cioè deve essere un peso imposto su un altro fondo per l'utilità del fondo dominante..ma per me qui non vi è nessuna utilità per il fondo dominante ma solo una utilità di utilizzo dei proprietari..am questa non è una servitu..casomai è un diritto che si estigue con la vendita o la morte del proprietario della confinate proprietà.
Consulenza legale i 09/04/2019
Per rispondere al quesito occorre partire dall’analisi dell’atto di compravendita allegato alla richiesta di parere.
Nell’atto pubblico del 1966 le parti convenivano espressamente: “Si conviene altresì che la copertura dell’erigendo fabbricato dovrà essere tipo terrazza cioè con pavimentazione a piastrelle, pertanto il venditore riserva sempre a favore della confinante sua proprietà la servitù di calpestio sulla copertura di cui innanzi”.
Dal tenore letterale dell’atto si evince che il diritto che si era riservato l’allora proprietario era quello di servitù, consentendo, quindi, di escludere altri diritti reali come, ad esempio, quello d’uso di cui all’art. 1021 c.c..
Appare, pertanto, necessario esaminare gli elementi costitutivi delle servitù prediali.
L’art. 1027 c.c. statuisce che: “La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario”.
Gli elementi essenziali del diritto di servitù sono quindi: a) la predialità; b) il peso; c) l’uso e d) l’appartenenza dei fondi a proprietari diversi.
La predialità impone che l’utilità derivante al fondo dominante (cioè quello a favore del quale è stata costituita la servitù) da quello servente (quello che, per così dire, "subisce" la servitù) si manifesti senza la necessità di un’attività da parte del proprietario del fondo servente.
Quest’ultimo, infatti, non può essere tenuto a fare qualcosa per consentire al proprietario del fondo dominante di esercitare il proprio diritto. Il proprietario del fondo servente è tenuto esclusivamente a tollerare l’utilizzo da parte del proprietario del fondo dominante ed a mantenere libero ed effettivo tale utilizzo. Le servitù costituite a favore del fondo dominante riguardano il bene immobile e rappresentano un diritto accessorio al diritto di proprietà che si vanta sul fondo medesimo, divenendo una qualità inseparabile del fondo stesso. Conseguentemente, il diritto si trasferisce col trasferimento del fondo dominante senza che occorra né un atto giuridico ad hoc, né una specifica clausola contenuta nell’atto di trasferimento del fondo.
Nel caso che ci occupa, si può ritenere che l’intercorsa divisione della palazzina (fondo dominante) tra più proprietari avesse fatto acquistare in capo a ciascuna porzione indipendente ed autonoma il diritto di servitù a suo tempo costituito dall’unico proprietario.
Ulteriore elemento della servitù è il peso consistente nel sopportare da parte del titolare del fondo servente un determinato comportamento da parte del proprietario del fondo dominante (ad es. nelle servitù di passaggio) oppure, nell’astenersi dal fare per non ostacolare un diritto del proprietario del fondo dominante (ad es. nelle servitù altius non tollendi si impedisce al proprietario del fondo servente di sopraelevare la propria costruzione). Anche questo elemento parrebbe sussistere in capo al proprietario della terrazza in favore degli altri condomini.
Il terzo elemento della servitù è l’utilità che consiste in un vantaggio per una migliore utilizzazione del fondo. E’, questo, un concetto che non viene limitato alla mera economicità, ma che può consistere anche in una maggiore amenità o comodità del fondo dominante. Nel caso che ci occupa, la possibilità di utilizzo della terrazza da parte dei proprietari dei vari appartamenti costituenti il fondo dominante, rende ciascuna unità immobiliare più confortevole.
Ultimo requisito normativo della servitù è l’appartenenza del fondo dominante e quello servente a proprietari diversi. L’art. 1072 c.c. stabilisce che la servitù si estingue quando in una sola persona sono riunite le due proprietà del fondo servente e di quello dominante. Nel nostro caso, il proprietario del fondo servente sembra essere divenuto anche proprietario, seppure in parte, del fondo dominante. Sembra, infatti, che per effetto delle intercorse successioni ereditarie, l’appartamento prospiciente la terrazza sia divenuto di proprietà della stessa persona proprietaria anche della terrazza. Ma, dato che la originaria palazzina è stata suddivisa sembrerebbe che anche gli altri proprietari dei singoli appartamenti si siano avvantaggiati di tale diritto; pertanto, si dovrebbe poter escludere che la servitù si sia estinta per confusione.
Parrebbe, allora, allo stato, che tutti i proprietari degli appartamenti possano usufruire della terrazza. Ma vi sono ulteriori elementi che vanno esaminati.
Infatti, la dottrina e la giurisprudenza hanno da sempre integrato i criteri normativi con criteri ermeneutici che, nel caso specifico delle servitù, valgono ad individuarne in concreto la portata. Uno di tali criteri di origine interpretativa è quello della contiguità tra i fondi.
Esso discende dal criterio dell’utilità e va inteso nel senso che il rapporto tra due fondi debba essere una posizione tale da rendere possibile la sussistenza di una relazione di servizio tra gli stessi. Ad esempio, si è ritenuto che qualora tra due fondi vi sia una striscia di terreno appartenente ad un terzo proprietario non venga esclusa la possibilità che tra gli stessi nasca e si eserciti una servitù di passaggio. Da ciò sembrerebbe doversi affermare che il proprietario dell’appartamento prospiciente la terrazza sia tenuto a sopportare l’utilizzo della stessa da parte degli altri condomini, pur se proprietari di appartamenti su piani diversi.
Ciò dovrebbe avvenire pacificamente, qualora la terrazza fosse accessibile, ad esempio, dalle scale condominiali.
Ma, dalla planimetria allegata alla richiesta di parere, sembrerebbe che l’unico accesso alla terrazza sia possibile attraverso la porta finestra dell’appartamento di proprietà esclusiva di uno dei condomini. Sembrerebbe, quindi, che, in concreto, tale condomino sia costretto ad aprire la porta della propria abitazione (rectius appartamento) per consentire agli altri comproprietari di accedere alla terrazza. Circostanza, questa, che imporrebbe al proprietario di parte del fondo dominante di porre in essere un’attività personale che non si concilia assolutamente con i criteri costitutivi del diritto reale. Ancora, l’art. 1065 c.c. prevede che la servitù debba esercitarsi con il minor aggravio per il fondo servente. Nel nostro caso, per assurdo, l’aggravio conseguente all’intercorsa divisione tra più proprietari del fondo dominante, sarebbe posto a carico del proprietario dell’appartamento prospiciente la terrazza, costringendolo a porre in essere un’attività in favore degli altri. Tra l’altro, il fatto che l’art. 1071 c.c. preveda che in caso di divisione del fondo dominante si costituiscano altrettante servitù separate ed autonome a favore delle singole porzioni, va temperato con il limite per cui la somma di tali diritti debba corrispondere al contenuto originario della servitù e non ne derivi un ulteriore aggravio del fondo servente sia quantitativamente, che qualitativamente.
In questo caso, l’aggravio verrebbe arrecato personalmente al proprietario di parte del fondo dominante stesso, circostanza, questa che pare un assurdo.
Questi ultimi aspetti sin qui esaminati portano a concludere come segue.
Il proprietario dell’appartamento prospiciente la terrazza – che sembrerebbe avere l’unico accesso diretto alla stessa – dovrebbe agire in via giudiziale per negare l’esistenza di una servitù di passaggio a carico del proprio appartamento chiedendo, altresì, l’accertamento dell’estinzione della servitù a suo tempo costituita sulla terrazza per mancanza di utilità e per impossibilità d’uso da parte delle altre unità abitative facenti parte del fondo dominante.
A tale risultato si potrebbe giungere dimostrando che l’utilizzo della terrazza da parte dei proprietari degli altri appartamenti è avvenuto a partire dalla divisione della palazzina, avvenuta nel 1966, a mero titolo di cortesia.
Sembrerebbe, infatti, potersi concludere che a far data dalla divisione del fondo dominante, la terrazza sia divenuta una pertinenza dell’appartamento ad essa prospiciente e che i proprietari delle altre unità abitative vi abbiano potuto accedere per mero spirito di ospitalità e non certo esercitando un diritto reale per mezzo dell’accesso attraverso una delle unità esclusive degli altri condomini.
Norma di riferimento: Articolo 1071 Codice civile - Divisione del fondo dominante o del fondo servente | Quesito Q20112155
“Sono proprietario di un viale di circa 800 mq (fondo servente) gravato da una servitù a piedi e con autoveicoli, con obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria della pavimentazione senza limitazione di estensione, a favore di un condominio composto da 24 appartamenti (fondo dominante).
Su una parte di tale fondo potrei realizzare posti auto scoperti.
Posso avere questa possibilità, garantendo sempre la servitù anche se limitata a 4 metri di larghezza circa?”
Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l'esercizio della servitù o a renderlo più incomodo ([[1067cc]]): tuttavia, nel caso di specie, il fondo servente, anche dopo la realizzazione dei posti auto, sembra rimanere perfettamente funzionale allo scopo per cui è stata costituita la servitù e il pregiudizio che verrebbe eventualmente a cagionare, sarebbe di entità talmente lieve da far ritenere insussistenti i presupposti per una azione di riduzione in pristino e/o risarcimento dei danni ai sensi dell'art. 1067 citato da parte del condominio.
Non è pertinente nel caso in esame il richiamo all'[[1071cc]], che parla di divisione in senso negoziale, quindi di frazionamento del fondo in porzioni attribuite a soggetti diversi dall'originario titolare, e non di divisione materiale mediante apposizione di muri etc.