Source: http://www.litis.it/2015/02/18/gli-alimenti-non-si-calcolano-soltanto-sul-tenore-di-vita/
Timestamp: 2019-08-23 21:01:03+00:00
Document Index: 130116392

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2']

Litis.it » Gli alimenti non si calcolano soltanto sul tenore di vita
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Nota a Corte Costituzionale Sentenza 11/2015 di Fabiana Belardi
La Corte con sentenza dell’11 febbraio 2015 n.11 si è espressa sulla valutazione della quota alimenti in sede di divorzio. Nel calcolo dell’assegno divorzile sono diversi gli elementi da tenere in considerazione. L’art. 5, sesto comma, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), postula che “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.
Il Tribunale di Firenze nel corso di un giudizio civile per scioglimento di matrimonio, ha ritenuto la questione rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 29 della Costituzione – ed ha, per ciò, sollevato, questione di legittimità costituzionale dell’art. 5, sesto comma, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), come modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento di matrimonio). Il problema da dover risolvere è basato sul difficile calcolo del contributo economico di un coniuge all’altro in presenza di disparità economica, nel rispetto di tutti i principi costituzionalmente posti. In particolare, ci sarebbe violazione normativa dell’art. 2 e del dovere di solidarietà in quanto la tutela del coniuge debole in sede di divorzio non comporterebbe l’obbligo di mantenere le medesime condizioni economiche godute durante la vita matrimoniale. Inoltre, sembrerebbe esserci violazione anche dell’art. 3 Cost. in quanto diverrebbe illogico l’istituto del divorzio come cessazione del matrimonio e i suoi effetti, nel momento in cui la legge in esame non determina una soluzione temporale dell’obbligo di mantenimento proiettando “ oltre l’orizzonte matrimoniale il tenore di vita in costanza di matrimonio”. L’assegno di divorzio, pur avendo una finalità assistenziale, sembrerebbe attribuire un obbligo di mantenimento per tutta la vita di un tenore agiato in favore del coniuge ritenuto economicamente più debole.
Il disposto normativo violerebbe anche l’art. 29 Cost. poiché l’assegno divorzile non può riferirsi al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, senza prendere in considerazione il mutato status delle parti, il portato del divorzio, il nuovo assetto familiare. In contrato alla lettura delle norme in tema di divorzio come violative dei diritti costituzionali si è posto il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l’inammissibilità e, in subordine, la non fondatezza della questione. Già la Cassazione, con sentenze anche recentissime, si è espressa in materia, affermando che il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio rileva per la determinazione in astratto del tetto massimo dell’assegno» (in termini di tendenziale adeguatezza al fine del mantenimento del tenore di vita pregresso), ma, poi in concreto, quel parametro va bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri normativamente posti nello stesso art. 5 della l. 1° dicembre 1970, n. 898. Questi criteri sono fondamentali e concorrono tutti nel bilanciamento, aumento, diminuzione e azzeramento dell’importo dell’assegno. Per la Corte Costituzionale è, allora, legittimo l’art. 5 in riferimento agli art. 2, 3 e 29 della Costituzione. Pertanto, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini della statuizione sull’assegno divorzile, ma va bilanciato per ogni singolo caso con gli altri parametri normativamente postulati. Per cui, la somma considerata in astratto va temperata sulla condizione e sul reddito dei coniugi, sul contributo personale ed economico dato da ognuno alla formazione del patrimonio comune, sulla effettiva durata del matrimonio, sulle concrete ragioni della decisione, ciò affinchè la valutazione astratta si vesta dell’abito perfetto per la situazione particolare.
Corte Costituzionale, Sentenza n. 11 del 11/02/2015
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