Source: http://ivanacastello.it/rateizzazione-dei-debiti-ingiunti-nel-comune-modica/
Timestamp: 2019-11-17 13:40:01+00:00
Document Index: 133853754

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 33', 'art. 43', 'art. 15', 'art. 15']

RATEIZZAZIONE DEI «DEBITI INGIUNTI» NEL COMUNE DI MODICA. - Ivana Castello
Alcune precisazioni di Ivana Castello
Premessa procedimentale
E’ dall’inizio di quest’anno che si parla della necessità di assumere una pluralità di interventi per stimolare la ripresa (crescita) economica del Paese. Dopo numerosi atti preparatori, il Consiglio dei ministri ha messo a fuoco e deliberato, in due sedute, il 4 e il 23 aprile 2019, un formale Decreto-legge (n. 34) che è stato, il 30 aprile, emanato dal Presidente della Repubblica. Lo stesso giorno è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 100, dopo aver stabilito che sarebbe entrato in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione (art. 51, primo comma). La fretta ha fatto sì che qualche menda sfuggisse al momento della revisione finale. All’articolo 51, ad esempio, il primo comma è segnato in numero arabo, ma manca l’indicazione del secondo. Nulla di straordinario, per carità, ma pare che anche alcune cure, non solo sul piano sostanziale, tendano a scadere in questa fase della storia italiana.
La conversione in legge è avvenuta alla Camera il 21 giugno con 288 voti favorevoli, 181 contrari e 3 astenuti e, al Senato, il 27 giugno, con 158 voti a favore, 104 contrari e 15 astenuti.
Nel decreto legge si distinguono gli obiettivi generali e quelli particolari, quest’ultimi compresi in quelli generali. I primi sono sintetizzabili nella «straordinaria necessità ed urgenza di stabilire misure per la crescita economica» dell’Italia. Per «misure» vanno intesi gli interventi specifici. La precisazione è importante per chiarire alcuni limiti dell’intervento che il comune di Modica si appresta a compiere. Il 25 giugno, infatti, in Consiglio comunale si è parlato degli obiettivi del D.L. 34 un po’ a sproposito.. I principali di essi sono una maggiore deducibilità dell’IMU dall’imposta sui redditi (art. 3), la istituzione di agevolazioni fiscali per i lavoratori italiani (il titolo dell’articolo 5 parla di «Rientro dei cervelli»), l’incentivazione, tanto per gradire, dello sviluppo edilizio (art. 7) e l’efficientamento energetico (art. 10, comma 1). Sono, altresì, previsti interventi per il rilancio degli investimenti privati, per l’efficientamento energetico dei Comuni (art. 30), per la tutela del Made in Italy (articoli 31 e 32), l’assunzione di nuovo personale nelle Regioni a statuto ordinario (art. 33), la concessione di aiuti economici alle fondazioni i cui organi direttivi o di gestione sono, in qualche modo, costituiti da rappresentanti dei partiti politici o designati da essi (art. 43) e, infine, la possibilità per gli enti locali, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni, di agevolare la riscossione di crediti ingiunti e non pagati, mediante la rateizzazione e abbuonando i carichi sanzionatori (art. 15).
Se un provvedimento del genere si studia in profondità se ne capiscono i limiti, sia che lo si guardi sotto il profilo dei finanziamenti, assolutamente esigui, sia che lo si esamini sotto il profilo del meccanismo moltiplicatore degli investimenti.
L’intervento ex articolo 15 del D.L. 34/2019 nella logica del Comune di Modica
Gli obiettivi dell’intervento pubblico sono espressi ai primi due «considerata»:
«Considerata la straordinaria necessità ed urgenza di stabilire misure per la crescita economica;
Considerata, inoltre, la straordinaria necessità ed urgenza di prevedere misure per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi».
In altre parole il sistema economico italiano è bloccato e non riesce a ripartire. Occorrono iniezioni di liquidità affinché gli operatori possano investire e, spendendo, accrescere anche i posti di lavoro e le disponibilità sul versante dei consumi. Il decreto non mira, dunque, al singolo cittadino ma agli investimenti degli enti pubblici e delle grandi e medie imprese. Come possiamo sollecitare i piccoli e medi Comuni? Con iniezioni di liquidità, ovviamente. Come può acquisirsi la liquidità che manca allo Stato e agli enti pubblici? Anche agevolando il pagamento di tributi accertati, appartenenti al sottogruppo di quelli ingiunti (art. 15, comma 1) ma rimasti inadempiuti. Non si tratta, come ha avuto modo di dire qualcuno, fuori e dentro il Consiglio comunale, che in questo modo si agevolano (con la rateizzazione e l’abbuono delle sanzioni) i disonesti. La logica è un’altra: il Comune deve erogare servizi e, per farlo, ha bisogno di capitali che, in mancanza di altre fonti, si debbono acquisire dai debitori accertati. Quando si rinuncia alla sanzione e si concede la rateizzazione si compie un doppio intervento: si recuperano fondi che nei momenti di crisi sono importantissimi e, allo stesso tempo, si porta un po’ d’ordine nelle carte e negli affari del Comune. La logica dell’intervento non ha riguardo alle qualità morali del debitore, ma alle difficoltà economiche del Comune. E’ per illustrare gli obiettivi dello Stato che sono partita un po’ da lontano, illustrando il decreto cosiddetto della crescita. E qui siamo alla elencazione degli errori, almeno due o tre, in cui è incappata la maggioranza in Consiglio comunale. L’articolo 15, comma 2, stabilisce il numero massimo delle rate con queste parole:
«2. Con il provvedimento di cui al comma 1 gli enti territoriali stabiliscono anche:
a) il numero delle rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021».
Se, dunque, si parte, come vuole la norma (l’articolo 15, comma 1), dopo il sessantesimo giorno dall’entrata in vigore del Decreto, considerato che è efficace dal primo giugno, tolti i 60 giorni per la definizione del regolamento e per la presentazione delle istanze di rateizzazione, si arriva al 31 luglio. Supponiamo che si possa cominciare a rateizzare dal primo agosto, le rate mensili massime possibili sono comprese tra il primo agosto 2019 e il 30 settembre 2021, quest’ultima data è fissata all’articolo 15, comma 2, lettera a, del Decreto medesimo («Decreto crescita»). Il numero massimo delle rate possibili è di cinque nel 2019, dodici nel 2020 e nove nel 2021: in tutto 26. Vogliamo impiegare, come sta facendo il Comune di Modica, sino al 15 settembre 2019, per dar tempo ai cittadini di scegliere la rateizzazione possibile? Vogliamo allungare ancora i tempi di avvio sino al 15 ottobre per dare almeno un mese agli Ufficî di comunicare ai debitori l’ammontare del debito, l’importo delle singole rate e le relative scadenze? Si va ad un massimo di 24 rate, ventitré mensili e una quindicinale.
A questo punto si pone un primo problema, costituito dall’azione decisa dal Comune e approvata in Consiglio a colpi di maggioranza e in aperto dissenso con l’opposizione. Si è cominciato col dire che, implicitamente, non si tiene conto delle ventisei rate definite dal Governo nazionale. E le si abbassa, in base all’importo debitorio, fissando, prima, l’importo minimo ammissibile per ogni rata, nei seguenti termini:
-pagamento in unica rata, qualunque ne sia l’importo, entro il 31 ottobre 2019. Il che significa, di fatto, pagamento con rateizzazione solo formale;
– nel caso di importi sino a mille euro, fissato unilateralmente che la prima rata deve pagarsi entro il 31 ottobre 2019, il Comune ha disposto che si estinguano in quattro rate, ossia sino alla fine del mese di gennaio 2020. Si vede, a occhio nudo, che il Governo nazionale ha stabilito un pagamento sino a ventisei rate e, invece, il Comune di Modica ha accorciato questa possibilità a quattro. Avrebbe potuto definirsi un importo minimo più accessibile: cento euro mensili ad esempio: si sarebbe agevolato maggiormente l’operaio o l’impiegato comunale che non sempre sono pagati puntualmente. La soluzione sarebbe stata più adeguata considerando due aspetti:
a) che più lungo è il periodo di rateizzazione e maggiori sono gli interessi a carico del cittadino;
b) che, spesso, a determinare i mancati pagamenti è lo stesso ente pubblico, coi suoi inadempimenti e con un sistema fiscale pernicioso e insostenibile;
– gli importi compresi tra 1001 e 3.000 euro, vanno compressi in otto rate, per cui il pagamento minimo, definito dal Comune in contrasto col Decreto crescita, è fissato fra (1.001:8=) 125,125 e (3.000:8=) 375,00 euro. Risalta, immediatamente, una disparità di trattamento tra chi è debitore per 1.000 euro e chi è debitore per 1.001 euro. Il primo deve pagare 250 euro mensili e il secondo 125. E’ eccessivo anche l’importo mensile di chi deve pagare 3.000 euro, poiché dovrebbe rateizzare con importi mensili proibitivi di 375 euro. La disposizione dissuade il cittadino dal pagare e il sindaco, che certamente è sensibile a questa tematica, dovrebbe intervenire per assicurare ai cittadini un eguale trattamento e per rendere più agibile, mi riferisco agli importi più elevati, la rateizzazione. Ovviamente nell’interesse dell’Ente;
– gli importi fra 3001 e 5.000 euro vanno pagati in 12 rate. L’ultima cadrebbe nel mese di settembre 2020. L’importo mensile da pagare varierebbe fra (3.001:12=) 250,08 e (5.000:12=) 417 euro. Anche in questo caso si verificherebbe una disparità di trattamento tra i debitori di più basso importo, che nella precedente fascia si collocano in corrispondenza dell’importo massimo. Mi domando, per altro, chi è questo cittadino che ha accumulato un debito di cinquemila euro e, oggi, è disposto a pagarlo a 417 euro al mese. Dobbiamo tener conto che, in linea di massima, la popolazione modicana è costituita da operai e impiegati. Le restrizioni introdotte dal Comune di Modica tendono ad affossare la manovra istituita a Roma;
– i debiti compresi tra 5.001 e 10.000 euro vanno scomputati in 18 rate: l’ultima cade alla fine di marzo 2012. L’intervallo della rata da pagare mensilmente si aggira tra (5.001:18=) 278 e (10.000:18=) 555,55 euro. Permane la disparità di trattamento tra questa categoria e i debitori della precedente classe di debito;
– i debiti di importo superiore a 10.000 euro vanno scomputati in 24 rate mensili a partire da (10.001:24=) 416,71 euro. Permane la disparita tra le ultime due classi di reddito.
Tab. n. 1 – La rateizzazione ammessa dal Governo nazionale
Debito Rate Scadenza
Numero (max) Importo Iniziale Finale (max)
Qualunque importo Da decidere Da decidere Da decidere 30.9.2021
Tab. n. 2 – La rateizzazione ammessa dal Comune di Modica
Debito (importo in euro) Rate Scadenza
Numero (max) Importo (euro) Iniziale Finale
Qualunque 1 Qualunque 31 ottobre 2019 31 ottobre 2019
1-1.000 4 250,00 31.10. 2019 31.1. 2020
1.001-3.000 8 125-375 31.10. 2019 31.3. 2020
3.001-5.000 12 250-417 31.10. 2019 30.9.2020
5.001-10.000 18 278-556 31.10. 2019 31.3. 2021
10.001 in su 24 417 in su 31.10. 2019 30.9. 2021
Va precisato, ad ogni buon conto, un aspetto dubbio della norma nazionale poiché, al comma 2, lettera a), è disposto che:
«…gli enti territoriali stabiliscono anche (…) il numero di rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021».
Si evince, per ciò, che le rate sono definite, pur in modo astratto, dal Comune. Allo stesso comma 2, lettera c, però, si legge quest’altra espressione:
«…gli enti territoriali stabiliscono anche (…) i termini per la presentazione delle istanze in cui (però, ndr) il debitore indica il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento».
Potrebbe, insomma, pensarsi ad un Comune che debba prendere atto di un’indicazione proveniente dal debitore che conosce le proprie possibilità finanziarie. La soluzione, per altro, sarebbe da privilegiare, poiché non è pensabile che gli ottomila Comuni d’Italia trattino in modo difforme, da un Comune all’altro, i cittadini di uno stesso Stato. A che titolo potrebbe ammettersi un siffatto trattamento?
Ad ogni buon conto la sottoscritta, insieme al collega Giovanni Spadaro, ha presentato due emendamenti al progetto di Regolamento stilato, in modo ponderato, dal Responsabile del III settore Giovanni Blanco. Col primo proponeva di modificarne l’articolo 2, eliminando tutta la parte che è stata riportata alla tabella n. 2 e inserendo un’espressione che avrebbe aiutato i cittadini più e meno indigenti:
«L’importo delle rate potrà essere definito compatibilmente con la scadenza ultima del 30.9.2021».
Ciò tendeva ad una riduzione delle singole rate senza, però, escludere la possibilità di un intervento comunale per adeguarle alle specifiche esigenze delle famiglie. Il Responsabile del terzo Settore ha dato parere positivo, ma la maggioranza ha deciso di non tenerne conto.
Il secondo emendamento mirava al rimborso delle sanzioni pagate da coloro che, pur avendo parzialmente adempiuto, ora avrebbero pagato la restante parte, con l’abbuono parziale della (restante) sanzione. Ciò in considerazione del fatto che trattandosi di un unico debito, ancora in itinere, non appariva corretto che con lo stesso provvedimento si sancisse un trattamento difforme per coloro che avevano da pagare solo una parte di esso. Se rifletto sul merito della proposta, mi sento vieppiù convinta della scelta prospettata. La maggioranza, però, è maggioranza ad oltranza. Debbo dire, ad ogni buon conto, che un paio dei suoi componenti si sono espressi molto onestamente. E ciò mi fa ben sperare per il futuro della Città. Penso e spero che sulla stessa loro linea si possa schierare anche il sindaco. Il consigliere Cavallino, dopo i dovuti chiarimenti, si è espresso favorevolmente ed ha tentato con tutti i mezzi di chiarire la correttezza della proposta. Garbato, come sempre, anche il consigliere Medica, che ha definito schizofrenico il comportamento del Partito Democratico, poiché aveva letto di un giudizio espresso dal segretario cittadino con eccessiva rigidità.
Capogruppo del PD al Consiglio comunale
Modica, 29 giugno 2019.