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Timestamp: 2020-08-07 08:58:48+00:00
Document Index: 132898749

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 360', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 7677 del 04/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7677 del 04/04/2011
Cassazione civile sez. I, 04/04/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 04/04/2011), n.7677
sul ricorso 19803/2009 proposto da:
N.A. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato
e difeso dall’avvocato MARRA Alfonso Luigi, giusta procura a margine
avverso il decreto n. 4023/07 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
del 5/11/08, depositato il 03/12/2008;
p. 1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è del seguente tenore: ” N.A. ha adito la Corte d’appello di Napoli, allo scopo di ottenere l’equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 in riferimento al giudizio promosso innanzi al Tar Campania con ricorso del 29.1.1997, non ancora definito.
La Corte d’appello, con il decreto impugnato, pronunciato nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze, fissato il termine di durata ragionevole del giudizio in anni tre, ha liquidato per il danno non patrimoniale, per il ritardo di 8 anni e 2 mesi, la somma di Euro 5.880,00, (circa Euro 700,00 per anno di ritardo) dichiarando compensate, per la metà, le spese del giudizio, in relazione ai limiti di accoglimento della domanda.
Per la cassazione di questo decreto ha proposto ricorso l’attore, affidato a nove motivi; ha resistito con controricorso il Ministero dell’economia e delle finanze.
1.- Con i primi sette motivi è denunciata erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2, art. 1 e art. 6, par. 1 CEDU), in relazione al rapporto tra norme nazionali e la CEDU, nonchè della giurisprudenza della Corte di Strasburgo e di questa Corte ed omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, omessa decisione di domande (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; art. 112 c.p.c.) e sono poste le seguenti questioni, sintetizzate nei quesiti:
1.1.- I motivi 8 e 9 denunciano violazione e falsa applicazione di legge ed erronea compensazione delle spese processuali nonchè vizio di motivazione in ordine alla disposta compensazione ed alla dichiarazione di irripetibilità delle spese (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), ed è formulato il seguente quesito di diritto: in ipotesi di accoglimento della domanda deve seguire la condanna alle spese di lite? e il decreto sarebbe viziato nella motivazione in ordine alla disposta compensazione delle spese del giudizio.
Infatti, come ha chiarito questa Corte, i giudici europei hanno affermato che il c.d. bonus in questione va riconosciuto nel caso in cui la controversia riveste una certa importanza ed ha fatto un elenco esemplificativo, comprendente le cause di lavoro e previdenziali. Tuttavia, ciò non implica alcun automatismo, ma significa soltanto che dette cause, in considerazione della loro natura, è probabile che siano di una certa importanza (Cass. n. 30570 e n. 18012 del 2008). Siffatta valutazione rientra nella ponderazione del giudice del merito, che deve rispettare il parametro sopra indicato, con la facoltà di apportare le deroghe giustificate dalle circostanze concrete della singola vicenda (quali: l’entità della posta in gioco, il numero dei tribunali che hanno esaminato il caso in tutta la durata del procedimento ed il comportamento della parte istante; per tutte, Cass. n. 1630 del 2006; n. 1631 del 2006;
n. 19029 del 2005), purchè motivate e non irragionevoli (tra le molte, Cass. n. 30064 e n. 6898 del 2008; n. 1630 e n. 1631 del 2006).
per il giudice nazionale è, sul punto, vincolante la L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 3, lett. a), ai sensi del quale è influente solo il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole, non incidendo questa diversità di calcolo sulla complessiva attitudine della citata L. legge n. 89 del 2001, ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo (Cass. n. 11566 del 2008; n. 1354 del 2008; n. 23844 del 2007).
Nella concreta fattispecie il giudizio amministrativo presupposto ha avuto una durata di circa undici anni e la Corte di merito ha liquidato la somma di Euro 5.580,00, sostanzialmente attenendosi ai criteri innanzi richiamati.
2.1.- I motivi indicati nel par. 1.1 possono essere esaminati congiuntamente, perchè logicamente connessi, sembrano manifestamente inammissibili.
Al riguardo, va ribadito che la compensazione delle spese processuali spetta al potere discrezionale del giudice del merito, che può disporla nel caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano altri giusti motivi; la relativa motivazione è censurabile in questa sede ex art. 360 c.p.c., n. 5, ed il relativo vizio sussiste quando le argomentazioni del giudice del merito si palesino del tutto carenti o insufficienti, ovvero illogiche, incongruenti o contraddittorie.
Nella specie, la motivazione sopra riportata è immune dalle censure, in relazione alla notevole divergenza tra quanto richiesto (Euro 18.250,00, oltre al bonus di Euro 2.000,00) e quanto accordato a titolo di equa riparazione.
p. 2.- Il Collegio ritiene di non poter condividere le conclusioni della relazione perchè, trattandosi di giudizio durato complessivamente undici anni, la misura dell’indennizzo non può essere inferiore a quella di Euro 6.000,00 (cfr. Sez. 1^, Sentenza n. 13019 del 2010). Pertanto, accolto il ricorso in tali limiti – assorbite le censure relative alle spese – il decreto impugnato deve essere cassato e, decidendo nel merito ex art. 384 c.p.c., la Corte può condannare l’Amministrazione al pagamento della predetta somma oltre interessi dalla domanda.
Il limitato accoglimento di quest’ultima giustifica la compensazione per metà delle spese processuali come liquidate in dispositivo e poste a carico dell’Amministrazione per la rimanente metà.
La Corte, accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna l’Amministrazione a corrispondere alla parte ricorrente la somma di Euro 6.000,00, per indennizzo, gli interessi legali su detta somma dalla domanda e le spese del giudizio nella misura di 1/2 dell’intero:
Compensa per la rimanente metà le spese processuali.