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Timestamp: 2018-09-26 06:56:13+00:00
Document Index: 161072565

Matched Legal Cases: ['art.96', 'art. 96', 'art.8', 'art.5', 'art.116', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art. 96', 'art. 5', 'art.96', 'art.96', 'art. 19', 'art.185', 'art.5', 'art. 60', 'art. 1', 'art.8', 'art.5', 'art. 5', 'e contrario', 'art.116', 'art.8', 'art. 116', 'art. 8', 'art. 116', 'art.2043', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art.3', 'art.96', 'art. 96', 'art. 5', 'art.96', 'art.96', 'art. 96', 'sentenza ', 'art.96']

Dall’inottemperanza ingiustificata delle parti all’ordine del giudice di attivare e di partecipare alla mediazione può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
Trib. di: Roma - Sentenza del: 14-07-2016 - Giudice: Massimo Moriconi
Materia: Risarcimento danni, Risarcimento danni sinistro stradale - Argomento: Danni erariali Pubblica amministrazione, Mancata partecipazione, Mancata partecipazione del convenuto, Mediazione delegata, Primo incontro di mediazione, Sanzione ex art. 96 cpc
RG.70421-11
n.14199-16 del 14.7.2016
G.M. e P.T. (avv.to M. C.e T. A.)
Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore (avv. ti A. M. e R. G.)
spa … Assicurazioni … (avv.P.G.)
XXX srl in persona del legale rappresentante pro tempore (avv. to S. M. e L. P.)
spa altra Assicurazione. in persona del legale rappresentante pro tempore (avv. to G. S.)
14.7.2016 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente
La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione, da parte dell’ente convenuto e della sua assicurazione
Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione del soggetto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dalle attrici su disposizione del giudice ex art.5 co.II° comma
Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata partecipazione di Roma Capitale senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione demandata dal giudice: l’art.116 cpc
La responsabilità di Roma Capitale e dell’appaltatore XXX .srl
Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione previste dal decr.lgsl.28/2010 – La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato
Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione – B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di applicazione dell’art.96 cpc – C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione
Il contenuto dell’art. 96 III° – Il dolo o la colpa grave – L‘inottemperanza, ingiustificata, delle parti all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di attivare e di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
La quantificazione della somma al cui pagamento va condannata Roma Capitale ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
La necessità di smaltimento dei ruoli esorbitanti e le prescrizioni di legge e regolamentari (cfr. Strasburgo 2) circa la necessità di contenere la durata della cause, impongono pertanto applicazione di uno stile motivazionale sintetico che è stile più stringente di previgente alla disposizione dell’art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, d.l.83/2015
L’incidente è accaduto in data 11.2.2009
Secondo quanto riferito dalle attrici G.M. mentre era alla guida, sotto la pioggia, del motociclo di proprietà di P.T., a velocità moderata, al centro della intersezione regolata da semaforo con luce verde fra Viale Africa e via dell’Arte perdeva il controllo della moto e cadeva a terra riportando lesioni alla persona e danni alla moto a causa di una buca di circa 6,00 m X 1,80 m ricoperta di acqua piovana, invisibile, apertasi proprio al centro della carreggiata da diversi giorni e segnalata al Comune di Roma proprio per la sua pericolosità
Erano casualmente presenti agenti della Polizia Municipale che assistevano al fatto e redigevano rapporto, nonché chiamando la ditta appaltatrice dei lavori (per conto del Comune) che provvedeva a riempire la buca con tredici sacchetti di catrame (come leggesi nel rapporto dei vigili).
Chiedeva, ai sensi degli artt.20151 e 2043 cc, la somma di €.15.000 circa a titolo di risarcimento dei danni alla persona, €.2.700,00 spese mediche e fisioterapiche e di €.1.579,00 per quelli alla moto (come da fattura e preventivo)
Il Comune di Roma si costituiva e contestava sia nell’an che nel quantum le domande avverse, rilevando in particolare che buca era di vaste dimensioni e quindi visibile, ben conosciuta e che alle 9,15 di mattina vi era buona visibilità.
Chiamava in causa la ditta alla quale era stata appaltata la sorveglianza e la manutenzione della strada in questione.
La XXX srl contestava ogni sua responsabilità pur non negando di avere l’obbligo di manutenzione di quel tratto di strada e chiamava in causa l’assicurazione spa F..
Interveniva volontariamente l’Assicurazione del Comune di Roma.
Il giudice, disposta ed acquisita consulenza medica, disponeva, con ordinanza del 15.12.2014, la mediazione demandata, per il caso che sulla proposta, che contestualmente formulava ex art.185 bis, le parti non avessero raggiunto un accordo.
il pagamento a favore di G.M. della complessiva somma di €.4.000,00 di cui €.2000,00 a carico di Assicurazioni ….(per Roma Capitale) ed €.2000,00 a carico di srl XXX ; nonché della somma di €.600,00 a favore di P.T. nella stessa proporzione. Oltre al pagamento, a carico delle stesse parti, di un contributo alle spese di causa a favore delle attrici per l’importo di €.1.300,00 oltre IVA CAP e spese generali; nonché spese di consulenza tecnica di ufficio
considerato che nel caso in esame la caduta dalla moto, entrata in una buca allagata, è stata constatata nell’immediato da organi di Polizia presenti in loco;
ritenuto altresì che la velocità urbana deve essere particolarmente moderata da parte dei conducenti di ciclomotori e motocicli in una città come quella di Roma notoriamente affetta da un endemico problema di dissesto del manto viario, e che il mantenimento di un condotta di guida prudente accorto e consapevole può ridurre o eliminare del tutto il pericolo di cadute ed incidenti causati da tale problema;
considerato che, nello specifico, gravava sulla conducente del motociclo l’obbligo di guidare con somma attenzione poste le condizioni meteorologiche avverse, la pioggia abbondante ed il conseguente stato delle strade, bagnate e sdrucciolevoli; tutti fattori particolarmente significativi per un veicolo a dure ruote;
viste le tabelle per il risarcimento del danno biologico in uso presso il tribunale di Roma;
Con la stessa ordinanza il giudice disponeva un percorso di mediazione demandata ai sensi del comma secondo dell’art.5 decr.lgs.28/2010 come modificato dal d.l.69/2013, che veniva regolarmente avviato dall’attrice.
Nella suddetta ordinanza, il giudice così motivava:
a ) trattandosi di soggetto pubblico (ente locale territoriale), si ricorda che, laddove ciò dovesse essere utile per pervenire ad un accordo conciliativo, non vi sono ostacoli a che il funzionario delegato possa gestire la procedura e, nell’ambito dei poteri attribuitigli, concludere un accordo. Ricorrendone i presupposti, anche osservando le indicazioni contenute nelle linee guida in materia di mediazione nelle controversie civili e commerciali per l’attuazione dei procedimenti di mediazione di cui al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, recante “Attuazione dell’art. 60 della Legge 18 giugno 2009, n.69 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali” circolare DFP 33633 10/08/2012 9/2012 per le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001. Vale altresì sottolineare che l’eventuale deprecata scelta di una condotta agnostica, immotivatamente anodina e deresponsabilizzata dell’amministrazione pubblica (massime non presentandosi in mediazione senza ragione alcuna) potrebbe esporla a responsabilità per danno erariale sotto il profilo delle conseguenze del mancato accordo su una proposta del giudice o mediatoria comparativamente valutata rispetto al contenuto della sentenza. Conseguenze che, in relazione alle circostanze del caso concreto, sarebbe doveroso segnalare agli organi competenti;
Nessun soggetto si è presentato per il Comune di Roma e per … Assicurazioni …. benché ritualmente convocate dall’attrici, nel procedimento di mediazione.
Per la XXX era presente un procuratore speciale (dott. …così si legge nel verbale del mediatore) in virtù di procura speciale, anche quale sostituto dell’avv. S.M. (così nel verbale)
Per la spa altra Assicurazione era presente solo un procuratore speciale, NON assistito da alcun avvocato Il procuratore speciale dichiarava di accettare la proposta del giudice.
In ragione delle assenze e senza potersi entrare nel merito delle diverse posizioni delle parti, il mediatore dichiarava chiuso il procedimento di mediazione.
-3- La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione da parte dell’ente convenuto e della sua assicurazione
Con PEC del 10.6.2015 il difensore di Roma Capitale inviava all’organismo di mediazione un messaggio nel quale preannunciava l’assenza in mediazione essendo intenzione dell’Ente di coltivare l’azione di garanzia nei confronti della ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione della strada, sottolineando che una definizione bonaria che vedesse Roma Capitale riconoscere somme alle parti attrici impedirebbe l’accoglimento della domanda di garanzia.
Di analogo tenore la missiva del 29.4.2015 delle Assicurazioni …..
E’ viziato da manifesta miopia logico-giuridica il tentativo di giustificare il rifiuto alla partecipazione alla mediazione, affermando e ribadendo, come fa l’ente territoriale ( e la sua assicurazione), la ragione del Comune appaltante ed il torto della ditta appaltatrice (XXX srl), e ciò in quanto
addurre la pretesa ragione contro l’altrui torto per non aderire alla mediazione è un’aporia: se questa fosse infatti una valida ragione per non partecipare al procedimento di mediazione, la mediazione non potrebbe esistere tout court, e comunque mai procedere, posto che alla base della sua ragione d’essere vi è, immancabilmente, la divergenza di vedute fra le parti in conflitto, divergenza che è precisamente alla base e causa del conflitto stesso;
il nuovo testo dell’art.8 del decr.lgsl.28/10 prevede che al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. La norma è stata, condivisibilmente, interpretata dalla giurisprudenza nel senso che solo in presenza di ragioni formali dirimenti (più precisamente di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità) sia ammissibile fermarsi alla fase introduttiva del primo incontro senza procedere oltre. In questo contesto, è ben arduo ravvisare un caso in cui possa sussistere un giustificato motivo che autorizzi l’assenza tout court davanti al mediatore della parte convocata, e ciò per la semplice ragione che qualunque addetto ai lavori ben sa quanto ogni questione, di merito o di rito, sia opinabile e passibile di diversa interpretazione da parte delle corti; con la conseguenza che pressoché ogni conflitto – ove sussista lealtà e non intenti dilatori – è mediabile
nella fattispecie, il Comune di Roma e la sua Assicurazione avrebbero ben potuto partecipare al procedimento di mediazione che conteneva più di un rapporto giuridico:il primo riguardante la domanda dell’attrice contro Roma Capitale in ordine alla quale l’ente territoriale avrebbe potuto addivenire ad un accordo con la danneggiata senza alcun pregiudizio della sua eventuale rivalsa facendo espressamente salvo ed impregiudicato ogni suo diritto nei confronti della società appaltatrice (ove fra questa ed il Comune non fosse stato raggiunto un accordo in mediazione). Il secondo, Comune- XXX srl) in ordine al quale non è stata neppure allegata dall’Ente territoriale e dalla sua Assicurazione alcuna ragionevole motivazione – al di là dell’apodittica e tautologia pretesa di aver ragione a trecentosessanta gradi – per la quale un qualche conveniente accordo non avrebbe potuto emergere all’esito del confronto e dialogo fra le parti con l’ausilio del mediatore.
Non può essere obliterato che a monte del provvedimento di invio in mediazione vi è la valutazione del giudice che ha esaminato gli atti, studiato le posizioni delle parti, ed infine adottato un provvedimento che, in relazione alle circostanze tutte indicate dal secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/2010, testimonia il convincimento maturato dal magistrato circa l’utilità di un percorso di mediazione nell’ambito del quale le parti avrebbero potuto approfondire e discutere liberamente le rispettive posizioni fino al raggiungimento di un accordo per entrambe vantaggioso.
Vale ricordare che la partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria per legge e che proprio in considerazione di ciò NON è giustificabile una negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. Neppure ove tale condotta muova dal timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione. Va infatti considerato che in tale timore è insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione , sta di fatto che la legge, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo che passivo, non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico.
Occorre forse supporre che se una P.A. deve introdurre una causa in una delle materie di cui all’art. 5 co. 1 bis del decr.lgsl.20/2010, promuove necessariamente – dovendo scontare altrimenti l’improcedibilità – il procedimento di mediazione, ma lo fa con la riserva mentale di non accordarsi mai !?
Si tratterebbe, se così fosse, di un paradossale non pòssumus nonché di un pessimo esempio da parte dell’amministrazione pubblica di deliberata e pregiudiziale disapplicazione di una legge dello Stato.
Del tutto contraria alle apprezzabili finalità della legge.
Il che sta a significare che è opportuno che il soggetto incaricato di rappresentare la PA in mediazione previamente concordi con chi ha il potere dispositivo del diritto un chiaro e determinato perimetro all’interno del quale il funzionario delegato possa serenamente condurre le trattative.
Risulta pertanto comprovato che nel caso di specie non solo non sussiste un giustificato motivo per la mancata comparizione del Comune di Roma e della sua Assicurazione nel procedimento di mediazione; ma che tale rifiuto è irragionevole, illogico e contrario allo spirito ed alla lettera della legge.
La norma dell’art.116 c.p.c. viene richiamata dal legislatore della mediazione (art.8 decr. lgs. cit.) nell’ambito della ricerca ed elaborazione di una serie di incentivi e deterrenti volti a indurre le parti, con la previsione di vantaggi per chi partecipa alla mediazione e di svantaggi per chi al contrario la rifugge, a comparire in sede di mediazione al fine di pervenire a un accordo amichevole che prevenga o ponga fine alle liti
Deve essere ben chiaro in primo luogo che la mancata comparizione in sede di mediazione potrà costituire argomento per corroborare o indebolire una tesi giuridica, che dovrà sempre essere risolta esclusivamente in punto di diritto.
Alla luce di quanto precede, si ritiene che la ritenuta assenza di giustificati motivi per la mancata partecipazione dell’ente territoriale alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra alla valutazione del materiale probatorio già acquisito, nel senso di ritenere raggiunta la prova – per quanto e nei limiti infra illustrati – della fondatezza degli argomenti delle attrici.
Già nell’ordinanza del 15.12.2014 il giudice aveva puntualizzato la fondamentale circostanza che nel caso in esame la caduta dalla moto, entrata in una buca allagata, è stata constatata nell’immediato da organi di Polizia presenti in loco.
Gli stessi verbalizzanti davano atto che per riempire la buca la ditta sopravvenuta doveva impiegare una grande quantità di materiale, ciò a dimostrazione della grandezza e pericolosità della buca.
Ricoperta dall’acqua e quindi NON visibile se non quando la moto vi entrava dentro.
In questo caso non vi è dubbio sulla sussistenza di un pericolo non facilmente evitabile, in considerazione che la pioggia in atto aveva ricoperto la buca, rendendola non visibile.
Che la buca fosse stata segnalata come affermato genericamente dalla difesa dell’attrice non è stato dimostrato (chi, come e quando avrebbe effettuato la segnalazione ?).
Si reputa che si tratti di una mera affermazione difensiva da parte dell’avvocato delle attrici per dare maggiore evidenza alla responsabilità dei convenuti.
E d”altra parte è impensabile che una buca di tali enormi dimensioni potesse essersi formata all’istante. Sicché, che fosse stata già segnalata (non certo dalle attrici che non lo hanno mai affermato, cfr. dichiarazione della M. alla Polizia Municipale) è possibile.
Ma ciò rende ancor più manifesta la inadempienza del Comune e della ditta appaltatrice.
L’evento dannoso è accaduto in data 11.2.2009 quando G. M. aveva 26 anni.
E’ importante indicare la data del fatto in quanto dal marzo 2001 (l.5.3.2001 n.57) è in vigore il sistema del punto legale al quale il giudice in virtù della legge 12.12.2002 n.273 e successive puo’ derogare in aumento, per le micropermanenti, solo nella misura di un quinto.
Ne consegue che per quanto riguarda il danno biologico permanente da 1 a 9 punti ed il danno biologico temporaneo vanno applicate le norme suindicate e le relative tabelle applicative (derivanti dai decreti ministeriali).
il danno biologico permanente derivante da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti per il quale i postumi delle lesioni sono superiori al nove per cento,
il sistema seguito per la valutazione del danno biologico muove dal valore di punto che rappresenta il criterio più ampiamente diffuso nell’ambito del Tribunale di Roma.
Premesso che il fatto in sé costituisce reato di lesioni colpose, non v’ha dubbio che debba essere riconosciuto all’attrice (a prescindere dall’esistenza o meno di querela) la voce di danno non patrimoniale relativa alla sofferenza ed al patimento che ne sono derivati (descrittivamente danno morale) con applicazione, per la quantificazione, dei criteri, scaglioni e range elaborati a tale proposito dal tribunale capitolino.
Esaminata e condivisa la relazione peritale d’ufficio, ben motivata ed immune da errori o vizi logico-tecnico-giuridici, ed in assenza di specifiche e valide contestazioni, va evidenziato che l’attrice ha subito a seguito dell’evento i seguenti danni:
invalidità permanente 2 %
invalidità temporanea 100% di gg.15
invalidità temporanea 50% di gg.10
Ai fini della quantificazione della componente di danno morale e del danno alla moto si valorizza (oltre per la moto per il quale è stata prodotta fattura e preventivo), la circostanza della mancata ed ingiustificata adesione al procedimento di mediazione da parte di Roma Capitale e della sua Assicurazione, ex art. 8 decr.lgsl 28/2010 e art. 116 cpc
Comprendono altresì il danno consistente nel mancato godimento da parte della danneggiata dell’equivalente monetario del bene perduto per tutto il tempo decorrente fra il fatto e la sua liquidazione. Ed invero devesi a tale fine fare applicazione delle presunzioni semplici in virtù delle quali non si può obliterare che ove il danneggiato fosse stato in possesso delle somme predette le avrebbe verosimilmente impiegate secondo i modi e le forme tipiche del piccolo risparmiatore in parte investendole nelle forme d’uso di tale categoria economica (ad esempio in azioni ed obbligazioni, in fondi, in titoli di Stato o di altro genere) ricavandone i relativi guadagni. Con tali comportamenti oltre a porre il denaro al riparo dalla svalutazione vi sarebbe stato un guadagno (che è invece mancato) che pertanto è giusto e doveroso risarcire, in via equitativa, con la attribuzione degli interessi legali.
In definitiva a G.M. spetta complessivamente la somma di €.7.200,00 e a P.T. la somma di €.1.800,00 , oltre interessi legali fino al saldo.
-7- La responsabilità di Roma Capitale e dell’appaltatore XXX srl
Il Comune di Roma è responsabile nei confronti delle attrici in quanto l’aver affidato in appalto a terzo soggetto la manutenzione delle sue strade non è fatto che, da solo, possa escluderne la concorrente responsabilità. La società XXX srl è sicuramente responsabile nei confronti del Comune di Roma per non aver assolto adeguatamente alle obbligazioni derivanti dal contratto relativo all’appalto di manutenzione delle strade in corso, in particolare per la mancata sorveglianza
Non è infatti accettabile che una ditta incaricata della manutenzione (ma anche della vigilanza come si legge nel contratto in atti) di un quadrante relativamente limitato della città non vigili regolarmente e con metodo, percorrendo in lungo e largo le strade sottoposte a sua vigilanza controllandone lo stato ed intervenendo dove necessario, ma si limiti ad attendere -come manifesta la vicenda in esame (grandissima buca sicuramente preesistente da tempo), che a seguito di un incidente sia chiamata, per effettuare la riparazione di quella buca (il che sta a significare che occorre un incidente per provvedere a quella manutenzione che deve invece essere il più possibile preventiva)
Va ricordato che in tema di appalto e’ di regola l’appaltatore che risponde dei danni provocati a terzi ed eventualmente anche dell’inosservanza della legge penale durante l’esecuzione del contratto, attesa l’autonomia con cui egli svolge la sua attivita’ nell’esecuzione dell’opera o del servizio appaltato, organizzandone i mezzi necessari, curandone le modalita’ ed obbligandosi a fornire alla controparte l’opera o il servizio cui si era obbligato, mentre il controllo e la sorveglianza del committente si limitano all’accertamento e alla verifica della corrispondenza dell’opera o del servizio affidato all’appaltatore con quanto costituisce l’oggetto del contratto. In tale contesto, pertanto, una responsabilita’ del committente nei riguardi dei terzi risulta configurabile solo allorquando si dimostri che il fatto lesivo sia stato commesso dall’appaltatore in esecuzione di un ordine impartitogli dal direttore dei lavori o da altro rappresentante del committente stesso – tanto che l’appaltatore finisca per agire quale nudus minister privo dell’autonomia che normalmente gli compete – o allorquando risultino presenti gli estremi della culpa in eligendo, il che si verifica se il compimento dell’opera o del servizio sono stati affidati ad un’impresa appaltatrice priva della capacita’ e dei mezzi tecnici indispensabili per eseguire la prestazione oggetto del contratto senza che si determinino situazioni di pericolo per i terzi (così fra le tante Cassazione civile sez. lav., 23 marzo 1999, n. 2745)
Con tali premesse non è dubbio che del fatto debba rispondere oltre che l’appaltatore, nei confronti del Comune di Roma che ha esercitato azione di garanzia dei suoi confronti, lo stesso Comune, responsabile ex art.2043 cc, per i danni causati all’attrice.
Ed invero non vi è stata alcuna dimostrazione da parte del Comune di Roma che l’impresa avesse le caratteristiche di serietà e di affidabilità, oltre che di robustezza economica e finanziaria idonea a svolgere le prestazioni commissionategli, tali da ritenere assolto l’obbligo di diligenza nella scelta dell’appaltatore. Si tratta di verifica fondamentale in quanto che, diversamente opinando, sarebbe fin troppo facile per un committente, e nella specie per il Comune di Roma, al fine del discarico di ogni responsabilità, appaltare a terzi del tutto inadeguati, suoi compiti e oneri, sfuggendo agli obblighi derivanti dalla violazione del principio del neminem laedere.
Né è pensabile che la prova (della idoneità dell’appalto) debba fare carico al danneggiato, che non ne avrebbe alcuna concreta possibilità a differenza del Comune appaltante (applicazione del principio della prossimità della prova che onera la parte che è, in base alle circostanze del caso, più in grado di offrirla).
La XXX srl deve indennizzare Roma Capitale dell’importo dovuto dall’ente locale per il risarcimento alla parte danneggiata. Non le spese di causa (dovute alle attrici) che derivano da condotta processuali di Roma Capitale (inadeguata) la cui scelta di resistere in giudizio ad oltranza, articolando una difesa non fondata e non partecipando alla mediazione, comporta anche le relative conseguenze.
La spa altra assicurazione è tenuta alla relativa manleva
-8 – Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione previste dal decr.lgsl.28/2010 – La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato.
Non avendo partecipato, ingiustificatamente, Roma Capitale e spa Le Assicurazioni ……al procedimento di mediazione al quale erano state convocate le stesse vanno condannate al versamento all’Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
-9- Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione – B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di applicazione dell’art.96 cpc – C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione
Ed ancora, chiedersi se il sistema latu sensu sanzionatorio apprestato dal decr.lgsl 28/2010 a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione sia conforme all’art.3 della Costituzione.
Quanto al secondo interrogativo va osservato:
La possibilità di applicare l’art.96 cpc, nel caso di ingiustificata partecipazione della parte convocata al procedimento di mediazione deriva dai seguenti e convergenti parametri logico-sistematici:
Occorrono forti incentivi e deterrenti per le prevedibili naturali resistenze al Nuovo, anche quando sicuramente, come in questo caso, un Nuovo molto positivo, perché diretto a rivitalizzare la giurisdizione valorizzandola negli ambiti dove è davvero necessaria. Senza la pretesa, che sarebbe errata e velleitaria, di sostituirla tout court, ma affiancandole un valore aggiunto che consiste nella possibilità per le parti, in moltissimi casi, nell’area dei diritti disponibili, di pervenire con l’aiuto di un mediatore professionale e imparziale, all’accordo. Prevenendo o ponendo fine ad una lite.
Anche per l’individuazione dell’obiettivo, la risposta è agevole.
-10- Il contenuto dell’art. 96 III° Il dolo o la colpa grave – L‘inottemperanza, ingiustificata, della parte all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
A ben vedere nel caso che ci occupa, non di colpa (sia pure grave) trattasi, ma di dolo, in quanto la parte convocata si è volontariamente e consapevolmente sottratta all’ obbligo, derivante dall’ordine impartito dal giudice, di presentarsi e partecipare alla mediazione, di cui era perfettamente a conoscenza (come dimostra la pur errata e fuorviante giustificazione riferita).
La giurisprudenza richiede la sussistenza del dolo o della colpa grave poiché non è ragionevole che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, ed è necessario che esista qualcosa di più rispetto ad essa, tale che la condotta soggettiva risulti caratterizzata, come in questo caso, da ostinata resistenza all’ordine del giudice e da una pervicace volontà di protrarre la lite quale che ne siano le conseguenze.
Nel caso in esame, in presenza di chiare e comprovate circostanze (indicate dal giudice nell’ordinanza di invio in mediazione) che imponevano a tutta evidenza di dismettere una posizione processuale di ostinata pregiudiziale e pervicace resistenza, la condotta della P.A. convenuta che ha scelto deliberatamente quanto ingiustificatamente di non aderire alla mediazione demandata dal giudice, integra certamente dolo o colpa grave.
-11- La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
Allo stato soggettivo del responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile ex art. 96 co.III° è più grave della colpa. In questo caso vi è stata una volontaria condotta del Comune di Roma, che disattendendo il motivato e ragionevole invito del giudice di cercare di trovare un conveniente accordo tenendo conto di quanto argomentato nell’ordinanza, ha preferito portare la causa alle estreme conseguenze, aggravando inutilmente il lavoro del giudice, piuttosto che ragionare e discutere responsabilmente in sede conciliativa, con un sicuro risparmio anche per le casse dell’ente territoriale.
Alla rilevanza delle conseguenze della condotta censurata. Ed a quanto ciò abbia inciso sulla parte vittoriosa sia dal punto di vista oggettivo che da quello soggettivo per lo stress aggiuntivo connesso all’incertezza dell’esito della lite ed al protrarsi dell’attesa del conseguimento del bene della vita atteso. Una conciliazione, facilmente conseguibile, visti i presupposti, avrebbe evitato tali ultime conseguenze che possono ritenersi verosimilmente verificate a carico delle attrici.
Alla forza ed al potere economico del responsabile, che secondo le circostanze può risultare avere abusato con la sua azione o la sua resistenza, del giudizio, dei suoi tempi e del modo di gestirlo. All’evidenza per un ente di grandi dimensioni, qual’è Roma Capitale l’eventualità della condanna alle (sole) spese connessa alla soccombenza non costituisce remora sufficiente per evitare condotte processuali deresponsabilizzate ed agnostiche
Alla perseveranza della condotta censura. Laddove il soccombente non abbia manifestato alcuna resipiscenza perseverando con argomenti manifestamente errati. E l’evidente caso che ci occupa dove la giustificazione addotta dall’ente territoriale per non partecipare alla mediazione è stata:
puramente di stile e reiterabile all’infinito (come dire che Roma Capitale predica che NON intende partecipare in questo genere di cause alla mediazione benché obbligatoria); ed
erronea, non essendo, come dimostrato supra, la divergenza di opinioni nel merito (in particolare, dell’allogazione delle responsabilità nei rapporti fra committente-appaltatore) un buon motivo per non partecipare alla mediazione, trattandosi di una precondizione (logica prima ancora che giuridica) della stessa ragione d’essere dell’istituto mediazione (peraltro obliterante il segmento della causa: danneggiata-ente territoriale, in tesi autonomamente mediabile senza pregiudizio delle ragioni del Comune).
Per la concreta determinazione della somma si ritiene di adottare, quale valido ed obiettivo parametro di riferimento, una somma di ammontare multiplo di quella liquidata a titolo di sorte.-12- Il danno erariale – Trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti Come da ordinanza che segue.
-13- Le spese processuali.
Vanno compensate quanto alla società appaltatrice nei confronti di Roma Capitale e la sua Assicurazione attesa la ingiustificata non adesione al procedimento di mediazione dei predetti soggetti, per quanto supra giudicato
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al risarcimento dei danni che liquida in favore di G.M. nella complessiva somma di €. =7.200,00 e in favore di P.T. nella complessiva somma di €. 1.800,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento delle spese di causa che liquida in favore delle attrici in complessivi €. 6.000,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali;
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento in favore delle attrici ai sensi dell’art.96 co.III° della somma di €. 12.000,00 ;
CONDANNA la XXX srl in persona del legale rappresentante pro tempore al rimborso in favore di Roma Capitale di ogni somma erogata nei confronti delle attrici, in dipendenza del punto 1) ;
CONDANNA la spa altra assicurazione a manlevare la srl XXX di ogni esborso;
COMPENSA le spese di causa fra la XXX srl e Roma Capitale e spa ….Assicurazioni ….;
CONDANNA la spa …Assicurazioni…al pagamento in favore dell’Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, mandando alla cancelleria per la riscossione;
SENTENZA esecutiva Roma lì 14.7.2016 Il Giudice dott.cons.Massimo Moriconi
Il compenso dell'avvocato raddoppia ad ogni fase della mediazione. Introdotta la success fee al raggiungimento della conciliazione (7188)
I dati del Ministero della Giustizia provano che il contenzioso è diminuito sensibilmente nelle materie dove vige il primo incontro di mediazione (2377)