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Timestamp: 2019-11-12 06:58:29+00:00
Document Index: 30086874

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 4', 'art.3', 'art. 33', 'art. 19', 'art. 24', 'art. 6', 'sentenza ']

Legge 104: tutte le regole per l'assistenza - FISCOeTASSE.com
Speciale Pubblicato il 23/10/2019
Legge 104: tutte le regole per l'assistenza
Permessi legge 104/92: trasferimenti, lavoro part time, documentazione assenza, assistenza a tempo pieno: le indicazioni aggiornate
Per i lavoratori dipendenti che devono seguire i propri familiari in età avanzata o disabili esiste la possibilità di avere permessi speciali per lunghi periodi come previsto dalla legge 104/92 c.d. (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate).
La legge 104 del 1992 puo essere utilizzata anche dagli stessi lavoratori disabili per cure , visite o riposi aggiuntivi.
Sono previste tre modalità diverse:
I permessi giornalieri o frazionati e il congedo straordinario danno diritto alla retribuzione piena, a carico dell'Inps ma anticipata dal datore di lavoro che poi compensa tramite credito contributivo nel Flusso Uniemens.
Vedi qui i requisiti , le caratteristiche dei permessi Legge 104/92 e le modalità per la domanda.
Vediamo di seguito alcuni casi particolari nell'utilizzo dei permessi che sono stati regolati spesso dalla giurisprudenza in casi non chiariti dalla normativa.
DIRITTO ALLA L. 104/92 DEL LAVORATORE CON CONTRATTO PART TIME
Il diritto a fruire dei permessi di tre giorni al mese previsti dalla legge n. 104/1992, che ha il primario obiettivo di tutelare la salute psico-fisica del disabile, non è comprimibile in ragione dell'orario di lavoro part-time di colui che assiste il familiare con handicap grave. Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 4069 del 20 febbraio 2018. La lavoratrice aveva lamentato davanti al Tribunale che il datore di lavoro aveva riproporzionato, in considerazione del part-time verticale da essa osservato, da tre a due il numero di giorni di permesso mensili spettanti, sebbene già con precedente sentenza, passata in giudicato, il Tribunale avesse riconosciuto il suo diritto a fruire di tre giorni. La cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello e del Tribunale, che in mancanza di una norma espressa in materia , avevano dato ragione alla lavoratrice sulla base del principio di non discriminazione nel trattamento dei lavoratori part time rispetto a quelli a tempo pieno.
Per approfondire ti puo interessare l'aggiornatissimo "Legge 104 e rapporto di lavoro" Guida completa alla applicazione della legge 104 1992 e alle altre agevolazioni per i disabili - di M. Bregolato (Libro di carta Maggioli editore - 176 pagine)
oppure l'agile guida "Permessi legge 104/1992 -L.-53/2000" con fac simili di richiesta di C. Vivenzi (PDF - 18 pagine)
1) Legge 104 e durata dell'assistenza
2) Legge 104: Documentazione dell'assenza dal lavoro
3) Permessi legge 104 e trasferimento del lavoratore
Legge 104 e durata dell'assistenza
Ci sono interpretazioni contraddittorie da parte dei tribunali e anche della Cassazione sull'utilizzo totale o parziale dei giorni di permesso retribuito garantiti dalla l. 104 e anche dalla l. 54 2000.
Ci sono state sentenze che hanno affermato che è necessaria la presenza continuativa per assistenza presso il disabile Nella sentenza 23891 2018 è stato affermato che la fruizione del permesso deve essere direttamente correlata con lo svolgimento di una prestazione di assistenza in favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto, in quanto "la tutela offerta dalla norma non ha funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente " L'uso improprio del permesso può costituire grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente, e casusare anche il licenziamento . (Vedi qui il commento e la sentenza CASS. 23891/2018).
In altri casi invece, è stato considerato legittimo per il lavoratore utilizzare parte del tempo dei permessi per il riposo e il recupero delle energie o anche per il disbrigo di incombenze personali, difficilmente realizzabili nei giorni di lavoro a tempo pieno.
La Cass. civ., sez. lavoro nella Sentenza n. 29062 del 05 Dicembre 2017 ad esempio ha affermato che: il beneficio del congedo straordinario non necessariamente deve impedire a chi la offre di riservarsi spazi temporali adeguati alle personali esigenze di vita, a patto però "che risultino complessivamente salvaguardati i connotati essenziali di un intervento assistenziale che deve avere carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile". In quel caso la Corte ha ritenuto illegittimo il licenziamento del lavoratore che era stato trovato in alcune occasioni lontano dall'abitazione materna durante il congedo straordinario retribuito, ottenuto per dare assistenza alla madre disabile.
Con Sentenza n. 21529 del 20 agosto 2019, la Cassazione ha confermato che il lavoratore licenziato ingiustamente sulla base dell’accusa di aver violato la Legge n. 104/1992 sui permessi per assistere un familiare in stato di grave disabilità deve essere reintegrato . Infatti il licenziamento è illegittimo anche qualora il lavoratore non abbia offerto assistenza al familiare disabile per l’intera giornata di permesso concessagli dall’azienda.
In senso contrario invece la Corte di Cassazione nella Sentenza n. 18411 del 9 luglio 2019 aveva confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa nei confronti di un lavoratore che utilizzava i permessi accordati a norma della legge 104 1992 abusivamente, come riposo personale, senza recarsi presso l’anziana alla quale avrebbe dovuto prestare assistenza. Nel caso era stato dimostrato che in 2 dei 4 giorni di permesso ex art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 di cui aveva goduto, il lavoratore non si era recato nella residenza della familiare anziana per fornirle assistenza. Egli aveva affermato invece di fornire regolare assistenza "tranne che per alcune ore nella giornata". Secondo la corte il provvedimento espulsivo era giustificato, anche se l'abuso non riguardava tutto il periodo di permesso retribuito in particolare per il disvalore sociale ed etico della condotta del dipendente e la compromissione irrimediabile del vincolo fiduciario con il datore di lavoro.
Legge 104: Documentazione dell'assenza dal lavoro
Il certificato di ricovero del familiare malato è sufficiente per richiedere e fruire dei permessi retributi per assistenza legge 53 2000, cosi come per la legge 104 1992, anche se non riporta la specificazione sulla gravita della malattia
La Corte di Cassazione nell’Ordinanza n. 14794 del 30 maggio 2019 ha respinto infatti il ricorso di una azienda che contestava il diritto alla retribuzione di una lavoratrice che si era assentata tre giorni per assistere la madre, ricoverata per un intervento chirurugico.
La Suprema Corte ha affermato che : " la "documentata grave infermità" di cui all'art. 4 della legge n.53 /2000 quale presupposto per riconoscere il diritto al permesso non deve necessariamente essere contenuta nei certificati medici presentati dal lavoratore per la richiesta al datore di lavoro, disciplinata dall' art.3 del DM 278/2000, potendo la grave infermità essere provata successivamente attraverso idonea documentazione medica" , anche prodotta in giudizio; infatti non vanno confuse le modalità amministrative per fruire dei permessi , con la prova che il lavoratore deve dare sulla effettiva esistenza di una grave infermità se l'assenza viene contestata dal datore di lavoro.
Permessi legge 104 e trasferimento del lavoratore
Oltre al particolare regime di permessi visto finora , la legge 104 1992 prevede in linea generale il divieto di trasferimento per i lavoratori che assistono familiari disabili fino al terzo grado (art. 33, comma 5, della l. 104/1992modificata dall'art. 19 della l. 53/2000, e dall'art. 24 della l. 183/2010, nonché dall'art. 6, comma 1, lett. a) del d.lgs. 18 luglio 2011) .
In particolare recita : "Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, con lui convivente, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso in altra sede".
Ne deriva , come ribadito nella sentenza dal Tribunale di Bari del 26 giugno 2018 che incombe sul datore di lavoro l’onere di provare le concrete ragioni che rendono impossibile l’assegnazione del lavoratore, che assiste con continuità un familiare disabile convivente, ad una sede di lavoro più vicina alla sua residenza.
Nello specifico il caso riguardava un lavoratore, convivente con i genitori, portatori di handicap in situazione di gravità ai sensi della L. 104 del 1992, che ha presentato ricorso per il trasferimento impostogli da Poste Italine, chiedendo di essere assegnato ad una filiale più vicina al domicilio , rendendosi disponibile a un cambio di mansione. Il giudice del Tribunale di Bari ha ordinato alla società l'assegnazione urgente presso uno degli uffici postali di un comune più vicino anche previo mutamento delle mansioni .
Dello stesso tenore la decisione della Cassazione sezione lavoro Sentenza n. 24015 del 12 Ottobre 2017 che ha giudicato illegittimo il licenziamento di un lavoratore, che aveva rifiutato di assumere servizio nella sede diversa a causa della necessità di assistenza di un familiare. Il datore di lavoro infatti non aveva provato che il trasferimento fosse stato disposto per effettive ragioni tecniche e organizzative, che non potevano essere soddisfatte diversamente.
Ancora , la Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente il tema nella ordinanza 21670 2019 ampliando la portata dell'interpretazione. Si trattava del caso di una dipendente che era stata spostata da un ufficio ad un altro, senza trasferimento vero e proprio in una diversa unità produttiva . Anche in questo caso l'interpretazione dei supremi giudici è stata favorevole alla lavoratrice.(Vedi qui maggiori dettagli)
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