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Timestamp: 2019-09-17 09:23:33+00:00
Document Index: 78135177

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 158', 'art. 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 31', 'art. 28', 'art. 167', 'art. 28']

Prescrizione abuso edilizio: ultime sentenze
Prescrizione; reato di abuso edilizio e delitto paesaggistico; demolizione dell’opera abusiva; permesso di costruire per realizzare una tettoia.
1 Prescrizione per la sanzione pecuniaria
2 Repressione di un abuso edilizio: è soggetto a prescrizione o decadenza?
3 Poteri di controllo e sanzionatori del Comune: sono soggetti a prescrizione?
4 Permesso di costruire e realizzazione di una tettoia
5 Ordine di demolizione dell’opera abusiva
6 Commissione dell’abuso edilizio
7 Abuso edilizio e delitto paesaggistico: limiti di punibilità e termini prescrizionali
8 Abuso edilizio risalente nel tempo: l’ordine di demolizione è un atto dovuto?
9 Condono edilizio, sanzione per violazione paesaggistica e termine di prescrizione
10 A chi spetta l’onere di allegare il momento iniziale della prescrizione?
Prescrizione per la sanzione pecuniaria
Ai fini dell’irrogazione della sanzione pecuniaria per il caso di inottemperanza all’ordine di demolizione, la prescrizione quinquennale di cui all’art. 28, l. 24 novembre 1981 n. 689 inizia a decorrere solo dal giorno in cui è cessata la situazione di illiceità, vale a dire con il conseguimento delle prescritte autorizzazioni, ovvero – in mancanza delle stesse – con la effettiva demolizione delle opere abusive; infatti, per la decorrenza della prescrizione dell’illecito amministrativo permanente, trova applicazione il principio relativo al reato permanente, secondo cui il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui è cessata la permanenza (art. 158, comma I, cod. pen.), con la conseguenza che il potere amministrativo repressivo può essere esercitato senza limiti di tempo e senza necessità di motivazione in ordine al ritardo nell’esercizio del potere.
Tar Latina, (Lazio) sez. I, 16/03/2018, n.115
Repressione di un abuso edilizio: è soggetto a prescrizione o decadenza?
L’abuso edilizio costituisce un illecito permanente, in relazione al quale la potestà sanzionatoria della Pubblica Amministrazione non è soggetta a termini di prescrizione o decadenza.
Tar Torino, (Piemonte) sez. II, 06/03/2018, n.283
Poteri di controllo e sanzionatori del Comune: sono soggetti a prescrizione?
La circostanza che l’abuso sia risalente nel tempo non esclude, in materia urbanistica ed edilizia, l’esercizio dei poteri di controllo e sanzionatori del Comune, poteri non soggetti a prescrizione o decadenza, in considerazione della fondamentale immanenza dell’interesse pubblico alla corretta gestione del territorio. Ne consegue che l’accertamento dell’illecito amministrativo e l’applicazione della relativa sanzione può intervenire anche a notevole distanza di tempo dalla commissione dell’abuso, senza che siffatta distanza nell’adozione delle misure sanzionatorie possa significare forme di sanatoria o il sorgere di affidamenti per situazioni ormai di fatto consolidate.
Del resto, l’illecito edilizio ha carattere permanente, tale da conservare nel tempo la sua natura. Ne consegue, da un lato, che l’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è necessariamente recessivo rispetto all’interesse pubblico al rispetto della normativa urbanistico – edilizia, strumentale al corretto governo del territorio, leso in maniera duratura dall’abuso; dall’altro, che non sussiste alcuna necessità di motivare in modo particolare un provvedimento con il quale sia stata ordinata la demolizione di un manufatto, benché sia trascorso un lungo lasso di tempo tra l’epoca della commissione dell’abuso e il momento dell’adozione dell’ordinanza di demolizione, posto che l’interesse pubblico al perseguimento dell’illecito è in re ipsa.
Infatti, l’ordinamento tutela l’affidamento solamente se esso è incolpevole, mentre la realizzazione di un’opera abusiva si concretizza in una attività volontaria del responsabile contra legem in quanto tale non tollerabile per l’ordinamento.
In altri termini, non può ammettersi un affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione illegale. Colui che realizza un abuso edilizio non può dolersi del fatto che l’Amministrazione, restando inerte, lo abbia in un certo modo avvantaggiato, adottando soltanto a notevole distanza di tempo i provvedimenti repressivi dell’abuso non sanabile.
Tar Napoli, (Campania) sez. III, 28/08/2017, n.4146
Permesso di costruire e realizzazione di una tettoia
Anche la realizzazione di una tettoia è soggetta al preventivo rilascio del permesso di costruire quando essa, pur avendo carattere pertinenziale rispetto all’immobile cui accede, incide sull’assetto edilizio preesistente. L’attività di repressione degli abusi edilizi, essendo collegata alla tutela dell’interesse pubblico all’ordinato sviluppo del territorio, così come delineato nello strumento urbanistico e nella regolamentazione edilizia vigenti, non è soggetta a termini di decadenza o di prescrizione e può essere esercitata anche a notevole distanza di tempo dalla commissione dell’abuso.
Tar Napoli, (Campania) sez. VII, 03/08/2017, n.4032
Ordine di demolizione dell’opera abusiva
L‘ordine di demolizione dell’opera edilizia abusiva, previsto dall’art. 31, comma 9, d.P.R. n. 380 del 2001, presuppone comunque la pronuncia di una sentenza di condanna, non risultando sufficiente l’avvenuto accertamento della commissione dell’abuso, come nel caso di sentenza che rileva l’intervenuta prescrizione del reato.
Cassazione penale sez. III, 29/03/2017, n.37836
Commissione dell’abuso edilizio
Il semplice decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio che costituisce un illecito permanente non è di per sé idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento sulla conservabilità dell’intervento abusivo, se non nel caso in cui l’amministrazione, pur avendo avuto in tale lasso temporale oggettiva conoscenza dell’abuso, abbia tuttavia omesso di esercitare la dovuta azione repressiva e ripristinatoria .
Tar Torino, (Piemonte) sez. II, 08/03/2017, n.321
Abuso edilizio e delitto paesaggistico: limiti di punibilità e termini prescrizionali
La costruzione di un container, attrezzato per uso abitativo, occupante una superficie di 30 mq., in assenza del prescritto permesso di costruire configura reato di cui agli artt. 10,44 lett. b e c del d.P.R. n. 380/01. Non può invece ascriversi concorso formale di reati con il delitto paesaggistico. Infatti, alla luce della sentenza della Corte cost. n. 56/2016 s’impone la riqualificazione del delitto paesaggistico, e nel caso di specie del reato di cui agli artt. 142 e 181 del d.lg. 42/2004 per aver eseguito l’intervento di cui sopra, in zona sottoposta a vincoli paesaggistico (d.m. 13/11/1971) zona turistica “F4”, entro la fascia dei 350 metri dal mare in assenza della prescritta autorizzazione, in reato contravvenzionale, ai sensi dell’art. 181, comma 1, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42.
Tale sentenza ha infatti delimitato l’applicabilità del precetto di cui all’art. 181, comma 1 bis, limitandola ai soli interventi volumetrici di rilevante consistenza, ed in particolare, nel caso di volumi edificati ex novo, solo a quellli superiori ai 1000 metri cubi.
Poiché nel caso in esame i nuovi volumi edificati sul lotto risultano inferiori ai 1000 metri cubi, il fatto-reato deve essere inquadrato ai sensi dell’art. 181, comma 1, d.lg. 42/2004 con innegabili effetti sul termine di prescrizione, dovendo applicarsi il termine massimo di cinque anni. La decorrenza del termine di prescrizione dev’essere fatta risalire alla cessazione della condotta criminosa.
Corte appello Cagliari sez. II, 21/11/2016, n.1090
Abuso edilizio risalente nel tempo: l’ordine di demolizione è un atto dovuto?
Anche nel caso di abuso risalente nel tempo, l’ordine di demolizione di opere edilizie abusive costituisce atto dovuto, non potendo il semplice trascorrere del tempo giustificare il legittimo affidamento del contravventore, poiché il potere di ripristino dello status quo non è soggetto ad alcun termine di prescrizione, né è tacitamente rinunciabile.
In definitiva, il semplice trascorrere del tempo non può legittimare una situazione di illegittimità e tanto meno può imporre all’amministrazione un obbligo di comparazione dell’interesse del privato alla conservazione dell’abuso con l’interesse pubblico alla repressione dell’illecito; in tali ipotesi occorre piuttosto dimostrare ben altro al fine di giustificare l’invocato affidamento, cioè dimostrare una piena cognizione dell’abuso in capo alla p.a. come risalente nel tempo, tale da creare una ragionevole aspettativa in capo al privato titolare del bene abusivo.
Tar Genova, (Liguria) sez. I, 06/10/2016, n.1001
Condono edilizio, sanzione per violazione paesaggistica e termine di prescrizione
Anche se l’intervenuto condono dell’abuso edilizio non fa venir meno la potestà sanzionatoria per la violazione paesaggistica, tuttavia il momento del rilascio della concessione edilizia in sanatoria per un fabbricato abusivamente realizzato, previo parere paesaggistico favorevole ex art. 31 e ss., l. 28 febbraio 1985, n. 47, facendo cessare l’antigiuridicità dell’intero fatto (e, quindi, anche della permanente violazione paesaggistica), costituisce il dies a quo dal quale decorre il termine di prescrizione quinquennale (ex art. 28 comma 1, l. 24 novembre 1981, n. 689) per irrogare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 167, d.lg. 22 gennaio 2004, n. 42 per le opere abusivamente realizzate in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, ma con conseguente applicazione alla fase di riscossione del credito vantato dalla Pubblica amministrazione delle disposizioni dettate dall’art. 28 comma 1, l. 24 novembre 1981, n. 689, che si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.
Tar Lecce, (Puglia) sez. III, 01/08/2016, n.1313
A chi spetta l’onere di allegare il momento iniziale della prescrizione?
Anche in materia edilizia, in base al principio generale per cui ciascuno deve dare dimostrazione di quanto afferma, grava sull’imputato che voglia avvalersi della causa estintiva della prescrizione, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l’onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione ed in particolare, trattandosi di reato edilizio, la data di esecuzione dell’opera incriminata.
Cassazione penale sez. III, 10/03/2016, n.17425
Autore immagine: abuso edilizio di Luca Lorenzelli