Source: http://www.falcoinvest.it/io-investigatore-privato.htm
Timestamp: 2019-06-24 09:20:26+00:00
Document Index: 42656637

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AGENZIA INVESTIGATIVA FALCO | IO INVESTIGATORE PRIVATO | TEL. 0583490340
SE LO 007 SPIA L’IMPIEGATO - come è cambiata la professione dell’investigatore privato dal 1989
21/06/2010 Un giro d'affari in crescendo, per le investigazioni private, dopo che le aziende hanno deciso di tenere d'occhio i fannulloni. Un settore dove le donne sono ancora poche. Sarà che la linea del ministro Brunetta ha attecchito anche tra i giudici della Cassazione. Sta di fatto che la sentenza nr. 44912 del dicembre 2008 non lascia spazio a dubbi. I funzionari comunali, scrivono gli ermellini, devono rispettare l’orario di lavoro anche se svolgono mansioni da dirigente. Non solo: possono essere pedinati da un investigatore privato e se questo accerta che timbrano ed escono per lavorare altrove rischiano una condanna per truffa. Se il sindaco è compiacente e non controlla compie, a sua volta, un reato. Linea dura dunque contro i dipendenti pubblici che dopo aver timbrato il cartellino vanno a fare il secondo lavoro o corrono al supermercato per fare la spesa. La sentenza riguardava un funzionario del comune di Novoli, in provincia di Lecce, il quale timbrava il cartellino e poi usciva per recarsi al negozio della figlia. Il tribunale pugliese lo condanna a sei mesi di reclusione e 200 euro di multa per truffa. Due anni dopo anche la Corte d’appello è dello stesso parere e conferma la sentenza. L’uomo però non ci sta e fa ricorso in Cassazione, adducendo due motivazioni. La prima che lui non andava a lavorare ma che l’esercizio commerciale era di proprietà della figlia. E poi che, di fatto, lui svolgeva compiti di un dirigente e in quanto tale aveva diritto a una maggiore flessibilità di orario. La seconda sezione penale però ha bocciato il ricorso respingendo entrambi i motivi. Sul primo fronte, ha sottolineato che non era importante, ai fini di una condanna, che il funzionario lavorasse altrove. Era sufficiente che avesse tratto in inganno l’ente per cui lavorava timbrando il cartellino e poi di fatto assentandosi dal posto di lavoro. Tradotto: anche se non hai il doppio lavoro, timbrare e andarsene non si può. Sul secondo motivo, la Corte è stata altrettanto inflessibile: a maggior ragione, essendo dirigente, «l’uomo era tenuto a rispettare l’orario di lavoro prestabilito». Al dipendente che nel ricorso affermava che l’amministrazione comunale e il sindaco erano perfettamente a conoscenza delle sue assenze, la Cassazione ha risposto che «la pubblica amministrazione in questo caso il comune e che i rappresentanti di un ente pubblico non potrebbero autorizzare o accettare passivamente un comportamento illecito del proprio dipendente. Quindi se avessero saputo della truffa commessa e non avessero agito avrebbero commesso a loro volta un reato». Forte di questa sentenza dunque, non solo le aziende private ma anche gli enti pubblici arruolano sempre più spesso detective privati per mettersi alle calcagna dei dipendenti fannulloni. E si scoprono delle belle: c’è il giardiniere di un ente pubblico che con l’attrezzatura dell’ufficio curava i giardini altrove durante l’orario di lavoro; il sindacalista in permesso sindacale che anziché andare in assemblea preferiva una scampagnata con l’amante. Fino a qualche dipendente «pizzicata» presso il cartomante di fiducia dopo aver timbrato… La professione dell'investigatore privato è cambiata dal 1989, con l'entrata in vigore del nuovo codice penale. «La figura dell’investigatore privato cambia radicalmente nel 1989 con l’entrata in vigore del nuovo codice penale che prevede la possibilità di affidare agli 007 le indagini difensive da far valere nel processo». Spiega così Davide Cannella l’evoluzione di un mestiere affascinante che ha fatto la fortuna di scrittori e registi e oggi muove un business da milioni di euro. Cannella è titolare della Falco Investigazioni di Lucca. Dopo una carriera trascorsa come carabiniere nelle squadre di polizia giudiziaria di Viareggio e Lucca, qualche anno fa ha deciso di aprire un’agenzia privata. Si è occupato di alcuni casi di cronaca tra i più importanti e controversi degli ultimi anni, molti dei quali avvolti ancora da diverse ombre: dal mostro di Firenze alla Circe della Versilia fino alla strage familiare di Caraffa, in provincia di Catanzaro. «Le classiche storie di infedeltà coniugale resistono ma hanno lasciato spazio a indagini decisamente più complesse», afferma Cannella, «oggi lo 007 si occupa di questioni che hanno a che fare con il codice penale e con il codice civile. In quest’ultimo caso rientrano le inchieste sui fannulloni. A chiedercele in passato erano molte aziende private, adesso anche gli enti pubblici ricorrono al detective per smascherare chi non fa il proprio dovere». Rivolgersi a un investigatore per «pizzicare» il dipendente infedele non è la regola, anche se l’attività anti fannulloni negli ultimi anni è cresciuta moltissimo. «L’azienda, pubblica o privata che sia, ricorre allo 007 solo come extrema ratio, quando proprio è esasperata», chiarisce Cannella, «solo se il lavoratore è recidivo alla fine il datore cerca di coglierlo in flagrante per poterlo licenziare per giusta causa. Spesso mi chiamano aziende che subiscono ammanchi grossissimi, nell’ordine di 600 mila euro in alcuni casi, dovuti a furti di materiali e attrezzature aziendali che da parte dei propri dipendenti». Non tutti gli investigatori possono fare indagini penali. «Solo quelli che hanno una licenza specifica rilasciata dal Prefetto», spiega Cannella, «ovviamente un pezzo di carta non basta. Per lavorare in quest’ambito occorre una certa esperienza e tanta professionalità». Vuole dire che molti s’improvvisano Sherlock Holmes? «Purtroppo sì», risponde, «oggi questo settore somiglia sempre di più a una giungla senza regole. Per questo da segretario della Confederazione nazionale degli Investigatori privati ho tentato più volte di far istituire un albo professionale. Non ci siamo riusciti ma credo che se ne dovrebbe riparlare». L’altra giungla riguarda invece le tariffe. «È vero», spiega, «non c’è un regolamento nazionale e ognuno di conseguenza chiede ciò che vuole. Bisogna partire da un presupposto, però. Rivolgersi a un investigatore privato costa. La media è di 50 euro all’ora. Io arrivo anche a 100. Se si tratta di indagini molto lunghe si applica un forfait al posto della tariffa oraria con la quale si arriverebbe a cifre astronomiche. Oltre al proprio lavoro, infatti, il detective utilizza una serie di strumenti tecnologici molto sofisticati». Gli ultimi dati evidenziano come il profilo dello Sherlock Holmes nostrano sia essenzialmente maschile, con poche donne che decidono di aprire un’agenzia. «Eppure le donne sono le più astute», ammette Cannella, «hanno un sesto senso e un fiuto che noi uomini neanche possiamo sognare. Tutte qualità fondamentali in questo lavoro e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire». Sherlock Holmes e le sue ricerche in compagnia del fido Watson appartengono ormai al passato. Oggi la professione di detective passa attraverso aziende strutturate e un business che nel 2009 in Italia è stato di circa 300 milioni di euro grazie un’impennata del fatturato di circa il 20% rispetto al 2007. Sempre più italiani, dunque, si affidano agli 007. I tempi cambiano però. Se in passato si occupavano essenzialmente delle classiche storie di infedeltà coniugale, oggi gli investigatori privati sono chiamati a risolvere casi ben più complessi. Come la prevenzione dei casi d’hackeraggio, i casi di concorrenza sleale tra imprese oppure l’assenteismo sui posti di lavoro con l’obiettivo di «pizzicare» il fannullone con il doppio lavoro o che va a fare la spesa dopo aver timbrato il cartellino. Non solo. In tempi di credit crunch a decidere se l’impresa o il cliente hanno i requisiti per ottenere il finanziamento spesso è proprio il detective arruolato sempre più spesso da banche e finanziarie. Un trend, quest’ultimo, in costante crescita. Le richieste per importi da valutare sopra i 50mila euro arrivano soprattutto da Lombardia, Nord-Est e Toscana. Un altro filone che dà lavoro agli 007 è quello della tutela dei marchi e brevetti aziendali oppure, tornando in ambito familiare, i genitori che chiedono aiuto per controllare i figli e vogliono sapere chi frequentano. Dopo Roma, la provincia più spiata è quella di Milano, che ha quasi triplicato il numero delle licenze negli ultimi dieci anni e dove negli ultimi due anni c’è stato un aumento di agenzie del 13 per cento. Ma il business dell’intelligence privata – spiega Axerta, una delle maggiori agenzie del settore con 8.000 casi all’anno – è in aumento in tutta Italia. Dal 2007 ad oggi infatti le agenzie sul territorio nazionale sono passate da 2.836 a 3.116 (+ 10%). Le prime dieci province per numero di agenzie sono Roma (259), Milano (258) Napoli (220), Torino (97), Bari (85), Catania (83), Foggia (68), Venezia (60), Brescia (55) e Firenze (53). È il Prefetto a rilasciare le autorizzazioni per effettuare l’attività di spionaggio. Si tratta di due licenze, una generica, l’altra specifica con cui viene autorizzata l’attività investigativa per la ricerca e l’individuazione di elementi di prova da far valere nell’ambito dei processi giudiziari, come previsto dall’articolo 327 bis del codice di procedura penale. La Prefettura di Milano è quella che ha registrato il maggior numero di rilasci nel 2009 con 275 licenze. Se si pensa che nel 1999 le licenze furono solo 105 si vede bene come il dato sia quasi triplicato negli ultimi dieci anni. Arruolare uno 007 costa. Anche se le tariffe variano da operatore a operatore, in media si va dai 45 agli 80 euro l’ora, ma ogni trattativa viene fatta in funzione della complessità dell’indagine. Molto dipende dal luogo, dal numero di operatori da mettere in campo e dalla durata dell’operazione. Una cosa è certa: questo non è un lavoro «rosa». Le ultime stime parlano solo di un 12% di nuove agenzie aperte da donne. Il prototipo di Sherlock Holmes, almeno in Italia, è ancora al maschile. Fonte: http://www.famigliacristiana.it/articolo/se-007-spia-l-impiegato.aspx
SE LO 007 SPIA L’IMPIEGATO - come è
cambiata la professione
dell’investigatore privato dal 1989
21/06/2010 Un giro d'affari in crescendo, per le investigazioni private, dopo che le aziende hanno deciso di tenere d'occhio i fannulloni. Un settore dove le donne sono ancora poche. Sarà che la linea del ministro Brunetta ha attecchito anche tra i giudici della Cassazione. Sta di fatto che la sentenza nr. 44912 del dicembre 2008 non lascia spazio a dubbi. I funzionari comunali, scrivono gli ermellini, devono rispettare l’orario di lavoro anche se svolgono mansioni da dirigente. Non solo: possono essere pedinati da un investigatore privato e se questo accerta che timbrano ed escono per lavorare altrove rischiano una condanna per truffa. Se il sindaco è compiacente e non controlla compie, a sua volta, un reato. Linea dura dunque contro i dipendenti pubblici che dopo aver timbrato il cartellino vanno a fare il secondo lavoro o corrono al supermercato per fare la spesa. La sentenza riguardava un funzionario del comune di Novoli, in provincia di Lecce, il quale timbrava il cartellino e poi usciva per recarsi al negozio della figlia. Il tribunale pugliese lo condanna a sei mesi di reclusione e 200 euro di multa per truffa. Due anni dopo anche la Corte d’appello è dello stesso parere e conferma la sentenza. L’uomo però non ci sta e fa ricorso in Cassazione, adducendo due motivazioni. La prima che lui non andava a lavorare ma che l’esercizio commerciale era di proprietà della figlia. E poi che, di fatto, lui svolgeva compiti di un dirigente e in quanto tale aveva diritto a una maggiore flessibilità di orario. La seconda sezione penale però ha bocciato il ricorso respingendo entrambi i motivi. Sul primo fronte, ha sottolineato che non era importante, ai fini di una condanna, che il funzionario lavorasse altrove. Era sufficiente che avesse tratto in inganno l’ente per cui lavorava timbrando il cartellino e poi di fatto assentandosi dal posto di lavoro. Tradotto: anche se non hai il doppio lavoro, timbrare e andarsene non si può. Sul secondo motivo, la Corte è stata altrettanto inflessibile: a maggior ragione, essendo dirigente, «l’uomo era tenuto a rispettare l’orario di lavoro prestabilito». Al dipendente che nel ricorso affermava che l’amministrazione comunale e il sindaco erano perfettamente a conoscenza delle sue assenze, la Cassazione ha risposto che «la pubblica amministrazione in questo caso il comune e che i rappresentanti di un ente pubblico non potrebbero autorizzare o accettare passivamente un comportamento illecito del proprio dipendente. Quindi se avessero saputo della truffa commessa e non avessero agito avrebbero commesso a loro volta un reato». Forte di questa sentenza dunque, non solo le aziende private ma anche gli enti pubblici arruolano sempre più spesso detective privati per mettersi alle calcagna dei dipendenti fannulloni. E si scoprono delle belle: c’è il giardiniere di un ente pubblico che con l’attrezzatura dell’ufficio curava i giardini altrove durante l’orario di lavoro; il sindacalista in permesso sindacale che anziché andare in assemblea preferiva una scampagnata con l’amante. Fino a qualche dipendente «pizzicata» presso il cartomante di fiducia dopo aver timbrato… La professione dell'investigatore privato è cambiata dal 1989, con l'entrata in vigore del nuovo codice penale. «La figura dell’investigatore privato cambia radicalmente nel 1989 con l’entrata in vigore del nuovo codice penale che prevede la possibilità di affidare agli 007 le indagini difensive da far valere nel processo». Spiega così Davide Cannella l’evoluzione di un mestiere affascinante che ha fatto la fortuna di scrittori e registi e oggi muove un business da milioni di euro. Cannella è titolare della Falco Investigazioni di Lucca. Dopo una carriera trascorsa come carabiniere nelle squadre di polizia giudiziaria di Viareggio e Lucca, qualche anno fa ha deciso di aprire un’agenzia privata. Si è occupato di alcuni casi di cronaca tra i più importanti e controversi degli ultimi anni, molti dei quali avvolti ancora da diverse ombre: dal mostro di Firenze alla Circe della Versilia fino alla strage familiare di Caraffa, in provincia di Catanzaro. «Le classiche storie di infedeltà coniugale resistono ma hanno lasciato spazio a indagini decisamente più complesse», afferma Cannella, «oggi lo 007 si occupa di questioni che hanno a che fare con il codice penale e con il codice civile. In quest’ultimo caso rientrano le inchieste sui fannulloni. A chiedercele in passato erano molte aziende private, adesso anche gli enti pubblici ricorrono al detective per smascherare chi non fa il proprio dovere». Rivolgersi a un investigatore per «pizzicare» il dipendente infedele non è la regola, anche se l’attività anti fannulloni negli ultimi anni è cresciuta moltissimo. «L’azienda, pubblica o privata che sia, ricorre allo 007 solo come extrema ratio, quando proprio è esasperata», chiarisce Cannella, «solo se il lavoratore è recidivo alla fine il datore cerca di coglierlo in flagrante per poterlo licenziare per giusta causa. Spesso mi chiamano aziende che subiscono ammanchi grossissimi, nell’ordine di 600 mila euro in alcuni casi, dovuti a furti di materiali e attrezzature aziendali che da parte dei propri dipendenti». Non tutti gli investigatori possono fare indagini penali. «Solo quelli che hanno una licenza specifica rilasciata dal Prefetto», spiega Cannella, «ovviamente un pezzo di carta non basta. Per lavorare in quest’ambito occorre una certa esperienza e tanta professionalità». Vuole dire che molti s’improvvisano Sherlock Holmes? «Purtroppo sì», risponde, «oggi questo settore somiglia sempre di più a una giungla senza regole. Per questo da segretario della Confederazione nazionale degli Investigatori privati ho tentato più volte di far istituire un albo professionale. Non ci siamo riusciti ma credo che se ne dovrebbe riparlare». L’altra giungla riguarda invece le tariffe. «È vero», spiega, «non c’è un regolamento nazionale e ognuno di conseguenza chiede ciò che vuole. Bisogna partire da un presupposto, però. Rivolgersi a un investigatore privato costa. La media è di 50 euro all’ora. Io arrivo anche a 100. Se si tratta di indagini molto lunghe si applica un forfait al posto della tariffa oraria con la quale si arriverebbe a cifre astronomiche. Oltre al proprio lavoro, infatti, il detective utilizza una serie di strumenti tecnologici molto sofisticati». Gli ultimi dati evidenziano come il profilo dello Sherlock Holmes nostrano sia essenzialmente maschile, con poche donne che decidono di aprire un’agenzia. «Eppure le donne sono le più astute», ammette Cannella, «hanno un sesto senso e un fiuto che noi uomini neanche possiamo sognare. Tutte qualità fondamentali in questo lavoro e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire». Sherlock Holmes e le sue ricerche in compagnia del fido Watson appartengono ormai al passato. Oggi la professione di detective passa attraverso aziende strutturate e un business che nel 2009 in Italia è stato di circa 300 milioni di euro grazie un’impennata del fatturato di circa il 20% rispetto al 2007. Sempre più italiani, dunque, si affidano agli 007. I tempi cambiano però. Se in passato si occupavano essenzialmente delle classiche storie di infedeltà coniugale, oggi gli investigatori privati sono chiamati a risolvere casi ben più complessi. Come la prevenzione dei casi d’hackeraggio, i casi di concorrenza sleale tra imprese oppure l’assenteismo sui posti di lavoro con l’obiettivo di «pizzicare» il fannullone con il doppio lavoro o che va a fare la spesa dopo aver timbrato il cartellino. Non solo. In tempi di credit crunch a decidere se l’impresa o il cliente hanno i requisiti per ottenere il finanziamento spesso è proprio il detective arruolato sempre più spesso da banche e finanziarie. Un trend, quest’ultimo, in costante crescita. Le richieste per importi da valutare sopra i 50mila euro arrivano soprattutto da Lombardia, Nord-Est e Toscana. Un altro filone che dà lavoro agli 007 è quello della tutela dei marchi e brevetti aziendali oppure, tornando in ambito familiare, i genitori che chiedono aiuto per controllare i figli e vogliono sapere chi frequentano. Dopo Roma, la provincia più spiata è quella di Milano, che ha quasi triplicato il numero delle licenze negli ultimi dieci anni e dove negli ultimi due anni c’è stato un aumento di agenzie del 13 per cento. Ma il business dell’intelligence privata – spiega Axerta, una delle maggiori agenzie del settore con 8.000 casi all’anno – è in aumento in tutta Italia. Dal 2007 ad oggi infatti le agenzie sul territorio nazionale sono passate da 2.836 a 3.116 (+ 10%). Le prime dieci province per numero di agenzie sono Roma (259), Milano (258) Napoli (220), Torino (97), Bari (85), Catania (83), Foggia (68), Venezia (60), Brescia (55) e Firenze (53). È il Prefetto a rilasciare le autorizzazioni per effettuare l’attività di spionaggio. Si tratta di due licenze, una generica, l’altra specifica con cui viene autorizzata l’attività investigativa per la ricerca e l’individuazione di elementi di prova da far valere nell’ambito dei processi giudiziari, come previsto dall’articolo 327 bis del codice di procedura penale. La Prefettura di Milano è quella che ha registrato il maggior numero di rilasci nel 2009 con 275 licenze. Se si pensa che nel 1999 le licenze furono solo 105 si vede bene come il dato sia quasi triplicato negli ultimi dieci anni. Arruolare uno 007 costa. Anche se le tariffe variano da operatore a operatore, in media si va dai 45 agli 80 euro l’ora, ma ogni trattativa viene fatta in funzione della complessità dell’indagine. Molto dipende dal luogo, dal numero di operatori da mettere in campo e dalla durata dell’operazione. Una cosa è certa: questo non è un lavoro «rosa». Le ultime stime parlano solo di un 12% di nuove agenzie aperte da donne. Il prototipo di Sherlock Holmes, almeno in Italia, è ancora al maschile. Fonte: http://www.famigliacristiana.it/articolo/se- 007-spia-l-impiegato.aspx