Source: https://www.previti.it/archives/tag/diritto-della-comunicazione
Timestamp: 2019-10-17 14:03:19+00:00
Document Index: 14470844

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 167', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 598', 'art. 598', 'art. 598', 'art. 598']

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Social network e tutela dei consumatori
Sono sempre di più le pronunce delle corti – europee e non – sui Social Media, i cui gestori sono già da tempo nel mirino del legislatore europeo.
Queste piattaforme, in particolare, dovrebbero garantire nei loro termini di servizio un allineamento con le norme previste dal diritto comunitario e l’eliminazione dei contenuti commerciali illegali presenti sui portali (a titolo esemplificativo, si pensi alle clausole che limitano o escludono la responsabilità dei social media in relazione alla prestazione del servizio; clausole che privano il consumatore della possibilità di rivolgersi a un organo giurisdizionale dello Stato membro di residenza e che prevedono l’applicazione della legge della California).
In Francia, ad esempio, il Tribunal de Grande Instance (TGI) ha ordinato a Twitter proprio di modificare il testo dei suoi “termini e condizioni” dopo che un gruppo di consumatori l’ha accusata di utilizzare clausole abusive.
In Germania, invece, si segnala una decisione riguardante i vantaggi economici (in denaro o in prodotti) ottenuti dagli influencer sulla piattaforma Instagram. Il tribunale tedesco – nel caso di specie, il Kammergericht di Berlino – ha in particolare affermato che non è sufficiente che il lettore medio riconosca “l’effetto pubblicitario” dopo la lettura del post, ma che l’avvertimento circa lo scopo commerciale di un contributo pubblicato sui social media può essere superfluo solo se riconoscibile a prima vista.
Da segnalare anche il caso deciso dalla Court of Appeal of British Columbia (Canada), la quale ha accolto una class action contro una pratica intrapresa da Facebook, in base alla quale le pubblicità visualizzate agli “amici” di un utente Facebook potevano includere una dichiarazione secondo cui al summenzionato utente piaceva il prodotto, il servizio o l’organizzazione pubblicizzati. Gli utenti in questione, tuttavia, utilizzati come inconsapevoli sponsor, non sono né retribuiti per le sponsorizzazioni, né Facebook si premura di ottenerne il consenso per tal genere di pubblicazioni.
Per cui la pratica, anche secondo i giudici, costituisce un illecito ai sensi della legge sulla privacy.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-10-18 14:37:292018-10-18 14:37:29Social network e tutela dei consumatori
Gli archivi digitali delle testate giornalistiche ed il contrapposto diritto all’oblio: il bilanciamento della CEDU
La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali si pone come la carta fondamentale in materia di protezione dei diritti fondamentali dell’uomo, ed in molti casi induce la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) a svolgere un bilanciamento tra i principi in essa contenuti, per rinvenire il giusto equilibrio tra i diversi diritti tutelati.
Così è stato per una recente decisione presa dalla Corte EDU, che ha visto contrapporsi la tutela della vita privata e familiare, ex art. 8 Convenzione, e le libertà d’espressione e d’informazione, garantite dall’art. 10.
Nel caso di specie i ricorrenti si rivolgevano alla Corte EDU per far valere la violazione del proprio diritto all’oblio, nei confronti di archivi digitali tenuti da mass-media, per la presenza di una serie di servizi giornalistici, relativi ad una notizia di cronaca nera avvenuta in Germania nel 1991.
La Corte EDU sottolinea che i limiti imposti dalla privacy si intendono travalicati solo nel momento in cui i dati di una determinata persona vengano diffusi e resi pubblici in misura eccedente rispetto a quanto l’individuo in questione potrebbe aspettarsi.
Nel caso di specie, la Corte, come criteri di valutazione dei fatti diffusi, ha utilizzato: il contributo della notizia a favorire un dibattito di interesse pubblico generale; l’oggetto della notizia; la rinomanza dell’interessato; il comportamento passato dell’individuo in questione; il contenuto, la forma e l’impatto della divulgazione, nonché la circostanze e le modalità con le quali sono state scattate le fotografie ritraenti l’interessato.
Nello specifico, non è stata messa in discussione la liceità della notizia divulgata, ma la possibilità di accedervi liberamente dopo un lasso di tempo rilevante dalla prima pubblicazione.
L’interesse del pubblico ad accedere alle notizie, attraverso archivi elettronici pubblici della stampa, rientra all’interno del principio delineato dall’art. 10 della Convenzione, il quale inquadra sia un diritto in capo agli organi di informazioni di diffondere le notizie, sia un diritto in capo al pubblico di essere informato dei fatti più rilevanti, sia che questi riguardino eventi di storia passata o di quella contemporanea.
In particolare, ad avviso della Corte, gli archivi digitali sono una fonte preziosa per l’insegnamento e la ricerca storica, soprattutto perché immediatamente e facilmente accessibili al pubblico e, generalmente, gratuiti.
Peraltro, nel caso di articoli di cronaca giudiziaria, occorre bilanciare l’interesse del condannato che ha scontato la sua pena ad essere dimenticato in vista della sua reintegrazione nella società, con l’interesse per la pubblica opinione a conoscere / ricordare la vicenda giudiziaria che lo riguarda. Tale ultimo interesse non è statico ma dinamico, variando a seconda delle diverse circostanze che possono verificarsi caso per caso.
Sulla scorta di tali considerazioni, assegnando prevalenza al diritto di poter svolgere delle ricerche on-line su eventi passati, per poterli conoscere, approfondire o, comunque, ricordare, la Corte EDU ha respinto le richieste di cancellazione dagli archivi e la richiesta di rendere anonimi i dati presenti all’interno di essi, avanzate dall’interessato, ribadendo che la compromissione del diritto di informazione tramite archivi digitali a favore del contrapposto diritto all’oblio debba essere giustificata da motivi particolarmente forti e convincenti.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-10-18 14:36:192018-10-18 14:36:19Gli archivi digitali delle testate giornalistiche ed il contrapposto diritto all’oblio: il bilanciamento della CEDU
E’ diffamazione l’invio di missiva gratuitamente denigratoria al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39486 del 3 settembre 2018, si è nuovamente pronunciata in ordine alla possibile ricorrenza dell’illecito diffamatorio, nel caso in cui pervenga ad un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati un esposto contenente censure in merito all’operato di un professionista, offensive della reputazione del medesimo.
Nella fattispecie, la Corte d’appello di Roma aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva assolto l’imputato dal reato di cui all’art. 167 d.lgs. 196/2003 e aveva condannato il medesimo, previa derubricazione di originaria accusa di calunnia, per il reato di diffamazione ex art. 595 comma 1 e 2 c.p. per aver “offeso la reputazione ed aver incolpato, sapendolo innocente” un avvocato in un esposto diretto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma “apostrofandolo “sua falsità”, dichiarando ripetutamente che aveva mentito con finalità ingannatorie e aveva istruito centinaia di cause basate sul mendacio e indicandolo come responsabile dei reati di frode processuale e falso ideologico”.
Avverso la decisione d’appello era stato presentato, nell’interesse dell’imputato, ricorso per cassazione, con il quale la sentenza impugnata era stata censurata sotto vari profili, in particolare in relazione al mancato riconoscimento dell’esercizio del diritto di critica ed alla mancata applicazione della esimente di cui all’art. 598 c.p. secondo cui non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all’Autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’Autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.
La Suprema Corte ha tuttavia rigettato il ricorso e sancito interessanti principi in materia, osservando in primo luogo come il Consiglio dell’Ordine professionale sia un organo collettivo composto da più persone e che, quindi, il requisito della pluralità dei destinatari fosse intrinsecamente soddisfatto dal solo fatto che la missiva fosse stata rivolta a tale organo, circostanza di per sé idonea a raggiungere la sfera di conoscenza di tutti i componenti. Non potendosi poi dubitare della presenza, nell’esposto, di espressioni di per sé gravemente offensive e gratuitamente diffamatorie, “incontinenti e trasmodanti in mera aggressione verbale”, la Cassazione ha altresì escluso l’applicabilità delle esimenti del diritto di critica (nella fattispecie, oggettivamente travalicato), nonché quella prevista dall’art. 598 c.p., affermando che, “se è vero che l’art. 598 c.p. trova applicazione anche nel contraddittorio che si sviluppa dinnanzi ad una autorità amministrativa, è pur sempre necessario che contraddittorio vi sia e che coinvolga l’autore della comunicazione per la quale si invoca la cosiddetta libertas conviciandi. Il soggetto autore della comunicazione deve essere quindi parte del procedimento nel quale è chiamato a tutelare un proprio specifico interesse […]. Colui che presenta un esposto disciplinare ad un Ordine professionale sollecita l’esercizio di una potestà pubblicistica […] e non è legittimato dalla tutela di una sua specifica posizione soggettiva [e] non è contraddittore in seno al procedimento”. L’art. 598 c.p., quindi, non può essere invocato a protezione della posizione di chiunque abbia un qualsivoglia interesse tutelato, anche in forma mediata, con il ricorso all’autorità giudiziaria o amministrativa.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Gaia Arturi https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Gaia Arturi2018-10-18 14:35:042018-10-18 14:35:04E’ diffamazione l'invio di missiva gratuitamente denigratoria al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati