Source: http://www.studioportolano.net/1/in_materia_fiscale_2465481.html
Timestamp: 2018-07-16 00:28:58+00:00
Document Index: 172972265

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 148', 'art. 160', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 11']

in materia fiscale | STUDIO PORTOLANO
Home » in materia fiscale
CARTELLE ESATTORIALI che potrebbero essere ANNULLATE perchè ILLEGITTIME, in quanto sottoscritte da impiegati anzichè da dirigenti.
Sarebbero nulle (andrebbero annullate perché illegittime) le cartelle esattoriali notificate negli ultimi dieci anni da Equitalia (Agenzia per la riscossione esattoriale) se firmate (sottoscritte) da semplici impiegati e non da Dirigenti della Pubblica Amministrazione, assunti tramite pubblico concorso nei Ruoli Dirigenziali della P.A., che sono gli unici dirigenti abilitati alla firma (dirigenti con qualifica).
Così come sarebbero nulli i “Ruoli” (trasmessi ad Equitalia) emessi dall’Agenzia delle Entrate se firmati (sottoscritti) da semplici impiegati e non da Dirigenti della Pubblica Amministrazione, cioè assunti tramite pubblico concorso nei Ruoli Dirigenziali della P.A., che sono gli unici dirigenti abilitati alla firma (dirigenti con qualifica).
Infatti, una recente sentenza del TAR del Lazio dichiara: “all’interno dell’Agenzia delle Entrate la maggior parte del personale che firma gli atti non ha alcuna qualifica da dirigente, perciò tutti gli atti presentati sotto la loro guida sono da considerarsi NULLI, e di conseguenza anche le cartelle esattoriali emesse da Equitalia “
Sono stati dichiarati illeggittimi ben 800 incarichi amministrativi, in quanto dei 1200 presenti in tutta Italia soltanto 400 erano occupati da veri e propri dirigenti pubblici qualificati, mentre per i restanti posti sono stati incaricati dei “SEMPLICI IMPIEGATI”.
Per dei ruoli di importanza pubblica e quindi di Diritto Pubblico, come quelli che ha Equitalia, si ha l’obbligo di incaricare dei Dirigenti della Pubblica Amministrazione. Mentre Equitalia ha illegittimamente incaricato per questi ruoli dei semplici impiegati (spesso privi di laurea).
La conseguenza è che le cartelle esattoriali potrebbero venire annullate perché illegittime per via della mancata sottoscrizione dei “Ruoli” da parte di un dirigente abilitato.
Equitalia potrebbe perciò venire accusata non solo di “Irregolarità dei propri atti in quanto non sottoscritti da personale qualificato”, ma anche di ILLECITO ARRICCHIMENTO per tutti i pregressi accumulati in questi anni.
Nel caso di CARTELLE ESATTORIALI che si ritengono NON DOVUTE, si può chiedere online la SOSPENSIONE (tramite internet, dal computer di casa)
Chi ritiene che l’atto (ad esempio, cartella di pagamento o atto della procedura esecutiva) notificatagli da Equitalia (non da altri uffici, come Agenzia delle Entrate e Inps, per le quali occorre rivolgersi a questi ultimi) non sia dovuto (ad esempio: perché errata, nulla, prescritta, ecc.), può inoltrare una domanda di sospensione dello stesso, entro novanta giorni dal ricevimento del primo atto utile della riscossione che si intende contestare (per esempio cartella di pagamento o atto della procedura esecutiva).
E ciò, anche tramite internet, dal computer di casa (in alternativa all’invio online, l’istanza di sospensione può essere presentata agli sportelli di Equitalia o inviata via fax o via email agli indirizzi indicati nel modello oppure tramite raccomandata a/r).
Una volta inoltrata la domanda, gli enti creditori, titolari delle somme richieste, verificheranno la documentazione fornita dal contribuente e comunicheranno l’esito (positivo o negativo) delle verifiche sia al cittadino sia a Equitalia, alla quale dovrà anche essere inviato l’eventuale provvedimento di sospensione/sgravio/annullamento del debito.
Nel sito internet di Equitalia, entrando nell’area “Sospendere la riscossione”, e seguendo le istruzioni indicate per l’invio delle istanze di sospensione delle cartelle non dovute.
In tale istanza il cittadino dichiara che le somme intimategli non sono dovute poiché ricorre una delle seguenti situazioni:
L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO è deducibile
La Corte di Cassazione con ordinanza n. 4402/2014 stabilisce che l’assegno versato al coniuge separato (anche in unica soluzione, in attuazione di un accordo transattivo, per sanare precedenti inadempienze sull’obbligo di mantenimento), è deducibile dall’Irpef ex articolo 10 TUIR
Come assolvere l’IMPOSTA DI BOLLO su RICEVUTE e su FATTURE inviate a mezzo E-MAIL
L’art. 13 della I parte della tariffa del D.P.R. n. 642/72 stabilisce che le fatture, gli estratti di conti, le lettere ed altri documenti di accreditamento o di addebitamento di somme, anche non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi, le ricevute o quietanze rilasciate dal creditore o da altri per suo conto, quando si riferiscono ad operazioni non assoggettate ad IVA (non imponibili, esenti e non soggette) e se la somma supera € 77,47, sono soggetti all’imposta di bollo fin dall’origine.
Le fatture relative ad operazioni assoggettate ad I.V.A. sono invece esenti da bollo.
La stessa esenzione si applica a tutti i documenti relativi al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad I.V.A., purché tale indicazione sia riportata nei suddetti documenti.
Per assolvere all’imposta di bollo sulle FATTURE INVIATE A MEZZO E-MAIL:
- la fattura viene stampata da entrambi i soggetti, emittente e destinatario della fattura;
- la marca da bollo di €. 2 viene materialmente applicata sulla fattura in possesso dell’emittente;
- il relativo importo di €. 2 viene addebitato al destinatario (ad es. cliente, pagatore, ecc.)
- sulla copia per il destinatario va indicata la seguente dicitura: “Imposta di bollo assolta mediante apposizione di marca da bollo di €. 2 recante recante n° identificativo: … … (scrivere il numero identificativo della marca da bollo) sull’originale in possesso del soggetto emittente.”.
Stresa procedura viene consigliata per le RICEVUTE:
- la ricevuta viene stampata in duplice copia, una per l’emittente e una per il destinatario;
- la marca da bollo di €. 2 viene materialmente applicata sulla ricevuta che resterà in possesso dell’emittente;
- il relativo importo di €. 2 viene addebitato al destinatario (ad es. cliente, pagatore, ecc.);
- sulla copia per il destinatario va indicata la seguente dicitura: “Imposta di bollo assolta mediante apposizione di marca da bollo di €. 2 recante n° identificativo: … … (scrivere il numero identificativo della marca da bollo) sull’originale in possesso del soggetto emittente.”;
COMUNICAZIONE BENI D’IMPRESA UTILIZZATI ANCHE DA SOCI E FAMILIARI
La legge n. 148 del 14/09/11 ha previsto l’obbligo di comunicazione per segnalare situazioni in cui i beni intestati alle società vengono utilizzati da soci delle stesse o da familiari dell’imprenditore.
CERTIFICAZIONE DELLE RITENUTE OPERATE
Il D.P.R. n. 322/98 all’art. 4 commi 6-ter e 6-quater dispone che il soggetto che opera ritenute sui compensi corrisposti (il sostituto d’imposta), ha l’obbligo di rilasciare un’apposita certificazione che attesti l’ammontare complessivo delle ritenute operate.
Il TUIR all’art. 22 dispone che dall’imposta dovuta dal contribuente, si scomputino “le ritenute operate anteriormente alla presentazione della dichiarazione dei redditi”.
il sostituto d’imposta (cioè il soggetto che opera ritenute sui compensi corrisposti), ha l’obbligo di rilasciare una certificazione che attesti l’ammontare complessivo delle ritenute operate.
il soggetto che ha subito una ritenuta, cioè che ha ricevuto il pagamento di un compenso al netto della ritenuta operata dal sostituto d’imposta, in sede di dichiarazione dei redditi può scomputare “le ritenute operate anteriormente alla presentazione della dichiarazione dei redditi”.
Si è a lungo discusso se l’Agenzia delle Entrate ha titolo per recuperare a tassazione una ritenuta detratta in dichiarazione dei redditi (in base all’art. 22 del T.U.I.R.) ma non certificata (secondo quanto prescritto dall’art. 4 co. 6-ter e 6-quater del D.P.R. n. 322/98).
Si ritiene che la certificazione non abbia alcun valore probatorio.
poiché spesso accade che l’Agenzia delle Entrate richiami il Contribuente affinchè lo stesso esibisca la certificazione,
e poiché, inoltre, potrebbe accadere che il sostituto di imposta non indichi l’avvenuta ritenuta nelle proprie dichiarazioni fiscali,
al contribuente “sostituito” che non riceva la certificazione dal “sostituto d’imposta” conviene sempre chiederne tempestivamente copia al “sostituto d’imposta”, in modo da avere la certezza e la tranquillità di poter scomputare, in sede di dichiarazione dei redditi, le ritenute operate dal sostituto d’imposta, con l’evidente vantaggio di veder ridursi gli importi da versare all’Erario.
CARTELLA ESATTORIALE: DIFETTI DI NOTIFICA
In tema di notifica di cartelle di pagamento da parte di Equitalia la Corte di Cassazione, con sentenza n. 398/2012, ha nuovamente approfondito il tema della relazione di notifica che deve accompagnare tutti gli atti soggetti a notificazione, ribadendo che “ai fini della validità della notifica ai sensi dell’art. 148 c.p.c., in caso di contrasto tra i dati risultanti dalla copia di relata allegata all’originale e i dati risultanti dalla copia consegnata al destinatario, occorre far riferimento alle risultanze ricavabili dalla copia in possesso del destinatario, mentre, ove in questa manchi qualche elemento essenziale, la sua presenza nella relata allegata all’originale non è idonea ad escludere la nullità ai sensi dell’art. 160 c.p.c.”.
Quindi la Corte ha nuovamente confermato che, in assenza di un elemento essenziale nella relata di notifica in possesso del contribuente, è nulla in modo insanabile la notifica, e pertanto è nulla la cartella esattoriale, e quindi è nulla anche la pretesa dell’esattoria.
Quando perviene una cartella esattoriale, dunque, dopo aver letto l'importo e la causale, converrebbe attentamente verificare anche tutti gli elementi che potrebbero rendere nulla la cartella, consentendo al contribuente un legittimo risparmio di danaro.
FERMI AMMINISTRATIVI e IPOTECHE FISCALI: ANNULLABILITA'
Il procedimento di decisione ed esecuzione dei fermi amministrativi (dei veicoli), così come quello per l’iscrizione delle ipoteche per debiti fiscali, sono due strumenti che il legislatore ha previsto per garantire la riscossione dei crediti pubblici (artt. 86 e 77, D.P.R. 602/1973).
Tali strumenti hanno natura cautelare, e quindi vanno utilizzati unicamente nei casi in cui vi sia, per la riscossione, un reale pericolo di perdere danaro (periculum in mora).
Come tutti i provvedimenti amministrativo-tributari, essi sono soggetti agli obblighi di motivazione disposti dall’art. 3 della L. 241/1990 e dall’art. 7 della L. 212/2002 (Statuto del Contribuente).
L’atto notificato al contribuente, quindi, deve obbligatoriamente indicare con precisione le motivazioni e i presupposti di fatto e di diritto su cui è fondato il provvedimento cautelare, individuando le specifiche esigenze che giustificano l’adozione della misura cautelare sia in rapporto all’entità del credito tributario e sia in relazione alle circostanze, proprie del debitore, che inducano a temere la compromissione delle garanzie del credito, e cioè al cd. periculum in mora.
Se mancano queste precise indicazioni, l’atto è nullo e potrà essere impugnato.
È nullo anche perché viola, tra gli altri, l’art. 3 della L. 241/90, l’art. 7 della L. 212/02 (Statuto del Contribuente), nochè gli articoli della Costituzione relativi sia al diritto alla difesa, e sia agli obblighi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto la mancanza di idonea motivazione in un atto notificato non consente né alla stessa Amministrazione di valutare il proprio operato, e né al Cittadino di poter verificare la legittimità e la liceità dell’atto notificatogli, e quindi di poterlo impugnare dinanzi alle Autorità competenti per ottenerne l’annullamento.
Quanto sopra viene confermato anche dalla Commissione Tributaria di Bari, sez. I, con la sentenza n. 276 del 21/12/2011: il contribuente aveva impugnato un preavviso di fermo amministrativo lamentando la “genericità della motivazione del provvedimento impugnato, … mancata indicazione dei modi, termini ed autorità per proporre impugnazione”, e conseguentemente la Commissione Tributaria ha chiarito che “una volta riconosciuta la natura di procedimento amministrativo del fermo, il preavviso di fermo deve essere motivato in modo congruo e specifico, in quanto deve individuare le specifiche esigenze che giustificano l’adozione della misura cautelare sia in rapporto all’entità del credito tributario e sia in relazione alle circostanze, proprie del debitore, che inducano a temere la compromissione delle garanzie del credito”.
In tema di impugnabilità del preavviso di fermo, si noti che anche la suddetta sentenza conferma che tale atto è impugnabile, così come confermato anche da varie precedenti pronunce della Suprema Corte, tra cui la Cass. SS.UU. n. 10672/09.
ERRATA O OMESSA COMUNICAZIONE IVA 2012
La Circolare Ministeriale n. 6/02 chiarisce che la Comunicazione annuale dei dati Iva 2012 non ha natura di dichiarazione, in quanto con la stessa il contribuente non procede alla autodeterminazione dell’imposta dovuta, bensì comunica dati e notizie relativi alle operazioni effettuate nell’anno precedente.
La C.M. n. 6/02 chiarisce testalmente: “Non si rendono applicabili, attesa la riconosciuta natura non dichiarativa della Comunicazione, le sanzioni previste in caso di omessa o infedele dichiarazione, di cui all’art. 8 sempre del D.Lgs. n. 471/97, nonché le disposizioni di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 472/97 in materia di ravvedimento operoso”
Correzione - Per tale motivo (natura non dichiarativa) eventuali errori e/o omissioni riportati in una Comunicazione già presentata non potranno essere integrati o rettificati utilizzando il ravvedimento operoso, ma potranno essere corretti solo in sede di successiva Dichiarazione iva annuale.
Sanzioni - Per tale motivo (natura non dichiarativa) l’omessa o infedele Comunicazione dati IVA 2012 non comporta l’applicazione delle sanzioni applicabili all’omessa o infedele dichiarazione.
La natura non dichiarativa (affermata dalla C.M.), conferisce alla Comunicazione un carattere di mera formalità, e pertanto l’omessa o infedele Comunicazione dati IVA 2012 non è sanzionabile.
Tuttavia, vi è sempre il rischio che venga applicata la sanzione da €.258 a €.2.065 di cui all’art. 11 del D. Lgs. n. 471/1997 per “l’omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria ... o invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri”.
Dubbi - Sembrerebbe, dunque, che il chiarimento ministeriale sulla mancata possibilità di ravvedimento possa essere in futuro variato; e ci si domanda se, nel dubbio, non convenga operare comunque un ravvedimento in caso di omessa o infedele Comunicazione.