Source: http://www.ilcaso.it/rubriche/mpsa34.php
Timestamp: 2013-06-19 13:12:53+00:00
Document Index: 136553282

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 34', 'art. 808', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 36', 'art. 1375', 'art. 2473', 'art. 2473', 'art. 2473', 'art. 2484', 'art. 32']

IL CASO.it art. 33
Gli atti costitutivi delle societ�, ad eccezione di
quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio a norma
dell'articolo 2325-bis del codice civile, possono, mediante clausole
compromissorie, prevedere la devoluzione ad arbitri di alcune ovvero di tutte
le controversie insorgenti tra i soci ovvero tra i soci e la societ� che
abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale.
La clausola deve prevedere il numero e le modalit� di nomina degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullit�, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla societ�. Ove il soggetto designato non provveda, la nomina � richiesta al presidente del tribunale del luogo in cui la societ� ha la sede legale.
La clausola � vincolante per la societ� e per tutti i soci, inclusi coloro
la cui qualit� di socio � oggetto della controversia.
Gli atti costitutivi possono prevedere che la clausola abbia ad oggetto
controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei
loro confronti e, in tale caso, essa, a seguito dell'accettazione
dell'incarico, � vincolante per costoro.
Non possono essere oggetto di clausola compromissoria le controversie nelle
quali la legge preveda l'intervento obbligatorio del pubblico ministero.
Le modifiche dell'atto costitutivo, introduttive o soppressive di clausole
compromissorie, devono essere approvate dai soci che rappresentino almeno i
due terzi del capitale sociale. I soci assenti o dissenzienti possono, entro
i successivi novanta giorni, esercitare il diritto di recesso.
Arbitrato – Clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale – Conformità alla norma di cui all'articolo 34 D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 – Necessità.
La norma dell’art. 34 D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, contempla l’unica ipotesi di clausola compromissoria che possa essere introdotta negli atti costituitivi delle società, restando escluso il ricorso in via alternativa od aggiuntiva alla clausola compromissoria di diritto comune prevista dall’art. 808 c.p.c. Ne consegue che se, in violazione di tale prescrizione, l’atto costitutivo preveda invece una forma di clausola compromissoria che non rispetti i requisiti, in punto di nomina, degli arbitri indicati dalla norma speciale, la nullità di tale pattuizione comporta che la controversia societaria possa essere introdotta soltanto davanti alla autorità giudiziaria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 13 febbraio 2013	.
La validità di una clausola compromissoria in relazione all'art. 34, comma 2, d.lgs. n. 5 del 17 gennaio 2003, deve essere valutata con riferimento al momento in cui è stata redatta; sotto il profilo sostanziale trova, infatti, applicazione il principio della irretroattività della legge nel tempo. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 26 marzo 2012	.
Le disposizioni di cui agli artt. 223 bis e 223 duodecies disp. att. c.c. prevedono l'obbligo di adeguamento unicamente per le società di capitali, conseguentemente non può neppure essere messa in discussione la validità delle clausole arbitrali di diritto comune contenute negli statuti di società di persone redatti prima dell'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)L'arbitrato societario di cui al d. lgs. n. 5 del 2003 è da considerarsi alternativo rispetto all'arbitrato di diritto comune, sia rituale sia irrituale, cosicché è rimessa alla discrezione delle parti la scelta di utilizzare l'arbitrato di diritto comune in materia societaria anche dopo l'entrata in vigore del d. lgs. n. 5 del 2003. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 07 ottobre 2011	.
La nullità prevista dall’art. 34 del d.lgs. n. 5/2003 per la clausola contenuta negli atti costitutivi che non conferisca il potere di nomina degli arbitri a soggetto estraneo alla società riguarda esclusivamente le clausole compromissorie statutarie, quelle cioè contenute negli atti costitutivi delle società, con la conseguenza che è estranea a tale previsione la clausola contenuta in un accordo parasociale successivo alla costituzione della società medesima. (fb)
Tribunale Pescara 19 ottobre 2009	.
Nell’ambito di una società cooperativa, la clausola arbitrale contenuta nel regolamento interno volto a regolamentare la scelta, la assegnazione ed il pagamento delle unità immobiliari costruite per i soci, non è applicabile al procedimento di impugnazione della delibera di approvazione del bilancio. (fb)
Arbitrato societario – Accertamento della causa di scioglimento della società – Devoluzione della questione agli arbitri – Esclusione. La questione relativa alla sussistenza della causa di scioglimento della società - che costituisce il presupposto per la nomina giudiziale del liquidatore - riguarda non già il personale interesse dei soci, di per sé disponibile, ma l’interesse generale al mantenimento in vita della società, in quanto tale indisponibile e, come tale, non è compromettibile e devolvibile al giudizio di arbitri. Tribunale Reggio Emilia 05 febbraio 2008	.
Processo societario – Arbitrato endosocietario di cui agli artt. 34 e segg. d. lgs. n. 5/03 – Arbitrato irrituale – Ammissibilità. Processo societario – Arbitrato endosocietario di cui agli artt. 34 e segg. d. lgs. n. 5/03 – Natura – Tipo autonomo di procedimento. Processo societario – Arbitrato endosocietario – Arbitrato libero o irrituale – Necessaria previsione del potere di nomina degli arbitri da parte di soggetto estraneo alla società – Esclusione.
Processo societario – Arbitrato endosocietario di cui agli artt. 34 e segg. d. lgs. n. 5/03 – Arbitrato irrituale – Ammissibilità. L’istituto regolato dall’art. 34 e segg. Del D. Lgs. n. 5/03 non è l’unica forma consentita di arbitrato e di clausola compromissoria in materia endo societaria. La norma citata, infatti, ha inteso unicamente introdurre nell’ordinamento, per le controversie endo societarie, un particolare tipo di arbitrato in base a clausola compromissoria (caratterizzato da talune particolarità, tra cui l’automatica estensione della clausola agli amministratori, liquidatori e sindaci che abbiano accettato la carica, ancorché non parti del contratto sociale), senza con ciò precludere alle parti di valersi di clausole compromissorie di diritto comune, siano esse per arbitrato rituale che per arbitrato libero. Il procedimento arbitrale previsto agli artt. 34 e segg. del D. Lgs. n. 5/03 non è, nella sua struttura complessiva, quello ordinario modificato in funzione della specifica materia, bensì costituisce un distinto tipo di procedimento in sé concluso (ancorché coincidente per taluni aspetti con quello di diritto comune o necessitante di integrazioni analogiche tratte da tale disciplina). Gli artt. 34 e segg. del D. Lgs. n. 5/03 non escludono la compatibilità di una clausola per arbitrato libero con la materia endo societaria e tale clausola per arbitrato irritale, di per sé consentita, non deve necessariamente rispettare la norma di cui all’art. 34, 2° comma che impone il conferimento del potere di nomina degli arbitri a soggetto estraneo alla società.
Appello Torino 08 marzo 2007	.
La domanda di annullamento della delibera assembleare, con la quale i soci di maggioranza hanno disposto un aumento dei compensi degli amministratori non giustificato e non coerente con la situazione economica della società e con la finalità indiretta di ridurre gli utili sociali dei soci di minoranza, deve ritenersi sottratta alla devoluzione arbitrale, in quanto coinvolgente interessi superindividuali della società (contenimento delle spese) e della generalità dei soci (distribuzione degli utili). Tribunale Biella 15 gennaio 2005	.
Al fine di individuare le materie che possono formare oggetto di compromesso nell’ambito dei rapporti societari, occorre fare riferimento all’art. 34 del d. lgs. 5/03, il quale pone il limite delle controversie che abbiano per oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale. Il nuovo sistema normativo dell’arbitrato in materia societaria può quindi essere così schematicamente riassunto: (a) l’oggetto del giudizio arbitrale rimane limitato, ex art. 34, alle sole materie compromettibili secondo i tradizionali criteri; (b) in queste materie, ex art. 36, l’arbitro può <> di questioni non compromettibili incidenter tantum, in tal caso dovendo decidere inderogabilmente secondo diritto; (c) in ogni caso l’arbitro deve decidere secondo diritto, finanche ove non sussista la necessità di conoscere di questioni non compromettibili, se l’oggetto del giudizio è costituito dalla validità di delibere assembleari. E’ condivisibile l’orientamento che affronta il ;problema dell’abuso e dell’eccesso di potere come vizio di legittimità della delibera assembleare alla luce del criterio della buona fede oggettiva e della correttezza stabilito dall’art. 1375 c.c.; si ritiene tuttavia preferibile quella dottrina che differenzia l’abuso dall’eccesso di potere, individuando il primo come limite negativo alle prerogative assembleari (quello cioè di non perseguire pure finalità extrasociali, id est contrarie all’interesse sociale) ed il secondo, l’eccesso di potere, come limite positivo (quale quello della proiezione della delibera nell’ambito del perseguimento dell’interesse sociale, ma con violazione di diritti di singoli soci non disponibili da parte della maggioranza). Al fine di individuare il criterio dettato dall’art. 2473, co. 3° c.c., per la determinazione del valore della quota del socio receduto, è possibile ricercare l’intenzione del legislatore quale emerge dalla relazione ministeriale ove è chiarito che <>. L’art. 2473 co. 3 c.c. va, pertanto, inteso nel senso che al socio è riconosciuto il diritto di ottenere il valore di mercato della sua partecipazione, determinato con riferimento al momento in cui è stato esercitato il recesso. E’ illegittima per difformità dal modello legale previsto dall’art. 2473 c.c. la clausola statutaria che nell’ipotesi di esclusione del socio prevede il rimborso della quota in base al valore contabile del patrimonio sociale secondo l’ultimo bilancio approvato, con esclusione di plusvalenze consolidate dalle società.
Le fattispecie di scioglimento della società previste dall’art. 2484 c.c. costituiscono ipotesi di scioglimento ex lege e, come tali, non costituendo diritti disponibili, non posso formare oggetto di arbitrato.Il Tribunale, in presenza di una causa di scioglimento della società ed in mancanza di una nomina del liquidatore, è tenuto a provvedere in sostituzione dell’assemblea e ciò anche nell’ipotesi in cui non sia stata proposta esplicita domanda ex art. 32 d. lgs. n. 5/03.
Tribunale Modena 12 maggio 2004	.