Source: http://www.giurcost.org/decisioni/trVII/AltaCorte/0085-55.html
Timestamp: 2020-02-17 12:23:39+00:00
Document Index: 185517275

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 9', 'art.7', 'art. 20', 'art. 81', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 81', 'art. 9', 'art. 81', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 81']

Consulta OnLine - Alta Corte per la Regione siciliana - Decisione n. 85 del 1955
Decisione 21 dicembre 1954 - 7 luglio 1955, 85
sul ricorso del Commissario dello Stato avverso la legge approvata dall’Assemblea regionale il 1° aprile 1954: «Provvedimenti per il potenziamento degli impianti e delle attrezzature di cooperative agricole »
Presidente: PERASSI; Relatore: BRACCI; P. M.: EULA; Commissario Stato (Avv. Salerni) - Regione siciliana (Avv.ti Pugliatti e Orlando Cascio).
Il 1° aprile 1954 l’Assemblea regionale siciliana approvò una legge portante: « Provvedimenti per il potenziamento degli impianti e delle attrezzature di cooperative agricole ».
In virtù di questa legge l’Assessore regionale per l’agricoltura e le foreste fu autorizzato a concedere contributi nella misura del 50%, per la costruzione, acquisto dell’area, completamento, ampliamento ed attrezzatura di cantine sociali, impianti e magazzini destinati alla conservazione, manipolazione e trasformazione di prodotti agricoli nonchè locali destinati al ricovero di macchine. Fu previsto un ulteriore contributo del 10% sul costo del macchinario purchè si trattasse di mac-chinario fabbricato in Sicilia. Un ulteriore contributo del 2% fu previsto sugli interessi delle operazioni di credito per gli scopi suddetti (art. I).
Questi contributi furono destinati alle cooperative agricole che avessero sede e che operassero in Sicilia e all’istituto della vite e del vino che però dovrà cedere a cooperative di produttori gli impianti costruiti coi contributi suddetti (art. 2 ). Gli artt. 3 e 5 contengono norme di procedimento, l’art. 6 riduce il contributo nei limiti di una integrazione se la cooperativa o l’ente godano del contributo statale o regionale, e l’art. 7 fa obbligo alle cooperative, ammesse al contributo, di non mutare la destinazione delle opere sussidiate senza preventiva autorizzazione dell’Assessorato dell’agricoltura per non meno di venti anni.
Fu inoltre sancito che le cooperative e l’istituto della vite e del vino godranno delle agevolazioni fiscali di cui alla legge regionale 20 marzo 1950, n. 29, portante provvedimenti per lo sviluppo delle industrie nella Regione e successive aggiunte e modificazioni, limitatamente agli opifici costruiti con i contributi di questa legge (art. 9).
Per la concessione dei contributi fu autorizzata la spesa di 6oo milioni da ripartirsi in tre esercizi a partire dal 1954-1955.
Il Commissario dello Stato con ricorso 10 aprile 1954, presentato nei termini, contestò la legittimità costituzionale:
a) dell’ art.7, in quanto il potere conferito all’assessore regionale d’autorizzare il mutamento di destinazione delle opere sussidiate secondo la legge impugnata, appunto in considerazione della destinazione, sarebbe di natura legislativa e come tale in contrasto con l’art. 20 dello Statuto siciliano che attribuisce agli assessori funzioni puramente esecutive ed amministrative e con l’art. 81 della Costituzione in quanto ogni spesa - col mutamento della destinazione muterebbe anche la. spesa - deve essere autorizzata per legge;
b) dell’art. 9 che sarebbe in contrasto con i principi che informano la legislazione nazionale in materia tributaria nella quale non vi sarebbero esempi di esenzioni tributarie concesse a soggetti limitatamente ad oggetti genericamente indicati senza termine;
c) dell’art. 11 che prevedendo una spesa di 600 milioni non ha indicato i mezzi per farvi fronte violando in tal modo l’art. 81 della Costituzione.
La Regione ha eccepito in via preliminare l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva del dr. Gargiulo che divenuto prefetto di Torino non sarebbe più Commissario dello Stato per la Regione siciliana.
Inoltre la Regione nega il fondamento dei motivi dell’impugnazione e quanto a quello sull’art. 9 - violazione dei principi tributari - nega la competenza dell’Alta Corte affermando che l’incertezza del significato di una legge fa sorgere problemi d’interpretazione, non questioni di legittimità costituzionale.
Durante la discussione del ricorso, avvenuta il 5 ottobre 1954, le parti insistettero nelle loro impugnazioni ed eccezioni ed il Procuratore generale concluse per l’accoglimento del ricorso.
Con ordinanza 6 ottobre 1954 l’Alta Corte richiese alla Regione la produzione del testo degli stati di previsione dell’entrata e della spesa per l’esercizio finanziario 1954-55.
La Regione produsse in giudizio la legge regionale 9 novembre 1954, n. 38, emanata nel frattempo, con la quale fu approvato lo stato di previsione.
Il ricorso fu richiamato all’udienza del 9 dicembre 1954 e le parti si rimisero alle precedenti conclusioni mentre il Procuratore generale concluse per il rigetto del ricorso essendo stato a suo avviso soddisfatto con lo stato di previsione, approvato dalla legge regionale novembre 1954, n. 38, l’obbligo dell’art. 81 della Costituzione.
L’eccezione d’ inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva nel dott. Gargiulo, sollevata dalla Regione, è da ritenersi infondata.
Non vi è dubbio che la carica di Commissario dello Stato della Regione siciliana (art. 1 D.L.C.P.S. 10 maggio 1947, n. 307: il Commissario dello Stato, previsto dall’art. 27 dello Statuto della Regione siciliana, risiede a Palermo) sia residenziale e che, come tale, male si concili con quella di prefetto di Torino anche a tenere presente le sole esigenze pratiche, stante la gravità dei termini sanciti dallo Statuto per l’impugnazione delle leggi regionali da parte del Commissario stesso.
Ma a parte che, in fatto, il decreto di nomina del dott. Gargiulo a prefetto di Torino non risulta a questa Corte che sia stato perfezionato in data anteriore alla presentazione del ricorso, vige indubbiamente a favore del primo ufficio ricoperto dal dott. Gargiulo, cioè dell’ufficio di Commissario dello Stato, il principio della prorogatio dei pubblici poteri. In virtù di questo principio i poteri permangono nel titolare del pubblico ufficio fino a quando altri non venga a sostituirlo se manchi, come nel caso, un organo vicario. Poiché alla data della presentazione del ricorso, il dott. Gargiulo non risultava sostituito nell’ufficio di Commissario dello Stato, egli continuava ad agire legittimamente quale titolare di quell’ufficio e gli effetti d’una eventuale incompatibilità, relativa alla carica di prefetto riguardano le funzioni del secondo ufficio e non anche quelle di Commissario dello Stato. Quanto al primo motivo la censura del Commissario dello Stato sembra del tutto infondata.
L’art. 7 della legge impugnata assoggetta ad autorizzazione del Assessorato all’agricoltura e alle foreste il mutamento di destinazione delle opere eseguite dalle cooperative e sussidiate ai sensi della legge stessa.
I poteri che la legge attribuisce all’assessorato per concedere o per pagare queste autorizzazioni sono di natura evidentemente amministrativa e l’uso in concreto che l’assessorato farà di questi poteri sai sottoposto, ovviamente, a tutti i controlli giurisdizionali che sono propri degli atti amministrativi.
In tutto ciò non può ravvisarsi alcun profilo d’illegittimità costituzionale e le critiche sull’ampiezza del potere discrezionale attribuito a questo proposito all’Assessorato all’agricoltura investono problemi di politica legislativa del tutto estranei alla giurisdizione di questa Alta Corte.
Del pari infondato appare il secondo motivo che, in quanto censura la difettosa formulazione dell’art. 9, solleva questioni d’interpretazione della legge che esorbita dalla competenza dell’Alta Corte e che in quanto lamenta la mancanza di ogni precisazione circa la durata delle agevolazioni tributarie dimentica, a prescindere da ogni considerazione giuridica al riguardo, che il termine è di fatto sancito mediante il riferimento alla legge regionale 20 marzo 1950, n. 29, e successive modificazioni.
Per quanto riguarda poi i motivi dell’impugnazione relativi alle affermate violazioni dell’art. 81 della Costituzione, ogni loro eventuale fondamento è venuto a mancare perché gli stati di previsione dell’entrata e della spesa della Regione siciliana per l’anno finanziario 1° luglio 1954-30 giugno 1955 contengono la regolare impostazione in bilanci della spesa di L. 200.000.000 per l’anno 1954-55.
L’Alta Corte respinge il ricorso del Commissario dello Stato avverso la legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 1° aprile 1954 concernente provvedimenti per il potenziamento degli impianti e delle attrezzature di cooperative agricole.