Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2011/01/11/circolare-dipartimento-funzione-pubblica-su-sanzioni-e-procedimenti-disciplinare/
Timestamp: 2016-05-26 10:31:27+00:00
Document Index: 165265181

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 56', 'art. 1', 'art. 74', 'art. 55', 'art. 3', 'art. 55', 'art.7', 'art. 7', 'art. 55', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 64', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 68', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 19', 'art. 110', 'art. 109', 'art. 55', 'art. 59', 'sentenza ']

CIRCOLARE DIPARTIMENTO FUNZIONE PUBBLICA SU SANZIONI E PROCEDIMENTI DISCIPLINARI | Francesco Colaci's BLOG
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CIRCOLARE DIPARTIMENTO FUNZIONE PUBBLICA SU SANZIONI E PROCEDIMENTI DISCIPLINARI
Con la circolare n. 14 del 23 dicembre 2010 il Dipatimento della Funzione Pubblica affronta le problematiche applicati della disciplina contenuta nel dec.leg.vo n.150/09 in tema di infrazioni e sanzioni disciplinari e procedimento disciplinare – problematiche applicative.
Preliminarmente la circolare in questione ricorda che il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 ha apportato importanti innovazioni in tema di infrazioni, sanzioni disciplinari, procedimento disciplinare e rapporti con il procedimento penale atttraverso gli articoli 69 ( che ha sostituito l’art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 ed ha introdotto gli artt. da 55 bis a 55 novies nel corpo del medesimo testo normativo) e 72 ( che ha abrogato l’art. 56).
Quindi sottolinea che le nuove norme trovano applicazione a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, come chiarito dall’art. 74, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2009 e dall’art. 55, comma 1, del citato d.lgs. n. 165 ,restando precisato che la nuova disciplina riguarda soltanto il personale dipendente c.d. “privatizzato” e soggetto alla disciplina dei contratti collettivi di comparto ,mentre rimane invariato il regime della responsabilità, del procedimento e delle sanzioni disciplinari per il personale ad ordinamento pubblicistico, di cui all’art. 3 del decreto n.165/01..
Inoltre viene osservato che il predetto art. 55, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce poi che le disposizioni di cui agli artt. da 55 a 55 octies costituiscono norme imperative ai sensi e per gli effetti degli artt. 1339 e 1419, secondo comma, c.c ,nel senso che che tali disposizioni non possono essere derogate dalla contrattazione collettiva, la quale può disciplinare la materia nei limiti di quanto consentito dalla legge e negli ambiti non riservati alla legge stessa (infrazioni e sanzioni, per quanto non previsto nelle disposizioni in esame, procedure di conciliazione non obbligatoria, procedimento per l’irrogazione delle sanzioni ai dirigenti nei casi di cui agli artt. 55 bis, comma 7, e 55 sexies, comma 3, sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente incolpato, altri aspetti relativi al rapporto di lavoro inerenti la materia). Inoltre, la disciplina legale prevale sulla disciplina sostanziale contenuta nei contratti collettivi, compresa quella dei contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della riforma (15 novembre 2009) e, in presenza di clausole contrattuali difformi, si verifica la sostituzione della clausola nulla con integrazione del suo contenuto ad opera della fonte di legge. Questo meccanismo di sostituzione ha carattere automatico e, pertanto, produce i suoi effetti già a livello di applicazione della norma da parte dell’operatore, senza la necessità di un accertamento preventivo della nullità della clausola da parte del giudice.
Passando agli aspetti di merito affrontati dalla circolare con cui si intende fornire dei chiarimenti su alcuni aspetti problematici di interpretazione o applicazione della disciplina, in considerazione dei quesiti sottoposti al Dipartimento della funzione pubblica, la circolare in esame si sofferma sull’obbligo della pubblicità del codice disciplinare, prevista dall’art.7 comma 1 della legge n. 300 del 1970 ,che impone ai datori di lavoro di portare “a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti” il codice disciplinare, cioè l’insieme delle norme, in particolare di derivazione contrattuale, “relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse”.
Detto obbligo peraltro è stato sancito – sulla base del richiamo all’art. 7, comma 1, della legge n. 300 del 1970 contenuto nel precedente art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 – dalla contrattazione collettiva del settore pubblico: tra gli altri, lo prevede l’art. 13, comma 8, del CCNL 12 giugno 2003 del comparto ministeri; l’art. 16, comma 10, del CCNL 9 ottobre 2003 del comparto enti pubblici non economici; l’art. 64, comma 8, del CCNL 17 maggio 2004 del comparto Presidenza del Consiglio dei ministri; l’art. 3, comma 10, del CCNL 11 aprile 2008 del comparto regioni-autonomie locali.
Il d.lgs. n. 150 del 2009 , intervenuto in materia, ha modificato l’art. 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001 nel senso che il comma 2 del nuovo art. 55, come sostituito dall’art. 68 del d.lgs. n. 150 del 2009, prevede che “La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro”.
Proseguendo lacircolare precisa che le nuove disposizioni ,come già sopa riportato,”costituiscono norme imperative ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile … e ciò comportal’automatica sostituzione di clausole diformi previste nella contrattazione collettiva ,tenendo conto oltretuto che difformi. i CCNL stipulati dopo l’entrata in vigore della riforma hanno recepito il nuovo principio, modificando la pregressa disciplina e prevedendo che la pubblicazione avvenga mediante il sito istituzionale dell’amministrazione (es., art. 8 del CCNL 4 agosto 2010 per l’Unioncamere; art. 9 del CCNL 12 febbraio 2010 dell’area I della dirigenza; art. 7 del CCNL 22 febbraio 2010 per l’area II della dirigenza).
Al riguardo, viene raccomandato che il codice disciplinare venga pubblicato con adeguato risalto e indicazione puntuale della data, oltre che sull’home page internet anche di quella intranet dell’amministrazione, solitamente utilizzata per le comunicazioni interne del datore di lavoro, al fine di assicurarne la massima visibilità e conoscibilità ed altresì inoltre di precostituire una prova dell’avvenuta pubblicazione, al fine di poter sviluppare la difesa nell’ambito di un eventuale contenzioso, chiedendo alla struttura interna competente alla pubblicazione di comunicare formalmente l’avvenuto adempimento.
Viene segnalato infine che, a seguito della riforma, la modalità alternativa alla pubblicazione sul sito è solo quella dell’affissione all’ingresso della sede di lavoro poiché solo questo luogo particolare è espressamente considerato dalla norma vigente.
Il secondo argomento su cui la circolare in commento s’intrattiene concerne il rafforzamento della competenza del dirigente il cui ruolo la riforma ha voluto, in generale, valorizzare sottolineando i suoi poteri, tra cui anche quelli di valutazione, riconoscimento dei meriti e comminazione di sanzioni nei confronti del personale.
In questo contesto, l’art. 55 bis ha ampliato la competenza del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora nella gestione del procedimento disciplinare, attribuendogliene la titolarità in riferimento ad ipotesi ulteriori rispetto a quella del rimprovero verbale e della censura, uniche situazioni in cui l’azione poteva essere esercitata da questo soggetto in base all’abrogato art. 55, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001. In particolare, dal comma 1 dell’art. 55 bis, risulta che quando il responsabile della struttura è un dirigente questi potrà procedere alla contestazione dell’addebito e all’irrogazione della sanzione, previo espletamento del relativo procedimento, per tutte le infrazioni “di minor gravità “. Secondo la norma, rientrano nelle infrazioni di minor gravità quelle per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione sino a dieci giorni. Per le infrazioni di maggior gravità o nel caso in cui il responsabile della struttura non sia un dirigente, l’intera procedura deve essere svolta dall’ufficio procedimenti disciplinari. Rimane salva la competenza del responsabile della struttura, a prescindere dalla circostanza che si tratti di dirigente o non dirigente, di irrogare il rimprovero verbale, sanzione che, secondo il comma 1 dell’art. 55 bis in esame è soggetta alla disciplina della contrattazione collettiva, che prevede l’irrigazione senza particolari formalità.
Peraltro la circolsre ritiene opportuno chiarire che con l’espressione in “possesso della qualifica di dirigente” la norma fa riferimento non solo ai dipendenti reclutati ed inquadrati come dirigenti a tempo indeterminato, ma anche ai titolari di incarico dirigenziale con contratto a tempo determinato, con inclusione quindi dei soggetti preposti ai sensi dell’art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 e ai sensi dell’art. 110 del d.lgs. n. 267 del 2000 per gli enti locali o di analoghe norme previste negli ordinamenti delle altre amministrazioni.
Si aggiunge inoltre che per gli enti locali privi di qualifica dirigenziale, in linea con l’orientamento espresso dall’ANCI nelle prime linee guida relative all’applicazione del d.lgs. n. 150 del 2009, la competenza non sussiste invece in capo al dipendente titolare di posizione organizzativa cui siano state attribuite le funzioni dirigenziali ai sensi dell’art. 109, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000, poiché trattasi di soggetti non muniti di qualifica dirigenziale.
Il provvedimenti in commento non trascura di evidenziare l’importanza dell’osservanza della previsione normativa per le conseguenze che derivano dalla violazione della regola della competenza rispetto alla sanzione comminata. Infatti, la violazione di una norma di legge imperativa comporta la nullità della sanzione irrogata, come riconosciuto anche recentemente dalla giurisprudenza della Corte di cassazione, Sezione lavoro (“E’ nulla, perché in contrasto con norme di legge inderogabili sulla competenza, la sanzione disciplinare irrogata in esito a procedimento disciplinare instaurato da soggetto od organo diverso dall’ufficio competente per i procedimenti disciplinari” Cass., Sez. lav., 5 febbraio 2004, n. 2168; Cassazione civile, Sez. lav., 30 settembre 2009, n. 20981).
Per quanto interessa l’ufficio procedimenti disciplinari , la circolare osserva che l’art. 55, al comma 4, stabilisce che “Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari”. La disposizione non ha portata innovativa rispetto al testo previgente in quanto già l’art. 59 del d.lgs. n. 29 del 1993 aveva previsto l’individuazione di una competenza ad hoc per la gestione del procedimento disciplinare (U.P.D.). L’individuazione è rimessa alla discrezionalità organizzativa di ogni amministrazione e non è richiesta la costituzione di un apposito ufficio; infatti, la competenza si può svolgere anche nell’ambito di una struttura deputata a più ampie attribuzioni, ma si tratta comunque di una competenza da esercitare in via esclusiva.
L’atto del Dipartimento della Funzione Pubblica s’intrattiene poi sull’irrogazione delle sanzioni disciplinari nei confronti dei dirigenti, con particolare riferimento agli illeciti della mancata collaborazione con l’autorità disciplinare procedente e del mancato esercizio o della decadenza dall’azione disciplinare , esponendo quanto segue.
– fatti per i quali è prevista la sanzione pecuniaria (la sanzione sospensiva, per i dirigenti, è sempre potenzialmente superiore a dieci giorni): contesta e applica la sanzione il dirigente capo della struttura;
– fatti colpiti con sanzioni più gravi di quelle pecuniarie, eccezion fatta per quelli indicati nel punto seguente: contesta e applica la sanzione l’U.P.D.;
– per le sole infrazioni disciplinari ascrivibili al dirigente ai sensi degli articoli 55 bis, comma 7, e 55 sexies, comma 3, si applica il comma 4 del predetto articolo 55 bis, con contestazione dell’addebito ed istruttoria dell’U.P.D., ma le determinazioni conclusive del procedimento sono adottate dal dirigente con incarico dirigenziale generale della struttura sovraordinata all’U.P.D..
L’ ultimo aspetto trattato dalla circolare n.14/2010 è relativo alla ripresa e riapertura del procedimento disciplinare a seguito della comunicazione della sentenza di condanna del dipendente per cui ruisultano fornite le segenti indicazioni.
This entry was posted on 11/01/2011 at 21:58 and is filed under Uncategorized.	You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.